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LETTERATURA ITALIANA

in sintesi
Le Origini e il 200
Le origini della lingua e della letteratura italiana hanno le loro radici nel
complesso tessuto della letteratura romanza, nella quale gi a partire dal IX
sec. avviene il passaggio dal latino alle formazioni linguistico-culturali dei
volgari (le singole lingue nazionali). La letteratura franco-provenzale, assai
fiorente nei secc. XII e XIII, un modello per i letterati italiani: anche la prima
scuola poetica italiana (la "scuola siciliana") trova nel modello cortese e
trobadorico il riferimento principale. La lezione della scuola siciliana passa in
Toscana attraverso l'opera di Guittone, per poi essere superata dalla novit di
fine secolo, il dolce stilnovo. Intanto, specie a Nord, largamente diffusa una
letteratura didattica (Bonvesin de la Riva) e giullaresca, mentre ancora in
Toscana si diffonde l'esempio della poesia comico-realista (Cecco Angiolieri). La
prosa senza dubbio fatica a liberarsi dal peso del latino e non esprime ancora
grandi lavori: le opere di Brunetto Latini o Bono Giamboni, i volgarizzamenti o
la brillantezza del Novellino sono solo i precursori della grande produzione del
Trecento.

Le origini

Origini

La letteratura italiana nasce con ritardo per la forza di


conservazione del latino come lingua colta, nella quale
continua una produzione di argomento teologico,
storico-cronachistico o epico-storico, di ambito aulico.

Indovinello veronese (fra i secc. VIII e IX); Placiti


campani (960-63); Iscrizione di San Clemente (XI sec.) e
Ritmo di Travale (1158). Il primo documento letterario
il testo giullaresco Ritmo laurenziano (fra il 1151 e il
Primi documenti del volgare italiano
1157). Ancora alla fine del sec. XII troviamo il Ritmo
cassinese e il Ritmo di Sant'Alessio. Il pi bello sar il
Cantico di Frate Sole, o Cantico delle creature,
composto da san Francesco probabilmente intorno al
1225.
Influenza franco-provenzale

Le letterature della Francia risultano un'esperienza


fondamentale per la letteratura italiana delle origini:
nella lingua d'ol a Nord, a carattere essenzialmente
epico (Chanson de Roland, prima del 1100) e cortese,

intorno a met XII sec., (romanzi del maestro indiscusso


Chrtien de Troyes); nella lingua d'oc, in Provenza, dove
la produzione trobadorica d'amore avr il massimo
splendore fra il 1140 e il 1150.

La scuola siciliana

La scuola poetica siciliana rappresenta la prima lirica in


volgare italiano, sorta attorno al 1230 negli ambienti
della corte di Federico II, imperatore e re di Sicilia. Dur
circa un trentennio e si concluse con la fine del regno
della casa di Svevia nella battaglia di Benevento (1266),
con la morte di Manfredi, figlio di Federico.

Poeti maggiori

Iacopo da Lentini (circa 1210 - circa 1260), Guido delle


Colonne (circa 1210 - circa 1280) e Cielo d'Alcamo,
autore del contrasto Rosa fresca aulentissima (tra il
1231 e il 1250).

Temi

L'amore cortese e trobadorico, la contemplazione della


bellezza e l'elegante creazione poetica di un'immagine
della donna.

La poesia prestilnovista
I temi e l'elaborazione formale che avevano caratterizzato la scuola siciliana si
trapiantarono in Toscana, nella realt politica e culturale dei liberi Comuni, nei
quali lo spirito borghese prevaleva sulle tradizioni aristocratiche e feudali. Da
questo incontro nacque la scuola siculo-toscana, in cui accanto ai temi d'amore
trovarono largo spazio e importanza i temi politici. Accanto a questa si
svilupparono, in Umbria e in Toscana, forme di poesia giocosa e realistica.
Nell'Italia settentrionale si espresse un'interessante letteratura in volgare con
fini soprattutto didattici, ma affiancata da esperienze popolari e giullaresche
prodotte da cantori girovaghi. Di altro, pi elevato spessore la produzione lirica
religiosa di Francesco d'Assisi e Iacopone da Todi

Guittone d'Arezzo

La scuola cortese toscana

Fu ritenuto maestro (circa 1230-1294) indiscusso di


poesia nella Toscana. Autore di Rime, un Trattato
d'Amore, Lettere e ballate-laude a carattere moralereligioso. Nella poesia introdusse contenuti politici e in
quella d'amore si rifece ai moduli della scuola siciliana,
insistendo pi sui ragionamenti attorno all'amore che
sulla sua rappresentazione attraverso immagini.
Di imitazione guittoniana, rappresentata da vari poeti,
soprattutto il lucchese Bonaggiunta Orbicciani (circa

1220 - circa 1290), il fiorentino Chiaro Davanzati,


anticipatore dello stilnovo, e Dante da Maiano, nel cui
canzoniere presente una tenzone con Dante.

La poesia comico-realista

Dalla met del Duecento si diffonde una poesia giocosa,


di carattere realista: l'invettiva, la bestemmia, la
ribellione, la comicit prendono il posto della bellezza
ideale. Protagonisti: Folgore da San Giminiano (circa
1270 - circa 1330), autore di due "corone" (Sonetti de la
semana e Sonetti de' mesi) e il senese Cecco Angiolieri
(circa 1260 - prima del 1313), autore di 112 sonetti di
raffinata parodia di molti generi trobadorici. Suoi temi
emblematici: la donna, la taverna e il dado.

La poesia dell'Italia settentrionale

La letteratura volgare settentrionale principalmente


didattica e si ispira sia alla tradizione provenzale sia alla
tradizione scritturale-apocalittica, cio la letteratura
escatologica fra il XII e il XIII sec. Maggiore esponente il
milanese Bonvesin de la Riva (circa 1240 - circa 1315),
autore di poemetti in volgare, di volgarizzamenti e del
Libro delle tre scritture (circa 1274), opera che lo
annovera tra i precursori di Dante: diviso in tre parti
(scrittura nigra, rubra e aurea), ha per tema
rispettivamente l'Inferno, la Passione di Cristo e il
Paradiso.

La poesia religiosa San Francesco

Il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi (11821226, fondatore dell'ordine francescano nel 1210 ed
estensore in latino della Regula) forse del 1225; i
laudari lirici e drammatici, pasquali e passionali iniziano
dal 1260.

Iacopone da Todi

Il poeta pi rappresentativo Iacopone da Todi (tra il


1230 e il 1236-1306), cittadino benestante divenuto nel
1278 frate laico francescano, fu deciso avversario del
papa Bonifacio VIII, che lo scomunic e incarcer. La sua
poesia (93 laude), drammatica e crudamente
espressiva, concreta quanto spirituale, l'esempio
quasi straordinario di un'autobiografia dell'anima.

La prosa
La prosa in volgare si svilupp in ritardo rispetto alla poesia: il peso della prosa
latina era certo ancora indiscusso. Le prime esperienze in volgare sono
riconducibili all'ambito degli studi giuridici e retorici e della letteratura di

carattere morale e scientifico. A finalit morali e anche pedagogiche


rispondeva la raccolta del Novellino.
Nello sviluppo della prosa in volgare fu determinante l'opera di
volgarizzamento, cio di traduzione di testi latini e francesi, che contribu a
fissare i modelli di stile dello scrivere. L'avvio alla grande prosa del Trecento fu
preparato da Brunetto Latini e Bono Giamboni.

Prosa

La prosa in volgare in ritardo rispetto allo sviluppo


della poesia. Il primo rappresentante fu il bolognese
Guido Faba (1190-1243), che propose modelli epistolari
in volgare (Gemma purpurea, 1239 e Parlamenta et
epistole, 1242-43).

Il "Novellino"

Il Novellino una raccolta di novelle di autore anonimo


(o di pi autori), formatasi in Toscana nel corso del sec.
XIII e destinata con finalit pedagogiche e morali a un
pubblico borghese cittadino, cui gli esempi narrati
offrivano modelli di comportamento e di educazione
raffinata. Le origini furono la tradizione classica, i
romanzi cavallereschi, vite di santi.

Volgarizzamenti

Sono traduzioni in volgare di testi storici latini o


dell'epica cavalleresca francese che hanno svolto
un'importante opera di fissazione del nascente volgare.

Salimbene da Parma

Salimbene da Parma (1221-1288) autore di una


colorita Chronica in latino che accoglie forme dialettali
lombarde ed emiliane.

Iacopo da Varazze

Iacopo da Varazze (circa 1228-1298) famoso per la


Legenda aurea, raccolta di vite di santi in latino e
diffusa in versioni volgarizzate.

Brunetto Latini

In lingua d'ol il fiorentino notaio Brunetto Latini (circa


1220 - circa 1294) compose il testo enciclopedico Tesoro
(Li livres dou Trsor), preziosa fonte per Dante; scrisse
poi il poema allegorico-didascalico il Tesoretto.

Bono Giamboni

Bono Giamboni (circa 1240 - circa 1292), giudice


fiorentino, pregevole volgarizzatore, nel Libro dei vizi e
de le virtudi riusc ad armonizzare gli elementi eticofilosofici con quelli allegorico-narrativi e a creare
dunque la prima opera dottrinale autonoma.

Il dolce stilnovo

La scuola poetica definita da Dante "dolce stilnovo" la pi omogenea e ricca


espressione culturale della fine del Duecento. Per la profondit di contenuti e
per la qualit del linguaggio poetico lo stilnovo risult il punto di riferimento
delle successive pi alte elaborazioni della poesia italiana. Se a Guido Guinizelli
si deve il primo impulso alla riflessione teorica e al rinnovamento del linguaggio
poetico, soprattutto l'esperienza dello stilnovo fiorentino, rappresentato
da Guido Cavalcanti e da Dante, il centro della nuova scuola.

Dolce stilnovo

la pi omogenea espressione culturale della fine del


sec. XIII, sorta nell'ambito culturale bolognese e poi
diffusasi a Firenze. Per la profondit dei contenuti
(l'enunciazione programmatica dell'identit naturale e
sostanziale tra amore e "cor gentile", la funzione
salvifica della "bella donna") e per il raffinato e rigoroso
controllo stilistico risulta il punto di riferimento delle
elaborazioni successive della poesia italiana. I
protagonisti oltre a Dante: Guinizelli, Cavalcanti, Cino da
Pistoia.

Guido Guinizelli

Bolognese (circa 1235-1276), fu autore della canzone Al


cor gentile rempaira sempre Amore, ritenuta il
manifesto teorico dello stilnovo. Con grande dolcezza di
linguaggio, pone l'identit tra amore e "cor gentile", la
funzione salvifica della "bella donna".

Guido Cavalcanti

Fiorentino (circa 1259-1300), fu l'esponente pi


significativo dello stilnovo. Amico di Dante, autore di
un canzoniere (di sonetti, ballate e canzoni) il cui tema
dominante l'amore come passione irrazionale,
espresso con un linguaggio lirico drammatico e nel
contempo con malinconico distacco.

Cino da Pistoia

Nome con cui noto Guittoncino dei Sighibuldi (circa


1270-1336 o 1337). autore di un canzoniere stimato
da Dante e Petrarca per la dolcezza evocativa e
musicale del verso. Egli considerato il tramite fra lo
stilnovo e la successiva poesia petrarchesca per aver
rielaborato gli spunti dello stilnovo con una poetica
ispirata al tema del ricordo del dolce passato opposto
all'amaro presente.

Il 300

Il Trecento il secolo aureo della nostra letteratura. Dante, Petrarca e


Boccaccio fondano l'idea stessa di letteratura italiana. Essi concepiscono la
poesia come conoscenza e come espressione di una lingua nitida, luminosa,
comunicativa, che sar capace di unificare una nazione divisa in diverse regioni
geografico-culturali. Con Dante arriva ai vertici l'esperienza medievale della
lirica e della poesia allegorica e didattica; con Boccaccio si fortifica la nostra
tradizione novellistica (che trova un'ulteriore sintesi in Sacchetti) e, in qualche
misura, la stessa tradizione cronachista. Petrarca il simbolo del nuovo
intellettuale: sebbene il circolo classicistico degli scrittori che usano il latino
guardi ancora all'esperienza duecentesca, Petrarca pone le basi di quella nuova
educazione letteraria che si chiamer "umanesimo". A lato, ma come un
esempio altissimo di ricerca letteraria e spirituale, troviamo l'opera dei
cosiddetti scrittori religiosi, soprattutto Cavalca, Passavanti, santa Caterina da
Siena e la tradizione francescana dei Fioretti.

Dante Alighieri
Dante Alighieri considerato il pi grande poeta italiano e uno dei maggiori
autori della letteratura universale. Tutta la sua opera fortemente radicata in
una passione civile e morale e in una tensione spirituale altissime: essa
costituisce l'esito pi elevato e complessivo del pensiero e della cristianit
medievali. La Divina commedia per la prodigiosa variet di mezzi espressivi, la
vastit e profondit di visione momento fondante della letteratura in lingua
italiana.

La vita

Le opere minori

Nasce a Firenze nel 1265 da famiglia della piccola


nobilt guelfa. Nel 1285 sposa Germma Donati. Nel
1290 la morte di Beatrice, la donna amata da lontano di
amore sublimato, lo getta in una crisi religiosa. Dopo la
spaccatura della parte guelfa in Bianchi e Neri,
parteggia per i Bianchi, fautori di una politica di
autonomia dal papato. Nel 1301 i Neri prendono il
potere e condannano Dante a morte in contumacia. Da
allora fino alla morte, avvenuta nel 1321 a Ravenna,
Dante costretto a vivere in esilio.
Vita nuova. Nella Vita nuova (1292-93) la realt storica
della donna amata, Bice di Folco Portinari, sottoposta
a un processo d'idealizzazione da cui nascer
l'immagine dell'amore divino, la miracolosa Beatrice.
Convivio. Nel Convivio (1304-07) centro propulsivo
ideale del discorso non pi Beatrice, ma la "donna
gentile", gi apparsa nella Vita nuova in atto
compassionevole nei confronti del poeta dopo la morte

dell'amata, e che si rivela allegoria della Filosofia.

De vulgari eloquentia

Il trattato De vulgari eloquentia (1304-05) dedicato


alla teoria linguistica di un volgare superiore al latino:
un volgare che dovr essere "illustre", "cardinale",
"aulico" e "curiale", ovvero risplendente sugli altri
volgari, capace di attirarli, ben regolato e caratterizzato
da altissimo decoro ed eleganza.

La "Divina commedia"

Composta di 3 cantiche, Inferno (34 canti), Purgatorio


(33) e Paradiso (33), per un totale di 100 canti, scritta
dal 1306-07 fino alla morte dell'autore. un'opera di
conversione, un lungo percorso attraverso la scoperta
del male e dei peccati verso la redenzione dell'uomo.
Scritta in terzine di endecasillabi il pi grande affresco
della cultura occidentale; e quello in cui pi chiaro il
concetto di una nuova dignit umana fortificata dalla
riflessione sul dolore dell'esistenza.

Francesco Petrarca
Poeta di raffinata sapienza formale, con il suo Canzoniere tocca i vertici della
lirica europea ed eserciter una profonda influenza sulla poesia in Italia e in
Europa. Il petrarchismo si affermer come modello imitativo e come scuola fino
a tutto il Settecento, e il rapporto con Petrarca rester sempre un passaggio
obbligato per chi intende il linguaggio poetico come strumento di scavo
interiore. La sua concezione della cultura, in cui ha un posto decisivo il rapporto
con i classici latini, e il suo atteggiamento intellettuale, cos pieno di curiosit e
inquietudine, ne fanno un grande precursore dell'umanesimo.

La vita

Nasce ad Arezzo nel 1304, da un notaio fiorentino


esiliato come Dante. La famiglia si trasferisce in
Provenza, ad Avignone, dove allora era la sede papale.
Dopo gli studi di diritto, intraprende la carriera
ecclesiastica. Alterna momenti di ritiro a Valchiusa,
presso Avignone, con viaggi e attivit diplomatica.
Diviene l'intellettuale pi famoso della sua epoca (nel
1341 incoronato poeta laureato a Roma, in
Campidoglio). Nel 1342-43 attraversa una profonda crisi
morale-religiosa per la morte di Laura, la donna da lui
amata, e la monacazione del fratello. Dal 1351 risiede a
Milano, presso i Visconti, poi a Venezia. Muore nel 1374,
nella sua residenza di Arqu (oggi Arqu Petrarca), sui
colli Euganei, presso Padova.

Le lettere

Composto dai Rerum familiarum libri, dalle Sine nomine,


dai Rerum senilium libri e dalle postume Variae, oltre
alla singola epistola Posteritati, l'epistolario
un'eccezionale autobiografia intellettuale poetica.

Il "Secretum"

Composto in prima stesura tra il 1342 e il 1343,


un'opera filosofico-morale in tre libri di prosa sul tema
della virt e della felicit umana.

Altre opere latine

L'Africa un poema epico in esametri ispirato alla


seconda guerra punica, centrato sull'eroica figura di
Scipione l'Africano e celebrativo dell'alto destino
provvidenziale del popolo romano. Salmi penitenziali
sono modellati sul testo biblico. In prosa: Rerum
memorandarum libri, incompiuta raccolta di aneddoti ed
esempi; De vita solitaria, in cui la solitudine proposta
come condizione primaria per un perfezionamento
intellettuale e morale; De otio religioso, affine per
materia al De vita solitaria e concepito in seguito a una
visita al monastero del fratello; De remediis utriusque
fortunae, esortazione allegorica, sostenuta da
argomentazioni stoico-cristiane, a rispondere
virtuosamente alle alterne vicende della fortuna. Il
Bucolicum carmen una raccolta di egloghe allegoriche
secondo il modello della poesia pastorale virgiliana.

Il "Canzoniere"

Il Canzoniere composto nella sua forma definitiva di


317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e 4
madrigali. Tutta la lirica di Petrarca un sommesso
colloquio del poeta con la propria anima; e volutt di
perdersi in quel dolce errore della sua coscienza. Essa
costituisce il modello fondativo della lirica d'amore
italiana.

I "Trionfi"

I Trionfi sono una visione allegorico-didattica in terzine


divisa in sei parti: Trionfo dell'Amore, della Pudicizia,
della Morte, della Fama, del Tempo, dell'Eternit.

Giovanni Boccaccio
A concludere la miracolosa corona trecentesca dei tre grandi padri fondatori
della letteratura italiana la figura di Giovanni Boccaccio. il nostro pi grande
narratore: il Decameron vuole essere un quadro grandioso della vita con le sue
luci e le sue ombre, una "Umana commedia" che ha al suo centro l'agire
dell'uomo nel mondo, piuttosto che la prospettiva dell'eterno. L'opera di
Boccaccio un ponte tra il Medioevo e il grande rinnovamento del

Rinascimento. La sua prosa di straordinaria versatilit, capace di passare dai


toni solenni delle costruzioni ricche di subordinate a grande secchezza
narrativa e dialogica, rimarr modello insuperato per lunghi secoli.

La vita

Nasce nel 1313 a Firenze, figlio illegittimo di un ricco


uomo d'affari. Trascorre il periodo della formazione a
Napoli, dove frequenta gli ambienti signorili e la corte di
Roberto d'Angi e scrive le prime opere. Nel 1340-41
ritorna a Firenze. Qui svolge importanti incarichi pubblici
e diplomatici e scrive le opere della sua maturit. Muore
a Certaldo nel 1375.

Le opere giovanili del periodo


napoletano

Filocolo (1336-38?), romanzo sentimentale in prosa;


Filostrato (1335 o 1339), poema narrativo in ottave la
cui materia l'amore tradito di Troiolo per Criseida;
Teseida delle nozze d'Emilia (1339-41?), composto da
12 canti in ottave sullo sfondo delle gesta guerresche di
Teseo e delle Amazzoni.

Il ritorno a Firenze e le opere della


maturit

Amorosa visione (1342-43), poema allegorico di 50 canti


in terzine, architettato su modelli danteschi e intessuto
di reminiscenze ovidiane. L'Elegia di madonna
Fiammetta (1343-44) narra una storia di travagli
amorosi raccontata in prima persona dalla protagonista.
Il Ninfale fiesolano (1344-46?), poema in ottave, parte
dalla narrazione dei tragici amori del pastore Africo e
della ninfa Mensola, per giungere a celebrare le
leggendarie origini di Fiesole e Firenze: la sua opera
pi matura prima del Decameron.

Il "Decameron"

Il Decameron, raccolta di 100 novelle inquadrata in una


"cornice" narrativa (1349-53), il capolavoro del
Boccaccio. Un realismo attento alla definizione di
un'umanit reale, e al tempo stesso votata a una
profonda dignit, rende quest'opera l'esempio narrativo
di una straordinaria commedia umana.

Letteratura didattico-allegorica
L'eredit didattica proveniente dalla cultura predicatoria e dalla filosofia
scolastica all'origine di un'ampia letteratura didattico-allegorica, che, pur
senza rivelare particolari capolavori, risulta molto importante anche per
comprendere la prospettiva di un'opera eccezionale come
la Commediadantesca. Il lavoro dei cronachisti consente di riconoscere quella
ricerca di concretezza, di gusto municipale e popolare, che sempre ritroveremo
anche nella prosa migliore del Trecento. I romanzi Reali di Francia e il Guerrin

Meschino di Andrea da Barberino saranno destinati a un'eccezionale diffusione


popolare fino all'Ottocento. In questo quadro spicca il grande capolavoro di
Marco Polo: il Milione una delle vette della letteratura medievale, e uno dei
pi straordinari resoconti di viaggio di tutti i tempi.

Letteratura didattico-allegorica

Fra i testi pi antichi troviamo l'Intelligenza. Di


Francesco da Barberino restano i Documenti d'Amore e
Reggimento e costumi di donna, pubblicati attorno al
1314. Cecco d'Ascoli autore dell'Acerba; Fazio degli
Uberti noto per il Dittamondo.

Cronachisti

Dino Compagni scrive un'appassionata Cronica delle


cose occorrenti ne' tempi suoi (1310-12) sulla lotta di
fazione a Firenze ai tempi di Dante. Giovanni Villani
(1280-1348) scrisse una Cronica dalla Torre di Babele
alla discesa in Italia degli Angioini (1266), continuata dal
fratello Matteo Villani (1280/90-1363) fino al 1363, con
intenti pi moralistici che documentari.

Marco Polo e il "Milione"

Mercante veneziano, si rec nel 1271 con il padre e lo


zio in Cina e divenne uomo di fiducia del Gran Khan
Qubilai. Rientrato a Venezia nel 1292, scrisse in
francese il Milione, resoconto straordinario del suo
soggiorno in Cina: l'opera costituisce una sintesi potente
del mondo medievale ed una delle pi famose della
letteratura italiana.

Romanzi

Sul ciclo carolingio e bretone, Andrea da Barberino


scrisse i famosissimi Reali di Francia e il Guerrin
Meschino, che godettero di straordinaria popolarit fino
all'Ottocento.

La letteratura religiosa
L'eredit didattica proveniente dalla cultura predicatoria e dalla filosofia
scolastica all'origine di un'ampia letteratura didattico-allegorica, che, pur
senza rivelare particolari capolavori, risulta molto importante anche per
comprendere la prospettiva di un'opera eccezionale come
la Commediadantesca. Il lavoro dei cronachisti consente di riconoscere quella
ricerca di concretezza, di gusto municipale e popolare, che sempre ritroveremo
anche nella prosa migliore del Trecento. I romanzi Reali di Francia e il Guerrin
Meschino di Andrea da Barberino saranno destinati a un'eccezionale diffusione
popolare fino all'Ottocento. In questo quadro spicca il grande capolavoro di
Marco Polo: il Milione una delle vette della letteratura medievale, e uno dei
pi straordinari resoconti di viaggio di tutti i tempi.

Letteratura didattico-allegorica

Fra i testi pi antichi troviamo l'Intelligenza. Di


Francesco da Barberino restano i Documenti d'Amore e
Reggimento e costumi di donna, pubblicati attorno al
1314. Cecco d'Ascoli autore dell'Acerba; Fazio degli
Uberti noto per il Dittamondo.

Cronachisti

Dino Compagni scrive un'appassionata Cronica delle


cose occorrenti ne' tempi suoi (1310-12) sulla lotta di
fazione a Firenze ai tempi di Dante. Giovanni Villani
(1280-1348) scrisse una Cronica dalla Torre di Babele
alla discesa in Italia degli Angioini (1266), continuata dal
fratello Matteo Villani (1280/90-1363) fino al 1363, con
intenti pi moralistici che documentari.

Marco Polo e il "Milione"

Mercante veneziano, si rec nel 1271 con il padre e lo


zio in Cina e divenne uomo di fiducia del Gran Khan
Qubilai. Rientrato a Venezia nel 1292, scrisse in
francese il Milione, resoconto straordinario del suo
soggiorno in Cina: l'opera costituisce una sintesi potente
del mondo medievale ed una delle pi famose della
letteratura italiana.

Romanzi

Sul ciclo carolingio e bretone, Andrea da Barberino


scrisse i famosissimi Reali di Francia e il Guerrin
Meschino, che godettero di straordinaria popolarit fino
all'Ottocento.

La lirica e la novellistica
Chiusa nell'imitazione di uno stilnovismo ormai esaurito e schiacciata dalla
figura di Petrarca , di cui per incapace di cogliere la novit dirompente, la
lirica nel Trecento destinata a esiti minori. Pi vitale si dimostra la produzione
novellistica: Trecentonovelle di Sacchetti si rif al modello di Boccaccio e
conoscer una duratura diffusione.

Lirica

La lirica tutta centrata sull'imitazione dello stilnovo.


Sennuccio del Bene, lucido epigono dello stilnovismo;
Matteo Frescobaldi con uno stilnovismo semplice, anche
se un po' scontato; Antonio Beccari, che trova una
sintesi di elementi danteschi con tratti della tradizione
giullaresca. Nei rimatori realisti, il realismo disordinato e
ribelle duecentesco si trasforma in un senso pi
ordinato e borghese del vivere, che contiene in s
anche un'esigenza moralistica (per esempio, Antonio
Pucci).

Novellistica

Giovanni Sercambi, con il suo Novelliero, ricco di


coloriture e di accenti parlati. Il grande novelliere Franco
Sacchetti con il Trecentonovelle mostra equilibrio e
vivacit, ma anche un "buon senso" moralistico e
borghese che non era presente in Boccaccio.

IL 400
Sul piano storico-politico il Quattrocento segnato dalla fine della guerra dei
Cent'anni tra Francia e Inghilterra e dalla discesa del re di Francia Carlo VIII
(1494) in Italia, per cui l'Italia tutta diventa terra di conquista dei potentati
europei. Nel 1492 la morte di Lorenzo il Magnifico e la scoperta delle Americhe
annunciano una nuova era. Si afferma compiutamente l'umanesimo. Il centro
della cultura umanistica l'uomo nella sua vita attiva nel mondo, non pi la
contemplazione e l'indagine delle realt ultraterrene proprie della visione della
Scolastica medievale. La riscoperta dei classici latini e greci viene interpretata
come una spinta all'impegno nelle funzioni civili per la costruzione di una
societ nuova, non pi feudale. Al criterio di verit fondato sulla coerenza
logico-formale proprio della Scolastica l'umanesimo contrappone la ricerca
storico-filologica, la retorica, come uso persuasivo del discorso. Rispetto al
commento gli umanisti preferiscono il lavoro di traduzione, inteso come opera
di conservazione e di ripristino della civilt antica.
L'umanesimo con Coluccio Salutati diventa il riferimento essenziale della nuova
letteratura: si scrive in latino, si studia con accanimento il greco. La letteratura
umanistica non pi solo fiorentina, cio non solo quella di Valla, Bruni,
Bracciolini, diventa anche veneziana, estense, milanese e poim napoletana. A
met secolo si sviluppa la letteratura in volgare: la corte medicea di Lorenzo il
Magnifico ospita Pulci, Poliziano; Boiardo scrive il suo Orlando innamorato e
Sannazaro, a Napoli, il capolavoro di fine secolo, l'Arcadia.

L'umanesimo

La cultura umanistica caratterizzata innanzi tutto dalla riscoperta dei testi


latini e greci e dalla conseguente riaffermazione dell'autonomia dei valori del
mondo classico. Il concreto lavoro filologico risveglia un particolare spirito
critico, che da una parte si esercita sulla tradizione della Scolastica medievale,
dall'altra afferma i doveri politici della cultura. Viene rivalutata l'importanza
dell'uomo nella sua vita attiva nel mondo in contrasto con una visione
principalmente contemplativa del divino e del sovranaturale.

Umanesimo

Attraverso la valorizzazione della civilt greco-latina,


viene rivalutata l'importanza dell'uomo nel suo agire nel
mondo per la costruzione di nuovi modelli di societ, in
contrasto con una visione del mondo rinviante soltanto
all'ultraterreno.

Salutati

La prima figura di rilievo quella di Coluccio Salutati,


cancelliere di Firenze per pi di trent'anni, tenace
sostenitore dell'alto valore civile della cultura classica.

Umanisti: Leonardo Bruni

Nelle Vite di Dante e Petrarca (1436) riconosce


l'importanza del volgare e la validit del suo uso
letterario.

Umanisti: Poggio Bracciolini

Le Facezie esaltano la nuova civilt umanistica ponendo


al centro "morale" delle loro narrazioni l'abilit, la
cultura e l'impegno dell'uomo civile.

Umanisti: Vittorino da Feltre

il modello dell'insegnante umanista.

Umanisti: Leon Battista Alberti

L'uomo, al centro dell'universo, chiamato a costruire


se stesso con l'esperienza diretta, con l'ingegno e con la
rielaborazione del sapere.

Umanisti: Valla e Piccolomini

Lorenzo Valla (che dimostra la falsit della donazione di


Costantino) ed Enea Silvio Piccolomini (grande papa
mecenate con il nome di Pio II) risultano personalit
emblematiche del nostro umanesimo sia per gusto
letterario sia per ricerca filologica.

Neoplatonismo fiorentino: Marsilio


Ficino

Ficino reinserisce nella tradizione cristiana il grande


filone del pensiero platonico e neoplatonico.

Neoplatonismo fiorentino: Pico della


Mirandola

Rivendica la dignit dell'uomo, fatto da Dio artefice del


proprio destino e superiore agli stessi angeli.

La letteratura umanistica alla corte dei Medici

Grazie allo straordinario prestigio culturale acquisito nei secc. XIII e XIV, Firenze
stata fin dall'inizio della civilt umanistica il centro supremo degli studi, la
patria o il luogo di riferimento dei maggiori esponenti di tutte le arti. Il signore
di Firenze, Lorenzo il Magnifico, fu il simbolo di questa corrente umanistica,
caratterizzata dal mecenatismo signorile , da una grande libert intellettuale,
da un gusto aristocratico per la bellezza, da un vivo interesse a raccordare gli
ideali classici con la tradizione comunale fiorentina, tanto che proprio in ambito
mediceo si ebbe una decisiva rinascita della lirica in volgare a opera dello
stesso Lorenzo, di Luigi Pulci e di Agnolo Poliziano.

Burchiello

I sonetti caudati delle sue Rime sono caratterizzati da


uno sperimentalismo comico-giocoso che giustappone
parole e immagini senza alcun nesso logico.

Lorenzo de' Medici

Grande mecenate e uomo di cultura, fece di Firenze il


centro della vita culturale, artistica e politica italiana; la
sua produzione si divide fra gli atteggiamenti concreti
popolari-burchielleschi e l'adesione al pensiero
neoplatonico dell'Accademia fiorentina. Nelle Selve
d'amore e nei Canti carnascialeschi la sua poesia di
vena malinconica.

Poliziano

I suoi capolavori sono la Fabula d'Orfeo e le Stanze per


la giostra. Poliziano come pochi altri credette nel valore
assoluto della poesia portatrice di valori eterni di
bellezza e di armonia; ma allo stesso tempo sent il
senso della fugacit della vita, del rapido tramonto della
giovinezza, la fine inevitabile di un sogno.

Pulci

Il suo capolavoro, il poema eroicomico Morgante, la


parodia dell'ideale umanistico di uomo artefice del
proprio destino in un quadro di armonica perfezione.

Savonarola

Nella sua azione politica e nelle sue Prediche denuncia


la corruzione della Chiesa e auspica il ritorno del
cristianesimo alla semplicit evangelica delle origini.

La letteratura umanistica a Ferrara e Napoli


Fuori dalla corte medicea l'umanesimo italiano si diffonde soprattutto a
Venezia, Ferrara e Napoli. Offre altri due esempi altissimi: il poema cavalleresco
di Boiardo, che opera presso la corte ferrarese degli Este, e la letteratura
pastorale di Sannazaro, vero maestro della corte aragonese a Napoli.
I centri di diffusione dell'umanesimo Milano (Bramante, Leonardo da Vinci), Venezia (Barbaro;

stampa: Aldo Manuzio), Ferrara (Boiardo), Roma, Napoli


(Pontano, ai vertici della poesia lirica del Quattrocento;
Masuccio Salernitano, scrive il Novellino, la pi
importante raccolta di racconti quattrocentesca;
Sannazaro).

Boiardo

Nel poema cavalleresco Orlando innamorato Boiardo


dichiara l'ideale umanistico dell'energia amorosa, che
capace di nobilitare l'uomo. Attraverso la
sovrapposizione dell'esperienza epica a quella lirica,
Boiardo ha saputo interpretare la necessit del
superamento dell'ideale astratto della letteratura
amorosa in favore del mondo moderno e polifonico del
poema. Il Canzoniere ha Petrarca come modello, ma la
convergenza di pi modelli rompe l'equilibrio
petrarchesco, inserendovi elementi poetici eterogenei e
originali.

Sannazaro

Il capolavoro, l'Arcadia, misto di prose e di versi, il


capostipite del "romanzo pastorale" che ebbe duraturo
successo in tutta Europa. Tema dominante la nostalgia
per un'impossibile et dell'oro, esposto con una prosa
lirica e musicale, ricca di riferimenti colti. Importante
anche la produzione in lingua latina (Elegiae, di
impronta malinconica; Eclogae piscatoriae, temi
pastorali trasferiti tra i pescatori napoletani; De partu
Virginis, la nativit di Ges secondo moduli narrativi
della mitologia classica).

IL 500
Secolo decisivo per le sorti d'Europa, inizia con la creazione del grande impero
asburgico di Carlo V e le inevitabili guerre per la supremazia tra Impero e
Francia; in tale quadro l'Italia territorio di conquista e teatro di lotte che
culminano con il sacco di Roma (1527). Dal 1530 riconosciuto il predominio di
Carlo V sull'Italia, che sar definitivamente sancito con la pace di CateauCambrsis (1559). Parallelamente si affermano la grande Riforma protestante
di Lutero prima, e lo scisma inglese poi: si rompe cos l'unit religiosa
dell'Europa. La Chiesa cattolica, da parte sua, con il concilio di Trento
ridefinisce le sue strutture e precisa i suoi dogmi contro la scissione
protestante. Intorno agli anni '30 ritroviamo la sintesi della cultura umanisticorinascimentale nell'opera di Machiavelli e Ariosto. L'opera di Guicciardini
come il simbolo di una societ italiana ormai irrimediabilmente in crisi,
schiacciata dal potere dei Francesi e degli Spagnoli. Il lavoro filologico e poetico

di Bembo (insieme a quello di Castiglione e di tanta altra trattatistica) stabilisce


il canone del classicismo italiano (il petrarchismo). Solo marginalmente si
diffonde la cultura del manierismo (soprattutto Folengo e Pietro Aretino e,
diversamente, Bandello) accanto alla grande esperienza vernacolare del teatro
veneto (Ruzante). Dagli anni '50 in poi la letteratura entra in una crisi profonda
che anche segno di una decadenza politica: lo stesso classicismo, sempre pi
coincidente con le istanze manieristiche, include un inevitabile conformismo
culturale. Figura di sintesi altissima quanto dolorosa Torquato Tasso, la cui
Gerusalemme liberata il segno di un'aspra tragedia, di una decadenza
culturale e storica ormai senza via di uscita.

Classicismo rinascimentale
Nella letteratura italiana, alla ricerca di un proprio modello linguistico-letterario,
a partire dagli anni '20 e '30 del sec. XVI si consolida un'idea di classicismo, di
raffinatezza e di armonia linguistico-espressiva che non si limiti a proporre i
canoni di un'imitazione generica della letteratura classica. Pietro Bembo si
pone il problema della lingua letteraria e ne fissa il canone; a lui, inoltre, risale
l'idea ancora attuale di "classico", come testo che impone il proprio valore
attraverso i tempi. Baldesar Castiglione invece codifica le norme di
comportamento del perfetto uomo di corte. Verso la met del secolo il dibattito
si irrigidisce in una precettistica pi severa: le norme classicistiche vanno a
coincidere con il nuovo clima della Controriforma.

Pietro Bembo
Pietro Bembo (1470-1547) fu una delle figure salienti del periodo
rinascimentale; egli pose le basi del petrarchismo e diede un contributo
decisivo alla codificazione della lingua letteraria italiana.
La vita e le opere
Nato in una ricca famiglia del patriziato veneziano, ebbe una formazione
umanistica completa e studi il greco a Messina alla scuola di C. Lascaris.
Ritornato a Venezia, collabor con il grande stampatore Aldo Manuzio presso il
quale pubblic il suo primo testo: una breve prosa latina intitolata De Aetna
(1496). Nel 1501, sempre per Manuzio, cur un'edizione delle rime del Petrarca
e una della Commedia dantesca (1502). Tra il 1497 e il 1499 fu alla corte
ferrarese, dove approfond gli studi filosofici. Nel 1505, presso Manuzio, stamp
gli Asolani, dialoghi in 3 libri in cui si alternano poesia e prose. Tipico prodotto
della letteratura cortigiana d'influsso neoplatonico, gli Asolani trattano
dell'esperienza amorosa. La novit dell'opera consiste nel fatto che il tema
dell'amore sviluppato non pi solo nella canonica forma poetica, ma anche in
quella prosastica. Le rime presenti si segnalano per uno stile petrarchesco

assai rigoroso. Nel 1506 Bembo si trasfer da Venezia a Urbino, presso la corte
dei Montefeltro, e abbracci la carriera ecclesiastica per esigenze economiche.
Al periodo urbinate, durato sei anni, appartengono le Stanze, 50 ottave di stile
petrarchesco recitate a corte nel 1507. Nel 1512, a Roma, divenne segretario di
Leone X; appartiene a questo periodo la polemica con l'umanista Giovan
Francesco Pico e la conseguente stesura del trattato De imitatione, in cui si
sosteneva la necessit per la prosa di imitare un solo scrittore: Cicerone. Nel
1522 Bembo si stabil a Padova, citt in cui progett e ultim le Prose della
volgar lingua (1525), un trattato in 3 libri che, in forma di dialogo, svolge il
tema della lingua e della letteratura in volgare. Divenuto ormai celebre, nel
1530 pubblic le Rime, che costituivano l'applicazione dei suoi precetti
linguistici in campo poetico. In quello stesso anno fu nominato storiografo e
bibliotecario della Repubblica di Venezia, per la quale redasse una Historia
veneta. Nel 1539 il papa Paolo III lo nomin cardinale. Raccolse inoltre le
proprie lettere in un Epistolario, anch'esso pubblicato dopo la sua morte
avvenuta a Roma.
Il problema della lingua
Stabilita la necessit di usare il volgare come lingua letteraria, nel primo libro
delle Prose della volgar lingua Bembo sostiene il recupero del toscano di Dante,
e soprattutto di Boccaccio e di Petrarca, come lingua letteraria nazionale, in
opposizione a chi proponeva l'uso della lingua delle corti (per esempio, B.
Castiglione) o quello del fiorentino contemporaneo. Nel secondo libro,
riferendosi specificamente alla poesia del Petrarca, Bembo individua in Petrarca
il modello di perfezione stilistica, metrica e retorica da imitare per i versi. Nel
terzo libro egli detta le regole grammaticali della lingua volgare unitaria,
ricavandole dai testi dei tre grandi scrittori del Trecento. In questa maniera
Bembo delinea un "classicismo del volgare" (una lingua fondata sulla "gravit"
e la "piacevolezza") in grado di superare in modo unitario l'ibridismo linguistico
e stilistico dei vari volgari italiani scritti. La sua soluzione riusc a imporsi nella
societ letteraria italiana: Ariosto, per esempio, modific la lingua del Furioso e
molti altri scrittori si adeguarono alle norme e alle regole codificate da Bembo.
L'anno 1525 (prima edizione delle Prose) pu essere considerato la data d'inizio
dell'affermazione in sede letteraria del toscano ed solo da tale data che si
pu, a ragione, distinguere tra "lingua" e "dialetto". Infatti quest'ultima
categoria presuppone l'esistenza di una lingua unitaria, sia pure solo sul piano
letterario.

Baldesar Castiglione

Baldesar Castiglione (1478-1529) fu il letterato che codific gli ideali


rinascimentali della perfetta societ aristocratica.
La vita e le opere minori
Nato a Casatico, presso Mantova, ricevette, nella Milano di Ludovico il Moro,
un'educazione umanistica di primissimo ordine che comprese oltre alle arti e
alle lettere anche il greco. Nel 1499 per la morte del padre rientr a Mantova,
dove si mise al servizio di Francesco Gonzaga. Inizi cos la fortunata carriera di
"cortegiano", che prosegu nel 1504 a Urbino al servizio di Guidobaldo da
Montefeltro. Nel 1513 il duca di Urbino lo invi a Roma come ambasciatore
presso la corte papale di Leone X, dove conobbe Bembo, Bibbiena e Raffaello.
Rientrato a Mantova nel 1516, riprese servizio come ambasciatore presso i
Gonzaga e spos Ippolita Torelli, che gli diede tre figli. Rimasto vedovo nel
1520, abbracci la carriera ecclesiastica. Nel 1524 il nuovo papa Clemente VII
lo nomin nunzio apostolico a Madrid, presso la corte di Carlo V. Mor di malaria
a Toledo. La sua produzione letteraria minore consta di alcune rime volgari e
latine di carattere encomiastico, di un'egloga (Tirsi, 1506) e di un nutrito
epistolario. A ci si deve aggiungere il prologo (oggi perduto) alla Calandria del
Bibbiena e l'epistola latina a Enrico VII De vita et gestis Guidubaldi Urbini ducis
(1508).
Il "Cortegiano"
Ma Castiglione giustamente celebre per il trattato in 4 libri, scritto in forma
dialogica e intitolato Il libro del Cortegiano. Lo inizi verso il 1513-14 e lo
pubblic a Venezia nel 1528. Il Cortegiano ambientato nell'anno 1506,
quando l'autore immagina che presso la corte urbinate dei Montefeltro si
riuniscano, intorno alla duchessa Elisabetta Gonzaga, alcuni eletti personaggi
(fra i quali storicamente riconoscibili sono Bembo, Bibbiena, Giuliano de'
Medici). Nell'arco di quattro serate, attraverso le loro conversazioni, si
delineano il ritratto psicologico, fisico e le regole di comportamento del perfetto
uomo di corte. Nel primo libro ne vengono elencate le qualit fisiche e morali:
nobilt, esercizio nelle armi, conoscenza di tutte le arti liberali e cos via. La
lingua in cui si esprimer il "cortegiano" (contrariamente alle tesi di Bembo)
dovr essere il volgare delle migliori corti, nobilitato dai termini pi eleganti
"d'ogni parte d'Italia". Nel secondo libro si descrivono i comportamenti del
cortigiano ideale nelle pi svariate circostanze: diplomazia, conoscenza dei
giochi di societ, opportuna scelta degli amici, capacit ironiche, spirito. Nel
terzo libro si delineano i tratti ideali della "donna di palazzo", versione
femminile del cortigiano: bellezza, devozione, intelligenza, moralit. Il quarto
libro, dopo una prima parte ancora dedicata ai rapporti tra principe e
cortigiano, si chiude con una lunga disquisizione filosofica sull'amor platonico,
strumento fondamentale per la conoscenza del Sommo Bene. Lo stile del
Cortegiano improntato agli ideali rinascimentali di equilibrio, classicit e
compostezza. Modello ideale di una pratica sociale e di una visione

aristocratica del mondo, il Cortegiano ebbe da subito una grande fortuna


presso le principali corti europee, che dur fino alla rivoluzione francese. La sua
grandezza e quella del suo autore stanno nel porsi come coscienza critica di
alcuni aspetti della condizione umana di ogni tempo.
Classicismo freddo e rigoroso: Annibal Caro
A met secolo il classicismo rischia di irrigidirsi in un modello formale e tutto
esteriore. il caso del modenese Ludovico Castelvetro (1505-1571), noto
soprattutto per la Poetica d'Aristotele vulgarizzata e sposta (stampata nel
1570, ma elaborata prima), straordinario commento fatto con metodo rigoroso
e radicalmente razionale; nonostante l'acume, il suo classicismo si trasforma in
fredda precettistica.

Annibal Caro
Annibal Caro (1507-1566), di Civitanova Marche, studi a Firenze e pass poi a
Roma. La sua prima prova letteraria fu una libera traduzione dal greco del
romanzo pastorale Amori pastorali di Dafni e Cloe di Longo Sofista (iniziata nel
1537). Compose anche versi che si ispiravano ai modi di Berni. Nel 1544, su
commissione di Pier Luigi Farnese, scrisse la commedia Gli straccioni (1582,
postuma). Divenne noto negli ambienti letterari romani per la polemica con
Castelvetro, che lo aveva attaccato a proposito della canzone Venite all'ombra
de' gran gigli d'oro, a cui rimproverava l'eccesso di irregolarit linguistiche. Il
Caro rispose scrivendo l'Apologia (1558) e alcune rime oltraggiose. Nel 1536,
stanco della vita cortigiana, si ritir nella sua villa di Frascati dove attese alla
sistemazione delle Rime (1569, postume) e riun le Lettere famigliari (1575-77,
postume), importante testimonianza storica e culturale dei tempi scritta in un
volgare armonico ed equilibrato. La sua opera pi nota rimane tuttavia la
traduzione in volgare e in endecasillabi sciolti dell'Eneide virgiliana (1563-66),
versione che intenzionalmente "riscrive" l'originale poema con grande abilit
retorica. L'ideale classico vi si ritrova reinterpretato alla luce della nuova
sensibilit estetica e morale del Rinascimento.

Ludovico Ariosto
Ludovico Ariosto la voce pi elevata della poesia rinascimentale. L'Orlando
furioso propone un visione moderna e insieme ideale della dignit umana; si
offre come sintesi di un'eleganza narrativa che, comunque, mantiene in vita
quella concretezza comica, se non addirittura ironica, tipica del racconto epico.
Ariosto l'esempio di un Rinascimento allegro e potente; il modello di una
letteratura perfetta, che sa equilibrare, quasi senza sforzo, musica, plasticit
figurativa, nitore e ricchezza poetica.

La vita

Ludovico Ariosto (1474-1533), nato a Reggio Emilia, si


trasfer a Ferrara dove studi. Svolse numerosi incarichi
politici e diplomatici per gli Estensi, per i quali organizz
anche numerosi spettacoli teatrali.

Le opere minori

Quattro commedie: le prime due (La Cassaria, 1508; I


Suppositi, 1509) sono di ambiente, incentrate
sull'osservazione minuta di vizi, virt, intrighi ed
equivoci umani, e risentono del modello novellistico
boccacciano; risulta pi macchinosa la terza (Il
Negromante, 1520); La Lena (1528) senza dubbio la
pi riuscita. Le sette Satire (1517-24), in terzine sul
modello delle epistole oraziane, sono da considerare
uno dei momenti pi alti dell'arte poetica ariostesca.

L'"Orlando furioso"

Poema epico-cavalleresco di 46 canti in ottave,


articolato in tre azioni: l'azione epica, che funge da
cornice, incentrata sulla guerra tra cristiani e saraceni;
l'azione sentimentale, invece, si muove intorno a
Orlando, alla sua ricerca di Angelica, alla conseguente
perdita del "senno" e al suo ritrovamento; infine,
l'azione celebrativa imperniata sui contrasti d'amore
tra il moro Ruggiero e la valorosa guerriera cristiana
Bradamante. L'autore cerca una lingua pi uniforme ed
equilibrata, vicina al fiorentino letterario, limitando gli
eccessi regionalistici.

Il giudizio critico

La grandezza di Ariosto risiede nell'armonica


conciliazione delle contraddizioni umane, risolta con
superiore ironia e divertito distacco.

Niccol Machiavelli e Francesco Giucciardini


Se per la poesia rinascimentale fu Ariosto la voce pi alta, per la prosa il
culmine venne ragguinto da Machiavelli e Guicciardini. Machiavelli espone
nel Principe la teoria dello Stato moderno e delinea il profilo dell'uomo
"prudente e virtuoso". Guicciardini, politico sul campo in anni cruciali per la
storia italiana, ne diviene lucido e scettico storiografo. Se la storiografia
umanistica aveva cercato nell'insegnamento del passato una virt nuova per il
presente, quella del primo Cinquecento muta prospettiva: gli storici maturano
una concezione drammatica e dinamica della storia.
Niccol Machiavelli

Nato a Firenze (1469-1527), fu uomo politico e


diplomatico. Sue opere principali sono: Il Principe (151314), Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio (1515-17),

i dialoghi De re militari (1521) e la Vita di Castruccio


Castracani (1520). autore anche della commedia La
mandragola (1518).

Il pensiero politico

Il fulcro dell'attivit politica costituito dalla ricerca di


ci che utile per l'insieme dello Stato (che coincide
con l'utile del principe e dell'insieme dei sudditi) e il
terreno d'indagine della politica la "verit effettuale
della cosa" e non "la immaginazione di essa". La
formazione e la conservazione dello Stato il vero
centro del pensiero machiavelliano, che fonda la politica
come scienza autonoma, capace di affrontare
razionalmente i casi della "fortuna" e di fornire i "fini" di
"mezzi" adeguati e coerenti.

Francesco Guicciardini

Francesco Guicciardini (1483-1540) fu uomo politico


protagonista negli anni delle guerre fra Spagna e
Francia. Tra le opere principali, i Ricordi, il cui tema la
politica: l'uomo politico deve possedere "il buon occhio
del saggio" per esercitare la "discrezione", cio la
capacit di comprendere e sapersi orientare in mezzo
alle infinite e concrete variazioni che si propongono, e
per perseguire il "particulare", cio l'onore e la dignit in
un'epoca di crisi priva di alte finalit collettive.

La "Storia d'Italia"

Nella Storia d'Italia (dal 1492 al 1534), dalle vicende


storiche Guicciardini ricava la convinzione che non pi
possibile ragionare in termini campanilistici, in quanto le
cause della rovina di ogni singolo stato italiano derivano
dalla crisi di tutto il sistema politico. Cos dallo studio
del passato nasce una riflessione politica proiettata nel
futuro: l'identit storico-culturale d'Italia ha bisogno di
realizzarsi in un organismo unitario, che egli pensa di
tipo federale.

Novellistica e teatro del Rinascimento


L'eccezionale produzione letteraria di cui fu artefice l'Italia nel Cinquecento si
espresse con particolare ricchezza anche nei generi della novella, che ebbe in
Matteo Bandello l'esponente pi importante, della commedia, con l'esperienza
anticlassicista del Ruzante, e della tragedia.
Novella

Continua l'imitazione del Boccaccio. Principale

esponente Matteo Bandello (1485-1561), le cui novelle


non sono inserite in alcuna struttura generale e il loro
accostamento non segue un ordine o un criterio
tematico ben definito. Grande la variet di temi e
registri: si va dal tragico al grottesco, dal comico al
farsesco, dall'osceno al patetico. Si osserva comunque
una certa predilezione per il genere erotico e per gli
"amori sfortunati".

Commedia

Riprende temi classici e volgari (Decameron). Esponenti


principali Bernardo Dovizi da Bibbiena (1470-1520),
autore della Calandria (1513), e Angelo Beolco detto
Ruzante (1496-1542). Nelle sue opere (Beta, 1524-25;
Bilora, 1529; Moscheta, 1529) il mondo contadino
rappresentato senza abbellimenti o sfumature
letterarie, senza patetismi n tendenze caricaturali: in
primissimo piano vi la rappresentazione grottesca e
dolente della realt, mentre diventa sempre pi forte
nello spettatore la percezione della tragicit dei fatti
narrati con linguaggio (i dialetti padovano e
bergamasco) e strumenti comici.

Tragedia classicistica

Segue le regole formulate nella Poetica di Aristotele:


unit di tempo, luogo e azione. Autore della prima
tragedia "regolare" (Sofonisba, 1524) Gian Giorgio
Trissino (1478-1550), che affront anche la questione
della lingua a favore di un parlar comune contro la
fiorentinit (Il castellano, 1529).

Anticlassicismo
Nel Rinascimento si manifestano anche proposte alternative al classicismo:
esperienze plurilinguistiche e sperimentali (o persino parodistiche e grottesche
come la lingua "macheronica", cio la contaminazione di parole latine con
termini volgari e viceversa) promuovono una letteratura assai lontana dal
modello petrarchesco , con protagonisti eccezionali come Teofilo Folengo e
Pietro Aretino.

Anticlassicismo

Teofilo Folengo

Plurilinguismo, lingua macheronica (la continua


contaminazione di parole latine con termini volgari e
viceversa) sperimentano una forma opposta al
classicismo volgare.
Monaco benedettino mantovano, Teofilo Folengo (14911544) fu autore del poema epico maccheronico Baldus,

la cui regola fondamentale la ricerca paradossale di


sempre nuove situazioni con le quali confrontarsi, per
sperimentare la forza espressionistica di una lingua che
si regge sulla tensione fra i due suoi elementi costitutivi:
da una parte la rigidit metrico-grammaticale del latino
e dall'altra l'espressione carnevalesca del dialetto.

Pietro Aretino

Pietro Aretino (1492-1556), amico di letterati e artisti,


consigliere di principi e re, nei suoi Ragionamenti, scritti
negli anni '30, sfrutt tutte le potenzialit espressive del
parlato volgare e, giocando su differenti modi linguistici
(l'epico, il ricattatorio, il comico, l'osceno, il devoto
ecc.), pervenne a una lingua perfettamente adeguata a
rappresentare la sua prospettiva dissacratoria e il suo
scetticismo morale.

Manierismo
Il termine "manierismo" sta a indicare una concezione estetica fondata
sull'imitazione di particolari aspetti di poetiche gi affermate e definite come
modelli. Inizialmente utilizzato per designare una tendenza tipica dell'arte
figurativa della seconda met del Cinquecento, in ambito letterario la parola
di uso piuttosto recente: infatti solo alla met del sec. XX alcuni critici hanno
iniziato a parlare di manierismo per i cambiamenti che si manifestarono nella
produzione letteraria dal 1530 fino alla fine del secolo.
Alla base del manierismo letterario in primo luogo la teorizzazione del
modello petrarchesco elaborata da Bembo: essa comportava lo sviluppo di un
virtuosismo formale e concettuale da cui deriv un'infinit di minute variazioni,
che accentuarono ora l'uno ora l'altro degli aspetti fusi in Petrarca in un quadro
omogeneo (toni elegiaci, sottolineatura del tema del dolore, tendenza a
privilegiare effetti decorativi e paesaggistici). Appartengono al manierismo il
piacere del paradosso di Berni, l'accentuato autobiografismo eroicizzante di
Cellini, la prosa raffinata di Giovanni Della Casa, il controllo stilistico di Agnolo
Firenzuola, la bizzarria del Lasca e di Gelli e soprattutto la grande poesia di
Tasso.

Manierismo

Si sviluppa a partire dal 1530 una tendenza, sorta in


ambito artistico, che privilegia, in letteratura, il
virtuosismo formale con accentuazione di toni elegiaci,
effetti decorativi e paesaggistici, tema del dolore. Il
petrarchismo ne fu uno degli aspetti pi manifesti.

Giovanni Della Casa

Giovanni Della Casa (1503-1556) fu ecclesiastico di

carriera. Le Rime, edite postume nel 1558, sono


considerate il pi bel canzoniere italiano tra Ariosto e
Tasso. Il Galateo, anch'esso postumo (1558) in una
prosa raffinata codifica, all'interno degli ideali umanistici
della cortesia e della misura, norme di comportamento
improntate all'ideale classico del giusto mezzo.

Francesco Berni

Francesco Berni (circa 1497-1553), al servizio di


ecclesiastici famosi e dei Medici, mor avvelenato. Nei
suoi Capitali, pubblicati a partire dal 1537, le radicali
dichiarazioni di poetica, unitamente ai versi aspri e
dissacratori, esprimono un atteggiamento decisamente
antiletterario.

Agnolo Firenzuola

Pseudonimo del fiorentino Michelangiolo Giovannini


(1493-1543), monaco vallombrosano, compose tra il
1523 e il 1525 i Ragionamenti, originale raccolta
costituita da novelle di contenuto erotico e comico,
scritte in una lingua vicina al parlato, affiancata per da
dotti e raffinati interventi sulla natura d'amore, per i
quali il linguaggio diventa ricercato e fortemente
letterario.

Lasca

Anton Francesco Grazzini, detto il Lasca (1503-1588),


fiorentino, scrisse le novelle delle Cene (pubblicate
postume, 1743, 1756 e 1815) di argomento vario (beffe,
storie comiche e tragiche, avventure amorose), che
reinterpretano il motivo della burla boccaccesca con
sensualit ed estro caricaturale.

Tasso e il periodo controriformistico


Il consolidamento delle monarchie assolute e il dominio della Spagna sull'Italia
sono gli elementi di un periodo di grave crisi politico-culturale. Ancora pi
determinante lo sconvolgimento prodotto dalla Riforma protestante, entrata
solo limitatamente in Italia, ma che si diffuse rapidamente nel Nord Europa. La
Chiesa reag convocando il concilio di Trento (1545-1563) con l'intento di una
pi rigida definizione dei dogmi. Il forte controllo della Chiesa non si esercit
soltanto direttamente (per esempio, con l'Indice dei libri proibiti , pubblicato nel
1559) ma anche indirettamente, attraverso il lavoro di elaborazione della
cultura cattolica. Interprete di questa drammatica crisi e delle contraddizioni
dell'epoca fu Torquato Tasso.

IL 600
Iniziato nel segno dei fermenti delle guerre di religione, che culmineranno nella
guerra dei Trent'anni (1618-1648), il Seicento un secolo di grandi
rinnovamenti politici. In tutta Europa, tranne che in Italia e in Germania, si
afferma lo Stato moderno, sia nella versione parlamentare inglese, sia in quella
assolutistica francese. Sul piano artistico il Seicento l'epoca del barocco. Il
tema della "meraviglia" e dello "stupore" il tema di tutto il secolo. In Italia
dominano Marino e la lirica concettista. Esiste anche un classicismo barocco (in
un certo senso antimarinista) di Chiabrera e Testi; eccezionale appare la satira
di Frugoni. Nasce poi un nuovo genere: il "poema eroicomico" di Tassoni,
mentre si diffonde una notevole letteratura gesuitica (Bartoli e Segneri). Nella
produzione in prosa spicca l'opera dialettale di Basile. La novit pi importante
per il sorgere della prosa scientifica di Galileo Galilei, a cui si affiancano per
intensit gli scritti filosofici di Campanella.

Il barocco e Giambattista Marino


Nel Seicento entra in crisi il modello culturale umanistico-rinascimentale. La
teoria copernicana mina la certezza di un universo centrato sulla Terra (e quindi
sull'uomo) e introduce l'idea di uno spazio infinito. L'epoca sanguinosa delle
guerre di religione irrigidisce una concezione della religione fondata
sull'identit e sull'appartenenza, sulla difesa dell'ortodossia contro ogni
tentazione di libera ricerca. Si fa strada un diffuso senso di inquietudine e di
smarrimento, di precariet delle cose umane, si dilatano gli orizzonti
immaginativi, ma entrano in crisi i valori classici di compostezza, equilibrio e
armonia. In campo artistico questa crisi trova espressione nel barocco, che
esprime una poetica dello stupore centrata sul bizzarro, sulla sproporzione, sul
virtuosismo e l'illusionismo tecnico. Il barocco letterario trova in Italia il suo
poeta pi significativo in Giambattista Marino: il suo Adone l'esempio pi
coraggioso dell'esaltazione della fantasia poetica della ricerca di un nuovo
modello lirico aperto a un moderno virtuosismo espressivo.

Barocco: definizione terminologica

Pare che "barocco" derivi dall'incrocio tra il sostantivo


"baroco", che nella filosofia scolastica designava un
particolare sillogismo paradossale, e il portoghese
barroco, indicante un tipo di perla irregolare e sgraziata.

Barocco: temi

Artificio, "acutezza", preziosismo, "concettismo": il


virtuosismo diventa la "meraviglia" e il "piacere" di una
continua simulazione fra l'arte e la natura.

Marino

La lira (1608-14) la raccolta lirica, ricca di sonorit e

invenzioni; La galeria (1619) la rassegna di opere di


scultura e pittura di artisti contemporanei; il capolavoro
dell'Adone (1623) un immenso coacervo di immagini,
una "fabbrica delle meraviglie", un succedersi
inarrestabile di metafore, come se fossimo in un
ellenismo tutto "italiano", originalmente vivo e
personale.

Lirica concettista

Marino il riferimento fondamentale. Il "concetto" una


specie di illuminazione mentale che accende la
"meraviglia", come se le parole fossero tanto pi vere
quanto pi capaci di visionarit, di invenzione creatrice.
Gli autori pi importanti: Stigliani, Achillini e Ciro di Pers.

Il classicismo barocco
Nella letteratura barocca va segnalata una corrente "classicista" che si
differenzia dall'imperante marinismo. Autori come Tassoni, Chiabrera, Testi si
rifanno alla lezione di Torquato Tasso e alla tradizione rinascimentale e al
concettismo pieno di metafore di Marino contrappongono uno stupefacente
sperimentalismo nei metri poetici e nella lingua. Nel Seicento la forma
narrativa si sviluppa in senso moderno. Fiabe e novelle trovano nella raccolta in
dialetto napoletano di Basile la loro massima espressione.

Tassoni

Il suo capolavoro La secchia rapita (1627), che


propone un gioco sottilissimo e vivace di alternanza di
serio e faceto. Il "poema eroicomico" nasce dalla crisi
del poema cavalleresco umanistico (in cui serio e
comico si integrano) e dalla presenza del nuovo modello
della Gerusalemme di Tasso, in cui il poema eroico si
chiude in una "seriet" tragica e religiosa.

Classicismo barocco

Per la sua ricerca di una leggerezza facile e chiara,


un'alternativa al marinismo; i rappresentanti maggiori
sono Chiabrera e Testi.

Frugoni

Il cane di Diogene, (postumo 1689), risulta un vero e


proprio pastiche, cio un'opera che vuole concentrare in
s qualunque argomento e qualsiasi modo per parlarne.

Letteratura dialettale e popolare

La raccolta di fiabe Lo cunto de li cunti (postumo, 163436) del napoletano Basile presenta una vivacit
narrativa straordinaria, un uso brillante e moderno della
lingua. Minori sono i libri di Giulio Cesare Croce, famoso
per le Sottilissime astuzie di Bertoldo.

La prosa filosofica, scientifica e storica


L'altissima ricerca filosofico-scientifica di Campanella e Galilei anche
un'ottima testimonianza di lingua esuberante, profonda, lucida e chiara. La
prosa trova anche un punto di riferimento nella produzione culturale dei gesuiti
e, in particolare, nell'opera di Bartoli. La storiografia dominata dalla figura di
Paolo Sarpi e dalla sua polemica sugli esiti della Controriforma.

Campanella

Esprime la sua teologia e il suo pensiero utopico di


riforma sociale e religiosa (Citt del sole, 1623) con una
lingua esuberante e ricca. Le sue Poesie lo collocano tra
i massimi poeti del secolo in Italia ed espongono una
visione del poeta-profeta in contrasto con il poeta-retore
dominante all'epoca.

Galilei

Il Dialogo (1623) una delle opere pi significative della


letteratura italiana, sia per la complessit e l'importanza
degli argomenti trattati, sia perch in essa viene
elaborata la prosa scientifica italiana, "inventando" una
lingua rigorosa e duttile.

Gli scrittori gesuiti

Segneri e soprattutto Bartoli presentano una scrittura


elegante, fluida e armoniosamente equilibrata, che
influenzer la prosa del Settecento e del primo
Ottocento.

Sarpi

il maggiore storico della sua epoca. Nel suo


capolavoro, la Istoria del concilio tridentino, individua le
cause della rottura tra cattolici e protestanti negli
interessi mondani e temporali della curia romana; quegli
stessi interessi, a suo modo di vedere, hanno causato il
fallimento del concilio, da cui sono usciti rafforzati
l'autoritarismo papale e la mondanizzazione della
Chiesa.

IL 700
Il Settecento l'et dei "lumi", l'epoca dell'illuminismo, delle nuove esigenze
razionali e della prima rivoluzione industriale. In tutta l'Europa si sviluppa una
nuova idea di modernit, che si basa sul senso laico della cultura, sulla ricerca
di una nuova e maggiore comunicativit del pensiero. La rivoluzione americana
(1775) e francese (1789) generano il nuovo Stato borghese. In Italia

l'illuminismo quasi sempre mediato da una perdurante eredit classica.


L'Arcadia, Metastasio, persino l'opera rigorosa di Parini, come il gusto
neoclassico di fine secolo, perseguono un equilibrio tutto italiano fra ricerca
razionale, reazione antibarocca e recupero del miglior classicismo della
tradizione. L'opera storiografica e critica appare pi complessa: Muratori e Vico
sono i fondatori di una nuova filosofia della storia. Solo a met secolo
l'illuminismo italiano trova un carattere originale soprattutto in area lombarda
(l'esperienza della rivista "Il Caff" e il pensiero di Beccaria), sebbene di grande
rilievo risulti anche il pensiero dei meridionali A. Genovesi e F. Galiani. nel
teatro che la letteratura settecentesca d gli esiti pi innovativi: Goldoni a
Venezia riforma la commedia in senso borghese; Alfieri rinvigorisce la tragedia
portando sulla scena l'odio per ogni forma di tirannide. A cavallo fra Settecento
e Ottocento, nell'epoca della rivoluzione francese e dell'impero napoleonico, il
neoclassicismo verr rappresentato dall'importante esperienza di Monti,
mentre nuova mediazione fra classicit e romanticismo sar espressa
dall'opera di Ugo Foscolo.

Un nuovo orizzonte storico


La storia del Settecento sostanzialmente una lenta crisi dell'Antico regime
nobiliare. La monarchia spagnola in pieno declino; la monarchia francese
dalla Reggenza a Luigi XVI vive in una contraddizione senza via d'uscita. Solo la
monarchia costituzionale inglese rafforza il suo potere e la sua forza
economica. L'impero asburgico estende l'egemonia sull'Italia e diventa la
maggiore potenza europea. La laicizzazione, la necessit di espansione
economico-culturale sono elementi che spiegano la volont di comunicazione
tipica di questi anni. L'Italia, priva di autonomia politica e largamente
dipendente dall'Austria, sente maggior disagio rispetto ad altre nazioni che si
vanno sviluppando. Il problema vero dei nostri intellettuali come mantenere
la cultura italiana al passo di quella europea , cercando una mediazione che
non ci separi dall'antica tradizione umanista e sappia confrontarsi con il
razionalismo europeo ampiamente diffuso. La riforma del linguaggio poetico
operata dall'Arcadia appare come una reazione al barocco.

L'arcadia

Storiografia

La reazione al barocco rappresentata sul piano poetico


dall'Arcadia (1690), che propugna una nuova semplicit
razionalistica con un linguaggio chiaro e lineare. Per
Gravina la poesia assume una forte comunicativit
sociale.
Sono l'erudizione, le ricerche di archivio e di repertori la
grande novit del pensiero critico settecentesco
italiano. Muratori lotta per un rinnovamento del sapere,

in una prospettiva gi illuministica; Giannone propone


una storia laica delle istituzioni; per Vico solo la storia (e
non la natura) pu essere indagata e conosciuta
adeguatamente dall'uomo.

Il melodramma di Metastasio

La preminenza assoluta del librettista sulla musica,


l'ordine lirico e strutturale della parola scritta non
riducono ma esaltano il fascino della musica e dello
spettacolo. Il melodramma di Metastasio pura
fantasia, armonia perfetta di parole semplici e limpide e
musica.

La librettistica e Da Ponte

I libretti di Da Ponte (Le nozze di Figaro, Il dissoluto


punito ossia il Don Giovanni, Cos fan tutte ossia la
scuola degli amanti) sono meccanismi perfetti di vitalit
creatrice, capace per di distruggere spavaldamente,
quasi per troppa luce, tutti i valori culturali (e politici)
che il melodramma aveva per decenni custoditi.

L'illuminismo italiano
L'illuminismo italiano ha come riferimento principale il pensiero illuministico
francese di Montesquieu, Voltaire, Rousseau e Diderot, mentre l'illuminismo
inglese, in gran parte riconducibile alla filosofia empirista, conosciuto solo
parzialmente e soprattutto attraverso la produzione romanzesca. Non fu mai un
fenomeno radicale, n da un punto di vista politico n sotto il profilo filosofico.

Caratteri generali

L'illuminismo italiano ha come riferimento principale il


pensiero francese, anche se rimane un fenomeno
prudente e mai radicale.

Gli illuministi

Algarotti fu un buon divulgatore delle scienze


(Newtonianismo per le dame). Baretti propugn con
notevole vis polemica (la "Frusta letteraria") la
letteratura come comunicazione forte, votata a negare
la pedanteria e le convenzioni. Genovesi e Galiani
propugnarono un liberismo concreto e furono importanti
esponenti del pensiero economico settecentesco.

La riforma teatrale di Goldoni


Carlo Goldoni

Carlo Goldoni (1707-1793) il grande rinnovatore del teatro italiano. Nato a


Venezia da una famiglia di origine borghese, studi a Perugia, a Rimini e a
Pavia, dalla cui universit di diritto, nel 1725, venne espulso a causa di uno
scritto satirico sulle ragazze della citt, Il Colosso. Laureatosi nel 1731,
cominci a lavorare ai primi canovacci: Il gondoliere veneziano ossia gli sdegni
amorosi del 1733. Nel 1734 da Milano torn a Venezia e assunse l'incarico di
scrivere per il teatro San Samuele: compose con successo le tragicommedie
Belisario e Don Giovanni Tenorio o sia il dissoluto. Fu poi a Padova, a Udine e a
Genova, dove conobbe e spos Nicoletta Conio (1736). Tornato a Venezia,
ottenne la direzione del teatro di San Giovanni Crisostomo (1737-42) e dal
1741 al 1744 ebbe l'incarico di console di Genova a Venezia. La sua attivit
teatrale cominci a farsi intensa e qualitativamente importante; nel 1738
mand in scena con buon successo la commedia Momolo cortesan, seguita da
Momolo sulla Brenta e Il mercante due volte fallito. Si tratta ancora di ampi
canovacci, che preannunciano la volont di giungere alla stesura completa del
testo teatrale.

La riforma del teatro


La prima commedia scritta interamente, in modo da costrui-re lui stesso il
carattere e lo spessore psicologico dei personaggi e portare sulla scena la
realt e non la sua caricatura filtrata attraverso gli stereotipi delle maschere
della commedia dell'arte, fu La donna di garbo (1743). Nel 1744 si stabil a Pisa
e vi rimase per alcuni anni. Scrisse Tonin bellagrazia e I due gemelli veneziani;
nel 1745 scrisse Il servitore di due padroni; nel 1748, L'uomo prudente e La
vedova scaltra (che fu uno straordinario successo). Nel 1749, dopo la messa in
scena della commedia La putta onorata, sottoscrisse con la compagnia
Medebach, che recitava al teatro Sant'Angelo di Venezia, un contratto di
quattro anni, con l'impegno di produrre dieci testi l'anno (di cui otto
commedie). Tra le prime opere troviamo Il cavaliere e la dama, La buona
moglie e La famiglia dell'antiquario (1749). Presto cominciarono le critiche al
teatro goldoniano, soprattutto a opera dell'abate P. Chiari, accentuate
dall'insuccesso toccato, nel carnevale del 1750, a L'erede fortunata. Per la
stagione 1750-51 si impegn a scrivere ben sedici commedie, fra le quali alcuni
capolavori: Il teatro comico; La bottega del caff; Il bugiardo; Le femmine
puntigliose; La Pamela; L'avventuriero onorato; La dama prudente; I
pettegolezzi delle donne. Nel 1751 venne pubblicato il primo tomo della
raccolta delle sue Commedie.
Divenuto celebre, Goldoni propose i suoi testi anche fuori Venezia: a Bologna
furono rappresentate L'amante militare; Il feudatario; La serva amorosa (1752).
Nel 1753 fece rappresentare La locandiera e Le donne curiose. Alla fine del

1753, forse per disaccordi economici, Goldoni non rinnov il contratto con il
teatro Sant'Angelo (che assunse P. Chiari) e ne stipul uno triennale con il
teatro rivale, il San Luca: tale scelta, rinfocolando le polemiche tra i due autori,
condizion in maniera significativa la produzione di Goldoni, che nel 1754-55
compose soprattutto drammi giocosi di facile successo: La sposa persiana; La
cameriera brillante; o attenti alle figure della cultura borghese: Il filosofo di
campagna; Il filosofo inglese; Il medico olandese. Nel febbraio 1756 torn alla
grande commedia dialettale con Il campiello, seguito da altre opere di rilievo:
Le morbinose (1758); I morbinosi (1759); I rusteghi (1760); Gl'innamorati
(1760); La guerra (1760); L'impresario delle Smirne (1760); e ancora, nella
stagione 1760-61, scrisse Un curioso accidente, La donna di maneggio, La
buona madre.
La sua fama era ormai grande, anche se aumentavano le polemiche. Quando
nel 1761 la "Comdie italienne" gli rivolse l'invito di lavorare a Parigi, Goldoni
accett con piacere. Onor comunque il nuovo contratto con il teatro San Luca
scrivendo una serie di capolavori: nel 1761 La casa nova, la Trilogia della
villeggiatura (Le smanie per la villeggiatura; Le avventure della villeggiatura; Il
ritorno dalla villeggiatura); nel 1762 Sior Tdero brontolon, Le baruffe
chiozzotte, Una delle ultime sere de carnovale, con cui diede un melanconico,
appassionato addio al suo pubblico.
Gli anni parigini
Il primo impatto con la nuova situazione fu deludente: la "Comdie italienne"
non intendeva applicare i principi della riforma goldoniana, ma richiedeva
all'autore veneziano l'impulso per rinnovare la tradizione della commedia
dell'arte. Cos Goldoni scrisse gli scenari della Trilogia di Arlecchino (1763),
affidati poi all'improvvisazione degli attori; presto torn a comporre anche
intere commedie: nel 1763 Gli amori di Zelinda e Lindoro; nel 1765 Il ventaglio.
A esse si aggiunsero due lavori in francese Il burbero benefico (Le bourru
bienfaisant, 1771) e L'avaro fastoso (L'avare fastueux, 1776). Il peggioramento
delle condizioni di salute lo costrinse a limitare l'attivit. Nel 1778 venne
stampata tutta la sua opera teatrale. Nel 1784 inizi la stesura delle Memorie
(Mmoires), che concluse nel 1786 e pubblic nel 1787 con la dedica al re Luigi
XVI. Nel 1792 il governo rivoluzionario gli tolse la pensione reale che aveva
ottenuto nel 1769. Mor l'anno dopo.
Il mondo di Goldoni
Nella Prefazione al primo tomo delle Commedie (1750) Goldoni parla del libro
del Mondo e di quello del Teatro. "Il primo mi mostra tanti e poi tanti vari
caratteri di persone, me li dipinge cos al naturale, che paion fatti apposta per
somministrarmi abbondantissimi argomenti di graziose e istruttive Commedie".
A ispirare Goldoni dunque la societ civile, quella che viveva a Venezia nelle

case borghesi. Il suo punto di riferimento la rappresentazione realistica del


ceto medio e di una morale pi umana e concreta.
Una prova anche la sua riflessione sulla comicit: l'effetto comico nasce dal
vedere "effigiati al naturale, e posti con buon garbo nel loro punto di vista, i
difetti e 'l ridicolo che trovasi in chi continuamente si pratica, in modo per che
non urti troppo offendendo".
Nel Campiello, per esempio, scritto in veneziano e in versi, sono rappresentati
gli amori, i risentimenti, le liti, le chiacchiere che si svolgono in una piazzetta
veneziana in un giorno di carnevale. Nella Locandiera, scritta in italiano,
Mirandolina, la protagonista, padrona di una locanda (corteggiata da due nobili,
che essa tiene a debita distanza, e disprezzata dal Cavaliere, che sostiene di
odiare le donne) si propone di conquistare quest'ultimo con il suo fascino fino a
farlo invaghire follemente. Ma alla fine lo umilia di fronte a tutti, sposando
Fabrizio, il cameriere della locanda. Nei Rusteghi (1760), in veneziano, entrano
in conflitto per la pretesa di Sor Lunardo di combinare il matrimonio della figlia
senza informare gli interessati le pretese di quattro mercanti nemici giurati
delle novit e tenaci assertori del potere dei padri e dei mariti e le aspirazioni
delle donne e dei giovani che vogliono vivere la loro vita in una festosa
serenit. Il tema dello scontro tra un vecchio abbarbicato al passato e una
donna, Marcolina, volitiva e aperta alle novit, si ripropone in Sior Tdaro
brontolon (1762), scritta in veneto. Nelle Baruffe chiozzotte (1762, scritte in
veneziano e chioggiotto) i personaggi sono pescatori di Chioggia, tra i quali per
qualche scherzo scoppiano liti tanto profonde da finire in tribunale, dove il
"cogitore" Isidoro, figura in cui adombrato Goldoni stesso, dirime le questioni
e riporta la buona armonia.
Goldoni tuttavia non aspir mai a cambiamenti radicali, ma a una civilt pi
gentile e rispettosa dei diritti, nella quale tramontassero le consuetudini
"rusteghe" in favore di rapporti basati sulla lealt, sul riconoscimento della
sfera dei sentimenti, tenuti a freno per dalla ragionevolezza.

I fratelli Gozzi
Quando esalt sulla "Gazzetta veneta" (1760) I rusteghi goldoniani, Gasparo
Gozzi (1713-1786) rivel chiaramente il suo buon gusto classico, ma aperto alla
rappresentazione della quotidianit. Fond a Venezia, insieme al fratello Carlo e
a G. Baretti, l'Accademia dei Granelleschi, a sostegno della tradizione
classicista, per la quale scrisse il famoso saggio Difesa di Dante (1758), in
polemica con L. Bettinelli, difendendo l'organicit della Divina Commedia. Fu
innanzi tutto un grande giornalista: redasse "La Gazzetta veneta" (1760-61) e

"L'Osservatore veneto" (1761-62), in cui propose un giornalismo moderno,


attento ai fatti e ai costumi, prendendo a modello l'inglese "Spectator". Anche
nei Sermoni in endecasillabi sciolti (1763) rivela una vena moralista e
bonariamente satirica che lo accosta all'opera di Parini.
Carlo Gozzi (1720-1806) ebbe un atteggiamento pi chiuso e conservatore del
fratello: a Venezia fu protagonista di uno scontro violento con Goldoni e con
Chiari, dei quali contestava la riforma del teatro comico in senso borghese e
illuminista. Alla commedia goldoniana contrappone con forza il ritorno alla
commedia dell'arte, alla sua comicit spontanea e alle sue invenzioni sceniche,
privilegiando soprattutto la fantasia creativa dell'intreccio: L'amore delle tre
melarance (1761), una fiaba recitata a soggetto, nasce da queste polemiche.
Fra il 1761 e il 1765 compose nove Fiabe teatrali, in cui il meraviglioso si
oppone alla mediocrit dei valori borghesi: Il corvo; Il re Cervo; Turandot; La
donna serpente; La Zobeide; I pitocchi fortunati; Il mostro turchino; L'augellin
belvedere; Zeim re dei geni. Caratterizzato da un'aspra satira contro i costumi
del tempo e dalla polemica antiilluminista il poema eroicomico La Marfisa
bizzarra (1761-68). Le Memorie inutili (1797-98) sono infine un'autobiografia, in
cui lo scrittore si presenta in tutta la sua scontrosit nel quadro della societ
veneziana ormai in dissoluzione.

La cultura Lombarda e Parini


Un'aspirazione maggiore all'intervento attivo sulla realt politica e sociale port
gli illuministi lombardi a impegnarsi nell'amministrazione pubblica,
appoggiando attivamente il riformismo illuminato degli Asburgo, che segn
per il passo soprattutto a partire dagli anni '70. Sempre negli anni '70
dominano i modelli neoclassici: massimo interprete ne Giuseppe Parini, che
media ragione e grazia, bellezza e dignit morale.

"Il Caff" e gli illuministi lombardi

Giuseppe Parini

"Cose e non parole" un motto del "Caff"; l'illuminismo


lombardo si sgancia completamente da ogni residuo
arcadico per tentare una cultura impegnata nelle
battaglie civili. Protagonisti: Alessandro e Pietro Verri (Le
osservazioni sulla tortura del 1777); Cesare Beccaria
(Dei delitti e delle pene del 1764).
il modello del poeta classicista, che media ragione e
grazia, bellezza e dignit morale. La sua poetica si
fonda sull'equilibrio tra la compostezza classica e un
forte senso di responsabilit civile. Opere: Odi, raccolte
in volume (1791); i lavori pi vicini al nuovo gusto
neoclassico (Il messaggio, 1793; A Nice, 1793; Alla

Musa, 1795). Il capolavoro, il poemetto storico Il giorno:


Mattino (1763) e Mezzogiorno (1765), mentre rimasero
ampiamente incompiute le altre due parti, il Vespro e la
Notte.

Neoclassici e preromantici
L'illuminismo di per s una reazione radicale alla cultura ridondante del
barocco. Come tale pu accettare la "classicit" solo in quanto esempio di
ordine e di armonia: cio quale incontro di natura e ragione. Da questo punto di
vista, l'illuminismo tende a reagire persino all'Arcadia, troppo spesso retorica e
superficiale nei contenuti. La classicit, insomma, accettabile nel momento in
cui si offre come una testimonianza eroica e concreta di vita civile.

Neoclassicismo

Il teorico J.J. Winckelmann; i cardini neoclassici sono


una bellezza pura, armonica, razionale quanto
nostalgica, in cui riemerga la "nobile semplicit e quieta
grandezza". Il neoclassicismo italiano soprattutto un
modello di "stile ufficiale". Il rappresentante maggiore
Monti.

Preromanticismo europeo

I suoi caratteri principali: la moda delle "visioni"


dell'aldil (F.G. Klopstock); la diffusione della poesia
"notturna" e sepolcrale (E. Young e T. Gray); l'esplosione
dei romanzi "gotici", ambientati tra fantasmi e leggende
antiche (H. Walpole); la nascita di un gusto "primitivo",
alla ricerca delle leggende segrete dei celti e dei
germani (i Canti di Ossian, scritti da James Macpherson).

Preromanticismo italiano

Un gusto per il "notturno" e le "visioni" presente


anche in composizioni di misura neoclassica. Notevoli le
traduzioni da Ossian di Melchiorre Cesarotti; il gusto
delle "rovine" e del mistero di Alessandro Verri, Aurelio
Bertola De' Giorgi e Alfonso Varano.

Vittorio Alfieri
Alfieri nelle sue tragedie e nel suo modello di vita propone un'idea di
letteratura come sublime tragedia politica ed esistenziale. Diviene il simbolo di
una ricerca letteraria su cui si fondava una nuova responsabilit morale e
civile.

Le opere

Nel 1777 compone il trattato Della tirannide; fra il 1777


e il 1779 cura la stesura del trattato Del principe e delle
lettere, le Rime e la Vita; nel 1783 a Siena stampa i
primi due volumi delle sue tragedie, ripubblicate in sei
volumi a Parigi fra il 1787 e 1789.

Poetica

Alla base della scelta letteraria della tragedia c' il


rifiuto di tutto ci che limiti l'individuo, prima di tutto la
societ assolutistica dell'antico regime. Il classicismo
alfieriano non mai gusto neoclassico: indifferente a
una visione estetico-formale, il suo classicismo la
ricerca spasmodica di un modello di rigore morale, tanto
assoluto quanto "impossibile".

L' 800
L'Ottocento, almeno nella prima met, il secolo del romanticismo; e
quest'ultimo, da un punto di vista sociale, la cultura della borghesia al potere.
All'esaltazione illuministica della ragione il romanticismo risponde con l'ideale
di una radicale libert degli individui e dei popoli, radicata in un forte senso
storico, della fecondit dell'irrazionale e dell'indicibile. Foscolo testimonia il
complesso disagio di una cultura combattuta a inizio secolo fra classicismo e
modernit. Manzoni invece si sente pienamente uno scrittore romantico: I
promessi sposi sono il tentativo riuscito di realizzare una letteratura nazionale e
popolare. Pur se apparentemente isolato, Leopardi si afferma come il maggior
poeta italiano dell'Ottocento: la sua esperienza poetica significa, in effetti, la
rinascita di una poesia italiana di valore internazionale. Dopo l'Unit (1861) la
cultura italiana sar combattuta fra fenomeni di crisi intellettuale e politica,
emblematizzata dalla Scapigliatura, e testimonianze di grande ricerca
storiografica e poetica come quelle di De Sanctis e Carducci. Un'apertura alle
novit europee verr con il lavoro di Verga e la nascita, intorno agli anni '80,
del verismo, parallela allo sviluppo della filosofia positivista. A cavallo fra Otto e
Novecento l'opera di Pascoli e di D'Annunzio coroner il decadentismo italiano,
diventando il modello di una lezione poetica che in modo diverso condizioner
tutta la produzione della letteratura novecentesca.

Il periodo napoleonico e Vincenzo Monti


La rivoluzione francese significa per gli italiani la diffusione delle nuove idee
giacobine. Si apre un intenso e a volte drammatico dibattito politico, che ha il

suo vertice nell'opera di Vincenzo Cuoco. La stagione napoleonica coincide


invece con il consolidamento del gusto neoclassico incarnato dal suo
protagonista indiscusso, Vincenzo Monti.

Anni della rivoluzione

Molti giornali italiani ("Il Monitore italiano", "Il Monitore


napoletano") contribuiscono al diffondersi di una cultura
capace di partecipare agli eventi pubblici.

La critica antigiacobina

Il pi grande critico del giacobinismo il napoletano


Vincenzo Cuoco, che nel suo Saggio storico sulla
rivoluzione napoletana del 1799 ne denuncia
l'astrazione ideologica e la mancanza di una prospettiva
politica realistica per l'Italia.

Monti Gli anni romani

Nel clima neoclassico papalino scrive opere come l'Ode


al signor di Montgolfier (1784) e la Bassvilliana (1793).

Gli anni milanesi

Passa al servizio di Napoleone. Scrive Il pericolo (1798)


e Per la liberazione d'Italia (1801); pubblica la
traduzione dell'Iliade (1810).

La Restaurazione

Con la Restaurazione passa al servizio degli austriaci.


Scrive Pel giorno onomastico della mia donna Teresa
Pikler (1826).

Giudizio critico

Monti il pi grande poeta neoclassico. Nonostante


l'incoerenza politica, ebbe un gran merito: creare un
"classicismo borghese italiano", il carattere di una
cultura finalmente nazionale, definita rispetto allo stile
neoclassico internazionale.

Ugo Foscolo
Ugo Foscolo il poeta che meglio ha rappresentato il travaglio e la
maturazione di una nuova letteratura fra neoclassicismo e proposta romantica,
tesa alla ricerca di un proprio carattere "italiano".
La vita

Nasce nell'isola greca di Zante nel 1778. Completa gli


studi a Venezia a partire dal 1793. Nel 1797 si arruola
nell'esercito napoleonico. Deluso da Napoleone, che ha
consegnato Venezia all'Austria (1797), negando i
principi di nazionalit, si trasferisce a Milano (poi a
Firenze), entra in contatto con i principali letterati
dell'epoca (Parini e Monti) e vive anni di grandi passioni
e di intensa attivit creativa. Dopo la sconfitta di

Napoleone e la restaurazione austriaca fugge in esilio in


Inghilterra (1816), dove conduce una vita segnata dalle
difficolt economiche; muore presso Londra nel 1827.

Le opere L'"Ortis"

Riscritto nel 1802, dopo una stesura incompleta del


1798, il romanzo le Ultime lettere di Jacopo Ortis
testimonia il travaglio letterario e politico di una cultura
italiana sostanzialmente delusa dai nuovi principi
rivoluzionari.

I "Sonetti" e i "Sepolcri"

I Sonetti (1803) e il carme Dei sepolcri (1806-07)


impongono un neoclassicismo eroico e
prerisorgimentale, mai tentato dai poeti neoclassici
contemporanei a Foscolo.

"Le Grazie"

Poema incompiuto in tre inni, celebra in una mitica


Grecia la poesia come supremo ideale di bellezza. uno
dei capolavori di Foscolo.

Giudizio critico

Foscolo uno scrittore di crisi ma anche di profonda


rinascita: accese il grande insegnamento musicale e
ideale del neoclassicismo di una passione drammatica
del tutto romantica ed europea.

Il romanticismo
Il romanticismo si diffonde per tutto l'Ottocento: in un certo senso la cultura
del secolo. Non una semplice contrapposizione alla razionalit
dell'illuminismo, anche se rispetto alla ragione mette l'accento sulla fecondit
della passione, dell'irrazionalit e dell'indicibile. In realt il romanticismo si
presenta in sorprendente continuit con la ricerca illuministica del "moderno";
per, come se la sua maturazione si manifestasse in una sorta di trasgressione
e di radicale novit culturale. D'altra parte,il romanticismo per tutto l'Ottocento
raccoglier orientamenti diversi e contrastanti : dall'esaltazione di un libertario
individualismo alla proposta del pi introverso, se non reazionario, spirito di
conservazione. In Italia la polemica romantica condotta dalle riviste "Il
Conciliatore"e "L'Antologia": esponenti di spicco sono Giovanni Berchet e Silvio
Pellico. Collaterali al romanticismo sono gli esiti altissimi della poesia in dialetto
del milanese Carlo Porta e del romano Gioacchino Belli.
Il romanticismo

I temi della cultura romantica sono l'esaltazione


dell'individualismo e della natura del genio;
l'affermazione del continuo divenire della storia; la
supremazia della passione, del sogno e del dramma

personale. Anche la fiaba un modo per scoprire le


passioni naturali del popolo.

Romanticismo italiano

Giovanni Berchet (Lettera semiseria di Giovanni


Grisostomo al suo figliuolo, 1816) afferma il carattere
"popolare" (nel senso di borghese) della poesia
romantica; Silvio Pellico (con Le mie prigioni, 1832)
ottiene un grande successo descrivendo le sue
sofferenze di patriota incarcerato dall'Austria.

Carlo Porta

Simpatizzante del movimento romantico, Carlo Porta


scrive in un duttilissimo dialetto milanese. Le sue Poesie
(1826) sono un esempio altissimo di dolente satira
sociale e di guizzante comicit, riflesse nell'infinita
variet di registri del dialetto.

Giuseppe Gioachino Belli

Con i suoi 2279 Sonetti intende lasciare un


"monumento" alla plebe romana, osservata con occhio
distaccato, in un "inferno"' in cui tutto si ripete
rimanendo immobile. Da questo senso di impotenza
nasce l'amara comicit belliana.

Alessandro Manzoni
Alessandro Manzoni la figura pi significativa del romanticismo. La sua opera
segna l'ingresso della letteratura italiana nel grande realismo romantico
europeo, simboleggiando la nuova coesione nazionale e risorgimentale. Egli ha
sottratto la moderna letteratura italiana alla sua rigidit classicista e alla
sostanziale indifferenza alla storia: la letteratura deve impegnarsi sul piano
morale e sociale e deve svolgere una funzione educativa. I promessi sposi sono
in tal senso un'opera di straordinaria novit, il cui pregio maggiore quello di
essere un grande romanzo popolare, di ampio progetto narrativo ed
eccezionale risultato linguistico.

La vita

Dopo studi in collegio a Milano, si reca a Parigi (1805)


dove frequenta i salotti intellettuali. Nel 1810 si
converte al cattolicesimo e sposa Enrichetta Blondel,
dalla quale avr dieci figli. Rientrato a Milano,
simpatizza per i romantici contro i classicisti. Vive
prevalentemente il resto della vita a Milano e nella
vicina Brusuglio, dedito agli studi. Nel 1840, morta la
moglie, sposa Teresa Stampa. Nel 1861 nominato
senatore del Regno d'Italia e vota per Roma capitale
nonostante l'opposizione papale.

Opere poetiche

Gli Inni sacri (1815) e le odi civili, Marzo 1821 e Il cinque


maggio (1821) hanno uno "stile petroso", lontano dai
modelli petrarcheschi e ricco di riferimenti biblici.

Le tragedie

Il conte di Carmagnola (1820) segnata da un


pessimismo radicale; l'Adelchi (1822) oppone le ragioni
della giustizia e della piet a quelle della politica.

"I promessi sposi"

La prima redazione del romanzo ha il titolo di Fermo e


Lucia (1821-23); le altre due sono del 1827 e del 1842.
Vuole essere un grande romanzo capace di rivolgersi al
popolo, in cui converge tutta la poetica manzoniana.

La poetica

La letteratura deve cercare il "vero" e dunque il "reale".


Il suo scopo l'insegnamento offerto a tutte le classi
sociali. Il cattolicesimo un modo per proporre
romanticamente l'idea nazionale e morale di letteratura.
La lingua, in quanto mediazione fra dialetto e toscano
letterario, la via essenziale di questa comunicativit
nazionale.

Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi il pi grande poeta dell'Ottocento e indubbiamente il
fondatore della moderna poesia italiana. La sua eccezionalit - anche rispetto
alla cultura internazionale - si rivela nel fatto che fu poeta moderno e
innovatore, pur definendosi antiromantico e interessato a una continuit stretta
con la tradizione, nel quadro di un pensiero di drammatico pessimismo
cosmico. D'altra parte, il suo classicismo molto lontano dalla polverosa
letterariet di tanti neoclassici italiani. La grandezza di Leopardi si sintetizza in
una semplicissima formula: aver pensato alla poesia come scommessa
dignitosa per capire l'esistenza e cercare la verit.

La vita

Precoce, autodidatta, poeta e filologo, vive


prevalentemente nella natia Recanati, afflitto da gravi
problemi di salute. Compie brevi soggiorni a Roma,
Milano, Firenze, Pisa e Bologna e infine si trasferisce a
Napoli, dove muore.

Filosofia

La realt "solido nulla"; il nulla-materia provoca


dolore; la natura la materializzazione dell'enigma del
nulla. Non c' posto per filosofie spiritualistiche e
ottimistiche.

Opere in prosa

Lo Zibaldone, sterminato laboratorio introspettivo


annotato tra il 1817 e il 1832, e le Operette morali, un
capolavoro di ironia e ricerca filosofica.

Opere poetiche

I Canti, pubblicati in due edizioni nel 1831 e 1835, pi


una postuma del 1845, che contengono il primo nucleo
delle nove canzoni (tra cui: Ad Angelo Mai; Nozze della
sorella Paolina; A un vincitore nel pallone; Bruto minore;
Ultimo canto di Saffo) del 1818-22 e dei cinque piccoli
idilli (capolavori assoluti: L'infinito; Alla luna) del 181921; i "grandi idilli" (Il risorgimento; A Silvia; Il passero
solitario; Le ricordanze; La quiete dopo la tempesta; Il
sabato del villaggio; Il canto notturno del pastore
errante dell'Asia), composti intorno al 1828-29; il
cosiddetto "ciclo di Aspasia" (Il pensiero dominante,
Consalvo, Amore e Morte, A se stesso, Aspasia),
composti fra il 1832 e il 1835; infine Il tramonto della
luna e il canto corale della Ginestra.

Poetica

Al centro della poesia il dolore umano e l'unica


risposta possibile: dire la verit a se stessi. La
letteratura un'esperienza di struggente
rammemorazione, polemica con gli ottimisti e alla
ricerca di una consolazione filosofica.

Letteratura risorgimentale
Si pu parlare di letteratura risorgimentale solo a partire dal 1830, quando
l'impegno politico assume una centralit e un'urgenza che non erano ancora
evidenti nei decenni precedenti. D'altra parte, il Risorgimento italiano nasce
proprio da una maturazione storico-culturale che passa per la crisi della
Carboneria e delle azioni isolate e approda a una coscienza politica e culturale
nazionale in senso moderno. Secondo la fortunata formulazione di De Sanctis
sono due i grandi parametri del pensiero politico risorgimentale: la scuola
democratica e quella cattolico-liberale. Sul piano pi strettamente artistico, gli
esiti pi alti vengono dal romanzo di Nievo e dalla storiografia letteraria di De
Sanctis.

Scuola democratica

Scrivere lottare; significa educare il popolo a una


nuova coscienza nazionale, libera e repubblicana.
Esponenti: Giuseppe Mazzini (1805-1872), patriota e
intellettuale, fonda la Giovine Italia, autore di saggi
(Scritti letterari di un italiano vivente, 1847; Dei doveri
dell'uomo, 1861); i romanzieri Giovanni Ruffini (18071881) e Francesco Domenico Guerrazzi (1804-1873).

Carlo Cattaneo

Carlo Cattaneo (1801-1869) fond a Milano la rivista "Il


Politecnico" (1839), organo di diffusione del riformismo.
Elabor un progetto repubblicano e federalista
dell'Italia. Principali opere: Dell'insurrezione di Milano
nel 1848 e della successiva guerra (1848), Memorie di
economia pubblica (1860).

Carlo Tenca

Carlo Tenca (1816-1883), critico militante promosse il


reale e scrisse Delle condizioni dell'odierna letteratura
in Italia (1846).

Carlo Pisacane

Carlo Pisacane (1818-1857), esponente del pensiero


rivoluzionario vicino al socialismo, fece coincidere
pensiero e azione. Mor nella spedizione di Sapri.

Scuola cattolico-liberale

Si esprime nel cosiddetto "neoguelfismo", che vedeva il


cattolicesimo e la Chiesa come garanti di una nuova
coscienza nazionale. La prospettiva politica fu
prevalentemente moderata. Esponenti: Vincenzo
Gioberti (1801-1852), autore del manifesto del
neoguelfismo Del primato morale e civile degli italiani
(1843); i piemontesi Cesare Balbo (1789-1853) con
Delle speranze d'Italia (1844) e Massimo D'Azeglio
(1798-1866), autore di romanzi storici (Ettore
Fieramosca ossia la disfida di Barletta, 1833) e di
un'autobiografia (I miei ricordi, 1867). Figura pi
complessa quella di Antonio Rosmini (1797-1855), che
propose una forte riforma della Chiesa.

Niccol Tommaseo

Linguista straordinario e scrittore di forte impianto


religioso-mortale, Tommaseo (1802-1874), padovano,
partecip alla rivolta veneziana del 1848. Scrisse
trattati, romanzi, ma monumenti fondamentali sono il
suo Nuovo dizionario della lingua italiana (1858-79) e il
romanzo Fede e bellezza (1840).

Giuseppe Giusti

Esponente della poesia satirica, Giusti (1809-1850)


compose Versi (1844), scherzi politici e un libro storicopolitico Cronaca dei fatti di Toscana (1890).

Ippolito Nievo

Patriota garibaldino (1831-1861), mor durante la


spedizione dei Mille. Le Confessioni di un italiano, scritto
nel 1857-58, pubblicato postumo nel 1867, il ritratto
di una generazione delusa ma anche definitivamente
congedata dall'illusione risorgimentale.

Francesco De Sanctis

Napoletano (1817-1883), con la sua Storia della


letteratura italiana (1870-71) ricostruisce il grande

sfondo storico etico-civile dal quale sono sorti i


capolavori della letteratura italiana. La sua opera indica
l'apertura a un nuovo realismo non pi indebolito dal
sentimentalismo romantico. L'artista deve immergersi
nella societ.

La reazione antiromantica
La conclusione del Risorgimento, con l'unificazione del Regno d'Italia (1861),
nonostante gli eventi esaltanti a cui molti letterati avevano preso parte, lasci
emergere un grave disagio intellettuale, frutto delle molte speranze andate
deluse e di un'emarginazione sociale a cui l'artista sembrava votato. Questo
senso di delusione si concretizz in una radicale critica al romanticismo
attraverso sia il disimpegno della Scapigliatura, sia il classicismo critico di
Carducci.

Verismo

Scapigliatura

La Scapigliatura, sorta e sviluppatasi a Milano negli anni


'70-'80, pi che un vero gruppo fu un orientamento di
rottura e di anticonformismo per provocare e attaccare
(attraverso un furioso sperimentalismo formale) la
polverosa e sentimentale tradizione retorico-umanistica.

Esponenti

C. Arrighi (1830-1906); U.I. Tarchetti (1839-1869); il


musicista e scrittore Arrigo Boito (1842-1918); Emilio
Praga (1839-1875), poeta (Fiabe e leggende, 1867) e
narratore (Memorie del presbiterio, 1877).

Carlo Dossi

Carlo Dossi (1849-1910) l'esponente pi


rappresentativo della Scapigliatura, autore di ritratti
negativi tra ironia e paradosso (L'Altrieri-nero su bianco,
1868, e Vita di Alberto Pisani scritta da C.D., 1870).

Carducci

Carducci (1835-1907), attivo nell'insegnamento


universitario e nella vita politica, vate del Regno d'Italia,
riusc a rimettere in gioco sia le estenuate istanze del
nostro migliore classicismo, sia le nuove necessit
realistiche europee. Produzione giovanile: Juvenilia
(1850-60), Levia gravia (1861-71), Giambi ed epodi
(edizione definitiva 1882). Produzione della maturit:
Odi barbare (1877) e Rime nuove (1887); Rime e ritmi
(1899). Notevole la sua sperimentazione metricolinguistica.

Il Verismo il movimento letterario italiano pi interessante della seconda


parte del secolo che, sulle premesse filosofiche del positivismo, trae origine
dalle teorie del naturalismo francese e dalle condizioni proprie del momento
storico italiano, come la grave crisi delle regioni meridionali, l'esistenza di una
consuetudine linguistica e dialettale di carattere regionale e la mancanza di
una consolidata tradizione di narrativa romantica di tipo realistico e di
contenuto sociale. Maestro indiscusso del movimento Giovanni Verga. Una
posizione pi appartata, ma pi inquieta, quella di Antonio Fogazzaro.

Verismo

Il verismo si propone, coerentemente con le concezioni


naturalistiche, di offrire al lettore la fotografia della
realt senza interferenza dell'autore. Ma per il verismo
la letteratura non una scienza: la narrazione resta
l'esperienza misteriosa dell'inspiegabile destino umano.
Gli ambienti veristi sono prevalentemente la campagna
del meridione.

Luigi Capuana

Luigi Capuana (1839-1915), siciliano, autore dei romanzi


Giacinta (1879) e Il marchese di Roccaverdina (1901).

Federico De Roberto

Federico De Roberto (1861-1927), napoletano: romanzi


L'illusione (1891) e il capolavoro I vicer (1894).

Emilio De Marchi

Emilio De Marchi (1851-1901), milanese: romanzi Il


cappello del prete (1887), Demetrio Pianelli (1889),
Giacomo l'idealista (1897).

Matilde Serao

Matilde Serao (1856-1927), napoletana: Il ventre di


Napoli (1884), Il paese di cuccagna (1891).

Grazia Deledda

Grazia Deledda (1871-1936), sarda, premio Nobel


(1926): romanzi Elias Portolu (1903), Cenere (1904),
Canne al vento (1913), La madre (1920).

Edmondo De Amicis

Edmondo De Amicis (1846-1908), ligure, autore del libro


per ragazzi Cuore (1886).

Giovanni Verga

Nativo di Catania (1840-1922), fu protagonista del


verismo italiano. Periodo preverista: Una peccatrice
(1866), Storia di una capinera (1871), Tigre reale
(1875), Eros (1875). Verismo: Vita dei campi (1880),
Novelle rusticane (1883), il ciclo dei vinti con I
Malavoglia (1881) e Mastro-don Gesualdo (1889).
Ultimo periodo: Dal tuo al mio (1903). Nella novella
L'amante di Gramigna espone la teoria
dell'impersonalit: "il romanzo avr l'impronta

dell'avvenimento reale, e l'opera d'arte sembrer


essersi fatta da s, aver maturato ed essere sorta
spontanea come un fatto naturale, senza serbare alcun
punto di contatto col suo autore".

Antonio Fogazzaro

La letteratura del vicentino Fogazzaro (1842-1911) un


incontro di sensualit e di ricerca religiosa. Il mistero, il
dramma della malattia, si fondono in un disperato
squilibrio spirituale. Romanzi: Malombra (1881), Daniele
Cortis (1885), Piccolo mondo antico (1895), Piccolo
mondo moderno (1901), Il Santo (1905).

Tra 800 e 900: la stagione decadente


L'artista decadente afferma la propria orgogliosa differenza chiudendosi in un
aristocratico e sofferto rifiuto della societ. Il decadentismo si esercita su temi
quali l'inconscio e il sogno, la memoria e l'infanzia, l'angoscia e il senso della
morte. Ricorrenti sono il gusto per l'artificio e l'eleganza ricercata contro la
volgarit dell'arte di massa ; il fascino dell'Oriente lontano o l'attrazione per le
droghe; il rifiuto della solidariet sociale, pur nel vagheggiamento d'indistinti
ideali umanitari; la sensualit provocante; l'erotismo morboso; il culto per
l'esoterico e il satanico, non di rado accompagnato da slanci misticodevozionali e da ritorni alla fede cattolica. Vengono rifiutate le tecniche
letterarie fondate sul valore logico e razionale della parola; se ne cercano altre
nuove, che facciano leva sugli elementi evocativi e allusivi e quindi sulle
suggestioni fono-simboliche del linguaggio.
Si d cos spazio a un forte estetismo e a una letteratura simbolista, capace di
far interagire tutte le differenze musicali, figurative, poetiche di un segno
letterario. In Italia il vero portavoce del nostro decadentismo fu D'Annunzio,
mentre Pascoli fond, in modo originale e diverso dal contesto europeo, la
poesia simbolista italiana.

Decadentismo

Il decadentismo si sviluppa a partire dagli anni '80 e con


origine a Parigi. In opposizione al positivismo esalta
l'irrazionalit, il mistero, l'estetismo e la prospettiva
simbolista.

D'Annunzio Vita

Gabriele D'Annunzio (1863-1938) vive sprezzante di


ogni morale comune, buttandosi con lo stesso ardore
nella vita privata e pubblica e nella produzione
letteraria. Affronta quasi tutti i generi letterari. Tipico
esponente del decadentismo, ha il grandissimo merito
di sprovincializzare la nostra letteratura.

Opere

Periodo verista: Canto novo (1882), Novelle della


Pescara (1902). Periodo decadente: i romanzi Il piacere
(1889), L'innocente (1892), Il trionfo della morte (1894);
in poesia, Poema paradisiaco (1893). Produzione
teatrale: La figlia di Iorio (1904), La fiaccola sotto il
moggio (1905), La nave (1908). Il capolavoro poetico:
Laudi: Maia (1903), Elettra (1903) e Alcyone (1904).
Ultimo periodo: La Leda senza cigno (1913), Notturno
(1921), Libro segreto (1935).

Pascoli

Giovanni Pascoli (1855-1912) vive un'infanzia e gli anni


giovanili turbati da gravi lutti familiari. Dopo anni di
impegno politico, diviene docente universitario.

Opere

Opere poetiche: Myricae (1891); i Poemetti (1897); i


Canti di Castelvecchio (1903); Poemi conviviali (1904),
Odi e inni (1906); Canzoni di re Enzio (1911); Poemi
italici (1911); Poemi del Risorgimento (1913, postumo).
Notevole anche la sua produzione in latino.

Poetica

Nella poesia parla una voce "fanciulla", che coglie il


mistero in forma diretta e indifesa, per brevi lampi e
raffinati tocchi di colore. La poesia la trascrizione del
mistero delle cose. La sua poesia simbolista, la
sperimentazione espressiva riescono a gettare le basi
per la grande esperienza poetica del Novecento.

IL 900

L'inizio del secolo fino alla guerra mondiale ancora caratterizzato dall'influsso
dei tre grandi poeti a cavallo tra Otto e Novecento: Carducci, Pascoli e
D'Annunzio. A Carducci e D'Annunzio si ribellano per via ironico-esistenziale il
crepuscolarismo e il cenacolo della "Voce", e per quella avanguardistica il
futurismo. Al contrario la sperimentazione pascoliana viene accolta come
modello di stile. Parallelamente si realizzano le due maggiori esperienze
letterarie di livello europeo: la drammaturgia di Pirandello e la narrativa di
Svevo. Gli anni '20, accanto a chiari segni di richiamo alla tradizione, vedono
l'affermarsi di due grandi personalit: Ungaretti e Montale. L'ermetismo, che
contraddistingue il decennio successivo, sembra concentrare la creativit
poetica sulle valenze puramente espressive della parola, cercando rifugio dalla
realt storica in una vaga dimensione religiosa. La seconda guerra mondiale

costringe a compiere scelte decisive e drammatiche e rimette in moto una


concezione della letteratura segnata dall'impegno politico-civile, che avr nel
neorealismo il suo momento culminante. L'esordio di scrittori come Pasolini,
Sciascia e Calvino si affianca al gi sicuro magistero linguistico e intellettuale di
Moravia e Gadda, destinati a svolgere un ruolo guida nei decenni successivi. Il
sempre pi accentuato contrasto tra cultura e societ ispira la contestazione e
l'impegno delle neoavanguardie degli anni '60. Nell'ultimo quarto di secolo, a
un progressivo affievolirsi della poesia in lingua, si contrappone il rifiorire dei
poeti dialettali. Nella prosa prevale un generale appiattimento sulla cronaca,
alla ricerca di trame narrative di non ampio respiro vicine al taglio delle
sceneggiature cinematografiche.

Al di la del decadentismo
Il secolo si apre all'insegna della ricerca espressiva e teorica. In Italia e in
Europa dominano le "avanguardie". La presenza di Pascoli e D'Annunzio
ancora molto forte. Le prospettive letterarie del primo decennio possono essere
cos schematizzate: il crepuscolarismo, che rovescia il mito romanticodecadente del poeta in favore di una nuova ironica semplicit; il futurismo, che
si propone come nuovo linguaggio della modernit; il dibattito delle riviste e
l'apertura alla poetica del "frammento", cio l'avvio a una nuova tensione
poetico-morale. Dal primo dopoguerra la letteratura trova una testimonianza
assolutamente originale e ormai libera da qualsiasi modello decadente.

Il crepuscolarismo

Il mondo poetico crepuscolare si compone di situazioni


ricorrenti, per lo pi del piccolo mondo della provincia. I
poeti non credono pi ai valori tradizionali, filosofici,
politici o scientifici imperanti. Si sentono soli e
incompresi e si chiudono nel proprio disagio. La lingua
sempre dimessa e prosastica. Solo in Gozzano
dominano un'ironia e autoironia lancinante.

Esponenti principali

Esponenti principali furono i poeti Guido Gozzano (18831916), Sergio Corazzini (1886-1907), Marino Moretti
(1885-1979), Corrado Govoni (1884-1965).

Il futurismo

Il futurismo il movimento d'avanguardia pi


importante di inizio secolo. Si basa sul rifiuto di tutte le
forme artistiche tradizionali; cerca un linguaggio
sperimentale ed eversivo, adeguato alla moderna civilt
delle macchine e basato su un atteggiamento che vuole
riprodurre il vitalismo dell'epoca moderna.
L'elaborazione teorica fu affidata ai cosiddetti
"manifesti".

Esponenti principali

Il rappresentante pi significativo Filippo Tommaso


Marinetti (1876-1944), che pubblic il primo Manifesto
del futurismo (1909). Fra gli altri esponenti di rilievo:
Ardengo Soffici (1879-1964) e Aldo Palazzeschi (18851974), il quale tuttavia dopo un'iniziale adesione al
futurismo passa a una narrativa meno sperimentale e
pi realistica (Le sorelle Materassi, 1934).

"La Voce"

"La Voce" (1908-1916) una delle principali riviste dei


primi del Novecento. Il suo lavoro rappresenta e
sintetizza il grande dibattito culturale d'inizio secolo. I
vociani vogliono un forte impegno morale ed espressivo.
La lingua poetica si apre al cosiddetto "frammentismo",
cio a un'espressione poetica capace di trascrivere
direttamente il dramma esistenziale.

Esponenti principali

Il triestino Scipio Slataper (1888-1915, autore del


romanzo Il mio Carso, 1912); il ligure Giovanni Boine
(1887-1917, autore del romanzo autobiografico Il
peccato, 1914); il genovese Piero Jahier (1884-1966,
che esalt la vita di un'umanit semplice e tenace nel
romanzo Con me e con gli alpini, 1919); il goriziano
Carlo Michelstaedter (1887-1910, La persuasione e la
rettorica, 1913).

Federigo Tozzi

L'arte del senese Tozzi (1883-1920) trae origine dalla


rappresentazione di una materia fortemente
autobiografica, fatta di ricordi ancora dolorosi, di fobie,
di pulsioni profonde del suo animo. La scrittura rispetta
la struttura dei periodi, gli aspetti fonetici vicino
all'andamento della lingua parlata, e acquista
nell'insieme una grande carica espressionistica. Sue
opere principali sono: Bestie (1917), Con gli occhi chiusi
(1919), Tre croci (1920), Il podere (1921).

Benedetto Croce e il dibattito critico


Il neoidealismo italiano segna la rinascita del pensiero hegeliano e la forte
opposizione nei confronti del metodo positivista. Il pensiero di Croce e di
Gentile si fece riferimento essenziale sia per lo storicismo sia per il liberalismo
italiano. Attorno a questa rinascita filosofica di inizio secolo matura, in modo
assai complesso e ricco, il pensiero di scrittori o saggisti come Papini,
Prezzolini, Gramsci. La riflessione sulla letteratura, inoltre, anima in varie
direzioni il lavoro critico di autorevoli figure quali Serra, Borgese, Cecchi e
Debenedetti.

Croce

Filosofo fondatore del neoidealismo italiano, storiografo


e critico lettarario, Benedetto Croce (1866-1952)
l'indiscusso riferimento dell'estetica e della critica
letteraria del Novecento italiano. Formul il concetto di
intuizione-espressione, osservando che l'immagine che
l'artista riproduce con il suo mezzo specifico anzitutto
rappresentazione di un sentimento: l'opera d'arte non
cio semplice imitazione o riproduzione d'una realt
individuale, bens del modo autonomo in cui l'artista
vede o intuisce quella realt; in essa dunque contenuto
e forma sono tutt'uno.

Giudizio

Convinto assertore di una concezione dell'arte come


armonica perfezione, si oppose ad autori e correnti
innovatori e d'avanguardia.

Antonio Gramsci

Antonio Gramsci (1891-1937), uno dei fondatori del


Partito comunista d'Italia (1921), rifiuta la concezione
elitaria della cultura, auspicando l'avvento di un
intellettuale "organico", cio partecipe dello sviluppo
sociale. Per lui la cultura (le idee e la divulgazione) vive
in una realt dinamicamente politica e assume dunque
un ruolo decisivo per creare una nuova "egemonia"
della classe operaia e fondare una nuova "coscienza
nazionale". Opere principali Quaderni del carcere (192934).

Papini e Prezzolini

Papini e Prezzolini, entrambi collaboratori della rivista


"La Voce", sono protagonisti di una cultura vivace,
esuberante, spesso contraddittoria, mai vacua, che
sperimenta e attacca radicalmente qualsiasi forma di
cultura accademica. Di Papini (1882-1956), fondatore
della rivista "Lacerba", sono da ricordare Il crepuscolo
degli dei (1907), Un uomo finito (1912); La storia di
Cristo (1921), testimonianza della sua clamorosa
conversione al cattolicesimo; Le schegge (1971,
postumo) che raccolgono le sue pagine migliori.
Prezzolini (1882-1982), fondatore della rivista "La Voce"
(1908), fu un grande divulgatore di idee e di cultura.
Stimolante descrizione dei primi decenni del Novecento
la sua autobiografia L'italiano inutile (1953).

Il dibattito critico

Espresso in varie direzioni dalla riflessione sulla


letteratura, ha come principali protagonisti: Renato
Serra (1884-1915), autore soprattutto di Esame di
coscienza di un letterato (1915); Giuseppe Antonio
Borgese (1882-1952) a cui si devono rilevanti saggi
sulla letteratura italiana, sui crepuscolari, sul fascismo

(Golia, la marcia del fascismo, 1937, in inglese), Le


novelle (1950), e fra i romanzi, Rub (1921); Emilio
Cecchi (1884-1966), vociano tra i fondatori della rivista
"La Ronda", esperto di letteratura inglese e americana,
autore di una Storia della letteratura italiana (9 voll.,
1965-69) e di brevi e raffinate prose giornalistiche (tra
cui Pesci rossi, 1920, Qualche cosa, 1931); Giacomo
Debenedetti (1901-1967), crociano avvicinatosi alla
critica marxista e alla psicoanalisi, autore di Saggi
critici (1929; 1945; 1959) e dei fondamentali Il
personaggio-uomo (1970) e Il romanzo del Novecento
(1971), nei quali focalizz la sua attenzione critica sul
personaggio narrativo.

Luigi Pirandello
Luigi Pirandello compie una grande rivoluzione letteraria, specie nel teatro.
Partito dal naturalismo, approda a una tecnica che, a differenza di quella
ottocentesca, rinuncia all'unicit della voce narrante. Mostrare la "duplicit"
comica e tragica dell'esistenza significa descrivere l'apparenza, le
contraddizioni e le ambiguit tipiche dell'uomo del Novecento.

La vita

Luigi Pirandello (1867-1936), di Agrigento, si laurea in


Germania e, stabilitosi a Roma, insegna alla facolt di
Magistero dal 1897. Un dissesto economico e le gravi
condizioni mentali della moglie lo costringono a
un'intensa attivit di scrittore. Nel 1924 aderisce al
fascismo. Nel 1925 fonda il Teatro d'Arte con una
propria compagnia. Accademico d'Italia nel 1929 e
premio Nobel per la letteratura nel 1934.

Narrativa

L'esclusa (1901); Il fu Mattia Pascal (1904); I vecchi e i


giovani (1909); Quaderni di Serafino Gubbio operatore
(1925); Uno, nessuno e centomila (1925); Novelle per
un anno (1922; poi postume, nel 1937 per complessivi
15 volumi).

Principali opere teatrali

Pensaci Giacomino (1916); Liol (1916); Cos (se vi


pare) (1917); Il berretto a sonagli (1917); Il piacere
dell'onest (1917); Il gioco delle parti (1918); Sei
personaggi in cerca d'autore (1921); Questa sera si
recita a soggetto (1930).

Giudizio critico

Pirandello compie una grande rivoluzione letteraria,


specie nel teatro. Partito dal naturalismo, approda a una

tecnica di sgranamento e di "ironizzazione" narrativa,


cos da definire un nuovo punto di vista della scrittura,
non pi monolitico e ottocentesco bens policentrico e
relativistico. Mostrare la "duplicit" comica e tragica
dell'esistenza significa descriverne l'apparenza: l'uomo
romantico si sgretola a favore di una coscienza
profondamente paradossale, come appunto la coscienza
dell'uomo del Novecento.

Italo Svevo
Italo Svevo uno dei maggiori romanzieri italiani contemporanei; egli ha fatto
suo il presupposto essenziale del Novecento: la letteratura un'analisi spietata,
paradossale e ironica della coscienza moderna. Narrare non significa pi
rappresentare il mondo, quanto trascrivere l'assurda e inquietante casualit
delle sue leggi, della sua possibile insignificanza. Al pari dei migliori scrittori di
inizio Novecento, ha colto la crisi della cultura europea, l'ansia e l'inspiegabile
tragicit della vita quotidiana.

La vita

Svevo lo pseudonimo di Aron Ettore Schmitz (18611928), triestino di origine ebraico-tedesca. Compie studi
tecnico-commerciali e si impiega in banca passando poi
a dirigere l'azienda del suocero. Svolge
contemporaneamente la propria attivit di scrittore,
riscuotendo notevole successo soprattutto
internazionale.

Opere maggiori

Una vita (1892), storia di un uomo "inetto"; Senilit


(1898), storia di un uomo che s'innamora
drammaticamente di una donna molto pi giovane; La
coscienza di Zeno (1923), romanzo autobiografico di
una nevrosi e della sua cura psicoanalitica.

Giudizio critico

Svevo ha fatto suo il presupposto essenziale del


Novecento: la letteratura un'analisi spietata,
paradossale e ironica della coscienza moderna. Narrare
non significa pi rappresentare il mondo, quanto
trascrivere l'assurda e inquietante casualit delle sue
leggi, come della sua possibile insignificanza. Al pari dei
migliori scrittori di inizio '900, egli ha colto la crisi della
cultura europea, l'ansia e l'inspiegabile tragicit della
vita quotidiana.

La nuova poesia: Saba e Ungaretti

L'opera di Saba e Ungaretti una rivoluzione quasi inconsapevole. Saba cerca


la semplicit della parola, la musicalit del verso, un paesaggio reale e
quotidiano. In Ungaretti pi evidente il confronto con la tradizione francese; la
sua poesia coglie l'innocenza e la nuda verit umana anche delle circostanze
pi tragiche. Entrambi i poeti insieme con Campana, Rebora e Sbarbaro
inaugurano la nuova poesia italiana del Novecento.

Umberto Saba

Nutrita di tradizione poetica italiana e mitteleuropea, la


sua poesia aperta alla ricchezza e contraddittoriet
della vita in una fraterna comunione. Ma per questa sua
semplicit e "innocenza" di approccio con il mondo, egli
incontra il negativo, la sofferenza e il dolore che stanno
in fondo a ogni manifestazione della vita, anche la pi
gioiosa. Opera principale: Canzoniere (1945; 1961,
edizione postuma definitiva).

Giuseppe Ungaretti

La poesia la ricerca della verit umana e il poeta


"uomo di pena". Le parole, scavate fino all'osso, pesano
con un enorme dolore e diventano materia. La
solidariet e la compassione si elevano sui cumuli di
macerie. La metrica frantumata in versi brevissimi, la
parola scarnificata, ridotta alla sua essenza pura, e
tanto pi significativa perch sobria, frammento di vita
che si staglia sul bianco della pagina. Negli anni pi
maturi si riaffaccia la tradizione con un ritorno all'ordine
in una visione di ironica e malinconica saggezza.

Opere

Allegria di naufragi (1919); Sentimento del tempo


(1933); Il dolore (1947); La terra promessa (1950); Un
grido e paesaggi (1952); Il taccuino del vecchio (1960).

Dino Campana

Considerato per l'eccentricit della vita l'ultimo dei poeti


"maledetti", ha tentato uno sperimentalismo
originalissimo, che risente di numerose componenti
culturali, in primo luogo del simbolismo francese. Opera
principale: Canti orfici (1914), in cui il viaggio
metafora poetico-esistenziale.

Clemente Rebora

La sua poesia ha un'altissima ispirazione religiosa; il


dramma esistenziale comunque irrisolto si manifesta in
un fortissimo espressionismo lirico. Opere: Frammenti
lirici (1913), Canti dell'infermit (1956).

Camillo Sbarbaro

Fece della "rinuncia", della povert esistenziale il nucleo


della sua poesia, in una scabra e insieme levigata
oggettivit poetica. Opere principali: Resine (1911);
Pianissimo (1914); prose liriche: Trucioli (1920); Fuochi
fatui (1956), Scampoli (1960).

Gli anni 20 e 30
Il primo dopoguerra vede da una parte un rilancio della narrativa (con
l'esigenza di un nuovo tipo di romanzo) e dall'altra un "ritorno all'ordine",
rappresentato soprattutto dalle proposte della rivista romana "La Ronda". Negli
anni di consolidamento del regime fascista, il ventennio fra le due guerre
conosce una produzione narrativa e poetica di notevole livello. Riappare il
romanzo naturalistico a cui corrisponde un espressionismo tutto grottesco e
municipale. Si affacciano sul panorama letterario molte figure (come Montale,
Bontempelli, Debenedetti, Landolfi, Moravia) che saranno significative anche
per la letteratura della seconda parte del secolo.

Enrico Pea

Enrico Pea (1881-1958) autore di versi (Fole, 1910),


tragedie, romanzi e racconti (Moscardino, 1922; Il volto
santo, 1924), improntati alla rievocazione
autobiografica e versiliana.

La Ronda

La rivista romana "La Ronda", pubblicata fra il 1919 e il


1922, rifiuta l'esperienza di inizio secolo e propone una
sorta di nuovo classicismo, tutto "italiano", che si rif al
magistero di Manzoni e Leopardi, privilegiando la prosa
d'arte. Fra i rondisti riconosciamo.

I rondisti

Vincenzo Cardarelli (1887-1959), autore di Poesie (1936,


1942, 1948) di chiarezza classica, sul modello di
Leopardi. Riccardo Bacchelli (1891-1985), autore dei
romanzi storici Il diavolo al Pontelungo (1927), Il mulino
del Po (1938-40), di solido impianto narrativo, fonti di un
epos popolaresco. Antonio Baldini (1889-1962) che dopo
una serie di ritratti pungenti e ironici (Amici allo spiedo,
1918), scrisse i racconti Michelaccio (1924) e prose
romane (Rugantino). Il critico musicale Bruno Barilli
(1880-1952), autore del saggio Il sorcio del violino
(1926) e di frammenti autobiografici (Capricci di
vegliardo, 1951).

Massimo Bontempelli

Massimo Bontempelli (1878-1960) fond con C.


Malaparte la rivista "Novecento" (1926). Opere
principali: il romanzo Gente nel tempo (1937) e il lavoro
teatrale Minnie la candida (1927). Sostenne in
letteratura il "realismo magico", cio l'irruzione
dell'assurdo nella realt quotidiana per scoprire il senso
magico della vita.

Corrado Alvaro

Le opere principali del calabrese Corrado Alvaro (1895-

19567) sono i racconti Gente in Aspromonte (1930), la


trilogia Memorie del mondo sommerso (1946-1960) e il
romanzo L'uomo forte (1938).

"Solaria"

La rivista fiorentina "Solaria" (1926-36) propone


l'apertura a una coscienza letteraria europea e
cosmopolita, liberata dai condizionamenti
programmatici o nazionalistici.

I solariani

Fra i solariani si distinguono: Giovanni. Comisso (18951969), autore di Gente di mare (1929) e Giorni di guerra
(1930); Alessandro Bonsanti (1904-1984) autore della
tetralogia La buca di San Colombano (1964-1972);
Arturo Loria (1902-1957) con i racconti La scuola di
ballo (1932); Pier Antonio Quarantotti Gambini (19101965), noto per il romanzo L'onda dell'incrociatore
(1947).

Surrealismo e realismo
Il programma del surrealismo francese, promosso intorno agli anni '20 da Andr
Breton, non entr direttamente nella letteratura italiana, che invece mutu da
questo movimento pi che altro un immaginario fantastico. Il "surrealismo"
diffuso nelle opere di Bontempelli, nell'ultimo Pirandello o nella narrativa di
Palazzeschi derivava perlopi da esperienze autonome e direttamente
futuriste. Solo la narrativa di Savinio, Landolfi, Delfini, Buzzati e Campanile,
sembr mantenere un rapporto pi stretto con le esperienze surrealiste
francesi. Sempre intorno agli anni '30 si afferm anche una nuova forma di
"realismo": Bilenchi, Silone, Bernari, il primo Moravia ne furono i
rappresentanti.

Surrealismo

Il surrealismo italiano degli anni '30 pi che mutuare i


temi poetici e politici di quello francese, si ispir a un
immaginario fantastico, in parte erede delle esperienze
futuriste.

Alberto Savinio

La poliedrica opera di Alberto Savinio, pseudonimo di


Andrea de Chirico (1891-1952), mostra non solo una
ricchezza di interessi ma anche un'intensit espressiva
capace di sintetizzare leggerezza giocosa e gravit
teorica, narrazione sfolgorante e aforisma. Opere
principali: L'Hermaphrodito (1918) in versi e prose,
quasi un romanzo sperimentale in cui italiano e francese
si alternano; i racconti Casa "La Vita" (1943).

Tommaso Landolfi

Per Tommaso Landolfi (1908-1979), legato all'ermetismo


e influenzato dagli autori nordici e russi, la letteratura
diventa un gioco affascinante e terribile, in cui la vita
"narrata" si deforma in immagini scomposte e irreali.
Della sua vasta produzione si ricordano i racconti
surreali e grotteschi Il mar delle blatte (1939) e il primo
romanzo, La pietra lunare (1939).

Antonio Delfini

In Antonio Delfini (1907-1963) l'esuberante


immaginazione sconvolge ogni rapporto con la realt
(racconti Il ricordo della Basca, 1938), e raggiunge il
culmine nel romanzo Il fanalino della Battimonda
(1940), dove viene stravolta anche la sintassi.

Dino Buzzati

La narrazione di Dino Buzzati (1906-1972) si avvale


dell'ambientazione fantastica, in luogo e tempo
imprecisati, per descrivere le pi quotidiane forme della
frustrazione esistenziale. Da ricordare i racconti
Brnabo delle montagne (1933) e il romanzo Il deserto
dei Tartari (1940).

Cesare Zavattini

In Cesare Zavattini (1902-1989), anche sceneggiatore di


numerosi film del neorealismo, la prosa scintillante,
umoristica, surreale, capace di esprimere rapidamente
timbri diversi, dal fiabesco al drammatico, dal comico al
sentimentale. Tra le opere: Parliamo tanto di me (1931)
e Straparole (1967).

Romano Bilenchi

Romano Bilenchi (1909-1989), scrittore essenziale, ha


come tema dominante la perdita dell'ingenua felicit
dell'infanzia e l'incontro dell'adolescente con la violenza
degli uomini. Opere principali: Anna e Bruno (1938);
Conservatorio di Santa Teresa (1940).

Realismo

Intorno agli anni '30 si afferma un nuovo realismo, privo


di valenza magica. I contenuti sono il mondo contadino
e operaio.

Ignazio Silone

Al centro dell'opera di Ignazio Silone, pseudonimo


dell'abruzzese Secondo Tranquilli (1900-1978), sono la
vita dei contadini, i "cafoni" della Marsica con la loro
lotta senza speranza contro la terra arida e contro i
soprusi dei ricchi (Fontamara, 1933; Pane e vino, 1937)
e una prospettiva meno ideologica e pi etica (Il segreto
di Luca, 1956; L'avventura di un povero cristiano, 1968).

Carlo Bernari

Carlo Bernari, pseudonimo del napoletano Carlo Bernard


(1909-1992), con Tre operai (1934) anticipa l'avvento

del neorealismo in letteratura, rappresentando le classi


subalterne napoletane in una prospettiva ideologica di
sinistra. La sua scrittura limpida e armonica. In
Speranzella (1949) e Vesuvio e pane (1952) fonde
lingua e dialetto.

L'ermetismo
Gi dalla fine degli anni '20, e in modo pi cospicuo dagli anni '30, si sviluppa la
corrente poetica dell'ermetismo, termine usato inizialmente in senso negativo,
come sinonimo di oscurit, e divulgato dal critico Francesco Flora nel volume La
poesia ermetica (1936). Si tratta in realt di un'esperienza letteraria che
rinuncia alla semplicit della comunicazione per riprodurre la complessit
segreta e analogica del rapporto realt-poesia.

Ermetismo

una corrente letteraria degli anni '30 che rinuncia alla


semplicit della comunicazione per riprodurre la
complessit analogica del rapporto realt-poesia.

Quasimodo

Salvatore Quasimodo (1901-1968) uno dei poeti


ermetici pi significativi; fu premio Nobel per la
letteratura nel 1950. La poesia rappresenta per lui
l'estrema illusione, l'ultimo rifugio contro la
disgregazione dei valori. Il ritorno ai classici il
tentativo di ritrovare la perduta et dell'oro . Tra le
opere spiccano Ed subito sera (1942), Giorno dopo
giorno (1947), Dare e avere (1966). Notevoli le
traduzioni dei classici (Lirici greci, 1940).

Gatto

La poesia di Alfonso Gatto (1908-1981) presenta un


linguaggio ermetico fortemente evocativo. Da ricordare
le raccolte Isola (1932), La forza degli occhi (1954).

Sinisgalli

Leonardo Sinisgalli (1908-1981) coniuga l'esperienza


ermetica con una lirica pi razionale e realistica, nel
ricordo ossessivo della natia Lucania. Raccolte
principali: Campi elisi, (1939), L'et della luna (1962).

Eugenio Montale
Eugenio Montale forse il poeta italiano pi grande del Novecento, fu il poeta
della decenza e del rigore. La sua poesia, lontana da qualsiasi astrazione
ideologica, riusc a mostrare, nella complessit della sua ricerca espressiva, il
senso di un'autenticit umana che sa resistere a tutto, a patto di rifiutare

qualsiasi enfasi, qualsiasi facile gioco di vanit. Quasi tutta la poesia


contemporanea non ha saputo prescindere dal suo straordinario e limpido
insegnamento.
La vita e le opere
Il genovese Eugenio Montale (1896-1981), compiuti studi irregolari, dopo la
prima guerra mondiale collabor a varie riviste, entrando in contatto con
l'ambiente culturale ligure (soprattutto C. Sbarbaro). Nel 1922 uscirono i primi
versi sulla rivista "Primo tempo" di Torino, citt nella quale conobbe G.
Debenedetti e P. Gobetti, che gli pubblic Ossi di seppia (1925). Nello stesso
anno firm il Manifesto degli intellettuali antifascisti e, con il saggio Omaggio a
Italo Svevo, avvi la scoperta del grande scrittore triestino. Trasferitosi a
Firenze nel 1927, assunse nel 1929 la direzione del Gabinetto Vieusseux, che
mantenne fino al 1938, allorch fu allontanato perch non iscritto al Partito
Fascista. In quel periodo, culminato nella pubblicazione delle Occasioni (1939),
scrisse sulle maggiori riviste e conobbe Drusilla Tanzi, che pi tardi divenne sua
moglie. Nel 1945 si iscrisse al Partito d'Azione. Nel 1948 si trasfer a Milano,
dove da allora visse fino alla morte e fu redattore del "Corriere della Sera".
Intensa fu in quegli anni l'attivit di traduttore (T.S. Eliot, E. Pound, C. Kavafis,
W. Shakespeare, H. Melville e J. Steinbeck fra gli altri). Nel 1956 apparvero il
terzo grande libro di versi, La bufera, le prose della Farfalla di Dinard, seguiti
dai saggi di Auto da f (1966), dalle interviste-confessioni di Nel nostro
tempo (1972). Con Satura (1971) si apr l'ultima, prolifica stagione poetica, che
comprende anche Diario del '71 e del '72 (1973), Quaderno di quattro
anni (1977) e Altri versi (1981). Nel 1975 vinse il premio Nobel per la
letteratura.
La poetica
Il messaggio poetico di scabra razionalit, di ostinata resistenza e un destino
segnato dalla sconfitta, che Montale ha lanciato nella letteratura italiana,
fondamentalmente affidato a solo quattro opere.
"Ossi di seppia"
Fin dal suo apparire, nel 1925, la critica vide in Ossi di seppia il frutto gi
maturo di una personalit compiuta. Erano forti i legami metrici e sintattici con
la tradizione lirica (Dante, Leopardi, Pascoli, D'Annunzio e Gozzano), ma si
innestavano in un tessuto lessicale nuovo, distante dagli esperimenti delle
avanguardie come dalle teorizzazioni sulla cosiddetta poesia pura, e tuttavia
ricchissimo di assonanze e onomatopee, di guizzi della parola improvvisi e
inconsueti: soprattutto una lingua che esprimeva in toni composti e meditativi
una visione negativa dell'esistenza. La vita per l'uomo, inesorabilmente
calato in un "lago d'indifferenza", un muro "che ha in cima cocci aguzzi di
bottiglia"; l'unica speranza, esigua e parziale, nella contemplazione della

natura, che si apre talora in brevi squarci di luminosa pienezza. E, in effetti, il


paesaggio ligure, cos "scabro ed essenziale", ha gran parte in queste liriche,
con il suo minuzioso erbario mediterraneo, e Montale ne assorbe gli umori.
L'uomo, prigioniero del proprio cielo senza sogni, pu forse trovare qualche
conforto nella scintilla accesa qua e l, quasi per caso, da oggetti, simulacri,
eventi minimi nei quali esorcizza la propria sete di felicit.
"Le occasioni"
Le occasioni sono forse il libro pi compiuto, quello in cui meglio la regola
corregge l'emozione in un equilibrio perfetto, in un lirismo disteso, senza
accensioni. In esso gli "amuleti" e una salvifica presenza femminile prendono il
posto di pomari, ulivi e girasoli. Gli oggetti, analogamente a quanto accade
nella pittura metafisica e nel realismo magico, acquistano, straniati dal loro
contesto naturale, una "realt" diversa da quella loro consueta.
"La bufera"
La bufera fissa con sguardo attonito e amaro il senso di un'immobilit fattasi
rovina. Eppure, anche nel momento in cui "la lotta dei viventi / pi infuria",
balugina un lume di "decenza quotidiana (la pi difficile delle virt)", e il libro si
conclude con l'indizio di un nuovo inizio, di vita che risorge e ricomincia. Ma
nulla di consolatorio in questa attesa; essa appare piuttosto un ostinato
rifiuto ad arrendersi, il consapevole tentativo di opporsi a uno scetticismo
ineluttabile che, a poco a poco, diventa estrosa facezia, gioco amaro.
"Satura"
La poesia dell'ultima stagione di Montale si apre con Satura e mostra un tono
colloquiale, quasi gergale, mentre il verso cede alla prosa del tempo. Il poeta
guarda il mondo dall'alto dell'esperienza e affida il suo dire all'ironia anche
sarcastica, al paradosso, all'epigramma. Quel po' di elegia che rimane per la
memoria personale, per il colloquio con la moglie morta. In Quaderno di quattro
anni (1977) la cadenza quasi quotidiana dell'appunto poetico registra toni di
svagato disincanto: siamo quasi al nulla. Non a caso, il titolo del discorso che
Montale pronunci per il conferimento del Nobel fu: ancora possibile la
poesia? In un mondo sempre pi votato al progresso, il poeta (e, in generale,
l'artista) un superstite paladino di civilt.

Carlo Emilio Gadda


Osservatore acuto e lucidamente critico della societ italiana, sperimentatore
inesauribile delle potenzialit espressive del linguaggio, Gadda risulta una
figura affascinante e atipica della letteratura del Novecento. I suoi capolavori

restano l'esempio di una letteratura che ha cercato di trascrivere le sofferenze


e i paradossi, ma anche le orribili corruzioni della civilt moderna.
La vita e le opere
Carlo Emilio Gadda nacque a Milano nel 1893. Fatto prigioniero durante la
prima guerra mondiale e deportato, narr l'esperienza di quegli anni
nel Giornale di guerra e di prigionia, pubblicato in parte nel 1955 e
integralmente nel 1965. La morte dell'amatissimo fratello Enrico negli ultimi
giorni di guerra segn profondamente il suo animo e gli provoc uno stato di
nevrosi che lo torment per tutta la vita. Esercit la professione di ingegnere
elettrotecnico per qualche tempo in Italia e poi in Argentina. Tornato a Milano
(1924) inizi a collaborare con il giornale l'"Ambrosiano" e scrisse il suo primo
romanzo, Racconto italiano di ignoto del Novecento (1924-26), pubblicato solo
nel 1985. Inizi in questi stessi anni la collaborazione con la rivista "Solaria",
sulla quale (1927) pubblic il saggio Apologia manzoniana.Serie difficolt
economiche lo costrinsero a tornare alla professione d'ingegnere (1925-1931)
anche all'estero, ma Gadda si concentr sempre pi sull'attivit letteraria:
scrisse il saggio filosofico Meditazione milanese (1928-29) e il romanzo La
meccanica, incompiuti e pubblicati postumi (1970), e pubblic il suo primo
libro La Madonna dei filosofi (1931), raccolta di racconti di contenuto
psicologico, seguito (1934) da una seconda raccolta, Il castello di Udine,
incentrata sui ricordi di guerra. Nel 1936 ebbe origine il nucleo fondamentale
del suo capolavoro, La cognizione del dolore, un intenso romanzo (1938-41)
pubblicato incompleto su "Letteratura" ed edito nel 1963. Nel 1940 si trasfer a
Firenze ove rimase fino al 1950. Qui riun i racconti nell'opera L'Adalgisa.
Disegni milanesi (1944) ed entr in rapporto di amicizia con numerosi scrittori,
in particolare con Montale. L'immediato dopoguerra vide Gadda impegnato
nella stesura di un altro capolavoro, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana,
del quale pubblic ampi tratti su "Letteratura" nel 1946 (fu edito nel 1957). Nel
1950 si stabil a Roma, dove per quattro anni lavor alla RAI. Alla produzione di
nuovi testi (Il primo libro delle favole, 1952 e Novelle del Ducato in
fiamme,1953) affianc la continua, a volte ossessiva rielaborazione di testi gi
scritti o editi, (I sogni e la folgore, 1955; i saggi I viaggi la morte, 1958 e Verso
la Certosa, 1961). Nel 1963 usc una nuova raccolta I racconti. Accoppiamenti
giudiziosi, in cui alcuni dei suoi pi riusciti testi brevi sono accanto a importanti
inediti. L'ultima produzione di Gadda di tipo saggistico, (I Luigi di
Francia, 1964), ma non sono privi del gusto della narrazione e di audace
impasto linguistico Eros e Priapo (1967), implacabile indagine psicoanalitica
della struttura retorica del regime fascista e il divertente trattatello dialogico a
tre voci Il guerriero, l'amazzone, lo spirito della poesia nel verso immortale del
Foscolo (1967).
La cognizione del dolore

Lo stesso Gadda dice che la cognizione consiste nel "procedimento di graduale


avvicinamento di una nozione"; per questo i nove "tratti" che compongono il
romanzo La cognizione del dolore costituiscono altrettante tappe della
comprensione delle ragioni del dolore che sottost al rapporto nevrotico che
lega una madre e un figlio. La vicenda del romanzo collocata in un
immaginario paese sudamericano, il Maradagl, che presenta impressionanti
affinit con la Brianza sia nel paesaggio, sia nella composizione sociale, nel
carattere, nei comportamenti degli abitanti. Il protagonista, l'hidalgo decaduto
don Gonzalo Pirobutirro d'Eltino, rabbioso verso un mondo intriso di volgarit,
di opportunismo e di ipocrisia volta ad approfittare della generosit della
madre, che egli vorrebbe proteggere dalla sua stessa bont e che invece
continua a offendere in maniera crudele. Attorno alla villa ruotano strani figuri.
L'ambientazione nel Maradagl consente all'autore di realizzare una lettura
grottesca della realt quotidiana con un forte effetto di straniamento, che
mette in evidenza la verit quanto pi viene falsificata la realt. Un ruolo
straordinario in questa operazione svolto dalla creazione linguistica di Gadda:
un impasto mutevole di espressioni dialettali lombarde e meridionali, di termini
gergali, di parole tecniche, di vocaboli spagnoli, di costrutti letterari arcaici e
contemporanei.
Quer pasticciaccio brutto de via merulana
Il romanzo si presenta come un "giallo" incentrato su due crimini avvenuti in un
palazzo di Roma: il furto dei gioielli della signora Menegazzi e l'assassinio di
Liliana Balducci, una donna ricca, gentile e triste perch senza figli. Su
entrambi indaga il commissario Ciccio Ingravallo. Invece d'indirizzarsi verso la
scoperta dei colpevoli il testo di Gadda devia continuamente, accentuando le
complicazioni delle indagini, fornendo particolari forse non utili alla scoperta
della verit, individuando moventi possibili ma non provati. La trama non
giunge a una conclusione e proprio in questo modo emerge dalle pagine
del Pasticciaccio il ritratto di una societ in cui i comportamenti dei singoli e
della collettivit sono privi di motivazioni reali, risultano dettati da
consuetudini, pregiudizi, calcoli meschini e spesso miopi e ottusi. Anche il
regime politico, il fascismo della fine degli anni '20, alla ricerca di una
legittimazione perbenista e moralistica, contribuisce a creare un clima in cui
dominano l'ipocrisia e la corruzione del senso etico del dovere e dello Stato.

Il neorealismo
Alla fine della guerra, la rinascita politico-economica del Paese avvia una
radicale democratizzazione della cultura: lo sviluppo dell'editoria popolare, la
nuova scolarizzazione, il ruolo del cinema, la vitalit del giornalismo e della
radio, sono fattori alla base di una cultura realistica e popolare (di forte

contenuto politico), che avr dunque nel "neorealismo" la sua espressione pi


alta.

Neorealismo

I presupposti principali del neorealismo (1940-1950)


sono un realismo pi autentico, il "mito dell'America",
una nuova esigenza di impegno politico. Filoni tematici
sono la guerra, la Resistenza, la condizione operaia e
degli emarginati.

Vittorini

Alla base dell'attivit di Elio Vittorini (1908-1966) la


fiducia nella cultura come unica forza capace di
costruire un mondo pi giusto e pi umano, da qui il suo
impegno letterario e politico. La sua narrativa ruota
attorno al tema del viaggio, metafora esistenziale del
processo conoscitivo. Opere principali: Il garofano rosso
(1948); Conversazione in Sicilia (1937); Uomini e no
(1945).

Pavese

Cesare Pavese (1908-1950), morto suicida, narratore


nostalgico e insieme concretamente realista, ha cercato
di conciliare la necessit tutta civile del rispetto umano
con una drammatica coscienza di corruzione, da cui
quasi niente riesce a salvarsi. Temi della sua narrativa:
le natie Langhe, la rivelazione mitica dell'adolescenza, il
faticoso e doloroso dovere della vita collettiva, il
desiderio di annientamento (il "vizio assurdo"). Tra le
sue opere: La bella estate (1949); La luna e i fal
(1950); il diario Il mestiere di vivere (1952).

Fenoglio

Beppe Fenoglio (1922-1963) ha espresso un realismo


eroico e insieme etico, essenzialmente incentrato sui
due motivi della vita contadina delle Langhe e della
guerra. Da ricordare: I ventitr giorni della citt di Alba
(1952); Primavera di bellezza (1959) e soprattutto Il
partigiano Johnny (1968).

Pratolini

Vasco Pratolini (1913-1991) fece protagonista della sua


opera il mondo popolare soprattutto toscano (Cronaca
familiare; Cronache di poveri amanti, 1947).

Jovine

Francesco Jovine (1902-1950), molisano, non risparmia


le miserevoli condizioni di vita delle plebi meridionali (Le
terre di Sacramento, 1950).

Rea

Domenico Rea (1921-1994) propone una suggestiva


crudezza realistica (Spaccanapoli, 1947).

Levi

Carlo Levi (1902-1975), torinese, unisce tradizione

meridionalistica e indagine sociale nel suo romanzo


Cristo si fermato a Eboli (1945).

Tobino

Mario Tobino (1910-1991), medico toscano, ha


rappresentato la solitudine ed estraneit della malattia
mentale (Le libere donne di Magliano, 1953).

Cassola

Carlo Cassola (1917-1987), romano, guard alle realt


pi semplici della Maremma e ai temi pi impegnati
della Resistenza e del dopoguerra (Il taglio del bosco,
1954; Fausto e Anna, 1952; La ragazza di Bube, 1960).

Il realismo critico
Il lavoro di scrittori come Moravia, Sciascia, Brancati, Piovene, Soldati, Flaiano,
Bassani, Primo Levi o Parise va oltre la nozione pur ampia di "neorealismo" ed
pi opportunamente collocabile in una sorta di "realismo critico", categoria
narrativa in cui si tende, oltre che a rappresentare, soprattutto a indagare le
forme della realt. Moravia lo scrittore dell'analisi perpetua; Brancati o
Piovene, dello smascheramento; per Parise e Sciascia, pur da presupposti
diversi, scrivere significa soprattutto analizzare una tipologia umana e sociale.
Anche Tomasi da Lampedusa o Primo Levi, cos lontani per esperienza e stile,
sembrano avere in comune una forte esigenza critica e di inchiesta umana.
Pasolini infine intende la letteratura come un modello per capire la realt.

Realismo critico

Categoria narrativa in cui si tende, oltre che a


rappresentare, soprattutto a indagare le forme della
realt.

Moravia

Alberto Moravia (1907-1990), osservatore instancabile


della realt contemporanea, ha fatto propri molti temi
della modernit (sesso, alienazione, significato dei
rapporti economici). La sua scrittura un esempio di
lucidit e rigore espressivo. Da ricordare: Gli indifferenti
(1929) e La noia (1960).

Sciascia

Leonardo Sciascia (1921-1989), scrittore di grande


impegno civile e politico, propone una narrativa limpida
e distaccata, in un sorta di pessimistico, lucido
razionalismo, attraverso i metodi classici dell'indagine,
dell'inchiesta poliziesca, della ricostruzione storica o
della denuncia. Da ricordare: Il giorno della civetta
(1961); A ciascuno il suo (1966); Il contesto (1971);
Todo modo (1974).

Brancati

Vitaliano Brancati (1907-1954), erede della grande


tradizione siciliana di Verga e De Roberto, analizza la
vita della borghesia siciliana durante il fascismo,
avvalendosi di una comicit e di un'ironia dissacrante,
rivelatrice del disagio sociale dell'epoca. Da ricordare:
Don Giovanni in Sicilia (1941); Il bell'Antonio (1949).

Piovene

Guido Piovene (1907-1974) scandaglia soprattuttto le


inquietudini e le ipocrisie della vita provinciale. Da
ricordare: Lettere di una novizia (1941).

Soldati

Mario Soldati (1906-1999), scrittore ricco e versatile,


capace di usare molteplici timbri narrativi. Da ricordare:
Slmace (1929); America primo amore (1935).

Flaiano

Ennio Flaiano (1910-1972), narratore sarcastico e


grottesco. Da ricordare: Tempo d'uccidere (1947).

Bassani

Giorgio Bassani (1916-2000) rievoca vicende della


comunit ebraica di Ferrara, i cui personaggi diventano
emblema della tragedia esistenziale di chi vive una
lacerante diversit. Da ricordare: Il giardino dei Finzi
Contini (1962).

Levi

Primo Levi racconta con scrittura piana e distaccata


l'orrore del lager nazista dando un'altissima
testimonianza morale e poetica dell'olocausto. Da
ricordare: Se questo un uomo (1947), La tregua, La
chiave a stella (1978), I sommersi e i salvati (1986).

Tomasi di Lampedusa

Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957), ha scritto


il romanzo storico Il Gattopardo (1958), che attraverso
le vicende siciliane indaga il "carattere" degli italiani.

La poesia dialettale del 900


Finito il realismo popolare della letteratura dialettale ottocentesca, nel
Novecento la ricca produzione poetica in dialetto si mostra aperta ai valori pi
intimi, capace di ritrovare nella scelta del vernacolo una pi profonda
autenticit umana, una lingua quasi incorrotta rispetto alla tragica consunzione
della lingua poetica tradizionale.
Poesia dialettale

Si abbandona il vernacolo come scelta di realismo


popolare: e la poesia in dialetto diventa soprattutto
occasione di autenticit e sincerit umana.

Tessa

Il milanese Delio Tessa (1886-1939) scegliendo il


dialetto utilizza i dati linguistici per deformarli con
invenzioni vicine allo sperimentalismo futurista (L' il d
di mort, alegher!, 1932).

Marin

Biagio Marin (1891-1985) con l'adozione dell'arcaico


dialetto materno di Grado fa una scelta di purezza ed
essenzialit delle origini, da contrapporre alle
trasformazioni del mondo contemporaneo (Cansone
picole, 1926; I canti de l'isola, 1951; La vose de la sera,
1985).

Noventa

La poesia del veneto Giacomo Noventa (1898-1960),


che assunse lo pseudonimo del paese d'origine,
recupera valori e sentimenti considerati morti, sa
cogliere il senso ultimo delle cose (Versi e poesie,
1956).

Trilussa

Pseudonimo del romano Carlo Alberto Salustri (18711950). Osserva la cronaca e la vita borghese con
immediatezza e ironia (Ommini e bestie, 1914; Lupi e
agnelli, 1919).

Pierro

La poesia del lucano Albino Pierro (1916-1995) pu


essere realistica, sentimentale, tragica o grottesca
(Metaponto, 1966).

Guerra

Il romagnolo Tonino Guerra (1920), anche sceneggiatore


cinematografico, popola i suoi versi di figure dolorose
ma vitali (I bu. Poesie romagnole, 1972).

Baldini

Il romagnolo Raffaello Baldini (1924-2005) descrive


lucidamente la nevrosi quotidiana (La niva, 1982;
Furistr, 1988).

Loi

Franco Loi (1930), genovese ma milanese d'adozione,


ha scritto tantissimi racconti reali di dolore e speranza
in milanese (Strlegh, 1975; L'Angel, 1981-94).

La poesia del dopoguerra


La poesia del dopoguerra testimoniata da personalit di assoluto rilievo.
Betocchi e Penna, in modo diverso, stabiliscono la ricerca di un realismo
assoluto. Luzi, Bertolucci e Sereni propendono per una ricerca appassionata,
che avr esiti diversi (il senso storico di Sereni aprir a Linea Lombarda);
Caproni approda a una nitidezza espressiva amara e straziante.

Betocchi

Carlo Betocchi (1899-1985) il rappresentante di un


realismo in cui la poesia fatta di cose eppure una
continua tensione all'assoluto. Raccolte principali:
Realt vince il sogno (1932), L'estate di san Martino
(1961).

Penna

La poesia di Sandro Penna (1906-1977) semplice ma


in questo assoluta; il suo verso reale e concreto ma
sempre straziante e perfetto: colpa e innocenza
sembrano trovare un sorprendente e poetico equilibrio.

Bertolucci

Attilio Bertolucci (1911-2000) il maestro di un realismo


pastoso e tenero, aperto a un paesaggio quotidiano
quanto familiare, in cui riverbera un senso classico della
vita. (Fuochi di novembre, 1934; La capanna indiana,
1951; La camera da letto, 1984).

Luzi

Mario Luzi (1914-2005) parte da una forte esperienza


cattolica, nutrita della migliore poesia simbolista
francese. Resta primaria in lui la vocazione all'assoluto
(Primizie del deserto, 1952; Nel magma, 1963; Al fuoco
delle controversie, 1978).

Sereni

Vittorio Sereni (1913-1983), di Luino, rappresenta lo


sfaldamento dei presupposti ermetici in favore di una
pi radicale presa di coscienza della storia e dei suoi
orrori (Diario d'Algeria, 1947; Gli strumenti umani, 1965;
Stella variabile, 1981).

Caproni

La poesia di Giorgio Caproni (1912-1991), espressione di


uno scetticismo senza soluzione, capace di una
nitidezza amara e straziante (Il passaggio di Enea,
1956; Il seme del piangere, 1959; Il franco cacciatore,
1982).

Sperimentalismo e neoavanguardia
Intorno alla fine degli anni '50 il neorealismo andava esaurendosi: i valori e gli
equilibri socio-politici usciti dalla Resistenza si erano trasformati; lo sviluppo
industriale, la crisi della sinistra dopo la destalinizzazione richiedevano una
cultura capace di sperimentare nuove forme sia di rappresentazione, sia di
critica e di confronto con la realt storica. Si apre la stagione dello
"sperimentalismo" e con gli anni '60 si affermano le istanze culturali della
"neoavanguardia".

Neoavanguardia

La neoavanguardia (antologia dei Novissimi: Edoardo


Sanguineti, Antonio Porta, Nanni Balestrini e il Gruppo
'63) affermava l'inadeguatezza e la crisi dell'ultimo
neorealismo. Suo punto di riferimento ideale sono le
avanguardie storiche, sia per lo stimolo da esse
esercitato nel primo Novecento sia per la nuova
concezione di rapporto dinamico e coinvolgente con il
pubblico. Il Gruppo '63, fondato a Palermo nel 1963,
affida alla sperimentazione linguistica una funzione
sovvertitrice della razionalit borghese.

Testori

Il milanese Giovanni Testori (1923-1993) frantuma


l'eredit neorealista con il timbro di una violenza
linguistica creatrice di una modernit paradossale. Da
ricordare: Il ponte della Ghisolfa (1958) e le commedie
La Maria Brasca (1960) e L'Arialda (1960).

D'Arrigo

D'impronta mitica e fantastica lo sperimentalismo


espressivo del siciliano Stefano D'Arrigo (1919-1992).
Da ricordare: Horcynus Orca (1975).

Pizzuto

Antonio Pizzuto (1893-1976) parte da posizioni teoriche,


come addirittura la "negazione del processo narrativo"
(Signorina Rosina, 1954; Si riparano bambole, 1960).

Meneghello

Luigi Meneghello (1922-2007) ha un linguaggio ironico e


leggero, con apporti della memoria individuale e
collettiva, sedimentata nel dialetto (Libera nos a malo,
1963; Il dispatrio, 1994).

Manganelli

Giorgio Manganelli (1922-1990) tent una narrazione


gustosa, monologante, sonora e insieme complessa,
con una forte predisposizione surreale (Hilarotragoedia,
1964; Laboriose inezie, 1986).

Arbasino

Alberto Arbasino (1930), con la sua attenzione a


cinema, teatro e arti visive, ai modelli del costume
nazionale e internazionale, indica una ragione
cosmopolita che vuole superare i limiti della
comunicazione tradizionale. Da ricordare i romanzi
Fratelli d'Italia, (1963); La bella di Lodi, (1972).

Fortini

Franco Fortini (1917-1994) una figura complessa ma


ricca della nostra letteratura. Partito da un'esigenza
reale e moralista, cerc la perfezione formale come
un'autopunizione; nascose la sua vena lirica e dolente
sotto il peso di un'inattaccabile ideologia marxista.
(Foglio di via, 1946; Paesaggio con serpente, 1984;

Composita solvantur, 1994).

Ceronetti

Guido Ceronetti (1927), critico impietoso della civilt di


massa e sensibile traduttore di testi biblici e di autori
classici, trova la sua cifra d'espressione nel saggio e
nell'atmosfera.

Elsa Morante e le narratrici


Le scrittici italiane del secondo Novecento testimoniano una letteratura mai
astratta e intellettualistica. La loro ricerca si nutre di realismo, anche se
procede per prospettive fantastiche e autobiografiche. La preziosit della
pagina, presente in tutte le narratrici, non ha niente di polveroso: risulta un
ulteriore motivo di lenta e penetrante sonorit letteraria. Figura di grande
rilievo, in questo quadro, senza dubbio Elsa Morante.

Morante

La narrativa di Elsa Morante (1912-1985), di timbro


realistico, immersa in un leggero e sfolgorante
"bisogno di meraviglioso", in qualcosa di antico e di
mitico. Da ricordare: Menzogna e sortilegio (1948);
L'isola di Arturo (1957); La storia (1974).

Narratrici dal forte tono


autobiografico

Fausta Cialente, (1898-1995): Cortile a Cleopatra


(1953). Anna Banti (1895-1985): Artemisia (1947.
Natalia Ginzburg (1916-1991): Lessico famigliare
(1963). Lalla Romano (1906): La penombra che abbiamo
attraversato (1964), Le parole tra noi leggere (1969).

Ortese

La narrativa di Anna Maria Ortese (1914-1998)


contemporaneamente realistica e fantastica (Il mare
non bagna Napoli, 1953; L'iguana, 1965; Il cardillo
innamorato, 1992).

Italo Calvino
Calvino esempio di raffinato laboratorio di temi tradizionali e moderni. Il
motivo dell'infanzia, la prospettiva comica e fiabesca, la narrazione agile e
sempre esuberante, elementi tipici della novellistica italiana, si incontrano con
le esigenze teoriche della migliore cultura internazionale. La sua ricerca in
qualche modo si sviluppa a tappe, dal neorealismo all'astrazione, ma sempre
fedele a una letteratura intesa come sogno e conoscenza.
Le tematiche

Italo Calvino (1923-1985) un esempio di grande

mediazione culturale tra la tradizione e il moderno. Il


motivo dell'infanzia, la prospettiva comica e fiabesca, la
narrazione agile e sempre esuberante, elementi tipici
della novellistica italiana, si incontrano con le esigenze
teoriche della migliore cultura internazionale.

Le opere

Al periodo neorealista appartiene il romanzo breve Il


sentiero dei nidi di ragno (1947), la prima prova
narrativa di rilievo. Al periodo comico-fiabesco i romanzi
brevi Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante
(1957), Il cavaliere inesistente (1959). Tra realt e fiaba
la cosiddetta "trilogia industriale": La formica
argentina (1952), La speculazione edilizia (1957) e La
nuvola di smog (1958), a cui segue La giornata di uno
scrutatore (1963), Calvino s'impegna in un'analisi pi
diretta della societ e del ruolo dell'intellettuale. Nelle
opere dalle Cosmicomiche (1965) a Palomar (1983)
Calvino utilizza una tecnica narrativa che permette al
racconto di divenire oggetto di se stesso, coinvolgendo
il lettore in una sorta di gioco di scatole cinesi.

Gli ultimi trent'anni


Gli anni '70 sono portatori di una ricerca sperimentale ormai astratta e sterile
(influenzata dallo strutturalismo); gli anni '80 vedono l'inizio di quella
dimensione edonistica che il cosiddetto postmoderno, dimensione che poi in
qualche misura sembra dominare anche il decennio degli anni '90, in cui la
mancanza di legami fra letteratura e societ favorisce una dispersione caotica,
attenzione solo ai fatti minimi. Fondamentale per le sorti della letteratura il
nuovo peso assunto dai massmedia e dalle richieste del mercato editoriale.

Zanzotto

Andrea Zanzotto (1921) forse una delle figure


poetiche pi importanti della seconda parte del secolo.
La sua opera un tentativo di mascheramento della
nevrosi individuale e collettiva attraverso l'esercizio di
una lingua magmatica e suggestiva (Dietro il paesaggio,
1951; IX Ecloghe, 1962; Fosfeni, 1983).

Giudici

Giovanni Giudici (1924) riuscito a rivitalizzare l'ironia e


la teatralizzazione dell'io, con leggerezza spietata e
sagace e un verso sempre lucido ed esatto (La vita in
versi, 1965; Salutz, 1986; Fortezza, 1990).

Volponi

Paolo Volponi (1924-1994) lo scrittore che meglio ha

percepito il senso contraddittorio e impellente della


societ industriale (Memoriale, 1961; La macchina
mondiale, 1965; Il sipario ducale, 1975).

Malerba

Luigi Malerba (1927-2008) gioca la carta comica e


assurda dello smascheramento: la letteratura, per
quanto finta, diventa un modo per scardinare le
ossessioni del mondo (Il serpente, 1966; Il pianeta
azzurro, 1986).

Pontiggia

Giuseppe Pontiggia (1934-2003) sviluppa un'accorta


ricerca linguistica: le sue storie suggestionano per il
realismo molto ricco e fantasioso (La morte in banca,
1959; Il giocatore invisibile, 1978; La grande sera,
1989).

FINE.