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Guiffrey Riccardo Clarens (VD) - Sabato, 12 marzo 2016

Il marito e la moglie
Uno dei meriti del linguista francese Antoine Meillet (1866 1936) stato quello di segnalare limportanza sociale del linguaggio: le
strutture sociali si riflettono nel linguaggio. In particolare il vocabolario dei nomi di parentela un vocabolario molto arcaico, e
costituisce, proprio dal punto di vista dellanalisi delle strutture sociali, un dominio particolarmente interessante. Per esempio, il
vocabolario indoeuropeo presenta termini molto ben definiti per designare i membri della famiglia da parte del marito, mentre per
quanto riguarda la famiglia della moglie i termini disponibili sono incerti o ambigui: questo riflette una societ di tipo patriarcale, in
cui la donna entrava a far parte della famiglia del marito, ma dove il marito non aveva parentela con la famiglia della moglie.
Questo breve saggio, interamente mutuato da un interessantissimo articolo di Pierre Chantraine1, analizza in particolare, tra i
termini di parentela, quelli che indicano il marito e la moglie, e quelli che indicano il padre e la madre. Lesposizione si focalizza in
particolare sulla lingua omerica: le citazioni dallIliade e dallOdissea sono riportate integralmente, per facilitare la lettura e la
comprensione dellarticolo. Talvolta ho aggiunto altri esempi, oltre a quelli presenti nellarticolo di Pierre Chantraine. Per le fonti
diverse da Omero sono solo citati gli autori: per approfondire gli impieghi dei termini al di fuori della lingua omerica, si pu fare
riferimento allarticolo originale.
Se si utilizza larticolo di Pierre Chantraine per i riferimenti ad altri autori, lirici, tragici, o iscrizioni greche, i seguenti link possono
essere utili per la ricerca dei documenti citati:
http://www.perseus.tufts.edu/hopper/
http://epigraphy.packhum.org/inscriptions/main
http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/bch_0007-4217_1974_num_98_1_2101
http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/bch_0007-4217_1966_num_90_1_2232

Premessa
Se cerchiamo di precisare quali siano i termini utilizzati nella lingua greca per indicare il marito e la moglie, scopriamo che i nomi
pi comuni, e che sono rimasti tali durante tutta la storia della lingua greca, sono i due termini generici e . Il loro
utilizzo ampiamente attestato durante tutta la storia della lingua greca, gi a partire da Omero: si veda per esempio in Odissea,
XIX, 209 ( ), oppure in Iliade, VI, 460 ( ).
Ma il marito e la moglie hanno unimportanza sociale solo se hanno dei figli, che assicurino la continuit della specie e del culto:
sono quindi i termini padre e madre, e , che giocano un ruolo essenziale, e questi sono stati soggetti ad una
costante evoluzione.
Cominciamo con i termini che individuano il marito e la moglie.

Nellindoeuropeo il marito e la moglie erano designati come il padrone e la padrona della casa. Per designare il padrone della casa
lindoeuropeo possedeva il tema *poti- che serviva ad indicare il capo della famiglia, cui si riconduce il greco , con il
significato specializzato di sposo. Questo termine compare per la prima volta in Omero (da *), con il significato di marito,
nel senso pi proprio:

rappresenta Ulisse in rapporto a Penelope, per esempio in Odissea, I, 363 : ;


rappresenta Zeus in rapporto a Era, per esempio in Iliade X, 5 : ;
rappresenta Ettore in rapporto ad Andromaca, per esempio in Iliade VI, 484 : ;
Nausicaa utilizza il termine quando dice che desidererebbe trovare un marito in tutto simile ad Odisseo, in Odissea
VI, 244 : ;
allinizio della (Iliade, III, 161-246), in III, 163 questo il modo in cui Priamo si riferisce a Menelao, parlando
con Elena : ;
ma anche Alessandro designato cos in III, 329 : .

La nozione di padrone della casa certamente connessa a quella di sposo, di marito, ma in Omero non esprime mai in
modo netto questo significato, come appare invece per esempio nei tragici. In greco, il senso preciso di quello di sposo

Chantraine Pierre. Les noms du mari et de la femme, du pre et de la mre en grec. In: Revue des tudes Grecques, tome 59-60,
fascicule 279-283,1946. pp. 219-250. Larticolo in lingua francese, disponibile su web al seguente link :
http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/reg_0035-2039_1946_num_59_279_3090
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legittimo. In Omero il termine accompagnato da vari epiteti, il pi significativo dei quali , che quale che ne
sia letimologia esprime, a proposito sia del marito che della moglie, lidea di rapporto legittimo:

in Odissea XXIII, 150-1 : / ;


in Odissea XXIV, 195-6 : , / ;
in Iliade V, 414 : .

Altri attributi fanno parte dei classici attributi omerici, riferiti alle caratteristiche fisiche o ai poteri divini:

in Iliade, X, 329: ;
in Iliade, VII, 411: ;
in Iliade, XIII, 153-4: / , .

In Omero nessuna moglie si rivolge per mai al marito utilizzando il termine , che ha una valenza giuridica piuttosto che
sentimentale: la forma del vocativo non mai attestata in Omero, e anche quando Andromaca si rivolge ad Ettore morto per un
ultimo addio, il vocativo che il poeta usa in Iliade XXIV, 725 ( ).
Per quanto riguarda la diffusione del termine, lantico termine si trova attestato praticamente solo in Omero e nei poeti
che lo hanno imitato: altri usi si ritrovano presso Aristotele, o in frammenti ed iscrizioni. Poi il termine cade nelloblio.

Il termine che corrisponde etimologicamente a per indicare la moglie, padrona della casa, , termine molto antico
che si ritrova per esempio nel sanscrito patn, e che come questultimo presenta una formazione del femminile molto arcaica.
Ma per quanto riguarda invece il significato, non costituisce esattamente il corrispettivo femminile di ; si tratta
invece di un termine di rispetto, talvolta associato a :

in Iliade, I, 357 : ;
in Odissea, VI, 30 : .

Per di pi, il termine stato progressivamente allontanato nel suo uso - dal suo senso originale, caricandosi di una valenza
religiosa:

un epiteto di Era, la sposa di Zeus, in Iliade, I, 551 : ;


ma anche, in modo piuttosto inatteso, di Ebe, in Iliade, IV, 2-3 : / ;
di Eni, la dea della guerra, in Iliade, V, 592 : ;
di Calipso, in Odissea, I, 14 : ;
e infine di Circe in Odissea, VIII, 448 : .

Taluni utilizzi si spiegano con linfluenza di credenze religiose egee. La dea-madre dellEgeo, dea della fecondit, anche regina
delle fiere: Artemide eredita i suoi attributi e viene chiamata in Iliade, XXI, 470-1:
/ . Altre divinit che si collocano in larga misura nella tradizione delle divinit egee, portano
ugualmente questo titolo di : Afrodite, la Terra, le Eumenidi ed altre ancora. In VIII, 47 anche il monte Ida riceve lepiteto di
madre delle belve: . Sotto leffetto delle antiche credenze egee, divenuto
quindi in definitiva un termine religioso.

e
Da e letimologia permette di avvicinarci a due nomi composti, che designano in modo esplicito il padrone e la
padrona della casa - e - e che contengono tutti e due una forma di genitivo del nome della casa: si veda
per esempio in sanscrito dam pti o ptir dn.
Il termine per ragioni metriche non si ritrova in Omero, ma per esempio presso i tragici designa il padrone della
casa, in particolare in rapporto con gli schiavi. Il termine non viene invece impiegato di frequente parlando di divinit. Il termine
femminile che gli corrisponde :

viene impiegato parlando di Penelope in Odissea, XIV, 127 : ;


ancora associato ad in Odissea, III, 403 : ;
associato a in Odissea, VII, 347 : .

Il termine viene a volte associato (in Sofocle, Platone, Eschilo) al nome di alcune dee. Per una evoluzione tutta speciale, ,
secondo Esichio, divenuto in Tessaglia lequivalente di .
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Levoluzione del significato del termine non permette di utilizzarlo come femminile di . Per identificare la sposa Omero
utilizza il termine . Letimologia del termine evidente: composto dalla radice di , che significa letto, e designa,
quindi, colei che condivide il letto del marito. - viene da , insieme, e laspirazione iniziale scomparsa per assimilazione.
Questo termine, propriamente ellenico, sembra risalire al greco comune. Nellepopea omerica esso designa in modo preciso la
moglie legittima. In Odissea, XIV, 200-3 contrapposta alla concubina:
[]

:
.

Inoltre il termine serve a designare:

Clitemnestra in rapporto ad Agamennone in Iliade, I, 114 : / ;


Era in rapporto a Zeus in Iliade, I, 546 : ;
Andromaca in rapporto ad Ettore, sempre in Iliade, VI, 365-6 : / ;
Penelope in rapporto a Odisseo, in Odissea, V, 209-10 : / .

Il senso appare non meno evidente in talune formule ricorrenti come (Iliade, II, 355; etc.) oppure
(Iliade, II, 136; etc.). Per quanto riguarda gli epiteti che normalmente accompagnano il termone per sottolinearne
il senso:

una degna sposa (), per esempio in Iliade, VI, 249-50 : /


;

una sposa richiesta, sposata (, da ) in Iliade, VI, 245-6 : /


; o in Odissea, I, 35-6 : / ;

o ancora sposa legittima, , da , come in Iliade, I, 113-4 :


/ ; o ancora in Odissea, XIV, 244-5 : /
.

Briseide spera di divenire un giorno la sposa legittima di Achille in Iliade, XIX, 297-8 : /
. E Achille stesso la definisce in unoccasione sua sposa, la sua , in Iliade, IX, 335-6 :
/ , .
E se i tragici utilizzano ancora il termine , questo cade rapidamente in desuetudine : - come - un vecchio
termine omerico scomparso dal vocabolario corrente.

,
La lingua omerica possiede altri nomi per indicare la sposa : alcuni molto arcaici, altri meno antichi e dalletimologia pi chiara. Uno
dei pi antichi sicuramente , che designa la sposa legittima e si trova sempre accompagnato dal nome del marito. In
Omero :

in Iliade, III, 122 : ;


in Iliade, XIV, 503-4 : / ;
in Odissea, IV, 125-6 : , / , ;
in Odissea, XX, 290 : ;
in Odissea, XXIV, 125 : .

Potrebbe essere, come si pensato, un antico nome neutro, ma non certo come analizzarlo : lo si voluto accostare al termine
che indica la casa, , e si anche cercato di farlo derivare dalla radice di , sedurre, dominare, soggiogare , cosa
possibile. Termine ripreso dai poeti (Pindaro, Eschilo), e in particolare da Euripide, compare anche in testi giuridici : sembra dunque
un termine giuridico che designa la sposa nobile, legato alla forma di matrimonio conosciuta con il termine di .
Un termine molto antico e molto raro . attestato due volte nellIliade :

in V, 485-6 : / ;
in IX, 327 : .

Da questo termine deriva il verbo , che si riferisce essenzialmente ad una conversazione amorosa, come in Iliade, VI, 514-6 :
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[]

.

, , e
Un altro insieme di termini sicuramente creati in greco sono impiegati nella lingua poetica e sono di chiara derivazione. Alcuni di
questi si possono far derivare da , letto (si veda ). Il pi comune . Perfettamente simile ad nella
struttura, il termine sembra per comportare alcune sfumature di significato un po diverse. Mentre designa, come si
visto, la moglie legittima, sembra un termine socialmente meno preciso, ma in compenso un termine pi concreto e pi
affettivo. Lo troviamo per esempio utilizzato a proposito di Penelope in Odissea, XXI, 325-6 (
/ ) ; di Andromaca in Iliade, VI, 374-5 ( ) ; di Era, ancora in
Iliade XIV, 353 ( , ).
Ma gli epiteti con i quali il termine si accompagna non sono gli stessi di . Per esempio o :

in Odissea, XIII, 42-3 : / ;


in Iliade, III, 138 : ;
in Iliade, VI, 374 : / .

Il termine si contrappone bene a , concubina , in Iliade, IX, 447-52 :



,
,
,
:
, .

Ma non equivale ad . I due termini si trovano poi accostati in Iliade, IX, 398-400:


:

presenta volentieri un valore affettivo, per esempio nellIliade:

impiegato a proposito di Elena in III, 138 ( ); in III, 447 ( ,


: ); in VI, 350 ( );
a proposito di Teti e di Peleo in XVIII, 87 ( ); in XXIV, 537 (
).

Varie formule accostano ad : nellIliade in IX, 449-50 ( , / );


in Odissea, XVIII, 144-5 ( / ); XXIV, 459-60 (
/ ).
Non ci si stupisce infine di leggere in scene amorose. Esempi dallIliade:

III, 447: , : (gi citato);


XIV, 353: , .

un termine esclusivamente poetico: i tragici lo utilizzeranno ancora, ma non sar destinato, nel futuro, ad alcun avvenire.
Un doppione di il termine , che presenta la medesima sfumatura affettiva. Alcuni esempi dallIliade:

XVIII, 184: ;
IV, 60-1: / ;
XVIII, 365 (sulla bocca di Era) : / ;
XXI, 479-80 : / 480 .

Il termine di applica ugualmente a Leto, nellOdissea, in XI, 580, che non pu farsi passare per la sposa legittima di Zeus:
, . Si trova utilizzato nella scena amorosa del Libro XIV dellIliade, tra Zeus ed Era. Vedi XIV, 346:
.
Gli epiteti uniti al sono in genere espressivi: nellIliade, IX, 590 ( ), III, 53 ( ).
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Ci spieghiamo che la moglie sia designata come colei che condivide il letto del marito, ma lopposto in effetti un po meno
naturale. Questo comporta che le forme e , derivate dalle corrispondenti e , sono
rare. Esistono tre esempi di , sempre con una sfumatura sentimentale, volentieri ironica:

in Odissea, V, 120 Calipso si indigna nel vedere gli dei, gelosi, non accettare che le dee possano prendere nel loro letto un
mortale: (e sulla bocca di una dea il termine si adatta a meraviglia);
in Iliade, XV, 91 Teti prende in giro Era, che sembra aver paura di Zeus: ,
;
infine in Odissea, XXI, 87-8 non senza ironia che Antinoo usa il termine parlando di Odisseo: /
, .

NellIliade, in VI, 430 il termine composto esprime tutta la tenerezza e lamore di Andromaca per Ettore:

, :

Un altro impiego del termine con lo stesso aggettivo si ha in VIII, 156, sempre nellIliade :
.
si ritrova a volte nella poesia posteriore: Sofocle, e soprattutto Euripide.

Derivati di e
Per designare luomo o la donna, che si tratti o meno di una unione legittima, i poeti hanno ancora impiegato dei termini derivati
da , letto. Sono rari, ed espressivi: (Eschilo), (Eschilo, Euripide), o (Euripide).
Non sono mai utilizzati in Omero.
Al femminile abbiamo (Eschilo), (Sofocle).
Formato con un processo diverso, si dice sia della donna ( in Eschilo, e al femminile e senza il preverbo
, in Sofocle), che delluomo (Eschilo). Di qui si deriva al maschile (Euripide) e al femminile

(, ancora Euripide). E ancora (Euripide), (Antologia Palatina), e il femminile


(Sofocle). Infine i semplici (Euripide, Antologia Palatina) e, al femminile, .
Molto raramente incontriamo i composti di , (Euripide) e come sostantivo (Igino,
Antologia Palatina) in epigrammi funerari, cos come (Euripide).
Il valore affettivo di questi termini sovente notevole, ma hanno giocato un ruolo limitato nella storia della lingua greca.

e derivati
Un altro gruppo di nomi si sviluppato intorno a , prestandosi in certa misura a fornire i nomi del marito e della moglie.
un vecchio termine che gi presso Omero serviva a designare una ninfa, come nellOdissea, in VI, 105 (
, ), nellIliade, in VI, 420 ( ), etc. NellOdissea il termine
particolarmente utilizzato a proposito di Calipso : in I, 14-5 ( / ,), in V,
57 ( , / :), etc.
Ma, a parte questi impieghi, il termine proprio per indicare la fidanzata al momento del suo matrimonio, o la giovane
sposa. Si veda in Iliade, XVIII, 492-3 :

, :

Il termine anche impiegato per designare una giovane donna. E in pi nellOdissea, in XI, 38-9, si noti la contrapposizione con
:

.

Comprendiamo bene che Iri chiami Elena nellIliade in III, 130-1 :


,
.

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Oppure che lombra di Agamennone, quando evoca il ricordo di Penelope al momento della partenza della spedizione di Troia, la
chiami , in Odissa, IX, 447-8 :

.

Ci aspettiamo di meno lutilizzo di nellOdissea, in IV, 742-3, laddove Euriclea si rivolge a Penelope :
: / []. Ma lappellativo piacevole nella bocca della vecchia nutrice, che vede sempre in
Penelope la giovane donna del passato. infine con un significato molto poco chiaro, preciso, che viene utilizzato nellIliade,
in IX, 560, a proposito di Alcione, ma, si noti, a proposito di una giovane di cui Apollo e Ideo si contendono i favori. Ecco IX, 559-60 :
/ .
I diversi significati sin qui definiti si ritrovano nel corso della storia della lingua greca, presso autori come Aristofane, Eschilo,
Euripide, Saffo, Platone, Prassilla.
Da deriva un maschile corrispondente, . In Omero assume il significato di giovane marito :

in Iliade, XXIII, 222 : / ;


in Odissea, VII, 64-5 : / , .

Il termine ancora usato presso Platone, o presso i tragici, come Sofocle. O ancora Aristofane, Euripide, Eschilo.
Il senso di appare dunque ora chiaro. Si adatta alla giovane fanciulla che diviene donna, alla sposa, alla giovane donna. Ci
spieghiamo anche perch il nome del giovane sposo sia derivato da , ma anche l dove viene tradotto come sposo, il
termine non mai banale, e conserva sempre qualcosa del suo significato proprio.
Quindi n il termine , n il suo derivato , erano adatti a diventare i termini correnti per designare il marito e la
moglie.

Il legame matrimoniale
Se si eccettuano e , che sono termini vaghi ; ed , che sono rapidamente caduti nellabbandono, non
abbiamo incontrato fin qui che termini poetici o espressivi ( etc.) o termini il cui valore assolutamente particolare (
etc.). Nessuno si prestava ad esprimere il legame sociale che unisce il marito e la moglie.
Per esprimere questidea, si tentato di derivare delle forme nominali da . Un vecchio termine dal significato vago come

stato utilizzato nei dialetti eolico e dorico per designare il marito : Saffo, Pindaro, Teocrito.
Un altro procedimento, che ha conosciuto maggiore fortuna, stato lutilizzo al femminile dellaggettivo verbale di : da
notare che avendo laggettivo verbale in principio un valore passivo, comprensibile che non sia stato adatto per il marito. Il
termine , e lo sviluppo delluso del termine si vede in Esiodo, Platone, Lisia, Senofonte, Menandro, Epitteto, nei papiri,
in Filodemo.
Il maschile presenta molta minore importanza (Senofonte), ed appartiene soprattutto al vocabolario poetico (Eschilo,
Euripide). Da stato creato un femminile . In un epigramma funerario si trova anche il termine
ad indicare il marito.
Lidea di coppia, che per noi strattamente associata a quella di matrimonio, non compare in nessuno dei termini visti sino a
questo punto. E questo certo non per caso. Nella struttura della famiglia indoeuropea la donna considerata come madre di
famiglia, subordinata al padre e signora della casa (si vedano i vecchi termini , ). Poi, con sfumature diverse, sono
stati utilizzati termini diversi che la designano come la compagna di letto delluomo (, ). Lidea dellunione, che pone
in definitiva la donna sullo stesso piano delluomo, non poteva comparire che in seguito ad una evoluzione sociale e morale che
fece considerare la donna come la compagna delluomo, e questa nozione compare a partire dal V secolo a.C. Essa comporta un
valore sentimentale, ma assolutamente non giuridico.
Il termine che meglio lesprime , che contiene la radice di , e che per la struttura perfettamente analoga al
latino coniux. Il termine appartiene al vocabolario poetico e lo ritroviamo in Euripide. La forma tematica si trova presso
Eschilo, Euripide. Il termine non si incontra nella prosa. Il termine sopravvissuto nel greco moderno. Nel vocabolario si ritrova un
altro composto equivalente a : il femminile , ed il maschile plurale .
Parlando di questi ultimi due o tre termini, abbiamo considerato termini che hanno giocato un ruolo molto limitato nel vocabolario
greco. Ma luomo e la donna sono sempre di pi considerati come costituenti una coppia. Questo punto di vista compare nellopera
di Aristotele. In data relativamante bassa stato creato un termine che esprime lidea che luomo e la donna sono compagni.
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Quando non ci serviamo del termine banale o , e quando non mettiamo laccento sulla nozione giuridica di
matrimonio legittimo (), impieghiamo , composto da e . Il termine figura in iscrizioni, specialmente
negli epitaffi, ed sentito come meno banale di o : si pu tradurre come compagno/compagna, o come sposo/sposa.
Anche nei papiri, sia al maschile che al femminile, dove stato rapidamente sostituito da . di trova
anche in testi letterari, Diodoro di Sicilia o nel Pastore di Erma.
Come gi detto, i termini pi usuali per designare il marito e la moglie, termini che sono stati comuni durante tutta la storia del
greco, sono anche i pi vaghi : e . Il vecchio termine , che evoca il padrone di casa, non ha avuto che una limitata
fortuna ; il suo femminile , non ha conservato in greco il suo valore originale, ma evoluto in una direzione del tutto diversa.
Il femminile corrispondente a presso Omero , e come anche rapidamente uscito dalluso
corrente.
Se lasciamo da parte qualche termine poetico o giuridico come , linvenzione pi notevole costituita dal termine ,
che esprime la nozione di comagno/compagna e fa intervenire lidea di coppia. Ma nel complesso il greco antico non si servito,
per designare il marito e la moglie, di termini comparabili ai nomi di parentela propriamente detti.

Il padre e la madre
Al contrario dei termini che definiscono il marito e la moglie, quelli che definiscono il padre e la madre presentano grande unit e
stabilit nellambito delle lingue indoeuropee. Questo perch nella struttura sociale e religiosa della famiglia la nozione di
matrimonio non in primo piano, mentre essenziali sono le nozioni di padre e madre: il marito e la moglie sono rilevanti nella
compagine familiare solo in quanto sono padre e madre. In greco il termine per indicare il padre , mentre quello per
indicare la madre .

In greco presenta una valenza allo stesso tempo sociale e religiosa. Il padre il capo della famiglia, ed allo stesso tempo
il sacerdote della religione familiare. Il valore religioso del termine essenziale e si osserva in una gamma molto estesa di impieghi.
Zeus concepito come il padre di tutte le cose, non perch le abbia generate, ma perch ne il padrone, cos come il padre il
padrone della famiglia. Viene spesso chiamato :

da Teti, figlia di Nereo, in Iliade, I, 503-4 : / ,


;
da Agamennone, in Iliade, II, 371-2 : /
.

Ugualmente si spiega la formula omerica seguente, applicata a Zeus : (per esempio in Iliade, I, 544 ; IV,
68; V, 426; etc.). La formula non implica che Zeus abbia materialmente, effettivamente, generato n gli dei n gli uomini. Ed
anche al carattere religioso del termine che si collega il suo utilizzo per designare gli antenati : cos anche in Iliade, VI, 209, associato
alla , alla stirpe degli antenati , nel discorso di Glauco a Diomede.
Limportanza del ruolo del padre nella societ si osserva in taluni testi in cui il termine assume una valenza giuridica: per
esempio in Sofocle e in Erodoto.
dunque comprensibile che rappresenti un termine di rispetto, e questo utilizzo assai liberamente inteso. Il termine
si utilizza per esempio quando ci si rivolge con rispetto ad una persona di maggiore et. Allinizio del Libro VII dellOdisse,
Atena, che ha assunto le sembianze di una fanciulla, avvicinata ed interrogata da Odisseo: la fanciulla gli risponde chiamandolo
(Odissea, VII, 28 e 48). La stessa formula la troviamo sulla bocca di Laodamante, il figlio di Alcinoo, quando si rivolge ad
Odisseo e lo invita a partecipare alle gare: in Iliade, VIII, 145, , , . Questo utilizzo
sembra non essere mai caduto in desuetudine, e lo si ritrova ancora nei papiri.
Unultima osservazione: se il termine non significa essenzialmente colui che genera, che d la vita , si comprende come
lutilizzo metaforico si sia poco sviluppato in questa direzione (si vedano esempi in Pindaro, in Platone).
La frequenza di certi utilizzi, e la rarit di altri, permette di qualificare il termine come un termine il cui valore
soprattutto sociale e religioso.
Lo studio dei derivati, conferma questa osservazione. Prima di tutto (in Ionico e nella lingua epica ) designa
lascendenza paterna. In Iliade, XIII, 354, a proposito di Zeus e di Poseidone, si legge .
Lo stesso utilizzo in Erodoto e in Euripide. In taluni testi dialettali (Pindaro, iscrizioni) designa le grandi famiglie patriarcali. Il
termine di costruisce in relazione a esattamente come si costruisce rispetto a ().
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Da questo termine occorre distinguere (), patria , che si trova in formule omeriche sempre al sesto piede, al
genitivo o al dativo, come equivalente di , per esempio nellIliade, in I, 30 ( ), in XII,
243 ( ), etc. Di qui il termine passato al vocabolario della poesia posteriore.
A fianco di stato creato, con il medesimo significato di clan, famiglia patriarcale, una forma che si trova per
esempio in Erodoto, o nelle iscrizioni, insieme per esempio al derivato (per esempio Iscrizione dei Labiadi).
Da sono stati derivati vari aggettivi. probabile che il pi antico sia : il termine non omerico, senza dubbio per
caso, ma alcune forme come etc. non potevano entrare nellesametro dattilico. Lo troviamo in Pindaro, Erodoto, Tucidide,
Aristofane. Il termine pi antico si trova cos confinato in un utilizzo tradizionale ben definito. Per dire che appartiene al padre si
utilizza generalmente , . In Omero se ne contano ventiquattro esempi: in Iliade, II, 46 :
; VI, 215 : ; XXI, 44 : .
In Odissea, II, 254 : .
Lo sviluppo di questo aggettivo a spese di si spiega con il fatto che questo termine si appoggia in greco su una forma
parallela derivata dal nome della madre, e (Erodoto, senofonte, e iscrizioni).
Il termine evidentemente derivato da , zio, fratello del padre , termine che si utilizza con uno stretto valore giuridico e
sociale. designa in origine quello che riguarda il ramo paterno.
Laggettivo pi recente , un termine propriamente attico. Si veda lutilizzo in Tucidide, Platone. Poi nella koin
questultimo tende a divenire il solo aggettivo derivato da . Si vede dunque come, nonostante la creazione di un nuovo
aggetivo come , il gruppo del termine e dei suoi derivati sia coerente, con un valore giuridico e religioso ben
definito.

( nei dialetti diversi dallo ionico e dallattico) il termine che designa la madre di famiglia, e presenta, come ,
unimportanze essenziale. Il termine designa la donna in quanto madre, e padrona della casa. Tuttavia questo titolo non ha mai
comportato lidea di un potere esercitato sugli altri, ed i suoi derivati non hanno mai avuto una valenza giuridica cos definita come
quelli di . Il termine appartiene al gruppo degli antichi termini di parentela indoeuropei.
In Omero il termine viene impiegato senza problemi nel caso di una donna o di una dea che abbiano dei figli : sia che si tratti di
Ecuba, che di Penelope o di Teti o di altri personaggi. Troviamo questo termine per designare la madre degli animali, come in
Iliade, II, 311-3 ( , , / / ,
), e XVII, 4-5 ( / ). Il termine si utilizza
anche alloccasione come epiteto di un paese : ancora nellIliade, II, 696 ( ), oppure VIII, 47 (
).
La valenza religiosa si presenta per in condizioni un po diverse da quelle del termine . Nessuna divinit dellOlimpo se vede
assegnare il titolo di . In compenso questo titolo conviene perfettamente alla Terra e alle divinit di carattere ctonio (gi in
Esiodo). Esiste un culto importante della madre degli Dei e della Madre-Terra (si vedano gli Inni Omerici alla Terra e alla madre degli
Dei). Sicuramente lIndia antica ha onorato la madre Terra (mt pthv), ma lo sviluppo del culto della Madre-Terra si spiega anche
in Grecia con linfluenza di un substrato religioso pre-ellenico. Conosciamo limportanza, nella religione dellEgeo, della grande dea
madre, dea della terra e della fecondit. ugualmente un epiteto della dea Demetra, il cui stesso nome sembra contenere il
termine e il cui personaggio continua sotto molti aspetti una divinit egea. Ed sotto linfluenza dei culti ctoni indigeni che si
esteso il significato religione di .
Esattamente come , rappresenta un termine di rispetto. Viene per esempio impiegato quando ci si rivolge ad una
donna avanti negli anni (Teocrito). Infine luso di in senso figurato pi sviluppato di quello di . Poeti e, alloccasione,
prosatori se ne servono per parlare della patria : Pindaro, Eschilo, Isocrate. In maniera pi generale comunque si trova in
senso figurato sia in poesia (Pindaro, Sofocle), che talvolta in prosa (Senofonte).
Le caratteristiche che abbiamo riscontrato si trovano confermate se studiamo i derivati.
presenta un valore giuridico meno importate di . Cos dal lato della discendenza materna molto meno
sviluppato del corrispondente (si vedano Pindaro, Erodoto, Sofocle).
Da un punto di vista formale, a corrisponde il termine . Ma il vocabolario giuridico non aveva bisogno di questo
termine in quanto la famiglia fondata sulla parentela in linea paterna e non in linea materna. Il derivato un termine
tecnico che designa la matrice presso i medici (Platone) o nel vocabolario culinario (Antifane).
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Guiffrey Riccardo Clarens (VD) - Sabato, 12 marzo 2016

Laggettivo derivato *, che potremmo attenderci in parallelo a , non esiste in greco, come in latino non esiste il
termine *mtrius : questo si spiega probabilmente con limpossibilit per la donna, nellantico diritto patriarcale, di possedere:
quindi non esiste un aggettivo derivato di questo tipo, nella struttura pi antica della lingua. Comunque stata creata una forma

, , confrontabile con . Il termine si trova una sola volta in Omero, in Odissea XIX, 410 (
), e si riferisce alla dimora del nonno materno di Odisseo, Autolico: si tratta dellepisodio della
caccia al cinghiale, nel quale si voluta vedere una interpolazione. Questo aggettivo stato derivato da , termine che
indica lo zio materno, il fratello della madre, e si trova per esempio nellIliade in II, 662 (
), o ancora in XVI, 717 (, ). Si vedano anche le Leggi di Gortina o Pindaro.
stato creato in greco derivandolo da , in quanto questa forma non si osserva in alcuna lingua indoeuropea. su questa
forma creata nella lingua greca che che si formato laggettivo , che tende a divenire un equivalente del genitivo
(di veda Eschilo). comunque notevole che , costruito su , sembri aver acquisito maggiore importanza rispetto a
(non attestato in Omero), e che abbia aiutato la diffusione di . Il fatto si spiega con limportanza dello zio
materno, con il quale si intrattengono rapporti di tenerezza e di familiarit.
Infine sul modello di stato formato, tardivamente, un aggettivo , che troviamo presso Aristotele, nella
Antologia Palatina e nei papiri.
Rimane da segnalare matrigna, suocera , forma attica che troviamo per esempio in Omero, nellIliade, in XIII, 697
( , ), la cui struttura poco chiara. La cosa pi singolare che si derivato da questa forma
il maschile corrispondente patrigno, suocero (Teopompo Comico, Iperide).

Vocabolario familiare: , ,
Questi sono i termini pi importanti che si raggruppano intorno a e , impiegati con la loro piena valenza sociale,
particolarmente chiara quando si tratta del padre, un po pi vaga quando si tratta della madre.
Di fianco a questo vocabolario pi nobile, esiste un vocabolario familiare, che si caratterizza nella sua struttura per il vocalismo a, la
geminazione delle consonanti ed il raddoppiamento. Nonostante si conosca in genere assai male il vocabolario familiare, si possono
comunque mettere insieme alcuni fatti.
Si tratta di termini o di onomatopee mediante i quali il bambino si rivolgeva ai familiari, e in particolare si tratta di termini che
designano chi si occupa di lui, la madre, la nutrice, la nonna. Non si tratta di un procedimento tipico del greco, ma di un
procedimento che possiamo dire universale. Ma ne deriva che i testi non permettono sempre di apprezzare, di identificare il
legame sociale che unisce il bambino a coloro cui si rivolge.
Il termina pi importante , evidentemente ipocoristico di . Si tratta di un termine familiare ed affettuoso, utilizzato
gi nellOdissea da Odisseo, Penelope e Telemaco quando si rivolgono ad Euriclea : in Odissea, XIX, 482 Odisseo (,
) ; in XX, 129-30 Telemaco ( , / ) ; in XXIII, 11 Penelope
( , ). O da Penelope parlando alla governante Eurinome, in XVII, 499 (, ,
). Ma il significato del termine non chiaramente definito. Si veda ancora lInno a Demetra, oppure Aristofane o
ancora Euripide.
Dal momento che il significato del termine non altrettanto chiaramente determinato come lo per il termine , e dal
momento che lo si utilizzava volentieri come termine affettuoso per rivolgersi ad una donna in et, si comprende come esso sia
servito per designare la nonna (in Giamblico, o in iscrizioni).
Un fatto pi notevole ha indirizzato, piegato la storia dello sviluppo del termine. Il suo significato lo rendeva adatto a designare la
levatrice : questo significato del termine si trova attestato in Platone. Si cos sviluppata una nuova famiglia : ,

, e il nome dagente che in questo senso tecnico fa concorrenza allaltro termine


(Sofocle). Conosciamo daltronde limportanza che termini come o hanno acquisito nella dialettica
socratica e platonica : si veda soprattutto di Platone il Teeteto.
Bisogna citare, nellambito di questa serie di termini familiari, la forma : il termine pu designare la madre (vedi
Etymologicum Magnum), ma sembra si debba pi spesso mettere in relazione con la nutrice (iscrizioni e papiri). Esiste un termine
simile, , documentato in Etymologicum Magnum ed Esichio, e in un papiro a proposito di una nutrice. Il termine utilizzato
dai cristiani per designare la madre in un convento. Infine in Eronda abbiamo un termine familiare, , che non designa n
la nutrice n propriamente la madre.

Guiffrey Riccardo Clarens (VD) - Sabato, 12 marzo 2016

Rimane , mamma (Ferecrate), ma anche nonna familiarmente (Plutarco). Presso Epitteto il termine designa il seno
materno materno : il verbo la parola usata dal bambino che domanda di mangiare (Aristofane). Esistono due forme
diminutive : (Aristofane) e (Plutarco).
Per i termini relativi al padre, osserviamo fatti abbastanza simili. Prima di tutto per indicare familiarmente il padre il greco ha

con il vocalismo in a, la doppia e la geminazione interna, generalmente al vocativo, , utilizzato gi nellOdissea,


da Nausicaa, in VI, 57 ( , ). Il termine sembra essere stato usuale in greco antico
(Aristofane). Secondo Etymologicum Magnum il greco siracusano aveva .
Da si deriva il verbo , chiamo pap, documentato nellIliade in V, 408 (
), o (Aristofane), e i dimunutivi e (entrame in Aristofane). ancora a questo termine
che si collega un appellativo per il nonno, .
Pi difficile da derivare la forma , che troviamo in Callimaco nel senso di pap (ne forniscono una etimologia Esichio e la
Etymologicum Magnum). Chiaro il senso di padre adottivo (nelle iscrizioni).
Un altro nome, ugualmente di carattere familiare con il suo vocalismo in a e la sua geminazione, e dal senso molto vago, .
Lo troviamo gi in Omero, sulla bocca di Telemaco quando si rivolge ad Eumeo, il che ne definisce bene il carattere. Per esempio in
Iliade, XVI, 31 ( , : ) ; XVI, 57 (, ;) ; XVI, 130 (,
) ; XVII, 6 (, ) ; XVII, 599 ( , : ) ; XXI, 369 (,
). NellIliade lespressione utilizzata due volte: in IX, 607-8 (
/ ); XVII, 561-2 ( , / ), sempre a proposito di Fenice.
Eustazio dichiara il termine originario della Tessaglia ed intraducibile. In tutti questi esempi il personaggio che parla non si rivolge a
suo padre : il senso originale del termine doveva essere padre adottivo , conosciamo bene limportanza dellaffidamento, cio
della pratica di fare allevare un figlio da un altro uomo che non il padre (si vedano gli esempi di Achille e Chirone).
Su si costruiscono i verbi ed .
In Omero viene anche utilizzato un termine dal senso ancor meno definito, , con raddoppio e geminazione. Lo usa Diomede
rivolgendosi ad Agamennone : in IV, 412 (, , ). Ancora Eustazio afferma che il termine viene
utilizzato quando un giovane si rivolge ad una persona pi anziana, e che intraducibile. Questa volta il significato sicuramente
lontano da pap . Ma abbiamo anche, con il significato di pap , il termine , nella Antologia Palatina, e diversi termini
familiari attestati presso Eronda : utilizzato da un giovane che si rivolge alla madre ; , la cui forma oscura, utilizzato da
una schiava che si rivolge alla propria padrona. E infine , chiamo con un vezzeggiativo, coccolo.
Questi termine, come e , non si declinano, e non hanno un significato chiaro e determinato, essendo solo vezzeggiativi,
appellativi che si usano per tenerezza.
Teocrito ci offre ancora un ulteriore termine, , pap caro , utilizzato da una madre che si rivolge ad un figlio parlandogli
di suo padre. Il termine, secondo i lessicografi antichi, rientra in una famiglia di termini vezzeggiativi, di tenerezza, di cui ci si serve
tra fratelli e sorelle, o tra amanti : , con i diminutivi , ed
Quindi, per il padre come per la madre, abbiamo rilevato denominazioni varie, dal senso e dalla forma instabile, appartenenti ad un
linguaggio infantile e che riposano su onomatopee. Questi termini designano a volte altre persone che il padre e la madre.

Il padre e la madre che danno la vita


Resterebbero a questo punto da studiare alcuni termini che possono designare allo stesso tempo sia il padre che la madre, derivati
da radici che significano generare o mettere al mondo .
Dal sostantivo , che appartiene alla radice di , stato derivato . Il termine attestato una trentina di volte in
Omero, delle quali una volta al duale, in Odissea, VIII, 312 ( , ) ; le altre occorrenze sono al
plurale, per esempio in Odissea, I, 170 ( ; ;) e in Iliade, III, 139-40 (
/ ). Il termine non si trova mai al singolare. Il termine
talvolta avvicinato a o a : in Odissea, VII, 54-5 ( , /
); o ancora in VIII, 313 ( , ). Compare in particolare nella domanda
che si rivolge allospite, per esempio in Odissea, I, 170 ( ; ;).

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Guiffrey Riccardo Clarens (VD) - Sabato, 12 marzo 2016

Il termine ben attestato presso i tragici, generalmente al plurale (Eschilo), talvolta al singolare (Eschilo). Il termine anche
attestato presso Erodoto, sia al singolare che al plurale. Nella prosa attica il termine ha assunto il significato tecnico di
interesse sul capitale. Lo osserviamo in uno stile nobile, elevato, per esempio presso Tucidide e Demostene. Per esempio presso
Platone il termine compare nella Repubblica, in citazioni di Omero. Ancora in Senofonte, preso da Prodico. Poi il termine scompare:
non ci sono esempi nella , n esiste nel greco moderno.
Per designare i genitori si formato un altro termine, , derivato dal sostantivo , appartenente alla radice di .
Questo termine non attestato n nellIliade, n nellOdissea. I primi esempi compaiono nellInno a Demetra e in Esiodo, e il
termine si adatta in particolare al padre. Il termine ancora attestato presso i tragici: forse Eschilo, sicuramente Sofocle. Compare
in Erodoto, dove al singolare si riferisce piuttosto al padre, mentre al plurale designa i genitori. Stesso utilizzo, al singolare e al
plurale, nella prosa ionico-attica: in Platone, Senofonte, nelle iscrizioni. Il plurale ugualmente ben attestato presso gli oratori e pi
tardi nella . Sopravvive in greco moderno.
Dalla radice di si sono ancora derivati alcuni termini che hanno per conosciuto una mediocre fortuna e che appartengono
esclusivamente al vocabolario dialettico o poetico. Abbiamo , termine raro, che si ritrova negli epigrammi. Lo pseudoAristotele lo utilizza nel senso figurato di creatore. Con il suffisso abbiamo , attestato anche questo per esempio
negli epigrammi: questo termine si trova per anche in vari testi letterari, in cui non sembra avere propriamente il significato di
padre, come in Erodoto, in Euripide e nello pseudo-Aristotele, presso questultimo essendo utilizzato ancora in senso figurato,
come .
Infine con il suffisso che si sviluppa nella lingua ionico-attica per i nomi dagente, -, troviamo nel senso di padre e

per genitori negli epigrammi. Nella poesia attica Euripide ha per padre, ma comporta in generale
un valore religioso (si veda anche Eschilo). Il rapporto di questo termine con non ben definito: nei tragici lo incontriamo
nel senso di figlio (Sofocle).
A questi termini non corrispondono praticamente i femminili: troviamo solo , unico esempio antico in Pindaro, poi
usato in senso figurato dai prosatori della (Artemidoro, Plotino). In Euripide sembra significhi sorella.
Se dunque mettiamo da parte , i derivati dalla radice di non si sono prestati a definire i genitori: esiste solo qualche
termine poetico, sovente caricato di valenze religiose, che conserva qualcosa del senso di generare dellaoristo etc.
Anche il femminile per cos dire inesistente.
n ultimo gruppo di derivati potuto servire da sostituto al termine . il gruppo di , , tratto da
, che significa propriamente generare, e questo senso compare anche nei derivati. un epiteto che si applica a
Zeus, ma conservando il senso di antenato. Lo troviamo in Eschilo, in Euripide, ma anche in Platone. Con un suffisso diverso
abbiamo , che si distingue per laccento da (al plurale , membro di un ). Lo troviamo in Sofocle;
in Platone, avvicinato a ; con significato figurato per esempio in Aristotele. Vi sono poi espressioni di stile poetico come
, in Sofocle, dove appare chiaramente il valore di , genero. Non potevano fornire un equivalente di ,
e meno ancora di .
Concludendo, se consideriamo linsieme dei termini visti sin qui, e se mettiamo da parte i derivati di , che, con leccezione
di , genitori, sono rari ed impiegati con una intenzione particolare, osserviamo due categorie di nomi:

da una parte un certo numero di termini familiari, che derivano in generale dal vocabolario infantile, instabilli,
caratterizzati dal vocalismo in a, e dallimpiego di procedimenti tipici come il raddoppiamento o la geminazione
espressiva;
da unaltra parte i termini nobili e , che risalgono al vocabolario giuridico e religioso dellindoeuropeo. Questi
due vocaboli si sono conservati fino al greco moderno, ma il loro valore non rimasto esattamente lo stesso nel corso dei
secoli: e oggi non dicono nulla di pi che padre e madre nella nostra lingua.

Se mettiamo infine a confronto con i termini che rappresentano il padre e la madre quelli relativi al marito e alla moglie,
osserviamo che questi ultimi non hanno la stessa importanza dei primi. I pi comuni tra i termini che identificano il marito e la
moglie sono anche i pi banali: e . Il punto che allinterno della famiglia arcaica il marito e la moglie contavano
soprattutto dal punto di vista sociale e religioso - in quanto avevano generato dei figli, in quanto cio erano un padre ed una
madre. In questo senso la struttura del vocabolario riflette quella della societ.

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