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verit velata e verit svelata

Alessandro Colleoni

Lire la nature, c'est la voir sous le voile de l'interprtation.


(Paul Czanne, Lettre mile Bernard)

Et tout d'un coup, d'un seul coup, le voile se dchire, j'ai compris, j'ai vu.
(Jean-Paul Sartre, La Nause)

(Joseph Kosuth, One and three chairs, 1965)

Introduzione: Parmenide e la scoperta di

Insito forse nella natura umana (si pensi all' incipit della Metafisica di Aristotele),
certamente tipico della cultura occidentale il desiderio di raggiungere la verit assoluta.
L'uomo ha dunque iniziato presto a domandarsi come fosse possibile conoscerla e cosa
significasse.
Il primo a dare una risposta a questo problema (posto espressamente solo pi tardi 1) fu
indubbiamente Parmenide, filosofo ancora legato alla tradizione mitica (scrive un poema
in esametri) e aristocratica2, il quale sostiene di aver ricevuto la verit attraverso un
incontro con una divinit che gli ha svelato . Il termine greco che indica questo
concetto infatti ha al suo interno una sfumatura etimologica fondamentale: la verit ci
che non (- privativo) nascosto (-), ovvero stato svelato.
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1 Da Aristotele, cfr. Ferraris 2008
2 Vegetti M., Filosofia e sapere della citt antica in Filosofie e Societ, Bologna, Zanichelli 1975

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. 3
Le cavalle che mi portano fin dove il mio desiderio vuol giungere,
mi accompagnarono, dopo che mi ebbero condotto e mi ebbero posto sulla via che dice molte cose,
che appartiene alla divinit e che porta per tutti i luoghi luomo che sa.
L fui portato. Infatti, l mi portarono accorte cavalle tirando il mio carro, e fanciulle indicavano la via.
Lasse dei mozzi mandava un sibilo acuto,
infiammandosi in quanto era premuto da due rotanti
cerchi da una parte e dallaltra , quando affrettavano il corso nellaccompagnarmi,
le fanciulle Figlie del Sole, dopo aver lasciato le case della Notte,
verso la luce, togliendosi con le mani i veli dal capo.
L la porta dei sentieri della Notte e del Giorno,
con ai due estremi un architrave e una soglia di pietra;
e la porta, eretta nelletere, rinchiusa da grandi battenti.
Di questi, Giustizia, che molto punisce, tiene le chiavi che aprono e chiudono.
[]
E la Dea di buon animo mi accolse, e con la sua mano la mia mano destra
prese, e incominci a parlare cos e mi disse:
O giovane, tu che, compagno di immortali guidatrici,
con le cavalle che ti portano giungi alla nostra dimora,
rallegrati, poich non uninfausta sorte ti ha condotto a percorrere
questo cammino infatti esso fuori dalla via battuta dagli uomini ,
ma legge divina e giustizia. Bisogna che tu tutto apprenda:
e il solido cuore della Verit ben rotonda
e le opinioni dei mortali, nelle quali non c una vera certezza.
Eppure anche questo imparerai: come le cose che appaiono
bisognava che veramente fossero, essendo tutte in ogni senso.4

Innanzitutto fondamentale l'immagine della luminosit e dell'oscurit: il rivelare e


quindi sapere porta immediatamente ad illuminare, come mostra anche l'etimologia 5. Ad
3 Diels-Kranz 28 B 1 versi 1-14 e 22-32
4 Traduzione tratta da Reale 2006
5 L'etimologia della parola che indica la conoscenza () sembra accentrare l'attenzione sull'idea di
una chiara visione della realt, potendo derivare da due diverse radici indoeuropee: *tvogo-s colui che
vede chiaro, da cui il latino tueor; *tva-bh-os capace in quanto alla luce, da cui il latino sapiens. (Ivana
Bonazzi, Da sofia a filo-sofia: la nascita del pensiero greco in Le parole del greco, Quaderni del Sarpi,
Bergamo 2002)

agire infatti sono figlie del Sole che ci allontanano dalle case della Notte, il carro vola verso
il sole. Proprio a questo campo semantico si lega il togliersi i veli delle dee, che allude ad
un accesso privilegiato alla verit che arriva solo dopo un complesso rituale in cui
(la ) in persona a parlare. Quel che dir poi ancora pi in linea con questa
idea, infatti essa annuncia che non ci si deve affidare al mondo sensibile ( discusso in che
senso riveli ci che , e quindi si tratti di un metodo di ricerca6 o una realt oggettiva,
[] l'essere7, ma rimane una verit fondante del pensiero filosofico), a quanto percepiamo,
e si deve accettare e comprendere la verit altra, che una nuova concezione metafisica del
mondo.
Lo stesso annuncio far Platone ed il problema, con momenti di alterna fortuna,
attraverser la filosofia fino a Kant, il quale pur ammettendo un'irrinunciabile tensione
metafisica abbandoner ogni ricerca di una verit ulteriore; i romantici chiudono la
questione, almeno fino a Schopenhauer, dichiarando l'insensatezza dell'idea di cosa in s
e quindi dell'idea di svelare la verit.

Heidegger e il ritorno di
La necessit di un ritorno alla metafisica e alla verit
chiaro infatti che voi da tempo siete familiari con ci che intendete quando usate
l'espressione essente; anche noi credemmo un giorno di comprenderlo senz'altro, ma ora
siamo caduti nella perplessit. (Platone, Sofista, 244a)
Abbiamo noi oggi una risposta alla domanda intorno a ci che propriamente intendiamo
con la parola 'essente'? Per nulla. dunque necessario riproporre il problema del senso
dell'essere. Ma siamo almeno in uno stato di perplessit per il fatto di non comprendere
l'espressione 'essere'? Per nulla. dunque necessario incominciare col ridestare la
comprensione del senso di questo problema. Lo scopo del presente lavoro quello della
elaborazione del problema del senso dell'essere. Il suo traguardo provvisorio
l'interpretazione del tempo come orizzonte possibile di ogni comprensione dell'essere in
generale8
Il Novecento, con la crisi delle certezze che lo caratterizza, cerca in maniera quasi
patologica un punto fermo, una realt. In filosofia sar in particolare Heidegger a cercare
un ritorno del concetto di nel definire l'ente nel come del suo essere svelato 9:
l'esser vero (verit) dell'enunciato va inteso come esser-svelante.10
Secondo Heidegger infatti arrivato il tempo in cui lOccidente, come terra del tramonto,
della sera (Lands des Abends) porti a termine, in una caratteristica visione ciclica, quanto
6 Calogero 1967, che sottolinea come il punto di partenza sia prettamente semantico (alla radice vi
sarebbero l'esistenza in greco del verbo e delle negazioni e ) e da qui inizi la riflessione
parmenidea, che si sposta poi su quello ontologico (cambiamento di piano e di senso) in virt della
ingenua visione che li pensava perfettamente sovrapposti e non conosceva concetti grammaticali di base,
percependo come diverse parole le forme, ad esempio, del verbo essere, inteso peraltro come costante
presenza, secondo il senso ricostruito della sua radice etimologica.
7 Ferraris 2008
8 Heidegger M., Essere e tempo, Mondadori 2011
9 ibidem
10 ibidem

enunciato nel detto di Anassimandro secondo cui l da dove le cose hanno il loro
nascimento, debbono anche andare a finire, secondo la necessit. Esse debbono infatti fare
ammenda ed esser giudicate per la loro ingiustizia, secondo lordine del tempo.
All'alba del pensiero veniva nominato e pensato lessere e si tentava ancora una
descrizione della sua essenza, ricerca che la metafisica occidentale ha poi abbandonato: Se
penseremo in base allescatologia dellessere, dovremo un giorno aspettare lestremo del
mattino nellestremo della sera, e dovremo imparare oggi a meditare cos su ci che
allestremo11. Oggi la filosofia diventa una tecnica della spiegazione e non si pensa pi, ci
si occupa di filosofia12. L'obiettivo dichiarato invertire questa tendenza.

L'essenza della verit e il ritorno di


Heidegger a questo punto sceglie di indagare che cos' la verit?13, ovvero cosa in generale
caratterizza ogni verit come verit 14, spinto da un bisogno che egli mostra essere
nascosto nel rifiuto stesso di indagare la metafisica del senso comune: La questione
dellessenza non forse la pi inessenziale e la pi gratuita che ingenerale possa esser
posta? [] Chi il portavoce di questa perplessit? Il sano buonsenso degli uomini.
Esso insiste sulla richiesta dellutile che a portata di mano e inveisce contro il sapere che
riguarda lessenza dellente, quel sapere essenziale che da lungo tempo si chiama
filosofia. [] Noi stessi partecipiamo alla ribellione dellovvio contro ogni pretesa di
problematicit. [] Ma si vuol sapere che ne di noi oggi. Si reclama il fine che deve esser
proposto alluomo nellambito della sua storia e per la sua storia. Si vuole una verit
reale. Dunque proprio la verit! Ma per reclamare la verit si dovr pur sapere cosa
significhi in generale verit15.
Questa domanda lo porta a cercare l'essenza ( quidditas, Washeit) universale della verit
stessa. Innanzitutto ci si chiede se per essa valga lo stesso metodo usato di consuetudine
per cercare le essenze (quello platonico), ovvero il risalire dalle manifestazioni particolari
all'universale, e se l'essenza che ne nasce sia dello stesso tipo.
Verit (Warheit, veritas) nella tradizione occidentale adaequatio rei et intellectus 16
( dice Aristotele17), e diviene
cos (ovvero semplice asserzione di proposizioni corrette e valide), ma non
questo il significato originario, cui Heidegger ci invita a tornare, in quanto questa una
parola fondamentalmente originaria (la lingua greca ed essa soltanto il [], ci
che in essa viene detto al tempo stesso, in modo privilegiato, la cosa cui ci che detto
d un nome18) che si riferisce all'ente stesso, e cos il mito secondo cui primitivo significa
arretrato va ribaltato.
La necessit di tornarvi del resto risulta necessaria ad un'analisi attenta della stessa verit
come corrispondenza: la Richtigkeit fonda la sua possibilit su una conformit tra oggetto
11
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18

Heidegger M. (1946), Il detto di Anassimandro, in Sentieri interrotti, Adelphi


Heidegger 2008
Heidegger 1997
Heidegger 2008
ibidem
Nota citazione di Isaac Israeli ben Solomon, resa nota da Tommaso
Espressione che Heidegger trae da Aristotele, De interpretatione
Heidegger M., Che cos' la filosofia, Genova, Il Nuovo Melangolo 2005

e proposizione che o esclusivamente presupposta (concetto apparentemente protetto


dall'ovviet della sua evidenza) o legata alla conformit alla mente divina. Ma l'idea stessa
di rappresentazione richiede il far star di fronte a noi la cosa come oggetto , ovvero in
definitiva possibile solo se questo prospettare si gi liberamente offerto in quanto lo
star di fronte implica un'apertura che non pu venire dall'esserci, come sperava
l'Heidegger di Sein und Zeit.
L'essenza della verit dunque la libert, dove per essenza si intende il fondamento della
possibilit intrinseca. Parrebbe un controsenso fondare la verit sulla libert, vista l'idea
comune per cui la verit statica, fissa e definitiva, ma muta il concetto stesso di libert,
che non deve essere considerato in ambito unicamente umano (un relativismo alla
Protagora), ma come lasciar-essere l'ente. La libert sta nella totalit dell'ente, non nella
possibilit individuale degli enti, e consiste nell' apertura che lascia che l'ente sia sempre
quello che . Libert non vuol dire che l'uomo pu scegliere se aprirsi o non aprirsi
all'essere, dato che l'esserci umano gi questa apertura originaria. Non l'uomo "possiede"
la libert come sua propriet, bens vero proprio il contrario: la libert, l'esserci
ek-sistente e svelante possiede l'uomo, e ci cos originariamente che essa sola permette a
un'umanit di entrare in quel rapporto con un ente come tale nella sua totalit, in cui si
fonda e disegna la storia.
Commenta Severino: La struttura trascendentale del Dasein non pu dare una fondazione
ontica del manifestato; d'altra parte cogliere il puro manifestare [] significa gi enucleare
il fondamento ontologico dell'unit originaria, in quanto cogliere il puro manifestare
significa inferire al condizione ontologico-soggettiva dell'unit originaria 19.
Si tratta ora di un recedere davanti all'ente, in modo che questo si manifesti per ci che e
per come 20. Il soggetto quindi deve porsi in condizione di accettare la manifestazione
della verit che autonomamente si svela; essa dunque in definitiva svelamento.
Gli unici documenti che possediamo su questa prima concezione di verit sono il termine
21 e il frammento di Eraclito che sentenzia: ... 22,
testimonianza dell'esperienza che l'uomo greco ha in quanto com-partecipe del velato
nella sua velatezza (motivo per cui la verit s-velatezza, Unverborgenheit): L'ente [...]
deve essere prima esperito nella sua velatezza, come qualcosa che si nasconde. Questa
esperienza fondamentale rappresenta manifestamente il terreno dal quale soltanto
scaturisce la ricerca di ci che dis-velato. Solo se l'ente viene prima esperito nella sua
velatezza e nel suo nascondersi, solo se la velatezza circonda l'uomo e lo angustia nella
sua interezza e nel suo fondamento, necessario e possibile che l'uomo si metta all'opera
per strappare l'ente a questa velatezza e portarlo nella svelatezza, ponendosi cos egli
stesso nell'ente disvelato.23
Per giungere alla conoscenza della (ovvero il modo in cui si scopre [] l'ente nella
sua totalit24) necessario tornare all'esperienza originaria di svelare il velato, che prima
deve essere esperito come tale.
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24

Severino 1994
Heidegger 2008, da cui anche le citazioni precedenti non specificate
Per il significato peculiare di si veda l'Introduzione
DK, Eraclito B 123
Heidegger 1997
Heidegger 2008

Definita dunque l'essenza della verit che si svela come libert, e questa come il lasciaressere e-sistente che svela l'ente, sar necessario concentrarsi sulla totalit dell'ente (non si
pensa [] al tralasciare o all'indifferenza, ma al suo contrario. Lasciar essere il lasciarsi
coinvolgere dall'ente, [] l'engagement par l'tre pour l'tre ), per evitare la dominabilit
tecnica delle cose che si crede senza limiti, anzi in essa la verit non neppure pi
indifferenza, ma cosa ormai soltanto dimenticata. Si crea quindi una tensione essenziale
nell'uomo tra tentativo di svelare l'ente e velamento nel determinare l'indeterminabile che
porta l'uomo ad errare: nel singolo comportarsi lascia essere l'ente [] e cos lo svela ma
proprio allora vela l'ente nella sua totalit.
Del resto poich la verit essenzialmente libert, l'uomo storico, nel lasciar-essere l'ente,
pu anche non lasciarlo essere per quell'ente che []. In questo caso l'ente viene
occultato e contraffatto. Si impone l'apparenza [] e con essa viene alla luce la nonessenza della verit []. La non-verit deve [] venire dall'essenza della verit [] e non
diventa mai inessenziale, manifestandosi come mistero, ovvero rispetto all'errore quello
che l'ente rispetto agli enti, concetto paradossale solo per la : il mistero obliato
dell'esserci non limitato dall'oblio e rimane sia per l'uomo che si interroga sull'essere sia
per quello che se ne allontana.
Il primo per ha un mezzo per avvicinarsi alla conoscenza: l' erranza, ovvero la dimora
aperta e il fondamento dell'errore fonda allo stesso tempo la possibilit di non lasciarsi
fuorviare [] facendo esperienza dell'erranza stessa, ovvero il velamento dell'ente nello
svelare gli enti singoli. Si apre cos la strada alla vera filosofia, che domandando cerca
questa verit, in s discorde.
Ma qual' la risposta cui siamo giunti? La questione dell'essenza della verit trova la sua
risposta nell'affermazione che l'essenza della verit la verit dell'essenza. [] Il velarsi
diradante lascia essere la concordanza tra conoscenza e ente []. Poich all'essere
appartiene un velarsi diradante, esso appare inizialmente alla luce di un sottrarsi che
nasconde. Il nome di questa Lichtung 25.
In definitiva si ottenuta una definizione decisamente dinamica di verit, che ha permesso
di riportare al centro l'idea di svelamento e si trova sospesa tra la non-essenza della verit
(oscurit come mistero) e l'anti-essenza della verit (oscurit come oblio del mistero e
conseguente errare fra gli enti)26.
Ecco la verit: l'apparire alla luce di un sottrarsi che nasconde. Intanto l'uomo si dispiega
solo nella sua essenza in quanto chiamato dall'essere. Lo stare nella radura la vera esistenza dell'uomo, ovvero il suo e-statico stare-dentro, gettato dall'essere stesso nella
verit dell'essere, cui essenzialmente pi lontano e nondimeno pi vicino [] di
qualunque ente.
L'essere viene al destino in quanto esso, l'essere, si da. La scoperta della verit da parte
dell'uomo consiste nel superamento della spaesatezza di fronte al sottrarsi che nasconde
dell'essere, divenendo cos il pastore dell'essere, obiettivo di un nuovo umanismo, che
rinasca dal e dalla sua essenza apparsa all'alba del pensiero, con un pensiero pi
rigoroso di quello concettuale, che porti l'uomo, il singolo uomo cui Heidegger ha fornito
la via, ad andar oltre com' nella sua .
25 ibidem, come le citazioni precedenti
26 Galimberti 1989

Il pensiero a venire non filosofia, perch esso pensa in modo pi


originario della metafisica. [] Il pensiero raccoglie il linguaggio nel dire
semplice. Il linguaggio cos linguaggio dell'essere come le nuvole sono
nuvole del cielo.

Lucio Fontana, Attese: prorompente volont di svelare

Concetto Spaziale, Attese (1960)

Concetto Spaziale, Attesa (1949)

Nel 1958 Lucio Fontana inizia l'ultima tappa del suo percorso artistico, che ne costituisce il
compimento: i Concetti Spaziali, o Attese. I suoi violenti tagli sulla tela sono una evidente
espressione del desiderio di raggiungere attraverso l'arte un qualcosa di ulteriore, svelare
una realt ignota che cos si apre alla nostra percezione.
Si tratta certo di uno dei gesti pi radicali della storia dell'arte 27 che si sostanzia nella
distruzione dell'opera stessa per crearne una nuova ( azzeramento e insieme
costruzione28), invadendo il campo finora intatto nell'opera pittorica, ossia la tela,
incurvata e squarciata (dunque desacralizzata) come lo spazio incurvato da Einstein.
L'ultimo residuo dell'et 'moderna' dunque superato.29
Il taglio netto come inferto da un colpo di rasoio, in realt risultato di un meticoloso e
complesso lavoro (per fare un taglio come quelli di Fontana, non occorre, vero, un
particolare sforzo, ma una precisione e un talento non comuni 30), innanzitutto un gesto
27 Bonami 2007
28 Campiglio 2008
29 Barilli 1984.
Fontana: La scoperta del cosmo una dimensione nuova, l'infinito: allora io buco questa tela, che era
alla base di tutte le arti, e ho creato una dimensione infinita, una x che per me alla base di tutta l'arte
contemporanea (Lonzi C., Autoritratto, Bari, De Donato 1969)
30 Bonami 2007

da action painting, che lascia il segno dell'artista31 di cui sono condensati la forza,
l'impulso, il pensiero, l'istinto, l'amore32. Questa idea di arte risponde prima di tutto a
esigenze dello spirito che ci spingono a cercare i valori sostanziali della natura33 attraverso
l'istinto che permette di cogliere l'immediato presente, con un dinamismo che porta
Fontana ad autodefinirsi neo-futurista e Trini a definirlo non caotico ma attratto dal caso34.
Si tratta per anche e soprattutto del tentativo di una penetrazione oltre la superficie della
tela, tradizionalmente limite invalicabile dell'opera pittorica: i Concetti spaziali arrivano a
rompere lo spazio/campo del quadro, ove il concetto di 'campo' presuppone quello di
'continuum' bidimensionale35. Lo spazio di qua dove siamo noi, ed di l, oltre ed
infinito36, in una sintesi totalizzante. Si cerca cos di sfondare la bidimensionalit, e
seppure la distanza rimanga si per aperto un varco: per rispondere all' appello di Karl
Jaspers affinch gli artisti 'rendano percepibile il trascendentalismo'' 37 Fontana sceglie di
mettere tutto se stesso in una tensione alla sintesi tra luce, colore, suono, movimento 38.
Univoci sono metodo e obiettivo: l'affermazione lucida e ferma che qualsiasi cosa
coscientemente si faccia un fare lo spazio 39, la conquista di uno spazio unitario, che si
configuri come spazio mentale, senza limitazioni fisiche40 e fonde perfino tempo e spazio (i
doppi titolo Attese41 e Concetto spaziale lo dimostrano).
L'arte si trova in un periodo latente. [] L'era artistica dei colori e delle forme paralitiche
sorpassata. L'uomo si fa sempre pi insensibile alle immagini inchiodate senza indizi di
vitalit. Le antiche immagini immobili non soddisfano pi le esigenze dell'uomo nuovo.
[] Non rappresentiamo n l'uomo n gli altri animali n le altre forme. Queste sono
manifestazioni della natura, mutevoli nel tempo, che cambiano e scompaiono secondo la
successione dei fenomeni. Le loro condizioni fisiche sono soggette alla materia ed alla sua
evoluzione. Noi ci dirigiamo verso la materia e la sua evoluzione, fonti generatrici
dell'esistenza. Prendiamo l'energia, propria della materia, la sua necessit d'essere e di
svilupparsi.42
L'arte dunque cerca di strappare con violenza il velo che copre la realt ed andar oltre,
superando limiti invalicabili per la conoscenza razionale. Nell'epoca della riproducibilit
tecnica43 dunque l'arte supera se stessa affermando con forza il rifiuto di ogni mimesis e
31 We have gone beyond art to be contemplated [], beyond art of vision to move towards the art of
action (Trini 1999)
32 Bonami 2007
33 Manifiesto Blanco (1946), in Lucio Fontana. Catalogo Generale, Electa, Milano 1986
34 Trini 1999
35 Vinca-Masini 1989
36 Fontana: i Tagli sono soprattutto un atto di fede nell'infinito, un'affermazione di spiritualit, ma anche
il nulla! La morte della materia, la pura filosofia della vita (in Campiglio 2008)
37 Rosenthal M., La riscoperta del s e ulteriori sviluppi in Action painting: dal disegno all'opera, New York,
The Solomon Guggenheim Foundation 2004
38 Campiglio 2008
39 Argan, in Vinca-Masini 1989
40 Vinca-Masini 1989
41 Crispolti (1999) interpreta il termine come polisenso: a contemplative vaguely metaphysical intention
[], an overt sexual allusion [], an archetipical abstraction
42 Manifiesto Blanco, op. cit.
43 Il concetto va inteso nel senso introdotto da Walter Benjamin in L'opera d'arte nell'epoca della sua
riproducibilit tecnica (1936).

cercando invece in ogni modo di superare l'ambito limitato della scienza, rifondando cos
il suo senso alla luce di una ricerca dell'essenza che sta dietro alla realt, a partire dal
subcosciente44 ma senza mai sfociare nell'irrazionale assoluto.
L'opera
spazialista
rimane
dunque
essenzialmente
oggetto
di
contemplazione quasi mistica, che permette cos di avviare una sensazione
totalizzante carica di allusivit simbolica, di rimandi alla sensibilit,
all'emotivit, all'erotismo, alla vita intera insomma che l'opera riassume in
s e traspone in poesia 45, esprimendo pienamente la tensione all'assoluto .

Eugenio Montale: il nulla alle mie spalle, il vuoto


dietro di me

L'artista un privilegiato: in quanto ha visto cosa sta dietro la realt si sente diverso dagli
altri, e spesso sente che gli altri vivono inconsapevoli di fondare le loro scelte ed
44 Manifiesto Blanco, op. cit.
45 Vinca-Masini 1989

esperienze su di una qualcosa di profondamente illusorio:

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,


arida, rivolgendomi, vedr compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sar troppo tardi; ed io me n'andr zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.46
La prospettiva assunta dal primo Montale profondamente intramata di richiami filosofici
alla tradizione esistenzialista47 (principalmente Schopenhauer e estov, che media
Kierkegaard, Dostoevskij e Tolstoj) e contingentista (Boutroux e Bergson) 48.
Innanzitutto la situazione, secondo l'indicazione di Sanguineti, viene da una improvvisa
percezione metafisica nell'Adolescenza di Tolstoj: Immaginavo che fuori di me nessuno e
nulla esistesse in tutto il mondo, che gli oggetti non fossero oggetti, ma immagini. []
Rapidamente mi voltavo dalla parte opposta, sperando di sorprendere il vuoto l dov'io
non ero [] Sotto l'influenza di questa idea fissa arrivavo a rasentare la follia49.
Pasquini ha sottolineato anche il rapporto con Pirandello: le nostre fittizie relazioni
consuete di sentimenti e d'immagini si sono scisse e disgregate. Il vuoto interno si allarga,
varca i limiti del nostro corpo, diventa vuoto intorno a noi [] cerchiamo allora [] di
riallacciar con esse le consuete relazioni [] ma dura a lungo in noi l'impressione di esso,
come di vertigine50.
estov pu infine aver suggerito l'idea della terribile seconda vista che l'Angelo della
morte consegna ad alcuni uomini, un paio d'occhi che contraddicono la vista antica e
naturale e permettono di vedere choses nouvelles et tranges e capire che tali cose non
sono ncessairement, ma librement51.
46 Luglio 1923, in Ossi di Seppia
47 Mengaldo (P.V.Mengaldo, Poeti italiani del Novecento, Milano, Mondadori 1978) sceglie di parlare di preesistenzialismo, in quanto insieme di istanze che si sviluppano nella prima parte del secolo, ma
troveranno sistemazione in un movimento esclusivamente nel secondo dopoguerra.
48 Nella nota Intervista immaginaria (1946) l'autore ci informa sulle sue letture filosofiche: Direttamente io
conosco pochi testi dell'esistenzialismo, ma lessi molti anni fa qualche scrittore come estov, un
kierkegardiano molto vicino alle posizioni di questa filosofia. Dopo l'altra guerra, nel '19, mi dette molta
soddisfazione l'immanentismo assoluto del Gentile, per quanto mal decifrassi l'imbrogliatissima teoria
dell'atto puro. Pi tardi preferii il grande positivismo idealistico del Croce; ma forse negli anni in cui
composi gli Ossi di seppia (tra il 1920 e il 1925) ag in me la filosofia dei contingentasti francesi, del
Boutroux soprattutto, che conobbi meglio del Bergson. Il miracolo era per me evidente come la necessit.
Immanenza e trascendenza non sono separabili, e farsi uno stato d'animo della perenne mediazione dei
due termini, come propone il moderno storicismo, non risolve il problema o lo risolve con un ottimismo
di parata. Occorre vivere la propria contraddizione senza scappatoie, ma senza neppure trovarci troppo
gusto. Senza farne merce da salotto.
49 Citato in E. Sanguineti, Forse un mattino andando in Letture montaliane, Genova, Marietti, 1977
50 In L'umorismo, citato in Arrigo 2001
51 In Rvlations de la Mort, citato in Frare P., Un 'auto da f' di Eugenio Montale: Mediterraneo in Testo,

L'io lirico dunque ha potuto, in un istante privilegiato52, spingersi oltre il limen del mondo
sensibile53, lontano dal consorzio umano e pronto invece ad accogliere una visione che gli
si mostra autonomamente, per quanto egli accettando di voltarsi compia un gesto di
coraggio (del resto la poetica montaliana stata definita da Calvino eroismo di antieroi
[] scavato nell'interiorit e nell'aridit e nella precariet dell'esistere54).
Lo strumento tipicamente montaliano, ed l'epifania 55: un'improvvisa intuizione di un
significato altro a partire di un elemento della vita quotidiana (aspetto che prelude al
correlativo oggettivo delle raccolte successive), che si inserisce come talvolta nel silenzio /
della campagna un colpo di fucile (Mia vita, a te non chiedo).
In un 'osso' fuori dal comune come questo, soprattutto per l'assenza del paesaggio e degli
oggetti, oltre che per il tono di poesia d'immaginazione e pensiero astratti, come
raramente in Montale, ci accorgiamo di come in realt a scatenare il miracolo sia proprio
l'elemento naturale, cio atmosferico: l'asciutta cristallina trasparenza dell'aria invernale,
che rende le cose tanto nitide da creare un effetto di irrealt, quasi che l'alone di foschia
che abitualmente sfuma il paesaggio [] s'identifichi con lo spessore ed il peso
dell'esistere56.
Quel che si compreso poi la gratuit57 del mondo, e dunque la assoluta vacuit
dell'apparente. Il miracolo (istante di grazia gnoseologico 58, solo modo per sanare [] una
lacerazione fra 'immanenza' e 'trascendenza', fra realt e soggettivit 59), che altrove apre
vie di speranza e fuga dal dramma dell'esistere (si pensi alla maglia rotta nella rete / che ci
stringe di In limine o all'odore de I Limoni60), qua rivela il nulla assoluto in maniera
empirica e razionalmente definibile, dietro la selva di fenomeni che non sono altro che
immagini su di uno schermo (un folto, un ingorgo di oggetti: alberi case colli [], pi si
carica di attributi e pi la realt si spoglia di peso61).
Va del resto considerato che la vera salute [] della poesia montaliana , sempre fuori da
questo mondo, presente e distrutto, nel sospetto d'un altro mondo, autentico e interno, o
magari anteriore e passato62. L'uomo vive in un inganno consueto (le innumerevoli
cose sono condannate ad un divorzio fra le percezioni ed il loro significato 63) e lo stesso
Montale ammetter di non esser mai riuscito a vincerlo 64, ma i pochi eletti che possono
superarlo e percepire cosa sta dietro al velo della realt rimarranno nel consorzio degli
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n. XVII, 33 (gen.-giu. 1997). Frare il critico che ha maggiormente messo in luce questo collegamento.
Contini 1974
Arrigo 2001
Calvino 1981
Concetto ben noto alla letteratura novecentesca, basti pensare ai Dubliners di Joyce.
Calvino 1977
Nel significano del termine (mancanza di un senso, di un fine nella vita dell'uomo e nel mondo che lo
circonda) inaugurato da Gide e Sartre, sulla base di Quod gratis affermatur, gratis negatur.
Contini 1974
Luperini 1992
Per cui le cose / s'abbandonano e sembrano vicine / a tradire il loro ultimo segreto
Contini 1974
ibidem
ibidem
Mi sono voltato, molte volte, ma non successo nulla di simile... Purtroppo, non sono stato degno di
veder compiersi questo disastroso miracolo (E. Montale, Cinquantanni di poesia, in Il secondo mestiere.
Prose 1920-1979, a cura di G. Zampa, Milano, Mondadori, 1996)

uomini che non si voltano ma non potranno mai pi vivere come prima, senza nemmeno
per cambiare alcunch, n in se stessi, n nella societ.
Ma perch gli uomini sono assenti dallo schermo? Forse perch il vuoto fondamentale
costellato di monadi, costellato da tanti io puntiformi che se si voltassero scoprirebbero
l'inganno, ma che continuano ad apparirci come schiere in movimento, sicure della loro
traiettoria. Negata la realt esterna65, quella realt che sta dietro alle spalle e di cui
nessuno pu garantire l'esistenza, essendo fondata su un modello induttivo, ci che egli
ha di fronte sempre il suo campo visuale, il quale si estende per l'ampiezza di tot gradi e
non pi, mentre alle sue spalle c' sempre un arco complementare in cui in quel momento
il mondo potrebbe non esserci , ecco cosa vede il poeta, voltando me stesso dentro di me
per comprendere il mondo com' quando la mia percezione non gli attribuisce colore e
forma di alberi case colli, brancoler in una oscurit senza dimensione n oggetti [],
ombre su un radar mal sintonizzato66.
Non si tratta comunque di un'affermazione di nichilismo o di scetticismo 67 per, una
fragilit ben pi profonda quella che l'autore vuole trasmetterci: se egli stesso non ha
potuto raggiungere questa condizione di cui ci d una fuggevole e assai espressiva
immagine, e chi la pu avere manterr il segreto, ecco che allora il dubbio iperbolico di
cartesiana memoria ulteriormente amplificato, in quanto in dubbio non solo la realt,
ma anche la legittimit del dubbio stesso.
L'artista stesso quindi, si trova in uno stato allo stesso tempo di incomunicabilit 68 e
impossibilit anche per lui stesso di raggiungere la verit assoluta e completa, o dubbio di
non averla raggiunta (Ceci n'est pas une pipe sar la significativa conclusione di Magritte):
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
lanimo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah luomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e lombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
s qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ci che non siamo, ci che non vogliamo.69

65 Va notato come in Vento e bandiere invece essa era pi tipicamente constatata (Il mondo esiste...) come
orizzonte entro il quale valutare la crisi dell'identit della persona.
66 Calvino 1977
67 A me mancano i conforti dello scetticismo assoluto, e beninteso quelli del rigoroso idealismo (E. Montale,
L'arte spettacolare, in Il secondo mestiere, ibidem)
68 Contini 1974: alone di silenzio, incarnazione dell'iato fra senso e verit
69 20 luglio 1923, in Ossi di Seppia

Come la condizione del Nulla, anche l'idea di poesia qui espressa (posta dall'autore ad
aprire gli Ossi di seppia) potrebbe essere definita una tipica espressione culturale del
Novecento, un secolo che ha visto artisti di ogni genere descrivere le limitazioni di
espressione del proprio mezzo mediante il mezzo stesso 70. La teologia negativa, come la
critica ha definito questo concetto, porta il poeta a una progressiva assunzione di
consapevolezza del dimesso ruolo che egli stesso viene ad assumere che rasenta toni quasi
struggenti nel definire la propria condizione (non dimenticata la lezione crepuscolare, e
del resto questo aspetto rende Ossi di seppia un libro fecondamente contraddittorio71), ma
anche contemporaneamente di vera e propria invidia 72 per l'uomo che se ne va sicuro (non
si dimentichi il Leopardi del Canto notturno di un pastore errante dell'Asia e, seppure in
un senso differente, de Il passero solitario).
La sua funzione non negata, anzi affermata con forza nella sua negativit elegiaca (pur
rimanendo la vaga speranza di cangiare in inno l'elegia73), come condizione e come
programma: l'assenza di una pratica del linguaggio come funzione direttamente
rivelativa, l'uso negativo delle categorie definitorie, la poesia sempre pi energicamente
ributtata gi dai gradini della 'scala a Dio', l'allegorizzazione piuttosto per immagini
dissimili che per analogia, lo scrivere in chiave e per pseudologia ironica saranno la scelta
positiva opposta a quella dei detentori delle formule definitive74. I poeti laureati (I limoni)
ancora una volta sono denigrati in nome di un ideale diverso di poesia, strettamente
legata al nostro esistere di esseri umani75. Questo paradosso vitale 'leopardiano' porta allo
stesso tempo ad una vera e propria furia di nominazione e gesticolazione lessicale, ed
unendosi ad impotenza e disgregazione dell'io spinge, per autoprotezione, a creare un
fittissimo reticolo di evidenze formali76.
Il poeta dunque non pu aprire mondi, rivelare la verit assoluta facendosi bocca del Dio
come i maestri di verit arcaici77 (si pensi al rapporto di Omero con la ), ma solo
limitarsi a quello che in Delta sar espresso con un ossimoro decisamente pregnante: tutto
ignoro di te fuor del messaggio / muto che mi sostenta sulla via . Alla poesia non chiede
pi di quel che chiede alla vita (l'aporia del resto gnoseologica ma anche e soprattutto
etica) quindi: mia vita, a te non chiedo lineamenti / fissi, volti plausibili o possessi. / Nel
tuo giro inquieto ormai lo stesso / sapore han miele e assenzio (Mia vita a te non chiedo)
Il rapporto fra i due testi citati del resto si inserisce nel romanzo di formazione verso
un'accettazione stoica della terra e della scelta morale, dal momento felice dell'incanto allo
70 Odifreddi P., Il diavolo in cattedra, Torino, Einaudi 2003, pagg. 216-221
L'espressione utilizzata propriamente per Gdel, ma lo stesso Odifreddi inserisce in questo clima anche
Sei personaggi in cerca d'autore di Pirandello, 8 e 1/2 di Fellini, 4'33'' di John Cage e le tele monocrome di
Yves Klein. Non sono esclusi dal discorso L'opera aperta di Eco, le teorie della cosmologia inflazionaria e
l'idea di diritto delle societ democratiche (qui intese nel senso popperiano del miglioramento continuo a
piccoli passi).
71 Luperini 1992
72 Luperini (2001) parla di disprezzo e piet, da una parte e invidia, dall'altra.
73 Riviere, in appendice a Ossi di Seppia
74 Jacomuzzi 1978
75 Montale E., ancora possibile fare poesia? in Sulla poesia, Milano, Mondadori 1998
76 Mengaldo 1978, op. cit.
77 Marcel Detienne in I maestri di verit nella Grecia arcaica li identifica, per il mondo greco, in: il poeta
ispirato, l'indovino profeta, il mago ed il re di giustizia.

spaesamento e alla frammentazione che investe non solo la realt oggettiva ma anche
quella soggettiva78, verso l'affermazione della divina indifferenza di Spesso il male di
vivere (lo stesso / sapore hanno miele e assenzio sentenzia il poeta in Mia vita, a te non
chiedo). Si aggiunga una strenua volont di resistere di un soggetto depotenziato e
periclitante, che sta smarrendo la fiducia nella corrispondenza analogica tra significante e
significato, tra io e mondo, di fronte alla rivelazione vertiginosa del 'nulla' che si manifesta
anche nella 'decisione' apparentemente classica dello stile, pur sapendo che queste alte
forme recingono il vuoto79. Del resto bruciare / questo, non altro il mio significato dice il
poeta in Dissipa tu se lo vuoi, conclusione che pur nella consapevolezza della mancanza di
senso afferma ancora una possibilit di sacrificio e di luce80.
Se con Forse un mattino tornava in auge la critica all'adaequatio, ora la capacit stessa
del poeta ad entrare in discussione, perdendo l'autoevidenza tipica del discorso poetico in
senso stretto, almeno nella tradizione precedente 81. Ormai superata la fine dell'infanzia,
non esiste pi l'anima come forma ed quindi in discussione tanto la possibilit stessa
della conoscenza, quanto il soggetto stesso82, almeno nella forma del soggetto della
tradizione ottocentesca che tutto sa e a tutto d forma ed la misura di tutte le cose83.
L'autore compie quello che Jacomuzzi definisce non-poesia, ovvero l'elogio della balbuzie
e della loquacit del silenzio. Se infatti la consapevolezza della critica situazione in cui il
linguaggio versa lo porta ad allontanarsi da ogni netta presa di posizione per una poesia
che prometta di svelare le res dietro ai verba, l'immagine di poeta-vate che gli si cercher
di attribuire da lui assolutamente negata, tanto da affermare: la pi vera ragione di chi
tace (So l'ora in cui la faccia pi impassibile).
La consapevolezza dell'impossibilit dello svelamento diviene nuova
affermazione di s e del proprio ruolo, che entrer per in crisi fino a
culminare con la perdita del senso stesso del fare poesia nella societ
postmoderna (nelle ultime raccolte), senza per che si perda la poesia in s.

Euripide, Baccanti: velamenti e svelamenti, apparenza


e realt, Dioniso e Penteo
L'instabilit e soprattutto l'ambiguit dello svelamento non erano affatto ignote gi al
mondo greco antico; un testo in cui questo aspetto particolarmente rilevante la tragedia
Baccanti di Euripide.
Per prima cosa va sottolineato come il protagonista sia Dioniso, dio del teatro e dio della
maschera: non vi interviene come fanno di solito gli dei nella tragedia, ma egli vi svolge la
parte principale, [...] come se, durante tutto lo spettacolo [] agisse su un altro piano, tra
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80
81

Luperini 2001
Luperini 1992
ibidem
Non va comunque dimenticato il progressivo allontanamento da un'idea forte di poesia gi presente in
diversi autori precedenti a Montale e che certamente lo influenzano, fra cui vanno ricordati Corazzini
(Desolazione del povero poeta sentimentale) e il futurista Palazzeschi (Lasciatemi divertire).
82 Luperini 1992
83 Barberi Squarotti G., Montale o il superamento del soggetto in La poesia di Eugenio Montale, Milano,
Librex 1983

le quinte, per annodare i fili dell'intreccio e macchinare il suo scioglimento 84.


La sua presenza gi ambigua in partenza in quanto sdoppiata: contemporaneamente
dio sullo (struttura teatrale con delle maschere da cui parlavano gli dei) e
straniero lidio mascherato sulla scena, l'uno e l'altro sono rivestiti dello stesso costume,
sfoggiando la stessa maschera, indistinguibili eppure distinti 85.
Quando entra in scena come personaggio si presenta in forma mortale (v. 4), quindi
travestito, mascherato, velato e con uno scopo ben preciso: rivelarsi, divenire (50)
anche presso chi nega la sua vera natura, quella immortale (non a caso si ripete ai v. 53-54
il riferimento alla forma mortale da lui assunta, che ovvero puramente apparenza).
Proprio sul suo essere evidente e nascosto insieme del resto si costruisce l'ironia tragica
che caratterizza tutto il corso della tragedia, che fa s che chi legge percepisca chiaramente
come il parlare di Dioniso sia a due livelli ( davvero mascherato, e il pubblico conosce il
doppio livello di mascheramento che ha assunto), uno apparente e uno pi profondo, che
esprime la realt delle cose ma pu essere inteso solo se si conosce a priori la realt.
Il suo alter ego Penteo non in questo, come in molti altri aspetti, diverso da lui: sar
spinto a travestirsi da baccante, trasformandosi egli stesso in quello che aveva dichiarato
di non essere e voler sconfiggere. In realt il suo discorso nel primo episodio con Tiresia e
Cadmo aveva rivelato quanto egli fosse tutt'altro che lucido e razionale (ma
, dice il sacerdote al v. 271), ma avesse anzi i caratteri di
chi sconvolto dalla divinit, in netto contrasto con i discorsi calmi e ragionati dei due
altri, che invece erano ben consapevoli della loro scelta di divenire .
Ma anche quando nel quarto episodio Penteo e Dioniso, vestiti allo stesso modo e ormai
apparentemente in un'unit di intenti, si avviano insieme verso il Citerone, la distanza
rimane abissale sia tra di essi (Dioniso rivela la sua divina potenza nella scena dell'albero,
ma tiene nascosto il suo piano che ha chiaramente espresso parlando in segreto con le
baccanti in precedenza) sia tra Penteo e la sapienza dionisiaca, che gli sar fino all'ultimo
preclusa sebbene fosse quello che egli inconsciamente cercava in maniera ossessiva
(basterebbe indagare la costante presenza del tema del vedere nel suo parlare), oltre al
fatto che la sua precedente lucidit sia ormai del tutto perduta (e forse in realt mai
posseduta), tanto da usare l'imperativo quando ormai completamente asservito al suo
accompagnatore, ad esempio al v. 934 in cui peraltro afferma il suo stesso asservimento.
La stessa Agave infine si trova vittima di questa mancanza di svelamento, trovandosi a
divorare il proprio figlio, convinta di attuare il sacro rito di e .
Quando lei stessa poi verr lentamente portata da Cadmo a comprendere, non potr che
piangere di aver scoperto tardi una () (1287).
A questo punto della tragedia (deducendo il finale dalle fonti che ci sono rimaste) lo stesso
dio pu giocare a carte scoperte, gloriandosi della sua vittoria e rivelando cos
definitivamente la sua natura che si era cercato di negare, e dunque anche il significato
profondo della sua azione.
La divinit in assoluto irrazionale, l'unica maschera sorridente del teatro
greco, si instaura ora nel consorzio civile e dopo che essa ha rivelato la sua
natura ambigua e ibrida (Fusillo), sottintendendo che il rivelato sar
84 Il Dioniso mascherato delle Baccanti di Euripide in Mito e tragedia due, Da Edipo a Dioniso, Jean-Pierre
Vernant e Pierre Vidal-Naquet
85 Ibidem

comunque sempre meno del conoscibile, non resta per i membri della
comunit che l'accettazione , come gi auspicato dal nunzio che aveva per primo
narrato l'aspetto violento e selvaggio di Dioniso, ma ne conosceva anche i piaceri:
Questo dio dunque, chiunque egli sia, o signore,
accoglilo in questa citt. In tutto infatti potente,
e anche in questo: si dice abbia donato
ai mortali la vite che placa gli affanni. (vv. 769-774)

La Fisica del Novecento: tra impossibilit di svelare e


scoperta di aspetti velati
Il mondo odierno per ha in parte accettato e in parte superato il problema dello
svelamento della verit, seppure sia ancora un campo di ampio dibattito, soprattutto
filosofico. La fisica ad esempio ha dovuto accettare di abbandonare il determinismo tipico
dell'obiettivismo naturalistico86 caratterizzante la scienza galileiana e newtoniana.
Dal principio di indeterminazione all'equazione di Shrdinger

La fisica ha accettato di non poter conoscere con certezza lo stato di una particella (ad
esempio un elettrone, come nel caso dell'esperimento delle due fessure), poich la luce
necessaria per poter osservare e quindi individuare la posizione e le altre caratteristiche di
un corpo (svelare implica infatti un'attivit dello svelante) muterebbero la situazione e
dunque i risultati, ad esempio cambiando il livello energetico di un elettrone quindi
imponendo una posizione che prima non aveva.
Questo concetto chiaramente espresso dal ben noto principio di indeterminazione di
Heisenberg, che afferma: non possibile misurare contemporaneamente e con precisione
assoluta sia la posizione sia la velocit e quindi l'energia di una particella 87. La motivazione
va individuata contemporaneamente nella dualit onda-particella (derivata dagli studi di
De Broglie) e nella conseguente (ontologica?) non-localit della materia. L'effetto
epistemologico disastroso in quanto significa che sta nella natura stessa della particella
non avere tali caratteristiche fino al momento della misurazione, che da un certo punto di
vista le impone. Lo stesso Heisenberg arriva a commentare: Nellambito della realt le cui
connessioni sono formulate dalla teoria quantistica, le leggi naturali non conducono ad
86 Espressione husserliana (cfr. La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale)
87 Formulazione tratta dal manuale Chimica di M. Bosia, Paravia 2004

una completa determinazione di ci che accade nello spazio e nel tempo; laccadere
(allinterno delle frequenze determinate per mezzo delle connessioni) piuttosto rimesso
al gioco del caso e l'immagine scientifica che veniamo a costruirci del mondo cessa di
essere una vera e propria immagine intrinseca della natura 88.
La formulazione di questo principio segna una vera e propria crisi nel lavoro di
Heisenberg, che alla fine di una lunga serie di esperimenti formula l'impossibilit di
trovare quanto cercava, ma non scoraggia la sua stessa ricerca, che grazie alla
collaborazione con Bohr (sono i fautori della cosiddetta interpretazione di Copenhagen
che interpreta in maniera ontologica la non-localit) lo porta a definire la possibilit di
costruire un'interpretazione probabilistica di questo problema. Probabilit per che non si
baser sull'uso che la meccanica classica faceva della statistica, ovvero come
approssimazione per mancanza di strumenti precisi o leggi definitive, ma costituir una
realt insita nella natura stessa.
Proseguendo su questa linea Shrdinger, il quale per con il famoso paradosso del gatto
rifiuta un'interpretazione ontologica dell'indeterminazione, arriva infine alla formulazione
della sua nota equazione, che ci permette di determinare la funzione d'onda () come
h
(r ,t )= H (r , t) dove (r , t) rappresenta appunto
ampiezza di probabilit: i
2 t
la funzione d'onda, ovvero l'ampiezza della probabilit (concetto che mutua dalla
meccanica classica, applica alla teoria ondulatoria e reinterpreta in chiave statistica), H
l'operatore Hamiltoniano, che permette di definire l'energia completa di un sistema
(sommando l'energia cinetica all'energia potenziale, pi propriamente definisce lo stato
quantico del sistema) in un determinato momento e posizione.
Questa visione fece inizialmente fatica ad affermarsi proprio per il suo carattere
apparentemente di disfatta, tanto che negli ambienti universitari si era diffusa questa
canzone irrisoria89:
Con la sua psi Erwin pu
di calcoli farne un bel po'.
Ma una cosa nessuno sa:
cosa significhi la psi in realt.
La complessit dell'idea del resto avvi un proliferare di interpretazioni epistemologiche
differenti, fra cui vanno ricordate:
Interpretazione statistica (Born e Einstein): sulla base di risultati sperimentali,
ipotizzo che il quadrato della funzione donda in un punto fosse la misura della
densit di probabilit che in tale punto vi sia lelettrone. La funzione d'onda non si
applica ad un sistema individuale, ad esempio una singola particella, ma un
valore matematico astratto, di natura statistica, applicabile ad un insieme di sistemi
o particelle.
Intepretazione di Copenhagen (Bohr e Heisenberg): Le affermazioni probabilistiche
della meccanica quantistica sono irriducibili, nel senso che non riflettono la nostra
conoscenza limitata di qualche variabile nascosta. Nella fisica classica, si ricorre alla
probabilit anche se il processo deterministico in modo da sopperire a una nostra
88 ber quantenmechanische Kinematik und Mechanik, Mathematische Annalen, 1926
89 Reminiscences of Heisenberg and the Eary Days of Quantum Mechanics, Felix Bloch, in Phisics Today,
dicembre 1976

conoscenza incompleta dei dati iniziali. Al contrario l'interpretazione di


Copenaghen sostiene che in meccanica quantistica i risultati delle misurazioni di
variabili coniugate sono fondamentalmente non deterministici, ossia che anche
conoscendo tutti i dati iniziali impossibile prevedere il risultato di un singolo
esperimento, poich l'esperimento stesso influenza il risultato. Sono dunque prive
di senso domande come: Dov'era la particella prima che ne misurassi la
posizione?, in quanto la meccanica quantistica studia esclusivamente quantit
osservabili, ottenibili mediante processi di misurazione. L'atto della misurazione
causa il collasso della funzione d'onda, nel senso che quest'ultima costretta dal
processo di misurazione ad assumere i valori di uno qualunque degli stati possibili.
Interpretazione alla Berkeley (Wigner): la realt fisica non considerata come
qualcosa di esistente oggettivamente in s e per s, ma solo come una teoria
matematica esistente come concetto nella mente di Dio e proiettata da Dio nelle
nostre menti attraverso le immagini sensoriali che percepiamo; dunque tanto la
funzione d'onda quanto il suo collasso, sono reali solo in quanto rappresentano le
modalit con cui Dio concepisce l'universo e suscita in noi le nostre impressioni
sensoriali
Interpretazione a molti mondi (Everett): rifiuta l'irreversibile e non deterministico,
collasso della funzione d'onda in favore di una descrizione che prevede che le linee
di universo degli oggetti macroscopici si separino ripetutamente in storie
mutuamente non osservabili, ovvero universi distinti all'interno di un multiverso.
Una variante l'interpretazione a molte menti: propone che distinzione tra i mondi
debba essere compiuta al livello della mente di un osservatore individuale.
Teoria delle variabili nascoste (secondo Einstein): il carattere probabilistico della
meccanica quantistica sarebbe dovuto alla presenza di meccanismi fisici a noi non
ancora noti in quanto la meccanica quantistica una teoria fisica incompleta.
Interpretazione di Bohm: la funzione d'onda guida il moto della particella ed evolve
in base all'equazione di Schrdinger. L'interpretazione assume un singolo universo
deterministico, ed asserisce che lo stato dell'universo evolve linearmente nel tempo,
senza prevedere il collasso delle funzioni d'onda all'atto di una misurazione. In
questa interpretazione, si assume comunque l'esistenza di un certo numero di
variabili nascoste rappresentanti le posizioni di tutte le particelle nell'universo le
quali, come le probabilit in altre interpretazioni, non possono mai essere misurate
direttamente.
Meccanica quantistica relazionale: seguendo la linea tracciata dalla relativit
ristretta, differenti osservatori potrebbero dare differenti descrizioni della stessa
serie di eventi.
Teoria delle misurazioni incomplete: tenta di ricavare i principali postulati della
meccanica quantistica e della relativit da propriet dei processi fisici che siano
misurazioni accettabili.
Formulazione di Feynman: in realt vengono compiuti contemporaneamente tutti i
cammini possibili simultaneamente, che apre la strada alla teoria quantistica dei
campi
Lo stesso Feynman riassumer la complessit della questione con una nota e lapidaria

frase: Chiunque crede di aver capito la meccanica quantistica non lha capita
abbastanza da capire di non averla capita .
Dimensioni nascoste

Se poi la cosiddetta SuperString Theory fosse


confermata non solo come ipotesi matematica ma
come effettiva teoria del tutto, la scienza
dovrebbe accettare addirittura l'esistenza di
dimensioni nascoste (6 o 7 nelle versioni pi
moderne della teoria, pi di 30 in quella bosonica
originale) compattate in piccolissimi punti
nella trama dello spazio-tempo detti spazi
Calabi-Yau, e che non potranno probabilmente
mai essere svelate ma che non per questo si
potranno escludere da ci che accetteremo esistere.
Per provare a immaginare come questa situazione possa costituire una realt sufficiente
pensare, oltre che al ben noto caso descritto in Flatlandia di una sfera che si insinua in uno
spazio a due dimensioni, al caso di una formica che cammini su di un tubo teso ad una
distanza notevole da noi. Per quanto noi siamo in grado di distinguere la formica, in
determinati momenti sembrer svanire nel nulla, infatti si sar mossa nella dimensione che
noi non possiamo percepire. Allo stesso modo si comporteranno le stringhe nei confronti
dei nostri movimenti della realt fisica quotidiana: se spostandoci non vedremo alcun
effetto se non nelle nostre 4 dimensioni sar perch i movimenti nelle altre dimensioni
arrotolate tra loro in un unico punto piccolissimo dello spazio saranno da noi percepiti
come dei teletrasporti che non implicano conseguenze.
La fisica nel tentar di mostrare si quindi spesso trovata a dover accettare
di non poter svelare, tanto che la teoria delle stringhe stessa riunisce
meccanica quantistica e relativit negando la possibilit di vedere la
fluttuazione quantistica, e dunque la sua esistenza. Resta da definire se
persino la spazialit sia in realt qualcosa di ben pi complesso di quanto
non appaia, avvicinandosi sempre pi ad una TOE.

Doublethink, Newspeak e Ministero della Verit: il


problema di Orwell in Nineteen Eighty-Four
La politica, in virt della sua stessa natura,
comporta violenza e menzogna.

Quante volte appare doveroso sopprimere o colorare la verit!


Eppure ogni vero progresso il risultato di una maggiore informazione90
The frightening thing, he reflected for the ten thousandth time as he forced his shoulders
painfully backward (with hands on hips, they were gyrating their bodies from the waist,
an exercise that was supposed to be good for the back muscles) - the frightening thing was
that it might all be true. If the Party could thrust its hand into the past and say of this or
that event, it never happened - that, surely, was more terrifying than mere torture
and death? The Party said that Oceania had never been in alliance with Eurasia. He,
Winston Smith, knew that Oceania had been in alliance with Eurasia as short a time as
four years ago. But where did that knowledge exist? Only in his own
consciousness, which in any case must soon be annihilated. And if all others accepted
the lie which the Party imposed - if all records told the same tale - then the lie
passed into history and became truth. Who controls the past, ran the Party
slogan, controls the future: who controls the present controls the past. And
yet the past, though of its nature alterable, never had been altered. Whatever was true
now was true from everlasting to everlasting. It was quite simple. All that was needed was
an unending series of victories over your own memory. Reality control, they called it: in
Newspeak, doublethink .
(Book 1, Chapter 3)
Com' possibile, pur avendo una notevole quantit di dati, ottenere conoscenze molto
limitate? Noam Chomsky ponendosi questa domanda parla di Orwell's problem,
sottolineandone la matrice politica: Orwell era impressionato dall'abilit dei totalitarismi
di instillare convinzioni fermamente possedute e ampiamente accettate per quanto
completamente senza fondamento e apertamente in contrasto con i fatti ovvi del mondo
che ci circonda91. Se infatti egli stesso ha dichiarato che ogni sua opera successiva al 1936
(l'esperienza della Guerra di Spagna lo segna a tal punto da essere il momento cardine
nella scelta socialista, e non marxista) direttamente o indirettamente, contro il
totalitarismo e a favore del socialismo democratico per come lo intendo io 92, diviene
fondamentale comprendere in un'ottica anche di preoccupazione politica concreta il senso
di Nineteen Eighty-Four, contro ogni forma di passivit e conformismo93.
90
91
92
93

Tratti dai Collected Essays di Orwell, citati in Leys 2007


Chomsky 1981
Orwell G., Why I write, London, Penguin Books 2005
Non si dimentichi che Orwell stesso ha scritto: Il mio punto di partenza sempre stato un senso di
partigianeria, un senso di ingiustizia. Quando mi accingo a scrivere un libro io non mi dico voglio
produrre un'opera d'arte. Lo scrivo perch c' qualche bugia che voglio smascherare, qualche fatto su
cui voglio attirare l'attenzione, e il mio primo pensiero quello di farmi ascoltare. (cit. in Leys 2007)

Tornando al problema iniziale quindi possiamo leggere la riflessione di Winston in esergo


come l'improvvisa presa di coscienza del protagonista dell'enorme potere che il linguaggio
ha nelle mani del regime del Big Brother, la cui forza sta nell'ignoranza (si noti che
Ignorance is strenght l'unico motto non ossimorico) da parte degli abitanti dell'Oceania
di tutto ci che va oltre o contro quel che il regime vuole si sappia. Va per fin da subito
notato come la propaganda abbia la doppia natura di velare ma allo stesso tempo svelare
(there is a kernel of truth concealed in a massive lie 94): nei motti del Socing viene
chiaramente espressa l'intrinseca contraddittoriet dell'ideale stesso, che affida
arbitrariamente ogni scelta ai membri del partito, cos come la possibilit di percepire la
falsit delle dichiarazioni del regime rimane per chiunque (non a caso Winston per
divenirne consapevole deve solo imparare a far uso della memoria), ma allo stesso tempo
se il Big Brother l'unico depositario della verit e le persone ne sono convinte, la verit
sar definitivamente in mano al potere. In questo consiste il doublethink, ovvero la
capacit che si chiede alle persone di sostituire alla verit dell'evidenza quella 'ufficiale',
grazie alla loro adesione piena e convinta alla rivoluzione (ventralsentire). Questo
atteggiamento simile a quello di un antico ebreo, il quale sapeva che tutte le nazioni
diverse dalla sua adoravano falsi dei e per lui era inutile sapere che questi dei si
chiamavano Baal, Osiride, Moloch, Astarte e via dicendo, anzi, meno ne sapeva e meno
pericoli correva la sua ortodossia95. Quella che si richiede un'adesione totalmente
irrazionale, quello che analizzando il fascismo del suo tempo Wilhel Reich defin l'appello
al sentimento mistico96, tipico del totalitarismo. La brava gente non dice niente perch
non vede niente. E, in fin dei conti, se non vede niente non perch non ha occhi, ma
perch non ha immaginazione.97 Sopprimete la libert di pensiero e le facolt creative si
spegneranno98.
In quest'ottica si inserisce la riforma del linguaggio (verso il Newspeak), nella
consapevolezza che definendo un modello psicolinguistico precisamente definito si
sarebbe potuta creare una prevedibile e ortodossa societ in cui grazie al modello ormai
interiorizzato anche un'affermazione totalmente infondata potesse sembrare naturale99. Il
fine di tale riforma infatti non era solo quello di fornire [] un mezzo espressivo che
sostituisse la vecchia visione del mondo e le vecchie abitudini mentali, ma di rendere
impossibile ogni altra forma di pensiero [], non era concepita per ampliare le capacit
speculative ma per ridurle [] riducendo al minimo la possibilit di scelta [],
eliminando gran parte delle associazioni mentali a essa connesse grazie a una sola parola,
facile a pronunciare e costituita dal numero minore possibile di sillabe, dicibile cos quasi
senza pensare, come avevano gi parzialmente fatto i totalitarismi precedenti (Nazi,
94 Chomsky 1981
95 Appendice a 1984
96 Reich W., Psicologia di massa del fascismo, Torino, Einaudi 2002.
Reich metter del resto in luce la duplice fonte di questo sentimento irrazionale: Quando il mistico dice
'bolscevismo' non intende dire il partito fondato da Lenin. Non ha la pi pallida idea delle discussioni
sociologiche avvenute all'inizio del secolo. [] Le sue parole sono altrettanto irrazionali quanto la parola
'ebreo' sulla bocca dei fascisti. [] Il contenuto irrazionale di queste parole riguarda regolarmente la
vitalit sessuale.
97 Leys 2007
98 Orwell G., Collected Essays, cit. in Leys 2007
99 Luchini-Garcia 2006

Gestapo, Comintern...). Il risultato? Eliminare definitivamente la tentazione di mettersi a


pensare [], far fluire il discorso articolato direttamente dalla laringe senza alcuna
implicazione dei centri cerebrali superiori100.
Completato questo vero e proprio lavaggio del cervello non ci sar pi
alcuna necessit di velare la realt, sar quindi possibile svelare
interamente la realt, perch in ogni caso saranno inibite totalmente le
capacit di pensiero critico e allo stesso tempo non ci saranno mezzi
espressivi per pensare e comunicare quel che non rientra nei principi del
Socing, che si sar garantito l'eternit.
Propaganda che nasconde e mostra nelle nostre 'democrazie'
Per rispondere al problema di partenza Chomsky sceglie di portare diversi esempi 101, ma
ne lega inizialmente due decisamente significativi.
Nel maggio 1983 il giornalista radiofonico Vladimir Danchev condann aspramente
l'invasione russa in Afghanistan. L'uso dell'espressione ' invasione' invece di quella
ufficiale (difesa) gli cost l'internamento in un ospedale psichiatrico e allo stesso tempo
l'esclusione della idea da ogni possibile considerazione. Questo evento fu percepito da un
giornalista come una rivolta against the standards of double-think and newspeak that
most of these people accept102. Nella societ dell'informazione attuale infatti la strategia
migliore che si possa attuare quella descritta da Orwell: non potendo modificare la realt
si muta il linguaggio in cui essa viene espressa, mutando di conseguenza il significato che
assume, facendo s per altro che l'inconsapevolezza sia totale103.
In questa stessa logica sta il caso del Vietnam per l'opinione pubblica americana: quando
nel 1962 inizi l'invasione statunitense venne fin da subito presentata come protezione del
popolo vietnamita dai guerriglieri. Ma in realt questo quello che noi chiamiamo
'aggressione', 'invasione' quando compiuta da un nemico dichiarato []. Ho cercato
invano negli ultimi 22 anni anche solo un singolo riferimento nei pi diffusi giornali e libri
di testo scolastici americani un riferimento ad un''invasione americana del Vietnam del
Sud' o a un''aggressione americana nel Vietnam del Sud'. Qui non c' un Danchev, sebbene
non serva alcun coraggio per dire la verit, ma solo onest. Attraverso un vero e proprio
meccanismo di indottrinamento stata del resto fin da subito esclusa dal dibattito l'idea
secondo cui quella guerra fosse sbagliata in quanto aggredire sbagliato, perfino tra gli
oppositori inclusi nella discussione l'argomento fu che i costi erano troppo elevati.
I fatti erano disponibili ma diviene qui evidente il genio dei sistemi democratici nel
controllare il pensiero, senza un visibile Ministero della Verit, ad un livello di
indottrinamento nemmeno immaginato da Orwell104.
Anche perch la societ attuale ha un sistema di controllo che il pi
100Appendice a 1984
101Chomsky 1981
102Krasnov V., A blow against newspeak in Times-News, 13 agosto 1983
103L'esempio che pone Chomsky lo sgomento che portarono il discorso di Chruv del 1956 e la
pubblicazione delle opere di Solenicyn, che furono (forse inconsapevolmente) accompagnati da una
logica del 'It couldn't happen here' che dimostra la convinzione dei cittadini delle democrazie occidentali
dell'inesistenza della propaganda e della manipolazione dell'informazione nei loro Paesi.
104Citazioni da Chomsky 1981

ingegnoso della storia mondiale : distribuire quel tanto di ricchezza che


basta ad un numero sufficiente di persone perch l'insoddisfazione risulti
limitata a una minoranza importuna. Il paese [il riferimento agli Stati Uniti]
tanto potente, tanto grande e cos gradevole che per molti dei suoi cittadini
che pu concedere la libert di dissentire ai pochi che non sono contenti 105 .

Logica del negazionismo: mostrare e nascondere


Since then, at an uncertain hour,
That agony returns:
And till my ghastly tale is told
This heart within me burns106

Primo Levi apre con queste parole I sommersi e i salvati, a ricordare la spinta a raccontare
quello che era stato che aveva caratterizzato la sua esperienza. Oltre alla chiara matrice
catartica, va sottolineato anche un altro significato che lo stesso autore ci esplicita: i militi
delle S.S. si divertivano ad ammonire cinicamente i prigionieri: In qualunque modo
questa guerra finisca, la guerra contro di voi l'abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarr
per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli creder.
[] E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la
gente dir che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti: dir che
sono esagerazioni della propaganda alleata, e creder a noi, che negheremo tutto, e non a
voi. La storia dei Lager, saremo noi a dettarla. [] Quasi tutti i reduci [...] ricordano un
sogno che ricorreva spesso nelle notti di prigionia, vario nei particolari ma unico nella
sostanza: di essere tornati a casa, di raccontare con passione e sollievo le loro sofferenze
passate rivolgendosi ad una persona cara, e di non essere creduti, anzi, neppure
ascoltati.107
La distanza storica rischia di rendere questo incubo realt, se infatti nei primi momenti
successivi alla Shoah l'impatto sulla comunit mondiale con una esperienza di tale portata
ha impedito che anche solo si potesse immaginare di dubitarne, negli anni successivi sono
potute nascere le storiografie revisionista e poi negazionista. La radice di questo fatto va
cercata innanzitutto nella distanza storica ( quando i figli dei figli delle vittime dei lager
saranno scomparsi la messa in discussione del genocidio avr lo stesso impatto emotivo
che potrebbe avere l'incredulit rispetto a, diciamo, la strage erodiana degli innocenti 108),
nella volont (e capacit) nazista di nascondere ogni prova ( il regime nazista aveva posto
le basi per il negazionismo di oggi grazie soprattutto alla natura di non-monumenti per
eccellenza109 delle camere a gas e dei campi), ma anche in due processi, che sottolinea
Bauman110, interni alla stessa coscienza collettiva dell'evento, ovvero la progressiva
specializzazione e riduzione a pura ricerca scientifica della storiografia ad esso relativa e la
105Zinn H., Storia del popolo americano dal 1492 a oggi, Milano, il Saggiatore 2007
106Coleridge S.T., The Rime of the Ancient Mariner, vv. 582-85 in Levi 1986
107Levi 1986
108Pisanty 1998
109Pisanty 1998
110Prefazione a Bauman Z., Modernit e olocausto, Bologna, il Mulino 1992

sterilizzazione dell'immagine dell'Olocausto nella visione pubblica, che si riduce dunque o


a fredda ricerca storica o a evento da ricordare in pubbliche cerimonie, lasciando poco
spazio a un'analisi profonda dell'esperienza e delle riflessioni che deve necessariamente
produrre in chi ne viene a conoscenza. Si aggiunga infine, propone Pisanty, la crisi del
concetto di verit dell'epistemologia contemporanea ma anche nella mentalit comune,
che apre ad una pi facile accettazione di scetticismo radicale e revisionismo storico.
La tesi di fondo dei negazionisti
La semiologa Valentina Pisanty ha concentrato la sua attenzione sul metodo usato dal
discorso negazionista in L'irritante questione delle camere a gas.
Innanzitutto i negazionisti hanno un sistema di assiomi alla luce di cui leggono le
testimonianze (in quanto ritengono di esser loro a dover dimostrare):
la 'soluzione finale' era l'emigrazione delle minoranze etniche verso Est e non lo
sterminio programmato (per sostenerlo usano l'interpretazione letterale e quella
metaforica in base al loro fine nell'analizzare documenti e testimonianze naziste)
le camere a gas non sono mai esistite, lo Zyklon B serviva alla disinfezione dai
parassiti
la maggior parte degli ebrei scomparsi emigrata in Unione Sovietica facendo
perdere le proprie tracce
gli ebrei morti sono molti meno di quanti sarebbero per la storiografia tradizionale,
e i pochi ebrei giustiziati erano criminali o oppositori politici
se davvero i nazisti avessero voluto sterminare gli ebrei alla fine della guerra ne
sarebbero rimasti molti meno
non vi alcuna valida dimostrazione del genocidio e a dover fornire prove sono gli
sterminazionisti, non i negazionisti
la Shoah nasce da un complotto della propaganda alleata, che voleva nascondere i
crimini commessi da eserciti e governi alleati, sotto la spinta del movimento
sionista, che puntava alla nascita dello Stato di Israele
la Germania nazista non la principale responsabile della guerra, anzi, i pi
ideologici sostengono responsabilit giudaiche anche in questo, motivo per cui
corretta la definizione di nemici attribuita durante la guerra agli ebrei dal regime
Va sottolineato che su diversi punti essi stessi non concordano, non esiste in definitiva un
unico paradigma, ma questo non ritenuto un problema: qualsiasi interpretazione
buona, purch neghi111.
Il metodo del discorso negazionista
I negazionisti non usano mai argomenti per affermare l'inesistenza della Shoah, ma
cercano di insinuare il dubbio sulla veridicit delle testimonianze tradizionalmente
considerate fonti. Se gi Primo Levi 112 aveva sottolineato la difficolt nel fornire memorie
precise per la mancanza di una visione complessiva del fenomeno, per le difficolt nel
ricordare oggi e nell'avere informazioni al tempo e per la forte partecipazione emotiva agli
eventi, questi storici invece partono dagli errori che provengono fondamentalmente da
111Pisanty 1998
112Levi 1986

questi fattori e, attraverso una critica fredda e razionalista, negano la veridicit delle
testimonianze, applicando poi la logica del falsus in uno falsus in omnibus 113: la falsit di
un dato (anche numerico) all'interno di una testimonianza mette in dubbio la validit
dell'intero processo.
Questo fine viene poi raggiunto attraverso strumenti diversi:
fonti: per dare apparenza di storicit e scientificit al loro lavoro bombardano il
lettore di dati e citazioni, ottenendo di buttare fumo negli occhi114. Il metodo
quello descritto da Schopenhauer: quando si vuole trarre una certa conclusione non
la si lasci prevedere, ma si faccia in modo che l'avversario ammetta senza
accorgersene le premesse una per volta e in ordine sparso, altrimenti tenter ogni
sorta di cavilli; oppure, quando non si certi che l'avversario le ammetta, si
presentino le premesse di queste premesse, si facciano pre-sillogismi, ci si faccia
ammettere le premesse di molti di questi pre-sillogismi [...], si occulti dunque il
proprio gioco finch non stato ammesso tutto cio di cui si ha bisogno 115. Si attiva
cos nel lettore la logica [] induttiva dell'exemplum [] esclusivamente retorica e
priva di valore dimostrativo. [] Il negazionista approfitta dello stordimento del
lettore per proporgli perentoriamente una chiave di lettura che, come per magia,
dissolve tutti i dubbi e le incertezze116.
citazioni: si usano i metodi del decontestualizzare i testi (senza citare le proprie
fonti, cosicch il lettore fatichi a controllarle) e del farne un'analisi testuale
alternativamente a seconda di quale permette maggiormente di mettere in
discussione le affermazioni di chi sta raccontando, grazie anche alla contestazione
di contraddizioni interne o con altre fonti, selezionando le stesse (completamente
sordi a ogni affermazione che contraddica le proprie idee) e citando in maniera
parziale le testimonianze117, inserendosi anche a sottolineare puntigliosamente
aspetti dubbi in ogni passo (metodo delle parentesi quadre e della punteggiatura)
scetticismo estremo: il negazionista colui per il quale ogni errore equivale a una
menzogna, e dietro ad ogni menzogna si nasconde un progetto di falsificazione, si
nega il principio di carit interpretativa che risponderebbe al Lettore Modello delle
testimonianza. Quando ha in tal modo creato scompiglio [] subentra il pi
chiuso dei fondamentalismi118.
razionalismo: ogni errore viene considerato contraddizione e quindi segno di
falsit, non si considerano minimamente emozione, memoria e valutazioni
approssimative (si pensi ai molti casi di confutazioni basate su aspetti quantitativi).
Non distinguono la somiglianza che giustifica e quella che discredita 119, anzi,
negano l'esistenza della prima. Lo scopo negare alle testimonianze l'aggancio con
113Principio del diritto romano usato come titolo in un articolo del negazionista americano Bradley Smith,
cit. in Pisanty 1998
114Pisany 1998
115Schopenhauer cit. in Pisanty 1998
116Pisanty 1998
117Pisanty 1998: Il gioco negazionista semplice: si prende un'affermazione, la si isola dal proprio contesto
storico immediato e la si giudica a partire dal proprio punto di vista. Cos straniata, essa apparir
necessariamente inverosimile e insostenibile.
118Pisanty 1998
119Bloch M., Apologia della storia, Torino, Einaudi 1969

la realt, con un evidente sproporzione fra l'elemento dissonante e le conclusioni


che ne vengono tratte120, ovvero la falsit generale del testo in discussione.
Esemplare il caso in cui, per negare autenticit al cosiddetto rapporto Gernstein il
negazionista Felderer attraverso calcoli trigonometrici determina l'impossibilit di
ottenere realmente una montagna alta 40 m come affermato nel testo. Manca il
senso dell'iperbole, i negazionisti sono convinti [] che il linguaggio debba essere
completamente denotativo, esplicito, trasparente, privo di quegli artifici retorici che
essi stessi utilizzano abbondantemente. Il negazionismo subentra quando la storia
cerca di diventare geometria121.
vaghezza: nella maggior parte dei casi non si citano le proprie fonti, sia per quanto
riguarda le informazioni sia per i testi, rendendo ancor pi difficile la verifica e
quindi la falsificazione delle proprie affermazioni
presupposizioni: invece di cercare di comprendere le affermazioni si insinuano
significati secondari che, presupposti, si applicano al testo
rappresentazione dell'avversario: ci si rivolge alla storiografia opposta in maniera
vaga e senza citare gli autori, come si trattasse di un mondo univoco e complottista
fotografie: sfruttano l'ambiguit tipica di ogni documento iconografico per
affermare che quelle che ritraggono oggetti (cataste di vestiti, edifici dei campi)
sono costruite dalla propaganda, mentre quelle che ritraggono persone sono
fotografie di cittadini tedeschi morti [] riciclate subdolamente dai prolifici
mercanti di Miti che le hanno spacciate per immagini di ebrei assassinati 122
conversione: spesso i negazionisti raccontano il proprio passaggio alla fede
negazionista e la propria condizione di martiri, attaccati dall'ideologia dominante
I negazionisti si dichiarano in possesso della verit, negando una regola base della
storiografia: l'esser coscienti che non c' alcuna garanzia a priori che la costruzione
proposta dal singolo storico sia quella giusta; un qualche riferimento ad una teoria del
complotto la condizione indispensabile per delegittimare un corpus di testimonianze
che, sebbene provengano da fonti diverse e fino ad un certo punto autonome, concordino
su una certa ricostruzione storica di eventi passati. Si nega il principio fondamentale nella
ricerca scientifica per cui pi ragionevolmente economico accettare i dati che abbiamo
piuttosto che passare il tempo a metterli in dubbio e ad ogni minima anomalia invocare
una rivoluzione scientifica, quando in realt si tratterebbe di un semplice rompicapo della
scienza normale che interpretato invece come sintomo del crollo del paradigma in una
sindrome del sospetto tale che impedisce di leggere i testi come i testi stessi desiderano
farsi leggere. La tesi negazionista prospera ovunque vi siano ambiguit o pluralit di
interpretazioni, in quanto per il negazionista ogni testo la cui interpretazione non sia
cristallina e univoca da respingere in toto. Le anomalie che si introducono poi con questo
nuovo paradigma sono tali da rendere assolutamente impossibile ricostruirlo in maniera
coerente (abbandonare il lineare per il tortuoso scarsamente profuttivo a meno di avere
seri motivi per dubitare dell'idea di partenza), a meno di utilizzare l' ermetismo
complottardo dei negazionisti.
Robert Faurisson, leader del movimento che ha spinto perch (nella linea dell'Institute of
120Pisanty 1998
121Pisanty 1998
122Grimstad (1977) cit. in Pisanty 1998

Historical Review) il gruppo si mostrasse sempre pi come tendenza storiografica e


sempre meno come frangia di estremismo politico, ha manifestato questo atteggiamento
fin dalla sua carriera di critico letterario (dimostrando ancor di pi che la volont di
negare precede il negazionismo), quando si era sempre posto come colui che infrange le
idee ricevute, i pregiudizi supinamente accettati e il conformismo della comunit degli
interpreti, ingannati dai mistificatori e dai falsari di vario genere arrivando cos a far dire
al testo quel che l'interprete vuol sentire. Il tutto in un tono di vittimismo del profeta
eretico che tenta di aprire gli occhi delle moltitudini ignare ma resta sconfitto con la sua
verit: ho acquisito la certezza [] che mi trovavo di fronte ad una menzogna storica. []
E dopo ho trovato il silenzio, l'imbarazzo, l'ostilit e, per finire, le calunnie gli insulti, i
colpi123.
Allo stesso tempo essi nascondono determinati aspetti selezionando solo quelli che
permettono di corroborare la propria tesi, presentata come dato di fatto che nemmeno ha
bisogno di essere comprovato. I negazionisti operano una preliminare selezione del
materiale storico, delegittimando e scartando ogni documento che confermi l'esistenza dei
campi di sterminio e, contemporaneamente, valorizzando le poche testimonianze che
confortano le loro tesi124. Lo scetticismo generalizzato dimostrato verso l'interpretazione
comune delle testimonianze in nome dei una critica che va dritto all'oggetto125, si dimostra
null'altro che fede cieca. Solo se si crede nell'esistenza di una Verit unica, universale,
trascendente e immutabile, si portati a interrogarsi spasmodicamente circa la natura
ingannevole delle apparenze e ad assumere un atteggiamento interpretativo paranoide.
Velando dunque dichiarano di svelare una verit nascosta , e l'idea che ci sia qualcosa oltre
la realt storica ufficiale ha sempre seguito, come dimostra la fortuna delle ipotesi
complottistiche di molti storici o presunti tali. In passato si tent, per gioco, di negare
l'esistenza di Napoleone, dimostrando cos che ogni evento storico improbabile per
definizione, altrimenti non verrebbe considerato nemmeno un evento pu subire il
medesimo atteggiamento straniante. Decretare l'assoluta inverosimiglianza di un evento
significa inoltre arrogarsi la capacit di inquadrare preliminarmente tale situazione in
tutte le sue coordinate, ma l'esperienza reale difficilmente pu essere contenuta in uno
schema astratto126. Sappiamo che la menzogna rispetto alla verit presenta un indiscutibile
vantaggio: quello di poter essere plasmata a priori, prospettando immagini e situazioni
tanto pi accettabili come vere in quanto della verit acquisiscono tutte le caratteristiche,
ma perdendo ogni casualit127, divenendo cos pi plausibile, pi tentatrice128.
Di questo passo, se fino a non molti anni fa si riteneva che mai si sarebbe
giunti ad un accettazione del negazionismo, oggi sembra quasi rivivere un
racconto di Primo Levi della prigionia: sapete come si dice mai nel gergo
del campo? Morgen frh, domani mattina. 129

123Faurisson R. (1980), cit. in Pisanty 1998


124Pisanty 1998
125Faurisson R. (1980), cit. in Pisanty 1998
126Pisanty 1998
127Chiais 2008
128Arendt H., Verit e politica, Torino, Bollati Boringhieri 1995
129Levi P., Se questo un uomo, Torino, Einaudi 2005

La Verit svelata dall'alto: la conversione in Apuleio

I Metamorphoseon libri sono una delle opere pi discusse della letteratura latina, e uno
dei temi di maggiore interesse critico il significato dell'XI libro. Infatti se i dieci libri
precedenti costituiscono fondamentalmente un'unit di tono (fatta eccezione per l'inserto
della fabella di Amore e Psiche), che potremmo definire boccaccesco, con l'undicesimo
abbiamo uno scarto che ha portato Concetto Marchesi a definirlo affatto nuovo e inatteso e
Winkler a dire che addirittura diventiamo lettori per una seconda volta e rileggiamo sotto
questa luce l'intero romanzo. Che poi si tratti effettivamente di un Isisbuch come vogliono
autori come Merkelbach, si tratti di una pura parodia che ci ha tutti ingannati come
propone Winkler o sia da considerare pi plausibile un'idea di spiritosa spiritualit (Fo), di
tensione fra la ribalderia milesia e il misticismo platonico (Walsh) che ci porti ad educare il
lettore attraverso l'ironia, con Apuleio novello Socrate 130, in ogni caso non si potr negare
l'importanza del processo che porta attraverso il motivo della curiositas alla (almeno
apparente) conversione di Lucio, ed quindi possibile indagarne il significato.
La curiositas di Lucio e Psiche
Lucio, protagonista del romanzo, mosso da una ingenita curiositas (IX, 13) che va di pari
passo con quella sorta di naturale che l' admiratio (I, 4) e con una conseguente
iucunditas (I, 2) che sar preso ribaltata. Egli quindi spinto a cercare allo stesso tempo
piaceri terreni e segrete arti magiche, che trova nella moglie Panfile, maga.
Questa sua scelta verr presto per mal ripagata, infatti appena tenta di applicarsi
anch'egli in tale arte si trova trasformato non in un volatile libero di librarsi nel cielo, ma in
un ben pi volgare asino. Se egli quindi inizia una vita di progressiva degenerazione, non
viene meno per la sua caratteristica principale, anzi, nello stadio imbestialito, la curiosit
elevata alla seconda potenza (Fo), dato che l'asino nel folclore greco era l'animale curioso
per eccellenza, ed inoltre lo stesso personaggio a dirci (IX, 13) che l'unico suo solacium
era la prospettiva privilegiata che si era guadagnato: tutti, tenendo in poco conto la mia
presenza, dicevano e facevano quel che volevano. diventato un curiosus aloquin et
inquieti procacitate praeditus asinus (IX, 42).
Interessante anche indagare cosa egli scopre con questa sua curiosit: quello descritto dal
nostro narratore infatti un mondo crudo, utilitaristico, senza scrupoli, dominato da
spinte amorali e malvagie (Fo), in cui l'unica consolazione che ad essere colpiti dalla
sventura sono allo stesso modo buoni e malvagi, senza che vi sia alcun ordine o speranza
di giustizia, sotto la guida di una Fortuna caeca e nefaria, che non si cura dell'uomo n
tanto meno di una qualche legge divina (fas).
Il nostro personaggio dunque ha cercato di raggiungere una verit ulteriore attraverso il
piacere (la vita estetica direbbe Kierkegaard) e poi la magia, ma si ritrovato ad avere come
unico sollievo di fronte alla gratuit della vita una sterile curiosit pettegola, che se
permette all'autore di inserire sapientemente a incastro novelle di diverso genere e tono,
non porta per a fare nessun passo avanti in una verit che invece si rivela sempre pi
130Questa interpretazione favorito dalla conversazione che apre la scena del romanzo e richiama
chiaramente l'apertura del Simposio platonico, e in cui compare perfino un personaggio di nome Socrate.
Significativo anche che questo sia l'unico aspetto rintracciabile (se non a livello puramente testuale) che
paia anticipare una dimensione spirituale o filosofica prima dell'ultimo libro.

lontana, anzi, irraggiungibile, nascosta o forse perfino inesistente.


Alla stessa giunge l'altro personaggio che maggiormente incarna questa ricerca:
Psiche, la cui curiosit definita addirittura sacrilega (V, 6) in quanto contravviene ad un
esplicito volere degli dei che non le permette di conoscere la bellezza assoluta con cui ha a
che fare. Si tenga presente del resto il legame di Apuleio con gli ambienti misterici, nei
quali egli cercava una verit ultima, ma che davano un valore fortemente negativo ad ogni
tentativo di conoscere oltre il limite concesso, nel proibito e nel mistico.
Una nuova Fortuna : Iside
Alla fine del decimo libro dunque Lucio arrivato ad un punto estremo di degrado,
significato dall'episodio che lo fa fuggire da quello che pareva un luogo sicuro e felice in
cui finalmente vivere in pace (si decide di farlo esibire in un circo in un amplesso con
un'assassina condannata a morte). Egli dunque corre fino al mare dove, ormai senza
alcuna speranza, si addormenta, ed al suo risveglio, dopo aver visto la luna sorgere,
un'immagine ed una voce divina lo accolgono:
En adsum tuis commota, Luci, precibus , rerum naturae parens, elementorum
omnium domina, saeculorum progenies initialis, summa numinum, regina manium,
prima caelitum, deorum dearumque facies uniformis, quae caeli luminosa culmina, maris
salubria flamina, inferum deplorata silentia nutibus meis dispenso: cuius numen unicum
multiformi specie, ritu vario, nomine multiiugo totus veneratus orbis. Inde primigenii
Phryges Pessinuntiam deum matrem, hinc autochthones Attici Cecropeiam Minervam,
illinc fluctuantes Cyprii Paphiam Venerem, Cretes sagittiferi Dictynnam Dianam, Siculi
trilingues Stygiam Proserpinam, Eleusinii vetusti Actaeam Cererem, Iunonem alii,
Bellonam alii, Hecatam isti, Rhamnusiam illi, et qui nascentis dei Solis inlustrantur radiis
Aethiopes utrique priscaque doctrina pollentes Aegyptii caerimoniis me propriis
percolentes appellant vero nomine reginam Isidem. Adsum tuos miserata casus, adsum
favens et propitia. Mitte iam fletus et lamentationes omitte, depelle maerorem;
iam tibi providentia mea inlucescit dies salutaris. Ergo igitur imperiis istis
meis animum intende sollicitum . Diem, qui dies ex ista nocte nascetur, aeterna mihi
nuncupavit religio, quo sedatis hibernis tempestatibus et lenitis maris procellosis fluctibus
navigabili iam pelago rudem dedicantes carinam primitias commeatus libant mei
sacerdotes. Id sacrum nec sollicita nec profana mente debebis opperiri. (XI, 5)
Una dea dunque originaria131, celebrata su tutta la Terra e aperta per questo anche alle sue
preghiere, viene (adsum) a salvarlo, tuos miserata casus, finalmente favens et propitia.
Altri elementi fondamentali sono chiaramente espressi dal discorso del sacerdote:

Multis et variis exanclatis laboribus magnisque Fortunae tempestatibus et maximis actus


procellis ad portum Quietis et aram Misericordiae tandem, Luci, venisti. Nec tibi natales
ac ne dignitas quidem, vel ipsa, qua flores, usquam doctrina profuit, sed lubrico virentis
131Rerum naturae parens e altre simili espressioni hanno fatto pensare a un'eco lucreziana (Aeneadum
genetrix, hominum divunque voluptas...) e testimoniano indubbiamente l'influenza del lessico religioso
della preghiera in questo passo, che si unisce a quello tecnico della dimensione rituale che caratterizza
diversi passi di questo libro, le cui informazioni sono state confermate da ritrovamenti archeologici e
papirologici.

aetatulae ad serviles delapsus voluptates curiositatis inprosperae sinistrum


praemium reportasti. Sed utcumque Fortunae caecitas, dum te pessimis periculis
discruciat, ad religiosam istam beatitudinem inprovida produxit malitia. Eat nunc et
summo furore saeviat et crudelitati suae materiem quaerat aliam; nam in eos, quorum sibi
vitas <in> servitium deae nostrae maiestas vindicavit, non habet locum casus infestus.
Quid latrones, quid ferae, quid servitium, quid asperrimorum itinerum ambages
reciprocae, quid metus mortis cotidianae nefariae Fortunae profuit? In
tutelam iam receptus es Fortunae, sed videntis, quae suae lucis splendore
ceteros etiam deos illuminat. Sume iam vultum laetiorem candido isto habitu tuo
congruentem, comitare pompam deae sospitatricis inovanti gradu. Videant inreligiosi,
videant et errorem suum recognoscant: en ecce pristinis aerumnis absolutus Isidis magnae
providentia gaudens Lucius de sua Fortuna triumphat. Quo tamen tutior sis atque
munitior, da nomen sanctae huic militiae, cuius non olim sacramento etiam rogabaris,
teque iam nunc obsequio religionis nostrae dedica et ministerii iugum subi voluntarium.
Nam cum coeperis deae servire, tunc magis senties fructum tuae libertatis. (XI, 15)
L'iniziativa consapevole e volontaria della divinit lo ha allontanato dal continuo vagare
senza meta e senza senso, accogliendolo sotto la sua protezione, tanto che lei stessa
divenuta una nuova Fortuna, che per videns, e pronta ad offrire la propria salvezza agli
iniziati, lontano dalle preoccupazioni della sorte.
Una fallito tentativo di svelamento e il trionfo insperato
La radice del termine mistero va fatta risalire al termine greco che indica l'iniziazione
(), che a sua volta deriva dal verbo , il cui primo significato significativamente
restare in silenzio, che poi diviene silenzio rituale.
Lucio ha percorso un difficile iter di vita, tutto teso in un quasi ossessivo desiderio di
conoscenza che rivela una profonda esigenza di quella stabilit che si pu trovare solo
giungendo a svelare una realt fissa e definitiva che stia oltre il continuo mutare casuale
delle sorti nel mondo in cui viviamo. Disperato per il completo fallimento di questo suo
desiderio che si rivela tracotanza di fronte al segreto, egli viene iniziato, impara il silenzio,
ed allora ecco che la verit si svela, ma spontaneamente, per una volont divina altrettanto
incontrollabile. Di fronte allo svelamento della verit l'unico atteggiamento che l'uomo
pu assumere l'accettazione, la conformazione degli imperia che lo portano ad una
nuova e ormai insperata tranquillit, garantita da una dea non a caso parte dei salvatori di
chi giunto all'estremo e si trova in grave pericolo []. Essi salvano improvvisamente
coloro che si trovano in queste condizioni132.
Un salvato dunque, ma che ha fatto dell'impossibilit di svelare una
condizione per l'accesso mistico alla verit stessa e per la felicit nella vita.

Due prospettive nella filosofia contemporanea


La scelta di riferirsi a Hilary Putnam e Franca d'Agostini potrebbe parere del tutto parziale
132Onirocritica, Artemidoro, riguardo le divinit egizie degli inferi Serapide, Iside, Anubi e Arpocrate

volendo dare un quadro delle prospettive che la verit ha nella filosofia contemporanea, in
quanto la scelta ricade evidentemente su due importanti autori che condividono una
visione, per quanto decisamente diversa, di realismo. Nell'ottica tuttavia dell'indagare il
futuro del concetto di verit come svelamento e dunque del rapporto fra mondo interno ed
esterno dunque necessario scegliere questo tipo di approccio, in quanto nelle prospettive
antirealistiche di autori come Rorty o Vattimo si ormai abbandonato questo tipo di
indagine, asserendo in maniera diversa la morte della verit stessa, e rinunciando quindi a
ogni tentativo di svelare una realt ultima, sia essa negata o meno.

Il secondo Hilary Putnam: il realismo interno


Il problema del riferimento ed il Semantic externalism
Immaginiamo una formica che passeggiando sulla sabbia in maniera assolutamente
casuale formi l'immagine di Winston Churchill. Ebbene, il fatto che lo riproduca
perfettamente sufficiente a dire che lo rappresenta, che ne figura? Cosa garantisce il
riconoscimento del corretto legame cosa-figura fisica e cosa-rappresentazione mentale?
Secondo Putnam la nostra naturale tendenza ad accettare istintivamente quel che vediamo
e a negare istintivamente che quello sia veramente Churchill si basa unicamente su di una
teoria magica del riferimento133 che nessuno ha mai tentato di fondare, in quanto non
accettiamo che esso sia un puro legame contestuale.
Se degli alieni sul cui pianeta non esistono alberi vedessero la fotografia di un albero
terrestre la interpreterebbero come un insieme di macchie colorate oppure come uno
strano oggetto di cui comunque non comprenderebbero nulla. Eppure l'immagine di
fatto rappresenta l'albero, ma fuori dal contesto non ha alcun significato. Le parole, i
simboli, le rappresentazioni mentali, le immagini e ogni altro metodo umano di
rappresentazione non indica affatto intrinsecamente ci cui si riferisce.
Lo stesso concetto viene espresso dal noto esempio della Twin Earth, con cui dimostra che
uno stato mentale non fissa un riferimento, come sostenuto dalla teoria standard: se in un
mondo gemello ci fosse una sostanza con le stesse propriet dell'acqua ma formula
chimica XYZ invece che H2O e io mi incontrassi con una persona di quel luogo
parleremmo di acqua riferendoci a due cose diverse senza saperlo. Solo dopo che un
chimico successivo al Settecento del nostro mondo fosse venuto in contatto con un altra
persona del mondo gemello ci si sarebbe accorti della differenza. Noi e tali personaggi
dunque avremmo in comune il medesimo mondo razionale e lo manterremmo anche
dopo, se non nelle discussioni tra chimici, mettendo tra parentesi il riferimento alla
realt.
La conseguenza di questa idea stata definita Semantic externalism ed chiaramente
espressa (dopo la prima formulazione di questo esperimento mentale) in Meaning of
Meaning:
I suppose I have a Doppelganger on Twin Earth who is molecule for molecule 'identical'
with me (in the sense in which two neckties can ,be 'identical'). If you are a dualist, then
also suppose my Doppelganger thinks the same verbalized thoughts I do, has the same
133Le citazioni non specificate sono tratte dal testo cui si fatto riferimento: Putnam H., Ragione, Verit e
Storia, il Saggiatore 1994

sense data, the same dispositions, etc. It is absurd to think his psychological state is one bit
different from mine: yet he 'means' beech when he says 'elm' and I 'mean' elm when I say
elm. Cut the pie any way you like, 'meanings' just ain't in the head!134
Ma se i significati non sono nella mente, allora il concetto non pi, quasi da
neoplatonici, l'essenza delle cose, ma semplicemente ci che ci permette di usare le
immagini della sensibilit collegandole tra loro (componente concettuale e fattuale si
amalgamano nella conoscenza fino ad essere indistinguibili), e non implica nemmeno la
comprensione (l'esempio citato una persona che sotto ipnosi su richiesta parla
giapponese -ovvero una serie di suoni insensati che ritiene siano giapponese- e una
volta risvegliata dice di non sapere cosa stesse dicendo), dunque non ci sono
presentazioni mentali che si riferiscano necessariamente a oggetti esterni . Il significato si
correla all'oggetto in virt di un'operazione sociale, una relazione causale fra i parlanti ed
il referente reale del termine; il significato dunque fissato dal riferimento e trasmesso
dalla competenza semantica dei parlanti, che trarranno i significati primi dalle asserzioni
degli esperti in materia, in grado di fissare precisi riferimenti, che rimarranno per
convenzioni sociali, e dunque significato e credenze rimarranno separati.
Come ha spiegato Donald Davidson 135, questa teoria ha determinato una rivoluzione
antisoggettivista nella filosofia successiva, che si liberata del cartesianesimo husserliano
ancora imperante per quanto meno mettere in dubbio in maniera pi libera il rapporto
soggetto-oggetto.
Brains in a vat e la confutazione di scetticismo e realismo metafisico
Il pi famoso esperimento teorico portato da Putnam raccontato nel primo capitolo di
Reason, Truth and History, e ripresenta in maniera originale il problema del cartesiano
genium aliquem malignum (idea rielaborata poi nella nota trilogia cinematografica di
Matrix): non forse possibile che invece di esistere come corpi noi tutti siamo invece
cervelli in una vasca di sostanze nutritive collegati a sofisticati sistemi ultra-tecnologici che
ci fanno credere di muoverci e vivere nel mondo reale?
Innanzitutto va allontanata ogni velleit metafisica o religiosa: l'ipotesi puramente
funzionale alla riflessione sulla verit, e non all'ammissione dell'esistenza di qualche entit
esterna (magari divina), tanto che l'autore sottolinea che nella sua ipotesi il mondo sarebbe
nato in questo modo (con i cervelli, la vasca, i computer...) in maniera totalmente casuale
(anche se non esclude la possibile presenza di un mad scientist).
Ci detto, l'argomentazione si concentra sulla possibilit di una cervello nella vasca di
comprendere che si trova in tale situazione, e la risposta negativa. Infatti, anche se questi
si chiedesse se un cervello in una vasca intenderebbe comunque se un cervello in una
vasca, ovvero non farebbe riferimento agli oggetti reali, bens agli unici che ha
conosciuto, ovvero quelli che il sistema gli ha permesso di vedere. 136 Dunque si
134Putnam, H. (1975/1985) The meaning of 'meaning' in Philosophical Papers, Vol. 2: Mind, Language and
Reality, Cambridge University Press, p. 227. L'esempio ripreso anche in Reason, Truth, and History.
135Davidson, D. (2001) Subjective, Intersubjective, Objective. Oxford: Oxford University Press
136Il fatto che questi oggetti non corrispondano a quelli esterni evidente in quanto sono solo risposte a
determinati input del sistema stesso (magari da dei programmatori che avevano visto quelli reali), ed
anche in quanto anche nel caso la Terra scompaia e gli oggetti reali con essa, i cervelli nella vasca
continueranno a vedere alberi, case o strade, che in realt non esistono pi. Quello che i cervelli hanno

autoescludono la tesi che un individuo sia effettivamente cervello in una vasca e quella che
formula tale individuo dicendo sono un cervello in una vasca, in quanto nell'ipotesi
stessa il cervello in una vasca non cervello in una vasca, ovvero non ne
consapevole.
Dimostrato quindi che non possibile sostenere di essere brains in a vat, in quanto non
potremo avere mai la certezza di esserlo o meno, Putnam afferma che la verit fisica non
metafisica, ovvero il fatto che esista un mondo coerente in cui siamo cervelli in una
vasca non significa affatto che lo siamo realmente. A questo si aggiunge il famoso entia
non sunt multiplicanda praeter necessitatem : se dobbiamo rispettare il rasoio ockhamiano
e il mondo funziona anche senza questa ipotesi, perch complicarci con ipotesi comunque
indimostrabili? La vexata quaestio legata alla dicotomia apparenza\realt
fondamentalmente il frutto di un'illusione trascendentale, basata sull'idea della necessit
di un rimando da parte delle cose a una realt altra.
L'uomo non pu elevarsi a vedere con l'occhio di Dio, quindi perdono di senso sia la
visione dello scettico (che peraltro autoconfutante, secondo il tipico argomento
antiscettico) sia quella del realista metafisico (visione che peraltro egli aveva adottato nella
prima fase del suo pensiero), in quanto entrambi partono dal presupposto che esista un
noumeno indipendente dal soggetto. La comunicazione fra mente e mondo diretta,
non mediata; il mondo deve recuperare la visione pre-filosofica del suo rapporto con la
realt, su basi per fondate.
Un nuovo tipo di realismo
L'indagine di Putnam si concentra anche sulla necessit di un'analisi delle condizioni a
priori del pensare (che non sono da confondere con un'idea analitica di verit a priori, da
lui quinianamente rifiutata), rappresentare, riferirsi e delle altre forme di pensiero e
dunque sul come fondare, con quella che egli definisce una terza via137 (dopo le due
precedentemente confutate), la conoscenza.
Egli infatti costruisce kantianamente un tipo di costruttivismo (non si pu scegliere uno
schema che non fa altro che 'copiare' i fatti, perch nessuno schema concettuale una mera
'copia' del mondo) che gli permetta di non dover scegliere fra platonismo e puro
nominalismo, arrivando a sostenere che persino la matematica si occupi di oggetti (non
reali ma astrattamente possibili) e genericamente ipotizzando una costruzione mentale a
partire dall'esperienza, che comunque non rimanda ad un mondo esterno, o almeno non lo
include nel proprio campo di interesse. La mente ed il mondo costruiscono insieme la
mente ed il mondo. Per quanto il mondo debba esistere in qualche modo
indipendentemente dalla mente umana, la sua struttura per come noi la percepiamo nasce
da funzioni della mente stessa che non le sono ontologicamente indipendenti, ed hanno
dunque una loro coerenza (accettabilit razionale). L'unico criterio per decidere cosa
sia un fatto quanto razionale accettarlo.
Per prima cosa in ogni caso egli confuta anche altre visioni, tra cui quella coerentista
sono solo informazioni linguistiche, senza alcun legame con la realt esterna.
137Putnam H. in un'intervista a Piattelli M. (1998), Putnam: Gi le mani dalla scienza, Corriere della Sera, 31
luglio 1998: Piu' di tutto, va fiero del suo libro sul realismo, nel quale costruisce una 'terza via' tra il
relativismo concettuale e l'idea che il mondo esterno ci impone, alla lunga, un unico sistema di concetti.

classica (anche qualora trovassimo un'idea che sia ipoteticamente valida in tutti i mondi
possibili, non avremo comunque alcun legame di necessit con il mondo esterno) e quella
di Kuhn, secondo cui la scienza non si misura con la corrispondenza ma con prove ed
errori. Negando quest'ultima afferma l'idea secondo cui se non fosse vera la maggior parte
delle nostre credenze, poich molte di esse hanno valore regolativo non saremmo
sopravvissuti. Per quanto dunque sia pi probabile che siano sbagliate, essendo noi noi
ancora vivi diviene pi probabile il contrario.
Verrebbe dunque da chiedersi se non si possa considerare l'idea di Field (simile a quella
della D'Agostini) secondo cui x si riferisce a y se e solo se x legato da R a y. Il problema
ora l'esistenza di infiniti candidati per R, su cui spesso trionfa l'idea fisicalista che riporta
in auge il modello standard.
Ad esso Putnam oppone la sua idea di realismo interno (dal volto umano) o
prospettiva internista, che sostiene che chiedersi di quali oggetti consista il mondo
abbia senso soltanto all'interno di una data teoria o descrizione . Ne nasce dunque un
coerentismo sui generis secondo cui un segno che viene usato in un tal modo da una
comunit di persone pu corrispondere a dati oggetti all'interno dello schema concettuale
di quelle persone, senza minimamente sfociare in un relativismo accomodante.
In questa prospettiva, se anche esistesse un mondo esterno, ci sarebbero troppe
corrispondenze,e per trovare quella corretta si dovrebbe uscire dall'orizzonte fenomenico
per entrare nel mondo reale, oppure avere gi in partenza la conoscenza di ci che si
vuol conoscere, entrambi casi impossibili, motivo per cui il realismo interno anche un
pluralismo (un realista metafisico, dice Putnam, non potr mai accettare metafisicamente
la doppia natura della luce, ad esempio), ed accetta cos che possa esistere pi di una
descrizione del mondo.
Finalmente dunque Putnam pu affermare nettamente: il concetto stesso di quella
corrispondenza trascendentale della nostra rappresentazione con il mondo reale non
altro che un non senso, privati della vecchia idea realistica della verit come
corrispondenza e dell'idea positivista della giustificazione fissata con 'criteri' pubblici, non
ci resta che considerare la nostra ricerca di migliori concezioni della razionalit []
guidata dalla nostra idea di bene.
Per chi infine ancora non fosse convinto del realismo interno, Putnam fornisce anche
un'argomentazione pragmatica: se il realismo metafisico plausibile, esso diviene sterile,
in quanto porta necessariamente a rinunciare a ogni tesi su com' il mondo (perch
inaccessibile), mentre il realismo interno ne accetta diverse descrizioni basate sulla
coerenza interna. La verit divenuta accettabilit razionale . Lo svelamento
ha ormai perso ogni consistenza, in quanto non esiste pi alcun velo da
levare.
La fine della dicotomia fatto-valore
La base su cui si fonda quindi la nuova concezione di verit dunque una sorta di
coerentismo fondato sull'etica, e dunque basato sulla fine della dicotomia fra etica e
gnoseologia, fatto e valore. Dice lui stesso: sostengo, in breve, che il 'mondo reale'
dipende dai nostri stessi valori. La tesi positivistica che insisteva sull'intrinseca
irrazionalit dei valori pare controintuitiva, in quanto non ci sentiamo affatto esonerati dal

fornire argomenti per giustificare il nostro comportamento.


I valori tuttavia non sono qualcosa di statico, perenne e univoco, ma sono entit dinamiche
rivolte al miglioramento, tendenza che il filosofo ravvisa nella globalit della societ,
attraverso il progresso, la razionalit, la democrazia ed il pluralismo.
Come si pu tuttavia non sfociare nel relativismo n nell'assolutismo? Nella stessa logica
della terza via gnoseologica, anche nell'etica Putnam propone un'alternativa originale:
un atteggiamento pluralistico che si basi su un equilibrio fra la valutazione individuale e
l'approvazione collettiva, favorendo la soluzione con un maggior livello di razionalit nei
vari sistemi culturali.

La verit inaggirabile in Franca d'Agostini

La filosofa Franca D'Agostini avvia la sua riflessione 138 a partire dalla constatazione della
stranezza del concetto di verit sottolineato da Austin, e cerca di indagare nelle teorie
della verit che si sono succedute nella storia della filosofia quali siano i caratteri di questa
stranezza, arrivando a definire una nuova concezione che lei stessa definisce realismo
aletico, in netto contrasto con idee come ad esempio quelle del suo professore Gianni
Vattimo (il cosiddetto pensiero debole). Il suo obiettivo di giustificare il significato
usuale del termine V perch quando dico 'Quel che Ruby ha detto vero', non intendo
dire che le parole di Ruby sono convincenti, o coerenti con altre cose che sappiamo, o che
utile crederci. Intendo dire che le cose stanno proprio cos come lei dice. Il suo obiettivo,
avrebbe detto Platone, di salvare () il concetto di verit a partire da un'analisi
approfondita della sua stessa natura.
Le caratteristiche di V
Innanzitutto la verit dispensabile, ovvero il predicato V ('vero') pu comparire e
scomparire in una frase, anzi pare ridondante nell'uso quotidiano ( Dio esiste equivale a
vero che Dio esiste). Anche nel mondo ipotizzato da Van Inwagen 139 in cui mai si utilizzino
essere e i suoi composti nulla cambierebbe, lo stesso vale per vero che.
Il coerentismo sulla base di questo propone di sostituire all'idea di verit quella di accordo
tra persone e quindi di coerenza interna ad un sistema convenzionale, ed anzi chi decreta
l'addio della verit lo fa coincidere con la base stessa della democrazia140.
Ma non possibile eliminare la verit, poich essa un concetto ubiquo, infatti esso
universalmente presupposto, la verit se ne va dei nostri enunciati . Se questa ubiquit
potrebbe sembrare ridondante, tuttavia la verit si scopre essere un'arma scettica, infatti
richiamata quando ci si trova in un momento di dubbio ed quindi necessario richiamarla
per verificarne le condizioni, ma essa scettica anche nel senso greco di , ovvero di
ricerca sempre aperta a livello epistemologico, ma definitiva a livello gnoseologico. Lo
scetticismo passa da teoria conoscitiva a regola empirica fondamentale.
Abbiamo nel frattempo completato il modello semantico tarskiano che D'Agostini ama
138L'idea qui espressa corrisponde a una sintesi delle conclusioni che si traggono dal testo (da cui
provengono le citazioni in corsivo) e dalla conferenza citati in bibliografia
139Van Inwagen P., Being, Existence and Ontological Commitment, in Ryan W. (cura) et al.,
Metametaphysics. New essays on the foundation of ontology, Oxford, Clarendon 2009
140Vattimo G., Addio alla verit, Roma, Meltemi 2009

molto, secondo cui il concetto classico di verit si pu riassumere nella seguente


formulazione bicondizionale:
l'enunciato p vero se e solo se p [simbolicamente: Vp p ]. In questa costruzione
vediamo come sia facile passare da sinistra a destra ( release, legata alla dispensabilit) e
viceversa (capture, legata all'ubiquit). Si smentisce cos peraltro ogni forma di scetticismo
e nichilismo attraverso argomenti elenctici (confutatori), mentre la verit porta a suo
favore argomenti anelenctici (inconfutabili).
Si potrebbe per configurare una sorta di dubbio iperbolico alla Cartesio, ma la risposta
sta nella trasversalit di V (ovvero il suo non essere chiusa in una trappola del linguaggio
ma trovarsi trasversalmente tra linguaggio e mondo ): perch il concetto di V dovrebbe
essere inutile o assurdo? Cosa c' che non funziona in V a parte lo strano meccanismo del
suo andare e venire nella lingua?
Il significato realistico di V come aderenza ai fatti ha una dominanza
inequivocabile ed inoltre ogni altra proposta dovr presentarsi come vera in
quanto conforme a come stanno le cose, a com' la nostra esperienza
riguardante la verit.
Le disavventure della verit ed il suo trionfo
Nonostante la definizione ormai completa del concetto V, permangono delle difficolt,
innanzitutto logiche, e sono rappresentate dai paradossi e dalle antinomie ( de dicto o de
re) che contraddicono i due principi fondamentali che governano la V realistica fin dalla
logica aristotelica, ovvero quelli di non contraddizione e del terzo escluso. Vi sono infatti
casi in cui proposizioni non sembrano vere ma non possiamo neppure dire che siano false
oppure sembrano essere vere e false allo stesso tempo . Di fronte a questo problema si
propongono due strade: il pluralismo logico, secondo cui la verit si salva comunque in
quanto si riporta la logica alla filosofia; l'alternativa sarebbe ritenere che noi non siamo in
grado di comprendere la verit o falsit di tali enunciati, ma essa non sia a loro
connaturata. Vi sono poi difficolt metafisiche, legate alla natura del concetto di fatti cui
stato legato indissolubilmente il predicato V, a causa di una cultura della non-verit assai
diffusa nel Novecento che attraverso un blocco terminologico e concettuale ha reso
difficile l'uso del concetto stesso di V. Dopo aver confutato differenti posizioni in questo
senso si avvia una forte apertura al pluralismo, attraverso un' alleggerimento dei
trascendentali gi presente nella cultura della democratizzazione della verit tipica di
internet, che considera dunque da un punto di vista dell' uso il concetto di verit. Del resto
la nozione di verit non ha nemmeno bisogno di essere difesa, costituendo un fatto
inaggirabile ed ubiquo dei ragionamenti e dunque delle azioni umane. Quel che si pu
fare tentare di modificare una paralisi del linguaggio che [] ha pesato sulla
considerazione pubblica dei filosofi, e dei suoi superconcetti, e che ora forse [] sta
allentandosi, anche sotto l'influsso di ragioni storico-culturali.
Qual' il modello da seguire per la filosofia futura ed alla cultura in genere?
La democrazia della ragione prospettata dagli idealisti: non pi lo sguardo
pieno di disprezzo, non pi il cieco tremare del popolo davanti ai suoi saggi
e ai suoi profeti 141 .
141Hegel G. W. F., Shelling F. W. J., Hlderlin F., Il pi antico programma di sistema dell'idealismo tedesco,

Conclusioni
Il concetto di nasce come forte affermazione di svelamento e rimane come tale a
riferimento anche negli innumerevoli sviluppi della cultura successiva, che costretta pi
volte a misurarsi con la sua tensione naturale a svelare un qualcosa che stia oltre. Ma in
tutte le manifestazioni umane si sempre manifestata anche una tendenza diametralmente
opposta, ovvero una sorta di desiderio di autolimitazione che porta ad abbandonare ogni
tentativo di superare la pura datit del mondo abbandonando ogni metafisica, per quanto
sia sempre una scelta sofferta. Emblematica di questo binomio la conclusione
wittgensteiniana: il mio lavoro consiste di due parti: di quello che ho scritto, ed inoltre di
tutto quello che non ho scritto. E proprio questa seconda parte quella importante
quello che non ho scritto, quello che non detto poich non dicibile scientificamente la
parte pi importante142.
Di fronte ad ogni rinuncia per c' sempre stato un tentativo di moderarla oppure di
ritornare ad un'idea pi piena di verit, basti pensare alle dispute epistemologiche sul
senso dell'indeterminazione in meccanica quantistica o al tentativo di Heidegger di
vincere l' e riaprire le porte all'essere.
La filosofia contemporanea vede diversi autori che vorrebbero riportare la verit alla sua
forza originaria, in un panorama la cui tendenza comunque l'estremizzazione del
pensiero nichilista novecentesco (si pensi al postmoderno ed al pensiero debole). Anche
questi autori per devono fare i conti con quello che stato, ed ecco visioni che tendono al
pragmatismo o devono comunque basarsi su di un ideale pluralista. Il concetto di
rimarr una importantissima fonte di dibattito e di spunti, ma non potremo pi coglierne
la forza originaria. Dovremo forse applicarvi la stessa nostalgica ma disillusa riflessione
che un importante classicista scrisse presentando un'opera che riassumeva gli aspetti
salienti del mondo greco antico143:
Come potremmo noi oggi vedere la luna con gli occhi di un greco? L'ho potuto
sperimentare io stesso, al tempo della mia giovinezza, durante il mio primo viaggio in
Grecia. Navigavo di notte, di isola in isola; disteso sul ponte, guardavo il cielo sopra di
me, dove la luna brillava, luminoso volto notturno che spandeva un suo chiaro riflesso,
immobile e danzante sull'oscurit del mare. Io ne ero incantato, affascinato da quel dolce e
strano chiarore che bagnava i flutti addormentati; ero commosso come da una presenza
femminile, vicina e lontana insieme, familiare eppure inaccessibile, il cui splendore fosse
giunto a visitare l'oscurit della notte. E' Selene mi dicevo, notturna misteriosa e lucente;
Selene che io vedo. Quando, molti anni dopo, vidi sullo schermo del mio televisore le
immagini del primo astronauta lunare, che saltellava pesantemente, col suo scafandro di
cosmonauta, nello spazio squallido di una desolata periferia, all'impressione di sacrilegio
che provai si un il sentimento doloroso di una lacerazione che non avrebbe potuto essere
sanata: il mio nipotino, che come tutti ha contemplato quelle immagini, non sar pi
capace di vedere la luna come a me accaduto: con gli occhi di un greco. La parola Selene
divenuta ormai un riferimento puramente erudito: la luna quale appare oggi in cielo non
risponde pi a quel nome.
Pisa, ETS 2007
142Wittgenstein L., Lettere a Ludwig von Ficker, Roma, Armando, 1974
143Vernant J.P. (cura), L'uomo greco, Roma-Bari, Laterza 1991

S EI W AHRHEIT
(JOHANN WOLFGANG VON GOETHE,
IPHIGENIE AUF TAURIS)

Un glorioso affanno senza strepiti


ci batte in gola: nel meriggio afoso
spunta la barca di salvezza, giunta:
vedila che sciaborda tra le secche,
esprime un suo burchiello che si volge
al docile frangente - e l ci attende.
Ah crisalide, com' amara questa
tortura senza nome che ci volve
e ci porta lontani - e poi non restano
neppure le nostre orme sulla polvere;
e noi andremo innanzi senza smuovere
un sasso solo della gran muraglia;
e forse tutto fisso, tutto scritto,
e non vedremo sorgere per via
la libert, il miracolo,
il fatto che non era necessario!

Nell'onda e nell'azzurro non scia.


Sono mutati i segni della proda
dianzi raccolta come un dolce grembo.
Il silenzio ci chiude nel suo lembo
e le labbra non s'aprono per dire
il patto ch'io vorrei
stringere col destino: di scontare
la vostra gioia con la mia condanna.
il voto che mi nasce ancora in petto,
poi finir ogni moto. Penso allora
alle tacite offerte che sostengono
le case dei viventi; al cuore che abdica
perch rida un fanciullo inconsapevole;
al taglio netto che recide, al rogo
morente che s'avviva
d'un arido paletto,
e ferve trepido
(EUGENIO MONTALE , CRISALIDE, OSSI DI SEPPIA)

W OVON

MAN NICHT

SPRECHEN KANN , DARBER


MUSS MAN SCHWEIGEN
(LUDWIG WITTGENSTEIN, ABSCHNITT 7,
TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS)

F ONTI
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DI

V ERIT

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