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Il libro

Nel giro di 24 ore Willem e Allyson si sono trovati, innamorati e poi persi.
La loro avventura folle e romantica a Parigi finita prima del previsto. Nulla rimane di
quella notte, tranne un orologio. E la borsetta di Allyson, in cui Willem spera di trovare un
indirizzo, una speranza, un appiglio che lo riporti sulla strada verso la sua Lul, soprannominata
cos per via della somiglianza con lattrice Louise Brooks. Ma il tempo, come spesso capita, scorre
veloce e la vita fa il suo corso. La passione per il teatro porta Willem in giro per il mondo, dove far
tanti incontri, stringer nuove amicizie, prover a dimenticare. Ma una domanda lo segue a ogni
passo: quellorologio, unico ricordo di un amore durato solo una notte, scandir il tempo per
ritrovarsi?
La storia di Per un anno damore ha inizio nel romanzo Per un giorno damore.

Lautore
GAYLE FORMAN
Giornalista freelance, si occupa da sempre di giovani e tematiche giovanilistiche. Con il
marito Nick ha compiuto un viaggio intorno al mondo, grazie al quale ha raccolto un patrimonio di
esperienze e informazioni che sono confluiti nei suoi libri. Ha vinto, fra gli altri, il prestigioso
premio NAIBA Book of the Year Awards e lIndie Choice Honor Award. La scrittrice vive a
Brooklyn con il marito e due figlie, di cui una adottiva.
Il suo precedente romanzo Resta anche domani diventer presto un film.

GAYLE FORMAN

traduzione di Alessandra Guidoni

Per Marjorie, Tamara e Libba

Doppio, doppio lavoro e travaglio


da William Shakespeare, Macbeth, atto IV, scena I

Stavo meglio, a casa, ma chi viaggia deve accontentarsi.


da William Shakespeare, Come vi piace, atto II, scena IV

Parte prima
UN ANNO

CAPITOLO UNO
AGOSTO
Parigi
un sogno che faccio spesso: sono in aeroplano, sorvolo le nubi. Il velivolo comincia a
scendere e un panico improvviso mi prende: ho appena scoperto di essere sullaereo sbagliato, di
viaggiare verso un luogo che non quello in cui devo andare. Non mai chiaro dove sto per
atterrare in una zona di guerra, nel bel mezzo di unepidemia, in un altro secolo so solo che un
posto in cui non dovrei trovarmi. A volte provo a chiedere al passeggero al mio fianco dove siamo
diretti, ma non riesco a vederne la faccia, non comprendo mai la risposta. Mi sveglio per il cigolio
del carrello che scende e per il battito impazzito del mio cuore, e mi ritrovo spaesato, sconvolto,
madido di sudore. Di solito, mi ci vogliono alcuni istanti prima di raccapezzarmi e capire dove sono
in un appartamento a Praga, in un albergo del Cairo ma, anche quando lho individuato, il senso
di smarrimento rimane.
Adesso mi sembra di fare quel sogno. Come sempre, sollevo la tendina per scrutare le
nuvole. Sento il rollio dei motori, la spinta in avanti, la pressione nelle orecchie, la scintilla del
panico che scocca. Mi giro verso la persona senza volto seduta al mio fianco ma, questa volta, ho
limpressione che non sia un estraneo. Si tratta di qualcuno che conosco, della persona con cui sto
viaggiando. E questa consapevolezza mi riempie di un intenso sollievo: non possibile che siamo
saliti entrambi sullaereo sbagliato.
Sai dove stiamo andando? domando. Mi avvicino. Sono a pochi centimetri, sto per
vedere il suo volto, per ottenere la risposta, per scoprire dove sono diretto
Poi sento lululato delle sirene.
La prima volta che ho fatto caso al suono delle sirene mi trovavo a Dubrovnik. Stavo
viaggiando con un ragazzo incontrato in Albania e abbiamo sentito passare una sirena. Somigliava a
quelle che si sentono nei film di azione americani e il mio compagno di strada aveva sottolineato
quanto sono diverse nei vari paesi. comodo perch cos non ti dimentichi dove sei; puoi anche
tenere gli occhi chiusi e lasciare che sia il suono a rivelartelo aveva detto. A quel tempo ero in
viaggio ormai da un anno e ci avevo messo qualche istante a ricordare il suono delle sirene di casa
mia. Era abbastanza melodico, un su-gi-su-gi la, la, la, la, come se qualcuno modulasse un
motivetto sovrappensiero, con allegria.
Ma questa sirena non cos: monotona, meee-meee, meee-meee, simile al belato di
una pecora elettrica. Non aumenta n diminuisce di volume, avvicinandosi o allontanandosi: fa
pensare piuttosto a un muro di lamenti. Per quanto mi sforzi, non riesco a collocarne il suono; non
so dove mi trovo.

So soltanto che non sono a casa.


Apro gli occhi. Luce intensa dappertutto, che scende dallalto, ma che sembra
addirittura scaturire dai miei stessi occhi: minuscole esplosioni simili a punte di spillo che
provocano un dolore terribile. Serro immediatamente le palpebre.
Kai. Il ragazzo con cui ho viaggiato da Tirana a Dubrovnik si chiamava Kai. Avevamo
bevuto una birra chiara croata sui bastioni della citt e poi riso come pazzi pisciando nellAdriatico.
Il suo nome era Kai e veniva dalla Finlandia.
Le sirene urlano a tutta forza. Continuo a non sapere dove sono.
Il suono delle sirene sinterrompe. Rumore di una porta che si apre, sensazione di acqua
sulla pelle. Il mio corpo viene spostato. Ho limpressione che sia meglio continuare a tenere gli
occhi chiusi. Non voglio assistere a niente di ci che sta accadendo.
Poi, per, mi aprono gli occhi a forza e vedo unaltra luce, penetrante e lancinante: mi
ricordo di quella volta in cui avevo fissato troppo a lungo uneclissi di sole. Saba mi aveva avvertito
di non farlo, ma ci sono cose dalle quali non si riesce a staccare lo sguardo. Dopo, avevo sofferto di
mal di testa per ore. Emicrania da eclissi. Cos lavevano definita al telegiornale. Un sacco di gente
laveva avuta dopo aver fissato il sole. Mi ricordo anche questo. Ma ancora non so dove mi trovo.
Ora sento delle voci che sembrano riecheggiare in una galleria. Riesco a udirle, ma non
capisco quello che dicono.
Comment vous appelez-vous? mi domanda qualcuno in una lingua che so non
essere la mia ma che, per qualche motivo, capisco. Come ti chiami?
Puoi dirci il tuo nome? La stessa domanda in unaltra lingua ma, di nuovo, non
nella mia.
Willem de Ruiter.
Questa volta la mia voce il mio nome.
Bene fa eco unaltra voce maschile. Poi torna a esprimersi nella lingua di prima.
Francese. Sta dicendo che il mio nome lho pronunciato giusto e mi domando come faccia a saperlo.
Per un istante, mi sembra che sia Bram a parlare ma, nonostante mi senta la mente confusa, realizzo
subito che non possibile. Bram non ha mai imparato il francese.
Ascolta, Willem, adesso ti mettiamo seduto.
La testata del letto credo proprio di trovarmi in un letto si piega in avanti. Tento di
nuovo di aprire gli occhi. tutto sfocato, ma riesco a distinguere le lampade accese sopra di me, le
pareti scrostate, un ripiano di metallo.
Willem, sei in ospedale continua luomo.
Gi, stavo cominciando a sospettarlo. Questo spiegherebbe anche il motivo per cui
indosso una maglietta sporca di sangue, se non addirittura il fatto che questa maglietta non la mia.
grigia, con una scritta rossa a caratteri cubitali: SOS. Ma che significa SOS? E a chi appartiene?

Ma, soprattutto, di chi questo sangue?


Mi guardo intorno. Vedo un uomo forse un dottore? con un camice indosso e
accanto uninfermiera che mi porge una compressa di ghiaccio. Mi tocco la guancia. La pelle
calda e gonfia. Le dita mi rimangono macchiate di sangue. Ecco la risposta a una delle mie
domande.
Ti trovi a Parigi continua il dottore. Sai dove Parigi?
Sto mangiando una tajine in un ristorante marocchino di Montorgueil con Yael e Bram.
Sto passando in giro il cappello dopo lesibizione degli acrobati tedeschi a Montmartre. Sto
ballando come un pazzo, sudato marcio, al concerto dei Mollier than Molly al Divan du Monde
insieme a Cline. E sto correndo, correndo come un pazzo, attraverso il mercato di Barbs, tenendo
per mano una ragazza.
Ma chi , questa ragazza?
In Francia riesco a rispondere. Ho la lingua ruvida come un calzino di lana.
Ti ricordi cos successo? domanda il dottore.
Sento un rumore di stivali e il sapore del sangue. Devo averne un po in bocca. Non so
cosa farne, quindi inghiottisco.
Sembra che tu abbia preso parte a una rissa continua il dottore. Dovrai riferire
in merito alla polizia. Ma, prima di tutto, dovremo suturare la ferita che hai sul viso e fare una
radiografia alla testa per verificare che tu non abbia unematoma subdurale. Sei qui in vacanza?
Capelli scuri. Respiro dolce. La sensazione angosciante di aver perduto qualcosa di
prezioso. Mi tocco la tasca.
Dov la mia roba? domando.
Sul posto hanno trovato il tuo zaino e tutto il contenuto sparso a terra. Dentro cera
ancora il passaporto. E il portafogli.
Me lo porge. Controllo lo scomparto dei soldi: ci sono oltre cento euro, anche se mi
pareva di averne molti di pi. Manca la carta didentit.
Abbiamo trovato anche questo continua, mostrandomi un piccolo blocchetto nero.
Nel portafogli c ancora parecchio denaro, no? Non sembrerebbe trattarsi di un furto, a meno
che tu non abbia reagito per respingere lattacco dei tuoi aggressori. Aggrotta la fronte,
suppongo per levidente stupidit di una simile reazione.
Ho fatto davvero una cosa del genere? Una coltre spessa mi ottenebra la mente, come
quella nebbia che si levava dai canali la mattina e che contemplavo desiderando di spazzarla via con
il fuoco. Avevo sempre freddo. Yael diceva che lo sentivo tanto perch, anche se avevo una
fisionomia olandese, il suo sangue mediterraneo mi scorreva nelle vene. Mi ricordo questo e la
coperta di lana ruvida nella quale mi avvolgevo per scaldarmi. E, anche se adesso so dove mi trovo,
non capisco perch sono qui. Non dovrei essere a Parigi, ma in Olanda. Forse questo spiega il
fastidioso senso di spaesamento che provo.

Brucia, brucia penso, per spazzar via la nebbia dalla mente. Ma ostinata, proprio
come le brume olandesi. O forse la mia volont a essere debole quanto il sole dinverno. In ogni
caso, la cortina non si disperde.
Sai che giorno ? mi domanda il dottore.
Cerco di concentrarmi, ma le date fluttuano nella mente come foglie in un rigagnolo.
Questa per non una novit. Io non so mai che giorno : non ne ho bisogno. Scuoto la testa.
Sai almeno che mese ?
Augustus. Aot. No, in inglese.
Agosto.
Il giorno della settimana?
Donderdag, risponde qualcuno nella mia testa. Gioved.
Gioved? azzardo.
Venerd mi corregge il dottore e la sensazione di angoscia si fa pi forte. Forse
venerd avevo un impegno da qualche parte.
Linterfono vibra. Il dottore solleva il ricevitore, parla per un minuto, riattacca e si volta
nuovamente verso di me.
Tra mezzora ti faranno una radiografia. Poi comincia a parlarmi di commotions
crbrales, di perdita della memoria a breve termine, di TAC e di esami diagnostici. Io per non ci
capisco molto.
C qualche parente o amico che possiamo avvertire? domanda. E io so che c
ma, per quanto mi sforzi, non riesco a ricordarmi chi possa essere. Bram se n andato, Saba pure e
anche Yael potrebbe averli seguiti. Chi altro rimane?
La nausea mi assale, rapida, come unonda che mi coglie alle spalle. E la maglietta
sporca di sangue si copre di vomito. Linfermiera si avvicina con un catino, svelta, ma non
abbastanza. Mi porge una salvietta per pulirmi il viso. Il dottore dice qualcosaltro a proposito della
nausea e delle commozioni cerebrali. Ho gli occhi pieni di lacrime: non ho mai imparato a vomitare
senza piangere.
Linfermiera mi tampona delicatamente la faccia con unaltra salviettina.
Oh, ne ho dimenticato un po aggiunge poi con un tenero sorriso. Qui, sul tuo
orologio.
Al polso ho un orologio doro lucente. Ma non mio. In un lampo, lo rivedo sul polso
di una ragazza. Risalgo lungo un braccio sottile, una spalla forte, un collo da cigno. Quando arrivo
al viso, mi aspetto di trovarlo privo di lineamenti, come il volto del mio incubo. E invece no.
Capelli neri, carnagione chiara, occhi vellutati e radiosi.

Torno a fissare lorologio. Il vetro incrinato, ma il meccanismo continua a ticchettare.


Dice che sono le nove. Comincio a intuire cos quello che ho dimenticato.
Tento di mettermi seduto, ma il mondo intorno a me diventa liquido e indefinito.
Il dottore mi costringe a stendermi di nuovo sul letto, posandomi una mano sulla spalla.
Sei agitato perch ti senti confuso. una situazione passeggera, ma dobbiamo
comunque fare una TAC per essere sicuri che non ci sia unemorragia cerebrale. Nellattesa,
medicheremo le ferite che hai sul viso. Come prima cosa, ti applicheremo un anestetico per
addormentare la parte.
Linfermiera mi tampona delicatamente la guancia con un bastoncino intinto in una
sostanza arancione.
Non ti preoccupare: non macchia.
No, non macchia: brucia.
Ora credo che dovrei andare dico, quando hanno finito di mettermi i punti.
Il dottore scoppia a ridere e, per un istante, ho la visione di una pelle candida e calda,
coperta di polvere bianca. Una stanza bianca. Poi sento la ferita pulsare sulla guancia.
Qualcuno mi sta aspettando Non so chi sia, ma so che cos.
Chi ti sta aspettando? domanda il dottore.
Non me lo ricordo ammetto.
Signor de Ruiter, noi dobbiamo farti una TAC. E poi, dovremo tenerla in
osservazione fino a che recuperer la memoria. Ovvero fino a quando ricorder il nome di chi la sta
aspettando.
Il collo la pelle le labbra. La sua mano, forte e fragile a un tempo, posata sul mio
petto, sul mio cuore. Mi porto una mano nello stesso punto, sopra il camice verde che linfermiera
mi ha fatto indossare dopo aver tagliato la mia maglietta insanguinata per controllare che non ci
fossero costole rotte. E quel nome ecco, sta quasi per riaffiorare alla mente
Gli inservienti vengono a prendermi e spingono il lettino a un altro piano. Mi infilano
dentro un tubo di metallo; i suoni rimbombano intorno alla mia testa. Forse per via di quei rumori
ma, una volta dentro il tubo, la coltre che mi annebbia il cervello comincia a diradarsi. Oltre la
nebbia per non brilla il sole: c solo un cielo cupo e plumbeo, mentre i frammenti di memoria
tornano al loro posto.
Devo uscire da qui Subito! urlo dentro il tubo.
Il silenzio mi avvolge. Poi odo lo scatto metallico dellinterfono.
Per favore, resti immobile mi ordina in francese una voce impersonale.
Mi spingono di nuovo al piano di sotto e mi lasciano l in attesa. Ormai mezzogiorno

passato.
Aspetto ancora. Mi ricordo di altri ospedali e del preciso motivo per cui li odio.
Continuo ad aspettare. Mi sembra di essere un grumo di adrenalina costretto allinerzia;
unauto veloce bloccata nel traffico. Prendo una moneta dalla tasca e faccio un giochetto che mi ha
insegnato Saba quandero piccolo. Funziona: riesco a calmarmi e, a mano a mano, altri brandelli
mancanti di memoria tornano al loro posto. Siamo venuti a Parigi insieme. E siamo insieme a
Parigi. Sento la sua mano gentile appoggiata al mio fianco, mentre dietro di me sul sellino della
bicicletta. Poi la stessa mano, molto pi energica, che mi stringe forte i fianchi mentre ci
abbracciamo stretti. La notte scorsa in una stanza bianca
La stanza bianca Lei l e mi sta aspettando!
Mi guardo intorno. Anche se molti lo pensano, le stanze dospedale non sono mai
bianche. Sono dipinte di beige, di grigio perla, di malva: toni neutri che dovrebbero alleviare la
sofferenza. In questo istante, per, cosa non darei per trovarmi in quella stanza bianca!
Pi tardi torna il dottore. Sorride.
Buone notizie! Non c emorragia interna, soltanto una lieve commozione cerebrale.
Come va con la memoria?
Meglio.
Bene, allora adesso aspettiamo la polizia. Raccoglieranno la tua deposizione e poi ti
lasceremo tornare dai tuoi amici. Per, allinizio, devi cercare di stare molto tranquillo. Ti dar un
foglio con le istruzioni per la convalescenza, ma in francese. Magari possiamo fartelo tradurre da
qualcuno, oppure ti possiamo cercare qualcosa di simile su Internet, in inglese o in olandese.
Ce ne sera pas ncessaire rispondo.
Ah allora parli francese? domanda, esprimendosi nella sua lingua.
Annuisco.
Mi tornato in mente.
Bene. Vedrai che presto ricorderai tutto quanto.
Quindi, posso andare?
Meglio se viene qualcuno a prenderti! E, come ti ho detto, prima la polizia deve
redigere il suo verbale.
La polizia Ci vorranno ore. E, in realt, io non ho nulla da dire. Tiro di nuovo fuori la
moneta e la ruoto tra le dita. Niente polizia!
Il dottore ne segue il movimento mentre la faccio rotolare sulla mano.
Hai qualche problema con la polizia? mi chiede.
No, non questo. che devo rintracciare al pi presto una persona spiego. La

moneta cade tintinnando sul pavimento.


Il dottore la raccoglie e me la porge.
Chi devi rintracciare?
Forse il tono neutro con cui lo domanda: il mio cervello intontito non fa in tempo a
criptarlo prima di spararlo fuori. O forse la coltre di nebbia che si solleva proprio in quellattimo,
lasciandosi dietro un tremendo mal di testa. Ed ecco un nome: me lo ritrovo sulle labbra come se
non avessi fatto altro che ripeterlo finora.
Lul.
Ah, Lul. Trs bien! Il dottore batte le mani. Chiamiamo subito questa Lul,
cos ti viene a prendere. O possiamo mandare qualcuno a prendere lei.
troppo complicato spiegargli che non so dove sia Lul. So soltanto che nella stanza
bianca e mi aspetta, e che mi sta aspettando da parecchio. E che provo una sensazione orribile, non
solo per il fatto che mi trovo in ospedale, dove logico sentirsi spaesati, ma anche per qualcosaltro.
Devo andare insisto. Se non vado subito, potrebbe essere troppo tardi.
Il dottore guarda lorologio appeso al muro.
Non sono neanche le due. Non mi sembra affatto tardi.
Potrebbe essere troppo tardi per me. Potrebbe. Come se tutto ci che poteva
capitare non fosse gi accaduto.
Il dottore mi fissa per un lungo momento. Poi scuote la testa.
meglio aspettare ancora qualche ora. Cos la memoria ti torner completamente e
potrai ritrovare la ragazza.
Ma io non ce lho qualche ora da perdere!
Mi chiedo se possa tenermi qui contro la mia volont. Poi mi domando anche se, al
momento, posseggo veramente una volont. Per c qualcosa, pi forte dellannebbiamento e della
sofferenza fisica, che mi spinge a insistere.
Io devo andare ripeto. Adesso.
Il dottore mi guarda e sospira. Daccord. Mi porge un fascio di fogli stampati, mi
dice di stare a riposo per i prossimi due giorni, di tenere pulita la ferita e mi spiega che i punti di
sutura si riassorbiranno da soli. Poi mi consegna un biglietto da visita. Questo il nome
dellispettore di polizia. Gli dir che lo chiamerai domani.
Annuisco.
Hai un posto in cui andare?
Il locale di Cline. Gli dico lindirizzo e la fermata del metr. Questi me li ricordo
facilmente e sono certo di riuscire a trovarli.

Okay risponde il dottore. Va in amministrazione per far registrare luscita; poi


puoi andare.
Grazie.
Mi tocca una spalla, ricordandomi di non affaticarmi.
Mi dispiace che questo sfortunato incidente ti sia capitato proprio qui, a Parigi.
Mi volto a guardarlo. Indossa una targhetta con scritto il suo nome e, dato che riesco di
nuovo a vedere bene, la leggo: DOCTEUR ROBINET. Nonostante la vista sia a posto, la giornata
mi appare ancora confusa, per comincia a prendere una piega diversa: mi invade una sensazione
vaga, che sarebbe esagerato definire di felicit. Forse ha pi a che fare con la percezione della
stabilit, come se avessi di nuovo messo piede a terra dopo essere stato troppo a lungo per mare. E
mi dice che, chiunque sia questa Lul, qui a Parigi tra noi successo qualcosa, qualcosa che stato
lesatto contrario di uno sfortunato incidente.

CAPITOLO DUE
In amministrazione mi tocca compilare un miliardo di moduli. Quando mi domandano
lindirizzo di residenza, sorge un problema: non ce lho. Non ce lho pi da parecchio tempo ma, se
non scrivo un indirizzo, non mi lasciano uscire. Allinizio penso di dare quello di Marjolein,
lavvocato della mia famiglia. a lei che Yael fa recapitare tutta la posta importante e, realizzo solo
ora, con lei che mi sarei dovuto incontrare questoggi o forse ieri o magari domani ad
Amsterdam. Ma se la ricevuta dellospedale fosse recapitata a Marjolein, tutta questa faccenda
verrebbe immediatamente riferita a Yael e io non ho voglia di spiegargliela. E non ho neppure
voglia di essere costretto a far finta di niente nel caso, assai pi probabile, che non me ne chieda
mai conto.
Posso mettere lindirizzo di un amico? domando allimpiegata.
Per me fa lo stesso: puoi anche metterci quello della regina dInghilterra. Basta che
io abbia un recapito a cui mandare il conto ribatte.
Potrei darle lindirizzo di Broodje a Utrecht.
Un attimo solo dico.
Fai pure, mon chri.
Mi appoggio al bancone e sfoglio le pagine del blocchetto, scorrendo rapidamente le
conoscenze accumulate nellultimo anno. C un numero infinito di persone che non rammento
affatto, nomi che non ricordavo neppure prima di ritrovarmi con questo brutto bernoccolo sulla
testa. C un messaggio che dice: Ricordati le grotte di Matala. Mi ricordo le grotte e la ragazza che
lo ha scritto, ma non il motivo per cui dovrei ricordarmele.
Trovo lindirizzo di Robert-Jan nella prima pagina, lo detto allimpiegata e, mentre
faccio per chiudere il blocchetto, mi cade e si apre su una delle ultime. fitta di segni

incomprensibili e, allinizio, penso che la vista mi stia di nuovo facendo qualche brutto scherzo; poi,
per, capisco che quelle non sono scritte in inglese o in olandese, ma in cinese.
E, per un istante, non sono pi qui, in ospedale, ma su una barca, con Lul, mentre lei
scrive sul mio blocchetto. Ora ricordo. Lei parla il cinese. Me lha fatto vedere. Volto la pagina ed
eccolo l

Accanto non c traduzione, ma so ugualmente cosa significa quel simbolo.


Doppia felicit.
Lo vedo l, sul blocchetto, e nello stesso tempo lo rivedo ingrandito in uninsegna:
Doppia felicit l che si trova Lul?
Qui nei dintorni c per caso un ristorante o un negozio cinese? domando
allimpiegata.
Si gratta la testa con una matita e si consulta con una collega. Cominciano a discutere
sul posto in cui si mangia meglio.
No, non per mangiare. Sto cercando questo.
Gli mostro lideogramma tracciato sul foglio.
Si scambiano uno sguardo perplesso, stringendosi nelle spalle.
Magari c un quartiere cinese, tipo Chinatown? insisto.
S, nel tredicesimo arrondissement risponde una delle due.
E dove si trova?
Sulla riva sinistra della Senna.
Ma, se fossi stato laggi, lambulanza mi avrebbe portato fino a questo ospedale?
chiedo.
No, sicuramente no risponde limpiegata.
C un altro quartiere cinese, pi piccolo ma pi vicino, gi a Belleville
suggerisce laltra.

a pochi chilometri da qui, non distante conferma la prima, e poi mi spiega


come raggiungere il metr.
Mi carico lo zaino in spalla ed esco.
Non faccio molta strada. Lo zaino sembra pieno di cemento bagnato. Quando sono
partito dallOlanda, due anni fa, avevo una sacca enorme con dentro una montagna di roba. Poi me
lhanno rubata e non lho mai rimpiazzata, arrangiandomi con uno zaino pi piccolo. Col passare
del tempo, il mio bagaglio diventato sempre pi essenziale perch, in fondo, sono poche le cose di
cui si ha davvero bisogno. In questultimo periodo, porto con me solo alcuni vestiti, qualche libro e
il necessario per la toilette, ma anche queste poche cose cominciano a sembrarmi troppe. Mentre
scendo le scale della metropolitana, lo zaino mi rimbalza sulla schiena a ogni passo, scatenando fitte
di dolore alle spalle e al petto.
Un po ammaccato ma niente fratture ha detto il dottor Robinet prima di dimettermi.
Avevo pensato si riferisse al mio stato danimo; lui invece parlava delle costole.
Sul marciapiede della metropolitana svuoto completamente lo zaino e tengo solo il
passaporto, il portafogli, il blocchetto e lo spazzolino da denti. Quando il treno arriva, abbandono il
resto sulla panchina. Ora sono pi leggero, ma non va molto meglio.
Il quartiere cinese di Belleville inizia proprio alluscita del metr. Cerco di riconoscere
da qualche parte il simbolo tracciato sul mio blocchetto, ma ci sono miriadi di insegne e nessuna
delle scritte al neon assomiglia a quelle linee delicate disegnate dalla sua mano. Domando in giro se
qualcuno sa qualcosa della doppia felicit. In verit, non so se sto cercando un posto, una persona,
un cibo, uno stato danimo. I cinesi che incontro mi guardano spaventati e nessuno risponde;
comincio a pensare che, forse, non sto parlando in francese magari sto solo immaginando di farlo.
Alla fine un passante, un uomo anziano con le mani raggrinzite strette attorno al pomo di un bastone
da passeggio decorato, mi guarda e dice: Sei molto lontano dalla doppia felicit.
Sto per chiedergli cosa intende dire e dov quel posto, quando intravedo la mia
immagine riflessa nella vetrina di un negozio: ho gli occhi gonfi e violacei, e la benda sulla guancia
macchiata di sangue. Capisco allora che non si riferisce a un luogo.
Poi, finalmente, scorgo delle lettere familiari: non sono lideogramma della doppia
felicit, ma la scritta SOS della misteriosa maglietta che portavo poco fa, in ospedale. La vedo su
unaltra maglia, indosso a un ragazzo della mia et con i capelli dritti in testa e un polso carico di
bracciali di metallo. Magari lui collegato in qualche modo alla doppia felicit.
Mezzo isolato pi gi e ormai senza fiato, riesco finalmente a raggiungerlo. Quando gli
tocco la spalla, si gira e fa istintivamente un passo indietro. Indico la scritta sulla maglietta. Sto per
chiedergli cosa significa, quando mi domanda in francese: Che ti successo?
Skinhead rispondo in inglese, tanto si dice cos in tutto il mondo. Poi gli spiego in
francese che, fino a poco fa, anchio avevo addosso una maglietta come la sua.
Ah! risponde, annuendo. I razzisti odiano Sous ou Sur. un gruppo
decisamente antifascista.
Faccio segno di s, anche se, in quellistante, mi torna in mente il motivo per cui mi

hanno picchiato e sono praticamente certo che non abbia nulla a che fare con la maglietta.
Puoi aiutarmi? gli domando.
Amico mio, mi sa che tu hai bisogno di un dottore.
Scuoto la testa. Non quel che mi serve.
Che stai cercando? mi domanda il ragazzo.
Un posto qui, nei dintorni, con uninsegna come questa.
E cosa significa?
Doppia felicit.
Ma di che si tratta?
Non lo so esattamente.
Voglio dire, cosa stai cercando?
Forse un negozio o un ristorante. Magari un locale. In realt, non lo so neppure io.
Non ci capisci pi niente, vero?
Lo so da solo che non ci capisco niente e questo centra qualcosa dico,
indicando il bernoccolo che ho in testa. Mi ha un po confuso le idee.
Esamina le ferite.
Dovresti andare a farti vedere.
Lho gi fatto rispondo, indicando la benda che copre i punti sulla guancia.
Ma, allora, non dovresti stare a riposo o roba del genere?
Pi tardi. Dopo che lavr trovata. Linsegna Doppia felicit, intendo.
Ma cosha di tanto importante, quel posto?
In quellistante la vedo, o meglio, non solo la vedo la sento: il suo respiro leggero
sulla guancia, quando mi ha sussurrato qualcosa, la notte scorsa, proprio mentre mi stavo
addormentando. Non ho sentito quello che mi ha detto. Ricordo solo che ero contento di stare l, con
lei, in quella stanza bianca.
Lul mormoro.
Ah c di mezzo una ragazza. Anchio sto andando dalla mia. Tira fuori il
cellulare e scrive un messaggio. Ma pu aspettare. Aspettano sempre, no? Mi sorride,
mettendo in mostra una fila di denti incredibilmente storti.
Ha ragione: lo fanno sempre. Anche quando non ci avrei mai creduto, anche quando
sono stato via un sacco di tempo, le ragazze mi hanno aspettato. E che lo facessero o no, non mi

mai importato molto.


Ci mettiamo in moto, camminando su e gi per le strette vie, laria spessa di odori di
carne stufata. Mi sembra di dover correre per stargli dietro e la fatica mi fa nuovamente torcere lo
stomaco.
Non mi sembri tanto in forma, amico commenta il ragazzo, mentre vomito una
boccata di bile nel rigagnolo. Ha laria un po allarmata. Sei sicuro di non aver bisogno di un
dottore?
Scuoto la testa, mi pulisco la bocca, mi asciugo gli occhi.
Okay, forse meglio se ti porto dalla mia ragazza: Toshi. Lavora da queste parti e
magari conosce il posto che stai cercando.
Lo seguo per un altro paio di isolati. Continuo a cercare il simbolo della doppia felicit,
ma ancora pi difficile, perch qualche schizzo di vomito finito sul blocchetto e ora linchiostro
si sbavato. In pi, macchie nere hanno cominciato a ballarmi davanti agli occhi, rendendo sempre
pi difficile distinguere in modo chiaro il marciapiede.
Quando finalmente ci fermiamo quasi scoppio a piangere per il sollievo, anche perch lo
abbiamo trovato: il posto della doppia felicit! Tutto mi familiare: la porta di metallo, le
impalcature rosse, i ritratti distorti, persino la scritta sbiadita che decora la facciata: GANTERIE
recita, perch di certo un tempo ledificio era una fabbrica di guanti. Il posto questo.
Toshi, una ragazza di colore minuta e dai dreadlock fitti e compatti, viene ad aprire la
porta. Vorrei quasi abbracciarla per avermi portato in salvo nella stanza bianca delle mie visioni.
Voglio andarci subito e stendermi accanto a Lul, per sentire che tutto di nuovo a posto.
Cerco di dirglielo, ma non ci riesco. Non riesco neppure a muovere le gambe; il
pavimento sotto di me di nuovo liquido e fluttuante. Toshi e il mio buon samaritano, il cui nome
Pierre, stanno discutendo in francese. Lei vuole chiamare la polizia, ma lui insiste che devono
aiutarmi a trovare la doppia felicit.
tutto a posto vorrei dirgli. Lho trovata. Questo il luogo che cercavo. Ma non
riesco a formulare le parole.
Lul mi sforzo di farfugliare. qui?
Qualcun altro si affaccia alla porta.
Lul ripeto. Lho lasciata qui
Qui? mi domanda Pierre. Si volta verso Toshi, portandosi un dito alla tempia e
poi indicando la mia testa.
Continuo a ripetere il suo nome: Lul, Lul. A un certo punto smetto, ma il nome
risuona come uneco, come se la mia invocazione viaggiasse nelle profondit del palazzo e la
richiamasse qui, dal luogo dove andata.
Quando la folla si apre, credo davvero che il mantra abbia funzionato, che le mie parole

siano riuscite a rievocarla, a riportarla qui. Che, lunica volta in cui ho desiderato che una ragazza
mi aspettasse, lei labbia fatto davvero.
Una persona avanza.
Oui, Lul, cest moi mormora dolcemente.
Ma questa non la mia Lul. La mia era snella e sottile, con i capelli neri e gli occhi
scuri. La ragazza che ho davanti sembra una bambolina di porcellana ed bionda. Non Lul. Solo
adesso mi ricordo che la mia Lul non si chiama neanche Lul: un soprannome che le ho dato io.
Il suo vero nome non lo so neppure.
La folla mi osserva. Continuo a sentire la mia voce farfugliare che devo trovare Lul.
Laltra Lul. Quella che ho lasciato nella stanza bianca.
Mi fissano tutti con facce perplesse e preoccupate, poi Toshi tira fuori il cellulare. Sento
che parla con qualcuno: sta chiedendo di mandare unambulanza. Ci metto un po a capire che per
me.
No le dico. Sono gi stato in ospedale.
Allora chiss comeri messo prima! dice la Lul sbagliata. Hai avuto un
incidente?
Lhanno picchiato gli skinhead le spiega Pierre.
Ma la Lul sbagliata ha ragione. stato un incidente, un caso, il modo in cui lho
incontrata. E per un incidente, lho perduta. Bisogna proprio riconoscerlo alla forza che tiene in
equilibrio luniverso: tutti gli eventi si bilanciano alla perfezione.

CAPITOLO TRE
Prendo un taxi per raggiungere il locale di Cline. La spesa si mangia quasi tutto il
denaro che mi avanzato, ma non importa. Quello che resta mi baster per tornare ad Amsterdam,
visto che il biglietto del treno lho gi comprato. Durante il breve tragitto mi addormento sul sedile
posteriore ed soltanto quando lauto si accosta allentrata con linsegna LA RUELLE che ricordo
che abbiamo lasciato qui la valigia di Lul.
Mon dieu! esclama. Cosa ti ha fatto?
venuta qui? Lul
Cline alza gli occhi al cielo.
S, ieri. Con te.
E da allora non lhai pi vista?
Che successo alla tua faccia?

Dov la sua valigia?


Nel magazzino, dove labbiamo lasciata. Cosa ti successo?
Dammi la chiave.
Cline socchiude gli occhi e mi lancia uno dei suoi sguardi altezzosi, ma poi apre un
cassetto e mi butta la chiave. La infilo nella toppa, apro la porta ed ecco la valigia. Non ancora
tornata a prenderla, e per un attimo ne sono felice perch questo significa che ancora qui. Lul
ancora a Parigi e, magari, mi sta cercando.
Poi, per, penso a ci che ha detto la donna della Ganterie, quella che scesa
nellingresso quando ho ricominciato a vedere tutto nero. Toshi aveva di nuovo minacciato di
chiamare lambulanza e io lavevo pregata, invece, di chiamarmi un taxi. Quella donna ha
raccontato che la mattina, aprendo la porta, aveva visto schizzare fuori una ragazza.
Le ho gridato di fermarsi, ma scappata via mi ha riferito in francese.
Ma Lul non capisce il francese. E non conosce Parigi. Ieri sera non sapeva come
raggiungere la stazione e di certo non avrebbe saputo ritrovare il locale di Cline. Quindi non
sarebbe riuscita a trovare la sua valigia. E non saprebbe ritrovare neppure me, sempre che volesse
farlo.
Tiro su la valigia, cerco una targhetta e non trovo nulla: n un nome n un tagliando
dellaeroporto. Provo ad aprirla, ma chiusa a chiave. Mi fermo un attimo prima di far saltare il
fragile lucchetto. Appena la spalanco, qualcosa di familiare mi assale. Ovviamente non si tratta del
contenuto abiti e souvenir che non ho mai visto prima ma del suo odore. Prendo una maglietta
ordinatamente ripiegata, lavvicino al viso e inspiro a fondo.
Che stai facendo mi domanda Cline, comparendo allimprovviso sulla soglia.
Le chiudo la porta in faccia e continuo a rovistare tra le cose di Lul. Ci sono parecchi
souvenir, compresa una sveglia simile a quella che avevamo visto insieme in una delle bancarelle
lungo la Senna; poi un paio di adattatori per prese e di carica-batterie, spazzolino, dentifricio e roba
simile, ma niente che possa aiutarmi a rintracciarla. In una busta di plastica c un foglio; lo tiro su,
pieno di speranza, ma si tratta solo di una specie di inventario.
Infilato sotto un maglione c un diario di viaggio. Faccio scorrere un dito sulla
copertina. Pi di un anno fa, quando mi avevano rubato lo zaino, ero su un treno per Varsavia.
Avevo addosso il passaporto, i soldi e il blocchetto, quindi tutto quel che i ladri avevano ottenuto
era stato uno zaino mezzo rotto, zeppo di vestiti sporchi, una vecchia macchina fotografica e un
diario. Probabilmente, quando si erano accorti che non cera nulla di utile da vendere avevano
buttato via tutto. Forse erano riusciti a ricavare una ventina di euro dalla macchina anche se, per me,
valeva molto di pi. Ovviamente il diario non aveva alcun valore: speravo tanto che lavessero
buttato via. Non sopportavo lidea che qualcuno lo leggesse. Era stata lunica volta, negli ultimi due
anni, in cui avevo considerato la possibilit di tornare a casa. Non lavevo fatto. Per, quando avevo
ricomprato le cose che mi servivano, il diario non lo avevo rimpiazzato.
Mi chiedo cosa penserebbe Lul del fatto che io possa leggere il suo. Tento di
immaginare cosa avrei provato se lei avesse letto le mie tirate deliranti riguardo a Bram e Yael sulle

pagine del diario rubato. E, nel farlo, non provo il solito imbarazzo, nessuna vergogna o fastidio.
Anzi, percepisco una sensazione di tranquillit, dintimit Qualcosa di simile al sollievo.
Apro il diario di Lul, sfogliando velocemente le pagine, consapevole che non dovrei
farlo. Ma sto cercando un modo per rintracciarla. O, forse, sto solo tentando di sapere qualcosa in
pi di lei; di trovare un altro modo per assorbirla, per respirarla, dentro di me.
Invece, non trovo alcuna traccia. Nessun nome o indirizzo: n suoi n di qualcuno che
ha incontrato. Ci sono soltanto vaghi appunti: nulla che riveli un elemento preciso, nulla che
racconti Lul.
Arrivo alla fine delle pagine. Il dorso della copertina rigido e crocchia. Infilata sul
fondo c una busta piena di cartoline. Le esamino, in cerca di indirizzi, ma non trovo nulla.
Afferro una penna da uno scaffale e comincio a scrivere su ciascuna il mio nome, il
numero di telefono, la mia e-mail e, per sicurezza, aggiungo anche lindirizzo di Broodje. Copio le
stesse informazioni sul retro delle immagini di Roma, Vienna, Praga, Edimburgo e Londra. E,
mentre scrivo, mi domando perch lo sto facendo. Teniamoci in contatto. Sembra un mantra di
quelli che si recitano nel corso di ogni viaggio. Un gesto, un proposito che difficilmente si tramuta
in realt. Incontri delle persone, ti separi da loro, a volte le rincontri. In genere, per, non le rivedi
mai pi.
Lultima cartolina il ritratto di William Shakespeare a Stratford-upon-Avon. Le avevo
consigliato di lasciar perdere Amleto e venire a vedere il nostro spettacolo. Le avevo detto che la
serata era troppo bella per assistere a una tragedia. Avrei potuto risparmiarmela, una simile
sciocchezza.
Giro la cartolina di Shakespeare. Ti prego, comincio a scrivere. Sto per continuare,
aggiungendo dellaltro: Ti prego, fatti viva. Ti prego, lascia che ti spieghi. Ti prego, dimmi chi sei.
Ma la ferita sulla guancia pulsa e la vista mi si annebbia di nuovo; mi sento esausto e carico di
rimpianto. Quindi rinforzo il Ti prego con quel rimpianto: Scusami, scrivo.
Infilo di nuovo le cartoline dentro la busta, ne ripiego il bordo superiore e la incastro tra
le ultime pagine del diario. Chiudo la cerniera della valigia e la rimetto nellangolo in cui lho
trovata. Poi chiudo anche la porta.

CAPITOLO QUATTRO
Lultima volta che ero stato nellappartamento di Cline, pi di un anno fa, lei mi aveva
lanciato addosso un vaso pieno di fiori secchi. Avevo vissuto con lei per circa un mese, poi le avevo
detto che, per me, era venuto il momento di rimettermi in moto. Era stata una stagione
eccezionalmente mite e mi ero trattenuto pi a lungo del solito. In seguito, tuttavia, il clima era
peggiorato e io ero stato di nuovo assalito dalla claustrofobia. Cline mi aveva accusato di essere il
fidanzato della bella stagione e, per quel che riguardava il clima, non aveva del tutto torto; in
realt, per, io non avevo intenzione di fidanzarmi con lei e non le avevo mai promesso che sarei
rimasto. Ci furono urla, insulti, poi il vaso vol in aria, mancando la mia testa e andando a

frantumarsi contro la parete azzurrina dietro di me. Prima di andarmene avevo provato ad aiutarla a
raccogliere i cocci, ma lei non me lo aveva lasciato fare.
Credo che nessuno di noi due si aspettasse che avrei mai rimesso piede l dentro. Non
penso neppure che ci fosse lintenzione di vedersi di nuovo. Ma, qualche mese pi tardi, lavevo
incontrata per caso al La Ruelle: le avevano da poco dato lincarico di selezionare le band per il
locale ed era sembrata piuttosto contenta di vedermi. Mi aveva offerto da bere gratis per tutta la sera
e mi aveva invitato nel suo ufficio per mostrarmi lelenco dei gruppi musicali che aveva inserito nel
programma dei mesi successivi. Lavevo seguita, anche se ero certo che non fosse il calendario ci
che voleva mostrarmi. Ovviamente, non appena eravamo entrati nellufficio aveva chiuso la porta a
chiave e non aveva neanche fatto il gesto di accendere il computer.
Avevamo stabilito, per tacito e comune accordo, che non sarei mai tornato nel suo
appartamento. Tra laltro, avevo gi un posto dove stare e, in pi, sarei partito la mattina dopo. Da
allora, ci siamo rivisti ogni volta che passavo per Parigi. Sempre al locale, nel suo ufficio con la
porta chiusa a chiave.
Perci, credo, restiamo entrambi un po stupiti quando le chiedo se pu ospitarmi nel
suo appartamento
Davvero? Sei sicuro di volerlo?
Se non ti dispiace. Potresti darmi le chiavi e raggiungermi dopo. So che hai da
lavorare. Me ne andr domani.
Puoi rimanere quanto vuoi. Ma lascia che ti accompagni. Ti aiuto.
Con la punta delle dita sfioro distrattamente lorologio, che porto ancora al polso.
Non sentirti costretta a farlo. Ho solo bisogno di riposare.
Cline guarda lorologio.
suo? mi domanda.
Faccio scorrere un polpastrello sul vetro incrinato.
Hai intenzione di tenerlo? chiede ancora, in tono pi acido.
Annuisco. Lei fa per protestare, ma io alzo una mano per bloccarla. Mi reggo a
malapena in piedi, ma terr questo orologio.
Cline alza gli occhi al cielo, per spegne il computer e mi aiuta a salire le scale.
Avverte Modou, sprofondato dietro il bancone in cerca di qualcosa, che mi porta a casa sua e che
per stasera non torner.
Cos successo al tuo amico? le domanda lui, sbucando fuori.
Mi volto nella sua direzione. Le luci sono basse e Cline mi sorregge tenendomi un
braccio sotto le ascelle. Lo intravedo a malapena.
Dille che mi dispiace. La sua valigia nel magazzino. Se dovesse tornare diglielo.

Vorrei aggiungere di assicurarsi che veda le cartoline, ma Cline mi trascina fuori dalla porta.
Credevo che fosse gi buio fuori, e invece no, ancora giorno. Giornate come queste durano anni.
Sono quelle che vorresti non finissero mai a scivolare via uno, due, tre in pochi secondi.
Lo schizzo dacqua sulla parete nel punto dimpatto del vaso spaccato ormai asciutto,
ma ancora l, e cos le pile di libri, riviste, CD e le precarie torri di dischi in vinile. Le grandi
finestre, che Cline non si cura mai di velare con tende, neppure di notte, sono spalancate e lasciano
entrare la luce di una giornata infinita, eterna.
Cline mi d un bicchiere dacqua e, finalmente, prendo lantidolorifico che il dottor
Robinet mi ha consegnato quando ho lasciato lospedale. Aveva suggerito di prenderlo prima che
scoppiasse il dolore e di continuare ad assumerlo finch non si fosse placato. Ma avevo temuto che,
prendendolo prima, quel po di lucidit che mi restava sarebbe stata annullata.
Le istruzioni sulla confezione prescrivono una compressa ogni sei ore. Ne prendo tre
insieme.
Alza le braccia mi ordina Cline. E mi sembra di tornare a ieri, a quando aveva
insistito perch mi cambiassi i vestiti sporchi. Proprio in quel momento, Lul era entrata nella
stanza e avevo trovato carino che cercasse di nascondere la sua gelosia. Poi, per, Modou laveva
baciata e io ero stato costretto a dissimulare la mia.
Non riesco a sollevare le braccia sopra la testa, e Cline deve aiutarmi a sfilare il camice
dellospedale. Fissa il mio petto per un lungo minuto; poi scuote la testa.
Cosa?
Fa schioccare la lingua.
Non avrebbe dovuto lasciarti in questo stato.
Faccio per spiegarle che non mi ha lasciato affatto cos, almeno non consapevolmente.
Cline mi blocca con un cenno della mano.
Non importa. Adesso sei qui. Vai in bagno a lavarti. Preparer qualcosa da mangiare.
Tu?
Non ridere. Sono in grado di fare due uova strapazzate. O una zuppa.
Non ti sbattere: non ho fame.
Allora ti preparo un bagno caldo.
Apre lacqua per riempire la vasca. La sento scorrere e penso alla pioggia che ha ormai
smesso di cadere. Comincio a sentire leffetto del farmaco: i soffici tentacoli del sonno mi
avvolgono e mi trascinano nel torpore. Il letto di Cline imponente come un trono e io ci crollo
sopra, ricordando il sogno dellaeroplano fatto stamattina, che era lievemente diverso dal mio solito
incubo. Subito prima di piombare addormentato, mi affiora alla mente una frase dalla Dodicesima
notte, una delle battute di Sebastiano: Se questo sogno, lieto sonno il mio.

Al momento credo di star sognando di nuovo. Ma non il sogno dellaeroplano, un


altro un sogno bello. Una mano mi accarezza la schiena e poi scivola, poco alla volta, sempre pi
in basso. Lei mi aveva posato una mano sul cuore. Laveva tenuta l per tutta la mattina, mentre
dormivamo su quel pavimento duro. Questa mano, invece, mi solletica, scendendo lungo i fianchi,
poi pi gi. Un po ammaccato ma niente fratture ha detto il dottore. Nel dormiveglia, mi sento
tornare le forze.
Ora la mia mano a cercare quel corpo tiepido, cos morbido e invitante. La lascio
scivolare fra le sue cosce. Lei mugola di piacere.
Je savais que tu reviendrais.
Allora ripiombo nellincubo. Sono nel posto sbagliato, con la persona sbagliata.
Sullaereo sbagliato. Mi rizzo a sedere e la spingo via, tanto forte da mandarla a rotolare sul
pavimento.
Che stai facendo? urlo a Cline.
Si alza; nel chiarore delle luci della strada, la sua nudit non si nasconde n accampa
scuse.
Sei nel mio letto mi fa notare seccata.
Ma tu dovevi solo prenderti cura di me rispondo. La frase suona doppiamente
patetica, perch entrambi sappiamo che non voglio affatto che lo faccia.
Mi sembrava di stare facendo proprio quello risponde lei, accennando un sorriso.
Si siede sul bordo del letto e batte piano la mano sul lenzuolo, accanto a s. Tu non devi far altro
che stare sdraiato e rilassarti.
Indosso soltanto i boxer. Quando me li sono tolti i jeans? Li vedo ben ripiegati sul
pavimento, accanto al camice dellospedale. Allungo una mano per raccoglierla. I miei muscoli si
ribellano. Mi alzo in piedi. Si mettono a ululare.
Che stai facendo? mi chiede Cline.
Me ne vado rispondo, senza fiato per lo sforzo. Non sono certo di farcela a uscire
da qui, ma so che non posso rimanere.
Adesso? Ma tardi! Mi guarda, incredula. Fino a che non comincio a infilarmi i
jeans. un processo lento e doloroso, e le d il tempo di digerire il fatto che sto, effettivamente,
andando via. Prevedo gi cosa succeder: una replica della scenata che ha avuto luogo lultima volta
che sono stato qui. Un diluvio di improperi in francese. Sono un cretino. Lho umiliata e lho offesa.
Ti offro il mio letto, me stessa, e tu mi sbatti via. Letteralmente.
Ride, ma non perch lo trova divertente: piuttosto, inconcepibile.
Mi dispiace davvero.
Ieri, per, sei venuto a cercare me. E oggi pure. Ci torni sempre, da me.

Solo perch ci serviva un posto dove lasciare la valigia le spiego. Lho fatto
per Lul.
Lespressione del suo viso diversa da quella del giorno in cui mi ha tirato addosso il
vaso, dopo che le avevo annunciato la mia partenza. Quella esprimeva semplicemente collera.
Questo furore puro, prima che abbia il tempo di consolidarsi in collera: cieco e sanguinario. Che
stupidaggine stata rivolgersi a Cline. Dovevamo trovare un altro posto per quella valigia.
Per lei? urla. Per lei? Era una ragazza qualsiasi: niente di speciale! E tu,
guardati, adesso! Guarda in che stato ti ha lasciato! Quando hai un problema, corri sempre da me,
Willem. Vorr ben dire qualcosa, no?
Non avrei mai detto che Cline fosse una di quelle che stanno l ad aspettare.
Non dovevo venire qui. Scusa, non far pi questo sbaglio le prometto. Raccolgo
il resto delle mie cose ed esco barcollando fuori dallappartamento, gi per le scale, in strada.
Unauto della polizia mi sorpassa; i fari e la luce intermittente illuminano le strade
finalmente buie. La sirena ulula: niaa-niaa, niaa-niaa.
Sono a Parigi.
Non a casa mia.
l che ho bisogno di andare.

CAPITOLO CINQUE
SETTEMBRE
Amsterdam
Lufficio di Marjolein si trova in uno stretto edificio su un canale secondario, accanto al
Brouwersgracht. Allinterno, larredamento moderno e completamente bianco. Lha disegnato
Bram, che lo chiamava uno dei suoi progetti frivoli. Ma, in lui, non cera proprio nulla di frivolo;
questa era semplicemente la definizione che affibbiava ai lavori per i quali non si faceva pagare.
Il lavoro quotidiano di Bram consisteva nel progettare alloggi temporanei per
laccoglienza dei rifugiati, cosa in cui credeva molto, ma che non soddisfaceva il lato creativo del
suo carattere. Quindi era sempre alla ricerca di altri modi per esercitare la propria sensibilit per
larchitettura moderna, come trasformare una vecchia chiatta destinata al trasporto merci in una casa
galleggiante a tre piani costruita con vetro, legno e acciaio, e definita da una rivista di design un
esempio di Bauhaus sul canale.
Sara, lassistente di Marjolein, siede dietro a una scrivania di un materiale sintetico e
trasparente, con un mazzo di rose bianche posato sul ripiano. Quando entro, mi lancia un sorrisetto
nervoso e si alza lentamente per prendermi il cappotto. Mi chino per salutarla con un bacio.
Mi dispiace, sono in ritardo mi scuso.

Gi, sei in ritardo di tre settimane, Willem mi rimbecca, mentre mi fa strada


frettolosamente, accettando il bacio, ma senza guardarmi negli occhi.
Le rivolgo uno dei miei sorrisi pi affascinanti e canaglieschi, anche se la smorfia mi fa
tirare la cicatrice sulla guancia, che quasi guarita, ma prude ancora un po.
Per valsa la pena aspettare, non credi?
Non risponde: sono trascorsi pi di due anni da quando Sara e io abbiamo avuto una
storia. Allora passavo un sacco di tempo in quellufficio, e lei era l, in qualit di assistente del
nostro legale di famiglia. In un primo momento, mi ero infatuato di Sara, pi grande di me, con gli
occhi dolenti e il letto dipinto di blu. La cosa, per, non era durata a lungo. Non dura mai.
Tecnicamente ho solo qualche giorno di ritardo preciso adesso. stata
Marjolein che ha spostato lappuntamento di due settimane.
Perch andata in vacanza risponde Sara, stranamente impermalita. Che aveva
prenotato apposta dopo la chiusura.
Willem. Marjolein si erge sulla soglia del suo ufficio, naturalmente imponente e
resa ancor pi alta dai tacchi a spillo che indossa. Mi fa cenno di entrare nella sua stanza dove la
sensibilit moderna di Bram traspare in ogni oggetto. Le precarie pile di carte e raccoglitori sparsi
qui e l sono il contributo di Marjolein.
Allora, mi hai abbandonato per correre dietro a una ragazza? dice Marjolein,
chiudendosi la porta alle spalle.
Mi chiedo com possibile che sappia di questa faccenda. Mi fissa, visibilmente
divertita.
Ho richiamato, sai?
Sul treno da Londra a Parigi avevo cercato di mandare un messaggio a Marjolein per
informarla del mio ritardo, ma il cellulare non aveva campo, stava comunque per mollarmi perch
era scarico e io, per un motivo o per laltro, non volevo dir niente a Lul. Perci, quando avevo
incontrato unautostoppista belga nel vagone ristorante, le avevo chiesto in prestito il telefono.
Avevo dovuto frugare nello zaino per cercare il numero di Marjolein nel mio blocchetto e avevo
finito per rovesciare il caff su di me e sulla ragazza.
Sembrava carina dice Marjolein, con un sorriso al tempo stesso carico di malizia e
di rimprovero.
Lo era rispondo.
Lo sono sempre commenta lei. Forza, vieni a darmi un bacio. Mi avvicino
per obbedire, ma prima che abbia il tempo di eseguire lei mi blocca. Coshai fatto alla faccia?
Uno degli aspetti positivi del ritardo nel nostro appuntamento che ha dato tempo ai
lividi di scomparire. Anche i punti di sutura si sono riassorbiti. Quel che rimasto una spessa
cicatrice in rilievo, che speravo sarebbe passata inosservata.

Poich non rispondo, Marjolein lo fa per me: Ti sei scontrato con la ragazza
sbagliata, eh? Oppure con un fidanzato arrabbiato? Mi fa cenno di accomodarmi nel salottino.
A proposito, Sara ha un simpatico fidanzato italiano, quindi lasciala perdere. Dopo che te ne sei
andato lultima volta, ha pianto per mesi. Sono stata quasi costretta a licenziarla.
Sollevo le mani in un gesto di finta innocenza.
Marjolein alza gli occhi al cielo. davvero successo a causa di una ragazza?
domanda ancora, indicando la mia guancia.
Messa in questi termini, la cosa si allontana di poco dalla realt.
Bicicletta birra Una combinazione pericolosa concludo, mimando
allegramente una caduta dalla bicicletta.
Mio Dio! Sei stato via talmente a lungo da non saper pi andare in bici dopo aver
bevuto? domanda. Allora non puoi pi definirti olandese! Ti abbiamo riportato indietro
appena in tempo.
Cos sembra.
Vieni, lascia che ti offra un caff. Ho anche dellottimo cioccolato, nascosto da
qualche parte. Poi firmeremo tutti i documenti.
Chiama Sara, che ci porta due tazzine di caff. Marjolein intanto fruga nei cassetti,
finch non trova una scatola di cioccolatini, duri e croccanti. Ne metto in bocca uno e lo lascio
sciogliere sulla lingua.
Comincia a spiegarmi cosa devo firmare, anche se ha poca importanza, perch si tratta
sostanzialmente di formalit burocratiche. Yael non ha mai preso la cittadinanza olandese e Bram,
che, quando si trattava della precisione dei suoi progetti, diceva sempre Dio sta nei dettagli,
aveva evidentemente un punto di vista opposto per quel che riguardava i suoi affari personali.
Il che significa che, per finalizzare la vendita dellimmobile e lapertura di alcuni fondi
di investimento, necessaria la mia presenza. Mentre io firmo, firmo e vado avanti a firmare un
foglio dopo laltro, Marjolein continua a ciarlare. A quanto pare, il fatto che Yael non sia olandese e
non risieda n qui n in Israele, ma stia gironzolando per il mondo come una profuga senza patria,
la esonera dal pagare una marea di tasse. Marjolein mi spiega che ha venduto la casa sulla chiatta
per 717.000 euro. Una bella fetta di questa somma va allo Stato, ma una parte ben pi cospicua
resta a noi. Al termine della giornata lavorativa di domani, quindi, 100.000 euro saranno depositati
sul mio conto in banca.
Mentre vado avanti a firmare, Marjolein mi osserva.
Che c? le domando.
Mi ero quasi dimenticata di quanto gli assomigli.
Mi fermo, la penna sospesa su unaltra frase in legalese. Bram diceva sempre che,
anche se Yael era la donna pi forte del mondo, in un modo o nellaltro i geni israeliani, scuri e
volitivi, erano stati sopraffatti dai suoi, pi gentili ed educati.

Scusa dice poi, tornando agli affari. Dove sei andato a stare da quando sei
tornato in Olanda? Da Daniel?
Zio Daniel? Non lo vedo dal giorno del funerale e, prima di allora, lavr incontrato una
manciata di volte. In genere vive allestero e affitta il suo appartamento: perch sarei dovuto andare
da lui?
No, da quando sono tornato mi comporto come se fossi ancora in viaggio. Sono rimasto
nei paraggi della stazione ferroviaria, tra la zona degli ostelli per studenti e il quartiere a luci rosse,
che sta a mano a mano scomparendo. In parte stato per necessit. Non ero certo di avere soldi
sufficienti per sopravvivere nelle poche settimane che mi separavano da questo appuntamento;
invece il mio conto in banca non andato in rosso. Potevo farmi ospitare dai vecchi amici di
famiglia, ma non volevo che si sapesse che ero tornato e non desideravo rivedere nessuno di quei
luoghi. Ovviamente, non mi sono minimamente avvicinato al Nieuwe Prinsengracht.
Da amici rispondo, stando sul vago.
Marjolein fraintende e commenta.
Ah, da amici capisco.
Le rivolgo un sorriso sornione. A volte lasciare che le persone traggano conclusioni
sbagliate pi semplice che spiegare verit complicate.
Assicurati che questi amici non abbiano fidanzati arrabbiati, mi raccomando.
Far del mio meglio rispondo.
Finisco di firmare i documenti.
Allora fatta commenta Marjolein. Apre un cassetto della scrivania e tira fuori
una busta color avana. Qui c della posta arrivata per te. Ho fatto in modo che tutto ci che
viene spedito alla chiatta sia consegnato qui finch non mi fornirai un nuovo indirizzo.
Forse ci vorr un po di tempo.
Va bene. Non ho intenzione di andare da nessuna parte, io. Marjolein apre uno
sportello e tira fuori una bottiglia di whisky e due bicchierini. Sei appena diventato un uomo
dagli ampi mezzi: loccasione merita un brindisi.
Bram scherzava spesso sul fatto che, per Marjolein, ogni volta che la lancetta dei minuti
passava sulle dodici era un buon motivo per brindare. Comunque, accetto lofferta.
A cosa brindiamo? domanda. Alle nuove avventure? Alla fortuna?
Scuoto la testa.
Brindiamo agli incidenti casuali.
Noto la sua espressione sconcertata e realizzo, in ritardo, che ha pensato mi riferissi a
ci che accaduto a Bram, anche se, in quel caso, non si trattato di un incidente bens di un evento
fuori dalla norma.

E non di quello che stavo parlando. Io stavo pensando al nostro incidente: a quello
da cui nata la nostra famiglia. Di certo Marjolein deve avere gi sentito questa storia. Bram
adorava raccontarla. Per lui era come un mito primordiale, una favola e una ninna nanna combinati
insieme.
Bram e suo fratello Daniel stavano attraversando Israele su una Fiat che si rompeva in
continuazione. E infatti, un giorno, li aveva mollati subito fuori della citt costiera di Netanya;
Bram stava cercando di aggiustarla, quando un militare con il fucile in spalla e una sigaretta che
penzolava dal labbro inferiore si era avvicinato: La visione pi spaventosa che si possa
immaginare diceva sempre, sorridendo a quel ricordo.
Era Yael, che faceva lautostop per tornare in Galilea, alla base militare dove prestava
servizio, dopo un fine settimana di permesso trascorso a Netanya, a casa di unamica o forse di un
ragazzo, insomma in un luogo qualunque, ma non nellappartamento dove era cresciuta e aveva
abitato con Saba. I fratelli invece erano diretti a Safed e, dopo che lei gli aveva ricollegato la pompa
del radiatore, le offrirono un passaggio.
Con fare galante, Bram le aveva proposto di sedersi davanti: in fondo aveva aggiustato
la macchina! Ma Yael, dopo aver dato unocchiata al sedile posteriore zeppo di bagagli, aveva
sentenziato: Dietro ci si deve sedere il pi basso! In seguito aveva sostenuto che si riferiva a se
stessa e che non sapeva affatto quale dei due fratelli fosse pi alto, visto che Daniel era gi seduto
davanti e preparava una canna con lhashish libanese che avevano comperato da un surfista di
Netanya.
Ma Bram aveva frainteso, quindi, dopo uninutile misurazione dalla quale era risultato
che era pi alto di Daniel di ben tre centimetri, questultimo era stato spedito nel sedile posteriore.
Avevano riportato la soldatessa alla base e, prima di separarsi da lei, Bram le aveva dato
il suo indirizzo di Amsterdam.
Un anno e mezzo pi tardi Yael aveva finito il servizio militare e, decisa a mettere
quanto pi spazio possibile fra s e la realt in cui era cresciuta, aveva preso il poco denaro che
aveva risparmiato e si era diretta a nord in autostop. Aveva viaggiato per quattro mesi ed era
arrivata fino ad Amsterdam prima di finire i soldi. A quel punto aveva bussato a una porta. Bram le
aveva aperto e, pur non avendola vista per tutto quel tempo, pur non sapendo il motivo per cui Yael
era l, e anche se quello non era certo un comportamento abituale per lui, aveva stupito per primo se
stesso accogliendola con un bacio. Come se, fino ad allora, non avessi fatto altro che aspettarla
diceva sempre con voce colma di meraviglia e di emozione.
Vedi, a volte, com buffa la vita commentava infine per concludere lepica storia
damore. Se lauto non si fosse guastata in quel punto esatto o se Yael non fosse rimasta senza
soldi a Copenaghen, oppure se Daniel fosse stato pi alto di me, niente di tutto questo sarebbe mai
accaduto.
Ma io sapevo cosa intendeva realmente dire: Incidenti, casualit. tutta questione di
incidenti casuali.

CAPITOLO SEI
Due giorni dopo, come per magia, 100.000 euro compaiono sul mio conto corrente
bancario. Ma, ovviamente, la magia non centra. passato parecchio tempo da quando sono stato
sbattuto fuori dal corso di Economia alla quale mi ero iscritto ma, da allora, ho capito che luniverso
opera in base alla stessa teoria dellequilibrio generale che si applica ai mercati: non ti d nulla
senza fartelo pagare in qualche modo.
Compro una bici scassata da un tossico e qualche vestito al mercatino dellusato. Avr
anche dei soldi, ora, ma mi sono abituato a vivere in modo semplice e a possedere soltanto quel che
posso portare con me. Inoltre non mi tratterr a lungo da queste parti, quindi meglio se lascio
meno impronte digitali possibile.
Percorro avanti e indietro il Damrak, il viale tra la stazione e piazza Dam, guardando le
agenzie di viaggi e tentando di decidere dove andare: Palau? Tonga? Il Brasile? Quando le
possibilit aumentano, sceglierne una diventa pi difficile. Forse cercher di rintracciare zio Daniel
a Bangkok, o magari adesso sta a Bali?
Davanti a una delle agenzie di viaggi per studenti, la ragazza dai capelli scuri dietro il
bancone si accorge che sto esaminando i vari annunci. Incrocia il mio sguardo, sorride e mi fa
cenno di entrare.
Cosa stai cercando? domanda in olandese con un lieve accento straniero. Mi sa
che viene dallEst; forse dalla Romania.
Un qualsiasi posto che non sia qui.
Potresti essere pi preciso? dice, ridendo un poco.
Un posto caldo, economico e lontano da qui. Un posto dove, con centomila euro,
posso perdermi per tutto il tempo che voglio penso.
Adesso ride apertamente. La descrizione si adatta a mezzo mondo. Cerchiamo di
ridurre le possibilit. Vuoi un posto con lunghe spiagge bianche? In quel caso ce ne sono di
meravigliose in Micronesia. Anche la Thailandia ancora piuttosto economica. Invece, se ti
interessa unesperienza culturale pi vivace, anche se un po caotica, lIndia senzaltro
affascinante.
Scuoto la testa. No, niente India.
Nuova Zelanda? Australia? Un sacco di gente impazzisce per il Malawi, nellAfrica
centrale. Sento anche dire un gran bene di Panama e dellHonduras, anche se c stato da poco quel
colpo di Stato. Quanto vuoi stare via?
Per un periodo indefinito.
Oh, magari allora ti interessa un biglietto per fare il giro del mondo. Abbiamo
parecchie offerte speciali. Digita alcune parole sul computer che ha davanti. Eccone una:
Amsterdam, Nairobi, Dubai, Nuova Delhi, Singapore, Sydney, Los Angeles, Amsterdam.

Non ne avresti uno che non fermi a Delhi?


Non ne vuoi proprio sapere dellIndia, eh?
Mi limito a sorridere.
Va bene. Allora quale parte del mondo vuoi effettivamente visitare?
Non mi importa. Va bene qualsiasi posto, basta che sia caldo, economico e lontano.
E che non sia lIndia. Perch non scegli tu per me?
Ride, come se avessi fatto una battuta. Ma io sono serio. Da quando sono tornato, mi
sono arenato in una specie di inerzia indolente e ho trascorso intere giornate allungato su tristi letti
di ostelli, aspettando il giorno dellappuntamento con Marjolein. Giorni interi, una sfilza di ore
vuote, stringendo tra le mani un orologio mezzo rotto, ma ancora funzionante, immaginando
dettagli inutili a proposito della ragazza a cui appartiene. Alla lunga, la cosa mi sta facendo un
brutto effetto. Motivo in pi per tornare a viaggiare.
La brunetta batte nuovamente sulla tastiera.
Per mi devi aiutare. Per cominciare, dove sei gi stato?
Ecco qui dico, allungandole il mio passaporto consunto attraverso la scrivania.
Questo contiene tutta la mia storia.
Lo apre. Ah, davvero? dice. Il tono della sua voce cambiato, da amichevole a
civettuolo. Sfoglia le pagine. Hai girato parecchio, vedo.
Io per sono stanco. Non ho voglia di giocare a questo gioco, non in questo momento.
Voglio solo comprare un biglietto aereo e andarmene. Quando sar via di qui, fuori dallEuropa,
lontano e al caldo, allora torner a essere me stesso.
La ragazza alza le spalle e riprende a sfogliare il passaporto.
Oh-oh. Sai una cosa? Per ora non posso farti nessuna prenotazione.
Perch no?
Questo passaporto sta per scadere. Chiude il documento e me lo restituisce.
Hai per caso la carta didentit?
Me lhanno rubata.
Hai sporto denuncia?
Scuoto la testa. Non ho mai pi chiamato il commissariato della polizia francese.
Non importa. In ogni caso, hai bisogno del passaporto per andare in quasi tutti questi
posti. Quindi prima devi rinnovarlo.
Quando tempo ci vorr?
Non molto. Un paio di settimane. Vai in municipio e fatti dare i moduli. Elenca

altri documenti di cui potrei aver bisogno, ma non ne ho nessuno con me.
Allimprovviso mi sento bloccato qui e non capisco com successo. Dopo essere stato
pi di due anni senza mettere piede in Olanda? Dopo aver percorso distanze assurde per evitare
questo territorio, piccolo ma centrale, per esempio, convincendo Tor, la tirannica regista di
Guerrilla Will, a saltare la data di Amsterdam e puntare direttamente su Stoccolma, inventando una
storia sugli svedesi che, in Europa, sarebbero secondi soltanto agli inglesi nel loro sconfinato amore
per Shakespeare?
Ma poi, la scorsa primavera Marjolein aveva finalmente sistemato tutte le faccende in
sospeso relative alleredit di Bram ed era riuscita a intestare la chiatta a Yael. E mia madre aveva
festeggiato mettendo immediatamente in vendita la casa che Bram aveva costruito per lei. A quel
punto, non mi sarei dovuto pi stupire di nulla.
Per, perch aveva dovuto chiedere proprio a me di venire a firmare i documenti? Che
faccia tosta. Chutzpah, la chiamava Saba. Capivo che, per Yael, era una questione pratica. Io ero a
portata di treno e lei doveva prendere laereo. Per me, sarebbe stata una faccenda risolta in pochi
giorni, un disturbo minimo.
Ma io ho tardato di un giorno il mio rientro. E, in qualche modo, questo ha cambiato
tutto.

CAPITOLO SETTE
OTTOBRE
Utrecht
In ritardo, mi viene in mente che forse avrei dovuto telefonare. Magari il mese scorso,
subito dopo essere tornato. Certo prima di adesso, cio prima di piombare a casa sua. Per non lho
fatto. E ormai troppo tardi. Ormai sono qui. E spero di rendere la cosa il pi indolore possibile.
Nella casa di Bloemstraat, qualcuno ha sostituito il vecchio campanello con uno a forma
di bulbo oculare, che ti fissa con aria di rimprovero. Mi sembra di cattivo auspicio. La nostra
corrispondenza, irregolare da sempre, diventata praticamente inesistente negli ultimi mesi. Non
riesco a ricordare quando stata lultima volta che gli ho mandato une-mail o un sms. Tre mesi fa?
Forse sei? Mi viene in mente, sempre troppo tardi, che magari non abita pi qui.
Anche se, in qualche modo, so che non cos. Perch Broodje non se ne sarebbe mai
andato senza farmelo sapere. No, lui non avrebbe mai fatto una cosa del genere.
Io e Broodje ci siamo conosciuti quando avevamo otto anni. Lavevo beccato mentre
spiava la nostra barca con un binocolo. Quando gli avevo chiesto cosa stesse facendo, mi aveva
spiegato che non stava spiando noi. Cera stata una serie di furti nel vicinato e i suoi genitori
avevano cominciato a parlare di lasciare Amsterdam per andare a vivere in un posto pi sicuro. Ma
Broodje preferiva di gran lunga restare nellappartamento dove abitava con la sua famiglia, quindi
aveva deciso di scoprire i colpevoli. Questa una faccenda molto seria gli avevo detto io. Certo

che lo mi aveva risposto lui. Ma io ho questi aveva concluso estraendo dal cestino della bici il
resto dellattrezzatura da spia: grimaldelli per porte e portiere, auricolari che amplificavano i rumori
e occhiali a raggi infrarossi, che mi aveva fatto addirittura provare.
Se hai bisogno di aiuto per trovare questi malviventi, posso diventare il tuo socio gli
avevo proposto. Nella nostra zona, situata allestremit est del centro di Amsterdam, non abitavano
molti bambini, anzi, non ce nera proprio nessuno nelle case galleggianti ormeggiate lungo il
Nieuwe Prinsengracht e adiacenti alla nostra. In pi, io non avevo fratelli. Passavo quasi tutto il
tempo sul molo a tirar calci a dei palloni, facendoli rimbalzare contro lo scafo della barca e
perdendone la maggior parte nelle acque fangose del canale.
Broodje aveva accettato il mio aiuto ed eravamo diventati soci. Passavamo ore a
gironzolare per il circondario, scattando foto di gente e veicoli dallaria sospetta e approfondendo il
caso. Fino al giorno in cui un vecchietto ci aveva visti e, pensando che collaborassimo con i
criminali, aveva chiamato la polizia. Gli agenti ci avevano scoperti accucciati accanto al molo
dovera ormeggiato il mio vicino, mentre scrutavamo attraverso il binocolo un furgone sospetto che
compariva con regolarit nei paraggi (dal momento che, come avremmo scoperto dopo, era quello
del fornaio dietro langolo). Ci avevano interrogati ed eravamo scoppiati a piangere entrambi, sicuri
che saremmo finiti in prigione. Avevamo balbettato spiegazioni sul nostro comportamento e sulle
nostre strategie di lotta ai criminali. I poliziotti ci avevano ascoltati, tentando disperatamente di non
ridere, poi ci avevano riportati a casa e avevano spiegato laccaduto ai genitori di Broodje. Prima di
andarsene, uno degli investigatori aveva dato a ciascuno un biglietto da visita, ci aveva fatto
locchiolino e ci aveva raccomandato di chiamarlo in caso avessimo scoperto qualcosa.
Io lo avevo buttato via, ma Broodje laveva conservato per molto tempo. Lo avevo
rivisto ancora quando avevamo dodici anni, fissato con una puntina a un pannello che teneva appeso
in camera, nellappartamento di periferia dove si era alla fine trasferito con la famiglia. Ce lhai
ancora? gli avevo domandato stupito. Ormai abitava l da un paio danni e non ci vedevamo pi
cos spesso. Broodje aveva guardato prima il biglietto da visita, poi me. Non lo sai, Willy? mi
aveva detto. Io le conservo sempre le cose.
Un tipo smilzo con una maglia del PSV Eindhoven e i capelli rizzati sul cranio con il
gel mi apre la porta. Ho un tuffo al cuore, perch Broodje viveva qui con due ragazze cercando di
andare a letto con entrambe senza alcun successo e con un ragazzo magro di nome Ivo. Poi lo
sguardo del tipo che ho davanti si illumina: mi riconosce e io realizzo che si tratta di Henk, un
amico che Broodje ha incontrato alluniversit di Utrecht.
Ma sei tu, Willem? domanda e, prima che io abbia il tempo di rispondere, urla
verso la stanza alle sue spalle: Broodje, tornato Willem!
Sento un trambusto confuso, poi lo scricchiolio del logoro parquet, ed eccolo l, pi
basso di me di tutta la testa ma largo il doppio, una differenza di corporatura che spingeva lanziano
vicino di barca a chiamarci Spaghetti&Polpette, soprannome che Broodje amava molto perch,
commentava sempre, una polpetta sicuramente pi saporita di uno spaghetto, no?
Willy? Broodje si blocca per mezzo secondo, prima di lanciarsi addosso a me.
Willy! Pensavo che fossi morto!
Infatti, torno ora dal regno delle tenebre! rispondo.

Davvero? I suoi occhi sono tondi e cos azzurri che sembrano due monete
dargento lucente. Quando sei arrivato? Quanto ti fermi? Hai fame? Avresti dovuto dirmi che
venivi, ti avrei preparato qualcosa Be, posso sempre mettere insieme qualche stuzzichino. Entra.
Guarda, Henk, tornato Willy.
Vedo risponde Henk, annuendo.
W aggiunge Broodje. tornato Willy.
Entro in salotto. Prima era una stanza abbastanza ordinata, con tocchi femminili sparsi
qui e l, come le candele profumate che Broodje faceva finta di detestare, ma che poi accendeva
anche quando le ragazze non erano in casa. Adesso puzza di calzini sporchi, fondi di caff e birra
rovesciata in giro, mentre lunico residuo delle ragazze un vecchio manifesto di Picasso, storto
dentro la sua cornice e appeso sopra la mensola del camino.
Che ne stato delle ragazze? domando.
Broodje sorride.
Tipico di Willy informarsi prima di tutto sulle donne. Poi spiega, ridendo: Si
sono trasferite in un appartamento tutto loro, lanno scorso, cos Henk e W sono venuti a stare con
me. Ivo se n appena andato a fare un corso in Estonia.
In Lettonia lo corregge Wouter, detto W, scendendo le scale. addirittura pi alto
di me, ha i capelli corti, che stanno dritti sulla testa senza bisogno di additivi, e un pomo dAdamo
grosso come il pomello di una porta.
In Lettonia ribadisce Broodje.
Cos successo alla tua faccia? domanda W, che non mai stato il tipo da perdere
tempo in convenevoli formali.
Mi tocco la cicatrice.
Sono caduto dalla bici rispondo. La bugia che ho raccontato a Marjolein mi
affiora automaticamente alle labbra. Non ne capisco bene il motivo, salvo il desiderio di mettere la
massima distanza possibile tra me e quel fatidico giorno.
Quando sei tornato? domanda W.
Gi, Willy gli fa eco Broodje, festoso e allegro come un cucciolo. Da quanto
sei qui?
Da un po rispondo, scegliendo di tenermi a galla tra una verit scomoda e
offensiva e una balla gratuita. Ho avuto alcune cose da sistemare ad Amsterdam.
Mi chiedevo dove fossi finito dice Broodje. Un po di tempo fa ho provato a
chiamarti, ma mi ha risposto uno strano messaggio registrato, e la posta elettronica mi sa che non la
guardi mai.
Lo so. Ho perso il cellulare con tutti i numeri e un tipo irlandese mi ha regalato il

suo, compresa la SIM. Mi pareva di averti mandato il nuovo numero


S, magari, lhai fatto. In ogni caso, entra. Fammi vedere cosa c da mangiare. Si
infila in cucina. Sento che apre e chiude dei cassetti.
Dopo cinque minuti, Broodje torna con un vassoio carico di cibo e birra per tutti.
Allora, raccontaci tutto sullaffascinante vita dellattore girovago. Ogni sera una
ragazza diversa?
Ges, Broodje, dagli almeno il tempo di sedersi! lo rimprovera Henk.
Scusami. solo che vivo di riflesso a lui: insomma, quando stava da queste parti, era
come avere in casa una stella del cinema. E, negli ultimi anni, non pi successo un granch
Quando parli di ultimi anni, intendi dire gli ultimi venti? scherza W.
Quindi sei stato ad Amsterdam? domanda Broodje. Come sta tua madre?
Non saprei rispondo con finta leggerezza. in India.
Ancora? indaga lui. Oppure tornata ed di nuovo ripartita?
Ancora. rimasta l tutto il tempo.
Oh. Di recente sono stato nel nostro quartiere e il vostro barcone era tutto illuminato,
e pieno di mobili, perci pensavo che fosse tornata.
No, magari ci avevano messo dei mobili per farlo sembrare abitato, ma non ci stava
nessuno. Non noi, per lo meno concludo, arrotolando una fetta di cervelaat e infilandomela in
bocca. stato venduto.
Avete venduto la barca di Bram? esclama incredulo Broodje.
Mia madre lha venduta preciso.
Deve averci fatto una barcata di soldi! scherza Henk.
Mi fermo un istante, incapace di raccontargli che anchio ne ho avuti parecchi. Poi W
comincia a parlare di un articolo che ha letto di recente su De Volkskrant a proposito dei ricchi
europei che pagano una montagna di dollari per comprare le vecchie case galleggianti ormeggiate
ad Amsterdam al solo scopo di ottenere il diritto allattracco, che costa quanto le barche stesse.
Non era il caso del loro barcone, per. Avresti dovuto vederlo gli spiega Broodje.
Suo padre era un architetto e laveva progettato lui, quindi era bellissimo, su tre piani, con
balconi e vetrate dappertutto. Mi guarda con aria nostalgica. Come laveva definito quella
rivista?
Un esempio di Bauhaus sul canale. Era venuto un fotografo e aveva scattato
parecchie foto della chiatta, comprese alcune con noi a bordo. Quando la rivista era uscita, la
maggior parte degli scatti ritraeva il barcone, ma ce nera uno di Yael e Bram, incorniciati da una
delle vetrate, con il canale e gli alberi riflessi alle spalle come in uno specchio. Nelloriginale cero

anchio, ma la foto era stata tagliata. Bram mi aveva spiegato che avevano usato proprio quella per
mettere in evidenza la bellezza della porta-finestra e del paesaggio che ci si rifletteva: era un
esempio del design dellabitazione, non un ritratto della nostra famiglia. Invece, a mio parere, era
anche una descrizione perfetta della nostra famiglia.
Non ci posso credere che lha venduta borbotta ancora Broodje.
Ci sono giorni in cui anchio non riesco a crederci; altri nei quali non faccio alcuna
fatica ad accettarlo. Yael il tipo di persona che potrebbe staccarsi una mano a morsi, se avesse
bisogno di fuggire. Lo aveva gi dimostrato in passato.
Adesso i ragazzi mi guardano tutti con espressione un po preoccupata, cosa alla quale
mi sono disabituato in questi ultimi due anni di anonimato.
Quindi stasera c Olanda-Turchia butto l, per cambiare discorso.
Gli amici mi fissano un istante, poi annuiscono.
Spero che le cose si mettano meglio per noi continuo. Dopo la figuraccia che
abbiamo fatto agli Europei, non credo che potrei sopportare altro. Quel Sneijder commento,
scuotendo la testa.
Henk il primo ad abboccare. Ma stai scherzando? Sneijder stato lunico
attaccante che abbia tirato fuori un po di grinta!
Manco per niente! lo interrompe Broodje. stato Van Persie a segnare quel
magnifico gol contro la Germania.
A quel punto W si intromette con ragionamenti su base statistica, qualcosa che riguarda
il crollo al minimo storico e linevitabile miglioramento che seguir gli ultimi anni di prestazioni
scadenti, per cui ora non ci resta che risalire la china e io mi rilasso. C un linguaggio universale
nelle chiacchiere. Quando sei sulla strada, parli di viaggi: unisola sconosciuta, un ostello
particolarmente economico e piacevole, un ristorante dallottimo menu a prezzo fisso. Con questi
qui, invece, bisogna parlare di calcio.
Perch non vieni a vedere la partita con noi, Willy? domanda Broodje.
Pensavamo di andare al pub, da OLeary.
Ma io non sono venuto a Utrecht per chiacchierare, vedere partite o incontrare amici:
sono venuto per recuperare i documenti che mi mancano. Devo fare un salto alluniversit per il
rilascio di alcune carte che mi servono per il passaporto. Una volta rinnovato quello, torner
allagenzia di viaggi, magari stavolta inviter la ragazza a bere qualcosa, e poi decider dove
andare. Acquister il biglietto. Forse far un giro a Le Havre per ottenere qualche visto e farmi fare
le vaccinazioni necessarie. Poi una visita al mercato delle pulci per riassortire il guardaroba. Salir
sul treno diretto allaeroporto. Verr sottoposto a unattenta perquisizione da parte degli addetti
dellufficio immigrazione, perch un uomo che viaggia solo e senza biglietto di ritorno sempre
considerato sospetto. E poi un lungo volo. Il jet lag. Un altro ufficio immigrazione. La dogana. E,
finalmente, verr il momento di quel primo passo in un posto nuovo, quellattimo di euforia e di
disorientamento, sentimenti contrastanti che si nutrono luno dellaltro. Un attimo in cui pu
accadere di tutto.

Qui a Utrecht devo fare soltanto una cosa ma, allimprovviso, le altre faccende da
sistemare per potermene andare via mi paiono infinite. E, pi strano ancora, nulla di tutto ci mi
eccita. Neanche il raggiungere un posto nuovo, emozione che un tempo, invece, giustificava ogni
sforzo. Mi sembra solo tutto faticosissimo: non riesco a racimolare le energie per affrontare la fatica
che ci vorr ad andarmene lontano da qui.
Ma arrivare fino da OLeary il locale proprio dietro langolo, neppure a un isolato
di distanza. Fin l, credo di poterci arrivare.

CAPITOLO OTTO
Ottobre si presenta rigido e umido, quasi avessimo esaurito la nostra razione di giornate
limpide e tiepide durante londata di caldo estiva. La mia stanza nel sottotetto della casa di
Bloemstraat particolarmente fredda e mi spinge a chiedermi se venire a vivere qui sia stata la
scelta giusta. Non che si sia trattato di una vera e propria decisione. Dopo essermi svegliato per la
terza mattina consecutiva sul divano al piano di sotto, e avendo concluso ben poco nelle giornate
passate a Utrecht, Broodje mi aveva suggerito di trasferirmi definitivamente nella mansarda.
Lofferta non era particolarmente attraente, ma si trattava ormai di un fait accompli: di
fatto, stavo gi vivendo in quella casa. A volte il vento ti porta in luoghi dove non ti aspettavi di
arrivare; e a volte ti spinge lontano anche da quegli stessi posti.
La mansarda piena di spifferi, con finestre che vibrano a ogni folata di vento. La
mattina presto, vedo le nuvolette di fiato che si addensano per il freddo. Stare al caldo diventa il mio
scopo principale. Per questo stesso motivo, quando ero in viaggio, passavo giornate intere nelle
biblioteche. Si trovavano sempre riviste o libri interessanti, oltre che una tregua dalle intemperie o
dalle altre cose a cui si voleva sfuggire.
La biblioteca centrale delluniversit offre le stesse comodit: grandi finestre illuminate
dal sole, sedili comodi e una serie di computer che posso usare per navigare in Internet.
Questultima caratteristica una benedizione a met. Quandero in viaggio, i miei compagni erano
ossessionati dal riuscire ad accedere alla posta elettronica. Io ero lesatto contrario: detestavo
connettermi e non sono ancora cambiato.
Le e-mail di Yael arrivano puntuali come un orologio, ogni due settimane. Immagino
che se lo sia segnato sul calendario, insieme con altre incombenze della sua vita quotidiana. I
messaggi non dicono mai molto, il che rende quasi impossibile risponderle.
Lultimo mi arrivato ieri: solo qualche banalit sul fatto che aveva preso un giorno di
vacanza per recarsi a una festa religiosa in un villaggio non meglio identificato. Non precisa mai da
quale attivit debba prendere un giorno di vacanza, e non racconta nulla del suo effettivo lavoro o
del suo trantran quotidiano, che un mistero indefinito, del quale riesco a riempire i contorni
soltanto grazie alle scarse notizie che mi passa Marjolein. No, le e-mail di Yael sono sempre scritte
usando un tono e un linguaggio da cartolina. Le tipiche chiacchiere vuote, che non dicono niente e
rivelano ancora meno.

Ehi, Ma comincio sempre la mia risposta. Poi fisso lo schermo, tentando di trovare
qualcosa da dirle. Sono abilissimo nelle chiacchiere se sono con estranei ma, quando si tratta di mia
madre, mi ritrovo a corto di idee. Quando viaggiavo era pi semplice, perch potevo spedirle
anchio messaggi in stile cartolina. In Romania, in una localit balneare del Mar Nero, molto
tranquilla perch siamo fuori stagione. Ho osservato per ore i pescatori. Per quanto, anche quelli
avrebbero potuto essere integrati da aggiunte varie che mi venivano in mente. Per esempio, in un
mattino di burrasca, osservare i pescatori mi aveva ricordato una vacanza in Croazia fatta quando
avevo dieci anni. O forse undici? Yael dormiva fino a tardi, ma Bram e io scendevamo presto al
molo per comprare il pesce fresco dai pescatori appena tornati, che odoravano di vodka e di
salsedine. Tuttavia, seguendo lesempio di Yael, anchio eliminavo ogni accenno nostalgico dalle
mie missive.
Ehi, Ma. Il cursore pulsa come un rimprovero e non riesco ad andare oltre, non riesco
a pensare a qualcosa da scrivere. Torno al menu della casella di posta e scorro allindietro le e-mail
ricevute. Sono degli ultimi anni: qualche occasionale messaggio di Broodje e quelli delle persone
incontrate in giro vaghe promesse di incrociarsi a Tangeri, Belfast, Barcellona o Riga
programmi che raramente si sono concretizzati. Ancora prima, una quantit di e-mail inviate dai
vari professori della facolt di economia per avvisarmi che, se non avessi addotto motivi validi e
circostanze particolari, avrei rischiato di non essere riammesso lanno successivo. (Non li avevo
addotti, e non ero stato riammesso.) Prima di questi, la serie di messaggi di condoglianze, alcuni
ancora da aprire. E, andando sempre pi indietro, brevi appunti scritti da Bram, spesso con allegate
sciocchezze che si divertiva a inoltrarmi: un articolo su un ristorante che voleva provare, la foto di
unopera architettonica particolarmente mostruosa, un invito ad aiutarlo nel suo ultimo progetto di
fai-da-te. A questo punto sono tornato indietro di quattro anni e trovo i messaggi di Saba, il quale,
nei due anni trascorsi dal momento in cui aveva scoperto la posta elettronica a quando era diventato
troppo malato per riuscire a usarla, era rimasto incantato da questa maniera istantanea di
comunicare, con la quale potevi scrivere pagine e pagine, e spendere sempre la stessa cifra per
spedirle.
Torno ancora al messaggio per Yael.
> Ehi, Ma, sono di nuovo a Utrecht, e sto con Robert-Jan e i ragazzi. Nientaltro da
segnalare. Piove da far schifo tutti i giorni; pi di una settimana che non vediamo il sole. Sarai
sicuramente felice di non essere qui. So quanto detesti questo grigiume. Ci sentiamo presto.
> Willem.
Linguaggio da cartolina: le chiacchiere pi inutili e meno impegnative del mondo.

CAPITOLO NOVE
Io e i ragazzi andiamo al cinema, insieme alla nuova fidanzata di W. Un film dazione
diretto da Jan de Bont al centro culturale Louis Hartlooper. I film di de Bont non mi piacciono da
non mi ricordo neanche da quando, ma sono stato messo in minoranza perch W ha una ragazza e
questo un grande evento quindi, se lei vuole vedere esplosioni, andremo tutti a vederle insieme a
lei.

Il centro culturale stracolmo, la gente si accalca intorno alle porte principali. Ci


facciamo largo a gomitate tra la folla per raggiungere la biglietteria. Ed allora che la vedo: Lul.
Non la mia Lul, ovviamente, ma quella per cui lho soprannominata cos: Louise
Brooks. Nellingresso del teatro sono appesi molti manifesti di vecchi film ma questo, che non
affisso al muro bens appoggiato su un cavalletto, non lavevo mai visto. una foto di scena dal
Vaso di Pandora: Lul sta versando del liquore in un bicchiere, le sopracciglia alzate in una
divertita espressione di sfida.
Davvero bella. Sollevo gli occhi. Dietro di me c Lien, la fidanzata di W, un
misto di punk e di genio matematico. Nessuno riesce a capire come lui ci sia riuscito, ma pare che si
siano innamorati mentre discutevano di teorie aritmetiche.
Gi condivido.
Guardo meglio il manifesto. Si tratta della pubblicit di una retrospettiva di film di
Louise Brooks e Il vaso di Pandora in programma stasera.
Chi era? domanda Lien.
Louise Brooks avrebbe risposto Saba. Guarda quegli occhi, quanto sono deliziosi;
per si capisce subito che nascondono una grande tristezza. Avevo tredici anni e Saba, che odiava
le piovigginose e mutevoli estati di Amsterdam, aveva appena scoperto che cerano cinema in cui si
proiettavano i vecchi film in bianco e nero. Quellestate il tempo era stato particolarmente uggioso e
Saba mi aveva fatto conoscere tutti i divi del cinema muto: Charlie Chaplin, Buster Keaton,
Rodolfo Valentino, Pola Negri, Greta Garbo, e la sua preferita, ovvero Louise Brooks.
Una stella del cinema muto rispondo a Lien. C una rassegna dei suoi film;
purtroppo stasera.
Potremmo andare a vedere questo, invece dellaltro replica lei. Non riesco a
capire se il tono sarcastico; laconica quanto W. Ma, quando arrivo in cima alla fila per prendere
i biglietti, mi ritrovo a chiederne cinque per Il vaso di Pandora.
Allinizio i ragazzi paiono divertiti. Pensano che stia scherzando, fino a che non indico
il manifesto e spiego loro della rassegna. Allora non sembrano pi tanto allegri.
C anche un pianista che accompagna lazione e suona dal vivo li informo.
E questo dovrebbe farci sentire meglio? domanda Henk.
Non lo vedo neanche morto aggiunge W.
E se invece lo volessi vedere io? interviene Lien.
Le rivolgo un muto ringraziamento al quale risponde sollevando perplessa un
sopracciglio, cosa che fa risaltare il suo piercing. W acconsente e gli altri si adeguano.
Giunti nella sala al piano di sopra, ci mettiamo a sedere. Nel silenzio si sentono le
esplosioni e i botti provenienti dalla sala adiacente; vedo gli occhi di Henk brillare di desiderio.

Le luci si abbassano e il pianista comincia a suonare louverture, mentre il viso di Lul


riempie lo schermo. Il film ha inizio, in un bianco e nero tutto rigato: sembra quasi di sentirlo
gracchiare come un vecchio disco di vinile. Invece in Lul non c niente di antiquato. La sua
bellezza senza tempo: amoreggia allegramente in un locale notturno, viene sorpresa con il suo
amante, spara al marito durante la prima notte di nozze.
piuttosto strano perch ho gi visto questo film, almeno un paio di volte. So
perfettamente come andr a finire ma, mentre va avanti, dentro di me cresce una tensione, una
suspence che mi torce ansiosamente le viscere. Ci vuole davvero una buona dose di ingenuit, o
forse di stupidit, per sapere come andranno a finire le cose e sperare comunque che prendano una
piega diversa.
Inquieto, mi ficco le mani nelle tasche. Anche se mi sforzo di non farlo, la mia mente
continua a tornare allaltra Lul, e a quella calda notte di agosto. Le avevo lanciato una moneta,
come a tante altre ragazze. Ma, a differenza delle altre che si ripresentavano sempre e stavano ad
aspettare accanto al nostro palcoscenico improvvisato per restituirmi quel misero soldino di
incomparabile valore e vedere cosa avrebbero ottenuto in cambio, Lul non era venuta.
Quello avrebbe dovuto essere il primo segnale che la ragazza era in grado di
smascherare le mie bugie. Invece, lunica cosa che avevo pensato era stata: Niente da fare. Non
me ne importava molto. La mattina dopo dovevo prendere un treno allalba e poi affrontare una
giornata lunga e faticosa. Meglio cos: non dormivo mai bene in compagnia di estranei.
Non avevo dormito bene comunque e mi ero alzato prestissimo, per cui avevo preso il
treno prima per andare a Londra. Ed eccola l, sullo stesso treno. Era la terza volta che la incontravo
nellarco di ventiquattrore e, quando avevo messo piede nel vagone ristorante, ricordo che avevo
provato una specie di scossa. Come se luniverso mi stesse dicendo: Attento!
Cos le avevo rivolto la mia attenzione. Mi ero fermato e avevamo chiacchierato a
lungo, poi eravamo arrivati a Londra, dove ciascuno se ne sarebbe andato per la sua strada. A quel
punto, il nodo di terrore che cresceva dentro di me da quando avevo ricevuto la richiesta di Yael di
tornare in Olanda a firmare i documenti che liquidavano la mia casa si era solidificato in un pugno.
Lo scambio di battute con Lul sulla via di Londra laveva, in qualche modo, sciolto. Eppure
sapevo che, una volta salito sul treno successivo per raggiungere Amsterdam, si sarebbe
nuovamente addensato, ingrossato, mi avrebbe riempito le viscere e io non sarei pi stato in grado
di mangiare n di fare altro, eccetto rigirarmi nervosamente una moneta tra le nocche della mano e
concentrarmi sul prossimo spostamento: sul prossimo treno o sullaereo che avrei preso di l a poco.
Sulla partenza successiva.
Poi Lul aveva cominciato a parlare del suo desiderio di andare a Parigi e io avevo tutto
il denaro guadagnato grazie al lavoro estivo con Guerrilla Will, soldi in contanti di cui,
probabilmente, non avrei avuto pi bisogno di l a poco. E, in quella stazione di Londra, avevo
pensato: Okay, forse cos che deve andare. Luniverso, lo sapevo per esperienza, ama bilanciare
le cose, rimetterle al loro posto, in equilibrio: l cera una ragazza che voleva andare a Parigi e cero
io che volevo andare dappertutto meno che ad Amsterdam. Non appena le avevo proposto di andare
a Parigi insieme, lequilibrio si era ristabilito e il nodo di terrore che mi stringeva le viscere si era
sciolto definitivamente. Sul treno per Parigi, avevo di nuovo fame come sempre.

Sullo schermo, Lul piange. Io immagino la mia Lul che si sveglia il giorno dopo il
nostro incontro, scopre che me ne sono andato e legge un messaggio in cui prometto un rapido
ritorno, che non ha mai avuto luogo. Mi domando, come ho gi fatto un sacco di volte, quanto
tempo ci avr messo a pensare il peggio di me, visto che laveva gi fatto qualche ora prima. A un
certo punto, infatti, sul treno tra Londra e Parigi, aveva cominciato a ridere sgangheratamente
perch aveva creduto che lavessi mollata l da sola. Ci avevo scherzato sopra e, ovviamente, non
era vero. Non ne avevo alcuna intenzione. La cosa per mi aveva colpito: era la prima avvisaglia
che, in qualche modo, quella ragazza mi vedeva in un modo che non era quello in cui volevo mi
considerasse.
Mentre il film prosegue, desiderio, nostalgia, rimpianto e ripensamenti su ci che
successo quel giorno cominciano a prendere corpo dentro di me. So che insensato e perfettamente
inutile ma, in un modo o nellaltro, questa consapevolezza rende i miei sentimenti ancora pi forti: e
crescono, crescono senza trovare alcuno sfogo. Ficco ancora di pi le mani nelle tasche e ne sfondo
una con il pugno.
Maledizione! esclamo, pi forte di quanto volessi.
Lien mi guarda, ma io faccio finta di essere preso dal film. Il pianista si lancia in un
crescendo, mentre Lul amoreggia con Jack lo Squartatore e, ormai abbandonata da tutti e sconfitta,
lo invita a seguirla nella sua camera. Lul crede di aver trovato qualcuno da amare e anche lui pensa
la stessa cosa, poi per vede il coltello e si capisce subito quel che succeder: lassassino ricadr nel
suo vecchio vizio. Sono certo che questo che la mia Lul ha pensato di me e, forse, ha avuto
ragione a pensarlo. Il film finisce con un frenetico arabesco del pianoforte. Poi il silenzio.
I ragazzi restano seduti per un minuto, dopo di che cominciano a parlare tutti insieme.
finita cos? Lha uccisa? domanda per primo Broodje.
Certo, Jack lo Squartatore e ha un coltello risponde Lien. Non lo ha certo
usato per affettare il tacchino di Natale!
Che maniera di finire. Devo riconoscere una cosa: non stato affatto noioso dice
Henk. Willem? Ehi, Willem, ci sei?
Mi riprendo di colpo.
S. Cosa?
I quattro mi guardano per quella che sembra uneternit.
Ti senti bene? domanda Lien alla fine.
Sto bene, anzi benissimo! sorrido. La smorfia talmente forzata che la cicatrice
sulla guancia mi tira come un cerotto. Andiamo a bere qualcosa.
Ci incamminiamo tutti quanti verso il bar al pianoterra, che piuttosto affollato. Ordino
birra per tutti e poi, per sicurezza, aggiungo un giro di jenever. I ragazzi mi lanciano unocchiata
perplessa, ma non so se perch ho ordinato un sacco di roba da bere, oppure perch sto pagando
per tutti. Ormai ho detto loro delleredit, per si aspettano che mantenga le stesse abitudini frugali

di sempre.
Butto gi il liquore, poi faccio fuori la birra.
Uau! dice W, passandomi il suo bicchierino. Per me niente kopstoot, grazie.
Vuoto in un sorso anche il suo cicchetto.
Gli altri mi scrutano silenziosi.
Sei sicuro di star bene, Will? domanda Broodje, con insolita esitazione.
Perch non dovrei? Il jenever sta facendo effetto: mi scalda e cancella i tristi
ricordi che si erano materializzati al buio.
morto tuo padre. Tua madre se n andata in India elenca schietto W. In pi,
anche tuo nonno morto da poco.
Cala un attimo di silenzio imbarazzato.
Grazie dico. Stavo quasi per dimenticarmene. Voleva essere una battuta,
ma il tono amaro come il liquore che mi brucia gi per la gola.
Oh, non farci caso, a lui interviene Lien, tirandogli affettuosamente un orecchio.
Sta ancora lavorando su come esprimere sentimenti umani quali, ad esempio, la compassione.
A me non serve la compassione di nessuno chiarisco. Io sto benissimo.
Daccordo. che non sembri pi lo stesso da quando attacca Broodje, poi
sinterrompe.
Passi un sacco di tempo da solo sbotta Henk.
Da solo? Ma se sto sempre con voi!
Infatti ribatte Broodje.
Un altro momento di silenzio. Non capisco esattamente di cosa mi stiano accusando. Poi
Lien mi illumina.
Da quel che capisco, avevi sempre intorno delle ragazze e adesso i tuoi amici sono
preoccupati perch sei sempre solo riassume. Poi guarda i ragazzi. Ho detto bene?
S. Gi. Pi o meno cos borbottano gli altri.
Quindi ne avete parlato tra voi?
La cosa potrebbe anche sembrare buffa, invece non lo .
Pensiamo che tu sia depresso perch non fai mai sesso dice W. Lien gli d un
bacio. Cosa c che non va? domanda. unesigenza fisiologica e vitale. Lattivit
sessuale favorisce la produzione di serotonina, che aumenta la sensazione di benessere. Si tratta di
un semplice fatto scientifico.

Non c da stupirsi che io ti piaccia tanto lo prende in giro Lien. Con tutti quei
fatti scientifici
Ah, dunque, secondo voi sarei depresso? Cerco di apparire divertito, ma
difficile cancellare dalla voce quella sfumatura di amarezza. Nessuno, a parte Lien, mi guarda in
faccia. questo che pensate? domando, tentando di buttarla in ridere. Non crederete mica
che soffra di un attacco acuto di palle mosce?
Non credo che il problema riguardi i tuoi genitali ribatte sicura Lien. Piuttosto
il tuo cuore.
C un attimo di silenzio, poi i ragazzi erompono in una rauca risata.
Scusa, schatje dice W ma si tratterebbe di un comportamento veramente
anomalo. Non lo conosci ancora Will: molto pi probabile che si tratti di una questione di
serotonina.
Io so quel che vedo risponde Lien.
Cominciano a discutere sullargomento e io mi ritrovo a desiderare lanonimato che ti
regala la strada, dove non hai passato n futuro ma vivi in quellunico momento isolato nel tempo.
E, se per caso il momento diventa scomodo o faticoso, puoi sempre salire su un treno che parte un
attimo dopo.
Comunque sia, che abbia il cuore infranto o un attacco di palle mosce, la cura una
sola dice Broodje.
E sarebbe? domanda Lien.
Portarsi a letto una ragazza rispondono allunisono Broodje e Henk.
troppo.
Vado a pisciare dico, alzandomi in piedi.
In bagno mi spruzzo dellacqua in faccia. Fisso lo specchio. La cicatrice rossa e
infiammata, forse ancora pi evidente, quasi lavessi stuzzicata con le dita.
Fuori, latrio di nuovo pieno di gente perch appena finito un film, non quello di de
Bont, ma unaltra pellicola, una di quelle commedie inglesi mielose e romantiche, che promettono
lamore eterno in due ore.
Willem de Ruiter, quanto vero che respiro!
Mi volto e, proprio mentre sta uscendo dalla sala, vedo Ana Lucia Aureliano, con gli
occhi resi lucidi da unemozione prefabbricata.
Mi fermo e aspetto che mi raggiunga. Ci salutiamo baciandoci sulle guance. Fa cenno ai
suoi amici, gente tra cui riconosco dei compagni delluniversit che frequentavo, di andare avanti.
Non mi hai mai pi chiamato dice poi, atteggiando il viso a un broncio infantile che, in
qualche maniera, le dona, come daltronde quasi tutto.

Non avevo il tuo numero rispondo. Non ho motivo di sentirmi in imbarazzo, ma


una reazione istintiva.
Ma te lavevo dato. A Parigi.
Parigi. Lul. Le sensazioni che mi hanno assalito durante la proiezione del film stanno
per aggredirmi di nuovo, ma le respingo con decisione. A Parigi era tutto finto. Niente di diverso
dalla romantica commedia a lieto fine che Ana Lucia ha appena visto.
Lei si avvicina. Ha un buon odore, un misto di cannella, fumo e profumo.
Perch non mi ridai il tuo numero? le dico, tirando fuori il cellulare. Cos,
magari, dopo ti posso chiamare.
E perch mai dovresti? risponde lei.
Mi stringo nelle spalle. Avevo sentito dire da amici comuni che non era stata molto bene
quando la nostra storia era finita. Metto via il telefono.
Poi, per, Ana Lucia mi prende una mano tra le sue. La mia fredda; le sue sono calde.
Voglio dire perch dovresti chiamarmi dopo, quando sono gi qui?
E, in effetti, qui. Qui e adesso. E ci sono anchio.
La cura una sola mi ripete la voce Broodje.
Forse cos.

CAPITOLO DIECI
NOVEMBRE
Utrecht
La stanza di Ana Lucia nel dormitorio universitario una specie di bozzolo, zeppo di
piumoni soffici e gonfi, termosifoni accesi al massimo e una serie infinita di tazze di cioccolata
calda densa come crema. Per i primi giorni, sono semplicemente contento di stare qui, con lei.
Avresti mai pensato che ci saremmo rimessi insieme? tuba dolcemente,
accoccolandosi accanto a me come un gattino tiepido.
Mmm mormoro, perch non c nessuna risposta possibile a una domanda simile.
Non avrei mai creduto che ci saremmo rimessi insieme, perch non ho mai pensato che stessimo
insieme in prima battuta. Ana Lucia e io abbiamo avuto una storia di tre, o forse quattro, settimane
in quella confusa primavera dopo la morte di Bram, quando stavo incasinandomi magistralmente
alluniversit, ma avevo un successo altrettanto spettacolare con le ragazze. Anche se successo
non proprio la parola giusta poich implica un certo sforzo, mentre, in realt, quella era lunica
cosa della vita di allora che non mi costava alcuna fatica.

Io s prosegue lei, mordicchiandomi un orecchio. Ho pensato spessissimo a te


in questi ultimi anni. Poi ci siamo incontrati a Parigi e mi parso che la cosa avesse un significato
particolare, che fosse un segno del destino.
Mmm ripeto. Ricordo il nostro incontro a Parigi; anchio avevo pensato che
significasse qualcosa, ma non un segno del destino. Lavevo vissuto pi come uno sconfinamento,
con un giorno di anticipo, nel mondo che mi ero lasciato alle spalle.
Poi, per, non mi hai pi telefonato conclude lei.
Oh, sai, sono successe altre cose.
Senza dubbio qualcosa successo mi fa scivolare una mano tra le cosce. Ti ho
visto con quella ragazza, a Parigi. Era carina.
Lo dice senza darci peso, quasi distrattamente, ma qualcosa mi smuove le viscere: una
specie di avvertimento. La mano di Ana Lucia sempre tra le mie gambe e sta ottenendo leffetto
desiderato ma, adesso, come se Lul fosse nella stanza con noi. E, proprio come a Parigi, quando
avevo incontrato Ana Lucia e sua cugina nel Quartiere Latino mentre ero insieme a Lul, voglio
solo tenerle il pi possibile a distanza, queste due ragazze.
S, lei era carina, ma tu sei bella le dico, tentando di sviare la conversazione. Le
mie parole sono sincere, ma prive di significato. Anche se, tecnicamente, Ana Lucia forse pi
graziosa di Lul, queste contese non si vincono quasi mai su dettagli tecnici.
La presa della sua mano si stringe. Com che si chiamava? mi domanda.
Non voglio pronunciare il suo nome. Ma Ana Lucia non molla e, se non le rispondo,
potrei destare dei sospetti.
Lul dico nel cuscino. Non neppure il suo vero nome, ma mi sembra di tradirla.
Lul ripete Ana Lucia. Mi lascia e si siede sul letto. Una ragazza francese. Era
la tua fidanzata?
La luce del mattino filtra attraverso la finestra, pallida e grigia, tinteggiando ogni cosa di
un riflesso verdognolo. Anche nella stanza candida di Parigi, il tenue chiarore dellalba aveva fatto
risaltare i lineamenti di Lul.
Certo che no.
Unaltra delle tue tante tresche, allora? La risata con cui Ana Lucia accompagna
la domanda funge gi da risposta; la sua consapevolezza mi irrita.
Quella notte nello squat degli artisti, dopo che era successo tutto, Lul si era strofinata
un polso con il dito e io avevo fatto lo stesso. Una specie di codice per indicare la macchia,
qualcosa che sarebbe durato nel tempo, anche contro la nostra volont. E, almeno in quel momento,
il nostro gesto aveva assunto un significato preciso.
Mi conosci, no? dico con leggerezza.

Ana Lucia ride di nuovo, di una risata profonda e piena, ricca e indulgente. Mi sale
sopra, mettendosi a cavalcioni. S, s, ti conosco mi dice con gli occhi che brillano. Fa
scorrere un dito lungo il mio torace. Adesso so quel che hai passato. Allinizio non avevo capito,
ma ora sono cresciuta. E anche tu. Penso che ormai siamo due persone diverse, con bisogni diversi.
I miei bisogni non sono cambiati le dico. Sono esattamente come sempre:
molto semplici. La tiro verso di me. Sono ancora arrabbiato con lei, ma il fatto che abbia evocato
il nome di Lul mi ha eccitato. Faccio scorrere un dito lungo il pizzo della sua canotta e lo infilo
sotto la spallina.
Le sue palpebre chiuse fremono per un istante e anchio chiudo gli occhi. Sento il letto
cedere sotto il nostro peso; una sfilza di teneri baci mi tempesta il collo. Dime que me quieres
sussurra. Dime que me necesitas. Dimmi che mi ami. Dimmi che hai bisogno di me.
Non glielo dico perch sta parlando in spagnolo, e non si ancora accorta che ormai lo
capisco benissimo. Continuo a tenere gli occhi chiusi e, anche in quelloscurit, sento una voce
dirmi che, per me, lei sar la fanciulla della montagna.
Mi prender cura di te mormora Ana Lucia, e io sobbalzo nel letto sentendo le
stesse parole di Lul pronunciate dalle labbra di unaltra.
Ma, mentre la testa di Ana Lucia scompare sotto le coperte, capisco che ha intenzione di
prendersi cura di me in un modo molto diverso. Non il tipo di cura di cui ho realmente bisogno.
Ma non la rifiuto.

CAPITOLO UNDICI
Dopo essermi installato per due settimane nella stanza di Ana Lucia, sono tornato in
Bloemstraat. molto tranquillo, un cambiamento piacevole rispetto alla confusione costante che
anima il campus universitario, con tutti che si fanno gli affari di tutti.
In cucina, apro la credenza. Ana Lucia mi ha nutrito di roba presa in mensa o di pranzi
da asporto ordinati per telefono, addebitando la spesa sulle carte di credito del padre. Desidero
ardentemente mangiare qualcosa di sano.
Qui dentro per non c granch: un paio di pacchi di pasta, qualche cipolla e un po
daglio. Sugli scaffali della dispensa trovo una scatola di pomodori: c abbastanza per preparare
una salsa. Mi metto ad affettare la cipolla e gli occhi mi cominciano immediatamente a lacrimare.
Capita sempre. Anche a Yael succedeva. Non cucinava quasi mai ma, a volte, le veniva nostalgia di
Israele, allora metteva su pessima musica pop ebraica e preparava la shakshuka. Anche se ero
allultimo piano, in camera mia, mi sentivo subito bruciare gli occhi. Allora scendevo in cucina. A
volte Bram ci trovava l insieme, con gli occhi rossi: rideva, mi scompigliava i capelli, baciava Yael
e scherzava, dicendo che lunico momento in cui riuscivi a vedere Yael Shiloh piangere era quando
affettava la cipolla.
Verso le quattro, sento le chiavi che si infilano nella toppa. Saluto ad alta voce.

Willy, sei tornato. E stai anche cucinando dice Broodje, avvicinandosi ai


fornelli. Poi si interrompe a met frase: Cosa c che non va?
Eh? Poi capisco che si riferisce alle lacrime. Sono solo le cipolle spiego.
Ah sospira di sollievo. Le cipolle. Prende il mestolo di legno e mescola la
salsa, soffia, poi lassaggia. Va in dispensa a prendere un po di erbe e odori e li sminuzza tra le dita
prima di aggiungerli alla salsa. Aggiunge un paio di pizzichi di sale, completando il tutto con
diverse grattate del macinapepe. Poi abbassa la fiamma e copre lintingolo con un coperchio.
Perch, se non si trattasse delle cipolle prosegue.
Cosaltro dovrebbe essere?
Struscia un piede sul pavimento. Sono stato in pensiero per te fin da quella sera
dice. Per quel che successo dopo il film.
E cosa successo? domando.
Attacca a parlare, poi si ferma. Niente taglia corto. Allora, Ana Lucia? Di
nuovo?
Gi, Ana Lucia. Di nuovo. Non mi viene in mente nientaltro da aggiungere,
quindi dirotto sulle chiacchiere formali. Ti manda i suoi saluti.
S, ci credo proprio risponde Broodje, senza cascarci neanche per un attimo.
Vuoi mangiare?
Certo risponde ma la salsa non ancora pronta.
Broodje va nella sua stanza. Sono perplesso. Non da lui rifiutare il cibo e, in genere,
non gli importa quanto sia cotto. Lho visto ingurgitare hamburger crudi senza batter ciglio. Lascio
sobbollire la salsa. Il profumo riempie la casa, ma Broodje ancora non scende. Allora salgo e busso
alla porta.
Niente fame? domando.
Io ho sempre fame.
Vuoi scendere? Posso fare un po di pasta.
Scuote la testa.
Stai facendo lo sciopero della fame? scherzo io. Come Sarsak.
Alza le spalle. Forse inizier proprio uno sciopero della fame.
E per cosa? gli domando. Deve esserci un motivo molto importante per
spingerti a fare a meno del cibo.
Tu sei molto importante.
Io?

Broodje ruota la sedia girevole della scrivania per guardarmi in faccia. Un tempo ci
raccontavamo tutto, vero, Willy?
Certo.
Non siamo sempre stati ottimi amici? Anche quando mi sono trasferito, siamo
riusciti a tenerci in contatto. Persino quando sei partito e non mi chiamavi mai, sentivo comunque
che eravamo ottimi amici ma, adesso che sei tornato, mi viene il dubbio che non sia pi vero, o
sbaglio?
Di che stai parlando?
Dove sei stato, Willy?
Dove sono stato? Con Ana Lucia. Cristo, non eri tu a sostenere che avevo bisogno di
portarmi a letto una ragazza per superare la faccenda?
Gli brillano gli occhi.
Per superare cosa, Willy?
Mi siedo sul letto. Per superare cosa? Eccola l, la domanda, chiara e semplice.
Si tratta di tuo padre? domanda Broodje. normale che sia cos. Sono passati
solo tre anni. Ce li ho messi io per riprendermi dalla morte di Varken, ed era solo un cane.
La morte di Bram mi ha distrutto. Completamente. Ma passata e sono stato di nuovo
bene, quindi non so perch adesso soffro di nuovo cos tanto. Probabilmente perch sono tornato in
Olanda. Forse lerrore stato fermarmi qui.
Non so cosa sia dico a Broodje. Ed un sollievo ammetterlo.
Ma qualcosa insiste lui.
In realt non riesco a spiegarlo, perch non ha senso. Una ragazza. Un solo giorno.
Gi, qualcosa ammetto.
Broodje non dice niente, ma il suo silenzio suona come un invito e in fondo non so
perch sto tenendo segreta questa storia. Cos gliela racconto: gli spiego che ho visto Lul a
Stratford-upon-Avon. Che lho incontrata di nuovo sul treno. Che, sempre sul treno, abbiamo
flirtato, a proposito di hagelslag, tra tutte le sciocchezze di cui avremmo potuto parlare. E che lho
soprannominata Lul, un nome cos adatto a lei da farmi dimenticare che non era il suo.
Gli racconto alcuni dei momenti pi belli di quella giornata che, nel ricordo, mi pare
talmente perfetta da sembrare frutto della mia immaginazione: Lul che cammina su e gi lungo il
bacino della Villette con una banconota da cento dollari in mano, e corrompe Jacques,
convincendolo a portarci in barca lungo il canale. Noi che rischiamo di farci arrestare da un
poliziotto per aver infranto ogni regola andando in due su una bici a nolo, ma ce la caviamo perch,
quando il poliziotto mi chiede come mai abbiamo fatto una stupidaggine simile, io gli rispondo
citando un verso di Shakespeare che paragona la bellezza a una strega, e lui lo riconosce e ci lascia

andare, limitandosi ad ammonirci di non ripetere limpresa. Lul che sceglie a occhi chiusi una
fermata del metr in cui dirigerci, cosa che ci porta a Chteau Rouge, e proprio lei, che sosteneva di
non essersi mai sentita a proprio agio in viaggio, sembra amare lincertezza della situazione. Gli
racconto anche dellincontro con gli skinhead. Di come io non avessi riflettuto affatto prima di
intervenire per cercare di impedirgli di infastidire quelle due ragazze arabe con il velo. Non avevo
pensato neanche per un attimo a quel che potevano fare a me e, proprio quando lidea di essermi
messo nei guai cominciava a prendere forma nella mia mente, era arrivata Lul e aveva tirato un
libro in testa a uno del gruppo.
Eppure, mentre racconto, mi accorgo che non gli rendo giustizia. N alla giornata, n a
Lul. Non sto neppure riferendo tutta la storia, perch ci sono dettagli di quel giorno che,
semplicemente, non so spiegare. Per esempio il fatto che, quando Lul aveva convinto Jacques a
portarci in barca sul canale, non era stata la sua generosit a colpirmi. Non le avevo detto che ero
cresciuto su una chiatta, e neppure che mancava solo un giorno al momento in cui avrei firmato il
suo atto di vendita. Sembrava che lei lo sapesse. Ma come poteva saperlo? E come posso spiegare
una cosa del genere?
Quando finisco di raccontare la storia, non sono sicuro che ci che ho detto abbia un
senso compiuto. Ma, in qualche modo, mi sento meglio.
Ecco dico a Broodje. E adesso?
Lui annusa laria. Lodore della salsa ha invaso lintero appartamento. Il sugo
pronto. Adesso andiamo a mangiare.

CAPITOLO DODICI
Senti, mi venuta unidea dice Ana Lucia. Fuori sta nevischiando, qui nella
stanza del dormitorio fa un caldo da arrostire, e noi ci godiamo un pranzetto di cibo thailandese sul
letto.
Parole pericolose, sempre scherzo io.
Mi lancia addosso una bustina di salsa agrodolce. Mi venuta unidea a proposito
delle vacanze di Natale. Lo so che tu di solito non lo festeggi, per il mese prossimo potresti venire
in Svizzera con me. Cos avresti intorno un po di famiglia.
Non mi ero mai reso conto di avere dei parenti in Svizzera continuo in tono
scherzoso, addentando un involtino primavera.
Intendo dire la mia famiglia. Mi fissa con uno sguardo intenso e imbarazzante.
Vorrebbero conoscerti.
Ana Lucia appartiene a una estesa trib spagnola: eredi di una compagnia di spedizioni
navali che hanno fatto in tempo a vendere ai cinesi prima che la recessione cominciasse a
paralizzare leconomia iberica. Ha una serie infinita di parenti, consanguinei e cugini, che vivono
sparsi per lEuropa, gli Stati Uniti, il Messico e lArgentina, e con i quali parla tutte le sere al

telefono in una sorta di videoconferenza mondiale. Non si sa mai quel che pu succedere.
Magari, un giorno, anche tu potresti pensare a loro come alla tua famiglia.
Vorrei dirle che ne ho gi una, di famiglia, ma non sembra pi tanto vero. Chi c
rimasto, infatti? Solo Yael e io. E lo zio Daniel che, per, non ha mai contato molto. Linvoltino mi
si blocca in gola e lo mando gi con una sorsata di birra.
Il posto molto bello, sai? aggiunge.
Una volta, Bram aveva portato Yael e me a sciare in Italia. Noi due eravamo rimasti
chiusi nello chalet per tutta la vacanza, rabbrividendo di freddo. Mio padre aveva imparato la
lezione: lanno dopo eravamo andati a Tenerife.
In Svizzera fa troppo freddo per me.
Invece qui fa caldo? mi domanda.
Ana Lucia e io stiamo insieme da tre settimane. Natale tra sei. Non c bisogno di
essere W per fare due conti su come pu evolversi la faccenda.
Visto che non rispondo, Ana Lucia continua: Oppure vuoi che me ne vada per farti
scaldare da qualcunaltra?
Il suo tono cambia cos, allimprovviso, e il sospetto che mi accorgo solo ora
sempre stato in agguato nellombra invade la stanza.
Il pomeriggio successivo, quando torno di nuovo in Bloemstraat, trovo i ragazzi seduti
intorno al tavolo con fogli sparsi ovunque. Broodje alza lo sguardo con lespressione del cane
colpevole che ha appena rubato la cena.
Mi dispiace dice immediatamente.
Per cosa? domando.
Mi sa che gli ho riferito qualcosa della nostra chiacchierata balbetta. Di quello
che mi hai detto.
Non stata una gran sorpresa interviene W. Era evidente che cera qualcosa
che non andava, da quando sei tornato. Ed ero sicuro che la cicatrice non dipendesse da un
incidente in bici. Non sembra affatto il tipo di ferita che puoi farti cadendo.
La mia versione era che mi aveva colpito in faccia un ramo.
E invece sei stato menato dagli skinhead riepiloga Henk. Gli stessi ai quali la
ragazza aveva tirato il libro il giorno prima.
Credo che lo sappia gi quello che gli capitato ribatte Broodje.
incredibile che tu abbia ribeccato gli stessi tipi commenta Henk.
Io la chiamerei sfiga! aggiunge Broodje.
Non dico niente.

Secondo noi soffri di una specie di sindrome post-traumatica continua Henk.


Perci sei cos depresso.
Quindi avete eliminato la teoria del celibato?
Be, s risponde lui perch ora hai di nuovo una ragazza ma sei ancora
depresso.
Pensi che dipenda da questa dico, toccando col dito la cicatrice e non dalla
ragazza? Alzo gli occhi su W. Non credi che forse Lien ha ragione?
I tre amici cercano di non scoppiare a ridere. Cosa c di tanto ridicolo? chiedo,
irritandomi e mettendomi sulla difensiva.
Quella ragazza non ti ha spezzato il cuore risponde W. Al massimo, ti ha
spezzato il ritmo.
Cosa intendi dire? domando.
Dai, Willy attacca Broodje, sventolando le braccia per calmare tutti quanti. Ti
conosco e so come ti comporti con le ragazze. L per l ti innamori ma, poi, la cosa svanisce come
neve al sole. Se avessi passato qualche settimana con quella ragazza, ti saresti stancato di lei,
proprio come ti succede con tutte le altre. Per non hai avuto il tempo di farlo. come se ti avesse
mollato. Per questo ti struggi.
Stai paragonando lamore a una macchia? mi aveva domandato Lul. Allinizio era
stata scettica.
qualcosa che, per quanto ci provi, non puoi pi cancellare. Gi, un segno, una
macchia: quella era la parola giusta.
Okay dice W, facendo scattare la penna. Ricominciamo dallinizio con tutti i
dettagli che riesci a ricordare.
Linizio di cosa?
Della tua storia.
Perch?
W si mette a spiegare il Principio delle Associazioni e di come la polizia lo usi per
rintracciare i criminali, attraverso le persone con cui hanno a che fare. Parla sempre di teorie del
genere. Crede fermamente che tutto ci che esiste sia riconducibile alla matematica e che ci sia un
principio numerico o un algoritmo per descrivere ogni evento, anche i pi casuali (la teoria del
caos!). Ci metto un attimo a comprendere che ha intenzione di usare il Principio delle Associazioni
per risolvere il mistero di Lul.
Ricominciare? E perch? Lenigma risolto ribatto. Mi struggo per lunica
ragazza che mi ha mollato, semplicemente perch mi ha mollato Non capisco se sono irritato
perch penso che sia vero, oppure perch credo che non lo sia.

W alza gli occhi al cielo, quasi a dire che non quello il punto. Ma vuoi ritrovarla,
no?
Pi tardi nella serata, W ha sparso ovunque grafici e tracciati e, sulla mensola del
camino, sotto il vecchio manifesto sbiadito di Picasso, ha appoggiato un tabellone bianco. Ecco
il Principio delle Associazioni. Fondamentalmente, cercheremo di rintracciare le persone che ricordi
e vedere come sono collegate alla nostra ragazza del mistero ci spiega. La traccia migliore
parte dal locale di Cline. Lul potrebbe essere tornata da lei a prendere la valigia. Scrive il
nome di Cline sul tabellone e ci disegna intorno un cerchio.
Quel pensiero mi passato per la mente un milione di volte e, ogni volta, sono stato
tentato di cercare Cline. Poi, per, ricordavo lultima notte insieme e lespressione genuinamente
ferita che avevo visto sul suo volto. Ma, comunque sia andata, non ha pi importanza. O la valigia
ancora al nightclub e Lul non ci mai tornata oppure non c pi e lei riuscita in qualche modo a
recuperarla: in quel caso ha trovato i miei messaggi e ha deciso di non rispondere. Sapere com
andata non cambia la situazione in cui mi trovo.
Cline fuori dal gioco dico.
Ma se la traccia pi promettente che abbiamo! protesta W.
Non voglio raccontare di Cline, di quello che successo nel suo appartamento la notte
dopo laggressione, n di ci che le avevo promesso. La lasciamo fuori.
W traccia una drammatica X sul nome di Cline. Poi disegna un altro cerchio e dentro ci
scrive: Chiatta.
Cosa centra? domando.
La nostra ragazza ha compilato dei documenti quando lavete noleggiata?
domanda W. Magari ha pagato con la carta di credito?
Scuoto la testa.
Ha pagato con una banconota da cento dollari. Sostanzialmente ha corrotto Jacques.
W scrive Jacques e lo cerchia.
Scuoto nuovamente il capo.
stato pi tempo con me che con lei.
Cosa sai di lui?
Un tipico marinaio. Passa tutto lanno in barca. Quando il tempo buono la fa
navigare, altrimenti mi ha detto che la tiene ancorata nel porto di Deauville, almeno mi pare.
W scrive Deauville e lo cerchia. Cosa mi dici degli altri passeggeri?
Erano anziani. Danesi. Una coppia sposata e una divorziata che sembrava pi sposata
dellaltra. Erano tutti ubriachi fradici.

W scrive Danesi ubriachi in un altro cerchio, ai margini del tabellone.


Li considereremo come ultima risorsa dice, continuando sulla riga successiva.
Penso che la traccia pi promettente sia quella che ci far perdere pi tempo. Accenna un
sorrisetto e poi, in fondo al tabellone, scrive TOUR OPERATOR a lettere cubitali.
Lunico problema che non so quale fosse.
Con tutta probabilit, uno di questi sette ribatte W, prendendo un foglio dalla
stampante.
Hai trovato il tour operator? E perch non lhai detto subito?
Non lho trovato, ma ho ridotto al minimo le possibilit, identificando le sette
compagnie americane che organizzano viaggi per studenti e avevano nel programma una visita a
Stratford-upon-Avon nelle serate in questione.
Le serate in questione! scherza Henk. Comincia davvero a somigliare a una
serie poliziesca.
Fisso la stampata.
Ma come hai fatto? In cos poco tempo?
Mi aspetto che W attacchi a spiegarmi altri complicati teoremi matematici, ma si limita
ad alzare le spalle e dice: Con Internet. Poi fa una pausa. Ce ne sarebbero pi di sette, per
queste sono quelle che ho verificato come realmente possibili.
Di pi? interviene Broodje. Sette mi sembrano gi tantissime.
Quella settimana cera un festival musicale spiego. Era stato il motivo principale
per cui Guerrilla Will si era recato a Stratford-upon-Avon. Di solito Tor la evitava: provava un
furibondo e venefico risentimento nei confronti della Royal Shakespeare Company, collegato al suo
ancor pi velenoso rancore nei confronti dellAccademia Reale di Arte Drammatica che aveva
rifiutato per ben due volte di ammetterla ai suoi corsi. Da allora, era diventata unanarchica
convinta e aveva fondato Guerrilla Will.
W scrive sul tabellone e cerchia i nomi delle compagnie turistiche. Vasti Orizzonti,
Europa Senza Frontiere, Il Mondo Piccolo, Ai Confini dellAvventura, ViaVai!, Teen Tours! e
Cool Europa. Credo che la ragazza del mistero abbia viaggiato con uno di questi gruppi.
Bene, ma qui abbiamo sette nomi dice Henk. Ora cosa facciamo?
Li chiamo? butto l.
Esattamente conferma W.
Cercando Maledizione! E, una volta di pi, mi si presenta il problema
principale: non so neppure quale sia il suo vero nome.
Quali dettagli conosci che possano aiutare a identificarla? domanda W.

Conosco il timbro della sua risata. Il tepore del suo respiro. Il candore della sua pelle
nella luce della luna.
Viaggiava con unamica che era bionda rispondo mentre Lul aveva i capelli
neri, tagliati a caschetto, proprio come Louise Brooks. I ragazzi si scambiano unocchiata. Ha
una voglia esattamente qui continuo, toccandomi il polso. Fin dalla prima volta che me laveva
mostrata, sul treno, mi ero domandato che sapore avesse. Di solito la copriva con lorologio. Ah,
giusto, aveva anche un orologio doro molto bello. Ora per non lo ha pi, perch ce lho io.
Quello suo? domanda Broodje.
Annuisco.
W lo annota sul tabellone. Molto bene dice poi. Specialmente la faccenda
dellorologio. Ci permetter di identificarla.
Inoltre, ti fornir un alibi aggiunge Broodje. Sar il motivo per cui stai
cercando di rintracciarla, a parte fartela qualche altra volta per togliertela dalla testa. Potrai sempre
dire che vuoi restituirglielo.
Mezzora fa il tabellone era vuoto ma adesso pieno fino a met di cerchi, di tenui
connessioni che la collegano a me. Anche W si volta verso il foglio.
Ecco il Principio delle Associazioni sentenzia
Nel corso della settimana, uno dopo laltro, i cerchi sul tabellone di W si trasformano in
croci, perch i collegamenti che ora lo capisco non sono mai realmente esistiti, vengono a mano
a mano troncati. Per esempio, lagenzia Il Mondo Piccolo organizza viaggi per ragazzini tra i
dodici e i quindici anni accompagnati dai genitori, quindi la cancelliamo. Alla ViaVai! non
registrata alcuna ragazza con un caschetto di capelli neri e un orologio doro nei gruppi di quel
periodo. Ai Confini dellAvventura rifiuta di divulgare informazioni in merito ai propri clienti, e
Cool Europa pare che abbia proprio chiuso. Teen Tours! non risponde al telefono, anche se ho
lasciato parecchi messaggi in segreteria e ho scritto diverse e-mail.
unattivit frustrante. Ed anche complicata, perch devo barcamenarmi tra fusi orari
diversi, doppie e triple telefonate e, soprattutto, unAna Lucia sempre pi sospettosa. Non
contenta delle mie ripetute assenze, che giustifico sostenendo di essermi iscritto a un club di calcio.
Una sera, dopo le undici, suona il telefono. Sar la tua fidanzata? commenta Ana
Lucia con voce atona. Fidanzata il termine con cui definisce Broodje in questultimo periodo,
perch pensa che io passi pi tempo in sua compagnia che con lei. una battuta ma, ogni volta che
la dice, mi si stringe lo stomaco per il senso di colpa.
Rispondo al telefono, alzandomi e spostandomi nellangolo opposto della stanza.
Salve, sto cercando Willem de Ruiter?
La voce, che parla in inglese, storpia malamente la pronuncia del mio nome.
S, salve, sono io rispondo, tentando di apparire distaccato, dato che Ana Lucia
l vicino a me.

Ciao, Willem! Sono Erica di Teen Tours! Ti chiamo in risposta alle-mail che hai
mandato a proposito di un orologio smarrito.
Ah, bene dico, in tono vago, perch Ana Lucia aggrotta la fronte sospettosa.
Capisco che perch sto parlando in inglese e invece, anche se io e lei comunichiamo in quella
lingua, al telefono e con gli amici parlo sempre in olandese.
Forniamo ai nostri clienti unassicurazione a copertura di eventuali smarrimenti e
furti perci, se la ragazza che stai cercando avesse perduto un oggetto di valore, ci sarebbe la
richiesta dindennizzo.
Ah borbotto.
Ho rivisto tutti i documenti di quel periodo e ho trovato soltanto la denuncia del furto
di un iPad, rubato a Roma, e quella relativa allo smarrimento di un braccialetto, che poi stato
recuperato. Per, se tu avessi il nome della proprietaria, potrei controllare di nuovo.
Mi volto verso Ana Lucia che, al momento, molto impegnata a guardare altrove, da
cui deduco che sta ascoltando attentamente la mia conversazione.
Ora non sono in grado di dartelo.
Oh. Okay. Be vuoi chiamare pi tardi per comunicarmelo?
Mi spiace ma non posso.
Ah ma sei sicuro che si trattasse di un viaggio organizzato dalla nostra agenzia?
Solo adesso mi rendo conto di quanto la traccia dello smarrimento sia fragile quanto
lorologio stesso. Anche se questa fosse lagenzia giusta, gli operatori non potrebbero sapere che
Lul ha perduto lorologio, poich lha perduto dopo aver terminato il giro previsto. surreale.
Questa faccenda tutta una finzione. La verit che sto cercando una ragazza di cui non so il nome
e che somiglia vagamente a Louise Brooks. E non posso neppure parlarne chiaramente. Forse, non
ho neppure voglia di farlo. tutto assurdo.
Erika prosegue: Sai, quel viaggio stato seguito da una delle nostre operatrici pi
esperte. Se uno dei ragazzi avesse smarrito qualcosa, lei lo saprebbe di sicuro. Vuoi per caso il suo
numero?
Mi volto verso il letto: Ana Lucia si alzata e sta tirando gi il copriletto.
Si chiama Patricia Foley continua Erika. Posso darti il suo numero se vuoi.
Ana Lucia attraversa la stanza e si ferma davanti a me, completamente nuda, quasi fosse
consapevole del fatto che mi sta proponendo una scelta. Ma non si tratta di una vera e propria scelta,
perch laltra opzione, in realt, non esiste.
Non necessario rispondo a Erika.
La mattina successiva mi sveglio perch sento bussare. Strizzo gli occhi e fisso la porta
a vetri scorrevole. Fuori c Broodje con una borsa in mano, che si mette un dito sulle labbra.

Apro la porta. Broodje infila la testa nel varco e mi allunga la sacca.


Ana Lucia, nel letto, si stropiccia gli occhi, infastidita.
Scusa se ti ho svegliato le dice Broodje ma devo rubartelo per un po.
Abbiamo una partita. La Lapponia ha dato forfait, quindi adesso giochiamo con il Wiesbaden.
Lapponia e Wiesbaden? Certo, Ana Lucia non ci capisce niente di calcio, ma questo
esagerare! Per la sua faccia non esprime alcun sospetto in merito allaccoppiata, soltanto
irritazione per larrivo imprevisto di Broodje.
Nella borsa c la vecchia divisa da calcio di qualcuno: maglia, calzoncini, scarpette e
un giubbotto leggero da indossare sopra il resto. Guardo Broodje e lui ricambia locchiata.
meglio che ti cambi subito.
Quando torni? domanda Ana Lucia mentre esco dal bagno. Il giubbotto
decisamente troppo corto per me. Non capisco se lo nota.
Tardi risponde Broodje al posto mio. Giochiamo in trasferta. In Francia.
Poi aggiunge, rivolto a me: A Deauville.
Deauville? No. La ricerca finita. Ma Broodje ormai fuori dalla porta e Ana Lucia ha
le braccia incrociate sul petto. Me la sta gi facendo pagare, quindi tanto vale commettere il reato.
Mi avvicino e la saluto con un bacio. Augurami buona fortuna dico, dimenticando
per un attimo che non ci sar nessun incontro, nessuna partita, e che lei proprio lultima persona a
cui chiedere una cosa del genere.
In ogni caso, non lo fa: Ti auguro di perdere! mi risponde arrabbiata.

CAPITOLO TREDICI
Deauville
bassa stagione a Deauville e la cittadina turistica affacciata sul mare sembra rintanata
in se stessa, sferzata da un vento gelido proveniente dalla Manica. Gi da lontano, si distinguono i
moli e le file di barche a vela tirate in secco, sui loro supporti, gli alberi maestri stesi sullo scafo. A
mano a mano che ci avviciniamo, lintero porticciolo d limpressione di aver chiuso i battenti,
ibernandosi per linverno. Che mi sembra unottima idea.
Durante il tragitto sullauto di Lien, che alla partenza profumava di lavanda e adesso,
invece, odora di biancheria umidiccia e poco pulita, i ragazzi erano parecchio eccitati. Ieri sera,
infatti, W ha localizzato un barcone chiamato Viola e ha deciso che dovevamo subito metterci in
viaggio verso la Francia. Non sarebbe pi semplice telefonare? ho suggerito quando mi hanno
illustrato il piano. Ma no, loro sembravano assolutamente convinti che dovessimo partire.
Ovviamente, tutti si sono imbacuccati a dovere, mentre io ho indosso solo la leggera tuta da
ginnastica che mi ha portato Broodje. E poi, nessuno di loro ha niente da perdere, a parte una
giornata di studio. Io forse anche meno, eppure mi sembra che ci sia in gioco molto di pi.

Ci aggiriamo in auto lungo le labirintiche stradine del porticciolo e raggiungiamo


finalmente lufficio principale, solo per trovarlo chiuso. Ovvio. Ormai sono le quattro di
pomeriggio, in un cupo giorno di novembre; chiunque sia in pieno possesso delle proprie facolt
mentali, se ne sta al calduccio da qualche parte.
Va be, vorr dire che troveremo la chiatta da soli dice W.
Mi guardo in giro: siamo attorniati, a perdita docchio, da file di alberi maestri. Non
vedo come.
Nei porti turistici, le imbarcazioni non dovrebbero essere divise per tipo?
domanda W.
Sospiro. A volte.
Quindi potrebbe esserci una zona in cui sono ormeggiati i barconi? suggerisce.
Sospiro di nuovo Pu darsi.
E hai detto che questo Jacques vive in barca tutto lanno, perci non la tira mai in
secco?
Probabilmente no. Noi dovevamo tirare in secco la nostra chiatta ogni quattro
anni per lavori di manutenzione, quindi so che mettere una barca di quelle dimensioni in darsena
un traffico notevole. Probabilmente ormeggiata.
Ma dove? domanda Henk.
A uno dei moli.
Bene, allora andiamo in giro finch non troviamo le chiatte dice W, come se fosse
la cosa pi semplice del mondo.
Ovviamente non lo affatto. In pi, adesso si messo a piovere a dirotto, quindi
abbiamo acqua sopra e acqua sotto. E il posto sembra deserto e silenzioso, a parte il tamburellare
della pioggia, il frangersi delle onde contro gli scafi e il tintinnare dei cavi di metallo lungo gli
alberi maestri.
Un gatto schizza attraverso un molo seguito da un cane che abbaia e, dietro di lui, c un
uomo con una cerata gialla, unica macchia di colore in tutto quel grigio. Li guardo allontanarsi e mi
domando se non sono come quel cane, che rincorre il gatto semplicemente perch ci che ci si
aspetta da lui.
I miei amici si riparano sotto un tendone. Io tremo da capo a piedi e sono pronto a
mollare tutto. Mi giro verso di loro per suggerire di cercare un locale riscaldato, fare un bel
pranzetto e bere qualche bicchiere prima di affrontare il lungo viaggio di ritorno. Ma i ragazzi
indicano un punto alle mie spalle. Mi volto.
Le serrande dacciaio azzurro della Viola sono abbassate e la fanno sembrare ancor pi
sola e abbandonata, ormeggiata tra banchine di cemento e tozzi pali di legno. Sembra che abbia
freddo quanto me e che anche lei desideri trovarsi di nuovo nella calda estate parigina.

Faccio un passo lungo il pontile e, per un attimo, sento quasi i raggi del sole sulla pelle
e le parole di Lul che cita, per la prima volta, la doppia felicit. Eravamo seduti esattamente qui,
accanto al corrimano. Proprio qui avevamo discusso sul significato del simbolo. Fortuna, aveva
detto lei. Amore, avevo ribattuto io.
Che diavolo stai facendo l?
Luomo con la cerata gialla si avvicina, accompagnato dal bastardino, scappato a
rincorrere il gatto, che ora trema legato al guinzaglio.
Molti ladri hanno sottovalutato la forza di Napoleon e hanno pagato il loro errore con
qualche etto di ciccia, vero, Napoleon? dice, rivolto al cane. Lo tira per il guinzaglio e quello
abbaia penosamente.
Non sono un ladro rispondo in francese.
Luomo arriccia il naso.
Peggio ancora! Sei forestiero. In effetti, mi sembrava che fossi troppo alto. Tedesco?
Olandese.
Non importa. Via di qui, prima che chiami i gendarmi, altrimenti ti scateno contro
Napoleon.
Alzo le mani.
Non sono qui per rubare. Sto cercando Jacques.
Non so se il nome di Jacques o il fatto che Napoleon abbia cominciato a leccarsi le
parti basse, ma lo sconosciuto sembra placarsi. Conosci Jacques?
Un po.
Se lo conosci anche solo un po, dovresti sapere dove trovarlo quando non a bordo
della Viola.
Forse lo conosco meno di un po. Lho incontrato lestate scorsa a Parigi.
Di gente se ne incontra tanta. Ma non si pu salire sulla barca di qualcuno senza
essere invitato: la massima violazione del suo regno.
Lo so. Voglio solo rintracciarlo e questo lunico posto che mi venuto in mente.
Mi guarda di sbieco. Ti deve dei soldi?
No.
Sei sicuro? Non che centrano le corse? Jacques punta sempre sui cavalli sbagliati.
No, niente a che fare con roba del genere.
andato a letto con tua moglie?

No! Lestate scorsa mi ha portato a fare un giro per Parigi con altre quattro persone.
I danesi? Che bastardi! Con loro ha perso lequivalente di quello che aveva
guadagnato affittandogli il barcone. Jacques un pessimo giocatore di poker. Ha perso dei soldi
anche con te?
No! Da noi li ha presi. Cento dollari. Da me e da una ragazza americana.
Terribili, questi americani. Non sanno una parola di francese.
Lei per sapeva il cinese
E a cosa pu mai servire?
Sospiro. Senta, questa ragazza comincio a spiegare, ma lui mi zittisce, agitando
una mano.
Se vuoi trovare Jacques, va al Bar della Marina. Quando non in acqua, si d
allalcool.
Trovo Jacques seduto al lungo bancone di legno, curvo sopra un bicchiere semivuoto.
Appena entriamo nel locale mi fa un cenno con la mano, ma non so se mi ha riconosciuto o se la
sua maniera di salutare chiunque. Nel frattempo, intrattiene una fitta conversazione con il barista
sulle nuove tariffe per lormeggio. Pago un giro di birra agli amici, li sistemo a un tavolino in un
angolo della sala e mi siedo accanto a Jacques.
Dacci due di quel che sta bevendo lui dico al barista che ci versa due bicchieri di
brandy con ghiaccio, tanto dolciastro da far venire il mal di denti.
Sono contento di rivederti mi dice Jacques.
Allora ti ricordi di me?
Certo che mi ricordo di te. Strizza gli occhi, cercando di collocarmi. Parigi
sentenzia poi, ruttando e colpendosi il petto con il pugno. Non ti stupire tanto: era solo qualche
settimana fa.
Veramente sono passati tre mesi.
Settimane, mesi il tempo cos fluido.
Gi, mi ricordo che lo dicevi.
Vuoi affittare la Viola? Per adesso a riposo ma la rimetto in pista a maggio.
No, non mi serve noleggiare una barca.
Allora cosa posso fare per te? D fondo al primo bicchiere e sgranocchia il
ghiaccio. Poi attacca quello che gli ho offerto.
In realt non ho una risposta precisa alla sua domanda. Cosa pu fare per me?
Quando ci siamo incontrati, ero con una ragazza americana e sto cercando di

rintracciarla. Non che, per caso, si messa in contatto con te in qualche modo?
La ragazza americana? Oh, s, lo ha fatto.
Davvero?
S. Mi ha detto: Di a quel bastardo di uno spilungone che finita, perch me ne
sono trovata un altro. Punta il dito verso di s. Poi scoppia a ridere.
Quindi non si fatta viva?
No, mi spiace, ragazzo. Ti ha mollato cos, a becco asciutto?
Qualcosa del genere.
Magari potresti chiedere a quei bastardi di danesi. Una di loro continua a mandarmi
messaggi. Fammi vedere se ti trovo il numero. Tira fuori uno smartphone e si mette a cercare.
Me lha regalato mia sorella; dice che pu servire per la navigazione, per le prenotazioni ma io
non ci capisco niente. Me lo passa. Prova tu.
Faccio scorrere la lista dei messaggi e ne trovo uno di Agnethe. Lo apro e dentro ce ne
sono parecchi altri, con allegate le foto della crociera fatta sulla Viola lestate scorsa. La maggior
parte sono di Jacques, immortalato di fronte a campi di fiori gialli, a mucche, o a tramonti. Poi,
per, ne trovo una che riconosco al volo: un clarinettista che suona sul ponte del Canale Saint
Martin. Sto per restituirgli il telefono quando noto qualcosa: l, in quellangolo, c un pezzetto di
Lul. Non di faccia, di schiena: le spalle, il collo, i capelli ma sono sicuro che lei. la conferma
che non si tratta di un miraggio di mia invenzione.
Mi sono chiesto spesso in quante foto sar stato immortalato a mia insaputa. Ma, quel
giorno, sono sicuro che ne avevamo scattata unaltra, per nulla casuale. Era una fotografia
assolutamente voluta di me e Lul, che aveva dato il suo telefonino ad Agnethe perch ce la
facesse. Poi si era offerta di spedirmela. E io avevo rifiutato.
Posso mandarmi questa? domando a Jacques.
Fa come vuoi risponde, con un gesto della mano.
Invio la foto sul cellulare di Broodje, perch vero che il mio non riceve immagini,
anche se non stato quello il motivo per cui non ho voluto che Lul me la spedisse. Il rifiuto stato
automatico, una specie di riflesso condizionato. Non ho praticamente nessuna foto dellultimo anno
di viaggio. Anche se sono sicuro di essere stato immortalato nelle fotografie di altri, nelle mie io
non ci sono.
Nello zaino, quello che mi hanno rubato sul treno per Varsavia, avevo una vecchia
macchina fotografica digitale. In memoria cerano parecchie foto di me con Yael e Bram, scattate
per il mio diciottesimo compleanno. Erano alcune delle immagini pi recenti che avevo di noi tre
insieme e non avevo scoperto di possederle finch, durante il viaggio, in una sera di noia avevo
riguardato tutti gli scatti salvati sulla scheda. Ed eccoci l, tutti e tre.
Avrei dovuto spedirle a qualche indirizzo e-mail, oppure stamparle. Insomma avrei
dovuto trasformarle in qualcosa di permanente. E avevo programmato di farlo, sicuramente. Ma

avevo rimandato. Poi mi avevano rubato lo zaino ed era stato troppo tardi.
Mi aveva colto alla sprovvista una desolazione sconcertante. C una differenza abissale
tra il perdere qualcosa che sapevi gi di possedere e perdere qualcosa che hai appena scoperto di
avere. La prima cosa genera disappunto; laltra, invece, una perdita vera e propria.
Non lavevo mai realizzato. Ma ora lo capisco bene.

CAPITOLO QUATTORDICI
Utrecht
Durante il viaggio di ritorno, chiamo Agnethe la danese per sapere se Lul le ha
mandato qualche foto o si sono scambiate dei messaggi. Ma lei si ricorda a malapena di me.
deprimente. Quella giornata, stampata a fuoco nella mia memoria, per il resto del mondo un
giorno come un altro. E, in ogni caso, stato solo un giorno, ormai finito per sempre.
Anche con Ana Lucia finita. Io lo percepisco chiaramente, ma lei no. Quando torno
nella sua camera, sconfitto, raccontandole che la stagione delle partite ormai terminata, si
dimostra comprensiva, o forse vittoriosa. E mi riempie di baci, di carios.
Li accetto. Ma so che, ormai, solo questione di tempo. Fra tre settimane lei partir per
la Svizzera. Quando torner, quattro settimane pi tardi, io sar gi via. Mi appunto mentalmente di
darmi da fare per rinnovare il passaporto.
Sembra che Ana Lucia intuisca quel che penso. Comincia a insistere perch vada con lei
in Svizzera. Ogni giorno mi tartassa con un nuovo assalto. Senti che belle previsioni ci sono
mi dice una mattina, mentre si prepara per andare a lezione. Accende il computer e mi legge il
bollettino meteorologico di Gstaad. Cielo limpido e sole tutti i giorni. Non fa neppure troppo
freddo.
Non le rispondo, ma mi sforzo di sorriderle.
E qui dice, collegandosi a un sito di viaggi che le piace e voltando lo schermo del
portatile verso di me per mostrarmi foto di Alpi innevate e schiaccianoci decorati a colori vivaci
qui ti mostra tutte le cose che si possono fare oltre a sciare. Non devi restare per forza tappato nello
chalet. Tra laltro, siamo vicinissimi a Losanna e Berna. Anche Ginevra non lontana. Possiamo
andare a fare shopping. Sai che quella zona particolarmente famosa per gli orologi? Ecco! Ti
regaler un bellorologio!
Il mio corpo si irrigidisce di colpo. Ce lho gi un orologio.
Davvero? Non te lho mai visto.
Lho lasciato in Bloemstraat, dentro lo zaino. Continua a ticchettare. Mi sembra di
sentirlo fin da qui. E, allimprovviso, tre settimane mi sembrano troppo lunghe.
Dobbiamo parlare. Le parole mi sfuggono di bocca prima che io abbia deciso cosa

dire dopo. Chiudere una storia una cosa che non faccio da parecchio. Molto pi semplice baciarsi,
salutarsi e prendere un treno.
Non adesso risponde, alzandosi per mettersi il rossetto davanti allo specchio.
Sono gi in ritardo.
Okay. Non ora. Pi tardi. Va bene. Mi dar il tempo per trovare le parole giuste. La
parole giuste si trovano sempre.
Dopo che Ana Lucia uscita, mi vesto, preparo un caff e mi siedo al suo computer per
controllare la posta prima di uscire. Il sito dellagenzia di viaggi che ha consultato ancora aperto;
sto per chiuderlo quando noto un banner con un annuncio: MESSICO!!! strilla. Fuori della finestra
freddo e grigio, ma le foto sullo schermo promettono soltanto caldo e sole.
Clicco sul collegamento e mi trovo su una pagina che elenca svariate proposte di
vacanze in offerta speciale, una formula che, di norma, non prenderei in considerazione, ma il solo
guardare quelle spiagge mi fa sentire pi caldo. Proprio allora vedo alcuni annunci di viaggi per
Cancn.
Cancn.
Il posto dove Lul va tutti gli anni!
Dove andata con la sua famiglia, sempre nella stessa localit, anno dopo anno. La
prevedibilit di sua madre, che lei trovava tanto esasperante, rappresenta ora la mia pi grande
speranza.
Rimetto a fuoco i dettagli. Come ogni cosa successa quel giorno, sono nitidi quanto una
mano di vernice fresca. Un villaggio turistico decorato come un tempio maya. Un angolo di Stati
Uniti rinchiuso tra spesse mura, con canzoncine natalizie in stile mariachi. Natale. Ci andavano in
vacanza a Natale. Oppure era Capodanno? Be, posso fermarmi per tutto il periodo!
Seguendo lesempio di W, comincio a cercare villaggi turistici a Cancn. Sullo schermo
appaiono e scompaiono una serie di spiagge bagnate da acque cristalline. Ce n uninfinit di
questi megavillaggi residenziali, simili a fortezze o templi maya. Lul aveva detto che il loro era
attraversato da una specie di torrente. Ricordo che mi aveva colpito: un villaggio turistico in riva a
un fiume Cancn non attraversata da nessun corso dacqua naturale. Ci sono di certo campi da
golf e piscine con rocce da cui tuffarsi e scivoli enormi. Ma ruscelli? Sto guardando la lista delle
attrazioni del Palacio Maya, quando mimbatto in questa voce: il fiume pigro, un lento ruscello
artificiale su cui si pu navigare a bordo di canotti o grossi salvagente gonfiabili.
Restringo la ricerca. Non sembra che ci siano tanti villaggi turistici simili a un tempio
maya e con un fiume pigro al loro interno. Ce ne sono quattro, a quanto vedo. Quattro villaggi nei
quali Lul potrebbe soggiornare tra Natale e Capodanno.
Fuori dalla finestra piove a dirotto, ma il sito strombazza che il clima in Messico
caldo: una serie infinita di cieli azzurri e soli splendenti. Sono bloccato qui da un sacco di tempo, a
cercare di decidere dove andare. Perch non l? Per trovare Lul? Mi collego al sito di una
compagnia aerea e guardo i prezzi di due biglietti per Cancn. Costosi ma, daltro canto, posso
premettermeli.

Chiudo il portatile e, nella mia mente, prende forma un elenco. Sembra tutto cos
semplice.
Rinnovare il passaporto.
Invitare Broodje a partire con me.
Comprare i biglietti.
Ritrovare Lul.

CAPITOLO QUINDICI
Alle sei di sera, ho gi comprato i biglietti aerei per me e Broodje e prenotato una
camera per due in un economico ostello di Playa del Carmen. Mi sento eccitato e soddisfatto: ho
combinato di pi in un solo giorno che negli ultimi due mesi. Mi resta solo una cosa da fare.
Mando un messaggio ad Ana Lucia: Dobbiamo parlare. Mi risponde subito: So gi
cosa mi vuoi dire. Vieni da me alle 8. Mi sento sollevato. Ana Lucia sveglia. E sa bene quanto
me che qualsiasi cosa ci sia tra noi, non una macchia.
Andando da lei, compro una bottiglia di vino. Non c ragione di non comportarsi
civilmente.
Mi apre la porta con indosso solo un bikini rosso e un rossetto ancor pi sgargiante. Mi
toglie la bottiglia dalle mani e mi tira dentro. Ha acceso candele dappertutto; sembra di entrare in
una cattedrale nel giorno di festa del santo patrono. Mi assale un brutto presentimento.
Cario, ora ho capito! Tutte quelle chiacchiere su quanto detesti il freddo. Avrei
dovuto indovinare.
Avresti dovuto indovinare cosa?
ovvio che tu voglia andare in un posto caldo. E sai benissimo che i miei zii abitano
a Citt del Messico, anche se non riesco a immaginare come tu abbia fatto a sapere della villa che
hanno a Isla Mujeres.
Isla Mujeres?
un posto magnifico: proprio sulla spiaggia, con tanto di piscina e personale di
servizio a nostra disposizione. Ci hanno invitato a stare l, se ne abbiamo voglia, oppure possiamo
fare base nellinterno, ma non in uno di quei posti da quattro soldi sottolinea, arricciando il naso.
Insisto per pagare io lalbergo, non si discute. Mi sembra il minimo, visto che tu hai comprato i
biglietti.
Comprato i biglietti non riesco far altro che ripetere ci che dice.
Oh, cario, tesoro mio tuba intenerita finalmente incontrerai la mia famiglia.
Hanno detto che organizzeranno una festa in nostro onore. I miei genitori erano un po arrabbiati

perch non andiamo in Svizzera, ma sanno cosa si fa per amore


Per amore ripeto ancora, ormai in balia di una spiacevole sensazione, perch sto
mettendo insieme i pezzi e comincio a intuire quel che successo. Il browser del computer. I siti
che sono rimasti in memoria. Lacquisto di due biglietti aerei. La prenotazione dellalbergo. Sorrido
meccanicamente, congelato in una smorfia di finta dolcezza. Come trovare le parole per spiegarle la
faccenda? Si tratta di un equivoco, le dir: i biglietti sono per una vacanza tra amici, per me e
Broodje, il che vero.
So che volevi farmi una sorpresa continua. Adesso ho capito perch eri cos
sfuggente laltro giorno al telefono ma, mi amor, partiremo fra tre settimane: cosa aspettavi a
dirmelo?
Ana Lucia comincio. Mi spiace, ma c un equivoco.
Cosa vuoi dire? domanda. E la speranza di un viaggio insieme ancora l, come
se lequivoco riguardasse qualche dettaglio minore, tipo lalbergo.
Quei biglietti non sono per te. Sono per
Mi interrompe di botto. Si tratta di quellaltra ragazza, vero? Quella di Parigi?
Forse non sono il bravo attore che penso di essere, poich la sua espressione passa
repentinamente dalladorazione al sospetto, dimostrandomi che, con ogni probabilit, Ana Lucia ha
sempre saputo tutto. E ora sto dimostrando in pieno quanto sono scarso a recitare perch, anche se
le mie labbra cercano di formulare una spiegazione plausibile, lespressione del mio viso rivela ogni
cosa. Lo leggo chiaramente in quello di Ana Lucia: i suoi bei lineamenti si contraggono, dapprima
increduli e, subito dopo, perfettamente consapevoli.
Hijo de la gran puta! Allora proprio quella francese? Siete stati insieme per tutto
il tempo, vero? mi urla. Per questo sei andato in Francia!
Non come pensi dico, alzando le mani.
Spalanca la porta a vetri che d sul ballatoio. Invece esattamente come penso!
risponde, spintonandomi fuori della porta. Resto l immobile, allora lei afferra una candela e me la
tira contro. Mi sorpassa in volo e atterra su uno dei pouff che tiene sul pianerottolo. Per tutto
questo tempo hai continuato a fartela con quella puttana francese! Lancia unaltra candela che mi
sfrigola accanto e finisce in una pianta.
Se continui cos, farai scoppiare un incendio.
Bene! Cos brucer tutti i ricordi che ho di te, culero! strepita, gettandomi contro
unaltra candela.
La pioggia ha smesso di cadere e, anche se la notte gelida, sembra che met degli
inquilini del dormitorio si sia radunata attorno a noi. Cerco di riportarla in camera per calmarla, ma
non riesco a fare n luna n laltra cosa.
Per te ho mandato a monte il viaggio in Svizzera! I miei parenti stanno organizzando
una festa in tuo onore! E, intanto, tu ti organizzi per scappare a incontrare la tua puttanella francese.

E proprio nella mia terra. Dove vive la mia famiglia! Si percuote il petto nudo quasi a
rivendicare il possesso non solo della Spagna, ma di tutta lAmerica Latina.
Mi tira unaltra candela, con relativo piattino. Lo afferro al volo. Si spacca, schizzando
frammenti di vetro e gocce di cera bollente sulla mia mano. La pelle si gonfia immediatamente,
coprendosi di vesciche. Mi domando, confusamente, se rimarr una cicatrice. Ma credo proprio di
no.

CAPITOLO SEDICI
DICEMBRE
Cancn
La civilt dei Maya raggiunse il massimo splendore pi di mille anni fa, ma credo che
neppure il pi sacro dei loro templi fosse sorvegliato e protetto quanto lo adesso il villaggio Maya
del Sol.
Numero della stanza? chiede il guardiano a Broodje e a me, mentre ci
avviciniamo al cancello strizzato tra mastodontiche mura scolpite, che sembrano perdersi per
chilometri in ogni direzione.
Quattro-zero-sette risponde Broodje, prima che io apra bocca.
Mi d la sua chiave magnetica, per favore? chiede ancora il guardiano. Chiazze di
sudore segnano i fianchi del gilet che indossa.
Mmm, mi sa che lho lasciata in camera risponde Broodje.
Luomo apre un raccoglitore e scorre dei fogli.
Il signore e la signora Yoshimoto? domanda poi.
Gi risponde Broodje, prendendomi a braccetto.
Il guardiano assume unespressione seccata.
Laccesso consentito solo agli ospiti del villaggio. Chiude di scatto il
raccoglitore e inizia a far scorrere il finestrino della guardiola.
Noi non siamo ospiti gli dico, sorridendo con fare cospiratore ma stiamo
cercando uno degli ospiti.
Come si chiama? chiede, riprendendo in mano il raccoglitore.
Non lo so di preciso.
Una Mercedes nera con i vetri oscurati ci scivola accanto, rallentando appena mentre il
guardiano apre il cancello e fa cenno allautista di passare. Poi si rivolge di nuovo a noi, affranto, e,
per un istante, penso che sia sul punto di capitolare. Invece dice: Adesso andatevene, prima che

chiami la polizia.
La polizia? esclama Broodje. Ehi, ehi, ehi, cerchiamo di stare tranquilli, okay?
Si tolga quel gilet troppo caldo. Beva qualcosa. Magari facciamo un salto al bar; immagino che
nellalbergo ce ne siano di decenti, no? Potremmo andare a prenderle una bella birra.
Questo non un albergo: un club per vacanze esclusive.
E cosa significa, di preciso? domanda Broodje.
Che voi non potete entrare.
Abbia un po di cuore. Veniamo dallOlanda. Il mio amico sta cercando una ragazza
lo informa Broodje.
Allora siamo tutti nella stessa barca! scherza un altro sorvegliante, alle spalle del
primo, e si mettono a ridere entrambi. Ma continuano a impedirci di entrare. Frustrato, sferro un
calcio al motorino, e almeno lui reagisce, scoppiettando e accendendosi. Fin qui, niente sta andando
come mi aspettavo, neppure il tempo. Pensavo che in Messico ci fosse un piacevole tepore, invece
mi sembra di stare tutto il giorno dentro un forno. O forse ho questa sensazione solo perch, invece
di trascorrere il primo giorno della mia vacanza su una bella spiaggia ventilata, come ha avuto il
buon senso di fare Broodje, ho passato la giornata di ieri in mezzo alle rovine di Tulum. Lul aveva
accennato che la sua famiglia si recava tutti gli anni a visitare il medesimo sito archeologico e
Tulum il pi vicino, quindi ho pensato che avrei potuto incontrarla l. Per quattro ore ho scrutato
migliaia di persone vomitate fuori da pullman turistici, piccole roulotte e automobili noleggiate. Per
ben due volte ho avuto limpressione di vederla e sono corso dietro a una ragazza. Taglio di capelli
giusto, persona sbagliata. Nel frattempo, ho realizzato che potrebbe aver cambiato pettinatura.
Sono tornato al nostro alberghetto con una bella scottatura e un brutto mal di testa
mentre lottimismo con cui avevo intrapreso questo viaggio si trasformava in amara delusione.
Broodje ha allegramente proposto di provare con i grandi alberghi, ambienti pi circoscritti. E, se
non avesse funzionato neanche quello, ha indicato la spiaggia. Guarda quante ragazze ci sono ha
detto a voce bassa, in tono quasi reverenziale, puntando il dito verso la distesa di sabbia coperta di
bikini in ogni metro quadro.
Cos tante ragazze mi sono detto. Perch sto cercando di trovarne una sola?
Palacio Maya, un altro villaggio turistico dalla finta architettura antica segnato nella mia
lista, si trova qualche chilometro pi a nord. Imbocchiamo lautostrada, inalando a pieni polmoni i
gas di scarico dei pullman turistici e dei camion. Questa volta parcheggiamo il motorino tra i
cespugli fioriti lungo la strada sinuosa e perfettamente curata che conduce allingresso principale.
Palacio Maya somiglia moltissimo a Maya del Sol ma, invece che da mura monolitiche, dominato
da una gigantesca piramide al centro della quale si trovano il cancello e il gabbiotto del guardiano.
Questa volta, mi sono preparato. Parlando in spagnolo, dico al sorvegliante che sto cercando di
rintracciare unamica che risiede qui ma che voglio farle una sorpresa. Poi gli allungo una
banconota da venti dollari. Luomo non dice nulla: apre semplicemente il cancello.
Venti dollari commenta Broodje, con un segno dassenso. Molto pi elegante
di un paio di birre.

Probabilmente quello che costano, in un posto cos.


Avanziamo lungo la strada pavimentata, aspettandoci di trovare un albergo, o almeno
qualche parvenza di edificio, invece troviamo unaltra guardiola. I sorveglianti ci sorridono e ci
salutano con molti Buenos das, quasi ci stessero aspettando e, dallo sguardo con cui ci
soppesano, come se loro fossero i gatti e noi i topi, capisco che laltro guardiano ha anticipato il
nostro arrivo con una telefonata. Senza dire una parola, frugo nel portafogli e tiro fuori altri dieci
dollari.
Oh, gracias, seor dice la guardia. Que generoso! Poi si guarda intorno.
Per, noi siamo in due.
Rimetto mano al portafogli: il pozzo asciutto. Gli faccio vedere che vuoto, ma il
guardiano scuote la testa. Mi rendo conto che ho esagerato al primo cancello: avrei dovuto offrire
prima i dieci dollari.
Avanti esorto allora. Non mi rimasto altro.
Sai quanto costa una stanza qui? domanda lui. Milleduecento dollari a notte.
Se vuoi che lasci entrare te e il tuo amico, a godervi piscine, spiagge, campi da tennis e buffet, devi
pagare.
Buffet! esclama estasiato Broodje.
Shh! sussurro, poi dico alla guardia. A noi non interessa affatto quella roba.
Stiamo soltanto cercando di trovare un ospite del villaggio.
Il guardiano solleva un sopracciglio. Ma se conoscete un ospite, perch provate a
intrufolarvi come ladri? Credete forse che, visto che avete la pelle bianca e ci avete regalato qualche
dollaro, pensiamo che siate ricchi? chiede, scoppiando a ridere. un vecchio trucco, amigo,
non funziona pi.
Io non sto provando a intrufolarmi da nessuna parte. Sto solo cercando di trovare una
ragazza. Unamericana che potrebbe essere qui in vacanza.
La cosa fa ridere il sorvegliante ancora di pi. Unamericana, eh? Anche a me
piacerebbe. Ma costano molto pi di dieci dollari.
Ci fissiamo con astio. Ridammi i miei soldi gli dico.
Quali soldi? ribatte il guardiano.
Quando torniamo al motorino sono furibondo. Anche Broodje brontola per il furto dei
trenta dollari. A me, per, non importa nulla dei soldi e non ce lho neppure con i sorveglianti.
C una conversazione con Lul che continua a tornarmi in mente: quella in cui mi
aveva raccontato dei ripetuti viaggi in Messico, e di quanto fosse frustrante essere costretta a tornare
ogni anno nello stesso villaggio con la famiglia. Allora le avevo detto che, forse, la volta successiva
avrebbe dovuto andarsene un po per i fatti suoi. Sfida la sorte le avevo consigliato e guarda
cosa succede. Poi avevo scherzato, dicendo che forse un giorno sarei andato anchio in Messico,
lavrei incontrata per caso e saremmo fuggiti nella foresta, senza immaginare, in quel momento, che

quella sciocca battuta sarebbe diventata una sorta di missione. Credi che potrebbe succedere
davvero? mi aveva domandato. Che potremmo incontrarci cos per caso? Le avevo risposto che
si sarebbe dovuto verificare un altro incidente casuale, uno grosso, e lei aveva riso, ribattendo: Stai
cercando di dirmi che io sono un incidente?
Glielavevo confermato, e lei aveva replicato in modo strano: aveva detto che era uno
dei pi bei complimenti che le avessero mai fatto. E non stava cercando solo di ottenerne altri. Mi
stava rivelando una cosa con quel suo modo di fare onesto e disarmante, che riusciva a mettere a
nudo anche la mia anima, oltre che la sua. Quando aveva detto cos, avevo avuto limpressione che
mi stesse confidando un segreto molto importante. E mi ero anche sentito dispiaciuto per lei, perch
avevo capito che era vero e, in tal caso, era sbagliato.
Ho rivolto parole di adulazione a tantissime ragazze: alcune le meritavano, altre meno.
Lul le meritava e meritava sicuramente complimenti pi lusinghieri che essere definita un
incidente. Cos, avevo riaperto bocca per aggiungere qualcosa di pi carino. Quello che ne era
uscito, per, aveva sorpreso entrambi. Le avevo detto che, secondo me, lei era il tipo di persona che
se trovava dei soldi, li restituiva; che piangeva vedendo film in cui non cera nulla da piangere; che
affrontava le situazioni, anche se le mettevano paura. Non sapevo neppure da dove mi venissero
fuori quelle parole; sapevo solo che, mentre le pronunciavo, ero certo che fossero vere. Perch, per
quanto improbabile potesse sembrare, io la conoscevo.
Solo adesso capisco quanto mi sbagliavo: in realt, non la conoscevo affatto. Infatti non
le avevo posto le domande pi semplici; per esempio in quale villaggio del Messico andasse in
vacanza, o in quale periodo dellanno e, ancora, come si chiamasse di cognome o addirittura di
nome. Il risultato? Eccomi qui, in balia di una banda di guardiani.
Ce ne torniamo nellostello alla periferia polverosa di Playa del Carmen, piena di cani
randagi e di negozi fatiscenti. La cantina accanto al portone offre birra scadente e tacos di pesce.
Ordiniamo parecchie porzioni di entrambi. Entrano un paio di ospiti del nostro alberghetto, altri
ragazzi in viaggio. Broodje gli fa segno di unirsi a noi e racconta come abbiamo passato la giornata,
dipingendo gli eventi con ironia e facendoli apparire quasi divertenti. cos che, di solito, nascono
le migliori storie di viaggio. Sono incubi che si trasformano in barzellette. Ma la mia frustrazione
troppo recente e, per adesso, non ci trovo nulla da ridere.
Marjorie, una bella ragazza canadese, emette versi di compassione. Unaltra tipa inglese
di nome Cassandra, con i corti capelli castani dritti sulla testa, lamenta lo stato di estrema povert
del Messico e critica gli scarsi risultati del NAFTA, laccordo di libero scambio fra USA, Canada e
Messico, mentre T.J., un ragazzo texano superabbronzato, si limita a ridere delle nostre
disavventure.
Ho visto il villaggio Maya del Sol: sembra Disneyland sulla Riviera.
Al tavolo dietro di noi, sento qualcuno commentare con disprezzo: Ms como
Disneyland del infierno.
Mi volto. Conoscete il posto di cui sto parlando? domando in spagnolo.
Ci lavoriamo risponde il pi alto, sempre in spagnolo.

Gli tendo la mano. Willem mi presento.


Esteban mi risponde.
Jos dice il pi basso. Anche loro sembrano una coppia alla Spaghetti &
Polpette.
Non che, per caso, potreste aiutarmi a entrare?
Non senza rischiare di perdere il posto. Ma c un modo semplicissimo: ti pagano
addirittura per andare a visitarlo.
Davvero?
Esteban mi chiede se ho una carta di credito.
Tiro fuori il portafogli e gli mostro una carta Visa nuova di zecca, un regalo ricevuto
dalla banca dopo il mio sostanzioso deposito.
Okay, bene commenta Esteban. Poi esamina il mio abbigliamento, composto da
maglietta e lisi pantaloni color kaki. Dovrai anche procurarti dei vestiti pi decenti; non questa
roba da surfisti.
Non c problema. E poi?
Esteban mi spiega che Cancn piena di agenti turistici che cercano di trascinare la
gente a visitare i villaggi per fargli comprare appartamenti in compropriet per le vacanze. Danno la
caccia ai loro clienti nelle agenzie di noleggio auto, negli aeroporti, persino in alcuni dei siti
archeologici. Se pensano che tu sia uno con soldi, ti invitano a visitare il villaggio. Arrivano
addirittura a pagarti per il disturbo, in contanti, in gite gratuite oppure in massaggi.
Riferisco ogni cosa a Broodje, che non capisce lo spagnolo.
Sembra troppo bello per essere vero commenta.
Non affatto bello ed senzaltro vero ribatte Jos in inglese. Sono tanti quelli
che si comprano un appartamento nei villaggi prendendo al volo una decisione tanto importante
dopo una sola giornata. Scuote la testa incredulo, oppure disgustato o, forse, tutte e due le cose.
C pieno di pazzi imbottiti di soldi al mondo commenta T.J. ridendo. Quindi
dovete solo sembrare dei ricconi.
Ma, in realt, lui lo ! esclama Broodje. Che importa se non lo sembra?
E Jos risponde: Non importa quello che sei, importa solo ci che sembri.
Per una miseria compro pantaloni di lino e camicie bianche per me e per Broodje; poi
spendo una cifra improponibile per due paia di occhiali da sole di Armani in una delle bancarelle
nella zona turistica della citt.
Broodje sconvolto dal prezzo degli occhiali. Lo rassicuro, dicendogli che sono
indispensabili.

Sono i dettagli che fanno la differenza.


Era quello che ripeteva sempre Tor per spiegarci perch ci faceva indossare dei costumi
cos minimali nelle rappresentazioni di Guerrilla Will.
E quale sarebbe la differenza? domanda Broodje.
Noi siamo playboy fannulloni, titolari di fondi di investimento, che hanno affittato
un villone su Isla Mujeres.
In sostanza, villone a parte, fingerai di essere te stesso, o sbaglio?
Il giorno seguente Natale, quindi decidiamo di aspettare Santo Stefano per metterci in
moto. Al primo autonoleggio, quasi arriviamo ad affittare una macchina prima di capire che non c
nessun agente pronto a offrirci di visitare un villaggio. Nel secondo, ci viene incontro unamericana
platinata con una fila di dentoni in una bocca sorridente, che ci domanda per quanto tempo staremo
in citt e dove siamo alloggiati.
Oh, adoro la Isla. Si mette a fare le fusa come una gatta, appena le raccontiamo
della nostra villa. Siete gi stati a mangiare da Mango?
Broodje sta per andare nel panico, ma io mi limito a sorridere.
Non ancora.
Oh prosegue lei. Nellaffitto della villa sono compresi anche la cuoca e il
personale di servizio?
Continuo a sorridere con aria un po imbarazzata, come se tanta abbondanza mi
infastidisse.
Un momento non avrete mica affittato la villa bianca con quellimmensa piscina,
vero?
Accompagno un altro sorriso con un breve cenno del capo.
Ma allora Rosa la vostra cuoca?
Non rispondo; non ce n bisogno. Una scrollata indifferente di spalle sufficiente.
Oh, adoro quel posto. E la salsa mole che fa Rosa semplicemente divina! Mi viene
fame solo a pensarci.
Io sono eternamente affamato risponde Broodje, scherzando. La ragazza lo guarda
stupita. Gli sferro un rapido calcio.
Quel posto parecchio costoso dice la bionda. Invece di spendere tutti quei
soldi, avete mai considerato lidea di comprare una casa da queste parti?
Ridacchio. Troppe responsabilit dice Willem, il Playboy Milionario.
Annuisce, come se comprendesse quanto difficile districarsi tra un gran numero di
propriet immobiliari. Giusto. Per si pu fare in un altro modo: si pu acquistare un immobile e

lasciare che sia qualcun altro a occuparsene o, addirittura, ad affittarlo per tuo conto. A questo
punto, tira fuori un pacchetto di dpliant patinati di diversi appartamenti e villaggi, compreso il
Maya del Sol.
Sfoglio i pieghevoli, grattandomi il mento. In effetti, ho sentito parlare di
investimenti del genere per sottrarsi alla pressione fiscale rispondo, questa volta ispirandomi a
Marjolein.
Ah, non solo sei bravissimo a fare soldi, ma anche a risparmiarli. Dovresti davvero
vedere una di queste propriet.
Faccio finta di scorrere i vari dpliant. Questo posto mi sembra carino dico,
indicando la brochure del Maya del Sol.
peccaminosamente decadente conferma e comincia a raccontarmi tutto ci che
so gi, decantando la spiaggia, le piscine, i ristoranti, il cinema-teatro e il campo da golf. Fingo un
disinteresse da snob.
Non so rispondo.
Oh, vieni almeno a fare un giro! Praticamente mi sta implorando. Potremmo
andarci addirittura oggi stesso!
Emetto un profondo sospiro e la degno di una veloce occhiata.
Veramente, avevamo programmato di visitare le rovine. Per questo stiamo
noleggiando unauto.
Posso organizzarvi un giro gratuito del sito archeologico che preferite. Allunga la
mano verso un altro dpliant. Questo, per esempio, va fino a Cob, dove si pu fare il bagno in
un cenote, un laghetto dentro a una grotta, e attraversare un torrente con una zip line, cio
unimbracatura munita di carrucola che scorre lungo un cavo. Se volete, posso organizzarlo subito.
Gratis.
Aspetto a rispondere, come se stessi considerando la proposta.
Sentite, potete andarci e passare una bella giornata. Mi fa cenno di avvicinarmi.
Non dite a nessuno che ve lho detto io, ma potrete addirittura fermarvi a dormire. Una volta
oltrepassati i cancelli, potete fare come vi pare.
Guardo Broodje, quasi stessi chiedendo a lui il permesso per farle un favore e accettare
lofferta. Lamico mi regge il gioco e mi lancia unocchiata accondiscendente che significa: Be, se
proprio dobbiamo
Faccio un sorriso alla ragazza e lei me ne restituisce uno raggiante. Oh, fantastico!
Comincia a compilare i documenti, continuando a chiacchierare a proposito della gita alla quale
parteciperemo. E, quando tornate sullIsla, dovete assolutamente andare da Mango. Fanno il
brunch pi buono del mondo. Alza gli occhi dai documenti e conclude: Magari vi ci posso
portare io.
Magari concedo.

Vi trattenete anche per Capodanno?


Annuisco.
Cosa pensate di fare?
Mi stringo nelle spalle e allargo le mani, per suggerire che abbiamo un sacco di
possibilit.
C una megafesta sulla spiaggia di Puerto Morelos. Suona un gruppo reggae
eccezionale, Las Olas de Molas. La cosa migliore passare da una Playa allaltra. Noi balliamo
tutta la notte e a volte, la mattina dopo, prendiamo il traghetto per andare sullIsla a fare un brunch
per rimetterci dalla sbronza.
Magari ci vediamo l.
Mi sorride. Incrocio le dita. Ecco tutto quel che vi serve per la gita dice poi,
allungandomi dei fogli e un biglietto da visita con il numero del suo cellulare. Io sono Kayla.
Chiamatemi, se avete bisogno di qualcosa. Qualsiasi cosa, okay?
Al cancello della Maya del Sol ci sono le stesse guardie sudate e col gilet dellaltra
volta, solo che non ci riconoscono. O, forse, non gliene importa niente. Comodamente seduto sul
sedile posteriore del taxi, con in mano i documenti in triplice copia che autorizzano laccesso, sono
unaltra persona.
Ci depositano nella sala daspetto principale, un atrio enorme zeppo di canne di bamb,
fiori e uccelli tropicali incatenati ai trespoli. Aspettiamo seduti in comode poltrone di vimini,
mentre una donna messicana dalla carnagione brunita trascrive i dati dei nostri documenti didentit
e fotocopia la mia carta di credito. Poi ci consegnano a un messicano pi anziano, con un ciuffo di
capelli biondi trattenuti da un paio di RayBan con montatura di tartaruga.
Benvenuti! esordisce. Mi chiamo Johnny Maximo e sono qui per informarvi
che, a Maya del Sol, ogni vostra fantasia diventa realt.
esattamente ci che spera il mio amico risponde Broodje.
Johnny sorride e d unocchiata al foglio di carta che tiene in mano. Allora, William
e Robert. Robert o Bob?
Robert-Jan, in verit.
Vada per Robert, allora. Avete mai posseduto una casa per le vacanze?
Non direi.
E tu, William?
Io sono un giramondo.
Johnny ride. Anchio. Vorrei conoscere tutte le donne del mondo. Quindi ne deduco
che voi due scapoloni non siate mai stati in un club vacanze prima dora, giusto?

Non direi, Johnny.


Allora devo proprio dirvelo: questa la vera vita. Infatti, perch andare in vacanza in
affitto quando puoi avere una casa per le vacanze? Perch vivere a met, quando puoi farlo per
intero?
E magari anche due volte! si esalta Broodje.
Ecco una delle nostre piscine. Ce ne sono altre sei uguali si vanta Johnny.
circondata da chaise longue e cespugli fioriti. Al di l dello specchio dacqua, scintillano i Caraibi,
come se il loro unico scopo fosse fare da sfondo alla piscina. Anche la vista non male, vero?
ride Johnny, indicando una fila di ragazze stese al sole ad abbronzarsi.
Vero dico, esaminandole a una a una.
Bene. Di cosa ti occupi, William?
Ramo immobiliare rispondo.
Ah, allora sai gi quanto pu essere vantaggioso. Devi sapere che mi fa cenno
di avvicinarmi prima ero una stella del cinema messicano confessa con un sussurro
enfatizzato. Ma ora
Facevi lattore? lo interrompo.
La domanda lo coglie alla sprovvista. Prima. Ma guadagno molti pi soldi ora, come
proprietario di appartamenti, di quanti ne facessi lavorando nel cinema.
In che film hai recitato? domando.
Oh, nulla di cui tu possa aver sentito parlare.
Veramente in Olanda arrivano un sacco di film stranieri. Prova a dirmi qualche
titolo.
Davvero, non credo che tu li abbia mai sentiti nominare. Ho recitato in un film con
Armand Assante. Ma, per lo pi, ho fatto telenovele.
Vuoi dire serie televisive tipo Dinasty? chiede Broodje, in tono un po
canzonatorio.
Qui sono molto seguite risponde Johnny, tirando su col naso.
Fantastico commento ironico guadagnarsi da vivere in quel modo.
Per un attimo il viso di Johnny perde la sua espressione affettata. Sembra addirittura che
gli sbiadisca labbronzatura. Poi, per, mi risponde a tono. Ma quello il passato. Faccio molti
pi soldi, adesso. Batte le mani e si gira verso di me. Dunque, William, cosa vorresti vedere?
domanda, indicando con un gesto lo scenario circostante. Per la prima volta, ho limpressione,
fragilissima ma tangibile, che Lul possa davvero trovarsi qui. una cosa minima ma, in un certo
modo, listante di felicit pi vero che mi sia capitato da mesi.

Ogni singolo centimetro quadrato del villaggio rispondo.


Be, parliamo di pi di un chilometro quadrato, quindi ci vorr un po, ma sono
contento che tu sia cos interessato.
Oh, non immagini quanto! Che buffo da dire perch, anche solo ieri, non ero
altrettanto motivato. Ma adesso come se fossi entrato nel personaggio.
Perch non cominciamo con uno dei nostri fantastici ristoranti di cucina
internazionale? Ne abbiamo otto: un messicano, un italiano, poi ci sono le grigliate, il sushi
S! esclama Broodje.
Mostraci il pi frequentato da chi va a pranzo a questora suggerisco. Mi
piacerebbe farmi unidea della gente che bazzica il villaggio.
Oh, allora andiamo da Ol, Ol, la nostra cantina allaperto. Propone un pranzo a
buffet.
Broodje sorride: pranzo a buffet. Parole magiche per lui!
Lul, per, non al buffet e neppure in uno degli altri sette ristoranti che visitiamo
durante il nostro giro lungo cinque ore. Non in nessuna delle sei piscine, n sulle due spiagge o
nei dodici campi da tennis, nei due nightclub, nei tre saloni dellaccettazione, nelle terme zen o
negli infiniti giardini che circondano il complesso. E neanche nello zoo di animali domestici.
A mano a mano che la giornata scorre, mi rendo conto che ci sono troppe variabili.
Forse questo il posto sbagliato. Oppure potrebbe essere quello giusto, ma nel momento sbagliato.
O, ancora, potrebbero essere il posto e il momento giusto ma, magari, lei in camera a guardare la
TV mentre io sono qui, a fare il bagno in piscina. O, forse, adesso seduta sul bordo di una piscina
mentre io studio larredamento di una delle camere da esposizione.
Magari le sono appena passato accanto e non me ne sono accorto.
La sensazione positiva che provavo al principio stava venendo meno. Lul potrebbe
essere ovunque. O da nessuna parte. Peggio ancora, potrebbe addirittura essere qui davanti a me e io
potrei non riconoscerla.
Un paio di ragazze in bikini mi passano accanto ridendo. Broodje mi d una gomitata,
ma io le guardo appena. Comincio a pensare di essermi convinto di una bugia inventata da me
stesso. Perch la verit che io non conosco Lul. Lunica cosa che so che una ragazza
vagamente somigliante a Louise Brooks. E questo cosa vuol dire? Somiglia al profilo di una
persona, ma non pi reale di una fantasia proiettata su uno schermo.

CAPITOLO DICIASSETTE
Sorridi, hombre, quasi Capodanno!
Esteban mi allunga una bottiglia. Lui, Jos, Broodje, Cassandra e io siamo tutti pigiati

dentro un taxi che avanza lentamente nel traffico vacanziero in direzione nord, verso quella festa di
Puerto Morelos di cui mi ha parlato Kayla. Anche Jos ed Esteban ne avevano sentito parlare,
quindi sembra proprio il posto in cui bisogna essere.
S, dai! Capodanno! ripete Cassandra.
E non tornerai a casa a mani vuote, se non vuoi! scherza Broodje. Non come
capita sempre a qualcuno di noi aggiunge poi, con autocommiserazione esagerata.
Povero Broodje lo consola Cassandra. Lho pronunciato bene?
Bro-djuh la corregge lui, aggiungendo: un tipo di panino.
Cassandra sorride. Non ti preoccupare, Amico Panino. Faremo in modo che qualcuna
dia un morso anche a te, stanotte!
Mi sa che lei quella che mi vuole morsicare commenta Broodje in olandese,
sorridendo alla rosea prospettiva. Cerco di rispondere al sorriso ma, in realt, sono a pezzi. Ed
cos dalla gita a Maya del Sol, anche se poi abbiamo visitato altri villaggi, grazie a Jos ed Esteban
che mi hanno suggerito come entrare a Palacio Maya e mi hanno procurato i braccialetti di
riconoscimento per aver accesso a Maya Veja. Ma lho fatto meccanicamente, senza crederci Se
non so neppure chi sto cercando, come posso trovarla?
Il taxi si ferma ai margini di una spiaggia priva di costruzioni. Paghiamo lautista e
scendiamo, emergendo nel pieno della festa. La musica pulsa da amplificatori giganteschi e
centinaia di persone sono sparse lungo la riva. A giudicare dallenorme mucchio di scarpe
abbandonate allingresso, sembra che tutti siano scalzi.
Magari la ritrovi grazie alle sue scarpe scherza Cassandra come Cenerentola.
Che aspetto avr la scarpetta di cristallo di una ragazza moderna? Che ne dici di questa? domanda
tirando su un paio di sfavillanti ciabattine arancioni. Se le prova. Troppo grandi conclude,
lanciandole di nuovo sulla pila.
Questa bella signora permette un ballo? chiede Jos a Cassandra.
Certo risponde lei sorridendo. Si allontanano tra la folla e Jos le posa una mano
sul fianco.
La faccia di Broodje si incupisce. Mi sa che il suo taco pi appetitoso del mio
panino!
Come continui a ripetermi, ci sono un mucchio di donne da queste parti. Sono sicuro
che qualcuna vorr dare un morso al tuo panino.
In effetti, ci sono tantissime ragazze. Un numero esagerato: saranno centinaia, di ogni
tipo e colore, profumate e tutte in tiro per la festa. In qualsiasi altro Capodanno, lavrei giudicato un
inizio promettente.
La lunga coda per raggiungere il bancone del bar si srotola intorno alle palme e alle
amache appese. Stiamo avanzando un centimetro alla volta, quando una ragazza che sfoggia un
pareo, un sorriso e poco altro mi crolla addosso.

Attenzione dico, afferrandole un gomito per raddrizzarla. Lei solleva una bottiglia
piena a met di tequila, fa una riverenza e ne ingolla un lungo sorso.
Forse meglio se ti dai una regolata insisto.
Perch non me la dai tu?
Okay. Prendo la bottiglia e mando gi una sorsata di liquore. La passo a Broodje,
che fa lo stesso e poi gliela restituisce.
La ragazza la solleva, scuotendola per far roteare il bruco che c dentro.
Se vuoi, posso darti il verme propone con voce impastata. Oh verme, verme,
vuoi farti mangiare da questo bel ragazzo? Si porta la bottiglia allorecchio. Il verme ha
detto s. Poi si avvicina e aggiunge con un sussurro suadente: E anche io.
Non si tratta precisamente di un verme le dice Broodje ma di una larva
dellagave.
Jos un barista e ci ha spiegato tutto.
La ragazza alza al cielo uno sguardo confuso. Be, che differenza fa? Verme
larva Lo conosci il detto? Luccello mattiniero acchiappa il verme. Allunga la bottiglia a
Broodje, poi mi cinge il collo con entrambe le braccia e mi stampa un rapido bacio sulle labbra,
umido e decisamente alcolico. Si ritrae ondeggiando e si riappropria della bottiglia di tequila. E
acchiappa pure un bel bacio aggiunge ridendo. Buon anno!
Broodje e io la guardiamo allontanarsi barcollando lungo la spiaggia. Poi lui mi dice:
Mi ero scordato cosa significa andare in giro con te. E come sei.
Sei mesi fa, avrei ricambiato il bacio della ragazza e la serata sarebbe andata per il
meglio. Forse Broodje sa come sono, ma io no.
Dopo aver preso da bere, Broodje si fa strada verso la pista. Gli dico che lo raggiungo
pi tardi. Lungo la spiaggia, lontano dal palco e dalla discoteca, avvisto un piccolo fal intorno al
quale un gruppo di persone sta seduto a suonare la chitarra. Mincammino in quella direzione ma
avvisto una sagoma che mi viene incontro. Kayla, la ragazza dellautonoleggio, che accenna un
saluto, incerta che sia proprio io.
Fingo di non essere me e giro sui tacchi puntando verso la riva.
Per quanto affollata e caotica sia la festa, il mare invece sorprendentemente tranquillo.
Gruppetti di persone sguazzano qui e l lungo il bagnasciuga. Pi al largo, per, non c nessuno:
solo il riflesso della luna sullacqua. Anche di notte, il mare di un blu pi intenso di quello che
immaginavo: lunica parte del viaggio che si avvicina alle mie aspettative.
Mi spoglio restando in boxer, mi tuffo e nuoto verso il largo, fino a raggiungere una
zattera galleggiante. Mi aggrappo alle assi scheggiate. Gli accordi delle chitarre che suonano
Stairway to Heaven e il basso profondo del gruppo reggae riverberano nellacqua. una bella
festa su una spiaggia meravigliosa in una notte tiepida e dolce. Tutte cose che mi bastavano, un
tempo.

Nuoto ancora pi lontano e mimmergo sottacqua. Minuscoli pesci argentati mi


sfrecciano attorno. Allungo una mano per toccarli, ma scappano via veloci, lasciandosi dietro una
scia luminosa. Quando non riesco pi a trattenere il respiro, torno su per prendere fiato e sento il
cantante del gruppo reggae annunciare: Manca mezzora a Capodanno. Prima che tutto ricominci
da capo. Ao nuevo! Si fa tabula rasa!
Faccio un profondo respiro e torno sotto. Raccolgo una manciata di sabbia e la lascio
ricadere, osservando i granelli disperdersi nellacqua. Torno a galla.
Allo scoccare di mezzanotte, prima di baciare il tuo amor, concediti un beso para t.
Un bacio per te.
Pochi istanti prima che la baciassi per la prima volta, Lul aveva detto unaltra delle sue
strane frasi: Sono sfuggita al pericolo. Laveva dichiarato in tono enfatico, con gli occhi accesi da
una sorta di fuoco, proprio come quando si era messa tra me e gli skinhead. Mi era parsa una cosa
curiosa da dire. Fino a quando non lavevo baciata. Allora avevo provato quella sensazione,
profonda e avvolgente come lacqua che mi circonda in questo momento. Sfuggire al pericolo. Non
sapevo a quale pericolo si riferisse Lul. Quel che sapevo era che baciarla mi aveva fatto provare
sollievo, come se avessi raggiunto una terra conosciuta al termine di un lungo viaggio.
Galleggio a pancia in su e fisso la volta scintillante di stelle sopra di me.
Tabula rasa ora di hacer borrn y cuenta nueva, di cancellare la lavagna e
ripartire da capo ripete il cantante.
Cancellare la lavagna? Mi sembra che la mia lavagna sia fin troppo cancellata, anzi,
che sia eternamente vuota e pulita. Quello che voglio il contrario: scarabocchi indecifrabili,
costellazioni di eventi indelebili che non si possano cancellare mai pi.
Lul deve essere qui. Forse non a questa festa o su questa spiaggia, o nei villaggi che ho
visitato finora, ma qui, da qualche parte. A nuotare in questo mare, lo stesso in cui mi trovo adesso.
Per loceano grande e il mondo ancora di pi. E, forse, noi due ci siamo gi
avvicinati quanto era destino che riuscissimo a fare.

CAPITOLO DICIOTTO
GENNAIO
Cancn
Lautobus ha la sagoma di una scimmia, pieno di gente anziana, e io non voglio starci
sopra. Ma Broodje s e, dopo averlo trascinato nella met dei villaggi turistici della Riviera Maya,
non posso mettermi a discutere con lui.
Prima fermata Cob, poi andiamo a visitare un villaggio aya. Facciamo una
traversata con la zip line non so come se la caveranno quelli con la traversata dice Broodje,

indicando col capo i nostri compagni di viaggio, in maggioranza brizzolati. Poi andiamo a fare il
bagno in un cenote e, infine, a Tulum. Sventola il dpliant dellagenzia. Questa gita costa
centocinquanta dollari a persona e noi labbiamo avuta gratis!
Mmm rispondo.
Non capisco. Sei met olandese e met israeliano. A rigor di logica, dovresti essere il
bastardo pi tirchio del mondo.
Uh-hu
Mi stai ascoltando?
Scusa. Sono stanco.
No, che ieri sera ti sei sbronzato. Quando ci fermiamo per pranzo, ci beviamo
qualcosina per bilanciare il livello dellalcol. cos che consiglia di fare T.J.
Sistemo lo zaino a mo di cuscino e appoggio la testa contro il finestrino. Broodje tira
fuori una copia di Voetbal International. Il pullman procede tossicchiando. Mi addormento e mi
risveglio quando arriviamo a Cob. Caracolliamo fuori del bus e formiamo un piccolo gruppo
mentre la guida ci illustra le antiche rovine maya, una serie di templi isolati e piramidi seminascoste
tra gli alberi e i rampicanti della giungla. un sito assolutamente unico dice. Questo uno
dei pochi edifici su cui si pu ancora salire. Sono certa che vi interesser anche visitare la laguna, la
iglesia, o chiesa, e, ovviamente, i campi per giocare a palla, o pelota.
Una ragazza alle nostre spalle, lunica persona della nostra et, domanda: Per giocare
a palla? E a che gioco giocavano?
A qualcosa di simile alla pallacanestro risponde la guida.
Oh mormora lei, apparentemente delusa.
Non ti piace il basket? le chiede Broodje. Pensavo che tutti gli americani
andassero matti per il basket.
Lei gioca a calcio risponde una donna anziana. Quando era alle superiori ha
addirittura gareggiato nel torneo interfederale.
Nonna!
Davvero? E in che ruolo giochi? domanda Broodje.
Attaccante.
Io mediano dice lui orgoglioso, battendosi il petto.
Si guardano.
Che dici? Andiamo a vedere come sono fatti questi campi della pelota? chiede lei.
Certo.

Torna entro mezzora, Candace dice la nonna.


Okay.
Broodje mi fa cenno di seguirlo, ma gli rispondo con un gesto che significa Vai tu.
Quando tutto il resto della compagnia si dirige alla laguna, io vado invece alla piramide di Nohoch
Mul e salgo i centoventi ripidissimi gradini che portano alla sommit. mezzogiorno e fa caldo,
quindi quass non c praticamente nessuno; solo una famiglia che scatta fotografie. C una tale
quiete che il silenzio stesso sembra rumoroso: il fruscio della brezza tra gli alberi, i versi degli
uccelli tropicali, lo stridio metallico dei grilli. Uno sbuffo di vento solleva una foglia secca e la
soffia via, sopra la cupola verde della giungla.
Poi limmobilit interrotta da un paio di bambini che iniziano a strillare i propri nomi,
tentando di imitare il verso degli uccelli. Josh gracchia la ragazzina e il fratello scoppia a
ridere.
Allie! cinguetta il bambino chiamato, presumibilmente, Josh.
Joshua, Allison, shh! li rimprovera la madre. Non ci siete solo voi due, quass.
I bambini mi guardano inclinando la testa, quasi volessero invitare anche me a strillare
un nome. Apro le mani e mi stringo nelle spalle perch, in realt, non conosco il nome che vorrei
urlare. E non sono neanche sicuro di volerlo ancora gridare.
Di ritorno al pullman-scimmia, trovo Broodje e Candace che si dividono una Coca: una
bottiglia, due cannucce. Quando ci carichiamo di nuovo a bordo, scivolo su un sedile vicino a un
anziano signore che viaggia solo, permettendo a Broodje e Candace di sedersi uno accanto allaltra
nei posti che occupavamo prima. Quando li sento dibattere se Van Persie un goleador migliore di
Messi sorrido tra me e me, e il gentilissimo signore accanto a me risponde al mio sorriso.
Dopo pranzo, ci fermiamo in un villaggio tradizionale e al gruppo viene offerta la
possibilit di pagare dieci dollari per una depurazione spirituale eseguita da un sacerdote maya.
Resto in disparte mentre gli altri si infilano a turno sotto un baldacchino da cui escono nuvolette di
fumo. Poi ci incamminiamo di nuovo verso il pullman, come un gregge di pecore. Le porte si
aprono. Broodje sale; Candace lo segue. Sale anche il mio vicino in sandali e calzini e la guida
chiude il gruppo. Salgono tutti, tranne me.
Vieni, Willy? mi chiama Broodje.
Si accorge che esito davanti alla porta e torna indietro lungo il corridoio per parlarmi.
Willy, tutto bene? Sei arrabbiato perch sono seduto con Candace?
Certo che no. Anzi, fantastico.
Sali, dai.
Faccio un rapido calcolo mentale. Candace ha detto che si fermer in citt fino allotto:
pi di noi. Broodje sar in ottima compagnia.
Io mi fermo qui.

Appena pronunciata quella frase, provo quel senso di sollievo tanto familiare. Quando
sei in viaggio, hai sempre la speranza che la tappa successiva sia migliore della precedente.
Il viso di Broodje si fa serio.
Vuoi tenerti a distanza per via di quello che ho detto ieri, a proposito delleffetto che
fai alle ragazze? Non ti preoccupare. A questa credo di piacere proprio io.
Ne sono certo. Quindi devi godertela pi che puoi. Ci vediamo in aeroporto il giorno
del rientro, okay?
Cosa? Ma tra quattro giorni e non hai niente con te!
Ho tutto quello che mi serve. Porta il resto in aeroporto, daccordo?
Lautista del pullman avvia il motore; la guida tamburella sullorologio. Broodje ha
unespressione spaventata.
Va tutto bene lo rassicuro, stringendo le cinghie dello zaino.
Non ti perderai, vero? mi domanda.
Mi appiccico in faccia un sorriso rassicurante. Ma, a dire il vero, perdermi proprio
quello che intendo fare.

CAPITOLO DICIANNOVE
Valladolid, Messico
Dopo un paio di passaggi in autostop da parte di alcuni camionisti, raggiungo la
periferia di Valladolid, una piccola citt coloniale. Passeggio per la piazza principale, circondata da
bassi edifici dalle tinte pastello che si riflettono in una grande fontana. Di l a poco mimbatto in un
alberghetto economico.
Qui sembra di stare a un mondo di distanza dalla Riviera Maya. Non solo per la
mancanza di megavillaggi e turisti festaioli, ma per come ci sono arrivato. Senza cercare,
semplicemente trovando.
Non ho un programma. Dormo quando sono stanco e mangio quando ho fame,
comprando qualcosa di speziato e piccante da uno dei carretti ambulanti che vendono cibo.
Gironzolo fino a notte fonda. Non cerco nessuno. Non parlo con nessuno. Dopo gli ultimi mesi
passati in Bloemstraat con i ragazzi sempre intorno o, quando non cerano loro, con Ana Lucia, ho
perso labitudine di stare da solo.
Mi siedo sul bordo della fontana a osservare la gente e, per un istante, mi concedo di
immaginare che Lul sia una di quelle persone, e di sognare che siamo davvero fuggiti nella natura
selvaggia del grande Messico. Saremmo venuti qui? Forse ci saremmo seduti in un caff allaperto,
con le caviglie intrecciate e le teste accostate una allaltra, come quella coppia laggi, sotto
lombrellone? O magari avremmo camminato per tutta la notte, nascondendoci nei vicoli per rubarci

un bacio. Ci saremmo svegliati la mattina dopo, sciogliendoci da un abbraccio, avremmo tirato fuori
una mappa e puntato il dito a occhi chiusi per decidere dove andare. Oppure, semplicemente, non ci
saremmo alzati dal letto?
No! Smettila! inutile. una strada che non porta da nessuna parte. Mi alzo, spolvero i
pantaloni e torno in albergo. Sdraiato sul letto, faccio roteare una moneta da venti pesos tra le
nocche e ragiono sul da farsi. Quando la moneta cade a terra, mi allungo per prenderla. Poi mi
fermo. Se testa, resto a Valladolid per un altro giorno. Se croce, parto. Croce.
Non come puntare il dito sulla mappa, ma andr bene lo stesso.
La mattina dopo scendo al piano di sotto in cerca di caff. La sala da pranzo fatiscente
praticamente vuota: una famiglia che parla in spagnolo seduta a un tavolo e, nellangolo accanto
alla finestra, una donna graziosa pi o meno della mia et, dalla capigliatura color ruggine.
Stavo proprio interrogandomi su di te mi dice in inglese. Laccento americano.
Mi verso una tazza di caff dal samovar.
Lo faccio spesso anchio rispondo.
Ieri sera ti ho visto vicino ai carretti del cibo. Ho cercato di farmi coraggio e
comprare qualcosa da loro, ma non ero sicura di quello che proponevano e, magari, una gringa
come me ci lascia la pelle.
Credo fosse maiale. Ma non faccio troppe domande.
Be, tu non sei morto conclude ridendo. E, come dice il proverbio Quel che
non strozza, ingrassa.
Resto l in piedi per un attimo. Le faccio un cenno per chiedere se posso sedermi al suo
tavolo nello stesso istante in cui mi invita a sedere. Mi accomodo di fronte a lei. Un cameriere in
smoking consunto mi posa davanti un piatto con un pan dulce messicano.
Attento con quello mi avverte, indicando il suo con ununghia smaltata di
turchese. Ci ho quasi rimesso un dente!
Ci picchio un dito sopra: suona come un ciocco vuoto. Ho mangiato di peggio.
Ma cosa fai di professione: lassaggiatore avventuroso?
Qualcosa di simile.
Di dove sei? chiede. Poi alza una mano. No, aspetta, lascia che indovini. Di
qualcosaltro.
Qualcosaltro?
Si tamburella la tempia con lindice, poi schiocca le dita. Sei olandese.
Hai un buon orecchio.
Ma laccento si sente poco.

Un ottimo orecchio. Sono cresciuto parlando inglese.


Hai vissuto in Inghilterra?
No, ma a mia madre non piaceva parlare olandese, pensava che somigliasse troppo al
tedesco. Quindi a casa parlavamo inglese.
Guarda il cellulare che ha posato sul tavolo. Be, sospetto che dietro ci sia una storia
affascinante, ma mi sa che dovr restare un mistero conclude. Sono gi in ritardo di un
giorno.
In ritardo per cosa?
Per andare a Mrida. Dovevo esserci ieri ma mi si rotta la macchina e, da l in poi,
tutto si trasformato in una commedia degli errori. E tu invece? Dove sei diretto?
Faccio una pausa.
A Mrida, se mi dai un passaggio.
Mi domando cosa possa irritare David di pi: che guidi da sola, oppure che dia un
passaggio a uno sconosciuto.
Mi chiamo Willem dico, porgendo la mano. Adesso non sono pi uno
sconosciuto.
Socchiude gli occhi e guarda la mia mano tesa.
Mi sa che devi aggiungerci qualcosa.
Scusa: sono Willem de Ruiter. Cerco nello zaino il passaporto nuovo di zecca e
glielo tendo. Ecco il documento didentit.
Lo sfoglia veloce.
Bella foto, Willem. Io sono Kate, Kate Roebling. E non ti mostro il passaporto
perch la foto davvero orribile. Dovrai fidarti sulla parola.
Mi sorride e restituisce il passaporto facendolo scivolare sul tavolo.
Okay allora, Willem de Ruiter, assaggiatore avventuroso di professione. Il garage ha
appena aperto, quindi vado a prendere lauto. Presumendo che sia a posto, mi metterei per strada tra
mezzora circa. Ti basta per preparare i bagagli ed essere pronto partire?
Indico lo zaino poggiato a terra accanto ai miei piedi.
Io sono sempre pronto a partire.
Kate mi viene a prendere alla guida di una jeep Volkswagen scoppiettante, con i sedili
mezzi rotti e limbottitura che sbuca fuori in vari punti.
E questa sarebbe a posto? domando, salendo a bordo.

solo un problema di estetica: avresti dovuto vederla prima. Sera staccata la


marmitta e me la sono letteralmente trascinata dietro, facendo scintille. Questa bambina ha rischiato
di mandare a fuoco lintera foresta pluviale. Senza offesa. Perch tu sei una brava bambina, vero?
dice accarezzando il cruscotto. Poi si volta verso di me sussurrando: Bisogna essere gentili
con lei, altrimenti non funziona.
Fingo di togliermi un cappello immaginario. Le mie scuse.
In realt questa unottima macchina. Spesso lapparenza inganna, sai. Accende
il motore.
Gi, lho notato.
Grazie a Dio, altrimenti sarei senza lavoro.
Scassini le banche?
Ah! Faccio lattrice.
Davvero?
Si volta verso di me. Perch? Fai parte della trib?
Non esattamente.
Kate solleva un sopracciglio.
Non esattamente? come dire che una un po incinta. Voglio dire: o lo sei o
non lo sei.
E se la mettiamo cos? Lo sono stato, non seriamente, e ora non lo sono pi.
Oh, hai dovuto trovarti un lavoro vero? domanda comprensiva.
No, neanche quello.
Quindi vivi viaggiando, e mangiando, avventurosamente?
Pi o meno.
Bella vita.
Pi o meno.
Lauto prende una buca, mandando il mio stomaco a spiaccicarsi contro il soffitto per
poi rispedirlo a terra altrettanto violentemente.
Che cosa reciti? chiedo, dopo aver recuperato lequilibrio.
Sono la cofondatrice e direttrice artistica di una piccola compagnia teatrale di New
York chiamata Il Finimondo. Produciamo i nostri spettacoli, ma abbiamo anche una scuola di
recitazione.
Non mi sembra particolarmente emozionante.

Lo so, okay? Non sono mai stata troppo ambiziosa ma, quando i miei amici e io ci
siamo trasferiti a New York, non siamo riusciti a trovare il tipo di ruoli che ci interessava
interpretare, quindi abbiamo fondato una nostra compagnia. E, poco alla volta, cresciuta.
Produciamo i nostri spettacoli, insegniamo recitazione e, adesso, abbiamo avviato questo progetto
con lestero. per questo che siamo in Messico. Stiamo tenendo un laboratorio teatrale su
Shakespeare a Mrida in collaborazione con lUniversidad Autnoma de Yucatn.
Insegni Shakespeare in spagnolo?
Be, no, perch non so un briciolo di spagnolo. Io lavorer con gli studenti che
parlano inglese. Invece David, il mio fidanzato, sa lo spagnolo. Per la cosa buffa che, anche
quando recitiamo unopera di Shakespeare in traduzione, io capisco sempre a che punto ci troviamo.
Forse perch le conosco tutte molto bene, oppure perch Shakespeare trascende le lingue.
Annuisco.
La prima volta che ho recitato Shakespeare, lho fatto in francese.
Si volta a guardarmi stupita. Ha gli occhi verdi, brillanti come le mele dautunno, e una
manciata di lentiggini sparse allattaccatura del naso. Allora anche tu hai fatto Shakespeare? E
per di pi in francese!
S, ma il pi delle volte in inglese, naturalmente.
Be, naturalmente. Fa una pausa. Mica male per un attore non serio.
Non ho mai detto che lo facevo bene.
Kate scoppia a ridere. Oh, sono certa che era cos.
Davvero?
Gi. Ho un sesto senso per queste cose conclude. Tira fuori un pacchetto di
gomme da masticare. Ne prende una e ne offre una a me. Sa di talco misto a cocco; il mio stomaco,
ancora sottosopra, si ribella allistante. La sputo.
Pessima, vero? Eppure d dipendenza dichiara, mettendosene in bocca unaltra.
Dunque, per quale ragione al mondo un olandese si messo a recitare Shakespeare in francese?
Ero in viaggio e non avevo pi un soldo. Mi trovavo a Lione. Ho incontrato un
gruppo che fa solo Shakespeare e si chiama Guerrilla Will. Per lo pi recitavano in inglese, ma la
regista un tipo eccentrico e ha pensato di surclassare gli altri artisti di strada proponendo il
Bardo nella lingua del paese in cui si trovavano. Quindi ha messo insieme al volo un gruppo di
attori che parlassero in francese per recitare Molto rumore per nulla in Francia. Per il ragazzo che
interpretava Claudio scappato con un tipo norvegese che aveva conosciuto. Tutti stavano gi
interpretando pi di un ruolo, e quindi gli serviva qualcuno che se la cavasse con il francese. E io
me la cavo.
Non avevi mai recitato Shakespeare prima di allora?
Non proprio. Avevo viaggiato con una troupe di acrobati... Perci quando dico che

mi capitato per caso, non scherzo affatto.


Ma dopo hai recitato in altri spettacoli?
S. Molto rumore per nulla in francese stato un disastro, ma ci sono volute quattro
serate prima che Tor lo capisse. Poi Guerrilla Will ha ricominciato a recitare in inglese e io sono
rimasto con loro. La paga era buona.
Ah, quindi sei uno di quelli. Quelli che recitano Shakespeare solo per i soldi
scherza. Sei proprio una puttana!
Scoppio a ridere.
E allora, quali altre opere hai recitato?
Romeo e Giulietta, ovviamente. Poi Sogno di una notte di mezza estate, Tutto bene
quel che finisce bene e La dodicesima notte. Tutte le pi amate dal pubblico, insomma.
Adoro La dodicesima notte; stiamo pensando di rimetterla in scena lanno prossimo,
quando avremo tempo. Abbiamo appena chiuso una produzione di Cimbelino, che stata in scena
per un paio danni off-Broadway e che poi abbiamo portato in tourne. La conosci?
Ne ho sentito parlare, ma non lho mai vista.
una bella commedia, divertente, romantica, piena di musica. Almeno, nella
versione interpretata da noi.
Anche noi usavamo la musica. Nella nostra versione della Dodicesima notte
avevamo addirittura un gruppo di percussionisti.
Mi lancia unocchiata di sbieco, tenendo gli occhi sulla strada.
Nella nostra?
Nella loro. Di Guerrilla Will.
Mi sa che la puttana si innamorata del cliente.
No. Non mi sono innamorato rispondo.
Ma ti manca recitare, vero?
Scuoto la testa.
Sono andato avanti.
Capisco. Stiamo in silenzio per alcuni secondi, poi Kate prosegue: Lo fai
spesso? Di andare avanti, intendo?
Forse. Ma solo perch viaggio molto.
Tamburella sul volante un ritmo che sente solo lei.
O forse viaggi molto perch ti permette di andare avanti?

Forse.
Tace nuovamente. Poi riprende: Quindi adesso stai andando avanti? questo che ti
ha portato nella superba metropoli di Valladolid?
No, mi ci ha solo spinto il vento.
Cosa? Come un sacchetto di plastica?
Preferisco pensare a me stesso come a una nave. O, meglio, una barca a vela.
Per le barche a vela non sono governate dal vento; quello si limita a spingerle. C
una certa differenza.
Guardo fuori dal finestrino: la giungla ci circonda da ogni parte. Torno a fissare Kate.
Puoi lasciarti alle spalle qualcosa, se non sai esattamente cosa sia?
Io credo che non ci si possa lasciare alle spalle proprio niente ribatte. Ma la tua
situazione sembra un po pi complicata.
Infatti confermo. complicata.
Kate non risponde; il silenzio si allunga, vibrante, come la striscia di strada che abbiamo
di fronte.
Ed una storia lunga aggiungo.
Anche il viaggio lo replica lei.
C qualcosa in Kate che mi ricorda Lul. Forse solo che sono americane, oppure il
modo in cui le ho incontrate: durante un viaggio, parlando di cibo.
O forse perch, tra qualche ora, non la vedr pi. Non ho nulla da perdere. Quindi,
mentre guida, racconto a Kate la storia di quel giorno, ma una versione diversa da quella che ho
riferito a Broodje e ai ragazzi. Reciti per il pubblico che hai ripeteva sempre Tor. E questo, forse,
potrebbe spiegare il motivo per cui riesco a raccontare a Kate le parti della storia che non ho voluto
o potuto raccontare ai miei amici.
Era come se mi conoscesse da sempre le spiego. Fin da subito: sapeva gi tutto
di me.
In che senso?
Dico a Kate di come Lul aveva pensato che lavessi abbandonata sul treno perch ero
stato troppo tempo al bar. Di come aveva riso istericamente e poi, di colpo il primo barlume da
me colto di quella sua strana sincerit mi aveva rivelato che era arrivata a supporre che fossi sceso
dal treno.
E tu stavi per farlo? mi domanda Kate, spalancando gli occhi.
No, certo che no rispondo. Ed vero, ma il ricordo di quel momento mi fa ancora
vergognare, per via di quello che avrei fatto dopo.

Dunque, come credi che ti vedesse esattamente?


Be, mi ha detto che non capiva perch lavessi invitata a Parigi senza secondi fini.
Kate ride. Immagino che il desiderio di andare a letto con una bella ragazza non
conti come secondo fine, vero?
Certo che avrei voluto andare a letto con lei. Ma quello non era il mio vero secondo
fine. In realt, lavevo invitata a Parigi perch quel giorno non avevo voglia di tornare in Olanda.
Perch no?
Mi si stringe di nuovo lo stomaco. I motivi? Bram, morto. Yael, non morta ma quasi. La
nostra casa sul barcone: una firma e poi sarebbe morta anche lei. Mi sforzo di sorriderle.
una storia ancora pi lunga, e non sono ancora arrivato in fondo alla prima.
Riferisco a Kate la favola sulla doppia felicit che mi ha raccontato Lul. Narra di un
giovane cinese che si mette in viaggio per affrontare un esame importante e, lungo il cammino, cade
malato. Un dottore che abita sulle montagne si prende cura di lui. La figlia del dottore gli recita lo
strano verso di una poesia. Limperatore, dopo che il ragazzo ha superato lesame, declama davanti
a lui un altro misterioso verso. E il nostro eroe lo riconosce immediatamente come la met
mancante della poesia che gli ha recitato la figlia del dottore; cos la ripete davanti al suo sovrano
compiacendolo, ottiene il lavoro, torna sulle montagne e sposa la fanciulla. Racconta, insomma,
della doppia felicit.
Pioggia di primavera: verdi alberi contro il cielo che alloscurarsi fa brillare le
rigogliose chiome. Fiori rossi punteggiano il paesaggio nel rincorrersi della brezza e la terra
arrossisce dopo il bacio.
Questo era il distico. Non appena Lul laveva declamato, avevo avuto limpressione
che mi fosse immediatamente familiare, anche se non lavevo mai sentito prima e non conoscevo
neppure la storia. Sconosciuto e familiare al tempo stesso. Proprio come, in quel momento, mi era
sembrata Lul.
Dico a Kate che Lul mi aveva chiesto chi si prendesse cura di me come se
conoscesse gi la risposta e che poi laveva fatto lei stessa. Mettendosi in mezzo tra me e gli
skinhead. Tirandogli contro quel libro. Li aveva distratti, dandoci il tempo di fuggire prima che ci
picchiassero. Ma lei si era fatta male. Ancora adesso, il ricordo della ferita al collo provocata dalla
bottiglia che le aveva lanciato uno dei teppisti mi fa stare male. Mi vergogno. Ma questo non lo dico
a Kate.
Ha avuto fegato commenta Kate quando le racconto cosa ha fatto Lul.
Saba diceva spesso che c una certa differenza tra avere fegato ed essere coraggiosi.
Avere fegato vuol dire reagire impulsivamente al pericolo, senza pensarci troppo su. Essere
coraggiosi, invece, affrontare una situazione pericolosa ben consapevoli dei rischi che si corrono.
No rispondo a Kate. stata coraggiosa.
Lo siete stati entrambi.

Ma non vero, perch io, come un codardo, avevo tentato di rispedire Lul a Londra. E
poi, come un codardo, non ero riuscito a farlo. Per neanche questo lo dico a Kate.
Quindi, cosa ci sei venuto a fare in Messico? mi domanda.
Penso ai miei amici. Loro credono che sia qui per fare una specie di vaccino: per
ritrovare Lul, andarci a letto qualche altra volta e passare oltre.
Non lo so per tentare di rintracciarla. O, almeno, per chiarire le cose.
Quali cose? Non le hai lasciato un messaggio?
S, ma Sto per dirlo. Poi mi blocco.
Ma, cosa? domanda Kate.
Ma poi non sono tornato concludo la frase.
Lei mi fissa per un lungo istante. Prima che riporti lattenzione sulla guida, lauto
sbanda verso il bordo della carreggiata.
Willem, in caso non te ne fossi accorto, Cancn dallaltra parte dice, indicando
alle proprie spalle. Annuisco. Le possibilit di ritrovare questa ragazza sono abbastanza scarse
anche senza bisogno di andare in una citt completamente diversa da dove pensi di trovarla.
Non sarebbe successo comunque. Lo so per certo.
E come fai a saperlo?
Perch, quando cerchi una cosa, non la trovi mai. quando non la cerchi che ci sbatti
contro il muso.
Se fosse vero, nessuno troverebbe mai le chiavi di casa.
Non parlo di chiavi, ma di cose pi importanti.
Kate sospira.
Non capisco. Da un lato credi ciecamente nel caso, in quei tuoi incidenti casuali, e
dallaltro escludi a priori che uno di essi si possa verificare.
Non lo escludo a priori. Infatti sono venuto a Cancn.
Per scappare subito a Mrida.
Non sarei mai riuscito a trovarla cercandola. Scuoto la testa. Questa la parte
pi difficile da spiegare. Non era scritto che andasse cos.
Non era scritto mi prende in giro Kate. Scusa tanto, ma faccio proprio fatica a
sopportare tutti questi piagnistei. Si mette a sventolare le braccia in aria e devo afferrare il
volante e tenerlo finch non lo riprende. Niente accade senza che tu lo voglia, Willem. Niente.
Questa tua teoria la vita dominata dal caso non forse unenorme giustificazione per la tua
passivit?

Sto per contraddirla quando mi balena nella mente limmagine di Ana Lucia. Nel posto
giusto al momento giusto. Allora mi era sembrato un evento casuale, fortuito. Ma, visto da qui,
sembra pi una resa.
E come spieghi questo? Indico prima me e poi lei. Tu e io, proprio adesso,
proprio qui, a fare questa conversazione: cos, se non un incidente casuale? E la tua marmitta che
si rotta, costringendoti a restare a Valladolid dove, daltronde, io non dovevo trovarmi affatto,
cos? Non rivelo che, per me, il fattore determinante stato il lancio di una moneta, anche se
potrebbe aiutare a sostenere la mia tesi.
Oh, no, ti prego, non tinnamorare di me! esclama, scoppiando a ridere e indicando
lanello che porta al dito. Senti, io non voglio svilire la magica mano del fato. Dopotutto, sono
unattrice, e unattrice shakespeariana, per giunta. Ma non pu neppure essere lunica forza che
regola la tua vita. Devi essere tu a reggere il volante. In ogni caso, vero, stiamo avendo questa
conversazione perch la mia auto, la mia cara, adorabile macchinina la vezzeggia, accarezzando
il cruscotto ha avuto un piccolo intoppo meccanico. Ma sei stato tu a chiedermi un passaggio e a
convincermi a dartelo e, con ci, screditi immediatamente la tua teoria. stato libero arbitrio,
Willem, un puro atto di volont. A volte il fato, la vita, o come preferisci chiamarla, lascia una porta
socchiusa e tu ti ci infili. Altre volte, invece, chiude la porta a chiave e tu ti devi dare da fare per
trovarla, o devi forzare la serratura, o addirittura buttarla gi quella dannata porta. Altre volte
ancora, non te la mostra neppure la porta e tu devi costruirtela da te. Ma se continui ad aspettare che
qualcuno te le apra, le porte lascia la frase in sospeso.
Cosa?
Credo che farai gi fatica a ottenere una felicit singola figuriamoci una porzione
doppia
E infatti comincio a dubitare che esista la doppia felicit dico, pensando ai miei
genitori.
Questo perch la stai cercando. Dubitare parte della ricerca. Cos come avere
fede.
Non credi che siano due opposti?
Magari sono solo le due parti dello stesso distico.
Mi ricorda una frase che Saba ripeteva spesso: La verit e il suo contrario sono due
facce della stessa moneta. Finora non ne avevo mai compreso il significato.
Willem, ho il sospetto che, in fondo in fondo, tu sappia esattamente chi sei e quello
che vuoi, ma non intendi impegnarti, n a volerlo n, tanto meno, a esserlo. Perch entrambe le cose
ti terrorizzano.
Si volta verso di me e mi lancia una lunga occhiata impietosa. La cosa dura un po e
lauto sbanda di nuovo. Prendo il volante per raddrizzarla. Kate lo molla del tutto e io lo afferro con
entrambe le mani.
Visto, Willem? Hai preso tu il volante!

Solo per evitare di andare a sbattere.


Oppure potresti dire: per evitarci un incidente!

CAPITOLO VENTI
Mrida, Messico
Mrida una Valladolid pi grande, unaltra cittadina coloniale in tinte pastello. Kate
mi scarica davanti a una palazzina storica dallintonaco color pesca che le giunta voce sia un
ostello abbastanza decente. Prenoto una camera con balcone che affaccia sulla piazza e mi siedo
fuori a guardare le persone che cercano di ripararsi dal caldo sole pomeridiano. I negozi stanno
chiudendo per la siesta e, anche se avevo in programma di perlustrare la zona per trovare qualcosa
da mangiare, non ho veramente fame. Sono ancora un po sottosopra per via della mattinata di
viaggio e il mio stomaco pare essere ancora su quellautostrada tutta buche. Decido di fare anchio
una siesta.
Mi sveglio in un bagno di sudore. Fuori buio e laria nella stanza immobile, stantia.
Mi siedo sul letto per aprire la finestra o la porta del balcone, ma appena mi raddrizzo il mio
stomaco si rivolta. Ricado sul letto e chiudo gli occhi, cercando di rimettermi a dormire. A volte
riesco a ingannare il mio corpo, convincendolo a guarire da solo prima che realizzi che c qualcosa
che non va. A volte funziona.
Ma, stasera, no. Ricordo quel maiale affogato in una salsa scura che ho mangiato ieri
sera a cena, e il solo pensiero mi fa rimescolare lo stomaco, quasi ci fosse intrappolato un
animaletto selvatico.
Intossicazione alimentare. Mi sa che cos. Sospiro. Okay. Qualche ora di disagio e una
bella dormita. Poi mi sveglier e sar passato tutto. Devo solo riuscire a dormire.
Non so bene che ore siano, quindi non so quanto tempo ci voglia prima che il sole sorga
ma, quando succede, il sonno non mi ha neppure ancora sfiorato. Ho vomitato talmente tanto che il
secchio di plastica accanto al letto praticamente pieno. Un paio di volte ho tentato di raggiungere
il bagno comune in fondo al corridoio, ma non sono riuscito a superare la porta della mia stanza.
Ora che il sole sorto, la stanza si sta trasformando in un forno. Quasi vedo i vapori tossici
evaporare dal secchio e avvelenarmi di nuovo.
Continuo a rimettere. Non c tregua n sollievo tra una scarica e laltra. Vomito finch
non resta pi niente: niente cibo, niente bile, niente me stesso, o almeno cos sembra.
A quel punto mi assale la sete. Ho finito da parecchio lultimo sorso dacqua che avevo
nella bottiglietta e ho vomitato anche quello. Comincio a sognare ruscelli di montagna, cascate,
piogge torrenziali, addirittura canali olandesi: berrei pure quelli, se potessi. Al pianoterra vendono
bottigliette dacqua. E, in bagno, c sicuramente un rubinetto. Ma non riesco neanche a sedermi,
figuriamoci a mettermi in piedi e raggiungere lacqua.
C qualcuno? urlo in olandese. Poi in inglese. Cerco di ricordarmi come dirlo

spagnolo, ma le parole singarbugliano. Mi sembra di parlare, ma non ne sono certo. Dalla piazza
sale un gran frastuono e la mia flebile voce non pu avere la meglio.
Spero di sentir bussare alla porta e prego che qualcuno venga a offrirmi una po
dacqua, un cambio di lenzuola, un compressa fresca, una morbida carezza sulla fronte. Ma non
arriva nessuno. Questo un ostello, il servizio ridotto allosso, non c personale fisso e io ho
pagato in anticipo per due notti.
Altri conati mi scuotono. Non esce niente, a parte le lacrime. Ho ventun anni eppure,
quando vomito, mi metto ancora a piangere.
Finalmente, il sonno viene a salvarmi. Poi mi sveglio e la vedo, incredibilmente vicina.
E tutto quel che riesco a pensare : Ne valsa la pena di stare cos male, se ti ha portato qui da
me.
Chi che si prende cura di te, adesso? sussurra. Il suo respiro una brezza
rinfrescante.
Tu mormoro in risposta. Tu, ti prenderai cura di me.
Sar la tua fanciulla della montagna.
Tento di abbracciarla, ma gi scomparsa e ora la stanza piena di altre donne: Cline,
Ana Lucia, Kayla, Sara, la ragazza con la bottiglia di tequila e ce ne sono ancora una certa
Franke di Riga, una Gianna a Praga, una Jossra a Tunisi. Mi parlano tutte contemporaneamente
Ci prenderemo noi cura di te.
Andatevene, voglio solo Lul. Ditele di tornare.
Tartarughe verdi, sangue rosso, cielo blu, doppia felicit, la la la cantano tutte
insieme, come fosse una filastrocca.
No! Non cos! Non cos la doppia felicit!
Ma neanche io riesco pi a ricordarne i versi.
Lei ti ha lasciato qui.
Io mi prender cura di te.
Puttana francese.
Chiamami se ha bisogno di qualcosa.
Vuoi fare a met con me?
Smettetela! strillo forte.
Prendi il volante! Adesso Kate a urlare. Solo che non vedo alcun volante e ho
lorribile sensazione, tipica dei sogni, che tra un istante andr a sfracellarmi contro un muro.
No! Basta! Andate via! Tutte! Non siete vere. Nessuna di voi lo ! Neanche Lul.

Stringo forte gli occhi, mi copro le orecchie con il cuscino impregnato di sudore e mi raggomitolo
in posizione fetale. E cos, finalmente, riesco ad addormentarmi.
Mi sveglio. Ho la pelle fresca: la febbre scomparsa. Il cielo color porpora. Non so se
sia lalba o il tramonto, n per quanto ho dormito. Ma sono abbastanza lucido da sapere che presto
dovrei essere a Cancn per incontrare Broodje e volare in Olanda, quindi ho urgente bisogno di
raggiungerlo per dirgli che forse dovr partire senza di me. Mi tiro su a sedere sul bordo del letto.
La stanza vacilla, ma non si ribalta. Punto i piedi a terra e mi alzo. Come un bimbo piccolo o un
uomo molto anziano, arranco, un passo dopo laltro, fino allatrio dellostello.
In un angolo c un Internet Caf, dal quale si possono fare chiamate internazionali. Mi
sembra di essere stato al buio per mesi interi e la luce di tutti quegli schermi accesi mi ferisce gli
occhi. Allungo qualche soldo al portiere e chiedo di fare una chiamata; lui mi accompagna a un
bancone dove ci sono diversi computer e un apparecchio telefonico. Apro la rubrica. Sbuca fuori il
biglietto da visita di Kate: COMPAGNIA TEATRALE IL FINIMONDO dice una scritta in caratteri
rossi sul margine superiore.
Comincio a comporre il numero. Le cifre mi ballano davanti agli occhi e non sono
neanche sicuro di avere il prefisso corretto e di digitare i numeri giusti.
Per si sente un trillo metallico. E subito dopo una voce: lontana, disturbata da uneco,
ma inconfondibilmente sua. Non appena la sento, mi si stringe la gola.
Pronto? Pronto? Chi parla?
Mamma? riesco a farfugliare.
Silenzio. Ma quando pronuncia il mio nome, mi viene da piangere.
Mamma ripeto.
Willem, dove sei? Ha un tono brusco, deciso ed efficiente, come al solito.
Mi sono perso.
Ti sei perso?
Mi capitato altre volte di perdermi: in citt sconosciute senza punti di riferimento noti
che mi aiutassero a trovare la direzione, oppure di risvegliarmi in letti estranei, incerto su dove fossi
e chi dormisse accanto a me. Ma ora capisco che quello non era veramente perdersi. Era
qualcosaltro. Ma questo Anche se so esattamente dove mi trovo in un ostello nella piazza
principale di Mrida, in Messico non mi sono mai sentito cos totalmente alla deriva.
Allaltro capo del filo il silenzio si protrae e mi coglie il timore che sia caduta la linea.
Poi, per, Yael dice: Vieni da me. Ti spedisco il biglietto. Vieni qui da me.
Non esattamente quello che vorrei sentire. Quello che voglio quello che ho bisogno
di sentire : Vieni a casa.
Ma Yael non pu dirmi di tornare in un posto che non esiste pi, cos come io non posso
andarci. Per adesso, quindi, questo il meglio che possiamo fare.

CAPITOLO VENTUNO
FEBBRAIO
Mumbai, India
> Emirates Airlines 148
> 13 febbraio: Partenza 14.40 Amsterdam Arrivo 00.10 Dubai
> Emirates Airlines 50
> 14 febbraio: Partenza 03.55 Dubai Arrivo 08.20 Mumbai
> Fai buon viaggio!
Questa e-mail, con i dettagli del mio itinerario, riassume le comunicazioni che Yael e io
ci siamo scambiati nellultimo mese dopo che sono rientrato dal Messico. Al ritorno da Cancn, un
cordiale agente di viaggio di nome Mukesh mi ha telefonato chiedendo una copia del mio
passaporto. Una settimana dopo, ho ricevuto questa comunicazione di Yael. Da quel momento, ci
siamo sentiti di rado.
Cerco di non trarre alcuna conclusione. Questa Yael. E questo sono io. La spiegazione
pi caritatevole che stia risparmiandosi le chiacchiere futili, cos che avremo qualcosa da dirci
durante la prossima settimana o le due settimane, il mese, le sei settimane? Non so bene quanto
mi fermer. E non ne abbiamo ancora parlato. Mukesh mi ha detto che il biglietto di ritorno aperto
fino a tre mesi e che, se vorr assistenza per prenotare voli interni o esterni allIndia, potr mettermi
in contatto con lui. Anche su questo, non ho fatto particolari ragionamenti.
In fila per lUfficio Immigrazione, sono un fascio di nervi. La grossa stecca di
Toblerone, acquistato al dutyfree per Yael ma che ho finito per mangiare io mentre laereo scendeva
su Mumbai, non certo daiuto. La fila avanza incerta e irregolare: unimpaziente matrona indiana
mi spinge con la sua prodigiosa pancia fasciata in un sari, come se, in quella maniera, potesse farci
accelerare il passo. Sono quasi tentato di farla passare avanti. Perch smetta di spingere, e per
rallentare landatura.
Quando finalmente sbuco nellatrio degli arrivi, la scena met fantascientifica e met
biblica. Laeroporto nuovo e moderno, ma il salone stipato di gente che sembra portare sul
carrello dei bagagli tutta la propria esistenza. Appena supero i tornelli della dogana, capisco gi che
Yael non c. E non perch non la vedo, anche se cos. Soprattutto perch, a posteriori, mi rendo
conto che non ha mai specificato che sarebbe venuta a prendermi. Sono io che lho dato per
scontato. E, con mia madre, non bisogna mai dare niente per scontato.
Per, sono quasi tre anni che non ci vediamo. E mi ha invitato lei a raggiungerla.
Percorro avanti e indietro latrio degli arrivi. Intorno a me scorrono fiumi di persone, che mi
spingono e mi urtano, quasi facessero a gara per raggiungere un traguardo imprecisato. Ma Yael
non c.

Ottimista fino in fondo, esco a vedere se mi sta aspettando fuori. La cruda luce del
mattino mi ferisce gli occhi. Aspetto dieci minuti quindici Di mia madre, nessuna traccia.
Nel frattempo assisto a sfide in stile gladiatorio tra tassisti e i facchini, che tentano di
fregarsi i passeggeri in arrivo. Psst sussurrano per attirare la mia attenzione. Fisso il foglio con gli
orari dei miei voli, ormai floscio e stropicciato, come se potesse fornirmi nuove informazioni di
importanza vitale.
Stai aspettando qualcuno?
Davanti a me c un uomo. O, meglio, un ragazzo. Insomma, una via di mezzo. Sembra
che abbia pi o meno la mia et, ma ha occhi dallo sguardo antico come il mondo.
Butto unaltra occhiata in giro.
Sembrerebbe di no.
Hai bisogno di un autista?
Sembrerebbe di s.
Dove devi andare?
Mi ricordo lindirizzo che ho scritto sui documenti appena compilati in triplice copia per
lUfficio Immigrazione.
Al Bombay Royale, a Colaba. Lo conosci?
Fa un movimento che sta tra lannuire e lo scuotere la testa: non esattamente
rassicurante.
Ti ci porto io.
Sei unautista?
Agita di nuovo la testa.
Dov la tua valigia?
Indico il piccolo zaino che porto in spalla.
Scoppia a ridere. Come Kurma.
Il piatto indiano?
No, quello si chiama korma. Kurma una delle reincarnazioni di Vishnu: una
tartaruga e porta la sua casa sulla schiena. Ma, se ti piace il korma, ti mostrer un buon posto.
Il ragazzo si presenta come Prateek, poi mi guida sicuro tra la folla, oltre il garage
dellaeroporto e fino a uno spiazzo polveroso. Su un lato c unautostrada; sullaltro, palazzoni
altissimi e gru ancora pi alte, che oscillano al vento. Prateek rintraccia la sua auto, una macchina
che, dalle nostre parti, potrebbe essere definita vintage ma, quando gli faccio i complimenti, fa una
faccia lunga e mi racconta che appartiene a suo zio e che, un giorno, ne avr una tutta sua, una bella,

fatta allestero: una Renault o una Ford, non certo una Maruti o una Tata. Paga con qualche moneta
il ragazzino gracile e sudicio lasciato a guardia dellauto e apre la portiera del sedile posteriore.
Butto dentro il mio zaino e tento di aprire la portiera davanti. Prateek per mi dice di aspettare e,
dopo una complicata sequenza di scossoni e rotazioni, la apre dallinterno, e tira via una pila di
riviste rimaste sul sedile anteriore.
Lauto si mette in moto con un fremito violento e la statuetta di ottone cementata al
cruscotto un minuscolo elefante con il sorriso serafico di chi perpetuamente divertito comincia
a ballare.
Ganesha mi informa Prateek. Colui che rimuove gli ostacoli.
Di un po, doveri il mese scorso? chiedo scherzando alla divinit.
Esattamente qui risponde solennemente Prateek.
Usciamo dalla zona dellaeroporto, e oltrepassiamo un gruppo di baracche fatiscenti
prima di arrampicarci su unautostrada sopraelevata. Sporgo la testa dal finestrino. Il caldo
piacevole, ma aumenter parecchio mi avverte Prateek. Siamo ancora in inverno; di qui a giugno,
quando cominceranno i monsoni, la temperatura salir.
Mentre guida, Prateek mi indica alcuni monumenti e luoghi storici. Un tempio famoso.
Un ponte sostenuto da cavi che attraversa la baia di Mahim.
In questa zona abitano parecchie stelle di Bollywood. vicina agli studi
cinematografici, che sono dalle parti dellaeroporto. Indica con il pollice alle sue spalle.
Alcuni per vivono lungo la spiaggia, a Juhu Beach, e altri sulla collina di Malabar. Altri risiedono
addirittura a Colaba, dove stai andando tu. L c il Taj Mahal Hotel. Ci puoi incontrare Angelina
Jolie, Brad Pitt e Roger Moore, 007. Persino alcuni presidenti americani sono scesi in quellalbergo.
Il traffico comincia ad aumentare. Rallentiamo e Ganesha smette di ballare.
Qual il tuo film preferito? mi domanda Prateek.
Difficile sceglierne uno solo.
Allora lultimo che hai visto?
Nel tragitto aereo fino a qui ne avr guardato una mezza dozzina, ma saltellando da uno
allaltro, troppo nervoso per concentrarmi su qualcosa in particolare. Direi che lultimo che ho visto
dallinizio alla fine stato Il vaso di Pandora. stato quel film a dare il via a tutto, e a spingermi a
imbarcarmi in quel il disastroso viaggio in Messico che, ironicamente, mi ha fatto poi approdare
qui. Lul. Se prima era lontana, adesso ancora pi irraggiungibile. Non c un oceano solo tra noi,
ma due.
Non lho mai sentito nominare mi risponde Prateek, scuotendo la testa. Il mio
film preferito dellultimo anno un sequel. Si intitola Gangs of Wasseypur. Un poliziesco. E poi
London, Paris, New York. Sai quante pellicole vengono prodotte a Hollywood in un anno?
Non ne ho idea.

Spara una cifra.


Un migliaio.
Aggrotta la fronte.
Stiamo parlando di studi cinematografici seri, non di un dilettante con una
videocamera. Sarebbe impossibile che girassero mille film.
Un centinaio?
Il suo sorriso si riaccende come se fosse collegato a un interruttore. Sbagliato!
Quattrocento. E ora sai quanti ne produce Bollywood in un anno? Non ti chiedo di indovinare
perch sbaglieresti senzaltro. Fa una pausa drammatica per aumentare leffetto. Ottocento!
Ottocento ripeto, perch evidente che il mio compagno ritiene che una tale cifra
vada sottolineata.
Gi! Adesso sorride apertamente. Il doppio di quelli che produce Hollywood.
E sai quante persone vanno al cinema ogni giorno, qui in India?
Ho come limpressione che tu stia per dirmelo.
Quattordici milioni di persone. Anche in Germania ce ne vanno cos tante, ogni
giorno?
Non lo so. Io sono olandese. Ma, dato che lintera popolazione del mio paese non
supera i sedici milioni, ne dubito fortemente.
Ora, il viso di Prateek illuminato dallorgoglio.
Usciamo dallautostrada e ci infiliamo nelle strade di quella che deve essere la zona
coloniale di Mumbai; poi svoltiamo in unarea alberata dove ferma una fila di oziosi autobus a
due piani che eruttano dense nuvole di smog dal tubo di scappamento.
Questo la Porta dellIndia dice Prateek, indicando un arco monumentale coperto
di sculture, che svetta sulle rive del Mar Arabico. Il Taj Mahal Hotel di cui ti ho parlato
prosegue, superando il mastodontico albergo, tutto cupole e cornicioni decorati. Un gruppo di arabi
in bianchi abiti svolazzanti sta ammucchiandosi dentro una fila di SUV dai vetri oscurati. Dentro
c un caff della catena Starbucks aggiunge, poi abbassa la voce in un sussurro. Hai mai
bevuto un caff da Starbucks?
Lho bevuto.
Mio cugino dice che in America lo bevono a ogni pasto. Accosta accanto a un
altro palazzo dalla scolorita facciata vittoriana, che sembra quasi traspirare per il caldo. Il cartello,
scritto in un corsivo sbiadito e svolazzante, recita: BO BAY RO AL. Eccoci arrivati. Il Bombay
Royale.
Seguo Prateek in un ingresso cupo, fresco e silenzioso, eccetto che per i sibili e gli
scricchiolii delle ventole appese al soffitto e per il fioco frinire dei grilli annidati in qualche angolo

delle pareti. Dietro a un lungo bancone di mogano un uomo, cos anziano da sembrare nato insieme
alledificio, sta sonnecchiando. Prateek suona energicamente il campanello e quello si sveglia di
soprassalto.
I due si mettono subito a litigare in hindi, intervallando la tirata con qualche parola
dinglese. il regolamento continua a ripetere il vecchio.
Alla fine, Prateek si volta verso di me.
Dice che non puoi stare qui.
Scuoto la testa. Perch mi ha invitato a raggiungerla? Perch sono venuto fin qui?
un residence privato, non un albergo mi spiega Prateek.
S, ho sentito parlare di posti del genere.
Prateek aggrotta la fronte.
Comunque ci sono altri alberghi a Colaba.
Ma il posto questo, ne sono sicuro. Questo lindirizzo che mi ha dato lei, il
posto in cui ha vissuto negli ultimi anni. Controlli sotto il nome di mia madre, per favore. Yael
Shiloh.
Al suono di quel nome, il vecchio solleva la testa di scatto.
Willem saab? mi domanda.
Willem S, sono io.
Strabuzza gli occhi e mi afferra le mani.
Non assomigli affatto alla memsahib dice.
Non ho bisogno di comprendere il significato per capire di chi stia parlando: quello
che dicono tutti.
Ma lei dov? mi domanda.
Ci mi conforta: non sono lunico a brancolare nel buio.
Ah, quindi la conosce? ribatto.
S, s, s risponde, con lo stesso movimento ambiguo della testa che fa Prateek.
Allora posso andare nel suo appartamento? domando al vecchio.
Lui considera la faccenda, grattandosi il mento coperto da una rada barba grigia.
Il regolamento dice che solo i soci possono stare qui. Quando la memsahib ti far
diventare socio, allora potrai.
Ma lei non qui fa utilmente notare Prateek.

il regolamento dice il vecchio.


Per aveva avvertito che stavo arrivando, no? ribatto.
Ma non sei con lei. E se non fossi veramente suo figlio? Hai una prova?
Una prova? Tipo cosa? Un cognome? Il mio diverso. Delle foto?
Ecco rispondo, tirando fuori il foglio con stampata la e-mail sempre pi sgualcito
e umidiccio.
Lo fissa con gli occhi scuri, resi opachi dallet. Deve deliberare che sufficiente,
perch annuisce un paio di volte e poi dice: Benvenuto, Willem saab.
Finalmente sbuffa Prateek.
Io sono Chaudhary si presenta il vecchio, ignorando il commento e porgendomi
un fascio di documenti da compilare. Quando ho finito, solleva il ripiano cigolante del bancone e
sbuca fuori. Si incammina lungo il salone dingresso, trascinando i piedi sul parquet consunto. Lo
seguo. Prateek mi viene dietro. Raggiungiamo gli ascensori, e Chaudhary fa un segno negativo con
il dito a Prateek, bloccandolo.
In ascensore sono ammessi solo i soci gli dice. Tu puoi salire per le scale.
Ma con me intervengo io.
il regolamento, Willem saab.
Prateek scuote la testa. Magari meglio che riporti la macchina a mio zio dice
poi.
Okay, lascia che ti paghi.
Tiro fuori un rotolo di rupie stropicciate.
Trecento rupie senza aria condizionata. Quattrocento con laria condizionata
interviene Chaudhary. Sono le tariffe stabilite per legge.
Allungo a Prateek un biglietto da cinquecento: a casa mia il prezzo di un panino. Fa
per andarsene.
Ehi, per, che ne dici di quel piatto di korma? butto l.
Mi rivolge un goffo sorriso, che ricorda un po quello di Broodje.
Mi far vivo promette.
Lascensore si arrampica a scossoni fino al quinto piano. Chaudhary apre le porte di
metallo su un corridoio inondato di luce, che profuma di cera da pavimenti e dincenso. Mi fa strada
oltre una fila di porte a listelli di legno, si ferma davanti allultima, e tira fuori il passe-partout.
In un primo momento, penso che il vecchio abbia sbagliato stanza. Yael ha vissuto qui
per due anni, ma questo appartamento vuoto. Mobili in legno anonimi e massicci e, alle pareti,

dipinti ordinari di fortezze nel deserto e tigri del Bengala; un piccolo tavolo rotondo davanti a una
portafinestra.
Poi sento il profumo. Sotto agli odori contrastanti di cipolla, incenso, ammoniaca e cera,
c un inconfondibile aroma di terra umida e agrumi. E capisco, con quella certezza che si ha nei
confronti di qualcosa che si conosce da sempre senza aver bisogno di riconoscerlo, che quello il
profumo di mia madre.
Faccio un passo esitante oltre la soglia e unaltra impressione mi colpisce. Per un
attimo, non sono pi in India. Sono di nuovo ad Amsterdam, a casa, in un lungo crepuscolo estivo.
Finalmente ha smesso di piovere, quindi Yael e Bram sono usciti per celebrare quel piccolo
miracolo di sole splendente. Ancora intirizzito per la pioggia, resto dentro, avvolto in una coperta di
lana ruvida, e li guardo attraverso la grande finestra. Alcuni studenti che vivono in un appartamento
dallaltro lato del canale hanno acceso la musica a tutto volume. Arrivano le note di una canzone,
qualcosa di datato, di New Wave, un pezzo dellepoca in cui Yael e Bram erano giovani. Allora lui
lafferra e si mettono a ballare, testa contro testa, anche se non un lento. Li osservo attraverso il
vetro, incantato dalla scena, fingendo di non esserci. Avr avuto undici o dodici anni, unet in cui
quelle effusioni avrebbero dovuto mettermi in imbarazzo, invece non era successo. Yael si era poi
accorta che li stavo guardando e questo ci che mi aveva sorpreso allora e mi sorprende tuttora,
mentre lo ricordo era rientrata. Ma non mi aveva trascinato fuori per invitarmi a ballare con loro,
come avrebbe fatto Bram. Si era limitata a ripiegare la coperta e a farmi alzare, prendendomi sotto i
gomiti. Il suo profumo di agrumi e terra umida mi aveva avvolto, il persistente aroma di argilla
delle sue tinture, unito a quello dei canali e dei loro torbidi segreti. Avevo finto di assecondarla,
lasciandomi portare fuori senza mostrare alcun segno di quanto fossi contento. Ma non dovevo
essere stato tanto bravo a trattenermi, perch lei mi aveva sorriso e aveva detto: Dobbiamo
prenderlo al volo il sole quando c, no?
Cerano momenti in cui sapeva essere dolce e tenera. Ma quei momenti andavano e
venivano con la stessa irregolarit del sole olandese. Eccetto che con Bram. Ma forse, in quel caso,
si trattava di calore riflesso: in fondo, lui era il suo sole.
Dopo che Chaudhary se n andato, mi sdraio sul divano. La testa poggia scomoda
contro il bracciolo di legno ma non mi muovo, perch sono al sole e quel calore mi necessario,
come una specie di trasfusione. Forse dovrei cercare di mettermi in contatto con Yael penso, ma
la sonnolenza, il jet lag e una specie di sollievo hanno la meglio e, prima di riuscire anche solo a
togliermi le scarpe, mi addormento pesantemente.
Sto di nuovo volando. Sono di nuovo su aereo, e la cosa mi sembra sbagliata, perch ne
sono appena sceso. Ma la sensazione talmente nitida e reale che mi ci vuole un istante di pi del
solito per capire che si tratta di un sogno. Poi per la scena si deforma davanti ai miei occhi, diventa
spaventosa e surreale, lenta e pesante, e assume la forma che prendono i sogni quando la mente si
ribella contro il tradimento dellorologio biologico. Forse per questo che, in questo sogno, non c
alcun atterraggio. Il segnale Allacciate le cinture non si accende, la voce del comandante non
annuncia nulla. C solo il ronzio dei motori, la sensazione di essere sospesi nellaria. Soltanto il
volo.
Accanto a me, per, c qualcuno. Mi volto e provo a domandare: Dove siamo? Ma
tutto pesante, lugubre, non riesco a controllare le mie labbra e a formulare bene le parole, perch

quel che esce fuori : Chi sei?


Willem sento chiamare da una voce lontana.
La persona del sogno si volta. ancora senza faccia, ma gi familiare.
Willem! Di nuovo la voce. Non rispondo. Non voglio interrompere il sogno;
questa volta, no. Mi volto di nuovo verso il mio compagno di viaggio.
Willem! Adesso la voce secca e mi costringe a uscire dallintontimento
appiccicoso del sogno.
Apro gli occhi. Mi tiro su a sedere e, per un attimo, ci guardiamo a vicenda, sbattendo le
palpebre.
Cosa ci fai qui? mi chiede.
Me lo sono domandato anchio, per tutto lultimo mese, dopo che il mio iniziale
ottimismo rispetto a questo viaggio si dissolto nellambivalenza, poi si raggrumato in
pessimismo e, ormai, si rattrappito su se stesso, trasformandosi in rammarico. Cosa ci faccio
qui?
Mi hai mandato il biglietto aereo.
Tento di farla sembrare una battuta, ma ho la testa ovattata dal sogno; Yael si limita ad
aggrottare la fronte.
Intendo dire cosa fai qui. Ti abbiamo cercato dappertutto allaeroporto.
Abbiamo?
Ma io non ti ho visto.
Avevano bisogno di me in clinica. Ho mandato un autista a prenderti, ma lui
arrivato con qualche minuto di ritardo. Mi ha detto che ti ha spedito parecchi messaggi.
Tiro fuori il cellulare e lo accendo. Non succede niente.
Mi sa che qui non funziona.
Lei fissa con disgusto il mio telefono e io provo un improvviso e fiero moto di
solidariet nei confronti dellinutile oggetto. Poi Yael sospira.
Limportante che tu sia arrivato conclude, che suona contemporaneamente
ovvio e ottimistico.
Mi alzo in piedi. Il collo mi si bloccato e, mentre ruoto piano la testa, produce uno
schiocco sonoro che fa di nuovo aggrottare la fronte a Yael. Mi stiracchio e mi guardo intorno.
Carino, questo posto commento, riprendendo il genere di conversazione spicciola
che ci siamo scambiati negli ultimi tre anni. Mi piace come lhai sistemato.
una specie di riflesso condizionato, cercare di farla sorridere. Ma non ci sono mai

riuscito e non ci riesco neppure adesso. Si allontana, apre la finestra che conduce sul balcone con
vista sul Gateway e sulla distesa dacqua alle sue spalle.
Forse dovrei cercarmi un posto pi vicino ad Andheri, ma temo di essermi ormai
abituata a vivere accanto allacqua.
Andheri?
S, dove si trova la clinica risponde, come se dovessi saperlo. Ma, in realt, come
potrei? Le informazioni sul suo lavoro sono sempre state tenute rigorosamente fuori dal nostro
chiacchiericcio via e-mail. Parlavamo del tempo, del cibo, della miriade di festival indiani.
Cartoline, ma senza le belle foto.
So che Yael venuta in India per studiare la medicina ayurvedica. Era quello che lei e
Bram avevano intenzione di fare quando io fossi andato alluniversit. Viaggiare di pi. Per
permettere a Yael di studiare i metodi di cura dei diversi paesi. LIndia doveva essere la prima
fermata. I biglietti erano stati prenotati prima che Bram morisse.
Dopo la sua morte mi aspettavo che Yael crollasse. Solo che, questa volta, ci sarei stato
anchio. Avrei messo da parte il mio dolore e lavrei aiutata. Finalmente, invece di essere un intruso
nella loro magnifica storia damore ne sarei stato il risultato. Sarei stato per lei un conforto, un
sostegno. Quel che lei non era stata come madre, lo sarei stato io come figlio.
Per due settimane si era chiusa in una stanza dellultimo piano, quella che Bram aveva
costruito per lei, con le persiane serrate e la porta sbarrata, ignorando la maggior parte dei visitatori
che erano venuti a trovarla. Nella vita, Bram era stato soltanto suo e, nella morte, le cose non erano
cambiate.
Poi, sei settimane dopo, era partita per lIndia, secondo i programmi, come se nulla
fosse accaduto. Marjolein aveva detto che Yael stava leccandosi le ferite. Che sarebbe tornata
presto.
Due mesi pi tardi, invece, mia madre aveva fatto sapere che non sarebbe tornata
affatto. Tanto tempo fa, prima di studiare naturopatia, aveva preso un diploma da infermiera e, ora,
avrebbe ripreso a fare quel lavoro, in una clinica di Mumbai. Disse che avrebbe chiuso
definitivamente la nostra casa galleggiante; che aveva gi inscatolato gli oggetti pi importanti e
che il resto sarebbe stato venduto. Io potevo prendere quel che volevo. Preparai alcune scatole e le
stivai nella soffitta di zio Daniel. Tutto il resto lo lasciai l. Poco tempo dopo, fui cacciato dal corso
universitario che seguivo. Allora preparai lo zaino e partii.
Sei proprio tale e quale a tua madre mi aveva detto Marjolein un po tristemente,
quando le avevo comunicato che andavo via.
Ma sapevamo entrambi che non era vero. Non le assomiglio affatto.
La stessa emergenza che ha trattenuto Yael dal venirmi a prendere in aeroporto la
richiama in clinica dopo una sola ora passata in mia compagnia. Mi invita ad andare con lei, ma lo
fa con tono meccanico e poco convinto, un po come questo invito a raggiungerla in India,
suppongo. Rifiuto cortesemente, adducendo come scusa il jet lag.

Dovresti andare fuori al sole: la cura migliore. Mi guarda. Per assicurati di


coprire questa. Tocca, sulla sua guancia, il punto che corrisponde alla mia cicatrice. troppo
recente.
Anchio sfioro con le dita lo sfregio. Ormai ha sei mesi. E, per un attimo, immagino di
raccontare a Yael come me lo sono procurato. Se sapesse quello che ho detto agli skinhead per
distrarre la loro attenzione dalle ragazze, andrebbe su tutte le furie. A-1-4-6-0-3: il numero
didentificazione che i nazisti avevano tatuato sul polso di Saba. Forse, per, otterrei una qualche
reazione da lei.
Invece non gliene parlo. Questo va ben oltre le solite chiacchiere futili. Riguarda fatti
dolorosi a cui non accenniamo mai: Saba, per esempio. La guerra. Yael stessa, sua madre, e la sua
infanzia. Tocco la cicatrice. La sento calda, come se il solo pensare a quel giorno la irritasse di
nuovo.
Non tanto recente rispondo ma non guarita bene.
Posso prepararti un unguento per risolvere il problema dice Yael, sfiorandola
lievemente. Le sue dita sono ruvide e callose. Mani da lavoratrice, diceva sempre Bram, anche se
era lui che avrebbe dovuto averle pi ruvide. In quel momento, mi accorgo che Yael e io non ci
siamo abbracciati, n dati un bacio, e non abbiamo fatto nessuno dei gesti che di solito si fanno
quando ci si rincontra dopo tanto tempo.
Eppure, quando allontana la mano vorrei che non lo facesse. E quando comincia a
prepararsi per uscire, promettendo che appena ha un giorno libero faremo insieme un mucchio di
cose, vorrei averle raccontato degli skinhead, di Parigi e di Lul. Peccato che, anche se ci avessi
provato, non avrei saputo come fare. Sia io sia mia madre parliamo olandese e inglese. Ma non
siamo mai riusciti a parlare la stessa lingua.

CAPITOLO VENTIDUE
Mi sveglia lo squillo di un telefono. Allungo la mano verso il cellulare, ma poi ricordo
che qui non prende. Il telefono continua a suonare. quello di casa. Non smette. Alla fine sollevo il
ricevitore.
Willem saab, sono Chaudhary. Si schiarisce la voce. Ho Prateek Sanu in linea
per te prosegue in tono formale. Vuoi che mi informi sul motivo della sua chiamata?
No, va bene, puoi passarmelo.
Un momento. Sento una serie di schiocchi. Poi il saluto di Prateek riecheggia
lungo la linea, interrotto dalla voce di Chaudhary che annuncia: Una chiamata da Prateek Sanu
per Willem Shiloh.
Suona buffo sentirmi chiamare con il cognome di Yael e Saba, ma non lo correggo.
Dopo un attimo di silenzio, Chaudhary mette gi.

Willem! urla Prateek, quasi fossero mesi, e non solo poche ore, che non ci
sentiamo. Come stai?
Sto bene.
E cosa ne pensi di Mumbai, Citt degli Eccessi?
Non ne ho visto molto ammetto. Ho dormito.
Ma adesso sei sveglio. Che programmi hai?
Non ci ho ancora pensato.
Allora ti faccio una proposta: vieni a trovarmi al mercato di Crawford.
Mi sembra una buona idea.
Prateek mi fornisce indicazioni su come raggiungerlo. Dopo una doccia fredda mi dirigo
fuori, con Chaudhary alle calcagna che sciorina raccomandazioni apocalittiche su possibili assalti di
borseggiatori, ladri, prostitute e bande di vagabondi. Li elenca contandoli sulle grosse dita e
conclude: Cercheranno sicuramente di abbordarti.
Gli garantisco che riuscir a cavarmela; in ogni caso, le uniche ad abbordarmi sono le
misere madri, riunite in giardinetti spelacchiati al centro di vie ombreggiate, che chiedono
lelemosina per comperare il latte in polvere ai neonati addormentati che tengono in braccio.
Questa parte di Mumbai, piena di case coloniali fatiscenti, ricorda un po Londra, con la
differenza che satura di colori: nei sari delle donne, nei templi addobbati di festoni di tagete, negli
autobus decorati con disegni folli. Sembra che tutto assorba e rifletta lo splendore del sole.
Da fuori il mercato di Crawford sembra un altro edificio pescato nella vecchia
Inghilterra ma, allinterno, decisamente indiano: un incredibile viavai di avventori e commercianti
e un surreale arcobaleno di colori ancor pi brillanti. Mi aggiro tra banchi di frutta e file di abiti,
facendomi strada verso la zona dei venditori di apparecchiature elettroniche, dove Prateek mi ha
detto che lavrei trovato. Poco dopo, qualcuno mi tocca una spalla.
Ti sei perso? domanda Prateek, con un sorriso che gli illumina il viso.
S, ma non troppo.
Aggrotta la fronte, confuso. Ero preoccupato dice. Volevo chiamarti ma non
avevo il tuo numero di cellulare.
Il mio telefono non funziona qui.
Il sorriso ritorna.
Se per questo, abbiamo un sacco di cellulari nel banco di elettronica di mio zio.
Ah, allora per questo mi hai attirato qui! scherzo.
Prateek assume unespressione indignata.

Certo che no. Come potevo sapere che ti serviva un telefono? Indica gli altri
baracchini che ci circondano. Puoi comprarlo in qualsiasi banco.
Prateek, stavo solo scherzando.
Oh. Mi accompagna al banchetto dello zio che ricoperto di cellulari, radio,
computer, iPad, televisori e altro ancora. Mi presenta e offre a tutti del t comprandolo da un chaiwallah, il venditore ambulante di tazze di t. Poi mi porta sul retro e ci sediamo su un paio di
sgabelli traballanti.
Tu lavori qui?
Solo il luned, il marted e il venerd.
E gli altri giorni cosa fai?
Muove la testa in quel suo strano modo ambiguo. Studio ragioneria. A volte lavoro
per mia madre. E altre volte do una mano a mio cugino a trovare goreh per i film.
Goreh?
S, comparse gente bianca, come te. per questo che laltro giorno ero
allaeroporto. Dovevo accompagnare mio cugino.
E perch non hai chiesto anche a me di fare la comparsa? chiedo scherzando.
Oh, non sono mica il responsabile del casting e nemmeno un assistente
dellassistente. Mi limito ad accompagnare Rahul allaeroporto per trovare qualche giovane
giramondo che ha bisogno di soldi. Tu hai bisogno di soldi, Willem?
No.
Infatti, non mi pareva. Alloggi al Bombay Royale: un posto di alta classe. E sei
venuto a trovare tua madre. Ma tuo padre dov? domanda.
passato parecchio dallultima volta che me lhanno chiesto.
morto.
Oh, anche il mio risponde Prateek quasi allegramente. Ma ho un sacco di zii e
di cugini. E tu?
Sto per rispondere che li ho anchio. In fondo ho uno zio. Ma come si pu definire
Daniel, in verit? Non tanto una pecora nera, quanto unentit invisibile, eclissata dalla personalit
di Bram. E di Yael. Daniel: la nota a pie di pagina nella storia tra i miei genitori; quella scritta in
piccolo, in fondo, che nessuno legge mai. Daniel, il fratello pi giovane, pi trasandato, pasticcione,
meno deciso e elemento non secondario pi basso. Daniel, quello relegato sul sedile posteriore
della Fiat e, di conseguenza, apparentemente, sul sedile posteriore della vita.
Non ho molti parenti ci che dico alla fine, completando la vaghezza della
risposta con unalzata di spalle, la mia versione dello scuotimento di capo di Prateek.

Mi propone di scegliere tra una serie di cellulari. Decido per uno e acquisto anche una
SIM. Il mio nuovo amico registra subito il suo numero nella rubrica e, per sicurezza, anche quello di
suo zio. Finiamo il t e poi Prateek annuncia: Ora credo proprio che tu debba andare al cinema.
Ma sono appena arrivato.
Esatto. Cosa c di pi tipicamente indiano? Quattordici milioni di persone
ogni giorno vanno al cinema, qui da voi lo interrompo. Gi, me lhanno
detto.
Tira fuori dalla borsa una pila di riviste, le stesse che ho visto in automobile. Ne apre
una, Stardust, e mi mostra pagine su pagine di individui attraenti, tutti con i denti estremamente
bianchi e splendenti. Snocciola una sfilza di nomi, sconfortato dal fatto che non ne conosco
nessuno.
Adesso andiamo dichiara.
Ma non devi lavorare?
In India il lavoro padrone, ma lospite dio risponde Prateek. E poi, tra il
cellulare e il taxi sorride. Mio zio non dir nulla. Apre un giornale. Danno Dil Mera
Golmaal e anche Gangs of Wasseypur. Oppure c Dhal Gaya Din. Che ne dici, Baba?
Prateek e suo zio intavolano una vivace conversazione in un misto di hindi e inglese,
dibattendo i pro e i contro dei tre film. Alla fine, decidono per Dil Mera Golmaal.
Il cinema situato in un palazzo art Dco dallintonaco bianco e un po scrostato, molto
simile a quelli in cui mi portava Saba quando veniva a trovarci. Compro biglietti e popcorn per
entrambi. In cambio Prateek promette di tradurre i dialoghi.
Il film una versione pi contorta di Romeo e Giulietta, che comprende famiglie in
guerra, gangster e un complotto organizzato da terroristi per rubare armi nucleari, ed condito da
un quantitativo inusitato di esplosioni e balletti non necessita di grandi traduzioni. a un tempo
surreale e logico nella sua assurdit.
Malgrado ci, Prateek ci prova. Quelluomo il fratello di quellaltro, ma non lo sa
sussurra. Uno cattivo, laltro buono, e la ragazza fidanzata con il cattivo ma, in realt, ama
il buono. La famiglia di lei odia la famiglia di lui e viceversa, ma in realt non cos perch la faida
ha a che fare con il padre dellaltro, che ha combinato il tutto quando ha rapito il bambino appena
nato, capisci? E lui anche un terrorista.
Capito.
Seguono un balletto, una scena di battaglia e poi, allimprovviso, ci troviamo nel
deserto. Dubai mi sussurra Prateek.
Perch, esattamente? domando.
Prateek mi spiega che l ha sede il consorzio petrolifero. E ci sono anche i terroristi.

Nel deserto si svolgono diverse scene, compresa quella di un duello tra due camion
mostruosamente grossi che Henk apprezzerebbe moltissimo.
Poi lazione si sposta di colpo a Parigi. La prima ripresa unimmagine generica della
Senna. Lattimo dopo, unaltra inquadratura mostra gli argini del fiume. Vediamo leroina e il
fratello buono che mi spiega Prateek si sono sposati e sono fuggiti insieme. I due si mettono a
cantare. Ma non sono pi lungo la Senna; ora si trovano su uno di quei ponticelli che attraversano i
canali della Villette. Lo riconosco: io e Lul ci siamo passati sotto in battello, seduti uno accanto
allaltra, dondolando le gambe fuori dallo scafo. Di quando in quando, le nostre caviglie si
scontravano e, da quel contatto minimo, scaturiva qualcosa di simile a una scossa elettrica.
La sento di nuovo in questo cinema antiquato. Come per riflesso, il pollice corre verso
un punto allinterno del polso, ma il gesto non ha alcun senso, qui, nelloscurit pi totale.
Di l a poco la canzone finisce e torniamo in India per il gran finale, con le famiglie
riunite e riconciliate, unaltra cerimonia di matrimonio e un balletto grandioso. A differenza di
Giulietta e Romeo, questi amanti hanno avuto il loro lieto fine.
Dopo il film, passeggiamo per le vie affollate. Ormai si fatto buio e il calore ci
avvolge in vampate simili a onde. Ci avventuriamo per strette viuzze che ci portano a unampia
spiaggia a mezzaluna.
La spiaggia di Chowpatty dice Prateek, indicando i lussuosi edifici del Marine
Drive, che luccicano come diamanti lungo la curva sottile della baia.
Sulla passeggiata c unatmosfera carnevalesca con tutti quei venditori di cibo, e i
clown che offrono palloncini di varie forme e quegli amanti furtivi che approfittano delloscurit
per rubarsi qualche bacio, nascosti dietro le palme. Cerco di non guardarli e di non pensare ai baci
rubati. Cerco di non ricordare quel primo bacio, posato non sulle sue labbra, ma sulla voglia, sul suo
polso. Avevo avuto voglia di baciarla per tutto il giorno. E in qualche modo, sapevo esattamente
che sapore avrebbe avuto.
Le onde lambiscono la riva. Loceano Indiano; loceano Atlantico: tra noi ci sono due
oceani. E non ancora abbastanza.

CAPITOLO VENTITR
Quattro giorni dopo, finalmente Yael ha una giornata libera. Invece di risvegliarmi sulla
branda per vederla uscire frettolosamente dalla porta, la trovo in pigiama. Ho ordinato la
colazione dice con quella sua voce argentina, i suoni gutturali dellaccento israeliano ormai
addolciti da tutti gli anni passati a parlare inglese.
Bussano alla porta. Chaudhary, che oltre a svolgere praticamente tutte le mansioni in
questo residence sembra lavorare di continuo, entra spingendo un carrello. La colazione,
memsahib annuncia.
Grazie, Chaudhary gli dice Yael.

Lui ci studia per un attimo. Poi scuote la testa. Non le assomiglia per niente,
memsahib conclude.
Assomiglia a suo padre ribatte lei.
So che la verit ma strano sentirglielo dire. Anche se, immagino, non strano quanto
pu essere per lei ritrovarsi di fronte il viso di suo marito morto, che la guarda. A volte mi sento
comprensivo e le concedo questa motivazione per aver voluto mettere tanta distanza tra noi due,
negli ultimi tre anni. Poi, per, il lato meno disponibile di me, chiede: E nei diciotto anni che sono
venuti prima, allora?
Con gesti enfatici e svolazzanti Chaundary dispone sul tavolo pane tostato, caff, t e
succo di frutta. Poi arretra verso la porta ed esce.
Non se ne va mai da qui? indago.
No, in realt no. I suoi figli sono tutti allestero e sua moglie morta. Cos lavora e
basta.
Suona piuttosto triste.
Mi rivolge uno di quei suoi sguardi indecifrabili. Almeno ha uno scopo.
Apre il giornale. Perfino quello coloratissimo, di un vivace rosa salmone. Coshai
fatto in questi giorni? mi domanda mentre scorre i titoli.
Sono stato alla spiaggia di Chowpatty, ai mercati intorno a Colaba, alla Porta dellIndia.
Ho visto un altro film insieme a Prateek. Per lo pi ho girovagato. Senza meta. Oh sono stato
qui e l dico.
Allora oggi andremo qua e l replica.
Gi in strada, veniamo assediati dalla solita congrega di mendicanti. Dieci rupie
supplica una donna che ha in braccio un bimbo addormentato. Devo comprare il latte in polvere
per il mio bambino. Puoi venire a comprarlo con me.
Sto per tirare fuori i soldi ma Yael mi intima bruscamente di non farlo e poi si rivolge
secca in hindi alla donna.
Non dico una parola. Lespressione della mia faccia mi tradisce, per, perch, in tono
esasperato, lei mi d una spiegazione. una messinscena, Willem. I bambini sono solo un
pretesto. Queste donne fanno parte di una rete di accattonaggio che fa capo al crimine organizzato.
Guardo la donna, che ora dallaltra parte della strada davanti al Taj Mahal Hotel, e mi
stringo nelle spalle. E con ci? Ha ugualmente bisogno di soldi.
Yael annuisce e si acciglia. S, lei ne ha bisogno. E, senza dubbio, il bimbo ha
bisogno di cibo ma nessuno dei due avr quel che gli serve. Se tu comprassi il latte per quella
donna, ti farebbero pagare un prezzo gonfiato, e anche tu ti gonfieresti di orgoglio per la tua
generosit: hai aiutato una madre a nutrire il suo bambino. Cosa c di pi bello?

Non dico nulla: gli ho dato del denaro ogni giorno e ora mi sento stupido per averlo
fatto.
Appena tu ti allontani, il latte viene restituito al negozio. E i tuoi soldi? Il negoziante
ne prende una parte; i boss della malavita prendono laltra. E le donne? Le donne sono vincolate da
un contratto e non prendono niente. Quanto ai bambini lascia cadere il discorso.
Cosa succede ai bambini? La domanda mi sfugge di bocca prima di rendermi
conto che, forse, non voglio sapere la risposta.
Muoiono. A volte di malnutrizione. A volte di polmonite. Quando la vita appesa a
un filo basta la minima cosa a spezzarlo.
Lo so commento. A volte anche quando non appesa a un filo mi dico,
chiedendomi se lei stia pensando la stessa cosa.
Tanto vero che, il giorno del tuo arrivo, ho tardato per unemergenza che
riguardava proprio uno di quei bambini. Non aggiunge altro, lasciando a me il compito di
mettere insieme i pezzi della storia.
La mancata spiegazione di Yael riesce a provocarmi un senso di colpa retroattivo per
averla criticata. Con lei c sempre stato qualcosa di pi importante e pi serio: c sempre qualcosa
di pi serio. Soprattutto, per, mi fa sentire stanco. Non poteva semplicemente spiegarmi come
stavano le cose e risparmiarmi il peso della colpa e dellamarezza?
Eppure, a volte penso che colpa e amarezza siano il solo linguaggio che io e Yael
abbiamo in comune.
La nostra prima tappa il tempio di Shree Siddhivinayak, una torta nuziale riccamente
decorata, assalita da unorda di turisti che paiono formiche. Io e Yael ci infiliamo in mezzo alla
folla e ci facciamo strada a gomitate dentro un salone afoso e sovraccarico dori, procedendo lenti
verso una statua del dio elefante ricoperta di fiori. di un color rosso barbabietola, quasi che fosse
imbarazzato; o forse anche lui solo molto accaldato.
Ganesha mi spiega Yael.
Colui che rimuove gli ostacoli.
Annuisce.
Tutto intorno a noi c gente che dispone ghirlande intorno allaltare, canta o prega.
Si deve fare unofferta perch gli ostacoli vengano rimossi? indago.
Si pu fare cos risponde. Oppure si pu cantare un mantra.
Quale mantra?
Ce ne sono parecchi. Per un po non dice nulla. Poi, con voce bassa ma nitida,
intona: Om gam ganapataye namaha e mi lancia unocchiata, come se si fosse sbilanciata
anche troppo.

Cosa significa?
Inclina la testa da un lato. Lho sentito tradurre allincirca come: Svegliati.
Svegliati?
Mi scruta per un istante e, anche se abbiamo gli stessi occhi, non ho proprio idea di cosa
vedano i suoi.
In un mantra non la traduzione che importa. lintenzione spiega, e questo
quello che si recita quando si vuole ricominciare da capo.
Usciti dal tempio, facciamo segno a un risci. Dove andiamo ora? domando.
Incontriamo Mukesh per pranzo.
Mukesh? Lagente di viaggio che mi ha prenotato il volo?
Per la mezzora successiva restiamo in silenzio, intanto che zigzaghiamo nel traffico e
scansiamo mucche per giungere alla fine in una specie di polveroso centro commerciale. Mentre
paghiamo il guidatore del risci, un uomo alto, robusto e sorridente, con indosso unampia camicia
bianca, si precipita fuori da un negozio la cui insegna recita OUTBOUND TRAVELS.
Willem! esclama, salutandomi con calore e stringendomi entrambe le mani.
Benvenuto.
Grazie rispondo, guardando ripetutamente prima lui poi Yael, che invece non lo
guarda affatto, e chiedendomi come stanno le cose. Hanno una storia? Sarebbe proprio da lei:
introdurre la possibilit che abbia un compagno senza presentarmelo in quella veste e lasciando che
io ci arrivi da solo.
Mukesh dice al guidatore del risci di aspettare, poi rientra nellagenzia di viaggi per
prendere un sacchetto di plastica; dopo di che risaliamo in vettura e ci facciamo un altro quarto
dora di traffico per arrivare al ristorante.
mediorientale specifica orgoglioso Mukesh. Come la mamma.
Allontana il menu, chiama il cameriere e ordina porzioni di hummus e involtini di foglie
di vite, babaganoush e tabul.
Quando arriva il primo piatto di hummus, Mukesh mi chiede come ho trovato il cibo
indiano.
Gli spiego che ho assaggiato dosas e pakoras comprati nelle bancarelle. Non ho
ancora provato un vero e proprio curry.
Dovremo organizzarti una cena di curry commenta. Che poi il motivo per cui
sono qui. Fruga nel sacchetto di plastica e tira fuori una serie di opuscoli in carta patinata. Il
tuo soggiorno non sar molto lungo, perci ti suggerirei di scegliere una zona il Rajasthan, il
Kerala o lUttar Pradesh ed esplorare quella. Mi sono preso la libert di studiare qualche itinerario
per te. Mi allunga alcuni fogli stampati da un computer. Uno per il Rajasthan. C tutto: volo

andata e ritorno per Jaipur, spostamenti per Jodhpur, Udaipur e Jaisalmer. C addirittura
unescursione in cammello. Un pacchetto di viaggio analogo si applica al Kerala: volo aereo,
spostamenti via terra, crociera sul fiume.
Sono confuso. Facciamo un viaggio? chiedo a Yael.
Oh, no, no risponde Mukesh per lei. La mamma deve lavorare. Questo un
viaggio speciale solo per te, per far s che la tua permanenza in India sia il massimo.
A quel punto capisco lo sguardo colpevole. Lui non il suo compagno. loperatore
dellagenzia di viaggi. Quello che ha interpellato per portarmi qui. Quello che ha il compito di
mandarmi via.
Almeno ora so perch sono qui. Non per ricominciare da capo. Solo per via di un invito
frettoloso che stato sciocco fare, sciocco accettare e, soprattutto, sciocco sollecitare.
Quale itinerario preferiresti? incalza Mukesh. Non sembra rendersi conto della
spinosa dinamica famigliare in cui incappato.
La mia rabbia cocente e biliosa ma la reprimo, tanto che si rivolta verso di me e
minfurio con me stesso. Qual la definizione di follia? Ripetere sempre la stessa azione
aspettandosi risultati diversi.
Questo dico, girando il dpliant in cima al mucchio. Non guardo neppure la
destinazione. Non ha davvero importanza.

CAPITOLO VENTIQUATTRO
MARZO
Jaisalmer, India
Sono le dieci del mattino a Jaisalmer e il sole del deserto picchia forte sulle pietre color
sabbia della citt fortificata. Nei vicoli angusti e lungo le strette scalinate, laria soffocante per via
del caldo e del fumo dei fuochi di sterco accesi fin dal mattino presto e questo, oltre agli
onnipresenti cammelli e mucche, dona alla citt un aroma particolare.
Scanso un gruppo di donne dagli occhi cerchiati di kohl e puntati a terra, come per
timidezza, anche se riescono a civettare in altri modi: con il fruscio dei sari dai colori elettrici e con
il tintinnio dei bracciali che portano alle caviglie.
Ai piedi della collina, passo accanto ad alcuni banchetti di ambulanti che vendono
tessuti locali. Mi fermo a uno di essi, e guardo un arazzo viola ricamato e incrostato di specchietti.
Ti piace ci che vedi? chiede con fare indifferente il giovanotto dietro il banco,
senza dar segno di conoscermi salvo che per il luccichio dei suoi occhi.
Forse rispondo evasivo.

C qualcosa in particolare che ti piace?


Ho messo gli occhi su qualcosa.
Nawal annuisce solennemente, nessun accenno di un sorriso e nessun segno del fatto
che da quattro giorni ripetiamo questa stessa conversazione. come un gioco, oppure una recita che
abbiamo incominciato quando ho visto per la prima volta larazzo che vorrei. O meglio, che vuole
Prateek.
A due giorni dallinizio del mio viaggio nel Rajasthan, quando, ancora colmo di bile e
amarezza, avevo una mezza intenzione di tornarmene ad Amsterdam in anticipo, Prateek mi ha
mandato un messaggio sul telefono con scritto: Grandiosa proposta!!!!!!!!!! uscito fuori che
non era cos grandiosa. Voleva che gli comprassi degli oggetti di artigianato del Rajasthan, che
avrebbe rivenduto a Mumbai per un prezzo maggiorato. Mi avrebbe rimborsato la spesa e avremmo
diviso il profitto. L per l gli avevo detto di no, soprattutto dopo che mi aveva inviato un sms con la
lista della spesa. Finch un giorno, a Jaipur, ero finito nel Bapu Bazar, a gironzolare senza sapere
bene cosa fare, cos avevo cominciato a cercare il tipo di sandali di cuoio che mi aveva chiesto. E,
da l, avevo continuato. Setacciare i mercati a caccia di spezie e bracciali, o di un particolare tipo di
pantofole, ha dato una specie di forma al mio viaggio e mi ha permesso di dimenticare che, di fatto,
si tratta di un esilio. Proprio per questo lho allungato, facendo spostare di una settimana a Mukesh
la data del ritorno. Ormai sono via da tre settimane e, quando rientrer a Mumbai, mi rester solo
una manciata di giorni prima del volo di ritorno per Amsterdam.
A Jaisalmer, Prateek mi ha dato istruzioni di acquistare un particolare tipo di arazzi per
cui la zona famosa. Devono essere di seta e sar certo che lo se, bruciandone un filo, emaner lo
stesso odore di un capello bruciato. La seta deve essere ricamata e cucita, non incollata, e potr
verificare che non lo sia girandola e tirando il filo della cucitura, che deve essere anchesso di seta e
va controllato bruciandolo con un fiammifero. Non deve costare pi di duemila rupie, perci devo
contrattare, senza scrupoli. Prateek aveva forti dubbi sulla mia capacit di contrattare, perch
sostiene che lho pagato troppo per il suo servizio di tassista, ma gli ho assicurato che, nel mercato
Albert Cuyp, avevo visto mio nonno contrattare su una forma di formaggio fino a pagarla la met, e
che quindi ce lho nei geni.
Un po di t, magari, mentre guardi? chiede Nawal. Sbircio sotto il bancone e
vedo che, come ieri, il t pronto.
Perch no?
A quel punto, la recita finisce e comincia la conversazione. Per ore e ore. Mi accomodo
sulla sedia di tela di fianco a quella di Nawal e, come abbiamo fatto per gli ultimi quattro giorni,
parliamo. Quando si fa troppo caldo, o quando lui ha un cliente vero, me ne vado. Prima, per, lui
abbassa il prezzo dellarazzo di cinquecento rupie, garantendosi cos che io torni il giorno seguente
per rifare tutta la sceneggiata.
Nawal versa il t speziato dalla teiera di metallo decorato. La sua radio suona lo stesso
stravagante pop hindi che piace tanto a Prateek. C una partita di cricket pi tardi. Se tinteressa
sentirla mi informa.
Bevo un sorso di t. Cricket? Davvero? Lunica cosa che pi noiosa del guardare

una partita di cricket ascoltarne una alla radio.


Lo dici solo perch non capisci i dettagli del gioco.
Nawal adora darmi lezioni su tutte le cose di cui non capisco nulla. Non capisco nulla di
cricket n di calcio se per quello, non capisco le relazioni politiche tra India e Pakistan, non
capisco qual la verit sul riscaldamento globale, e di sicuro non capisco perch i matrimoni
damore sono peggiori di quelli concordati dalle famiglie. Ieri ho fatto lerrore di chiedere cosa ci
fosse di tanto sbagliato nei matrimoni fatti per amore e ne ho ricavato una vera e propria
conferenza.
In India il tasso di divorzi il pi basso del mondo. In Occidente raggiunge il
cinquanta per cento. Sempre che ci arrivino, a sposarsi mi ha detto Nawal disgustato. Ecco, ti
racconto una storia: i miei nonni, gli zii e le zie, i miei genitori e i miei fratelli si sono sposati tutti
con matrimoni concordati. Matrimoni felici. Vite lunghe. Mio cugino, invece, ha scelto di sposarsi
per amore e, dopo due anni, niente bambini, e la moglie lo ha abbandonato al suo destino.
Cos successo? ho chiesto.
successo che non erano compatibili mi ha risposto. Viaggiavano senza
mappa. Non si pu fare cos. Devi organizzare tutto nel modo pi appropriato. Domani ti faccio
vedere.
Cos, oggi Nawal ha portato una copia della carta astrologica che stata calcolata per
decidere se lui e la sua fidanzata, Geeta, sono compatibili. Lui insiste che permette di vedere il
futuro felice che lui e Geeta andranno a condividere, cos com predisposto dagli dei. In
faccende simili, devi affidarti a forze pi grandi del cuore umano dichiara.
La carta astrologica somiglia a una delle equazioni matematiche di W, con il foglio
diviso in sezioni e simboli diversi in ciascuna di esse. So che W convinto che tutti i problemi della
vita si possano risolvere applicando principi matematici, ma credo che anche lui questo lo
considererebbe un po tirato per i capelli.
Non ci credi? mi sfida Nawal. Citami un esempio di un buon matrimonio
damore che dura nel tempo.
Lul mi aveva fatto una domanda simile. Seduti in quel caff, quando discutevamo
sullamore, mi aveva chiesto di citargli una coppia in cui lamore era durato, che era rimasta
macchiata. E io le avevo risposto: Yael e Bram. I loro nomi erano sbucati fuori cos, di colpo.
Ed era strano perch, in due anni di vagabondaggi, non avevo mai parlato di loro a nessuno,
neppure a persone con cui avevo viaggiato per parecchio tempo. Non appena li avevo nominati, mi
era venuta voglia di raccontarle tutto di loro: come si erano incontrati, come sembravano due pezzi
di un puzzle che sincastrano alla perfezione e come, a volte, pareva che io non centrassi niente con
quellincastro. Ma era passato cos tanto tempo dallultima volta in cui avevo parlato di loro, che
non avevo saputo pi come farlo. Eppure, sembrava quasi unaltra cosa non detta, ma che lei sapeva
gi. Mi piacerebbe averle detto tutto, per. Unaltra voce da aggiungere alla lista dei miei rimpianti.
Ora sto per raccontarlo a Nawal, dei miei genitori, che hanno avuto un matrimonio
damore spettacolare; forse, per, era gi nella carta del loro destino, il modo in cui sarebbe finito.

Ci ho riflettuto sopra: se uno avesse potuto saperlo prima, che quei venticinque anni di amore, alla
fine, lo avrebbero distrutto, avrebbe rischiato ugualmente? Non forse inevitabile? Se attingi cos
tanto alla felicit, verr il momento in cui dovrai restituire un deposito di pari entit. Si rif tutto alla
legge universale dellequilibrio.
Secondo me, tutta questa faccenda dellinnamorarsi un errore continua Nawal.
Voglio dire, guarda te lo dice come se fosse unaccusa.
Cosa centro io?
Hai ventun anni e sei solo.
Non sono solo. Sono qui con te.
Lui mi guarda con aria compassionevole, ricordandomi che, per quanto piacevoli siano
stati questi giorni, lui qui per vendere qualcosa e io sono qui per comprarla.
Non hai una moglie. E scommetto che sei stato innamorato. Scommetto che hai
amato un sacco di donne, come fanno sempre nei film occidentali.
A dir la verit, non ho mai amato nessuna. Nawal fa una faccia sorpresa e sto per
spiegargli che non ho mai amato veramente ma mi sono innamorato un sacco di volte. E che
sono due cose completamente diverse.
Per mi blocco. E, una volta di pi, mi sento trasportare dal deserto del Rajasthan a quel
caff di Parigi. Riesco quasi a sentire il tono scettico della voce di Lul quando, dopo averle detto
C un abisso... tra innamorarsi di qualcuno e amare davvero unaltra persona le ho spalmato la
Nutella sul polso, in teoria per dimostrare la mia opinione, ma in realt per aver una scusa per
sentire che sapore aveva.
Lei aveva riso di me. Aveva detto che era falso che ci fosse una differenza tra essere
innamorati e amare. Mi sembra che ti piaccia rimorchiare un po tutte. Ma almeno abbi il coraggio
di ammetterlo.
Il ricordo mi fa sorridere, anche se Lul, che quel giorno aveva cos ragione su di me,
riguardo a questo aveva torto. Yael aveva fatto laddestramento da paracadutista, nelle Forze di
Difesa Israeliane, e un giorno mi aveva descritto cosa si prova a saltar gi da un aereo: a precipitare
attraverso laria, con il vento che ti avvolge, leccitazione, la velocit, lo stomaco in gola, il brusco
atterraggio. Mi sempre sembrato il modo pi adatto di descrivere come ci si sente con le ragazze:
il vento e leccitazione, la caduta, il desiderio, il precipitare a ruota libera. La fine improvvisa.
Stranamente, per, quel giorno, con Lul, non avevo avuto limpressione di un brusco
atterraggio. Se mai di toccare finalmente terra.
Nawal e io beviamo il t e ascoltiamo la musica, parliamo delle elezioni che si stanno
per tenere in India e dei prossimi campionati di calcio. La vampa del sole filtra attraverso la tettoia
di frasche e, a mano a mano che il caldo aumenta, noi ci facciamo pi silenziosi. Non arrivano
clienti a questora del giorno.
Il suono del mio telefono interrompe lidillio. Sar Mukesh. lunico che mi telefona

qui. Prateek manda sms. Yael non fa nessuna delle due cose.
Ciao, Willem, tutto al massimo? domanda.
Alla perfezione rispondo. Nella gerarchia di Mukesh alla perfezione un
gradino pi in su di al massimo.
Ottimo. Non volevo preoccuparti, ma ti chiamo per una modifica del programma. Il
giro in cammello cancellato.
Cancellato? Come mai?
I cammelli si sono ammalati.
Ammalati?
S, s: vomito, diarrea terribile, terribile.
Non possiamo prenotarne altri? Lescursione di tre notti nel deserto a dorso di
cammello era lunica parte dellitinerario organizzato che mi interessava davvero. Quando ho
allungato il viaggio di una settimana ho chiesto a Mukesh di spostarne la data.
Ci ho provato. Purtroppo la prossima escursione in cui ti potrei infilare la settimana
dopo e cos perderesti il volo di luned prossimo a Dubai.
C qualche problema? mi chiede Nawal.
Lescursione in cammello stata cancellata. I cammelli sono malati.
Mio cugino organizza le escursioni. Nawal sta gi prendendo il cellulare. Te la
posso prenotare io.
Mukesh, credo che un mio amico, qui, possa trovarmi un posto su un altro giro.
Oh, no! Willem. Non si pu fare assolutamente. Il suo tono amichevole si fa di
colpo brusco. Poi, con voce pi gentile, continua: Ti ho gi prenotato un treno per Jaipur stasera
e il volo per tornare a Mumbai domani.
Stasera? Che fretta c? Ho unaltra settimana prima di tornare in Europa.
Quando ho chiesto a Mukesh di prolungare di una settimana il viaggio in Rajasthan lho
anche pregato di prenotarmi un volo di rientro ad Amsterdam poco dopo il ritorno a Mumbai. Ho
calcolato i tempi alla perfezione in modo da dover vedere Yael solo per un paio di giorni, subito
prima della partenza. Magari posso stare qui ancora per qualche giorno?
Mukesh schiocca la lingua che, nel suo linguaggio personale, lesatto opposto di alla
perfezione. Poi attacca una tiritera sugli orari dei voli e sulle variazioni delle tariffe e mi avvisa
che, se non torno subito a Mumbai, potrei rimanere incastrato qui in India. Alla fine non mi resta
che arrendermi.
Bene, bene. Ti mando litinerario via e-mail conclude.
La mia e-mail funziona male. Me lhanno bloccata e ho dovuto reinserire la

password, cos un sacco di messaggi recenti sono spariti spiego. A quanto pare, c in giro un
virus.
Gi, sar il virus Jagdish. Schiocca di nuovo la lingua. Devi aprire un altro
account. Nel frattempo ti mander un sms con i treni e litinerario del volo.
Chiudo la telefonata con Mukesh e frugo nello zaino per cercare il portafogli. Conto
tremila rupie, lultimo prezzo di Nawal. Gli casca la faccia.
Devo partire annuncio. Stasera stessa.
Nawal pesca da dietro il bancone un oggetto spesso e quadrato, avvolto in carta da
pacchi. Lho messo da parte cos che nessun altro potesse soffiartelo. Scosta leggermente la
carta e mi mostra larazzo. Ci ho messo una cosina in pi, per te.
Ci salutiamo. Gli auguro buona fortuna per il suo matrimonio. Non mi serve la
fortuna: nelle stelle. Sei tu, secondo me, quello che ha bisogno di fortuna.
Mi ricorda qualcosa che mi ha detto Kate quando mi ha lasciato a Mrida. Ti augurerei
buona fortuna, Willem, ma credo che tu debba smettere di contarci troppo.
Non so chi dei due ha ragione.
Preparo i bagagli e mi dirigo alla stazione a piedi, nella calura del tardo pomeriggio. La
citt ha una tinta dorata: si arrampica su per la collina con le dune di sabbia che si increspano alle
sue spalle, e tutto mi fa gi sentire triste e nostalgico.
Il treno mi scaricher a Jaipur alle sei del mattino seguente. Laereo per Mumbai alle
dieci. Non ho avuto modo di aprire un nuovo indirizzo e-mail e Mukesh non ha detto nulla su chi mi
verr a prendere allaeroporto. Mando un sms a Prateek. In realt negli ultimi due giorni non ha
risposto a nessuno dei miei messaggi, perci cerco di telefonargli.
Risponde con fare distratto.
Prateek, ehi, sono Willem.
Willem, dove sei?
Su un treno. Ho qui il tuo arazzo. Faccio frusciare il pacco perch lo senta.
Oh, bene. Considerato lentusiasmo folle che aveva nei confronti di questa sua
ultima iniziativa commerciale, sembra stranamente indifferente.
Tutto a posto?
Pi che a posto. Va benissimo. Mio cugino Rahul si ammalato di influenza.
Terribile. E come sta ora?
Bene, bene. Deve rimanere a letto, per dice allegramente Prateek. Lo sto
aiutando abbassa la voce fino a un sussurro. Con il cinema.
Con il cinema?

S! Trovo i goreh, le comparse per recitare nei film. Se ne trovo dieci mi mettono il
nome nei titoli di coda. Assistente dellassistente del direttore del casting.
Congratulazioni.
Molte grazie risponde formalmente. Ma solo se trovo altre quattro persone.
Domani torno allEsercito della Salvezza e poi forse allaeroporto.
Ecco, se vieni allaeroporto perfetto. Ho bisogno di un passaggio.
Pensavo che tornassi sabato.
Cambio di programma. Torno domani.
C un silenzio, durante il quale a me e a Prateek viene la stessa idea. Vuoi
partecipare? mi chiede, nello stesso momento in cui io mi offro: Vuoi che venga
La linea telefonica riecheggia della nostra risata. Gli dico numero del volo e orario
darrivo e riattacco. Fuori il sole tramonta: una fiamma che splende alle spalle del treno mentre
davanti a noi c la tenebra. Di l a poco completamente buio.
Mukesh mi ha prenotato una cuccetta in un vagone con aria condizionata, che la India
Rail porta alla temperatura di una cella frigorifera. Sul letto c soltanto un lenzuolo. Rabbrividisco
dal freddo, poi mi viene in mente quellarazzo, spesso e caldo. Apro il pacco: ne rotola fuori
qualcosa di piccolo e duro.
una statuina di Ganesh, che tiene nelle mani la sua ascia e il suo loto e sorride di quel
suo sorriso ineffabile, quasi sapesse qualcosa che noialtri non siamo ancora riusciti a capire.

CAPITOLO VENTICINQUE
Mumbai
Il film sintitola Heera Ki Tamanna, che si traduce approssimativamente con Brama di
diamanti. Si tratta di una storia damore che ha per protagonisti Billy Devali famosa star e
Amisha Rai famosissima star ed diretto da Faruk Kahn, cos famoso che, a quanto pare, non ha
bisogno di alcuna presentazione. Prateek mi comunica il tutto in un monologo senza fermarsi a
prendere fiato; non ha quasi fatto una pausa da quando mi ha agguantato nellatrio degli arrivi e mi
ha trascinato fino allautomobile, buttando a malapena uno sguardo alle varie merci del Rajasthan
che ho cos scrupolosamente mercanteggiato nelle ultime tre settimane.
Ma, Willem, quello era il piano dellaltra volta. Scuote la testa, costernato per il
fatto di dovermi spiegare la situazione. Adesso sto lavorando a Bollywood. Poi mi racconta
che, ieri, Amisha Rai gli passata tanto vicino che lorlo del suo sari gli ha sfiorato il braccio. Ti
posso dire che effetto mi ha fatto? domanda, senza aspettarsi una risposta. stato come
essere carezzato dagli dei. E sai che profumo aveva? Chiude gli occhi e inspira. A quanto pare,
un profumo che le parole non possono definire.

E io, cosa devo fare esattamente?


Ti ricordi, in Dil Mera Golmaal, quella scena dopo la sparatoria?
Annuisco. Era come Le iene, ma ambientato su una nave. E pieno di balletti.
Da dove credi che venissero tutti quegli occidentali bianchi?
Dallo stesso luogo magico da cui venivano le cubiste?
Da un direttore del casting, come me. Si batte il pugno sul petto.
Direttore del casting? Allora ufficiale. Ne hai trovati dieci?
Tu sei lottavo, ma ci arriver. E poi tu sei cos alto e bello e bianco.
Forse posso contare per due? scherzo.
Prateek mi guarda come se fossi scemo. No. Tu conti per uno. Sei uno solo.
Raggiungiamo Film City, la zona periferica dove sorgono buona parte dei teatri di posa,
ed entriamo nel comprensorio e poi in quello che sembra un grande hangar per aeroplani.
Oh, a proposito, la paga butta l Prateek con disinvoltura. Ti devo avvertire che
di dieci dollari al giorno.
Non dico nulla. Non contavo affatto di ricevere un compenso.
Lui fraintende il mio silenzio. Lo so che per voi occidentali non molto si
giustifica ma ti daranno da mangiare e anche un alloggio, cos non dovrai fare avanti e indietro
da Colaba tutte le sere. Per favore, dimmi che ti va bene.
Certo. Non lo faccio per i soldi. Che esattamente quello che diceva Tor riguardo
a Guerrilla Will. Non lo facciamo per i soldi. Il pi delle volte, per, lo diceva mentre contava
puntigliosamente lincasso della serata o controllava le previsioni meteorologiche dellInternational
Herald Tribune per scoprire il posto pi soleggiato e remunerativo a cui dirigersi.
Allepoca lo facevo per i soldi. Anche quel poco che guadagnavo con Guerrilla Will mi
aveva risparmiato di dover tornare in una casa che non mi avrebbe accolto bene.
Buffo quanto poco sono cambiate le cose.
Sul set, Prateek mi presenta ad Arun, lassistente del direttore del casting, che
interrompe un attimo una conversazione al cellulare per soppesarmi. Dice qualcosa a Prateek in
hindi, poi fa un segno affermativo con il capo e abbaia, rivolto a me: Costume.
Prateek mi stringe un braccio e mi guida ai camerini, che sono una serie di appendiabiti
con le ruote carichi di completi giacca e pantalone e vestiti da donna, di cui si occupa unirritabile
signora occhialuta. Trovati qualcosa che ti va bene mi ordina.
Ma per me tutto troppo corto di almeno venti centimetri, che pi o meno quanto
torreggio su buona parte degli indiani. Prateek fa una faccia preoccupata. Ce lhai un completo?
mi domanda.

Lultima volta che mi sono messo giacca e pantaloni stato al funerale di Bram. No,
non ce lho un completo.
Allora, qual il problema? interviene brusca Neema, la signora dei costumi.
Con fare servile, il mio amico si profonde in scuse per la mia altezza, quasi fosse una
tara della mia personalit.
Lei sospira spazientita. Aspettate qui.
Prateek mi guarda allarmato. Spero che non ti mandino via. Arun mi ha appena detto
che uno dei tipi dellashram, il monastero ind, se ne andato stamattina. Ora sono di nuovo a sette.
Mincurvo, cercando di sembrare pi basso. Serve a qualcosa?
Il completo non ti andr bene lo stesso dichiara, scuotendo la testa come se fossi
tonto.
Neema ritorna con una custodia per abiti. Dentro c un completo stirato di fresco, di un
blu lucido e cangiante. Questo viene dal guardaroba degli attori, perci non lo rovinare
avverte, spingendomi dietro una tenda perch lo provi.
Il completo mi va bene. Prateek mi vede e fa un ampio sorriso. Hai un aspetto cos
distinto commenta stupito. Vieni. Passa accanto ad Arun. Fai lindifferente. Oh, s. Ti ha
visto. Bene. Penso di essermi quasi assicurato un posto nei titoli di coda. Pensare che un giorno
potrei diventare come Arun.
Non c niente di male a sognare.
Lo sto prendendo in giro ma continuo a dimenticarmi che Prateek prende tutto alla
lettera. Certo. Sognare la cosa pi importante, no?
Il set del film un finto cocktail bar, con un pianoforte a coda piazzato proprio al
centro. Le star indiane sono posizionate nellarea intorno al bancone mentre le circa cinquanta
comparse sono distribuite nel resto del set. La maggioranza indiana, per ci sono anche quindici o
venti occidentali. Vado a mettermi vicino a un indiano in smoking; lui mi scruta con gli occhi
socchiusi e si allontana.
Sono cos snob! commenta ridendo una ragazza snella e abbronzata, che indossa
un vestito azzurro e luccicante. Con noi non parlano.
una sorta di colonialismo alla rovescia dichiara un tipo con una criniera di
dreadlock, trattenuta da una fascia. Nash si presenta, porgendomi la mano.
Tasha si aggiunge la ragazza.
Willem.
Willem ripetono in tono sognante. Stai allashram?
No.

Ah! Infatti non ci sembrava. Daltronde ti avremmo riconosciuto dice Tasha.


Sei cos alto. Come Jules.
Nash fa un cenno di assenso. E anchio. Siamo tutti daccordo sullaltezza di questa
Jules.
Che ci fate in India? domando, passando in maniera indolore a una
comunicazione da cartolina.
Siamo profughi dice Tasha. In fuga dal mondo materialista e ossessionato da
fama e celebrit degli Stati Uniti. Siamo qui per purificarci.
Qui? indico il set.
Nash ride. Non te la regalano mica lIlluminazione. Anzi, piuttosto costosa. Per
questo siamo qui a guadagnarci un po di soldi e un altro po di tempo. E tu, amico? Cosa ti porta
nella terra di Bollywood?
La fama, naturalmente.
Ridono entrambi. Poi Nash propone: Ti va di farti un tiro? Qui non stanno facendo
nulla di importante, salvo tenerci ad aspettare. Tira fuori una grossa canna.
Mi stringo nelle spalle. Perch no?
E quello lo so fare anche da sballato.
Sgusciamo allesterno, dove la met delle comparse sta fumando sigarette allombra dei
cornicioni. Nash accende la canna, d un tiro e la passa a Tasha, che ne aspira una lunga boccata e
poi la passa a me. Lhashish forte ed da un po che non ne uso, perci leffetto immediato. Ce
la passiamo ancora per un po.
Sei proprio alto, Willem mi dice Tasha.
S, mi pare che tu me lo abbia gi accennato.
Dobbiamo proprio fargli conoscere Jules aggiunge lei, strascicando le parole.
Anche lei alta. E canadese.
Assolutamente concorda Nash. Grande idea.
Il mondo si fatto un po sfocato: fluttua intorno a me e ha assunto colori brillanti e
vivaci. Chi Jules? chiedo.
una ragazza risponde lui. Carina. Con i capelli un po rossi. Adesso
allashram ma pu darsi che venga via tra un paio di giorni. alta. Ah gi Tasha te lha gi
detto. Merda! Arriva lassistente alla regia. Nascondi la canna.
Tasha nasconde il mozzicone tra le dita proprio mentre un uomo con un aspetto da
volatile si avvicina e ci esamina. Anche se lei che ha la canna, il tipo fissa lo sguardo su di me.
Tira fuori il cellulare e mi fa una foto. Poi sparisce, senza dire una parola.

Oh, merda! esclama Tasha ridacchiando. Ci hanno beccato.


Hanno beccato lui sottolinea Nash. Ha fotografato solo lui. Sembra un po
offeso.
Quando gira della droga la colpa sempre degli olandesi scherzo.
Eh, gi fa eco lui, annuendo.
Adesso sto andando in paranoia dice la ragazza.
Torniamo dentro. Il resto lo teniamo per dopo propone Nash.
Con lhashish che mi ronza nella testa, lattesa pi lunga anzich pi veloce. Passo
qualche minuto a cercare di far rotolare tra le dita una moneta da una rupia ma continua a cadermi.
Accendo il cellulare per giocare al solitario, poi, per un capriccio da sballato, decido di usarlo per il
suo scopo effettivo. Faccio una telefonata.
Ciao sono Willem dico, quando risponde.
Lo so chi sei. Sento irritazione nel suo tono di voce. Persino telefonarle
sufficiente a mettermi nei guai? Dove sei? chiede.
Su un set cinematografico. Recito in un film di Bollywood, per qualche giorno.
Silenzio. Yael non ha mai apprezzato molto la sottocultura, salvo che per la sdolcinata
musica pop israeliana a cui non capace di resistere. Non le piacciono n i film, n gli spettacoli
televisivi. Di sicuro pensa che questa storia sia una perdita di tempo.
Quand che lo hai deciso? dice infine. Ha una voce cos secca che ci si potrebbe
accendere un fuoco.
Ieri. In via ufficiale, stamattina.
E quando pensavi di farmelo sapere?
Forse per colpa dellhashish, ma scoppio a ridere. Perch comico, di quella comicit
che nasce dallassurdo.
Yael non daccordo. Cosa c di tanto divertente?
Cosa c di divertente? domando. Che tu voglia essere informata dei miei
movimenti, questo divertente. Visto che, negli ultimi tre anni, non ti sei curata di sapere che fine
avevo fatto e come stavo; visto che mi hai fatto venire fino in India e poi, dopo una settimana, mi
hai spedito lontano e non ti sei preoccupata di chiamarmi neppure una volta, n di venirmi a
prendere allaeroporto. Oh, lo so che cera un caso demergenza, qualcosa di pi importante da fare.
Ma sempre cos, non vero? Quindi, perch mai avresti bisogno di sapere che sto recitando in un
film di Bollywood?
Mi fermo. Ed come se leffetto dellhashish si fosse esaurito, portandosi via la mia
rabbia; o il mio coraggio.

Il motivo per il quale avrei avuto bisogno di saperlo ribatte, con un tono cos
pacato da farti andare su tutte le furie che avrei evitato di venirti a prendere allaeroporto, come
invece ho fatto.
Riattacca e io guardo meglio il cellulare. Vedo le tante chiamate senza risposta e gli sms
con scritto Dove sei?
Un altro contatto mancato. la storia della mia vita, di questi tempi.

CAPITOLO VENTISEI
Quella sera finiamo alle otto, ci ammucchiamo dentro un autobus barcollante e
facciamo unora di viaggio per raggiungere un tozzo albergo di cemento dove ci alloggiano in
quattro per stanza. Io mi ritrovo con Nash, Tasha e Argin, un altro accolito dellashram. I tre fanno
girare una canna e si raccontano storie su come raggiungere lIlluminazione. Mi offrono di fumare
ma, dopo il disastroso scambio alimentato dallhashish avuto con Yael nel pomeriggio, non mi fido
pi di me stesso. Alla fine mi addormento, almeno finch, nel cuore della notte, non mi ridesta un
entusiastico cigolare della rete del letto. Nash e Tasha. O forse tutti e tre. Molto sgradevole e
anche triste perch non mi viene in mente nessun altro posto dove vorrei essere in questo momento.
Il giorno seguente, sul set, succedono pi o meno le stesse cose. Dopo aver indossato il
completo blu, incrocio Prateek per mezzo secondo prima che schizzi di nuovo via. Devo trovare
altre comparse mi grida. Ieri tre se ne sono andati. Oggi me ne servono quattro! Neema mi
lancia unocchiataccia. Lassistente alla regia mi scatta unaltra foto. Sono proprio preoccupati per
quel vestito.
Pi tardi, nel pomeriggio, Prateek torna con le nuove reclute, tra cui c una donna con
lunghe gambe e capelli biondo-rossi striati di ciocche rosa.
Jules! strillano Nash e Tasha, quando la vedono arrivare. Si abbracciano,
saltellando in circolo tutti e tre; poi Tasha mi fa segno di avvicinarmi.
Jules dice questo Willem. Abbiamo deciso che perfetto per te.
Ah, davvero? La ragazza alza gli occhi al cielo. alta, non proprio quanto me ma
quasi. Io sono Jules come, a quanto pare, sai gi si presenta.
Io sono Willem.
Mi piace il tuo completo, Willem.
E fai bene. un abito molto speciale. Cos speciale che continuano a fotografarmi
per essere sicuri che non lo rovini.
evidente che sei un uomo che sa il fatto suo, quanto a infilarsi negli armadi.
Anchio devo infilarmi in un camerino. Mi faresti vedere dove devo andare?
Ne sar felice.

Mi prende sottobraccio e ci dirigiamo verso gli appendiabiti dove sono attaccati i


costumi. Vedo che hai conosciuto Nash e Tasha.
Ho avuto il piacere di passare la notte con loro.
Fa una smorfia. Hanno fatto sesso, vero?
Annuisco.
Lei scuote la testa. Le mie condoglianze.
La sua battuta mi fa scoppiare a ridere.
Be, stasera ci sar anchio in camera con voi. Cercher di sistemare le cose. Mi
rivolge unocchiata allusiva. Non in quel senso, se ci che stai pensando.
Sto pensando solo a trovare qualcosa con cui vestirti dichiaro.
Dici davvero? indaga. Con cui vestirmi?
Rido di nuovo. Jules ha un braccio allacciato al mio, ed una distrazione piacevole
dalla sensazione di disagio che mi rimasta addosso dopo lalterco avuto ieri con Yael. Le ragazze
sono sempre state il modo pi efficace per distrarsi.
Finch non stata proprio una ragazza quello da cui dovevo distrarmi.

CAPITOLO VENTISETTE
Sono le cinque passate quando finalmente si comincia a girare. La nostra scena una
canzone, il momento in cui il personaggio di Billy Devali incontra Amisha Rai per la prima volta e
ne ammaliato a tal punto che attacca di colpo a cantare accompagnandosi al pianoforte. Noi
dobbiamo stare l a guardarlo, ipnotizzati da questa sincera manifestazione di amore a prima vista.
Alla fine, applaudiamo.
Si gira per tutto il resto della giornata. Quando terminano le riprese, lassistente alla
regia ci consiglia di prevedere di trattenerci almeno per altri due giorni. Prateek mi prende da parte
per dire che probabilmente ci vorr di pi e se mi dispiace restare. A me non dispiace affatto. Sono
felicissimo di stare qui fino alla data del volo di rientro in Olanda.
Siamo di nuovo in fila, in attesa di prendere lautobus, quando arriva lassistente alla
regia e mi scatta unaltra foto. Ehi, stanno proprio raccogliendo un dossier sul tuo conto
commenta Nash.
Non capisco dico perplesso. Non ho mica addosso il completo, in questo
momento.
Quella notte, in albergo, siamo in cinque: Nash, Tasha, Argin, io e Jules. Noi due ci
dividiamo un materasso buttato in terra. Non succede nulla, non tra di noi, almeno. La sua presenza
non particolarmente utile a trattenere Nash e Tasha dal praticare la loro ginnastica a corpo libero

notturna, ma, quando attaccano, vedo Jules scossa dalle risate che contiene a stento e, di l a poco,
finisco per ritrovarmi come lei.
Lei rotola su un fianco per girarsi verso di me e guardarmi in viso. Lo squallore ama
la compagnia mi sussurra.
Il giorno seguente, mentre sono in fila per il pranzo in attesa di riso e dal, lassistente
alla regia arriva e mi batte su una spalla. Mi metto prontamente in posa per un altro scatto, ma
questa volta la macchina fotografica non ce lha. Invece, mi ordina di andare con lui.
Hai macchiato il vestito? mi grida Jules mentre mi allontano.
Arun ci trotterella dietro, seguito da Prateek che ha unespressione stravolta. Ma quanto
potr costare quel completo?
Cosa succede? chiedo a Prateek mentre oltrepassiamo il set e ci dirigiamo verso la
fila di roulotte dove sono i camerini.
Faruk! Khan! Sputa fuori i nomi come se stesse tossendo.
Cosa centra Faruk Khan? Ma prima che lui possa rispondermi, mi trascinano su
per una scaletta e mi spingono dentro una delle roulotte. Allinterno ci sono Faruk Khan, Amisha
Rai e Billy Devali seduti uno accanto allaltro. Mi fissano tutti per quella che pare uneternit; poi
Billy tuona: Ecco! Non ve lavevo detto?
Amisha si accende una sigaretta e scalcia con i suoi piedini nudi e ricoperti da volute di
tatuaggi allhenn. Hai perfettamente ragione dice con un accento cantilenante. Sembra
proprio una star del cinema americano.
Come quello l Billy schiocca le dita. Heath Ledger.
Solo che non morto precisa Faruk.
Fanno una compiaciuta risatina di assenso.
Mi pare che Heath Ledger fosse australiano intervengo.
Non ha importanza ribatte Faruk. Tu da dove vieni? America? Gran Bretagna?
Olanda.
Billy arriccia il naso. Non hai nessun accento.
Sembri quasi inglese aggiunge Amisha. Abbastanza vicino allaccento del
Sudafrica.
Questo vicino al sudafricano dico, imitando laccento saltellante dellafrikaans.
Amisha batte le mani. capace di imitare gli accenti.
Lafrikaans simile allolandese le spiego.
Hai mai recitato prima? domanda Faruk.

Non proprio.
Non proprio? mi fa eco Amisha inarcando un sopracciglio.
Un po di Shakespeare.
Non puoi rispondere non proprio e poi dire che hai recitato William Shakespeare
dice Faruk sdegnato. Come ti chiami? O ti dobbiamo chiamare Signor Non Proprio?
Preferisco Willem. Willem de Ruiter.
Un po impegnativo commenta Billy.
Non un nome adatto a un attore concorda Amisha.
Lo pu cambiare dice Billy. Gli americani lo fanno sempre.
Come se gli indiani non lo facessero mai sottolinea lei Billy.
Io non sono americano dico. Sono olandese.
Ah, gi signor de Willem dice Faruk. Non importa. Abbiamo un
problema. Uno dei nostri attori occidentali, un americano che si chiama Dirk Digby e vive a
Dubai forse lo hai sentito nominare?
Faccio un cenno negativo con la testa.
Non importa. A quanto pare, allultimo momento Mr Digby ha avuto qualche
problema con il contratto e ha dovuto cambiare i suoi progetti, perci siamo rimasti con un piccolo
ruolo scoperto. Si tratta di un commerciante di diamanti sudafricano, un tipo losco, che cerca di
sedurre la nostra Miss Rai e nel frattempo di rubare il diamante Shakti che appartiene alla sua
famiglia. Non un ruolo molto consistente ma fondamentale, cos ci troviamo in un pasticcio.
Cerchiamo qualcuno che abbia laspetto giusto per la parte e che possa recitare qualche battuta in
hindi e qualcuna in inglese. Tu come te la cavi con le lingue?
Piuttosto bene dico. Sono cresciuto parlandone parecchie.
Okay, prova a dire questa battuta dice Faruk, e mi legge una frase.
Dimmi cosa significa.
Vedi commenta Amisha un attore con un talento naturale ci terrebbe a saperlo.
Secondo me Dirk non capisce mai quello che dice.
Faruk agita una mano per zittirla. Si rivolge a me. Stai cercando di convincere il
personaggio di Amisha, Heera, a non sposare il qui presente Billy, ma in realt miri soltanto ai
diamanti di famiglia. La battuta in inglese, con un po di hindi. Questa la frase in cui dici a
Heera che sei al corrente di chi lei e che sai che il suo nome vuol dire diamante. Io la dico e tu la
ripeti?
Okay.
Main jaanta hoon tum kaun ho, Heera Gopal. Heera vuol dire diamante, vero?

dice Faruk.
Main jaanta hoon tum kaun ho, Heera Gopal. Heera vuol dire diamante, vero?
ripeto io.
Mi fissano tutti stupefatti.
Come hai fatto? domanda Amisha.
Fatto cosa?
Sembrava che conoscessi lhindi alla perfezione spiega Billy.
Non so. Ho sempre avuto orecchio per le lingue.
Incredibile. Davvero. Amisha si volta verso Faruk. Cos, non dovresti tagliare i
dialoghi.
Lui mi guarda. Sono tre giorni di riprese, a partire dalla prossima settimana. Qui a
Mumbai. Dovrai imparare le tue battute. Posso mandare qualcuno ad aiutarti con la pronuncia
dellhindi e con la traduzione, ma c anche un bel po di inglese. Si accarezza la barba. Ti
posso pagare trentamila rupie.
Faccio una pausa, cercando di calcolare quanto in euro.
Faruk prende il mio silenzio per una contrattazione. Okay rilancia.
Quarantamila rupie.
Per quanto dovr restare?
Le riprese cominciano luned e dovrebbero durare tre giorni risponde.
Luned sarebbe il giorno del volo di rientro ad Amsterdam. Voglio davvero restare tre
giorni in pi? Ma poi, Faruk prosegue. Ti mettiamo nellalbergo degli attori. a Juhu Beach.
Juhu Beach un posto molto piacevole aggiunge Billy.
Dovrei partire luned. Ho un aereo prenotato.
Non puoi spostare il volo? chiede Faruk.
Sono sicuro che Mukesh lo pu fare. E, se mi sistemano in un albergo, non sar
costretto a tornare al Bombay Royale.
Cinquantamila propone Faruk. Ma la mia ultima offerta.
Sono pi di mille dollari, signor de Ruiter mi informa Amisha con una risata un
po roca, esalando uno sbuffo di fumo della sua sigaretta. Unofferta troppo generosa per
rifiutarla.

CAPITOLO VENTOTTO
La produzione mi trasferisce immediatamente in un albergo di lusso a Juhu Beach. La
prima cosa che faccio una doccia. Poi metto in carica il cellulare, che ormai defunto da qualche
giorno. Quasi mi aspetto di trovare un messaggio o una chiamata da parte di Yael, ma non c nulla.
Rifletto sullopportunit di avvertirla che mi trattengo un po di pi ma, dopo la nostra ultima
conversazione e dopo le ultime tre settimane e gli ultimi tre anni mi sembra che non abbia tutto
questo diritto di esserne informata. Invece, mando un messaggio a Mukesh chiedendogli di spostare
la data della partenza di altri tre giorni.
Mi richiama immediatamente. Hai deciso di rimanere ancora con noi! esclama.
Sembra deliziato.
Solo per qualche giorno. Gli spiego che stavo facendo la comparsa e che ora mi
hanno ingaggiato per interpretare un ruolo minore.
Oh, ma molto emozionante commenta. La mamma ne sar entusiasta.
La mamma, non lo sa, a dire il vero.
Non lo sa?
Non lho pi vista. Ero in un alloggio vicino agli studi cinematografici e ora sono in
un albergo a Juhu Beach.
Juhu Beach. Un posto di lusso puntualizza Mukesh. Ma non hai pi visto la
mamma da quando sei tornato dal Rajasthan? Pensavo che fosse venuta a prenderti allaeroporto.
C stato un cambio di programma.
Oh. Capisco fa una pausa. Quando vorresti partire?
Io dovrei iniziare luned e, in tutto, le riprese dovrebbero protrarsi per tre giorni.
Meglio prevedere che ci voglia il doppio dice Mukesh. Vedr cosa posso fare.
Chiudiamo la comunicazione e prendo la sceneggiatura. Faruk mi ha scritto la
traduzione in inglese sopra le frasi in hindi e qualcuno ha registrato su un nastro la pronuncia delle
frasi. Passo il pomeriggio a ripetere le battute per memorizzarle.
Quando ho finito, passeggio un po su e gi per la stanza. moderna e lussuosa, con
una vasca da bagno, la doccia e un ampio letto matrimoniale. Sono secoli che non dormo in un
posto cos confortevole ed quasi troppo tranquillo e immacolato. Mi siedo sul letto e guardo i
canali televisivi in hindi, giusto per avere un po di compagnia. Ordino una cena in camera. Pi
tardi nella serata, quando vado a letto, scopro di non riuscire a prendere sonno. Il materasso troppo
morbido e spazioso, dopo tutti questi anni passati a dormire su treni, automobili, cuccette, divani e
futon, oppure nello spazio ristretto del letto di Ana Lucia. Ormai sono come uno di quei naufraghi
che, recuperati alla civilt, riescono a dormire solo distendendosi sul pavimento.
Venerd mi sveglio e ripasso ancora le mie battute. Le riprese non inizieranno per altri
tre giorni, che mi si parano davanti quasi fossero infiniti, come la distesa di mare grigio blu che

scorgo fuori dalla finestra. Quando mi suona il cellulare il sollievo che provo quasi imbarazzante.
Willem, sono Mukesh. Ho delle notizie a proposito del tuo volo.
Fantastico.
La partenza pi vicina in aprile mi elenca alcune date.
Cosa? E perch cos in l?
Che ti posso dire? Fino ad allora i voli sono tutti pieni. Pasqua.
Pasqua? In un paese di religione mezza ind e mezza musulmana? Sospiro. Sei
sicuro che non ci sia qualcosa prima? Non importa se devo spendere un po di pi.
Assolutamente niente. Ho fatto tutto il possibile. Ha un tono un po offeso,
sullultima frase.
E se mi prenotassi un volo diverso, ricomprando il biglietto?
Su, Willem. solo questione di settimane e i voli sono cari in questo periodo
dellanno, oltre che pieni. Adesso ha un tono di rimprovero. Si tratta solo di qualche giorno in
pi.
Potresti continuare a cercare? Magari vedere se si libera qualche posto?
Certo! Lo far.
Riattacco e cerco di ricacciare indietro una sensazione di calamit incombente. Credevo
che il film mi avrebbe trattenuto qui solo per qualche giorno di pi, e che li avrei passati tutti in
questalbergo. Ora sono incastrato. Rammento a me stesso che non devo per forza restare a Mumbai
dopo la fine delle riprese. Nash, Tasha e Jules vanno a Goa per qualche giorno, se riescono a
racimolare i soldi. Potrei andare con loro. Forse potrei addirittura pagare per loro.
Mando un messaggio a Jules: A Goa ci si va ancora?
Lei risponde: Solo se non uccido prima N&T. La notte scorsa hanno fatto un casino
intollerabile. Hai disertato, traditore.
Mi guardo intorno, in quella stanza dalbergo che ieri sera era invece intollerabilmente
silenziosa. Scatto una foto al panorama che si vede dal balcone e la mando a Jules. Qui
tranquillo. E c posto per due se vuoi disertare anche tu le scrivo.
Mi piace come dessert risponde. Dimmi dove sei.
Qualche ora dopo bussano alla porta. Apro e Jules entra. Ammira la vista e prova il letto
rimbalzando sul materasso. Prende la sceneggiatura appoggiata sul comodino.
Ti va di farmi ripassare le battute? le propongo. C la traduzione in inglese.
Sorride. Certo.
Le faccio vedere da dove iniziare. Lei si schiarisce la voce e assume unespressione

adeguata. Chi credete di essere? declama con voce altezzosa, nel tentativo, immagino, di
imitare Amisha.
A volte me lo domando rispondo. Il nome sul certificato di nascita Lars von
Gelder. E, tuttavia, so chi siete voi, Heera Gopal. Heera vuol dire diamante, vero? E voi risplendete,
luminosa quanto il vostro nome.
Non ho alcuna intenzione di discutere del mio nome insieme a voi, Mr Von Gelder.
Ah, allora mi conoscete, in realt?
So quello che mi interessa sapere.
In tal caso saprete che sono il maggior esportatore di diamanti del Sudafrica, e perci
sono un vero esperto di pietre preziose. Riesco a vedere a occhio nudo cose che i gioiellieri vedono
solo con lausilio di una lente. Guardando voi, capisco subito che siete una gemma da un milione di
carati. E priva di alcun difetto.
Si dice che siate a caccia del diamante della mia famiglia, Mr Von Gelder.
Oh, lo sono, Miss Gopal. Lo sono. Faccio una breve pausa. Ma, forse, non si
tratta del diamante Shakti.
Alla fine, Jules mette gi la sceneggiatura. piuttosto dozzinale, Mr Van Gelder.
Von Gelder, in realt.
Oh, mi perdoni, Mr Von Gelder.
Sono molto importanti, sai? Voglio dire i nomi sottolineo.
Ah, davvero? E, secondo te, Jules per che cosa sta?
Giuliana? tento. Come la regina dOlanda?
No. Si alza dalla sedia, viene verso di me, e sorride mentre si siede sulle mie
ginocchia. Poi mi bacia.
Giulietta ritento.
Fa segno di no, sorridendo ancora mentre si sbottona la camicetta. Non Giulietta.
Per, se ti va, stanotte potrai essere il mio Romeo.

CAPITOLO VENTINOVE
Il mattino dopo, Jules se ne va, per tornare a Puna e allashram con Nash e Tasha.
Facciamo vaghi progetti di incontrarci a Goa la settimana seguente. Non riesco a scoprire per che
cosa sta Jules.
Mi sento come se ieri sera mi fossi sbronzato, anche se non abbiamo bevuto nulla, e mi

sento solo, anche se sono abituato alla solitudine. Chiamo Prateek per vedere cosa combina in
questo fine settimana, ma oggi deve aiutare sua madre in casa e domani recarsi a una grande cena di
famiglia con suo zio. Passo la giornata a gironzolare per Juhu Beach. Osservo un gruppetto di
uomini che giocano a calcio sulla sabbia e mi viene nostalgia dei miei amici, su a Utrecht. Poi la
sensazione si fa pi intensa ed Lul che mi manca, ma capisco che sto indirizzando il mio
rimpianto verso loggetto sbagliato. La mia solitudine come un missile attirato dal calore e lei il
calore. Eppure non riesco a scovarne una nuova fonte. Jules non mi manca affatto.
Quando arriva domenica, sono sul punto di impazzire. Decido di prendere un treno per
andare fuori citt, e fare un giro di un solo giorno da qualche parte. Ho appena aperto la guida per
decidere dove dirigermi, quando suona il cellulare. Praticamente gli salto addosso.
Willem! La voce gioviale di Mukesh riecheggia lungo la linea telefonica. Non
credo di essere mai stato cos contento di sentirla. Che cosa fai oggi?
Sto proprio cercando di deciderlo. Pensavo di andare a visitare Khandala.
Khandala molto bella ma lontana per andarci in un giorno solo, perci bisogna
partire prima. Posso organizzarti una macchina per unaltra volta. Ma avrei una proposta diversa da
farti. E se ti portassi un po in giro io?
Dici sul serio?
S. Ci sono dei bellissimi templi a Mumbai, di quelli piccoli, che i turisti riescono
raramente a visitare. Mia moglie e mia figlia sono via, perci ho la giornata libera.
Accetto riconoscente e, a mezzogiorno, Mukesh mi viene a prendere con una piccola
Ford un po malconcia e comincia a farmi da guida in un rapido giro di Mumbai. Ci fermiamo in tre
diversi templi, a osservare giovanotti che fanno esercizi ginnici simili allo yoga e vecchi sadhu,
asceti che meditano raccolti in preghiera. La terza tappa un tempio giainista, e tutti gli accoliti
hanno in mano piccole scope con cui spazzano la strada davanti ai loro piedi a mano a mano che
camminano.
Per allontanare tutte le creature viventi che potrebbero trovarsi sul loro percorso e
non rischiare di distruggerne inavvertitamente lesistenza spiega Mukesh. Hanno un rispetto
assoluto per la vita aggiunge. Proprio come tua mamma.
Gi. La mamma praticamente una giainista concordo. O forse ha intenzione
di diventare la prossima Madre Teresa di Calcutta?
Mukesh mi lancia uno sguardo comprensivo che mi fa venir voglia di spaccare
qualcosa. Lo sai come ho incontrato tua mamma? mi domanda mentre attraversiamo una
feritoia nel muro del tempio.
Immagino che abbia qualcosa a che fare con laffascinante mondo dei viaggi aerei.
Sono scortese con Mukesh, ma il prezzo che deve pagare per proporsi come emissario tra lei e
me.
Scuote la testa. Quello venuto dopo. Ero con la mia mamma, che era malata di
cancro schiocca la lingua. Stava facendo le sue cure, con dottori della massima

professionalit, ma la malattia aveva preso i polmoni, perci non cera molto da fare. Stavamo
tornando da una visita specialistica un giorno e aspettavamo un taxi, ma Amma, cio mia mamma,
era molto debole e le girava la testa cos svenuta per strada. Per caso la tua mamma era nei
paraggi ed corsa subito a vedere se poteva aiutarci. Le ho spiegato la situazione di Amma, cio
che era una malata terminale. Abbassa la voce fino a un sussurro. E tua mamma mi ha detto
che cerano altre cose che potevano essere daiuto: non per guarirla, ma per migliorare lo stato di
debolezza e i giramenti di testa. E, da allora in poi, venuta a casa mia, tutte le settimane, con i suoi
aghi e i suoi massaggi, ed stata molto daiuto. Quando venuta lora di Amma, il suo viaggio
verso la prossima vita stato molto pi tranquillo. Grazie a tua mamma.
Capisco cosa sta cercando di fare. Mukesh sta cercando di farmi vedere mia madre nello
stesso modo in cui me la dipingeva Bram quando mi spiegava perch Yael sembrasse cos scostante
e lontana. Era lui che mi raccontava a bassa voce storie che riguardavano Saba, i cui nervi, dopo la
morte di Naomi, la madre di Yael, avevano ceduto per aver subito una tragedia di troppo. Divenne
iperprotettivo e paranoico, e forse lo divenne ancora di pi di quanto gi lo fosse, diceva Bram,
perci non permetteva pi a Yael di fare neppure le cose pi banali andare a nuotare in una
piscina pubblica, invitare degli amici e la obbligava a compilare elenchi di cose da avere pronte in
caso di disastro, per fronteggiare ogni emergenza. Lei ha giurato che si sarebbe comportata in un
modo completamente diverso mi diceva cos che, per te, non sarebbe mai stato lo stesso. Per non
essere opprimente.
Come se ci fosse una sola maniera di opprimere.
Dopo i templi, andiamo a pranzo. Mi sento in colpa per il modo in cui ho trattato
Mukesh, perci quando mi dice che ha da mostrarmi qualcosa di pi che speciale qualcosa che
pochissimi turisti hanno occasione di vedere mi appiccico in faccia un sorriso e fingo di essere
pieno di aspettativa. Mentre attraversiamo Mumbai ballonzolando sulle strade sconnesse, il traffico
si fa pi intenso: biciclette, risci, automobili, carretti tirati da asini, mucche, donne con fagotti sulla
testa, tutti convergono sulle carreggiate congestionate che non sembrano fatte per reggere un simile
viavai. Gli edifici soffrono a loro volta della stessa sindrome: il misto confuso di palazzoni altissimi
e baracche straborda di persone, che dormono sulle stuoie, stendono la biancheria su corde tese,
cucinano su piccoli fal.
Svoltiamo per un vicolo umido e stretto, schermato in qualche modo dalla luce
accecante del sole. Mukesh mi indica la fila di ragazzine che stazionano l in piedi, drappeggiate in
sari stracciati.
Prostitute dice.
In fondo al vicolo, ci fermiamo. Mi volto a guardare le ragazze. Alcune sono pi
giovani di me e hanno sguardi vuoti; per qualche motivo la cosa mi fa provare vergogna. Mukesh
indica un basso edificio di cemento, con un nome scritto in un arzigogolato carattere hindi e in un
inglese squadrato. Eccoci arrivati mi informa.
Leggo linsegna: MITALI. Suona vagamente familiare.
Che cos?
La clinica della mamma, naturalmente dice.

La clinica di Yael? chiedo allarmato.


S. Ho pensato che potevamo venire a trovarla.
Ma ma Balbetto cercando una scusa. domenica concludo, come se
il giorno della settimana fosse il problema principale.
La malattia non fa vacanza. Mukesh indica una piccola bottega che vende t,
proprio allangolo. Ti aspetto l. E se ne va.
Resto davanti alla clinica per quasi un minuto. Una delle prostitute non sembra avere
pi di tredici anni comincia ad avvicinarsi. Non sopporto lidea che pensi che io sia un cliente,
perci spingo la porta della clinica ed entro. I battenti si spalancano rischiando quasi di schiacciare
una donna anziana accoccolata allinterno. C gente dappertutto: alcuni sono medicati con bende di
fortuna e altri accompagnati da bambini dalle espressioni apatiche che pisolano su pagliericci buttati
in terra. Sono tutti accampati su per la scala di cemento e intorno alla sala dattesa, cosa che dona
alla definizione un significato molto pi incisivo.
Tu sei Willem? Una pragmatica donna indiana con addosso un camice da
laboratorio, mi sta osservando da dietro il vetro di separazione. Qualche secondo dopo, apre la porta
della sala dattesa. Sento tutti gli occhi puntarsi su di me. La donna dice qualcosa in hindi o in
marathi e si percepisce un silenzioso annuire che, in questo caso, dona un significato pi consistente
al termine paziente.
Sono la dottoressa Gupta dice la donna, con voce brusca ed efficiente ma
amichevole. Lavoro con tua madre. Ora te la vado a cercare. Vuoi un po di t?
No, grazie. Ho la sgradevole sensazione che tutti sappiano cosa sta succedendo
tranne me.
Bene, allora. Aspetta qui.
Mi fa strada fino a una stanzetta senza finestre con dentro una barella strappata, e
unondata di ricordi mi travolge. Lultima volta che sono stato in un ospedale stato a Parigi. Ma,
prima di quella, c stata Amsterdam. Una mattina, molto presto, Yael mi aveva chiamato al
dormitorio delluniversit dicendomi di raggiungerla l. Bram stava male.
Non capivo il perch di tanta fretta. Lo avevo visto neanche una settimana prima. Era un
po acciaccato, aveva mal di gola, ma Yael lo stava curando con le sue solite tisane e tinture madri.
Io avevo un esame quel giorno. Le domandai se potevo andare pi tardi.
Vieni subito aveva risposto.
In ospedale, Yael era rimasta in piedi in un angolo, mentre tre dottori del tipo
tradizionale, con stetoscopi ed espressioni serie e distaccate mi avevano accerchiato con fare cupo
e spiegato che Bram aveva contratto una rarissima forma di streptococco che gli aveva provocato
una setticemia fulminante. I suoi reni erano gi partiti e adesso stava cedendo anche il fegato.
Stavano facendo tutto il possibile, lo avevano messo in dialisi e lo stavano bombardando di
antibiotici, ma finora nulla sembrava fare effetto. Dovevo prepararmi al peggio.

Non capisco avevo detto.


Neppure loro, a essere onesti. Tutto quello che riuscirono a dirmi fu: un caso
rarissimo, uno su un milione. Una statistica consolante, a meno che tu non sia proprio quelluno.
Fu come scoprire allimprovviso che il mondo fatto di una garza sottile come una
ragnatela e si pu strappare con estrema facilit; che si esclusivamente alla merc del fato. Anche
se Bram non faceva altro che parlare di incidenti casuali, quella situazione era inconcepibile.
Mi rivolsi a Yael, la potente Yael, perch intervenisse, perch prendesse in mano la
situazione e si occupasse lei di Bram, come aveva sempre fatto. Ma lei stava l in quellangolo,
annichilita, senza dire una parola.
Fai qualcosa, maledizione! le avevo gridato. Devi fare qualcosa!
Non lo fece. Non poteva. E due giorni dopo Bram se nera andato.
Willem.
Mi volto, e c Yael. La immagino sempre come una presenza terrificante ma, in realt,
minuscola e mi arriva a malapena alla spalla.
Stai piangendo dice.
Alzo la mano a toccarmi la faccia e la scopro bagnata di lacrime. Mi vergogno di farmi
trovare cos. Da lei. Mi giro dallaltra parte. Voglio scappare via. Da questa clinica. DallIndia.
Lasciar perdere le riprese del film. Non preoccuparmi pi di spostare il volo. Comprare un biglietto
nuovo. Non deve essere necessariamente per Amsterdam. Qualsiasi posto va bene, basta che non sia
qui.
Sento la sua mano che mi sfiora e mi costringe a voltarmi. Dimmi, Willem
chiede. Perch ti senti perso?
sconvolgente sentirle ripetere quelle parole, le mie parole. Che si ricordata.
Ma come faccio a risponderle? Cosa posso rispondere, quando sono ormai tre anni che
mi sento perduto? Molto pi di quanto avrei mai potuto immaginare. Continuo a pensare a unaltra
delle storie che raccontava Bram era quasi un racconto dellorrore di quando Yael era una
ragazzina. Lei aveva dieci anni e Saba laveva portata in campeggio nel deserto. Loro due soli.
Quando il sole aveva cominciato a tramontare, Saba si era allontanato dicendo che sarebbe tornato
subito, e poi laveva lasciata da sola con uno di quegli elenchi di emergenza per prepararsi ad
affrontare un eventuale disastro che la costringeva sempre a compilare. Yael, terrorizzata ma capace
di cavarsela proprio per via di quella lista, aveva acceso un fuoco, preparato la cena, si era
accampata ed era riuscita a superare la nottata. Il giorno dopo, quando Saba era tornato, lei gli aveva
urlato: Come hai potuto lasciarmi sola? E Saba le aveva detto: Non ti ho lasciato sola. Ti ho
controllato per tutto il tempo. Ti stavo preparando.
Perch lei non mi ha preparato? Perch non mi ha insegnato la legge universale
dellequilibrio prima che mi trovassi costretto a scoprirla da solo? Forse allora non sentirei tutta
questa nostalgia.

Mi manca Comincio, ma non riesco a tirar fuori le parole.


Ti manca Bram finisce lei.
S. Certo che mi manca. Mi manca mio padre. Mi manca mio nonno. Mi manca la mia
casa. E mi manca anche mia madre. Ma il fatto che, per quasi tre anni, sono riuscito a far finta di
niente. Poi ho trascorso quellunico giorno con quella ragazza. Un giorno. Un giorno in cui, in quel
parco, sotto le nuvole che si avvicinavano rotolando, ho visto il suo petto alzarsi e abbassarsi nel
sonno, cos sereno e tranquillo che ha fatto addormentare anche me. Un giorno sotto la sua
protezione: sento ancora la stretta della sua mano mentre fuggivamo veloci lungo le strade dopo che
lei aveva tirato il libro in testa allo skinhead: la sua presa era cos salda che mi pareva fossimo una
persona sola, anzich due. Un giorno nel corso del quale sono stato il beneficiario della sua strana
generosit: il giro in barca, lorologio, la sua sincerit, la disponibilit a mostrare la sua paura e il
suo coraggio. Era come se mi volesse donare tutto il suo essere e, in cambio, anchio le ho dato di
me molto di pi di quel che credevo di avere da dare. Poi sparita. E solo dopo essermi sentito
completamente colmato da lei, da quellunico giorno, ho capito quanto in realt mi sentivo vuoto.
Yael mi osserva ancora per un istante. Chi altro ti manca? mi chiede, come se
sapesse gi la risposta.
Non lo so dico, e per un attimo lei fa unespressione frustrata, come se non glielo
volessi dire, ma non cos, non voglio pi nasconderle nulla. Perci chiarisco: Non so il suo
nome.
Yael guarda in su, un po sorpresa e un po no. Il nome di chi?
Lul.
E non quello il suo nome?
Cos racconto tutto a mia madre: di come ho incontrato questa ragazza, questa strana
ragazza senza nome, a cui non ho mostrato nulla ma che ha visto ogni cosa. Le dico che, da quando
ho perduto lei, mi sento privato di tutto. E il sollievo che provo nel raccontarlo proprio a mia madre
quasi profondo quanto stato quello di incontrare Lul.
Quando finisco di raccontare a Yael la storia di quel giorno a Parigi, la guardo. E, di
nuovo, resto sconvolto perch sta facendo qualcosa che le ho visto fare solo in cucina, tagliando le
cipolle.
Mia madre sta piangendo.
Perch piangi tu, adesso? le chiedo, ricominciando a piangere anchio.
Perch sembra proprio il modo in cui io ho incontrato Bram dice, ridendo tra i
singhiozzi.
Certo, che cos. Ci ho pensato ogni singolo giorno da quando ho incontrato Lul. Mi
sono chiesto se non per quello che mi sono fissato su di lei. Perch la storia assomiglia tanto a
quella di Yael e Bram.
Salvo che per una cosa dico.

Cosa? chiede lei asciugandosi gli occhi.


Il dettaglio pi importante. E avrei dovuto saperlo bene, visto che avevo sentito
raccontare quella storia da Bram uninfinit di volte.
Bisogna dare alla ragazza lindirizzo di casa.

CAPITOLO TRENTA
APRILE
Mumbai
Proprio come aveva previsto Mukesh, le riprese si allungano del doppio e per ben sei
giorni ho il piacere di trasformarmi in Lars von Gelder. E lo davvero. Un piacere. Sorprendente.
Sul set, in costume, con Amisha e gli altri attori di fronte a me, le dozzinali battute in hindi di Lars
Von Gelder smettono di essere cos banali. Non mi sembrano neppure pi in unaltra lingua. Mi
rotolano con facilit nella bocca e mi sento come se fossi lui, il bieco calcolatore che dice una cosa
e ne vuole unaltra.
Tra una ripresa e laltra passo il tempo nella roulotte di Amisha, giocando a carte con lei
e con Billy. Siamo tutti impressionati dalla tua abilit mi dice lei. Perfino Faruk, anche se
non lo confesser mai.
Infatti non lo fa. Non esattamente. Ma, alla fine di ogni giornata di lavoro, mi d una
pacca sulla spalla e dice: Non male, Signor Non Proprio. E io mi sento orgoglioso di me.
Finch non arriva lultimo giorno e capisco che abbiamo finito, perch invece di dirmi
non male, Faruk mi dice un buon lavoro e mi ringrazia.
Finisce cos. La prossima settimana, Amisha e gli attori principali si trasferiranno ad
Abu Dhabi per girare le ultime scene del film. E io? Ieri mi arrivato un messaggio da Tasha. Lei,
Nash e Jules sono a Goa. Sono invitato a raggiungerli. Ma non lo far.
Ho ancora un paio di settimane di permanenza qui. E ho intenzione di passarle con mia
madre.
La prima notte in cui torno ad alloggiare al Bombay Royale, ci arrivo tardi. Chaudhary
russa dietro al bancone, perci salgo le scale fino al quinto piano per non svegliarlo.
Yael ha lasciato la porta accostata ma, quando entro, anche lei dorme gi. Sono
contemporaneamente sollevato e deluso. Non abbiamo pi parlato da quel giorno alla clinica. Non
so davvero che comportamento posso aspettarmi, da lei e da me stesso.
Le cose saranno cambiate? Parliamo un linguaggio comune, adesso?
Il mattino dopo, lei mi scuote per svegliarmi.
Ehi dico, sbattendo le palpebre.

Ehi mi risponde lei, quasi timidamente. Volevo sapere, prima di andare al


lavoro, se stasera vuoi unirti a me per la cena di Seder. la prima sera della Pasqua ebraica.
L per l penso che stia scherzando. Quando ero piccolo, celebravamo solo le feste
laiche. Capodanno. Il giorno dedicato alla Regina. Non abbiamo mai celebrato la Pasqua ebraica
con la cena di Seder. Non sapevo neppure che cosa fosse, fino a che Saba non ha cominciato a
venirci a trovare e mi ha spiegato delle festivit che celebrava lui, e che anche Yael festeggiava da
bambina.
Da quando vai alle cene di Seder? le chiedo, pur esitando un po, perch quella
semplice domanda va a toccare un punto particolarmente sensibile, ovvero la sua infanzia.
Da due anni, ormai risponde. C questa famiglia americana che ha fondato
una scuola accanto alla clinica; lanno scorso volevano celebrare il Seder e io ero lunica ebrea che
conoscevano, perci mi hanno pregato di andare, dicendo che si sarebbero sentiti strani a farlo
senza invitare almeno una persona di origine ebraica.
Perch, loro non sono ebrei?
No. Sono cristiani. Addirittura missionari.
Stai scherzando?
Scuote la testa ma sorride. Ho scoperto che nessuno apprezza le festivit ebraiche
quanto i fondamentalisti cristiani. Ride, e non riesco a ricordare lultima volta che ho sentito la
sua risata. Ci potrebbe essere anche una suora cattolica alla cena.
Una suora? Sta cominciando ad assomigliare a una di quelle barzellette di zio Daniel:
Un suora e un missionario stanno andando a una cena di Seder
Ce ne vogliono tre: Una suora, un missionario e un imam stanno andando a una
cena di Seder precisa Yael.
Un imam. Mi vengono in mente le ragazzine musulmane a Parigi e ripenso di nuovo a
Lul.
Anche lei era ebrea dico. La mia ragazza americana.
Yael inarca le sopracciglia Davvero?
Annuisco.
Lei solleva le mani in aria. Be, allora forse anche lei a una cena di Seder, stasera.
Non ci avevo pensato ma, appena me lo dice, ho la strana sensazione che sia cos. E, per
un attimo, malgrado i due oceani e tutte le altre circostanze che ci separano, Lul non mi sembra poi
cos lontana.

CAPITOLO TRENTUNO

La famiglia che ci ospita per la cena di Seder, i Donnelly, vive in una grande casa
bianca e ornata di stucchi che si sviluppa su una pianta irregolare e sul davanti ha addirittura una
sorta di campetto da calcio. Quando arriviamo, una sfilza di persone dai capelli biondi sbuca dalla
porta dingresso, fra cui tre ragazzini che Yael mi ha gi detto di non riuscire assolutamente a
distinguere luno dallaltro. Capisco il motivo. A parte laltezza, sono identici, con la stessa zazzera,
braccia e gambe magre e nodose e pomi dadamo sporgenti. Uno Declan, uno Matthew e il pi
piccolo credo sia Lucas mi spiega, senza che aiuti molto.
Il pi alto fa rimbalzare un pallone da calcio su una mano. C tempo per una
partitina? chiede.
Non ti riempire troppo di fango, Dec si raccomanda una donna bionda. Sorride.
Salve, Willem. Io sono Kelsey. Questa Suor Karenna dice, indicando una donna anziana dal
viso grinzoso e sorridente, che indossa una veste da suora cattolica.
Benvenuto, benvenuto mi saluta la suora.
E io sono Paul si presenta un uomo con i baffi e una camicia hawaiana,
abbracciandomi. E tu sei proprio identico a tua madre.
Yael e io ci scambiamo unocchiata. Non lo ha mai detto nessuno.
Gli stessi occhi spiega Paul. Si rivolge a Yael. Hai sentito dellepidemia di
colera nei sobborghi di Dharavi?
Attaccano subito a parlare di quellargomento, perci io vado a giocare un po a calcio
con i ragazzi. Mi raccontano che hanno discusso del passaggio degli ebrei e dellesodo per tutta la
settimana, come parte del programma di studi. Studiano a casa. Abbiamo addirittura arrostito le
polpette matzo su un fuoco allaperto mi informa il pi piccolo, Lucas.
Be, allora ne sapete pi di me commento.
Ridono, come se fosse una battuta.
Dopo un po, Kelsey ci chiama per rientrare. La casa mi fa pensare a un mercato delle
pulci: un po di questo, un po di quello Un tavolo da pranzo in un angolo, una lavagna nellaltro;
la lista dei turni per i lavori di casa appesa alla parete accanto alle immagini di Ges, Gandhi e
Ganesha. Tutta la casa invasa da un profumo di carne arrosto.
C un odorino meraviglioso commenta Yael.
Kelsey sorride. Ho preparato un cosciotto di agnello farcito con mele e noci. Si
rivolge a me. Abbiamo cercato di procurarci una punta di petto, ma impossibile da queste parti.
Per via delle vacche sacre e tutto il resto spiega Paul.
Questa una ricetta israeliana continua Kelsey. O, almeno, quello che
sosteneva il sito Internet su cui lho trovata.
Yael rimane in silenzio per un attimo. proprio quello che avrebbe cucinato mia

madre.
La madre di Yael, Naomi, era sfuggita agli orrori vissuti da Saba solo per essere
investita da un furgone mentre tornava a casa dopo aver accompagnato sua figlia a scuola. La legge
universale dellequilibrio. Sfuggire a un orrore solo per essere travolti da un altro.
Cosaltro ti ricordi? le chiedo esitante. Di Naomi. Era un altro di quegli
argomenti che non si potevano nominare, quando ero piccolo.
Cantava dice piano Yael. In continuazione. Anche alla cena di Seder. Si
cantava molto durante Seder prima. E, poi, la gente: quando ero bambina la casa era sempre
piena di gente. Dopo non pi. Poi siamo rimasti solo noi Non conclude la frase. Non era
pi cos allegro.
Allora stasera canteremo dice Paul. Qualcuno vada a prendermi la chitarra.
Oh, no! La chitarra no! scherza Matthew.
A me piace la chitarra protesta Lucas.
Anche a me interviene Kelsey. Mi ricorda di quando ci siamo conosciuti.
Il suo sguardo e quello di Paul sincontrano e, senza parlare, raccontano la loro storia,
come accadeva con Yael e Bram, e mi sento invadere da una sorta di struggimento.
Ci sediamo? propone Kelsey, facendo un gesto in direzione della tavola.
Prendiamo posto.
So che ti ho di nuovo trascinato in questa faccenda ma, Yael, ti peserebbe molto
condurre tu la lettura? domanda Paul. Ho studiato, dallo scorso anno, e interverr anchio;
per mi pare che tu sia pi qualificata. Se no, possiamo chiederlo a suor Karenna.
Cosa? Lo faccio io? La suora si rizza sulla sua sedia.
un po sorda mi sussurra Declan.
Non deve fare nulla, sorella, solo rilassarsi le dice Kelsey alzando un po la voce.
Lo faccio io dice Yael a Paul se tu mi aiuti.
Faremo un po per uno ribatte lui, strizzandomi locchio.
Ma Yael non ha laria di aver bisogno di aiuto. Recita una preghiera di apertura per
celebrare il vino con voce forte e chiara, come se lo facesse tutti gli anni. Poi si rivolge a Paul:
Forse potresti spiegare lo scopo di Seder.
Sicuro. Paul si schiarisce la voce e comincia una lunga e contorta spiegazione su
come Seder voglia commemorare lesodo degli ebrei dallEgitto, la loro fuga dalla schiavit, il
ritorno alla Terra Promessa e i miracoli che lhanno reso possibile. Anche se tutto questo
accaduto migliaia di anni fa, ancora oggi gli ebrei ripetono ogni anno questa storia per
commemorare un evento storico fausto e positivo, e per ricordarlo. Ed ecco il motivo per il quale mi
sono voluto unire alla banda, perch non si tratta solo di ripercorrere e celebrare un momento

storico: anche un modo di ricordare il prezzo e il privilegio dellessere liberi. Si volta verso
Yael. Ti sembra corretto?
Lei annuisce. una storia che ripetiamo perch un passaggio della storia che
desideriamo si ripeta ancora conferma.
La cena di Seder continua. Recitiamo le orazioni sulle polpette matzo, mangiamo le
verdure immerse nellacqua salata e poi le erbe amare. Kelsey serve la zuppa. Non sono polpette
matzo ma mulligatawny dice. Spero che le lenticchie vadano bene ugualmente.
Mentre mangiamo la zuppa Paul suggerisce che, visto che Seder significa raccontare la
storia di una liberazione, tutti noi, a turno, raccontiamo un momento della nostra vita in cui siamo
sfuggiti a qualche cosa che ci opprimeva. O siamo sfuggiti in generale a qualcosa comincia
lui, e parla della sua vita di un tempo, quando beveva, usava droghe e si sentiva triste e senza scopo,
e di come infine ha trovato Dio, e poi Kelsey e, di conseguenza, uno scopo e un senso.
Suor Karenna prosegue, e racconta di com sfuggita alla brutalit della povert quando
stata accolta dalla scuola di una chiesa, ed poi rimasta l per diventare suora e servire il
prossimo.
Arriva il mio turno. Aspetto un attimo. Il mio primo impulso di raccontare di Lul.
Perch quel giorno mi sono sentito come se fossi sfuggito a un pericolo.
Poi, per, decido di raccontare una storia diversa, in parte perch penso che nessuno
labbia pi raccontata ad alta voce, da quando lui morto. la storia di una ragazza che faceva
lautostop, di due fratelli e dei tre centimetri che hanno sigillato il nostro destino. La fuga non
mia, in realt. di mia madre. Ma anche la mia storia. La storia su cui stata fondata la mia
famiglia. E, come ha detto Yael a proposito di Seder, una storia che ripeto perch desidero che si
ripeta.

CAPITOLO TRENTADUE
La sera prima del rientro ad Amsterdam Mukesh mi chiama per ricapitolare i dettagli
del volo. Ti ho preso un posto sul corridoio dice. Starai pi comodo, con quelle gambe
lunghe. Anche se, forse, se gli dici che sei una star di Bollywood ti metteranno in business class.
Scoppio a ridere. Vedr che cosa posso fare.
Quando esce il film?
Non lo so esattamente. Hanno appena finito di girare.
Buffo come tutto si incastrato per benino.
Nel posto giusto al momento giusto commento.
S, ma non saresti stato nel posto giusto al momento giusto se non ti avessimo
cancellato il giro in cammello.

Vuoi dire se non fosse stato cancellato: perch i cammelli si sono ammalati.
Oh, no. I cammelli stavano benissimo. stata la mamma che mi ha chiesto di farti
tornare prima abbassa la voce. E cerano anche un sacco di voli per Amsterdam che partivano
prima di domani, ma quando sei sparito per girare il film la mamma mi ha chiesto di trattenerti un
po pi a lungo ridacchia. Nel posto giusto al momento giusto.
Il mattino dopo Prateek viene a prenderci per portarci allaeroporto. Chaudhary si
trascina fino al marciapiede per congedarsi da noi, agitando le dita e rammentandoci delle tariffe
ufficiali dei taxi.
Questa volta mi siedo nel sedile di dietro, perch Yael viene con noi. Nel tragitto verso
laeroporto silenziosa. E anche io. Non so bene cosa dire. La confessione che Mukesh mi ha fatto
ieri sera mi ha agitato e vorrei parlarne con lei per saperne di pi, ma non so se il caso. Se avesse
voluto che fossi al corrente della cosa, me lavrebbe detta lei stessa.
Cosa farai quando arrivi? mi chiede dopo un po.
Non lo so. Davvero non ne ho idea. Eppure, nello stesso tempo, sono pronto a
tornare.
Dove alloggerai?
Mi stringo nelle spalle. Posso dormire sul divano di Broodje, per qualche settimana.
Sul divano? Credevo che avessi una camera tua.
La mia stanza stata affittata. E, anche se non lo fosse, alla fine dellestate
traslocheranno tutti. W va ad abitare con Lien ad Amsterdam. Henk e Broodje hanno intenzione di
prendersi un appartamento insieme. la fine di unera, Willy mi ha scritto Broodje in una e-mail.
Perch non torni ad Amsterdam? mi chiede Yael.
Perch non c pi un posto dove andare.
La guardo dritta negli occhi, lei mi fissa ed come se ormai lo ammettessimo tutti e
due. Non si pu mai sapere dice poi.
Non ti preoccupare. Da qualche parte approder. Guardo fuori dal finestrino.
Lauto si sta arrampicando sulla soprelevata. Sento gi Mumbai allontanarsi da me.
Continuerai a cercarla? Quella ragazza?
Il modo in cui lo dice: Continuerai a cercarla? Come se non avessi mai smesso. Mi
rendo conto che, in un certo senso, non ho smesso. E forse questo il problema.
Di quale ragazza si tratta? domanda Parteek sorpreso. Non gli ho mai parlato di
nessuna ragazza.
Fisso il cruscotto, dove Ganesha danza ondeggiando, come faceva in quel nostro primo
viaggio dallaeroporto. Ehi, mamma, comera quel mantra? Quello che hai recitato al tempio di
Ganesha?

Om gam ganapataye namaha? chiede lei.


Proprio quello.
Dal sedile anteriore Prateek comincia a cantilenarlo. Om gam ganapataye namaha.
Lo ripeto anchio: Om gam ganapataye namaha. Poi mi fermo, lasciando che il
suono riecheggi nellabitacolo dellauto. Ecco quello che cerco: un nuovo inizio.
Yael allunga un dito a sfiorare la cicatrice sulla mia guancia. Ora sbiadita, grazie ai
suoi medicamenti. Mi sorride. E mi viene da pensare che, forse, ho gi ottenuto quel che volevo.

CAPITOLO TRENTATR
MAGGIO
Amsterdam
Una settimana dopo il mio ritorno dallIndia, mentre sono ancora accampato sul divano
di Bloemstraat cercando di superare il jet lag e di decidere quale sar la mia prossima mossa, mi
arriva una telefonata inaspettata.
Ehi, ometto. Quando vieni a portar via la tua robaccia dalla mia soffitta? Niente
presentazioni n preamboli. Non che ne abbia bisogno. Anche se non ci parliamo da anni conosco
bene quella voce. Assomiglia troppo a quella di suo fratello.
Zio Daniel dico. Ciao. Dove sei?
Dove sono? Nel mio appartamento. Con la mia soffitta. Che piena della tua
robaccia.
Questa s che una sorpresa! In tutti questi anni, non ho mai visto Daniel abitare
effettivamente nellappartamento di cui proprietario. Lo stesso appartamento sulla Ceintuurbaan
in cui un tempo vivevano lui e Bram. Allepoca era uno squat. l che abitavano quando Yael era
andata a bussare alla porta ed era cambiato tutto.
In meno di sei mesi Bram aveva sposato Yael e traslocato insieme a lei in una casa tutta
per loro. In un altro anno, aveva racimolato i fondi sufficienti per comprare una vecchia chiatta
mezza distrutta ormeggiata sul Niuewe Prinsengracht. Daniel era rimasto nello squat e, alla fine,
aveva chiesto un finanziamento e laveva comprato dalle autorit cittadine per quattro soldi. Al
contrario di Bram, che si era dedicato ad aggiustare la sua casa galleggiante asse dopo asse, fino a
trasformarla nella Bauhaus sul Canale, Daniel aveva lasciato lappartamento nello stesso stato di
anarchica fatiscenza e lo aveva affittato a terzi. Non ci guadagnava quasi nulla. Ma quasi nulla
pi che sufficiente per vivere come un pasci, nel Sudest asiatico commentava sempre Bram. Ed
era l che Daniel si era stabilito, cavalcando le onde ascendenti e discendenti delleconomia asiatica
con una serie di progetti commerciali che per lo pi finivano nel nulla.
Ha chiamato tua madre continua Daniel. Mi ha comunicato che sei tornato.

Dice che forse ti serve un posto dove stare. Io le ho detto che devi venire a togliere la tua roba dalla
mia soffitta.
C della roba mia in soffitta? domando, tirandomi su dal divano troppo corto e
cercando di mandar gi la sorpresa. Yael ha telefonato a Daniel? Per me?
Tutti hanno della roba in soffitta ribatte Daniel con una risata da fumatore, pi
roca e profonda di quella di Bram. Quando puoi venire?
Ci mettiamo daccordo per il giorno seguente. Daniel mi manda un messaggio con il suo
indirizzo, anche se non ce n realmente bisogno. Conosco il suo appartamento meglio di quanto
conosca lui. Conosco il mobilio senza tempo: la poltroncina a uovo rivestita di tessuto zebrato, le
lampade anni Cinquanta che Bram scovava nei mercatini dellusato e rimetteva in funzione. So
anche che odore ha: patchouli e hashish. Questo posto ha lo stesso odore da ventanni diceva
Bram quando ci recavamo insieme ad aggiustare un rubinetto o a consegnare le chiavi a un nuovo
inquilino. Quando ero piccolo, la zona vivace e multietnica in cui viveva Daniel, proprio di fronte ai
tesori del mercato delle pulci di Albert Cuypstraat, mi sembrava un altro mondo rispetto al
tranquillo canale esterno su cui vivevamo noi.
Nel corso degli anni il quartiere cambiato. I caff frequentati da operai che
circondavano il mercato ora servono piatti con il tartufo e, dentro il mercato stesso, accanto ai
banchi che vendono pesce e formaggio, ci sono le boutique della moda firmata. Anche le case sono
diventate pi eleganti. Attraverso le finestre che si affacciano sulla strada si intravedono cucine
luccicanti e moderne e mobili ricoperti di tappezzeria immacolata.
Non a casa di Daniel, per. Mentre il quartiere si aggiornava e rinnovava, il suo
appartamento rimaneva incassato nella sua nicchia temporale. E sospetto che sia ancora cos,
soprattutto quando mi avverte che il citofono non funziona e mi d istruzioni di chiamarlo quando
sono l, cos mi butta gi le chiavi. Perci, sono colto alla sprovvista quando lui apre la porta
dellappartamento e mi fa entrare in un salotto dai pavimenti ricoperti di assi di bamb, con le pareti
verde salvia e bassi divani di design moderno. Guardo la stanza: irriconoscibile, salvo che per la
poltrona a uovo, ma anche a quella stato rinnovato il rivestimento.
Ometto dice Daniel, anche se non sono affatto piccolo, anzi sono qualche
centimetro pi alto di lui. Lo guardo attentamente. I suoi capelli rossicci si sono forse un po
ingrigiti, il sorriso disegna rughe un poco pi profonde, ma per il resto sempre uguale.
Zietto scherzo io, dandogli piccole pacche sulla testa e restituendogli le chiavi.
Gironzolo per la stanza. Hai dato una sistemata commento, picchiettandomi il mento con un
dito.
Daniel ride. Oh, sono solo a met strada, ma meglio cos che niente.
Verissimo.
Ho grandi progetti. Progetti veri. Ma dove li ho messi i progetti?
Al di l della finestra si ode il rombo di un jet che perfora le nubi. Daniel lo fissa, poi
riprende la ricerca, voltandosi e frugando tra gli scaffali carichi di libri. Vado un po a rilento
perch sto facendo tutto il lavoro da solo, anche se potrei permettermi di ingaggiare unimpresa; ma

mi sembrava pi giusto fare cos.


Potrebbe permettersi unimpresa? Daniel non ha mai avuto un soldo; Bram lo ha sempre
aiutato economicamente. Ma Bram non c pi. Forse, alla fine, una delle sue attivit asiatiche ha
avuto successo. Guardo Daniel che vaga per la stanza in cerca di qualcosa, finch finalmente trova
una serie di planimetrie infilate sotto il tavolino del soggiorno.
Vorrei che lui fosse qui ad aiutarmi; sono sicuro che sarebbe contento di sapere che
finalmente rendo questo posto davvero mio. Ma, in un certo senso, come se ci fosse. In fondo,
lui che paga dice.
Mi ci vuole un momento per capire di chi parla e di cosa parla. Il barcone?
chiedo.
Annuisce.
In India, Yael ha a malapena accennato a Daniel. Ho immaginato che non si tenessero
pi in contatto. Ora che Bram non c pi, perch dovrebbero farlo? Non si sono mai piaciuti. O
almeno a me sembrava cos. Daniel era un inaffidabile, sempre incasinato, uno spendaccione tutte
cose che Yael apprezzava in Bram ma in una forma meno estrema e lei era la persona che con il
suo arrivo gli aveva completamente rivoltato lesistenza. Se gi non cera spazio per me, posso solo
immaginare come doveva essersi sentito lui. Per me era chiaro il motivo per cui Daniel si era
trasferito dallaltra parte del mondo qualche anno dopo la comparsa di Yael.
Non cera nessun testamento mi spiega. Lei non era obbligata a farlo ma,
naturalmente, lo ha fatto. Tua mamma cos.
Davvero? Penso al viaggio in Rajasthan, un esilio che alla fine era quello di cui avevo
bisogno. Poi penso a Mukesh, che non solo ha cancellato il giro in cammello e ha rimandato il mio
volo di ritorno dietro richiesta di Yael, ma, quel giorno, mi ha anche accompagnato alla clinica,
dove tutti parevano aspettarmi. Avevo sempre dato per scontato che mia madre fosse fredda e
distaccata, che si preoccupasse per tutti meno che per me. Ma comincio a chiedermi se non avessi
interpretato male la sua maniera di occuparsi degli altri.
Sto cominciando a capirlo dico a Daniel.
Era ora, in effetti commenta lui. Si gratta la barba. Non ti ho neppure offerto
un caff. Vuoi un caff?
Non lo rifiuterei, un caff.
Lo seguo in cucina, che la stessa vecchia cucina, con le tazze sbeccate, le piastrelle
venate, i fornelli striminziti e arcaici, un rubinetto da cui esce solo acqua fredda.
La prossima la cucina. E poi le stanze da letto. Forse, dire che sono a met un po
ottimistico. Sar meglio che mi dia da fare. Dovresti venire a vivere qui. Per aiutarmi dice
battendo rumorosamente insieme le mani. Tuo padre ha sempre detto che eri bravo nei lavori
manuali.
Non ne sono del tutto certo, ma vero che Bram mi arruolava sempre per aiutarlo in

qualche suo progetto di miglioramento della casa.


Mette la caffettiera sul fornello. Devo darmi una mossa. Ho due mesi di tempo,
adesso, perci tic tac, tic tac.
Due mesi prima di cosa?
Oh, merda. Non te lho detto. Lho detto solo a tua mamma. Il suo viso si apre in
un sorriso che somiglia talmente a quello di Bram da farmi star male.
Le hai detto cosa?
Be, Willem: diventer pap.
Mentre beviamo il caff, Daniel mi ragguaglia sulla grande novit. Allet di
quarantasette anni, lo scapolone incallito ha finalmente incontrato lamore. Per, visto che a quanto
pare gli uomini de Ruiter non possono mai fare le cose facili, la madre del suo bambino brasiliana.
Si chiama Fabiola. Si sono conosciuti a Bali e lei vive a Bahia. Mi mostra le foto di una donna con
occhi da cerbiatta e un sorriso che sembra illuminato dallinterno. Poi mi fa vedere una cartellina a
fisarmonica spessa parecchi centimetri che contiene la corrispondenza con le varie autorit
governative per provare la legittimit della loro relazione e far s che lei ottenga il visto in modo da
potersi sposare. A luglio, lui si recher in Brasile a fare i preparativi per la nascita del bimbo, che
avverr in settembre, e per il matrimonio, che si dovrebbe celebrare subito dopo. Se tutto va bene,
torneranno tutti e tre ad Amsterdam in autunno, e poi andranno di nuovo in Brasile a trascorrere
linverno.
Inverno l ed estate qui, e quando il bimbo comincer ad andare a scuola, faremo il
contrario.
Il bimbo? chiedo.
Daniel sorride. un maschio. Lo sappiamo gi. E abbiamo gi deciso il nome:
Abrao.
Abrao ripeto, facendo rotolare il suono sulla lingua.
Abraham in portoghese.
Rimaniamo entrambi in silenzio per un attimo. Abraham: il nome intero di Bram.
Verrai a vivere qui per aiutarmi, vero? Indica sulle planimetrie la stanza da letto,
che sar divisa in due, di quellappartamento che un tempo era abitato da due fratelli e poi, per un
breve periodo, aveva accolto tutti e tre prima che ci rimanesse Daniel da solo. E infine neanche pi
lui.
Ma ora siamo in due, qui dentro. E presto arriver qualcuno in pi. Cos, dopo tutto
questo restringersi, inspiegabilmente, la mia famiglia sta di nuovo crescendo.

CAPITOLO TRENTAQUATTRO

GIUGNO
Amsterdam
Daniel e io stiamo pedalando in direzione del negozio di idraulica per ritirare le
rubinetterie di una doccia quando lui si ritrova con una gomma della bici a terra.
Ci fermiamo per ispezionarla. colpa di un chiodo che si infilato in profondit nel
copertone. Sono le quattro e mezzo. Il negozio chiude alle cinque e rester chiuso per tutto il fine
settimana. Daniel si rabbuia e alza le braccia con un gesto da bambino frustrato.
Maledizione! impreca. Lidraulico deve venire domani.
Abbiamo fatto per prima cosa le stanze da letto: un delirio di intelaiature, cartongesso e
intonaco; nessuno di noi due sapeva esattamente come fare ma, con lausilio di manuali e vecchi
amici di Bram, siamo riusciti a tirar fuori una minuscola camera da letto, con il letto matrimoniale
piazzato su un soppalco, e unancor pi minuscola stanza per il bimbo, che quella dove al
momento dormo io.
Ma ci abbiamo messo parecchio per imparare come fare e la faccenda stata pi lunga
del previsto; in pi il bagno, che Daniel pensava fosse facilissimo si trattava semplicemente di
sostituire gli impianti vecchi di settantanni con rubinetterie e sanitari moderni si rivelato
unautentica rogna. Tutte le tubature erano da cambiare. Coordinare larrivo di vasca da bagno e
lavandino con quello dellidraulico un altro amico di Bram che ci fa il lavoro a prezzi stracciati
ma lo fa quando libero, ovvero di sera e nei fine settimana ha messo a dura prova le capacit
logistiche gi alquanto scarse di Daniel, ma lui non si d per vinto. Continua a ripetere che se Bram
riuscito a costruire una barca per la sua famiglia, maledizione, lui costruir un appartamento. Ed
strano sentirgli dire cos, perch io ho sempre pensato che la chiatta Bram lavesse costruita solo per
Yael.
Lidraulico venuto ieri sera, e pensavamo che finisse linstallazione della vasca da
bagno e della doccia, invece ci ha detto che non poteva mettere la nuova vasca, che era finalmente
arrivata, finch non aveva anche i pezzi della doccia. E noi non possiamo finire di piastrellare il
bagno e passare alla cucina che secondo lidraulico avr anchessa bisogno di nuove tubature
fino a che lui non ha installato la doccia.
Per lo pi Daniel ha affrontato la ristrutturazione della casa con lentusiasmo ingenuo di
un bambino che costruisce un castello di sabbia sulla spiaggia. A sere alterne, quando lui e Fabiola
si vedono via Skype, trascina il suo vecchio portatile in giro per lappartamento, facendole vedere le
ultime modifiche, dibattendo su dove mettere i mobili (lei molto presa dal feng shui) e su quali
colori dare alle pareti (azzurro per la loro stanza, un giallino caldo per quella del bimbo).
Durante quelle chiamate serali, si nota che la pancia sta crescendo. Dopo che lidraulico
se n andato Daniel ha ammesso che, quasi quasi, gli pareva di sentirlo, il bambino, l dentro, che
ticchettava come uno di quei vecchi orologi. Pronti o non pronti, il momento si avvicina ha
detto scuotendo la testa. Eppure, a quarantasette anni, uno dovrebbe sentirsi pronto.
Forse non si mai pronti finch non ci si dentro lho rassicurato.

Molto saggio, ometto ha ribattuto. Per, maledizione, se non sono pronto io,
almeno lappartamento deve esserlo.
Vai, prendi la mia dico a Daniel, scendendo dalla bicicletta. la stessa
cavalcatura male in arnese che ho comprato da un tossico quando sono tornato ad Amsterdam
lanno scorso. rimasta legata davanti alla casa di Bloemstraat per tutti i mesi della mia
permanenza in India, e non va peggio di prima. Quando ho cominciato a lavorare nellappartamento
lho riportata ad Amsterdam insieme al resto delle mie cose, che riempiono i due scaffali inferiori
della libreria nella stanza del bambino. Non posseggo molto: un po di vestiti, qualche libro, la
statuina di Ganesha che mi ha dato Nawal. E lorologio di Lul. Funziona ancora. Ogni tanto, di
notte, ne sento il ticchettio.
Risolto il problema, Daniel di nuovo raggiante. Con un ghigno irregolare, salta sulla
mia bici, parte pedalando a tutta birra e, per salutarmi con la mano, va quasi a sbattere contro una
moto che si sta avvicinando. Spingo la sua bicicletta fuori dallo stretto vicolo e svolto sullampio
canale del Kloveniersburgwal. Sono nella zona che si estende tra il sempre pi ristretto quartiere a
luci rosse e luniversit. Mi dirigo verso luniversit, dove pi facile trovare un negozio che ripari
biciclette. Oltrepasso una libreria che vende libri inglesi: ci sono passato accanto in bici, qualche
volta, e mi ha sempre incuriosito. Proprio sul gradino della porta dingresso c una scatola di
volumi a un euro luno. La spulcio: sono soprattutto tascabili americani del genere che, quando ero
in viaggio, leggevo in una giornata e poi passavo a qualcun altro. Per, proprio in fondo alla scatola,
come fosse un profugo deportato in un paese straniero, c una copia della Dodicesima notte.
So che probabilmente non lo legger. Ma, per la prima volta da quando ero
alluniversit, ho a disposizione uno scaffale in una libreria, anche se solo una propriet
temporanea.
Entro a pagare. Sa mica se c qualcuno che ripara biciclette nei dintorni? chiedo
al tipo dietro la cassa.
Due isolati pi in gi, sulla Boerensteeg risponde senza alzare gli occhi dalla sua
lettura.
Grazie. Poso il libro di Shakespeare sul bancone.
Lui getta uno sguardo alla copertina, poi alza gli occhi. Vuoi comprare questo?
dice in tono scettico.
Gi rispondo e poi, come per dare una spiegazione di cui non c affatto bisogno,
gli dico che lanno scorso ho preso parte a una rappresentazione della commedia. Facevo
Sebastiano.
Hai recitato in inglese? domanda, in inglese, con quello strano accento ibrido di
chi vive allestero da tanto tempo.
S confermo.
Ah! Torna al suo libro. Gli porgo un euro.
Sono quasi fuori della porta quando mi chiama e dice: Se reciti Shakespeare, dovresti

dare unocchiata al teatro in fondo alla strada. L c un gruppo che mette in scena delle produzioni
di Shakespeare in inglese, al Vondelpark, destate, e sono dignitose. Ho visto che questanno stanno
facendo dei provini per trovare nuovi attori.
Lo dice in tono indifferente, buttando l il consiglio come se gettasse via un pezzo di
carta. Quasi fosse un foglietto trovato per terra, lo esamino un po. Forse contiene un suggerimento
prezioso, forse no. Se non lo raccolgo, non lo sapr mai.

CAPITOLO TRENTACINQUE
Nome.
Willem de Ruiter mi esce fuori come un sussurro.
Di nuovo.
Mi schiarisco la voce. Ci riprovo. Willem de Ruiter.
Silenzio. Sento il cuore battermi forte nel petto, nelle tempie, in gola. Non mi ricordo di
essere mai stato cos nervoso prima dora e non me lo spiego del tutto. Non ho mai avuto paura del
palcoscenico: n alla mia prima esibizione con gli acrobati, n quando ho recitato con Guerrilla Will
in francese. Neppure la prima volta che Faruk ha gridato Azione! e la macchina da presa ha
iniziato a girare mentre io attaccavo le battute di Lars von Gelder, in hindi.
Adesso, invece, riesco a malapena a dire il mio nome ad alta voce. Come se, a mia
insaputa, ci fosse in qualche punto del mio corpo una manopola del volume che qualcuno ha girato
mettendola al minimo. Strizzo gli occhi e cerco di sbirciare in platea, ma le luci sono troppo forti e
rendono invisibile chiunque stia seduto laggi.
Mi domando cosa stiano facendo. Staranno leggendo la ridicola presentazione corredata
di ritratto che mi sono sforzato di mettere insieme? La foto me lha scattata Daniel al Sarphatipark,
e abbiamo stampato sul retro il curriculum e le recensioni di Guerrilla Will. Linsieme non male, a
vederlo da lontano. Ho parecchie produzioni al mio attivo, e sono tutte opere di Shakespeare. Solo
se guardi da vicino ti accorgi che la foto di qualit bassissima, con pixel grandi come case, scattata
con un telefonino e stampata in casa. Quanto alle mie credenziali di attore be, Guerrilla Will non
esattamente teatro classico. Ho visto le presentazioni di alcuni degli altri attori. Provenivano da
tutta Europa Repubblica Ceca, Germania, Francia e Gran Bretagna, oltre allOlanda e avevano
lavorato in produzioni serie. Anche le foto erano pi belle.
Faccio un respiro profondo. Almeno ce lho una presentazione. Grazie a Kate Roebling.
Lho chiamata allultimo secondo per chiederle consiglio, visto che non avevo mai fatto un provino.
Con Guerrilla Will, era Tor a decidere in quale ruolo avresti recitato. Cera un po di competizione
riguardo alla faccenda, ma a me non interessava. I soldi venivano divisi equamente, a prescindere
da quante fossero le tue battute.
Ah bene, Willem dice una voce priva di corpo. Suona gi annoiata ancor prima
che io abbia iniziato. Cosa ci leggerai oggi?

La commedia che verr messa in scena lestate prossima Come vi piace, che non ho
mai visto e di cui non so molto. Quando, la settimana passata, mi sono fermato al teatro per
chiedere informazioni, mi hanno detto che potevo preparare un monologo di Shakespeare a mia
scelta. In inglese, ovviamente. Kate mi aveva consigliato di dare una scorsa a Come vi piace. Aveva
detto che ci potevo trovare qualcosa di molto interessante.
Sebastiano, dalla Dodicesima notte dico. Ho deciso di mettere insieme tre
monologhi brevi. Pi semplice fare cos. lultimo ruolo in cui ho recitato e so ancora a memoria la
maggior parte delle battute.
Quando sei pronto.
Cerco di ricordare le parole di Kate, ma mi vorticano in testa, come se fossero in una
lingua straniera che mi poco familiare. Scegli qualcosa che senti dentro? Sii te stesso, non
quello che vogliono loro? Vai alla grande o vattene a casa? E anche unaltra frase, che mi ha detto
prima di riagganciare. Era importante. Ma ora non mi viene in mente. A questo punto, sar gi tanto
che mi ricordi le battute.
Si sente qualcuno che si schiarisce la voce. Quando sei pronto. Questa volta una
donna, con un tono che vuole dire: Datti una mossa.
Respira. Kate mi ha raccomandato di respirare. Questo me lo ricordo. Cos respiro. E
comincio.
Abbiate pazienza, no. I miei astri brillano cupi e il loro maligno influsso potrebbe
turbare anche il vostro destino.
Le prime battute escono fuori. Non troppo pessime. Proseguo.
Vi prego, lasciatemi trascinare da solo i miei tormenti.
Le parole cominciano a fluire da sole. Ma non come lestate scorsa, in quella sfilza
interminabile di parchi, piazzette e piazzali. E neppure a singhiozzo, come nel bagno di Daniel dove
le ho ripetute tutto il fine settimana per esercitarmi, rivolto allo specchio, alle piastrelle e, in qualche
occasione, anche a Daniel.
E cos il cielo avesse voluto che fossimo insieme anche finiti.
Le parole escono in maniera diversa, adesso. Assimilate in modo del tutto nuovo.
Sebastiano non solo un vagabondo senza meta, che va dove lo porta il vento: uno che sta
recuperando a poco a poco, logorato e reso fragile e insicuro dallondata di cattiva sorte che lha
sommerso, dalla malvagit dimostrata dal fato nei suoi confronti.
Unanima come la sua persino linvidia era costretta a riconoscere bella recito, ed
Lul che vedo, in quella calda serata inglese, lultima volta che ho pronunciato queste parole di
fronte a un pubblico. Il lieve sorriso sulle sue labbra.
annegata ormai nel sale del mare e a me resta annegarne il ricordo in tanto pi sale.
Poi finita. Non c nessun applauso, solo un silenzio assordante. Sento il mio respiro,
il battito del mio cuore, ancora martellante. La tensione non si dovrebbe dileguare, una volta che si

saliti sul palco? Un volta finito di recitare?


Grazie dice la donna. unasciutta frase di convenienza, che non esprime alcuna
gratitudine. Per un attimo penso che forse dovrei essere io a ringraziare loro.
Ma non lo faccio. Scendo dal palco in preda a un vago stato confusionale,
domandandomi cosa sar successo l sopra. Mentre risalgo il corridoio centrale della platea, vedo il
regista, il produttore e il direttore di scena (Kate mi ha spiegato chi sarebbe stato presente) che si
consultano esaminando il curriculum di qualcun altro. Poi mi ritrovo di colpo nella luce intensa
dellatrio. Strizzo gli occhi e me li strofino. A questo punto non so bene cosa fare.
Sei contento che sia finita? mi chiede in inglese un tipo magro.
S rispondo pensieroso. Solo che non vero: mi sento gi prendere da una specie
di malinconia, che somiglia alla prima fredda pioggia autunnale dopo una calda estate.
Che cos che ti ha fatto cambiare idea? mi aveva chiesto Kate al telefono. Non ci
eravamo pi sentiti dopo il Messico e, quando le avevo raccontato dei miei progetti, mi era
sembrata sorpresa.
Oh, be non so. Le avevo spiegato di come avevo trovato il libro della Dodicesima
notte e in quel modo ero venuto a sapere dei provini, e che mi era sembrato di trovarmi nel posto
giusto al momento giusto.
Allora, com andata? mi domanda adesso il tipo magro. Ha in mano una copia di
Come vi piace, e muove nervoso un ginocchio, su e gi.
Mi stringo nelle spalle. Non ne ho idea. Davvero, non lo so.
Io mi propongo per la parte di Jaques. E tu?
Guardo il testo, che non ho ancora letto. Immaginavo che avrei interpretato il ruolo
deciso da loro, come succedeva sempre con Tor. Con una sensazione di sgomento, comincio a
sospettare che il mio non sia stato il modo migliore di affrontare la cosa.
Ed allora che mi ricordo la frase che aveva detto Kate al telefono, dopo che le avevo
spiegato il modo contorto in cui avevo saputo dei provini.
Impegnati, Willem. Ti devi impegnare. Nei confronti di qualcosa.
Come mi succede ultimamente per tante altre cose importanti, il ricordo arriva troppo
tardi.

CAPITOLO TRENTASEI
Passa una settimana, senza che arrivino notizie. Il tipo magro con cui ho parlato,
Vincent, ha detto che ci sar unaltra serie di convocazioni prima del casting definitivo. Non mi
chiamano. Lascio perdere la faccenda e torno a lavorare allappartamento di Daniel, concentrando
una tale energia nellattaccare piastrelle che Daniel e io finiamo il bagno un paio di giorni prima del

previsto e cominciamo con la cucina. Prendiamo la metropolitana e andiamo allIKEA a comprare


degli armadietti. Stiamo transitando in una delle cucine in esposizione, dai mobiletti di un rosso
smalto da unghie, quando mi squilla il telefono.
Willem, sono Linus Felder dellAllenzielentheater.
Il mio cuore attacca a martellare come se fossi di nuovo sul palcoscenico.
Avrei bisogno che tu studiassi il monologo di apertura di Orlando e che venissi qui
domattina alle nove. Ce la puoi fare? mi chiede.
Certo che ce la faccio. Vorrei digli che far molto di pi che farcela. Sicuro
esordisco, ma, prima che possa chiedere altri dettagli, Linus riattacca.
Chi era? mi domanda Daniel.
Il direttore di scena dello spettacolo per il quale ho fatto il provino. Vuole che torni
al teatro. A fare unaudizione per Orlando. Il ruolo principale.
Daniel salta su e gi come un bambino eccitato, facendo crollare il mixer messo in bella
mostra nella cucina in esposizione. Oh, merda! esclama, e mi trascina via, fischiettando con
aria innocente.
Lascio Daniel allIKEA e passo il resto della giornata al Sarphatipark, avvolto da una
fine pioggerellina, a imparare a memoria il mio monologo. Quando a New York unora decente,
richiamo Kate per chiederle consiglio, ma finisce che la sveglio lo stesso, perch, a quanto pare, ora
in California. Il Finimondo, la sua compagnia, sta per cominciare una tourne di sei settimane con
Cimbelino: far varie date sulla costa occidentale degli Stati Uniti, e poi approder in Gran Bretagna
in agosto per partecipare a vari festival teatrali. Quando me lo racconta, mi sento quasi in imbarazzo
a chiederle aiuto. Ma, generosa come sempre, lei mi dedica qualche minuto per spiegarmi cosa
posso aspettarmi da una seconda chiamata. Potrebbero farmi leggere una selezione di scene o di
ruoli diversi insieme ad altri attori; anche se mi hanno chiesto di imparare la parte di Orlando, non
dovrei dare per scontato che sia il personaggio che mi vogliono assegnare. Ma un buon segno
che ti abbiano chiesto di preparare proprio lui commenta. il ruolo adatto a te.
In che senso?
Sospira rumorosamente. Non hai ancora letto la commedia?
Mi sento di nuovo in imbarazzo. Lo far, lo giuro. Pi tardi, in giornata.
Chiacchieriamo ancora per un po. Dice che ha intenzione di trascorrere i giorni di
pausa tra un festival e laltro viaggiando fuori della Gran Bretagna, perci, magari, verr a trovarmi
ad Amsterdam. Le dico che sar sempre la benvenuta. E lei mi raccomanda di nuovo di leggere la
commedia.
Pi tardi, quella sera, dopo aver letto il monologo dapertura cos tante volte che potrei
recitarlo anche mentre dormo, mi dedico al resto della commedia. A quel punto mi sto davvero per
addormentare ed un po difficile concentrarsi ed entrarci dentro. Cerco di capire quello che
intendeva Kate quando ha detto che Orlando adatto a me. Suppongo che sia perch Orlando

incontra una ragazza di cui sinnamora, e poi, quando la incontra di nuovo, lei ha unaltra identit.
Per Orlando lo raggiunge il suo lieto fine.
Il giorno dopo, al mio arrivo, il teatro quasi vuoto, ed immerso nel buio salvo che
per un riflettore puntato sul palcoscenico. Mi siedo nellultima fila e, poco dopo, le luci della platea
si accendono. Linus entra a passo dinoccolato, con una cartellina in mano, e dietro di lui arriva
Petra, la regista in miniatura.
Non ci sono convenevoli. Quando sei pronto dice Linus.
E, questa volta, sono pronto. E sono deciso a esserlo.
Per non lo sono. Recito le mie battute correttamente ma, mentre ne pronuncio una, e
poi la successiva, non riesco a fare a meno di ascoltare me stesso che declamo, e di chiedermi se le
frasi suonavano bene, se avevano il ritmo giusto. E, pi faccio cos, pi le parole risultano strane,
come succede quando un vocabolo ripetuto finisce per perdere il suo senso. Cerco di concentrarmi
ma pi ci provo, pi diventa difficile, fino a che sento un grillo frinire in fondo al proscenio e
dimprovviso mi sembra di essere nellatrio del Bombay Royale, e mi perdo a pensare a Chaudhary
e alla sua branda, a Yael e a Prateek, e sono in tutti i posti del mondo meno che in questo teatro.
Quando finisco, sono furioso con me stesso. Tutto quellesercitarsi non servito a
niente. Il monologo di Sebastiano, di cui non mimportava un granch, uscito fuori molto meglio
di questo.
Potrei riprovare? chiedo.
Non necessario taglia corto Petra. Sento che lei e Linus si mormorano qualcosa.
Lo posso fare meglio, davvero. Sulla mia faccia c un sorriso spavaldo, che
forse linterpretazione pi convincente che abbia tirato fuori oggi. Perch, in realt, non so proprio
se potrei fare di meglio. Questo stato un tentativo serio da parte mia.
Andava bene abbaia la regista. Torna luned alla nove. Linus prender i tuoi
dati prima che tu vada.
Ma proprio vero? Ho appena avuto il ruolo di Orlando?
Forse non dovrei essere tanto sorpreso. In fondo, stato altrettanto facile con gli
acrobati e con Guerrilla Will, e addirittura con Lars von Gelder. Dovrei esserne entusiasta. Dovrei
sentirmi sollevato. Ma, stranamente, mi sento quasi deluso. Perch questa cosa importante per me,
adesso. E qualcosa mi dice che, se tanto importante, forse non dovrebbe essere cos facile.

CAPITOLO TRENTASETTE
LUGLIO
Amsterdam
Ehi, Willem, come va oggi?

Bene, Jeroen. E tu, come stai?


Oh, sai, la gotta si fa sentire. Jeroen si picchia il pugno sul petto e tossisce.
La gotta viene alle gambe, cretino puntualizza Max, scivolando nel sedile a fianco
al mio.
Ah, gi. Jeroen le rivolge il suo sorriso pi affascinante mentre si allontana,
zoppicando e ridendo.
Che imbecille! commenta lei, lasciando cadere la borsa ai miei piedi. Se sono
costretta a baciarlo, giuro che rischio di vomitare sul palcoscenico.
Prega che Marina si mantenga in ottima salute, allora.
Per non mi dispiacerebbe baciare lei sogghigna Max, lancia uno sguardo a
Marina, lattrice che interpreta il ruolo di Rosalinda in coppia con lOrlando di Jeroen. Ah,
adorabile Marina, anche se ne ricaverei un vantaggio, non vorrei mai che si ammalasse. cos
affascinante. In pi, se lei non potesse andare in scena dovrei baciare quellidiota. lui che deve
ammalarsi, secondo me.
Ma lui non si ammala mai comunico a Max, come se avesse bisogno che glielo
ricordassi. Da quando sono stato assunto come suo sostituto, ho sentito raccontare, allinfinito e
senza requie, di come Jeroen Gosslers non abbia mai mancato uno spettacolo, neppure quando
vomitava per colpa di uninfluenza o aveva perso la voce; neppure quando la sua compagna ha
avuto le doglie e ha partorito la sua bambina poco prima che si alzasse il sipario. Infatti, questo
primato di Jeroen , a quanto pare, il motivo per cui mi hanno concesso questa possibilit, visto che
lattore assunto in prima battuta come sostituto stato preso per una parte in una pubblicit delle
Mentos e, per fare quella, avrebbe dovuto rimanere assente per ben tre giorni di prove. Tre giorni di
prove, per un sostituto che non entrer mai in scena: Petra pretende il massimo dai suoi sostituti,
anche se, in realt, non gli chiede di fare assolutamente nulla.
Cos, come da richiesta, io sono venuto in teatro ogni giorno a partire dalla prima lettura
generale, quando gli attori si sono seduti intorno a un lungo e consunto tavolo di legno issato sul
palco e hanno analizzato il testo riga per riga, passando al setaccio ogni parola, sviscerando il
significato di questo o quellaltro vocabolo e studiando come interpretare ogni frase. Petra stata
sorprendentemente democratica, disponibile ad ascoltare le opinioni di quasi tutti sul senso
recondito di triste Lucrezia o sul perch Rosalinda insista a nascondere cos a lungo la sua
identit. Se uno di quelli ingaggiati per impersonare gli uomini del seguito di Federico voleva
interpretare un dialogo tra Celia e Rosalinda, Petra gli permetteva di farlo. Se sei seduto a questo
tavolo, hai il diritto di essere ascoltato diceva magnanima.
Io e Max, per, eravamo visibilmente esclusi dal gruppo intorno al tavolo, anzi, stavamo
seduti a qualche passo di distanza, vicini abbastanza da ascoltare, ma lontani a sufficienza perch un
nostro intervento nella discussione fosse sentito, da noi per primi, come unintromissione non
richiesta. Allinizio dubitavo che la cosa fosse intenzionale. Ma, dopo aver sentito Petra ripetere,
pi di una volta, che recitare molto di pi che dire delle battute. Significa comunicare con il
pubblico attraverso ogni gesto e ogni parola non detta ho capito che era assolutamente
intenzionale.

Adesso sembra quasi assurdo che mi sia preoccupato perch mi era sembrato troppo
facile. facile, ma non nel senso che intendevo io. Max e io siamo gli unici sostituti che non hanno
un vero ruolo nello spettacolo. Occupiamo una posizione particolare allinterno del cast. Ne
facciamo parte a met. Siamo dei fantasmi. Degli scaldapoltrone. Sono pochi gli attori del gruppo
che ci rivolgono la parola. Vincent lo fa, per esempio. In fondo ha avuto il suo Jaques. E Marina,
che ha il ruolo di Rosalinda, anche lei ci parla, perch eccezionalmente generosa. E, naturalmente,
Jeroen si pregia di parlare con me ogni giorno, anche se preferirei che non lo facesse.
Quindi, che si dice oggi? mi chiede Max con il suo accento dei sobborghi
londinesi. Come me, un cane bastardo: suo padre un olandese del Suriname e sua madre di
Londra. Il suo accento diventa pi forte quando beve troppo ma, quando legge Rosalinda, parla in
un inglese satinato come quello della regina Elisabetta.
Montano la coreografia della scena del duello le dico.
Oh, bene. Forse quel pallone gonfiato si far male, una volta tanto. Ride e si passa
la mano tra i capelli cortissimi e ritti sul cranio. Vuoi che ripetiamo le battute pi tardi? Non ci
saranno pi molte occasioni una volta che attacchiamo con le prove tecniche.
Tra non molto tempo il set sar trasferito fuori dal teatro per gli ultimi cinque giorni di
prove tecniche e in costume allanfiteatro del Vondelpark, dove lo spettacolo rimarr in scena per
sei settimane. Tra due venerd faremo unanteprima per pochi intimi e poi, sabato, la prima
ufficiale. Per gli attori rappresenter la loro ricompensa dopo tanti sforzi. Per noi sostituti sar il
momento in cui ritireremo la paga e quello in cui terminer ogni finzione di una nostra appartenenza
al gruppo. Linus ci ha detto di assicurarci di conoscere a menadito lintera commedia, tutte le
battute e i movimenti di scena, inoltre dovremo seguire Jeroen e Marina durante la prima prova
tecnica. il massimo che ci stato richiesto. Neppure una volta Linus o Petra ci hanno fornito
istruzioni su come recitare, chiesto di ripetere le battute o hanno discusso con noi i diversi aspetti
della commedia. Max e io ripassiamo le nostre parti senza sosta, di nostra iniziativa. Credo che per
noi sia un modo per sentirci effettivamente parte della produzione.
Potremmo ripetere le battute di Ganimede? Lo sai che sono quelle che mi piacciono
di pi dice Max.
Solo perch puoi fare il ragazzo.
Be, certo. La preferisco, Rosalinda, quando manovra il suo uomo. Allinizio cos
tonta.
Non tonta. Ma innamorata.
A prima vista alza gli occhi al cielo. Tonta. Ha pi palle quando fa finta di
avere le palle.
A volte pi facile essere qualcun altro rifletto.
Direi proprio. ben per quello che ho voluto fare lattrice.
Poi mi guarda fisso e fa una risata trattenuta. Possiamo anche imparare a memoria le
battute. Possiamo sapere a menadito le posizioni, le entrate e le uscite. Possiamo persino essere

sempre presenti in teatro. Ma nessuno dei due un attore. Siamo scaldapoltrone.


Max sospira e mette i piedi sullo schienale della poltrona di fronte, rischiando il muto
rimprovero di Petra e la conseguente ramanzina di Linus o, come lo chiama lei, del Leccapiedi.
Sul palcoscenico, Jeroen discute con il coreografo. Non va bene per me. Non lo
sento autentico dice. Max alza gli occhi al cielo, ma io mi drizzo a sedere per ascoltare. Questa
cosa succede quasi tutti i giorni da quando si stanno provando le azioni di scena: Jeroen non sente
i movimenti e Petra li cambia, ma lui continua a non sentire neanche quelli nuovi, cos lei li torna
a cambiare. Il mio copione un groviglio di scarabocchi e cancellature, una mappa del percorso di
Jeroen verso lautenticit.
Marina seduta sulla base di cemento del palco, accanto a Nikki, lattrice che fa la parte
di Celia. Hanno tutte e due unaria annoiata mentre osservano la coreografia del duello. Per un
attimo, il suo sguardo incrocia il mio e ci scambiamo un sorriso di comprensione.
Lho visto dice Max.
Visto cosa?
Marina. Le piaci.
Non mi conosce neppure.
Potr anche essere, ma ieri sera al bar ti lanciava certe occhiate lascive.
Ogni sera, dopo le prove, il grosso del gruppo si riunisce in un bar dietro langolo. Forse
per provocazione, forse per masochismo, ci andiamo anche io e Max. Di solito finiamo per sederci
in disparte al lungo bancone del bar, oppure a un tavolino insieme a Vincent. Sembra che non ci sia
mai posto al tavolo comune per me e Max.
Non mi lanciava occhiate lascive.
Le lanciava a uno di noi due. E non mi arriva nessuna vibrazione saffica da parte
sua, anche se non si capisce mai bene, con queste ragazze olandesi.
Osservo Marina. Sta ridendo per qualcosa che le ha detto Nikki, mentre Jeroen e lattore
che impersona Charles il lottatore fingono di scambiarsi qualche pugno, istruiti dal coreografo.
A meno che tu non abbia altre preferenze e che non ti piacciano le ragazze
continua Max. Ma non mi arrivano quelle vibrazioni neppure da te.
Mi piacciono le ragazze.
Allora perch le sera esci sempre dal bar insieme a me?
E tu non sei una ragazza, forse?
Max alza gli occhi al cielo. Mi dispiace, Willem, sei tanto carino, ma non ci potr
mai essere nulla tra noi!
Rido e stampo un bel bacione umido sulla guancia di Max, che lei ripulisce con gesto

esagerato. Sul palco, Jeroen tenta di sferrare un finto pugno a Charles e inciampa nei suoi piedi.
Max batte le mani. Attento alla gotta grida.
Petra si gira di scatto, con unocchiataccia carica di disapprovazione. Max finge di
essere concentrata sul suo copione.
Al diavolo le battute mi sussurra quando lattenzione della regista tornata al
palcoscenico. Andiamo a ubriacarci.
Quella sera, seduti con i nostri bicchieri al bancone del bar, Max mi chiede: Quindi,
perch non lo fai?
Perch non faccio cosa?
Perch non esci con una ragazza. Se non con Marina, con una di quelle normali che
ci sono qui al bar.
E tu, perch non lo fai? le chiedo.
E chi ti dice che non lo faccia?
Tu te ne vai di qui insieme a me tutte le sere, Max.
Fa un sospirone profondo; sembra pi vecchio di lei, che ha solo un anno pi di me. Ed
il motivo per cui non le importa di fare la scaldapoltrone: Verr il mio momento dice. Si fa
un segno sul cuore. Cuore spezzato spiega. Le lesbiche ci mettono secoli a guarire.
Annuisco.
E tu? mi chiede. Cuore spezzato anche tu?
Un tempo credevo che fosse una cosa del genere: dopotutto, non mi era mai capitato di
soffrire tanto per una ragazza. Ma una buffa faccenda perch, da quel giorno a Parigi con Lul, mi
sono riavvicinato a Broodje e ai miei amici, sono andato a trovare mia madre e abbiamo
ricominciato a parlare, e ora vivo con mio zio Daniel. E sto recitando. Okay, forse non sto
esattamente recitando. Per non lo sto pi facendo cos a casaccio e sono in un vero teatro.
Insomma, in generale, sto meglio: meglio di quanto sia stato da quando Bram morto e, in un certo
senso, meglio di quanto sia mai stato anche prima. No. Lul non mi ha spezzato il cuore. Anzi, sto
cominciando a domandarmi se, in un modo un po contorto, non me lo abbia invece aggiustato.
Scuoto la testa in segno di diniego.
Allora, cosa cerchi? mi chiede Max.
Non lo so rispondo.
Ma c una cosa che so per certo: la prossima volta, quando lavr trovata, lo capir
subito.

CAPITOLO TRENTOTTO
Prima della partenza di Daniel appendiamo gli ultimi armadietti nella cucina che
ormai quasi finita. Lidraulico verr a installare la lavastoviglie, noi dobbiamo montare il
paraschizzi e poi sar tutto a posto. Ci siamo quasi dico.
C solo da aggiustare il citofono e portare via la tua robaccia dalla soffitta
conclude Daniel.
Gi. La mia robaccia in soffitta. Quanta ce n? chiedo. Non mi pareva di aver
stivato poi tante scatole lass.
Eppure, Daniel e io trasciniamo gi almeno una dozzina di scatoloni con sopra segnato
il mio nome. Dovremmo semplicemente buttare via tutto dico. da parecchio che ne
faccio a meno di questa roba.
Lui si stringe nelle spalle. Come vuoi tu.
La curiosit ha il sopravvento. Apro una scatola: carte e vestiti portati via dal dormitorio
delluniversit; non so bene perch li ho tenuti. Li getto nella spazzatura. Apro unaltra scatola e
faccio la stessa cosa. Poi, per, ne apro una terza. Dentro ci sono delle cartelline colorate, come
quelle in cui Yael archiviava la documentazione dei suoi pazienti, e penso che il mio nome sia stato
scritto per sbaglio sul cartone. Ma vedo un foglietto che spunta da una delle cartelline. Lo tiro fuori.
Il vento tra i capelli
suono di ruote su pietre del selciato
immense come il cielo.
Un ricordo riaffiora alla mente: Non fa rima aveva detto Bram quando glielo avevo
mostrato, tutto orgoglioso perch la professoressa mi aveva chiesto di leggerlo ad alta voce in
classe.
Non deve far rima. un haiku aveva spiegato Yael alzando gli occhi al cielo e
regalandomi un raro sorriso di cospirazione.
Tiro fuori la cartellina. Dentro ci sono alcuni dei miei vecchi compiti di scuola: i primi
temi, qualche esercizio di matematica. Guardo in unaltra: niente compiti ma disegni, di una nave,
di una stella di Davide, che Saba mi aveva insegnato come ricavare tracciando due triangoli. Pagine
e pagine di quella roba. La poco sentimentale Yael e Bram ossessionato dallordine e dalla
semplicit non rivelavano mai di conservare cose del genere. Ero convinto che avessero buttato via
tutto.
In unaltra scatola trovo una lattina piena di matrici di biglietti: biglietti aerei, di
concerti o di treni. Un vecchio passaporto israeliano, di Yael, pieno di timbri. Sotto di esso, scopro
un paio di vecchissime fotografie in bianco e nero. Mi ci vuole un po per capire che ritraggono
Saba. Finora non lavevo mai visto da giovane. Non avevo mai realizzato che qualcuna delle sue
foto era sopravissuta alla guerra. Ma, senzombra di dubbio, si tratta di lui. Gli occhi sono quelli di
Yael. E i miei. In una fotografia, tiene un braccio intorno alle spalle di una graziosa fanciulla con

capelli neri e occhi misteriosi. La contempla con aria di adorazione. Lei ha un aspetto vagamente
famigliare, ma non possibile che si tratti di Naomi, che lui ha incontrato solo dopo la guerra.
Cerco altre vecchie foto di Saba e della ragazza bruna ma trovo solo uno strano ritaglio
di giornale, protetto da una busta di plastica, in cui c unimmagine di lei. La osservo pi da
vicino: una foto in cui lei indossa un vestito elegante e ha accanto due uomini in vestito da sera.
Avvicino il ritaglio alla luce. Il testo sbiadito dellarticolo in ungherese, ma c una didascalia con
dei nomi: Peter Lorre, Fritz Lang celebrit di Hollywood che riconosco e un terzo nome, Olga
Szabo, che non ho mai sentito.
Metto le foto da parte e continuo a frugare. In unaltra scatola trovo uninfinit di
ricordini e souvenir. Poi, ancora in unaltra, una busta di carta color avana. La apro e ne sbucano
altre foto: io, Yael e Bram, in vacanza in Croazia. Mi ricordo nuovamente di come io e Bram
andassimo ogni mattina a passeggio fino ai moli per comprare il pesce fresco che nessuno di noi
sapeva come cucinare. C unaltra immagine: noi tre tutti infagottati e pronti per pattinare,
nellanno in cui i canali si ghiacciarono completamente e, per potersi spostare, tutti tirarono fuori i
pattini. Ancora: la celebrazione del quarantesimo compleanno di Bram, con una festa talmente
piena di ospiti che nella chiatta non ci entravano pi e si erano sparsi tutto intorno, sul molo e per
strada; finch i vicini non avevano deciso di partecipare pure loro e la cosa si era trasformata in una
festa di quartiere. Poi ci sono gli scatti della rivista di architettura, la foto di noi tre, prima che io
venissi tagliato via per motivi redazionali. Quando arrivo in fondo alla pila, rimane solo una foto,
che si un po appiccicata alla busta. Devo tirarla via con delicatezza.
Il respiro che esce dal mio petto non n un sospiro, n un singhiozzo, n un palpito:
una cosa viva, come un uccellino che frulla le ali e si leva in volo. Per svanire poi, nella quiete del
pomeriggio.
Tutto bene? mi chiede Daniel.
Fisso attonito la foto. Noi tre, nel giorno del mio diciottesimo compleanno. Non la
foto che ho perduto, ma una diversa, scattata da unaltra angolazione, dalla macchina fotografica di
qualcun altro. Unaltra immagine casuale.
Credevo di averla persa dico, stringendo forte la fotografia tra le dita.
Daniel inclina la testa da un lato e si gratta la tempia. Io perdo le cose in
continuazione e poi le ritrovo nei posti pi strani.

CAPITOLO TRENTANOVE
Qualche giorno pi tardi, io esco per andare alle prove e Daniel, invece, va
allaeroporto. strano pensare che stasera, quando torner a casa, lui non ci sar. Daltronde, non
avr lappartamento tutto per me molto a lungo. Broodje ha passato diversi mesi a LAia per un
tirocinio e ora in Turchia a trovare Candace, che l per un viaggio di due settimane con i suoi
nonni. Al ritorno verr ad abitare qui con me fino a che lui e Henk non traslocheranno nel nuovo
appartamento di Utrecht, in autunno.

Oggi le prove sono tese e frenetiche. Le maestranze hanno smontato la scenografia per
trasportarla al parco e preparare la prova tecnica di domani, e la mancanza di un fondale sembra
aver scombussolato tutti quanti. Petra una spirale di terrore e urla dietro a chiunque: agli attori, ai
tecnici e, soprattutto, a Linus, che ha laria di volersi nascondere e sparire dietro la sua cartellina.
Povero Leccapiedi commenta Max. Per essere una donna in menopausa, oggi
sembra proprio che Petra abbia le sue cose. Ha appena fatto a pezzi il cellulare di Nikki.
Davvero? le chiedo, scivolando accanto a lei nei nostri soliti sedili.
Be, sai come reagisce quando accendi il cellulare nella sua sacra stanza delle
prove. E poi ho sentito dire che ancora pi agitata perch poco fa, qui in teatro, Geert ha
nominato linnominabile.
Linnominabile?
Il dramma scozzese aggiunge. Poi, visto che proprio non capisco, mi scandisce
solo con le labbra: Macbeth. Porta una sfiga tremenda pronunciarne il nome in teatro.
E tu ci credi?
Quello che credo che meglio non mettersi contro Petra, se il giorno dopo
prevista la prima prova tecnica.
Jeroen ci passa accanto. Mi guarda e fa finta di tossire.
il massimo che riesci a fare? gli grida dietro Max. Poi si rivolge a me. E dice
di essere un grande attore.
Linus fa fare alla compagnia una prova filata, senza interruzioni. Viene fuori un casino:
chi si dimenticato le battute; chi non ha capito dove deve mettersi.
La maledizione dellinnominabile sussurra Max.
Alle sei del pomeriggio, Petra in un tale stato che Linus ci manda tutti a casa presto.
Fatevi un bel sonno ristoratore dice. Domani sar una lunga giornata. La convocazione
alle dieci.
troppo presto per il bar mi dice Max. Andiamo a mangiare qualcosa e poi a
ballare o a sentire un concerto. Potremmo vedere chi suona al Paradiso, o al Melkweg.
Pedaliamo fino a Leidseplein. Max tutta eccitata perch un qualche musicista che un
tempo faceva parte di un gruppo famoso stasera suona da solo al Paradiso, e ci sono ancora dei
biglietti disponibili. Ne acquistiamo un paio. Poi vagabondiamo per la piazza, che in questo periodo
dellanno zeppa di turisti. Ce n unautentica folla intorno ad alcuni artisti di strada.
Probabilmente sono quelle noie di musicisti peruviani dice Max. Sai, quando
ero piccola pensavo che fossero sempre gli stessi, lo stesso gruppo, e che mi seguissero. Mi ci
voluto un secolo per capire che sono clonati. Ride e si batte sulla testa con le nocche. A volte
sono proprio ottusa.

Non sono i peruviani ma un gruppo di giocolieri. Non sembrano male: lanciano tutte le
variet di attrezzi del mestiere, dopo averne doverosamente incendiato le punte. Li guardiamo per
un po e, quando fanno passare il cappello, butto dentro una manciata di monete.
Ci giriamo per allontanarci, quando Max mi ficca un dito in un fianco. Il vero
spettacolo comincia adesso mi avvisa. Mi volto e capisco di cosa sta parlando: una donna ha le
gambe letteralmente avvolte intorno a fianchi del giocoliere e le dita infilate tra le ciocche dei suoi
capelli. Prendetevi una camera doppia! scherza Max.
Mi incanto a fissarli pi di quanto dovrei. La ragazza si scioglie dallabbraccio e si gira.
Mi vede, io vedo lei e rimaniamo entrambi di stucco.
Wills? mi chiama.
Bex? le dico.
Wills? fa eco Max.
Trascinandosi dietro il giocoliere, Bex viene da me e mi avvolge in un abbraccio
esagerato, baciandomi con passione. Una bella differenza dallultima volta che lho vista: mi aveva
a malapena stretto la mano! Mi presenta Matthias. Io le presento Max.
La tua ragazza? mi domanda, strappando a Max un ululato di protesta.
Dopo qualche chiacchiera generica non sappiamo pi cosa dirci, dato che, in fondo, non
avevamo molto da dirci neppure quando ci trovavamo a letto insieme. Dobbiamo andare.
Matthias si deve riposare molto per poter fare le sue acrobazie. Bex strizza locchio in modo
allusivo, in caso qualcuno non avesse capito a che genere di riposo e di acrobazie si riferisce.
Bene, allora E ci salutiamo, baciandoci tre volte sulle guance.
Mentre ci allontaniamo, Bex mi grida: Di, ma poi Tor ti ha trovato?
Perch? Tor mi cercava?
Stava tentando di rintracciarti. A quanto pare, era arrivata una lettera per te, a
Headingley.
A giudicare da come rizzo le orecchie, sembra che dentro di me sia scattato un
interruttore.
A casa di Tor, a Leeds spiega Bex.
Lo so dov Headingley. Ma non ho praticamente mai dato a nessuno un indirizzo
postale, e tanto meno mi ricordo di aver mai dato lindirizzo di casa di Tor, che, occasionalmente,
fungeva da quartier generale di Guerrilla Will, visto che ci andavamo per fare le prove o per
riprenderci dopo lo spettacolo. Non c alcun motivo al mondo per pensare che lei abbia potuto
spedirmi una lettera proprio l, che potesse immaginare di mandarmi una lettera l. Eppure, torno
indietro e mi avvicino a Bex. Una lettera? Di chi?
Non so. Ma Tor ci teneva proprio a fartela avere. Ha detto che aveva provato a

mandarti una e-mail ma che non avevi pi dato segni di vita. Ma guarda un po!
Ignoro la provocazione. Quando?
Si gratta la fronte, come a cercare di sbloccare la memoria. Non mi ricordo. Un po
di tempo fa. Aspetta. Quando siamo stati a Belfast? chiede a Matthias.
Alza le spalle. Intorno a Pasqua, no?
No. Secondo me era prima. Intorno a Carnevale dice Bex. Alza le mani. Pi o
meno a febbraio. Mi ricordo che si mangiavano le frittelle. O a marzo. O forse era gi aprile. Tor mi
ha detto che aveva cercato di mandarti un messaggio via e-mail e non aveva ricevuto risposta, cos
voleva sapere se io avevo modo di rintracciarti. Sgrana gli occhi, come a sottolineare lassurdit
di una simile idea.
Marzo. Aprile. Quando ero in India, in viaggio, e il mio indirizzo di posta elettronica era
rimasto impestato da quel virus. Dopo ho cambiato indirizzo. Non controllo il vecchio account da
mesi. Forse ancora l. Forse rimasto l per tutto questo tempo.
Suppongo che tu non sappia di chi era la lettera.
Bex assume unespressione irritata che fa riaffiorare parecchi ricordi. Tra noi due non
era durata, e lei si era comportata in modo odioso con me per tutto il resto della stagione, tanto che
Skev mi prendeva in giro: Non te lo ha mai detto nessuno? Non devi sputare nel piatto in cui
mangi, amico.
Non ne ho idea mi dice con un tono annoiato e per nulla spontaneo, tanto che non
capisco se davvero non lo sa oppure se non me lo vuole dire. Se ti interessa tanto, puoi chiederlo
direttamente a Tor. Poi ride. Non una risata amichevole. Anche se avrai bisogno di fortuna
per beccarla prima che arrivi lautunno.
Parte del metodo Tor consisteva nel cercare di vivere il pi possibile come al tempo
di Shakespeare, cos, mentre era in tourne, si rifiutava di usare computer e cellulari, anche se
qualche volta prendeva in prestito quelli degli altri, per mandare una e-mail o fare una telefonata
importante. Non guardava mai la televisione n ascoltava musica su iPod o altri apparecchi digitali.
E, anche se controllava ossessivamente le previsioni del tempo, che in fondo sembravano
uninvenzione abbastanza moderna, lo faceva leggendole sul giornale, cosa che le pareva corretta
perch, diceva, nel diciassettesimo secolo i giornali esistevano gi.
E suppongo che tu non abbia idea neppure di cosa potrebbe averne fatto? Il cuore
mi batte pi forte, come se avessi corso, e sono affannato, ma mi sforzo di imitare latteggiamento
annoiato di Bex, perch temo che, se le faccio capire che la lettera importante, non mi riveler pi
nulla.
Potrebbe averla spedita allindirizzo della casa galleggiante.
Vuoi dire della chiatta?
Quella dove abitavi.
E come poteva sapere della chiatta?

Cristo Santo, Wills, e io che ne so? Presumibilmente ne hai parlato con qualcuno.
Hai vissuto insieme al gruppo per quasi un anno.
Ho detto a una sola persona della nostra casa galleggiante. A Skev. Stava per andare ad
Amsterdam e mi aveva chiesto se potevo trovargli un posto dove dormire gratis. Gli avevo indicato
un paio di squat, e gli avevo anche detto che, se la chiave era sempre allo stesso posto e non cera
nessuno, poteva accamparsi sul nostro barcone.
S, ma sono anni che non vivo pi su quella chiatta.
Be, evidentemente non tanto importante conclude lei altrimenti chiunque
abbia scritto sarebbe stato informato su come rintracciarti.
Bex si sbaglia ma ha anche ragione. Lul avrebbe dovuto essere informata sul modo in
cui poteva rintracciarmi. Poi mi blocco. Lul? Dopo tutto questo tempo? pi probabile che la
lettera sia dellufficio delle imposte.
Cosera tutta quella storia? domanda Max dopo che Bex e Matthias si sono
allontanati.
Scuoto la testa. Non lo so esattamente guardo dallaltro lato della piazza. Ti
dispiace? Devo infilarmi un attimo in un posto dove ci sia Internet.
Okay dice. Io mi prender un caff.
Mi collego con il mio vecchio indirizzo di posta. Non contiene molto, a parte spazzatura
varia. Torno indietro fino a primavera, il periodo in cui ho beccato quel virus, e l c un buco:
quattro settimane di messaggi svaniti nel nulla. Provo a guardare nel cestino. Niente neanche l. Per
abitudine, prima di uscire, vado a controllare i messaggi di Bram e Saba, e sono sollevato di vedere
che esistono ancora. Domani li stamper su carta e li inoltrer al mio nuovo account. Intanto,
cambio i parametri del vecchio indirizzo per poter deviare tutta la posta a quello nuovo.
Controllo il nuovo indirizzo, anche se impossibile che Tor ce labbia perch lho
comunicato solo a poche persone. Guardo nella posta in entrata e nel cestino. Non c nulla.
Mando a Skev un breve messaggio, chiedendogli di telefonarmi. Poi ne invio uno anche
a Tor, domandandole di quella lettera, se sa di cosa trattasse e dove lha rispedita. Conoscendo Tor,
non credo che otterr risposta prima dellautunno. E, a quel punto, sar trascorso pi di un anno dal
mio incontro con Lul. Qualsiasi persona sana di mente direbbe che troppo tardi. Sembrava
troppo tardi gi quel primo giorno, quando mi sono risvegliato in ospedale. Eppure, ho continuato a
cercarla.
E la cerco ancora.

CAPITOLO QUARANTA
La prova tecnica una faticata mostruosa. A parte le battute parecchie vengono
confuse e dimenticate per effetto della nuova ambientazione bisogna tornare a imparare e

impostare tutti i movimenti nello spazio scenico dellanfiteatro.


Per tutto il giorno io sto alle calcagna di Jeroen, e Max di Marina, mentre i due
ripercorrono incerti le loro scene. Una volta di pi, io e lei siamo come ombre. Anche se, a dire il
vero, nessuno di noi possiede unombra oggi, perch il sole non c, sostituito da una pioggerellina
costante che ha messo tutti di pessimo umore. Jeroen si addirittura scordato di fare la solita battuta
sul malanno del giorno.
Viene da chiedersi chi abbia avuto questa brillante idea commenta Max.
Recitare quellaccidenti di Shakespeare in un teatro allaperto. In Olanda, dove non si parla neppure
in inglese e in pi piove sempre.
Dimentichi che gli olandesi sono un popolo di eterni ottimisti le dico.
Davvero? ribatte. Pensavo che fossero degli eterni pragmatici.
Non so. Forse sono io lottimista. Ho controllato le mie e-mail quando sono tornato dal
Paradiso, ieri sera, e lho fatto di nuovo stamattina prima di venire alle prove. Cerano un
messaggio di Yael, una vignetta comica mandata da Henk e un mucchio della solita spazzatura, ma
nessuna notizia da Skev o da Tor. Cosa mi aspettavo di trovare?
Non so nemmeno bene cosa che ci sia da essere tanto ottimisti. Se la lettera lha
mandata lei, chi mi dice che non sia un vaffanculo ritardato? Ne avrebbe ogni diritto.
Ci fermiamo per la pausa pranzo e io controllo il cellulare. Broodje ha mandato un
messaggio per dire che parte per un giro in barca a vela e per qualche giorno sar impossibile
mettersi in contatto con lui, ma che torner ad Amsterdam la prossima settimana. Anche Daniel ha
scritto per dirmi che arrivato in Brasile senza problemi, e ha allegato una foto del pancione di
Fabiola. Domani, lo giuro, mi compro un cellulare con cui si possono vedere le immagini.
Petra ci proibisce di usare i cellulari durante le prove ma, mentre parla con Jeroen, tolgo
la suoneria, metto la vibrazione, e minfilo il telefono in tasca. Sono davvero un ottimista.
Intorno alle cinque del pomeriggio, la pioggerella cessa di cadere e Linus ci fa
riprendere le prove. Abbiamo parecchi problemi con gli attacchi delle luci perch non riusciamo a
vederle. Dal momento che la commedia inizia prima del tramonto e va avanti fino a buio inoltrato,
le luci partiranno a met spettacolo, perci la prova di domani si terr dalle due del pomeriggio a
mezzanotte, in modo da esser sicuri che la seconda parte, quella che avviene in notturna, sia
illuminata nel modo previsto.
Alle sei il mio telefono vibra. Lo tiro fuori della tasca. Max spalanca gli occhi.
Coprimi le mormoro e fuggo rapido dietro le quinte.
Skev.
Ehi, grazie per avermi richiamato gli sussurro.
Dove sei? domanda, abbassando anche lui la voce fino a un sussurro.
Amsterdam. E tu?

Di nuovo a Brighton. Perch sussurri?


Sto facendo le prove di uno spettacolo.
Cosa?
Shakespeare.
Ad Amsterdam. Grande. Io ho mollato con quella roba. Adesso lavoro da Starbucks.
Oh, merda. Mi spiace.
No, va benissimo, amico.
Ascolta, Skev. Non posso parlare a lungo, ma ho incontrato Bex.
Bex. Emette un fischio. Come sta quello zuccherino?
Come al solito, si messa con un giocoliere. Ha detto che Tor stava cercando di
farmi arrivare una lettera. Allinizio dellanno.
C una pausa. Victoria Amico, quella fuori.
Lo so.
Le ho chiesto se potevo tornare da lei e mi ha detto di no. Ed successo solo una
volta. In pi, fuori stagione. Non cagare dove mangi.
Lo so. Lo so. Ma quella lettera
S, amico. Non so nulla di quella lettera.
Ah.
Victoria non me ne ha voluto parlare. Ha detto che era una cosa personale. Lo sai
come fa lei. Sospira. Perci, le ho detto di spedirtela. Le ho dato lindirizzo della casa
galleggiante. Ma non sapevo se potevi ancora ricevere posta l.
Potevo. Cio, si poteva. Arrivava.
E allora? Ti arrivata la lettera?
No, Skev. per questo che ti telefono.
Be, deve essere alla chiatta, amico.
Ma non viviamo pi l. Ed gi da parecchio.
Oh, merda. Non mi ricordavo che non cera nessuno. Mi dispiace.
Non ti preoccupare.
In bocca al lupo, per il tuo Shakespeare e tutto il resto.
Crepi. Anche a te, per i tuoi cappuccini e tutto il resto.

Ride. Ci salutiamo.
Torno alle prove. Max ha unaria esagitata. Gli ho detto che ti sentivi male e ti
veniva da vomitare. Il Leccapiedi furioso perch non lhai avvertito che ti allontanavi. Chiss se
chiede il permesso a Petra anche prima di fare sesso con sua moglie.
Faccio uno sforzo enorme per non visualizzare la situazione. Ti sono debitore. Dir a
Linus che stato un falso allarme.
Hai intenzione di spiegarmi cos questa faccenda?
Penso a Lul, e a tutte le folli ricerche di questanno che non hanno portato alcun
risultato. Perch questa volta dovrebbe andare diversamente?
Probabilmente quello che ti ho appena detto: un falso allarme rispondo a Max.
Per quel probabilmente diventa come un sassolino in una scarpa e mi tormenta per il
resto della giornata, rendendomi difficile non pensare a quella lettera, a dove pu essere finita, a
cosa dice e a chi pu averla mandata.
Quando la prova finisce sento il bisogno urgente di sapere, perci, anche se si rimesso
a piovere e pur essendo stanco morto, decido di provare a interpellare Marjolein. Al telefono non mi
risponde ma non ho voglia di aspettare fino a domani. Abita l accanto, al piano terra di una grande
casa, in un quartiere di lusso, allestremit sud del parco. Mi ha sempre detto di passare a trovarla
quando volevo.
Willem esclama, aprendo la porta. Ha in una mano un bicchiere di vino e
nellaltra una sigaretta, e non sembra contenta del fatto che sono davvero passato a trovarla.
Sono bagnato fradicio, eppure non minvita nemmeno a entrare. Cosa ti porta qui da
me?
Scusa se ti disturbo, ma sto cercando di rintracciare una lettera.
Una lettera?
Che stata spedita alla casa galleggiante, pi o meno in primavera.
Perch, ricevi ancora posta alla chiatta?
No, non la ricevo, ma qualcuno deve averla mandata l.
Scuote la testa. Se fosse stata recapitata alla chiatta sarebbe stata portata in ufficio e
poi inoltrata allindirizzo che ci avevi lasciato.
A Utrecht?
Sospira. Probabilmente. Mi puoi chiamare domattina?
importante.
Sospira di nuovo. Prova a chiamare Sara. lei che si occupa della posta.

Hai il suo numero?


Pensavo che ce lavessi tu, il numero di Sara precisa.
Non ce lho pi da tanto tempo.
Sospira per la terza volta. Poi allunga una mano a prendere il suo cellulare. Non
cercare di ricominciare qualcosa con lei.
Non lo far prometto.
Giusto. Sei un altro uomo adesso. Non capisco se vuole essere una battuta
sarcastica oppure no.
Allinterno dellappartamento la musica cambia, da un jazz morbido a un ritmo pi
selvaggio con trombe che gridano. Marjolein lancia uno sguardo in quella direzione con espressione
agognante. Mi accorgo che non sola.
Ti lascio andare dico.
Lei si sporge verso di me per darmi un bacio di commiato. A tua madre far piacere
che io ti abbia visto.
Fa per chiudere la porta. Posso chiederti una cosa? A proposito di Yael?
Certo risponde con aria assente: la sua attenzione gi rivolta allappartamento
caldo e accogliente e a chiunque stia l ad aspettarla.
Lei ha mai fatto come dire cose per aiutarmi di cui io non sono stato messo al
corrente?
Il viso in ombra, ma il suo sorriso aperto brilla nella luce riflessa. Cosa ti ha detto?
Non mi ha detto niente.
Marjolein scuote la testa. E allora non posso farlo neppure io. Comincia a
chiudere la porta. Poi si ferma. Ma hai riflettuto sul fatto che, per tutti quei mesi in cui sei stato
in giro, il tuo conto in banca non mai rimasto a secco?
No, in realt non lo avevo mai considerato. Ho usato raramente la carta di credito ma,
quando lho fatto, mi ha sempre dato disponibilit di denaro.
Qualcuno ha vegliato su di te, per tutto il tempo dice Marjolein. Quando chiude la
porta, sta ancora sorridendo.

CAPITOLO QUARANTUNO
Utrecht
Tutto porta via talmente tanto tempo. Il treno in ritardo. La fila per affittare una

bicicletta interminabile. Perci ripiego sullautobus e quello si ferma a caricare ogni singola
vecchietta residente in citt. Non sarei dovuto partire cos tardi, ma era gi tardissimo quando sono
riuscito a rintracciare Sara, stamattina. Poi ho dovuto lisciarmela un po prima che si ricordasse che,
in effetti, una lettera per me cera in mezzo alla posta. No, non laveva letta. No, non si ricordava da
dove provenisse. Per, pensa di averla spedita allindirizzo che aveva trovato nel computer. Quello
di Utrecht. Non molto tempo fa.
Quando raggiungo Bloemstraat quasi mezzogiorno. La seconda prova tecnica alle
due, ad Amsterdam. Ho un sacco di tempo a disposizione nella vita ma, quando mi serve, non ne ho
mai abbastanza.
Suono il campanello a forma di bulbo oculare. Non risponde nessuno. Non so pi chi ci
abiti in questa casa. Ho mandato un messaggio a Broodje mentre ero in viaggio per venire qui, ma
non mi ha risposto. Poi mi sono ricordato che in qualche posto sperduto, nel bel mezzo del mar
Egeo. Con Candace. Di cui sa il nome e di cui si fatto dare numero di telefono e indirizzo e-mail,
prima di partire dal Messico.
La porta dingresso chiusa a chiave ma io ho ancora la mia e pare che funzioni. Il
primo segnale positivo della giornata.
C nessuno? chiamo, e la mia voce riecheggia nellappartamento deserto. Non ha
pi laspetto che aveva quando ci abitavo io. Non c pi il divano sfondato. Non odora pi di
ragazzi. Perfino, il poster di Picasso stato tolto.
C un tavolo da pranzo, con della posta sparsa sopra. Scorro le pile di buste il pi
rapidamente possibile ma non ci capisco nulla, perci mi costringo a rallentare ed esamino
metodicamente tutte le lettere, dividendole in pile ordinate: per Broodje, per Henk, per W,
addirittura qualcuna per Ivo, che riceve ancora corrispondenza a questindirizzo, e per un paio di
ragazze sconosciute, che immagino occupino la casa in questo momento. C anche della posta per
me, per lo pi lettere delluniversit e un catalogo di viaggi inviato dallagenzia che ho utilizzato
per prenotare i biglietti per il Messico.
Guardo su per la scala. La lettera potrebbe essere lass. Forse in mansarda, nella mia
vecchia stanza. In uno degli armadi. O forse non davvero quella, la lettera che Sara ha rispedito.
Forse quella ancora al Nieuwe Prinsengracht, o in mezzo a qualche mucchio di carte, nellufficio
di Marjolein.
O, magari, lei non ha proprio spedito nessuna lettera. Forse solo unaltra falsa
illusione che mi sono inventato da solo.
Sento un ticchettio. Sopra il camino, dove era appeso il Picasso, c un orologio di
legno vecchio stile, un po come quello che Saba teneva un tempo nel suo appartamento di
Gerusalemme. Era uno dei pochi pezzi che Yael aveva conservato dopo la sua morte. Mi chiedo che
fine avr fatto.
mezzogiorno e mezzo. Se voglio prendere il treno per arrivare in tempo alla prova
tecnica devo andarmene subito. Altrimenti arriver in ritardo. Arrivare in ritardo alla prova tecnica?
Lunica cosa pi inconcepibile di quella, secondo i parametri di Petra, sarebbe non presentarsi a una
rappresentazione. Ripenso al sostituto originale, cacciato perch prevedeva di saltare tre prove.

Ormai troppo tardi perch lei sia in grado di rimpiazzarmi, ma pu lo stesso decidere di cacciarmi
via. In fondo, non sono altro che unombra.
Venire licenziato non avrebbe alcun effetto materiale sulla mia vita, al momento. Per
non ho affatto voglia di essere mandato via. E, soprattutto, non voglio lasciare una simile decisione
a Petra. Invece, se arrivo in ritardo, succeder proprio questo.
Allimprovviso la casa mi pare enorme ed come se a perlustrare tutte le stanze ci
potessero volere anni. E quellattimo di incertezza sembra ancora pi smisurato.
Gi altre volte ho deciso di smettere di cercare Lul. A Utrecht. In Messico. Ma in quei
momenti mi sono sentito come se mi fossi arreso, quasi avessi smesso di cercare me stesso, pi che
lei. Questa volta la sensazione diversa. come se fosse stata proprio lei, Lul, a condurmi dove
sono ora, e per la prima volta, dopo tanto tempo, mi sento come se fossi a un passo dal trovare
qualcosa di reale. Forse questo il punto dellintera faccenda. Forse qui che finisce la strada.
Ripenso alle cartoline che ho lasciato dentro la sua valigia. Su una di esse avevo scritto:
Scusami. Solo adesso capisco che, in realt, avrei dovuto scrivere: Grazie.
Grazie dico piano alla casa deserta. So che non lo sentir mai ma sembra che, in
fondo, non abbia importanza.
Poi getto le lettere indirizzate a me nel cestino della carta straccia e torno ad
Amsterdam, chiudendomi la porta alle spalle.

Parte seconda
UN GIORNO

CAPITOLO QUARANTADUE
AGOSTO
Amsterdam
Il telefono sta suonando. E io sto dormendo. Due eventi che non dovrebbero verificarsi
nel medesimo tempo. Apro gli occhi, cerco a tentoni il telefono, ma lo squillo continua a gridare
nella notte silenziosa.
Si accende una luce. Broodje, nudo come mamma lha fatto, in piedi davanti a me e
strizza gli occhi nella luminosit giallastra della lampada e delle pareti giallino chiaro della stanza
del bimbo. Mi porge il telefono. per te borbotta, e poi spegne la luce e torna a letto come un
sonnambulo.
Mi avvicino il ricevitore allorecchio e sento le quattro parole che nessun vorrebbe

sentire quando riceve una chiamata in piena notte.


C stato un incidente.
Lo stomaco mi precipita in fondo ai piedi e sento un fischio alle orecchie aspettando di
capire di chi si tratta. Yael. Daniel. Fabiola. Il bimbo. Unaltra sottrazione alla mia famiglia, che
non riuscirei pi a sopportare.
Ma la voce continua a parlare e mi ci vuole un minuto per riprendere il controllo del
respiro e ascoltare quello che mi sta spiegando. Bicicletta e moto caviglia, frattura
spettacolo ed emergenza, ed allora che mi rendo conto che non si tratta di quel tipo di incidente.
Jeroen? dico alla fine, ma chi altro potrebbe essere? Mi viene quasi da ridere. Non
per lironia della cosa ma per il sollievo che provo.
S, Jeroen risponde brusco Linus. Jeroen linvincibile, investito da un motociclista
ubriaco. Jeroen che continua a insistere che lui pu andare in scena lo stesso, anche con un piede
ingessato, e forse ci riuscir, per le repliche della settimana prossima. Ma le rappresentazioni di
questo fine settimana? Forse saremo costretti a cancellarle dice Linus. Ci serve che tu
venga in teatro il pi presto possibile. Petra vuol vedere cosa sai fare.
Mi stropiccio gli occhi. La luce dellalba comincia a filtrare attraverso le persiane. Non
siamo nel cuore della notte, in fondo. Linus mi dice di raggiungerli in teatro il teatro vero e
proprio, non lanfiteatro del Vondelpark alle otto.
Sar una lunga giornata mi avvisa.
Petra e Linus a malapena alzano gli occhi quando entro in teatro. Una Marina dagli
occhi cerchiati mi rivolge uno sguardo stanco e comprensivo. Ha in mano un panino: lo spezza in
due e me ne offre met. Grazie le dico. Non ho avuto il tempo di mangiare nulla.
Lo immaginavo ribatte lei.
Mi siedo al margine del palcoscenico, accanto a lei. Allora, cos successo?
Lei inarca le sopracciglia. Il karma ha colpito. Si sistema una ciocca di capelli
dietro lorecchio. So che scherza quando si vanta del suo record assoluto di presenze; glielho
sentito dire un sacco di volte e non gli mai successo nulla. Si interrompe per spazzare via le
briciole che le sono cadute in grembo. Ma non si deride il fato senza che, alla lunga, il fato
decida di farsi lultima risata. Il problema che la cosa non riguarda solo lui. Potrebbe mandare a
monte anche le altre rappresentazioni.
Mandare tutto a monte? Credevo che fosse solo per stasera.
Jeroen non sar in grado di recitare n questo fine settimana n il prossimo e, anche
se dovesse riuscire a farlo con lingessatura che pare debba portare per le prossime sei settimane, ci
sarebbero comunque da modificare tutte le coreografie. In pi, c una questione di assicurazione
sugli infortuni. Sospira. Potrebbe essere pi facile cancellare tutto.
Mi crollano le spalle sotto il peso di quellaffermazione. Quindi la responsabilit ricade
tutta su di me. Comincio a credere nella maledizione del dramma scozzese dico a Marina.

Mi scruta con una preoccupazione mista a simpatia. Sembra che stia per dire qualcosa,
quando Petra mi ordina di andare sul palco.
Linus ha unaria depressa. Al contrario Petra, quella dal carattere focoso e irritabile,
calma: il fumo di una sigaretta lavvolge come se fosse una statua di fuoco. Mi ci vuole un po per
capire che non affatto calma: rassegnata. Ha gi deciso di cancellare la serata.
Salgo sul palco. Prendo fiato. Cosa posso fare? le chiedo.
Abbiamo tutta la compagnia in allerta per fare una prova completa pi tardi mi
risponde Linus. Per ora vorremmo che provassi le tue scene insieme a Marina. Per vedere come
vanno.
Petra spegne la sigaretta. Partiamo direttamente dal primo atto, scena seconda, con
Rosalinda. Io leggo Celia. Linus legger Le Beau e il Duca. Cominciamo da subito prima del
duello, con la battuta di Le Beau.
Da: Monsieur lo sfidante, la principessa vi vuole? chiede Linus. Lei annuisce.
Eccomi a loro, con rispetto e devozione dico, inserendomi con la battuta seguente,
di Orlando.
C un attimo di sorpresa in cui mi fissano tutti.
Voi, giovanotto, avete sfidato Charles, il lottatore? mi domanda Marina come
Rosalinda.
No, graziosa principessa: lui che sfida tutti. Io, come altri, vengo qui solo per
misurare con lui la forza della mia giovinezza ribatto, senza il tono da sbruffone che usa Jeroen,
ma ammorbidendo la vanit con un accenno di insicurezza, che, in qualche modo, sono certo che
Orlando debba provare.
Ho ripetuto queste parole centinaia di volte nelle letture fatte insieme a Max, ma erano
solo frasi scritte in un copione, e non mi sono mai soffermato a pensare a cosa significassero
realmente, perch non avevo motivo di farlo. Eppure, cos come il monologo di Sebastiano
prendeva vita, mesi fa, nel corso della mia audizione, allimprovviso le parole mi paiono cariche di
significato. Si trasformano in un idioma che mi familiare.
Saltiamo qui e l nel testo, e arriviamo alla battuta di Orlando: Non dar dolore ad
amici, dato che non ne ho nessuno per piangermi; nessun danno al mondo, perch in esso io non ho
niente. Mentre pronuncio queste parole, sento lemozione serrarmi la gola. Perch so bene cosa
intende dire. Per un attimo, cerco di ricacciare indietro la mia sensazione, ma non lo faccio: ci
respiro dentro, facendomi guidare da lei attraverso la scena.
Mi sento ormai sciolto e a mio agio quando attacchiamo la scena del duello, in cui
combatto, come un mimo, contro un avversario invisibile. Conosco bene questa parte. Orlando
vince il duello, ma ne esce comunque perdente. Viene cacciato dai domini del Duca e avvisato che
suo fratello ha intenzione di ucciderlo.
Arriviamo alla fine della scena. Petra, Linus e addirittura Marina, restano l a fissarmi,

senza dire nulla.


Continuiamo? chiedo. Passiamo al secondo atto?
Fanno segno di s.
Recito la scena con Linus che legge la parte di Adamo e, quando abbiamo finito, Petra
si schiarisce la voce e mi chiede di ripartire dallinizio, con il monologo di apertura di Orlando,
quello che ho recitato cos male quando mi hanno chiamato per il secondo provino.
Questa volta per lo faccio bene. Quando finisco, restano di nuovo in silenzio. Be,
evidente che conosci il testo dice infine Linus. E i movimenti di scena?
S, so anche quelli.
Hanno unespressione assolutamente incredula. Ma cosa pensano che abbia fatto per
tutto questo tempo?
Scaldato una poltrona la risposta che mi viene spontanea. E forse non dovrei essere
tanto stupito dal loro stupore. Perch, in fondo, non pensavo anchio di dover fare solo quello?
Petra e Linus congedano Marina e me. Devono discutere di alcuni dettagli. Se decidono
di andare avanti con la rappresentazione di stasera, ci sar una prova generale in teatro a
mezzogiorno, e pi tardi, nel pomeriggio, io dovr fare unaltra prova tecnica allanfiteatro insieme
a Linus.
Prendetevela comoda e tenete accesi i telefonini dice Linus, dandomi una pacca
sulla spalla, con unocchiata quasi paterna. Ci sentiamo presto.
Marina e io ci dirigiamo a un bar l nei pressi per prenderci un caff. Sta piovendo e,
allinterno, le vetrine sono completamente appannate. Ripulisco un cerchietto di condensa dal vetro.
Dallaltra parte del canale c il negozio di libri dove ho scovato la copia della Dodicesima notte.
Sta aprendo proprio in quel momento. Racconto a Marina della gomma a terra, di come mi sono
fermato al negozio e di tutto il bizzarro concatenarsi di eventi che mi ha ha portato a diventare il
sostituto di Jeroen e forse, adesso, a recitare la parte di Orlando.
Ma nulla di tutto questo ha a che vedere con linterpretazione che ci hai appena
mostrato. Scuote la testa e mi sorride; un sorriso dintesa, ed quello, pi di ogni altra cosa,
che mi fa smettere di sentirmi unombra. Non ci avevi rivelato tutte le tue doti.
Non so come rispondere. Forse non le ho mai rivelate neppure a me stesso.
Dovresti dirglielo dice, indicando il negozio di libri al tipo che ti ha venduto il
libro e informato dei provini. Se andrai in scena, in parte il merito sar suo.
Se andr in scena, ci saranno un sacco di persone a cui dovr dirlo.
A te non farebbe piacere saperle continua Marina che, seppure in minima
parte, una cosa che hai fatto per caso ha avuto un tale impatto sulla vita di qualcun altro? Com
quella storia? Delle conseguenze che possono scaturire dal battito delle ali di una farfalla?

Guardo il tipo che apre il negozio. Dovrei proprio dirglielo. Anche se a colei a cui vorrei
davvero dirlo quella che , in qualche modo, legata a doppio filo con questa storia e che davvero
mi ha portato fino a qui purtroppo non lo posso dire.
Dal momento che ci stiamo confessando dice Marina devo dirti che mi hai
incuriosito fin dallinizio: questo attore misterioso che sta sulle sue, che nessuno ha mai sentito
nominare, ma che bravo abbastanza da essere preso come sostituto.
Bravo abbastanza? Mi stupisce. Avrei detto il contrario.
Io evito assolutamente di avere relazioni allinterno dellambiente continua.
Nikki continua a dirmi che tu fai eccezione perch sei un sostituto e non fai parte del cast, ma ora
che potresti entrarci cominci a interessarmi anche di pi. Mi rivolge di nuovo quel sorriso
dintesa. Forse chiuderemo la baracca stasera, o forse fra tre settimane ma, in entrambi i casi,
quando finita non potremmo passare un po di tempo insieme, io e te?
Quel rigurgito di desiderio per Lul ce lho ancora nel sangue, come una droga il cui
effetto si sta gradualmente affievolendo. Marina non Lul. Ma neppure Lul Lul. E Marina
fantastica. Chiss cosa potrebbe succedere?
Sto per dirle di s, che alla fine delle repliche la cosa si pu fare, ma lo squillo del
telefono minterrompe. Lei getta uno sguardo al numero e mi sorride. il tuo destino che ti
chiama.

CAPITOLO QUARANTATR
C tanto da fare. Una prova generale a mezzogiorno. Poi una prova tecnica. Devo
correre a casa, acchiappare un paio di cose, dirlo ai ragazzi. A Daniel. E a Yael.
Broodje si appena svegliato. Senza fiato, gli do le ultime notizie. Non ho ancora finito
che gi al telefono, a chiamare i ragazzi.
Lo hai detto a tua madre? mi chiede quando riattacca.
La chiamo adesso.
Calcolo la differenza di fuso orario. Non sono ancora le cinque a Mumbai, perci Yael
sar al lavoro. Invece di telefonarle, le spedisco una e-mail. E intanto ne invio una anche a Daniel.
Allultimo momento ne aggiungo una per Kate, spiegandole dellincidente di Jeroen e invitandola
allo spettacolo di stasera, se per caso in zona. Le dico addirittura che pu stare da me e le do
lindirizzo dellappartamento.
Sto per chiudere la connessione, poi, per, scorro rapidamente la posta in entrata. C un
messaggio nuovo che viene da un indirizzo sconosciuto e, l per l, penso che sia spam. Poi leggo
loggetto nellintestazione del messaggio: Lettera.
Mi trema un po la mano mentre apro la e-mail. di Tor. O mandata da Tor tramite
qualche membro di Guerrilla Will che non rispetta lembargo digitale tanto quanto lei.

> Ciao Willem,


> Tor mi ha chiesto di scriverti per dirti che la scorsa settimana ha incontrato Bex, la
quale le ha riferito che non hai ricevuto quella lettera. Ci rimasta molto male, perch era una
lettera importante e lei si era sbattuta un sacco per cercare di fartela avere. Voleva che sapessi che
era di una ragazza che avevi incontrato a Parigi, e che ti cercava perch tu lhai scaricata e ti sei
dato alla fuga. (Parole di Tor, non mie). Ha detto che dovresti sapere che le azioni producono delle
conseguenze. Ambasciator non porta pena! . Sai com lei.

> Baci!
> Josie
Crollo sul letto combattuto tra emozioni diverse. Lhai scaricata e ti sei dato alla fuga.
Riconosco la rabbia di Tor. E anche quella di Lul. Sono sopraffatto da un senso di vergogna e
rimpianto, che per si blocca l, trattenuto da una forza invisibile. Perch lei mi sta cercando. Anche
Lul mi sta cercando. O mi stava cercando. Forse solo per mandarmi al diavolo. Ma mi stava
cercando, cos come io cercavo lei.
Non so cosa provare mentre entro sovrappensiero in cucina. Le emozioni sono troppe
per un solo giorno.
Trovo Broodje che rompe delle uova in una padella. Vuoi un uitsmijter? mi
chiede.
Faccio segno di no.
Dovresti mangiare qualcosa per tenerti in forze.
Devo andare.
Adesso? Credo che Henk e W stiano per arrivare. Ti vogliono vedere. Ripasserai di
qui prima del tuo grande debutto?
La prova generale comincia a mezzogiorno e porter via almeno tre ore, poi Linus ha
detto che avr un momento di pausa prima di rifarne unaltra allanfiteatro, alle sei.
Probabilmente riuscir a tornare per le quattro o le cinque.
Grande. A quel punto i progetti per la festa dovrebbero essere gi definiti.
Progetti per la festa?
Willy, questa una cosa grossa. Si ferma e mi guarda. Dopo lanno che hai
passato gli anni che hai passato questo evento lo dobbiamo celebrare.
Okay, va bene dico, ancora mezzo intontito.
Torno nella mia stanza per preparare un cambio di vestiti da indossare sotto il costume,
e prendere un paio di scarpe. Sto per andare quando scorgo lorologio di Lul appoggiato sullo
scaffale. Lo prendo in mano. Ticchetta sempre, dopo tutto questo tempo. Lo tengo in mano ancora

un po. Poi me lo infilo in tasca.

CAPITOLO QUARANTAQUATTRO
In teatro, il resto della troupe si gi radunato. Max mi arriva accanto da dietro: Ti
copro le spalle mi sussurra.
Sto per chiederle cosa intende dire ma poi lo capisco da solo. Per molte di queste
persone sono stato pressoch invisibile per quasi tre mesi: unombra sul palco. Ora, invece, i
riflettori sono accesi su di me, e non c pi sicurezza tra la semioscurit delle quinte. Quelle stesse
persone adesso mi scrutano con una particolare combinazione di sospetto e condiscendenza, una
sensazione che mi familiare e che provavo a volte in viaggio, quando passavo in quei quartieri in
cui la gente come me tendeva a non transitare affatto. Cos come facevo in viaggio, mi comporto
come se non notassi nulla e vado per la mia strada. Di l a poco Petra ci riunisce con un battito delle
mani.
Non abbiamo tempo da perdere dice Linus. Faremo una prova modificata,
saltando le scene in cui Orlando non presente.
Allora perch ci avete convocato tutti? brontola Geert, che recita il doppio ruolo
di uno degli uomini del Duca e di Silvio; lui non ha quasi nessuna scena in comune con Orlando.
Eh gi. Stare seduti a guardare gli altri che recitano un tale spreco di tempo
commenta Max, con un tono cos candido che a Geert ci vogliono un paio di secondi prima di
rendersi conto che intendeva essere un rimprovero.
Max mi rivolge un sorriso maligno. Sono felice che sia qui con me.
Ho convocato tutti dice Petra con uno sfoggio esagerato di pazienza che ti fa
capire che sta per perderla del tutto cos che possiate abituarvi al ritmo diverso del nuovo attore,
e cos che possiamo tutti aiutare Willem a far s che la transizione tra lui e Jeroen sia il pi possibile
fluida. Idealmente non dovreste essere in grado di percepire la differenza.
Max alza gli occhi al cielo e, una volta di pi, mi fa piacere che sia qui.
Ora, dallinizio per favore dice Linus, picchiettando la cartellina con la punta di
un dito. Non ci sono n scenografia n segni perci fate semplicemente il meglio che riuscite a
fare.
Appena metto piede sul palcoscenico mi sento sollevato. Questo il posto in cui devo
essere. Nella testa di Orlando. A mano a mano che andiamo avanti con la commedia scopro altre
cose sul personaggio. Per esempio, quanto importante quella prima scena in cui lui e Rosalinda
sincontrano. Si vedono solo per qualche istante, ma vedono qualcosa luno nellaltra, riconoscono
qualcosa. E quella scintilla sostiene la passione di entrambi per tutto il resto della commedia. Non si
incontrano pi o, per lo meno, non si incontrano consapevolmente fino alla fine.
Un complesso balletto che Shakespeare ha riassunto in una manciata di battute. Orlando

sta per battersi con un uomo molto pi forte di lui, ma si pavoneggia dinnanzi a Rosalinda e Celia
per fare colpo su di loro. Prova paura, di sicuro intimorito, ma, invece di dimostrarlo, bara.
Lusinga. Fate che i vostri begli occhi e i vostri auguri maccompagnino nella prova dice.
Il mondo ruota su singoli attimi. E, in questa commedia, uno il momento in cui
Rosalinda dice: Quella poca forza che ho, vorrei che fosse per voi.
Quellunica battuta. Rompe la maschera che lui indossa. Mostra quello che c dietro.
Rosalinda vede Orlando. Lui vede lei. C tutta la commedia in quella battuta.
Quelle parole me le sento dentro come mai prima dora, come se capissi dal profondo le
intenzioni di Shakespeare. Mi sento come se una Rosalinda e un Orlando esistessero davvero e io
fossi l a perorarne la causa, a parlare in vece loro. Non recitare in una commedia. Va molto oltre.
Ed molto pi grande di me.
Pausa di dieci minuti dice Linus alla fine del primo atto. Tutti escono per farsi un
caff o una sigaretta. Ma io sono restio a scendere dal palcoscenico.
Willem mi chiama Petra. Una parola.
Ha stampato in volto un sorriso, cosa che succede di rado, e allinizio immagino che sia
di soddisfazione, perch in genere per questo che si sorride, no?
Il teatro si svuota. Ci siamo solo noi due adesso. Neppure Linus. Voglio dirti quanto
sono positivamente impressionata comincia.
Dentro di me, sono un bambino che sorride felice il mattino del suo compleanno,
quando sta per ricevere i regali. Ma cerco di tenere un contegno neutro e professionale.
Con cos poca esperienza, conoscere la lingua cos bene. Al provino, ci aveva colpito
la tua facilit con la lingua, ma ora Sorride di nuovo, solo che ora noto quanto assomiglia a un
cane che scopre i canini in un ringhio. E i movimenti li ricordi alla perfezione. Linus mi ha detto
che hai addirittura imparato una parte della coreografia del duello.
Ho osservato le dico. Sono stato attento.
Ottimo. Era proprio quello che dovevi fare. E di nuovo sfodera quel sorriso. Per,
ora comincio a dubitare che rifletta il minimo compiacimento. Ho parlato con Jeroen, oggi
prosegue.
Non dico nulla ma mi si torcono le viscere. Tutto questo sforzo, e adesso Jeroen
ritorner zoppicando, con il suo piede ingessato.
terribilmente in imbarazzo per quello che accaduto, ma soprattutto dispiaciuto
di aver mollato cos la compagnia.
Non stata colpa di nessuno. Gli capitato un incidente dico.
Gi. Sicuro. Un incidente. Lui ci tiene davvero a tornare per le ultime due settimane
della stagione, e noi faremo del nostro meglio per organizzarci e andare incontro alle sue esigenze,
perch questo che si fa quando si parte di una compagnia. Capisci cosa intendo?

Annuisco, anche se non so proprio di cosa stia parlando.


Ho capito cosa stavi cercando di fare, l sul palco, con il tuo Orlando.
Il tuo Orlando. C qualcosa nel modo in cui lo dice che mi d limpressione che non
sar mio a lungo.
Ma il compito del sostituto non quello di dare la sua interpretazione del
personaggio continua bens quello di recitare la parte come lattore che sta sostituendo.
Perci, in realt, tu non devi recitare Orlando: tu devi recitare Jeroen Gosslers che interpreta
Orlando.
Ma lOrlando di Jeroen completamente sbagliato vorrei dirle. macho e sbruffone e
privo di sfaccettature. E poi, senza la vulnerabilit, Rosalinda non potrebbe amarlo, e se Rosalinda
non lo ama allora al pubblico cosa gliene pu importare di questa storia? Vorrei dirle: Lascia che
lo faccia io. Lascia che lo faccia nel modo giusto, questa volta.
Ma non dico niente. E Petra si limita a fissarmi. Poi, alla fine, mi chiede: Pensi di
riuscirci?
Mi sorride di nuovo. Che sciocco proprio io, tra tutti a non capire che cosa
significava quel sorriso.
Siamo ancora in tempo per cancellare la rappresentazione di questo fine settimana
dice con voce dolce e una chiara minaccia. Il nostro mattatore ha avuto un incidente. Nessuno
pu farcene una colpa.
Qualcosa viene dato, qualcosa viene tolto. Deve sempre funzionare in questo modo?
I dieci minuti di pausa sono terminati e il gruppo comincia a rientrare in platea, pronto a
tornare al lavoro e a darsi da fare. Quando vedono che io e Petra stiamo parlando, ammutoliscono
tutti.
Ci siamo capiti? mi chiede, con una voce cos amichevole che sembra una
canzoncina per bimbi.
Guardo la compagnia. Guardo Petra. Annuisco. Ci siamo capiti.

CAPITOLO QUARANTACINQUE
Quando Linus ci lascia liberi per il pomeriggio, io schizzo verso la porta.
Willem mi chiama Max.
Willem chiama Marina facendole eco.
Agito la mano per bloccarle. La sarta deve adattarmi il costume e poi ho solo un paio
dore prima di incontrare di nuovo Linus, con cui ripasser i movimenti da fare sul palco
dellanfiteatro. Quanto a quello che devono dirmi Marina e Max, se sono complimenti per la mia

interpretazione, cos simile a quella di Jeroen che addirittura Petra ne rimasta impressionata, non li
voglio sentire. Se sono domande sul perch sto recitando in quel modo quando prima lo avevo fatto
in una maniera tanto diversa, le voglio sentire ancora meno.
Devo andare taglio corto. Ci vediamo stasera.
Assumono unespressione ferita, ognuna a modo suo. Ma mi allontano e basta.
Tornato allappartamento, ci trovo W, Henk e Broodje che si danno un sacco da fare
con i fogli di un blocchetto giallo sparsi ovunque sopra il tavolo. E cos c anche Femke sta
dicendo Broodje. Ehi, ecco la star.
Henk e W cominciano a congratularsi con me. Io scuoto la testa: Cos questa storia?
dico indicando i foglietti sul tavolo.
La tua festa spiega W.
La mia festa?
Quella che facciamo stasera aggiunge Broodje.
Sospiro. Mi ero completamente dimenticato della faccenda. Non voglio nessuna
festa.
Che vuol dire che non vuoi la festa? chiede lui. Hai detto che andava bene.
E ora non va pi bene. Cancellatela.
Perch? Non vai in scena?
Vado in scena. Entro nella mia camera. Ma niente festa ripeto.
Willy mi grida dietro Broodje.
Sbatto la porta e mi sdraio sul letto. Chiudo gli occhi e cerco di dormire ma non ci
riesco. Mi siedo e sfoglio una delle copie di Voetbal International che ha comprato Broodje, ma
anche quella non minteressa. La ributto sullo scaffale. Atterra vicino a una grande busta color
avana: il pacco di fotografie che ho dissepolto dalla soffitta il mese scorso.
Apro la busta; sfoglio le immagini. Mi soffermo su quella di me, Yael e Bram nel
giorno del mio diciottesimo compleanno. Provo quasi una sofferenza fisica per quanto mi mancano.
Per quanto mi manca lei. Sono stanco di provare la mancanza di cose che non ho.
Prendo il telefono e questa volta non calcolo neppure la differenza dorario.
Lei risponde subito. E, proprio come la volta prima, io non so pi cosa dire. Ma Yael
no. Questa volta, no.
Cosa c che non va? Dimmelo.
Hai ricevuto la mia e-mail?
Non ho controllato. C qualcosa che non va?

Sembra nel panico. Dovrei saperlo bene. Le telefonate inaspettate necessitano


rassicurazioni. Non niente del genere.
Niente di quale genere?
Non come le altre volte. Voglio dire, non sta male nessuno, anche se qualcuno si
rotto una caviglia. Le racconto di Jeroen, e del fatto che dovr prendere il suo posto.
Ma non dovresti esserne felice? mi chiede.
Pensavo che mi avrebbe reso felice. Stamattina ero molto felice. Anche sapere della
lettera di Lul mi aveva fatto felice, stamattina, ma ora leffetto passato e lunica impressione che
mi rimasta quella delle sue recriminazioni. Quanto pu oscillare il pendolo dellumore in un solo
giorno. Dovrei saperlo bene, ormai. Pare di no.
Sospira. Ma Daniel mi aveva detto che sembravi cos eccitato.
Hai parlato con Daniel? Di me?
Pi volte. Gli ho chiesto un consiglio.
Hai chiesto un consiglio a Daniel? ancora pi sconvolgente del fatto che gli
abbia domandato mie notizie.
Gli ho chiesto se, secondo lui, dovevo proporti di tornare qui. Fa una pausa. A
vivere con me.
Vuoi che torni in India?
Se lo vuoi tu. Potresti recitare qui. Mi sembrava che la cosa stesse funzionando bene
per te. E potremmo trovare un appartamento pi spazioso. Grande abbastanza per tutti e due. Ma
Daniel ha detto che era meglio se aspettavo a proportelo. Gli sembrava che tu avessi trovato
qualcosa.
Non ho trovato nulla. E poi potevi chiederlo direttamente a me. Suona cos acido.
Se ne rende conto anche lei. Ma la sua voce rimane dolce. Te lo sto chiedendo,
Willem.
E capisco che vero. Dopo tutto questo tempo. Gli occhi mi si riempiono di lacrime.
Sono contento, in quel momento, che migliaia di chilometri ci separino.
Quando potrei venire? le chiedo.
Fa una pausa. Poi mi d la risposta di cui ho bisogno. Quando vuoi.
Lo spettacolo. Questo fine settimana dovr esserci per forza, poi Jeroen torner, oppure
me ne potrei andare io. Luned.
Luned. Non sembra neppure troppo sorpresa. Dovr chiedere a Mukesh cosa
pu fare.
Luned. Fra tre giorni. Ma cosa c che mi trattiene, qui? Lappartamento finito. Tra

non molto Daniel e Fabiola torneranno con il bambino, e per me non ci sar pi posto.
Non troppo presto? le chiedo.
Non troppo presto dice. E sono contenta che non sia troppo tardi.
Sento una specie di pizzicore in gola e non riesco a parlare. Ma non ce n bisogno.
Perch comincia a parlare lei. Come un torrente in piena: scusandosi perch mi ha tenuto a distanza,
spiegandomi quello che Bram mi ha sempre ripetuto, che non era colpa mia, ma sua, per via di Saba
e della sua infanzia. Tutte cose che sapevo gi ma che non ho mai realmente capito fino ad adesso.
Mamma, va bene lo stesso la interrompo.
Non vero, per insiste.
Invece vero. Perch capisco tutti quei suoi modi di cercare una via di fuga, e capisco
che, a volte, fuggi da una prigione solo per scoprire che te ne sei costruito intorno unaltra.
buffo: penso che finalmente mia madre e io riusciamo a parlare la stessa lingua.
Eppure, ormai non sembra ci sia pi tanto bisogno di parole.

CAPITOLO QUARANTASEI
Chiudo la telefonata con Yael e mi sento come se qualcuno avesse aperto una finestra e
fosse entrata una folata daria fresca. In viaggio la stessa cosa. Un giorno tutto ti sembra perduto e
senza speranza. Poi, prendi un treno, o ti arriva una telefonata, e davanti a te si spalanca una serie
infinita di nuove possibilit. Petra e la sua produzione teatrale mi erano sembrate un passo
importante, forse, invece erano solo lultimo porto nel quale il vento mi aveva sospinto. E ora mi
spinge di nuovo in India. Di nuovo da mia madre. Il posto cui appartengo.
Ho ancora in mano la busta di fotografie. Una volta di pi, mi sono dimenticato di
chiedere a Yael da dove provengono. Osservo meglio quella di Saba e della ragazza misteriosa e mi
rendo conto del perch avesse unaria cos familiare la prima volta che lho vista. Con quei capelli
neri, il sorriso scherzoso e i capelli a caschetto, assomiglia moltissimo a Louise Brooks, questa
prendo il ritaglio di giornale questa Olga Szabo. Chi sar stata? La fidanzata di Saba? lei quella
che se n andata?
A questo punto non so bene cosa fare di quelle foto. La cosa pi sicura sarebbe
rimetterle in soffitta, ma mi sembrerebbe di rinchiuderle di nuovo in prigione. Potrei farne delle
copie e portarmi via gli originali, ma c lo stesso il rischio che vadano perse.
Osservo ancora la foto di Saba. Poi vado a guardarne una di Yael. Rifletto sulla vita
difficile e piena di conflitti che quei due hanno trascorso insieme, solo perch Saba le voleva cos
bene che cercava di proteggerla da tutto e a ogni costo. Non sono sicuro che si possa
simultaneamente amare una cosa e proteggerla. Amare qualcuno gi un atto cos pericoloso in s e
per s. Eppure, proprio nellamore che risiede la sicurezza.
Mi domando se, questo, Saba lo avesse capito. Dopotutto, era lui quello che diceva

sempre: La verit e il suo contrario sono due facce della stessa moneta.

CAPITOLO QUARANTASETTE
Sono le quattro e mezzo. Dovr raggiungere Linus solo alle sei, per fare lultima rapida
prova tecnica prima che si alzi il sipario. Fuori, in soggiorno, sento Broodje e gli altri che parlano.
Non ho voglia di affrontarli. Non so proprio che reazione avranno quando li informer del fatto che
torno in India fra tre giorni.
Lascio il telefono sul letto e metto il naso fuori dalla stanza, dirigendomi alla porta
dingresso e salutando i ragazzi. Broodje mi indirizza uno sguardo funereo. Non vuoi proprio
che veniamo stasera? chiede.
No. In effetti, non voglio. Ma non posso essere crudele fino a quel punto. Non con lui.
Ma s, certo che voglio mento.
Gi nel portone mimbatto nella vicina, la signora Van Der Meer, che sta uscendo a
portare a spasso il cane. Sembra che stia spuntando un po di sole, finalmente mi dice.
A dire il vero, il sole sta lottando per fare capolino in mezzo a una tenace coltre di nubi.
Mi avvio verso il piccolo parco sullaltro lato della strada. Sono quasi oltre il cancello, quando sento
qualcuno chiamare il mio nome. Proseguo. Ci sono migliaia di Willem. Ma il richiamo si fa pi
sonoro. Poi qualcuno grida in inglese: Willem, ma sei tu?
Mi fermo. Mi giro. Non pu essere.
Invece proprio lei: Kate.
Grazie al cielo lo sei! esclama correndo verso di me. Ti ho chiamato per
telefono e non mi rispondevi, allora sono venuta qui e il tuo stupido citofono non funziona. Perch
non hai risposto al cellulare?
Mi sembra sia passato un anno da quando le ho mandato quella e-mail. Quasi lavessi
mandata da un altro mondo. Ora sono in imbarazzo per averle chiesto di venire fin qui. Lho
lasciato a casa.
Per fortuna ho incontrato la tua vicina con il cane e mi ha detto che le pareva ti fossi
diretto da questa parte. Sembra proprio uno dei tuoi incidenti casuali. Ride. tutta una
giornata di incidenti casuali. La tua e-mail arrivata nel momento pi opportuno. David aveva
intenzione di trascinarmi fino a Berlino per vedere una terribile produzione davanguardia della
Medea, stasera, e io ero alla disperata ricerca di una scusa per non andarci, cos, quando stamattina
ho ricevuto il tuo messaggio ho deciso di venire qui. Ero gi sullaereo quando mi sono resa conto
che non sapevo neppure dove dovevi recitare. E tu non rispondevi al telefono, perci sono andata un
po nel panico e ho deciso di venirti a cercare fino a casa. Ma ora siamo qui, e ormai tutto a posto.
Finge di asciugarsi la fronte con un gesto esagerato. Ffiuuu!
Fffiuu! le faccio debolmente eco.

Il radar di Kate si attiva. O forse no.


Forse no.
Cosa succede?
Ti posso chiedere di fare una cosa per me? Le ho gi chiesto cos tanto. E proprio
ora che qui? Broodje e i ragazzi, magari loro non capiscono bene com la storia. Ma Kate s. Lei
in grado di leggere tra le righe di tutta questa assurda faccenda.
Certo.
Potresti non venire stasera?
Ride, come se stessi scherzando. Poi capisce che non una battuta. Oh dice,
facendosi seria. Non ti fanno andare in scena? La caviglia di Orlando misteriosamente guarita?
Scuoto la testa. Guardo in basso e noto che Kate ha in mano la valigia. venuta
davvero direttamente dallaeroporto. Per vedere me.
Dove alloggi? le chiedo.
Nellunico posto che sono riuscita a trovare allultimo minuto. Estrae dalla borsa
una strisciolina di carta. Major Rug Hotel? legge. Non so come pronunciarlo e so ancora
meno dove potrebbe essere. Mi porge il foglietto. Lo conosci?
Hotel Magere Brug. Io so perfettamente dove si trova. Ci sono passato davanti quasi
ogni giorno della mia vita. Nel fine settimana, servivano dolci fatti in casa nel salone dingresso e,
di tanto in tanto, Broodje e io cintrufolavamo l dentro per trafugarne qualcuno. Il direttore fingeva
di non vederci.
Le prendo la valigia. Vieni. Ti porto a casa.
Lultima volta che sono venuto alla casa galleggiante era settembre. Ho osato
avventurarmi in bicicletta fino al molo prima di pedalare via. Aveva unaria cos deserta, cos
abbandonata, come se anche lei fosse in lutto per la sua perdita, cosa che aveva senso, in fondo,
visto che era stato lui a costruirla. Addirittura la clematide che aveva piantato Saba perch anche
un paese inzuppato di nuvole pu avere bisogno di ombra e che un tempo infestava letteralmente
il ponte era ormai avvizzita e appassita. Se ci fosse stato Saba, lavrebbe potata. Era quello che
faceva sempre, in estate, quando tornava e trovava la pianta sofferente per via della sua assenza.
Adesso la clematide tornata ed un cespuglio selvaggio che sparge petali violetti per
tutto il ponte del barcone. Il quale trabocca anche di altri boccioli, di grate avvolte da viticci, di
pegole, vasi, e rampicanti fioriti di ogni genere.
Quella era la mia casa spiego a Kate. Sono cresciuto qui.
Kate rimasta per lo pi in silenzio durante il tragitto in tram. bellissima dice.
Lha costruita mio padre. Vedo ancora il sorriso ammiccante di Bram e lo sento
annunciare, come se parlasse tra s e s: Mi serve un assistente, stamattina. Yael si nascondeva

sotto il piumino. Dieci minuti dopo, io avevo un trapano in mano. Lho aiutato anchio, per.
da parecchio che non vengo qui. Il tuo albergo si trova proprio dietro langolo.
Che coincidenza commenta lei.
A volte mi sembra che sia tutto una coincidenza.
No. Non cos. Mi osserva per un attimo. Poi mi domanda: Allora, cosa c
che non va, Willem? Paura del palcoscenico?
No.
Quindi, cos?
Le spiego tutto. Di come mi hanno chiamato stamattina. Di quel momento, durante la
prova generale, in cui ho scoperto qualcosa di nuovo, di vero, nel personaggio di Orlando e di come
invece dovr mandare tutto al diavolo.
Ormai lunica cosa che voglio fare salire sul palco, fare quello che devo e chiuderla
l le dico. Con il minor numero di testimoni possibile.
Mi aspetto comprensione. Oppure uno di quei consigli di Kate, indecifrabili ma pregni
di significato, su cos il lavoro dellattore. Invece, lei ride. Ride tanto che le vengono il singhiozzo
e le lacrime agli occhi. Poi mi dice: Mi stai prendendo in giro.
Non la prendo affatto in giro. Non rispondo nulla.
Cerca di contenersi. Scusami, ma qui La pi grande opportunit di tutta la tua vita
ti caduta in grembo, finalmente sei incappato in uno dei tuoi famosi incidenti casuali, e hai
intenzione di lasciare che unindicazione, peraltro totalmente idiota, della regista ti distolga dal tuo
cammino?
Detto da lei, sembra una cosa cos: un consiglio sbagliato e nulla di pi. Ma per me la
sensazione stata molto pi forte: uno schiaffo in piena faccia. Non unindicazione idiota, ma una
deviazione di percorso, che mi intimava Non questa la tua strada!, proprio quando pensavo di
averne finalmente trovata una. Cerco le parole per spiegarle questo senso di di tradimento.
come se avessi trovato la donna dei tuoi sogni comincio.
E ti accorgessi che non hai mai scoperto qual il suo nome? finisce Kate.
Stavo per dire: e ti accorgessi che in realt un uomo. Cio che ti sei sbagliato di
grosso.
Succede solo nei film. O in Shakespeare. Anche se buffo che tu abbia parlato della
donna dei tuoi sogni, perch ci ho riflettuto sulla tua ragazza, quella a cui davi la caccia in Messico.
Lul? E cosa centra lei con tutto questo?
Stavo raccontando a David di te e della tua storia e lui mi ha fatto una domanda di
una semplicit disarmante, che da l in poi non ha fatto che ossessionarmi.
Cio?

Si tratta del tuo zaino.


Ti sei fatta ossessionare dal mio zaino? La butto sul comico ma, di colpo, il cuore
mi batte pi forte.
Lhai scaricata e ti sei dato alla fuga. Sento il tono disgustato delle parole di Tor, con
quel suo accento dello Yorkshire.
Il fatto questo: se sei uscito solo per comprare caff e croissant, oppure per trovare
una stanza dalbergo o qualcosa cosa del genere, perch ti sei portato dietro lo zaino, con dentro
tutta la tua roba?
Non era uno zaino molto grosso. Lo hai visto. Era lo stesso che avevo in Messico.
Viaggio sempre leggero rispondo troppo velocemente, come uno che ha qualcosa da nascondere.
Certo, certo. Tu viaggi leggero. Cos puoi muoverti con facilit. Ma ci volevi tornare
allo squat e, se ricordo bene, per farlo dovevi arrampicarti sulla facciata di una palazzina di due
piani. Giusto? Annuisco.
E ti sei portato dietro lo zaino? Non sarebbe stato pi facile lasciare le tue cose l?
Pi facile arrampicarsi senza bagaglio? Se non altro, sarebbe stato un segnale certo del fatto che
avevi intenzione di tornare.
Ero l, sul davanzale, con una gamba dentro e una fuori. Uno spiffero di vento mi aveva
trapassato di colpo, affilato e gelido dopo tutto quel calore. Avevo udito un fruscio provenire da
dentro la stanza: Lul si era girata su un fianco avvoltolandosi nel telone. Lavevo guardata per un
attimo e, mentre la osservavo, avevo provato una sensazione pi forte del solito. Mi ero detto:
Forse dovrei aspettare che si svegli. Ma ero gi fuori dalla finestra e avevo intravisto una
pasticceria, poco pi gi sulla strada.
Ero atterrato pesantemente in mezzo a una pozzanghera, facendo schizzare acqua
piovana tutto intorno ai miei piedi. Quando avevo guardato di nuovo in alto, verso la finestra, con la
tenda bianca che svolazzava nella brezza, avevo provato a un tempo tristezza e sollievo, una che mi
tirava su e laltro che mi trascinava gi. Allora avevo capito: Lul e io avevamo dato inizio a
qualcosa. Qualcosa che avevo sempre desiderato, ma che avevo anche paura di possedere. Qualcosa
di cui volevo di pi, ma da cui volevo anche fuggire. La verit e il suo contrario.
Mi ero avviato verso la pasticceria non sapendo bene cosa dovevo fare, se dovevo
tornare indietro e magari restare un altro giorno, ma ben consapevole che, se fossi rimasto, tutte le
mie contraddizioni sarebbero venute a galla. Avevo comprato i croissant, ancora indeciso sul da
farsi. Poi avevo svoltato langolo ed ecco l gli skinhead. E, in una maniera bizzarra e irrazionale,
mi ero sentito sollevato: avrebbero preso loro la decisione al posto mio.
Salvo che, quando mi ero risvegliato in ospedale incapace di ricordare Lul, il suo nome
o dove fosse, ma desiderando disperatamente ritrovarla, avevo capito che era stata la decisione
sbagliata.
Avevo intenzione di tornare dico a Kate. Ma lincertezza che trapela nella mia
voce acuta come un rasoio che seziona ed espone la mia falsit.

Sai cosa penso, Willem? ribatte lei con dolcezza. Penso che, per te, recitare e
quella ragazza siano la stessa cosa. Tu arrivi vicino a qualcosa e poi ti spaventi, perci cerchi una
scusa per prendere le distanze.
A Parigi, nel momento in cui Lul mi aveva fatto sentire in salvo mettendosi tra me e
gli skinhead, quando si era presa cura di me ed era divenuta la mia fanciulla della montagna,
lavevo quasi mandata via. Quando ci eravamo messi in salvo nel portone, avevo visto la
determinazione che le brillava negli occhi, insieme allamore che gi era nato, cos improbabile
dopo un solo giorno. E avevo provato tutte quelle sensazioni: il desiderio e il bisogno ma anche la
paura, perch avevo visto che effetto pu fare perdere qualcuno a cui tieni. Volevo che il suo amore
mi proteggesse, ma volevo anche proteggermi dal suo amore.
Allepoca non lavevo ancora capito. Lamore non qualcosa che si protegge.
qualcosa su cui si rischia.
Sai qual la cosa pi ironica del recitare? scherza Kate. Indossiamo migliaia
di maschere e siamo degli esperti di dissimulazione, ma lunico luogo dove impossibile
nascondersi proprio il palcoscenico. Perci non c da stupirsi che tu sia cos fuori di te. E poi,
Orlando!
Ha di nuovo ragione. Lo so che cos. Petra non ha fatto nulla oggi, salvo fornirmi una
buona scusa per mollare e darmi di nuovo alla fuga. Ma la verit che quel giorno non volevo
veramente fuggire da Lul. E non voglio fuggire neppure adesso.
Qual la cosa peggiore che pu accadere se stasera reciti come vuoi tu? domanda
Kate.
La regista mi mander via. Ma, in caso, sar io a deciderlo, con il modo in cui
scelgo di agire. Non con la mia passivit. Ricomincio a sorridere. un sorriso incerto, ma vero.
Kate si unisce a me con un bel sorrisone versione americana. Sai cosa ti dico: vai alla
grande o vattene a casa.
Guardo la casa che fluttua sul canale; vuota e silenziosa ma il giardino
lussureggiante e ben tenuto, come non lo era mai quando ci abitavamo noi. una casa; non pi la
mia ma quella di qualcun altro, adesso.
Vai alla grande o vattene a casa. Kate me lo aveva gi detto, ma non ne avevo
compreso bene il senso. Ora lo capisco, anche se credo che per questa volta si stia sbagliando.
Perch per me non questione di andare bene o andare a casa. Per me Vai alla grande e poi
vattene a casa.
Devo fare una cosa per poter fare laltra.

CAPITOLO QUARANTOTTO
Dietro le quinte. C la solita confusione, ma io mi sento stranamente calmo. Linus mi

spinge verso i camerini improvvisati, dove mi spoglio dei miei vestiti e indosso il costume di
Orlando, frettolosamente modificato per andare bene a me. Mi trucco. Piego i miei abiti e li ripongo
in uno degli armadietti dietro il palco: i jeans, la camicia, lorologio di Lul. Lo stringo per un
attimo, e ascolto il ticchettio che lo fa vibrare contro il palmo della mia mano; poi lo metto via.
Linus ci riunisce in cerchio. Facciamo un po di esercizi per scaldare la voce. I musicisti
accordano le chitarre. Petra mi abbaia le sue istruzioni dellultimo minuto: devo guardare bene dove
puntano i riflettori che mi danno luce e stare concentrato, gli altri attori mi sosterranno ma devo fare
del mio meglio. Mi rivolge uno sguardo penetrante e preoccupato.
Linus ci avverte che mancano dieci minuti e sinfila cuffie e microfono, mentre Petra si
allontana. C anche Max sul palco, per lo spettacolo di stasera, ed seduta su uno sgabello a tre
gambe dietro le quinte. Non dice nulla ma mi guarda, posa un bacio su due dita e le solleva in aria.
Faccio lo stesso, mandandole a mia volta un bacio.
Crepi il lupo mi sussurra qualcuno allorecchio. Marina, alle mie spalle. Le sue
braccia mi circondano da dietro e mi bacia anche lei, in un punto tra lorecchio e il collo. Max ci
vede e fa una smorfia ironica.
In posizione! chiama Linus. Petra non si vede da nessuna parte. Sparisce sempre
prima che si alzi il sipario, e non ricompare fino a che lo spettacolo non finito. Secondo Vincent si
apparta in un angolo e cammina nervosamente avanti e indietro, oppure fuma, o sventra dei gattini.
Linus mi afferra il polso. Willem dice. Mi giro a guardarlo. Lui mi stringe
lievemente il braccio e fa un segno dassenso con la testa. Annuisco. Musica via! ordina
Linus parlando nel microfono.
I musicisti attaccano a suonare. Mi porto in posizione sul lato del palcoscenico.
Luci in posizione uno via! continua Linus.
I riflettori si accendono. Il pubblico si zittisce.
Linus: Orlando via!
Esito un istante. Respira mi dice la voce di Kate. Faccio un bel respiro.
Il cuore mi martella nella testa. Bum, bum, bum. Chiudo gli occhi e sento il ticchettio
dellorologio di Lul; come se lo avessi ancora al polso. Mi fermo e ascolto entrambi i ritmi prima
di entrare in scena.
Poi il tempo si ferma. un giorno e un anno. Unora e ventiquattrore. Il tempo fluido
e gli attimi si accavallano uno sullaltro, insieme.
Gli ultimi tre anni si coagulano in questo singolo istante, in me, in Orlando: il giovane
abbandonato a se stesso, che non ha pi un padre, una famiglia, una casa. Orlando, che incontra
Rosalinda. E, anche se i due si sono incrociati solo per qualche momento, hanno ritrovato qualcosa,
luno nellaltra.
La poca forza che ho vorrei che fosse con voi dice Rosalinda, aprendo una breccia
nella maschera di lui.

Chi si prende cura di te? mi aveva chiesto Lul, facendo cadere la mia maschera.
Portate questo per amor mio dice Marina, nei panni di Rosalinda, e mi porge il
finto monile doro che si sfila dal collo.
Sarai la mia fanciulla della montagna ricordo di aver detto a Lul, poco prima che le
sfilassi lorologio dal polso.
Le ore passano. So che cos. Entro in scena. Esco di scena. Seguo i segnali. Mi metto
in posizione. Il sole attraversa il cielo, poi cala danzando sullorizzonte e spuntano le stelle; i
riflettori si accendono, i grilli cantano. So che sta accadendo ma mi sento come fluttuare, sospeso al
di sopra di tutto. Esisto solo qui e ora. In questo momento. Su questo palcoscenico. Sono Orlando
che si offre a Rosalinda. Ma sono anche Willem e mi offro a Lul come avrei dovuto farne un anno
fa, quando non ne sono stato capace.
Dovreste domandare qual lora del giorno; non ci sono orologi nella foresta dico
alla mia Rosalinda.
Dimentichi che il tempo non esiste pi. Lo hai dato a me ho detto alla mia Lul.
Sento lorologio sul mio polso, quel giorno a Parigi. Lo sento ticchettare nella mia testa,
ora. Non riesco pi a distinguerli lanno scorso questanno. Sono la stessa cosa. Allora ora.
Ora allora.
Non accetto la cura, giovanotto dice il mio Orlando a Marina/Rosalinda.
Io vi curerei se voleste soltanto chiamarmi Rosalinda ribatte Marina.
Mi prender cura di te ha promesso Lul.
In fede mia e in tutta seriet, e Dio mi castighi se non vero, e giurando tutti i pi
sottili giuramenti che non comportano pericoli dice la Rosalinda di Marina.
Sono sfuggita al pericolo ha detto Lul.
Ci siamo salvati tutti e due. Quel giorno successo qualcosa. E sta ancora accadendo.
Sta accadendo qui, su questo palcoscenico. stato solo un giorno ed stato solo un anno. Ma forse
sufficiente un solo giorno. Forse basta unora. O forse il tempo non centra nulla con tutto questo.
Bel giovane, vorrei poter farvi credere che amo dice il mio Orlando a Rosalinda.
Amare come un segno sulla pelle? aveva chiesto Lul.
qualcosa che, per quanto ci provi, non puoi pi cancellare avevo risposto io.
Vorrebbe dire questo, Lul.
Poi finita. Come unenorme onda che si infrange sulla scogliera erompe lapplauso e
io sono qui, su questo palcoscenico, attorniato dai sorrisi stupefatti e deliziati dei miei compagni. Ci
teniamo per mano e ci inchiniamo e Marina mi trascina fuori per la nostra chiamata in proscenio e
poi si fa da parte e mi fa segno di avanzare: faccio un passo e lapplauso diventa ancora pi forte.

Dietro le quinte la follia pi totale. Max strilla come unaquila. Marina piange e Linus
sorride, anche se il suo sguardo continua a correre allingresso laterale, da cui Petra uscita ore fa.
Intorno a me c gente che mi d pacche sulle spalle, che si congratula e mi bacia, e io sono qui ma
non ci sono. Mi trovo ancora in uno strano limbo dove i confini tra lo spazio, il tempo e le persone
non esistono e dove posso essere contemporaneamente qui e a Parigi, adesso e allora: dove sono me
stesso e anche Orlando.
Mentre mi tolgo il costume e lavo via il trucco, provo a restare in questa dimensione
spazio-temporale. Mi guardo allo specchio e cerco di digerire quello che appena successo. Sembra
del tutto irreale eppure come se fosse la cosa pi vera che abbia mai fatto. La verit e il suo
contrario. Su un palcoscenico, a interpretare un personaggio e a mostrare la parte pi intima di me
stesso.
Sono circondato da gente. Si parla di feste, di celebrare: di fare una festa con tutta la
compagnia stasera stessa, anche se le repliche vanno avanti ancora per due settimane e festeggiare
prima della fine, in teoria, porta sfortuna. Ma pare che tutti abbiano deciso di ignorare la fortuna,
stasera. Qui ce la costruiamo da soli.
Petra torna dietro le quinte, con la faccia impassibile e muta come una tomba. Mi passa
accanto senza neppure guardarmi. Va direttamente da Linus.
Me ne vado da l ed esco dal cancello che serve da ingresso degli artisti. Max al mio
fianco e saltella su e gi come un cucciolo esuberante. Allora? Bacia bene Marina? mi chiede.
Sono sicuro che era felicissima di non baciare Jeroen commenta Vincent, e io
rido.
Fuori, mi guardo intorno per avvistare i miei amici. Non so chi ci potrebbe essere. Poi
sento lei che chiama il mio nome.
Willem! grida di nuovo.
Kate che arriva di corsa, una scia di oro e rosso. Mi si apre il cuore mentre lei si getta
tra le mie braccia e piroettiamo su noi stessi.
Ce lhai fatta! Ce lhai fatta! Ce lhai fatta! mi sussurra allorecchio.
Ce lho fatta! Ce lho fatta! Ce lho fatta! ripeto, ridendo di gioia e sollievo e
meraviglia per la direzione che ha preso questa incredibile giornata.
Qualcuno mi tocca una spalla. Vi caduto qualcosa.
Oh, gi. I tuoi fiori dice Kate chinandosi a raccogliere un mazzo di girasoli.
Per il tuo strepitoso debutto.
Stringo tra le mani i fiori gialli.
Come ti senti? mi chiede.
Non so cosa rispondere, non ho parole. Provo soltanto un senso di pienezza. Cerco di
spiegarglielo ma lei mi interrompe: Come se avessi appena finito di fare il miglior sesso della tua

vita? Scoppio a ridere. S, una cosa del genere. Le prendo una mano e ci poso sopra un bacio. Lei
mi passa un braccio intorno alla vita.
Sei pronto a incontrare il tuo pubblico adorante? domanda.
Non lo sono. Voglio soltanto assaporare questo momento, questo traguardo. Insieme
alla persona che mi ha aiutato ad arrivarci. Tenendola per mano la conduco a una panchina
appartata, sotto un gazebo l accanto, e cerco in qualche modo di fissare quello che successo.
Come accaduto? lunica cosa che mi viene da chiedere.
Lei mi tiene una mano tra le sue. Hai davvero bisogno di una risposta a questa
domanda?
Credo di s. Mi sembra che sia stata una cosa soprannaturale.
Oh, no dice ridendo. Credo anchio alla musa che ti ispira e a tutte quelle
storie, ma non attribuire la tua interpretazione a uno dei tuoi incidenti occasionali. Ceri proprio tu,
l sul palcoscenico.
Cero io. Eppure non cero. Perch non ero solo, lass.
Restiamo seduti l ancora per un po. Sento il mio corpo vibrare, traboccante denergia.
Questa una notte perfetta.
Credo che i tuoi fan ti stiano aspettando fa notare Kate, dopo un po, indicando un
punto alle mie spalle. Mi volto e avvisto Broodje, Henk, W, Lien e alcuni altri che ci guardano
incuriositi. Prendo Kate per mano e la presento ai ragazzi.
Vieni alla nostra festa, vero? domanda Broodje.
La nostra festa? sottolineo.
Broodje riesce quasi a fare la faccia pentita. difficile cancellare una festa allultimo
momento.
Soprattutto se consideri che, ora, ha invitato tutta la compagnia e met del pubblico
commenta Henk.
Non vero! si difende Broodje. Non proprio met. Solo un paio di canadesi.
Alzo gli occhi al cielo e mi metto a ridere. Bene. Andiamo.
Anche Lien ride e mi prende una mano. Io, invece, ti auguro buonanotte. Domani
dobbiamo fare il trasloco e uno di noi due deve essere un minimo sobrio. Bacia W. Poi bacia
anche me.
Ben fatto, Willem.
La seguo anchio fuori dal parco dice Kate. Questa citt mi confonde.
Non vieni? le chiedo.

Devo prima fare un paio di cose. Verr pi tardi. Lasciatemi il portone aperto.
Sempre assicuro. La bacio su una guancia e lei mi sussurra allorecchio:
Sapevo che ce lavresti fatta.
Mai senza il tuo aiuto le dico.
Non essere sciocco. Avevi solo bisogno di due chiacchiere chiarificatrici.
Ma io non mi riferivo alle chiacchiere. So che Kate convinta che devo assumermi le
mie responsabilit e smettere di affidarmi agli incidenti casuali: che devo prendere il volante. Ma se
non ci fossimo incontrati in Messico, dove sarei adesso? E quello stato un incidente? O un
desiderio?
E per la centesima volta, stasera, sono di nuovo con Lul, sulla barca di Jacques
dallimprobabile nome di Viola. Mi aveva appena finito di raccontare la storia della doppia felicit,
e stavamo discutendo del suo significato. Lei pensava che volesse dire che la doppia felicit del
ragazzo che riesce a ottenere sia il lavoro sia la fanciulla. Ma secondo me non era cos. Doppia
felicit erano i due versi della poesia che si ritrovavano, le due met che si riunivano. Era lamore.
Ma forse avevamo tutti e due ragione e torto nello stesso tempo. Non una cosa o
laltra. Non si tratta di fato o di volont.
Forse, per raggiungere la doppia felicit, servono entrambe le cose.

CAPITOLO QUARANTANOVE
Dentro lappartamento un manicomio totale. Pi di cinquanta persone: membri della
compagnia, amici di Utrecht, addirittura vecchi compagni di scuola di quando stavo ad Amsterdam.
Non so proprio come abbia fatto Broodje a recuperare cos rapidamente tante persone.
Max mi balza addosso non appena oltrepassa la porta. Cristo santo! esclama.
Potevi anche dirlo che sai recitare! aggiunge Vincent, proprio dietro di lei.
Sorrido. Mi piace serbare un po di mistero.
Gi. Be gli attori della compagnia sono tutti entusiasti mi ragguaglia Max.
Eccetto Petra. Lei furiosa come sempre.
Solo perch il suo sostituto ha superato di lungo la sua grande star. E adesso le tocca
decidere se mandare in scena un mattatore zoppo, materialmente e metaforicamente, oppure lasciare
a te il compito di condurci sani e salvi alla meta commenta Vincent.
Difficile decidere aggiunge Max. Non voltarti subito, ma Marina ti sta di
nuovo lanciando occhiate lascive.
Ci giriamo tutti. Marina mi sta fissando e sorride.

E non osare negarlo a meno che non voglia saltare addosso a me! scherza Max.
Torno subito le dico. Mi avvicino a Marina, che in piedi accanto al tavolo su cui
Broodje ha disposto le varie bevande. Regge in mano una caraffa piena. Che coshai l? le
chiedo.
Non ne sono del tutto sicura. Me lha data uno dei tuoi amici, e mi ha promesso che
non mi far venire il mal di testa. Lho preso in parola.
E questo il tuo primo sbaglio.
Lei fa scorrere un dito sullorlo della caraffa. Ho la sensazione di essere ben oltre il
primo sbaglio. Prende un sorso dal suo bicchiere. E tu non bevi?
Mi sento gi come se fossi ubriaco.
Prendi, allora. Mettiti in pari con te stesso.
Mi porge il bicchiere e io bevo un sorso. Sento il gusto della tequila sour, che Broodje
apprezza tanto ultimamente, mischiata a unaltro liquore dallaroma darancio. Sicuro! Niente
mal di testa con questa roba! No davvero.
Lei ride e mi sfiora un braccio. Non te lo dir quanto sei stato fantastico stasera.
Probabilmente non ne puoi pi di sentirtelo ripetere.
Tu ti stanchi mai di sentirtelo ripetere?
Sorride. No. Distoglie lo sguardo. So cosa ti ho detto prima, a proposito di
quello che si potrebbe fare alla fine delle rappresentazioni ma, a quanto pare, oggi si possono
infrangere tutte le regole, perci fa una pausa. Perci tre settimane fanno poi tanta
differenza?
Marina sexy, attraente e brillante. E si sbaglia. Tre settimane possono cambiare
moltissime cose. Io lo so bene, perch anche un solo giorno pu cambiare tutto.
S la contraddico.
Oh ribatte, sorpresa e un po ferita. Poi: Stai con unaltra?
Stasera, in scena, mi sentivo come se fosse cos. Ma lei era soltanto un fantasma.
Shakespeare pieno di fantasmi. No rispondo.
Oh, ma ti ho visto, con quella donna. Dopo lo spettacolo. Non ero sicura.
Kate. Ho un urgente bisogno di vederla. Perch quello che voglio mi chiarissimo
adesso.
Con una scusa, lascio Marina e vado a esplorare lappartamento, ma di Kate non c
traccia. Scendo a vedere se il portone ancora aperto. Lo . Mimbatto di nuovo nella signora Van
der Meer, che porta a spasso il cane. Mi scusi per tutto questo fracasso le dico.
Oh, non importa dice. Guarda in alto. Un tempo, facevamo delle feste

scatenate, qui.
Lei viveva qui quando era uno squat? Indago, cercando di conciliare quella
signora olandese di mezzet con i giovani anarchici che ho visto nelle fotografie.
S, certo. Conoscevo tuo padre.
Comera, allepoca? Non so perch lo sto chiedendo. Tra i miei genitori non era
Bram quello misterioso e impenetrabile.
Ma la risposta della signora Van der Meer mi sorprende. Era un giovanotto
malinconico dice. Poi il suo sguardo va allappartamento del piano di sopra, come se lo vedesse
ancora l. Finch non arrivata tua madre.
Il suo cane tira il guinzaglio e lei si avvia, lasciandomi l a riflettere su quanto so, e
quanto non so, dei miei genitori.

CAPITOLO CINQUANTA
Il telefono sta suonando. E io sto dormendo.
Allungo una mano alla cieca. accanto al cuscino.
Pronto farfuglio.
Willem! esclama Yael senza fiato. Ti ho svegliato?
Mamma? chiedo. Mi aspetto di provare la solita sensazione di panico, ma non c.
Invece, c qualcosaltro: il residuo di una cosa piacevole. Mi stropiccio gli occhi e la sensazione
ancora l, a fluttuare come una nebbiolina: il sogno che stavo facendo.
Ho parlato con Mukesh. Ha fatto il suo solito miracolo. Riesce a farti partire luned
ma dobbiamo prenotare immediatamente. E questa volta prendiamo un biglietto aperto. Vieni qui
per un anno, e poi deciderai cosa fare.
Ho la testa confusa per la carenza di sonno. La festa andata avanti fino alle quattro. Mi
sono addormentato alle cinque. Il sole era gi sorto. Lentamente mi riaffiora alla memoria la
conversazione che ho avuto ieri con mia madre: la proposta che mi ha fatto. Ne ero convinto. O
credevo di esserlo. Ci sono cose che non sai di volere finch non sono sparite nel nulla. Altre che
pensi di volere, e non capisci che le possiedi gi.
Mamma le dico. Non torno in India.
No? Nella sua voce avverto curiosit e delusione.
Non il posto per me.
Il tuo posto dove sono io.
un sollievo, dopo tanto tempo, sentirle pronunciare quelle parole. Ma non credo che

sia la verit. Sono felice che, in India, lei abbia trovato una nuova casa, ma non quello il posto in
cui devo stare io.
Vai alla grande e vattene a casa.
Voglio fare lattore, mamma dico. E ne sono convinto. Lidea, il progetto, ha
ormai preso definitivamente forma, da ieri sera. Forse anche da prima. Lurgenza di vedere Kate,
che alla fine non venuta alla festa, mi afferra di nuovo. Questa unopportunit che non mi
lascer scivolare via tra le dita. esattamente la cosa di cui ho bisogno. Ho intenzione di fare
lattore ripeto perch lo sono, un attore.
Yael ride: Certo che lo sei. Ce lhai nel sangue. Proprio come Olga.
Il nome mi subito familiare. Olga Szabo, vuoi dire?
C una pausa. Percepisco la sua sorpresa come se fosse un crepitio sulla linea. Saba
ti ha parlato di lei?
No. Ho trovato delle foto. In soffitta. Volevo parlartene ma non lho fatto perch ero
troppo impegnato Non finisco la frase. E anche perch non abbiamo mai veramente parlato
di queste cose.
No, non ne abbiamo mai parlato, vero?
Chi era? La fidanzata di Saba?
Era sua sorella risponde. E dovrei essere sorpreso ma non lo sono. Per nulla.
come se i pezzi di un puzzle si incastrassero uno nellaltro.
Sarebbe stata la tua prozia continua Yael. Lui ha sempre detto che era
unattrice incredibile. Stava per andare a Hollywood. Ma poi scoppiata la guerra e lei non
sopravvissuta.
Lei non sopravvissuta. Solo Saba rimasto vivo.
Szabo era il suo nome darte? domando.
No. Szabo era il cognome di Saba prima che emigrasse in Israele e lo modificasse.
Lo facevano molti europei.
Per prendere le distanze, penso. Lo capisco. Anche se lui non ci riusciva pi di tanto.
Tutti quei film muti che mi portava a vedere. I suoi fantasmi li teneva a distanza, ma se li teneva
vicini.
Olga Szabo, la mia prozia. Sorella di mio nonno, Oskar Szabo che divenne poi Oskar
Shiloh, padre di Yael Shiloh, moglie di Bram de Ruiter, fratello di Daniel de Ruiter, che presto sar
padre di Abrao de Ruiter
Ed ecco che, cos, in un attimo, la mia famiglia cresciuta ancora.

CAPITOLO CINQUANTUNO
Quando emergo dalla mia camera, Broodje e Henk si sono appena svegliati e stanno
passando in rassegna il disastro quasi fossero generali dellesercito che hanno perso una battaglia di
fondamentale importanza.
Broodje si volta verso di me: ha dipinta in faccia unespressione contrita di scuse. Mi
spiace. Pi tardi pulisco tutto. Ma abbiamo promesso a W di raggiungerlo alle dieci per aiutarlo a
fare il trasloco. E siamo gi in ritardo.
Credo che sto per vomitare dice Henk.
Broodje raccoglie una bottiglia riempita per pi di met con cicche di sigaretta. Puoi
vomitare dopo gli dice. Ormai glielo abbiamo promesso, a W. Poi guarda me. E anche
a Willy. Ripulisco tutto pi tardi. Compreso il vomito di Henk che, per ora, deve tenerselo ben
tappato dentro.
Non ti preoccupare lo rassicuro. Ci penso io! Sistemo tutto io!
Non c nessun bisogno di essere tanto entusiasti mugola Henk facendo una
smorfia di dolore e reggendosi le tempie.
Prendo le chiavi dal tavolo. Spiacente dico, ma non mi spiace proprio di nulla. Mi
dirigo alla porta.
Dove stai andando? domanda Broodje.
A prendere il volante!
Sto togliendo la catena alla bici, gi in strada, quando mi squilla il cellulare. lei. Kate.
Ti sto chiamando da unora le dico. Sto venendo l al tuo albergo.
Al mio albergo, eh? ripete, e sento dal suo tono di voce che sta sorridendo.
Avevo paura che partissi. E ho una proposta da farti.
Be, le proposte sicuramente meglio farle di persona. Ma mettiti comodo perch
anchio sto venendo da te. per questo che ti chiamo. Sei a casa?
Penso allappartamento, a Broodje e Henk in mutande, al casino indescrivibile che c
l dentro. uscito il sole, per la prima volta da giorni e bello convinto finalmente. Propongo quindi
di incontrarci al Sarphatipark. Dallaltra parte della strada. Dove eravamo ieri le rinfresco la
memoria.
La proposta stata ricollocata da un albergo a un parco, Willem? mi prende in
giro. Non so se sentirmi lusingata oppure offesa.
Gi, neanche io.
Vado subito al parco e aspetto, seduto su una panchina accanto al recinto della sabbia.

Un bambino e una bambina discutono del loro progetto di costruire un fortino.


Possiamo costruire cento torri? chiede il maschietto.
E la bambina risponde: Meglio venti, secondo me.
Poi il ragazzino aggiunge: E possiamo viverci per sempre?
Lei scruta un attimo il cielo e precisa: Finch non si mette a piovere.
Quando Kate arriva, i due hanno gi fatto notevoli progressi: hanno scavato un fossato e
costruito ben due torri.
Scusa se ci ho messo cos tanto mi dice senza fiato. Mi sono persa. Questa tua
citt sembra che giri in cerchio.
Attacco a spiegarle che i canali sono semicerchi concentrici, e che la Ceintuurbaan
una specie di cintura che avvolge il centro della citt. Mi interrompe agitando una mano. Non
stare a perdere tempo. Con me non c speranza. Si siede al mio fianco. Qualche notizia della
tua Frau Directeur?
Silenzio totale.
Suona minaccioso.
Mi stringo nelle spalle. Forse. Non ci posso fare niente. E, in ogni caso, ho un nuovo
progetto.
Ah dice interessata Kate spalancando i grandi occhi verdi. Davvero?
S. Infatti a quello che si riferisce la mia proposta.
Lintrama si fittisce
Cosa?
Scuote la testa. Lascia stare Accavalla le gambe e si china verso di me. Sono
pronta. Propostami cio proponimi.
Le prendo una mano. Ti voglio Faccio una pausa allusiva. Come regista.
Non un po come porgersi formalmente la mano dopo aver fatto sesso?
domanda.
Quello che successo ieri sera comincio a spiegare successo per merito tuo.
E io voglio lavorare con te. Voglio venire a studiare nella tua scuola. Diventare tuo allievo.
Gli occhi di Kate ammiccano sorridenti. Come sai che abbiamo degli allievi? dice
con voce strascicata.
Forse potrei anche aver guardato il vostro sito una volta, o anche un centinaio di
volte. E lo so che tu lavori soprattutto con americani, ma io sono cresciuto parlando inglese e recito
in inglese. Spessissimo sogno addirittura in inglese. Voglio fare Shakespeare. In inglese. E lo voglio

fare con te.


Il sorriso svanito dal viso di Kate. Non sar come ieri sera: interpreti Orlando, sul
palcoscenico, ed finita l. I nostri allievi fanno tutto: costruiscono la scenografia, lavorano come
macchinisti ed elettricisti, studiano. Recitano allinterno della compagnia. Con questo non voglio
dire che non potresti avere un ruolo da protagonista, un giorno. Anzi, non lo escludo affatto, dopo
ieri sera. Ma ci vorr un po di tempo. E poi ci sono da considerare altre questioni, tipo il visto
dingresso per non parlare dei sindacati. Perci, non puoi di certo arrivare l e aspettarti di avere
subito i riflettori puntati addosso. E gi ho detto a David che prima deve incontrarti.
Fisso Kate e sto per dirle che non mi aspetterei nulla di tutto ci e che sarei paziente, e
che sono bravo nei lavori manuali. Ma mi fermo, perch mi viene in mente che lei non ho bisogno
di convincerla proprio di nulla.
Dove credi che sia stata ieri sera? mi chiede. Stavo aspettando che David
tornasse dalla sua Medea per potergli raccontare di te. E poi gli ho prenotato un volo perch
mettesse il suo posteriore su un aereo e venisse qui a vederti stasera, prima che quellinvalido torni
in scena. E, infatti, sta arrivando, e tra poco devo andare allaeroporto a prenderlo. Dopo tutto
questo sbattimento, sar meglio che ti facciano andare in scena di nuovo, se no dovrai fargli
unesibizione privata.
Ride. Scherzo. Ma Il Finimondo una piccola compagnia, perci queste decisioni le
prendiamo insieme. Quella unaltra cosa a cui ti devi preparare psicologicamente: dipendiamo
cos tanto dal gruppo, che non sappiamo pi funzionare da soli. Alza le braccia. Ma tutte le
famiglie sono cos.
Ma aspetta un momento: vuoi dire che mi stavi per chiedere di venire da voi?
Il sorriso ritorna. E avevi qualche dubbio? Ma mi fa un piacere enorme, Willem, che
sia stato tu a domandarlo a me. Dimostra che sei stato attento, che quello che ogni regista desidera
da un attore. Si batte un dito sulla tempia. Oltretutto, una mossa intelligente da parte tua,
quella di trasferirti negli Stati Uniti. ottimo per la tua carriera ma anche il paese dove vive la tua
Lul.
Ripenso alla lettera di Tor, solo che, oggi, rimpianto e recriminazioni sono svaniti. Lei
mi ha cercato. Io ho cercato lei. E ieri notte, in quella strana maniera, ci siamo ritrovati.
Non per quello che voglio venire dico a Kate.
Sorride. Lo so. Ti sto prendendo in giro. Anche se penso che Brooklyn ti piacer
molto. Ha tanto in comune con Amsterdam. Gli edifici di mattoni scuri, tutti in fila uno attaccato
allaltro, laffettuosa tolleranza delleccentricit. Credo che ti sentirai davvero a casa.
A quelle parole, sono invaso da una sensazione intensa e confortante: quella che ci sia
un luogo dove potermi fermare, dove potermi riposare, dove tutti gli orologi del mondo resteranno,
finalmente, in silenzio.
Casa.

CAPITOLO CINQUANTADUE
Ma la casa di Daniel. un vero casino.
Quando ci torno, i ragazzi se ne sono andati e c spazzatura ovunque. Sembra proprio
come la descriveva Bram, come era ai vecchi tempi, prima che arrivasse Yael e imponesse il suo
modello di ordine.
Ci sono bottiglie, posacenere, piatti e cartoni di pizza dappertutto, e il cibo avanzato ha
un aspetto sporco e stantio. Tutte le stanze sono invase dal tanfo delle sigarette. Di certo non il
genere di posto dove dovrebbe vivere un bimbo piccolo. Resto temporaneamente paralizzato: non
so bene da dove cominciare.
Metto su un CD di Adam Wilde, il cantautore che io e Max abbiamo visto in concerto
qualche settimana fa. E poi comincio. Svuoto le bottiglie di birra e di vino e le metto in una scatola
per portarle al cassonetto del vetro. Poi svuoto i posacenere e li lavo. Anche se adesso c la
lavastoviglie, riempio il lavandino di acqua calda e insaponata e lavo tutti i piatti; poi li asciugo.
Spalanco le finestre per cambiare laria: la luce del sole e una fresca brezza riempiono
lappartamento.
Per mezzogiorno ho raccolto le bottiglie, buttato i mozziconi, lavato e asciugato i piatti,
tolto la polvere e passato laspirapolvere. pi o meno pulito come quando c Daniel, anche se per
il suo ritorno a casa insieme ad Abrao e Fabiola lo tirer perfettamente a lucido. Pronto ad
accoglierli.
Faccio un caff. Controllo il telefono per vedere se c qualche comunicazione da parte
di Linus, ma buttato l sul mio letto, scarico. Lo attacco alla corrente per ricaricarlo, posando la
tazza di caff sul mio scaffale. La busta ancora l, con dentro le foto mie, di Yael, e di Bram, Saba
e Olga. Passo un dito sulla piegatura della busta, la prendo in mano e sento che contiene il peso
stesso della storia. Ovunque io vada, da ora in poi queste verranno con me.
Lancio unocchiata al telefono. ancora muto, ma tra non molto arriver qualche
messaggio da parte di Linus o Petra. Una parte di me convinta che mi licenzieranno. Sar il prezzo
da pagare per il trionfo di ieri sera e, in fondo, mi sta bene: sono disposto a pagarlo. Ma laltra parte
sta cominciando a dubitare che la legge universale dellequilibrio agisca in questo modo.
Torno in soggiorno. Il CD di Adam Wilde ripartito da capo e le canzoni cominciano a
suonare abbastanza familiari da sapere che mi rimarranno in mente anche quando non le sto
ascoltando.
Controllo la stanza. Sprimaccio i cuscini e mi sdraio sul sof. Dovrei sentirmi divorato
dallagitazione, in ansiosa attesa di notizie su cosa succeder stasera, ma il mio stato danimo
esattamente lopposto. Mi sento come in quellattimo di sospensione in cui sto uscendo da una
stazione ferroviaria o dei pullman, o da un aeroporto, per visitare una nuova citt, e davanti a me si
spalancano mille possibilit.
Attraverso la finestra aperta i rumori dissonanti della citt campanelli di tram o di
biciclette e, occasionalmente, un aereo che romba attraversando il cielo filtrano nella stanza e si

mescolano con la musica, cullandomi fino a farmi addormentare.


Per la terza volta nello stesso giorno, mi sveglia lo squillo del telefono. Come
stamattina, quando mi ha chiamato Yael, ho la sensazione di essere in un altro posto, nel posto
giusto.
Lo squillo sinterrompe. Ma so che deve essere Linus. Il mio destino lha chiamato
Marina. Ma non il mio destino: riguarda solo stasera. Il mio destino lo decido io.
Vado nella mia stanza e prendo il cellulare. Fuori dalla finestra, in mezzo alle nuvole,
distinguo il ventre bianco e blu di un jet della KLM. Immagino di essere su un aereo e di volare via
da Amsterdam, sopra il Mare del Nord, sopra Inghilterra e Irlanda, oltre lIslanda e la Groenlandia e
gi verso Terranova e la costa orientale degli Stati Uniti, fino a New York. Sento il sobbalzo e lo
stridio degli pneumatici che toccano il suolo, lapplauso dei passeggeri che erompe. Perch siamo
tutti felici e riconoscenti di avere, finalmente, toccato terra.
Guardo il telefono. Trabocca di messaggi di congratulazioni per ieri sera, e ce n anche
uno registrato in segreteria, da parte di Linus. Willem, mi richiami appena puoi? dice.
Faccio un respiro profondo, preparandomi per qualsiasi cosa abbia da dirmi. In fondo,
non importa. Sono andato alla grande e ora me ne vado a casa.
Ma proprio nellistante in cui mi risponde, si sente bussare lievemente alla porta.
Pronto, pronto riecheggia la voce di Linus.
Bussano di nuovo, pi forte questa volta. Kate? Broodje?
Dico a Linus che lo richiamo tra un attimo. Metto gi il telefono. Apro la porta. E, una
volta di pi, il tempo si ferma.
Sono sconvolto. Eppure non lo sono. proprio come me la ricordavo. Ed
completamente diversa. Una sconosciuta. Ma una persona che conosco bene. La verit e il suo
contrario sono due facce della stessa moneta sento Saba ripetere.
Ciao, Willem dice. Mi chiamo Allyson.
Allyson. Scandisco il nome nella mia mente e un anno intero di ricordi, fantasie e
monologhi viene revisionato e corretto. Non Lul. Allyson. Un nome forte. Un nome solido. E, in
qualche modo, un nome familiare. Tutto di lei mi sembra familiare. La conosco questa persona.
Questa persona conosce me. E adesso ricordo quello che stavo sognando stamattina, e chi la
persona che stata seduta a fianco a me su quellaereo, per tutto questo tempo.
Allyson entra.
La porta si chiude con uno scatto alle sue spalle. E, per un attimo, anche loro sono con
noi nella stanza: Yael e Bram, trentanni fa. La loro storia fluisce rapida nella mia memoria, perch
anche la nostra storia. Solo ora capisco, per, che era una storia incompleta. Perch, anche se
Bram me lha ripetuta mille volte, non mi ha mai raccontato la parte pi importante: ci che
successo in quelle prime tre ore passate insieme in automobile.

O forse me lha raccontata, ma senza parole. Con le sue azioni.


E cos lho baciata. Come se lavessi aspettata per tutta la vita avrebbe detto il mio
non pi malinconico padre, con il suo tono sempre pieno di meraviglia.
Pensavo che la sua meraviglia nascesse dallincidente casuale, dallimponderabilit del
caso. Ma forse non era cos. Forse la sua meraviglia era per la macchia. Tre ore in unautomobile,
solo quello ci era voluto. E, due anni, dopo lei era arrivata da lui.
Forse lui era rimasto sopraffatto, come lo sono io adesso, da quellincastro misterioso,
dove lamore incontra la fortuna, dove il destino incontra la volont. Perch lui laveva aspettata. E
lei era l.
Cos laveva baciata.
E, cos, io bacio Allyson.
Chiudo questa storia che iniziata prima di noi e, cos facendo, ne comincio una tutta
nostra.
Doppia felicit: ora ho capito.

RINGRAZIAMENTI
Un romanziere un ladro per necessit. Prima di tutto vorrei porgere le mie scuse e, in
seconda battuta, i miei ringraziamenti a tutte le persone incontrate nel corso degli anni, in viaggio e
nella vita in generale, alla cui esistenza ho rubato dettagli e frammenti per poi mascherarli e infilarli
in questo libro. La lista troppo lunga, e non so neppure se mi ricordo i nomi di tutti voi. Ma vi
ricordo lo stesso. Persone incontrate anche solo per un giorno possono dimostrarsi una notevole
fonte dispirazione, in modi di cui non ci si rende neppure conto fino a che, secoli dopo, un pezzetto
di loro finisce in un romanzo.
A tutti quelli che, consapevolmente, mi hanno aiutato a mettere insieme questo
guazzabuglio di libro, cos internazionale e giramondo, vorrei dire, dal profondo del cuore: grazie,
merci, bedankt, gracias,
,

, ksznm, e obrigada.

Nello specifico a: Jessie Austrian, Fabiola Bergi, Michael Bourret, Libba Bray, Sarah Burnes,
Heleen Buth, Mitali Dave (e i suoi genitori), Danielle Delaney, Cline Faure, Fiasco Theater
Company, Greg Forman, Lee e Ruth Forman, Rebecca Gardner, Logan Garrison, Tamara Glenny,
Marie-Elisa Gramain, Tori Hill, Ben Hoffman, Marjorie Ingall, Anna Jarzab, Maureen Johnson,
Deborah Kaplan, Isabel Kyriacou, E. Lockhart, Elyse Marshall, Tali Meas, Stephanie Perkins,
Mukesh Prasad, Will Roberts, Philippe Robinet, Leila Sales, Tamar e Robert Schamhart, William
Shakespeare, Deb Shapiro, Courtney Sheinmel, Slings & Arrows, Andreas Sonju, Emke Spauwen,
Margaret Stohl, Julie Strauss-Gabel, Alex Ulyett, Robin Wasserman, Cameron e Jackie Wilson,
Ken Wright, e tutta la squadra del Penguin Young Readers Group. Ci vuole un intero villaggio: in
questo caso, un villaggio globale.

E, infine, grazie a Nick, Willa e Denbele. La mia famiglia. La mia casa.

Scopri le emozioni provate da Allyson in

24 ore per amare, 365 giorni per ricordare.


Finite le superiori, Allyson parte dalla Pennsylvania per un tour in Europa, insieme alla
migliore amica Melanie.
Non sa ancora che lamore, quello che fa perdere la testa e sconvolge ogni sicurezza,
diventer il suo compagno di viaggio. A Stratford-upon-Avon, il paese di Shakespeare, conosce
infatti Willem, affascinante ragazzo olandese, che recita in una rappresentazione underground della
Dodicesima notte. Fra i due scocca la scintilla e Willem propone ad Allyson di seguirlo a Parigi
per trascorrere un giorno e una notte insieme. Lei, per la prima volta nella sua vita, decide di seguire
listinto e provare, finalmente, a scoprire unaltra se stessa.
Ma il mattino dopo si ritrova sola. Willem scomparso. Che fine ha fatto? Era amore o
lennesima illusione sul palcoscenico della vita?

Inizia a leggere...
AGOSTO
Stratford-upon-Avon, Inghilterra
Il nostro treno per Londra alle otto e un quarto: idea di Melanie, cos sfrutteremo al
massimo il tempo per fare shopping. Ma alle sei, quando suona la sveglia, lei si tira il cuscino sulla
testa.

Prendiamo il treno dopo mugola.


No. gi tutto organizzato. Potrai dormire durante il viaggio. E poi hai promesso di
essere gi alle sei e mezzo per salutare gli altri. E io ho promesso di salutare Miss Foley.
Trascino Melanie fuori dal letto e la ficco sotto la parvenza di doccia che c in albergo.
Le preparo un po di caff solubile e parlo brevemente con mia madre che rimasta sveglia fino
alluna di notte, lora pi adatta per comunicare con la Pennsylvania. Alle sei e mezzo in punto
scendiamo. Miss Foley, come sempre in jeans e maglietta Teen Tours!, stringe la mano a Melanie.
Poi avvolge me in un abbraccio ossuto, mi porge il suo biglietto da visita e mi dice di non esitare a
chiamarla se ho bisogno di qualcosa mentre sono a Londra. Il suo prossimo giro comincia domenica
e, fino alla partenza, sar anche lei in citt. Quindi mi informa che ha prenotato un taxi alle sette e
mezzo per portarci alla stazione, domanda una volta di pi se a Londra qualcuno ci verr a prendere
(s, verr qualcuno), mi ripete ancora che sono una brava ragazza e mi mette in guardia contro i
borseggiatori che potrei incontrare in metropolitana.
Concedo a Melanie di infilarsi di nuovo a letto per una mezzora, e ci significa che
salter lusuale maquillage e, alle sette e mezzo, carico entrambe sul taxi in attesa. Quando arriva il
treno trascino a bordo i bagagli e trovo un paio di posti liberi. Melanie si accascia in quello vicino al
finestrino. Svegliami quando arriviamo a Londra.
La fisso per un attimo, ma lei si rannicchiata contro il vetro e ha gi chiuso gli occhi.
Sospiro, le sistemo la borsetta sotto i piedi e poso la mia felpa sul sedile accanto al suo per
scoraggiare ladri e vecchiacci concupiscenti. Poi mi dirigo verso il vagone ristorante. Ho saltato la
colazione dellalbergo e adesso mi brontola lo stomaco. Le tempie mi cominciano a pulsare per le
prime avvisaglie di un mal di testa da fame.
Anche se lEuropa il continente dei treni, durante il viaggio non ne abbiamo preso
nemmeno uno: solo aerei per le tratte pi lunghe e pullman per spostarci tra una tappa e laltra.
Mentre passo da un vagone allaltro, le porte automatiche si aprono con un fruscio appagante e il
vagone ondeggia dolcemente sotto i miei piedi. Fuori scorre veloce la campagna verde.
Nel vagone ristorante passo in rassegna le deprimenti opzioni e finisco per ordinare un
panino al formaggio, un t e le patatine allaceto, per le quali ormai ho sviluppato una vera
dipendenza. Prendo una lattina di Coca-Cola per Melanie. Metto il tutto in uno di quei contenitori di
cartone e sto per tornare al mio posto quando uno dei tavolini accanto al finestrino si apre. Esito un
istante. Dovrei tornare dalla mia amica. In fondo, per, lei sta dormendo e non gliene importa nulla;
perci mi accomodo al tavolino e guardo il paesaggio. La campagna sembra cos tipicamente
inglese, tutta verde e ordinata, con le sue siepi di recinzione, le pecore a batuffolo che somigliano a
nuvole e rispecchiano quelle perennemente presenti in cielo.
Una colazione molto confusa.
Quella voce. Dopo che, ieri sera, lho ascoltata per quattro atti, la riconosco subito.
Alzo gli occhi e lui l, un sorrisetto indolente sul viso che d lidea che si sia svegliato
in questo preciso istante.
Confusa in che senso? domando. Dovrei essere sorpresa ma, per qualche motivo,

non lo sono. Devo soltanto mordermi il labbro per non sorridere troppo.
Lui non risponde. Va al banco e ordina un caff. Poi fa un cenno in direzione del mio
tavolo. Io annuisco.
In tanti sensi dice sedendosi di fronte a me. da espatriati doltreoceano con il
jet lag.
Guardo il panino, il t e le patatine. Un espatriato con il jet lag cos? Come metti
insieme le due cose?
Soffia sul suo caff. Semplice. Prima di tutto non sono ancora le nove del mattino.
Quindi, il t ha senso. Ma il panino e le patatine? Quella roba che si mangia a pranzo. E non
voglio nemmeno parlare della Coca-Cola. Picchietta sulla lattina con un dito. Vedi? I tempi
sono tutti rimescolati. La tua colazione ha il jet lag.
A quel punto sono costretta a ridere. Le ciambelle avevano un aspetto disgustoso
mi giustifico indicando il bancone.
Decisamente. per questo che io mi porto la colazione. Fruga nella borsa e
comincia a tirar fuori qualcosa da un pezzo di carta oleata stropicciata.
Aspetta, anche quello ha tutta laria di essere un panino dico.
Non esattamente. pane con hagelslag.
Hac che?
Hach-el-slach. Apre il panino per farmi vedere. Dentro c del burro con una
specie di granella di cioccolato.
E dici che la mia colazione confusa? Tu stai mangiando il dessert per colazione.
In Olanda a colazione si mangia questo. molto tipico. Questo, oppure uitsmijter,
che poi sarebbero uova fritte con il prosciutto.
Non me lo chiederanno allesame, vero? Perch non so nemmeno da che parte
cominciare per pronunciarlo.
Aut-smi-ter. Possiamo esercitarci un po, pi tardi. Questo tuttavia mi porta al
secondo punto: la tua una colazione da espatriata. Per, ti prego, mangia. Posso parlare mentre
mangi.
Grazie. Sono felice che tu sia multitasking dico. Poi mi metto a ridere.
stranissimo perch sta succedendo cos, in maniera del tutto naturale. A quanto pare sto flirtando, a
colazione. E parlando di colazioni. E poi, cosa intendi con espatriata?
Una che vive fuori dal suo Paese natale. Vedi, tu hai preso un panino. Molto
americano. E il t. Molto inglese. Ma poi prendi le patate fritte, o patatine, e quelle potrebbero andar
bene in tutti e due i casi, per le prendi allaceto, cosa molto inglese, e le mangi a colazione, che ha
proprio un che di molto americano. Pi la Coca-Cola a colazione. Coca e patatine: questo che

mangiate a colazione in America?


E come fai a sapere che sono americana? lo provoco.
Escludendo il fatto che eri in un gruppo di turisti americani e che parli con un
accento americano? D un morso al suo panino con lhach-che-so-io e beve un altro sorso di
caff.
Mi mordo di nuovo il labbro per non sorridere troppo. Esatto. Escluso quello.
Erano gli unici indizi, certo. In realt, non hai un aspetto particolarmente americano.
Davvero? Apro il pacchetto di patatine e un acuto odore di aceto artificiale si
spande nellaria. Gliene offro una. La rifiuta e d un altro morso al suo panino. Che aspetto ha
unamericana?
Si stringe nelle spalle. Bionda dice. Grosse mima le tette. Lineamenti
dolci. Agita la mano davanti al viso. Carina. Come la tua amica.
E io non sono cos? Non so perch faccio una simile domanda. Il mio aspetto lo
conosco bene: capelli neri, occhi scuri, lineamenti marcati. Niente curve e non molto in fatto di
tette. La mia disinvoltura si spegne un po. Si sta solo ingraziando me per poterci provare con
Melanie?
No. Mi osserva con quei suoi occhi. Ieri mi sembravano scurissimi ma, ora che
sono pi vicina, vedo che possiedono varie tonalit: ci sono del grigio e del marrone, e addirittura
pagliuzze doro che danzano in quelloscurit. Sai a chi assomigli? A Louise Brooks.
Lo fisso senza capire.
Non la conosci? La stella del cinema muto?
Scuoto la testa. Il cinema muto non mi ha mai appassionato.
Era famosissima negli anni Venti. Americana. Unattrice incredibile.
E non era bionda. Vorrebbe essere una battuta, ma non lo sembra.
Lui d un altro morso al panino. Un pezzettino di cioccolato gli resta attaccato
allangolo della bocca. Abbiamo un mucchio di bionde in Olanda. Vedo del biondo quando mi
guardo allo specchio. Louise Brooks era scura. Aveva questi occhi incredibilmente tristi, lineamenti
molto definiti e gli stessi capelli che hai tu. Tocca i suoi capelli, scarmigliati come ieri sera.
Le assomigli moltissimo. Ti dovrei semplicemente chiamare Louise.
Louise. Mi piace.
No. Non Louise. Lul. Era il suo soprannome.
Lul. Mi piace ancora di pi.
Mi porge la mano. Ciao, Lul, io sono Willem.
Ha la mano calda e una stretta decisa. Felice di conoscerti, Willem. Anche se potrei

chiamarti Sebastiano, visto che stiamo adottando nuove identit.


Quando ride, piccole rughe gli fioriscono intorno agli occhi. No. Preferisco Willem.
Sebastiano un po come dire passivo, se ci pensi bene. Si sposa con Olivia, che in realt
vorrebbe rivedere sua sorella. Succede spesso in Shakespeare. Le donne perseguono i loro scopi e
gli uomini finiscono in balia degli eventi.
Non so. Mi ha fatto piacere che tutti, ieri sera, abbiano avuto il loro lieto fine.
Oh, una bella favola, ma solo questo: una bella favola. Daltronde, immagino che
Shakespeare debba concedere ai personaggi delle sue commedie il lieto fine, visto che nelle tragedie
tanto crudele. Voglio dire: pensa ad Amleto; o a Romeo e Giulietta. quasi sadico. Scuote la
testa. Sebastiano a posto, ma non realmente padrone del suo destino. Shakespeare accorda
questo privilegio al personaggio di Viola.
E tu, invece, sei padrone del tuo destino? domando. E, di nuovo, mi ascolto e
quasi non riesco a crederci. Quando ero piccola frequentavo la pista per il pattinaggio sul ghiaccio
del quartiere. Nella mia immaginazione, mi sentivo capace di fare salti e piroette, ma quando mi
avventuravo sui pattini riuscivo a malapena a tenere dritte le lame. Crescendo, la stessa cosa mi
successa con le persone: nella mia mente sono coraggiosa e diretta, ma quello che mi esce fuori
sembra sempre mite e compito. Anche con Evan, che stato il mio ragazzo per quasi tutte le
superiori, non sono mai riuscita a essere quella persona capace di pattinare, saltare e piroettare come
avrei tanto desiderato. Oggi, a quanto pare, so pattinare.
Oh, no, no davvero. Io vado dove mi porta il vento. Fa una pausa per rifletterci su.
Forse c un motivo per cui recito Sebastiano.
E ora, dove ti porta il vento? chiedo, sperando che si trattenga a Londra.
Da Londra prendo un altro treno che mi porta in Olanda. Ieri sera stata la fine della
stagione per me.
Mi affloscio. Oh.
Non hai mangiato il tuo panino. Ti avverto che, qui, nei panini al formaggio ci
mettono il burro. Quello finto, voglio dire.
Lo so. Estraggo le fette di pomodoro ormai mollicce e tolgo un po del
burro/margarina in eccesso con il tovagliolo di carta.
Sarebbe pi buono con la maionese mi dice Willem.
Solo se ci fosse il tacchino.
No. Formaggio e maionese buonissimo.
Suona rivoltante.
Solo se non hai mai assaggiato una maionese come si deve. Ho sentito dire che
quella che c in America non la maionese giusta.

Rido cos tanto che mi esce il t dalle narici.


Che c? chiede Willem. Cosa?
La maionese come si deve spiego, tra un singulto e laltro. come se ci fosse
una maionese cattiva-ragazza, che civetta e rubacchia, e una maionese brava-ragazza, che si
comporta come si deve e tiene le gambe accavallate, e il mio problema che non mi hanno mai
presentato quella giusta.