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ANCORA SULLA DISCIPLINA PROCESSUALE PER L’IMPUGNAZIONE DET LICENZIAMENTL Le problematiche della “riforma Fornero” non finiscono mail La c.d. “Riforma Fomero”, per quanto riguarda la modifica della legislazione sulle pensioni, ha mostrato a tutti le sue inammis bili lacune ed ingiustizie manifeste, Esiste, perd, un’altra parte della riforma ~ conosciuta e comprensibile per lo pitt dai teenici del diritto ~ che riguarda le modifiche al sistema processuale del lavoro, con particolare riferimento alle impugnazioni dei licenziamenti, assistiti dalla tutela reale, ovvero ai quali si applica ancora quel che resta—dell’art, 18 E 300/1970. Queste modifiche del processo da tre anni stanno ereando problemi agli operatori del dititto ~avvocati e giudici -, che si sono, in diversi casi, interrogati sulle modalité applicative di una disciplina che ha introdotto una corsia preferenziale per i licenziamenti, con il limite, perd, alla proposizione nella stessa causa di domande diverse dall’impugnazione del licenziamento, se non “fondate sugli stessi fatti costitutivi” o aftinenti alla “qualificazione del rapporto”. Il fegislatore non si & neanche posto il problema di ipotizzare casi — che normalmente si verificano — in cui sia necessario proporre domande diverse congiuntamente all’impugnazione del Jicenziamento, Oltre ad avere delineato un testo normativo inesplicabile, Ix norma non ha neanche previsto quali conseguenze possano detivare nel caso in cui si propongano con lo stesso ricorso, simultaneamente alla impugnazione de! licenziamento, altre domande, La giurisprudenza, conseguentemente, si é sbizzarrita nella ricerca delle soluzioni pit varie. In caso di proposizione di domande ulteriori (rispetto all’impugnazione del licenziamento) con un unico ricorso, introdotto ai sensi delPart, 1 ¢. 47 della L 92/2012 (che ricordiamo si ritiene essere rito obbligatorio quando si chiede lapplicazione dell’art. 18), quei Giudici che inseguono pris ricorso senza entrare nel merito e, quindi, respingendo le richieste del lavoratore. ‘bile i wiamente la celerita del processo, sono giunti, addivittura, a dichiarare inamm Altri hanno accolto soluzioni diverse, cercando di fare rientrare Je altre domande negli indefiniti spazi forniti dalla norma, facendo leva sul concetto di “qualificazione del rapporto” (Corte d’Appello Milano del 14.05.2013 n, 613) 0 in quello di altre domande “fondate su identici fatti costitutivi”: definizione quest’ultima che suscita non poche perplessit’, Recentemente, Ia Corte di Appello di Milano, con Ia sentenza n. 1079 del 23/11/2015, ha accolto una tesi ragionevole, laddove sostiene che nel caso in cui alcune domande siano soggette a “Rito Fornero” ed altre a “rito ordinatio”, si debbano ritenere applicabili le norme in tema di ‘mutamento del rito ¢ artt. 426 e 427 e.p.., estendendone lapplicazione “anche nei rapporti fra rito del lavoro ordinario ¢ rito speciale” Correttamente, la Corte ha ritenufo non condivisibile la pronuncia di inammissibilita del ricorso, in quanto con stante con il principio fondamentale in base al quale, ove il vizio i un presupposto processuale sia sanabile, la chiusura in rito del proceso pud avvenire solo dopo che la parte sia stata invitata dal giudice a porvi rimedio e non Jo abbia fatto, ¢ eid itare le perehé i processo deve tendere, laddove possibile, ad una decisione di merito e li pronunce di mero rito ai casi strettamente necessari, vale a dire quelli in cui processuale é insanabile, non potendo operare un meccanismo di sanatoria. E nel caso dellerrore di rita, il vizio é sanabile con il passaggio al rito corretto, Questa soluzione interpretativa & idonea ad evitare ulteriori gravi problemi per i lavoratori che, in diversi casi ~a fronte di una norma ritenuta dai maggiori commentatori “esempio di italica leg ragione della difficolta di scegliere il rito processuale applicabile — senza che il giudice sia entrato farbizia” ~ dopo essere stati fimamente licenziati, si sono visti respingere il ricorso — in ne] merito della causa, La decisione & quindi, degna di una segnalazione, in quanto in linea con il fondamentale principio costituzionale di strumentalita del proceso che, a sua volta, costituisce unica tutela per Ja parte fisiologicamente pid debole nel rapporto di lavoro, La sentenza, poi, affronta le altre questioni, risolvendole in maniera non condivisibile, amplificando senza misura il significato di giudicato, attraverso un concetto oscuro,sintetizzate con i termini di “dedotto ¢ deducibile” nel rapporto con Je parti convenute, dimenticando che nei processi si deducono le illegittimita in relazione agli interessi da tutelare e che, conseguentemente, quando il giudice é chiamato ad accertare talune illegittimita del rapporto tra le parti, cid non comporta che tutto il resto (deducibile) sia legittimo © non possa essere fatto valere in altro processo. Mirco Rizzoglio (Avvocato in Milano)