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Yunus A.

engel

Termodinamica
e trasmissione del calore
edizione italiana
a cura di Ettore Cirillo

Al lettore
lA realizzazione di un libro comporta costi variabili (carta, stampa, legatura) e costi
fissi, cio. indipendenti dal numero di copie stampate (traduzione, preparazione degli
originali, redazione, composizione, impaginazione). lfotocopiatori possono contenere
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vizioso non verr spezzato, arriveremo al punto in cui gli editori non avranno pi
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L'editore

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Indice
Presentazione dell'edizione italiana
Prefazione
Titolo originale: lntroduction To Thermodynamics and heat transfer
Copyright 1997 McGraw-Hill Companies, !ne.
Copyright 1998 McGraw-Hill Libri Italia srl
Piazza Emilia, 5
20129Milano
I diritti di traduzione, di riproduzione, di memorizzazion e elettronica e di adattamento
totale e parziale con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche) sono
riservati per tutti i paesi.
Nomi e marchi citati nel testo sono generalmente depositati o registrati alle rispettive case
produttrici.

McGraw-Hill

A Division of1kM<GmwHalCcmpania IX>

Editor: Alberto Kratter Thaler


Redazione: Chiara Tartara, Giovanni Malafarina
Produzione: Gino La Rosa
Traduzione: Ubaldo Ayr, Emilia Conte, Ida Fato, Giuseppe Starace, Pietro Stefanizzi
Realizzazione editoriale: Omnibook, Bari
Stampa: Arti Grafiche Stefano Pinelli, Milano

ISBN 88 386 0767-2


1' edizione ottobre 1998
Printed in ltaly
1234567890PINPIN921098

1 lii
1.1
1.2
1.3
1.4
l.5
1.6
1.7
1.8
1.9
1.1 O

1.11

I CONCETTI FONDAMENTALI DELLA TERMODINAMICA 1


La termodinamica e l'energia
2
Le grandezze fisiche e le unit di misura
4
I sistemi chiusi e i sistemi aperti
7
Le forme di energia
8
Le propriet di un sistema termodinamico
11
Lo stato e l'equilibrio
12
Le trasformazioni e i cicli termodinamici
13
Il postulato di stato
16
La pressione
16
La temperatura e il principio zero della termodinamica
20
Sommario
24

2 li LE PROPRIET DELLE SOSTANZE PURE


2.1 Le sostanze pure
2.2 Le fasi di una sostanza pura
2.3
2.4
2.5
2.6
2.7

xi
xm

I cambiamenti di fase delle sostanze pure


Diagrammi cli stato per trasformazioni
con cambiamento di fase
La superficie p-v-T
Le tabelle delle propriet
L'equazione di stato dei gas perfetti

27
28
28
30
33

39
40
46

VI
Indice

Il fattore di compressibilit. Una misura dello scostamento


dal comportamento di gas perfetto
2.9 Le altre equazioni di stato
2.10 Sommario
2.8

3 li IL PRIMO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA:


I SISTEMI CHIUSI

49
52
57
59
60
60
67
71
78

Introduzione al primo principio della termodinamica


La trasmissione di calore
Il lavoro
Le forme meccaniche del lavoro
Il primo principio della termodinamica
I calori specifici
Energia interna, entalpia e calori specifici dei gas perfetti
Energia interna, entalpia e calori specifici di solidi e liquidi
Gli aspetti termodinamici dei sistemi biologici
Sommario

85
93
95
101

4 lii IL PRIMO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA:


I VOLUMI DI CONTROLLO
4.1 L'analisi termodinamica dei volumi di controllo
4.2 I processi a flusso stazionario
4.3 Alcuni dispositivi a flusso stazionario
4.4 Sommario

105
106
l1l
115
126

3.1
3.2
3.3
3.4
3.5
3.6
3.7
3.8
3.9
3.10

84

5 Il
5.1
5.2
5.3
5.4
5.5
5.6
5.7
5.8
5.9
5.10
5.11
5.12

IL SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA


Introduzione al secondo principio della termodinamica
I serbatoi di energia termica
I motori termici
Macchine frigorifere e pompe di calore
Le macchine a moto perpetuo
Trasformazioni reversibili e irreversibili
Il ciclo di Carnot
I teoremi di Carnot
La scala termodinamica di temperatura
Il motore termico di Carnot
La macchina frigorifera e la pompa d calore di Carnot
Sommario

129
130
131
131
137
143
145
150
152
153
155
158
160

6 lii
6.1
6.2
6.3
6.4
6.5
6.6

L'ENTROPIA
La diseguaglianza di Clausius
L'entropia
Il principio dell'aumento dell'entropia
Il bilancio di entropia
Che cos' l'entropia?
Il diagramma T-s

163
164
165
167
169
173
176

La valutazione della variazione di entropia


La variazione di entropia di solidi e liquidi
La variazione di entropia dei gas perfetti
Il lavoro per trasformazioni reversibili in condizioni
di flusso stazionario
6.11 Sommario

6.7
6.8
6.9
6.10

178
180
182
186
189

7 lct
7.1
7.2
7.3
7.4
7.5
7.6
7.7
7.8
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7.10
7.11
7.12
7.13
7.14
7.15
7.16
7.17
7.18
7.19

CICLI DIRETTI E CICLI INVERSI


Considerazioni fondamentali nell'analisi dei cicli diretti
Il ciclo di Carnot come ciclo di confronto
I cicli ad aria standard
Descrizione dei motori alternativi
Il ciclo Otto: ciclo ideale dei motori ad accensione comandata
Il ciclo Diesel: ciclo ideale dei motori ad accensione spontanea
Il ciclo Brayton: ciclo ideale degli impianti a turbina a gas
Il ciclo Brayton con rigenerazione
Il ciclo ideale della propulsione a getto
Il ciclo di Carnot a vapore
Il ciclo Rankine: ciclo ideale degli impianti motori a vapore
Il ciclo Rankine ideale con risurriscaldarnento
Macchine frigorifere e pompe di calore
Il ciclo inverso di Carnot
Il ciclo inverso a compressione di vapore ideale
Propriet dei refrigeranti
Le pompe di calore
La refrigerazione termoelettrica
Sommario

193
195
197
199
200
202
209
213
219
223
230
231
239
243
244
246
250
252
253
255

sm

LE MISCELE DI GAS
La composizione delle miscele di gas
Comportamento p-v-T delle miscele di gas:
gas perfetti e gas reali
Le propriet delle miscele di gas: gas perfetti e gas reali
Sommario

261
262

8.1
8.2
8.3
8.4

9 i1 MISCELE GAS-VAPORE E CONDIZIONAMENTO


DELL'ARIA
9.1 Aria secca e aria atmosferica
9.2 Umidit assoluta e umidit relativa
9.3 La temperatura d rugiada
9.4 La temperatura di saturazione adiabatica e la temperatura
di bulbo umido
9.5 Il diagramma psicrometrico
9.6 Il benessere termoigrometrico e il condizionamento dell'aria
9.7 Trasformazioni per il condizionamento dell'aria
9.8 Sommario

264
269
277
281
282
283
285

287
290
292
294
307

cr

VII
4t711rW~

Indice

VIII
Indice

1 Oim LA CONDUZIONE TERMICA IN REGIME .- .


10.1
10.2
10.3
10.4
10.5
10.6
1O.7
10.8
10.9
10.10
10.11

STAZIONARIO
La termodinamica e la trasmissione del calore,
Le modalit di trasmissione del calore
La conducibilit termica
La conduzione termica stazionaria nelle pareti piane
Le reti di resistenze termiche
La conduzione termica in cilindri e sfere
Il raggio critico di isolamento
La generazione di calore in un corpo solido
La trasmissione di calore da superfici alettate
La trasmissione di calore nelle configurazioni comuni.
Sommario

~ e:; }(,i,;?"
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311
312
313
319
328
339
342
349
351
354
363
368

.~

11 ilil LA CONDUZIONE TERMICA IN REGIME VARIABILE 373


11.1 Lo studio dei sistemi a parametri concentrati
374
11.2 La conduzione termica in regime variabile per ampie
380
pareti piane, lunghi cilindri e sfere
11.3 La conduzione termica in regime variabile nei solidi
semi-infiniti
391
11.4 La conduzione termica in regime variabile per sistemi
multidimensionali
395
11.5 Sommario
402
12 ili
12.1
12.2
12.3
12.4
12.5
12.6
12.7

LA CONVEZIONE FORZATA
Il fenomeno fisico della convezione forzata
Lo strato limite di velocit
Lo strato limite termico
Il flusso su piastra piana
Il flusso su cilindri e sfere
Il flusso ali' interno di tubi
Sommario

405
406
408
412
413
419
425
444

13 fll
13.1
13.2
13.3
13.4
13.5
13.6

LA CONVEZIONE NATURALE
Il fenomeno fisico della convezione naturale
La convezione naturale su superfici
La convezione naturale all'interno di cavit
La convezione naturale su superfici alettate
La convezione naturale e la convezione forzata
Sommario

449
450
454
459
466
469
471

1411 LA TRASMISSIONE DI CALORE


PER IRRAGGIAMENTO
14.1 Introduzione
14.2 La radiazione termica
14.3 La radiazione di corpo nero

473
474
475

477

14.4
14.5
14.6
14.7
14.8

Le propriet radiative
La radiazione solare e atmosferica
Il fattore di vista
La trasmissione di calore per irraggiamento: superfici nere
La trasmissione di calore per irraggiamento: superfici
grigie e diffondenti
14.9 Gli schermi di radiazione e l'influenza dell'irraggiamento
14.10 Sommario

512
525
529

15 !9
15.1
15.2
15.3
15.4
15.5
15.6
15.7

533
534
537
544
547
556
566
570

GLI SCAMBIATORI DI CALORE


I diversi tipi di scambiatori di calore
Il coefficiente globale di scambio termico
Il dimensionamento degli scambiatori di calore
La differenza media logaritmica di temperatura
Il metodo e-NTU
La scelta di uno scambiatore di calore
Sommario

483
492
497
510

16 ~ IL RAFFREDDAMENTO DELLE APPARECCHIATURE


16.l
16.2
16.3
16.4
16.5
16.6
16.7
16.8
16.9
16.10
16.11
16.12

ELETTRONICHE
Introduzione e cenni storici
Costruzione delle apparecchiature elettroniche
Il carico termico delle apparecchiature elettroniche
L'ambiente termico
Il raffreddamento delle apparecchiature elettroniche
in differenti applicazioni
Il raffreddamento per conduzione
Il raffreddamento ad aria: la convezione naturale
e l'irraggiamento
Il raffreddamento ad aria: la convezione forzata
Il raffreddamento a liquido
Il raffreddamento a immersione
I tubi di calore
Sommario

573
575
576
582
584

LETTURE CONSIGLIATE

641

APPENDICE 111111 TABELLE DELLE PROPRIET


E DIAGRAMMI

643

585
588
603
610
625
628
633
638

Presentazione
dell'edizione
italiana
Mi sono accinto a curare la traduzione del libro di Yunus A. engel,
introduction to thermodynamics and heat transfer (McGraw-Hill, 1997),
nella versione italiana Termodinamica e trasmissione del calore, perch
convinto eh&, possa costituire un valido supporto didattico per tutti i corsi
universitari di Ingegneria e di Architettura in cui gli allievi devono affrontare lo stdio della termodinamica e dei fenomeni di scambio termico.
Il testo, infatti, affronta i principi fondamentali della termodinamica e
della trasmissione del calore, riportando anche numerose applicazioni tecniche, in maniera chiara e intuitiva senza far ricorso a complesse elaborazioni matematiche. Inoltre la materia di studio presentata in modo da
suscitare l'interesse degli studenti, cercando di coinvolgerli attraverso la
soluzione di numerosi problemi pratici ampiamente illustrati.
Anche se gli argomenti riportati sono numerosi e tali da non poter essere affrontati in un solo corso di studi, non sar difficile per il docente suggerire agli studenti le parti del libro da studiare ed eventualmente approfondire e quelle che possono essere tralasciate.
Alla termodinamica dedicata la prima parte del testo. I Capitoli 1 e 2
si riferiscono ai concetti base della termodinamica e alle propriet delle
sostanze pure. I Capitoli 3 e 4 sono dedicati al primo principio della termodinamica. Nei Capitoli 5 e 6 si affrontano il secondo principio della termodinamica e lentropia. Il Capitolo 7 tratta dei cicli diretti a gas e a vapore
per la produzione di potenza meccanica e dei cicli inversi delle pompe di
.
calore.
Per maggior completezza, e in modo da fornire le basi per lo studio
degli impianti di trattamento del!' aria, sono stati aggiunti rispetto al testo

XII
Presentazione
dell'edizione italiana

originario i Capitoli 8 e 9 che riguardano le miscele dei gas e le trasformazioni ~ell'a;ia umida. Que.sti capitoli sono ricavati da Thermodynamics:
an engmeermg approach, di Yunus A. engel e Michael A. Boles (McGrawHill, 1998).
La seconda parte del volume dedicata alla trasmissione del calore.
Nei <;:a~itoli 10 e 11 si st~dia la cond~zione di calore in regime stazionario
e vanabII:: per ~assare poi alla c~nvezione naturale e forzata nei Capitoli 12
e 13 e. ali Irraggiamento nel Capitolo 14. Per la particolare importanza tecnologica dell'argomento, l'intero Capitolo 15 dedicato allo studio e al
dimensionamento degli scambiatori di calore.
Nell'ultimo capitolo viene affrontato lo studio del raffreddamento
dei componenti e~ettronici, argomento di particolare attualit e importanza. Questo cap1tolo, che affronta problematiche abbastanza specializzate, co_mpletamente autono~o, a conferma della impostazione modulare del hbro, che permette d1 trattare alcuni argomenti tralasciandone
altri e quindi di costruire il percorso didattico pi consono alle esigenze
del docente.

Prefazione

Ettore Cirillo

La termodinamica e la trasmissione del calore sono due discipline strettamente correlate, che costituiscono ormai un elemento imprescindibile del
bagaglio culturale di un ingegnere. Questo testo dedicato soprattutto agli
studenti di corsi universitari in cui previsto un solo esame relativo a queste discipline. L'attenzione focalizzata sui principi fondamentali della
termodinamica e della trasmissione del calore, con un occhio di riguardo
per le relative applicazioni ingegneristiche. Il materiale che costituisce il
volume tale da permettere una selezione e una impostazione in base alle
proprie preferenze o alle necessit dettate dal corso: il docente pu dedicare alla termodinamica un terzo, met o due terzi del corso e il tempo rimanente ad argomenti specifici di trasmissione del calore.
Prerequisito del testo un'adeguata conoscenza della fisica e del calcolo infinitesimale; non richiesta la conoscenza delle equazioni differenziali, e comunque il livello matematico non va mai al di l degli integrali.
L'accento mantenuto sui temi fisici allo scopo di contribuire a sviluppare
una comprensione intuitiva degli argomenti.
Ritengo che sia sempre pi necessaria, da parte dello studente di ingegneria, una perfetta comprensione dei meccanismi della trasmissione
del calore, dato che questa svolge un ruolo essenziale nella progettazione
- solo per fare qualche esempio - di schede circuitali, dispositivi elettronici, edifici, finanche di ponti; ma per la maggior parte dei corsi non vi la
possibilit di predisporre un ulteriore esame specifico. In tali casi risulta
dall'esperienza - ed questa la motivazione principale per cui ho affrontato questo progetto editoriale - che va maggiormente incontro alle necessit

XIV
Prefazione

dello studente un esame che combini termodinamica e trasmissione del


calore piuttosto che un esame di termodinamica soltanto, e quindi un testo
esplicitamente progettato con questa impostazione; un volume, insomma,
che eviti di dover adottare un testo per la termodinamica e di ricorrere ad
appunti o a letture consigliate per quanto riguarda la trasmissione del calore.
Un altro problema didattico cui si intende trovare soluzione rappreS\)ntato dalla limitata disponibilit di tempo; materialmente impossibile
coprire con il necessario approfondimento tutti gli argomenti come sarebbe opportuno, per cui importante che la selzione - mai facile per il
docente - sia favorita da un'adeguata struttura del manuale. Gli studenti
del corso "combinato" possono acquisire una conoscenza di base di energia e interazioni energetiche, e di vari meccanismi di trasmissione del calore. Il libro, in qualche modo, una versione condensata dei testi standard
di termodinamica e di trasmissione del calore; il contenuto costituito da
quegli argomenti che gli studenti di ingegneria si troveranno a fronteggiare
nella loro professione.
Il Capitolo 1 presenta i concetti fondamentali della termodinamica. Il
Capitolo 2, sulle propriet delle sostanze pure, limita l'uso delle tavole
delle propriet alle tavole di saturazione, utilizzate solo per facilitare la
discussione dei cambiamenti di fase. I fattori di compressibilit e altre equazioni di stato vengono presentati per completezza, ma, se necessario, possono essere saltati.
I Capitoli 3 e 4 sul primo principio della termodinamica si concentrano
sulle interazioni energetiche per liquidi, solidi e gas (ma non per le miscele
a due fasi) in sistemi chiusi e in regime stazionario. Nell'analisi dei gas
viene usata l'approssimazione di gas ideale con calori specifici costanti, e
solidi e liquidi sono approssimati a sostanze incompressibili. L'ultimo paragrafo del Capitolo 3 dedicato all'argomento - di interesse quotidiano "diete ed esercizio fisico", ed accompagnato da tabelle relative al contenuto energetico dei cibi e al consumo di energia durante le attivit fisiche.
Il Capitolo 5 dedicato al secondo principio della termodinamica,
mentre nel Capitolo 6, che riguarda l'entropia, l'attenzione rivolta al significato fisico del!' entropia e alle relazioni isoentropiche dei gas ideali
con uso di gas specifici costanti. Il Capitolo 7 sui cicli termodinamici descrive i principali cicli diretti e inversi, nonch i generatori termoelettrici e
la refrigerazione termoelettrica. Se necessario dedicare uno spazio maggiore alla trasmissione del calore, i Capitoli 6 e 7 possono essere saltati.
I Capitoli 8 e 9 riguardano le miscele dei gas e il condizionamento
dell'aria".
I Capitoli 1O e 11 riguardano la conduzione termica rispettivamente in
regime stazionario e in regime variabile; viene adottato un approccio fenomenologico, senza equazioni differenziali e relative condizioni al contorno, dando particolare spazio al concetto di resistenza termica. I Capitoli 12
e 13 riguardano rispettivamente la convezione naturale e forzata; l'impo I Capitoli 8 e 9 non erano presenti sul testo originale; sono stati appositamente aggiunti
nell'edizione italiana per una maggiore aderenza con i contenuti tipici di nostri corsi universitari e sono ripresi fedelmente da Thennodynamics: An Engineering Approach, di cui engel
co-autore assieme a M.A. Boles. [N.d.R]

stazione didattica ancora di impronta ingegneristica, con dovizia di spiegazioni fisiche e riferimenti empirici. La trasmissione di calore per
irraggiamento trattata nel Capitolo 14, mentre gli scambiatori di calore
sono l'argomento del Capitolo 15. Nel Capitolo 16 si pu trovare una rassegna delle principali tecniche di raffreddamento delle a~parecc.hia~re. elettroniche. I capitoli sulla trasmissione del calore sono m pratica md1pendenti l'uno dal!' altro, e possono essere affrontati in un ordine qualsiasi. I
paragrafi finali, inoltre, possono essere considerati facoltativi.
L'impostazione data al volume quella che ho sempre priv~legiato ~el
la didattica: ci si rivolge direttamente al lettore in modo semplice ma ngoroso, incoraggiando la riflessione e l'approfondimento. Scopo di questo
progetto didattico fornire allo studente un manuale che venga lett_c> con
interesse ed entusiasmo anzich considerato come uno strumento d1 consultazione per la risoluzione dei problemi. Si pertanto operato uno sforzo
particolare per stimolare le menti pi curiose e guidarle in un viaggio nel
mondo affascinante della termodinamica e della trasmissione del calore.
Queste ultime in genere sono considerate materie ostiche, ma uno studente attento non dovrebbe trovare difficile la loro comprensione. Dopo
tutto, i principi di termodinamica e di trasmissione del calore sono basati
sulla nostra esperienza quotidiana e su osservazioni sperimentali. Entrambe le discipline sono mature, e gli argomenti affrontati nei testi introduttivi
sono ben consolidati; i testi differiscono solo per l'impostazione didattica.
Come detto, in questo libro si scelto di seguire un approccio fenomenologico e intuitivo, che si giova spesso di riferimenti e confronti con la realt quotidiana, in modo da far presa su conoscenze gi acquisite da parte
dello studente.
L'ingegnere di qualche anno fa passava molto tempo a sostituire valori
nelle formule per ottenere risultati numerici. Oggi si lascia che siano i computer a gestire le formule e le elaborazioni numeriche. L'ingegnere di domani, piuttosto, dovr avere una sicura padronanza dei principi di base che
gli consenta di comprendere i problemi pi complessi, darne una formulazione utile alla risoluzione e interpretarne i risultati. L'obiettivo esplicito di
questo volume stato dunque di indirizzare gli studenti in tale direzione.
Le figure sono strumenti importanti nella didattica, perch aiutano il
lettore a farsi un quadro immediato dei concetti esposti. Le figure attirano
lattenzione, e stimolano curiosit e interesse. Questo libro contiene probabilmente un apparato grafico pi ricco degli altri testi analoghi. Viene
utilizzato anche un popolare personaggio dei fumetti, Blondie, per fissare
il punto su alcuni concetti essenziali in modo divertente e per creare momenti di distensione.
Ogni capitolo contiene molti esempi risolti che chiariscono meglio la
teoria e illustrano l'uso dei principi fondamentali. Nella risoluzione di tali
esempi viene seguito un approccio intuitivo e s!stematico. ~I t~rmine de!
capitoli presentato un sommario che pu serv1re a un rapido npasso dei
concetti e delle relazioni principali.
Vorrei ringraziare per i numerosi e preziosi commenti, critiche e suggerimenti le seguenti persone: Dr J.L. Goddis, Clemson University, Dr A.
Beyene, San Diego State University, Dr E.J. Drummond, University of
Akron, Dr W.G. Rieder, North Dakota State University, Dr L.J. Johnsen,

xv
Prefazione

XVI
Prefazione

University of Portland, Dr A. Aziz, Gonzaga University, L. Witte, University


of Houston. I loro consigli sono stati di grande aiuto per il miglioramento
della qualit del presente testo. Vorrei poi ringraziare lamministrazione
della University of Nevada, Reno per avermi agevolato nella preparazione
del volume. Vorrei, infine, esprimere la mia riconoscenza a mia moglie
Zebra e ai miei figli per la pazienza, la comprensione e l'incoraggiamento
dimostratemi nelle fasi di stesura del libro.

Yunus A. engel

I concetti
fondamentali
della termodinamica
In termodinamica, come in ogni altra scienza, una precisa definizione dei
concetti fondamentali permette di evitare possibili incomprensioni e di sviluppare gli argomenti con sicurezza.
Oltre ai richiami sul sistema di unit di misura, in questo capitolo saranno presentati concetti fondamentali per la termodinamica, quali: sistema, energia, propriet, stato, trasformazione, ciclo termodinamico. Lo studio accurato di questi concetti essenziale per una buona comprensione
degli argomenti trattati nei capitoli successivi.

1
I

1.1

LA TERMODINAMICA E L'ENERGIA

CAPITOLO 1
I concetti fondamentali
della termodinamica

Energia

potenziale

Energia
cinetica

FIGURA 1.1

L'energia non pu essere n creata n


distrutta: pu soltanto essere trasformata
(primo principio della termodinamica).

!'nergia
.
unmag
. ~mara
(I unuAJ

FIGURA 1.2

Il principio di conservazione dell'energia


per il corpo umano.

La termodinamica pu essere definita come la scienza dell'energia, concetto fondamentale difficile da precisare, sebbene molti pensino di sapere cosa sia lenergia.
L'energia pu essere definita come capacit di produrre cambiamenti. Il termine tennodinamica deriva dalle parole greche OepTJ (calore) e
8vvaz (potenza), e richiama in maniera efficace i primi tentativi di
convertire il calore in lavoro meccanico. Oggi lo stesso termine viene
impiegato in senso pi generale, in modo da abbracciare tutte le forme di
energia e le sue trasformazioni, nonch la produzione di lavoro meccanico, la refrigerazione e le relazioni esistenti tra le propriet della materia.
Una delle leggi fondamentali della natura il principio di conservazione dell'energia, secondo il quale durante un'interazione, intesa come
generico scambio energetico, l'energia pu trasformarsi da una forma in
un'altra, rimanendo nel suo complesso costante. In altri termini, l'energia
non pu essere n creata n distrutta: per esempio, un masso che cade da
una rupe acquista velocit in conseguenza della conversione della sua
energia potenziale in energia cinetica (Figura 1.1 ). Sul principio di conservazione dell'energia si basa, pure, la moderna dietetica: una persona
che assume energia (tramite il cibo) maggiore di quella che cede (per
esercizio fisico) aumenter di peso (accumulo di energia sotto forma di
grasso), mentre una persona che assume energia in quantit minore di
quella ceduta perder peso (Figura 1.2).
Il primo principio della termodinamica, che pu essere considerato semplicemente come un'espressione del principio di conservazione
dell'energia, afferma che l'energia una propriet termodinamica.
Il secondo principio della termodinamica afferma che lenergia ha
qualit oltre che quantit e che i processi reali tendono a una riduzione
della qualit dell'energia: per esempio, una tazza di caff caldo (a temperatura superiore a quella dell'ambiente) lasciata su un tavolo finisce sicuramente per raffreddarsi, mentre una tazza di caff freddo, sullo stesso
tavolo, non diventer mai calda spontaneamente (cio non raggiunger
mai una temperatura superiore a quella dell'ambiente) (Figura 1.3); una
volta trasferita all'ambiente circostante, l'energia termica del caff viene
degradata, trasformata, cio, in una forma meno utilizzabile, perch disponibile a temperatura inferiore.
La termodinamica emerse come scienza con la costruzione delle prime
macchine a vapore realizzate da Thomas Savery nel 1697 e da Thomas Newcomen nel 1712 in Inghilterra: tali macchine erano molto lente e inefficienti.
Il primo e il secondo principio della termodinamica furono definiti
contemporaneamente intorno al 1850 a opera di William Rankine, Rudolf
Clausius e Lord Kelvin (gi William Thomson). In particolare il termine
tennodinamica fu utilizzato per la prima volta da Lord Kelvin in una
pubblicazione del 1849, mentre il primo testo di termodinamica fu scritto
nel 1859 da William Rankine, docente all'universit di Glasgow.
noto che le sostanze sono composte da un grande numero di particelle, chiamate molecole, e che le loro propriet dipendono dal comportamento di tali particelle: per esempio, la pressione di un gas ali' interno di

un contenitore il risultato del trasferimento di quantit di moto dalle molecole alle pareti del contenitore. Tuttavia, non necessario conoscere il
comportamento delle particelle del gas per determinare la pressione all'interno del contenitore, poich sufficiente collegare un manometro al contenitore stesso. Questo approccio macroscopico allo studio della termodinamica, che non richiede la conoscenza del comportamento delle singole
particelle, costituisce la termodinamica classica, che fornisce un metodo
diretto e semplice per la soluzione dei problemi ingegneristici. Un approccio pi complesso, che considera il comportamento medio di un gran numero di particelle, alla base invece della termodinamica statistica. Tale
approccio microscopico, piuttosto complicato, verr utilizzato in questo testo
soltanto con un ruolo di supporto.

I campi di applicazione della termodinamica

3
La termodinamica
e l'energia

Calore

CAFF
CALDO

FIGURA 1.3

Il calore si trasmette spontaneamente da


un corpo caldo a uno freddo (secondo
principio della termodinamica).

Ogni attivit ingegneristica comporta azioni reciproche tra energia e materia; di conseguenza, difficile immaginare campi che non siano legati in
qualche modo alla termodinamica. Per questo motivo una buona conoscenza dei principi della termodinamica da sempre parte essenziale della formazione dell'ingegnere.
Applicazioni della termodinamica si possono incontrare ovunque, anche proprio l dove si vive. Infatti, una normale casa , per cos dire, un'esposizione di meraviglie termodinamiche, poich molti apparecchi domestici
sono progettati, in tutto o in parte, utilizzando i principi della termodinamica:
per esempio, la cucina elettrica o a gas, i sistemi di riscaldamento e di
condizionamento dell'aria, il frigorifero, l'umidificatore, la pentola a pressione, lo scaldacqua, la doccia, il ferro da stiro e persino il computer, il
televisore e il videoregistratore.
Su scala pi ampia, la tennodinamica gioca un ruolo fondamentale nella progettazione e nell'analisi di motori per autotrazione, razzi, motori a
reazione e centrali termoelettriche convenzionali o nucleari (Figura 1.4).

FIGURA 1.4

Alcuni campi di applicazione


della termodinamica.

Condizionatori d'aria
Aeroplani

Corpo umano

Motori per automobili

Centrali elettriche

Frigoriferi

----------------- - ---- -- Si potrebbe citare anche il corpo umano come un interessante campo di
applicazione della termodinamica.

4
CAPITOLO 1
I concetti fondamentali
della termodinamica

1.211 LE GRANDEZZE FISICHE E LE UNIT


DI MISURA

TABELLA 1.1
Le sette grandezze fondamentali
e le loro unit di misura nel Sistema
Internazionale (SI)
Grandezza
Lunghezza
Massa
Tempo
Temperatura
Intensit di corrente
Intensit luminosa
Quantit di materia

Unit di misura

metro (m)
kilogrammo (kg)
secondo (s)
grado kelvin (K)
ampere (A)
candela (cd)
mole (mo!)

TABELLA 1.2
Prefissi delle unit di misura
nel Sistema Internazionale (SI)
Multipli

Prefissi

1012
109
10'
1Cl'

tera, T
giga, G
mega, M
kilo, k

1()-2

canti, e

10"
10""
1CT'
10-12

mllli,m
mlcro,
nano, n

pico, p

Le grandezze fisiche possono essere classificate in categorie di grandezze


tra di loro confrontabili. Una di tali categorie costituita, per esempio, da
lunghezze, diametri, distanze, altezze, lunghezze d'onda e cos via. Grandezze tra di loro confrontabili sono dette grandezze della stessa specie od
omogenee. Se una particolare grandezza appartenente a una di tali specie
scelta come riferimento ed denominata unit di misura, ogni altra grandezza a essa omogenea pu essere espressa in termini di questa unit, come
prodotto dell'unit di misura per un numero; tale numero detto valore
numerico della grandezza.
Alcune grandezze basilari, come la massa m, la lunghezza L, il tempo t e
la temperatura T, sono scelte come grandezze fondamentali (Tabella 1.1),
fissandone le unit di misura, mentre altre, come la velocit w, l'energia E
e il volume V, vengono espresse mediante le grandezze fondamentali e,
pertanto, sono chiamate grandezze derivate.
Negli anni, sono stati sviluppati diversi sistemi di unit di misura. La
diffusione di pi sistemi ha comportato una certa difficolt nello scambio e
nella gestione dei dati; pertanto, pur con enormi sforzi, si giunti alla definizione di un unico sistema di unit di misura, denominato Sistema Internazionale (SI), che stato accettato, per convenzione internazionale, dall'intera comunit scientifica. Il sistema di unit di misura SI un sistema
semplice e razionale, che utilizza potenze in base dieci per la definizione
dei multipli e dei sottomultipli, espressi mediante i prefissi riportati nella
Tabella 1.2.
Gli sforzi sistematici per sviluppare un sistema di unit di misura universalmente accettabile risalgono al 1790, quarido l'Assemblea nazionale
francese dette tale incarico ali' Accademia francese delle scienze. Una prima versione di sistema metrico fu subito sviluppata in Francia, ma essa non
trov generale accoglienza fino al 1875, quando fu stilato e firmato il Trattato sulla convenzione metrica da diciassette nazioni. In questo trattato internazionale, il metro e il grammo furono fissati come unit di misura rispettivamente per la lunghezza e la massa e si stabil che una Conferenza
generale di pesi e misure si tenesse ogni sei anni. Nel 1960, la Conferenza
generale di pesi e misure svilupp il Sistema Internazionale basato su sei
grandezze fondamentali le cui unit di misura erano state adottate nel 1954
alla X Conferenza generale di pesi e misure: il metro (m) per la lunghezza,
il kilogrammo (kg) per la massa, il secondo (s) per il tempo, l'ampere (A)
per I' intensit di corrente elettrica, il grado kelvin (K) per la temperatura
termodinamica e la candela (cd) per l'intensit luminosa. Nel 1971, la Conferenza generale di pesi e misure aggiunse una settima grandezza fondamentale con la sua unit di misura: la mole (mol) per la quantit di materia.
In base alla simbologia introdotta nel 1967, il simbolo di grado (0 ) fu
ufficialmente eliminato dal! 'unit di misura della temperatura termodinamica

---

FIGURA 1.5
I prefissi delle unit di misura
nel Sistema Internazionale
sono usati in tutti i campi della scienza
e dell'ingegneria.

.......

e si stabil, inoltre, di scrivere in minuscolo i nomi delle unit di misura


anche se derivati da nomi propri. In questo ultimo caso tuttavia il simbolo
dell'unit di misura deve essere scritto in maiuscolo: per esempio, l'unit
di misura SI della forza , in onore di sir lsaac Newton, il newton (e non
Newton) e il suo simbolo N. Inoltre, il nome intero di una unit di misura
pu essere reso al plurale, tranne se di derivazione da nome proprio, ma
non il suo simbolo: per esempio, la lunghezza di un oggetto pu essere
indicata come 5 m o 5 metri. Infine, i simboli delle unit di misura non vanno
fatti seguire dal punto: per esempio, il simbolo corretto del metro m (non m.)
(Figura 1.5).

a= 1 m/s 2

m=lkg:

F=lN

FIGURA 1.6
L'unit di misura della

Alcune unit di misura SI


Nel sistema SI, essendo state fissate le unit cli misura della massa, della lunghezza e del tempo, l'unit di misura della forza risulta il newton (N), definito
come la forza richiesta per accelerare una massa cli I kg di I m/s2 (Figura 1.6):
IN=lkgm/s2

La bilancia misura la
gravitazionale che agisce su un

(1.1)

Spesso il termine peso viene utilizzato per indicare una massa, erroneamente, poich diversamente dalla massa il peso P una forza. Pi precisamente il peso la forza gravitazionale che agisce su di un corpo (Figura 1.7), quantificabile con la seconda legge di Newton:

P=mg (N)

(1.2)

dove m la massa del corpo e g l'accelerazione locale di gravit (g =


9.807 m/s2 a livello del mare e 45 di latitudine).
Il peso dell'unit di volume di una sostanza detto peso specifico yed
determinato dalla relazione
pg, dove p la densit della sostanza.
La massa di un corpo rimane la stessa indipendentemente dalla sua
posizione nell'universo, mentre il suo peso varia al variare dell'accelerazione gravitazionale: per esempio, un corpo pesa meno sulla cima di una
montagna poich l'accelerazione di gravit diminuisce con l'altitudine; un
astronauta sulla superficie della Luna pesa circa un sesto di quanto pesa
normalmente sulla Terra (Figura 1.8).
L'accelerazione di gravit g varia da 9.807 m/s 2 a livello del mare a
9.804, 9.800, 9.791, 9.776 e 9.745 m/s2 ad altitudini di 1000, 2000, 5000,
10000 e 20000 m rispettivamente. Pertanto, per i casi pratici pi comuni,
l'accelerazione di gravit pu essere assunta costante e pari a 9.8 m/s2 A
livello del mare, come illustrato in Figura 1.9, una massa di I kg pesa
pertanto 9.807 N.

r=

Un corpo che sulla Terra pesa 68


sulla Luna peserebbe solo li

1g=9.807 rn/s

P =9.807 kg rn/s2
=9.807 N

Peso dell'unit di
a livello del

6
CAPITOLO I
I concetti fondamentali
della termodinamica

Il lavoro, che una fonna di energia, pu essere definito semplicemente come il prodotto di una forza per uno spostamento; pertanto la sua unit
di misura il "newton per metro (N m)", pari a un joule (J):
lJ=lNm
Poich 1 J una quantit molto piccola di energia, nel sistema SI
molto utilizzato il kilojoule (1 kJ = 103 J).

L'omogeneit dimensionale
Tutte le equazioni devono essere dimensionalmente omogenee, vale a dire
tutti i loro termini devono avere le stesse unit di misura (Figura 1.10). Il
controllo dimensionale utile per individuare errori. Infatti, se, in fase di
analisi, si rileva che ci si trova a sommare due quantit aventi differenti
unit di misura, questo segno evidente di un errore commesso precedentemente.
ESEMPIO 1.1
FIGURA 1.10
Per essere dimensionalmente omogenei,
tutti i termini di un'equazione devono
avere le stesse unit di misura.

Durante la soluzione di un problema si giunge alla seguente equazione:


E= 25 kJ + 7 kJ/kg

dove E, che l'energia totale, ha come unit di misura il kilojoule. Si determini


l'errore che pu essere stato commesso.
Soluzione
I due termini al secondo membro.non hanno le stesse unit di misura e pertanto non possono essere sommali per ottenere l'energia totale. L'errore
pu essere stato causato dall'aver dimenticato di moltiplicare l'ultimo termine dell'equazione per una massa. Infatti, cosl facendo, verrebbero eliminali i kilogrammi
al denominatore e l'intera equazione diventerebbe dimensionalmente omogenea.

Le unit di misura possono creare grandi difficolt durante la soluzione dei


problemi, se non vengono adoperate con la dovuta attenzione. Tuttavia,
con un po' di accortezza ed esperienza, l'analisi dimensionale pu essere
utilizzata vantaggiosamente, poich pennette di controllare le fonnule o
addirittura di ricavarle, come viene spiegato nel seguente esempio.
ESEMPIO 1.2
OLIO

V=2m3
P= 850 kg/m3

m=?

FIGURA 1.11
Schema per l'Esempio 1.2.

Un serbatoio avente un volume V= 2 m3 contiene olio di densit p = 850 kg/m3. Si


determini la massa contenuta nel serbatoio.
Soluzione
Il sistema descritto schematizzato in Figura 1.11. Si supponga di
non ricordare la formula che lega la massa alla densit e al volume, ma di sapere
che la massa ha come unit di misura il kilogrammo. Quindi, qualunque sia il calcolo da effettuarsi, il risultato deve essere espresso in kg. Tenendo conto dei dati:
p=850kg/m3 V=2m3

risulta evidente che si possono semplificare i m3 e ottenere i kg moltiplicando tra


loro queste due grandezze. Pertanto, la formula cercata :

7
~~:;

I sistemi chiusi

m=pV

e i sistemi aperti

Sostituendo i valori numerici si ottiene:

AMBIENTE

m =850 X 2 = 1700 kg

Si deve tener presente, comunque, che una fonnula non dimensionalmente omogenea sicuramente errata, mentre una formula dimensionalmente omogenea non necessariamente corretta.

1.3 1'] I SISTEMI CHIUSI E I SISTEMI APERTI


Si definisce sistema termodinamico, o semplicemente sistema, la quantit di materia o la regione di spazio che si prende in considerazione. La
massa o la regione al di fuori del sistema detta ambiente, mentre la superficie reale o immaginaria che separa il sistema dall'ambiente detta contorno del sistema. Questi tennini sono illustrati in Figura 1.12. Il contorno
di un sistema pu essere fisso o mobile. Si noti che il contorno la superficie di contatto condivisa dal sistema e dall'ambiente. In termini matematici
il contorno ha spessore nullo e pertanto non pu n contenere massa n
occupare volume.
.
.
I sistemi possono risultare chiusi o aperti a seconda che s1 scelga d1
considerare una fissata quantit di materia o un fissato volume.
.
Un sistema chiuso, detto anche massa di controllo, costituito da uua
determinata quantit di materia ed caratterizzato dal fatto che il suo contorno non pennette il passaggio di materia. Mentre la massa non pu n
entrare n uscire da un sistema chiuso, come mostrato in Figura 1.13, l'energia, invece, pu attraversare il suo contorno sotto fonna di calore o di lavoro. Nel caso particolare in cui anche all'energia non sia consentito attraversare il contorno il sistema detto isolato.
Si consideri il dispositivo cilindro-pistone mostrato in Figura 1.14 e si
ipotizzi di voler scoprire ci che accade al gas contenuto nel cilindro quando viene riscaldato. In questo caso, poich si sta focalizzando lattenzione
sul gas esso costituisce il sistema. Le superfici interne del pistone e del
cilindr~ costituiscono il contorno del sistema, che, poich nessuna massa
pu attraversare il contorno, un sistema chiuso. Si noti che l'energia, invece, pu attraversare il contorno e che una parte di quest'ultimo (la superficie interna del pistone, in questo caso) pu muoversi. Tutto ci che
esterno al gas, pistone e cilindro inclusi, costituisce l'ambiente.
Un sistema aperto, o, come spesso viene chiamato, volume di controllo, una regione dello spazio delimitata da un contorno, detto superficie di controllo, che almeno parzialmente pennette il passaggio di materia
come illustrato in Figura 1.15. Tra i sistemi aperti vanno inclusi i dispositivi
interessati da un flusso di massa come compressori, turbine o ugelli. Il flusso attraverso questi dispositivi viene analizzato meglio individuando come
volume di controllo la regione interna al dispositivo. Come esempio di si-

CONTORNO

FIGURA 1.12
Sistema, ambiente e contorno.

Dm!:;

--

-- ---

'

I
I
I
I
I
I
I SISTEMA
I
I CHIUSO
I
I
I
I
I
I m =costante
I
I
I
I
I
I!._ __________ J

massa NO

:
!

energ ia si

FIGURA 1.13
La massa, al contrario dell'energia.
non pu attraversare il contorno
di un sistema chiuso.

Contorno:
parte mobile

GAS
2 kg
3 m3

I
I
I
I
I

I
I
I
I

I
I
I
1_._
________ I1

FIGURA 1.14
Sistema chiuso con contorno mobile.

8
CAPITOLO 1

I concetti fondamentali
della termodinamica
Superficie di controllo

r-- - ------1
I
I
I

....i.::c=m-a-s-sa

sl

I
I
I
I

i
i

VOLUMEDI
CONTROLLO

I
I

I
!I___________ _

sl

energia

FIGURA 1.15

Sia la massa sia l'energia possono


attraversare il contorno di un volume
di controllo.
Superficie di controllo

Acqua
calda in

uscita

sterna a~erto si consi~eri lo scaldacqua, mostrato in Figura 1.16, e si supponga d1 voler detemunare la potenza termica da trasferire all'acqua contenuta nel serbatoio perch fornisca una portata costante di acqua calda. Poich lacqua calda lascia il serbatoio e viene sostituita da acqua fredda, non
opportuno assumere come sistema una fissata massa. Conviene, invece,
porre lattenzione sul volume racchiuso dalle superfici interne del serbatoi? e considerare i flussi di acqua fredda e calda come flussi di massa rispettivamente entranti e uscenti dal volume di controllo. Le superfici interne
del serbatoio costituiscono la superficie di controllo che attraversata dai
flussi di massa in due zone.
Le relazioni termodinamiche che si possono applicare ai sistemi chiusi
e ai sistemi aperti sono differenti tra loro. Pertanto, estremamente
importante individuare il tipo di sistema prima di iniziare ad analiz
zarlo.
In tutte le analisi termodinamiche, il sistema deve essere accuratamente
definito. Molto. spesso il sistema da studiare talmente semplice e ovvio
che la sua defimz1one pu sembrare un lavoro tedioso e inutile. In altri casi
!nvece, il sistema da analizzare pu essere piuttosto complesso e una su~
idonea scelta pu semplificare molto l'analisi.

1.4 l!!l LE FORME DI ENERGIA

I
I

i SCALDACQUA :
I
t
i (volume di I Acqua
i controllo) I fredda in
I
I ingresso

L'energia di un sistema pu esistere in numerose forme: eneroia


termica
0
cinetica, potenziale, elettrica, magnetica, chimica e nucleare, la cui somm~
l'ener~ia t?tal.e E del sistema. L'en~rgia totale di un sistema per unit di
massa viene md1cata con e ed definita dalla relazione:

somma di tutte le forme microscopiche dell'energia detta energia interna del sistema ed indicata con V. Il termine energia fu coniato da Thomas
Young nel 1807 e il suo uso in termodinamica fu proposto da Lord Kelvin
nel 1852. Il termine energia interna e il suo simbolo V apparvero per la
prima volta nei lavori di Rudolf Clausius e William Rankine nella seconda
met del XIX secolo.
L'energia macroscopica di un sistema legata al movimento e all'influenza di alcuni fenomeni esterni come la gravit, il magnetismo, l'elettricit e la tensione superficiale. L'energia che un sistema possiede per effetto
del suo moto, riferito a un fissato sistema di riferimento, detta energia
cinetica E<" Se tutte le parti di un sistema si muovono con la stessa velocit,
l'energia cinetica espressa dalla relazione:

e, per unit di massa:

dove il simbolo w rappresenta la velocit del sistema nel riferimento fissato.


L'energia che un sistema possiede per effetto della sua quota in un campo
gravitazionale detta energia potenziale EP ed espressa dalla relazione:
,,,,,.,.,

-""

,,,.

-----~-,_.~-- ~;,= nig~~~QL .._.

e, per unit di massa:

I
I
_,...__
1I____________
1

FIGURA 1.16

Sistema aperto (volume di controllo)


con un ingresso e un'uscita.

FIGURA 1.17
Le forme macroscopiche di energia

di un oggetto cambiano con la velocit


e con la quota.

La termodinamica non fornisce nessuna informazione circa il valore


assoluto dell'energia totale di un sistema, perch tratta esclusivamente le
~ariazio~i ~e~l'e~ergia totale, le uniche ad avere importanza nei problemi
mgegn~nst1c~. S1 p~, allora, assegnare valore nullo (E= 0) all'energia
t~tal~ d1 un sistema m un conveniente stato di riferimento, poich le variaz1om dell'energia totale del sistema sono indipendenti dallo stato di riferimento scelto: per esempio, la diminuzione di energia potenziale di un masso in caduta libera dipende soltanto dalla differenza di quota e non dal
livello di riferimento scelto.
Nell'analisi termodinamica spesso utile classificare le varie forme di
energia che costituiscono l'energia totale di un sistema in due gruppi:
macroscopiche e microscopiche. Le forme macroscopiche dell'energia sono
q.uelle che un sistema possiede nel suo complesso, rispetto a un qualche
s1stem~ este~o di riferimento: per esempio, l'energia cinetica o l'energia
potenziale (Figura 1.17). Invece le forme microscopiche dell'energia sono
quelle legate alla struttura molecolare del sistema e al grado di attivit
molecolare; esse sono indipendenti dal sistema di riferimento esterno. La

dove g l'accelerazione di gravit e z la quota del centro di massa del


sistema rispetto a un piano di riferimento arbitrariamente scelto.
Gli effetti dovuti a fenomeni magnetici, elettrici e di tensione superficiale sono significativi soltanto in alcuni casi particolari e non sono considerati in questo testo. Trascurando questi effetti lenergia totale di un sistema data dalla somma dell'energia cinetica, dell'energia potenziale e dell'energia interna:

e, per unit di massa:

Durante una trasformazione la maggior parte dei sistemi chiusi non subisce variazioni della propria energia cinetica e potenziale. I sistemi chiusi,

Le forme di

la cui velocit e quota del centro di massa restano costanti durante una
trasformazione, sono spesso chiamati sistemi in regime stazionario. La
variazione di energia totale !:i.E di un sistema in regime stazionario coincide
con la variazione della sua energia interna l!i.U. In questo testo un sistema
chiuso verr ritenuto in regime stazionario se non altrimenti specificato.

10
CAPITOLO I
I concetti fondamentali
della termodinamica

Alcuni approfondimenti sull'energia interna

-o

ENERGIA CINETICA
DI TRASLAZIONE

ENERGIA CINETICA
DI ROTAZIONE

Q'

ENERGIA CINETICA

..!~t)I VIBRAZIONE

FIGURA 1.18
Varie fonne di energia delle molecole che
danno luogo ali' energia interna sensibile.

ENERGIA
SENSIBILE
ELATENTE

ENERGIA
CHIMICA

ENERGIA
NUCLEARE

FIGURA 1.19
L'energia interna di un sistema
tennodinamico la somma di tutte
le fonne microscopiche di energia.

L'energia interna di un sistema stata definita precedentemente come la


somma di tutte le forme microscopiche di energia di un sistema. Essa
legata alla struttura molecolare e al grado di attivit molecolare e pu essere vista come la somma delle energie cinetica e potenziale delle molecole.
Per una migliore comprensione del concetto di energia interna, si consideri un sistema a livello molecolare. In generale, le singole molecole del
sistema, durante il loro moto casuale, traslano con una certa velocit, vibrano l'una relativamente all'altra e ruotano attorno a un asse. A questi moti
sono associate le energie cinetiche di traslazione, vibrazione e rotazione, la
cui somma costituisce !'energia cinetica di una molecola. La parte dell' energia interna di un sistema che legata all'energia cinetica delle molecole
detta energia sensibile (Figura 1.18). Poich la velocit media e il grado di
attivit delle molecole sono proporzionali alla temperatura, ne consegue
che al crescere della temperatura aumenta l'energia cinetica delle molecole
e quindi anche l'energia interna del sistema.
L'energia interna legata anche alle forze intermolecolari, ovvero alle
forze che legano tra loro le molecole di un sistema che, come ci si pu
aspettare, sono pi intense nei solidi e pi deboli nei gas. Se una sufficiente
quantit di energia viene fornita alle molecole di un solido o di un liquido,
queste forze intermolecolari saranno vinte, con il risultato di rompere il
legame tra le molecole e di determinare il passaggio del sistema alla fase
gassosa: questa una trasformazione di cambiamento di fase. A causa di
questa fornitura di energia, un sistema in fase gassosa a un li vello di
energia interna pi elevato rispetto al corrispondente livello del sistema in
fase solida o liquida. L'energia interna legata alla fase del sistema detta
energia latente.
Le trasformazioni suddette possono verificarsi senza variazione della
composizione chimica del sistema. La maggior parte dei problemi termodinamici rientra in questa categoria e, in tal caso, non necessario porre
attenzione alle forze che legano gli atomi in una molecola. L'energia interna associata ai legami atomici all'interno di una molecola detta energia
chimica o di legame. Durante una reazione chimica, come in un processo
di combustione, alcuni legami chimici vengono distrutti mentre altri se ne
formano, con il risultato che lenergia interna varia.
Si deve anche accennare all'enorme quantit di energia interna associata ai legami all'interno del nucleo dello stesso atomo (Figura 1.19). Questa
energia detta energia nucleare ed rilasciata durante le reazioni nucleari. Per lo pi in termodinamica non necessario considerare !'energia nucleare, tranne nei casi di fusione o fissione nucleare.
Le forme di energia discusse precedentemente, che costituiscono l' energia totale di un sistema, sono quelle contenute o immagau.inate in un siste-

ma e perci possono essere considerate come forme statiche di energia.


Invece, le forme di energia che non sono immagazzinate all'interno di un
sistema possono essere considerate come forme dinamiche di energia o
energia scambiata. Queste si manifestano al contorno del sistema nel momento in cui lo attraversano e rappresentano lenergia ricevuta o persa dal
sistema durante una trasformazione.
Per un sistema chiuso vi sono soltanto due forme di energia scambiata:
il calore e il lavoro. Il calore una forma dinamica di energia che si scambia sotto lazione di una differenza di temperatura. Per tutte le altre forme
dinamiche di energia si tratter di lavoro, come verr spiegato in dettaglio
nel Capitolo 3.
I sistemi aperti possono scambiare energia anche mediante il trasferimento di massa dal momento che, ogni qual volta il sistema scambia massa
con l'ambiente, lenergia contenuta nella massa viene trasferita.
Nella vita quotidiana si abituati a riferirsi alle forme di energia interna
sensibile e latente con il termine calore e si parla di contenuto di calore dei
corpi; in termodinamica, invece, preferibile riferirsi all'energia interna
sensibile e latente con il termine energia termica per evitare confusioni
con il calore che , piuttosto, una forma dinamica di energia.

11
Le propriet di un sistema
termodinamil'o

1.5 9l! LE PROPRIET DI UN SISTEMA


TERMODINAMICO
Ogni caratteristica di un sistema termodinamico chiamata propriet; per
esempio: la pressione p, la temperatura T, il volume Ve la massa m. L'elenco pu essere esteso a propriet meno familiari come la viscosit, la
conducibilit termica, il modulo di elasticit, il coefficiente di dilatazione
termica, la resistivit elettrica e anche la velocit e la quota.
Nop tutte le propriet sono indipendenti, poich alcune di esse sono
definite in funzione di altre: per esempio, la densit definita come la
massa dell'unit di volume:

p= V

(kg/ml)

(1.10)

A volte, la densit di una sostanza espressa relativamente alla densit


di una sostanza pi nota: in tal caso prende il nome di densit relativa ed
definita come il rapporto tra la densit della sostanza e la densit p0 di
una sostanza di riferimento in un detenninato stato (usualmente acqua a
4C e 101325 Pa, per la quale p0 1000 kg/m3):

V= 12m3
m=3 kg

...

d= ..E_

Po

(1.11)

Si noti che la densit relativa una grandezza adimensionale.


Una propriet pi frequentemente utilizzata in termodinamica il volume specifico, definito come il volume dell'unit di massa e pari al reciproco della densit (Figura 1.20):

p = 0.25 kg/m3
v=l=4m3/kg

FIGURA 1.20
La densit la massa dell'unit
di volume; il volume specifico
il volume dell'unit di massa.

12
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13

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CAPITOLO 1
I concetti fondamentali
della termodinamica

TrRl1001J.M.Nic.o

??? ?

p, kg/m3
V,

m3/kg

e, J/kg
u, J/kg

FIGURA 1.21
Le propriet intensive sono indipendenti
dalle dimensioni del sistema.

Nella termodinamica classica la struttura atomica di una sostanza (e


quindi gli spazi all'interno e tra le molecole) non viene considerata e la
sostanza viene vista come una materia continua, omogenea senza vuoti
microscopici, vale a dire un continuum. Questa schematizzazione valida
fintantoch si lavora con volumi, aree e lunghezze grandi rispetto alle dimensioni intermolecolari.
Le propriet dei sistemi possono essere classificate in intensive ed
estensive. Le propriet intensive sono quelle che non dipendono dalle dimensioni del sistema: per esempio, la temperatura, la pressione e la densit
(Figura 1.21). Le propriet estensive, invece, sono quelle che dipendono
dalle dimensioni - o estensione - del sistema: per esempio, la massa m, il
volume V e l'energia totale E. Un metodo semplice per stabilire se una
propriet intensiva o estensiva consiste nel dividere il sistema in due parti
uguali con un divisorio, come mostrato in Figura 1.22. Le propriet che, in
ciascuna delle due parti, conservano gli stessi valori del sistema originario
sono intensive, mentre quelle che assumono valore ridotto alla met sono
estensive. Generalmente, per indicare le propriet estensive si usano lettere
maiuscole (tra le poche eccezioni vi la massa m); mentre per le propriet
intensive si usano lettere minuscole (la temperatura T fa eccezione).

[Tl

FIGURA 1.22
Criterio per distinguere le propriet
intensive da quelle estensive.

LU-

2m I

tv
T
p

I
I
I
I
I
I

2m

tv
T
p

Propriet
) esten_sive
Propriet
} intensive

Le propriet estensive riferite all'unit di massa vengono chiamate


propriet specifiche: per esempio, il volume specifico (V= Vlm), l'energia totale specifica (e= Elm) e l'energia interna specifica (u = Ulm).

1.6 11 LO STATO E L'EQUILIBRIO

(a) Stato 1

(b) Stato 2

FIGURA 1.23
Sistema in due differenti stati
di equilibrio.

Se un sistema non soggetto ad alcun cambiamento, tutte le propriet possono essere misurate o calcolate ovunque al suo interno, per cui si pu
ottenere un insieme di propriet per descrivere completamente la condizione, o lo stato, del sistema stesso. In uno stato ben preciso, tutte le propriet
di un sistema assumono valori ben determinati. Se il valore anche di una
sola propriet cambia, varia lo stato del sistema. In Figura 1.23 mostrato
un sistema in due stati differenti.
La termodinamica tratta dei sistemi in stato di equilibrio. Il termine
equilibrio indica uno stato di bilanciamento. In uno stato di equilibrio non
ci sono potenziali non bilanciati (o forze motrici) ali' interno del sistema.

Le trasformazioni
e i cicli termodinamici

FIGURA 1.24
Un sistema che si modifica nel tempo
non in equilibrio.

2oc

23c

30"C
35c

4oc
42'C

(a) Prima

32c
32c
32c
32c
nc
32c
(b) Dopo

Un sistema in uno stato di equilibrio non soggetto ad alcun cambiamento


quando isolato dal suo ambiente.
Esistono diversi tipi di equilibrio. Un sistema in equilibrio termodinamico se sono soddisfatte le condizioni di tutti i tipi di equilibrio (Figura 1.24), tra cui quelle di equilibrio termico, meccanico, di fase e chimico.
Un sistema in equilibrio termico se la temperatura la stessa in ogni
punto del sistema, come mostra la Figura l.25b; in altri termini, se il sistema non presenta gradienti di temperatura che sono la causa del flusso di
calore. Un sistema in equilibrio meccanico se in nessun punto vi sono
variazioni di pressione nel tempo. Tuttavia, la pressione pu variare all'interno del sistema con la quota, per effetto della gravit, poich la pressione
pi elevata in uno strato inferiore bilanciata dal maggiore peso che questo
deve sopportare, per cui non c' squilibrio di forze. Va osservato, per, che
la variazione della pressione conseguente alla gravit nella maggior parte
dei sistemi termodinamici relativamente piccola e perci viene generalmente trascurata. Un sistema che comprende pi fasi in equilibrio di 'fase
quando la massa di ciascuna fase raggiunge uno stato di equilibrio e vi
permane. Infine, un sistema in equilibrio chimico se la sua composizione
chimica non varia nel tempo, cio se non si verificano reazioni chimiche.

1.7111'!1 LE TRASFORMAZIONI E I CICLI


TERMODINAMICI
Ogni cambiamento che un sistema subisce passando da uno stato di equilibrio a un altro si chiama trasformazione e la serie di stati attraverso cui il
sistema passa durante una trasformazione detta linea della trasformazio-

FIGURA 1.25
Sistema chiuso che tende
all'equilibrio ternco.

14
CAPITOLO I
I concetti fondamentali
della termodinamica
Stato 2

della
trasformazione

Stato l

FIGURA 1.26

Una trasformazione tra gli stati I e 2


e la linea che la rappresenta.

'"~tir-

.';.

(a) Compressione lenta


(quasi-statica)

:. :..f
-, , _ <:-<~
.

~"(-;;.

(b) Compressione molto rapida


(non-quasi-statica)

FIGURA 1.27

Trasformazioni di compressione:
a) quasi-statica; b) non-quasi-statica.

ne (Figura 1.26). Per descrivere completamente una trasformazione, se ne


devono specificare gli stati iniziale e finale, come pure la linea seguita e le
interazioni con l'ambiente.
Quando una trasformazione avviene in modo che, in ogni istante, il
sistema rimanga infinitesimamente vicino al precedente stato di equilibrio,
essa detta trasformazione quasi-statica o di quasi-equilibrio. Una trasformazione quasi-statica pu essere vista come una trasformazione sufficientemente lenta, tale da permettere al sistema di modificarsi internamente in modo che le propriet in una parte del sistema non varino pi velocemente di quelle nelle altre parti. Questo concetto illustrato in Figura 1.27.
Quando un gas, all'interno di un sistema cilindro-pistone, viene compresso
rapidamente, le molecole vicine alla faccia del pistone non hanno sufficiente tempo per allontanarsi e finiscono per addensarsi in una piccola zona
in vicinanza del pistone, dove determinano una zona di maggiore pressione. A causa di questa differenza di pressione, il sistema non pu pi dirsi in
equilibrio e ci rende lintera trasformazione non-quasi-statica. Invece, se
il pistone viene mosso lentamente, le molecole del gas hanno tempo sufficiente per ridistribuirsi senza determinare un addensamento davanti al pistone. Ne consegue che la pressione all'interno del cilindro si mantiene
sempre uniforme e aumenta con la stessa velocit in ogni punto. Poich in
ogni istante lo stato del sistema uno stato di equilibrio, la trasformazione
quasi-statica.
Si deve precisare che una trasformazione quasi-statica una trasformazione ideale e non trova corrispondenza in alcun processo reale; tuttavia
molti processi reali si avvicinano a essa e perci possono essere considerati
trasformazioni quasi-statiche con un errore trascurabile. Gli ingegneri sono
interessati alle trasformazioni quasi-statiche per due ragioni: la prima la
semplicit con cui possono essere analizzate; la seconda che le macchine
producono il massimo lavoro quando operano secondo trasformazioni quasi-statiche (Figura 1.28). Pertanto le trasformazioni quasi-statiche sono il
riferimento con cui confrontare le trasformazioni reali.
I diagrammi delle trasformazioni, costruiti impiegando come coordinate le propriet termodinamiche, sono molto utili nella visualizzazione delle
trasformazioni stesse. Alcune propriet comunemente utilizzate come co-

15

p
/

~~tt;_:-..;;

Stato finale

Le trasfonm1zh1ni
e i cidi termodinamid

2
Linea della

/trasformazione
Stato
iniziale

11
I

I
I

I<

Sistema

,_
I
I

____ ,,
I

_ _ _ _ JI

I'

(2)

(l)

FIGURA 1.29

Trasformazione di compressione
rappresentata sul piano p- V.

ordinate sono la temperatura T, la pressione p e il volume. V (o il volume


specifico v). In Figura 1.29 riportato il diagramma p-V d1 una trasformazione di compressione di un gas.
.
Si noti che la linea della trasformazione indica una sene d1. stati. d1.
equilibrio attraverso i quali il sisteJ?a passa ?ur~te la trasformazi.one e ha
significato soltanto per trasforma.z1om quas1-sta~1c.he. Nel caso d1 trasf?rmazioni non-quasi-statiche non s1 pu parlare d1 lmea della tr~s'.of1?az10ne, poich non possibile individuare gli st~ti ~!traverso ~u1 1~ sistema
passa durante la trasformazione. Le trasform~1oru non-q~as1-stal!~he_ vengono pertanto rappresentate mediante una lmea tratteggiata anz1che una
linea continua.
Il prefisso iso- usato di sol!t<i per designare una trasf~rmazione nella
quale una particolare propriet nm~e c~stan~e:. per esempio, una trasfor
mazione isoterma una trasformaz10ne m cui nmane costante la temperatura una trasformazione isobara una trasformazione in cui rimane costan~e la pressione; una trasformazione isocora (o isometrica) una tra:
sformazione in cui rimane costante il volume specifico.
p

'\ j
l

FIGURA 1.28

Le macchine motrici producono


il massimo lavoro quando operano

secondo trasformazioni quasi-statiche.

(a) Ciclo composto da


due trasformazioni

(b) Ciclo composto da

quattro trasformazioni

FIGURA 1.30

Due cicli termodinamici rappresentati


sul piano p-V.

16
CAPITOLO I
I concetti fondamentali
deHa termodinamica

Si dice che un sistema segue un ciclo se alla fine del processo ritorna
nel suo stato iniziale, vale a dire se gli stati iniziale e finale coincidono. Il
ciclo di Figura l.30a composto da due trasformazioni, mentre quello di
Figura l .30b consiste in quattro trasformazioni ( il ciclo ideale del motore
a scoppio che sar analizzato nel Capitolo 7).

1.8 ~ IL POSTULATO DI STATO

Azoto
7 T= 2s 0 c
: 11 = 0.9 m3/kg

FIGURA 1.31
Lo stato dell'azoto individuato da due

propriet intensive indipendenti.

Come si detto precedentemente, lo stato termodinamico di un sistema


descritto dalle sue propriet. Dall'esperienza noto che per individuare
uno stato non necessario specificare tutte le propriet, poich, determinato un numero sufficiente di esse, le restanti propriet assumono automaticamente certi valori. In altri termini sufficiente specificare un certo numero di propriet per fissare uno stato. Il numero di propriet richiesto per
individuare lo stato di un sistema dato dal postulato di stato:
Lo stato di un sistema semplice comprimibile completamente determinato da due propriet intensive indipendenti.

Un sistema detto sistema semplice comprimibile se possono essere


trascurati, come accade per la maggior parte dei problemi ingegneristici,
gli effetti dei fenomeni elettrici, magnetici, gravitazionali, di moto e di tensione superficiale. Nel caso in cui tali effetti non siano trascurabili necessario specificare un'ulteriore propriet per ognuno di essi: per esempio, se
si deve tener conto degli effetti gravitazionali occorre specificare la quota
z, in aggiunta alle due propriet richieste dal postulato di stato.
Il postulato di stato richiede che le dUe propriet necessarie a determinare lo stato di un sistema oltre a essere intensive siano indipendenti. Due
propriet sono indipendenti se una di esse pu essere variata mantenendo
costante l'altra: per esempio, temperatura e volume specifico sono sempre
propriet indipendenti e, poich sono anche intensive, insieme possono individuare lo stato di un sistema semplice comprimibile (Figura I.31). Temperatura e pressione, invece, sono propriet indipendenti per sistemi a
una sola fase, ma sono propriet dipendenti nel caso di sistemi a pi fasi. A
livello del mare (ptm = 101325 Pa), l'acqua bolle a l00C, ma in cima a una
montagna, dove la pressione atmosferica minore, l'acqua bolle a una temperatura inferiore. In altri termini, T = f(p) durante una trasformazione di
cambiamento di fase; perci temperatura e pressione sono insufficienti per
individuare lo stato di un sistema bifase. Le trasformazioni di cambiamento
di fase saranno discusse in dettaglio nel prossimo capitolo.

fluido, come mostrato in Figura I.32. Questo dovuto al fatto che ai livelli
pi bassi il fluido sopporta un peso maggiore che ai livelli pi alti. La pressione varia in direzione verticale per effetto della gravit, mentre non c'
nessuna variazione in direzione orizzontale. La pressione in un serbatoio
contenente un gas pu essere considerata uniforme, poich il peso del gas
troppo piccolo per produrre differenze significative (Figura 1.33).
Poich la pressione la forza agente su una superficie di area unitaria, la
sua unit di misura il newton su metro quadrato (N/m 2), detto pascal (Pa):

17
La pressione

l Pa = l N/m2

Il pascal una unit di misura troppo piccola per i casi che si incontrano nella pratica, perci sono comunemente utilizzati i suoi multipli, il
kilopascal (I kPa = 103 Pa), il megapascal (l MPa = 106 Pa) e il bar (I bar
= 105 Pa), per cui:

l bar= 105 Pa =O.I MPa = 100 kPa

FIGURA 1.32

La pressione effettiva in un determinato punto detta pressione assoluta e si misura relativamente al vuoto assoluto, cio alla pressione assoluta
nulla. La maggior parte degli strumenti di misura della pressione, invece,
calibrata per indicare zero in corrispondenza della pressione atmosferica
(Figura 1.34). Pertanto essi indicano la differenza tra la pressione assoluta
e la pressione atmosferica locale. Questa differenza chiamata pressione
al manometro.
Pressioni inferiori alla pressione atmosferica si chiamano pressioni al
vacuometro e si misurano con vacuometri che indicano la differenza tra
pressione atmosferica e pressione assoluta. Pressione assoluta al manometro e al vacuometro sono quantit tutte positive e, correlate tra loro come
riportato in Figura 1.35, sono espresse dalle relazioni:

= P.,. 7~~:;: ~~ ~~s!~~. ~u~~o~ p~:~!~*:"~\1131:


= p_ ..::p,i. ; (pr pressimi inferion a p.;;.) /, ~ >(I.14)

.l

- - - Patm

La pressione in un fluido aumenta


con la profondit per effetto
del maggiore peso del fluido.

p superiore= 1 atm
ARIA
(Ambiente alto 5 m)

p inferiore: = 1.006 atm

FIGURA 1.33

In un serbatoio contenente gas


la variazione della pressione
con la quota trascurabile.

.~

----L.----- -----'

Pvac

La pressione la forza esercitata da un fluido su una supeificie di area


unitaria. Si parla di pressione soltanto nel caso di gas e di liquidi; nei solidi
la grandezza corrispondente alla pressione la tensione. Per un fluido in
quiete, la pressione in un dato punto la stessa in tutte le direzioni. La
pressione in un fluido aumenta con la profondit per effetto del peso del

FIGURA 1.34

Pau

1.9 lii LA PRESSIONE


Patm

Su un manometro la lettura
della pressione atmosferica zero.

Pa1m

Pau
Vuoto
-.:..:.o:;;l;;;:ut;_o....1.-----L----p ass

FIGURA 1.35

=o----'-----'-.-...;;.o;.;lu-toVuoto

Pressione assoluta al manometro


e al vacuometro.

18

19

mn

llF"

CAPITOLO I
I concetti fondumentali
della termodinamica

ESEMPIO 1.3

ESEMPIO 1.4

Un vacuometro collegato a un recipiente indica 40 kPa, mentre la pressione almo


sferica 100 kPa. Si determini la pressione assoluta nel recipiente.

PE'.r misurare la pressione in un serbatoio utilizzato un manometro differenziale 11


fluido adoperato ha una densit relativa all'acqua d =0.85 e l'altezza della colon~a
~el manometr~ h = 55 cm, come mostrato in Figura 1.38. Se la pressione atmosfenca locale d1 96 kPa, determinare la pressione assoluta all'interno del serbatoio.

Soluzione

La pressione assoluta si determina facilmente con l'Equazione 1.14:


P.,. =P,..,. - P,,. =100 - 4Q =60 kPa

Gas

1-

_J___

-2

FIGURA 1.36
Manometro differenziale.

Patm

In termodinamica, sia nelle relazioni sia nelle tabelle, utilizzata quasi


sempre la pressione assoluta; pertanto in questo testo con il simbolo p si
denota sempre, se non diversamente specificato, la pressione assoluta.

Piccole e modeste differenze di pressione si misurano, spesso, con uno strumento conosciuto come manometro differenziale, che consiste essenzialmente in un tubo a forma di U, in vetro o plastica, contenente un fluido
come mercurio, acqua, alcool oppure olio. Per misurare differenze di pressione elevate mantenendo maneggevole il manometro si impiegano fluidi
pesanti, come il mercurio.
Si consideri il manometro differenziale mostrato in Figura 1.36, utilizzato per misurare la pressione ali' interno di un serbatoio contenente un
gas. Poich gli effetti gravitazionali nei gas sono trascurabili, la pressione
in ogni punto del serbatoio e la pressione nel punto 1 sono uguali. Inoltre,
poich la pressione in un fluido non varia in direzione orizzontale, la pressione nel punto 2 uguale a quella nel punto 1: p 2 =p 1 La colonna differenziale di fluido di altezza h in equilibrio statico e il suo diagramma di
corpo libero mostrato in Figura 1.37. Il bilancio delle forze, in direzione
verticale, fornisce:
dove:

FIGURA 1.37
Diagramma di corpo libero
di una colonna di fluido di altezza h.

P =mg= pVg

=pAhg

Pertanto:
r

"I.

P1 = Parm + pgh

".
(Pa)

Nelle precedenti relazioni, P il peso della colonna fluida, p la densit del


fluido che si assume essere costante, g laccelerazione locale di gravit, A
l'area della sezione trasversale del tubo e p la pressione atmosferica. La
differenza di pressione pu essere espressa 7ome:

Si osservi che l'area della sezione trasversale del tubo non ha alcuna influenza sull'altezza differenziale h e quindi sulla misura della pressione
esercitata dal fluido.

h = 55 cm

.Non essendo spec.ificato il valore dell'accelerazione locale di gravi11 valore standard d1 9.807 mls'. La densit del fluido si ottiene moltiplicando la densit relativa per la densit dell'acqua che si ipotizza sia 1000 kg!m:
p

Dall'Equazione

___t_

=dp =0.85 X 1000 =850 kg/m 3

d = 0.85

1.15,
FIGURA 1.38
Schema dell"Esempio 1.4.

=100.6 kPa

Il barometro

La pressione atmosferica si misura con uno strumento chiamato barometro e, pertanto, prende anche il nome di pressione barometrica.
Come fu scoperto da Evangelista Torricelli (1608-1647) alcuni secoli
fa, la pressione atmosferica pu essere misurata capovolgendo un tubo
chiuso a un'estremit e riempito di mercurio, in una vaschetta, anch'ess~
contenen.te mercurio, esposta all'atmosfera, come mostrato in Figura 1.39.
La p~ess1~ne nel punto B uguale alla pressione atmosferica, mentre la
pressione m C pu essere assunta nulla poich, superiormente, vi soltanto
v.apore di merc~rio eh~, in eq~ili?rio ~on la fase liquida, esercita una press10ne trascurabile. Scnvendo 11 b1lanc10 delle forze nella direzione verticale si ottiene:
P,tm = pgh (Pa)
-F

P1

-l

p =?

~ol~zione
ta~ s1 assume

P =P,,,, + pgh ~ 96 + (850 x 9.807 x 0.55 x 1/1000)

Il manometro differenziale

Paim = 96 kPa

'.-<-.,_,...,_ ..

~...

"

p = pgltA

FIGURA 1.39
Barometro di Torricelli.

(1.17)

:,_,,,

dove p la densit del mercurio, g l'accelerazione locale di gravit e h 1' altezza


della colonna di mercurio al di sopra del pelo libero della vaschetta. Si osservi
che la lunghezza del tubo e l'area della sua sezione trasversale non hanno alcun
effetto sull'~t~zz~ d~lla colonna fluida del barometro (Figura 1.40).
Una unita d1 m1su;a frequentemente utilizzata per la pressione, ma
non f~cente parte del sistema SI, latmosfera standard, definita come la
pressione prodotta da una colonna di mercurio di 760 mm di altezza a 0C
<Pa, = 13 595 kg/m 3) per effetto dell'accelerazione di gravit standard
(g = 9.807 ~/s 2). Se.al posto del mercurio si utilizza l'acqua, l'atmosfera
stan?ard com.sp?nde, mvece, alla pr~ssione prodotta da una colonna d'acqua
del! altezza.di ~irca 10:3. m: La press1.one espressa, a volte (specialmente in
mete~rologia), m t~rmini d1 altezza di colonna di mercurio: in questo caso la
pressione a~osfenca standard risulta essere di 760 mmHg a 0C.
La pressione atmosferica media P,.. varia da 101 325 kPa a livello del
mare a 89.88, 79.50, 54.05, 26.5 e 5.53 kPa ad altitudini di 1000, 2000
5000, 10 000 e 207 000 m rispettivamente.
'

FIGURA 1.40
La lunghezza del tubo e !"area
della sua sezione trasversale non hanno
alcun effetto sull'altezza della colonna
fluida del barometro.

...----------- ----------- ------

----

Poich la pressione atmosferica in un luogo dipende dal peso dell'aria


soprastante la superficie di area unitaria, si osservi che essa varia non solo
con l'altitudine ma anche con le condizioni meteorologiche locali.

20
CAPITOLO I

J concetti fondamentali
della termodinamica

ESEMPIO 1.5
Si determini la pressione atmosferica in una localit dove la lettura barometrica
740 mmHg e l'accelerazione di gravit g =9.7 m/s2 Si assuma che la temperatura del mercurio sia 10c, cui corrisponde la densit di 13 570 kg/m3
Soluzione

Dall'Equazione 1.17, la pressione atmosferica risulta essere:

Patrn = pgh = 13570 x 9.7 x 0.740 = 97 405 Pa

2
g 9.8 m/s
p aim = 0.97 bar
m =60 kg

= 0.04 m2

".

p =?

ESEMPIO 1.6
Un cilindro contenente un gas munito di un pistone avente l'area della sezione
trasversale di 0.04 m2 e una massa di 60 kg, come mostrato in Figura 1.41. La
pressione atmosferica locale 0.97 bar e l'accelerazione di gravit 9.8 m/s2
a) Si determini la pressione all'interno del cilindro.
b) Si dica se la somministrazione di calore al gas fino a raddoppiarne il volume fa
variare la pressione all'interno del cilindro.

FIGURA 1.41
Schema per l'Esempio 1.6.

Soluzione a) La pressione del gas all'interno del cilindro dipende dalla pressione atmosfertca e dal peso del pistone. Disegnando il diagramma di corpo libero del
pistone (Figura 1.42) e facendo il bilancio delle forze in direzione verticale, si ottiene:

pA=p,""A+ P
e quindi:

Patm

p =P,trn +mg/A= 0.97 x 105 + 60 x 9.8/0.04 = 111700 Pa = 1.117 bar


b) La vartazione di volume non ha alcun effetto sul diagramma di corpo libero disegnato in a) e quindi la pressione all'interno del cilindro non varia.
p
P=mg

FIGURA 1.42
Diagramma del corpo libero del pistone.

1.1011 LA TEMPERATURA E IL PRINCIPIO ZERO


DELLA TERMODINAMICA
Sebbene la temperatura, quale misura della sensazione di freddo o di caldo, sia familiare a tutti, non facile darne una precisa definizione. Sulla
base della sensazione fisiologica personale, un corpo a seconda della sua
temperatura viene detto gelido,freddo, tiepido, caldo e rovente. Basandosi
soltanto sulla sensazione personale, non possibile assegnare alla temperatura dei valori numerici. Inoltre, i sensi possono essere ingannati: per esempio, una sedia metallica viene giudicata molto pi fredda di una in legno
anche se tutte e due sono alla stessa temperatura. Fortunatamente numerose

propriet dei materiali variano con la temperatura in maniera ripetibile e


prevedibile, fenomeno questo che costituisce la base per una misura accurata della temperatura: per esempio, il comune termometro a mercurio si
basa sulla dilatazione del mercurio con l'aumentare della temperatura.
esperienza comune che una tazza di caff caldo lasciata su un tavolo
finisce per raffreddarsi e che, invece, una bevanda fredda finisce per riscaldarsi. Quando, cio, un corpo messo in contatto con un altro corpo a
differente temperatura, si ha un trasferimento di calore dal corpo a temperatura maggiore a quello a temperatura minore fino a che i due corpi non
raggiungono la stessa temperatura (Figura 1.43). Raggiunta tale condizione, il trasferimento di calore termina e si dice che i due corpi hanno raggiunto lequilibrio termico. L'uguaglianza delle temperature l'unico requisito per l'equilibrio termico.
Il principio zero della termodinamica afferma che due corpi, ognuno
in equilibrio termico con un terzo corpo, sono anche in equilibrio termico
tra loro. Pu sembrare sorprendente che un fatto cos ovvio costituisca uno
dei principi fondamentali della termodinamica, tuttavia esso non pu essere dedotto dagli altri principi della termodinamica e costituisce la base di
validit per la misura di temperatura. Sostituendo il terzo corpo con un
termometro, il principio zero pu essere riformulato affermando che due

corpi, anche non in contatto tra loro, sono in equilibrio tennico se hanno la
stessa temperatura letta (su un tennometro).
Il principio zero fu cos chiamato da R.H. Fowler, che per primo lo
formul nel 1931. Questo principio, la cui importanza come principio fisico fondamentale fu riconosciuta pi di mezzo secolo dopo la formulazione
del primo e del secondo principio della termodinamica, fu chiamato principio zero in quanto avrebbe dovuto precedere gli altri due.

Le scale termometriche
Nel corso degli anni sono state introdotte molte scale termometriche e tutte
si basano sulla scelta di alcuni stati facilmente riproducibili, come i punti di
fusione e di ebollizione dell'acqua. Alla pressione di 101325 Pa, una miscela di acqua e ghiaccio in equilibrio con aria satura di vapore detta
essere al punto di fusione normale mentre una miscela di acqua e di vapore
(in assenza di aria) in equilibrio alla pressione di IO 1 325 Pa si dice essere
al punto di ebollizione nonnale.
La scala termometrica attualmente utilizzata nel sistema SI la scala
Celsius (precedentemente chiamata scala centigrada e rinominata nel 1948
in onore dell'astronomo svedese Anders Celsius, 1701-1744, che la invent). Sulla scala Celsius, ai punti di fusione del ghiaccio e di ebollizione
dell'acqua sono assegnati i valori di O e I 00C rispettivamente, il che giustifica il nome di scala a due puntifissi.
In termodinamica auspicabile disporre di una scala termometrica che
sia indipendente dalle propriet delle sostanze impiegate. Tale scala detta
s~la della temperatura termodinamica e sar trattata nel Capitolo 5 insieme al secondo principio della termodinamica. Nel sistema SI la scala
della temperatura termodinamica la scala Kelvin, cos chiamata in onore

21
La temperatura
e il principio zero
della termodinamica

FERRO

FERRO

150'C

60C

li'J------m-----M
RAME:

RAME

.2oc, .
~--::

\.

60'C

FIGURA 1.43
Due corpi, inizialmente a temperature
differenti, raggiungono l'equilibrio
tennico una volta in contatto
in un contenitore tennicamente isolato.

22

di Lord Kelvin (1824-1907). L'unit di misura della temperatura su questa


scala il kelvin che indicato con K. La pi bassa temperatura sulla scala
Kelvin O K. Utilizzando tecniche di refrigerazione non convenzionali,
stato possibile avvicinarsi allo OK raggiungendo nel 1989 la temperatura
di 0.000000002 K.
Una scala termometrica pu essere costruita utilizzando un termometro a gas a volume costante, costituito essenzialmente da un bulbo rigido
contenente un gas, usualmente idrogeno o elio, a bassa pressione. Questo
termometro si basa sul principio che a basse pressioni e a volume costante
la temperatura di un gas proporzionale alla sua pressione. In altri termini, a pressioni sufficientemente basse, la temperatura di un prefissato volume di gas varia secondo la relazione:

CAPITOLO I
I concetti fondamentali
della termodinamica

Punti
Gas A

Gas B

GasC
Gas D

T(C)

FIGURA 1.44

Diagrammi p-T ottenuti


sperimentalmente da un tennometro
a gas a volume costante usando quattro
gas diversi a differenti (ma sempre basse)
pressioni.

dove i valori delle costanti a e b vanno determinati sperimentalmente. Note le


costanti, la temperatura di un sistema pu essere calcolata con la precedente
relazione, mettendo a contatto il bulbo del termometro a gas con il sistema e
misurando la pressione del gas quando si sia stabilito lequilibrio termico tra il
sistema e il gas nel bulbo, a volume costante.
Per ottenere la scala termometrica del gas perfetto si pu procedere
misurando le pressioni del gas nel bulbo in corrispondenza di due stati
riproducibili (come i punti di fusione normale e di ebollizione normale),
ai quali si assegnano idonei valori di temperatura. Considerando poi che
in un piano esiste una sola retta che passa per due punti assegnati, queste
due misure sono sufficienti per determinare le costanti a e b dell'Equazione 1.18 e quindi per calcolare la temperatura T corrispondente alla
pressione letta p. I valori delle costanti a e b sono differenti per ogni
termometro, poich dipendono dal tipo e dalla quantit di gas nel bulbo,
nonch dai valori di temperatura assegnati ai due stati di riferimento. Se
ai punti di fusione normale e di ebollizione normale dell'acqua vengono
assegnati i valori di Oe 100 rispettivamente, allora la scala termometrica
dei gas perfetti coincide con la scala Celsius. In tal caso il valore della
costante a (che rappresenta la temperatura corrispondente a una pressione assoluta nulla) vale -273.15C indipendentemente dal tipo e dalla quantit di gas contenuto nel bulbo del termometro a gas. Pertanto su un diagramma p-T tutte le linee passanti per i punti sperimentali, una volta
estrapolate, intersecano l'asse delle temperature a-273.15C (Figura 1.44).
Questa la pi bassa temperatura che pu essere ottenuta con un termometro a gas perfetto. Si pu definire, allora, la scala assoluta di temperatura del termometro a gas perfetto assegnando il valore zero alla
costante a nell'Equazione 1.18. In questo caso, l'Equazione 1.18 si riduce a T = bp per cui, per definire la scala, basta specificare il valore della
temperatura in un solo punto, che viene scelto nel punto triplo dell'acqua
(lo stato in cui coesistono in equilibrio tutte e tre le fasi dell'acqua), cui
viene assegnato il valore di 273.16 K.
Si deve osservare che la scala assoluta di temperatura del termometro a
gas non una scala termodinamica poich non pu essere utilizzata n a
temperature molto basse a causa della condensazione dei gas, n a temperatu-

re molto elevate perch i gas si dissociano e si ionizzano. Tuttavia, nell' intervallo di temperature in cui il termometro a gas pu essere utilizzato, la temperatura assoluta fornita identica a quella termodinamica. Pertanto la scala
termodinamica della temperatura pu essere vista come una scala assoluta di
temperatura del termometro a gas che utilizza un gas "ideale" o "immaginario" che si comporta sempre come un gas perfetto. Se esistesse un termometro a gas perfetto, esso, alla pressione nulla, segnerebbe zero kelvin che corrisponde -273.15C sulla scala Celsius (Figura 1.45). La scala Kelvin legata alla scala Celsius dalla relazione:

23
~-iijl!~

La temperatura e il
principio zero della
termodinamica
T('C)

T(K)

p(kPa)

Vuoto assoluto

pratica comune arrotondare la costante nell'Equazione 1.19 a 273. In


Figura 1.46 riportato un confronto tra la scala Celsius e la scala Kelvin.
Nel 1954 in occasione della X Conferenza di pesi e misure la scala
Celsius fu ridefinita in termini di un singolo punto fisso e della scala assoluta di temperatura. Il punto fisso scelto fu il punto triplo dell'acqua, al
quale si assegn il valore di O.O 1C. L'ampiezza del grado venne assunta
della stessa grandezza del kelvin. Come precedentemente detto, il punto di
ebollizione dell'acqua alla pressione di 1OI 325 Pa corrisponde a I00C,
per cui la nuova scala Celsius essenzialmente la stessa di prima.
Nella scala Kelvin l'unit di misura della temperatura, il kelvin, definita come 1/273.16 della temperatura termodinamica del punto triplo dell'acqua, fissata a 273.16 K. Il punto di fusione normale dell'acqua sulle
scale Celsius e Kelvin corrisponde a 0C e 273.15 K rispettivamente.

'C
100.00

O.O 1

-273.15

V= costante

FIGURA 1.45

Un tennometro a gas perfetto fornirebbe


la lettura -273.IS'C o OK
per pressione assoluta nulla.

K
373.15

Punto di ebollizione
dell'acqua a 101 325 Pa

273.16

Punto triplo
dell'acqua

Zero assoluto

FIGURA 1.46

Confronto tra scale di temperatura:


Celsius e Kelvin.

24
CAPITOLO I
I concetti fondamentali
della termodinamica

IK

l 0C

1.8 R

l.8F

FIGURA 1.47
Le ampiezze delle divisioni nelle scale
Celsius e Kelvin coincidono. Le altre due
scale sono la Rankine e la Fahrenheit.

Nelle scale Celsius e Kelvin le ampiezze delle divisioni coincidono


(Figura 1.47), pertanto, quando si opera con differenze di temperatura D.T,
lintervallo di temperatura nelle due scale lo stesso.
Alcune relazioni termodinamiche contengono la temperatura T per cui
spesso si pone il problema se essa debba essere espressa in K o in C. Se la
relazione contiene differenze di temperatura (come a= bD.1) il risultato
identico se si utilizza l'una o l'altra scala; se la relazione, invece, contiene
solo temperature anzich differenze di temperatura (come a= b1) allora si
deve usare la scala Kelvin. Nel dubbio sempre preferibile utilizzare la
scala Kelvin, poich in pratica non vi sono situazioni in cui l'uso della
scala Kelvin sia errato, mentre vi sono molte relazioni termodinamiche che
forniscono risultati sbagliati se si utilizza la scala Celsius.

Durante una trasfonnazione quasi-statica o di quasi-equilibrio il sistema rimane praticamente in equilibrio in ogni istante.
Lo stato di un sistema semplice comprimibile completamente individuato da due propriet intensive indipendenti.
La pressione la forza esercitata da un fluido su una superficie di area
unitaria e la sua unit di misura il pascal. La pressione assoluta, la pressione atmosferica, la pressione al manometro e quella al vacuometro sono
legate dalle relazioni:

Pm = P.,, -

Patm

(Pa)

P.,, = P.tm - P.., (Pa)


Differenze di pressione piccole o modeste vengono misurate con il
manometro differenziale, per il quale un'altezza differenziale h della colon-

ESEMPIO 1.7
Durante un processo di riscaldamento, la temperatura di un sistema aumenta di
10c. Si esprima l'aumento di temperatura in K.
Soluzione
Questo problema tratta variazioni di temperatura, che sono Identiche nelle scale Kelvin e Celsius, quindi dall'Equazione 1.19 si ottiene:
L\T{K)

=L\T{C) =10 K

na fluida corrisponde a una differenza di pressione data dalla relazione:

D.p = pgh (Pa)


dove p la densit del fluido e g laccelerazione locale di gravit.
La pressione atmosferica misurata con il barometro utilizzando la
relazione:

P,tm

1.11 il SOMMARIO
In questo capitolo sono stati presentati e .discussi i concetti fondamentali
della tennodinamica, scienza che tratta essenzialmente l'energia. Il primo
principio della tennodinamica semplicemente un'espressione del principio di conservazione dell'energia. Il secondo principio della tennodinamica
afferma che l'energia ha qualit oltre che quantit e che i processi reali
avvengono nella direzione di una riduzione della qualit dell'energia.
Un sistema costituito da una determinata quantit di materia prende il
nome di sistema chiuso, o massa di controllo, mentre un sistema interessato da trasferimenti di massa attraverso il suo contorno chiamato sistema
aperto, o volume di controllo. Le propriet di un sistema che dipendono
dalle dimensioni - o estensione - del sistema sono dette propriet estensive
mentre le altre si chiamano propriet intensive.
La densit la massa dell'unit di volume di un sistema mentre il volume specifico il volume dell'unit di massa del sistema.
La somma di tutte le forme di energia di un sistema si chiama energia
totale. Essa costituita dalle energie interna, cinetica e potenziale. L' energia interna di un sistema l'energia molecolare del sistema stesso e pu
esistere nelle forme sensibile, latente, chimica e nucleare.
Un sistema in equilibrio tennodinamico se mantiene l'equilibrio termico, meccanico, di fase e chimico.
Ogni cambiamento da uno stato a un altro prende il nome di trasfonnazione tennodinamica. Una trasformazione che ha gli stati iniziale e finale
coincidenti si chiama ciclo.

=pgh

(Pa)

dove h laltezza della colonna fluida al di sopra del pelo libero.


Il principio zero della tennodinamica afferma che due corpi, anche non
in contatto tra loro, sono in equilibrio termico se hanno la stessa temperatura (letta con un termometro).
II sistema SI adotta come scala termometrica la scala termodinamica
della temperatura, scala Kelvin. Viene anche usata la scala Celsius. La temperatura misurata con la scala Kelvin legata a quella misurata con la scala
Celsius dalla relazione:
T(K) = T( 0 C) + 273.15
Il grado Celsius uguale al kelvin e quindi:
A.T(K)

=A.T( C)
0

25

Le propriet
delle sostanze pure
In questo capitolo si prenderanno in considerazione le sostanze pure, i vari
tipi di fasi e la fisica delle trasfonnazioni con cambiamento di fase. Si illustreranno, poi, vari diagrammi di stato e le superfici caratteristiche p v-T
delle sostanze pure, approfondendo il concetto di sostanza ideale "gas perfetto" attraverso lesplicitazione della sua equazione di stato. Sar presentato anche il fattore di compressibilit che permette di valutare lo scostamento del comportamento dei gas reali da quello del gas perfetto e se ne
illustrer l'uso. Si presenteranno, infine, alcune tra le pi note equazioni di
stato.

28

2.1 i'.4l LE SOSTANZE PURE

CAPITOL02
Le propriet

Una sostanza la cui composizione chimica non varia in tutta la massa presa
in considerazione detta sostanza pura: per esempio, sono sostanze pure
l'acqua, l'azoto, l'elio e l'anidride carbonica. Tuttavia, una sostanza pura
non necessariamente costituita da un unico elemento chimico o composto chimico, poich anche una miscela di pi elementi o composti chimici,
purch omogenea, pu essere considerata sostanza pura: per esempio l'aria,
che una miscela di diversi gas, spesso viene considerata sostanza pura,
poich ha una composizione chimica uniforme (Figura 2.1). Una miscela
di olio e acqua, invece, non sostanza pura poich lolio, non essendo
solubile in acqua, si raccoglie superiormente all'acqua stessa formando
due zone chimicamente differenti.
Una miscela di due o pi fasi di una sostanza pura ancora sostanza
pura se la composizione chimica di tutte le fasi la stessa (Figura 2.2): per
esempio, una miscela di ghiaccio e acqua liquida sostanza pura perch
entrambe le fasi hanno uguale composizione chimica. Una miscela di aria
liquida e aria in fase aeriforme, invece, non sostanza pura, poich la
miscela non chimicamente omogenea, essendo differenti le composizioni chimiche delle due fasi. Ci accade perch a una determinata pressione
i gas presenti nell'aria hanno differenti temperature di condensazione.

delle sostanze pure

AZOTO

ARIA

FIGURA 2.1

L'azoto e l'aria sono sostanze pure.

i7LIQUIDO
(b)ARIA

per che le forze di attrazione tra le molecole si trasformano in forze


repulsive non appena la distanza tra le molecole tende ad annullarsi, impedendo cos che queste si compenetrino l'un l'altra. Anche se le molecole di
un solido non possono muoversi l'una verso l'altra, esse oscillano continuamente intorno alla loro posizione di equilibrio con una velocit che
dipende dalla temperatura. A temperature sufficientemente elevate la velocit e, quindi, la quantit di moto delle molecole possono raggiungere valori tali da vincere le forze di attrazione intermolecolari, per cui gruppi di
molecole si separano dando inizio al processo di fusione (Figura 2.5).
Le distanze intermolecolari nella fase liquida non sono molto diverse
da quelle nella fase solida, ma le molecole non sono pi in posizioni fisse
tra loro. Infatti, in un liquido gruppi di molecole si muovono l'uno rispetto
all'altro, anche se all'interno di ogni gruppo le molecole, conservando le
loro posizioni iniziali le une rispetto alle altre, mantengono una struttura

29

FIGURA 2.4

In un solido le molecole si mantengono


a distanze relativamente costanti
l'una dall'altra a causa delle forze
di attrazione e di repulsione.

FIGURA 2.2

Una miscela di acqua liquida e vapore


una sostanza pura, mentre non lo una
miscela di aria liquida e aeriforme.

FIGURA 2.3

In un solido le molecole mantengono


la loro posizione a causa delle forze
intermolecolari che agiscono come molle.

2.2 ~ LE FASI DI UNA SOSTANZA PURA


noto, per esperienza, che le sostanze pure esistono in diverse fasi: a temperatura e pressione ambiente, il rame solido, il mercurio liquido e
l'azoto aeriforme. Va notato, per, che in condizioni diverse, ciascuna di
queste sostanze pu presentarsi in una fase differente. Le fasi principali
sono tre: solida, liquida e aeriforme. Tuttavia una sostanza pu avere numerose fasi ali' interno di una fase principale, ognuna caratterizzata da una
diversa struttura molecolare: per esempio, il carbonio pu esistere in fase
solida sia come grafite sia come diamante; lelio ha due fasi liquide; il
ferro ha tre fasi solide; il ghiaccio a pressioni elevate pu esistere, addirittura, in sette fasi diverse. Una fase caratterizzata dall'avere una struttura
molecolare omogenea ovunque, distinta e separata da quella delle altre fasi
attraverso superfici di contorno facilmente identificabili: per esempio, le
due fasi dell'HP nella miscela di acqua e ghiaccio.
Nello studio termodinamico delle fasi e delle trasformazioni con cambiamento di fase non necessario preoccuparsi della struttura molecolare
e del comportamento delle diverse fasi; tuttavia molto utile avere una
certa conoscenza dei fenomeni molecolari che caratterizzano ogni fase.
Spesso si afferma che i legami molecolari nei solidi sono i pi forti e
nei gas i pi deboli, poich nei solidi le molecole sono molto vicine l'una
ali' altra, mentre nei gas sono separate da grandi distanze.
Le molecole di un solido sono disposte in un reticolo tridimensionale
che si ripete in tutto il corpo (Figura 2.3). Poich le distanze tra le molecole sono piccole, le forze di attrazione sono grandi, tanto da mantenere le
molecole in posizioni fisse all'interno del solido (Figura 2.4). Va notato

(a)

(b)

FIGURA 2.5

La disposizione delle molecole


nelle differenti fasi: a) in fase solida
le molecole sono in posizioni fisse luna
relativamente all'altra; b) in fase liquida
gruppi di molecole scorrono tra loro;
e) in fase aeriforme le molecole vanno
e vengono in modo casuale.
(e)

30

wrzw

CAPITOLO 2
Le propriet
delle sostanze pure

STATO 1

p = 101325 Pa

T= 20'C

~Calore
FIGURA2.6
Alla pressione di I OI 325 Pa
e alla temperatura di 20'C l'acqua si trova
in fase liquida (liquido sottoraffreddato).

ordinata. Generalmente le distanze tra le molecole subiscono un leggero


incremento passando dalla fase solida a quella liquida, tranne rare eccezioni come nel caso dell'acqua.
La fase aeriforme caratterizzata da molecole lontane le une dalle
altre e da assenza di qualsiasi struttura molecolare ordinata. Infatti, le molecole dei gas si muovono casualmente urtando l'una contro l'altra e contro le pareti del recipiente che le contiene. Se la densit di un aeriforme
molto bassa, le forze intermolecolari sono talmente piccole che gli urti
sono per le molecole l'unico modo di interagire. Va notato per che le
molecole di una sostanza in fase aeriforme hanno un livello energetico
considerevolmente pi elevato di quello che hanno in fase liquida o solida,
per cui ali' atto della condensazione o solidificazione viene rilasciata una
grande quantit di energia.

2.3

I CAMBIAMENTI DI FASE
DELLE SOSTANZE PURE

Molto spesso due fasi di una sostanza pura coesistono in equilibrio: per
esempio, sia nella caldaia sia nel condensatore di un impianto motore a
vapore l'acqua presente come miscela di liquido e vapore, analogamente
a quanto accade per il fluido refrigerante nell'evaporatore e condensatore
di una macchina frigorifera. In questo capitolo saranno trattate in particolare le fasi liquida e vapore di una sostanza pura e la loro miscela con
riferimento all'acqua, perch sostanza particolarmente familiare. Va notato, per, che tutte le sostanze pure presentano io stesso comportamento
generale.

Liquido sottoraffreddato e liquido saturo

STAT02

p ="toqiSPa

;,,.T': JOo;C,i[F

~Calore
FIGURA 2.7
Alla pressione di 101325 Pa e alla
temperatura di I 00C lacqua liquida in
procinto di vaporizzare (liquido saturo).

Si consideri un sistema cilindro-pistone contenente acqua alla temperatura


di 20C e alla pressione di 101 325 Pa (stato 1 in Figura 2.6): in queste
condizioni l'acqua si trova in fase liquida e, poich non in procinto di
evaporare, si parler di liquido sottoraffreddato. Se si trasferisce una certa quantit di calore all'acqua, la temperatura aumenta, per esempio sino a
40C, e si ha un piccolo aumento del volume specifico dell'acqua liquida,
che tende a espandersi. Il pistone si solleva leggermente per consentire
che questa espansione avvenga a pressione costante, in quanto questa dipende dalla pressione atmosferica e dal peso del pistone, entrambi costanti. In queste condizioni, lacqua ancora liquido sottoraffreddato, non essendo ancora iniziata l'evaporazione. Se si fornisce ancora calore in quantit tale da far raggiungere all'acqua la temperatura di 100C (stato 2 in
Figura 2.7), si pu constatare che l'acqua ancora liquida, ma ogni ulteriore somministrazione di calore, in quantit anche piccola, determiner la
vaporizzazione di una parte dell'acqua e, quindi, l'inizio del cambiamento
di fase da liquido a vapore. Al liquido che in procinto di vaporizzare si d
il nome di liquido saturo, pertanto lo stato 2 nell'esempio considerato
uno stato di liquido saturo.

Vapore saturo e vapore surriscaldato


STATO 3

Si pu osservare che una volta iniziata lebollizione, pur continuando a


somministrare calore, la temperatura rimane costante fino a quando il liquido non completamente evaporato. In effetti, la temperatura rimane costante durante l'intero cambiamento di fase soltanto se la pressione mantenuta costante. Ci pu essere facilmente verificato ponendo un termometro a contatto con l'acqua che bolle su un fornello: a livello del mare, cio
alla pressione di 101 325 Pa, il termometro segner sempre 100C se la
pentola scoperchiata o munita di un coperchio leggero. Durante il processo di vaporizzazione, le uniche variazioni di parametri fisici che si osservano sono un notevole aumento del volume e una diminuzione costante del
livello del liquido per effetto della trasformazione in vapore.
Durante il processo di vaporizzazione (stato 3 in Figura 2.8), la somministrazione continua di calore fa aumentare la quantit di vapore contenuta
nel cilindro fino alla vaporizzazione dell'ultima goccia di liquido (stato 4
in Figura 2.9). A questo punto, il cilindro contiene esclusivamente vapore
e una qualunque sottrazione di calore determiner l'inizio della condensazione di una parte del vapore (cambiamento di fase da vapore a liquido).
Al vapore in condizioni di incipiente condensazione si d il nome di vapo
re saturo, pertanto lo stato 4 nell'esempio considerato uno stato di vapore saturo.
A una sostanza in uno stato compreso tra 2 e 4 si d il nome di miscela
satura di liquido e vapore, poich 1afase liquida e il vapore coesistono in

equilibrio.
Completato il processo di vaporizzazione, il sistema torna ad avere
un 'unica fase, questa volta vapore, con la conseguenza che ogni ulteriore
somministrazione di calore determiner un aumento sia della temperatura
sia del volume specifico (Figura 2.10): per esempio, nello stato 5, alla temperatura di 300C, una sottrazione di calore comporter una diminuzione
della temperatura del vapore, ma non si verificher alcuna condensazione
fintantoch la temperatura rimane al di sopra di 100C (se la pressione
rimane costante a 101325 Pa). Al vapore che non in procinto di condensare (cio non saturo) si d il nome di vapore surriscaldato, pertanto nel!' esempio considerato lo stato 5 uno stato di vapore surriscaldato. La
trasformazione con cambiamento di fase a pressione costante, descritta nell'esempio, rappresentata sul diagramma T-v in Figura 2.11.
Riferendosi sempre allo stesso esempio, se, invece di fornire, si sottra
esse calore al sistema a pressione costante, l'intero processo verrebbe percorso in senso inverso; infatti, l'acqua ritornerebbe allo stato !, cedendo,
peraltro, all'ambiente esattamente la stessa quantit di calore acquisita durante il processo iniziale.

Temperatura di saturazione e pressione di saturazione


Comunemente si afferma che l'acqua bolle a l00C; in termini rigorosi
questa affermazione per lo meno incompleta, poich si dovrebbe dire
"alla pressione di 101325 Pa, l'acqua bolle a l00C". Nell'esempio prece-

p = 101 325 Pa
T= looc

fil

Calore

FIGURA 2.8
Il liquido saturo vaporizza assorbendo
calore (miscela satura di liquido e vapore).

STAT04

p = 101325 Pa
T= 100c

~Calore
FIGURA 2.9
Alla pressione di 101 325 Pa
la temperatura rimane costante a 100C
fino alla vaporizzazione dell'ultima
goccia di acqua liquida (vapore sawro).

STAT05

p = 101325 Pa
T=300c

~Calore
FIGURA 2.10
Somministrando calore, la temperan1ra
inizia ad aumentare

(vapore surriscaldato).

")2
'
32

Variazione con la quota della pressione atmosferica


e della temperatura di ebollizione

CAPITOLO 2
Le propriet
delle sostanze pure

Quota, m

300

100

1 000
2000
5000
10 000
20 000

Miscela sacura
di liquido e vapore

FIGURA 2.11

Diagramma T v di un processo di
riscaldamento dell'acqua a pressione costante.

20
V

p~t kPa

600

400

200

FIGURA 2.12

An:miento della curva di saturazione


liqu:do-vapore per una sostanza pura
(i valori riportati si riferiscono all'acqua).

33

TABELLA 2.1

T, C

dente, utilizzato per descrivere il cambiamento di fase liquido-vapore, l'acqua iniziava a bollire a 100C solo perch la pressione veniva mantenuta
costante a 101 325 Pa. Se, infatti, la pressione ali' interno del cilindro fosse
stata mantenuta costante a 500 kPa, aggiungendo sul pistone pesi in quantit opportuna, l'ebollizione del!' acqua sarebbe iniziat a l 5 l .9C anzich
a 100C. Vale a dire, la temperatura alla quale inizia l'ebollizione dell'acqua dipende dalla pressione; se la pressione rimane costante anche la
temperatura di ebollizione rimane costante.
La temperatura alla quale una sostanza pura, fissata la pressione, inizia a
evaporare detta temperatura di saturazione T..; analogamente, la pressione
alla quale una sostanza pura, fissata la temperatura, inizia a evaporare detta
pressione di saturazione p,.,. Per esempio, alla pressione di 101 325 Pa, la
temperatura di saturazione dell'acqua 100C e, viceversa, alla temperatura di
100C, la pressione di saturazione dell'acqua 101325 Pa.
Da quanto precedentemente illustrato si deduce che durante una trasformazione con cambiamento di fase, pressione e temperatura sono propriet dipendenti, poich tra loro esiste una relazione T , = f (p ). La rappresentazione di tale funzione, come quella riportata in Figu~ 2.12 per
l'acqua, detta curva di saturazione liquido-vapore. Ogni sostanza pura
ha una curva caratteristica di questo tipo.
Dall'esame della Figura 2.12 si ricava che la temperatura di saturazione aumenta con la pressione di saturazione, per cui una sostanza evaporer
a una temperatura crescente all'aumentare della pressione cui soggetta.
In cucina temperature di ebollizione pi elevate comportano minori tempi
di cottura e risparmio di energia. Infatti, mentre per la cottura di uno stufato di manzo occorrono 1-2 ore se si usa una normale pentola a pressione
atmosferica, sono sufficienti soltanto 20-30 minuti se si adopera una pentola a pressione operante a 202 kPa (cui corrisponde una temperatura di
ebollizione dell'acqua di 120C).
La pressione atmosferica (e dunque la temperatura di ebollizione dell'acqua) diminuisce con l'altitudine. Pertanto, rifacendosi all'esempio precedente, ad altitudini pi elevate occorrono tempi di cottura pi lunghi che
non a livello del mare (a meno che non si usi una pentola a pressione). A

Pressione atmosferica, kPa


101.33
89.55
79.50
54.05
26.50
5.53

Temperatura di ebollizione, C
100.0
96.3
93.2
83.0
66.2
34.5

un'altitudine di 2000 m la pressione atmosferica standard 79.50 kPa, cui


corrisponde una temperatura di ebollizione dell'acqua di 93.2C contro i
100C al livello del mare. La variazione della temperatura di ebollizione
dell'acqua con l'altitudine, in condizioni atmosferiche standard, indicata
in Tabella 2.1. Si pu notare che per ogni aumento dell'altitudine di 1000
m, la temperatura di ebollizione dell'acqua diminuisce di poco pi di 3C.
Le condizioni meteorologiche locali influiscono sulla pressione atmosferica e quindi sulla temperatura di ebollizione dell'acqua, la cui variazione,
comunque, non supera 1C.

2.4 !!lii DIAGRAMMI DI STATO PER TRASFORMAZIONI


CON CAMBIAMENTO DI FASE
Le variazioni delle propriet delle sostanze pure, durante le trasformazioni
con passaggio di fase, possono essere studiate pi facilmente con lausilio
dei diagrammi di stato. Pertanto necessario illustrare e approfondire i
diagrammi di stato delle sostanze pure nei piani T-v, p-v e p-T.

1 Il diagramma T-v
Nel paragrafo precedente il passaggio di stato liquido-vapore dell'acqua
alla pressione di 1O1 325 Pa stato descritto e rappresentato in Figura 2.11
sul diagramma T-v. Ripetendo il processo per diversi valori della pressione si ottiene il diagramma T-v dell'acqua.
Se la pressione all'interno del cilindro aumenta sino a 1 MPa, a parit di
temperatura lacqua ivi contenuta ha un volume specifico pi piccolo di quello
che aveva alla pressione di 101 325 Pa. Inoltre, se si somministra calore, il
processo avviene secondo un percorso simile a quello seguito alla pressione di
101325 Pa, pur con qualche differenza (Figura 2.13). Va notato, innanzitutto,
che l'acqua inizia a bollire a una temperatura molto pi elevata, 179.9C, e
che, rispetto ai corrispondenti valori alla pressione di 101 325 Pa, il volume specifico del liquido saturo aumenta, mentre quello del vapore saturo
diminuisce. Ne consegue che il segmento congiungente gli stati di liquido
saturo e di vapore saturo molto pi corto.
Un ulteriore aumento della pressione render sempre pi corto questo
segmento, fino a ridurlo a un.punto, cosa che nel caso dell'acqua si verifica
quando la pressione raggiunge 22.09 MPa. Questo punto, che viene detto

Diagrammi di stato
per trasformazioni
con cambiamento di fase

34

T, 'C

35

Punto
critico

CAPITOLO 2

../~.:/

Diagrammi di stato
per trasformazioni
con cambiamento di fase

CJ0~~11

Le propriet
deHe sostanze pure

//

~";/

o~'/

374.14

,,.

SOTTORAF /

:ff

//I

~""'

LIQUIDO

~'/
/

_,/

FREDDATO/

------------------- VAPORE
MISCELA SATURA
"'~
SURRISCALDATO
/ / .,
DI LIQUIDO E VAPORE ~1

// G
I

(.)

I
I

I
I

Vapore
FIGURA 2.13

Diagramma T v di un processo
di cambiamento di fase per una sostanza
pura per vari valori di pressione
(i valori rip<?rtati si riferiscono all'acqua).

FIGURA 2.14

A pressioni superiori a quella critica


(p > p.) il cambiamento di fase
non avviene pi in maniera distinta.

FIGURA 2.15

saturo

Diagramma T v di una sostanza pura.

saturo

0.003155

punto critico, caratteriu.ato dalla coincidenza dei punti rappresentativi


dello stato di liquido saturo e dello stato di vapore saturo.
La temperatura, la pressione e il volume specifico di una sostanza pura
che si trovi al punto critico sono chiamati, rispettivamente, temperatura
critica T"''pressione critica p.,. e volume specifico critico v : per l'acqua la
pressione critica p = 22.09 MPa, la temperatura critica "'T = 374.14 C
e il volume specific; critico v"' = 0.003155 m3/kg; per l'eli; la pressione
critica p =0.23 MPa, la temperatura critica T = -267.85C e il volume
specifico ~ritico u"' =0.01444 m3/kg. Le proprlet di altre sostanze nel
punto critico sono indicate in Tabella A. l dell'Appendice.
A pressioni superiori alla pressione critica il cambiamento di fase non
avviene pi in maniera distinta (Figura 2.14), poich il volume specifico
della sostanza aumenta continuamente e in ogni istante esiste sempre
un'unica fase. Alla fine del passaggio di fase la sostanza pura costituita
tutta da vapore, ma non possibile stabilire quando sia avvenuto il cambiamento di fase: in altri tennini, a pressioni superiori a quella critica non
esiste una linea che separi la zona del liquido sottoraffreddato da quella
del vapore surriscaldato. consuetudine considerare una sostanza pura
come vapore surriscaldato se la sua temperatura maggiore di quella critica e come liquido sottoraffreddato se, invece, minore.
In Figura 2.13, gli stati di liquido saturo possono essere connessi con
una linea che prende il nome di curva limite inferiore; analogamente, la
linea che collega gli stati di vapore saturo prende il nome di curva limite
superiore. Queste due linee si incontrano nel punto critico determinando
una forma a cupola (Figura 2.15).

Tutti gli stati di liquido sottoraffreddato si trovano nella zona a sinistra


della curva limite inferiore che prende il nome di zona del liquido
sottoraffreddato. Tutti gli stati di vapore surriscaldato si trovano, invece,
a destra della curva limite superiore e costituiscono la zona dei vapori
surriscaldati. In queste due zone, le sostanze pure si trovano in un'unica
fase, o come liquido o come vapore. Gli stati, invece, caratterizzati dalla
coesistenza di entrambe le fasi in equilibrio si trovano nella zona al di sotto
della curva a cupola, costituita dalle due curve limite, che prende il nome di
zona della miscela satura liquido-vapore.

2 Il diagramma p-v
Nel piano p-v la forma generale del diagramma di stato di una sostanza
pura molto simile a quella del diagramma nel piano T-v. Va notato, per,
che nel piano p- v le linee a T =costante sono decrescenti, come mostra la
Figura 2.16.
Si consideri il sistema cilindro-pistone (Figura 2.17), contenente acqua
alla pressione di 1 MPa e alla temperatura di 150C. In questo stato l'acqua
esiste come liquido sottoraffreddato. Si tolgano, successivamente e uno alla
. volta, i pesi disposti sul pistone in modo che la pressione all'interno del
cilindro decresca gradualmente. Se il sistema pu scambiare calore con l' esterno in modo da mantenere costante la temperatura dell'acqua, al diminuire
della pressione l'acqua aumenta leggermente di volume e, raggiunta la pressione di saturazione di 0.4758 MPa, corrispondente alla temperatura di 150C,
inizia a bollire. Il processo di evaporazione si realizza, quindi, a pressione
e temperatura costanti mentre si ha un aumento di volume specifico. Quando l'ultima goccia di liquido evaporata, la trasformazione a temperatura
costante avviene con variazione sia del volume specifico sia della pressione.

36
CAPITOLO 2
Le propriet
delle sostanze pure

37

p
Punto

I
I
I
I

critico

Diagrammi di stato
per trasformazioni
con cambiamento di fase

Punto

critico

I
I
I

I
I

LIQUIDO
I
!;
SOTTORAF- \ .
FREDDATO 1 ~

VAPORE

::l

"'

'

SATURA
~ ',,
e~ DIMISCELA
LIQUIDO E VAPORE ~o
',, .........
~

./~

........ cast

........ ..,:

o
o

7'

Cl)

',,

Linea del punto triplo

Diagramma p-v di una sostanza pura.

p=IMPa
T= ISO'C

i Calore
FIGURA 2.17

In un dispositivo cilindro-pistone
la pressione pu essere ridotta riducendo
1l peso sul pistone.

FIGURA 2.18

SOLIDO +VAPORE

FIGURA 2.16

Diagramma p-v di una sostanza pura che


solidificando si riduce di volume.

Nell'esempio precedente importante che durante il cambiamento di fase non


venga rimosso nessuno dei pesi disposti sul pistone, perch, altrimenti, diminuirebbe la pressione e quindi anche la temperatura (essendo T,., = f (p,,.,) ),
per cui la trasformazione non sarebbe pi isoterma.
Se il processo viene ripetuto ad altre temperature, si ottengono curve
simili a quella analizzata. Congiungendo, allora, i punti degli stati di liquido saturo e quelli degli stati di vapore saturo, si ottengono rispettivamente
le curve limite inferiore e superiore di una sostanza pura nel piano p-v
(Figura 2.16).

L'estensione dei diagrammi alla fase solida


I due diagrammi sin qui descritti rappresentano gli stati di equilibrio unicamente tra le fasi liquida e vapore, tuttavia essi possono essere facilmente
estesi, in modo da includere sia la fase solida sia le zone di saturazione
solido-liquido e solido-vapore. I principi basilari relativi al passaggio di
fase liquido-vapore si applicano ugualmente ai cambiamenti di fase solido-liquido e solido-vapore.
Mentre la maggior parte delle sostanze si contrae durante un processo
di solidificazione, altre, invece, come l'acqua si espandono. Va notato che i
diagrammi p-v dei due gruppi di sostanze, riportati nelle Figure 2.18 e 2.19,
differiscono soltanto nella zona di saturazione solido-liquido. I diagrammi
T-v sono molto simili a quelli p-v, specialmente per le sostanze che si contraggono durante la solidificazione.
L'espansione dell'acqua durante la solidificazione ha vitali conseguenze in natura. Infatti, se 1' acqua solidificando si contraesse, come accade per
la maggior parte delle sostanze, il ghiaccio formatosi sarebbe pi pesante
dell'acqua liquida e, perci, si depositerebbe sui fondali dei fiumi, dei laghi

e degli oceani anzich galleggiare in superficie. In queste condizioni i raggi


del sole non riuscirebbero mai a raggiungere il ghiaccio, che ricoprirebbe
per tutto l'anno il fondo di molti fiumi, laghi e oceani, sconvolgendo seriamente questi ecosistemi.
In ben determinate condizioni tutte e tre le fasi di una sostanza pura
possono coesistere in equilibrio (Figura 2.20). Sui diagrammi p-v e T-v,
l'insieme di tutti questi stati trifasi costituiscono una linea, cui si d il
nome di linea del punto triplo. Gli stati corrispondenti alla linea del punto
triplo di una sostanza hanno la stessa pressione e la stessa temperatura ma
p
I
I
I
I
I

Punto
critico

~ 8
~ 5

10

~ ::l
I

VAPORE

~~
I c5
~..,,

\
O

I I

"'

I/

Linea del punto triplo

~-+-~~~-'-~--~~~~_,,,,_,

FIGURA 2.19
SOLIDO+ VAPORE
V

Diagramma p-v di una sostanza pura


che solidificando aumenta di volume
{come l'acqua).

T
38
CAPITOLO 2
Le propriet
delle sostanze pure

VAPORE
LIQUIDO

FIGURA 2.20

Al punto triplo le tre fasi di una sostanza


pura coesistono in equilibrio.

differenti volumi specifici. Nel diagramma p-T, la linea del punto triplo
appare come un punto che prende il nome di punto triplo. La temperatura
e la pressione del punto triplo di varie sostanze sono indicate nella Tabella 2.2: per esempio, per lacqua i valori della tempertura e della pressione
del punto triplo sono 0.01C e 0.6113 kPa, rispettivamente. Soltanto se la
temperatura e la pressione hanno esattamente questi valori, tutte e tre le
fasi dell'acqua possono coesistere in equilibrio. Va notato che nessuna sostanza pu esistere in equilibrio stabile in fase liquida a pressioni inferiori
a quella del punto triplo e che, analogamente, nessuna sostanza che si contragga durante la solidificazione pu esistere in fase liquida a temperature
inferiori a quella del punto triplo. Le sostanze, invece, che si espandono
durante la solidificazione, possono esistere in fase liquida a temperature
inferiori a quella del punto triplo se la pressione sufficientemente elevata: per esempio, l'acqua a pressione atmosferica non pu esistere in fase
liquida in equilibrio stabile a temperature inferiori a 0C, ma pu esistere
come liquido alla temperatura di -20C se la pressione 200 MPa.
Una sostanza pura pu passare dalla fase solida alla fase vapore secondo due modalit differenti: dapprima fonde e successivamente evapora o
evapora direttamente senza prima fondere. Quest'ultima possibilit sussiste soltanto a pressioni inferiori a quella del punto triplo, poich a tali pressioni una sostanza pura non pu esistere in fase liquida (Figura 2.21 ). Il
passaggio di fase diretto da solido a vapore prende il nome di sublimazione.
TABELLA2.2

FIGURA 2.21

A pressioni inferiori a quella del punto


triplo una sostanza pura evapora senza
prima fondere (sublimazione).

Acetilene
Acido cloridrico
Acqua
Ammoniaca
Anidride carbonica
Argon
Azoto
Biossido di zolfo
Carbonio (grafite)
Deuterio
Elio 4 (punto .1.)
Esafloruro di uranio
Etano
Etilene
Idrogeno
Mercurio
Metano
Monossido di carbonio
Neon
Ossido di azoto
Ossigeno
Palladio
Platino
Protossido di azoto
lltanlo
Xenon
Zinco

T.., K

C2H2
HCI
H,O
NH 3
C02
Ar
N,

192.40
158.96
273.16
195.40
216.55
83.81
63.18
197.69
3900
18.63
2.19
337.17
89.89
104.00
13.84
234.20
90.68
68.1 O
24.57
109.50
54.36
1825
2045
182.34
1941
161.3
692.65

Sostanze che
solidificando

so,

C
02
He
UF8
C2 H8
C,H,
H,
Hg
CH,
CO
Ne
NO
02
Pd
Pt
N.O
11
Xe
Zn

Fonte: Nati. Bur. Stand. (U.S.) Circ., 500, 1952.

Sostanze che

solidificando
diminuiscono
../di volume

aumentano

\ di volume

\/

,q, kPa

Punto

120
13.9
0.61
6.076
517
68.9
12.6
1.67
10100
17.1
5.1
151.7
8 X 1()"'
0.12
7.04
1.65 X 10-7
11.7
15.37

critico

\<'Si
\

""
\\.

\:~
\
\

SOLIDO

'

'
VAPORE

FIGURA 2.22
T

43.2
21.92
0.152
3.5 X 1()-3
2.0 X 10"
87.85
5.3 X 10-0
81.5
0.065

La superficie p-v-T

Nella Figura 2.22 riportato il diagramma p-T di una sostanza pura. Questo diagramma chiamato diagramma delle fasi, poich sono presenti le
tre fasi, separate tra loro da tre linee: la linea di sublimazione, che separa le
zone della fase solida e della fase vapore; la linea di evaporazione, che
separa le zone della fase liquida e della fase vapore; la linea di liquefazione
o fusione, che separa le zone della fase solida e della fase liquida. Queste
tre linee si incontrano nel punto triplo, dove tutte e tre le fasi coesistono in
equilibrio. Va notato che la linea di evaporazione termina al punto critico,
perch nessuna distinzione pu essere fatta tra le fasi liquida e vapore al di
sopra del punto critico, e che i diagrammi p-T delle sostanze che si espandono e si contraggono durante la solidificazione differiscono soltanto nella
linea di fusione.

Formula

3 Il diagramma p- T

Temperatura e pressione del punto triplo per varie sostanze

Sostanza

39

Alla pressione atmosferica la sublimazione l'unico modo di passare dalla


fase solida alla fase vapore per quelle sostanze che hanno la pressione del
punto triplo superiore alla pressione atmosferica, come l'anidride carbonica,
C02, che allo stato solido viene anche denominata ghiaccio secco.

2.5 11 LA SUPERFICIE p-v-T


Come si detto nel Capitolo 1, lo stato di una sostanza semplice, comprimibile, individuato da una coppia di propriet intensive indipendenti.
Fissate opportunamente due propriet, tutte le altre diventano dipendenti
da queste. Ricordando che una funzione di due variabili indipendenti del

Diagramma p-T per una sostanza pura.

tipo z = z(x,y) rappresenta una superficie nello spazio, possibile descrivere il comportamento delle sostanze pure mediante una superficie nello
spazio delle tre propriet p-v-T (Figure 2.23 e 2.24), dove Te v possono
essere assunte come variabili indipendenti e p come variabile dipendente.
Tutti i punti della superficie p-v-T rappresentano stati di equilibrio e,
viceversa, tutti gli stati attraverso cui passa un sistema durante una trasformazione quasi statica, essendo stati di equilibrio, sono rappresentati da punti
che giacciono sulla superficie p-v-T. Le zone monofase appaiono come
superfici curve, mentre le regioni bifase sono superfici cilindriche perpendicolari al piano p-T, per cui le loro proiezioni su tale piano sono linee,
come gi mostrato nel diagramma p-T.
I diagrammi di stato bidimensionali, precedentemente mostrati, sono
semplicemente la proiezione della superficie caratteristica p-v-T sul piano
indicato: il diagramma p-v la proiezione della superficie caratteristica pv-T sul piano p-v e, analogamente, il diagramma T-v ne la proiezione sul
piano T-v. Anche se le superfici caratteristiche p-v-T forniscono una gran
quantit di informazioni, va notato che pi agevole utilizzare diagrammi
di stato bidimensionali come i diagrammi p-v e T-v.

40
CAPITOLO 2
Le propriet
delle sostanze pure

vapore surriscaldato, del liquido sottoraffreddato e delle miscele sature.


Prima di iniziare.a esaminare le tabelle delle propriet, opportuno definire una nuova propriet termodinamica denominata entalpia.

L'entalpia: una combinazione di propriet termodinamiche

che solidificando si riduce di volume.

FIGURA 2.24

Superficie p-v-T per una sostanza pura


che solidificando aumenta di volume
(come lacqua).

H= U

+ pV (J)

Poich le relazioni tra le propriet termodinamiche per la maggior parte


delle sostanze sono troppo complesse per essere espresse da semplici equazioni, i valori delle propriet termodinamiche misurati, o calcolati utilizzando relazioni che legano tali propriet a grandezze fisiche facilmente
misurabili, vengono riportati in forma di tabelle. Nella trattazione successiva saranno utilizzate le tabelle del vapor d'acqua per mostrarne l'uso,
che analogo nel caso di altre sostanze.
Le propriet termodinamiche di ogni sostanza sono riportate in pi di
una tabella, ciascuna per una determinata zona di interesse: la tabella del

FIGURA 2.25

Combinazione di propriet
termodinamiche u + pv
che si incontra molto spesso
nello studio dei volumi di controllo.

(2.1)

oh, se riferita all'unit di massa:

1 Liquido saturo e vapore saturo

2.6 iii LE TABELLE DELLE PROPRIET

Volume
di controllo -

Nell'analisi di alcune trasformazioni termodinamiche, in particolare nella


generazione di potenza meccanica e nella refrigerazione (Figura 2.25), si
incontra spesso la combinazione di propriet termodinamiche U + pV. Pertanto, utile definire questa combinazione come una nuova propriet
termodinamica, a cui si d il nome di entalpia e il simbolo H, se riferita alla
massam:

In genere, sia lentalpia totale H sia quella specifica h sono dette semplicemente entalpia, poich il contesto a chiarire a quale delle due grandezze si fa riferimento.
Si osservi che i termini delle espressioni precedenti sono omogenei dal
punto di vista dimensionale, poich il prodotto pressione-volume ha le stesse dimensioni dell'energia interna (Figura 2.26): per esempio, si pu vedere facilmente che 1 Pa 1 m3 = I J.
In alcune tabelle delle propriet delle sostanze pure lenergia interna u non presente, tuttavia la si pu sempre determinare con la relazione u = h - pv.
L'uso esteso dell'entalpia dovuto a Richard Mollier che riconobbe
l'importanza della quantit u + pv nello studio delle turbine a vapore e
nella rappresentazione delle propriet del vapor d'acqua sia in forma
tabellare sia in forma grafica (diagramma di Mollier). Alla quantit u +
pv, denominata da Mollier contenuto calorico o calore totale, nel 1930
con la moderna terminologia termodinamica fu dato il nome di entalpia,
derivante dalla parola greca ev8a.1l"El V che significa riscaldare.

i'IGURA 2.23
Superficie p-v-T per una sostanza pura

41
?%~

Le propriet dell'acqua, nelle fasi di liquido saturo e di vapore saturo, sono


riportate nella Tabella A.4, il cui uso illustrato in Figura 2.27.
Il pedice l indica le propriet del liquido saturo mentre il pedice v quelle del vapore saturo. Un altro pedice lv comunemente utilizzato per indicare la differenza tra i valori del vapore saturo e del liquido saturo di una
stessa propriet. Per esempio:.

v1 il volume specifico del liquido saturo

v. il volume specifico del vapore saturo


v1 la differenza tra v ve vi< v1 v v - v1 )

kPam3 e kJ
kPa-m3Jkge kJ/kg
barm3 e 100 kJ
MPa m3 e 1000 kJ

FIGURA 2.26

li prodotto pressione x volume


ha le dimensioni di un'energia.

Press.
Temp. sat.

c
'f
0

kPa

ss
90
95

Volume specifico
ml/kg
Liquido

. Vapore
saturo

saturo ,

--~

P ..:'.

V1 .

vv

57.83
70.14
84.55

0.001 033
0.001 036
0.001 040

2.828
2.361
1.982

Temperatura
scelta

Corrispondente
valore della
pressione di

saturazione

Volume
specifico
del liquido
saturo
Volume

specifico
del vapore
saturo

FIGURA 2.27

Particolare della Tabella A.4.

La quantit h1v chiamata entalpia di vaporizzazione o calore latente


di vaporizzazione. Essa rappresenta la quantit di energia necessaria per
vaporizzare l'unit di massa di un liquido saturo a una data temperatura o
pressione, e decresce all'aumentare della temperatura o della pressione
fino a ridursi a zero nel punto critico.

42
CAPITOLO 2
Le propriet
delle sostanze pure

T,C
T= 90c

ESEMPIO 2.1

Liquido
saturo

Un recipiente rigido contiene 50 kg di acqua in condizioni di liquido saturo alla


temperatura di 90C. Determinare la pressione nel recipiente e il suo volume.

v,

Soluzione Lo stato dell'acqua mostrato sul diagramma T-v in Figura 2.28.


Poich l'acqua in condizioni di saturazione, la pressione nel recipiente quella di
saturazione dell'acqua a 90C:
p= P..,owo= 70.14 kPa (Tabella A.4)
Il volume specifico del liquido saturo a 90C per l'acqua :
v =u, 0 90"0 =0.001036 m3/kg (Tabella A.4)
Il volume totale del recipiente :

FIGURA 2.28

V= mv= 50 x 0.001036

Schema e diagramma T-v


per l'Esempio 2.1.

=0.0518 m'

ESEMPIO 2.2

Una massa di 200 g di acqua, inizialmente in condizioni di liquido saturo, completamente vaporizzala alla pressione costante di 100 kPa. Determinare: a) la variazione di volume; b) la quantit di calore fornita all'acqua.
Soluzione a) La trasformazione subita dall'acqua riportata sul diagramma p-v
in Figura 2.29. La variazione del volume specifico durante il processo di vaporizzazione v,., pari alla differenza tra v e u, Ricavando questi due valori dalla Tabella A.4 in corrispondenza della pressione di 100 kPa, si ottiene:
v,. = v. - v, = 1.6940 - 0.001043 = 1.6930 m3/kg
e quindi:

p,kPa

'
p

Liquido

Vapore

saturo

saturo
100 kPa
p

=100 kPa

Si osservi che sono state considerate soltanto le prime quattro cifre di v, e trascurate le altre, perch u. fornito soltanto con quattro cifre significative. Se si fossero
utilizzate tutte le cifre di u, si sarebbe dovuto assumere u. =1.694000, cosa che
non necessariamente vera. Infatti potrebbe benissimo essere v = 1.694038,
visto che Il troncamento del valore a quattro cifre decimali d sempre 1.6940. Nel
risultato ottenuto, tutte le cifre sono significative; se, invece, non si approssimasse
v,. a 4 cifre decimali si otterrebbe v,. = 1.692957 che indicherebbe, erroneamente,
un risultato accurato alla sesta cifra decimale.

FIGURA 2.29
Schema e diagramma p-v
per l'Esempio 2.2.

Durante un processo di vaporizzazione, una sostanza esiste in parte come


liquido e in parte come vapore, costituendo una miscela di liquido saturo e di
vapore saturo (Figura 2.30). Per analizzare correttamente questa miscela
necessario conoscere le proporzioni della fase liquida e della fase vapore
nella miscela. A tal fine si definisce una nuova propriet, chiamata titolo,
pari al rapporto tra la massa di vapore e la massa totale della miscela:

b) La quantit di calore necessaria per vaporizzare l'unit di massa di una sostanza in condizioni di liquido saturo a una certa pressione l'entalpia di evaporazione
a quella pressione. Dalla Tabella A.4 in corrispondenza della pressione di 100 kPa
h,. =2258.0 kJ/kg; pertanto si ha che la quantit di calore fornita :

Le t:ibelle
delle propriet

poT

Punto critico

q,

"'~

x=!5!...
m, ..

"~
~

(2.3)

"'"'~

m, =m, +mv

dove

Il titolo, che ha significato soltanto nelle zone delle miscele sature, assume
valori compresi tra e 1. Infatti, il titolo di un sistema costituito solo da
liquido saturo O (o 0%), mentre quello di un sistema costituito solo da
vapore saturo I (o I 00% ). Va notato che il titolo pu essere una delle due
propriet intensive indipendenti necessarie per descrivere lo stato termodinamico delle miscele sature.
Le propriet di un liquido saturo sono le stesse sia che si trovi da solo
sia che si trovi in una miscela con il suo vapore saturo. La stessa cosa si
pu dire per le propriet del vapore saturo. Durante il processo di vaporizzazione, variano soltanto le quantit di liquido saturo e di vapore saturo, ma
non le loro propriet.
Una miscela satura pu essere trattata come un insieme di due sottosistemi, il liquido saturo e il vapore saturo. Tuttavia, pi comodo immaginare che le due fasi siano miscelate tra loro in modo da formare un miscuglio omogeneo (Figura 2.31), le cui propriet sono i valori medi delle
propriet della miscela satura liquido-vapore. Infatti, si consideri un recipiente che contenga una miscela di liquido e vapore saturi: se il volume
occupato dal liquido saturo V1 e il volume occupato dal vapore saturo
Vv, il volume totale V la loro somma:
V=

AV= 0.2 x 1.6930 = 0.3386 m3

~i

v,

La miscela satura liquido-vapore

~~.

Vapore

o,,..ci

saturo
Liquido

saturo

FIGURA 2.30
In una miscela satura liquido-vapore
le quantit di liquido e di vapore
definiscono il titolo x.

v; + Vv

Riferendosi ai volumi specifici, si ha:

m,vmed =mlv,+ mvvv


e sostituendo l'espressione m1 =m, - mv si ha:

m,vmed =(m,-m,) vi+ mvvv


Infine, dividendo per m,:

Vmed

v,
Liquido saturo

vmed= (1-x) V1 +xvv


dove x =mJ(m1 + m). Quest'ultima relazione pu anche essere espressa
nella forma:

mh,. = 0.2 X 2258 = 451.6 kJ


vmcd

= v, + xv,v (m3/kg)

Miscela
satura
..
liquido-vapore

FIGURA 2.31
In una miscela satura si pu immaginare
che le due fasi siano miscelate tra loro
in modo da formare
un miscuglio omogeneo.

44

dove

CAPITOLO 2
Le propriet
delle sostanze pure

Prima di ripetere per le altre propriet termodinamiche il ragionamento sin


qui fatto per il volume specifico, opportuno soffermarsi sul titolo. Esso
legato, sia sul diagramma p-v sia sul diagramma T-v, alla distanza del
punto rappresentativo della miscela satura dai punti rappresentativi del liquido saturo e del vapore saturo sulle due curve limite. Infatti, se si risolve
la relazione precedente rispetto a x si ottiene:
X= l)med - 1)1

V1v
Questa relazione permette di affermare che a una determinata temperatura o pressione il titolo di una miscela satura, avente volume specifico vm,
dato dal valore della frazione avente per numeratore la distanza del punto
rappresentativo dello stato della miscela da quello rappresentativo del liquido saturo e per denominatore la distanza tra i punti degli stati del liquido saturo e del vapore saturo: per esempio, il punto rappresentativo dello
stato di una miscela satura con un titolo del 50 per cento si trova al centro
del segmento congiungente i punti rappresentativi del liquido saturo e del
vapore saturo.
Ripetendo per l'energia interna e l'entalpia la stessa analisi fatta per il
volume specifico, si hanno:
umed = (1 -x) u1+ xuv = u1+ x (u 0- u1) = u1+ xu 10 (J/kg)
hmed = (1 -x) h1+ xh 0 =h1+X (h 0 - h1) =h1+ xh 10 (J/kg)
Le espressioni precedenti hanno tutte la stessa forma:
Ymed =(I -X) Y1 + xyv =Y1 +X (yv-Y1)

poT

dove y pu essere v, u o h. Il pedice "med" (che indica il valore "medio")


generalmente tralasciato per semplicit. Va notato che i valori medi delle

Liquido saturo

propriet delle miscele sono sempre compresi tra i valori delle propriet
del liquido saturo e quelli del vapore saturo (Figura 2.32):

V1

Y1 :s;ymed s;yv

Le relazioni precedenti sono particolarmente utili quando, per una maggiore precisione nel valutare le propriet delle miscele sature, si usano
tabelle anzich diagrammi.
V

FIGURA 2.32

A una detenninata temperatura o


pressione i valori di v di una miscela
satura liquido-vapore sono compresi
tra i valori di V1 e V,.

2 Il vapore surriscaldato
Nei diagrammi p-v e T-v, a destra della curva limite superiore le sostanze
esistono come vapori surriscaldati. In tale zona temperatura e pressione non
sono pi propriet dipendenti e perci possono essere convenientemente utilizzate per rappresentare lo stato termodinamico di una sostanza pura. A
pressioni sufficientemente inferiori a quella critica o a temperature suffi-

45
Le tabelle
delle

prui,i11d

3 Il liquido sottoraffreddato
Le propriet di un liquido sottoraffreddato si possono ritenere indipendenti dalla pressione poich un aumento della pressione pari a 100 volte spesso causa variazioni minori dell' 1 per cento.
In mancanza di dati, con buona approssimazione si pu considerare il
liquido sottorajfreddato come liquido saturo alla stessa temperatura (Figura 2.33), poich le propriet del liquido sottoraffreddato dipendono dalla temperatura pi che dalla pressione. Per liquidi sottoraffreddati in generale si ha:

Fissati i valori di p e T
Vi= Vl@T
U=i Ul@T

h = hl@T

Y"'Y1@r

dove y pu essere v, u o h. Di queste tre propriet, lentalpia h quella pi


sensibile alle variazioni di pressione, tanto che la precedente approssimazione, mentre d luogo a errori trascurabili nella valutazione di v e u, pu
comportare a volte errori inaccettabili nella valutazione di h. Tuttavia a
pressioni molto elevate l'errore nella valutazione dell'entalpia pu essere
ridotto significativamente con la relazione:
h"' hl@ T + v, (p - P,,)

dove p ,., la pressione di saturazione alla temperatura considerata.

=Y1 + xylv

Vapore saturo

u.

cientemente superiori a quella critica, i vapori surriscaldati possono essere


trattati come gas peifetti, il cui comportamento verr ampiamente discusso
nel prossimo paragrafo. Se non possibile fare questa approssimazione,
necessario utilizzare i diagrammi di stato o le tabelle delle propriet.

Gli stati termodinamici di riferimento e i valori di riferimento


Poich i valori dell'energia interna, dell'entalpia e dell'entropia non possono essere misurati direttamente, essi vengono calcolati partendo da propriet misurabili mediante opportune relazioni tra propriet termodinamiche.
Va notato che tali relazioni forniscono le variazioni delle suddette propriet e non i valori che queste assumono nello stato termodinamico d'interesse. I valori delle propriet possono essere ricavati fissando un opportuno
stato di riferimento e assegnando valore nullo a una o pi propriet in
questo stato: per esempio, lo stato di riferimento per lacqua quello del
liquido saturo a O.O l C, cui si assegna il valore zero sia ali' energia interna
sia ali' entropia.
Si pu osservare che in base allo stato di riferimento scelto alcune propriet possono assumere anche valori negativi e tabelle delle propriet di
una stessa sostanza possono fornire valori differenti di u, h e s nello stesso
stato come conseguenza della scelta di un diverso stato di riferimento. Poich in termodinamica interessano le variazioni delle propriet, la scelta
dello stato di riferimento non ha conseguenze nei calcoli purch si utilizzino tabelle e/o diagrammi aventi lo stesso stato di riferimento.

FIGURA 2.33

Un liquido sottoraffreddato pu essere


considerato come un liquido saturo
alla stessa temperatura.

2.7111 L'EQUAZIONE DI STATO DEI GAS PERFETTI

46

I valori delle propriet delle sostanze pure sono elencati in corrispondenza


di vari stati termodinamici in apposite tabelle, che sicuramente forniscono
dati molto accurati ma spesso sono poco pratiche da utilizzare. Sarebbe pi
agevole disporre di semplici relazioni tra le propriet, che siano anche suf. ficientemente generali e precise.
Nel caso di sistema termodinamico costituito da una sostanza pura le
equazioni che legano tre propriet termodinamiche intensive (per esempio: pressione, temperatura e volume specifico) sono chiamate equazioni
di stato. Tra le numerose equazioni di stato, la pi semplice e pi nota
quella dei gas perfetti che permette di correlare temperatura, pressione e
volume specifico di un gas con buona precisione in una zona opportunamente individuata.
I termini gas e vapore sono spesso utilizzati come sinonimi: per consuetudine la fase aeriforme di una sostanza prende il nome di gas quando la sua
temperatura superiore a quella critica per cui essa non pu essere condensata
a temperatura costante; in caso contrario si parla, invece, di vapore.
Nel 1662, l'inglese Robert Boyle, durante i suoi esperimenti, osserv
che a temperatura costante la pressione dei gas inversamente proporzionale al loro volume specifico. Successivamente, nel 1802, i due francesi Jacques
Charles e Joseph Gay-Lussac determinarono, sempre sperimentalmente, che
a basse pressioni il volume specifico di un gas proporzionale alla sua temperatura assoluta. Pertanto, tenendo conto di queste variazioni, si ottiene:

CAPITOLO 2
Le propricl
delle sostanze pure

p=R(~)
ovvero:
py_=l.ff;

. (2.4)

dove p la pressione assoluta, T la temperatura assoluta, v il volume specifico e Runa costante di proporzionalit detta costante del gas. All'Equazione 2.4 si d il nome di equazione di stato dei gas perfetti, per cui si
dir che un gas perfetto se obbedisce a questa relazione.
La costante del gas R differente per ogni gas (Tabella 2.3) ed pari a:

di azoto 28 kg. Da questa definizione deriva immediatamente che la


massa di un sistema pari al prodotto della massa molare M per il numero di kilomoli N:
m

=MN

(kg)

47
'!WfS_ !S

L'equazione di stato
dei gas perfetti

(2.7)

I valori di R e M per numerose sostanze sono riportati nella Tabella A. I .

L'equazione di stato dei gas perfetti pu essere scritta in varie forme:


V
V=m
mR=MNR=NRu
V=Nff.

Per unit
di mole

' Per unit


di massa

pV=mRT

(2.8)

pV=NR T

(2.9)

pfJ = RJ

(2.10)

"

dove fJ il volume di una kilomole, detto volume specifico molare (m3/kmol).


Nel testo, tutte le grandezze riferite a 1 kilomole verranno indicate sempre
con un simbolo soprassegnato (Figura 2.34 ).
Se si scrive l'Equazione 2.8 per una determinata massa di un gas perfetto in due stati termodinamici differenti, si pu verificare che le propriet
sono legate tra loro dalla relazione:
PiVi = P2V2
T2
7;

v,m3/kg
u,kJ/kg
h, kJ/kg

'

ii, ni'ikmol
u,kJ/kmol

li,kJ/kmol

FIGURA 2.34

Le grandezze riferite alla kilomole sono


indicate con un simbolo soprassegnato.

(2.11)

Un gas perfetto, che, come si detto, obbedisce all'equazione Pv =RT,


una sostanza ideale (Figura 2.35). stato rilevato sperimentalmente che
l'equazione di stato dei gas perfetti approssima il comportamento p-v-T dei
gas reali solo a bassa densit, vale a dire nel caso di basse pressioni ed elevate temperature. Questo argomento sar oggetto del prossimo paragrafo.
Nelle applicazioni pratiche molte sostanze aeriformi come laria, lazoto,
lossigeno, lidrogeno, lelio, largon, il neon, il kripton e persino alcuni
gas pi pesanti, come l'anidride carbonica, possono essere trattati come
gas perfetti senza commettere errori significativi (spesso inferiori ali' 1 per
cento), al contrario, nel caso di sostanze aeriformi dense, come il vapor
d'acqua negli impianti a vapore e il vapore dei refrigeranti negli impianti
frigoriferi, necessario utilizzare le tabelle delle propriet.

FIGURA 2.35

L'equazione di stato dei gas perfetti


spesso non applicabile ai gas reali:
quindi occorre usarla con accortezza

ESEMPIO 2.3
Determinare la massa di aria contenuta in un ambiente confinato di dimensioni
4 m x 5 mx 6 m, alla pressione di 100 kPa e alla temperatura di 25C (Figura 2.36).

dove:
TABELLA 2.3
Valori della costante R per alcuni gas

Gas
Aria
Elio

Argon
Azoto

R, kJ/(kg . K)
0.2870
2.0769
0.2081
0.2968

Ru

= 8314

J/(krnol K)

(2.6)

ha lo stesso valore per tutti i gas ed detta costante universale dei gas
perfetti; M la massa molare del gas.
La massa molare M pu semplicemente essere definita come la
massa, in kg, di una kilomole di sostanza: per esempio, dire che la massa molare dell'azoto M = 28 kg/kmol significa che la massa di 1 kmol

Soluzione Nelle condizioni assegnate l'aria pu essere trattata come un gas


perfetto. Poich la costante del gas R = 287 J/(kg K) (Tabella A.1 ), la temperatura assoluta T =25 273 =298 K e il volume V= 120 m'. sostituendo questi
valori nell'equazione di stato dei gas perfetti si ricava la massa di aria contenuta
nell'ambiente:
100x120
pV
143.3kg
m
RT 0.287x198

=- =

p=IOOkPa
T 25'C
m=?

FIGURA 2.36

Schema per l'Esempio 2.3.

48

Il vapor d'acqua un gas perfetto?

CAPITOLO 2
Le propriet
delle sostanze pure

A questa domanda non si pu rispondere con un semplice s o no, perch


occorre valutare l'errore che si commette nel trattare il vapor d'acqua come
un gas perfetto. Questo errore calcolato e riportato in Figura 2.37. Si pu
notare che a pressioni inferiori a 10 kPa il vapor d'acqua pu essere trattato come un gas perfetto indipendentemente dalla temperatura con un errore trascurabile (minore dello 0.1 per cento). A pressioni pi elevate, invece, l'approssimazione comporta errori inaccettabili (anche oltre il 100 per
cento), in particolare in vicinanza del punto critico e della curva limite
superiore. Per esempio, il vapor d'acqua contenuto nell'aria pu essere
trattato come un gas perfetto, senza commettere errori significativi, nelle
applicazioni che riguardano il condizionamento dell'aria, poich la pressione del vapor d'acqua molto bassa, mentre questo non possibile negli
impianti a vapore dove la pressione generalmente molto elevata.

T
i

2.8 ~ IL FAITORE DI COMPRESSIBILIT. UNA MISURA


DELLO SCOSTAMENTO DAL COMPORTAMENTO
DI GAS PERFEITO*

49
Il fattore di compressibilit.
Una misura dello scoshlmcnto
dal comportamento d f;!:<IS perfetto

L'equazione di stato dei gas perfetti molto semplice e, quindi, comoda da


usarsi. Purtroppo, come mostra la Figura 2.37, i gas reali in vicinanza della
zona delle miscele sature liquido-vapore e del punto critico si allontanano
in maniera significativa dal comportamento dei gas perfetti. Questo scostamento, assegnate la temperatura e la pressione, pu essere accuratamente
calcolato introducendo un fattore di correzione, chiamato fattore di
compressibilit Z e definito dall'espressione:

2:ptf

. (2.12)

pv=ZRT

(2.13)

RT_ _

ovvero da:

Il fattore di compressibilit pu anche essere espresso dalla relazione:


T, C

\
\

1.3

o.o

0.8
I
\
\
\
I
I
I
I
\
\

o.o

o.o

O.I

PER ETTO

GA

o.o

O.I

o.o

\
\
\
\
\

2.6

o._2 ... o.o

\
\

\
\

o.o .
"

I
\
\
I
\
\

o.o

0.5
\

dove v,. RT/p il volume specifico che si ottiene applicando l'equazione


dei gas perfetti. Si pu notare che Z vale I per un gas perfetto, mentre per
un gas re(lle pu essere maggiore o minore di 1 (Figura 2.38): in particolare, quanto pi il valore di Z differisce dall'unit, tanto maggiore lo scostamento del gas dal comportamento dei gas perfetti.
In pratica il comportamento di un gas si pu approssimare a quello dei
gas perfetti in condizioni di pressioni basse e di temperature elevate rispetto alla pressione e alla temperatura critiche. Inoltre gas differenti assumono un comportamento molto simile tra loro se si fa riferimento ai valori di
pressione e di temperatura normalizzati rispetto ai valori critici.
A parit di temperatura e di pressione, i valori del volume specifico e,
quindi, di Z possono variare notevolmente da gas a gas. Definite, invece, la
pressione e la temperatura normalizzate rispetto ai valori critici:
-

'

--

,..-..

"'?'~~-,,,..,._,_

o.o

'

'~- ;;--

FIGURA 2.37

o.o

'

FIGURA 2.38

Il fattore di compressibilit vale 1


per i gas perfetti.

___:____

e ;'TR= r."',..

' PR =L 0
Pa

\
\

Errore in percentuale Jv - v,""' J/ v


commesso nel considerare
il vapor d'acqua come gas perfetto
e regione in cui il vapor d"acqua
pub essere trattato come gas perfetto
con un errore inferiore al!" I per cento.

(2.14)

7.4

o.o

o.o

0.5
\
\
\
\
\
\
l
\
\

:Z:cr .

che prendono i nomi, rispettivamente, di pressione ridotta e di temperatura ridotta, risulta valida la legge degli stati corrispondenti, secondo
cui, a parit di temperatura e pressione ridotte, tutti i gas hanno approssimativamente Io stesso valore del fattore di compressibilit Z e, quindi,
eguale volume specifico (Figura 2.39).
Esaminando la Figura 2.40, che riporta i valori di Z ricavati sperimentalmente per numerose sostanze in funzione di pR e di TR' si pu notare"Che

* Il paragrafo pu essere saltato senza perdere la continuit della trattazione.

p
p=R
Per

valore

= pertutt1
identic?
i gas

FIGURA 2.39

A parit di temperatura e pressione


ridotte tutti i gas hanno lo stesso valore
del fattore di compressibilit
(legge degli stati corrispondemi).

51

I.I

ESEMPIO 2.4
SI determini il volume specifico del refrigerante R-134a alla pressione di 1 MPa e
alla temperatura di soc utilizzando: a) l'equazione di stato dei gas perfetti; b) il
diagramma generalizzato del fattore di compressibilit. Si confrontino poi i risultati
ottenuti con il valore effettivo di 0.02171 m3/kg determinando gli errori commessi.

R-

TR=!l.50

0.8
X

Soluzione
Dalla Tabella A.1 si ricavano la costante del gas, la pressione critica
e la temperatura critica del refrigerante R-134a:
T

1x X!

R = 81.5 J/(kg K)
p" = 4.067 MPa

0.7

li fattore di compressibilit.
Vna misura dello scostamento
dal comportamento di gas perfotto

COMPORTAMENTO
DA GAS PERFETTO
COMPORTAMENTO
DA GAS NON PERFETIO

T"=374.3K

~'~
Il

a) Ipotizzando il comportamento di gas perfetto, il volume specifico risulta:

0.6

RT
p

V=-=
0.5

81.5x323
106

-0.02632m /kg

e, quindi, l'errore commesso vale in questo caso:

x Metano
o Etilene

0.3

A.

Isopentano
n-Eptano

Etano

Il Azoto

o Propano
on-Butano

0.2

O.I

(0.02632-0.02171) =0.212=21.0%
0.02171

Legenda:

0.4

0.5

I.O

1.5

2.0

2.5

3.0

3.5

4.0

4.5

5.0

5.5

e Anidride carbonica
Acqua

6.0

6.5

7.0

Pressione ridotta pR

b) Utilizzando il diagramma generalizzato del fattore di compressibilit per determinare il fattore correttivo Z, necessario calcolare la pressione e la temperatura
ridotte:

PR =-=--=0.246
Pa 4.067
T =R

T,,

FIGURA 2.42
Il comportamento dei gas reali
si allontana da quello del gas perfetto
soprattuno in prossimit
del punto critico.

323
= - - = 0.863
374.3

Dal grafico di Figura A.13 si ricava Z = 0.84 e quindi:

v = Zv~ = 0.84 x 0.02632 = 0.02211


FIGURA 2.40
Valori del fattore di compressibilit Z
per vari gas (Gour-Jen Su, "Modified
Law of Corresponding States", lnd. Eng.
Chem., lntem. Ed., 38: 803, 1946).

p...,O

i gas obbediscono ragionevolmente bene alla legge degli stati corrispondenti. II diagramma generalizzato del fattore di compressibilit, utilizzabile per tutti i gas (Figura A.13), si ottiene poi dalla interpolazione di
tutti i dati sperimentali.
L'uso del diagramma generalizzato del fattore di compressibilit richiede la conoscenza delle propriet della sostanza nel punto critico e fornisce risultati con un errore massimo di qualche unit per cento. Esaminando questo diagramma si possono fare le seguenti osservazioni:
1 A pressioni molto basse (pR << 1), i gas si comportano come gas perfetti
indipendentemente dalla temperatura (Figura 2.41).

FIGURA 2.41
A pressioni molto basse tutti i gas
si comportano come gas perfetti
(indipendentemente dalla loro
temperatura).

2 A temperature elevate (TR > 2), i gas si comportano come gas perfetti
indipendentemente dalla pressione.
3 Lo scostamento del comportamento di un gas reale da quello dei gas perfetti massimo in vicinanza del punto critico (Figura 2.42).

m'lk~

L'errore, in questo caso, risulta inferiore al 2 per cento. Questo esempio mostra
come in mancanza di dati tabellati esatti si pu utilizzare il diagramma generalizzato del fattore di compressibilit, ottenendo risultati abbastanza prossimi alla
realt.

Se invece di p e T sono noti p e v, o T e v, si pu comunque usare il


diagramma generalizzato del fattore di compressibilit per determinare la
terza propriet facendo ricorso a un tedioso procedimento iterativo. Si pu
notare per che sul diagramma generalizzato del fattore di compressibilit
sono riportate anche le linee a v'R, volume specifico ridotto ideale costante, che permettono di determinare Te p senza calcoli iterativi. Questa
n~ova propriet ridotta, legata a T" e p" anzich a vcr, definita dalla relaz10ne:

FIGURA 2.43
Il valore del fattore di compressibilit
pu essere calcolato anche in funzione
dip,e v,.

52
CAPITOLO 2
Le propriet
delle sostanze pure

H,0
T=
V=

315.6C

0.032 m3/kg

p =?

FIGURA 2.44
Schema per l'Esempio 2.5.

ESEMPIO 2.5
Si determini la pressione del vapor d'acqua alla temperatura di 315.6C e di
volume specifico pari a 0.032 m'/kg utilizzando: a) l'equazione di stato dei gas
perfetti; b) il diagramma generalizzato del fattore di compressibilit. Si confrontino i risultati con il valore effettivo di 6.89 MPa.
Soluzione
Uno schema del sistema mostrato in Figura 2.44. Dalla Tabella
A.1 si ricavano la costante del gas, la pressione critica e la temperatura critica del
vapor d'acqua:

R = 0.4615 kJ/(kg K)
P., = 22.09 MPa
T., =647.3K

riportano di seguito tre: l'equazione di van der Waals, una delle prime;
l'equazione di Beattie-Bridgeman, una delle pi note che fornisce risultati
di precisione sufficiente; l'equazione di Benedict-Webb-Rubin, una delle
pi recenti in grado di dare risultati molto precisi.

53
Le altre equazioni
di stato

L'equazione di stato di van der Waals


L'equazione di stato di van der Waals, proposta nel 1873, contiene due
costanti che possono essere determinate conoscendo le propriet della sostanza nel punto critico. La sua forma :

a) Assumendo valido il comportamento dei gas perfetti, la pressione risulta essere:

P= RT = 461.5x588.8 = 8 .4 9 MPa
V
0.032
Pertanto, considerando il vapor d'acqua come gas perfetto, si ha un errore pari a

(8.49 - 6.89)/6.89 = 0.232 = 23.2%.


b) Utilizzando il diagramma generalizzato del fattore di compressibilit per determinare il fattore correttivo Z necessario calcolare la temperatura ridotta e il volume
specifico ridotto ideale:
p,MPa
Effettivo
6.89
Diagramma
generalizzato 7.07
Gas perfetto 8.49
(Esempio 2.5)

FIGURA 2.45
li diagramma generalizzato del fattore
di compressibilit permette di avere
risultati che in generale si discostano di
qualche percento dai valori sperimentali.

van der Waa/s


Berthelet
Redlich-Kwang

T
588.8
T = - = - - =0.9
R
r;, 647.3
V
0.032
v' = - - - =
=2.4
R
RT.,lp"
461.5x647.3/22.09x106

Dal diagramma di Figura A.13 si ricava pR = 0.32, per cui la pressione del vapor
d'acqua risulta:

Viriate

FIGURA 2.46
Alcune delle equazioni di stato proposte.

dP
-O e
( dV )i.=Ta=cost -

(2.18)

Utilizzando l'equazione di van der Waals per calcolare le derivate ed


eliminando v'"', si ottiene:

P = PRPa =0.32 X 22.09 X 106 = 7.069 X 106 Pa


2

Utilizzando il diagramma generalizzato del fattore di compressibilit, l'errore si ri


duce dal 23 al 2.6 per cento, valore accettabile nella maggior parte delle applica
zioni nel settore dell'ingegneria (Figura 2.45). Si noti che un diagramma di pi
grandi dimensioni potrebbe fornire una migliore precisione riducendo gli errori di
lettura. Si osservi, inoltre, che in questo problema non stato determinato il valore
di Z poich sul diagramma si pu leggere direttamente il valore di pR.

2.911 LE ALTRE EQUAZIONI DI STATO*

BeattieBridgeman
Benedict-W ebb-Rubin
Strobridge

Van der Waals volle migliorare l'equazione di stato dei gas perfetti
considerando gli effetti delle forze intermolecolari e del volume occupato
dalle molecole. Infatti, il termine alv2 tiene conto delle forze di attrazione
intermolecolari, mentre il termine b tiene conto del volume occupato dalle
molecole del gas.
Per la determinazione delle due costanti contenute nell'equazione di
van der Waals si pu osservare che nel diagramma p- v le isoterme critiche
hanno un flesso con tangente orizzontale nel punto critico (Figura 2.47) e
che, quindi, le derivate prima e seconda di p rispetto a v nel punto critico
devono essere nulle:

L'equazione di stato dei gas perfetti molto semplice, ma ha un campo di


applicabilit limitato. Sarebbe utile, invece, disporre di equazioni di stato
in grado di rappresentare con buona precisione il comportamento delle
sostanze in una zona pi grande della superficie p-v-T. Tra le tante equazioni proposte, pi complicate di quella dei gas perfetti (Figura 2.46), se ne

* Il paragrafo pu essere saltato senza perdere la continuit della trattazione.

a = 27 R T~
64 Per

e b = RT,,,
(2.19)
8 Per
relazioni che permettono .di calcolare le costanti a e b di ogni sostanza di
.
cui si conoscano le propriet termodinamiche nel punto critico.
La precisione dell'equazione di stato di van der Waals spesso inadeguata, ma pu essere migliorata calcolando i valori di a e di b con riferimento alle reali caratteristiche del gas in un campo pi esteso anzich nel
solo punto critico. Malgrado le sue limitazioni, l'equazione di van der Waals
ha un valore storico poich costitu uno dei primi tentativi di espressione
analitica del comportamento dei gas reali.

L'equazione di stato di Beattie-Bridgeman


L'equazione di Beattie-Bridgeman, proposta nel 1928, contiene cinque costanti determinate sperimentalmente:

FIGURA 2.47
Per una sostanza pura l'isoterma critica
presenta un flesso con tangente orizzontale
in corrispondenza del punto critico.

--------------------

-.

----

54

T.K

t!:

CAPITOLO 2

Le propriet

delle sostanze pure

(2.21)

dove:

t!:

52

t!:

t!:

t!:

a:

~
N

t!:

''

w:~"e';~,_:.,,.

o
0.0%-van dcr Waals (in alto)
0.0%-Beanie-Bridgeman (in mezzol
0.0%-Benedict-Webb-Rubin (in bass(l1

300

Nella Tabella A.12a sono riportate le costanti dell'equazione di BeattieBridgeman per varie sostanze. L'equazione d Beattie-Bridgeman su~fi
cientemente precisa per densit dei gas sino all'80 per cento della densit
nel punto critico.
200

L'equazione di stato di Benedict-Webb-Rubin


Nel 1940 Benedict, Webb e Rubin portarono a otto il numero delle costanti
dell'equazione di Beattie-Bridgeman, che assunse l'espressione:
van der Waals: 2 costanti.
Precisa in un campo limitato
Beatrie-Bridgeman: S costanti.
Precisa per p S O.Spcr

Benedici Webb-R11bin: 8 costanti.


Precisa per p S 2.Sp.,

Strobridge: 16 costanti.
Pi utile per elaborazioni
al calcolatore

.. P~ R?'+(~).:/~!f:~Tc~} "22' : ~~~3~a'(+ ~~ .


V

.:
"";<,~,;._1-,_::-

(1

V.

<

: '..

100

i;:;?$~;;

>1001<

+ L)e-"rft7'

>100%

; uz . '. .. ,\

>IOO'

Nella Tabella A. l 2b sono riportati i valori delle costanti dell' equazione di Benedict-Webb-Rubin, che pu essere utilizzata per descrivere il comportamento dei gas reali per densit fino .a 2.5 volte la densit ~e! punto
critico. Nel 1962, Strobridge estese ultenormente questa equaz10ne portando il numero delle costanti a 16 (Figura 2.48).

L'equazione di stato del viriale


FIGURA 2.48

Equazioni di stato complesse


rappresentano il comportamento dei gas
con maggior precisione
e in un campo pi vasto della superficie
caratteristica p-v-T.

L'equazione di stato di una sostanza pu essere espressa in forma di serie


con una relazione del tipo:

Questa equazione chiamata equazione di stato del viriale, e


coefficienti a(T), b(T), c(T) ecc., funzioni soltanto della temperatura, s1
chiamano coefficienti del viriale. Questi coefficienti possono essere determinati sperimentalmente oppure teoricamente co~ !a mecc~nic~ stati~t!ca.
Si pu notare che, se la pressione tende a zero, tutti 1coeffic1ent1 del vmale
si annullano e lequazione di stato si riduce a quella dei gas perfetti.
Con un sufficiente numero di termini lequazione di stato del viriale
pu rappresentare con buona precisione il comportamento di una sostanza
in un'ampia zona della superficie caratteristica p-v-T.
Pu essere utile ricordare che tutte le equazioni di stato presentate
possono essere applicate soltanto alla fase aeriforme delle sostanze e

pertanto non possono essere usate per i liquidi o per le miscele sature
liquido-vapore.
Le equazioni di stato complesse, che descrivono abbastanza bene il
comportamento p-v-T delle sostanze, possono essere facilmente utilizzate
con l'uso di calcolatori elettronici, mentre per calcoli manuali preferibile
usare le tabelle delle propriet o equazioni di stato pi semplici. Ci
particolarmente vero quando si debba calcolare il volume specifico delle
sostanze poich il calcolo va fatto per tentativi, essendo tutte le equazioni
analizzate implicite in v. La precisione delle equazioni di stato di van der
Waals, di Beattie-Bridgeman e di Benedict-Webb-Rubin illustrata nella
Figura 2.49. Risulta evidente dalla figura che l'equazione di stato che fornisce risultati pi precisi quella di Benedict-Webb-Rubin.

ESEMPIO 2.6
Si determini la pressione dell'azoto avente alla temperatura T = 175 K il volume specifico
0.00375 m3/kg, utilizzando: a) l'equazione di stato dei gas
perfetti; b) l'equazione di stato di van der Waals; e) l'equazione di stato di

v=

FIGURA 2.49

jv-v.,jtv

Errore in percentuale
per tre diverse equazioni di stato
nel caso di azoto.

56
CAPITOLO 2
Le propriet
delle sostanze pure

Beattie-Bridgeman; d) l'equazione di sta!o di Benedict


-We.bbRubin .. Si con
frontino i risultati ottenuti con il valore d1 10 MPa, determin
ato sperimen tai
mente.
Soluzion e
a) Utilizzando l'equazione di stato dei gas perfetti, la pressione
del
gas risulta essere:

P= RT =

= 13.860 MPa

0.00375

con un errore del 38.6 per cento.

b) Con l'Equazione 2.19 si determinano, per t'azoto, i parametr


i dell'equazione di
van der Waals:

a= 175 m Pa/kg
b = 0.00138 m3ikg
Dall'Equazione 2.17 si ottiene poi:

RT
a
p= - - - - = 9.465 MPa
v-b v 2

mvapore

mrotate

e) Dalla Tabella A.12a si ricavano i parametri dell'equazione


di

Beattie-Bridgeman:

A= 102.29
8=0.053 78
C=4.2x 104

Poich
=Mv= 28.013 x 0.00375 0.10505 m3/kmol, sostituendo i valori
cos
determinati nell'Equazione 2.20, si ottiene:

R.T(1-~)(v+B)-~
u2

57

Una sostanza pura una sostanza che in ogni suo punto ha la


stessa composizione chimica. Una sostanza pura pu esistere in different
i fasi a seconda del suo contenuto di energia. Una sostanza in fase liquida
che non
sia in procinto di evaporare prende il nome di liquido sottoraff
reddato,
mentre una sostanza in fase vapore che non sia in procinto di
condensare
prende il nome di vapore surriscaldato.
Durante un cambiamento di fase, la temperatura e la pressione
di una
sostanza pura sono propriet dipendenti l'una dall'altra. Infatti,
fissata la
pressione, una sostanza evapora a una temperatura ben precisa che
si chiama
temperatura di saturazione; analogamente, fissata la temperatura,
una so
stanza evapora a una ben precisa pressione, detta pressione di saturazio
ne.
Durante il cambiamento di fase, il liquido e il vapore coesistono in
equilibrio e prendono i nomi, rispettivamente, di liquido saturo e di vapore
saturo.
In una miscela satura liquido-vapore, la frazione massica della
fase
vapore prende il nome di titolo ed pari a:

x=--

con un errore del 5.4 per cento.

P=

2.1 O u SOMMARIO

vr'

=10.110 MPa

con un errore dell'1.1 per cento.

d) Dalla Tabella A.12b si ricavano i parametri dell'equazione


di BenedictWebb
Rubin:
a 2.54
A0 = 106.73
b = 0.002328
= o.04074
C = 7.379 X 104
C0 = 8.164 X 105
a 1.212 x 1o-<
= 0.0053

s.

Sostituendo questi valori nell'Equazione 2.22, si ottiene:

)1

1 Y)

2
RT (
C
bR0 T-a aa
_....!!. - + - - - + - + 3e
P =-"-+
2 ( +-=;- e.,/u
u2 BRT-A
ou
or2u
2
va
usur
v

= 10.009 MPa
con un errore di 0.09%, che dimostra la notevole precision
e dei risultati forniti dal
l'equazione di stato di Benedict-WebbRubin.

Il titolo pu assumere valori compresi tra O (solo liquido saturo)


e 1 (solo
vapore saturo) e non ha alcun significato nelle zone di liquido
sottoraffreddato e di vapore surriscaldato.
In assenza di dati sui liquidi sottoraffreddati, un'approssimazio
ne di
carattere generale quella di trattare il liquido sottoraffreddato
come liquido saturo alla stessa temperatura:

dove y sta per v, u o h.


Lo stato in cui la vaporizzazione di una sostanza non pi un processo
distinguibile prende il nome di punto critico. A pressione costante
, superiore a quella critica, le sostanze passano dalla fase liquida alla
fase vapore
in maniera graduale e uniforme.
Tutte e tre le fasi di una sostanza coesistono in equilibrio lungo
la linea
tripla, individuata da un ben preciso valore sia della temperatura sia
della
pressione.
Un liquido sottoraffreddato ha valori di v, u e h inferiori a quelli
del
liquido saturo alla stessa temperatura o pressione. Analogamente,
un vapore surriscaldato ha valori di v, u e h superiori a quelli del vapore
saturo
alla stessa temperatura o pressione.
Nel caso di un sistema termodinamico costituito da una sostanza
pura,
le equazioni che legano tre propriet termodinamiche intensiv
e (per esempio: pressione, temperatura e volume specifico) sono chiamat
e equazioni
di stato: la pi semplice e nota lequazione di stato dei gas perfetti:

pv=RT
dove R la costante del gas. Questa equazione pu essere usata
per i gas
perfetti, che sono sostanze ideali.

Sommario

I
58
CAPITOLO 2
Le propriet
dl'lle sostanze pure

I gas reali hanno un comportamento simile a quello dei gas perfetti


soltanto a pressioni relativamente basse e temperature elevate.
Per tenere conto dello scostamento del comportamento dei gas reali da
quello dei gas perfetti si pu utilizzare il fattore di compressibilit Z, definito da:

Z= pV
RT

o Z=~
Vi<i

Il fattore di compressibilit Z approssimativamente lo stesso per tutti i gas


a parit di pressione ridotta e temperatura ridotta, che sono definite dalle
espressioni:

TR =I_ e PR = ..!!_
T.:r
Per
dove p" e T" sono, rispettivamente, la pressione e la temperatura critiche.
Quanto appena affermato il contenuto della legge degli stati corrispondenti.
Per determinare la pressione o la temperatura di una sostanza, di cui
noto il volume specifico, si usa il diagramma generaliv.ato del fattore di
compressibilit, che riporta anche i valori del volume specifico ridotto ideale, definito come:

Il primo principio

della termodinamica:
i sisteIUi chiusi

V
V'R----

- RJ;,r/Per.

Il comportamento p-v-T delle sostanze pu essere rappresentato, con


pi precisione, da equazioni di stato pi complesse dell'equazione di stato
dei gas perfetti, tra le quali vi sono:

(p+ :

van der Waals:

)<v-b)=RT

27 R 2T 2
RT.:r
a= _
__
er
e b= -864 Per
Per

dove

c_)<v +B)-~
vi

Beattie-Bridgeman:

P = R"T ( 1__

dove:

A=A0 (1-~)

vi

VT3
e

B=B0 (1-~)

Benedict-Webb-Rubin:
p=

~; + (B RuT-A ~~) vi
0

aa

+-

u6

0 -

bRuT-a

v3

c
r ,-,
+ - - (1 + - ) e-Y V
v3T2
vi

Nella Tabella A.12 sono riportate per varie sostanze le costanti delle equazioni di Beattie-Bridgeman e di Benedict-Webb-Rubin.

Il primo principio d:lla termodinamica, che pu essere considerato sem-

~hcement~ un en~nc1ato de.1prin~ipio di conservazione dell'energia, assensce che 1.energ~a totale d1 un sistema una propriet termodinamica. In

questo capitolo s1 studier il trasferimento di energia sotto forma di calore


e la~oro, le modalit di trasmissione del calore e del lavoro; si arriver in
m~m:ra ~radu~e alla relazione che esprime il primo principio per i sistemi
chiusi; s1 defimranno i calori specifici e si otterranno relazioni per espri~er~ l'energia interna e l'entalpia dei gas perfetti per mezzo di calori spec~fic1 e tem?era~re. Tale app~occio sar applicato anche ai solidi e ai liquidi: appro.ss1mat1 ~ sostanze 111compressibili. Saranno, infine, considerati
gh asp:ttl termodmamici dei sistemi biologici per fornire alcuni chiarimenti
sulle diete e sull'esercizio fisico.

3.1 !! INTRODUZIONE AL PRIMO PRINCIPIO


DELLA TERMODINAMICA

60
CAPITOLO 3
U primo principio
della termodinamica:
i sistemi chiusi

Contorno del sistema

;r-&---------;I
I
I
:l
il
!,

SISTEMA

CHIUSO

Calore

......-:-Lavoro

(m =costante)

,I
,I

L_____________

I
I
I

FIGURA 3.1

L'energia pu attraversare il contorno


di un sistema chiuso sotto fonna
di calore e lavoro.

FIGURA 3.2

Il calore trasmesso dai corpi caldi


" quelli pi freddi in virt
Ji una differenza di temperatura.

ARIA
AMBIENTE

FIGURA 3.3

L'energia riconosciuta come calore


;olo quando attraversa il contorno
Jel sistema.

Nel Capitolo 1 si fatto notare che l'energia non pu essere n creata n


distrutta, ma pu solo cambiare forma: questo principio, che si basa su
osservazioni sperimentali, noto come primo principio della termodinamica
o principio di conservazione dell'energia. Si pu, quindi, semplicemente
affermare che: durante un'interazione tra un sistema e l'ambiente, la quantit di energia guadagnata dal sistema deve essere esattamente uguale alla
quantit di energia persa dall'ambiente. A tal fine va osservato che l'energia pu attraversare il contorno di un sistema chiuso sotto due forme distinte: calore e lavoro (Figura 3.1).

il s!stema e l'ambiente sono alla stessa temperatura, per cui non si pu


venficare alcuna trasmissione di calore. Un processo adiabatico non va
confuso con un processo isotermo; infatti, sebbene durante un processo
adiabatico non vi .sia trasmissione di calore, il contenuto di energia e, quindi, la
temperatura del sistema possono ancora modificarsi, ad esempio a seguito di
uno scambio di lavoro.
Per i! cal?re, in .quanto e.nergia, si usa come unit di misura il joule, J.
La qua~t~t ~1 energia trasfenta durante la trasformazione tra due stati (stato
1 e 2) s1 md1ca con Q12 , o solo con Q; mentre il calore trasmesso per unit
di massa di un sistema si indica con q ed dato dalla relazione:

q=Sl.

(J/kg)

3.2 l!1;1 LA TRASMISSIONE DI CALORE


Per esperienza si sa che una lattina di bibita fredda lasciata su un tavolo
alla fine si riscalda e che una patata calda cotta al forno lasciata sullo stesso tavolo si raffredda (Figura 3.2). Infatti, quando un corpo immerso in
un mezzo a temperatura differente, si verifica un trasferimento di energia
tra il corpo e il mezzo circostante, finch non si stabilisce l'equilibrio termico, vale a dire finch il corpo e il mezzo non raggiungono la stessa temperatura. Il trasferimento di energia avviene spontaneamente sempre dal
corpo a temperatura pi alta verso quello a temperatura pi bassa. Nel caso
della patata al forno, l'energia continuer ad abbandonare la patata finch
essa non si sar raffreddata fino alla temperatura ambiente; una volta stabilita leguaglianza di temperatura tra patata e ambiente, il trasferimento di
energia terminer. Nei processi appena descritti, si dice che l'energia si
trasferisce sotto forma di calore.
Il calore definito come la forma di energia che si trasferisce tra due
sistemi (o tra un sistema e l'ambiente) in virt di una differenza di
temperatura: ne consegue, quindi, che non pu esistere alcuna trasmissione
di calore tra due sistemi alla stessa temperatura.
Nella vita quotidiana correntemente si fa riferimento alle forme sensibile
e latente di energia interna usando il termine calore e si parla di contenuto
di calore dei corpi. In termodinamica, invece, tali forme di energia vengono
chiamate energia termica per evitare qualsiasi confusione con il calore,
inteso come energia che si trasferisce. Infatti, il calore energia in transito,
riconoscibile solo al momento in cui attraversa il contorno di un sistema.
Si consideri ancora una volta la patata cotta al forno calda: essa contiene
energia, che si configura come trasmissione di calore solo quando passa
attraverso la buccia della patata (il contorno del sistema) per raggiungere
l'aria, come mostrato in Figura 3.3. Una volta nell'ambiente, il calore
trasmesso diventa parte dell'energia interna dell'ambiente.
Un processo durante il quale non vi trasmissione di calore detto
processo adiabatico (Figura 3.4). Il termine adiabatico deriva dalla parola
greca aouxf3awc;, che significa non valicabile. Un processo pu risultare
adiabatico quando il sistema ben isolato termicamente, cosicch solo una
quantit trascurabile di calore pu attraversare il contorno, oppure quando

(3.1)

61
~-t-J'E'~.~::~

La trasmissione
di calore

/Isolamento

r-------------,
1

'

SISTEMA
ADIABATICO

L_____________ J
FIGURA 3.4

Durante un processo adiabatico.


un sistema non scambia calore
con l'ambiente.

Q nell'intervallo di tempo considerato:

Q= f'Qdt

..,,-- Q=O

I
I
I
I
I

. La potenza termica, Q (il punto sopra il simbolo sta per la derivata


nspetto al tempo o "riferito all'unit di tempo"), cio la quantit di calore
trasmessa nell'unit di tempo (Figura 3.5), ha come unit di misura il J/s,
che equivale a W. Quando Q varia nel tempo, il calore trasmesso durante un
processo si determina integrando

I
I

I
I

(J)

Calore

(3.2)

Quando Q rimane costante durante un processo, la precedente relazione si


riduce a:

Q=Qti.t (J)

Q=6kW
q 15 kJ/kg

(3.3)

dov~ ti.t =t2 - 11 l'intervallo di tempo durante il quale avviene la trasformazione.


. II calore una quantit vettoriale; quindi, l'equazione Q = 5 kJ non
dice nulla sul verso del flusso di calore a meno che non si adotti una con~enzione di ~e_gno. La conve~~ione di segno universalmente accettata per
Il calore stab1hsce che: positivo il calore trasferito dall'ambiente al sistema, mentre negativo quello trasmesso in verso opposto (Figura 3.6).
Perci, qualunque quantit di calore che incrementa l'energia di un sistema positiva e vicevers.a qualunque quantit di calore che decrementa
.
I' energia di un sistema negativa.

FIGURA 3.5

Relazioni tra q. Q e

Q.

----------,
Calore fornito
J

Cenni storici

30kJ

Q=30kJ
m= 2 kg
di= 5 s

I
I

: SISTEMA

Il calore sempre stato percepito come qualcosa che produce sull'uomo


una sensazione di caldo, per cui si potrebbe pensare che la natura del calore sia stata una delle prime cose comprese dal genere umano. Invece, solo
alla met del XIX secolo si avuta la vera spiegazione fisica della natura
del calore: infatti, grazie allo sviluppo della teoria cinetica, che tratta le
molecole come corpuscoli in movimento dotati di energia cinetica, il calore fu correttamente interpretato come energia associata al moto casuale di
atomi e molecole.

Q=-5 kJ

I
I
I

FIGURA 3.6

Convenzione di segno per le quantit


di calore: positive se entranti
nel sistema, negative all'opposto.

62
CAPITOLO 3

Il primo principio
della termodinamica:

i sistemi chiusi

FIGURA 3.7
All'inizio del XIX secolo, si immaginava
il calore come un fluido invisibile
chiamato calorico che fluiva dai corpi
pi caldi a quelli pi freddi.

Fino alla met del XIX secolo l'interpretazione prevalente del calore si
basava sulla teoria del calorico, proposta dal chimico francese Antoine
Lavoisier (1743-1794) nel 1789, secondo la quale il calore era una sostanza fluida, detta calorico, senza massa, senza colore, senza odore e senza
sapore, caratterizzata dal fatto che si poteva riversare da un corpo all'altro
(Figura 3.7). Quando il calorico veniva aggiunto a un corpo, la sua t~mpe
. ratura aumentava; quando il calorico veniva sottratto da un corpo, la sua
temperatura diminuiva. Se un corpo non pote.va contenere altro calorico,
pressappoco allo stesso modo in cui l'acqua contenuta in un bicchiere non
poteva sciogliere altro sale, il corpo si diceva saturo di calorico. Questa
terminologia dette origine ai termini liquido saturo e vapore saturo, ancora
in uso al giorno d'oggi.
La teoria del calorico fu criticata subito dopo la sua proposizione, perch asseriva che il calore era una sostanza e non poteva essere creato o
distrutto, mentre si sapeva che il calore poteva essere generato ali' infinito
strofinandosi le mani o strofinando insieme due pezzi di legno. Nel 1798,
infatti, Benjamin Thompson (conte di Rumford, 1753-1814) dimostr che
il calore poteva essere generato in continuazione per attrito. La validit
della teoria del calorico fu sfidata anche da diverse altre teorie; ma gli
esperimenti dell'inglese James P. Joule (1818-1889), pubblicati nel 1843,
definitivamente convinsero gli scettici che dopo tutto il calore non era una
sostanza, per cui la teoria del calorico fu abbandonata, avendo dato, comunque, un notevole contributo allo sviluppo della termodinamica.

Diverse modalit di trasmissione del calore

FIGURA 3.8
Tramissione di calore per conduzione
dall'aria calda a una bibita fredda
attraverso la parete del contenitore
in alluminio.

Il calore si pu trasmettere in tre diversi modi: per conduzione, per


convezione e per irraggiamento, modalit che verranno studiate pi avanti
nel testo. Tuttavia, qui di seguito si descrive brevemente ciascuna modalit
per far s che il lettore familiarizzi con i meccanismi di base della trasmissione del calore. Va comunque ribadito che tutti i modi di trasmissione del
calore richiedono lesistenza di una differenza di temperatura e che si verificano spontaneamente da un sistema a temperatura pi alta verso uno a
temperatura pi bassa.
La conduzione il trasferimento di energia che si verifica per effetto
dell'interazione delle particelle di una sostanza dotate di maggiore energia
con quelle adiacenti dotate di minore energia. La conduzione pu avvenire
nei solidi, nei liquidi o nei gas: nei gas e nei liquidi dovuta alle collisioni
tra le molecole durante il loro moto casuale; nei solidi dovuta alle vibrazioni delle molecole all'interno del reticolo e al trasporto di energia da
parte degli elettroni liberi. Una bibita fredda in lattina in un ambiente caldo, ad esempio, alla fine si riscalda fino alla temperatura ambiente, come
risultato della trasmissione di calore per conduzione attraverso la lattina di
alluminio (Figura 3.8).
.
Si osservi che la potenza termica trasmessa per conduzione Qcond attraverso una lastra piana di spessore costante fil proporzionale alla differenza di temperatura ilT attraverso lo strato e all'area A della sezione normale alla direzione della trasmissione di calore ed inversamente proporzionale allo spessore dello strato. Quindi,

63
dove la costante di proporzionalit la conducibilit termica del materiale, che misura la capacit del materiale a condurre calore (Tabella 3.1).
Materiali quali il rame e l'argento, che sono buoni conduttori elettrici sono
anche buoni conduttori di calore e perci hanno alti valori di ; ma;eriali
quali la gomma, il legno e il polistirene sono cattivi conduttori di calore e
perci hanno bassi valori di .
Nel caso limite di !lx~ O, la precedente equazione si riduce all'espressione differenziale:

Q.,ond

dT
=- A-d
X

(W)

(3.5)

nota come postulato di Fourier per la conduzione di calore, secondo il


quale la potenza termica per unit di superficie trasmessa per conduzione
in una determinata direzione proporzionale al gradiente di temperatura
in quella direzione. Per rendere positiva la potenza termica trasmessa nel
verso positivo di x nell'Equazione 3.5 viene aggiunto il segno negativo,
poich il calore si trasmette per conduzione nel verso delle temperature
decrescenti e il gradiente di temperatura diventa negativo quando la temperatura diminuisce per x crescente.
La trasmissione di calore per conduzione in un liquido o gas dovuta
allo scambio di energia cinetica tra molecole dotate di moto casuale ma
anche di moti vibratori e rotazionali.
Nei solidi la trasmissione di calore per conduzione dovuta alle vibrazioni delle molecole ali' interno del reticolo e al trasporto di energia da
~arte degli elettroni liberi. La conducibilit termica di un solido si pu
ntenere come la somma di due componenti, reticolare ed elettronica: nel
caso di metalli puri prevale quella elettronica, mentre per le sostanze non
metalliche prevale quella reticolare.
La componente reticolare della conducibilit termica dipende fortemente dalla disposizione delle molecole: per esempio, la conducibilit termica di un diamante, che un solido cristallino estremamente ordinato,
molto pi alta di quella dei metalli puri.
La convezione il trasferimento di energia tra una superficie solida e
il liquido o gas adiacente in movimento e implica gli effetti combinati di
conduz_ione e trasporto di massa. Si noti che il calore trasmesso per
convezione aumenta con la velocit del fluido, che, inoltre, in assenza di
trasporto di massa, la trasmissione di calore tra una superficie solida e il
fluido adiacente avviene soltanto per conduzione e che, infine, la presenza
di trasporto di massa aumenta la quantit di calore trasmesso tra la superficie solida e il fluido, ma complica anche la determinazione della potenza
termica trasmessa.
Si consideri il raffreddamento di un blocco caldo per mezzo di aria
fredda soffiata sulla sua superficie superiore (Figura 3.9): il calore, trasferito, dapprima, per conduzione allo strato d'aria adiacente alla superficie
del blocco, viene, quindi, allontanato dalla superficie per convezione. Nel

La trasmissione
di calore

TABELLA 3.1
Conducibilit termiche di alcuni
materiali a temperatura ambiente

Materiale

Conducibilit
termica
W/(mK)

Diamante
2300
Argento
429
Rame
401
Oro
317
Alluminio
237
Ferro
80.2
Mercurio {f)
8.54
Vetro
1.4
Mattone
0.72
Acqua (f)
0.613
Pelle umana
0.37
Legno (quercia)
0.17
Elio (g)
0.152
Gomma soffice
0.13
Refrigerante-12 (f)
0.072
Fibra di vetro
0.043
Aria(g)
0.026
Uretano, schiuma rigida
0.026

Variazione

della velocit
dell'aria
T

T,

BLOCCO CALDO

FIGURA 3.9
Trasmissione di calore per convezione da
una superficie calda all'aria.

64
~

CAPITOL03
Il primo principio
della tcrhlodim1mica:
1 sistemi chiusi

Convezione

Convezione

forzata

naturale

ARIA

.Wfc;J?t
FIGURA 3.10
Raffreddamento di un uovo sodo per
'onvezione forzata e naturale.

fenomeno descritto si hanno gli effetti combinati di conduzione nell'aria,


dovuta al moto casuale delle molecole d'aria, e di trasporto di massa, che
in prossimit della superficie rimuove laria riscaldata sostituendola con
aria pi fredda.
La convezione detta convezione forzata se il fluido forzato a scorrere in un tubo o su una superficie da mezzi esterni quali un ventilatore, una
pompa o il vento. Al contrario, la convezione detta convezione naturale
(o libera) se il moto del fluido causato da forze ascensionali che sono
indotte dalle differenze di densit dovute alla variazione di temperatura del
fluido in un campo gravitazionale (Figura 3.10): per esempio, in assenza di
ventilatore la trasmissione di calore dalla superficie del blocco caldo in
Figura 3.9 avviene per convezione naturale, poich il movimento dell'aria
dovuto all'ascesa di aria pi calda (e quindi pi leggera) in prossimit
della superficie e alla discesa di aria pi fredda (e quindi pi pesante) che
prende il suo posto. Se la differenza di temperatura tra laria e la superficie
del blocco non sufficiente a vincere la resistenza dell'aria a muoversi e
dare cos inizio alle correnti convettive naturali, la trasmissione di calore
tra il blocco e l'aria circostante avverr per conduzione.
I processi di trasmissione del calore che implicano cambiamenti di fase
di un fluido sono considerati convettivi a causa del moto del fluido indotto
durante la trasformazione, come l'ascesa di bolle di vapore durante l' ebollizione o la caduta di goccioline di liquido durante la condensazione.
La potenza termica trasmessa per convezione Qconv espressa dalla
relazione:

dove h il coefficiente di scambio termico convettivo, A l'area della


superficie attraverso cui la trasmissione ha luogo, T, la temperatura della
superficie e T la temperatura del fluido a distanza sufficientemente grande dalla supefficie (all'interfaccia le temperature del fluido e della superficie del solido sono eguali).
Il coefficiente di trasmissione del calore per convezione h non una
propriet del fluido, ma un parametro determinato sperimentalmente, il
cui valore dipende da tutte le variabili che influenzano la convezione, quali
la geometria della superficie, la natura del moto, le propriet e la velocit
del fluido. Valori caratteristici di h, in W/(m2 K), sono 2 + 25 per la
convezione libera nei gas, 50 + 1000 per la convezione naturale nei liquidi,
25 + 250 per la convezione forzata nei gas, 50 + 20 000 per la convezione
forzata nei liquidi, 2500 + 100 000 per la convezione nei processi di ebollizione e condensazione.
L'irraggiamento il trasferimento di energia che avviene attraverso
le onde elettromagnetiche (o fotoni), prodotte da variazioni nelle configurazioni elettroniche degli atomi o delle molecole. La trasmissione di calore
per irraggiamento non richiede la presenza di un mezzo interposto
diversamente dalla conduzione e dalla convezione, avviene alla velocit
della luce e non subisce attenuazioni nel vuoto. Questo esattamente il
modo in cui l'energia del Sole raggiunge la Terra.

Negli studi sulla trasmissione del calore si definisce radiazione termica


la radiazione emessa dai corpi a causa della loro temperatura, che differisce
da altre forme di radiazione elettromagnetica quali i raggi X e gamma, le
microonde, le onde radio e televisive, non correlate alla temperatura. Tutti
i corpi a temperatura superiore allo zero assoluto emettono radiazione
termica.
L'irraggiamento un fenomeno volumico, tuttavia si considera di solito
un fenomeno superficiale per i solidi opachi alla radiazione termica, metalli,
legno e rocce, poich l'irraggiamento emesso dalle regioni interne di tali
materiali non pu mai raggiungere la superficie e l'irraggiamento incidente
su tali corpi di solito assorbito entro pochi micron dalla superficie.
La massima potenza termica emessa per irraggiamento da una superficie a temperatura assoluta T, data dalla legge di Stefan-Boltzmann:
Qemis.max

(j

AT,

la costante
dove A l'area della superficie e cr= 5.67 x 10-s
di Stefan-Boltzmann. La superficie ideale che emette per irraggiamento
tale potenza detta corpo nero e l'irraggiamento emesso da un corpo nero
detto radiazione di corpo nero. La potenza emessa per irraggiamento da
qualsiasi superficie reale minore di quella emessa dal corpo nero a parit
di temperatura e pu essere calcolata con la relazione:
4

= eaAT,

(W)

La trasmissione
di calore

(3.7)

(W)

W/(m 2 K4)

Qemis

65
~~.:;;&~~

(3.8)

dove e I' emissivit della superficie, il cui valore, compreso nell'intervallo O $ e$ 1, una misura di quanto il comportamento di una superficie si
approssima a quello del corpo nero per cui e= 1. I valori delle emissivit di
alcuni materiali sono riportati nella Tabella 3.2.
Altra importante propriet di una superficie il suo coefficiente di assorbimento, a, cio la frazione di energia radiante incidente sulla superficie che viene assorbita dalla superficie stessa. Come I' emissivit, il suo
valore compreso nell'intervallo O ::;; a::;; I. Un corpo nero assorbe completamente l'energia radiante su esso incidente; cio, un corpo nero un
perfetto assorbitore (a= 1) tanto quanto un perfetto emettitore.
In generale, sia l'emissivit sia il coefficiente di assorbimento di una
superficie dipendono dalla temperatura e dalla lunghezza d'onda della radiazione. La legge di Kirchhoff dell'irraggiamento enuncia che l'emissivit e il coefficiente di assorbimento di una superficie sono uguali lla
stessa temperatura e lunghezza d'onda. Nella maggior parte delle applicazioni pratiche, si ignora la dipendenza di e e a dalla temperatura e dalla
lunghezza d'onda e il coefficiente di assorbimento medio di una superficie
si considera uguale alla sua emissivit media. La potenza termica assorbita
per radiazione determinata da (Figura 3.11)

Q;nc la potenza termica radiante che incide sulla superficie e a il

dove
coefficiente di assorbimento della superficie. Per le superfici opache (non

TABELLA 3.2
Emisshit di alcuni materiali a 300 K

Emissivit

Materiale
Foglio d'alluminio
Alluminio anodizzato
Rame lucido
Oro lucido
Argento lucido
Acciaio Inossidabile lucido
Pittura nera
Pittura bianca
Carta bianca
Pavimentazione In asfalto
Mattone rosso
Pelle umana
Legno
Terreno
Acqua
Vegetazione

Qa~s

0.07
0.82
0.03
0.03
0.02
0.17
0.98
0.90
0.92-0.97
0.85-0.93
0.93-0.96
0.95
0.82-0.92
0.93-0.96
0.96
0.92-0.96

= aQlnc

FIGURA 3.11
Assorbimento della radiazione incidente
su una superficie opaca con coefficiente
di assorbimento a.

I
66

trasparenti), la parte di radiazione incidente non assorbita dalla superficie


viene riflessa.
La differenza tra la potenza termica radiante emessa e quella assorbita
da una superficie la potenza termica netta trasmessa per irraggiamento.
Se la potenza termica radiante assorbita maggiore di quella emessa, si
dice che la superficie guadagna energia per irraggiamento; in caso contra. rio, si dice che la superficie perde energia per irraggiamento. In generale,
la determinazione della potenza termica netta scambiata per irraggiamento
tra due superfici materia complicata, poich dipende dalle propriet delle
superfici, dal loro orientamento relativo e dalle caratteristiche del mezzo
tra le due superfici che irraggiano. Tuttavia, nel caso particolare di una
superficie relativamente piccola, di emissivit e e area A, a temperatura
assoluta T,. completamente contenuta da una superficie molto pi grande,
a temperatura assoluta T,, separate da un gas (quale laria) che non interferisce con le radiazioni (quindi, l'ammontare di radiazioni emesse, assorbite o disperse nel mezzo trascurabile), la potenza termica netta scambiata
per irraggiamento tra le due superfici determinata da (Figura 3.12)

CAPITOLO 3
Il primo principio
della termodinamica:
i sistemi chiusi

Qconv = hA (T,

67

- T,)

~~3.:t .=.~--~

= (6) (1.6) (29 - 20)


= 86.4

11 la\oro

La persona ceder calore anche per irraggiamento verso le superfici delle pareti circostanti. Nel caso in studio, si assume, per semplicit, che le temperature
delle superfici delle pareti, del soffitto e del pavimento siano uguali alla temperatura dell'aria, ma si riconosce che in effetti non dovrebbe essere cos; tali superfici,
infatti, possono trovarsi a una temperatura pi alta o pi bassa della temperatura
media dell'aria nella stanza, in funzione delle condizioni esterne e della struttura
delle pareti. Considerando che l'aria non interferisce con l'irraggiamento e che la
persona completamente circondata dalle superfici della stanza, la potenza termica trasmessa per irraggiamento dalla persona alle pareti, al soffitto e al pavimento
circostanti , dall'Equazione 3.1 O,

Ci;. =E<1A (r,' - T~4 )


= (0.95) (5.67

1O-<I) (1.6) [(29 + 273)4

(20 + 273)4]

=81.7W

~N}-->; ....

. Qi~ :="s~A.~'.["t-T: L~)

.. ___. -'""V -~~.IO)

Si noti che nei calcoli radiativi bisogna utilizzare le temperature assolute. Si noti
anche che per la pelle e il vestiario si utilizzato il valore di emissivit alla temperatura della stanza, poich si ritiene che l'emissivit non cambi significativamente a
una temperatura leggermente pi alta.
Quindi, la potenza termica totale scambiata dal corpo determinata, sommando le due quantit, da

In questo caso particolare, l'emissivit e l'area della superficie circostante


non hanno alcun effetto sulla trasmissione finale di calore per irraggiamento.
FIGURA 3.12
Trasmissione di calore per irraggiamento
tra un corpo e la superficie interna
di un contenitore molto pi grande
che lo circonda completamente.

ARIA
AMBIENTE

... =o.,.,, +o,. =(86.4+81.1i=1s8.1 w

CONTENITORE
GRANDE

o~

La potenza termica trasmessa sarebbe molto maggiore se la persona non fosse


vestita, poich la temperatura della superficie corporea esposta sarebbe pi alta.
Perci, una funzione importante degli abiti quella di servire da barriera contro la
trasmissione del calore.
Nei calcoli precedenti, si trascura la trasmissione di calore per conduzione dai
piedi al pavimento, perch generalmente molto piccola, e non si considera la trasmissione di calore per traspirazione dalla pelle, modalit dominante della trasmissione di calore negli ambienti severi caldi.

20c

3.3

ESEMPIO 3.1
Si consideri una persona in piedi in una stanza ventilata a 20c. Si determini la
potenza termica totale scambiata con l'ambiente nel caso in cui l'area della superficie esposta e la temperatura superficiale esterna media della persona siano, rispettivamente, 1.6 m 2 e 29C e il coefficiente di scambio termico
convettivo sia 6 W/(m2.C) (Figura 3.13).

FIGURA 3.13
Potenza termica trasmessa dalla persona
descritta nell'Esempio 3.1.

Soluzione
La trasmissione di calore tra la persona e l'aria ambiente avverr per
convezione, poich si pu pensare che l'aria in prossimit della pelle o del vestiario
si riscalder e ascender, come risultato della trasmissione termica dal corpo, dando origine a correnti convettive naturali. In questo caso, il valore determinato sperimentalmente della potenza termica trasmessa per convezione tra la persona e
l'aria 6 W per unit di superficie (m2) e per una differenza di temperatura unitaria
(in K o C). Quindi, la potenza termica trasmessa per convezione dalla persona
all'aria ambiente , dall'Equazione 3.6,

IL LAVORO

Il lavoro, come il calore, un'interazione di energia tra un sistema e I' ambiente. Come precedentemente affermato, lenergia pu attraversare il contorno di un sistema chiuso sotto forma di calore o lavoro; perci, se l'energia che attraversa il contorno di un sistema chiuso non calore, deve
essere lavoro. Il calore facile da riconoscere: si scambia per differenza di
temperatura tra il sistema e l'ambiente. Viceversa si pu dire che uno scambio di energia che non sia causato da una differenza di temperatura tra un
sistema e l'ambiente lavoro; pi precisamente, il lavoro il trasferimento di energia associato all'effetto combinato di una forza e di uno spostamento. Un pistone in movimento, un'elica collegata a un albero rotante e
un filo metallico percorso da corrente elettrica che attraversano il contorno
di un sistema sono tutti associati a scambi di lavoro.

T
68

Il lavoro, come il calore, una forma di energia scambiata e ha le unit di


misura dell'energia quali il joule, J. Il lavoro scambiato durante una trasformazione tra gli stati 1 e 2 si indica con L 12 , o semplicemente L. Il lavoro
scambiato per unit di massa di un sistema si indica con l ed dato da

CAPITOLO 3
Il primo principio

della termodinamica:
i sistemi chiusi

L
l =- (J/kg)
L=30kJ
m = 2 kg
tH= 5 s

30kJ
lavoro

L =6kW
I= 15 kJ/kg
=1GURA 3.14

{elazioni tra /, Le L.
Ambiente

(+)

H
Sistema

"IGURA 3.15

anvenzione di segno per calore


lavoro.

(3.11)

Il lavoro scambiato per unit di tempo detto potenza e si indica con L


(Figura 3.14). L'unit di misura della potenza il J/s, o W.
La produzione di lavoro da parte di un sistema considerata un effetto
positivo, desiderabile, e il consumo di lavoro un effetto negativo, indesiderabile. La convenzione di segno adottata in questo testo riflette la seguente
filosofia: il lavoro fornito da un sistema all'ambiente positivo e al contrario negativo il lavoro fornito dall'ambiente al sistema (Figura 3.15).
Secondo tale convenzione, il lavoro prodotto dai motori automobilistici e
da turbine a gas, idrauliche o a vapore, positivo, e il lavoro consumato da
compressori e pompe negativo. In altri termini, il lavoro prodotto da un
sistema durante un processo positivo e il lavoro consumato negativo. Si
noti che l'energia di un sistema diminuisce quando il sistema compie lavoro e aumenta quando il lavoro compiuto sul sistema. Il lettore ricordi che
alcuni testi usano per il lavoro la convenzione di segno opposta.
A volte, al posto dei segni negativo e positivo, si utilizzano i pedici entrata
e uscita per indicare la direzione di qualsiasi scambio di calore o lavoro. Se il
calore fornito a un sistema si indica con Q e il calore ceduto dal sistema con
Qu, una perdita di calore di 5 kJ si pu esprlmere o come Q = -5 kJ o come Q.
=5 kJ. Allo stesso modo, una produzione di lavoro di 5 kJ si pu esprimere
come L =5 kJ o L. =5 kJ. Quando si tratta di macchine operatrici, quali compressori e pompe, il segno negativo associato al termine lavoro pu convenientemente evitarsi parlando di lavoro assorbito (o potenza) piuttosto che di lavoro fornito dal sistema (per esempio, L, =2 kW invee di i = -2 kW).
Calore e lavoro sono interazioni tra un sistema e lambiente e hanno
molte caratteristiche comuni:
1 entrambi si riconoscono al contorno del sistema quando lo attraversano; cio, entrambi sono fenomeni di contorno;
2 entrambi sono forme di energia di scambio, in quanto i sistemi possiedono energia, ma non calore o lavoro;
3 entrambi sono associati a una trasformazione e non a uno stato; diversamente dalle propriet, il calore e il lavoro non hanno significato in uno
stato;
4 entrambi sono funzioni di linea (vale a dire, la loro entit dipende dal
percorso seguito durante una trasformazione cos come dagli stati iniziale
e finale).
Le funzioni di linea hanno differenziali non esatti indicati dal simbolo 8.
Quindi, una quantit infinitesima di calore o lavoro rappresentata, rispettivamente, da 8Q o 8L invece che da dQ o dL. Le propriet, tuttavia, sono

I
I

funzioni di punto o di stato (vale a dire, dipendono solo dallo stato e non da
come il sistema raggiunge quello stato) e hanno differenziali esatti indicati dal simbolo d. Una variazione infinitesima di volume, per esempio,
rappresentata da dV e la variazione totale di volume durante una trasformazione tra gli stati I e 2

69
11 la\"oro
p

Cio, la modificazione di volume durante una trasformazione 1-2 corrisponde sempre al volume nello stato 2 meno il volume nello stato I, indipendentemente dal percorso seguito (Figura 3.16). Il lavoro totale scambiato durante la trasformazione 1-2, invece,

fi~L = L12

(non M)

Cio, il lavoro totale ottenuto seguendo la linea di trasformazione e


sommando le quantit infinitesime di lavoro (8L) scambiate lungo la trasformazione.

2m 3

5 m3

FIGURA 3.16

Le propriet sono funzioni di punto;


ma il calore e il lavoro sono funzioni
di linea (la loro entit dipende dal
percorso seguito).

ESEMPIO 3.2
Una candela brucia in una stanza ben isolata termicamente. Considerando la stanza (l'aria pi la candela) come sistema, si determini a) se vi scambio termico
durante la trasformazione di combustione e b} se vi variazione di energia interna
del sistema.
Soluzione
a) Le superfici interne della stanza costituiscono il contorno del sistema, come indicato dalla linea tratteggiata in Figura 3.17. Come evidenziato in
precedenza, il calore si riconosce quando attraversa il contorno; poich la stanza
ben isolata termicamente, si ha un sistema adiabatico e nessuna quantit di calore
attraverser il contorno. Quindi, in questo caso Q"' O.
b) Come discusso nel Capitolo 1, l'energia interna comprende energie di vario
tipo (sensibile, latente, chimica, nucleare). Durante la trasformazione descritta
in precedenza, parte dell'energia chimica si converte in energia sensibile, cio
parte dell'energia interna del sistema passa da una forma a un'altra. Poich
non vi aumento o diminuzione dell'energia interna totale del sistema, risulta
!J.LJ;Q.
.

(Isolamento)

r-----1 STANZA

I
I
I

iL
I
I

L_____________ J
FIGURA 3.17

Schema per l'Esempio 3.2.


(Isolamento)
FORNO
Calore

ESEMPIO 3.3
Una patata, che si trova inizialmente a temperatura ambiente (25C}, viene cotta in
un forno mantenuto a 200C, come mostrato in Figura 3.18. Esiste qualche scambio termico durante tale processo di cottura?
Soluzione
Questo problema non ben definito poich il sistema non stato
specificato. Se si assume la patata come sistema, allora la buccia della patata pu
considerarsi come il contorno del sistema e parte dell'energia del forno lo attraverser. Poich il trasferimento di energia awiene a causa di una differenza di temperatura, si tratta di un processo di trasmissione termica.

2ooc
FIGURA 3.18

Schema per l'Esempio 3.3.

T
70

Quando sia V sia l rimangono costanti durante l'intervallo di tempo llt, tale
equazione si riduce a

ESEMPIO 3.4

CAPJTOL03
Il primo principio
della termodinamica:
i sistemi chiusi

L,, = VI llt (J)

Un forno elettrico ben isolato termicamente riscaldato attraverso il suo elemento


scaldante. Considerando l'intero forno, compreso il suo elemento scaldante, quale
sistema, si stabilisca se vi uno scambio di calore o di lavoro.

71
~/~l

Le forme meccaniche
del hnoro

(3.14)

Contorno del sistema

r----- - -----,

: FORNO ELETTRICO:
I
I

I
I

Elemento/
scaldante I

1
I

. Soluzione
In questo problema, le superfici interne del forno costituiscono il
contorno del sistema, come mostrato in Figura 3.19. L'energia interna del forno
owiamente aumenta durante la trasformazione, poich aumenta la temperatura.
Il trasferimento di energia al forno non causato da una differenza di temperatura
tra il forno e l'aria circostante, ma da particelle caricate negativamente chiamate
elettroni che attraversano il contorno del sistema, compiendo cos lavoro. Quindi,
si tratta di uno scambio di lavoro.

______________ JI
ESEMPIO 3.5
FIGURA 3.19
Schema per l'Esempio 3.4.
Contorno del sistema

r----- - -----,

/ FORNO ELETTRICO/
I

I
I
I

I
I
I

:
Elementol
1
scaldante\
L____ ----,
I

c=========.!.. ___ J
FIGURA 3.20
Schema per l'Esempio 3.5.

Si risponda alla domanda dell'Esempio 3.4, nel caso in cui il sistema sia costituito
solo dall'aria nel forno senza l'elemento scaldante.
Soluzlone
Questa volta il contorno del sistema include la superficie esterna
dell'elemento scaldante e non la attraversa, come mostrato in Figura 3.20; quindi,
nessun elettrone attraversa il contorno del sistema in nessun punto. Invece l'energia generata internamente all'elemento scaldante si trasferisce all'aria intorno a
esso come risultato della differenza di temperatura tra l'elemento scaldante e l'aria
nel forno. Quindi, si tratta di un processo di trasmissione di calore.
Con questi due ultimi esempi, in cui la quantit di energia trasferita all'aria uguale, si voluto mostrare che l'energia scambiata pu essere calore o lavoro a seconda di come si sceglie il sistema.

Il lavoro elettrico
Nell'Esempio 3.4 si fatto notare come gli elettroni che attraversano il
contorno di un sistema svolgono lavoro elettrico sul sistema, poich si muovono in un campo elettrico sotto l'effetto di forze elettromotrici. Quando
elettroni corrispondenti a una carica di N coulomb si muovono per effetto
di una differenza di potenziale V, il lavoro elettrico fatto :

e, riferendosi all'unit di tempo, la potenza elettrica :


R

= 12R

= V 2/R

FIGURA 3.21
Potenza elettrica in termini
di resistenza R, intensit di corrente
elettrica le differenza di potenziale V.

(Isolamento)
'"'~'- ~c~l"-;;:':; l

-1

: Sistema B: :
I ACQUAE I
:GHIACCIO IN:

IEQ~RIOI

L--------1

Soluzione
Il contorno di ciascun sistema indicato dalle linee tratteggiate nella
figura. Si noti che il contorno del sistema B costituisce anche la parte interna del
contorno del sistema A.
Sistema A: quando la resistenza viene percorsa da corrente, gli elettroni attraversano il contorno esterno del sistema A, compiendo lavoro elettrico. Tale lavoro
fornito al sistema e perci LA= -10 kJ. A causa della somministrazione di tale
energia, la temperatura dell'olio aumenta, creando un gradiente di temperatura,
che determina un flusso di calore dall'olio all'acqua ghiacciata, attraverso il contorno in comune. Poich l'olio riportato alla sua temperatura iniziale di oc. l'energia
persa come calore deve eguagliare l'energia guadagnata come lavoro; quindi, QA
= -10 kJ (o QAu 10 kJ).
Sistema B: l'unico scambio di energia al contorno del sistema B costituito dal
flusso di calore proveniente dal sistema A. Tutto il calore perso dall'olio guada
gnato dall'acqua ghiacciata; perci, L = O e 0 8 = + 1O kJ.
8
Sistema combinato: il contorno esterno del sistema A costituisce l'intero con
torno del sistema combinato. L'unico scambio di energia in corrispondenza di questo contorno il lavoro elettrico; infatti, poich il serbatoio ben isolato, nessuna
quantit di calore attraversa il contorno. Quindi, L"""' = -1 O kJ e Qcom O. Si noti
che il flusso di calore dall'olio all'acqua ghiacciata e per il sistema combinato un
processo interno e, perci, non si riconosce come calore; si tratta semplicemente
di ridistribuzione dell'energia interna.

FIGURA 3.22
Schema per l'Esempio 3.6.

3.4 ~ LE FORME MECCANICHE DEL LAVORO

L,, = VN (J)
i, 1=VI

ESEMPIO 3.6
Un piccolo serbatoio contenente acqua e ghiaccio in equilibrio a 0C posto al
centro di un grande serbatoio, ben isolato, riempito con olio, come mostrato in
Figura 3.22. Inizialmente, l'intero sistema in equilibrio termico a 0C. Si accende
quindi la resistenza elettrica nell'olio e si svolge un lavoro elettrico di 10 kJ sull'olio.
Dopo un po' di tempo, si nota che l'intero sistema di nuovo a oc, ma parte del
ghiaccio nella tanica si sciolto. Considerando l'olio come sistema A e l'acqua
ghiacciata come sistema B, si discutano gli scambi di calore e lavoro per il sistema
A. il sistema Be il sistema combinato (olio e acqua e ghiaccio in equilibrio).

dove i., la potenza elettrica e I il numero di elettroni che si muovono


nell'unit di tempo, cio l'intensit della corrente elettrica (Figura 3.21).
In generale, sia V che I variano nel tempo e il lavoro elettrico compiuto
durante un intervallo di tempo llt si esprime come
(3.13)

Vi sono modi molto diversi di compiere lavoro, ciascuno in qualche maniera correlato all'effetto di una forza e di uno spostamento (Figura 3.23).
II lavoro compiuto da una forza costante F su un corpo che viene spostato
di s nella direzione della forza dato dalla relazione:

L =Fs

(J)

(3.15)

Se la forza F non costante, il lavoro compiuto dato dalla somma (integrale) di infinite quantit infinitesime di lavoro (forza per lo spostamento
infinitesimo ds):

L = i);-ds

(J)

(3.16)

r---1
I1___ .J1

I
FIGURA 3.23
Il lavoro fatto proporzionale alla forza
applicata (F) e allo spostamento (s).

72

FIGURA 3.24
Se non esiste movimento,
non si compie alcun lavoro.

Naturalmente per eseguire tale integrazione necessario sapere come varia la forza con lo spostamento. Le Equazioni 3.15 e 3.16 forniscono solo
lentit del lavoro; il segno si determina facilmente sulla base di considerazioni fisiche: il lavoro compiuto su un sistema da una forza esterna agente
nella direzione del moto negativo e il lavoro compiuto da un sistema
contro una forza esterna agente in direzione opposta al moto positivo.
Affinch vi sia uno scambio di lavoro tra un sistema e lambiente occorre che:(!) ci sia una/orza agente sul contorno; (2) il contorno si possa
m,uovere. La presenza, quindi, di forze sul contorno senza alcuno spostamento del contorno stesso non costituisce scambio di lavoro; analogamente lo spostamento del contorno senza alcuna forza che si opponga o favorisca tale movimento (come l'espansione di un gas in uno spazio vuoto) non
comporta scambio di lavoro.
In molti problemi termodinamici l'unica forma di lavoro presente il
lavoro meccanico, associato al movimento del contorno o al movimento
dell'intero sistema nel suo complesso (Figura 3.24). Nel seguito vengono
presentate alcune forme comuni di lavoro meccanico.

Il lavoro di variazione di volume


Contorno
mobile

'IGURA 3.25

lavoro associato a una variazione di


olume chiamato lavoro di variazione
i volume.

nmnf
p

GAS

GURA 3.26
gas compie una quantit infinitesima di
;oro 8L,, quando forza il pistone a
ostarsi di una quantit infinitesima ds.

Un tipo di lavoro meccanico che si incontra frequentemente nella pratica


quello associato con lespansione o la compressione di un gas in un sistema cilindro-pistone, prodotta dallo spostamento di parte del contorno (la
faccia interna del pistone si muove avanti e indietro). Il lavoro di espansione e compressione, spesso definito lavoro d variazione d volume (Figura 3.25), il principale tipo di lavoro che caratterizza il funzionamento dei
motori alternativi; infatti, durante l'espansione, i gas di combustione forzano il pistone a muoversi e, quindi, l'albero motore a ruotare.
II lavoro di variazione di volume associato a motori o a compressori
reali non pu essere determinato con esattezza dalla sola analisi termodinamica, poich, a causa della velocit del pistone, non possibile individuare gli stati attraverso cui passa il sistema durante la trasformazione e
tracciare la linea della trasformazione, non essendo questa quasi-statica.
D'altra parte, essendo il lavoro una funzione di linea, questo non pu essere determinato analiticamente senza la conoscenza della linea della trasformazione; il lavoro di variazione di volume nei motori o compressori
reali si determina, quindi, attraverso misurazioni dirette.
In questo paragrafo si analizza il lavoro di variazione di volume per un
processo quasi-statico, al quale si pu approssimare il funzionamento dei
motori reali, quando il pistone si muove a basse velocit.
Si consideri il gas contenuto nel dispositivo cilindro-pistone mostrato
in Figura 3.26. La pressione iniziale del gas sia p, il volume totale V e
l'area della sezione trasversale del pistone A. Se al pistone consentito di
spostarsi di una quantit ds in modo quasi statico, il lavoro elementare
compiuto durante la trasformazione dato dalla relazione:

OL" =Fds =pAds =pdV

(3.17)

Cio, il lavoro di variazione di volume in forma infinitesima dato dal

prodotto della pressione p per la variazione infinitesima di volume dV del


sistema.
Si noti che nell'Equazione 3.17 p la pressione assoluta ed sempre
positiva; mentre, la variazione di volume dV positiva durante un processo di espansione (incremento di volume) e negativa durante un processo di
compressione (decremento di volume). Di conseguenza, il lavoro di variazione di volume positivo durante un processo di espansione e negativo
durante un processo di compressione, il che coerente con la convenzione
di segno adottata per il lavoro.
Il lavoro totale di variazione di volume fatto durante lintero processo
in cui il pistone si muove si ottiene integrando il lavoro elementare tra lo
stato iniziale e lo stato finale:

73
~2:;:eJ

I V')
I I

\I

(3.18)
~

,~J

Tale integrale si pu calcolare solo se si conosce la relazione tra p e V


durante la trasformazione, cio la funzione p f (V) vale a dire l'equazione
della linea della trasformazione nel piano p-V.
La trasformazione di espansione quasi statica su descritta mostrata nel
piano p-V in Figura 3.27. In tale diagramma, l'area infinitesima dS, che
uguale apdV, rappresenta il lavoro elementare. L'area totale S sottesa dalla
linea della trasformazione 1-2 si ottiene integrando le aree infinitesime dS:

area =S = fi~s =

FIGURA 3.27
L'area sottesa dalla linea della
trasformazione in un diagramma p-V
rappresenta il lavoro di variazione di volume.
p

l~dV

Dal confronto di tale equazione con l'Equazione 3.18 si ottiene che l'area
sottesa dalla linea della trasformazione nel piano p-V rappresenta il lavoro di
variazione di volume compiuto durante una trasformazione quasi-statica di
espansione o compressione di un sistema chiuso (in un diagramma p-v, essa
rappresenta il lavoro di variazione di volume riferito all'unit di massa).
Un gas pu seguire linee di trasformazione differenti quando si espande dallo stato I allo stato 2; in generale, ogni linea di trasformazione sottender un'area differente e poich tale area rappresenta il lavoro, il lavoro
fatto sar differente per ogni trasformazione (Figura 3.28). Questo risultato dipende dal fatto che il lavoro una funzione di linea, caratteristica che
permette ai dispositivi ciclici (motori automobilistici, impianti di potenza)
di produrre lavoro. Infatti, come mostrato in Figura 3.29, per mezzo di un
ciclo si ha una produzione di lavoro netto perch il lavoro compiuto dal
sistema durante il processo di espansione (larea sottesa dalla linea A)
maggiore del lavoro compiuto sul sistema durante la fase di compressione
del ciclo (larea sottesa dalla linea B).
Se la relazione tra p e V durante un processo di espansione o compressione fornita in termini di dati sperimentali, invece che in forma di funzione, non potendosi eseguire analiticamente l'integrazione, il lavoro potr essere determinato calcolando graficamente larea sottesa dal diagramma p-V tracciato interpolando i dati sperimentali.
L'uso della relazione del lavoro di variazione di volume (Equazione
3.18) non limitata ai processi quasi-statici dei gas soltanto, ma si pu
usare anche per i solidi e i liquidi.

FIGURA 3.28
Il lavoro di variazione di volume fatto
durante una trasformazione dipende
dal percorso seguito e dagli stati
iniziale e finale.
p

FIGURA 3.29
Il lavoro netto prodotto durante un ciclo
la differenza tra il lavoro compiuto dal
sistema e il lavoro compiuto sul sistema.

74

sia la pressione atmosferica che il peso del pistone sono costanti. Quindi, si tratta
di una trasformazione a pressione costante, e, con l'Equazione 3.18,

ESEMPIO 3.7

CAPITOL03
Il primo principio
deJla termodinamica:
i slt;tcmi chiusi

Un serbatoio rigido contiene aria a 150C e 500 kPa. Come risultato dello scambio termico con l'ambiente, la temperatura e la pressione all'interno del serbatoio
si abbassano rispettivamente a 65C e 400 kPa. Si determini il lavoro di variazione di volume durante tale processo.
p. kPa

ARIA

Calore

oo

p 1 = 500 kPa
T1 =150'C

FIGURA 3.30

Schema e diagramma p-V


per l'Esempio 3.7.

p 2 = 400 kPa
T2 65'C

-----]t

400 - - - - -

75
~.!

Le forme

Approssimando il vapore a un gas perfetto, i suoi volumi iniziale e finale sono determinati da:

V= mRT, = 0.05x461.5x433
'
P,
140000

0.

0714

m'

V= mRT,. = 0.05x461.5x473 =0.


0780 m'
2
3p,
140000
e sostituendo si ha:

L,;,, 140 000 (0.0780 - 0.0714) = 924 J


V,m3

Soluzione
Uno schema del sistema e il diagramma p-Vdel processo sono mostrati in Figura 3.30. Assumendo che la trasformazione sia quasi-statica, il lavoro di
variazione di volume si pu determinare con l'Equazione 3.18:

L,= p_pQ =O
Ci era prevedibile, poich un serbatoio rigido ha volume costante e quindi nella
suddetta equazione dV = O; perci, durante tale processo non si compie alcun
lavoro di variazione di volume. Il lavoro di variazione di volume compiuto durante
un processo a volume costante sempre nullo, come risulta evidente dalla rappresentazione del processo sul diagramma p-V (l'area sottesa dalla linea di trasformazione nulla).

Tale risultato per approssimato, poich il comportamento del vapor d'acqua si


discosta considerevolmente da quello di un gas perfetto, eccetto che a pressioni
basse o a temperature elevate.

ESEMPIO 3.9
Un dispositivo cilindro-pistone contiene inizialmente 0.4 m3 di aria a 100 kPa e
80C. L'aria viene successivamente compressa fino a 0.1 m3 in modo tale che la
temperatura all'interno del cilindro rimanga costante. Si determini il lavoro fatto sul
sistema durante tale trasformazione.
p

ESEMPIO 3.8

Un dispositivo cilindro-pistone senza attrito contiene 0.05 kg di vapore d'acqua a


140 kPa e 160C. Si fornisca calore al vapore finch la temperatura raggiunge
200C. Se il pistone libero di muoversi e la sua massa costante, si determini il
lavoro fatto dal vapore durante il processo.
p, kPa

ro = soc = cost.
ARIA

v1 = 0.4 rn 3

p 1 = IOOkPa
T0 = SO'C =cosi.

FIGURA 3.32
0.4

O.I

140

Calore

p 0 = 140 kPa

v. 01 3

Soluzione
Uno schema del sistema e il diagramma p-V del processo sono mostrati in Figura 3.32. Alle condizioni specificate, l'aria pu considerarsi un gas perfetto poich ad alta temperatura e bassa pressione in relazione ai suoi valori
critici (T" = -147C, p" = 3390 kPa per l'azoto, principale costituente dell'aria). Per
un gas perfetto a temperatura costante T0 ,

Area= I Lvi

FIGURA 3.31

Schema e diagramma p-V


per l'Esempio 3.8.

pV= mRT,,=

V,
Soluzione
Uno schema del sistema e il diagramma p-Vdel processo sono mostrati in Figura 3.31. Sebbene non sia affermato esplicitamente, si pu ritenere che
la pressione del vapore nel cilindro rimanga costante durante il processo, poich

P= V

dove C una costante. Sostituendo questo nell'Equazione 3.18, si ha

f'
f'C
f'dV
V,
L,= J,pdV= J, -dV=CJ, -=Gin -V, =P,V,lnV

V,

V,

(3.20)

meccanich~

del laYoro

(3.19)

Schema e diagramma p-V


per l'Esempio 3.9.

76
CAPITOLO 3
li primo principio
della termodinamica:
i sistemi chiusi

Nella precedente equazione, p, V, pu sostituirsi con p~~ o mRT In questo caso,


0
anche V/V, pu sostituirsi con p/p2 , poich P, V, P v..
2
Sostituendo i valori numerici nell'equazione preceJente,
si ottiene

"

0.1)
=(100) (0.4) ( In-

Il lavoro elastico

77

Se applicando una forza, F, a una molla, la lunghezza della molla cambia


(Figura 3.34) di una quantit infinitesima dx, il lavoro elementare compiuto dato dalla relazione:

0.4

Il segno negativo indica che il lavoro compiuto sul sistema, come sempre accade
nelle trasformazioni di compressione.

Per determinare il lavoro totale della molla, necessario conoscere la relazione tra F e x, che per molle a comportam ento lineare di semplice
proporzionalit (Figura 3.35):

F=k,x (N)

La trasformazione politropic a
Un processo durante il quale pressione e volume sono correlati dalla relazione p V"= C, dove ne C sono costanti, detto trasformaz ione politropica .
Per sviluppare un'espressi one generale per il lavoro scambiato durante una
trasformazione politropica s.i faccia riferimento al sistema e al diagramma
p-V della trasformazione mostrati in Figura 3.33. La pressione per una trasformazione politropica pu esprimersi come

p = cv-n

(3.21)

Sostituendo questa relazione nell'Equazione 3.18, si ottiene


2

v-n+I

Lv=f,pdV =J,cv-"d V=C z


1

poich C

i>- >-i

(3.24)

= -55.45 kJ

V'.-n+l

- i
-n+l

_P2 2-Pi

V:

I-n

(3.22)

= Pi Vi" = P2 V2". Per un gas perfetto (pV = mRT) si ha:

II caso speciale di n = I corrisponde alla trasformazione isoterma discussa


nell'esempi o precedente.

~~--~~:;j"~'c;{~!fi: i~. ---~--=-~-'=:_:i~~

Posizione

mm[

FIGURA 3.33
Schema e diagramma p-V
per una trasformazione politropica.

pV"

=C = cost.

P2

--t-------

FIGURA 3.35
L'allungamento di una molla
a comportamento lineare doppio
quando la forza raddoppiata.

200
p 1 =200 kPa

V1 =0.05 m3

I
I

I)

0.05

Calore

O.I

V,m 3

x 2 =2mm

F2 = 600 N

P1

GAS

Posizione
di riposo

F 1 =300N

320

I
I
I
I
I

<

p,kPa

FIGURA 3.34
Allungamento di una molla per effetto
di una forza.

x 1 =1

Un dispositivo cilindro-pistone contiene 0.05 m' di un gas inizialmente a 200 kPa.


In tale stato, una molla a comportamento lineare, con costante elastica pari a 150
kN/m, collegata al pistone senza esercitare forza su di esso. Viene quindi trasferito del calore al gas, causando l'innalzamento del pistone e la compressione
della molla finch il volume nel cilindro si raddoppia. Se l'area della sezione trasversale del pistone 0.25 m2, si determini a) la pressione finale nel cilindro, b) il
lavoro totale compiuto dal gas e e) la frazione di tale lavoro compiuto contro la
molla per comprimerla.

dove x, e x 2 sono rispettivamente gli spostamenti iniziale e finale della


molla, entrambi misurati rispetto alla posizione di riposo della molla. Si
noti che il lavoro fatto su una molla eguaglia la variazione dell'energia
immagazzinata nella molla.

ESEMPIO 3.10

>>>

di riposo
---!dx ..-

(3.25)

dove k (Nlm) la costante elastica della molla e lo spostamento x misurato a partire dalla posizione indisturbata della molla (x = O per F = 0).
Sostituendo l'Equazione 3.25 nell'Equazione 3.24 e integrando, si ottiene
la relazione:

<

::$:'.

FIGURA 3.36
Schema e diagramma p- V
per l'Esempio 3.10.

---------~-----------

---------------------

78

Soluzione a) Lo schema del sistema e il diagramma p-~ del processo sono


mostrati in Figura 3.36. Allo stato finale, il volume contenuto e:

CAPITOL03
Il primo principio
della termodinamica:
i sistemi eh iusl

----

V2 =2V,

=(2) (0.05) = 0.1 m

Perci, lo spostamento del pistone (e della molla) diventa


X=

L\V = (0.1-0.05) =0. m


2

A
0.25
Allo stato finale, la forza esercitata dalla molla lineare determinata dall'Equazione 3.25:
F= k.x= (150) (0.2) = 30 kN

In tale stato, la pressione aggiuntiva esercitata sul gas dalla molla

30
0.25

p= -=--=12 0kPa

Senza la molla, la pressione del gas mentre il pistone si solleva rimarrebbe costante a 200 kPa; ma sotto l'effetto della molla, la pressione aumenta linearmente da
200 kPa sino al valore:
200 + 120 = 320 kPa
corrispondente allo stato finale.
b) li lavoro compiuto si pu facilmente determinare disegnando la trasformazione
sul piano p-Ve calcolando l'area sottesa dalla linea della trasformazione. Dalla
Figura 3.36, per l'area sottesa (un trapezio) si ha:

ILI

=area=

(200 + 320) (0:1- 0.05) = 13 kJ


2

Il segno del lavoro positivo poich il lavoro compiuto dal sistema.


e) Il lavoro rappresentato dall'area rettangolare (regione I) compiuto contro
il
pistone e l'atmosfera, e il lavoro rappresentato dall'area triangolare (regione Il)
compiuto contro la molla. Cosl

Lm = ~ (320 - 200) (0.05) = 3 kJ

Tale risultato si potrebbe ottenere anche dall'Equazione 3.26:

3.5 ID IL PRIMO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA


Finora sono state considerate singolarmente varie forme di energia, quali il
calore Q, il lavoro Le lenergia totale E, ma non stato fatto alcun tentativo di
correlarle tra loro durante un processo. Il primo pn'ncipio della termodinamica
o principio di conservazione dell'energia, sulla base di osservazioni speri-

mentali, afferma che lenergia non pu essere n creata n distnma, ma pu


solo cambiare fomza. Questo principio non pu essere dimostrato matematicamente, ma si pu ritenere prova sufficiente della sua validit la constatazione che non si conosce alcun processo in natura che rabbia violato.
noto che una roccia a una determinata .altezza possiede energia potenziale che si converte parzialmente in energia cinetica durante la caduta
(Figura 3.37). Dati sperimentali mostrano che, quando la resistenza dell'aria trascurabile, la diminuzion e di energia potenziale (mg Liz) eguaglia
esattamente l'aumento di energia cinetica [m (wi - w2)/2], confermand o
1
cos il principio di conservazione dell'energia .
Si consideri un sistema sottoposto a varie trasformazioni adiabatiche
tra lo stato I e lo stato 2. Essendo adiabatici, in tali processi naturalmen te
non avviene scambio di calore ma possono scambiarsi diversi tipi di lavoro. Sperimentalmente si verifica che: per un sistema chiuso, tutte le trasformazioni adiabatiche tra due stati di equilibrio avvengono in modo che
il lavoro netto compiuto lo stesso indipendentemente dalla natura del
sistema chiuso e dalla particolare trasformazione adiabatica. Tale affermazione, in gran parte basata sugli esperiment i di Joule condotti nella prima met del XIX secolo, non pu essere dedotta da nessun altro principio
fisico noto e costituisce quindi un principio fondamenta le, detto primo
principio della termodina mica o sempliceme nte primo principio.
Un'importa nte conseguenz a del primo principio l'esistenza e la definizione della propriet energia totale E. Poich il lavoro netto lo stesso
per tutte le trasformazioni adiabatiche di un sistema chiuso tra due stati di
equilibrio determinati, l'entit del lavoro netto deve dipendere solo dagli
stati iniziale e finale del sistema e pertanto deve corrisponde re alle variazioni di una propriet del sistema: lenergia totale. Si noti che il primo
principio non fa riferimento al valore dell'energia totale di un sistema chiuso
in uno stato' di equilibrio, ma afferma sempliceme nte che la variazione
dell'energia totale del sistema durante una trasformazi one adiabatica deve
essere uguale al lavoro scambiato con l'ambiente. Cio, all'energia totale
pu assegnarsi qualsiasi convenient e valore arbitrario in corrisponde nza di
un determinato stato, assunto come stato di riferimento.
Sebbene lessenza del primo principio sia lesistenza della propriet
energia totale, il primo principio spesso considerato come un'afferma zione del principio di conservazione dell'energia, che implicita nel suo
enunciato. Di seguito si illustra il primo principio per i sistemi chiusi, con
l'aiuto di alcuni esempi familiari, usando argomentazioni intuitive.
Si considerino innanzitutt o alcune trasformaz ioni che implicano trasmissione di calore ma non scambio di lavoro: la patata al forno precedentemente considerata ne un buon esempio (Figura 3.38). Come risultato della somministr azione di calore alla patata, l'energia totale della
patata aumenter. Se non si considera alcun trasferimen to di massa
(l'umidit persa dalla patata), l'aumento di energia totale della patata
eguale alla quantit di calore assorbita. Cio, se 5 kJ sotto forma di
calore sono somministr ati alla patata, l'aumento di energia totale della
patata sar anche di 5 kJ. Quindi, il principio di conservazio ne dell'energia pu essere espresso in questo caso come Q = M.

79
Il primo principio
della termodinamica

EP 2

=7 kJ

Ec2

= 3 kJ

FIGURA 3.37
L'energia non pu essere n creata n
distrutta; pu solo cambiare fonna.

Q= 5 kJ

FIGURA 3.38
L'incremento dell'energia di una patata
in un forno uguale alla quantit
di calore a essa somministrata.

T. -
-

80
Q, = -3 kJ

(---

'I
I

iI
I

I
\I

llE=Q.=1 2kJ

_____ _
Q,

Q = /::;.E quando L = O

=15 kJ

FIGURA 3.39

In assenza di qualsiasi scambio di lavoro,


la variazione di energia totale
di un sistema uguale alla quantit
di calore netta scambiata.

FIGURA 3.40
li lavoro (elettrico) fornito a un sistema
adiabatico uguale ali' incremento
dell'energia del sistema.

(Adiabatico)

ll

Si consideri ora, come sistema, una stanza ben isolata termicamente


(vale a dire adiabatica) riscaldata da una resistenza elettrica (Figura 3.40).
Come risultato del lavoro elettrico fornito, l'energia del sistema aumenter. Poich il sistema adiabatico e non pu avere alcuno scambio di
calore con l'ambient e circostante (Q = 0), per il principio di conservazione dell'energ ia il lavoro elettrico fornito al sistema deve eguagliare l'aumento dell'energ ia totale del sistema: -L, =/::;.E. Il segno meno dovuto
1
al fatto che un lavoro compiuto sul sistema,
negativo in base alla convenzione precedentemente definita, assicura un aumento dell'energ ia del sistema.
Si sostituisca ora la resistenza elettrica con un'elica (Figura 3.41 ). Come
risultato del processo di rimescolamento, lenergia del sistema aumenter.
Poich non c' scambio di calore tra il sistema e l'ambient e (Q = 0), il
lavoro dell'elica fatto sul sistema deve ritrovarsi sotto forma di un aumento dell'energia totale del sistema: -L,nca = D.E.
Molti avranno probabilmente notato che quando l'aria viene compressa, la sua temperatura aumenta (Figura 3.42). Ci accade perch dell'energia fornita all'aria sotto forma di lavoro di variazione di volume.
In assenza di qualsiasi scambio di calore (Q = 0), l'intero lavoro di variazione di volume sar immagazzinato nell'aria come parte della sua energia totale. Ancora una volta per il principio di conservazione dell'energia si ha -L 0 = D.E.
'
Dagli esempi precedenti risulta chiaro che, per le trasforma zioni
adiabatiche, il lavoro scambiato uguale alla variazion.e dell'energ ia totale di un sistema chiuso:

-L = D.E quando Q =O

j
llE= 8 kJ

Come altro esempio si consideri il riscaldamento dell'acqua in una pentola su di un fornello (Figura 3.39). Se 15 kJ di calore sono trasferiti all'acqua e 3 kJ sono dispersi dall'acqua nell'aria circostante, l'aumento dell'energia dell'acqua sar uguale al calore netto fornito all'acqua, che 12
kJ. Cio, Q = Q = D.E.
Le conclusi~ni precedenti possono essere riassunte come segue: in
assenza di lavoro scambiato, la quantit di calore netto scambiata con l'ambiente eguaglia la variazione dell'energia totale di un sistema chiuso:

Lclica = -8 kJ

=1GURA 3.41
11 lavoro (d'elica) fatto su un sistema
1diabatico uguale all'incremento
lell' energia del sistema.

Passando a considerare scambi simultanei di calore e lavoro si pu


intuire che, quando un sistema implica scambio sia di calore sia di lavoro
durante una trasformazione, i loro contributi si vanno semplicemente a
sommare. Quindi, se un sistema riceve 12 kJ di calore mentre un'elica
fornisce 6 kJ di lavoro al sistema, l'aumento complessivo di energia del
sistema per tale trasformazione sar 18 kJ (Figura 3.43).
Generalizzando le conclusioni, il primo principio della termodin amica, o principio di conservazione dell'energ ia per un sistema chiuso, si
pu esprimere come segue:

i[

81

scambio netto di energia


variazione
tra sistema e ambiente
= dell'energia totale
[
sotto forma di calore e lavoro
del sistema

Q-L=D.E (J)

Il primo principio
della termodinamica

(3.27)

dove
Q = calore netto scambiato attraverso il contorno del sistema(= ~. L =lavoro netto scambiato in tutte le forme(=
U)
D.E =variazio ne dell'energia totale del sistema, E - E

u. 2

~)

Come stato detto nel Capitolo I, l'energia totale E di un sistema si


considera composta da tre parti: l'energia interna U, lenergia cinetica E, e
l'energia potenziale E. Pertanto la variazione dell'energia totale di un sistema durante un proc"esso pu esprimersi come la somma delle variazioni
delle sue energie interna, cinetica e potenziale:

(Adiabatico)

FIGURA 3.42
Il lavoro (di variazione di volume) fatto
su un sistema adiabatico uguale
all'incremento dell'energia del sistema.

sostituendo questa relazione nell'Equazione 3.27, si ottiene


Q, = -3 kJ

--,

I
I

llE=(15-3 )+6
= 18 kJ
I
I

/ Lelic:1.= -6 kJ
______I1

La maggior parte dei sistemi chiusi che si incontrano nella pratica sono
stazionari; cio non implicano alcuna variazione della propria velocit o
dell'altezza del proprio centro di gravit durante una trasformazione (Figura 3.44). Pertanto, per i sistemi chiusi stazionari , le variazioni delle
energie cinetica e potenziale sono trascurabili (cio D.E, = D.E = 0) e la
relazione del primo principio si riduce a
P

Q-L=/::;.U (J)
(3.30)
Le energie interne specifiche 11 e u, possono essere facilmente determina1
te dalle tabelle delle propriet o da alcune relazioni termodinamiche, noti
gli stati iniziale e finale della trasformazione.
A volte conviene scomporre il termine lavoro in due parti: L. e L ,
dove L 0 rappresenta tutte le forme di lavoro diverse dal lavoro di varia-0
zione di volume (questa distinzione importante per il secondo principio
della termodinamica). Cos facendo il primo principio assume la seguente espressione:
(3.31)

Q1=15kJ

FIGURA 3.43
La variazione di energia di un sistema
durante una trasfonnazione uguale
alla quantit di lavoro e di calore netta
scambiata tra il sistema e l'ambiente.

Sistemi stazionari
Z1 =i:,--+Mp= O
w1= w2--+llEc =O
M=llU

FIGURA 3.44
Per i sistemi stazionari, AE, = AE, = O;
cosl, AE = ti.U.

82

estremamente importante osservare la convenzione di segno per gli


scambi di calore e lavoro, poich soltanto nel caso del lavoro di variazione
di volume calcolato con l'Equazione 3.18 non occorre preoccuparsi del
segno che sar sempre corretto.

CAPITOL03
Il primo principio
della termodinamica:
i sistemi chiusi

Altre formulazioni del primo principio

dove E, e E. corrispondono all'energia totale che rispettivamente entra nel


sistema ed esce dal sistema durante una trasformazione. Ma dal punto di
vista della seconda legge, il calore e il lavoro sono molto differenti, come
si vedr nei capitoli successi vi.

La forma del primo principio in termini di potenza si ottiene dividendo


l'Equazione 3.27 per l'intervallo di tempo tJ.t, che viene fatto tendere a
zero. Si ottiene cos
FIGURA 3.45
Varie fonnulazioni del primo principio
per i sistemi chiusi.

Un serbatoio rigido contiene un fluido caldo che si raffredda mentre viene rimescolato da un'elica. All'inizio, l'energia interna del fluido 800 kJ. Durante la trasformazione di raffreddamento, il fluido perde 500 J sotto forma di calore e l'elica compie
un lavoro di 100 kJ sul fluido. Si determini l'energia Interna finale del fluido, trascurando l'energia immagazzinata nell'elica.
Soluzione
Scelto come sistema il fluido nel serbatoio, I contorni del sistema
sono quelli indicati in Figura 3.47.
Poich nessuna massa attraversa il contorno si tratta di un sistema chiuso.
Inoltre, poich non si detto nulla sul moto del sistema, si assume che il sistema
chiuso sia stazionario e che le variazioni di energia potenziale e cinetica siano
nulle. Applicando a tale sistema il principio di conservazione dell'energia come
dato dall'Equazione 3.29, U2 si determina come

Q-L=t.U+ j>l!;

dove Q la potenza termica netta, la potenza netta e dE/dt la variazione di energia totale nell'unit di tempo.
Le Equazioni 3.27 e 3.32 possono esprimersi in forma differenziale
come:

Il primo principio
della termodinamica

Q =-500 kl

ESEMPIO 3.11

La relazione del primo principio per i sistemi chiusi pu essere scritta in


vari modi (Figura 3.45). Per esempio, dividendo l'Equazione 3.27 per la
massa del sistema, si ottiene la relazione del primo principio riferita all'unit di massa:

83
~

+faE';

r-------'I

I u1 = soo k1
I

U2=?

I
I
I
l
I

I lclica = -100 kJ

--,

FLUIDO

Ii;;~,;;:.;;;;iOj;;;w;;;z

1_____________1

FIGURA 3.47
Schema per l'Esempio 3.11.

=u.- u,
=u -soo
u.= 400 kJ

-500 - (-100)

Si noti che il calore scambiato negativo poich ceduto dal sistema; cos anche il
lavoro, poich esso compiuto sul sistema.

ESEMPIO 3.12
Poich per un processo ciclico gli stati iniziale e finale coincidono,
essendo tJ.E = E2 - E 1 = O, il primo principio per un ciclo si semplifica
assumendo l'espressione:

Q-L= O (J)

FIGURA 3.46
Per un ciclo, t.E= O => Q

=L

Si pu, quindi, affermare che il calore netto scambiato e il lavoro netto


compiuto durante un ciclo sono eguali (Figura 3.46).
Il calore e il lavoro, dal punto di vista quantitativo, non sono poi cos
differenti e probabilmente ci si domanda perch si continua a tenerli distinti;
dopo tutto, la variazione del contenuto di energia di un sistema uguale alla
quantit di energia che attraversa il contorno del sistema e non fa differenza
se l'energia attraversa il contorno come calore o lavoro. Le relazioni del
primo principio sarebbero molto pi semplici se si avesse solo una quantit a
rappresentare sia il calore sia il lavoro, che si potrebbe chiamare energia
scambiata. Ebbene, dal punto di vista del primo principio, il calore e il lavoro non sono affatto differenti e il primo principio pu semplicemente esprimersi come

Si consideri l'espansione o la compressione quasi-statica di un gas in un dispositivo cilindro-pistone. Per tale sistema, sottoposto a una trasformazione a pressione
costante, si dimostri che il lavoro di variazione di volume L e la variazione di energia interna t.U nella relazione del primo principio possono combinarsi in un unico
termine t.H.
Soluzione
Trascurando le variazioni nelle energie cinetica e potenziale ed esprimendo il lavoro come somma del lavoro di variazione di volume e di altre forme di
lavoro, l'Equazione 3.29 si semplifica in

Q-L=W+~

(3.36)

+~

________ J
l!.H

Per una trasformazione a pressione costante, il lavoro di variazione di volume


dato da!l'Equazione 3.19 come L, p0
V,). Sostituendo questo nella relazione
sopra s1 ha

Q-L.~
Q-L 0

= (V.-

Q- L. - Po (V2 -

Essendo H

Po= P2 = P1 ~ 0-L.

=U + pV, si ha:

V,) = U2 - U,

=(U + P V,,)-(U, + p V
2

I
I

= cost. :

Q-L. - L,= U2 - U,

Ma

E, -E.= tJ.E

)
1

=l!.H

FIGURA 3.48
Per un sistema chiuso sottopos10
a una trasfonnazione quasi-statica
a p costante, l!.U - L, = t.H.

T
84

O- L, = H, - H, (J)

(3.37)

che la relazione desiderata (Figura 3.48). Questa equazione molto utile nell'analisi dei sistemi chiusi sottoposti a una trasformazione quasi-statica a pressione
costante, non essendo pi necessario determinare separatamente il lavoro di variazione di volume.

CAPITOLO 3
U primo principio
della termodinamica:
; sistemi chiusi

s.imilmente, si pu ott~nere un'espressione per il calore specifico a press10ne costante c : considerando una trasformazione a pressione costante
(l 0 + ll = Llh) ~i ha:

85
~~~,EcJ

Energia interna. entalpia


e calori specifici dei gns perfetti

(3.39)
I kg
FERRO

I kg
ACQUA

20~3oc

20730-'c,

.-

-~!

,'

., -'-J\'

41.8 kJ

4.5 kJ

::1GURA 3.49

Differenti quantit di calore necessarie


per innalzare della stessa quantit
la temperatura di differenti sostanze.

m=lkg
ilT= l"C

Calore specifico = 5 kJ/(kg "C)

5 kJ

'lGURA 3.50

I calore specifico l'energia richiesta


1er innalzare di un grado la temperatura
!ella massa unitaria di una sostanza
.econdo un processo ben definito.

3.6 ~ I CALORI SPECIFICI


Si sa per esperienza che occorrono differenti quantit di energia per innalzare di un grado la temperatura di masse identiche di sostanze differenti:
per esempio, occorrono circa 4.5 kJ di energia per innalzare la temperatura
di I kg di ferro da 20 a 30C, laddove occorre circa nove volte tale energia
(per essere esatti 41.8 kJ) per ottenere lo stesso innalzamento di temperatura di 1 kg di acqua (Figura 3.49). Perci, desiderabile avere una propriet che permetta di confrontare la capacit di accumulo di energia di
varie sostanze: tale propriet il calore specifico.
Il calore specifico definito come lenergia richiesta per innalzare di
un grado la temperatura della "!assa unitaria di una sostanza (Figura 3.50).
In generale, tale energia dipende da come il processo viene eseguito. In
termodinamica interessano principalmente due tipi di calori specifici: il
calore specifico a volume costante c 0 e il calore specifico a pressione
costante c.
Fisicaiiiente, il calore specifico a volume costante c pu essere visto
come l'energia richiesta per innalzare di un grado la t~mperatura della
massa unitaria di una sostanza mantenendone costante il volume. L'energia richiesta per ottenere lo stesso innalzamento di temperatura a pressione costante il calore specifico a pressione costante c . Come illustrato in Figura 3.51, il calore specifico a pressione costa"nte c sempre
maggiore di c 0 , perch a pressione costante al sistema co"nsentito di
espandersi con la conseguenza che per compiere tale lavoro di espansione deve essere fornita al sistema altra energia.
I calori specifici possono essere espressi in termini di altre propriet
termodinamiche. A tal fine si consideri un sistema chiuso stazionario sottoposto a una trasformazione a volume costante (l = O). La relazione del
primo principio per tale trasformazione pu esprin';ersi in forma differenziale come:

8q- &. = du
Il primo membro di tale equazione ( 8q - ol ) rappresenta la quantit di
energia trasferita al sistema sotto forma di cal~re e/o lavoro. Per la definizione di c0 , tale energia deve essere uguale a c0 dT, dove dT la variazione
infinitesima di temperatura, pertanto si ha:
3.13 kJ

5.2 kJ

'IGURA 3.51

:alori specifici c. e e, a volume costante


a pressione costante (i valori riportati
riferiscono al gas elio).

ciT = du a volume costimte

!--e Equazi~ni 3.38 e 3.39 sono le equazi9ni che definiscono c0 e c e la loro


mterpretaz1one data in Figura 3.52.
P
Si n~ti che_c0 e cP_sono espressi in termini di altre propriet; pertanto
sono ~ss1 stessi propi;et. Come ogni altra pro~riet, i calori specifici c
0
e cP d1 una sostanza dipendono dallo stato che, m generale individuato
?a due propriet intensive indipendenti. Quindi, l'energi~ richiesta per
mnalzare d1 un grado la temperatura della sostanza in una data trasformazione sar differente a temperature e pressioni differenti (Figura 3 53)
'
ma, di s~lito, tale differenza non molto grande.
Considerando le Equazioni 3.38 e 3.39 si pu osservare che: sono relazio~i tra proprie~ ~ come tali sono indipendenti dal tipo di processo; sono
valide ~r qualsiasi sostanza sottoposta a qualsiasi processo. Per una trasformaz.1one a vol?m~ costante, c0 risulta essere l'energia trasferita al sistema d1 massa umtan~ per i?nalza;rie di u_n grado la temperatura: in questo modo s~ ne deterrmnano 1 valon e da ci trae anche origine il nome di
calore specifico a volume costante. Similmente, durante una trasformazione a pres~io~e cost.ante, cP risulta essere l'energia trasferita al sistema di
massa umtan~ per 1_nnalza;rie di u? grado la temperatura: in questo modo
se ne deterrmnano 1 valon e da ci trae anche origine il nome di calore
specifico a pressione costante.
Considerando le Equazioni 3.38 e 3.39 si pu ancora osservare che c
correlato alle variazioni dell'energia interna e c alle variazioni d;l1',entalpia. Di fatto, sarebbe molto pi appropriato definire c come la vanazione dell'energia interna specifica di una sostanza corrlspondente a
una variazione unitaria di temperatura a volume costante. Allo stesso modo
cP si pu~ definire come la variazione dell'entalpia specifica di una sostanza cornspondente a una variazione unitaria di temperatura a pressione
costan~e. In altre parole, c 0 una misura della variazione dell'energia interna d1 una sostanza con la temperatura e c una misura della variazione
.
di entalpia di una sostanza con la temperat~ra.
~u~t di misura per i calori specifici il J/(kg . 0 C) o J/(kg. K). I calori
~pecific1 su base molare sono denotati da Cv e e e hanno per unit di misura
11 J/(kmol 0 C) o J/(kmol K).
P

3.7 ili ENERGIA INTERNA, ENTALPIA


E CALORI SPECIFICI DEI GAS PERFETTI
Nel Capit~lo 2, un gas perfett~ stato definito come un gas la cui temperatura, pressione e volume specifico soddisfano la relazione:
pv=RT

e =fu),

o \T u

= variazione dell'energia interna


specifica per variazione unitaria
della temperatura a volume
s

iflco costante

cp=(~~)P
=variazione dell'entalpia specifica
per variazione unitaria deUa

temperatura a pressione costante

FIGURA 3.52

Definizioni di e u e ep.

ARIA

ARIA

m= I kg

m =I kg

300->301 K

1000 ->1001 K

0.718 kJ

0.855 kJ

FIGURA 3.53

Il calore specifico di una sostanza


cambia con la temperatura.

86

stato dimostrato matematicamente e sperimentalmente (Joule, 1843)


che per un gas perfetto l'energia interna funzione della sola temperatura,
per cui si ha

CAPITOl.03
Il primo principio
della termodinamica:
i sistemi chiusi

ACQUA

Vuoto

(ad alta pressione)

FIGURA 3.54
Schema dell'apparato sperimentale
usato da Joule.

11(7)

Energia interna, entalpia


e calori specifici dei gas perlHti

(3.40)

Nel suo esperimento classico, Joule immerse in un bagno d'acqua due


recipienti collegati da un tubo dotato di val vola, come mostrato in Figura 3.54.
All'inizio, in un serbatoio vi era aria ad alta pressione e nell'altro era stato
fatto il vuoto. Una volta ottenuto lequilibrio termico, egli apr la valvola
per consentire all'aria di passare da un serbatoio all'altro finch la pressione si eguagli. Joule non osserv alcuna variazione nella temperatura del
bagno d'acqua e assunse che nessuna quantit di calore era stata scambiata
con l'aria. Poich non era stato nemmeno compiuto lavoro, egli concluse
che l'energia interna dell'aria non si era modificata, anche se il volume e la
pressione erano cambiati, deducendo che l'energia interna funzione della
sola temperatura e non della pressione o del volume specifico (in seguito,
Joule dimostr che per i gas che si discostano significativamente dal comportamento dei gas perfetti, l'energia interna non funzione della sola temperatura).
Combinando insieme la relazione che definisce l'entalpia e l'equazione di stato del gas perfetto si ha:

50

40

Ar. He, Ne. Kr, Xe. Rn

20

1000

h=u+ pV}
h=u+RT
pv=RT
u = u(1)
h= h(1)

c0

87

60
li=

Termometro

ARIA

~o

kJ/(kmol K)

=c~(1)

Poich R costante e u = 11(7), ne consegue che anche !'entalpia di un


gas perfetto funzione della sola temperatura:
h

e,= c,(1)

FIGURA 3.55
Per i gas perfetti, u, h, e, e e, sono
funzione della sola temper~tura.

=h(1)

(3.41)

Poich per un gas perfetto u e h dipendono solo dalla temperatura,


anche i calori specifici cv e c dipendono dalla sola temperatura. Quindi, a

una data temperatura, u, h, ~ve c di un gas perfetto avranno valori indipendenti dal volume specifico o d~lla pressione (Figura 3.55). Quindi per i
gas perfetti le derivate parziali nelle Equazioni 3.38 e 3.39 possono essere
sostituite dalle derivate totali e le variazioni infinitesime dell'energia interna e dell'entalpia di un gas perfetto saranno:

La variazione di energia interna o di entalpia per un gas perfetto durante un


pr.ocesso dallo stato 1 allo stato 2 si determina integrando le equazioni
precedenti:

1 (T)dT
h = f c (T)dT

llu =u2 - u 1 =
e

Ah = h2 -

2000

3000

Temperatura, K

Cv

(J/kg)

(3.44)

(J/kg)

(3.45)

Per risolvere tali integrazioni, occorre avere le relazioni che esprimono

cv e cP in funzione della temperatura.


A basse pressioni, tutti i gas reali si avvicinano al comportamento di un
gas perfetto e perci i loro calori specifici dipendono dalla temperatura
soltanto. I calori specifici dei gas reali a basse pressioni sono detti calori
specifici a pressione zero, e spesso sono denotati c 0 e c Sono disponibili
0
espressioni analitiche accurate per i calori specifici"dei g~s perfetti, derivate
da misurazioni dirette o da calcoli basati sul comportamento statistico delle molecole, e sono fornite per diversi gas, sotto forma di polinomio di
~rzo grado, nell'Appendice (Tabella A.2c). Una rappresentazione dei dati
cpo(1) per alcuni gas comuni fornita in Figura 3.56.
Si noti che l'uso dei calori specifici dei gas perfetti limitato alle basse
pressioni, anche se tali dati possono utilizzarsi con ragionevole accuratezza a pressioni relativamente alte, finch il comportamento del gas non si
discosta in modo significativo da quello di un gas perfetto.
Considerando la Figura 3.56 si pu osservare che: i calori specifici dei
gas con molecole complesse (biatomiche o poliatomiche) sono pi elevati
e aumentano con la temperatura; la variazione dei calori specifici con la
temperatura ha un andamento curvilineo poco accentuato tanto che per
intervalli di temperatura sino a poche centinaia di gradi o meno pu approssimarsi a lineare. Sulla base di queste considerazioni nelle Equazioni 3.44 e 3.45 i calori specifici possono essere sostituiti dai valori medi
costanti, per cui, eseguendo le integrazioni, si ha:

FIGURA 3.56
Calori specifici a pressione costante
per alcuni gas (si veda la Tabella A.2c
per le equazioni

e,, ).

88

u2 - u 1 = c 0, mcd (T2 -T1) (J/kg)

(3.46)

=cp. mcd (T2 .:_ TI)

(3.47)

89

AR!Aa300K

CAPITOL03

h2 - hl

Il primo principio

della termodinamica:
i sistemi chiusi

Approssimazione

FIGURA 3.57
Per piccoli intervalli di temperatura
si pu assumere che i calori specifici
variano linearmente con la temperatura.

(J/kg)

I valori del calore specifico per alcuni gas comuni sono elencati in funzione della temperatura nella Tabella A.2b. In tale tabella, i calori specifici
medi cp. md e cv. mcd sono valutati alla temperatura media (T, + T )/2, come
2
mostrato in Figura 3.57. Se la temperatura finale T non nota, i calori
2
specifici possono essere valutati a T1 o alla temperatura media prevista.
Poi, T2 pu essere detenninata usando i valori del calore specifico cos
calcolati. Se necessario, il valore di T2 pu essere affinato valutando i calori
specifici alla nuova temperatura media.
Un altro modo di determinare i calori specifici medi di valutarli a T e T
1
2
e quindi prendere la loro media. Di solito, entrambi i metodi forniscono risultati ragionevolmente buoni e l'uno non necessariamente migliore dell'altro.
Osservando la Figura 3.56 si noti che i calori specifici a pressione zero
dei gas monoatomici quali l'argon, il neon e l'elio rimangono costanti in
funzione della temperatura, per cui ti.u e ti.h dei gas monoatomici possono
essere valutati facilmente con le Equazioni 3.46 e 3.47. Si noti, inoltre, che
le relazioni ti.u e ti.h fornite sopra non sono limitate a un certo tipo di processo, ma sono valide per tutti i processi. La presenza del calore specifico
a volume costante c0 nell'Equazione 3.46 non deve portare a credere che
quella equazione sia valida solo per una trasfonnazione a volume costante,
al contrario, la relazione ti.11 =e cdli.T valida per ogni gas perfetto sottoposto a ogni processo (Figura
Una simile argomentazione pu essere
fatta anche per cP e ti.h.

3.SS).

ARIA
V= cost.
T 1 =20 C
T2 = 30 C

u=cJ>T
= 7.18 kJ/kg

ARIA
p = cost.
T1 = 20 C
T2 = 30 C
6u =cvtl.T
= 7.18 kJ/kg

=1GURA 3.58
:.a relazione ll.u c~"""'ll.T valida
ier qualsiasi tipo di trasformazione,
1 volume costante o meno.

Le relazioni tra i calori specifici dei gas perfetti


Nel caso dei gas perfetti differenziando la relazione h

=u + RT si ha:

dh=du+RdT
e sostituendo dh con ciT e du con c 0 dT e dividendo lespressione risultante per dT si ha:

cv= 0.718 kJ/(kg K)}


R = 0.287 kJ/(kg K)
oppure:

eR. = 20.80
kJ/(kmol . K)}_
kJ/(kmol
V=

cP = c + R.
0

[J/(kmol K)]

(3.49)

Si pu, quindi, introdurre un'altra propriet del gas perfetto detta rapporto dei calori specifici k, definito dalla relazione:

----:;~,--:~-----~-::k~:~::-- ---~--------~

K)

8 314

e,-- 29.114 kJ/(kmol . K)

Si osservi che anche il rapporto dei calori specifici varia con la temperatura, ma tale variazione molto piccola: per i gas monoatomici k pu essere
considerato costante e pari a 1.667; per molti gas biatomici, inclusa laria,
k circa 1.4 a temperatura ambiente.

ESEMPIO 3.13
Aria inizialmente a 300 K e 200 kPa riscaldata a pressione costante fino a 600 K.
Si determini la variazione dell'energia interna dell'aria per unit di massa, usando
a) l'espressione polinomiale del calore specifico (Tabella A.2c) e b} il valore medio
del calore specifico (Tabella A.2b).
Soluzione Alle condizioni indicate, l'aria pu considerarsi un gas perfetto, poich ad alta temperatura e bassa pressione in relazione ai suoi valori critici (T., =
-147C, P., = 3390 kPa per l'azoto, principale costituente dell'aria). La variazione
di energia interna ll.u dei gas perfetti dipende solo dalle temperature iniziale e finale
e non dal tipo di processo; pertanto, la soluzione fornita di seguito valida per
qualsiasi tipo di processo.
a) La variazione dell'energia interna dell'aria, usando l'espressione polinomiale
del calore specifico si determina come segue. li cp(Tl dell'aria fornito nella Ta
bella A.2c in forma di un polinomio di terzo grado espresso come

c.(T) =a+ bT + cT' + cfT3


dove a= 28.11, b= 0.1967 x 10"'2, e= 0.4802 x 10-0 ed= -1.966x10-S. Dall'Equa
zione 3.49,

c,(T)

Questa relazione valida per i gas perfetti importante poich consente di


determinare e noti che siano e e la costante del gas R.
Quando i ~alori specifici soo fomiti su base molare, sostituendo R nella
precedente equazione con la costante universale dei gas R. (Figura 3.59) si ha:

e,= l.OOS kJ/(kg . K)

Energia interna, entalpia


e calori specifici dei gas perfetti

= c.(T)

-R.=(a-R.)+bT+c T'+cfT3

Dall'Equazione 3.44,

au=fc,(T}dT

=J' [(a-R )+bT+cT


2
T.
I

+dT']dT

Integrando e sostituendo i valori, si ottiene

Il.ii =6447.15 kJ/kmol


La variazione dell'energia interna dell'unit di massa si determina dividendo tale
valore per la massa molare dell'aria (Tabella A.1 ):

FIGURA 3.59
Per un gas perfetto, e pu essere
determinato apartire da ev e R.

90

o
_,ef -

Aii

6447.15
= - - - = 222.55 kJ/kg
28.97
Tale risultato sufficientemente accurato e si pu considerare esatto.
AU = -

CAPITOLOJ

Il primo principio
dt:lla termodinamica:
i sistemi chiusi

b) Il valore medio del calore specifico a volume costante e,, med determinato dalla
Tabella A.2b alla temperatura media (T, + T,)12 = 450 K come

e,, med = c,04SOK = O. 733 kJ/(kg K)


Cos,

L.,._ - )!:

- L...

-(-27000)

Soluzione Si assuma come sistema il gas elio nel serbatoio, si tratta quindi di
un sistema chiuso stazionario. Uno schema del sistema e il diagramma p-V del
processo sono mostrati in Figura 3.60. Alle con.dizioni specificate, l'elio pu considerarsi un gas perfetto, poich a una temperatura molto alta in relazione alla
sua temperatura critica (T., = 5.3 K per l'elio).
p, kPa

P2

He

m =0.7 kg
T1 =27 C

Schema e diagramma p-V


per l'Esempio 3.14.

=mc,,.,.. ('T, -

91
Energia interna, entalpia
e calori specifici dei gas perfrtti

T,)

=0.7 X 3116 (T,-27)

T, = 39.4C
b) La pressione finale si determina con l'equazione dei gas perfetti:

p,V,
T,

Un serbatolo rigido isolato termicamente contiene inizialmente O. 7 kg di elio a 27"C


e 350 kPa. Si fa quindi girare nel serbatoio, per 30 min, un'elica fornendo una
potenza di 15 W. Si determini a) la temperatura finale e b) la pressione finale del
gas elio.

350 kPa
('

,tJl',

= Jl:!V2

T2

dove V, e V2 sono identici e si possono semplificare. Quindi la pressione finale


diventa:

ESEMPIO 3.14

FIGURA 3.60

u,)

P1=

=m (u, -

Come precedentemente indicato, i calori specifici a pressione nulla dei gas


monoatomici (essendo l'elio uno di essi) sono costanti. li valore c 3.116 kJ/(kg K)
per l'elio si ricava dalla Tabella A.2a. Sostituendo questa e le altre quantit note nell'equazione dell'energia sopra scritta, si ha:

Au = e,, med ( T, - T,) = (O. 733) (600 - 300)


219.9 kJ/kg

Tale risultato differisce solo dell'1.2 per cento dal precedente; la stretta concordanza non sorprende poich l'assunto che e varia linearmente con la temperatura
del tutto ragionevole per intervalli di temperatura di solo poche centinaia di gradi.
Se si fosse usato il valore di e, a T, = 300 K invece che a T.,... il risultato sarebbe
stato 215.4 kJ/kg, con un errore di circa il 3 per cento. Errori di tale portata sono
accettabili per la maggior parte degli scopi ingegneristici.

=W + jx.

Lclica

350

---1
---

P:!

350000x312.4

300

=364 467

Pa

ESEMPIO 3.15
Un dispositivo cilindro-pistone contiene inizialmente 0.5 m' di azoto a 400 kPa e
27C. Si alimenti una resistenza elettrica posta all'interno del dispositivo per 5 minuti con una tensione di 120 V in modo da far passare una corrente di 2 A. L'azoto
si espande a pressione costante cedendo una quantit di calore di 2800 J. Si determini la temperatura finale dell'azoto.
Soluzione Questa volta, si prenda come sistema l'azoto nel dispositivo cilindropistone. Uno schema del sistema e il diagramma p-V del processo sono mostrati in
Figura 3.61. Alle condizioni indicate l'azoto pu considerarsi un gas perfetto poich

I
p,

\,

kPa

a) Il lavoro compiuto sul sistema dall'elica

L,,.,

L0 ..,M=-15x30x60=-270 00J

Poich il contorno rigido, il lavoro di variazione di volume zero (L, = O) e le


perdite di calore si possono trascurare visto che il sistema ben isolato (Q =O). Il
sistema si assunto come stazionario; allora, anche le variazioni delle energie
cinetica e potenziale sono pari a zero (AE AE, = O). Quindi, l'equazione di conservazione dell'energia per tale sistema chiuso si riduce a

f-----N _____ 2soo J


2

2A

p =cast.

400

2
---.-----~

---+--. v1 =0.5 m' I


120V

p 1 =400kPa/

r 1 = 21 e

FIGURA 3.61

0.5

V,m 3

Schema e diagramma p- V
per l'Esempio 3.15.

92

ad alta temperatura e bassa pressione in relazione ai suoi valori critici ( T" = -147C,
P" = 3390 kPa).

alta temperatura e bassa pressione in relazione ai suoi valori critici (T" = -147C,
P" = 3390 kPa per l'azoto, costituente principale dell'aria). Tale processo pu considerarsi costituito da due parti: una trasformazione a volume costante durante la
quale la pressione sale a 350 kPa e una trasformazione a pressione costante durante la quale il volume si raddoppia.

Per prima cosa, si determini il lavoro elettrico compiuto sull'azoto:

CAPITOLO 3
Il primo principio
della termodinamica:
i sistemi chiusi

1
L 1 =- Vlt>T=-(120) (2) (5 x60) ( -- ) =-72 kJ

1000

RT,

p,V, = p3 V,
T,
T,

(400)(0.5) = 2.25 k
(0.2968) (300)
g

Assumendo che non vi sia alcuna variazione delle energie cinetica e potenziale

Q-L~-L.=.C.U

Perci si ha:

=.C.H= mc.(T -T,)


2

c) Lo scambio totale di calore pu essere calcolato con la relazione del primo


principio riferita agli stati iniziale e finale. Assumendo e.E. = e.E. = O si ha:

(T,,- 27)

m= _p,_V,"'

ESEMPIO 3.16

RT,

Un dispositivo cilindro-pistone contiene inizialmente aria a 150 kPa e 27C. In tale


stato, il pistone appoggiato su una coppia di supporti, come mostrato in Figura
3.62, e il volume contenuto 400 I. La massa del pistone tale che per muoverla
richiesta una pressione di 350 kPa. Si riscaldi l'aria finch il suo volume non sia
raddoppiato. Si determini a) la temperatura finale, b) il lavoro compiuto dall'aria e e)
il calore totale somministrato.

Q 13 -140 kJ = (0,697) [0.823/(4

.........~-'"'I'

A
I

I
0.8

V.m 3

4)] (1400 - 300)

3.8 li ENERGIA INTERNA, ENTALPIA


E CALORI SPECIFICI DI SOLIDI E LIQUIDI

350-----~--~

0.4

0,,=771 kJ

p, kPa

150----

(l 50)(0.4)
=0.697kg
(0.287) (300 K)

Usando il calore specifico dell'aria fornito dalla Tabella A.2a alla temperatura media di (1400 + 300)/2 = 850 K e sostituendo le quantit note, per il calore totale
scambiato si ha:

Soluzione
L'aria contenuta nel dispositivo cilindro-pistone costituisce il sistema,
che chiuso poich nessuna massa attraversa il suo contorno. Alle condizioni
indicate, si pu assumere che l'aria si comporti come un gas perfetto poich ad

0 13 - L, 3 U3 - U, mc,(T,- T,)
La massa del sistema pu essere calcolata con l'equazione di stato dei gas perfetti:

r, = 56.6C

Schema e diagramma p- V
per !"Esempio 3.16.

L13 = 140 kJ

Il lavoro compiuto dal sistema (per sollevare il pistone e spostare l'aria atmosferica), quindi positivo.

Usando i valori del calore specifico a temperatura ambiente forniti dalla Tabel
la A.2a e sostituendo le quantit note, la temperatura finale dell'azoto :

FIGURA 3.62

1400K

A= (V2 - V,) p2 = (0.4) (350) = 140 m' kPa

Per una trasformazione a pressione costante di un sistema chiuso, L + .C.U equivale a .C.H, per cui si ha:

T,

300

b) Il lavoro compiuto si pu determinare con l'Equazione 3.18 per integrazione o


graficamente come l'area sottesa dalla finea della trasformazione sul diagramma
p-V, mostrato in Figura 3.62:

pu scriversi come

(- 2.8) - (- 72) = (2.25) (1.039)

-+ (150)(V,) = (350)(2 V,)

T,=

(e.E.= ilE =O), l'equazione di conservazione dell'energia per tale sistema chiuso

Q- L,,

Energia interna,
e calori specifici di solidi e

a) La temperatura finale pu determinarsi facilmente usando l'equazione dei gas


perfetti tra gli stati 1 e 3 nella seguente forma:

Il segno negativo aggiunto perch il lavoro compiuto sul sistema.


La massa di azoto determinata dall'equazione dei gas perfetti:

m = P, V,

93

Una sostanza il cui volume specifico (o densit) costante detta sostanza incompressibile. I volumi specifici dei solidi e dei liquidi rimangono
praticamente cbstanti durante un processo (Figura 3.63); perci, i liquidi e
i solidi possono approssimarsi a sostanze incompressibili senza perdere
troppo in accuratezza. L'ipotesi di volume costante ha come conseguenza
che lenergia associata alla variazione di volume, quale il lavoro di variazione di volume, trascurabile se confrontata con altre fonne di energia.
Quest'ipotesi non pi valida se si studiano le sollecitazioni tenniche nei
solidi (causate dalla variazione di volume con la temperatura) o se si analizza il comportamento dei tennometri a bulbo.

FIGURA 3.63

I volumi specifici di sostanze


incompressibili rimangono costanti
durante qualsiasi processo.

T
I

Si pu dimostrare matematicamente che per le sostanze incompressibili

94

i calori specifici a volume costante e a pressione costante sono identici


(Figura 3.64). Perci per i solidi e i liquidi, tralasciando i pedici e rappresentando entrambi i calori specifici con l'unico simbolo e, si ha:

CAPITOLO 3
Il primo principio
deUa termodinamica:
i sistemi chiusi

strato in Figura 3.65. Poich il serbatoio isolato termicamente, non ci sar


dissipazione di calore (Q = O). Inoltre, poich il contorno rigido (L, =O) e non
esiste alcuna indicazione di altre forme di lavoro (L = O), per tale processo il lavoro
nullo (L = O). L'equazione di conservazione dell'nergia per tale processo :

o o
/J -,,(. =6.U o
Tale risultato potrebbe dedursi anche direttamente dalle definizioni dei calori
specifici a volume costante e a pressione costante. I valori del calore specifico per diversi liquidi e solidi comuni sono fomiti nella Tabella A.3.
Come nel caso dei gas perfetti, i calori specifici di sostanze incompressibili dipendono dalla sola temperatura, per cui la derivata parziale nell'equazione di definizione di e" (Equazione 3.38) pu essere sostituita da quella
totale, ottenendo:
du

FIGURA 3.64

I valori e" e e, di sostanze


incompressibili sono identici
e sono indicati con la lettera c.

=c,dT =c(1)dT

(3.52)

(3.53)

Per effettuare tale integrazione dovrebbe essere nota la variazione del calore specifico e con la temperatura, tuttavia per piccoli intervalli di temperatura si pu usare un valore di e costante, determinato alla temperatura
media, ottenendo

La variazione di entalpia delle sostanze incompressibili (solidi o liquidi)


durante un processo 1-2 pu essere determinata ricordando la definizione
di entalpia (h = 11 + pv):
(3.55)
poich v 1 = v2 :=

v. Questa equazione scritta in forma pi compatta diventa:

Si noti che il secondo termine (vtlp) nell'Equazione 3.56 spesso piccolo


in confronto al primo termine (tlu) e pu trascurarsi senza commettere un
errore significativo.

ESEMPIO 3.17
Un blocco di ferro di 50 kg alla temperatura di 80C immerso in un serbatoio
isolato termicamente che contiene 0.5 m3 di acqua a 25C. Si determini la temperatura quando sia stato raggiunto l'equilibrio termico.
Soluzione
Si assumano come sistema il blocco di ferro e l'acqua. Le superfici
interne delle pareti del serbatoio costituiscono il contorno del sistema, come mo-

ACQUA

2s c
0

0.5 m3

Il volume specifico dell'acqua a temperatura ambiente pu essere assunto pari a


0.001 m3/kg, per cui la massa dell'acqua :
FIGURA 3.65

acqua

(J/kg)

Gli aspetti tennodinamid


dei sistemi biologici

6.U=O

Poich l'energia interna totale U una propriet estensiva e pu esprimersi come


la somma delle energie interne delle parti del sistema, si avr che la variazione di
energia interna totale del sistema

La variazione dell'energia interna tra gli stati 1 e 2 si ottiene per integrazione:

tlu = 11 2 -11 1 = [c(T)dT

95

V
0.05
=-=--=500kg
V
0.001

Determinando con la Tabella A.3 i calori specifici del ferro e dell'acqua e,,""= 0.45
kJ/(kg . C) e c_. = 4.184 kJ/(kg . C) e sostituendoli nell'equazione dell'energia, si
ottiene:
(50) (0.45) (T2 -80) + (500) (4.184) (T2 - 25) =O
T2 = 25.6C
Una volta stabilito l'equilibrio termico, sia l'acqua che il ferro saranno a 25.6C. Il
piccolo innalzamento di temperatura dell'acqua dovuto alla sua grande massa e
al suo grande calore specifico.

3.9

GLI ASPETTI TERMODINAMICI


DEI SISTEMI BIOLOGICI

La termodinamica si applica ai sistemi biologici, in quanto soggetti a complessi e interessanti processi di trasformazione e scambio di energia. I sistemi biologici, per, non sono in equilibrio termodinamico e quindi non
sono facili da analizzare.
Malgrado la loro complessit, i sistemi biologici sono essenzialmente
costituiti da quattro elementi semplici: idrogeno, ossigeno, carbonio e azoto:
per esempio, nel corpo umano, lidrogeno costituisce il 63 per cento, I' ossigeno il 25.5, il carbonio il 9.5el'azotoI'1.4 di tutti gli atomi; il rimanente
0.6 per cento degli atomi costituito da altri 20 elementi essenziali per la
vita. In massa, circa il 72 per cento del corpo umano costituito da acqua.
I blocchi costitutivi degli organismi viventi sono le cellule, che, racchiuse da una parete semipermeabile, svolgono le diverse funzioni vitali.
La cellula costituisce anche il sistema biologico pi semplice: il corpo umano
contiene circa 100 trilioni di cellule con un diametro medio di 0.01 mm.
In una cellula ogni secondo accadono migliaia di reazioni chimiche,
durante le quali alcune molecole si decompongono, rilasciando energia, e

Schema per l'Esempio 3.17.

- - - - - - - - - ----- ..... -

)6
.~:o-~;

APITOLO 3
I

primo principio

dia termodinamica:
sistemi chiusi

ARIA
AMBIENTE

GURA 3.66

media una persona a riposo dissipa


rso lambiente circostante la potenza
nnica di 84 W.

1.2 kJ/s

I kJ/s

3URA 3.67

e persone che ballano velocemente


<ipano in un ambiente una potenza
nica maggiore di quella di una stufa
trica da I kW.

___

..

altre molecole nuove si formano. Questa alta attivit chimica, che permette
di mantenere il corpo umano a una temperatura di 37C mentre svolge le
necessarie funzioni corporee, detta metabolismo. In termini semplici, il
metabolismo si riferisce ali' ossidazione dei carboidrati, grassi e proteine,
che costituiscono il cibo. La potenza metabolica nello stato di riposo
detta potenza metabolica basale, e corrisponde alla potenza metabolica
richiesta per svolgere funzioni necessarie come la respirazione e la circolazione del sangue, a un livello di attivit esterna pari a zero. La potenza
metabolica coincide con il consumo di energia nell'unit di tempo. Per un
maschio medio (30 anni di et, 70 kg, area della superficie corporea 1.8
m 2), la potenza metabolica basale 84 W, vale a dire che il corpo umano
dissipa energia verso l'ambiente al tasso di 84 W, convertendo l'energia
chimica del cibo (o del grasso corporeo se la persona non ha mangiato)
(Figura 3.66). La potenza metabolica aumenta con il livello di attivit e
pu superare di IO volte la potenza metabolica basale quando si compie un
esercizio fisico faticoso. Si noti che due persone, impegnate in un'attivit
fisica pesante, possono fornire ali' ambiente pi energia di una stufa elettrica della potenza di 1 kW (Figura 3.67). Il calore emesso dal corpo sotto
forma sensibile, variabile tra il 40 per cento circa del totale nel caso di
lavoro pesante e il 70 per cento circa nel caso di lavoro leggero, e sotto
forma latente per effetto della traspirazione.
La potenza metabolica basale varia con il sesso, le dimensioni corporee, le condizioni generali di salute ecc. e diminuisce considerevolmente
con let; questa una delle ragioni per cui la gente tende a ingrassare a
cominciare dalla fine dei venti anni anche se non aumenta la quantit di
cibo ingerito. Il cervello e il fegato sono i luoghi principali dell'attivit
metabolica: tali due organi sono responsabili per almeno il 50 per cento
della potenza metabolica basale di un corpo umano adulto, sebbene costituiscano solo il 4 per cento della massa corporea. straordinario che nei
bambini piccoli circa la met dell'attivit metabolica basale avviene nel
solo cervello.
La potenza metabolica pu essere misurata direttamente (calorimetria
diretta) o indirettamente (calorimetria indiretta). Nella calorimetria diretta, si fa ricorso a una struttura sperimentale costituita da un ambiente chiuso ben isolato termicamente e dotato di un sistema di circolazione d'acqua
su tutte le pareti, soffitto e pavimento. L'energia metabolica, sviluppata
dalla persona posta ali' interno dell'ambiente, viene trasferita ali' acqua e
pu essere determinata misurando l'innalzamento di temperatura dell'acqua durante il periodo di osservazione. Bench semplice nel concetto, la
calorimetria diretta difficile da realizzare in pratica; perci praticamente
tutte le misurazioni metaboliche oggigiorno sono fatte tramite la calorimetria
indiretta, molto pi semplice e non meno accurata della calorimetria diretta.
Nella calorimetria indiretta, la potenza metabolica determinata dalla
misurazione dei tassi di consumo di 0 2 e di produzione di C0 del corpo. Il
2
rapporto del numero di moli di C0 2 prodotte sul numero di moli di 0
2
consumate detto quoziente respiratorio (RQ) e dipende dal tipo di cibo
consumato: per esempio, si ha RQ I.O per il glucosio (C H p ) poich
6 1
6
un uguale numero di moli di 0 2 e C02 sono prodotte quando il glucosio si
ossida; RQ 0.84 per le proteine e RQ 0.707 per i grassi. In pratica nel

calcolo della potenza metabolica le proteine dell'alimentazione vengono


ignorate, poich si commette un errore trascurabile visto che le proteine
costituiscono solo una piccola frazione dell'alimentazione e hanno un RQ
compreso tra quello dei carboidrati e quello dei grassi. Considerando che
in condizioni basali il quoziente respiratorio medio di un maschio adulto
RQ = 0.80, valore corrispondente a 20.l kJ/l di 0 2 consumato, la potenza
metabolica basale media di una persona si pu stimare con buona approssimazione misurando il numero di litri di O, consumati nell'unit di tempo
e moltiplicando tale valore per 20.l kJ/l di 0 : per esempio, un maschio
2
adulto a riposo, che consuma in media 0 2 a un tasso di 0.250 l/min, ha una
potenza metabolica basale di 84 W.
Le reazioni biologiche nelle cellule fondamentalmente avvengono a
temperatura, pressione e volume costanti. La temperatura della cellula tende ad aumentare quando dell'energia chimica convertita in calore, ma
tale energia rapidamente trasferita al sistema circolatorio, che la trasporta verso le parti esterne del corpo per cederla infine ali' ambiente attraverso
la pelle.
Le cellule dei muscoli funzionano come un motore che converte energia chimica in energia meccanica (lavoro) con un rendimento prossimo al
20 per cento. Quando il corpo non compie lavoro netto sull'ambiente (come
sollevare pesi), l'intero lavoro convertito in calore, trasferito infine all'ambiente. Il fenomeno analogo a quello che avviene in un apparecchio
TV della potenza di 300 W, che in condizioni di funzionamento continuo
cede all'ambiente 300 W sotto forma di potenza termica indipendentemente da ci che avviene sullo schermo. Si noti che accendere un apparecchio
TV di 300 W o tre lampadine da 100 W per il principio di conservazione
dell'energia produce nell'ambiente lo stesso effetto scaldante di una stufa
elettrica della potenza di 300 W (Figura 3.68), poich l'energia entrante in
un sistema deve eguagliare l'energia uscente se 1' energia totale del sistema
rimane costante durante un processo.

Cibo ed esercizio fisico


Il fabbisogno energetico di un corpo soddisfatto dal cibo, i cui nutrienti
sono classificati in tre categorie principali: carboidrati, proteine e grassi. Il
pane e lo zucchero sono ,le principali fonti di carboidrati, caratterizzati
dall'avere nelle loro molecole atomi di idrogeno e di ossigeno in rapporto
2 : I. Quanto a complessit le molecole dei carboidrati variano da molto
semplici (come nello zucchero) a molto complesse o grandi (come nell'amido). Le proteine, molecole molto grandi che contengono carbonio,
idrogeno, ossigeno e azoto, sono essenziali per la costruzione e la rigenerazione dei tessuti corporei e sono costituite da blocchi costitutivi pi piccoli chiamati aminoacidi. Le proteine complete, contenute in carne, latte e
uova, hanno tutti gli aminoacidi necessari a costruire i tessuti corporei,
mentre quelle vegetali, derivate dalle piante e contenute in frutta, verdure e
cereali, sono carenti di uno o pi aminoacidi e sono dette proteine incomplete. I grassi, oli vegetali e grassi animali, hanno molecole relativamente
piccole costituite da carbonio, idrogeno e ossigeno. Molti cibi contengono

97
Gli aspetti termodinamici
dei sistemi biologici

Un frigorifero
da 300 W

Una resistenza
elettrica
da 300 W

Un TV da 300\V

Un computer
da 100 W con un
monitor da 200 W

Energia
solare
300\V

FIGURA 3.68
Alcune situazioni che forniscono
a una stanza la stessa quantit
di energia di una stufa elettrica
della potenza di 300 W.

98
CAPITOL03
Il primo principio
della termodinamica:
i sistemi chiusi

Miscelatore
e motore

Acqua

Bomba
(camera di
combustione)
Isolamento

Campione

di cibo
FIGURA 3.69
Schema di una bomba calorimetrica
usata per determinare il contenuto
di energia di campioni di cibo.

3 biscotti (32 g)
Grassi: (8 g} (9.3 Cal/g) = 74.4 Cal

Proteine: (2 g) (4.1 CaVg} 8.2 Cal


Carboidrati: (21 g) (4.1CaVg)=86.1 Cal
Altro: (I g) (0 CaVg) O

TOTALE (per 32 g): 169 Cal

FIGURA 3.70
Valutazione del contenuto di calorie
di una porzione di biscotti con schegge
di cioccolato (i valori si riferiscono
ai biscotti Chips Ahoy della Nabisco).

tutti e tre i gruppi di nutrienti in diversa quantit: l'alimentazione americana tipica consiste nel 45 per cento di carboidrati, 40 di grassi e 15 di proteine, sebbene per un'alimentazion e salutare si raccomanda di limitare i grassi al 30 per cento delle calorie totali.
Il contenuto di energia di un dato cibo si determina bruciando un piccolo campione in un dispositivo chiamato bomba calorimetrica, costituita
.da un contenitore rigido ben isolato termicamente (Figura 3.69), contenente una piccola camera di combustione circond.ata da acqua. Il campione di
cibo viene bruciato nella camera di combustione in presenza di eccesso di
aria. L'energia termica, sviluppata dalla combustione e trasferita all'acqua
circostante, il contenuto di energia del cibo, che per il principio di conservazione dell'energia viene determinato misurando l'aumento di temperatura dell'acqua. Inoltre, poich la combustione del cibo produce le stesse
reazioni chimiche che avvengono nel corpo (conversione del carbonio in
C02 e dell'idrogeno in Hp), l'energia misurata la stessa che si sviluppa
nel corpo.
Per campioni secchi (privi di acqua) i contenuti medi di energia dei tre
gruppi di base del cibo, determinati con la bomba calorimetrica, corrispondono a 18.0 MJ/kg per i carboidrati, 22.2 MJ/kg per le proteine e 39.8 MJ/
kg per i grassi. Questi gruppi di nutrienti non sono interamente metabolizzati
nel corpo umano, poich la frazione del contenuto di energia che pu essere metabolizzata 95.5 per cento per i carboidrati, 77.5 per le proteine e
97.7 per i grassi. Si noti che i grassi sono quasi totalmente metabolizzati,
mentre quasi un quarto delle proteine che si mangiano rilasciato dal corpo senza essere bruciato: ci corrisponde a 4.1 Calorie/g per le proteine e i
carboidrati e 9.3 Calorie/g per i grassi (Figura 3.70), dati comunemente
riscontrabili nei libri sulla nutrizione e sulle etichette dei cibi.
I contenuti di energia dei cibi che si mangiano normalmente sono molto pi bassi dei valori su menzionati a causa del grande contenuto d'acqua
(!'acqua aggiunge massa al cibo ma non pu essere metabolizzata o bruciata e quindi non ha valore energetico): per esempio, la maggior parte delle
verdure, della frutta e delle carni consiste per lo pi in acqua. I contenuti
medi di energia metabolizzabile dei tre gruppi di base del cibo sono 4.2
MJ/kg per i carboidrati, 8.4 MJ/kg per le proteine e 33. l MJ/kg per i grassi.
Si noti che 1 kg di grassi naturali contiene circa 8 volte l'energia metabolizzabile di I kg di carboidrati naturali: una persona che si riempie lo stomaco di cibi grassi assume molta pi energia di una persona che si riempie
lo stomaco di carboidrati mangiando pane o riso.
Il contenuto di energia metabolizzabile dei cibi di solito espresso dai
nutrizionisti in termini di Caloria (con la maiuscola) o kilocaloria (1000
calorie), per le quali valgono le seguenti relazioni:
I Caloria= 1000 calorie= 1 kcal (kilocaloria) = 4.1868 kJ
La caloria spesso causa confusione nelle tabelle o negli articoli sulla nutrizione: in generale, si pu dire che, quando l'argomento cibo o buona
forma fisica, per caloria, che sia scritta con la maiuscola oppure no, si
intende kilocaloria.
Il fabbisogno di energia o di calorie delle persone varia molto con

let, il sesso, lo stato di salute, il livello di attivit e le dimensioni corporee: una persona piccola ha bisogno di meno calorie di una persona grande dello stesso sesso ed et. Poich mediamente un uomo ha bisogno di
circa 2400 + 2700 Calorie al giorno e una donna di 1800 + 2200 Calorie
al giorno, le calorie assunte in pi sono di solito immagazzinate sotto
forma d grasso, che serve come energia di scorta quando l'assunzione di
energia nel corpo inferiore alla quantit' necessaria.
Come altri grassi naturali, I kg di grasso del corpo umano contiene
circa 33. I MJ di energia metabolizzabile: perci una persona che non mangia (assunzione di energia pari a zero), se consuma 2200 Calorie (9211 kJ)
al giorno, pu soddisfare la sua richiesta giornaliera di energia bruciando
solo 9211/33 100 0.28 kg di grasso corporeo. Una persona, quindi, pu
sopravvivere oltre 100 giorni senza mangiare (ha comunque bisogno di
bere acqua per compensare la perdita d'acqua attraverso i polmoni e la
pelle, ed evitare la disidratazione che pu avvenire invece in pochi giorni).
Sebbene il desiderio di liberarsi dal grasso in eccesso in un mondo di magri possa essere a volte opprimente, le diete da fame non sono raccomandate perch il corpo, in aggiunta al grasso, comincia a consumare subito
anche il proprio tessuto muscolare. Una dieta salutare dovrebbe implicare
quindi regolare esercizio fisico e contemporaneamente permettere una assunzione di cibo ragionevole.
I contenuti medi di energia metabolizzabile dei vari cibi e il consumo
di energia durante varie attivit sono riportati nelle Tabelle 3.3 e 3.4. Considerando che non esistono due hamburger uguali come non esistono due
persone che camminano esattamente nello stesso modo, esiste qualche incertezza in tali valori, come d'altra parte prevedibile; perci, in altri libri
o riviste, si possono incontrare valori piuttosto differenti.
Si noti che i valori della potenza metabolica riportati nella Tabella 3.4
si riferiscono a un adulto di 68 kg. Nel caso di adulti pi piccoli o pi
grandi la potenza metabolica pu essere determinata usando il criterio di
proporzionalit con le dimensioni corporee: per esempio, poich la potenza metabolica per un ciclista di 68 kg riportata nella Tabella 3.4 639
Calorie/h, la potenza metabolica per un ciclista di 50 kg :

50kg

639 Calorie/h
68 kg

=470 Calorie/h

Seguendo lo stesso criterio per un ciclista di I 00 kg la potenza metabolica


940 Calorie/h.
L'analisi termodinamica del corpo umano piuttosto complicata poich implica scambio di massa (durante la respirazione, la traspirazione
ecc.) e scambio di energia. Il corpo umano dovrebbe essere trattato, quindi,
come un sistema aperto, ma, poich lo scambio di energia con la massa
difficile da quantificare, per semplicit trattato come un sistema chiuso,
considerando l'energia trasportata con la massa come semplice scambio di
energia: per esempio, il cibo ingerito considerato come un trasferimento
di energia nel corpo umano pari al contenuto di energia del cibo metabolizzabile.

99
~::-:-~

Gli aspetti termodinamici


dei sistemi biologici

TABELLA 3.3
Contenuto approssimato di energia
metabolizzabile d alcuni cibi
(1Caloria=4.1868 k.Jl
Cibo

Calorie

Bibita (200 ml)


Burro (un cucchiaino da t)
Gelato (100 ml, 10% di grassi)
Hamburger
Hamburger con formaggio
Hol dog
Insalata di lattuga con
condimenlo tipo francese
Latte (intero, 200 ml)
Latte (scremalo, 200 ml)
Mela (una, media)
Pane (bianco, una fetta)
Patata al forno (non condita)
Patata al forno con formaggio
Patatine fritte
(porzione normale)
Pesca (una, media)
Pizza (con formaggio, una fetta.
1/8 di un formato grande)
Tavoletta di cioccolato (20 g)
Torta (una fetta, 1/8
di 23 cm di diametro)
Tramezzino al tonno
Uovo (uno)

87
35
110
275
325
300
150
136
76
70
70
250
550
250
65
350
105
300
450
80

TABELLA 3.4
Potenza termica dissipata da un adulto
di 68 kg durante alcune atthit
(1 Caloria= 4.1868 k.JJ
Attivit

Calorie/h

Andare in bicicletta (21 km/h)


Ballare velocemente
Camminare (7.2 km/h)
Correre velocemente (13 km/h)
Fare jogging (8 km/h)
Giocare a basket
Giocare a tennis (avanzato)
Giocare a tennis (principiante)
Guardare la TV
Guidare un'auto
Mangiare
Metabolismo basale
Nuotare (piano)
Nuotare (veloce)
Praticare sci di fondo (13 km/h)

639
600
432
936
540
550
480
288
72
180
99
72
288
860
936

100
CAPITOL03
li primo principio
della termodinamica:
i sistemi chiusi

ESEMPIO 3.18
Un uomo di 90 kg ha pranzato con due hamburger, una porzione normale di patatine fritte e una Coca di 200 ml (Figura 3.71). Si determini quanto tempo gli occorrer per consumare le calorie del pranzo a) guardando la TV e b) nuotando velocemente. Quale sarebbe invece la soluzione per un uomo di 45 kg?
Soluzione
a) Si assuma il corpo umano come sistema chiuso, il cui contenuto
di energia rimane costante. Per il principio di conservazione dell'energia, l'energia
entrante nel corpo deve essere uguale all'energia in uscita. In questo caso, l'energia netta entrante il contenuto di energia metabolizzabile del cibo ingerito; esso
determinato dalla Tabella 3.3 come
f:e

=2 X f:halnbu'll" + f:pata""' + (;coca


=(2 X 275 + 250 + 7)
=887 Calorie

FIGURA 3.71
Un pranzo tipico descritto
nell'Esempio 3.18.

Allora, r= =,i;, = 887 Calorie. La potenza metabolica, , per un uomo di 68 kg che


guarda la
fornita dalla Tabella 3.4 in 72 Calorie/h. Per un uomo di 90 kg,
essa diventa

n:l

r=.

72
. /h
= (90)- = 95.3 Calorie
68

Quindi, occorrer un tempo


l!.t= 887 =9.3h
95.3

per consumare le calorie del pranzo guardando la TV.

b) In maniera simile, si pu dimostrare che occorrono solo 47 minuti per consuma-

re le calorie del pranzo nuotando velocemente.


Poich l'uomo di 45 kg la met dell'uomo di 90 kg, per spendere la stessa quantit di energia sar necessario un tempo doppio: 18.6 h guardando la TV e 94
minuti nuotando velocemente.

Molte diete sono basate sul calcolo delle calorie; cio sul principio di
conservazione dell'energia: una persona che assume sotto forma di cibo
pi calorie di quante il suo corpo ne brucia guadagner peso, al contrario
perder peso, se consuma meno calorie di quante il suo corpo ne brucia.
Tuttavia, le persone che mangiano qualunque cosa vogliono, tutte le volte
che vogliono, senza guadagnare alcun peso sono prove viventi che la tecnica di calcolo basata sulle calorie da sola non funziona nella dietetica; perci per la dietetica non sufficiente tenere il conto delle calorie. Si dovrebbe notare che le espressioni aumento di peso e perdita di peso non sono
appropriate; pi correttamente si dovrebbe parlare di aumento di massa e
perdita di massa: un uomo che va nello spazio praticamente perde tutto il
suo peso, ma nulla della sua massa. bene ricordare che quando si parla di
cibo e di buona forma fisica, per peso si intende la massa.
I ricercatori sulla nutrizione hanno proposto diverse teorie sulla dietetica.
Una teoria suggerisce che alcune persone hanno corpi davvero "cibo-efficienti", tanto da avere bisogno di meno calorie di altre per svolgere la

!
I

stessa attivit, proprio come un'auto a elevato rendimento necessita di meno


carburante per percorrere una data distanza. interessante notare che, mentre dalle auto si pretende un rendimento elevato, non altrettanto accade per
il proprio corpo: durante la dieta il corpo, interpretando la dieta come mancanza di cibo, utilizza maggiormente le proprie riserve di energia. Si
osservato, infatti, che riducendo l'alimentazione da un valore normale di
2000 Calorie/giorno a 800 Calorie/giorno, in assenza di esercizio fisico la
potenza metabolica basale si riduce del 10-20 per cento. Sebbene la potenza metabolica ritorni normale terminata la dieta, diete prolungate a basso
numero di calorie senza adeguato esercizio fisico possono concludersi con
una perdita considerevole di tessuto muscolare oltre che di grasso. Quando
il tessuto muscolare in grado di bruciare calorie si riduce, la potenza metabolica del corpo diminuisce e rimane sotto il valore normale anche dopo
che cessata la dieta; come conseguenza, la persona riguadagna pi del
peso perso, sotto forma di grasso, durante la dieta. La potenza metabolica
basale rimane all'incirca la stessa soltanto se si compie un adeguato esercizio fisico durante la dieta.
Un'altra teoria suggerisce che molto pi probabile che guadagnino
peso quelle persone troppo grasse gi durante l'infanzia o l'adolescenza. A
tal proposito alcuni ritengono che il contenuto di grasso dei corpi sia regolato da un meccanismo di controllo, simile a quello della temperatura di
una casa con un termostato; altri ritengono che i problemi ormonali causino eccessivo aumento o perdita di peso; altri ancora incolpano dei problemi di peso semplicemente i geni. Considerando anche che 1'80 per cento
dei bambini di genitori in sovrappeso in sovrappeso, l'ereditariet pu
davvero essere parzialmente responsabile del modo in cui un corpo immagazzina i grassi.

3.1 O ~ SOMMARIO
Il primo principio della termodinamica essenzialmente un enunciato del
principio di conservazione dell'energia. L'energia pu attraversare il contorno di un sistema chiuso sotto forma di calore o lavoro. Quando lo scambio di energia dovuto a una differenza di temperatura tra il sistema e
l'ambiente, si parler di calore; negli altri casi si tratter di lavoro. La
quantit di calore fornita lii sistema e il lavoro compiuto dal sistema sono
positivi; la quantit di calore ceduta dal sistema e il lavoro compiuto sul
sistema sono negativi.
Il calore si trasmette in tre modi differenti: per conduzione, per
convezione e per irraggiamento. La conduzione il trasferimento di energia che si ottiene dall'interazione delle particelle di una sostanza dotate di
maggior energia con quelle adiacenti dotate di minor energia. La convezione
il trasferimento di energia tra una superficie solida e il liquido o gas adiacente in movimento e implica gli effetti combinati di conduzione e trasporto di massa. L'irraggiamento il trasferimento di energia che avviene per
effetto delle onde elettromagnetiche (o fotoni), prodotte da variazioni nelle
configurazioni elettroniche degli atomi o delle molecole. Le tre diverse modalit di trasmissione del calore sono esprimibili con le seguenti relazioni:

Sommario

102

CAPITOLO 3
Il primo principio
della termodinamica:
i sistemi chiusi

Q,ond

=- AA dT
dx

(W)

Qconv

= hA (T, -TI)

(W)

tih = h2 - hl=

!~p(T) dT

""'cp.mod(T, -

103
TI)
Sommario

Per i gas perfetti cv e cP sono correlati dalla relazione:

cP =cv+ R [Jl(kg K)]

Q;rr =so-A (T, -Te ) (W)

Le varie forme di lavoro sono espresse come segue:


Lavoro elettrico

L,1 =VI t'it

(J)

Lavoro di variazione di volume L = fpdV


v I

(J)

Lavoro elastico

Lm=

tk.(xi-xn

(J)

Per la trasformazione politropica (p1J' =costante) dei gas reali, il lavoro di


variazione di volume espresso dalla seguente relazione:

dove R la costante del gas.


Il rapporto dei calori specifici k definito dalla relazione:

Per le sostanze incompressibili (liquidi e solidi) il calore specifico a pressione costante egmlle al calore specifico a volume costante, entrambi
semplicemente rappresentati da c:

cP =c.= c [Jl(kg K)]


Le variazioni dell'energia interna specifica e dell'entalpia specifica, tiu e

Il primo principio della termodinamica per un sistema chiuso espresso


dalla relazione:
Q - L = tiU + tlE, + tlEP (J)

dove

L=La +Lv
tiU=m (u 2 -u 1)

-wn

tm (wi
tlEP =mg <; - z
M, =

1)

Per una trasformazione a pressione costante, Lv+ tiU =!::Jf, per cui si ha:

Q - L. = !::Jf + tlE, + tlEP (J)


La quantit di energia necessaria per innalzare di un grado la temperatura
dell'unit di massa di una sostanza detta calore specifico a volume costante cv per una trasformazione a volume costante e calore specifico a
pressione costante c per una trasformazione a pressione costante. Essi
sono definiti dalle relazioni:
c = ( u
V

e c = ( u )
p

Per i gas perfetti u, h, c. e c sono funzioni della sola temperatura. Le


variazioni di energia interna sGecifica e di entalpia specifica, tiu e !!Jz, per
i gas perfetti sono espresse dalle relazioni:

tiu = u2 - u1 =

!~u (T) dT

"' cv. mod (T2 - T1)

tih, per le sostanze incompressibili sono espresse dalle relazioni:


tiu =

l~(T) dT :: cmcd (T, -'.li)


!!Jz

=tiu + vt::.p

(Jlkg)

(J/kg)

Il primo principio
della termodinamica:
i volumi di controllo
In questo capitolo si studieranno i sisterr che comportano flusso di massa
attraverso il proprio contorno, cio i volumi di controllo. Poich l'equazione di conservazione dell'energ ia per un generico volume di controllo
piuttosto complessa, si fornir dapprima una descrizione generale delle
equazioni di conservazione della massa e dell'energia, per concentrarsi poi
sul processo stazionario, assunto come modello per molti dispositivi, quali
turbine, compressori, scambiatori di calore, condotti e tubazioni.

106
~Kjlf~

CAPITOL 04
IJ primo principio della termodinamica:
i \oJumi di controllo

r------- --1

I
i

Volume
di controllo

---j-- Massa
I

(VC)

uscente

I
I

Massa --1-..
entrante
L_______

I
I

_J

FIGURA 4.1

La massa pu fluire attraverso


un volume di controllo.

Conromo
immaginario

Contorno reale

\~

l
-+'

t_r~

+-

ve

(ugello)

!~
--~

FIGURA 4.2

Contorno reale e immaginario di un


volume di controllo.

4.1 :;1 L'ANAL ISI TERMO DINAM ICA


DEI VOLUMI DI CONTR OLLO
Molti dispositiv i tecnici comport ano flusso di massa tra ingresso
e uscita
del sistema, per cui possono essere assimilat i a volumi di co11trollo
(Figura 4.1): uno scaldacq ua, un rndiatore d'automo bile, una turbina o un
turbocompress ore, poich comporta no flusso di massa, devono essere
analizzati come volumi di controllo (sistemi aperti) piuttosto che come
masse
di controllo (sistemi chiusi). In generale , og11i regione arbitrari
a dello
spazio pu essere assimilata a un volume di co11trollo. Pur non esistendo
regole pratiche per l'individ uazione dei volumi di controllo , si pu
certamente affermar e che una scelta appropri ata ne rende molto pi facile
l'analisi: per esempio, per analizzar e il flusso di aria attravers o un
ugello
utile scegliere come volume di controllo la regione all'intern o dell'ugel
lo.
Il contorno del volume di controllo detto superficie di colltrollo e pu
essere reale o immagin aria: nel caso dell'ugel lo, la superficie interna
di
questo costituisce la parte reale dcl contorno , mentre le sezioni di
ingresso
e di uscita ne costituisc ono la parte immagin aria, poich non corrispon
dono a superfici fisiche (Figura 4.2).
Un volume di controllo pu avere dimensio ne e forma fisse, come
nel
caso di un ugello, o avere un contorno mobile, come mostrato in Figura
4.3;
in generale la maggior parte dei volumi di controllo ha contorno
fisso e
quindi, fatta eccezion e per il lavoro di variazione di volume, possono
essere interessati da scambi di calore e lavoro, proprio come un sistema
chiuso.
Poich in questo capitolo saranno ampiame nte utilizzati i termini
stazionario e unifonne, importante precisarne la definizione: per stazionario
si intende invan'allte nel tempo, per cui H contrario di stazionar io
non
stazionario o transitorio; per uniforme, invece, si intende invariante con la
posizione in una determinata regione dello spazio.

Il princip io di conser vazione della massa

1\---------:
/

Contorno

mobile

ve

:
I

-----rI ___________ I:
FIGURA 4.3

Alcuni volumi di controllo hanno un


contorno mobile.

La conserva zione della massa uno dei principi fondamentali in


natura,
soddisfat to anche dalle equazioni chimiche (Figura 4.4): per esempio,
dalla reazione tra 16 kg di ossigeno e 2 kg di idrogeno si ottengon o
18 kg di
acqua e dalla successiv a elettrolisi dei 18 kg di acqua si otterrann o
di nuovo 2 kg di idrogeno e 16 kg di ossigeno. Infatti, la massa, come l'energia
,
una propriet che si conserva e non pu essere n creata n distrutta.
Tuttavia la massa me l'energia E possono essere convertite l'una nell'altra
in
accordo con la famosa relazione di Einstein tra massa ed energia:

E=mc 2

(4.1)

dove c la velocit della luce. Si noti, per, che in pratica, fatta eccezion
e
per le reazioni nucleari, le interazioni energetiche comporta no variazion
i
di massa estremam ente piccole, tanto da non essere rilevate nemmen
o dai
dispositiv i pi sensibili: per esempio, quando nella reazione tra ossigeno
e
idrogeno si forma I kg di acqua, la quantit di energia liberata
pari a
15 879 kJ, che corrispon de alla massa di 1.76 x 10-io kg. valore che
va oltre

laccurate zza richiesta da ogni tipo di calcolo ingegneristico e che perci


si
pu trascurare.
Per i sistemi chiusi, il principio di conserva zione della massa viene
richiamato implicitamente nella definizione stessa di sistema chiuso
quando si richiede che la massa del sistema rimanga costante durante un processo. Per i volumi di controllo, invece, la massa pu attraversare il contorno
,
per cui bisogna tenere conto della massa che entra nel volume di controllo
e di quella che lo lascia (Figura 4.5). Il principio di conserva zione
della
massa per un volume di controllo (VC) sottoposto a una trasforma
zione
pu esprimersi con la relazione:
massa totale
) (
massa totale
) ( variazione netta )
entrante nel
uscente dal
=
di massa nel
( volume di controllo
volume di controllo
volume di controllo

107
~$;!"''~

L'analisi termodinamica
dci l'olumi di controllo

iz;l+~-~
~~~
FIGURA 4.4

La massa si conserva anche


nelle reazion chmiche.

dove i pedici e, u e VC stanno rispettivamente per entrante, uscente


e volume di controllo. Questa equazione rappresenta l'enuncia to del principio di

conservazione della massa per un generico volume d controllo sottopost


o
a un qualsiasi processo. In meccanica dei fluidi l'equazio ne di conserva
zione della massa viene detta equazione di continuit.

Le portate massica e volumetrica


La massa che scorre attraverso una sezione nell'unit di tempo detta
portata massica ed indicata da m: come in precedenza, il punto sul simbolo
usato per indicare una grandezza riferita all'unit di tempo.
La portata massica di un fluido che scorre in una tubazion e o in
un
condotto proporzionale all'area A della sezione trasversale della tubazione o del condotto, alla densit p e alla velocit w del fluido. Nel caso
di
superficie di area infinitesima d4 la portata massica pu esprimersi
con la
seguente relazione:
(4.3)
dove w. la componente della velocit nella direzione normale alla
superficie d4. La portata massica, che attraversa l'intera superficie della sezione
trasversale della tubazione o del condotto, si ottiene per integrazione
con la
relazione:

m=

Lpw.M

(kg/s)

(4.4)

Nella maggior parte delle applicazioni pratiche, il flusso di un fluido


attraverso una tubazione o un condotto, se riferito ai valori medi delle
propriet nella generica sezione normale alla direzione del flusso, si pu
approssimare a un flusso unidimen sionale, poich le propriet variano
in
una sola direzione (la direzione del flusso). Nel caso di flusso unidimensionale tutte le propriet risultano unifonni per ogni sezione trasversa
le
normale alla direzione del flusso, ma, in generale, non stazionarie, poich
i

FIGURA 4.5

Principio di conservazione della massa


per un volume d controllo.

T---108
CAPITOL04
Il primo principio della termodinamica:
l ,.. oJumi di controllo

(a) Reale

valori delle propriet per una determinata sezione trasversale possono cambiare nel tempo.
Schematizzare il flusso in un condotto o in una tubazione come flusso
unidimensionale influisce poco sulla maggior parte delle propriet del fluido,
quali temperatura, pressione, densit, che di solito rimangono costanti sulla sezione trasversale; lo stesso non si pu dire per la velocit, il cui valore
varia da zero in prossimit delle pareti a un massimo in corrispondenza
dell'asse a causa degli effetti viscosi (attrito fra strati fluidi). Nell'ipotesi
di flusso unidimensionale si pu assumere la velocit costante sull'intera
sezione trasversale e pari a un valore medio equivalente (Figura 4.6). Riferendosi all'Equazione 4.4 ed eseguendo l'integrazione si ottiene per un
flusso unidimensionale:

(b)Media

dove
'IGURA 4.6

'rofili delle velocit reale e media


er il flusso in una tubazione (la panata
1assica la stessa nei due casi).

=densit, kg/m3 (= Ilv);

wmcd = velocit media del fluido nella direzione normale ad A, mls;


A =area della sezione trasversale normale alla direzione del flusso, m2
Il volume del fluido che scorre attraverso una sezione trasversale riferito all'unit di tempo detto portata volumetrica V (Figura 4.7) ed dato
dalla relazione:

f~ .r~~~.:=:~~.1.;~~:~s.~~~t-~---~;il,ti~~;,~

r---------,
l

entrante

~~~

I
1
I
I

109

Massa--:-:-+..

L'analisi termodinamica
dei \'Olumi di controllo

Volume di
controllo

Q
I

L_________J---Massa
uscente

discorso analogo vale quando la massa a uscire dal volume di controllo,


facendone diminuire conseguentemente l'energia: per esempio, quando I' acqua calda asportata da uno scaldacqua sostituita dalla stessa quantit di
acqua fredda, si ha come risultato dello scambio di massa una diminuzione
dell'energia contenuta nello scaldacqua (volume di controllo).
L'equazione di conservazione dell'energia per un volume di controllo
sottoposto a una trasformazione pu essere espressa dalla relazione:

l[

l[

energia totale
energia totale
che attraversa
della massa
il contorno
+
entrante nel
[ come calore e lavoro
volume di controllo
=

variazione netta
dell'energia nel
( volume di controllo

FIGURA 4.8

L'energia di un volume di controllo pu


essere modificata dal flusso di massa cos
come dagli scambi di calore e lavoro.

energia totale
della massa
uscente dal
volume di controllo

Le portate massica e volumetrica sono correlate dalla relazione:


Sezione tiasversale
IGURA 4.7

panata volumetrica il volume


.I fluido che scorre attraverso
1a sezione trasversale nell'unit di tempo.

.t

~~1:?: =:;,e,V; J;.;


Si noti che questa relazione analoga alla relazione m = Vlv tra massa e
volume di un fluido.
Per semplicit si tralascia il pedice della velocit media; a meno che
non sia specificato diversamente, w indica la velocit media nella direzione del flusso e A indica larea della sezione trasversale normale alla direzione del flusso.

Il principio di conservazione dell'energia


Come si detto nel Capitolo 3, per un sistema chiuso l'energia pu modificarsi solo attraverso scambi di calore e/o lavoro, per cui la variazione di
energia durante un processo uguale allo scambio netto di calore e lavoro
attraverso il contorno del sistema:

Q-L=t!.E
Per i volumi di controllo, invece, l'energia di un sistema pu variare a causa del flusso di massa attraverso il volume di controllo (Figura 4.8). Quando una certa quantit di materia entra in un volume di controllo, l'energia di
quest'ultimo aumenta perch la massa entrante trasporta con s energia; un

Naturalmente se nessuna quantit di materia entra o esce dal volume di controllo, il secondo e terzo termine si annullano e l'equazione si riduce a quella
valida per i sistemi chiusi. Pur nella sua semplicit, l'Equazione 4.8 applicabile a qualsiasi volume di controllo sottoposto a qualsiasi trasformazione.
Il calore scambiato da un volume di controllo non deve confondersi con
l'energia trasportata con la massa attraverso il volume di controllo. Si ricordi che il calore la forma di energia scambiata in conseguenza di una
differenza di temperatura tra un volume di controllo e l'ambiente.
Analogamente a quanto accade per un sistema chiuso, un volume di
controllo pu essere soggetto contemporaneamente a pi forme di lavoro
(Figura 4.9). Nel caso in cui; come spesso accade, il contorno del volume di
controllo sia rigido e fisso, poich il lavoro di variazione di volume nullo,.
il lavoro scambiato sar tutt'al pi lavoro d'elica e lavoro elettrico per i
sistemi compressibili semplici. Lo scambio termico, invece, nullo quando
il volume di controllo termicamente isolato.
Il lavoro che occorre compiere su un fluido affinch questo attraversi
un volume di controllo detto lavoro di pulsione e fa parte dell'energia
trasportata dal fluido.

Il lavoro di pulsione
Il lavoro di pulsione il lavoro necessario a mantenere il flusso di massa
attraverso il volume di controllo e pu essere quantificato facendo riferi-

FIGURA 4.9

Un volume di controllo pu componare


lavoro di variazione di volume
in aggiunta a lavoro elettrico e d'elica.

T
110
eAPITOL04
11 primo principio della termodinamica:
i \'olumi di controllo

r-------i

--""""""=v"""iI

:I

I
I

F=pA

I
I

---1,==:::.:

ve

:I

I
I
I
I
I
I
I
1I ________ I1

Pistone
immaginario

mento a un elemento fluido di volume V, come mostrato in Figura 4.10. Il


fluido immediatamente a monte, comportandosi come un pistone immaginario, forzer l'elemento fluido, scelto sufficientemente piccolo in modo
da avere propriet uniformi in ogni sua parte, a entrare nel volume di controllo. Se la pressione del fluido p e larea della sezione trasversale A
(Figura 4.11), la forza applicata dal pistone immaginario sull'elemento fluido data dalla relazione:
(4.9)

Il lavoro di pulsione, fatto per spingere lelemento fluido attraverso il contorno dalla forza definita dall'Equazione 4.9 lungo uno spostamento d,
dato dalla relazione:
(4.10)

FIGURA 4.10
Schema per il lavoro di pulsione.

~
Fluido
immobile

e= 11+

~~
Energia

T~P

w2

2 +gz

-cnergrn , "

"'fili,

111

et~
Flui'.lo ili

w2

9 = pv +Il+ -

111ov1111e111JJl!!19!!ij;;,(
Energia

..;

I processi
a flusso stazionario

+ gz

~~~,
iJlO.al?/

FIGURA 4.13
L'energia totale nel caso di un fluido
immobile e di un fluido in movimento.

e= pv + e= pv + (u + ec + ep)
Poich la combinazione pv + 11 l'entalpia h, la relazione precedente diventa:

Il lavoro di pulsione riferito all'unit di massa si ottiene dividendo entram-

Mass~3oo;c--::--250~.

bi i membri dell'equazione per la massa dell'elemento fluido (Figura 4.12):

II
i

entrante

FIGURA 4.11
In assenza di accelerazione la forza
esercitata da un pistone su un fluido
uguale alla forza esercitata
dal fluido sul pistone.

li
p

1,

I
I
I
I
I
I
I
I

ve

(a) Prima dell'ingresso

1,

(b)

liI
_...,.I
I
I
I
I
I

La relazione che esprime il lavoro di pulsione la stessa se il fluido spinto


dentro o fuori del volume di controllo.
Si noti che, diversamente da altre forme di lavoro, il lavoro di pulsione
espresso in termini di propriet, essendo il prodotto di due propriet del
fluido. Per questa ragione, taluni ritengono il lavoro di pulsione una propriet combinata (come l'entalpia), che definiscono energia di pulsione.
Altri, invece, si oppongono a questa definizione argomentando che il prodotto pv rappresenta energia solo per i fluidi che scorrono e non per i sistemi chiusi. Tale controversia non sembra volgere al termine, ma confortante sapere che le due argomentazioni portano agli stessi risultati per quanto
riguarda l'equazione dell'energia.
Nella trattazione seguente il lavoro di pulsione sar considerato parte
dell'energia di un fluido che scorre, poich cos facendo si ricava molto pi
semplicemente l'equazione dell'energia per i volumi di controllo.

L'energia totale di un fluido che scorre


L'energia totale di un sistema compressibile semplice, somma di energia
interna, cinetica e potenziale (Figura 4.13), riferita all'unit di massa,
data dalla relazione:

p
V

ve

Dopo !"ingresso

FIGURA 4.12
Il lavoro di pulsione l'energia
necessaria per spingere un fluido
attraverso un volume di controllo ed
uguale apu.

dove w la velocit e z la quota del sistema rispetto a un riferimento


esterno.
Se al fluido che attraversa un volume di controllo si aggiunge il lavor
di pulsione pv, l'energia totale del fluido che scorre riferita all'unit di
massa (indicata con fJ) fornita dalla relazione:

Si noti che, usando l'entalpia piuttosto che l'energia interna, non necessario preoccuparsi del lavoro di pulsione, poich lenergia associata allo
spostamento del fluido attraverso il volume di controllo automaticamente
tenuta in conto dall'entalpia. Da ora in poi, l'energia di una corrente fluida
attraverso un volume di controllo sar rappresentata dall'Equazione 4.13,
per cui non verr fatto alcun riferimento al lavoro di pulsione.

2 Nessuna propriet al contorno del volume di controllo cambia con il

::--!:::::.

L_2~~~----~~~~_I
Ore 13.00

Massa
uscente

Massa--l-3oO-;---250~-l

II Volume di controllo I
I
I
22s e
I

4.2:,; I PROCESSI A FLUSSO STAZIONARIO

1 Nessuna propriet (intensiva o estensiva) entro il volume di controllo


cambia con il tempo: il volume V, la massa m e il contenuto di energia totale
E del volume di controllo rimangono costanti (Figura 4.15). Come diretta
conseguenza si ha che per i sistemi a flusso stazionario il lavoro di variazione di volume nullo (poich Vvc =costante) e la massa o l'energia totale
che entra nel volume di controllo uguale alla massa o ali' energia totale
che esce (poich mvc =costante ed Evc =costante).

225e

entrante

Molti dispositivi, quali turbine, compressori e ugelli, operano in condizioni


che non cambiano per lunghi periodi di tempo, per cui possono essere considerati dispositivi a flusso stazionario.
I processi secondo i quali operano i dispositivi a flusso stazionario possono essere schematizzati con un processo alquanto idealizzato, detto pro
cesso a flusso stazionario, definito come un processo durante il quale un
fluido scorre attraverso un volume di controllo in modo stazionario (Figura 4.14): durante tale processo le propriet del fluido possono cambiare da
punto a punto all'interno del volume di controllo, ma rimangono le stesse
durante l'intero processo per ogni punto fissato (si ricordi che stazionario
significa invariante nel tempo). Un processo a flusso stazionario ha le seguenti caratteristiche.

Volume di controllo :

I
I

I
I

I'--------------'
200e
150~
Ore 15.00

Massa

uscente

FIGURA 4.14
Durante un processo a flusso stazionario
le propriet di un fluido nel volume di
controllo possono cambiare con la
posizione, ma non con il tempo.

r---------------i

Mass~volume di controllo \
entrante

1
1

=cost.
Evc =cost.

mvc

I
II
1

Massa
uscente

~
I

1------ -------'

FIGURA 4.15
In condizioni di flusso stazionario. la
massa e l'energia di un volume di
controllo rimangono costanti.

112
CAPITOL04
Il primo principio della termodinamica:
i Yolumi di controllo

11

__J:--------- J:::

'[h,

I
I
h
-

/
/

1i12

Volume
di controllo

/
/

I
.
~m3

~-------------J

FIGURA 4.16

In condizioni di flusso stazionario,


le propriet del fluido ali' ingresso
o all'uscita rimangono costanti
(non cambiano nel tempo).

r----------1
I .Volume f - m,.=me
/ di controllo
I

/
I

mvc = cost.

I
I
I
m---!..
e

tempo: le propriet del fluido entrante o uscente rimangono le stesse durante l'intero processo. Le propriet possono, comunque, essere diverse
per differenti ingressi e uscite e possono anche variare sulla sezione trasversale di un ingresso o di un'uscita, ma tutte le propriet, incluse la velocit e la quota, devono rimanere costanti con il tempo in ogni determinata
posizione. Come conseguenza si ha che, durante un processo a flusso stazionario, la portata massica in corrispondenza di un ingresso o un 'uscita
deve rimanere costante (Figura 4.16). Inoltre, si pu semplificare ulteriormente il fenomeno considerando le propriet del fluido in corrispondenza
di un ingresso o di un'uscita uniformi sulla sezione trasversale e coincidenti con i valori medi.

II
I
I
I
I

L__________ J

FIGURA 4.17

Durante un processo a flusso stazionario,


la quantit di massa entrante nel volume
di controllo eguaglia la quantit
di massa uscente.

.Volume ..
di controllo

3 Le quantit di energia scambiate sotto forma di calore e lavoro tra un


sistema a flusso stazionario e l'ambiente non cambiano con il tempo, ma
rimangono costanti.
Dispositivi ciclici, quali motori e compressori alternativi, non soddisfano alcune delle caratteristiche sopra enunciate, poich il flusso entrante
e uscente pulsante e non stazionario. Tuttavia questi dispositivi possono
essere schematizzati come operanti secondo un processo a flusso stazionario utilizzando valori mediati nel tempo per le propriet e i flussi di calore
attraverso il contorno, poich le propriet del fluido variano con il tempo
in modo periodico.
Possono essere considerati a tutti gli effetti dispositivi a flusso stazionario turbine, pompe, caldaie, condensatori e scambiatori di calore, dispositivi
tutti che operano con continuit di flusso. Per questi dispositivi o simili, una
volta terminato il transitorio iniziale e stabilitosi il regime stazionario, potranno essere usate le equazioni che saranno sviluppate in seguito.

La conservazione della massa


Durante un processo a flusso stazionario la massa totale contenuta nel volume di controllo non cambia nel tempo (mvc =costante), con la conseguenza
che per il principio di conservazione della massa la massa totale entrante
nel volume di controllo deve eguagliare quella uscente (Figura 4.17).
Riferendosi alla massa che attraversa il dispositivo nell'unit di tempo,
vale a dire alla portata massica m, il principio di conservazione della
massa per un generico sistema a flusso stazionario con ingressi e uscite
multipli (Figura 4.18) espresso dalla relazione:

riz 3 =riz 1 +m 2
= 5 kg/s

portata massica totale


(portata massica totale
entrante nel
_
uscente dal
( volume di controllo volume di contr01lo

a due ingressi e un 'uscita.

113
I processi
a flusso stazionario

m, = 2 kg/s

dove p = densit, kg/m3;


v =volume specifico, m3/kg (= l!p);
w = velocit media nella direzione del flusso, m/s;
A =area della sezione trasversale normale alla direzione del flusso, m 2
Si noti che, al contrario di quanto avviene per le portate massiche, le
portate volumetriche (V = wA, m3/s) in corrispondenza dell'ingresso e dell'uscita di un dispositivo a flusso stazionario possono essere differenti: per
esempio, nel caso di un compressore d'aria, a causa della pi alta densit
dell'aria all'uscita, la portata volumetrica uscente molto minore di quella
entrante, anche se la portata massica costante (Figura 4.19). Solo nel caso
di liquidi le portate volumetriche rimangono costanti al pari delle portate
massiche, poich i liquidi sono sostanze essenzialmente incompressibili (a
densit costante).

V2 =0.Sm 3/s

m, =2kg/s
\ 1 = l.4 m3/s

FIGURA 4.19

La conservazione dell'energia
Durante un processo a flusso stazionario, poich l'energia totale di un volume di controllo rimane costante (Evc =costante), la variazione dell'energia
totale di un volume di controllo nulla (Mvc O), con la conseguenza che,
in ogni intervallo di tempo, la quantit di energia entrante in un volume di
controllo sotto qualsiasi forma (calore, lavoro, trasferimento di massa) deve
essere uguale alla quantit di energia uscente: per esempio, il flusso di acqua continuo di portata massica m attraverso uno scaldacqua elettrico (volume di controllo) in regiIe stazionario (Figura 4.20), che cede all'ambiente la potenza termica Q e riceve dalla resistenza elettrica scaldante la
potenza elettrica L, subisce un incremento della sua energia totale pari
all'energia elettrica fornita all'acqua meno le perdite di calore.
Il primo principio della termodinamica o principio di conservazione.
dell'energia per un generico sistema a flusso stazionario con ingressi e
uscite multipli espresso dalla relazione:

Durante un processo a flusso stazionario


le ponate volumetriche non si
conservano necessariamente.

potenza totale che


attraversa il contorno sotto
forma di calore e lavoro
[ riferiti all'unit di tempo

l[
=

l[

potenza totale
potenza totale
uscente dal
entrante nel
volume di controllo - volume di controllo
con la massa
con la massa

Elemento
elettrico
scaldante
~,-~-=="""=='= i
I

Acqua
calda
in uscita

I
I
I

Volume

/
:

di controllo
(serbatoio di

:... _ _ _
acquacalda)
_ _ _ _ _ _ _ _ .J

Acqua

fredda

FIGURA 4.18

Principio di conservazione della massa


per un sistema a flusso stazionario

pedice 1 e lo stato di uscita con il pedice 2 ed eliminando i segni di


sommatoria, si ottiene la relazione:

dove il pedice e sta per entrante e il pedice u per uscente. Per i dispositivi
quali ugelli, diffusori, turbine, compressori e pompe, che hanno un flusso
singolo (solo un ingresso e una uscita), indicando lo stato di ingresso con il

(4.18)

in entrata

dove O l'energia totale del fluido che scorre, incluso il lavoro di pulsione,
riferita all'unit di massa (Figura 4.21). Poich O= h +e.+ eP (Equazio-

Uno scaldacqua in regime stazionario.

FIGURA 4.20

114

ne 4.13), la fonnulazione pi generale del principio di conservazione del-

CAPITOLO 4
IJ primo principio della termodinamica:
i volumi di controllo

!' energia per un sistema a flusso stazionario la seguente:


_--!

(4.I9j

,,----

_ _ __.,

1h kg/s
6 kJ!kg . . . . .
'

Il

ve

n.,e,
(kW)

Dall'Equazione 4.19, nel caso di sistemi. con un ingresso e una uscita,


eliminando i simboli di sommatoria, riferendosi all'ingresso e all'uscita con
i pedici I e 2 e indicando con rh la portata massica attraverso lintero volume di controllo ( 1 rh 2 rh ), si ottiene lequazione di conservazione dell'energia per i sistemi a flusso stazionario con un ingresso e una uscita:

m= =

L = potenza. Poich nei dispositivi a flusso stazionario non vi lavoro di


variazione di volume, perch quest'ultimo costante, e se si tiene conto del
lavoro di pulsione con l'entalpia, L rappresenta le rimanenti fonne di lavoro fatto nell'unit di tempo (Figura 4.22). Si noti che: L rappresenta la
potenza d'elica per turbine, turbocompressori e turbopompe; L rappresenta la potenza elettrica se la superficie di controllo attraversata da fili.elettrici collegati a una resistenza elettrica percorsa da corrente elettrica; L O
se non vi scambio n di potenza d'elica n di potenza elettrica.

115
Akuni dispositivi
a flusso stazionario

~--

ti.h = h - h . La variazione di entalpia di un fluido si detennina come


differe~za d~i valori dell'entalpia negli stati di uscita e ingresso ricava-

ve

ti dalle tabelle; per i gas perfetti con buona approssimazione si ha ti.li =


cp. med (T2 - T,).

FIGURA 4.21
li prodotto
8, la potenza trasportata
nel volume di controllo con la massa.

m,

wi

Dividendo queste equazioni per rh , si ottiene la relazione del primo principio riferita all'unit di massa:

. . ,...
., . .... wi .._ w2 ' . . . . . .
.
e, .. .,
2
1
" q-l=h,_-1; +-. - +g (z2 --z1 )(J/kg) .
: (422)
,;

2 ,;j ::;;'i;;"b e ':;'.[; ;; '~/,:Ci')<'.:;'ii;j


q-i=(M:i-D.ec'.f.MP) (J/kg)
.
(4.23)

, ~"< ,,....,. >,. "'~

dove

--~,-~..,,,. ~ ,__,. -

--~- ._,,,~~--' :,.. ...,., ..._,-_;,,_...,,_,_

'" . :;;;,;$.;:...,,.,_~:,,.~~_.,,,,.~,$

q =-;- (calore scambiato per unit di massa, J/kg)


m

l =rh

(lavoro scambiato per unit di massa, J/kg)

(4.24)
(4.25)

Se la variazione delle energie cinetica e potenziale del fluido che scorre


attraverso il volume di controllo trascurabile (cio ile "' O, ti.e "'0), l'equazione dell'energia per un sistema a flusso stazionario ~on un igresso e una
uscita assume un'espressione ancora pi.semplice:

Si noti che questa espressione del primo principio per volumi di controllo
simile alla relazione che esprime il primo principio per sistemi chiusi, fatta
eccezione per ~ che viene sostituita da M.
Soffennandosi sull'Equazione 4.21 si noti quanto segue.

Q =potenza termica scambiata tra il volume di controllo e l'ambiente.

Q negativo se il volume di controllo cede calore (come nel caso dello


scaldacqua);
(adiabatico).

Q = O se il

volume di controllo ben isolato termicamente

D.ec =( -w~ )/2. Si noti che l'energia cinetica riferita all'unit di massa
si misura in m2/s2, che equivale a J/kg (Figura 4.23). Considerando che alla
velocit di 45 m/s corrisponde il valore dell'energia cinetica di 1 kJ/kg
soltanto, un valore piccolo se confrontato con i valori di entalpia che si
incontrano in pratica, ne consegue che a basse velocit il termine energia
cinetica pu essere trascurato. Quando un fluido attraversa un dispositivo
a flusso stazionario con velocit di ingresso pressoch eguale a quella in
uscita (w 1 "' w2), la variazione dell'energia cinetica quasi nulla indipendentemente dalla velocit. Soltanto alle alte velocit si deve fare attenzione, poich piccole variazioni di velocit possono causare significative variazioni di energia cinetica (Figura 4.24).

ti.e

FIGURA 4.22
In regime stazionario, il lavoro d'elica e
il lavoro elettrico sono le uniche forme di
lavoro che un sistema compressibile
semplice pu comportare.

g(z_, - z1). Considerando che una variazione di energia potenziale pari


a (kJ/kg-si ha con una differenza di quota di 102 me che la differenza di
quota tra l'ingresso e l'uscita della maggior parte delle turbine e dei compressori ben al di sotto di tale valore, si pu affermare che per questi
dispositivi la variazione di energia potenziale trascurabile. La variazione
di energia potenziale va presa in considerazione solo quando il processo
comporta il pompaggio di un fluido ad altezze elevate con scambio di calore trascurabile.

4.3 !l!il ALCUNI DISPOSITIVI A FLUSSO STAZIONARIO


Molti dispositivi, che operano praticamente alle stesse condizioni per lunghi periodi di tempo, possono essere studiati come dispositivi a flusso stazionario: per esempio, i componenti di un impianto motore a vapore (turbine, scambiatori di calore e pompe) funzionano per mesi senza sosta prima
che il sistema venga fennato per manutenzione (Figura 4.25).

FIGURA 4.23
Le unit m 2/s 2 e J/kg sono equivalenti.

w,
mls

"2

m/s

40

50
100
200
500

llO
205
502

A<c
kJ/kg

67

1 Ugelli e diffusori
Gli ugelli e i diffusori sono comunemente utilizzati nei motori turbogetto,
nei razzi e nei veicoli spaziali: un ugello un dispositivo che incrementa la
velocit di un fluido a spese della pressione, mentre un diffusore un
dispositivo che incrementa la pressione di un fluido a spese della velocit.

FIGURA 4.24
A velocit molto alte, variazioni di
velocit anche piccole possono causare
significative variazioni dell'energia
cinetica del fluido.

T
116
CAPITOL04
11 primo principio della termodinamica:
i volumi di controllo

velocit d'ingresso. Si determini a) la portata massica dell'aria e b) la temperatura


dell'aria che lascia il diffusore.

-'-.Ugello
..

~-'-

Soluzione
Si consideri come sistema la regione all'interno del diffusore, il cui
contorno mostrato in Figura 4.28. Poich l'aria attraversa il contorno, si tratta di
un volume di controllo e, poich non vi sono variazioni entro il volume di controllo
osservabili nel tempo, si tratta di un sistema a flusso stazionario. Nelle condizioni
indicate l'aria pu essere considerata gas perfetto poich ad alta temperatura e
bassa pressione in relazione ai suoi valori critici ( T,,, = -147C e p" = 3390 kPa per
l'azoto, principale costituente dell'aria) .

,l

... j

- .- . Diffusore--;--

FIGURA 4.25
I dispositivi a flusso stazionario operano
in modo stazionario per lunghi periodi.

Ugello

-+I

-J1

Diffusore

-lI

'IGURA 4.26
;chema di un ugello e di un diffusore
'er flussi subsonici.

11 1

I
I

Ugello

Valvola di
laminazione

I
I

1i12

w1

'
Scambiatore
di calore

Q""O. La potenza termica scambiata tra il fluido e l'ambiente di solito


molto piccola, anche quando tali dispositivi non sono isolati termicamente
a causa principalmente delle alte velocit possedute dal fluido. Infatti, il
fluido permane all'interno del dispositivo per un periodo di tempo molto
breve, che non permette scambi di calore significativi. Tenendo conto di
ci, in assenza di informazioni sullo scambio termico il flusso attraverso
ugelli e diffusori pu essere considerato adiabatico.

L =O. La potenza nulla poich ugelli e diffusori sono fondamentalmente


condotti rigidi opportunamente sagomati e non sono dotati n di eliche n
di resistenze elettriche percorse da corrente.

r--

!!.e "' O. La variazione di energia potenziale pu essere trascurata, essendo


pic"cola o addirittura nulla la variazione di quota che il fluido subisce tra
ingresso e uscita.

~
--+- Diffusore -lI
I

w2

<< w1

!GURA 4.27
gelli e diffusori sono sagomati in modo
1 causare grandi variazioni delle velocit
;l fluido e quindi delle energie cinetiche.

RT,

(0.287)(283)

P,

80

V= - -

l!.ec *O. Le variazioni di energia cinetica devono essere considerate, poich nel passaggio attraverso l'ugello o il diffusore il fluido subisce grandi
variazioni di velocit (Figura 4.27).

Alcuni disposiri\ i
a flusso stazionario

p 1 =80kPa,~
r, = 10C

O
'tk
1 15m g

e successivamente, mediante l'Equazione 4.5, si ha:

m. = -1 w,A, = -1- (200)(0.4) = 78.8 kg/s


v,

1.015

Poich il flusso stazionario, la portata massica attraverso l'intero diffusore rimane


costante e pari a tale valore.

b} Poich un diffusore in generale comporta scambio di calore trascurabile (q =O),


nessun lavoro d'elica o elettrico (/=O) e una piccola variazione (se esiste) di quota
tra l'ingresso e l'uscita (.6.9 = O}, applicando la relazione del principio di conservazione dell'energia per un sistema a flusso stazionario a un ingresso e un'uscita
riferita all'unit di massa (Equazione 4.23) si ha:

o= h. -

w:-w:

h, + - - 2 W2 - W2

O= c.Cf,-T,)+ ~
Poich la velocit di uscita del fluido dal diffusore di solito molto bassa in confronto alla velocit di ingresso (w2 w,}, trascurando l'energia cinetica all'uscita e
usando i calori specifici a temperatura ambiente, per la temperatura dell'aria in
uscita si ha:
2

-w-1 =10- 0-(200)'(-1- )


T.2 = T- -w2 =29.9C
'

2c.

2x1.005

1000

Si noti che la temperatura dell'aria aumenta di circa 20c a causa principalmente


della conversione di energia cinetica in energia interna nel passaggio attraverso il
diffusore.

ESEMPIO 4.1
Nel diffusore di un motore turbogetto entra in modo stazionario aria a 1oc e
80 kPa con una velocit di 200 m/s; l'area della sezione d'ingresso del diffusore
0.4 m2 L'aria lascia il diffusore con una velocit molto piccola in confronto alla

2 Turbine e turbocompressori
Le turbine negli impianti motori a vapore, a gas o idroelettrici, sono
dispositivi atti a far ruotare il generatore elettrico: quando il fluido passa

ARIA

w 1 =200mlsi

A1 :0.4m

&--~

L'area della sezione trasversale di un ugello diminuisce nella direzione del


flusso per flussi subsonici e aumenta per flussi supersonici; il contrario si
verifica nei diffusori (Figura 4.26).
Applicando lequazione di conservazione dell'energia agli ugelli e ai
diffusori si pu osservare quanto segue.

a) Per determinare la portata massica, innanzitutto occorre calcolare il volume specifico dell'aria, applicando la relazione dei gas perfetti alle condizioni d'ingresso:

117

,;,='!

~--

iIr., -_.,

!-

--~

FIGURA 4.28
Schema per l'Esempio 4.1.

T
118
CAPITOL04
li primo principio della termodinamica:

i volumi di controllo

Ricavando dalla Tabella A.2a il valore del calore specifico dell'aria alla temperatura
media di (400 + 280)/2 = 340 K e sostituendo le quantit note, si determina il lavoro
del compressore:

attraverso la turbina viene compiuto lavoro contro le pale collegate all'asse, con il risultato che l'asse ruota e la turbina produce lavoro. Si noti che
il lavoro prodotto da una turbina positivo poich compiuto dal fluido.
I turbocompressori, le turbopompe e i ventilatori sono dispositivi usati
per aumentare la pressione di un fluido: questo effetto si ottiene fornendo
lavoro attraverso un asse rotante. Si noti che il lavoro fornito a questi
dispositivi negativo perch compiuto sul fluido e che, pur funzionando in
modo simile, tali dispositivi differiscono nei compiti che eseguono: un ventilatore aumenta leggermente la pressione di un gas e viene usato prevalentemente per muovere in continuazione il gas; un turbocompressore capace di comprimere un gas a pressioni elevate; le turbopompe funzionano in
modo molto simile ai turbocompressori, ma con liquidi invece che gas.
Applicando lequazione di conservazione dell'energia alle turbine e ai
turbocompressori si pu osservare quanto segue.

Moltiplicando il lavoro fatto sull'unit di massa di aria per la portata massica si


ottiene la potenza da fornire al compressore:
L=ml=(0.02)(-136.8) =-2.74kW

ESEMPIO 4.3
Una turbina a gas adiabatica fornisce la potenza di 5 MW alle condizioni di ingres
so e uscita indicate in Figura 4.30. Considerando i gas che attraversano la turbina
come aria, si chiede di:
a) calcolare e confrontare tra loro D.h, D.e , D.e ;
b) determinare il lavoro compiuto per unil di"massa dai gas caldi;
c) calcolare la portata massica dei gas.

piccola in confronto al lavoro d'elica, a meno che non ci sia un raffreddamento intenzionale (come nel caso di un turbocompressore). La potenza
termica scambiata pu essere stimata utilizzando valori ricavati da studi
sperimentali, oppure trascurata, se non vi raffreddamento intenzionale.

Soluzione
Si scelga come sistema la regione all'interno della turbina, il cui contorno indicato dalle linee tratteggiate in Figura 4.30. Poich i gas attraversano il
contorno, si tratta di un volume di controllo e, poich non vi sono indicazioni di
variazioni entro il volume di controllo nel tempo, si tratta di un sistema a flusso
stazionario.

L *O. L rappresenta la potenza di elica fornita dalle turbine o assorbita da


pompe e turbocompressori.

ti.e "' O. La variazione di energia potenziale che un fluido subisce quando


scrre attraverso turbine, turbocompressori, ventilatori e turbopompe di
solito molto piccola e normalmente si trascura.

D.e =
'

t.e.=

q-1= D.h+ ;., + ~

=c.(T

2-

T,)

w~ -w:
2

z, =IO m

= (180) -(50) (-1-)= 14.95 kJik


2
1000
I g

1
g(z,-z,)=(9.807)(6-10) ( --)=-0.04kJ/kg
1000

Si noti che la variazione dell'energia potenziale insignificante in confronto


alle variazioni dell'entalpia e dell'energia cinetica, che, come effetto della bassa
pressione di uscita e quindi dell'alto volume specifico, la velocit del gas all'uscita della turbina molto alta, e che la variazione dell'energia cinetica una piccola frazione della variazione dell'entalpia tanto da essere spesso trascurata.

Un turbocompressore comprime in modo stazionario aria da 100 kPa e 280 K sino


a 600 kPa e 400 K. Supponendo che la portata massica dell'aria sia 0.02 kg/s, che
si verifichi una perdita di calore di 16 kJ/kg durante il processo e che le variazioni
delle energie cinetica e potenziale siano trascurabili, si determini la potenza da
fornire al compressore.

=1200K

w 1 = 50 m/s

ll.h=h2 -h, =CP (T, -T,) = (1.121)(600-1200) = -672.6kJ/kg

ESEMPIO 4.2

FIGURA 4.29
Schema per l'Esempio 4.2.

p 1 =2 MPa

T1

a) Le variazioni dell'entalpia, dell'energia cinetica e dell'energia potenziale per de


finizione sono:

t:J.ec"' O. A eccezione delle turbine, le velocit del fluido implicate sono di


solito basse, tali da non causare significative variazioni dell'energia cinetica; queste ultime vengono trascurate anche nel caso di turbine, perch piccole rispetto alle variazioni di entalpia.

Soluzione Si scelga come sistema la regione interna al compressore, il cui


contorno indicato dalle linee tratteggiate in Figura 4.29. Poich l'aria attraversa
il contorno, si tratta di un volume di controllo e, poich non vi sono variazioni entro
il volume di controllo osservabili nel tempo, si tratta di un sistema a flusso stazionario. Nelle condizioni indicate l'aria pu essere considerata gas perfetto, poich
ad alta temperatura e bassa pressione rispetto ai suoi valori critici (T" = -147C
e P., = 3390 kPa per l'azoto, principale costituente dell'aria).
Poich D.ec =O e D.e =O, l'equazione di conservazione dell'energia (Equazione
4.23) per questo slstem'a a flusso stazionario a un ingresso e una uscita diventa:

Alcuni dispositi\ i
a flusso stazionario

I= q-c.(T2 - T,)
= (-16)- (1.007) (400- 280)
= -136.8 kJ/kg

Q"'O. La potenza termica scambiata tra fluido e ambiente generalmente

q = -16 kJ/kg

119

b) li lavoro compiuto da questo dispositivo a un ingresso e una uscita riferito all'uni


l di massa si pu determinare con l'Equazione 4.23:

~-I

.,f

=D.h+D.e,+t.e.

I= - (-672.6 + 14.95 - 0.04) = 657.61 kJ/kg


c) La portata massica necessaria per ottenere una potenza di 5 MW :

. L 5000
m= - = - - =7.60kg/s
I 657.61

w.,= ISO m/s


z;:::: 6 m
FIGURA 4.30
Schema per l'Esempio 4.3.

'

3 Le valvole di laminazione

120
CAPITOLO 4
Il primo principio della termodinamica:
i ,olumi di controllo

(a) Valvola regolabile

(b) Setto poroso

(e) Tubo capillare

FIGURA 4.31
Le valvole di laminazione sono
dispositivi che provocano significative
riduzioni della pressione del fluido.

Allo stato iniziale, il refrigerante un liquido saturo e perci la sua temperatura


iniziale pari alla temperatura di saturazione alla pressione iniziale, che si determina con la Tabella 4.1:

Le valvole di laminazione sono dispositivi che attraverso il brusco restringimento della sezione di passaggio del fluido provocano una significativa riduzione della pressione del fluido: per esempio, le comuni valvole di
regolazione, i h1bi capillari e i setti porosi (Figura 4.31). Diversamente dalle turbine, con le valvole di laminazione si ha una riduzione di pressione
senza alcuna produzione di lavoro. Poich la riduzione di pressione del
fluido spesso accompagnata da una notevole diminuzione di temperatura,
le valvole di laminazione sono comunemente usate nelle applicazioni di
refrigerazione. La diminuzione di temperatura (o, talvolta, l'aumento di
temperatura) durante un processo di laminazione governata da una propriet espressa dal coefficiente di Joule-Thomson.
Le valvole di laminazione di solito per le loro ridotte dimensioni possono
essere considerate adiabatiche (q"' 0), poich non vi sono n tempo n superfici di scambio sufficienti a far avvenire significativi scambi di calore; inoltre
non scambiano lavoro (I= 0) e la variazione dell'energia potenziale, se esiste,
molto piccola (ti.e "' 0); infine, anche se la velocit in uscita spesso considerevolmente pi afta della velocit in ingresso, in molti casi la variazione di
energia cinetica insignificante (ti.e."' 0). Da quanto precede, l'equazione di
conservazione dell'energia per le valvole di laminazione considerate come
dispositivi a flusso stazionario a un ingresso e una uscita diventa:
-~1i;.:iz;~{ikg) -~--

T, =

u1 +p1v1

La variazione di temperatura del refrigerante durante il processo di laminazione :


il T = T2 -

T, = -22.36 -

31.33 = -53.69C

Si osservi che, durante questo processo di laminazione, la temperatura del refrigerante diminuisce di 53.69C; circa un terzo di esso evapora e l'energia necessaria
per l'evaporazione fornita dal refrigerante stesso.

4a Le camere di miscelazione
La camera di miscelazione un dispositivo o una semplice sezione in cui
avviene il mescolamento di due o pi correnti fluide: per esempio, un raccordo a T o a Y in una doccia funziona come camera di miscelazione per i
flussi di acqua calda e fredda (Figura 4.33).
Per il principio di conservazione della massa nel caso di camere di
miscelazione la somma delle portate-massiche in entrata deve essere eguale
alla portata massica della miscela in uscita.
Per le camere di miscelazione - che di solito sono ben isolate termicamente (q"' 0) e non comportano alcun tipo di lavoro (/=O) - verificandosi
anche che le energie cinetica e potenziale dei fluidi di solito sono trascurabili
(ee "' O, e. "' 0), applicando !'equazione che esprime il principio di conservazione dell'energia (Equazione 4.19) si ha che l'energia totale dei flussi in
entrata deve essere eguale ali' energia totale della miscela in uscita. In questo caso l'equazione di conservazione dell'energia diventa analoga ali' equazione di conservazione della massa.

=u2 +p2v2

energia interna + energia di pulsione = costante

Si osservi che, se durante il processo di laminazione il lavoro di pulsione


aumenta (p 2 V2 > p 1V 1), l'incremento avviene a spese dell'energia interna, la
cui diminuzione produce un abbassamento di temperatura; al contrario, se
durante il processo di laminazione il lavoro di pulsione diminuisce, l'energia interna aumenta con conseguente aumento della temperatura del fluido.
Quanto detto vale per i gas reali, perch nel caso di gas perfetto, essendo h
h(T), la temperatura rimane costante durante il processo di laminazione
(Figura 4.32).

P, MPa
0.10
0.12
0.14
0.16
0.18
0.20
0.24
0.28
0.32
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1.0
1.2

~at'oc
-26.43
-22.36
-18.80
-15.62
-12.73
-10.09
-5.37
-1.23
2.48
8.93
15.74
21.58
26.72
31.33
35.53
39.39
46.32

ESEMPIO 4.5
Si consideri una doccia in cui acqua calda a 60C sia miscelata con acqua fredda
a 10C. Si determini il rapporto tra le portate massiche dell'acqua calda e freqda
nel caso in cui si desideri un flusso stazionario di acqua tiepida a 40C. Si assuma
che le perdite di calore dalla camera di miscelazione siano trascurabili e la miscela
abbia luogo alla pressione di 140 kPa.

ESEMPIO 4.4

'IGURA 4.32
.a temperatura di un gas perfetto
.on cambia durante un processo
:; laminazione (h =costante),
oich h = h(T).

TABELLA 4.1
Temperatura di saturazione
a varie pressioni
del refrigerante R-134a

T2 = T,.,co.12MPo = -22.36oC

Valvola di
laminazione

Alcuni disposith i
a flusso stazionario

r..,co.BMP = 31.33C

La temperatura del refrigerante in uscita pari alla temperatura di saturazione alla


pressione in uscita, poich esso allo stato finale consiste di una miscela satura:

Da questa equazione si ottiene che i valori di entalpia all'ingresso e all'uscita di una valvola di laminazione sono gli stessi.
L'Equazione 4.27 pu anche essere scritta nella forma seguente:

121
~

Soluzione

Il refrigerante R 134a entra nel tubo capillare di un frigorifero come liquido saturo
alla pressione di 0.8 MPa e viene laminato uscendo alla pressione di 0.12 MPa.
Parte del refrigerante evapora durante tale processo e allo stato finale esso consiste di una miscela satura liquido-vapore. Si determini la riduzione di temperatura
del refrigerante durante tale processo.

--

Acqua
fredda

Si consideri come sistema la camera di miscelazione, il cui contorno

indicato dalle linee tratteggiate in Figura 4.34. Poich l'acqua attraversa il contor-

no, si tratta di un volume di controllo e, poich non vi sono indicazioni di variazioni


entro il volume di controllo nel tempo, si tratta di un sistema a flusso stazionario.
L'equazione di conservazione della massa (Equazione 4.14) per questo siste
ma a flusso stazionario a ingressi multipli :

Soluzione Poich il flusso attraverso un tubo capillare subisce un processo di


laminazione, l'entalpia del refrigerante in uscita avr lo stesso valore che aveva in
ingresso.

o
{

I.m.=I.m.
m,+m, =m,

Acqua
calda

FIGURA 4.33
Un raccordo a T di una doccia
funziona come camera di miscelazione
per i flussi di acqua fredda e calda.

122
'""""'""'~
CAPITOL04

Poich nessuna potenza sotto forma di calore o lavoro viene scambiata attraverso
(O =O , i. = O ) e le energie cinetica e potenziale possono essere con
siderale trascurabili (e.= O, e.= O), l'equazione di conservazione dell'energia per
questo sistema a flusso stazionario :

il contorno

li primo principio della termodinamica:


i \'Olumi di controllo

T, = 60c

\~

1Elr1

T3 = 4oc

T 2 = 10c

m2

m3

m,h, + m2 h2 = m,h,

m,h, +m,h,

Dividendo questa equazione per

FIGURA 4.34

=<m, +m,)h,

msi ottiene
2

Per il principio di conservazione della massa in uno scambiatore di


calore in regime stazionario la somma delle portate massiche entranti deve
eguagliare la somma delle portate massiche uscenti, vale a dire: in condizioni stazionarie, la portata massica di ogni corrente fluida che scorre attraverso uno scambiatore di calore rimane costante.
In generale gli scambiatori di calore comportano variazioni di energia
cinetica e potenziale trascurabili (l1e, = O, t1e = 0) per ciascuna delle dl!e
correnti fluide e nessuno scambio di lavoro (I!:: 0), mentre la potenza termica trasmessa dipende dalla scelta del volume di controllo. In ogni caso per
massimizzare la potenza termica scambiata tra i due fluidi va minimizzata
la dispersione termica verso l'ambiente, isolando termicamente il mantello.
Scegliendo l'intero scambiatore di calore come volume di controllo, Q
diventa nulla, poich il contorno si trova proprio al di sotto dell'isolamento
termico, che impedisce ogni scambio termico (Figura 4.36). Se, invece,
come volume di controllo viene scelta la regione in cui scorre un solo fluido, il calore attraverser il contorno trasferendosi da un fluido ali' altro e Q
non pi pari a zero; infatti, in questo caso Q la potenza termica che si
trasmette tra i due fluidi.

yh,+h,=(y+1)h,

Schema per l'Esempio 4.5.

f~=rvi

y= m, I m. il rapporto tra le portate massiche richiesto. Risolvendo rispetto

dove
ay,siha

h, -h,
Y=-h,-h,

Fluido A

--+

[,

e, assumendo i calori specifici per l'acqua costanti, si ottiene:

Calore

'

123
Alcuni disposith i
a flusso stazionario

J-- Fluido A

----~~-i

FIGURA 4.36
In uno scambiatore di calore lo scambio

termico pu essere uguale a zero

y-

c,(T,-T,) T,-T, (40-10)


---=---=1.5
e, (T,-T,) T,-T3 (60-40)

La portata massica dell'acqua calda deve essere 1.5 volte la portata massica del
l'acqua fredda perch la miscela esca a 40C.
Fluido B

1oc

I\' I .
I \~::.' ~ f, .,
Calore'.

5 oc

. . .. . .

Fluido A

3sc
FIGURA 4.35
Uno scambiatore di calore nella forma
pi semplice fatto da due rubi
concentrici di differente diametro.

4b Gli scambiatori di calore


Gli scambiatori di calore sono dispositivi in cui due fluidi in movimento
scambiano calore senza mescolarsi. Le camere di miscelazione, di cui si
appena detto, talvolta sono classificate come scambiatori di calore a contatto diretto.
La configurazione pi semplice costituita dallo scambiatore di calore
a tubi coassiali (detto anche a tubo e mantello), mostrato in Figura 4.35.
Esso composto da due tubi concentrici di differente diametro: tra i fluidi,
che scorrono uno nel tubo interno (a volte il tubo interno fa un paio di giri
all'interno del mantello per incrementare la superficie di scambio termico e
quindi la potenza termica trasmessa) e laltro nello spazio anulare tra i due
tubi, si ha scambio di calore attraverso la parete di separazione.

(a) Sislema: intero scambiatore


di calore (Q ve= 0)

(b) SiSlerna: fluido A CQvc ;o 0)

ESEMPIO 4.6
In uno scambiatore di calore olio lubrificante viene raffreddato con acqua; l'olio
entra a 70C con una portata massica di 0.1 kg/s a 1 MPa ed esce a 35C. L'acqua
di raffreddamento entra a 300 kPa e 1sc ed esce a 25C. Si determinino a) la
portata massica dell'acqua di raffreddamento e b) la potenza termica trasmessa
dall'olio lubrific~nte all'acqua.
Soluzione
Non vi lavoro scambiato al contorno e le energie cinetica e potenziale si possono considerare trascurabili.
a) Per determinare la portata massica dell'acqua conviene assumere come volu
me di controllo l'intero scambiatore di calore, come mostrato in Figura 4.37, poich
in tal modo le equazioni comporteranno una sola incognita: la portata massica. Il
principio di conservazione della massa richiede che la portata massica di ogni
corrente fluida rimanga costante:

m, = rh2 = ma.equa
ma = m4 = molio

o diverso da zero a seconda del modo


in cui viene individuato il sistema.

l24
'APITOLO 4
I primo principio della termodinamica:
\'Olumi di controllo

Poich gli scambiatori di calore di solito sono ben isolati termicamente e il


contorno del volume di controllo scelto si trova proprio al di sotto dell'isolamento
termico, non essendoci scambio di calore attraverso il contorno l'equazione di conservazione dell'energia diventa:

.o .o
jf' -r,.;r =I.rii.

/.

h +-..!!.. +,a(,
u2 o
u

Iril.h.

l[ l
- I.rii.

h /{
(I

2o

+,gf_

fl

=Iril.h.

maequa h1 +mollo ~ = macqua h2 + rholio h4

h.-h, .

m,"'"" =---m,.,
25C

IGURA 4.37
:hema per l'Esempio 4.6.

h,-h,

Assumendo i calori specifici sia per l'olio sia per l'acqua costanti e pari ai loro valori
alla temperatura media, la portata massica dell'acqua :

m"".,=

CP"' (T3

T,) .

cp,...,..(T, - 7;)

m~~=

(2.016)(70 -35)
(4.18)(25-15)

(6)

= 10.1 kg/min = 0.17 kg/s

,.,110

,,.,,o

0-,L =ril""""(tJ.h+..ere, +P<r. )


= rii"""" (h2 -h,) =rii'"'"" c. -<T,
GURA 4.38
uno scambiatore di calore, il calore
tmbiato dipende dalla scelta del
:urne di controllo.

=(0.17) (4.18) (25-15)


=7.11 kW

Se il volume di controllo comprende un elemento scaldante (resistenza elettrica), un ventilatore o una turbopompa, si deve considerare la
potenza scambiata (trascurabile nel caso di ventilatore) (Figura 4.40); se il
volume di controllo non comprende alcuno di questi dispositivi, la potenza
scambiata nulla.

!!e

Ambiente 20C

'

-fl

10c
Fluido caldo

TI

L------------------~

FIGURA 4.39
Le perdite di calore da un fluido caldo,
che scorre attraverso una tubazione
o un condotto non isolato termicamente,
verso l'ambiente pi freddo
possono essere notevoli.

=O. Le velocit dei fluidi in tubazioni e condotti sono relativamente

b~se e le variazioni di energia cinetica di solito sono insignificanti; ci

b) Per determinare la potenza termica scambiata tra l'olio e l'acqua, bisogna scegliere un volume di controllo il cui contorno comprende la superficie di scambio
termico tra i due flussi, poich il calore viene riconosciuto quando attraversa il
contorno. Come volume di controllo, si pu scegliere il volume occupato dall'uno o
dall'altro fluido: scegliendo il volume occupato dall'acqua, tutte le ipotesi stabilite in
precedenza restano valide, tranne che il flusso di calore non pi nullo. L'equazione di conservazione dell'energia (Equazione 4.21) per questo sistema a flusso
stazionario a un ingresso e una uscita diventa:

Q '#O. In condizioni operative normali, la quantit di calore guadagnato o


perso dal fluido pu essere notevole, particolarmente se la tubazione o il
condotto lungo (Figura 4.39). Alcune volte lo scambio termico un effetto utile, come accade nel caso del flusso d'acqua attraverso le tubazioni
ali' interno di una caldaia, del flusso del refrigerante in un congelatore e
del flusso negli scambiatori di calore. Altre volte, lo scambio termico non
utile, per cui le tubazioni o i condotti vengono isolati termicamente con
particolare cura per grandi differenze di temperatura tra fluido e ambiente.
L '# O.

e risolvendo rispetto a rii...,.. si ha:

Studiando il flusso attraverso tubazioni e condotti conviene tener presente quanto segue.

- 7;)

Se si fosse scelto come volume di controllo il volume occupato dall'olio (Figura


4.38), si sarebbe ottenuto lo stesso risultato con il segno opposto, poich la quantit di calore guadagnato dall'acqua uguale a quella persa dall'olio.

5 Il flusso in tubazioni e condotti


Il flusso di liquidi o gas in tubazioni e condotti di solito soddisfa le condizioni di flusso stazionario e perci, escludendo i transitori iniziale e finale,
pu essere studiato come un processo a flusso stazionario. Il volume di
controllo va scelto in modo tale da avere come contorno la superficie interna della porzione di tubazione o di condotto che interessa analizzare.

particolarmente vero quando il diametro della tubazione o del condotto


costante e gli scambi termici trascurabili. Tuttavia le variazioni dell 'energia cinetica possono essere significative per flussi di gas in condotti con
aree delle sezioni trasversali variabili.

!!e O. Nelle tubazioni e nei condotti, il fluido pu essere sottoposto a una


cohsiderevole variazione di quota e, quindi, subire una variazione notevole
dell'energia potenziale, in particolare nel caso di flusso attraverso tubazioni e condotti isolati termicamente nei quali la trasmissione di calore non
predominante sugli altri effetti.

FIGURA 4.40
li flusso in una tubazione o un condotto
pu comportare pi di una forma
di lavoro allo stesso tempo.

ESEMPIO 4.7
Un sistema elettrico di riscaldamento costituito da un condotto in cui passa l'aria
che viene riscaldata da una resistenza elettrica della potenza di 15 kW. Se la portata volumetrica dell'aria a 100 kPa e 17C 2.5 m/s, si determini la temperatura
dell'aria In uscita, supponendo che nel passaggio attraverso il condotto si abbiano
dispersioni termiche quantificabili in 200 W.
Soluzione Si scelga come volume di controllo la sezione scaldante del condotto, come mostrato in Figura 4.41. Trascurando le variazioni di energia cinetica e
potenziale, l'equazione di conservazione dell'energia per questo sistema a flusso
stazionario a un ingresso e un'uscita diventa:

-i=ril (tJ.h+ ~

Q=-20~_'::'__
I

t__ __ ,

T2 =?

I
I
I

II
:I r, =11c

Lc 1=-15kW

: p,= IOOkPa

l----i----

+;, )

v, =2.5 m /s
3

=ril(h,-h,)
Poich l'aria pu essere considerata come un gas perfetto essendo ad alta temperatura e a bassa pressione in relazione ai suol valori critici (T., -147C e P.,

FIGURA 4.41
Schema per l'Esempio 4. 7.

T
126

3390 kPa per l'azoto, principale costituente dell'aria), il volume specifico dell'aria in
ingresso :

CAPITOL04
li primo principio della termodinamica:
i \'olumi di controllo

V,=

RT,
p,

1.27
Somm:.1d11

3/

(0.287)(290)
- - - - =0.832 m kg
100

La portata massica dellaria attraverso il condotto :

ARIA
da-20 a 70C
M

=J.00511.T (kJ/kg)

FIGURA 4.42
Nel calcolo di 6h

\i.

2.5

=...!
=- =3.0 kg/s
v,
0.832

Poich alla temperatura che normalmente si ha nei sistemi di riscaldamento e di


condizionamento dell'aria si pu ritenere, con un errore trascurabile, Ll.h = c,t:i. T,
dove e= 1.005 kJ/(kg C) (valore alla temperatura ambiente) (Figura 4.42), l'equazione dell'energia diventa:
-l=mc.(T,-T,)

c,t:i.T,
con c, 1.005 kJ/(kg 0 C),
si commette un errore inferiore allo 0.5
per cento per un intervallo di temperatura
deJr aria da -20 a 70C.

rii

Sostituendo i valori noti, si ha che la temperatura dell'aria in uscita data da:

per ogni ingresso

per ogn uscita

dove il pedice e sta per entrante e il pedice 11 per uscente. Queste sono le
espressioni pi generali delle equazioni per i processi a flusso stazionario.
Per i sistemi a un ingresso e un'uscita, quali ugelli, diffusori, turbine,
turbocompressori e turbopompe, esse si semplificano:

--0.2 - (-15) = (3) (1.005) (T,-17)

m1 = rhi

r.= 21.9C

da cui

(kg/s)

4.4 ~ SOMMARIO
In questo capitolo si sono studiati i principi di conservazione della massa e
di conservazione dell'energia per i volumi di controllo. Poich la massa
trasporta con s energia, il contenuto di energia varia al passaggio di materia attraverso un volume di controllo:
La massa che attraversa una sezione trasversale riferita all'unit di tempo detta portata massica e, indicata con
espressa dalla relazione:

(W)
w2-w2

q-1 =li;. -h1 +~+ g (::: 2 -z1)

m,

m= pwmedA

(kg/s)

dove p =densit, kg/m3 (= 1/v);


wmcd= velocit media del fluido nella direzione normale ad A, mls;
A
area della sezione trasversale normale alla direzione del flusso, m2

o
dove

e
Il volume del fluido che scorre attraverso la sezione trasversale riferito
all'unit di tempo detto portata volumetrica V ed dato dalla relazione:

V=

w.dA = wmedA

(m3/s)

Le portate massica e volumetrica sono correlate tra loro dalla relazione:

. v

m=pV=-

I processi termodinamici studiati con l'impiego dei volumi di controllo


possono essere suddivisi in due gruppi: processi a flusso stazionario e pro-

(J/kg)

q-l=(M+D.ec+D.eP) (J/kg)
q

=.f!-m
i

/=-

(calore scambiato per unit di massa, J/kg)


(lavoro scambiato per unit di massa, J/kg)

Nelle relazioni precedenti i pedici 1 e 2 indicano rispettivamente la sezione


di ingresso e quella di uscita.
Il processo a flusso stazionario permette di studiare il flusso attraverso
ugelli, diffusori, turbine, turbocompressori, ventilatori, turbopompe, tubazioni, valvole di laminazione, camere di miscelazione e scambiatori di calore.

Il secondo

principio della
terlllodinamica
In questo capitolo si studier il secondo principio della tennodinamica, il
quale affenna che le trasfonnazioni procedono secondo un certo verso e
che lenergia ha qualit oltre che quantit. Perch una trasfonnazione possa avere luogo, necessario che siano soddisfatti entrambi i principi della
tennodinamica. Partendo dalla definizione dei concetti di riserve di calore,
di reversibilit e irreversibilit delle trasfonnazioni, si passer alla descrizione dei motori tennici, dei refrigeratori e delle pompe di calore. Ai diversi enunciati del secondo principio della tennodinamica seguir la presentazione delle macchine a moto perpetuo e della scala tennodinamica
assoluta di temperatura. In seguito verranno trattati il ciclo e i teoremi di
Camot, per finire con i motori termici, le macchine frigorifere e le pompe
di calore ideali a ciclo di. Camot.

130

5.1

CAPITOLOS
Il secondo principio
della termodinamica

FIGURA 5.1
Una tazza di caff caldo non si riscalda
in un ambiente pi freddo.
Calore

'1=0

~
FIGURA5.2

La fornitura di calore a un cavo elettrico


non provoca la produzione di tensione
ai suoi capi.

Calore

FIGURA 5.3
La fornitura di calore a un'elica

non ne causa la rotazione.

FIGURA5.4
Le trasformazioni avvengono
spontaneamente secondo un certo verso
e non secondo quello opposto.

~J

INTRODUZIONE AL SECONDO
PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

Il primo principio della tennodinamica affenna che l'energia una grandezza che si conserva (cio si mantiene complessivamente costante). Poich esso non mai stato contraddetto dall'esperienza, perch una trasformazione possa avvenire deve essere necessariamente verificato. Tuttavia la
soddisfazione del primo principio di per s non assicura che la trasfonnazione
avvenga realmente. esperienza comune che una tazza di caff caldo lasciata in un ambiente pi freddo finisce per raffreddarsi (Figura 5.1): questa trasfonnazione soddisfa il primo principio della tennodinamica dal
momento che la quantit di energia persa dal caff eguaglia quella ricevuta
dall'aria circostante. Analogamente, esperienza comune che non si verifica mai il processo inverso, cio quello del riscaldamento della stessa tazza
di caff caldo in un ambiente pi freddo per trasferimento spontaneo di una
certa quantit di calore dal!' aria al caff. Eppure, anche questa trasfonnazione non violerebbe il primo principio della tennodinarnica se la quantit di
energia persa dall'aria dell'ambiente fosse pari a quella ricevuta dal caff.
Per fare riferimento ancora una volta a un esempio di vita comune, si
consideri il riscaldamento di un ambiente ottenuto tramite una stufa a resistenza elettrica (Figura 5.2): per il primo principio della tennodinamica si
ha che la quantit di energia elettrica fornita ai capi della resistenza uguale alla quantit di energia ceduta sotto fonna di calore all'ambiente. Si
cerchi, ora, di invertire questa trasfonnazione, fornendo calore alla stufa
elettrica: come tutti sanno, non si provoca la generazione di una pari quantit di energia elettrica ai morsetti della resistenza, anche se ci non in
contrasto con il primo principio della tennodinamica.
Si consideri.infine, un'elica che, mossa dalla caduta di un grave (Figura 5.3), produce il mescolamento del fluido all'interno di un contenitore
isolato termicamente. Come risultato della trasfonnazione si ha che l'energia potenziale del grave diminuisce, mentre, in accordo con il principio di
conservazione dell'energia, l'energia interna del fluido aumenta. Il processo inverso, cio quello di sollevare il grave trasferendo calore dal fluido
all'elica, non avviene spontaneamente in natura, anche se in accordo con il
primo principio della tennodinamica.
Per quanto detto risulta chiaro che le trasfonnazioni avvengono secondo un certo verso e non in quello opposto (Figura 5.4). Poich il primo
principio della tennodinamica non pone alcuna restrizione al verso di una
trasfonnazione e la sua soddisfazione non assicura che la trasfonnazione
avvenga nella realt, si sopperisce a questa inadeguatezza con un nuovo
principio generale, il secondo principio della termodinamica. Come sar
pi evidente in seguito, le trasfonnazioni inverse di cui si detto in precedenza non possono avvenire perch violano il secondo principio della
tennodinamica. Si pu, quindi, affennare che una trasfonnazione pu av-

venire soltanto se soddisfa contemporaneamente il primo e il secondo principio della termodinamica (Figura 5.5).

Il secondo principio della tennodinamica non si limita alla sola individuazione del verso di una trasfonnazione, ma fornisce i mezzi necessari per
detenninare la qualit dell'energia e per quantificarne il degrado a seguito

di una trasfonnazione, pennettendo inoltre di detenninare i limiti teorici


per la prestazione dei dispositivi di trasfonnazione dell'energia, come i
motori tennici e le macchine frigorifere, e di predire il grado di completamento delle reazioni chimiche.

131
I motori termid
0

I principio 2 principio

5.2

o " ~ .,/' __,.,/_


'\./v

I SERBATOI DI ENERGIA TERMICA

TRASFORMAZIONE

Per affrontare lo studio del secondo principio della tennodinamica utile


definire il serbatoio di energia termica o serbatoio di calore, come un
corpo di capacit termica (massa x calore specifico) relativamente grande
in grado di fornire o assorbire una qualsiasi quantit finita di calore senza
subire alcuna variazione di temperatura. In pratica, gli oceani, i laghi, i
fiumi e la stessa atmosfera possono essere considerati serbatoi di calore a
causa della loro enorme capacit di immagazzinamento di energia termica
(Figura 5.6). Si noti che l'atmosfera nel suo complesso non si riscalda per
effetto delle perdite di calore degli edifici residenziali in inverno e che i
cascami di energia smaltiti nei grandi fiumi dagli impianti di potenza non
causano variazioni apprezzabili della temperatura dell'acqua. Anche un sistema bifase pu essere considerato come serbatoio di calore, dal momento
che esso pu immagazzinare e rilasciare grandi quantit di calore rimanendo rigorosamente a temperatura costante.
Per essere considerato un serbatoio di calore, un corpo non deve essere
necessariamente di grandi dimensioni, ma sufficiente che la sua capacit
tennica sia grande in relazione alle quantit di energia che esso fornisce o
assorbe: per esempio, laria contenuta in una stanza pu essere considerata
un serbatoio di calore quando si stimano le dispersioni termiche di un televisore posto al suo interno, dal momento che lo scambio termico tra I' apparecchio televisivo e l'aria ambiente non provoca apprezzabili variazioni
della sua temperatura.
I serbatoi di calore che forniscono energia sotto fonna di calore sono anche
detti sorgenti, mentre quelli che lo assorbono sono detti pozzi (Figura 5.7).

FIGURA 5.5
Una trasformazione pu avvenire
solo se soddisfa il primo e il secondo
principio della termodinamica.

ATMOSFERA

FIGURA 5.6
Corpi di capacit termica relativamente
grande possono essere considerati
serbatoi di energia termica.
SORGENTE

di energia tennica
.. lt:ALORE

/'CALORE

5.3 ~ I MOTORI TERMICI

POZZO

...;~~ca

Come precedentemente detto, il lavoro pu essere facilme~te convertito i~


altre forme di energia, ma, al contrario, la conversione dt altre forme dt
energia in lavoro non spontanea n tanto meno semplice: per esempio, il
lavoro d'elica, come rappresentato in Figura 5.8, convertito dapprima in
Lavoro

FIGURA 5.7
Una sorgente termica fornisce energia
sotto forma di calore, mentre
un pozzo la assorbe.

Nessun
lavoro

I
I

I
I

ACQUA .I
________

Calore

I
I

ACQUA .I
________

FIGURA 5.8
Il lavoro pu essere interamente
convertito in calore;
non vero il contrario.

132

energia interna dell'acqua, finisce per essere ceduto sotto forma di calore
all'ambiente circostante. Poich impossibile invertire questo processo,
vale a dire far ruotare l'elica fornendo calore all'acqua, si pu osservare
che il lavoro pu essere trasformato completamente in calore, mentre, per
convertire il calore in lavoro c' bisogno di dispositivi appositamente progettati, detti motori termici. I motori termici differiscono considerevolmente l'uno dall'altro per particolarit costruttive e per modalit di funzionamento, ma tutti sono caratterizzati dal fatto che (Figura 5.9):

CAPITOLOS
Il secondo principio
della termodinamica
SORGENTE
ad alta temperatura

1 ricevono calore da una sorgente ad alta temperatura (collettori solari,


bruciatori alimentati da combustibili fossili, reattori nucleari ecc.);
2 convertono parte di questo calore in lavoro (principalmente sotto forma
di rotazione di un albero);
3 cedono la parte rimanente di calore ricevuta a un pozzo a bassa temperatura (l'atmosfera, i fiumi ecc.);
4 funzionano secondo un ciclo.

Q,

POZZO
a bassa temperaturn ..:
~~/

'IGURA 5.9

arie del calore fornito a un motore


:rmico viene convertita in lavoro;
1 parte restante viene scaricata
erso un pozzo.

I motori termici e gli altri dispositivi ciclici di solito sfruttano un fluido,


detto fluido evolvente, al quale e dal quale il calore viene trasferito per il
compimento del ciclo termodinamico.
In un senso pi ampio con la dizione motori termici vengono indicati
anche dispositivi per la produzione di lavoro che non sfruttano un ciclo
termodinamico: per esempio, i motori nei quali si verifica una combustione
interna come le turbine a gas o i motori alternativi. Questi dispositivi funzionano secondo un ciclo meccanico e non secondo un ciclo termodinamico, dal
momento che il fluido evolvente (i gas di combustione) viene espulso e sostituito da una nuova carica di miscela aria-combustibile alla fine del ciclo,
invece che essere raffreddato fino a raggiungere la temperatura di ingresso
nel ciclo.

Sorgente di energia

(_bruciatore).

Il sistema di produzione di lavoro che meglio si adatta alla definizione


di motore termico limpianto motore a vapore. Come mostrato nello schema semplificato di Figura 5.10, in un impianto a vapore l'energia termica
sviluppata dal processo di combustione viene trasferita al fluido evolvente
sotto forma di calore. Per una migliore comprensione dello schema si riportano di seguito i significati dei simboli rappresentati nella Figura 5.10:

133
I motori t('rmki

Q =

quantit di calore fornita al fluido evolvente in caldaia da una sorgente ad alta temperatura (bruciatore);
Qu quantit di calore ceduta dal vapore nel condensatore a un pozzo a
bassa temperatura (atmosfera, fiume ecc.);
L
quantit di lavoro fornita dall'espansione del vapore in turbina;
= quantit di lavoro richiesta per portare lacqua alla pressione di regime della caldaia.

'

L:

Si noti che i versi dello scambio di calore e lavoro sono indicati dai
pedici e e u; pertanto, tutte e quattro le quantit appena descritte sono po-

FIGURA 5.11

Una parte del lavoro prodotto da un


motore termico viene utilizzata
all'interno del motore stesso per
assicurarne il funzionamento continuo.

sitive.
Il lavoro netto fornito da questo impianto semplicemente la differenza
tra il lavoro totale ottenuto e quello fornito (Figura 5.11):

'(5.1)
Il lavoro netto pu essere calcolato anche come differenza tra le quantit di calore assorbita e ceduta. Infatti, i quattro componenti dell'impianto
motore a vapore, che, considerati singolarmente, sono sistemi aperti perch
includono flussi di massa in ingresso e in uscita, nel loro complesso, collegati tra loro per mezzo di opportune tubazioni, possono essere considerati
come un unico sistema chiuso, che contiene sempre lo stesso fluido (trascurando le perdite di vapore per la non perfetta tenuta), Figura 5.11. Poich
per un sistema chiuso, funzionante secondo un ciclo termodinamico, la variazione di energia interna llU pari a zero, il lavoro netto in uscita dal
sistema anche uguale alla differenza tra le quantit di calore in ingresso e
in uscita dal sistema stesso:

SORGENTE

Calore
fornito
IOOkJ IOOkJ

/9ntomo del sistema

Q,
Caldaia

Rendimento termico

FIGURA 5.10

ichema di un impianto motore a vapore


per la produzione di energia.

. . Pozzo di energia

Poich nell'Equazione 5.2 Q. rappresenta la quantit di calore di scarico, che


permette di completare il ciclo, ed essa sempre diversa da zero, il lavoro
netto fornito da un motore termico sempre inferiore alla quantit di calore
fornita al sistema: soltanto una parte del calore fornito al motore termico
viene convertito in lavoro. Si pu, quindi, qualificare lefficienza di un motore termico attraverso il rendimento tennico 771, definito come il rapporto tra
il lavoro netto ottenuto e la qUl!ntit di calore assorbita (Figura 5.12).
L'efficienza o il rendimento, come concetti generali, possono essere
espressi in termini di effetto utile rapportato alle risorse impiegate (Figura
5.13), con la relazione:

FIGURA 5.12

Alcuni motori termici hanno prestazioni


migliori di altri (trasformano
una parte pi consistente
del calore fornito in lavoro).

----------------------------------------------~~~-~~,----~-~~~----

r
'

134
i'i'
'*!5il
CAPITOLO 5
Il secondo principio
della termodinamica

efficienza= energia ottenuta


energia fornita

(5.3)

Poich per i motori termici leffetto utile costituito dal lavoro netto ottenuto e le risorse impiegate sono rappresentate dalla quantit di calore ceduta al fluido evolvente, il rendimento termico di un motore termico pu essere espresso con la relazione:

circa il 20 per cento dell'energia chimica contenuta nella benzina; il rendimento termico sale al 30 per cento per i motori Diesel e per le grandi turbine a gas; arriva sino al 40 per grandi impianti a vapore.
Si noti che, anche con il pi efficiente dei motori termici attualmente
disponibile, pi della met del calore fornito finisce nei fiumi, nei laghi o
nell'atmosfera come energia di scarico oramai non pi utilizzabile (Figura 5.15).

possibile ridurre il calore scaricato nell'ambiente?


o anche, dal momento che Ln," = Q, - Q con la relazione:

FIGURA 5.13
La definizione di efficienza non si limita
al campo della termodinamica.

I motori termici, le macchine frigorifere e le pompe di calore sono


apparecchiature di interesse pratico che funzionano secondo un ciclo e lavorano con scambi di energia tra una sorgente a temperatura T e un pozzo
a teI?peratur~ T;; Se si definiscono le seguenti quantit positi~e da impiegarsi m relaz1om che tengono conto del verso dello scambio termico:

Q, = entit della quantit di calore scambiata tra il dispositivo ciclico e la


sorgente ad alta temperatura T;
Q1 = entit della quantit di calore ;cambiata tra il dispositivo ciclico e il
pozzo a bassa temperatura J;;
il lavoro netto fornito e il rendimento tefmico del motore termico (schematizzato in Figura 5.14) possono essere espressi dalle relazioni:

Serbatoio di energia
tennica ad alta temperatura

Poich in un impianto motore a vapore il componente deputato allo smaltimento del calore di scarico verso il pozzo termico il condensatore, si
potrebbe pensare di risparmiare tutta lenergia di scarico eliminando il condensatore stesso. Purtroppo ci non possibile per il semplice motivo
che, in assenza del raffreddamento del fluido evolvente, processo di pertinenza del condensatore, il ciclo non pu essere portato a termine (le apparecchiature cicliche come gli impianti a vapore non possono essere fatte
funzionare continuativamente senza che si completi il loro ciclo di lavoro).
Infatti, si consideri un semplice motore termico usato per sollevare alcuni
pesi (Figura 5.16), costituito da un pistone che scorre in ur. cilindro dotato
di due risalti di fine-corsa. Il fluido evolvente sia costituito dal gas contenuto nel cilindro e inizialmente la temperatura sia di 30C. Il pistone, caricato
con i pesi, sia appoggiato sul risalto di fine-corsa situato pi in basso. A
questo punto, si forniscano al gas 100 kJ di energia sotto forma di calore
attinto da una sorgente alla temperatura di 100C provocando l'espansione
del gas e il sollevamento dei pesi situati sul pistone fino al risalto superiore
di fine-corsa. Alla rimozione dei pesi si proceda alla misura della temperatura del gas ottenendo un valore di 90C. Poich il lavoro fatto sui pesi
durante il processo di espansione uguale all'aumento della loro energia
potenziale, 15 kJ, anche in condizioni ideali (pistone di peso trascurabile,
assenza di attrito e di perdite di calore ed espansione in condizioni di quasiequilibrio) il calore fornito superiore al lavoro fatto dal momento che
parte del primo servito a innalzare la temperatura del gas.

135
I motori termid

L11 11 ==40MJ
;,_.>-+---~"'->

. Atmosfera
~~~~--=~">'

FIGURA 5.15
Anche il motore termico pi efficiente
scarica la maggior parte
del calore fornitogli verso il pozzo.
senza utilizzarlo.

-Cl5kJ)

._;, ..~rbatoio ai energia

~~ZJw':/
FIGURA 5.14
Schema di un motore termico.

Si noti che il rendimento di un motore termico sempre minore dell'unit


dato che sia Q, sia Q, sono per definizione quantit positive.
Il rendimento termico una misura dell'efficienza con la quale un motore termico riesce a convertire lenergia fornitagli sotto forma di calore in
lavoro, che lo scopo per cui viene realizzato. Convertire la massima frazione possibile di energia termica in lavoro significa migliorare il rendimento dei motori termici, con il risultato di avere un minor consumo di
combustibile e, quindi, costi di esercizio inferiori.
I rendimenti termici dei motori termici sono, per, sorprendentemente
bassi: per esempio, motori ordinari ad accensione comandata per autovettura hanno rendimenti termici che si aggirano attorno al 20 per cento, che
vuol dire che un motore per autovettura converte in lavoro utile, in media,

GAS

GAS

30'C

30'C

Calore in entrata
Serbatoio . calore (I 00 kJ)
~~.,r

Calore in entrata
(85kJ)

,~~:lo1i, _,:

FIGURA 5.16
Un ciclo di un motore termico
non pu completarsi senza che una parte
del calore ricevuto venga scaricata
verso un pozzo.

1
136
Bi&&?
CAPITOL05
Il secondo principio
della termodinamica
31f

BRUCIATORE

FIUME

'

IGURA 5.17
chema per l'Esempio 5. l.

Per fornire questa potenza termica, la portata di combustibile necessaria di:


.
m
comb

Il secondo principio della termodinamica:


l'enunciato di Kelvin-Planck
Con riferimento al generico motore termico in Figura 5.16, in precedenza si
dimostrato che, anche in condizioni ideali, per completare il suo ciclo
termodinamico, esso deve scaricare in un pozzo una parte dell'energia fornitagli; il motore, quindi, non pu convertire interamente in lavoro utile
l'energia fornitagli sotto forma di calore. Questa limitazione nel rendimento termico costituisce la base dell'enunciato di Kelvin-Planck del secondo
principio della termodinamica, che si esprime cos:

In F!g~ra 5.17 _ rip~rtato lo schema di questo motore termico. Il bruciatore e rl frume costrturscono rrspettrvamente la sorgente e il pozzo. Dai dati si ha:

Soluzi.o~e

=80MW

Per qualsiasi apparecchiatura che operi secondo un ciclo impossibile ricevere calore da una sola sorgente e produrre una quantit di lavoro utile.

O, =50MW

Ci significa che un motore termico, per funzionare e fornire lavoro utile,


ha bisogno di cedere calore verso un pozzo oltre che riceverlo da una sorgente. L'enunciato di Kelvin-Planck si pu esprimere anche come segue:
Nessun motore termico pu avere un rendimento del 100 per cento (Figura
5.19), oppure perch un impianto motore funzioni, il suo fluido evolvente

~rascurando le perdite di calore conseguenti al passaggio del fluido evolvente al-

l'interno delle tubazioni e degli altri componenti, la potenza netta prodotta da que
sto motore data dall'Equazione 5.5 e risulta:

/'",;Jcomb
Camera di combustione

Ln.u

= , - , = (80 - 50) = 30 MW

deve scambiare calore sia con una sorgente, sia con un pou.o.

11 rendimento termico si determina facilmente con l'Equazione 5.7:

Lnu

30

a,

00

208.33
=--=0.0047kg/s
44000

dal momento che per ogni kg di combustibile bruciato vengono rilasciati 44 MJ di


energia sotto forma di calore.

Un bruciatori: for~isce ~na potenza termica di 80 MW a un motore termico. Se la


P?tenza termica dr scarico ceduta all'acqua di un fiume pari a 50 MW si determi'
nino la potenza netta prodotta e il rendimento termico del motore.

O,

Si noti che l'impossibilit di avere un rendimento del 100 per cento,


per un motore termico, non dipende dalla presenza di attrito o di altri effetti dissipativi, poich questa limitazione, imposta dal secondo principio della
termodinamica, vale per tutti i motori termici sia reali sia ideali.

1), =-.- =-=0.375(37.5%)

11 motore termico converte in lavoro utile il 37.5 per cento del calore fornitogli.

ESEMPI@
Atmosfera

~~~

1URA 5.18
1ema per l'Esempio 5.2.

Un motore per auto.vettura c:o.n una potenza utile di 50 kW ha un rendimento termico


del 24 per cento. Sr d7termrnr la portata di combustibile consumato da questa autovettura sapendo che rl combustibile utilizzato ha un potere calorifico di 44 MJ/kg.
In Figura 5.18 riportato uno schema del motore dell'autovettura
Soluzione
c~e ~onv~rte in lavoro.meccanico il 24 per cento dell'energia chimica del combusti'.

brle rrlascrata durante rl processo di combustione. La potenza termica ricl}iesta per

Macchine frigorifere
e pompe di calore

kW
o = L1J1. =~=208.33
0.24

ESEMPI08
""-.......::.~~:,~-.:-,,~

137

produrre una potenza meccanica di 50 kW si determina ricorrendo alla definizione


di rendimento termico (Equazione 5.7):

Se fosse possibile trasferire 85 kJ dell'energia del gas in eccesso alla


temperatura di 90C_ n~ovamente a~la sorgente a I00C in modo da impiegarla nuovamente, s1 disporrebbe d1 un motore termico con un rendimento
del 100 p7r cento. Purtroppo ci impossibile per il semplice motivo che il
caloi:e flmsce spontaneamente sempre dai corpi ad alta temperatura verso i
corpi a bassa temperatura e mai nel verso contrario: non possibile raffreddare_ il gas da 90C a 30C scambiando calore con la sorgente a I00C. Per
scancare l'energia del gas, tanto da consentirgli di ritornare alle sue condizioni iniziali, si dovrebbe, per esempio, scambiare calore con un pozzo a
temperatura di 20C. Questa energia, allora, non pu essere pi utilizzata e,
per questo, essa prende il nome di energia di scarico.
Si pu, quindi, affermare che, al fine di completare il suo ciclo
termodinamico, qualsiasi motore termico, anche se ideale deve scaricare
e?ergia a. un pozzo a bassa temperatura. La necessit per u~ motore termico
d1 scambiare calore con almeno due serbatoi di energia termica costituisce la
base. dell'enunciato di Kelvin-Planck del secondo principio della termodinanuca.

I
\

5.4 ~ MACCHINE FRIGORIFERE E POMPE DI CALORE


noto dal!' esperienza che il calore fluisce spontaneamente nel verso delle
temperature decrescenti, vale a dire dai corpi a temperatura pi alta verso
quelli a temperatura pi bassa. Questo processo di scambio termico avviene naturalmente, senza che si abbia bisogno di particolari dispositivi.
Poich il processo contrario non avviene spontaneamente, lo scambio
di calore da corpi a bassa temperatura verso altri a pi alta temperatura
necessita di apparecchiature speciali, dette macchine frigorifere.

Serbatoio di energia tennica

MOTORE
TERMICO

FIGURA 5.19
Un motore termico in contrasto con
l'enunciato di Kelvin-Planck del secondo
principio della termodinamica.

--------

r----- --

- ----

--

138

freddare a spese della fornitura di una quantit di lavoro pari a L . Il COP


di una macchina frigorifera pu essere, pertanto, espresso dalla ~~!azione:

Ambiente esterno

CAPITOL05
Il secondo principio

Q,

della tem1odinamica

CONDENSATORE

frigorifere
e pompe di calore

Ambiente riscaldato

800kPa

30'C
VALVOLA DI
LAMINAZIONE

139
~;;S;?".-~~-z:1

~tacchine

ln.e

120kPa

Questa relazione pu essere anche espressa in termini di potenza sostituendo rispettivamente alle quantit Q, e L"" i valori Q1 e L"".
Poich il principio di conservazione dell'energia applicato a un ciclo
termodinamico prevede che

-25C
EVAPORATORE

FIGURA 5.20
Componenti fondamentali di una
macchina frigorifera e tipiche condizioni
di funzionamento.

Ambiente esterno
. a T3 :? J:~ ~---r. . ,,

Ambiente refrigerato

~!e~)
FIGURA 5.21
Obiettivo di una macchina frigorifera
asportare la quantit di calore Q.
'
dall'ambiente refrigerato.

il COPF pu essere espresso anche dalla relazione:

, Ambi~me refrigerato
""""'-.if..,. --~~.,,~"ti..;-;?'

. L~ m~cchine frigori~ere, come i motori termici, operano secondo un


c1clo, 1mp1egand?.un fluido ~etto r~frigerante. Il ciclo termodinamico pi
comunemente utilizzato per li funz10namento delle macchine frigorifere
quellofrigorife;o ~ co~np~essione di vapore che si realizza impiegando quattro componenti pnnc1pah: un compressore, un condensatore una valvola
'
di laminazione e un evaporatore (Figura 5.20).
Il refrigerante, che entra nel compressore allo stato di vapore e viene
~ompresso fino alla pressione di ingresso nel condensatore, quando lascia
li compressore ha una temperatura relativamente alta per cui, giunto nel
condensatore, condensa cedendo calore all'ambiente circostante. Nel successivo passaggio ?tt~averso un tub~ capillare la temperatura e la pressione
del refngerante s1 nducono drasticamente a seguito dell effetto della
laminazione. Il refrigerante passa poi nell'evaporatore dove evapora assorbendo ca~or: dall:ambiente refriger~to, pi caldo del fluido evaporante.
~la fine li ciclo SI completa quando 11 refrigerante lascia l'evaporatore per
nentrare nel compressore nelle stesse condizioni iniziali.
In un frigorifero peruso domestico levaporatore ubicato nella cella dove
avviene la refrigerazione, cio nel compartimento dal quale viene asportato
calore, mentre il condensatore lo scambiatore che dissipa il calore nell'aria.
Con riferimento allo schema di macchina frigorifera riportato in Figura 5.21, Q, la quantit di calore asportata dall'ambiente da refrigerare alla
temperatura T,. Q, la quantit di calore scaricata all'ambiente caldo alla
temp~ratura T, e Ln. , il lavoro netto fornito al compressore. Come gi
d~tto m precedenza, Q1 e Q, sono quantit positive da impiegarsi in relazioni che tengono conto del verso dello scambio termico.
Efficienza frigorifera

L'efficienza di una macchina frigorifera viene espressa in termini di


coeffi~iente. di ~restazione CO,P. indican~ola con COPF. II compito di una
macchma fngonfera quello d1 asportare li calore Q1 dall'ambiente da raf-

Si noti che il valore di COPF pu essere maggiore dell'unit, vale a dire che
la quantit di calore asportata dall'ambiente freddo pu essere maggiore
della quantit di lavoro speso, a differenza del rendimento termico di un
motore termico che sempre minore di !.

Ambiente freddo
~~~_.}'

FIGURA 5.22
Obiettivo di una pompa di calore
fornire la quantit di calore Q,
all'ambiente pi caldo.

Pompe di calore
Un'apparecchiatura che trasferisce calore da un ambiente a bassa temperatura a uno ad alta temperatura detta pompa di calore (Figura 5.22). Le
macchine frigorifere e le pompe di calore lavorano secondo lo stesso ciclo
termodinamico perseguendo obiettivi differenti.
L'obiettivo di una macchina frigorifera di conservare la temperatura
bassa nell'ambiente da refrigerare asportando da esso calore, scaricandolo
in un pozzo ad alta temperatura. Quest'ultimo effetto una parte necessaria del funzionamento di una macchina frigorifera, ma non ne rappresenta
Io scopo.
L'obiettivo di una pompa di calore, invece, di mantenere caldo l'ambiente ad alta temperatura (un'abitazione o un ufficio, Figura 5.23), fornendogli il calore assorbito da una sorgente a bassa temperatura (ad esempio, acqua o aria fredda all'esterno in inverno).
Un frigorifero domestico inserito nella finestra di casa con la sua porta
aperta verso l'aria fredda all'esterno funzioner come una pompa di calore
dato che cercher di raffreddare l'esterno assorbendo calore da esso cedendolo ali' interno tramite il condensatore posizionato nella parte posteriore (Figura 5.24).
La prestazione di una pompa di calore espressa anch'essa in termini
di coefficiente di prestazione COPPdC' definito dalla relazione:

Ambiente interno
caldo
a20'C

Ambiente esterno

~~~
FIGURA 5.23
Il lavoro fornito a una pompa di calore
viene utilizzato per asportare calore
dall'ambiente esterno freddo e per fornire
calore all'ambiente interno pi caldo.

140

esprimibile anche come

Il secondo principio
della termodinamica

I-QJQ,

(5.13~

Dal confronto tra le Equazioni 5.9 e 5.12 per eguali valori di Q1 e Q, si ha:
(5.14)

FIGURA 5.24
Installato nel verso opposto,
un condizionatore d'aria funziona
come pompa di calore.

Cucina

i.,.= 2 kW

Q1 =6 kW
Cella
frigorifera

4c

Si noti che l'efficienza di una pompa di calore sempre maggiore dell'unit essendo il COPF una quantit positiva, vale a dire che, nel peggiore dei
casi, una pompa di calore funzioner come una stufa elettrica fornendo
all'ambiente da riscaldare una quantit di calore pari all'energia che consuma durante il suo funzionamento. In realt, parte del calore Q, viene dissipata ali' esterno per le perdite delle tubazioni e degli altri organi e, per questo, il COPPdC soggetto a diminuire drasticamente al di sotto dell'unit
quando la temperatura all'esterno molto bassa. In questo caso, utile
prevedere un sistema di commutazione automatico che fa funzionare le
pompe di calore come semplice stufa a resistenza elettrica.
Il COPPdC della maggior parte delle pompe di calore in esercizio ha un
valore medio stagionale compreso tra 2 e 3.
I condizionatori d'aria sono fondamentalmente macchine frigorifere
il cui ambiente freddo costituito da una stanza o da un edificio invece che
dalla cella dove viene conservato il cibo: per esempio, a un condizionatore
da finestra si affida il compito di raffreddare una stanza assorbendo calore
dall'aria dell'ambiente interno per scaricarlo all'esterno. Si osservi che lo
stesso condizionatore d'aria pu essere usato come pompa di calore in inverno installandolo al contrario; infatti, in questo modo il condizionatore
assorbir calore dall'aria fredda esterna rilasciandolo all'interno. Sistemi
di refrigerazione dell'aria dotati di controlli appropriati e di valvole reversibili possono funzionare da condizionatori d'aria d'estate e da pompe di
calore durante linverno, senza bisogno di variarne ia posizione di installazione.

ESEMPIO,~,
Il cibo all'intern del frigorifero in Figura 5.25 viene mantenuto alla temperatura di
4C asportando dalla cella in cui esso contenuto la potenza termica di 6 kW. Se
la potenza elettrica richiesta dal frigorifero per il suo funzionamento di 2 kW, si
determini a) l'efficienza del frigorifero e b) la potenza termica scaricata nell'am
biente.

Soluzione a) Il coefficiente di prestazione di un frigorifero definito dall'Equazione 5.9 :

a, s

COP,. =-=-=3
=1GURA 5.25
;chema per l'Esempio 5.3.

141

O, =,+i... =6+2=8kW

CAPITOLO 5

L...

b) La potenza termica scaricata nell'ambiente, determinata con l'Equazione 5.10, :

Macchine frigorifere
e pompe di calore

Si noti che sia l'energia asportata dall'ambiente f~eddo sotto form~ di calore sia
l'energia fornita al compressore come lavor? elettri~o yengono s~ar~ci;te sotto lor
ma di calore nell'ambiente e si trasformano m energia interna dell aria 1n essa con
tenuta. Ci a ulteriore dimostrazione del fatto che l'energia si ~rasform~ ~a una
forma a un'altra, si trasferisce da un corpo a un altro, ma non viene mai distrutta
durante una qualsiasi trasformazione.

r"

ESEMPIO 5.4)
~

Per sopperire al fabbisogno termico di una cas~ e mantenerne ~a temperatura in


terna a 20c si ricorre all'uso di una pompa d1 calore. In un giorno nel quale la
temperatura esterna cala fino a -2c, si stima che la casa dissipi ~n.a ~otenza
termica di 20 kW. Sapendo che la pompa di calore in queste cond1z10.n1 ha un
COP di 2.5, si determini a) la potenza elettrica assorbita dalla pompa d1 calore e
b) la Potenza termica assorbita dall'aria esterna.
a) La potenza assorbita dalla po!llpa di calore (Figura 5._26) pu. es
Soluzione
sere determinata ricorrendo alla definizione d1 coefficiente d1 prestazione d1 una
pompa di calore (Equazione 5.12):

=~~~=8kW
COPNC 2.5

co11-dC = 2.s

Aria esterna a -2,C


'~.~~,.......;.;!:./

b) La casa dissipa la potenza termica di 20 kW. Se la temperatura della casa deve


essere mantenuta costante a 20c, la pomP.a di calore deve fornire alla casa una
potenza termica pari a quella persa, 20 k":'f. ~ ~s~ibil?, allora, cal~olare la potenza
termica assorbita dall'aria esterna con 11 princ1p10 d1 conservazione dell energia
applicato alle macchine cicliche (Equazione 5.10):

O, =, -i. = 20-8 =12

kW

Questa relazione sottolinea che 12 kW su 20 kW fomiti alla casa provengono dal


l'aria fredda esterna e che solo 8 kW provengono dal lavoro elettrico del compressore (cio si ottengono 20 kW spe~dendo per soli ~ kW). Nel ~so di una stufa
elettrica si sarebbe dovuta fornire l'intera potenza dt 20 kW attingendo solo alla
rete elettrica con un costo per il riscaldamento pi alto di 2.5 volte. Per questa
ragione le pompe di calore si sono diffuse come si~temi di rlscalda~ento e ~?ngo
no preferite alle semplici stufe a resistenze elettriche nonostante 11 loro p1u alto
costo iniziale.

Il secondo principio della termodinamica:


l'enunciato di Clausius
L'enunciato di Ciausius del secondo principio della termodinamica afferma
che:

impossibile realizzare una macchina conftmzionamento ciclico il cui


unico effetto sia il trasferimento di una quantit di calore da un corpo
a bassa temperatura a un altro a temperatura pi alta.

FIGURA 5.26
Schema per l'Esempio 5.4.

142

Ambiente caldo

re pari a Q. (differenza tra Q. + Q e Q ). La combinazione delle due macchine descritta equivalent~ nel 'suo insieme a una macchina frigorifera
(Figura 5.28b), che riesce a trasferire calore nella quantit di Q1 da un corpo pi freddo a uno pi caldo senza richiedere alcun lavoro in entrata dal1' esterno: ci rappresenta una palese violazione del secondo principio della tennodinamica secondo l'enunciato di Clausius. Si cos dimostrato
che la violazione del secondo principio della tennodinamica come enunciato da Kelvin-Planck comporta anche la violazione del secondo principio della termodinamica come enunciato da Clausius.
Analogamente si pu dimostrare che la violazione del secondo principio della termodinamica di Clausius comporta la violazione del secondo
principio della tennodinamica di Kelvin-Planck. Sulla base di queste osservazioni si pu affennare che i due enunciati sono espressioni equivalenti
del secondo principio della termodinamica.

Il tr~sferimento di calore da un corpo pi freddo a uno pi caldo, che


non avviene spontaneamente, pu realizzarsi impiegando una macchina termica (macchina frigorifera o pompa di calore). L'enunciato di Clausius non
nega l~ possibilit di co.struire una tale macchina, ma affenna che questa
macchina oltre al trasfenmento del calore dovr avere altri effetti, come ad
esempio l'assorbimento di energia (quella fornita al compressore da un
motore, Figura 5.27) che inevitabilmente lascia tracce nell'ambiente.
. Entr~mbi gli enun7iati d~I secondo principio della tennodinamica, quello
d1 Clausms e quello d1 Kelvm-Planck, stabiliscono un'impossibilit e come
tali non possono essere dimostrati. Tuttavia, essi non sono mai stati contraddetti dal!' esperienza.

Equivalenza dei due enunciati


Q, =5kJ

FIGURA 5.27
Una macchina frigorifera in contrasto
con l'enunciato di Clausius del secondo
principio della termodinamica.

I due enunciati del secondo principio della tennodinamica, di Kelvin-Planck


e di. ~la?sius, sono equival~nti nel!e loro conseguenze, e possono essere
u~~u ind1fferentem_ente:. ogm macchina che dovesse violare il secondo princ1p10 della tennodmam1ca secondo l'enunciato di Kelvin-Planck lo violerebbe anche secondo Clausius, e viceversa.
Si consideri la combinazione di un motore tennico e di una macchina
frigorif~ra (~igura 5.28a)_ che funzionino con scambi tennici tra gli stessi
serbat01, e s1 assuma che il motore termico abbia, in violazione al secondo
principio della tennodinamica enunciato da Kelvin-Planck, un rendimento
del 100 per cento, cio che converta l'intera quantit di calore Q che riceve in lavoro Ln. u Si fornisca il lavoro cos ottenuto alla macchinas frigorifera c~e assorbe l_a,quantit di calore Q; dal serbatoio a bassa temperatura e
scanca la ~uanttta + Qs al serbatoio ad alta temperatura. Durante questo
processo, 11 serbat010 ad alta temperatura riceve una quantit netta di calo-

q,,

Serbatoio di calore
ad alta. temperatura (T,)

Serbatoio di calore
ad alta tempe~ra (1,;j
__

'""_......

Serbatoio di calore

5.5 ~ LE MACCHINE A MOTO PERPETUO

I.

I
'

Si definisce macchina a moto perpetuo ogni dispositivo in contrasto con


i principi della tennodinamica. Non risulta che nessuna macchina a moto
perpetuo sia mai riuscita a funzionare, nonostante i numerosi tentativi di
altrettanto numerosi inventori.
Un dispositivo in contrasto con il primo principio della tennodinamica
(tale da creare energia) viene definito macchina a moto perpetuo di prima specie, mentre uno che violi soltanto il secondo principio della
tennodinamica macchina a moto perpetuo di seconda specie.
Si consideri l'impianto motore a vapore rappresentato in Figura 5.29,
nel quale l'energia tennica viene fornita al vapore in caldaia per mezzo di
resistenze elettriche, senza fare ricorso all'energia chimica di un combustibile fossile o all'energia nucleare. Parte della energia elettrica prodotta dal1' alternatore dell'impianto usata per alimentare le resistenze, mentre il
resto alimenta la rete e costituisce il lavoro netto dell'impianto.
L'inventore di questo impianto affenna che, una volta partito, l'impianto capace di autosostenersi all'infinito con l'energia elettrica da esso stesln,u

Q,

FIGURA 5.28
Qualora non fosse valido l'enunciato
di Kelvin-Planck del secondo principio
della termodinamica, non lo sarebbe
neanche quello di Clausius.

143
Le m:.tt.chim
a moto perpetuo

~Contorno

"~:!~'~'
(a) Una macchina frigorifera comandata da un
motore tennico con rendimento del 100%

Serbatoio di calore

~. a bassa temperalUnl (?;)

del sistema

_
'>.

~~

'

(b) La macchina frigorifera equivalente


Q.

FIGURA 5.29
Una macchina a moto perpetuo in
contrasto con il primo principio della
termodinamica (di prima specie).

144
/

/Contorno
del sistema

Qe

CAPITOLO 5

Il secondo principio
della termodimunica

CALDAIA

FIGURA 5.30

Una macchina a moto perpetuo


in contrasto con il secondo principio
della tennodinamica (di seconda specie).

so prodotta, senza pi bisogno di energia esterna, risolvendo definitivamente


il problema energetico mondiale. Un attento esame di questa invenzione
naturalmente porta a concludere che il sistema contenuto nell'area ombreggiata in Figura 5.29 fornisce con continuit al suo esterno la potenza di
Qu + in,u Poich il sistema non riceve alcuna energia, esso crea energia
corrispondente alla potenza Qu + Ln.u, in palese violazione del primo principio della termodinamica. Questo impianto una macchina a moto perpetuo di prima specie e non merita alcun'altra considerazione.
Si consideri, ora, l'impianto schematicamente riportato in Figura 5.30,
privo di condensatore per evitare che pi della met del calore fornito in
caldaia venga scaricato nell'ambiente. Se l'impianto potesse funzionare,
tutto il calore fornito al vapore in caldaia potrebbe essere convertito in lavoro e l'impianto finalmente potrebbe vantare un rendimento del 100 per
cento. Tutto ci impossibile e l'impianto una macchina a moto perpetuo
di seconda specie, in contrasto con il secondo principio della termodinamica,
perch, pur non in contrasto con il primo principio della termodinamica, in
funzionamento ciclico essa fornisce lav.oro netto scambiando calore con
una sola sorgente (bruciatore).
Moltissime macchine a moto perpetuo sono state e saranno ancora proposte. Molti inventori si sono adoperati alacremente per brevettare le loro invenzioni per poi giungere alla conclusione che tutto ci che avevano in mano
era un inutile pezzo di carta. Alcuni sono stati tanto bravi da trovare finanziamenti per le loro invenzioni come J.W. Kelly, carpentiere di Philadelphia,
che raccolse milioni di dollari tra il 1874 e il 1898 per il suo progetto di
motore idropneumatico, in grado di spingere un treno per 5000 km utilizzando l'energia di un solo litro d'acqua. Naturalmente ci non si mai
verificato e dopo la sua morte si scopr che la macchina dimostrativa era
mossa da un motore nascosto.
Recentemente un gruppo di investitori stato contattato da un inventore per investire 2.5 milioni di dollari in un misterioso moltiplicatore di energia, che avrebbe dovuto moltiplicare qualsiasi potenza gli fosse stata fornita. Messo a confronto con gli scienziati, l'inventore ha finito col dileguarsi
senza nemmeno tentare di mettere in moto la sua macchina dimostrativa.
Nel 1918 il National Bureau of Standards decret che non avrebbe mai
pi considerato proposte di macchine a moto perpetuo; ciononostante molti

brevetti sono stati ancora richiesti e alcuni rilasciati senza che l'Ufficio se ne
accorgesse. Alcuni richiedenti, ai quali fu data risposta negativa, hanno anche tentato le vie legali: nel 1982 il National Bureau of Standards, sostenendo che si trattava di una macchina a moto perpetuo, rifiut di prendere in
considerazione un'enorme apparecchiatura, che, costituita da molti chili di
maaneti rotanti e chilometri di cavi di rame, avrebbe dovuto generare pi
ene~gia di quanta ne consumasse, attingendo da un pace~ di b~tterie. L'inventore, per, impugn la decisione e finalmente nel 1985 11 National Bureau
of Standards test la macchina e certific che funzionava come un normale
dispositivo a batteria. Ma questo non fu sufficiente a convincere linventore.

w'

145
~mw:::r-~

Trasformazioni

re'ersibili
e irre\'Crsibili

5.6 lZl3 TRASFORMAZIONI REVERSIBILI


E IRREVERSIBILI
Le trasformazioni che avvengono in modo tale che non si possa ritornare
spontaneamente a ritroso per ristabili~e ~e condizioni inizi~li sono dett~
trasformazioni irreversibili: per esempio, Il raffredd~ento d1 una tazza di
caff caldo cui non far mai seguito uno spontaneo nscaldamento con assorbimento di calore dal!' aria circostante una trasformazione irreversibile.
Se ci fosse possibile e la tazza di caff ritornasse nelle condizioni iniziali,
si avrebbe, al contrario, una trasformazione reversibile.
.
Una trasformazione reversibile definita come una trasformazione

che pu essere ripercorsa in senso inverso senza che se ne trovi traccia


nell'ambiente circostante (Figura 5.31), cio in modo che, alla fine della
trasformazione inversa, sia l'ambiente sia il sistema ritornino nelle loro
condizioni iniziali. Ci possibile solo se il calore e il lavoro netti scambiati tra il sistema e !'ambiente sono uguali in valore e di segno opposto
per le trasformazioni diretta ed inversa. Le trasformazioni che non sono
reversibili si dicono trasformazioni irreversibili.
Si osservi che un sistema pu essere riportato allo stato iniziale seguendo una o pi trasformazioni, che possono essere reversibili o. i~e~~rs.i~ili:
Nel caso di trasformazioni reversibili, il ripristino delle condIZiom mIZiah
avviene senza scambio netto di energia con l'ambiente; mentre, nel caso di
trasformazioni irreversibili, si verifica che lambiente di solito compie lavoro sul sistema, per cui non ritorna nelle sue c~ndizioni inizi~li.
. ..
Poich tutte le trasformazioni che avvengono m natura sono ITTevers1b1h,
le trasformazioni revrsibili sono semplicemente idealizzazioni dei processi reali, il cui particolare interesse deriva dal fatto eh.e sono sempl~ci d.a
analizzare, dal momento che, durante una trasformazione rever~1bile, il
sistema passa attraverso una serie di stati di equilibrio: E~se so.no d1 gran~e
utilit come strumento di confronto per le trasformaz1om reali; le macchine motrici operanti secondo cicli reversibili (i motori alternat~vi, le turbi~~
a gas o a vapore) rilasciano il massimo di lavoro; le macchme operatnc1
operanti secondo cicli reversibili (i compressori, i ventilat~ri e le pompe)
necessitano del minimo di lavoro (Figura 5.32). Nel caso d1 macchine reali, quanto pi ci si avvicina a un ciclo rev~rsibile, tant? maggi?r~ sar il
lavoro netto ottenuto da una macchina motnce e tanto nunore sara ti lavoro
richiesto da una macchina operatrice.

(a)

Pendolo senza attrito

(b) Trasfonnazioni di espansione e


compressione quasi~stitiche di un ga<i

FIGURA 5.31

Due comuni trasfonnazioni reversibili.

146
CAPITOLOS
Il secondo principio
della tennodinamica

Espansione

Compressione

(a) Trasformazione lenia (reversibile)

la maggiore quantit possibile di lavoro


e assorbono la minore quantit
possibile di calore.

Una frazione considerevole della potenza prodotta da un motore automobilistico viene impiegata per vincere la forza di attrit~ (la resis~enza aerodinamica) tra l'aria e le superfici esterne dell'automobile, contn~uend? ~d ~u
mentare l'energia interna dell'aria ambiente. Purtroppo non e poss1b.1~e invertire questo processo, cio riottenere la potenza perdut~, anc.he se c10 non
sarebbe in contrasto con il primo principio della termodmam1ca.
.

Compressi~e

Distribuzione di pressione
Acqua

FIGURA5.32
Le trasformazioni reversibili forniscono

Espansione

Acqua

La definizione di trasformazione reversibile permette di definire il rendimento isoenrropico per processi reali, che rappresenta il grado di appros-

simazione del processo in esame al corrispondente processo reversibile. Il


rendimento isoentropico d la possibilit di paragonare le prestazioni di
due apparecchiature differenti progettate per svolgere lo stesso compito
sulla base del loro rendimento: migliore sar il progetto, minori le irreversibilit, pi alto il rendimento isoentropico.

Le irreversibilit

L'attrito

FIGURA 5.33

L'attrito rende una trasformazione


irreversibile.

L'attrito un'irreversibilit associata al moto dei corpi: quando due corpi


in contatto vengono forzati a muoversi l'uno relativamente all'altro (per
esempio, un pistone in un cilindro come in Figura 5.33), all'interfaccia tra
i due corpi si sviluppa una forza che si oppone al moto e che pu essere
vinta solo compiendo del lavoro. L'energia fornita a tale scopo, sotto forma di lavoro, alla fine del processo risulta convertita in calore e viene
trasferita ai corpi in contatto l'uno con l'altro. Entrambi i corpi, infatti,
risultano pi caldi sulla loro superficie di contatto. Quando la direzione del
moto viene invertita e i corpi riportati nelle loro posizioni originarie, le
loro superfici non si raffreddano affatto e il calore non viene riconvertito
in lavoro. Al contrario, parte del lavoro speso per ripristinare le posizioni
originarie viene convertita nuovamente in calore per superare I' opposizione della forza di attrito al moto inverso. Dal momento che il sistema (i corpi
in movimento) e l'ambiente non possono essere riportati nelle loro condizioni iniziali, il processo irreversibile. Per quanto detto ogni trasformazione
che avviene in presenza di attrito certamente irreversibile: quanto maggiore il lavoro di attrito sviluppatosi, tanto maggiore sar l'irreversibilit della
trasformazione.
L'attrito presente anche nel moto relativo di un fluido e di un solido, o
anche tra strati adiacenti dello stesso fluido dotati di velocit differenti.

Trasformazioni
reversibili
e irreversibili

Espansioni e compressioni non-quasi-statiche

(b) Trasformazione rapida (irreversibile)

Le irreversibilit sono tutti quei fenomeni che rendono una trasformazione irreversibile. Essi sono l'attrito, l'espansione libera, la miscelazione di
due gas, lo scambio termico attraverso una differenza finita di temperatura, la resistenza elettrica, le deformazioni anelastiche dei solidi e le reazioni chimiche. Poich la presenza di uno qualsiasi di questi fenomeni rende
la trasformazione irreversibile, in una trasformazione reversibile non si
deve verificare nulla di quanto appena elencato.

147
~"';~-yij

Una trasformazione quasi-statica stata definita. co~e una tras'.o.rmazion~


durante la quale in ogni istante il sistema rimane mfimtamente v1cmo a st~t~
di equilibrio. In un sistema ideale a~iab~tico pi~tone-c~lindro senza attntl
contenente al suo interno un gas, se il pistone viene spmto lentamente all'interno del cilindro la pressione e la temperatura aumen_ter'.1no len~amen
te e uniformemente in tutto il gas. Dal momento che il sistema s1 trova
sempre vicino a uno stato di equilibrio, la trasformazione descritta una
trasformazione quasi-statica.
.
.
Se poi si diminuisce lentamente la forza sul pistone, la trasformazione
di espansione risulter anch'essa quasi-statica e il g~~ si e~p:U:der lent~
mente. Quando il pistone sar ritornato nella sua pos1Z1one m1z1ale, tutto 11
lavoro fatto sul pistone dall'ambiente pdV) durante la fase di compressione sar stato restituito all'ambiente stesso durante quella di espansione:
il lavoro netto per il processo nel suo insieme risulter pari ~ ~ero.
Inoltre, poich nella trasformazione diretta non possibile osservare
alcuno scambio di calore, sia il sistema sia l'ambiente ritorneranno nel loro
stato iniziale al termine della trasformazione inversa. Si pu, quindi, affermare che le espansioni e le compressioni lente, adiabatiche e senza attrito
sono trasformazioni reversibili.
Si ripeta ora la trasformazione appena descritta in una maniera nonquasi-statica (Figura 5.34), spingendo il p~s~one molto rapid'.1111ente '.111'interno del cilindro. Le molecole del gas v1cme alla superficie del pistone
non avranno il tempo sufficiente per allontanarsi da esso e s~ adden_serann~
nelle sue immediate vicinanze, provocando un aumento d1 pressione nei
pressi della superficie del pistone rispetto alle altre parti del ~ilin_dro c~e
rimarranno nello stesso istante a pressione pi bassa. Questa d1sumform1t
di pressioni rende la trasformazione non-qua~i-statica. Poich~ il lav?ro effettivamente compiuto dall'ambiente funz10ne della pressione misurata
immediatamente al di l della superficie del pistone, la compressione nonquasi-statica richiede maggior lavoro della corrisp~mde?te comp~essione
quasi-statica. Quando si proceder alla trasf~rm~1one mvers~ d1. espansione rapida, poich le molecole del gas non nusc!fanno ~ segmr~ 11 p1st~
ne, la regione immediatamente a contatto con la superficie del pistone nmarr a una pressione pi bassa del resto del ~ilindro, con I~ conseguenza
che dall'espansione si otterr minore lavoro d1 quanto non s1 sarebbe ottenuto se la trasformazione fosse stata quasi-statica.
Nel caso di trasformazioni non-quasi-statiche il lavoro ottenuto in fase
di espansione minore di quello speso in fase di compressione: quest?
deficit di lavoro eguaglia l'aumento dell'.e?e.rgia intern~ del gas. Mentre il
sistema pu essere riportato al suo stato m1Z1ale scambiando questo ecces-

(a) Compressione rapida

( b) Espansione rapida

50kPa

(e) Espansione libera

FIGURA 5.34

Trasformazioni irreversibili di
compressione ed espansione.

148
".-\PITOLO 5
I secondo principio
dia termodinamica

. .
20'Cil;IB

Calore

'!;'.

.1)

Processo irreversibile di scambio termico

:, ) Processo impossibile di scambio termico

GURA 5.35

) Lo scambio termico attraverso un


Lito finito di temperatura una
lSformazione irreversibile e (b) la
Jsformazione inversa impossibile.

so di energia interna sotto forma di calore con l'ambiente, l'unico modo


per riportare l'ambiente alle sue condizioni iniziali quello di trasformare
questo calore in lavoro, il che sarebbe possibile se si avesse a disposizione
un motore termico con un rendimento del 100 per cento. Questo, purtroppo, risulta impossibile, anche solo teoricamente, dal momento che si violerebbe il secondo principio della termodinamica. Poich solo il sistema, ma
non l'ambiente, pu essere riportato allo stato iniziale, si pu concludere
che le espansioni o le compressioni adiabatiche che non siano quasi-statiche
sono trasformazioni irreversibili.
Un altro esempio di trasformazione non-quasi-statica quella di espansione libera, che pu realizzarsi in un serbatoio costituito da due volumi
separati da una membrana, in uno dei quali sia contenuto un gas e nell'altro
sia stato praticato il vuoto (Figura 5.34c). Se la membrana si rompe e il gas
riempie l'intero serbatoio, l'unica maniera per far ritornare il sistema al suo
stato iniziale quella di ricomprimere il gas al suo volume iniziale sottraendogli calore fino a riportarlo aJia sua temperatura iniziale. Per il principio di
conservazione dell'energia si pu facilmente dimostrare che la quantit di
calore da sottrarre al gas eguaglia il lavoro di compressione fatto sul sistema
dall'ambiente. Il ripristino delle condizioni iniziali dell'ambiente subordinato alla conversione completa di questa quantit di calore in lavoro, processo che costituirebbe una violazione del secondo principio della termodinamica.
Anche l'espansione libera di un gas una trasformazione irreversibile.
Lo scambio termico
Un'altra irreversibilit costituita dallo scambio termico attraverso un salto finito di temperatura. Si consideri, ad esempio, una lattina di bevanda
fredda in un ambiente caldo (Figura 5.35).11 calore fluir dall'aria calda
dell'ambiente alla bevanda. L'unica maniera di invertire la trasformazione
quella di ripristinare la temperatura originaria della bevanda attraverso un
raffreddamento, processo che richiede una fornitura di lavoro dal!' esterno.
Alla fine del processo inverso, la bevanda sar nelle sue condizioni originarie, ma non l'ambiente. L'energia interna dell'aria sar pi alta esattamente
di una quantit pari al lavoro fornito alla macchina frigorifera.
Per riportare l'ambiente alle sue condizioni originarie occorrerebbe convertire completamente l'eccesso di energia interna in lavoro, cosa impossibile da farsi senza violare il secondo principio della termodinamica. Dal
momento che solo il sistema e non anche l'ambiente pu ritornare alle sue
condizioni iniziali, lo scambio termico attraverso un salto finito di temperatura una trasformazione irreversibile.
Poich uno scambio termico pu avvenire solo se vi una differenza di
temperatura tra il sistema e lambiente, fisicamente impossibile realizzare
una trasformazione reversibile di scambio termico. Per differenze di temperatura infinitesime gli scambi temiici possono considerarsi in pratica trasformazioni reversibili.

Trasformazioni internamente ed esternamente reversibili


Poich una trasformazione una interazione tra sistema e ambiente, una
trasformazione reversibile esclude qualsiasi irreversibilit sia nel sistema
sia nell'ambiente.

Una trasformazione viene detta internamente reversibile se durante il


suo svolgimento nessuna irreversibilit si verifica all'interno del suo contorno. Durante una trasformazione internamente reversibile, un sistema procede lungo una serie di stati di equilibrio, e quando essa viene invertita, il
sistema passa esattamente attraverso gli stessi stati di equilibrio fino a ritornare nelle sue condizioni originarie: per trasformazioni internamente reversibili le linee delle trasformazioni diretta e inversa coincidono. La trasformazione quasi-statica di cui si detto in precedenza un esempio di trasformazione internamente reversibile.
Una trasformazione viene detta esternamente reversibile se durante il
suo svolgimento nessuna irreversibilit si verifica ali' esterno del suo contorno. Lo scambio termico tra un serbatoio di calore e un sistema una
trasformazione esternamente reversibile, se la superficie di contatto tra di
essi alla stessa temperatura del serbatoio di calore.
Una trasformazione detta totalmente reversibile, o semplicemente
reversibile, se non implica alcuna irreversibilit sia all'interno sia ali' esterno del sistema (Figura 5.36).
Per quanto detto, una trasformazione totalmente reversibile deve escludere scambi termici attraverso salti finiti di temperatura, attriti o altri effetti dissipativi e deve essere quasi-statica.
Per una migliore comprensione del concetto di reversibilit si faccia
riferimento alla Figura 5.37, dove sono riportati due sistemi alla stessa
temperatura soggetti a un processo di cambiamento di fase a pressione
costante (la temperatura anch'essa costante). Entrambe le trasformazioni
sono internamente reversibili, dal momento che entrambe hanno luogo
isotermicamente e passano attraverso gli stessi stati di equilibrio. Soltanto
la prima trasformazione, per, pu considerarsi esternamente reversibile,
poich il sistema scambia calore con l'ambiente che si trova a una temperatura molto prossima alla sua. La seconda trasformazione, invece, esternamente irreversibile, poich il sistema scambia calore con l'ambiente attraverso un salto finito di temperatura, l:!.T.

~-di

Trasformnzioni
reversibili
e irreversibili

Nessuna
irreversibilit
fuori
dal sistema

FIGURA 5.361
Una trasformazione reversibile
avviene senza irreversibilit
n interne n esterne.

Contorno
a20C
I

I
l---

------'

------'

Calore

Calore

Serbatoio di calore
a 20.0 ..Ol'C

Serbatoio di calore
a30C

(a) Totalmente reversibile

(b) Internamente rever.;ibile

FIGURA 5.37
Trasformazioni internamente e
totalmente reversibili.

5.7 ~ IL CICLO DI CARNOT

150
CAPITOLO 5
Il secondo principio
della termodinamica

Sorgente
tennca
a T,

8
Il
f ..'

Q,
(a)

I motori termici sono macchine cicliche nelle quali il fluido evolvente, percorso il suo ciclo, ritorna nello stato originario fornendo lavoro netto, pari
alla differenza tra il lavoro prodotto dal fluido evolvente durante una fase
del ciclo e quello assorbito durante un'altra fase.
Il lavoro netto e cos anche il rendimento possono essere massimizzati
utilizzando trasformazioni che richiedono la minore possibile, e producono
la maggiore possibile, quantit di lavoro, cio utilizzando trasformazioni

i~

I.

reversibili.

Trasformazione 1-2

lb
11
(b) Trasformazione 2-3

i
;Pozzo
\termico
: a T;

/p
(e) Trasformazione 3-4

I cicli pi efficienti sono quelli reversibili, cio quelli composti per intero
da trasformazioni reversibili, che per in pratica sono irrealizzabili non potendosi eliminare completamente le irreversibilit associate con ciascuna trasformazione. Tuttavia, poich le prestazioni dei cicli reversibili costituiscono
il limite per le prestazioni dei cicli reali, i motori termici e le macchine frigorifere ideali sono i modelli con i quali confrontare i dispositivi reali.
Il ciclo di Carnot, proposto per la prima volta nel 1824 dall'ingegnere
francese Sadi Camot, il ciclo reversibile secondo il quale funziona il motore termico ideale detto motore di Carnot. Questo ciclo ideale si compone di quattro trasformazioni reversibili - due isoterme e due adiabatiche - e
pu essere utilizzato con riferimento sia a un sistema chiuso, sia a uno a
flusso stazionario.
Si consideri un sistema chiuso costituito da un gas racchiuso in un dispositivo cilindro-pistone adiabatico (Figura 5.38), realizzato in modo tale
che l'isolamento termico della sua testa possa essere eliminato permettendo il contatto e la trasmissione del calore con i serbatoi di calore. Le quattro
trasformazioni reversibili che costituiscono il ciclo di Camot sono:
Espansione isoterma reversibile (trasformazione 1-2, T, = cost). Inizialmente (punto 1) la temperatura del gas T, e la testa del cilindro in stretto
contatto con una sorgente a temperatura r,. Al gas permesso di espandersi lentamente, compiendo lavoro sull'ambiente. Con l'espansione, la temperatura del gas tende a diminuire. Non appena la temperatura si abbassa
di una quantit infinitesima dT, una quantit di calore fluisce dalla sorgente
verso il gas, facendo risalire la temperatura al valore T e consentendo,
quindi, che essa rimanga in pratica costante al valore
Dal momento che
la differenza di temperatura tra il gas e la sorgente non supera mai il valore
infinitesimo dT, questa trasformazione una trasformazione reversibile di
scambio termico, che continua finch il pistone non raggiunge la posizione
2. Il calore trasferito al gas durante tutto il processo Q,.

r,.

(d) Trasformazione 4-1

FIGURA 5.38
Il ciclo di Carnot per un sistema chiuso.

Espansione adiabatica reversibile (trasformazione 2-3, la temperatura


diminuisce da T, a T1). Al punto 2 la sorgente, che era in contatto con la
testa del cilindro, viene sostituita con una guaina termicamente isolante
tale da rendere adiabatico il sistema. Il gas continua ad espandersi lentamente compiendo lavoro sull'esterno finch la sua temperatura diminuisce
da T, a T1 (punto 3). Nell'ipotesi di contatto tra pistone e cilindro senza
attriti e di trasformazione quasi-statica, la trasformazione descritta si pu
considerare tanto reversibile quanto adiabatica.

15

Compressione isoterma reYersibile (trasformazione 3-4, T, = cost).


Al punto 3, rimossa la guaina isolante, la testa del cilindro viene portata a
stretto contatto con il pozzo a temperatura Tr Il pistone viene spinto all'interno del cilindro da una forza esterna compiendo lavoro sul gas. Con
la compressione la temperatura del gas tende a salire, ma, non appena
aumenta di una quantit infinitesima dT, il calore che fluisce dal gas verso il pozzo riporta la temperatura del gas al valore T, che cos viene mantenuta costante. Poich durante il processo di scambio termico la differenza di temperatura tra il gas e il pozzo non supera mai il valore infinitesimo dT, questa trasformazione una trasformazione reversibile, che
continua finch il pistone non raggiunge la posizione 4. Il calore ceduto
dal gas all'esterno durante la trasformazione Qr

li ciclo di Cani

Compressione .adiabatica reversibile (trasformazione 4-1, la temperatura aumenta da T. a T). Al punto 4 del ciclo, eliminato il contatto con il
pozzo e riposizio~ata I~ guaina isolante sulla testa del cilindro, il gas pu
essere compresso adiabaticamente per ritornare al suo stato iniziale (punto
1). Durante questa compressione adiabatica reversibile, che chiude il ciclo, la temperatura raggiunge nuovamente il valore r,.
La rappresentazione di questo ciclo nel diagramma p-v riportata in
Figura 5.39. Ricordando che nel diagramma p-v l'area sottesa dalla linea
della trasformazione rappresenta il lavoro di variazione di volume per le
trasformazioni quasi-statiche internamente reversibili, si pu osservare che
l'area sottesa dalla curva 1-2-3 rappresenta proprio il lavoro fatto dal gas
durante le fasi di espansione del ciclo e analogamente larea sottesa dalla
curva 3-4-1 rappresenta il lavoro assorbito per la compressione del gas.
L'area compresa nel ciclo (area 1-2-3-4) la differenza tra le due aree
appena citate e rappresenta il lavoro netto prodotto dal motore di Camot.
Si noti che una volta giunti al punto 3 se, nel tentativo di risparmiare Q1,
si fosse provveduto a comprimere il gas adiabaticamente invece che
isotermicamente, si sarebbe ritornati al punto 2, ripercorrendo la trasformazione 3-2. Cos facendo, per, al risparmio di Q, si sarebbe accompagnata
lassenza di fornitura di lavoro netto da parte del motore. Questa osservazione evidenzia ancora una volta la necessit per un motore termico di operare lo scambio termico con almeno una sorgente e un pozzo a temperature
differenti per completare un ciclo con la produzione di lavoro netto.
Il ciclo di Camot pu essere anche applicato a sistemi a flusso stazionario, ma questo verr considerato nel Capitolo 7 insieme ad altri cicli di
macchine motrici.
Essendo un ciclo reversibile, quello di Camot il ciclo a pi alto rendimento che lavori tra due prefissati valori di temperatura, rendimento limite
superiore e irraggiungibile per i cicli reali.

Il ciclo di Carnot inverso


Poich il ciclo di Camot reversibile, tutte le trasformazioni che esso comprende possono essere invertite. Cos facendo si ottiene il ciclo inverso di
Carnot, che eguale a quello diretto tranne che nel verso delle trasforma-

FIGURA 5.3
Il ciclo di Carnot rappresentato s
diagramma p-

zioni che viene invertito. Oltre al verso delle trasformazioni cambia anche il
verso del calore e del lavoro che il sistema scambia con l'esterno: il calore
Q. viene assorbito da parte del gas dal serbatoio di calore a bassa temperatu'ra; il calore Q viene ceduto al serbatoio di calore ad alta temperatura; il
lavoro L fo~ito al sistema. La rappresentazione del ciclo inverso di
Carnot n~i" diagramma p-v riportata in Figura 5.40.

!52
ffe

jhfi

APITOLO 5
secondo principio
dia termodinamica

153

Serbatoio di calore ad alta


temperatura (T,)
'l'.~_,;::F

'""'""'""'

Q,

termodinamk
di temper:.Hu

Q,

5.8 ili I TEOREMI DI CARNOT

IGURA 5.40

dclo inverso di Camot rappresentato


,I diagramma p-v.

Il secondo principio della termodinamica come enunciato da Clausius e da


Kelvin-Planck pone alcune limitazioni al funzionamento delle macchine
termiche che operano secondo un ciclo. Infatti, un motore termico non pu
fornire lavoro netto scambiando calore con un solo serbatoio di calore e
una macchina frigorifera non pu funzionare senza fornitura di lavoro da
parte di una fonte di energia esterna.
I teoremi di Carnot, che si riferiscono al rendimento dei motori termici reversibili e irreversibili (Figura 5.41), si possono esprimere nella seguente forma:

1 Il rendimento di un motore termico irreversibile sempre inferiore


a quello di uno reversibile che operi tra le due stesse riserve di calore.
2 I rendimenti di tutti i motori termici reversibili che operino tra le
due stesse riserve di calore sono gli stessi.

Serbatoio di calore

~.a,~~~"""'
GURA 5.41

eoremi di Camot.

La validit di questi due enunciati pu essere provata mostrando che la loro


negazione in contrasto con il secondo principio della termodinamica.
Per provare la validit del primo enunciato, si prendano in considerazione due motori termici, uno reversibile e laltro irreversibile, che funzionino tra gli stessi serbatoi di calore (Figura 5.42). A ognuno dei due
motori si fornisca la stessa quantit di calore Q,. La quantit di lavoro
prodotta dal motore reversibile sia L,.v mentre quella prodotta dal motore
irreversibile L. .
Si faccia l.'fPotesi che il motore irreversibile sia pi efficiente di quello
reversibile ( 71 . > 71 ) e cio che fornisca una maggiore quantit di
lavoro netto rls~tto a q~~llo reversibile. Si provveda, quindi, a invertire il
ciclo del motore reversibile facendolo diventare una macchina frigorifera
che cede calore al serbatoio di calore ad alta temperatura e che assorbe il
lavoro L . Poich il serbatoio di calore ad alta temperatura riceve dalla
macchin;frigorifera e cede al motore termico irreversibile la stessa quantit di calore Q , essa pu essere eliminata trasferendo direttamente la quantit di calore Q dalla macchina frigorifera al motore termico irreversibile.
Considerando il sistema che comprende entrambe le macchine, si pu
notare che esso equivalente a un motore che produce un lavoro netto pari
a L. - L , scambiando calore con un solo serbatoio di calore in contrasto
coni,venm~~iato di Kelvin-Planck del secondo principio della termodinamica.
Ci significa che lipotesi iniziale, 77~ irrcv > 11,. rcv' errata, poich nessun
motore termico irreversibile pu essere pi efficiente di uno reversibile che
funzioni scambiando calore con gli stessi serbatoi di calore.

Qi,irrev <Qi,rcv

(assunzione)
Serbatoici-di calore a

Q;,rcv

bassa _ ~. ~\

t~~~
(a) Due motori tennici, l"uno reversibile, !"altra
irreversibile, che funzionano tra due stessi
serbatoi di calore (quello reversibile viene poi
invenito per funzionare come macchina frigorifera)

(b) Il sistema combinato equivalente

FIGURA 5.42

Dimostrazione del primo teorema


di Camot.

Il secondo teorema di Carnot pu essere provato in una maniera simile,


sostituendo il motore termico irreversibile con un altro reversibile, pi efficiente di quello reversibile gi utilizzato nell'esempio precedente, e che,
perci, riesca a fornire pi lavoro del primo. Seguendo lo stesso ragionamento, si finir con l'avere un motore che produce una quantit di lavoro
netto scambiando calore con un solo serbatoio di calore in contrasto con il
secondo principio della termodinamica. Si pu allora concludere che tutti i
motori reversibili, che funzionano tra gli stessi due serbatoi di calore, hanno lo stesso rendimento indipendentemente dal ciclo e dal fluido evolvente.

5.9 Il LA SCALA TERMODINAMICA


DI TEMPERATURA
Una scala di temperatura indipendente dalle propriet delle sostanze che
vengono utilizzate per la sua determinazione chiamata scala termodinamica
di temperatura e offre grandi vantaggi nei calcoli termodinamici.

Per il secondo teorema di Carnot, secondo il quale tutti i motori termici


reversibili hanno lo stesso rendimento se operano tra le stesse riserve di
calore (Figura 5.43) indipendentemente dal ciclo seguito e dalle caratteristiche del fluido evolvente, si ha che il rendimento dei motori termici reversibili dipende dalle caratteristiche dei serbatoi di calore. Poich i serbatoi
di calore sono caratterizzati dalla loro temperatura, si ha che il rendimento
dei motori termici reversibili dipende soltanto dalle temperature dei serbatoi tra i quali essi funzionano:
1]~ rev

= g(T,, T)

Setbatoio di calore
ad alta temperatura
T, = IOOOK
-,._,e,,-..,""'":;,,,>",/

FIGURA 5.43

Tutti i motori tennici che operino


tra gli stessi serbatoi di calore hanno
lo stesso rendimento.

Q, =J(T,.T;)

oppure

Sorgente tennica
a T1

Q;

(5.15)

dato che 7), = 1- Q; /Q,. In queste relazioni T, e I; sono le temperature dei


due serbatoi di calore, rispettivamente della sorgente e del pozzo.
.
La funzione f (T,, T1) pu essere esplicitata _con l'aiuto dei tre moton
termici reversibili riportati in Figura 5.44: i moton A e C assorbono lo stesso
calore Q dalla sorgente a temperatura T1; il mtore C cede Q3 al pozzo a
temperarura T3; il motore B riceve il calore Q2 scaricato dal ,motor~ A al~a
temperatura T2 e cede il calore Q3 al ~ozzo a temperatura Tr L energia scancata sotto forma di calore dai moton B e C deve necessanamente essere la
stessa dato che i motori A e B possono essere visti come un unico motore
reversibile che opera tra gli stessi serbatoi del motore C con lo stesso rendimento di quest'ultimo. Dal momento che il calore in ingresso al motore C ~
lo stesso di quello del motore ottenuto combinando i motori A e B, entrambi
i sistemi devono scaricare lo stesso calore.
Applicando l'Equazione 5.15 a tutti e tre i motori termici separatamente,
si ha:

Si consideri ora l'identit:

Esaminando questa equazione si ha che, se il termine a sinistra dell'e_qu~


zione funzione solo di T e T , lo deve essere anche quello a destra md1pendentemente da T2 Queita c~ndizione di indipendenza soddisfatta solo
se la funzione/ha la forma:

1/1(7;)
(
) l/l(Ti)
f (Ti.Ti )=l/l(T2) e f Ti, T3 =l/l(T3)
1fJ (T2)

Questa scala di temperatura viene chiamata scala Kelvin e le temperature


lette su di essa temperature assolute. Sulla scala Kelvin, i rapporti di temperatura dipendono dai rapporti delle quantit di calore scambiate tra un
motore termico reversibile e le riserve di calore, indipendentemente dalle
propriet fisiche di qualsiasi sostanza. Su questa scala la temperatura varia
da zero all'infinito.
Si noti che la scala termodinamica di temperatura non completamente
definita dall'Equazione 5.18, poich questa fornisce solo i rapporti tra le temperature e non definisce il grado kelvin. Essendo stato attribuito al punto
triplo dell'acqua (lo stato al quale coesistono in equilibrio tutte e tre le fasi
dell'acqua) il valore di 273.16 K, il kelvin definito come 1/273.16 dell'intervallo di temperatura tra questa temperatura e lo zero assoluto. Si noti che
le ampiezze delle divisioni nelle scale Kelvin e Celsius coincidono (I K
1C) e che il valore della temperatura tra queste due scale differisce soltanto per una costante:
T(C) = T(K) - 273.15

J(T.., TJ)= J(T..,T2) J(T2, 13)

si semplifica nel prodotto tra/ (TI' T2) e f (T2, T3), si ha:


Q, -J(T. r.)-<P(T..)
Q3 I 3 - lfl(T3)

(5.16)

Questa relazione pi esplicita dell'Equazione 5.15 per la forma della funzione di Q/Q3 in termini di T1 e T3'.
. .
Per un motore termico che open tra due serbat01 d1 calore alle temperature T, e T1, l'Equazione 5.16 diventa:
Q, Q; -

<P(T,)
<P(T;)

(5.17)

155
~~-=

Il motore termito
di Carnot

Serbatoio di calore ad alta


temperatura (T,)

f IQ,

(5.18)

che corrisponde alla relazione:

Poich

Questa l'unica condizione che il secondo principio della termodinamica


pone al rapporto tra le quantit di calore fomite e cedute dai motori termici.
Molte funzioni 1/1(7) possono soddisfare questa condizione, per cui la scelta
pu essere completamente arbitraria. Lord Kelvin per primo, al fine di definire una scala termodinamica di temperatura, propose di adoperare la funzione fil)= T (Figura 5.45), ottenendo:

(5.19)

Anche se la scala termodinamica di temperatura stata definita ricorrendo ali' aiuto dei motori termici reversibili, la validit dell'Equazione 5.18
pu essere dimostrata con considerazioni fisiche su un ciclo reversibile che
sfrutti un gas ideale come fluido evolvente. Inoltre, poich non possibile,
o comunque non pratico, operare realmente con questo tipo di motori per
determinare i valori numerici sulla scala di temperatura, le temperature assolute possono essere misurate accuratamente ricorrendo ad altri mezzi,
come il termometro a gas ideale a volume costante di cui si trattato nel
Capitolo I.

5.1 OrtJ IL MOTORE TERMICO DI CARNOT


Il rendimento termico dei motori termici, qualsiasi essi siano, reversibili o
irreversibili, dato dall'Equazione 5.8:

7),

=I-

Q:

dove Q, il calore assorbito da una sorgente a temperatura T, e Q, il


calore scaricato verso un pozzo a temperatura r,. Poich per i motori termi-

' "

Q,

T,

Q; =r;
I
I
I
I

Serbatoio di calore a bassa

"~~~<:;l
FIGURA 5.45
Per cicli reversibili, il rapporto Q/Q,
tra le energie scambiate sotto forma
di calore pu essere sostituito
con il rapporto tra le temperature
assolute T/T,

!56
'.\PITOLO 5
;;ccondo principio
ella termodinamica

ci reversibili, in base all'Equazione 5.18, il rapporto tra le quantit di calore


indicate nella relazione precedente pu essere sostituito con il rapporto tra
le temperature assolute dei due serbatoi di calore, il rendimento di un
motore di Carnot, o di qualsiasi motore termico reversibile, dato dalla
relazione:

Serbatoio di calore ad alta


temperatura
. ], .= 100,0 ~"
Q,

Il rendimento termico definito dalla relazione precedente detto rendimento di Carnot, dal momento che il pi noto tra i motori reversibili
quello di Camot, ed il pi alto rendimento di un motore termico che compia il suo ciclo tra due serbatoi di calore alle temperature di T, e T, (Figura
5.46). Tutti i motori termici irreversibili (vale a dire reali), che funzionano
scambiando calore alle temperature T, e T1, hanno un rendimento termico
inferiore: per un motore termico reale questo rendimento termico
irraggiungibile perch praticamente impossibile eliminare completamente tutte le irreversibilit associate al ciclo reale. Si noti che T, e T1 nell'Equazione 5.20 sono temperature assolute.
I rendimenti termici dei motori termici che funzionano tra le stesse due
temperature devono soddisfare la seguente relazione (Figura 5.47):

'IGURA 5.46
! motore tennico di Carnot il pi

fficiente tra tuui i motori tennici


he operino tra la stessa sorgente
lo stesso pozzo.

11,

< 171,rev motori irreversibili

=
>

171,rev
171,rev

motori reversibili

(5.21)

motori impossibili

Poich la maggior parte delle macchine motrici (motori termici) attualmente in funzione ha rendimenti termici inferiori al 40 per cento, questo
valore potrebbe sembrare basso rispetto all'idea di piena conversione del!' energia termica in lavoro netto. Si osservi, per, che le macchine reali si
devono confrontare non con il valore del 100 per cento, ma con il rendimento di un motore termico reversibile che operi tra le stesse temperature
massima e minima: per esempio, il massimo rendimento di un impianto

motore a vapore che funziona tra le temperature di T = 750 K e T. = 300 K


pari al 60 per cento, valore che va confrontato co~ un rendim~nto reale
del 40 per cento, non poi cos basso, anche se notevolmente migliorabile.
Soffermandosi sull'Equazione 5.20, si noti che il rendimento di un motore termico di Camot aumenta all'aumentare di Te al diminuire di T.: in particolare, al diminuire di T, diminuisce la quantit' di calore scaricata ~I' esterno e al tendere di T, a zero il rendimento tende all'unit. Quanto appena detto
vero anche per i motori termici reali: il rendimento termico dei motori ter-

li motore termico
di Carnot

mici reali pu essere ottimizzato fornendo calore alla pi alta temperatura


possibile (limitata dalla resistenza meccanica dei materiali) e scaricando calore alla pi bassa temperatura (limitata dalla temperatura del mezzo di raffreddamento utilizzato, cio fiumi, laghi o latmosfera).

ESEMPIO 5.5
Il motore termico di Carnot mostrato in Figura 5.48 riceve 500 kJ sotto forma di
calore per ogni ciclo da una sorgente ad alta temperatura a 652C e scarica verso
u~ pozzo a 30C. Si d~te~inino a) il rendimento termico di questo motore termico
d1 Camot e b) la quantit d1 calore scaricata per ogni ciclo verso il pozzo.
Soluzione
a) Il motore termico di Carnot un motore reversibile, e perci il suo
rendimento pu essere determinato ricorrendo all'Equazione 5.20:

T,

30+273

T,

652+273

7J, 0 =!).,.., =1--=1-

-0.672

11 che significa che questo motore di Carnot converte il 67.2 per cento del calore
ricevuto in lavoro.

b) 11 calore O, scaricato da questo motore termico reversibile pu essere facilmente

Serbatoio di calore

~~~'"~
FIGURA 5.48
Schema per l'Esempio 5.5.

determinato con l'Equazione 5.18:

QJ, rev

=~O
T. s, rev

30+273
---x500=163.8 kJ
652+273

Perci questo motore di Camot scarica 163.8 kJ dei 500 kJ assorbiti sotto forma di
calore durante ogni ciclo di lavoro.

La qualit dell'energia

FIGURA 5.47
Nessun motore tennico pu avere
un rendimento pi alto di quello
di un motore tennico reversibile
che operi tra gli stessi serbatoi di calore
ad alta e a bassa temperatura.

157

Il motore termico ?i Camot dell'Esempio 5.5 riceve calore da una sorgente


alla temperatura d1 925 K convertendone il 67.2 per cento in lavoro e scaricando il resto (32.8 per cento) verso un pozzo alla temperatura di 303 K. Si
esamini ora la variazione del rendimento termico con la temperatura della
sorgente mantenendo costante quella del pozzo: ci pu essere fatto ricorrendo all'Equazione 5.20 (Figura 5.49).
Il rendimento termico diminuisce al diminuire della temperatura della
sorgente termica: per esempio, se si fornisse calore a 500 K invece che a
925 K il rendimento passerebbe dal 67.2 al 39.4 per cento; se si scendesse

Serbatoio di calore

T,[K]

I).[%]

925
800
700
500
350

67.2
62.1
56.7
39.4
13.4

FIGURA 5.49
Frazione del calore fornito che pu
essere convenito in lavoro, in funzione
della temperatura della sorgente.

158
CAPITOLO 5
li secondo principio
della termodinamica

T, K

2000

Qualit

1500

1000
500

FIGURA 5.50
Piil alta la temperatura del corpo,
migliore la qualit dell'energia
in esso contenuta.

ulterionnente fino a 350 K, il rendimento tennico sarebbe appena del 13.4


per cento.
Questi valori del rendimento tennico mostrano che per l'energia si pu
parlare di qualit oltre che di quantit. Infatti, considerando i valori di
rendimento tennico riportati in Figura 5.49, si pu notare che pu essere
convertita in lavoro una quantit maggiore d calore se essa fornita ad
alta temperatura: pii alta la temperatura della sorgente pi alta la
qualit de/l'energia (Figura 5.50).
Per esempio, la grande quantit di energia solare, immagazzinata in grossi
corpi d'acqua, chiamati stagni solari, alla temperatura di circa 350 K, pu
essere trasfonnata in lavoro da un motore tennico, ma ci avviene con un
rendimento termico molto basso (inferiore al 5 per cento) a causa della
bassa qualit dell'energia immagazzinata.
Il lavoro, invece, una fonna di energia di qualit molto pi alta del
calore dal momento che il 100 per cento di esso pu essere convertito in
calore. Si osservi che, quando il calore viene scambiato da un corpo ad alta
a uno a bassa temperatura, esso subisce un inevitabile degrado dal momento che, alla fine del processo, una minor parte di esso potr essere nuovamente convertita in lavoro.

5.11 "1 LA MACCHINA FRIGORIFERA


E LA POMPA DI CALORE DI CARNOT
Una macchina frigorifera (o una pompa di calore) che operi secondo il ciclo inverso di Carnot viene definita macchina frigorifera di Carnot (o
pompa di calore di Carnot). Il coefficiente di prestazione delle macchine
frigorifere e delle pompe di calore, reversibili o irreversibili, dato rispettivamente dalle Equazioni 5.11 e 5.13:

Q,/Q;-1

COPPdC =

l-Q; Q,

dove Q1 la quantit di calore assorbita dal corpo a bassa temperatura e Q,


quello scaricato al corpo ad alta temperatura. Per l'Equazione 5.18, poich
i COP di tutte le macchine frigorifere e delle pompe di calore reversibili
(come quelle di Carnot) possono essere calcolati sostituendo ai rapporti tra
le quantit di calore quelli tra le temperature assolute dei serbatoi di calore
a bassa e ad alta temperatura, si avr:

159

Ambiente caldo
a T,=300K

La macchina frigorifera
e la pompa di calore
di Carnot

i' .

FIGURA 5.51
Nessuna macchina frigorifera pu avere
un COP pi alto di una macchina
frigorifera reversibile che operi
tra gli stessi serbatoi di calore
ad alta e a bassa temperatura.

Ambiente refrigerato

calore reali operanti tra gli stessi valori di temperatura (T e T.) avranno
'
'
coefficienti di prestazione pi bassi (Figura 5.51).
Confrontando i coefficienti di prestazione di macchine frigorifere reali e
reversibili che operino tra le stesse temperature si ha:

COPF

< COPf,rev macchine frigorifere irreversibili


= COPF.rev macchine frigorifere reversibili
> COPF.rev macchine frigorifere impossibili

(5.24)

Considerazioni simili si possono fare per le pompe di calore sostituendo ai


COPF i COPPdC'
I valori di COP per le macchine frigorifere reali possono avvicinarsi a
quelli ideali ma non possono mai raggiungerli. Inoltre, i valori di COP
delle macchine frigorifere, come quelli delle pompe di calore, diminuiscono al diminuire di T,. per cui, per assorbire calore dall'ambiente refrigerato, occorre una quantit di lavoro tanto maggiore quanto pi bassa la
temperatura.
Ambiente caldo

ESEMPIO 5.6
Un inventore sostiene di aver realizzato un frigorifero che mantiene la temperatura
della cella a 0C, installato in un ambiente alla temperatura di 25C, con un COP

di 13.5. Si verifichi questa affermazione.


La prestazione di questo frigorifero (Figura 5.52) pu essere valutaSoluzione
ta confrontandola con quella di una macchina frigorifera di Carnai (o anche con
quella di una qualsiasi altra macchina frigorifera reversibile) che opera tra le stesse
temperature:

COP,,
,max

Queste relazioni forniscono i valori dei coefficienti di prestazione pi alti


che possono avere le macchine frigorifere e le pompe d calore che operino
tra le temperature di T, e T;, poich tutte le macchine frigorifere o pompe di

1
= COP,,,.., = - - T, -1
'

/T,

Ambiente refrigerato

298/273 -1

- 10.9

Questo rappresenta il pi alto COP, che una macchina frigorifera pu avere tra
queste due temperature. Dal momento che il valore del COP, indicato dall'inventore superiore a questo valore, la sua affermazione falsa.

~~""'"""'
FIGURA 5.52
Schema per l'Esempio 5.6.

160
ESEMPIO 5.7

CAPITOLO 5
Il secondo principio

:lella termodinamica

37.5 kW

Casa
T,=21C

Si intende usare una pompa di calore durante l'inverno per riscaldare una casa
(Figura 5.53). Se per mantenere la temperatura della casa a 20C, con una temperatura esterna di -5C, occorre fornire una potenza termica di 37.5 kW, si determini
la minima potenza meccanica richiesta dalla pompa di calore per soddisfare questo fabbisogno di energia termica.
Per mantenere una casa alla temperatura di 20C, la pompa di caloSoluzione
re deve fornire tanta energia termica quanto ne perde la casa, cio 37.5 kW.
La potenza richiesta sar quella minima se si pensa di utilizzare una pompa
di calore reversibile. Il COP,40 di una pompa di calore reversibile che operi tra le
temperature indicate ( T. 21 + 273 294 K e T, -5 + 273 268 K) (Equazione 5.23):

1
= - -1 - T,

COP.

/T,

roc ...,

1
1 - (268/294)

-11.3

""

La potenza meccanica della pompa di calore reversibile, dalla definizione di COP


(Equazione 5.12), :

L
"'

:1GURA 5.53
Schema per l'Esempio 5.7.

37 5
= _3_ = = 3.32 kW
COPPdC 11 .3

La pompa di calore pu soddisfare il fabbisogno termico della casa assorbendo


una potenza meccanica di soli 3.32 kW, che si pu ritenere con buona approssimazione pari alla potenza elettrica assorbita. Se per il riscaldamento di questa
casa si fosse pensato a una semplice stufa elettrica, il consumo di energia sarebbe stato di 11.3 volte superiore perch una stufa elettrica assorbe potenza elettrica trasformandola in potenza termica con un rapporto unitario. Si noti che con
una pompa di calore l'energia termica viene assorbita dall'esterno e trasferita
all'interno attraverso un ciclo inverso: la pompa di calore non crea energia, ma
semplicemente la trasporta da una sorgente (ambiente esterno freddo) a un pozzo (ambiente interno caldo).

5.12 lflii SOMMARIO


Il secondo principio della termodinamica afferma che le trasformazioni
avvengono spontaneamente seguendo un verso ben preciso. Una trasformazione non pu avvenire se non soddisfa sia il primo sia il secondo principio della termodinamica. I corpi che possono assorbire o cedere quantit
finite di calore isotermicamente sono detti serbatoi di calore.
Il lavoro pu essere convertito direttamente e completamente in calore,
mentre il calore pu essere convertito in lavoro solo per mezzo di
apparecchiature chiamate motori termici. Il rendimento di un motore termico
definito dalla relazione:

- L. u --1- Q;
T/ ,Q,
Q,
dove L. " il lavoro netto prodotto dal motore termico, Q, la quantit di
calore fornita al motore termico e Q; la quantit di calore scaricata.

Le macchine frigorifere e le pompe di calore sono macchine operatrici


che assorbono una quantit di calore da una sorgente a bassa temperatura e
ne scaricano un'altra a un pozzo ad alta temperatura. L'efficienza di una
macchina frigorifera o di una pompa di calore viene espressa in termini di
coefficienti di prestazioni, definiti dalle relazioni:

COPF=J1_=
L.,,

COPPdc=~=
Ln,e

Q,/Q; -I
l
1-Q;/Q,

L'enunciato .di Kelvin-Planck del secondo principio della termodinamica


stabilisce che nessun motore termico pu produrre una quantit netta di
lavoro scambiando calore con un solo serbatoio di calore. L'enunciato di
Clausius del secondo principio della termodinamica stabilisce che nessuna
apparecchiatura che trasferisca calore da un corpo pi freddo a uno pi
caldo riesce a farlo senza produrre effetti sull'ambiente circostante.
Ogni macchina che violi il primo o il secondo principio della termodinamica viene detta macchina a moto perpetuo.
Una trasformazione detta reversibile se sia il sistema sia lambiente
possono essere riportati alle condizioni originarie. Ogni altra trasformazione che non abbia questa caratteristica irreversibile. Gli effetti come l'attrito, le espansioni o le compressioni non-quasi-statiche e lo scambio termico attraverso un salto finito di temperatura rendono una trasformazione
irreversibile e sono detti irreversibilit.
Il ciclo di Camot un ciclo reversibile composto di quattro trasformazioni reversibili, due isoterme e due adiabatiche. I teoremi di Camot affermano che i rendimenti termici di tutti i motori termici reversibili che funzionino tra gli stessi due serbatoi di calore sono gli stessi, e che nessun
motore termico pi efficiente di uno reversibile che operi tra gli stessi due
serbatoi. Questi enunciati formano la base per stabilire una scala assoluta
di temperatura, detta anche scala Kelvin, che legata allo scambio termico
tra una macchina reversibile e i due serbatoi ad alta e a bassa temperatura
dalla relazione:

Il rapporto Q/Q1 pu essere sostituito da T/T, per tutte le macchine reversibili.


Un motore termico che funzioni secondo il ciclo di Carnot viene chiamato motore termico di Camot. Il rendimento termico di un motore cos
fatto, cos come quello di tutti gli altri motori reversibili, il massimo rendimento al quale pu tendere un motore reale che scambi calore con serbatoi di calore alle temperature T, e i; ed dato dalla relazione:

T
T/1.rev -1--L
T,
-

162
CAPITOL05
Il secondo principio
della termodinamica

I COP delle macchine frigorifere e delle pompe di calore reversibili sono i


pi ~ti coefficienti di prestazione che una macchina frigorifera e una pompa d1 calore possono raggiungere se operano tra i serbatoi a temperature T
e T1 e sono fomiti dalle relazioni:
'

COR

F,rev

1
= --

T,/T; - I
I

CORPdc, rev =
-I -1; /T,

L'entropia
In questo capitolo studieremo il secondo principio della termodinamica applicato alle trasformazioni termodinamiche, arrivando a definire una nuova
grandezza detta entropia.
Partendo dalla diseguaglianza di Clausius si passer al principio del!' aumento del!' entropia, che, al contrario dell'energia, una grandezza che
non si conserva. In seguito, analizzeremo le variazioni di en.tropia per le
trasformazioni delle sostanze pure, di quelle incompressibili e dei gas
perfetti. Verr studiata, poi, una classe speciale di trasformazioni ideali,
quella delle trasformazioni isoentropiche, per finire con la determinazione
del lavoro reversibile in condizioni di flusso stazionario.

164

6.1

CAPITOL06
L'entropia

Con il secondo principio della termodinamica si ottengono spesso espressioni che contengono diseguaglianze: per esempio, un motore termico
irreversibile (vale a dire reale) meno efficiente di uno reversibile che
funzioni scambiando calore con gli stessi serbatoi di calore, come avviene
anche per le macchine frigorifere e le pompe di calore reali e ideali.
Un'importante diseguaglianza, che ha notevoli conseguenze in termodinamica, la diseguaglianza di Clausius, dal nome del fisico tedesco
Rudolf Emanuel Clausius (1822-1888) che per primo la propose:

Dispositiv
ciclico

reversibile

LA DISEGUAGLIANZA DI CLAUSIUS

indicando con Lcomb l'integrale ciclico di


del ciclo combinato, si ha:

I
I

I
I

I
I

I
I
I

I
-:;:--:-::-~'.'>8Lsi1

_____ \ ____________ ,II


Sistema combinato
(sistema e dispositivo ciclico)

'IGURA 6.1
:istema utilizzato per ricavare la
.iseguaglianza di Clausius.

Questa relazione afferma che l'integra/e ciclico di 8Q/T sempre inferiore


o al pi uguale a zero, diseguaglianza valida per tutti i cicli reversibili o
irreversibili. Poich lo scambio di calore da o verso il sistema pu essere
considerato come la somma di scambi di calore infinitesimi, l'integrale
ciclico di 8Q/Tpu essere visto come la somma di questi apporti di calore
divisa per la temperatura assoluta misurata alla superficie di scambio.
Per dimostrare la validit della diseguaglianza di Clausius, si consideri
un sistema collegato a una sorgente di calore alla temperatura assoluta costante T, attraverso una macchina termica ciclica reversibile (Figura 6.1).
Questa riceve una quantit di calore 8Q, dalla sorgente, fornisce la quantit
di calore 8Q al sistema, la cui temperatura in corrispondenza della superficie di scambio T (variabile) e produce il lavoro oL , mentre il sistema
produce il lavoro oL,,, per effetto dello scainbio te~ico. Applicando il
principio di conservazione dell'energia al sistema combinato (delimitato
in Figura 6.1 dalla linea tratteggiata) si ha:
&comb

=8Q, -

L'entropia

Questa relazione, che esprime la diseguaglianza di Clausius, valida per


tutti i cicli termodinamici, reversibili o irreversibili, diretti o inversi.
Nel caso in cui all'interno del sistema non si riscontrasse alcuna
irreversibilit, cos come avviene per un dispositivo reversibile, allora, il
ciclo al quale sottoposto il sistema combinato sarebbe internamente reversibile e, come tale, potrebbe essere invertito. In quest'ultimo caso, poich tutte le grandezze avrebbero lo stesso valore, ma segno opposto, il
lavoro Lcomb' che nel caso precedente non potev.a essere positivo, non pu
essere negativo; dovendo essere allora necessanamente Lcomb. '"' ,., = O, per
i cicli internamente reversibili si ha:

oEcomb

(6.2)

il lavoro complessivo del sistema combinato (oL. + 8L ) e


oEcomb
variazione di energia totale del sistema combinato. Per la ;;acchina ciclica reversibile si ha (Equazione 5.18):
dove oL

y;

8Q, = 8Q
T,
T
dove il segno di 8Q si determina con riferimento al sistema (positivo se
entrante nel sistema, negativo se uscente dal sistema) e il segno di 8Q, con
riferimento alla macchina termica ciclica. Eliminando 8Q dalle due precedenti relazioni si ha:
'

8Q

8Lcomb

=T, T- dEcomb

Se il sistema compie un ciclo termodinamico mentre la macchina termica


ciclica reversibile percorre un numero intero di suoi cicli (diretti e inversi),

165

vale a dire il lavoro netto

poich l'integrale ciclico della variazione di energia totale del sistema ~om
binato nullo (lenergia una propriet che si conserva durante un ciclo).
Si noti che il sistema combinato scambia calore con un singolo serbatoio di energia termica mentre produce o consuma il lavoro Lcomb durante
tutto un ciclo. In base all'enunciato di Kelvin-Planck del secondo principio
della termodinamica, poich nessun sistema pu produrre una quantit di
lavoro netto se funziona secondo un ciclo e, nel contempo, scambia calore
con un solo serbatoio termico, L b non pu rappresentare lavoro prodotto
e dunque non pu essere una qu;~tit positiva; inoltre, considerando che T,
una temperatura assoluta e, come tale, necessariamente positiva, si ha:

oQ

BLcomb'

I,
\

Il segno di eguaglianza nell'Equazione 6.1 vale solo per i cicli totalmente


o almeno internamente reversibili, mentre la diseguaglianza per i cicli
irreversibili ..

6.2 11!1 L'ENTROPIA


Si consideri l'Equazione 6.2, che contiene una grandezza il cui integrale
ciclico nullo: questa grandezza non pu essere funzione di linea, cio
dipendere dalla modalit con la quale evolve la trasformazione, come il
lavoro o il calore scambiato. Proprio perch non dipende dal percorso della
trasformazione seguito per raggiungere un determinato stato, questa grandezza una grandezza di stato.
Si consideri, infatti, il ciclo al quale viene sottoposto un gas contenuto
in un dispositivo cilindro-pistone (Figura 6.2). Se alla fine del ciclo il pistone ritorna nella sua posizione iniziale, il gas occuper lo stesso volume

[E
[I
[E
fdV=V"'' =0
FIGURA 6.2
La variazione netta di volume
("grandezza di stato")
durante un ciclo pari a zero.

166

iniziale. La variazione netta di volume calcolata sul ciclo nulla. Quanto


detto si pu esprimere matematicamente con la relazione:

CAPITOLO 6
L'entropia

(6.3)

L'integrale ciclico del volume, come di ogni altra grandezza di stato, nullo. Ne cons~gue quindi che la quantit (8Q,/T)int,revdeve rappresentare una
grandezza d1 stato espressa in forma differenziale. Questa nuova grandezza
di stato, da Clausius detta entropia e generalmente indicata con il simbolo
S, definita dalla relazione:

~~~;;j

Il principio

Trasfonnazione 1-2
(reversibile~
... irreversibile) ....~ .........

fi2 so

f
t

OQ +
T

f'(OQ)
<O
T mt,rev -

J2

Poich il secondo integrale nella relazione precedente esprime chiaramente


la variazione di entropia s, - s2, si ha:

l
I

28Q
-+S1 -S 2 SO

(6.6)

T[K)

AS=S2 -S 1 =0.4 kJ/K

Trasfonnazione\
irreversibile

,.. . "'.,,.

--- 2

,/
I

:
I
I
I

Trasfonnazion~
reversibile

0.3

0.7

s [kJ/K]

FIGURA 6.3
La variazione di entropia tra due stati
detenninati la stessa
per una trasfonnazione reversibile
o irreversibile.

(8Q)

(6.5)

(6.7)

Si noti che, in realt, si definita la variazione di entropia e non lentropia


come grandezza assoluta, proprio come si fatto per l'energia interna
quando stata ricavata la relazione del primo principio della termodinamica per sistemi chiusi. Per stabilire i valori assoluti dell'entropia si
dovr fare ricorso al terzo principio della termodinamica, di cui si tratter in seguito.
Poich in pratica interessano le variazioni di entropia, si pu, assegnato arbitrariamente il valore zero di entropia a un qualsiasi stato di riferimento, valutare ogni altro valore con l'Equazione 6.5, che pu essere integrata conoscendo la relazione funzionale tra Q e T durante la trasformazione. Questa relazione spesso non nota, per cui nella maggior parte dei casi
il calcolo della variazione di entropia viene fatto utilizzando i dati in forma
di tabulato. Ci possibile perch, essendo l'entropia una grandezza di
stato, i cui valori, cio, dipendono solo dallo stato del sistema, la variazion.e ~i entropia /:;.Stra due stati del sistema considerato la stessa qualunque
sia Il percorso della trasformazione, reversibile o irreversibile, che ha portato il sistema da uno stato all'altro (Figura 6.3).
Si noti che lintegrale di OQIT fornisce il valore della variazione di
entropia solo se calcolato facendo riferimento al percorso di una trasformazione internamente reversibile tra i due stati di partenza e di arrivo. Nel
caso di trasformazione irreversibile, la variazione di entropia tra due stati
di un sistema pu essere calcolata come integrale di OQ!T solo ricorrendo a
una conveniente trasformazione immaginaria internamente reversibile tra
i due stati considerati.

L'Equazione 6.7, che pu essere considerata come una formulazione matematica del secondo principio della termodinamica, in forma differenziale
assume la seguente espressione:

(J/K)

,,/

~,

\...

che pu anche essere espressa dalla relazione:

2
L!.S=S2-S1 =l

dell'aumento
dell'entropia

Si consideri un ciclo composto da due trasformazioni (Figura 6.4): la prima


1-2, arbitraria (reversibile o irreversibile), e la seconda 2-1, internamente
reversibile. Dalla diseguaglianza di Clausius risulta che:

oppure che:

L'entropia S, detta anche entropia totale, una grandezza estensiva, mentre


l'entropia per unit di massa, indicata con il simbolo s, una grandezza
intensiva e si misura in J/(kg K). La variazione di entropia di un sistema
pu essere calcolata ricorrendo alla integrazione dell'Equazione 6.4 tra gli
stati iniziale e finale:

167

6.3 ~! IL PRINCIPIO DELL'AUMENTO


DELL'ENTROPIA

nt,rev

(6.8)

dove leguaglianza si ha solo per trasformazioni internamente reversibili,


mentre la diseguaglianza per trasformazioni irreversibili. Si pu, quindi, affermare che la variazione di entropia di un sistema chiuso durante una trasformazione irreversibile maggiore dell'integrale della grandezza oQJT valu-

tato lungo quella trasformazione. Solo nel caso di una trasformazione reversibile, queste due quantit diventano uguali. Si ricordi che T la temperatura assoluta valutata in corrispondenza del contorno attraverso il quale
vengono scambiate le quantit di calore infinitesime 8Q tra il sistema e
lambiente.
La variazione di entropia del sistema L!.S =S2 - S, solo per una trasformazione reversibile pari a J12 OQ/T ; questa quantit, invece, rappresenta
lentropia scambiata per scambio termico dal sistema.
La variazione di entropia durante una trasformazione irreversibile
sempre maggiore dell'entropia scambiata e ciimplica che, durante una
trasformazione irreversibile, vi sia la creazione o generazione di entropia a

Trasformazione 2-1
(internamente
reversibile)

FIGURA 6.4
Un ciclo composto
da una trasfonnaiione reversibile
e da una irreversibile.

r
168
CAPITOLO 6

causa delle irreversibilit. L'entropia generata, la cui entit indicata con


il simbolo Sg' permette di scrivere la relazione 6.7 come eguaglianza:

L'entropia

Si noti che S eo' quantit sempre positiva o al pi nulla, ha un valore che dipende dalla partTcolare trasformazione, per cui non una grandezza di stato.
Per un sistema isolato o soltanto chiuso e adiabatico, poich lo scambio di calore con l'esterno nullo, la relazione 6.7 diventa:
~isola<o <':O

(6.10)

Da questa equazione si ricava il principio dell'aumento dell'entropia secondo il quale durante una trasformazione l'entropia di un sistema isolato
non diminuisce mai e al pi rimane costante se la trasformazione reversibile. Si noti che in assenza di scambio termico l'aumento di entropia
dovuto alle sole irreversibilit.
Dal momento che nessuna trasformazione reale reversibile, si pu
affermare che ogni trasformazione comporta la generazione di una quantit di entropia e l'aumento dell'entropia dell'universo considerato come
sistema isolato. L'entropia generata aumenta con l'irreversibilit della trasformazione e si annulla solo per trasformazioni reversibili (S = O).
Il principio dell'aumento dell'entropia dei sistemi isolati ~~n esclude
che l'entropia di un sistema o del suo ambiente possa diminuire; tale principio implica soltanto che (Figura 6.5), durante una trasformazione, vi sia
la generazione di una quantit di entropia. Il principio dell'aumento .di
entropia pu essere cos sintetizzato:

2 L'entropia si conserva solo durante trasformazioni reversibili e non si


conserva durante tutte le trasformazioni reali. L'entropia dell'universo
sempre in aumento.
3 L'entropia generata misura lentit delle irreversibilit dei processi
termodinamici reali, che limitano le prestazioni dei complessi sistemi di
produzione di energia.

6.4 Ifa IL BILANCIO DI ENTROPIA


Il secondo principio della termodinamica afferma che l'entropia, la quale,
come si vedr in seguito, misura il disordine molecolare di un sistema, pu
essere creata ma non distrutta. Poich la variazione di entropia di un sistema sempre maggiore dell'entropia scambiata di una quantit pari all'entropia generata all'interno del sistema durante la trasformazione, il principio dell'aumento dell'entropia pu essere espresso in termini di bilancio
di entropia:
Variazione di entropia =Entropia scambiata + Entropia generata

Questa relazione pu essere applicata a qualunque tipo di trasformazione


che interessi un sistema. Per il bilancio di entropia appena riportato la
variazione di entropia di un sistema durante una trasformazione uguale
alla somma dell'entropia scambiata attraverso il contorno e dell'entropia
generatasi all'interno del sistema stesso a causa delle irreversibilit presenti.

> O trasformazione irreversibile

S gcn = O trasformazione reversibile

< O trasformazione impossibile

Questa relazione pu risultare utile per valutare la reversibilit di una trasformazione e la possibilit che essa avvenga.
Il principio dell'aumento dell'entropia impone che l'entropia di un sistema isolato aumenti fino a che l'entropia del sistema stesso non abbia
raggiunto un valore massimo; in queste condizioni, il sistema ha raggiunto
uno stato di equilibrio, poich non possibile alcuna trasformazione che
possa determinare la diminuzione di entropia.

1 La variazione di entropia
Poich l'entropia una grandezza di stato, la variazione di entropia di un
sistema durante una trasformazione data dalla differenza tra i valori iniziale e finale:
Variazione cli entropia= Entropia nello stato finale - Entropia nello stato iniziale

2 L'entropia scambiata
Alcune note sull'entropia
'IGURA S-.5
.a variazione di entropia di un sistema
u essere negativa; non pu
ssere negati va. al contrario,
entropia generata.

Da quanto precede si pu affermare che:

L'entropia pu essere trasferita da o a un sistema per scambio termico oppure per trasporto di massa e, come ogni grandezza scambiata, pu essere
rilevata al contorno del sistema.

1 Le trasformazioni possono avyenire spontaneamente solo in un certo


verso che sia in accordo con il principio dell'aumento dell'entropia, vale a
dire in modo tale che si abbia S <':O. Non sono possibili trasformazioni in
contrasto con il principio dell'f~mento dell'entropia.

Scambio termico Poich il calore una forma disorganizzata di energia e


parte della disorganizzazione (entropia) fluisce insieme a esso, la somministrazione di calore a un sistema ne fa aumentare l'entropia inducendo

169
Il bilancio

di entropia

I
170

un aumento del suo disordine. Quando, invece, viene sottratto calore al


sistema, l'entropia diminuisce e ci rappresenta l'unica maniera perdiminuire lentropia di un sistema. Il rapporto tra la quantit di calore scambiata
e la temperatura viene chiamata entropia scambiata; si esprime in generale
come

CAPITOLO 6
L'entropia

Entropia scambiata

S. =

.. ca!

J0QT

(6.13)

La quantit Scai rappresenta l'entropia scambiata per scambio termico e, dal


momento che la temperatura assoluta T una quantit sempre positiva, il
suo verso lo stesso di quello dello scambio termico: positivo se entrante
nel sistema, negativo se uscente dal sistema.
Poich l'entropia si scambia soltanto con le quantit di calore e non
con il lavoro, il secondo principio della termodinamica permette di stabilire una precisa differenza tra calore e lavoro, considerati forme equivalenti di energia dal primo principio della termodinamica. Infatti, per il
secondo principio della termodinamica si pu affermare che: un'interazione energetica accompagnata da scambio di entropia se essa avviene
sotto forma di scambio di calore; un 'interazione energetica non accom-

Generazione
di entropia

mediante
attrito

L'entropia non
si scambia
con il lavoro

FIGURA 6.6

Nessuno scambio entropico accompagna


lo scambio di lavoro attraverso i confini
di un sistema. L'entropia pu essere
generata internamente al sistema quando
una parte di energia sotto forma di lavoro
viene dissipata trasformandosi in una
forma di energia di qualit inferiore.

pagnata da scambio di entropia se avviene sotto forma di scambio di


lavoro. Se l'interazione tra sistema e ambiente avviene sotto forma di
scambio di lavoro c' solo scambio di energia, mentre, se avviene sotto
forma di scambio di calore, sono presenti scambi di energia e anche di
entropia (Figura 6.6).
Trasporto di massa L'entropia di un sistema, come l'energia, proporzionale alla sua massa: per esempio, quando la massa di un sistema viene
raddoppiata, raddoppiano lenergia e lentropia associate a esso. Poich
l'entropia, come lenergia, viene trasportata ali' interno o ali' esterno del
sistema attraverso flussi di materia, quando una massa m avente entropia
specifica s entra o esce da un sistema, lentropia del sistema aumenta o
diminuisce della quantit m s.

3 L'entropia generata
lentropia che si genera durante le trasformazioni per effetto di
irreversibilit come l'attrito, la miscelazione, le reazioni chimiche, lo scambio termico attraverso un salto finito di temperatura, le espansioni libere,
le compressioni o le espansioni non-quasi-statiche.
Poich per una trasformazione reversibile lentropia generata nulla,
lungo una trasformazione reversibile la variazione di entropia eguale
ali' entropia scambiata. Nel caso di processi reversibili il bilancio di entropia
analogo al bilancio energetico, che esprime l'eguaglianza tra la variazione di energia di un sistema e lenergia scambiata durante una trasformazione. Si noti, per, che, mentre la variazione di energia di un sistema
eguaglia lenergia scambiata per qualsiasi trasformazione, la variazione di
entropia eguaglia l'entropia scambiata solo nel caso di trasformazioni resgen

versibili.

Il bilancio entropico per sistemi chiusi

171

Per un sistema chiuso, la variazione di entropia dovuta allo scambio di


entropia, che accompagna il trasferimento di energia sotto forma di calore,
e alla generazione di entropia al suo interno, per cui l'Equazione 6.9 espri-

Il bilancio
di entropia

me il bilancio entropico di un sistema chiuso. Se si considera la generica


quantit di calore Qk scambiata alla temperatura Tk nell'intorno del punto k
del contorno del sistema lungo un tratt della generica trasformazione nel
quale si possa ritenere costante la temperatura, la variazione di entropia del
sistema data dalla relazione:
(J/K)

(6.14)

Il bilancio entropico appena scritto sta a significare che la variazione di entropia di un sistema chiuso durante una trasformazione uguale alla somma
dell'entropia scambiata attraverso il contorno per effetto dello scambio
termico e del/' entropia generatasi all'interno del sistema stesso. La relaFIGURA 6.7

zione precedente, riferita all'unit di tempo, pu assumere anche la forma:

dS "Qk
dt = L., Tk

+S

(W/K)

(6.15)

gen

La generazione di entropia al di fuori


dei confini di un sistema pu essere
tenuta in conto operando un bilancio
entropico per un sistema composto
dal sistema originario pi le sue
immediate vicinanze.

dove dS/dt la variazione di entropia nell'unit di tempo del sistema e Qk


rappresenta la potenza termica scambiata attraverso il contorno alla temperatura Tk. Nel caso di trasformazione adiabatica, poich Q O, la variazione di entropia del sistema chiuso eguale alla sola entropia generatasi all'interno del sistema stesso:

Ambiente

(6.16)
Si noti che, poich S8,. rappresenta soltanto lentropia generata ali' interno
del sistema, una trasformazione per cui valga S = O internamente e non
necessariamente totalmente reversibile. La qufuJtit totale di entropia generatasi a seguito di una trasformazione pu essere calcolata ricorrendo al
bilancio entropico per un sistema esteso, che includa oltre al sistema quelle
zone dell'ambiente ad esso circostanti, dove le irreversibilit esterne possono essere presenti (Figura 6.7). Cos facendo la variazione di entropia
pari alla variazione di entropia del sistema pi quella dell'ambiente nelle
zone pi vicine al sistema.

,----------1

I
l

Volume
di controllo

me~
Se

!_ ________

!_-:

ASvc = ~+mese musu + Sgeo

Tenninediscambio Tennine di
entropico legato traspono
allo scambio entropico
termico con la massa

Bilancio entropico per i volumi di controllo


Il bilancio entropico per volumi di controllo deve tenere conto del trasporto di massa attraverso il contorno del volume di controllo (Figura 6.8). Il
bilancio entropico riferito all'unit di tempo per un volume di controllo

FIGURA 6.8

L'entropia di un volume di controllo


varia a seguito del traspono di massa e
dello scambio termico.

172

pu essere ottenuto dalla relazione per sistemi chiusi aggiungendo un termine dovuto alla entropia scambiata per trasporto di massa:

CAPITOLO 6

s"' + s....

dSmu .. dt =

"Q

Uentropia

Che cos' l'entropia?

0= ~-+Soen.mum
T
1035

1035

293.15

278.15

173

mu..

0=-----+S

,.,,.m""'

L'entropia generata nell'unit di tempo all'interno del muro :

Questa relazione di bilancio entropico afferma che la variazione di entropia


nell'unit di tempo a/l'interno del volume di controllo dSvJdt durante una
trasfonnazione uguale alla somma dell'entropia scambiata per scambio
tennico attraverso il contorno del volume di controllo, dell'entropia scambiata per trasporto di massa e dell'entropia generata nell'unit di tempo
per la presenza di irreversibilit all'interno del volume di controllo.
La relazione, che esprime il bilancio entropico per una generica trasformazione in condizioni di flusso stazionario, pu essere ottenuta dall'Equazione 6.17 ponendo dS!dt O:

s,
FIGURA 6.9
L'entropia di una sostanza aumenta
sempre (oppure rimane costante in caso
di trasformazioni reversibili)
nell'attraversamento di un dispositivo
a flusso stazionario con un solo ingresso
e una sola uscita.

Questa relazione nel caso di sistemi ad una sola entrata e una sola uscita
diventa:

W/K

Si noti che: la variazione di entropia del muro nulla dal momento che lo stato e,
cos, l'entropia del muro non variano in nessun punto del muro stesso; l'entropia
scambiata per scambio termico pari a Q/T; la direzione dello scambio di entropia
la stessa di quella dello scambio termico.
Per determinare l'entropia generata nell'unit di tempo per scambio termico
utile estendere il sistema alle regioni nelle immediate vicinanze del muro, da entrambe le parti, dove si registra una variazione di temperatura. La superficie che
delimita il sistema verso l'interno assume la temperatura dell'aria interna, mentre la
superficie che si rivolge dalla parte opposta la temperatura dell'aria esterna. Il bi
lancio entropico per questo sistema esteso :

"Q

o= .t_,-:;: + s........~
1035
1035
.
0=-----+S
300.15 273.15
..........

Nel caso di adiabaticit, la relazione che esprime il bilancio di entropia diventa

-s.): l'entropia specifica del fluido deve aumentare mentre fluisce attraverso un dispositivo adiabatico poich Sgen ;::: O (Figura 6.9).
sgen

=rii (su

ESEMPIO 6.1
Si consideri un flusso termico stazionario attraverso un muro di mattoni pieni delle
dimensioni di 5 m x 6 m e di spessore pari a 30 cm, di conducibilit termica pari a
0.69 W/(mC). Se la temperatura dell'aria all'esterno di oc e all'interno di 27C,
mentre le temperature delle superfici interna ed esterna del muro sono rispettivamente di 20c e 5c, si determinino la potenza termica scambiata attraverso il
muro, l'entropia generata nell'unit di tempo all'interno del muro e l'entropia totale
generata nell'unit di tempo con riferimento al sistema esteso (Figura 6.10).
Soluzione Conoscendo le temperature delle superfici del muro, il flusso termico
dovuto alla conduzione termica :

FIGURA 6.10
Schema per lEsempio 6.1.

S.,,,.,.,,. =0.191

2
5
O=kA(/J.TL =0.69x(5x6)x ( o- ) =1035 W
L
0.3
Considerando il muro come sistema, il bHancio entropico riferito

all'un~

di tempo :

L'entropia generata nell'unit di tempo :

S.,.,...., =0.341

W/K

Si noti che anche la variazione di entropia di questo sistema esteso pari a


zero, dato che lo stato dell'aria in qualsiasi punto del sistema non varia durante
questa trasformazione. Le differenze tra i due valori di entropia generata pari
a 0.150 W/K e ci rappresenta l'entropia generata negli strati di aria da entrambe le parti del muro. La generazione di entropia, in questo caso, interamente
dovuta all'irreversibilit costituita dallo scambio termico attraverso un salto fini
to di temperatura.

6.511 CHE COS' L'ENTROPIA?


L'entropia una grandezza termodinamica atta a misurare il disordine
molecolare: pi un sistema disordinato, pi difficile prevedere la posizione delle molecole che lo compongono e pi alta l'entropia. Per quanto
detto, lentropia di una sostanza allo stato solido pi bassa di quella allo
stato gassoso (Figura 6.11 ), poich in fase solida le molecole oscillano continuamente intorno alle loro posizioni di equilibrio, ma non si possono
muovere relativamente le une rispetto alle altre. possibile, quindi, nel

Entropia
[J/(kgx K)J

e
e
FIGURA 6.11
Il disordine molecolare (entropia)
di una sostanza aumenta
se essa fonde o evapora.

T
caso di un solido prevedere con una certa precisione la posizione delle
molecole all'interno del reticolo di cui fanno parte, al contrario di quanto
accade per i gas.
A livello microscopico un sistema, isolato e in equilibrio dal punto di
vista macroscopico, pu rivelare un altissimo livello di attivit dovuto al
continuo movimento delle molecole. A ogni stato di equilibrio macroscopico, infatti, corrisponde un elevato numero di possibili stati di equilibrio
microscopici o di configurazioni molecolari che dir si voglia. L'entropia
legata al numero totale dei possibili stati' micrscopici del sistema, vale a
dire alla probabilit termodinamica p, dalla relazione di Boltzmann:

174
CAPITOLO 6
L'entropia

FIGURA 6.12

L'energia in forma disorganizzata


non produce un effetto utile,
a prescindere dalla sua quantit.

Albero

,-- --,
I

L--

___ ,
I
I

FIGURA 6.13

In assenza di attrito, sollevare un peso


ruotando un albero non crea
nessun disordine molecolare (entropia)
e per questo, durante una tale
trasformazione, l'energia
non subisce degrado.

FIGURA 6.14
li lavoro d'elica effettuato su di un gas
ne aumenta il livello di disordine
(entropia) e per questo l'energia
subisce un degrado.

s=kln p
dove k = 1.3806 x 10-23 kJ/(kmol x K) la costante di Boltzmann.
Le molecole allo stato gassoso possiedono una grande energia cinetica, ma da tanta energia cos poco organizzata non si riesce a ottenere lavoro (per esempio, quello necessario a far girare un'elica posta in un contenitore). Si pu, infatti, immaginare che a causa del disordine in ogni istante il
numero di molecole che cerca di far girare in un senso lelica pari al
numero di quelle che cerca di farla girare nel senso opposto con il risultato
che essa rimane ferma (Figura 6.12).
Si consideri lo schema in Figura 6.13: questa volta l'energia delle molecole, completamente organizzata, dato che le molecole dell'albero girano tutte insieme nella stessa direzione, pu essere utilizzata per sollevare
un grave o per generare energia elettrica.
Il lavoro una forma di energia organizzata, priva di disordine, per cui
non c' alcuno scambio di entropia associato al trasferimento di energia
sotto forma di lavoro: in assenza di attriti, il sollevamento di un grave per
mezzo di un albero rotante (o di una puleggia o di un volano) non genera
entropia. Poich non si ha generazione di entropia, la trasformazione
reversibile, per cui pu essere invertita riportando il grave fino alla sua
posizione di partenza.
Nel caso, invece, in cui l'albero provvede a far girare l'elica all'interno
di un contenitore pieno di gas (Figura 6.14), il lavoro fatto per mezzo del!' elica viene convertito in energia interna del gas aumentandone il disordine molecolare iniziale. Questa trasformazione sensibilmente differente
dalla precedente dal momento che una forma organizzata di energia, quella
dell'elica, non viene convertita in una forma altrettanto organizzata di energia, quella potenziale del peso sollevato, ma al contrario trasformata in una
forma disorganizzata di energia, dalla quale non sar possibile riottenere
lenergia cinetica di rotazione dell'albero. Sar possibile sfruttare nuovamente solo parte di questa energia, riorganizzandola parzialmente attraverso l'uso di un motore termico. Alla fine del processo descritto si ha un
degrado dell'energia, una riduzione, cio, della possibilit di compiere lavoro, un aumento del disordine molecolare e, quindi, un aumento dell'entropia del sistema.
Durante una trasformazione reale, mentre la quantit di energia presente nel sistema si conserva (primo principio della termodinamica), la
qualit diminuisce (secondo principio della termodinamica) con conse-

guente aumento di entropia: per esempio, se IO kJ di energia sotto forma di


calore vengono scambiati tra un corpo caldo e uno pi freddo, alla fine
della trasformazione quella stessa quantit di energia soltanto stata trasferita a un altro corpo a pi bassa temperatura. Quella stessa quantit di
energia (IO kJ), allora, a pi bassa temperatura meno utilizzabile.
Poich il calore una forma disorganizzata di energia, che trasporta
con s la sua disorganizzazione (Figura 6.15), l'entropia del corpo caldo
diminuisce, mentre lentropia del corpo pi freddo aumenta. Il secondo
principio stabilisce che l'aumento di entropia del corpo freddo maggiore
della diminuzione dell'entropia di quello caldo, per cui il sistema combinato (corpo caldo e corpo pi freddo) alla fine della trasformazione si trova in uno stato di disordine maggiore rispetto a quello che aveva inizialmente. Si pu concludere, allora, che le trasformazioni avvengono solo nel
verso di un complessivo aumento dell'entropia o del disordine molecolare.
Da un punto di vista statistico, l'entropia la misura del disordine
molecolare inteso come l'indeterminazione nella posizione di ogni molecola di un gas. Anche nello stato solido le molecole oscillano continuamente intorno alle loro posizioni di equilibrio, creando una certa indeterminazione sulla loro posizione. Queste oscillazioni, tuttavia, si riducono al
diminuire della temperatura, tanto da annullarsi alla temperatura di O K
quando si raggiunge uno stato di perfetto ordine molecolare (e di minima
energia). L'entropia di una sostanza cristallina pura alla temperatura dello zero assoluto nulla dal momento che non v' alcuna indeterminazione
sulla posizione delle sue molecole (Figura 6.16). Questa affermazione
nota come il terzo principio della termodinamica, che fornisce un valore
di riferimento assoluto per la determinazione dell'entropia. L'entropia il
cui valore faccia riferimento allo zero assoluto detta entropia assoluta
ed estremamente utile nell'analisi termodinamica delle reazioni chimiche. Si noti che l'entropia di una sostanza a O K che non sia pura (per
esempio, una soluzione solida) non nulla, perch esistendo pi di una
configurazione molecolare possibile si ha indeterminazione sul suo stato
microscopico.

175

r{~~\

CALDO

80'C

ir

CORPO
FREDDO

20'C

\(L'entropia
\!liminuisce).

FIGURA 6.15

Durante un processo di scambio termico


il disordine netto (l'entropia) aumenta.
(L'aumento del disordine del corpo
freddo compensa e supera la diminuzione
del disordine del corpo caldo.)

FIGURA 6.16

Una sostanza pura allo zero assoluto


in perfeno ordine e la sua entropia
nulla (terzo principio
della termodinamica).
REl-lDI CONTO

T"t

CHE'

P.VME'NTI l!l'JTROPfA
00.NI

VoLT'A CHE f;o./

G.V&l.L.COSA

tN Q,UE'..SA

Cfl.SA

7?

L'entropia nella vita quotidiana


Il concetto di entropia non viene adoperato di frequente nella vita quotidiana, al contrario di ci che avviene per il concetto di energia, anche se potrebbe essere applicato senza troppe limitazioni e precisazioni.
Le persone efficienti, altamente organizzate, conducono una vita a bassa entropia: hanno un posto per tutto ci che possiedono (minima incertezza) e impiegano poca energia per localizzare ogni cosa. Le persone inefficienti, disorganizzate, conducono, invece, una vita ad alta entropia: trovare qualcosa di cui hanno bisogno porta loro via del tempo prezioso con la
probabilit che durante le ricerche il disordine aumenti, dal momento che
anche la ricerca sar condotta in maniera disorganizzata (Figura 6.17).
Una biblioteca con un buon sistema di indicizzazione e di ordine negli
scaffali pu essere vista come una biblioteca a bassa entropia per l'elevato
livello di organizzazione. Analogamente, una biblioteca che sia dotata di

FIGURA 6.17

L'uso del concetto di entropia


(disorganizzazione. incertezza) non si
limita al campo della termodinamica.

T
un sistema di indicizzazione e archiviazione non rigorosamente ordinato
pu essere vista come una biblioteca ad alta entropia, dato il basso livello
di organizzazione. Quest'ultima biblioteca senza valore, dato che i libri
che non possono essere trovati non possono essere consultati.

176
~h&%4#&4

.\PITOLO 6
entropia

6.6

Q,.,, "'' =T dS (J)

= BQin1.rev
I

Dall'esame della Figura 6.18, poich Q"' corrisponde a un'area infinitesima del diagramma T-S, la quantit totale di calore scambiata durante
una trasformazione internamente reversibile si calcola per integrazione con
la relazione:

IGURA 6.18
u di un diagramma T-s larea sottesa
Jlla curva di trasfonnazione rappresenta
scambio tennico per una
asfonnazione internamente reversibile
a gli stati iniziale e finale della
asfonnazione stessa.

177
Il dh1gramma T-s
T

l/

:rasfonnazione
1soentrop1ca

2
T["C]

I
I
I

500

(6.20)

!Area=J,'TdS=Qi
I

IL DIAGRAMMA T-s

I diagrammi di stato sono estremamente utili per l'analisi delle trasformazioni termodinamiche. Con il secondo principio della termodinamica, a seguito dell'introduzione dell'entropia, sono disponibili due nuovi diagrammi per la rappresentazione delle trasformazioni termodinamiche: temperatura-entropia ed entalpia-entropia.
L'equazione di definizione dell'entropia (Equazione 6.4) pu essere
scritta nella forma:

Trasfonnazione

I
I
I
I

Nelle relazioni sopra riportate, T la temperatura assoluta, sempre


positiva, per cui lo scambio di calore durante una trasformazione internamente reversibile procede nel verso positivo se l'entropia aumenta, mentre
procede nel verso negativo se l'entropia diminuisce. Si noti che nel diagramma T-s un segmento verticale rappresenta una trasformazione isoentropica, e non coinvolge alcuno scambio termico essendo l'area sottesa
nulla (Figura 6.19).
In Figura 6.20 nel diagramma T-s sono riportate le regioni di esistenza
di una sostanza pura allo stato liquido e allo stato gassoso.

FIGURA 6.19

400

Durante una trasfonnazione


internamente reversibile e adiabatica
(cio isoentropica) lentropia
del sistema rimane costante.

300

Linea del
liquido
saturo

(6.21)
200

e corrisponde ali' area sottesa dalla linea della trasformazione tracciata nel
diagramma T-S. In generale si pu affermare che l'area sottesa dalla linea

della trasformazione internamente reversibile tracciata nel diagramma


T-S rappresenta la quantit di calore scambiata durante la stessa trasformazione. Si noti che l'area cosl determinata rappresenta la quantit di calore scambiata per trasformazioni internamente (o totalmente) reversibili,
mentre non ha alcun significato per trasformazioni irreversibili.
Le Equazioni 6.20 e 6.21 riferite all'unit di massa diventano:
qint, ""

= T ds (J/kg)

(6.22a)

l}- ds

(6.22b)

qin~rev =

Linea del
vapore

saturo

100

FIGURA 6.20
Il diagramma T-s per l'acqua.

s [kJ/(kg K)]
T

T,

(J/kg)

Per effettuare l'integrazione nelle Equazioni 6.21 e 6.22b bisogna conoscere le relazioni che legano T e s durante le trasformazioni. Un caso
speciale per il quale l'integrazione. risulta facile rappresentato da una
trasformazione isoterma internamente reversibile; infatti, essendo T = T0
costante, si ha:

dove t::.S la variazione di entropia del sistema.

ESEMPIO 6.2
Si disegni il ciclo di Camo! nel diagramma T-S e si indichino le aree che rappresentano il calore fornito O,. quello scaricato O, e il lavoro netto fornito L,. .
Soluzione Il ciclo di Camo! si compone di due isoterme reversibili (T = cosi) e
due isoentropiche (S= cosi). Queste quattro trasformazioni formano un rettangolo
nel diagramma T-S, come mostrato in Figura 6.21. Poich nel diagramma T-S
l'area sottesa dalla curva di trasformazione rappresenta il calore scambiato durante la trasformazione stessa, l'area A128 rappresenta O,, l'area A438 rappresenta
O, e la differenza tra queste due (la zona colorata in Figura) rappresenta il lavoro
netto in uscita, poich:

L,..= 0,-0,

r.------~3
I

41
I
1
1
I

Al

1
I
1
1
I

IB

S, =S4

FIGURA 6.21
Il ciclo di Camot rappresentato sul
diagramma T-S (Esempio 6.2).

I
6.7 Il LA VALUTAZIONE DELLA VARIAZIONE

178
CAPITOLO 6
L'entropia

In fonna differenziale il principio di conservazione dell'energia per un sistema chiuso e stazionario contenente una sostanza semplice e comprimibile
per trasfonnazioni internamente reversibili si esprime con la relazione:
()Q;n1. rev - ()L;ni. rev

=dU

Poich

()Qincrev

=T dS

8Lin_crev

= p dv

si ha la relazione, nota come prima equazione del T dS:

TdS=dU+pdV
che riferita all'unit di massa assume la fonna:

Tds=du +pdv

(6.23)

Si noti che lunica fonna di lavoro che un sistema semplice comprimibile


pu scambiare, quando sottoposto a una trasfonnazione internamente reversibile, il lavoro di variazione di volume.
L'Equazione 6.23 pu essere trasfonnata adoperando l'entalpia, in modo
da ottenere la relazione nota come seconda equazione del TdS:

h =u + pV-'> dh =du+ pdv+vdp}


Tds=dh-vdp
Equazione 6.23 -'> T ds = du + p dv

: Sistema
1 chiuso
l__

(6.24)

Le Equazioni 6.23 e 6.24 sono molto utili, poich legano la variazione di


entropia di un sistema alla variazione delle propriet che ne definiscono
completamente lo stato, indipendentemente dal tipo di trasfonnazione.
Le equazioni del TdS sono state ricavate per trasfonnazioni internamente reversibili dal momento che la variazione di entropia, per essere
valutata, necessita di essere calcolata lungo tali trasfonnazioni, ma i risultati ottenuti sono validi per trasfonnazioni sia reversibili sia irreversibili,
dato che l'entropia una grandezza di stato. Le Equazioni 6.23 e 6.24 si
riferiscono all'unit di massa di un sistema chiuso semplice comprimibile
sottoposto a una trasfonnazione, ma possono essere applicate anche a sistemi aperti (Figura 6.22).
Dalle Equazioni 6.23 e 6.24 si possono ottenere relazioni esplicite per
la variazione infinitesima di entropia ds:

Tds=du+p dv
Tds=dh-vdp

FIGURA 6.22
Le relazioni T ds sono valide allo stesso

modo per trasformazioni reversibili


e per trasformazioni irreversibili,
per sistemi aperti e per sistemi chiusi.

per far~ ci bisogna conoscere le relazioni tra du o dh e la temperatura T (per


esempio, du
dh
dT" per i gas perfeiti) e l'equazione di stato della
sostanza (per esempio, I' eqazione di stato per i gas perfetti pv RT). Pertanto per le sostanze per le quali queste relazioni esistono, come ad esemP!O ~ gas perfetti e sostan_ze incompressibili, lintegrazione delle Equaz1om 6.25 o 6.26 e IIDmediata, mentre per le altre sostanze si deve far
ricorso a dati sperimentali tabulati.
Le equazioni del T dS per sistemi non semplici, come possono essere i
sistemi che coinvolgono pi di un modo di scambio di lavoro con trasformazioni quasi-statiche, si possono ottenere in una maniera simile tenendo
conto di tutte le fonne di lavoro scambiato.
Le equazioni del T dS appena sviluppate non si limitano a particolari
sostanze in una fase particolare, ma sono valide per tutte le sostanze pure
in ogni fase o combinazione di fasi.
'
Per una sostanza pura i valori dell'entropia s, calcolati con riferimento
ai valori di grandezze misurabili, sono in genere riportati in tabelle o su
diagrammi alla stessa maniera delle grandezze v, 11 e h.
Nelle tabelle delle propriet di una sostanza pura i valori dell'entropia
riportati sono riferiti a un valore arbitrario di riferimento: per esempio,
nelle tavole del vapor d'acqua all'entropia del liquido saturo, s a 0.01C,
viene assegnato il valore nullo; per il fluido refrigerante R-134~. lo zero
assegnato al liquido saturo a -40C. Si noti che per temperature inferiori al
valore di riferimento si hanno valori di entropia negativi.
Usando i dati tabellari la variazione di entropia di una sostanza pura
durante una trasfonnazione data molto semplicemente dalla differenza
tra i valori di entropia valutati negli stati finale e iniziale della trasfonnazione stessa:

=e.are =e

DI ENTROPIA

La variazione di entropia durante una trasfonnazione pu essere determinata integrando entrambe queste equazioni tra gli stati iniziale e finale:

!e.

DS = m (s2 oppure

lis

=s

(J/kg)

(6.27)

s 1 [J/(kg K)]

(6.28)

s 1)

L'Equazione 6.28 applicabile sia all'unit di massa di un sistema chiuso


sia all'unit di massa che transiti attraverso un volume di controllo.

Le trasformazioni isoentropiche
Poich lentropia di una determinata massa non varia se essa viene sottoposta a una trasfonnazione adiabatica internamente reversibile, questa trasfonnazione detta isoentropica (a entropia costante) e viene rappresentata con una linea verticale nel diagramma T-s.
Le tras!o1'.llazi?ni isoentropiche costituiscono un modello utile per le
trasfonnaz1oru reah che avvengono in molti dispositivi quali pompe, turbine, ugelli e diffusori, che funzionano in modo pressoch adiabatico e offrono le prestazioni migliori quando le irreversibilit, legate al loro funzionamento, sono ridotte al massimo.
Per le sostanze pure soggette a una trasfonnazione isoentropica vale la
relazione:

179
La valutazioOl'
della ,ariaziont:'
di entropia

180
APITOLO 6
entropia

ossia: una sostanza pura sottoposta a una trasformazione isoentropica conserva nel suo stato finale lo stesso valore di entropia che aveva nel suo stato
iniziale.
Si noti che una trasformazione reversibile adiabatica necessariamente isoentropica (s2 s 1), ma una trasformazione isoentropica non necessariamente adiabatica e reversibile: per esempio, durante una trasformazione l'aumento di entropia di una sostanza generato dalla presenza di
irreversibilit pu essere compensato da una contemporanea sua diminuzione dovuta a perdite di calore. Tuttavia la dizione trasformazione isoentropica comunemente adoperata in termodinamica per indicare trasformazioni adiabatiche internamente reversibili.

Soluzione Per determinare la variazione di entropia del blocco di ferro e del


lago si deve innanzitutto conoscere la temperatura finale di equilibrio. Posto che
I~ capacit t~rmica del lago molto superiore a quella del blocco di ferro, si pu
n.ten.ere che ti lago assorba tutto il calore cedutogli dal blocco senza subire alteraz10ni della sua temperatura. Poich il blocco di ferro si raffredda fino a 285 K
mentre la temperatura del lago rimane invariata, le variazioni di entropia possono
essere calcolate come di seguito riportato.
a) Per il blocco di ferro, considerato come una sostanza incompressibile, si ha:

AS,,00 = m (s, -s,) =mcm,. ln2!_

T,

=50x0.45xln

500

6.8 li LA VARIAZIONE DI ENTROPIA


DI SOLIDI E LIQUIDI

=-12.65 kJ/K
b) 11 lago si comporta come un pozzo termico e la sua variazione di entropia pu

Poich le sostanze solide e liquide possono essere considerate sostanze


incompressibili, per esse, essendo dv= Oe du = ct:lf con c =c.= c, l'Equazione 6.25 diventa:
P

ds= du = cdT
T
-T

[J/(kg K)]

e~sere determinata con l'Equazione 6.6. Prima, per, bisogna valutare la quantit

dt calore scambiata con il blocco di ferro. Se si considera il blocco di ferro come


siste~a e si tra~curano le variazioni di energia cinetica e potenziale, per l'equazione dt conservazione dell'energia si ha:
0=AU

(6.30)

Da questa relazione si ottiene, per integrazione, la variazione di entropia tra


gli stati iniziali e finali del sistema:

S2 -si =f.2 c(T)dT


T

(6.31)

dato che

In generale il calore specifico c di liquidi e solidi dipende dalla temperatura. Tuttavia, in molti casi, la variazione di entropia per solidi e liquidi pu
essere calcolata con sufficiente precisione attribuendo al calore specifico c
il valore costante valutato alla temperatura media. Cos facendo l'integrazione dell'Equazione 6.31 porta alla relazione:

L =o, AE, =o e aE. =o

allora

0,000 = mc.... (r,,- T,) = 50 x 0.45 x (285 - 500) = - 4837.5 kJ

Di conseguenza

O,... =- 0,000 =4837.5 kJ

o..., 4837.s
IK
as..., =-=--=16.97kJ

r...,

285

e) La variazione totale di entropia per questo processo di scambio termico la


somma di queste due variazioni dato che, insieme, il blocco e il lago formano un
sistema adiabatico:

as.. = as_ + as,... =-12.65 + 16.97 = 4.32 kJ/K


11 segno pos~ivo per la variazione totale di entropia indica che questo

so irreversibile.

mK.

LAGO

GURA 6.23
hema per l'Esempio 6.3.

285

Si noti che, con le semplificazioni fatte, la variazione di entropia di una


sostanza reale incompressibile dipende solo dalla sua temperatura.

Le trasformazioni isoentropiche dei solidi e dei liquidi


Una relazione per trasformazioni isoentropiche di solidi e liquidi pu essere ottenuta eguagliando a zero la variazione di entropia nell'Equazione 6.32

T2

ESEMPIO 6.3
Un blocco di ferro di 50 kg alla temperatura di 500 K viene gettato in un grande
lago alla temperatura di 285 K, come mostrato in Figura 6.23. Il blocco al termine
del suo raffreddamento raggiunge l'equilibrio termico con l'acqua del lago. Assumendo un calore specifico medio di 0.45 kJ/(kg K) per il ferro, si determinino a) la
variazione di entropia del blocco metallico, b) la variazione di entropia dell'acqua
del lago e e) la variazione totale di entropia a seguito di questo processo di scambio termico.

un proces-

che fornisce

cmcdln-=0

7;

(6.33)

T2=T1

(6.34)

~oi.ch .secondo l'Equazione 6.34 la temperatura di una sostanza incompress1b1le nmane costante durante una trasformazione isoentropica, la trasformazione isoentropica di una sostanza incompressibile anche isoterma, fenomeno che con buona approssimazione si riscontra nei solidi e liquidi reali.

181
La Yariazione di entropia
di solidi e liquidi

182

6.9 li LA VARIAZIONE DI ENTROPIA DEI GAS PERFETil

CAPITOLO 6
L'entropia

Dalle Equazioni 6.25 e 6.26 e dall'equazione di stato dei gas perfetti si pu


ottenere un'espressione per la variazione di entropia di un gas perfetto (Figura 6.24). Infatti, sostituendo du =c"dT e p =RT/v nell'Equazione 6.25,
la variazione infinitesima di entropia del gas perfetto data dalla relazione:
dv
dT
ds=c - + R -

" T

zione di entropia del gas durante la sua compressione usando un calore specifico
medio costante.
Uno schema del sistema riportato in Figura 6.26. Nelle condizioni
Soluzione
indicate l'azoto pu essere considerato gas perfetto dato che si trova a temperatura pi alta e a pressione pi bassa rispetto ai suoi valori critici ( T, = -147C e p =
"'
'
3390 kPa).
La variazione di entropia dell'azoto durante la trasformazione indicata si pu
calcolare in maniera approssimata adoperando l'Equazione 6.38 con un e medio

costante valutato alla temperatura media di 37C (Tabella A.2b):

s -s =e
2

(6.35)
Analogamente sostituendo dh = e dT e v = RT/p nell'Equazione 6.26 e
f
integrando si ha la relazione:

s -s =
2

cP

cpmedio

__, ----.....
eP"~

reale

~T

FIGURA 6.25
Per calore specifico costante si intende
il valore del calore specifico
di una sostanza lungo una trasformazione
calcolato alla temperatura media
ed esteso a tutta la trasformazione.

2
- - R l npe T )dT
Pi
T
p

1
2

La variazione di entropb
dei gas perfetti

p2 = 600 kPa

T,= 330 K

La variazione di entropia si ottiene, poi, integrando questa relazione tra gli


stati iniziale e finale:

FIGURA 6.24
Una trasmissione del canale GI.

183

(6.36)

Poich il calore specifico dei gas perfetti, ad eccezione di quello dei gas
monoatomici, dipende dalla temperatura, gli integrali nelle Equazioni 6.35
e 6.36 non possono essere calcolati senza conoscere la dipendenza di e" e di
e da T. Tuttavia, poich l'integrazione potrebbe non essere facile, si preferisce o assumere il calore specifico costante al variare della temperatura
oppure calcolare lintegrale tma volta per tutte e tabularne i risultati.
Assumere il calore specifico costante con la temperatura quando si ha
a che fare con gas perfetti praca comune, poich ci comporta notevoli
semplificazioni con piccoli errori: per esempio, per gas perfetti monoatoinici
come l'elio non si commette alcun errore, poich il calore specifico indipendente dalla temperatura; per gas perfetti il cui calore specifico varia
con la temperatura in modo pressoch lineare nel campo di interesse, limitato al massimo a qualche centinaia di gradi, lerrore pu essere ridotto
utilizzando un calore specifico medio costante, il cui valore deve essere
valutato alla temperatura media della trasformazione (Figura 6.25). Sostituendo, quindi, nelle Equazioni 6.35 e 6.36 i simboli cu.""'1 e cp.med rispettivamente a c"(T) e a c/T) e integrando si hanno le relazioni:

ESEMPIO 6.4
Una certa quantit di azoto compressa dallo stato iniziale corrispondente a 100
kPa e 17C allo stato finale corrispondente a 600 kPa e 57C. Si determini la varia-

p.mec1

ln.1.-Rln P,

T,

Pi

600
330
=1.094xln--0.297xln100
290

p 1 =100 kPa

= -0.3978 kJ/(kg K)

T1 =290K

FIGURA 6.26
Schema per l'Esempio 6.4.

Le trasformazioni isoentropiche dei gas perfetti


Le equazioni per le trasformazioni isoentropiche dei gas perfetti, nell'ipotesi
di calore specifico costante con la temperatura, si ottengono eguagliando a
zero i termini a destra del segno di eguaglianza nelle Equazioni 6.37 e 6.38.
Nel caso dell'Equazione 6.37 si ha:
(6.39)
oppure

dal momento che R =cP -e", k =c/cu e cio Rie"= k- 1. L'Equazione 6.41
rappresenta la prima equazione della trasformazione isoentropica per i gas
perfetti nell'ipotesi di calore specifico costante con la temperatura.
La seconda equazione della trasformazione isoentropica per i gas perfetti nell'ipotesi di calore specifico costante con la temperatura si ottiene
analogamente dall'Equazione 6.38:

La terza equazione della trasformazione isoentropica per i gas perfetti nel!' ipotesi di calore specifico costante con la temperatura si ottiene sostituendo l'Equazione 6.42 nell'Equazione 6.41 e semplificando:

184

La temperatura finale per questa trasformazione si determina con l'Equazio


ne 6.41 assumendo un calore specifico costante per l'aria:

CAPITOLO 6

185
La variazione di entropia
dei gas perfetti

L'entropia

Le Equazioni dalla 6.41 alla 6.43 possono essere espresse anche in forma
compatta con le relazioni:

(!3)

T1 s=cost

(!!3)<';'> = (~
P1

\(k-1)

UJ

VALIDA *gas perfetti


* trasfonnazioni isoentropiche
PER

* calore specifico costante

b==;;::i:========~
=1GURA 6.27
Le relazioni isoentropiche per gas perfetti

Tvk-I =cost

(6.44)

l-k
Tp k =cost

(6.45)

pvk =cost

(6.46)

Poich il rapporto k varia con la temperatura, per esso si deve adoperare il valore
corrispondente ai calori specifici medi. Tuttavia, poich l'incognita del problema
proprio la temperatura finale della trasformazione, non si pu calcolare il calore
specifico medio se non procedendo per tentativi adoperando per k il valore relativo
allo stato iniziale oppure quello a una temperatura media prevedibile e raffinando il
calcolo in un secondo momento. Poich durante una compressione adiabatica la
temperatura del gas sale sensibilmente, si pu ragionevolmente assumere 450 K
come valore medio di temperatura per la prima iterazione. Cosl facendo, dalla
Tabella A.2b si ottiene k =1.391, per cui la temperatura finale :

Poich il rapporto k tra il calore specifico -a pressione costante e quello a


volume costante, in generale, varia con la temperatura, anche per questa
grandezza nell'integrazione delle relazioni precedenti utile usare il suo

T,

Non necessario ripetere i calcoli, perch alla temperatura T, calcolata corrispon


de una temperatura media di 480.1 K, sufficientemente vicina ai 450 K inizialmente
assunti.

valore medio.
Si noti che le relazioni appena ricavate valgono solamente per trasformazioni isoentropiche di gas perfetti e solo nell'ipotesi di calore specifico
costante con la temperatura (Figura 6.27).

ESEMPIO 6.6

sono valide solo per le trasformazioni


isoentropiche dei gas perfetti.

I~ un compressore adiabatico si comprime reversibilmente una quantit di elio ini


z1almente a 0.1 MPa e 10C fino a raggiungere i 160C. Si determini la pressione di
uscita dell'elio.

ESEMPIO 6.5
Si comprime reversibilmente aria in un dispositivo adiabatico pistone-cilindro par
tendo dallo stato individuato da 22C e 95 kPa. Se il rapporto di compressione
V/V2 del dispositivo pari a 8, si determini la temperatura finale del gas.

T[CJ
r,

In Figura 6.28 riportato lo schema del sistema e la linea della


Soluzione
trasformazione nel diagramma T-s. Nelle condizioni indicate l'aria pu conside
rarsi gas perfetto essendo a temperatura pi alta e a pressione pi bassa del suo
punto critico (T,, -147C e p,, = 3390 kPa sono i valori critici per l'azoto che il
maggior costituente dell'aria). Si possono allora. applicare le relazioni valide per i
gas perfetti.
La trasformazione descritta si pu considerare isoentropica dal momento che
reversibile e adiabatica.

I
...

ARIA

Pi =95kPa
=295K

FIGURA 6.28

=160C
160

...11

Schema e diagramma T-s


per la trasformazione dell'Esempio 6.5.

=295x8',.,_, =665.2K

IO

FIGURA 6.29

Schema e diagramma Ts per la


trasformazione dell'Esempio 6.6.

P1 =O.I MPa
r, = 10c

In Figura 6.29 riportato lo schema del sistema e la linea della


Soluzione
t~asformazione nel diagramma Ts. Nelle condizioni indicate, l'elio pu considerar
s1 gas perfetto poich si trova a una temperatura molto pi alta di quella del suo
punto critico (per l'elio T,, = -267.8C). Applicando le relazioni sviluppate per i
gas perfetti si ha che il rapporto k dei calori specifici a pressione e a volume costan
te pari a 1.667 ed indipendente dalla temperatura, poich il gas si comporta
come gas perfetto. La pressione finale data dall'Equazione 6.42:

=8

T.
P2 = P, -l..
( T,

J;:,

J': .

5
-- .
= 10 x (433
283

= 0.289 MPa

186
CAPITOL06
L'entropia

Il lavoro e il calore scambiati durante una trasformazione sono, in generale, funzioni della linea della trasformazione, oltre che del valore delle propriet del sistema negli stati iniziale e finale. Per i sistemi chiusi, il lavoro
di variazione di volume lungo una trasformazione quasi-statica dato dalla relazione:

Sarebbe utile avere una relazione analoga per i sistemi aperti in condizioni
di flusso stazionario, esprimibile in funzione soltanto di grandezze di stato.
L'equazione di conservazione di energia per una macchina a flusso
stazionario nel caso di trasformazioni internamente reversibili espressa in
forma differenziale :

&irev -olrev =dh+dec +dep


ma

'1rev =T ds
T ds=dh-vdp

&irev =dh-v dp

Sostituendo quest'ultima nella relazione precedente e semplificando il termine dh si ha:

-81,.. =1J dp +dee+ deP

La relazione precedente nota in fluidodinamica come equazione di Bernoulli.


L'Equazione 6.51 stata sviluppata per trasformazioni internamente
reversibili e per questo applicabile a fluidi incompressibili sottoposti a
trasformazioni prive di irreversibilit come attrito o superfici d'urto.
L'Equazione 6.49 ha implicazioni importanti sia per le macchine motrici sia per quelle operatrici che funzionino in condizioni di flusso stazionario come turbine, turbocompressori e turbopompe. Si noti, infatti, che il
lavoro reversibile in condizioni di flusso stazionario dipende notevolmente dal volume specifico del fluido evolvente: pi grande il volume specifico del fluido evolvente, pi alto sar il lavoro reversibile fornito o ottenuto dal dispositivo in condizioni di flusso stazionario (Figura 6.31). Que~ta conclusione valida anche per apparecchiature a flusso stazionario reali.
E utile, quindi, impiegare fluidi con piccolo volume specifico nel caso di
compressione (spesa minima di lavoro) e con alto volume specifico nel
caso di espansione (massima produzione di lavoro), come avviene negli
impianti motori a vapore per la produzione di energia, dove l'acqua liquida
viene sottoposta ad aumento di pressione e il vapore ad espansione.

(6.47)

ESEMPIO 6.7

(6.48)

Si determini il lavoro necessario per comprimere isoentropicamente una quantit


di vapore da 100 kPa a 1 MPa, assumendo che esso, nella sua condizione iniziale,
sia a) allo stato di liquido saturo e b) allo stato di vapore saturo. Si trascurino le
variazioni di energia cinetica e potenziale.

Infine integrando si ottiene:

(a) Sistema a flusso stazionario

187

Per un flusso stazionario che attraversi un dispositivo senza scambi di lavoro con lesterno (per esempio, ugelli o sezioni di tubazioni), poich il termine relativo al lavoro nullo, l'equazione precedente assume la forma:

6.10 Ili IL LAVORO PER TRASFORMAZIONI


REVERSIBILI IN CONDIZIONI
DI FLUSSO STAZIONARIO

Quando le variazioni dell'energia cinetica e potenziale sono trascurabili,


questa equazione si riduce a:

li lavoro per trasformazioni


re\ersibili in condizioni
di flusso stazionario

L =-f'vdp
I
L

=-f'vdp

FIGURA 6.31

Pi grande il volume specifico


del fluido evolvente, maggiore sar
il lavoro prodotto o consumato
da un dispositivo a flusso stazionario.

In Figura 6.32 sono rappresentati schematicamente la pompa e il


Soluzione
compressore necessari per le trasformazioni descritte. Nell'ipotesi di trasformazione reversibile e di variazioni di energia cinetica e potenziale trascurabili, si pu
applicare l'Equazione 6.49.
T

(b) Sistema chiuso

FIGURA 6.30

Relazioni per calcolare il lavoro


reversibile per sistemi chiusi
e a flusso stazionario.

Le Equazioni 6.48 e 6.49 permettono di valutare il lavoro lungo una trasformazione internamente reversibile in un sistema aperto in condizioni di flusso stazionario. Bisogna porre grande attenzione a non confondere i termini
vdp e pdv dal momento che quest'ultimo il lavoro reversibile di variazione di volume per i sistemi chiusi (Figura 6.30).
Nell'Equazione 6.48 per calcolare l'integrale bisogna conoscere la relazione che intercorre tra v e p durante la trasformazione in esame. Se il
fluido evolvente incompressibile, poich il suo volume specifico rimane
costante durante tutta la trasformazione, portando fuori dal segno di integrale il termine v, l'Equazione 6.48 si semplifica e si ottiene:

P2= I MPa

~
1

P1

= IOOkPa

(a) Compressione
di un liquido

p 1 = IOOkPa
(b) Compressione
di un vapore

L =-f'Vdp
I

FIGURA 6.32

Schema e diagramma T-s


per l'Esempio 6. 7.

'.88

a) Poich il fluido evolvente allo stato di liquido saturo, il volume specifico :

APITOLO 6

V1

entropia

=V'''""' =0.001043m

/kg

Dato che esso rimane sostanzialmente costante lungo la trasformazione, si ha:

I,., =-J:vdp=v,(p,-p2 )

6.11 il SOMMARIO
Il secondo principio della termodinamica porta alla definizione di una nuova grandezza di stato chiamata entropia che rappresenta una misura del
disordine molecolare di un sistema. La definizione dell'entropia si basa
sulla diseguaglianza di Clausius:

= 0.001043 X (100-1000)

fi

= -0.94kJ/kg

b) All'inizio il fluido allo stato di vapore saturo e durante la compressione rimane


sempre allo stato di vapore. Dato che il volume specifico di un gas varia considerevolmente durante una compressione, bisognerebbe conoscere la sua legge di variazione in funzione della pressione ( v in funzione di p) per calcolare l'integrale
nell'Equazione 6.49. Questa relazione per trasformazioni isoentropiche, per, si
ricava dalla seconda equazione del Tds ponendo ds = O:

Tds=dh-vdp

da cui

ds-(CQ)
T

I,., =-f, vdp=-f:dh=h,-h2

La variazione di entropia durante una trasformazione si ottiene integrando


la relazione precedente:

stato 1

I,.,

stato2

p1 =1MPa}
h2 =3195.5 kJ/kg
_

h,

(Tabella A.5)

f. CQ)
2

D.S =S2 - S1 =

(Tabella A.6)

I,..,

=2675.5 -3195.5 = -520

kJ,'kg

Si noti che, comprimendo il fluido tra le stesse pressioni, allo stato di vapore occorre un lavoro 500 volte maggiore di quello necessario allo stato liquido.

$2 -$1

da cui

(J/K)

mt.rev

I valori dell'entalpia nei due stati sono:

=-J,'v dp =-I,' dh = h, -

(J/K)

dove il segno di eguaglianza vale soltanto per trasformazioni internamente


o totalmente reversibili e la diseguaglianza per trasformazioni irreversibili.
Poich qualsiasi grandezza il cui integrale ciclico nullo una grandezza di stato, l'entropia definita dalla relazione seguente una grandezza
di stato:

vdp=dh

ds =O (isoentropica)

!>O

n~rev

(J/K)

La diseguaglianza di Clausius, assieme alla definizione di entropia, porta al


principio del!' aumento del!' entropia:

dS~CQ
T

Il minimo lavoro di compressione


Il lavoro di compressione nnimo se si procede alla trasformazione in
maniera internamente reversibile. Quando le variazioni di energia cinetica
e potenziale sono trascurabili, il lavoro di compressione dato dall'Equazione 6.49:
lrev

=-J,~dp
1

In pratica, per ridurre al nnimo il lavoro di compressione si cerca di realizzare una trasformazione che approssin quanto pi possibile una trasformazione internamente reversibile, riducendo nei dispositivi reali le
irreversibilit proprie del processo (attriti, turbolenze, compressioni nonquasi-statiche). La possibilit di ridurre le irreversibilit si scontra, per,
con i fattori economici. Si pu, allora, ridurre il lavoro di compressione
mantenendo il pi possibile basso il volume specifico del gas durante la
trasformazione, cosa che possibile fare raffreddando continuamente il gas
durante la compressione.

oppure

D.Si>Olato

~o

Per i processi reali lentropia generata una quantit sempre positiva, mentre
per i processi reversibili essa risulta nulla. La variazione totale di entropia
durante una trasformazione pari all'entropia generata S cn' somma delle
variazioni di entropia del sistema e di quella dell'ambienle.
L'entropia di un sistema, sia esso chiuso sia esso un volume di controllo, o dell'ambiente pu dinnuire durante una trasformazione, ma ci non
pu avvenire per l'insieme dei due.
La variazione di entropia causata dallo scambio termico, dai flussi di
. massa e dalle irreversibilit legate a un processo. La somnnistrazione di
una quantit di calore a un sistema ne fa aumentare l'entropia, mentre la
sottrazione di una quantit di calore la fa dinnuire. Le irreversibilit producono sempre un aumento di entropia.
Il principio dell'aumento dell'entropia per un sistema chiuso dato
dalla relazione:

190

oppure dalla relazione:

dS=~Qk+s

CAPITOL06
L'entropia

Per sostanze incompressibili:


.
"
. . traS10rmaz10ne:
Per quaIStaSI
s2 -

191

dt

,L.,

Tk

(W/K)
gcn

dove dS/dt rappresenta la variazione di entropia nell'unit di tempo del


sistema e Qk la potenza termica scambiata attraverso il contorno del sistema a temperatura Tk e S800 l'entropia generata nell'unit di tempo.
Il principio dell'aumento dell'entropia per i volumi di controllo dato
dalla relazione:
(W/K)

Per dispositivi coll"un solo ingresso e una sola uscita si ha:

S.gen =m. (Su -se ) -

Iok
Tk

(W/K)

S1

T,
=Cmed In-=-

Per trasformazioni isoentropiche: T2 =T1

[J/(kg K)]

'.fi

Per gas perfetti (calore specifico costante):

Per qualsiasi trasformazione:

Per trasformazioni isoentropiche:


T2

(Ti J

s=cost

v1

k-1

( J
V2

Il valore di S '" permette di sapere se una trasformazione reversibile,


irreversibile opp~re impossibile:

> O trasformazione irreversibile

S gcn

=O

trasformazione reversibile

<O trasformazione impossibile

Il terzo principio della termodinamica afferma che l'entropia di una


sostanza pura cristaUina alla temperatura di O K pari a zero. Questo principio fornisce un punto di riferimento assoluto per la determinazione del
valore di entropia. L'entropia determinata in relazione a questo punto
definita entropia assoluta.
L'entropia una grandezza di stato, che pu essere espressa in funzione di grandezze di stato di pi comune e semplice impiego attraverso le

equazioni del T dS:


prima equazione del TdS Tds =du + pdv
seconda equazione del T dS T ds = dh - vdp
Le relazioni che esprimono la variazione di entropia di un sistema a seguito
di una generica trasformazione o di una trasformazione isoentropica possono essere cos riassunte:

1 Generali:
Per qualsiasi trasformazione: !lS =s2 - s,
Per trasformazioni isoentropiche: s2 =s,

[J/(kg K)]

Il lavoro in condizioni di flusso stazionario nel caso di trasformazione reversibile dato dalla relazione:

Per sostanze incompressibili (v = cost), la relazione precedente diventa:


l,.v =V (p 1 - p2) - /:;,.e. - /:;,.eP

(J/kg)

Il lavoro in condizioni di flusso stazionario proporzionale al volume specifico.

Sommarii

Cicli diretti
e cicli inversi
Due importanti campi di applicazione della termodinamica sono la conversione di calore in lavoro e la refrigerazione; entrambe, infatti, vengono realizzate mediante sistemi che, in genere, operano secondo cicli termodinamici.
I dispositivi o i sistemi che forniscono lavoro netto sono chiamati di
solito motori; i cicli termodinamici che essi eseguono sono detti cicli diretti.
I dispositivi o i sistemi che realizzano la refrigerazione prendono il nome
di macchine frigorifere; i cicli termodinamici secondo cui operano sono
detti cicli inversi.
I cicli termodinamici possono essere suddivisi anche in cicli a gas e
cicli a vapore, in base allafase del fluido evolvente che subisce le trasformazioni del ciclo. Nei cicli a gas il fluido evolvente rimane sempre in fase
aeriforme durante l'inter ciclo, mentre nei cicli a vapore il fluido evolvente
si trova in fase di vapore in una parte del ciclo e in fase liquida nella parte
restante.
Gli impianti che operano secondo cicli termodinamici possono essere
suddivisi in impianti a circuito chiuso e a circuito aperto. Nei primi, il
fluido evolvente ritorna nel suo stato iniziale alla fine del ciclo e successivamente viene rimesso in circolo; negli impianti a circuito aperto, invece,
il fluido evolvente non rimesso in circolo ma viene rinnovato alla fine
dell'insieme delle trasformazioni eseguite: per esempio, nei motori automobilistici, i gas combusti sono scaricati e sostituiti da nuova miscela
di aria e combustibile alla fine di ogni ciclo; il motore opera secondo un
ciclo meccanico, ma il fluido evolvente non segue un ciclo termodinamico
completo.

I
194
CAPITOLO 7
Cicli diretli

e cicli inversi

I motori termici possono essere suddivisi in motori a combustione interna e motori a combustione esterna, in base al modo in cui il calore viene
fornito al fluido evolvente. Nei motori a combustione esterna l'energia
viene fornita al fluido evolvente da una sorgente esterna al sistema, come
un bruciatore, una fonte geotermica, un reattore nucleare o, anche, il sole.
Nei motori a combustione interna, invece, il calore viene fornito bruciando
'un combustibile all'interno del sistema. In questo capitolo verranno analizzati, pur con qualche semplificazione, diversi cicli diretti a gas.
Il vapor d'acqua il fluido evolvente pi comunemente utilizzato nei
cicli diretti a vapore per le sue molteplici caratteristiche utili: il basso costo, la grande disponibilit e lelevata entalpia di vaporizzazione. Tra le
altre sostanze utilizzate come fluido evolvente vi sono il sodio, il potassio
e il mercurio, per le applicazioni ad alta temperatura, e alcuni fluidi organici, come il benzene e il freon, per le applicazioni a bassa temperatura.
Gli impianti motori a vapore vengono comunemente chiamati impianti
a carbone, impianti nucleari o impianti a gas naturale, in relazione al tipo
di combustibile utilizzato per fornire calore al fluido evolvente. In ogni
caso, per, il fluido esegue lo stesso ciclo, per cui tali impianti possono
essere studiati nello stesso modo.
Il ciclo inverso pi frequentemente utilizzato il ciclo inverso a compressione di vapore, in cui il fluido evolvente vaporizzato e condensato
alternatamente e viene compresso nella fase di vapore. Si tratter anche la
refrigerazione termoelettrica, dove leffetto refrigerante prodotto dal
passaggio di una corrente elettrica attraverso la giunzione tra due materiali
diversi.

7.1 ~CONSIDERAZIONI FONDAMENTALI


NELL'ANALISI DEI CICLI DIRETTI
La maggior parte delle macchine motrici funziona secondo cicli termodinamici, il cui studio costituisce parte importante e avvincente della termodinamica. I cicli delle macchine reali sono difficili da analizzare sia per la
presenza di fenomeni complessi, come l'attrito, sia per l'assenza di condizioni di equilibrio, che non possono instaurarsi a causa dell'elevata velocit con cui si realizzano le trasformazioni del ciclo stesso. Pertanto, per rendere fattibile lo studio analitico di un ciclo reale, si deve ricorrere ad alcune
idealizzazioni e semplificare per quanto possibile i complessi fenomeni
presenti (Figura 7.1). Eliminando dal ciclo reale tutte le complessit e le
irreversibilit interne, si ottiene un ciclo, detto ciclo ideale, che assomiglia
molto al ciclo reale ma costituito soltanto da trasformazioni internamente
reversibili (Figura 7.2).
I cicli che verranno studiati in questo capitolo sono in qualche modo
idealizzati, ma nondimeno conservano le caratteristiche generali dei cicli
reali che rappresentano, e le conclusioni che si ottengono dal loro studio,
spesso, risultano valide anche per i cicli reali; per esempio, il rendimento
termico di un ciclo Otto, il ciclo ideale di un motore automobilistico ad
accensione comandata, aumenta con il rapporto di compressione e ci risulta vero anche per i motori automobilistici reali. Tuttavia, i valori numerici ottenuti dall'analisi di un ciclo ideale non sono necessariamente rappresentativi del ciclo reale, per cui si deve porre molta attenzione nella
loro interpretazione (Figura 7.3). L'analisi semplificata presentata in questo capitolo per diversi cicli diretti di interesse pratico pu anche servire
come punto di partenza per uno studio pi approfondito.
I motori termici sono progettati con lo scopo di convertire in lavoro
altre forme di energia (normalmente il calore), prestazione espressa dal
rendimento termico 11,. cio dal rapporto tra il lavoro netto prodotto dal
motore e la quantit totale di calore che gli viene fornita:

195
~;;,::.;:oc:

FORNO
&-REALE

.. nsc
ACQUA

IDEALE

FIGURA 7.1
L'uso di modelli fornisce semplici
descrizioni a fronte di una certa perdita
di precisione.
p

...
FIGURA 7.2
Lo studio di processi complessi
pu essere semplificato

ricorrendo a idealizzazioni.

HMHH' >( lt .>1


'11'<\l.IAI<() lt f'LI.
L.P.

Nel Capitolo 5 stato affermato che i motori termici che funzionano


con un ciclo totalmente reversibile, come il ciclo di Carnot, hanno il rendimento termico pi elevato tra tutti quelli che funzionano fra gli stessi due
serbatoi termici. In altri termini, non possibile sviluppare un ciclo di
maggior rendimento termico del ciclo di Carnot. ovvio, allora, porsi la
seguente domanda: se il ciclo di Carnot il ciclo di massimo rendimento,
perch non viene utilizzato in tutti i motori termici al posto dei tanti cicli
ideali? La risposta a questa domanda legata alle caratteristiche dei motori che si costruiscono nella realt. La maggior parte dei cicli dei motori
reali differisce in maniera significativa dal ciclo di Carnot, per cui questo
non risulta adatto per studiare le loro caratteristiche. Ognuno dei cicli ideali trattati in questo capitolo legato a uno specifico motore termico ed
una versione idealizzata del ciclo reale.

Mo~A

01\ICNf"~

.>OA0/11,1

FIGURA 7.3
I risultati dei cicli ideali devono essere
interpretati con molta attenzione.

196
CAPITOLO 7
Cicli diretti
e cicli inversi

(a) Compressione reale


(non-quasi-statica)

p"' uniforme
in ogni istante
(b) Compressione ideale
(quasi-statica e internamente
reversibile)

FIGURA 7.4
Le trasfonnazioni di compressione
e di espansione nei cicli ideali
sono considerate quasi-statiche
e internamente reversibili.

I cicli ideali sono internamente reversibili, ma, diversamente dal ciclo


di Carnot, non sono di necessit esternamente reversibili, poich possono
presentare irreversibilit esterne al sistema, come scambi termici attraverso differenze finite di temperatura. Per tale motivo il rendimento termico
di un ciclo ideale , in generale, minore di quello di un ciclo totalmente
reversibile che funzioni tra gli stessi serbatoi termici. Tuttavia, esso significativamente pi elevato del rendimento termico di un ciclo reale a
causa delle idealizzazioni contenute.
Le idealizzazioni e le semplificazioni che di solito vengono fatte nel!' analisi dei cicli diretti possono essere riassunte nei seguenti punti:
1 Tutti gli attriti sono trascurati. Pertanto, il fluido evolvente non subisce
perdite di carico quando scorre in tubazioni o in dispositivi quali gli
scambiatori di calore.
2 Tutte le trasformazioni di espansione e di compressione sono considerate quasi-statiche e internamente reversibili (Figura 7.4).
3 Le tubazioni che collegano i vari componenti di un sistema sono considerate isolate termicamente in modo da poter trascurare gli scambi termici
attraverso di esse.
Un'altra semplificazione che di solito viene fatta nell'analisi dei cicli
diretti quella di trascurare le variazioni dell'energia cinetica e dell' energia potenziale del fluido evolvente. Questa un'assunzione ragionevole
poich nelle macchine interessate a lavoro di elica, come turbine, turbocompressori e turbopompe, le energie cinetica e potenziale sono solitamente molto piccole rispetto agli altri termini presenti nell'equazione dell'energia. In dispositivi come condensatori, caldaie e camere di miscelazione, le velocit del fluido sono tipicamente basse e, in pi, sono soggette a piccole variazioni, per cui le variazioni di energia cinetica possono
essere considerate senz'altro trascurabili. Gli unici dispositivi in cui le variazioni di energia cinetica sono significative sono gli ugelli e i diffusori,
che vengono progettati specificamente per produrre elevate variazioni della velocit.
Nei capitoli precedenti i diagrammi di stato delle sostanze pure, come
i diagrammi p-v e T-s, sono stati utilizzati quale efficace strumento di studio delle trasformazioni termodinamiche. In entrambi i diagrammi, p-v e
T-s, larea racchiusa dai cicli ideali rappresenta il lavoro netto che si produce durante il ciclo (Figura 7.5), o la quantit netta di calore scambiata
p

FIGURA 7.5
Nei diagrammi p-v e T-s l'area racchiusa
da un ciclo rappresenta il lavoro netto
del ciclo stesso.

durante il ciclo. Il diagramma T-s particolarmente utile come strumento


visivo nell'analisi dei cicli diretti poich l'area sottesa sull'asse dell'entropia
dalla linea di trasformazioni reversibili rappresenta la quantit di calore
scambiata dal sistema nella trasformazione stessa. Ne consegue che, in
assenza di irreversibilit interne, una trasformazione con somministrazione
di calore segue il verso crescente dell'entropia, mentre una trasformazione
con sottrazione di calore segue il verso decrescente dell'entropia e, infine,
una trasformazione adiabatica tracciata a entropia costante (isoentropica).
Inoltre, se si considerano tutte le trasformazioni di un ciclo ideale che avvengono con somministrazione di calore, larea sottesa rappresenta la quantit totale di calore q fornita al sistema durante il ciclo, mentre se si considerano tutte le trasf~rmazioni che avvengono con sottrazione di calore,
l'area sottesa rappresenta la quantit totale di calore ceduta q" dal sistema
durar.te il ciclo. La differenza tra queste due aree, pari all'area racchiusa
dal ciclo, rappresenta la quantit netta di calore somministrata al sistema,
pari anche al lavoro netto prodotto durante il ciclo. Pertanto, sul diagramma T-s, il rapporto tra l'area racchiusa da un ciclo ideale e l'area sottesa
sull'asse dell'entropia dalle linee delle trasformazioni che avvengono con
somministrazione di calore dall'ambiente rappresenta il rendimento termico del ciclo, e quindi ogni modifica del ciclo che comporti l'aumento del

rapporto tra queste due aree determiner anche un aumento del rendimento termico del ciclo.
Bench in un ciclo diretto ideale il fluido evolvente operi a circuito

Il ciclo di Carnot
come ciclo di
confronto

chiuso, l'analisi delle singole trasformazioni che lo costituiscono dipende


dai particolari dispositivi utilizzati per eseguire il ciclo stesso. Nel ciclo
Rankine, che il ciclo ideale degli impianti motori a vapore, il fluido evolvente scorre attraverso dispositivi, come la turbina e il condensatore, schematizzabili come sistemi aperti a flusso stazionario, mentre nel ciclo Otto,
che il ciclo ideale dei motori automobilistici ad accensione comandata, il
fluido evolvente viene alternatamente espanso e compresso in un dispositivo cilindro-pistone. Pertanto, nell'analisi del ciclo Rankine devono essere
utilizzate le equazioni dei sistemi aperti a flusso stazionario, mentre nel!' analisi del ciclo Otto devono essere utilizzate le equazioni dei sistemi chiusi.

7.2 llll IL CICLO DI CARNOT COME CICLO


DI CONFRONTO
Il ciclo di Carnot, la cui rappresentazione sui diagrammi p-V e T-s riportata in Figura 7.6, composto da quattro trasformazioni totalmente reversibili: una somministrazione di calore isoterma, un'espansione isoentropica,
una sottrazione di calore isoterma e una compressione isoentropica. Il ciclo
di Camot pu essere eseguito sia in un sistema chiuso, come un dispositivo
cilindro-pistone, sia in un sistema aperto a flusso stazionario, costituito da
due turbine e due compressori (Figura 7.7), adoperando, come fluido evolvente, o un gas o un vapore. Il ciclo di Carnot il ciclo di maggior efficienza che possa essere eseguito tra una sorgente termica a temperatura T, e un
pozz? termico a temperatura 'I';- Il suo rendimento termico espresso dalla
relazione:

FIGURA 7.6
Il ciclo di Carnot
sui diagrammi p-v e T-s.

----~--~--------~-------------~

198

la quantit di calore scambiata nelle trasformazioni stesse. Il calore viene fornito al sistema nella trasformazione 1-2 e ceduto dal sistema nella trasformazione
3-4. Pertanto le quantit rispettivamente di calore fornita e quella sottratta al sistema nel ciclo di Carnot possono essere espresse dalle relazioni:

CAPITOL07
Cicli diretti
e cicli inversi

q = T, (s2 - s,) e

q" = T, (s,- s,) =T, (s2 - s,)

in cui si posto s =s2 e s, =s,. essendo le trasformazioni 2-3 e 4-1 isoentropiche.


Sostituendo tali d'ue espressioni nell'Equazione 7.1 b, si ottiene l'espressione del
rendimento termico del ciclo di Carnot:
1J,

FIGURA 7.7
Motore di Carnot a flusso stazionario.

=~ =1-~ =1 T,(s, -s,) =1-,I


q,

q.

r,(s2 -s,)

r.

che dimostra quanto richiesto. Si noti che il rendimento termico del ciclo di Carnot
indipendente dalla particolare sostanza utilizzata come fluido evolvente (gas
ideale, vapor d'acqua ecc.) e dal fatto che il ciclo sia eseguito in un sistema chiuso o in un sistema aperto a flusso stazionario.
Uno scambio termico reversibile a temperatura costante molto difficile da
realizzare nella pratica perch richiederebbe uno scambiatore di calore molto
grande e una durata del processo molto lunga (quando, in realt, un ciclo
diretto di un tipico motore viene completato in una frazione di secondo).
Pertanto, non praticamente possibile costruire un motore funzionante secondo un ciclo che approssimi il ciclo di Carnot. Tuttavia, l'utilit del ciclo
di Carnot deriva dal!' essere il ciclo di riferimento con il quale confrontare
le prestazioni di altri cicli ideali o di quelli reali. Il rendimento termico del
ciclo di Carnot funzione delle sole temperature della sorgente termica e
del pozzo termico con cui il sistema scambia calore; la sua espressione
(Equazione 7.2) consente un'importante deduzione che pu essere applicata sia ai cicli ideali sia ai cicli reali: il rendimento termico aumenta all 'aumentare della temperatura media alla quale il calore viene fornito al siste-

ma e al diminuire della temperatura media alla quale il calore viene ceduto


dal sistema.
T

:::::t:J:
I
I
I

q.

I
I
I

FIGURA 7.8
Il ciclo di Carnot sul diagramma T-s
per l'Esempio 7. I.

Tuttavia, le temperature delle sorgenti e dei pozzi che possono essere


utilizzati nella pratica non sono prive di limitazioni. La temperatura pi
alta in un ciclo limitata dalla massima temperatura che i componenti dei
motori termici, come i pistoni di un motore alternativo o le pale di una
turbina, possono tollerare senza perdere la necessaria resistenza meccanica. La temperatura pi bassa, invece, limitata dalla temperatura dei pozzi
termici disponibili, come laghi, fiumi o l'atmosfera.

ESEMPIO 7.1
Dimostrare che il rendimento termico del ciclo di Camot eseguito tra la temperatura
T di una sorgente termica e la temperatura T, di un pozzo termico funzione soltnto di queste due temperature ed fornito dalla Equazione 7.2.
Soluzione Il ciclo di Carnot riportato su un diagramma T-s in Figura 7.8.
Tutte e quattro le trasformazioni che lo costituiscono sono reversibili e pertanto
l'area sottesa sull'asse dell'entropia dalle linee delle trasformazioni rappresenta

7.3 lii CICLI AD ARIA STANDARD


Nei cicli diretti a gas il fluido evolvente rimane sempre in fase aeriforme in
tutto il ciclo. Esempi di motori che funzionano con cicli a gas sono i motori
automobilistici ad accensione comandata, i motori diesel e gli impianti
convenzionali a turbina a gas. In questi motori, l'energia viene fornita al
fluido evolvente bruciando un combustibile all'interno del sistema e, per
questo motivo, sono detti motori a combustione interna. A causa del processo
di combustione, la composizione del fluido evolvente si modifica durante il
ciclo da quella dell'aria, o aria e combustibile, a quella dei prodotti della combustione. Tuttavia, poich l'aria costituita prevalentemente da azoto, che in
camera di combustione difficilmente subisce reazioni chimiche, la composizione del fluido evolvente rimane comunque molto vicina a quella dell'aria.
Anche se i motori a combustione interna funzionano secondo un ciclo meccanico (il pistone ritorna nella sua posizione iniziale alla fine di
ogni giro dell'albero motore), il fluido evolvente non subisce un ciclo
termodinamico completo, poich non ritorna nello stato iniziale ma viene espulso dal motore in un certo punto del ciclo (come gas di scarico) e
sostituito con l'immissione di nuovo fluido. Questo modo di funzionamento detto a circuito aperto ed caratteristico di tutti i motori a combustione interna.
Poich i cicli diretti a gas che vengono realmente eseguiti nei motori a
combustione interna sono piuttosto complessi, per semplificarne lo studio
si fa riferimento ai cicli ad aria standard, caratterizzati dalle seguenti
approssimazioni:

1 Il fluido evolvente aria che circola continuamente in un circuito chiuso e si comporta sempre come un gas perfetto con i calori specifici assunti
costanti, valutati a temperatura ambiente (25C).
2 Tutte le trasformazioni che costituiscono il ciclo sono internamente reversibili.

199
Cicli ad aria
standard

200

ARIA
Camera di
combustione

CAPITOLO 7

Cicli diretti
: cicli inversi

COMBUSTIBILE
(a) Reale

CALORE

FIGURA 7.9

Nei cicli ideali il processo


di combustione sostituito da un
processo di somministrazione di calore.

ARIA

Scambiatore
di calore

ARIA

(b) Ideale

FIGURA 7.11
(a) Cilindrata

(b) Spazio

morto

3 Il processo di combustione sostituito da una somministrazione di calore da una sorgente esterna (Figura 7.9).

nimo (spazio morto) si chiama rapporto volumetrico di compressione


del motore (p):

La cilindrata e lo spazio morto


dei motori alternativi.
p

4 Il rinnov del fluido evolvente sostituito da una sottrazione di calore


che ripristina il fluido evolvente nello stato iniziale.
Le approssimazioni contenute nei cicli ad aria standard semplificano
notevolmente l'analisi dei cicli e consentono di studiare almeno
qualitativamente l'influenza dei principali parametri sulle prestazioni dei
motori reali.

7.4 Il DESCRIZIONE DEI MOTORI ALTERNATIVI

alvola di Valvola
pirazione di scarico

;;:j;~~ggi~

r..

PMS

Corsa

, . . . . L.

rM1

'3URA 7.10

cune definizioni nei motori alternativi.

Malgrado la sua semplicit, il motore alternativo (fondamentalmente un


dispositivo cilindro-pistone) una delle poche invenzioni che si mostrata
molto versatile e con un vasto campo di applicazioni; il propulsore utilizzato nella stragrande maggioranza delle automobili, autocarri, aeroplani
leggeri, navi, generatori di energia elettrica e di tanti altri dispositivi.
I componenti fondamentali di un motore alternativo sono mostrati in
~igu.ra 7.10. ~l pistone si muove alternatamente nel cilindro tra due posiz1om fisse chiamate punto morto superiore (PMS) - la posizione del pistone quando esso racchiude il volume pi piccolo all'interno del cilindro e punto morto inferiore (PMI) - la posizione del pistone quando esso
racchiude il volume pi grande all'interno del cilindro. La distanza tra il
PMS e il PMI la lunghezza del percorso massimo che il pistone pu
compiere in ognuno dei due versi e prende il nome di corsa del motore. II
diametro del pistone si chiama, invece, alesaggio. L'aria, o una miscela di
aria e combustibile, immessa nel cilindro attraverso la valvola di aspirazione, mentre i prodotti della combustione sono espulsi dal cilindro attraverso la valvola di scarico.
Il minimo volume racchiuso nel cilindro quando il pistone al PMS
si chiama spazio morto (Figura 7.11), mentre il volume spostato dal pistone quando si muove tra il PMS e il PMI prende il nome di cilindrata.
Il rapporto tra il volume massimo racchiuso nel cilindro e il volume mi-

Si noti che il rapporto volumetrico di compressione un rapporto di volumi


e non deve essere confuso con un rapporto di pressioni.
Un altro parametro frequentemente utilizzato nello studio dei motori alternativi la pressione media effettiva (p,,). Essa una pressione fittizia
che, se agisse sul pistone durante l'intera corsa di espansione, produrrebbe
lo stesso lavoro netto che si produce durante il ciclo reale (Figura 7.12):

L.

=p

me

area pistone X corsa

=p

me

cilindrata

V~a:t

PMI

e quindi:

La pressione media effettiva pu essere utilizzata per confrontare le prestazioni di motori alternativi di uguali dimensioni: pi grande il suo valore,
maggiore il lavoro sviluppato a ogni ciclo.
I motori alternativi vengono suddivisi in motori ad accensione comandata (AC) e motori ad accensione spontanea (AS), in base al modo
in cui il processo di combustione viene innescato. Nei motori ad accensione comandata, la combustione della miscela di aria e combustibile
innescata da una scintilla, mentre nei motori ad accensione spontanea il
combustibile si autoaccende quando, iniettato nel cilindro, viene a contatto con l'aria che per effetto della compressione precedente si trova a
una temperatura superiore a quella di autoaccensione. Nei prossimi due
paragrafi verranno discussi il ciclo Otto e il ciclo Diesel, i cicli ideali dei
motori alternativi, rispettivamente, ad accensione comandata e ad accensione spontanea.

FIGURA 7.12

Definizione di pressione media effettiva.

7.5 t1l IL CICLO OTTO: CICLO IDEALE DEI MOTORI


AD ACCENSIONE COMANDATA

202
CAPITOLO 7
Cicli diretti
e cicli in\'ersi

FIGURA 7.13
Ciclo reale e ciclo ideale dei motori
ad accensione comandata,
nel diagramma p-v.

Il ciclo Otto il ciclo ideale dei motori alternativi ad accensione comandata. Il suo nome deriva da Nikolaus A. Otto che, nel 1876 in Germania,
realizz con successo un motore a quattro tempi utilizzando il ciclo proposto dal francese Beau de Rochas nel 1862. Nella maggior parte dei motori
ad accensione comandata il ciclo termodinamico si compie mentre il pistone ese"ue quattro corse complete ali' interno del cilindro (due cicli meccanici), clo mentre l'albero motore compie due giri. Questi motori sono .detti
motori a combustione interna a quattro tempi. In Figura 7.13a sono nportati la rappresentazione del ciclo su un diagramma p-v e lo schema delle
quattro corse in un motore reale ad accensione comandata a quattro tempi.
Inizialmente, sia la valvola di aspirazione sia quella di scarico sono
chiuse e il pistone si trova al punto morto inferiore (PMI). Durante lafase
di compressione, il pistone si muove verso il punto morto superiore (PMS)
comprimendo la miscela di aria e combustibile. Poco prima che il pistone
raggiunga il PMS, una candela fa scoccare una scintilla che accende la
miscela, provocando un aumento de!la pre~sione e. dell~ te.mperatura ~
I' interno del cilindro. L'elevata pressione dei gas spmge 11 pistone verso Il
PMI mettendo, cos, in rotazione l'albero motore e producendo un lavoro
utile (fase di espansione o di lavoro). Alla fine di questa corsa, il pistone si
trova al PMI (si completato il primo ciclo meccanico) e il cilindro contie-

Miscela di aria
e combustibile

Gas di
scarico

-----

-----

:J

Aspirazione

PMS

Fase di compressione

PMI

Fase di espansione

lJ

Fase di aspirazione

Fase di scarico

V
(a) Motore reale ad accensione comandata a quattro tempi

ARIA
~ ::.:.,-,-_-_-

(2)

lJ

.
PMS

PMI

ARIA

-----

lJ

::::.1J:.:.-

Compressione

Somministrazione

Espansione

isoentropica

di calore a V= cost

isoentropica

(b} Ciclo Otto ideale

i'

i.---l'll..__-l (4) + (I )

Sottrazione
di calore a v = cost

ne al suo interno i prodotti sviluppati dalla combustione. Il pistone, poi, si


muove nuovamente verso il PMS espellendo i gas combusti attraverso la
valvola di scarico (fase di scarico) e, successivamente, ancora verso il PMI
aspirando nuova miscela di aria e combustibile attraverso la valvola di
aspirazione (fase di aspirazione). Si osservi che la pressione all'interno
del cilindro leggermente superiore a quella atmosferica durante la fase di
scarico ed , invece, leggermente inferiore a quella atmosferica durante la
fase di aspirazione.
_
Nei motori a due tempi le quattro fasi descritte si compiono in due
sole corse del pistone: quella di compressione e quella di aspirazione. In
questi motori le valvole di aspirazione e di scarico sono sostituite da aperture, dette luci, realizzate nella parte inferiore della parete del cilindro.
Inoltre, il carter, che la camera che contiene il manovellismo, sigillato
in modo da poter utilizzare il moto del pistone verso il PMI per innalzare
opportunamente la pressione della miscela di aria e combustibile contenuta nello stesso carter, come mostrato in Figura 7.14, e consentire, cos, il
riempimento del cilindro. Infatti, nella parte finale della corsa di espansione, il pistone scopre dapprima le luci di scarico, permettendo ai gas combusti
di essere in buona parte espulsi, e successivamente scopre le luci di aspirazione permettendo l'ingresso di nuova miscela di aria e combustibile, che
spinge al di fuori del cilindro la maggior parte dei rimanenti gas combusti.
Quando, poi, il pistone si muove verso il PMS, durante la corsa di compressione, la miscela si comprime e successivamente viene accesa dalla
scintilla di una candela.
I motori a due tempi sono generalmente meno efficienti dei corrispondenti motori a quattro tempi a causa dell'incompleta espulsione dei
gas combusti e della parziale fuoriuscita di miscela fresca di aria e combustibile con i gas combusti. Tuttavia, essi sono relativamente semplici e
poco costosi, hanno elevati rapporti potenza/peso e potenza/volume per
cui risultano molto adatti per quelle applicazioni che richiedono modesti
ingombri e limitato peso, come motociclette, motoseghe e motofalciatrici.
I progressi conseguiti in numerose tecnologie - come l'iniezione diretta di combustibile, la combustione a carica stratificata e il controllo elettronico - hanno apportato un rinnovato interesse per i motori a due tempi
perch potrebbero offrire elevate prestazioni con ridotti consumi di combustibile, soddisfacendo le stringenti limitazioni future sulle emissioni. Per
un peso e una cilindrata assegnati, un motore a due tempi ben progettato
pu fornire una potenza significativamente maggiore di quella di un corrispondente motore a quattro tempi perch sviluppa lavoro utile a ogni giro
dell'albero motore anzich ogni due giri come fanno i motori a quattro
tempi. Nei nuovi motori a due tempi in fase di sviluppo il combustibile
brucia in maniera molto pi completa perch viene finemente nebulizzato,
sotto forma di spray, e iniettato nell'aria compressa ali' interno del cilindro
mentre si sta concludendo la corsa di compressione. L'iniezione del combustibile avviene solo dopo che la luce di scarico si chiusa, per cui non
possibile che combustibile non ancora bruciato possa fuoriuscire nell'atmosfera. Con la combustione a carica stratificata si ottiene una combustione molto pi pulita poich la fiamma, che viene innescata accendendovici-

203
Il ciclo Otto: ciclo ideale
dei motori ad accensione
comandata

Candela

Luce di
scarico

FIGURA 7.14
Schema di un motore ad accensione
comandata a due tempi.

------- ---- ---------

!04
\PITOLO 7
idi diretti
ddi imersi

ciclo Ono ideale sul diagramma T-s.

r-

no alla candela una piccola quantit di miscela ricca di aria e combustibile,


riesce a propagarsi ali' interno della camera di combustione anche in presenza di una miscela molto povera. Infine, i progressi fatti dal!' elettronica
consentono di assicurare continuamente le condizioni ottimali, anche in
situazioni di carico e velocit variabili. I principali costruttori di automobili hanno avviato programmi di ricerca sui motori a due tempi da cui si
attendono risultati positivi nel prossimo futuro.
L'analisi termodinamica dei cicli reali dei motori a quattro tempi e a
due tempi sin qui descritti non facile. Tuttavia, lo studio pu essere notevolmente semplificato riferendosi al ciclo ad aria standard, che descrive
abbastanza bene le reali condizioni di funzionamento dei motori e prende
il nome di ciclo Otto ideale ad aria standard. Esso consiste di quattro trasformazioni internamente reversibili:
1-2
2-3
3-4
4-1

GUAA 7.15

compressione isoentropica;
somministrazione di calore a volume specifico costante;
espansione isoentropica;
sottrazione di calore a volume specifico costante.

In Figura 7. l 3b sono riportate sia la rappresentazione del ciclo Otto sul


diagramma p-v sia le fasi di funzionamento del dispositivo cilindro-pistone in cui si esegue il ciclo, mentre in Figura 7.15 riportato il ciclo sul
diagramma T-s.
Poich il ciclo Otto eseguito in un sistema chiuso, l'equazione del
primo principio della termodinamica riferita all'unit di massa assume,
per ognuna delle trasformazioni, la seguente espressione:

q - l = /lu

(7.5)

(J/kg)

Inoltre, il sistema non scambia lavoro durante le due trasformazioni di scambio termico, poich esse avvengono a volume specifico costante. Pertanto,
per le ipotesi fatte per i cicli ad aria standard, la quantit di calore fornita e
quella sottratta al fluido evolvente possono essere espresse, rispettivamente, dalle relazioni:

q, =q23 =U3 - 112 =cv (T3 - T2)


q = -q41 = -(u1 - u4) =cv (T4 - T1)

' uo

q,

T3-1

T2(T3IT2-l)

Tenendo presente, poi, che le trasformazioni 1-2 e 3-4 sono isoentropiche e


che, inoltre, risulta v2 v3 e v4 v1, si ottiene:

comandata

il rapporto volumetrico di compressione e k il rapporto dei calori specifici cple.


V
L'Equazione 7.8 dimostra che, con le ipotesi fatte per il ciclo ad aria
standard, il rendimento termico di un ciclo Otto ideale dipende dal rapporto volumetrico di compressione del motore e dal rapporto dei calori specifici del fluido evolvente; pi precisamente, funzione crescente di entrambi i rapporti. Ci risulta vero anche per i motori reali a combustione interna
ad accensione comandata. In Figura 7.16 riportato il diagramma del rendimento termico in funzione del rapporto volumetrico di compressione,
per k 1.4 che il valore del rapporto dei calori specifici dell'aria a temperatura ambiente. Per un dato rapporto volumetrico di compressione, il rendimento termico di un motore reale ad accensione comandata inferiore a
quello di un ciclo Otto ideale a causa delle irreversibilit, come lattrito, e
di altri fattori, come la combustione incompleta.

0.7
0.6
0.5

8 0.4

_,;.-Valori
,...-.::.....; tipici dip
nei motori

0.3

a benzina

FIGURA 7.16

0.2

IO

12

14 P

(7.7)
Sostituendo, allora, queste equazioni nell'espressione del rendimento termico e semplificando si ricava:

Rendimento termico del ciclo Otto ideale


in funzione del rapporto volumetrico
di compressione p (k 1.4).

Dalla Figura 7.16 si pu osservare che la curva del rendimento termico

piuttosto ripida per piccoli valori del rapporto volumetrico di compres-

=~=1- q. =1-T4 -Ti =1- 7(T4/7-l)


q,

Il ciclo Otto: ciclo ideale


dei motori ad accensione

(7.6a)
(7.6b)

per cui il rendimento termico del ciclo Otto ideale risulta:

11 o

205

sione ma tende ad appiattirsi a partire da un rapporto volumetrico di compressione di circa 8. Pertanto, l'incremento del rendimento termico con il
rapporto di compressione volumetrico non particolarmente pronunciato
quando quest'ultimo gi elevato.
Inoltre, quando il rapporto volumetrico di compressione elevato, la
temperatura della miscela di aria e combustibile pu innalzarsi, durante il
processo di combustione, al di sopra della temperatura di autoaccensione
(la temperatura alla quale il combustibile si accende spontaneamente senza necessit di una scintilla) causando una prematura e rapida accensione
del combustibile in uno o pi punti non ancora raggiunti dal fronte di fiamma e la successiva quasi istantanea combustione della rimanente miscela
(Figura 7 .17). Questa autoaccensione prematura del combustibile, chiama-

Miscela
di aria e
combustibile

3oc

FIGURA 7.17

Innalzamento della temperatura al di


sopra di quella di autoaccensione del
combustibile per effetto di un elevato
rapporto volumetrico di compressione p.

-'

.~-----

I
ta detonazione, produce un rumore udibile noto come battito in testa del
motore. La detonazione nei motori ad accensione comandata non pu essere tollerata perch nuoce alle prestazioni del motore e pu provocare
danni; per questo motivo necessario limitare superiormente il valore del
rapporto volumetrico di compressione che pu essere utilizzato.
Adoperando miscele di benzina e particolari sostanze capaci di aumentare la resistenza alla detonazione, come il piombo tetraetile, stato possibile migliorare il rendimento termico dei motori a benzina elevando il rapporto di compressione volumetrico, fino a circa 12, senza che si verificasse
il problema dell'autoaccensione. Il piombo tetraetile veniva addizionato
alla benzina sin dagli anni Venti perch permette di aumentare, nel modo
pi economico, il numero di ottano che una misura del potere antidetonante
di un combustibile. Tuttavia, la benzina addizionata di piombo ha un effetto collaterale assai indesiderabile poich, durante la combustione, forma
composti dannosi per la salute e inquinanti per lambiente. Per combattere
l'inquinamento atmosferico, la benzina al piombo stata messa definitivamente al bando a partire dalla met degli anni Settanta, per cui le raffinerie sono state costrette a sviluppare altre tecniche pi complesse per
migliorare il potere antidetonante della benzina. La maggior parte delle
automobili costruite dopo il 1975 sono state progettate per utilizzare benzina senza piombo, per cui, per evitare il problema della detonazione,
stato necessario utilizzare valori pi bassi per il rapporto volumetrico di
compressione. In conseguenza di ci, il rendimento termico diminuito,
tuttavia, per i progressi conseguiti in altri settori (riduzione del peso dell'autoveicolo, migliore progetto aerodinamico ecc.), le automobili odierne
hanno minori consumi di combustibile (e, conseguentemente, percorrono
pi chilometri con un litro di combustibile). Quanto detto dimostra come
le scelte progettuali siano il risultato di pi compromessi e che lefficienza
soltanto uno degli aspetti presi in considerazione.
Il secondo parametro da cui dipende il rendimento termico di un ciclo
Otto ideale il rapporto dei calori specifici k. Per un dato rapporto
volumetrico di compressione, un ciclo Otto ideale che utilizzi un gas
monoatomico (come l'argon o l'elio, per i quali k = 1.667) come fluido
evolvente ha il rendimento termico pi elevato (Figura 7.18). Il rapporto
dei calori specifici k, e quindi il rendimento termico del ciclo Otto ideale,

206
CAPITOLO 7
Cicli diretti
e cicli inversi

Un ciclo Otto ideale ha un rapporto volumetrico di compressione pari a 8. All'inizio


della trasformazione di.compressione l'aria si trova alla pressione di 100 kPa e alla
te~peratura di 17C; durante la trasformazione a volume costante viene fornita al
fluido evolvente una q~antit di ~alore pari !i
kJ/kg. Determinare a) la massima
temperatura e la massima pressione che s1 raggiungono nel ciclo b) il lavoro netto
prodotto; e) il rendimento termico; cf'J la pressione media effettiv~.
Soluzion~ .

Il ciclo Otto des.~ritto rappresentato sul diagramma p-v in Figura 7.19. Lana contenuta nel c1lmdro costituisce un sistema chiuso e di ci si deve
tE'.ne'.e conto nell'applicare I principi della termodinamica alle singole trasformazion~. 81 assumono costanti i calori specifici dell'aria, valutandoli a temperatura ambiente: c.= 1005 J/(kg K), c.= 718 J/(kgK), k= 1.4.
a) In un elci? Otto la massima t~mperatura e la massima pressione vengono ragg1~nte alla Ime della trasformazione a volume costante in cui si fornisce calore al
fluido (~t~to 3). Dapprima, per, ne?ess~rio calcol.are I~ temperatura e la pressione dell aria alla fine della trasformazione 1soentrop1ca d1 compressione (stato 2):

T, = T, ( ::
pv

p,v,

T,

T,

-2 -2 = -

= T,p

-i =290x8

1
'

=666.2 K

T, v,
666.2
P, =p,--=100x--x8=1837.8 kPa
T, v,

/23

290

= u3 - u2 = c. (T3 - T,)

=O):
q

800

c.

0.718

T, = T, +~= 666.2+--= 1780.4 K

Rendimento termico del ciclo Otto


in funzione del rapporto volumetrico
di compressione p,
per alcuni valori del rapporto k
tra i calori specifici del fluido evolvente.

""

0.4
0.2

I
I

I Isoentropica
100 --r-------------1
I

FIGURA 7.19

Dall'equazione del primo principio della termodinamica applicata alla trasformazio


ne a volume costante 2-3:

0.8

FIGURA 7.18

p, kPa

aoo.

q23 -

Il ciclo Otto: ciclo ideale


dei motori ad accensione
comandata

ESEMPI00

si ricava (123

0.6

207

diminuisce all'aumentare delle dimensioni delle molecole del fluido evolv~nte. A ~emperatura ambiente esso vale 1.4 per l'aria, 1.3 per il biossido
d1 carbonio e 1.2 per l'etano. Nei motori reali il fluido evolvente contiene
molec?l~ pi~ gra~di rispe.tto a ~nelle d.ell'aria, come ad esempio le moleco~e d1 b1oss1do d1 carbonio, e, moltre, 11 rapporto dei calori specifici diminu1s.ce con la tei:11peratura; queste sono alcune delle ragioni per cui i cicli
reali hanno rendimenti termici inferiori rispetto al ciclo Otto ideale ad aria
standard. Il rendimento termico dei motori ad accensione comandata reali
varia all'incirca tra il 25 e il 30 per cento.

e quindi:

pv
pv
T. v
1780.4
...1.2.=.2.2.. ~ P3 = P, -2-...!.= 1837.8x---x1=4911.5 kPa
T,
T,
T, v.
666.2
b) 11 lavoro netto prodotto pu essere determinato sia sommando i lavori di variazione di volume <f p cl\? scambiati con l'ambiente in ognuna delle trasformazioni del
ciclo, sia calcolando il calore netto scambiato durante il ciclo, poich pari al lavo-

II ciclo Otto dell'Esempio 7.2


sul diagramma p v.

------ "- ------208


CAPITOL07
Cicli diretti

ro netto prodotto. Scegliendo la seconda via, necessario calcolare prima la temperatura dell'aria nello stato 4 per poter valutare la quantit di calore ceduta dal
sistema q". Tenendo presente che la trasformazione 3-4 un'espansione
isoentropica di gas perfetto si ha:

e cicli inversi

T.

= T,

(~: J,_, T, (-; J'"'


=

= 1780.4

(i )1.4-1 = 775.0 K

Applicando il primo principio della termodinamica alla trasformazione 4 1 (sottrazione di calore a volume costante}, si ottiene:

q., - 141

=u

1-

u, =c" ( T, - T,)

da cui (/41 = O):

qu = -q41 = Cu (T, - T,) = 0.718 X (775 - 290) = 348.2 kJ/kg


e quindi il lavoro netto prodotto risulta:

In= qn = q - qu = 800 - 348.2 = 451.8 kJ/kg


e) Il rendimento termico del ciclo viene determinato, in base alla sua definizione,
con l'Equazione 7.1:
I
451.8
1) =...!!..=--=0.565=56.5%
' q.
800

Nell'ipotesi di ciclo ad aria standard, il rendimento termico pu essere determinato


anche con l'Equazione 7.8:

1J

t,Otto

1
1
=1-- = 1- p =1-0 1-"1 =0.565 = 56.5%
pk-1

ottenendo lo stesso valore.

d) La pressione media effettiva pu essere determinata, in base alla sua definizione, con l'Equazione 7.4:

p __In____.___
me -

dove

In

v,-v, - v, -v,tp - v,(1-l!p)

RT, 0.287x290
3
v, = - =
=O. 832 m /kg
P1
100

Per cui:
p
me

451.8
0.832x(1-1/8)

- 620.6 kPa

Ci significa che una pressione di 620.6 kPa, mantenuta costante durante tutta la
corsa di espansione, produrrebbe lo stesso lavoro netto sviluppato durante l'intero
ciclo.

7.6 ml IL CICLO DIESEL: CICLO IDEALE DEI MOTORI


AD ACCENSIONE SPONTANEA
II ciclo Diesel il ciclo ideale dei motori alternativi ad accensione spontanea. Il motore ad accensione spontanea, proposto per la prima volta da Rudolf
Diesel intorno al 1890, molto simile al motore ad accensione comandata,
differendo sostanzialmente solo nel modo in cui avviene l'accensione del
combustibile. Nei motori ad accensione comandata (detti anche motori a
benzina), la miscela di aria e combustibile viene compressa fino a una temperatura inferiore a quella di autoaccensione del combustibile e la combustione viene innescata dalla scintilla di una candela. Invece, nei motori ad
accensione spontanea (detti anche motori diesel), laria viene compressa
fino a raggiungere una temperatura superiore a quella di autoaccensione
del combustibile e la combustione inizia spontaneamente non appena il
combustibile, iniettato nel cilindro, viene a contatto con laria calda. Quindi, la candela e il carburatore dei motori ad accensione comandata sono
sostituiti, nei motori diesel, dal!' iniettore di combustibile (Figura 7 .20).
Nei motori a benzina, durante la fase di compressione, il cilindro contiene una miscela di aria e combustibile e ci limita il rapporto volumetrico
di compressione onde evitare il problema dell'autoaccensione e della detonazione. Nei motori diesel, invece, durante la fase di compressione il cilindro contiene soltanto aria, per cui non esiste possibilit di autoaccensione.
Pertanto, i motori diesel possono essere progettati per funzionare con rapporti volumetrici di compressione molto pi elevati, tipicamente tra 12 e
24. Inoltre, non essendo soggetti al problema dell'autoaccensione, i motori
diesel hanno un altro vantaggio: molte delle stringenti limitazioni poste sul
combustibile nei motori a benzina possono essere rimosse per cui si possono utilizzare combustibili meno raffinati (e quindi meno costosi).
Nei motori diesel l'iniezione del combustibile inizia quando il pistone
si avvicina al PMS e continua durante la prima parte della fase di espansione. Pertanto, la combustione ha una durata maggiore rispetto ai motori a
benzina e ci comporta che la trasformazione in cui avviene la somministrazione di calore possa essere considerata, nel ciclo Diesel ideale, a
pressione costante. Questa l'unica trasformazione in cui il ciclo Otto e il
ciclo Diesel differiscono; le rimanenti tre trasformazioni sono, invece, le
stesse (Figura 7.21), per cui la trasformazione 1-2 una compressione
isoentropica, la trasformazione 3-4 una espansione isoentropica e la trasformazione 4-1 una sottrazione di calore a volume specifico costante.
La somiglianza tra i due cicli evidente confrontando le loro rappresentazioni sui diagrammi p-v e T-s.
Una misura delle prestazioni dei cicli diretti fornita dal rendimento
termico. Di seguito verr ricavata, utilizzando le assunzioni del ciclo ad
aria standard, lespressione del rendimento termico del ciclo Diesel che
consentir di esaminare gli effetti dei principali parametri sulle prestazioni
dei motori diesel.
Il ciclo Diesel, come il ciclo Otto, viene eseguito in un dispositivo
cilindro-pistone, che costituisce un sistema chiuso per cui nell'analisi delle singole trasformazioni devono essere utilizzate le equazioni sviluppate
per questo tipo di sistemi. Con le assunzioni del ciclo ad aria standard, la

209
llll!lllill1l!ili!ililii!l!'!i<l@~

Iniettore di
combustibile

Motore a benzina

Motore diesel

FIGURA 7.20
Nei motori diesel la candela sostituita
da un iniettore di combustibile.
Nella fase di compressione il cilindro
contiene soltanto aria.
p
q,

(a) Diagramma pV

T
q,
4

(b) Diagramma T-s

FIGURA 7.21
Il ciclo Diesel ideale
nei diagrammi p-v e T-s.

210

quantit di calore fornita al fluido evolvente a pressione costante e quella


sottratta a volume costante possono essere espresse come segue:

CAPITOL07
Cicli diretti
e cicli inversi

q,

=qn =In+ (ili1)23 =p2 (v3 -

qu =-q.,

=-/41 -

(fiu)4t

= 114 -

v2) + (113 - u2)

=h3- h2 =cP (T3-T2)

11, = Cv (T4 - T,)

211
0.7

Il ciclo Diesel: ciclo ideale


dei motori ad accensione

0.6

spontanea

(7.lOa)
(7.lOb)

'li

Il rendimento termico del ciclo Diesel ideale risulta allora:

Se si definisce una nuova quantit, il rapporto volumetrico di introduzione '!", come il rapporto tra i volumi del cilindro alla fine e ali' inizio del
processo di somministrazione del calore:

e se si tiene conto che per un gas perfetto le trasformazioni isoentropiche,


come la 1-2 e la 3-4, sono politropiche di esponente k, il rendimento termico si riduce ali' espressione:

dove p il rapporto volumetrico di compressione definito dall'Equazione


7 .9. Osservando attentamente l'Equazione 7 .12, si pu notare che il remlimento termico del ciclo Diesel ad aria standard differisce da quello del
ciclo Otto ad aria standard per il solo termine in parentesi che, pari a l nel
caso limite di'!"= 1, funzione crescente di'!". Pertanto, a parit di rapporto
volumetrico di compressione p, risulta:

0.5

'5

0.4

"'

0.3

Valori tipici di p
nei motori diesel

2 4 6 8 IO 12 14 16 18 20 22 24p

dimostra quanto grande possa essere un motore diesel il motore realizzato nel 1964 dalla Fiat, che aveva 12 cilindri con alesaggio di 90 cm, una
corsa di 91 cm e produceva una potenza di 18.8 MW alla velocit di rotazione di 122 giri al minuto.
Si noti che approssimare il processo di combustione in un motore a
combustione interna con una somministrazione di calore a volume specifico costante o a pressione costante alquanto semplicistico e non abbastanza realistico. Probabilmente un modello migliore (ma leggermente
pi complesso) si ottiene considerando il processo di combustione, sia
nei motori a penzina sia nei motori diesel, come una combinazione di due
processi di scambio termico, uno a volume costante e l'altro a pressione
costante. Il ciclo ideale che si basa su questo modello il ciclo misto di
Sabath, rappresentato sul diagrammap-v in Figura 7.23. Le quantit di
calore fomite nelle due trasformazioni possono essere stabilite in modo
da avere la migliore approssimazione al ciclo reale. Sia il ciclo Otto sia il
ciclo Diesel possono essere considerati come casi particolari del ciclo
Sabath.

(7.13)
Inoltre, poich il termine in parentesi aumenta con '!", il rendimento termico
del ciclo Diesel diminuisce all'aumentare del rapporto volumetrico di introduzione '!", diventando sempre pi piccolo rispetto al rendimento termico
del ciclo Otto (Figura 7 .22). Si ricordi, tuttavia, che i motori diesel funzionano con rapporti volumetrici di compressione molto pi elevati rispetto ai
motori a benzina e perci, di solito, hanno un rendimento termico pi elevato. Inoltre, i motori diesel reali bruciano il combustibile in maniera pi
completa poich normalmente funzionano con una minore velocit di rotazione rispetto ai motori reali ad accensione comandata. Il rendimento termico dei motori diesel varia all'incirca tra il 35 e il 40 per cento.
Per il rendimento termico pi elevato e per il minor costo del combustibile, i motori diesel risultano particolarmente adatti nelle applicazioni
che richiedono potenze relativamente elevate, come locomotive, generatori elettrici di emergenza, grandi navi e autocarri pesimti. Un esempio che

ESEMPlo'
Un ciclo Diesel ideale ad aria standard ha un rapporto volumetrico di compressione pari a 18 e un rapporto volumetrico di Introduzione pari a 2. All'Inizio della
trasformazione di compressione Il fluido evolvente si trova alla pressione di 101
3
350 Pa, alla temperatura di 27C e occupa un volume di 1800 cm Determinare
a) la temperatura e la pressione dell'aria alla fine di ogni trasformazione; b) il
lavoro netto prodotto e Il rendimento termico; e) la pressione media effettiva.
Soluzione In Figura 7.24 riportata la rappresentazione del ciclo sul diagramma p-V. Il ciclo Diesel ideale viene eseguito in un dispositivo cilindro-pistone contenente una fissata quantit di aria e pertanto tutte le trasformazioni devono essere analizzate come trasformazioni di un sistema chiuso. f\lell'ipotesi di ciclo ad
aria standard, il fluido evolvente (aria) viene considerato come un gas perfetto
avente I calori specifici costanti, pari ai valori a temperatura ambiente. Per l'aria,
la costante del gas R = 287 J/(kg K), e i calori specifici a temperatura ambiente
valgono c.= 1.005 kJ/(kg K) e c.= 0.718 kJ/(kg K) (Tabella A.2a).

FIGURA 7.22
Rendimento termico del ciclo Diesel
ideale in funzione del rapporto
volumetrico di compressione p
e del rapporto volumetrico
di introduzione r (k 1.4).

q,

FIGURA 7.23
Il ciclo misto Sabath
sul diagramma p- v.

T
212

p, kPa

CAPITOLO 7
Cicli diretti

b) Il lavoro netto sviluppato durante un ciclo pari al calore netto scambiato, cio
alla differenza tra il calore totale fornito e il calore totale ceduto. Ma prima occorre
determinare la massa di aria contenuta nel cilindro:

q,

e cicli inversi
I

FIGURA 7.24
II ciclo Diesel ideale dell"Esempio 7.3
sul diagramma p-V.

P,V,

101350x1800

RT,

287x300

m=-=

I
I

"1

101.350 ---1------4--- -----1

a turbina a

-0.00212 kg

La trasformazione 2-3 una somministrazione di calore a pressione costante, per


la quale il lavoro di variazione di volume e la variazione di energia interna possono
essere combinati tra loro come variazione di entalpia. Pertanto, la quantit di calore fornita al fluido evolvente risulta:

l4
I o~..,~
II %-,

Qe = 0 23 =

a) I valori della temperatura e della pressione alla fine di ogni trasformazione possono essere determinati applicando alle trasformazioni 1-2 e 3-4 l'equazione
dell'isoentropica, che per i gas perfetti coincide con una politropica di esponente k.
Prima, per, necessario determinare i volumi occupati dal fluido evolvente alla
fine di ogni trasformazione, utilizzando le definizioni del rapporto volumetrico di
compressione e del rapporto volumetrico di introduzione:

m (h3 - h,) = mcp (T, - T,) = 0.00212 X 1.005 X (1906 -

953) = 2.029 kJ

La trasformazione 4-1 una sottrazione di calore a volume costante (senza scambio di lavoro) per cui la quantit di calore ceduta risulta:

Qu=-0., = m(u,-u,) =mc.

rr.-T,> = 0.00212x 0.718x (791-300) =0.747 kJ

e quindi:

Ln =

a. - Q" =2.029 -

0.747

=1.281 kJ

Infine, il rendimento termico risulta:

V.

=V,= 1800 =100


p

cm

18

v.=V,=1800cm

Il rendimento termico del ciclo Diesel ad aria standard pu essere determinato


anche con l'Equazione 7.12.

Per la compressione isoentropica 1-2 si ha:

(~
Jk-l = T. p k-l = 300X181'"1= 953 K
Va
1

c) La pressione media effettiva si determina mediante l'Equazione 7.4 con cui


stata definita:

p
me

p2

=P{~

=p1 p' =101350x18

1
-'

=5.797 MPa

Per la trasformazione isobara di somministrazione di calore risulta:

p 3 = p 2 = 5.797 MPa
=953x2=1906K

Per l'espansione isoentropica 3-4 si ha:

V. Jk-1
( 200
T,=T, .2.
=1906x - - )
( V.
1800
200 )
~ = 5.797 x ( ( V. )
1800

L,
Ln
=---=--=

V...,-V,,,.

V,-V,

1.281
(1800-100)x10... ,

=753.5 kPa

Ci significa che una pressione di 753.5 kPa, mantenuta costante durante tutta la
corsa di espansione, produrrebbe lo stesso lavoro netto in uscita sviluppato durante l'intero ciclo Diesel.

7.71111 IL CICLO BRAYTON: CICLO IDEALE

P,\I, =pV, ~T. =T. V,, =T.r


T,
T,
3
v,, 2

p, = p,

1.281

2.029

1), =-=--=0.631 =63.1%

V,, =rii,= 2x100 = 200 cm

T. = T.

Ln

a.

1
-

=791K

1
'

= 267.5 kPa

DEGLI IMPIANTI A TURBINA A GAS


Il ciclo Brayton, che fu proposto per la prima volta da George Brayton intorno al 1870 con lo sviluppo di un motore alternativo a petrolio, oggi viene
utilizzato soltanto negli impianti motori a turbina a gas, dove sia la trasformazione di compressione sia quella di espansione sono realizzate mediante
turbomacchine. Gli impianti motori a turbina a gas funzionano, di solito, a
circuito aperto come mostrato in Figura 7.25: l'aria prelevata dall'ambiente
viene immessa nel compressore dal quale esce a pressione e a temperatura
pi elevate per entrare in camera di combustione, dove viene bruciato del
combustibile a pressione costante; i gas combusti ad alta temperatura entra-

213
Il ciclo Brayton:
ideale degli im

-----------------~--------

------

ciclo Brayton sono realizzate con dispositivi schematizzabili come sistemi


aperti a flusso stazionario, per cui esse devono essere analizzate con le
equazioni valide per questi sistemi. Quando le variazioni dell'energia cinetica e dell'energia potenziale sono trascurabili, l'equazione del primo principio della termodinamica per i sistemi aperti a flusso stazionario, riferita
all'unit di massa, assume l'espressione:

214
CAPITOL07
Cicli diretti
e cicli inversi

q-l=M
FIGURA 7.25
Impianto motore a turbina a gas
a circuito aperto.

215
Il ciclo Brayton: ciclo
ideale degli impianti
a turbina a ga'i
T

(7.14)

Assumendo i calori specifici costanti, valutati a temperatura ambiente, cos


come richiesto dalle assunzioni del ciclo ad aria standard, le quantit di
calore scambiate dal fluido evolvente risultano:
no in turbina, dove producono lavoro espandendosi fino alla pressione atmosferica, e all'uscita vengono scaricati nell'atmosfera senza essere rimessi in circolo, motivo per cui limpianto detto a circuito aperto.
L'impianto motore a turbina a gas a circuito aperto pu essere schematizzato come un impianto a circuito chiuso (Figura 7.26), se si utilizzano le
assunzioni del ciclo ad aria standard. In tal caso le trasformazioni di compressione ed espansione rimangono invariate, mentre il processo di combustione sostituito da una somministrazione di calore a pressione costante da parte di una sorgente esterna, e il processo di rinnovo del fluido evolvente sostituito da una sottrazione di calore a pressione costante verso
l'all).biente.
q,

= =hJ - h2 =
qu =-q =h h, =
q,

q23

41

4-

cP

(T3 - T2)

(7.15a)

cP

(T4 -T1)

(7.15b)

Per cui il rendimento termico del ciclo Brayton ideale espresso dalla relazione:

- In -

(a) Diagramma T-s

q. -

11t.Brayton - - - 1 - - -1

q,

q,

Tenendo presente che le trasformazioni 1-2 e 3-4 sono isoentropiche e che


P 2 = P3 e P4 =pi' si pu scrivere:

Tz

=(P2 J(k-1)1k =(p3 J(k-1)1k =T3


P1

P4

T4

dove k il rapporto dei calori specifici. Sostituendo tali equazioni nell' espressione del rendimento termico, si ottiene:

(b) Diagramma pv

FIGURA 7.27
Il ciclo Brayton ideale
sui diagrammi Ts e p V.
FIGURA 7.26
Impianto motore a turbina a gas
a circuito chiuso.

Il ciclo ideale che il fluido evolvente esegue in questo circuito chiuso


prende il nome di ciclo Brayton ed costituito da quattro trasformazioni
internamente reversibili:
1-2
2-3
3-4
4-1

compressione isoentropica;
somministrazione di calore a pressione costante;
espansione isoentropica;
sottrazione di calore a pressione costante.

Le rappresentazioni del ciclo Brayton ideale nei diagrammi T-s e p-V sono
riportate in Figura 7.27. Si osservi che tutte e quattro le trasformazioni del

il rapporto manometrico di compressione. L'Equazione 7.16 dimostra


che, nell'ipotesi di ciclo ad aria standard, il rendimento termico del ciclo
Brayton ideale dipende soltanto dal rapporto manometrico di compressione
e dal rapporto dei calori specifici del fluido evolvente. Il rendimento termico aumenta con entrambi questi rapporti e ci risulta vero anche per gli
impianti motori a turbina a gas reali. In Figura 7.28 riportato il diagramma del rendimento termico del ciclo Brayton in funzione del rapporto
manometrico di compressione nel caso in cui k = 1.4, che il valore del
rapporto dei calori specifici dell'aria a temperatura ambiente.
Nel ciclo Brayton la pi alta temperatura viene raggiunta alla fine del
processo di combustione (stato 3) ed limitata dalla massima temperatura
che le pale della turbina possono sopportare. Questa limitazione pone una

------- ------- -----

-~----

~16
T71.Bray1on

\PITOLO 7
0.7

icli diretti

dcli inversi

0.6

0.5
OA

Valori tlpici di/3


negli impianti motore
a turbina a gas

FIGURA 7.28

Rendimento termico del ciclo Brayton


ideale in funzione del rapporto
manometrico di compressione [3.

3URA 7.29
sate T . e T , il lavoro netto

I ciclo 'B'rayt;' prima cresce


n il rapporto manometrico
oompressione fino a raggiungere
nassimo per f3 =(T../Tm;,)"IU-u1,
oi decresce.

O.I
IO

15

20

25 f3

soglia anche al rapporto manometrico di compressione che pu essere utilizzato nel ciclo e conseguentemente al rendimento termico del ciclo stesso. Infatti, fissata la temperatura di ingresso in turbina T3, il lavoro netto
prodotto a ogni ciclo aumenta con il rapporto manometrico di compressione fino a raggiungere un massimo, e poi decresce abbastanza rapidamente
come mostrato in Figura 7.29. Al diminuire del lavoro netto prodotto a
ogni ciclo, necessario aumentare la portata massica del fluido evolvente,
e quindi le dimensioni del sistema, per poter mantenere la stessa potenza
richiesta, e ci potrebbe risultare economicamente svantaggioso. Pertanto,
il valore del rapporto manometrico di compressione deve derivare necessariamente da un compromesso tra rendimento termico e lavoro netto prodotto. Di solito, il rapporto manometrico di compressione varia tra 11 e 16.
Negli impianti motori a turbina a gas, l'aria svolge due importanti funzioni: fornisce il necessario comburente per la combustione del combustibile e agisce da refrigerante per mantenere la temperatura dei vari componenti entro i limiti di sicurezza. Questa seconda funzione viene assolta
utilizzando una quantit di aria molto maggiore di quella strettamente necessaria per una completa combustione del combustibile: abbastanza comune che il rapporto aria-combustibile sia 50 o anche pi. In conseguenza
di ci, considerare nell'analisi del ciclo i prodotti della combustione come
se fossero aria non comporta un errore significativo. Inoltre, la portata
massica di fluido evolvente che attraversa la turbina maggiore di quella
che attraversa il compressore a causa della portata di combustibile che si
aggiunge in camera di combustione. Si noti, per, che, considerando costante la portata massica di fluido che descrive l'intero ciclo di un impianto motore a turbina a gas a circuito aperto, si ottengono risultati prudenziali.
Il rendimento termico di un impianto motore a turbina a gas reale dipende anche dalla temperatura all'ingresso in turbina. Aumentando tale
temperatura da 900C a 1200C, il rendimento termico aumenta del 26 per
cento e il lavoro netto prodotto del 71 per cento. I significativi progressi
conseguiti negli ultimi venti anni, come il rivestimento delle pale della
turbina con strati ceramici e il raffreddamento delle pale con aria prelevata

dal turbocompressore, permettono alle turbine odierne di tollerare temperature di ingresso di 1425C e di ottenere rendimenti termici ben oltre il 30
per cento.
Un impianto motore a turbina a gas a ciclo semplice, costruita recentemente dalla Generai Electric, ha un rapporto manometrico di compressione di 13.5 e genera 135.7 MW di potenza netta con un rendimento termico
del 33 per cento. L'aria compressa da un turbocompressore assiale a 18
stadi e i gas provenienti dalla camera di combustione a 1260C si espandono in una turbina a tre stadi uscendo alla temperatura di 593C.
I due principali campi di applicazione dei motori a turbina a gas sono
la propulsione aerea e la produzione di energia elettrica. Nella propulsione aerea, la turbina a gas produce la potenza meccanica sufficiente per
muovere soltanto il turbocompressore e un piccolo generatore che alimenta i dispositivi ausiliari, mentre i gas combusti, scaricati ad alta velocit,
producono la spinta necessaria per la propulsione dell'aeromobile.
Gli impianti motori a turbina a gas sono utilizzati anche come impianti
fissi per la produzione di energia elettrica. Per produrre energia elettrica si
utilizzano principalmente grandi impianti motori a vapore, che saranno
trattati nei Paragrafi 7.11 e 7.12, mentre gli impianti motori a turbina a gas
sono utilizzati, per lo pi, per fornire energia soltanto nelle emergenze e
nei periodi di punta, in virt dei costi relativamente bassi e dei tempi di
avviamento piuttosto rapidi. Gli impianti motori a turbina a gas sono anche
utilizzati insieme con gli impianti motori a vapore per realizzare un impianto a ciclo combinato. In questi impianti i gas di scarico della turbina
a gas vengono utilizzati come sorgente di calore per il ciclo a vapore. Il
ciclo dell'impianto motore a turbina a gas pu anche essere eseguito a
circuito chiuso come accade negli impianti nucleari. In questo caso, il fluido evolvente non circoscritto ali' aria e anzi si possono utilizzare gas con
migliori caratteristiche, come lelio.
La maggior parte delle flotte navali del mondo occidentale gi utilizza
motori a turbina a gas sia per la propulsione sia per la produzione di energia elettrica. In confronto con i sistemi di propulsione con turbina a vapore
o con motori diesel, le turbine a gas offrono maggiore potenza a parit di
ingombro e di peso, maggiore affidabilit e maggiore durata. Il periodo di
avviamento di un impianto motore a turbina a gas ha una durata anche
inferiore a due minuti contro le quattro ore richieste da un sistema di propulsione a vapore. Molti sistemi moderni di propulsione marina utilizzano
impianti a turbina a gas insieme con motori diesel: in tal caso, il motore
diesel fornisce lenergia ai bassi regimi e al regime della velocit di crociera mentre la turbina a gas, a causa dell'elevato consumo di combustibile
degli impianti a ciclo semplice, viene messa in funzione solo quando sono
necessari alti regimi, corrispondenti a velocit elevate.
Negli impianti motori a turbina a gas, il rapporto tra il lavoro di compressione e il lavoro fornito dalla turbina molto elevato (Figura 7.30): di
solito, pi della met del lavoro fornito dalla turbina viene utilizzato per
muovere il compressore, situazione che diventa ancora pi penalizzante se
i rendimenti isoentropici del compressore e della turbina sono bassi. Ci
in netto contrasto con quanto accade negli impianti motori a vapore, dove
il rapporto tra il lavoro di compressione e il lavoro fornito dalla turbina

217
Il ciclo Brayto-n:

ciclol

ideale degli impianti


a turbina a gas

FIGURA 7.30

Pane del lavoro fornito dalla turbina


utilizzata dal compressore.

218
CAPITOL07
Cicli diretti
e cicli inversi

soltanto di qualche percento. Tuttavia, ci non deve sorprendere, poich


negli impianti motori a vapore viene compresso un liquido invece che un
gas, e il lavoro per una trasformazione reversibile in un sistema aperto a
flusso stazionario proporzionale al volume specifico del fluido evolvente
(l =-J vdp) se le variazioni di energia cinetica e di energia potenziale sono
.trascurabili.

e quindi 41.8 per cento del lavoro fornito dalla turbina viene utilizzato per muovere
il compressore.

li ciclo Braytt>
con rigenerazio11

e) 11 rendimento termico il rapporto tra il lavoro netto prodotto e la quantit totale


di calore fornita al sistema:
q = h3 - /J, = e, (T3 - T2) = 1.005 x (1300 - 543.4) =760.4 kJ/kg

' = 1. - 1. = 585.2 - 244.6 = 362.7 kJ/kg


per cui:

/"-

\
ESEMPI0'7.4
....._/
Un impianto motore fisso funzionante secondo un ciclo Brayton ideale ha un rapporto manometrico di compressione pari a 8. La temperatura del gas all'ingresso
del compressore di 300 K mentre quella all'ingresso della turbina di 1300 K.
Con riferimento al ciclo ad aria standard, determinare a) la temperatura del gas
all'uscita del compressore e all'uscita della turbina; b) il rapporto tra lavoro di compressione e lavoro fornito dalla turbina; e) il rendimento termico.

FIGURA 7.31
Il ciclo Brayton dell'Esempio 7.4
sul diagramma T-s.

21

Soluzione Il ciclo rappresentato sul diagramma T-s in Figura 7.31. Con riferimento al ciclo ad aria standard, il fluido evolvente aria che si comporta come un
gas perfetto e le quattro trasformazioni che costituiscono il ciclo sono internamente
reversibili; inoltre, il processo di combustione e quello di rinnovo dei gas combusti
sono sostituiti rispettivamente da una somministrazione e da una sottrazione di
calore entrambe a pressione costante e, infine, i calori specifici dell'aria sono assunti costanti, valutati a temperatura ambiente: c,= 1.005 kJ/(kg K), c.= 0.718 kJ/
(kg K), k= 1.4.
a) Le temperature dell'aria all'uscita del compressore e all'uscita della turbina possono essere determinate applicando alle trasformazioni 1-2 e 3-4 l'equazione
dell'isoentropica che, per un gas perfetto, una politropica di esponente k.
Trasformazione 1-2 (compressione isoentropica di un gas perfetto):

T, = T, ( ::

'P' = 300x8""' =543.4 K

Trasformazione 3-4 (espansione isoentropica di un gas perfetto):


T =T.

(p, )(-'P' =1300x~ """

' P.

=717.7

11,
11

362.7
I
= ..!!,_ = - - - = 0.448 =44.8%
q. 851.62

rendimento termico potrebbe essere determinato anche con l'Equazione 7.16:


1

'

11, -

= 1-

p<-P

1
= 1- '-'P'" = 0.448

7.8 il IL CICLO BRAYTON CON RIGENERAZIONE


Nei motori a turbina a gas, la temperatura dei gas combusti all'uscita della
turbina spesso considerevolmente pi elevata della temperatura dell'aria
all'uscita del compressore. Pertanto, l'aria a pressione elevata in uscita dal
compressore pu essere riscaldata mediante uno scambio di calore con i
gas combusti ancora caldi, realizzato in uno scambiatore di calore controcorrente che prende il nome di rigeneratore o ricuperatore. Lo schema di
un impianto motore a turbina a gas con rigeneratore e la rappresentazione
del ciclo termodinamico sul diagramma T-s sono riportati rispettivamente
nelle Figure 7.32 e 7.33.
Per effetto della rigenerazione, il rendimento termico del ciclo Brayton
aumenta perch l'energia dei gas combusti di scarico, che nel ciclo semplice ceduta all'ambiente, viene ora utilizzata in parte per preriscaldare
l'aria prima che entri in camera di combustione. In tal modo si riduce la
quantit di calore (e quindi di combustibile) che deve essere fornita al
fluido evolvente per produrre lo stesso lavoro netto. Si osservi tuttavia
che la rigenerazione da raccomandare soltanto se la temperatu;a dei ga~

b) Per determinare il rapporto tra il lavoro di compressione e il lavoro fornito dalla


turbina necessario calcolare i due lavori. Se si trascurano le variazioni dell'energia cinetica e dell'energia potenziale, l'equazione del primo principio della termodinamica per sistemi aperti a flusso stazionario si semplifica nell'Equazione 7.14:
~.

= Il, - h1 = e, (T2 - T,) = 1.005 x (543.4 - 300) = 244.6 kJ/kg

1,. = h3 - h, =e, (T,- T,) = 1.005 x (1300 - 717.7) = 585.2 kJ/kg

per cui il rapporto tra il lavoro di compressione e il lavoro fornito dalla turbina vale:
FIGURA 7.32
Impianto motore a turbina a gas
con rigeneratore.

;20
APITOLO 7
icli diretti
dcli im-ersi

combusti all'uscita della turbina maggiore della temperatura dell'aria


ali' uscita del compressore perch, in caso contrario, il calore sarebbe scambiato in verso opposto (dall'aria ai gas combusti) con conseguente diminuzione del rendimento termico. Questo caso pu verificarsi nei motori a
turbina a gas che funzionano con un rapporto manometrico di compressione molto elevato.
La pi alta temperatura dei fluidi che attraversano il rigeneratore la
temperatura T4 dei gas combusti che escono dalla turbina ed entrano nel
rigeneratore, per cui non possibile preriscaldare laria nel rigeneratore a
temperature superiori a T4 Normalmente, l'aria esce dal rigeneratore a una
temperatura T5 < T4 e solo nel caso limite ideale pu aversi T = T
4
5
(rigenerazione totale). Assumendo che il rigeneratore sia ben isolato
termicamente e che siano trascurabili le variazioni di energia cinetica e di
energia potenziale, le quantit di calore scambiate tra i gas combusti e
laria nel caso reale e nel caso limite ideale sono rispettivamente:
qrig
qrig.max

GUAA 7.33

-:iclo Brayton con rigenerazione sul


Jgramma

=h5-h2

(7.18)

=hs. - h2 =h - h2

(7.19)

Un parametro che esprime la misura in cui un rigeneratore approssima un


rigeneratore ideale la sua efficacia E, definita come:

T-s.

Nell'ipotesi di ciclo ad aria standard, l'espressione dell'efficacia diviene:

Ts-T2

e"'---

r. -T2

(7.21)

Un rigeneratore con una maggiore efficacia consente.un minor consumo di


combustibile poich preriscalda laria fino a una temperatura maggiore prima dell'ingresso in camera di combustione. Tuttavia, ottenere una pi elevata efficacia significa utilizzare un rigeneratore con una maggiore superficie di scambio termico con conseguente aumento del costo e delle perdite
di carico. Per questo motivo, l'utilizzo di un rigeneratore avente un'efficacia molto elevata pu non essere economicamente giustificato a meno che
il risparmio sul costo del combustibile non superi i costi che il rigeneratore
comporta. La maggior parte dei rigeneratori utilizzati nella pratica ha un' efficacia inferiore a 0.85.
Nell'ipotesi di ciclo ad aria standard, il rendimento termico di un ciclo
Brayton ideale con rigenerazione totale vale:

221

Con rigenerazione totale

- T1!T3 = 0.25
T,IT3 = 0.33

FIGURA 7.34

O.I
IO

15

20

25

evolvente, anche dal rapporto tra la temperatura minima e la temperatura


massima nel ciclo. Il diagramma di Figura 7.34, che riporta il rendimento
termico del ciclo Brayton ideale senza rigenerazione e con rigenerazione
totale in funzione del rapporto manometrico di compressione e per vari
valori del rapporto tra le temperature minima e massima del ciclo, dimostra
che la rigenerazione pi efficace per bassi valori sia del rapporto manometrico di compressione sia del rapporto tra le temperature minima e massima
T. K

ESEMPIO 7.5
Determinare il rendimento termico dell'impianto motore a turbina a gas descritto
nell'Esempio 7.4 nel caso in cui si installi un rigeneratore avente un'efficacia dell'SO
per cento.

1300

Soluzione
In Figura 7.35 riportata la rappresentazione del ciclo sul diagramma T-s. Si determina prima l'entalpia dell'aria all'uscita del rigeneratore utilizzando
la definizione di efficacia:

h5 -h2
E=---=
h4 -h2

300 -- I

c.(T.-T,) T.-T,
=---

c.(T. -T,) T. -T,

Per cui:

0.80

r. -543.4
717.7-543.4

Q8

= h3 -

h5

FIGURA 7.35

T.
"'

=682.8 K

= CP ( T, - 'f.) =1.005 X (1300 -

682.8)

=620.3 kJ/kg

Si ha, quindi, un risparmio della quantit di calore da fornire in camera di combustione di 140.1 kJ/kg. L'installazione di un rigeneratore, se si trascurano le perdite
di carico, non modifica il lavoro netto fomite dall'impianto. Per cui:

Come si pu osservare, il suo valore dipende, oltre che dal rapporto


manometrico di compressione e dal rapporto dei calori specifici del fluido

Rendimento termico del ciclo Brayton


ideale con rigenerazione totale
e senza rigenerazione,
in funzione del rapporto manometrico
di compressione {3.

11,

340.6
=-' =- =0.549 =54.9%

q.

620.3

Il ciclo Brayton rigenerativo


dell'Esempio 7.5 sul diagramma T-s.

.-

222
CAPITOLO 7

Cicli diretti
e cicU inversi

Dunque, l'installazione di un rigeneratore determina, per effetto del recupero ~i ,.


parte dell'energia dei gas combusti all'uscita della turbina, un aumento del rendimento termico dell'impianto motore dal 44.8 al 54.9 per cento.

-------------- -----

223
IO
Il ciclo ideale della
propulsione a getto

Il lavoro netto in un ciclo Brayton la differenza tra il lavoro fornito dalla


turbina e il lavoro richiesto dal compressore. Esso pu essere aumentato sia
diminuendo il lavoro assorbito dal compressore sia aumentando il lavoro
fornito dalla turbina o con entrambe le mQdalit. Il lavoro richiesto per
comprimere un gas tra due pressioni assegnate pu essere ridotto frazionando
la compressione in pi stadi ed effettuando tra questi la refrigerazione del
gas, cio realizzando una compressione multistadio interrefrigerata: All'aumentare del numero di stadi, il processo di compressione tende a diventare isotermo alla temperatura di ingresso nel compressore e il lavoro di
compressione diminuisce.
Analogamente, il lavoro fornito da una turbina che funzioni tra due
valori assegnati di pressione pu essere aumentato frazionando I' espansione in pi stadi ed effettuando tra questi il riscaldamento del gas, cio realizzando un'espansione multistadio interriscaldata. L'espansione viene
effettuata senza superare la massima temperatura T3 del ciclo e all'aumentare del numero di stadi tende a diventare isoterma.
Le suddette considerazioni si basano su un semplice ragionamento: il
lavoro di compressione e quello di espansione in sistemi aperti a flusso
stazionario sono proporzionali al volume specifico del fluido evolvente,
per cui, per conseguire gli obiettivi di cui si detto, questo deve essere
mantenuto il pi piccolo possibile nelle trasformazioni di compressione e
il pi grande possibile nelle trasformazioni di espansione, effetti che si
realizzano, rispettivamente, con l' interrefrigerazione e l' interriscaldamento.
Quando si utilizza I' interrefrigerazione e I' interriscaldamento, il fluido evolvente esce dal compressore a una minore temperatura e dalla turbina a una maggiore temperatura, per cui esistono pi ampi margini di s.fruttamento della rigenerazione: a causa della pi elevata temperatura dei gas
combusti uscenti dalla turbina, laria che esce dal compressore pu essere
preriscaldata fino a una temperatura pi elevata prima che entri in camera
di combustione. Ci spiega il motivo per cui, negli impianti motori a turbina a gas, l'interrefrigerazione e l'interriscaldamento sono sempre utilizzati
insieme con la rigenerazione.
In Figura 7.36 riportato lo schema di un impianto motore a turbina a
gas a due stadi, con interrefrigerazione, interriscaldamento e rigenerazione.
Il gas entra nel primo stadio del compressore nello stato 1, viene compresso isoentropicamente fino a una pressione intermedia p 2, quindi raffreddato a pressione costante fino allo stato 3 e nuo.vamente compresso isoentr~
picamente, nel secondo stadio, fino alla pressione finale p4 Nello stato 4, ti
gas entra nel rigeneratore dove viene riscaldato a pressione costante fino
alla temperatura T . Se il rigeneratore fosse ideale, il gas uscirebbe alla
stessa temperatura ~he si ha all'uscita della turbina, risulterebbe, cio, T5 =
T. La somministrazione di calore primaria (o la combustione primaria) si
rti1alizza tra gli stati 5 e 6, successivamente il gas entra nel primo stadi~
della turbina per espandersi isoentropicamente fino allo stato 7 con cm
entra nel riscaldatore (o nel ricombustore). Qui, a pressione costante rag-

lnterrefrigeratore

giunge lo stato 8, poi entra nel secondo stadio della turbina per espandersi
isoentropicamente fino allo stato 9 e, infine, entra nel rigeneratore dove
viene raffreddato a pressione costante fino allo stato 10. Il ciclo si completa raffreddando il gas fino allo stato iniziale (o rinnovando i gas combusti).
All'aumentare del numero di stadi in cui si frazionano la compressione
e lespansione del fluido evolvente, il ciclo ideale dell'impianto motore a
turbina a gas con interrefrigerazione, interriscaldamento e rigenerazione
tende al ciclo Ericsson, come mostrato in Figura 7.37, e il rendimento termico tende al limite teorico rappresentato dal rendimento di Carnot. Tutta~
via, il contributo al rendimento termico di ogni stadio aggiunto diventa
sempre pi piccolo, per cui l'impiego di un numero di stadi maggiore di
due o tre pu non essere giustificato dal punto di vista economico.

7.9 Il IL CICLO IDEALE DELLA PROPULSIONE A GETTO


I motori a turbina a gas sono diffusamente utilizzati nella propulsione aerea
perch sono leggeri, compatti e hanno un elevato rapporto potenza/peso. Il
loro funzionamento a circuito aperto secondo un ciclo ideale chiamato
ciclo della propulsione a getto. Il ciclo ideale della propulsione a getto
differisce dal ciclo ideale Brayton semplice per il fatto che i gas in turbina
non si espandono fino alla pressione ambiente ma fino a una pressione tale
che la potenza prodotta dalla turbina sia quella sufficiente per muovere il
compressore e i dispositivi ausiliari (essenzialmente un piccolo generatore
di energia elettrica e alcune pompe idrauliche). Pertanto, il lavoro netto
prodotto in un ciclo di propulsione a getto zero, e la spinta propulsiva per
l'aeromobile viene ottenuta accelerando in un ugello i gas a pressione rela-

FIGURA 7.36
Impianto motore a turbina a gas
con compressione interrefrigerata
in due stadi, espansione interriscaldata
in due stadi e rigenerazione.

FIGURA 7.37
All'aumentare del numero degli stadi
della compressione e dell'espansione.
il ciclo dell'impianto a turbina a gas
con interrefrigerazione,
interriscaldamento e rigenerazione
approssima il ciclo Ericsson.

224
CAPITOLO?
Cicli diretti
e cicli inversi

-~
\

Temperatura
e pressione elevate

FIGURA 7.38
Nei motori a getto i gas ad alta pressione
e ad alta temperatura all'uscita dalla
turbina sono accelerati attraverso un
ugello per fornire la spinta.

FIGURA 7.39
Componenti principali di un motore
turbogetto e ciclo ideale
sul diagramma T-s.
[Fonte: The Aircraft Gas Turbine Engine
and its Operation. United
Technologies Corp., 1951, 1974.]

tivamente elevata che escono dalla turbina (Figura 7.38). Inoltre, le turbine
a gas per aeromobili funzionano con pi elevati rapporti manometrici di
compressione, tipicamente tra IO e 25, e il fluido, prima di entrare nel compressore, passa attraverso un diffusore dove viene decelerato con conseguente aumento della pressione.
Gli aeromobili sono spinti accelerando un fluido nel verso opposto al
moto, effetto che pu essere ottenuto o accelerando leggermente una grande massa di fluido (motore a elica) o accelerando notevolmente una piccola massa di fluido (motore a getto o motore turbogetto) o con entrambi i
sistemi (motore turboelica).
Lo schema di un motore turbogetto e la rappresentazione del ciclo sul
diagramma T-s sono riportati in Figura 7.39. Nel diffusore, la pressione
dell'aria, prelevata dall'esterno, aumenta leggermente per effetto della
decelerazione del flusso. Successivamente, l'aria viene compressa nel
turbocompressore e miscelata con il combustibile in camera di combustione, dove la miscela brucia a pressione costante. In turbina i gas combusti
ad alta pressione e ad alta temperatura si espandono solo parzialmente per
produrre la potenza sufficiente a muovere il compressore e alcuni dispositivi
ausiliari. Infine, i gas si espandono attraverso un ugello fino a raggiungere
la pressione ambiente e lasciano l'aeromobile con velocit molto elevata.
Nel caso ideale il lavoro della turbina viene assunto uguale a quello di
compressione e, inoltre, le trasformazioni che avvengono nel diffusore, nel
compressore, nella turbina e nell'ugello sono considerate isoentropiche.
Nell'analisi dei cicli reali, invece, devono essere considerate le irreversibilit
associate con questi dispositivi, che riducono la spinta fornita dal motore
turbogetto.
La spinta sviluppata da un motore turbogetto la forza determinata
dalla differenza tra la quantit di moto dell'aria che entra a bassa velocit
nel motore e quella dei gas combusti che escono ad alta velocit dal motore. Essa pu essere calcolata con la seconda legge di Newton, per cui,
tenendo presente che le pressioni ali' ingresso 'e ali' uscita del motore
turbogetto sono uguali (pressione ambiente), la spinta netta sviluppata dal
motore :

dove w. la velocit di uscita dei gas combusti e w, la velocit di ingresso


dell'aria nel motore, entrambe relative all'aeromobile per cui, nel caso di aria
ferma, w, pari proprio alla velocit dell'aeromobile. La portata massica dei
gas all'uscita del motore diversa da quella all'ingresso a causa della portata
massica di combustibile che si aggiunge. Poich di solito il rapporto tra la
portata massica di aria e quella di combustibile molto grande, la differenza
tra le due portate risulta molto piccola, per cui nell'Equazione 7.23 si considera
come la portata massica di aria che attraversa il motore.
Poich un aeromobile che viaggia a velocit costante utilizza la spinta
per vincere la resistenza aerodinamica, gli aeromobili impiegati sui voli
commerciali di lungo percorso volano ad altitudini molto elevate, dove laria,
pi rarefatta, esercita una minore resistenza aerodinamica sul velivolo.
La potenza sviluppata dalla spinta del motore chiamata potenza di
spinta ed pari alla spinta per la distanza lungo cui essa agisce nell'unit
di tempo, cio alla spinta per la velocit dell'aeromobile w0 (Figura 7.40):

Il ciclo ideale dcli


propulsione a geu

_!_~
I
I
I

,~

----~~::"
I

w.,

I
I

m/s

FIGURA 7.40
il prodott
della spinta F per la distanza w, perco
dall'aeromobile nell'unit di tempo.

La potenza di spinta

i,.

Un motore turbogetto sviluppa un lavoro netto nullo, per cui il suo rendimento termico non pu essere definito nello stesso modo dei motori a turbina a gas fissi. necessario, invece, utilizzare la definizione generale di
efficienza quale rapporto tra effetto utile e risorse impiegate. L'effetto utile
di un motore turbogetto la potenza sviluppata dalla spinta sull'aeromobile 4r,, mentre le risorse impiegate sono la potenza termica rilasciata dal

combustibile durante il processo di combustione Q, . Il rapporto tra queste


due quantit prende il nome di rendimento globale del motore turbogetto:

Il rendimento globale esprime una misura dell'efficienza con cui l'energia


rilasciata durante il processo di combustione viene convertita in energia di
propulsione. La restante parte dell'energia rilasciata la si ritrova come energia
cinetica dei gas di scarico rispetto a un punto fisso a terra e come aumento
di entalpia degli stessi.

ESEMPIO 7.6
Un aeromobile con motore turbogetto viaggia alla velocit di 260 m/s a un'altezza
dove l'aria ha la pressione di 34 500 Pa e la temperatura di -40C. Il compressore
ha un rapporto manometrico di compressione pari a 10 ed attraversato da una
portata massica d'aria di 45 kg/s. La temperatura dei gas che entrano in turbina
11 ooc. Nell'ipotesi di ciclo ad aria standard, detenninare a) la temperatura e la
pressione dei gas all'uscila della turbina; b) la velocit dei gas all'uscila dell'ugello
c) il rendimento globale.
'

Diffusore

Compressore

Combustore

Turbina

Ugello

Soluzione La rappresentazione del ciclo sul diagramma T-s riportata in Figura 7.41. Nell'ipotesi di ciclo ad aria standard, tutte le trasformazioni sono considerate internamente reversibili e il fluido evolvente aria che si comporta come un

-40

FIGURA 7.41
Il ciclo del motore turbogetto
dell'Esempio 7.6 sul diagramma T-s.

226
CAPITOL07
Cicli diretti
e cicli inversi

gas perfetto avente i calori specifici costanti, valutati a temperatura ambiente: c.=
1.005 kJ/(kg . K) e k = 1.4 (Tabella A.2a). Inoltre il processo di combustione
sostituito da una somministrazione di calore a pressione costante.

T,;

=T,

1
(- }

....!.

( P, )

22i
( 345000 )(u-1}u
=621.5K
=1124.9x - - 275191.9
2

a) Prima di determinare la temperatura e la pressione ~ei. gas ~nu~cita ~ella


turbina necessario calcolare le temperature e le preSS1ont negh altn punti del
ciclo:

q,.-1,.

q,,-1,,

w2 -w1

Ws -Ws
--=h,-h, +

O=c.(T,-T,)+~

- trasformazione 1-2 (compressione isoentropica'di un gas perfetto attravers~ u~


diffusore): per semplicit, si pu assumere che l'aeromobile sia ferm~ e. che r.a~1a s1
muova verso l'aeromobile alla velocit di w1 = 260 mls. Idealmente, I ana usctra dal
diffusore con una velocit trascurabile ( w, = O):

w, = J2c.(r. - T,) = ~2x1005x (1124.9-621.5) = 1005.9 m/s


e) Il rendimento globale di un motore turbogetto Il rapporto tra la potenza di spinta

=h,-h1+---

L.,. e la potenza termica totale trasferita al fluido evolvente:

'
O=cp (T2 -T)-~
2
1

L,. = m(w. - w.)w. = 45x (1005.9-260)x260=8.727

MW

O,= m(h4 -h,)= mc. (T4 -T,)=45x1005x(1373-514.7)= 38.817


2

w'1

260
T2 =T + - =233+---=266.6K
2x1005
2c.
'

p,=p1

"i,T
(

1
(266.6) '"(1.4-l)

)N(-l)

=34500x

=55282.0Pa

233

- trasformazione 2-3 (compressione isoentropica di un gas perfetto in un compressore):

p3 = {3p, = 10 x 55 282.0 = 552 820 Pa


T -T
s-

(p, )(-Y
P,

=2666x10<11}u =514.7K

- trasformazione 4-5 (espansione isoentropica di un gas Pl!lrfetto in una turbina): trascurando le variazioni di energia cinetica attraverso Il compressore e I~
turbina e assumendo che il lavoro fornito dalla turbina sia uguale al lavoro richiesto' dal compressore, la temperatura e la pressione all'uscita della turbina
risultano:

r. = r. -T, + T, =1373-514.7 +266.6 =1124.9K


1
)

1
.

(1124.9 ) .,(u-1)
T )(=275191.9 Pa
=552820x - p5 =P4 ...!.
1373
(

r.

b) Per calcolare la velocit dell'aria all'uscita dell'ugello necessario ?et.ei:minare


prima la temperatura di uscita e poi utilizzare l'equazione del primo pnnc1p10 della
termodinamica per i sistemi aperti a flusso stazionario.

- trasformazione 5-6 (espansione isoentropica di un gas perfetto attraverso un


ugello):

Il ciclo ideale delht


propulsione a gett<

MW

8.727
7J, = ~ = - - - = 0.225 = 22.5%
38.817

o.

Cos, solo il 22.5 per cento dell'energia termica fornita viene utilizzata per vincere
la resistenza aerodinamica esercitata dall'aria e spingere l'aeromobile. Si osservi,
inoltre, che:

. w.'

E =m-=45x
2

(1005.9-260)

isp (potenza

=12.518 MW

di spinta)

(32.2%)

o.= m(h, -h,)= mc. (T, -T,)=45x1005x(621.5-233)= 17.570

MW (45.3%)

quindi una quota pari al 32.2 per cento dell'energia termica fornita la si ritrova come
energia cinetica dei gas rispetto a un punto fisso a terra; per avere il pi elevato
rendimento globale, la velocit dei gas di scarico rispetto a un punto fisso a terra w
dovrebbe essere nulla (energia cinetica assoluta allo scarico nulla), cio i gas cfi
scarico dovrebbero uscire dall'ugello alla stessa velocit dell'aeromobile. La rimanente parte dell'energia termica fornita, pari al 45.3 per cento, la si ritrova come
aumento di entalpia dei gas che escono dal motore.. Queste due ultime forme di
energia diventano alla fine parte integrante dell'energia interna dell'aria atmosferica (Figura 7.42).

Sviluppi del motore turbogetto


I primi aeromobili erano tutti del tipo ad elica, equipaggiati con motori si-

mili ai motori automobilistici. Il pi importante passo avanti dell'aviazione


commerciale si verific con lintroduzione del motore turbogetto nel 1952.
Sia i motori a elica sia quelli a getto hanno punti di forza e punti deboli,
pertanto numerosi sono stati i tentativi fatti per combinare le caratteristiche
positive dei due motori in un unico motore. Due di tali tentativi sono costituiti dal motore turboelica e dal motore turbogetto a doppio flusso.

FIGURA 7.42
L'energia fornita a un motore
turbogetto (con la combustione di un
combustibile) assume diverse forme.

--------------------- -----------------228

229

Soffiante

CAPITOLO 7
Cicli diretti
e cicli inversi

Il ciclo ideale della


propulsione a getto

FIGURA 7.45
Schema di un motore turboelica.
[Fonte: The Aircraft Gas Turbine Engine
. and its Operation. United
Technologies Corp., 1951, 1974.]

FIGURA 7.43
Schema di un motore turbogetto a doppio
flusso. [Fonte: The Aircraft Gas Turbine
Engine and its Operation. United
Technologies Corp., 1951, 1974.]

Il motore pi diffusamente utilizzato nella propulsione aerea il moto


re turbogetto a doppio flusso, dove una soffiante mossa da una turbina
forza una notevole quantit di aria attraverso un condotto che avvolge il
motore, come mostrato nelle Figure 7.43 e 7.44. L'aria forzata dalla soffiante lascia il condotto a una velocit pi elevata, determinando un aumento significativo della spinta totale del motore. Il primo motore turbogetto
a doppio flusso commerciale fu collaudato con successo nel 1955.
Il motore turbogetto a doppio flusso di un aeromobile pu essere distinto da un meno efficiente motore turbogetto per il voluminoso cofano
che avvolge la soffiante. Mentre la spinta di un motore turbogetto determinata soltanto dai gas combusti che lasciano il motore a una velocit circa doppia della velocit del suono, in un motore turbogetto a doppio flusso
la spinta dovuta sia ai gas combusti ad alta velocit sia all'aria a bassa
velocit forzata dalla soffiante. La miscelazione dei due flussi determina
anche una notevole riduzione del rumore.
Nuove tecniche di raffreddamento hanno consentito di ottenere considerevoli aumenti della efficienza grazie alla possibilit di raggiungere temperature pi elevate per i gas all'uscita del combustore, fin oltre 1500C,

'IGURA 7.44
lotore turbogetto a doppio flusso.
Fonte: Allied-Signal Aerospace
:ompany, Garret Engine Division.]

cio pi di 100C al di sopra del punto di fusione dei materiali con cui
vengono realizzate le pale della turbina. I motori turbogetto a doppio flusso hanno contribuito in gran parte al successo dei jumbo jet, che pesano
400 000 kg e sono capaci di trasportare oltre 400 passeggeri fino a 1O000 km
di distanza, a velocit superiore a 950 km/h e con il minor consumo di
combustibile per kilometro a passeggero.
Si definisce rapporto di bypass il rapporto tra la portata massica di aria
che non attraversa la camera di combustione e quella che, invece, I' attraversa. Se si rimuove il cofano che racchiude la soffiante si ottiene il moto
r~ turboelica CF!gura 7.45), che differisce da un motore turbogetto a doppio flu~so essenzialmente nel rapporto di bypass: 5 o 6 nei motori turbogetto
a doppio flusso e circa 100 nei turboelica. In generale, i propulsori a elica
sono pi efficienti dei motori a getto, ma le loro applicazioni sono limitate
al funzionamento a bassa velocit e a basse quote poich l'efficienza diminuisce all'aumentare della velocit e dell'altitudine. I vecchi motori turboelica venivano utilizzati fino a velocit di circa 0.62 Mach e altitudini di
circ~ 9100 m. I nuovi motori turboelica in fase di sviluppo dovrebbero
raggmngere velocit di circa 0.82 Mach e altitudini di circa 12 200 me gli
a~romobili commerciali spinti dai nuovi motori turboelica dovrebbero viaggiare al~e stesse quote e velocit degli aeromobili spinti dai motori turbogetto
a doppio flusso ma con un consumo di combustibile inferiore del 30 per
cento.
Un'altra modifica che si pu apportare al motore turbogetto, molto dif
fusa sugli aerei militari, l'inserimento di un postbruciatore tra la turbina
e l'ugello. Quando si ha l'esigenza di una maggiore spinta, come in occasione di rapidi decolli o di combattimenti, si inietta ulteriore combustibile
nei gas combusti uscenti dalla turbina, ancora ricchi di ossigeno, in mod
da aumentare la velocit di uscita dei gas di scarico e quindi la spinta.
Un autoreattore, o statoreattore, un motore privo di compressore e
tur_bin~, costituito da un condotto opportunamente sagomato, come mostrai~ m_F1gura 7.46, ed utilizzato, a volte, per la propulsione ad alta velocit
d1 rrussili e aeroplani. L'aumento di pressione nel motore fornito dall'effetto dinamico prodotto in un diffusore dall'elevata velocit relativa del1' aria. Per questo motivo, un autoreattore necessita sempre di essere porta!? a una _velocit sufficientemente elevata da un motore esterno, prima del! accensione, e fornisce le migliori prestazioni su aeromobili che viaggiano
con una velocit pari a 2-3 Mach. In questi motori si rallenta l'aria fino a

--- -- -

-----

----~-----------------

------------------------------'

230

~.,.,._.i~~~~-~i,t:~n?dicombos~ti~b.ilelllllllllllllllllllll..

CAPITOLO 7
Cicli
e cicli inversi

ta

diretti

FIGURA 7.46

Schema di un autoreattore,
[Fonte: The Aircraft Gas Turbine Engine
and its Operation. United
Technologies Corp., 1951, 1974.]

~~~*::~~~G~_.................UF...gello

l::__"":""a""ria

Stabilizzatori di fiamma

circa 0.2 Mach nel diffusore, vi si aggiunge il combustibile, si accende la


miscela e i gas combusti vengono accelerati espandendoli in un ugello.
Un motore scramjet essenzialmente un autoreattore in cui l'aria fluisce a velocit supersoniche. Autoreattori che si convertono in motori
scramjet a velocit superiori a Mach 6 sono stati collaudati con successo
fino a velocit d circa Mach 8.
Infine, un razzo un dispositivo in cui sia il combustibile, solido o liquido, sia il comburente sono portati a bordo. I gas combusti ad alta pressione
prodotti in camera di combustione dalla reazione chimica tra il combustibile
e il comburente si espandono in un ugello e vengono scaricati a velocit
molto elevate, producendo la spinta necessaria per muovere il razzo.

7.10 I.iii IL CICLO DI CARNOT A VAPORE


Poich il ciclo d Camot il ciclo di maggior rendimento termico tra tutti
quelli funzionanti fra due stessi serbatoi termici di temperature assegnate,
sarebbe naturale considerare proprio il ciclo di Camot come ciclo ideale
per un impianto motore a vapore ma, come si vedr di seguito, esso presenta molti problemi nella realizzazione pratica.
Si consideri un ciclo di Camot eseguito in un sistema aperto a flusso
stazionario, all'interno della zona delle miscele sature liquido-vapore d
una sostanza pura come l'acqua, la sostanza d gran lunga pi utilizzata
come fluido evolvente nei cicli diretti a vapore (Figura 7.47a). L'acqua
T

viene riscaldata reversiblmente e isotermicamente in una caldaia (trasformazione 1-2), espansa isoentropicamente in una turbina (lrasformazione
2-3), condensata reversibilmente e isotermicamente in un condensatore (trasformazione 3-4) e, infine, compressa isoentropcamente da un compressore in modo da riportarla nello stato iniziale (trasformazione 4-1).
I problemi che si incontrano nel realizzare questo ciclo sono:
1 In un sistema bifasico, uno scambio termico isotermo, quali le trasformazioni 1-2 e 3-4, non difficile da realizzare, poich mantenendo costante la pressione si mantiene costante anche la temperatura (al valore di saturazione). Operare per con sistemi bifasici significa limitare severamente
la massima temperatura che pu essere raggiunta nel ciclo, dovendo essere
inferiore alla temperatura del punto critico (per l'acqua, 374C), e conseguentemente anche il rendimento termico del ciclo.
2 La trasformazione isoentropica di espansione 2-3 pu essere approssimata utilizzando una turbina ben progettata; tuttavia, poich il titolo del
vapore diminuisce durante questa trasformazione, come mostrato in Figura
7.47a su un diagramma T-s, la turbina si trova ad espandere vapor d'acqua
con un elevato contenuto di liquido in equilibrio, per cui gli urti delle gocce
di liquido sulle pale della turbina ne determinano logoramento per erosione. In generale, durante il funzionamento degli impianti motori, il titolo del
vapore non deve scendere al di sotto del 90 per cento.
3 Esistono due difficolt nel realizzare la trasformazione isoentropica di
compressione 4-1: innanzitutto, non facile riuscire a conlrollare il processo di condensazione in modo cos preciso da arrestarlo al titolo richiesto
nello stato 4, e poi, un compressore che possa operare con una miscela
bifasica di difficile realizzazione.
Alcuni di questi problemi potrebbero essere superati eseguendo il ciclo di Camot in un modo differente, come mostrato in Figura 7.47b. In tal
caso, per, il ciclo presenta allri problemi come la realizzazione di una
compressione isoentropica fino a pressioni estremamente elevate e quella
di uno scambio termico isotermo a pressione variabile.
Per quanto detto, si deve concludere che il ciclo di Camot non pu
essere eseguito con adeguata approssimazione nelle macchine reali e, quindi,
non pu costituire un modello per i cicli diretti a vapore reali.

---'--2

7.11 li IL CICLO RANKINE: CICLO IDEALE


DEGLI IMPIANTI MOTORI A VAPORE

FIGURA 7.47

Due cicli di Carnot a vapore sul


diagramma T-s.

(a)

(b)

Le difficolt che si incontrano nella realizzazione pratica del ciclo di Camot


possono essere superate surriscaldando il vapore d'acqua in caldaia e condensandolo completamente nel condensatore, come mostrato schematicamente su un diagramma T-s in Figura 7 .48. Il ciclo che si ottiene il ciclo
Rankine, il ciclo ideale degli impianti motori a vapore, costituito dalle
seguenti quattro trasformazioni internamente reversibili:

231
@

%fux~]

Il ciclo Rankine: ciclo


ideale degli impianti
motori a vapore

232
CAPITOLO?
Cicli diretti

e cicli inversi
T

sottesa dalla linea della trasfonnazione 2-3 rappresenta la quantit di calore trasferita ali' acqua in caldaia e che larea sottesa dalla linea della trasformazione 4-1 rappresenta il calore che viene ceduto nel condensatore
all'ambiente. La differenza tra le due aree (l'area racchiusa dal ciclo) rappresenta il lavoro netto prodotto durante il ciclo.

Analisi energetica del ciclo Rankine ideale


Tutti e quattro i componenti che eseguono il ciclo Rankine (la pompa, la
caldaia, la turbina e il condensatore) sono dispositivi a flusso stazionario e
pertanto tutte e quattro le trasfonnazioni che costituiscono il ciclo Rankine
devono essere analizzate come trasfonnazioni di sistemi aperti a flusso stazionario. Le variazioni di energia cinetica e di energia potenziale del vapor
d'acqua sono di solito piccole rispetto al lavoro e alle quantit di calore
scambiati e perci trascurabili. Allora, l'equazione del primo principio della termodinamica per sistemi aperti a flusso stazionario, riferita all'unit
di massa, si riduce ali' espressione:

Pompa

FIGURA 7.48

Il ciclo Rankine semplice ideale.

1-2
2-3
3-4
4-1

compressione isoentropica in una pompa;


somministrazione di calore a pressione costante in una caldaia;
espansione isoentropica in una turbina;
sottrazione di calore a pressione costante in un condensatore;

L'acqua entra nella pompa nello stato 1 come liquido saturo e viene
compressa isoentropicamente fino alla pressione di funzionamento della
caldaia. La temperatura dell'acqua aumenta leggermente durante questa
trasformazione isoentropica di compressione in conseguenza alla piccola
diminuzione del volume specifico dell'acqua. La distanza lungo l'asse delle temperature tra gli stati 1 e 2, sul diagramma T-s, stata esageratamente
aumentata per chiarezza di rappresentazione.
L'acqua, poi, entra in caldaia come liquido sottoraffreddato nello stato
2 ed esce come vapore surriscaldato nello stato 3. La caldaia fondamentalmente uno scambiatore di calore dove il calore che deriva da gas combusti,
reazioni nucleari o altre sorgenti, viene trasferito ali' acqua essenzialmente
a pressione costante. La caldaia, insieme con il surriscaldatore, spesso prende il nome di generatore di vapore.
II vapore surriscaldato, nello stato 3, entra in turbina e si espande
isoentropicamente producendo lavoro meccanico con la messa in rotazione di un albero, che spesso . collegato a un generatore elettrico. La pressione e la temperatura del vapore scendono, durante questa trasformazione, ai valori dello stato 4, che corrisponde, di solito, a una miscela satura di
liquido e vapore di elevato titolo. In questo stato il vapore entra nel condensatore, che fondamentalmente uno scambiatore di calore, e viene condensato a pressione costante cedendo calore a un pozzo termico costituito
da un lago, un fiume o latmosfera. Infine, il vapore esce dal condensatore
come liquido saturo ed entra nella pompa per ripetere il ciclo.
Ricordando che, su un diagramma T-s, l'area sottesa sull'asse
dell'entropia dalla linea di una trasformazione reversibile rappresenta il
calore scambiato nella trasformazione stessa, si pu osservare che l'area

Tenendo presente che la caldaia e il condensatore non sono soggetti a scambi


di lavoro e che le trasformazioni nella pompa e in turbina si assumono essere
isoentropiche, il bilancio di energia per ognuno dei componenti risulta:

pompa (q = 0):
o anche
dove:

caldaia (l = 0):

lp. = h2 -hl
lp. = V (pi - Pi)
h1=hf@p, e V=V 1=VJ@p,

(7.29)

q, = h3-h2

(7.30)

(7.27)
(7.28)

turbina (q =O):

l,. = h3 -h.

(7.31)

condensatore (I = 0):

q.=h.-hl

(7.32)

Il rendimento termico del ciclo Rankine pu essere determinato con la relazione:

Il rendimento termico pu anche essere interpretato graficamente come


il rapporto tra larea racchiusa dal ciclo sul diagramma T-s e larea sottesa
sul!' asse dell'entropia dalla linea della trasformazione in cui si fornisce
calore al sistema.
L'analisi dei cicli a vapore, sia diretti sia inversi, richiede la conoscenza delle propriet del fluido evolvente nei vari stati, che possono essere
determinate in maniera precisa dalle tabelle delle propriet o, in maniera
approssimata, dai diagrammi di stato riportati in Appendice.

233
Il ciclo Rankine: ciclo
ideale degli impianti
motori a Yaporc

I
234
CAPITOL07
Cicli diretti
e cicli inversi

surriscaldato. La temperatura, allora, va determinata per interpolazione con la tabella delle propriet del vapore surriscaldato. Risulta:

ESEMPIO 7.7

T = 254.2c

Determinare le propriet mancanti e la fase dell'acqua nei seguenti casi:

nc>

(a)

1600

125

2950

1000

(e)

Descrizione fase

0.6

200

(a)
(b)

h(kJ/kg)

p(kPa)

500

75

=Tsato200kPa =120.23C

(Tabella A.5)

Inoltre, dalla Tabella A.5 alla pressione di 200 kPa si ricava l'entalpia del liquido
saturo h, 504.70 kJ/kg e l'entalpia di vaporizzazione h,. 2706.7 kJ/kg. Ne conse
gue che l'entalpia media della miscela risulta:

h = h1 + Xh,. = 504.70 + 0.6 X 2706.7

=2128.72 kJ/kg

b) Questa volta sono assegnate la temperatura e l'energia interna, ma non si cono


sce quale tabella deve essere utilizzata per determinare le altre propriet, poich
non nota la fase della sostanza, se si tratta, cio, di miscela satura, di liquido
sottoraffreddato o di vapore surriscaldato. Per stabilire la fase della sostanza, si
determinano, prima di tutto, i valori dell'entalpia del liquido e del vapore saturi alla
temperatura assegnata, con la Tabella A.4. Alla temperatura di 125C risulta h, =
524.99 kJ/kg e h. = 2713,5 kJ/kg. Quindi si confronta il valore assegnato h
dell'entalpia con h, e h.., tenendo presente che:

se h, s h s h,

si tratta di liquido sottoraffreddato;


si tratta di miscela satura di liquido e vapore;

se h > h.

si tratta di vapore surriscaldato.

se h < h,

Lo stesso ragionamento pu farsi se si conosce, invece che l'entalpia, il volume


specifico, l'energia interna o l'entropia.
Nel caso in esame il valore assegnato dell'entalpia h 1600 kJ/kg che cade
tra i valori di h, e h. a 125C, per cui si tratta di una miscela satura di liquido e
vapore. Allora la pressione quella di saturazione alla temperatura assegnata:

P P,., 0125-c = 232.1 kPa

(Tabella A.4)

Il titolo, inoltre, risulta essere:


X=

co~os.ce qu~le tabella deve essere utilizzata per determinare le altre propriet,
po1che non e nota la fase della sostanza, se si tratta di miscela satura, di liquido
sottoraffreddato o di vapore surriscaldato. Per determinare la fase della sostanza
si determina, con la Tabella A.5, la temperatura di saturazione alla pressione assegnata. Alla pressione di 500 kPa risulta T,., = 151.86C. Quindi si confronta tale
valore con la temperatura assegnata T, tenendo presente che:

h-h1
h,.

se T = T,.,

si tratta di liquido sottoraffreddato;


si tratta di miscela satura di liquido e vapore;

se T> T,.,

si tratta di vapore surriscaldato.

se T < T,.,

a) Il titolo pari a x = 0.6 e ci significa che il 60 per cento della


Soluzione
massa vapore e che il rimanente 40 per cento in fase liquida. Pertanto, il fluido
una miscela satura di liquido e vapore alla pressione di 200 kPa. La temperatura,
allora, deve essere quella di saturazione alla pressione assegnata:
T

dJ In questo caso sono assegnate la pressione e la temperatura, e, di nuovo, non si

o.o

850

(e)

1600-524.99
- - - - - = 0.491
2188.5

e) Questo caso simile al caso b), tranne per il fatto che assegnata la pressione
invece della temperatura. Seguendo lo stesso ragionamento, si determinano alla
pressione assegnata di 1 MPa, h, = 762.81 kJ/kg e h.= 2778.1 kJ/kg. Il valore
assegnato dell'entalpia, h = 2950 kJ/kg, maggiore di h.., per cui si tratta di vapore

(Tabella A.6)

Nel caso in esame il valore assegnato della temperatura, T = 75C, minore della
temperatura di saturazione alla stessa pressione, per cui si tratta di liquido
sottoraffreddato. Il valore dell'entalpia, allora, deve essere determinato con la tabella .~elle propriet del liquido sottoraffreddato che, per, non disponibile nel testo.
Utthzzando l'approssimazione di considerare il liquido sottoraffreddato come il liquido saturo alla stessa temperatura (non alla stessa pressione), si ottiene:

h = h, 075 -c = 313.93 kJ/kg

{Tabella A.4)

In questo caso non si determina il titolo perch esso non ha alcun significato nella
zona del liquido sottoraffreddato.
e) 11 titolo assegnato pari a x = O.O per cui si tratta di liquido saturo alla pressione
assegnata di 850 kPa. La temperatura, allora, quella di saturazione alla pressione data e l'entalpia quella del liquido saturo:

T = T,.10850 " '

=172.96 e

h = h, ceso kP = 732.22 kJ/kg

{Tabella A.5)

ESEMPI09
Si consideri un impianto motore a vapore funzionante secondo il ciclo Rankine
semplice ideale. Il vapor d'acqua entra in turbina alla pressione di 3 MPa e alla
temperatura di 350C, e si condensa alla pressione di 75 kPa. Determinare il rendimento termico del ciclo.
Lo schema dell'impianto e la rappresentazione del ciclo sul diagramSoluzione
ma T-s sono riportati in Figura 7.49. Poich l'impianto motore funziona secondo il
ciclo Rankine ideale, si assume che le trasformazioni in turbina e nella pompa
siano ~s~entropic~e. che in caldaia e nel condensatore non vi siano perdite di cari~o. e, 1nf1ne, che il vapore esca dal condensatore ed entri nella pompa nello stato di
liquido saturo alla pressione di condensazione.
Inizialmente occorre determinare l'entalpia nei vari punti del ciclo utilizzando le
tabelle delle propriet del vapor d'acqua (Tabelle A.4, A.5 e Figura A.7):

P, =75kPa }
Stato 1:
Stato 2:

liquido saturo
P2 =3MPa

h1 =h, 075 .., =384.39 kJ/kg

3
v, = v, 01,,p, = 0.001037 m /kg

235
Il ciclo Rankine: ciclo
ideale degli impianti
motori a vapore

----- -

236

- -

--

Si osservi che in questo impianto motore il rapporto tra il lavoro di compressio


ne e il lavoro fornito dalla turbina (IJI,) risulta 0.004, cio solo lo 0.4 per
cento del
lavoro fornito dalla turbina viene utilizzato per far funzionare la pompa. Valori
cosl
bassi di tale rapporto, solitamente inferiori all'1 per cento, sono caratteristic
i dei
cicli diretti a vapore a differenza dei cicli diretti a gas che, tipicamente, hanno
valori
del s_uddetto rapporto molto elevati (40-80 per cento).
E interessante osservare, inoltre, che il rendimento termico di un ciclo di Carnot
funzionante tra gli stessi limiti di temperatura risulta:

q,

CAPITOLO 7
Cicli diretti
e cicli hnersi

~Idaia:

3MPa
350C

T, 'C

3 MPa

7J
Pompa

tcamot

T...,,
T...,

=1--=1

Il ciclo Rankne:
ideale degli
motori a rnpore

91.78+273
----=0 .414
350+273

La differenza tra i valori dei due rendimenti dovuta alle notevoli differenze
di
temperatura esistenti tra il vapor d'acqua e i gas combusti durante il processo
di
somministrazione del calore nel ciclo Rankine.

I 75 kPa

Metodi per aumentare il rendimento termico


del ciclo Rankine

75 kPa

' = v, (p. - P,) = 0.001037 X (3000 - 75) = 3.03 kJ/kg


h2 = h1 + /AB= 384.39 + 3.03 = 387.42 kJ/kg

FIGURA 7.49
Schema dell'impianto nell'Esempio 7.8 e
ciclo termodinamico sul diagramma T-s.

p 3 =3MPa} h3 = 3115.3 kJ/kg


T, =350C 53 = 6.7428 kJ/(kgK)

Stato 3:
Stato4:

p4 = 75 kPa
s, = s3 (miscela satura)
X = 5 4 -S1 = 6.7428-1.2 13

s1v

886

fornito al fluido evolvente in caldaia, e diminuire il pi possibile la temperatura media alla quale il calore viene sottratto al fluido evolvente nel
condensatore.

2278.6 = "2403.2 kJ/kg

Di seguito sono illustrati tre metodi per realizzare nel ciclo Rankine
semplice ideale quanto appena detto.

0.

6.2434

h4 = h1 + X4hlv = 384.39 + 0.886

La maggior parte dell'energia elettrica consumata in tutto il mondo viene


prodotta con impianti motori a vapore, per cui anche un piccolo aumento
del rendimento termico pu comportare un notevole risparmio dei consumi
di combustibile. Per questo motivo, si cerca in tutti i modi di migliorare il
rendimento del ciclo con cui funzionano tali impianti.
Fondamentalmente l'idea che alla base di tutti i metodi attu.ti per
migliorare il rendimento termico di un ciclo diretto sempre la stessa:
aumentare il pi possibile la temperatura media alla quale il calore viene

Per cui:

q. =h. - h.= 3115.3 - 387.42 = 2727.88 kJ/kg


qu = h4 - h1 = 2403.2 - 384.39 = 2018.81 kJ/kg
1) =1- Q. =1- 2018.81 =0.26=26 .0%

Q.

2727.88

Il rendimento termico pu essere determinato anche per altra via:

'=h. - h, = 3115.3- 2403.2 = 712.1 kJ/kg

=1, " - ' =712.1 - 3.03 = 709.07 kJ/kg


=q - qu =2727.88 - 2018.81 =709.07 kJ/kg

In
In

=~ = 70907

7J
I

Q.

2727.88

= 0.26

=26.0%

Pertanto in questo ciclo diretto, solo il 26 per cento del calore fornito in
caldaia al
fluido evolvente viene convertito in lavoro netto. Un impianto motore reale
funzionante tra gli stessi limiti di temperatura e di pressione avr un rendimento
termico
ancora pi basso a causa delle irreversibilit come !'attrito.

1 Abbassamento della pressione di condensazione


Nel condensatore il fluido evolvente si trova come miscela satura di liquido
e vapore alla temperatura di saturazione corrispondente alla pressione esistente. Pertanto, abbassando la pressione si diminuisce anche la temperatura del fluido evolvente e quindi la temperatura alla quale il calore viene
sottratto nel condensatore.
L'effetto prodotto dall'abbassamento della pressione nel condensatore lasciando invariato il punto d'ingresso in turbina illustrato su un
diagramma T-s in Figura 7.50. L'area colorata sul diagramma rappresenta l'aumento del lavoro netto ottenuto per effetto dell'abbassamento della pressione di condensazione da p a p .. Anche la quantit di calore
4
4
fornita al fluido aumenta, ma molto poco (area sottesa dalla linea 2'-2
sull'asse dell'entropia). Pertanto, l'effetto globale dll 'abbassamento della
pressione di condensazione un aumento del rendimento termico del
ciclo.

FIGURA 7.50
Effetto dell'abbassamento della pressione
di condensazione nel ciclo
Rankine ideale.

238
CAPITOL07
Cicli diretti
e cicli inversi

Per ottenere un aumento considerevole del rendimento termico, il condensatore degli impianti motori a vapore, di solito, funziona a pressioni
ben al di sotto di quella atmosferica. Ci non costituisce un grosso problema, poich gli impianti motori a vapore fu~ziona~o a circuito.chiuso. !ut:
tavia esiste un limite inferiore alla pressione d1 condensazione, p01che
non pu essere inferiore alla pressione di saturazione. corrispon?ente _alla
temperatura del pozzo termico cui deve essere ceduto 11 calore. S1 c~ns1de
ri, per esempio, un condensatore che debba. essere raffre?dato dall ~equa
di un vicino fiume a 15C di temperatura. Fissando una differenza d1 temperatura di J0C per poter realizzare effettivamente lo scambio te~c~, la
temperatura del vapor d'acqua nel conden~atore dovr essere no? mf~nore
a 25C, per cui la pressione di condensazione non potr essere mfenore a
3.2 kPa, che la pressione di saturazione dell'acqua a 25C.
.
.
L'abbassamento della pressione di condensazione non , tuttavia, pnvo
di effetti collaterali. Esso pu determinare linfiltrazione di aria nel condensatore e, problema pi importante, aumenta il contenuto della fase liquida
negli ultimi stadi della turbina (diminuisce, cio, il titolo del. va~r:: x4 < x4 ),
come si pu vedere in Figura 7.50. La presenza della fase hqmda e dannosa
nelle turbine perch ne diminuisce il rendimento e ne erode le pale; questo
problema, per, pu essere risolto come verr spiegato in seguito.

2 Aumento della temperatura di surriscaldamento


del vapore
Incremento di In

FIGURA 7.51
Effetto dell'innalzamento della
temperatura di surriscaldamento
nel ciclo Rankine ideale.

La temperatura media alla quale il calore viene fornito al fluido evolvente


pu essere aumentata, senza aumentare la pressio~: in caldaia, ~ffettuando
un surriscaldamento del vapore a temperatura p1u elevata. L effetto del
surriscaldamento a temperatura pi elevata sulle prestazioni degli impianti
motori a vapore illustrato su un diagramma T-s, in Figura 7.51. L'area
colorata sul diagramma rappresenta laumento del lavoro netto ottenuto,
mentre l'area sottesa dalla linea 3-3' sull'asse dell'entropia rappresenta
J' aumento della quantit di calore fornita al vapore. Si noti che, per effetto
del surriscaldamento spinto a temperature maggiori, aumentano sia il lavoro netto ottenuto sia la quantit di calore fornita; tuttavia, l'effetto globale
un aumento del rendimento termico, poich aumenta la temperatura media alla quale viene fornito il calore.
II surriscaldamento del vapor d'acqua a temperature pi elevate produce, come ulteriore effetto positivo, la diminuzio~e de.I c?ntenuto della
fase liquida all'uscita della turbina (fa aumentare, c10, 11 utolo del vapore: x4 > x 4 ).

Tuttavia, la massima temperatura alla quale il vapore pu essere


surriscaldato limitata da considerazioni metallurgiche. Allo stato attuale la temperatura pi elevata con cui il vapore pu? ent.rare in turbin_a
circa 620C e la possibilit di superare questo hmite dipende dal miglioramento della resistenza meccanica dei materiali utilizzati, o dal~a
disponibilit di nuovi materiali in grado di. toller~re. temp~ratu~e. p1~
elevate. A questo riguardo, molto promettenti sono 1 nsultatl fornltl dai
materiali ceramici.

3 Aumento della pressione in caldaia


Si pu verificare che, in un usuale ciclo Rankine, ali' aumentare della pressione in caldaia corrisponde un aumento della temperatura media alla quale
il calore viene somministrato al fluido evolvente e quindi un aumento del
rendimento.
L'effetto prodotto dall'aumento della pressione in caldaia sulle prestazioni degli impianti motori a vapore illustrato su un diagramma T-s, in
Figura 7.52. Si osservi che per una fissata temperatura di ingresso in turbina, ali' aumentare della pressione in caldaia il ciclo si sposta verso sinistra
aumentando il contenuto della fase liquida all'uscita della turbina. Tuttavia, questo indesiderato effetto collaterale pu essere eliminato risurriscaldando il vapor d'acqua, come illustrato nel prossimo paragrafo.
Nel corso degli anni la pressione di funzionamento delle caldaie aumentata da circa 2.7 MPa nel 1922 a oltre 30 MPa negli impianti attuali di
potenza netta superiore anche a 1000 MW. Molti moderni impianti motori
a vapore funzionano oggi a pressioni supercritiche (superiori a quella critica: p > 22.09 MPa) e hanno rendimenti termici di circa il 40 per cento nel
caso di impianti a carbone e 34 per cento nel caso di impianti nucleari. I
valori pi bassi del rendimento termico degli impianti motori nucleari dipendono dalle pi basse temperature massime utilizzate in questi impianti per
motivi di sicurezza.

7.12 E;J IL CICLO RANKINE IDEALE


CON RISURRISCALDAMENTO
Nel precedente paragrafo stato osservato che aumentando la pressione in
caldaia aumenta il rendimento termico del ciclo Rankine e che, per, si ha
anche un incremento, a livelli inaccettabili, del contenuto della fase liquida
all'uscita della turbina. Vi sono due possibilit per evitare un eccessivo contenuto della fase liquida negli stadi finali della turbina:

1 Surriscaldare il vapor d'acqua a una temperatura sufficientemente elevata prima che esso entri in turbina. Questa soluzione, che aumenterebbe
ulteriormente la temperatura media alla quale il calore viene fornito al fluido
evolvente e conseguentemente anche il rendimento termico del ciclo, non ,
per, percorribile poich richiede un innalzamento della temperatura del vapore a valori superiori ai limiti consentiti dalla resistenza dei materiali.
2

Frazionare l'espansione in turbina del vapore in due stadi ed effettuare


risurriscaldamento del vapore. Questa soluzione, che praticabile e frequentemente utilizzata nei moderni impianti motori a vapore,
determina anche un ulteriore aumento della temperatura media alla quale il
calore viene fornito al fluido evolvente e quindi un ulteriore aumento del
rendimento termico del ciclo.
tra di essi un

La rappresentazione su un diagramma T-s del ciclo Rankine ideale con


risurriscaldamento e lo schema di un impianto motore funzionante con tale
ciclo sono riportati in Figura 7.53. Il ciclo Rankine ideale con risurriscalda-

239
Il ciclo Rankine ideale

con risurriscaldamento
T

Incremento

difn

FIGURA 7.52
Effetto dell'innalzamento della pressione
in caldaia nel ciclo Rankine ideale.

r
240

241

*
ii:l'm!
Il ciclo Rankine ideale
f

CAPITOLO?
Cicli diretti

con risurriscaldamlnto

e cicli in\'ersi

FIGURA 7.54
All'aumentare del numero
di risurriscaldamenti aumenta
la temperatura media alla quale si ha
la somministrazione del calore.

FIGURA 7.53
Il ciclo Rankine ideale
con risurriscaldamento:

mento differisce dal ciclo Rankine ideale semplice per il fatto che I' espansione frazionata in due stadi. Nel primo stadio (turbina di alta pressione),
il vapore si espande isoentropicamente fino a una pressione intermedia e,
poi, viene inviato nuovamente in caldaia dove risurriscaldato a pressione
costante, di solito fino alla stessa temperatura di ingresso nel primo stadio
della turbina. Successivamente il vapore si espande isoentropicamente nel
secondo stadio della turbina (turbina di bassa pressione) fino alla pressione di condensazione. La quantit di calore totale fornita al fluido evolvente
e il lavoro totale fornito dalla turbina sono:

L'inserimento di un solo risurriscaldatore in un molerno impianto motore a


vapore fa aumentare il rendimento termico del 4-5 per cento, per effetto
dell'incremento della temperatura media alla quale si ha la somministrazione
del calore al fluido.
La temperatura media durante il processo di somministrazione del calore pu essere incrementata aumentando il numero degli stadi in cui viene
frazionata l'espansione in turbina e il numero dei risurriscaldatori. In tal modo,
il processo complessivo di espansione e risurriscaldamento approssima una
trasformazione isoterma alla massima temperatura del ciclo, come mostrato
in Figura 7.54. Tuttavia, l'uso di pi di due stadi di risurriscaldamento non
trova applicazione pratica, poich l'incremento teorico del rendimento termico che si ottiene da un secondo stadio di risurriscaldamento circa la met
di quello ottenuto con un solo stadio. Inoltre, se la pressione del fluido ali' ingresso della turbina non molto elevata, gi con due stadi di risurriscaldamento
pu accadere che il vapore all'uscita della turbina sia surriscaldato. ~uesto
fatto da evitare perch determina un aumento della temperatura media durante il processo di sottrazione del calore e quindi una diminuzione del rendimento termico. Per questo motivo, il doppio risurriscaldamento viene utilizzato soltanto negli impianti a pressione supercritica (p > 22.09 MPa).

Un terzo stadio di risurriscaldamento farebbe aumentare il rendimento


termico del ciclo di circa la met dell'incremento prodotto dal secondo
stadio, aumento troppo piccolo per giustificare il maggior costo e la complessit del!' impianto.
Il ciclo con risurriscaldamento fu introdotto verso la met degli anni
Venti e abbandonato negli anni Trenta a causa delle difficolt operative. Il
costante incremento avutosi nel corso degli anni della pressione in caldaia
rese necessario reintrodurre il singolo risurriscaldamento verso la fine degli
anni Quaranta e il doppio risurriscaldamento ali' inizio degli anni Cinquanta.
Le temperature di risurriscaldamento sono uguali o molto vicine alla
temperatura di ingresso nel primo stadio della turbina. La pressione ottimale
di risurriscaldamento circa un quarto della pressione massima del ciclo:
per esempio, la pressione ottimale di risurriscaldamento per un ciclo avente la pressione in caldaia di 12 MPa circa 3 MPa.
Si ricordi che lo scopo principale del risurriscaldamento quello di ridurre
il contenuto della fase liquida negli stadi finali dell'espansione in turbina
ESEMPIO 7.9
Si consideri un Impianto motore a vapore funzionante con un ciclo Rankine ideale
con risurriscaldamento. Il vapor d'acqua entra nella turbina di alta pressione a 15
MPa e alla temperatura di 600C, e si condensa alla pressione di 10 kPa. Sapendo che il contenuto della fase liquida all'uscita della turbina non deve eccedere il
10.4 per cento, determinare a) la pressione alla quale il vapore deve essere
risurriscaldato; b) il rendimento termico del ciclo. Si assuma che il vapor d'acqua
venga risurriscaldato fino alla stessa temperatura di ingresso nella turbina di alta
pressione.
Soluzione Lo schema dell'impianto e la rappresentazione del ciclo su un diagramma T-s sono riportati in Figura 7.55. Poich l'impianto motore funziona secondo un ciclo ideale, si assume che le trasformazioni in entrambi gli stadi della turbina
e nella pompa siano isoentropiche, che in caldaia e nel condensatore non vi siano
perdite di carico e che, infine, il vapore esca dal condensatore ed entri nella pompa
nello st~to di liquido saturo alla pressione di condensazione.

T.

242

qu = h6 - h,

Risurriscaldamento

=2335.8 -

191.83

=2143.97 kJ/kg

2-B
~~

e quindi:

Macchine frigorifere
e pompe di calore

q,

2143.97
17, =1--=1----=0.450=45.0%
q,
3895.46

7.13 i1S MACCHINE FRIGORIFERE E POMPE


DI CALORE

FIGURA 7.55
Schema dell'impianto dell'Esempio 7.9 e
ciclo tennodinamico sul diagramma T-s.

a) La pressione di risurriscaldamento determinata dalla condizione che i valori


dell'entropia negli stati 5 e 6 devono essere uguali:

Stato 6:

p6 =10kPa} h, = 2335.8 kJ/kg


x. =0.896 s 6 = 7.370 kJ/(kgK)

per cui:
Stato5:

T,:600c} p, = 4.0 MPa


h, = 3674.4 kJ/kg

Ss-Sa

Il vapor d'acqua, quindi, deve essere risurriscaldato a una pressione inferiore o al


pi uguale a 4 MPa se si vuole limitare il contenuto della fase liquida all'uscita della
turbina al valore massimo del 10.4 per cento.

noto che il calore si trasferisce nel verso in cui la temperatura diminuisce,


cio da zone a temperatura pi elevata verso zone a temperatura minore.
Questo processo di trasferimento del calore si verifica spontaneamente in
natura, senza richiedere l'intervento di alcuna macchina. Il processo inverso, invece, cio il trasferimento del calore da zone a temperatura pi bassa
verso zone a temperatura maggiore, non si verifica spontaneamente e richiede l'impiego di speciali macchine dette macchine frigorifere.
Le macchine frigorifere sono sistemi che operano secondo un ciclo
termodinamico inverso in cui il fluido evolvente prende il nome di refrige
rante. In Figura 7 .56a riportato Io. schema di una macchina frigorifera:
Q, la quantit di calore in modulo che viene sottratta a una sorgente a
temperatura inferiore T,, Q, la quantit di calore in modulo ceduta a un
pozzo a temperatura superiore T, e L il lavoro netto fornito alla macchina frigorifera. Come detto nei'CapitC:!o 5, Q. e Q rappresentano i moduli delle quantit di calore scambiate e perci s~no grandezze posJtive.
Un'altra macchina capace di trasferire calore da una sorgente a pi bassa temperatura a un pozzo a temperatura maggiore la pompa di calore.

b) Per calcolare il rendimento termico del ciclo, necessario determinare prima i


valori dell'entalpia in tutti gli altri stati:

p,=10kPa
Stato 1:
Stato2'.

Ambiente
riscaldato

h,=h, 010 kP,=191.83 kJ/kg


3
liquido saturo v, v, 010 '", = 0.00101 O m /kg

a temperatura

Ts > 1i

P2 =15MPa
52

fp.e

s,

=V

Q,

(p2 -p1) = 0.001010 X (15 000-10) = 15.11 kJ/kg

h, = h, + 1... = 191.83 + 15.11 = 206.94 kJ/kg


Stato 3:

Stato4:

p3 = 15 Mpa

r. = 5ooc

h3 = 3582.3 kJ/kg
s3 = 6.6776 kJ/(kg K)

h, = 3154.3 kJ/kg
T, = 375.5C

Le quantit di calore scambiate sono:

q. = (h3 - h,) + (h, - h,) = (3582.3- 206.94) + (3674.4 - 3154.3) = 3895.46 kJ/kg

Ambiente
refrigerato

a temperatura
1j<Ts

(a) Macchina frigorifera

(b) Pompa di calore

FIGURA 7.56
Lo scopo di una macchina frigorifera
rimuovere calore (Q,) da un ambiente
refrigerato; lo scopo di una pompa
di calore fornire calore (Q,)
a un ambiente riscaldato.

r
244
CAPITOLO 7
Cicli diretti

e cicli inversi

Una macchina frigorifera e una pompa di calore sono fondamentalmente la


stessa macchina poich differiscono soltanto in ci che viene considerato
come effetto utile. Lo scopo di una macchina frigorifera mantenere l'ambiente refrigerato a una temperatura relativamente bassa sottraendogli calore, che viene, poi, ceduto a un pozzo a temperatura maggiore. Lo scopo
di una pompa di calore, invece, mantenere un ambiente riscaldato a una
temperatura relativamente elevata fornendogli il calore sottratto a una sorgente a temperatura inferiore, come lacqua di bacini, fiumi o laria atmosferica (Figura 7 .56b).
La prestazione delle macchine frigorifere e delle pompe di calore
espressa dal coefficiente di prestazione ( COP), definito come:

Queste relazioni possono essere espresse anche in termini di potenze sostituendo rispettivamente Q., Q e L con Q., Q e L .
Si osservi che entr~bi co;fflcienti di p;estazl~e. COPF e COPPdC'
possono essere maggiori di l e che dalle Equazioni 7.36 e 7.37, per assegnati valori di Q1 e Q,, si ricava:

245
T
Il ciclo imerso
di Carnot

T,

(7.38)
Questa relazione dimostra che il coefficiente di prestazione di una pompa
di calore sempre maggiore di I (COPPdC >I) poich COPF una quantit
positiva. Ci significa che, teoricamente, una pompa di calore funziona al
peggio come una stufa elettrica, fornendo ali' ambiente riscaldato una quantit di energia uguale a quella che richiede per funzionare. In realt, invece,
se la temperatura dell'aria esterna molto bassa, una parte dell'energia
termica Q, da fornire all'ambiente riscaldato si pu disperdere verso l'aria
esterna, attraverso tubazioni e altri componenti, per cui il valore di COP Pdc
pu scendere anche sotto l'unit. Quando ci accade, la pompa di calore si
pone, di solito, in modalit di funzionamento di stufa elettrica.

in Figura 7.57. All'interno di un evaporatore il refrigerante assorbe isotermicamente la quantit di calore Q, da una sorgente a temperatura relativamente bassa T, (trasformazione 1-2), viene poi compresso isoentropicamente
fino allo stato 3 (con aumento della temperatura a T ), cede isotermicamente
la quantit di calore Q, ad un pozzo a una temperaira superiore T (trasformazione 3-4), e, infine, si espande isoentropicamente fino allo st~to l (con
diminuzione della temperatura a T1). Durante la trasformazione 3-4, il refrigerante cambia fase passando da vapore saturo a liquido saturo all'interno di un condensatore.
I coefficienti di prestazione della macchina frigorifera di Camot e della pompa di calore di Camot sono espressi, come visto nel Paragrafo 5.11,
dalle relazioni:

FIGURA 7.57
Schema di una macchina frigorifera
di Carnot e un ciclo inverso di Carnot
sul diagramma T-s.

7.1411 IL CICLO INVERSO DI CARNOT


Poich il ciclo di Camot completamente reversibile, tutte e quattro le
trasformazioni che lo costituiscono possono essere invertite con la conseguenza che anche gli scambi di calore e di lavoro avvengono nei versi opposti. Con l'inversione delle trasformazioni si ottiene un ciclo percorso in
senso antiorario, detto ciclo inverso di Carnot; una macchina frigorifera e
una pompa di calore che funzionino secondo il ciclo inverso di Camot sono
chiamate, rispettivamente, macchina frigorifera di Carnot e pompa di
calore di Carnot.
Si consideri un ciclo inverso di Camot eseguito all'interno della zona
delle miscele sature di liquido e vapore di un refrigerante, come mostrato

Si osservi che entrambi i coefficienti aumentano al diminuire della differenza tra le due temperature T, e T,. Come regola pratica si pu dire che il

COP aumenta del 2-4 per cento per ogni grado Celsius di diminuzione
della differenza tra la temperatura di condensazione T e quella di evaporazione T..
.
'
.
Il cicl inverso di Camot il ciclo inverso di maggior efficienza fra
tutti quelli funzionanti tra due stessi serbatoi termici di assegnate temperature. Pertanto, sarebbe naturale considerare proprio il ciclo inverso di Camot

--

~---- -

-"-~----~--------------~

r
246
e cicli

come ciclo ideale per le macchine frigorifere e le pompe di calore ma,


come si vedr di seguito, esso presenta molti problemi nella realizzazione
pratica.
I due processi isotermi di scambio termico, quali le trasformazioni 1-2
e 3-4, non sono difficili da realizzare nella pratica poich, in un sistema
bifasico, mantenendo costante la pressione si mantiene costante anche la
temperatura (al valore di saturazione). Invece, le trasformazioni 2-3 e 4-1
non possono essere realizzate con un adeguato grado di approssimazione,
poich la prima, compressione di una miscela di liquido e vapore, richiederebbe un compressore capace di trattare contemporaneamente le due fasi,
mentre la seconda presenta le difficolt relative all'espansione del refrigerante in presenza di un elevato contenuto di fase liquida. Si potrebbe pensare di risolvere questi problemi eseguendo il ciclo inverso di Carnot al di
fuori della zona delle miscele sature, ma, in questo caso, sarebbe difficile
realizzare i processi isotermi di scambio termico. Si deve concludere, allora, che il ciclo inverso di Carnot non pu essere approssimato nelle macchine reali, per cui non pu costituire un modello per i cicli inversi reali ma
soltanto un riferimento con cui confrontare le prestazioni.

inH~rsi

7.15 Zl IL CICLO INVERSO A COMPRESSIONE


DIVAPORE IDEALE
FIGURA 7.58
Schema di una macchina frigorifera
a compressione di vapore e il suo ciclo
termodinamico ideale.

Le difficolt che si incontrano nella realizzazione pratica del ciclo inverso


di Carnot possono essere superate vaporizzando completamente il refrigerante prima che sia compresso e sostituendo l'espansione in turbina con un
processo di laminazione in una valvola o n un tubo capillare. Il ciclo che si

, Pozzo termico

Condensatore

Valvola di
laminazione
Compressore

ottiene, detto ciclo inverso a compressione di vapore ideale, rappresentato schematicamente su un diagramma T-s in Figura 7.58, ed costituito
da quattro trasformazioni:

2-ti
Il ciclo imersu
a compressiont

di ,apore idealt:

1-2
2-3
3-4
4-1

compressione isoentropica in un compressore;


cessione di calore a pressione costante in un condensatore;
laminazione in una valvola o in un tubo capillare;
assorbimento di calore a pressione costante in un evaporatore.

Il refrigerante entra nel compressore come vapore saturo nello stato 1 e viene
compresso isoentropicamente fino alla pressione del condensatore con la
conseguenza che la sua temperatura aumenta a un valore superiore a quella
del pozzo termico, rappresentato, ad esempio, dal!' aria atmosferica circostante. Successivamente, il refrigerante entra nel condensatore come vapore
surriscaldato nello stato 2 ed esce, a seguito della cessione di calore verso il
pozzo termico, come liquido saturo nello stato 3. In questo stato, il refrigerante viene laminato fino alla pressione dell'evaporatore passando attraverso una valvola o un tubo capillare, e in conseguenza di ci la sua temperatura
scende al di sotto della temperatura dell'ambiente refrigerato. Il refrigerante
entra, poi, nell'evaporatore nello stato 4, come miscela satura di liquido e
vapore a basso titolo, ed evapora completamente assorbendo calore dal!' ambiente refrigerato. Infine, il refrigerante che esce dal!' evaporatore come vapore saturo torna nel compressore per ripetere il ciclo.
In un frigorifero domestico il refrigerante assorbe calore dalla cella
frigorifera mediante un evaporatore costituito da una serpentina posta nella stessa cella, mentre cede calore all'aria circostante attraverso un condensatore costituito da una serpentina posta nella parte retrostante del frigorifero (Figura 7 .59).
Si ricordi che in un diagramma T-s l'area sottesa sull'asse dell'entropia
dalla linea di una trasformazione internamente reversibile rappresenta il calore scambiato in quella trasformazione. Pertanto, larea sottesa dalla linea
4-1 rappresenta il calore assorbito dal refrigerante nell'evaporatore, mentre
l'area sottesa dalla linea 2-3 rappresenta il calore ceduto nel condensatore.
Un altro diagramma frequentemente utilizzato nello studio dei cicli inversi
a compressione di vapore il diagramma p-h, mostrato in Figura 7.60. Su

.....!-

capillare

Freezer

Aria ambiente
25C

Q,

5C

FIGURA 7.59
Schema di un ordinario frigorifero
domestico.

248
CAPITOLO 7
Cicli diretti
e cicli inversi

FIGURA 7.60

Il ciclo inverso a compressione di vapore


ideale sul diagramma p-h.

questo diagramma tre delle quattro trasformazioni sono rappresentate da


linee rette e le quantit di calore scambiate nel condensatore e nel1' evaporatore sono proporzionali alla lunghezza delle corrispondenti linee
di trasformazione.
Si osservi che, diversamente dai cicli ideali discussi fin qui, il ciclo
inverso a compressione di vapore ideale non un ciclo internamente reversibile, poich il processo di laminazione irreversibile. Se la valvola di
laminazione fosse sostituita da una turbina in cui il refrigerante si espandesse isoentropicamente (Figura 7 .58), lingresso nell'evaporatore avverrebbe nello stato 4' anzich 4, per cui l'effetto utile aumenterebbe dell'area
sottesa dalla linea 4'-4 e il lavoro netto assorbito diminuirebbe del lavoro
fornito dalla turbina. Tuttavia, la sostituzione della valvola di laminazione
con una turbina non trova applicazione pratica perch i benefici ottenuti
non giustificano i costi aggiuntivi e la maggiore complessit.
Tutti e quattro i componenti in cui si realizza il ciclo inverso a compressione di vapore sono a flusso stazionario, perci tutte e quattro le trasformazioni che costituiscono il ciclo devono essere analizzate come processi di sistemi aperti a flusso stazionario. Poich le variazioni di energia
cinetica e di energia potenziale del refrigerante sono, di solito, trascurabili
rispetto alle quantit di calore e lavoro scambiate, l'equazione dell'energia
per sistemi aperti a flusso stazionario, riferita all'unit di massa, si riduce
all'espressione:

q-l=Mz

(7.41)

mancavano di controlli automatici ed erano mossi da motori a vapore; per,


gi nel 1890 macchine pi piccole, mosse da motori elettrici e munite di
controllo automatico, iniziarono a sostituire gli impianti pi vecchi, e i
sistemi di refrigerazione cominciarono ad apparire nei negozi di macelleria e nelle abitazioni. Dal 1930, i continui miglioramenti hanno reso possibile avere sistemi di refrigerazione a compressione di vapore relativamente efficienti, affidabili, di piccole dimensioni e poco costosi.

ESEMPI08

Soluzione
Il ciclo frigorifero mostrato in Figura 7.61 su un diagramma T-s. In
un ciclo inverso a compressione di vapore ideale, la trasformazione di compressione isoentropica e il refrigerante entra nel compressore come vapore saturo alla
pressione dell'evaporatore. Inoltre, il refrigerante esce dal condensatore come liquido saturo alla pressione del condensatore.
Utilizzando le tabelle del refrigerante R-134a, le entalpie nei quattro punti del
ciclo possono essere determinate come di seguito:
FIGURA 7.61

Il ciclo inverso a compressione di vapore


ideale dell'Esempio 7.10
sul diagramma T-s.

P, =0.14MPa} h, =h, 00., 4 MPa =236.04 kJ/kg


vapore saturo s, =s, 00 _,M =0.9322 kJ/(kgK)
Stato2".

p2 =0.8MPa}
-

s3 -s1

h, = 272.05 kJ/kg

Stato 3:

p, =0.8MPa}

h, = h, 00.BMP = 93.42 kJ/kg

1Iqu1do saturo
Stato 4:

dove, nel caso ideale, h1 =h,, p, e "3 =h1f>i.


La refrigerazione a compressione di vapore fu introdotta nel 1834, quando l'inglese Jacob Perkins ottenne il brevetto per una macchina del ghiaccio a circuito chiuso che utilizzava come refrigerante etere o altri fluidi
molto volatili. Di questa macchina fu realizzato anche un modello funzionante, ma essa non fu mai prodotta commercialmente. Nel 1850, Alexander
Twinning inizi la progettazione e la costruzione di macchine del ghiaccio
a compressione di vapore che utilizzavano l'etere etilico come refrigerante. Inizialmente, gli impianti a compressione di vapore erano ingombranti
e venivano utilizzati principalmente per produzione di ghiaccio, per la preparazione della birra e per la conservazione a bassa temperatura. Inoltre,

di vapore ideale

Un frigorifero utilizza il refrigerante R-134a come fluido evolvente e funziona con


un ciclo inverso a compressione di vapore ideale tra le pressioni di 0.14 MPa e 0.8
MPa. Se la portata del refrigerante 0.05 kg/s, determinare a) la potenza termica
sottratta all'ambiente refrigerato e la potenza richiesta dal compressore; b) la po
tenza termica ceduta all'ambiente che si considera come pozzo termico; c) il COP
del frigorifero.

Stato 1:

Tenendo presente che il condensatore e l'evaporatore non sono soggetti a scambi n di calore n di lavoro e che il compressore pu essere considerato adiabatico, i coefficienti di prestazione degli impianti frigoriferi e
delle pompe di calore funzionanti con il ciclo inverso a compressione di
vapore sono espressi dalle relazioni:

249
Il ciclo imerso
a compressione

h,

=h, =93.4;! kJ/kg

(laminazione)

a) La potenza termica sottratta all'ambiente refrigerato e la potenza richiesta dal


compressore sono:
O,= m(h, -h.)= 0.05x(236.04-93.42) = 7.13 kW

L. = m(h, -h.)=0.05x(272.05-236.04 J =1.80

kW

b) La potenza termica ceduta dal refrigerante all'ambiente che si considera come


pozzo termico vale:
O,= m(h, -h,)=0.05x(272.05-93.42) = 8.93 kW
Essa potrebbe essere determinata anche con la relazione:

6, =0, + L, =7.13 +1.80 =8.93

kW

250
CAPITOLO 7
Cicli diretti

e cicli inYersi

e) Il coefficiente di prestazione del frigorifero determinato in base alla sua definizione:

7.13
COP,, =-:-=- =4.0
L, 1.80
Ci significa che il frigorifero sottrae all'ambiente refrigerato 4 unit di energia termica per ogni unit di energia meccanica consumata.

7.16 ~'.11 PROPRIET DEI REFRIGERANTI


Tra le numerose sostanze che possono essere scelte come fluido refrigerante, vi sono i clorofluorocarburi (CFC), lammoniaca, gli idrocarburi (propano, etano, etilene ecc.) e persino l'acqua (in applicazioni in cui le temperature siano superiori al punto di congelamento). La scelta del refrigerante
pi idoneo dipende dalle particolari condizioni di impiego anche se i
clorofluorocarburi, come l'R-11, R-12, R-22 e l'R-502, costituiscono oltre
il 90 per cento del mercato mondiale.
Il primo refrigerante utilizzato commercialmente in impianti a compressone di vapore fu, nel 1850, l'etere etilico seguito, tra gli altri, dal!' ammoniaca, il biossido di carbonio, il cloruro di metile, il biossido di zolfo, il butano,
l'etano, il propano, l'isobutano, la benzina e i clorofluorocarburi. Nel settore industriale e in quello del commercio all'ingrosso era particolarmente
diffuso l'uso dell'ammoniaca e lo , in parte, tuttora nonostante la sua
tossicit. I vantaggi dell'ammoniaca sugli altri refrigeranti sono il pi basso
costo, il pi elevato COP che si ottiene (e quindi la minore spesa per l'energia consumata), migliori propriet di scambio termico (per cui richiede pi
piccoli e meno costosi scambiatori di calore), la maggiore facilit di recupero
in caso di fughe e lassenza di effetti nocivi sullo strato di ozono. Il principale difetto dell'ammoniaca, invece, la sua tossicit che la rende inadatta
per un uso domestico. L'ammoniaca utilizzata principalmente nella refrigerazione dei prodotti alimentari, come, ad esempio, frutta fresca, vegetali,
carne e pesce; nella refrigerazione delle bevande e dei prodotti caseari, come
birra, vino, latte e formaggi; nella congelazione di gelati e altri prodotti;
nella produzione di ghiaccio e nella refrigerazione a bassa temperatura nell'industria farmaceutica e in altre industrie di trasformazione.
I refrigeranti utilizzati un tempo nel settore del commercio al dettaglio
e in quello domestico, come il biossido di zolfo, il cloruro di etile e il
cloruro di metile erano notevolmente tossici. Negli anni Venti, a seguito di
alcuni incidenti in cui si verificarono notevoli fughe di refrigerante e che
provocarono non poche vittime, tali refrigeranti furono messi al bando e
sorse la necessit di sviluppare refrigeranti sicuri per il settore domestico.
Nel 1928, su richiesta della Frigidaire Corporation, il laboratorio di ricerca
della Generai Motors svilupp, in soli tre giorni, l'R-21, il primo refrigerante della famiglia dei clorofluorocarburi (CFC). Tra i numerosi CFC, cui
fu dato il nome commerciale di "Freon", l'R-12 venne considerato il refrigerante pi adatto per l'uso commerciale. La produzione commerciale
dell'R-11 e dell'R-12 fu iniziata nel 1931 da una societ costituita dalla
Generai Motors e dalla E. I. duPont deNemours and Co. Inc.

L'R-11 viene utilizzato oggi principalmente nelle macchine frigorifere


degli impianti di condizionamento dell'aria di edifici. L'R-12 e l'R-134a
sono utilizzati nei frigoriferi e nei congelatori domestici come pure nei
condizionatori d'aria per auto. L'R-23 viene usato nei condizionatori d'aria
da finestra, nelle pompe di calore, nei condizionatori d'aria di edifici commerciali e negli impianti industriali di refrigerazione di grandi dimensioni,
ed molto competitivo con l'ammoniaca. L'R-502 (una miscela di R-115 e
R-22) il refrigerante principalmente utilizzato negli impianti di refrigerazione commerciali, come quelli usati nei supermercati, perch permette di
mantenere basse temperature negli evaporatori pur utilizzando compressori monostadio.
Il problema connesso con il buco dell'ozono ha determinato la maggiore rivoluzione nell'industria della refrigerazione e del condizionamento
dell'aria per le numerose critiche che si sono scatenate contro i refrigeranti attualmente in uso. Verso la met degli anni Settanta si realizz che
l'immissione dei CFC nell'atmosfera distrugge lo strato di ozono, consentendo, cos, ai raggi ultravioletti nocivi di giungere pi facilmente
sulla superficie terrestre, e impedisce, inoltre, alla radiazione infrarossa
di allontanarsi dalla terra, aumentando, cos, leffetto serra che causa un
innalzamento globale della temperatura. In conseguenza di ci, in molti
paesi l'uso di alcuni CFC stato bandito. I CFC che arrecano il maggior
danno allo strato di ozono sono quelli completamente alogenati, come
l'R-11, l'R-12 e l'R-115, mentre i CFC non completamente alogenati,
come l'R-22, hanno solo il 5 per cento circa della capacit distruttiva
dell'ozono rispetto ai precedenti. Oggi sono allo studio CFC che non
danneggiano lo strato di ozono e che non contribuiscono all'effetto serra:
l'R-134a, sviluppato recentemente, privo di cloro e attualmente sta sostituendo l'R-12.
Due importanti parametri che devono essere considerati nella scelta di
un refrigerante sono le temperature dei sistemi con i quali il refrigerante
scambia calore. Per avere uno scambio termico con una potenza ragionevole, deve esistere una differenza di temperatura di 5-10C tra il refrigerante e il sistema con cui scambia calore: per esempio, se lambiente refrigerato deve essere mantenuto alla temperatura di -10C, la temperatura
del refrigerante dovrebbe essere di circa -20C quando nell'evaporatore
assorbe calore. Inoltre, la pressione minima, che in un ciclo frigorifero si
verifica all'interno dell'evaporatore, dovrebbe essere superiore alla pressione atmosferica per impedire l'infiltrazione di aria all'interno dell'impianto frigorifero. Pertanto, nell'esempio precedente il refrigerante dovrebbe
avere alla temperatura di -20C una pressione di saturazione di 101 325 Pa
o superiore. L'ammoniaca, l'R-134a e l'R-22 sono tre refrigeranti che soddisfano questa condizione.
La temperatura (e quindi la pressione) che un refrigerante deve avere
ali' interno del condensatore dipende dalla temperatura del sistema che funge
da pozzo termico al quale deve essere ceduto il calore. Si possono mantenere temperature pi basse nel condensatore (e quindi ottenere pi elevati
COP) se il refrigerante viene raffreddato con acqua invece che con aria.
Tuttavia, l'uso di acqua di raffreddamento non si giustifica economicamente eccetto che negli impianti industriali di grandi dimensioni. La tem-

25
Propriet dl
refrigeran'

l
252
CAPITOL07
Cicli diretti

e cicli inversi

peratura del refrigerante nel condensatore non pu scendere al di sotto


della temperatura del mezzo di raffreddamento (circa 20C per un frigorifero domestico) e la pressione di saturazione a questa temperatura dovrebbe essere ben al di sotto della pressione critica del refrigerante se si vuole
che la sottrazione del calore sia per lo pi isoterma.
Se non si riesce a trovare nessun refrigerante che soddisfi le suddette
condizioni sulle due temperature, si pu fare ricorso agli impianti frigoriferi a cascata, che utilizzano due o pi cicli frigoriferi in cascata con refrigeranti differenti.
Un refrigerante, inoltre, non deve essere tossico, corrosivo o infiammabile, deve avere stabilit chimica, elevata entalpia di vaporizzazione
(per minimizzare la portata di refrigerante) e, naturalmente, deve essere
disponibile a basso costo.
Nel caso delle pompe di calore, la temperatura del refrigerante nell 'evaporatore (e quindi la pressione) pu essere considerevolmente pi elevata
poich il calore viene sottratto a sorgenti termiche che di solito hanno temperature ben superiori rispetto al caso degli impianti frigoriferi.

I
I

POMPA DI CALORE IN MODALIT DI RISCALDAMENTO

Scambiatore
di calore esterno

!!!,., ~Ventilatore

Ventilatore

Valvola di
laminazione
-

La refrigerazione

termoelettrica

,,,q
,,,

l!

..._~--~~~~~~~~~--'

Liquido ad alta pressione


Liquido-vapore a bassa pressione
Vapore a bassa pressione
Vapore ad alta pressione

POMPA DI CALORE IN MODALIT DI RAFFRESCAMENTO

Scambiatore
di c~qre esterno

I'n
! I! ~
L

La sorgente termica pi comunemente utilizzata dalle pompe di calore


l'aria atmosferica (sistemi aria-aria), ma sono usati anche l'acqua di grandi
bacini e il terreno. Il principale problema nei sistemi che utilizzano aria
come sorgente termica l'accumulo di brina sulla serpentina dell'evaporatore, che si verifica nei climi umidi quando la temperatura scende sotto i
2-5C e determina una riduzione dell'efficienza poich ostacola lo scambio
termico. Tuttavia, la serpentina dell'evaporatore pu essere facilmente
sbrinata invertendo il ciclo della pompa di calore, cio facendola funzionare da condizionatore d'aria. I sistemi che utilizzano acqua come sorgente
termica di solito operano nel sottosuolo, in profondit fino a 80 m, con
intervalli di temperatura di 5-18C e non sono soggetti ai problemi di accumulo della brina. Tali sistemi hanno valori tipici del COP pi elevati ma
sono pi complessi e richiedono un facile accesso a grandi corpi d'acqua
come quelli presenti nel sottosuolo. I sistemi che utilizzano il terreno come
sorgente termica sono anch'essi piuttosto complessi poich richiedono lunghe tubazioni posizionate in profondit nel terreno, dove la temperatura
relativamente costante. Il COP delle pompe di calore di solito varia tra 1.5
e 4 in base al particolare sistema utilizzato e alla temperatura della sorgente. Recentemente stato sviluppato un nuovo tipo di pompa di calore che
utilizza motori elettrici a velocit variabile e ha un'efficienza almeno doppia rispetto ai tipi precedenti.
Poich sia la potenzialit sia lefficienza delle pompe di calore diminuiscono significativamente alle basse temperature, la maggior parte di
quelle che utilizzano aria come sorgente termica possiede un sistema di
riscaldamento supplementare, del tipo a resistenza elettrica, a petrolio o a
gas. Invece, nelle pompe di calore che utilizzano l'acqua o il terreno come
sorgente termica, il sistema di riscaldamento supplementare pu non essere necessario, poich le temperature di queste sorgenti non variano molto.

Scambiatore

di calore interno

I'

Valvola ~i inversione Scambiatore


di calore interno

'J

7.1711 LE POMPE DI CALORE

Valvola di inversione

Ventilatore

_J

FIGURA 7.62

Pompa di calore utilizzata


sia per il riscaldamento invernale
sia per il raffrescamento estivo.

Le pompe di calore e i condizionatori d'aria hanno gli stessi componenti meccanici, per cui uno stesso sistema pu essere utilizzato sia come
pompa di calore in inverno sia come condizionatore d'aria in estate semplicemente inserendo nell'impianto una valvola di inversione, come mostrato in Figura 7.62. Quando in estate si effettua l'inversione, il condensatore della pompa di calore (posizionato all'interno dell'abitazione) funziona come evaporatore del condizionatore d'aria, e viceversa l'evaporatore
della pompa di calore (posizionato all'esterno) funziona come condensatore del condizionatore d'aria. Questa peculiarit delle pompe di calore ne
aumenta considerevolmente la competitivit.
Le pompe di calore sono particolarmente indicate in zone caratterizzate da un elevato carico tei;mico di Illffrescamento durante la stagione calda
e da un carico termico di riscaldamento relativamente basso durante la
stagione fredda. In queste zone le pompe di calore possono soddisfare interamente i carichi termici di riscaldamento e di raffrescamento in edifici sia
residenziali sia commerciali. Al contrario, le pompe di calore sono meno
indicate in zone caratterizzate da un significativo carico termico di riscaldamento e un carico termico di raffrescamento piccolo o nullo.

7.1811 LA REFRIGERAZIONE TERMOELETTRICA


I sistemi di refrigerazione fin qui illustrati presentano organi in movimento
e pesanti componenti anche complessi. , per, possibile utilizzare energia

r
254
CAPITOL07
Cicli diretti
e cicli im1ersi

FIGURA 7.63
Quando una delle giunzioni tra due
metalli diversi riscaldata, una corrente
elettrica percorre il circuito.
Metallo A

FIGURA 7.64
Quando un circuito termoelettrico
interrotto, si genera una differenza
di potenziale elettrico.

FIGURA 7.65
Schema di un semplice generatore
termoelettrico.

elettrica pi direttamente per ottenere un effetto refrigerante senza necessit di un fluido evolvente o di organi in movimento. Di seguito verr illustrato un tale sistema, noto con il nome di refrigeratore termoelettrico.
Si considerino due fili conduttori di metalli diversi uniti a entrambe le
estremit (giunzioni) in modo da forn1are un circuito chiuso. Se una delle
due giunzioni viene riscaldata, accade che una corrente elettrica fluisce
con continuit nel circuito, come mostrato in Figura 7.63, dando luogo a
quello che si chiama effetto Seebeck, in onore di Thomas Seebeck che lo
scop~ ?el 1821.. Un circu.it~ che. incorpori sia gli effetti termici sia quelli
elettnc1 prende Il nome d1 c1rcmto termoelettrico, mentre un dispositivo
che funzioni utilizzando un tale circuito detto dispositivo termoelettrico.
L'effetto Seebeck ha due principali applicazioni: la misurazione della
temperatura e la produzione di energia elettrica. Se il circuito termoelettrico
v!ene interr~tto, c01i;ie mostrato in Figura 7.64, la corrente non pu pi
circolare e s1 pu rrusurare con un voltmetro la forza elettromotrice o la
tensione elettrica che si genera nel circuito. Poich la tensione risulta essere funzione della differenza di temperatura tra le due giunzioni, oltre che
dei materiali costituenti i due conduttori, ne consegue che misure di temperatura possono essere effettuate mediante semplici misure di tensione
elettrica. In tal caso, i due conduttori utilizzati per misurare la temperatura
con questo sistema costituiscono una termocoppia, che attualmente il
sensore di temperatura pi versatile e pi utilizzato. Una comune
termocoppia tipo T, per esempio, costituita da un filo di rame e uno di
c?st~tana e g~nera una tensione elettrica di circa 40 V per grado Celsius
d1 differenza d1 temperatura tra le due giunzioni.
L'effetto Seebeck anche alla base della produzione di eneroia elettrica per via termoelettrica. Lo schema di un generatore termoclettrico
mostrato in Figura 7.65: una quantit di"calore Q viene trasferita da una
sorgente a temperatura relativamente pi elevata ala giunzione calda, mentre la quantit di calore Q; viene ceduta dalla giunzione fredda a un pozzo
a temperatura relativamente pi bassa; la differenza tra le due quantit di
calore pari al lavoro elettrico netto prodotto, cio L = Q - Q .. evidente dalla Figura 7 .65 che il ciclo di funzionamento di '~n g~neratore termoelettric~ assomiglia molto a q~ello di un ~rdinario motore termico, con gli
elettrom che svolgono la funz10ne del flmdo evolvente. Pertanto, il rendimento termico di un generatore termoelettrico funzionante tra due limiti
di temperatura T e T. risulta essere limitato dal rendimento termico del
ciclo di ~~ot funzi~nante tra gli stessi limiti di temperatura. Cos, in
assenza d1. mev~rsibilit (come le dissipazioni di calore per effetto Joule,
PR, con I mtens1t della corrente elettrica e R resistenza elettrica totale dei
due conduttori), il generatore termoelettrico avri:ibbe lo stesso rendimento
di Carnot.
Il principale difetto dei generatori termoelettrici la loro bassa efficienza. Il futuro successo di questi dispositivi dipende dalla ricerca di materiali aventi pi favorevoli caratteristiche: per esempio, la tensione fornita dai dispositivi termoelettrici stata aumentata di molte volte passando
da coppie di metalli a coppie di semiconduttori; in Figura 7.66 mostrato
un genera~~re te?Uoelettrico ~he utilizz~ semiconduttori di tipo-n e di tipop collegati m sene. Malgrado 1loro bassi rendimenti, i generatori termoelet-

255

FIGURA 7.66
Schema di un generatore termoelettrico a
semiconduttori.

trici hanno una specifica importanza e affidabilit, e sono attualmente utilizzati in aree rurali e in applicazioni spaziali. Per esempio, generatori
termoelettrici a base di silicio e germanio alimentano le sonde spaziali
Voyager sin dal 1980 e continueranno a farlo ancora per molti anni.
Seebeck non era esperto di termodinamica, altrimenti avrebbe pensato
di poter ottenere un effetto refrigerante invertendo il flusso di elettroni nel
circuito termoelettrico applicando dal!' esterno una differenza di potenziale in verso opposto. Invece, questo onore appartiene a Jean Charles Athanase
Peltier che scopr il fenomeno nel 1834: durante i suoi esperimenti osserv
che quando una corrente attraversava la giunzione tra due fili di materiali
diversi, la giunzione si raffreddava, come mostra la Figura 7.67. Questo
fenomeno, chiamato effetto Peltier, alla base della refrigerazione
termoelettrica. In Figura 7.68 mostrato un refrigeratore termoelettrico
che utilizza materiali semiconduttori: una quantit di calore Q. viene sottratta all'ambiente refrigerato mentre una quantit Q, viene ceduta all'ambiente a maggior temperatura; la differenza tra le due quantit di calore il
lavoro elettrico netto che occorre fornire al refrigeratore, cio L 1 = Q - Q ..
Attualmente, i refrigeratori termoelettrici non possono comp~tere 'con 'i
sistemi a compressione di vapore a causa del loro basso coefficiente di
prestazione; tuttavia, essi sono disponibili sul mercato e sono utilizzati in
alcune applicazioni per le loro piccole dimensioni, la semplicit, la silenziosit e r affidabilit.

Calore
Calort:
ceduto~assorbitc>

'

II

/"'

'

FIGURA 7.67
Quando una corrente elettrica percorre
un circuito costituito da due materiali
differenti si mantiene una differenza
di temperatura tra le due giunzioni.

7.19 ;J SOMMARIO
Un ciclo con il quale si produce un lavoro netto detto ciclo diretto. Un
ciclo diretto in cui il fluido evolvente rimane sempre in fase aeriforme prende
il nome di ciclo diretto a gas. Il ciclo di maggior rendimento termico funzionante tra una sorgente termica a temperatura T, e un pozzo termico a

FIGURA 7.68
Schema di un refrigeratore termoelettrico
a semicondunori.

256
CAPITOLO?

temperatura ~ il ciclo di Camot, il cui rendimento termico espresso


dalla relazione:

Cicli diretti
e cicli inversi
7)1.Camot

T;
=I -T

di calore a pressione costante, un'espansione isoentropica (in una turbina)


e una sottrazione di calore a pressione costante. Nell'ipotesi di ciclo ad
aria standard, il rendimento termico risulta:

I cicli reali a gas sono piuttosto complessi. Le semplificazioni che si


fanno per facilitare la loro analisi portano a definire il ciclo ad aria
standard che ha le seguenti caratteristiche: tutte le trasformazioni sono
internamente reversibili; il fluido evolvente aria a comportamento da
gas perfetto con i calori specifici costanti, valutati a temperatura ambiente; il processo di combustione e quello di rinnovo dei gas combusti sono
sostituiti rispettivamente da una somministrazione di calore e da una sottrazione di calore.
Nei motori alternativi si definiscono il rapporto volumetrico di compressione p e la pressione media effettiva p me:

7)1,Brayton

=1- 13(k-l)ik

dove f3 = p /p . il rappono manometrico di compressione. II rendimento termicomdel~iclo Brayton ideale semplice aumenta con il rapporto
manometrico di compressione.
Nei motori a turbina a gas la temperatura dei gas combusti che escono
dalla turbina , spesso, considerevolmente pi elevata di quella dell'aria
che esce dal compressore; perci laria ad alta pressione che esce dal compressore pu essere riscaldata trasferendole calore dai gas combusti caldi
mediante uno scambiatore di calore in controcorrente, detto rigeneratore.
La misura di quanto un rigeneratore reale approssima un rigeneratore ideale lefficacia e, definita come:

e=~
qrig, max

II ciclo Otto il ciclo ideale dei motori alternativi ad accensione comandata e consiste di quattro trasformazioni internamente reversibili: una
compressione isoentropica, una somministrazione di calore a volume specifico costante, una espansione isoentropica e una sottrazione di calore a volume specifico costante. Nell'ipotesi di ciclo ad aria standard, il rendimento
termico del ciclo Otto ideale espresso dalla relazione:
T)t. Ouo

I
= 1- pk-1

dove p il rapporto volumetrico di compressione e k il rapporto dei calori


specifici c le 0
Il ciclb Diesel il ciclo ideale dei motori alternativi ad accensione
spontanea. molto simile al ciclo Otto differendo soltanto per il fatto che
la somministrazione di calore a pressione costante, invece che a volume
specifico costante. Nell'ipotesi di ciclo ad aria standard, il rendimento termico del ciclo Diesel :

7),, Diesel

=I- p!-1

k(: =~J

dove r il rappono di introduzione, definito come rapporto tra i volumi nel


cilindro all'inizio e alla fine del processo di somministrazione del calore.
II ciclo ideale dei moderni impianti motori a turbina a gas il ciclo
Brayton, costituito da quattro trasformazioni internamente reversibili: una
compressione isoentropica (in un turbocompressore), una somministrazione

Nell'ipotesi di ciclo ad aria standard, il rendimento termico di un ciclo


Brayton ideale con rigenerazione totale (e I) diventa:

7)

.
t.ns

=l-(7; r

R(k-l)lk

TJ

dove T1 e T3 sono, rispettivamente, la minima e la massima temperatura nel


ciclo.
Oltre che con la rigenerazione, il rendimento termico di un ciclo Brayton
ideale pu essere aumentato ricorrendo alla compressione multistadio
interrefrigerata e all'espansione multistadio con interriscaldamento. Si
ottiene, cos, la minimizzazione del lavoro richiesto dal turbocompressore
quando in tutti gli stadi il rapporto manometrico di compressione lo stesso; analogamente con questa stessa condizione si ottiene la massimizzazione
del lavoro fornito dalla turbina.
I motori a turbina a gas sono diffusamente utilizzati nella propulsione
aerea perch sono leggeri, compatti e hanno un elevato rapporto potenza/
peso. II ciclo ideale della propulsione a getto differisce dal ciclo Brayton
ideale semplice per il fatto che in turbina i gas vengono espansi solo parzialmente, in modo che, uscendo dalla turbina a una pressione relativamente elevata, possano essere accelerati in un ugello per fornire la spinta
necessaria alla propulsione dell'aeromobile.
La spinta netta sviluppata dal motore vale:

F=rit(w.-w,)

(N)

dove m la portata massica dei gas, w. la velocit di uscita dei gas di scarico
e w, la velocit di ingresso dell'aria, entrambe relative all'aeromobile.

257
Sommario

------------------- - - - --

258
CAPITOLO 7
Cicli diretti
e cicli inversi

La potenza sviluppata dalla spinta del motore viene chiamata potenza


di spinta i,P , ed pari a:

i,P =Fwa = riz (w,, - w, )wa

(W)

Il rendimento globale una misura dell'efficienza con cui l'energia rilasciata durante il processo di combustione viene convertita in energia di
propulsione, ed definito dalla relazione:
T/ =
g

~p
Q,

L'energia non utilizzata per la propulsione la si ritrova come aumento di


entalpia e come energia cinetica dei gas rispetto a un punto fisso a terra.
Il ciclo di Carnot non un modello idoneo per i cicli diretti a vapore,
perch non pu essere realizzato nella pratica con adeguata approssimazione. Il ciclo di riferimento per i cicli diretti a vapore reali , invece, il ciclo
Rankine, che composto di quattro trasformazioni internamente reversibili: una somministrazione di calore a pressione costante in una caldaia,
un'espansione isoentropica in una turbina, una sottrazione di calore a pressione costante in un condensatore e, infine, una compressione isoentropica
in una pompa. Nel ciclo Rankine, il vapore esce dal condensatore come
liquido saturo alla pressione di condensazione.
Il rendimento termico di un ciclo Rankine ideale pu essere aumentato
sia incrementando la temperatura media alla quale viene fornito il calore al
fluido evolvente sia diminuendo la temperatura media alla quale il calore
viene ceduto al pozzo termico, in genere rappresentato da un lago o un
fiume. La temperatura media durante la sottrazione di calore pu essere
diminuita abbassando la pressione nel condensatore, ma tenendo presente
che la temperatura non pu essere inferiore a quella del pozzo termico
utilizzato. Invece, la temperatura media durante la somministrazione di
calore pu essere aumentata sia innalzando la pressione in caldaia sia surriscaldando il fluido a temperature pi elevate, senza superare, per, il
limite rappresentato dalla resistenza dei materiali. Il surriscaldamento ha
l'ulteriore vantaggio di ridurre il contenuto della fase liquida nel fluido
evolvente all'uscita della turbina; al contrario, l'abbassamento della pressione nel condensatore e l'innalzamento di quella in caldaia determinano
un aumento del contenuto della fase liquida all'uscita della turbina, per cui
tali pratiche sono sempre accompagnate dal risurriscaldamento del vapore
dopo una parziale espansione (nella turbina di alta pressione). Ci viene
fatto inviando il vapore all'uscita dalla turbina di alta pressione nuovamente in caldaia, dove viene risurriscaldato a pressione costante per poi
completare l'espansione fino alla pressione di condensazione nella turbina
di bassa pressione.
Il trasferimento di calore da sorgenti termiche a pi bassa temperatura
a pozzi termici a pi elevata temperatura prende il nome di refrigerazione.
Macchine che realizzano la refrigerazione sono dette macchine frigorifere,
mentre i cicli con cui essi funzionano sono detti cicli inversi (o frigoriferi).
Il fluido evolvente utilizzato nei cicli inversi chiamato refrigerante. Mac-

chine frigorifere utilizzate con lo scopo di riscaldare un ambiente attraverso il trasferimento di calore prelevato da una sorgente termica a minore
temperatura sono chiamate pompe di calore.
La prestazione fornita da macchine frigorifere e pompe di calore
espressa dal coefficiente di prestazione (COP), definito dalle relazioni:

Q.

COPF=-'L,,,e
COPPdC =Jb_
Ln.e
Il ciclo di confronto dei cicli inversi il ciclo inverso di Carnot. Una
macchina frigorifera o una pompa di calore che funzioni secondo il ciclo
inverso di Carnot detta macchina frigorifera di Carnot o pompa di calore
di Carnot e i rispettivi COP sono espressi dalle relazioni:
1

COP.F. Carnot =
-Ts/1
- I
1

COP.Pdc. Carnot =
l _T/T,
Il ciclo inverso pi diffusamente utilizzato il ciclo inverso a compressione di vapore. In un ciclo inverso a compressione di vapore ideale, il refrigerante entra nel compressore come vapore saturo e all'uscita raffreddato
fino allo stato di liquido saturo nel condensatore. Viene poi laminato fino
alla pressione dell'evaporatore, dove evapora assorbendo calore dall'ambiente refrigerato.
Un effetto refrigerante pu essere ottenuto anche senza avere organi
meccanici in movimento ma semplicemente facendo circolare una corrente elettrica in un circuito chiuso costituito da due materiali differenti. Questo effetto chiamato effetto Peltier e un refrigeratore che funzioni su questo principio detto refrigeratore termoelettrico.

259
Sommario

T
I

Le miscele di gas
In questo capitolo si tratter delle miscele di gas che non reagiscono tra
loro e che quindi possono essere considerate come sostanze pure essendo
semplicemente miscugli omogenei di pi gas.
Analogamente a quanto succede per i singoli gas componenti, per le
propriet delle miscele di gas, in particolare dell'aria, si potrebbero utilizzare tavole e diagrammi che risulterebbero numerosissimi a causa delle
infinite possibilit di composizione. pi utile, invece, sviluppare alcuni
criteri che permettano di determinare le propriet delle miscele partendo
dalla conoscenza delle propriet dei singoli costituenti. Nel fare ci si inizier dalle miscele di gas perfetti per passare poi alle miscele di gas reali.

I
8.1 Il LA COMPOSIZIONE DELLE MISCELE DI GAS

262

263

~~

CAPITOLO 8
Le miscele di gas

[;J
FIGURA 8.1
La massa di una miscela di gas pari alla
somma delle masse dei suoi componenti.

Per determinare le propriet di una miscela, necessario conoscere sia la


sua composizione sia le propriet dei suoi componenti. Per individuare la
composizione di una miscela o si indica il numero di moli di ciascun componente, analisi molare, o si indica la massa di ciascun componente, analisi gravimetrica.
Si consideri una miscela di gas composta di k componenti: poich certamente la massa della miscela mm pari alla somma delle masse dei singoli componenti e il numero di moli della miscela N'" pari alla somma
dei numeri di moli dei singoli componenti1 (Figure 8.1 e 8.2) si ha:
k

mm= _Lm;
. __

J=l~w: +;~

_-, , .

Nm = LN;

(8.la, b~

</.;_,,_,_,,.~/ _(=l_....;,,,,._-;:-.-oc--"/",,,.--o<-~;;-";...;;;.,......,-. ,.........,;.:~< .J

~~fiz,,~-:1

ESEMPIO 8.1

La composiziont'

o,.

Si consideri una miscela di gas composta da 3 kg di


5 kg di N2 e 12 kg di CH 4
(Figura 8.4). Si determini a) la frazione ponderale del singolo componente, b) la
sua frazione molare e e) la massa molare media e la costante del gas della miscela.
Soluzione
Lo schema della miscela riportato in Figura 8.4. Si noti che questa una miscela composta da tre gas di massa nota.

mm= m02 + mN2 + m0 H4 = 3+5+12 = 20kg


La frazione ponderale di ogni componente :

mf

mf

= m" =

"

=0.25

y
Oz

J.00

.:

La massa molare apparente (o media) di una miscela :

Y:ll .t~~1r 1;~]

;;i~:ri5l L~;:~1v;M;2~f

FIGURA 8.3
La somma delle frazioni molari
dei componenti di una miscela pari a l.

.!fiJ!:?i!fJ:/Jf:J!nl.~J.1.o;I

20

2- = 0.094

kmol

32

28

mC"4
12
N0 "" =--=-=0.750 kmol
MC"4
16

Poich Nm = N02 + N., + N0 " 4 = 0.094 + 0.179 + 0.750 = 1.023 kmol si ha:

"

N0 2 0.094
==--=0.092
Nm 1.023

"'

N., 0.179
=-=--=0.175
Nm 1.023

y
In tutto questo capitolo il pedice m si riferisce alla miseela di gas, mentre il pedice i
relativo al singolo componente della miscela.

=~=0.60

m., =~=0.179 kmol

Mo,

N =
"' M.,

. ;.~. ~;;; k;:i.c;;J;, ~: ;'..J

La costante apparente (o media) del gas propria della miscela pu essere


determinata con la relazione:

mm

b) Per trovare le frazioni molari necessario determinare prima il numero di moli


di ogni componente:
N

La massa di una sostanza pu essere espressa nei termini del numero di


moli N e della massa molare M della sostanza con la relazione:

20

=mc""

C"4

20

m., =~=0.25
mm

"2

H2 +0i
YH, =0.75

%, =~=0~15
mm

"2

mf

Dividendo l'Equazione 8.la per mm o l'Equazione 8.lb per Nm si pu


facilmente dimostrare che la somma delle frazioni ponderali o delle frazioni molari per una miscela pari all'unit (Figura 8.3):

3kg0 2

SkgN2
12 kgCh.,

a) La massa totale della miscela :

Il rapporto tra la massa di un componente e la massa complessiva della


miscela chiamato la frazione ponderale (mf), mentre quello tra il numero di moli di un componente e il numero di moli complessivo chiamato
frazione molare y:

FIGURA 8.2
Il numero di moli di una miscela di gas
che non reagiscono tra loro pari
alla somma del numero di moli
dei suoi componenti.

delle miscele di gas

CH,

NCH4
0.750
=--=--=0.733
Nm
1.023

e) La massa molare media e la costante del gas per la miscela si determinano


applicando le rispettive definizioni:

FIGURA 8.4
Schema per l'Esempio 8.1.

264

causa delle rilevanti forze intermolecolari presenti nei gas reali in condizioni di alta densit. Per i gas perfetti queste due leggi sono identiche e
portano agli stessi risultati.
Le leggi di Dalton e di Amagat possono esprimersi con le relazioni:

mm

20
Mm = - = - - = 19.6 kg/kmol
Nm 1.023

CAPITOLOS
Le miscele di gas

oppure

Mm= Iy1M1 =Yo,Mo, + Y...,M..., + YcH,MC"4


= 0.092x32+ 0.175x28 + 0.733x16

=
=

19

8.2 ili COMPORTAMENTO p-v-T DELLE MISCELE


DI GAS: GAS PERFETTI E GAS REALI
In precedenza si definito gas perfetto un gas le cui molecole, essendo
molto distanti l'una dall'altra, non si influenzano reciprocamente, condizione che si verifica in un gas a bassa densit volumetrica. Si anche detto
che un gas reale ha un comportamento molto vicino a quello di un gas
perfetto se in condizioni di bassa pressione o di alta temperatura nei confronti del suo punto critico. Inoltre, mentre il comportamento p-v-T di un
gas perfetto si esprime con la semplice relazione pv RT, detta equazione
di stato dei gas perfetti, il comportamento p:v-T di un gas reale si esprime
con equazioni pi complesse oppure ricorrendo alla relazione pv = ZRT,
dove Z il fattore di compressibilit.
Quando due o pi gas perfetti vengono miscelati, poich il comportamento di una molecola in condizioni normali non . influenzato dalla presenza delle altre sia che esse siano dello stesso tipo sia che esse siano di
tipo diverso, la miscela di gas perfetti che non reagiscono fra di loro si
comporta come un gas perfetto. Alquanto pi complessa la previsione
del comportamento p-v-T di una miscela di gas reali (non perfetti).
La previsione del comportamento p-v-T delle miscele di gas si basa
normalmente su due leggi: la legge di Da/ton della somma delle pressioni
e la legge di Amagat della somma dei volumi.

JI
T

La legge di Dalton della somma delle pressioni afferma che la pressione di una miscela di gas eguale alla somma delle pressioni che

IGURA 8.6
egge di Amagat della somma
~i volumi per una miscela
due gas perfetti.

Pm = ~>(Tm,Vm)

(8.6)

i=l

vm =Lv;(rm,Pm)
~

R, 8.314.424kJ/(
Rm =-=--=0
kgK )

.=1GURA 8.5
Legge di Dalton della somma
Jelle pressioni per una miscela
li due gas perfetti.

rr- T

legge di Da/ton:
legge di Amagat:

La costante del gas della miscela :

{~}

Comportamen to

delle miscele di ga~:


gas perfetti e gas rt!;.11i

= 19.6 kg/kmol

Mm

265
fah'\il:l!

ognuno dei gas costituenti avrebbe se da solo fosse nelle stesse condizioni di temperatura e di volume della miscela (Figura 8.5).

La legge di Amagat della somma dei volumi afferma che il volume di


una miscela di gas uguale alla somma dei volumi che ognuno dei gas

costituenti occuperebbe da solo nelle stesse condizioni di pressione e


temperatura della miscela (Figura 8.6).
Le leggi di Dal ton e di Amagat valgono in maniera esatta per le miscele di gas perfetti, ma solo approssimativamente per miscele di gas reali a

<

i=l

(8.7)

In queste relazioni p, detta pressione component e e V, volume componente (Figura 8.7). Si noti che V, il volume che !'i-esimo gas componente
occuperebbe se esistesse da solo alla temperatura Tm e alla pressione Pm e non
il volume reale occupato dal gas componente. Infatti, in un recipiente che
contiene una miscela di gas, poich ogni componente riempie l'intero volume, il volume effettivamente riempito dal singolo gas componente l'intero
volume del recipiente. Inoltre vengono definiti i rapporti P/Pm e ~/Vm detti
rapporto in pressione e rapporto in volume del componente i-esimo della
miscela.

1 Miscele di gas perfetti


Per i gas perfetti p, e V sono legati a y, dalla relazione dei gas perfetti
1
applicata a tutti i componenti della miscela di gas:

p,(Tm.Vm) -_ N;RuTm/Vm - N, ---y.


Pm
NmRuTm/Vm Nm
'
V;(Tm,pJ N,RuTm!Pm
N,
Vm
NmRuTm/ Pm Nm = Y;
Si ottiene, quindi, che il valore del rapporto in pressione e del rapporto in
volume dell'i-esimo componente coincidono con la frazione molare:

. (8.8)
~.

;:;et jj";'. J .~J

Si noti che l'Equazione 8.8 valida per miscele di gas perfetti dal momento che essa stata ricavata nell'ipotesi di comportamento ideale per la
miscela di gas nel suo complesso e per ogni gas componente. La grandezza
y.p definita come pressione parziale (coincidente con la pressione compo~ente per i gas perfetti). Si noti che per una miscela di gas perfetti, la
frazione molare, il rapporto in pressione e il rapporto in volume di un

componente assumono gli stessi valori.


La composizione di una miscela di gas perfetti (come quella dei gas di

scarico in uscita da una camera di combustione) viene determinata di frequente con l'Equazione 8.8 ricorrendo a una analisi volumetrica: un cam-

FIGURA 8.7

Volume componente: volume che il gas


componente occuperebbe da solo
nelle condizioni di pressione
e temperatura della miscela
(per i gas perfetti esso uguale
al volume parziale yy).

266
CAPITOLO 8
Le miscele di gas

pione del gas da esaminare, di volume, pressione e temperatura noti, viene


fatto passare in un recipiente contenente un reagente che assorbe uno solo
dei gas della miscela; quindi, si misura il volume del gas rimanente alla
pressione e alla temperatura originarie; dal rapporto di riduzione di volume rispetto al volume originario si ottiene la frazione molare di quel particolare gas.

2 Miscele di gas reali


La legge di Dalton della somma delle pressioni e quella di Amagat della
somma dei volumi pu essere utilizzata anche per i gas reali e, spesso,
anche con una buona precisione, ma in questo caso le pressioni componenti o i volumi componenti dovrebbero essere valutati con le relazioni che
tengono conto della differenza di comportamento di ciascuno dei gas reali
rispetto al gas perfetto. Per fare ci si possono utilizzare relazioni di stato
pi precise (van der Waals, Beattie-Bridgeman, Benedict-Webb-Rubin ecc.)
della semplice equazione di stato per i gas perfetti, oppure usare il fattore
di compressibilit (Figura 8.8)

Il fattore di compressibilit della miscela z., pu essere espresso attraverso


i fattori di compressibilit dei singoli gas componenti applicando l'Equazione 8.9 nelle equazioni che esprimono la legge di Dalton e di Amagat e
successivamente semplificando. Si ottiene, infatti, la relazione:

z,

Si noti che il fattore di compressibilit della miscela Z., pu essere facilmente determinato utilizzando queste propriet pseudocritiche. Adottando
la regola di Kay si Ottengono risultati affetti d~ ei;ori contenuti nel 1O p~r
cento in un largo campo di temperature e press1om, cosa peraltro accettabile per la maggior parte delle applicazioni ingegneristiche.
Le miscele di gas possono essere trattate come una sostanza pseudopura
utilizzando equazioni di stato come quelle di van der Waals, BeattieBridgeman o Benedict-Webb-Rubin e determinando i coefficienti costanti
in funzione dei coefficienti dei gas componenti. Nell'equazione di van der
Waals, per esempio, le due costanti 'per la miscela si determinano con le
relazioni:

b.,= 2,y,b,

(8.12a, b)

i=I

dove a, e b, sono i coefficienti dell'i-esimo gas componente.


dove, per ogni singolo componente, Z. si determina alla temperatura T e
al volume v.. per la legge di Dalton e ~Ila temperatura T., e alla pressio"'ne
p., per la legge di Amagat. Occorre fare attenzione al fatto che il risultato
che si ottiene dalle due relazioni non lo stesso. Infatti, utilizzando il
fattore di compressibilit, in generale, si ottengono risultati pi precisi se
i valori di
nella Equazione 8. IO vengono valutati utilizzando la legge
di Amagat in luogo di quella di Dalton. Ci avviene perch la legge di
Amagat, e non quella di Dalton, utilizzando la pressione della miscela
P., tiene in considerazione anche le forze intermolecolari che si sviluppano all'interno della miscela tra molecole di gas diversi. Tuttavia, poich la legge di Dalton tende a sottostimare la pressione di una miscela di
gas, noti che siano V., e T.,, conveniente utilizzarla per miscele a bassa
pressione. Per miscele ad alta pressione continuer ad essere conveniente utilizzare la legge di Amagat.
Si noti che c' una differenza significativa nell'utilizzazione del fattore di compressibilit per un gas singolo o per una miscela di gas. Esso non
descrive con la stessa precisione il comportamento p-v-T dei singoli gas e
delle miscele di gas. Quando si utilizza il fattore di compressibilit per i
componenti di una miscela di gas si tiene conto soltanto delle influenze
dell'interazione tra molecole simili e molto poco di quelle tra molecole

z,

~;.;'"'7;:ef~

Comportamento pi T
delle miscele di gas:
gas perfetti e gas reali

Sostmza pseudopura

\-

,'

e
FIGURA 8.8
Descrizione del comportamento p-v-T
di una miscela di gas reali usando
i fattori di compressibilit.

267

diverse tra loro, con la conseguenza che i risultati possono essere significativamente diversi da quelli sperimentali.
Per valutarne il comportamento p-v-T, le miscele di gas possono essere
considerate come una sostanza pseudopura (Figura 8.9), applicando il metodo, proposto da W.B. Kay nel 1936 e detto regola di Kay, che utilizza la
pressione pseudocritica P'cr.m e la temperatura pseudocritica T'.cr_.m defi~
nite per la miscela in funzione delle pressioni e temperature cotiche dei
gas componenti con le relazioni:

FIGURA 8.9
Descrizione del comportamento p-r-T
di una miscela di gas reali considerata
come una sostanza pseudopura
con propriet pseudocritiche p'" e T'.-.

ESEMPIO 8.2
Un serbatoio rigido contiene 2 kmol di N e 6 ,kmol ~i C02 .a 300 K ~ 15 MPa. ~i
stimi il volume del serbatoio sulla base a) dell equazione d1 stato dei gas perfetti,
b) della regola di Kay, e) del metodo dei fattori di compressibilit prima utilizzando
la legge di Amagat e poi cfJ la legge di Dalton.
Soluzione Uno schema del serbatoio che contiene la miscela di gas riportato in Figura 8.1 Si noti che il serbatoio contiene una miscela di due gas di massa
nota a temperatura e pressione note.

o.

a) Quando si fa l'ipotesi che la miscela s! comporti come un g~s pe~etto, il vo!ume


occupato dalla miscela si determina facilmente con la equazione d1 stato dei gas
perfetti applicata alla miscela:
:."' .. 2 lanol N2

V = NmRuTm _ 8x8.314x300 = 1.SSOm'


m
Pm
15000
dato che Nm

=N.,. +Neo,.= 2+6 = Skmol.

b) Per utilizzare la regola di Kay nece~_sario determina~e !a t~~peratur~ e I~


pressione pseudocritiche della miscela utilizzando le propneta critiche dei singoli

"'' / '6 iauOi. Co,


,300K

'"~-~
FIGURA 8.10
Schema per l'Esempio 8.2.

T
268

gas riportate nella Tabella A.1 e ancora prima la frazione molare di ciascun componente.

CAPITOLO 8
Le miscele di gas

N"

Nm

Y. = - ' =-=0.25
'

co,

N00
6
= - - ' =-=0.75

Nm

T'.,,m = I.y,T,,,, = Y., T.,,., + Yco, T.,,co, = 0.25x126.2+0.75x304.2 = 259.7K


P",,m= LY,P.,,, = Y.,P""' + Yco,P.,,co, =0.25x3.39+0.75x7.39 = 6.39MPa
Si ottiene allora:

T, = l =
T',,,m

zm = 0.49

(Figura A.23)
V CO, -

'

vco,

---=,---R . Ta, CO,/P.,, CO,

m _zmv_ =0.49x1.330=0.652m 3

Pm
e) Se si sc"'.glie di usar~ la legge di Amagat insieme ai fattori di compressibilit, il
fattore Zm viene determinato con l'Equazione 8.1 O risalendo ai valori dei fattori di
compressibilit Z, di ogni gas componente per mezzo della legge di Amagat.

T,,.,

Tm
300
)
=--=--=2.38
T'.,,"' 126.2

=___&_=~=4.42

N,:

'"'

CO,:

p',,,"'

z., =1.02

(Figura A.23)

t,CO,

=_&_=~=2.03
p',,, co,

Zco, =0.30

Vm = ZmNmRuTm _zmv....,. =0.48x1.330=0.638m'


Pm
Questo valore pi basso del 33 per cento rispetto a quello assunto per ipotesi.
Perci, necessario ripetere i calcoli utilizzando il nuovo valore di Vm. Procedendo in questa maniera si ottengono rispettivamente per la seconda, per la terza e
per la quarta iterazione i valori di V., pari a O. 738 , 0.678 e 0.648. Questi valori non
variano pi iterando ancora. Il volume della miscela perci:

(Figura A.23)

7.39

Zm = 'Ly,Z, = y.,z., + Yco,Zco, = 0.25x1.02+0.75x0.30 =0.48


E quindi:
m=

r.,.z;., + Yco,Zco, =0.25x0.99+0.75x0.56 =0.67

Si noti che i risultati dei punti b), c) e d), pur essendo tra loro molto vicini, sono
molto distanti dai valori ottenuti con l'equazione dei gas perfetti applicata alla
miscela di gas. Quindi, trattare una miscela di gas come fosse un gas perfetto
pu portare a considerevoli errori di valutazione specialmente alle alte pressioni.

Per la miscela si ottiene:

=0.99 e che Zco, = 0.56 . Quindi:

Vm=0.648 m3

3.39

T,co, =_!m_= 300 =0.99)


.
T'.,, CO, 304.2

Zm = 'Ly,Z, =

I
1.33/6
=
= 0.648
co,/ co, 8.314x304.2/7390

vm Neo,
R, T.,,
P,,,

---'"'---"=--

Dalla Figura A.23, si legge che z.,

Z N RT
m m

delle miscele di gas:


gas perfetti e gas nali

v.,
Vm/N.,
1.33/2
v,_.,-R T /
=
=2.15
, ""' P.,.., R,T.,,.,/P.,,., 8.314x126.2/3390

Dal valore del fattore di compressibilit della miscela Zm si ottiene infine:

vm -

269

--~
Le propriet

In maniera analoga:

300 =1.16)
259.7

Pm
15
P, =--=--=2.35
P'.,,m 6.39

d) Se si utilizza la legge di Dalton con i fattori di compressibilit, Zni viene determinato nuovamente ricorrendo all'Equazione 8.1 O. Questa volta, per, ra Zper ognuno
dei gas componenti deve essere determinata con riferimento al volume e alla
temperatura della miscela, il primo dei quali non noto. E necessario, quindi, un
calcolo iterativo, .che inizia dal calcolo facendo l'ipotesi che il volume della miscela di gas sia di 1.330 m3, valore determinato come se la miscela fosse un gas
perfetto.
I valori di T in questo caso sono identici a quelli ottenuti al punto c) e rimangono
costanti. Il volume pseudoridotto determinato dalla sua relazione di definizione,
Equazione 2.16:

ZmNmRuTm z
3
- mV..,.,.=0.48x1.330=0.638m
Pm

In questo caso, il fattore di compressibilit sembra essere molto vicino a quello


calcolato con la regola di Kay, ma In generale non cosl.

8.3111 LE PROPRIET DELLE MISCELE DI GAS:


GAS PERFETTI E GAS REALI
Si consideri una miscela di gas di 2 kg di N2 e di 3 kg di C02 Ovviamente,
la massa (propriet estensiva) di questa miscela di 5 kg, pari alla somma
della massa di ogni componente. Questo esempio suggerisce una maniera
semplice per valutare le propriet estensive delle miscele dei gas perfetti
che non reagiscono tra di loro e dei gas reali: si effettua la somma dei
contributi dei singoli componenti della miscela (Figura 8.11). Applicando
questo criterio al calcolo dell'energia interna, dell'entalpia e dell'entropia
di una miscela di gas si ottiene:

2kmol A
6kmol B

uA=toookJ
';;,UidtSOOkJ

; *

~ ''U.;= 2800 kJ

FIGURA 8.11

Determinazione delle propriet estensive


di una miscela attraverso la somma
delle propriet dei singoli componenti.

-270

' k

Um= 2:,U1 = L,m;U; =' Lin;U;'

CAPITOL08

Le miscele di gas

i=l
'k

i=l

"

ii' ." ..

i=l
'k .

H,,;= 2:,H1 = L,m;h1 =2:,m;ii;


.

i=l
k .

i=l
k.

(8.14)

i=l

(J/K)

i=l

Seguendo una logica simile, le variazioni di energia interna, di entalpia e


di entropia di una miscela di gas conseguenti ad una trasformazione possono essere calcolate rispettivamente con le seguenti espressioni:
k

. .k

AUm=2:,AU1 =L~;U; ::;:2:,m;A~'


i=I
1=1 i:'. >:
i=~
k >i;-'f.--i :

.-.:;c.:,

k :

Hm= 2:,MI;= L,m;Aii';='L,m1Aii;


A:=i_,~::~- i~::1 1~/,~:3_;~. :: :e:: :i '~\ ._
ASm =2:,6.s'; =L,m;S; =L,m;6S;

< -::

~ -"-~-- <,c,.,...,_;J=!~w-,/,.;;,,..-"-.-.,.J::_::J

kn.ol A

uA
ii8

kmol B

S00k1/kmol
600 kJ/kmol

*:

il.,= 560 kJ~ol

271
Le propriet
delle miscele di gas:
gas perfetti e gac; reali

Le relazioni riportate sono vahde m generale e sono apphcab1h sia alle


miscele di gas perfetti sia a quelle di gas reali (sono anche applicabili alle
soluzioni di liquidi e di solidi che non reagiscono tra di loro).

l:::::J

,,'.

Sm = 2:,S; =L,m;S; = L,m;S;


i=!_

Si noti che le propriet riferite all'unit di massa coinvolgono le/razioni ponderali (mf) e le propriet espresse r:iferjte alla mole, lefrazion! mo!~ri_(y).

-~

-~ i~l,, _

Si consideri nuovamente la miscela di gas e si assuma che sia l'N 2 sia il


col siano alla temperatura di 25C: la temperatura (propriet intensiva)
della miscela continua ad essere di 25C. Si noti che non si procede alla
somma delle temperature per individuare la temperatura della miscela,
poich per determinare una propriet intensiva della miscela si effettua
una sorta di media (Figura 8.12). L'energia interna, l'entalpia e l'entropia
di una miscela di gas riferite all'unit di massa o per mole della miscela
possono essere determinate dividendo i membri delle relazioni appena riportate per la massa o per il numero di moli della miscela (mm o N,):

1 Miscele di gas perfetti


Se i gas che compongono una miscela sono ad alta temperatura e a bassa
pressione rispetto alla temperatura e alla pressione critica .di ogni singolo
gas, la miscela ed i suoi componenti possono essere trattati come gas perfetti con errore trascurabile. Nell'ipotesi di comportamento da gas perfetto, le propriet di un gas non sono influenzate dalla presenza di un altro
gas: oonuno dei componenti della miscela si comporta cio come se fosse
da sol~ alla temperatura T e al volume V della miscela. Questo principio
noto come il principiomdi Gibbs-DaltOn e rappresenta un'estensione
della legge di Dalton della somma delle pressioni. Inoltre h, u, e~ e e, di un
gas perfetto dipendono solo dalla temperatura e sono indipendenti dalla
pressione e dal volume della miscela. Infine la pression~ parziale di un
componente di una miscela di gas perfetti si calcola semplicemente con la
relazione P; = Y;Pm dove Pm la pressione della miscela.
Anche la valutazione di Au e di Ah dei componenti di una miscela di
gas perfetti durante una trasformazione relativamente facile, ?~l ~omen~
to che essa richiede soltanto la conoscenza della temperatura mlZlale e d1
quella finale. Invece si dovrebbe porre particolare attenzione alla valutazione della variazione As dei componenti di una miscela poich lentropia
di un gas perfetto dipende dalla pressione o dal volume del componente
stesso oltre che dalla sua temperatura. La variazione di entropia di un singolo gas in una miscela di gas ideali durante una trasformazione pu essere
determinata con la relazione:

'

FIGURA 8.12
Determinazione delle propriet intensive
di una miscela attraverso la media pesata
delle quantit dei componenti.

- -O -s.
-O -R ln--=Cp;ln-Pi.2 - i:.2 R In-Pi.2
/!lS.=s
11
2
1

oppure

;,

'

"

P;,1

7;,1

Pt.1

. ' ..

o
'

R P;,2
; 1n - P;,1

(8.25)

dove p. 2 = y. 2 p 2 e p. 1 = y. iPm 1 Si noti che la pressione parziale p.


di ogni ~omp~ne;te ad e~~ere ~tiliz~ata per la valutazione della variazion~
di entropia, non la pressione pm della miscela (Figura 8.13).
1

In maniera analoga, i calori specifici di una miscela possono essere espressi dalle relazioni:

l!.s. =s,z.-S;1 -

ESEMPIO 8.3
Un serbatoio rigido isolato diviso in due compartimenti da un setto. Un compartimento contiene 7 kg di ossigeno a 40C e 100 kPa, l'altro contiene 4 kg di azoto
a 20c e 150 kPa. Alla rimozione del setto di separazione si determinino a) la
temperatura e b) la pressione della miscela una volta raggiunto l'equilibrio.

FIGURA 8.13
Valutazione delle variazioni di entropia
delle miscele di gas perfetti utilizzando
le pressioni parziali
(e non la pressione della miscela).

-----------

272

Soluzione
Il sistema rappresentato in Figura 8.14; si tratta di un sistema
chiuso dato che nessun flusso di massa attraversa i suoi confini. Si noti che il
volume del serbatoio non varia essendo le sue pareti rigide e cio V = V,; non v',
2
perci, lavoro di variazione di volume.
Si supponga che: 1) entrambi i gas sono perfetti cos come fa miscela che essi
formano (l'ipotesi ragionevole dato che le condizioni di temperatura e di pressione dei due gas componenti sono sufficientemen te lontane dai rispettivi valori
critici); 2) il serbatoio isolato e, perci, non c' scambio termico con l'esterno;
3) non si scambia alcun'altra forma di lavoro.

CAPITOLO 8
Le miscele di gas

o,
7 kg
40"C
IOOkPa

N,
4kg

2oc

a) In assenza di una qualsiasi forma di scambio energetico attraverso le pareti del


serbatoio, l'equazione di conservazione dell'energia si esprime con la relazione:

150kPa

-setto

E, -E. =t.E.,
FIGURA 8.14
Schema per l'Esempio 8.3.

O= t.U = t.U,., + 1!.U'

[mc. (rm - T, ),., ]+[mc. (Tm - T, )o,]= O


Utilizzando i valori di
finale della miscela :

c. a

temperatura ambiente (Tabella A.2a), la temperatura

4x0.743x(Tm -20)+ 7x0.658x(rm -40)= O


Tm

=32.2C

b) La pressione finale della miscela si determina con la relazione di stato dei gas
perfetti:

Si potrebbe determinare anche la pressione della miscela utilizzando la relazione


= mmRmT,,. dove Rm la costante dei gas apparente della miscela. Ci non
sarebbe tuttavia facile dal momento che il calcolo di quest'ultima costante implicherebbe il calcolo delle frazioni molari dei componenti.

M02

"'

Soluzione
li sistema nel suo complesso rappresentato in Figura 8.15. Esso
rappresenta un sistema chiuso, dato che nessun flusso di massa attraversa i suoi
confini. Non intervengono n scambi di lavoro, n di calore tra il sistema e l'ambiente, dato che il serbatoio rigido e isolato. Inoltre, i due gas inizialmente sono
alla stessa temperatura e pressione.
Si supponga che entrambi i gas siano perfetti.
Quando i due gas nelle stesse condizioni di temperatura e pressione si miscelano
la miscela risultante conserver la stessa temperatura e la stessa pressione. (Si
potrebbe dimostrare?' Ci sarebbe egualmente valido per due gas reali?) Perci.
la temperatura e la pressione nel serbatoio saranno ancora rispettivamente di
25C e di 100 kPa. La variazione di entropia di ognuno dei gas componenti pu
essere determinata con le Equazioni 8.18 e 8.26:

=2_=0.219km ol
32

m"2 =~=0.143kmof

M.2

28

Nm =No, +N,.,

e
V. =(NR.T,

'

P,

V. =(NR.T,
"'

p,

l
l

=0.219+0.143 =0.362kmol

= 0.219x8.314x 313 _ _ om'


57
100
= 0.143x8.314x 293 _ _ m'
2 32
150

Vm =V,,,+ V'= 5.70+2.32 =8.02m 3

Quindi si ottiene:

Le propriet
delle miscele di gas:
gas perfetti e gas reali

ESEMPIO 8.4
Un serbatoio rigido e isolato diviso in due compartimenti da un setto di separazione come in Figura 8.15. Un compartimento contiene 3 kmol di ossigeno e
l'altro 5 kmol di anidride carbonica. Entrambi i gas sono inizialmente a 25C e
200 kPa. L'ambiente circostante si trova a 25C. Quando si rimuove il setto di
separazione, i gas (considerati perfetti) si miscelano. Si calcolino la variazione
di entropia e la distruzione di exergia associate a questa trasformazione .

dove:

N02 =mo,

273

PmV

dal momento che Pm,, = P,,, = 200 kPa. Ovviamente in questo caso la variazione
di entropia indipendente dalla composizione della miscela e dipende solo dalla
frazione molare dei gas nella miscela. Quello che non owio, invece, che se lo
stesso gas in due camere separate viene miscelato a pressione e temperatura
costanti, la variazione di entropia pari a zero.
Sostituendo i valori noti; si vede che la variazione di entropia pari a:

Nm =No, +Neo,

=3+5=8kmo l

N
3
Yo, =-2L=-=0.3 75
Nm 8
Yco,

=_s=-=0.6 25

Nm

l!.Sm = -R. (No,lnyo, + Nco,lnyco,)


= -8.314x(3xln0 .375 +5xln0.625 )= 44.0 kJ/K

o,
25"C
200kPa

FIGURA 8.15
Schema per l'Esempio 8.4.

La distruzione di exergia associata con questo processo di miscelazione si determina dalla relazione:

274
CAPITOLO 8
Le miscele di gus

x.... =

r,s,. r{ti.s +~o)= r;,ti.s,,,


=

= 298x 44.0=13.112 kJ
Questo risultato mostra che i processi di miscelazione sono altamente irreversibili.

2 Miscele di gas reali


Gas reale
A
25'C

0.4m'
!OOkPa

FIGURA 8.16
difficile descrivere il comportamento di

una miscela di gas non perfetti data


l'influenza reciproca delle molecole
di gas differenti le une dalle altre.

Quando i componenti di una miscela di gas non si comportano come gas


perfetti lo studio della miscela diventa pi complesso poich le propriet
di un gas reale (non perfetto) come u, h e i calori specifici dipendono dalla
pressione (e dal volume specifico) oltre che dalla temperatura. In questi
casi si dovrebbe tenere in considerazione lo scostamento delle propriet
della miscela dal comportamento ideale.
Si considerino due gas reali contenuti in due compartimenti separati di
un serbatoio rigido e adiabatico a 100 kPa e 25C. Il setto di separazione
tra i due compartimenti venga rimosso in maniera da pennettere la fonnazione della miscela. Quale sar la pressione finale? Si certamente tentati
di rispondere 100 kPa, cosa vera considerando due gas ideali. Questo non
altrettanto vero per i gas reali poich vi leffetto di interazione delle
molecole di uno dei due gas con quelle dell'altro (scostamento dalla legge
di Dalton, Figura 8.16).
Quando si parla di miscele di gas reali pu essere necessario considerare leffetto del comportamento non ideale sulle propriet della miscela
come l'entalpiae l'entropia. Un modo per farlo quello di usare i fattori di
compressibilit insieme con le equazioni generalizzate e le tabelle dei gas
reali.
Si consideri la seguente relazione Tds per una miscela di gas:

dhm =Tmdsm +vmdPm


che pu essere espressa anche con le relazioni:

d(J:,mf;h; )= Tmd(I,mf;s; )+ (I,mf;v; )dpm


oppure

I,mf;(dh;-Tmds1 -v;dpm)=O

che porta a

Si ottenuto un risultato importante, perch l'Equazione 8.26 rappresenta


lequazione iniziale per lo sviluppo delle relazioni generalizzate e per trovare i valori tabellati dell'entalpia e dell'entropia. Infatti essa affenna che
le relazioni generali ottenute per le propriet dei gas reali possono essere
applicate anche ai singoli componenti delle miscele di gas reali. La temperatura ridotta T, e la pressione ridotta p, per il singolo componente dev?no,
per, essere valutate con riferimento alla temperatura Tm e alla pressione

pm della miscela. Infatti l'Equazione 8.26 reca il tennine p e non p., pres-

275

sione parziale del gas componente.


"'
'
L'approccio appena descritto ricorda in un certo senso la legge di
Amagat della somma dei volumi (valutazione delle propriet della miscela
dei gas alla temperatura e alla pressione della miscela), che vale in maniera
esatta per miscele di gas ideali e in maniera approssimata per miscele di
gas reali. Per questo motivo, questo approccio non sar esatto ma sufficientemente approssimato se applicato ai gas reali per la maggior parte
degli scopi pratici.
Se sono noti il volume della miscela e la sua temperatura, invece della
temperatura e della pressione, si adotta la legge di Dalton della somma
delle pressioni e si usa il valore trovato (solo approssimato) come pressione della miscela di gas.
Un altro modo di valutare le propriet delle miscele di gas reali quello di trattare la miscela come una sostanza pseudopura che presenta propriet pseudocritiche determinabili con riferimento alle propriet critiche
dei gas componenti con la regola di Kay. L'approccio abbastanza semplice e la precisione in generale accettabile.

~~z:r-~,

Le propriet
delle miscele di e:h:
gas plrf'ctti e gas l:lali

ESEMPIO 8.5
L'aria una miscela di N2 e di O~ e di piccoli quantitativi di altri gas; essa pu
essere approssimata come una miscela composta dal 79 per cento di N2 e dal 21
per cento di 0 2 in termini di moli. Durante una trasformazione a flusso stazionario, l'aria viene raffreddata da 220 a 160 K alla pressione costante di 10 MPa
(Figura 8.17). Si determini la quantit d calore scambiata per kmol di aria durante
questa trasformazione, usando a) l'approssimazione di gas perfetto, b) la regola
di Kay e c) la legge di Amagat.
Soluzione Si consideri la sezione di raffreddamento come il sistema (Figura 8.17), rappresentabile come un volume di controllo che una certa quantit di
massa attraversa i suoi confini durante la trasformazione. Si noti che una quantit
di calore lascia il sistema.
Si supponga che 1) questo sia un processo stazionario poich in ogni punto
del sistema che sia dipendente dal tempo non v' variazione di alcuna grandezza
e, cio, Dm,,0 =O e DEvc =O e che 2) le variazioni di energia potenziale e cinetica
siano trascurabili.
Le propriet critiche sono T" = 126.2 K e p" = 3.39 MPa per N2 e T = 154.8 K e
P., = 5.08 MPa per 1'02 Entrambi i gas rimangono ben al di sopra delia loro temperatura critica, ma anche al di sopra della loro pressione critica. Allora, l'aria devier
dal comportamento ideale e, quindi, sar necessario trattarla come un gas reale.
Il bilancio energetico per questo sistema a flusso stazionario pu essere riferito all'unit di mole con le relazioni:

'ii.= 'ii, -li,= Y.,. (ii, -ii,).,+ Yo, (ii, -ii2 )0,
dove la variazione di entalpia per il singolo componente pu essere determinata dalla tabella generalizzata dello scostamento entalpico (Figura A.24) e con
l'equazione:

Calore

~I
T =220K: . ARIA
I

....

p1 =IO Mpa:

79%N,
21 % O,

T = !60K
: '

I p2 =IO Mpa

----------1

FIGURA 8.17
Schema per l'Esempio 8.5.

276
CAPITOLO 8
Le miscele di gas

h, -"fi. =(h, -"fi.l- -RJ"(Z., -Z,,)

(8.27)

La quantit di calore scambiata riferita alla kmole :

si ha che

'fiu

"fi.-h2 = "fi. ..,. -ti,_,...,. -R T.,(Z,, -Z.,)


0

I primi due termini alla destra del segno di eguaglianza rappresenlano la variazione entalpica per il gas componente considerato perfetto, mentre i termini in pa
rentesi rappresentano la deviazione dal comportamento del gas perfetto. Per valutare questi ultimi necessario conoscere la pressione ridotta P, e la temperatura T, che vengono calcolate alla temperatura Tm e alla pressione Pm della miscela.

= Tm.1 = 220 = 1.74


126.2

''"' r......

ti, ......,..., = 6391 kJ/kmol


h...,.... o, = 6404 kJ/kmol

Pm
10
z,, ..., = 0.9
P"<~ =P~~--=--=2.95
....., P'....., 3.39
z., .. ., = 2.4
T

= Tm.2 = 160 =1.27


126.2

,,_..., r ... ..,

= 4648 kJ/kmol

ti,,....,. o, = 4567 kJ/kmol

T
'l"2

Ci =Y., (h, -ti,)...,+ Yo, (h, -ti.)'

T,., 220
=--=--=1.42
T'0 .o, 154.8

= 0.79x (6391-4648 )+0.21x(3404 -4657)=1744 kJ/kmol


b) La regola di Kay basata sull'ipotesi che la miscela di gas possa essere tratta
ta come una sostanza pseudopura le cui propriet critiche, temperatura e pressione, sono:

r., = :Er,T,,,, = r...,T.,_..., + y'T""' =

Tm.1
T'",m

T
"'

Tm.2
T'.,,m

10

= T.,., = 160 =1.03

T'""'
Dall'Equazione 8.27 si ottiene:
' "'

z.,.o, = 1.3
z.,.o, =4.0

154.8

("fi.-ti,)' =(ti,_..,..-ti,...... )' -R T.,(z,,-z.,)'


0

= (6404 -4657)-8.314x154.8 x (1.3 - 4.0) = 5222 kJ/kmol


La quantit di calore scambiata riferita alla kmole :

= 220 =1.66
132.2

p =_..&._=~ =2.67
' p'".m 3.74

P,.

''' =P' ' --=-=1.97


p'.,,o, 5.08

= (6391-4648)-8.314x126.2x (o.9-2.4)= 3317 kJ/kmol

= 0.79x3.39+0.21x5.08 = 3.74MPa
Si ottiene, quindi:
=

p'., = LY,P.,,, = Y...,P,,,..., + Yo,P".o' =

"'

o,:

(ti, - ti,).., = (ti, __ - "fi,.-)..., - R T., (z,, - z., )..,

= 0.79x126.2+0.21x154.8=132.2 K

Sommario

e) La pressione e la temperatura ridotte per l'azoto e l'ossigeno allo stato iniziale


e finale e i corrispondenti valori di scostamento entalpico sono (Figura A.24):

N,:

T, = 160 K ~ h,....... ...,

= hm,,kloale -~ 2 .ldeale -Rurer(zh1 -zh2t


= (6394-4650 )-8.314x132.2x(1.0-2.6 )= 3503 kJ/kmol

a) Se la miscela di azoto e di ossigeno viene considerata una miscela di gas


perfetti, l'entalpia della miscela dipende solo dalla temperatura e i valori di entalpia
all'inizio e alla fine della trasformazione possono essere determinati dalle tabelle
dei gas perfetti per l'azoto e per l'ossigeno (Tabelle A.25 e A.26):

T, = 220 K ~

277

z,,,m =1.0
z.,,m =2.6

= 160 =1.21
132.2

Ci"= YN, ("fi.-ti,)..., + Yo, ("fi. -"fi,)o,


= 0.79x3317 +0.21x5222 = 3717kJ/kmol
Quest'ultimo risultato maggiore di circa il 6 per cento rispetto a quello ottenuto
nella parte (b) utilizzando la regola di Kay, ma pi del doppio del valore ottenuto
facendo l'ipotesi di una miscela di gas perfetti.

e anche:

hm, .....,. =r...,h,,..,..,..., + Yo,h. ........ o,


= 0.79x6391+0.21x6404=6394 kJ/kmol

tim,,ldeale = r...,"fi............ + yO,ti.-.o,


= 0.79 x 4648 + 0.21x4657 = 4650 kJ/kmol

8.4 !Il SOMMARIO


La composizione di una miscela di gas individuata se si indicano la/ra-

zione ponderale o la frazione molare di ogni componente. Queste due grandezze sono definite dalle relazioni: .

dove Z1 si determina a Tm e Vm per la legge di Dalton e a Tm e Pm per la legge


di Amagat per ogni singolo gas componente. Il comportamento p-v-T della
miscela di gas pu essere descritto con buona approssimazione anche con
la regola di Kay, che tratta la miscela di gas come una sostanza pura con
propriet pseudocritiche che si determinano con le relazioni:

278
e
CAPITOLO 8
Le miscele di gas

dove

La massa molare apparente (o media) e la costante del gas per una miscela
sono espresse dalle relazioni:

m
k
M.. = Nm =LY1M1
m

(kglkmol)

i=l

Le propriet estensive di una miscela di gas, in generale, possono essere determinate sommando i contributi di ogni componente della miscela.
La valutazione delle propriet intensive di una miscela di gas, comunque,
implica che si effettui una media pesata sulle masse o sulle moli:
k

[J/(kg K)]
La legge di Da/ton della somma delle pressioni afferma che la pressione di una miscela di gas uguale alla somma delle pressioni che ognuno
dei gas eserciterebbe nelle stesse condizioni di volume e temperatura della
miscela. La legge di Amagat della somma dei volumi afferma che il volume di una miscela di gas pari alla somma dei volumi che ogni singolo
componente occuperebbe da solo nelle stesse condizioni di pressione e
temperatura della miscela. Le leggi di Amagat e di Dalton valgono in maniera esatta per i gas perfetti, ma soltanto in maniera approssimata per le
miscele di gas reali. Esse possono essere espresse dalle seguenti relazioni:

i=l
k

i=l
k

Sm

=Lm1ii;

i=l

i=l

(J)

i=l

=LS1 =Lm1s1 =Lmis1


i=l

(J)

J::;l
k

Hm= LH; =Lm1hi

i=l

(J/K)

i=l

e
k

um= :Limr1u1

iim = LY;fi;

i=l
k

legge di Da/ton:

u .. =:Liu1 =:Limiu1 =:Limiui

Pm = LP;(Tm.Vm)

h.. =:Limf1h1

i=l

(J/kg o J/kmol)

i=l

h.. = LYihi

1~1

(J/kg o J/kmol)

i=l

legge di Amagat:

vm =

LV;(TmPm)
i=l

dove p1 detta pressione componente e Vi volume componente. Ai rapporti


pif Pm e V;/Vm ci si riferisce rispettivamente con i nomi di rapporto in
pressione e di rapporto in volume del componente i. Per i gas perfetti pi e Vi
sono legati a yi dalle:

s.. =:Limf1s1

sm = LY;S;

i=t
k

cv,m

= L,mficv,i

cv,m

i:::l

=L,mficp,I
i=l

Le quantit yipm e y1Vm vengono definite rispettivamente come pressione


parziale e volume parziale. Il comportamento p-v-T delle miscele di gas
reali pu essere descritto utilizzando i diagrammi generalizzati di compressibilit. Il fattore di compressibilit della miscela pu essere espresso in
funzione dei corrispondenti fattori di compressibilit dei singoli gas componenti con la relazione:
k

z.. =LY;Zi
i=t

= LY1Cv,i

[J/(kg 0 C) O J/(kmol 0 C)]

i=l

cp,m

[J/(kg K) o J/(kmol K)]

i=l

cp,m

=LYlp,I

[J/(kg 0 C) O J/(kmol 0 C)]

i=l

Queste relazioni sono applicabili sia alle miscele di gas perfetti sia a quelle
di gas reali. Le propriet o le variazioni delle propriet dei singoli componenti possono essere determinate dalle relazioni dei gas perfetti o dei gas
reali sviluppate nei capitoli precedenti.

27'l
S1unnrnri11

Miscele
gas-vapore
e condizionamento
dell'aria
A temperature inferiori alla temperatura critica, la fase gassosa di una sostanza viene definita molto spesso come vapore, Il termine vapore indica
uno stato gassoso vicino alla regione di saturazione ed evidenzia la possibilit di una condensazione a seguito di una trasformazione.
Nelle miscele gas-vapore la possibilit che quest'ultimo condensi rende la trattazione termodinamica molto complicata, per cui queste miscele
vengono trattate con un metodo differente dalle miscele di gas.
Delle diverse miscele gas-vapore che si incontrano nella pratica, quella di maggiore interesse la miscela di aria e vapore d'acqua. In questo
capitolo si tratter anche .del condizionamento dell'aria che rappresenta
l'applicazione primaria delle miscele gas-vapore.

282

9.1 f.'!! ARIA SE'::CA E ARIA ATMOSFERICA

CAPITOLO 9
i\lisct!'lc gas-vapore

L'aria una miscela di azoto, ossigeno e di piccoli quantitativi di altri gas,


mentre l'aria dell'atmosfera, l'aria atmosferica, contiene anche vapore
d'acqua (o umidit). Nel caso in cui l'aria non contenga vapore essa viene
definita aria secca. Risulta spesso conveniente trattare l'aria come una
miscela di vapore d'acqua e di aria secca, dal momento che la composizione di quest'ultima rimane press.och costante, mentre la quantit di vapore
d'acqua contenuta cambia a seguito della condensazione e dell'evaporazione dell'acqua degli oceani, dei laghi, dei fiumi, delle piogge e addirittura della sudorazione del corpo umano. Sebbene la quantit di acqua contenuta nell'aria ambiente sia piccola, essa riveste importanza fondamentale
per il benessere dell'uomo. Per questo motivo lo studio dell'aria atmosferica come miscela gas-vapore alla base delle applicazioni di condizionamento dell'aria.
La temperatura dell'aria nelle applicazioni di condizionamento dell'aria varia tra circa -10C e circa 50C. In questo campo di variazione
laria secca pu considerarsi come un gas ideale con calore specifico a
pressione costante c = 1.005 kJ/(kg K) commettendo un errore trascurabile (entro lo 0.2 ~r cento), come si pu vedere dalla Figura 9.1. Se si
prende 0C come temperatura di riferimento, la variazione di entalpia del!' aria secca pu determinarsi dalla relazione:

e condizionamento
dcll'arh1

ARIA SECCA

e,. kJ/(kg C)

T, C

-10

1.0038
1.0041
l.004S
1.0049
l.OOS4
l.OOS9
l.006S

10
20
30
40

so

FIGURA 9.1
Il calore specifico del!' aria pu essere
considerato costante
e pari a 1.005 kJ/(kg K) nel campo
di variazione di temperatura compreso
tra -10 e 50C con un errore massimo
dello 0.2 per cento.

t:i.ha =c/1T =1.0056T

(kJ/kg)

FIGURA 9.2
A temperature al di sotto di 50C,
le linee a h costante coincidono
con quelle a T costante nella regione
del vapore surriscaldato.

=h,, (T)

(kJ/kg)

(9.lb)

Alla pressione parziale del vapore d'acqua ci si riferisce di solito come alla
pressione del vapore; essa uguale alla pressione che il vapore eserciterebbe se occupasse da solo lo stesso volume alla stessa temperatura della
miscela.
Dal momento che si considera il vapore d'acqua come un gas perfetto,
la sua entalpia solo funzione della temperatura, cio h = h(T). Infatti
osservando il diagramma T-s dell'acqua riportato in Figura 9.2, le curve a
entalpia costante coincidono con le curve a temperatura costante per temperature inferiori a 50C, per cui l'entalpia del vapore d'acqua contenuto

nell'aria si pu considerare uguale all'entalpia del vapore saturo alla stessa


temperatura. Si pu cio scrivere:

28.~

(9.3)

l'midit a-.snlut:
e umidit: rchith:

Poich l'entalpia del vapore d'acqua a 0C di 250!,3 kJ/kg e il valore


medio di e del vapore d'acqua nel campo di temperature compreso tra -1 O
e 50C 1:s2 kJ/(kg K), l'entalpia del vapore d'acqua nel campo di variazione appena indicato pu essere determinata con un errore trascurabile
con la relazione (Figura 9.3):
h,,(T)=2501.3+l.82T

Tin C

[kJ/kg K]

VAPORE D'ACQUA

(9.4)

Differenza

9.2 ~UMIDIT ASSOLUTA E UMIDIT RELATIVA

T, C

Tab.A.4

Eq. 9.4

-10

2482.9
2501.3
2519.8
2538.1
25S6.3
2574.1
2592.1

2483.1
2501.3
2519.5
2537.7
2555.9
2574.1
2592.3

La quantit di vapore d'acqua contenuta nell'aria pu essere definita direttamente come la massa di vapore d'acqua presente nell'unit di massa di
aria secca; viene detta umidit assoluta (o anche titolo dell'aria umida) e
indicata con il simbolo x:

10
20

30
40

50

kJ/kg

--0.2

o.o

0.3
0.4
0.4
0.2
--0.2

(9.5)
L'umidit assoluta pu esprimersi anche con la relazione:

(9.la)

(9.2)

so

'

hy (T, bassa p)

(9.6)

h4 =cpT=l.005T

dove T la temperatura in gradi centigradi (C) e 6T la variazione di temperatura. Nelle trasformazioni proprie del condizionamento dell'aria si avr
a che fare con le variazioni di entalpia h, ovviamente indipendenti dal
riferimento scelto.
Poich anche il vapore d'acqua contenuto nell'aria pu essere trattato
come un gas perfetto con una perdita di precisione trascurabile inferiore
allo 0.2 per cento, l'aria atmosferica pu essere trattata come una miscela
di gas perfetti la cui pressione la somma delle pressioni parziali dell'aria
secca pa e di quella del vapore p.:

T, C

FIGURA 9.3
Nel campo di temperature compreso
tra -IO e soc, l'entalpia specifica
del vapore d'acqua in condizioni
di saturazione pu essere calcolata
con l'Equazione 9.4
con un errore trascurabile.

oppure con:

x= 0.622p.
... p-p. '

(kgH,O /kgariasecca)

(9.7)

ARIA

2sc, 100 kPa

dove p la pressione totale.


Si consideri I kg di aria secca che per definizione non contiene vapore
d'acqua e ha titolo nullo. Si aggiunga ora del vapore d'acqua all'aria secca: l'umidit assoluta aumenter con l'aggiunta di acqua. Quando l'aria
non sar pi in grado di contenere altro vapore d'acqua si dir che satura. In queste condizioni qualunque ulteriore quantit di vapore d'acqua
che si dovesse aggiungere all'aria condenser. La quantit di vapore d'acqua contenuta nell'aria satura in ogni condizione di temperatura e pressione pu essere determinata dalla Equazione 9. 7 sostituendo p. con p 0 , che
rappresenta la pressione di saturazione dell'acqua a quella data temperatura (Figura 9.4).
La quantit di vapore d'acqua contenuta nell'aria ha effetto sul benessere delle persone, ma il livello di benessere dipende principalmente dalla
quantit di vapore che l'aria contiene (m) rapportato alla massima quantit
che essa potrebbe contenere alla stessa temperatura (m). Il rapporto tra
queste due grandezze prende il nome di umidit relativa U.R. (Figura 9.5):
(9.8)

CP..,, H,O <> 2S"C"' 3.169 kPa)


Pv = O - aria secca
Pv < 3.169 kPa - aria insatura
Pv=3.169kPa -aria satura

FIGURA 9.4
Per l'aria satura, la pressione del vapore
eguale alla pressione di saturazione
dell'acqua.

284

dove si intende

CAPITOLO 9
Miscele gas-vapore
e condizionamento
dell'aria

(9.9)

Pv = Psai@T

dove

285
P, = U.R. P,.1g 25c = 0.75x3.169 = 2.38kPa

Combinando opportunamente le Equazioni 9.7 e 9.8, l'umidit relativa si


pu esprimere anche come:

Si ottiene, quindi:

La temperatura
di rugiada

P. = 100 - 2.38 = 97.62 kPa


b) Il titolo dell'aria umida si determina con l'Equazione 9.7:

FIGURA 9.5
L'umidit assoluta la quantit di vapore
d'acqua effettivamente presente in I kg
di aria secca, mentre l'umidit relativa
il rapporto tra la quantit effettiva di
vapore d'acqua contenuta nell'aria
e il massimo quantitativo che l'aria pu
contenere a una data temperatura.

L'umidit relativa varia tra O (aria secca) e 1 (aria satura). Si noti che,
poich la quantit di vapore contenuta nell'aria varia con la temperatura,
l'umidit relativa dell'aria varia anche se rimane costante il suo titolo (la
sua umidit assoluta).
Poich l'aria atmosferica una miscela di aria secca e di vapore d'acqua, la sua entalpia pu essere espressa come somma delle entalpie dell'aria e del vapore d'acqua. Poich nella maggior parte delle applicazioni
pratiche la quantit di aria secca rimane costante mentre varia la quantit
di vapore, l'entalpia dell'aria atmosferica riferita all'unit di massa di
aria secca invece che all'unit di aria umida.
L'entalpia totale (propriet estensiva) dell'aria atmosferica la somma
delle entalpie dell'aria secca e del vapore d'acqua:

X=

=c.T+xh.

= 1.005 X 25 + 0.00152 X 2547.2

FIGURA 9.7
Schema per l'Esempio 9.1.

= 63.8 kJ,'kg..,."""'

=2501.3+ 1.82x25 = 2546.8 kJ/kg

cl) Poich sia l'aria che il vapore d'acqua riempiono l'intero ambiente si hi:

ma

oppure:

V. =V:. =V.,.. =5x5x3=75m3

Le masse dell'aria secca e del vapore d'acqua si determinano con la relazione


dei gas perfetti applicata a ciascuno dei due gas separatamente:

I.

L'entalpia dell'aria atmosferica (umida)


si esprime con riferimento all'unit di
aria secca e non all'unit di aria umida.

h=h. +xh,

h,.,@sc

H
m
h=-=h. +-!i..hv =h. +xh.

FIGURA 9.6

e) L'entalpia dell'aria riferita all'unit di massa di aria secca per l'Equazione 9.11
(con il valore