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LUDOVICO B

PASTOR

STORIA DEI PAPI


DALLA FINE DEL MEDIO EVO
C om pilata col su ssid io d e ll A rchivio segreto pontificio
e d i m olti altri Archivi

VOLUME III.
(Storia dei Papi nel periodo del Rinascimento
dallelezione di Innocenzo V ili alla morfe di (iulio 11

NUOVA VERSIONE
SU L LA

V II

E D IZ IO N E

TED ESCA

ITALIANA

IN T E R A M E N T E

RIFATTA

DI

M ons. Prof. ANGELO MERCATI


P R E F E T T O D E L L AUCHIVTO VATICANO

N uova edizione Interamente rifa tta


nidlult m a edizione tedenea

ROMA
DESCLE & C.1 EDITORI PONTIFICI
Piazza Grazioli, 4 (Palazzo Doria)

1932

LUDOVICO BARONE

von

PASTOR

STORIA DEI PAPI


DALLA FINE DEL MEDIO EVO
C om pilata col su ssid io d e ll A rchivio segreto pontificio
e di m olti altri A rchivi

VOLUME III.
Storia dei Papi nel periodo del Rinascimento
dallelezione di Innocenzo VII! alla morte di Giulio II
NUOVA VE R SIO N E
S U LLA

V II

E D IZ IO N E

TED ESCA

ITALIANA

IN T E R A M E N T E

R IFATTA

DI

M ons. Prof. ANGELO MERCATI


PR E F E T T O

D E L I. ARCHIVIO VATICANO

Nuora edizione nterameute rifa tta


su llultim a edizione tedesca

ROMA
DESCLE & C.1 EDITORI PONTIFICI
Piazza Grazioli, 4 (Palazzo Doria)

P etri diyn ita s etiam in


indigno herede non deficit.
L

eo

Titolo delloriginnle tedesco : G eschichte der Ppste seit dem Ausgang


M ittelalters. M it B en u tzu n g des P pstlichen G eheim -Archives u n d vieler
derer A rchive bearbeitet rrm Ludwig Freiherrn von Pastor.
D ritter Hand: Geschichte der P pste im Z eita lte r der R enaissance
der W ahl In n o zen z V III. bis zu m Tode J u liu s I I (1484-1518). Achte
neunte, unvernderte Auflage. Freiburg im [Breisgau 1926. Herder & Co.

P R O P R IE T L E T T E R A R IA
R oma, 1932 T ip o g ra fia d el S en a to d el d o tt. 0 . B ard i.

I.

des
an
von
und

AVVERTENZA
ALLA QUARTA EDIZIONE ITALIANA

Come per il I volume anche per questo III della Storia dei Papi
del P a s t o r , il Supplem ento1 pubblicato a parte stato incorporato
nella presente edizione. Il nuovo volume che n' venuto fuori ,
per ogni rispetto, fedele allultim a edizione tedesca, uscita come
5"-7" a Friburgo in Br. nel 1924. Come avverte lfAutore, nes
suna pagina del vecchio volume rim asta senza aggiunte e miglio
ramenti. L Appendice stata accresciuta di 44 numeri un resto
della corrispondenza privata di Alessandro VI degli anni 1493 e
1494 e di altri non meno preziosi documenti inediti. inoltre
un pregio della presente edizione la ricchissima letteratura com
parsa dal 1899 per circa un venticinquennio.
L 'U d it o r e .
R om a. E pifania del J932.

1
L. von Iastok, S to ria 4ei Papi, -Supplemento ai volumi I e III, Roma,
Descle, 1931.

PREFAZIONE
ALLA PRIMA E SECONDA EDIZIONE

In conformit col progetto originario il presente volume do


veva arrivare fino alla chiusura del concilio lateranense (1517),
ma la dovizia della m ateria fu s grande, che mi fu giuocoforza
decidermi a interrom pere colla morte di Giulio II (1513) perch
questa parte non diventasse eccessivamente estesa. Trattandosi
di pontificati cotanto decisivi come quelli di Alessandro VI e di
Giulio II, non mi parve opportuno ricorrere a una redazione pi
breve. Inoltre la diversit dei giudizi intorno ai predetti ponte
fici rendeva necessaria una trattazione minuta al possibile, la
quale finalmente era richiesta dallesteso e svariato materiale dar
chivio. Tra questo si trovano atti, che erano rim asti del tutto inac
cessibili alla pi recente indagine storica. Ci vale principalmente
per le comunicazioni date dallArchivio concistoriale del Vaticano
e dalle bolle e brevi di Alessandro VI nellArchivio segreto pon
tificio. Da tre secoli i registri del papa Borgia, in tutto 113 grossi
volumi in -4 (nn. 772-884), erano sta ti so ttra tti alia consultazione.
P er cortese mediazione del cardinale H e r g e n r t h e r , defunto pur
troppo nel frattem po, io ottenni neUa prim avera del 1888 il per
messo speciale di S- S. Papa Leone X III necessario per esaminare
quegli atti, lasciandomisi piena libert per il mio lavoro: liberailit, per la quale ripeto lespressione della mia pi rispettosa
riconoscenza al nobile dischiuditore dellArchivio segreto pon
tificio.
Offrirono complementi molto im portanti le relazioni damba
sciata degli archivi italiani, dei quali siano n otati in particolare
le collezioni a Mantova, Modena e Milano. Dei due prim i archivi
eransi bens serviti il G r e g o r o v iu s e il B a l a n , ma essi non erano

viri

Prefazione alla prima e seconda edizione.

sta ti per nulla esauriti. Cos nellArchivio Gonzaga in Mantova


trovai un documento, per il quale diventa insostenibile lopinione
di coloro, che vogliono assolvere Lucrezia Borgia da ogni colpa.
Di grande im portanza sono gli a tti dellArchivio di Stato in
Milano, che, oltre ai numerosi dispacci degli in viati ducali, pos
siede lintiera corrispondenza, in parte cifrata, col fratello duca
Lodovico il Moro, del cardinale Ascanio Sforza, che conosceva pro
fondamente i segreti dei Borgia. Malgrado lim portanza di questa
raccolta per la storia dei Borgia il G r e g o r o v iu s laveva di propo
sito ignorata a causa del disordine in cui era; in fatti cos scrive
egli nellAllgem. Zeitung 1878, nr. 76 Beil.: Non m i fu possibile
trarre alla luce dai cento indeterm inabili cassetti, in cui ora si
trovano sparpagliati, i dispacci degli oratori milanesi di quel
tempo a Roma, che possono contenere parecchie im portanti no
tizie . Una serie di belle scoperte m i compens largamente della
fatica fa tta nello scorrere quei documenti.
Cos per la narrazione che segue si fece per la prim a volta
uso dettagliato di tre dei prim i ragguardevoli archivi, insieme per
m ettendo a contributo il materiale di altri archivi e raccolte di
m anoscritti come pure nella maggiore possibile completezza la let
teratura stam pata ricca fuori dellordinario.
Pur non essendo escluso che da luoghi nascosti vengano alla
luce altri nuovi a tti per la storia del papa Borgia, tu tta v ia il m a
teriale pi sostanziale dovrebbe essere gi esaurito. In ogni caso
i documenti messi a profitto nel presente volume bastano a rendere
possibile un giudizio in complesso definitivo. Non pot certo dirsi
lultima parola in tu tti i punti e si sa che in genere rimane sem
pre largo campo alle indagini di dettaglio, ma dovrebbe essere
incontestabile ci che pi importante, vale a dire che dora in
nanzi ogni tentativo di salvare Alessandro VI vano.
Ebbi a disposizione un materiale inedito non meno ricco peti
i pontificati di Innocenzo V ili e Giulio II. Anche per le memora
bile protezione concessa allarte dal papa della Rovere, in specieI
per la storia della- costruzione di S. Pietro e per le relazioni d
Bramante con Giulio II sono riuscito a trovare nuovi interes
santi contributi inediti nellArchivio segreto pontificio, alla Biblio
teca Angelica di Roma e nellArchivio di Stato in Modena. Mi fu
dato di discutere la dettagliata e in parte nuova interpretazione
degli immortali capolavori artistici creati da Michelangelo e Raf
faello per commissione di Giulio II, interam ente col mio venerato
amico prelato F e d e r ic o S c h n e id e r , in parte con G ia c o m o B u r
c k h a r d t e ambedue si dichiararono consenzienti nella nuova spie

Prefazione alla prima e seconda edizione

IX

gazione degli affreschi raffaelleschi nella stanza di Eliodoro.


Ancora una volta esprimo qui la mia profonda e sentita ricono
scenza a costoro, come in genere a tu tti coloro, i quali mi aiuta
rono nel lavoro reso molto difficile dalla lontananza da una biblio
teca prim aria.
L u d o v ic o P a s t o b .
15 agosto 1895.

PREFAZIONE ALLA TERZA E QUARTA EDIZIONE

Erano scorsi solo due anni e mezzo dall uscita del presente
volume quando dalla casa editrice m i venne la notizia che ne
erano esaurite le due prim e edizioni. Questa prova del vivo inte
resse rivolto in larga cerchia alla Storia dei Papi, fu per me un
nuovo sprone per non rifuggire da alcuna fatica onde migliorare
e arricchire lopera. Prim a di tutto cavai partito il pi compietamente possibile da tutta la letteratura nazionale ed estera uscita
dal 1895 in poi, tenni conto delle giunte osservazioni fattem i e
finalmente m isi a contribuzione anche del materiale nuovo e ine
dito proveniente da Firenze, Parigi, Roma, Venezia e Vienna.
Il giudizio intorno ad Alessandro VI dovette rimanere immu
tato perch lopposizione sollevata in contrario, isolata del resto,
si fonda su argomentazioni di moderni scrittori prive di base.
Quanto alla questione Savonaroliana, trattata recentemente in
modo s vario, gi in un lavoro speciale uscito nel 1898 intervenne
la m ia spiegazione con una serie di critici: ci che fu pubblicalo
sulloggetto di poi esaminai coscenziosamente, tenni calcolo delle
osservazioni m eritevoli di considerazione e nelle note valutai i
novissim i ten tativi di completa apologia del memorabile uomo.
Quanto pi passionatamente fu da taluno condotta la difesa del.
Savonarola, tanto maggiore fu il mio sforzo per sostenere, anche
dopo, il mio punto di vista in maniera calma e rigorosamente
scientifica.
Anche questa volta dedicai cura speciale alle parti riguardanti
la storia dell arte, che gi nella prim a edizione avevano trovato
lapprovazione di eminenti specialisti, come B u r c k h a r d t , K r a u s ,
M O n tz e S t e in m a n n . Completa rifusione e ragguardevole amplia
mento toccarono ai punti riguardanti le relazioni dei letterati con
Innocenzo V ili, Alessandro VI e Giulio II. Quasi ogni capitolo

x ii

Prelazione alla terza e quarta edizione.

poi contiene aggiunte pi o meno estese. In conseguenza di ci,,


sebbene molte sezioni siano state accorciate lasciando da parte ci
tazioni nel testo e sebbene lappendice di documenti sia stata
stam pata in carattere pi piccolo, il presente volume cresciuto
tu ttavia di 70 pagine in cifra tonda.
L u d o v i c o P a s t o il
Innsbruck, 1) giugno 1899.

PREFAZIONE
ALLA QUINTA E SETTIMA EDIZIONE

Quando, alla fine del 1916, si rese necessaria una nuova edi
zione del presente volume, questo lavoro venne tosto intrapreso,
ma non pot da principio essere condotto a termine perch, in
conseguenza della guerra mondiale, era impossibile procurarsi la
letteratura straniera. Anche dopo la conclusione della pace, varie
difficolt insuperabili impedirono che potessi avere le relative
opere ed articoli di riviste apparsi dal 1914 in poi in Italia,
Francia e Inghilterra. Soltanto dopo che, per la chiamata alluf
ficio di m inistro plenipotenziario austriaco presso la Santa Sede,
fu i ricondotto a Roma, si offr lopportunit di m ettere a profitto
tu tta la letteratura straniera. Dovrebbe cos essermi riuscito di
utilizzare tu tti i risultati acquisiti dallo studio dei dotti anche
nei paesi non tedeschi. Con ci lopera di nuovo riportata com
pletam ente allo stato attuale della scienza.
La quantit della letteratura comparsa dal 1899 era s grande,
che quasi nessuna pagina del volume rim asta senza aggiunte
e miglioramenti. Fu dedicata speciale attenzione alle parti rela
tive alle a rti perch in fa tti si trattava delle immortali creazioni
di Bramante, Michelangelo e Raffaello, che, costituendo lapogeo
incontestato della ttivit artistica del rinascimento, avevano, in
modo particolarm ente vivo, affaticato la scienza. Mi tornarono
insieme molto utili i pregevoli contributi messi cortesissimamente
a mia disposizione da competenze cotanto eminenti come Cri
stiano Hiilsen e Giuseppe Sauer e con tutta la riconoscenza ricordo
questo gentile aiuto. E molto sono debitore anche al signor pro
fessore Lauchert di Aquisgrana ed al prelato dottor Paulus in
Monaco.
Tocc un aumento allAppendice. Io ebbi la ventura di ritro
vare nellArchivio segreto pontifcio un resto della corrispondenza

XIV

Prefazione, alla quinta e settima edizione.

di Alessandro VI degli anni 1493 e 1494- I pezzi pi im portanti


di essa, in numero di 44 , sono stam pati nellA pp. col. n. 56. Essi
non cambiano il quadro che avevo dato, ma lo fanno risaltare
pi vivam ente. Cos sono rese impossibili apologie del papa Borgia,
quali si tentano nuovamente in Italia e Spagna, del pari che lo
svisam ento fino alla m ostruosit di quanto noto, fa tto recente
mente da uno psichiatra milanese. Nel resto i documenti incediti
dellAppendice vennero accresciuti di soli pochi numeri, ma testo
e note vennero am pliati e ripassati in modo che il volume ha do
vuto essere diviso in due parti.
P asto r.
Roma, 31 m arzo 1924.

SOMMARIO
IN TR O D U ZIO NE
CONDIZIONI E VICENDE MORALI E RELIGIOSE DITALIA
NEL PERIODO DEL RINASCIMENTO.
D ovizia di vita religiosa e altezza della civilt m ateriale in Italia
a lla fine del secolo xv - G iudizio d i F . G uicciardini 3.
M ali p o litici e sociali dIta lia nel periodo del rinascim ento 4.
Il flagello divino delle m alattie contagiose 5-8.
Il gu asto m orale nel periodo del (rinascimento 8.
D ifficolt di dare un giudizio sin tetico sulla m oralit e religiosit
dunepoca - ombre e luci. N egli Ita lia n i non v mezza m isura n nel
bene, n nel m ale 8-9.
a.
U na profonda convinzione religiosa continua anche nel periodo
di tran sizione del rinascim ento. Sguardo sulla vita di fam iglia - nobili
donne 10.
D a llep isto la rio (li una gentildonna fiorentina 11.
P rofonda relig io sit dei la ic i a Firenze. F . D atini e Feo Beicari
12-13.
A p p u n ti p rivati come testim oni d i genuina piet. D agli appunti
del fiorentino G iovanni M orelli 13-14. D al libro di memorie di Giovanni
Rucelliai 14-15.
I l lib raio fiorentino V espasiano da B isticci 16.
D al diario dello speziale Luca Landucci 17-18.
V ita fam iliare religiosa 18-19.
I testam enti prova del sentim ento religioso del tempo 19-22.
II libriccino del governo d ella fam iglia di Giovanni Dom inici
23-25.
L opera a ben vivere dellarcivescovo santA ntonino 25-26.
P edagoghi cristian i. Maffeo V egio 26-27.
C ultura superiore della donna lideale della donna per il C asti
glione - erudite e pie donne 28-30.
Libri confessionali - cura della Chiesa per tu tti i ceti 30-3L
C arattere religioso delle corporazioni 31-32.
Le confraternite - loro im portanza per l arte 33-35.
A zione d i carit d elle confraternite 35-36.

XVI

Sommario.

Sviluppo delle confraternite in F iren ze e Roma - le confraternite


rom ane ilei (secoli xv e xvi - E stensione e im portanza delle m edesime
37-40.
Im portanza delle confraternite per lo sviluppo d ella poesia pojjolare religiosa 40-42.
F iorim ento del dramma sacro n ell'Ita lia del rinascim ento - D e v o
zio n e e r a p p r e s e n ta z io n e s a c r a 42-45. I l dramma della p assion e a Eom a
nel C olosseo 46.
D iffusione delle confraternite del R osario e del terzOrdine 47-49.
I fr a te lli d ella m isericordia cura dei poveri e degli inferm i 50-51.
O spedali F irenze, M ilano e Roma. Azione di carit dei p a p i 52-57.
R icco svolgim ento della carit cristiana anche n elle citt m inori 54.
P rosp etto sta tistico degli istitu ti di beneficenza 55.
L utero ed Eck intorno al fiorimento della carit in I ta lia 56-57.
Le creazioni d ellarte come testim onianza della fede 57.
Larte del rinascim ento 57-58.
Opere darte per chiese nel periodo del rinascim ento - prospetto delle
creazioni p i im portan ti nel campo dellarchitettura e d ella scultura
58-02.
C onsiderazioni per l apprezzamento dellarte del rinascim ento 62-03.
C arattere cristian o delle pitture del rinascim ento cristiano 63-64.
Larte commento della fede 65-67.
E gregi vescovi e cardinali 68-69.
I sa n ti e b eati del periodo del rinascim ento 70-71.
tu ttora vivo in tu tte le cla ssi un profondo sentim ento religioso
- si fa rigorosa distinzione tra officio e persona - ritorno al cristianesim o
prim a della m orte - rispetto d ei mezzi coercitivi ecclesiastici 72-75.
C ulto delle reliquie dei S an ti 75.
E n tu sia stic o culto di Maria magnificenza delle feste ecclesiastiche
- P rocessioni del C o rp u s D o m in i 75-78.
'Crescente culto del S antissim o Sacram ento - esem pi di piet 78-79.
P rocessioni e p ellegrinaggi 79-80.
b.
L Ita lia cristian a e non cristiana - C ontrapposti di quel tempo I l rinascim ento pagano - Illim ita to sviluppo dellindividuo 81. I l d esi
derio della gloria svolto fino al diabolico - il cielo pagano 82.
C attive conseguenze del rinascim ento u n ila tera le d e llan tichit figure orrib ili 83.
L usso e sfarzo d el periodo del rinascim ento - d etti di predicatori
- leggi contro il lu sso S4-87.
Ricchezza d I ta lia - lu sso esagerato, specie in Firenze 87-88.
[Usura e frode - usura di giudei e cristian i 8S-90.
I F rancescani e le pubbliche case di p restito (m o n te s p ie t a ti s ) 90-92.
Movimento an tisem ita 92-93.
La Santa Sede a favore d ei m onti di piet 93.
La passione pel giuoco e l im m oralit 94-95.
Depravazione principalm ente n elle cla ssi colte ed elevate: nei prin
cipi italian i. G li E ste - F erran te d i X apoli - Lorenzo de Medici 96-98.
Corruzione a Venezia 98.
Condizione morale della societ non facente parte della Corte - fonti
m alsicure 99.

Som m ario.

XVII

G lorificazione dellad ulterio da parte dei novellieri - la questione


d el divorzio 100.
iL'O rla n d o fu r io so d ellA riosto sotto il riguardo della morale 101.
La commedia ita lia n a moderna e la sua diffusione. Commedie im
m orali dellA riosto, del Bibbiena e del M achiavelli (La Mandragola)
102-104.
M alvagio influsso della scena - Contrapposti di q uellet 105.
Schiave orien tali in Ita lia - celibato 105-106.
L'im m oralit pubblica. R ifiorim ento delle antiche etre - il disor
dine delle cortigian e a V enezia e Roma 107-10S.
A zione d ella C hiesa contro la corruzione d ei costumi 109.
R itorna in vita il vizio nazionale dei greci - sua estensione in Ita lia
110- 112.
A m m azzam enti nelle chiese - l assassin io compiuto per ragioni di
S tato. Indifferenza religiosa - Il M o rg a n te m a g g io re del Pulci 11211.'!.
I fautori del falso rinascim ento - Levangelo del piacere del V alla 113.
N iente rottura com pleta colla Chiesa da parte degli um anisti cat
tiv i - iso la ti e tosto p un iti i difensori di idee ereticali 113-115.
Ondeggiam ento degli um anisti fra il libero pensiero e la fede G iovanni P ontano e A ntonio G alateo 115-117.
Indebolim ento del sentim ento religioso presso g li um anisti. Me
scolanza di paganesim o e cristianesim o - tu tta la v ita prende forme
antiche 117-120.
II C ortesio introduce nella scienza teologica la fraseologia pa
gana 120.
A driano d a Corneto nellopera n u lla vera filosofia rigetta tutte le
scienze 121-122.
P osizione della Chiesa di fronte a lla scienza, in ispecie al rina
scim ento 122-123.
A strologia e astrologi nel periodo del rinascim ento 123-125.
Oppugnazione e diminuzione d ell astrologia - superstizioni di altro
genere 126-127.
I filosofi del periodo del rinascim ento - Pletone, Bessarione, Mar
silio F icin o e Pico della M irandola. Accademia platonica 128-130.
La questione dellim m ortalit e natura dellan im a - decisione del
concilio lateranense 130-131.
P ietro Pompon azzi nega l'im m ortalit dellanima e muore suicida
131-132.
N ilo e C ontarini contro il Pomponazzi 133.
M achiavelli, il rappresentante pi geniale del fa lso rinascim ento
- sua vita im morale 133-135.
II D el p r in c ip e di M achiavelli esalta il distacco della p olitica dal
cristianesim o. M achiavelli considera lan tichit come regola incondizio
n ata per il presente 135-137.
L 'invito d el M achiavelli all'un it d Ita lia nna fa n ta sia 138.
Odio di M achiavelli contro i preti e il cristianesim o in genere
Illustrazion e degli attacchi di M achiavelli contro i papi 138-142. Nel
suo P rin cipe giunge a llapogeo il falso rinascim ento 143.
M ondanit del clero ita lia n o dai M endicanti fino a lle cim e pi alte
144-145.
P a s to r,

Storia dei Papi, D I.

XVIII

Sommario.

Riform e clau strali - elem enti m igliori 146-147.


c. I predicatori ili penitenza del periodo del rinascim ento 147-149.
S traordinari successi d ei predicatori di penitenza - loro coraggio
149-152.
A bu si nella predicazione 153.
Girolam o Savonarola riunisce in s m olti dei la ti cattivi e buoni
della predicazione d allora. Carriera del Savonarola. M aniera e im pres
sione d elle sue prediche 154-158.
Savonarola e Lorenzo d e Medici 158-159.
Savonarola circa la corruzione del clero 160.
Savonarola si im m ischia in cose politiche - sua riform a d ella costi
tuzione fiorentina 160-163.
Savonarola riform atore e profeta 164-166.
Savonarola non fu un nem ico della scienza e dellarte - opposizione
sua alle aberrazioni dellarte - esempi - suo influsso su gli a rtisti 167-175.
Precipitata e in p arte esagerata a ttiv it riform ativa del Savona
rola - rigore d elle sue prescrizioni - spionaggio e inquisizione a mezzo
di giovanetti 175-179.
M alumori e discordia in Firenze 179-180.
L ati pericolosi della ttiv it del Savonarola - suo fanatism o politico
e caduta 181-185.
F irenze dopo la morte del Savonarola - perch fece naufragio la
riform a della Chiesa per opera del Savonarola 185-186.
(in a li forze m ettesse in movimento il Savonlarola abbandonando il
fondam ento d'ogni riforma in senso cattolico, v a le a dire la subordina
zione alln suprema legittim a autorit 186.
M artino di Brozzi, il profeta pazzo - P ietro Bernardino, aderente
del Savonarola, antipapa - fine nel 1502 della setta da lui fondata 187-189.
Il profeta Girolam o da Bergam o 190.
Il concilio lateranense contro i monaci ed erem iti profetanti 190-191.
Il profeta Francesco da M ontepulciano a F irenze 191-192.
P rofeti anche in altre parti d'Italia - Girolam o da Siena 192-194.
F ra Bonaventura papa angelico a Roma nel 1516 - ferm ento degli
sp iriti - necessit duna riforma delle cose ecclesiastiche - presentim ento
duna catastrofe 195-198.

LIBRO I.
INNOCENZO V m . 1484-1492.
1. Torbidi in Roma dorante le vacanze della Sede apostolica. Elezione e prin
cipio del governo dInnocenzo VIII.
Movimento generale contro i nepoti e com patriotti di S isto IV .
Girolam o Hiario e C aterina sua m oglie - situazione difficile a Roma accordo con Girolam o Kiario e stabilim ento della pace 201-203.
In izio del conclave - grande numero degli elettori e loro carattere
203-204.
Capitolazione elettorale opinione dei contemporanei sui candidati
a lla suprema dignit 204-205.

Sommario.

XIX

La diplom azia italian a e l elezione pontificia del 1484, 205-200.


Il cardinale B orgia capo d ei cardinali fautori della lega - naufragio
dei suoli sforzi per raggiungere la tia ra 200-207.
G iuliano della Rovere, capo del p a rtito contrario, d m ano al C a r
dinal Cibo, clie diventa papa 208.
Vita antecedente di Innocenzo V i l i e suoi genitori - sua giovent
e carriera ecclesiastica 208-210.
C arattere del nuovo papa - influenza grandissim a d i G iuliano della
Rovere 210-211.
Incoronazione d el papa e presa di possesso del Laterano 212.
Condizioni difficili specialm ente sotto laspetto finanziario - buoni
propositi di Innocenzo V i l i - lieto inizio d i governo 213-215.
Il papa amimila - sua debolezza - contese dei Colonna e degli Or
sini 215.
2. Disaccordi del papa con Ferrante di Napoli (1484-1487). Parentado con Lo
renzo de Medici.
Turbamento delle relazioni tra Roma e N apoli 216-217.
Innocenzo V i l i cerca a lle a ti - rottura aperta con N apoli nel 1485
Innocenzo costretto a partecipare alla guerra dei baroni napoletani 218.
Il cardinale G iovanni dAragona, che doveva tentare una m ediazione
tra Roma e N apoli, muore d i peste - La Santa Sede fa sua la causa dei
baroni napoletani 218-219.
F errante di N apoli e M attia Corvino m inacciano il papa di un con
cilio - Roberto Sanseverino vessillifero della Chiesa 220-221.
A lfonso di C alabria sotto Roma - Minacce d i V irginio O rsini - Roma
bloccata - com battim enti nei dintorni 222-224.
Il papa am m ala - cerca aiu to presso la F rancia 224-225.
Pericolosa situazione del papa - pace fra Roma e N apoli nell'agosto
del 1486, 225-227.
F errante viola la pace e m inaccia a llestrem o il papa - debolezza e
irrisolntezza di Innocenzo V i l i , 227-229.
Ribellione di B occolino Guzzoni a Osimo - suoi rapporti coi Turchi accordo con Ini 229-230.
Ferrante spinge a llestrem o la lotta con Innocenzo V i l i - il nunzio
pontificio offeso - debolezza del papa 230-232.
M atrimonio d i F ranceschetto Cibo con Maddalena d e Medici - im
portanza di esso 233-234.

3. Scompigli in Romagna. Contese e pace Anale fra Roma e Napoli.


Rivoluzione a F orl - contegno del papa di fronte agli scom pigli in
liom agna - ribellione dAncona 235-236.
Sforzi di Innocenzo per la pace - contegno ostile a Roma del re di
N apoli, che aiu tato da M attia Corvino 237-238.
Innocenzo V i l i s i sforza d'aver aiu to dal di fuori - F errante d i N a
poli deposto dal papa (settem bre 1489) 239-240.
Contegno provocante del re napoletano contro il papa abbandonato

Sommario.

XX

da tu tte le potenze - intollerabile condizione del pontefice - ]>ericolo che si


ripeta l esilio avignonese 240-212.
Continua in disposizion e di Innocenzo V i l i , 242-244.
Il
contegno degli S tati ita lia n i nelle contese tra A scoli e Fermo
determ ina ia concludere un componimento con N apoli nel 14!)2, 244-245.
F erran te si attacca a Roma - vano ten tativo della F rancia di otte
nere l in vestitura di N apoli 245-247.
4. La questione orientale. Il principe turco Djem in Roma. Caduta di (iranata.
Morte del papa.

Sforzi di Innocenzo V i l i per allontanare il pericolo turco - dannosa


influenza delle controversie con N apoli 248-249.
P rogetti del papa per la crociata nel 1487 - Raim ondo P eraudi in
Germ ania - il clero tedesco nega la decim a turca 249.
Nunzi pontifici in F rancia - loro trattative su lla guerra turca sforzi per la pace d egli in viati pontifici 250-254.
Il principe turco Djem viene in potere del papa 255-256.
Djem a Roma - descrizioni di contem poranei del principe turco
257-260.
Il sultano m inacciato a mezzo di Djem 260.
Il
congresso per la crociata in Roma n ellanno 1490 - avvenim enti
ostacolan ti la guerra turca 261-266.
Am basceria turca in Roma 266-268.
La conquista di G ranata - im portanza di questo avvenim ento - La
Spagna entra n elle cose italian e 268-269.
Il
sultano manda a Roma la Sacra Lancia, che vi solennem ente ri
cevuta 270-271.
M alattia disperata e m orte del papa 271-273.
TI monumento sepolcrale di Innocenzo V i l i in S. P ietro 274-275.
5. Relazioni di Innocenzo V ili eou larte e con la scienza.

Confronto tra la Roma d i S isto IV e quella dInnocenzo V i l i - a tti


vit edilizia di Innocenzo A'III - la V illa M agliana e il Belvedere v a ti
cano 276-280.
P in tu ricch io e Mantegna al servizio del papa a ttiv it di a ltri p it
tori in Roma 281-283.
Tendenze letterarie di Innocenzo V i l i - P oliziano - relazioni con altri
um anisti ed eruditi - discorsi a lla presenza del papa - la V aticana dediche - rinascita del dramma classico 283-289.
Scoperta del cadavere duna fanciulla romana n e llaprile del 1485,
290-291.
t$. Dirosa della libert e della dottrina della Chiesa. Lo bolla del 14S4 contro
lo tresche. Condizioni morali alla Corte di Roma. Mondanit dei cardinali.
Controversie politico-ecclesiastiche con Venezia 292-293.
Innocenzo V i l i difende la libert ecclesiastica di fronte a F irenze Bologna e M ilano - conflitti p olitico-ecclesiastici con l Ungheria e la
F ran cia (M attia Corvino e C arlo V i l i ) 293-295.

Sommario.

XXI

U surpazioni d i a ltri governi - concessioni del papa a Ferdinando


di Spagna - canonizzazione di Leopoldo marchese dA ustria - introdu
zione di altre canonizzazioni 295.
Relazione d i Innocenzo V i l i cogli Ortiini 295-298.
Tutela della dottrina ecclesiastica - Valldesi e Hus'siti 299-300.
Pico della M irandola - condanna delle sue tesi per Innocenzo V i l i
300-302.
La questione giudaica nella Spagna - uccisione di P ietro Arbues cacciata dei Giudei d alla Spagna 302-303.
La cosidetta bolla delle streghe del 1484 - contenuto, im portanza e
conseguenze della m edesim a 304-300.
Innocenzo V i l i e la questione della riform a - azione contro i concuhinarii - confutazione duna calunnia d e llInfessura 307-308.
P unizioni di fa lsa rii d i bolle pontificie 308.
Uffici venali in Curia - penuria finanziaria - ven alit d eg li im piegati
papali - brutte condizioni in R o m a -eccessi d i Franeeschetto Cibo 309-311.
Morti nel collegio cardinalizio 311-312.
Nomina di nuovi cardinali 312.
G iovanni de Medici d estin ato fan ciu lletto a llo stato ecclesiastico lavorio del padre per ottenergli l>enefici 313-314.
G iovanni de* M edici fa tto cardinale e viene a Roma - lettera esor
tatoria d i Lorenzo de Medici al figlio cardinale 314-316.
Morte del cardinale Marco Barbo - m ondanit del collegio cardina
lizio 317.
Il
cardinale Rodrigo B orgia - sua ricchezza e v ita im m orale - Vanozza de O ataneis 317-318.
I fi pii di Rodrigo B orgia - vengono legittim ati e provvisti in Ispagna
- il palazzo del can i inai B orgia e suo sontuoso arredam ento 319-321.
Sentim ento mondano, ricchezza e sfarzo dei ca rd in a li A scanio Sforza,
Sanse verino, B. Orsini e B alue 321-322.
II cardinale G iuliano della Rovere 323.
Potenza dei cardinali divenuti mondani - Presentim ento di un pros
simo castigo divino - ter rib ili profezie 324-326.

LIBRO I I .
ALESSANDRO VI. 149^1003.
1. Elezione e incoronazione di Alessandro VI. Comincia II nepotismo. Contese
e riconciliazione con Ferrante di Napoli. La creazione cardinalizia del
settembre 1493.
Situazione difficile dopo la m orte di Innocenzo V i l i 329-331.
In izio del conclave - sta to dei p a rtiti nel collegio cardinalizio - la
diplom azia e lelezione papale - N apoli e Francia per G iuliano della Ro
vere 331-332.
R ivali di G iuliano della Rovere - ricchezza e potenza del Borgia
la situazione a lla v ig ilia del conclave 332-333.
I
prim i scru tim i - mene sim oniache nellelezione dA lessandro V I prove documentarie delle ricom pense date agli elettori 333-336.

XXII

Sommario.

Lan nalista della C hiesa su llelezione papale del 14!*2 - giudizio dei
contemporanei su A lessandro V I - descrizione del suo carattere e del
suo fisico 337-340.
Idee m orali rila ssa te di quel tempo - giudizi contem poranei sulla
elezione sim oniaca di A lessandro V I, 340-341.
M agnificenza della incoronazione del papa - im pressione dell'elezione
d A lessandro V I - erronee affermazioni del G uicciardini - contegno di
F erran te di N apoli 341-344.
M alcontento del governo veneto per lelezione di A lessandro V I am basciate per l obbedienza degli S ta ti ita lia n i - discorsi degli in v ia ti im pressione dellelezione d i A lessandro VI a llestero. G iudizio del cro
n ista tedesco Erm. Scliedel 345-347.
I
prim i a tti di governo dA lessandro svegliano in m olti buone spe
ranze. M oderazione neHandam ento della corte. Buoni propositi del papa
847-349.
Incipiente nepotism o di A lessandro V I. Cesare B orgia arcivescovo
di V alencia - N uovi legati 349-350.
Lucrezia B orgia - suo esterno e carattere - va prosciolta d alla m ag
gior p arte delle accuse accum ulate su di lei, m a non d a ogni colpa, 350-353.
Cesare Borgia - suo carattere - suoi ritra tti 353-355.
Turbamento d elle relazioni tra Roma e N apoli - infruttuosa m is
sion e di Federigo dAragona 356.
In trigh i del re napoletano contro il papa - contesa per Cerveteri e
A ngu illara. O stilit fra A scanio Sforza e G iuliano della Rovere, Ten
sione crescente con Na]M>li 357-359.
La lega del 25 ap rile 1493 - F errante di N apoli attacca personal
m ente A lessandro V I, 359-360.
Nozze di Lucrezia Borgia con Giovanni Sforza d i P esaro 360-361.
Lopez de Ila r o come in viato di Ferdinando il C attolico a Roma
361-363.
M inacce di F errante - sue nuove tra tta tiv e col papa - riconciliazione
e vincoli d i fam iglia con N apoli 363-364.
In fruttuosa m issione di Perron de B aschi - T e m p o r a n e a caduta di
A scanio Sforza - Nuovo turbam ento d elle relazioni con N apoli 364-365.
La creazione cardinalizia del settem bre 1493. Cesare B orgia e
A less. F arnese ricevono il cappello rosso. G iulia Farnese e A lessan
dro V I. 366-367.
M alcontento d ei cardinali dopposizione 367-368.
2. Alfonso II di Napoli in Ipci con Alessandro VI. Fu^a del cardinal Giuliano
della Rovere. Discesa di Carlo V ili In Italia.
Nuova rottura tra A lessand ro V I e Ferrante di N apoli - morte di
quest'ultim o 369-370.
In trigh i di C arlo V i l i d i F rancia - A lessandro V I riconosce A l
fonso I l di N apoli - m inacce den F ran cesi 370-372.
G iuliano della Rovere e A lessandro V I - fuga d i G iuliano in F ran
cia 372-373.
Incoronazione dA lfonso I I e m atrim onio di Tofr Borgia 373.

Sommario.

XXIII

Carlo A'III d i F rancia - sua mira su llIta lia e minacce contro A les
sandro V I, 374.
Defezione dei Colonna - somma paura del papa - sue relazioni col
sultano 375-376.
Provvedim enti di A lessandro V I e d i A lfonso I I per la d ifesa - peri
colosa situazione del papa 376-378.
C arlo V i l i in Ita lia - forza dellesercito francese - fisico del re suoi v asti progetti 379-380.
8. Marcia trionfale di Carlo VIII attraverso la Lombardia e la Toscana alla
volta di Roma. Penosa situazione e perplessit di Alessandro VI. Ostia in
potere dei Colonna. Delezione degli Orsini. I Francesi alle porto di lioma.
P rofezie del Savonarola avverate d alla m rcia trion fale di
Carlo V i l i - indescrivibile costernazione degli Ita lia n i 381-382.
R ivolta dei S avelli e d ei Colonna - questi ultim i occupano Ostia
e vi issan o la bandiera francese 383-384.
C arlo V i l i in Toscana - caduta dei M edici 384.
Carlo V i l i non riceve il cardinale legato Piccolom ini e riceve il
Savonarola 385.
I
F rancesi in F irenze - m inaccioso m anifesto d i C arlo V i l i del
22 novembre 1494, 385-386.
Timore del papa - sua disperata situazione. V ani ten tativi di gua
dagnare il papa alla F rancia - In u tile m issione presso Carlo V i l i dei
cardinali P eraudi e Sanseverino - fallim en to totale della p olitica di
Alessandro VI, che invano va in cerca di aiu to 387-390.
Confusione in Roma - p erp lessit d i A lessandro V I, 390-392.
P atto circa lentrata dei F rancesi in Roma 393-394.
4. Carlo VIII in Roma e Napoli. La lega santa del marzo 1495. Fuga del papa.
Ritirata del Francesi dairitalia.
Ingresso dellarm ata francese in Roma il 30 dicembre 1494, 395-396.
I
card in ali e C arlo V III - pretese e m inacce di C arlo V i l i - P a
nico in Roma. A lessandro V I fugge in Gas tei S. A ngelo 396 397.
A lessandro VI m inacciato di deposizione - C arlo V III manca di
serii propositi per la riform a della C hiesa 398-399.
Minacce dol re francese al p apa - convenzione d el 15 gennaio 1495
di A lessandro V I con Carlo V i l i , 399-400.
M alcontento dei cardinali dellopposizione - G iuliano della Rovere
irreconciliabile - abboccam ento tra il papa e il re - C arlo V i l i presta
obbedienza ad A lessandro V I. Nom ina di due cardinali francesi 401403.
Partenza dei F rancesi da Roma - gli am basciatori spagnoli scon
sigliano Carlo V i l i d a llandata a N apoli - F uga del cardinale Cesare
Rorgia 404.
I
F rancesi conquistano con m eravigliosa rapidit il regno di Na
poli 405.
C arlo V I I I e Li questione della crociata 406.
Morte repentina del principe turco Djem 406.
C attivo influsso per l esercito francese del soggiorno a N apoli Comparsa della sifilide 407-408.

XXIV

Sommario.

Fora nazione duna coalizione antifrancese - la lega santa del


m arzo 1495, 108-409.
R itira ta d i C arlo V i l i - trattativ e sue col papa - confusione in
Roma - A lessand ro V I sfugge a un incontro col re francese. C arlo V i l i
a Roma per la seconda volta 410-412.
V iaggio di ritorno d i C arlo V i l i . Savonarola al suo cospetto 413.
La p attuglia di F ornovo il 0 di luglio del 1495 - sconfitta dei
F ran cesi 413-415.
R itorno del papa a Roma - naufragio dei progetti d i Carlo V i l i
415 41.
Grande inondazione del Tevere nel dicembre del 1495, 416419.
R itrovam ento dun m ostro - tim ore dei Romani d i nuovi m ali spaventose profezie del Savonarola 419-420.
5. Cacciata del Francesi da Napoli. Spedizione di Massimiliano I in Italia.
Guerra infruttuosa di Alessandro VI contro gli Orsini. Assassinio del duca
di Gandia. Disegni di riforma del papa,
S talo delle cose dopo l'andata d i C arlo V i l i - Sforzi d i A lessa n
dro VI per cacciare i F ran cesi da N apoli - fine della signoria fran
cese a N apoli - accesso delPIngliiltertra alla lega 421-422.
Infelice spedizione di M assim iliano I in Ita lia (1496), 423 424.
A lessandro VI apre la guerra contro linsubordinata a lta nobilt
d ello stato pontificio - infruttuosa guerra del papa contro g li O rsini assedio del castello di Bracciano - sconfitta dei pontifici presso So
riano il 25 gennaio 1497, 424-427.
Sfavorevole condizione del papa dopo l in felice guerra contro gli
O rsini le m aest spagnole ottengono il titolo ili ca tto lic h e . Gonsalvo d i Cordova strappa O stia ai F ra n cesi 427428.
N epotism o e vita immorale di A lessandro V I, 428-429.
Rinforzo del partito spagnolo nel collegio cardinalizio - il duca
d i Gandia ottiene l'investitura di Benevento e Terracina - Cesare Borgia
nom inato legato per l'incoronazione d el re di N apoli 42!).
.M isteriosa u ccisio n e d el duca di G andia (g iu g n o 197) 430-431.

Im menso dolore di A lessandro V I per luccisione del figlio - con


getture intorno agli a ssassin i 432433.
T utte le indagini circa gli assassin i senza risu lta to - relazione del
cardinale A scan io Sforza. Sospetto contro Giovanni Sforza 433434.
P rop ositi di riform a di A lessandro V I - concistoro del 19 giugno 1497,
434435.
Lettere di condoglianza 436-437.
N uove congetture sugli assassin i del duca d i Gandia - il cardinale
A scanio certam ente innocente 438.
Probabilm ente anche Giovanni Sforasi non ebbe p arte n ell'assassin io
- gravi m otivi di sospetto contro gli Orsini, che A lessand ro V I perse
guita come gli a ssa ssin i del figlio 43S-440.
11
duca di Gandia secondo ogni apparenza fu ucciso in un'avventura
damore - Cesare Borgia alcuni anni dopo incolpato a torto d ella ssa s
sin io -440443.
P ro g e tti di riform a d i A lessa n d ro V I, 444-445.

Sommario.

xxv

Contenuto della grande bolla d i riform a d i A lessandro V I, 446448.


La causa della riform a differita - poi dim enticata - A lessandro V I
non ha pi energia per cam biar vita e cade sempre pi in b alia di Ce
sare Borgia - Cesare Borgia legato per l'incoronazione del re d i N apoli
- su o progetto di deporre la d ign it cardinalizia 419450.
Scioglim ento del m atrim onio infecondo d i Lucrezia con G iovanni
Sforza - gli scandali di casa Borgia ingrossati ancor pi dai contem
poranei - eccitazioni del popolo 450-452.
6. Savonarola e Alessandro VI.
Speranze in una riform a a mezzo del Savonarola - Indifferenza
di A lessandro V I d i fronte a lle coraggiose dichiarazioni del Savonarola
453454.
Nemici del Savonarola - sue speranze n ellim m orale re di F ran cia
e suo fanatism o - intervento di A lessandro V I - sua m oderazione 454455.
Savonarola s i rifiuta d'obbedire, come doveva, al papa 455-402.
Prediche eccessivam ente ap passionate del Savonarola contro i vizi
di Roma 403.
Grande moderazione di A lessandro V I - necessit di un provvedi
mento 4f>3404.
Breve pontificio del 7 novembre 1496 - disobbedienza del Savona
rola 404-405.
T rattative di A lessandro V I cogli in viati di F irenze 400.
Linguaggio senza riguardo del Savonarola - piega sfavorevole al Sa
vonarola in Roma e F irenze 400468.
A lessandro VI scomunica Savonarola (13 m aggio 1497) 408-470.
Nuovo esame della faccenda del Savonarola da parte di cardinali
- la p ossib ilit di un am ichevole componimento gu astata dalle intempe
ranze del Savonarola 471.
f ili am basciatori fiorentini a Roma intervengono a favore del Sa
vonarola 472.
Azioni sacrileghe del Savonarola - sotto l'egida del potere civile e
sprezzando le decisioni pontificie il Savonarola rip iglia le sue prediche
(febbraio 149S) e difende il dispregio in che egli tiene la scomunica
pontificia 473-476.
A ttacchi del Savonarola contro il clero e prediche violente 477-478.
Letizia dei nemici del Savonarola per il suo contegno provocante
- A lessandro V I minaccia l'interdetto ed esige la consegna del Savona
rola. La punizione di colpe ecclesiastiche sta in prim a linea 478-479.
T rattative d ellin viato fiorentino con A lessandro V I - strano con
tegno della Signoria 479481.
Savonarola caldeggia un concilio per deporre il papa - fine del con
tegno del papa in com plesso finora m ite 481484.
C angiam ento a F irenze a sfavore del Savonarola 484-488.
Savonarola e la prova del fuoco 488-489.
Contegno della Signoria quanto a lla prova del fuoco - disapprovata
da A lessandro V I, 489490.
La prova del fuoco non si avvera il 7 aprile 1498 - caduta del Savo
narola 490-494.

XXVI

Processo e tortura del Savonarola 494496.


D efezione in m assa dei seguaci del Savonarola 496497.
Condanna ed esecuzione del Savonarola 497498.
G iudizio tinaie sul Savonarola, che non fu un precursore d ella cosi
detta riform a, ma rappresent in pratica delle tendenze antiecclesiastiche. La riform a non si raggiunge colla disobbedienza 49S-501.
Lopera dello S chnitzer su l Savonarola 502-503.
7. Cesare Borgia depone la dignit cardinalizia e diventa duca di Valenza.
Cambiamento della politica papale. Lega di Alessandro VI con Luigi XII.
Morte d i C arlo V i l i di F ran cia - am biziosi progetti d i Luigi X II di
F ran cia, col quale A lessandro V I entra in stretta relazione 504-505.
Lo scioglim ento del m atrim onio del re francese - circostanze che in
fluirono au laccosta mento e lalleanza del papa colla F rancia 506.
C esare B orgia intende tornare al secolo e sp osarsi con una prin
cipessa - va in fumo il suo m atrim onio colla figlia del re d i N apoli - m a
trim onio di Lucrezia Borgia con A lfonso di B isceglie 506-507.
D issid io e m isteriosa unione degli O rsini e Colonna diretta contro
A lessandro VI, 508.
Cesare Borgia depone la d ignit cardinalizia, diventa duca di V a
lenza e con sfarzo principesco va in F ran cia (autunno 1498). 508-510.
Il
Portogallo fa al papa 1a m inaccia d i un concilio - tensione col
cardinale A. Sforza - gli am basciatori spagnoli fanno per m otivi politici
la stessa mimK-eia degli in viati portoghesi - violento scam bio di parole
con A lessandro V I, 510-512.
C ritica situazione del papa n ella prim avera del 1499 tensione colla
F ran cia - tendenze antirom ane in -Germania e Spagna 513-514.
Benevento restitu ito a lla Chiesa - concessioni alla Spagna - nozze
di O s a r e B orgia con C arlotta dA lbret 514.
A lessandro V I passa dalla p arte di F rancia e Venezia - il cardinale
A scan io Sforza lascia Poma - nepotism o del papa 515-516.
8. I Francesi a Milano. Cesare Borgia conquista Imola e Forli. Restaurazione
di Lodovico il Moro. Luigi XII guadagna Milano per la seconda volta.
Stato d'anarchia a Roma. Assassinio del duca di Bisceglie. Leggerezza e
nepotismo di Alessandro VI. II regno di Napoli diviso tra la Francia e
la Spagna.
L uigi X II di F ran cia conquista M ilano (autunno 1499), 517-518.
Nepotism o di A lessandro V I - si decide la conquista della Romagna
a mezzo d i Cesare B orgia 518-519.
Cesare Borgia conquista Im ola e F orl - morte del cardinale Juan
B orgia - i F rancesi perdono la Lombardia 519-520.
Ritorno di Cesare a Roma - sua potenza 520.
La catastrofe di Lodovico il Moro a N ovara (aprile 1500) - il car
dinale A scanio Sforza prigione dei F rancesi 521.
A narchia in Roma. U ccisione del duca di B isceglie - A lessandro V I
ha paura di Cesare Borgia 522-524.

Som m ario.

XXVII

A lessandro VI in pericolo d i vita - sua leggerezza e nepotism o


524-525.
N unzio fisso a V enezia 526.
^Cesare Borgia duca di Romagna 526-528.
A lessandro V I approva la spartizione del regno di N apoli tra la
F rancia e la Spagna 528-530.
9. Alessandro VI e la guerra turca negli unni 1499-1502.
La questione turca dal 1492 al 1498 e l'atteggiam ento di A lessan
dro V I, 53L
V ittorie turche nel 1499 - consulte in Roma su lla questione della cro
ciata 532-535.
B olla per la crociata d el 1 giugno 1500 - tassazione degli officiali
di curia e dei card in ali per la guerra turca - ruolo della tassazione rela
tivo a i contributi dei cardinali 535-537.
Indifferenza delle i>otenze cristiane di fronte a llavanzarsi dei Tur
chi - provvedim enti d i A lessandro V I per com battere il Turco - vana
legazione del cardinale Peraudi in Germania 538-541.
A tteggiam ento d ellInghilterra e della F rancia nella questione turca
appello del clero francese a'1 concilio 542.
In U ngheria manca lo sp irito di sacrificio - a ttiv it di Tonini. Bakcz - lega fra l U ngheria, Venezia e il papa contro i Turchi (maggio
1501), 542-543.
Successi della flotta veneto-spagnolo-pontificia - conquista di S. Maura
543-544.
Ci che fece A lessandro V I per la causa turca 544-545.
10. I.otta contro 1 Colonna. Lo Stato pontificio in mano dei Borgia. Matrimonio
di Lucrezia Borgia con Alfonso di Ferrara. Cesare Borirlo padrone d! Roma
e duca di Romagna. Congiura dei condottieri contro Cesare: sopraffazione
e sterminio dei medesimi. Strettezze degli Orsini. Dissapori del papa colla
Francia. I vasti disegni di Cesare infranti dalla morte di Alessandro VI.
A zione di A lessandro V I contro i baroni romani 546.
N epotism o e im m oralit di A lessandro V I - la calunnia d'incesto
547-550.
M atrim onio di Lucrezia B orgia con A lfonso di Ferrara 551-552.
V ita irrepreusibile di Lucrezia duchessa di F errara 553-554.
C esare Borgia tiranno di Roma - lib ello contro i B orgia 555-557.
Indifferenza di A lessandro V I contro attacchi - allargam ento a llo
epigramma satirico - il P asquino - poesie e figure derisorie contro il
papa 557-560.
A lessandro V I e Cesare Borgia vanno a Piom bino - disegno di Ce
sare su lla Toscana - C esare conquista Urbino e Camerino 560-562.
Congiura dei condottieri contro Cesare, che sopraffa e annienta i
nem ici - la tragedia di S en igallia 563-565.
A lessandro A'I contro gli Orsini - panico in Roma - m orte del cardi
nale Orsini 566.

xxvm
Campagna li Cesare contro gli O rsini - sconfitta dei F ran cesi a N a
poli - il cardinale M ichiel probabilm ente avvelenato da Cesare - nomina
sim oniaca d i cardinali 567-570.
M alattie e m orti in Roma 570-571.
A lessandro V I e Cesare am m alano contemporaneamente d i m alaria
572-57.'!.
Morte del papa il 18 agosto 1503, 574.
A lessandro V I certo non fu avvelenato, ma soccombette a lla febbre
m alarica romana 574-577.
G iudizio tinaie su A lessandro V I, 577-582.
U La d ign it di S. P ietro non vien meno neanche in un indegno suc
cessore 582.

11. Attivit ecclesiastica di Alessandro VI. Il gran giubileo dellanuo 1500.


Kditto di censura. Missioni in America e Africa. Arbitrato pontificio sul
possesso coloniale degli Spagnoli e dei Portoghesi.
Tutela e favoreggiam ento degli Ordini 583-58-1.
D ifesa della libert ecclesiastica 585.
( ulto dei san ti - introduzione di canonizzazioni 586-587.
U lteriore attivit ecclesiastica. Il gran giubileo del 1500 - ragguar
devole numero di p ellegrini 587-591.
Romei fam osi - Niccol Copernico 592.
B rutte im pressioni dei pellegrini - Cesare B orgia ottiene denaro del
giubileo 592-593.
Linondazione del Tevere del novembre 1500, 593-594.
Estensione del giubileo - 'legazione del P eraudi in Germ ania 594-595.
E d itto di censura del 1* giugno 1501 per la Germ ania 596-597.
A zione contro eretici - Tolleranza verso i Giudei e concessioni alla
inquisizione spagnola - azione contro i M arrani 597-599.
M issioni in G roenlandia 599-600.
Sentenza arb itrale del papa circa il possesso coloniale degli S pa
gnoli e dei Portoghesi - m erito del papa: infondatezza delle accuse sol
levate contro di lu i per questo affare 600-603.
M issionari in Am erica e A frica 603-605.

12. Attinenze di Alessandro VI colla scienza e le Arti.


A lessandro V I e le universit 606 - suo atteggiam ento verso gli uma
n isti e i dotti prediche a l cospetto del papa. I fra telli B randolini
007 609.
Letterati favoriti da A lessandro V I. 610-613.
Spagnoli e costumi sp agnoli alla corte di A lessandro V I, 614-619.
Cure del papa j>er la citt Leonina - v ie - distruzione d ella meta
di Romolo 619-621.
Trasform azione d i C astel S. Angelo. A ltri la v o ri ed ilizi 622-624.
Costruzioni in V aticano - lappartam ento Borgia in V aticano e le
sue decorazioni a pitture del Pinturicchio 624-632.

Sommario.
Pitture del P inturiecliio a C astel S. A ngelo
Lavori di restauro in Roma - ricostruzione
minute 632-633.
F abbriche di A lessandro V I fuori di Roma
Chiesa d ellA nim a - Bram ante e il suo tem pietto

XXIX

- Grottesche 032.
delluniversit - arti
- palazzi in Roma
633-637.

LIBRO I I I .
GIULIO II, IL RESTAURATORE DELLO STATO DELLA CHIESA
E DEL MECENATISMO PONTIFICIO 1503-1518.

1. Le elezioni papali del settembre e novembre 1503. Pio III e Giulio II.
Tim ori per l'im m inente elezione papale - il potere di Cosare Borgia
paralizzato da m a la ttia 641-642.
Cesare Borgia, allon tanato da Roma, si m ette so tto ila protezione del
l'arm ata francese 643.
Vedute su i candidati a lla tiara - in trigh i francesi per ottenere lele
zione d ellAmboise, annientati da G iuliano della Rovere 644-646.
S tato delle cose alla vigilia del conclave - il conclave del settem
bre 1503 - le speranze d ellAnrt)oise se ne vanno, salendo quelle d i G iu
liano che vengono d istru tte da A. Sforza 646-649.
Elezione di Fr. Piccolom ini il 22 di settem bre 650.
V ita antecedente e carattere di P io I I I , 651-653.
I
prim i a tti di governo d i P io I I I corrispondono a lle liete speranze
dei contem poranei 654-655.
Rapida fine della signoria di Cesare B orgia tornato a Roma - sua
fuga in C astel S. A ngelo 655-656.
M alattia e m orte di P io I I I (18 ottobre 1503) - duolo dei contem
poranei 656 658.
Rapida elezione d i G iulio I I - capitolazione elettorale 658-661.
F isic o e carattere di G iu lio II. Confronto con M ichelangelo 662-668.
G iu lio I I e la ricostituzione dello S tato pontificio - contrapposto
di A lessandro V I, 668-669.
F in e del sistem a nepotistico 669-671.
Le creazioni cardinalizie di G iulio II. 671-674.
P olitica finanziaria d i G iulio I I ; sua moderazione ed economia. Con
tinua la vendita d i offici e benefici. Le indulgenze divenuto sp esso unope
razione finanziaria. E ntrate e tesoro del papa 674-678.
G iulio I I come reggente d ello S tato pontificio - Q uiete ed ordine
in Roma. La guardia svizzera. Cura per lapprovvigionam ento di Roma.
Prom ozione dellagricoltura n ella Campagna 678-679.
Cura del papa per il bene de suoi sudditi 679-680.
Governo interno - a lle citt rimangono grandi lib ert - soddisfazione
degli ab itan ti dello S tato pontificio 680-681.

xxx

Sommario.

2. Difficile situazione di Giulio II quando assunse 11 governo. Caduta e fine di


Cesare Borgia. Dissapori con Venezia.
C onfusione in seguito all governo dei Borgia - I V eneziani recano
danno al possedim ento d ella C hiesa - incoronazione d ei papa 682-683.
Il
Cardinal A m boise legato dAvignone e di F ran cia - contegno del
papa coi B orgia 684.
Lagnanze del papa per l assottigliam en to dello S tato pontificio cau
sato d ai V eneziani 685-686.
Il
papa destreggia con Cesare Borgia, che la scia Roma, viene im
prigionato e portato a Roma 680-690.
N ap oli perduta per la F ran cia - tra tta ti fra Cesare B orgia e G iu
lio II - Cesare Borgia, liberato dal Carvajal, va a N apoli, dove Gonsalvo di Cordova lo fa prigione e lo m anda in Isp aglia 690-691.
Morte d i Cesare Borgia - Cesare B orgia e lo S tato pontificio 692.
I
V eneziani rubano terre d ella C hiesa - tensione fra G iu lio I I e
Venezia, che presidia Faenza e R im ini - vane tra tta tiv e con Venezia,
che si rifiuta di restituire le citt rubate in Romagna. Lam enti del
papa 693.
G iulio l i esige invano d al doge la restituzione dei possedim enti
tolti a lla Chiesa 693-697.
G iulio I I cerca aiu to straniero contro Venezia e minaccia censure
- concessioni d'ordine secondario da parte di Venezia. A m basciata d ob
bedienza della repubblica - continua la tensione tra Venezia e Roma
698-701.
3. Assoggettamento di Perugia a Bologna. Caduta dei Bagllonl c dei Bentlvoglio.
I
baroni romani vengono m essi quieti e guadagnati a mezzo di pa
rentadi 702-703.
I B a gl ioni a P erugia e i Ientivoglio a Bologna 703-704.
G iu lio II decide di ricondurre P erugia e Bologna sotto il governo
im mediato della Chiesa 704-705.
D issid io del papa colla F ran cia - il papa crea contro la F ran cia
e Venezia un fatto compiuto - Giudizio del M achiavelli 705-707.
Partenza e m arcia del papa da Roma per P erugia (26 agosto 1506)
707-710.
A ssoggettam ento di Giam paolo P aglion e ed entrata del papa in Pe
rugia (13 settem bre 1506) 710-711.
D isegni del papa per combattere i Turchi - Predicazione di Egidio
da V iterbo 711.
Provvedim enti del papa in Perugia riconquistata 711-712.
Rapida m arcia di G iulio I I verso Bologna ostinazione di G iovanni
Bentivoglio. R elazioni dei papa colla F rancia e Venezia. Giovanni Bentivoglio scomunicato, B ologna colpita d interdetto 712-715.
Difficile cam m ino d i G iulio I I per le gole d e llA ppennino 715-716.
F u g a di G iovanni B entivoglio. Il papa salva Bologna dal saccheggio
dei F rancesi 716-717.
Trionfale andata del papa alla cattedrale di Bologna (11 novem
bre 1506) 717-719.
Nuovo ordinamento d elle cose a Bologna 719-720.

XXXI

M algrado grandi concessioni il papa viene in rapporti tesi colla


F ran cia 720-721.
R itorno di G iulio II da Bologna a Roma, dove entra in trionfo
(marzo 1507) 721-722.
11 cardinale R. R iario elogia i successi del papa 723.
4. Cambiamenti nella politica europea dal 1507 al 1509. Giulio II minacciato
dalla Spagna e dalla Francia. Sforzi dei Veneziani onde umiliare il papato
nel campo ecclesiastico e politico. Resistenza di Giulio II. La lega di
('ombrai e la guerra contro Venezia. Vittoria del papa.
Tensione fra la Spagna e Roma 724.
Il
m isterioso abboccam ento d i Ferdinando il cattolico con Luigi X II
a Savona. Legazione del Cardinal P a llavicin o 725-727.
Invio d i C ostantino A ren iti in Germania - preoccupazioni del papa
per l'andata a Roma di M assim iliano I - legazione del Cardinal Oarvajal presso M assim iliano I, 728-729.
C oll'assenso del papa M assim iliano I assum e il tito lo di imperatore
romano eletto (febbraio 1508) - I V eneziani vincono M assim iliano I,
730-731.
M achiavelli intorno a llavid it di dom inio dei V eneziani 731.
La lega di Oambrai (10 dicembre 1508) 732.
Contegno riservato del papa, che sp into dai V eneziani ad accedere
alla lega - stu d io dei V eneziani di um iliare il papato nel campo eoclestiastico - D issid io per la provvisione dei vescovadi d i Cremona e V i
cenza 732-734.
Contese p olitich e di G iu lio I I con Venezia, che d aiu to a lla ribel
lione li Bologna. A lid osi legato a B ologna 735-737.
Tracotanza di Venezia col papa. Lam basciatore veneto P isa n i o f
fende G iulio I I, 738-739.
A ccesso del papa a lla lega di Cambrai (marzo 1509) - scomunica di
Venezia, che appella al concilio 739-741.
La guerra contro Venezia. La sconfitta dei V eneziani presso Agnadello (14 m aggio 1509) 742-743.
G iudizio del M achiavelli sul contegno dei V eneziani dopo la sconfitta
744-745.
Venezia restitu isce le citt occupate nella Romagna e tratta d i una
pace col papa - G iulio I I contro lannientam ento di V enezia 745-748.
Pace tra Roma e Venezia. La vendetta della repubblica 748-750.
Giulio II lotta per lindipendenza della Santa Sede e la liberazione del
lItalia dai Francesi. La le?a cogli Svizzeri e la gnerra con Ferrara. Scis
sure nel collegio cardinalizio. Malattia e pericolo eorso dal papa in Bologna.
Sua spedizione invernale contro Mirandola. Perdita di Boloima. Tendenze
scismatiche di Luigi XII e di Massimiliano I. Convocazione dun conci
liabolo a Pisa e del concilio ecnmenico a Roma.
P iano del papa per la liberazione dellIta lia dai Francesi, i bar
bari . R isolutezza del papa e indecisione di L uigi X II. Morte del car
dinale Am boise 751-753.

XXXII

Sommario.

Ferdinando il cattolico ottiene l investitura d i N apoli - il papa


sunisce gli S vizzeri - M atteo Scliinner 753-756.
Rottura tra G iu lio II e la F ran cia - il papa scomunica A lfonso
di F errara 756-758.
Irritazione di Luigi X II, che assa le il papa nel campo puramente
sp iritu a le - condiscendenza dei vescovi cortigiani francesi raccolti a
Tours 758-750.
Titubanza d i Luigi X II - risolutezza ed energia d i G iulio II, 758-760.
I l papa muove in persona a lla guerra (agosto 1510) 760.
Secessione nel Collegio cardinalizio - il papa ingannato d a llA lid o si
760-7(3.
Linviato francese m inaccia il papa am m alato in B ologna fan tasie
del p apa febbricitante. I l papa presentandosi in persona avvince a s
i B olognesi 7(54-765.
K itirata di F ran cesi - graduale guarigione del papa 765-767.
Campagna invernale di G iulio II contro Mirandola (gennaio 1511).
Comunicazioni da relazioni veneziane s u llarditezza ed energia del papa
767-76S.
E spugnazione di M irandola e continuazione d ella guerra 769.
Creazione cardinalizia del 10 m arzo 1511, 770.
Infruttuose tra tta tiv e del papa col superbo rappresentante dellim
peratore, M atteo Lang 771-773.
I
F ran cesi riaprono la guerra - Bologna perduta p er il papa. Co
raggio e costanza di G iu lio II. 773-774.
U ccisione del cardinale A lid osi com piuta d a l duca d Urbino - accuse
infondate su lle relazioni di G iulio II eoll'A lidosi 775-776.
I cardinali scism atici convocano un concilio a P isa 776-777.
Sforzi scism atici di M assim iliano I, 778-781.
Litigi XIT fu deridere il papa su lle scene e in lib elli (Gringoire
e Lemaire) 781-781.
A m m alato e senza potenza, ma fornito dindom ito coraggio, G iu
lio I I torna a Roma (27 giugno 1511) 785.
Irrisolutezza e discordia dei nem ici di G iulio II. 785-786.
C onvocazione d'un concilio ecumenico a Roma 786-787.

6. Giulio II in lesa con la Spagna. Grave malattia e runriirionp del papa. La


Ioga santa dell'ottobre 1511. Destituzione dei cardinali scismatici. II di
segno di Massimiliano di conseiniire la tiara. Mala riuscita del conciliabolo
francese di Iisa. La battaglia presso Ravenna nel (riorno di Pasqua del 1512.
Il
progetto di un concilio, idea tu tta propria di G iulio I I , 7SS.
T rattative per un'alleanza del papa con Ferdinando il cattolico 789.
Grave m alattia del papa - tentativo d i rivolta in Roma - guarigione
di G iulio II, 790-793.
Conclusione d ella lega santa (4 ottobre 1511) 793-794.
D eposizione dei card in ali ribelli (24 ottobre 1511) 794-795.
N on si partecipa al conciliabolo - Contegno d i M assim iliano I,
795-796.
Progetto di M assim iliano I di conseguire la tia ra 797-801.

Sommario.

xxxm

M assim iliano cambia atteggiam ento - si distacca d al conciliabolo

801- 802.
O li scism atici rim angono so li colla F rancia, ma iv i pure m olti nemici
della politica di Luigi X II il conciliabolo attaccato con scritti - il
Gaetano 802-803.
A pologie del concordato di Decio e di Zaccaria Ferreri - lambizione
e l'instab ilit d i B. C arvajal 804-805.
A tteggiam ento oscillan te dei F ioren tin i di fronte a l conciliabolo 805.
Contegno della i>opolazione a Prato, P istoia e Pisa o stile a l con
ciliabolo - com pleto fallim ento del conciliabolo francese di P isa , che
trasferito a M ilano, dove il popolo deride la buffonata di concilio
an tip apale 806-809.
A ttiv it di G iulio I I contro i F rancesi e gli scism atici 809-811.
Gaston de F oix salvatore dei F ran cesi in Ita lia pericolosa condi
zione del papa 811-812.
La battaglia di Ravenna il giorno di Pasqua del 1512 - m orte di
Gaston de F oix 812-815.
Fermezza del papa dopo la sconfitta d i Ravenna 816.
Le cose volgono a vantaggio dei F rancesi - contegno di G iulio II,
817-818.
7. Arroganza c riunii degli scismatici. Successi del quinto concilio ecumenico
laterauense. Gli Svizzeri salvatori della S. Sede. Annientamento della do
minazione francese in Italia. Adesione di Massimiliano al concilio Interanense. Morte di Giulio II. Giudizio sintetico sulla sua azione politica ed
ecclesiastica.
G li scism atici sospendono il papa - a ttiv it di G iulio I I per il concilio

ecumenico 810.
A pertura del concilio ecumenico (3 di m aggio del 1512) - orazione
dEgUlio da V iterbo 820-821.
Le due prime session i del concilio lateranense - Il Caetano contro la
falsa teoria conciliare - m utato atteggiam ento dell'im peratore 822-824.
Gli Svizzeri salvatori della S. Sede (il card. Schinner) - ritirata dei
Francesi 825-826.
F ine del conciliabolo francese 826-827.
Rovina delia signoria francese in Italia - feste a Roma (giugno
1512) 827-828.
Il papa ricompensa i valorosi Svizzeri 829-830.
A lfonso di Ferrara accorre a Roma e ne fugge - il congresso di Man
tova - ritorno dei Medici a Firenze e degli Sforza a M ilano 830-832.
Am pliam ento dello S tato pontificio - contrariet 832-S33.
Matteo Lang rappresentante del l'imperatore a Roma (novembre
1512) 834-835.
Lega del papa collim peratore 835-837.
Terza e quarta sessione del concilio lateranense - azione contro la
prammatica sanzione 838-839.
Progetto del papa di reagire alla preponderanza spagnola 839.
G raduale dim inuzione delle forze fisiche del papa - sua m alattia
m ortale 840-842.
P a r t o Storta i t i Papi. ITT.

XXXIV

Sommario.

U ltim e d isposizioni e m orte d i G iu lio l i (20-21 febbraio 1513) 842-8-11.


G iudizio dei contem poranei su G iulio l i - lib elli contro G iu lio I I apprezzam ento d el giudizio (li G uicciardini su G iulio I I come prete
844-847.
A ttiv it di G iu lio I I per la vita interna della C hiesa - bolla contro
la sim onia nell'elezione pontificia - le m issioni protette - le eresie com
b attute 847-i853.
A tteggiam ento del papa verso la questione della riform a - riform e
di m onasteri e favoreggiam ento degli Ordini in generale - ulteriore azione
ecclesiastica di G iulio I I - la capello. J u lia S53-856.
Pericolose concessioni di carattere politico-ecclesiastico 856-857.
R iform a intesa a m ezzo del concilio lateranense - spunti della me
desim a 857-858.
Iie guerre d i G iulio I I e la necessit dello S tato pontificio - apprez
zam ento delle idee di V ettori e del G uicciardini 859-861.
G iu lio II sa lv a to re del p ap ato per avere rista b ilito lo sta to pon
tificio 862-866.

8. Giulio II mecenate delle arti. Suo atteggiamento di fronte alle scienze e alla
letteratura. La nuova fabbrica della chiesa di S. Pietro e del Vaticano.
Il Bramante direttore delle opere edilizie di Giulio II. La galleria delle
statue nel Belvedere vaticano. Scoperte di antichit. Costruzioni nello
Stato della Chiesa. Le meraviglie della nuova Roma di Giulio IL
Im portanza di G iulio I I per larte. Le aspirazioni artistich e di
G iulio II sono dedicate a lla glorificazione della Chiesa di C risto e del
papato. Affinit e differenza degli intenti d i G iu lio II in confronto con
quelli di Niccol V e di S isto IV - G iulio I I mecenate delle a rti S67-869.
G iulio I I e la scienza 869.
La riforma del calendario 869-870.
R elazioni di G iulio I I con lettera ti um anisti - Sigism ondo de' Conti
- Sadoleto Bembo - laccademia romana 871-878.
Prediche a lla presenza del papa - un'incoronazione a poeta - la bi
blioteca vaticana 879-8S1.
La biblioteca p rivata d i G iulio I I 881-882.
G iu lio I I d a llarte dei com piti m onumentali - il secolo di Leone X
in realt il suo 883.
L e im prese ed ilizie di G iulio I I - G iuliano da S angallo fa chiamare
a Roma A. Sansovino e M ichelangelo - progetto di questultim o per il
sepolcro del papa 884-S85.
Bram ante direttore d elle im prese edilizie d i G iulio II - il progetto
di fabbricare nuovam ente S. P ietro e il Bram ante 885-888.
Tre periodi nella storia ed ilizia di S. P ietro 888.
Magnifici progetti del Bram ante per il nuovo S. P ietro 890-S91.
Lantico S. P ietro - opposizione al suo abbattim ento - satira contro
Bram ante S91-S93.
Lo stato ruinoso dell'antico S. P ietro S93-891.
P rim i atti per la nuova fabbrica - collocazione della prima pietra
(18 aprile 1506) 894-896.

Sommario.

xxxv

G li in izi della nuova fabbrica - a ttiv it del Bram ante - suo vanda
lism o a riguardo della vecchia basilica 896-899.
G iulio I I nega al B ram ante il perm esso d i spostare il sepolcro di
S. P ietro 899.
P un ti di v ista dordine religioso del papa nelle sue impreso edi
lizie - progresso dei lavori a l nuovo S. P ietro - spese e modo di procu
rare il denaro 900-904.
Progetto del Bram ante per la ricostruzione del palazzo vaticano
Am pliam ento e abbellim ento del Belvedere 904-907.
R itrovam enti di an tichit in Roma e prime raccolte di resti dellan
tich it - il cortile delle statu e im piantato da G iulio I I nel Belvedere
907-909.
Scoperta d el gruppo del Laocoonte (14 gennaio 1500) - sua colloca
zione nel Belvedere - influenza della m eravigliosa opera sugli a rtisti con
temporanei 909-911.
A ltri ritrovam enti dan tichit - accrescim ento delle collezioni del
Ilei vedere - grande caccia alle an tichit 911-914.
La scultura prom ossa - Andrea Sansovino 914-915.
Xuovte vie e riattam en ti d i vie a Roma - V ia G iulia - S. Maria del
popolo 915-919.
C ostruzioni di G iulio I I fuori di Roma - Loreto e Savona 919-921.
Trasform azione della residenza pontifcia - lA lbertini intorno a lle
m eraviglie della nuova R om a di G iulio I I, 921-923.

9. Michelangelo ai servizi di Giulio II. Il monumento e In statua In bronzo del


papa. Le pitture del soffitto della Sistina.
C hiam ata di M ichelangelo a Roma (prim avera del 1505) - carattere
di Michelangelo e d i G iulio II, 921-925.
Michelangelo riceve la com m issione d i fare il monumento sepolcrale
di G iu lio I I - in izii del lavoro 925.
Conflitto fra G iulio I I e M ichelangelo che fugge da Roma 927-930.
F ine del conflitto. M ichelangelo riceve la com m issione di una grande
statua in bronzo del paipa, che eretta in B ologna e viene poi d i
strutta 930-931.
M ichelangelo chiam ato a Roma per dipingere il soffitto della S i
stina - Storia dell'origine degli affreschi della S istina - difficolt dellim
presa - eroica fatica d ella rtista 931-933.
Scoprim ento degli affreschi della S istin a 936.
Lo scom partim ento architettonico del soffitto della S istin a 936-938.
M ichelangelo si riattacca agli affreschi parietali della et di S i
sto IV e con ci a lla divisione usuale nel medio evo dellopera della re
denzione in tre stad ii 939-940.
G eniale rappresentazione della creazione 940-942.
Lo scene tolte d alla vita dei primi uomini 942-943.
I profeti e le sib ille 943-945.
Gli antenati di C risto e gli scam pi m iracolosi del popolo di
Israele 946.
Michelangelo ha im itato una decorazione per feste 946-947.

XXXVI

Sommario.

11
contenuto ideale d elle pitture d i M ichelangelo nel soffitto della
S istin a 948-949.
I varii progetti di M ichelangelo per il sepolcro di G iulio I I - la
storia di questopera diventa la tragedia della sua vita 949-953.
II Mos di M ichelangelo personificazione di G iulio II, 953-955.

10. Raffaello ai servizi di Giulio II. La Camera della Segnatura e la Stanza


di Eliodoro.
N aturale e processo evolutivo di Raffaello - sua andata a Roma
956-957.
G iu lio l decide di far decorare le Stanze vaticane 957-958.
R affaello elim ina tu tti gli a ltr i pittori 958-959.
Ia pitture rii Raffaello nel soffitto della Camera della Segnatura - sua
raffigurazione Iella teologia, poesia, filosofia e giurisprudenza 959-960.
Le quattro grandi p ittu re m urali li R affaello nella Camera Iella
Segnatura la glorificazione d ellordine delle l*ggi 960-962.
Il Parnaso di Raffaello 962-9(U.
La Scuola di A tene 964-967.
Interpretazione Iella Scuola d A tene , che costruita su llo schema
Ielle sette arti lilierali 967-970.
La glorificazione lei SS.mo Sacram ento (I mi D is p u ta ) 971-982.
Spiegazione della D isp u ta 983-985.
Storia dellorigine d egli affreschi nella Camera Iella Segnatura
985-987.
D estinazione Iella Camera Iella Segnatura 987-988.
Significato e coesione degli affreschi nella Camera Iella Segnatura
989-994.
P ia n o originario degli affreschi per la stanza dEliodoro - Madonne
li Raffaello e ritratto di G iulio II - la Madonna di F oligno e la Ma
donna del P esce - Isaia 994-997.
La Messa di Bolsena - spiegazione del m iracolo rappresentato
e le u strette relazioni con G iulio II 998-1003.
La C acciata d'Eliodoro daJ tem pio - e la relazione d i questo af
fresco cogli avvenim enti del governo di G iulio I I, 1003-1005.
Leone M agno davanti ad A ttila ie la Liberazione di S. P ietro spiegazione li questi affreschi e loro rapporti con G iulio II 1005-1008.
Raffaello ha glorificato la C hiesa e il papato 1008-1009.

APPENDICE
D O C U M E N T I I N E D I T I E C O M U N IC A ZIO N I D A R C H IV I

Avvertenza p r e lim in a r e ..............................................................................

Pag. 1013

1. Il cardinale Ascanio Sforza a suo fratello Lodovico il Moro, reggente


di M il a n o .............................................................................................................1013
2. Il cardinale A scalilo Sforza a suo fratello Lodovico il Moro, reggente
di M il a n o .............................................................................................................1014
3. Alessandro Cortesi a Marco Maroldi della Bella, Maestro del Sacro
P a la z z o .................................................................................................................. 1015
4. Innocenzo V ili a C. B a n d i n o .........................................................................1015
5. Innocenzo VIII a Koberto S a n sev e rin o .........................................................1016
6. Innocenzo V il i al cardinale Giuliano della R o v e r e ............................... 1010
7. J. I*. Arrivabene al marchese di Mantova....................................................1010
x. Annotazione di Niccoli) Franco, vescovo di Treviso, su un colloquio
privato con Innocenzo V ili, d e ll'll ottobre 1489 ..................................1017
0. Bonfrancesco Arlotti a Ercole, duca di Ferrara......................................... 1017
10. Relazione milanese sulle forze dei partiti nel collegio cardinalizio. . 1018
11. Giovanni Andrea Boccaccio, vescovo di Modena, alla duchessa Eleo
nora di Ferrara.................................................................................................. 1019
12. Bartolomeo Valori a Firenze............................................................................. 1020
13. Ambrogio Mirabilia a Bartolomeo C a lc h n s .............................................. 1021
14. Taddeo Vieomercatus a Milano........................................................................ 1022
15. Iapa Alessandro VI al vicecancelliere cardinale Ascanio Sforza. . 1022
10. Giacomo T rotti a l duca Ercole di Ferrara....................................................1023
17. Pai>a Alessandro VI conferisce a Cesare Borgia U vescovato di Valencia. 1023
18. Papa Alessandro VI nomina cardinale Jtian B o r g ia ...............................1024
19. Papa Alessandro VI a Jofr B o r d a ..............................................................1025
20. FloTamonte Brognolo al marchese di Mantova......................................... 1025
21. Papa Alessandro VI a Jofr R o r id a .............................................................. 1026
22. Stefano Taberna a 'M ila n o ..............................................................................1026
23. Il cardinale Ascanio Sforza a suo fratello Lodovico il Moro, reggente
di M ila n o .............................................................................................................1027
24. Stefano Taberna a Milano................................................................................... 1027
25. Stefano Taberna a Milano................................................................................... 1028
20. Alessandro VI a Francewo de Sprats, inviato pontificio in Spagna. . 1028

xxxviii

Appendice.

27. Il cardinale Ascanio Sforza n suo fratello Lodovico il Moro, reggente


di M i l a n o ............................................................................................................ 1029
28. Giorgio Brognolo al marchese di Mantova.....................................................1030
29. Papa Alessandro VI a Fabrizio Colonna .................................................... 1030
30. Giorgio Brognolo al marchese di Mantova.....................................................1030
81. Giorgio Hrognolo al marchese di Mantova.................................................... 1031
32. Giorgio Brognolo al marchese di Mantova.................................................... 1032
33. Giorgio Brognolo al marchese di Mantova.................................................... 1032
34. Floramonte Brognolo ni marchese di Mantova..........................................1032
36. Papa Alessandro VI al cardinal Giovanni C o lo n n a ............................... 1033
30. Papa Alessandro VI nomina quattro nuovi cardinali................................1033
37. Papa Alessandro VI a Lodovico Moro, duca di M ila n o ..........................1084
38. Lettera dim anonimo a Giovanni Bentivoglio..........................................1035
89. Il cardinale Ascanio iSforza a suo fratello Lodovico 11 Moro, duca di
M i l a n o .................................................................................................................. 1035
40. Un ignoto a Giovanni Bentivoglio................................................................... 1030
41. 11 cardinale Ascanio Sforza a suo fratello Lodovico il Moro, duca di
M i l a n o .................................................................................................................. 1037
42. l nolo Bilia a Lodovico il Moro, duca di M ila n o .................................... 1038
43. Progetto di riforma d papa Alessandro VI...............................................1039
<1-4. Il cardinale Ascanio Sforza a suo fratello Iodovico 11 Moro, duca di
M i l a n o .................................................................................................................. 1044
45. Il cardinale Ascanio iSforza a suo fratello Lodovico 11 Moro, duca di
M i l a n o .................................................................................................................. 1044
40. Giovanni Lucido Catanel al marchese di M a n to v a ............................... 1044
47. Il marchese di Mantova a Isaltella d ' E s t e . ...............................................1045
4S. Estratto dalla lettera d'un ignoto................................................................... 1045
-49. Giovanni Lucido Catanel al marchese di M a n to v a ............................... 1040
50. Papa Alessandro VI al cardinal Giuliano della Rovere.......................... 1040
51. Giovanni Lucido Catanel al marchese di M a n to v a ............................... 1040
52. Relazione del cronista fiorentino Bartolomeo Cerretani su Pietro
Bernardino, seguace del Savonarola, come antipapa......................... 1047
53. Beltrando Costabill al duca di Ferrara.................................................... KHS
54. Giovanni Lucido Catanel al marchese di M a n to v a ............................... 1049
55. Giovanni Lucido Catane! al marchese di .M a n to v a ............................... 1050
56. Dalla corrispondenza privata di Alessandro VI negli anni 1493-1494. 1050
57. Ghivizzano al marchese di M an tova......................................................... 1088
58. Ghivizzano a l marchese di 'M a n to v a ......................................................... 1088
59. Ghivizzano al marchese di M a n to v a ......................................................... 1089
00. Cosimo de' Pazzi, vescovo (di Arezzo, a papa Pio I I I .......................... 1090
01. Beltrando Costabili al duca di F e r r a r a ....................................................1090
02. Beltrando Costabili al duca di F e r r a r a .................................................... 1091
03. Ghivizzano ni marchese di M a n to v a .........................................................1091
64. Papa Giulio II a F ir e n z e ...................................................................................1091
65. Papa Giulio II a ForU
...................................................................................1W
60. Papa Giulio l a F o r l ........................................................................................ 1091
07. Papa Giulio II ad Angelo Leonini, vescovo di Tivoli, nunzio a Venezia. 1092
08. Papa Giulio II al cardinale Bernardino C a r v a ja l.................................... 1092
09. Papa Giulio II a F ir e n z e ................................................................................... 1093
70. Papa Giulio II a Giovanni di Sirolo. arcivescovo di Ragusa. e a
Petrus Paulus de C a l i l o ..............................................................................

Documenti inediti e comunicazioni d'archivi.


71.
72.
73.
74.
75.
76.
77.
78.
79.
SO.
81.
82.
83.
84.
85.
80.
S7.
88.
89.
90.
91.
92.
93.
94.
95.
96.
97.
Os.
99.
100.
101.
102.
103.
104.
105.
106.
107.
108.
109.
110.
111.
112.
113.
114.
115.
116.
117.
118.
110.

XX XIX

Papa Giulio l i a F o r l ...................................................................................1093


Papa Giulio II a Filippo conte palatino del R e n o ............................... 1093
Papa Giulio II a Gonsalvo di C o r d o v a ................................................... 1094
Papa Giulio II ad Anna, regina di Francia.............................................. 1095
Papa Giulio II a Luigi X II, re di F r a n c ia .............................................. 1095
Papa Giulio II a Forl........................................................................................1095
Papa (Giulio II ad Angelo Leonini, vescovo di Tivoli, nunzio a .Venezia. 1095
Papa Giulio II ad Angelo Leonini, vescovo di Tivoli, nunzio a Venezia. 1096
Papa Giulio 11 ad Angelo Leonini, vescovo di Tivoli, nunzio a Venezia. 1097
Papa Giulio II ad Angelo Leonini, vescovo diTlvoU, nunzio a Venezia. 1098
Papa Giulio II a Lodovico Bruno, vescovo di Acqui e a Francesco
de Monte, ambasciatore dell'imperatore a Venezia..........................1098
Papa Giulio II ad Angelo Leonini, vescovo di Tivoli, nunzio a Venezia. 1098
Papa Giulio II agli Elettori t e d e s c h i .........................................................1000
Papa Giulio II ad Angelo Leonini, vescovo di Tivoli, nunzio a Venezia. 1100
Papa Giulio II a Cosimo de l azzi, vescovo dA r e z z o ..........................1100
Papa Giulio II ad Angelo Leonini, vescovo di Tivoli, nunzio a Venezia. 1100
Kioramonte Brognolo a Isabella, marchesa di Mantova......................... 1101
Floramonte Brognolo a Isabella, marchesa di Mantova......................... 1101
Papa Giulio l i al marchese di M a s s a .........................................................1101
Giulio II all'Agost intano Egidio da Viterbo...............................................1102
Papa Giulio II alla regina Anna di Francia.............................................. 1102
Girolamo Arsago al marchese di Mantova...............................................1102
Papa Giulio II alla regina Anna di F r a n c i a ......................................... 1102
Papa Giulio II al re Enrico VII d 'I n g h i l t e r r a .................................... 1103
Girolamo Arsago al marchese di M a n t o v a ......................................... HOl
Papa Giulio II a Francesco Gonzaga, marchese di Mautova . . . 1104
Papa Giulio II a Francesco Gonzaga, marchese di Mantova . . . 1104
Papa Giulio II a Francesco Gonzaga, marchese di Mantova e N ic
colo Buonafede, vescovo di C h i u s i ....................................................1105
Papa Giulio II al Cardinal Giov. Antonio di IS. G i o r g io .....................1105
l apa Giulio II a C e s e n a ..............................................................................1105
Giulio II a Ferdinando il c a t t o l i c o ......................................................... 1105
Papa Giulio II a Leonardo Loredano, doge di V e n e z i a .....................1106
Papa Giulio II a Leonardo Loredano. doge di V e n e z i a .....................1106
Papa Giulio l i al cardinale Alessandro Farnese
............................... 1106
Paia Giulio l i a Ferdinando il C a t t o l i c o .............................................. 1106
Papa Giulio II a Luigi XII, re di Francia
......................................... 1107
Papa Giulio l i al cardinale Giorgio d 'A m b o i s e .................................... 1107
Papa Giulio II a Gon.salvo di C o r d o v a ....................................................1107
Papa Giulio II al signore di La T r m o u l l l e ...............................
1107
Papa Giulio II a Pierre I>> Filleul, arcivescovo di A l x .....................1107
Papa Giulio II ad A s c o l l ..............................................................................1108
Papa Giulio II al legato della M a r c a ......................................................... 1108
Papa Giulio II al governatore di S p o l e t o ...............................................1108
Papa Giulio II al governatore di C e s e n a ...............................................1108
Papa Giulio II a P. Ferreri castellano d i m o i a .................................... 1108
Papa Giulio II al cardinale Antonio F e r r e r i ..........................................1109
Beltrando ('stabili al duca di F e r r a r a ....................................................1109
Il cardinale Sigismondo Gonzaga al marchese di Mantova . . . . .....1109
Beltrando Costabili al duca di Ferrara.......................... .............................. 1110

XL

Appendice.

120.
121.
122.
123.
124.
125.
120.
127.
128.
129.
130.
131.
132.
133.
134.
135.

l apa Giulio II a Luigi X II, re di F r a n c ia ...............................................1110


l apa Giulio II a M assimiliano I, imperatore romano eletto . . . .
1111
Il Cardinal Sigismondo Gonzaga al marchese di Mantova . . . .
1112
Il Cardinal Sigismondo Gonzaga al marchese di Mantova . . . .
1113
feltran d o Costabili al duca di F e r r a r a ....................................................1113
Papa Giulio II a B o l o g n a ..............................................................................1114
Papa Giulio II al duca Alfonso di Ferrara
..........................................1114
Lodovico de Fabriano al marchese di M a n t o v a .................................... 1114
Lodovico de Fabriano al marchese di M a n t o v a .................................... 1115
Papa Giulio II al cardinale Frane. Alidosi
......................................... 1115
Papa Giulio II a l C a rd in a l Ippolito d B s t e ........................ ..........................1116
Papa Giulio II al eardinal Frane. Alidosi e alle autorit di Bologna 1116
Massimiliano 1 candidato al seggio p o n tific io ..........................................1117
Papa Giulio l i a Francesco Gonzaga, marchese di Mantova . . . 1120
Giuliano de Medici n Isabella d'Kste, marchesa di Mantova . . . 1121
Relazione di Egidio da Viterbo su Giulio II, Bramante e la nuova
fabbrica dl S. P i e t r o ...................................................................................1121
130. Cornelio de Fine intorno a Giulio 1 1 ....................................................1122
137. Paris de Grassls intorno ai papi del rinascimento come oratori . . 1122
Indice delle peritone

1125

I N D I C E
D E G L I A R C H IV I E D E L L E C O L L E Z IO N I D I CODICI
D I CUI MI SONO SERVITO

Aix (Provenza). B i b l i o t e c a
j a n e s 370.

Arezzo, B i b l i o t e c a

M -

della Fra
t e r n i t d i S. M a r i a 253, il).
Basilea, A r c h i v i o 224, 7!M, 830,
854.
Berlino, B i b l i o t e c a n a z i o n a l e
166, 70, 568.
B ologna ,
A rch iv io
di
&t a t o
288, 309. 378, 071, 0!, 70-1, 721, 735,
73. 741, 701, 774, 813, 827. 58. 900,
1014, 1114.
Biblioteca
universitr i a 228, 384, 627, 717, 721.
Brema, B i b l i o t e c a 213.
Bressanone, A r c h i v i o
p r 1 n c.
v e s c o v i l e 585.
Colonia, A r c h i v i o c i v i c o 213.
Dresda, B i b l i o t e c a 288.
DiissELuoRr, A r c h i v i o d i S t a t o
202. 265, 422.
Ferrara, B i b l i o t e c a 552.
Firenze. B i b l i o t e c a
Riccar
di a n a 160.
Bi b 1 i o t e c a C a p p o n i
666.
B i b l i o t e c a d i S. M a r c o 160.
B i b l i o t e c a N a z i o n a l e 85,
149. 1150. 240. 247. 269. 329. 330. 330,
492. 756. 800. 80. S16, 818, 820.
1040. 1048.
A r c h i v i o d i S t a t o 14. 75.
229. 239. 206. 290. 312. S84. 301. 375.
37. 408. 426. 585. 779. 852. 1021.
Biblioteca Laurenziana
290. 1045.
F oligno. B i b l i o t e c a d i M o n s.
F a l o c i - P n l i g n a n i 785.
F r a n c o f o r t e s . M.. A r c h i v i o
ci
v i c o 278. 595.
G allo S an. B i b l i o t e c a d e l Mo
n a s t e r o 586.

(Jexova, A r c h i v i o

d i S t a t o 211,
842.
Biblioteca
universitr i a 213. 220, 230, 237, 278, 807, 712.
Gli presso Briga, A r c h i v i o d i
F a m i g l i a di J i i r g a n f d e r
F 1 U e 811.
Grenoble, B i b l i o t e c a 343.

Griek, A r c h i v i o d e l C o n v e n t o
730.

H a ll (Tirolo), A r c h i v i o p r o v i n
ciale dei

F r a n c e s c a n i 298.
c i v i c o 081.
I k .v s h b u c k ,
A rch iv io
della
L u o g o t e n e n z a 781. 801. 802.
Katwyk
( Olanda ),
Biblioteca

Imoi.a. A r c h i v i o

del

Collegio

dei

Gesuiti

287.

Leida, B i b l i o t e c a
282. 803.
Londra, B r 1 1 i s II
784.

universita

ria

M u s e u in <M!6,

Lvcca, B i b l i o t e c a

capitola-

r e 2<>7.
A r c h i v i o d i S t a t o 255.
B i b l i o t e c a c i v i c a 149.

Mantova. B i b l i o t e c a O a p i l u p i
572. 099.
Archivio
G o n z a g a. >
152. 204. 209. 213, 217, 218. 219.
225. 228. 24/1, 242. 244. 258. 259.
209. 270. 271. 272. 273. 311. 312.
323. 329. 335, 341. 381. 353. 356,
370. 372. 373. 375. 378, 3W5. 389.
393. 398. 403. 404. 400, 412. 507.
520. 521. 522. 524. 525. 526. 527.
534. 546. 549. 500. 561. 567, 570,
572. 573. 574. 587. 589. 643. 644.
46. 047. 049. 650. 054. 050. 057,
59, 000. 002. 070. 672. 078. 83,

109,
220,
260,
314,
365.
391.
516,
529.
571,
045,
658,
684,

Indice degli archivi e delle collezioni di codici.

XL1I

(sa, 87, 088, osi), Cito, 091, 701, 700, ! Perugia, B i b l i o t e c a


707, 70!), 711, 715, 720, 722, 720, 728,
731, 730, 787, 741, 742, 745), 701, 813,
817, 832, 842, 844, O li, 918,1020, 1030,
1031, 1032, 1045, 1040, 1047, 1050,
1089, 1091, 1101, 1102, 1104, 310-5,
1110, 1113, 1115, 1110, 1120, 1121.
Massa, A r c h i v i o d i S t a t o 273.
Milano, B i b l i o t e c a A m b r o s i a n a 145.
A r c h i v i o d i S t a t o, i 99, 211,
212, 214, 215, 210, 217, 218, 223, 230,
233, 235, 241, 243, 260, 207, 209, 271,
288, 321, 330, 831, 832, 333, 830, 343.
344, 349. 357, 858, 859, 302, 304, 365,
306, 368, 30, 370, 371, 372, 373, 375,
370, 378, 387, 388, 380, 391, 392. 4(*>.
412, 413. 410. 424. 425, 420. 427. 432.
4!, 434, 436, 437, 438, 440, 441, 449.
450, 451. 505, 500. 507. 508, 515, 532.
533, 634. 1019. 1022, 1027, 1028, 1029,
1035, 1036, 1037. 1088, ,1039. 1044.
Modena, A r c h i v 1 o d i S t a t o 144,
197, 202, 200. 208, 210. 211. 212, 213,
21S, 219. 230. 231, 233. 238, 240. 243,
240. 250, 252. 253, 258, 259, 206, 260,
270, 271, 273, 288. 310, 311, 313. 314,
322. 333, 330, 343. 345. 849. 353. 358,
410, 432. 433, 430. 439. 445, 512, 513,
514, 547, 555, 570. 573. 575. 592. 599,
021, 024. 0-47, 049, 050, 056, 657, 059,
UGO. 001, 002. 071. 072. <73. 682, 083,
084, 085, 688. 089, 092, 094. 696, 700.
715. 720. 722. 720, 728, 730, 738. 739.
740. 741. 742. 758, 831. 885. 897. 919,
1013, 1010, 1018. 1020. 1023. 1024.
1049, 1090, 1091, 1109, 1110, 11131110.

Monaco, II. B i b l i o t e c a

di C o r
e d i S t a t o 11. 208. 255,
207. 275, 340. 497. 557. 560. 596,
060, 079. 688, 701, 715. 72. 742.
751. 758, 704. 705. 789. 794. 795.
.27. 848, 849. 855, 858. 804. 879.
Napoi.I, A r c h i v i o d i S t a t o 425.
te
201,
058.
740.
808.

NiKnrawAi.n xfil VatJ.ese. A r c h i v i o


830.
P

a i.k k m o ,

A r c h i v i o

di

S t a t o

145. 290. 853.


P a r to i. B i b l i o t e c a
nazionale
207. 352. 379. 745. 785. 09. 14. 810.
827. 831. 843. 845. 870. 889. 910. 919.
1122.

A r c h i v i o n a z i o n a l e 500,
529.
P arva. B i b l i o t e c a
Palatina

8S1.
P

a v ia ,

A r c h i v i o

107, 145.

m u n i c i p a l e

013.
A r c h i v i o c a p i t o l a r e 278,
034, 919.
A r c h i v i o c i v i c o 712, 715,
762,
Pistoia, B i b l i o t e c a 557.
Pbessuukg, A r c h i v i o c i v i c o 580.
Ratishona, A r c h i v i o d e l l O r d i n a r i a t o 307.
Reggio (Umilia), A r c h i v i o 833.

Rkvai., A r c h i v i o

consigliare

850.
Roma a) A r c h i v i :
Archivio
Archivio

012.

d e l l a n i m a
capitolino

034.
205,

A r c h iv io dei C e r i m o n i e
( i n V a t i c a n o ) 377, 550.
A r c h i v i o C o l o n n a 373. 422,
429, 088, 1080, 1033.
A r c h i v i o G a e t a n i 042.
A r c h i v i o O r s i n i 304.
A r c h i v i o R i c c i 871.
A r c h i v i o i l i S. S p i r i t o 38.
Archivio
concistoriale
( I n V a t i c a n <>) i 330. 335, 330, 349,
305. 34)7, 402. 411, 412, 415, 423, 429,
506, 509. 511. 512. 513. 514. 515. 520,
522. 533, 539, 560, 560, 580. 589, 598,
021, 644, 047. 050, 071, 072. 888, 702,
707, 708. 709, 710, 712, 713, 714, 715,
710. 720. 721, 725, 728, 730, 742. 754.
750, 700, 770, 785, 787, 791, 794. 795,
811, 831, 840, 844.
A r c h i v i o A l t i e r i 85, 578.
Archivio
del
Laterano
606.
Archivio segreto p o n t i
f i c i o 69. 152, 204, 211. 21%, 215,
217. 219. 220, 224, 225, 220. 248. 249,
265, 277, 295. 297. 307, 308. 309. 318,
319. 320. 330. 44. 335, 345, 347. 349,
350, 303. 304. 305, 366, 367, 371. 373,
375. 377. 383. 385, 887. 3S9, 390. 392,
393, 395, 402. 403. 412. 423. 425. 426.
42!). 440, 448. 449. 509. 520. 521, 547,
54. 560. 504. 580. 585. 594. 005. 034,
671. <72, 075. 70. 677. 678. 080. 086.
687, 88. 090. 091, 098. 099, 700. 703.
705. 707. 70. 714, 72. 727, 734. 73.
737, 758. 785, 78. 791. 811. 822. 851.
852. 854, 857, 858. 871. 881. 882. 894.
95. 89. 914. 915. 917. 920. 921. 1013.
1014. 1010. 1023. 1024. 1025. 1026.
102.. 1034. 1040. 1043. 104. 1091I I 10.
A r c h i v i o d S t a t o 39. 207,
212. 343. 358, 545. 0. 074. 676. 910.
li) B i b l i o t e c h e :
ri

1 Ora incorporato nell'Archivio segreto pontificio.

Indice degli archivi e delle collezioni di codici.


B i b l i o t e c a A l t i e r i 205.
B i b l i o t e c a A n g e l i c a 23S,
051, 053, 701, 869, 900, 915, 1122.
B i b l i o t e c a B a r b e r i n i 333,
334, 388, 397. 398, 411, 413, 415, 505,
547, 058, 1024.
B i b l i o t e c a B o r g h e s e 274.
346, 1040.
Biblioteca Casanatense
265, 274. 684.
B i b l i o t e c a C h i g i 2 201. 367,
392, 397, 420, 672, 723, 740.
Biblioteca
Corsini
699.
894.
Biblioteca Vittorio Ema
n u e l e 376.
B i b l i o t e c a del C a pi to lo
d i S. P i e t r o 554.
Biblioteca
del
conte
P a a r 160.
B i b l i o t e c a P l a t t n e r 562.
B i b l i o t e c a V a t i c a n a 145,
209, 205, 340, 349. 377, 446. 522. 548.
557. 501. 606, 60!*. 013. 033. 051, 655,
672. 609, 748. 753. 762, 814. 848, 849,
803. 864. 877. 1040.
Biblioteca della Societ
R o m a n a di S t o r i a P a t r i a
749.
1

B ib lio te c
n a 267.
S a l isb u r g o ,
A r
verno p ro v
B ib lio tec

XI.IH

Vallicellia-

ch iv io
del
go
i n c i a l e 213.
a
d i iS. P i e t r o

701.
Sol a ffu sa , B i b l i o t e c a

di

S tato

864.
S ie n a ,

B i b l i o t e c a

522.

A r c h i v i o d i S t a t o 653, 705.
S im a n c a s , A r c h i v i o 609.
S it t e x . A r c h i v i o
d i S t a t o 755.
T o r in o , A r c h i v i o d i S t a t o 547,

795.
V

e n e z ia ,

B ib lioteca

M a rcian a

376. 385. 389. 415, 445, 654, 090. 1000.


A r c h i v i o d i S t a t o 20, 21,
23. 33. 36. 50, 80, 145. 217, 265. 359,
383, 385, 387. 430, 742.
V erona , B i b l i o t e c a

co m u n ale

240, 242. 243, 200, 265, 1017.


A r c h i v i o d i S t a t o 241,
265, SOS. 343, 754. 778, 7S1, 836.
B i b l i o t e c a d i S t a t o 230,
309. 557. <778. 893.
B i b l i o t e c a R o s s l a n a 2 284,
011. 773. 870, 1123.
WiTCZRTno. A r c h i v i o c i r c o n d a
r i a l e 729. 731, 1112.

V ie n n a .

Z i'r k io . A r c h i v i o

1 Ora nellArchivio segreto pontifcio.


1 Ora nella Biblioteca vaticana.

di

S ta to

825

TITOLO COMPLETO
D E LLE

OPERE RIPETUTAMENTE CITATE

Abschlede, die eirtgenossische. Amtllcbe ammlunK 1 s. i.uzern 1830.


iSpicilegium sive collectio veterani aliquot scrlptorum qui in Galline
bibiiotbecis delltuerant. 3 voli. P arlslls 1723.
Acta Tomiciana, Epistolae Legationes Responsa Actiones res gestae Serenissind Principis Sigismundi ejus nominis primi regis Poloniae magni dacia
Litbuaniae Russiae P russiae Masoviae domini. Voi. I e l i , Posnaniae 1852.
(A ctos). The Korgias and their latest Historian in Tbe Nortb British Review.
October 1870 to January 1871. .New Series XIV. lndou (1870-71) 851-367.
A c t o n Lord, Hlstorlcal Essnys and r>tudie.s. London 1007.
Abemoixo, A.. Alessandro VI, Giulio II e .Leone X nel Carnevale di Roma.
Documenti inediti (1400-1520). Firenze 1880.
A d j n o l f i . P., Laterano c [Via maggiore. Roma 1857.
Adixoi.fi , 1., La l ortica di tv p ietro ossia Borgo nell'et di mezzo. Nuovo
saggio topogrfico dato sopra pnbblici e privati documenti. Roma 1859.
Adi.vol.f i , 1., Iji Torre de' Sanguigni e S. A]>oIllnare. Boma 1S03.
A dlnolfi. P.. Roma nell'et di mezzo, i voli. Boma 1881.
Albbi, E., Le Relazioni degli Ambasciatori Veneti al Senato durante il se
colo decimosesto. 3 Serie. Firenze 1830-1855.
A l b e r t i n i , Fr.. Opusculum de mlrabilibtis novae urbis Romae. Herausgegebeu
von A. Seri m a r s o w. Heilbronn lstai.
Alfani, V.. Memorie j>erugine.
A l l e g r e t t o A l l e g r e t t i . D i a r i delle cose Snnc.d del suo temito. M c r a t o k i , Script.
XXIII, 767-800. Mediolani 1733.
A l t i e r i , M arcxj A n t o n i o , l.i NuptiaM. pubbl. da E. N a r d i c c i . Roma 1873.
A l v i si, K.. Cesare Borgia dnea di Romagna. Notizie e documenti. Imola 1878.
A m a b i l e , L.. Il iSanto Officio della Inquisizione in S ip o lL 'Citt di Castello 1892.
Amat ni S. F i l i p p o P., Biografia dei viaggiatori italiani. Colla bibliografia
delle loro opere. 2* ed., Roma 1882.
Ambrosil-s , Fr., De rebus g estis ac cripti operibus Baptistae Mantuani cogno
mento Hispanioli. Taurini 1784.
A miaxi. M.. Memorie storiche della eitt di Fano. Fano 1757.
A m o b t , De origine, progressu. valore ac f ritotu indulgentlarum... notitia. 2 voli.
Ang. Vindel. 1735.
A c h e r y ( d ) ,

1 I-e co m n n icM ian i in e d ite nono c o n tra sse g n ale da un M itri (), le fonti che pubblicher
n un* c o llc tta n e p a rte d due a ste risc h i (). Il ro l. I d e lla predente operm c ita to nulla
versione ita lia n a uncini nel IM I ed d e g n i l a nulla 7* e d iiio n e tedesca. Il ro l. II t c ita to nulla
r e ta n e ita lia n a u acita n el 19*J ed eKuita alla 7* e d iiio n e tedesca.

Titolo completo delle opere ripetutamente citate.

xlvi

d A ., Origini del teatro italiano con 2 app. s . rappresentazione dram


matica del contado toscano e s. teatro Mantovano nel sec. xvi, 2* ed. 2 voli.
Torino 1801.
A n c o n a , n 'A ., Variet storiche e letterarie. 2 voli., Milano 1 8 8 5 .
A n c o n a , d A . le O . l U c c r , M a n u a l e d e l l a l e t t e r a t u r a i t a l i a n a , v o l . II, n u o v a ed.,

A ncona,

F ir e n z e 1012.

W., D ie Venezianischen Relazionen und ihr Verhltnis zur Kultur der


Renaissance, Leipzig 108.
Anecdota lltteraria ex Mss. codlcibus eruta. 4 voll. Romae 1772-1783.
Anecdota Venetn nunc prinium collecta ac notis illustrata studio fr. J o a n n i s
B a p t i s t a b 'M a r ia e C o k t a r e n i ord. Praedlc. Venetiis 1757.
Annales Bononienses fra tris H i e r o n y m i d e B t j r s e l l i s . M u r a t o r i , Script. XXIII,
867-Olii. Mediola ui 1733.
A n s u e i . m , A' genannt RUd, Berner 'Chronik. 6 voll. Bern 1825-1833. (Nuova ed.
Bern 1884 s.).
A n t o n i u s d e V e b c e i i s , Sermones quadrugesimales. Venetiis 1492.
Archivio della Societ {Romana di Storia Patria. Vol. I ss. Roma 1878 ss.
Archivio storico, artistico, archeologico e letterario della citt e provincia di
Romn fondato e diretto da F a b i o G o r i . 4 voli. Roma-Spoleto 1875-1883.
Archivio storico d ellArte pubbl. p. G n o l i . Vol. I ss. Roma 1888-1887.
Archivio storico italiano ossia raccolta di opere e documenti inediti o dive
nuti rarissimi riguardanti la storia dItalia. 5* Serie. Firenze 1S42 s.
Archivio storico lombardo, giornale della Societ storica lombarda, e bollet
tino della consulta archeologica del museo storico-artistico di Milano.
Vol. I ss. Milano 1874 ss.
Archivio storico per le provincie Napoletane pubblicato a cura della Societ
di storia patria. Vol. I ss. Napoli 1876 ss.
Archivio Veneto. Pubblicai, periodica. Vol. I s s . Venezia 1870 ss.
A r e t i n , I. <ii. v., Beitrge fr Geschichte und Literatur. Vol. I. Mnchen 1808.
A r m a n d , Les u n k l a i l l e u r s i t a l i e n s d e s xv* e t x v r s l c l e s . Vol. II e t III. Paris 1883
e t 1887.
A r m e l l i n i , M a r i a n o , Le chiese di Roma dalle loro origini sino al secolo i v i .
Roma 1887.
A r m s t r o n g . E., Savonarola in The Cambridge Modern History, vol. I : The
Renaissance, Cambridge 1002, 344-182.
A r n o l d , P. F ., Die Kultur der Renaissance. Gesittung, Forschung, Dichtung^
(Sammlung lschen 180). Berlin u. Leipzig 1014.
A r t a u d v . M o n t o r , Geschichte der rmischen Ppste, deutsch von 1. A. B o o s t .
Vol. IV. Augsburg 1S54.
A s c h b a o h . I., Allgem eines Kirchenlexikon oder alphabetisch geordnete Darstel
lung des W issenswrdigsten aus der gesniumten Theologie und ihren H ilfs
wissenschaften. 4 voll. Frankfurt a. 'M. 1846-1850.
Atti e memorie della R. deputazione di storia patria per le provincie di Ro
magna. 3 Serie. Bologna 1S62 ss.
Atti e memorie delle RR. deputazioni di storia patria per le provincie Mode
nesi e Parmensi. 8 voli. Modena 1863-1876.
Atti e memorie delle RR. deputazioni di storia patria per le provincie del
l'Emilia. T. I s s . Modena 1877 ss.
Atti e memorie della Societ Storica Savonese. Vol. 1 e l i . Savona ISSO e 1890.
A u d i f e r e d i . G. B., Catalogna Romanaruiu editionum saee. xv. Romae 1783.
A u t o n , J e a n i > \ Chronlques. 4 voli. Paris 1S34-1S35.
B a l a n . P., Gli Assedll della Mirandola di papa Giulio l i nel 1511 e di papa
Giulio III nel 1551 e 1552 narrati secondo i pili recenti documenti. 2* ediz.
Mirandola 1876.
B a l a n , P Storia d'Italia. T. V. Modena 1877.
A ndreas,

Titolo completo dolle opere ripetutamente citate.

XI. v i i

P., Roberto Boschetti e gli avvenimenti italiani dei suoi tempi 11941529, 2 voli. Modena 188-t.
B a l d i , P Vita e fatti d i Federigo di Montefeltro, duca di l ibino. Vol. III.
Roma 1824.
B a l d i s s e r r i , L., Giulio II in Romagna (1 settembre 1510-26 giugno 1511), in
Riv. stor.-critica delle scienze teologiche H I, Roma 1907, 562-600.
B alan.

B a l u z e , S t ., M i s c e l l a n e a , e d . M

a n s i.

v o li. I .u c a e 17 6 1 .

I. H., p ie rmische Curie, ihre gegenwrtige Zusammensetzung und


ihr Geschftsgang. Mnster 1854.
B a r l e t t a , G., Sermones fratris Gabrielis Barelete, Ordinis Praedicatorum, ijuadrageslmaies de sanetis novi ter impressi. Lugduni 1511.
B a r o n u X., Nuovi studi sulla vita e sulle opere di Antonio Galateo. .Napoli
B angen,

1892.

G., Italia mistica e Italia pagana. Roma 1801.


A., La Diplom atie Vntienne. Paris 1802.
B a u d r i l l a r t , H istoire du lu xe priv et public. 4 voll. Paris 1878-188.
B a u m , M., D ie Demareationslinie Papst Alexanders VI. und ihre Folgen. D is
sertazione. Kln 1890.
B a u m a n n , F., G eschichte des A llgu. Vol. II. Kempten, (senz'anno).
Bau m g a r t e n , H., Geschichte Karls V. Vol. I. Stuttgart 1885.
B a u m g a b t e n , P . M ., Die katholische Kirche unserer Zelt und Ihre Diener in
Wort und Bild, voi. I, Berlin 18!Kl ; vol. III, Mnchen 1002 : 2* ed., voll. M I,
Mnchen 1905-1907.
B a u m g a r t e n , P. IM., Aus Kanzlei und Kammer, Freiburg 1 0 0 7 .
B a u m g a r t n e r , A., S . J., Geschichte der W eltliteratur. Vol. V I: Die Italien. Li
teratur, Freiburg 1911.
B e i s s k l , S t ., D ie Verehrung der Heiligen und ihrer Reliquien. Freiburg i .
Br. 1890.
B e l c a r i u s . F r ., Kerum Gallicarum Commentari!. Lugduni 1 6 2 5 .
B p l g r a n o . L., Della vita privata dei Genovesi. 2 ediz. Genova 1 8 7 5 .
B e l l e s h e i m , A ., Geschichte der katholischen Kirche in Schottland von d e r
Einfhrung des Chrlstentliuiiis bis auf die Gegenwart. I vol. : dal 400 al 1560.
Mainz 1883.
B e l l e s h e i m , A ., Geschichte der katholischen Kirche in Irland von (1er Ein
fhrung des ChrLstenthums bis a u f die Gegenwart. VoL I : dal 432 al 1509
eon una carta geografica. Mainz 1890.
B e l l o r i , Descrizione delle immagini depinte da Raffaele n e l Vaticano. Roma
H a r z k l l o t t i,

B asch et,

165*5 e 1 7 0 0 .
b u s , P.. Historiae Venetae libri XII. Basileae 1567.
Bembus, IV, Opera histrica. Basileae 1567.
B e n i g n i , l \ . D ie Getreidepolltk der Ppste, Ins Deutsclie bertragen von
R. H ir n e r , herausg. von G. R u h l a n d . Berlin [1808].
B e n o i s t , Ch., Csar Borgia. I : La prparation du chef-duvre. II : L'original
du Prince, in Rev. des Deux Mondes, V* priode XXXVI (1906), 56-86,
878-011.
K e r g e n r o t h , G . A . . Calendar o f Lette r s , Despatches and State Papers relatlng
to the ngociations between England and Spain preserved ln the archives
at Simancas and elsewhere. VoL I e II. London 1862 e 1866.
B e r l i n e r . A ., Geschichte der Juden in Rom von den ltesten Zeiten bis zur
Gegenwart. 2 voll. Frankfurt a. M. 1808.
B er .w l d e z . A.. Historia de los Reyes Catlicos Don Fernando y Doa Isabel.
2 voll. Sevilla 1870-1875. (Pn libi frazione della Sociedad de biblifilos An
daluces).
B e r n a r d i . A n d r e a . Cronache Forlivesi dal 1476 al 1517 p. a cura di G. Mazz a t i n t i , 2 voli. Bologna 1885-1807.
B e r n a t s . I (Petrus Martyr und sein Opus epistolarum. Strassburg 1891.

Bem

XLvi il

Titolo completo delle opere ripetutamente citate.

i >o m ., Historia d i tutte l'heresie descritta da D. B. Tomo q u a r t o ,


sln'allinno 1700. Venezia 1724.
B e r t o l o t t i , A., A rtisti Lombardi a Roma nel secoli xv, xv i e xvu . (studi
e ricerche negli archivi 'Romani. 2 voli. Milano 1881.
Beschreibung der iStadt Rom von E r n s t P l a t t n e r . K a r l B c j n s e n , E d u a r d
G e r h a r d und W i l h e l m R s t h l l . 3 v o l l . 'Stuttgart und Tbingen 1 8 2 9 - 1 8 4 2 .
Bibliotheca pontificia duohns libris distillata auctore I! P. P. L u d o v i c o Jac o b o A S . C a r o l o . Lugduni li .'! .
Bibliothque de lcole des ('hartes. Revue d'rndition consacre spciaiement
1 l'Otude du moyen-Age. P aris 1839 s.
Biographie, allgemeine deutsche. Vol. 1-55. I.eipzig 1875-1893.
B e z o l d , Fa. v.. Aus M ittelalter und Renaissance. Kulturgeschichl. Studien.
Mnchen u. Berlin 1918.
Biaoi. G.. The private L ife of the Renaissance Fiorentine, hi Edinburgh Ma
gazine dl Blackwood. vol. 158 (1893), 327-351. Florence 1910.
BlRClt-IIliiSCHFKt.il. A.. Gesehichte der franzsischen Literatur seit Anfang des
10. Jahrb. Vol. I : Uns Zeitalter der Renaissance. Stuttgart 1889.
B i s t i c c i , v. V e s p a s i a n o .
Bliitter, historisch-politische, fr das katholische Deutschland, Herausgegeben
von G. P h i l l i 1*8 e !(!. G r r e s , indi da iO. J r g e F. B i n d e r . Vol. I-CKXIV.
Mnchen 1838-1899.
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INTRODUZIONE
C O N D IZIO N I E V IC E N D E M O R ALI E RELIG IO SE
D IT A L IA
N E L PE R IO D O D E L R IN A SC IM E N T O

Storia dei

III.

Condizioni e vicende morali e religiose dItalia


nel periodo del rinascimento.
T L .secolo decim oquinto, sp ecia lm en te la sua seconda m et, e il
* principio del d ecim osesto fu rono, com e per lE uropa in genere,
cos per lIta lia in p articolare un tem po di tran sizion e da antiche
form e d ellesisten za ad un muovo a sp etto d elle cose. In tu tti gli or
dini della v ita si com p un g ra n d io so rivolgim en to, nel quale si
m anifestarono acu ti co n tra sti : le condizioni politiche, sociali, let
terarie, a rtistich e ed ecclesia stich e v en n ero a trovarsi in un fe r
mento, ch e a n n u n cia v a lo sp u n ta re di un nuovo periodo.
G razie al m ovim ento di co ltu ra di rin ascim en to sta v a per sor
gere un nuovo m ondo anche n el cam po in tellettu ale m en tre le
granili scop erte doltrem are a lla rg a v a n o in modo in atteso l oriz
zonte d ellum anit. A q u esti due m ondiali avven im en ti storici
gl'italian i hanno p reso p a r te in m odo em in en te, anzi il m oto del
rinascim ento quanto a lle lettere e alle arti a p referen za opera
loro. P ien a di am m irazion e la p o sterit contem pla la grande copia
di cospicui lettera ti ed a r tisti d ellItalia di allora, urna copia,
quale in tu tta la sto r ia deilu m an it fo r s e solo lepoca di P ericle
sa presentare.
A lla ricchezza d ella v ita in tellettu a le fa ceva riscontro lelevatez, a del p rogresso m a teriale. P erch , d ice F rancesco G uicciar
dini, < rid o tta tu tta in som m a p ace e tranq uillit, coltivata non
meno nei luoghi pi m ontuosi e pi ste r ili, ch e nelle pianure e re
gioni su e pi fe r tili, n so tto p o sta ad altro im perio che d e suoi
m edesim i, non solo era abbon dan tissim a d abitatori, di m ercatanzie e di ricchezze, m a illu stra ta som m am ente dalla m agnificenza
di molti p rin cip i, dallo splendore di m olte n o b ilissim e e bellissim e
citt, dalla sed ia e m aest detla relig io n e . 1
In q u esto quadro, ch e il grande sto rico delinea dello sta to d el
lItalia n ellan no 1490, trascu rato il rovescio della m edaglia circa
1 G c i o c i a r o ! m I, c. 1. Cfr. S iS M O s n t X II. 40 * s . Sulla potenza finn tizi uri a
Italiani, specie lei Fiorentini, r e d i K h b f .m h ma I. '70 s. Per la statistica
Iella popolazione d'Italia dalla meta del secolo xv alla met dei xvt, cfr. J.
ItKLocii in Z rittch r. /. NozUihcit*. H I (1900), 765-770.

te g ll

Introduzione.

le condizioni d i allora e sp ecialm en te il decadim ento p olitico che


ben p resto d oveva condurre quel m agnifico p aese in rovina. P re
cisa m en te n ella seco n d a m et del secolo decim oquinto a llocchio
a tten to d ello sserv a to re si p resen ta un gu asto sp a v en to so delle
cond izion i politich e d Italia. La politica d iven t sem pre pi un
sistem a di perfidia e di tradim ento, per cui il ten er fed e ai tr a tta ti
sem brava un in gen u a sto lte z za : erano continuam ente a tem ersi
ingan ni e so v erch ierie m en tre il sosp etto e la diffidenza avvele
navano le relazioni dei principi e delle potenze.
Con cin ism o su p erla tiv o il M achiavelli ha raccom andato que
s t a rte di governare g li sta ti, questa p olitica di prepotenza senza
rigu ard i, la quale, quas^ non e siste sse alcuna g iu stiz ia p u n itiv a ,
calp estava in m odo brutale il g iu sto e lon esto e rig u ard ava com e
lecito ogn i m ezzo, purch conducesse al fine d e sid e r a to .1 I grandi
di quel tem po, F ran cesco e Lodovico S forza, L orenzo de M edici,
A lessandro VI e C esare B orja, com e pure F erra n te di N apoli erano
segu aci di qu esto rovinoso sistem a. N elle con tinu e gu erre svolgevano il disord in e del loro esser e i
duci di bande m ercenarie, i cosiddetti condottieri. N on g i sp in ti
da en tu siasm o p er lonore e il d iritto, per la fa m ig lia ed il principe
en travan o in cam po, eserciti nazionali, m a sold ati venali si b atte
vano per una m ercede ben cali colata, pronti o g g i a p resta re ser
vizio a lla v v ersa rio di ieri. \ ai bande m ercenarie divennero una
vera piaga del paese. La cam pagna era con tin u am en te m inacciata
da saccheggi e d evasta zio n i. N ella vita p riv a ta sp e sso non v era
sicu rezza e regn ava larbitrio, le quali cose n ella procedura g iu d i
zia ria degen eravan o poi nel pi in. lima no rigore. In m olti S ta ti i
cittad in i erano g ra v em en te prem uti dalle alte gabelle. M olti di
questi m alanni politici e sociali erano del resto com uni an ch e agli
altri S ta ti europei ; in nessun luogo per essi erano sta ti e re tti a
sistem a , in n essu n luogo g li antichi d iritti e le fra n ch ig ie popolari
erano sta te cos com pletam ente conculcate com e in I t a lia .3
N on f a quindi m era v ig lia che n essu n o sap esse opporre una resistqnza alla procella che ebbe principio con lirruzione dei F r a n
cesi sotto C arlo V III. P e r lunghi anni il prim o p aese c iv ile d E u
ropa d ivent ora il tea tro di gu erre sa n g u in o sissim e, il prem io
per il quale la F ra n cia e la Spagna, d iven tate in tan to m onarchie
u nitarie m oderne e s a lite al grado di grandi potenze, si batterono
1 Vedi H i p i .e r , Qeaehiehts- I uffasaung 72.
* (lfr. II. H epiu; A lfonso I. unii F errante I. ron Xeapel j . i i ss.
l i e t i m o n t . Curala I. 2:5: cfr. K c r c k h a r o t , C ultu r I3, 8 5 s. ; P i H . m a x n
17, 140 t i i s t -1. S y m o n d s . Jti iia ix*iihcc 121-127 ; M o n n i k r . Q uattrocento I .
2." s s . ; S a i t s c h h 'k 131 s s . ; S e m b r a i ; . C ondottieri, Jena 1900. W. B l o c k (Die
Condottieri, S tu d ia i iibcr die xoy. nubi ut yen S ch la ck ten , Berlin 1914), di
mostra che errata l'idea a lungo tenuta elle le battaglie dei condottieri si
svolgessero iter lo pi senza jterdite.

Il flagello della peste.

all'ultim o sa n g u e. L a fin e fu c o stitu ita dalla rovin a di un sistem a


politico n a zio n a le ita lia n o e d a lla sso lu ta preponderanza della
Spagna.
Alle gu erre v en n ero ad a g g iu n g e r si a v v en im en ti e fenom eni
naturali, che ap p ortaron o agli uom ini m iseria , pericoli e ste r
minio. L e cron ache del secolo XV, sp ecia lm en te della sua. seconda
met, sono zeppe di relazioni di stra o rd in a rii fen om en i celesti e
dintem perie, di sca rsi raccolti, d i ca restie, d inondazioni, di te r
remoti e p e s tile n z e .1 Lo m a la ttie co n ta g io se si com prendevano al
lora com e anche pi ta rd i so tto il n om e gen erico di peste, m entre
il popolo le chiam ava sem p licem en te: la m oria.
La m iseria, co n seg u en za delle in cessa n ti guerre, e lan gu sta
coabitazione in lu ogh i fo rtifica ti, m a ssim a m en te n e l ca so degli assedii sp e sso tir a ti in lungo, crearon o d elle condizioni sa n ita rie
assai m iseran d e. A ci si a g g iu n g e v a la m ancan za di p ulizia, non
che il su d iciu m e ed il ca ttiv o n u trim en to d elle cla ssi povere del
popolo. O ltre a q u esto il com m ercio poco so rv eg lia to col L evan te
costituiva una fo n te p eren n e d im p ortazion e di m a lattie in fettiv e ,
le quali p erci in rea lt quasi m ai si sp en sero in Italia, che anzi
vi si p ro trassero quasi s ta b ilm e n te .2
Certo in nessu n p eriod o d ella sto r ia ita lia n a il popolo ven n e
cos di freq u en te tr ib o la to d a lle ep id em ie quanto n ellaureo pe
riodo co ta n to celeb rato del rin ascim en to. Il corteo ter rib ile nella
sua severit g r a v e del carro d e lla m orte, m esso in iscen a da un
artista di quel tem po, P iero di C o sim o ,3 era p reso dal vero. Come
una vam pa, che ora se g u iti ad ard ere in segreto, ed ora n u ova
mente si levi in alto, q u esta c a la m it si p ro tra e per tu tto il se
colo XV penetran do anch e n el seg u en te. E non fu ron o soltan to le
grandi c itt che ebb ero a g em ere sotto q uesto flagello di D io :
anche luoghi pi piccoli e in s a n a p ostu ra, com e O rvieto, furono
ripetute v o lte co n v ertiti in cim iteri am m orb anti la ria . * A ppena
la terrib ile m a 'a ttia si m a n ife sta v a in un luogo, la fu g a diven
1 SoiiN T K ttK R I I , 7 s . v o l l e

d are u n a cron aca

nou

s o l o lo lle p e s t i , m a

an-

>'he d e l l e a l t r e c a l a m i t , m a i l s u o l a v o r o r i u s c o l t r e m o d o i n c o m p l e t o ; c o s p e r
1 ^ ' li n o n f a

p u n t o m e n z io n e d e lla

*'' s .) .

4 3 s ..

M assari

C oppi

g ra n d e c a r e s tia

Vita italiana

4 7 s .,

I,

d e l 14W
1 1 5 s s .,

(c fr . M a ta k a zzo

H a eseb

III,

1 8 5 s.

si

o c c u p a n o s o lt a n t o d e ll e m a l a t t i e e p id e m i c h e . (S e n z a c o n f r o n t o p i r ic c a e C he
n e ll a s u a e s t > o s iz io n e t i e n e c o n t o a n c h e d e l l e c a r e s t i e e d e i f e n o m e n i m e t e o r o " c i, l a g r a n d e o p e r a d e l C o r r a d i . A nnali delle ep idem ie occorse in Ita lia dalle
v in te m emorie fino allanno 1850, 8 v o l i . B o l o g n a 1 8 6 5 - 1 8 9 4 : c f r . A rchivio stor.
<ial. 5 v io r ie X , 4 2 2 s s . S u l l e e p i d e m i e , s p e c i a l m e n t e i n R o m a , v e d i a n c h e i l n o
s t r o v o i. I .

li.

p.

437 ss.

(e d . 1 9 3 1 );

I I, 265, 298.

~ Cfr. Rkumont. K lein c S c h rifle n 67.


3 Ampiamente descritto dal V a s a r i ; vedi W o i . t m a . n n , (leseli, der Malerei
1&J. C f r . Jahrb. d. preuss, K un stsu m m l. V I I , 4 2 s s .
4 S i c o n f r o n t i n o l e l i s t e d e i m o r t i n e l V ia rio d i S e r T o m m a s o d i S i l v e

str o

c h e c o m in c ia c o n

l a n n o

14S2.

6
ta v a la p arola d ordin e. P er quelli che rim anevano si cred ev a di
poter fa r e a lm en o qualche cosa m ediante grandi fu o ch i accesi sulle
pubbliche p iazze. In siem e il sen tim en to religioso d el tem po cer
cava di rico n cilia re il cie lo con processioni, a tti di p en iten za pub
b lica e p r e g h ie r e .1 R icorrevasi specialm ente alla B ea tissim a V er
g in e e a san S eb astian o, ven erato fin dai tem p i an tich i in tu tta la
c r istia n it com e patrono contro la peste. P i di una bella tavola
vo tiv a , com e p e r es. laffresco dipinto n el 1464 d a B enozzo Gozzoli
in S. A g o stin o di S. G im ignano, ebbe la sua o rig in e in ta li m o
m en ti cala m ito si. La voga in cui ven n ero le im m agin i di S. S eb a
stia n o , nel rap presentare le quali fecero a ga ra m aestri com e A n
ton io P ollaiuolo, M antegna, Foppa, Gozzoli, P eru gin o, S ign orelli,
P in tu ricch io, V ecch ietta e B enedetto da M aiano, non s i sp ieg a
che 'in parte con m otivi a r tistic i ; e ssa fu in p ari tem po il portato
d ella fe d e nel valid o p atrocinio di questo sa n to con tro le m a lattie
in fe ttiv e . In sim il g u isa fu anche ven erato S. Rocco. Ma p rim a di
tu tto si ricorreva alla p rotezione della p o ten te M adre del Sign ore.
M olti g on falon i di co n fra tern ite eseg u iti n el secolo xv specialm en te n ellU m bria p resentano la M adonna che intercede con tro le
freccie d ella peste e delle m alattie sca g lia te dal Cielo. B enedetto
B onfigli in p articolare cre severi quadri di q u esta specie. In un
gon fa lo n e dip into da R affaello giovan etto per la ch iesa deila T r i
nit a C itt d i C astello si veggono i sa n ti S eb astian o e Rocco, cho
collo sguardo desiosam ente rivolto a D io uno e trin o lo supplicano
a p reservare il paese da epidem ie e f la g e lli.2 A n im e nobili che si
i Notizie sulla processione pro ficaie et m o rta lita te del tempo della p e s t e
nella seconda met del secolo xv. presso A. de S a n t i , D ie L auteranische Lilanci, H birtetst von J . Norpkx, Paderborn 1 0 0 0 , 70, 80 ss. S u f o g l i v o l a n t i c o n
una preghiera alla misura di Cristo, che nel secolo xv furono stampati in
grande quantit a Iti poli come protezione specialmente contro la peste, v e d i
O . V z i k u . i , I/orazione della m isura di Cristo, Firenze 1 5 )0 1 ; cfr. L it. Zentral-

h lall

1002, 185.

assav ak t,
Raphael T, 60-01 (ed. frane. II, 7). M ntz, R aphael 81.
WoLTMAKK, Oesch. der Malerei l i , 181. r a z i a n i , L 'a rte a C itt di Castello (F i
renze 1S00) tav. 40. 41. 49-52 : < k o n a u 207. Dei d i p i n t i che sono qui in questione
quello di A. Pollaiuolo trovasi ora a Londra, quello del Perugino (1505) in
S. Sebastiano di Manicale (cromolitografia dellArundel Society). Nel 1518 il
Perugino dipinse un secondo S. Sebastiano; un terzo dipinto attribuito a lui
(Madonna con S. Sebastiano e S. Hocco) trovasi nella sagrestia di S. Maria in
Trastevere a Roma. Il S. Sebastiano del Mantegna con la firma del maestro
in greco i> posseduto dalla gallera di Vienna. Il Sebastiano di V. Foppa in
Brera a Milano, il Sebastiano del Signorelli a Citt! di Castello. Il Sebastiano
dipinto nel 1515 da fra Bartolomeo sparito : vedi W o l t m a n n II, 606. Il Se
bastiano del Vecchietta per il Duomo di ,Siena del 147S. Il Sebastiano di
Benedetto da Maiano trovasi nella chiesa della Misericordia in Firenze (Fotog.
Alinari n. 4901). Clfr. D. Frhr v. H a d e l n , Die w ichtigsten D a r stc llu n g sfo n n e n
des hl. Sebastian in der Italien. M alerei bis zu m Ausgang des Quattrocento.
Strassbarg 1906 ; K o z ic k i i x .o in Przeglad P olski 1905. Su statue di S. Sebastiano
vedi \V. Dreni, in Jahrb. der preusa. K unstsam m l. XXXVI (1915), 129 s s . Su

Le epidemie della peste.

prendevano cura dei loro sim ili sofferen ti, non m an cavan o: cos
in particolare la B. S te fa n a Q uinzani del Terzo O rdine dom eni
cano, d uran te g li a n n i di p e ste 1497 e 1501, si e sa u r in a tti di
eroica carit p er g li in f e r m i.1 Qua e l m un icipi en erg ici e m edici
intelligenti p rend evan o anch e delle m isu re g i razion ali contro il
morbo, m a q u esti p rovv ed im en ti m iravan o sem p re a p reservare
la propria com unit, ch non si pen sava nem m eno ad una lo tta
comune contro il te r r ib ile m ale. Sebbene in sullo scorcio del se
colo si p erfezio n a sse non poco il siste m a dei cordoni locali e n elle
citt pi gra n d i v e n isse r o is titu iti uffici di san it, fo n d a ti lazza
retti, n om in ati m edici sp e c ia listi della p este e fo sse r o p rese pi
sistem aticam en te le m isu re d ir e tte a d isin fetta r e, pu re non si
avvertiva alcuna reale d im in u zion e n ella d iffu sion e e frequenza
del m o r b o .2 L a n g elo sterm in a to re tro v a v a n e l suolo d ella P en i
sola inzup pato di sa n g u e un cam p o tro p p o fa v o re v o le alla sua
feroce a ttiv it . C orrevano tem p i calam itosi : appena g li anim i
angosciati com in ciavan o a resp irare, ecco riap p arire g li an tich i
sintom i n o ti pur tro p p o ; il p i sicu ro e p i tem u to d i essi era
il bubbone tu rch in o scu ro nel cavo d elle a scelle o tsulla palm a
della m ano.
Di fr o n te allo sp len d id o quad ro di cu ltu ra, che si sv o lg e innanzi
agli occhi d ello sserv a to re in tu tti g li S ta ti d ello sm em b rato paese,
m assim e .nei cen tri d ella v ita le tte r a ria ed a r tistica , com e F iren ze
e Roma, la p e ste col su o in fierire, con le in n u m erevoli m iserie
chessa porta con s, si p r e se n ta non solo com e una caricatu ra
di quei g iorn i di sp len d o re e di ogni m ondana m agnificenza, m a
anche com e una fa v o la in v ero sim ile di p o rten to sa fa n ta sia dan
tesca . 3 M a le d escrizion i d ei co n tem p oran ei, i lam enti infiniti e
le lunghe liste m o rtu a rie doi c r o n isti non lascian o alcun dubbio
sulla realt delle str a g i.

Sebastiano quale patrono contro la peste v. anche G. H t . a x d a m c r a , II duomo


'''* ''uranio, Taranto, T. 1023, 147 ss. Intorno a gonfaloni umbri, che In tempo
(|i Peste venivano portati per le strade in solenne processione, vedi W. B o m b e ,
' on/alont um bri, in A u g u sta P erusia II, (1907), fase. 1. Cfr. anche K unstchronik
III
(1006-07), 490s., 452; W. B o m b e , Perugia, L e id ig 1914, 117 ss. Un grande
numero di tali gonfaloni pot ammirarsi nel 1907 a llesposizione darte antica
timbra a Perugia : v. Catalogo delia m ostra d'antica arie umbra, Perugia 1907.
In Bolelt. d'arte V. (1911), 63 ss. (con riproduzione) U. G.voli tratta del gon
falone della peste dipinto per A ssisi circa il 1468-70 da Nicol Alunno ed ora
nel presbitero di Kevelaer.
1 Cfr. A nne D ominica ine, Lyon 18S3, Janvier 2, 517 s.
Vedi FPELMAifs, Oeffentl. G esundheitspflege in Ita lie n in V ierteljahrs'hrift f r G esundheitspflege X I (Braunschweig 1879), 177. Cfr. anche IIoiisf nfXMAx>-, lieber die grossen E pidem ien in Ita lie n w hrend der Renaissance-eit in Allgem. Zeitung 1884, nr. 177 s. B eil. Intorno a prediche sulla peste,
dei predicatori ambulanti, vedi K. H e k e l e . D er hl. B e m h a rd in von S iena 54 s.
s.

* IIB8CHELMASJf loc. c it.

A lla peste, ch e desolava in m odo cos nefando lIta lia del rina
scim ento, venn e ad a g g iu n g ersi fin d alla d iscesa di Carlo V i l i la
s ifilid e .1 Q uesta m a la ttia n auseante, p r e s e n t a t e s i colla m assim a
violenza, trov, 'in p arte a causa della scostum atezza notevolm ente
cresciu ta, una d iffu sion e cos gen erale quale n essu n a ltra aveva
m ai a v u ta per lin nan zi. A m ig lia ia fu ron o le v ittim e , n essu n a con
d izione sociale fu risparm iata. Le relazioni dei contem p oran ei ci
danno dei quadri sp aven tosi di questo m orbo, che non perdonava
a s ta to e condizione. E sse la d esign an o com e un m ale terrib ile,
m a lig n o e venefico, dinanzi al quale lum anit r ifu g g e sp aven tata,
com e un morbo p eggiore della lebbra, al quale n e ssu n a ltra m a
la ttia pu contend ere la palm a, un m orbo che consum a il corpo,
sn erva lo sp irito e c o n v e lle d m alati in cadaveri am bulanti. E sse
la chiam ano un m alore orrendo, sp ietato, con tam in an te, letale,
una scabbia orrib ile e venefica, un m ostro sim ile al cerbero in fe r
n a le . 1 fen om en i, in cui allora la m alattia si m an ifesta v a , erano
tali da non f a r riten ere per esagerate queste e sp r e ssio n i.2 Com e
n egli altri paesi d E uropa, co s anche in Ita lia il nuovo m alanno
era riten u to siccom e un g iu sto castigo per i peccati degli uom ini e
per la grande scostum atezza.
La g en erale corruzione dei costum i nel periodo del rin a sci
m ento ap p artien e a quel gen ere di afferm azioni storich e, le quali
s i accettan o con 5a m edesim a fa cilit con cui vengono pronunziate.
La critica equanim e e o g g e ttiv a nel giu d icare intorno a lla m ora
lit e gen ero sit di questo periodo terr calcolo non solo delle
om bre, m a anche della luce, e dovr sap er contenersi nei lim iti di
quanto storicam en te conosciuto. Che nel periodo del rin a sc i
m en to so tto m olti risp etti le cose subissero un fo r te cam biam ento
in peggio, non si pu co n testare. F a tti terrib ili e alterazion i pro
fonde, com e q u elle accen nate qui sopra, non poterono che influire
in modo p ern icio sissim o su lla nazione italiana. R im ane tu tta v ia
ad in v estig a re se sia fo n d a ta lasserzione del gu a sto p ro fo n d is
sim o e irrim ed iab ile e del com pleto ritorno di tu tti gli ordini so
ciali al pagan esim o.
fc cosa g i in s e per s oltrem odo ardua presen tare in modo
fed ele unepoca in cui si com pirono su tu tti cam pi i pi gran d i
rivolgim enti e, sp in ti b ru scam ente agli estrem i, si m a n ifestaron o
i pi strid en ti co n tra sti. R iesce per ancor pi m alagevole dare
un giudizio com plessivo ed esau rien te sulla m oralit e r elig io sit
di una tale epoca. A nzi sim ile im presa in certo sen so im p o ssi
bile. N essun m ortale penetra con il su o occhio nel fondo d ella co
scienza d ellind ivid u o; quanto m eno dato quindi in t r a v e d e r e il
g ro v ig lio di m om enti scu san ti e agg ra v a n ti, da cu i dipende il retto
r . sotto llb. Il, cap. 4.
s .-'IM O * I I , -K>.

Il guasto morale del rinascimento.

giudizio su llo sta to m orale di u n in tera ep o ca ! Tali cose si p o s


sono b en s in d a g a re sin o a d un c erto punto, giam m ai p er sta b i
lire con a sso lu ta certezza. In q u esto cam po b isogn a innanzi tu tto
guardarsi dal g en era lizza re il g iu d izio ; q u anto pi chiaram en te
sembra c h e parlino le testim o n ia n ze tra d izio n ali, tan to pi vien e
im posta la m assim a cautela, poich T essere e sse s o n o com plete
per le sin g o le cla ssi so cia li d ev esi troppo a circostan ze m eram ente
fo r tu ite .1 E p recisa m en te p er lIta lia del rin ascim en to le testim o
nianze intorno a l a v ita e a lla ttiv it dei lettera ti u m a n isti hanno
una preponderanza d el tu tto sp rop orzion ata. Che ta n to in questi
circoli u m an isti, com e n elle p i a lte cla ssi d ella societ e presso il
clero si fo s s e in filtra ta sp esse v o lte una g ran d e im m oralit, non
pu m ettersi in dubbio, ma, anche qui una c r itic a im p arziale deve
guardarsi dal d ip in g ere con colori tropp o n eri lo sta to delle case
ndl periodo del r in a sc im e n to .2 C om e accade nella n atu ra, co s in
ogni periodo sto r ic o accanto a lle fo rze d istr u ttiv e op erano anche
le forze co n serv a tiv e. L azio n e d q u este u ltim e m eno avv ertita
dall occhio dello sto rico , poich il bene non a g isce con tan to
chiasso, vio len za e a p p ariscen za com e il m le; una pacifica e n or
male evoluzione d elle c o se e c c ita m eno la cu riosit che una rottura
im provvisa e tu m u ltu o sa dello sta to ord in ario e r e g o la r e .3 P er
questo n ei m onum enti sto rici d i tu tti i popoli trovasi di p r e fe
renza r e g istra to il m ale; la v irt se n e v a p er la sua str a d a quieta
e silen ziosa, m entre il v iz io e il d elitto m enano scalpore. T utti
parlano del v izio so e del m a lfa tto r e , m en tre luom o dabbene a t
tende in o sserv a to al proprio dovere e d poco m otivo di parlare.
Affinch un quadro di s to r ia d ellin civ ilim en to corrisponda alla
verit n ecessa rio che e sso accan to alle fo r z e p ertu rb atrici rilevi
nche le co n serv a trici, acca n to a lle om bre anche i lati lum inosi.
Nel popolo ita lia n o q u esti due la ti sp iccaron o in m odo particolar
mente acuto. U n uom o di sta to d el secolo decim oquinto n el deter
minare che f a con m o lta g iu stezza i ca ra tteri patologici dei popoli
civili dE uropa, cos esp rim e il su o g iu d izio : presso g lita lia n i non
v e posto p er le m ezze m isu re, c o s nel bene com e nel m ale ; il bene
l>er p rev a le . 4

C ultu r I I ', 1 9 9 .
3
Cfr. L . ( S c h u d t , J lie IlenainHiince in /Iric/cti I . H i t s . ; H . R i k s c i i In U t,
M'indireicr 1909, 3X2 (contro la tetra pittura tropi m unilaterale presso
s 'Itnciiick, Meimclii ii inni K im xt der Uni. Kenain*an*e, Berlin 1903 s.); V.
''rAX. I.uci cd ombre nel R inascim ento italiano, in G azzetta lettera ria X V lfl
1 BtTBCKIIARTT,

< 1 8 M ), n . 4 1 .
3 C f r . K a c f .m a n n , ,Cdsariu* von Ileisteibach (2 * e d . K i iln 1 8 6 2 ) 1 2 5 .
*
A. M a r i xi ( c f r . i l m i o v o i . II, 1 0 9 ) . Consideratione, p r e s s o T h o m a s ,
Xur tenet. Geschichtgforschnnff i n Allg. Zeliting 1 S 7 6 , n r . 3 5 8 li d i.

10

Introduzione.

1.
U n a p rofon d a con vin zione relig io sa era sta ta la base d e l po
polo ita lia n o nel M edio E v o : essa s i m antenne in la rg a cerchia
anche nel pericoloso periodo di tran sizion e del secolo x v .1 L in
flu sso benefico della C hiasa, per quanto fo ssero d ep ravati alcuni
dei suoi ra p p resen tan ti, app are e v id en te in tu tti i cam pi. Q uanto
di buono e di solido ci fo ss e ancora in m ezzo al ferm e n to e ai m a
lann i su scita ti dalla procella dei tem pi e dal m oto del r in a sci
m ento, si rilev a so p ra tu tto dando uno sguardo alla v ita fa m ig lia r e
del tem po.
P recisa m en te in T oscana, la vera region e della, cu ltu ra d Italia,
il fo co la re dom estico c i offre n el su o com p lesso dei quadri a ssai
con solanti. Sebbene gi ci si m a n ifestin o non pochi m alanni, pure
in g en erale qui regn ava ord in e e d iscip lin a severa, am ore di p a
tria, sp irito di abnegazione, cura per leducazione dei figli e le pi
am orevoli prem u re m atern e. E g r eg ie e degne m atrone, i cu i ri
tra tti co n ferisco n o una rara vagh ezza ai fresch i dei p ittori fioren
tin i d i quel tem po, in v ig ila n o severe al m an ten im en to del se n ti
m ento relig io so e dei buoni costum i. D alle a ttra en ti biografie del
lingenuo V esp asian o d a [B isticci2 lib raio fiorentino, com e pure
dallo sc r itto di G iacom o da B ergam o su lle celebri donne del suo
tem po veniam o a conoscere una lunga serie di tip i ra p p resen ta
tiv i d i nobile fe m m in ilit .8 Le lettere p rivate d i quel tem po per
i In ci villino daccordo i critici pi insigni delle pi svariate tendenze,
B u r c k h a r d t , R e u m o n t , R s i .e r . G a s p a r , M n tz , T o r r a c a e G u a sti.
Prove pi dirette s i nvrnnno in seguito nel corso dellesposizione. Ofr. anche il
nostro vol. I, 41 (ed. 1 0 3 1 ) . S t e r n I, 3 5 2 . P r l s s I I , 2 0 , 3 6 . G r u y e r 1 7 3 . V i s c h e r ,
Syn o rolli 1 2 5 , 1 2 8 . O a h o t t o , Um poeta beatificato (Venezia 1 8 9 2 ) 7 . C i a m p i , L o
renzo ii Magnifico r
Saronarola (Estratto di X. A ntologia 1 8 7 5 , gennaio p. 1 4 ) .
( k s a u k o nella medesima rivista 1804, voi. 1 3 5 , 1 0 2 . D A n c o n a , Variet storiche
IT. 1 0 0 . L a z z a r i ,'Uis. e Moi.m e n t i , Venezia (Firenze 1 8 0 7 ) 2 2 4 s.; d e M e a u x in
t'orrespondant d /X X X X III ( 1 8 9 8 ) , 33 ss. ; B a u m g a r t n e r , W eltU t. VI. 1 8 8 s.:
W e r k l e , R enaissance unii R efo rm a tio (12 s s . Cfr. il geniale saggio di E. G i j l e r :
Kirchgeschichtl. Probleme des R enaissanvezeitalters, Freiburg. 1 0 2 4 . l f t s s .
*
Veramente le edizioni pi antiche delle Vite di Vespasiano da B isticci
del M a i e del B a r t o i . i (Firenze 1859) contengono, di vite di donne, soltanto
Quella di Alessandra de' Bardi e solo per tanto sono giuste le osservazioni
di H . R i k s c h in I.it. la n ittceiser 1909, n. 15, p. 003 e di B a u m g a r t n e r .
W eltUt. VI, .177. I/opera completa invece, quale si lia nelledizione d i F r a t i
(3 voli., Bologna 1892-93) reca alla fine dodici V ite di donne illu stri : otto di
esse anche nella versione di S c u t b r i n g : espasiaw) de Uisticci, Lebensbcsrhrcibim gen bcriiinhter Mnner des Q uattrocfiito, Jena 1914. Fece una raccolta
ili 32 vite d celebri donne Sabatino degli A lien ti (1450-1510) ; vedi B a u m g a r t n e r ,
loc. c i t
,
a R e u m o n t in Allg. Z eitung 187C. nr. 191 leil. ; Lorenzo II*. 326 e K leine
S ch rifte n 55 s., 04 s. Cfr. Br a g g i o in Giorn. ligustico 18S5, X II, 35 ss. e P. Bo-

com a

La religiosit degli Italiani del rinascimento.

11

buona so r te a noi co n serv a te m ostra n o che q u estelogio non


esagerato.
Di p regio in estim a b ile so tto q u esto rigu ard o la corrisp on
denza ep isto la re d ella g en tild o n n a fiorentin a A lessa n d ra M acinghiStrozzi (m. 1406, m. 1471). S fo g lia n d o q u esti docum enti in tim i si
vede a fo n d o n ella v ita d o m estica d i allo ra e le g g e si quasi n el
lanim a della nobile e sv e n tu r a ta m adre, ch e aveva consacrato v ita
e p en sieri u n ica m en te a l bene dei su oi figli, dopo ch e una m orte
precoce le ebbe rap ito il con sorte. T u tte le sofferen ze e le gioie,
le sp era n ze e le d elu sion i di u n a genera zio n e p a ssa n o d avanti al
lettore e d ap p ertu tto si riv ela un p rofon d o sen tim en to religioso.
Allorch le m or in e s ilio il figlio M atteo, co s A lessa n d ra scri
veva : ... D ip oi ho com e add 23 (ago sto ) piacque a Chi m e lo di
di chiam allo a s, con buon con oscim en to e con buona g r a zia e Con
tutti e sa g ra m en ti ch e si rich ied e al buono e fed ele cristia n o . P er
la qual cosa ho auto un a m a ritu d in e g ra n d issim a delle sse r p rivata
di tale fig liu olo; e gran danno m i p a re ricevere, o ltre a llam ore
filiale, d ella m orte su a ; e sim ile voi d u e a ltri m ia, ch e a piccolo
num ero s e te rid o tti. L od o e rin g ra zio N o str o S ig n o re di tu tto
quello c h su a v o lo n t ; ch son certa Id d io h a veduto che ora
era la sa lu te d ella n im a su a : e la sp erien za ne v eg g o p er quanto
tu mi sc r iv i, ch e c o s b en e s accord assi a q u esta asp ra e dura
m orte: e cos ho n te so p e r lettere, ch e ci sono in a ltri, di cost.
E bene c h io abbia se n tito ta l doglia nel cuore m io, ch e m ai la
sent ta le, h o p reso co n fo rto d i ta l pena di due cose. L a prim a,
che gli e r a presso d i t e ; che son certa ch e m edici e m edicine e
tutto quello sta to p o ssib ile di fa r e p er la saihite sua, con quegli
rimedi si so n o p o tu ti fa r e , si son o fa tti, e che n u lla s lasciato
indrieto p er m an ten erg li la v ita ; e n u lla g li g io v a to : ch era
volont di D io ch e co s fu s s i. L altra, di che h o p reso quieta, si
della g razia e d ella rm e ch e N o str o S ig n o re gli di a quel punto
della m orte, di ren d ersi in colpa, di ch ied ere la co n fessio n e e co
munione e la strem a, u n zio n e: e tu tto in ten d o che fe c e con divo
zione; ch e sono seg n i tu tti d a sp era re che Iddio g li abbia appa
recchiato buon luogo. E pertan to, sap en d o che tu tti abbino a fa r e
questo p asso, e non sap p i n o com e, e non si n o certi di fa rlo in
quel m odo che ha fa tto el m io g ra zio so figliuolo M atteo (ch chi
muore di m orte s b ita, chi ta g lia to a pezzi ; e co s d im olte m orti
si fanno, ch e s i perde la n im a e 1 corpo), m i do pace, considerando

orar*. Saggio di rit'Ordi di donne florentine (Per nozze). Firenze 1896; I. et.
Mtxgo. La donna fiorentina del buon tem po antico. Firenze lOOfi, 150-248. V.
anche gli articoli di X. P a i t l u s , Z u r W ertschtzung d er E hefra u im i t ittelalter,
in Lit. Beil. alla K ln. Yolkzeitung 1004. nr.10 (da una i redica del domeni
cano Gabriele Barletta) e : Frauenlob hei m ittelalterlichen i l inori! enpredigeni,
ln XYissench. B eil. alla G ermania 1907, nr. 35, p. 374 s.

Introduzione.

12

che Iddio m i pu fa r p e g g io ; e se per sua grazia e m isericord ia


mi co n serv a am endua voi m iu figliuoli, non m i dorr da lcu n altra
a fr iz io n e . Q ualche tem p o dopo A lessan d ra torn a a parlare del
caso di m orte e s c r iv e : E bench i sap p ia ch e n ulla gli m ancassi,
pu re ho pena e h i non mi v i trovai. Or alle co se che non rim edio
non da p en sare, e recarsi a p azien za: ch tu tto fa Iddio p er lo
m eg lio d ellanim e nostre. C onfortoti a pazienza, e p regare Iddio
per lu i: e apparecchianci avere dellaltre; che ci percuote Iddio,
e la g e n te del m ondo. A tu tto ci b isogn a prep arare a portare en
p ace . 1
U n sen tim en to religioso cos profondo non e ra circoscritto alle
sole donne, m a e r a proprio tattiche di m olti uom ini delle pi sv a r ia te
p osizion i sociali. Quali n ob ile figura non m ai il ricco m ercante
fiorentino F rancesco D atin i (m . 1410), lam ico di G iovanni D om i
nici, il quale in su lla fine d ella v ita si rid u sse n ella p a tria citt
e leg l intero su o patrim onio ai poveri di C risto! L a m o g lie di
quest'uom o a ltretta n to a ttiv o ch e pio, a lui egu ale di sen tim en ti,
m or terziaria dom enicana. U na di ta li figure, quali il secolo XV
produsse in copia, quasi con trappeso verso lo sp irito del r in a sci
m ento u nilaterale, fu il fiorentino F eo B eicari. Com e il D a tin i fu
anche il B eicari un uom o di v ita a ttiv a , che so ste n n e parecchi puh
blicl uffici, n elle s ta te del 1454 sed ette nel m ag istra to d ei priori,
fu im p iegato a llufficio del d eb ito pubblico e m or nel 1484. U na
m agnifica testim on ian za dello sp irito da cui era an im ata la parte
m igliore del laicato sono gli sc r itti edificanti del B eicari e la sua
corrispondenza p rivata. Lo scritto su llum ilt, ch e e g li d iresse alla
sua figliuola O rsola r itir a ta si nel m on astero del P arad iso in F i
renze, una gem m a della letteratu ra ascetica di quel te m p o .2
L um ilt sc r iv e il B eicari ricchezza ineffabile e dono
d ivino. L um ilt un ab isso d ellabbassam ento d i se stesso , con tro
il quale nulla valgono le potenze in fern a li, una torre di fo r te z za in
faccia al nem ico. L u m ilt d ifesa e scolta divina, onde il nostro
1 *'fr. G u a s t i , A lessandra Macinghi tu gli S tro zzi. L ettere di una g entil
donna fiorentina del set'. AT ai fiutinoli esuli- (Firenze 1 S 7 7 ) 3 7 7 ss.. 204. BxirM o v t . Kleine S ch riftcn 73-75. Mi n t z , Jlist. tl-e r .lr t. I, 15 s . T. lira. IiUiieo tu
\ ita ital. I , 1 0 2 s . ; DEI. L u n g o . L a tlonna fiorentina 298 a 299; d ' A n c o n a , Voriet storielle l i , 1TVT s s . ; P i i . M o n .m k r , Alessandra M a d a g ili S tro zzi, i n J f ililiothi'iiue u)Uverelic d e l l a Itc v u c Suisse 1SSVJ. o t t o b r e ; G i u l i a F r a n c e s c h i x i ,
Le lettere di Alessandra M a dnghi S tro zzi. Firenze 1895 ; L. g c n u u n , Fi'auer.hriefe di r K enaistanee 3 - 2 1 v IHe Renaissance in B ricjcn I , 1 7 0 - 2 1 2 ; d A n c o n a
e B a i t i , M a n u a l e I I . 9K-1 OC.

Intorno al 1 t a l ini - al 1Vicari efr. U k .it .m o x t , B rie fc 8 2 , 1 5 3 s . e L o


s. Per il Beleari v. anche P ropugnai. X VIII, 2 e B ossi, Q u attrocen to
1 2 5 . 4 1 8 ; A n c o n a e Baoch, M anuale l i . 1 0 2 8 3 ; s u l P a tin i G u a s t i , S o r L apo
M azzci, ISSI. A rch. si or. im i. 4* Serie V ili, 3 9 0 s., e il lU c o rso di I. d e l L u n g o .
Prato 1SS>7 ; G. la v i. L 'arch ivio d i un m ercan te toscano d el secolo _xiv ( F ran
cesco di V a rc o D a tin i), in Arch. stor. i t a l. 5 * serie XXXI (1903), 425-431.
-

renzo

12, 4 3 2

Profonda religiosit dei laici a Firenze. Feo Beicari.

13

occhio in tern o v ien e c o s vela to , ch e non ved iam o le n o stre proprie


eccellenze e v irt ; lu m ilt la p erfezio n e delle anim e pure e f e
deli. La p en iten za so lle v a lanim a, la con trizion e f a ch ella tocchi
il cielo, lu m ilt g lie lo apre. U n a s a n ta sco rta sono la c a rit e
lum ilt, poich q u esta su b lim a lanim a, quella fa s che non cada.
I santi p adri ann overan o i tr a v a g li corp orali fr a i m ezzi onde
giungere ad um ilt, e san G iovanni S colastico dice che la via del
lum ilt lobbedienza e la sem p licit del cu ore e tu tto ci che si
oppone a lla su p erb ia . A lle v ie d ellum ilt (spettano an ch e la po
vert, il p elleg rin a re, il nascon d ere quello che s>i sa, ili p arlare
sem plice, il ra ccogliere elem o sin e, il lavoro m anuale, la rin u n zia
allalte carich e, la p arsim on ia nelle parole, non confidare negli uo
mini, m a a v er fiducia solo nel S alv a to re. A n ch e il ricordo della
m orte e del giu d izio, com e pure della p a ssio n e di C risto generano
um ilt. L um ilt rende l a n im a dolce, m ite, ra ssegn ata, p azien te,
catana, seren a, docile, co m p assion evole, so p r a ttu tto zela n te senza
tristezza, v ig ila n te sen za stan ch ezza . M entre io c o s chiudo en u
m erandoti i fr u tti dellu m ilt, rip eto con san B ern a rd o : Vuoi tu
onorare Iddio? sii um ile; vu oi tu o tten ere il perdono dei tuoi p e c
cati? sii u m ile; vuoi tu co n seg u ire la d iv in a g razia? sii um ile:
vuoi tu tr io n fa r e d ella te n ta z io n e ? s ii u m ile; vuoi vin cere il tuo
nem ico; sii u m ile; vuoi cu sto d ire e d ifen d ere la v irt ? s ii um ile;
vuoi contem plare i c e le sti m iste r i? sii um ile; vuoi ap profondire
ie d ivin e sc r ittu r e ? sii u m ile; vuoi fa r e acq u isto d i vera gloria?
sii um ile; voi m erita re ogni fa v o r e ? sii u m ile; vuoi assicu rare la
pace della n im a ? sii um ile. Che il d o lcissim o S ign or N o stro Ges
Cristo conceda q u esta v irt a noi e a tu tti quelli che ne hanno b i
sogno. P reg a p er q u esto orgoglioso.
Da F iren ze, a d 19 o ttob re 1455.
F eo B e lc a r i. 1

Sono pure a ttesta zio n i di sc h ie tta p iet i num erasi appunti


privati, di cui va ricca se g n a ta m e n te F iren ze. V ig ev a q uivi presso
molti il lodevole co stu m e di ten ere dei re g istr i, p e r n otarvi le n a
scite, i m atrim on ii, le m orti ed ailtri accidenti dei con giu n ti. In
mezzo a q u este note, ch e c in fo rm a n o intorno alla in tim it della
vita fa m ig lia re, si trovan o sp e sso v a ria m en te avvicen d ate anche
notizie r e la tiv e ad a v v en im en ti contem poranei vicin i e lontani,
passi scelti d a v a rii au tori, norm e d i v ita pratica, considerazioni
generali. Ci son o s ta te co n serv a te ann otazioni di sim il fa tta del
fiorentino G iovanni M orelli, ch e vanno dal p rin cip io del secolo XV
* Stampato in .M o k k n i, L e tte re di F. Jictrari, Firenze 1825.

14

Introduzione.

fino a l 1 4 2 1 .1 C ol raccon to dei proprii c a si il M orelli in ten d eva


istru ire il p rop rio figlio su l com e p o tesse d iv en ta r fe lic e : quivi
egli si riv ela com e un m odello di padre cristian o tu tto so llecito del
bene tem porale ed etern o dei suoi figliuoli dalla p rim a fa n ciu llezza
fino alla tom ba. Q uesta ed u cazione sa n issim a p rop ria del c r istia
n esim o p ossiam o riten ere ch e in gen erale fo sse ancora ad ottata
com e n orm a dai F io ren tin i di quel tem po. Il secolo del r in a sci
m en to m a lgrad o ogn i d egenerazione fu profondam ente p io e cr e
dente. * A ssa i n otevole la raccom andazione ch e ra sen ta quasi una
stim a eccessiva, dello stu d io dei classici fa tta dal M orelli, il quale
d escriv e la su a cu ltura com e trascu rata anche in q u esto p u n to;
tu tta v ia questo apprezzam ento ap parisce su b ord in ato a scopi s u
periori e sp ecialm en te a lleducazione religiosa. D i quale p iet fi
liale fo s s e an im a to q uesto nobile fiorentino, lo a ttesta n o le parole
profond am ente se n tite , che e g li unisce a llelogio di su o padre m or
to g li innanzi tem p o : O s e noi volessim o essere fed eli c r istia n i
ed am ici di Dio, noi vedrem m o ogni giorn o la sua potenzia e som m a
g iu stiz ia (nelle su e disposizoni); m a noi p e n o stri peccati siam o
accecati, e vogliam o p iu ttosto giu d icare e credere le cose o pro
spere o dannose c i avven gan o p er avven tu ra o p er indotto d i pi
0 di m eno senno, ch e per volo n t di D io ; e questo non vero, ch
tu tto procede da lui, m a secon do i n ostri m eriti. E per dico che
1 sa v i hanno v a n ta g g io , che conoscono Iddio e operano bene, o
a g iu ta n si m eg lio ; e D io vuole che tu t a iu ti e co lla tu a fa tic a ven ga
a p erfezio n e; e questo giu d icio si vede chiaro e m a n ifesto 'in P agolo (m io padre), se vorrai in te n d ere . N con parole m eno com
m oventi eg li d escriv e poi com e p a ssa sse il prim o an n iversario
d ella m orte del su o p rim ogen ito in p regh iera e p en iten za accanto
a una croce. T i p rego ancora cos e g li chiude la su a lu n ga p re
ghiera al C rocifisso per il d efu n to che la m ia orazione ti piaccia
udire per tua p iet, e quella esau d ire per tua m isericordia, e per
dono desiderato p er la salute, lum e e gaudio e allegrezza della
b en edetta a n im a del m io dolce figliolo, la quale desidero con ten ta
in v ita eterna, q uanto se fo ss e possibile, d esid ererei la v ita del su o
corpo al m ondo r ia v e r e . V olgendosi poi alla M adre di Dio, recita
la S alv e R egin a aggiu n g en d o vi il seg u en te sfo g o del su o cuore
paterno : M ad re d olcissim a, od orifero tabernacolo del figliuolo
diddio, fam m i ti p rego p a rtecip e del tu o dolore e della tu a affli
zione, acciocch con pien a g iu stizia partecipando le tu e afflizioni,

i Cronaca di G io v . M o b e l u aggiunta al M i u c s n m , Isto ria di F irenze


(1718) IH7-354; cfr. R suat. D om inici's F rziehungslehre 68 s. e P. G i o b g i .
Sulla cronica di Giovanni di Paolo Morelli. Firenze 1S82. V. anche il principio dei
* Libro di Ricordi di .Matteo P&lmikri ( A r c h i v i o d i S t a t o i n F i
r e n z e ) in Areh. si or. tal. 5* Serie X III, 35.
Giudizio di Itosi .kk loc. cit. 73.

Cagli appunti di due fiorentini: Giovanni Morelli e Giovanni Rucellai.

15

io m eriti ricev ere l arra di ta n ta fe lic it , q u an ta pel tuo F igliu olo


ci fu nel leg n o d ella cro ce ricom prato, e fa m m i degno d ella grazia
addom andata al g lo r io sissim o F ig liu o lo , raccom andando m e e la n i
ma dea m io figliuolo, a lla fo n te v iv a della m isericord ia ; e a questo
dono e a q u esta g ra z ia dom and are a te R eg in a del cielo, m in vita
quella parola, che p rim a n el sa lm o per m e fu a tu a lau d e e riv e
renza d etta, dove s e rep u ta ta n o str a a v v o ca ta nel cosp etto del
nostro C r e a to r e .1
U n uom o del m edesim o sta m p o di G iovanni M orelli era Gio
vanni R ucellai. G razie a buoni su ccessi n el com m ercio eg li aveva
accum ulato gra n d i ricch ezze, ch e 'in n o b ilissim a m a n iera im pie
gava a bene d ella C hiesa e d ello S ta to . P er su a incom benza il ce
lebre Leon B a ttis ta A lb erti co m p la fa c c ia ta d i m arm o di S . M a
ria N ovella ch e p o rta an cora il nom e del su o fon d atore. Il m ede
simo m aestro edific in V ia d ella V ig n a il p alazzo R ucellai, am m i
rato com e uno dei pi cosp icu i m onum enti del prim o rin ascim en to
toscan o.2 N o n lu n g i di l so rg e lora to rio di S. S ep olcro eretto
nel 1467 p a rim en ti d allA lb erti p er in carico del R ucellai con una
esatta riproduzione del S a n to S epolcro secon do un d isegn o che il
costruttore a v ev a fa tto p ren dere a G eru sa lem m e.8 N e lla su a tard a
et il R ucellai com inci a com porre un lib ro di m em orie della
specie qui so p ra d escritta , il quale ci p erm ette di ved ere a fondo
nella v ita in tim a di q u ellepoca.
Io
rin g ra zio il S ig n o r Iddio v i s i d ice c h e g li mi h a creato
un essere rag io n ev o le e im m ortale in un paese, dove r eg n a la vera
fede c r istia n a ; v icin o a R om a c en tro di q u esta fe d e ; in Italia, la
pi nobile e d egn a p orzion e del m ondo c r istia n o ; in T oscana, una
delle pi n ob ili p ro v in cie d Ita lia ; n ella c itt d i Firenze* cui va
data la palm a d ella pi bella, non p ur della c ristia n it , m a e del
mondo u n iv erso . Io lo rin g ra zio d i averm i con servato una v ita
longeva con p e r fe tta sa n it di corpo, da non m i ricordare n el corso
di s e s s a n ta n n i di e sse r e sta to tr a tte n u to a c a sa un m ese p er m alsania; ch la sa lu te la som m a g ra zia terren a. Io lo rin grazio
di averm i co n cesso fo r tu n a n e m iei n egozi, ta n to ch e dal poco,
ondio com inciai, sono sa lito a ricch ezza e u n iv ersale fiducia, m enr
trech io non solo ho a cq u ista to o n oratam en te, m a in pari g u isa ho
speso, la qual co sa di m erito m a g g io re che il guadagno. Io lo rin
grazio di a v e r e alla m ia v ita a sseg n a to un tem po, che a sen ten za
di tutti da ch ia m a rsi pei- la c itt di F iren ze il pi felice, il
tempo deHeccelien tissim o citta d in o C osim o de M edici, il cui grido

1 Kosleb loe. eit. 72-73.


Disegni presso B u r c k h a r d t , Gesch. der Renaissance 6 3 .
3
Descritto dal Gbaus in K irchenschm uek 1895, p. 155 s. Cfr. C. G u a sti, L e
Copfe lle R ucellai in 8 . P ancrazio, Firenze 1S99.

1C

Introduzione.

non lia in tu tto il m ondo chi l'aggu agli, un tem po di u n a pace


decenne e d una im p ertu rb ata tran q u illit, le cu i beneficenze tan to
pi dolci sono ap p arse, q uanto pi gravi p esi e dolori i gio rn i
p assati hanno dovuto sop portare. Io lo rin grazio che mi ha co n
cesso una m ad re eccellen te, la quale, appena d ician n oven n e alla
m orte di m io padre, ha resp in to tu tte le p rop oste di rim a rita rsi,
ed v issu ta so la m en te per i suoi figliuoli a loro gran d e con sola
z io n i. Lo rin g ra zio pure di una non m eno e g r eg ia consorte, il cui
affetto per m e andava com pagno con la cura solerte della casa
e della fa m ig lia , con servatam i lunghi an n i e la cui m orte fu la
perdita pi a cerb a ch e m i potesse o p ossa m ai toccare. M entre
consid ero tu tti questi benefizi e grazie senza num ero, m i stacco
adesso n ella m ia v ecch iaia d a ogni cosa di terra, per celebrare te
solo S ig n o re e prim a so rg en te di vita e per ren d erti g ra zie dal
lintim o della n im a m ia.
Cos scriv ev a G iovanni R ucellai in sul vespro di una v ita lunga,
non esen te da trib olazion i, ma ricca di con forti. E n el libro, al quale
egli a v ev a affidato i suoi p ensieri e i suoi sen tim en ti, i due suoi
figlioli a g g iu n sero la seg u en te testim on ian za: In m em oria com e
noi, P an d o lfo e B ernardo R ucellai figliuoli di G iovanni, d a m ano
del quale proviene q u esto libro, a ttestia m o di aver se n tito da am ici
della nostra fa m ig lia , che la casa dei R ucellai non ha avu to a ltr i
che si m erita sse ta n to elo g io e ad essa dacch e s is te abbia procactia to tale onore, quale il ricordato G iovanni, nostro p a d r e .1
Un ugual sen tim en to di fed e e di p iet p rofon d a trova esp r e s
sion e nei d eliziosi ritra tti biografici d etta ti d a llin gen u o libraio
fiorentino V esp a sia n o da B isticci. Q uest'uom o eccellen te oriundo
di fa m ig lia c iv ile, che v isse nel periodo pi splendido del com
m ercio librario italiano, s te tte in in tim i rapporti e p isto la ri con
num erosi p erson aggi di alto rango: i M edici, il duca di U rbino
non m eno che il papa N iccol V lonorarono della loro p artico
lare am icizia. V esp asian o si tenne p ossib ilm en te lontano dai rap
presen tan ti del rin ascim en to, che non stavan o p i sul terren o del
cristia n esim o : il suo ideale e r a il pio G iannozzo M a n e tti.2 N ei suoi
ultim i anni V esp a sia n o si dedic tu tto allo stu d io dei padri della
Chiesa, che eg li p referiv a ai classici perch utili alla sa lu te d el
la n im a . Da q u esti stu d ii o rig in a ro n o m olti suoi sc ritti ascetici
profondam ente r e lig io s i.s
i Kki m o n t , Jjorcnso de' M edici 1, 328-329. Ofr. i M a r c o t t i , Un m ercante
fiorentino e la sua fa m ig li ( l or nozze), Firenze 1881 e D'Anco.na, Variet sto
riche II, 208 ss. Propugna tare III, 13, 14.
1 *Vv. su M a n k t t i il nostro voi. 1. 4 7 . 5 4 3 (ed. 1 9 iU > .
3
<'fr. F r i z z i , Iti epos. da B isticci (E stratto dagli A n nali della R. Scuola
Norm ale Sup. di Pisa 1 8 8 0 ) 9 5 ss. ; 1 \ ScuriiRisa iu X eitschr. f. Jluchcrfreundc
X. F . XI ( 1 9 1 9 - 2 0 ) , 1 8 3 - t t t ; M o n m k k , Q uattrocento II , 1 7 4 - 1 7 0 ; d A n c o n a e
S a c c i , Manuale l , 1 1 0 - 1 1 8 .

Luca Landucci.

17

Quali buoni elem en ti v i fo sse r o n ella v ita citta d in a di F iren ze


10 m ostra il d ia rio d ello sp ezia le L uca L anducci, il quale certo
non pens m ai che le su e an n o ta zio n i rifletten ti in v a r ia vicen d a
fatta della su a fa m ig lia e della citt a v essero un giorn o ad u scire
per le stam p e. Q uestuom o sem p lice con du sse una v ita di fa m ig lia
veram en te esem p lare : parlando d ella m orte di sua m oglie con fessa
che q uesta d u ra n te il m atrim on io durato q u a ra n totto anni non lo
aveva fa tto in q u ieta re una v o lta sola. In ogni sv en tu r a e g li vede
la pun izione del cielo per i p eccati d egli uom ini. Il L anducci era
profondam ente p en etra to della fu g a c it di o g n i terren a grandezza,
< perci la ricch ezza e la m agn ificen za d i F iren ze non ese rc ita
vano su lui alcun e sedu zion e. S o tto i su oi occhi erig ev a ! allora
11 sontuoso pailazzo S trozzi, il cu i p rop rietario m oriva ai 15 di
m aggio dei 1491 sen za ved ere il com pim ento dellop era sua. Il
Landucci n el r e g istr a r e questo fa tto nel su o d iario o sserv a : Ben
puoi ved ere ch e cosa son o le sp era n ze di q u este cose tra n sito rie.
E pare che l uom o n e s ia sig n o re, eg li l oposito, loro sono sign ore
di noi. D urer q uesto p alazzo q u asi in e te r n o : guarda se questo
palazzo sig n o r e g g ia to lui, e di qu anti ancora sar sig n o re. Siam o
dispensatori e non sig n o r i, quanto p ia ce a lla bont di D io . U n
anno a p p resso m uore L orenzo D e M edici il M agnifico ed il L an
ducci esclam a : B en pu p en sa re o g n iu n o ch la v ita um ana
nostra; q u esto uom o era, secondo il m ondo, el pi g lo rio so uom o
che si tro v i, e 1 pi ricco e 1 m a g g io re stato, pi rip u tazion e.
Ogniuno lo p red icava che g o v ern a v a lItalia, e v eram en te era una
.'avia te sta ; e ogni suo caso g li riu sc iv a bene. E al p resen te aveva
condotto quello ch e p er g ra n lun go tem p o n iu n o citta d in o laveva
saputo fa r e : a v ev a con d otto el su o figliuolo a l card in alato... E con
tutte q u este co.se non pot a n d a r pi l unora, quando venne
ai punto. E p er : uom o, uom o qual cosa abbiam o noi d a nsuperbire? . 1
Con am orasa a tten zio n e d'1 L anducci tie n e d ietro agli avven i
menti di ca ra ttere gen erale, sp ecia lm en te a lla sto r ia d ella sua
citt niatale. sen za tu tta v ia in tro m ettersi n elle fiere a g itazion i di
Parte. P ia ce in fin itam en te quel su o sp ir ito con ciliativo verso i
nemici e la p a rte am orevole ch e il L anducci prende alla sorte del
suo prossim o, anche di poco leg a ti a lu i. C os quando nel 1494
avvenne la ca cciata dei M edici egli si prend e a cuore la ca u sa del
sriovane card inale, d a lui v ed u to alle finestre del palazzo m ediceo
in atto di raccom an darsi a D io a m ani g iu n t e .2 Quando nel 1497
' enne g iu stiz ia to L orenzo T ornabuoni p erch im plicato in una con
giura. il L anducci vers lag rim e d i dolore. F ed ele segu ace del S a
vonarola, per op era del quaile credeva si fo sse r o m eglio a v v ia te le
' L a n d u c c i , Diario
1 L a n d u c c i , Diario

6 2 , 0 4 -0 5 .
75.

Storia dei Papi, I I I .

18

Introduzione.

cose, il L anducci s i sep ar in con tan en te da lui allorch il dom eni


ca n o venn e a c o n tesa con la u torit ecclesiastica. G iusta od in g iu sta
ch e fo s s e la pena, egli tu tta v ia sosteneva la si dovesse risp ettare. 1
D av v ero com m oven te la fiducia in Dio e la rasseg n a zio n e gen u i
n a m en te c r istia n a di q u estuomo dabbene anche nei m aggiori info r tu n ii. A di 2 d agosto 1507, com e piacque a D io mio, arse la
c a sa m ia dove a b itato... e p erd etti tu tte le m ie cam ere, che v a v ev o
d en tro o g n i m ia cosa, ch e perdetti pi di 250 ducati doro... E io
con tre altri m iei figliuoli rim anem m o in cam icia; e pi fo rte , c h e
B a ttista usci dal .etto ignudo com e nacque, perch s appicc el
fu o co nel letto dovegli era a dorm ire, e and fu ori per la v ic i
n anza a fa r si d are una cam icia... Ma perch io accetto l a v v ersit
com e la prosperit, e cos dico gran m erc d elluna com e d ellaltra
al S ig n o re; p ertan to io p reg o che mi perdoni i m iei peccati e m an
dim i tu tte quelle co se che sono per su a gloria. S ia sem pre laudato
Iddio da tu tte le creatu re; e con questa m edicina ognuno pu cu
rare ogni in ferm it e pene; si pu im parare dal sa n to G iobbe che
d isse : quel m edesim o S ig n o re che me le di, quel m edesim o m e l
to lte ; s ia laudato I d d io .2
Il sen tim en to sch ietta m en te religioso che si riflette in q u este ed
a ltre m em orie, si m a n ifesta v a dappertutto anche in altre g u ise nella
v ita fa m ig lia re. U n crocifisso, qualche pia im m agin e, sp ecia lm en te
quella della beatissim a V ergin e, con una lam pada innanzi, non m an
ca v a quasi in n essuna ca sa ; nelle fa m ig lie b en estan ti o rd in aria
m ente eravi d i pi eziandio una piccola cappella. " M olte case eran o
o rn a te lanche estern a m en te di affreschi di so g g e tto religioso, sp e
cia lm en te di M adonne. T estam en ti di quellep oca m ostrano, che ac
can to ad altri libri d ivoti, sp ecialm ente ai F io re tti d i S. Francesco,
rim asti sem pre popolari, si leggeva assid u am en te anche la Sacra

i t'fr. sotto, 111. Il, cap. li.


= LaNMJOCI, J k trio 2S3-2S4.
:l Vedi K u su a , lltttit in iri fir;iehungsleltre 2 1 7 . Molto diffuse erano in is|-clo le Madonne a rilievo dipinte in terra otta <> stucco. le quali provenivano dall'otliclna del llobhla. Sulle immagini tenute jier divozione nelle case v. in
onerale ISi K< Kn\Ki>T, Bcitrge 41. 106,
I,e stampe in legno di sog
getto saero venivano per lo pi incollate alle porte. Por questo le prime silograne italiane sono oggi molto raro. Il gabinetto dello stampo in rame di JSerlino possiede un certo numero di frammenti in parte delle primissime Incisioni
in legno che olii*- lItalia, i quali furono staccati dalle pareti di una camera in
occasione lolla demolizione d'unalitica casa in Bassa no. <fr. l'importante d is
sertazione del L lPPU .iss sulla silografia italiana in Jahrb. dcr prona*. A un*tmiiiiihI. V, 310. Alcuni intagli italiani In legno od altre stampe si trovano pure
presso <. I* Scukk.iukb. Manuel ile Vamateur do la t/rarure sur boi* et su r melai
nii l ~,w eie (Berlin 1SH s.), per es. n. 1 (stampa di stoffa), S5, SO,
l'i7liK). :, 5!>s. Oliti (GR7). 758, 755, 771. 830, SHH, 905 ccc. Anche qui ricorrono
spesso a S. Itocco e S. Sebastiano; v. n. 1070, 1070.

Varie manifestazioni del sentimento religioso in Italia.

1!>

S c r ittu r a .1 Le b ib liotech e ita lia n e conten gono un num ero stra o rd i


nario di m a n o scritti b iblici. Gli am a n u en si in F iren ze ap p arten e
vano per lo pi a fa m ig lie d istin te , e non v i son o cop isti sa la ria ti.
E sem plari com pleti d elia S acra S crittu ra eran o sen za dubbio rari
a causa del loro alto prezzo, m en tre sono freq u en tissim i quei libri,
che potevano se r v ir e o a scopo di cu lto o per p riv a ta edificazione. Anche in Ita lia torn v a n ta g g io sa alla letteratu ra religiosa lin
troduzione d ella r te d ella sta m p a : dal 1471 alla fine del secolo
uscirono non m eno di dieci d iv erse trad u zion i della S a cra S c rit
tura in ita lia n o . Gli u m a n isti cr istia n i si acconciarono al g u sto
del tem po e cercaron o col tra d u rre la B ib b ia in1 versi la tin i di in
fluire in sen so relig io so su i circoli dai sen tim en ti rigid am en te
cla ssici.3
Lo prescrizion i r e lig io se v en iv a n o ta n to pi scrupolosam ente
sservate, in q uan to ch e e sse era n o p er Ho pi cresciu te su in ieme con le ab itu d in i d ella v ita. C ostum anze relig io se s in treccia
vano al lavoro q u otid ia n o : lanno ecclesia stico colle sue fe s te e peiodi fe s tiv i sta v a in s tr e ttissim a relazion e colla v ita del popolo.
Verano d ei libri s p e c ia li4 per a g ev o la re lin tellig en za delle m iste
riose e in siem e sem p re p oetich e cerim onie del d ivin culto, alle
uali, g razie alla con oscenza a ssa i diffu sa della lin gu a la tin a , pren
devano v iv issim a p arte an che le p erson e m eno istru ite. P er questo
'ggi pure in Ita lia la litu r g ia d ella C hiesa a lla portata anche del
popolo m inuto. La celeb razione dei g iorn i dom enicali e fe s tiv i vien e
' fficacissim am ente in cu lcata non solo n ei lib ri co n fessio n a li e n e g li
ritti di devozione, m a freq u en tem en te a u m en tata altres per
manto era p o ssib ile in fo r z a di s ta tu ti sp on tan ei delle m aestran ze.5

1 <1fr. il testam ento di Benedetto Maiano presso Lkadkr. La / arrocchia


l S. M artino a Mainilo, Firenze 1875. Su libri di edificazione spirituale di quel
1i nipo cfr. anche Lippmanx in Jahrb. iter preti**. K tinsi sam m i. V, .'!<Xi s. V. inoltre
Fkbrato, Preghiere zcrittc n e i scr. X I V e .TF, Padova 1872. Sulla cura di Ku-vnto IV per la traduzione in italiano di libri edificanti v. A d a H anrtorum
* V di luglio, Paris 1868, 704.
2 <ifr. I. C a r i n i , L e vrntioni /Iella liib b ia in volgare italiano, Sampierdarena 1S!U. (In V igou rocx, M anuale Biblico, I, 263-330). Zeitxehr. /. katli. Theol.

p. :!41 s., e specialmente 8 . Bkkgkr in Romania 1804, p. 358 ss. Cfr. ancheH . H a i - i t in Xf itnchr. f. Kirchengcsch. XV (1*95), 45.1 s.. XVI (1806), 526 s. ;
lrp/i. n/or. Hai., 5* serie XIII (1894), 478. V. inoltre <i. M a s c i n i . Vita di Lor.
lolla. Firenze 1801, 244: T a c c h i V k x t c b i I. 01; trte x t . Vcberactstmgcn
ter lUtel (estratto da Real.-Knzykl. f. protcnt. Theol. . Kirche), Leipzig
1S07. 20 0 s.
3 <'fr. L a z z a r i 200 ss.
4 Edizioni italiane di uno scritto di tal genere (L u eid a ria t), che eru letto
'tot Vesuvio a llEkla , ne comparvero sette prima del 1500; cfr. leccellente
lavoro di S c iiu n z , V e r R in /lu ss dcr R cligion beim aungchcnden M ittcla lter,
betonders in V anem ark (Freiburg 1804) 15.
* Cir. Landucci, D iario 38.

20

Introduzione.

A nche i d ig iu n i p rescritti dalla C hiesa eran o r ig o ro sa m en te o s


serv a ti. Il M achiavelli n o ta quali c a ttiv a im p ression e producessero
n ei F io ren tin i le p erson e del seg u ito del duca di M ilano, quando
nalla v is ita f a t t a da G aleazzo M aria alla casa d e M edici su l p rin
cipio d ellan no 1471 fu v io la to il p recetto del d igiuno, ci ch e fino
allora non era si m ai v is t o .1 U n esem pio a ssa i fam oso d e llosser
van za scru polosa del p recetto della stin en za ce loffre A n to n io F erro
nel 1487 d u ra n te il v ia g g io ch egli fece in q u alit dam basciatore
p resso il su ltan o B aja zet. L e relazioni dei laici s col clero secolare
che regolare era n o in tim issim e. P ie ela rgizion i p er ch iese e m ona
ste r i v en iv a n o fa tte con ta n ta profusione, che qualche direttore
danim e sco n sig lia v a la g en te dal ven ire in soccorso di quei m o
n a ste r i, che non osserv a v a n o la loro regola, am m onendo altres
che con reg a lie eccessiv e non ven issero esp o sti i buoni relig io si
alla ten ta zio n e d i rila ssa m en to nella rigid a v ita del c h io s tr o .3 A n
che per via di testa m en ti ven ivano quasi di regola a sseg n a te delle
som m e a scopi ecclesia stici o di carit, ed in siem e ord in ati uffizi
d iv in i, p regh iere per lanim a del d efu n to ed a tti di pen iten za. La
ste ssa fo rm a dei testa m en ti ci a ttesta qual fo s s e il pio sen tire di
allora. Quasi tu tti com inciano collinvoeare Iddio e i suoi sa n ti ov
vero raccom andano al C reatore e ai san ti lan im a del te sta to r e. *
1 lituvoK T, E iein e S o h riften 136 s.
a Cfr. A. M a r i n i nel periodico Scintilla IX. (1895), 33-36.
Rosi.kk. Dominici'* E rzirh ungtieh re 23. Si confronti su ci il seguente
testamento : *#1461 Ian. i l (more venet.) : ... Alngister Cressi qm Alegreti
Barbarli... Iteni volo et ordino quoti dentar uni bono sacerdoti bone faine
due. -1 causa celebraudi imam missani cottidie ]>ro anima inea et eo die
ijiio non celebratili dicat salmos penitentlales pr anima mea, et due. 1
pr cereis ad iliuininandum dietam missam... . A tti Tom aso de Camuciis
li. SUJ. A r c h i v i o d i S t a t o i n V e n e z i a .
*
Cfr. (. Mancini. Il testam ento ili L. II. A lberti, in Arch. stor. Hai.
IAX1I (1!)14). 418.. 17 s.; P a s o l i n i (III. 537 s.) pubblico il testam ento di Ca
terina Sforza, stoso a Firenze nel 1509. A Comprova del detto qui sopra offro
un pros|>etto degli inizi di testamenti veneziani. 1 Testamenti stesi dal
notaio Pietro Arri vaitene. 21 settembre 1474: A l nome de Dio dovendo mj
Alvlxe de Lion nudar in Fiandra et considerando el viazo longo... perh lio
determinato voler ordinare ete. Altri testamenti per es. uno del 28 maggio
1475. cominciano bens col nomi ilei testatori, ma nel documento stesso si
tUce: Cumulino animati! incan altissimo .1estui et. b. Marine et S. Ursulae ecc. 2 I testam enti lei notaio Niccoli Riga, che esercit iln dopo il
1505, cominciano quasi tutti con le parole: In nomine D ei aeterni. Am en.
Uno di essi del 24 febbraio 1475 principia cosi: A l nome sia de iniser Jebu
Clirlsto et de la sua madre santm Madonna S. Maria et de tutta la corte
celestiale. Amen. >"> I testamenti del notalo Bernardino ltanemi (1471-147!*)
cominciano col nome del testatore, ma quasi mai manca la raccomandazione
a Dio, alla beatissima Vergine e ni iSanti. Alcuni cominciano colle parole:
Al nome sia dello eterno Iddio padre et liol e t spirito santo e t della glo
riosa vergine etc. 4 I testamenti del notaio Pasino Grattaroli, che vanno
lino al 1508, cominciano tutti colla forinola: In Dei aeterni nomine. Amen.
5 I testamenti del notaio Cristoforo Colonnino (1513-152S) cominciano quasi

I testamenti prova del sentimento religioso del tempo.

21

11 testam en to del celeb re v ia g g ia to r e G iovanni d a E m poli com incia


cos : A l nom e sia dello o n n ip o ten te Iddio et della su a g lo rio sis
sim a m adre S a n ta M a ria sem p re V er g in e e t di M ess. San Gio
vanni rA p o sto lo e t V a n g e lista e t d el g lo rio so e t bem aventurato
Sancto Ieronim o e t S a n cto B iasio, m ia p ro tetto ri, li quali per su a
piet e t m isericord ia li piacci p e r m e in terced ere allo altissim o
Iddio et a lla su a g lo r io sa M adre ch e m i choncedino gh ra zia di rachorrmi nella su a sa n eta corte il d della ch iam ata, racom ando
lanim a m ia che n o n o sta n te sia pech atrice e t m eriti m olto catigho, ricev a n o stro S ig n o re il quore ch o m trito e t u m iliato poi
siam o sua viaxalli et figliu oli nati e t h ord in ati p er fr u ir la som m a
beatitudine : chom fido n elle v isc e r e del m io S ign ore e t della sua
gloriosa m adre ch e m i dar g h ra zia di v iv e r e in q u esta valle d i
m iseria in suo serv izio e t n e lla ltro trio m fa re a glo ria p rep arata
i tu tti li fe d e li c h r istia n i e t m i chon ced erann o la g h r a zia di fa re
questo p resen te testa m en to per d isch arich o di chom scienzia acoch
lanim a m ia rim an gh i n etta et sem za n esu n o c h a r ic o .1 U no dei
pi belli esem p ii d el com e in m aniera vera m en te c ristia n a d ispo
nessero dei p rop rii averi p erson e m olto in tellettu a li, ce loffre il
testam ento di P ic o d ella M irandola. E g li lascia la cu ra dei suoi
funerali in tera m en te ai su p e r stiti, purch e ssi sia n o c ristia n i e pos
sibilm ente sem p lici ; se g u o n o poi dei pii leg a ti, sp ecialm en te a f a
vore della costru zion e d'una c h ie sa ; leg a i beni m obili a suo fra filo e g lim m obili a llosped ale di S . M aria N u ova di F ir e n z e .2
li pittore M an tegn a d estin a una ra g g u ard evole som m a p er la fo n
dazione duna cappella in S. A nd rea di M an tova ; s L eonardo da
Vinci, il gen io pi u n iv ersa le del periodo del rin ascim en to, si
raccom anda esp ressa m en te n e l su o testa m en to a llin tercession e
tei buoni . 4 P er Rom a v i so n o dei le g a ti ch e sp iran o un profondo
ent m ento relig io so . N el 1494 una sig n o r a leg a un ospedale
tutto il suo a v ere e si consacr poi a l serv izio dei m a la ti.5 U n
mpre eolie parole : Qnoniam humamim genus non est stabile, sed devenimns ad finvm et neirim us dlem ncque hornm animoque prudenti hoc pertinet,
ut seni per mortis perieuliun cogitetur eventus, hinc est qnod praedicta coniderans. Ego... in primis animam menni commendo altissim o Ileo creatori.
Qualche testamento allontanandosi da dettn forinola comincia con le parole:
* In Ohristi nomine. Amen . 6 I testamenti dei notari Francesco Zorzi e
Bartolomeo Raspi (1515-1525) cominciano con le parole: In nomine D ei
eterni . Pi tardi, per es. nei testamenti del notaio Domenico Baldignra
( 1530-1540). -si comincia in italiano cosi : In nome del Sig. nostro Gesil Cristo .
A r c h i v i o d i S t a t o i n V e n e z i a , Sezione notarile.
1 G ioroktti ha pubblicato il testo del testamento in .1 rch . utor. ita t. 5* Serie
XIV, 324 *.
3 Oioni. ilegli A rch ivi Tose. I. SS.
* Vedi Thobe, Mantegna, B ielefeld ls07.
4 Cfr. HoSKXRUtG, L. dn Vinci, Blelefeld 1S0S, 131.
5 P

e r ic o l i

74.

Introduzione.

m odesto c itta d in o rom ano, S tefa n o S atri, nel 1482 d estin tu tto
il suo avere al com pim ento e aCla decorazione della nuova fa b
b rica da lu i in com in ciata della ch iesa d i S. S a lv a to re in P o r tic o ,1
un a prova q u esta di quanto fo sse v iv o il sen tim en to artistico
anch e nel sem p lice popoletto. A nche esam inando il con ten u to dei
te sta m e n ti v en ezian i troviam o quasi regolarm en te (tr a ttisi d i p e r
sone alto locate o di povera condizione, di dotti o dig n oran ti)
dei leg a ti in denaro per lornam ento di chiese, per so v v en ire con
fr a te r n ite . per dotare ragazze povere, per la sa lu te d ellanim a p ro
p ria com e per q u ella dei c o n g iu n ti.2
1 Ora
Oiiiobooo. Ofr. Jj. J'akqu.u.i, L e m em orie d i S . M aria in P u n ico
in S. Omobono. Itoma 1sih> e Stkinmann In Zcltsehr. f. hi14. K v n st. 1907.
Cfr. nnelle il testamento ili fliglimondo ile Conti rieorilnto nell'edizione della
.snu storiti I. x x s iil.

* Testamenti : 7 Mussilo I tili : B eiuisuta fu del m aestro Giovannino Ccntnfcrri di Vhiogg'm luseln in legato ilue calici i>or S. Maria in Chloggla e S. F ran
cesco fuori ili Cliloggia (. li/i Gerardo 1{osa Delia, h. 1344. 06). 1474 (more v.)
,s febbraio: 1,/nlovieus Barbadleo lascia un legato ili Messe per la salute dellnninia sua (A tti Leonardi di Biasio, li. 595, n. .1.7). 1475, 2l> agosto: G radeniga olim
fin ili L o rcm o Gradenigo: Ite m ordino et sia dito m esse cento de m orti iter l'anim a
min a ra n ti che sin se iteli tu... Item lusso a !< fle de N. B nldisera ila S Ho fal l
lue. 27 ter zoseinlunii d'esse ter suo m aridar il te r andar niuneye (A tti A . Gr/tsselli, h. .7UH, il. I07i. ]4s5, 10 novembre: Gaspar q. S. J o h a n nis Zerdonis: Item
roto celebra ri un am m issnm m nynam in canta in ecclesia fr u n i in in inor a m (loc.
clt. ii. 110). USI), 17 novembre: Lena relieta B arthol. ile Monte: Item volo ed eb ra ri
missini 100 pr anim a mea antequam corpus m eum tra d u tu r scpulture (loc. eit.
. :>:>). H!>7. 13 novembre: Dominiciis t/. B ern a rd i ile Patina li ti ita rolline lega a
un monastero 2 ducuti (A tti Gregorio Trina, b. 938, . 215). 1503, 19 luglio: Do
minici/* Dona: pio legato li Messe, legati! per chiese (loe. cit. n. ~0i. 15011 (ni.
v.), 11 febbraio: D /tm yanus da PaxtrovicM o: D im itto . M ariac eeclesiae . Pantini unum ex 5 tap etis ifuos liubeo videi icet meliorom ino uni-ma mea. Item d im itto
eeclesiae s. Mariti e ile gratin unum aliiun iHdeHeet ex a Hi* i/uatuor indiort'tn. pr
anim a inni. Item d h n itlo unum hi pel uni s. M ariac de M ontarlon pr anim a
inni. Ih ni d im itle unum alitila ta prtum s. M arine de Tarcisio iir anim a tim i.
Seguono legati ili Messv (loc. eit. n. -fi}). 1312, 15 luglio: C onslantinus de A u
gi li cyrttyivus: pia fondazione (loc. cit n. 129). Un interesse siieclale presenta
il testamento <11 Benedetto Marcello con la data del 3 luglio 147!*: ... Benedetto
Marcello fo de *er t'hrislophoro dovendo andar per com andam ento dcla nostra
III1 Signoria in Hixpunin cutn el magro m iser Dotnencgo lioiani a in hor p er suo
centuria... E t prim u m Deo optim o m axim oque: eiusque gloriose liryitU s matri* Marie commendo anim ata covpusque me uni, citili gratta, ac intercessioni ubi
altissim o pUicuerit ad ce lesi cm palriam pervenire passim ... P er intinta della //
m ia m urier f'a lh a rin a volo siano dati del m io due. do. Item sia fa to d ir per anim a
m ia I/ messe *. M aria i l /incile de . Gregorio. Item /lue. 2 ai fr a ti de *. M aria d /l
borio, et a ltri do ale tlone munege de S o n d a Chiara ile M urati: i qual priegino d m
per l'anima mia. Pro m ale vero ablatis dim id iu m ducati. In principio di questo
atto si dice: fin n nihil sii eertiu s morte, incerti/ut rero Intra morti, dieenlt
d ia in 11ora Ut, in odi: Quis eit, n adicianl hodicrnae crastina snm nuic teinpora
ili superi. |(li/. IV . 7, 171. Segue poscia un'altra citazione da Orazio. Interessante
parimenti il testamento seguente: 14!M). 14 maggio:... A n th o n iu s D aniel M a
rina* dvvrd o ru m doctor... In prhnis ilaquc rogavit D aini et d. Icsum ChrUtlum.
ut quando plucMcrit eius sacrai!' M aicslati velie a il im am a corporc suo pr c ius

La teoria di Giovanni Dominici sull'educazione.

23

Quanite cose in m ezzo ai p ericoli e subbugli del tem po d ip en d es


sero dalla co n serv azio n e d ella v ita c r istia n a della fa m ig lia , lhanno
ben ricon osciu to i pi illu m in a ti ra p p resen tan ti della C hiesa.
Quando s u llin izio del secolo x v il rin a scim en to p rese per la
prim a volta ad e se r c ita re una sen sib ile influenza sulla societ ita
liana, il beato Giovanni! D om inici sc r isse il su o aureo libretto sul
governo d ella fa m ig lia , il d om enicano tu tto p ien o di zelo per la
salute d elle anim e in un lin g u a g g io breve e risoluto v ien e qui
esponendo i suoi doveri di m adre alla pia con sorte di A ntonio A l
berti. E g li s a m a estrev o lm en te co n g iu n g ere le su e norm e per la
vita p ra tica com une con la relig io n e e m ed ian te q u esta illu strarle.
Negfli a v v ertim en ti che il D om inici d s i rivela su b ito una m a
gnifica arm onia tr a l ord in e di n a tu ra e lord ine di grazia. In oppo
sizione a lle idee u n ila tera li, a ccessib ili solo a pochi, degli u m an isti,
che per g iu n ta non sa p ev a n o a d a tta rsi al cristian esim o, il D om i
nici un isce a un p ro fo n d issim o sen tim en to religioso un sen so ele
vato della v ita p ratica, il quale fa s che le sue regole sia n o acconce
ad ogni con d izion e di v it a . T u hai cos dice rivolgendo Sa
parola a B artolom ea tu hai d o n ato in tera m en te a D io Signore
anim a, corpo, so sta n ze e i figliu o li, in q u an to a te si appartengono
e con ci te stessa , e bram i sa p ere ini quale g u isa tu abbi ad u sare
in suo onore ciascu n o di q u esti b e n i . In co n fo rm it di questo
v ene esposto in q u a ttro p arti com e debbano u sarsi le fa co lt del
l'anim a, le e n e r g ie e i sen tim en ti d el corpo, i beni di fo r tu n a e com e
educare i figli affinch co n seg u a n o il fine da D io voluto. D i sp e
ciale im p ortan za son o la terza e la q u arta parte, che sta n n o fr a
pianto di pi bello ci offra fa lettera tu ra di quel tem po. N e llam
m aestram ento intorno al retto uso dei beni tem porali con form e
m ente alla volont di D io s inculca alla m adre il dovere di darsi
premura onde a ssicu ra re quel patrim onio, c h essa d eve lasciare
; 'me ered it a su oi figliuoli. Q uanto al resto, di cui e lla pu libe
ramente disporre, v ie n e e so rta ta che, m em ore della p overt in spi
rito riguardi i prossim o com e rap p resen ta n te di D io e di ogni

oi'iiu tutu piotale ati/ur m isericordia t orari- ilifiltri tir sibi ha tir gratiam /restare,
"i sacramenta omnia sancir m a tris eertrsir r r e e n n tr r a<- corde contrito susci
ti' n possi!... Seguono lesati |>er h? Messe e simili ( it ti Ilari, Alm erici, li. l j . n. 1).
lu tti questi testam enti trovatisi nelfA r e h i r i o d i S t a t o i n V e n e z i a .
( , fr . anche T rsta m rn ti M ilanesi d el Q uattrocento con lascili artistici, in A rd i,
-'or. Unni,, s i , 4 * serie VII (1907), 2 ."><>-2 >l ; T esta m en ti a ntichi tr a tti da a li A r' hi f i tirila Congregazione iti carit ili Venezia, serie 1-12. Venezia 1S82-1S9C.
VVabbehg in K u n stirissrn srh a ftt. liritriig r Aug. S d m a r soie g e id d m e t, Ix>ipzlg
1
pnliblic il testamento li Francesco Sassetti ( 1 4 S 8 ) , mercante fiorentino
< mecenate delle arti. I testam enti di Antonio Rospigliosi di l istoia e li sua
l o g l i o ( 1 4 9 4 ) nel Libro A ili R id i orili d"Antonio ili Taddeo R ospigliosi (J.J.J9*,s pubbl. dal P rincipe Ai. (. (R o s p i g l i o s i . Pisa 1 9 0 9 , 2<X! ss.
U u s l k k ,

Dominici"s L 'rzieh un gslrlire

18.

24

Introduzione.

suo bene ed a v ere si v a lg a a sosten tam en to del prossim o che tien e


il p osto d'i D io. S iccom e per non tu tti gli uom ini h anno egu ale
d iritto a lla su a beneficenza, cosi si sta b ilisce lordine fr a coloro
che hanno b iso g n o del suo soccorso.
R iguardo al dovere d elleducazione il D om inici in siste su c in
que punti. E d u ca : figliuoli 1 per Iddio, 2 p er il loro padre e per
te, loro m adre, 3" p er se ste ssi, 4 per la p atria, 5 per le prove della
v ita . La m adre deve o rn are dim m agini sa cre la ca sa, affinch
p er loro m ezzo so r g a nei fa n ciu lli fin da p rin cip io lam ore a lla
v irt , La. bram a di seg u ire C risto, lodio contro il peccato; al v e
d ere i sa n ti essi sarann o indotti a contem plare i'J santo dei jsanti.
La lettu ra dei libri sacri deve com inciare solo quando i fan ciu lli
sia n o ab b astan za preparati alla loro in telligen za. N e lleducazione
dei ragazzi b isogn a reag ire contro labuso d egli scritto ri p agan i.
R igu ard o al v e stir e i figli debbono ab itu arsi fin dalla giovent
al con tegn o ed alila m odestia. P rocura che abbiano una buona
co m p a g n ia ; n iu n a d elle co se che Dio t i ha affidato a lui pi
cara quanto i tuoi figliuoli. Ai suoi occhi quindi le loro anim e sono
p i preziose del cielo e della terra, e tu non gli p otresti rendere
m a g g io r se r v iz io educando bene i figli che ti sono sta ti donati,
nem m eno se i>ossedendo lun iverso in tero lo im p ieg a ssi a soccorso
dei p overelli. D ifficilm ente tu potresti salvare lan im a tua, se per
tua tra scu ra g g in e a v esse a p erire quella dei tuoi figliuoli; m entre
tu puoi sta r tran qu illa circa la salute d ellanim a tua, qualora m erc
le tu e doverose cure le anim e dei tuoi figliuoli g iu n g era n n o a
sa lu te .
P en sieri e co n sig li non m eno nobili su g g erisce il D om inici l i
dove parla del m odo on d e i figliuoli si hanno ad istr u ir e p erch
adem piano i loro obblighi v erso i gen itori . Il risp etto si fa cc ia
ved ere innanzi tu tto nelle parole. E sig i anzi tu tto da essi che m o
str in o il loro risp etto in tr e m odi: prim o, rin graziare se p u n iti;
secondo, tacere alla p resen za dei g e n ito r i; terzo, risp on d ere con
m o d estia . Il risp etto ai gen itori deve in oltre m ostrarsi n ellimp ieg o dei beni tem p orali e nel com portam ento estern o. N on se
dere sen za com an dam en to n ella presenzia dei g en ito ri, sta r e ritti
e cortesi, in ch in are il capo um ilm ente a ciascuno com andam ento,
e fa r e debita riv eren zia <li cappuccio. A ttendi ad una che g iovi
sopra laltra e fa g li d iv en ta re dentro e di fu o ri fe lic i. Q uesta .
che alm eno due volte il d , la sera quando van n o a d orm ire e la
m attina quando van n o fu o ri, e debitam ente a g g iu n g o la terza,
quando dopo m a n g ia re ritorn an o fu ori, e se fem m in e sono o tali
che stien o in casa, quando s i coricano e quando si levano, s in ginoechino con tu tta riveren zia a pi tuoi o del padre o dam enduni, e dom andino la b en edizione; la quale um ilm ente da, e so
stie n i tale riveren zia um ilm ente, non per te m a p er loro. D ica

La teoria pedagogica di Giovanni Dominici. Altri pedagogisti cristiani.

25

inginocchiato benedicite, e tu so g g iu n g i quella benedizione credi


a Dio esser pi g ra ta e u tile a figliuoli : com e di dire : D io ti be
nedica di ben ed izion e etern a , o: La g r a z ia di D io sia sem pre teco,
o v eram en te: D io ti riem p ia delle su e sa n te benedizioni l'anim a
e il corpo, o an co ra : D io ti fa c c ia g ra zio so a s e a g li uom ini,
o : Dio ti fa c c ia ta le quale t i v o g lia per la g lo ria suia ; m utandola
<econdo i c a si occorren ti. E ta le ben edizion e ricevu ta, chini il
capo : e levan d osi baci la m ano del ben ed icente, e vada sicu ra che
nulla li potr n u o c e r e . E d a g g iu n g e : E com e a te con form e
mente a questa istru zio n e debbono i figliuoli m ostrare rispetto,
vosi lo dico che sim ilm en te tu d evi condurti in ogni circostan za
verso Dio, il P ad re n o stro ch n ei cieli. E c i d icasi sp ecialm en te
del p iegare e gin occh ia in n an zi a lui, onde pregarlo della sua
benedizione. E ci tu devi fa r e non so lo d u e o tre volte al giorno,
ma ogni qual v o lta sta i per in tra p ren d ere una nuova occupazione.
In questi casi f a un seg n o di croce p er te r r a , su l legno, su i miuri,
0 su qualunque altro o g g e tto ti si p resen ti, e bacialo. Bada dal
pronunciare con ira o con leggerezza, p er sp a v en ta re o p er qual
siasi altro m otivo, una m aledizione o u n im precazione sui tuoi
figliuoli, o su q u a lsia si a ltr a creatu ra o d! m andarli al diavolo,
poich una ta le m aled izion e u scita d alla bocca del padre o della
madre o si verifica o v v ero in qualche m odo d a n n e g g ia .
Il
D om in ici si r ife r isc e in p articolare alle condizioni di f i venze al suo tem p o n e llultim a p a rte: C om e s i debbano aillevare
1 figliuoli ad utili m em bri dello S ta to . E g li co n sig lia in isp ecie
a tenerli lon tan i dal p a rtecip a re ai p a r titi, nulla p otendosi pen
are d i p eg g io , gia cch se tte g g ia n te non reg g e la repubblica,
ma straccia, d iv id e, g u a s t a ... .1
U n bel riscon tro al nobile sc r itto del D om in ici fo r m a il libro
-ntitolato: O pera a ben vivere, so r to una gen erazion e pi tard i e
attribuito al grand e a rcivescovo fiorentino, A n ton in o. A n ch e le le t
tere di A n ton in o alla g en tild o n n a D iodata d eg li A dim ari ap p arten
gono a questo gen ere di sc r itti, seb b en e e sse non siano p ropria
mente un a v v ia m en to a lled u cazion e dei figli. G lin segn am en ti qui
dati in rigu ardo alla v ita , al con tegn o, alla conversazione, alila v i
sita delle ch iese ed agli esercizi sp iritu a li m ostrano com e que
stuomo pio, sem p lice, a u stero e sp erim en ta to fo sse lungi da ogni
esagerazione e fa ls a p iet . O gni p regh iera scriv e A n ton in o a
Diodata degli A d im a ri g ra d ita a D io, e ta n to pi grad ita, quanto
Pi viene dal cu ore: pure io non ho a ch e d ire contro la recita del! uffizio. A p p arecchiati a so p p o rta re m alattie, povert ed a ltr e p ri
vazioni, beffa o persecuzione, cura dom estica o ten tazion e. T i con

1 R osleb, Dominici'* E r:ieh u n g tleh re 25-fG. Relativamente alla teoria dvll*ducazione del Dominici cfr. anche d'A s c o s a e B a c c i . M anuale II, 29-34.

Introduzione.

2G

fe s s a una volita il m ese e p er ora ti accosta ogn i due m esi a lla com u
n ion e in qualch e giorn o fe stiv o . In citt, eziandio presso con giu n ti,
p arla il m eno che puoi e solam ente se d evi. N on perdere docchio
i tuoi figliuoli, accioch v iv a n o nel tim ore di Dio e si ten g a n o lon
ta n i d alle ree com p agn ie. D al m ale bi guarda, non pur n elle azioni,
m a e ned p en sieri. S ii v ig ilan te, non ti abbandonare, drizza la
m en te ad a ltro e al bene. T i solletica la su p erb ia? e tu pronta
f a di a iu ta rti d an do addietro uno sgu ard o a tuoi m olti peccati.
T en ta ta di p u silla n im it o disperazione, volgi i tuoi p en sieri alla
b en ig n it e m iserico rd ia in fin ita di C risto; sia ti p resen te il la
d ro n e salvato. P i ardua ch e non il com inciam ento la p ersevenanza n el b en e: il com in ciare a nulla giova, se non si ra g g iu n g e
la m eta. A rin v ig o rire lo sp ir ito tra v agliato, leg g i di freq u en te
sc r ittu r e sp iritu a li e la m ed ita con tu tta ponderazione e d iligen za.
N on ti f o punto b iasim o che tu conversi fa m ig lia rm en te con donne
tim o ra te di D io. M a non ti fidare cos di subito ad ognluna. I voti
fa tti si soddisfino com e prim a si pu. Il S ign ore ti conceda la sua
benedizione in siem e colla n o s t r a .1
L e m assim e p rofon dam ente religiose p rom ulgate da sa n ti fa u
tori della rifo rm a ecclesia stica com e erano il D om inici e S. A n to
n ino, ricorrono a ltr e s p resso quei rap p resen tan ti del R in ascim en
to, che rim asero fed eli al cristian esim o. Q uesti sep p ero in m odo
eccellen te con ciliare i prin cip ii cristia n i con la sap ien za a n tica. In
nanzi tu tto si d eve qui ricordare il nobile e pio V itto rin o da F eltre,
il quale, bench non abb ia lasciato scr itto alcuno su questo a r g o
m ento. pure con la su a fa m osa scuola di' M antova ha esercita to
u n azione oltrem odo benefica, e profonda. - Q uanto a nobilt d a n i
m o vien e p rossim o a V itto rin o il sen ese A gostin o D ati (m . 1479).
i cu i m eriti p ed agogici non sono sta ti apprezzati che d alla critica
recente. A ccanto a lui bixsogna rilevare A ntonio Ivan i il cui tr a t
ta to del Governo della fam iglia pieno di uno sp irito sc h ie tta
m ente cristia n o . U n a g ra n d e seriet di sen tim en ti e una sin cera
p iet d im ostra F ra n cesco B arbaro, il quale, ancora giovan e d ic ia s
setten n e, in uno sc r itto m olto am m irato dai contem poranei tra tt
ditfu sam en te del m atrim onio, della fa m iglia e delled u ca zio n e .3
K ki m o n t . Klehtc Schriften 2 7 e B riefe lil. Italiencr 1 4 0 s . Uosi.ek (Dominici Krziehiingxlchrc 07-08) motto in dubbio se il Palerm o attribuisca con
ragione a iS. Antonino lo scritto: Opera ben rire rc (Firenze 1S58).

1 Ofr.
bridge

il n o s t r o v o i.

1887 ;

Symon

s n p p l. p . 8 2 s . ; 1 I a s .s k ,
</<

B ord ea u x
3

X IV

I. .'MI s s .

( e d . 1JK51) e

Wooiiward, V ittorin o ila F eltre, C am

Ilenai*ancc l ( t ! s s .
R en aissan ce 4S-X- : J . M visti.\

nnd I U n s is a n .

I iM 'd a g n ftfstl il i c u i q u i s o p r a

a n c h e A . J S 'n u ,

in

A nnate d e Ui fa c iliti

(1 1 )1 2 ), 1 2 1 s s . . 1113s s .
s o n o s t n t i e g r e g ia m e n t e d e lin e a t i

s i.e r . Dominici K rziehunustchre e c c . 1 5 0 s . . 1 0 4


n o v a 1S85.

; S a i t s c h i c k 2 2 3 - 2 2 7 e v o i.

S o tizU iti A. Ir a ni.

Sa ram a

dui U<>-

2 1 4 s . Q u a n t o a U ' I v n u i cfr.
I M is (_\ B b a g g i o , i . Ira n i, Ge<-

Pedagogisti cristiani. Malico Vegio.

Idee e p rin eip ii eccellen ti propu gn pure P aolo V ergerio il V ec


chio, la cui d ottrin a in to rn o alUed u cazion e incontr una diffusione
non c o m u n e .1
La pi r ilev a n te op era p ed agogica d egli u m an isti cristia n i del
secolo XV d evesi ad un a m ico d i papa P io II M affeo V egio. I suoi
sei liljri intorno a lleducazion e, sta m p a ti la prim a volta in M ilano
nel 1491, non p ropugnano n idee ste r ili, n ideali irra g g iu n g ib ili.
Per una educazione razion ale il V e g io p on e innanzi agli occhi i
savii dellantichit, per una ed ucazione c r istia n a eg li desum e i suoi
nrincipii dalla v erit riv ela ta , dalla S crittu ra , dalle opere dei
Padri e d all'esem p io v iv o dei sa n ti. E n erg icam en te e g li inculca
'applicazione del dom m a e della m orale c r istia n a alla v ita . A buon
liritto egli d la pi g ra n d e im p ortan za a llesem pio v iv o di tip i
moralmente p e r fe tti e non si sta n ca dal m ettere innanzi a g li occhi
lei genitori sp ecialm en te una sa n ta M onica e, com e fr u tto della
u educazione vera m en te buona e tim o ra ta di D io, il grande figlio
ii essa, S. A gostino, il cui elo q u en te e dolce lib ro delle C on fesioni era lo scritto p red iletto d egli u m a n isti cr istia n i : Il buon
sempio dei g en itori rende pi efficace led ucazione, la lo ro p re
ghiera ch iam a sopra di e ssi la benedizione del c ie lo . Il lavoro
lei Vegio cla ssico anche quanto allo stilo a ttra en te in modo sp e
lale per il caldo soffio d i in tim a, p rofon d a con vinzione, che lo
civade: la consapevolezza d ellim p ortan za su blim e d ello g g etto si
sprigiona d a p p ertu tto d a lle sue p a r o le .2
I
p rineip ii sa n issim i di p ed a g o g ia cristia n a , co n segn ati con tale
inanim ita in n um erosi tr a tta ti, fo rm a v a n o una diga poderosa conro i pericoli che recava con s la p en etrazione delle n u ove idee
M R inascim ento in tu tti gli ordini d ella v ita. Q uesti pericoli si
Vedi Koi'i1, / . I. Vergerlo, (Ut ernie hum ani*t. 1iidagoge, I.uzern lftKi
llixt. .liihrli. XVIII. 5 3 9 s.; cfr. G. J.'Ulivo, D el pedagogista
Verga-io,
('trvuze 1S94.
Questo giudizio del lavoro del Vegio del Kot-p. M. Vegiu*' Erzieh unu*i'hrr. Einleitung. I eher*etzung unii E rl u teru n g en (Preilmrg 1XS9) 2 0 s.: efr.
and, il bello scritto del medesimo autore: .li. Vegio, ein U nm attisi unii Jiilugnyt ilm
Jahrhundert* ( Luzern 1X.S7I 12 s. e anche KitLEii. Pdagogik
des M. Vegiu*. Schwill i. Gmiind 1K50. V o ig t II-, 39 s. R ossi 40, 192. GraiM.
'Ili neri!tori pedagogici Hai. d el *ee. i r . Torino 1S90 e M. 5IISOU, V ita ili
'/ Vegio. I.mli 1 sh;. (JkjiM, fili *erittori pedagogici i/o/, dei er. X V I. To
rti. ls!tT: II. Il k m K it in (ioni. *tor. d. liti. Uni. XXX (1897). 271 -s.: XXXI
ls!^ i. 13 3 ss. : K. M' i.i.kk. Heilen und B rie fe itili. Jluinani*ten. Ein B eitrug
:ur 1 li neh. der Pdagogik de* Iltnnanisniu*. Wien 1800 e v. in proposito V.
Uossr in n in n i, eil. XXXVIII (1901). K K ss. Anche un padre, elle tu su
'in |>iiiiln ili vista tanto sostanzialmente utilitario come Giacomo Piccolomini
fratello (li lio 11 li. comincia egli pure le sue istruzioni al tiglio eoil'esortazione a osservare puntualmente i doveri religiosi: 1aoi.o Iiocolomi.ni, Docu
m enti di pedagogia e d i scuoia. Istru zio n i di (line. Todrseh ini-Pieeoi om ini al
.figlio Enea i I IMt-lOO). Estratto dal B ull. Sene*e di storia patria X (1908),
fuse. l.

28

Introduzione.

m a n ifesta ro n o sp ecia lm en te allorch si fecero strada 'le ten d en ze


in s g iu stifica te del nuovo tem po verso una p i elevata cu ltu ra
della donna e cadd ero quelle barriere tan toch dei fa u to ri a
sen tim en ti c r istia n i del R inascim ento ebbero il sopravven to n ella
cultura su p erio re della donna e caddero quelle barriere, d a cui nel
m edio ev o era sta ta circon d ata la v ita della donna. Q uesta tr a
sfo rm a zio n e non si com p sen za p regiudizio m orale, tan toch i
fa u to r i d el rin ascim en to cristia n o ebbero a f a r se n tir e ser ie am
m onizioni. L e m adri ch e hanno figliuole e vo g lio n le allevare se
condo Iddio e secon d o lon esto e costu m ato v iv e r e dice V e sp a
sia n o da B isticci alle m adri, proponendo loro a m odello i r itr a tti
di donne cosp icu e im parino a non fa r e loro leg gere n il Cento
N ovelle, n i libri del Boccaccio, n i S on etti del P etrarca, che,
bench e sia n o costu m ati, non bene che le p u re m enti delle fa n
ciu lle im parino ad am are a ltro che Iddio e i loro proprii m ariti.
F a re loro leg g ere cose sa cre: v ite d e santi P adri o istorie, o si
m ili cose, acci che im p arin o a tem perare la loro vita e i loro
costum i, e v ltin si a cose g ravi e non leg g ieri . 1
Il
non aver badato ai pericoli, che giacevan o in fondo ai tr a li
g n a to rinascim ento, ebbe com e conseguenza che g li sforzi di em an
cipazion e fa v o riro n o sp esso una vita ignobile e sensuale, bench a
m olti riu scisse pu re di arm onizzare le n uove ten d en ze con le leg g i
etern e del cristian esim o. N in case borghesi, n in fa m ig lie p r in
cipesche sono m ancate nel secolo XV e x v i donne in sig n i, che hanno
sap u to conciliare nel pi bel modo la pi rigid a costum atezza con
la pi fine c u ltu r a .3 Ce n e f a fed e il fa m o so Libro del p erfetto corteejiano com posto da B ald assarre C astiglione, il gen iale am ico di
R affaello, em in en te com e prosatore, poeta e diplom atico. E g li in
e.sso p resen ta ai su oi contem poranei un tip o ideale, descrivendo
in pari tem po in m odo a ttra en tissim o il tono della societ nob ile
e fo r se il prim o salotto, che m eriti questo nom e m oderno. Mai
fo r s e sta ta pi m agnificam ente d escritta l efficacia ed u cativa
d una belia e ragguard evole sign ora com e in questo classico libro,
che ha reso im m ortale la corte di U r b in o .3
Il
libro d el C astiglion e pone il principio, che la cu ltu ra della
gen tild o n n a neve rag g iu n g ere il m edesim o livello di svilu p p o in
tellettu a le del m arito suo. La donna d eve sap ere intendere e g iu
dicare retta m en te nei vari: ram i della scienza e delle arti, seb b en e

lini' munt, K l r i n e S ih ri f i r n 23. Ofr. anche R osi.er. D i r l ' n i u r n f n i i r -,


Freiburg 11*07. 1 10-334.
J U k i m o n t . V ittorio f u / mi 1(10: II. K i n k f . . Dir Fruii ini M ittra tter,
Kempten u. Miwlien 101.". lit i ss. Ofr. anello K o d o o a x a c i i i . I.a fem m e italienne
23 ss. : AnxoTj). K nltirr tire Jlrnaiitxance 04 s.
*
Ofr. il reniait- articolo del l>r. K. FebkrX. Fin Salon iter JtenU sonre
nel nr. 11003 della V. Fr. Prexxe d\>l 12 aprile 1S05. M oryrnhlatt.

La donna nel Corteyiano dui Castiglione

29

non abbia ad esercita rle. A lleducazione le tte r a ria deve corrisp on


dere in lei la cu ltu ra p ra tica od e stetica , quale si m ostra nel fine
gusto dellab b igliam en to, scevro di v a n it e leggerezza, nel dare
alla con versazion e un in d irizzo ora serio, ora gaio, m ai per licen
zioso od o ffen sivo, e fin alm en te n ella g ra zia d elia persona. N on d i
m eno le q u a lit m orali e le v ir t dom estiche non vadano m ai
disgiu n te dalle p rero g a tiv e d ello sp irito qui sopra d escritte. La
donna deve sa p er ten ere il governo della fa m ig lia e della roba
< a tten d ere a lled ucazione dei figli. P er quanto fa c c ia a ga ra col
m arito, la donna tu tta v ia non d eve m ai, s ia nelle occupazioni m a
teriali, sia n el g e sto o n el d isco rso v en ir m eno alla g ra z ia e legiadria del su o sesso . L a d on n a non p er n atura m eno d elluomo,
l'oich essa sa m eglio g o v ern a re e u su fru ire della su a potenza ben
ch certo m inore. P erci an ch e la donna ha p restato se r v ig i degni
li ogni encom io in tu tti gii ordini, nel governo, nel cam po di b at
taglia, n ella scien za e n ella p o e s ia .1
Che se g i il com p arire della donna in pubblico, se in genere
nel periodo del rin a scim en to fu ro n o a ssa i pi freq u en ti che p er
addietro ca ra tteri m u liebri ben sp icca ti, ci s i p resen ta poi un f e
nomeno d egn o d i n o ta in questo, ch e si d istin g u essero anche nelle
scienze delle donne m ondane, com e C ccilia G onzaga, Iso tta N ogarola di V erona, C assan dra F ed ele. C onseguirono ilalloro poetico
A ntonia de P u lci e L ucrezia T ornabuoni de M edici, la m adre di
Lorenzo de M edici. C osa c a r a tte ristic a a v u to riguardo al tem po
che entram be non com posero ch e can ti sa cri. A d un periodo

4
Ofr. R e u m o k t , V ittoria Colonna 100-101. .T. B u r c k h a r d t , D ie cu ltu r der
Renaissance l i 3. 334 3s. H. J a x i t s c i i e k , Die G esellschaft der R enaissance in Ita Hi'n (Stuttgart 1>879) 50 ss. <S. M a r c e i Ao, L a cronologia del Cortegiano di Ji.
Cagtigiionc, Livorno 1895 (per nozze), di opinione che i primi tre libri del
l'ortet/iano siano stati composti dall'aprile 1508 fino al maggio del 1509 in
Urbino, e il quarto in Roma fra il settembre del 1513 e il dicembre ilei 3535.
Xuova edizione del Cortegiano per V. G i a n , Firenze 1.892; vers. ted. di A. W e s selsk v, Der H ofm ann des O rafen H. Castiglione, Miinchen u. Leipzig 15)07.
ler le edizioni antiche vedi S. Hoxui. Annali I, 30-3-. I)il una versione del
terzo libro del Cortegiano P . ( S e l i g e r , Fraurnxpiegel d er R enaissance v on (Ira f
1!. Castiglione, L eipzig-R eu d n itz [1903]. Ofr. inoltre A. JoLt, De Jialth. Castilionis opere cui Ut uhm il libro del Cortegiano , Cadomi (Caen) 1856; S t k I Ha.n.
l e ber da li n d i II Cortegiano fo n (ira f li. di Castiglione, Berlin (progr. del
Luisen-Gymn.) 190j; G. T o d e r r o , I l tipo ideale del cortegiano nel Cinquecento,
Vittoria 1900 (cfr. G ia n in Giorn. stor. d. lett. ital. I [1907 J, 203 ss.): Itcil.
lU.I Ugem. Z citu n g 1907, nr. 100 (16 maggio), 201-203; I. R axftt.. le b e r de
h unstanschauungen in 11. Castigliones Cortegiano, Graz 1908; idem In U t.
A nzdgcr, Graz 1908, S ls . ; idem in Ilist.-polit. III. C H I (1913), 577-587, <73(>s7 ; S y m o s o s , R enaissance 143-149; F u m is i, Cinquecento 308-372, 500; L.
S c h m id ? , D ie Renaissance in B rie fc n II, 718., 91 ss. ; B r a n d i. R enaissance*,
17S-181 ; B a c m g a r t x e r , W e ltlit. \ 1, 304-314; O h x .e d o w sjc i I, 407-474. Sulle
donne nel Cortegiano anche W. A k d r e a s in A rch iv f. K ulturgcsch. X (1912),
201 ss.

30

Introduzione.

p osteriore a p p a rten gon o V eronica G am bara, G aspara S tam p a e


V itto r ia C olonna. L a p rim a ha pagato il suo trib u to alle debo
lezze d ellepoca, laltra, la pi celebre p oetessa dItalia fu
so tto ogn i rigu ard o una p ersonalit cos d istin ta, che lo storico
d elia c iv ilt del rin a scim en to la chiam a una s a n ta .1
U n m ezzo im p ortan te per curare leducazione relig io sa del
l in d ivid u o com e la v ita cristia n a della fa m ig lia e per m ettere
a rip aro dai pericoli del tem po, con sisteva nel sacram en to della
p en iten za. I co n fessio n a li di q u ellepoca, dei quali il pi diffuso
era quello di S. A ntonino, - q u asi tu tti prescrivono che il popolo
m in u to venga in terro g a to intorno alla fede, al P a ter n oster, ai
dieci com andam enti di D io e ai precetti della C hiesa. S. A ntonino
vuole ch e i fan ciu lli s interroghino in particolare su l com e si com
p ortino coi g e n ito r i; e v icev ersa anche al padre e alla m adre ven
gono ricordati i loro doveri s v erso i figliuoli com e verso i se r
vito ri. I figli si educheranno nella discipllina e nel tim ore di D io,
ai serv ito ri si dar il tem po n ecessario per sod d isfa re ai loro do
veri religiosi, e in caso di m alattia se ne dovr a v er cura e soc
correrli.
I
co n fessio n a li contengono inoltre anche delle dom ande sp eciali
per i diversi sta ti e per le varie classi del popolo. Il co n fessio n a le
di S. A ntonino ad esem p io contiene particolari dom ande per i giud'ici, avvocati (fr a laltro s e d ifesero u n i causa fa lsa e se p ro tes
sero i poveri), m aestri, m edici (se visita ro n o anche i poveri), nego
zia n ti, o sti, m acellai (se diedero carne ca ttiv a per buona, se il peso
fu m ancante), p an attieri, sa rtori (se riten n ero per s i rita g li a v a n
zati, se lavorarono di dom enica senza m otivo), fab b ri, lanaioli, ore*
IlrR cK ii.\H i> T . C ullar I I - 1. 12<: cfr. Uoss. Qualtrui-culo 42. A r i u .v m . I.n
dontta urliti le tte m i urti tiri cini/ueccnto, Verona 1S!M). (Unni. il. Ictt. XVI. 4 0 8 ;
W o t k k in Afonastbi. il. ir i # . Club in W ien JSiM . nr. 3 . V. a n c h e M a i * m ie L a
(1,i.AVii:itK, .ex fenim e de tu Jteuaiauee, Paria 1 8 ! ). Per le L ettere di m o li#
entorose donne, n elle limili eh inram ente appare non essere n ili el<Hjueiitia tu
di dottrina nlli li uom ini in ferio ri (Vinezla, appo Gulirie Giolito 1 5 4 8 . 1 5 4 9 * .
confronta J. iS.vnku iu Oiorn. xtur. d. lett. ita l. XXIV (1 8 i> 4 ). ;! ss. >Su donne
erudite dv>l Rinascimento v. inoltre M o n .n i , Q uattrocento I. ffli ss. ; Jiln.
i'iilkxzeituni; 15102, nr. 388, 3 0 aprile; S a i t s c i i i o k 1 7 2 s s . e voi. suppl. 0 7 s. :
U o ih h - a x a c iii . /. fetiune Uniteti ne :iti-fi. a iS s s. in proposito II. IL tivirm c in
Journal de* S u rn n tx X. >S. V (1SHI7). 535 ss. Su Vittoria Colonna come poetessa:
F l a m i n i , Cinquecento 198-200, ."Vis ; H . v r m o a r t x k b , W cltlit. VI, 314-317. CSu
V. Gamba ra : K i . a m i . n i Uh-, eit. 1117 s. e 548: I*rzio-HBKiER. Cult, e etiti z. lett.
'Isabella d'Usto i l 3. 347 ss.: J.. (Sciimiot, J tie Jtenaissunee in liriefen II. 250ss.
Su Isotta Nogarola : L. G e ic e h , l ortrge u. te r * neh e 28*33, 83-85.
3
t f r . G k f f c k k x , Iter IIitderkateehi*inn* de* l.. Jahrhundert* I ( L e i|> 7 .i
1 8 3 5 ), 3 4 s. le n iv i p u p e p a r tic o la r i in to r n o a d a lt r i c o n f e s s io n a li d e ll'e p o c a : c f r ,
p. 108.

* Confessionale

I). A

n t o n in i

archiepiscopi F iorentini

15Q S , f . 74t> s . e t

41!.

Prescrizioni religiose negli statuti dello corporazioni.

ar

fiei, servi e g io r n a lie r i.1 N e ssu n o sta to era riten u to troppo basso
per la m atern a sollecitu d in e della C hiesa; s i sco r g e con q u a n to
zelo si so r v e g lia sse la v ita del popolo, con quale scrupoloso am ore
si ten essero d occhio le sin g d .e cond izioni anche del b asso popolo
e si cerca sse d i con oscern e e co rreg g ern e le debolezze. P er i fa n
ciulli A n ton in o di F iren ze com pose un catech ism o apposito, che
fu stam p ato la prim a v o lta a V en ezia nel 1473. Il libriccino, del
quale si conoscono a ltre tr e ed izion i, si d istin g u e p er chiarezza
ta tto : esso e g r eg ia m en te a d a tta to a llin telligen za dei piccoli.
La p rovvid a cura della C hiesa per tu tti e il sen tim en to reli
gioso delle m a sse si m a n ifesta ro n o lum in osam en te n elle m aestranze
e nelle co n fr a te r n ite ch e ebbero un gran de sviluppo.
Le n u m erosissim e corp orazioni avevan o b en s di m ira innanzi
tutto scopi terren i, tu tta v ia e sse v i univan o quasi se n z a eccezione
anche scopi relig io si e di ca rit . L e corporazioni, che non m anca
vano n n essu n a c itt , avev a n o anzi, pi o m eno, un ca ra ttere reli
gioso. O gni corp o di artefici aveva la su a p rop ria C hiesa o cappella
e il proprio sacerdote. - Gli sta tu ti sp ira n o un profondo sen tim en to
religioso giacch sp esso il d esid erio di m an tenere una candelaia a
un altare, di celebrare in m odo p articolare la f e s t a di un san to, di
possedere una propria cap pella per le sacre fu n zion i in com une,
aveva d ato o rig in e a lla fo n d a zio n e del sodalizio. S ev ere p rescrizion i
invigilavan o circa ladem pim en to dei doveri religiosi da p arte d egli
aggregati. N elle d om eniche e n eile fe ste ciascuno era ten u to ad
ascoltare una M essa, e di pi ciascun o alm eno una volta al m ese
doveva a ssiste r e alla M essa n e lla c h iesa del sodalizio. A chi pi
assiduo si m ostra v a alla ch iesa era n o riserb a ti dei prem ii. Gli sta
tuti in sisto n o sp esso anche su l portam en to devoto da ten ersi nella
casa di D io e p roibiscon o di lascia re la ch iesa prim a che sia ter m i
nato ii serv izio d iv in o . A lcuni sta tu ti p rescrivon o esp ressam en te
che gli a g g r e g a ti s i co n fe ssin o d u e o tr e v o lte lan n o; g lin ferm i
non dovevan o v e n ir soccorsi se prim a non a v essero so d d isfa tto
i Confcnxionale I ) . A n t o n i n i ecc. f. l i ) s s . Nella dioct si di Acqui vigeva
'l precetto, confermato il 22 agosto 1499 con decreto sinodale sotto il vescovoI-uigi Brano, che ogni confessore fosse tenuti ad avere ed a studiare diligen
temente la ,S il in ina di S. Antonino o 11 Ma ni mi un cura to n u n . (Questo fatto spiega
!<* numerose ristampe del due scritti fattesi negli ultimi trent'anni del sec. x v ;
vedi Allg. deutnche liiogr. XX, 501; T a c c h i V r a m n i I. 281.
*
Ier quel che segue cfr. I I o o o c a S a c h i I. i.xxv s.. xrix n. e di pi G o t t i-'B in II ini. ,fnh rii. XVI, 130 ss. Sulle corporazioni a Firenze vedi A. D o r e n .

fin tw lcklu n g uiid O rganinntion d r r F lo rc n tin er Z iin fte ini II. und / }. .olirli un te r t, Leipzig ISO". Cfr. 11U t. Z citnrh r. LXXXIII (1890), 127 ss. Per Venezia:
*. M o n t i colo, / c a p ito la ri d elle a r ti ven ezia n e not lottante a lla G iunti za c p o i
alla G iu stizia Vecchia, d alle o rigin i al IC C C X X X , voi. 1. Itoma 1K!M> e l ini.
Xeitnehr. cit. 131 ss. IVr Perugia : A. B r i g a n t i . L e corporazion i d e lle a r t i n el
camune d i P eru g ia (sec.. X III-XIV), Perugia 1910. Per la corporazione peru
g in a dei pittori : W . B o m b e , Gench. d e r P eru gin cr M alerei, Berlin 1012, 1-16.

Introduzione.

q uesto prim o d overe relig io so. In m olti sta tu ti la b estem m ia pu


n ita con pen e sp ecia li. V ien e com andata in m odo sp ecia lissim o la
sa n tificazion e delle d om en ich e e degli altri gio rn i fe s tiv i. O gni cor
porazion e te n e v a il su o sa n to patrono, che secondo la leggen d a o
la sto r ia a v e v a esercita to la m edesim a arte o er a sta to in qualche
a ttin en za con e ssa . C asi in Rom a i m aniscalchi e gli orefici ven e
ravan o com e p atron o S. E ligio, i m arinai S. N iccol, i conciapelli
S. B artolom eo, g li agrico lto ri S. Isidoro, i m ugnai S. P a o lin o da
N ola, i bottai S. Giacom o, gli osti S. B iagio, gli alb ergatori S. G iu
lian o, i m uratori S. G regorio M agno, g li scalp ellin i i sa n ti Q uattro
C oronati, 1 ca m b ia-valu te S. M arco, i m ereiai S. Seb astian o, i m er
ca n ti di lana S. A m brogio, ii calzolai S. C rispino, i barbieri e m edici
S. C osm a e D am iano, g li speziali S. Lorenzo, i p itto ri S. L u c a .1
L a fe sta del p otrono celebravasi con solen n e fu n zio n e relig io sa
e p rocession e, alla qu ale d oveva prender p a rte ogni ag g reg a to . In
R om a tu tte le corporazioni com parivano r iu n ite nella gran d iosa
p ro cession e che nlla v ig ilia d ellA ssu n ta m oveva dal L ateran o a
S. M aria M aggiore. Q uesta fe sta d ella M adonna era nella citt
etern a la vera fe sta d ella classe o p e r a ia .2
Il
profon do sen tim en to religioso, la p iet veram en te sen tita ,
che in Rom a com e nelle a ltre citt ita lia n e a v v iv a v a le corp ora
zion i, era quella, che an im ava anche i sem plici operai con i se n ti
m enti della fra tella n za , d ella reciproca benevolenza e della u stera
rettitu d in e so tto ogni rigu ard o che sa lta n o agli occhi del letto re
d egli sta tu ti. Sp eciali a rticoli tra tta n o della cura dei poveri, dei
m alati e dei p rig io n ieri. O gni sodalizio aveva il suo p rop rio m e
dico e il proprio ospedale. La v isita e il soccorso ai soci m alati
o p rig io n ieri, che con qualche azione d isonorante non si fo ssero
resi ind egni d ella ssisten za dei loro con fra telli, v e n iv a n o a sse
g n a ti com e d'ufficio a sin g oli m aestri della corporazione; oltre a
ci i p residi delle m aestran ze erano ten u ti a provvedervi di p er
son a. In certi sodalizi v erano a ltre s delle p ensioni fsse p er i soci
b iso g n o si e per le loro ved ove e gli orfan i, com e pure in parte
contrib uti ab b astan za rilev an ti p er la dotazione delle figlie. A nzi
la cura verso i sin g o li soci estendevas>i anche alla ltra v ita , poich
tu tti g li a g g r e g a ti dovevan o a ssiste re alle esequie dei soci, i po
veri avevan o sep oltu ra a sp ese com uni, per ognuno v en iv a n o c ele
b rate M esse da m orto e di tu tti i d efu n ti v e n iv a fa tt a sp eciale
com m em orazione in d eterm in ati giorn i dellanno col sacrifizio del
laltare.
S p esso a la to e in sesno delle organ izzazion i p ro fession ali pene
tra te di sp irito religioso, delle m aestranze, esistev a n o anche a ltre
1 Kodocakagw I e .11 passim .
3 AMNOI.FI I, 2 3 7 . IlODOC.YXACIII, I. CI.
3 K obooaxaoiii I , x c v ss. e G o t t l o b lo c . c i t

Le confraternite.

33

aggregazion i, le quali m iravan o al p erfezion am en to relig io so e


morale d ei loro m em bri m ed ia n te l e sercizio di particolari opere
di culto o d i am ore v erso il p rossim o. A nch e qu este con fra tern ite
avevano il loro sp ecia le patrono, la loro ch iesa o cap p ella p a rti
colare. M ediante le co n trib u zion i dei soci della c o n fr a tern ita v e
nivano soccorsi i b iso g n o si, p rovved u te dii dote le figliuole, curati
glinferm i e |Si d ava se p o ltu r a a i m o r t i.1
L e co n fr a te r n ite floride im p ieg a v a n o una parte dei loro beni
anche nella co stru zion e e neHab b ellim en to di una c h iesa propria,
nel fa r e eseg u ire d ip in ti, b a sso r ilie v i o un sa n to sepolcro in altre
chiese della citt , n ella cq u isto di sp ecia li g o n fa lo n i o p er la co
struzione o a rred am en to d una p ro p ria c a sa per le adu n an ze della
scuola.2 N e i te sta m e n ti s in contran o m olto sp esso d elle d isp o si
zioni m iranti a ta le s c o p o .3
In V en ezia la c o n fr a te r n ita di S. G iovanni E v a n g e lista fece
erigere nel 1453 una scu ola o rn a ta di e le g a n te vestib olo e dip in
gere da G en tile B ellin i il m iracolo della reliquia della C roce in
tre quadri, ch e o g g i co n serv a si neHA ccad em ia della c itt delle la
gune. Ad orn am en to d ella c a sa d ei co n fra telli d i S. M arco co
struita nel 14S5 e r a d estin a ta la p red icazione di S. M arco del
m edesimo m aestro, al p resen te in B r e r a .4 II C arpaccio cre il suo
capolavoro p er la so ciet d i S. O rsola d istrib u en d o la sto r ia di
questa sa n ta in nove quadri (1490-1495). Q uesto p itto re adorn
pure con opere del suo p en n ello le fa b b rich e delta con fra tern ita
(fi S. G iorgio d eg li S ch iavon i e di S. S te fa n o .5 D alla scu ola di
S. Rocco n el 1489 fu c o str u ita una c h ie sa propria, d ed icata a

1
Ufr. in generale .Mo roni XVI, 117 ss. e la dissertazione (11 L a .n ih .n i ,
Appunti di critica storica por l'ori#ine e la v ita delle fra te rn it laicali in.
Italia, Perugia 1915. L e con fra tern ite italiane meriterebbero bone tuia parti
colare ricerca, per la quale i loro archivii in gran parte ben conservati con
tengono ricchi materiali. (Si dovrebbe a tal proposito anche esaminare, come
mediante la doppia organizzazione della societ secondo i due principi!, econouico-materiale e industriale nelle corporazioni e 'Idealmente religioso e di
carit nelle confraternite, siasi ottenuto un salutare avvicinamento degli oppo
sti principii economici e professionali.
1
tCfr. B u r c k h a r d t , G eschichte der R enaissance in Ita lien 182-185, dove
sono menzionati parecchi esempli di una tale attivit ; cfr. anche Burckhakot,
Beitrge 158 s., 203 e D urm , R enaissance in Ita lie n 433, 555) s.
* Cfr. il * testamento del 17 novembre 14S9 citato sotto p. 36 n. 2. V. inoltre
* testamento di Antonio Tinto del 2 febbraio 1474 ( A tti Leonardi de Biasio,
b- 545, . 4). A r c h i v i o d i s t a t o i n V e n e z i a .
* B u r c k h a r d t , G eschichte der Renaissance in Ita lie n 184. W o i . t u a . v x II,
S7 ; cfr. R epertorium X V III, 187, 188.
* Woi.TMAXN- II, 298-299. I o i . u k x t i , Carpaccio, Venezia 1MK!. A rch. stor.
'AllA rte I I I (1897), 405 s. l O L l i c m et L u d w ig , V ittore Carpaccio et la cinv!rrie de S a in te Ursute Femise, Florence 1908 (cfr. L. T e s t i , X u o vi s tu d i su l
Carpaccio, in A rch. stor. ita l. 5* serie X X X III (1904), 96 ss. Ludwio <?t .Moi b t i , F. Carpaccio, Milano 1903, 85-260.
P asto,

S toria iti Papi,

111.

Introduzione.

34

S. R occo; nel 1517 B artolom eo Bon com inci la costru zion e di


una g r a n d io sa ca sa pei co n fratelli, la quale d iven n e in se g u ito una
delle pi stu p en d e creazion i dellarch itettu ra ven ezia n a e fu abbel
lita dal T in to r e tto con 56 colossali d ip in ti di so g g etto b ib lic o .1
In P a d o v a si d istin g u ev a n o la scuola del Santo, che d a l 1511 in poi
fu fr e g ia ta di 17 affresch i del T izian o e dei su o i d iscep oli p resi
dalla leg g en d a di S. A n ton io, e la scu ola d el Carm ine.
In S ien a le c o n fr a te r n ite di S. B ern ard in o e di S. C aterin a si
e ressero cia scu n a due ora to rii co n tig u i riccam en te orn ati e con
p o r t ic i.2 Col so p ravan zo d egli in tro iti la c h iesa d ella Mijsericordia
di A rezzo v en n e a b b ellita d una superba f a c c ia t a ; 3 la c o n fr a te r
n ita dellA n n u n zia ta fe c e d ipingere nel 1466 da P iero d ei F r a n
cesch i uno stend ardo per la ch iesa, il qualle pi non si con serva. *
A F iren ze parecchie co n fra te rn ite p ossed evan o proprii edilzi.
M agnifico in isp ecie quello della co n fra tern ita dei laici dello Scalzo
(cos detta, perch n elle processioni uno d ei fr a te lli e r a te n u to a
portare il C rocifisso a piedi scalzi) il cu i cortile fr e g ia to di dieci
affreschi di m an o del S arto, tolti dalla v ita di sa n G iovanni B a t
tis ta (ann i 1 5 1 1 -1 5 2 6 ).8 F a m o sissim e sono le scu ltu re ornam entali
che con fo rm e a una deliberazione del 1406 le corporazioni fioren
tin e fecero eseg u ire a Or San M ichele: il G hiberti cre p er i cam
b iavalu te il S. M atteo, p er i p annaiuoli S. G iovanni B a ttista , per
i lanaiuoli il S. S te fa n o ; DonateHo il S. G iorgio p er gli arm aiuoli
e il S. M arco p er i lin a iu o li: V errocchio il C risto coll incredulo
T om m aso per i m e r c a n ti.0
S p esso em in enti a r tisti d ip in sero a n ch e i q uadri per i g o n fa
loni d elle c o n fr a te r n ite .; M agnifiche opere di q u esta sp e c ie acqui
staron o le scu o le di S. N icol di F o lig n o e dellA n n u n zia ta di P e
rugia. 8 A n ch e la c o n fra tern ita di S. B ern ard in o di P er u g ia im
p ieg la sua ricchezza in uno stendardo, d ip in to n el 1475 da B en e
d etto B u o n fg li,8 e n ellornare la fa c c ia ta della c h ie s a .10 P a rim en ti
Burokharrdt, (letch. d. Jienaiss. 184; cfr. N o k l, Ita l. Skizzenbuch. 2 ed.
(Stuttgart 18(55) 77 s. G. N ic o l e tti, Illu stra zio n e ie lla chiesa e scuola di 8.
Itocco in Vctwzia, Venezia 1885. iSu confraternite In Venezia e sull'arte da
esse promossa, cfr. in generale anche M o l m e n t t , S to ria di Venezia 1*, 185 ss..
103 s. Sulle attinenze del pittore Bonifazio Pasini di Verona colla confraterJixita dei Ss. iSlro e U bera in Verona, cfr. G. IjUdwio jn Jahrb. d. preuss.
K unstsam m lunpi'n X X II (1901), (2 ss.
2 B u r c k h a r d t loc. cit. 18(5.

B u rc k h a rd t

W o L tm a n

"

lo c . c i t. 1S3.

II, 2 1 6 . Uiorn. degli Aroh. Tose. VI, 1 1 .


W O I.T M A N N II, 614.
Vedi iA. P iiru ep i. Fiorone, Leipzig 190C5, 52.
Qfr. GERSiAon in JRw. d e (art ehrtien 1901), OS, ss. o sopra p. 6.
Ofr. WoLTM A.VX l i , g l i .
W oLTM ANN 11, 214.

IO B

u r o k iu r d t

lo c. c it . 183.

Le confraternite.

36

la confraternita, dei fla g ella n ti di S. G regorio di A ssisi nell 1468


si fece fa r e da N iccol da F o lig n o un g o n fa lo n e, che o g g i tro v a si
nella raccolta d i quadri di K a r ls r u h e .1 P er la c o n fra tern ita dei
Ss. A n geli di C agli, T im oteo V iti n el 1518 d ip in se il N oli me Um
ifere. 2 F ra le scuole di R om a p rim eg g ia il b elloratorio con peri
stilio a S. G iovanni D e c o lla to .3
In tal m an iera q u este n u m erose corporazioni oltre a lladem pi
mento dei loro fini filan tropici h ann o fa v o r ito non poco an ch e larte.
Ogni c itt , anzi quasi ogn i b o rg a ta d Ita lia , v a n tava sim ili con
fraternite, a rricch ite dai p ap i di m olte g r a zie sp iritu a li. * U na
delle pi a n tich e la c o n fr a te r n ita la ica di S. L eonardo in V iterbo,
la quale fin dal 1144 a v ev a q uivi fo n d a to lospedale F r a n c o .6
ire gen erazion i pi ta r d i, un fa cch in o fiorentino fond la celebre
confraternita d ed icata a M aria so tto il tito lo d i M adre d ella Mis
ericordia che per lo pi d etta s e n z altro la M isericordia. I soci
avevano il d overe di ra cco g liere m alati e f e r iti per le strad e, di
ondurlii a llospedale e di sep p ellire i m orti. N el 1325 i co n fra telli
della M isericordia si acqu istaron o gran d i m eriti in occasion e della
l>este. D allora in poi v en n ero accolte n ella co n fra ter n ita anche
persone perven ute, m ed ia n te donazioni e la sciti, a gran d e ric
chezza, esse fu ro n o cen tri di v ita s ia so cia le che a rtistica . In s e
guito alla unione co m p iu ta si nel 1425 d ella c o n fr a te rn ita della
-Misericordia con la C om pagnia d i S. M aria di B igallo, la quale
non era te n u ta ad o p ere di ca rit v erso il prossim o, la M isericorda and in d ecadim ento. N e l 1475 riso rse e n ella peste del 1494
i rese oltrem odo b en em erita. 0

S WOLTMANN Vii, 212.


2 WOI.TMANN II, 3 2 8 .
* liU R C K H A R D T lO C . d t . 1 8 5 .

* Cfr. fra altro 1 '. C e r b e t c t , D elie chiese dei conventi e delle c o n fra te r
nite della M irandola 3 voli. Mirandola 1889-U ; M. O lO X I, 1 disciplinati di
ti. lla r io in C astelfioreniino, in Misceli, stor. della Y aldelsa II (1894), 08-112,
-1(5-242; J v i v k k a , Catalogo delle scrittu re a ppartenenti alla c o n fra ic m ita di
ti. Maria della riet nell'A quila, in Boll. d. Hoc. di S to ria patria A . L. A n ti-

nri (Aquila) X III (1901), fase. 25: I*. C a j t a r o , N o tizie e docum enti dettai
' hiesa pincrolcse IV. Pinerolo 1899, 123-109 ; l i . B r u m o s i . Lerem o di S . Iliromo di Fiesole, F iesole 1 9 2 0 , 1 5 .
5
Ix> statuto di questa confraternita sUito recentemente pubblicato dal
'"zi ( Gli ospizi m edioevali e TospcdaU: gratule di Viterbo [ 1893]. In seguito a
'lUesta sco|ierta viene a cadere l opinione del M u r a t o r i (AntU /uit. Italiae, I ) i s .
5) circa il tempo in cui ebbero origine le confraternite.
* Ofr. I*. L un m n, Isto ria della arcitum fr. di S . M aria della M isericordia,
Firenze 1843 e Livorno 1S71 (edizione anteriore del 1779). O. B ianchi, L a comw gnia della M isericordia, Firenze 1855. H ist.-poL HI. VIII, 395 s. D ubi in Re*
' ieto 114 (1894), 333 ss.; A. Seingardi, L e m edaglie dei capi di guardia delta
*' K.vig, D ie Ilrudcrsch a ft der M isericordia in F lorcnz, in liagr. Carita
tl lle m 1906. 9 ss.

36

L e fo rti e com m oven ti parole dei predicatori di penitenza,


o vvero il flagello d ella p este fu ron o sp esso occasione ch e nel se
colo XV n u ove co n g reg a zio n i di questo gen ere s i a g g iu n g essero di
con tin uo a lle g i e siste n ti. Cos n el 1415 sorse in V en ezia 1 la con
fr a te r n ita di S. Hocco, la quale nelle rip etu te v isite della peste
sp ieg unazion e oltrem odo benefica. A d e ssa ap p a rten ev a n o i pi
ricchi citta d in i, d n ob ili e persino m olti dogi. P er ta l ra g io n e la
co n fr a te r n ita d isp o n ev a di cos ricco p atrim on io, che oltre a llas
siste n z a o b b ligatoria verso i poveri e g lin ferm i, fu 'in g rad o di
fa v o rire anche le a rti, com e sta to g i detto. M olti eran o con tem
p oraneam en te soci di pi c o n fr a te r n ite .2
A llorch n e llanno 1448 la p este infier in R om a colui ch e era
allora il co n fesso re tedesco a S. P ietro, istitu per i su oi con n a
zion ali la c o n fra tern ita deUA ddolorata, tu tto ra e s is t e n t e .3 P arim enti fino ai n o stri g io rn i si m antenuta la conifraternita civica
dei Buonuom in di S. M artino fon d ata da S. A n ton in o n el 1441, la
quale h a il com p ito di ricercare e sovven ire ai poveri vergogn osi.
Dopo breve tem po gi 600 fa m ig lie ven ivan o sov v en u te da questa
fra tella n za , e di ci non per anco contento, A n ton in o si recava
p ersonalm en te n ei pi rip osti q u a rtieri della c itt in c er ca di m i
sera b ili, apportando in persona aiu to e co n forto ovunque. Il me
d esim o s i narra di san L orenzo G iu stin ian i p atriarca di V e n e z ia .4
A nche il beato B ern ard in o da F eltre, onde ven ire in soccorso dei
nobili decaduti e in gen ere dei poveri vergogn osi, fon d in V icenza
due istitu ti, i quali per secoli so n o sta ti una fo n te di b e n e d iz io n e .5
In R om a il dotto Cardinal Torquem ada fon d nel 1460 la con
fr a te r n ita dellA n n u n zia ta con cap p ella p ropria in S. M aria sopra
M inerva, allo scopo di provvedere di dote ragazze p o v e r e .0 A nche
in a ltr e c itt ita lia n e so rsero nel secolo XV dellle associazion i m i
ranti alla stessa bella opera di ca rit , n ella quale il pi nobile
Sull'istituzione e lmi>ortauza cori>rativn delle scuole veneziane cfr.
San so vino, Venezia 90 ss. V. anche I.. V en tu ri, L e Compagnie della calca, in
Kuovo Arch. Veti. Nr. 8., XVI (190S). XVII (1900).
s * Testamento del 17 novembre 1489: Lena relieta B arth. de M onte: Ite
diiiiitto tri h un scoli# de quibus ego su m ride Urei 8 . P etri M artiri de Muriano.
8 . lY a n cisci a l i m n et 8 . Maria C laudorw n et Cecorum soldo J^0 parvor. pr
quallbvt cornili ( A tti A nt. Grasselli, b. 508, . i)5). 18 novembre 1489: Barth iti.
q. D om inici de Pergam o velutarius: Ite m d im itto due. 2 auri scholae 8 . M aria
servorum de qua ego su in... Ite m scholae im ignac 8. R ochi de qua ego sum (loc.
eit . 25). | A r c h 1 v 1 o d i S t a t o i n V e n e z i a .
3 Ctfr. il nostro voi. I. 437 s. (ed. 1931).
*
R atzinger, A rm enp)lege 370. Ofr. anche Skaikk ISO e specialmente X.
Mart EUJ, J biionuomini d i 8 . M artino (estratto dalla R assegna nazionale).
Firenze 18S4. V. anche C orrespondant 18S9 Juillet 396 e G u a s t i in Rosa d'ogni
mesci. Calendario fiorentino 1S64; T acchi V en tu r i I, 377 s.
6 A rt a Sanrt. sept VII. 869.
Ofr. il nostro voi. I, 369 (ed. '11)31).

Le confraternite.

87

e delicato se n tir e e la c r istia n a prudenza s i danno la m ano. Cos


in Parm a n el 1493 si fo rm u n a fra tella n za , onde agevolare le
nozze di povere e v irtu o se rag a zze e di g io v a n i.1
Sop rattu tto ricche di c o n fr a te r n ite era n o F iren ze e Roma.
Nella citt d ellA rn o il num ero d elle so c ie t o com p agn ie di citta
dini c o stitu ite si a scopo d i p ra tich e sp ir itu a li am m ontava sul p rin
cipio del secolo XVI a 73 e v i erano a ssociazion i non soltan to per
adulti ma anche per fa n ciu lli, ta n to la v'ita di fa m ig lia er a stret
tam ente 'legata con lecclesia stica . Q ueste a ssociazion i di fa n ciu lli
raccoglievansi tu tte le dom eniche e g li a ltri giorn i fe s tiv i per
assistere al vesp ro. T r a le so ciet destim ate agli uom ini alcune
non esclu d evan o qualche lie to tra tten im en to , a ltre si consacravano
esclusivam ente ad opere di beneficenza, altre ancora alle pi rigid e
pratiche di p en iten za. U n a sp ecia le fr a te lla n za av ev a cu ra di d i
sporre a r e lig io si sen tim en ti e d i dar sep oltu ra ai m a lfa tto ri con
dannati a m o r t e .5
U n idea e sa ttissim a c ir c a le ste n sio n e di qu este co n fra tern ite
ce la p ossiam o fa r e dando un sg u a rd o allo svilu p p o c h e sse p re
sero in R om a, m etropoli d ella c r istia n it . La p i in sig n e di quelle
aggregazioni, ch e pi tard i fu r o n o e r e tte ad are con fratern ite, era
quella ch e anche o g g i s u s s is te so tto il nom e d a rcico n fra tern ita del
Gonfalone. Q uesto so d a lizio fo n d a to nel 1264 da dodici g en tilu o
mini, ch iam ossi da p rin cip io C om pagnia dei R accom andati di M a
donna S an ta M aria. I co n fra telli ra ccoglievan si da p rin cip io in
S. M aria M aggiore, poi in S. L u cia d ella C hiavica. Innocenzo V III
dal v e ssillo ch e p o rta v a si n elle p rocession i g li diede il nlome del
G onfalone e a g g reg ad e s s o a ltre cin q u e con fra tern ite. A nche
A lessandro V I fa v o r la co m p a g n ia del G onfalone, la quale oltre
alle pie p ra tich e m irava pure a scopi di c a r it . * Le altre con
fraternite p resen ta n o per lo pi q u esti due scopi.
Ad Innocenzo III risa le la c o n fra tern ita dello S p irito S an to, la
quale ricev ette un nuovo im p ulso d a lltsservisi a g g r e g a ti i papi

K a th . Lcben II, S39.


S to ria fiorentina I (Milano 1845), 398-394. R e x jm o n t , Lorenzo
1J, 317 s iSk a i f e 180. D A s c o s a , I*. 4 0 5 g. S. I^ a (So r s a . L a Compagnia di Or
S(in Michele, ovvero una pagina della beneficenza in Toscana n e t ce. X I V ,
Tra ni 1902 (cfr. G. B r u r c o m in A rch. sto r. ita t. .V serie X X X I V [190*1,'
-17 ss.). Sulla Compagnia della (Morte In Genova cfr. M. Itosi, Uh confortatorio
per i condannati a m orte in R iv . delle <li*cipi. carcerarie. 1 febbraio, 1 marzo
1899. SnU'arciconfratemita deUOspedalc di S . Maria della Morte in Bologna,
he parimente aveva lo scopo di preparare 1 condannati alla morte, cfr. F r a t i ,
lo privata 2 ss.
*
Cfr. l'interessante monografia di R u g c e r i . L 'archconfraternit del Gon
falone (Roma 1.806), dove a p. 4SI s. sono pubblicate le ordinanze d'Innoceirzo
'I I I tratte daU'Archivio della Confraternita. Prepara una monografia sulla
confraternita del Gonfalone il dottor L. K ers.
1

K o b le r,

V a r c h i,

Introduzione.

E u g en io IV e S isto IV . M olti card inali, q u asi l in tera co rte pon


t if ic ia sotto i su d d etti p a p i appartennero a questo sodalizio. Era
p o i costu m e fin dal secolo XV, che anche p rin cip i str a n ie ri, venuti

a v is ita r e Ila c itt etern a , s in scriv essero nel r eg istr o d ella com pa
g n ia dello S p ir ito San to, e co s quel re g istr o d ivenuto u n a rac
colta di autografi u n ica nel suo g e n e r e .1
N on m eno celebre e r a la co n fr a te rn ita di S. S alvatore, la
p rim a che sia s ta ta elev a ta ad a rcico n fra term ta . E ssa ven erava
in m odo p a rtico la re la v e tu sta im m agin e del S alvatore n ella cap
p ella S ancta Sanctorum , la quale v en iv a p o rtata solen n em en te in
p rocession e a S. M aria M aggiore, da dove le si m oveva incontro
con la m iracolosa im m a g in e d ella M adonna d i d etta b a s ilic a .2 Al
socolo XIII r isa le la c o n fra tern ita d ei se tte dolori di M aria in
S. M arcello e al secolo XIV quelle di S. M aria del Popolo, di S . B er
nardo e di S. A n n a dei P a ra fren ieri.
A bbondante oltrem odo dii nuovi sodalizi di sim il g en ere il
secolo XV. S o tto E u g en io IV ebbe o r ig n e la c o n fra te rn ita di S. B e r
nardo alla C olonna T ra ia n a ; so tto P io II la co n fr a te r n ita dei preti
di S. L u cia d e G innasi, rin n o v a ta da G iulio II. S p etta in o ltre al
p on tificato del p a p a sen ese la g i m en zion ata fon d azion e del ca r
dinal T orquem ada. S o tto P a o lo II si costitu iron o 'le con fra tern ite
d ellim m acolata C oncezione in S. Lorenzo in D am aso e qu ella di
S. A m brogio. * S otto Innocenzo V i l i nel 1488 v en iv a fo n d a ta in
S. G iovanni D ecollato da alcuni pii F io ren tin i la co n fratern ita
d ella M isericord ia col lodevole scopo di procu rare i soccorsi della
relig io n e e la sep o ltu ra ai condannati a m orte. Q uesta co n fra ter
n ita, ch e nel 1490 fu co n ferm a ta dal papa e arricch ita di p r iv i
legi, aveva un proprio sacerdote. A ppena un m a lfattore ven iva
condannato a m orte, due co n fra telli si recavano da lui p er disporlo
alla c o n fessio n e generale e alla sa n ta Com unione. L in tero sod a
lizio, preceduto da una croce ricop erta di n ero e cantando i salm i
p enitenziali, accom p agna il condannato al patibolo e ne sep p el
liva poi il cad avere nel p roprio cim itero. I co n fra telli v estiv a n o
di n ero e in m em oria del loro patrono p ortavan o nel cappuccio
un effigie della te sta di S. G iovanni B a t t is t a .4

* Ofr. Je notizie da noi date estraendole dallA r c h l v l o d i S. S p i r i t o


in voi. I, 353 s. (ed. 1931) * II. 650 s.
2
Ofr. P i a z z a 361 s . B . M t u j k o , Dell'oratorio m S. Lorenzo del L aterano
detto Xaneta Sa net orimi. Roma 1666. G. M a r a n g o n i , Tutora dclVantichissim o
oratorio... appellata Sanata Sanctorum . Roma ,1747 ; G risar, Di rom. K a pelli'
Sanc a Sanctorum . Un- X eh a t:, Freiburg 190S, 43 ss.; idem in C ivilt C attoliea 1007, I, 440 ss.
P i a z z a 556 s 347 s., 523 s 514 s., 510 s 484 s., 429 s 423 s. e M o r o m II.
205 ss.
| i
i i f i
* Muli. T\, 343 ss. P i a z z a 502 ss. I.a M isericordia romana meriterebbe una
monografia : copiosi atti relativi sono nellA r c h l v i o d i S t a t o i n R o m a .

Le confraternite.

39

N e llann o 1499 A lessan d ro V I con ferm la co n fr a te rn ita di


S. Rocco e di S. M artin o a l P o rto d i R ip etta . Q uesta con g reg a
zione, ch e p r e sto s i e r e sse una ch iesa e uno spedale, s i prendeva
cura in m odo sp ecia le d ei b arcaioli e d eg li o sti di quel quartiere.
Leone X le accord sp ecia li ind u lgen ze. P a rim en ti al tem po di
A lessandro V I risa'le l o r ig in e d e lla rcico n fra tern ita del SS. S acra
m ento e d e lle cin q u e p ia g h e di N . S. Ges C risto, che divenne in
breve a ssa i florida. I co n fr a te lli accom p agnavano in processione
solenne il S a n tissim o allorch v e n iv a p orta to a g lin ferm i e ai m o
ribondi. E s s i avevan o u n a p ro p ria cap p ella a S. L orenzo in D amaso, ch e fu p resto m ag n ifica m en te abb ellita. S p eciale p rotettore
di questo sod a lizio f u il papa G iulio II, ch e gli c o n cesse la con
ferm a so len n e e si fe c e acco g liere n el n um ero dei suoi m e m b r i.1
Sotto il p ontificato di L eone X s i c o stitu p a rim en ti una c o n fr a te r
nita del S S . S acram en to n e lla c h ie sa di S. G iacom o a S cossacavalli in B orgo. A l tem p o del papa m ediceo ap p arten gon o pu re due
altre n u ove associazion i : P arcico n fra tern ita della C arit in S. G i
rolamo e la c o n fr a te r n ita d ella C roce a S. M arcello. L a p rim a fo n
data dal Cardinal G iulio de M edici, m ira v a p i che altro a soccor
rere i poveri e i m a la ti: L eon e X le affid in oltre la cu ra delle
co n vertite . 2
Gli effetti benefci di sim ili co n fr a te r n ite , lefficacia da esse
esercitata sp ecia lm en te su lla con serv a zio n e d ella religion e e del
buon costu m e n el ceto b org h ese e operaio, sono quasi in estim ab ili.
Di quale im p ortan za p oteron o d iv en ta re sod alizi di questo genere
non so lo p e r la v ita r e lig io sa della c itt di Rom a, m a anche per
circoli m olto p i e ste si, lo m ostra la sto r ia d ellO ratorio d el divino
amore, i cu i in izi risa lg o n o g i al tem p o di L eone X 3 m entre Je
sue radici rim on tan o alla sp a v en tev o le et di A lessan d ro V I.
Con la preceden te en u m erazion e per tu ttaltro che esau rito
il num ero di q uesti pii sodalizi n e lla c itt etern a. V anno pu re te
nute in co n sid erazion e le fr a te lla n z e n azion ali e quelle operaie.
Fra queste u ltim e (c o n fr a te r n ite d elle a rti) e sistev a n o allora quelle

Un'associaziooe per la tutela dei prigionieri fondata in Milano nel 1466 vicn
ricordata dal Tosioi-o nella rivista Oharitas, 1898, nr. 9.
* T a c c h i V e n t u r i I, 192 s.
M o r o n i II. 300 s. P i a z z a 42!) s., 391 s., 462 s.. ">49 s . . 546 s.; T a c c h i V e n
t i - r i I, 192 s., 358 SL Ofr. anche il nostro vol. FV 2, 551, suH'arciconfraternita
della carit.
* Pi dl proposito si parler di ci nel vol. IV della presente opera quando
si esporr la restaurazione ecclesiastica. V. inoltre T a c c h i V e s t c k i I. 406 s s . ,
123 ss.; K. B e n r a t h in S tu d ie n zu r R e forni a t iongeteh. u. prakt. Theol. 0 .
Knwcrau an einem 70. Geburttage dargebracht. T*ipzig 1917; A . B i a n c o n i .
L'opero delle Compagnie del D ivino Am ore, Citt di CasteUo 1914. In 'f'Audc*
del 5 ottobre 1 9 0 9 . p. 2 5 . B b c c k e b prova che loratorio di S . Girolamo fondato
in Vicenza nel 1 4 0 4 aveva gi gU stessi statuti dei sodalizi di Genova e Roma.

40

Introduzione.

dei p a n a ttieri, d ei cuochi, dei barbieri e ch iru rgh i di cam pagna,


degli sp ezia li, dei sella i, d egli orefici e d egli a rg en tieri, dei pittori,
degli sca lp ellin i, dei te ssito r i, dei g ia rd in ieri, dei fr u ttiv en d o li e
dei p iz z ic a r o li.1 P r e sso le ch iese e cappelle di d ette c o n fr a te rn ite
v era di solito un a p p o sito spedale. P e r abbellire le cap p elle della
co n fr a te r n ita non si b ad ava ia sp e se ; q uasi tu tte (le ch iese s i d i
stin g u ev a n o per bellezza e ricchi orn am en ti, nei quali p er lo pi
m olto sa g g ia m e n te a vevasi riguardo al m estiere, al quale i so ci a p
p arten evan o. C os i fe sto n i in S. M aria d ellOrto in R om a ricordano
i fr u ttiv e n d o li. La c h ie sa dei fornlai, S. M aria di L oreto p re sso il
F oro T raiano, v en n e ed ificata sotto G iulio II su d iseg n o d i A n
ton io da S an gallo.
U na serie non m eno v a r ia si sco rge dando u n occh iata a lle f r a
tellanze nazion ali, in parte fo n d a te sp ecialm en te p er in d u striali.
Cos esistev a n o in R om a p articolari fra tella n ze p er i calzolai e pa
n a ttieri ted esch i. U na fra tella n za ted esca g en erale aveva su a sede
presso lo sp izio nazion ale ted esco di S. M aria d ellA n im a .1 In sim il
g u isa anello i F ra n cesi, i P ortogh esi, gli S lavon i, gli S p agn oli, i
S en esi, i L om bardi, i F io ren tin i avevan o ile loro co n fra tern ite, che
sta v a n o in str e ttis s im a a ttin en za con losp izio della risp ettiv a
n azione. *
L e co n fr a te r n ite fu ro n o della m assim a im portanza per lo sv i
luppo della jjoesia relig io sa popolare e del dram m a sacro, ch e fu
rono m olto fiorenti n el secolo xv.
N ei can ti sacri popolari p rosegu iron o ad ech eg g ia re le celestiali
ed isp ira te arm onie di un san F ra n cesco d A ssisi e di un F ra Iacopone da Todi. L a canzone sa cra trov nelle co n fra tern ite n on solo
i pi zelan ti cu lto ri m a possiam o dire che e ssa u scita p rop ria
m ente da quelle. E r a uso di vecch ia d ata sp ecialm en te in T oscana
eh! gli a g g r e g a ti alle co n fra tern ite, term in ate le opere d ella g io r
nata, sul fa r d e llA v e M aria s i a c c o g lie s s e r o n elle p rop rie cappelle
ovvero anche in n an zi a lle im m agin i della M adonna p oste agli angoli
delle vie, p er p reg a re e ca n ta re laudi sacre. In F iren ze fin dallo
scorcio del secolo XII, e r a si c o stitu ita una com pagnia di can tori d etti
laudesi, alla qu ale in p r o g resso di tem po ten n ero d ietro tu tte le
a ltre m olte co n fr a te r n ite , le com p agn ie di Or San M ichele, di
S. M aria N ovella, di S. Croce, del C arm ine e d O gnissanti. N egli
sta tu ti era e sp ressa m en te p rescritto il canto d elle laudi. Il popolo
can tava com e g li v en iva dal cu o re e non trovava nulla di scon
* P

ia z z a

0 0 5 s.

8 Ofr. 'Sonm id i.in , (iexeh. ih-r lU'utxchrn K ationalkirche in Hom 8 . Maria


dell'Anim a, Freiburg 1006. Ibid. SIO ss. sulle particolari confraternite tedesche
in Uomo.
* pfr. il nostro vol. I. 260 sa. (ed. 1 9 8 1 ) . Zcilsrhr. d. hint. Ver. Bamberg
XXXVII i Is7.->i, 7:1 s . P ia z z a 2 9 6 s ., 2 0 8 s . e d e AVaaI-, Z ) c r Campo Santo dor
l)cutchrn ;u Rom, Freiburg i, B ., 1 8 9 6 .

Le laudi

i drammi spirituali.

41

veniente o scan d aloso niella p p lica re a te s ti religiosi le arie di ca n


zoni p ro fa n e. I com p ositori di q u este laudi a p p arten evan o sp esso
alle pi co lte ed elev a te c la ssi della so ciet . Ond che fr a gli au
tori di laudi sa cre tro v ia m o ili Cardinal D om inici, il dotto Lorenzo
G iustiniani ( f 1456), A n ton io B ologn in i, vesco v o di F olign o ( f 1461),
C astellano C astellan i, dal 1488 al 1518 p ro fesso re a P isa , L ucrezia
Tornabuoni, m adre d i L orenzo d e M edici e finalm ente lo stesso
Lorenzo . 1
M olte di q u este n u m ero sissim e laudi, s o lite a can tarsi non solo
per p rivata o pubblica divozione, m a anche in occasione di pro
cessioni e p elleg rin a g g i, co n ten g o n o un ricco tesoro di v e ra poesia
e di sch ietto sen tim en to relig io so . M algrad o la fa stid io sa m ono
tonia dei m otivi, e s s i a ttr a g g o n o per la m era vigliosa ricchezza e
variet d ellesp ressio n e e in siem e per la d elicata sem p licit degli
affetti . Ci d ica si in p a rtico la r m odo d elle laudi com poste dal pi
em inente di q u esti poeti relig io si, dal g i m e n z io n a to 2 F eo B eicari,
il quale non si sta n ca di esalltare lin esa u rib ile tem a d e llam or d i
vino. U na raccolta delle su e p o esie v en n e a lla lu ce fin dal 1455
per la com p agn ia de B a ttu ti d i S . Zanobi in F iren ze. A llorch il
Beicari, il poeta cristia n o , ven n e a m orte nel 1484, il suo scolare
Girolamo B en iv ien i cos c a n ta v a :
Perduta ha el cieco mondo quella luce
t'ho [iel dubio camin gran temilo scorta
Fu tri fi de passi mici ministra et duce.
T ace el celeste suon ra spenta et morta
e lharmonia di quella dolce lyra
<hel mondo afflicto or lascia el civl conforta. *

Le laudi, in o rig in e certo puram ente liriche, venendosi a trovare

in im m ediato co n ta tto co l cu lto d iv in o della C hiesa altam en te dram


<>53 c f r . a n c h e R e u m o s t . Lorenzo I - , 4 2 0 s . ;
SignorelU 1 3 4 s . C r e i z e s a c m I , 30C5 s . R o s s i
195, -3 3 4 6 s . , 4 2 4 i D ' A s c o s a 1-, 3 1 2 s . e A I a s c i s i , Cortona nel m edio evo ( F i rn e 1 8 9 7 ) 1 0 6 s s . ; M o m r a a , Q uattrocento I I , 1 8 2 - 1 8 8 ; B a u m g a r t n e r , W cltlit.
' I. 1 8 0 s . , 1 9 5 s s . ; A. F o h e s t t , P e r la storia di una lauda, i n Giorn. *tor. di.
rtt. ital. X I J V ( 1 9 0 4 ) , p 5 1 s s . La p i c o m p l e t a r a c c o l t a d i l a u d i f u p u b b l i c a t a
dal G A T .i.errr, Lande p iritu a li d i Feo Beicari, di Lorenzo de' M edici, d i Frati'( c o (TAlbizi e c c . . F i r e n a i1 l i i f U . U n a s c e l t a p r e s s o F . T o r b a o a , I l teatro ital.
fai secoli X I I I , X I V ie UYK, F i r e n z e 1 8 8 5 , 1 4 6 . I n o l t r e : G . R o n d o n i , Laudi
drammatiche dei di sci pi ina li di Siena, i n Giorn.. c i t . II (1883), 2(715 ss. ; E.
l fc a c o r o . L a u d i e devozioni della c itt d i Aquila, i b i d . VII (1866), 135 *.,
" t ss.; V ili (1886), 180 s s . . IX (1887), 381 s s . ; XII (1888), 368 ss.; XV (1890),
152 s s . ; XVIII (1801). 1S6 s a ; XX (1892), 879 s s . ; E. B o t t a z z i , L a u d i della
ritt di B orgo S . Sepolcro, i b i d . XVIII (1891), 242 ss. ; 31. V ATTa s s o , A neddoti
>n dialetto rom anesco del seo. X I V , R o m a 1901 : G. G a i.i.i, I d isciplinati dell'i'm bria del 1260 e le loro laudi, i n Giorn. c i t . , Supplem ento n \ 9, T o r i n o 1906.
* V. sopra p. 12 s.
s R e l- m o s t , Lorenzo I*. 431-433.
1 I n s i e m e n G a s p a k y I I , (1 9 4 s . ,

11-. 2 2 s . }< tk .v I . 14.> s . [ V i s c h e r .

12

Introduzioue.

m a tic o ,1 a ssu n se r o ben to sto a n ch e sse un c a r a tte r e dram m atico


sem pre pi spiccato. L e canzoni sp iritu a li m esse in. form a dii dialogo
d iven taron o v eri dram m i rap p resen tati, cui si d ava il nom e d i devo
zione. N on un m ero caso ch e il dramlma sa cro d egli Ita lia n i so r
g e sse p roprio n e llU m bria, nel m ezzogiorno della T oscan a e n el set
ten trio n e dello S ta to pontificio. Quivi n ella rocciosa e rom ita valle
di R ieti S. F ra n cesco aveva costru ito <per i p astori circon vicin i il
p rim o presepio, quivi in m ezzo a quella popolazione profondam ente
relig io sa co n tin u a v a ad e siste r e v iv issim a m e n te lo sp irito del santo
in g en u a m en te pio. E non nem m eno un caso fo r tu ito , che proprio
le c o n fr a te r n ite fo ssero le prim e e pi zelanti cu ltrici del dram m a
sacro. G i le loro p rocession i con i ceri accesi e i gon falon i al vento
co stitu iv a n o p er s un dram m a sacro. Ben presto la nuova m aniera
ebbe la rg a d iffusione, com e ci prova un (lam ento d i M aria dram
m atizzato in d ia letto a b r u z z e se .2 Qui com e n elle devozioni proba
b ilm en te um bre del G ioved e V en erd S a n t o ,3 si sco rg e g i un
n otevole (progresso. E ntram b i i .pezzi ap p arten gon o sicu ram en te
al secolo XIV e fo r s e anche a lla prim a m et del m ed esim o : essi s ta
van o in s tr e ttissim a a ttin en za col culto d iv in o e s i rap p resen ta
vano in ch iesa : d ovevan o sp ieg a re al popolo le parole ch e il sacer
dote d icev a a lla ltare e dal pulpito.
La devozione del G ioved S an to ricca di p assi p ien i di com
m oven te b ellezza. In ten erisce d a v v ero quel p asso in cui M aria
sco n g iu ra il suo figliuolo di non to rn are a G erusalem m e, d ove lo
m inaccia la m orte. P e r risp a rm ia re un d isp iacere alla m adre il
S a lv a to re ha com u nicato la su a in ten zion e so lta n to a M aria M ad
dalena, m a essa leg g e in volto a G es quello che sta per accadere.
Gli dom anda p erch sia co s ra ttr ista to , ch e a lei per il dolore si
sp ezzan o le v e n e e per lam bascia le vien m eno il respiro :
Diluito, fllgio mio, (limilo a mi.
Perch stai tanto fonato?'
Amara mi, piena di suaplri,
Perch a mi lo hai celiato?
De gran dolore se spezano le vene,
E de dolgia, fllgio, me esse el flato.
C'he te amo, fllgio, con perfetto core,
Dimilo a mi, o dolce Segnore.

1
Questo punto viene di solito troppo poco rilevato, mentre a me sembra
del massimo momento. Ofr. le eccellenti osservazioni di G u i d o G r k es intorno
al carattere drammatico del culto cattolico nella sua dissertazione sul teatro
nel Medio-Evo in H istor.-pol. B iitt. VI, 10-11.
* D A n c o n a , I=, 116 p Itti s.
>
Pubblicate per la prima volta da P a l e r m o . I m anoscritti pala tin i d i F i
renze II, 279 ss., poi la D A n c o n a in Rio. di fllol. Romanza II, 1 s. Gir. E b e k T
ln Jahrb. f r r o m a n L i t e r a t u r V, 51 ss. K l.U N IV, 156 s, c D 'A n c o n a l 2, 184 s s .

Svolgimento del dramma sacro a Firenze.

43

C risto allo ra le f a noto, ch e per la reden zione del m ondo egli


va alla m orte. M aria cade sv e n u ta al sudlo. T orn ata in s esclam a :
Non m i ch ia m a r pi M aria, dacch io t ho perduto, figliuol m io .
M aria vu o le accom pagn are il S alvatore, il quale vi acconsente.
Innanzi a lle p o rte d i G erusalem m e essa benedice il suo figlio e cade
svenuta. Quando to rn a ta in s, C risto scom parso ed essa, str a
ziata dal dolore g r id a :
O flgio mio tanto amoroso,
O filgio mio, dfle se* tu andato?
O filgio mio tutto grazioso,
Per qual porta se tu entrato?
O filgio mio assai deletoso,
Tu sei partito tanto sconsolato !
Ditim e, donne, per amor di Dio
Dov andato lo filgio mio?

A q u esto fa se g u ito la scen a dellQ liveto e d ella rresto di Ges.


La devozione del V en erd S a n to com in cia allorch il predica
tore a rr iv a to a quel p u n to in cui P ila to d ord in e che Ges
sia flagellato. E ssa fo rm a u n a rapp resen ta zio n e com pleta della p as
sione di C risto. P ien i d i p ereg rin a p o esia sono i lam enti in essa
intercalati della V erg in e. D opo la p reg h iera di C risto p er i suoi
nem ici, essa , com e vuole la litu r g ia del giorno, dice alla Croce:
Inclina l toi rami, o croce alta,
E dola (dona) reposo a lo tuo Creatore;
I/O corpo precioso ja se spianta ;
La sa la tua forza o lo tuo rigore.

In m aniera a lta m e n te d ra m m a tica d escritta la sep oltu ra. M aria


la perm ette, so lo vu ole str in g e r e an cora una volta fr a le su e braccia
il su o diletto. A lla te sta di C risto sta G iovanni, M addalena ai suoi
piedi, n el cen tro la B e a tissim a V erg in e. E ssa bacia una dopo l altra
le m em bra di C risto ; gli occhi, le gote, la bocca, il costato, i piedi,
m entre a s e s te s s a o ai circo sta n ti riv o lg e parole com m oventi. Sulla
fine M aria s i v o lg e ancora una v o lta al popolo, cui m ostra i chiodi,
m entre la M addalena e so rta tu tti a perdonare ai proprii nem ici,
come ha fa tto C risto.
D alla m et del secolo XV il dram m a sacro ora d etto R appre
sentazione sacra co m p arisce in nan zi tu tto a F iren ze so tto una
form a d iv ersa , m a g g io rm en te svilu p p ata, m a pu r sem pre in con
nessione con le co n fra tern ite. Ora son o reali rappresentazioni di

V. anche H. S c b ib o b s in Z eit. /. eh risii. K unct XI ( 1896), 2D1 s.. n.. che esprime
la congettura essere la deposizione dalia croce dellAngellco nellAccademia
delle Belle Arti c proprio comporta per una di queste D evozioni .

44

Introduzione.

m isteri da p a ra g o n a rsi in tu tto ai dram m i re lig io si daltri paesi a


q u elle p o c a .1 L e ra p p resen ta zio n i non hanno pi luogo in chiesa,
m a a llaperto, lazio n e d iv ie n e pi com plicata, lo scen ario pi ricco
e in luogo dei sem plici can tori di laudi com paiono veri poeti, com e
L orenzo d e M edici e il B eicari. Di q u estu ltim o s i sono con servati
p arecch i m is te r i: per es. A bram o ed Isacco (rap p resen ta to nel
1449), YAnnunciazione d i M aria, Giovanni B a ttista nel deserto, il
G iudizio U niversale ed a ltr i. N ie n te m en o che L orenzo d e M edici,
ili sig n o r e d i F iren ze am an te della rte, celebr i m artiri G iovanni
e P aolo nel m istero eseg u ito lanno 1489 p er le nozze di su a figlia
M addalena col n ip o te del papa F ran cesco Cibo. D i m oltissim e
com p osizion i non conosciam o lautore. Il so g g e tto tolto o dalla
S acra S crittu ra o dalla leg g en d a dei S an ti, la scena q uanto m ai
realistica, e il tu tto ten d e a scu otere il sen tim en to religioso degli
sp etta to ri. Le rap p resen tazion i sacre andarono in g ra n d issim a voga
in Ita lia nel seco lo XV s p resso il popolo, com e presso i p rin cip i,
m a in nessun a ltr o luogo ebbero un s largo svilu p p o com e in F i
renze, il cen tro a rtistico d ellIta lia di allora. N on quindi un caso
ch e g li autori dei m isteri, dei quali ci n oto il nom e, com e Bdlcari, L orenzo d e M edici, B ernardo e A n ton io P ulci, P ierozzo Ca
stellan o, G iuliano D ati, sia n o tu tti F io re n tin i. .Insigni a r tisti,
com e il B runellesco, portarono la p p arato scen ico ad un alto grado
di p erfezion e. A bbiam o n o tizie di m acch in ism i che fa n n o stu p ir e;
m acchine volanti, sulle quali i sa n ti glorificati salivan o in cielo;
d egli apparecchi, m ediante i qmalli : m essa g g eri di D io scende
vano su lla terra ; n m an cavano e ffetti d i luce sorp ren d en ti e ab
b aglian ti. N el ra p p resen ta re i cori degli an geli intorno a D io
P adre fa cev a n o a gara i prim i a r tisti del r in a sc im e n to .3

i Gfr. 1 ' A n c o n a 1-, 217 V*s. e li pi iStikfk, in Z ri t soli l i f t /ir ronuinischo


1hilologie di Grber XVII ( issiti). 673 ss.. 582 ss. lin a jcceiieute B ib lio g ra fo
delle antiche [Rappresent. il al in tu- nc are. A I -e X V I venne 'dita da Oot->mb jb
H a t i n e s ('Firenze IS52). S a cre rappreseti!, ile' see. X I V , X V r X I7 con ottim e
introduzioni di D A n c o n a furono pnbblieate in tre volumi a Firenze nel 1872.
Ofr. B ossi, Q uattrocento 200 s.. 424 s. l'ua serie di D evozioni e R appresenta
zioni, fra cui con g i A noti in jiezzo finora inedito, presso T o r r a c a , I l te a tro
ital., F irenze 1885, 47-304. C'fr. Jtosst. Q uattrocento 200 *., 42+ s. ; K i.ein ,1
(Icsch. des lita n ia IV, 366-237: M o n n i k r , Q uattrocento II, 2 1 1 ! ss.; B a u m lARTNKR. W cItKt. VI, 204 ss.; T o r r a c a , S tu d t di storia lett. Xapol. 1 ss.; Vatt a s s o . P er la storia d ii dranuna sacro in Ita lia . Roma 1908. |Su esecuzioni di
drammi sacri a Ferrara c Mantova vedi L i t z i o - R k n i k r , I ai coltura e le rclaz.
lett. d'isabella d'R ste I. 57 ss.
Intorno n quanto qui detto efr. la grande <>i>era di D A n c o n a I 1, 245 ss.,
277 s., 37ta 401 s 4,45 ss., 474 s.. RCp ss. e Fj-kchsjg. Ilekoration der m odem en
Buhtw, 5, 11 quale dice: Vorremmo quasi affermare che il nostro tenii>o con
tutte le sue grandiose conquiste nella tecnica, pure non trovasi in condizione
di produrre quello che il rinascimento ha prodotto in questo campo . Su
Lorenzo de Medici quale autore di misteri, cfr. H i l d e b r a n d , tudcs ital. 204 ss.

Svolgimento <el dramma sacro a Firenze.

Il dram m a sacro, u scito dal cu lto d ivin o e dalla fr e sc a v ita


popolare, co n serv in so sta n za n ei secolo x v , m algrado v i s in tro
ducessero elem en ti m ondani, un c a r a tte r e del tu tto religioso.
Gli elem en ti p ro fa n i e com ici rim a sero sem p re com e una sem
plice in serzion e, una v a ria n te, sp e s s o co m e un con v en ien te con
trapp osto; lin ten to p rin cip a le di tu tti i dram m i ap p are leleva
zione m orale e relig io sa . I dogm i della fed e, e p ersin o il m istero
della S a n tissim a T rin it , sono quivi e sp o sti, so n o d ich iarati i dieci
com andam enti di D io, raccom an d ate le v irt dom estiche, confu
tate le credenze dei G iudei e dei G entili. P e r questa ragion e lo
spettacolo h a lu ogo q u a si esclu siv a m en te n elle gran d i fe stiv it
della C h iesa o in g io rn i d i le tiz ia onde elev a re e purificare la gioia
del popolo, o in g io r n i d i lu tto e di cord oglio, affinch additando
il cielo m ed ian te le sa cre ra p p resen tazion i d ella p assion e e glorifi
cazione d i C risto e d ella su a C hiesa, gli anim i d ei fe d e li s i v o l
gano alle cose d i lass .
Chi vu o le con oscere a fo n d o la cu ltu ra popolare ita lia n a di
questepoca, d eve in te r r o g a r e q u este sa cre rap p resen tazion i. Il
sentim ento d ella p iet e d ella fe d e p resen ta si qui con ta l fo rza ,
con una m a e st e sem p licit ta n to solen n e, ch e produce la pi pro
fonda im p ressio n e a n ch e su a n im i di non c r e d e n ti.1
Il fiorir d e l d ram m a e d ella canzone sp iritu a le nel secolo XV
una n u o v a p ro v a ir r e fr a g a b ile della co n servazion e del se n ti
m ento relig io so n ellepoca del rin ascim en to, e questo fiorire con
tinu n e i prim i decen nii del secolo x v i. C os che anche n e llanno
1517 per o p era d ei D om en icani so rse in Piistoia un p io sodalizio
di g io v a n e tti so tto il n o m e di C om pagn ia disila P u rit , i quali
m entre e se r c ita v a n o o p ere d i p iet e ca rit , fa cev a n o pure pro
cessioni sim b olich e dando in siem e ra p p resen tazion i di dram m i
sacri. U n dram m a su lla M adonna ra p p resen tato d a q u esta com pa
gnia m ise in m oto la c itt in te r a e tocc fino alle lagrim e anche
i pi d u r i.2
A ncor p i com m ovente e r a il dram m a rom ano della passione,
che n ella s u a fo rm a d efin itiv a ap p a rtien e a lla fine del secolo xv,

V attahso
(loc. cit., 1 1 0 ss.) pu aggiungere ai nomi finora noti d'autori d i
misteri quello del minorit fra Pietro d'Antonio da Lucignano, del quale nel
l'opera predetta pubblica li dramma della conversione di 8 . Paolo eseguito
nella chiesa del convento di Cesena l'anno 1400.
i Circa la rappresentazione del battesimo nei drammi 8 . Quirico e J u litta
e 8. Barbara il I>A x c o n a 1*, 58 dice: Una scena sim ile a questa crediamo
che anche al di d'oggi nella sua nuda m aest, nella sua semplicit solenne,
scuoterebbe profondamente il pubblico scettico de nostri teatri .
3
Qfr. P. V igo , Una com pagnia di gior-inetti pistoiesi a principio del secolo
X V I, Bologna 1887 e A rch. stor. tal. 4* 'Serie, XX. 240 s.

46

Introduzione;

ma ch e c e r ta m en te pi a n t i c o .1 A n ch e in R om a il dram m a sacro
era u scito da una c o n fra tern ita dalla g i m en zion ata arcicon frate r n ita del G onfalone. Q uesto so d alizio p ossed eva u n a cap p ella al
C olosseo, ch e f u r e sta u r a ta nel 1517. Il c ristia n esim o a v ev a circon
dato d i cap p lle q u e sto m onum ento, ch e fo rm a v a il pi gran d ioso
avan zo di R om a e nel m ezzo d ella n fteatro a v e v a in a lb erato la
C roce per a tte sta r e la v itto r ia del c r istia n esim o sul g en tilesim o in
quel luogo co n sacrato dal san g u e dei m artiri. A llo ste sso m odo che,
finch R om a f u papale, o gn i ven erd e dom enica in sul fa r della
sera ved ovasi una processione m uovere alla v o lta del C olosseo, cos
tra ev a n o l ab a n tico an ch e i fr a te lli della r c ic o n fr a te m ita del
G on falon e p er p reg a re in nan zi alla C roce in quellaren a ed iv i d i
scip lin a rsi. N e llan no 1490 Innocenzo V i l i d ied e alla c o n fra tern ita
il perm esso di ten ere n ellan fiteatro sa cr e r a p p r e se n ta z io n i,3 e con
ci ste sso un te a tr o d una grand ezza sto rica sen za pari su lla terra.
L e rap p resen tazion i s i fa cev a n o so p ra un palco elevato, sor
g e n te so p ra il te tto p ia tto d ella capp ella di S. M aria della P iet
ad d o ssa ta alle a rca te deHan fiteatro p oste a m ezzogiorno. D egli
a r tisti, com e un A n to n ia sso Rom ano, c h era un con fratello, ave
v ano d ip in to lo scen ario. A n ch e g li a u tori del dram m a, i rom ani
M ariano P articap p a e B ernardo di M astro A n to n io e il fiorentino
A n ton io D ati (p en iten ziere al tem po di A lessan d ro V I eran o a g
g reg a ti a lla co n fra tern ita . I p erso n a ggi, ap p arten en ti a lle prim e
c la ssi dei citta d in i, si p resen ta v a n o in costum i a n tich i con togh e
rom ane, elm i e corazze. Il dram m a co n sistev a in una rap p resen ta
zion e lirica-dram m atica d ella sto r ia d ella p a ssio n e in v e rsi rim ati.
La lin g u a quella del popolo, e anche qui m uovono a ten erezza i
lam enti della V ergin e. Lo sp etta co lo v en iv a d ato so ltan to il V e
nerd Santo, a n o tte in o ltra ta alla lu ce di fiaccole e d lan tern e.
C os lo v id e n el 1497 il n oto ca v a liere e v ia g g ia to r e co lon iese A r

1
Ofr. G r b q o k o v i u s , K lein e S ch rifto n III (Isip z ig 1892), [177 ss. A m a t i , La
passiono di Cristo in rim a volgare secondo che recita c rappresenta di parola
a parola la com pagnia d el G onfalone di R o m a ecc. iRoina 1I 8 O6 (Edizione di
soli 200 esemplari). A h i n o i il, R om a I, 380 ss. K l e i n IV, lfi, . K e u m o n t II, 990
ss., 1212. CKKazENACM I, (335 s. D e B a r t h o l L o m a e i s in Studi di fil. rom an. VI,
1S3 s. e D ' A n c o n a , I, (115 s., 171 ste., 353 ss. In queste opere non si fa men
/.Ione del dipinto parietale che s i riferisce al dramma della passione, situato
sopra il portone occidentale dell'anfiteatro, d cui parla M o i . i t o k 61. Muovo
materiale per il dramma romano della passione nel Colosseo ad oliera della
arclconfraternita del Gonfalone, offre V a t t a s s o , V er la storia del dram m a
sacro 71 ss. Ibld. 38 ste. anche frammenti di pi antichi drammi romani della
passione, della prima metil del secolo XV.
* Vedi sopra p. 37.
Vedi A d i n o i . f i , Luterano Doc. X II. Le rappresentazioni nel Colosseo ebbero
lnogo negli anni 1490-1539: cessarono poi in seguito al d ivieto di Paolo 111.
V o t t a s s o loc. cit. 73 ss., St s .

Origine del torz'ordine.

noldo von H arff, il quale loda la buona e d ig n ito sa esecu zion e fa tta
da gio v a n etti delle p rim a rie f a m ig lie .1
In Ita lia era n o m olto d iffu se le co n fr a te r n ite d el R osario, il terzordine e a sso cia zio n i p er dar sep o ltu ra a i m orti. A lla diffusione
delle co n fra tern ite del R osario, ch e s i fa n n o r isa lire a S . D om enico,
attendevano i D om enicani, m a se n e occupavano a ttiv a m en te anche
dei nunzi pontifci, com e p e r e s. il vesco v o A lessan d ro di F o rl. I
confratelli si ob bligavan o a recita re in g io rn i d eterm in a ti il R osario
onde im plorare la lib erazion e da g r a v i ca la m it. I papi S isto IV ed
Innocenzo V III cercaron o di prom uovere qu este co n fra ter n ite ar
ricchendole d in d u lg e n z e .2
A nche il te r z ordine e r a una ered it della gran d e epoca m edio
evale. E sso per lo p i si f a risa lir e a san F rancesco, m a fin dai
tempi di san N o rb erto eravi n ellO rdine dei P rem on straten si allato
al ram o m a sch ile e fe m m in ile un c o s d etto te r z ordine, i cui
iscritti bench v iv e sse r o n el m ondo pure p a rtecip avan o a certe
preghiere e p ie p ra tich e d el c h io s t r o .3 T u tta v ia solo con san F ran
cesco qu esta istitu z io n e r ic e v e tte una fo rm a fssa e urna generale
diffusione. La regola ch e il S a n to diede n el 1221, co n stava in
origin e d i 12, co lle p o sterio ri a g g iu n te di 2 0 p u n ti. P er entrare
a fa rn e p a rte si rich ied e : fe d e ca tto lica e obbedienza a lla C hiesa ;
condotta ir r e p r e n sib ile ; n essu n eretico o sem p licem en te sosp etto
di e resia pu esse rv i accolto, m a dopo la m m ission e co stu i deve
consegnarsi al giu d ice p er la deb ita pena. Il p ostu lan te deve
innanzi tu tto r e stitu ir e quei beni che in q ualche m odo in g iu
stam ente detien e, so sten ere un in te r o ann o di p rova prim a
dellaccetta zio n e effe ttiv a e prom ettere di o sser v a re i com andamenti di D io ; le sp o se p er en tra rv i h ann o bisogn o del consenso
dei risp ettiv i m a riti. T a n to g li uom ini com e le d on n e v estiran n o
molto alla sem p lice, sen za p o rta r ta n ti v ezzi s i terran n o lon
tani dai fe stin i, sp etta co li e danze, e non daranno a scolto ai
pubblici g iu lla ri. In oltre v ie n lo ro p rescritto di d ig iu n a re pi
spesso che g li a ltri c r istia n i e anche di recita re p reg h iere in deter
m inate ore d ella g iorn ata. D ebbono a cco sta rsi ai sacram en ti della
con fession e e com unione tr e v o lte a llanno, a N a ta le, P asq u a e P en
tecoste. N on lecito p o rta re arm i offen siv e, s e non in ca so di ne
cessit ; tre m esi dopo esse r e sta to am m esso ciascu n o fa r il suo
testam ento. L e co n tese, che d el resto fr a te lli e sorelle debbono
attentam ente e v ita r e s ia f r a loro s ia con a ltri, saran n o com poste
o dal su periore d ellord in e o dal vescovo d iocesano. Il giuram ento
H a r f f 31 (nella versione italiana di R e c m o x t in Arch. l'ew . XI, p. 141).
'ra zi e a quetete sacre rappresentazioni il Colosseo venne in certo modo preervato daUa progressiva distruzione. R e u m o n t III 2, 454.
* V. BuU. O ri. P ra e iic . IV, (57 ; K irchenlexikon d i Friburgo X,* 1280 8.
* H u r t e k , Innocenzo I I I . voL IV (2* ed. 1844), 140.

48

ntroduKtout.

non e r a p erm esso c h e in casi u r g e n tissim i: p o ssib ilm en te ogni


g io rn o d o v ev a si a sco lta re una M essa, v isita r e i fr a te lli in ferm i,
accom p agnare i d e fu n ti alla sep oltu ra e p regare p ace alle an im e
loro. I su p eriori dello rd in e non si eleg g ev a n o a v ita, ma solo a
tem po. T u tti g li a sc r itti debbono alm eno una v o lta lanno, in caso
di b iso g n o pi sp esso, p resen ta rsi a lla v isita in un luogo com une.
La v is ita sa r d iretta da un sacerdote e ciascu n o si sottop orr
alla p en iten za in g iu n t a g li.1
I
te r z ia r ii o vvero fr a te lli e sorelle della p en iten za dovevano,
p er dir co s, fo r m a r e com e una fa m ig lia d e llO rdine nel m ondo,
con servan d osi per m ed ian te la loro regola im m uni dallo sp ir ito
m ondano. Ivi i laici n ella pi v a sta esten sio n e, uom ini e d o n n e di
ogni con d izion e ed et , fu ro n o o rg a n izzati per la grande op era di
c iv ilt cristia n a , ch e sp len d ette a lla m en te del sa n to d A ssisi :
quella di rin n ovare tu tto in C risto.
Q uale benefica influenza d o v esse esercita re listitu to d ei te r
zia rii su l ravviv a m en to e progresso d ella v ita e dei sen tim en ti
ecclesia stici, troppo chiaro. Lo sp ir ito di san F ran cesco o m eglio
lo sp ir ito d ellev a n g elo ven n e m ediante il te r z ord in e a diffondersi
in tu tte le cla ssi e gradu azion i della societ.
S in dal p rin cip io il te r z ord in e fu p op olarissim o nel p aese na
ta le del fo n d a to re: ricch i e poveri, a r tig ia n i e m en d ican ti, d otti
e ign oran ti, poeti e a r tisti en tra v a n o nel so d alizio: vi hanno ap
p arten u to i pi em in en ti in g eg n i d ella n azion e italian a, un D ante,
un Colombo. 2 D el gran nu m ero degti a sc r itti al te r z ord in e fr a n c e
scan o in Ita lia f a fe d e s a n tA n t o n io .5

* R egula T ertta rio ru m presso H o l s t e n i u s , Codex regul m onast. I l i , 39-42;


P. S a b a t i k r , R eg u la antiqua fra!rutti et s ororum de pocnitentia, l a r i .-5 .1!H11.
IV M a n d o n n e t , Les rgles et le gouvernem ent de l'Orilo de P oenitentia au X I I I
sicole, Iaris 1902; W t r r z E B un d W e l t k ' K trchcnlexikon X , 740. H e i m b u c h e k
X, 3 0 4 s.; H o l z a p f e l 0 6 0 ss. B v c h b e r g e k in Kirehl. H andlexikon II, 2320ss.
1*. M a n d o n n e t , L e s origines de l'Ordo de P ocnitentia, in Compte renda ilu
I V Congrs seieitt. intern a i, des C atholiqucs tenu a Fribourg (Unisse), 5 sect. ;
sciences histor., Fribourg 1898, 1S3-215. Riguardo alle idee di K . -M 'I - i . e b
vedi C l a u s e n , H onorius III. (Bonn 1895) 320 s.
* StxiuB, D ie B ed eu tu n g des d ritten Ordens des hl. Franciscus (Mainz
1870) 2 s., 7 s. I/autore sostiene al im ri di J e x l e b (N orm albueh f r die B ru d er
und Sch icestvn t des d ritti' O rdens des hl. Franciscus [W arendorf 1881] 12).
senza tuttavia addurne le prove, ehe anche Raffaello e Michelangelo apparte
nevano al terzordine. In comprova di ci io non potei trovare alcun docu
mento. Il padre <li Raffaello era aggregato alla confraternita di 8 . Maria della
Misericordia ; vedi P a s s a v a n t I, 413. Secondo V i s c h e k (Signorelli 125) il |Signorelli In Cortona apparteneva ad una confraternita religiosa. Ofr. anche
H o l z a p f e l 0(59 s .
s Questo passo importante, Uno ad ora dn nessuno osservato, trovasi nella
Sum m a theol. di santA n t o n i n o (III, tit. 23. cap. 5, $ ."> (Verona 1750, III. 12 1 *1 ).
Il terz'ordino di S. Domenico, stando a sant'Antonino, era assai poco diffuso in
Italia.

Il terz'ordine.

V olendo che tu tto q u an to e g li op erava fa c e sse capo avan ti


lu tto al cen tro della C hiesa, cos sa n F ra n cesco volle pure che anche
la regola del su o te r z ord in e a v e sse la co n ferm a della S a n ta Sede.
Dopo di allora vi fu r o n o pochi pontefici, che a questo istitu to reli
gioso non abbiano dato un seg n o del loro fa v o r e. Lo storico dellO rdine fra n cesca n o so lta n to fino a llanno 1500 enum era non m eno
di 119 b olle o brevi in fa v o r e del te r z ordine. N e llepoca del rin a
scim ento fu r o n o p atro n i e m ecen ati di q u esto sod alizio specialm ente i papi M artino V, P io II, S isto IV , G iulio II e L eone X.
U n u lterio re svilu p p o tro v il te r z ord in e n el fa tto , ch e nu
m erosi a sc r itti a sp ira ro n o ad u n ire allo sta to di pen iten za anche
un pien o r itir o dal m ondo, v iv en d o perci in com u n it clau strali
e adattan dosi ai voti d e llordine. C os ebbe o rig in e il te r z ordine
regolare. Il papa N iccol V accord a q u esti relig io si di fon d are
nuovi con ven ti, di te n e r e ca p ito li gen era li, di e le g g er e dal loro
grem bo un p rop rio v ic a r io g en era le e q u attro definitori e invece
dellabito erem itico, p ortato fino allora, di in d ossare un abito sp e
ciale della con gregazion e. N el cap ito lo g en erale di M ontefalco
del 1448 fu e le tto il prim o v ica rio gen erale. D ieci anni pi tard i
l avi gi a lla te sta un p rop rio g en erale. S ulla fine del secolo XIV,
grazie agli sfo rzi di s a n tA n g elin a di Corbara, sorsero anche le te r
ziarie regolari di san F ran cesco, ch e trovaron o in Ita lia una celere
diffusione e ven n ero fa v o r ite dai papi M artino V ed E u gen io IV .
Pio II le a sso g g e tt al g en erale dei F ra n cescan i O s s e r v a n ti.1
In una m aniera del tu tto analoga era si fo rm a to un te r z ordine
di S. D om enico co stitu ito in p arte com e u n a c o n fra tern ita d am bo
sessi, in p a rte com e un sod a lizio di cla u stra li. L e sue regole ven
nero ap p rovate dai pap i Innocenzo V II ed E u g en io IV. Q uesto terzo
rdine di S. D om enico v a n t parecchi sa n ti e beati fr a cui qui acenniam o so lta n to a C aterin a da S ien a, a Colomba da R ieti,
Osanna da M antova e L ucia da N a rn i. 5
Q uesta istitu zio n e dei terzia rii in trod otta con tan to su ccesso da
' ntram bi g li O rdini m en d ican ti fu poi im ita ta anche da a ltri Or
dini. B o n ifa cio IX n ellan no 1400 p erm ise agli A go stin ia n i di accor
dare a vedove, sp o se e g io v a n e tte labito di un terzordine, e nel
1470 P aolo II diede anche la fa co lt di a ccettare uom ini. A nche
1 W f t z k b . W k j .t k * K irrh en lcxiko n X. 741 s. X I-, 13CS ss. H o l z a p f e l
i;7 ! ss,. OSI ss.
* W k t z k r . W kj.t k * K irchenlej-ikon I lis , 1414ss. e D. Ricci. S toria della
Colomba da R ie ti, Perugia 1901. Su Osanna da Mantova: Lvzio-Rkxikb, Colt.
' relax, lett. d'isabella d E nte l i 2, 247-232; G, B a g o lim c I.. Kkrrktti, La
,,fiita Otta mia A nd rea ti da M antova, terziaria dom enicana (1^9-1505) Firenze
UXfi; Fkurato. L ettere inedite di donne M antovane del *ee. X V . Mantova 1K70.
xiv : i b k l . 0<S-J2 e 101 s. lettere sue ai marchesi Federigo e Francesco Gonzaga.
S U Lucia da K am i: I.vzio-IUtmkk l o c . d t . '">1: !.. A. G a x m . m . Sulla venuta in
ferrava dilla beala Suor Luca da X arni. Modena 1901; idem in A lti per lo
pvov. di Romagna. ;} serie XX (190Q), 285 ss.

Pastor,

Storia d ti Pupi,

III.

Introduzione.

p resso i S e r v iti e i M inim i troviam o dei te rz ia rii. S p ettan o p arim enti a qu esta ca teg o ria le O blate di Tor di Specchi, is titu ite da
sa n ta F ran cesca R om ana. ' Il terzordine e ta n te altre co n fr a ter
n ite si sono co n serv a te in Italia m algrado tu tte le procelle dei
secoli su ccessiv i. A m ig lia ia sono .stati i soci di tali sodalizi che
hanno m erita to di Dio, dei m alati e dei m iserab ili, com piendo
inn um erevoli opere di carit sp ir itu a le e corporale. Ad ogn i v isita to r e di quel sin g o la re paese rim ane innanzi tu tto
in d im en tica b ile lim p ression e che fa la sepoltura dei m orti per
o p era di ta li co n fra tern ite.
Com e un affresco dei giorni di G iotto e d ellO rcagna d iven
ta to vivo, col n ero m antello a fo g g ia di abito talare e la cappa
egu alm en te nera, che coprendo la testa e il collo del portatore
lascia libere so lta n to due brevi a p ertu re per gli occhi, con alla cin
tu ra la corona lievem en te crocchiante, una bara nel m ezzo m essa
a nero, anche o g g i i fr a te lli della M isericordia percorrono le vie
d ella citt di F iren ze col m edesim o silen zioso raccoglim ento e col
m edesim o p asso m isurato com e cinquecento an n i fa . Com e allora
anche o g g i o gn i cittad ino, dal re al m endicante, si scopre il capo
a lla v v icin a rsi del fu n eb re convoglio. A nche oggi il fo r estier e
0 chi nuovo per la T oscana ra ttien e il passo a llapparire di quel
corteo ch e pare di sp ettri e il fiorentino, cui il v isita to r e si r iv o lg e
chiedendo che cosa sig n ifich i quella scena s stran a, m eravigliato
di una ta le ignoranza, gli risp on d e: la m isericordia! S , sono
non m eno di cinque secoli che le popolazioni toscan e rip eton o con
la ste ssa riveren za e g r a titu d in e il nom e della M isericordia, la
quale nella sua antica co stitu zio n e repubblicana si m antenuta
in vigore, im m u tabile com e una legge di natura, sem p re fe d e le
a se stessa , dai g io rn i di D ante A ligh ieri fino ad oggi non o stan te
tu tti i riv o lg im en ti so ciali e p olitici, che segu iron o d allora in poi.
Dal giorn o in cui sorse verso la m et del secolo x m in F irenze,
q u esta citt, d u rante il secolo XIII, XIV e XV, fu v isita ta da non
m eno di v en ticin q u e ep id em ie p estilen ziali, e per ogn u n a di q u este
1 co n tem p oran ei vi san n o raccon tare 4 dei fr a telli della M iseri
H k l y o t I I I . 7* s. : V I I . li*. W k t/.k k u. W k i . t k / x K irrh en h x ik o n X. 7 4 5 I - .
s. : XI \ 2 1 0 * . e sullo Obitv li Tor de* S|ieoohi il nostro vL I. 2 4 4 >
(e<l. 1 0 8 1 ) K irrh en te s i boa li Kritnirgi I V - . 10*0.
(milito il terx'orrtine fosso allora propagato in tutti h classi tirila soeietil
s rileva da molto disposizioni testamentario. l'or Venezia accenniamo in ;roposito ai seguenti testamenti : 10 lugli 1407 : Lena de Paxtruieh de
ard.
min. (A tti Ant. (rnx*rlti. b. .708, n. Sih. 1 dicembre 1471 : A ntonia .J. orti. *S. Fruite,
filio Itnrth. li Ohut de Hurant. elio nomina esecutrice testamentaria F m aw il*'
cita \'fdo . onl. s. Frane. iA tti Bernardino lianen*i*, I. S.M. n. i l i 1 novem
bre 14NN : Fiorite! li mi refieta &. Mairi de S a lrin o (A tti Oratotela, h.
n.
17
novembre 14N0: J*ena n ii r t a Bariti, de Monte (lue. eit.. li. '*). A r c h i v i o li
S t a t o in Ve n e z i a .

100K

Istituti per rii infermi e i poveri.

51

cordia, del loro ero ism o in fa c c ia a lla m orte e d elladem pim ento
continuo, in d efesso della loro m issio n e . 1
Ma il pen siero dei m orti non fa cev a d im en ticare i viv i. T u tte
e se tte le opere di m isericord ia, com e sono rap p resen tate negli
affreschi di R affaellin o del G arbo n e llorato rio di S. M artino della
congregazione dei B uonom ini a F iren ze e nei celebri b assorilievi
in terra co tta d ellO spedale del C eppo in P isto ia , ' venivano m esse
in pratica.
I
cenni finora dati hanno m ostrato com e in tu tta lIta lia fo sse
invalso il co stu m e presso tu tte le v a rie corporazioni di fon d are
svariati is titu ti p er i b isogn i corporali e sp iritu a li dei loro m em
bri. Con le m aestran ze e le c o n fr a te r n ite han no poi sem pre g a re g
giato in opere di ca rit a n ch e i con v en ti e i m u n icip ii, com e poi
gen eralm en te il clero, la b org h esia e la nobilt si diedero scam
bievolm ente la m ano n elle loro opere di beneficenza. Ovunque nel
m edioevo era n o so rte ca se per o rfa n i ed a sili p er b isogn osi v a g a
bondi ; 3 ta n to le grand i com e le p iccole citt con pie fon d azion i di
ogni gen ere si proposero il com p ito di len ire le um ane m iserie
sotto q u a lsiv o g lia fo rm a p otessero m a n ife sta r si. N on poche fon d a
zioni eb bero certa m en te m olto a soffrire n elle procelle d ellepoca.
Le stra o rd in a rie calam it del secolo xv rich ied ettero da tu tti i
m aggiori sacrifici, che v en n ero a ffro n ta ti q u asi sen za eccezione.
In m an iera eccellen tissim a era organ izza ta nella m aggior parte
dei luoghi la cura per i poveri e raro ch e nella descrizione deile
num erose ep id em ie non s in con trin o d elle n otizie intorno a ci
che la cittad in an za in ta li tem p i di calam it ha fa tto a pr delle
classi in d ig en ti. V en iv a p ro v v isto secon d o le fo rze per lalloggio,
il vestito , il buon n u trim en to e l a ssiste n z a m edica, e questo ram o
della pubblica so llecitu d in e era affidato ad organ i sp eciali. *
A m m irab ile al pari del nu m ero stra o rd in ario delle fon d azion i
di beneficenza e di m en d icit la loro v a riet e leccellen te arre
dam ento. S i hanno ca se di m end icit, com e p er es. il deposito di
m endicit in Lucca, fo n d a to nel 1413 dal ricco P aolo G uinigi, che
sono veri palazzi. Con a ttiv it in fa tica b ile s i fondarono sop rattu tto
e si am pliarono gran di fa b b rich e ad uso di ospedali, che sono un
vanto speciale del secolo XV.
* H

0 R8CIIKLMANH

sop ra a p. 7 n.

n e ll'a r tic o lo

'1. <'fr .

H ia m ii.

s u lle

e p id e m ie

p e s tile n z ia li

n r.

170.

c ita to

I.n compagnia iUUii .U incricordia ili Finn

H r c - n lSTi.
C t r . M i ' .v r / I I . 4 0 7 . <M re l a s o r t e d e l l ' O i r / W a / r

ilei Ceppa v . p a r t i c o l a r i
"1.
3 ( f r . ILT.JKR. V o lk tic irltc h a ftl. Angchauungcn A ntonim i rmi Fiori n ; 1!U.
* N elle n o tiz ie d a te pii so p ra se^uo I'kkki.m an.v. (icffcull. flixiinilhi-itup/tcjiut lla licn in Vicrtcljahr**chrif1 f a r (cminilhciliiplttge X I. 17S. *"fr. a n c h e I ij.n u c
1 8 2 ss. In g e n e ra le ved i J . 1. K i r s c h , l)cr barmht rzige C hrU tu* in i c r m iltch ilIcrl. K irche, in B ayr. Carita-Bl. 1 0 0 0 . 1 ss., 4 3 ss.. S fi ss.

iie ll'o p a r a d i

I u u ; i . \ i \ a i i c i t a t a

q u i a p p r e s s o p . .">4 n .

52

Introduzione.

A nche in ci si seg n a l in m odo p articolare F iren ze. N el 1338


n ella c itt d ellA rn o g i vi eran o n ei d iversi istitu ti o ltre m ille
letti per in ferm i poveri. 1 N el secolo XV il num ero degli ospedali
s a l a 35. Il pi an tico e il pi fa m o so di e ssi quello di S. M aria
N u ova. N el secolo x v i, al tem po del V archi, questo ospedale ero
g a v a per la cu ra dei m alati 25,000 scudi annui, dei quali 7,000
p roven ivan o da elem osin e, il resto dai fon d i d ellis t it u t o .2 A que
s to sta b ilim en to d iven u to poi uno dei pi gran d i del m ondo, sa
a g g iu n se lo sp edale della Scala fo n d ato nel 1306, che rim ase in
p ied i fino a llan n o 1531. N iccol d egli A lberti fon d n el 1377 un
o sp ed ale per donne p overe e p a rim en ti nel m edesim o secolo fu
fo n d a to lo sped ale di S. N iocol, ch e pi tard i ricev ette il nom e
di S. M atteo. Il bel portico di S. P aolo in piazza S. M aria N ovella
e r e tto secondo il d isegn o del B runellesco ricorda lospedale omo
n im o fo n d a to nel 1451. Il V archi m enziona in oltre lospedale di
S. B on ifa cio e quello d egli Incurabili, cui s i aggiu n gon o i v a rii sta
b ilim en ti delle corporazioni. A llato a questi sta b ilim en ti d estin ati
alla cura degli in ferm i ne so rgevan o m olti altri per offrire un asilo
ai poveri e ai b isogn osi. F in dal 1421 F iren ze possedeva anche un
osp izio pei tro v a telli, d etto O spizio d egli Innocenti. Il fab b ricato
di q uesto istitu to una delle pi sq u isite creazion i del B runellesco.
U n suo p artico la re orn am en to fo rm a to dal d elizioso p ortico a
pian terreno in stile del rin ascim en to con i suoi m agnifici b a ssori
lievi in m aiolica, rap p resen ta n ti bam bini in fa sc e , di Luca della
R o b b ia .5 O rnam enti a r tistic i p resen tan o pure i grandi ospedafli di
S ien a e di R om a. *

i
H U llu a n n , SU idttcesen IV, (1: cfr. T o m o l o , /.tir Gesch. il. ('ha ri tu* in
Italien nel [rlodleo C harita* 1S!>n, nr. 8. Sui sodalizi di carit a Firenze,
specialmente In Compagnia d'Or San Michele, cfr. F. C a r a b e l l e s e , L e condi
zioni dei poveri a F irenze nel tee. xv. in R ic. slor. ita l. X II (1890), -tifi-4118.
* V a r c h i , I , 3SM.

Intorno nuli istituti di beneficenza fiorentini oltre al P a s s e r i n i , Storia


itegli S ta b ilim en ti di beneficenza di F irenze, Firenze 1S53. cfr. anche S k a i f e . Fio
rentine L ife 1 8 0 s., e la monografia d F. H k i m . Storia di llo spedii le di S. Maria
degl'Innocenti di Firenze e di m olti a ltri pii stabilim enti, Firenze 1811). 2 voli.:
Il Jt. Arcispedale di S. Maria Vnoni, i suoi benefattori, sue antiche memorie,
Firenze 1888; D e l B a d i a nella sua edizione del Diario fiorentino del I ^ a n d u o c I
27 s ., 312. 3(33; U . B b U s o o l i , I o Spedale di S. M aria degli In n o cen ti d i F i
renze. Firenze 1000.
* Per lioma v. il nostro voi. II. 040ss. SnlPospedale di Siena v. C onferenze
dcll'Accadcm. d. R ozzi, Siena 1805. Ter Milano cfr. I*. C a s e t t a . L ospedale
maggiore di Milano. Milano ISSO: V. F o r c e l l a . Iscrizioni delle chiese e degli
a ltri edifizi di Milano dal src. V i l i ai nostri giorni. 12 voli. Milano 1888-W.
voi. S: Is titu ti di beneficenza : M a i . a i c z z i - V a i . k m 135 s s . . I*. P e c c h i a I . l'autore
del sommarlo Gli ospedali di Milano (nel Hollctt. m unicip. di M ilano 1016) ha
cominciato una grande pubblicazione : Gli archici degli a ntichi ospedali m ila
nesi 1. Siena 1016. Stigli ospizi por poveri pellegrini a Milano cfr. E. V v

Ospedali a Milano e a Roma - Attivit dei papi per !a carit.

T utti g li sta b ilim en ti osp ed alieri di questo tem po vengono


]>er su p era ti d allosp ed ale m aggiore, opera del F ila rete, e dal
lazzaretto di M ilano co m in ciato n el 1488 da L azzaro d e P a lazzi;
costruzioni ch e p osson o a d d irittu ra m ettersi alla pari coi pi
grandiosi sta b ilim en ti od iern i di sim il gen ere. Qui pure si danno
la mano a rte e corrisp on d en za a llo scopo. La costru zion e seg u e il
principio di o tten ere luce ed aria m ed ian te larghi corridoi, logge
aperte, c o r tili e g ia rd in i. N e llosp edale m a g g io re la sa la degli in
ferm i a fo rm a d i cro ce e r a d isp o sta in m odo, ch e g in ferm i p otes
sero ved ere la lta re e r e tto n el centro. U na d isp osizion e sim ile fu
introdotta da S isto IV , p e r losp ed ale di S. S p irito a R o m a .1
In gen era le n ella c itt etern a i papi d ied ero il m igliore esem pio
per quanto con cern e o p ere di ca rit . Gi M artino v, il restau ratore
della Rom a decaduta, il padre d ella p a tria , ebbe una zelante
sollecitudine per g lin d ig e n t i.2 E u g en io IV fu . nel sen so pi pieno
della parola, un padre dei p overi e degli a m m alati. E gli restaur
il decaduto osped ale di S. S p ir ito in S a ssia e cerc favorirlo, iscriendosi e g li ste sso alla co n fr a te r n ita d ello S p irito S an to. Il suo
sempio fu seg u ito da S isto IV , che m ise a nuovo q u ellospedale
favo r a ssa i quel sodalizio. D allora in poi crebbe sem p re pi il
ostum e di dare il proprio nom e alla d etta co n fra tern ita . 1 In occa
sione del giu b ileo del 1500 sotto A lessan d ro V I la fratellan za dei
anattieri fon d la c o n fra tern ita di S. M aria di Loreto, la quale
resse la ch iesa e losp edale di S. M aria di L oreto d e F o r n a r i.0
in questo tem p o ebbe pure o rig in e losp ed ale di S. Rocco e nel 1506
-egu la nuova org a n izza zio n e di quello di S. M aria della C onsola
to n e , il quale fu in v a r ie g u ise so v v en u to da parte dei papi. " L o
spedale per g lincurab ili di S. G iacom o in A u gu sta, i cui d isegn i
rano sta ti a p p ron tati da A n ton io da S a n g a llo il G io v a n e ,7 godette
particolari favori di L eone X . s A questi istitu ti pubblici si a g
tn-h, kIiii-, limili. 4* serie XV (I tili). 3S0-3S3. Stille grandiose fondazioni
11' lienettoenza a (Genova vedi iSviiia. ih m in . Ijolpzig 190h, vj *. por Napoli :
1' FiUNGlEU-RiVASrninu. Storia ilella rarit naiiiilet. 4 voli., Napoli 1*75-79.
* MI'ktz I. -tti.
2 t'fr. il nostro voi. 1. 232 (ed. 1931.
1 (*fr. il nostro voi. I. 353 (ed. 1931 1.
4 t ir . il nostro voi. II. 150.
5 P u z z a 71.

* P e ric o li, JL'oxih -iIii Ii - ili g . M aria ilclla C o n to la zio n e, 39


liti.
T Riamo! bach i r 365.
* P i a z z a -K5, 4<!. Fra i patroni degli o|iedali si trovano persino degli uo
mini inali 11 conte Everso degli AnguiI la r a e Pesare Rorja. 11 primo con testa
mento del 14 IJ0 volle si fabbricasse a nuovo l'ospedale di S. C lo vanni in A l
terano ( r m k l l i s i 272). <'osare fece costruire la sala per le donne nello
spcdaH* di S. M a r i a della Consolazione ( R e i ; m o s t , f f r*ch. il. S t. Jtow III 1 ,
2 1 -4 2 2 1 . Cfr. in generale M o r i c H i x i , In fittili ili carit in tinnii. Ruma 1s7<i e
H iit -iml. m v i . 3 3 S s ., 3 1 3 s s . ; U L i i .i .k m a m i . Misi, ile la c ita n te Itmne,
Paris 1S78.

54

g iu n sero le m o lte fon d azion i nazionali che serv iv a n o ad accogliere


i pellegrini sta n ch i e a cu ra re i m alati, non c h e a so v ven ire i poveri
con n azion ali dom iciliati in Rom a. T u tte queste fon d azion i u su fr u i
rono della benevolenza dei papi e fu ron o dai m edesim i on orate di
m olte g razie e fa v o ri, con ch e si offr n uovam ente il d estro alla
fo rm a zio n e di c o n fr a te r n ite per sov ven zion are gli ospizi, com e fu
per il caso deUA nim a. N iccol V con la su a lib eralit rese p o ssi
bile lerezion e di uno spedale con ch iesa per i D alm ati e g li Slavi
del m ezzogiorno, S. G irolam o degli S ch iavon i; so tto S isto IV , nel
p on tificato del quale cade la nuova erezione di parecchi osp izi n a
zion ali, q u esta fon d azion e ven n e am pliata. N e l 1455 C alisto III a s
seg n ai B retoni una ch iesa, a ttig u a alla quale n el 1511 so rse una
casa per m alati. 1
N svolg im en to m eno ricco della ca rit cristia n a presen tan o
le citt m inori. Quanto, g ra zie alle n u ove ricerch e d elle fo n ti, sa p
p iam o a tale riguardo di P isto ia e V iterb o fa davvero stu p ire. 2 Di
m olti luoghi, specie dello S ta to pontifcio, si potrebbe scrivere una
sim ile storia della c a r it ; per a ltri m ancano pur troppo docu
m enti, ma i nom i di S. S p irito, di S. Giacom o, di S. P ellegrino,
della M isericordia p arlan o anche qui un lin g u a g g io abbastanza
chiaro. Non punto e sa g e r a to quanto dice uno de m igliori cono
scitori d Ita lia : In nessun paese si hanno tali con sid erevoli la
sciti. pie fondazioni e fra tella n ze onde a llev ia re e ven ire in soc
corso della m iseria di g en te in ferm a, debole, im potente e d isg r a
ziata. Secondo un com puto a p p ro ssim ativo il patrim onio di tu tti
g listitu ti di beneficenza ita lia n i, com presa Rom a e i niontes pieta tis, am m ontava nel 1870 a 1200 m ilioni di lire. 4
<'Ir. il nestro vul. I. 2(Ki-2*Bi <el 11131 . V. auelie J. m U u i i i k k . gli*i
de Suini 11 ix i/i* li reti ut* l\ otite, se* ilalex fu neiaire et xix inxcriptioiix.
4'nt*n 1888.
- V. le prezio se m ulinim i Ito ili I I a R i i i a c c h i . S to ria deglixti! a li ili benefici nza .
l'.'ixl ra zio n e eil t il lieti zinne in ixloia e xiio circondario. F ire n z e 1X83-1884, 4 voli.
l .s iK t, f*fr.
Inoltri- ( i n v i l i \ n l . S ia lo della beneficenza in Verona. V ernila 1838: < " r i . s t o f a I J .
C enni xlor. xngli x/teduli ed ixtit. di pubb. beneficenza della c itt di 1 erom i.
Vernini 1XH : S t a tu i i ro lg a ri de lo ledale d i S. M aria V ergine d i S ien a , x e ritti
l'a n n o l.lo.'i. imititi, ila I S a n c i i i . Siem i 1s14 : l l A H U t 'Z / .i . Ilei g o tc r u o d e lio x p e d a h
di S iena. S ie n a l s l K i : A i a i h i . .'a n tico opedali ilei /hizzi in B ologna, llologna
issi ; S v ie n i. U lu li di henef. a 'orino. M ilano 18S5 : .('I.A R E T T A , I in a rm i x e ritti
della c itt di T o rin o e ile" xaoi xohbonjbi (chicxc. ix tit. di henef.. alazzi. e<-eI.
T o riin 1*!>!>: ( . A. Hoc a . I.c chiexe e gli oxpcduli della c itt di S a lu n a non
)ti exixlt nti. I.neea l.s72 (e fr. I r'eh. xtor. Hai.. 3* seriv X V III [1873], 3 3 8 s s .):
I >i:i ni. I.a iHx tc in M ilano n e ll'anno J ) M c il p rim o la zza r e tto a C u ago.
M ilano UH**: O r i s a r in Z e U te h r. f. k a th . T hcot. X I X . 151 s. A reli. xtor. itaI
I* S e rie XV. 77 ss. (tiorn. xi. il. I.e lt. itili. I. 458. t: n oto il m ajniifieo os|>dale
ili K aliriano : vedi vri'XTZ I. 43.

< P i n z i . liti oxpizi m ediin ra li e l'ospedale g ra n d e ili Y ilerlio , Y iterlx

ItVHiliiK. U rei lleixen mieli Ita licii (I/eipzig 1832) 12!.


\ llgem. y.eituno 1S74. tir. 357. Jleit. Non nndrft certo molto eh* queste
somme a|i]Hirterraiino alla storia. ioich la moderna rivoluzione ha srift eoniiti-

Prospetto statistico de^li istituti ili beneficenza.

La carit, il fu oco d iv in o che C risto ha p ortato dal cielo ed ha


a-c'oso noi cuore dei su oi fed eli, il vero am ore di Dio e del pros
sim o era cos v iv o nel periodo del rin ascim en to, che non solam ente
m antenne la m a g g io r p a rte d elle a n tich e pie fondazioni, ma con
dusse a m atu razion e un g r a n d issim o num ero di nuovi istitu ti di
beneficenza. F in ora q u esto punto lum inoso della v ita di quellepoca
stato pur troppo trascu rato. 1
. i a t o nnelie in q u e sto c am p o la sua s p ie ta ta oliera ili il istru zio n e , fru tto il p a
trim onio dvlla (triti c ris tia n a , ohe la feti* e la pi et A degli a v i a v e v a racco lto al1um bra e s o tto la tu te la d e lla (I lle s a , o ra s o ttr a tto a d ogni su a influenza. T u tte
le pie fo n d a zio n i, non c o s titu ite a 'v a n ta g g io di d e te rm in a te fa m ig lie , sono in
lierieolo.
i ( i sia ipiindi i>er m esso d 'illu s tr a r e con un p ro sp e tto s ta tis tic o ci che
'ini diciam o.
Piemonte

le
'c

Spedali e case per tro


vatelli ..........................
Ricoveri ili mendicit .
( rfanotrofii.....................
S u s s i d i i ..........................
D o t a z i o n i .....................
K dueazione.....................
Scopi indeterminati . .

IS

1
1
11
1
22

8la

K ducaziouc.....................
Scopi indetcriniim ti. .

Is
3 *

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Sussidii . . . . . .
I l u t a z i o n i .......................

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Toscana

Spedali e caso per tro


vatelli ..........................
Ricoveri di mendicit .
"rfanotrofii.....................

Lombardia

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19

47

24

:4

9-

tl.-sttf quadri b a sa to itila S ln l ini ini ilclU li/iiri J'ir al II. \ / / . ISSI).
ittinin Issii-IM H . s voli. I a <4fio por rK m ilia qu iv i m a n c a n ti soni s ta to p re se
d alla s ta tis tic a del IM ll. Ilei re sto quoslo duo o|H*ri' n o n sono n com plete, n
c ritich e . In i| itesi a in tro d u z io n o non p otei n iira iv a d e sse re io n i pioto. |ioichc
a ltri m en ti ossa sa re b b e d iv e n u ta tin'o|>cra nlKcittle. I na sto ria fo n d a m e n ta le
'lolla ticnothvnz in Ita lia re s ta a n c o ra un desideri u rg e n te . Ci o sserv a an ch e
il T o m o lo , c h e nel |T odico l'hflriltlH lss-. tir. *. acc en n a a d un c o rto n u m ero
li s c r itti spoetali.

Introduzione.

TI num ero stra g ra n d e di q ueste p ie benefiche fon d azion i ch ia


ram en te a tte sta , che in Ita lia anche n el periodo del rin ascim en to
ardeva nel cuore del popolo un sch ietto am ore verso D io e v erso
il p rossim o. E sse d im ostrano com e la religion e di G es C risto sia
la relig io n e d ella p iet e del conforto. Cosa m olto sig n ifica tiv a , v e d evansi p arecch ie chiese di ospedali ornate di quadri rap p resen
ta n ti la m adre del S alvatore in atto di contem plare il F ig lio to lto
dalla Croce. A l v isita to r e stra n iero q u e stopere gran d iose d ed ica te
alla cu ra dei poveri, dei m alati e degli abbandonati fa cev a n o una
p ro fo n d issim a im pression e. E di ci rende testim on ian za M artin
L utero, ch e nel su o v ia g g io a R om a del 1511 v isit buona p a r te
della penisola. In Italia cos egli esp rim eva il suo giu d izio
gli osp ed ali son o m olto ben provveduti, di bella co stru zion e; v i si
m a n g ia e b eve bene; h ann o (inferm ieri d iligen ti e m edici d otti:
i lettii e i v e stiti sono p u litissim i e gli am bienti bellam ente dip in ti.
A llorch vi si p orta un m alato, gli si tolgon o subito gli a b iti in pre
sen za d un n otaio, il quale n e f a lin ven tario e li d escrive a ccu rata
m ente venen do poi ben cu sto d iti. Al m alato vien e in d ossato un
bianco cam iciotto, poi ilo si pone sop ra un buon letto con b ian
ch eria di bucato. T osto sono da lui due m edici, vengono g lin fe r
m ieri, che portano da m an giare e da bere in bicchieri e ta zze
pu lite, cui toccan o con un dito. V engono altres alcune donne e no
bili m atrone, coperte il volto con un velo, le quali servon o per qual
ch e giorn o i poveri co s da sconosciute, tan to ch e non si arriva
a sapere chi sian o, poi torn an o alle loro case. C os ho visto in F i
renze, dove gli ospedali son o ten u ti con tale accuratezza. In m a
n iera sim ile son o regolate anche le case dei trovatelli, dove i bam
bini ven gono a ssa i bene n u triti, allevati, educati ed istr u iti, v e
sto n o tu tti un ab ito del m edesim o colore e sono tenuti in ottim a
cu stod ia . 1
Il
m edesim o g iu d izio diede G iovanni Eck. il quale g iu n g e ad
afferm are essere certo, ch e tu tti g li ospedali dei T edeschi, in con
1
iiacIIh
t lio r n s

K. K. J-ViRHTF.M \N X . Ijiithrr T ineh relitti 11 ( I ^eipisl g 1 S 4 .1 i. *213 e


Tati eliucli. hcrauxgcy. rim S k i u k m v n n . D r c s d e n 1 S 7 2 . 1 0 4 s . : D i x i t
de

I ta lo r u m

h o s p i t a i i t a t e . i l lu m in ilo

r e g lis a e d illc iis e o n s t r u o ta . o p tim i e ib i e t


s im i.
v id i

m o d ic i d o c t i s s i m i . l o e t u s e t
F lo r e n tia .

q u a n ta

cu ra

v estcs

h o s p i t a l in

ip s o r u in

w itn s in

I 1 S 7 6 1 . 1 3 2 s .) . N e l

1 - s. (n e lla

m u n ii is s i m i o t p ie t l
s o r v e n t n r .

K a io li k

v o r s . ta l. d i

essen t

p r o v is i!.

p r o n it , m in is t r i d i l i g e n t i s

in fa n ta vittim e d u ca ti tur. n inniur, crtiilinntur. V .


o s i i e i l n l e i l i S i e n a n e l Pellegrina min ilei carotiere
14S H Is.), e d i t o il a G r o o t k

h o s p ita lia

L u t i
Lu-

Ed

le c t i...

an ch e

lin e e

ego

b r e fo tr o fi!.

uhi

an che

l e l o g i o

A r n o ld o

vox

I k i m o s t in

liB K i. I I . 2 3 2 -.. n .. F . u . k c o m u n i c a

ik>l g r a n d e

H arkf ( a n n o
I reh.

lV n . X I

su l gra n d e o s p e

d a l e i l i F i r e n z i ' u n i m s s o d e l l a d e s c r i z i o n e il e i v i a g g i o d e l d u c a A l l i e r t o d i S a s
s o n ia

in T e r r a

a L ip s ia

S a n ta

n e l 147(1 c o m p o s t a

n e l lii-S t). ( i l i a r c h i v i ! d e g l i

m e n t o ( s u l in a li v a c o n f r o n t a t o
d o n o a n c o r a i l lo r o r i v e l a t o r e .

da

I I a x r y q x iM e r o e x t h a i. ( s t a m p a t a

o s )ie ila li

D i* r m .

ita lia n i

ile ll'e p o e a

I! in a i nuance in I ta lic a

del

R in a s c i

3 6 0 s .)

a tte n

Le creazioni dell'arte testimonii della fede nel periodo del rinascimento.

57

fronto dei g ra n d io si sta b ilim en ti di Rom a, F iren ze, Siena, V enezia


e altri luoghi, sono una b a g a t t e lla .1 Q uasi tu tti questi ospedali
godevano di p articolari in d u lg en ze p on tificie e v e s c o v ili.2
U na m a n ifesta zio n e sp eciale della v ita religiosa nel periodo del
rinascim ento ita lia n o e di som m a im portan za per la sto r ia della
civilt , alla to alle m olte pie fo n d a zio n i, la cop ia innum erevole
di opere d a r te di q u ellet , ch e in carn an o idee religiose. Q ueste
creazioni a r tistic h e co stitu isco n o un cr ite r io non disprezzabile p er
valutare la ltezza del se n tim e n to relig io so ; e s se ap p aiono com e i
te stim oni ra p p resen ta tiv i della fe d e . : L a r te form a la grandezza
d] quellepoca, in cui tu tto , an im a to da un a lto sen tim en to della
bellezza, ne a n d ava e n tu sia stic o , le su e opere son o la gloria im p eri
tura del g en ia le popolo ita lia n o . P e r il grand e pubblico, p er la m a g
gior parte dei v isita to r i della p en isola d egli A pp en n in i una tale
attivit a r tistic a in se r v ig io o alm eno sp ie g a ta si en tro la sfera
delle idee d ella C hiesa, c o stitu isc e com e la nota c a r a tte ristic a di
quel tem po, com e il rin a scim en to p ro p ria m en te detto. P er quanto
>ia natu rale questo g iu d izio da p arte di un p rofan o d ellarte, tu t
tavia lo sto rico deHin civ ilim en to , pure apprezzando in tu tto e
giustam ente le produzioni d ella rte, non pu tra scu rare gli altri
fenom eni d ella v ita c iv ile o la scia rli n ella penom bra, poich in
genere le opere d a rte non si possono in ten d ere p ien am en te senza
una ch iara con oscen za d egli a ltri tr a tti c a r a tteristici di una data
epoca.
Senza add entrarci troppo in co n tro v ersie di e stetica , vuoisi
tu ttavia rilevare, ch e nel g iu d izio e apprezzam ento critico del
larte del rin a scim en to b isogn a d istin g u ere tr a il modo con cui da
una parte si venn e sv o lg en d o la rch itettu ra e la scu ltu ra orn am en
tale e dalla ltr a la p ittu ra , sp ecie la p ittu ra su tavola. Ma anche
larte in d u striale, le con dizion i della qu ale offrono certo il pi im
portante c r ite r io per v a lu ta re il g u sto e la popolarit della vita
artistica di u n epoca, si d eve co n sid era re sep aratam en te. T u ttavia
questo fa tto r e v ien e ancora il pi delle volte troppo poco valu tato
nella sua im portanza econom ico-nazion ale e sociale.

1 K(-k. D cr F n ft unii li-tal Tail ChrUitenUcher Predig von di n Zehru <!<


'ottcn (Ingolstadt 1539 ; cfr. intorno a quest'opera rara Jaxssex-Iastor, <lem-li.
d. dcutxchi'H Yolfces V II, 4!M'u f. XiVIId. All'accusa del Butzer, che presso i cat
tolici non si trovi a lc u n a vera fiducia in Cristo, alcun reale amore del pros
simo, alcuna vera san tit, cosi risponde E c k : H ic tarnen ei oliiicio unum
hospitale S. S pintus Roma? aut hospitale Senonsc aut s. Marci Fiorentino,
int va <|uae sunt sub illustri Yenetnrum dominio, an non in his otlii ioslii'
inonstrctur caritas in proxiinos etiam alieno, qua ni fiat in omnibus domimiet civtatibus I/Uthericis . R cp ira Jo. E c k i i a d vertu s cril'ta xtrundn Rii'fr i ( ia risila 15-18) 32.
2 B u r c k h a r d t , Gexeh. d. Rcnaixxance 222.
* F. iSonxElDER in A lte . X eu e 11 r ii 1S77, p. 4.SS.

Introduzione.

N el cam po d ella rch itettu ra e della p lastica d ecorativa si com p


nel periodo del rin ascim en to una reale rivoluzione. V en n e ria s
su n ta lantica fo rm a , che g i prim a aveva e se rc ita to influenza su l
la r te ita lia n a : s e anche venuta su da condizioni culturali pagane,
in s per e ssa non era pagana, non ostile al cristia n esim o , ma
neu trale. 1 N e llapprezzam ento religioso di uno stile arch itetton ico
ci ch e decide soltan to lo spirito, sotto lazione del quale le sue
op ere sono sta te in n alzate, non gi il giudizio per quanto giu sto
su lla loro m inore o m aggior perfezion e estetica. A qualche storico
d ella rte sapr certo grave prescindere da quella civ ilt , che fu in
o rig in e co n g iu n ta colle an tiche form e e considerare la rch itettu ra
del rin ascim en to cristia n o solo in base a quello sp irito , con cui le
in tese e le cre la grande e cred en te tendenza di quel tem po. P r e c i
sam en te la iconfusione del criterio religioso ed e stetic o ha sp esso
turbato di m olto il giu dizio intorno a llarte del rin ascim en to. L arte
cristia n a di quellep oca cerc di trasfon d ere n e llan tico involucro
lo sp irito del C ristian esim o, di esprim ere le idee cristia n e m ediante
l'antica form a e di acconciare qu estu ltim a alla vita della civilt
cristia n a del tem po.
Cos la penisola italica si venne ricoprendo di num erose nuove
costruzion i ad uso di chiese, in parte grandiose, le quali form an o
anche oggi l'ornam ento e lorgoglio delle sue c itt : am bizione m u
li iem ale e piet si diedero in ci la m ano. - Q uesta predica scolp ita
nella p ietra che si leva su verso il cielo basterebbe da sola a pro
vare com e la fed e fo sse aneor viva in tu tte le classa d ella popola
zione. della quale v ita lit rende pure testim on ian za linterno orn a
m ento, sp esso c o s ricco, delle case di D io. :
Un catalogo anche solo app rossim ativam en e com pleto delle
opere d arte a scopo ecclesia stico nel periodo del rin ascim en to ri
chiederebbe un libro apposito. Il seg u en te quadro ' non serv e che
a ricordare le opere pi considerevoli nel cam po d ellarch itettu ra
e della scultura.
Urti. Il (iliilMTti. il guercia. 11 iHrunellesro incorrono iter le pori' di 1ronzi1
del battistero d Firenze.
14*13. Al (liiltertl viene iiltldiitn 1 ]<riin;i |xirtli del battistero.
1107. Al Donatello nlttdiitii la ti mi rii del David iier il duomo di Firenze.
14tlS. Al Donatello, n iNieiiil l.nml>vrti e a Nanni dAntonio di llnnco ven
gono commesse tre Jlgurv di evangelisti |Kl duomo di Firenze.
11**. U (guercia fornisce una Madonna |>er la cattedra le di Ferrara.

I (RA I S.

D ii

b a lli.

A ir r lr

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Itr n iix x iiiiii.

2*

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F re ib u rg

ls v>

ili J .i t t. Rmalxi'hnu 1 S7S. ]>. C53S.


II Vr. M n tz I. 14. 414. l5fr. H. W iij.icii. Dii Uiiiikiiiixt ili'r l{cnai*xanc<

3 H kvmont

in lin i itti hix ; il m

T hIc M ichelnnflelux ( IIiiiiiIIiw Ii riir K iiiixlirixx.. hcniHxi/eil.

vi n K ritz Ht'tuiKR ii. il.. lierlln-Xeubalielsbcrg l 1 4 s O .


< Tolto iu sostanza da U m i t k n h a i iikr 4ii3 s s .

v * *

Opere artistiche per chiese nel periodo del rinnscimento.


1
14!.
1412.
1414.
1414.

5i)

11 Ciuft'agni lavora statue pel duomo di Firenze.


Il Donatello vieti pagato per una figura di profeta.
Vivn pacato al Donatello il Giosu.
Intarsi nel limitilo ili Orvieto.
Il Ghiberti si assume la statua di bronzo di 'S. Giovanni Battista per
Or Sun Michele ili Firenze.
1413. Il Donatello ricevo l'incarico per due figure del cani|>anilc di Firenze,
l-ilo. il Donatello vieti imgato per il suo .S. Giovanni Battista.
141. Il Donatello eseguisce Iti statua d S. Giorgio i>er Or San Michele.
141. AI Quercia viene affidato il fonte battesim ale |>er S. Giovanili da Siena.
1*17. Pilette ilvll'acqua santa nel duomo ili Orvieto attribuite a Matteo Senese.
1417. 11 Gliilierti disegna i candelieri d'argento |ier Or |San Michele.
1417. Si affidano al Quercia Ine lastre ili bronzo per il fonte battesim ale di
San Giovanni da Siena.
1417. Ai (illiberti vengono commosso dite storie 1K-1 fonte battesim ale di Siena.
141!:. Il Brunellesco dii principio al San I/orenzo di Firenze.
141! . Al (illiberti violi commessa la statua di S. Matteo per Or tsan Michele.
142. circa. La cappella dei P azzi in Firenze del Brunellesco.
1421. Al Donatello e a Giovanni di Bartolo vien commessa una statua di marmo
pel- campanile di Firenze.
1422. 11 Donatello eseguisce due teste ili profeti pel duomo di iFirenze.
1422. li (guercia eseguisce due ligure per iS. Frediano di Lucca.
l->24. Il Ghilicrti compie la porta di bronzo del battistero di Firenze.
1424. Il Ghilierti fa finestre di vetro pel duomo di 'Firenze.
1425. Al Ghihcrti vien commessa la seconda imrta ilei battistero di Firenze.
142.'. Il Donatello riceve l'incarico di preparare una statua ]MI campanile di
Firenze.
142. Il Brnnollesoo dii principio alla fabbrica a forma centrale degli Angeli
a Firenze.
1421. Facciata del duomo di forno. 1430-1440. Chiosa di Villa a Castiglione
il'( Mona.
1431. f: condotta a compimento la cupola del duomo di Firenze.
1431. Luca della Robbia appronta la tribuna di marmo iiei cantori del duomo
di Firenze.
1433. Disegno ilei Brunellesco por S. Spirito di Firenze.
1433. Taliernacolo di B. Bossoliino in S. Flora o Lucilia di Arezzo.
1433. 11 Donatello prepara la cantoria della sci-onda eappella del duomo di
Firenze.
1434 Finestre a vetri del Ghilicrti J H -r la cap]>elln di S. /.anobi ilei duomo di
Firenze.
143. Benedizione della cupola del duomo ili Firenze.
143. Taliernacolo ilei Bosscliino nella Pallia di Fiesole.
143. Al Donatello vengono affidate le porte di bronzo delle due nuove sagre
stie del duomo di Firenze.
14i s. Cimine lnissoriliovi ili Luca della Robbia )iol <-am|>anile di Firenze.
143-v. Luca della ltobbia fa due altari di marmo | h-I duomo di Firenze.
14 .lv. i |K-m ilei Turini per la sagrestia del duomo di Siena.
1440. li Ghlberti compie il reliquiario di S. /anobi.
144:;. s. Marco in Firenze.
1441. Il Michelozzo lavora insieme al Gbilierti alle ihirte ilei battistero di
Firenze.
1442. Luca della Robbia fa il tatiermicolo del Sacramento per l'ospedale di
S. Maria Nuova di Firenze.
1442. 11 Vecchietta fa un Cristo pel duomo di Siena.
1443. Tabernacolo del Buggialio nel duomo di Firenze.

Introduzione.
1443. Il Ghllx'rtl compie sci bassorilievi della seconda porta del battistero di
Firenze.
1440. Luca della Hobblit comincia l'Ascenslone di Cristo per la sagrestia del
duomo <li Firenze.
144(>. Si compie la statua di ( 'risto del Turini pel duomo di lenii.
1447-1448. Cancellata di bronzo del Miche lezzo nel duomo di Firenze.
1447. S. Michele in Bosco presso Bologna.
144*. line ungell di Luca della Uohhia nella ca p itila del Sacramento del dii'Kruy
di Firenze.
1448. Reliquarlo di <S. Bernardino del Turini.
144)!. Timpano in IS. Domenico di Urbino di Luca della Bobbia.
14.1. S. Marco di Fiesole vien condotto a compimento.
1450. S. Giacomo in Piazza Navona a Roma.
14.-.1. Coro nella chiesa dell'Annunziata di Firenze dellAlberti.
1451. 11 Donatello intimila un Giovanni Battista per la chiesa dei Frarl di
Venezia.
1408. 11 Mlchelozzo lavora la statua dargento di |S. Giovanni Battista ier il
battistero di Firenze.
1452. Vittorio Ghiiterti indora In porta di bronzo del battistero.
14ri". Vieti collocata nel battistero la seconda porta di bronzo del 'Gliiiierti.
1453. fc condotta a line S. Maria sopra Minerva a Roma.
1450. SI completa la facciata d S. Maria Novella di Firenze.
Ht.. Chiesa del Corpus Domini a Bologna.
1450. Aitar maggiore della cattedrale di Ferrara (Meo del .Caprina).
1457. II Donatello comincia le porte di bronzo di S. Giovanni di Siena.
145!i. S. Domenico di Perugia.
14*50. I/Alberti comincia !S. Sebastiano e S. Lorenzo di Mantova.
14* 0. Porta maggiore ilei duomo di Como.
14iio. Coro di marmo di fc>. Maria della Spina a Pisa.
14*50. s. Campanile del duomo di Ferrara.
14tt:. Cappella l ortinari presso iS. Enstorgio a Milano.
140". Statue dei princpi degli apostoli a Roma di Paolo Romano.
I bi), s. Scanni di Giuliano da Maiano nella sagrestia del duomo di Firenze e
nella Badia di Fiesole.
14*0. Cappella di 1S. Andrea presso S. Pietro a Roma.
14*13. Tabernacolo di altare d Mino da Fiesole in >S. Maria Maggiore di Roma.
Ut53. SI di) principio a S. Maria delle Grazie a Milano.
14*13. Statua di legno del Vecchietta per la cattedrale di Xarni.
1405-1472. Ciborio ilei Vecchietta nel duomo di Siena.
1405. Stalli del coro del iIxHlinari nel duomo di Modena.
1405. Facciata d s . .Marco a Roma.
140*1. S. Michele di Venezia.
14*50. Chiesa deHos|iedale della Scala d Siena.
140S. Stalli del coro nella chiesa dei jFrari in Venezia.
14*8). Si linisce il monumento di .S. Domenico a Bologna.
1470. Si compie la facciata di iS. Maria Novella a Firenze.
1470-1475. Lavori in legno di Giuliano da Maiano per lAnuunziata di Firenze.
1470. S d principio a S. Satiro di Milano.
1471. SI compie a Siena la Madonna della Neve.
1471. S comincili a Siena la chiesa dei (Servi di Maria.
1471. Si consacra a Roma la chiesa della Consolazione.
1471. II Verrooehio lavora degli apostoli iter Sisto IV.
1471. Tabernacolo di Mino da Fiesole nel battistero di Firenze.
1!7'_'. SI comincia il duomo in Cittft di Castello.
1471;. S di') principio dall'Alberti a s . Andrea di Mantova.
1472-1477, S. Maria del Popolo a Roma.

Opere artistiche per chiese nel periodo del rinascimento.


147:;.
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1474.
1475.
1475.
1475.
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I47H.
147<i.
1470.
147(1.
147(1.
147(1.
H77.
1477.
1478.
1478.
1478.
1478.

Si comincia S. Maria in Vado a Ferrara.


s i comincia la facciata della Certosa a Pavia.
Cappella Sistina a Roma.
la v o r i in marmo del Ci vitali nei duomo di Lucca.
Benedetto da Maiano eseguisce il pulpito in S. Croce in Firenze.
S. Caterina a Siena.
Coro del duomo d i P isa di Baccio Pontelii.
s. Sagrestia di S. Satiro a Milano.
Statua di K. Paolo i>er il duomo di Siena del Vecchietta.
Si compie il coro d ellAnnunziata di Firenze.
Cappella Colleonl a Bergamo.
Scanni in S. Domenico di Perugia.
11 Bramante ricostruisce 8 . Satiro di Milano.
David in bronzo del Verroechio.
Cristo in bronzo del Vecchietta per lospedale della Scala a Siena.
Si comincia la ricostruzione del duomo di Pavia.
Scanni nel duomo ili Pisa condotti a termine da Baccio Pontelii.
Statue del Verroechio per il tabernacolo in Or San Michele a Firenze.
Cappella dellincoronata a Pisa compita da Baccio Pontelii.
Il S . Sebastiano in argento del Vecchietta per il duomo di Siena.
Ges Bambino del Vecchietta per il fonte battesim ale di S . Giovanni
di Siena.
147S*-14S1. S. Agostino di Roma.
1480. S. Annunziata fuori di Bologna.
148U-1489. S. Maria de' M iracoli di Pietro Lombardo a Venezia.
1481. Tabernacolo di Mino da Fiesole per S. Ambrogio di Firenze.
1482. Vien condotto a line S. Lorenzo di Cremona.
1482-14S4. Tempietto del Oivitali per il Volto Santo nel duomo di Lucca.
1483. S. Giovanni Crisostomo a Venezia.
1483. S. Maria delle Grazie a Pistola.
1485. Decorazione in legno per l'altar maggiore del duomo di Firenze di Giuliano
da Sangallo.
1485. Posa della prima pietra della chiesa della Madonna delle Carceri in Prato
di Giuliano da Sangallo.
1485. Si pongono le fondamenta della Madonna del Calcinaio a Cortona.
14*5. Si comincia la chiesa di IS. Maria Maggiore a Citt li Castello.
1485. Altare del duomo di Siena.
1485. Ricostruzione del duomo di Como.
1486. Coro di S. Francesco di Treviso.
14S7. Chiesa dell'incoronata a Lodi.
1487. Si comincia la chiesa di S. Maria de Miracoli a Brescia.
1487. Il Ferrucci lavora il ciborio per il duomo di Prato.
1488. S. Bernardino di Assisi.
1488. S talli del coro di S. Pancrazio di Firenze.
148S. Stalli del coro nel duomo d Lucca.
K9G. Stalli del coro nel duomo di Citt di Castello.
1491. Si comincia il campanile del duomo di Ferrara.
1491. Si comincia la chiesa di S. Maria in Via Lata a Roma.
1491. Vestibolo del duomo di Spoleto.
1491. Si comincia la chiesa di S. Maria presso S. Celso a Milano.
1491. s. Stalli del coro di S . Maria Novella a Firenze.
1491. s. Il Civitali fa le decorazioni per la cappella di S. Giov. Bnttista nel
duomo di Genova.
1491. condotto a termine il coro del duomo di Firenze.
1492. Giuliano da Sangallo comincia a Firenze la chiesa di S. Maria Madda
lena de Pazzi.

Introduzionu.

14!>'_. Chiesa di Pietrnsantn a Napoli.


14812. Ornamentazione della cripta del duomo di Xa|Mili.
14!"!. S. ( 'rocc a Crema.
141*3-1508. |S. Niccol di Carpi.
14!>4. S. Francesco di Ferrara.
1404. S. <lila ra di (Pistoia.
1404. Madonna deirCniiltft a Pistoia.
1404-1498. Pulpito del Ci vitali nel danaio di Lticcn.
1405. ,S. Maria di Moinerrato a (toma.
1405. Si costruisce parte della chiesa di S. Lorenzo in Damaso a liofila.
1405. Si compie a Bevagna S. (Mariti dellAnnunziata.
1405. Scanni di iS. Petronio a Bologna.
141)7. S . ( i n c o i n o

M a g g io r ' d i

F ir e n z e .

1488. S. Francesco al Monte presso Firenze.


1408. X. Vincenzo dell'Orto a Savona.
1488-1500. iIji Piet di .Michelangelo In S. Pietro.
141)0. Decorazione del coro nel luomo di Ferrara.
1400-1511. S. Sisto a Piacenza.
141)!). Benedetto da Itovezzano lavora la cantoria in S. Stefano di Genova.
1500. Si dii principio a S. Benedetto di Ferrara.
1500. Si cotnincia la ricostruzione del duomo di Foligno.
1500. S. Maria ddl'Anlm a a Homa.
1500. Si deliliera la costruzione di S. Maria di Loreto a Itoma.
1500. S. Pietro in Molitorio.
1500. s. Cappella ili S. Antonio a Padova.
150CJ. Si comincia la chiesa di >S. Giustina a Padova.
1502. Si comincia il duomo di Cividale.
1503. S. Cristoforo di Ferrara.
1504. S. Magno di Legnano.
1401. Si pone la prima pietra di S. Malia della Consolazione a Todi.
1505. S. Giovanni Battista di Ferrara.
1500. SI |K>ne la prima pietra |>er la nuova chiesa di S. Pietro in Uouia.
1500. S. Fantino di Venezia.
1500. Benedetto da Bovezznno eseguisce la tomba di S. Guatherto per Val*
louihrosa.
1508. Altare nella chiesa della Madonna delle ( inveri a Prato.
1508-1500. I.avori del Bramante in Loreto.
150S*. S. Maria Maggiore di .Sjiello.
1500. S. Michele d Orvieto.
1510. S. Giovanni di Parma.
1511. s. I.a chiesa dei Serviti a Siena.
1511. li iSaiisovino eseguisce la statua H S. Giovanni Battista lier il duomo
di Firenze.
1512. S. Spirito li Ferrara.
151. Statua d'aiKistolo del Sansovino |ier il duomo di Firenze.
1514. 1.avori del Sansovluo alla Santa Casa di Loreto.
1514. Si dii principio al duomo di Carili.
1515. Si pone line a ,S. Zaccaria di Venezia.
151. S. Maria di Piazza di Busto Arsizio.
1518. Si comincia la chiesa di S. Stefano a Faenza.

E stata posta la q uestion e se la ria ssu n zion e d ella form a an tica


nel cam po d ella rte abbia racchiuso in s il pericolo d un risveglio
dello sp irito pagano, della sua concezione della civ ilt e del m ondo,
se, com e nel cam po della letteratu ra, anche in quello d ellarte ci sia

Considerazioni per l'apprezzamento dellarte della rinascenza.

stato da tem ere il so rg ere d un m ovim en to p a g a n o della rinascenza


a lato del cristia n o . La risp o sta non pu e sse r e ch e n egativa. S im ili
tim ori erano ancor m eno da tem ere in una societ ferm am en te
cristian a ch e nei p rim ord ii del cristia n esim o , quando la C hiesa
nelle sue p rim e creazion i a rch itetto n ich e e n elle su e opere d arte
plastica abbracci sem p licem en te le form e d ellan tich it . L in te
resse e lin tellig en za per la lettera tu ra e la r te classica non fu ron o
mai sp en ti del tu tto in Ita lia ; il sen so a n tico dello sp azio e delle
form e s era co n serv a to v iv o n e llet rom anica e nella g o tic a e collegandosii cogli elem en ti c o str u ttiv i o decorativi d ellarte m edioevale
pervenuto a uno o r ig in a le stile ibrido. A nche n ellarch itettu ra
della p rim itiv a rin ascen za so p ra v v iv e q u esto com prom esso fra
idee c o str u ttiv e m edioevali e la gioconda d ecorazione m utuata d al
lan tich it.
Gli ideali, a i quali a sp ira la rch itettu ra del rin ascim en to, par
ticolarm ente quella p ien a m en te sv o lta del C inquecento, vale a dire
spazio am pio e com odo rela tiv a m en te alla d istrib u zion e di esso n el
lintern o e co stru zio n e centi-ale ad una so la nave rela tiv a m en te
alla pianta, non p ossono co n sid era rsi in c o n tr a sto col sen tim en to
cristia n o : in p arte e ssi si p r esen ta ro n o g i a lla gotica n ellultim o
periodo com e fini da ra g g iu n g ere, m entre sotto pi dun risp etto
essi m eglio che lo s tile p receden te so d d isfa cev an o al bisogno p ra
tico di uno spazio p erspicu o p er la p redica e d una q u an tit di
altari per la celebrazione, o rg a n ica m en te incorporati alledificio. 1
La p ittu ra e in p arte anche la scu ltura figu rativa d ellepoca del
rinascim ento nella loro n atu ra non rap p resen tan o che un logico
ulteriore svilu p p o delle produzioni del p a ssa to : linfluenza di id ee
t; tip i an tich i, sp ecialm en e s ta tu e e g ro ttesch e, - d u ran te il se
colo x v si lim it in so sta n za a llelem en to a rch itetto n ico e decora
tivo. 3 S o lta n to collin izio del secolo x v i em erge poten tem en te lan
tich it nel pensiero e nelle creazion i degli a r tisti. ; Ma per quanto
pure R affaello e i suoi discepoli la scia ssero largo cam po ariantico,
pure ci ch e e ssen zia le ha u n o rig in e del tu tto indip en d en te da
esso. La p ittu ra d ellepoca del rin a scim en to p rin cip alm en te un
prodotto dello sp irito n azion ale italian o, ch e ha sp ieg a to in questo

i C fr . in p r o p o s iti) l e lie lle o s s e r v a z i o n i p r e s s o

V . s o t t o , lili.

II.

eap .

12 e

111.

III.

r a i r -S . u

cap . s.

dove

kk

se

II,

0 4 3 , (Mi s .

n e p a r la

p i

este

sa m en te.

W ot.TM AKN 11. 135.


*
<Ifr. J a k s c h k k . D ie A n tik e in iter bildeiiilcn K unnt der Jlrnaigtancc. I:
h' torni liner iralerci de* Q uattrocento, Stra -sburj; l!HHl. V. pure <oerx in Jlixt.
Z itm lir. l'X III. 2 5 1 s. c s . U k i n a c t i , l.n m litologie /giuri et Vhit. profani
timi* In in in tu re ila jh im e ite In Renni*anee, i n R e r. urrlieol. .V serie I (1 i > 1 5 l.
1(4-1!.
s

< 'ft \

W o i . k f i i.v .

f Innx. K uriti

237.

Introduzione.

cam po nel m odo pi lum inoso la sua forza creatrice. G erm ogliata
sul su olo della relig io n e cos 'inesauribilm ente ricco d idee feconde,
non tu rb ata da alcun ostacolo, nel su o organ ico svilu p p o v erso una
regolare ed arm on ica p erfezion e, essa d iven n e la pi eloq u en te e
p o ten te b a n d itrice ed in terp rete delle grandi v e rit e dei m isteri
del C r is tia n e sim o .1 Q uale sacerd o tessa della relig io n e essa ha por
ta to su lla terra con le su e sa n te m ani lim m agin e del d iv in o .2
S p ecie la p ittu ra su tavola, satu ra di p rofon d o sen tim en to reli
gioso, ha r a g g iu n to in q u estepoca il pi alto fa s tig io che la sto ria
di tu tti i tem pi reg istri. Il catto licism o per fu lan im a di tu tto
q u esto svilu p p o verificatosi n ella p ittu ra di quellepoca. 3 E m en tre
la relig io n e ca ttolica offriva a g li a r tisti i pi n ob ili so g g etti per le
loro opere, essa ste ssa tro v a v a una m irab ile ap oteosi e glorifica
zione nel m ite lin g u a g g io d ella rte. D a un gran num ero di quadri
sp ira un p rofond o sen tim en to religioso, esp re sso so ven te an ch e con
sc r itte com m oventi. Cos per es. so tto la P rocession e della sa n ta
C roce del B ellin i si leg g e: G entile B ellin i infiam m ato d am ore per
la Croce, 1 4 9 6 . S u llep istilio di un quadro da lta r e del P in tu ricchio (ora in P eru gia) leg g esi la seg u en te sc r itta : G uarda, o m or
tale, com e tu sei sta to redento affinch il sa n gu e d ellA g n ello non
sia v ersa to in u tilm en te per t e . In u n a M adonna, n ella P in acoteca
d i P eru gia, a ttrib u ita a G iovanni Sp agna, s ta un fo g lio con note,
in cui si leg g e un com m ovente inno m arian o col ritorn ello: A do
m andar piet vengo M aria a te. In un quadro di S. Seb astian o,
ch e il M antegna d ip in se per s, egli sc risse q u este belle p a role:

Solo il divino dura, tu tto U resto fum o.


E vero che accanto a llind irizzo sp iritu a le cristia n o m ostrasi
q ua e l nelle p ittu re e nelle scrittu re, assai di rado tu tta v ia nel
secolo xv, una tendenza sen su ale, pronu n ciatam en te um ano-natu
rale, m a proprio dalle m igliori produzioni tr a sp ir a pura relig io
sit. N essu n a delle m olte scuole di a r tisti fa qui eccezion e. I m ae
stri delle scuole pi d iverse fa n n o anzi a gara nel dare la pi bella
esp ressio n e alle sublim i v erit e ai p rofondi m isteri del C ristia n e
sim o. Chi non con osce len tu sia stica divozione dei m aestri um bri,
la m ite sev erit di un F rancia, la delicatezza dei R obbia, le lin ee
m eravigliose di un Luini, la v iv a cit delle tin te del B e llin i! Quando
poi s inaugur il secolo d oro d ellarte, p recisam en te i prim i g en ii,
com e un L eonardo, un R affaello, un M ichelangelo, p rodussero le
loro opere pi in sig n i nel cam po d ellarte religiosa. La Cena di
L eonardo da V in ci, la D isputa, i C artoni per gli arazzi della S i-

KW.ORovu-s Vi l l a 14!t.
Stkixmann. n o ta c e la !*.
Tale il giudizio dello Scihai>kx 107. Cfr. il giudizio dello
chcnuchmttcb ISftS. p. U't s.

S t q n l e

in K 'r-

Carattere cristiano della pittura del rinascimento italiano.

'tin a e la T rasfigu razion e di R affaello 1 seg n a n o propriam ente


il punto cu lm in a n te d e lla p ittu r a c r istia n a . I p ittori e g li scultori
gareggiarono so p ra tu tto nel g lorificare la B e a tissim a V ergin e. In
Raffaello q u esto so g g e tto fo r m a il tem a d ella sua v ita , il filo doro
che s in tesse in tu tta la sua a ttiv it da r t is t a , com e la ttesta n o
i forse cin q u an ta r itr a tti di M adonne usciti dalla su a m ano. Il coro
namento di qu este op ere la S istin a, la quale al pari di tu tte le
produzioni d e llU rb in a te u n isce arm o n ica m en te al realism o della
l'orma lid ea lism o d ella ra p p resen ta zio n e; 2 q uivi M aria risplende
in una sola figu ra com e v erg in e, com e m adre di g r a zia e com e
egina del c ie lo .3 II dolore d e lla M adre d i D io esp resso nel modo
i com m oven te n elle rap p resen ta zio n i d ella P iet , esterio rm en te
forte da G uido M azzoni, pi calm o e lim p id o da G iovanni B ellin i,
dal P eru gin o, fr a B artolom eo, del S arto, con com p ostezza e n obilt
veram ente com m ovente n el fa m o so capolavoro di M ich ela n g elo .4
Quanto a lle ra p p resen ta zio n i della sto r ia della p a ssion e p er opera
degli a r tisti del R in ascim en to, in isp ecie d egli in izi del Cinque<ento, co sa n o tev o le ch e e s s e n ella m a g g io r p a rte in opposizione
allarte n ord ica e v ita n o p er q uanto p ossib ile il d isg u stev o le e il
ripugnante, q uasi m ai ten d on o a p rod urre un effetto v io le n to a
danno della b ellezza e m an ten g o n o in g en era le una m isu ra sch ietta
m ente a r t is t ic a .5
Q uantunque lItalia a b b ia riccam en te p rovved u to quasi tu tti i
musei d E uropa, p u re anche oggi essa ci p resen ta un teso ro ta l
mente in esa u rib ile d i eccellen ti op ere di p ittu r a religiosa, ch e a
volerne dare un elenco solo a p p ro ssim a tiv o s i richiederebbe
unopera speciale. Im m a g in i per ch ie se era n o il gen ere principale
delle p ittu re su tavola. A lla to ad e sse v en iv a n o d ip in ti m olti qua
dri devoti per uso d om estico, e m olto sp e sso ven ivan o tr a tta ti so g
getti biblici e co ltiv a to il r itr a tto . L e rap p resen tazion i religiose
destinate a lluso fa m ig lia r e sp e sso si riconoscono g i pel form ato
(molto p r e fe r iti i ton d i) e sp ecia lm en te p er la m an iera d i tr a tta r le
pi libera e d eclin a n te in p ittu r a d i gen ere. U n a n u ova m in iera
di argom enti fu d isch iu sa m erc l in te r e sse d estatosi per l a n ti
1 Intorno alla D isputa cfr. sotto, lib. I l i , cap. 10; per la Cena di Leouardo y. la bella dissertazione di F r a n t z , Das heilige A bendm ahl den Leonardo
Vinci, Freiburg 1885, e la monografia di H o e b t h , Leipzig 1900; per gli
razzi di Raffaello e la Trasfigurazione il nostro vol. IV 1, 472 ss., 498 ss.
2 I*. K e p p l e r , R affaels i l a domi en in H i ut.-polii. Hl. XCVI, 19 ss., 81 ss.
e 11 nostro vol. IV, 1, 497. Su Raffaello come pittore cristiano cfr. J.kishki,
in S tim m en aus H ara Laach X V III, 473 ss. e R ev. de Fart chrtien (LS83,
ct. K r a u s - S a c e r II 2, 469 s3. V. anche le espressioni dello S tr isi.e loc. cit.
* ArcAie f r zeiehm ende K n ste di J a u m a n x ann. II, p. 100.
4 Cfr. sotto, lib. II, cap. 12.
8 Cfr. CJr a u s in K irchenschm uck 189G, p. 104. Per nn affresco rappresen
tante Orlato che porta la croce, dell'antica scuola lombarda, cfr. L 'a rte II
11S99), 403 s.
P a s t o r , Storia dei Papi, 111.

Introduzione,

ch it, la cu i s to r ia e m ito lo g ia se r v ad abbellire i son tu osi ap p ar


ta m en ti dei ricchi e dei n o b ili.1 Gli argom en ti riig io si tu tta v ia
co stitu isco n o ancora la m aggioran za nel secolo xv, e si trovano
di fr o n te a g li a n tich i n ella proporzione q uasi d i v en ti ad u n o .2
Il p ro g resso della p ittu ra verso il realism o, il quale del resto
co n tra sseg n a tu tta la rte del secolo xv, anche la fiam m inga a que
sto tem p o an cora p revalen te in E uropa dipese in p arte notevole
dalla in fluenza della m istica, che concorreva a rendere palpabili
nel m odo pi concreto p o ssib ile ed a ricostru ire in m an iera pi
in d ip en d en te, non ch e a v ivere p ersonalm ente i sin g o li a v v en i
m en ti della sto r ia sacra, introducendo per ta l v ia n e lliconografia
trad izio n a le una serie di n uovi tr a tti to lti dalla v ita n a tu r a le .3
In ci v era m en te si c h iu se anche un occhio su p arecchie n ovit
non del tu tto inn ocen ti : i sa n ti vanno prendendo sp esso le fa ttez ze
di c o n te m p o r a n e i.4 Lo stu d io del nudo in d isp en sa b ile p er una
rapp resen tazione dal vero, prese b en s una con sid erevole e sten
sio n e per opera del r in a sc im e n to ,5 tu tta v ia nel suo prim o periodo
le figure ignu d e di uom ini sono rare, figure scop erte di donna non
s in contrano quasi m ai, m en tre in vece i bam bini ign u d i sono fr e
q u e n ti.0 La religione, sen za essere an gu sta, ten eva an cora gli
a r tisti nei dovuti confini, i quali per, o ltrep a ssa ti di quando in
quando, so lta n to in pien o rin ascim en to finirono p er e sse r e ab
b attu ti.
D i p articolare im portanza com e lottatori con tro lo sp ir ito m on
dano che s in sin u a v a qua e l n ella rte del rin ascim en to fu ro n o i
p itto ri dellordine dom enicano : con a capo F ra G iovanni A n gelico,
il p itto re pi c r istia n o per tu tti i t e m p i.8 P i tard i s i d istin se pi
di tu tti il grande P'ra B artolom eo della. P orta ( f 1 5 1 7 ).9 L a lotta
di G irolam o Savon arola con tro le degenerazioni d ellarte del rina
scim en to v err d escritta pi av a n ti, dove avrem o ad occuparci
pi da vicin o a n ch e delle aberrazioni d ella rte del secolo xv.
S e noi v olgiam o lo sg u a rd o alla copia quasi im m en sa di opere
darch itettu ra , p ittu r a e scu ltu ra ch e il secolo x v p rod u sse in
1 WOI.TM.V.NN l i ,

134.

= M t'N T Z I , 2 3 2 ,

273.

8 Cfr. K r a u s - S a u k r l i 2. 499 s.
M n t z I. 2 9 S , 3 2 7 - 3 4 6 , 0 0 4 .
8 MUiraz I, 232.

M I ' n t z I, 291: E n thse gnrale les quattrocentiste3 v ita ie n t de re


prsenter des Usures nues... I/o in pio! des ligures nues ne cessa dailleurs, pendnut tout le quinzime sicle, soulever des protestations . 500.
' Renaissance und lom inikani'rorden in 11isl or.-polit. III. XCIII. 807 ss. ;
XCIV, 20 ss. 1. V i n c e n z o M a r c h e s e , Memorie dei pii) insigni pittori, scultori
e a rchitetti domenicani, ed. IV, 2 voli., Bologna 1S7S-1S79.
8 Cfr. il nostro vol. I, 525-537 (ed. 1931).
Ofr. F r a n t z , fr a B artolom eo della Porla, Hegensburg 1879 e K N .v r r ,
Fra Bartolomeo della l orla v n d die Schule ron
Marco, Halle 190R.

Larte dol rinascimento espressione deila fede cristiana.

(7

Italia, non pu so r g e r e alcu n d u b bio ch e la g ra n d issim a m a g g io


ranza, m a lgrad o lin flu sso d e lla n tich it , tu tta an im ata da uno
spirito di r e lig io n e e di fe d e , e c h e la r te d i allora fu in sostan za
arte veram en te c r is t ia n a .1 L a rte del rin ascim en to, seb b en e p er il
suo fiorire a lle co rti dei p rin cip i, dove se r v iv a d iretta m en te al
mondo p rofa n o , p o ssa d ir si a r is to c r a tic a ,2 p u re essa orn innanzi
tutto la ch iesa . Q uanto d i m eglio in ogn i tem p o potettero produrre
larch itettu ra, la p ittu r a , la scu ltu ra e la r te m anuale fu adibito a
ornam ento dei t e m p ii.3 Q uivi tu tti i teso ri d ellarte sta v a n o aperti
innanzi lagli occh i del popolo, ch e poteva o g n i giorn o ved erli e
devotam ente a suo b ella g io stu d ia rli. Q uivi e sso fo r m a v a il suo
gusto ed im p arava a im ita r li. C os la rte era in allora a rig o r di
term ine un com m en to d ella fed e per tu tti, ta n to nobili ch e plebei e
in questo lin g u a g g io o g g i pure la relig io n e p arla an ch e a coloro
che non v i aderiscono.
A buon idiritto q u ind i un c r itic o m oderno ragion an d o intorno
allim p ortan za d ella r te in rap p orto alle condizioni re lig io se e m o
rali del popolo ita lia n o d urante il periodo del rin ascim en to, co s si
esprim e : la r te fig u ra tiv a f a f a r ila p ace con tu tte le m acchie, di
cui era co n ta m in a ta lIta lia di allora. E ssa non co sa di uom ini dal
gusto fine, m a c o sa di tu tto il popolo, il cu i sen tim en to pi pro

i Cfr. i giudizi simili del

M ntz

I, 273-274: I l sentimento religioso ispir

ili continuo durante il secolo decimoquinto lenorme maggioranza delle opere

darte. L'arte apparisce strettam ente alleata alla religione . T h o d e , F ranz von
1 utts 520: M algrado l inllusso dellantico larte anche nel quattrocento pura
m ente cristiana . P. K e p p l e b , K u n stb c tra ch tungen in Bist.-poU t. Bl. XCV,
17s s .: Anche il rinascimento ha prodotto opere d'arte religiose le quali per
contenuto di fede e per unzione religiosa possono reggere al confronto con 1 ca
polavori dell'antico mondo artistico. Anche il rinascimento Infisse appunto
le sue pi vigorose e forti radici nel campo della Chiesa, della fede, della re
ligione: esso non irreligioso n per il suo concetto fondamentale n per 11 ca
rattere principale, n per 1 suoi capolavori. Anchesso deve alla religione e alla
fede quanto ha di pi sublim e. V isc h e e , BignorlU 143: S e esaminiamo
le produzioni dei pittori e scultori italiani del rinascimento, noi possiamo ricon
ciliarci con lo spirito degli Italiani, poich da esse spira una vera religio
s it . G o t h e i x , Jgnatiu s von Loyola 87: I n tu ttaltra maniera che alla poesia
tocc all'arte figurativa il compito di dar forma allideale religioso. In qual
modo essa abbia adempito questo suo ufficio, come essa abbia pagato 11 suo
debito di riconoscenza al cristianesimo e quali servigi abbia reso e renda tutt'ora in particolare al cattoliclsm o, uno dei fa tti pi conosciuti. Non era
certo necessario, che l'artsta, dipingendo la piet, sentisse anch'egli piamente
sebbene dei pi insigni artisti ci consti, che la loro opera andava allunisono
col loro sentimento; ma quanto egli operava col pennello e con lo scalpello
doveva essere sperimentato e veduto cosi da lui. Cos l arte italiana ha rappre
sentato con insuperabile compiutezza tutta la grande scala degli affetti religiosi
dal pi semplice sfino al pi elevato . Cfr. anche K r a u b - S m e r 112, 521 ss., 705 s.
Mktz I, 234.
>
R. M eyer nel supplemento scientifico della L cip zig er Z eitvn g , nr. 129
del 27 ottobre 1S94.

Introduzione.

prio si estr in se c a in e s s a . L e op ere d arte so n o l a provare,


che la p iet pi p rofon d a e la fed e pi elevata si sp rig io n a n o a n
cora eloquenti dai cuori e sono d a e ssi com prese. A nche l, dove
il sen tim en to non pu dirsi p ropriam ente ecclesia stico , prevalgono
tu tta v ia u n a b ellezza ta lm e n te sp iritu ale, u n a ta le p u rit di se n
tire, ta le gra n d io sa seriet , ta le in focato en tu sia sm o p er il su
blim e, ch e in m ezzo a tu tta l insufficienza m orale d ellepoca vi
sp icca nondim eno m a n ife sto quel g erm e di sa lu te, di n ob ilt e di
purezza, che v iv e in qu esto popolo ab ituato a cerca re il buono sotto
la fo r m a del bello . 1
L a v iv a fo r z a della fede, che fece n ascere q u este op ere d arte,
a tte sta ta pure d a m olti altri fa tti. A llato agli in d egn i prelati,
vescovi e cardin ali, certo anche troppo num erosi, s i p resen ta a lla t
ten to o sserv a to re una buona serie d i uom ini eg r eg i, ch e in quel
tem po di a g ita ta tran sizio n e adem pirono scru p olosam en te i loro
doveri. F urono vescovi di q u esto g en ere: a M antova M atteo B on im p erto ( f 1444), a V en ezia L orenzo G iu stin ia n i ( t 1446), -1 a
M ilano G abriele S fo rza ( f 1457), a iF irenze S. A n ton in o ( | 1459).
a O sim o G asparo Zacchi ( f 1474), a B ovin o N atu lo Lom bardi
( f 1477), a Squillace F ran cesco C aietani ( f 1480), a F o lig n o A n
to n io B ertin i ( f 1487), a C osenza G iovanni B a ttista P in elli
( f 1495), a Im ola e R im ini Iacopo P a ssa rella ( f 1495), ad A quino
R oberto di L ecce ( f 1495), a M odena N iccol Sandonnino
( f 1499), a B elluno e P ad ova P ietro B arozzi ( |1 5 0 7 ), a N ap oli
A lessan dro C arafa ( f 1503), a C h ieti (dal 1505 al 1524) Gio
vanni P ietro C arafa, a F o rl P ietro Griffi ( f 1516), a P isto ia
N iccol Pandolfini ( f 1 5 1 8 ).3
A n ch e n el (supremo sen a to della C h iesa non pochi p relati
sp len d ettero per esim ie doti di m ente e di cuore. M artin o V no

W o l.T M A X N II, 1 3 6 .
2
Vedi W ctzes u . W m .tk'j K irchenlexikon VII*, 1528 s., dove il resto
tlellu letteratura In proposito.
Ier i sopradetti cfr. U g h e i . u . specialmente IV, 380; III, 224; I, 563;
V i l i , 384; IX, 622; I, 761; IX. 342 s. ; II, 690; I, 445; II, 168; V, 439 VI.
224, 943; II, 626; III, 376. Per Antonino v. sopra p. 23 s. e il nostro voi. II, 17.
SuUaltivitil del 'Carafa per la riforma in Chic ti vedi D i t t i i c h in H ixt. Jahrb.
V . 346 s. Neli'elogiare il Carafa convengono Paride de Grassis (ed. F r a t i 231)
e S a lu to (XI, 771, 773). Cfr. il nostro voi. IV 2, 556 ss. Sul PineUi v. anche
PAOiJuccan IV (1906), 455 s. Su Pietro Barozzi e altri egregi vescovi ; T a c c h i
V e n t u r i I, 172 ss. |Sui sinodi diocesani tenuti in Italia da alcuni vescovi zelanti
per la riforma del costumi e il mantenimeuto della disciplina nel clero cfr.
HEKELE-IlERfiENniVrjiER V i l i , 5, 190, 258 s 296, 365 ss., 745 s. ; H. W e b e r in
Kirchcnlavikon di Friburgo VI*, 10S7 s. B u r c k h a r d t II, 104, 230 (ll 81, 188;
lJ61, 142), fa notare in proposito, che in Italia i vescovadi non venivano quasi
mal conferiU seguendo le tavole genealogiche (come per es. in Germania) e che
1 novellieri ed altri motteggiatori non fanno quasi mal menzione d vescotf.
B a n d e l u i , scrittore di novelle, descrive (II, 39, 40) dei vescovi virtuosi.

Egregi prelati. Sauti del rinascimento.

6!>

min u n a s e r ie idi eccellen ti card in ali, fr a i quali eran o p a rtico


larm ente in sig n i D om enico C apranica, G iuliano C esarm i, N ic
ol d A lb erg a ti. E u g en io IV fr e g i della porpora il grande greco
Bessarione, G iovanni T orquem ada, G iovanni de C arvajal, E nrico
de A llosio e N iccol d i Cusa. C alisto III cre ca rd in a le lesim io
infante G iacom o di P ortogallo, P io II il d e g n o fr a tello di Do
menico C apranica, A n g elo , B ern ard o E roli, A lessan d ro Oliva,
B artolom eo R overella. S o tto il pontificato di P aolo II fu ron o nom i
nati il n ob ile O livieri C a ra fa e M arco B arbo. M em bri d egn issim i
del co lleg io ca rd in a lizio fu ro n o pu re quelli creati da S isto IV ,
come S te fa n o N a rd in i, i due sp a g n o li A u x ia s de P od io e Pedro
Gonzales de M endoza, o ltre a G abriele R an gon e e al venerabile
Elia de B o u r d e ille s.1
A llorch poi la m ond anit v en n e pi e pi infiltrandosi nel
'acro collegio, accan to a in d eg n i ca rd in a li non m ancarono tu t
tavia uom ini p ii, d o tti e v ersa ti n eg li affari, i quali riuscirono di
ornam ento a lla C h iesa, com e R aim ondo P erau d i, creato cardinale
da A lessan d ro V I. P r im a di tu tti v a qui ricordato il gran d e F ran
cesco X im enes, ch e ad )una so m m a sem p licit e a u ster it di co
stum i co n g iu n g ev a uno sp len d id o ta len to a m m in istra tiv o ed una
em inente cu ltu ra sc ie n tific a ; e g li r icev ette il cappello ro sso sotto
Giulio II. P i tard i, so tto L eone X, r ifu lse nel sen ato della C hiesa
il C aetano (T om aso d e V io), il quale n elle su e legazion i di Ger
m ania, F ra n cia e U n g h e r ia sp ieg u n a ttiv it m era v ig lio sa e p e r
la su a v a sta d o ttrin a fu d e sig n a to com e il p i gran d e teologo
dopo T om m aso d A q u in o .2 D egn e figure di con d otta g en u in a
m ente sa cerd otale s i in contran o an ch e tr a le file del clero seco
lare. F u ron o uom ini di q u esta razza quelli, ch e lavorarono nel!O ratorio del d iv in o am ore.
P ersin o di sa n ti lep oca del rin a scim en to pi ricca di quanto
com unem ente s i cred a. Il se g u e n te elenco, non an cora com pleto,
disposto secon d o g li a n n i della m orte, pu d are al letto re u n idea
della m agn ifica coron a di sa n ti e b eati, ch e il popolo italian o ci
diede in q u e llepoca. L a loro v ita c i pone innanzi agli occhi lI
talia c r istia n a del rin ascim en to, ch e p er ta n to tem p o era si com
pletam ente p erd uta di fr o n te a llIta lia p a g a n a .3
1 Ofr. I nostri voi. I e II alle pagine indicate acVindice delle peritone sotto
i nomi surriferiti.
2 I particolari intorno al suddetti si veggano sotto. Ofr. inoltre Ilint.-pol.
IH- LXXIV, 103 s. Sono unanimi nel lodare il Carata P a k i s de C h a s s i s ed.
I ' k a t i 231 e S a h u t o XI. 771. 773. In occasione della morte del Peraudi avve
n u t a nel 1905, Giulio II scriveva: * Erat enim rectus e t sedi a [ K > s t. admod u m utilis . * B re v e cpixr. Lettinetu s. d. IA!/. hrev. 29 s . , 72i>. A r c h i v i o
segreto pontificio.
*
In generale per la presente compilazione dei santi rimando allo O h e v a Ukb, R eper., dove data con la massima cura e per intero la letteratura ulte-

70

Il
p rofon d o sen tim en to relig io so del popolo italian o, Si quale
si m a n ife sta n elle m olteplici opere di carit, nel m agnifico fiorire
d ella r te e n ei n u m erosi s a n ti e beati, si m a n ife sta n el m odo pi
sv a ria to in tu tte le c la ssi della popolazione. N la fierezza de

rioro. N otizie isolate intorno ai santi del primo rinascimento sono date anche
nella presente oliera I, 33 ss., 55 ss., 241 ss., 244 ss. (ed. 1931). Cfr. inoltre
l'elenco di donne sante dItalia nel secolo XV presso A. R o sle r , Die Frauenfruge, Wleu 1893, 211,* Freiburg 1907, 392.
1400. Oddino Barotti, pro|>osto a Fossano in Piemonte.
1404. Iacopo d'Oldo, prete di (Lodi.
1410. Orsolina da Parma.
1411. Daniello da Venezia, Camaldolese.
1415. Renincasa Rapaecloli, IServita.
1419. Chiara Gambacorti, Domenicana.
1419. Giovanni Dominici, Domenicano.
1420. Renincasa, IServita in Toscana.
1429. Gemma di Sulmona.
1429. Corradino, Domenicano, che rinunci alla [Hirpora e mori servendo gli
appestati In Bologna.
1430. Manfredi di Riva, eremita.
1432. Roberto M alatesta, terziario francescano di Rimini.
1433. Stefano Agazzari, canonico regolare di Bologna.
1435. Pietro Gambacorti, fondatore degli eremitani di iS. Girolamo.
1435. Angelina di Marsciano, terziaria francescana di Foligno.
1440. Francesca Romana.
1443. Niccolo dAlbergati, vescovo di Bologna e cardinale.
1444. Rernardino da Siena.
14t>0. Giovanni Tavelli, vescovo di Ferrara.
144". Tommaso Rellaccl.
1447. Ooleta.
j
1
;
1450. Angelina, Clarissa di (Spoleto.
1451. Ercolano da Plagario, Francescano.
1451. Matteo da Girgenti. Francescano.
1452. Pietro Geremia, Domenicano.
1455. Fra Angelico da Fiesole, Domenicano, pittore.
1455. Giovanni Bassand, Celestino.
1455. Andrea da Modena, Francescano.
1-150. Lorenzo Giustiniani, patriarca di Venezia.
1456. Filippo dAquila, Francescano.
14,56. Rita di Cascia.
1450. Giovanni Capistrnno, Francescano.
1450. Gabriele Ferettt.
1467. Angela Felix.
1458. Angelo Masnccio, Camaldolese.
1458. Cristina Visconti di Spoleto.
1458. Antonio ab Ecclesia.
1458. Elena Valenfinis da Udine.
1459. Antonino, arcivescovo di Firenze.
1460. Antonio Neyrot da RlpoU.
1460. Arcangelo da Calafatimi.
1463. Caterina da Bologna, Clarissa,
1403. Maddalena Alberici.

La piet italiana nel rinascimento.

71

tempi n la co rru ttela di una g r a n p arte del clero v a lsero a d i


struggere la p ia , e in c e r te reg io n i p ersin o fa n a tica m en te pia,
tendenza del popolo. P ersin o in m ezzo a lle lo tte p i san gu in ose
di partito, quali ad e sem p io ebbe a p rov a re P eru gia, si poteva
constatare d evozion e e p iet n ei m ig lio ri c itta d in i. 1
1400.
1467.
1471.
1471.
1472.
1470.
1478.
1478.
79.
1179.
1480.
1ISO.
1482.
14S2.
1183.
1483.
1484.
1484.
1485.
1480.
1489.
1490.
1490.
1491.
1491.
1491.
1491.
1194.
1494.
1494.
1495.
1495.
1495.
1495.
1499.
1501.
1502.
1503.
1504.
1505.
1505.
1506.
1507.
1507.
1510.
1511.
1520.

Bartolomeo de Cerveriis, Domenicano.


Margherita, principessa di Savoia, Domenicana.
Antonio di Stronconio.
Matteo Carrier!, Domenicano.
Giovanni Bonvisi, Francescano.
Iacopo della Marca, Francescano.
Caterina da Pallanza.
Serafina da Pesaro.
Andrea da Montereale, Agostiniano.
Michele di Barga, Francescano.
Andrea da Peschiera, Domenicano.
liuchlna da Soncino.
Amadeo, Francescano di Milano.
Pacifico Ceredano, Francescano.
Giacomo Filippo Bertoni. Servita.
Damiano Fulcheri, Domenicano.
Maria degli Alberici.
Cristoforo di Milano, Domenicano.
Iacopo, Francescano a Bitetto.
Bernardo di ;Scammaea, Domenicano.
Bartolomeo Foresta, Francescano.
Pietro da violino, Francescano.
I.odovico Rabida, Carmelitano.
Iacopo Alemanni, Domenicano di Bologna.
Giovanna Scopelli di Reggio.
Eustochia Calafata, Clarissa.
Vitale di B astia.
Bernardino da Feltre.
Sebastiano Maggi, Domenicano.
Antonio Turriani, Agostiniano.
Angelo di Chiavasso.
Francesca, Servita di Mantova.
Veronica di Binasco.
Domenica, Francescana di Urbino.
Marco di Modena, Francescano.
Colomba da Rieti.
Girolamo Caribi, Domenicano.
Martino di Vercelli, Agostiniano.
Vincenzo d'A<inila, Francescano.
Margherita di Ravenna.
Osanna di Mantova.
Colomba d i R ieti.
Francesco di Paola, fondatore del Minimi.
Francesco di Caldarola, Francescano.
Caterina F iesco Adorno.
Giovanni Licci.
Elena Duglioli dallOlio di Bologna.

i B cbckiiardt, C ultur I s, 29.

Introduzione.

72

L a p iet d e lle m o ltitu d in i s i m a n ifest in m odo straord in ario


nei g ran d i g iu b ilei del 1450, 1475 e 1 5 0 0 .1 N m eno fo r te erom
peva il se n tim e n to relig io so presso tu tte le cla ssi dei c itta d in i in
occasion e di pubblici in fo rtu n ii, sp ecialm en te n elle freq u en ti e p i
d em ie p estilen zia li ; in ta li circostan ze cercavasi di p rop iziarsi in
tu tti i m odi il cielo m ed ia n te o p ere d i p en iten za, di p iet e di
beneficenza. Q uando nel 1457 la p este e il terrem oto visita ro n o
B ologn a, lu n g h e p rocessio n i p ercorsero lita n ia n d o le v ie della
citt , secon d o ch e n a rra il cron ista locale. S ch iere di flagellanti
and avano attorn o p rocessionalm en te e com e g iu n g ev a n o a lle croci
er e tte p er le strad e, tu tti g rid avan o ad a lta v o ce: M isericordia,
m isericord ia! Quasi tu tta la citt tra sco r se o tto giorn i in teri in
d igiu n o str e ttissim o : i beccai non vendevano pi carne. L e stesse
donne di m alavita si em en d a ro n o .2 N e llanno 1496 in m ezzo agli
in testin i d iso rd in i a S ien a corse voce di m era vigliosi fenom eni,
ch e su scitaron o grand e sgom en to. A llora su b ito le co n fra ter n ite
com inciarono a f a r processioni, lo ste sso fe c e r o a poco a poco
tu tte le parrocchie ideila citt e lu n gh i stuoli d i uom ini e di donne
tr a sse r o al duomo, dove ciascu n o offr una can d ela di cera a llim
m agin e di M aria, la celebre M aiestas di D uccio di B u oninsegna.
O ltre a questo ciascun o, secon do le proprie forze, esercit opere
di c a r it : chi risca tt un p rig io n e p er d eb iti raccon ta A lle
g retto A lleg retti , chi p rovvid e di corredo una fa n ciu lla povera
e chi fe c e celebrare delle M esse. U n a gara nel bene infiam m i
m em bri di tu tte le co n fra tern ite. G iorno e n o tte questi andavano
attorn o a piedi scalzi flagellandosi e recitando incessan tem en te
p reg h iere affinch Iddio li lib erasse da quelle tr ib o la z io n i.3
S u lla fine del 1504 e al p rin cip io del 1505 B ologn a v en n e fu n e
sta ta da un violen to terrem oto. Il govern o ordin to sto si te n e s
sero grandi p rocession i, n elle quali ven n ero p o rta te per le v ie le
pi in sig n i reliquie e ia M adonna d i S. Luca. L a g en te v e st gram aglia, si c in se di cilizio, d igiu n e preg. C essata finalm ente
quella piaga, G iovanni B e n tiv o g lio fe c e d ip in g ere in a tte sta to di
gra titu d in e la cap pella di S. C ecilia con la leg g en d a di questa
santi; affidando il lavoro a F ra n cesco F rancia e ai suoi discepoli. *
Cfr. Il nostro voi. I. 4 2 7 ss. (ed. 1 9 3 1 ) : II. 4 8 9 s. e sotto, ltb. II. cap. 1 1 .
Sulla religiositA viva noi popolo italiano v. anche M o n n i e r . Q uattrocento II.
1(18-218. Cfr. d'altra parto A n t o n i o d e B e a t i s nella sua descrizione del viaggio
ilei oard. Luigi d -Aragona (ed. da P a s t o k . Freiburg 1 9 0 5 ) , ohe in contrasto
colte condizioni in Italia trov fra l tedeschi maggior sentimento religioso,
od anche pifi devoto contegno In chiesa (p. 1 0 8 , <107 ; cfr. p. 5 2 . 5 1 s.). S u l
l'abuso che si faceva delle chiese contenendovisi con Irriverenza e facendovi
affari mondani cfr. T a c c h i V e n t i - r i I, 1 7 7 - 1 8 5 .
2 Annoi. Bonon. 8 9 0 .
3 Allegretto A

llegretti

S56.

Gior. R eni voglio 147 s. W o l t m a n n II, 310, 318. G l i affre


schi, sebbene danneggiati, sono di cosi squisita bellezza, che rimangono im G o z z a d in i,

I sentimenti religiosi radicati ancho nei cattivi.

S o m ig lia n te racco g lim en to com pirono i V en ezian i dopo la o rri


bile d isfa tta del 14 m a g g io 1509 presso A gn ad ello. La ste ssa S i
gnoria ordin una g ra n d e fe s ta di p en iten za p er p lacare lira di
Dio. O ltre a 70,000 a b ita n ti della c itt delle la gu n e pi accosta
rono in quei g iorn i di terro re ai sa n ti s a c r a m e n ti.1
M olti ra p p resen ta n ti d ella (Chiesa, e p ersin o dei papi, com e
un A lessan d ro V I, era n o eccessiv a m en te m ondani, m a g lita lia n i
assai pi a cu ta m en te d elle a ltr e n azion i sap evan o d istin g u ere
tra p erson a ed ufficio. N on p er n ie n te sa n ta C aterin a a v ev a fa tto
osservare, ch e in tu tte le co n tin g en ze d eesi obbedire ad ognuno,
anche al p essim o dei p a p i.2 P er quanto fo sse r o p erson e indegne
i m in istri d elle benedizioni e delle grazie, a v ea si il convincim ento,
che anche un in d egn o ra p p resen ta n te di C risto n e llese rc izio d el
suo m in istero pur sem p re suo ra p p resen tan te, e che i sacra
menti tra g g o n o la loro efficacia d a C risto e non dalla sa n tit di
chi li d ispen sa. U n ribaldo in sig n e quale era V itellozzo V itelli
lessu n altra co sa |aveva p i ard en tem en te bram ato prim a di
ossere g iu stiz ia to , ch e di o tte n e r e dal papa, da un A lessan d ro V I,
la sso lu z io n e .3 I figli di C aterina S fo rza in viaron o ad e s s a n ella
sua d isg ra zia lesorta zio n e, c h e non si la sc ia sse trarre dal dem o
nio alla d isp era zio n e p e r qu an to le m e tte sse innanzi agli occhi
tutti i suoi m isfa tti, poich una g o ccia del sa n gu e di C risto era
pressi indimenticabilmente in chiunque visita la cappella ; in particolare poi
'a sepoltura di |S. lO cilia unopera d'incomparabile grazia e delicatezza.
1 Ofr. B k m b o il ih. (V ili.
2 Sciitjr.THKisH dii Allgcm. X citung 1892, nr. 1SU Heil. Cfr. anche Coronri,
Igiuitiun 79. iS. Antonino parla diffusa mente della possibilit, che anche preti
'attivi vengano elevati persino al pontificato, e del dovere di obbedire anche
a questi. Nella forza dell'autorit, cos egli ragiona, riposa lordinamento del
nmsurzio umano voluto da D io. Per quanto adunque 1 superiori o 1 sudditi
siano cattivi, pure questordinamento in s qualche cosa d buono e fonte di
l>ene. Il potere che D io diede al diavolo per tentare o tribolare Giobbe, Pietro
o Paolo, ha dovuto certo servire a mettere in guardia o ad umiliare i ten-*
tati. Antonino insiste poi con forti espressioni sul dovere dell'obbedienza,
specie verso il papa, autorit suprema sulla terra. Del resto un papa Imper
fetto in fatto di costumi potrebbe tuttavia essere un buon governante, e ove
accadesse che il papa fosse in pari tempo uno scostumato e un cattivo gover
nante, allora deve dirsi bens che l'abuso del potere deriva dalla corruzione
degli uomini, ma che il potere per a deriva da Dio ; agli eletti esso serve di
purificazione e di salute, a l cattivi di tormento e di dannazione. 8 . Aktonik.,
Sum m . theo. I l i , tit. 22, c. 2. Il cronista e prete senese Blgismondo Tizio,
pur nel suo sentim ento rigorosamente (cattolico, eleva le piil furibonde
invettive contro i papi del suo tempo; cfr. P . P i c o o l o m i n i , T izio 120, 128.
Per la distinzione fra persona e ufficio e su ci che 1 predicatori ambulanti
dicevano intorno all'obbedienza anche a superiori cattivi, cfr. H e f e l e , Iicrn/t arditi ron Siena 34 ss.
8 M a c h i a v e l l i , S c ritti m in o ri 142. B u r c k h a r d t , C u ltur 13, 0 8 , 140, (l l 118,
345, 1287. 267 s.), 11^251 (>U 96s., 148). iCfr. B a r z e l l o t t i , Ita lia m istica 51.

74

Introduzione.

b a sta n te ad esp ia r e tu tti i peccati d ellin fern o. C aterin a e r a sta ta


sem p re fino allora una vera figlia d el su o tem po, ch e con tu tta la
sua leg g erezza n on a v e v a perduto la fe d e ; in m ezzo a i su o i m o
rali tra v ia m en ti fa b b rica v a ch iese e sovven iva con ven ti. D a vec
c h ia s i p en t d ella su a crudelt, a scoltava tu tti ,i giorn i la san ta
M essa e la r g h e g g ia m in e le m o sin e .1 S im ilm en te anche L ucrezia
B o r ja cerc e sp ia r e con la p iet e a ltre op ere di ca rit le colpe
d ella su a fr iv o la g io v e n t .2
C he al le tto di m orte v en issero rifiutati i co n forti d ella reli
gion e, sono casi ch e ricorrono iso lati. C osim o d e M edici erasi
a g g ra v a to di m olte colpe per la sua crudelt con gli a v v ersa rli e
p er larb itra ria d istribu zion e d ei b alzelli. A p p ressan d osi la sua
fine, e g li s i m ostr seria m en te im p en sierito p er la sa lu te d ella
n im a sua, si co n fess e p ien o di p en tim en to e di fe d e ric ev e tte il
san to viatico , dopo aver dim andato a tu tti p e r d o n o .8 N on ostan te
la su a sp en siera tezza e tem poranea licen za m orale, L orenzo de
M edici si ten n e ferm o all cristia n esim o p ositivo. Scosso d a s in
cero p en tim en to, e g li esp r e sse il su o dolore iper i suoi errori in
una poesia, la qu ale fr a le pi b elle canzoni di p en iten za, che
p resen ti la lettera tu ra ita lia n a :
Io son quel misero ingrato
Peccator, cho tanto errato,
lo son quel prodigo figlio,
Che ritorno al padre m io;
Stato sono in gran periglio
Esulando da te, D io;
Ma tu se si dolce e pio,
Clic non guardi al mio peccato.

Quando gli fu p orta ta la sa n ta C om unione non volle attendere


il suo S alv a to re g ia cen d o in letto e non o sta n te le rim ostran ze dei
circo sta n ti, c o s m alato a m orte si alz, si v e st, e so sten u to dai
serv ito ri entr n e lla sa la dove si g e tt ginocchioni dinanzi al
S an tissim o . L a d iv o zio n e con cui r ic ev ette il sa n to v iatico fe c e a
tu tti una p rofon d issim a im p r e s s io n e .5
P ersin o uom ini, che n ella loro v ita eran si p erm esso di v ili
pendere e sch ern ire fieram ente sacerd oti e C hiesa, ap p rossim an

* P a s o l i n i II, 200, 398 s.


Ofr. sotto, lib. II, cap. 10.
s S c n u tT Z E , S. Marco 50. R e u m o s t , L orenzo I=, 139. Intorno a C. Marsuppinl, morto senza confessarsi e comunicarsi, cfr. le nostre notizie nel vol. I,
p. 30 (ed. 1931).
* Vedi B a u m o a b t x e r , W ellit. VI, 195.
s Heumon-t, Lorenzo III, 41B. Cfr. anche Rm. Quartalschr. XVI (1902),
157 ss. e /V r m s tb o s g , Savonarola H~.

I sentimenti religiosi radicati anche noi cattivi.

75

dosi il pericolo di morte, tornavano alla fede dei loro primi anni.
Non avevano perduto la religione nemmeno i selvaggi condottieri
dei mercenaria.1
I
mezzi coercitivi della Chiesa, parte per colpa dello stesso
clero che troppo spesso e per futili motivi li applicava, non agi
vano pi con la forza dei primi tem pi,2 ma da moltissimi erano
ancora temuti ie rispettati. Di ci fa prova lo zelo, con cui si cer
ava che venisse tolto linterdetto e anche limpressione prodotta
dalla scomunica pontificia del Savonarola.8
Universale era la fede nellintercessione dei santi e nelleficacia delle loro reliquie. Ogni citt, ogni borgata si davano
grande premura per assicurarsi tali protettori spirituali. Nesuna eccezione facevano in ci i governi, che pure erano, come
1 veneziano, in continua lotta con Roma a causa del loro assolu
tismo politico. Pi volte ci vien riferito a quali sacrifici e stenti si
esponessero, onde procurarsi delle reliquie dai paesi conquistati
dai Turchi. Allarrivo di esse tutte le autorit con a capo il doge
raevano solennemente in processione incontro ai sacri avanzi.
Per la veste inconsutile del Signore furono stanziati nel 1455 fino
a 10.000 ducati, ma non si pot ottenere.4 Le repubbliche di Siena
e Perugia ingaggiarono nientemeno che una guerra per possedere
'anello nuziale della Beata Vergine e Sisto IV si occup molto per
tppianare questo dissidio. In qual pregio si avessero le sante reli
quie dimostrato anche dallo zelo spiegato dalle autorit di Ge
nova per riavere quelle cherano state rubate in S. Bartolomeo
nel 1507 : regn indescrivibile giubilo allorch vennero restituite
lei giugno 1508.a La citt pi ricca di reliquie era Roma,0 la
luale appunto nel secolo xv giunse a possederne due delle pi
insigni, la testa di S. Andrea acquistata da Pio II e la santa lancia
donata dal sultano al papa Innocenzo VIII. Il ricevimento di queste
due reliquie si convert in feste grandiose, nelle quali il rinasci
mento cristiano fece sfoggio di tutta la sua magnificenza.7 Quanto
fosse geloso il popolo di Roma delle sue reliquie lo mostra il fatto,
C ondottieri 5 9 .
* Gifl nel 1406 si lamenta di ci jP. P. Vergerlo (A rch . star, per Trieste,
l'Istria ed il Trentino, 1, 372) ; cfr. Inoltre la * relazione dellambasciatore fio
rentino In data di Roma 27 febbraio 1454. A r c h i v i o d i S t a t o i n F i
r e n z e . D ist. S , t i . 0 , f. 20b. V. anche il nostro voi. II, 611.
* I particolari sotto. >V. inoltre B u r c k h a r d t . C u ttu r I3. 137 e C a m p o b i ,
O lii L e ttere in ed ite di S o m m i P ontefici (Modena 1878), 1 s.
1 O fr . S e m e r a u ,

* B

urckhardt

I, 7 2 .

Ofr. la narrazione su documenti di C. B o r s a t e , I l fu r to del S . Sudario


nel 1507. Estratto da Jliv. Lig.. Genova 1915.
* Per la storia del tesoro di reliquie della cappella Sa nota Sanctorum nel
see. xv cfr. G r i s a r , Die rm . JCa peli e 8 . |S.. Freiburg 190P, 24; su llapertura,
sotto Leone X, S a s u t o XXV. 204, 226 ss. ; G r i s a r 143 ss.
* Cfr. il nostro voi. II, 222 s. e sotto, llb, I, cap. 4.

7(>

Introduzione.

che nellanno 1483 il magistrato fece delle energiche rimostranze


al papa Sisto IV perch aveva mandato al morente Luigi XI alcune
delle reliquie che si conservavano in Roma.1
Il
culto della Beatissima Vergine era, come in generale fu sem
pre in Italia, oltremodo grande anche allora. Nobili e plebei, papi
e principi, semplici cittadini e gente del contado facevano a gara
nellonorare Maria. Alcune poesie in onore di Maria, come la
canzone del patriarca di Venezia Lorenzo Giustiniani: M aria,
Vergine bella, sono di straordinaria bellezza e devozione.2 Come
la poesia, anche larte faceva il possibile per glorificare Maria.
Innumerevoli chiese e cappelle erano e furono ancora di con
tinuo a lei dedicate.8 LUmbria e la Toscana sono quasi semi
nate di affreschi rappresentanti Maria e in modo speciale la sua
incoronazione. * veramente immenso il numero degli affreschi,
dei rilievi e delle statuette della Madonna messe per devozione
alle case e ai canti delle vie o nelle cappelle private. Con Roma,
Firenze in particolare era ricca di queste testimonianze di com
movente piet, che si dovevano alla gara delle classi alte e
basse. Anche eccellenti artisti, come Donatello, Mino da Fie
sole, i Robbia, Ghirlandaio, hanno dato magnifiche opere per i
tabernacoli, dinanzi ai quali si cantavano le laudi.8 In tavole
innumerevoli Maria viene sempre e sempre rappresentata nobile
ed augusta come Madre di Dio e il figliuoletto come Cristo Bam
bino sempre cosciente della sua alta missione. Alcuni artisti,
come Luca della Robbia e pi tardi Raffaello, conseguirono con
le loro Madonne una fama mondiale.B Le immagini miracolose
della Madre di Dio erano ritenute come il tesoro pi prezioso delle
citt e in tempi di grande calamit venivano portate in proces
sioni solenni per le strade. In ogni distretta facevasi ricorso con
tenera fiducia alla Madre della grazia. Sotto il suo manto intere
1 Sisto IV si richiam allesempio del suol predecessori, particolarmente (li
(rrcgorlo Magno, che avrebbero essi pure regalato delle reliquie. Jao. Votat k k k a n u s presso M u r a t o r i X XIII, 1S7. Sulla cessione di reliquie romane alla
chiesa dOgnissanti a Wittenberg neUanno 1516 cfr. K a L k o f f , Alla u n d Reliquienvorehrunff a der Schlosskirche zu W ittenberg, Gotha 1907, 70.
3 Vedi BAUM GARTNER. V eltlit. VI. ISO.
T>a maggior parte delle chiese Italiane dedicate a Maria debbono la loro
origine e la loro forma al rinascimento e al barocco: v. K irchcnxchm urk
189, p.100.
* Clfr. F in KE, F . in cu b a rli (Kln 1893) 39.
Sul tabernacoli fiorentini vedi G e r s p a c i i in Rassegna naz. CXIj (1705),
505 ss., per Roma : A. R u f f i n i , Im m agini di Maria S a n tissim a collocate sulle
mura esterne di tatuili edifitH di Rom a. 2 voli. Roma 1853.
8 Per Raffaello v. sopra p. fiS s.; per 1 Della Robbia: B o b e . Die K nstler/am ilie der Robbia und Hai. P la stik 73 ss. e G r a u s in K irchinsehntuck 1S98. Si):
cfr. anche B u r c k h a r d t , B eitrge 12. C a v a m - U c d - M o u n i e r , Les della Robbia.
Paris 1S82. M. R e t m o n d , Leu della Robbia, Firenze 1897,

ulto della Madonna. Feste ecclesiastiche.

7?

amiglie, confraternite, magistrati di citt si facevano rappre


sentare dai pittori quasi illustrazione viva del commovente canto
iwpolare :
Sotto il tuo bel munto
A m abile Signora,
Viver io voglio e ancora
Voglio morir un ili 1

vviene che citt intere, come per es. Siena nel 1483, si consa
crino alila Regina del c ie lo .2 II Savonarola segu pi tardi quetesempio, quando fra entusiastiche acclamazioni dichiar Cristo
rt di Firenze.
Le feste ecclesiastiche erano celebrate con tal pompa e gusto
i he il Settentrione non ne aveva alcuna idea. La maest delle fun
zioni in Roma, centro della Chiesa, fin da antico era stata grande
<dtre ogni dire: sotto Pio II e Paolo II essa crebbe ancora di pi.
' ol maggiore sfarzo era festeggiato il giorno del Corpus Domini,
:>er la cui degna celebrazione molto si occuparono Martino V ed
Eugenio IV. A Roma gli stessi pontefici prendevano parte alla sonne processione comparendovi vestiti degli abiti pontificali e
per lo pi in sedia gestatoria, circondati da tutti i cardinali, pre
dati e clero delleterna citt. Niccol V e Pio II per la loro speciale
divozione al Santissimo Sacramento dellaltare andavano in proessione a piedi, portando essi stessi lostensorio. Anche quando
la corte pontificia trovavasi in viaggio, come fu per es. nellanno
162, in cui Pio II dimorava in Viterbo, la festa del Corpus Do
mini si celebrava egualmente con la medesima pompa che a Roma,
e descrizioni che ne fanno i contemporanei mostrano come in
ali circostanze venisse messo al servizio della religione tutta la
magnificenza e lo sfarzo delle festivit cos altamente sviluppate
nel periodo del rinascim ento.3 Un pregio particolare annettevasi
1 Fra queste immagini del manto protettore (cfr. F o su a c t, La Vierge,
'Ir misricorde. Paris 11*08) specialmente notevole quella di Domenico Ghir
l a n d a i o in Ognissanti a Firenze perch fra 1 ritratti del Vespucci compare
l a v o di colui, al quale deve il nome l'America. Vedi B r o c k h a u s , Forschungcn
'ber ftorentinische K u n tiice rk e , Leipzig 1902, 85. 1
Cfr. B u r c k h a r d t , H eitrage 1 5 8 s . Quanto svolge B u r c k h a r d t (C u ltu r I a,
-" i- s ., 2 5 4 s., 2 5 6 s., 3 3 5 ) ha bisogno di essere in varii punti rettificato. Si
milmente B a r z e l l o t t i , Ita lia m istica 5 2 . La vasta letteratura cattolica in
torno ai santuarii di Maria rim asta sconosciuta ad entrambi. Cfr. il prospetto
'li questa In W k t z e r u . W m . t e ' s K irehenlexikon V i l i 5, 848 s.
*
Cfr. il nostro voi. I I , 180 s. Cfr. anche B u r c k h a r d t l i 2, 144, 101 ; Mo
to s i IX, 46 s. e D ' A s c o s a , 1, 70 s., 290; R o d o c a s a c h i , H om e au tempii de J u les I I
et de Leon X , 306-307. Su lla processione del Corpus D om ini svoltasi pi solen
nemente in Perugia dal 1420 in poi v. Cronache di Perugia ed. F a b r k t t i II, 6 s.
i>a magnifica processione del Corpus D om ini fatta a Bologna nel 1402 de
scritta in A nnal Itonon. O li. (Su feste ecclesiastiche a Bologna cfr. anche F i u t i ,
l i/a privata di Bologna, 166 ss.

78

a sten dard i e g o n fa lo n i m agnifici, del cui orn am en to con pitture


occupossi so p ra ttu tto la scu ola u m b r a .1 E ra celebre la solennit
del Corpus D om ini in V enezia, a lla q u ale in terven ivan o sem pre
il doge e tu tti i m a g istr a ti dalla c i t t .2 A nche a F erra ra la casa
re g n a n te p ren deva di reg o la p a rte alla p rocession e del Corpus
Dom ini. *
U n c a ra ttere sem idram m atico a ssu m eva la celeb re processione
di S . G iovanni B a ttista a F irenze, della quale s i con servan o de
scrizion i d ell anno 1439 e 1454. D a q u estu ltim a m em oria s i fa
evid en te, che nella p rocession e v en iv a ra p p resen tata tu tta la sto
ria del m ondo dalla caduta di L u cifero al g iu d izio u n iversale. * Di
grand e im portanza divennero le nu m erose n u o v e asso cia zio n i, che
si fa cevan o un dovere di prom uovere la venerazion e del m istero
dellaltare. L idea ne p a rt d a llo sserv a n te C herubino da Spoleto.
Il su o contem poraneo e co n fratello beato B ern ard in o da F eltre
a ssu n se com e una m issio n e speciale la diffusione di q u esti sodalizi
del S S . S a cram en to: ne eresse a P arm a ,(1486), P eru g ia (1487),
O rvieto (1488), G enova (1490), B ologn a (1491), R aven n a (1492) e
B rescia (1 4 9 4 ).5
La crescen te d ivozion e v erso il SS. Sacram ento dellaltare,
che s i estr in se c a n elle m agnifiche p rocession i del Corpus D om ini,
in gen ere u n o d ei fen om en i pi con solan ti di quellepoca. E ssa
s i m a n ife sta an ch e n e lla r te per m ezzo di num erosi, superbi
tabernacoli. I pi v a len ti m aestri d el tem po fa c ev a n o a g a r a nel
preparare luoghi degni per rip orvi il Corpo di C risto. C os il
G hiberti nel 1432 abbozz il tab ernacolo p er la ch iesa dei te ssi
tori d i F irenze. A ltri stu p en d i tab ern acoli d i q u ellepoca si am
m iran o anche o g g i in A rezzo, F iesole, P rato, n e llospedale della
S cala a Siena, in S. M aria N u ova, in S. A m brogio, nel duomo
e nel b a ttistero di F iren ze e in m olti a ltri luoghi. In u n m a g n i
fico b assorilievo in m arm o (ora a l M useo N azio n a le di F iren ze)
M atteo C ivitale rappresent il fed ele ora n te d in an zi a llO stia santa
so sp e sa al d i sop ra d un calice. N on fu un ca so ch e so tto il pontifi
cato d i G iulio II la san ta E u ca restia tr o v a sse n ella D ispu ta di
R affaello la pi m era v ig lio sa glorificazione a rtistica, perch i pi
R aphael SI.
1
Ctfr. S a n u t o V ili, 370 s ., M o l m e n t i 326 s . e B ollett. ili. del 19" congress
eucaristico del 1* ottobre 1897, 342 s. ; cfr. 233 s. sulla processione in Vicenza.
D ' A n c o n a I, 295.
* C k k i z e n a c h I, 303 s.
Particolari presso T a c c h i V e n t u r i 1 9 1 s.
F. X. K rau s la fa risalire aU'attivit dell'Ordlne francescano. L it. R u n d
schau 1985, 9. Ofr. S tim m en aus M aria-Laach XXXIX, 45.
" Altri parUcolari sotto lib. III. cap. K l Cfr. anche G r a u s in K irchentehm uck 1899. 28 s. e B r o u s o u -e , L 'a rt. la religion et la Renaissance, Paris 1 9 1 0 ,
3l7 .
i M ntz,

Libri di preghiere. Pellegrinaggi.

79

celebrati sc r itto r i d ella n azion e celeb ravan o il m istero dei m isteri.


T utto d evozione e riveren za , tu tto p e n tito e con trito nelle opere
e nello sp ir ito m on d ato n el bagn o d ella co n fessio n e, fo n d a to nella
fede, acoeso di sa n to am ore A n g elo P o lizia n o rivolse in una delle
sue orazioni un com m oven te sa lu to a llE u ca restia . L am ico suo
Lorenzo d e M edici celebr il m istero in m an iera altam en te poe
tica co s :
Questa spiga 11 suo bel frutto
Ha cresciuto, e fatto un pane ;
Santo pan, che pasce 1 tutto
Alle mense quotidiane.
O felice vite umane
Ohe mangiate il pan de Santi !

C om m oventi testim o n ia n ze d ella venera zio n e verso il S S . S a


cram ento racch iu d on si n e lle p reg h iere d i quel tem po. A n ch e in
altre p reg h iere a llo ra in u so sp ira il m ed esim o fe r v o r e d i sen ti
m ento relig io so . N on s i p osson o leg g ere sen za com m uoversi le pre
ghiere del m a ttin o e della sera, la raccom andazione a S . G irolam o
per chiedere la su a protezion e d u rante la g io rn ata, i d ivoti esercizi
per la S a n ta M essa e prim a d ella co n fessio n e. E r a m olto in uso
specialm en te in T oscan a la m ed itazion e del ven erab ile B eda su lle
ultim e se tte parole di C risto tra d o tta in lin g u a v o lg a r e .2
Q ueste p regh iere c i tra sp o rta n o in quel tem po, in cui, sen za ba
dare ai m a n eg g i m ondani e p a g a n i d i m olti eru d iti e d oviziosi, la
cittad in an za, d istr ib u ita in n u m ero se co n fra tern ite, dop o aver
com piute le azioni d ella giorn a ta , ra cco g liev a si n elle proprie chiese
e capp elle o in n an zi a lle m o lte im m a g in i di M adonne situ a te a g li
angoli delle stra d e per q u ivi p reg a re e ca n ta re. I p elle g rin a g g i e
le p rocession i erano esp r e ssio n i del m edesim o sen tim en to p io e b i
sogno r e lig io s o .3
1 Vedi B atxmgabtneb VI, 197, 201!.
V. : Orazioni antiche toscane p r e s s o

t o n in o

alerm o,

Opera a ben vivere di S. An

2G 5 s s .

s Vedi R e u m o x t , L orenzo II*, 428 s. Molto spesso i pellegrinaggi venivano


ordinati per disposizione testamentaria. Cfr. testam ento 1 agosto 1472:
Franciscus i l a retti anus olirn 8 . U eorgii: Item. volo, quod m itta tu r una persona
hone condition's ad 8. M ariam de M onte Irtono pro anim a mea, c u i d im itto
due. 1 auri cum hoc tam en, quod ire debeat discalciata a Padua usque ad ecclesiam ipsam. E t sim iliter volo, quod m itta tu r ad S'. M ariam de Tarvisio alia p er
sona... Ite m sim iliter volo in itti aliam persona-m ad indulqentiam 8 . Yictoris
(A tti A nt. Grasselli, b. 508, n . 98). 10 novembre 1485: Gasparus q. Johannis:
D im itto Isabethae uxori B ernardini meae consobrinae, qui B ernardinus laborat
in mea apotheeha, due. IO a uri cum hoc, quod m ittere ten ea tu r aliquem sive ire
ipsa in persona ad indIgcntiam 8 . M ariae de L oretho pro anim a m ea (loc. cit.
n. 110). 10 luglio 1508: D om inicus D ona: Ite m volo et ordino, quod m itta tu r
Komam et A sciscium pro anim a mea. Ite m quod m itta n tu r personae a d 8 . Trinitatem , ad 8. Crurcm, ad 8 . L a u re n tiu m et ad CasteHum pro anima m ea (A tti

HO

Introduzione

Com e luogh i di p elleg rin a g g io o ltre a R om a eran o rigu ard ati


innanzi tu tto L oreto e A ssisi, e per il M eridionale il sa n tu a rio di
San M ichele A rcan gelo su l m onte G argano.
R iguardo a g li altri luoghi di p elleg rin aggio, fr a i quali acquist
ben to sto gran de rinom anza quello del sa n to m on te di V arallo fo n
dato nel 1 4 9 1 ,1 son o di gran lunga i p i n u m erosi quelli d edicati
alla B ea tissim a V ergin e. Il culto degli Italian i verso M aria si m a
n ife s ta anche qui n ella m aniera pi bella. A g li a n tich i sa n tu a rii
di questo genere, di cui alcuni rim ontano ai p rim i secoli d el C ri
stian esim o, vennero allora ad a g g iu n g ersen e an ch e dei n u o v i: in
P iem on te N o stra S ig n o ra d el P ila stro presso M ondov, in L igu ria
la B eata V ergin e nel b oschetto di C am ogli presso G enova, in L om
bard ia la M adonna delle G razie presso M antova, S. M aria presso
S. C elso in M ilano, la M adonna del F uoco nel duom o di F o r l n el
lE m ilia, la M adonna della Q uercia p resso V iterbo, la M adonna
del Buon C onsiglio a Genazzano, M aria del perpetuo soccorso in
R om a ed a ltr e .2
Come a q uesti san ti luoghi, cos il popolo fed ele accorreva in
folla anzi tu tto quando i grandi p redicatori della p en iten za fa c e
vano sen tire la loro voce. La libert, con cui questi uom ini e se r c ita
vano il loro m in istero, uno dei lati pi con solan ti di quel tem po,
m a non m inore la profonda im pressione che producevano le severe
am m onizioni di questi predicatori isp ira ti. In ta li circostan ze bene
appariva quanto fo sse p rofon dam ente rad icata la fe d e nei cuori
degli Italian i.

A ccanto a llIta lia cristia n a nel p eriodo del rin ascim en to v e ne


aveva pure una non cristian a, la quale e r a fin troppo im b evu ta dello
Orcg. i rina, b. i>58, n. OH). 11 febbraio 1506 (m. v.) : J)am yanus de ro stro -'
viehio: Itc m volo et sic ordino, quod m itta tu r una persona ad
M ariam de L o
r d ilo pr anima mca (loc. cit. . 204). A r c h i v i o d i S t a t o i n V e n e z i a .
i ttfr. M o t t a , I l beato B ernardino Calmi fondatore del Santuario d i Forallo. I)oe. e lett. ined., Milano 1891. K irchenschm uck 1890, p. 66 s. Z eitschr.
/. bild. K unst 1S97, p. 23Ss., 202 s., 289 s. B o r d i g o , S to ria ,ie guida del S. M onte
di Varallo, Varallo 1830 c 1857. Museo storico t'd artist. Yalsesiano IV, nr. 8,
1891 ; tS, I t u T U K , A lp s aiul Sanctuariex o j P iedm ont, London 1881 ; P. G o I - d h a r d t .
Dio B eiligcn Bcrge Varallo, Orla und Varese, Berlin 1908; A n d r . S c h m i d iti
Zeitschr. f. ehrisll. K unst XXII (1909), 164; J o h a n n G e o r g H e b z o g z v S a c h s e n ,
ibid. 291-294; P. G a l l o n i , Sacro M onte di Varallo, A tt i d i fondazione, Varallo
1909; Origine e svolgim ento delle opere d arte, Varallo 1914; P. M. S e v e s i ,
Storia del culto ni.talo al beato B ernardino Caimi. di M ilano dei F ra ti
Minori, fondatore del Sacro M onte d i Varallo. Doc. e d iti c ined., Novara 1909.
V. ancho Areh. stor. Lomb. 4* serie XV (1911), 164 s.
O fr . W E r/.E B u . W k i .t ' s K irehenlexikon V ili* , 8 0 6 s . , d o v e si h a l a l e t
teratura speciale.

Le tendenze pagane nel rinascimento.

tl

sp irito della n tico p a g a n e sim o .1 Q uesta Ita lia , contro la quale lot
tarono sen za posa i g ran d i p red icatori di p en iten za, tan to pi v iv a
m ente si d istin g u e d allaltra, quanto pi il M ezzogiorno il paese
degli estrem i. Quel m ed esim o secolo, che irrad iato dalla sa n tit
di un A n ton in o, di un F ie so le e di un F ra n cesco di Paola, pure il
secolo di un L orenzo V alla, di un S ig ism o n d o M alatesta, di un
Cesare B o rja e di un N iccol M ach iavelli. A ccan to ad un A lessa n
dra V I sed ette su lla sed ia ap ostolica un P io III, accanto ad un
Innocenzo V III un G iulio II. In tu tti i cam pi n e g li S ta ti ita lia n i
del secolo x v tu tro v i fr a m m isti in g u isa str a n a il bene ed il m ale.3
P er chi rich ied esse il m otivo fon d a m en ta le, che in quel tem po
condusse m olti Ita lia n i su le v ie p eg g io ri, la risp o sta non pu
esssere dubbia : fu lo scon fin ato sv ilu p p o ch e il R in ascim en to fa ls a
m ente con cep ito in te se dare a llind ivid uo. I fa u to r i di questo ro v i
noso in dirizzo con p ien a coscien za op ponevano legoism o, lorgo
glio, lam bizione, il piacere m ondano e sen su a le d ellan tico p agan e
sim o allab negazion e, a llum ilt e alla m ortificazione del C ristian e
sim o. Cos sorg o n o qu elle s in istr e figure, che alla pi elev a ta cu l
tura con giu ngon o una scellera ta em p iet , u n a stu ta m a lig n it , un
disprezzo di ogni v alore m orale, uom ini, di cui tip o N iccol M a
chiavelli. 1 N ella sen ten za p ro n u n zia ta da q u e stuom o: S , noi Ita
liani siam o per eccellen za ir r e lig io si e p erv ersi , la g en eralizza
zione fa lsa , m a g iu sta com e c a r a tte ristic a dei segu aci del R ina
scim ento con sen tim en ti p agan i. La m a g g io r p a rte di costoro si da
vano ad una sca p estra ta d isso lu tezza ; neg li a ltri, da quando v e n i
vano a conoscere la n tich it , al p osto del sa n to id ea le di v ita cri
stian a su b en trava quello dei gra n d i uom ini della s t o r ia .4

1 Come piil tardi riconobbe lo stesso benemerito autore (efr. la sua lettera
all'autore di quest'opera nell'appendlee alla 1* e 2* ed. d el II voi.), nellesposizioue di J . B u r c k h a r d t il lato non cristiano-pagano si affaccia troppo in
prima linea. Ila questa parzialit, in parte dovuta alla mancanza di fonti esi
stente al tempo del B u r c k h a r d t e che lascia del tutto fuori di considerazione
ini|)ortanti fatti, deriva il concetto tuttavia non ancora superato del carattere
prevalentemente pagano del rinascimento.
1 B u r c k h a r d t , C ultur I, 16. Ofr. H o k l e r , Rodrigo lo rja 21 e G r im m . Mieh el angelo I'. 117: F e b t e r . M achiavelli 19 s. ; M a i c e u . i > ' o d a O v k z z a VII 1,
Prato 18S8. fi ss.; B a u m g a r t n e r , W elllit. VI, 313 s. ; T a m a s s i a , F am iglia ita
liana -19 ss., 74 ss., 84 s s . : A r n o l d , K u ltu r der R enaissance 87 ss.
3
Cir. A r n o l d K. B e r g e r , Die R tickkch r zunt Zeichen (ritornar al segno,
come dice (M a c h i a v e l l i ) in AUgetn. Z eitu n g 1 8 9 4 , nr. 2 3 7 lieil. Con molta forza
A n t o n i o d a V e r c e l l i sferza legoismo del suo tempo. Serm . I I I . 6 9 . Sugli uomini
italiani del rinascimento di questo indirizzo cfr. anche W e r .n l e . Renaissance
und R eform ation 1 2 ss., 8 0 s. : F e s t e r , .Machiavelli 1 9 .
*
B u r c k h a r d t . C ultur, I I 1, 201. Cfr. anche A r n o l d , D ie K u ltu r <Ur Renaisxancc, Leipzig 1914, che distingue rigorosamente fra gli umanisti viventi
cristianamente e i fautori dellantichitft che si godevano la vita al di li! del
>ene e del male.
r A3TOR. Storia dei Papi. UI.

Col fa r si in nan zi di ten den ze pagane si con n ette stretta m en te


lo svilu p p o fino al diabolico della bram osia di gloria. U na tendenza
quasi pagana verso lim m ortalit del nom e si vede gi in fo r te
dose nel P etra rca : presso di lui incontrasi g i anche quella idea
di un al di l glorio so per gli uom ini grandi, di un cielo pagano,
che im p ron tato a C icerone e al F edone di P latone. Ma presso il
P etra rca e in gen ere presso gli um anisti cristia n i si scorge pure
ch iaram en te la lotta che doveva legarsi tra la sp ira zio n e incondi
zion ata alla gloria e le esig en ze d ellum ilt c r is tia n a ,1 di cui non
si fa pi parola presso i rapp resen tanti d una concezione u n ilate
rale e perci fa lsa d ella nticb it, che m irava a un to ta le rin n ova
m ento della m edesim a in contrapp osto col m ondo ideale rig id a
m ente cristia n o del Medio Evo. I concetti di virt e di g loria d iv en
tano per essi id en tici, la parola virt perde il suo sign ificato cr i
stia n o ; chi ha con seguito il serto della gloria, quegli solo co n sid e
rato uomo virtuoso, qualunque siano i m ezzi di cui s serv ito .
L dove in tal gu isa l'ideale della g loria oscurava gli ideali della
vita cristian a, al posto del cielo cristian o gu ad agn ato m ediante
l'abnegazione e la fed e su bentrava il cielo pagano, a fa v o r e del
quale si trovavano anche a ltre testim on ian ze d egli a n tich i. A n
cora in D ante i pi grandi e v irtu osi uom ini del p agan esim o non
vanno o ltre il lim bo, ora invece troviam o trasp o rta ti nel cielo con
a m assim a d isinvoltu ra i celebri patriotti d ella n tich it. N el poema
di Bernardo Pulci in m orte di Cosim o il V ecch io q u estultim o v ie n e
ricevuto in cielo d a Cicerone, che pure fu detto padre della p a tria ,
dai F abii, da C urzio, F abrizio ed altri m olti; in sie m e ad e s s i ,
p rosegu e a dire il poeta, e g li sar certo un lu stro di quel coro,
dove non cantiino se non anim e senza p e c c h e .3
La gloria m oderna si m an ifesta nel culto degli uom ini celebri,
delle case ove nacquero e dei loro sepolcri, e in cop iose produzioni
della letteratura um anistica. Gli u m anisti scrissero di p referen za
opere di com pilazione intorno ad uom ini celebri e donne fa m o se .
E ssi hanno il pi saldo convincim ento di essere i disp en satori della
gloria, an;j; della stessa im m ortalit. * L a v id it della propria glo
ria volu ta ad ogn i costo, la sm isu ra ta am bizione, che ha se te di
grandezza senza badare a llo g getto e alle con segu en ze, vien e
esp ressa nel m odo pi a p erto nel celebre proem io del M achiavelli
alla sua storia fiorentina, dove egli b iasim a i suoi predecessori del
loro troppo riguardoso silen zio sul conto delle fa zio n i cittad in e.
Se n e ingannarono, d iceg li, e m ostrarono di conoscere poco

1 t'fr. il iinstrn voi. I. )i. ."i s. (ni. 1931) e I I 'R o k h a r o t , C u ltu r l l a. 317, 3i>l
Ufr. E. W. Maykr, Mach lancili Qechichtaaujjassung unii m in Hepriff
virt. 8tini ira zi oriner llitto r ik , Mftnchen 11 . Berlin 1012.
B v R C K u .v R i / r ,
*

B u R c K iiA R ir r ,

c u ltu r
C u ltu r

l i , 3 1 7 -3 1 8 . O f r .

I,

173 s.

R o s s i,

L azza ri

1 s.

Q u attrocen to S s .
R o s s i , Q u attrocen to

3 4 s.

Le tendenze pagane nel rinascimento.

s3

lam bizione d egli uom ini, e il d esid erio ch e eg li hanno di perpe


tuare il n om e d e loro a n tich i e di loro. N si ricordarono che
molti non aven do a vu ta o ccasion e di a cq u ista rsi fam a con qualche
opra lodevole, con cose v itu p ero se si sono in g eg n a ti acquistarla.
N con sid eraron o com e le a zio n i ch e hanno in s grandezza, come
hanno quelle de g o v ern i e d egli sta ti, com unque elle si tra ttin o ,
qualunque fine abbino, p are sem p re p ortin o a g li uom ini pi onore
che b ia sim o . 1
Cos sp ie g a si com e, parlando di pi d una im presa sorp ren
dente e terrib ile d ellepoca del rin ascim en to, d e g li storici a ssen n ati
ne additin o com e ca u sa im p ellen te l accesa bram a di p ersegu ire
qualche cosa di g ran d e e di m em o ra b ile.- E qui si fa m a n ifesto
qualche cosa d i vera m en te diabolico, com e am m ettono p ersin o i pi
grandi am m iratori del r in a s c im e n to .3 II r ecen tissim o b io g ra fo del
M achiavelli o sserv a m olto bene a ta l rig u a rd o : Cola di R ienzo,
Stefano Porcaro, G irolam o O lgiati e m olti a ltr i fu ron o m ossi m eno
da un vero am ore d ella lib ert che dalla bram a di g a reg g ia re con
Bruto; s e an d a v a n o in con tro al patibolo, non era pi la fed e in
unaltra v ita ch e d a v a loro la fo rza di gu ard are in fa cc ia la m orte,
ma solo la sp era n za di a v e r glo ria in q uesto m o n d o .1 F ortu n a ta
mente esem p ii di ta l f a t t a non eran o che is o la ti: dai pi appena
si avvicin ava la seriet della m orte ta li v a n e speculazioni v en i
vano ab ban don ate; la co n fu sio n e delle idee dava allora luogo a un
pentito ritorno al dogm a d ella f e d e .4
D allo sconfinato ind ivid u alism o, ta n to fa v o rito dai segu aci d un
rinascim ento della n tic h it u n ila tera le e fa lso , ebbero o rig in e
oltre alla c u p id ig ia di g lo ria anch e m o ltissim i a ltr i b ru tti vizi,
come la p rod igalit e il lusso, il gioco e lo sp irito di ven d etta, la
menzogna e la frode, il lib ertin a g g io , lem p iet e la ssa ssin io , lin
differentism o relig io so , lin cred u lit e la su p erstizion e. U n fen o
meno ad d irittu ra o rrib ile co stitu isco n o fin alm ente alcuni uom ini,
i cui delitti non son o pi su sc e ttib ili di una sp iegazion e psicologica,
come m ezzo cio p er ra g g iu n g ere qualche fine d eterm inato, m a
appaiono so lta n to com e uno sfo g o di com pleta nequizia e di g io ia
addirittura diabolica n ella p erv ersit . A q u este orride figure ap
partiene S ig ism o n d o M alatesta e in un certo sen so anche C esare

C ullu r I3, 179.


2 <*fr. il nostro voi. I, 566 s. (ed. li CU) dove si trovano dei particolari in
torno allo stretto nesso tra le congiure e i tirannicidi! li allora col rinascimento
unilaterale deUantichit.
3 B u b c k h a b d t I*, 179-180. V l l a r i I 3, 87.
4 V e l i .a r i loc. cit.
& F r v n - t z , JSixtus IV . 187.
1 B crckhabdt.

Introduzione.

B o r j a .1 Q ueste fu ron o per eccezioni e anche i seguaci del fa lso


rinascim ento non costitu iscon o che una piccola parte della nazione
italiana. Ma la loro influenza a g col tem po com e un co n ta g io sem
pre pi largam en te. Di questo fa tto r a ttrista n te ci stan n o innanzi
sicu re testim on ian ze. A m m esso pure che i predicatori ta lv o lta esa
g erin o nel loro zelo, non v ha tu tta v ia alcun dubbio, che, p rin ci
p alm ente per linfluenza del fa lso rinascim ento, per ta n ti la ti in
Italia si verific un cam biam ento in p eggio. Pi uno si addentra
n ella v ita intim a di quellepoca, e pi si resta sorp resi d allasprezza
dei co n tra sti . 1
A lla sem p licit e al buon costum e dei tem pi nnrlati -i con trap
pose in quasi tu tte le citt italian e un lusso crescen te e im a cre
scen te corruttela dei costum i. N ella su a Som m a teologica l a rciv e
scovo di F irenze A ntonino ricorda lab itu d in e del lusso, i preziosi
letti di parata, i sontuosi banchetti, i cavalli orn ati doro e d a r
gento, le case p reziosam ente arredate e am p lissim e. M inutam ente
egli tra tta , severam en te condannandolo, del lu sso nel v estia rio
delle donne. Secondo lopinione della rcivescovo i suoi contem pora
nci non la cedevano al lusso g i rim p roverato ai giudei dal profeta
Isa ia : egli parla di m aniche s lunghe e larghe, ch e il loro prezzo
b astava a com perare un buon abito intiero, di stra sc ich i e sa g era ti,
di scarpe colla punta rivoltata e con tacch i d ip in ti di particolare
altezza per m ostrare un altezza che non si ha, di cin tu re di seta,
con ornato intessutovi di oro e arg en to . 3 Io non so checosa debba
d ire sul lusso, il quale ha orm ai a p p estato tu tta lItalia , escla
m ava R oberto da Lecce in una delle sue prediche. D acch S. B er
nardino com inci a predicare, si g rid a to ta n to da lui com e da
altri in focati predicatori contro la v a n it e lo sfa r z o del vestire,
m a non ne fu nulla, anzi le donne son d iv en tate di giorn o in giorno
sen io re pi c a ttiv e . E gli m inaccia le donne m ondane dellira di
D io: 0 voi donne petu lanti, per v ostra cagion e D io irato, per i
vostri stra scich i, per i v ostri seni scoperti, p er i vostri v isi im bel
lettati, 4 per la v ostra p ro fan azion e dei tem pi e dei luoghi santi,
per i vostri osceni a tteg g ia m en ti ecc. . U n altra volta e g li tra tta
il m edesim o a rgom en to con m inore in d ign azion e, m a p raticam ente : O ggigiorno la p assio n e per il lu sso ta n to cresciu ta , che

1 lti R C K H A R D T. CuUur II-1. 224 s. Su Sigismondo M alatesta efr. il nostro


volumi' II. S7 ss. V. anche Mox.nier. Q uattrocento I, 20 s., 2 3 .; ibid. 1S-21 su
nitri tipi di perversa crudelt ira i tiranni italiani del secolo xv.
T o braca . Uoberto da Leere 140: anche ne" suoi Stilili di ut or. Irtt. Xap. IfiS.
Vedi Ilgn er. \'olk*icirtch(iftl. Anuchauunge A n to n in i 237 s. Sul lusso
in Firenze v. anche Reumont, Lorenzo II-, 422
* Snil'iniheilettamento cfr. I o d o c a k a o m , Lu fem m e ita lien n e 104-111; ibid.
111-113 sul colorire i capelli. V. anche F l o e r k e . n ie Moden der itaVen. R enaitonce, Mnchen 1917, 75 s.

Il lusso crescente. Predicatori e leggi in contrario.

alle fa n c iu lle che van n o a m arito b iso g n a dare una dote ricch is
sim a; di m odo che, chi ha pi figlie, app ena pu collocarne una -1
In sim il g u isa p arlaron o anch e altri predicatori, com e per es.
Antonio da V e r c e lli,2 M ichele da M ilano, 3 e B ernardino da
Siena. * Ma non so lta n to i pred icatori di p en iten za sp iegaron o il
loro zelo contro q u este pericolose n ov it , sib b en e anche le autorit
civili d ap p ertu tto pi e p i volte vi si opposero.
N on v era q u asi c itt , ch e non a v e sse a m ostrare una lunga
serie di leg g i con tro il lu sso, contro g li ab b ig lia m en ti son tu osi, sp e
cialm ente delle donne, co n tro le sp ese eso rb ita n ti in occasione di
n o z ze ,5 corredi, b an ch etti e accom p agn am en ti fu n eb ri. Il bisogno
di ripeterle ci m ostra qu an to celerm en te e a fon d o s in sin u a sse il
male. ' Il fiorire d ellin d u stria e del com m ercio, il crescen te benes

tro

i
C fr . JroK M A N N 2 1 4 - 2 1 5 . d o v e s i r i p o r t a n o a n e l l o p r o t e s t e
il lu s s o d e l v e s t ir e .

ili ( i i u d e i c o n

~ A ntonU 'h Vkkckii.k.v.. Sa'inaiK 'n f. v ji. c f r . BaiT. Mani i a m


tienfia li li. I I . e . 2 3 .
:1 M I c h a e i ,

i>k

5 A

altre

F ir e n z e

k o io i . a n o

li s t a t u t i

fe s t e d i fa m ig lia

' t i p e r a s s e i 201)
fa m ig lie n o b ili

1. -iS : I I . 4K. 4!l ; I I I ,

Ite r lil. H cn iliardiii con Siena

4 C f r . H k k k i.h .

del

1415

+N. 7 2 .

43 ss.

o r d in a v a n o

che

in

o c c a sio n o

il n u m e r o d e i e o m n ie iis a li d a u n a

L orenzo

R b im o n t,
il n u m e r o

d e g li

I-.

1<M). A

in v ita ti

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Ih- pn-

s.

R om a

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nozze

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o c c a sio n e d i

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nozze

m ezzo

di

fiati Heil.

1S74. n r.

S u u s i n u z ia li, s p e c ia lm e n te

su l lu s s o in

in
io le

A llijrin.

v e n iv a n o e o n v e r t i t e in s a l e p o r t in o l e p i a z a e p u b b l i c h e . V e d i R k i m o n t i n

/.citim i/

non

o c c a sio n e

di n o z z e e s u lle le g g i e m a n a te p e r lim it a r e l'e c c e s s iv o lu s s o r a c c o g lie m a te r ia le

J ,c M aritine i n JlulU il l'/ioi/ne ih In R iiiiix h u iiii. i n l le r . </<*


( 1SS04:). 29-410. C f r . < . v . (E B H T rK U i. Il orli :iitn fc n te ifn-

1 U oikm a s a c i i i .

incnt. Il ixt.

X . S. X X X I I

H inaitm noc in Uniteti, E s s l i n g e n 1 1 )0 0 : B i . u a , P riv a te L ife 3 4 6 s s . : B k u i k a . n o .


I'miikc nuziali iti flcnova nei acculo x v . i n diorn. Un. X I V . V i s li a m i l e S a i t s i i i h k ,
'"ni. s u p p l. p . 2 2 .
8 In

F ir e n z e fu r o n o e m a n a t e d e lle d is iio s iz io n l c o n tr o

" l'CM) : m i e s s e

s i a g g iu n s e r o

Ih /m iniri

5 4 s .) d e l 2!) n o v e m b r e

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H i i-i.MA.NX

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1352.

1355.

tin d a l

l.'WH)

13h4

I:W S.

I. UH*). I l i u . M a n n

I V.

!:;.).

(in te s ti

due,

('mi. ('n/i nini t'H .

m e t r o v a t i in

N a z i o n a l e

1471

in

F i r o n z e i

del

v a p r e s a i n c o n s i d e r a z i o n e s |i e c i a l m o i i t c

C ardinal

kI oi'. ini Ir.

IV .

dui

14(14 e 2 !) f e b b r a i o

in e d iti, fu r o n o d a

B i b l i o t e c a

1 5 1 1 ( v e d i I .A M i t ' c c i 3 0 7 ) . l o r B o l o g n a

II. ilei,ul. ili

d ecr eti

Vita ita lia n a ilei rinunci m en to

13!H . 14;). 1 - 1 . ( v .
ltiiiii.K ii.

a ltr i s e v e r i

1 4 0 s .

B e s s a r i o n e d e l 1 4 5 3 ( t e s t o in A lti e unni. d ella


i>cr la Montagna 3* s e r i e X V I I |1 x l N ) |. 1 4 > y l." C : c f r .
F r a t i , Ln rifu ltr in it iti iloloj/nn. F i r e n z e l r t i s i . e l io

s u s c it g r a n d i la g n a n z e d a p a r te d e lle d o n n o , c o m e si p u v e d e r e d a u n o s c r it t o
di M a tte o

B o sso

di

V erona

r iv e lim i d a P a o l o I I

(B o s si.

R enili. Fenili.

3 7 s s .( .

In

R om a

g li

sta tu ti

(V . n o s t r e n o t i z i e n e l v o i . I I . 2 ! ) S s . i e d e c r e t i d i S i s t o

IV

l i m i t a r o n o il l u s s o . in *r s e n z a e f f e t t o , f i l i n e m o s t r a n o U d e s c r i z i o n i i n t e r e s s a n t i
le rla

s to r ia d e lla c u lt u r a d e i

X iiitilili

d i M a s c o A n t o n i o A i.tik k i ic d . X A ito rc c i.

lt< i n a

1 * 7 3 i e o iiip o < ti a l te m p o d i C iu lio

n io n t e

s c o r r e t t a : l o r i g i n a lo

tr o v a si

I I. ( l'e d iz io n e

n eU 'A rcliivio

(d e i

V i i/itia li) e v a r i -

A l t i e r i

in

R om a.

A L u cca v e n n e r o p r o m u lg a te d e lie le g g i c o n t r a r ie n e l 1 4 7 3 c n e l 14X 4 (v .

Uni.

X , 1 2 4 s .i.

c o lo X V ; o f r .

I n 'M a c e r a t a

lo

le g g i

c o n tro

(ili H latiili mi uhm r i ilei secolo

A l'

il

lu s s o

ni

AT

c o m in c ia r o n o

Ari li.

col

se

H I p e r la c itt ili Maee-

Introduzione.

sere e l'en tu sia sm o per la form a esteriore proprio del rin ascim en to
e in particolare della n azion e ita lia n a, fecero s che lo sfa r z o ec
cessivo, sp ecia lm en te rigu ard o al v estire, p ren d esse in m olte citt
u.rca p ericolosa e s te n s io n e .1 In V enezia, dove il lu sso in vad eva daprala, Fono 1879 (P er nozze). Numerosissime disposizioni regolanti 11 lusso hanno
Venezia (v. con B urckhardt. C ultur II, ITO. specialmente Moi.menti 279*.; I,
2*17-272; 11. 4fl8-443, 454; cfr. anche S a n ito XIV, 115 s.) e Genova (Beuirano
Hit!, 254 s. 200, s 4!Ki ss.); E 1andiaki, V ita priva ta genovese n e l R inascim ento,
In A tti della Noe. lig. di uh ir. /m lr. XLVII, Genova 1915. V. inoltre M. M anfre
di ni, D eliberazione del com une di Jadoea dcU'a. UBO contro t superflui ornanienti dt lle donne (Per nozze), Padova 1890, Verga in A reh. st. Lotnb. XXV.
lUiTDitiLi.AHT 1 II, (Sto s. F a r se tti in Meni, dellaooad. di Torino, iSerie 2*, voi. 38,
137 s. Lczio-R knier, I l lusso 10 s. Bonazzi I, 729; Rodocanachi, la /em m e ititHenne il ss., 71 ss., 114 ss., 329 ss., 344 ss.; F rati, La v ita privata di Bologna
29 k.-.. 70 ss., 207s.. ^71 s 275 ss., 279 ss; Casanova, L a donna senese n el Q uat
tr o m ila . .Siena UNII ; E. C alvi, h a donna in Rom a seeondo i le ttera ti e i viag
giatori del I 'nqueiento, in .Viiovn Antologia CCXXVI (1909), 591 ss., (iOCi ss. :
A. P ilo t. 1)1 alcune leggi suntuarie della Repubbl. Veneta, in A teneo -veneto
XXVI. 2 (1908); Miss {M. [M. N e w e tt (sulle leggi contro il lusso a Venezia nel
sec. xiv c xv) in IIIstor. Essai/ bg member o f tlie Oirens College. London 1902;
A. B o n a r d i , Il lusso d'a ltri tem pi in Padova. S tu d io stor. con doc. ined., Vene
zia 1909 (cfr. F. Gorra in llis t. Zcitschr. CVI [1911], 430 s.); A. Zanklj.i, Di
alenili' leggi suntuarie Pistoiesi dal .V/l' al X V I see in Areh. stor. itaU. 5* serie
XVI (1895), 200 ss.; idem, Una legge suntuaria Pistoiese del see. XV (1//60), in
Boll. stor. P istoiese I (1899); D b o l i Azzi, in Boll, per l'U m bria XXII, 1473; C.
M a M o t t i . Leggi e disposi:, suntuarie Ascolane dal X I 1 al X V I I I secolo. Ascoli
Piceno 1900; A. Lizikr. D i un tentativo di legge suntuaria a X ovara, Novara
1900 (cfr. Z a n e i .l i in R iv. stor. tal. XXIV [19071, 442-445, con altre indicazioni
bibliografiche i ; M a L a g u zzi - V a l e r i 210 ss.; A. P i n e t t i , L a lim itazione del lusso
e dei consumi nelle leggi suntuarie Bergamasche, Bergamo 1917.

Intorno al lusso del rinascimento offrono complementi alle notizie presso


B u r c k h a r d t , C u liu r II, 112 s 114 s., 117, 172 le opere menzionate nella nota
precedente. ( fr. inoltre B a u d r i i j . a r t , llis t. dii Iuse III (Paris 1880), 333 ss.
G i a n , Corti giano 43. s s ss., 155. M u n t z , llis t. de VArt, I, 5, 198 s., 312 s. M a n
c i n i , A lberti 44(2, s., 453. B o n a z z i I. 725. M k r k e l , Tre corredi m ilanesi del Q uat
trocento, Itoma 1N0H. M o i . m e . n t i , l.a Dogaressa ili 1 cinzia (Torino 1884) 2:!.'. s.,
250. Areh. d. Soc. Rom. 1. 4>sl. nota. A rd i. stor. ita l. 5* Serie XVI, 200 a. dove si
ha pure altra letteratura speciale. Quanto crescesse sotto Sisto IV e i suol
successori, il l u s s o in invila Roma, che |H>chl decenni! prima a i colti Fiorentini
era parsa abitata da bifolchi, si pu vedere nel nostro voi. II, 459 ss. Rbum o n t i l i 1. 403 s. ; 2. 458 ss. e Allgem . Z eitung 1874, nr. 358 llcil. (secondo 1 gi
citali X uptiali di M a r o > A n t o n i o A l t i e r i . i S u banchetti e sfarzo delle mense
a 1 tempo del rinascimento cfr. i saggi di M. Smiit in F ra n kf. Z eitung 1887, g e n
naio I l s. ; O ' d e m a n x 212; L. S t e c c h e t t i , La tavola e la cucina nei secoli X IV .
e JTV. Firenze 18S4 e l'opera di L. A. a n d i n i . Tavola, cucina e cantina della
corte ili E errarn n<-l Quuttvoccnto. Modena 1889 (nozze Agazottl-Testi). importnntc H'r le nuove notizie attinte aU'Archivio di Stato ili Modena. (5. T a ssisi.
Feste, spiltacoli, d ircrtb n en ti e piaceri degli antichi l 'cneziani. Venezia 1890; Rrav. Die P cst iter R epublik Venedig (2 programmi del r. imp. ginnasio di K l a g e n furt) 1805 e 18(10 (specialmente 1800. 32 ss.), ( i r . ora anche il molto ricco l a v o r o
di L u z i o - R e n i e r , 11 lusso di Isahelta d'E ste. Roma 1S90. N elle notizie sui comme
stibili acquistati, gli appunti degli inviati di Colonia, che dal gennaio a l m a r z o
1501) furono a Roma per ottenere la conferma dell'elezione ]>er larcivescovo
Filippo conte di Daum-Oberstein, contengono prove per la vita suntuosa in

T.usso esagerato.

H7

pertutto la v ita p riv a ta , g i n el 1472, poi ancora nel 1514 fu is t i


tuito un a p p osito m a g istra to p er m ettere un fren o a lleccessivo
lusso, sp ecialm en te rigu ard o a llorn a m en to d elle gioie. Q uesto m a
g istra to a tten d ev a con zelo al su o ufficio, m a le d isposizioni non
rim asero che n e lla c a r ta .1 in cred ib ile q uale p rod igalit reg n a sse
sotto questo lato a lle co rti dei p rin cip i ; un solo abito di Ippolita
Sforza e r a ta lm en te fr e g ia to d i oro e di p erle che il su o valore si
faceva ascen d ere a 5000 ducati, un quarto di m ilion e di lir e in
moneta m oderna. 2
Causa p rin cip ale del cr e sc e n te lusso e della v ita vo lu ttu o sa era
la grande ricchezza del p aese. G lIta lia n i eran o d iv en ta ti una delle
pi p rosp ere n azion i del m ondo. Le ren d ite dello S tato im porta
vano nel 1455 a N ap oli 510000 ducati, a F iren ze 200000, nello
Stato d ella C hiesa 400000, a M ilano 500000, a V en ezia quanto p er
cepiva il re di S p agn a, cio 800000 d u cati. N e l 1492 e sse eran o sa
lite a N ap oli a 600000, a F iren ze a 300000, a V en ezia a un m ilione
di ducati do ro ; cio a d ire ancora un aum ento n o n o sta n te le p er
dite su b ite dal com m ercio ita lia n o a ca u sa delle in v a sio n i turche.
Poi, a d ir vero, ten n e d ietro , sp ecia lm en te p er V en ezia, una serie
di g r a v issim e d isd e tte , di cu i la pi se n sib ile fu certo la scop erta
della via m arittim a p er le In d ie o rien ta li. Con tu tto ci la ricchezza
rim ase ancora a ssa i co n sid erevole. 3
A lato di V en ezia la g ia tezza era gran de innanzi tu tto a F i
renze, ed ivi pure q u in di si fe c e r o se n tir e le pi a lte p ro teste non
solo da p arte del clero, m a anche del laicato. L arred am en to di
una sola stan za, secon do scriv e Leon B a ttista A lb erti, co sta p i di
quello co sta sse una v o lta lin tero palazzo adornato p er u n a fe s ta
di nozze. U n a v o lta gli op erai m a n g ia v a n o a m ezzogiorno n ella
loro officina con ten ti di poco v in o e pane, m en tre le donne d esin a
vano a casa. E ccettu a to a p ran zo q u este non bevevano p u n to vino.
Oggi la g ioven t vu ol godere, scialacqu a il denaro nel gioco, nei
pranzi, in g u arn izion i di g a la e con donne, ha p erd u to og n i risp etto
per i vecchi e p erd e il tem p o n el fa r n ien te. Si cerca tr a r profitto
dai pubblici uffici, com e s e si tr a tta s s e di unin d u stria . Ed A les
sandra Strozzi in una le tte r a del 1466 scriv ev a : N on m i pare da
darsene ora pensiero, e m a ssim o essen d o il tem p orale che corre al
ltoina . I ja cm m bl kt In A rchiv. /. die (leseli. d<s \ icderrhcinti I I 1. DUsseldorf
1HT>4. 11*5.
Vedi K R E T S C II V A Y R II. 4H5.
2
Ofr. I j U z i o - R k m k k , I l lu sso 11. 34. M o t t a . N o zze prin cipesch e nel Q u at
trocento, Milano 1894 (Per nozze), 391.
1

O fr . M c n ' t z .

*4" ( r e n d i t e d e l

R en a issa n ce

1 4 9 2 ; c fr . in

n e z ia L v i g i d a P o r t o 2 6 e

5 0 ( r e n d i t e ili S t a t o m *l 1 4 5 5 ) , G r b o o b o v u j s V II

p r o p o sito

B u r c k h a r d t,

G o ttlo b .

C ultur

Cam. Ai>. 2T>(> s .i

1 ;. * ii. C f r . a n c h e

per

V e

L 'a p p e n d iti

'li Z i i ' i Ki. n e l l a s u a n u o v a e d . d e l l a v e r s i o n e i t a l . d o lit i K u l t u r d i B u r c k h a r d t ,

l-a civilt tiri Iti nasci m ento in Italia I.

F i r e n z e 1 8 9 !), 3 3 1 .

Introduzione.

8H

p resen te; che de g io v a n i che sono nella terra, volen tieri si sta n n o
sanza tor d on n a; e la terra in ca ttiv o term in e; e m ai si fe c e le
m aggiori esp ese en dosso alle donne, che si fa ora. N on s gran
dota che quando la fa n ciu lla va fuori, che tu tta lha in dosso, tra
seta
g io ie . '
Al tem po di L orenzo de M edici, in cui gen eralm en te incom incia
un cam biam ento in m ale su tu tti i cam pi, si dettero persino d ei casi
che alcuni a causa del lusso andarono com pletam ente in rovina. Un
esem p io sin g o la re di tal fa tta B enedetto S a lu ta ti; il ban ch etto
che in siem e con i suoi soci egli diede nel 1476 ai figli del re F e r
rante, fa sov v en ire in abbondanza quello fa m ig era to del card. P ie
tro R iario. - sta to tu tta v ia con ragione osservato, che eccessi di
tal fa tta lim itavan si a casi rari, poich in gen erale per tu tta lItalia
la vita era ancora sem plice, n b isogna poi prendere alla lettera i
lagni dei contem poranei. T u ttavia innegabile un p eggioram en to
nel secolo xv. M olte ricche fa m ig lie davano ca ttiv o esem pio. Le
nozze di B ernardo R ucellai con N an nina de M edici celebrate nel
g iu g n o dellanno 1466 assorbirono un 'intiero patrim onio. 1
A lla ricchezza e al com m ercio, che fav o riv a n o il lusso, si a sso
ciavano strettam en te lusura e la frode. Gi san B ern ard in o da
Sien a flagella le varie specie d inganno e di sop erch ieria, onde si
rendevano colpevoli i m ercatanti e riprende in modo p a rticolare e
duram ente gli stcchi, i quali incettando le m erci ne rin caran o il
prezzo, vendendole care e ricom prandole a buon m ercato. Con tu tto
d iritto portare essi quei nom e (stocchi da stocco), poich trafiggono
e uccidono la gente e dovrebbero essere banditi dalla c itt . S im il
m ente sferza B ernardino coloro che facevan o uso di m isure e pesi
fa lsi. Sanno benissim o, egli dice, di peccare, ma van ripetendo a
se ste ssi : Con roba di buono o ca ttiv o acquisto s i riesce ad em p ire
la casa fino al te tto . P ien o d indignazione il sa n to si scaglia con
tro g li usurai c r istia n i, i quali danno persino del denaro agli
E brei, acciocch esercitin o le loro usure contro i cristia n i . Che

* A i.k ssa N D R A M a i i.n c h i n k c .i.i S t o z z i . L e tte re d una gen tildon n a F ioren


tin a tt l nce. X \ . piibbl. ila ( t a s t i . F i r e n z e lsTT. i>4S s. Rf.itm o n t . L orenzo I I * ,
.ll.i e A lei ne S e h rifte n 1 2 9 s . (S u l l u s s o in F i r e n z e I la c o r t e il i I x > r e n z o v . a n c h e
M o .v n ik k . (Juattroven to I I .
ss.
2 I* a i.a i;I. Il co n cito fa tto ai ff/l inoli ilei l\c di A a poli da B en edetto .s a lu
ta ti e con\ panni m ercan ti fior ra tin i il Iti F ebbraio 1)76. F i r e n z e 1H7B. S u l b a n
c h e t t o d e l e a r d i n a l J t i a r i o v . il n o s t r o v o i . I I . 4 4 o s .
3 ( G iu d iz io li R k t m o x t .

CU3 , 323.

1 , 125 s . . 3 3 0 s . O l t r e m o d o g r a n d e e r a

lu s s o

L orenzo I I * .
ita italiana nel R inascim ento

o c c a s i o n e li n o z z e p r in c i j > e s e h e : v e d i
(J u attroccato. M i la n o ( p e r n o z z e ) 1 8 0 4 .
5

iu

M o tta ,

( i i ' i i KMa n n :>44 s .. i l q u a l e , in c o n t r a d i z i o n e

l G iu d e i

a b b ia n o e s e r c it a t o

u su ra ,

fc t r o p p o

S o z z e prhiripcitchr. n e i

i> er c o n

n a tu r a le

ch e

le

fo n ti, n e g a c h e

i p r e d ic a to r i

b ia s i

m a s s e r o in n a n z i t u t t o i c r is t ia n i, p e r c h i G iu d e i n o n a n d a v a n o a p r e d ic a . S u l -

il

Lusura.

questo sta to di cose non ch e m ig lio ra re p eg g io ra sse, risu lta dalle


prediche di G abriele da B a r le tta (1470), di R oberto da L ecce e di
Michele da M ilano. Q uestultim o c i d un elen co com pleto di con
tratti e daffari fro d o len ti, cercando d i sp ie g a r e in quel su o modo
personale, i term in i p roprii d ella rte. 1 V un a lunga serie di p re
diche di questo M ichele, le quali si occupano del com m ercio doloso
e del peso a d u lterato. - U na delle p rediche di G abriele da B arletta
d nella fo rm a v io len ta che lo ca ra tterizza v a il seg u en te dialogo:
Cittadino, sei tu cristia n o ? S , padre, b a ttezzato in questa e
questa ch iesa . Che fa i tu ? E sercito usura. Oh, se gli abiti
della tu a donna fossero m essi sotto il torchio, n e sprizzerebbe
vivo il sa n g u e dei p o v eri! . 11
Gi da q u esti p assi risu lta chiaro, ch e non erano a ffa tto i soli
Giudei che in m odo in a u d ito d issa n g u a ssero il popolo: i c r istia n igiudei e sercita v a n o lusura in una m isura m olto pi in tem p eran te
degli ste ssi giudei, com e ebbe a la m en tarsi fi m ag istra to di V e
rona. 1
Per q uanto i pred icatori in v eissero in ogni luogo con tro lusura,
e in alcune citt , com e per esem p io a P iacenza, v ig e sse ro le pen e
pi severe, com e il rifiu to della sa n ta C om unione e della sep oltu ra
e c c le sia stic a ,5 pure il m ale non accen n ava a cessare. N a tu ra l
mente esso m ostrav a si pi m align o in q uelle citt , che1, com e
Firenze e V en ezia, era n o centri di com m ercio, sp ecialm en te di
traffico m onetario. T u tti i p a trio tti e scritto ri della citt d eT A rn o ,
i suoi oratori e leg isla to ri m enzionano in prim a linea e com e un
male p rincip ale e fo n d a m en ta le la usura. D ocum enti a u ten tici m o
strano che qui non tr a tta si punto di esa g era zio n i r etto rich e: un
interesse del 30 per cen to non e r a punto co sa s tr a o r d in a r ia .0 N el
1420 fu proib ito ai p ig n o ra ta rii di e sig e r e pi del 20 p er cento,
ma non per questo le cose volsero in m eglio. D ieci anni dopo fu
presa una ltra strad a e si cerc di m ettere un fren o agli usurai cri
stiani col p erm ettere a g li E brei di riscu otere il 20 per cento. T utto
1 'l 'ii r n

e b r a ic a

in

21

M iin c h e n

I ta lia
s s .:

o fr.

Die A nfiinge der Monte Vietati,

I I o i-z a p k e l.

l a r t i c o l o

il i A . B r / i o

l m liri uni

1899;

S u ll'a z io n e

d e i p r e d ic a to r i c o n tr o

s u lla

M adonna

d e lla

<i l 'M i m m i , (li ebrei a H rindixi e a Lecce,

G.

tle r hi. Hcrii li arti in roti S iena

l u s u r a

il

in a le e b r a ic o

V i t t o r i a , in
T o r in o

v. a n ch e

1900.

IIe fk le .

4 8 -5 3 .

* G d e m a n i ? 24T>.

Meiuola.no. Serm o n e , l a r t e
t)k I j t i o . Qua lira ij. <le p eccati 1 2 3 .

M i e li , ii r

a n e li e I io n ,

* G. B a r l e t t a ,
1 1I e lla
5 G

C o r te ,

IEMAXX

I I , u . S I e tu tta la te r z a p a r te . Y

S e rm o n e ( L a g d u n 1 3 1 1 ) 4SI*.
S to ria ili Vernini 111 ( V e n e z i a

1 7 4 4 1 . (.

2 4 t.

* P o iiL M A X N JiO s . /O fr . E n 'd e m a .n x .

inilairc et le bam ine en I t a li e

s tu d ic ii

I. 3 2 s . J a x n e t ,

L e c r d it po-

1 2 s . S e c o n d o i l .M o r o n i < X I> V I, 2T>2) s i r i s c u o

te v a a n z i a llo r a in I t a l i a lin o a l 7 0 e s o p e r c e n t o . A P ia c e n z a a l te m p o d i B e r
na ii liu o

ila

F e ltr e

il 4 0 p er c e n to

era

cosa

com une.

V edi

W adm ng

X I A ', 4 S I .

DO

Introduzione.

inutiOe: E brei e cristia n i ora d issanguavan o u n iti il p o p o lo .1 Il


elero e il la ica to levan o terrib ili lam enti. S. A n ton in o sc risse uno
pera sp eciale co n tro lusura, n ella quale f a sen tir e fo r te pi che
mai la sua voce contro questo v iz io .2 V en tanni dopo la m orte del
san to l ottim o V esp asian o da B isticci esclam ava: o citt di F i
renze, ti b iso g n a dare indietro, ch, tu s e colm a di usura e d iso
nesti guad agn i ! Uno consum a laltro, turpe cu p id ig ia ha inim icato
luno contro dellaltro. Il m alfare venuto co s in costum e, che non
chi ne abbia vergogna. In questi ultim i tem p i si sono vedute
appo i tuoi citta d in i cose ta n to inaudite, tali d isordini e fa llim en ti,
che ben si m ostra essere una ca stig o di Dio, e tu tta v ia ti o stin i nel
tuo indurim ento. P er te non ha speranza, perciocch tu non pensi
che a fa r denari, e vedi pure com e la roba de tuoi c itta d in i se ne
va in fum o, appena che essi hanno ch iu so gli occhi . S im ili am m o
nim enti rivolge V espasian o da B isticci ai M ila n e si.3 A ncor pi
fo r te p arlavano i predicatori, i quali non si appagarono di parole,
ma cercaron o e trovaron o un certo rim edio a ta le disordine con
listruzion e di pubbliche case di p restito.
F urono sp ecia lm en te i F rancescani che, com e una volta nel se
colo x ill, cos ora n ella seconda m et del xv, si m isero a capo di
q u esto m ovim ento di riform a sociale col beneplacito della Sed e apo
s to lic a .1 G razie al loro in tim o con ta tto con tu tte le classi d ella so
ciet essi avevano potuto conoscere a fon d o liniquo procedere con
cui giudei e cristia n i sapevano sfr u tta re quel m om entaneo im ba
razzo di chi cercava denaro a prestito, esigen d o un in teresse in cre
dibilm ente alto. Onde elim inare questo sfr u tta m en to a b ase di
usura delle str e tte zz e specialm ente del basso popolo, e ssi d elib era
rono di fon d are d egli istitu ti, presso i quali chiunque ab b isogn asse
di denaro in con tan ti lo p otesse prendere in p restito d ietro la con

1 IUei mont, Lorenzo II*. :ms s . PUhi.m.on .si. Khuknkkbc. I. <S.


a Ie Uuri*. Ofr. F a i i r k m s i M a n s i 1. I l i c K s d k m a x n 1. 84 s . \V. S o m b a k t
i Iter Hourgeoi*. Z u r Geixletgexch. de moderiteli W irixchaftttnenxehn, MUn<hen u. Leipzig 15>i:!. l-W s.) <IA il seguente giudizio sulle Idee economico-sooinll di S. Antonino : Quale dovizia di scienza pratica sta nella S o m m a di
Antonino. Kssa lopera di uno degli uomini pi savi! del suo tempo, che girava
l>or le vie di Firenze con oeelilo aperto, al quale non era occulta nessuna delle
mille astuzie e m alizie dei suoi cari concittadini negli nfTari. che era versato
nell'assicurazione dei trasporti come ncH'operazioni di cambio, nellindustria
delia seta, come nel commercio del panni . Ofr. anche Iw.nkr, Die voTkswtrixcltafll. A utchanungen Antoninx ron Fioretti, Paderborn 1!M)4.
3 V e s p a s i a n o d a B i s t i c c i . V ite ed. F r a t i 111. 322.
*
Ofr. .Iannkt 1<>. 4!. v. Helow . Itie I rachen der R e fo rm a i ioti, Mflnchen
u. Berlin 11)17, 37 ; Ihtt. Zeitxchr. OXVI (1!U6),
G ottlob (Z u r Gech. der
Monte pie/ali in M'ietich. Heil. alla Germania 1903. 11 . 22, l>. Ita) ss.) ri
corda precedenti istituzioni analoghe: le pili antiche in Inghilterra, verso la
met del see. xur, sono attestate da una lettera di papa Innocenzo IV del
marzo 1251.

Monti di piet.

91

segna di un p egno e d a p rin cip io sen za in te r e sse alcuno, poich il


capitale im p ieg a to v i v e n iv a c o stitu ito da lib ere contribuzioni, da
collette, d on a tiv i e p ie fon d a zio n i : di qui il term in e m ons, m onte,
quasi un m ucchio di denari, del quale era co n sid erata com e pro
prietaria la c o lle ttiv it dei p overi e lo ste sso istitu to . D a principio
queste case di pegn i fu ro n o is titu ti p riv a ti, pi tard i diventarono
dello Stato.
A llo S ta to della C h iesa sp e tta lonore di a vere per prim o in tr o
dotto qu esti istitu ti di beneficenza, e m onti di p iet, m onte pieta
tis. I papi riconobbero su b ito il v alore e lim portanza di q u esti is t i
tuti per lelevazion e d om estica e il p ro g resso econom ico del popolo
li fa v o riro n o a tu tto p otere largen do in d u lg en ze a coloro che d es
sero pi c o n tr ib u ti1. U n a bolla di N iccol V del 29 lu g lio 1454
approv lerezio n e dun M onte d e p r e s titi in A n c o n a 2. A fa v o re
del Mons p ie ta tis fo n d a to a P eru g ia nel 1462, P aolo II n el 1467
>man un decreto, m en tre S isto IV il 15 di feb b ra io 1472 ne
conferm g li sta tu ti . Lo ste sso pap a n el 1479 eresse un sim ile

Vedi P a u l u k , D er Alilnss ini M ittd a ltc r nix K ulturfalci or, Kiiln


60.
- Vedi Ankki.su in A'. Iti risto Mi so m In! *3 febbraio; cfr. A rch. si or. ital.
serie XI (1803), 4.
Sulla con dizion e ili //li ebrei in P iru g ia . T o r i n o 1 8 9 1 . s , (52 s s .
Ilie A itfn gc d e r Monten p id a ti* B 3 . 4 2 ( c f r . F k d o r iX o h n k i d e r i n
l 't X cn tralbU itt ]!MH. n . .SO. c o l . H4 s . e d E . V e r g a in A rch. stor. L om b. X X X
I!MK{]. 2 2 0 - 2 3 2 ) . H e f e l e , H ot lil. lie m h u n iin ron S ie n a 5 3 s . G . < } n r p p i n
Zoitschr. / . K u ltu rg eseh . V ( 1 8 0 8 ) , 1 0 4 s . P e r i l r e s t o d e l l a b i b l i o g r a f i a c f r . u u * lie in K irch cn lex ik o n d i F r i b u r g o V I I 2, 1(590 s . e n e l l a S ta atslexilcon d e l l a
' i r r c s - O e s e l l s f l i . I I I . 1 0 0 2 s . (K 2 5 ). K i . a i z e , Jjcs M onta d e p i t , 2 v l s . P a r i s
is 5 t; B n u b m a n n . J a h rb f. X a tion alokon om ic d i I I t l i ; e r r a n o I ( 1 8 6 3 ) , 3 2 4 s s .
H n d k m a n n , s t u d i a i d e r ram anisch-canoni*ti*ehen- W irth sclia fts-u n d R cclitsleh re
I ( 1 8 7 4 ) . 4tJO -471. M isceli. F rancese. V I . 1 5 9 s . A . H k r t o l i . n i in (ioni. il. E co
nom isti H i s a p p i . ( 1 8 9 1 ) , 5 2 7 s . ( ) . S c a l v a n t i , Jl m ons p ie ta tis d i P eru gia
P e r u g i a 1 8 0 2 . C a l v i . V icende d e l m on te di p iet di M ilano, M i l a n o 1 8 7 1 . A.
U a l l h t t l n S an to Monte della P iet di \Reggio n e llE m ilia , R e g g i o 1 8 0 4 . A n Kl.M I, Il M olili il'A re c ra . F o l i g n o 1 8 0 4 . X . M e n o o z z i , I l M on te dei. P asch i d i
siena, I - V I I , S i e n a 1 8 8 2 /1 H 1 3 . ' . S c a l v a n t i , I l M ons p ie ta tis d i d u b b io , P e r u g i a
1 8 8 : M B m m x K , A p p u n ti sto ric i in torn o al M onte d i p iet d i Genova, i n
'iioni l,fi. X . S . i l 11 x !* s i, 52 s s .. 1 1 5 s s . : D . T a m l l i a . Il saero m on te d i p ie t
di Homo. R u m a 1 0 0 0 : G . G u e r r i e r i , L a fon dazion e e le vicen de d e l M onte pio
U Lecce. T ron i 1 0 0 0 ( d a R a sseg n o P u g lie se X V I I : c-fr. I j L 'Z Z a t t i i n R iv . sten',
lai X V I II 1 104*11. 1 4 4 s s . ) ; Z d e k a i k k . I.ii fon dazion e del m on te pio d i Mace
rata. T o r i n o 1 0 0 0 : l i . P a n s a . G li e b rei in A q u ila nel see. X P . L 'opera d e i F r a ti
Vittori e il Molile di P ie t is titu ito da S . G iacom o d ella M arca, i n Hall. d. Soc.
di stor. pah-, negli A b ru zzi , 2* s e r i e X V I ( 1 0 0 5 : c f r . G l a b b i n i i n A reli. stor. ita l.
5* scriv> X X X V I [ 1 0 0 5 1 . 3 8 6 s . t : K . M a i o c c h i , I l b. B ern ardin o ila F e ltr c e la
fondazione d el Minile d i p iet in P a ria , in R ir. d i scien ze stor. ( P a v i a ) I V
11 0 0 7 1 :
C o r s a . / F ran cescani c lorigin e del M onte di p iet in P iacen za, c
1ritni x ta ttili d i i M on te d i p ie t di P iacen za, i n Arch irti in fran eisc. h ist. 11
' 1 8 0 0 ) : S c i i m o l l e b in Jah rb. f. G csetzgebu n g . I o lk sir irth s d a f i I V 1 1 X 8 0 ), 8 7
- s N t ' u t i N c . D ie J u den gem ei n den des M itte la ltc r s ( F i n i 1 8 9 8 ) 4 0 0 s . Z iiK K A r r a
ili Arch. Stor. ital. 5* S e r i e X V I I , (53 s s . B r C x l in H it.-pol. Bl. C K 1 X , 4 ii2 s .
F a iir e tti.

II. H o i . z a p f k l ,

92

Introduzione.

istitu to nella su a citt natale Savona. Col tem po sorsero sim ili
istitu ti in A ssisi, M antova, Pavia, R avenna, V erona, A lessandria,
F errara, P arm a, R eggio E m ilia, R im ini, Cesena, M ontagnana,
C hieti, R ieti, N arn i, A reevia, Gubbio, M onselice, B rescia, Lucca,
M ilano, A quila ecc. Qu?si ovunque furono i F ran cescan i che pro
cu raron o al popolo questa nuova d ifesa contro il d issa n g u a
m ento c a p ita listico . Sotto questo riguardo fu p articolarm en te in
stan cab ile il beato B ernardino da F eltre: la sua a ttiv it com e p re
dicatore, che si estese a tu tta lItalia, ovunque accom p agn ata dal
con solid am en to o dallistitu zion e di case di p restito. 1 La e d e r e
d iffu sione di tali istitu ti co stitu isce la m iglior prova del quanto
essi corrispon dessero a un reale bisogno, p a rticolarm en te nelle
piccole citt. Non m ancarono certam en te opposizioni da p arte
d egli usurai. La guerra che i Giudei in gaggiaron o contro le case
di p restito abbastanza sign ificativa per m ostrare larroganza e
la potenza sociale a cui essi erano g iu n ti n ellItalia di allora,
specialm ente colla padronanza nel m ovim ento degli affari. - N
mono sign ificativo il fa tto che neHanno 1514 in Cesena, dove
ai prestatori ebrei era perm esso d i e sig ere il 20 p er cento,
si m a n ifest il serio tim ore, che m ediante i loro beni i Giudei
a v essero a d iven tar padroni di tutta la citt.
Alcuni principi, com e G iovanni G aleazzo S forza di M ilano e
G iovanni B en tiv cg lio di Bologna, stavan o dalla parte dei Giudei
usurai, ma trovarono un inflessibile a v versario nel beato B ern ar
dino da Feltre. 4 Dalla vigorosa e in cessan te opposizione di que
s t uomo coraggioso contro i Giudei si vede bene quale rovinosa in
fluenza esercita ssero allora costoro in Italia e fino a qual segn o
su cch iassero il san gu e del popolo, tan to del ricco com e del povero.
In seg u ito a q u esto si cre nel popolo italian o un largo m ovim ento
an tisem ita , che pi duna volta condusse a deplorevoli eccessi. Di
questi non deve darsi colpa a B ernardino da F eltre, poich egli

I. (IN. I>k D k c k k k . Le* immln ite pii' ti' rii Helf/if/uc, BriLxtllt'" 1*44
(Introduzioni1) i- il lavoro iU-1 Ja sn k t 4 s. tenuto in tropi) jkjch considerazione.

K h rkm ikih.

d e l l i e n t o B e r n a r d i n o d ii F e l t r e p e r i Monten p itta titi c f r .


I)ii \Il/tnge KIVJKi: I,. J>K I I k s s k . L e flirtili. U em h (UiUii ite F e ltre e t
min iru rre. 1 : l.n r ii-: I I : I.'tra rre oii le prt l'in tM 't. T o u r il X ) 2 . C f r . i n p r o
p o s i t o (5. v . IELOW in tli.it. Xeitm-lir. X C V (lf lO ) , 4 t U s . S u l l o p e r o s i t i t d e l f r a n
c e s c a n o ll a r n n l i n d i T e r n i [ ic r i M ontes p iela ti* c f r . C o n t e 1. M a s a s s k i . H um aba
ila Terni e i Munti iti p itti). P e r u g i a 1!M> ( d a l Itiill. il. K . ih p u t. ili *tor. p a tr.
Iter II ni tirili V i l i : s t i i n i p n t o a n c h e in Itiinminin X a:. 1JKKI, d o n i l e a p a r t e , Fi
ren ze l'.'irj). Cfr. Mni.x.\i>FKL 35 s.
i

Sul l ' atti vltft

I l e i z a I KH ..

.I.w n k t 14. C l i s t a t u t i d e l .M o n t e d i
h i A . H k i j . i ' c c i t l ' e r n o z z e ) , P e r u g i a ls!H ).
a llK M iK M ti TIIK R .

*
chenn ehi

Hi lim ili Leonia

l'ic t r t ili

A . l i . JfcSlS.

H ie ti d e l

V o o K L S T K lN

1 4 stl fu r o n o . 'liti

111.

C fr . e l i n r t i e o l l d e ir K w .K n s u l l e p e r s e c u z i o n i d e i C i m i v i in
d e l V e r i n o T.. i n s s . : 1 , 1 1 1 . :t s s .

lic /n V

f. K ir-

Monti rii piet. Moto antisemita.

predicava non solo co n tro g li u su ra i giu d ei, ma anche contro i cri


stiani e am m on iva a g u a rd a rsi d alle in tem p eran ze. C hiunque ha
cara la sa lu te d ella n im a propria, pred icava il beato a Crem a
non deve d a n n eg g ia re g li E brei, n la loro persona, n la loro so
stanza, n altro, poich an ch e v erso g li E b rei b isogn a dim ostrare
g iu stizia e carit cristia n a . T an to e sig o n o le d isp osizion i pon

tificie, ta n to la c a r it cristia n a . D altra p arte per il m a g istero


ecclesiastico proib isce la con tin u a ed in tim a d im estich ezza coi
Giudei, i quali non si avreb bero a ch iam are nem m eno in q ualit
di m edici com e ad esso g en era lm en te a c c a d e .1 N on d im en o certi
usurai ebrei cercaron o di to g lie r e p rod ito ria m en te di v ita il ce
lebre p r e d ic a to r e .2 B ern ard in o scam p a lla tten ta to e p rosegu la
sua m ission e. N e l 14&6 Innocenzo V i l i lo ch iam a Rom a, da dove
di l a poco usc u nen erg ica bolla in fa v o r e dei m onti di piet.
N el 1473 era sta ta e r e tta a F iren ze una casa di p restito che
per, in con segu en za di p ressio n i da v v ersa ri c r istia n i ed ebrei do
vette in b rev e tem po ch iu d ersi. A llorch l anno 1488 so ggiorn
nella citt d ellA rno, B ern ard in o da F e ltr e torn ad adop erarsi p er
lerezione di ta le istitu to , m a coi loro in trig h i e corruzioni g li ebrei
ebbero il sop ra v v en to e solta n to il S avon arola riu sc n e llim presa
nellanno 1495. Il decreto allora em an ato sv ela in tiera la g ra n
dezza dellu sura g iu d aica. Q uivi si d ice ch e gli E brei dom iciliati a
Firenze si fa c e v a n o d are il 32 e m ezzo per cen to a in teresse com
posto, di m an iera che 100 fiorini im p resta ti davano in 50 anni
49791556 fiorini, 7 g ro ssi e 7 d a n a r i! 3
A um entando il num ero dei ricorren ti a lle ca se di p restito cre
scevano n a tu ra lm en te le sp ese di a m m in istra zion e e si vid e perci
la necessit di d e sistere dal p r e stito g ra tu ito con in trod u rre un pic
colo com penso per o v v ia re alle d ette sp ese. I D om enicani o sserv a
rono in con trario, che con ci v e n iv a v io la ta la proibizione cano
nica di riscu o tere in t e r e s s i.4 Intorno a ta le questione si ve<nne
svolgendo una contro v ersia lettera ria , in cui ebbe la sua p a rte a n
1 A ria sanclor., sept. A'II, 808. 882. E ri.kk loc. cit. XJII. li. I.-?.
2 In Modena Un'Ebrea gli mand delle frutta avvelenate. Vedi E ri.er loc.
eit. I>. (52.
Ofr. Vi li. ari. Sa ron/iroa (Firenze 1859) I. 278. Ofr. Di; Rossi. Jiieorrianze 238s. J a x x et 12. n. 5. Pkrrkxs II. 147. K ecm oxt. Lorenzo II-. 309; Ilor,zapfel. D ie .1 nftinge (10 s., 02. TTi s., .86 s. Il racconto di Parenti -lill fondazione
del Monte (li piet in Firenze colla colialKirazIone del Savonarola, presso
i S c h x i t z e e . Quel U n . Porseli. IV, 112 s. Ofr. inoltre M. Giardini 1 banchieri
ehrei in Firenze nel hoc. x v e il Monte ili piet fon uto ila d ir. Savonarola,
Itorgo S. Lorenzo 1907: <5. Cnkrohi. I l Savonarola r i pareri, in Jlameiina Xaz.
(Firenze). 10 maggio 1901. La testimonianza ini sopra addotta confuta le asser
zioni del G'Dkmaxx ( v . .opra p. SS n. 5) e del R bivuiii ( Ili* t. rie* Ittraeliteit,
laris 1855. 152), i quali negano che gli Ebrei esercitassero usura. (*fr. anche
l ftl.lssiKit. Tei-te* 532 s.
* Ofr. Janxkt 13 e lo sta a tsle x ik o n del Bbudqs III. 1093; Iioi./viKKi. 104-141.

Introduzione.

!*4

che la riv a lit fr a g li O rdini. La sag g ezza della S an ta Sede seppe


in tan to anche qui ten ere il g iu sto m ezzo. Come M artino V una
volta d ich iarava p erm essa la vendita delle r e n d ite ,1 c o s i suoi su c
cessori fecero il m edesim o quanto alle case di p restito. Gi Paodo II,
S isto IV , Innocenzo V i l i e da u'timo G iulio II avevano dato la loro
con ferm a a c a se particolari di p restito. - In gen erale poi ta li is ti
tu ti v en n ero m essi al sicuro d a ogni con testazion e e raccom andati
m ediante un decreto di leeone X del 4 m aggio 1515 nel quinto co n
cilio lateran en se riconoscendosi lecito il pagam en to di una tassa
fino a ch e il suo am m on tare non ecced esse le sp ese n ecessarie. Chi
so sten esse il contrario, incorrerebbe n ella s c o m u n i c a .L ab b assa
m ento del ta sso d egli interessi nel secolo XVI coincide in p arte col
fiorire delle ca se di p restito . *
Al pari dellusura era fin da antico p rofondam ente rad icata in
Italia la ca ttiv a abitud in e del gioco. In nessun a ltr o p aese del
globo a veva esso tro v a to allora una s larga d iffu sion e quanto in
questo. G i nel secolo x in e x iv ricchi e poveri si abbandon avano a
questa passione, n da tale m ania per il gioco eran o im m uni gli
ste ssi Ebrei ita lia n i: specialm ente durante il so g g io rn o a n n u ale in
cam p agna, dove si era m eno tenuti d occhio, la g en te d a vasi in
braccio a questa rovinosa passione. N on m ancavano certo decreti
in contrario, che anzi fra tu tte le num erose raccolte di sta tu ti delle
citt non ve n ha una che non con ten ga disp osizion i con tro il
gioco. ' In F iren ze i dadi e altri giuochi dazzardo fu ron o p roibiti
fin dal 12S5. Se non che ta n to qui che altrove tali d ivieti, che fu ron o
rinn ovati anche nel secolo XV, approdarono a poco per la ragion e
che in certi determ inati giorn i il gioco ven iva perm esso. M iglior
fo rtu n a ebl>e lin terven to di uom ini stretta m en te di C hiesa, com e
del beato D om inici, di san B ernardino e sa n tA n ton in o. N a rra si di
qu estultim o com e una volta, predicato c h ebbe n ella ch iesa di
S. S tefan o, venne a p assare per Borgo SS. A postoli. G iunto presso
la loggia dei Buondelm onti scorse l una b rigata a tten ta al g io c o :
egli en tra e rovescia le ta v o le; g li a sta n ti con fu si gli si g etta n o

.I Cfr. ItBL'DKR, fn a n zp o litil: H udolfs IV. ron Oestcrreieh

(Innsliruek 188*)

5 8

* V. s o p r a p. SI s. e a n e llo R r i .ek loc. c it. L, (13; L U I, 6, *. v J a x n ct


a 1i w k i . k-H krc. e n h o t h e b V ili , *540.

iM

J a n n e t 15.

5 Oltre ni R u icK iu iv r, C ullar

l i , 3056. cfr. per i secoli x m


e x iv li
attuili storico-giuridici dello Zdhkm kk in A rch. st. it. 4 Serie XVIII, 2 0 a.:
XIX, 3 s. V. inoltre L e ssi, liibliogra/ia Hai. di giuochi di cxirle. Firenze
Li'7.io-1k.meb, M ontata c tritino, Torino 1803 e Cuci, Il giuoco a N apoli (Est.
daU.lroh. Xap.) Napoli ISO; .M o l m e n t i , Storia di Venezia* I, 2 S ts,s . ; II. 5U 8s.;
ti. IHU.CCTTi, /.e bische e il giuoco d'azzardo a Venezia, Venezia 1903; F b a t i ,
IjQ vita privata di Bologna 125 ss.

Passione del gioco. Immoralit.

innanzi g in occh ion i su p plicand olo di p e r d o n o .1 P urtroppo per


lintervento di q u esti r ifo rm a to ri ven n e di nuovo fr u stra to dagli
eccessi ch e s i p erm isero certi card in a li m ondani e nipoti di p a p i.2
Le v iv a cissim e p ittu re ch e dei g io ca to ri del suo tem po traccia
Leone B a ttista A lb erti, ' si rife r isc o n o con m olta probabilit al
lam biente rom ano. D el resto le cose non an davano m eglio n elle
altre gran di c itt d Ita lia , p er e s., a G e n o v a 4 e a V e n e z ia .5
U n altro lato b ru tto e certam en te il pi bru tto n ella v ita ita
liana d allora era la sco stu m a tezza . I la g n i dei contem poranei e
specialm ente dei p red icatori co n tro q uesta p ia g a sono in fin iti. U no
di questi, R oberto da Lecce, a rriv a n ien tem en o ad afferm are, ch e
la dison est a suo tem po era an d ata pi o ltre che non a v a n ti il d i
luvio. 11 Se q uesto certa m en te m olto esa g era to , pure indubitato,
che la sco stu m atezza a llepoca del rin ascim en to aveva fa tto pro
gressi ra ttr ista n ti in tu tte le gra n d i citt e p ersin o in m olte di m i
nor con to, di m odo che fr a la g e n te colta e altolocata erano assai
frequenti en orm i d issolu tezze. I figlioli ille g ittim i non erano una
onta, e appena fa c e v a si d istin zio n e fr a e ss i e i leg ittim i d iscen
denti. 7
F a tta qualche o n orevole eccezion e, la m a g g io r p arte dei prin
cipi ita lia n i d ellep oca d el rin a scim en to era n o fin troppo in fe tti di
morale depravazione. La sp a v en to sa im m oralit dei B orja non
un fa tto isolato, poich quasi tu tti i gran d i d ellIta lia di quel tem po
vivevano in sim il gu isa . L o r ig in e di m olti di e s si g i per s s ig n i
ficativa. A l nostro tem po, scriv e E n ea S ilv io P iccolom ini n ella
sua Storia, d i F ederico III l Ita lia g o v ern a ta in g ran d issim a
parte da g en te n a ta fu o r i del m atrim on io . K A llorch nel 1459
and a F errara, P io II fu ricev u to da se tte p rin cip i, nessu n o dei
quali discend eva da le g ittim e nozze.
1 Vedi R o n l e b , D ominici' F rziehungslelire .'!<! e H k i m o x t , Lorenzo II-, 315.
2 Cosi specialmente Franceselietto Cibo, del quale si riparler pifl avanti.
3 Cena di fam iglia nelle Oliere volgari I, liti s s . Cfr. K o h l e k e I I e u m o s t
lc. cit.

B elc. r a s o -S4.

5 Vedi K r e t s c i i m a v r II. 4><3.


*
R oberto <' araivioi.i . Q uadragesim ale de iircratl ( Venvt 141)0) 144. Gi1HKMASS 219.
7 P h i l i p p e d e C o m m i s i * . M m oires VII. 2 ied. .M a n d i it II, 1 1 3 ) : m ais i h
c fo n t point grani diffrrcnce en Ita lie d'ung b a tta rd ung legitime. Ofr.
Ze l l e r , Ita lie e t Ilcnaissanee 1SS. V i l l a r i , M achiavelli I-. 1 1 s. G r im m , Mi
chelangelo I \ 1 1 4 F r a s t z , S ix tu s IV . 3 7 s. e K. ni S o r a o x a in Ita segna naz.
X (1 1 K 2 I 1 3 1 ; T a m a s s i a . L a fa m ig lia ita!. 2 2 0 ss. : M o l m e s t i , S to ria di Ve
nezia II. 5 8 8 s.
8 A e . S y i . v i r s , ( h seli. K aiser F ried rich IH ., tradotta in tedesco da I l g e s
Il (Leipzig 1890). 135. Ofr. e r o s o s i 199. Nella maggior parte degli altri paesi
dell'Europa le cose certo non andavano meglio. Cfr. H o k l e r , D ie A era der Batarden am Schluss des M ittela lters (A bhand. der liohm . GeseUseli. d. W issensch.
VII Serie, voi. IV), Prag 1801.

Introduzione.

Q uesto sta to di cose sp ie g a com e il secolo delle d in a stie dei ba


stardi non pren d esse m olto scandalo neanche dellorig in e dei B orja,
a lla ste ssa g u isa che in gen erale venne di m oda u n eccessiv a in d u l
genza nel g iu d icare intorno alla m oralit. 1 Con la scostu m atezza si
d avan o la m ano la crudelt e la p assion e di ven d etta. M olti di que
s ti illeg ittim i sig n o ri si p erm ettevano delle co se da fa r veram en te
raccapriccio. La storia dei M alatesta a R im in i, dei M a n fred i a
F aenza, dei B aglion i a P eru g ia fa vedere una fero cia san gu in aria
da inorridire. G iam paolo B aglion e v iveva in cestu osam en te con la
sorella. P an dolfo P etrucci, dal 1490 tiran n o di S ien a lacerata dalle
fa zio n i, si d iv ertiv a n ellesta te a rotolar gi gro sse p ietre dal
M onte A ndata, senza badare chi an dassero a c o lp ir e .2
T utto lo sfa r z o della cultura non pu trarci in in gan n o intorno
a llim m oralit e agli atroci fa tti, ch e ci e sib isce la storia degli
S fo rza a M ilano e quella d egli E ste a F errara. Le atro cit d om esti
che erano senza fine. A F errara una p rin cip essa a causa di un su p
posto adulterio vien e decapitata in siem e con un figliastro (1425);
principi leg ittim i e illeg ittim i fu ggon o dalla corte e ven gon o m i
nacciati anche in terra stran iera da sicari m andati ad in seg u irli
(questo ultim o fa tto nel 1471); a ci si a g g iu n g o n o le perm anenti
congiure dal di fu o ri; il bastardo di un bastard o vuole strap p are
la signoria al unico leg ittim o erede (E rcole I): s i dice ch e q u est'u l
tim o abbia a vvelen ato la propria con sorte (1493) perch aveva
scoperto che questa valeva avvelenar lui e p recisam en te per m an
dato del di lei fra tello F erran te di N ap oli. E p ilogo di queste tr a
ged ie la con giu ra di due bastardi contro i loro fra te lli, il duca
A lfo n so I regn an te e il cardinale Ip p olito (1506), la quale per
scoperta a tem po fu punita con la condanna degli autori al carcere
a v ita . 3
F orse pi sp aven tevoli ancora erano le condizioni alla corte
di F erra n te di N apoli. Q uesto p rincipe in fa tica b ilm en te a ttiv o
eor.'giungeva ad u na lta cultu ra in tellettu ale la m a lig n it e la
ferocia d una belva rapace. Con terrore il P on tan o o sser v a v a la
gioia sata n ica di F erran te, che so g g h ig n a v a e stro p iccia v a si le
m ani quando pensava ai p rigion ieri ben cu stod iti nella su a carcere,
che egli lasciava nella torm en tosa incertezza della so rte che li
attendeva. T u tte quelle v ittim e non erano che persone, delle quali
il re erasi per trad im en to im p ossessato in parte alla sua m ensa
reale. A ragione sta to detto in fern a le davvero il p rocedere di
1 <fr. Ci.vx, C ortigiano 33. Graf. Cinquecento 120. Ma Lagu zz i-V aler i 49!*.
Ki kckmakkt, Ciiltiir I . 2S s., 34. Tommasixi. M achiavelli I. 335. Boxazzi
I. 72. Sugli orrori dot M alatesta ofr. anche .Saitsciiiok 138-144.
1
IU-rckiiariit, Ctiltuv is, 4 7 s. Cfr. M n tz. H ist. de T A rt I, 1 3 s. l?n>
crano 4 0 v Boxazzi I . 7 3 0 ; Vn.r.ARi. M achiavelli P , 1 5 ; ( S a i t s c h i c k 1 4 4 s .
o voi. suppl. p. 5 8 ; L u zio in A tti il. Accad. Yirgil. di M antova V, 1 ; cfr.
.Irch. Vrnrfo 1 9 1 3 .

Immoralit dei principi italiani.

9?

F errante co n tro il m in istro A n to n ello P etru cci in vecch iatosi e


divenuto in fe r m o al su o serv izio , il quale nella crescen te paura di
essere m esso a m orte fa c e v a co n tin u am en te d ei regali al re, che
questi tra n q u illa m en te a ccetta v a . F in a lm e n te b ast u n om bra di
sospetto c h ei fo s s e com plice n e llultim a c o n g iu ra dei baroni per
offrire p r e te sto a lla su a ca ttu ra e m orte. D i A lfon so duca delle
Calabrie, figlio e su ccesso re di F erra n te, il c r o n ista fra n c ese F i
lippo de C om ines dice, c h e e g li e r a luom o pi crudele, pi p er
verso, pi v iz io so e tr iv ia le che s ia s i m ai v is t o .1
M eglio senza co n fro n to an davano le cose alla corte dei G onzaga
a M antova, d ove la g en ia le Isa b ella d E ste, quale la pi splendente
personificazione della cu ltu ra del rin ascim en to, prom uoveva in sta n
cabile la le tte r a tu r a e la r t e ,2 m a anche a M antova non m anca
vano d isordini. Perfino alla corte dei M on tefeltro di U rbino, della
quale B a ld a ssa rre C a stig lio n e c i h a 'abbozzato un quadro cos
attraente, seb b en e m olto idealizzato, v en iv a n o ra p p resen tate con
grande a p p lau so com m ed ie im m orali com e p er es. la Calandria.
Nei circoli ele v a ti reg n a v a n elle relazioni so c ia li un to n o che non
Taceva te n ta tiv o alcuno per v ela re il cin ism o d o m in a n te .3

1 Mcm. V II, 13 (1. M a n d r o t II, 178). Vedi Gora e i n 32 3., 304 s., 523-320
I a, 30-37 ; M o n n i e r , Q uattrocento I, 18 s. Presso H e f e l e , A l
fonso I. 310 s. data in tedesco la relazione di C a r a c c io l o (D e varietale
'"rtunac, presso M u r a t o r i XXII) sulla triste fine di Antonello Petrucci.
2 Isabella dEste, che L u zio [Arch. stor. Lomb. 3* serie XV, 170], appella
la prima dama completamente m oderna, e il buon genio del Rinascimento ita
liano , e la corte di Mantova al .suo tempo sono stati studiati in numerosi
:itrgi particolari da L u zio e I e n i e r . Su di loro si fonda l'opera popolare,
.r varii titoli scientificamente contestabile, di .1 i 'L i a C a r t w r i g h t : Isabella
lEste Marchiane of M anina H 74-I5S9. A stu d y o f th e R enaissance, 2 voll.
I-nndon 1908, 1907 eoe. : traduzione francese di S c H L r m b e h g e r , P aris 1912
(cfr. W. G o e t z in l i int. Zeitseh v. CXVI [19101, 100..). V. anche Fu. v. B e z o l d ,
Aus dem B riefw echsel der Marligrfin Isabella von Estc-ftfm zaga, in A rch iv
Kulturgesrh. VIII [1910], 385-418, ora nel libro d i B i z s u , A us M ittela lter
m. Renaissance. Mnchen u. Berlin 1918. 328-301, con n. a p. 452-454. Estratti
da lettere di Isabella presso I.. - S c h m i d t , P vauenbriefe der R enaissance 22-45
e Die R enaissance in B riefen II. 223 *s. : V. O.U!, P ietro B em bo e Isabella
d'Este Gonzaga, in Giorn. stor. d. lett. ital. IX (1887), 81-130. L u zio e H e n i k r
t.a coltura e le rclaz. letter, di Isabella d'E ste Gonzaga, nel Giorn. stor. tl.
lett. Hal. XXXIII-XLII [1899-1903], dilnno in XLII, 75 ss. il catalogo della
Mblioteca di Isabella. Sulla sua abilitil politica tratta Luzio, Isabella d'E ste
la Corte Sforzesca, in .1 veli. stor. Lom b. 3* serie XV [1901], 145-170: a parte,
'Ulano 1901.
5
Ofr. F r . v. B e z o l d , A u s dem li ri c f Wechsel d ir Markgrfin Isabella von
E*tc-(lonzaga, in A rch iv f. K u ltu r gesch. VIII [19101. 409 s., 413 s. I partico'ari in proposito pi fl avanti quando si parler delle condizioni del teatro,
ier le corti qui ricordate cfr. R e u m o x t III 2, 130 s., 329 s. B u r c k h a r d t I3, 43 s.
Cujt, Cortegiano 17 s. e segnatamente L u z i o - R e x i e r . M antova e Urbino, To
rino 1893. Per la corrispondenza di Floriano D olio col marchese Francesco
Gonzaga cfr. L u z i o - R e x i e r . Colt, e rei. lett. d'isabella d'E ste II, 4, 42-38.
B urckhardt

Pavtor, storiti dei Papi. I li

98

P rofon d e e n ere om bre p resen ta la fa m ig lia d e M edici e


innanzi tu tto L orenzo. E ducato d alla su a e g r e g ia m adre, Lorenzo
non h a p erd uto la fed e, com e m ostra la sua m orte da cristian o,
m a la v ita del gran de m ecen ate delle a rti e d elle scien ze troppo
sp e sso d issen t d alle m assim e della religion e cristia n a . Il barbaro
sa cch eg g io della citt di V olterra, lap propriazione del denaro
d ella ca ssa di risp arm io p er zitelle, in seg u ito a lla quale m olte di
esse, d efrau d ate della loro dote, si diedero in braccio al v izio , la
s fa c c ia ta cu pid igia onde egli si usurp i beni d ello S tato, sono
m acchie in fa m a n ti, che nem m eno i suoi pi cald i p a n eg ir isti sono
in grado di cancellare. Quasi di continuo L orenzo tro v a v a si im pi
g lia to in a vven tu re dam ore e per m olti anni m an ten n e una rela
zion e con una donna m aritata. O ggi n ellaccad em ia p laton ica di
sp u tava intorno alla virt e a llim m ortalit e scriv ev a p ie laudi,
dom ani in ton ava in m ezzo a licen ziose b rig a te i suoi im m orali
can ti carnevalesch i o fa c e v a si leg g ere da L u ig i P u lci i friv o li
ca n ti del M organte. La parola e l esem p io di un tal uom o dovettero
esercita re una influenza p rofon dam ente corru ttrice sui F io ren
tin i ; la su a sig n o ria d ivent un epoca di n e fa sto splendore. 1
Come in F irenze, cos anche a M ilano e V en ezia proprio quelli
che erano a capo della cosa pubblica d avan o ta n te v o lte lesem pio
pi tr iste Lodovico il M oro, anche v iv e n te la m oglie, m anteneva
relazioni am orose con m olte donne di condizioni a lte e b asse:
egli fece ritra tta re da L eonardo da V in ci le pi b elle delle sue
am iche . C ecilia G allerani e L ucrezia C r iv e lli.2
Q uanto riferisce n ellan no 1475 un in v ia to m ilan ese su lla im
m oralit del doge P ietro M ocenigo setta n ten n e e quanto narrano
a ltri relatori circa la corruzione dei nobili p are q uasi incredibile.
N on pu quindi recar m era v ig lia se n e llultim o terzo del secolo XV
com pariscono dei traditori nei suprem i grad i della repubblica,
se un Soranzo v ien e im piccato com e sp o g lia to re d i c h ie se e se un
C ontarm i vien m esso in caten e per s c a s s o .9
* Ufr. I I e u m o n t , Lorenzo II-, 340 e (eseh. Koms III 1, 3 5 5 . S t e r x I, 178.
V i u . a h i , Savonarola I, 3 8 s 4 3 s ., 4 0 s. B a u d r i l l a r t 3 4 2 s . O w e x 1 5 2 . G a
s p a r y II, 2 4 7 s ., 2 5 1 . F r .v n t z , Sixtus IV. 3 3 s . C a n t I, 1 8 0 , 2 2 2 e B u s e r .
Lorenzo 1 1 s. Il documento quivi allegato a p. 1 2 1 non prova in vero nulln
contro la scostumatezza di Lorenzo, poich non si tratta d 50 belle schiave,
come il B u s e r opina, ina di 5 0 pelli slovene ! ISugli immorali canti carneva
leschi di Lorenzo cfr. V i u l a r i , M achiavelli 13, 1 9 5 . Per M arsilio Ficino e altri
platonici contemporanei Lorenzo era il tipo platonico del principe, il quale
governa lo stato filosofando . A. i i e u . a T o r r e , S to ria delFAccad. Platon. 7 4 1 s.
2 Vedi M A L A O U Z Z I-V A L E R I 45*8 ss.
* Vedi M o l m e s t i 25)1, 290 (II, GOl. 004 s.) : cfr. A rch. stor. Hai. 5* serie
XXXI (15*03), 288 ss. ; 299 ss. ; B e l g r a n o 408. B u r c k h a r d t I3, 04. La prova della
scostumatezza di P. Mocenigo fornita dalla seguente * lettera, notevole anche
per la leggerezza con cui si giudicavano cosi fa tti disordini.
<( illustrissim o Signore mio... Preterea sono quatro giorni c h e questo D u s e
stato molto grave d e doglia de liancho, e t de renella con la urina i g n e a Ut

Im m oralit fra i p rincipi e gli um anisti. M oralit nei ceto m edio.

Sorprende poi oltrem odo il ved ere con quale indulgenza le


persone c o lte rig u a rd a v a n o le d issolu tezze dei grandi. L etterati e
poeti, pi tard i an ch e p itto ri, glorificaron o g li am orazzi dei p rin
c ip i, taluni an cora v iv e n ti, e di una m an iera tale, ch e ai secoli
posteriori p a rv e il colm o della in d iscrezion e e allora invece inno
c e n te c o r t e s ia .1
Nel m al costu m e g a r e g g ia v a n o coi p rincipi i fa u to r i del rin a
scim ento fa lso , u n ila tera lm en te p a g a n o : quella tu rb a di u m anisti
che avevano sa p u to ren d ersi in d isp en sa b ili in q u a si tu tte le corti
principesche, s ia co m e edu catori di p rin cip i, sia com e oratori di
parata e am b asciatori.
R isp etto a lla ltr a p a rte della so ciet non a d d etta alle corti certo
non p o ssib ile fo rm u la re un g iu d izio com p lessivo circa il suo
stato m orale. Q uanti buoni ed e g r e g i elem en ti tu tta v ia vi fossero
fu gi m o stra to qui sop ra ; 2 ci v a le sp ecia lm en te pel c eto in tellet
tuale m edio, p e r quelle cla ssi d ella popolazione, ch e van n o dal
piccolo borghese in d u str ia le fino al p a trizia to citta d in o , e p er le
quali g lin teressi r e lig io si fo rm a n o il c en tro assolu to dei loro p en
sie r i. A b itu ate ad un a v it a a ttiv a , p u n tu ale e ferm a m en te regolata,
e s s e sanno ten ere la fa n ta s ia pi a fr e n o che non i c e ti ad e sse
superiori e in fe r io r i. Q uesta c la sse m edia sen te m olto fo r te e al
vivo ,i d isord in i del clero e dom anda una riform a, s ia pure ri
stretta alla propria c itt ; d i ci f a fed e ognuna delle num erose
cronache u sc ite da q uesto a m b ie n t e .3
In gen ere per s i fa r e b b e to rto alla realt sto rica o v e si p ren
dessero a p arola le d escrizio n i dei poeti e d e g li scritto ri di satire,

sanguinosa, in modo chel collegio (lelli medici di questa cita longamente disputorno se doverano cavarli sangue o non. Et tandem, propter nimiam seneetutem, quoniam septuagenarius est, concltiseno de non cavargello, ma appli
carli altri remedii, e t ita factum est, per modo che heri le doglie erano molto
rimesse, et la urina asai ratificata ; pur se dubita chel non voglia concedere
el loco ad un altro. Advi-sando la Vostra Sublimit che la principale casone
'Piale attribuita ad questi soi accidenti si il coito, perch quando el ritorno
npitaneo della armata, el meno <loe fem ine Turche zovine et, ut fertur. asai
M ie, le quali per evitare la sollitudine, se dice che molte volte tene tute doe
nel lecto. La quale cosa meo iuditio merita qualche exctisatione perch bi-"ina che la zoventude facia suo curso. Me racomando hutnilmente alla iS. V.
III.ma.
Hata Venetiis die dominico XI. februarii 1475.
Illustris ducalis dominationi.s vestrae
Servus Leonardus Botta .
la tergo! (Illti*tnxi)m o principi et c j-o Hcntisnimo domino (dom ino) (lalcaz
Marie Sfoi lic 1 ter,comiti (duci) MedAoani ecc. domino meo tingulariasim o ecc.
Vot. estere. Venezia 14 7J (la lettera erroneamente posta sotto quest'anno).
A r c h i v i o di S t a t o in Mi l ano.
* B

urckhardt

I , 5 3 . G o t h e ix

525.

2 V. sopra p. 10 .?s.
3 G o t h e i x , Ignatiu* ron L oyola 81; cfr.

B onazzi

I, 730.

100

Introduzione.

dei n ovellieri e d ei p red icatori, poich questi esa g e ra n o e gen era


lizzano quasi sen za eccezion i. Da ta li fo n ti non si p osson o dedurre
che con clusioni m alsicure e fa lla c i ; 1 m a che allato ai buoni ele
m enti an cora abb ond an ti la societ ita lia n a del secolo x v n e o f
fr is s e an che m o ltissim i di c a ttiv i, non so g g ia c e tu tta v ia ad alcun
d u b b io .2 In siem e alle cau se di carattere gen erale h anno qui influito
in m odo p ern icio sissim o anch e la lettera tu ra e il teatro.
S o lta n to ai dotti era a ccessib ile la lettera tu ra pornografica
dun B eccadelli, d un V alla, dun P o g g io e dei loro innum erevoli
segu aci : il velen o v en iv a sparso in v a stissim a sca la m ed ian te no
velle e com m edie sc r itte in lin gu a volgare. A lle n ovelle del B oc
caccio, rip etu ta m en te stam p ate nel q u attrocen to (la p rim a volta
da un ebreo) ten gon o d ietro le produzioni ancor pi oscen e di un
ser Cambi, di un M asuccio, di un G entile S erm ini, di un F rancesco
V ettori, d un B andello e di a ltri. Il tem a p red iletto di questi n o vel
lieri sono le relazioni sessu ali nel loro crasso verism o e in sie m e le
denigrazioni del m atrim onio e della fa m ig lia . M ariti sem p liciotti
vengono in gann ati e im brogliati, i gelosi m algrado la loro v ig i
lan za ; preti e fr a ti seducono e in gan n an o la g en te venendo poi
e ssi ste ssi tru ffa ti e pun iti. Ovunque si m a n ifesta la tendenza di
scolp are ladulterio, di glorificarlo anzi, purch esso s i com pia con
una certa fu rb eria e s c a ltr e z z a .4 Come p resso i cam pioni del R ina
scim ento fa lso , pagano, co s anche qui il libero am ore ap p arisce
siccom e lideale cui si d eve a sp irare. Il P on tan o d iceva ap erta
m ente che la m oglie deve chiudere un occhio sulle relazioni del
m arito colle d o m estich e.5
A nche i poem i rom antici d i un B oiardo e d i un A riosto d ovet
tero esercita re una g ra v e efficacia sulla m orale. N e llepopea caval Ofr. le osservazioni molto degne di attenzione, sebbene qua e iti forse
troppo spinte, di W o t k k nel Programma su Ercole Strozza (Wien 1892) 1 1 s.
e in Allgcm. Z eitung 1896, nr. 20 U d. Come W o t k e si esprime anche il Scnul^
r i i E i s s in Allgetn. '/. ilung 1892, nr. 301 Hcil. (fr . anche H a h k k , Z u r Kritik 153 * Areh. slor. Hai. 4 (Serie 11, 288 s. G a s i >a r y 11, 452-453. G r a n t in Iti*
X atlon IV, 482 s. e su ci G e i g e r in Z c ittc h r ift fiir vcrglcich. Lit.-Oe*ch.
N. Serie II, 250 s. .Sulle donne italiane del Rinascimento, la loro buona qua
lit In generale vedi Rodocaxachi, L a fa n n ie Ualicnne 206-274; T a m a s s i a . Iai
fam iglia itai. 190 s s .
Ofr. per un determinato territorio B e l g r a n o 422 s., 453 s. Per quanto
i predicatori spesso esagerino, pure alcune delle loro testimonianze sono troppo
precise e degne di fede. <fr. per es. ficrnione* de Sancii d i G a h r . B a r l e t t a . 12.
5
H o f m a n n , B arbara con M antua 25. 11 D ccamcrone del Boccaccio tro
va vasi persino in mano d donne; vedi M a i . Spicil. IX, 616. Circa la diffusione
dei libri cattivi efr. fra l'altro i Sermone di O a b r . B a r l e t t a , 13.
*
Off. il nostro voi. I, 6. n. 3 e n. 4 (ed. 1931) e la letteratura speciale
Ivi indicata. V. anche D a n d o l o , Secolo (li Leone X . II (Milano 1861). 155s . :
F l a m i n i . Cinquecento 355-366. 5648. ; d ' A n c o n a e B a c c i , M anuale l i , 4 9 2 ss. :
Lrzio-HENIER, Colt, c rela:. M I . <Vltabella d'Ete l i 1, 77 s.
o U o t h e i n , C ulturcntw icklung 572.

O rlando furioso dellAriosto.

101

leresca del p rim o non m ancan o sc h erzi sa la ci e quadri lu b r ic i;1


peggiore poi di m olto VOrlando fu rioso del celebre p oeta aulico
degli E sten si. N on so lo tu tti i co m b a ttim en ti q u iv i d escritti hanno
origine d a lla sen su a lit d e g li ero i e d elle ero in e, m a non m ancano
nemmeno descrizion i se n su a li e a d d irittu ra in d ecen ti, le quali do
vevano riu scire ta n to p i p erico lo se, quanto pi il p o eta sapeva
volgere tu tta la m agn ificen za dei colori. M olti p a ssi in que
stopera da rte poetica, la pi im p o rta n te p rod otta dal rin asci
mento sono ta li, ch e la m a g g io r p a rte dei tra d u tto ri stra n ieri non
si atten taron o d i tr a sfe r ir li n e lla p ro p ria lin g u a .2 A v a n ti di
narrare lim pu den te e g r o tte sc a m en te in d ecen te fa c ez ia d ellin su
perabile fu r b e r ia e in fe d e lt d i tu tte le m o gli lo ste sso A riosto
dice:
Donne, e voi che le donne avete in pregio,
Per Dio, non date a questa istoria orecchia...
Lasciate questo canto ! ch senz'esso
Pu star listoria e non sar inen chiara...
Passi chi vuol, tre carte, o quattro, senza
Leggerne verso...

A ci v en g o n o ad a g g iu n g e r si p a ssi fo rtem en te sa tir ic i contro


la vita sco rretta del clero. B ra n d ire per la sfe r z a d ello scherno
spettava m eno di o g n i a ltro a un poeta, l in te r a v ita del quale era
piena di d isso lu te z z e .3 A l co n tra rio eg li si te n n e lon tan o da a tta c

1 Ofr. Erscii-Gri uer

2* Sezione XXVI, 25.


- Ofr. R u r n , Gesch. der ita l. Poesie II, 293 s. M a k f e i , S toria d. L c tt. Ual. 3, 2
Milano 1825, II, 61-64). O a s p .u y 11, 412. 429 s 4 3 6 s. W e i s s , Apologie II, 382.
Ilt n t c K H a r d t 1 1 3 , 4 5 . S c h n e e g a n s , Groteske S a tire 112 s. E. S c h m i d t , D er ra
mmle Roland in A llgem . Z eitu n g 1882, nr. 808 e 310. Mixeb,* K e u lsch h eitsld /rn
Mainz 189T) 53 s. ; F l a m i n i , C inquecento 74, 75 ; B a u m g a r t n e r , W eltlit. VI,
-OSs., 276; E. B e b t a n a , V A rio sto , il m atrim onio e le donne, in M isceli, di studi
' ritici cd. in onore di A. Graf, Bergamo 1903, 161-194. Il privilegio ottenuto dall'Ariosto per la pubblicazione dellOrlando, ha dato occasione alla sciocca ac
cusa, che Leone X abbia approvato 11 poema, mentre esso privilegio non aveva
altro di mira che di tutelare al solito lopera contro le ristampe. R b u m o x t III
- 347.
j | f f =| 3
3 L'Ariosto, dice il I t e r a II, 245, per vivere e poetare aveva sempre bi- >gno dunamante. Persino nel suo cinquantesimo anno di et rifiut l onorilieo posto di ambasciatore a Roma, che avrebbe potuto por Une aUe sue
finanziarie preoccupazioni, unicamente perch questa carica lo avrebbe sepa
rato daUamante che aveva a Ferrara (S a tira VII, 57 s.). Nella satira seconda
l'Ariosto dice che non vuol contrarre matrimonio per rimaner libero. Cfr. am he
Eeh.now, A riosto * Lehen (Zrich 1809) 81 s., 8 6 s.. 177. P n tss I 2, 107 e iSchucuabdt in Allgem. Z eitung 1875, nr. 149 Heil. R om anisches und K eltisches,
Berlin 1886; V. P i r a z z o l i , Gli am ori dell'A riosto e il suo C anzoniere, in
' orti. stor. d. lett. Hai. XLVIII (19001, 124-144; F lam ini, Cinquecento 6 6 , 08;
I -a i m c a r t n e r , W eltlit. VI, 260 s.

102

Introduzione.

chi con tro la fe d e , ch e anzi in una delle sue sa tire d issu ad e affatto
daHa llo n ta n a rsen e. 1
I! p eg g io ch e lA rio sto si p erm ettesse so tto la sp etto m orale in
con trasi n elle su e com m edie. In n essu n altro cam p o il profondo
m arcio delle co rti ita lia n e del rin ascim en to s i riflette pi cruda
m en te che in q u esto ram o di letteratu ra: il n e fa sto in flu sso del
la n tich it qui in negab ile.
A P om ponio L eto, e al fa sto so fa u to re del fa lso rin a sci
m ento rcole I di F errara sp etta la gloria equivoca di avere per
i prim i rich iam ato sulle scene P la u to e T erenzio. N o n si dava
fe s ta dellaccadem ia rom ana e d ella co rte fer ra r ese , la quale non
fo sse m agn ificata dalla recita d elle com m edie dei poeti p agani,
piene di lazzi inverecondi. T u ttavia le rappresentazioni preparate
da Pom ponio sap evan o m olto di a n tiq u ato; altrim en ti sta v a n o le
cose a F errara, dove P lau to e T erenzio feste g g ia r o n o la prim a
volta il vero loro risorgim ento. E ssi d iventarono i d ich iarati p re
d iletti del duca E rcole I ch e d eve riten ersi com e il vero fondatore
del teatro del rinascim en to. 5 Con lo sfa r zo d ella scena gareggiava
la m b igu it di m olti lavori, in cui p er lo pi non d oveva m ancare
la m oresca. N el carn evale del 1486 in F errara fu ron o rap p resen
tati la prim a v o lta in lin gu a italian a i M enecmt di P la u to .8 Questo
dram m a sta to assa i p r e fe r ito nel periodo del rin ascim en to ed
ha con trib u ito m oltissim o allo sviluppo della com m edia italiana
m oderna. A n che il su ccessore di E rcole, A lfo n so I, coltiv con
m olta p assione q uesta sp ecie di d ivertim en ti tea tra li. N el carne
vale del 1508 and per la prim a v o lta sulle scen e alla sua co rte la
C assaria (la c a ssetta ) dellA riosto im ita ta su P la u to . 4 II so ggetto
assa i licen zioso di questa com m edia (il p ro ta g o n ista un lenone.

' Oltre ni Ra.vke, Zur Oriteli, il. Hai. Poesie (W erke U - M I ) 304. cfr. spe
cialmente G a b o t t o . La politica e la religiosit di L. A rio sto in Uassrgna fim iliana, Modena ISSO, novembre.
3
Quanto segne detto sulle tracce del D ' A n c o n a . Origini del T eatro ita
liano, 2* ed. Torino 1891 e F l e c h s i g , D ekoration der m odernen Hhne 6 ss..
10 s. Ofr. anche K. v. U k i m i a r d s t o k t t m o i . P lautus, Leipzig 1886. 50 ss. :: F la
m i n i , Cinquecento 2 6 5 s . ; I . v z i o - R k x ik k , Commedie classiche in Ferrara n el i
ln fio n i. str. d. tott. Hai. XI. 177 s. ; .trr/i. stor. Lomb. XI (1884). 140-138.
Sulla esecuzione in latino dei JI encomi a Firenze addi 12 m astio 1488 con un
prologo di Angelo Poliziano cfr. R e c m o n t in .1 reh. stor. Hai. 3* serie XX. 19<l s.
e D e i . L u n g o , F lorentia 3.7 T -3 6 3 . Sull'imitazione di iPiauto e Terenzio nella
<-ninmedia italiana del sec. z n cfr. V. D e A m i c i s , L 'im itazione latina nella com
media tal. del xvi secolo, nnova ed.. Firenze 3807 (ivi p. 64 ss. snlle rappresen
tazioni piantine a Roma e Ferrara): O. A. Galzigna, Fino a che punto i cwnmediograjl del li nascimento abbiano im itato P lauto c T erenzio (2 programmi
di ginnasio). Capodstria 18!*. 1000.
* Diario Ferrarese 278.
* U u tro u , Kotierte per la cita di L. A riosto (2 * ed., Modena 1 8 7 1 ) 6 8 - 6 0 .
F i .k c iis ig . Dekoration der modernen l uh ne 2 0 s s , ; D e A m i c i s loc. cit. 7 0 . 7 3 s .

Commedie, immorali.

103

i! quale secondo l'an tico costum e rom ano ha lincarico di con trat
tare delle belle schiave), tu tta v ia su p era to dai S u ppositi (so sti
tuti) del m edesim o A riosto, la Lena (ruffiana) che fu rappresen
tata nel 1528 d in an zi a llin tera corte in occasione del m atrim onio
del principe E rcole con R en ata di V alois ! 1
Con la m ed esim a p assio n e di su o padre co ltivava a M antova
il teatro Isab ella d E ste, sp osa del m arch ese F ran cesco Gonzaga.
Anche in U rb in o fe c e il su o in g r e sso il tea tro profan o. A Rom a le
prime com m edie cla ssich e fu ro n o rap p resen tate probabilm ente al
tempo d Innocenzo V i l i . N q u este si lim itaron o alla piccola cer
chia degli u m a n isti, poich ben presto card inali m ondani ed altri
alti d ign itari e c c le sia stic i m isero le co rti dei loro palazzi a dispoizione di P om ponio L eto. Il ca rd in ale R affaele R iario specialm ente
accord al tea tro fa v o r i da p r in c ip e .2 S o tto A lessa n d ro V I la
mania per g li sp etta co li tea tra li and sen sib ilm en te crescendo,
tanto che una parte esse n z ia le delle fe s te di corte era c o stitu ita da
rappresentazioni dram m atich e d i lavori in p arte a ffatto indecenti.
Al tem po delle fe s te carn ev a lesch e, alle quali A lessan d ro V I pren
deva vivo in teresse, si d avan o di continuo num erose com m edie.
Nellanno 1502 q u e stin d eg n o pontefice fece rap p resen tare nei proprii appartam enti i M enecm i di P la u to .5 M eno inclinazione a sim ili
cose ebbe il b ellicoso G iu lio II, m a g i il su o su ccessore Leone X,
appassionato pei d iv ertim en ti, to rn a v a ad a ltro costum e. E gli non
>'be rossore di a ssiste r e alla sfa r z o sa rapp resentazione d ellim m o
rale com m edia la Calandriti del C a rd in a l B ibbiena, che era andata
'Ulle scene la p rim a v o lta in U rb ino nel carn evale del 1 5 1 3 .4
1
Sulle commedie dell'Ariosto cfr. K l e i n IV, 30 4 s., 326 ss., 351 ss. O a'Cary II, 4 1 6 s. P r l s s I 2 , lOOss. B o u t e r w e k II, 5 8 s. F e u e r l e i n , D ie ital.
Komdie In Preti*. Jahrb. XLVII. 10 ss. Sulle rappresentazioni In Ferrara
'a m p o ri loc. clt. 89 s. e F l e c h s i g 2 2 ss. V. a n c h e C a m p a n in i. IS A rlo tto ( B o
logna 1801). G iom . d. l e . X X . 2 8 2 s.; V i i x a r i , M achiavelli III, 1 4 2 s . ; II rr,MUND. tude llal. 2 6 4 -3 1 6 ; B o n g i, A nnali I, 340-343, 3 8 6 s.; R e i n h a r i w t o c t t * , Plautu 332-337, 4 8 2 ; C r e k e n a c h II. 235 s.. 253 s.; F l a m i n i , Cinquecento
'-66-273, 5 5 5 ; B a u m g a r t n e r VI, 361 s.. 4 1 0 ; P . H e t s k , D rei italien. Lutpiele
"* der Zeit der Renaianee, Jena 1014, 5 ss.; Ibid. 11 ss., traduzione della
' attoria. Sulla satira nelle commedie dellAriosto cfr. D e A m ic i loc. clt. 113-

119; V. Rossi, / S u p p o tili rid o tti a cenano (Nozze Flamini), Bergamo 1R06;
G. M arpillero, / < Hup p ositi di L . A rlo tto , In G lom . tto r. d, lett. Ital. XXXI

(18518), 201 s. SnHesecuzione dei Supponili dinanzi Leone X cfr. Rodocaxachi,


Rome au tem ps de Jule I I e t de IW-on X , p. 171 ss.; L. S c h m id t. Die Renai*
ance in B riefen II. 1 4 2 ss. ; D e i. L u n g o . Floren Ha 321, 322 s.
J D A ncona . O r ig in i I I * . 65 ss., 3 4 7 ss. F l e c h s ig 25 ss.. 35 s.. 41 s.

* b i t par ci di A. G i u s t i n i a n i . I, 3 7 0 . 4 0 4 . 4 1 3 . S a x u t o IV, 7 2 2 . 7 6 7 . 7X 2.
I l Carnevale di Rom a ( F i r e n z e 1 8 0 1 ) 2 3 s s . F l e c h s i g 1 4 s.
* Iungilbonj 3K S . Areh. tor. p. le Marche III. 183 8. Luzio-Remek. Man1ora e Urbino 213 ss. D'Ancona. Orgini II*. 7 7 s.. 88 s.. 101 5. Luzio, F. <>maga i s s . F lech sig 6 0 s.
In S u o r a R ir itta m itena V II: Un carnevale
alla corte fTUrbinn e la prim a rapprcenfazione della Calandriti. Sulla prima
w w iilo n o a trb in o cfr. Tom masini. Mach la re Ui II, 1124 ss. ; Rodocanachi.
Vd k m o i x o .

104

Iiitroritr/ionu.

Leone X in terv en n e anche a una esecuzione dei S u p p o siti dellA rio sto la dom enica di carnevale del 1 5 1 9 .1
Gli equivoci e le fr a si a doppio senso d elle com m edie d e llA riosto e del B ib b ien a ven gono su perati ancora da quelle del M achia
velli. La su a M andragola (o pozione m agica) pi ch e tu tte m ette
in v ista le situ a zio n i pi im m orali. In una prosa m a g istra le viene
qui sv o lto un so g g etto , di cui non si saprebbe im m agin are il pi
pericoloso. N e l dialogo b rillan te e strin g e n te v ien e con incredibile
im pudenza glorificato l a d u lterio; la passione pi sb rig lia ta , la pi
volg a re cu p id ig ia rare volte s ta ta rap p resen tata pi al v iv o . Il
M achiavelli tra v a s in q u esta lurida com m edia tu tta la d eprava
zione della su a propria n atura ed in siem e tu tto lodio con tro il prete
di cui egli era capace. N on il sa n to sdegno contro g lindegni rap
p resentanti della C hiesa com e in D ante, quello che an im a il M a
ch iavelli, m a il m otteggio friv o lo ch e vorrebbe g e tta r e il ridicolo
su un in tera cla sse di persone, s u llistitu zio n e ste ssa , della quale
in F ra T im oteo si d la caricatu ra pi scon cia che si possa im m a
gin are. Il cupido e finto fr a te m ette in d ileg g io quanto v ba di pi
san to nella sua ch iesa p er gu ad agn are il prezzo del peccato per la
p erpetrazione d unazione in fam e.
N punto m igliore una seconda com m edia del M achiavelli, la
Clizia, la debole im itazion e d una d elle pi c a ttiv e com m edie di
Plauto. L autore fa notare nel prologo c h eg li cred e de sse r riu scito
ad evita re sconcezze. M a volendo d iletta re e m uovere alle risa
gli sp ettatori pur n ecessario ricorrere alle persone innam orate;
per s e qui fo sse cosa a lc u n a non on esta, sa r in m odo detta che
q u este donne potranno sen za a rro ssire a sc o lta r la . D i fa tto per
la com m edia contien e dei b ran i che farebbero arro ssire a n ch e gli
u o m in i.; P ersin o un u m an ista com e G iglio G regorio G iraldi esclass. 'd ir a la C alandria o l t r e a i s u d d e t t i c f r . K e e i n I V , 3 9 2 s s . G a s in v r y
ss. G r a f , S tu d i (Im m illatici 8 7 s s . I I e u m o n t I H 2 , 1 3 8 ;
F E l ' B U n loc. cit 1 5 ss. ; < r e i z e n a c i i l , 2 4 1 - 2 4 5 ; F t .A s n s n , C inquecento 2 7 4 s . :
P a u m g a r t n e r , W e ltlit. V I . 4 1 9 s. : V i i x a r i , M a ch ia velli I I I , 1 4 4 - 1 4 6 : G . P e l i. i z z a r o , La commedia del tee. X VI e la n orellin tira a n te rio re e contem poranea
i n Ita lia , V i c e n z a 1 9 0 1 . U . W e n d r i n e r . M e QueUcn von R. )ovi:C * C alandria.
Halle 1 8 9 5 . mostra elie 11 B il> h ic n a n e l c o m p o r r e l a C alandria h a s u b i t o p i

H onw

405

l i . 5 7 7 s . P r 'u .s s I 2 , 1 0 1

l'in f lu s s o d e l

B o c c a c c io

ch e di

P la u to .

11 C a s t i g l i o n e d e l r e s t o

rappresentazione della C alandvia a l c u n e s c e n e


forse n o n si mrel>l>ero p o t u t e r a p p r e s e n t a r e .

s ia n o

sta te

d ic e c h e n e lla

c a m b ia te , le

q u a li

i V . 11 n o s t r o v o i. I V 1 . .191 s .
3

O r .

O r e iz e n a c k

K i .k i n

I V , 3 7 1 s s ..

422 ss.

I I , 2 4 .V 2 5 1 ; I I it-i.E n R .w n .

G a s iw r y

fitudr* ital.

II,

579 ss.

P r o -s s

3 5 0 s s. ; D e A m ic is ,

2.

1 1 8 s. ;

L 'im ita

zione latina nella com m edia italiana ( P i s a 1 8 7 1 ) 9 2 - 9 0 . G r a t , S tu d i d r a m m a


tici 1 3 1 s s . M achiavelli al* K om dieiidichtcr i n Allgum. Z eitung I S S I . n r . 2 3 7
lleit. S a m o s c h . M achiavelli al* K om dicndichtcr , M i n d e n 1 8 8 8 . B a c m o a r t n e b .
W eltlit. V I . 4 2 0 s . G . T a m b a r a , intorno alla Clizia di X . M achiavelli. I t o v i p 1
1 8 9 5 . V i i .u v r i . M achiavelli I H , 1 4 9 s s . ; q u i v i p . 1 5 1 l a p r o v a e h e l a r a p p r e s e n
t a z io n e d e lla

M a n d r a g o la

a lla

p r e s e n z a d i I .e o n e X

una

f a v o la . T o m M a s in i.

Schiave orientali in Italia.

10">

mava in d ig n a to : 0 tem p i, o co stu m i, tu tto il luridum e d e llan tica


c e n a , che il c ristia n esim o aveva m esso da banda, ricom parso! 1
E rano due m ondi d iv ersi, la so ciet sp en sierata d elle Corti,
dove potevano rap p resen ta rsi sim ili com m ed ie e le classi borghesi,
che come p er linn anzi co ltiv a v a n o il dram m a sacro. Ci form ava
un salutare con trap p eso alle fr iv o le ten d en ze del fa lso rin asci
mento, m a a lu ngo a n d are il dram m a sacro non si pot so sten ere:
il m ovim ento procedente dai circoli u m an istici, ch e m irava ad una
completa rin a scita del te a tr o cla ssico , p o se al cim en to la sua e si
stenza e da ultim o ne p rod u sse la r o v in a .2
U na m olto p eg g io re influenza sulla m oralit delle classi pi
agiate oltre alla c a ttiv a lettera tu ra lesercit in p articolare l'uso
vigente in Ita lia fin dalla m et del secolo XV di riten ere com e
schiave fa n ciu lle orien ta li, pi di rado fa n ciu lli e giovan etti.*
I I , 3 8 2 s s . ; F e s t e r . M achiavelli (57 s . : V.
Scampanato. La M au
liti gola di A'. M achiavelli nelle cam m edie c nella rila Hai. del Cinquecento,
N " la IH!*7 ; F l a m i n i , C inquecento 2 7 5 s s . , 5 5 8 ; T,. B i a n c h i , Del j iroloi/ti alla
Clizia del M achiavelli, in Rasxcgna Pugliese XVII. Traduzione della M an
dragola In I. H e y s e , O rci Hai. Luxtxpiele 1 ( 0 - 2 2 8 . Che nelln Mandragola il
Machiavelli abbia avuto di mira uno scopo morale, vien negato anche da
M. M is io x o w , La Mandragola (Napoli 1 8 0 6 ) e dal (iorn. xtor. d. lett. XXIX, 5 3 2 .
' rea 11 tempo In cui fu composta la commedia vedi A. Mkiiix, La bibliografia
'l' ila Mandragola , In (iorn. xlor. tl. U H. Hai. I ( 1 8 8 3 ) , 3 0 6 s s . ; MondoLfo,
La genexi della Mandragola (Teramo 1 8 0 7 ) e (iorn. loc. cit. 1 1 5 s . , 5 6 7 s .
1 R u t h II, 5 0 7 . Per le commedie dei poeti suddetti cfr. anche G. P a .i-imaio, La com media del xee. jtvi ecc., Vicenza 1 0 0 1 ; A. Saj-z\ in (iorn. xtor.
d. lelter. ital. XI ( 1 0 0 2 ) . 3 0 7 ss. Su Pietro Aretino quale commediografo cfr.
1'r k iz k n a o k II, 2 6 3 s.; N. Fresco. L e com nudlc di Pietro A retino, Camerino
l'-'U; S a i .z a loc. cit. 4 1 6 s.; W . J . W i *l f e . D ie Komdien de* p . Aretino, in
'rnn. Rom. M onatxchrift III ( 1 0 1 1 ) , 2 5 7 ss.

Machiavelli

* D 'A n c o n a I I * ,

( il

ss. F le c h s ig

6.

* Ofr. Zamboni, OH E zzelin l, D ante e gli ch ia ri (Vienna 1870) 242 s., 280;
' I.vzari, Del traffico e delle condizioni degli sch ia vi in Venezia nei tem iti
'li mezzo. In Mixer II. di xtor. Hai. I (1682). 463 s.; Rongi. L e *ch ia re irrten'li in Italia In Xuora Antologia (1868) II. lriuKiiARirr II*. 78 s. ZaNEUJ,
Lo *chiare orientali a F irenze n e i xce. XIV, xv, Firenze 1885, Rki mont in B i*t.
Jahrb. VII, 51 ss. M olm enti 2113 ss. <II. 000
l. <-fr. A rrh. xtor. Hai. 5* serie
XXXI [10031 2 03ss.; G otiiein 411 -3. Lrzio-REXint. Ruffoni, nani e chiaiH
del Oonzaga ai tem iti d'Ixahclla rVF.xte (Roma 1* 01) (tl s. Vita italiana nel
M natcim cnlo. I. 01 ss. Oirtm. d. lett. ita l. XXXII, 215: Irrft. *tor. ital. 5* serie
l'.H K s. ; O. I.av.kr. Sklaverei in Europa tehrend der letzten Ja h rh u n d erte
de* M ittelatter* (programma di Bautzen). 1801. Cfr. Al- Kbss in Zeitich r.
f. kath. Thcol. XIX (1995). 273 s.. 607 ss. ; J. Schnitze. Z ur Gesch. der ftklarrrei in F lorenz im IS. Jahrb.. ln R nt. Quartalxehr. XIV (1000), 130-119;
K Veboa. Per la *tori a degli schiavi orientali, in A rrh. xtor. Lomh. XXXII
(1905); V. Rossi. La compera di una schiara m tttcca a Venezia. In .1/ixCrl. di
rudizioni I (1905) : C. Massa, La sch ia ril in Terra d i P ari dal xv al XVin xce.,
In Rassegna Pugliese X X III: Rodocanachi. Le* e sc la m i en Ita lie du UHI' au
xv*
in Rer. des quest, hixt. LXX1X (19061. 383-407 s. e La lem m e itaIcbhc 211 ss., 366 ss. ; Tamassia, La fam iglia Hai. 204 s.. 851*.; B u g i, P riva te
U /e 333 s.

Introduzione.

Prima delle conquiste dei Turchi erano state di preferenza tartare


e circasse le importate in Italia specialmente per opera dei Vene
ziani e dei Genovesi, mentre pi tardi sincontrano in maggior
numero fanciulle serbe, bulgare, greche e albanesi. Crescendo
sempre pi gli abusi, anche le leggi intorno a questo traffico si
fecero via via pi severe. Produce una singolare impressione
vedere come nelle lettere private di persone anche rispettabilissime
si parli di questo mal costume come della cosa pi naturale del
mondo e con tutta semplicit venga descritta la diversa qualit
e la complessione delle schiave. 1 In quasi tutte le maggiori citt
dItalia, a Venezia, Firenze, Mantova, Ferrara, Lucca, Genova e
Napoli, si pu dimostrare la presenza di tali servi e serve forzate.
Nelle fastose corti dei principi insieme ai nani e ai giullari si tene
vano come una rarit sempre alcuni mori e morette, alla cui
nerezza si attribuiva una particolare importanza. Gli artisti di
corte ne hanno immortalati alcuni nei loro affreschi. J Le nobili
famiglie di Firenze tenevano quasi tutte delle schiave. Questo
brutto costume veniva ben sovente a turbare la felicit delle fam i
glie. Talvolta crescevano su insieme figli legittimi ed illegittimi,
cos per es. Carlo, pi tardi prevosto di Prato, figlio di Cosimo de
Medici il Vecchio e di una schiava turcassa, 3 fu allevato insieme
agli altri figli nella casa paterna; di Maria, figlia di Pietro di Co
simo, non si sa di certo chi fosse la m adre.4 Si pu dire che in tutte
le famiglie, dove si tenevano schiave, la moralit dei signori non
era davvero esemplare. Dalla corrispondenza privata si viene a
conoscere come la giovent nobile data al traffico abborrisse dal
matrimonio; al qual proposito Alessandra Strozzi scriveva una
volta ai suoi figli il diavolo esser meno nero di quanto lo si dipinge.5
Una certa norma per giudicare delle condizioni morali ci
offerta da un altro doloroso fenomeno, che lo storico non pu pas
1 Ofr. Lettere di Alessandra Macinghi negli Strozzi (Firenze IsTT) 475;
K teine Schriftcn 134 s .
Cosi 11 Mantcgna nel castello di Mantova nella eterner degli Sposi, riti
'ardi Paolo Veronese specialmente si dilett d'introdurre dei negri nelle sue
com posizioni magnifiche per colorito.
Su di lui cfr. R. S oiivE rrm , l o llildern und Mennehen der Renaissance
(dal M ono tsh eftr f. K unstirissensch. 1112), Berlin 1914. 118 ss. (sul ritratto di
(rio del Mantegna>.
Kettmont In flint. Jahrh. V II. 57.
Rkitmoxt. K teine S ch rifte n 134s. Ofr. A rchivio nim ico italiano 5
Serie IV. 163. In Siena sul principio del secolo decimoqninto lautorit civile
1 vide costretta a reagire contro il dilagante celibato degli uomini : vedi IK r m i . flando di prender moglie in Siena, Siena 1878. In lincea nei 1454 fu sta
bilito che nessun celibe tra 1 venti e 1 cinquant'anni potesse rivestire una pub
blica carica (v. O iom . tigunt. 181*0. ISSI, disposinone che fu poi im itata da
Citt di Castello nel 1465; vedi M czi, Meni. eccl. e civili di C itt di Castello
I. 230. II. 28. Ofr. anche I* S c u m id t , Die Renaissance in R riefen I, 202.

H k v m o k t.

Le cortigiane.

107

sare sotto silenzio. Gi nel secolo XIV era stato grande in molte
citt italiane il numero di quelle infelici, che vivevano della igno
minia. Nel secolo XV si constata sotto questo riguardo un aumento
e prove rattristanti ne offrono persino piccole citt come Orvieto
e Perugia. 1 Queste persone si tolleravano dappertutto per evitare
mali peggiori. Nei grandi centri dove eravi concorso di forestieri,
specialmente in Venezia, Roma e Napoli, col procedere del secolo
le cose presero sotto questo riguardo una piega sempre pi triste.
Il cronista Infessura, del quale certo v poco da fidarsi, nellanno
1490 fa salire il numero di quelle miserabili per la citt di Roma
a 6800. 2 A Venezia, dove il commercio CollOriente esercitava
influenza di demoralizzazione, nei primi del secolo XVI se ne conta
vano nientemeno che 11000 su una popolazione di 300000 abitanti.
Ivi esse godevano duna grande libert, mentre nella maggior
parte delle altre citt, essendo considerate come persone infam i,
1 FuiRErrr. D ocum enti ili torto Perugina, Voi. I. Torino 1887, riporta
'lei decreti del 1424, 148(5, 1478, 148(5, 14S7 contro le m eretrici ; ma tutte que<te ordinanze non approdarono a nulla. Gi nel 1488 apparve un nuovo editto,
'he parimenti rest senza effetto. Per Orvieto vedi alcune testimonianze nel
Diorlo di S er To%cmaso m iSii.vkhtko, per es. 1015. 108 ecc. Numerose notizie
per altre citt (Firenze, Bologna, Ferrara. Siena, Viterbo. Faenza e 1Ionia)
nell'articolo di Kkzasco In Giornale ligustico 1800. 1(51 ss. Per Milano cfr. Arch.
tor. lomb. XVIII, 1000 s. Per (Jenova B E U ; rano 412 s . Per Padova L o v a kim. Die F rauem ccttrennen in l'adua, Merlin 1802. Per Torino Gauotto
In Oiom. ligust. 1800, 31(5 ss. Per Mantova Dior. d. le tt. Hai. XIX, 472 s.
I.izio-Rksier, B uffoni 44 e H rarouym in Mendico A*. V, nr. 10. Uno statuto
per Faenza del 148*7 allegato presso L v o tto , I l vero Raronarola 11>0, n.
Per il regno di Napoli cfr. la relazione del viaggio del cavaliere croato Andrea
I-apltz del 1451 in A rch iv di Hormayr X VII (1820). 522. Per la costumatezza
in Paria importante un editto del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza
del 0 (ri turno 1475 contro l'indecente contegno dinanzi al tribunale nell A r
c h i v i o m u n i c i p a l e d i P a v i a . tSul libertinaggio e la licenza degli
indenti in Roma. v. O iom . tor. d. lett. II, 134.: in Pistoia v. Arch. tor. il.
I* serie VII. 114s.
* IXFi-.Hst RA. ed. TomMasini 260. Per Roma cfr. R k im on t III 1, 442 s. ;
- 4(51*. Ijaniif, Papteel 70. L rzio. F. Gonzaga 2 s. A u n u n n , Censimento
di Roma otto leeone X Roma 1882. V io ix rr (contro Wokek) in Itev. hist.
XIr. 444.: Gcehichte d ie Htadt fVien. redig. ron A. Stabzkb III 2, Wlen
73.1
e le opere speciali citate qui sotto p. 108. n. 2. Relativamente alla no
tizia data dallo spagmioto F ran cisco 1xicaixi nel suo Lozana Andalusa (Ven.
1"*28) che nel 1524 <1 siano state a Roma 30.000 cortigiane e 0 0 0 ruffiane, il
I5* iim eii (Luther R o m fahrt. Leipzig 114. l o i n.) osserva : non occorre si
die oh? questa una esaserazlone in stile rnbelaisano . I tei resto Rohmer
'1 sbaglia quando lice che io non ho tenuto conto dellopera del Delicado:
lho fatto in voi. IV 2. 583 n. 3.
* Vedi S a x u t o V ili. 414. M o i.m e n t i 287 O li. * . ) ; K r k t s o iim a y r . 11,
*83. che considera esagerato il numero. G r a k 28*5. l/cggi c m em orie rcnete ulta
prostituzioni sino alla caduta della repubblica. .4 sper del conte di Orford,
Venezia 1870-1872 e (G . T a s s i s i ) Cenni forici e leggi circa il libertinaggio in
* cmezia, Venezia 188(5. Le court isa ite et la plice de m ocurs 4 Ferii. Bor
deaux 1880. Su attentati alia morale in Venezia vedi I I - ih s ie r T e tte * 040*.

Introduzione.

venivano sottoposte a varie restrizioni. Ci non ostante l impu


denza di questa classe di persone cresceva sempre pi.
Una circostanza particolarmente pericolosa si fu, che verso la
fino del secolo XV il vizio assunse delle forme pi raffinate e per
tanto pi seducenti. Caratteristica sotto questo riguardo la scelta
che allora si fece delleufonico e onorevole nome di cortigiane dato
alle pubbliche meretrici in luogo dellaltro prima usato di pecca
trici. Il diario di Alessandro VI del Burcardo mostra che questo
nome era gi in uso nel 1498. 1 Chi portava questo titolo cercava
di corrispondere al nome anche con il lustro della cultura. Veniamo
a sapere che queste dame coltivavano la musica, leggevano poeti,
sapevano parlare e anche scrivere con eleganza. Le loro lettere
posseggono una dizione corretta e sicura ed anche delle citazioni
latine. Specialmente nel secolo XVI queste rappresentanti del demimonde, che vivevano col massimo lusso in sontuose abitazioni, nelle
grandi citt, principalmente a Roma e Venezia, tenevano un con
tegno provocante: andando a passeggio o recandosi in chiesa esse
avevano dietro a un numeroso seguito. Divennero soggetto di
poesia e talvolta esse stesse poetavano. Una delle pi famose corti
giane romane, che portava il superbo nome di Imperia, lamica
del ricco banchiere Agostino Chigi, ebbe a maestro nella volgar
poesia lo Strascino da Siena. 5 Una morte prematura salv Imperia
Cortcgiana, hoc est m erctrix honesta. B t t r o h a r m D iarlum I T , 4 4 2 - 4 4 4 ;
Il SO; <*.fr. (Thuamie) III. 1*57. (Cetani) II 303.
a Collo studio fondamentale dot G u r 224 s. cfr. <3a h i *a r t II, 508; B u r c k n .v R iiT . C ullar II, 188 s ; (iraioiuwnjH V illa . 2K1 s . : < \ v x e i j -o , Storia il. Id i.
il. (Milano ISSO) 153.3.; Se h tri/rn kiss in Alitim i. 7.citim i) 1892, nr. 298: Mixl i i K r r i . Raffaello I H :
O A i a v r r o , M enila 127 s . V o o h l b t e i n 134 s . P a v e s i , Jl
bordello ili /'a fta , in 1/< ni. deli'Int. tvmb. 20; Mai i . d k J . a O - a v i r e , Finirne*
463 SS. ; I>. OSOU, L'epitaffio c il m onum ento d'Im peria cortif/iana, in V. t v
tnlogia OOVII (1900), 409 s . ; P. Ia B r t 'Z Z O X E . Im peria e I snoi am m iratori.
Ibld. 68Bs. Su Imporli) anche ''h i . e t k i w s k i , Rom I. 3 3 8 s. Il suo testamento
p r e s s o R o d o o a x a c h i , Rom e 4!K! ss., cfr. 151 s. Ofr. inoltre te seguenti opere
speciali, che iter st riferiscono In gran parte al sec. xvi : F e r r a i , L e tte re di
cortigiane del re. x v i , Firensse 1SS4 e inoltre T-rzio In G ioni. d. letl. I l i , 4 3 2 ss.
B e r t o i -o t t i . Repressioni straordinarie alla prostituzione in Roma nel sec. xvi.
Homa 1887. A K U lU id, A ppunti /tulle cortcgiane nel cinquecento in Itibl. d. scuole
elastiche ita l. VI ( 1K94K 14. V. C i a x . G alanterie ital. del tee. xvt, in La L et
teratura. Torino 1887. O . B a o c i x i . Cortigiane del sec. x r t (L ettere, curiosit
ecc.) Firenze 1892. Rooocaxachi. Courlisanes et B uffons. fitude de* tnoeurs
ruma in* au x v i * U'-cle. Paris 1*04 e in proposito C i a x in G iom . d. L e tt. it.
XXIV, 446 ss. S aitsoh ick 175 ss. e voi. snppt. p. 08-70 : L. Schmiut. Fra unibriefe der Renaissance 4 0 ss. e : llic Renaissance in B riefen II. 261 ss.; A. S e mkrav, lic K urtisanen dee Renaissance, Berlin u. I/eipzig 1914. Per Roma
cfr. ancora C a i in V. Antologia OtKXVI (1909), -593 ss.. 597 ss. ; B ou u er.
R om fahrt 90 s.. 168 s. : per Venezia : M<.menti <11. 602 s.. 605-624; .4rch . stor.
ital. 5* serie XXXI (1908). 3 0 8 -.; l * r Bologna: F r a t i . La cita privata di
102-10S; A tti e \lcm . per le prue, di Romagna, 3* serie XXIV (1906). 344 s. ;
R
I . o v a r IH T , Dio F ra u d a c eli re nnen in Padua, in Zcilschr. de V c t c m m / .
i

(O lim i)

R isu rre zio n e 'd e l vizio nazio nale dei Greci.

109

dalla sorte comune alla maggior parte delle sue compagne, che,
;fumata bellezza e ricchezza, finivano allospedale o sulla paglia.1
Da parte della Chiesa si cerc di reagire contro tale deprava
zione, specialmente con istituti per il miglioramento delle penitenti
e con decreti riguardanti lunione matrimoniale delle infelici vit
time. 2 I predicatori di penitenza orano instancabili contro il vizio
e riuscivano aimeno a mettere temporaneamente qualche freno.3
Talvolta si tennero anche delle predicazioni speciali per il ravve
dimento di queste peccatrici. Un cronista mantovano parla di tali
prediche tenute in Roma dal celebre Egidio da Viterbo durante la
quaresima del 1508.4 Alcune si ravvidero allora, come poi anche
le drude di Rodrigo e Cesare Borja, Vannozza de Cataneis e Fiam
metta, procurarono negli anni posteriori di espiare mediante opere
di penitemza la loro vita scorretta.5 Ma in complesso lo stato di
tose rimase come prima rattristante,0 in Roma non essendone la

l t-lkakunde l i (1N92), 50 s. (cfr. (ioni. slor. cit. XIX |l.s92], 472 s.) ; iA. Zankuj, L e donne cori etti a l'intuiti, iu JSull. nlor. Pintoiexe III (1901); La
ltrolilu:ione in Perugia nei xecoli jcv c xvi, Torino 1890; 'S. in < S i a o o m o , Jm
nroilit. in X apoli nei tee. xiv. xv e x.'l, Napoli 1880. ("fr. Giorn. xtor. eit. XXXV
1 11(00), 137 ss. e X. A rd i. Ven. XIX (1900), 390 s. ; C u t r k k a . S to ffa d. pronti!.
>' Sicilia, Palermo 190CJ. Un nuovo lavoro deve attendersi da V. 'R o ssi ; cfr.
inche del medesimo: L ettere d i 1. Culmo, Torino 1888.
1 Cosi anche Tullia d'Aragona celebre pure come poetessa (cfr. Aoro InIologio j v [1886], (CS s. ; C e la si. Le rim e di T ullia tVAragona, Bologna 1891;
Lezio In R iv. stor. Manto. I [1885]; Bongi in JticU ta crit. il. lieti, tal. IV
[1887], 1S6 s. e Biagi, V netvra rom ana: T. U'Aragona, Firenze lNit7 ; tv. Boxer,
limili* I, 150s., 270; F lam ini, Cinquecento 195., 380 s., 54 567 ; < hlkdowhkj,
Km I, 368 s.) pass i suoi ultim i anni ammalata e dimenticata in una taverna
in Trastevere, dove poi mor. Vedi Corvisiehi, I l testam ento di Tullia tl'AraiJona (1556) in P anfulla della D omenica 1886.
J Cfr. Grae* 272. K b i b o k . F ra n kfu rtn R&rgerthum. \S. Sor. 331. Pavesi nel
'aggio citato qui sopra p. 108 n. 2.
* <'fr. Giornate ligustico 1890. 319.
* A questi di frate Egidio ha facto una predica per convertire tutte queste bagasse (bagascie) de Roma ; quando furno alla presentia sua tutte vo
levano fare mirabilia et promessoli el partito molto largo; partite che furno
a I.ocha te vidi. Vero che alcune i>er essere state assai in questo peccato se
ano convertite .parte a le monache de ponte (Sisto et in el monasterio de
s . Georgio. Cosar de Bechadellis (non Beccodeili. c u i scrive B e r to u itti loc.
il. 8) alla marchesa lsal>ella di Mantova da Roma 5 marzo 1508. A r c h i v i o
1' o n z a s a In M a n t o v a . Cfr. in pro)osito Ciax in Giorn. d. Ictt.
XXIX. 414.
* Su Vannozza v. sotto, lib. I. cap. C. -Su Fiamm etta, dalla quale prende
il nome di Piazza Fiam m etta la via che dalla Maschera dOro mette a San* Apollinare, vedi Auinoi.f i , T orre de' Sanguigni 15 ss. Che persino tra le cor
tigiane la religione non fosse del tutto-spento vien mostrato dal Gbak 279 s.
* Cfr. la relazione del Crossino del gennaio 1512 presso L v z io , F. Gonzaga
-3>-30. Quali difficolti) incontrassero i predicatori per quanto favoriti dal potere
vivile, lo mostrano le lettere pubblicate dal CaITj in Itihliofilo 1887. p. 39 k.

10

Introduzione.

m inor cau sa il clero stesso , ch e dava m olto c a ttiv o esem pio. Sol
ta n to le t d e lla resta u ra zio n e cattolica ha com inciato a to g lie r di
m ezzo q u esta verg o g n a .
E ppu re il d isord in e delle c o rtig ia n e non e r a poi il m ale p eg
gio re d a cui fo s s e tra v a g lia ta lIta lia del rin ascim en to : lo storico
di q uesto p eriod o non pu fa r e a m eno d i toccare u n a ltr a piaga
ancor pi dolorosa. S icu re testim on ian ze non lascian o alcun dub
bio che lorrendo vizio dei Greci torn a llora di m o d a .1 T an to la
C hiesa ch e la legislazion e civ ile d el m edio e v o in fo rm a ta al suo
sp ir ito avevano p ersegu itato con provved im en ti se v e rissim i e quasi
ovunque e stir p a to q u esto vizio, m a ora esso , so tto la llegra et!
attra en te v e ste degli a n tich i m iti e poesie, fe c e di bel nuovo ritorno
p resso m olti ciech i adoratori d ella n tich it p agana. A V enezia,
Sien a e N apoli esso com parve g i nel p rin cip io del quattrocento.
Con parole di fuoco san B ernardino da S ien a in so rse n elle sue pre
diche contro q u estabbom inevole d ep ravazion e m inacciando lira
di D io .2 F ra i ^predicatori p osteriori sp ecialm en te R oberto da
Lecce, M ichele da M ilano e G abriele B arletta levarono la loro voce
eso rta trice e am m on itrice contro la crescen te c o r r u z io n e .3 A nche
la legislazion e c iv ile cerc sp ecialm en te in V en ezia di porre un
a rg in e a questa form a di corruzione m inacciando pene sev erissim e,
ma indarno. I cam piom del fa lso rin ascim en to pagano glorificavano
ap ertam en te e spudoratam ente i vizi pi con tro n atu ra, ch e furono
gi la m aledizione del m ondo an tico. V era p ersin o ch i s e ne van
tava ed altri adduceva per scusa lesem pio d egli an tich i pi in sig n i,
u gu agliare i quali c o stitu iv a la m aggiore asp irazion e d i questi
u m anisti. N e lla su a se ttim a sa tira lA riosto dice sen za am bagi,
che quasi tu tti gli u m an isti erano in fe tti di quel vizio, per causa

i
Oltre 1 d ati hihliograllci del nostro voi. X, p. 29 n. 2 (ed. 1!KI ), efr. per
elO che segue anche Knkhm. II. 150. L a k d u o o i 251, 298. p ia r io di S o t T o m m a s o
712. B u r o h a r d i D iarium li. 397, (Celatii) 11 4M'; P l a t i n a presso V a i r a n i , Mon.
Ora n o li. I, 28. Cenai *ul libertinaggio a Yeneaia ( v . sopra p. 107 n. 3) 17 ss. U C d e m a x n 21 s. L a n c e , l apateacl 24. P k r r e n s
11, 14?. , B k L g & a n o 427 s s . G u i d i c i n i .
M isceli. Bologn. 43 ss. F r i z z o r i 132. V i l l a r i , M achiavelli 1, 574. V u x a r i - C a s a
n o v a 7, 501 s., 507. M a c h i a v e l l i , L e ti, fornii. p. ;>. c. di K . A i . v i s i . Edizione integra
(.fuori commercio, Firenze ISSI) 233, 317, 321. 325, 335. 337; B u r c k h a r d t I" .
380 s. ; T h e i n e r - N i p p o U , K infuhrung dcr crzicunvenen E h elotigkeit III. 127 -. :
H e f e l b , Ite r hi. Bernhard^ ron M ena 41 ss., 260 s. ; S o m m iB , Savona
rola* B rsieher 4Bs., 87; I v a n Bi-ooii, Die P ro ttitu tio n I , Berlin 19(12, 7 9 6 ss. ;
la testimonianza deil'Aleandro in unn lettera al vescovo Bberardo di Liegi
presso J. Paquikr, AU'andre el la principautv de L itg e , P aris 1896, 180s . :
K a lk o jt ,
Aleam U r gegen L u th er, Leipzig 1908, 143, n . 5; B o i i m e r , Ji'nu
fa h r t 103 s.
V o i c . t , W iederbelebung II*, 471 s .
*
M ic h a e l
d e
M k d i o l a n o , pennone* P. I, 05; P. II. 04; P. I l i
in fine.
( a b r . B a r l e t t a . Sermone* ile Sancii* t. 78. Ron. d e I j t i o , S em i. 30. V. anche
Arvh. Veneto 1888, fase. 71. p 237 s.

tisurrezione del vizio^nazionale dei greci.

I li

lei quale Iddio h a d istr u tto Sodom a e G o m o rr a .1 Q uesto certo


sagerato, com e in g en ere debbono rifiu tarsi siccom e incredibili
molte accuse di ta l f a t t a circa il c a r a tte re v izioso di q u estepoca,
che non risp arm i nem m eno la se v e r it di un M ich elan gelo,2 m a
appunto p er m olti u m a n isti si pu a p p en a d ubitare della v erit di
tali accuse, sebbene da qualcuno non s ia si fa tto che sem plicem ente
celiare in v e r s i.3 P om pon io L eto si d ife se con tro ta le accusa richia
mandosi a llesem p io di Socrate, e il poeta Cosm ico in un lurido
carme fe c e appello a P la to n e .4 D ifficilm ente orm ai si pu pi m et
tere in dubbio, ch e il ca p o dei p oeti e d eg li u m anisti a lla corte di
Lorenzo de M edici, A n gelo P o liz ia n o ,6 e il cron ista veneziano Sanuto sacrificassero al v izio greco, * e p arim en ti A n ton io Loredano,
inviato v en ezia n o a R om a al tem po di Innocenzo V i l i , il quale in
seguito allo scandalo p erd ette il suo p o sto . 7
Il p eg g io per la n azio n e fu ch e co siffa tti vizi penetrarono anche
nel basso ceto. F in dal tem p o della d iscesa di Carlo V i l i un cro
nista c o s s c r iv e v a : T u tto il p aese, tu tte le grandi c itt , Roma,
Firenze N ap oli, B ologn a, F erra ra , sono in f e t t e .8 M olti predicatori
Senza quel vizio son pochi umanisti
Che fe a D io forza, non che persuase
Di far Gomorra e i suoi vicini tristi.
S a tiro V II, 25 s.
2
Cfr. B u r c k h a r d t I*, 180-190 e J a n s e s , Soddom a 42 s. Anche Leonardo
'la Vinci fu accusato senza fondamento di sodom ia; v. R epertorium f r K unstIicseh. XX, 397 ; M. H e r z f e l i j , Leonardo da V inci ,3 Jena 1911, ut s.
* CIO nota il R t r r z E R , Leben des F. lia lb i (W ien 1790) 58 r i s p e t t o al s u o e r o e .
Oiom . star. d. L c tt. ital. XIII, 144. Su Pomponio I>eto v. il nostro v o l . II,
597 ss.
i
* Gfr. Uz je ix i 232 s., dove al ha pure la prova che il Poliziano tenesse un
anonioato. Sulla vita e gli scritti del Poliziano cfr. Tibabosciu, S to ria d. lett.
Hai. VI 2, 379 ss. ; G r a e s s e II 3, 711 s. ; G a s p a r y LI, 213 s., 218 s. ; H o f t m a n x ,
l-ebcnsbildcr berhm ter H u m a n isten I, Leipzig 1837 ; MitLY, .4. Poliziano,
U'ipzig 1S64; C. C a s t e l l a s i , A. Poliziano, Carrara 1868; V ita italiana II, 1 ss.;
In memoria di A. Poliziano, Siena 1894; G . M a z z o s i , I l Poliziano, lum anesimo,
'Ulano 1894; L. D o t a , A nge P olitien et la Vaticane, in Rev. des liibUothqucs
1^94, nov.; M o n m e r , Q uattrocento II, 5 0 ss.; G. B. P ic c o m , Aneddoti poliineschi, Modena 1914 (da Misceli, d i stu d i in on. di P. C. F olletti) ; D e l L u n g o ,
florentia. Uomini e cose nel Q uattrocento, Firenze 1897.
* La prova fornita da un dispaccio di ambasciata, finora non preso In con
siderazione, presso L uzio, P. A retin o (Torino 188) 11, nota 1.
7 N avagieuo presso M uratori X X III, 1194.
M uratori XXIV, 12. Cfr. K nebel II, 150. V. anche la Zeitschr. f r CuU
orgesch. III (1896), 41 dello iS to m ia u se s. Per Venezia dor era stabilita
1*1 vizio la pena di morte, cfr. M olm exti II, 509 s. (A rch. stor. Hai. .V fterie
XXXI [1903], 29739.). M olm evti considererebbe incredibile l'incolpazione al
lanuto. Per Firenze cfr. S ch n itzer, Quellen u. Forsch. IV, Lxvi. Piiilii>i'e he
Vir,XRU1XEB (G edenkbuch, Stuttgart 1S52. 2 8 ; cfr. Arch. stor. Hai. api. IX
11858], 224) enumera fra le esecuzioni chegli stesso vide nella sua perma
nenza nel Regno di Xajioli (circa 1487-14901. labbrucinmento d'nn nomo per
lussuria contro natura.

112

Introduzione.

ad d itan o le m ise r ie d egli Ita lia n i, le guerre, le c a re stie e i terre


m oti com e una g iu sta p un izion e del cielo per la co n tin u a ta scellera g g in e. Il p a tria rca di V enezia, A n ton io C ontarini, n e llan n o 1511
d isse ai suoi conn azion ali sp a v en ta ti da un fo r te terrem oto, che
esso era la p un izione di D io perch non si abbandonava la vita
v iz io s a .1
U n g ra n d e indebolim ento del sen so m orale ap p are a ltr e s dagli
am m azzam enti che si com m ettevan o n elle ch iese, alcuni dei quali
hanno uno s tr e tto nesso col rin a scim en to u n ilaterale di ci ch era
a n tico : i su ccessori v iv en ti dei B ru ti e dei C assii, glorificati dagli
um anisti, ap p arvero in m olti luoghi. - In fam e e ra p u re l assa ssin io
com m esso p er ragion i di S ta to ; un m ezzo questo cui d i preferenza
ricorrevasi a V enezia on de lib era rsi da qualche nem ico in tern o od
estern o. Con sorp ren d en te d isin v o ltu ra tr a tta v a si e deliberavasi
di qu este co se nel co n siglio. L a ssa ssin io era am m esso dal governo
com e un esp ed ien te politico, tan toch il P ontano p o tev a d ire:
N u lla in Ita lia pi a buon m ercato d una v ita u m a n a . Ci po
trem o quindi m a ra v ig lia re che a u m en ta sse contem poraneam ente
anche la p assion e per il duello, e ch e il m alan d rin aggio, m ale ere
d ita rio d ita iia , fiorisse in ta n te lo c a lit ? 8
U n a depravazione m orale com e quella sopra d escr itta doveva
per m olti esser via aUin d ifferen tism o religioso, che trov la sua
esp ressio n e pi vera e pi sig n ifica tiv a n ella fa m o sa sto r ia dei tre
anelli del Boccaccio. * Che poi idee sim ili si potessero esprim ere
a p ertam en te n ella cerch ia d egli a m ici d i L orenzo de M edici, lo m o
str a il M organte m aggiore di L u ig i P ulci. Q uanto pi un ca n to
p rofano e ta n to pi alta lin to n a zion e del proem io. M ette davvero
la nausea il m odo con cui vengono raccon tate e m otiv a te le rapide
1 Sanuto XIJ, 84 8.
J Ufr. k* nostri- notule in voi. ,1 5ti7 an. (si. 1931). V. anche I I a u s k a t i i 'SS '.
Kcnois.i'tuve 93 s ., 121 s., 131 s., 105; S .u tsc h iu k 125 ss. e voi. suppl.
1. 55 sj. ; Fu. v. iltKzoi.o. .Im. M ittelalter u. R enaissance 275 ss.
" A l l a le tte ra tu ra (la n o i a lleg ata nel vol. II, 510, n. 2 s i aggiungano .VI
bini I , 277; H ist. Z eitsch rift d e l SvitEL U l , 374 s. e X o U i a o , Krasme en Ita lie
-0 ; 1ultzhokf, D ie Theorie von der M ordbefugnis iter Obrigkeit 14 ss., 32 ss.
S u l m a l a n d r i u a g g i o v e d i H u e u I s h a B D T II3, 220 s. ; sul duello C i a x , C ortigiano
4 5 ; ( . I . c t a i n t i ; r i k k F k u h x . L e duci t r a t e n Ics ges, l a r i a 1892; G . v .
U e X o w , Das D uell u. der germ anische Ehrbegriff, Kassel IMHi ; sulla vendetta
p riv ata UBCliUlAltDT l i u , 104 ss., 374 ; T amassia, L a fam ig lia f/a/. 59 ss.
*
lU'RckiiARii'r 11 >, 2U5, 340. Per ci elle segue io speravo di trovare lumi
nell'oliera di Owex (T h e Seeplics o f th lta lia n Renaissance, Ixmdon 1808),
ma restai fortemente deluso e non posso ehe confermare il giudizio negativo
dello Z iilufuv.vxx in L itt. H a n d tceiser J893, 3 4 0 s.; anche la terza ed. del
l'oliera, 1008, una ristampa immutata. Affatto Insufflo lente inoltre ci clic
lift lo Skaifk (131 s.) per Firenze. In generate cfr. anche W. H a iiir. D ie o ff enti.
Meinung il. ihre geschieht!. Grundlagen, Tilblngen 1914, 73 s.

indifferentismo religioso. Il Pulci. I fautori del falso rinascimento.

113

.riversioni e il su sse g u e n te b a ttesim o. D ifficilm ente si pu gettare


lo scherno sop ra una cosa sa n ta in m an iera pi friv o la e indegna.
Questo sch ern o m ena il p oeta fino alla p ro fession e d ella sua fede
:R'lla bont re la tiv a di tu tte le relig io n i, la qual fede m algrado le
proteste della su a o rtod ossia si b asa so p ra un concetto essen zial
mente teistico . 5
Forse ancor pi p ericolose era n o le idee e le dottrin e di parecchi
utori del fa lso rin ascim en to. Il program m a di questo indirizzo di
un radicale ritorn o a lla n tico era sta to esp o sto da Lorenzo V alla
! suo scritto S u l p ia c e r e , p u bb licato nel 1431, dove lepicuismo d ella n tich it celebra la su a resurrezione. P iacere, piacere
nientaltro che piacere, ecco quanto dim an da il V alla. Il piacere
usuale per lui il bene suprem o, ondeg li chiam a fortu n a ti quei
popoli della n tic h it p agan a, che la v o lu tt elevaron o a culto dino.- U n opera di sim ile ten den za usc nel 1499 sotto il titolo H yprotomachia P oliphili p resso A ld o a V en ezia : essa, rara e illurata in m odo stra o rd in a ria m en te m agnifico, una glorificazione
allegorica satu ra di eru d izio n e u m an istica d e llep icu reism o nel
nso del V alla. L a circo sta n za che lautore, F ran cesco Colonna,
ra un dom enicano, offre una sp a v en to sa visio n e del m ale che re
nava anche n el cam p o e c c le s ia s tic o .3 P i t i c a m e n t e per il suo
angelo del p iacere, m an m ano ch e il secolo volgeva al tram onto,
incontr sem p re m ag g io ri seg u a ci. A rom perla ap ertam en te con la
liiesa gli u m an isti devoti a llan tico n aturalism o esita v a n o sia per
guardi di prudenza, sia an ch e perch in p arte erano troppo in d if
ferenti da p otersi occupare seria m en te di q uestioni religiose. Taini ebbero voce di atei, perch in d ifferen ti e perch si perm ette
v o discorsi contro la C hiesa: m a nessun o di essi ha esposto,
n ha osato esp o rre un q ualsiasi a teism o sp ecu lativo fon d ato sopra
un convincim ento . 4 Che m algrado tu tta la lib ert da p a rte della

1
R u th II. 142 s.. 198, 202 s. I?rK<KiiAKiiT Ila, 200. Owkn 147 ss., 153 8.
TTr.MBRi.Ni, Lez. di lett. Hai. 330 Rkumont. Lorenzo li*. 44 s (ahj'aiiy II,
G . V olpi in (rioni. tur.. d. lett. ital. XXII (1893), 3V-42. Monmer,
V'iltrocento II. 319 ss. Troppo favorevole il giudizio sul Pulci del Haum'ktnrr. W rltlit. VI, 221 ss., 232 ss., che concepisce non come religioso
:>'lifferentlsmo la mescolanza di religiosit e di frivolo spirito canzonatorio,
il prof. Waj.hkr di Zurigo con una sua lettera del 10 novembre 191(1 insider
''-lazialmente giusto il mio giudizio. Su facezie di I.. Pulci contro rinunor'alltA dell'anima, in un sonetto, v. A rd i. ntor. ital. X. S. IX, 49 ss. Ofr. O PKi
brini, !.. Pulci. Pisa 1912.
* Ofr. il nostro voi. I. 1*5 ss. (ed. 1881 .
* Ofr. Cu. KpiiR U S S I, tii(te tu r le onge de PoUpkUa, Paris 1888; 1). G n o i . i ,
11 *vno di Politilo, in Bibliofilia I (1900), 189-212. 260-2S i ; F. F a u r i n i , In d a .
ut l'oli filo, in Oiorn. ntor. d. lett. ital. XXXV (1900), 1-38 (cfr. Z ac; a r i a .
**>id. XLJ [1908], 454 s. ; F l a m i n i , Cinquecento 352-3.'4; W . S o h u r m k y e b I ii
*'<t,rhr. f. B iicherfreunde N. F . X [1818-19). 44-4.V
* ItURd.xHARnr II. 272: Wkrni.e. R cn a itta n cc u. K eform ation 77 s s .
I a h u r ,

Storia dei rapi.

III.

114

Introduzione.

C hiesa s i p roced esse con rigore contro opinioni prop riam en te ere
tica li, lo m o stra la sorte to ccata a llaccad em ia rom ana sotto
P aolo I I , 1 n o n /ch e le pene in flitte a un Z anino d e Solcia, a un Gio
vanni da M ontecatini, a un N iccol L ioel C osm ico e ad a ltri. Questi
fa u to ri d idee eretica li non com paiono d el resto che iso la ti. Se si
tolg o n o i V ald esi e i F ra ticelli, ne3suna ltr a e re sia h a trovato in
alcun m odo una grande d iffu sion e n ell'Ita lia del rinascim ento.
P er quanto anche la frivolezza e lo scetticism o in d eb olisse in molti
il sen tim en to r e lig io s o ,3 non si d quasi di caso d i un ostinato
a ttaccam en to a id ee eretich e; e per quanto v en isser o e sp ressi a
p arole concetti fr iv o li e da liberi pensatori, pure q u asi m ai le cos<
fu rono sp in te fino ad una fo rm ale rottura col cristia n esim o e con
la C hiesa.* Di fro n te alla seriet della m orte anche i pi a v a n z a i
fa cev a n o ritorn o alla verit antica. L eonardo B runi, che avev;
can tato Venere , 5 alla sua m orte si co n vert del t u t t o ; Codr<
U rceo, professore a B ologna, diceva bens ai su oi uditori non sa
la r s i quello che dopo la m orte d elluom o sar per accadere della
su a a n im a o del suo sp irito e che tu tte le ch iacch iere d e llal di l
non era n o altro ch e spauracch i da vecch iarelle ; tu tta v ia allavvicinarsi della m orte si ricon cili con D io e con la C hiesa ed esort

* <'fr. il nostro voi. 11, {20 ss. e l zlB J.i 187 s.


* Ofr. 11 nostro voi. I I , 187 e .Kilt s*. ; I z i f x l i 212 s. e C anti I . 182 ss. : I I I
s. Sul poeta padovano Niccol l<ello ( osinico cfr. l'eccellente dlssertasioii'
di V'. Rossi In Morii, tur. il. Irti. il. XIII, 101 ss., oltre utla lettera ivi pul>blicata XXIII. 401 s., la qudle mostra, che l'accusa deresia mossa contro 11
poeta non lei tutto infondata. Intorno a un eretico di Bologna, ii umile di
ceva che Cristo non era por anco venuto, vedi B ap tist* M anti-ani-, /te p
tienila 1. III, c. 13. Su Matteo Palm ieri e il suo poema inedito: m citt di
vita, contro il i|uale furono elevate accuse di arianesimo, pitagorelsmo e orlgenlsmo, cfr. G. B o ffito in trioni, nlor. il. lett. Hai. XXXVII 11!HHi, .1 -1 i*. Il
2 aprile 1508 0 . Satmdino degli Arienti scrive al marchese Francesco Gon
zaga sulla esecuzione d'nn monaco a Bologna ( Lrz.io-RF.NiER, Colt, e reto:.
Icllcr. il'Inahclla il'Ente 1 1 4 , 53). che esso fu bruciato vivo pcrchi' havea acrificaio al </mi roto, havea cmn li p ia li conculcala la croce..., data un a hostia
*aerala ad uno gallo, c commrxxo altre enorm it. In un lettera lei 13 lu
glio 1500 (Ibid.) (Sabadino descrve l'esecuzione duna strega.
Ofr. i lamenti di Ant. df. VEROKtxis, Sermone f. 243.
* n fa notare a buon diritto Btczoui in Z citchrift di Srnsi. XLIX. 212.
s Iji canzone morate e laude di \ c in rc del Bruni comincia cosi:
O Venere formosa, o sagro lume,
O salutar fulgore, o alma stella.
Bella sopr'ogni bella.
Che dal sublime cielo amor diffondi:
IJual lingua, inule stilo, o qual volume
Qual elo|uenzia prisca, over novella,
lu con mortai favella . . .
Vedi M f j u j s . I.. B kvni Kpixt. Florentlae 1741, L U I.
c V. Il nastro voi. I, 176 n. 2 (ed. 1931).

Ondeggiamenti nella vita degli umanisti. 1) Pontano. Il Galateo.

116

a n ch e i suoi discep oli a to rn a re alla fed e. 1 S im ilm en te anche

Sigism ondo M alatesta e M achiavelli ch iesero prim a di m orire


e
nella v ita erano sta ti c o s lo n ta n i: e s s i m orirono m uniti del
>anto v ia tico dopo a v er fa tto una co n trita co n fe ssio n e . 2
Qui com e a ltro v e s i sco rg e di bel nuovo, quanto fo sse pene
tr a to a fon do il c r istia n e sim o n e llanim a del popolo italiano. R iesce
in genere a b b astan za difficile fa r s i u n idea sufficientem ente grande
dei contrasti, in cui si m ovevan o g li uom ini di quel periodo di
transizione. P rop rio p er rigu ard o di S igism on d o M alatesta sta ta
recentem ente scop erta un altra testim o n ia n za di q u esto genere.
Questuom o ch e b ru ciava a p ertam en te in cen so al p aganesim o ed
ai suoi vizi, volle fo s s e sco lp ito in m arm o il tesch io di un suo
antenato allo scopo di n on d im en tica r m ai com e dice liscri
zio n e quel suo a n ten a to e di p reg a re ogn i g iorn o p er la salute
d i quella n im a ! 3
Non era che cosa com une p resso trop pi letterati e u m anisti un
ondeggiare durante la v ita tra idee da liberi pensatori e la religione
avita, alla quale poi si a tten ev a n o in punto di m o r t e .4 Ci possiam o
vedere anche in due u m a n isti dellItalia m eridionale, G iovanni
Gioviano P on tan o e A n to n io G alateo.
Il P ontano (1 4 2 6 -1 5 0 3 )6 m ostra n ei suoi scritti di e sse rsi ap
propriato idee eroico-antich e, che vanno d ich ia ra te altam en te peri
colose. N ella su a lo tta co n tro la su p erstizio n e eg li p ass il segno
di molto, fino a p ren d ersela con la invocazione dei sa n ti, c h eg li
giunge sen zaltro ad eq u ip arare a llid o la tria d egli an tich i ! Di pi

c o n fo r to e soccorso a quella C hiesa, d alla quale n el pensiero

1 IU'hOhabdt, C ultur II, 274. Ofr. H u m o u , Codro Urceo (Bologna 1878)


ISO a

* Ofr. Il nostro voi. I, 30 (ed. 1981). T om a s i n i (M achiavelli II. itOl s.. 904)
:i>< 1 ajM-rta la questione se 11 Machiavelli abbia ricevuto gli ultimi sacramenti
e se. ove ci sia avvenuto, e*rli l'ubbia ta tto con religiosa seriet, o iier riguardi
' " t ' riori, o come canzonatore fino alla line. T o w a sin i (908 ss.) considera apo1rifa la lettera di suo tiglio Pietro sulla sua morte, in cui si parla del sacra
m e n ti ricevuti. Quanto alla lettera ader a lui il Vii.i.aki (III*, 306) che Jier
''"n contesta che Machiavelli prima di morire cerc il conforto della religione.
* t n disegno del cranio, che trovavasl in posse-io del March. Campori In
'("lena, presso Yr i a r t e , Un condottiero 330.
C fr. C a r d u c c i.

S tu d i le tt.

J ; G a s i- a r v

II, 275 c

l /.ia jj

218.

* tir . le biografie di S a r n o (Napoli 1701) e T a ij - a r ig o (Napoli 1874' e


-m. h,. Kosat, Q uattrocento 340 s.. 344 s.. 340. 3.V e G o t h B s ai luoghi citati
r -i nota 2 p. 110; Viij_ari , M achiavelli I J, 202-20G; B ru n s. M arnila (v. so
pri) 100*.. I l i , lir ,s .. 124; M o n m e r . Q uattrocento I, 202-210, 30G315; M a s s e ,
'laU tance 120 s. ; G . Borrir, I n poeta della metcorologia. Gioviano Pontano.
* Il/i dcliA cc. Pontoniano XXIX (1899) ; F. Foeeano, L e * X acniae di Q. P an
ino arafra ta te da .1. A d i m ari, Pavia 1880 (Per nozze Foflano-Villa) : Ioa.nnih
!"vusi Io n t a n i Carni ina, 2 voli.. Firenze 1902 (cfr. D cutiehc L iteraturzeituna,
08. 1837 s.).

116

Introduzione.

il P on tan o, q u ale docile discepolo del B eccadelli, sc r isse poesie,


nelle quali v ie n e im ita ta tu tta la licen zio sit d ellultim o periodo
della n tic h it rom ana. M olte di qu este produzioni sono p erv a se da
un c in ism o rib u tta n te. La su a descrizione d ella v ita fr iv o la ai ba
gn i di B aia p ien a di ardente sen su alit. D iven u to orm ai vecchio
e g li com pose d ei carm i scollacciati in torn o alla ecostum atezza
della su a prop ria vita. U n a figura affine il discepolo del P ontano,
M ichele M a r u llo ,1 il quale nei suoi in n i a lla n a tu ra celebr i sin goli
di d ella n tich it q u asi com e fo ssero realt e siste n ti. A ven d o
E ra sm o tr o v a to il m odo di poetare troppo poco cristian o, il suo
giu d izio fu in terp reta to com e u n offesa contro g lita lia n i f a t t a a
bella posta, e in tuono di beffa d ic e v a si: d esiderare m use cristia n e
lo stesso che desid erarle b a r b a r e .2 Il P ontano cre in N apoli
il cen tro di un circolo di d o tti, che p rese il nom e di A ccadem ia
P ontan iana. Com e n ellaccadem ia rom ana di Pom ponio L eto anche
qui i soci presero dei nom i la tin i: co s il P ontano si chiam Iovianus in vece di G iovanni, il San nazaro fu d etto A ctiu s S in cerus . 3
Il Galateo, socio p arim en ti di q u esto circolo di lettera ti, lau
tore di un n otevole dialogo, ch e porta il tito lo d i E rem ita. Questo
com ponim ento non con tien e solta n to vivaci insolenze co n tro il
clero e v io len te accuse contro Rom a, ma vi si attaccan o con seriet
ed ironia anche dom m i della fe d e ; sono posti in d ileg g io in sig n i
personaggi della sto ria sacra e biblica e vien e sch ern ito ad d irittu ra
!an G irolam o per le sue declam azioni contro i cla ssici p agan i. Ma
il bizzarro scritto term in a poi con un ferv id o in n o a lla V e rg in e ! *

t ir . I u i j u b <'aeah S c a l i o e b , Poeticcs lihri septem . Lione 1580, 1. 7, c . t


p. 7(8 ss. ; J. Bbunb, M ichael M arullus, in / m i s s . Jahrbiicher I.XXIV (1893),
105 ss. ; Qioi'n. stor. d. lett. Hai. LX1V, 318 ss. : C f x a m , lo k . B u rcka rd i L ibcr
n o ta n ti* I, M S; H g m ni et epigram m ata M arnili, presso
_V. iS a t h a h , D oni
m e n ti indita poiir servir l Vhistoirc de la Gri'ce ali m oyen ilyc VII, P aris 18S8,
173 ss. iMiirullo ora oriundo bizantino.
2
G otiiein 34. 437 s 439 s., 440 s., 537 s., 5IM e iGaspaRY li . 299 s., 301 ss..
307 s., 317 s. Ofr. anelie L. Geiger, K rasm us in Ita licn , nella rivista /tic N atim i
V (1887-88), 319 s j . ; Idem, V ortrge m ul Verruche, Dresden 1890, 4!) s. ; M. K o i i wunder, M. M arullus (dissert.). Kiinigsberg 1921.
G a s p a k y l i , 301. T a I X a M c . o , / o ntano, Napoli 1874i, 1 2 0 ss., 136-139. I S r i n s
loc. cit. 108 ss. M o n n I e b , Q u a ttro c en to 209 s. ; L ezio - R k m e r , C olt, e r e la :, lett.
d'Isab. d 'E xte II 7. 29Sss.. 308 ss. Apparteneva nirAccademia Iontaniana anche
l'umanista poeta uaiioletauo pi giovane Marcantonio .Epicuro: cfr. K. P k r c o h o , in U iorn. ito r . d. le tt. Hai. XII (1888), 1-76. Sul TunslUo, l'autore del
volgarmente sudicio l'in d e n im ia to re , cfr. F . F i . a m i . n i , S u lle poesie d el T a n n ilo
di genere cario, Pisa 1888 (cfr. (io rn . stor. d. k i t . ita l. X II [1888], 4 5 0 ss . >.
GoTHKtN 462 s.. che utilizza il dialogo di Galateo quale esiste in uu ma
noscritto della Biblioteca di Napoli, e poich non da aspettarsene si in
brevo una imlihllcnitione , ne d uua minuta analisi. Gli sfuggito che il dia
logo trovasi giil stampato da qualche tempo nella Collana di scritto ri d i Terra
AO tranto II (Lecce 1875). 1 ss. A. N. B a r o n e (Hindi sulla vita di .4. Galateo
SS) sfuggirono poi le dilucidazioni del G o t u e i n . Egli crede (p. 80) cho il liu-

Indebolimento del sentimento religioso per opera degli umanisti.

117

Quello stesso p erso n a g g io , che in q u esto d ialogo prende cos


fieram ente d a ssa lto R om a, m o sse a l tem p o di G iulio II alla volta
della citt e te r n a p e r recare a l pontefice |una cop ia del docu
mento o rig in a le g r e c o d ella d onazione d i C ostantino. 1 D a N a
poli aveva g i il V a lla im p u g n a to q u esto docum ento, 2 ed ora
ecco che un u m a n ista n a p o leta n o p ren d e le d ife se di quel docu
mento, che poi f r a poco lA r io sto m e tte r in ridicolo in siem e ad
altre in ezie com e cosa da ricerca rsi nel m ondo della luna. s
R iguardando g li u m a n isti n el loro com plesso, s i pu ben dire
che lesa g era to e n tu sia sm o per la n tich it abbia p rodotto in m olti
quasi in avved u tam en te un ind eb olim ento del sen tim en to reli
gioso. F acen dosi pi poca stim a del m ed io evo e dando valore a
ci solo c h e r a an tico, s i v e n n e a sta b ilir e una p ericolosa in d iffe
renza rigu ard o al d iv a rio d ella relig io n e. Quanto vi aveva di
propriam ente c r istia n o e dom m atico, com e tu tto quello che pro
veniva d a lle t di m ezzo, a p p a riv a ai fa n a tic i u n ilaterali del rina
scim ento com e alcun ch e di barbaro e di vieto. In d ifferen ti di
fronte a lla d istin zio n e e ssen zia le in se g n a ta dalla C hiesa fr a le le
mento pagano e l elem en to cristia n o , e ssi co n fon d evan o l una cosa
con laltra, com piacendosi quindi a m asch erare con lin g u a g g io
pagano concetti c r istia n i. D io v ie n ch iam ato di nuovo Giove, com e
gi in D an te Som m o G iove; il cielo, O lim po, i san ti, d i, la scom u
nica dirae. O vunque q u esti u m a n isti toccan o il cristia n esim o , lo
paganizzano. * Il p oeta P u b blio G regorio di C itt di C astello
sia stato composto verso il 14!Mi. Presso F . 'C a s o t t i , h i alcuni opuscoli del
i itodicim o me. intorno alla t/ui*lionc del dom inio tem porale dei Papi, Pesaro
18<2, 22-30, comunicazioni dall'opera del Galateo De educatione, ebe sono di
rette specialmente contro papi non italiani e contro lo Stato della Chiesa,
mentre egli saluta per rasioni politiche Giulio li .
1 B a r o n e , S tu d i 47 ss. Una traduzione latina del documento della dona
zione fu preparata da B a r t h o l o m a e u s P i c e r x u s d e M o x t e a r d u o , che la de
dic a Giulio I I ; su un esemplare incompleto di questo scritto v. Zeitschr. /.
iath. Theol. 1888, p. 189; un completo nella Biblioteca di corte di Monaco.
U suo testo della donazione anche stampato nellapiendice alledizione del
Ile ilonatione Canuta ntiiii del Valla s. 1. 1520. fol. A lt/ - h III.
1 Ofr. il nostro voi. I, 21 ss. (ed. 1931). V. anche B onkt-M aury. L e prcurteur de la rifo rm e, Paris 1904. 203-207. Contro la donazione di Costanlino
esprime accordandosi a l Valla, eziandio il giurista romano Mario Salamoili
nel un D e firincipat u dedicato a Leone X ; cfr. Cian. Vii tra tta i la d ii < Prin
r'l>c 18 s. Contro il Valla si volge Raffaele Maflfei da Volterra in un'opera de
dicata a Giulio II : cfr. C iax in Giorn. tur. d. lett. Hai. XXIX, 410, n. 1 e
I n trattatita 18, n. 1.
*
Orlando Furiano XXXIV, 80. Ofr. la dissertazioue del G a k o t t o 224 qui
'f r a citata p. 102 n. 1. Con molte ironia si espresse circa la donazione costanti
niana alla presenza di Alessandro VI lambasciatore veneziano G . Donato.
' fr. in proposito iO i a x . Cortegiano 201.
4
B u r c k h a r d t II, 277-278; cfr. 201 e I, 177. 201 s . ; G r e c o r o v i i - s V II3,
P i p e r . .Uittiologie I. 2S0; G b v y e r 176; Schxebbaxs 119 s . ; B o s s i , Q uat
trocento 45, 190, 192.

118

[ntroiluzlono.

in siem e alla T r in it e a M aria V erg in e invoca anche le m use. E gli


dice che M aria d isse r r a e chiude le porte d e lP O lim p o .1 A ncor
pi avvinti va il F o n ta n o : un san to e d etto da lu i non solo D ivus,
ma a d d irittu ra D e u s ; eg li fa senza cerim onie g li an geli identici
ai geniti d e lla n tic h it e lo sta to delluomo dopo la m orte q u a le egli
lo d escriv e ra sso m ig lia al regno delle om bre d eg li a n tich i.2 A volte
per m era sm a n ia d im ita re gli an tich i poeti della decadenza si
p ro v a v a d iletto in poesie lu r id e .3 C erti u m an isti fu ro n o cos
audaci da m ettere in siem e con tu tta d isin v o ltu ra il sa cro e losceno.
U na raccolta m anoscritta di poesie del tem po di A lessandro V I con
tie n e una lu n g a serie di ep igram m i, i quali dapprim a celebrano
M aria V erg in e e m olte sa n te donne e poi tu tto di seg u ito , senza
in terruzione o o sservazion e alcuna, glorificano c o rtig ia n e del tem po.
Q uesto m ettere cos alla pari sa n te e co rtigian e m ostra ^quanto il
sen tim en to m orale e relig io so fo s s e sta to indebolito dal nuovo
p a g a n e sim o .4
Non dir troppo afferm ando che lim itazion e degli antichi
presso m olti segu aci del fa lso e punto c r istia n o rin ascim en to
g iu n se fino alla fo llia : p er i tira n n i C esare e A u gu sto, p er i repubblicani B ruto, p er i ca p ita n i di ven tu ra S cip ion e ed A nnibaie,
per i filosofi A risto tele e P latone, per g li scritto ri V ir g ilio e C ice
rone erano i tip i da lim ita re.11
Come in parecchie opere d a r te di q u ellepoca, c o s anche
presso um anisti di un se n tir e sin ceram en te cristia n o , quali B a t
tista Spagnolo e Iacopo Sannazaro, s incontrano m escolati nella
pi stra n a g u isa co se p agan e e cristian e, il p rofan o e il r e lig io s o .6
P rop rio al p rin cip io del libro prim o del suo celeb re poem a sul

0 a m otto , Pubblio fin g o n o da C itt di C artello ( i b d . 1 8 9 0 ) 2 5 .


B u r c k h a r d t l i 1, 2 7 8 . Hrea la g i u s t a opposizione del Savonarola contro
slmili poeti cfr. Gu>ssnkr, Savonarola al* A pologct u n d Philosoph (Pader-

h<>rii 1 8 0 8 ) 3 0 s .

* Cfr. L a z z a r i 7 s s .
* E pilo pii io clari* tim o rum m ulicrum que ciriole, arte a u t aliqua noia
claruerunt. ('od. di Ermanno Schedel nella Blbllot. di Stato a Monaco. Vedi
Grfxiorovtub, L. Borgia 89 (3* ed. 96).
Viix ar , M achiavelli 1, 3f>. Ofr. anche M arcfjlino da Civezza VII 1.
1 3 s . Sull'imitazione di Cicerone: S auuamni, gloria del Ciceronianismo, Torino
1 8 8 5 ; F l a m i n i , Cinquecento 9 6 s s .
Su Battista Spagnolo mantovano ofr. il nostro voi. IV 1, -116 ss. Epitaffi
paganeggianti in A rch. di Soc. R om . di fio r, hiIr. VI, G4Ss. Vedi G abo tto . Un
porla beoti ficaio. Schizzo di Itoti iuta Spagnolo da M antova, Venezia 185*3:
F l a m i n i , Cinquecento 105 s. ; Z a b u g i i t n , Un bealo porta, Roma 1917. Due poesie
di Batt. Mantovano contro la corruttela morale del tempo: Contra poeta itiip udire loquente (Bomae 1-187) e Ite suorum t ini poro in catam itatibu (Bononiae 1489; stampato eoi precedente, poi pia volte parte separatamente, parte
Insieme), vedi HaIN n.i 2378-2387; K h c h l b o I, 13. Sul Sannazaro: La fede
di I. Sannazaro, Bologna 1891 e Pn-tat, Mythologie, I 282 s., n o n che U n o s t r o

Il sentimento religioso indebolito dal nuovo paganesimo.

N atale di C risto (De p a rtii V irginia), il San nazaro dopo g li an geli


invoca le m use. Il cielo di regola v ien d etto dal poeta lOlimpo,
Dio Padre il ton an te, il dom inatore d e llalto O lim po e il re dei
numi. C risto celeb ra to com e p a d re d e g li di e degli uom ini,
Maria com e D ea M adre e r eg in a degli d i. Il poeta osserva,
vero, che le fa v o le d egli di non si so sten g o n o di fro n te alla storia
evangelica, eppure di continuo eg li fr a m m isc h ia la m itologia alle
idee cristian e. D escriv en d o i m iracoli d i C risto e g li d ic e che
dinanzi a lui le feb b ri leta li d ileg u a v a n si, lira di D ian a calm avasi, le fu r ie v en iv a n o caccia te n el T artaro, e gli ossessi otten e
vano la gu a rig io n e. In m aniera fo r se ancor p i accen tu ata sa c ri
noci a questo andazzo P ietro B em bo. I suoi epitaffi in onore dei
defunti son o co n cep iti in modo tu tto p a g a n o ; nel su o in n o a
into S te fa n o Iddio P a d re com p are n ella su a g loria in m ezzo a l
lOlimpo, C risto com e leroe eccelso , M aria com e N in fa r a g
giante e in (fine e g li su p p lic a perch sia sto rn a ta lira degli
'i. In su lsaggin i di ta l fa tta si trovan o pure n elle su e lettere, anzi
ersi no nella su a q u alit di se g r e ta r io se g r e to di L eone X egli f a
;>e.sso uso di una sim ile fr a s e o lo g ia .1 I C on servatori di Roma,
.vendo restau rata sul C am pidoglio una cistern a , vi scrissero sopra
me gli a n tich i ro m a n i: N o i abbiam o fo n d a to q u esto bacino;
' iempilo tu, o G iove, di p io g g ia , e sii p rop izio a i presidi della tu a
rocca . 2 S ig n ifica tiv o era pu re il costu m e o gn i d pi crescen te
< imporre nel b a ttesim o nom i g reci e rom ani. Gi il P etra rca
c hiam ava i su oi a m ici coi nom i di L elio, S o cra te e S im onide, ed
f iili stesso fa cev a si ch ia m a r C icerone e volev a che sua figlia fo sse
hiamata T u llia. U na nob ile fa m ig lia d ied e a i figli i nom i di
Agamennone, A ch ille e T ideo, un p itto re al figlio quello di A p elle
a sua figlia quella di M inerva. M olti u m a n isti abbandonarono i
!,*ro nomi trad izion ali e in vece loro a ssu n sero nom i antichi.
b nalmente si and ta n to a v a n ti, che p ersin o le licen ziose sg u a l
drine di R om a e di a ltro v e u su rpavan o g li an tich i nom i di L u
crezia, C assandra, P orcia, P en tesilea . E com e i nom i cos anche
s> foggiarono a llan tica cerim o n ie, uffizi ed altri rapporti di v ita
sociale. 3 P rim ieram en te, g io v a il dirlo, non tr a tta si qui che di

415 s .

l'n

p o eta

1a p p a r a to c la s s ic o c o m e

q u a le

r u o lin o

V e r in o , d i e

i n c o n c i l i a b i l e c o l l i d e a

la s c ia

c r is tia n a

a lla tto d a

(e fr .

banda

L azzari 101 s . ) ,

*rma u n e c c e z i o n e . C f r . a n c l i e A . d e l l a T o r r k , S to ria d e l V i rea ri. plah m ira rii


I<rrn;r. Firenze 1902. 687-691.
PrPER, U /litologie In e c l t . O f r . G a s p a k y I I . 401; K k t m o s t I I I 2. (522 ?.
' ' XTi; I. 189-190: S abbadim , Ciccroniatiim no 51*.
F o rcella

I,

32.

* e n ip i. s p e c i a l m e n t e

G r k o o r o v iu s

d el tem p o

1 O fr ., o l t r e a l n o s t r o
a w
* "a

s>2

K i r c k iia r o t I*.

b u r le s c a

del

v o i. I I .

291.

p r in c ip io

V ili* ,

di L eon e

2 7 2 s .. d o v e
X. su i

323 88.,

Q u iv i

c la s s ic o

s p e c ia lm e n te

a n c h e s u lla
s p in to

d a g li

si

hanno

q u a li to r n e r e m o
p o e s ia

an ch e
nel

S c h je h ia x s

119,

m a c c a r o n ic a

u m a n isti

a lt r i

IV
e

v o i.
L azs u lla

U no a ll'e c c e s s o .

120

Introduzione.

una m oda e di un vezzo d a non g iu d icarsi tro p p o severam en te. I


pedan ti p ren d evan o g u sto a in titolare ogn i co n siglio cittad in o
P a tres conscripti, o gn i con ven to di m onache V irgin es Vestales,
ogni sa n to D ivu s o Deus, m en tre gen te di g u sto pi raffinato,
com e un P aolo G iovio, con ci probabilm ente non fa cev a n o altro
che second are quanto non potevano ev ita re. P oich G iovio non vi
d alcu na im portanza, non dee punto recar m eraviglia se n elle sue
fr a s i altoson an ti i card in ali son detti S enatores, il loro decano
P rinceps Senatus, le scom uniche D im e, il carn evale Lupercalia
e v ia di seg u ito . Q uanto b iso g n i e s se r cauti n el dedurre da questo
fr a sa r io una con clusion e affrettata circa tu tto il m odo di pensare,
si vede ben chiaro proprio in questo autore . 1
Ci nondim eno questi vezzi potevano assu m ere un carattere
pericoloso. E la cosa certo pi pericolosa fu lin troduzione della
fra seo lo g ia pagana e d elleleg a n te stile u m an istico nella scienza
teologica, com e ten t di fa re P aolo C ortesio, seg reta r io di A les
sandro V I e pi tardi p r o to n o ta r io a p o sto lico .n elsu o com pendio
di dom m atica uscito n ellanno 1503. Il C ortesio vuole b en s rim a
nere nella d ottrin a della C hiesa e con fu ta le fa lse opinioni dei filo
sofi pagani, m a e g li tu tto com preso della n ecessit delle dottrine
della sapienza a n tica p er d ich iarare e in terp retare i dom m i della
religione. E gli mira a d im o stra re che la nuova scienza del rinnscim en to appieno com p atib ile col dogm a ecclesiastico. certo
pericoloso il suo m ettere in ridicolo la sco la stica , ed anche la
v este pagana che il C ortesio d a lla sua dom m atica non scevra
da pericolo. N on so lta n to p er d esig n a r persone e ord in am en ti del
culto egli fa uso di esp ressio n i p agan e, m a anche per esprim ere
concetti pu ram en te teo lo g ici. Cos ad es. C risto ch iam ato il Dio
de! tuono e del fu lm in e, M aria la m adre degli di, i tr a p a ssa ti, i
m ani. S a n tA g o stin o celeb rato com e il dio dei teologi e com e il
v eg g en te tip ico della teo lo g ia , san T om m aso d A quino com e l Apollo
della c r istia n it . La d o ttrin a del peccato origin ale v ien e intro
dotta con qu esta proposizion e : ora b isogn a prendere a considerare
il F eto n te del g en ere um ano. L in fern o vien d escritto tu tto alla
pagana com e il T arta ro coi fiumi Cocito, A vern o e S t ig e .1
Il co n trap p osto p i sp icca to alla tendenza u m an istica rappre
sen ta ta dal C ortesio lo tro v ia m o n e llopera di A driano da C om eto
sulla vera filosofia p u bb licatasi a B ologna n ellanno 1507. In essa
vien e sev erissim a m en te com b attu ta ta n to la filosofia aristotelica
che la platonica, lin tero um anesim o, la scien za e la cono1 Ii r c k h a r d t I, 292-203. ('ir. anche 11 nostro voi. I, 4 (1. 1081).
3
Libri S cn lc n tia m m . Hornee 1503. Cfr. ISciuiockh, Kircheiigcttch. XXXIV.
- l s s- Iipkr. ilythologic I. 287-28t> e Gebuardt, A drian von Corneto 71 s. ; B o
RATit. li. Orbino, Leipzig 1*75. PC ; Krm s-Sax kr II 2, 405, Sul Tortes'i quale
clccronlnno vedi Sabbamsi 33 s.

Adriano da Corneto.

sterza um ana in gen erale. F o n te di o gn i fe d e e di ogni sap ere


secondo A d rian o la sa c r a scrittu ra . La fed e precede il sapere,
senza fe d e non s i d un retto sap ere ; la ragion e um ana in etta
a conoscere le c o se d ivin e, e solo approfon dendo la B ibbia si
ottiene scienza, fe lic it e b ea titu d in e. A tu tti i filosofi, dice
Adriano, m anca le sem p io d ella d ivin a u m ilt, il quale n el tem po
pi opportuno sta to illu m in a to da C risto. Io non chieggo che
cosa dicano i filosofi, ch ieg g o che cosa fa ccia n o . I d ialettici, dei
quali capo A risto tele, soglion o sten d ere le reti delle argom en
tazioni, la loro a r te la con troversia, m a il c r istia n o deve fu g g irla .
La d ialettica d eve r ig e tta r si a ffa tto ed abb iam o in d isp re g io anche
leleganza d ella re tto r ica e ci r iv o lg ia m o a lla g ra v it della sacra
scrittura. L in terp reta zio n e della C hiesa deve p arlare a tu tta
lumanit, poich la C h iesa non co n sta di u n accadem ia, s bene
del popolo com une. A nulla g io v a con oscere i p o stu lati della geo
metria, d e lla ritm etica e d ella m u sica ; l a stro logia e la geom etria
non conducono p un to a salu te, m a m enano a llerrore e ritraggon o
da Dio. Il S ig n o re v a lod ato e celeb rato pi n el cuore, che con la
musica. La gram m atica, com e anche la lettera tu ra, possono per
tornar proficue alla v ita per ben p arlare e per d iscern ere il vero
dal falso. L e a rti lib ere non m erita n o q uesto nom e : non esse, ma
solo il C risto fa liberi. Cibo del d iavolo sono le opere dei poeti, la
sapienza dei m ondani, la pom pa d ella r etto rica : queste cose in ca
tenano le orecchie, sed ucon o il cuore, m a non saziano punto la fam e
della verit. P laton e, A risto tele, g li ep icu rei e gli sto ici, sono tu tti
dannati col diavolo n e llin fern o , i filosofi sono i p atriarch i degli
eretici. N on le ragion i delle cose, m a il C reatore delle cose dobbiam o
ricercare. La pi sa n ta e pi dotta sem p licit si di essere volon
tariam ente sto lti e di non am m irare la sa p ien za della carne .
D egna di nota tu tta v ia q u esta c o n fe ssio n e : S en z a dubbio,
se i filosofi hanno fo r s e d etto alcun che di v ero e con form e alla no
stra credenza, sp ecia lm en te i platonici, non solo non a tem erne,
ma bisogna v alercen e a n ostro uso, quasi di cosa to lta a illegittim i
possessori. P a ragon ata con q u anto ci offre la sacra scrittu ra, e ssa
ben poco d a v v e r o . V erso la fine del libro A driano esclam a: C he
cosa ho io da ragio n a re di fisica, etica o logica? Q uanto lingua
umana pu p roferire, tro v a si g i n ella sacra scrittu ra . La sua
autorit pi g ran d e d ella ca p a cit di tu tto lo sp irito u m a n o .
Lessenza d ellopera si ria ssu m e p ertan to in q u esto p en siero: Ogni
umano sap ere sto ltezza e solam en te in D io sap ien za e verit.
Per giu n gere a D io e a q u esta sap ien za non occorre alcu n a n otizia
di filosofia o di a ltra d iscip lin a, non c bisogno di stu d iare gli
scritti platonici e a r isto te lic i, m a u n icam en te e so lta n to d una fed e
inconcussa n ella relig io n e riv ela ta , quale esp r e ssa nella B ibbia . 1
* Gkbhardt, A drian von C om eto 54-67.

Introduzione.

Q uestop era sin g o la r e u n accozzaglia di citazion i, d esu n te dai


q u attro g ran d i dottori della C hiesa, m a stra p p a te a cap riccio dal
contesto, sp e sso rip ortate con in esattezza e scelte m eram en te se
condo la ten d en za d ellautore.
A drian o nel suo giu d izio va oltre la g iu sta m isu ra, sebbene in
alcuni p u nti non g li si p o ssa dare tu tto il to r to .1 La sua condanna
a sso lu ta d ella filosofia e delle scienze tro v a si in contradizione coi
padri d e lla C hiesa d a lui ten u ti in ta n ta c o n sid e ra z io n e ,2 in con
tra d izio n e coi g ra n d i teologi del m edio evo, in con trad izion e con
tu tto l a tteg g ia m en to della C hiesa d i fr o n te alla scien za, al rin a
scim en to lettera rio e a lla n tich it in genere. Il valore di queste
cose, sp ecia lm en te com e mezzo di cu ltu ra, non fu m ai disconosciuto
dalla C hiesa cattolica, sebbene essa non abbia p otu to rigu ard ar mai
l a n tich it com e fine a se ste ssa e com e un id eale cui debbasi a sp i
rare. L atteg g ia m en to d ella C hiesa era chiaram en te se g n a to nel
p rin cipio, che ci c h a n tico ven g a u tilizza to per il p ro g resso delle
conoscenze naturali e per a p p rofon d ire la conoscenza sp ecificam ente
cristia n a , non g i per renderla vap orosa o a n ch e d istru g g erla
a ffa tto .11 Gli eccessi dei fa u to ri del fa lso rin ascim en to com e ze
lan ti su l fa r e di A driano resero certo oltrem odo diffcile ai rap
p resen tan ti d ella C h iesa di p o ter ten er e il g iu sto m ezzo: s e la
C hiesa non p o tev a del tu tto fidarsi d ellum anesim o, essa non poteva
del tu tto rigettarlo, poich lo stu d io dei c la ssici p agan i p resen tava
in realt im portanti e in disp ensab ili m ezzi di cultura, com e poi
c erto ad es. che la lettera tu ra p a tristica non s intende a ffatto senza
una conoscen za del m ondo p agan o. P e r ten ere laurea v ia di m ezzo
occorreva fa r valere in pratica le d o ttrin e e i p ostu lati del c r istia n e
sim o pure usando ogni rigu ardo al nuovo in d irizzo della cu ltu ra e
p rom ovendo la scien za e l a rte. E ra n ella n atu ra delle cose ch e m al
grad o ogni chiarezza circa i som m i p rin cip ii delle cose, in pratica
poi, n ei sin g o li casi si d o vesse ten ten n are, essen d o n ecessario in
ogni caso p a rtico la re d ecid ere ciq chera o non era am m issib ile.
O ltre a questo era estrem a m en te diffcile tira re una lin ea di confine
tra il rin ascim en to p a gan o e cristian o, giacch le due scu ole trovavansi sp esso a co n ta tto e non di rado si con fon d evan o n e lla ste ssa
persona. A seconda dellin d iv id u a lit la m escolanza co n fu sa di
elem enti cu ltu rali c r istia n i e an tico-p agan i a v e v a le pi d iv erse
con segu en ze.-M en tre m olti ca lp esta v a n o i p rin cip ii della m orale,
altri b en tosto ed altri ancora dopo dure lotte, talvolta solo al

1 Cosi ad es. egli Insiste n ragione sull'importanza della eoudotta e della


vita pratica dei filosofi stessi, facendo pure notare che la Chiesa nel suo u f
ficio di maestra dere rimanere popolare e a tutti Intelligibile.
2 Ofr. Gebhabot 07 ss.
3 Cfr. quanto esim em m o nel voi. I, p. 9 ss. (ed. 1931).

La credenza nell'astrologia.

123

t e m in e di loro vita., rito rn a v a n o p e n titi agli ideali c r is tia n i.1 N on


pu esservi dubbio alcuno, che p er un g ran d e num ero il culto
ilellan tich it era sem p licem en te il se g u ir e una moda e ster io re -2
La vera con cilia zio n e fr a questi gra n d i c o n tr a sti non lha trovata
che lepoca d ella resta u ra zio n e ca ttolica.
Uno degli effetti pi p a rticolarm en te pericolosi prodotti dal
l'antichit fu quello d i a v e r com u n icato a l periodo del rin asci
mento la su a n a tu ra su p erstizio sa , a lla qual c o sa hanno certo con
tribuito anche influenze arabp, le quali avev a n o eser cita to gi una
irrande in fluen za p resso lim p eratore F ed erico I I . 3
La fo rm a di su p erstizio n e pi u n iv ersa lm en te d iffu sa era la
erologia, ohe di so lito s i p resen ta str e tta m en te con n essa con
l'astronom ia. Il P etra rca a su o tem p o a v ev a co ra g g io sa m en te com
battuto G astrologia, sen za riu scire p er m enom am ente n ellin
tento. Gli u m an isti, poich p r in cip a lm en te riattaccavan si alla
letteratura e filosofia d e lla pi ta rd a a n tich it , non potevano che
corroborare lidea a strologica. T u tto il secolo XV e una parte del
xvi sono d o m in ati dalla van a cred en za, ch e si possa d alla d iversa
1 Vedi B a u m g a r t n e r VI, 313.
*
nota a buon diritto il B u r c k h a r d t I3, 291.
3
Ber l e cose dette qui sopra, oltre ulle illustrazioni fondamentali di B
c k h a r d t II3, 279 ss., si cfr. pure i seguenti lavori del G a b o t t o , nei quali s'
u s u f r u it o frequentemente di materiale tratto dagli archivi! e si e s p o n g o n o n u o v e
i'in lo n i : 1. L Astrologia n el Q uattrocento in rapporto colla civilt. (>crra: "ni c docum enti inediti, Milano-Torino 1889. 2. N uoce ricerche e docum enti
'"ITAstrologia alla corte degli Ktcni e degli S fo rza nel periodico: La lettera',lr. Torino 1891. 3. B artol. M anfredi e VAstrologia alla corte di Mantova.
l'o r in o 189L 4. A lcuni app u n ti per la cronologia della vita dell'astrologo Luca
turico, Napoli 1892. Vedi anche P e r c o p o , Pomponio Gaurico e Luca Gurico
s5. e Giorn. d. lett. XXIX, 554 s., e parimenti Arch. stor. lomb. 1897, 4B2.
ZtTMMNi, Ij Astrologia c la mitologia nel poniamo e nel Folengo in Rassegna crit.
'! lett. ital. II, 1-2. G a d o t t o , M crula I l l s . C a s a n o v a , 7/ Astrologia e la con
degna del bastone al capitano generale della rep. F iorentina. Estr. d. Arch. stor.
'tal. Firenze 1895. M e t e r , Tier A berglaube des M ittcla lters und dev niichx/cn
Jahrhundcrte (B asel 1884) 5 ss. G a i.t.a R d o . Bibl. Espaola II. 614 (stampe
tal. d opere astrologiche). G r a s s e III 1, 930. O a x , Cortcgiano 34. S c h m a k *ow. \lelozzo 87. T J z i e l m 214 s . R o h r in Tlist.-pol. Bl. iCXVIII, 822 s. : J. F r i e
d r ic h , Astrologie u. R eform a tio n , Mnchen 1864. 1(1 ss. ; T o m m a s i . x i , Machia/I i i l . '. 3(5 g g , ; j . \
B i k k e s v a . t e r , Jfikolaj K opernik. Krakflw 1900 (in po
lacco); A . C a p p e m .1 i n A rch. stor. Lomb. XXIX (1902). C e i . a n i , to h . B urckardi
Liber notarum I. 270 s., n . 2 ; 1?. ( S o l d a t i , La poexia astrologica n el QuattrorCHto IBibliot. tor. del R inascim ento voi. 3). Firenze 190 (cfr. R ossi in Giorn.
or. d. lett. ital. X LV III [1906], 403-415); B e r t o m , L Orlando F urioso e Ui
R>na*cenza. Modena 1919, 255.; MaJ.ao.vzzi-Vai.eki 149 ss. ; 355 ss. : Reper.
/- Kunsiiriencha ft XLIII (1922). 227 ss. Su libri astrologici nella biblioteca
Risconti a P aria cfr. O. E. -Schmidt in X eittch r. f. Gesch. u. P olitik Ai
1888). 409, 471. Che anche i Giudei in Italia coltivassero lastrologia vien
Provato da G d e m a n n 221 s.

ur

124

Introduzione.

posizion e dei p ia n eti tr a s e risp etto ai segn i d ello zodiaco sta


b ilire il fu tu ro . Si ven n e form an do un sistem a com plicato, il quale
a sseg n a v a ad o gn i p ia n eta un certo num ero di virt , ch e poi in
sosta n za si fo n d a v a n o nel cara ttere delle a n tich e d iv in it pi o
m eno fr a in te so . Si era fo rtem en te p ersu asi, ch e cer ti p ia n eti eser
c ita ssero un in flu sso decisivo su lluomo, che fo sse nato al tem po
d ella loro a ttiv it , con dizionata questa d a lle d iverse costellazioni.
Solo alcune m en ti illum inate, com e in isp ecie P io II, si m an ten
n ero liberi da ogn i sup erstizion e. N ella m aggior p a rte d elle uni
v ersit a lato agli astronom i v i eran sp eciali p ro fesso ri di a str o
logia, ch e d etta ro n o sistem i com p leti di q u esta ch im erica scien za. 1
In n essu n a corte d Ita lia m ancava lastronom o aulico e in alcune,
per es. in quella di M antova, ve n eran o anzi parecchi. 2 Quasi tutte
le deliberazioni im portanti dei govern an ti, e sp esso anche cose
in sign ifican ti, com e ad es. p arten ze di persone p rin cip esch e, rice
vim en ti di am basciatori stra n ieri, il prendere m edicine, eran tutte
cose che si decidevano dopo avere in terrogato le stelle. F in o i pi
ard iti cond ottieri di bande del sec. XV, com e B artolom eo A lviano,
B artolom eo O rsini, Paolo V itelli, eran o tu tti com presi intim am ente
della credenza n ella stro lo g ia .:: Pi che altrove q u esta fa n ta stic a
scienza 'fioriva a Padova, a M ilano e a B ologna. Ovunque si a n n i
davano concetti a strologici, nei c a le n d a r i e n ella m edicina, nelle
predizioni popolari e in id ee del popolo . * S i giu n ti a tale
dice R oberto da L ecce n elle sue prediche che nessu n o si a rri
sch ia pi di m an giare senza aver con su ltato le stelle, n s indos
san o v e stiti n uovi o in gen ere s i in trap ren d e pi una cosa qual

i
Su Pellegrino l'riscluni. ohe insegn astrologia n Ferrara, ofr. LrffloIchnikk, Cult, e rcluz. h it. d'Inali. d'K xte II -, 253 3. ; suU'astrouomo Luca
Gaurloo coin astrologo ibid. I I 7, 32S s.
1 Ofr. ( a d o t t o , Hartol. M anfredi e Vani robinia alia corte di M antova, To
rino 1MH. Sulla superstizione a3trologica di Isabella d'Este-Gonzaga cfr. li.
S c h m i u t , lii Rena in vince in B ricfen II. 240 ss. e F rauenbrirfe iter Rcnainnaii<
3(5 ss. Su Ludovico il .Moro cfr. L uzio in Arch. star. homi). 3* serie XV (1901).
152 s
Gabotto, h'A strologia 8.
*
V. l'interessante articolo di Bkzoi.d sulla costruzione astrologica della
storia nella 7.citnclirift di Quinne V ili . (53 ora nel libro di Ikzoi.d, J iis MitleUilter ii. Rcnainsance ls!). Cfr. anche Gauotto. N otizie ed E n tra ta del poem etto
inedito de cjrcetlcnlium rirornm principibu di A ntonio Cornazzano (Pineroio 1889) ir, s. d ia Orolio de astrologia dellumanista italiano G kr.orio T im i
N'atk stampala presso K. M'IAner. Reden n. Itrief') ital. Ilu m a n isten . Wieii
1899, nr. XV1. Seguace della superstiirone astrologica fu anche lo storico senese
Sigismondo T izio: cfr. 1*. PiccoLoaiim, Il pontificalo di Pio IH llit s ., 122 s..
124 a. (20 s 23 s 25 s.) ; idem. T izio 122 s.. cfr. 36 s. e 133 s. Zelante fautore
deU'astroloj;ia era diventato in ltoma Lorenzo Behairn, che fu i>er molti anni al
servizio d i Rodrigo Borgia: cfr. I I e x x k e . V e r B am beryer Kanoniku* L . Behaiin.
In Forschungcn tu r Gcsch. B a y c m s XIV (WK), 2 5 ss.

Lastrolofjia del rinascimento.

siasi. 1 L a stro lo g ia e r a c o s str e tta m en te legata con la v ita ita


liana, che p ersin o alcuni papi, com e S isto IV , G iulio II, Leone X e
pi tardi an ch e P a o lo III s in ch in aron o a lle id ee del loro te m p o .2
Un cardinale fe c e s che fo s s e d edicata ad A lessan d ro V I unopera
bulla d ivin a scien za d e llastro n o m ia . 3 II g ran d e C ristoforo L an
dino sperava su l se r io di a v ere d a lle stelle n o tizie circa lavven ire
della religion e c r is tia n a ; il p io D om en ico d e D om enichi tenne un
discorso in lode d ella stro lo g ia d ifen d en d ola contro i su oi a w e r sarii. 4 II d o tto n a tu r a lista e m edico P a o lo T oscanelli, che viveva
come un san to a sceta , se r v a lla fa m ig lia M edici e alla repubblica
fiorentina in q u alit d i astron om o. 6 D i lui e in gen ere delle m enti
pi elette ben lecito supporre, c h e n ella loro con d otta pratica
non si la scia ssero d eterm in a re d alle ste lle al di l d uni certo grado,
e che v era un lim ite, d o v e e relig io n e e scien za im ponevano di
fermarsi. n M olti uom ini di sp ir ito libero, com e il P ontano, nei
loro studii a stro lo g ici p a rtiv a n o dal ferm o co n v in cim en to che e si
stesse n ellu n iverso un n esso cau sale in d issolu b ile fr a tu tte le cose ;
t-ssi credevano ch e l o rig in e, la d isp osizion e e lo sv ilu p p o ulteriore
delluomo su b isse rea lm en te lin flusso d elle fo r z e di n atu ra da cui
luomo ste sso circon dato e riten ev a n o che l a stro lo g ia fo sse una
nanca della scien za n atu rale a ltretta n to sicu ra quanto la zoologia
di A ristotile. T
I
con cetti a stro lo g ici e a stron om ici offrirono feco n d a m ateria
allarte figu ra tiv a nel rap p resen ta re lo zodiaco, le figure a stra li e
le divinit dei p ia n eti. O pere n o te di q u esto g en ere sono gli affre
schi di C osim o T ura e d ei su oi so ci nel p alazzo estiv o di B orso a

1 K o b . d e L i t i o , Quadrag. de pccoatis 4 3 .
J t: dubbio se anche Paolo II favorisse Gastrologia ; v. il nostro voi. HI. 3 2 1 .
Su Sisto IV v. pure G a r o t t o , M enila 113, nota. Secondo C e l a n i (B urckardi Libar
noi a rum I, 270) anche Innocenzo V i l i seguiva vedute astrologiche.
3 A idikredi 343. Vnedizione stampata In lionra nel 1484 del poema didattico
virologico tramandato sotto il nome di Manilio (M a n m i A stronontirm i :
<fr. Panzer II, 4S4; H ain nr. 1070G) fu dedicata a l cardinale Riario.
4 V ii.lari, Savonarola I, 307 ; cfr.. M achiavelli 12, 237 e S k a ife 145 s. Per
' l'omeniehi v. il nostro voi. II, 621, n. 2. Sulla fede di Marsilio Picino nell'in
fluenza delle stelle, cfr. Villari, M achiavelli I3, 180.
* Cfr. U z u x u 214 s. Soltanto negli ultimi anni di sua Ita il Toscanelli per'l"tte fede nellastrolosia in seguito a sue osservazioni personali. Loc. cit. 222-223.
So di lui cfr. anche H. R iesck in U t. H andiceiser 1909, 604. Sulle poesie spiri
tuali dell'astrologo L o r e n z o B o x i n c o n t r i ( Fastorum libri quatnr, Romae 1491,
dedica al suo patrono, il card. Giuliano della Rovere) e combinazione di
astrologia e piet cristiana in dette poesie cfi. B. S o l d a t i in Misceli. < on. d i A.
Oraf, Bergamo 1903, 405 ss., 424 s.
* B urckhardt Ila, 2S1.
: G o t i l u n 446. Cfr. .Me s s e r , L e codice Aragonese, Dijon 1909, i_vju ss. Su
1 ontano e la sua principale opera astrologica Delle cote celesti, cfr. T a i j -a r io o ,
l 'mlnno 4K2-512.

Introduzione.

F erra ra (S c h ifa n o ia ) com e le rap presentazioni n elle S tan ze Borgia


del V atica n o . Q uella p arte delle dottrine astrologioh e, che si r ife
risce ai figliuoli dei pia n eti, trov n ellep oca del rin ascim en to una
esp ressio n e sim b o lica n elle cos d e tte figure p lan etarie. U n tipo
d eterm in ato d i qu este figure p la n etarie a p p arve appunto verso la
m et del secolo XV. Sorto probabilm ente in F iren ze, esso h a com
piu to un cu rio so v ia g g io p assan do d a llIta lia ai P a esi B a ssi e da
q u esti in G erm ania, con servand osi poi fino addentro il secolo X V I.1
Il G iorgion e in un suo celeb re d ip in to ha ra p p resen ta to tr e astrolo g i v e stiti a llorien tale, so tto la m a gica luce crep u scolare d el de
clin a n te vesp ro diffuso sopra un p a esa g g io s ilv e s t r e .2 D a p a r te d e i
circoli ecclesia stici non m anc opposizione a llastrologia, poich la
fe d e n ellonnipotenza d elle stelle m in acciava la lib ert um ana.
U no dei m olti m eriti dei p red icatori d i p en ite n za di quel tem po
davere avu to il co ra g g io di rea g ire en erg ica m en te contro l astrologia. U na condanna pi som m aria di quella che in flissero a questo
sconcio della su p erstizio n e un B ern ard in o d a Siena, un A n ton io *
da V ercelli, un R oberto d a Lecce, un G abriele da B a r le tta non si
pu d a r e .3 A nche m olti u m an isti si d ich iararon o con trarii a llastrolo g ia ,4 e P aolo II n e volev a in terd ire la p r a tic a .6 Opera che fa
epoca fu poi lo sc r itto d ir e tto contro gli astro lo g i da P ico della
M irandola, il quale ad a lta voce e con ogni ferm ezza si lev anche
contro luso di dar rilievo u n ila tera le a lla n tich it cla ssica .6 Cerne
sa esclam a q u esto gran d e im p u gn atore d ellastro lo g ia com e sa
la stro lo g ia in cita re la sp era n za ! Con quale sfro n ta tezza e ssa si
a ssocia al ciclo delle scien ze [ E ssa la co rru ttrice d ella filosofia,
contam ina la m edicina, e m ette la ccetta allalbero d ella religion e.
1
Ia trasmigrazioni e le trasformazioni di questo ciclo di rappresentazioni
sono esposte nello dotta dissertazione di I-iI ppm a sn , D ie sieben P laneten (Pubbl.
della societ calcograf. intern, per l'anno 1895).
* Ora in Vienna. Disegno presso I iI kk II, 497. Unaltra spiegazione del
quadro d W ick u o t: vedi K u n sth ist. Sam m lungen de* K aiserhauses I (Wien
1899). Ss.
( ' okmann 222-224. R ob. a Lecoe se la prendeva specialmente contro
l'alchimia : Qua drag, de peecalis 122. A'a qui menzionato nuche Savonarola
come oppugnatore della superstizione, cfr. G eff <Ikkn 208; S chnitzer , Quellen
u. Forsch. I, 55 s. e Saeonarola al* E rzieh er 37. Contro lastrologia il Savona
rola parla ad es. in Prediche sopra A m os e sopra Z aeharia, Vinezia 1544, fol.
133, 289-290 e nei Compendiata revclationum , ed. Q t r n i 258 s s . Cfr. anche
sotto, pax. 127 n. 3. EgU per condivideva l'ubbin magica del suo n-mpo:
cfr. S chnitzer. Quellen u. Forsch-. II, 167 ss. Contro gii alchimisti del suo tempo
inveisce forte B apt. MakTuantjs, D e p a lim iia 1. I l i , cap. 2 ; c fr. ibidem c. 12
contro gli astrologi.
* Ofr. V o ig t , Wiederbelebung 11-, 492 s. Su una parodia di Arnaldo Heymerick, un umanista tedesco vivente a Roma, relativa alle profezie degli astro
logi, cfr. Ann. des hist. Ver. / . d. X iederrhein C (1917), 160 s.
Cfr. Il nostro vol. II, 021.
B vru.vHarot I, 244.

Superstizione. Errori filosofici.

127

Alluomo to g lie la calm a |e lo riem p ie di im m agin i in q u ietan ti.


Rende sch ia v o il libero, n e p aralizza l en e r g ia e lo lancia nel m are
dellin f e lic it .1 L opp o sizio n e a ltretta n to recisa che ch iara del
lem inente p en sa to re f e c e fo r te im p ression e.
D allora in poi q u esta illu sio n e and m an m ano in Ita lia sce
mando; poeti com ici, com e in isp ecie l A rio sto nei suoi N egro
manti, poterono esp o rre alla b erlin a le fro d i dei n e g r o m a n ti.2 La
pittura esp rim e il m u ta to m odo di p en sare, che s i to rn a a con
nettere colla concezione c r istia n a del m edio ev o : n ella cupola della
cappella C higi in S. M aria del P op olo R affaello rappresent tu tto
allingiro g li d i p la n eta rii e il cielo delle stelle fisse cu stod ito al
di sopra e g u id a to da a n g e li e in alto b en ed etto da D io P a d r e .8
A ccanto a lla str o lo g ia v erano anche a ltre su p erstizion i di di
verso gen ere. In p articolare un certo n um ero di u m an isti erano
accessibili in m odo a ffa tto sp ecia le ai p orten ti e alle predizioni ; il
Poggio p resta v a fe r m a fe d e ai p rod igi del m ondo a n tic o .4 N on si
davano, vero, pi oracoli, n si potevano pi in terrogare gli di,
ma cercare un p a sso di V ir g ilio e in terp reta re i versi che si p re
sentano a ca so siccom e un au gu rio, torn nu ovam en te di moda.
Anche la cred en za nei dem onii dei pi recen ti tem pi p agan i eser
cit la sua influenza. L o sc r itto in to rn o a i m isteri d egli E g izian i
attribuito al n eop laton ico G iam blico usc in v ersion e latin a sullo
scorcio del secolo XV. P ersin o laccadem ia p laton ica di F iren ze
per es. non a n d ata d el tu tto im m une da ta le e sim ile errore n eo
platonico d ella decad ente epoca rom ana. Torn pure in voga la
superstizione, che uno s i p o tesse v a lere d ei dem onii pei proprii
scopi. G i S isto IV in un breve del 1474 d o v ette procedere contro
alcuni C arm elitani bologn esi, i q uali a v ev a n o so sten u to non esser v i
nulla di m ale n el ch ied ere n o tiz ie a i d em on ii. T u tta v ia anche in
questo cam po non m anc la reazione, ed anzi co sa d eg n a di nota,
che poeti e n o v ellieri p o tessero m ettere in ridicolo i m aghi, fa
cendo nel m edesim o tem p o a sseg n a m en to s u llassen so del pubblico.

1 \ eUi 1'. 1OLL, SternglauUe unti iStcnuU'utung. D ie Oesch. u. ila


Antrolugie, Leipzig 11)18, 91.
2 B i r r a II, S M s. C a r r i e r e 81 s . G a s p a r v II, 418 s.; c i r . G a b o t t o , L'A strol,"jio 3 9 ; B v b i I k h a r d t II " , 281 3. ( 2 1 0 s.); G . -M a k p u j . e r o . Il \e g r o m a n tv
di L. A rlotto, in Uiorti. tor. d. left. ita l. X X X III (1899), ! * .
*
B u r i i . j i a r d t I l a , K r a u s - S a u e r II 2, 400, 288. Su Pico c f r . H k z o U j , Antrulog.
'< oM ekttconstruction loc. cit. 03 e U z i b i . l i 223 s . inoltre l'op. c i t di So l d a t i .
'! lin e di popolarizzare l'opera di P ico il .S a v o x a r o i . a compose il suo piccolo
tra tta to contra all'astrologia divinatrice, Firenze 14U5 ( P i n z a 1, 423; Ua.n,
'*378-79) ; eir. Giorn. ut or. d. Ictt. ital. XLV1II (1906), 413. Su Luzio Bellanti, avversario del Pico, cfr C z i e l l i 220 s . e P . P i o c o l o m i s i , Due docum enti
P*T Ut storia dell'arte Senese (pubblic. per nozze), Siena 1902, 7 s.
4 ('fr. E. Wai-ser. l'oggi uh F lo ren tin u s 235 ss.

te r

Introduzione.

128

A p a r t i r e d a i p r im o r d ii d e l s e c o lo XVI d a t o in g e n e r a le d i s t a
b ilir e u n a s e n s i b i l e d im in u z io n e d e lla s t r e g o n e r ia .

Com e la su p erstizio n e, cos pure i pericolosi errori, in cui cad


d ero non pochi filosofi del rinascim ento, eran o in p arte con n essi
colla concezione u n ila tera le d ella n tich it . 2 G em isto P leton e, se
g u a ce e n tu sia sta di P laton e, che e g li in ten d eva in sen so neopla
tonico, non volle sa p ern e di cristia n esim o e quanto alle su e idee
r elig io se torn al paganesim o. D al rin n ovam en to d ella filosofia
a n tica eg li s i a tten d ev a il rip ristin a m en to d una religion e u n i
versale. a
La co n tro v ersia di P leton e con g li a r isto te lic i greci del suo
tem p o venne a d d olcita dal grand e card in ale B essarion e. N e l suo
celebre scritto in d ife sa d i P laton e q u esti fa n o ta re larm on ia e si
sten te fr a i due m aestri a ttici, rilevando nel m edesim o tem po gli
errori che li sep aran o dal cristia n esim o . 4 Con un en tu sia sm o m ag
g io re ancora di quello di P leton e s i dedic alla filosofia platonica
M arsilio F icin o . T u tto com preso d ella v erit d ella religion e c r i
stia n a , q uestuomo pieno d in gegn o, che nel 1473 abbracciava lo
sta to ecclesiastico, cerc di con ciliare il cu lto per la filosofia di
P latone col cristia n esim o . P erson alm en te F icin o era un p erfetto
credente e un prete irrep ren sib ile, m a questo suo voler con ciliare
il cristia n esim o col platonism o, era una faccen d a rischiosa. P le
tone voleva so stitu ire a l cristia n esim o un m isto di n eop laton ism o e
di m assim e relig io se orien ta li ; F ic in o invece, am m aliato dalla bel
lezza di tu tto ci ch era antico, cercava di fa r p assare il p lato
n ism o nel cristia n esim o senza so sp ettare, com e sem bra, il pericolo
che il cristia n esim o p o sitiv o si ridurrebbe a una fo rm a aerea. Il

B u r O m i a r d t I I 291 ss. ; cfr. P i a n , fo r te p ia n o 24!l e Y o o e l b t e j n 133 s .


Sulle streghe in Italia : B t t M U h a r d t II" . 206 ss., 396 ss. (ia l9 9 s s ., 313 ss. i.
fc interessante l'enumerazione delie diverse specie di superstizione presso AsT O N l u s V t R C E L L ., S e r in. f. 102 ss. ( i r . anche K o b . i>k L i t i o , Q uarage*. 14:
M o l m e n t i in A r c h . xtor. ilaI., 5* serie XXXI (1003), 25)5 ss. ; F r a t i , f i l a p r
v a la 99 s s . Persino una donna si finemente coltivata come Isabella dE ste era
soggetta a varie superstizioni e condivideva l'ubbia delle streghe del suo tempo :
cfr. IjUZi<>-Hn.\rrat, C oll, e r e la r. I d i. d 'Isa h . d E xte I, 113 s. Sull'azione dei p r e
dicatori contro la superstizione nelle sue varie forme c f r . H k f h l e , Bernhardin
von S ie n a 23 s.
*
Oltre al B v k K h m d t IP , 812. Cfr. Rrrrnt, Oexeh. dcr P hil. IX. 220 ss
STCKL, Gcxeh. d. Phil. III. 202 ss. K i x n k r , fcxrh. dcr p h il. 194 s. H a f f x k r .
(lexch. der P hil. II, 078 ss. Vedi anche H e i n r i c h , Io g m a tik I. 95. 104.
-> Oltre ni nostro voi. I. 325 ( e d . 1931) c f r . a n c h e B u r c k h a r d t II3. 260:
S tr i>; 126 s. e Zeitxchr. f. Kirehrnpexrh. XIX, 279 s. ; A. b o x a T o r r e , Storia
dellA eoodnnia ecc. 126-478; M o x .v i e r , Q uattrocento II, 76; H a s s r , Renai*sanee 12S ss.
4
Cfr. s u l l ' o p e r a d e l B e s s a r i o n e il n o s t r o v o i . I. 3 2 1 s s . ( e d . 1 9 3 1 ) ; H.vrkner

lo c . c i t . e W

i i .i m .v n n

72 s

Gli aristotelici e i loro orrori.

129

suo m isticism o, rafforzato da un a accen tu a ta tendenza alla stro logia, dest delle ap p ren sio n i. N e llann o 1489 e g li fu accusato
presso Innocenzo V i l i d i m agia, dalla qu ale egli sep p e tu tta v ia d i
fendersi con buon risu lta to . Il F icin o p er non si pu assolvere
da un certo pericoloso m iscu g lio del p la to n ism o col cristia n esim o :
il suo en tu siasm o per P la to n e p assa ogn i confine. E g li non esita v a
a rivolgere al suo u d ito rio anzich la n tico sa lu to : C arissim i in
C r i s t o , q u esta ltro : C arissim i in Platone. In con clusione, di questo
filosofo si a v ev a un cu lto form ale, com e fo s s e sta to un sa n to : si
accendevano lam pade in n a n zi a lla su a im m agin e, lo si m etteva al
lato agli apostoli e ai p r o fe ti e s i celeb ra v a n o fe s te in suo onore.
Quanto si a n d asse oltre m o strato dal fa tto , che con tu tta seriet
i proposto di leg g ere in siem e ai tr a tti del v a n g elo dom enicale ani he dei brani to lti d a g li sc r itti d i P laton e. 1
A M arsilio F ic in o si a sso c ia il suo g io v a n e am ico G iovanni P ico
della M irandola, la pi illu str e figu ra d ellaccadem ia platonica di
Firenze. Di rado un p erso n a g g io em in en te sta to lodato dai coni temporanei con ta n ta u n a n im it quanto q u esto ram pollo dillu stre
i k a i i o k c i i i VI 1. 310 ss. ; R a e h r
in A lhjrm . E nzyklopdie (li E rsch
1* sez. XLIV, Leipzig 1846. 1 ss. ; F. P c c c i n o t t c , J)i Marsilio Ficino
'IrWAccademia platonica fiorentina. Firenze 1866 e idem. Storia della m e d i
mi II 2. Livorno issi). 6 9 6 ss. ; cfr. B eum okt, Lorenzo 112, 25 ss. Itoli rbachkrK n p f l k r 310. R o c h o U . In Z eitsehr. /. K irchengixeh. di K r i e h e r X III. 53 ss.
1' \Khii.KK 2(5 s. S t e i . n 121* s . . 154 s . F i s c h e r I3, 88 s. W i i j . m a n n 74. Lazzari 73 s .
R< -si, Q uattrocento 224 s., 426. G a s p a r v II. 166 8. G a b o t t o , L 'E picurei amo di
\lnrsilio Ficino. Milano 1801. Cfr. Gior. stor. d. L e ti. XVIII. 459 8. Sulle opere
di medicina a s t r o lo g a di Marsilio Ficino vedi W e i t e * w e b e r . Des M arsilius
I irinu Werk. De cita studiosorum , nebst B em erkungen ber den H ellenism us.
Irnc 1S58. Cfr. ora anche IlriT , L e P latonism e pendant la Renaissance ln
'no/, d. phil. ehrt. X. S. X XXIII. 269 ss., 362 s.; V i l l a r i , M achiavelli I 3,
!< k 183 ; x ,. F e r r i , L Accademia platonica di F irenze, in .V. Antologia, 2* serie
XXXIV (1891), 226-244: R r u n s , M arullu 120ss. ; E. G.W.U. Lo S ta to , la / "jlia e l'educazione secondo le teorie di M arsilio Fioino, Pavia 1890: M ov' i m . Quattrocento II, 81-131; A . b e l l a T o r r e . S to ria dell'Accad. platonica di

chic, Firenze 190C (ivi in speciale sul Ficino 479-643 ; cfr. Arch. stor. Hai.
^XX (10021, 425 ss.) ; H a s s e . Renaissance 135-147; W. K a i c l , D ie lteste Jlgiiirnr der geistigen A rb e it: Die S c h rift des M ars. F icinus de vita sana fwj
quietudine eorum . qui incu m b u n t studio littcra ru m /./.S2), in N eue Jnhr''bir f. rf. klass. A lte rtu m , Gesell, u. deutsche L itt., IX ann. (1906), vol. V III,
4S- 41'1, 525-546, 599-610; R r a x d i 116 s s . , 1 2 0 s . ; E. G o t h e i s . Platos S taatslehre
* der Renaissance, in Sitzu n g sb er. der H eidelberger Akad-. d. W issensch.i
l hilos.-hist. Klasse, ann. 1912. 5 dissert. ; S y m o x and B e s s s a j 139 ss. ; M a t t h .
Meier. Gott ii. Geist bei M ars. Ficino, in B eitrge z. Gesch. der R enaissance
" P tormation, J . Schlech t dargebracht. Mnchen u. Freising 1917. 236-247:
' l - F icntus, Vebcr die Liebe oder Platons Gast m ahl, bers, von K. I*. I I a s s k .
ja is sti uno scolaro del Ficino, l'umanista Lorenzo Lippl ( f 1485)
,fr K. M tfcucn, L a u re n t ii U p pii C oltenn opuscula tria (programma del
K K Staate-OlxTjrymn. di W iener-Neustadt), 1901. Cfr. anche F l a m i n i , Per-ffriHo a IIio um anista, poeta e confilosofo del Ficino (pubblic. per nozze),
Pisa 1892.

1 Cfr.

ii

G ru b er

P u t t o r , .storia rf;

p a p i,

H I.

130

Introduzioni!.

lig n a g g io ; lin can to della bellezza, il garbo della parola, lo slan cio
ideale della sua n atu ra g li gu adagnarono tu tti i cuori. Com e il suo
m aestro, an che P ico d opera a d im ostrare lin tim o accordo di tu tti
i filosofem i p agan i f r a di loro, non che con la m istica e la scola
stic a c r istia n a . In prim a linea per Pico non m etteva P latone, ma
lin tr ig a te d o ttrin e arcane della cabala. Q uesto ten ta tiv o di voler
tr o v a r e un m ig lio r sosteg n o del c ristia n esim o nella scien za arcana
c o ltiv a ta dagli E brei, che non nella vecchia v ia dei grandi teologi,
non si pu d esig n a re altrim en ti ch e com e u n ab errazione e una
debolezza. P era ltro o g n i qual v o lta Pico con le su e idee neop lato
n ich e cab alistich e venne a trov a rsi a d isagio di fro n te a lla dottrina
e cclesia stica , si ricred ette sem p re e a sso g g etto ssi allau torit da
D io s ta b ilita .1
Di fron te ai platonici fiorentini stavan o gli aristo telici, che si
d ividevano in a v erro isti e a lc ssa n d n sti. La loro sede prin cip ale
era lu n iv ersit di Padova. In q uesta u n iv ersit ven iva specialm ente d iscussa con ardore la n atu ra e lim m ortalit d ellanim a.
Sul principio del secolo xvi la co n troversia intorno a ta le argo
m ento era d iven tata cos viva, che da ogni nuovo p ro fesso re gli
scolari reclam avano, si d egn asse innanzi tu tto esporre la sua teoria
intorno al'.anim a. In q uesta m ateria gli a ristotelici del rin a sci
m ento erano giu n ti a m assim e abbastanza pericolose. A lessan d risti e a verroisti si accordavano nel dire, che lim m ortalit person ile deH an iina non si poteva filosoficam ente dim ostrare. Gli
a v erro isti in oltre afferm avano che lanim a era una sola in tu tti gli
uom ini. M arsilio F icin o sp ecialm en te richiam latten zion e sul pe
ricolo ch e p resen tavan o ta li teorie, dicendo che gli uni e gli altri,
T i i u b o s c h i VI 1. 3 2 3 ss. : I I a f f n k r II. 0 8 1 s. K a to lik isso , I. 1!(_'. Itu r m o n t
loc. cit. SciHHik-KH XXX. l i t i s. F r a x t / . . S ir i II / 1 \ !> s. U tX N E R 1!7 s. W im .m a n n
SO s. Rossi H 3 0 s -0. Arch. alar. Hai. 5* serie XX. 15H s. (su C a lo ri <Y sisi.
i a s i - a r y II. 171 s. Itomeli,i. Sor. cit. Iti ss. v. B b z o l u in Z eltschr di S y b b i . XI.IX,
104 s . Iir/i. tor. il. S . |S. IX. 2, 31 ss.: X. 1. 3 ss. C a r r i r e Sii s . I I r e y d o r e e . Do
Sgslcin d in .fiih . Pico, Mnrlnirg 1 S 5 8 ; r f r . inoltre H a g e m a n n in IAter. H a n d ic tin v
1M1S, nr. 0 5 . V i n c e n z o d i G i o v a n n i . O. P iro della Mirandola nella torio d rl riunscm euto r drlla filosofia in Italia.. Palermo 1S!>4. F . C e r e t t i , Il Salino X L V I I
ili D avid com m entato dui rinite (!. Piro d. \l.. Milano 1805. F. C e r e t t i . L'ora
zione domenicale rip o sta dal conte <!. Pico il. M.. Mirandola 1805. F. C eretti.
Sonetti inediti d. C. Pico d. Al.. Mirandola 1S04. Horez. L ettre* nd. de .ta to
Pio de la M irandole (1182-1)92), in Oiorn. s tor. il. lett. ita l XXV (1S05*.
352 ss. DORK-TiirASXR p ie de la M irandole in Pvancr. l aris 1N07 (cCr.
M oni. cit. XXXI [1808]. 127 ss.). F. C a l o r i C e s i s . (!. Pico d. M. d itto Ia
Fenice drlli ingegni. Mirandola 181*7. G. M a s s e t a n i . Lo filosofia ralibali!ira ili
<1. l ico il. M., Kni|H>li 1sj*7 (cfr. la pregevole recensione di 1><irez in Oiorn. cit.
XXXIII (Isti!)], :M) ss.*. M o n n i e r . Q uatlrorrnto II. 88
115 s. dE L X a T o r r e
747 ss. S a i t s c i i i c k 343 s. e voi. sappi. p. 87 ss. I 1 a h .s e 147 s s . B r a n d i 121 s s .
S y m o n and B e n s t . SAN 140 s. Scritti scelti. tradotti da A r t i r I . i e b e r t . Jena 1005.
Sull'influenza esercitata dagli studi cal>l>alistici di P ico in Italia su altri cir
coli, cfr. ScilMTZKR. Q uetlrn il. Porseli. I l i , x iv , l.n s.

Il Pomponazzi.

averroisti e a iessa n d rlsti, ven iv a n o a d istru g g ere la religione. Gli


aristotelici cercavan o sch erm irsi coUafo rism o, che una cosa po
tesse esser vera in filosofia e fa ls a second o la fed e, e oltre a ci
protestavano tu tti la loro so tto m issio n e alla d ottrin a della
C h iesa .1
Per quanto in d u lg en te, R om a non p oteva non opporsi a tali
pericolose teorie. N ella sessio n e o tta v a del concilio lateranense del
19 dicem bre 1513 L eone X fe c e pu bblicare una costitu zion e dommatica in d ife sa d ella n im a im m ortale e in dividuale. In pari
tempo venne rig e tta ta la nuova d istin zio n e di una d u p lice v erit,
la filosofica e la teo lo g ica , poich la v erit non pu contraddire
alla verit. O gni asserzio n e, cos vien d ecretata, che contraddica
alla verit della fed e, fa ls a e non lecito in segn arla. Di pi il
concilio in g iu n g ev a ai p ro fesso ri d elle u n iv ersit di ch iarire la
veritit della relig io n e c r istia n a anche nel d iscu tere teo rie e tesi
filosofiche e di co n fu ta re a tu tto potere gli argom en ti dei filosofi
pagani e p a g a n eg g ia n ti in fa v o re della m ortalit o unit del
lanima um ana, d elletern it del m ondo e s im ili.2
Ci non o sta n te P ietro P om ponazzi, caposcuola d egli alessan dristi, chiam ato da P adova a B ologna, ebbe laudacia di pubbli
care nellanno 1516 uno scritto , in cui rich iam andosi ad A lessa n
dro A frod isio difen d ev a , quasi fo sse la v era op in ion e di A risto
tele, la m ortalit d ellan im a com presavi la su a p a rte razionale e
in genere cercava di d im o stra re l im p o ssib ilit di addurre una
prova filosofica in so steg n o d ella im m o rta lit . 3 A V en ezia i fr a ti

1 <l!rc alle opero qui sopra citate ofr. anche il Kirrh> nlexikon di Wktzkk u.
VTixtk 12. X{1 s. e 1750. I,ea III. 575. R ossi, Q uattrocento 223, 420. Il Ma' iii i v i - compose una monografia intorno alla scuola padovana che ottenne il
premio ma che ancora non stata pubblicata. l n preludio <li essa 11 suo
ritto; f j a il,- hlut. sur In phUosophie ite la Renaissance rii Italie, Paria 1881.
'ir. il nostro voi. IV 1, 532 s.
- H

eroenrthkh

V ili, 586.

1 Oltre alla monografia punto soddisfacente del F io r k n t i .n o . J'ietro Pom


ponazzi (Firenze 1809) cfr. gli nrticoli di F e r r i in A rch. stor. itaI. 3* Serie XV,
ss., in i,n Filosofia <lctle untole tal. 1877. in M orti. N apolitano di Filosofa
' I I (1878. 109-124 e negli A tti d. L incei, Scienze mor. S. II, III, 875-876.
1 h \ n c k in Journal tles S a ra n ts 1800, maggio e luglio. R it t e r IX. 390 ss. D i t t s k h . Contar ini 220 ss. F i s c h e r I , 79 s. F o n t a n a , Sulla im m ortalit delFani ma
Pietro Pom ponazzi, (Siena 18iS>. P o d e s t . Doc. uni P. (Estr. d. A tt i d. R o" " a ) , Bologna 1808. I a v a i u , L ettere di P ietro Pom ponazzi. Mantova 1877.
Oiorn. fhrr. ,/. .<tt. tal. V ili . 377 s. OwEN 1*9 ss. H aefner II, 583.
s t . h -k i . III. 2irj s. I.E.V 111. 575 ss. R i x n e r 2115 s. I>a n cf , (teseti. des M ateriali( I-erlohn 1800) 108 s. C r e d a r o . Lo scetticism o degli accademici II (MiI.in., W o i, ;{o(| .Vrbig, P ietro Pomponazzi, Mantova 1809; Opere filosof. I,
Mantova 1s s hj i .. F e r r i , L a psicologia di P ietro Pomponazzi secondo un tnano" r itto detta Biblioteca Angelica di Henna {Contento ined. al Jte Anim a di A rilotctei. Roma ls77. Cfr. il C entralblatt di Z a r n i k e , 1877. p. 1209; C o s t a in
itti e mem. </. /,. ^ e p u t di st. patr. per le prov. d i Romagna XXI. Sulla vita

132

Introduzione.

m inori riu sciro n o a fa r dare alle fiam m e quel libro p ericoloso; a


R om a e B olo g n a e sso avrebbe in con trato la m edesim a so rte qua
lora il B ib b ien a e G iulio d e M edici non a v essero in terp o sto i loro
caldi uffizi in fa v o re del P om ponazzi. N on era in vero difficile pre
sen ta r la cosa in m odo, com e se il filosofo a v e sse volu to m ettere
in ch iaro la teo ria dellanim a di A risto tele so lta n to com e storico,
senza p o sitiv a m e n te fa r si paladino della sua v erit. O ltre a ci
il P om ponazzi a ssicu ra v a nei term in i pi en erg ici di volere es
sere so tto p o sto a lla C hiesa, il che tr a sse m olti in in gan n o. M al
grado la gran de influenza del B ibbiena e di G iulio d e M edici,
L eone X il 13 giu gn o 1518 fece in v ita r e il filosofo ad una r itr a t
ta z io n e .1 N on si a se il P om ponazzi labbia fa tta ; ma dato anche
che labbia com piuta, non per questo e g li rinunzi alle sue o p i
nioni. D i c i f a testim o n ia n za fr a altro una relazione, conosciuta
solo in questi ultim i tem pi, in torn o agli ultim i giorn i del filosofo.
Soffrendo il celebre filosofo di gravi acciacchi corporali cos
racconta a suo padre A n ton io B rocardo in una le tter a confiden
ziale del 20 m aggio 1525 in vece di m orir m ille volte, deliber
di m orire una v o lta sola. Qual vero filosofo, che ha in d isp regio
la m orte, egli si rifiut di prender cibo. Ogni m inaccia, ogni v io
lenza fu inutile. Solo n ella settim a notte, che fu lultim a, ruppe
il silen zio e d isse: M e ne vad o c o n ten to D o v e vuoi andar
ten e v fu ch iesto al filosofo. D ove van n o tu tti i m ortali ,
rispose. E alla d om anda: E dove van n o i m o rta li? il P om
ponazzi so g g iu n se : D o v e io e g li altri v a n n o . I circostan ti f e
cero un u ltim o ten ta tiv o -p e r indurre il m oribondo a pren d er cibo.
Tndamo. Lo stoico in d ig n a to d isse: L a scia tem i, io voglio m o
r ir e . E cos dicendo s p ir .2 Q uesto racconto, fo n d a to sulla rela

del Ponuponazzl v . m i e l i ? L u z i o - R e k i e b , Colt. c relnz. d'Isab. il'E st e II 1 . 3 6 - 4 6 .


poco in considerazione, eppure molto meritevole, l/i dissertazione in
torno ni materialismo di P ietro Pomponazzi nel K a lh o ik 1 8 6 1 . I. 1 5 0 s.
Spickeb (Lcbcn unti I.ehre tIcs P ietro Pomponazzi, Dissert. tnonacese 1 8 6 * .
p. 8) d'opinione, ohe le proteste di sottomissione del Pomi>onnzzi alla sede
romana non siano che formali e apparenti.
1 Cfr. il documento presso Ranke. Ppste Ic. 48. nota 1.
2 I/a lettera del IIrooaruo fu pubblicata dal Ciax, X u o ri docum enti su
P ietro Pomponazzi (per nozze, Venezia 1887) 2!) s. e iS antto XXXVIII. 387-388.
Alla tino del filosofo qui descritta allude forse l'arguto epitafio dato da IU tle .
art. Pomp. nota I>: J lir sepulliis ja ceo : <itiare? ncseio ncc si sci* aut nescis
curo; si vale# bene est ; vircn s ra ln i; / orlassis et nunc fa lc o ; si au t n o n / (licere
ncseio. Il Ciax (fiorn. il. lett. XXIX. 415) ha cercato recentemente d rappre
sentare 11 ritinto di prender cibo siccome fondato unicamente sui dolori del
Pomponazzi e si pud concedere, che quel rifiuto sla stato in parte motivato
dal dolori corporali del filosofo, ma deesl tener fermo che le espressioni del
Pomponazzi mostrano Vintcnzione di ix>r fine liberamente a l proprli giorni.
Questo espressioni escludono l'opinione, che i dolori avessero tolto al filosofo la
padronanza di s stesso. Cfr. anche I .i zio -Kkxikr loc. ct. II 1. 41. n. 1.
l* r e s a

Il Pomponazzi e i suoi avversari.

133

zione d un testim o n io oculare, riv ela il fa tto tenuto accuratam ente


ceflato dagli am ici del P om ponazzi, che cio questo filosofo, il
quale so tto la m aschera di sen tim en ti cristia n i e sotto lappa
renza di in n ocen te d iscu ssio n e a v ev a sv o lto in psicologia laperto
m ateria lism o ,1 fin col su icid io . P er buona fortu n a n el periodo
del rin ascim en to q uesto gen ere di m orte era ancora affatto in
solito. 2
C onsiderato il p ericolo delle teorie so sten u te dal Pom ponazzi
e la loro grande d iffu sion e, b iso g n a sa lu ta re con g io ia il fa tto ,
che non m an cassero co n fu ta zio n i. N e sc rissero il filosofo A g o
stino N if o ,3 che dedic il suo lavoro a L eone X, lA g o stin ian o
Ambrogio F ia n d in i, * il D om enican o B artolom eo di Spina, B a r
tolomeo F iera m antovan o, il S e r v ita G irolam o A m id e o 0 da L ucca
e il giovan e p atrizio v en ezia n o G asparo C ontarini. Q uestultim o
in form a delicata e co rtese co n fu t i1 suo m aestro prin cip alm en te
con le arm i a lui so m m in istra te dalla scuola to m istica. Il Pom po
nazzi non si dogn di risp on d ere ai su oi a v v er sa rli, eccettu ato
il N ifo e fi C ontarini. A l p rim o risp o se con acredine, non di rado
con alterigia, al secondo co rtesem en te. Il C ontarini com pose pure
un secondo scritto, breve, in cui, pure usando ogni riguardo verso
l'antico m aestro, p arla n etto e risolu to e seguendo p asso passo
lavversario lo co n fu ta in m odo splendido.
A ncor pi g ra v i fu ron o le co n segu en ze che N iccol M achiavelli,
il pi g en ia le ra p p resen ta n te del rin a scim en to pagano, tr a sse
<ialle idee d ella n tic h it .7 G iam m ai fo r s e un uom o ha cos accolto

1 <fr. h u tlio lik loc. cit.


J II suicidio nellepoca d e l rinascimento era ancora inno praticato. Oltre
al <ax. S iim i dar. 22. cfr. M otta. S u icid i nel quattrocento e m i cinquecento
lu lrr/i. /or. liin ih. XV, INI ss. V. mirile I.ANUrcci 277.
1 ,f r . i l n o s t r o v o i . IV 1 . 4 4 4 , 4 5 8 .
<fr. Lal-chebt Itnl. Qegner L u th er* 230.
5 < f r . L a c c h f .r t lo c . c i t .

OSO,

n . 4.

o l t r e a l l e o s s e r v a z i o n i p u n t o o g g e t t i v e d e l F i o r e n t i n o 41 s 41 s ., 5'J s .,
r- " ctr. l i , r < ; k n h o t iie r V i l i , 5 8 5 s . e s e g n a t a m e n t e l ' e c c e l l e n t e m o n o g r a f ia d e l

1*11 im c u .su C ontarini 222


I te r a c i!,
t i Jto.

in d e .r

I, 00.

s s .,

in o ltr e

L au ch k rt

in s u ffic ie n te ; R e u s c h

non

1.

c.

373. I..'e s p o s iz i o n e

c o n o sc e n e m m e n o il

del

F io r e n

^
I-a bibliografia Intorno al M achiavelli stata raccolta da Moni. I l i ,
'li* 's. <'fr. MoirL, Ilam ltcrtcrbueh d rr Staat*w i*ten*eh. IV. 1003. Assai notcv"li sono le recensioni delle ojiere di Tkk.mik.i.eniu r;. Vn.i.ARl e X itti fatte
dal Kkumont in M igrai Z eitu n g 1877, nr. 248 ss. Itcil e nel L U eraturblatt di
un 1872. p. 147 ss. i>ul difetti del lavoro del Tom maxi ni v. tte u t nelie L iteraf
itunff 1s s 4, nr
cfr. anche Zeitxchr. di Syhki. IjII,. 554 s. Pel voi. II del
Tomiamn, efr. Ciax in K ir. alar. itnl. XXX (1013), 17 s. ; iper X itti (Mach. I,
NIili ]H7t c fr ,,rn
Croce .1 reh. star, per le pror. S a poi. XXX (1906),
7'J-"'' <fr. inoltre O wex 102 ss. Oierke, A lth u tili* 2!!. Le CorrcH/iondant
Is77 e 1X.S2. Eij-ixgkb (D ie antiken Quel leu der Staatulehre Maehial * in /.eiltehr. fiir die g ei. Staat*\ei**entehaften XI.IV, 1-58 (ristampa am-

134

Introduzione.

in s lo sp ir ito della n tic h it pagana com e q u estuom o di S ta to


fiorentino e n tu sia sta d ellanttica Rom a. Su principili pagani il Ma
ch iavelli regol di freq u en te anch e la su a v ita, n ella quale ci per
m etton o sg u a rd i ch e recano raccapriccio le lette re al suo intim o
am ico F ra n cesco V e tto r i.1 E rano due anim e gem elle. I loro pen
sieri eran o q u asi esclu siv a m en te occupati dalla politica e da av
ven tu re am orose. La loro so rte fu cer to m olto d iv ersa, ch il V et
tori v isse com e am basciatore a Romia con gran fa sto e il M achia
velli, in seg u ito ai rivolgim en ti politici del 1512, s i v id e condannato
a un ozio forzoso, il che riusc duro ad un uom o com e lui ab itu ato
al lavoro. C a ra tteristico per il suo m odo d i p en sare il vedere
com e cerca sse con solarsene. Dopo essersi in g o lfa to nello studio
d egli antichi poeti e .sto r ic i procurava d istrarsi in m isere tavern e
per poi uscire continuam ente in cerca d i a v ven tu re am orose. Di
q u este princip alm en te, dopo la p o litica del giorno, p arlasi nelle
lettere confidenziali al V etto ri. N em m eno una p arola egli dedica
alla m oglie e ai suoi tr e figli (nel 1514 g lien e nacque anche un
quarto). A m m ettiam o pure che il M achiavelli nel raccontare le
su e am orose im prese esa g eri e dica cose solo in p arte basate
sul vero; ci m algrado non s u ssiste alcun dubbio, ch eg li condu
cesse una v ita scap estrata e im m o ra le.2 N e llebbrezza dei sensi
egli cerc con forto alla sua sven tu ra. A bbench mi approssim i
oram ai alla cinq u an tin a c o n fessa una volta ap ertam en te
l>llntn. TUbingen l.v s s ) mostra d ie il Machiavelli dipende dagli antichi. D ii un
complemento u Kllingcr A. B i n i . Pulitilo e il M achiavelli, Montevarchi 1000.
l'er in critica delia nuova edizione deUo|>era del V i i -L a r i efr. P e l l e g r in i in
Un, hitiUogr. <1. A lt. ilal. I I . nr. 12. Pisa 1804. Ofr. Inoltre A B i ro . Machiov< Ili. in The ( 'fi ni brillile Modera tory I : The Rcnaiance. Cambridge 1903,
lOOs. ; l S c m m i o t . (enaix.Hince in R riefen I I , 27 s. ; P . C a m c e l l o d e l l a
S p i n a . t detra tto ri c gli apologili ilei M achiavelli-. C i t t di C a s t e l l o 189v Su
ritratti di Machiavelli vedi E. IM i ' n t z . I.c m u ffe ile tur!vai! ile P aul .uve,
Paris V.XK), -13 e cfr. C ia n in Qiorn. tur. ri. h i t . lui. X -X X V III (1001). 177 .*.
' X. M a c h ia v e l l i , Le lettere fa m ilia ri. i>. p. K. A l v i s i , Firenze 1883. Per
ia cortesia del Prof. I z i k i . l i di Firenze potei prender 'cognizione anche della
eilitio integra di questopera, che ier riguardo alla decenza tenuta riservata
ai ariin pubblico. Per quanto ne sia ributtante la lettura, devesi tuttavia deplo
rare la Noaretezza in cui son tenuti questi documenti, che in modo affatto essen
ziale appartengono al ritratto del Machiavelli. Cfr. anche A . M e d in In Gtorn.
tor. il. lelt. Hai. II (1883), 175-1Sii. F a r i n e l l i (in Racyna bibliogr. d. lett. itaL
IV. 243) giudica che ndl'interesse della gin.stiziii debba notarsi che le lettere
fam igliari accanto alle testimonianze di profonda immoralit offrono anche
tratti umanamente nobili. Sulla corrispondenza col Vettori in generale cfr.
V IL LARI II,* 212 S.
cfr. fioni. lor. il. J.ett. lui. Iti. 17(5s. V illa r i II-. 2 1 8 s. GasiabY II.
342. 300 e Allgrm. Zctiing 1875. nr. 25, p. 3I2 : !.. .tifn n k in R e m e de H eus
Monde 1 novembre 1873: F ester. M achiavelli 08-102. 107 s. : .1. I>l* breton.
/.il ili.il/riice ih X. Machiavelli. Paris 1013 (cfr. V illa r i II I3. VI -). Sul
Vettori v. anche II. Rosemeiek. .V. M achiavelli' s ernie Lcgation zi K aiser MariinilUin !. (Biickelnirg 185) 40.

Machiavelli: sua vita immorale. Il Prncipe.

1.35

son tu ttavia alla ccia to d alle reti di am ore. N le v ie d isa g ia te


ponno fiaccare la m ia pazienza, n loscu rit della notte m etterm i
paura. H o lasciato an d a rsen e tu tti i p en sieri per cose grandi e
serie, n mi d iletta pi il leg g ere g li an tich i, n ragionare dei
presenti. Ogni m io p en siero rivolto a llam ore, del che so grado
a Venere . 1 A lcuni racconti del M achiavelli su lle su e avventure
sono cos pieni di esp ressio n i lub rich e da fa r e ripugnanza e sch ifo
allo stesso suo pi recen te a p o lo g is ta ;a anzi parecchie lettere sono
talm ente triv ia li, che fino ad o g g i n essu n o ha avuto il coraggio di
pubblicarle. L e str ettezze fin anziarie in cui il M achiavelli venne a
trovarsi gli fecero to sto p a ssa re il riso sfa c c ia to per cose oscene.
Kgli non era, vero, povero affatto, m a le su e ren d ite non soppe
rivano ai bisogni della sua fam iglia.. A b itu a to a p rofon d ere denaro,
si vide ora costretto a lesin a re il cen tesim o. Invano cerc in tu tti
i modi un posto che g li a ssic u r a sse occupazione e pane. A llora per
richiam are sopra di s 1a tten zio n e d e M edici scr isse il suo f a
moso libro Del p rin cip e . s
Quanto sia laudabile cos vi sv o lg e le sue idee il M achia
velli m a n ten ere la fed e, e v iv ere con in tegrit, e non con
<tuzia, ciascun o lo intende. N on d im en o si vede per esperienza
ne nostri tem p i, quelli p rin cip i avere fa tto gran cose che della
fede hanno ten u to poco conto, e che hanno saputo con lastuzia
aggirare i cervelli deg^i uom ini, ed alla fine hanno su p erato quelli

Ma< i l i a v k i . i j .
*

L e tte r e fa in ilia ri

M achiavelli

V iix a k i.

S u l te m ilo iu

3 ( l. c f r .

sop ra

p. 134.

11.

1.

I I , 2 1 8 ; c f r . in p r o p o s i t o U z ie l i.i 2 3 2 .

P rin cip e c f r . V H -i.a u i 11 . 2 7 0 . 3 0 !)


(fi e neh. K a rls V . I . 5 2 2 s s . ) m o s t r a
U a x k e ( 7.. Kriti-k 1 0 3 * 1 , c h e II Principe.

c u i e b b e o r ig in e

lo M M A s ix t I I . SO s s ., 1 0 1 - 1 0 0 . l t w

il

s. ;

n k .a k t m k

M |i > t c r s i a c c e t t a r e n l ' o p i n i o n e d e l

'In n a t o s o t t o i l p u n t o d i v i s t a c h e p r e v a l e v a . n e l l ' a n n o 1 5 1 4 . n q u e l l a , c h e p e r
< lu lv .x - o (> g || a t t r i b u i s c e a l V i l l a r i . c h e e i o il l i b r o s i a s t a t o s c r i t t o s o l t a n t o
ni 1 1 5 1 5 . m a c h e i n v e c e , c o m e r i l e v a s i d a u n a l e t t e r a d e i M a c h i a v e l l i d e l 1 0 d i -

( O pere

; u ib r e 1 5 1 3
I' m m a s in j
p r im i

d o , c i t . )

r e d a z io n e

1 d e d ic a r e a

!t0 ). a l l o r a

s p ie g a

la tin a

col

ch e
tito lo

il

' iu lia n o n o n

e g li

d e d ic n

era

la v o r o

de

G iu lia n o d e M e d ic i, e

l'riit pr. c h e
<' '"l iceenlo 2 8
*

V ili,

u ltim a to

f in ito

al

principatihu .

10

q u a n to

o lla

d ic e m b r e

che

so sta n za .

1513 er a

M a c h ia v e lli

la

m e d ita v a

d a l q u a le p o i, r i f a t t o e a m p lia t o , d e r iv

Ixren zo

d e'

e 5301 v o r r e b b e c h e il
s o lta n to

frisi

M e d ic i.

C o n tr o

M a c h ia v e lli a b b ia

d o p o c o m p iu to

' i a (g iu lia n o c f r . a n c h e F k s t e k .

il

lib r o

V illa r i

o r i g i n a l e . I* er l a

M ach iavelli

II

K i.a m is i

p e n s a t o d i d e d ic a r la
v a g h e g g ia ta

1 1 3 s .. p e r q u e lla

r e a lm e n te

" v en u ta a L o r e n z o I b id . 1 1 5 s . C i r c a l o s c o l i o i n t e r e s s a t o d e l l a d e d i c a a i M e d i c i
.S e c o n d o C i a k (U n tru tta P rincipe a u n M e d i c i, che Iti
!' n;<t /m i.ale m edicea r era e sa lta la apertam i ntc. U n e d i z i o n e c r i t i c a d e !
' 1" e u n ' e d i z i o n e c o m m e n t a t a d e l P rin cipe c u r (5 . I . i s i o a F i r e n z e n e l 1SM).
1 fr . in p r o p o s i t o < i k .n t i l e i n A rd i. sto r. Hai. 5* s e r i e X X I I I ( 1 S W ) . 4 0 0 s s . ;
< i \ x i n flu ir, stor. d. le lt. ita l. X X X V ( 1 9 0 0 ) . 1 0 0 s s . ; K a j x a . i b i d . 4 5 t i s . ;
'I U n tisi ii n e l l a H eilage a l l 'Allgcni. Z cilu n g d e l 2l> m a r z o 1!HW. n . 0 5 ; T o m m a !' i * i in Hendie. d. j f . A cead. d ei L in cei I X .
'

an ch e S ym on d s.

> |v .

so tto )

T h e A p e o f th D espota

2 0 s .)

(lijH i l d e d a l l a

d e d ic a

241*

del

ss.

Introduzione.

ch e si sono fo n d a ti su lla lealt... A rdir d i dire questo, ch e aven


d ole (le buone q u alit) ed osservandole sem pre, sono dannose,
e parendo d'averle, son u tili; com e parere p ietoso, fed ele, um ano,
intiero , ed e sse r e ; m a sta re in m odo edificato con lanim o, che
b isognan do non essere, tu p ossa e sappia m utare il con trario...
Un uom o ch e v oglia fa r e in tu tte le parti p r o fessio n e d i buono,
con v ien e che rovini in fra ta n ti che non sono buoni. Onde ne
cessa rio im p arare a potere essere non buono, ed usarlo e non
u sarlo secondo la n ecessit , m ezzo uomo, m ezzo bestia, ora vcipe,
ora leone... quello che ha sap u to m eglio usare la volpe,
m eg lio cap itato... Ma sem pre gli n ecessario essere ta n to pru
dente, che sapp ia fu g g ir lin fa m ia di quelli vizi che gli torrebbero lo sta to ... Se gli uom ini fo sse ro tu tti buoni, questo precetto
non sarebbe buono; m a perch sono tr isti, e non losservereb b ero
a ,te, tu ancora non lhai da o sserv are a loro... E sono ta n to sem
plici questi uom ini, e ta n to ubbidiscono alle n ecessit p resen ti,
che colui che in gann a trover sem pre chi si lascia ingannare...
E per bisogna che e g li abbia un anim o disposto a volgersi
secondo i ven ti. F accia adunque un prin cip e conto di vin cere e
m antenere lo sta to ; i m ezzi saran n o sem p re g iu d icati onorevoli,
e da ciascuno lodati : perch il v u lgo ne va sem pre preso con
quello che pare, e con levento della cosa: e nel m ondo non
se non vulgo . 1
A scusa del M achiavelli qualcuno ha su g g e rito che fi libro
non va in teso com e un codice g en erale, m a che ha un valore per
casi eccezionali soltan to. D al-p u n to di v ista cristia n o una ta le di
fe sa si m ostra fr a g ile . La relig io n e dell'U om o-D io non conosce
che una leg g e m orale app licabile a tu tti gli uom ini, sian o nobili
o plebei, e a tutti i casi im m agin ab ili : un buon fine non pu
m ai g iu stificare un c a ttiv o m ezzo.
P recisa m en te il co n trario in seg n a M achiavelli. Il p en siero fo n
dam entale del suo P rin cipe che n ella p o litic a si debbono m et
tere da parte tu tte le co n sid erazion i m orali e che il r a g g iu n g i
m ento del bene dello S ta to g iu stifica ogni m e z z o .8 C i ch e g li leva
a cielo in uno stile serra to , eloquente e lim pidissim o, la com
pleta separazion e della p olitica d a g li eterni p rincipii del c r istia
nesim o. G iam m ai d ottrin e pi d isso lv itrici sono sta te presenIl prin cipe

M a c h ia v e lli,

s i t o . c h e il p r i n c i p e s a p p i

c.

ls . ir.

W k is s .

Ipologie

f a r e la l i e s t i a . p o t e r e s s e r e

I I * . <323-<24. I l r e q u i

v o lp e e

il M a c h ia v e lli t o r n a

fiir IHe yen.

a Vedi Y i i .-i.a r i 111*. 3 8 1 s. o).


; N k i m a x x i Il i/znntiit. J iu ltu r n. Rena butti nceka II tir,
X<I
tk -a

[ 1 9 (1 3 1, d i e e

il

M a c h ia v e llis m o

O fr . a n c h e D V r r w a c h t k r i n

v e l li (p ia le

le o n e , s u l q u a le

s o v e n t e , d e r i v a ila l I u t a r c o . V e d i B u . i n o e r i n
S tn tit.itrix ie n x e h ift .'il X I . I V , ."><: T o m m a s i n i l i , 1 1 0

c o lu i c h e c o m p ie

un

p a g a n e sim o

IlochUind

l i n d i r i z z o

in

sen za

Z eU teh riJt
im i

H ist. Zeilitehr.
s c r u p o li

in

| > li-

3 * j t n n . 1 9 0 .V 0 6 , l i , 5 3 9 s u M a c h i a

n eo -p a g a n o

n e lla

r in a s c e n z a

ita lia n a :

Il P rincipe di Machiavelli e i Discorsi.

13T

tate con ta le eloquenza e ta n to acum e, ma ad un tem po con ta n ta


impudenza. La so sta n za e 'io sp irito della sua politica sono tali,
come se in gen ere non e s is te s s e un D io e alcuna g iu stiz ia rim u
neratrice, non che un cristia n esim o . E g li ignor com pletam ente
che questultim o era da secoli il solido fon dam ento di tu tta la
vita pubblica e p riv a ta e il fa tto r e sp iritu a le p i im portante
delle nazioni europee. Il suo m odo di p en sa re tu tto p agan o;
il modello della sua p olitica b asato esclu siv am en te su lla forza
mutale e sul calcolo a stu to dellan tica R om a. D i g iu stiz ia in ge
nerale non si parla ; in alcuni p u nti il M achiavelli sorp assa in
efferatezza e durezza i suoi p egg io ri contem poranei. Lo ste sso
Cesare B orgia, ch' g iu n to ad a ssa ssin a r e i suoi vecchi alleati,
pure non ha m ai d istru tto c itt , com e raccom anda di fa r e in certi
casi i. quinto cap itolo del P rincipe, dove si d ice: C h i d ivien e
padrone d una c itt co n su eta a v iv e r e lib era e non la disfaccia,
aspetti di essere d isfa tto da quella . N essu n p asso del libro mo
stra pi chiaram ente, che esso noni pu e s s e r e sc r itto com e una

I 'i x k e .
Iter G ettante <le* gertchtcn limi he ili yen Kricgc, Freiburg 1915, 2!
" fr. HruciiREU. In L itcr Iieilage alla Kiiln. Yolkxzeitung 1015, n. 14, p. 110 8.).
Sulle Idee {Militiche esposte nel Principi' efr. pure H H X e r r a n d , Htudes itul.
::1(1-350: H M .-pot. HI. X('IX (1885) 15!); S y m o x i i s . The Agc o] th Dcxpot
- '<
2G3 s. ; F e s t e r . MaehinrcUi 157 ss., lt>5 s. ; F l a m i n i , Cinquecento l i s c i l i :
'il. H e x o i h t , .Uachiavcl et le M ackiarlixm e, i n H e i \ de* D e u x Monde 5* P r .
^XX111 liMMi), 521 s.. XXXIV ( l!MX!i 123 s. ; K. B r a i g , M achiavelli eia K la siik e r
Liberatim i u h , in .lagazin fa r. irolkxtiiml. Apologctik V ( litOft-07), 241 s..
> I 356 s. ; K. B r a x d i , in W cltgcsch. heruuxgeg. ron J. v. l FLrGK-HAttm xo
I '. IUrlin 1007. 174; B r a m i i , HenaiM ance 230 ss. ; B a u m g a r t x k r . W eltlU, VI.
<s-. 330 s. ; Il asse. Renaixsuncc 107 qq. K. IIeyer (Ite r Mach ia rei li* in a*.
l-erlin 1918) prova rinlinia insostenibilit del -sistema di Machiavelli, prescin
dendo affatto dalla morale cristiana. P er la storia dei giudizi formulati in
rmania su Machiavelli efr. A. K i . k a x in H ist. Zeilschr. ,CKIX (1010), 427-458.
V 1>. 5 il F ester ricorda Herder, elle nella 58* delle sue H ricjc su r HefSrderung
'r Ihunanitat per il primo ha apprezzato M. storicamente nella luce del suo
empo. Ik>i moderni difensori della teoria politica di M a lato del suol biografi
italiani Villari e'Tommasini (specialmente voi. II, ove 018 s. sono ricordati altri
aiodeml difensori) vanno nom inati: F. Tiiudichum , Pro M achiarell, Stuttgart
l'J7 (efr. Deu Iteli e L itera t urzeitung 1.S08, 2 8); R. B e ltz . M achiavelli, Ham,l!rii
Fester. M achiavelli 103-2IH e in B ell, aVAUgem. Z eitung ]Si.
24S (efr. W. Goktz in Hiator. Zeitxvhr. XiClV [1005], (158 ss.); S n io x and
Hi,xSi-SAJt. K ,m i inninee 215 ss.. .'123 ss. Intorno a frasi letterarie anteriori a
' I . nelle inali si rivela una (concezione politica del rinascimento italiano che
.'''Unra il Machiavellismo, ma non i' ancora svolta con conseguenza (come
presso 1 l ontano), efr. F . vox Bezol. .Ih* M ittclalter u. Hin a i nuance 257 ss.
V he 1$. H b lk r, Die K onxtanzcr H eform ai imi. I>eipzig 187, 384 s richiama
1attenzione su un parallelo pii) antico della teoria di M. In contrasto col Mahiavpllismo
Salam oxi nella sna o|iera De principatu dedicata a Leone X.
"a -fam{inta soltanto nel 1544 a Roma, anche nelle sue vedute politiche
'lene. pr con severe espressioni contro gli abusi alla Curia, principi 1 mo
nili e religiosi ; efr. V. C i a -x , Un tra tta tixta del Principe a tempo di fi.
'chiarelli; M. Salamoili, Torino 1000.

188

guid a p ra tica per L orenzo d e M edici. Qui si vede ch iaro che il


M ach iavelli esp o n e la su a teoria in astratto, senza r iflettere alle
con segu en ze im m ed iate delle sue d o ttr in e .1
Il m ed esim o dicasi della esortazion e d iv en ta ta fa m o sa , e che
m erit a lla u to re la fa m a del pi ardente apostolo d ellunit
d Italia, che nel v ig esim o sesto capitolo, fo r se a g g iu n to solo
pi tardi, e g li fa ai M edici di liberare lIta lia dai barbari. Ved esi, c o s eg li, com e la [ lIta lia ] p rega D io che le m andi qualcuno
che la redim a da qu este crud elt od in solen zie barbare. V edesi
ancora tu tta pronta e disposta a seg u ire una bandiera, purch
ci sia uno che la p ig li . Si con fron tin o con q u este parole le let
te r e p riv a te del M achiavelli sc r itte n egli anni 1513 e 1514.
Q uanto i alla unione degli Ita lia n i qui e g li o sserva voi
mi fa te rid ere: in prim a perch qui non v ien e in atto unit di
sorta per qu alsivoglia cosa buona, e poniam o che g'ii ste ssi capi
si uniscano, ci non basta, perch noi non abbiam o m ilizie che
v a lg a n o un danaro, a llin fu ori d egli sp a g n u o li; p er secondo perch
i m em bri non nono m ai str e tti c o i c a p i .2
L a sserzion e d ellu nanim e d esid erio d Italia com e tu tto lin
v ito a llunit e liberazione dItalia contenuto nel cap itolo v ig e
sim o sesto non altro che un gioco di fa n ta sia , che nuiia ha che
fa r e col pensiero fo n d am en tale del P rincipe. Il M achiavelli nella
sua politica non ha avuto di m ira un gran d e fine p a tr io ttico ; la
su a politica p iu tto sto non altro che il prodotto delle su e esp e
rienze personali e dei suoi stu dii um an istici. Q uanto eg li espone

i I V r c i flie d etto qui sopra cfr. il giudizio (li B a u m g a b t k R , (leseh


burlii l \ I. 531-532. col quale l accorda lincilo ili Fu. S c m . n o K (presso A V k i s s .
i r eUgesch. IV, IM3I. Questo consenso tanto pii! significativo, data la diver
sit del punto di vista da cui partono gli autori. Cfr. anche Fusto 160 *.
M a c h i w k i . i . i . Opere V ili. 7 5 s. R . u m o a r t e x . (leseli. Karl* I", I. 3 1 - 3 3 2
Nella Iteli, allAllgent. Zeiliing 1!WH. n (!5 anche Bbosch. riferendosi al capitolo
tinaie del Prncipe rimanda alla contraddizione colle .lettere al Vettori: Chi
cosi iiensava e tuttavia scrisse quel capitolo finale che spira entusiasm o. . . .
quegli non pu nel suo libro aver proseguito l'idea di insegnare a Lorenzo de
Medici come si dovesse unire e liberare l'Italia . Intorno allo scopo al quale
M. mir col suo libro, noi possiamo semplicemente dire: ci chegli voleva con
esso ottenere per la sua persona, era un impiego in ufficio pubblico di Casa
.Medici. Kclativamentv alle frasi di i l . nelle sue lettere suUunificnziouc del
l'Italia c f r . anche F e s t e s 1 4 5 . Invece non solo italiani moderni come I >'Ancona
t l l cim a tili tlclt'uniti) pulitini nei pin ti itnliani, Ho'onna ISSO. 1-103) e Tom mas i n i (II. 12(1 ss.) credono al vivo, ardente patriottismo di M.. che troverebbe
la sua espressione specialmente in questo 20 capitolo, ma anche B b etsig (Dos
i-ritte iivrtelja h rh u n ilert eurvp. Politile III. 41 appella quel capitolo un grido
appassionato del nazione Usino. <M nazionalismi) diventato politico, il pi
grandioso appello n un jmuioIo, che penna abbia mai si-ritto. K. .Ik n tsch . nella
Zi il. Wlen I!*13. n. 442<. del 21 gennaio) crede iu M. alla profondit del suo
possente dolore sulle condizioni della imtria sua . dal quale sarebbe nato il libro
lei Principe e clic nell'ultimo capitolo cromi** impetuosamente !

Il Principe di Machiavelli e i Discorsi.

nella sua celebre opera in sosta n za non che la rap p resen ta


zione e il p erfezio n a m en to siste m a tic o della p olitica effettiva del
suo tem po, la quale non con osceva preoccupazioni m orali n in
pubblico n in p riv a to e se<nza scrupolo di sorta fa ceva uso della
forza e dellin gann o. Il M achiavelli col lodare apertam ente questa
orrida poilitica, a g g ra v a ta anche da alcuni tr a tti tolti a llan tich it
pagana, siccom e il nocciolo della p ru den za di stato, credeva di
potersi raccom andare a L orenzo de M e d ic i.1
idee a ltretta n to p erico lo se sv o lg e il M achiavelli nei suoi Di.-corti sulle deche d i L ivio. F in dai p rim i capitoli Rom olo v ien e
scusato di avere ucciso il fr a te llo e di aver fa tto a ssa ssin a re il
suo collega. N m ai dice il M achiavelli, uno in gegn o sa vio ripren
der alcuno d'alcuna azion e stra o rd in a ria , che, per ordinare un
regno o con stitu ir una repubblica, u sa sse. C onviene bene che ac
cusandolo il fa tto , leffetto lo sc u si . E in altro luogo il M achia* eli: d ice: D ove si delibera della sa lu te della patria, non vi
dehbe cadere aGcuna con sid era zio n e n di g iu sto n d in giu sto,
n di pietoso; n di cru dele, n di laudabile, n d ignom inioso,
; nzi posposto o gn i altro risp etto , seg u ire al tu tto quel partito
che gli salvi la vita e m an ten gale la lib ert .2
Che un uomo com p reso di tali idee non solo si m antenesse
estraneo al C ristia n esim o e a lla C hiesa, ma che pure in tim am en te
'! osteggiasse, cosa ev id en te. Il M achiavelli, pi pagano che
cristiano, scettico perfetto,'' pien o dodio fu r io so contro i preti,

: B a i- m i a k t k n lo c . e i t . I , 53 -33A . |C f r . a n c h e S a i t s c i i i c k

-477

s. P e r i p u n ti

vistili.

i q u a l i M . r a p p r e s e n t a C e s a r e B o r g i a c o m e l ' i d e a l e d e l s u o p r in 1. i fr . B k x o i s t , f'caiir IIornili


s s . : .S y m o m : h . The t//< o f th licapota
- : F k h tk r .

M. an ch e
1 n ansl a

tu tto

M achiavelli.

*'J s . P i a t z h o p p

il

|i r i n i o .

che

II

in o n d o

In

ha

a v u to

p r a s si,

tin o

M ordhefugnia IMI.

j s

s s .i

il c o r a g g i d i

esp orre

a llo r a

g e lo s a n ie n te

te n u ta

r ile v a

c h ia r a m e n te
seg reta ,

I' ; a s s a s s i n i o p o l i t i c o e il i s t i g m a t i z z a r e c o m e v il t f t e m e n z o g n a q u a l n i a r i o r r o r e
l* -r la s u n a p |> l l c a z l o n e ( p . 2s) .
- D ia c o n i aolir In p rim e deca di T ito l.ir io I . e . !l :
" h "i relli j | j -_>< s .. :t( t : I X a s i i m , f i n f/iteceli lo 2.1 s . ;
' in n o n e g a r e c h e e g l i [ n e i D ia c o n i] h a r a c c o m a n d a t o
to r i e r e g g ito r i d i S t a t i

-I-

l" r il r a g g i u n g i m e n t o

m e z z i n o n s o lo
d e i lo r o

scop i

III.
4 1 . V iix a M ,
F k k t k k 14! : N o n
p it i d 'u u n

v o lta

im m o r a li, m a d ir e t t a m e n t e

(c fr .

a n c h e ib id .

1 5 4 s .)

al

d e lit -

Sui

Di-

v. a n c h e T o m m a s i n i i l , 14!* s .,1 0 2 - 1 0 . S n l M a c h i a v e l l i q u a l e s t o r i c o v e d i
i l > T n t,

fleaeh. der netterai Hiatiiviof/rnphic

' f e r i s c e e r o i c h i' in

r 'l>

dal

q u a lc h e

: e ]K>r i n n a l z a r l e a
f a l s a r e l fatti .

F . F a l c o . A'.
- u i i r . m e n t r e C ia n

m odo

i 1 s . 121. N e l l o s c r i v e r e s t o r i a e g l i

r is |* > n d o n o

a lle

te o r ie

fig u r e id e a l i in q u e s t o s e n s o , e g l i n o n

e s |x s t e

"r

Prin-

M achiavelli ( L u c c a 1NSH5) 1 5 . c h i a m a i l M a c h i a v e l l i u n p a (G ioiti, il. UH. N X I X . 5 3 1 ) I ti tra tta tista ilrl P rin c ip e

v < r t v b U . d e s i g n a r l o p i u t t o s t o c o m e u n o s c e t t i c o . K . B r a m ii
'l^ n r x o ,

n el

r ifu g g e n e a n c h e

M i llycach.

IV ,

it e r liu

1HI7. 174 d

q u e sto

g iu d iz io :

(in

I V i.r n K -

M a c h ia v e lli

li c o l o r o , c o m e v e n e s o n o s e m p r e s t a t i , c h e n o n e r a n o n r e l i g i o s i , n s e n z a

l'-'g iu d iz i,

ma

s e m p lic e m e n te

in d u r it i

co n tro

la

C h ie s a

il

c r is tia n e s im o .

Introduzione.

e seg n a tam en te contro i papi. C ontro essi gli appariscon o leciti


tu tti i m ezzi, anche i pi delittuosi. E gli biasim a G ianpaolo B ag lion i, perch questi n ellanno 1506 s i lasci sfu g g ir e la bella
occasione di fa r prigion iero con la stu zia il capo della C hiesa. E
cosi scriv e di lu i: [Il B aglion i] non seppe o, a dir m eglio, non
ard , avendone g iu sta occasione, fa r e una im presa, dove ciascu n o
a v esse a m m irato lanim o su o, e a v esse di s lasciato m em oria
eterna, sendo il prim o che avesse d im ostro ai prelati q u an to sia
da estim a re poco chi v ive e regna com e loro, ed av esse fa tto una
cosa la cui grandezza a vesse superato ogni in fa m ia , ogni pericolo
che da queJla potesse d ip e n d e r e .1 P ersin o i nem ici pi d ich ia
rati del papato designano questo passo com e satu ro di odio
contro il prete e com e orrendo per la n egazion e che v i tr a
spira di ogni principio m o ra le.2
I/o d io del M achiavelli non si esten d e alla sola persona, ma
va lino atlla cosa. E gli riconosce b en s ed in siste su llim portanza
e la n ecessit della religione per ogni principato, m a la religion e
per lui non altro che una pia frode. A i su oi occhi una religion e
p erfetta deve m irare ad uno scopo politico : e ssa d eve prom uo
vere il p atriottism o e il patriottism o alla pagana. P erci il p oli
teism o rom ano tanto lo seduce, da raccom andarlo com e lideale
d una religione p o litic a .3 Come per gli antichi p agan i, co s anche
per il M achiavelli la religione non altro che un istitu to politico,
un espediente politico per guidare g lidioti, e la sua fortu n a ap p a
re a lui so g g etta alle leggi di una fa ta listic a rivolu zion e com e tu tte
le altre cose di questa terra. 1 P er il C ristian esim o non ha alcuna
sim patia, anzi gli sem bra che la religione del S a lv a to re sia p eri
colosa ier il suo ideale di stato. La religione n ostra, e g li scrive,
richiede che abbia in te fortezza, vuole che tu sia a tto a p a tire
pi che a fare una cosa forte. Q uesto modo di v iv ere p a re che
abbia reso il m ondo debole e datolo in preda gli uom ini scellera ti.
La religione a n tica beatificava solo gli uom ini p ie n i di m ondana
gloria, com e cap itani di eserciti e fon d atori di repubbliche; la
nostra invece ha glorificato pi gli uom ini um ili e con tem p lativi

T o m m a s in i in v e c e p e n s a ( l i , 7 P 4 ). c h e ir . s la s t n t o u n b e f f a r d o , m a n o n u n a t e o
e In l u n g h e , a M in -ta n c a
fr o n te a lla

v e r tm s e s p ie g a z io n i

r e lig io n e c o m e q u e lla

s p i r it o d e lla
7 2 0 s s . e in

n o v e lla

lio c e a e r e ^ e a d i

X. An!(tinaia

d ife n d e

il

su o

p u n to

di

v is ta

tcoUiffia coni pii ra t in i a la ica le


a n e ll i {M ach iavelli II. tMiSsas.

di una
tre

di

d e llo
7 0 4 ss-,

C t XXXIX ( 1 9 1 1 ) . 5 2 9 - 5 4 8 ) .

1 D incorsi I, c. 2t.
3

< ti d i z i o d i K r o a c h ,

< } h ,o k o v u - n .

!.. B orgia

'fittiti* l .

s. ; S y m o n d s,

a lla c o s a e f r . a n c h e F k s t e r S 3 s. ; F l a m

1 2 $ : c f r . G iu m m . M ichelan gelo I r* 13*2


T he Ago o f Ihc Jlespota 3 6 3 . Q u a n t o
i n i , Cinquecento 1<.

1 O xvk n l 'MI. < f r . la d i s s e r t a z i o n e g i c i t a t a


ti a i * a are . iR efonnaton 2 2 .

lltVM.KR 7 2 .

d i E llin g k r 2 7 ;

W k k n le .

R e

Machiavelli contro la religione cristiana e i papi.

141

che pii a ttiv i. E ssa ha p osto il som m o bene nella u m ilt e n el


labiezione, nel d isp rezzo delle c o se m on dan e; quando laltra lo
poneva nella g ran d ezza d anim o, n ella fo r z a del corpo ed in ci
che rende audaci gili uom ini . 1
Come della relig io n e c r istia n a , cos a n ch e della C hiesa, del suo
prim ato e del suo sacerdozio, q u esto scritto re, tu tto pieno di p ar
tigiano osseq u io v erso le a n tich e idee pagane, non conosce che
la caricatura. L a quale relig io n e scriv e eg li ip ocritam en te e in
contradizione coi f a tti m a n ife sti se si fo s se m an ten u ta quale
venne istitu ita dal su o fo n d a to re, le cose sarebbero procedute
altrim enti e pi fe lic i a ssa i sarebbero sta ti g li uom ini. M a quanto
essa siasi in vece a lte r a ta e corro tta pu ved ersi da questo, che i
popoli i quali si tr o v a n o pi v ic in i a R om a, sono quelli appunto
he meno ci cred o n o .- Il M ach iavelli che qui im puta alla C hiesa
'luanto a v v en iv a a d an n o di essa , sap eva p ur bene, che con questa
^ua odiosa sp ie g a z io n e e g li v e n iv a a tr o v a r si quasi solo. P er ch
vi sono alcuni i q uali cred on o dice e g li ste sso che il benes
sere dItalia dipenda dalla C hiesa di R om a, v o g lio addurre contro
di essa due ragion i p r in c ip a lissim e . La p rim a di e s s e non che
una ripetizion e di q u a n to egli aveva o sse r v a to innanzi, che cio
a causa del c a ttiv o esem p io d ella co rte rom ana lIta lia avesse
perduto ogni p iet e ogni r e lig io n e !3 Q uesta a sserzion e con trad
dice direttam en te a lla v e r it ; 4 lo zelo p er la relig io n e cristia n a
filile labbra di un uom o, che n el m edesim o tem p o d ich iara il C ri
stianesim o pericoloso p er lo S ta to , n on ab bisogna di esser e pi
lum eggiato. L a seco n d a obb iezione sim ile per valore alla prim a,
poich essa v u ole che solo i papi sia n o d a in colp are d ella d iscordia

1 l>i*cor*i II. c. 2; cfr. V ix x a b i II2. 302 s. ; Tomm\8ixr II, 722 s.


Discorsi I, c. 12. V n j . A i t i II2, 300; H i i t l e r 73: M. R i t t b r . D ir E n tw ick
lung iter (leschichtneisxenschaft, Mnchen u. Berlin 11)19, 142 s.. 144 s. Quanto
>ia ingiusto voler col .Machiavelli gettare sui soli papi la responsabilit dei
sordini politici d Italia, vien fatto notare dal W b g e l e , D ante' s Leben (3* ed.
iena 1S79) r>. ( 'fr. la citazione del nostro vol. I, 23. n. 2 (ed. 1931). V. anche
H' n.KH in Jlist. poi. Hl. XLVII. 424: F u eteb , (esch. der neueren H istoriographie
' *n forte avversione d i (M. a l spapato ha specialmente la base politica che egli
ad esso principalmente ascriveva la colpa dellItalia in frammenti (D iscorsi
Livio I. 121. Per lui, totalmente irreligioso, il papato come Istituto religioso,
non esiste affatto . T o m m a s i x i (II. 710 ss.) tratta deUostilit politica di M.
ai papato approvando dal punto di vista di un moderno italiano avverso alla
Illesa.
I.a prima . che per gli esempi rei di quella corte, questa provincia ha
Perduto ogni divozione ed ogni religione. D iscorsi I, c. 12. Cfr. T o m m a s i m II,
70(5.
*
1 fr. quanto esponemmo sopra p. 10 ss. MArT.nK (Origines 123) osserva
r"titro il Machiavelli, che non la Curia ha guastato l'Italia, ma che invece la
irru zion e degli Italiani intacc anche la Curia.

142

e della debolezza dItalila.1 Come storico il M achiavelli avrebbe


potuto sap ere che solo Roma, com e c itt m ondiale e cen tro del
lantica poten za e coltura, poteva essere la p rop ria e degna sede
della C hiesa u n iversale fon d ata da C risto e ch e so tto la sig n o ria
dei papi essen d o sta ta il punto di partenza per le pacifiche con
q u iste della c iv ilt cristian a, Roma aveva ad em p ito una m ission e
infinitam ente pi benefica di quella della n tica Rom a, quando i
popoli venivano calp estati dal suo piede di b r o n z o .2 II M achiavelli
om ette di osservare, che uno Stato u n ita rio m ilitare e a sso lu tista
avrebbe d istru tto non solo la ricca v ita m unicipale e provinciale
d Italia e avrebbe a sso g g etta to la nazione al g iogo tir a n n ic o di
un despota, ma di pi avrebbe reso im possibile il m agnifico rifio
rim ento della scienza e d ellarte, ch e rim arr la g loria perenne
d ellItalia del rin a scim en to .3 P er tu tte queste cose il M achiavelli,
stretto nel cerchio m agico delle idee antiche, non aveva n sen n o
n intelligenza. Il papato per lui la radice di ogni m alan n o; esso
ha corrotto la religione e lo Stato, perci deve e sse r e estirp ato.
P are che il M achiavelli non abbia riflettu to com e in questo caso
sarebbe stata an n ien tata lunit religiosa e con ci anche lu n it
politica della nazione italiana. Lultim a sua m ira d oveva del resto
spin gersi ancor pi in l dellann ien tam en to del papato e della
C hiesa rom ana. P er un uomo che poneva lo S tato al di sop ra di
tutto, sopra la religione com e sopra la m orale, non vi p oteva e s
sere altra m ira da quella di laicizzare la religion e. L ogicam ente
il M achiavelli doveva adunque d esiderare di vedere in sed ia ta lan
tica religione rom ana, o quello chei chiam a p atriottism o, al posto
della religione cristia n a e al posto della C hiesa u n iversale lo S ta to
n azionale divinizzato, che legge e fine a se m edesim o . *
i l)icnri I, e. 12. Cfr. F l a m i n i . Cinquecento 28 s. .V questa accusa (11 i l .
(litro 11 |iii|> ii(o (lutilo onusti (lolla divisione (l'Italia consente il G u i c c i a r d i n i
nelle sue osservazioni ai discorsi del XI. su Livio (Opere inedite I. Firenze 1857,
27 ss.). Cfr. H r k y s I o . I t o e n te Yicrteljahrliiindert I I I . fi. Circa l'influenza del
Critieipe di \ |. sullo svolgimento della concezione irreligiosa della storia o della
vita in Italia e in conseguenza nuche sulla ostilltt derivatane contro il papato
e lo Stato temiHirale. cfr. Hebgenr8tkk in H ist.-pol. li. XI,IV (1859), 757 o Der
hirchenxtaat neit der fra n si . Rerohition, Freiburg 1860, 215.
a H rPLKR 73.
! C a n t i - I. 1118: cfr. liks la memorabile sentenza del G u i c c i a r d i n i che giu
dica non desiderabile la formazione (l'uno Stato unico nel senso di Xlaeliiavelli.
V. a m l i e K . F i s c h e r . Gegch. der Pii ilo, I ' , 75; V i i x a r i I 3, 5 s . : F k b t e r 144 s .
Sulla differenza dello idee lwlltiche di Guicciardini da quelle di M achiavelli in
generale cfr. XI. H a r k i i a u s k n . F i'. Guicciardini polilixchc Theorien in eincn
Opere inedite. Heidelberg 100.8, 88, 9 9 s. ; cfr. in proposito K. W k r n e r in hit.
Kiuultclian 15*11, 450 s.
*
In questo senso d esprime quasi a parola un critico, che certo non parla
da un punto di vista cattolico: K. ' F i s c i i e r , Gcteh. d. Pii il. I \ 86. t'ir, anche
H a i k n k r in K utholik 1875. I. 234 : G a s p a r v II. 3 56s.; C a n t i : I. 192s. e C a r
r i ! r i a li s. circa l'esagerazione del concetto di stato del Machiavelli.

Gravi mali nella Chiesa.

14

Non pu fa r m era v ig lia che un uom o, il quale p ro fessa v a ta li


idee e che in te o r ia e in p ra tica era un m isto di cinico e d i ep i
cu reo,1 ven isse in ultim o dai suoi proprii connazionali rigu ard ato
come un fu r fa n te e che non si v o le sse cred ere alla sua conver
sione sul letto di m orte. L a ca g io n e d ellodio u n iversale che p e
sava sul M achiavelli, sc r iv e il V arch i, era la licen zio sit de>l suo
parlare, la su a v ita scan d alosa e la su a o p era Del P rn cip e . 2 In
questo libro p ervien e a llap ogeo quel fa ls o rin ascim en to pagano,
il cui trio n fo avrebbe m an dato in rovina la nazione ita lia n a .3
Per quanto q u este id ee ch e il M ach iavelli esp on e circa le con
dizioni ecclesia stich e dallora debbansi sca rta re com e una cari
catura, egli per in d u b itato, che una gran p arte del clero ita
liano, dal fr a te m en d ican te fin su al 'capo suprem o, aveva la su a
tuona porzione in q u a si tu tti i m alan ni finora d escritti. Quanto
pi la C hiesa era v en u ta crescen do in in tim a com unione con tu tta
la vita pubblica e sociale, ta n to pi a n ch essa ven n e m in acciata
dai pericoli del m ond o nei suoi m em bri e n ei su oi rap p resen tan ti
infetta dalla m ondana corru ttela. L egoism o, lorgoglio, la cu
pidigia, che si m a n ifesta v a n o n ella sim o n ia e n ella in au d ita accu
mulazione di prebende, il fa s to e la so n tu o sit , i pi raffinati e
grossolani piaceri sen su a li a v ev a n o tro v a to una la rg a diffusione
fra gli uom ini di C hiesa. I lam en ti dei c o n te m p o ra n e i4 che fa n n o
spavento, n um erosi e in d u b ita ti f a tti m ostrano quanto fo s s e
grande la corruzione.
Il p eggio poi fu che neanche la sa n ta Sede and im m une da
tale corruzione. La m on d an it com incia in e ssa con P aolo II,
rasce sotto S isto IV e Innocenzo V i l i e g iu n ge a llapice sotto
Alessandro V I, che con la sua v ita im m orale contam in tu rp e
mente la Sede del p rin cip e d egli a p o s to li.0 L a dem oralizzazione
di quel tem po a ttr a sse la tten zio n e anche di o sservatori stra n ieri,
come il cav a liere A rn oldo von H a r ff.7
1

(in d iz io

d i R e i' m o n t in

- V a r c h i I. 150. Cfr.
1 A nche G r e g o r o v itts
n is tic a a n d a v a

L it.-B la lt

t r c k iia r d t

(L .

Borgia

I-,

124)

d i B o n n 1 sTJ. 1 4 7 .
S2.
d o p i n i o n e , c h e q u e s t a

c u ltu r a u m a

u b r i a c a i n c o n t r o a l l a b i s s o c h e l a d o v e v a i n g o i a r e .

* O l t r e a i d e t t i d i l i o

I I , N ic c o li) C u s a n o e

D o m e n ic o d e P o n w n lc h i,

a l

le g a ti n e l v o i. I I d e lla p r e s e n t e o p e r a 1 7 5 s s ., c o n f r o n t is i, p e r r im a n e r e s o lt a n t o
' " il n o m in i

d i s e n tim e n ti e c c le s ia s t ic i, l e

K o n r a i c u n d e A k k v a i.o .

Specu lim i rita c

1 H .'is ile a e 1 5 0 5 ) 5 7 0 s s . ; P i k t r o
: B a i t . AI a n t u a n u s ,

c u i p a r o le h a n n o

I I , 2t>:

A I a r b o p r e s s o Z a b i t . h i . n . / .

D e calam itatibii* lem p. libri

in o lt e e s p r e s s i o n i d e i p r e d i c a t o r i d i p e n i t e n z a
M 'd e m a sx 2 1 8 s . ; q u e s t e

un

v a lo r e

d o p p io .

L ai r k n t. J i s tix ia n u b ,

J.i lo

Opera

I. R o m a 1000.

/ / / , s p e c ia l, p. 5 0 8 8 . e l e

r a c c o lte in b u o n

num ero

u ltim e d e b b o n o p e r e s s e r e a p p r e z z a te co n

p resso

c a u te la .

5 C f r . i l n o s t r o v o i . I I . 3 7 2 s .. 4 2 3 3 ., 4 5 0 . 60J s s .
* A ltr i p a r t ic o la r i in p r o p o s i t o v .

A. vox H a r f f ,
X I . 1 4 4 s .) .

P ilg erfa h rt

3 0 -3 7

sotto,

li b r o I e I I .

(v e r s io n e ita lia n a

di R

eum oxt

in

A rd i.

144

Introduzione.

U n quadro a ffa tto tr iste ci presenta anche la v ita di m olti car


dinali, vescovi e p relati del tem po, i quali accu m u lavan o nelle
proprie m ani benefici su b en efici1 e non si p eritavan o di condurre
una v ita n ien te affatto ecclesia stica, anzi del tu tto m ondana e
peccam inosa. La crisi m orale nel C ollegio card in alizio avvenne
sotto il pontificato di S isto IV . 2 D urante il govern o d Innocenzo V i l i il g u a sto giu nse a t a le ,3 che dopo la su a m o rte pot
v en ire eletto per corruzione un A lessandro V I. Quali uom ini im
m orali en tra ssero nel senato della C hiesa so tto il B o rg ia , ce lo
m ostra uno sgu ard o alla vita d un Ippolito dE ste, d un F rancesco
Iloris, d un C esare Borgia e di a lt r i.4 Solo con G iulio II com inci
alm en o in parte un certo m iglioram ento, sebbene a n ch e g li fr e
g ia sse della porpora uom ini indegni com e S igism on d o Gonzaga
e F rancesco A lid o s i.5 Soltanto dopo la m et del secolo XVI torn
a prevalere nel C ollegio cardinalizio lindirizzo stretta m en te ec
clesiastico.
N on pu fa r m eraviglia, che con tale sta to di cose n e llalto e
suprem o clero la disciplina ecclesiastica fo sse rila ssa ta su su fino
ai pi alti gradi del clero, e come anche fra il clero regolare e
secolare prendessero sem pre p i piede d isordini e sregolatezze
m orali dogni genere.

* Ksompl presso Boscot:. Leo X. I, 21; C a st I, 21 e sotto nel corso della


esposizioni- propriamente detta.
a Cfr. il nostro voi. II, U08 ss.; V. inoltre J. Schi.kcht, A ndrea Zam om etic.
Piiderbom 11HK!, 55 h. : Rodocanachi, Rome au tem p i de J u le t 11 et de Leon -\
5 ss., i> ss., 57 ss,.; Ulein. L e tu.re de cardino ujc ram aio de lo R ena ance, in
Iter de quest. hit. I.XXXIX (1011), 414 ss. Su abusi e mondanit uelltipiscopato efr. Tacchi-V k.nt v ri I. 15 ss., id i ss.. 166 ss. Che molte volte proprio la
gente pili inetta brigasse di ascendere a sedi vescovili, vien lamentato da B apt.
M asti; anu*. Ite vita beata 182.
a Vedi sotto, libro I. specialmente il cap. 6.
* Altri particolari Intorno ai suddetti si diranno nel corso della narra
zione. Sul cardinale llorl> vedi Iakis di. C h assis tsl. _1K llis g e r 372. P el car
dinale Ippolito dEste vien riferito, d ie prendesse a servizio degli assassini por
a cricca re II suo fratello germano Giulio, perch un'amante del cardinale aveva
trovato Ih'IU gli occhi di lui! Gkf.cohovu^s, Oiav, Cortei/iano 35; Rooocaxachj.
Rome 78; L. S ch m id t. Die Renaissance hi Urie feti II, 120 s. Cfr. anche H e s x a v t. Le Mal francai* i) rtp o q u e de lexpeditioii de Charles V i l i en Itali*
( Paris 1886) 24 ss.. 41* ss. T u r a s s i: . D jem -Snltan 304 s. Sul lusso o la prodiga
lit del cardinali v. fra nitro Gabb. B a r i j . t t a , Serm one t. 87 e B o h m e r . R oiti
fati rt 117 s.
6
Dell'Alldosl si parler pi diffusamente sotto nel libro III. Sulla scostumatezza dol cardinali S. Gonzaga e Cornaro cfr. la testimonianza presso Luzio,
F. Oonzoi/a 4IV-47. Quali fossero le condizioni anclie al tempo di Giulio II lo mo
stra la relazione dellamba sciatore estense in data di Itonia 17 giugno 15 0 6
intorno al favore, d ie la cortigiana Imperia godeva presso diversi cardinali.
A r c h i v i o di S t a t o i u Mo d e n a .

Mali nel clero e nei conventi.

Il

145

sale d ella te r r a per m o lti tito li era d iven tato scip ito, ma

dove la purezza dei costum i sv a n isce, iv i per lo pi nem m eno la


fe d e rim ane in ta tta e a ci ven n e ad a g g iu n g e rsi anche lazione

del falso rin ascim en to p agan o p er condurre non pochi al tra v ia


m en to . P reti lindegni di q uesta rism a eran o quelli che ad E rasm o
e a Lutero, al tem po d ella loro v en u ta a R om a so tto G iulio II,
p o rsero occasione delle loro te tr e d ip in tu r e .1 In g iu sto tu tta v ia
il c r e d e r e ch e il m arcio del clero s ia sta to p roprio in Rom a pi
irrande che altro v e, poich abbiam o d ocu m en ti ch e provano le s i
s te n z a d ella corruzione d el clero in quasi tu tte le c itt d ella p en i

sola ita lia n a .2 In parecchi luoghi, per es. a V en ezia, le cose an d a


va n o a s s a i p eggio che a R o m a .a Che, date ta li circostan ze, ven isse
a ffa tto a sv a n ir e in m olti luoghi lefficacia e il risp e tto per lo stato
sa cerd o ta le, com e d ep loran o m o ltissim i c o n te m p o r a n e i,1 cosa
naturale. L a im m oralit del clejro era c o s d iffu sa e grande, che
si le v a r o n o delle voci per ch ied ere il m atrim on io dei p r e ti.5 Contro
uno scritto d i qu esto g e n e r e R oderico de S a n ta E lla com pose un
tr a tta to dedicato a S isto IV."
1 Gfr. N o l h a c , E rasm e en Ita lie 70-79 e H a u s r a t h 57, 69; T a t i i a m , Erai n Italj) 659; B o h m e r , Jto m ja h rt 106 s . , 130 s . , 141 s s .
In generale efr. C a n t I, 201 <. V er Genova cfr. B e l g r a d o 473 s ; per Ve
rona Tiib. Quartalschr. 1859. 1 6 ; pei F rinii Cian in Giorn. il. L ett. XXIX, 4121-1; per i'erugia B o n a z z i II, 729 s. ; per Orvieto D iario ili Stp. T o m m a s o 736;
r Fermo L e o p a r d i , N. B u onafede 18; Per Ferrara S o l e r t i , Vita ferrarese in
tti il. Uoiiiayiio 3* serie X, 18; per Jiepi D iario N epesino 121, 131, 157; per
liieti II it. Jahrb. V, 347 ; per Pavia * editto del dnea di (Milano al podest di
lavia in data 1470, 27 settembre (lagno su preti ehe si aggiravano qua e l di
'tte senza abito clericale). A r c h i v i o m u n i c i p a l e i n P a v i a . Anche
u Sicilia i disordini nel clero erano gravi. Cfr. il * breve di Sisto IV agli
'l'iiti di . Maria de Bosco e S. Placidimo, dato da Roma 4 novembre 1475.
Editto del vicer, da Palermo 26 ottobre 1500, contro i preti concubinarii.
lutti e due questi documenti nellA r c h i v i o d i ' S t a t o i n P a l e r m o .
SiiUacettia d'avarizia fatta a l clero cfr. F r . V e t t o r i , Viaggio in Alemanna
' l'*J7 quale inviato fiorentino a Massimiliano 1), Paris 1837, 115.
* Ofr. oltre al B r o s c H in Ilintor. Z e itsc h rift di S y b e l XXXVII, 309 s . anche
1 1 in i uni libertinaggio 22 s., 30; M a l a g i i z z i - Y a l e r i 145 e di ** breve dInnonzo v i l i del 31 ottobre 1487. A r c h i v i o d i S t a t o i n V e n e z i a ,
rea lo stato delle cose in Roma abbiamo testimonianze non dubbie in Bur' h a k d i D iarium I, 2 4 0 s., II, 7 9 s. V. inoltre: ** P. C a m u d u b , venerali, fr a tri
Antonio ord. J cuna tur., dot. M ediolani 1453 Jun. S, Cod. 235 della B i b l i o tfl c a A m b r o s i a n a di Milano, lettera di P. B a r k o c i u s del 1481 in Anec"ta l m e t a , ed. C o n t a r i n i f . 202; cfr. inoltre F l . A m b r o s i u s , De reoux genti
cripti operibux Bapt. M antuani (Taurini 1784) 186; F r e h x III, 186;
' i i i j t , Pi ut, a
m t 50 Q s. ; R b u m o n t III 2, 457 s. ; G o t t l o b , Cam. ap. 25s.
* l 'fr. G a b r . B a r l e t t a , Serm one f. 35.
5 'fr. Theinkr, Die E in fiih ru n g der erzicungenen Eheloxigkeit (nuova ed.
Nippold, Barmen o. J.) I l i , ,128 s.
* * ItoDKRiri de Sakcta E l l a (cfr. Graesse, T rtxn r VI 1, 143. Haij, Rep.
' 13s., 31-32. M azzetti, P rof. Boi. [1847J 2<i6s.) contro im pugnatorem ceibatu et costituti presbyterorum ail X ix tu m P. M. Magnifico codice del rinaimento con larma di ISisto IV. Cod. Vatic. 3639. B i b l i o t e c a V a t i c a n a .
' n i

P a s t o r , storia de, papi , I H .

10

Introduzione.

T risti oltre ogni dire erano le condizioni in n on pochi conventi.


In m olti di q u esti i tr e voti essen ziali di ca stit , povert e obbe
dienza ven ivan o violati. ' M oltissim i religiosi, dice il francescano
Roberto da Lecce, non lo sono pi che di n o m e .2 Quali c a ttiv i ele
m enti a lb ergassero molti conventi lo m ostra lesem pio del pittore
F ra F ilip p o L ippi e del novelliere Bandello g i ricordato, che per
viveva per lo pi alle c o r ti.:: Anche in m olti m onasteri di m onache
la disciplina era seriam ente r ila s s a ta .4 E com e avreb b e potuto
essere altrim en ti se frequentem ente i gen itori co strin g ev a n o le
loro figlie a prendere il velo, per non dover d a r loro la d ote? Cos
sp esso i conventi di m onache scesero alle condizioni di m eri isti
tuti di ricovero. Se un vescovo zelante te n ta v a di ricondurli al
loro scopo originale, urtava contro la opposizione d ei laici, che
facevano appello ad antichi d iritti. A d isp etto di ta li disordini,
che non fa cevan o altro che offrire m ateria ab b on d an tissim a alle
satire, non pu d altra parte negarsi a llep oca del rinascim ento
la ttesta to che vi sono stati superiori d i Ordini religiosi bene in
tenzionati, com e ad esem p io E gid io da V ite r b o ,5 pii v escovi, come
A ntonino e Lorenzo G iustiniani, e anche non pochi papi, i quali
furono instancabili nel fare sem pre nuovi te n ta tiv i di riform a.
P recisam ente quanto alla riform a dei conventi si fecero cose im
portanti." U na grande e duratura efficacia sul rinnovam ento del
buono sp irito nei chiostri e sul m iglioram ento d ei costum i del po
polo lesercit in Italia specialm ente la con gregazion e dei B en e
dettini di S. G iustina d i Padova fon d ata nel 1412 dal veneziano

i (lfr .

Cronica ili llulatiun

M o i.m k .n t i '-1>1

( II,

588 s .l;

73(1. W o i .r

Diario ili

I. 8 5 7 .

Gt'DEM AKN I S I S s .

T om m aso

T r e in e b - N u * p o i d ,

S ii.

E infu h ru n g

dcr ergirungcncn K h llo tig kcil I I I , 1 0 1 . G h e r a r d i , D ocum enti <>!>s. C a n t I.


S o hcrlftcn li. p i . A m h r o s i u s , llapt. M antuanu* 1 9 0 . iM o r
soi.r.v. L'A bate iti Monte s'ubo*io 4 s. BOllct. ut. il. S v i::, itili. Vi l i , 234. l fI .i s h i k r . TCJtei 542.
s K o b . d e L i t i o , Qua drag. de peccali * 5 3 . I l p r e d i c a t o r e l a m e n t a s p e c i a l 2 0 5 . H k i m o n t , A7 .

m e n te

l'im m is c h ia r s i

(lfr . s o p r a
m o lti

sen za

v o c a z io n e

a c c e tU n z io n e . S u
tK o o U

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fr a ti

p. (K> e p e r
c i

n e lla

cu ra

il L l p p i s o t t o

en tra v a n o

in s is t o n o

nei

d 'a n im e
p. 168.

c o n v e n ti

dove

H o h k rto da L e c c e

M a la u v z z i- V a i.e r i

n e lle

p a r r o c c h ie .

11 m a l e

p r in c ip a le

tro v a v a n o

(S en ti.

35)

era, che
facile

tr o p i

B enedetto

da

1 4 2 ).

* Ksempl negli Animi. Bonon. 807 e presso Bklgrano 477 s.\ 482. Cfr.
Bossi. Recup. F in ii, e pini. 42, 43. Sanuto IV, 305 e Oiorn. lig u stic o X II, 37 s. ;
M erli, V ita di S. B ernardin o da Fi lire ( i l s. ; i l . Itosi, L e m onache nella v ii
genovese dal noe. A l a l .XVII. In A l ti d. Hoc. L ig. di st. patr. XXVII (1S1*5>.
8s<., 17 ss., 1S3 ss. ; F rati, l 'ila p riv a la di Bologna 1*3 ss. ; B o d o c a x a O H I , La
/em m e ilnl. i t l s s . . 2.'!! ss. ; T u c h i V en tu ri 1, 143 ss. ; T a m a s s i a , La fa m igli'1
ilal. 311 ss. ; M a i . . \a r zzi -Vm.kk i 14J s.
* t 'f r . L a m m k k .

K irchenyeach.

6 5 s. ; B o h u e r ,

* ('ir e a le s o lle c it u d in i d e i p a p i v . i l n o s t r o
18 1 s s . . 3(11. 5St e
H vform aiion 2 2 s .

iu m o l t i l u o g h i q u i s o t t o ,

lu

v o i.

R o m fa h rt

I,

3 5 0 ss.

g e n e r a le c f r .

4 !> s .
(ed . IS S I );
W e iss ,

l'o r

IL
def

Mali nel clero e nei conventi.

147

Lodovico B a r b o .1 Q uesta non solo fon d m olte n uove case, com e in


Bassano, sul m onte A g r ia n o p resso V erona, a G enova, S. S p irito
presso Pavia, S. D io n isio a M ilano, m a in v i pure dei m onaci nei
conventi gi e siste n ti p er p rocedere a lla loro riform a. (In pro
cesso di tem po m olti co n v en ti ita lia n i d i B en ed ettin i aderirono
alla nuova rifo rm a : cos S. M aria in F iren ze, S. P aolo a Roma,
S. Giorgio M a ggiore a V en ezia, il P oliron e n el M antovano, S. S e
verino nel N apoletano, S. P ietro p r e sso P eru g ia , S. P rocu lo presso
Bologna, S. P ietro p resso M odena, S. P ietro de G lisciate in M i
lano, S. S isto p resso P iacen za. M en tre m olte v o lte le riform e dei
conventi non fu ro n o che p a sseg g ere, q u esta riform a dei ch iostri
lienedettini h a il m erito dessere sta ta una rifo rm a d u r a tu r a .2 Di
c i fa fede la m agnifica d escrizio n e che dello sta to e del p rogresso
d i questa co n gregazion e f a il d om enicano F elice F ab er di U lm a,
che nel 1487 v isit S . G iu stin a . Il F ab er fa anche n otare che
lesempio dei B en ed ettin i rifo rm a ti ese r c ita v a una benefica azione
sugli altri O r d in i.9
U naltra p ro v a ch e accan to a g li elem en ti gu a sti e r efr a tta rii
ad ogni riform a ve n era n o anche dei buoni, anzi degli o ttim i e Ici
proprio nei conventi che eran o le co se m esse pi in c a ttiv a fa m a ,
c i viene offerta so lo che diam o u n occh iata ai grandi predicatori
d i penitenza, i quali q u asi sen za eccezion e a p p arten evan o a Ordini
religiosi.

3.
I predicatori di p en iten za ch e ta n to n elle grandi com e nelle
piccole citt della p e n iso la fa n n o in cessa n tem en te r iso n a re la loro
voce di esortazione e m in accia con tro la corruzione, sono uno dei
fenomeni pi n otevoli n e llIta lia del rin ascim en to. Q uanto questi
uomini hanno fa tto per m ig lio ra re le con d izioni religiose, m orali
" sociali, resta ancora in gran p a r te in esplorato. Q uanto finora
'Oppiamo, ci p resen ta so tto una luce oltrem odo lu sin g h iera la loro
azione com e rifo rm a to ri d i costu m i, com e p acieri e uom ini poli
tici. La p oten te im p ressio n e che qu esti b en efa tto ri e salvatori

1 Cfr. K alholik 1859, II, 1361s. e D ittrich in Hint. Jahrb. V, 320 s.


* K alholik 1859, 1360 s., 1489 s s .; 18(H), 200 s., 425 ss. D ittkich in Hint.
''*hrb. v, 320 s., dore sono ctate anche altre opere.
* F. Farm, E ragatorium , ed. H a s s le s III (Stuttgardiae 1849), 393. Anche
I,n If'Hllcatorc di quel tempo assai rgido nei suoi giudizi, dice: Nonne vi" h iu s i n liac vita inultos religiosos e t religiosas qui propter Deum munduni
"'temnunt, castilatem perpetuam et voluntaran panpertatem observant;
'i H i q u e rejeeta propria volntate usque ad sepultaran! obedieutiae praelatorum
86 submittunt . A nt. V ercell., Serin., f. 244.

Introduzione.

148

del popolo esercita v a n o su i loro contem poranei, ha essen zialm en te


la su a base su llo scotim ento delle coscienze. Le loro prediche erano
a d attate in m odo sorprend en te alle varie condizioni d el m omento,
al cui m iglioram en to tendevano. Colle loro parole in fu ocate essi
da gen uin i m issionari popolari cercavano di ricondurre i loro udi
tori ad una v ita cristiana. Largom ento p re fe rito e che e ssi espo
nevano energicam en te, eran o i v a r ii ca stig h i tem p orali, che i
peccati attiravan o sui loro au to ri; era senza dubbio q u esto lar
gom ento, che pi di tu tti poteva indurre alla riflession e e a lla pe
nitenza gli uom ini leggeri e sensuali del rin a sc im e n to .1
A lla testa di questi banditori del pi puro am ore di D io e del
prossim o sta un uomo, che ha m olta som iglian za con Francesco
dA ssisi: B ernardino da Siena. E n trato a 22 anni n ei F ran ce
scani, egli si dedic tu tto a llufficio della predicazione e, com e disse
P io II, come un secondo Paolo fece risuonare la su a voce per tutta
lItalia. Gi q uattro anni dopo la m orte ( f 1444) B ernardino, che
aveva rinunziato alla m itra e al cappello card in alizio per restare,
quale genuino discepolo del poverello d A ssisi, predicatore del po
polo sem plice, era proclam ato santo. Padre, io ho an n u n ziato il
tuo nome a tu tto il mondo , scrisse il P in tu ricch io sotto laffresco,
con cui glorificollo nella biblioteca del duom o di Siena.
Molti con fratelli dellOrdine g areggiaron o con B ernardino;
cos A lberto da S artean o ( t 1450), A ntonio da R im ini (circa il
1450), S ilvestro da Siena (circa il 1450), G iovanni da P rato (circa
il 1455), G iovanni C apistrano ( f 1456), A n ton io da Biton+o
( f 1459), Iacopo della Marca ( t 1476), R oberto da Lecce ( f 1488),
A ntonio da V ercelli ( t 1483), M ichele da C arcano (circa il 1485),
B ernardino da F eltre ( f 1494), B ernardino da B u stis ( f 1500).
Non un caso che tu tti app arten essero a llO rdine fran cescan o
poich la sua azione principale da a n tica data era c o n sistita nellin terven ire com e paciere nei d issidi so cia li; m a anche da altri
com unit religiose uscirono non pochi celebri p red icatori. N om i
niam o qui fra i pi in sig n i: i S erviti Paolo A tta v a n ti e C esario
de C oniughi, i D om enicani G iovanni D om inici, G iovanni da N a
poli e G abriele B arletta, il C arm elitano B a ttista Panezio, g li A go
stin ian i A urelio B randolino Lippi e E g id io da V ite r b o .3
Cultiir II*. 239-240.
Alle operi' m enzionate nel nostro voi. I, -t. n. 4 (ed. 1931) ii agRungaii'1
ancora : Tirahosoiii VI 2. 122 ss. G ra sse , Lehrbueh der Litcraturgesch. II. 1 73ss.
e Rossi. Quattrocento 102 s. ; J \ Z an o tto , S toria riditi predicazione n e i secoli
della letteratura itili., Modena l.HOO. 1 !. R iff a , Della eloquenza x ile n i nel Quattrocento c particolarm ente dei serm oni volgari dei Poliziano, C agiiari-Sassari
1 8 1 * 0 ; Symoxiis. The Age of tln
Despolx 3.X4 s . . 477 ss. ; B au m oartn kr. Y eillit.
NI. 182 s. ; Houeapfei., (leseli. des F ranziskanerordens 219 ss.; A. Z asb m j.
l'redieatori a Urem ia nel Q uattrocento, in A rd i. stor. Lom b. 3* serie XV (1901).
&3-114 (tratta specialmente di Bernardino da Siena, Alberto da Sarteano, Gio1 B urckhardt,

I predicatori di penitenza nel periodo del rinascimento.

149

difficile p oter le g g e r qualche cosa di pi com m ovente delle


prediche di questi uom ini, n elle quali v ie n e svelato sen za p ;e',
se anche di freq u en te con esagerazion e, tu tto il brutto di quel
lepoca.1 L ord in e delle prediche, quando q u esto era osservato, si
atteneva ai com andam enti di D io e a i p recetti della C hiesa. I pec' iti e i vizi ad e ssi co n tra rii v en gon o sfe r z a ti sen za m isericordia
con esem pi tr a tti d alla v ita p ra tica . Gli argom enti sono to lti per
lo pi dalla sa cra s c r ittu r a e d ai pad ri della C hiesa. Il fine delle
prediche innanzi tu tto pratico. L istru zio n e d el popolo p rop ria
mente detta circa le v e r it della fe d e era la scia ta ai p red icatori
' rdinarii e fissi; i pred icatori di pen iten za m iravano sop ratu tto
a un cam biam ento m orale dei loro ud itori. L a cosa p rin cip a le per
loro era leffetto pratico. E ssi si fa cev a n o se n tir e in c e r ti tem pi
ita Capistrano e Bernardino da Feltre). Sulle prediche di Bernardino da
c f r . O . B r a c x h nelle C onferenze ten u te nella R e g ia Accada dei R ozzi,
S-na 1895 e .4cft. si. Hai. 5 |Serie XVII, ti0(1 s.. ove altra letteratura, a cui ora
d e v e aggiungere T h u r e a u - D a k g i n , Un prdioaieur /optila ire don m a l i e
'/ hi Renaissance : S. B ernardin d e Sienne, P aris 1896; poi le recensioni di
l t ' c c i i n Arch. stor. i t a l 5* gerle X VIII 415 s. ; N. I a u i - u s in L it. Ila n d w eiser
I' '*>, 138 s. ; iP. i K e p f l k r in L it. R undschau 1896, S38 s. : inoltre F u va O r t r o y ,
I !< indite de S t. B ernardin d r Sien n e -par un Fri-re M ineur, son contempo'"iii. i n Anal. Botand. XXV (1906), 304-988; A l e s s i o , Storia d i S . B ernardino
Siena e (lei suo tempo. Mando in 1898; R o n z o n i , L eloquenza d i S . B e m . da,
''nn della sua scuola, S ien a 1899; Z a n o t t o loc. cit. 82-95; E. D P r b k ,
l'azione di S. R e m . da S iena nella citt di Perugia, in B oll, d. I)ep. d i stor.
itr. per VUmbria VI (1900); Monnter, Q uattrocento II. 191 s. ; Baum gartner
' I- 1*4 s. ; DAncona e Bacci. Mainiate II. 60 s. ; K. H e fe le , D er hi. B em h a rd in

XU-na, Freiburg 1912 (cfr. M 'isscnschaftl. B eil. alla Germania 3913, n. (>,
45-47 e L t. Beil. alla JCln. V olkszeitung 1912, n. 52, p. 4(01-408. iSu Bernar'1*> da Poltre vedi Grupv in H ist.-polit. R I. (IXXI, 144 s. e la monografia di
I Ciik.nov. lvaris 1897 e inoltre le osservazioni in Anal. Bollanti. 1897, 188 s. ;
Imiltre Ln>. iik R e s s e , L e btenheureux B ernardin de F eltre et son oeuvre, li
'"11. P a r i s 1!K)2. iSu Boberto (Caracciolo) da Lecce: T o r r a o a , S tu d i di sto ria lett.
'flirta n ti, Livorno 1884, 165-203; V. d e F a b r i z i o , F r R oberto Caracciolo.
.... 1909 (da R ir. stor. S a len iin a IV). Il Q uadragesimale de peccatis di Jt.
1 L. composto nel 1483 fu dedicato al cardinale Giovanni dAragona e con*ne questa dedica anche nell'edizione di Venezia del 1490. Cfr. P a n z e r I, 538 ;
II 242; III. 249 3., 272, 278; IV, 52; H a i n n. 4438-4443; C o i i n g e r I, 149. Su
A u r e l i o IJrandolino Lippi come poeta e predicatore confronta T i r a b o s c h i VI 2,
''5 s s . !/<> prediche stampate sono catalogate presso G r a s s e e H a i n ; cfr. anche
JIefelb loc. cit. 75 s., 90 ss. .Stragrande il numero di quelle inedite, di cui
riera specialmente la B ib 1 i o t e c a X a z i o n a le d i F i r e n z e . Con ouanto
1" si predicasse risulta dalle memorie di parecchie chiese : cfr. per es. :
\ o la dr' predicatori che hanno predicalo in S . M a rtino di Lucca de quoti si
'""servata la nota nellA rchivio <ic Signori Canonici dal 1406 ss. (Ms. nella
b i b l i o t e c a d i L u c c a . Di Egidio da Viterbo si parler ancora appresso
sI>ecialinente in modo ampio nel quarto volume di quest'opera. Cfr. anche
Alessio, Storia di S. B ernardino da S ien a e del suo tempo. Mondovl 1908. Su
f-sidio Canisio da Viterbo v. il nostro voi. IV 1, 131 s. ; cfr. anche Boumkk,
Komfah ri 36 ss.
n in i

s u

1 Giudizio d i G u d e m a n n 259.

lf)0

Introduzione.

.speciali, .segnatam ente in quaresim a, poi sp ecia lm en te in occa


sione d i qualche grave d issid io pubblico o di qualche se r ia di
scordia p r iv a ta nelle c itt , o quando correva qualche trem endo
pericolo la sicu rezza pubblica o la m oralit od un qualche morbo
desolava la regione. Con ardente en tu sia sm o essi si dedicavano
alla con version e dei peccatori, a llin coraggiam en to dei buoni, a
con ferm are i v a cillan ti, prendendosi a cuore anche i m alanni
sociali, com e ne fanno prova i m onti di piet. T alvolta i predica
tori prom uovevano altres la divozione di un sa n to sp ecia le; casi
sappiam o che i due grandi B ernardini dellO rdine fra n cescan o si
adoperarono con buon su ccesso nel diffondere il culto di sa n Giu
seppe. 1 Onde raggiu n gere il loro scopo i predicatori m ettevano
ogni studio nel parlare an zitu tto in m odo popolare e facilm en te
intelligibile. P er ten er v iv a l atten zion e si serv iv a n o di racconti
tolti dalla vita ordinaria, di esp erien ze personali, di esem p i forti
e di mezzi efficacissim i. La loro voce in p a rte voce d i m inaccia
e di castigo, in parte un colloquio sem plice ed am ich evole con gli
uditori, ai quali sp esso direttam ente vien rivolta la p arola.2 Quanto
questo m odo di predicare in con trasse il gu sto del popolo italiano
ce lo m ostra il concorso veram ente straordinario. A l loro arrivo
tu tta la citt e il contado si m ettevan o in m ovim en to; p er lo pi si
chiudevano tu tti i negozi ed essendo insufficienti le ch iese a con
tenere tan ta m oltitudine, assa i sp esso v en ivan o scelte le piazze
pubbliche. S tretti e p igiati a m ig lia ia se n e sta v a n o l , g li a c
corsi, per lunghe ore poich le prediche erano com unem ente molto
lunghe. D ella predica di Roberto da Lecce recitata in P er u g ia
n ellanno 1448 si narra, che v i si trovaron o p resen ti ben 15000
p ersone convenute dalla citt e d'ai dintorni, che tu tti i posti
erano sta ti occupati gi m olte ore prim a e che la p red ica dur
circa quattro ore.*
N elle m enzionate predicazioni di R oberto da L ecce ten u te nel
lanno 1448 si fe c e anche uso di un m ezzo assa i accon cio p er scuo

' Hkikski. in S tim in en a u i Maria-Laaeh XXXVIII. 284 s. Todi dopo una


prodica del beato Bernardino da Feltre nel 1488 si consacr alla Madre di I>i"
I,. Leo.m.i. Cronaca dei retro ri ili Tinti, Todi 1880, 129 s. ; cfr. Miscellanea Frin
ceavano IV (1889), 31 *.
*
Oltre a B u r c k h a r d t II3, 240 cfr. specialmente T o r r a c a , B o i. da h te n
In Arch. Hlor. Xa polii. VII, 151 ss.
3
O r a z i a n i 507 s. sulla predicaziono di Hoberto da tljecce. C f r . c o n c i l a
relazione dell'arrivo di san Bernardino in Perugia nelle Cronache d i Perugia, ed.
F a h r k t t i II. 5 ss. e ilild. OS s. sulla predicazione di Iacopo della Marca. R i c o r d a
una predica di Roberto da Iiecce sull'elemosina, in S. Maria Maggiore a R o m a
uel 14X2. Q uoouo ( i I I k r a k o i ( Un ri uni, ed. C a r i s i 03); erano presenti setto car
dinali et iiror H ieronym i corniti (C aterina S fo rza ): populti* vero tam frequen*
utriusqua *exu* e t Omni condii ionin, u t toc un illuni capere n o n potuerit.

Quadri viventi. Bruciamento delle vanit.

151

tere g li uditori : la pred ica ven n e cio co n fo rta ta dalla esecu zion e
di quadri v iv en ti. C os in q u ellocca sio n e s i vid e u scire dal duom o
di P erugia C risto con la cro ce in isp a lla ; gli si fe c e incontro
Maria in n e r o a m m a n to e quindi la procession e m osse verso il
pulpito del p red icatore, dove e r a ra p p resen tata la crocifissione,
i pianti d elle p ie donne a i piedi della croce e finalm ente la depo
sizione dalla croce. 11 popolo accom p agn q u este scene con gem iti
< pianti. A n ch e d i a ltr i F ra n cesca n i si ricordano sim ili apparati
scenici in occasion e di p r e d ic h e .1
I primi effetti, che i p red icatori quasi avunque otten evan o in
breve tem po, era n o la sca rcera zio n e di poveri debitori insolvib ili
<il bruciam ento delle v a n it , cio a d ir e : dadi, carte, m ahere, capelli finti, am u leti, quadri in decen ti, canzonieri p rofan i,
strumenti m u sicali. Q ueste co se v en iv a n o p ortate in una pubblica
niazza e fa tta n e una ca ta sta , in cim a alla q u ale v e n iv a p er lo pi
collocata una figura di dem onio, eran o date alle fia m m e.2 In se
guito ven iva a v o lta d egli a n im i pi in d u riti : chi da un pezzo
non s i era pi co n fessa to , ora si c o n fe ssa v a ; la roba di m alo
acquisto v e n iv a r e stitu ita ; i d iscorsi fu n esta m en te calu n n iosi v e
nivano r itr a tta ti e s i com p ivan o opere di p en iten za e di riconci'iazione con D io. V erso la fine della predicazione, quando gli anim i
erano gi poten tem en te scossi, loratore p assava a ci che nelle
ontingenze del momento sem b ra v a la cosa pi im portante ad
seguirsi. N e lle trem en d e g a re p a r tig ia n e di allora questa cosa
ra p er lo pi la ricon ciliazion e d ei con ten d en ti, la rinuncia alla
en d etta .3 T enendo in a lto la croce il pred icatore fa ce v a risonare
am m onim ento al perdono, a lla rem issio n e e alloblio delle offese.
I cronisti r iferisco n o com e allora le m o ltitu d in i scop p iassero in
pianti ed a lti lam en ti, com e la ria trem a sse a lle grid a di Ges,
misericordia! e com e su b ito si d isp on essero p rovved im en ti per re
stituire la pace da lu n go tem p o sv a n ita . A llora si v e n iv a a quei
solenni accordi di pace e abbracci, quandanche fr a le parti con
tendenti v i fo sse r o s ta ti d i m ezzo d eg li om icid ii. P er q u esto santo
scopo si fa c e v a n o to rn a re in c itt coloro che per il p a ssa to erano
stati posti al bando. P a re che queste paci v en issero pienam ente
osservate, anche dopo p a ssa to quel p rim o fervore, e ch e poi la
memoria di quel fr a te rim a n esse b en ed etta p er m olte gen era
zioni. Ma a v v en n ero anche delle se lv a g g e e terrib ili crisi, com e
quelle delle fa m ig lie V a lle e C roce di R om a nel 1482, nelle quali

r m z e n a c h

S u lle

la n t i c f r . H

I, 313-314. D A s c o s a . 1=. 2 8 0 s .
bruciature v e n u t e d i m o d a s o t t o l ' i n f l u e n z a d e i
e f e l e , Ite r hi. B e m h a r d in ron S ien a 8 0 s . , 2 6 3 s .

C fr . i b i d . 5 6 - 5 9 .

p r e d ic a to r i a m b u

152

Introduzione.

anche il g ran d e R oberto da Lecce lev in van o la sua v o c e .1 Non


fa c ile d eterm in a re i su ccessi che i predicatori di p en iten za otte
n ev a n o s ia nel cam po m orale che n el sociale, perch i contem po
ranei /d ifetta v a n o per lo pi della n ecessa ria am piezza di v ista e
della se r e n it del giu dizio. N on devonsi calcolare so ltan to colla
m isura dei contem poranei, m a una critica prudente non deve
neanche fa r n e troppo poco c a s o .2 Sp esso il p op olo ven era v a i
p redicatori di p enitenza com e san ti. Dopo la p red ica di chiusa,
che term in a v a con le parole: L a pace sia con voi, aveva lu ogo or
d in ariam en te una solen ne processione, alla quale prendevan parte
tu tto il popolo e anche le au to rit. A lle volte, /sulla fin e della
m ission e, com e pu bene ap p ellarsi la ttiv it di q u esti predicatori
di penitenza, ricevevano il Corpo del S ign ore tu tti gli a d u lti, co
m inciando dai m a g istra ti fino ai m em bri d elle v a rie corporazioni
operaie. ' Q uando poi il predicatore lasciava la c itt , lentusiasm o
del popolo per questo sp iritu a le b en efattore si m a n ifesta v a spesso
in m an iera a ssai co m m o v en te.4
C osa m irabile poi com e in alto e in basso, principi e /papi, si
prendessero in pace il b iasim o di questi predicatori," e m irabile
p arim enti la fra n ch ezza con la quale quegli uom ini rin facciavan o
a tu tte le cla ssi e ceti d i person e i loro vizi e peccati.
Al pari degli altri m alanni i predicatori pi serii e m igliori si
lam entavano anche delle in tem p eran ze dei loro con fratelli n e llan

1 Colle opere dn noi citate ni vi. 1. -17 n. 1 (od. 1!KU, fra cui come sempre
primeggia il B u r c k h a r d t l l s. 240. ofr. anche la monografia del B arzei l o t t i 55 *
V. il giudizio sintetico del successi dei predicatori di iicnitvtizn pres*<>
H w k i .k loc. olt. 82 ss. <^fr. anche Z anki.l i . Predicatori a Il reselo n el Q uattri'
cento, in A rdi. utor. Lomb. XXIX [1909], e (Birri. Ussita, Roma 1920, f>7 ss ).
* Cfr. Cronache di Perugia, e d . F a h r e t t i II. 34.
* B u r c k h a r d t II, 240-242; cfr. T o r r a c a loc. clt. 143 s. e Cronache di P e
rugia, e d . F a b r k t t i II. UH.
8
Ofr. Il nostro voi. I. 4>ss. (ed. lfiftl) e 11. 599, come pure B u r c k h a r d t II
244 e (K i i k m a n n 218. 251). 11 pi poderoso pai di tutta l'epoca. Giulio II. fu pre
cisamente uno dei pi zelanti fautori del predicatori dalla franca parola. Egli
stesso mand pili volte qua e lil del predicatori : ofr. IAb. brer. 25 s.. f. 44; JSOfi
Iter. iO Ih,non (oo. 4>: fr n tr i M artino Sem i cinti ord. de m onte 'Carmelo. I>ft ordine, che in ecclesia ('rucifernrum Vene!ornili verbum D e i et doclrinam erangelicam in sta traditim i libi a leo fa c u lta tc m fe s tls n a tivit U t et quadragehnae
iroj-imae fu tu ra c pracdicare. Ihld. f. 117; J507 Jan. 2S Bonon, (no 4) ; Thnolhi'O
de Medici /.u r e n ti ord. ti. Fra nei sci ; viene mandato come predicatore quaresimaUsta a (Siena. Qual valore annettesse Giulio l alle prediche recitate in Roma
da Egidio da Viterbo rilevasi dal breve dei 4 novembre 1!i05 da Ecidio da
Viterilo, stampato in App. n. 80 A r c h i v i o s e g r e t o p o n t i f i c i o . Sotti'
Giulio l i predic a Roma anche lAgostiniano (Mariano da Cavi. Il Cardinal Gon
zaga In una * lettera datata da Roma. 20 gennaio 1508, lini a la dottrina e la
vita esemplare di quest'uomo, che In addietro aveva predicato con grande suc
cesso a Bologna, Firenze e Napoli. A r c h i v i o G o n z a g a i n M a n t o v a .

Difetti nella predicazione.

168

nunziare la parola di D io .1 V eniam o a sap ere di predicatori, i


quali recavano su l p u lp ito tropp a erudizione scolastica, si perde
vano in so ttili questioni teologich e ovvero scendevano troppo ab
basso per in contrare il g u sto del popolo. N m ancavano poi certi
predicatori, i quali a sp e se d elle d ottrin e del C ristianesim o, su
blimi nella loro sem p licit, esp on evan o n elle chiese la sapienza
pagana nuovam ente scop erta e scin tilla n te, nel suo sv a r ia to sp len
dore e alle cita zio n i d ella B ibbia e dei S a n ti P adri fino allora quasi
-elusivam ente in uso so stitu iv a n o dei richiam i ai filosofi e ai
l'oeti pagani o v v ero fa cev a n o sen zaltro un guazzabuglio della
mitologia pagan a e della d om m atica c r is tia n a .2 P ersin o un uomo
i egregio com e la g o stin ia n o E g id io C anisio non ebbe scrupolo
li ricordare, tra tta n d o della m orte esp ia to ria di C risto, il sa cri
ficio di Decio, e d ifend end o la n a scita soprannaturale del S alva
re, la n ascita di M in erva dal capo di G io v e !3 E gu alm en te peri>loso era il m odo di fa r e di coloro, i quali invece d istru ire e di
lificare il popolo, non cercavan o che una vana gloriuzza, reca
vano sul pulpito m iracoli in v en ta ti dogni genere, annunziavano
el luogo san to nuove e fa lse p ro fezie e sciocche fa v o le, esa g era
rne i mali e siste n ti, d ip in g ev a n o i vizi in modo del tu tto scon
c ie n t e , a ttaccavan o sen za alcun rigu ardo i d ign itari ecclesiatici e persino lo ste sso pontefice, p resen tavan o la C hiesa come
H tutto depravata, e app elland osi a seg n i illusorii o a cervellottiche rivelazioni predicevano com e gi im m inenti terrib ili castigh i,
la distruzione di Rom a, la d esolazione d ella C hiesa, la ven u ta delA nticristo e pi ragion avan o di p olitica e di altre cose terrene,
nzich dellunica casa, c h era n ecessa ria . *
Molte di queste c a ttiv e e buone qualit della predicazione di
'lora riuniva in s, sv ilu p p a te in som m o grado, un uomo, che

1 <'fr. K o b . d e L i t i o . P. Il, K n m . 8. V. anche M c i , or. M e d i o L a . n o . P. IH .


*). Altre citazioni presso O t'D B M A I fW 288. ( Ir. anche H e k W k Ino. cit. 36
,:t V 77 ss.. 16B.
1 (Ymtrn ci, pi tarili. si <1iressi- In reazione lei Teatini ; v. Tuh. Thetti.
V ortahrhrift 1S59. 12 s.
5 Vedi B ihm fk. rioni uh ri 30).
' Ofr. A n t o n in i s . Humtna T h ro l. P. I I I . tit. 1*. c. 4 e le disposizioni del
'iHIio lateranense (v. il nostro voi. IV 1. .>41). Prima di questo v'era certo
" ti iiiam-anza di controllo. i|ii:intuni|iiv in generale non venissero imi messi alln
I*r>ilica*lone m* non frati o preti, che avessero almeno ricevuto eli ordini minori,
'la. osserva 11 Itru rK H A R D T 1>. 243 un punto di divisione pred io non ni poteva
"* mmen qui stabilire, poich la chiesa e cosi anche il |iergamo. servivano gii!
'* lumto tempo per iscopi pubblici di varia natura, atti giudizinrii, pubblica(*i editti, lezioni ecc. e |<erch talvolta venne data facolt di tenere vere
i redii he anche ad umanisti e laici . Circa un procedimento contro un predica*
,r" di Milano nell'anno 1492 cfr. G liis io x i in .4rrh . stor. lonUi. X I I I . 42 ss.
e deposizioni contenute nei ilocuineriti qui riportati non svenano pur troppo
abbastanza precise da poter stabilire la reale colpa del predicatore.

154

Introduzione.

riem p p er qualche tem po lIta lia tu tta d el suo nom e: G i r o la m o


S a v o n a r o l a . F u la predica di un fr a te A g o stin ian o, ch e a questo
figlio d i una antica fa m ig lia fe r r a r e s e 1 d o ta to di belle qualit
su g g e r la risoluzione di en tra re a llin sap u ta dei suoi genitori
n ellO rdine di S. D om enico. E gli era nato il 21 settem b re 1452.
Ora per c a so il Savonarola in un v ia g g io alla volta di F aen za nel
lanno 1474 aveva ascoltato quella predica. L anno a p p resso eg i
era n ovizio nel con ven to dei D om enicani a B ologna. I gen ito ri d<!
gio v a n e ir a t e trovarono fr a le su e carte uno scritto sul dispregio
del mondo. In lesso lard en te gio van e abbozza un quadro orribil
dei costu m i dei suoi contem poranei. Del bene che pur v era in
abbondanza sem bra ch e non si a v v eg g a questo giovan e, il quale
non poteva |avere ch e poca con oscenza del mondo. E gli non ved
altro ch e il m ale, ch e g li ricorda Sodom a e Gom orra. N el primo
an no della sua vita cla u stra le il Savon arola com pose il suo celebr
carm e: Della ruivn della Chiesa, in cui ven gon o p arim en ti de
scritti i soli punti oscuri delle condizioni dallora. La C hiesa vien
qui rappresentata so tto lim m agin e d una ca sta vergin e, poich
in lei la fed e rest sem p re intem erata. A lla dom anda del Savo
narola: D o v e sono i m aestri, dove la d ottrina, dove l am ore cri
stian o e l an tica purezza? la v erg in e lo prende per m ano e gli
dice : Q uando io vidi la superba am bi