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Per una nuova definizione e descrizione

dei sistemi di rigatura.


Considerazioni di metodo

H
Marilena Maniaci

Negli ultimi anni pi o meno nel quinquennio intercorso dallultimo colloquio internazionale di paleografia greca la manualistica codicologica si arricchita di sintesi problematiche
e sistemazioni dettagliate della disciplina, che ne rispecchiano fedelmente i progressi compiuti
ma evidenziano anche, nella ricostruzione delle tappe della manifattura del libro, persistenti
zone dombra1.
Fra queste ultime rientra indubbiamente la conoscenza dei sistemi di rigatura2. Per il codice greco, Julien Leroy ha individuato e numerato progressivamente un elenco di 13 sistemi,
contraddistinti da sequenze (o stringhe3) di solchi e rilievi di diversa successione e intensit
(diretti o indiretti4). Una simile variet non ha trovato sino ad ora riscontro nella produzione ma1. M. Maniaci. Archeologia del manoscritto. Metodi, problemi, bibliografia recente, con contributi di Carlo
Federici e di Ezio Ornato (I libri di Viella 34), Roma, Viella, 2002; M. L. Agati, Il libro manoscritto. Introduzione
alla codicologia (Studia archaeologica 124), Roma, LErma di Bretschneider, 2003; nuova ed. ampliata Ead., Il
libro manoscritto. Da Oriente a Occidente. Per una codicologia comparata (Studia archaeologica 166), Roma,
LErma di Bretschneider, 2009.
2. In un contributo di alcuni anni fa, Paul Canart ha giustamente individuato nella rigatura un sujet qui, aprs
les analyses de Rand, de Leroy et dautres, mriterait, outre une rflexion thorique, de plus amples recherches de
codicologie compare (P. Canart, Notes de terminologie codicologique, Quaerendo, 33, 1-2 (2003) [= Special
Issue in Honor of Prof. J. P. Gumbert], pp. 77-82: 82).
3. Questa ed altre espressioni di nuovo conio, introdotte nel seguito del presente lavoro, sono da intendersi come
elementi di una terminologia di lavoro, in attesa di una pi completa e coerente sistematizzazione lessicografica
(cfr. infra, n. 51).
4. appena il caso di ricordare i principali fra i suoi (ben noti) contributi: J. Leroy, La description codicologique
des manuscrits grecs de parchemin, in PGB, pp. 27-44; Id., Quelques systmes de rglure des manuscrits grecs,
in Studia codicologica (Texte und Untersuchungen zur Geschichte der altchristlichen Literatur 124), K. Treu (hrsg.),
in Zusammenarbeit mit J. Dummer J. Irmscher F. Paschke, Berlin, Akademie-Verlag, 1977, pp. 291-312; Id.,

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noscritta latina, ove la rigatura a secco vige, come noto, fino allinizio del XII secolo5, per poi
cedere gradualmente il posto alla rigatura cosiddetta a colore: sulla scorta delle osservazioni
pionieristiche, ma ormai datate, di Edward Kennard Rand e della nomenclatura da lui coniata6,
gli studiosi si accontentano ancora oggi di distinguere fra due diverse modalit di rigatura a
secco old style (OS) e new style (NS). Diversamente dallapproccio di Leroy, la differenza
Les manuscrits grecs dItalie, in Codicologica, II. lments pour une codicologie compare (Litterae textuales.
A Series on Manuscripts and their Texts), A. Gruys J. P. Gumbert (d.), Leiden, E. J. Brill, 1978, pp. 52-71. La
riflessione di Leroy, tutta dedicata al codice greco (e particolarmente italogreco), ha riguardato, come noto, anche
i tipi di rigatura, oggetto di una proposta di codifica che stata sottoposta ad una recente revisione critica, intorno
alla quale si sviluppato un vivace dibattito: cfr. Id., Les types de rglure des manuscrits grecs (i.r.h.t. Bibliographies.
Colloques. Travaux prparatoires), Paris, CNRS, 1976 [ripreso e aggiornato da J.-H. Sautel, Rpertoire de rglures
dans les manuscrits grecs sur parchemin. Base de donnes tablie par Jacques-Hubert Sautel laide du fichier
Leroy et des catalogues rcents (Bibliologia. Elementa ad librorum studium pertinentia 13), Turnhout, Brepols,
1995]; J.-H. Sautel, La rglure des manuscrits grecs. Actualit de la codification Leroy, Gazette du livre mdival,
23 (1993), pp. 6-11; M. Maniaci, Un repertorio da leggere fra le righe, Gazette du livre mdival, 28 (1996), pp.
13-22; J.-H. Sautel, Rglure des manuscrits grecs sur parchemin: dfense et illustration de la codification Leroy,
Gazette du livre mdival, 29 (1996), pp. 24-36; D. Muzerelle E. Ornato, Une affaire bien mal rgle
Contribution au dbat sur le codage des schmas de rglure des manuscrits grecs, Gazette du livre mdival, 30
(1997), pp. 26-36; J.-H. Sautel, Mise en page et rglure des manuscrits grecs: un horizon possible du dbat,
Gazette du livre mdival, 31 (1997), pp. 51-53. Una modalit alternativa di codifica dei tipi di rigatura, dotata di
caratteri di univocit, rigore e universalit di applicazione che ne consentono, e di fatto ne consiglierebbero, l'adozione generalizzata, stata elaborata da D. Muzerelle, Pour dcrire les schmas de rglure. Une mthode de
notation symbolique applicable aux manuscrits latins et autres, Quinio, 1 (1999), pp. 123-170.
5. M. Palma, Modifiche di alcuni aspetti materiali della produzione libraria latina nei secoli XII e XIII,
SeC, 12 (1988), pp. 119-133: 123-124 (da correggere la datazione a partire dalla met del XIII secolo menzionata in M. L. Agati, Il libro manoscritto. Da Oriente a Occidente [cit. n. 1], p. 188); sondaggi sparsi che
richiedereblero un approfondimento specifico mi inducono a retrodatatare la transizione almeno alla fine
dellXI secolo.
6. E. K. Rand, How Many Leaves at a Time?, in Palaeographia Latina (St. Andrews University Publications
23), V. W. M. Lindsay (ed.), Oxford, University Press, 1927, pp. 52-78; Id., A Survey of the Manuscripts of Tours,
I. Text (The Mediaeval Academy of America, Publication 3, Studies in the Scripts of Tours 1), Cambridge, Mass.,
The Mediaeval Academy of America, 1929, pp. 11-18; Id., The Earliest Book of Tours, with Supplementary
Descriptions of Other Manuscripts of Tours (The Mediaeval Academy of America, Publication 20; Studies in the
Scripts of Tours 2), Cambridge, Mass., The Mediaeval Academy of America, 1934, pp. 87-88; E. K. Rand A. P.
McKinlay, A Fragment of Juvenal in a Manuscript of Orlans, Harvard Studies in Classical Philology, 49 (1938),
pp. 229-263: 257-260 (Appendix B. How many Leaves at a Time). Gli articoli di Rand, non sempre di facile lettura, rispecchiano levoluzione del suo pensiero: per lOS Rand contempla due possibilit di esecuzione, su due o su
quattro bifogli sovrapposti (The ruling of two or four leaves at a time on a hair-side after they have been arranged
with hair sides confronting hair-sides and flesh sides confronting flesh sides (Rule I [i. e. Gregorys Rule]): E. K.
Rand, How Many Leaves, p. 77); quanto al NS, ad una prima fase in cui the leaves were never ruled four but
always two at a time (E. K. Rand, A Survey, p. 13; cfr. anche E. K. Rand, How Many Leaves, p. 77: the ruling
of two leaves on a hair-side after they have been arranged with the flesh side of the upper leaf on the hair-side of
the lower leaf, the leaves being subsequently re-assembled in accordance with Rule I [i.e. Gregorys rule])
farebbe seguito, dalla fine dellXI secolo, la possibilit di tracciare la rigatura separatamente sui singoli bifogli.

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fra vecchio e nuovo stile prescinde dallanalisi puntuale dellalternanza di solchi e rilievi diretti
o indiretti allinterno del fascicolo e si limita a considerarne lorientamento ad apertura di libro:
eterogeneo nellOS, che raggruppa in pratica tutte le rigature eseguite su sequenze di bifogli sovrapposti accoppiati nel rispetto della regola di Gregory; omogeneo nel NS, realizzato, secondo
Rand, su bifogli tutti orientati nella stessa direzione e successivamente riordinati. Le espressioni
old style e new style non individuano, quindi, singoli sistemi, ma gruppi o categorie di sistemi, accomunati dalla disposizione dei solchi e dei rilievi, ma distinti per numero di incisioni
primarie e modalit esecutive7. La transizione dal vecchio al nuovo stile, datata (almeno per
lo scriptorium di Tours) agli anni Venti del IX secolo8, si spiegherebbe essenzialmente con la
maggiore regolarit ottenuta, ad apertura di libro, dalla giustapposizione alternata di due pagine
verso/recto entrambe segnate da solchi o da rilievi9.
Levidente inconciliabilit dei due approcci non ha finora stimolato la riflessione degli studiosi, e ha anzi dato dito alla convinzione che allartigianato librario latino sia estranea la
molteplicit di sistemi di rigatura a secco attestati in ambito greco10: convinzione solo occa-

7. J. P. Gumbert, Old and New Style. Terminology, and Ruling Systems and Methods, Gazette du livre
mdival, 52-53 (2008), pp. 25-33: 28, definisce il NS come a method, or rather a variety of methods, in cui The
orientation of the furrows plays almost no role, affermazione che non mi pare del tutto condivisibile; cfr. anche
le due nuove definizioni di OS e NS (p. 29), rispettivamente: old style = a *ruling system (or group of systems)
for *blind ruling in which all *furrows in one half of the *quire are oriented one way and those in the other half on
the other way e new style = a *ruling system (or group of systems) for *blind ruling in which the direction of the
*furrows alternates on successive *leaves (contrariamente alla premessa, nella definizione la direzione delle incisioni gioca un ruolo essenziale). Larticolo di Gumbert, interessante anche per altri aspetti legati alla tematica qui
affrontata, apparso dopo la stesura di questo lavoro e verr preso pi ampiamente in considerazione in un mio
altro contributo (M. Maniaci, Nuove considerazioni sui sistemi di rigatura: fra teoria e osservazione, in Alethes
philia. Studi in onore di Giancarlo Prato, P. Degni M. DAgostino [a c. di], Spoleto, CISAM, 2010, pp. 789504.).
8. Anche se vengono segnalati casi di NS su carne in epoca tardoantica, come il Codex Theodosianus, Citt
del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. lat. 886 (cfr. E. K. Rand, The Earliest Books of Tours [cit. n. 6],
p. 87, ove si trae la conseguenza che the New Style was not a discovery but a rediscovery). Da segnalare, a
distanza di diversi decenni dai lavori di Rand, la mancanza di una mappa cronogeografica anche solo approssimativa della diffusione delle due modalit di tracciare la rigatura.
9. La stessa motivazione sar pi tardi ripresa da Albert Derolez per giustificare lo scarso gradimento dimostrato
dagli umanisti nei confronti del sistemi di rigatura per impressione, cio quelli con un numero di incisioni indirette
inferiore a quello dei bifogli che compongono il fascicolo (A. Derolez, Codicologie des manuscrits en criture humanistique sur parchemin [Bibliologia. Elementa ad librorum studia pertinentia 5-6], 2 vols., Turnhout, Brepols, 1984,
I, p. 65). Al fattore estetico Rand ne affianca uno di ordine tecnico, che contribuisce a fare della rigatura NS una clever invention: la disposizione PCPC (in luogo di PCCP) dei bifogli sotto lo strumento renderebbe pi efficace la
forza indirettamente esercitata sul lato P del secondo bifoglio e pi visibile il rilievo sul successivo lato C.
10. M. L. Agati, Il libro manoscritto. Da Oriente a Occidente (cit. n. 1), p. 200: Nei manoscritti latini i sistemi sembrano pi semplici. Nel 1927 Rand ne aveva identificato due, che si sarebbero avvicendati cronologicamente. Quanto alle altre aree geoculturali, i pochi (e vaghi) cenni forniti ibidem, pp. 200-201 evidenziano la necessit di ulteriori ricerche. Per il codice slavo, Axinia Durova (A. Durova, Analogies et diffrences codicologiques

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sionalmente e parzialmente smentita dallevidenza archeologica, per contesti specifici come


lItalia dellXI secolo11, la produzione in minuscola beneventana12 o quella in visigotica13. La
preponderanza assoluta, in entrambi i contesti greco e latino, di pochi sistemi semplici e, di conseguenza, il limitato potenziale euristico associato al parametro contribuiscono probabilmente
a spiegare il disinteresse per la messa a punto di un unico metodo universale di codifica, e ci
malgrado levidente insufficienza dei modelli proposti da Rand e da Leroy14.
La revisione complessiva delle conoscenze cristallizzate dalla manualistica esige, come si
entre les manuscrits en parchemin grecs et slaves, in Libri, documenti, epigrafi medievali: possibilit di studi
comparativi. Atti del Convegno internazionale di studio dellAssociazione Italiana dei Paleografi e Diplomatisti,
Bari [2-5 ottobre 2000] [Studi e Ricerche. Collana dellAssociazione italiana dei Paleografi e Diplomatisti 2], F.
Magistrale C. Drago P. Fioretti [a c. di], Spoleto, CISAM, 2002, pp. 397-443) ha recentemente fatto propria la
filosofia della codifica di Leroy, modificando per la numerazione dei sistemi, con lobiettivo di suggerire una
gerarchizzazione fondata sulla frequenza e attribuendo codici diversi allo stesso sistema secondo il lato di inizio
del fascicolo. appena il caso di sottolineare la confusione indotta da queste scelte, in netto contrasto con lopportunit di pervenire, in unottica comparativa, ad una rappresentazione universale dei sistemi.
11. I risultati del rilevamento dei sistemi, cortesemente messimi a disposizione dagli autori della ricerca, sono
purtroppo rimasti inediti: cfr. F. Bianchi P. Canart C. Federici D. Muzerelle E. Ornato Prato, La structure
matrielle du codex dans les principales aires culturelles de lItalie du XIe sicle, in Ancient and Medieval Book
Materials and Techniques (Erice, 18-25 September 1992) (Studi e Testi 358-359), 2 vols., M. Maniaci P. F. Munaf
(ed.), Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1993, II, pp. 363-452; da notare comunque che nei 326
manoscritti (fra cui 61 greci) oggetto dellindagine i sistemi che prevedono incisioni dirette su tutti i (fogli o) bifogli hanno una presenza pari al 70%.
12. P. Busonero G. De Francesco P. Degni L. Devoti N. Giov M. Palma B. Porres de Mateo
B. M. Tarquini, Un sistema di rigatura nei codici cassinesi del secolo XI, Aevum, 70 (1996), pp. 213-216:
mentre nella produzione latina in minuscola carolina e romanesca le incisioni sono regolarmente eseguite su lato
pelo, in ambito beneventano prevale invece la ben pi inconsueta rigatura su lato carne; tale preferenza messa in
relazione con la renovatio librorum promossa dagli abati cassinesi del secolo XI, condotta sulla base di esemplari
tardoantichi (peraltro rigati OS), mentre non viene presa in considerazione lipotesi alternativa di un influsso del
sistema 1 bizantino, che presenta il medesimo orientamento dei solchi, ma con il lato carne allesterno.
13. A. Keller, Le systme espagnol de rglure dans les manuscrits visigotiques, VIII Coloquio del Comit
internacional de paleografa latina. Madrid Toledo, 29 septiembre 1 octubre 1987, Actas (Estudios y Ensayos
6), M. C. Daz y Daz (ed.), Madrid, Joyas Bibliogrficas, 1990, pp. 107-114.
14. Lobiettivo di Rand, che non a caso ammette di avere a lungo osservato la rigatura with no particolar
enthousiasm (E. K. Rand, How Many Leaves [cit. n. 6], p. 52) non , del resto, di tipo classificatorio: il passaggio da un vecchio ad un nuovo stile, verificato su un campione limitato di circa 60 manoscritti turonensi,
evidenziato e teorizzato come criterio accessorio di datazione; la variet delle modalit esecutive puntualmente
registrata, ma non avvertita dallo studioso statunitense lesigenza di approfondirne le motivazioni o di precisarne
le modalit operative. La preoccupazione di elaborare un criterio di codifica applicabile a tutte le combinazioni
teoricamente possibili di solchi e di rilievi estranea anche allapproccio di Julien Leroy, la cui riflessione come
quella di Rand trae spunto dai risultati dellosservazione archeologica estesa nel suo caso a diverse centinaia di
codici greci e sottende la speranza, destinata come noto ad essere delusa, di individuare criteri regionali di
distribuzione dei sistemi, per poterli adoperare come indizi utili alla localizzazione dei manoscritti.

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cercher di argomentare, il ritorno allanalisi autoptica dei manoscritti, secondo un protocollo


di osservazione preceduto e sostenuto da unapprofondita riflessione teorica, che qui si intende
avviare. Tale riflessione deve prendere le mosse, a mio avviso, dallesigenza finora ingiustamente ignorata che una rappresentazione corretta e completa delle rigature ad incisione15
renda conto di due aspetti:
a) laspetto statico, ovvero la descrizione completa ed accurata di tutte le loro propriet
visibili, e
b) laspetto dinamico, vale a dire lindividuazione e la rappresentazione il pi possibile
puntuale del nesso fra le diverse stringhe di solchi e di rilievi, la natura e la disposizione
delle superfici da rigare, le sequenze di gesti occorrenti per produrre un dato risultato16.
In altri termini, unanalisi finalizzata al progresso reale delle attuali conoscenze sui sistemi
di rigatura dovrebbe mirare a due obiettivi distinti: quello individuato dalla nozione tradizionale
di sistema, inteso come la successione delle tracce osservabili allinterno del fascicolo17
e quella che potremmo indicare come processo, definibile ex novo come la sequenza delle
operazioni occorrenti per tracciare la rigatura e formare il fascicolo18.
Per quanto concerne il primo aspetto, una descrizione completa dovrebbe rendere conto

15. Preferisco questa locuzione di nuovo conio a quella a secco, correntemente impiegata (in luogo della
formulazione pi precisa a punta secca), che individua pi genericamente linsieme delle tecniche di rigatura che
non prevedono luso di sostanze colorate (mina o inchiostro, ma anche su questi termini occorrerebbe fare
maggiore chiarezza).
16. Laspetto dinamico ha prevalso (non senza rischi di forzatura) nella tradizione degli studi relativi alle modalit di costruzione del fascicolo, legata al nome di Lon Gilissen (scontato il riferimento a L. Gilissen, Prolgomnes
la codicologie. Recherches sur la construction des cahiers et la mise en page des manuscrits mdivaux [Les
publications de Scriptorium 7], Gand, Story-Scientia, 1977). J. P. Gumbert, Old and New Style (cit. n. 7) sottolinea indipendentemente la medesima necessit di distinguere fra system (the way *furrows and *ridges, *primary and *secondary ruling are arranged in a *blind-ruled quire) e method (the succession of operations used
to effect the *ruling). Larticolo contiene anche altre interessanti proposte terminologiche.
17. M. Maniaci, Terminologia del libro manoscritto (Addenda. Studi sulla conoscenza, la conservazione e il
restauro del materiale librario 3), Roma Milano, Istituto centrale di patologia del libro Editrice Bibliografica,
1996, seconda edizione 1998, p. 150; la definizione si discosta (poco felicemente, come oggi mi appare) da quella
di D. Muzerelle, Vocabulaire codicologique. Rpertorie mthodique des termes franais relatifs aux manuscrits
(Rubricae 1), Paris, CEMI, 1985, p. 104 (322.04), riportata infra, n. 18. Sulle incongruenze della terminologia in
uso nelle diverse lingue cfr. P. Canart, Notes de terminologie (cit. n. 2), pp. 78-82 e J. P. Gumbert, Old and New
Style (cit. n. 7), p. 27.
18. In realt, ad una visione dinamica della rigatura faceva riferimento la definizione originariamente fornita
da D. Muzerelle, Vocabulaire (cit. n. 17), p. 104 (322.04): systme de rglure / mthode de rglure / *style de rglure
= Processus suivi pour obtenir le traage du schma de rglure sur tous les feuillets dun cahier, le traage pouvant
seffectuer sur chaque feuillet ou sur chaque bifeuillet, ou bien par impression, en une ou plusieurs fois par cahier,
partir de feuillets dtermins; lopration peut galement tre pratique soit ct chair, soit ct poil.

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per ognuno dei fogli che compongono il fascicolo19 di una variet di elementi (non tutti purtroppo ugualmente facili da rilevare)20:
a) il senso dellincisione (solco, rilievo) sul recto di ciascun foglio;
b) la natura (diretta o indiretta)21 delle singole incisioni;
c) la gradazione di intensit delle singole incisioni indirette (o, in altri termini, il numero di
superfici rigate che le separa dallincisione diretta);
d) la corrispondenza fra ciascuna incisione diretta e la o le incisioni indirette che da essa
dipendono22;
e) il lato della pergamena (pelo o carne) su cui compare ogni incisione (diretta o indiretta).

Losservazione di a), b) c) in relazione al fascicolo consentir di desumere indirettamente:


f) il numero di incisioni dirette;
g) lorientamento (omogeneo o eterogeneo) di solchi e rilievi ad ogni apertura;

Fig. 1: Codifica dei sistemi di rigatura secondo J. Leroy


19. Nel caso dei sistemi doppi (non definiti da D. Muzerelle, Vocabulaire [cit. n. 17]; M. Maniaci, Terminologia
[cit. n. 17], p. 152; P. Canart, Notes de terminologie [cit. n. 2], p. 81) losservazione andrebbe ovviamente ripetuta per ciascuno dei sistemi semplici che li compongono.
20. Sono solitamente appurabili senza sforzi particolari le caratteristiche di cui ai punti a) ed e) e di conseguenza g); lo sono assai meno tutte le altre, soprattutto c) e d).
21. I due termini sono da preferire alla coppia primaria-secondaria che riduce ambiguamente a due le possibili gradazioni di intensit delle incisioni.
22. La ricerca delle corrispondenze fra incisioni dirette e indirette, fondata sulla ricorrenza di piccole anomalie
di tracciato, impiegata gi da Rand nella caratterizzazione del New Style (E. K. Rand, How Many Leaves [cit.
n. 6]; cfr. J. P. Gumbert, Old and New Style [cit. n. 7], p. 27, che usa la locuzione pattern correspondance).

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h) lintensit (omogenea o eterogenea) di solchi e rilievi ad ogni apertura.


Posta a confronto con questo elenco di propriet, la rappresentazione dei sistemi secondo Leroy si presta ad una serie di obiezioni che non ne mettono in discussione il valore pionieristico:
a) la classificazione di Leroy non esaustiva: i 13 schemi23 che la compongono (Fig. 1) non
rappresentano che una frazione minima delle sequenze di solchi e rilievi diretti e indiretti
astrattamente possibili, che sono ben pi numerosi, specie se si tiene conto non soltanto
dellorientamento dei solchi, ma anche della faccia di inizio (carne o pelo) del fascicolo
(dando per scontato il rispetto della regola di Gregory); il numero delle possibilit cresce
esponenzialmente fino a diverse decine di migliaia! qualora si voglia anche tener conto
della distinzione fra incisioni dirette e indirette e della gradazione di intensit di queste
ultime. noto daltra parte che ricerche successive a Leroy hanno pi che raddoppiato il
numero dei sistemi a lui noti24, mentre il repertorio di Sautel ne menziona addirittura 8525;
b) la classificazione non completa: i diagrammi di Leroy riflettono esclusivamente
lorientamento e il carattere diretto o indiretto delle incisioni, senza tenere conto del lato
della pergamena con cui ha inizio il fascicolo (che nel codice greco, come noto, quasi
universalmente il lato carne26, mentre nel mondo latino passa da pelo a carne nel corso
della prima met del XIII secolo)27; parimenti, l intensit relativa delle singole incisioni
e la corrispondenza fra incisioni dirette e indirette non sono prese in considerazione28;
c) la classificazione non sistematica, in quanto mescola indifferentemente sistemi che
richiedono modalit di realizzazione radicalmente dissimili e altri che sono semplici
varianti dovute alla modalit di assemblaggio del fascicolo a rigatura gi eseguita29;

23. Diagramme de rglure lespressione adoperata da D. Muzerelle, Vocabulaire (cit. n. 17), p. 104 [322.05],
da me resa in italiano come schema di rigatura (M. Maniaci, Terminologia [cit. n. 17], p. 150), anche se propenderei oggi ad adeguarmi alluso francese (cfr. in proposito le osservazioni di P. Canart, Notes de terminologie
[cit. n. 2], pp. 79-80). La codificazione di Leroy affianca alla visualizzazione tramite gli schemi una notazione
cifrata dei sistemi, tramite due gruppi (inizialmente due triplette seguite da una coppia) di quattro cifre 1 e 2 (secondo che lincisione compaia sul recto o sul verso del foglio) inframmezzati da un punto (il sistema 1 ad esempio
rappresentato come 2121.2121, il sistema 9 come 2112.2112); tale modalit di rappresentazione, che non prevede
la distinzione fra incisioni dirette e indirette, non di fatto mai entrata nelluso.
24. Cfr. i risultati inediti dellindagine di codicologia comparativa cit. supra, n. 11.
25. J.-H. Sautel, Rpertoire (cit. n. 4), p. 30 n. 38.
26. Non mancano tuttavia eccezioni, attestate con particolare frequenza, ma non esclusivamente, in volumi
italogreci riferibili ai secoli X e XI (cfr. ad esempio il caso del copista Teofane di Iviron, segnalato da J. Irigoin,
Pour une tude des centres de copie byzantins, II, Scriptorium, 13 (1959), pp. 177-209).
27. M. Palma, Modifiche (cit. n. 5), p. 126.
28. Di questi aspetti, bench esclusi dalla codifica dei sistemi, si trova peraltro traccia negli appunti di lavoro
di Leroy, come mi stato precisato da Paul Canart, che ringrazio per linformazione.
29. il caso dei sistemi 3 e 4, accomunati da unidentica modalit di esecuzione dei solchi e differenziati
unicamente nella fase successiva della loro piegatura diretta o inversa, secondo che lincisione principale venga
a trovarsi allesterno o allinterno del fascicolo. Da notare che per il sistema 3 vengono proposte due ricostruzioni

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d) la classificazione non flessibile: i 13 sistemi individuati da Leroy (e i relativi diagrammi)


si riferiscono a fascicoli normali composti da 4 bifogli naturali30 e non sono tutti
immediatamente estrapolabili a fascicoli di composizione diversa31;
e) la classificazione non ordinata: fatta eccezione per i sistemi 1 e 2, posti arbitrariamente
in cima alla lista, lordinamento fondato sul numero crescente di incisioni dirette,
criterio che non consente leventuale inserzione successiva di nuovi sistemi allinterno
della sequenza numerica ed impone invece di aggiungerli in coda ad essa;
f) infine, Leroy propone una tassonomia dei sistemi fondata esclusivamente sul loro aspetto
visivo, senza curarsi in alcun modo della gestualit sottesa alla loro esecuzione (in merito
alla quale gli schemi non forniscono alcuna indicazione) e senza scindere, in particolare,
la fase dellesecuzione della rigatura dalle manipolazioni successive finalizzate alla
definitiva composizione del fascicolo.

Alla luce di queste considerazioni, la rassegna parziale di sistemi proposta da Leroy si rivela
pertanto doppiamente inadeguata: in unottica puramente descrittiva, perch lassenza di criteri
logici di rappresentazione e gerarchizzazione rende del tutto soggettiva e arbitraria laggiunta di
nuovi schemi, sottraendola ad ogni principio razionale di codifica32; in unottica interpretativa,
perch i diagrammi, fornendo una rappresentazione parziale e incompleta delle caratteristiche
dei sistemi, non contribuiscono alla comprensione delle dinamiche che li hanno generati n
delle motivazioni che potrebbero averne favorito o viceversa ostacolato la diffusione.
Mi riprometto di tornare in futuro sul primo aspetto, ovvero la messa a punto di una modalit
universale e multidimensionale di codifica. Dato il numero delle variabili in gioco, il problema non di soluzione immediata, specie qualora si intenda rendere possibile il trattamento informatico dei sistemi: dove la mente umana preferisce una notazione simbolica di tipo sintetico,
il computer richiede infatti, al contrario, una codifica analitica, ove i singoli elementi devono
poter essere combinati e scombinati a piacere.
Quanto al secondo aspetto, vale a dire la dinamica operativa sottesa alle sequenze osservate,
esso pur rimanendo escluso dalla codifica degli schemi non del tutto estraneo agli interessi
di Leroy, che ipotizza, per ciascuna delle configurazioni a lui note, una determinata successione
alternative: la rigatura a fascicolo aperto, sul bifoglio composto dai ff. 1r/8v, e lesecuzione a fascicolo chiuso,
separatamente sui due ff. 1r e 8v (modalit avvalorata dalla presenza su alcuni fogli di doppie impressioni).
30. Sulle espressioni adoperate nel testo cfr. M. Maniaci, Terminologia, manualistica, bibliografia: nuove
possibilit di interazione fra risorse nello spazio della Rete, in Oltre la scrittura. Variazioni sul tema per Guglielmo
Cavallo (Dossiers Byzantins 8), D. Bianconi L. Del Corso (d.), Paris, cole des Hautes tudes en Sciences
Sociales Centre dtudes Byzantines, No-Hellniques et Sud-Est Europennes, 2008, pp. 167-212: 203 e 199.
31. Losservazione vale, in particolare, per i sistemi 9 e 10.
32. Un tentativo stimolante (ma non universale, perch limitato ai sistemi latini) di sistematizzazione teorica,
effettuato alcuni anni fa da Denis Muzerelle e del quale ho potuto prendere visione grazie alla cortesia dellautore,
rimasto purtroppo inedito.

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SISTEMI DI RIGATURA

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di gesti. Le ricostruzioni proposte sono per viziate a priori dal presupposto arbitrario che tutti i
sistemi siano tracciati sul fascicolo gi composto ed eventualmente piegato33 (sistemi 1-8, 11-13)
ovvero su bifogli singoli o coppie di bifogli piegati in modo da presentare il lato pelo allesterno
(sistemi 9-10)34. Vengono ignorate sia la possibilit che la rigatura fosse eseguita in ununica
soluzione su una pi pelli spiegate, prima della suddivisione (taglio o piegatura) dei bifogli35, sia
leventualit che ad uno stesso risultato visibile corrispondano pi modalit esecutive.
Cos, ad esempio, nel caso del sistema 1 di gran lunga il pi diffuso nel codice greco e in
quello speculare del sistema 2, Leroy ipotizza lesecuzione dei solchi diretti in quattro tappe
distinte, bifoglio per bifoglio, senza considerare leventualit alternativa che entrambi i sistemi
siano il prodotto di due sole operazioni di rigatura separata di due pelli, incise rispettivamente
con il lato carne o pelo allesterno e successivamente inserite luna dentro laltra, ovvero nel
caso di volumi di piccole dimensioni della rigatura di ununica pelle poi piegata inottavo .

Difficolt interpretative maggiori suscita il caso del sistema 9, secondo a grande distanza
in ordine di diffusione, che Leroy riconduce allimpiego di una tecnica particolarmente complicata36, la quale prevede, nellordine:
la rigatura in due tempi dei due bifogli interni, accoppiati con i lati carne a contatto, ed
incisi sul primo foglio recto (a binione chiuso, con piega a sinistra) e sul terzo foglio recto
(a binione aperto);
la rigatura separata del primo e del quarto bifoglio del futuro quaternione, piegati con il
lato pelo allinterno, disposti con la piegatura a destra ed incisi sul lato pelo (verso del
secondo foglio);
la composizione/ricomposizione del fascicolo, ottenuta disponendo al centro il quarto
bifoglio e allesterno il primo, dopo averne invertito la piegatura per far apparire il lato
carne allesterno.
Non occorre sottolineare lestrema macchinosit della procedura ipotizzata, giustificata
33. Rimane estranea agli interessi di Leroy la questione di come i bifogli fossero tenuti insieme (correttamente sovrapposti e allineati) durante lesecuzione della rigatura. Per il codice latino J. Peter Gumbert ha sostenuto,
basandosi su considerazioni teoriche e (rare) evidenze archeologiche, il ricorso ad un sistema di fissazione provvisorio, tramite luso di tackets. Lipotesi, anticipata in J. P. Gumbert, Skins, Sheets and Leaves, in New Directions
in Later Medieval Manuscript Studies. Essays from the 1998 Harvard Conference, D. Pearsall (ed.), York, York
Medieval Press, 2000, pp. 81-90, e argomentata nella relazione The Quire as Working Unit, tenuta alla 32nd Annual
Saint Louis Conference on Manuscript Studies (14-15 October 2005), rimasta finora inedita.
34. I sistemi 9 e 10 sono suscettibili di diverse interpretazioni: cfr. infra, pp. 341-342 e n 37.
35. Lipotesi della rigatura su pelli, anteriore al taglio dei bifogli, potrebbe anche contribuire a spiegare lesistenza di sistemi doppi, in cui verticali di giustificazione e rettrici sono eseguite con diverse modalit (cfr. supra, n. 19):
mentre la giustificazione rientra fra le operazioni necessarie alla pianificazione dellassetto della pagina (e del libro)
e si presta quindi ad essere tracciata sulle superfici ancora vergini, le rettrici concorrono invece a determinarne i
livelli di sfruttamento del volume e la loro esecuzione pu quindi essere rinviata ad un momento successivo.
36. J. Leroy, Quelques systmes (cit. n. 4), p. 302; unanaloga spiegazione fornita, a p. 305, per il sistema 10.

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secondo Leroy dalla volont di ottenere, a fascicolo aperto, laffiancamento di rigature della
medesima intensit (ma non va aggiunto del medesimo orientamento). Il tentativo di individuare una spiegazione alternativa e pi plausibile dal punto di vista ergonomico ha dato luogo
di recente ad un ampio dibattito37.
Analoghe considerazioni potrebbero essere sviluppate per altri dei sistemi contemplati da
Leroy o successivamente scoperti, alcuni dei quali consentono pi di una spiegazione alternativa. Rinviando ad altra sede una trattazione pi dettagliata, gli esempi forniti possono qui
bastare a dimostrare limportanza di una corretta valutazione dei seguenti fattori:
a) l unit di superficie su cui la rigatura tracciata: la pelle intera distesa o linsieme di
due pelli sovrapposte pelo contro pelo o carne contro carne (o anche, eventualmente,
pelo contro carne)38; il singolo bifoglio o la sequenza di due o pi bifogli sovrapposti
distesi o piegati; il singolo foglio o la sequenza di pi fogli a fascicolo gi composto
e piegato. Laccertamento della natura diretta o indiretta dei solchi e dellorientamento
esibito nelle due met del medesimo bifoglio dovrebbe consentire di norma, di desumere
la disposizione delle superfici sotto la punta secca durante lesecuzione della rigatura
(pelli spiegate singole o sovrapposte, singoli bifogli sciolti, pi bifogli distesi sovrapposti,
interi fascicoli composti e [provvisoriamente] fissati)39 e dunque il ricorso eventuale a
manipolazioni successive alla tracciatura delle righe, finalizzate al corretto assemblaggio
del fascicolo. Losservazione, pur completa, dei tracciati, tuttavia, non consente sempre di
determinare su quale unit di superficie indivisa stata eseguita la rigatura;
b) il lato della pergamena che riceve la o le incisioni dirette: i sistemi noti dimostrano una
preferenza nettissima per il lato pelo, probabilmente pi adatto per natura a sopportare
la pressione dello strumento (Fig. 2)40; rimane da spiegare la presenza di eccezioni
significative (per limitarsi allambito greco, i sistemi Leroy 2, 3, 4, e 11)41;
c) il lato della pergamena visibile allesterno del fascicolo: per i fascicoli dei manoscritti
greci, tradizionalmente incipienti con il lato carne, lapplicazione di alcuni sistemi pu
implicare lesigenza di sottoporre la pila dei bifogli rigati ad una o pi manipolazioni

37. Sviluppatasi in seno alla redazione della Gazette du livre mdival, la discussione si arricchita degli
apporti di Laura Albiero, J. Peter Gumbert, Denis Muzerelle ed Ezio Ornato, rimasti finora inediti, con leccezione
di J. P. Gumbert, Old and New Style (cit. n. 7), p. 31, che propone una ricostruzione del sistema 9 a fascicolo
composto, alternativa a quella di Leroy (ma in realt, per ammissione dello stesso Gumbert [ibidem, pp. 32-33],
gi ipotizzata, in un primo momento, dallo studioso belga). Per un aggiornamento sul sistema 9 rinvio a M. Maniaci,
Nuove considerazioni (cit. n. 7).
38. Nel caso di mancato rispetto della regola di Gregory o di riorganizzazione dei bifogli che compongono il
fascicolo successivamente alla rigatura.
39. Indicazioni (suscettibili di sviluppi) in J. P. Gumbert, Old and New Style (cit. n. 7), pp. 29-32.
40. La figura, inedita, mi stata gentilmente fornita da Denis Muzerelle.
41. Tali sistemi sembrerebbero anzi particolarmente diffusi nelle fasi originarie della storia del codice, sia
greco che latino (per questultimo, la diffusione dei sistemi di rigatura su lato carne emerge anche sfogliando le
descrizioni contenute nei volumi dei Codices Latini Antiquiores.

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SISTEMI DI RIGATURA

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successive allesecuzione delle incisioni, finalizzate alla corretta composizione del


fascicolo (inversioni o trasposizioni di singoli bifogli, destinate a far apparire allesterno
la faccia voluta o a consentire il rispetto della regola di Gregory)42;
d) la gradazione di intensit dei solchi indiretti (ovvero il numero di strati di supporto fogli
o bifogli che li separano dallo strumento tracciante);
e) la corrispondenza fra i solchi principali e quelli secondari da essi generati;
f) la tipologia di fascicolo: anche se in ambito greco il quaternione ha una diffusione quasi
esclusiva43, non viene meno lesigenza di spiegare la genesi e le modalit esecutive di

Fig. 2: Propriet della rigatura tracciata su lato pelo o su lato carne

sistemi rilevati in fascicoli di altri cardinali44.


Soltanto la valutazione congiunta di tutti i parametri elencati (cui andrebbe ancora aggiunta la
42. Come nel caso del sistema 9, secondo la ricostruzione di Leroy (cfr. supra, pp. 341-342 e n. 37); inversioni e
trasposizioni si rendono necessarie per spiegare alcune fra le sequenze non repertoriate da Leroy o altre teoricamente
possibili, seppur non (ancora) attestate (molti i casi ipotizzati da Denis Muzerelle nel lavoro inedito cit. n. 33).
43. Non senza eccezioni, frequenti nei codici in maiuscola (nei quali lincidenza di fascicoli di altra composizione,
in particolare quinioni, non stata ancora esattamente quantificata) e largamente attestate anche nei codici cartacei.
44. Il termine indica il numero di bifogli che compongono il fascicolo: cfr. M. Maniaci, Terminologia, manualistica, bibliografia (cit. n. 30), p. 202, sulla scorta di E. Ornato, Introduzione, in P. Busonero M. A. Casagrande
Mazzoli L. Devoti E. Ornato, La fabbrica del codice. Materiali per la storia del libro nel tardo medioevo (I libri
di Viella 14), Roma, Viella, 1999, p. 19 (ove non per precisato se il cardinale sia da intendersi con riferimento al
foglio o al bifoglio).

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marilena maniaci

presenza eventuale su una stessa pagina di raddoppiamenti, ovvero di pi set sovrapposti di


solchi e di rilevi45) pu quindi offrire gli elementi necessari per risalire dalle sequenze teoricamente possibili alla ricostruzione dei processi che le hanno originate, tenendo presente che uno stesso
risultato pu essere in certi casi il prodotto di pi processi indistinguibili, tutti possibili, anche se
non equipollenti dal punto di vista ergonomico e dunque non ugualmente plausibili.
Andr anche affrontato il problema del rapporto fra laltissimo numero di combinazioni aritmeticamente possibili, quelle plausibili sul piano artigianale e quelle pi vantaggiose dal punto
di vista funzionale, estetico, operativo46.
La ricostruzione teorica di una data sequenza gestuale non dovr inoltre entrare in conflitto
con altri aspetti della manifattura del fascicolo, come per il mondo greco, almeno in certi
periodi il ricorso preferenziale al taglio piuttosto che alla piegatura delle pelli per la realizzazione dei bifogli.
I dati attualmente in nostro possesso non offrono purtroppo elementi sufficienti per restringere il lavoro di ricostruzione alle sole sequenze attestate, al fine di individuare, ove possibile, i
criteri di scelta prevalenti e di confrontare su basi omogenee gli usi invalsi in diverse epoche e
tradizioni librarie. Manca infatti, per il contesto greco e ancor pi per quello latino (o per altri),
nonch per i fascicoli di consistenza diversa dal quaternione, un censimento completo e puntuale dei sistemi impiegati e della loro diffusione cronogeografica.
Si potrebbe obiettare che la prevalenza schiacciante, a partire dallinizio del medioevo, dei
sistemi ad incisione diretta su tutti i bifogli (1 e 2 Leroy47) rende superfluo uno sforzo concettuale che rischia di rimanere in larga misura puramente teorico. evidente che ladozione
della rigatura ad incisione diretta (di norma tracciata su lato pelo) giustificata dallinsieme
dei vantaggi che essa presenta, e che non si ritrovano in nessun altro sistema: sul piano della
presentazione finale del fascicolo, lassociazione fra lintensit uniforme di solchi e rilievi e
la loro omogeneit di orientamento ad apertura di libro; sul piano delle modalit di esecuzione, la possibilit di tracciare le righe, in ununica soluzione, sul supporto non ancora tagliato
o piegato, con una procedura semplice e veloce, che non comporta il ricorso a manipolazioni
successive. Ciononostante, gli artigiani (non solo greci e latini) non hanno disdegnato limpiego, non occasionale, di altri sistemi: si impone quindi la necessit di indagare la natura e la
gerarchia dei criteri che ne hanno guidato la scelta. La possibilit di un reale progresso della
ricerca sui sistemi non pu quindi prescindere dal ritorno allanalisi autoptica dei manoscritti,

45. Utile, in particolare, per individuare i sistemi con pi rigature dirette tracciate sul fascicolo gi composto.
46. La ricostituzione delle dinamiche non potr prescindere da un giudizio di verosimiglianza: le procedure
che comportano una quantit eccessiva di manipolazioni complicate dovrebbero essere subordinate, in via ipotetica, a quelle che conducono, con una migliore economia gestuale, al medesimo risultato.
47. In un campione di 712 codici greci in scrittura minuscola su pergamena, scaglionati fra il IX e il XIV secolo (sulla cui composizione cfr. M. Maniaci, Costruzione e gestione della pagina nel manoscritto bizantino, Cassino,
Universit degli studi di Cassino, 2002), il sistema 1 ha una frequenza del 71%, seguito ad ampia distanza dal
sistema 9, attestato nell11% dei casi; nessuno degli altri sistemi rilevati supera la soglia del 3%. Dati analoghi sono
forniti da J. H. Sautel, Rpertoire (cit. n. 4), p. 361 (76% per il sistema 1, 9% per il sistema 9).

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SISTEMI DI RIGATURA

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condotta secondo un protocollo rigoroso e ben pi articolato di quello applicato in passato


dagli studiosi, che dovr almeno prevedere:
lesame (o il riesame) diretto di un corpus sufficientemente ampio di codici, non solo
greci (con particolare attenzione per quelli in maiuscola)48, ma anche (o soprattutto) latini
ed eventualmente di altri ambiti geoculturali;
losservazione analitica di tutte le caratteristiche della rigatura: oltre alla posizione e alla
natura diretta o indiretta dei solchi, la loro rispettiva intensit, la relazione fa le singole
incisioni dirette e indirette, lestensione delle linee al livello del margine di piegatura e del
margine di testa o di piede, la presenza eventuale di raddoppiamenti o errori di tracciato,
gli indizi eventuali di trasferimento di un dato schema oltre i confini del singolo fascicolo;
losservazione sistematica di altre caratteristiche del codice, potenzialmente correlate alla
rigatura: le coordinate cronogeografiche, il formato di suddivisione (o piegatura) delle
superfici49, la tipologia dei fascicoli, lo spessore della pergamena, la foratura (generalmente
trascurata in quanto spesso non attualmente visibile, ma importantissima per lo studio
delle modalit di tracciatura delle righe: basti ad esempio pensare che i sistemi old style
3 e 4 non necessitano della foratura di tutti i bifogli e che i sistemi con rigatura su fogli
piegati sembrano comportare, in assenza di foratura nel margine interno, lesecuzione a
mezzo di riga e squadra o di due righe disposte perpendicolarmente, secondo una modalit
ignorata dalla manualistica)50;
infine, e necessariamente a posteriori, la definizione di una terminologia pi ricca,
articolata e puntuale di quella in uso, adeguata ad esprimere in tutti i suoi aspetti la
complessit del fenomeno51.

48. I sistemi di rigatura adoperati nei manoscritti greci in maiuscola non sono sistematicamente noti: pi in generale, lo studio delle caratteristiche codicologiche dei codici greci antiquiores rimane un desideratum della ricerca.
49. Nei manoscritti membranacei, il formato di suddivisione (espressione preferibile a formato di piegatura)
pu essere spesso (ma non sempre) dedotto dallosservazione degli scalfi (definizione in M. Maniaci, Terminologia
[cit. n. 17], p. 31), come mostrato da F. M. Bischoff M. Maniaci, Pergamentgre. Handschriftenformate.
Lagenkonstruktion. Anmerkungen zur kodikologischen Forschung am Beispiel sdeuropischer Pergamente und
Handschriften, SeC, 20 (1996), pp. 277-319; cfr. inoltre M. Maniaci, Suddivisione delle pelli e allestimento dei
fascicoli nel manoscritto bizantino, Quinio, 1 (1999), pp. 83-122 e Ead., Lart de ne pas couper les peaux en
quatre, Gazette du livre mdival, 34 (1999), pp. 1-12 (con lindividuazione di una modalit di suddivisione in
sesto la cui relazione con la confezione del fascicolo e la rigatura meriterebbe di essere meglio precisata).
50. Il ricorso a tale procedura stato postulato per spiegare le caratteristiche della rigatura di alcune Bibbie
latine di grandi dimensioni da M. Maniaci, La struttura delle Bibbie atlantiche, in Le Bibbie atlantiche. Il libro
delle Scritture tra monumentalit e rappresentazione, M. Maniaci G. Orofino (a c. di), [Milano], Centro Tibaldi,
2000, pp. 47-60: 51.
51. Sulle insufficienze del lessico codicologico in uso e le sue prospettive di arricchimento, cfr. in generale M.
Maniaci, Verso una nuova riflessione sul lessico codicologico: tipologia e architettura delle definizioni, Gazette
du livre mdival, 51 (2007), pp. 1-15; M. Maniaci, Terminologia, manualistica, bibliografia (cit. n. 30), pp.
167-212; con riferimento alla rigatura cfr. inoltre P. Canart, Notes de terminologie (cit. n. 2) e J. P. Gumbert, Old
and New Style (cit. n. 7).

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