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I

Claude passava davanti all'Htel de Ville: l'orologio suonava le due del mattino quando scoppi il temporale.
Si era smemorato a vagabondare per le Halles, in quella rovente sera di giugno, artista ozioso, innamorato della Parigi
notturna. Bruscamente i goccioloni s'infittirono e cominci a correre a perdifiato, scomposto, stravolto, lungo il Quai de
la Grve. Ma al ponte Louis-Philippe s'arrest furibondo per il fiatone: la paura dell'acqua gli sembr demenziale, e nel
buio fitto, sotto la sferza del diluvio che allagava i becchi dei lampioni a gas, attravers il ponte lentamente, le mani
ciondoloni.
Del resto Claude non aveva pi che pochi passi da fare. Non appena svolt sul Quai de Borbone, nell'isola
Saint-Louis, un lampo vivido illumin la fila dritta e piatta dei vecchi palazzi allineati di fronte alla Senna, lungo la
stretta carreggiata. Il riverbero accese i vetri delle alte finestre senza persiane svelando la malinconica signorilit delle
antiche facciate nella precisione dei dettagli, un balcone in pietra, la ringhiera di una terrazza, la ghirlanda scolpita di un
frontone. Lo studio del pittore stava l, nella mansarda del vecchio palazzo Martoy, all'angolo della via Femme-sanstte. La strada appena intravista era ripiombata subito nelle tenebre mentre un tuono formidabile squassava il quartiere
addormentato.
Arrivato davanti al suo portone, un vecchio portone rotondo e basso, rifinito in ferro, Claude, accecato dalla
pioggia, brancol alla ricerca del campanello; trasal, enormemente stupito, al contatto, l nell'angolo, incollato allo
stipite, del corpo di una persona. Poi, al bagliore improvviso di un secondo lampo, distinse una ragazza alta, vestita di
nero, fradicia di pioggia e tremante di paura. Dopo il fragore di un altro tuono, che li fece sobbalzare, esclam:
Questa poi non me l'aspettavo!... Chi siete? Che volete?
Non la vedeva pi, ne udiva soltanto i singhiozzi e il balbettio.
Oh! Signore, non fatemi del male... Il vetturino che mi ha portato dalla stazione m'ha abbandonato davanti a
questa porta, insultandomi... S, deragliato un treno, vicino Nevers. Avevamo un ritardo di quattro ore e non ho trovato
pi la persona che doveva aspettarmi... Diomio! la prima volta che vengo a Parigi, signore, non so dove mi trovo...
Un lampo accecante le tronc la parola; i suoi occhi dilatati percorsero con sgomento quell'angolo di un
quartiere sconosciuto, livida visuale d'una fantastica citt. La pioggia era cessata. Dall'altra parte della Senna, il Quai
des Ormes allineava le sue piccole case grige, screziate in basso dai rivestimenti delle botteghe, che stagliavano contro
il cielo i tetti disuguali; mentre l'orizzonte schiariva aprendosi a sinistra fino al blu ardesia dei tetti dell'Htel de Ville, a
destra fino alla cupola plumbea di Saint-Paul. La sgomentava soprattutto il baratro del fiume, la profonda fossa entro
cui scorreva in quel tratto la Senna nerastra, dai piloni massicci del ponte Marie alle leggere arcate del nuovo ponte
Louis-Philippe. Strane sagome popolavano l'acqua, una flottiglia addormentata di canotti e di yole, un battellolavanderia, una dragatrice, ancorati alla banchina; poi, pi gi, contro l'altra riva, barconi stipati di carbone, chiatte
cariche di pietra, sovrastati dal braccio gigantesco d'una gru di ghisa. Tutto scomparve.
Un'avventuriera di sicuro, pens Claude una puttana sbattuta in strada, alla ricerca d'un uomo.
Diffidava della donna: la storia dell'incidente, del treno in ritardo, del vetturino brutale, tutto sembrava
un'invenzione ridicola. La ragazza, atterrita dal tuono, s'era rattrappita nell'angolo del portone.
Non potrete certo dormire l, riprese a voce alta.
Piangendo pi forte lei balbett:
Signore, vi supplico, portatemi a Passy... Devo andare a Passy...
Lui alz le spalle: lo prendeva per un babbeo? S'era girato meccanicamente verso il Quai des Clestins, dove
c'era un posteggio di carrozze. Non si vedeva una lanterna. A Passy, mia cara, e perch non a Versailles?... Dove
diavolo volete che peschi una vettura a quest'ora e con un tempo simile?
Ma lei gett un grido, un nuovo lampo l'aveva accecata e, questa volta, la citt le era apparsa in una
pozzanghera di sangue: uno squarcio immenso, coi due capi del fiume sprofondati a perdita d'occhio, in un incendio di
braci rosse. Si stagliarono vividi dettagli insignificanti, le piccole persiane chiuse del Quai des Ormes, le fenditure delle
due vie de la Masure e del Paon-Blanc a rompere la linea delle facciate; vicino al ponte Marie sarebbe stato possibile
contare le foglie dei grandi platani che formano l una splendida macchia verde mentre dall'altra parte, sotto il ponte
Louis-Philippe, al Mail, i barconi disposti in quattro file s'erano accesi del giallo riflesso dei mucchi di mele che li
facevano scricchiolare. E ancora furono visibili i mulinelli dell'acqua, l'alto fumaiolo del battello-lavanderia, la catena
immobile della dragatrice, mucchi di sabbia nel porto l di fronte, una straordinaria complicazione di cose, tutto un
mondo a riempire l'enorme cavit, la fossa scavata da un orizzonte all'altro. Poi il cielo si spense, la bufera non avvolse
pi che tenebre, nel fracasso del fulmine.
Oh! diomio! la fine... diomio! che sar di me?
Ora la pioggia ricominciava, cos fitta e spinta da un tale vento che il Quai ne era spazzato con la violenza
d'una diga aperta.
Andiamo, lasciatemi entrare, disse Claude, insostenibile.
Erano tutti e due bagnati fradici. Alla fioca luce del lampione a gas posto all'angolo della via Femme-sans-Tte,
la vedeva sgocciolare, l'abito incollato alla pelle, sotto il diluvio che investiva il portone. Fu invaso dalla piet:
dopotutto, una sera di temporale, gli era capitato di raccogliere un cane dal marciapiede! Ma lo indispettiva intenerirsi,
non si portava mai ragazze in casa, le trattava piuttosto come uno avvezzo a ignorarle, e nascondeva sotto l'ostentata

brutalit una sofferente timidezza; questa qui, poi, lo giudicava davvero troppo idiota, per raggirarlo in quel modo, con
la sua storiella da operetta. Fin per col dire:
Adesso basta, saliamo... Dormirete da me.
Lei sembr ancora pi sgomenta, annasp:
Da voi, oh! diomio! No, no, impossibile... Vi supplico, signore, portatemi a Passy, vi scongiuro.
Allora si stravolse: perch tante storie, se la raccoglieva? Aveva gi suonato due volte. Finalmente la porta si
apr e spinse dentro la sconosciuta.
No, no, signore, vi dico che non...
Ma un ennesimo lampo l'abbagli e al fragore del tuono entr di scatto, vinta. Il pesante portone s'era richiuso
e si ritrov sotto un vasto porticato, nell' oscurit totale.
Madame Joseph, sono io! grid Claude alla portinaia.
E aggiunse, a bassa voce:
Datemi la mano, dobbiamo attraversare il cortile.
Lei gli dette la mano rinunciando a resistere, stordita, annientata. Si trovarono di nuovo sotto il diluvio della
pioggia e corsero violentemente, fianco a fianco. Era un cortile antico, vasto, con arcate in pietra che s'intravvedevano
nell'ombra. Poi sbucarono in un vestibolo soffocante, senza porta; lui le lasci la mano e lo sent strofinare qualche
fiammifero, bestemmiando erano tutti bagnati, bisognava salire a tastoni.
Tenetevi alla ringhiera e fate attenzione, i gradini sono alti.
La scala, molto stretta, un'antica scala di servizio, aveva tre piani smisurati che lei sal incespicando, le gambe
stanche e malferme. Infine lui l'avvert che dovevano seguire un lungo corridoio; lei vi s'inoltr dietro i suoi passi,
scorrendo con le due mani i muri, camminando senza fine in quell'andito che girava verso la facciata, sul Quai. Poi
un'altra scala, questa volta nelle soffitte, una scala coi gradini di legno che scricchiolavano, senza ringhiera, traballanti e
ripidi come le rozze assi di una scala da mugnaio. In cima, il pianerottolo era cos piccolo che lei and a urtare contro il
giovane, intento a cercare la chiave. Finalmente apr.
Non entrate, aspettate. Altrimenti, andreste di nuovo a sbattere.
Lei non si mosse pi. Ansimava, col cuore palpitante, le orecchie che le ronzavano, sfinita da quella scalata nel
buio.
Le sembrava d'aver salito per ore attraverso un tale dedalo, una tale complicazione di piani e di giravolte che
non le sarebbe pi stato possibile ridiscendere. Dentro lo studio, uno scalpiccio, un annaspare di mani sui mobili, un
tonfo di oggetti che crollavano, accompagnato da una sorda esclamazione. La porta s'illumin.
Entrate, ci siamo.
Lei entr, guardando senza vedere. L'unica candela brillava fioca in quella soffitta alta cinque metri, gremita di
oggetti alla rinfusa le cui grandi ombre si stagliavano bizzarramente sulle pareti tinteggiate di grigio. Senza distinguere
nulla, lei alz gli occhi verso i vetri del finestrone dove la pioggia batteva con rombo assordante di tamburo. Ma proprio
in quel momento un lampo incendi il cielo e il tuono si abbatt cos vicino che sembr spaccare il tetto. Muta,
pallidissima, si lasci cadere sopra una sedia.
Maledizione! mormor Claude, anche lui un poco pallido, eccone uno che non s' scaricato lontano... Era
ora, si sta meglio qui che nella strada, no?
E tornato verso la porta la chiuse con fracasso, a doppia mandata, mentre lei lo guardava fare con la sua aria
stupefatta.
Ecco! Siamo al sicuro.
Del resto, il temporale finiva, si udiva solo qualche boato lontano, presto il diluvio cess. Lui, che ora
cominciava a provare disagio, l'aveva soppesata con un'occhiata obliqua. Non doveva essere troppo male, e sicuramente
giovane, venti anni al massimo: sent aumentare la diffidenza nonostante un dubbio istintivo, la vaga sensazione che
forse lei non mentiva del tutto. In ogni modo fosse scaltra quanto le pareva, ma era un'illusa se pensava di averlo
accalappiato. Accentu la sua aria scorbutica e disse ruvidamente:
Allora? andiamocene a letto, cos ci asciugheremo.
L'angoscia la spinse ad alzarsi. Lo esamin a sua volta, senza guardarlo in faccia, e quel ragazzo magro,
nodoso, dalla forte testa barbuta, raddoppi la sua paura, come se fosse uscito da una storia di briganti, col cappellaccio
di feltro nero e il vecchio cappotto marrone, verdastro per le piogge prese. Mormor:
Grazie, sto bene cos, dormir vestita.
Come, vestita, con quegli abiti fradici! Non fate la stupida, spogliatevi di corsa.
E si mise a trascinare sedie, ad aprire un paravento mezzo rotto. Dietro, lei scorse una piccola toilette e un
lettuccio di ferro da cui lo vide togliere la sopracoperta.
No, no, signore, non il caso, vi giuro che resto qua.
Di colpo divent furibondo e si mise a gesticolare e a batter pugni.
Volete decidervi a lasciarmi in pace! Dopo che vi offro il mio letto, cos'altro avete da lamentarvi?... E non
prendete quell'aria terrorizzata, inutile. Quanto a me, dormir sul divano.
Si era avvicinato con aria minacciosa. Paralizzata, credendo che volesse picchiarla, lei si tolse tremando il
cappellino. Sul pavimento le vesti gocciolavano. Lui seguitava a borbottare. Sembr tuttavia che lo cogliesse uno
scrupolo; infine lasci cadere, come una concessione:
Sapete, se vi faccio schifo, posso anche cambiare le lenzuola!

Gi le strappava, lanciandole sul divano, nell'angolo opposto dello studio. Poi ne tir fuori dall'armadio un
altro paio e rifece il letto con la destrezza dell'uomo avvezzo a quell'incombenza. Con mano precisa rincalz la coperta
dalla parte del muro, sprimacci il cuscino, apr il risvolto delle lenzuola.
Siete a posto, e ora, a nanna!
E poich lei non diceva niente, sempre immobile, con le dita che vagavano smarrite sulla camicetta senza
decidersi a sbottonarla, la chiuse dietro il paravento. Diomio, quanto pudore! Si mise anche lui subito a letto: stendere le
lenzuola, appiccare i vestiti a un vecchio cavalletto e sdraiarsi sulla schiena fu tutt'uno. Ma al momento di soffiare sulla
candela pens che lei sarebbe rimasta senza luce e aspett. Inizialmente non l'aveva udita muoversi: di sicuro era
rimasta impalata nel medesimo posto, contro il letto di ferro. Poi percep un piccolo fruscio di stoffe, movimenti lenti e
soffocati, come se li ricominciasse ognuno dieci volte, fermandosi anche lei ad ascoltare, nell'inquietudine di quel lume
che non si spegneva. Infine, dopo lunghi minuti, il letto cigol lievemente e si fece un grande silenzio.
State bene, signorina? domand Claude con voce decisamente pi dolce.
Lei rispose in un soffio appena percepibile, ancora tremante dall'emozione:
S, signore, benissimo.
Buonanotte, allora.
Buonanotte.
Soffi sul lume e il silenzio ricadde, ancora pi profondo. Malgrado la stanchezza, presto le palpebre si
sollevarono, l'insonnia gl'incoll gli occhi in aria, ai vetri del finestrone. Il cielo era tornato purissimo, vedeva le stelle
scintillare nell'asfissiante notte di giugno; e, malgrado il temporale, il caldo era rimasto cos forte che si sentiva
bruciare, le braccia nude fuori del lenzuolo. Quella ragazza lo preoccupava, dentro di lui lottavano, in un sordo
conflitto, il disprezzo che si compiaceva di ostentare, il timore di procurarsi un impiccio, se cedeva, la paura di apparire
ridicolo, se non approfittava dell'occasione. Ma era il disprezzo a prevalere, si giudicava molto forte, immaginava tutta
una storia romanzesca, nefasta per la sua tranquillit, sogghignava per la sventata tentazione. Butt fuori le gambe
mentre, la testa pesante, inseguiva nel fondo del tremolio delle stelle amorose nudit femminili, tutta la palpitante carne
di donna, che adorava. Poi le idee gli si confusero ancora di pi. Che faceva, lei? Per molto tempo l'aveva creduta
addormentata, non respirava nemmeno, e ora la udiva rigirarsi anche lei, con un'infinit di precauzioni che le facevano
trattenere il fiato. Nella sua scarsa esperienza di donne si sforzava di analizzare la storia che gli aveva raccontato e ne
rilevava ora alcuni dettagli, piuttosto dubbioso; ma tutta la sua logica andava in fumo, perch rompersi la testa
inutilmente? Che avesse detto la verit o avesse mentito, per quel che voleva farsene, di lei, se ne infischiava! Domani,
avrebbe preso la porta: buongiorno, buonasera, e tutto finito, non si sarebbero visti mai pi. Soltanto verso mattino,
quando le stelle impallidivano, gli riusc di prendere sonno. Dietro il paravento, lei, malgrado la fatica massacrante del
viaggio, continuava ad agitarsi, tormentata dalla pesantezza dell'aria, sotto la lamiera surriscaldata del tetto; e,
lasciandosi andare un poco di pi, sussult bruscamente in uno spazientito nervosismo, irritato sospiro verginale nel
disagio di quell'uomo che dormiva l, vicino a lei.
Al mattino Claude, aprendo gli occhi, sbatt le palpebre. Era molto tardi, un largo fascio di sole cadeva dalla
vetrata. Era una sua teoria, che i giovani pittori contrari ai vecchi schemi dovessero prendersi in affitto esattamente
quegli studi aborriti dagli accademici, quelli cio che il sole visitava con la fiamma viva dei suoi raggi. Ma un repentino
stupore lo fece balzare su seduto, con le gambe nude. Perch diavolo si trovava sdraiato sul divano? e girava intorno gli
occhi appannati dal sonno quando scorse, seminascosto dal paravento, un fagotto di gonne. Ah! s, quella ragazza, ora
ricordava! Tese l'orecchio, ud un respiro lungo e regolare, poteva essere quello d'un bambino. Ottimo! Lei dormiva
ancora, e cos placidamente che sarebbe stato un delitto svegliarla. Stordito, si grattava le gambe, infastidito da
quell'avventura in cui precipitava nuovamente e che si apprestava a rovinargli una mattina di lavoro. S'indignava per il
suo cuore tenero, la cosa migliore era scuoterla perch se la filasse via alla svelta. Infil tuttavia i pantaloni piano piano,
calz le pantofole, cammin in punta di piedi.
Il cucc suon le nove, e Claude ebbe un moto di stizza. Nessun movimento, il piccolo respiro continu. Allora
pens che faceva meglio a mettersi a lavorare al suo grande quadro; avrebbe fatto colazione pi tardi, quando poteva
muoversi. Ma non si decideva. Lui, che viveva in un disordine abominevole, era infastidito dal mucchio delle gonne,
scivolate a terra. L'acqua era colata, i vestiti erano ancora fradici, l, soffocando i brontolii fin per raccoglierli uno per
uno e stenderli sulle sedie, in pieno sole. Se era lecito buttare tutto cos alla rinfusa! Non si sarebbero mai asciugati, non
se ne sarebbe andata mai! Voltava e rivoltava maldestramente quegli stracci femminili, imbarazzato dal corpetto di lana
nero, cercava carponi le calze, cadute dietro una vecchia tela. Erano calze di filo di Scozia, d'un grigio cenere, lunghe e
sottili, che esamin prima di appendere. L'orlo del vestito aveva bagnato pure quelle e lui le tese, le fece passare fra le
mani calde perch lei se ne andasse via prima.
Da quando s'era svegliato Claude aveva voglia di far scorrere il paravento e vedere. Tale curiosit, che
giudicava idiota, raddoppiava il suo malumore. Infine, con la consueta alzata di spalle, impugnava i pennelli quando si
ud un balbettio di parole, un notevole frusciare di biancheria, e il sommesso alitare riprese; e questa volta lui cedette,
abbandonando i pennelli, e sporse la testa. Ma quello che vide lo fece restare immobile, grave, estasiato, mentre
mormorava:
Ah! accidenti!... accidenti!...
La ragazza, nel calore da serra che penetrava dai vetri, aveva scostato il lenzuolo e, distrutta dallo sfinimento
della notte insonne, dormiva, nella luce, cos abbandonata che non un fremito passava sulla sua totale nudit. Nella
smania dell'insonnia i bottoni che fermavano sulle spalle la camicia si erano staccati e l'intera manica sinistra cadeva

gi, scoprendo il petto. Era una carne dorata, fine come la seta, la primavera della carne, due piccoli seni rigidi, gonfi di
vita, dove spuntavano due pallide rose. Aveva passato il braccio destro sotto la nuca, la testa abbandonata al sonno
rovesciata, il seno fiducioso offerto in un incantevole abbandono, mentre i capelli sciolti la vestivano d'un mantello
bruno.
Ah! accidenti! maledettamente bella!
Era quella, esattamente quella la figura che aveva inutilmente cercato per il suo quadro, e gi quasi in posa. Un
poco esile, un poco gracile d'infanzia, ma cos morbida, d'una giovinezza cos fresca! E, sul tutto, seni gi maturi. Dove
diavolo l'aveva nascosto, la sera prima, quel seno cos, che non l'aveva neanche sospettato? Una vera rivelazione!
Claude corse leggero a prendere la sua scatola di pastelli e un grande foglio di carta. Poi, accovacciato sull'orlo
d'una seggioletta, sistem sulle ginocchia un pezzo di cartone e si mise a disegnare, con aria profondamente felice.
Tutto il suo turbamento e il desiderio contrastato sfumavano nello stupore dell'artista, nell'entusiasmo per la bellezza
dell'incarnato e l'armonia della muscolatura. Gi aveva dimenticato la ragazza, rapito dalla neve dei seni che spiccava
nell'ambra delicata delle spalle. Davanti alla natura una disagiata umilt lo faceva sentire piccolo, stringeva i gomiti,
tornava un ragazzino, tutto assennato, attento, rispettoso. And avanti cos per un quarto d'ora circa, ogni tanto si
fermava, socchiudeva gli occhi. Ma aveva paura che lei si muovesse e si rimetteva subito al lavoro, trattenendo il
respiro per timore di svegliarla.
Certi vaghi interrogativi avevano tuttavia ripreso a ronzargli dentro, pur nella concentrazione del lavoro. Chi
poteva essere? Di sicuro non una puttana, come l'aveva giudicata, perch era troppo ingenua. Ma perch gli aveva
raccontato una storia cos poco credibile? E andava immaginando altre storie: una ragazza alle prime armi, capitata a
Parigi con un amante che l'aveva piantata, o forse una piccola borghese corrotta da un'amica, che non osava tornare dai
genitori, oppure un dramma pi complicato, perversioni ingenue e straordinarie. Cose spaventose, che non avrebbe
saputo mai. Simili ipotesi accrescevano la sua incertezza; pass ad abbozzare il viso, studiandolo con cura. La parte
superiore emanava una grande bont, una inconsueta dolcezza, la fronte limpida, compatta come un luminoso specchio,
il naso piccolo, dalle sottili narici nervose: sotto le palpebre s'indovinava il sorriso degli occhi, un sorriso che doveva
illuminare tutto il viso. La parte inferiore rompeva l'irradiarsi di quella tenerezza, la mascella prominente, le labbra
troppo marcate, che mostravano denti forti e bianchi. Era come un urto di passionalit, il prorompere della pubert,
assente in quei lineamenti sfumati, delicatamente infantili.
Bruscamente, un brivido, simile a un riflesso cangiante, corse sulla seta della pelle. Forse aveva finalmente
avvertito lo sguardo d'uomo che la indagava. Spalanc le palpebre, gett un grido.
Ah! miodio!
E l'inchiod uno stupore, quel luogo sconosciuto, quel ragazzo in maniche di camicia, accovacciato davanti a
lei che la divorava con gli occhi. Poi, in uno slancio disperato, raccolse la coperta, se la butt sulle braccia, sul petto, il
sangue frustato da un tale angoscioso pudore che il rossore ardente delle guance dilag fino alla punta dei seni, in un
fiotto rosato.
E allora, che succede, url Claude, inviperito, la matita in aria, che vi prende?
Lei non parlava pi, non si muoveva pi, il lenzuolo serrato al collo, raggomitolata, ripiegata su se stessa
incavando appena il letto.
Non vi mangio mica... Andiamo, siate gentile, rimettetevi come prima.
Un nuovo fiotto di sangue le imporpor le orecchie. Infine balbett: Oh! no, no, signore!
Ma lui si andava alterando, in uno di quei bruschi accessi di collera che gli erano abituali. Quell'ostinazione gli
sembrava stupida.
Ditemi che male ve ne pu venire. Chiss che disgrazia, se vedo come siete fatta!... Ne ho viste altre.
Allora lei singhiozz e lui and in bestia, disperato per il suo disegno, fuori di s al pensiero che non l'avrebbe
finito, che i falsi pudori di quella ragazza gli avrebbero sottratto un buono studio per il suo quadro.
Non volete, eh... Ma idiota! Per chi mi prendete?... Vi ho forse toccato? Se avessi pensato a queste
stupidaggini avrei avuto un'occasione d'oro, stanotte... Ah! sapeste quanto me ne infischio, cara mia! Potete mostrarmi
ogni cosa tranquillamente... E poi, statemi a sentire, non gentile rifiutarmi questo piacere, dopotutto vi ho raccolto per
strada, avete dormito nel mio letto.
Lei piangeva pi forte, la testa nascosta dentro il cuscino.
Vi giuro che ne ho bisogno, altrimenti non vi tormenterei.
Tutte quelle lacrime lo meravigliavano, prov improvvisamente vergogna della propria rozzezza; rimase zitto,
imbarazzato, lasciando che lei si calmasse un poco; poi ricominci con voce molto pi dolce:
Andiamo, visto che vi dispiace, non parliamone pi... Se per sapeste!... C' una figura, nel mio quadro, che
non mi riesce di portare avanti, e voi eravate cos adatta! Quando si tratta della sacra pittura arriverei a sgozzare padre e
madre. Mi perdonate, vero?... E, sentite! se foste gentile, mi regalereste ancora qualche minuto. No, no, restate
tranquilla! non il busto, non voglio il busto! La testa, soltanto la testa. Se almeno riuscissi a finire la testa!... Per favore,
siate buona, rimettete le braccia come prima, ve ne sar riconoscente, vedrete, oh! riconoscente per tutta la vita!
Ora supplicava, agitava implorante la matita, nell'emozione del suo grande desiderio d'artista. Del resto, non
s'era mosso, sempre accovacciato sulla seggioletta, lontano da lei. Allora lei s'avventur a scoprire il viso acquietato.
Che poteva fare? Era nelle sue mani, e lui aveva un'aria cos infelice! Ebbe tuttavia ancora un'esitazione, un'ultima
titubanza. E lentamente, senza una parola, tir fuori il braccio nudo, lo fece scivolare di nuovo sotto la testa avendo ben
cura di tenere con l'altra mano, rimasta nascosta, la coperta stretta intorno al collo.

Ah! come siete buona!... Mi sbrigo subito e sarete presto libera.


S'era chinato sul suo disegno, ora la osservava con lo sguardo limpido del pittore che non vede pi la donna ma
soltanto la modella. Da principio lei era di nuovo arrossita, la sensazione del proprio braccio nudo, di quel poco di s
che avrebbe candidamente mostrato in un ballo, l la riempiva di confusione. Dopo, quel ragazzo le sembr cos posato
che si tranquillizz, le guance tornate fresche, la bocca distesa in un vago sorriso fiducioso. E, fra le palpebre
semichiuse, lo studiava a sua volta. Quanta paura le aveva fatto la sera prima, con quella barbaccia, la testa grossa, i
gesti collerici! Non era brutto, per, nel fondo dei suoi occhi scuri andava scoprendo una grande tenerezza e la sorprese
anche il naso, un delicato naso di donna perduto fra i peli arricciati delle labbra. Lo vedeva scosso da un leggero tremito
di tensione nervosa, il fluido della passione che sembrava animare la matita alla fine delle dita sottili, e se ne sentiva
commossa, senza sapere perch. Non poteva essere una persona cattiva. La sua era la brutalit dei timidi. Tutto questo,
non lo analizzava lucidamente, ma lo sentiva, e si rinfrancava, come vicino ad un amico.
vero che lo studio continuava a spaurirla un poco. Vi gettava occhiate prudenti, stupefatta da tanto disordine
e incuria. Davanti alla stufa s'ammucchiavano ancora le ceneri del passato inverno. Oltre al letto, alla piccola toilette e
al divano, non c'erano altri mobili che un vecchio armadio di rovere sgangherato e un grande tavolo d'abete ingombro di
pennelli, colori, piatti sporchi, un fornellino a spirito su cui era rimasta una casseruola impiastricciata di spaghetti.
Sedie spagliate si sperdevano fra cavalletti zoppi. Vicino al divano, la candela della sera precedente ciondolava
a terra, in un angolo del pavimento che doveva essere spazzato una volta al mese; non c'era che il cucc, un cucc
enorme, istoriato a fiori rossi, ad apparire allegro e lindo, col suo sonoro tic-tac. Ma a sgomentarla erano soprattutto gli
schizzi attaccati ai muri, senza cornice, una marea di schizzi che colava fino a terra, in un cumulo di tele gettate alla
rinfusa. Mai aveva visto una pittura cos, tremenda, aspra, aggressiva, di una violenza di toni che la feriva come la
bestemmia d'un carrettiere udita sulla porta di un'osteria. Chinava gli occhi, affascinata per da un quadro rivoltato, il
grande quadro cui il pittore stava lavorando e che ogni sera spingeva contro la parete esterna per giudicarlo meglio il
giorno dopo, con l'immediatezza del primo colpo d'occhio. Che cosa poteva celare, quel quadro, che non si osava
neanche tenerlo in mostra? E la cortina rovente del sole s'inoltrava nello stanzone, senza essere mitigata da nessuno
schermo, scorrendo come un liquido oro su quei rottami di mobili di cui accentuava l'irreparabile miseria.
Alla fine Claude trov quel silenzio pesante. Volle dire una parola, non importa quale, con l'idea di essere
gentile e soprattutto di distrarla dalla fatica della posa. Ma per quanto cercasse non gli venne in mente altro che questa
domanda:
Come vi chiamate?
Lei apr gli occhi, che teneva chiusi, come ripresa dal sonno.
Christine.
Rimase meravigliato. Neanche lui le aveva detto il suo nome. Erano l dalla sera prima, fianco a fianco, senza
conoscersi.
Io mi chiamo Claude.
E, gettandole un'occhiata, si accorse che stava ridendo: era l'esplosione gioiosa d'una ragazza ancora bambina.
Trovava buffo quel tardivo scambio di nomi. Poi la divert un'altra idea.
Guarda! Claude, Christine, cominciano con la stessa lettera.
Ripiomb il silenzio. Lui socchiudeva le palpebre, distratto, sentendo che l'immaginazione si arenava. Ma
credendo di notare in lei una disagiata impazienza, terrorizzato dalla possibilit che si muovesse, riprese a caso, per
intrattenerla.
Fa un poco caldo.
Questa volta lei soffoc la risata, quell'allegria naturale che riaffiorava e suo malgrado prorompeva da quando
aveva ripreso fiducia. Il caldo si era fatto cos forte che stava nel letto come in un bagno, la pelle umida, impallidita, del
pallore latteo delle camelie.
S, un poco caldo, rispose seria, mentre gli occhi le ridevano.
Allora Claude concluse, con la sua aria assennata:
questo sole che entra. Ma dopotutto, un po' di sole fa bene alla pelle. Non vi pare che questa notte ci
sarebbe servito, laggi sotto il portone?
Tutti e due scoppiarono in una risata, e lui, felice di aver finalmente avviato la conversazione, la interrog sulla
sua avventura, senza curiosit, incurante in fondo di conoscere la verit vera, desideroso unicamente di prolungare la
posa.
Christine raccont le cose semplicemente, in quattro parole. Aveva lasciato Clermont la mattina prima, per
venire a Parigi: doveva cominciare a lavorare come lettrice presso la vedova di un generale, Madame Vanzade, una
vecchia signora molto ricca che abitava a Passy. Il treno doveva arrivare, secondo l'orario, alle nove e dieci, ed erano
state prese tutte le precauzioni, l'avrebbe aspettata una cameriera, avevano perfino stabilito un segno di riconoscimento,
la penna grigia sul suo cappello nero. Ma ecco che il treno era andato a cozzare, poco dopo Nevers, contro le carrozze
deragliate e fracassate di un merci che ostruivano il binario. Allora era cominciata una serie di contrattempi e ritardi:
dapprima una sosta interminabile dei vagoni immobili, poi l'abbandono forzato di tali vagoni, coi bagagli lasciati l, i
viaggiatori costretti a fare tre chilometri a piedi per raggiungere una stazione dove s'erano decisi a formare un treno
d'emergenza. Avevano perso due ore e se ne persero altre due nella confusione che l'incidente aveva provocato da un
capo all'altro della linea; cos erano entrati in stazione con quattro ore di ritardo, quando ormai mancava un'ora al
mattino.

Una bella sfortuna! interruppe Claude, sempre incredulo, combattuto per, sorpreso della naturalezza con
cui s'incastravano gli elementi complicati di quella storia. E, ovviamente, non c'era pi nessuno ad aspettarvi?
Christine infatti non aveva trovato la cameriera di Madame Vanzade, che senza dubbio s'era stancata. E
raccontava la sua emozione alla stazione di Lyon, quel grande atrio sconosciuto, nero, vuoto, subito deserto, a quell'ora
inoltrata della notte. Non aveva avuto il coraggio di prendere una carrozza e s'era messa a passeggiare su e gi, con la
sua piccola sacca, sperando che arrivasse qualcuno. Poi s'era decisa, ma troppo tardi, perch non c'era pi che un
vetturino lercio, che puzzava di vino e che le ronzava intorno offrendosi con aria sogghignante.
Certo, un mascalzone, comment Claude, ora interessato come se avesse assistito alla realizzazione d'un
racconto fantastico. E voi siete salita sulla sua carrozza?
Fissando il soffitto, Christine continu senza lasciare la posa:
lui che m'ha costretto. Mi chiamava la sua piccina, mi faceva paura... Quando ha saputo che andavo a Passy
s' infuriato, ha frustato il cavallo cos forte che mi sono dovuta aggrappare alle portiere. Poi mi sono un poco
rassicurata, la carrozza rotolava dolcemente per certe strade illuminate, vedevo persone sui marciapiedi. Infine
riconobbi la Senna. Non sono mai venuta a Parigi, ma ne conoscevo la pianta... Pensavo che avrebbe percorso tutto il
lungofiume quando m'ha ripreso la paura, accorgendomi che stavamo passando un ponte. Cominciava proprio allora a
piovere, e la carrozza, che aveva girato in un vicolo buio, s' fermata bruscamente. Era il vetturino che scendeva da
cassetta e voleva entrare nella carrozza con me... Diceva che pioveva troppo...
Claude si mise a ridere. Non dubitava pi, non poteva inventarsi quel vetturino. Poich lei taceva, imbarazzata:
Capisco! capisco! il mattacchione ci provava.
Mi sono precipitata gi sul marciapiede, dall'altra portiera. Allora ha imprecato e m'ha detto che eravamo
arrivati e che se non lo pagavo m'avrebbe strappato il cappello... La pioggia veniva gi a torrenti, la strada era
assolutamente deserta. Stavo perdendo la testa, ho tirato fuori una moneta da cinque franchi e lui ha frustato il cavallo e
se n' andato portandosi via la mia sacca dove per fortuna non c'era altro che due fazzoletti, mezza brioche, e la chiave
del mio baule rimasto sul treno...
Ma bisognava prendere il numero della carrozza! grid il pittore indignato.
Ora rammentava che mentre attraversava il ponte Louis-Philippe, sotto lo scroscio del temporale, era stato
sfiorato da una carrozza che fuggiva a tutta velocit. Si meravigliava dell'inverosimiglianza che spesso ha la verit.
Quello che s'era immaginato come logico e semplice era infinitamente stupido rispetto a quel naturale susseguirsi
d'infinite combinazioni della vita.
Immaginatevi quanto potevo essere felice, sotto questo portone! riprese Christine. Sapevo bene che non ero
a Passy e che non mi rimaneva che passare la notte l, in quella terribile Parigi. E tutti quei tuoni, quei lampi, oh!, quei
lampi blu, rossi, che mi rivelavano cose spaventose!
Le sue palpebre si erano chiuse di nuovo, un brivido le impallid il viso, rivedeva la citt tragica, quel varco fra
le vie che s'inabissava nei barbagli rossi di fornace, quella voragine profonda del fiume dove mulinavano acque
plumbee, ingombre di grandi corpi neri, chiatte simili a balene morte, irte di gru immobili che allungavano bracci
potenti. Poteva essere tutto questo un benvenuto?
Ci fu un silenzio. Claude s'era rimesso a disegnare. Ma lei si mosse, il braccio le s'intorpidiva.
Il gomito un poco piegato, vi prego.
Poi, con aria interessata, quasi a scusarsi:
I vostri genitori saranno in pensiero, se hanno saputo di questa catastrofe.
Non ho genitori.
Come! n padre n madre... Siete sola?
S, completamente.
Aveva diciotto anni ed era nata a Strasbourg, per caso fra due cambi di guarnigione del padre, il capitano
Hallegrain. Quando lei aveva appena compiuto dodici anni, questi, un guascone di Montauban, era morto a Clermont,
dove una paralisi alle gambe l'aveva costretto a mettersi a riposo.
Per cinque anni circa la madre, una parigina, aveva vissuto laggi, tirando avanti con la magra pensione,
lavorando a dipingere ventagli per cercare di far diventare la figlia una signorina istruita. Da quindici mesi era morta
anche lei, lasciandola sola al mondo, senza un soldo, con la sola amicizia d'una religiosa, la superiora delle Suore della
Visitation, che l'aveva tenuta nel suo educandato. E veniva dritta dritta dal convento, la superiora aveva finito per
trovarle questo posto di lettrice presso la sua vecchia amica, Madame Vanzade, diventata quasi cieca.
A questi nuovi particolari Claude restava muto. Il convento, l'orfanella perbene, quell'avventura che volgeva al
romanzesco lo facevano sentire di nuovo imbarazzato, impacciato nei gesti e nelle parole. Non lavorava pi, gli occhi
chini sul suo schizzo.
bella, Clermont? domand alla fine.
Non troppo, una citt nera... E poi, non ne so molto, uscivo pochissimo.
S'era appoggiata sui gomiti e continu a voce bassissima, come parlando a se stessa, ancora scossa dai
singhiozzi per il suo lutto:
Mamma, che non era robusta, si uccideva di lavoro... Mi viziava, niente era troppo bello per me, avevo
professori di ogni genere; e ne profittavo cos poco, prima ero stata male, poi sempre distratta, a ridere, scervellata... La
musica m'annoiava, al pianoforte le braccia mi si torcevano dai crampi. Con la pittura andava un po' meglio...
Lui alz la testa, interrompendola:

Sapete dipingere!
Oh! no, io non so niente, niente di niente... La mamma, che aveva molto talento, mi faceva fare un po'
d'acquerello e qualche volta l'aiutavo per gli sfondi dei suoi ventagli... Lei ne dipingeva di cos belli!
Le sfugg involontariamente uno sguardo per lo studio, sugli schizzi terrificanti che spiccavano sui muri, e nei
suoi occhi chiari riaffior un turbamento, l'inquieto stupore per quella pittura brutale. Da lontano vedeva a rovescio lo
studio che il pittore le aveva abbozzato ed era cos costernata dai toni violenti, dai grandi tratti di pastello che fendevano
le ombre che non osava domandare di vederlo da vicino.
D'altra parte, a disagio in quel letto soffocante, si agitava tormentata dall'idea di andarsene, di finirla con quelle
cose che le sembravano fin dal giorno prima un sogno.
Senza dubbio Claude ebbe coscienza della sua insofferenza. Un'improvvisa vergogna lo riemp di rimorso.
Lasci il disegno incompiuto e disse rapidamente:
Grazie infinite della vostra gentilezza, signorina. Perdonatemi, ne ho abusato, davvero... Alzatevi, alzatevi, vi
prego. ora di pensare alle vostre cose.
E, senza capire perch non si decidesse e, tutta rossa, andasse invece rimettendo sotto le coperte il braccio
nudo, le ripet di alzarsi. Poi, con un gesto da pazzo, tir il paravento e si precipit dal lato opposto dello studio in un
accesso di pudore che lo port a raccogliere rumorosamente le sue stoviglie perch lei potesse saltar gi dal letto e
vestirsi senza paura di essere udita.
In mezzo al fracasso che andava facendo non udiva quella voce troppo esitante.
Signore, signore...
Infine, tese l'orecchio.
Signore, se voleste essere tanto gentile... Non trovo le mie calze.
Lui si precipit. Dove aveva la testa? Che voleva che facesse, in camicia dietro il paravento, senza le calze e le
gonne che aveva steso al sole? Le calze erano asciutte, se ne assicur strofinandole con delicatezza; poi gliele pass al
di sopra della sottile anta e scorse un'ultima volta il braccio nudo, fresco e rotondo, infantilmente grazioso. Lanci poi le
gonne sul fondo del letto, spinse gli stivaletti e lasci soltanto il cappello appeso a un cavalletto. Lei aveva detto grazie
e poi pi niente, distingueva appena un fruscio di biancheria, uno sciacquio discreto di acqua versata. Ma lui continuava
a preoccuparsi.
Il sapone in una vaschetta, sul tavolo... Aprite un cassetto, non vi preoccupate, e prendete un asciugamano
pulito... L'acqua vi basta? Vi passo la brocca.
La sensazione di riprecipitare nella sua goffaggine all'improvviso lo esasper.
Ecco che vi sto di nuovo infastidendo!... Fate come se foste a casa vostra.
Torn a sbrigare le sue faccende. Lo agitava un dubbio. Doveva offrirle la colazione? Era difficile lasciarla
partire cos. D'altra parte, quella storia non sarebbe finita pi, gli avrebbe fatto decisamente perdere la mattinata. Senza
aver preso nessuna risoluzione, accese il fornellino a spirito, lav la casseruola e si mise a preparare il cioccolato, che
giudicava pi signorile, vergognandosi oscuramente dei suoi spaghetti, una specie di zuppa in cui metteva pezzettini di
pane intinto nell'olio, secondo l'usanza del Midi. Stava ancora spezzettando la cioccolata dentro il tegame quando gli
sfugg un'esclamazione:
Come, gi pronta!
Era Christine che tirava il paravento e compariva, linda e assettata nei suoi abiti neri, allacciata, abbottonata,
bella e pronta in un batter d'occhio. Il suo viso roseo non conservava traccia dell'umidit dell'acqua, il pesante chignon
si arrotolava sulla nuca senza che ne sfuggisse una ciocca. Claude rimase a bocca aperta davanti a quel miracolo di
rapidit, a quella solerzia di donnina di casa nel vestirsi presto e bene.
Ah! caspita, se fate tutto cos!
La trovava pi alta e pi bella di quanto avesse pensato. Lo sbalordiva soprattutto quella sua aria di tranquilla
decisione. Evidentemente, non lo temeva pi. Era come se, uscita da quel letto disfatto dove si sentiva indifesa, avesse
come recuperato una corazza, rimettendosi i suoi stivaletti e i suoi vestiti. Sorrideva, guardandolo dritto negli occhi. E
lui disse quello che fino a quel momento aveva esitato a dire:Farete colazione con me, non vero?
Ma lei rifiut.
No, grazie... Devo correre alla stazione, dove sar sicuramente arrivato il mio baule, e mi far portare subito a
Passy.
Invano lui si affann a dire che doveva aver fame e che non era ragionevole uscire senza aver mangiato nulla.
Allora, scendo a cercarvi una carrozza.
No, vi prego, non voglio darvi questo fastidio.
Andiamo, non potete fare tutta questa strada a piedi. Permettetemi almeno di accompagnarvi al posteggio
delle carrozze, dato che non conoscete affatto Parigi.
No, no, non ho bisogno di voi... Se volete essere gentile, lasciatemi andare da sola.
Era un partito preso. Senza dubbio le ripugnava l'idea di farsi vedere con un uomo, sia pure da sconosciuti:
avrebbe taciuto su quella notte e avrebbe conservato per se stessa il ricordo dell'avventura. Lui, con un gesto incollerito,
fece l'atto di mandarla al diavolo. Tanto piacere! si sarebbe risparmiato la fatica di scendere. Ma si sentiva ferito
nell'intimo, la trovava ingrata.
Come vi pare, dopotutto. Non vi obbligher con la forza.

A questa frase, il sorriso vago di Christine si accentu, abbassandole lievemente gli angoli delicati delle labbra.
Non disse niente, prese il suo cappello, cerc con gli occhi uno specchio; poi, non trovandolo, si decise ad annodare i
nastri affidandosi al felice intuito delle dita. Coi gomiti levati, arrotolava e tirava i fiocchi senza premura, il viso nel
dorato riflesso del sole. Claude, sorpreso, non riconosceva pi i tratti dolcemente infantili che aveva appena disegnato:
la parte superiore del viso sembrava sfumata, la fronte limpida, gli occhi teneri: ora predominava la parte inferiore, il
mento passionale, la bocca rossa, dai bei denti, e, sempre quel sorriso enigmatico di fanciulla, ironico, forse.
In tutti i casi, riprese lui, seccato, non credo che abbiate qualcosa da rimproverarmi.
Lei allora non trattenne pi la risata, una leggera risata nervosa.
No, no, signore, assolutamente.
Lui continuava a guardarla, restituito al conflitto delle sue timidezze e delle sue lacune, timoroso d'essersi reso
ridicolo. Ma che sapeva, dunque, questa signorina? Certamente quello che sanno le ragazze da educandato, tutto e
niente. Il loro, quell'insondabile, oscuro schiudersi della carne e del cuore, dove nessuno pu penetrare. In quel libero
ambiente da artista, forse questa pudica sensuale si stava svegliando, con la sua curiosit e paura confusa dell'uomo?
Ora che non tremava pi scopriva forse, con una punta di disprezzo, di aver tremato per nulla? Dopotutto? nemmeno un
complimento, neanche un bacio sulla punta delle dita! La scorbutica indifferenza di quel ragazzo, che lei aveva
indubbiamente avvertito, doveva irritare in lei la donna che ancora non era; e allora se ne andava cos, tutta cambiata,
snervata, coprendo il dispetto con alterigia, portandosi via il rimpianto inconsapevole di cose sconosciute e terribili che
non si erano compiute.
Mi dite, riprese lei tornando seria, che il posteggio delle carrozze alla fine del ponte, sull'altro
lungofiume?
S, proprio dove c' un gruppetto d'alberi.
Lei aveva finito di annodarsi i nastri, era pronta, inguantata, le braccia ciondoloni e non se ne andava, guardava
fisso davanti a s. I suoi occhi avevano incontrato la grande tela girata contro il muro, prov desiderio di chiedere di
vederla, poi non os. Non c'era pi niente che la trattenesse, pure aveva l'aria di cercare ancora, come se avesse la
sensazione di dimenticare l qualcosa, una cosa che non avrebbe saputo indicare. Infine, si diresse verso la porta.
Claude la apr e un filoncino di pane, posato l fuori, cadde nello studio.
Vedete, disse lui, avreste dovuto fare colazione con me. la portinaia che me lo lascia qui tutte le mattine.
Lei rifiut di nuovo con un cenno della testa. Sul pianerottolo si gir, rimase un istante immobile. Era riapparso
il suo allegro sorriso e tese per prima la mano.
Grazie, grazie tante.
Lui aveva preso la piccola mano guantata nella sua, larga, macchiata di colore. Rimasero tutte e due cos per
qualche minuto, strettamente serrate, scuotendosi amichevolmente. La ragazza gli sorrideva sempre, lui aveva sulle
labbra una domanda:Quando vi rivedr? Ma la vergogna gl'imped di parlare. Allora, dopo aver atteso, lei svincol la
sua mano.
Addio, signore.
Addio, signorina.
Christine, senza alzare la testa, scendeva la scala da mugnaio, coi gradini scricchiolanti; e Claude rientr
bruscamente in casa, chiuse la porta con un urtone dicendo a voce alta:
Ah! queste maledette donne!.
Era furibondo, imbestialito contro se stesso, contro tutti. Prendendo a calci tutti i mobili che gli capitavano
continuava a sfogarsi a gran voce. Quanto faceva bene a non lasciarne mai salire una! Queste donnacce erano buone
soltanto a farti fare la figura del cretino. E adesso, chi gli diceva che questa qui, con quell'aria innocentina non s'era
abominevolmente fatta gioco di lui? Aveva commesso l'idiozia di credere a racconti che non stavano in piedi: gli
ritornavano tutti i dubbi, non avrebbe mai bevuto quella vedova del generale, n l'incidente ferroviario, n soprattutto il
vetturino. E quando mai succedevano storie simili! D'altra parte, lei aveva una bocca che la diceva lunga, e al momento
di filare una bell'aria da furba. Se almeno avesse capito perch mentiva! ma no, menzogne senza scopo, inesplicabili,
l'arte per l'arte! Ah! doveva ridersela bene, in quel momento!
Ripieg con violenza il paravento, ficcandolo in un angolo. Chiss che razza di disordine aveva lasciato! E
quando constat che era tutto sistemato, ordinatissimo, la bacinella, l'asciugamano, il sapone, s'infuri perch non aveva
rifatto il letto. Si mise a rifarlo con sforzi esagerati, scuotendo con grandi bracciate il materasso ancora tiepido,
sprimacciando coi pugni il cuscino odoroso, soffocato da quel tepore, quell'odore puro di giovinezza che saliva dalle
lenzuola. Poi si lav in acqua abbondante per rinfrescarsi le tempie; e nell'asciugamano umido ritrov lo stesso senso di
soffocamento, quel sapore di vergine la cui dolcezza diffusa, errante per lo studio, l'opprimeva. Mangi bestemmiando
il suo cioccolato dentro la casseruola, cos esaltato, cos smanioso di mettersi a dipingere che inghiottiva in fretta grossi
bocconi al pane.
Ma qui si crepa! url bruscamente. il caldo che mi fa stare male.
Il sole era andato via, faceva meno caldo.
E Claude, aprendo una finestrina, sotto tetto, respir con aria di profondo refrigerio la folata di vento infuocato
che entr dentro. Aveva preso il suo disegno, la testa di Christine, e si mise a guardarlo, lungamente.
II

Era suonato mezzogiorno. Claude lavorava al suo quadro quando una mano familiare buss energicamente alla
porta. Con un movimento istintivo, di cui non fu padrone, il pittore fece scivolare dentro una cartella la testa di
Christine su cui stava ritoccando la sua importante figura femminile. Poi si decise ad aprire.
Pierre! grid, sei gi qui?
Pierre Sandoz, un amico d'infanzia, era un ragazzo di ventidue anni, molto bruno, dalla testa rotonda e volitiva,
il naso largo, gli occhi dolci in una faccia energica, incorniciata da una nascente barba alla Cavour.
Ho pranzato prima, rispose, ho voluto dedicarti una lunga seduta... Ah! diavolo! procede!
S'era piantato davanti al quadro, e subito dopo prosegu:
Accidenti! cambi la figura della donna?
Si fece un lungo silenzio, tutti e due guardavano, immobili. Era una tela di cinque metri per tre, interamente
dipinta, ma in cui soltanto alcuni tratti venivano fuori dall'abbozzo. Questo, gettato gi tutto in una volta, aveva una
superba violenza, una ardente vita di colori. Nel folto di una foresta, fra spessi muri di verde, cadeva un fascio di sole; a
sinistra, solitario, sprofondava un cupo viale, con una macchia di luce, lontano. L, sull'erba, nel rigoglio della
vegetazione di giugno, era sdraiata una donna nuda, un braccio sotto la testa, il petto rigonfio; e sorrideva, senza
sguardo, le palpebre chiuse, nella pioggia d'oro che la bagnava. Sul fondo, altre due figurette femminili, una bruna
l'altra bionda, ugualmente nude, lottavano ridendo e stampavano sul verde delle foglie l'adorabile impronta dei loro
corpi. E poich in primo piano aveva avvertito la necessit d'un contrasto nero, il pittore aveva risolto facilmente il
problema collocandovi un signore seduto, vestito con una semplice giacchetta di velluto. Questo signore stava con le
spalle voltate, di lui si vedeva soltanto la mano sinistra, sulla quale si poggiava, sull'erba.
impostata benissimo, la donna! riprese infine Sandoz. Ma, caspita, te ne dar di lavoro, tutto questo!
Claude, gli occhi infiammati dalla sua opera, ebbe un gesto fiducioso.
Bah! tempo ne ho, da qui al Salon. In sei mesi ce n' in abbondanza, di che lavorare! Forse questa volta ce la
far a dimostrare a me stesso di non essere una bestia.
E si mise a fischiettare vigorosamente, felice, senza rivelarlo, dell'abbozzo della testa di Christine, sollevato in
uno di quei grandi slanci di speranza da cui ricadeva pi pesantemente nelle sue angosce d'artista, divorato dalla
passione della natura.
Avanti, bando alla pigrizia! grid. Dato che ci sei, cominciamo.
Sandoz, per amicizia e per evitargli la spesa di un modello, s'era offerto di posare per il signore in primo piano.
In quattro o cinque domeniche, unico giorno in cui fosse libero, la figura sarebbe stata definitivamente tracciata. Stava
gi mettendosi la giacca di velluto quando gli venne in mente all'improvviso:
Ma di', tu non hai mangiato, se lavoravi... Scendi a mangiare una bistecca, t'aspetto qui.
L'idea di perdere tempo indign Claude.
Ma s, ho mangiato, guarda il tegame!... E poi, c' ancora un pezzetto di pane. Lo manger... Andiamo,
andiamo, in posa, fannullone!
E ripresa rapidamente la tavolozza e afferrati i pennelli continu:
Dubuche viene a prenderci questa sera, no?
S, verso le cinque.
Benissimo, andremo subito a pranzo... Hai finito? La mano pi a sinistra, la testa pi inclinata.
Dopo aver sistemato i cuscini, Sandoz si era seduto sul divano, in posa. Gli voltava le spalle, ma la
conversazione continu ancora per un poco perch aveva ricevuto, quella stessa mattina, una lettera da Plassans, la
cittadina provenzale in cui si erano conosciuti, da ragazzetti, ai tempi dei primi calzoni logorati sui banchi di scuola.
Poi, rimasero in silenzio. Uno lavorava, quasi fuori del mondo, l'altro sprofondava nell'accidia, nella fatica di una lunga
immobilit.
A nove anni Claude ebbe la grande fortuna di poter lasciare Parigi, per tornare in quell'angolo di Provenza dove
era nato. Sua madre, una brava donna, una lavandaia piantata in asso da quel fannullone di suo padre, aveva sposato un
bravo operaio, pazzamente innamorato della sua morbida pelle di bionda. Ma, nonostante il loro coraggio, non
riuscivano a tirare avanti. Cos avevano accettato di buon grado la richiesta di un vecchio provenzale, che si era offerto
di mettere Claude in un collegio in quei paraggi: generoso impulso di un originale, appassionato di pittura, che era
rimasto impressionato dagli scarabocchi del bambino. E, fino al liceo, per sette anni, Claude era dunque rimasto nel
Midi, prima in collegio, poi da esterno, abitando a casa del suo mecenate. Una mattina quest'ultimo fu trovato nel letto
morto, fulminato. Lasciava una rendita di mille franchi al ragazzo, con facolt di disporre del capitale a venticinque
anni. Claude, gi pazzo per la pittura, lasci immediatamente il collegio senza porsi il problema della laurea, e torn a
Parigi, dove l'amico Sandoz l'aveva preceduto.
Nel collegio di Plassans, fin dalle elementari, Claude Lantier, Pierre Sandoz e Louis Dubuche erano stati i tre
inseparabili, come li chiamavano. Venuti da tre mondi diversi, diametralmente opposti per temperamento, uguali solo
nell'anno di nascita, con una differenza di qualche mese, si erano legati subito e per sempre, spinti da segrete affinit, il
tormento ancora vago d'una comune ambizione, l'aprirsi d'una intelligenza superiore, in mezzo alla bruta massa degli
abietti ottusi che a scuola li superavano. Il padre di Sandoz, uno spagnolo rifugiato in Francia in seguito a una tresca
politica, aveva impiantato vicino Plassans una cartiera con certi nuovi congegni di sua invenzione; poi era morto,
avvelenato dalle amarezze, perseguitato dalla malvagit locale, lasciando la vedova in una situazione cos complicata.

una serie infinita di processi cos intrigati che l'intero patrimonio se n'era andato in fumo in quel disastro; e la madre,
nativa della Borgogna, sopraffatta dal rancore contro i provenzali, sofferente per una paralisi progressiva di cui li
accusava d'essere la causa, s'era rifugiata a Parigi col figlio che la manteneva con il suo magro impiego, la testa piena di
gloria letteraria. Quanto a Dubuche, primo figlio d'una fornaia di Plassans, incalzato dalla madre, ambiziosissima, era
andato a raggiungere gli amici pi tardi, campando miserabilmente con gli ultimi pezzi da cento soldi che i genitori
puntavano su di lui con l'ostinazione degli ebrei che scommettono sul futuro al trecento per cento.
Perdio! mormor Sandoz nel silenzio totale, non comoda, la tua posa! mi sta spezzando il polso... Mi
posso muovere, eh?
Claude lo lasci stiracchiare, senza rispondere. Attaccava la giacca di velluto, a grandi colpi di pennello. Poi,
indietreggiando con gli occhi socchiusi, scoppi in una grande risata, divertito da un improvviso ricordo.
Di', ti ricordi, in terza, quando Pouillaud accese le candele nell'armadio di quel cretino di Lalubie? Oh! il
terrore di Lalubie quando, prima di salire in cattedra, apr l'armadio per prendere i libri e si trov di fronte quella
cappella ardente!... Cinquecento versi a tutta la classe!
Sandoz, contagiato da quell'accesso d'ilarit, s'era buttato gi sul divano. Poi si rimise in posa, dicendo:
Ah! quell'animale di Pouillaud!... Lo sai che nella lettera di questa mattina mi comunica giusto il matrimonio
di Lalubie. Quella vecchia carogna di professore sposa una bella ragazza. Ma tu la conosci, la figlia di Galissard, il
merciaio, quella biondina a cui andavano a cantare le serenate?
S'erano scatenati i ricordi. Claude e Sandoz non stettero pi zitti, l'uno pieno di foga, a dipingere con una
febbre crescente, l'altro, sempre girato verso il muro, a parlare di schiena, le spalle sussultanti per l'animazione.
Da principio il collegio, l'antico convento ammuffito che si estendeva fino ai bastioni, coi due cortili dai platani
enormi, la vasca melmosa, verde di muschio, dove avevano imparato a nuotare, e le aule del pianterreno con le pareti
sgocciolanti, e il refettorio fetido per il lezzo incessante dell'acquaio, e il dormitorio dei piccoli, famoso per i suoi orrori,
e il guardaroba, e l'infermeria, popolata di suore delicate, religiose in abito nero, cos dolci sotto la cuffia bianca! Che
storia, quando suor Angle, che con la sua figura di verginella rivoluzionava il cortile dei grandi, era sparita un bel
mattino con Hermeline, uno grande del liceo che per amore si faceva col temperino certi tagli sulle mani per salire da lei
e farsi bendare con quelle strisce di seta inglese!
Poi, sfil il personale al completo, una cavalcata pietosa, grottesca e terribile, ritratti di malvagit e di
sofferenza: il preside che andava in rovina coi ricevimenti per maritare le figlie, due belle ragazze alte, eleganti, che
disegni e iscrizioni abominevoli insultavano su tutti i muri; il censore, Pifard, il cui naso famoso s'imboscava dietro le
porte, simile a una colubrina, denunciando da lontano la sua presenza; la teoria dei professori, ognuno marchiato
dall'ingiuria di un soprannome, il severo Radamante, che non aveva mai riso, lo Sporcaccione, che sporcava la cattedra
di nero, col suo continuo sfregarvi la testa, Adle-tu-m'hai-tradito, il professore di fisica, cornuto leggendario a cui dieci
generazioni di ragazzini sbattevano in faccia il nome della moglie sorpresa una volta - dicevano - fra le braccia d'un
carabiniere; e altri, ancora altri. Spontini, il feroce prefetto, che ostentava il suo coltello corso, arrugginito dal sangue di
tre cugini, il piccolo Chantecaille, tanto bravo ragazzo, che li faceva fumare durante la passeggiata; fino allo sguattero e
alla lavapiatti, due mostri, che avevano soprannominato Paraboulomenos e Paralleluca, accusati d'un idillio fra le
immondizie.
Poi fu la volta degli scherzi, fulminee evocazioni di quei bei tiri che facevano ancora ridere dopo tanti anni.
Come quel mattino in cui avevano bruciato nella stufa le scarpe di Mimi-la-Mort, altrimenti detto Scheletro-Eterno, un
ragazzo sparuto che portava di contrabbando il tabacco da fiutare a tutta la classe! E quella sera d'inverno, quando erano
andati a rubare i fiammiferi nella cappella, vicino alla lampada votiva, per fumare foglie secche di castagno nelle pipe di
canna! Sandoz, che aveva fatto il colpo, confessava ora il suo spavento, i sudori freddi quando era sgattaiolato via dal
coro, avvolto nelle tenebre.
E quel giorno, che Claude aveva avuto la bella idea di arrostire sotto al banco certi calabroni, per vedere se
erano buoni da mangiare, come dicevano! S'era levato dal banco un fetore cos acre, un fumo cos denso che il prefetto
aveva afferrato la brocca, credendo che si trattasse di un incendio. E le rapine, il saccheggio dei campi di cipolle,
durante la passeggiata; i sassi scagliati contro i vetri, con l'obiettivo massimo di ottenere con le incrinature vere e
proprie carte geografiche; le lezioni di greco scritte prima, a caratteri cubitali, sulla lavagna, e lette tranquillamente da
tutti i bestioni senza che il professore se ne accorgesse: le panche del cortile segate e portate in processione lungo la
vasca, con un coro di canti funebri, come fossero cadaveri di una rivolta. Ah! quella s che era stata bella. Dubuche, che
faceva il prelato, era finito dentro la vasca mentre cercava di prendere un poco d'acqua col berretto per impartire
benedizioni. E la pi buffa, quella riuscita meglio, quella notte che Pouillaud aveva legato tutti i vasi da notte con lo
stesso spago, facendolo passare sotto i letti e poi al mattino, un mattino di festa grande, s'era messo a tirarlo mentre
correva per il corridoio e per i tre piani di scale, con quella spaventosa coda di maioliche che rimbalzava e volava in
mille pezzi dietro lui!
Claude rest col pennello in aria, la bocca allargata dalle risate, esclamando:
Quell'animale di Pouillaud!... E t'ha scritto? che combina, adesso, Pouillaud?
Assolutamente niente, vecchio mio! rispose Sandoz rimettendosi a sedere sui cuscini. La sua lettera
quella di un idiota!... Finisce gli studi di legge, poi rilever lo studio d'avvocato del padre. E se vedessi le arie che ha
cominciato a darsi, tutto l'imbecille sussiego del borghese che si sistema!
Ci fu un nuovo silenzio. Poi aggiunse:
Ah, vecchio mio, come vedi noi siamo stati fortunati!

Allora sopraggiunsero ricordi diversi, di quando i cuori battevano impazziti, le belle giornate all'aria e al sole
che avevano vissuto laggi, fuori dal collegio. Ancora piccolissimi, dalla terza elementare, i tre inseparabili s'erano
innamorati delle lunghe passeggiate. Approfittavano della minima vacanza e si allontanavano per miglia, facendosi pi
arditi via via che crescevano, fino a scorrazzare per tutto il paese in gite che spesso si prolungavano per parecchi giorni.
Dormivano dove la strada meglio lo consentiva, nel fondo d'una cavit rocciosa, sopra un'aia lastricata, ancora bollente,
dove la paglia del grano battuto faceva da morbido letto, in qualche capanno abbandonato, di cui ricoprivano il
pavimento con una coltre di timo e di lavanda. Erano fughe lontano dal mondo, istintivo abbandono al seno della buona
natura, adorazione irriflessa di ragazzi per gli alberi, le acque, i monti, per quella illimitata felicit di sentirsi soli e
liberi.
Dubuche, che era interno, si univa agli altri due soltanto nei giorni di vacanza. E aveva difatti le gambe
flaccide, la carne torpida del bravo alunno sgobbone. Ma Claude e Sandoz non si stancavano mai, tutte le domeniche si
svegliavano alle quattro del mattino tirandosi sassi alle finestre. D'estate soprattutto sognavano la Viorne, il torrente che
con il suo esile filo d'acqua irriga le basse praterie di Plassans. A dodici anni gi sapevano nuotare; e avevano la smania
di sguazzare nelle conche dove l'acqua si raccoglieva pi fonda, di passarvi giornate intere, completamente nudi ad
arrostirsi sulla sabbia arroventata per tuffarsi poi di nuovo, vivendo nel fiume, sul dorso, sul ventre, frugando fra le erbe
delle rive, sprofondando fino alle orecchie a spiare per ore le tane delle anguille. Quell'acqua pura che scorreva sui corpi
sotto il sole alto prolungava la loro infanzia, rendeva la loro risata spensierata come quella di ragazzini scappati di casa,
quando, ormai giovanotti, tornavano in citt nel perturbante calore delle sere di luglio. Pi tardi li aveva conquistati la
caccia, quel tipo di caccia per che si pratica nei paesi senza selvaggina, sei miglia per ammazzare una mezza dozzina
di beccafichi; spedizioni massacranti da cui spesso rientravano col carniere vuoto, un pipistrello imprudente abbattuto
entrando in paese, giusto per scaricare i fucili. Gli occhi s'inumidivano, a ricordare quell'orgia di chilometri: rivedevano
le strade bianche, all'infinito, coperte da uno strato di polvere, simile a una fitta nevicata; le battevano in continuazione,
felici di sentir scricchiolare i loro scarponi, poi si buttavano per i campi, su certe terre rosse, impregnate di ferro, dove
galoppavano ancora, ancora; e un cielo di piombo, non un'ombra, niente altro che ulivi nani e mandorli dal fogliame
rado; e ad ogni ritorno, una deliziosa ebitudine da fatica, la vanit trionfante d'aver camminato pi ancora dell'ultima
volta, l'ebbrezza di non sentirsi pi camminare, di procedere per pura forza d'impulso, galvanizzandosi con qualche
canzonaccia da caserma che li cullava come dal profondo d'un antico sogno.
Claude si portava gi dietro, fra la sacchetta della polvere da sparo e la scatola delle cartucce, un album dove
disegnava scorci di paesaggio, mentre Sandoz aveva sempre in tasca il libro d'un poeta. Tutta una frenesia romantica,
strofe alate che si alternavano a trivialit soldatesche, odi gettate al vasto fremito luminoso dell'aria infuocata; e quando
scoprivano una fonte, quattro salici che macchiavano di grigio la terra luminosa, ci si smemoravano fino allo spuntare
delle stelle, recitavano drammi che sapevano a memoria, la voce roboante per gli eroi, tutta sottile e ridotta a zufolio di
piffero per le ingenue o le regine. In giorni come quelli, lasciavano i passeri in pace. In quella provincia arretrata, nel
cuore della torpida stupidit, erano vissuti, dai quattordici anni, cos, isolati, entusiasti, divorati dalla febbre della
letteratura e dell'arte. L'immane scenario di Hugo, le creature gigantesche che vi si aggirano nell'eterno conflitto delle
antitesi, li avevano da prima trasportati in piena epopea, e gesticolavano, andavano a vedere il tramonto del sole fra le
rovine, guardavano la vita passare sotto una luce falsa e superba da atto quinto. Poi era arrivato Musset a sconvolgerli
con la sua passione e le sue lacrime, ascoltavano palpitare in lui i battiti del loro stesso cuore, si dischiudeva un mondo
pi umano, che li conquistava tramite la piet, l'eterno grido di miseria che avrebbero ormai udito levarsi da tutte le
cose. In fondo erano poco esigenti, rivelavano la sana voracit della giovinezza, una fame furibonda di lettura che li
faceva ingurgitare l'ottimo e il pessimo, cos avidi d'ammirare che spesso opere esecrabili li accendevano d'esaltazione
come fossero assoluti capolavori.
E, come Sandoz aveva detto poco prima, era stato l'amore per le grandi camminate, quella fregola di letture,
che li avevano tenuti lontani dall'irreducibile torpore dell'ambiente. Non mettevano mai piede in un caff, professavano
l'orrore per le passeggiate cittadine, affettavano perfino di esserne lesi, come aquile in gabbia, quando i loro compagni
lucidavano gi i gomiti delle loro giacchette di scolari sul marmo dei tavolini, giocandosi a carte la consumazione.
Questa vita provinciale, che fin da piccoli serra i giovani negli ingranaggi dei suoi metodi, l'abitudine del circolo, il
giornale compitato fino agli annunci economici, la partita di domino ricominciata senza tregua, la medesima passeggiata
alla medesima ora nella medesima strada, il finale abbrutimento sotto quella macina che appiattisce i cervelli, li
riempiva di indignazione, li spingeva a manifestazioni di protesta, scalate sulle vicine colline alla ricerca di solitudini
inesplorate, declamando versi sotto scrosci di pioggia, rifiutando ripari in odio alla citt. Progettavano di accamparsi
sulle rive della Viorne, conducendo vita selvaggia, nella gioia di continui bagni, con cinque o sei libri, non di pi, che
avrebbero soddisfatto le loro necessit. Anche la donna era messa al bando: timidezze e goffaggini erano nobilitate
dall'austerit di ragazzi ormai adulti. Claude s'era consumato d'amore per due anni, per una lavorante modista che ogni
sera accompagnava a casa da lontano; e mai aveva avuto il coraggio di rivolgerle la parola. Sandoz si nutriva di sogni,
di dame incontrate in viaggio, ragazze bellissime spuntate nel bel mezzo di un bosco sconosciuto, che si concedevano
per un giorno intero e poi al crepuscolo svanivano, come ombre. La loro unica avventura galante li faceva ancora ridere,
tanto era stata stupida; certe serenate a due ragazzette, al tempo in cui facevano parte della banda del collegio; notti
passate sotto una finestra, a suonare il clarinetto e il trombone; atroci cacofonie che terrorizzavano i borghesi del
quartiere fino alla sera memorabile in cui i genitori furibondi avevano rovesciato sulle loro teste tutti i vasi di casa.
Ah! che tempo beato e che dolci risate, al minimo ricordo! Le pareti dello studio erano per l'appunto coperte da
una serie di schizzi fatti dal pittore laggi, in un recente viaggio. Era come ritrovarsi tutt'intorno gli antichi orizzonti,

l'ardente cielo azzurro sulla campagna rossa. L, una pianura si allargava nell'ondulare dei piccoli ulivi grigiastri fino
alle dentellature rosa delle colline lontane. Qui, fra poggi riarsi, color ruggine, l'acqua prosciugata della Viorne svelava
la secca sotto l'arco d'un vecchio ponte, in un bianco polveroso, senz'altra vegetazione che rovi morti di sete. Pi in l,
la gola degli Infernets apriva la sua crepa spalancata in un crollo di rocce folgorate, immenso caos, deserto selvaggio
dove marosi di pietra rotolavano all'infinito. Poi, ogni sorta di angoli tanto familiari: la valletta di Repentance, cos
stretta e ombrosa, fresca come un boschetto fra i campi calcinati; il bosco dei Trois-Bons-Dieux, coi pini d'un verde
duro e smaltato che piangevano resina sotto il gran sole; il Jas de Bouffan, candido come una moschea in mezzo alle
vaste terre simili a pozze di sangue; e altri, ancora altri, curve strade accecanti, burroni dove il calore sembrava gonfiare
di bolle la superficie riarsa dei sassi, lingue di sabbia assetate che risucchiavano goccia a goccia il fiume, tane di talpe,
sentieri di capre, cime nell'azzurro.
Guarda! grid Sandoz girandosi verso un disegno, e questo dove sta?
Come, non te lo ricordi? C' mancato poco che ci rompessimo l'osso del collo. Lo sai benissimo, quel giorno
che ci siamo arrampicati con Dubuche, gi da Jaumegarde. Era una parete liscia come pelle, ci aggrappavamo con le
unghie cos che a mezza strada non potevamo pi n salire n scendere... Poi, in alto, al momento di cuocere le nostre
bistecche, ci siamo quasi picchiati, tu e io.
Sandoz cominciava a ricordare.
Ah! s, ah! s, ognuno doveva farsi cuocere la sua su certi rametti di rosmarino, e siccome i miei rametti
bruciavano mi hai fatto imbestialire prendendomi in giro per la mia cotoletta che si riduceva a carbone.
Ridevano ancora, inconsultamente. Il pittore torn al suo quadro e concluse gravemente:
Finito, tutto questo, vecchio mio! Non c' pi posto per gli ozi!
Era vero, da quando i tre inseparabili avevano realizzato il loro sogno di ritrovarsi a Parigi per conquistarla,
l'esistenza s'era fatta terribilmente dura. Si sforzavano di tornare alle vecchie passeggiate d'una volta, partivano a piedi,
certe domeniche, dalle porte di Fontainebleau, battevano le boscaglie di Verrires spingendosi fino a Bivre,
attraversavano i boschi di Bellevue e di Meudon, poi rientravano da Grenelle. Ma accusavano Parigi di tagliare le
gambe; non lasciavano quasi pi l'asfalto, totalmente assorbiti dalla battaglia quotidiana.
Dal luned al sabato, Sandoz si rodeva alla delegazione del quinto circondario, in un tetro angolo dell'Ufficio
Nascite, recluso l dentro unicamente dal pensiero della madre, che campava a stento con seicentocinquanta franchi. Da
parte sua, Dubuche, incalzato dalla necessit di pagare ai genitori gli interessi delle somme investite sulla sua testa,
sbrigava miserabili incombenze per certi architetti, nelle ore libere dall'Accademia. Claude invece era pi libero, grazie
alla rendita di mille franchi; ma che spaventosi fine mese, soprattutto quando divideva con gli altri il fondo delle sue
tasche! Per fortuna cominciava a vendere qualche quadretto, comprato a dieci, dodici franchi da pap Malgras, uno
scaltro mercante; e del resto preferiva patire la fame piuttosto che ricorrere al commercio, mettersi a confezionare
ritratti borghesi, il ciarpame dei santini, tende di ristoranti e insegne di levatrici. Appena tornato, aveva preso uno studio
molto grande alla galleria Bourdonnais: poi si era trasferito al Quai de Bourbon per ragioni economiche. Qui viveva allo
stato brado, con un disprezzo assoluto per tutto quello che non fosse pittura, in urto con la famiglia che lo disgustava;
aveva rotto con una zia, che faceva la salumaia alle Halles perch se la passava troppo bene, tenendosi nel cuore la
piaga segreta della miseria della madre, sfruttata e spinta alla rovina dagli uomini.
All'improvviso url a Sandoz:
Insomma, se la smettessi di ciondolare!
Ma Sandoz dichiar che si stava anchilosando e salt gi dal divano per sgranchirsi le gambe. Ci fu una sosta
di dieci minuti. Parlarono d'altro. Claude sembrava bendisposto. Quando il suo lavoro andava avanti, si riscaldava a
poco a poco, diventava chiacchierone, lui che dipingeva a denti stretti, con una fredda rabbia, non appena sentiva che la
natura gli sfuggiva. Cos, anche quando l'amico si fu rimesso in posa, continu con un fiotto inarrestabile, senza perdere
un colpo di pennello.
Andiamo avanti, eh, vecchio mio? Hai un gran bel movimento, l dentro... Ah! voglio vedere se quei cretini
me lo rifiuteranno! Non c' dubbio che sono pi esigente con me di quanto loro siano con se stessi: e quando accetto un
mio quadro puoi star sicuro che conta pi la severit del mio giudizio che se fosse sfilato davanti a tutte le giurie del
mondo... Ti ricordi quel mio quadro delle Halles, quei due ragazzini sopra un mucchio di legumi, beh, l'ho raschiato,
senza rimorsi: non mi veniva, m'ero cacciato in un'impresa troppo grossa, ancora troppo pesante per le mie spalle. Oh!
un giorno lo riprender, quando mi sentir pronto, e ne far altri ancora... cose da lasciarli stesi per terra!
E fece un gran gesto, come per spazzar via una folla; vuot un tubo di azzurro sulla tavolozza e poi sogghign
chiedendo che faccia avrebbe fatto davanti ai suoi quadri il suo primo maestro, pap Belloque, un vecchio capitano
monco che da un quarto di secolo insegnava in una sala del Museo il bel tratteggio ai ragazzini di Plassans. E d'altra
parte, a Parigi, Berthou, il celebre pittore di Nron au cirque, di cui aveva frequentato lo studio per sei mesi, non gli
aveva ripetuto almeno venti volte che non avrebbe combinato mai niente? Ah! Come li rimpiangeva, adesso, quei sei
mesi di tentativi idioti, di stupidi esercizi sotto la bacchetta di un brav'uomo con una testa tanto diversa dalla sua! E fin
per inveire contro tutta la fatica al Louvre; si sarebbe tagliato - diceva - la mano, piuttosto che tornare a rovinarsi gli
occhi su una di quelle copie che alterano per sempre la visione del mondo in cui c' la vita. Forse in arte c'era qualche
altra cosa che donare quello che si aveva dentro? Non si riduceva forse tutto a mettersi davanti una brava figliola e a
riprodurla come uno la sentiva? Forse un mazzo di carote, s, un mazzo di carote! studiato dal vivo, dipinto secondo il
gusto naf, non valeva gli immortali confettini dell'Accademia, quella pittura al succo di cicca, vergognosamente
confezionata su ricetta? Doveva arrivare il giorno in cui una sola carota originale sarebbe stata gravida di rivoluzione.

Per questo ora preferiva andare a dipingere allo studio Boutin, uno studio libero, gestito da un ex-modello a via della
Huchette. Quando aveva versato i suoi venti franchi al padrone poteva disporre di tutti i nudi che voleva, uomini, donne,
da farci un'orgia, l nel suo angolo. E s'accaniva, rimanendo senza mangiare e senza bere, lottando senza tregua con la
natura, ubriaco di lavoro, accanto a bellimbusti che lo accusavano di essere un ignorante fannullone e che parlavano con
arroganza dei loro studi, dato che copiavano nasi e bocche sotto l'occhio d'un maestro.
Sta a sentire, vecchio mio, quando uno di quei figuri avr messo su un busto come questo, che salga qui...
allora potremo parlare.
Con la punta del pennello indicava uno studio di nudo attaccato al muro, vicino alla porta. Era un lavoro
superbo, eseguito con la sicurezza del maestro; e accanto c'erano altri schizzi ammirevoli, certi piedi di bambina,
squisiti per la delicata verit, e soprattutto un ventre di donna, una carne di seta, palpitante, viva del sangue che scorreva
sotto la pelle. In quelle rare ore di contentezza, Claude si sentiva orgoglioso di alcuni studi, gli unici che lo
soddisfacessero, quelli che annunciavano un grande pittore, mirabilmente dotato, ostacolato da improvvise e
inesplicabili impotenze.
Andava avanti con foga, abbozzando a larghe pennellate la giacca di velluto, seguitando a inveire con la sua
intransigenza che non risparmiava nessuno:
Tutti imbrattatori d'immagini da due soldi, con reputazioni rubate, imbecilli o furbastri adoratori dell'idiozia
pubblica! Non uno con un po' di fegato che lasci andare uno schiaffo ai borghesi!... Prendi pap Ingres, non sai quanto
mi rivolta con la sua pittura appiccicosa, eppure un gran galantuomo, e lo trovo eccezionale e gli faccio tanto di
cappello, perch se ne infischiava di tutto e aveva un disegno da padreterno che ha imposto di forza agli idioti che oggi
sono convinti di capirlo... E dopo lui, stammi bene a sentire, ce ne stanno soltanto due, Delacroix e Courbet. Il resto,
tutta canaglia... Eh, che grandiosit, il vecchio leone romantico! Quello era un illustratore che faceva fiammeggiare i
colori! E che mano! Avrebbe ricoperto i muri di Parigi, se glieli avessero dati: la sua tavolozza ribolliva e straripava. Lo
so, non era che fantasmagoria: ma che importa! mi sta benissimo, ci voleva, per dar fuoco all'Accademia... Poi
arrivato l'altro, il rude operaio, il pittore pi pittore dei secolo, e con un mestiere assolutamente classico, cosa che
nessuno di quei cretini ha capito. Hanno urlato, porca miseria! hanno gridato alla profanazione, al realismo, laddove
questo famoso realismo si riduceva ai soggetti, e la visione restava quella dei vecchi maestri e l'esecuzione riprendeva e
continuava i bei pezzi dei nostri musei... Tutti e due, Delacroix e Courbet, sono arrivati al momento giusto. Hanno fatto
ciascuno il suo passo avanti. E adesso, oh! adesso...
Tacque, si tir indietro per giudicare l'effetto, rimase assorto un minuto nella sensazione della sua opera, poi
ripart:
Ora, c' bisogno di qualche altra cosa... Ah! che cosa? non lo so con esattezza! Se lo sapessi e se ne fossi
capace, sarei qualcuno. S, non ci sarei che io... So soltanto che il grande scenario romantico di Delacroix scricchiola e
va a fondo; e che la fosca pittura di Courbet puzza gi di chiuso, di muffa, di studio dove non entra mai il sole...
Capisci, forse ci vuole sole, aria pura, una pittura luminosa e giovane, le cose e le persone cos come si muovono nella
luce vera, ma insomma, come dirlo! la nostra pittura quella nostra, la pittura che i nostri occhi di oggi devono fare e
guardare.
La voce gli si spense di nuovo, annaspava, non ce la faceva a dare formulazione a quel sordo fermento d'un
futuro che gli ribolliva dentro. Cadde un grande silenzio, mentre, tutto vibrante, finiva di abbozzare la giacca di velluto.
Sandoz era stato a sentirlo senza abbandonare la posa. E, con le spalle girate, come se stesse parlando al muro
in una specie di sogno, disse a sua volta:
No, non lo sappiamo e bisognerebbe saperlo... Io, ogni volta che un professore ha voluto impormi una verit,
mi sono istintivamente ribellato, pensando: "s'inganna o m'inganna". Le loro idee mi esasperano, mi sembra che la
verit sia pi spaziosa... Ah! come sarebbe bello dedicare tutta la propria esistenza a una sola opera e tentare di metterci
cose, animali, uomini, l'immensa arca! E non nell'ordine dei manuali di filosofia, secondo l'idiota gerarchia di cui si
culla il nostro orgoglio; ma nel pieno flusso della vita universale, un mondo dove non fossimo altro che un accidente,
dove ogni cosa, dal cane che passa al selciato delle strade, valesse a completarci, a spiegarci; insomma, il grande Tutto,
senza altezza e bassezza, sporcizia o pulizia, cos com' articolato... indubbio che romanzieri e poeti si devono
rivolgere alla scienza, oggi l'unica fonte possibile. Ma il punto questo: come attingervi, come procedere di pari
passo? All'improvviso m'accorgo che sto annaspando... Ah! se sapessi, se solo sapessi, che volumi butterei in faccia alla
gente!
Tacque anche lui. L'inverno precedente aveva pubblicato il suo primo libro, una serie di gradevoli bozzetti
portati da Plassans, fra i quali solo qualche nota pi cruda tradiva il ribelle, l'appassionato di verit e di potere. Da allora
brancolava, s'interrogava nel tormento delle idee, ancora confuse, che gli martellavano la testa. Inizialmente, invaghito
di opere monumentali, aveva progettato una genesi dell'universo in tre fasi: la creazione, ricostruita secondo la scienza:
la storia dell'umanit, giunta al momento in cui gioca il suo ruolo nella catena degli esseri: il futuro, con gli esseri a
succedersi perennemente, protesi a creare il mondo con il lavoro senza tregua della vita. Ma si era raffreddato davanti
alle ipotesi eccessivamente azzardate di questa terza fase; ed era alla ricerca di un piano pi ristretto, pi umano, che
tuttavia potesse contenere la sua grande ambizione.
Ah, vedere tutto e tutto dipingere! riprese Claude, dopo un lungo intervallo. Avere chilometri di muri da
ricoprire, poter dipingere negli atri delle stazioni, nei mercati, nei municipi, in tutto quello che verr costruito quando
gli architetti non saranno pi dei cretini! E ci sar bisogno soltanto di muscoli e di una testa solida, perch non sono i
soggetti che mancheranno!... S, la vita cos come scorre nelle strade, la vita dei poveri e dei ricchi, nei mercati, alle

corse, sui viali, nel fondo dei vicoli affollati; e tutta la ridda dei mestieri; e tutte le passioni sciorinate, alla luce del sole;
e i contadini, gli animali, e le campagne!... Si vedr, si vedr, se sono una bestia! Sento le mani che mi formicolano. S!
tutta la vita moderna! Affreschi alti come il Panthon! Tutta una dannata sfilata di tele da far schiattare il Louvre!
Ogni volta che si ritrovavano insieme, il pittore e lo scrittore toccavano di solito quelle punte di esaltazione. Si
stimolavano vicendevolmente, s'inebriavano di gloria; ed era una tale esplosione di giovinezza, una tale passione del
lavoro che loro stessi, dopo, ne sorridevano, di quei grandi sogni orgogliosi, rinvigoriti, come nutriti di forza e agilit.
Claude, che era indietreggiato fino al muro, vi rimase addossato, abbandonandosi. Allora, Sandoz, stanco di
posare, lasci il divano e and a mettersi vicino a lui. Rimasero tutti e due a guardare, muti ancora una volta. Il signore
in giacca di velluto era completamente sbozzato; la mano, pi decisa del resto, metteva nell'erba una nota interessante,
con una felice freschezza di colore; e la macchia scura del dorso veniva fuori con tanto vigore che le piccole sagome
delle due donne che lottavano al sole sembravano essersi allontanate, nella rabbrividente luminosit della radura, mentre
la grande figura, la donna nuda e sdraiata, ancora appena delineata, fluttuava sempre simile a un corpo sognato, una Eva
desiderata, nascente dalla terra, con il suo viso che sorrideva, senza sguardo, le palpebre chiuse.
Sul serio, come lo chiamerai? domand Sandoz.
Plein air, rispose Claude, laconico.
Ma il titolo sembr eccessivamente tecnico allo scrittore che, senza volerlo, cedeva qualche volta alla
tentazione di introdurre la letteratura nella pittura.
Plein air, non dice niente.
Non deve dire qualcosa... Alcune donne e un uomo si riposano in una foresta, al sole. Non basta? Sta
tranquillo, ce n' abbastanza per fare un capolavoro.
Rovesci la testa e aggiunse fra i denti:
Porco cane, ancora nero! Ho nell'occhio quel maledetto Delacroix. E con tutto questo, niente! Quel tocco,
di Courbet... Ah! ci intingiamo tutti, nella zuppa romantica! Ci abbiamo sguazzato troppo da giovani, ce ne siamo
imbrattati fino al mento. Avremo bisogno di un bucato memorabile.
Sandoz alz le spalle con disperazione: anche lui si lamentava di essere nato all'incrocio tra Hugo e Balzac.
Tuttavia Claude rimase soddisfatto, nella felice eccitazione di una buona seduta. Se l'amico gli poteva dedicare altre due
o tre domeniche come questa, quel bravo signore era fatto, e con tutte le regole! Per questa volta, era pi che sufficiente.
Scherzarono tutti e due, dato che di solito ammazzava i modelli mollandoli solo quando erano sfiniti, distrutti dalla
fatica. Lui stesso aspettava di crollare, le gambe rotte e lo stomaco vuoto. E, poich il cucc suonava le cinque, si butt
sul pane avanzato divorandolo. Sfinito, lo spezzava con le dita che tremavano, masticandolo appena, tornato davanti al
suo quadro, catturato di nuovo dalla sua idea al punto da non ricordare neanche che stava mangiando.
Le cinque, disse Sandoz che si stirava con le braccia tese. Andiamo a mangiare... Ecco appunto Dubuche.
Stavano bussando, ed entr Dubuche. Era un ragazzone bruno, dal viso regolare e pieno, i capelli rasati e i baffi
gi folti. Dopo qualche stretta di mano, si ferm con aria sconcertata davanti al quadro. In fondo quella pittura
irregolare urtava la sua naturale posatezza, il suo rispetto di bravo scolaro per le formule stabilite, e solo l'antica
amicizia gl'impediva di avanzare le sue critiche. Ma questa volta tutto il suo essere si rivolt visibilmente.
E allora! Che c'? Non ti garba? chiese Sandoz che lo teneva d'occhio.
S, s, oh! molto ben dipinto! soltanto...
Avanti, tira fuori. Cos' che ti turba?
Soltanto, quel signore, tutto vestito, l, in mezzo a quelle donne nude... Non s' mai visto.
Subito gli altri due si misero a sbraitare. Al Louvre non c'erano cento quadri composti a quel modo? E poi, se
non s'era mai visto, era quello il momento. Se ne infischiavano assolutamente, del pubblico!
Senza scomporsi sotto la furia di queste risposte Dubuche ripeteva tranquillamente:
Il pubblico non capir... il pubblico trover che questa roba una porcheria... S, una porcheria.
Schifoso borghese! url Claude esasperato. Ah! t'hanno ridotto un bel cretino, all'Accademia, non eri cos
idiota!
Era la battuta corrente dei due amici, da quando seguiva il corso dell'Accademia delle Belle Arti. Allora batt
in ritirata, un poco preoccupato della violenza che stava prendendo la discussione; e si salv dando addosso ai pittori.
Certo, avevano tutte le ragioni, i pittori all'Accademia erano una bella razza di cretini. Ma per gli architetti era un'altra
questione. Dove volevano che facesse i suoi studi? Doveva seguire per forza quella trafila, il che non gli avrebbe
impedito, pi tardi, di regolarsi secondo le sue idee. E ostent un piglio molto rivoluzionario.
Bene! disse Sandoz, dal momento che ti sei scusato, andiamo a mangiare.
Ma Claude, meccanicamente, aveva ripreso un pennello e s'era rimesso al lavoro. Ora, vicino al signore in
giacca, la figura della donna non reggeva pi. Innervosito, impaziente, la ripassava con tocchi vigorosi per rimetterla sul
piano che doveva occupare.
Vieni? ripet l'amico.
Un momento, che diavolo! Non ci corre dietro nessuno... Lasciami indicare questo e sono da voi.
Sandoz scroll la testa; poi, con dolcezza, per paura di esasperarlo ancora di pi:
Hai torto ad accanirti, vecchio mio... S, sei stremato, stai crepando dalla fame e finirai per rovinare tutto,
come l'altro giorno.
Il pittore gli tronc la parola con un gesto irritato. Era la solita storia: non poteva interrompersi a comando, si
ubriacava di lavoro nel bisogno di possedere una certezza immediata, di provare a se stesso che era giunto al suo

capolavoro. In mezzo alla gioia per una buona seduta insorgevano dubbi a farlo disperare: aveva fatto bene a dare tanto
spicco alla giacca di velluto? avrebbe ritrovato la nota squillante che voleva per la sua figura nuda? Meglio morire l che
non saperlo subito. Febbrilmente tir fuori dalla cartella dove l'aveva nascosta la testa di Christine, aiutandosi su quel
documento preso dal vivo.
Guarda! grid Dubuche. E dove l'hai disegnata?... Chi ?
Claude, turbato da quella domanda, non rispose per niente; poi, senza riflettere, lui che diceva tutto, ment,
cedendo a un singolare pudore, a un indefinibile desiderio di tenere solo per s la sua avventura.
Allora, chi ? ripet l'architetto.
Oh, nessuno, una modella.
Davvero, una modella! Giovanissima, no? Ed molto carina... Dovresti darmi il suo indirizzo, non per me,
per uno scultore che cerca una Psiche. L'indirizzo segnato l?
E Dubuche s'era girato verso un'ala di muro dove erano scritti a matita, per tutti i versi, gli indirizzi dei
modelli. Soprattutto le donne lasciavano l, a grossi caratteri infantili, i loro biglietti da visita. Zo Pidefer, rue
Campagne-Premire 7, una bruna alta, col ventre che cominciava a sciuparsi, tagliava in due la piccola Flore
Beauchamp, rue de Laval 32, e Judith Vaquez, rue de Rocher 69, un'ebrea, l'una e l'altra molto giovani, ma troppo
magre.
Di', ce l'hai l'indirizzo?
Allora Claude si arrabbi.
E lasciami in pace!... Che vuoi che ne sappia... Sei seccante a disturbare sempre quando uno lavora!
Sandoz non aveva detto niente, da prima sbalordito, poi sorridente. Era pi sottile di Dubuche e gli fece un
cenno d'intesa, quindi si misero a fare i buffoni. Scusi! Scusi tanto! Dal momento che il signore le conservava per suo
uso privato non gli avrebbero pi chiesto di prestarle. Ah! il bellimbusto che si pagava le belle ragazze! E dove l'aveva
rimediata? In una gargotta di Montmartre o su un marciapiede di piazza Maubert?
Sempre pi inquieto il pittore si agitava.
Quanto siete idioti, miodio! Se sapeste quanto siete idioti!... Ma basta, mi fate pena.
La voce gli si era cos alterata che gli altri due tacquero immediatamente e lui, dopo aver cancellato ancora una
volta la testa della figura nuda, la disegn di nuovo e la ridipinse, confrontandola alla testa di Christine, con mano
violenta, malferma, insicura. Poi attacc il seno, appena indicato nello studio. La sua eccitazione cresceva, sopraffatto
dalla passione del casto per la carne della donna, un amore folle di nudit desiderate e mai possedute, una impotenza a
raggiungere la soddisfazione, a creare tutti quei corpi che avrebbe voluto stringere perdutamente fra le braccia. Quelle
ragazze che cacciava dal suo studio lui le adorava nei suoi quadri, le accarezzava e le violentava, disperato fino alle
lacrime di non poterle fare pi belle e pi vive.
Ehi, dieci minuti, no? ripet. Fisso le spalle per domani e scendiamo.
Sandoz e Dubuche, sapendo che era impossibile impedirgli di distruggersi in quel modo, si rassegnarono. Il
secondo si accese la pipa e si sdrai sul divano: lui solo fumava, gli altri due non erano riusciti ad abituarsi al tabacco,
sempre aggrediti dalla nausea per un sigaro troppo forte. Poi, quando fu sdraiato sulla schiena, lo sguardo perduto nelle
nuvole di fumo che soffiava fuori, si mise a parlare di se stesso, a lungo, con parole monotone. Ah! questa maledetta
Parigi, ti logorava la pelle per arrivare a una posizione! Ricordava i suoi quindici mesi d'apprendistato presso il celebre
Dequersonnire, antico vincitore del Premio Roma, oggi architetto di pubblici edifici, ufficiale della Legion d'Onore,
membro dell'Istituto, col suo capolavoro, la chiesa Saint-Mathieu, che stava a met fra lo sformato e l'orologio a
pendolo stile Impero: un brav'uomo, che in fondo in fondo disprezzava condividendone per il rispetto per le vecchie
forme classiche. Senza i compagni d'altra parte non avrebbe imparato un granch, nello studio di rue du Four, dove il
padrone passava distrattamente tre volte alla settimana: buontemponi feroci, quei compagni, che da principio gli
avevano reso la vita un bel po' dura ma che almeno gli avevano insegnato a impiantare una struttura, a disegnare e
rifinire un progetto. E quanti pasti a base di una tazza di cioccolato e un panino, per poter versare i venticinque franchi
all'economo! E quanti fogli scarabocchiati faticosamente, quante ore passate a ponzare su tomi e tomi prima di avere il
coraggio di presentarsi all'Accademia! E con tutto questo, aveva rischiato la bocciatura, malgrado i suoi sforzi di grande
lavoratore: gli mancava l'immaginazione, le sue prove scritte, una cariatide e una sala da pranzo estiva, molto mediocri,
l'avevano classificato fra gli ultimi; anche se si era rifatto agli orali, coi calcoli logaritmici, le figure geometriche e
l'esame di storia, perch era ferratissimo nella parte scientifica. Ora che era entrato all'Accademia, come allievo di
seconda classe, si doveva dar da fare per conquistarsi il diploma di prima classe. Che vita da cani! Non sarebbe mai
finita!
Allarg le gambe in aria, sopra i cuscini, e aspir pi forte, a tirate regolari.
Corso di prospettiva, corso di geometria descrittiva, corso di stereotomia, corso di costruzione, storia dell'arte,
ah! te ne fanno riempire di fogli, a furia di prendere appunti... E tutti i mesi un concorso d'architettura, tante volte un
semplice schizzo, tante altre un progetto. Non c' da trastullarsi se si vuole passare agli esami e strappare le menzioni
necessarie, soprattutto quando, oltre a questi compiti, devi pure trovare il tempo per guadagnarti il pane... Per me, ci sto
schiattando...
Un cuscino era scivolato per terra, lo raccolse con l'aiuto dei piedi.
Con tutto questo, sono fortunato. Ci sono tanti compagni che cercano un posto senza cavare un ragno dal
buco. L'altro ieri ho scoperto un architetto che lavora per un grosso imprenditore, oh! non s'ha neppure l'idea d'un
architetto cos ignorante: un bestione, incapace di sbrogliarsela con un calco; mi d venticinque soldi all'ora e gli

rimetto le sue case in piedi... Cade giusto a puntino, mia madre m'aveva fatto capire che era completamente a secco.
Povera mamma, gliene devo restituire, di denaro!
Dato che Dubuche parlava evidentemente per se stesso, rimestando i suoi pensieri quotidiani, la sua costante
preoccupazione di far subito soldi, Sandoz non si dava la pena di starlo a sentire. Aveva aperto la finestrella e s'era
seduto a fior di tetto, insofferente, a lungo andare, del caldo che regnava nello studio. Fin per con l'interrompere
l'architetto.
Senti un po', vieni a pranzo gioved? Ci saranno tutti. Fagerolles, Mahoudeau, Jory, Gagnire.
Ogni gioved si riuniva da Sandoz l'intero gruppo degli amici di Plassans, pi altri conosciuti a Parigi, tutti
rivoluzionari, animati dalla medesima passione dell'arte.
Gioved prossimo, non credo, rispose Dubuche. Devo andare da certa gente, a un ballo.
Speri di far fuori una dote?
Non sarebbe mica una brutta cosa!
Scroll la pipa sul palmo della mano sinistra per vuotarla; e con un improvviso salto di tono:
Mi stavo dimenticando... Ho ricevuto una lettera di Pouillaud.
Anche tu!... E che succede, s' spremuto, Pouillaud! Ecco uno che l'ha imbroccata storta!
Ma perch? Subentrer al padre, si manger tranquillamente i suoi soldi, laggi. La sua lettera molto
ragionevole, l'ho sempre detto che ci avrebbe dato una lezione a tutti, con quella sua aria da buffone... Ah, quell'animale
di Pouillaud!
Sandoz stava per replicare, furioso, quando una bestemmia disperata di Claude li interruppe. Quest'ultimo, da
quando s'era rimesso al lavoro, era rimasto a denti stretti, non sembrava neppure sentirli.
Perdio, ancora sbagliato... Decisamente sono una bestia, non combiner mai niente!
E di slancio, in una crisi di rabbia folle, stava per scagliarsi sulla sua tela, per spaccarla col pugno. Gli amici lo
trattennero. Andiamo, era puerile, arrabbiarsi a quel modo! Avrebbe fatto un bel guadagno a rimanere col rimpianto
mortale d'aver rovinato la sua opera. Ma lui, ancora tremante, ripiomb nel silenzio, e guardava il quadro senza
rispondere, con uno sguardo ardente e fisso, dove bruciava il doloroso tormento della sua impotenza.
Dalle sue dita non usciva pi niente di luminoso, niente di vivo, il petto della donna s'impastava di toni pesanti;
quel corpo luminoso, che sognava splendente, lo imbrattava, non riusciva neppure a metterlo sul piano giusto. Ma che
cosa si ritrovava nella testa, per sentirla cos distrutta da quella inutile fatica? Forse una lesione agli occhi gl'impediva di
veder giusto? Forse erano le mani che non gli appartenevano pi, dal momento che si rifiutavano di obbedirgli? Ci
perdeva la testa, rimaneva sbalordito davanti a quell'enigma ereditario che talvolta lo rendeva cos felicemente creativo,
tal'altra lo rimbecilliva di sterilit, al punto che dimenticava i primi rudimenti del disegno. E sentire il proprio essere
turbinare in una nausea di vertigine, e restare l lo stesso, col furore di creare, quando tutto ti sfugge, ti si sbriciola
intorno, l'orgoglio del lavoro, la gloria sognata, l'esistenza intera!
Ascolta, vecchio mio, riprese Sandoz, non per rinfacciartelo, ma sono le sei e mezzo e ci stai facendo
morire di fame... Fa' il bravo, scendi con noi.
Claude pul con la trementina un angolo della tavolozza, ci vuot sopra altri tubi di colore, rispose con una
parola sola, che rimbomb:
No!
Per dieci minuti non parl pi nessuno, il pittore fuori di s a lottare con la sua tela, gli altri due turbati e
addolorati da quella crisi che non sapevano come risolvere. Poi, dato che stavano bussando alla porta, l'architetto si
mosse per andare ad aprire.
Chi si vede! pap Malgras!
Il mercante di quadri era un omaccione infagottato in una vecchia redingote verde, lercia, che gli dava l'aria
d'un malandato vetturino, coi capelli bianchi tagliati a spazzola, e la faccia rossa, chiazzata di viola. Disse, con una voce
roca da alcolizzato:
Passavo per caso per la strada, qui di fronte, ho visto il signore alla finestra e sono salito...
S'interruppe di fronte al silenzio del pittore che s'era rigirato verso il suo quadro, con un moto d'esasperazione.
Non che si sentisse turbato, era anzi assolutamente a suo agio, ben piantato sulle robuste gambe, mentre andava
esaminando con gli occhi striati di sangue il quadro abbozzato. Lo giudic senza tanti scrupoli, con una frase che era un
misto d'ironia e di tenerezza:
Questa s che un'opera!
E poich nessuno fiatava, si mise tranquillamente a passeggiare nello studio a piccoli passi, guardando lungo i
muri.
Pap Malgras, sotto lo spesso strato di grasso, era un valente intenditore, che aveva il gusto e il fiuto della
buona pittura. Non si confondeva mai con gli imbrattatori mediocri, puntava dritto, d'istinto, sugli artisti originali,
ancora contestati, di cui il suo paonazzo naso da ubriacone fiutava da lontano la riuscita. Questo non gl'impediva di
mercanteggiare ferocemente, con una scaltrezza implacabile, per portarsi via a basso prezzo il quadro che gli faceva
gola. Poi si contentava d'un guadagno da onest'uomo, il venti, al massimo il trenta per cento, avendo puntato sul rapido
ricambio del suo piccolo capitale, senza comprare mai nulla al mattino che non sapesse a quale dei suoi amatori avrebbe
rivenduto la sera. Oltre tutto, sapeva mentire in modo eccelso.
Fermo accanto alla porta, di fronte agli studi dipinti da Boutin, li contempl in silenzio per qualche minuto, gli
occhi che gli luccicavano della soddisfazione dell'intenditore, prudentemente spenta dalle pesanti palpebre. Che talento,

che sentimento della vita in questo pazzo che perdeva il suo tempo dietro quella roba immensa che non voleva nessuno!
Lo estasiavano soprattutto le belle gambe della ragazzetta, il mirabile ventre della donna. Ma non erano cose da
vendere, e la sua scelta era gi fatta, un piccolo schizzo, un angolo di campagna di Plassans, violento e delicato, che
faceva finta di non vedere. Infine si avvicin e disse con negligenza:
E questo qui che cos'? Ah! s, una delle vostre cosette del Midi... troppo crudo, ho ancora quelle due che vi
ho comprato.
E continu a cantilenare, interminabilmente:
Forse non mi crederete, signor Lantier, questa roba non si vende affatto, affatto. Ne ho pieno un
appartamento, ho sempre paura di fracassare qualcosa, quando mi giro. Non posso pi andare avanti, parola mia! Andr
a finire che liquido tutto e mi ricovero in ospedale... Non cos? Voi mi conoscete, ho il cuore pi grande della tasca,
non voglio altro che favorire i giovani di talento come voi... Oh! quanto a questo ne avete, di talento, non faccio altro
che urlarglielo. Ma che volete? non fanno presa, ah! no, non fanno presa!
Faceva il commosso; poi, con l'impulso di chi sta commettendo una follia:Insomma, non voglio essere venuto
per niente... Quanto mi chiedete per questo schizzo?
Claude, furibondo, seguitava a dipingere sobbalzando dal nervosismo. Rispose seccamente, senza voltare la
testa:
Venti franchi.
Che? Venti franchi! Siete pazzo! M'avete venduto gli altri a dieci franchi al pezzo... Oggi sono disposto a dare
otto franchi, non un soldo di pi.
Di solito il pittore cedeva subito, vergognoso e stremato da quelle discussioni miserabili, ben felice, in fondo,
di rimediare un poco di denaro. Ma questa volta s'impunt, cominci a scagliare insulti sulla faccia del mercante di
quadri che si mise a maltrattarlo, gli ritir ogni talento, lo ricopr d'invettive trattandolo da figlio ingrato. Intanto aveva
tirato fuori dalla tasca, una alla volta, tre monete da cento soldi; le lanci da lontano, come piastrelle, sulla tavola, dove
tintinnarono contro i piatti.
Una, due, tre... non una di pi, capito? gi ce n' una di troppo e me la restituirai, te la tratterr su un altro
pezzo, parola d'onore!... Quindici franchi, questa roba! Ah, ragazzo mio, hai torto, e questo un brutto tiro di cui ti
pentirai!
Claude, esausto, lo lasci staccare la tela; spar come per incanto nella grande redingote verde. Era scivolata
nel fondo di qualche tasca speciale? dormiva sotto i risvolti? Nessun rigonfio l'indicava.
Fatto il colpo, pap Malgras si diresse verso la porta, subito rabbonito. Ma ci ripens e torn indietro, con la
sua aria bonacciona:
Statemi a sentire, Lantier, mi serve un gambero... Me lo dovete, no, dopo avermi munto... Io vi porter il
gambero, voi ci farete la natura morta e ve lo terrete per il disturbo, lo mangerete con gli amici. Intesi, no?
A questa proposta, Sandoz e Dubuche, che fino allora erano rimasti a sentire tutti incuriositi, scoppiarono in
una risata cos fragorosa che anche il mercante si mise a ridere. Queste carogne di pittori, non combinavano niente di
buono, crepavano di fame. Che sarebbero diventati, quei maledetti fannulloni, se ogni tanto pap Malgras non si fosse
presentato con un bel cosciotto, una arzilla fresca fresca o un gamberone col suo ciuffo di prezzemolo?
Avr il mio gambero, eh? Lantier... Grazie tante.
S'era piantato di nuovo davanti alla grande tela sbozzata, col suo sorriso ironicamente ammirato. Infine se ne
and, ripetendo:
Questa s che un'opera!
Claude prov a riprendere in mano la tavolozza e i pennelli. Ma le gambe gli si piegavano, le braccia gli
ricaddero, torpide, come legate al corpo da una forza superiore. Nel grande silenzio lugubre che s'era fatto dopo lo
schiamazzo della discussione, barcollava, accecato, smarrito, davanti alla sua opera informe. Allora balbett:
Ah! non ce la faccio pi, non ce la faccio pi... Quel porco m'ha distrutto!
Al cucc suonavano le sette, stava l a lavorare da otto lunghe ore, senza aver mangiato altro che una crosta di
pane, senza un minuto di riposo, in piedi, squassato dalla febbre. Il sole ora tramontava, lo studio cominciava a incupirsi
d'ombra, in quella fine della giornata che si tingeva di angosciosa malinconia. Quando la luce se ne andava cos su una
crisi di lavoro malriuscito, era come se il sole non dovesse pi riapparire, dopo essersi portato via la vita, la risonante
felicit dei colori.
Vieni, supplic Sandoz, con la tenerezza d'una piet fraterna. Vieni, vecchio mio.
Dubuche aggiunse da parte sua:
Domani vedrai meglio. Vieni a mangiare.
Per un attimo ancora Claude rifiut di arrendersi, rimaneva incollato al suolo, sordo alle voci amiche, feroce
nel suo incaponimento. Ma che voleva fare, con quelle dita rigide che lasciavano cadere il pennello? Non lo sapeva; ma
anche se non ce la faceva pi, era invasato dal desiderio furibondo di potere ancora, di creare pur che fosse. E anche se
non faceva niente, almeno restava, non lasciava il campo. Poi si decise, un brivido lo attravers tutto, come un grande
singhiozzo. Aveva impugnato con le due mani un coltello a paletta, molto largo; e con un colpo solo, lentamente,
profondamente, raschi la testa e il seno della donna. Fu un autentico assassinio, un annientamento: tutto scomparve in
una poltiglia melmosa. Allora, accanto al signore nella sua giacca aitante, fra gli arbusti luminosi dove si trastullavano
le due piccole lottatrici cos chiare, non rimase altro, di quella donna nuda ormai priva della testa e del seno, che un
troncone mutilo, vaga macchia cadaverica, carne di sogno dissolta e morta.

Sandoz e Dubuche gi scendevano rumorosamente la scala di legno. E Claude li segu, fuggendo via dalla sua
opera, con la mostruosa sofferenza di lasciarla cos, sfregiata da una piaga aperta.
III

L'inizio della settimana per Claude fu disastroso. Era precipitato in una di quelle fasi di dubbio che gli
facevano esecrare la pittura, con l'odio d'un amante tradito che ricopre d'ingiurie l'infedele, torturato dal bisogno di
adorarla ancora, e il gioved, dopo tre orrende giornate di lotta vana e solitaria, usc alle otto del mattino, chiuse con
violenza la porta, cos scorato da giurare che non avrebbe pi toccato pennello. Quando era sconvolto da una di queste
crisi c'era solamente un rimedio: smemorarsi, attaccare briga coi compagni, camminare soprattutto, camminare per
Parigi fino a che il caldo e l'odore di battaglia dell'asfalto lo avessero rinvigorito nel cuore e nel corpo.
Quel giorno, come tutti i gioved, avrebbe pranzato da Sandoz, dove si riunivano. Ma che fare, fino alla sera?
L'idea di starsene solo, a mangiarsi il fegato, lo gettava nella disperazione. Sarebbe corso immediatamente dall'amico se
non avesse saputo che stava in ufficio. Poi gli venne in mente Dubuche, ed esit, poich la loro vecchia amicizia si
andava raffreddando, in quegli ultimi tempi. Sentiva che fra loro non c'era pi lo spirito fraterno delle ore di tensione,
cominciava a sospettare che fosse poco intelligente, ostile, catturato da altre ambizioni. A che porta bussare, per? E si
decise ad andare in rue Jacob, dove l'architetto aveva una stanzetta al sesto piano d'un grande casamento squallido.
Claude stava gi al secondo piano quando la portiera lo richiam gridandogli con tono acido che il signor
Dubuche non era in casa e non ci aveva neppure dormito. Lentamente si ritrov per la strada, stupefatto dall'enormit di
quell'evento, una fuga di Dubuche! Era una iella incredibile. Vag per qualche momento senza meta. Poi, mentre si
fermava all'angolo della rue de Seine, non sapendo da quale parte girare, si ricord improvvisamente di quello che gli
aveva raccontato l'amico: una certa notte passata allo studio Dequersonnire, una ultima notte terribilmente faticosa, la
vigilia del giorno in cui si dovevano consegnare all'Accademia i progetti degli allievi. Si diresse subito verso la rue du
Four, in cui si trovava lo studio. Fino allora aveva evitato di andare a prendere Dubuche per paura dei berci con cui i
profani venivano accolti. Ma ora ci si dirigeva speditamente, la sua timidezza s'era fatta baldanzosa per la disperazione
di rimanere solo, tanto che si sentiva pronto a sfidare le ingiurie pur di conquistarsi un compagno di sventura.
Lo studio era nel punto pi stretto di rue du Four, in fondo a un vecchio fabbricato scrostato. Bisognava
attraversare due cortili fetidi e si arrivava in un terzo dove s'innalzava di traverso una specie di rimessa chiusa, un
grosso stanzone di tavole e calce, utilizzato un tempo da un imballatore. Da fuori, attraverso le quattro grandi finestre
coi vetri inferiori impiastricciati di biacca, si vedeva soltanto il soffitto nudo, imbiancato a calce.
Claude, dopo aver, bussato alla porta, rimase immobile sulla soglia. La vasta stanza si estendeva coi suoi
quattro lunghi tavoli, perpendicolari alle finestre, tavoli doppi, molto larghi, occupati da due file di allievi, ingombri di
spugne bagnate, scodellini, vasi d'acqua, candelieri di ferro, casse di legno, le casse in cui ciascuno riponeva il blusotto
di tela bianca, compassi e colori. In un angolo, la stufa abbandonata l dall'ultimo inverno, si arrugginiva accanto a
residui di carbone, che non erano stati spazzati: all'altro angolo, invece, era appesa una grossa vasca di zinco, fra due
asciugamani. E, nella nudit di questo grosso androne maltenuto, lo sguardo era attirato soprattutto dai muri dove si
allineavano in alto, su certi ripiani, una baraonda di calchi mentre in basso erano sommersi da una selva di righe e
squadre, da un ammasso di tavolette da acquarello legate, a fasci, da cinghie. A mano a mano tutti i pezzi di muro liberi
s'erano insudiciati di scritte, disegni, in uno spumeggiante crescendo, buttati l come sui margini d'un libro
perennemente aperto. C'erano caricature di compagni, sagome d'oggetti osceni, parole da far impallidire un secondino,
motti, conti, indirizzi: il tutto dominato, annientato da questa laconica riga da processo-verbale, piazzata in
bell'evidenza, a caratteri vistosi: Il 7 giugno, Gorju ha detto che se ne frega di Roma. Firmato: Godemard.
Il pittore era stato accolto da un grugnito, il grugnito delle belve disturbate nella loro tana. A tenerlo immobile
era l'aspetto della stanza, al mattino della notte del carretto come gli architetti chiamavano quella estrema notte di
lavoro. Dal giorno prima l'intero studio, sessanta allievi, erano chiusi l dentro, quelli che non dovevano consegnare i
progetti, i negri, stavano l ad aiutare gli altri, i concorrenti in ritardo, costretti a sbrigare in dodici ore il lavoro di otto
giorni. Dopo mezzanotte, s'erano rimpinzati di salumi e di vino scadente. Verso l'una, come dessert, avevano fatto
venire tre dame da una casa vicina. E senza rallentare il lavoro, la festa s'era trasformata in un'orgia romana, in mezzo al
fumo delle pipe. Per terra c'erano ancora mucchi di carte oliate, fondi di bottiglie rotte, pozze torbide che il pavimento
di legno finiva di assorbire, mentre nell'aria galleggiava ancora il profumo acre di muschio delle donne, mescolato a
quello dei salami e del vinaccio.
Alcune voci urlarono selvaggiamente:
Fuori!... Guarda che muso!... E che vuole, questa mummia?... Fuori! fuori!
Claude, investito da quella tempesta, barcoll un istante, stordito. Erano arrivati alle parole pi laide, giacch
faceva molto fine, anche per i pi signori, fare a gara in sconcezze. Intanto si andava riprendendo e li rimboccava,
finch Dubuche lo riconobbe. Dubuche divent tutto rosso, perch odiava simili storie. Si vergognava per l'amico e si
precipit, sotto gli urli ora rivolti contro di lui, e balbett:
Come! sei tu!... T'avevo detto di non entrare mai... Aspettami un momento nel cortile.
In quel momento Claude, che indietreggiava, corse il rischio d'essere schiacciato da un carretto a mano che due
ragazzoni barbuti trascinavano al galoppo. Era da quel carretto che la notte della sfacchinata prendeva nome; e da otto

giorni gli allievi, in ritardo per i miserabili lavori eseguiti fuori a pagamento, ripetevano il grido:Oh! sto proprio sul
carretto! Appena comparve, scoppi il putiferio. Erano le nove meno un quarto, c'era appena il tempo d'arrivare
all'Accademia. La stanza si svuot in una baraonda enorme; ognuno tirava fuori il suo telaio, in mezzo alle gomitate, e
chi tentava ostinatamente di finire un dettaglio era preso a spintoni e portato via in meno di cinque minuti i lavori di
tutti si trovarono ammucchiati nella carrozza e i due ragazzoni barbuti, gli ultimi arrivati allo studio, se l'attaccarono
dietro come fossero due animali e tirarono a passo di corsa, mentre tutti gli altri in frotta vociferavano e spingevano da
dietro. Fu come una rottura di diga, i due cortili furono attraversati in un fracasso di torrente, la strada invasa dal
codazzo urlante.
Intanto Claude s'era messo a correre vicino a Dubuche, che veniva in coda, tutto contrariato di non aver avuto
un quarto d'ora in pi per ritoccare un acquarello.
E dopo che fai?
Oh! devo correre tutto il giorno.
Il pittore si disper vedendo che quell'amico gli sfuggiva ancora.
Bene, ti lascio... Non ci sei, stasera, da Sandoz?
Credo di s, a meno che non mi trattengano a pranzo da qualche altra parte.
Ansimavano tutti e due. La banda, senza rallentare, allungava la strada per portare in giro il pi possibile quella
cagnara. Dopo aver disceso la rue du Four era ruzzolata per la piazza Gozlin e si scaraventava nella rue de l'Echaud. In
testa, il carretto a mano, tirato, sospinto sempre pi forte, rimbalzava sul selciato disuguale con una penosa danza dei
telai di cui era piena; poi, il codazzo galopp, costringendo i passanti ad appiattirsi contro le case, se non volevano
essere travolti; e i negozianti, a bocca aperta sulle loro porte, credevano che ci fosse una rivoluzione. Tutto il quartiere
era sottosopra. A rue Jacob il parapiglia fu tale, in mezzo a grida quasi angosciose, che alcune persiane furono serrate.
Come arrivarono finalmente a rue Bonaparte, un ragazzone biondo fece la mossa di afferrare una piccola cameriera,
impietrita sul marciapiede, e di trascinarla via. Una pagliuca nel torrente.
Allora, addio, disse Claude. A questa sera!
S, a stasera!
Il pittore, senza fiato, s'era fermato all'angolo della rue des Beaux-Arts. Davanti a lui, il cortile dell'Accademia
era spalancato e tutto vi si inabiss.
Dopo aver preso fiato qualche minuto, Claude riguadagn rue de Seine. La sua iella aumentava: era scritto che
quella mattina non avrebbe scovato un amico; risal la strada, camminando lentamente fino a piazza del Panthon, senza
una idea precisa: poi gli venne in mente che poteva sempre entrare in delegazione a dare una stretta di mano a Sandoz.
Sarebbero stati dieci minuti decenti. Ma rimase interdetto quando un ragazzo gli rispose che il signor Sandoz aveva
chiesto un giorno di permesso per un funerale. Conosceva gi quella storia, il suo amico adduceva quel motivo quando
voleva rimediare tutta per s una giornata di buon lavoro. E si stava gi mettendo a correre quando un istinto fraterno
d'artista, lo scrupolo dell'onesto lavoratore, lo arrest: era un delitto andare a disturbare un brav'uomo, rovesciargli
addosso lo scoraggiamento di un'opera ribelle proprio nel momento in cui stava validamente buttando gi la sua.
Era giocoforza che Claude si rassegnasse. Trascin la sua cupa malinconia sul lungofiume fino a mezzogiorno,
la testa cos pesante, cos confusa per il continuo pensiero della sua impotenza che distingueva appena come attraverso
la nebbia il corso dell'amata Senna. Si ritrov poi nella rue de la Femme-sans-tte, dove mangi da Gomard, un'osteria,
attratto dall'insegna:Au chien de Montargis. Ai tavoli c'erano dei muratori, con le camicie impiastricciate di calce. E
come loro, insieme a loro, Claude mangi il piatto del giorno da otto soldi: una scodella di brodo, dove inzupp il pane,
e un pezzo di bollito con contorno di fagioli su un piatto umido di risciacquatura. Ed era anche troppo, per una bestia
che non conosceva il suo mestiere quando un disegno non gli veniva, si abbatteva, si metteva al di sotto dei manovali
che almeno avevano braccia robuste per eseguire il loro lavoro. Per un'ora s'attard l, abbrutendosi fra le conversazioni
dei tavoli vicini. Uscito fuori, riprese il suo vagabondare lento, senza meta.
Ma a piazza dell'Htel de Ville un'idea gli fece affrettare il passo. Perch non aveva pensato a Fagerolles? Era
simpatico, Fagerolles, bench allievo dell'Accademia delle Belle Arti; e allegro, e per niente stupido. Si poteva parlare,
con lui, anche quando difendeva la cattiva pittura. Se aveva mangiato a casa del padre, a rue Vieille-du-Temple, di
sicuro stava ancora l.
Entrando in quella via stretta, Claude prov un senso di refrigerio. La giornata si stava facendo molto calda e
una umidit saliva dall'asfalto, bagnato e grasso, nonostante il cielo sereno, per il continuo calpestio dei passanti. Ogni
minuto qualche spintone lo costringeva a scendere dal marciapiede rischiando cos di essere investito dai camion e dai
furgoni. La strada per lo divertiva, con la confusione delle case male allineate, dalle facciate piatte, colorate d'insegne
fin sotto le grondaie, bucate da finestrine dietro le quali si sentiva il ronzio di tutti i telai privati di Parigi. In uno dei
punti pi stretti, si ferm attratto da un negozietto di giornali, fra un parrucchiere e una rivendita di trippa, una mostra di
vignette imbecilli, sdolcinate romanticherie mescolate a volgarit da caserma. Fermo davanti a quelle immagini, un
ragazzone pallido sognava, due ragazzini si spingevano sogghignando. Li avrebbe picchiati tutti e tre, e s'affrett ad
attraversare la strada perch la casa di Fagerolles stava proprio l di fronte, una vecchia casa scura che superava le altre,
picchiettata dagli schizzi fangosi del rigagnolo. E poich stava arrivando un autobus fece appena in tempo a saltare sul
marciapiede: le ruote gli sfiorarono il petto, e uno spruzzo lo bagn fino alle ginocchia.
Fagerolles padre, fabbricante d'imitazioni in zinco, aveva lo studio al pianterreno e al primo piano, per
riservare come deposito dei suoi campionari i due grandi vani luminosi che davano sulla strada, occupava un quartierino
buio, sul cortile, asfittico come una cantina. L era cresciuto suo figlio Henri, autentico prodotto della strada parigina,

sull'orlo di quel marciapiede corroso dalle ruote, bagnato dal rigagnolo, davanti ai negozietti di stampe, di trippa e del
parrucchiere. Dapprima il padre ne aveva fatto un disegnatore d'ornati, per suo uso privato. Poi, quando il ragazzino
aveva manifestato ambizioni maggiori, appassionandosi alla pittura, parlando d'Accademia, c'erano state liti, schiaffi,
una serie di arrabbiature e riconciliazioni. Ancora oggi, nonostante i primi successi riportati da Henri, il fabbricante di
imitazioni in zinco, pur rassegnandosi a lasciarlo libero, lo trattava con durezza come un figlio che gli avvelenava la
vita.
Dopo essersi scrollato, Claude infil l'androne della casa, una galleria profonda, aperta su un cortile dalla luce
verdastra, e dall'odore appiccicoso e muffo di pozzo. La scala era tutta esterna, una larga scala protetta da una tettoia,
con la ringhiera mangiata dalla ruggine. Quando il pittore pass davanti ai magazzini del primo piano scorse attraverso
una porta a vetri il signor Fagerolles intento a esaminare i suoi campioni. Allora, volendo essere educato, entr,
malgrado lo scoramento d'artista per tutto quello zinco colorato in bronzo, tutto quel vezzoso, raccapricciante e falso
imitaticcio.
Buongiorno, signore.... Henri in casa?
L'imitatore, un omaccione livido, si raddrizz in mezzo ai suoi portafiori, caraffe e statuette. Teneva in mano
un nuovo modello di termometro, una giocoliera accovacciata che reggeva sul naso il leggero tubo di vetro.
Henri non tornato a pranzo, rispose seccamente.
Quell'accoglienza sconcert il giovane. Ah! non tornato... Vi chiedo scusa. Buonasera, signore
Buonasera.
Fuori, Claude bestemmi fra i denti. Totale disdetta. Anche Fagerolles gli scappava. Si malediceva per essere
venuto e aver provato interesse per quella vecchia strada pittoresca, inferocito per quel cancro romantico che seguitava
a portarsi dentro forse era proprio quello il suo male, quell'idea falsa che talvolta avvertiva come una sbarra attraverso la
testa. E quando si ritrov di nuovo sul lungofiume gli balen l'idea di tornare a casa per vedere se il suo quadro era
veramente cos malvagio. Ma soltanto a pensarlo si sent rabbrividire. Il suo studio gli sembrava un luogo di orrori,
dove non poteva pi vivere, come se ci avesse lasciato il cadavere d'un appestato. No, no, salire i tre piani, aprire la
porta, ritrovarsi di fronte a quella cosa: sarebbe occorsa una forza superiore al suo coraggio! Attravers la Senna,
percorse tutta la rue Saint-Jacques. Non poteva farci niente: era troppo infelice, sarebbe andato a rue d'Enfer, a
corrompere Sandoz.
Il piccolo appartamento, al quarto piano, era composto da una stanza da pranzo, una camera da letto e una
stretta cucina, occupati dal figlio, mentre la madre, sempre a letto a causa della paralisi, occupava dall'altra parte del
pianerottolo una camera dove viveva in una solitudine sventurata e volontaria. La strada era deserta, le finestre davano
sul vasto giardino dei Sordomuti dominato dalla cima rotonda di un grosso albero e dal campanile quadrato di SaintJacques du Haut-Pas.
Claude trov Sandoz in camera sua, curvo al tavolino, tutto assorto davanti a una pagina scritta.
Ti disturbo?
No, sto lavorando da stamattina, ne ho abbastanza. Pensa che da un'ora mi sto logorando a rifare una frase
mal costruita che ha continuato a ossessionarmi per tutto il pasto.
Il pittore ebbe un gesto di disperazione; e, vedendolo cos lugubre, l'altro cap.
Neanche a te va bene, eh?... Usciamo. Un bel giro per sgranchirci un poco, ti va?
Mentre passavano davanti alla cucina, una vecchia lo ferm. Era la donna di servizio, che di solito veniva due
ore di mattina e due di pomeriggio: soltanto il gioved restava tutto il giorno, per preparare il pranzo.
Allora, chiese, siamo d'accordo, signore: una razza e un cosciotto con patate?
S, se sta bene a voi.
E quanti coperti devo mettere?
Ah! questo non si sa mai... Apparecchiate per cinque, poi vedremo. Alle sette, no? Cercheremo di essere
puntuali.
Poi, sul pianerottolo, mentre Claude aspettava Sandoz sgusci dalla madre; e quando ne riusc, con lo stesso
movimento discreto e affettuoso, scesero insieme, silenziosi. Fuori, dopo aver annusato a destra e a sinistra come per
fiutare il vento, risolsero di risalire la strada, uscirono sulla piazza dell'Osservatorio e infilarono il Boulevard de
Montparnasse. Era la loro solita passeggiata, finivano sempre per ritrovarsi l, affascinati dall'ampio diramarsi dei
boulevard esterni, dove la loro pigrizia poteva vagare a piacere. Non parlavano ancora, la testa sempre appesantita,
rasserenati via via dal ritrovarsi insieme. Soltanto quando furono di fronte alla stazione Ovest, Sandoz se ne usc con
una proposta:
Che ne dici d'andare da Mahoudeau a vedere a che punto sta la sua opera monumentale? So che oggi ha
mollato i suoi padreterni.
Ottimo, rispose Claude. Andiamo da Mahoudeau.
Infilarono subito la rue du Cherche-Midi. Lo scultore Mahoudeau aveva affittato, a pochi passi dal boulevard,
la bottega di una fruttivendola che aveva fallito. Ci si era sistemato limitandosi a impiastricciare i vetri con una mano di
gesso. In quel punto, largo e deserto, la strada aveva un'aria pacificamente provinciale, addolcita in pi da una punta
d'odore ecclesiastico: porte carraie sempre spalancate rivelano sfilate di cortili lunghissimi; da una vaccheria arrivano
zaffate tiepide di stalla, un muro di convento si prolunga interminabile. E proprio l, fra il convento e un'erboristeria
c'era la bottega trasformata in studio, la cui insegna recava sempre le parole: Frutta e legumi, a grandi lettere gialle.

Claude e Sandoz per poco ci rimisero un'occhio, investiti da certe ragazzine che saltavano la corda. Sui
marciapiedi stavano sedute intere famiglie e quella barricata di sedie li costrinse a camminare in mezzo alla strada. In
qualche modo stavano per arrivando a destinazione, quando si fermarono un momento, attratti dall'erboristeria. Tra le
vetrine che offrivano in mostra irrigatori, bende, e ogni genere di oggetti intimi e delicati, sotto le erbe disseccate appese
alla porta da cui uscivano continui effluvi aromatici, una donna magra e bruna li stava fissando mentre, dietro di lei,
nell'ombra, s'intravvedeva la sagoma incerta d'un ometto pallido, sul punto di sputarsi fuori i polmoni. Dandosi di
gomito, con gli occhi brillanti d'un riso malizioso, girarono la maniglia della bottega di Mahoudeau.
Il negozio, molto grande, era quasi interamente riempito da un mucchio d'argilla, una colossale Baccante
semirovesciata sopra una roccia. I panconi che la reggevano erano curvi sotto il peso di quella massa ancora informe
dove si distinguevano soltanto dei seni giganteschi e cosce simili a torri. L'acqua colava dappertutto, tinozze melmose
erano sparse in disordine, un intero angolo era imbrattato da un impasto di gesso, mentre sulle tavole dell'ex-frutteria
rimaste al loro posto erano sparse alcune copie di statue antiche che la polvere accumulata sembrava orlare di una sottile
cenere. Dal suolo saliva un vapore da lavanderia, un odore schifoso di creta bagnata. E la miseria tipica di certi studi di
scultori, quella sporcizia caratteristica del mestiere apparivano ancor pi evidenti sotto la luce scialba dei vetri
impastrocchiati della facciata.
Chi si vede, proprio voi! grid Mahoudeau, seduto davanti alla sua enorme donna, mentre si accendeva la
pipa.
Era piccolo, magro, ossuto, gi solcato da rughe, a ventisette anni, i capelli duri e neri si arruffavano sulla
fronte molto bassa; e in quel viso giallastro, d'una bruttezza feroce, si aprivano due occhi di bambino, chiari e limpidi,
che sorridevano puerilmente affascinanti. Figlio d'un tagliapietre di Plassans, aveva riportato laggi un gran successo, ai
concorsi del Museo; poi era venuto a Parigi come cittadino laureato con una borsa di studio di ottocento franchi per
quattro anni. Ma a Parigi s'era ritrovato spaesato, senza appoggi, facendo fiasco all'Accademia delle Belle Arti e
mangiandosi il suo assegno senza combinare niente: cos, alla fine del quarto anno, s'era visto costretto, per vivere, a
mettersi alle dipendenze d'un mercante di immagini sacre, dove raschiava per dieci ore al giorno San Giuseppi, San
Rocchi, Maddalene, l'intero calendario delle parrocchie. Soltanto da sei mesi gli era ritornata l'ambizione, dopo aver
incontrato certi amici della Provenza, ragazzi in gamba che aveva conosciuto da tata Giraud, un pensionato di
marmocchi di cui lui era il pi grande, diventati oggi rivoluzionari feroci: e la sua ambizione era esplosa abnorme a
contatto con quegli artisti appassionati che gli confondevano la testa con tutte le loro teorie.
Caspita! fece Claude, che pezzo!
Lo scultore, estasiato, tir urla boccata e lanci una nuvola di fumo.
Non male, eh?... Ci metto dentro carne, e carne vera, non gelatina, come fanno quelli!
una bagnante? domand Sandoz.
No, le metter addosso dei pampini... una baccante, capisci?
Ma all'improvviso Claude s'infuri violentemente.
Una baccante! ci vuoi sfottere! Ti sembra che esista, una baccante?... Una vendemmiatrice, eh? e una
vendemmiatrice moderna, perdio! Lo so bene, c' il nudo. Allora, una contadina che s' spogliata. Bisogna che si senta
questo, bisogna che sia viva!
Mahoudeau ascoltava interdetto, quasi sgomento. Lo temeva, era soggiogato dal suo ideale di forza e di verit.
Cos, rincarando la dose:
S, s, proprio quello che volevo dire... Una vendemmiatrice. E vedrai se puzzer di femmina!
In quel momento Sandoz, che stava facendo il giro dell'enorme blocco d'argilla, esclam sorpreso:
Ah! c' pure questa gatta-morta di Chane!
Infatti, dietro la massa di creta, c'era Chane, un ragazzone, che copiava su una piccola tela la stufa spenta e
arrugginita. Si capiva che era un paesanotto dai movimenti tardi, il collo taurino, abbronzato, indurito, come di cuoio.
La fronte spiccava, gonfia di testardaggine, sopra un naso tanto corto da sparire fra le guance rosse, mentre una barba
ispida nascondeva le robuste mascelle. Era di Saint-Firmin, a due miglia da Plassans, dove aveva fatto il mandriano fino
a quando era stato chiamato di leva; la sua disgrazia era cominciata con l'entusiasmo d'un borghese del vicinato per
certe brutte facce che scolpiva col coltello sulle radiche. Da quel momento, additato come pastore geniale, e futuro
grand'uomo, dall'amatore borghese, che si trovava a far parte della Commissione del Museo, e da questi incalzato,
adulato, rovinato a furia di speranze, non era stato capace d'infilarne una buona, fallendo negli studi, concorsi, borse di
studio; non aveva con tutto questo rinunciato a partire per Parigi, dopo aver preteso dal padre, un miserabile contadino,
la quota anticipata della sua eredit, mille franchi, coi quali contava di vivere un anno, in attesa del promesso trionfo. I
mille franchi erano durati diciotto mesi. Poi, quando gli rimasero in tasca soltanto venti franchi, and a rifugiarsi
dall'amico Mahoudeau dormendo con lui nell'unico letto, nel fondo del cupo retrobottega, e dividendo lo stesso pezzo di
pane, pane comprato ogni quindici giorni perch s'indurisse ben bene e non se ne potesse mangiare troppo.
Allora, Chane, continu Sandoz, davvero ben fatta, questa vostra stufa!
Chane, senza parlare, sorrise silenziosamente di vanit dentro la barba, mentre il viso gli s'illuminava come
sotto un raggio di sole. Come ultima idiozia, per completare a dovere la sua avventura, i consigli del suo protettore
l'avevano spinto alla pittura, nonostante l'autentico ingegno dimostrato come intagliatore; e dipingeva come un
imbianchino, pasticciando i colori e riuscendo a far diventare torbidi anche i pi chiari e brillanti. Ma toccava l'apice
nella pignoleria della sua goffaggine: aveva quel gusto del minuzioso tipico di un primitivo, la cura del dettaglio

microscopico di cui si compiaceva l'infantilismo del suo essere, da poco staccatosi dalla terra. La stufa, nella sua
prospettiva sbilenca, era nitida e precisa nel lugubre colore di coccio.
Claude s'avvicin e si sent impietosito davanti a simile modo di dipingere; e, lui che era tanto duro coi cattivi
pittori, seppe trovare una parola di lode.
Ah! non si pu davvero dire che siete un mistificatore! Almeno fate come vi sentite! Va molto bene!
Ma la porta della bottega s'era aperta di nuovo e un bel ragazzo biondo, con un grosso naso rosato e grandi
occhi azzurri da miope, entr gridando:
Sapete, l'erborista qui accanto sta l pronta ad adescare... Quella brutta faccia!
Tutti risero, tranne Mahoudeau che sembr molto contrariato.
Jory, il re dei gaffeurs! annunci Sandoz stringendo la mano al nuovo venuto.
Eh? che cosa? Mahoudeau va a letto con... riprese Jory, quando finalmente ebbe capito. E va bene! chi dice
niente? una donna non si rifiuta mai.
Tu, si limit a dire lo scultore, tu sei finito un'altra volta sotto le unghie della tua, t'ha portato via un pezzo
di guancia.
Tutti scoppiarono di nuovo a ridere e fu la volta di Jory ad arrossire. In effetti aveva la faccia graffiata da due
solchi profondi. Figlio d'un magistrato di Plassans, che faceva disperare con le sue avventure di bel maschio, aveva
raggiunto il colmo delle sfrenatezze fuggendo con una cantante di variet, con la scusa d'andare a Parigi per dedicarsi
alla vita letteraria, e da quando, sei mesi, campavano insieme in un equivoco albergo del Quartiere Latino, quella
ragazza lo scorticava vivo ogni volta che lui la tradiva con la prima miserabile gonnella incontrata sul marciapiede. Cos
aveva sempre qualche nuovo sfregio da mostrare, il naso che colava sangue, un orecchio spaccato, un occhio contuso,
gonfio e illividito.
Si misero a chiacchierare e soltanto Chane rimase a dipingere, con la sua aria cocciuta di bue al lavoro. Jory
era andato subito in estasi davanti all'abbozzo della Vendemmiatrice. Anche lui andava pazzo per le donnone. In
provincia, aveva debuttato scrivendo sonetti romantici che cantavano il seno e le anche rotonde d'una bella salumaia che
turbava le sue notti; a Parigi, dove s'era riunito al guppo degli amici, era diventato critico d'arte e per vivere scriveva
articoli a venti franchi per un giornaletto scandalistico, il Tambour. Proprio uno di questi articoli, l'analisi di un quadro
di Claude esposto da pap Malgras, aveva sollevato uno scandalo enorme perch vi aveva attaccato, per amore
dell'amico, i pittori beniamini del pubblico indicando Claude come l'iniziatore d'una nuova scuola, la scuola del
plein air. Estremamente pratico, nel fondo del suo animo, se la rideva di tutto quello che non fosse il suo proprio
divertimento e si limitava a ripetere le teorie sentite nel gruppo.
Sai, Mahoudeau, grid, ti far un articolo, voglio lanciare la tua stupenda donna... Ah! che cosce! Se ci si
potesse pagare cosce come queste!
Bruscamente attacc un altro argomento.
A proposito, quell'avaro di mio padre s' fatto vivo per scusarsi. S, ha paura che lo disonori e mi mander
cento franchi al mese. Mi pago i debiti.
Debiti! Sei troppo assennato!, mormor Sandoz con un sorriso.
In effetti Jory rivelava un'avarizia ereditaria piuttosto comica. Non pagava le sue donne, era capace di vivere la
sua vita disordinata senza soldi e senza debiti e la sua innata capacit di divertirsi con niente si univa a una perpetua
doppiezza, un'abitudine alla menzogna contratta nell'ambiente bigotto della sua famiglia dove la preoccupazione di
nascondere i propri vizi lo induceva a mentire su tutto, in tutte le occasioni, anche quando era inutile. Se ne usc con una
risposta superba, il grido del saggio che avrebbe vissuto a lungo:
Oh! voialtri, voi non conoscete il valore del denaro!
Ma questa volta si prese un coro di fischi. Che borghese! E le invettive si stavano facendo pesanti quando
alcuni colpetti leggeri picchiati contro il vetro misero fine alla baraonda.
Ah! finisce per diventare scocciante! disse Mahoudeau con un gesto stizzito.
Eh! chi ? l'erborista? domand Jory. Lasciala entrare, sar divertente!
Intanto la porta s'era aperta e la vicina, signora Jabouille, Mathilde, come la chiamavano familiarmente,
comparve sulla porta senza troppe cerimonie. Aveva trent'anni, un viso piatto, scavato dalla magrezza con due occhi
passionali dalle palpebre violacee e peste. Si diceva che i preti l'avessero fatta sposare col piccolo Jabouille, un vedovo
proprietario dell'erboristeria che a quei tempi, grazie alla pia clientela del quartiere, andava a gonfie vele. La verit era
che ogni tanto si scorgevano vaghe ombre di sottane sacerdotali fendere il mistero di quella bottega permeata dagli
aromi dell'incenso. Regnava la discrezione d'un chiostro una complicit da sagrestia, nella vendita di quelle cannule: e i
devoti che entravano, bisbigliavano come in confessionale, facevano scivolare siringhe nel segreto delle loro sporte, poi
se ne andavano, ad occhi bassi. Sfortunatamente, si erano diffuse certe voci su aborti: una calunnia del dirimpettaio
rivenditore di vino, per, dicevano i pi benevoli. Da quando il vedovo s'era risposato, l'erboristeria andava male. I
boccali sembravano diventati opachi, le erbe disseccate si sgretolavano in polvere, lui stesso tossiva da sputarsi l'anima,
ridotto a un soffio, incorporeo. E bench Mathilde non trascurasse le pratiche religiose, la pia clientela a poco a poco
l'abbandon, trovando che bazzicava eccessivamente i giovanotti, ora che Jabouille era ridotto all'osso.
Per un attimo lei rimase immobile, frugando con un'occhiata tutti gli angoli della stanza. S'era diffuso un
sentore forte, il sentore delle erbe medicinali che le si era appiccicato addosso, negli abiti, nei capelli grassi, sempre
arruffati: l'odore dolciastro e insipido della malva, quello aspro del sambuco, l'amaro del rabarbaro e soprattutto
l'infocato aroma della menta piperina, simile all'alito caldo che soffiava sul viso degli uomini.

Si abbandon ad un gesto di meraviglia.


Ah! diomio! Avete gente!... Non lo sapevo, torner dopo.
Che dopo, che dopo! borbott Mahoudeau visibilmente contrariato. Dopo devo uscire. Faremo la seduta
domenica.
Esterrefatto, Claude guard Mathilde, poi la Vendemmiatrice.
Come! url. la signora che ti fa da modella per questa razza di muscolature? Imbroglione, la fai pi
grassa!
E ricominciarono le risate, mentre lo scultore bofonchiava delle scuse: oh! no, n il petto n le gambe, soltanto
un poco la testa e le mani e qualche altro particolare, niente di pi.
Ma Mathilde rideva insieme agli altri, con una risata squillante e spudorata. Con grande risolutezza era entrata
e aveva richiuso la porta. Poi, disinvolta come a casa sua e tutta felice di trovarsi in mezzo a tutti quegli uomini,
cominci a strofinarsi a loro, fiutandoli. La risata aveva scoperto i buchi neri della bocca, dove mancavano parecchi,
denti; era brutta da far paura, ormai devastata, la pelle secca attaccata alle ossa. Evidentemente le faceva gola Jory, che
vedeva per la prima volta, con quell'aria fresca di pollo, ingrassato e quel promettente nasone roseo. Lo urt col gomito
e poi, per eccitarlo, si rifugi sulle ginocchia di Mahoudeau con femminile abbandono.
No, lascia stare. disse quello, alzandosi. Ho da fare.. Non vero? ragazzi, ci stanno aspettando gi.
Ammiccava con gli occhi, anelando di potersene andare a zonzo. Risposero in coro che li stavano aspettando e
lo aiutarono a coprire il suo abbozzo con vecchi lenzuoli bagnati dentro un secchio.
Mathilde per, tutta umile e dolente, non se ne andava per niente. In piedi, si limitava a cambiar posto quando
la urtavano, e intanto Chane, che aveva smesso di lavorare, la covava da sopra la tela, con occhi grandi, pieni
dell'ingorda cupidigia del timido. Fino a quel momento non aveva aperto bocca. Ma quando Mahoudeau stava per
andarsene con i tre amici si fece coraggio e disse con la sua voce sorda, impastata dai lunghi silenzi:
Quando torni?
Tardissimo. Tu mangia e va a dormire... Addio.
E Chane rimase solo con Mathilde, nella bottega umida, fra i mucchi di creta e le pozze d'acqua, sotto il
riverbero gessoso dei vetri impastrocchiati che illuminava crudemente quell'angolo miserabile e sudicio.
Fuori, Claude e Mahoudeau camminavano avanti mentre gli altri due li seguivano: e Jory si ribell alle
frecciate di Sandoz che gli assicurava di aver fatto la conquista dell'erborista.
Ah!, no, spaventosa, potrebbe essere la madre di tutti noi. Con quella bocca di vecchia cagna senza pi
zanne!... E con quella che appesta la farmacia.
Tanta esagerazione fece ridere Sandoz, che alz le spalle.
Lascia perdere, non sei mica cos difficile, te ne prendi di certe che non valgono molto di pi
Io? quando mai!... E avrai capito che appena abbiamo girato le spalle s' buttata addosso a Chane. Ah! i
porcelloni, chiss come se la staranno spassando!
Mahoudeau, che sembrava tutto infervorato in una discussione con Claude, si ferm di colpo in mezzo a una
frase per dire:
Per quanto me ne frega!
Fin la frase diretta al suo compagno, e dieci passi pi in l, lanci nuovamente, da sopra la spalla:
Oltretutto, Chane troppo idiota!
Non ne parlarono pi. Quei quattro, nel loro procedere ozioso, sembravano occupare l'intero boulevard des
Invalides. Come al solito, la banda s'era infoltita a poco a poco di amici raccolti lungo il percorso, come nella libera
marcia d'una orda che muovesse alla guerra. Quei giovanotti, con la bella risolutezza dei loro vent'anni, prendevano
possesso della strada. Quando si ritrovavano insieme, era come se procedessero al suono di fanfare, tenevano Parigi in
pugno e se la mettevano tranquillamente in tasca. La vittoria era ormai certa, e portavano a spasso le scarpe vecchie e
gli sdruciti cappotti senza curarsi di simili miserie, soltanto che lo avessero voluto sarebbero stati i maestri. Il tutto,
ovviamente, con uno sconfinato disprezzo per ogni cosa che non fosse la loro arte, disprezzo per la fortuna, per gli
uomini per la politica soprattutto. A che servivano, quelle porcherie? Appannaggio esclusivo di rimbambiti. Si
esaltavano, fieri di quell'ingiustizia, volutamente ignari delle necessit della vita, sognando follemente di non essere che
artisti. Accadeva che diventassero perfino stupidi, ma questa passione li rendeva temerari e forti.
Claude allora riprese animo. Nel calore di quelle comuni speranze ricominciava a credere. Dei tormenti della
mattina gli restava solo un vago indolenzimento e riprendeva a parlare del suo quadro con Mahoudeau e Sandoz, anche
se giurava di distruggerlo domani. Jory, molto miope, sbirciava da sotto il naso le vecchie signore intanto che si
diffondeva in teorie sulla produzione artistica: bisognava offrirsi cos come uno era, nel primo impulso dell'ispirazione,
lui non si cancellava mai. Sempre discutendo, i quattro continuavano a scendere per il boulevard che, semideserto, con i
bei filari di alberi all'infinito, sembrava essere fatto per le loro discussioni. Ma quando sboccarono sull'Esplanade, la
discussione si fece cos violenta che si fermarono in mezzo al vasto spiazzo. Fuori di s, Claude dava a Jory del cretino:
non era meglio distruggere un'opera piuttosto che farla circolare mediocre? S, era disgustoso, quel basso interesse
commerciale! Da parte loro, Sandoz e Mahoudeau, parlavano tutti e due a voce altissima. Alcuni borghesi, impensieriti,
giravano la testa e finivano per far capannello intorno a quei giovanotti tanto furiosi che sembravano volersi azzannare.
Poi i passanti s'allontanarono indispettiti, credendo a una commedia quando li videro tornare improvvisamente ottimi
amici per ammirare una balia vestita di chiaro con lunghi nastri rossi. Ah! che effetto, porca miseria! Quello si chiamava
mettere una nota! Estasiati, socchiudevano gli occhi, seguivano la balia sotto gli alberi, come svegliati di soprassalto,

stupiti di ritrovarsi l. L'Esplanade, tutta aperta sotto il cielo, limitata solo a sud dalla lontana sagoma degli Invalides, li
affascinava con la sua vastit, la sua calma: era il naturale teatro delle loro gesta e ci ripigliavano un poco di fiato, loro
che dichiaravano Parigi angusta, asfittica per l'ambizione dei loro petti.
Andate da qualche parte? chiese Sandoz a Mahoudeau e a Jory.
No, rispose quest'ultimo? proseguiamo con voi... Dove andate?
Con gli occhi vacui Claude mormor:
Non so... di l.
Svoltarono sul Quai d'Orsay, risalirono fino al ponte della Concorde. Arrivati al Corps lgislatif il pittore
ricominci, pieno d'indignazione:
Che monumento schifoso!
L'altro giorno, disse Jory, Jules Favre ha fatto un discorso magnifico!... Ha mandato in bestia Rouher!
Ma gli altri tre non li lasciarono continuare e ricominci la discussione. E chi era, Jules Favre? e chi era
Rouher? Ecco chi contava! Idioti, di cui nessuno avrebbe parlato pi a dieci anni dalla loro morte! S'erano inoltrati sul
ponte e scrollavano le spalle pieni di commiserazione. Poi, quando si ritrovarono in mezzo a place de la Concorde,
rimasero zitti.
Questa, fin per dichiarare Claude questa non proprio male.
Erano le quattro, e la bella giornata finiva in un glorioso pulviscolo dorato. A destra e a sinistra, verso la
Madeleine e verso il Corps lgislatif, le facciate degli edifici si allineavano in lontane prospettive, stagliandosi
nettamente sul limite del cielo, mentre il giardino delle Tuileries innalzava le cime rotonde dei suoi grandi castagni. E,
fra le strisce verdi dei controviali, l'avenue degli Champs-Elyses saliva verso l'alto, a perdita d'occhio, chiusa dalla
porta colossale dell'Arc de Triomphe, spalancata sull'infinito. Una doppia corrente di folla, un doppio flusso scorreva,
coi risucchi animati dei tiri, le ondate fuggenti delle carrozze che il riflesso d'un cartellone, la scintilla d'un vetro di
lanterna rendevano biancheggianti di una sorta di spuma. La piazza, laggi, coi marciapiedi immensi e la carreggiata
vasta come un lago, si colmava di questo flusso continuo, solcata in tutti i sensi dal brillio delle ruote, popolata di
puntini neri che erano uomini: e le due fontane zampillavano ed esalavano un senso di fresco in quell'ardore di vita.
Claude grid, tutto vibrante:
Ah! questa Parigi!... tutta per noi, non dobbiamo far altro che prenderla!
Erano tutti infiammati, spalancavano gli occhi brillanti di desiderio. Non soffiava forse da questa strada la
gloria, su tutta la citt? Parigi era l, e loro la volevano.
E noi ce la prenderemo! afferm Sandoz con la sua aria caparbia.
Perdio! risposero semplicemente Mahoudeau e Jory.
Avevano ricominciato a camminare, vagabondarono ancora, si ritrovarono dietro la Madeleine, infilarono la
rue Tronchet. Erano arrivati a piazza Havre quando Sandoz esclam:
Ma stiamo andando da Baudequin?
Gli altri si stupirono. Guarda! Stavano andando da Baudequin!
Che giorno ? domand Claude. Gioved, no? ci dovrebbero essere Fagerolles e Gagnire... Andiamo da
Baudequin.
Imboccarono la rue d'Amsterdam. Avevano praticamente attraversato Parigi secondo uno dei loro giri preferiti;
avevano per anche altri itinerari, talvolta da un capo all'altro del lungofiume, oppure un tratto delle fortificazioni, da
porta Saint-Jacques ai Moulineaux, o ancora una puntata al Pre-La-Chaise svoltando poi per i boulevards esterni.
Percorrevano strade, piazze, vicoli, vagavano giornate intere finch li reggevano le gambe, come se avessero voluto
conquistare i quartieri uno appresso all'altro, scaraventando sulle facciate delle case le loro teorie roboanti; e il selciato,
tutto il selciato battuto dalle loro scarpe era per loro un vecchio terreno di battaglia da cui saliva un'ebbrezza che
esaltava ogni fatica. |[continua]|
|[III, 2]|
Il caff Baudequin si trovava sul boulevard des Batignolles, all'angolo della rue Darcet. Senza una ragione, il
gruppo l'aveva scelto come luogo di riunione, nonostante il solo Gagnire abitasse nel quartiere. Ci si riunivano
regolarmente la domenica sera, e il gioved, verso le cinque, quelli che erano liberi avevano preso l'abitudine di farci
una capatina. Quel giorno, con quel bel sole, i tavolini di fuori sotto la tenda erano tutti occupati da una doppia fila di
consumatori che sbarravano il marciapiede. Ma loro avevano orrore di quella ressa, di quell'esposizione in pubblico: e
presero tutti a spintoni per entrare nella sala deserta e fresca.
Guarda! Fagerolles solo solo! grid Claude.
S'era diretto verso il loro solito tavolino, in fondo a sinistra, e stava stringendo la mano a un ragazzo esile e
pallido, col viso femmineo illuminato da occhi grigi maliziosamente complici, in cui guizzavano scintille d'acciaio. Si
misero tutti quanti a sedere, ordinarono birra, e il pittore continu:Sai che sono andato a cercarti da tuo padre... M'ha
fatto proprio una bella accoglienza!
Fagerolles, che faceva il gradasso scanzonato, si batt le mani sulle cosce.
Ah! quanto mi scoccia, quel vecchio!... Mi sono squagliato questa mattina, dopo una scenata. Pretende che gli
faccia dei disegni per le sue cretinerie in zinco! Come se non ne avessi abbastanza dello zinco dell'Accademia!

Quella battuta sui professori mand in sollucchero gli amici. Li divertiva, lo amavano alla follia per quella sua
aria continuamente distaccata, da ragazzino mordace e carezzevole. Il suo sorriso enigmatico andava dall'uno all'altro
mentre le sue lunghe dita sottili, naturalmente abili, tracciavano sul tavolino certe scenette complicate con le gocce di
birra cadute. Disegnava con grande facilit, aveva un tocco di mano buono per tutto.
E Gagnire chiese Mahoudeau, non l'hai visto?
No, sar un'ora che sto qui.
Intanto Jory, silenziosamente, spinse di gomito Sandoz mentre gli indicava con un cenno del capo una ragazza
seduta a un tavolino col suo uomo, in fondo alla sala. Del resto, c'erano soltanto altri due clienti, due sergenti che
giocavano a carte. Era quasi una bambina, una di quelle ragazzine di Parigi che a diciott'anni sono ancora acerbe come
un frutto non maturo. Poteva sembrare un cagnolino pettinato, con quella pioggia di capellucci biondi sopra il naso
delicato e la grande bocca ridente nel muso roseo. Stava sfogliando un giornale illustrato mentre il signore, con gravit,
beveva un madera; e da sopra il giornale lanciava ogni minuto vispe occhiate verso il gruppo.
Carina! mormor Jory pigliando fuoco. A che gioco gioca?... Sta guardando me.
Fagerolles intervenne prontamente.
Ehi, dico, non facciamo errori, per me!... Se credi che sia rimasto qui da un'ora per aspettarvi!
Gli altri risero. E, abbassando la voce, si mise a raccontare chi era Irma Bcot. Oh! una ragazzina cos buffa!
Conosceva la sua storia, era figlia d'un droghiere di rue Montorgueil. Coltissima, peraltro, storia sacra, calcolo,
ortografia, poich fino a sedici anni aveva frequentato una scuola del vicinato. Faceva i compiti fra due sacchi di
lenticchie e completava la sua educazione raso-terra alla strada, vivendo sul marciapiede, in mezzo agli spintoni,
imparando la vita dai continui pettegolezzi delle cuoche sciattone che mettevano a nudo le abiezioni del quartiere
mentre si facevano pesare cinque soldi di groviera. Quando la madre era morta, pap Bcot s'era messo ad andare a letto
con le sue cameriere, molto sensatamente, evitando cos di andare fuori; ma questa pratica gli aveva fatto venire il gusto
delle donne e cos gliene erano servite altre e s'era abbandonato a una tale crapula che se ne andava l'intera drogheria,
legumi secchi, boccali, con tutti i confettini. Irma andava ancora a scuola quando una sera, chiudendo il negozio, un
commesso l'aveva buttata sopra un canestro di fichi. Sei mesi dopo, la casa era completamente divorata, il padre moriva
d'un colpo apoplettico e lei si rifugiava da una zia povera che la picchiava, scappava con un giovanotto del quartiere,
tornava di nuovo, a tre riprese, per involarsi definitivamente, un bel giorno, verso le gargotte di Montmartre e di
Batignolles.
Una sgualdrina! mormor Claude con la solita aria di disprezzo.
Improvvisamente il suo accompagnatore si alz per andarsene e dopo avergli mormorato qualcosa, Irma Bcot
lo guard sparire; poi, con la foga d'uno scolaro scappato da scuola, corse a sedersi sulle ginocchia di Fagerolles.
Credimi, una pizza tremenda! Baciami subito, sta per tornare.
Lei lo baci sulle labbra, bevve nel suo bicchiere; si offriva anche agli altri, sorridendo in modo invitante,
perch aveva la passione degli artisti di cui deplorava soltanto che non fossero tanto ricchi da pagarsi le donne solo per
loro. Sembrava che l'interessasse soprattutto Jory che tutto eccitato la dardeggiava con occhiate di fuoco. Dato che
fumava, gli tolse la sigaretta di bocca e la mise nella sua: tutto questo, senza interrompere il suo chiacchiericcio
petulante.
Voi siete tutti pittori, ah! che divertente!... E quei tre perch hanno quell'aria immusonita? Andiamo, ridete
altrimenti vengo a farvi il solletico, davvero!
In effetti Sandoz, Claude e Mahoudeau, interdetti, la contemplavano con aria severa. Ma lei stava con le
orecchie tese e sent ritornare il suo amante, cos si precipit a buttare sul viso di Fagerolles:
Allora, domani sera, se vuoi. Vieni a prendermi alla birreria Breda.
Poi, dopo aver rimesso la sigaretta tutta umida fra le labbra di Jory scapp a gambe levate, agitando le braccia,
con una smorfia comicamente stravagante: e quando il signore ricomparve, l'aria grave, un poco pallido, la ritrov
immobile, gli occhi sulla stessa illustrazione del giornale. Questa scena si era svolta cos rapidamente, con una
stravaganza cos frenetica che i due sergenti, due buoni diavoli, si rimisero a picchiare le loro carte ridendo come matti.
Del resto Irma li aveva conquistati tutti. Sandoz dichiar che il nome Bcot era adattissimo per un romanzo:
Claude domand se avrebbe posato per uno studio: Mahoudeau intanto la vedeva come una fanciulletta, una statuina
che avrebbe venduto subito. Lei se ne and dopo poco, inviando con la punta delle dita, dietro le spalle del signore, baci
a tutta la brigata, una pioggia di baci che fin per infiammare Jory. Ma Fagerolles non voleva ancora cederla, molto
compiaciuto, inconsciamente, di ritrovare in lei una figlia della strada come anche lui era, stuzzicato da quella perversit
stradaiola a lui ben nota.
Erano le cinque, il gruppo fece venire altra birra. I clienti abituali del quartiere avevano invaso i tavolini
accanto, e quei borghesi gettavano nell'angolo degli artisti certi sguardi obliqui in cui il disprezzo si mescolava a una
timorosa deferenza. Li conoscevano bene, gi cominciava a nascere una leggenda. Ora stavano parlando di stupidaggini,
il caldo che faceva, la difficolt di trovar posto nell' autobus dell'Odon, la scoperta d'un'osteria dove si mangiava carne
vera. Uno prov ad intavolare una discussione su una partita di quadri immondi appena sistemati al museo del
Luxembourg: ma erano tutti dello stesso parere: le tele non valevano le cornici. Cos smisero di parlare, e fumarono
scambiandosi qualche rara parola e qualche sorriso d'intesa.
Ah! domand alla fine Claude. Ma che stiamo aspettando Gagnire?
Protestarono tutti. Gagnire era asfissiante; e d'altra parte l'odore della minestra l'avrebbe fatto arrivare.
Allora andiamo, disse Sandoz. Stasera c' un cosciotto, cerchiamo d'arrivare puntuali.

Ciascuno pag la sua consumazione, poi uscirono tutti, mentre l'intero locale entrava in agitazione. Quei
giovanotti erano sicuramente pittori - si sussurravano additando Claude come se avessero visto passare il temibile capo
d'una trib di selvaggi. Era il famoso articolo di Jory che produceva il suo effetto, il pubblico si faceva complice e dava
vita lui stesso a quella scuola del plein air su cui il gruppo ancora motteggiava. Come dicevano scherzando, il caff
Baudequin non s'era ancora reso conto dell'onore che gli avevano fatto il giorno in cui era stato scelto come culla d'una
rivoluzione.
Sul boulevard si ritrovarono in cinque. Fagerolles s'era aggiunto al gruppo; e lentamente riattraversarono
Parigi, con la loro tranquilla aria di conquista. Pi erano, pi si allargavano nella strada sbarrandola, impossessandosi
coi loro talloni di una maggiore porzione della ribollente vita dei marciapiedi. Dopo essere discesi per la rue de Clichy,
seguirono la rue della Chausse-d'Antin, imboccarono la rue Richelieu, attraversarono la Senna al pont des Arts, per
aver modo di scagliare qualche invettiva contro l'Institut e si ritrovarono finalmente al Luxembourg dalla rue de Seine,
dove un cartellone a tre colori, la pubblicit d'un circo, violentemente smagliante, li fece gridare d'entusiasmo. Calava la
sera, il flusso dei passanti scorreva pi lento: la citt affaticata sembrava attendere l'ombra, pronta a darsi al primo
maschio tanto vigoroso da poterla prendere.
A rue d'Enfer, Sandoz fece entrare i quattro a casa sua, poi spar nella stanza della madre; ci rimase qualche
minuto, poi torn senza dir nulla, con quel sorriso discreto e intenerito che aveva sempre quando usciva da quel luogo.
E immediatamente, in quell'angusto appartamentino, scoppi un tremendo putiferio di risate, di discussioni, di
schiamazzi. Era proprio lui a dare l'esempio, e intanto aiutava la domestica che protestava tutta addolorata perch erano
le sette e mezzo e il suo cosciotto si rinsecchiva. I cinque erano gi a tavola a mangiare la minestra, una squisita zuppa
di cipolle, quando comparve un nuovo convitato.
Oh! Gagnire! urlarono in coro.
Gagnire, piccolo e svagato, con un viso infantile e stupefatto, illuminato dalla barba vaporosa, si ferm un
attimo sulla soglia, strizzando gli occhi verdi. Era di Melun, figlio di un ricco borghese che gli aveva lasciato laggi due
case, e aveva imparato a dipingere da solo, nel bosco di Fontainebleau: dipingeva paesaggi coscienziosi, eccellenti
nell'intenzione; ma la sua vera passione era la musica: ne impazziva, infiammandosi intellettualmente cos da non
rimanere indietro ai pi scatenati del gruppo.
Sono di troppo? chiese dolcemente.
No, no, sbrigati a entrare! grid Sandoz.
La domestica aveva gi portato un coperto.
Se aggiungessimo un piatto anche per Dubuche? disse Claude. M'ha detto che sarebbe venuto senz'altro.
Ma tutti si misero a sparlare di Dubuche, che frequentava le signore dell'alta societ; Jory raccont d'averlo
visto in una carrozza con una signora anziana e sua figlia, di cui reggeva sulle ginocchia gli ombrellini da sole.
Da dove arrivi per essere tanto in ritardo? riprese Fagerolles rivolgendosi a Gagnire.
Quello, che stava per inghiottire la prima cucchiaiata di zuppa, la ripos nel piatto.
Sono stato a rue de Lancry, sai, dove fanno musica da camera... Oh! caro mio, certi pezzi di Schumann che
non puoi avere l'idea! Roba che ti prende qua dietro, alla nuca, come se una donna ti stesse soffiando nel collo. S, s,
qualcosa ancora pi impalpabile di un bacio, lo sfiorare d'un alito... parola d'onore, ci si sente morire...
Gli si erano inumiditi gli occhi ed era impallidito, come per un'emozione troppo viva.
Mangia la tua zuppa, disse Mahoudeau. ce lo racconterai dopo.
Fu servito il pesce e fecero portare in tavola la bottiglia dell'aceto, per dare sapore al burro nero che sembrava
sciapo. Mangiavano forte, i pezzi di pane sparivano. Del resto, nessuna finezza: vino sciolto che bevevano diluito con
acqua abbondante, per discrezione, per non saccheggiare la dispensa. Era arrivato il cosciotto, salutato da un hurr! e il
padrone di casa si accingeva a tagliarlo quando la porta si apr di nuovo. Ma questa volta si levarono proteste furiose.
No, no, basta con la gente!... fuori il traditore!
Dubuche, senza fiato per la corsa, intontito da tutte quelle urla in mezzo a cui era precipitato, sporgeva la
grossa faccia pallida balbettando scuse.
Sul serio, ve lo giuro, colpa dell'autobus... Ho dovuto aspettarne cinque, agli Champs-Elyses.
No, no, mente!... Che se ne vada, non assagger il cosciotto!... Fuori, fuori!
Lui per era riuscito a entrare e ci si accorse allora di quanto fosse ben messo, tutto in nero, pantaloni neri,
redingote nera, incravattato, calzato di tutto punto, perfetto, cerimoniosamente sostenuto come un borghese che vada a
cena fuori.
Guarda! Gli andata male con qualche invito! grid ironicamente Fagerolles. Non v'accorgete che le sue
belle dame l'hanno mollato e che s' precipitato a mangiare il nostro cosciotto perch non sa pi dove andare!
Quello divent rosso e balbett:
Oh! che idea! Siete perfidi!... Ma, in fin dei conti, lasciatemi in pace!...
Sandoz e Claude, seduti vicino, sorridevano; poi il primo ammicc a Dubuche e gli disse:
Mettiti il coperto da solo, prenditi l un bicchiere e un piatto e siediti fra noi... Ti lasceranno tranquillo!
Ma per tutto il tempo impiegato a mangiare l'arrosto continuarono le battute. Fin per divertirsi anche lui, da
bravo ragazzo, dopo che la domestica gli ebbe rimediato un piatto di zuppa e una porzione di pesce. Ostentava d'essere
affamato, puliva golosamente il piatto e raccontava una storia, di una madre che gli aveva rifiutato la figlia perch era
architetto. Il pasto termin altrettanto rumorosamente, parlavano tutti quanti insieme. Un pezzetto di formaggio di Brie,
servito come dessert, riscosse un successo enorme. Non ne lasciarono una briciola. Avevano quasi finito il pane e poich

il vino era invece finito davvero tutti quanti inghiottirono un limpido sorso d'acqua facendo schioccare la lingua in un
tripudio di risate. E con la faccia colorita e la pancia tonda e la felicit di chi si nutrito abbondantemente, passarono
nella camera da letto.
Le sere da Sandoz erano tutte cos felici. Perfino nei momenti di miseria trovava un boccone da dividere con
gli amici. Era entusiasta di ritrovarsi in un gruppo, tutto di amici, tutti animati dalla stessa idea. Bench avesse la stessa
et loro, quando se li vedeva a casa, intorno a lui, la mano nella mano, ebbri di speranze, si sentiva invadere da una
sorridente benevolenza, quasi una paternit. Siccome aveva solo una stanza, la sua camera da letto era a disposizione di
tutti: e in mancanza di posti, due o tre dovevano sedersi sul letto. In quelle calde sere estive la finestra rimaneva
completamente aperta sull'aria che veniva da fuori, e nella notte serena si scorgevano due sagome nere che spiccavano
sulle case, la torre di Saint-Jacques du Haut-Pas e l'albero dei Sordomuti. Nei giorni d'abbondanza c'era la birra.
Ognuno, portava il suo tabacco, la camera si riempiva subito di fumo e finivano per parlare senza vedersi, a notte alta,
in mezzo al gran silenzio malinconico di quel quartiere remoto.
Quella sera, alle nove, la domestica s'affacci per dire:
Signore, ho finito, posso andar via?
Sicuro, andate... Avete messo l'acqua sul fuoco, no? Penser io a fare il t.
Sandoz s'era alzato; spar dietro la domestica e non rientr che dopo un quarto d'ora. Senza dubbio era andato a
dare un bacio alla madre, a cui sistemava il letto ogni sera prima che lei si addormentasse.
Intanto il rumore delle voci cresceva di tono, era Fagerolles che raccontava una storia.
S, vecchio mio, all'Accademia correggono il modello... L'altro giorno Mazel mi s'avvicina e mi dice: "Le due
cosce non sono dritte". Allora io gli dico: "Vedete, signore, lei ce le ha cos". Era la piccola Flore Beauchamp, la
conoscete. E lui mi dice, furibondo: "Se ce le ha cos, sbaglia".
Si rotolarono dalle risate, soprattutto Claude, al quale Fagerolles raccontava la storiella a scopo di seduzione.
Da qualche tempo subiva la sua influenza; e bench continuasse a dipingere con una destrezza da giocoliere, non
parlava pi che di pittura grassa e consistente, che di squarci di natura buttati sulla tela, cos com'erano, brulicanti di
vita; il che non gli impediva di sfottere in altre occasioni i fautori del plein air accusandoli d'impastare i loro studi col
mestolo.
Dubuche, che non aveva riso, urtato nella sua onest, os replicare:
Perch rimani all'Accademia, se ti pare che vi abbrutiscano? molto semplice, uno se ne va... Oh! lo so, mi
state tutti contro perch difendo l'Accademia. Ma vedete, la mia idea che quando uno vuole fare un mestiere, non
male impararlo prima.
S'alzarono urla feroci e Claude fu costretto a ricorrere a tutta la sua autorit per dominare le voci.
Ha ragione, bisogna imparare il proprio mestiere. Soltanto, non va bene impararlo sotto la bacchetta dei
professori che vogliono ficcarvi per forza nella zucca la loro visione delle cose... Quel Mazel, che razza d'idiota! dire
che le cosce di Flore Beauchamp non sono dritte! Cosce cos stupende, eh! le conoscete? cosce che dicono tutto di
quella scatenata gaudente!
Si rovesci sul letto, dove stava seduto, e con gli occhi perduti continu con voce appassionata:
Ah! la vita, la vita! sentirla, renderla nella sua realt, amarla per se stessa, vederci l'unica vera bellezza, eterna
e mutevole, senza quelle idee cretine di nobilitarla castrandola, capire che le pretese brutture non sono che particolarit
dei caratteri, e far vivere, e fare degli uomini, unico modo di essere Dio!
Gli tornava la fede, la corsa attraverso Parigi l'aveva rinvigorito, era ripreso dalla sua passione per i corpi in
movimento. L'ascoltavano in silenzio. Ebbe un gesto da folle, poi si calm.
Diomio! ognuno ha le sue idee; ma quello che mi fa imbestialire che sono ancora pi intolleranti di noi
all'Institut... La giuria del Salon completamente in mano loro, sono sicuro che quell'idiota di Mazel mi respinger il
quadro.
A quelle parole proruppero tutti in imprecazioni, dato che quella storia della giuria era un eterno soggetto di
rabbia. Tutti esigevano riforme, ognuno aveva una soluzione pronta, dal suffragio universale per l'elezione d'una giuria
largamente liberale, alla libert totale, il Salon libero per chiunque volesse esporre.
Mentre gli altri discutevano, Gagnire aveva attirato Mahoudeau davanti alla finestra aperta e gli mormorava
con una voce spenta, gli sguardi perduti nella notte:
Oh! una cosa da nulla, vedi, quattro battute, un'impressione buttata l. Ma sapessi che c dentro!... Per me
vedi, c' un paesaggio che fugge, un angolo di strada malinconico, con l'ombra d'un albero che non si vede; e poi, una
donna passa, appena un profilo; e poi lei se ne va, e non s'incontrer mai, mai pi...
In quel momento Fagerolles grid:
Di' un po', Gagnire, e tu che mandi, quest'anno, al Salon?
Non lo sent affatto, seguitava estatico:
In Schumann c' tutto, c' l'infinito... E Wagner, che domenica hanno fischiato un'altra volta!
Ma un nuovo richiamo di Fagerolles lo fece trasalire:
Eh? che mando al Salon?... forse un piccolo paesaggio, un angolo della Senna. cos difficile, bisogna che
prima di tutto ne sia contento io.
Era tornato improvvisamente timido e preoccupato. I suoi scrupoli di artista coscienzioso lo tenevano perfino
mesi interi sopra una tela piccola come una mano. Sull'orma dei paesaggisti francesi, quei maestri che conquistarono
per primi la natura, si preoccupava della precisione del tono, dell'esatta osservanza delle gradazioni, e quell'onest da

teorico finiva per appesantirgli la mano. E spesso non osava rischiare una nota accesa in quel grigiore triste che
meravigliava in tanta passione rivoluzionaria.
lo, disse Mahoudeau, mi sollazzo pensando di fargli storcere gli occhi con la mia popolana.
Claude alz le spalle.
Oh! tu non hai problemi, ti accetteranno gli scultori sono pi aperti dei pittori. E del resto, le sai fare bene le
tue cose, nelle dita hai qualcosa che funziona... Sar piena di belle cose, la tua Vendemmiatrice.
Quel complimento lasci Mahoudeau pensoso, era uno che inseguiva la forza; si ignorava e disprezzava la
grazia, una grazia insopprimibile che fioriva sempre sotto le sue grosse dita di operaio incolto, come un fiore che si
ostini a sbocciare nel duro terreno dove un soffio di vento ha fatto cadere il suo seme.
Fagerolles, estremamente scaltro, non esponeva per paura di dispiacere ai suoi maestri; e tirava frecciate contro
il Salon, bazar fetido dove la buona pittura si guastava a contatto con la cattiva. Segretamente, sognava il premio Roma
che d'altronde sfotteva come tutto il resto.
Ma Jory s'era piazzato in mezzo alla stanza, col suo bicchiere di birra in pugno, e, vuotandolo a piccoli sorsi,
dichiar:
Basta, m'ha scocciato questa giuria!... Volete che la demolisca? Comincio dal prossimo numero, la bombardo.
Voi mi passerete qualche appunto e la stenderemo a terra... Sar comico.
Claude fin d'esaltarsi, si scaten l'entusiasmo generale. Sicuro, sicuro, bisognava fare una campagna! Ci
stavano tutti, tutti si pressavano per meglio sentirsi i gomiti e marciare insieme verso il fuoco. In quel momento non ce
n'era uno che pensasse alla propria gloria poich niente ancora li divideva, n le loro profonde divergenze, che
ignoravano, n le rivalit che un giorno li avrebbero separati. Forse il successo di uno non era il successo di tutti gli
altri? Ribollivano di giovinezza, straripavano di dedizione, ricominciavano l'eterno sogno di radunarsi per conquistare il
mondo, ognuno avrebbe messo la sua fatica, quello spingendo quell'altro, e tutto il gruppo sarebbe arrivato in blocco al
medesimo grado di prestigio. Gi Claude, in qualit di capo riconosciuto, cantava vittoria e distribuiva corone. Perfino
Fagerolles, con tutto il suo sarcasmo parigino, credeva alla necessit di formare un'armata, mentre Jory, di pi
consistenti appetiti, ancora impastoiato in schemi provinciali, si sbracciava in zelanti prove d'amicizia afferrando a volo
frasi per stendere l per l i suoi articoli. E Mahoudeau, esagerando la sua voluta brutalit, agitava convulsamente le
mani, simile a un impastatore capace di forgiare coi suoi pugni un mondo intero; e Gagnire, spasmodico, liberato dal
grigio della sua pittura, raffinava la sensazione fino al deliquio estremo dell'intelligenza; e Dubuche, concretissimo nelle
sue idee, buttava l soltanto parole, ma erano parole simili a colpi di mazza contro una selva di ostacoli. Allora Sandoz,
raggiante di felicit, ridendo dal piacere di vederli cos uniti, tutti nella stessa camicia, come diceva, stur una nuova
bottiglia di birra: avrebbe vuotato la casa. E grid:
Ci siamo, non ci separiamo pi... l'unica cosa buona da fare, sapersi intendere quando si ha qualcosa nella
zucca e il diavolo si porti gl'imbecilli!
Proprio in quel momento lo squillo, del campanello li lasci stupefatti. In mezzo al silenzio improvviso, egli
replic:
Alle undici? e chi diavolo ?
Corse ad aprire; lo sentirono lanciare un'esclamazione felice. Ma stava gi tornando e, spalancata la porta,
annunci:
Ah! quant' bello volerci bene e farci qualche bella sorpresa!... Bongrand, signori!
Il grande pittore, cos introdotto dal padrone di casa, con una familiarit piena di rispetto, si fece avanti con le
mani tese. Tutti si alzarono di scatto, emozionati, felici di quella stretta di mano cos vigorosa e cordiale. Era un pezzo
d'uomo di quarantacinque anni, dalla faccia tormentata sotto i lunghi capelli grigi. Faceva parte dell'Institut, e portava
all'occhiello della semplice giacca d'alpagas il distintivo della Legion d'Onore. Ma amava la giovent e le sue
scappatelle predilette consistevano nel piombare di tanto in tanto in qualche covo di esordienti a fumarsi una pipa in
quell'ardore che lo riscaldava.
Vado a fare il t, url Sandoz.
Quando ritorn dalla cucina, con la teiera e le tazze, trov Bongrand sistemato a cavalcioni sopra una seggiola
che si faceva una fumata con la sua pipa di terracotta in mezzo alla baraonda che era ricominciata. Lo stesso Bongrand
parlava con la voce tonante che tradiva la razza contadina nipote d'un fittavolo della Beauce e figlio d'un borghese
doveva la sua fine educazione alla madre, di spiccato temperamento artistico. Era ricco e non aveva bisogno di vendere,
e conservava gusti e idee da bohme.
La loro giuria, sicuro! preferirei crepare piuttosto che farne parte! si sbracciava a dire. Non sono mica un
boia per buttare fuori quei poveri diavoli che hanno bisogno di guadagnarsi il pane!
Per, fece notare Claude. potreste renderci un inestimabile servigio difendendo i nostri quadri,.
Ma lascia perdere! vi comprometterei... Io non conto niente, non sono nessuno.
Ci fu un coro di proteste e Fagerolles replic con voce stridula:
Allora, se la pittura di Noce au village non conta niente!
Ma Bongrand s'infuri, balzando in piedi col viso paonazzo:
Ma lasciami in pace, eh, con la Noce! Comincio a non poterne pi, della Noce, siete avvisati... diventata un
vero incubo, da quando l'hanno messa al museo del Luxembourg.
Noce au village restava il suo capolavoro: un corteo nuziale sparpagliato fra le spighe, con certe figure di
paesani studiati da vicino, estremamente veri, che avevano una movenza epica da eroi omerici. Questo quadro segnava

una data nella pittura perch rivelava una formula nuova. Dopo Delacroix e parallelamente a Courbet, temperava di
logica il romanticismo, con la maggior esattezza dell'osservazione, maggior perfezione nell'esecuzione senza che si
potesse parlare d'una natura aggredita frontalmente, come accadeva nelle crudezze del plein air. Tutta la giovane
scuola per si richiamava a quel tipo d'arte.
Non c' niente di pi bello, disse Claude. di quei due gruppi in primo piano, il suonatore di violino e la
sposa col vecchio paesano.
E quella grossa contadina, allora! url Mahoudeau, Quella che si volta e fa quel gesto di richiamo... Mi
mette voglia di prenderla a modello per una statua.
E quella raffica di vento fra le spighe, aggiunse Gagnire e quelle due macchie cos felici della ragazza col
giovanotto che si spingono, gi in fondo!
Bongrand ascoltava a disagio, con un sorriso, di sofferenza.
E poich Fagerolles gli stava chiedendo cosa facesse in quel momento, rispose con un'alzata di spalle:
Diomio! niente, cosette... Non esporr, vorrei trovare qualcosa di nuovo... Ah! beati voi, che siete ancora ai
piedi della montagna! Ci si sente cos in gamba, cos sicuri, quando si tratta di arrampicarsi l in alto! E dopo, quando
sei arrivato, sei bello e fottuto! cominciano le rogne. Una vera tortura, una lotta a coltello, e una serie continua di sforzi
per paura di precipitare immediatamente a terra! Parola mia! Preferirei trovarmi all'ultimo scalino per dover fare ancora
tutto... Niente, un giorno lo vedrete, lo vedrete!
Il gruppo in realt rideva, credendo che fosse un paradosso, una posa di persona celebre, pi che scusabile
d'altra parte. Non era forse la massima felicit essere salutati, come lui, col nome di maestro? A braccia conserte sulla
spalliera della sedia, lui rinunci a farsi capire e li ascolt silenzioso, aspirando dalla pipa lente boccate.
Intanto Dubuche, che aveva qualit da uomo di casa, aiutava Sandoz a servire il t. E la baldoria riprese.
Fagerolles raccontava un'impagabile storia su pap Malgras, di una cugina della moglie che lui prestava a patto che
gliene facessero uno studio dal nudo. La conversazione si spost sui modelli: Mahoudeau era furibondo perch non si
trovavano pi corpi ben fatti: impossibile rimediare una ragazza che avesse un bel corpo. E il tumulto si fece ancora pi
strepitoso quando si congratularono con Gagnire a proposito di un amatore che aveva conosciuto al concerto del
Palais-Royal, un piccolo possidente maniaco l'unico vizio del quale era l'acquisto di qualche quadro. Tutti reclamavano
ridendo il suo indirizzo. Si misero a dar gi contro tutti i mercanti, era uno schifo che gli amatori si fidassero cos poco
del pittore da ricorrere all'intermediario, nella speranza di ottenere uno sconto. Questa faccenda vitale aument la loro
sovreccitazione. Claude ostentava un nobile disprezzo: erano derubati, e allora? e chi se ne fregava, se erano riusciti a
fare un capolavoro, di doversi saziare con un bicchiere d'acqua! Jory invece, con le sue solite idee di basso lucro,
sollev la generale indignazione: fuori il giornalista! Lo provocarono con dilemmi atroci: era pronto a vendere la sua
penna? non avrebbe preferito piuttosto farsi tagliare una mano che scrivere il contrario di quello che pensava? Del resto,
non ascoltarono neanche la sua risposta, la febbre ormai dilagava, erano nella piena follia dei vent'anni, nel totale
disprezzo del mondo, nell'unica passione dell'opera, distaccata dalle meschinit umane, sollevata in aria, come un sole.
Un desiderio incontenibile di perdersi, consumarsi nel fuoco che li infiammava!
Bongrand, fino allora immobile, ebbe il suo gesto vago di sofferenza di fronte a quella fiducia sconfinata,
quella gioia strepitosa dell'assalto. Dimenticava le cento tele che avevano fatto la sua gloria, pensava alla sua opera in
gestazione, lasciata sbozzata sul suo cavalletto. E togliendo dalla bocca la sua piccola pipa mormor con gli occhi umidi
dalla commozione:
Oh ! giovent! giovent!
Sandoz, che si faceva in quattro, seguit a versare l'acqua bollente nella teiera fino alle due del mattino. Dalle
strade, immerse nel sonno, non saliva altro suono se non il miagolio d'una gatta in amore. Tutti divagavano, ubriachi di
parole, la gola a pezzi, gli occhi brucianti; e lui, quando finalmente si decisero ad andar via, prese la lampada, illumin
dall'alto la rampa delle scale mormorando:
Non fate chiasso, mia madre dorme.
Lo stropiccio soffocato delle scarpe per gli scalini s'and via via affievolendo e la casa ripiomb in un
profondo silenzio.
Suonavano le quattro. Claude, che accompagnava Bongrand, discuteva sempre, per le strade deserte. Non
voleva andare a dormire, aspettava il sole, con rabbiosa impazienza, per rimettersi al suo quadro. Questa volta era sicuro
di fare un capolavoro, esaltato da quella bella giornata con gli amici, la testa che gli doleva, gravida di tutto un mondo.
Aveva ritrovato la pittura, si vedeva tornare nel suo studio come da una donna amata, col cuore che batteva forte,
disperato adesso di quel giorno d'assenza che gli sembrava un tempo sconfinato; si vedeva correre dritto al suo quadro,
e in una seduta sola, realizzare il suo sogno. Bongrand per lo fermava ogni venti passi afferrandogli un bottone del
cappotto, e gli ripeteva che quella maledetta pittura era un mestiere del diavolo. Lui, Bongrand, aveva un bell'essere
smaliziato, ancora non ci capiva niente. Ogni nuova opera era un debutto, c'era da sbattere la testa al muro. Il cielo
s'andava schiarendo; gli ortolani cominciavano a scendere verso le Halles. E tutti e due continuavano a vagare, ciascuno
parlando per s, ad alta voce, sotto le stelle che impallidivano.
IV

Sei settimane dopo, di mattina, Claude stava dipingendo in un fiotto di sole che pioveva dalla vetrata dello
studio. Continue piogge aveva rattristato la met d'agosto e ora, col cielo azzurro, gli tornava il coraggio di lavorare. Il
suo grande quadro non andava avanti un granch e, combattuto e ostinato, ci si accaniva per lunghe mattinate silenziose.
Bussarono. Pens che fosse madame Joseph, la portinaia, con la colazione; e, poich la chiave rimaneva
sempre infilata alla serratura, grid semplicemente:
Entrate!
La porta s'era aperta; poi, dopo un leggero fruscio, tutto torn tranquillo. Lui continuava a dipingere senza
nemmeno voltare la testa. Ma quel silenzio carico di attesa, la sensazione di un leggero respirare finirono per turbarlo.
Guard, e rimase stupefatto: c'era una donna, vestita con un abito chiaro, il viso seminascosto da una veletta bianca, non
aveva idea di chi fosse e oltretutto aveva un fascio di rose, particolare che fin di sbalordirlo.
Improvvisamente la riconobbe:
Voi, signorina!... E chi poteva pensare che foste voi?
Era Christine. Non aveva potuto frenare quell'esclamazione poco lusinghiera, che era il grido stesso della
verit. Nei primi tempi, il ricordo di lei l'aveva accompagnato notevolmente; poi, man mano che passavano i giorni,
dopo circa due mesi che non aveva pi dato segno di vita, la sua figura s'era trasformata in una visione fuggevole e
nostalgica, un incantevole profilo destinato a perdersi e a non essere pi visto.
S, sono io, signore... Ho pensato che non era giusto trascurare di ringraziarvi
Arrossiva, balbettava, non riusciva a trovare le parole.
Sicuramente le scale le avevano tolto il fiato e il cuore le batteva molto forte. Ma che succedeva, forse quella
visita meditata cos lungamente tanto da finire per apparirle assolutamente naturale, si rivelava inopportuna? E il peggio
era che passando per il lungofiume aveva comprato quelle rose con l'intenzione delicata di farne testimonianza della sua
gratitudine a quel ragazzo; e ora quei fiori la imbarazzavano terribilmente. Come offrirglieli? Che avrebbe pensato di
lei? Tutte queste difficolt le si erano presentate soltanto aprendo la porta.
Ma Claude, ancora pi turbato, si profuse in un subisso di cortesie: aveva buttato la tavolozza e mandava per
aria lo studio per liberarle una sedia.
Signorina, vi prego, accomodatevi... Veramente, una sorpresa... siete troppo gentile....
Finalmente, quando si fu seduta, Christine si calm. Era cos buffo, con tutti quei gesti scombinati, lo sentiva
anche lui cos timido che sorrise e, coraggiosamente, gli tese le rose:Prendetele! per farvi sapere che non sono
un'ingrata.
Sulle prime non disse nulla, la contempl, stupito. Quando cap che non lo stava prendendo in giro, le afferr
tutte e due le mani fino a spezzargliele; poi si precipit a infilare il mazzo dentro il vaso, ripetendo:
Ah! siete davvero una brava ragazza, voi!... la prima volta che faccio questo complimento a una donna,
parola d'onore!
Le ritorn vicino e, fissandola negli occhi:
Davvero non mi avete dimenticato?
Lo vedete bene, rispose lei ridendo.
Allora, perch avete aspettato due mesi?
Lei arross di nuovo. La menzogna che stava per dire la restitu per un attimo al primitivo imbarazzo.
Ma non sono libera, lo sapete... Oh! Madame Vanzade molto buona con me: soltanto immobilizzata, non
esce mai; ed stato necessario che lei stessa, preoccupata per la mia salute, mi spingesse a prendere un poco d'aria.
Non diceva nulla della vergogna in cui la sua avventura del quai de Bourbon l'aveva gettata, nei primi giorni.
Trovandosi al sicuro, nella casa della vecchia signora, il ricordo della notte passata da un uomo l'aveva torturata con
rimorsi, come una colpa: e credeva di essere riuscita a cancellare quell'uomo dalla sua memoria, riducendolo a un brutto
sogno i cui contorni cominciavano a sbiadire. Poi, senza che potesse dire come, in mezzo alla grande quiete della sua
nuova esistenza, l'immagine di lui era uscita fuori dall'ombra, facendosi pi precisa, pi viva fino a diventare
l'ossessione di tutte le sue ore. Perch avrebbe dovuto dimenticarlo? aveva qualcosa da rimproverargli? non gli doveva
piuttosto essere grata? Il pensiero di rivederlo, inizialmente respinto, poi lungamente combattuto, fin per diventare una
idea fissa. Tutte le sere, nella solitudine della sua camera, la riprendeva la tentazione, un malessere che la irritava, un
desiderio inesplicabile e inconscio; e aveva trovato un poco di pace soltanto giustificando con se stessa questo
turbamento come un bisogno di gratitudine. Era cos sola, cos soffocata, in quella casa sonnolenta! La sua giovinezza
ribolliva con tanta violenza, il suo cuore aveva un desiderio cos forte d'amicizia!
Allora, continu lei. ho approfittato della mia prima uscita... E poi, era cos bello, stamattina, dopo tutti
quegli insopportabili acquazzoni!
Claude, felice, dritto davanti a lei, si confess a sua volta ma senza aver nulla da nascondere.
Io, non osavo pi pensare a voi... Siete proprio come quelle fate delle favole che escono dal pavimento e
rientrano nei muri, sempre quando uno meno se lo aspetta. Mi dicevo: finita, non pu essere vero che lei passata per
questo studio... Ed ecco che ora sono cos contento, cos immensamente contento!
Sorridente e impacciata, Christine girava la testa, ostentando di guardarsi intorno. Il suo sorriso spar, nel
ritrovare quella pittura crudele, quegli infuocati schizzi del Midi, l'anatomia spietatamente esatta degli studi, che la
agghiacciarono come la prima volta. Fu riassalita da un autentico terrore e disse seria, con la voce mutata:
Vi sto disturbando, vado via.

Ma no, ma no, grid Claude impedendole di abbandonare la sedia. Mi stavo abbrutendo di lavoro, mi fa
bene parlare con voi... Ah! questo maledetto quadro. mi tortura anche troppo!
E Christine, alzando gli occhi, guard il grande quadro, quella tela che l'altra volta era girata contro il muro e
che aveva desiderato invano di vedere.
Lo sfondo, la cupa radura tagliata da un fascio di sole era appena indicato a larghe pennellate. Ma le due
piccole lottatrici, la bionda e la bruna, quasi finite, si stagliavano nella luce con la vivace gaiezza dei loro colori. In
primo piano, il signore, ricominciato tre volte, s'era arenato. Era soprattutto alla figura centrale, la donna sdraiata, che il
pittore lavorava: non aveva pi toccato la testa, si accaniva sul corpo, cambiando modella ogni settimana, cos disperato
di non poter trovare quanto voleva, che da due giorni, lui che si vantava di non saper inventare, provava a fare senza
punti di riferimento, al di fuori della natura.
Christine si riconobbe immediatamente. Era lei, quella ragazza che si adagiava nell'erba, un braccio sotto la
nuca, le palpebre chiuse in quel sorriso privo di sguardo. Quella ragazza nuda aveva il suo viso, e si ribell; in un
impeto di sdegno come se avesse avuto anche il suo corpo, come se ritrovasse l, spogliata, tutta la sua nudit di vergine.
Era soprattutto ferita dalla crudezza di quella pittura, cos brutale che se ne sentiva violentata, la carne martoriata. Non
la capiva, una pittura cos, la trovava esecrabile, le suscitava un odio, l'odio istintivo di una nemica.
Si alz, e ripet con voce secca:
Vado via.
Claude la seguiva con gli occhi. stupito e addolorato da quel brusco cambiamento.
Come, cos presto?
S, mi stanno aspettando. Addio.
Ed era gi sulla porta quando gli riusc di prenderle la mano. Os chiederle:
Quando tornerete?
La piccola mano si abbandonava alla sua. Per un momento parve esitare:
Non so. Sono cos occupata!
Poi si svincol, e se ne and dicendo con gran fretta:
Quando potr uno di questi giorni... Addio!
Claude rest inchiodato al pavimento. Che era successo? Cosa aveva provocato quell'improvvisa freddezza,
quella sorda irritazione? Chiuse la porta e si mise a camminare, le braccia ciondoloni, senza capire, cercando invano la
frase il gesto che avevano potuto ferirla. Poi fu invaso a sua volta dalla collera, scaravent in aria una bestemmia,
scroll violentemente le spalle come per sbarazzarsi di quella stupida preoccupazione. E chi ci capiva niente, con le
donne! Ma la vista del mazzo di rose che usciva fuori dal vaso, lo plac, tanto era odoroso. Tutto lo studio ne era
pervaso, e, silenziosamente, si rimise al lavoro, in quel profumo.
Passarono altri due mesi. I primi giorni Claude, al minimo rumore, quando di mattina Madame Joseph gli
portava la colazione o qualche lettera, voltava bruscamente la testa con un gesto involontario di disappunto. Usciva
soltanto dopo le quattro e quando la portiera gli disse, una sera che rientrava, che una ragazza era venuta a cercarlo
verso le cinque, si calm soltanto quando riconobbe nella visitatrice una modella, Zo Piderf. Poi i giorni seguirono ad
altri giorni, ebbe una spaventosa crisi di lavoro, era intrattabile con tutti, agitato da un tale furore teorico che nemmeno
gli stessi amici osavano contraddirlo. Con un gesto solo spazzava via tutto il mondo, non esisteva che la pittura,
bisognava uccidere genitori, amici, soprattutto le donne! Dal bollore di questa febbre era piombato in una spaventosa
disperazione, una settimana d'impotenza e di dubbi, un'intera settimana di tortura nella convinzione di essere diventato
irrimediabilmente stupido. Poi s'era tirato su, aveva ripreso le abitudini di sempre, la lotta rassegnata e solitaria contro il
suo quadro, quando, una nebbiosa mattina della fine di ottobre, trasal e pos bruscamente la tavolozza. Non avevano
bussato, ma aveva riconosciuto un passo che saliva. Apri, e lei entr. Era lei, finalmente.
Christine, quella mattina, portava un ampio mantello di lana grigia che l'avvolgeva completamente. Il
cappellino di velluto era scuro e la nebbia aveva imperlato la veletta di pizzo nero. Ma lui la trov estremamente
radiosa, in quei primi brividi invernali. Si scus di aver tardato tanto a tornare: sorrideva con la sua aria schietta,
confessava di aver esitato, di essere stata sul punto di non volere pi: s, le erano venute certe idee, cose che lui doveva
capire. Lui non capiva, non gli importava niente di capire, dato che lei era l.
Gli bastava che non fosse offesa, che fosse disposta a salire ogni tanto, come una buona amica. Non ci furono
spiegazioni, ognuno si tenne dentro il tormento e il conflitto dei giorni passati. Parlarono per circa un'ora, fittamente,
dissipata ormai ogni reticenza e ostilit, come se a loro insaputa, lontani l'uno dall'altra avessero trovato un'intesa. Lei
sembrava non accorgersi degli schizzi e degli studi sui muri. Per un attimo, fiss intensamente la grande tela, la figura
della donna nuda, sdraiata sull'erba sotto la fiamma dorata del sole. No, non era lei, quella ragazza non aveva n il suo
viso n il suo corpo: come aveva potuto riconoscersi in quella spaventosa poltiglia di colori? E la sua amicizia
s'inteneriva di una punta di piet per quel bravo ragazzo che non sapeva cogliere le somiglianze. Al momento di andar
via, sulla porta, fu lei che gli tese cordialmente la mano.
Torner senz'altro.
S, fra due mesi.
No, la settimana prossima... Lo vedrete. A gioved.
Il gioved ricomparve, puntualmente. E da allora non smise pi di venire, una volta alla settimana, prima senza
una data regolare, secondo i giorni liberi; poi, scelse il luned, fissato da Madame Vanzade come giorno destinato alle
sue passeggiate, a respirare l'aria pura del Bois de Boulogne. Doveva rientrare per le undici e si affrettava a piedi,

arrivando tutta colorita dalla corsa, abbastanza lunga, da Passy al Quai de Bourbon. Per tutti i quattro mesi invernali, da
ottobre a febbraio, si present sempre cos, sotto le piogge che imperversavano, le nebbie della Senna, il pallido sole che
intiepidiva il lungofiume. Ma dopo il secondo mese, appariva qualche volta all'improvviso, in un giorno qualunque
della settimana, approfittando d'una corsa a Parigi per salire da lui; e non poteva fermarsi pi di due minuti, c'era solo il
tempo di dirsi buongiorno e gi scendeva per le scale gridando buonasera.
Claude intanto cominciava a conoscere Christine. Della sua eterna diffidenza per le donne gli restava ancora un
sospetto, l'idea d'un'avventura galante laggi in provincia: ma la dolcezza degli occhi, la risata limpida della ragazza,
erano riusciti a cancellare tutto, e la sentiva profondamente innocente, come una bambina. Dal momento che arrivava,
senza il minimo imbarazzo, completamente a suo agio come con un amico, chiacchierava inesauribilmente. Gli aveva
raccontato almeno venti volte la sua infanzia a Clermont, e seguitava sempre a tornarci sopra. La sera in cui suo padre,
il capitano Hallegrain, aveva avuto l'ultimo attacco, ed era caduto fulminato, precipitando dalla poltrona come un
masso, sua madre e lei erano in chiesa. Ricordava perfettamente il loro ritorno, poi la nottata angosciosa, il capitano,
cos massiccio e vigoroso, tutto lungo sul materasso, con la mascella inferiore che sporgeva; nella sua memoria di
bambina non le era pi stato possibile ricordarlo diversamente. Anche lei aveva la mascella fatta cos, la madre le
gridava, quando non sapeva pi come domarla:Ah! brutta scucchiona, ti divorerai da sola come tuo padre! Povera
mamma! quanto l'aveva fatta impazzire con i suoi giochi violenti e i suoi folli strepiti! Fin dove risalivano i suoi ricordi,
la vedeva sempre accanto alla stessa finestra, piccola, emaciata, a dipingere silenziosamente i suoi ventagli con quegli
occhi dolci, unica cosa che avesse preso da lei. Ogni tanto qualcuno glielo diceva, a quella cara donna, per farle
piacere:La bambina ha i vostri occhi. E lei sorrideva, felice di esistere almeno per quell'angolo di dolcezza, nel viso
della figlia. Dalla morte del marito aveva lavorato fino a tarda notte tanto da rovinarsi la vista. Come poteva farcela? La
pensione di vedova, i seicento franchi che le spettavano, bastavano appena ai bisogni della piccola. Per cinque anni
quest'ultima aveva visto la madre impallidire e dimagrire, andarsene un poco per giorno fino a ridursi un'ombra; e lei
sentiva ancora i rimorsi di non essere stata pi buona, di averla fatta disperare con la sua svogliatezza, tutti i luned a
rifare i buoni propositi, a giurare che avrebbe cominciato quanto prima ad aiutarla a guadagnare un poco di denaro; ma
le gambe e le braccia scattavano indipendentemente dalla sua volont, e riusciva a starsene quieta soltanto quando si
ammalava. E poi, una mattina, la madre non aveva potuto alzarsi, ed era morta, senza riuscire a dire una parola, gli
occhi pieni di grosse lacrime. La vedeva sempre cos, morta, con gli occhi spalancati e colmi di pianto che la fissavano.
Altre volte Christine, rispondendo alle domande di Claude, dimenticava i lutti e si abbandonava ai ricordi
piacevoli. Rideva a piena gola del loro accampamento a rue de l'Eclache, lei che era nata a Strasbourg, il padre della
Guascogna, la madre parigina, tutti e tre scaraventati in quell'Alvernia che odiavano. La rue de l'Eclache, che scende
tutta stretta e umida fino al Jardin des Plantes, era malinconica come un sotterraneo; non un negozio, mai un passante,
nient'altro che le facciate lugubri, con le persiane sempre chiuse; verso mezzogiorno per le finestre del loro
appartamento che davano sui cortili interni erano rallegrate dal sole. La stanza da pranzo poi dava su un grande balcone,
una specie di galleria di legno con gli archi ricoperti da un enorme glicine che li seppelliva con le sue foglie. Lei era
cresciuta l, prima accanto al padre infermo, poi rinchiusa insieme alla madre, che rimaneva spossata dalla minima
uscita; ignorava cos totalmente la citt e i suoi dintorni che lei e Claude finivano per mettersi a ridere all'eterno:non lo
so, con cui replicava alle sue domande. Le montagne? s, da un lato c'erano certe montagne, si vedevano alla fine delle
strade. E dall'altra parte, se si prendevano altre strade, si vedevano distese di campi piatti, all'infinito; ma non ci
andavano, erano troppo lontani. Ricordava soltanto il Puy de Dme, tutto rotondo, simile a una gobba. In citt, sarebbe
stata capace di andare alla cattedrale ad occhi chiusi: si faceva il giro della place de Jaude, si prendeva la rue des Gras;
per il resto, non le potevano chiedere niente, tutta una confusione di vicoli e viali in pendio, una citt di lava nera,
scoscesa, che le piogge dei temporali solcavano come fiumi fra scoppi di tuono formidabili. Oh! i temporali di laggi,
ancora rabbrividiva! Dalla sua camera, quel parafulmine del Museo, alto sui tetti, era sempre in fiamme! Nella stanza da
pranzo che serviva anche da salotto, aveva una finestra tutta sua, era un vano profondo come una stanza dove avevano
messo il suo tavolino e tutte le sue piccole cose. Era l che sua madre le aveva insegnato a leggere; era l che, pi tardi,
s'addormentava ascoltando i suoi professori, tanto la fatica delle lezioni la spossavano. Cos, ora, si prendeva in giro per
la propria ignoranza: ah! una signorina ben istruita che non avrebbe saputo dire neanche i nomi dei re di Francia, con le
loro date! una provetta musicista rimasta ai Petits bateaux; un'acquarellista prodigio che sbagliava gli alberi, perch le
foglie erano troppo difficili da imitare! Di colpo passava ai quindici mesi passati alla Visitation, dopo la morte della
madre, un grosso convento fuori citt, con magnifici giardini; e gi con le interminabili storie delle buone monache: con
gelosie, inezie, ingenuit da far rabbrividire. Doveva farsi suora e in chiesa si sentiva soffocare. Le sembrava gi tutto
finito quando la superiora, che l'amava molto, l'aveva distolta dal convento procurandole quel posto da Madame
Vanzade. Ancora si meravigliava di come la madre dei Saints-Anges avesse potuto leggere in lei tanto chiaramente:
infatti, da quando viveva a Parigi, era caduta nella pi completa indifferenza verso la religione.
Poi, quando erano esauriti i ricordi di Clermont, Claude voleva sapere com'era la sua vita da Madame Vanzade;
e, ogni settimana, lei gli dava qualche particolare nuovo. Nel villino di Passy, silenzioso e chiuso, l'esistenza scorreva
regolare, scandita dal fievole tic-tac dei vecchi orologi. Due antichi servitori, una cuoca e un cameriere, che erano in
casa da quarant'anni, erano gli unici a muoversi per i locali deserti, senza che le loro pantofole facessero il minimo
rumore, con un passo da fantasmi. Talvolta, a lunghi intervalli, arrivava una visita, qualche generale ottantenne cos
rinsecchito che quasi non lasciava impronta sui tappeti. Era la casa delle ombre, il sole si smorzava in un bagliore da
lumino, attraverso le stecche delle persiane. Da quando Madame Vanzade, paralizzata alle gambe e diventata cieca, non
lasciava pi la sua camera, non aveva altra distrazione che farsi leggere libri pii, interminabilmente. Ah! quelle letture

che non finivano mai, quanto pesavano alla ragazza! Se avesse avuto un mestiere suo, con quanta gioia avrebbe tagliato
vestiti, appuntato cappellini, arricciato petali di fiori! In realt non era capace di fare niente, pur avendo imparato tutto
aveva la stoffa soltanto di una istitutrice, una semidomestica! E inoltre, soffriva di quella casa chiusa, rigida, che sapeva
di morte la riprendevano quelle crisi di sbigottimento dell'et infantile, quando voleva costringersi a lavorare per far
contenta la madre; sentiva crescere in lei una ribellione fisica, avrebbe voluto urlare e saltare, ubriaca dal bisogno di
vivere. Ma Madame Vanzade la trattava con tanta dolcezza, la faceva uscire dalla sua camera, le ordinava di farsi lunghe
passeggiate, cos che si sentiva piena di rimorsi quando, tornando da rue de Bourbon, era costretta a mentire, a parlare
del Bois de Boulogne, o inventare una funzione in chiesa, dove non metteva pi piede. Ogni giorno che passava,
Madame Vanzade sembrava provare per lei una tenerezza maggiore; ed erano continui regali, un vestito di seta, un
orologino antico, perfino capi di biancheria: e lei stessa amava molto Madame, una sera che quella l'aveva chiamata
figlia mia aveva giurato che non l'avrebbe lasciata mai, col cuore invaso dalla piet a vederla cos vecchia e cos malata.
Bah! disse Claude, un giorno sarete ricompensata, vi nominer sua erede.
Christine rimase di stucco.
Oh! credete?... Dicono che abbia tre milioni... No. no, non l'ho mai pensato, non lo voglio: che diventerei?
Claude s'era rigirato, e aggiunse con voce brusca:
Diventereste ricca, diavolo!... Ma prima non c' dubbio che vi far sposare.
A queste parole lei l'interruppe con uno scoppio di risa.
Con uno dei suoi vecchi amici, il generale dalla barba d'argento.. Ah! che bella storia!
Nessuno dei due andava oltre un'intimit da vecchi conoscenti. Anche lui, come la ragazza, era ignaro di quasi
tutto, avendo conosciuto solo ragazze casuali, vivendo i suoi romantici amori al di fuori della realt. A tutti e due
sembrava naturale e normalissimo vedersi in quel modo, in segreto, per amicizia, senz'altre effusioni che una stretta di
mano all'arrivo e una stretta di mano al momento di separarsi. Lui non s'interrogava pi su quello che la sua ignoranza
di signorina perbene poteva sapere della vita e dell'uomo: ed era lei a sentirlo timido, a guardarlo fisso, qualche volta,
con gli occhi offuscati e il turbamento stupito della passione che non sa riconoscersi. Ma ancora niente di ardente o di
sconvolgente veniva a sciupare il piacere che provavano a stare insieme. Le mani restavano libere, parlavano
allegramente di tutto, discutevano anche, da amici sicuri di non offendersi mai. Solo che questa amicizia diventava cos
viva che non potevano pi vivere l'uno senza l'altra.
Non appena Christine arrivava, Claude sfilava la chiave dalla porta. Era lei stessa a volerlo: in quel modo,
nessuno avrebbe potuto disturbarli. Dopo qualche visita, aveva preso possesso dello studio, che le sembrava casa sua.
Era tormentata dall'idea di ordinarlo un poco perch trovarsi in mezzo a tanta incuria la faceva soffrire; ma non era un
compito facile, il pittore proibiva a Madame Joseph di spazzare per paura che la polvere andasse a posarsi sulle tele
fresche. E le prime volte che la sua amica aveva provato a fare un poco di pulizia, l'aveva seguita con uno sguardo
preoccupato e implorante: perch cambiar posto alle cose? non era sufficiente averle a portata di mano? Lei per
mostrava una ostinazione tanto allegra, sembrava cos felice di giocare a fare la massaia che aveva finito per lasciarla
libera. Adesso, appena arrivava, si toglieva i guanti, si appuntava la gonna per non sporcarla e metteva tutto a soqquadro
riordinando in quattro e quattr'otto lo spazioso locale. Davanti alla stufa non si vedeva pi il mucchio di cenere; il
paravento nascondeva il letto e la toilette; il divano era spazzolato, l'armadio lucidato e brillante, il tavolo d'abete
sgombro di stoviglie, pulito e senza macchie di colore; e al di sopra delle sedie disposte in bella simmetria, dei cavalletti
zoppi appoggiati al muro, l'enorme cucc aveva l'aria di battere un tic-tac pi sonoro. Era magnifico, un posto diventato
irriconoscibile. Lui, stupefatto, la guardava andare, venire, girare cantando e quella sarebbe stata la fannullona che al
minimo lavoro si faceva venire spaventose emicranie? Ma lei rideva: il lavoro di testa, s; quando si trattava di lavoro da
fare coi piedi o con le mani, al contrario, le faceva bene, la raddrizzava come una giovane pianta. Confessava, come
fosse stata una depravazione, il piacere che le davano le umili cure della casa, quel piacere che era la disperazione di sua
madre, la quale riteneva ideale l'educazione a un'arte puramente decorativa, l'istitutrice dalla mano fine, che non tocca
nulla. Cos, quante lamentele, quando la sorprendeva, piccolissima, a spazzare e strofinare, giocando beata a fare la
cuoca! Anche adesso, se da Madame Vanzade avesse potuto combattere contro la polvere, si sarebbe annoiata meno. Ma
che avrebbero detto? Avrebbe smesso di colpo di fare la dama di compagnia. Allora veniva a levarsi quella voglia al
Quai de Bourbon, ansimante dopo tanta fatica, con gli occhi della peccatrice che morde il frutto proibito.
Claude cominciava a sentire attorno a s le cure amorevoli d'una donna. Per farla stare seduta e parlare
tranquillamente le chiedeva talvolta di ricucirgli un polsino strappato, un pezzo di giacca scucito. Lei stessa s'era offerta
di dargli un'occhiata alla biancheria. Ma non era pi animata da quel bell'ardore di massaia. Prima di tutto, non sapeva
cucire e teneva l'ago in mano come una ragazza allevata nel disprezzo per il cucito. In secondo luogo, quell'immobilit,
quell'attenzione, tutti quei punti da curare uno per uno la esasperavano. Lo studio splendeva di pulizia, come un salotto;
ma Claude restava a brandelli; e tutti e due ci scherzavano sopra, trovando questo fatto molto buffo.
Che mesi felici passarono, quei quattro mesi di freddo e di pioggia, nello studio dove la stufa rosseggiava e
ronfava come una canna d'organo. L'inverno sembrava isolarli ancora di pi. Quando la neve copriva i tetti vicini e i
passeri venivano a sbattere contro la grande vetrata sorridevano di sentirsi caldi e isolati, nel cuore della grande citt
silenziosa. Ma non rimasero sempre relegati in quel cantuccio; alla fine lei acconsent a farsi accompagnare a casa. Per
molto tempo aveva voluto andarsene da sola, tormentata dalla vergogna di farsi vedere per strada al braccio di un uomo.
Poi, un giorno che cadeva gi una pioggia torrenziale, fu costretta a farlo scendere con un ombrello; la pioggia per era
cessata bruscamente non appena attraversato il ponte Louis-Philippe, e l'aveva fatto tornare indietro, dopo essersi
fermati per qualche minuto appoggiati al parapetto a contemplare il Mail, felici di ritrovarsi insieme all'aria aperta.

Sotto di loro le grandi chiatte piene di mele si allineavano in quattro file contro i lastroni del porto, cos ravvicinate che
alcune tavole buttate fra l'una e l'altra formavano come dei sentieri dove correvano bambini e donne; si divertirono di
quella quantit strabocchevole di frutta, ammucchiata in enormi cataste che ingombravano la riva, in cesti rotondi che
viaggiavano da una parte all'altra, mentre un odore forte, quasi acre, un odore di sidro fermentato si mescolava al soffio
umido del fiume. La settimana successiva, visto ch'era tornato il sole e lui esaltava la solitudine dei lungofiumi intorno
all'isola Saint-Louis, lei accett di fare una passeggiata. Risalirono il Quai de Bourbon e il Quai d'Anjou, fermandosi a
ogni passo attirati dalla vita della Senna: la dragatrice con le secchie cigolanti, il battello della lavanderia animato dal
rumore di una lite, una gru, pi lontana, che scaricava una chiatta. Lei era la pi stupita: possibile che il Quai des
Ormes, che le stava di fronte, cos animato, il Quai Henri IV, con la sua riva immensa, la sua spiaggia dove torme di
ragazzini e di cani si rotolavano su mucchi di sabbia, che tutto quell'orizzonte cittadino, popoloso e attivo fosse lo stesso
di quella citt maledetta intravisto in un pantano di sangue la sera del suo arrivo? Poi svoltarono in cima all'isola e
rallentarono il passo per godersi la solitudine e il silenzio che sembrava emanare dai vecchi palazzi; contemplarono
l'acqua che gorgogliava tra la selva delle armature dell'Estacade, tornarono indietro lungo il Quai de Bthune e
d'Orlans, ravvicinandosi istintivamente di fronte all'allargarsi del fiume, stringendosi l'uno all'altra per quell'enorme
flusso delle acque, gli occhi perduti, lontano, sul Port-au-Vin e il Jardin des Plantes.
Nel cielo pallido le cupole dei monumenti si tingevano di azzurro. Quando arrivarono al Pont Saint-Louis, lui
le spieg che era proprio Notre-Dame, che lei non riconosceva, vista cos dalla parte absidale, gigantesca e come
accovacciata fra i suoi contrafforti simili ad artigli rinfoderati, dominata dalla doppia testa delle sue torri al di sopra
della lunga schiena di mostro. Ma la vera scoperta di quel giorno fu la punta occidentale dell'isola, quella prua di nave
eternamente all'ancora che nella fuga delle sue correnti guarda Parigi senza mai raggiungerla. Scesero una scala ripida,
scoprirono una spiaggia solitaria, ombreggiata da grandi alberi: era un delizioso rifugio, come un asilo in mezzo alla
ressa, con Parigi che rumoreggiava tutt'intorno, sul lungofiume, sui ponti, mentre loro assaporavano sulla riva dell'acqua
la gioia di essere soli, ignorati da tutti. Quella spiaggia divenne il loro angolino campestre, un posto all'aperto dove
godersi le ore di sole quando il caldo eccessivo dello studio, dove la stufa rosseggiava e ronfava, li faceva soffocare e
accendeva le loro mani d'una febbre che li sgomentava.
Fino allora per Christine si era rifiutata di farsi accompagnare oltre il Mail. Arrivati al Quai des Ormes
salutava implacabilmente Claude come se Parigi, con la sua folla e i possibili incontri, cominciasse da quella lunga
teoria di lungofiumi, che bisognava percorrere. Ma Passy era cos lontana e lei si annoiava tanto a fare da sola quella
lunga camminata che a poco a poco cominci a cedere permettendogli in un primo momento di spingersi fino all'Htel
de Ville, poi fino al Pont-Neuf, poi ancora fino alle Tuileries. Dimenticava il pericolo e se ne andavano a braccetto,
come una coppia di sposi; e questa passeggiata ripetuta instancabilmente, quel lento procedere sullo stesso marciapiede,
dalla parte dell'acqua, era diventato indicibilmente affascinante, carico di una felicit quale non avevano mai provato.
Erano profondamente l'uno dell'altra, senza essersi mai dati. Sembrava che l'anima della grande citt, salendo dal fiume,
li avviluppasse con tutte le tenerezze che avevano palpitato fra quelle vecchie pietre attraverso secoli.
Da quando era cominciato il gran freddo di dicembre Christine veniva soltanto nelle primissime ore del
pomeriggio; e verso le quattro, quando il sole declinava, Claude la riaccompagnava al suo braccio. Nei giorni sereni,
appena sboccavano dal ponte Louis-Philippe si trovavano di fronte la sconfinata distesa dei lungofiumi. Da un capo
all'altro, il sole obliquo intiepidiva d'una polvere dorata le case della riva destra mentre sulla sinistra isole ed edifici si
stagliavano in una linea nera contro la gloria fiammeggiante del crepuscolo. Fra le due sponde, luminosa l'una, cupa
l'altra, la Senna scintillava di pagliuzze dorate, interrotta dalle snelle sagome dei suoi ponti, le cinque arcate del ponte
Notre-Dame, quella unica del ponte d'Arcole, poi lo Change, quindi il Pont-Neuf, via via pi esili, ciascuno a mostrare,
di l dalla propria ombra, l'abbaglio d'una nuova luminosit, un'acqua di raso azzurro che sbiancava come in un riflesso
di specchio; e mentre le sagome crepuscolari della riva sinistra si concludevano nelle torri aguzze del Palais de Justice,
incisivamente segnate sul vuoto come a carboncino, a destra si apriva una morbida linea curva, cos prolungata e
sfumata che il padiglione di Flore, alto laggi nel fondo come una fortezza, sembrava un castello fatato, azzurrognolo,
aereo e tremulo fra i vapori rosati dell'orizzonte.
Loro due, inondati di sole sotto i platani senza foglie, stornavano gli occhi da quello splendore per rallegrarsi di
certi angoletti, sempre gli stessi, fra cui soprattutto l'agglomerato delle vecchissime case al di sopra del Mail; le
minuscole botteghe di chincaglierie e di articoli di pesca, a un piano, sormontate da terrazze fiorite di lauri e di viti
selvatiche, e dietro a queste, case pi alte, sbrecciate, pavesate di biancheria stesa alle finestre, tutto un accatastarsi di
costruzioni barocche, un intrecciarsi di tavolati e mattoni, muri crollanti e giardini pensili punteggiati da luminose palle
di vetro simili a stelle. I due camminavano, si lasciavano dietro l'uno dopo l'altro i grandi edifici, la Caserma, l'Htel de
Ville, protesi verso l'altra parte del fiume, verso la Cit, chiusa fra gli argini di muro dritti e lisci, senza sponda. Al di
sopra delle case abbuiate le torri di Notre-Dame splendevano come dorate a nuovo. I parapetti cominciavano a essere
invasi dalle bancarelle di vecchi libri; un barcone carico di carbone lottava contro la tremenda corrente, sotto un arco
del ponte Notre-Dame. E l, i giorni del mercato dei fiori, si fermavano a respirare il profumo delle prime violette e
violacciocche. La riva sinistra si andava intanto allargando, via via pi scoperta: oltre le garitte del Palais de Justice gi
facevano capolino le casette scolorite del Quai de l'Horloge fino alla macchia d'alberi del terrapieno; poi, man mano che
procedevano, emergevano dalla nebbia i remoti Quai Voltaire e Malaquais, la cupola dell'Institut, l'edificio quadrato
della Monnaie, un lungo sbarramento grigio di facciate in cui non si distinguevano neppure le finestre, un promontorio
di tetti, reso simile a una scogliera rocciosa dalla selva dei comignoli in terracotta, affogato nel cuore d'un mare
fosforescente. Di contro, invece, il padiglione del Flore usciva dal sogno, prendeva corpo nell'ultimo avvampare del

sole. Allora, a destra, a sinistra, ai due bordi dell'acqua, si apriva la fuga dei boulevard Sbastopol e du Palais; sfilavano
i nuovi edifici del Quai de la Mgisserie, di fronte la nuova Prefettura di polizia, il vecchio Pont-Neuf con la macchia
d'inchiostro della sua statua; il Louvre, le Tuileries, e infine, sul fondo, sopra Grenelle, le lontananze imprecisate dei
poggi di Svres, la campagna inondata da una pioggia di raggi. Claude non si era mai spinto oltre, Christine lo aveva
sempre fermato prima del Pont-Royal, vicino ai begli alberi dei bagni di Vigier; e quando si voltavano per scambiarsi
ancora una stretta di mano, nell'oro del sole diventato rosso, guardavano dietro di loro e ritrovavano, sull'altro orizzonte,
l'isola Saint-Louis, da dove venivano, una confusa fine di metropoli che la notte gi invadeva, sotto il cielo ardesia
d'oriente. |[continua]|
|[IV, 2]|
Ah! quanti tramonti gloriosi, in quei loro vagabondaggi settimanali. Il sole era il loro compagno in
quell'allegria dei lungofiume vibrante della vita della Senna, con la danza dei riflessi sul filo della corrente, la
distrazione delle botteghe calde come serre, le piante di fiori dei rivenditori di sementi, le chiassose gabbie degli uccelli,
tutta quella confusione di suoni e di colori che fa della sponda del fiume l'eterna giovinezza delle citt. Mentre
procedevano, la brace ardente del tramonto s'imporporava alla loro sinistra, al di sopra della linea scura delle case: il
sole sembrava aspettarli, declinando poco a poco, ruotando lentamente verso i tetti lontani, non appena avevano
oltrepassato il ponte Notre-Dame, di contro al fiume che si slargava. In nessun bosco secolare, su nessuna strada di
montagna, nei campi di nessuna pianura la fine del giorno sar mai tanto sfolgorante come dietro la cupola dell'Institut:
Parigi si addormenta nella sua gloria. Ad ogni passeggiata, l'incendio cambiava. nuove fornaci aggiungevano le loro
braci a quella corona di fiamme. Una sera che erano stati sorpresi da un acquazzone, il sole, riaffacciandosi dietro la
pioggia, incendi l'intero nembo e sopra le loro teste non vi fu altro che quella polvere d'acqua fiammeggiante, iridata di
azzurro e di rosa. Nei giorni sereni, invece, il sole, simile a una palla di fuoco, calava maestosamente in un placido lago
di zaffiro; un attimo, la cupola dell'Institut lo intaccava, rendendolo simile a una falce di luna calante; poi la palla si
tingeva di viola, annegava nel fondo del lago divenuto di sangue. Da febbraio la parabola della sua curva si allarg, e
precipitava dritto nella Senna che all'orizzonte pareva ribollire per l'approssimarsi di quel ferro arroventato. Ma i grandi
scenari, le grandi rappresentazioni dello spazio s'incendiavano soltanto nelle sere nuvolose. Allora, seguendo il
capriccio del vento, mari di zolfo schiaffeggiavano rocce di corallo, e palazzi, torri, architetture ammassate ardevano e
rovinavano liberando, dai varchi aperti, fiumi di lava; o ancora, tutto d'un tratto, il sole, gi scomparso, tramontato
dietro un velo di vapori, trapassava quel baluardo con un tale fiotto di luce che da un capo all'altro del cielo era tutto un
guizzare di dardi scintillanti, simile a un volo di frecce d'oro. Scendeva il crepuscolo e loro si lasciavano con
quell'estremo barbaglio negli occhi, sentendo la gloriosa Parigi complice della gioia inestinguibile che li portava a
ricominciare sempre quella loro passeggiata lungo i vecchi parapetti di pietra.
Un giorno, finalmente, si verific quello che Claude temeva, senza dirlo. Christine non pensava pi che
qualcuno potesse incontrarli. Del resto, chi la conosceva? Sarebbe passata cos, eternamente sconosciuta. Lui pensava ai
compagni, talvolta aveva un piccolo brivido credendo di riconoscere da lontano qualche persona nota. Lo tormentava un
intimo pudore, l'idea che qualcuno potesse scrutare la ragazza, rivolgerle la parola, scherzarci, forse, gli provocava
un'angoscia insopportabile. E proprio quel giorno, mentre lei si stringeva al suo braccio vicini ormai al pont des Arts, si
trovarono faccia a faccia con Sandoz e Dubuche, che scendevano i gradini. Impossibile evitarli, erano letteralmente di
fronte; d'altra parte, gli amici lo avevano indubbiamente riconosciuto, perch sorridevano. Pallidissimo, continu ad
avanzare; e, vedendo Dubuche fare un movimento verso di lui, pensava che tutto fosse perduto; ma Sandoz era
intervenuto a trattenerlo, lo portava via. Passarono con l'aria indifferente, sparirono nel cortile del Louvre, senza
neanche voltarsi. Tutti e due avevano riconosciuto l'originale di quella testa schizzata a pastello che il pittore
nascondeva con la gelosia dell'innamorato. Christine, tutta allegra, non s'era accorta di niente. Claude, col cuore che gli
batteva furiosamente, rispondeva con la voce strangolata, commosso fino alle lacrime, traboccante di gratitudine per la
discrezione dei suoi vecchi amici.
A qualche giorno di distanza ebbe un nuovo scossone. Non stava aspettando Christine, aveva dato un
appuntamento a Sandoz; poi, lei era salita di corsa per un'oretta, con una di quelle improvvisate che li mandavano in
estasi, e avevano come al solito sfilato la chiave, quando sentirono un familiare colpo alla porta. Subito lui riconobbe
quel modo d'annunciarsi rimanendo cos sconvolto da quell'avventura che rovesci una sedia: impossibile non
rispondere. Ma lei s'era fatta cos smorta e lo supplicava con un gesto cos disperato che rimase immobile, il fiato
sospeso. Continuavano i colpi alla porta. Una voce grid:Claude! Claude! Lui seguitava a non fare un gesto, lottando
con se stesso, le labbra sbiancate e gli occhi a terra. Si fece un gran silenzio, poi il rumore dei passi che scendevano,
facendo scricchiolare i gradini di legno. Gli si era gonfiato il petto d'una tristezza immensa. Io sentiva scoppiare quasi
dai rimorsi a ognuno di quei passi che scendevano, come se avesse rinnegato l'amicizia di tutta la sua giovinezza.
Un pomeriggio, per, bussarono un'altra volta e Claude fece appena in tempo a mormorare con disperazione:
La chiave rimasta nella porta!
Christine infatti aveva dimenticato di sfilarla. Lei sbigott, si slanci verso il paravento, cadde seduta sul bordo
del letto premendosi il fazzoletto sulla bocca a soffocare il fruscio del proprio respiro.
Picchiarono ancora pi forte, si sentivano scoppi di risa, il pittore fu costretto a urlare:
Avanti!

La sua angoscia aument scorgendo Jory che cedeva galantemente il passo a Irma Bcot. Fagerolles gliel'aveva
ceduta da quindici giorni; o meglio, s'era rassegnato a quel capriccio per paura di perderla definitivamente. Lei in quel
periodo sperperava la propria giovinezza per tutti gli studi dei pittori, in una tale frenesia del proprio corpo che ogni
settimana faceva fagotto delle sue tre camicie, pronta a tornare per una notte, se cos le passava per la mente.
Aveva voglia di vedere il tuo studio e te l'ho portata, spieg il giornalista.
Ma lei, senza aspettare, si muoveva qua e l con assoluta disinvoltura, uscendo in esclamazioni:
Oh! quant' buffo, qui... Oh! che razza di pittura!... Eh, siate gentile, fatemi vedere tutto, voglio vedere tutto...
E dove dormite?
Claude, stravolto dalla preoccupazione, trem che tirasse via il paravento. Vedeva Christine l dietro ed era gi
desolato di quello che lei stava sentendo.
Sai quello che ti vuole chiedere? riprese allegramente Jory. Come, non te lo ricordi? le hai promesso di
prenderla come modella per qualche studio... Far ogni tipo di posa che vorrai, non vero, mia cara?
Caspita, immediatamente!
Il fatto disse il pittore imbarazzato, che il mio quadro mi terr occupato fino al Salon... C' una figura che
mi crea tanti di quei problemi! Non riesco a uscirne fuori con questi maledetti modelli!
Lei s'era piantata davanti alla tela alzando in aria il nasetto con aria da esperta.
Quella donna nuda nel prato... Ma scusate, non potrei esservi utile?
Jory s'entusiasm immediatamente.
Questa s che un'idea! Non vai sempre in cerca di una bella ragazza, senza riuscire a trovarla?... Si spoglia
subito. Spogliati, mia cara, spogliati un poco perch si renda conto...
Irma con una mano si sbarazz prontamente del cappello mentre con l'altra cercava i ganci della camicetta
malgrado gli energici dinieghi di Claude che si dibatteva come se lo stessero violentando.
No, no, inutile... La signorina troppo piccola... non per niente quello che mi serve, per niente!
Che importa? disse lei, almeno avrete visto!
E Jory s'ostinava:
Lasciala fare! a lei che fai un piacere... Non abituata a posare, non ne ha bisogno; ma la riempie di
soddisfazione farsi vedere. Vivrebbe nuda... Spogliati, mia cara. Soltanto il petto, visto che ha paura che te lo mangi
vivo!
Alla fine Claude riusc a impedirle di spogliarsi. Bofonchiava certe scuse: un'altra volta ne sarebbe stato ben
felice; ma in quel momento temeva che un nuovo punto di riferimento finisse per confonderlo; lei si limit ad alzare le
spalle, guardandolo fisso con quegli occhi belli e maliziosi carichi di divertito disprezzo.
Jory allora si mise a parlare del gruppo. Come mai Claude non era venuto l'altro gioved, da Sandoz? Non lo
vedevano pi. Dubuche lo accusava di farsi monopolizzare da un'attrice. Ah! c'era stato uno scontro tra Fagerolles e
Mahoudeau a proposito dell'abito nero in scultura! Gagnire, la domenica scorsa, era tornato da un concerto di
Wagner con un occhio pesto. Lui, Jory, era stato sul punto di battersi a duello, al caff Baudequin, per uno dei suoi
ultimi articoli del Tambour. Il fatto era che gliele cantava dure, ai pittori da quattro soldi, con le loro fame usurpate! La
campagna contro la giuria del Salon stava facendo un pandemonio indiavolato, non si sarebbe salvato neanche un pezzo
di quei doganieri dell'ideale che volevano sbarrare il passo alla natura.
Claude l'ascoltava impaziente e irritato. Aveva ripreso in mano la tavolozza e pestava i piedi davanti al suo
quadro. L'altro fin per capire.
Hai voglia di lavorare, ti lasciamo
Irma continuava a fissare il pittore col suo vago sorriso, stupefatta dell'idiozia di quello sciocco che non ne
voleva sapere di una come lei, e per tormentata dal capriccio di averlo, a dispetto delle sue intenzioni. Il suo studio era
brutto e lui stesso non aveva niente di bello; ma perch ostentava tanta virt? Lo prese in giro per un attimo, fine,
intelligente, gi segnata dalla propria fortuna nella sciatteria della sua giovinezza. Sulla porta, si offr un'ultima volta
con una lunga stretta di mano, calda e insinuante.
Quando vorrete.
Se n'erano andati e Claude fu costretto a ripiegare il paravento perch l dietro. Christine rimaneva sul bordo
del letto, come se non avesse la forza di alzarsi. Non parl della ragazza, disse semplicemente che aveva avuto molta
paura e che voleva andarsene subito, terrorizzata che potessero di nuovo bussare alla porta, mentre nel fondo degli occhi
inquieti conservava il turbamento delle cose che non diceva.
D'altra parte quell'ambiente d'arte brutale, quello studio pieno di quadri violenti erano rimasti a lungo per lei
una fonte di angoscia. Non le riusciva di assuefarsi ai nudi realistici degli studi, alla cruda naturalezza degli schizzi fatti
in Provenza, che la ferivano, la disgustavano. E soprattutto non li capiva, cresciuta nell'amore e nell'ammirazione per
un'arte tanto diversa, quei delicati acquarelli della madre, quei ventagli d'un'impalpabilit di sogno, dove coppie liliali
fluttuavano in giardini azzurrognoli. Spesso si divertiva ancora con certi piccoli paesaggi da scolaretta, due o tre motivi
sempre ripetuti, un lago con un rudere, un mulino che batteva l'acqua d'un fiume, uno chalet e qualche abete bianco di
neve. E si stupiva: com'era possibile che un ragazzo intelligente dipingesse in una maniera tanto irragionevole, tanto
brutta, tanto falsa? perch quelle figure realistiche non solo le apparivano mostruosamente orrende, ma le giudicava
anche al di fuori di ogni verit accettabile. Insomma, era decisamente matto.

Un giorno Claude volle assolutamente vedere un piccolo album, il suo vecchio album di Clermont, di cui gli
aveva parlato. Dopo essersi difesa a lungo, si decise a portarglielo, intimamente lusingata e curiosa di sapere cosa
avrebbe detto. Lui lo sfogli sorridendo: e, dato che non diceva niente, lei mormor per prima:
Trovate che sia robaccia, non vero?
Ma no, rispose lui, innocente.
La parola la sferz, malgrado il tono bonario che la rendeva amabile.
Sfido! La mamma mi ha dato cos poche lezioni!... Per me, amo quello che ben fatto e che piace.
Allora lui scoppi in una schietta risata.
Confessate che la mia pittura vi fa sentire male. Me ne sono accorto, stringete le labbra e gli occhi vi
diventano tondi dalla paura... Ah! certamente non una pittura per signore e ancor meno per giovanette... Ma vi ci
abituerete, questione solo di educare l'occhio; e capirete che molto sano e molto onesto quello che sto facendo.
E in effetti Christine a poco a poco si abitu. In un primo momento non c'entr affatto la convinzione artistica,
tanto pi che Claude, col suo disprezzo per i giudizi della donna non l'indottrinava affatto, al contrario evitava di parlare
d'arte con lei, come se avesse voluto conservare quella passione della sua vita solo per s, al di fuori della nuova
passione che l'invadeva. Semplicemente lei scivol nell'abitudine, fin per provare interesse per quelle tele abominevoli,
vedendo quale posto cospicuo occupassero nella vita di lui. Questa fu la prima tappa, l'intenerimento per quella frenesia
di lavoro, quell'assoluta dedizione di tutta un'esistenza: e non era forse commovente? non c'era qualcosa di
estremamente nobile? Poi, quando cominci a rilevare le gioie e i dolori che lo sconvolgevano in seguito a una buona o
cattiva seduta, arriv a condividere spontaneamente lo sforzo di lui. Diventava triste, se lo trovava rattristato; si
rallegrava, quando lui l'accoglieva allegramente; e da quel momento questa divenne la sua preoccupazione: aveva
lavorato parecchio? era contento di quello che aveva fatto, dal loro ultimo incontro? In capo a due mesi era bella e
conquistata, si piantava davanti alle sue tele, non aveva pi paura, seguitava a non approvare troppo quel genere di
pittura ma cominciava a ripetere qualche parola del gergo artistico, dichiarava la tal cosa vigorosa, portentosamente
impiantata, bene in luce. Le sembrava cos buono e l'amava tanto che dopo averlo scusato per scarabocchiare simili
orrori, s'industriava di scoprirvi qualche qualit, per poterli amare un poco.
Un quadro tuttavia, quello grande destinato al Salon, stent molto ad accettarlo. Mentre gi guardava senza
dispiacere i nudi dello studio Boutin e gli schizzi di Plassans, s'irritava ancora contro la donna nuda sdraiata nell'erba.
Era un rancore personale, la vergogna d'aver creduto per un attimo di riconoscervisi, una sorda inquietudine di fronte a
quel grande corpo che continuava a ferirla nonostante sempre meno vi ravvisasse i propri lineamenti. Prima la sua
protesta si era espressa col distogliere gli occhi. Ora, se ne stava minuti interi, gli occhi fissi, in muta contemplazione.
Come mai la somiglianza era potuta sparire cos? Via via che il pittore s'accaniva, mai contento, tornando cento volte
sullo stesso pezzo, quella somiglianza si vanificava, un poco alla volta. E senza che fosse in grado di analizzarlo, senza
nemmeno osare di confessarlo a se stessa, lei che si era pudicamente ribellata il primo giorno, ora provava un dispiacere
sempre pi forte al vedere che nulla dei suoi tratti rimaneva. Le sembrava che la loro amicizia ne soffrisse, a ogni tratto
che veniva cancellato si sentiva meno vicina a lui. Forse non l'amava, se la lasciava uscire cos dalla sua opera? e chi era
questa nuova donna, quel viso sconosciuto e incerto che traspariva sotto il suo?
Claude, costernato d'avere sciupato la testa, non sapeva come fare per chiederle qualche ora di posa. Doveva
semplicemente stare seduta, perch lui potesse accennare i suoi lineamenti. Ma l'aveva vista cos incollerita che temeva
di farla arrabbiare un'altra volta. Si riprometteva di supplicarla con allegria ma non gli venivano le parole e si ritrovava
vergognoso, come se si fosse trattato d'una cosa sconveniente.
Un pomeriggio la terrorizz con uno dei suoi accessi di collera, che non riusciva a padroneggiare neppure
davanti a lei. Quella settimana non gli era riuscito d'andare avanti. Voleva grattare la tela, andava avanti e indietro come
un forsennato pigliando a calci i mobili. Improvvisamente afferr Christine per le spalle e la depose sul divano.
Vi supplico, fatemi questo piacere o ci creper, parola d'onore!
Lei, sbigottita, non capiva.
Ma che cosa volete?
Poi, quando lo vide prendere i suoi pennelli, aggiunse avventatamente:
Ah, s... Perch non me l'avete chiesto prima?
Spontaneamente si sdrai sopra un cuscino, facendo scivolare il braccio sotto la nuca. Ma s'era fatta seria per lo
stupore e la confusione d'aver acconsentito cos rapidamente: non credeva di essere cos pronta a quella cosa, al
contrario avrebbe giurato che non gli avrebbe mai fatto da modella.
Lui, estasiato, grid:
Davvero, acconsentite!... Porco cane, che dannato pezzo di donna metter su con voi!
Di nuovo senza riflettere, lei disse:
Oh, soltanto la testa!
E lui bisbigli frettolosamente, con la paura d'essersi spinto troppo:
Sicuro, sicuro, soltanto la testa!
Ammutolirono per l'imbarazzo, lui si mise a dipingere mentre lei, con gli occhi per aria, rimaneva confusa
d'essersi lasciata sfuggire una simile frase. Gi la sua condiscendenza l'aveva riempita di rimorso, come se fosse entrata
in una situazione riprovevole col permettere di prestare le sue sembianze a quella nudit femminile, splendente sotto il
sole.

Claude in due sedute complet la testa. Esultava dalla gioia, urlava che era il suo pezzo migliore; e aveva
ragione; mai aveva soffuso di luce pi vera un viso cos vivo. Felice di vederlo tanto felice Christine aveva recuperato
anche lei il buonumore tanto che la sua testa gli sembrava molto buona, certo non somigliantissima, con un'espressione
straordinaria. Rimasero a lungo davanti al quadro, socchiudendo gli occhi mentre indietreggiavano fino al muro.
E adesso, disse lui alla fine. me la caver con una modella... Ah! questa schifosa, finalmente mia!
E in un accesso di gioia fanciullesca afferr la ragazza e ball con lei quello che secondo lui era il passo del
trionfo. Lei rideva forte, felice di giocare senza pi nessun turbamento o scrupoli o angoscia.
Ma a partire dalla settimana successiva, Claude ritorn cupo. Aveva scelto Zo Pidefer, come modella per il
corpo, ma non riusciva a dargli quello che lui voleva: quella testa cos fine, si diceva, non s'innestava affatto su quelle
spalle volgari. Tuttavia si ostin, cancell, ricominci. Verso la met di gennaio, preso dalla disperazione, lasci perdere
il quadro e lo rivolt contro il muro; poi, passati quindici giorni, ritent con un'altra modella, la grossa Judith, il che lo
forz a cambiare le tonalit. Le cose andarono ancora peggio, richiam Zo, non sapeva pi dove sbattere, malato
d'incertezza e d'angoscia. E la cosa peggiore era che solo la figura centrale lo disperava perch il resto dell'opera, gli
alberi, le due figurine di donna, l'uomo in giacca di velluto, ultimati, ben riusciti, lo soddisfacevano pienamente. Finiva
febbraio, non gli restava che qualche giorno per l'invio al Salon, era un disastro.
Una sera, davanti a Christine, imprec e si lasci sfuggire un grido di rabbia:
Per forza, perdio! come si pu piantare la testa d'una donna sul corpo d'un'altra!... dovrei tagliarmi la mano.
Nella sua mente ormai premeva un unico pensiero: ottenere che lei consentisse a posare per la figura intera. Da
principio quest'idea era germinata come semplice vagheggiamento, subito scartato come assurdo, poi come silenzioso
dibattito, incessantemente ripreso, infine come desiderio netto, acuto, sotto, il pungolo della necessit. Quel seno che
aveva intravisto per qualche attimo lo perseguitava come un ricordo ossessivo. Lo rivedeva pieno di giovinezza,
splendido, indispensabile. Se non poteva averlo, tanto valeva rinunciare al quadro, nessun'altra avrebbe potuto
soddisfarlo. Per ore intere, accasciato sulla sedia, si distruggeva nell'impotenza di non poter pi dare un colpo di
pennello e prendeva poi risoluzioni estreme: appena lei fosse entrata, le avrebbe comunicato il suo tormento con parole
cos toccanti che forse avrebbe ceduto. Ma lei arrivava, con la sua risata fiduciosa, il suo vestito casto che non lasciava
veder nulla del corpo, e tutto il suo coraggio se ne andava e distoglieva gli occhi per paura che lei potesse sorprenderlo a
cercare sotto la camicetta la linea morbida del seno. Non si poteva esigere da un'amica un piacere di questo tipo, non ne
avrebbe mai avuto il coraggio.
Una sera, per, mentre si preparava a riaccompagnarla e lei si rimetteva il cappellino, le braccia alzate,
rimasero per due secondi a fissarsi negli occhi, lui percorso da un brivido alla vista delle punte dei seni che sollevavano
la stoffa, lei improvvisamente cos seria, cos pallida da farlo sentire scoperto. Per strada parlarono appena: quella
sensazione persisteva in loro mentre il sole andava tramontando in un cielo color cuoio antico. In altre due occasioni lui
le lesse negli occhi che conosceva il suo pensiero fisso. In effetti, da quando lui aveva cominciato a pensarci, anche la
ragazza ci fantasticava sopra, sollecitata da qualche involontaria allusione. In un primo momento quel pensiero la sfior
appena, poi si trov costretta a soffermarvisi; ma non credeva di doversi mettere in guardia tanto le sembrava fuori della
realt, una di quelle fantasticherie che ci fanno un poco vergognare. Non ebbe nemmeno paura che lui osasse
chiederglielo: ora lo conosceva bene, sapeva che poteva farlo tacere con un sospiro, prima ancora che avesse balbettato
una parola, nonostante quei suoi improvvisi scatti di collera. Era folle, semplicemente. Mai, mai!
Passavano i giorni e quell'idea fissa occupava uno spazio fra loro sempre pi grande. Non appena si
ritrovavano insieme non erano pi capaci di pensare ad altro. Non aprivano neanche bocca, ma i loro silenzi ne erano
colmi; non rischiavano, pi un gesto, non si scambiavano pi un sorriso senza ritrovarvi nel fondo quella cosa che non
si poteva dire esplicitamente e di cui traboccavano. Ben presto nella loro vita di buoni amici non rest altro che questo.
Se lui la guardava, lei credeva di sentirsi spogliata dai suoi sguardi; le parole pi innocenti si coloravano di significati
imbarazzanti; ogni stretta di mano che superasse la linea del polso faceva scorrere un leggero brivido per tutto il corpo.
E quello che fino allora erano riusciti ad evitare, il turbamento per il loro rapporto, il risveglio dell'uomo e della donna,
in quella loro buona amicizia, scoppi infine sotto la costante evocazione di quella nudit virginale. Poco a poco si
scoprirono una segreta febbre fino allora ignorata. Vampate salivano alle loro guance, arrossivano nello sfiorarsi le dita.
Ormai era come un eccitamento continuo, una continua frustata; e intanto, in quell'invasione di tutto il loro essere, il
tormento su cui tacevano senza poterselo nascondere, si esasperava a tal punto da soffocarli, il petto gonfio di immensi
sospiri.
Verso la met di marzo Christine, in una delle sue visite, trov Claude seduto davanti al quadro, annichilito
dalla disperazione. Non l'aveva nemmeno sentita, restava immobile, gli occhi vuoti e stralunati sull'opera incompiuta.
Fra tre giorni scadeva il termine per l'invio al Salon.
Ebbene? gli chiese con dolcezza, disperata della sua disperazione.
Lui trasal e si volt:
Ebbene, finita, quest'anno non esporr... Ah! ci avevo puntato tanto su questo Salon!
Tutti e due ricaddero nel loro abbattimento dove si agitavano un'infinit di sensazioni confuse. Poi lei riprese,
pensando ad alta voce:
Si farebbe ancora in tempo.
In tempo? ah, no! ci vorrebbe un miracolo. Dove volete che trovi una modella, a questo punto?... da questa
mattina che mi sto arrovellando, per un momento avevo creduto d'aver trovato un'idea: s, d'andare a cercare quella

ragazza, quell'Irma che venuta quando c'eravate voi. So bene che piccola e grassoccia, che forse sarebbe necessario
cambiare tutto; ma giovane, potrebbe essere possibile... Basta, devo decidermi a provare...
S'interruppe. Gli occhi ardenti che la fissavano dicevano chiaramente:Ah! ci siete voi, e se voleste farmi
questo dono immenso sarebbe il miracolo tanto atteso, il trionfo sicuro! Vi supplico, ve lo chiedo come all'amica pi
cara, la pi bella, la pi casta!
Lei, tutta dritta, pallidissima, sentiva ogni parola e quegli occhi ardentemente supplici esercitavano una
pressione irresistibile. Senza fretta si tolse il cappello e la pelliccia: poi, con semplicit, continu con lo stesso gesto
calmo, slacci la camicetta, se la tolse insieme al busto, fece cadere gi le gonne, sbotton le spalline della camicia, che
scivol sui fianchi. Non aveva pronunciato parola, sembrava che stesse in un altro posto, era come le sere quando,
chiusa nella sua stanza, perduta dentro qualche sogno, si spogliava meccanicamente, senza farvi attenzione. Perch
lasciare che una rivale regalasse il proprio corpo, quando lei aveva gi donato il suo viso? Lei voleva essere in quel
quadro tutta quanta, proprio lei, con la sua tenerezza, ora che finalmente capiva quanta angosciosa gelosia le suscitasse
da tempo quel mostro bastardo. E, sempre muta, muta e vergine, si sdrai sul divano, si mise in posa, un braccio sotto la
testa, gli occhi chiusi.
Esterrefatto, paralizzato dalla gioia, lui la vide spogliarsi la ritrovava. La visione rapida, tante volte evocata,
tornava a vivere. Quella figura infantile, ancora gracile ma cos colma di giovinezza, cos intatta; e di nuovo stup: dove
nascondeva quel seno sodo, che non si riusciva a immaginare assolutamente sotto i vestiti? Neanche lui parl, si mise a
dipingere, nel silenzio raccolto che s'era fatto. Per tre lunghe ore s'immerse nel lavoro con uno sforzo cos poderoso che
comp di getto un abbozzo superbo di tutto il corpo. E mai corpo femminile l'aveva inebriato in tale misura, il cuore gli
batteva come davanti a una nudit sacra. Non si faceva pi vicino, era meravigliato dalla trasfigurazione del viso dove
le mascelle un poco massicce e sensuali sfumavano sotto la tenera quiete della fronte e delle guance. Durante le tre ore
lei non si mosse, non emise un sospiro, fece dono del suo pudore senza un brivido, senza un tormento. Tutti e due
sentivano che se avessero detto una sola parola si sarebbero sentiti sopraffatti dalla vergogna. Solo, di tanto in tanto, lei
apriva i suoi occhi chiari, li fissava in un punto vago nello spazio, restava un attimo cos, senza che lui potesse leggervi
qualcosa dei suoi pensieri, poi li richiudeva, ricadeva nel suo nulla di bel marmo, col sorriso misterioso e irrigidito della
posa.
Con un gesto Claude disse che aveva finito; e di nuovo impacciato rovesci una sedia voltandosi troppo
rapidamente, mentre Christine, tutta rossa, abbandonava il divano. In fretta, si rivest in un repentino rabbrividire, in
preda a una tale emozione che s'allacci di traverso, tirandosi gi le maniche, alzandosi il colletto perch non rimanesse
un lembo di pelle nuda. Ed era gi tutta rifugiata dentro la pelliccia mentre lui, il naso sempre appiccicato al muro, non
si decideva a rischiare un'occhiata. Alla fine torn vicino a lei e si contemplarono, esitanti, strangolati da un'emozione
che li rendeva ancora incapaci di parlare. Quell'emozione era forse tristezza, una tristezza infinita, inconsapevole,
irrelata, perch i loro occhi si gonfiarono di lacrime come se avessero avvelenato la loro vita, toccato il fondo della
miseria umana. Allora, intenerito e straziato, non trovando nulla, neanche una parola di ringraziamento, lui la baci
sulla fronte.
V

Il 15 maggio Claude, che era rientrato dalla serata da Sandoz alle tre del mattino, stava ancora dormendo, verso
le nove, quando Madame Joseph entr con un mazzo di lill bianchi, consegnati da un fattorino. Cap subito: Christine
festeggiava in anticipo il successo del suo quadro. Era una grande giornata, per lui: si inaugurava il Salon des Refuss,
una novit di quell'anno, in cui avrebbe figurato la sua opera, respinta dalla giuria del Salon ufficiale.
Quel pensiero delicato, quei lill freschi e odorosi che lo svegliavano, lo commosse profondamente, come il
presagio d'una giornata fortunata. In camicia, a piedi nudi, li sistem in un vaso sul tavolo. Poi, con gli occhi gonfi dal
sonno, intontito, si vest rammaricandosi d'aver dormito tanto. Il giorno prima aveva promesso a Dubuche e a Sandoz di
andarli a prendere alle otto a casa di quest'ultimo, per recarsi poi tutti e tre al Palais de l'Industrie, dove avrebbero
trovato il resto del gruppo. Ed era gi in ritardo d'un'ora!
Ma ovviamente, nello studio devastato dall'uscita del grande quadro, non gli riusciva di metter mano su nulla.
Per cinque minuti cerc le scarpe, ginocchioni fra vecchi telai, in un nugolo di particelle dorate; infatti, non sapendo
come procurarsi i soldi per una cornice, aveva fatto mettere insieme quattro tavole da un falegname l vicino e le aveva
dorate da solo, aiutato dalla sua amica, che si era rivelata una doratrice molto maldestra. Alla fine, vestito, calzato, col
cappello di feltro cosparso di pagliuzze dorate stava andando via quando un pensiero superstizioso lo ricondusse verso i
fiori, che restavano soli nel mezzo del tavolo. Sarebbe stato un insulto, non baciare quei lill. E li baci, inebriato dal
loro acuto profumo di primavera.
Sotto l'androne, consegn come faceva sempre, la chiave alla portinaia.
Madame Joseph, star fuori tutto il giorno
In meno di venti minuti Claude era a Rue d'Enfer, da Sandoz. Questi, che temeva di non incontrarlo pi era
anche lui in ritardo a causa di una indisposizione della madre. Nulla di grave, semplicemente una brutta nottata che
l'aveva sconvolto dalla preoccupazione. Tranquillizzato, gli raccont che Dubuche gli aveva lasciato un biglieto, diceva
di non aspettarlo, si sarebbero trovati laggi. Si avviarono insieme e, dato che si erano fatte quasi le undici, decisero di

far colazione in un caffeuccio deserto della Rue Saint-Honor, dove indugiarono a lungo, invasi dalla pigrizia in quel
loro ardente desiderio di osservare, assaporando una non so quale strana tristezza mentre rievocavano remoti ricordi
dell'infanzia.
Suonava l'una mentre attraversarono gli Champs-Elyses. Era una giornata meravigliosa, con un gran cielo
sereno che sembrava di un azzurro pi vivido per una brezza ancora fredda. Sotto il sole, color grano maturo, i filari dei
castagni mostravano le foglie nuove, d'un verde tenero, dipinte di fresco; e le vasche coi getti zampillanti, i prati ben
tenuti, la profondit dei viali e l'ampiezza degli spazi conferivano al vasto orizzonte un'aria fastosa. Alcune carrozze,
rare a quell'ora, risalivano, mentre un flusso di gente rapido e incoerente come un formicaio s'affollava sotto l'arcata
enorme del Palais de l'Industrie. Appena entrati, Claude rabbrivid lievemente nel vestibolo enorme, freddo come una
grotta, col pavimento umido che risuonava sotto i passi come i lastroni d'una chiesa. Guard a destra e a sinistra le due
scalinate monumentali e domand con aria sprezzante:
Allora, ci tocca attraversare il loro sporco Salon?
Ah! No, diavolo! rispose Sandoz. Filiamocela dal giardino. Laggi c' la scala occidentale che porta ai
Refuss.
Passarono sdegnosamente fra i tavolini dove ragazze vendevano i cataloghi. Nell'apertura di immensi tendaggi
di velluto rosso s'intravvedeva il giardino vetrato, al di l d'un portico ombroso.
A quell'ora il giardino era quasi deserto, la gente era tutta al buffet, sotto l'orologio, una fila di persone che si
accingevano a pranzare l. Tutta la folla si trovava al primo piano, nelle sale; e, solitarie, le statue bianche bordavano i
viali di sabbia gialla che tagliavano crudamente il disegno verde dei prati. Un immobile popolo di marmo, immerso
nella luce diffusa che scendeva come un pulviscolo dalle alte vetrate. A mezzogiorno, tende di tela sbarravano una met
della navata, bionda sotto il sole, macchiata ai due capi dal rosso e dall'azzurro brillante delle vetrate. Qualche
visitatore, gi stanco, s'era seduto sulle sedie e le panchine nuove di zecca, luccicanti di vernice, mentre gli stormi di
passeri annidati in alto nella foresta delle armature di ghisa piombavano con piccoli gridi incitatori a rovistare fiduciosi
nella sabbia.
Claude e Sandoz presero un'andatura rapida, senza neppure guardarsi intorno. Fin dalla porta un bronzo
intenerito e nobile, una Minerva d'un membro dell'Institut, li aveva mandati in bestia. Ma mentre accelleravano il passo
lungo un'interminabile sfilata di busti, riconobbero Bongrand che tutto solo stava facendo lentamente il giro d'una figura
sdraiata, colossale ed eccedente.
Guarda chi si vede! grid mentre gli tendevano la mano. Sto giusto osservando la statua del nostro amico
Mahoudeau, che almeno hanno avuto l'intelligenza di accettare e di sistemare bene...
E, interrompendosi:Venite da lass?
No, arriviamo adesso, disse Claude.
Allora cominci a parlare tutto infervorato del Salon des Refuss. Lui faceva parte dell'Institut, ma viveva
appartato dai colleghi e quella storia lo rallegrava: l'eterno malcontento dei pittori, la campagna condotta dai giornaletti
come il Tambour, le proteste, i continui reclami che erano riusciti a turbare l'Imperatore; e quel colpo di stato artistico,
di quel silenzioso sognatore, poich il provvedimento veniva solo da lui; e lo stupore, il chiasso di tutti per quel sasso
caduto nello stagno dei ranocchi.
No, continuava, non potete avere idea dei risentimenti fra i membri della giuria!... Con tutto che non si
fidano di me e in mia presenza chiudono bocca!... Tutte le ire sono contro gli orrendi realisti. Davanti a loro si sbarrano
sistematicamente le porte del Tempio, ed per loro che l'Imperatore ha voluto consentire al pubblico di rivedere il
processo; e sono loro che alla fine trionfano... Ah, ne sto sentendo di belle e non scommetterei sulla vostra pelle,
giovanotti!
Rideva con la sua grande risata, le braccia aperte, quasi ad abbracciare tutta la giovent che sentiva salire da
sotto.
I vostri scolari si fanno avanti, disse Claude semplicemente.
Bongrand lo zitt con un gesto, improvvisamente imbarazzato. Non aveva esposto niente e tutta quella
produzione attraverso cui si muoveva, tutti quei quadri, quelle statue, quegli sforzi della creativit umana lo colmavano
di rimpianto. Non era invidia, poich non esisteva un'anima pi nobile e buona, ma un ripiegamento su se stesso, sorda
paura d'una lenta decadenza, una paura inconfessata che l'ossessionava.
E dai Refuss, gli chiese Sandoz come vanno le cose?
Splendidamente! Vedrete.
Poi, voltandosi verso Claude e afferrandogli le mani fra le sue:Voi, mio caro, voi siete grosso... Statemi a
sentire! Io, che passo per uno che la sa lunga, darei dieci anni della mia vita per aver dipinto quella vostra grande
sgualdrina!
Simile elogio, uscito da una tale bocca, commosse il giovane pittore fino alle lacrime. Finalmente, aveva colto
il primo successo! Non fu capace di trovare una parola di ringraziamento, parl bruscamente d'altro, desideroso di
nascondere la propria emozione.
Quel bravo Mahoudeau! ma proprio bella la sua statua!... un maledetto temperamento, no?
Lui e Sandoz s'erano messi a fare il giro del gesso. Bongrand rispose con un sorriso:
S, s, troppe cosce, troppo petto. Ma guardate l'attaccatura degli arti, incredibilmente fine e bella... Beh,
addio, vi lascio. Vado a sedermi un poco, ho le gambe rotte.

Claude aveva alzato la testa e tendeva l'orecchio. Un brusio enorme, che sulle prime non l'aveva colpito,
rimbombava con un fracasso continuo: sembrava un clangore di tempesta che si abbattesse contro la costa, il rombo
d'un assalto disperato che si avventava dall'infinito.
Cos'? mormor.
la folla, disse Bongrand, allontanandosi, lass, nelle sale.
E i due giovani, dopo aver attraversato il giardino, salirono al Salon des Refuss.
L'avevano sistemato benissimo, i quadri accettati non erano certo collocati con pi sfarzo: alti drappeggi di
antiche tappezzerie sulle porte, cimase addobbate di stoffa verde, divanetti di velluto rosso, cortine di tela bianca sulle
vetrate del soffitto; e la sfilata delle sale si presentava al primo colpo d'occhio col solito aspetto, lo stesso oro delle
cornici, la stessa macchia viva delle tele. Ma vi regnava un'allegria particolare, un'esplosione di giovinezza che in un
primo momento non si percepiva chiaramente. La folla, gi densa, aumentava di minuto in minuto poich tutti
disertavano il Salon ufficiale, correvano, sospinti dalla curiosit, stuzzicati dal desiderio di giudicare i giudici, divertiti,
soprattutto, fin dalla soglia, dalla certezza di vedere cose estremamente buffe. Faceva molto caldo, dal pavimento saliva
una polvere sottile, di sicuro verso le quattro non si sarebbe pi potuto respirare.
Porca miseria, disse Sandoz lavorando di gomiti, non sar facile rigirarci qua dentro per trovare il tuo
quadro.
Si affrettava, in un'esaltazione fraterna. Quel giorno, viveva solo per l'opera e la gloria del suo vecchio amico.
Lascia perdere, esclam Claude, in qualche modo ci arriveremo. Non scapper mica, il mio quadro!
E da parte sua affett di non aver premura, malgrado l'irresistibile voglia di mettersi a correre. Camminava con
la testa alzata, guardandosi intorno. Ben presto, nel clangore della folla che l'aveva stordito, distinse qualche risata
leggera, ancora contenuta, che copriva lo scalpiccio dei piedi e il brusio delle chiacchiere. Davanti a certe tele alcuni
visitatori facevano gli spiritosi. Questo fatto lo preoccup perch con tutta la sua rudezza rivoluzionaria era ingenuo e
sensibile come una donna, sempre presago del martirio, sempre sanguinante, sempre stupefatto d'essere respinto e irriso.
Mormor:Sono allegri, qui!
Diamine, ce n' di che, fece notare Sandoz. Guarda un po' che razza di cavalle!
Ma in quel momento, mentre stavano indugiando nella prima sala, incrociarono Fagerolles, che non li aveva
visti. Quello trasal, chiaramente contrariato dall'incontro. Si riprese per immediatamente, amabilissimo.
Chi si vede! stavo proprio pensando a voi... Sono qui da un'ora.
Ma dove l'hanno ficcato, il quadro di Claude? domand Sandoz.
Fagerolles, che era rimasto venti minuti impalato davanti a quel quadro, studiando e ristudiando l'impressione
del pubblico, rispose senza esitare:
Non lo so... Andiamo a cercarlo insieme, vi va?
E si un a loro. Quel tremendo iconoclasta non ostentava le sue arie da spregiudicato; tutto vestito bene, spirava
sempre una vena sarcastica pronta a mordere tutto e tutti, ma le labbra erano strette in una smorfia compunta da
giovanotto deciso ad arrivare. Con aria convinta prosegu:
Mi secca veramente di non aver inviato niente quest'anno! Mi sarei ritrovato qui con voi e avrei avuto la mia
parte di successo... E ce ne sono di opere mirabolanti, ragazzi miei! Per esempio, quei cavalli!...
Indicava, proprio davanti a loro, il grande quadro intorno al quale la folla si raggruppava ridendo. Si diceva che
fosse l'opera d'un ex-veterinario, certi cavalli a grandezza naturale, liberi su un prato, ma cavalli fantastici, azzurri,
violetti, rosa, di un'anatomia cos prodigiosa da trasparire sotto la pelle.
Di' un po', non ci starai mica sfottendo! chiese Claude, sospettoso.
Come! ma se pieno di pregi! Quel brav'uomo lo sa sul serio che cos' un cavallo. vero che dipinge come
un disgraziato. Ma che importa, se originale e serve almeno come testimonianza?
Il suo delicato viso da fanciulla restava serio. Solo in fondo agli occhi chiari gli brillava una scintilla gialla
d'ironia. E aggiunse questa malignit, di cui lui solo era in condizione di godere:
Ah bene! se ti lasci influenzare dagli imbecilli che ridono ne vedrai di belle, fra poco!
I tre amici, che avevano ripreso a camminare, avanzavano con una fatica improba nella marea delle persone.
Entrando nella seconda sala, percorsero con un'occhiata le pareti: ma il quadro che cercavano non c'era. Videro invece
Irma Bcot al braccio di Gagnire, schiacciati tutti e due contro un cavalletto, lui intento a osservare un piccolo quadro,
lei inebriata dalla confusione, che alzava il faccino roseo e sorrideva alla folla.
Come! disse Sandoz stupefatto, adesso sta con Gagnire.
Oh, una passatella. spieg Fagerolles con aria tranquilla. una storia buffa... Sapete che le hanno messo su
un appartamentino veramente di lusso; s, quel giovane cretino del marchese di cui parlano tutti i giornali, vi ricordate?
Una ragazza che andr lontano, quella, l'ho sempre detto!... Ma hanno un bel metterla in letti stemmati, quella smania
per le brande, certe sere ha bisogno solo della soffitta d'un pittore. E cos ha piantato tutto e domenica, verso l'una del
mattino, piombata al caff Baudequin. Noi eravamo andati via, c'era rimasto solo Gagnire, addormentato sul suo
boccale... Allora, s' presa Gagnire.
Irma li aveva visti e gesticolava verso di loro affettuosamente. Furono costretti ad avvicinarsi. Quando
Gagnire si volt, coi suoi capelli chiari e la faccetta imberbe, l'aria ancora pi scialba del solito, non dimostr nessuna
sorpresa di trovarseli addosso.
Incredibile mormor.
Che cosa? domand Fagerolles.

Ma quel piccolo capolavoro... sincero, e vero, e convinto!


Indicava la piccola tela che era rimasto a contemplare, un quadro assolutamente puerile, avrebbe potuto
dipingerlo un bambino di quattro anni, una casetta al bordo d'un viottolo, da un lato un alberello, il tutto di sghimbescio,
racchiuso da tratti neri, senza che mancasse il ricciolo di fumo che usciva dal tetto.
Claude aveva avuto un gesto d'impazienza, mentre Fagerolles ripeteva con flemma:
Molto delicato, molto delicato... Ma il tuo quadro dove sta, Gagnire?
Il mio quadro? l.
La tela da lui inviata si trovava infatti proprio accanto al piccolo capolavoro. Era un paesaggio grigio-perla,
una riva della Senna dipinta con gran cura, carina ma anche un poco pesante, e assolutamente equilibrata, senza alcuna
durezza rivoluzionaria.
Sono stati un bel po' idioti ad aver respinto questa roba! disse Claude che s'era avvicinato, tutto interessato.
Ma perch, perch, me lo sapete dire?
In effetti era impossibile spiegare il rifiuto della giuria.
Perch realistica. disse Fagerolles, con una voce cos tagliente che non si poteva capire se sfottesse la
giuria o il quadro.
Intanto Irma, trascurata da tutti, guardava fisso Claude col sorriso involontario che la goffa selvatichezza di
quel ragazzone le faceva sempre venire alle labbra. E pensare che non gli era neanche passato per la testa di rivederla!
Lei lo trovava cos diverso, cos strano, decisamente poco avvenente, quel giorno, irsuto e con la pelle chiazzata, come
se avesse avuto un febbrone! E, rammaricata della sua scarsa attenzione, gli tocc un braccio con un gesto familiare.
L di fronte, non uno dei vostri amici che vi sta cercando?
Era Dubuche, che lei conosceva per averlo visto una volta al caff Baudequin. Stava attraversando
penosamente la calca, gli occhi smarriti sulla marea delle teste. Ma improvvisamente, proprio mentre Claude tentava di
farsi vedere sbracciandosi, l'altro gli volt le spalle per salutare tutto ossequioso un gruppetto di tre persone, il padre
grasso e basso: la faccia accesa da un sangue troppo caldo, la madre magrissima, cerea, divorata dall'anemia, la ragazza
cos mingherlina che a diciotto anni compiuti aveva ancora la gracile inconsistenza dell'infanzia.
Bene, mormor il pittore, eccolo incastrato... Che brutta gente conosce quell'animale! Dove li pesca simili
orrori?
Gagnire, con aria pacifica, disse che li conosceva di nome. Margaillan padre era un grosso imprenditore
edilizio, ultramilionario, che si arricchiva coi grossi lavori di Parigi costruendo da solo interi boulevards. Senza dubbio
Dubuche s'era trovato ad aver rapporti con lui tramite uno degli architetti a cui raddrizzava i piani. Sandoz, impietosito
dalla magrezza della ragazza, la defin con una parola.
Ah, povera gattina scorticata! Che tristezza!
Lascia perdere, esclam Claude feroce, hanno stampati sulla faccia tutti i delitti della borghesia, trasudano
bassezza e idiozia. Meglio cos... Guarda, quel traditore se la fila con loro. Quanto pu essere vile un architetto! Buon
viaggio, penser lui a ritrovarci!
Dubuche, che non aveva visto gli amici, aveva offerto il braccio alla madre e se ne andava, illustrando i quadri,
con gesto enfatico che rivelava un'eccessiva compiacenza.
Muoviamoci, noi, disse Fagerolles.
E, avvicinandosi a Gagnire:
Lo sai dove hanno ficcato la tela di Claude?
Io no, la stavo cercando... Vengo con voi.
Li accompagn, dimenticando Irma Bcot contro il cavalletto. Era lei che aveva avuto il capriccio di visitare il
Salon al suo braccio, ed era cos poco abituato a tenersi a braccetto una donna, che se la perdeva continuamente per
strada, stupefatto poi di ritrovarsela sempre accanto, non sapendo pi perch e come mai fossero insieme. Lei si mise a
correre, gli riprese il braccio per andare dietro a Claude, il quale era gi entrato in un'altra sala insieme a Fagerolles e a
Sandoz.
Poi vagarono tutti e cinque, il naso per aria, separati da una spinta, riuniti da un'altra, trascinati dal flusso della
corrente. Un'abominevole Chane li arrest, un Cristo in atto di perdonare all'adultera, certe figure secche tagliate nel
legno, con lo scheletro che illividiva la pelle, dipinte col fango. Ma, accanto, ammirarono un bellissimo studio di donna,
visto di schiena, le reni in rilievo e la testa girata. Lungo i muri era tutto un miscuglio di eccellente e di pessimo, tutti i
generi confusi: quelli rovinati dalla scuola tradizionale accostati ai giovani impazziti per il realismo; i semplici incapaci
confusi nella massa coi fanfaroni dell'originalit; una Gesabele morta che sembrava essersi imputridita nel fondo delle
cantine dell'Accademia delle Belle Arti vicina alla Dama in Bianco, singolarissima intuizione d'un occhio di grande
artista; un pastore immerso in contemplazione del mare, mitologico, di fronte a un piccolo quadro, certi spagnoli che
giocavano a pallacorda, di splendida luminosit. Nel campo dell'esecrabile non mancava niente, n i quadri militari coi
soldati di piombo, n la scialba antichit, n il medioevo impastrocchiato di bitume. Ma da quell'insieme incoerente,
soprattutto dai paesaggi, quasi sempre autentici e onesti, come anche dai ritratti, quasi tutti interessanti, saliva un'aria di
giovinezza, di impegno e di passione. Se al Salon ufficiale c'era un numero minore di brutti quadri la media di sicuro era
pi banale e mediocre. Si respirava l dentro un'odore di battaglia e una battaglia allegra, combattuta con entusiasmo,
quando spunta il giorno, squillano le trombe e si marcia contro il nemico con la certezza di sconfiggerlo prima del
tramonto.

Claude, rianimato da quel soffio bellicoso, riprese coraggio, s'indign, ascolt le risate che salivano dal
pubblico con aria provocatoria, come udisse fischiare palle di cannone. Le risate, che all'ingresso erano sommesse, ora
risuonavano pi alte via via che avanzavano. Gi nella terza sala le donne non le soffocavano pi dentro i loro
fazzoletti, gli uomini si sbracavano, con le pance in fuori. Era l'ilarit contagiosa d'una folla venuta per divertirsi, che
scoppiava per niente, stimolata sia dalle belle cose che dalle pi orribili. Ridevano meno davanti al Cristo di Chane che
davanti al nudo femminile con natiche cos sporgenti che sembravano uscir fuori dalla tela, giudicato di una comicit
straordinaria. Anche la Dama in Bianco sollazzava tutti: si spingevano di gomito, si torcevano dalle risate, l c'era
sempre un capannello di gente a bocca spalancata. E ogni quadro aveva il suo successo, le persone si chiamavano da
lontano per indicarsene uno buono, battute spiritose circolavano di continuo di bocca in bocca; cos che, entrando nella
quarta sala, Claude quasi prendeva a schiaffi una vecchia signora, esasperato dalle sue scemenze.
Che razza d'idioti, disse voltandosi verso gli altri. Viene voglia di tirargli in testa questi capolavori.
Sandoz s'era scaldato anche lui; e Fagerolles seguitava a lodare a gran voce i peggiori quadri, aumentando la
loro allegria, mentre Gagnire, sempre astratto in tutto quel chiasso, si tirava dietro l'estasiata Irma con le sue gonnelle
che s'attorcigliavano alle gambe di tutti gli uomini.
Improvvisamente comparve davanti a loro Jory. Il suo gran naso rosa, la sua faccia bionda di bel ragazzo,
risplendente. Tagliava violentemente la folla, gesticolava, esultava come d'un trionfo personale. Non appena scorse
Claude grid:
Ah! Ci sei finalmente! E un'ora che ti cerco... Un successo, vecchio mio, oh! un successo...
Che successo?
Il successo del tuo quadro, dico!... Vieni, bisogna che te lo faccia vedere. No, va tu, strabiliante!
Claude si fece pallido, strangolato dalla grande gioia, mentre simulava di accogliere la notizia con flemma. Si
ramment delle parole di Bongrand, fu sicuro di essere un genio.
Guarda! buongiorno! continu Jory, stringendo la mano agli altri.
E tranquillamente lui, Fagerolles e Gagnire circondarono Irma che sorrideva a tutti, come in famiglia, secondo
la sua espressione.
Ma insomma dov'? domand Sandoz impaziente. Guidaci.
Jory si mise alla testa del gruppo. Sulla porta dell'ultima sala bisognava fare a botte per entrare. Ma Claude,
rimasto indietro, udiva sempre salire le risate, un clamore crescente, come il rombo d'una marea al suo culmine. E
quando riusc finalmente a entrare nella sala vide una massa enorme, brulicante, confusa, ammucchiata, che s'accalcava
davanti al quadro. Tutte le risate prorompevano, si diffondevano, culminavano l. Era del suo quadro che ridevano.
Eh? ripet Jory, trionfante, ecco un successo!
Gagnire, intimidito, vergognoso come se lo stessero insultando di persona, mormor:
Un po' troppo successo... preferirei un'altra cosa.
Sei scemo! replic Jory in uno slancio di fede esaltata. Questo il successo... Che te ne frega se ridono!
Eccoci lanciati, domani tutti i giornali parleranno di noi.
Cretini! lasci cadere Sandoz, la voce strozzata dal dolore.
Fagerolles stava zitto, con il contegno spassionato e decoroso d'un amico di famiglia che segua un funerale. La
sola Irma seguitava a sorridere, trovando la cosa buffa. Poi, con gesto carezzevole, s'appoggi contro la spalla del
pittore deriso e lo apostrof col tu soffiandogli con dolcezza nell'orecchio:
Non ti fare il sangue cattivo, piccino mio. Sono sciocchezze, ci si pu divertire lo stesso.
Ma Claude restava immobile. Un gran freddo l'aveva irrigidito. Il suo cuore s'era fermato per un attimo, tanto
la delusione era stata crudele. E con gli occhi dilatati, calamitati e inchiodati da una forza irresistibile guardava il suo
quadro, stupefatto, riconoscendolo a stento in quella sala. Certamente quella non era la stessa opera che prima stava
nello studio. Sotto la luce opaca dello schermo telato sembrava ingiallita; appariva anche pi scadente, pi cruda e allo
stesso tempo pi elaborata; la vicinanza degli altri quadri e la novit dell'ambiente gliene fecero rilevare alla prima
occhiata tutti i difetti, dopo aver vissuto per mesi come cieco davanti ad essa. Con pochi tocchi l'andava rifacendo,
indietreggiava i piani, raddrizzava un arto, mutava l'intensit di un colore. Decisamente il signore in giacca di velluto
non valeva niente, pasticciato, sgraziato; soltanto la mano era bella. Sullo sfondo le due piccole lottatrici, la bionda e la
bruna, rimaste appena sbozzate, mancavano di plasticit, potevano andar bene soltanto agli occhi di un artista. Gli alberi
invece lo lasciarono soddisfatto, come pure la radura soleggiata e la donna nuda, quella sdraiata sull'erba, gli sembrava
superiore alle proprie capacit, come se l'avesse dipinta un altro e la vedesse ora per la prima volta in tutto il suo
fulgore.
Voltandosi verso Sandoz disse semplicemente:
Hanno ragione di ridere: incompleto... non importa, la donna va bene! Bongrand non mi ha preso in giro.
L'amico cerc di portarlo via, ma lui s'impunt e anzi si fece pi vicino. Ora che aveva giudicato la sua opera,
ascoltava e guardava la folla. L'ilarit continuava, saliva in una gamma crescente di risate pazze. Dalla porta vedeva le
bocche dei visitatori che si spalancavano, gli occhi che si rimpiccolivano, i visi che si allargavano mentre udiva
l'ansimare pesante di uomini corpulenti, le risate stridule dei magri sovrastate dai gridolini flautati e acuti delle donne.
Di fronte, contro il cavalletto, alcuni giovani si rotolavano dalle risate come se gli avessero fatto il solletico. Una
signora s'era buttata sul piccolo divano con le ginocchia serrate, senza fiato, cercando di ricomporsi nascosta nel
fazzoletto. Lo scalpore sollevato da questo quadro cos strano si doveva essere diffuso, ci si precipitava dai quattro
angoli del Salon, arrivavano a frotte, si spingevano, volevano essere presenti.

Dove? laggi!... Oh, che ridicolaggine! Le battute piovevano pi fitte che mai, era soprattutto il soggetto a
fomentare l'ilarit: non lo riuscivano a capire, lo trovavano insensato, strampalato da morire. Guardate, la signora ha
caldo, mentre il signore s' messo la giacca di velluto per paura di raffreddarsi... Ma no, lei gi livida, il signore l'ha
ripescata da un pantano e si riposa a distanza, tappandosi il naso... Per niente gentile, il signore! Potrebbe mostrarci
l'altra faccia... Vi dico che un collegio femminile che fa la sua passeggiata: guardate le due che giocano a salta-laquaglia... Guarda che saponata: la pelle azzurra, gli alberi azzurri, senza dubbio l'ha intinto nell'azzurro il suo
quadro! Quelli che non ridevano erano infuriati: tutto quell'azzurro, quella nuova percezione della luce sembravano un
insulto. Dobbiamo permettere che si insulti l'arte? brandivano i loro bastoni certi vecchi signori. Un individuo austero se
ne andava indignato dichiarando alla moglie che non gli piacevano i brutti scherzi. Ma un altro, un ometto pignolo,
avendo cercato nel catalogo il titolo del quadro, per erudire la sua donzella, leggendo ad alta voce: Plein air, provoc
intorno a s un nuovo scoppio formidabile di urla e di fischi. Quelle due parole correvano di bocca in bocca, erano
ripetute, commentate: Plein air, oh s, in piena aria, pancia all'aria, tutto all'aria, trallallaria! Stava diventando uno
scandalo; la folla aumentava, le facce erano congestionate dal caldo crescente, tutti con la bocca rotonda e stupida
dell'ignorante che giudica i quadri, che da sola rivelava la summa dell'idiozia, dei commenti assurdi, delle sghignazzate
stupide e cattive che la vista di un'opera originale pu provocare nella imbecillit borghese.
In quel momento, come colpo di grazia, Claude vide comparire di nuovo Dubuche che trascinava i Margaillan.
Appena arrivati davanti al quadro l'architetto, imbarazzato, sopraffatto da un vile senso di vergogna, volle affrettare il
passo, portandosi via il suo gruppo, facendo finta di non essersi accorto n della tela n degli amici. Ma l'imprenditore
si era gi piantato sulle gambe corte spalancando gli occhi, mentre chiedeva forte, con la sua grossa voce rauca:
Dite un po', chi quell'asino che ha fatto questa cavolata?
Questa grossolanit non maligna, questo grido di un neoarricchito che riassumeva la media dell'opinione
generale, raddoppi l'ilarit e lui, lusingato dal successo, solleticato dalla singolarit di quella maniera di far pittura, si
mise a ridere, ma con una risata cos smisurata, cos roboante, partita dal fondo del petto, da dominare tutte le altre.
Sembrava una alleluia, un accordo finale di un organo immenso.
Portate via mia figlia, disse la pallida signora Margaillan all'orecchio di Dubuche.
Quello si precipit, fece largo a Regine che aveva abbassato le palpebre; e impieg i suoi muscoli vigorosi
come se avesse dovuto salvare la poverina da un pericolo mortale. Poi, dopo aver lasciato i Margaillan alla porta con
strette di mano e convenevoli, ritorn verso gli amici e disse a brutto muso a Sandoz, Fagerolles e Gagnire:
Che volete? Non colpa mia... Vi avevo avvertito che il pubblico non avrebbe capito. un'indecenza, direte
giustamente, un'indecenza!
Hanno fischiato Delacroix, interruppe Sandoz, pallido di rabbia, stringendo i pugni. Hanno fischiato
Courbet. Ah, razza nemica, ottusit di boia!
Gagnire che condivideva il risentimento da artista, si sdegnava al ricordo delle sue battaglie ai concerti
domenicali Pasdeloupe in favore della vera musica.
E fischiano Wagner, sono gli stessi, li riconosco... Guardate quell'omaccione laggi...
Jory fu costretto a trattenerlo, altrimenti avrebbe aizzato la folla. Ripeteva che era magnifico, che c'era da
ricavarne 100.000 franchi di pubblicit. E Irma, abbandonata ancora una volta, aveva ritrovato nella folla due suoi
amici, due giovani agenti di cambio che erano fra i pi accaniti denigratori, e si mise a indottrinarli costringendoli ad
apprezzare il quadro mentre dava loro colpettini sulle dita.
Fagerolles non aveva aperto bocca. Esaminava sempre la tela gettando occhiate al pubblico. Con il suo intuito
parigino e la duttile scaltrezza si rendeva conto del malinteso; e confusamente gi intuiva in che modo quella pittura
avrebbe potuto conquistare il pubblico, qualche piccolo accorgimento, alcune sfumature, leggere modifiche nel
soggetto, minore violenza nell'insieme. L'influenza di Claude continuava ad agire su di lui: l'aveva penetrato per
sempre, segnato. Solo che gli sembrava una follia esporre simili cose. Era idiota credere all'intelligenza del pubblico.
Che senso aveva quella donna nuda accanto a quel signore tutto vestito? Che significavano le due piccole lottatrici dello
sfondo? E dire che in tutto il Salon non si trovavano quelle qualit da maestro, un pezzo di pittura come quello! Gli si
gonfi dentro un enorme disprezzo per quel pittore meravigliosamente dotato che faceva ridere tutta Parigi come
l'ultimo degli imbrattatele.
Il disprezzo divent cos forte che non gli fu possibile nasconderlo ulteriormente. E in un accesso d'invincibile
franchezza disse:
Ah! ascoltami, mio caro, l'hai voluto tu, sei tu che sei troppo stupido!
Claude, in silenzio, distolse gli occhi dalla folla e lo guard. Non si era perduto d'animo, solo un poco pallido
sotto le risate, le labbra scosse da un leggero tic nervoso: nessuno lo conosceva, soltanto la sua opera era messa alla
gogna. Poi pos di nuovo gli occhi per un momento sul quadro e da questo percorse lentamente le altre tele della sala. E
nel disastro delle sue illusioni, nel dolore pungente del proprio orgoglio, sent che da tutta quella pittura cos
allegramente spavalda, lanciata contro gli schemi codificati con una passione assolutamente tumultuosa, gli veniva un
empito di coraggio, un soffio di salute e d'infanzia. Si sent consolato e rinvigorito, senza rimorsi, senza pentimenti, anzi
spinto ancor di pi a urtare il pubblico. Certamente c'erano anche parecchie goffaggini, non poche puerilit, ma com'era
bello il tono generale, quanta luminosit, una luce grigio-argento, delicata, diffusa, animata da tutti i riflessi danzanti
dell'aria libera! Era come una finestra improvvisamente aperta nell'officina bituminosa, nelle brodaglie stereotipe della
tradizione; e il sole irrompeva, risplendevano i muri di quella mattina di primavera! La nota chiara del suo quadro, tutto
quell'azzurro di cui ridevano, spiccava in mezzo alle altre. Non era forse la sospirata alba, il nuovo giorno che sorgeva

per l'arte? Vide un critico che si fermava senza ridere, celebri pittori sorpresi, l'aria grave, pap Malgras, lercio,
muoversi da un quadro all'altro con la sua smorfia di fine intenditore e arrestarsi immobile davanti al suo, tutto preso.
Allora si gir verso Fagerolles e lo sbalord con questa tardiva risposta:
Ognuno stupido come pu, mio caro, e puoi star certo che rester uno stupido... Meglio per te, se sei un
furbo!
Fagerolles fu rapido a battergli scherzosamente la spalla, e Claude lasci che Sandoz lo prendesse per il
braccio. Finalmente riuscivano a trascinarlo via, e tutto il gruppo lasci il Salon des Refuss decidendo di passare
attraverso la sala dell'architettura dato che Dubuche, di cui avevano accettato un progetto per un Museo, stava sulle
spine e li supplicava con uno sguardo cos umile che sembrava difficile negargli quella soddisfazione.
Ah! disse scherzosamente Jory entrando nella sala, che ghiacciaia! Qui si respira.
Si levarono tutti il cappello e si asciugarono con sollievo le fronti, come se fossero approdati al refrigerio di
vaste ombre al termine d'una lunga corsa sotto il solleone. La sala era deserta. Dal soffitto coperto da un telo bianco
pioveva una luce uniforme, dolce e malinconica, che si rifletteva, simile a immobile acqua di fonte, nello specchio del
pavimento di legno tirato a cera. Sulle pareti di un rosso stinto, i progetti, i telai grandi e piccoli, listati d'azzurro pallido,
spiccavano con le macchie tenui dei loro colori d'acquarello. Un signore solo, assolutamente solo, stava dritto in mezzo
a quel deserto davanti al progetto di un ospizio, immerso in una profonda contemplazione. Tre signore fecero la loro
apparizione, si sgomentarono, attraversarono la sala fuggendo a passettini rapidi.
Dubuche s'era messo subito a illustrare e spiegare la sua opera agli amici. Era un solo telaio, una misera,
piccola sala di museo, che aveva inviato per frettolosa ambizione, contrariamente agli usi e alla volont del principale
che tuttavia gliel'aveva fatta accettare credendosi obbligato dal proprio senso d'onore.
Il tuo Museo fatto per ospitare i quadri della scuola del plein air? chiese Fagerolles senza ridere.
Gagnire ammirava dondolando la testa, pensando ad altro, mentre Claude e Sandoz, per amicizia, studiavano
e si interessavano sinceramente.
Eh! non male, vecchio mio, disse il primo. Gli ornati appartengono ancora a una tradizione piacevolmente
bastarda... Non importa, funziona!
Jory, impaziente, fin per interromperlo.
Ah! filiamocela, no? Mi sto raffreddando.
Il gruppo riprese la marcia. La cosa peggiore era che per tagliare dritto dovevano attraversare tutto il Salon
ufficiale: si rassegnarono, malgrado avessero giurato di non metterci piede, in segno di protesta. Tagliando la folla,
avanzando duri duri, seguirono la sfilata delle sale, gettando a destra e a manca sguardi indignati. Non era pi l'allegro
scandalo della mostra dedicata a loro, le tinte chiare, l'eccessiva luminosit della luce. Si susseguivano cornici d'oro
piene d'ombra, cose contegnose e nere, nudi da studio ingialliti da una luce di cantina, tutto il rifrittume classico, la
storia, il genere, il paesaggio, diluiti nell'identica brodaglia della convenzione. Trasudava dalle opere una mediocrit
uniforme, un fangoso amalgama di tinte, che le caratterizzava nella correttezza del segno tipica di un'arte devitalizzata e
degenerata. Affrettarono il passo, mettendosi a correre per fuggire da quel regno del bitume, condannando con la loro
bella ingiustizia di partigiani tutto quanto in blocco, urlando che l non c'era niente, niente, niente!
Infine furono fuori e scesero nel giardino, dove incontrarono Mahoudeau e Chane. Il primo si gett nelle
braccia di Claude.
Ah! mio caro, il tuo quadro, che temperamento!
Il pittore da parte sua fece le lodi della Vendemmiatrice.
E tu, allora, ce n'hai scaraventata un bel po' di materia grigia!
Ma la vista di Chane, cui nessuno parlava della sua Adultera e che errava silenzioso, li impietos. L'esecrabile
pittura senza vita di quel paesano, vittima dell'ammirazione borghese, lo riempiva di una profonda malinconia. E non gli
negava mai la gioia d'una lode. Lo scroll amichevolmente, gridando:
Bellissima anche la vostra opera... Ah! vecchio mio, non vi fa certo paura il disegno!
No di certo, esclam Chame con la faccia rossa per la vanit sotto l'arruffamento della barba.
Lui e Mahoudeau si unirono agli altri, e il primo chiese se avesse visto il Seminatore di Chambouvard. Era
meraviglioso, l'unico pezzo di scultura del Salon. Lo seguirono tutti nel giardino, invaso dalla folla.
Guarda! riprese Mahoudeau arrestandosi in mezzo al viale centrale. Ecco giusto Chambouvard davanti al
suo Seminatore!
Difatti un uomo obeso se ne stava l piazzato sulle grosse gambe e si ammirava. La testa affondata nelle spalle,
aveva un viso liscio e bello da idolo indiano. Si diceva che fosse figlio d'un veterinario dei dintorni d'Amiens. A
quarantacinque anni, era gi autore di venti capolavori, statue semplici e piene di vita, corpi estremamente moderni,
impastati da un lavoratore geniale e senza preziosismi; il tutto come veniva veniva, creando le proprie opere come un
campo la sua erba, oggi buone, domani pessime, nell'ignoranza assoluta di quanto andava creando. La sua mancanza di
senso critico si spingeva al punto di non fare distinzioni fra le creature pi gloriose che uscivano dalle sue mani e i
detestabili scimmioni che ogni tanto gli capitava di abborracciare. Senza febbre nervosa, senza un dubbio, sempre
solido e convinto, aveva un orgoglio da Dio.
Spettacoloso, il Seminatore! mormor Claude, e che struttura, che gesto!
Fagerolles, che non aveva guardato la statua, si divertiva moltissimo di quell'omaccione col codazzo di giovani
scolari a bocca aperta che di solito si trascinava dietro.

Ma guardateli, parola mia che stanno ricevendo l'ostia!.. E lui, eh? che bella testa di selvaggio, trasfigurato
nella contemplazione del suo ombelico!
Solo e completamente a proprio agio nel bel mezzo della curiosit generale, Chambouvard trasecolava, l'aria
folgorata di chi sbalordito d'aver prodotto una simile opera.
Sembrava che la vedesse per la prima volta, non riusciva a riprendersi. Poi un'espressione rapita si diffuse sul
suo faccione, dondol la testa e scoppi in una risata dolce e irrefrenabile, ripetendo una decina di volte:
comico... comico...
Dietro di lui, tutto il codazzo si estasiava, mentre quello non trovava altra parola per esprimere l'adorazione che
provava per se stesso.
Si verific per una lieve agitazione: Bongrand che girava con le mani dietro la schiena e gli occhi vaghi era
capitato davanti a Chambouvard; e il pubblico, scostandosi e bisbigliando era tutto preso dalla stretta di mano fra i due
celebri artisti, l'uno basso e sanguigno, l'altro alto e scattante. Si udirono frasi di reciproco apprezzamento:Sempre
capolavori!... Diamine! E voi, quest'anno niente?... No, niente. Mi riposo, cerco... Eh andiamo! scherzate, queste cose
vengono da sole... Addio!... Addio! Chambouvard, seguito dalla sua corte, si allontanava lentamente attraverso la folla,
con lo sguardo di un monarca felice di vivere; intanto Bongrand, che aveva riconosciuto Claude e i suoi amici, si
avvicinava, agitando febbrilmente le mani, mentre indicava lo scultore con un nervoso movimento del mento
dicendo:Ecco uno che invidio! Essere sempre convinti di fare dei capolavori!
Si congratul con Mahoudeau per la sua Vendemmiatrice, si mostr paterno con tutti con la generosa
benevolenza e l'effusivit del vecchio romantico sistemato, decorato; poi, avvicinandosi a Claude:
Ebbene, che vi avevo detto? Avete visto, lass... Eccovi diventato capo-scuola.
Ah s, rispose Claude. M'hanno sistemato... Ma siete voi il maestro di noi tutti.
Bongrand ebbe un gesto di vaga sofferenza, e corse ai ripari dicendo:
Zitto! io non sono neanche il maestro di me stesso.
Il gruppetto err ancora un momento per il giardino. Erano tornati a rivedere la Vendemmiatrice, quando Jory
s'accorse che Gagnire non aveva pi Irma Bcot al braccio. Quest'ultimo rimase di sasso: dove diavolo poteva averla
perduta? Ma quando Fagerolles gli raccont che se n'era andata nella folla con due signori, si tranquillizz e segu gli
altri pi leggero, consolato dall'insperata fortuna.
Ora si circolava a fatica. Tutte le panchine erano prese d'assalto, gruppi di persone sbarravano i viali dove il
lento avanzare dei visitatori rifluiva incessantemente intorno ai bronzi e ai marmi pi famosi. Dal caff gremito veniva
un gran rumore, un acciottolio di piatti e cucchiaini che andava a sommarsi al fremito vivente dell'immensa navata. I
passeri erano risaliti nella selva delle impalcature di ghisa, si sentivano le loro piccole strida acute, il pigolio con il
quale sotto i vetri caldi salutavano il sole che tramontava. C'era afa, un tepore umido di serra, un'aria ferma, pervasa da
un nauseante sentore di terra smossa da poco. Sulle onde sonore del giardino dominava sempre il mugghio delle sale del
primo piano, il rullio dei piedi sui pavimenti metallici, con un frastuono di tempesta che si abbatte contro le coste.
Claude, che percepiva nettamente il rombo del temporale, fin col ritrovarsi dentro le orecchie soltanto
quell'ululato scatenato: era l'allegria della folla che scoppiava in un uragano di fischi e risate davanti al suo quadro.
Ebbe un gesto snervato, e proruppe:
Ah, ma che diavolo stiamo a fare qui? Io non intendo consumare niente al caff, in quel fetore di Scuola.
Andiamo a bere un boccale fuori, ci state?
Uscirono tutti con le gambe a pezzi, i visi tirati e sprezzanti. Fuori respirarono rumorosamente un'aria
deliziosa, recuperando la bella natura primaverile. Erano appena le quattro, il sole obliquo batteva sugli Champs
Elyses, e tutto fiammeggiava, le file serrate dei tiri, le foglie nuove degli alberi, gli zampilli delle fontane che
scaturivano e s'innalzavano in una polvere d'oro. Discesero con passo stracco, esitarono e infine si arenarono in un
piccolo caff, il Pavillon de la Concorde, a sinistra sulla piazza. La sala era cos stretta che si misero a sedere fuori, sul
bordo del controviale, malgrado il freddo che calava dalla volta frondosa, gi fitta e buia. Ma dopo le quattro fila di
castagni, di l da quella zona d'ombra verdastra, si apriva davanti a loro il lastricato assolato del viale su cui vedevano
passare Parigi come in una visione di gloria, le carrozze con le ruote sfolgoranti come astri, i grandi omnibus gialli pi
dorati dei carri di trionfo, cavallerizzi che montavano bestie sfavillanti, pedoni che la luce trasfigurava e faceva
risplendere.
Per circa tre ore, di fronte al suo boccale rimasto colmo. Claude parl, discusse con ardore crescente, il corpo
stremato, la testa piena di tutta la pittura vista. Facevano sempre cos ogni volta che uscivano dal Salon, ma quell'anno
erano ancora pi infervorati dalla misura liberale dell'imperatore: un flusso crescente di teorie, una ridda di idee
estremiste che disseccava la lingua, tutta la passione dell'arte di cui la loro giovinezza ardeva.
E allora? urlava. Il pubblico ride: bisogna pensare a educare il pubblico... In fondo, una vittoria. Levate
duecento tele ridicole e la nostra mostra manda a picco la loro. Abbiamo la spavalderia e l'audacia, siamo l'avvenire...
S, s, lo vedremo pi tardi, lo faremo fuori, il loro Salon. C'entreremo da conquistatori, a colpi di capolavori... Ridi,
ridi, idiotissima Parigi, fino a che non ci cadrai ai piedi!
E interrompendosi additava con gesto profetico la via trionfale dove scorrevano sotto il sole il lusso e la gioia
della citt. Il gesto s'ampliava, a includere la place de la Concorde che s'intravvedeva di scorcio sotto gli alberi, con una
delle fontane dagli scintillanti specchi d'acqua, un tratto fuggente delle balaustrate e due statue, Rouen con le
gigantesche mammelle, e Lille che avanza l'enorme nudit del piede.

Il plein air li fa divertire! continu. E sia! se lo vogliono, il plein air, la scuola del plein air!... Eh? Era una
cosa fra di noi, fino a ieri non esisteva, se non fra qualche pittore, ed ecco che lanciano la parola e si ritrovano ad aver
fondato una scuola. Oh, per me, ci sto. Vada per la scuola del plein air!
Jory si picchiava manate sulle cosce.
Te lo dicevo! Ero sicuro che li avrei fatti abboccare, quei cretini, coi miei articoli! Come li faremo schiattare,
adesso!
Mahoudeau cantava vittoria anche lui, tirando continuamente fuori la sua Vendemmiatrice di cui spiegava le
audacie a Chane, che era l'unico ad ascoltare silenzioso, mentre Gagnire, col rigore dei timidi che si avventano sulla
teoria pura, parlava di giustiziare l'Institut con la ghigliottina, e Sandoz, ardente di solidariet, e Dubuche, che cedeva al
contagio degli amici rivoluzionari, s'accendevano, picchiavano sul tavolino, tracannavano Parigi a ogni sorso di birra.
Fagerolles, calmissimo, guardava senza sorridere. Li aveva seguiti per divertirsi, per quel singolare gusto che provava a
spingere i compagni in avventure destinate a finire male. Nel tempo stesso in cui eccitava il loro spirito di rivolta,
prendeva esattamente la risoluzione di mettercela tutta per conquistare il Premio Roma: quella giornata l'aveva deciso,
gli sembrava idiota compromettere oltre il proprio talento.
Il sole calava all'orizzonte, ora era tutto un flusso di carrozze che scendevano, il ritorno dal Bois nell'oro
pallido del tramonto. E s'andava anche esaurendo l'uscita dal Salon, sfilava tutta una teoria di signori con la faccia da
critici, ognuno col catalogo sotto il braccio.
A un tratto Gagnire prorruppe:
Ah, Courajod, ecco uno che ha inventato il paesaggio! Avete visto il suo Stagno di Gagny, al Luxembourg?
Meraviglioso! url Claude. Sono trent'anni che stato fatto, e non hanno ancora tirato fuori qualcosa che
conti di pi. Perch lo lasciano al Luxembourg? Dovrebbe stare al Louvre!
Ma Courajod non morto! disse Fagerolles.
Come, Courajod non morto! Non si vede pi, non se ne sente pi parlare!
Rimasero a bocca aperta a sentire da Fagerolles che il maestro paesaggista, settantenne, viveva in qualche
posto dalle parti di Montmartre, ritirato in una casetta fra i polli, le anatre e i cani. Era dunque possibile sopravvivere in
quel modo, il malinconico destino dei vecchi artisti scomparsi prima della loro stessa morte. Tacevano tutti,
rabbrividendo, quando scorsero, al braccio d'un amico, Bongrand col viso congestionato, il gesto inquieto, che li salut
con un cenno: e quasi immediatamente dopo di lui, in mezzo ai suoi scolari, comparve Chambouvard che rideva
fortissimo, pestando i piedi, da maestro assoluto, sicuro dell'eternit.
Come, ci lasci? domand Mahoudeau a Chane che si era alzato.
L'altro bofonchi nella barba qualche parola confusa, e se ne and, dopo aver distribuito strette di mano.
Sai che va a godersi un'altra volta la tua santarellina, disse Jory a Mahoudeau. S, l'erborista, la donna delle
erbe puzzolenti... Parola mia! Ho visto i suoi occhi accendersi tutto d'un tratto; gli piglia come un mal di denti, a quel
ragazzo; guardalo come corre laggi.
Lo scultore alz le spalle, in un coro di risate.
Claude per non udiva. Ora stava parlando con Dubuche d'architettura. Indubbiamente non era niente male,
quella sala da Museo che aveva esposto, soltanto che non aveva in s niente di nuovo, un paziente intarsio delle formule
dell'Accademia. Ma le arti non marciavano forse tutte di pari passo? e l'evoluzione che trasformava la letteratura, la
pittura e perfino la musica, non doveva rinnovare l'architettura? Se mai l'architettura d'un secolo doveva possedere un
suo proprio stile, era inevitabile che questo accadesse per l'architettura del secolo in cui stavano per entrare, un secolo
nuovo, terreno spazzato, pronto alla ricostruzione di tutto, campo appena seminato in cui una nuova razza sarebbe
spuntata. A terra i templi greci che non avevano pi ragione d'esistere sotto il nostro cielo, nel cuore della nostra societ,
a terra le cattedrali gotiche, dal momento che la fede nelle leggende era morta! a terra gli eleganti colonnati, gli
elaborati merletti del Rinascimento, innesto di vecchi risvegli nel Medioevo, gioielli d'arte in cui non c'era posto per la
nostra civilt democratica! E reclamava con violenza l'espressione architettonica di questa democrazia, l'opera di pietra
che l'avrebbe espressa, l'edificio dove sarebbe stata a suo agio, qualcosa insomma di forte, di semplice e grande, quel
non so che, gi ravvisabile nelle nostre stazioni, nei mercati, nella solida eleganza delle strutture di ferro, ma pi
limpido, teso fino alla bellezza, tale da esprimere la grandezza delle nostre conquiste.
Eh s, eh s, ripeteva Dubuche conquistato dalla sua foga. Un giorno lo vedrai, quello che voglio fare...
Dammi il tempo di farcela. E quando sar libero, eh, quando sar libero....
La notte calava. Claude si animava sempre di pi nell'eccitamento della sua passione, con un'intensit e
un'eloquenza che i suoi compagni non gli conoscevano. Ascoltandolo, tutti s'infiammavano, finendo per divertirsi
rumorosamente delle straordinarie parole che gli uscivano, e lui stesso, tornato al suo quadro, ne parlava con enorme
allegria, facendo il verso ai borghesi in atto di guardarlo e imitando la stolta gamma delle risate.
Sul viale color cenere, si vedevano passare solo le ombre delle rare carrozze. La corsia laterale era tutta nera,
un freddo glaciale calava dagli alberi. Solo un canto perduto usciva da una macchia, dietro al caff, qualche prova della
sala da concerti dell'Hrloge, la voce romantica di una fanciulla che tentava una romanza.
Ah, m'hanno fatto divertire, quegli idioti! url Claude con un ultimo scoppio di risate. Parola mia, non
cambierei questa giornata per 100.000 franchi!
Tacque, spossato. Non avevano pi saliva in bocca. Il silenzio regnava. Tutti rabbrividirono nel soffio glaciale.
E si separarono con stanche strette di mano, un poco intontiti. Dubuche cenava in citt, Fagerolles aveva un

appuntamento. Jory, Mahoudeau e Gagnire tentarono invano di portarsi dietro Claude, da Foucart, un ristorante da 25
soldi. Sandoz se lo stava gi portando via a braccetto, preoccupato dalla sua sovreccitazione.
Andiamo, vieni, ho promesso a mia madre di tornare a casa. Mangerai un boccone da noi e sar piacevole,
finiremo la giornata insieme.
Scesero per il lungosenna, costeggiando le Tuileries, fraternamente vicini. Ma al ponte Saints-Pres il pittore si
ferm di botto.
Come, mi lasci! protest Sandoz. Ma se ceni da me!
No, grazie, ho troppo mal di testa... Torno a casa e vado a dormire.
E si ostin su questa scusa.
Va bene, va bene! fin per dire l'altro sorridendo. Non ti si vede pi, vivi nel mistero... Va pure, vecchio
mio, non voglio importunarti.
Claude fren un gesto d'impazienza, e dopo aver aspettato che l'amico attraversasse il ponte, prosegu tutto solo
sul lungofiume. Camminava con le braccia ciondoloni, il naso a terra, senza vedere nulla, con lunghi passi da
sonnambulo, guidato dall'istinto. Al Quai des Bourbons, davanti al portone di casa sua, alz gli occhi stupito alla vista
di una carrozza in attesa sul ciglio della strada, che gli sbarrava il cammino. Sempre con lo stesso passo meccanico
entr nella portineria per prendere la chiave.
L'ho data a quella signora, url madame Joseph dal fondo. Quella signora di sopra.
Quale signora? domand lui colpito.
Quella ragazza, andiamo, lo sapete benissimo, quella che viene sempre.
Lui non sapeva nulla, si decise a salire in una estrema confusione di idee. La chiave era nella serratura della
porta che apr e richiuse senza fretta.
Claude rest un attimo immobile. L'ombra aveva invaso lo studio, un'ombra violacea che pioveva gi dal
lucernaio in un malinconico crepuscolo, sfumando gli oggetti. Non distingueva il pavimento, i mobili, le tele, tutto
quello ch'era disordinatamente sparso sembrava confondersi come dentro l'acqua dormente d'una palude. Ma seduta
sull'orlo del divano si stagliava una forma scura, irrigidita dall'attesa ansiosa e disperata in quell'agonizzare del giorno:
era Christine, l'aveva riconosciuta.
Gli tese le mani e mormor con voce bassa e asmatica:
Sono tre ore, s, sono tre ore che me ne sto qua tutta sola, con l'orecchio teso... Appena uscita ho preso una
carrozza, volevo passare soltanto per un attimo e tornarmene subito a casa. Ma sarei restata tutta la notte... non potevo
andarmene senza avervi stretto la mano!
Continu parlandogli del suo ardente desiderio di vedere il quadro, della sua corsa al Salon e di come si era
ritrovata in mezzo a quell'uragano di risate fra i fischi di tutta quella gente. Era anche lei che fischiavano, era la sua
nudit esposta cos brutalmente davanti alla prosopopea parigina che le aveva mozzato il fiato fin dalla porta. E presa da
un terrore folle, sopraffatta dalla sofferenza e dalla vergogna era fuggita, come se avesse sentito quelle risate abbattersi
sulla sua pelle nuda e sferzarla a sangue, colpendola come colpi di frusta. Ma ora l'aveva dimenticato, non pensava che
a lui, sconvolta all'idea del dolore che doveva provare: la sua sensibilit femminile traboccante di un immenso bisogno
di amore ingigantiva l'amarezza di quello scacco.
Oh caro, non vi rattristate!... Volevo vedervi e dirvi che sono degli invidiosi, che quel quadro lo trovo
bellissimo, che sono felicissima di avervi aiutato, di farne parte un poco anch'io...
Lui ascoltava il mormorio ardente di quella tenerezza rimanendo immobile; e bruscamente si butt a terra
davanti a lei, abbandon la testa sulle sue ginocchia scoppiando in lacrime. Tutto l'eccitamento del pomeriggio, la sua
spavalderia d'artista fischiato, la sua allegria e la veemenza sfociarono in una crisi di singhiozzi che lo soffocavano.
Quelle risate della sala in cui lo avevano insultato se le era sentite dietro come una muta di cani latranti, gi per gli
Champs Elyses, per il lungosenna, e poi ancora adesso a casa sua, sempre dietro la schiena. Tutta la forza se n'era
andata, si sentiva pi debole d'un bambino. E ripeteva, scuotendo la testa, la voce spenta, il gesto smarrito:
Miodio, quanto soffro!
Allora lei lo sollev con le due mani fino alla sua bocca, in un impeto, lo baci e gli bisbigli, fino al cuore, in
un soffio:
Zitto, zitto. Ti amo.
Si adoravano. Il loro rapporto doveva portarli a quelle nozze, su quel divano, uniti dalla storia di quel quadro
che a poco a poco li aveva legati.
Il crepuscolo li avvolgeva, restarono nelle braccia l'uno dell'altra, annientati, in lacrime, in quella prima felicit
d'amore. Vicino a loro, in mezzo alla tavola, i lill che gli aveva mandato al mattino profumavano la notte; e le
pagliuzze d'oro sparse, volate via dal quadro, erano le sole a brillare di quell'ultimo bagliore del giorno, simili a un
formicolio di stelle.
VI

A sera, tenendola ancora fra le braccia, le aveva detto:


Rimani.

Ma lei s'era svincolata, a fatica.


Non posso, bisogna che rientri.
Allora domani... Ti prego, torna domani.
Domani no, impossibile... Addio, a presto.
Il giorno dopo, alle sette, lei era gi l, tutta rossa per la bugia che aveva detto a Madame Vanzade: un'amica di
Clermont che doveva andare a prendere alla stazione per passarci insieme la giornata. Claude, felice ed estasiato di
poterla avere per s tutto un giorno, volle portarla in campagna, spinto dal bisogno di essere solo con lei, in pieno sole.
Lei ne fu felice e si precipitarono fuori come due pazzi, corsero alla stazione Saint-Lazare giusto in tempo per saltare su
un treno per Le Havre. Lui conosceva un paesino dopo Mantes, Bennecourt, con una trattoria dove qualche volta era
stato con gli amici, e senza curarsi delle due ore di treno, la port a mangiare l, come se fosse stato Asnires. Quel
viaggio che non finiva mai la divert: tanto meglio se andavano in capo al mondo. Avevano l'impressione che la sera non
dovesse arrivare mai. Alle dieci scesero a Bonnires. Salirono sul traghetto, una vecchia barca scricchiolante che filava
veloce. Bennecourt si trova infatti dall'altra parte della Senna. La giornata di maggio era splendida, l'acqua
increspandosi luccicava dorata sotto il sole, e le foglie tenere verdeggiavano nell'azzurro senza macchia. Al di l delle
isole di cui la Senna in questo tratto piena, che felicit in quella trattoria di campagna, con la sua piccola rivendita, la
grande sala che odorava di bucato, il cortile vasto pieno di letame dove sguazzavano le oche.
Salve, pap Faucheur, siamo venuti a mangiare; frittata, salsiccia, formaggio.
Dormite qui, signor Claude?
No no, un'altra volta. Del vino bianco, eh, appena rosato, di quello che gratta la gola.
Christine era andata subito dietro mamma Faucheur, nel cortile; e quando quest'ultima torn con le uova,
chiese al pittore col suo sorriso sornione di contadina:
Ora vi siete ammogliato?
Diamine! rispose quello senza esitare, lo credo bene, dal momento che sto qui con mia moglie.
Il pasto fu squisito, la frittata troppo cotta, le salsicce troppo unte, il pane cos duro che fu costretto a spezzarle
dei bocconcini perch lei non si rovinasse le dita. Scolarono due bottiglie, attaccarono una terza, cos allegri, cos
rumorosi che si stordivano da soli nella grande sala dove erano in due a mangiare. Lei con le guance ardenti, affermava
di essere sbronza; non le era mai capitato e lo trovava cos divertente, oh! cos divertente, e rideva senza potersi frenare.
Andiamo a prendere un poco d'aria, disse alla fine.
Ottimo, camminiamo un poco... Ripartiamo alle quattro, abbiamo tre ore davanti a noi.
Risalirono Bennecourt, con le sue case gialle allineate lungo il fiume per circa due chilometri. L'intero paese
era nei campi e non incontrarono che tre vacche, condotte da una bambina. Lui illustrava a gesti il paese, sembrava che
sapesse dove stavano andando; e quando furono arrivati all'ultima casa, una vecchia costruzione edificata sul bordo
della Senna di fronte alle colline di Jeufosse, ci gir intorno ed entr in un bosco di querce, molto folto. Era la fine del
mondo di cui andavano in cerca tutti e due, un prato dolce come un velluto, un tetto di foglie dove penetrava solo il sole
con sottili dardi di fiamma. Improvvisamente le loro labbra si unirono in un bacio avido, lei s'era abbandonata, lui
l'aveva presa, in mezzo all'odore fragrante delle erbe calpestate. Restarono a lungo in quel posto, ora inteneriti, con
parole rare e smorzate, occupati dalla sola carezza del loro alito, come in estasi di fronte ai punti d'oro che guardavano
luccicare nel fondo dei loro occhi bruni.
Poi, due ore pi tardi, quando uscirono dal bosco, trasalirono: c'era un contadino, l sul portone aperto della
casa, e sembrava che li avesse spiati coi suoi occhi rimpiccioliti di vecchio lupo. Lei divent tutta rossa, mentre lui
gridava, per nascondere l'imbarazzo:
Guarda! pap Poirette... Allora questa topaia vostra?
Il vecchio raccont con qualche lacrima che i suoi inquilini se n'erano andati senza pagarlo, lasciandogli i
mobili. E li invit ad entrare.
Potete sempre vedere, forse conoscete qualcuno... Ah! chiss quanti parigini farebbero salti!... Trecento
franchi compresi i mobili, non regalato?
Incuriositi lo seguirono. Era una casona, che sembrava ricavata da una rimessa: in basso, una cucina immensa e
una stanza dove si potevano dare feste da ballo; di sopra due vani altrettanto vasti, da perdersi. Quanto ai mobili,
consistevano in un letto di noce, in una delle due stanze, e un tavolino che insieme a qualche utensile, arredava la
cucina. Ma, davanti alla casa, il giardino abbandonato, pieno di magnifici albicocchi, era invaso da giganteschi rosai
traboccanti di rose, mentre sul dietro un piccolo campo di patate recinto da una siepe viva, arrivava fino al bosco di
querce.
Le patate le lascio, disse pap Poirette.
Claude e Christine s'erano lanciati un'occhiata, in uno di quei repentini desideri di solitudine e di oblio che
estenuano gli amanti. Ah! come sarebbe stato bello amarsi l, in fondo a quel rifugio, cos lontano dagli altri! Ma
sorrisero; che potevano fare? avevano appena il tempo di riprendere il treno per rientrare a Parigi. E il vecchio
contadino, che era il padre di Madame Faucheur, li accompagn lungo la riva; poi, mentre salivano sulla barca, gli grid
appresso, dopo tutta una lotta fra s e s:
Volevo dirvi che vanno bene duecentocinquanta franchi... Mandatemi gente.
A Parigi, Claude accompagn Cristine fino alla villa di Madame Vanzade. Erano diventati molto tristi, si
scambiarono una lunga stretta di mano, disperata e muta, senza osare abbracciarsi.

Cominci una vita di tormenti. In quindici giorni, lei riusc a venire soltanto tre volte; arrivava di corsa, senza
fiato, con pochi minuti a disposizione perch la vecchia signora si dimostrava esigente. Lui la interrogava, preoccupato
di vederla pallida, snervata, gli occhi brillanti di febbre. Lei non aveva mai sofferto tanto di quella casa bigotta, di quel
sotterraneo senza aria e senza luce dove moriva di noia. Erano ricominciati i giramenti di testa, la mancanza d'esercizio
fisico le faceva battere il sangue alle tempie. Gli confess che era svenuta, una sera, nella sua camera, come se una
mano di piombo l'avesse strozzata. Ma non aveva parole cattive contro la padrona, al contrario la impietosiva: una
povera creatura tanto vecchia, malata, buona, che la chiamava figlia! Ogni volta che l'abbandonava per correre dal suo
amante, le pesava come una cattiva azione.
Trascorsero cos altre due settimane. Le bugie con cui si pagava ogni ora di libert le divennero intollerabili.
Ora le accadeva di rabbrividire dalla vergogna ogni volta che rientrava in quella casa austera, dove il suo amore le
sembrava una colpa. Lei s'era data, avrebbe voluto gridarlo forte, e la sua onest si ribellava a nascondere questa cosa
come una colpa, a mentire vigliaccamente, come una serva che tema il licenziamento.
Alla fine, una sera, nello studio, al momento di dover andar via ancora una volta, Christine si gett nelle
braccia di Claude, perdutamente, singhiozzando di sofferenza e passione.
Ah! non posso, non posso... Salvami, impediscimi di tornare laggi!
Colpito, lui l'abbracci fino a soffocarla.
Allora vero, mi ami! Oh! caro amore!... Ma io non ho nulla e tu perderai tutto. Come posso sopportare che ti
rovini cos?
Lei singhiozz pi forte, le parole balbettate si spezzavano fra le lacrime.
I suoi soldi, vero? quello che mi lascerebbe... Allora credi che lo faccia per calcolo? Non ci ho mai pensato, te
lo giuro. Ah! che si tenga tutto, pur di sentirmi libera!... Io non voglio niente e nessuno, non ho parenti, non sono forse
in grado di fare quello che mi pare? Non ti chiedo di sposarmi, ti chiedo soltanto di farmi vivere con te...
Poi, con un ultimo singhiozzo disperato:
Ah, hai ragione, una cattiveria abbandonarla, quella povera donna! Mi disprezzo, vorrei avere la forza.. Ma
ti amo troppo, soffro troppo, non posso morirne.
Resta! resta! grid lui. E che muoiano gli altri, non ci siamo che noi due!
L'aveva fatta sedere sulle sue ginocchia, e tutti e due piangevano e ridevano, giurandosi fra i baci che non si
sarebbero separati mai, mai pi.
Fu una follia. Christine lasci brutalmente Madame Vanzade, il giorno dopo aveva gi portato via la sua roba.
Lei e Claude si erano improvvisamente ricordati di quella vecchia casa deserta di Bennecourt, i roseti enormi, le stanze
immense. Ah! partire, partire senza perdere un'ora, vivere in capo al mondo, nella dolcezza della loro giovane felicit!
Lei batteva le mani per la felicit, lui, ancora sanguinante per lo scacco del Salon, bisognoso di riprendersi, aspirava a
quel totale riposo a contatto con la natura: laggi avrebbe trovato il vero plein air, avrebbe lavorato nell'erba fino al
collo, avrebbe riportato capolavori. In due giorni fu tutto pronto, lo studio disdetto, i quattro mobili portati alla stazione.
S'era verificata una fortunata combinazione, un vero colpo di fortuna, cinquecento franchi sborsati da pap Malgras per
un blocco di venti tele circa, raccapezzate fra i rottami del trasloco. Avrebbero vissuto come principi, Claude portava la
sua rendita di mille franchi, Christine qualche risparmio, il suo corredo, alcuni oggetti. E scapparono, una autentica
fuga, evitando gli amici, senza neanche avvisarli con una lettera, disprezzando Parigi, abbandonata con risate di
sollievo.
Cominciava giugno; durante la settimana della loro sistemazione cadde una pioggia torrenziale; fecero la
scoperta che pap Poirette prima di firmare il contratto aveva portato via la met degli utensili da cucina. Ma fu una
delusione innocua; si inzaccheravano felici sotto gli acquazzoni, facevano viaggi di tre miglia, fino a Vernon, per
comprare piatti e tegami che riportavano trionfanti. Alla fine furono sistemati: di sopra avevano occupato soltanto una
stanza, lasciando l'altra ai topi, in basso avevano trasformato la stanza da pranzo in un vasto studio, e soprattutto erano
felici, divertiti come bambini di mangiare in cucina, sopra un tavolino d'abete, vicino al focolare dove bolliva la pentola.
Avevano preso per i servizi una ragazza del paese che veniva al mattino e andava via la sera, Mlie una nipote dei
Faucheur, che li incantava con la sua stupidit. No, non ne avrebbero trovato una pi stupida in tutta la regione!
Era tornato il sole, sfilarono giorni meravigliosi, passarono mesi di monotona felicit. Non sapevano mai la
data e confondevano tutti i giorni della settimana. Il mattino, poltrivano beati a letto fino a tardi, nonostante i raggi che
arrossavano i muri calcinati della camera attraverso le stecche delle persiane. Poi, dopo colazione, era un continuo
vagabondare, grandi passeggiate sull'altopiano ricco di meli, per i sentieri erbosi di campagna, lungo la Senna, in mezzo
ai prati, fino alla Roche-Guyon, e gite pi lunghe, veri viaggi dall'altra parte del fiume, fra i campi di grano di
Bonnires e di Jeufosse. Un tale, costretto a lasciare il paese, gli aveva venduto per trenta franchi un vecchio canotto; e
cos avevano anche il fiume di cui s'erano innamorati selvaggiamente: ci vivevano giorni interi, navigando, scoprendo
nuove terre, nascondendosi sotto i salici delle rive, nelle piccole insenature nere d'ombra. Fra le isole sparse a fior
d'acqua c'era tutta una citt mobile e misteriosa, un dedalo di stradine fra le quali filavano dolcemente, sfiorati dalla
carezza dei rami bassi, soli al mondo coi colombi e i martinpescatori. Qualche volta lui doveva saltare sulla sabbia, con
le gambe nude, per spingere il canotto. Lei, ardimentosa, maneggiava i remi, voleva risalire le correnti pi dure,
inorgoglita della propria forza. E la sera, mangiavano in una cucina zuppa di cavoli, ridevano dell'idiozia di Mlie, di
cui avevano riso il giorno prima; poi, alle nove, erano a letto, nel vecchio letto di noce, grande da contenere una
famiglia, e ci rimanevano per dodici ore, giocando alle prime luci dell'alba a tirarsi i cuscini per poi riaddormentarsi, le
braccia al collo.

Ogni notte Christine diceva:


Adesso, mio caro, mi devi promettere una cosa: che domani lavorerai.
S, domani, te lo giuro.
E ricordati che questa volta mi arrabbio... Sono io che te lo impedisco?
Tu? che idea!... Sono venuto qui apposta per lavorare, che diavolo! Domani lo vedrai.
Il giorno dopo ripartivano col canotto; lei lo rimirava con un sorriso esitante, quando vedeva che non si portava
dietro n tela n colori; poi l'abbracciava ridendo, fiera del suo potere, commossa dal continuo sacrificio che faceva per
lei. Ed erano nuove dolci rimostranze: domani, oh! domani, piuttosto l'avrebbe legato davanti alla sua tela!
Claude per fece qualche tentativo per lavorare. Cominci uno studio del colle di Jeufosse, con la Senna in
primo piano; ma Christine lo seguiva nell'isola in cui s'era piazzato, e si allungava sull'erba, vicino a lui, le labbra
socchiuse, gli occhi annegati nell'azzurro; ed era cos desiderabile in mezzo a tutto quel verde, in quel deserto rotto
appena dalle voci mormoranti dell'acqua, che ogni minuto lui abbandonava la tavolozza, si sdraiava vicino a lei, tutti e
due annientati e cullati dalla terra. Un'altra volta rimase colpito da una vecchia fattoria, sotto Bennecourt, riparata da
meli antichi grandi come querce. Ci torn per due giorni di seguito; il terzo lei lo port al mercato di Bonnires, per
comprare i polli; il giorno appresso and ancora perduto, la tela s'era seccata, lui si secc di rimetterci le mani e
finalmente l'abbandon.
Durante tutta la stagione calda non and oltre qualche sporadico tentativo, frammenti di quadri appena
sbozzati, lasciati l al minimo pretesto, senza nessun impegno. La passione per il lavoro, quella febbre d'una volta che lo
faceva saltar gi all'alba, per combattere contro la pittura ribelle, sembrava essersi dileguata in questo nuovo stato
d'indifferenza e apatia; e vegetava, beatamente, come dopo qualche grave malattia, assaporava unicamente la gioia di
vivere con tutti i sensi del suo corpo.
Ora c'era soltanto Christine. Era lei ad avvilupparlo in quell'alito ardente in cui le sue energie d'artista si
vanificavano. Dopo il bacio appassionato e spontaneo che, per prima, gli aveva dato, nella fanciulla era nata la donna,
l'amante che si dibatteva nella vergine, gonfiandone la bocca carnosa, preannunciata dalla squadratura del mento. Si
rivelava, ci che doveva essere, malgrado la lunga castit: un corpo d'amore, uno di quei corpi sensuali, cos inquietanti
quando si svincolano, dal pudore in cui sono assopiti. Di colpo, e senza lezioni, conosceva la passione e la arricchiva
della propria innocenza: e insieme, lei fino allora ignara, lui quasi inesperto, scoprivano la volutt, esaltandosi nel
rapimento della comune iniziazione. Lui si rimproverava l'antico disprezzo: che stupido a disprezzare come un bambino
certe felicit non sperimentate! Ormai, tutto il suo desiderio per il corpo della donna, quel desiderio che un tempo
liberava nelle sue opere, lo divorava soltanto per questo corpo vivente, morbido e tiepido, che era il suo bene. Aveva
creduto di amare la luce che sfiorava scollature di seta, i pallidi colori ambrati che dorano le rotondit dei fianchi, la
modellatura soffice dei corpi classici. Illusioni di sognatore! Ora soltanto sentiva di tenere fra le braccia, assaporava il
trionfo di possedere il suo sogno, una volta sempre sfuggente alla mano impotente del pittore. Lei si dava interamente,
la prendeva, dalla nuca fino ai piedi, la serrava in una stretta che la faceva sua, accogliendola fin nel fondo della carne.
E lei, felice di non aver pi rivali, ora che aveva ucciso la pittura, prolungava le nozze. A letto, al mattino, erano le sue
braccia rotonde e le sue gambe morbide a trattenerlo cos a lungo, quasi catene che lo avvincessero alle dolci fatiche; in
barca, quando lei remava, lui si lasciava andare senza forza, stordito, incapace d'altro che non fosse contemplare il
dondolio delle sue reni, sull'erba delle isole, gli occhi sprofondati nei suoi, estatico per giorni interi, risucchiato da lei, il
cuore e il sangue svuotati. E sempre e dovunque si possedevano, con il bisogno inesauribile di possedersi ancora.
Una delle sorprese di Claude era di vederla arrossire alla minima parola grossa che gli scappasse.
Accomodandosi le gonnelle volgeva la testa sorridendo con imbarazzo alle frasi un poco spinte. Non le piacevano. E un
giorno quasi ci litigavano.
Accadde dietro casa loro, nel boschetto di querce dove andavano qualche volta in ricordo di quel bacio che si
erano scambiati la prima volta che erano venuti a Bennecourt. Lui, assillato dalla curiosit, l'interrogava sulla sua vita
nel convento. La teneva per la vita solleticandola con le labbra dietro l'orecchio per indurla a confessarsi. Che sapeva
dell'uomo, laggi? come ne parlava con le amiche? che idee se ne andava facendo?
Andiamo, pulcino, raccontamelo... Sospettavi qualcosa?
Ma lei sorrideva forzatamente e cercava di svincolarsi.
Sei sciocco! lasciami!... Che te ne importa?
Mi diverte... Allora, lo sapevi?
Lei fece un gesto imbarazzato mentre il rossore le saliva alle guance.
Diomio, come le altre, qualcosa...
Poi, nascondendogli il viso contro la spalla:
Per si rimane sbalorditi lo stesso.
Lui scoppi a ridere, la strinse forte, la copr d'una pioggia di baci. Ma quando era sicuro di averla vinta e che
lei si sarebbe confidata come un amico che non ha niente da nascondere, lei svicol in frasi evasive e fin per mettere il
muso, muta e impenetrabile. E non confess mai niente di pi, neppure a lui che adorava. Sarebbe stato rivelare una
cosa troppo intima, che anche le donne pi aperte difendono, il risveglio del loro sesso, che resta un ricordo sepolto,
come sacro. Era troppo donna per non difendere una parte di s, pur dandosi tutta.
Per la prima volta, quel giorno, Claude avvert fra loro un senso di estraneit. Un'impressione di ghiaccio, il
freddo d'un altro corpo, l'aveva colpito. Allora niente dell'uno poteva penetrare nell'altro mentre si soffocavano in un
abbraccio disperato, bramosi di spingersi sempre oltre, al di l dello stesso possesso?

Intanto i giorni passavano senza che soffrissero minimamente per la solitudine. Nessun bisogno di distrazioni,
di fare o ricevere visite li aveva spinti fuori di casa. Le ore che non viveva con lui, attaccata al suo collo, lei le dedicava
a rumorose pulizie domestiche in cui metteva sottosopra la casa esigendo che Mlie strofinasse sotto i suoi occhi,
quando non era invasa da una frenesia d'attivismo che la portava a cimentarsi personalmente con le sue tre pentole. Si
occupava per soprattutto del giardino armata di cesoie, lacerandosi le mani con le spine, tagliava fasci di rose dai
giganteschi rosai; s'era fatta venire uno strappo muscolare per raccogliere le albicocche che aveva poi venduto per
duecento franchi agli inglesi che annualmente passavano per il paese; e ne aveva ricavato una soddisfazione enorme,
sognando di vivere dei prodotti del giardino. Lui era meno portato per i lavori dei campi. Aveva trasportato il suo
divano nella grande stanza trasformata in studio e ci si sdraiava per contemplarla attraverso la grande finestra aperta,
mentre seminava e piantava. Era la pace assoluta, la sicurezza che nessuno sarebbe venuto, nessun colpo di campanello
li avrebbe disturbati in nessun momento della giornata. Questa paura degli altri era cos esagerata che gli faceva evitare
di passare davanti alla locanda dei Faucheur per il continuo timore di trovarsi di fronte a qualche comitiva di compagni
sbarcati da Parigi. Per tutta l'estate non si vide un'anima. E ogni sera, salendo per andare a letto, ripeteva
immancabilmente che era un vero caso fortunato.
Un'unica piaga segreta sanguinava nel fondo di tanta gioia. Dopo la fuga da Parigi, Sandoz, che era venuto a
sapere l'indirizzo, gli aveva scritto chiedendogli di poterlo andare a trovare. Claude non aveva risposto. Ne era seguito
uno screzio, e quella vecchia amicizia sembrava morta. Christine ne era desolata perch capiva bene che aveva rotto per
causa sua. Ne parlava continuamente, non voleva che si allontanasse dagli amici, pretendeva che li richiamasse. Ma lui,
anche se prometteva di sistemare le cose, non ne faceva niente. Era finita, a che scopo rivangare il passato?
Verso gli ultimi giorni di luglio, dato che il denaro scarseggiava, lui fu costretto ad andare a Parigi per vendere
a pap Malgras una mezza dozzina di vecchi studi, e lei, accompagnandolo alla stazione, gli fece giurare che sarebbe
andato a stringere la mano a Sandoz. La sera, era di nuovo davanti alla stazione di Bonnires, ad aspettarlo.
E allora l'hai visto, vi siete abbracciati?
Lui cominci a camminarle accanto, muto dall'imbarazzo. Poi, con voce sorda:No, non ne ho avuto il tempo.
Allora lei disse accorata, mentre due grosse lacrime le riempivano gli occhi:
Mi dai un gran dolore.
Erano gi sotto gli alberi e la baci sul viso, piangendo anche lui. Non poteva cambiare vita, era gi troppo che
loro due fossero felici insieme.
In quei primi mesi fecero un solo incontro. Si trovavano sopra Bennecourt, mentre risalivano dalla parte di
Roche-Guyon. Andavano per una via deserta e boscosa, una di quelle deliziose strade incassate, quando a una svolta si
ritrovarono davanti a tre persone che stavano facendo una passeggiata, padre, madre e figlia. Ovviamente, credendosi
assolutamente soli, camminavano allacciati come due innamorati in cerca di oblio dietro le siepi: lei, piegata,
abbandonava le labbra, lui, ridente, protendeva le sue. La sorpresa fu tanta che non si distaccarono minimamente e
rimasero strettamente abbracciati, seguitando a camminare con lo stesso passo lento. La famiglia, sbalordita, era rimasta
inchiodata a met passo, il padre grosso e apoplettico, la madre secca come una lama di coltello, la figlia, inesistente,
spennacchiata come un uccello malato, tutti e tre brutti e squallidi del sangue viziato della loro razza. Erano una
vergogna, in quella natura piena di vita, sotto lo splendore del sole. E subito la triste ragazzina che guardava passare
l'amore con occhi stupefatti fu spinta dal padre, condotta via dalla madre, tutti e due fuori di s, esasperati da
quell'amore sfacciato, a domandare se la polizia fosse dunque sparita dalle nostre campagne mentre, sempre senza
fretta, i due amanti se ne andavano trionfanti nella loro gloria.
Claude per s'andava chiedendo, con la memoria confusa, dove mai avesse visto quelle facce, quella decadenza
borghese, quei visi depressi e schiacciati, trasudanti i milioni accumulati alle spalle dei poveracci. Era stato sicuramente
in una circostanza seria della sua vita. E si ricord, riconobbe i Margaillan, l'imprenditore che Dubuche pilotava al
Salon des Refuss e che si era fermato a ridere davanti al suo quadro con la risata fragorosa dell'imbecille. Duecento
passi pi lontano lui e Christine sbucarono fuori dalla strada incassata e si ritrovarono di fronte a una vasta propriet,
una grande costruzione bianca circondata da splendidi alberi, e vennero a sapere da una vecchia contadina che la
Richaudire, come la chiam, apparteneva ai Margaillan da tre anni. L'avevano pagata un milione e mezzo di franchi e
ci avevano fatto migliorie per oltre un milione.
Ecco un punto del paese dove non ci vedranno spesso, disse Claude scendendo verso Bennecourt. Quei
mostri rovinano il paesaggio!
Ma a met agosto un importante avvenimento cambi la loro vita: Christine era incinta, e se n'era accorta
soltanto al terzo mese, nella sua incoscienza da innamorata. Dapprima rimasero stupiti, sia lui che lei: non avevano mai
pensato che potesse capitare una cosa simile. Poi se ne fecero una ragione, ma senza gioia, lui turbato da quella persona
che sarebbe venuto a complicargli la vita, lei preoccupata da una sensazione assillante che non sapeva spiegarsi, come
timorosa che quell'incidente potesse segnare la fine del loro amore. Piangeva a lungo fra le sue braccia, mentre lui
cercava invano di consolarla, sopraffatto dalla medesima tristezza indefinibile. Pi tardi, quando si furono abituati, si
commossero sul povero piccolo che avevano creato senza volerlo, quel tragico giorno in cui lei gli si era data, fra le
lacrime, nel crepuscolo accorato che aveva inondato lo studio: la data era quella, sarebbe stato il figlio della sofferenza e
della piet, salutato nel momento del suo concepimento dalle risate ebeti della folla. E da quel momento, poich non
erano cattivi, si misero ad aspettarlo, anzi a desiderarlo, e cominciarono ad occuparsi di lui e a preparare tutto per la sua
venuta.

L'inverno ebbe punte terribilmente fredde. Un grosso raffreddore costrinse Christine a rimanere in casa,
peraltro piena di filature e impossibile a riscaldarsi. La gravidanza le procurava frequenti malesseri, restava accoccolata
davanti al fuoco, era costretta ad arrabbiarsi per far uscire Claude senza di lei, in lunghe passeggiate sopra il suolo
ghiacciato e sonoro delle strade. E lui, durante queste passeggiate, ritrovandosi solo dopo mesi di ininterrotta esistenza a
due, si stupiva del modo in cui era cambiata la sua vita, indipendentemente dalla sua volont. Non aveva mai desiderato,
quella convivenza, perfino con lei; se glielo avessero proposto ne avrebbe provato orrore; e tuttavia s'era verificato e
non avrebbe potuto pi distruggerlo. Anche senza considerare il bambino, era una di quelle persone che non hanno il
coraggio di rompere. Evidentemente era quello il destino che lo attendeva, ritrovarsi legato alla prima donna che non lo
avesse respinto. La terra dura risuonava sotto i suoi scarponi, il vento gelido coagulava le sue fantasticherie, che
indugiavano in pensieri vaghi, la fortuna d'essersi imbattuto almeno in una ragazza onesta e quanto sarebbe stato
crudele e abietto se si fosse messo con una modella, stanca di sballottarsi da uno studio all'altro; cos lo riprendeva la
tenerezza, si affrettava a rientrare per stringere Christine fra le sue braccia tremanti, come se avesse corso il rischio di
perderla, sconcertato quando lei si svincolava con un grido di dolore:
Oh! non cos forte! mi fai male!
Lei si portava le mani sul ventre e lui guardava quel ventre, sempre con la stessa sorpresa ansiosa.
Il parto ebbe luogo verso la met di febbraio. Era venuta una levatrice da Vernon, tutto and benissimo, la
madre fu in piedi in capo a tre settimane, il bambino, un maschio, molto robusto, ciucciava con tanta avidit che lei
doveva alzarsi perfino cinque volte per notte per impedirgli di urlare e di svegliare suo padre. Da allora, il neonato
rivoluzion la casa perch lei, massaia tanto efficiente, si rivel una balia estremamente incapace. La maternit le
rimaneva estranea, nonostante la buona volont e le angosce al minimo male: si stancava, s'infastidiva subito, chiamava
Mlie che aggravava i disagi con la sua imbambolata stupidit; e doveva intervenire in aiuto il padre, ancora pi
impacciato delle due donne. Le cure che il bambino reclamava avevano fatto riaffiorare la sua avversione per il cucito,
la sua inettitudine ai lavori femminili. Il bambino era accudito malamente, cresceva un poco allo sbaraglio, fra il
giardino e le stanze lasciate disperatamente in disordine, piene di pannolini e giocattoli rotti, sporche e devastate dalla
presenza di quel vitale marmocchio. E quando le cose andavano decisamente male, lei non sapeva far altro che buttarsi
nelle braccia del suo caro amore era il suo rifugio, il petto dell'uomo che amava, l'unica fonte di oblio e felicit. Lei era
soltanto amante, avrebbe dato venti volte il figlio per il marito. Dopo il parto l'aveva ripresa un ardore, rifluiva in lei una
passione d'amante che ritrova se stessa, il proprio corpo libero, il rifiorire della bellezza. Mai il suo corpo appassionato
si era offerto con un desiderio cos totale.
Tuttavia fu in questo periodo che Claude si rimise un poco a dipingere. Finiva l'inverno, lui non sapeva come
occupare le allegre mattinate di sole dal momento che Christine non poteva uscire prima di mezzogiorno a causa di
Jacques, il bambino che avevano chiamato cos dal nome del nonno materno, senza peraltro preoccuparsi di battezzarlo.
Lavor nel giardino, da principio senza impegno, fece uno schizzo del viale d'albicocchi, sbozz i rosai giganteschi,
compose qualche natura morta, quattro mele, una bottiglia e un vaso di creta sopra un tovagliolo. Lo faceva per
distrarsi, Poi si riscald, insegui l'idea di dipingere una figura vestita in pieno sole; e da quel momento torment la
moglie, d'altra parte lusingata, felice di farlo contento, ignara della tremenda rivale cui stava cedendo. La dipinse venti
volte, vestita di bianco, di rosso, in mezzo al verde, dritta o mentre camminava, semisdraiata sull'erba, a capo nudo sotto
un parasole la cui seta rosa-acceso le bagnava il viso d'una luce diffusa. Non era mai pienamente soddisfatto, dopo due
o tre pose grattava le tele, ricominciava subito, incaponito sullo stesso soggetto. Qualche studio, incompleto ma
notevole per incisivit del segno, si salv dalla devastazione della spatola e fu attaccato alle pareti della stanza da
pranzo.
E dopo Christine fu la volta di Jacques, a mettersi in posa. Lo sistemavano nudo come un piccolo
sangiovannino, sdraiato, in quelle giornate calde, sopra una coperta; e doveva rimanere immobile. Ma era indiavolato.
Allegro, solleticato dal sole, rideva e sgambettava, coi piedini rosa all'aria, si rotolava, faceva capriole, il sederino sopra
la testa. Il padre prima ci rideva, poi s'arrabbiava, imprecava contro quel dannato marmocchio che non poteva starsene
un momento fermo. La pittura non era roba da scherzarci sopra. Allora la madre faceva a sua volta gli occhiacci,
reggeva il piccolo perch il pittore fermasse a volo la linea di un braccio o di una gamba. Si ostin per settimane, tanto
lo tentava la bellezza di quelle carni infantili. Ormai se lo covava con occhio d'artista, come il soggetto di un
capolavoro, socchiudendo gli occhi, sognando il quadro. E riprovava di nuovo, spiandolo giornate intere, esasperato che
quella canaglia non volesse neanche dormire nelle ore in cui avrebbe potuto ritrarlo.
Un giorno che Jacques singhiozzava, rifiutandosi di stare in posa, Christine disse con dolcezza:
Amico mio, lo stanchi questo povero piccino.
Allora Claude se la prese con se stesso, pieno di rimorsi:
vero, sono uno stupido, con la mia pittura!... I bambini non sono fatti per questo!
Trascorsero ancora la primavera e l'estate, in una grande dolcezza. Uscivano di meno, avevano quasi
abbandonato il canotto che rischiava di marcire contro la riva: portare il bambino sulle isole infatti era tutta una storia.
Scendevano per spesso, lenti lenti, lungo la Senna, senza allontanarsi mai troppo. Lui, stanco degli eterni soggetti del
giardino provava ora a schizzare qualche angolo vicino al fiume; e in quei giorni lei lo andava a cercare insieme al
bambino, si metteva a sedere guardandolo dipingere in attesa di rientrare languidamente tutti e tre sotto la cenere fine
del crepuscolo. Un pomeriggio fu sorpreso di vederla portare con s il suo vecchio album da ragazza. Lei ci scherz su,
spieg che starsene l a guardarlo dietro le spalle le aveva risvegliato dentro un non so che. La voce le tremava un poco,
la verit era che sentiva il bisogno di condividere la sua occupazione, visto che tale occupazione glielo sottraeva ogni

giorno di pi. Fece qualche disegno, azzard due o tre acquerelli con mano accurata da educanda. Poi, scoraggiata dai
suoi sorrisi, capendo benissimo che era un terreno in cui non si sarebbero trovati uniti, abbandon di nuovo il suo
album, strappandogli la promessa che le avrebbe dato qualche lezione di disegno pi tardi, quando ne avesse avuto il
tempo.
D'altra parte trovava le sue ultime tele molto belle. Dopo quell'anno di riposo in piena campagna e in piena
luce, lui dipingeva con una nuova percezione, come rischiarita, con una armoniosa luminosit di toni. Non aveva mai
raggiunto quella sapienza di riflessi, quella sensazione cos precisa degli esseri e delle cose immersi in una luce calma.
E ormai lei avrebbe trovato tutto assolutamente perfetto, conquistata da quella profusione di colori, se avesse voluto
appena ultimarli e se talvolta non fosse rimasta interdetta davanti a un terreno lilla o davanti a un albero azzurro che
scombussolavano tutte le sue idee in fatto di colori. Un giorno che os avanzare una critica, esattamente a proposito
d'un pioppo trascolorante d'azzurro, lui le aveva fatto notare, in natura, l'azzurreggiare delicato delle foglie. Allora era
proprio vero, l'albero era azzurro: ma dentro di s lei non si arrendeva, deplorava la realt: non potevano esserci alberi
azzurri, in natura.
Ora lei parlava con grande seriet degli studi che appendeva alle pareti della stanza. L'arte rientrava nella loro
vita e lei ne rimaneva molto perplessa. Quando lo vedeva partire con borsa, bastone e ombrello, gli si buttava di slancio
al collo:
Di', mi ami?
Sei sciocca! perch non ti dovrei amare?
Allora, abbracciami quanto mi ami, tanto forte, fortissimo!
Poi, accompagnandolo fino alla strada:
E lavora, tu lo sai che non ti ho mai impedito di lavorare... Va, va, io sono contenta, quando lavori.
Quando l'autunno di quel secondo anno fece ingiallire le foglie e port i primi freddi sembr che in Claude
s'insinuasse una certa irrequietezza. La stagione fu decisamente spaventosa, quindici giorni di piogge torrenziali lo
costrinsero a stare ozioso a casa. Poi sopraggiunsero le nebbie a interrompere ogni minuto il suo lavoro. Restava
incupito davanti al fuoco e non parlava mai di Parigi, ma la citt si disegnava laggi, all'orizzonte, la citt d'inverno con
le sue luci a gas che brillavano dalle cinque, le stimolanti riunioni con gli amici, la sua vita fervidamente attiva che
neanche i ghiacci di gennaio riuscivano a rallentare. In un mese, ci torn tre volte di seguito con la scusa di vedere
Malgras a cui aveva venduto ancora qualche piccola tela. Ora non evitava pi di passare davanti alla locanda dei
Faucheur, si lasciava perfino fermare da pap Poirette, accettava un bicchiere di vino bianco. E i suoi occhi frugavano la
sala quasi alla ricerca, nonostante la stagione, dei compagni d'un tempo, capitati l dal mattino. Indugiava, in attesa; poi,
disperato di solitudine rientrava, sentendosi soffocare da tutto quello che gli bolliva dentro, malato di non aver nessuno
a cui urlare quello che gli faceva scoppiare la testa.
L'inverno pass in qualche modo e Claude ebbe la consolazione di dipingere qualche bell'effetto di neve.
Cominciava un terzo anno quando, gli ultimi giorni di maggio, un incontro inaspettato venne a emozionarlo. Quel
mattino era salito in collina alla ricerca di un soggetto, stanco ormai delle rive della Senna; a una svolta della strada
rimase inebetito davanti a Dubuche che veniva avanti fra due siepi di sambuco, con un cappello nero,
inappuntabilmente stretto nella redingote.
Come, tu!
L'architetto balbett contrariato.
S, vado a fare una visita... Eh? quanto meravigliosamente stupido? in campagna! Ma che ci vuoi fare? si
costretti a certi rapporti... E tu, abiti da queste parti? Lo sapevo... cio, no! m'avevano detto qualcosa del genere, ma
credevo che fosse dall'altra parte del colle, pi lontano.
Claude, tutto commosso, Io liber dall'imbarazzo.
Bene, bene, vecchio mio, non ti devi scusare, il vero colpevole sono io... Ah! quanto tempo che non ci si
vede! Se ti dicessi che tuffo al cuore quando il tuo naso sbucato dalle foglie!
Poi gli prese il braccio e l'accompagn ridacchiando dal piacere; e l'altro, perennemente preoccupato della sua
sorte, che lo faceva parlare senza posa di se stesso, cominci immediatamente a discutere dell'avvenire. Era stato
ammesso al primo corso dell'Accademia dopo aver arraffato con una fatica bestiale le menzioni regolamentari. Ma il
successo lo lasciava pensieroso. I genitori non gli mandavano pi un soldo, e piangevano miseria perch cominciasse lui
a mantenerli: aveva rinunciato al Premio Roma, sicuro d'essere battuto, pressato dalla necessit di guadagnarsi la vita;
ed era gi stanco, avvilito di fare il prezzolato, di guadagnare un franco e venticinque a ora da certi architetti ignoranti
che lo trattavano come un manovale. Che strada scegliere? dove trovare la scorciatoia? Avrebbe lasciato l'Accademia,
incoraggiato dal principale, il potente Dequersonnire, che lo amava molto per la sua docilit di allievo sgobbone.
Soltanto, quante pene ancora, quante incognite davanti a s! E si lamentava con amarezza di quelle scuole statali dove si
fatica tanti anni e che non assicurano minimamente una posizione a quelli che ne sono sfornati.
Improvvisamente si ferm in mezzo al sentiero. Le siepi di sambuco terminavano in una spianata e La
Richaudire era apparsa in mezzo ai suoi grandi alberi.
Gi! esclam Claude. Non avevo capito... Sei diretto a questa bicocca. Ah! che brutte facce hanno quelle
scimmie!
Dubuche, seccato da quell'enfasi d'artista, protest sussiegoso:
Questo non impedisce che pap Margaillan, cretino come sembra, sia un grand'uomo nel suo campo. Bisogna
vederlo sui cantieri, in mezzo alle sue costruzioni: un'attivit indiavolata, un senso stupefacente dell'esatta

amministrazione, un fiuto meraviglioso per le strade da costruire e i materiali da comprare. Del resto, non si fanno i
milioni senza essere qualcuno... E poi, per quello che me ne devo fare! sarei un bell'idiota a non mostrarmi gentile con
uno che pu essermi utile!
Mentre parlava s'era messo in mezzo alla strada impedendo all'amico di proseguire, senza dubbio per paura di
compromettersi facendosi vedere insieme, e per fargli capire che dovevano separarsi l.
Claude stava per interrogarlo sugli amici di Parigi; ma tacque. Neanche su Christine fu detta una parola. E si
rassegn a lasciarlo e aveva gi teso la mano quando involontariamente gli usc dalle labbra tremanti questa domanda:
Sandoz sta bene?
S, abbastanza. Lo vedo raramente... Mi parlava di te, lo scorso mese. sempre addolorato che tu ci abbia
messo alla porta.
Ma io non vi ho affatto messo alla porta! url Claude fuori di s. Vi scongiuro, invece, di venirmi a trovare!
Ne sarei felicissimo.
Allora fatta, verremo. Gli dir di venire, parola d'onore!... Addio, addio, vecchio mio. Devo andare.
E Dubuche se ne and verso la Richaudire e Claude rest a guardarlo mentre si rimpiccoliva fra i campi
seminati, con la seta lucida del suo cappello e la macchia scura della redingote. Rientr lentamente, col cuore grosso per
una tristezza indefinita. Non disse niente a Christine di quell'incontro.
Otto giorni dopo, Christine era andata dai Faucheur a comprare un chilo di spaghetti e al ritorno s'era fermata a
chiacchierare con una vicina, il piccino in braccio, quando un signore, che scendeva dal traghetto, le si avvicin
chiedendo:
Monsieur Claude Lantier? vive qui, non vero?
Lei rest sbalordita, poi rispose semplicemente:
Si, signore. Se volete seguirmi...
Camminarono vicini per un centinaio di metri. Lo straniero, che sembrava conoscerla, l'aveva guardata con un
sorriso affettuoso; ma dato che lei affrettava il passo nascondendo il suo turbamento sotto un'aria grave, rimase zitto.
Lei apr la porta, lo introdusse nella stanza dicendo:
Claude, una visita per te.
Un'esclamazione, e i due uomini erano gi l'uno nelle braccia dell'altro.
Ah! mio vecchio Pierre, ah! quanto sei buono a essere venuto!... E Dubuche?
All'ultimo momento l'ha trattenuto un affare e m'ha mandato un messaggio perch venissi senza lui.
Bene! un poco me l'aspettavo... Ma eccoti, sei qua! Ah, perdio, quanto sono contento!
E girandosi verso Christine che sorrideva, conquistata dalla loro gioia:
vero, non ti avevo detto niente. L'altro giorno ho incontrato Dubuche che andava lass, nella propriet di
quei mostri...
Ma s'interruppe di nuovo per gridare con un gesto da matto:
Decisamente ho perduto la testa! Voi non vi siete mai parlati e io vi sto lasciando cos... Mia cara, questo
signore che vedi il mio vecchio amico Pierre Sandoz, che amo come un fratello... E tu, vecchio mio, ti presento la mia
donna. E, adesso abbracciatevi tutti e due.
Christine si mise a ridere con grande spontaneit, mentre tendeva affettuosamente la guancia. Sandoz le era
piaciuto subito, con quell'aria buona, sicuramente amica e affettuosamente paterna con cui la guardava. Gli occhi le si
inumidirono dalla commozione quando lui le trattenne le mani fra le proprie dicendo:
Siete molto buona ad amare Claude e dovete amarvi sempre, perch sempre la cosa pi bella che ci sia.
Poi, chinandosi a baciare il piccolo che aveva in braccio:
Allora, ce n' gi uno?
Il pittore ebbe un gesto vago di scusa.
Che vuoi? arriva senza che uno ci pensi!
Claude si port Sandoz nella stanza, mentre Christine metteva a soqquadro la casa per la colazione. In due
parole, gli raccont la loro storia, chi era lei, come l'aveva conosciuta, quali circostanze li avevano fatti mettere insieme;
e sembr meravigliarsi, quando l'amico gli chiese perch non si sposavano. Diomio, perch? perch non ne avevano mai
parlato, perch lei sembrava che non ci tenesse, e sicuramente non li avrebbe resi pi felici o infelici di quanto erano.
Infine, era una cosa senza importanza.
Bene! disse l'altro. Io per non farei storie... L'hai avuta onesta, dovresti sposarla.
Ma quando lo vorr lei, vecchio mio! Certo, non penso di piantarla in asso con un figlio.
Poi Sandoz si meravigli degli studi attaccati alle pareti. Ah! il furbo aveva impiegato bene il suo tempo! Che
precisione di tono, che verit di luce! E Claude, che l'ascoltava estasiato, con risatine inorgoglite, gli andava chiedendo
dei compagni, quello che facevano tutti, quando Christine rientr gridando:
Venite subito, le uova sono in tavola.
Fecero colazione in cucina, una colazione straordinaria: dopo le uova alla coque, fritto di ghiozzi, poi il bollito
del giorno prima condito in insalata, con patate e aringa affumicata. Era una delizia, l'odore forte e appetitoso dell'aringa
che Mlie aveva scottato sulla brace, il canto del caff che filtrava goccia a goccia, sull'angolo del fornello. E quando
comparve il dessert, certe fragole appena colte e formaggio della latteria d'una vicina, cominciarono a parlare
all'infinito, i gomiti sulla tavola. A Parigi? diomio! a Parigi i compagni non facevano niente di nuovo. Ovviamente,
diavolo! facevano a gomitate, a spintoni per chi si piazzava primo. Naturalmente gli assenti avevano torto: era

opportuno stare l, se non si voleva essere troppo dimenticati. Ma se il talento c'era, c'era. E con la volont e la forza si
arrivava sempre. Ah! certo, era il sogno di tutti, vivere in campagna, ammucchiare capolavori e poi un bel giorno aprire
le valigie e lasciare Parigi a bocca aperta!
La sera, quando Claude accompagn Sandoz alla stazione, quest'ultimo gli disse.
A proposito, mi promettevo di farti una confidenza... Credo che mi sposer.
Il pittore scoppi di botto a ridere.
Ah, buffone, adesso capisco le prediche di questa mattina!
Aspettando il treno, parlarono ancora. Sandoz espose le sue idee sul matrimonio, che considerava
borghesemente l'esatta condizione per un lavoro serio, un'attivit ordinata e solida, indispensabile ai grandi produttori
moderni. La donna devastatrice, la donna che uccide l'artista, che gli stritola il cuore e gli divora il cervello, era un'idea
romantica, negata dai fatti. D'altra parte lui aveva bisogno d'un affetto che proteggesse la sua tranquillit, di una intimit
tenera dove potersi rifugiare per poter dedicare tutta la sua vita all'opera immensa che accarezzava in sogno. E
aggiungeva che tutto dipendeva dalla scelta, credeva d'aver trovato quella che cercava, un'orfanella, la modesta figlia di
piccoli commercianti senza un soldo, ma bella, intelligente. Da sei mesi, dopo aver dato le dimissioni da impiegato,
s'era buttato nel giornalismo, dove guadagnava molto di pi. Aveva sistemato la madre in una casetta a Batignolles e
voleva che ci vivessero tutti e tre, due donne per amarlo, e lui con sufficiente spina dorsale per mantenere la sua gente.
Sposati, vecchio mio, disse Claude. Bisogna fare quello che uno si sente... E addio, ecco il tuo treno. Non
dimenticare la promessa di tornare a trovarci.
Sandoz torn spessissimo. Capitava a caso, quando il giornale glielo permetteva, ancora scapolo, dato che si
doveva sposare nell'autunno. Erano giornate felici, pomeriggi interi di confidenze, antichi progetti di gloria riassaporati
insieme.
Un giorno, solo con Claude, in un'isola, stesi fianco a fianco, gli occhi perduti nel cielo, gli parl della sua
profonda ambizione, aprendosi interamente.
Il giornale, vedi, soltanto un campo di battaglia. Bisogna vivere e per vivere bisogna battersi... Poi, questa
sgualdrina di stampa, malgrado i disgusti del mestiere, una dannata potenza, un'arma invincibile nelle mani di chi vale
e lo sa... Ma, anche se sono costretto a servirmene, non ci invecchier, ah, no! E la cosa veramente mia io ce l'ho gi,
un'opera da creparci di lavoro, qualcosa dove sprofonder, forse, per non riuscirne pi.
Cadde un silenzio di foglie immobili nella grande calura. Riprese con voce pi lenta, in frasi sospese:
Eh? studiare l'uomo cos com', non pi il fantoccio metafisico, ma l'uomo fisiologico, determinato dal suo
ambiente naturale, operante sotto la spinta di tutti i suoi organi. Non ridicolo questo studio continuo ed esclusivo della
funzione del cervello, col pretesto che il cervello l'organo nobile?... Il pensiero, il pensiero, eh! maledizione! il
pensiero il prodotto dell'intero corpo. E provateci a far pensare un cervello da solo, vedrete cosa diventa la nobilt del
cervello quando il corpo malato! No, idiota, la filosofia non c'entra pi, la scienza non c'entra pi, siamo dei
positivisti, degli evoluzionisti, e seguiteremo a tenerci il fantoccio letterario dei tempi classici, a sbrogliare l'arruffata
matassa della ragione pura! Chi dice psicologo, dice traditore della verit. D'altra parte, fisiologia, psicologia, non
significano niente: l'una parte dell'altra, tutte e due non sono che questa cosa elementare: il meccanismo dell'uomo che
conduce alla somma totale delle sue funzioni... Ah! La formula questa, la nostra rivoluzione moderna non poggia su
nient'altro, la morte fatale dell'antica societ, la nascita d'una societ nuova ed , necessariamente, l'impulso di una
nuova arte in questo nuovo terreno... S, si sarebbe visto, si sarebbe visto la letteratura che si preparava a sbocciare nel
prossimo secolo scientifico e democratico!
Il suo grido sal, si perse nel fondo del cielo immenso. Non passava un alito di vento, lungo i salici c'era solo il
muto scivolare del fiume. E si gir bruscamente verso l'amico, gli disse guardandolo in faccia:
Allora, ho trovato quello che mi serviva. Oh! non cose grosse, soltanto un angolino, quanto basta per una vita
umana anche quando si abbiano ambizioni smodate... Prender una famiglia e ne studier i membri, uno per uno da
dove vengono, dove vanno, come reagiscono, gli uni rispetto agli altri; infine, una umanit in piccolo, la maniera in cui
l'umanit preme e si comporta... D'altra parte, metter i miei pupazzi in un periodo storico determinato, per disporre
dell'ambiente e delle circostanze, un brano di storia... Eh? Capisci, una serie di libretti, quindici, venti, episodi che
saranno connessi pur avendo ciascuno una propria autonomia, una serie di romanzi che mi procureranno una casa per la
vecchiaia, sempre che non mi distruggano.
Ricadde supino, allarg le braccia nell'erba, quasi volesse penetrare dentro la terra, mentre rideva tutto allegro.
Ah! buona terra, prendimi, tu che sei madre comune, unica fonte di vita! tu eterna, immortale, dove circola
l'anima del mondo, questa linfa diffusa fin dentro le pietre che fa degli alberi i nostri grandi fratelli immobili!... S,
voglio perdermi in te, sei tu che sento qui, sotto il mio corpo, che mi serra e m'infiamma, tu sola sarai nella mia opera la
forza primaria, il mezzo e il fine, immensa arca dove tutte le cose si animano del respiro di tutti gli esseri!
Ma cominciata per scherzo, con la ridondanza di un enfatico lirismo, l'invocazione termin in un grido di
ardente fede dove tremava l'emozione profonda del poeta; gli si inumidirono gli occhi; e per nascondere quella
debolezza, aggiunse con voce aspra mentre abbracciava con un gesto vago l'orizzonte:
idiota, un'anima per ciascuno di noi, quando c' questa grande anima!
Claude non s'era mosso, sepolto in mezzo all'erba. Dopo una nuova pausa, concluse:
Ottimo, vecchio mio! Falli crepare tutti!... Ma ti faranno fuori.
Oh, disse Sandoz tirandosi su e stiracchiandosi, ho la pelle troppo dura. Si spezzeranno i pugni... Torniamo,
non voglio perdere il treno.

Christine aveva concepito per lui una forte amicizia, vedendolo cos dritto e sicuro di fronte alla vita; e infine
os chiedergli un piacere, di fare il padrino di Jacques. Certo lei non metteva pi piede in chiesa: ma perch mettere
quel bambino fuori della norma? Inoltre, quello che l'aveva pi di tutto decisa, era il pensiero di dargli un sostegno, quel
padrino che lei avvertiva cos ponderato, cos ragionevole sotto l'impetuosit della forza. Claude rimase stupefatto,
acconsent con un'alzata di spalle. Cos ebbe luogo il battesimo, fu trovata anche la madrina, la figlia d'una vicina. Ci fu
festa, mangiarono un'aragosta, portata da Parigi.
Proprio quel giorno, al momento di separarsi, Christine prese Sandoz da parte e gli disse con voce
supplichevole:
Tornerete presto, non vero? S'annoia
In effetti Claude cadeva in periodi di tristezza nera. Abbandonava i suoi lavori, usciva solo, si ritrovava a
ronzare davanti alla locanda dei Faucheur, l dove approdava il traghetto, come se si aspettasse di vederci sbarcare
Parigi. Parigi lo ossessionava, ci andava ogni mese, ne tornava desolato, incapace di lavorare. Arriv l'autunno, poi
l'inverno, un inverno umido, impastato di fango; lo pass in un torpore cupo, incattivito anche contro Sandoz che
sposatosi nell'ottobre, non poteva venire pi tanto spesso a Bennecourt. Le sue visite erano l'unica cosa capace di
svegliarlo, per tutta la settimana gli rimaneva addosso un eccitamento, a ripetersi febbrilmente le notizie di laggi. Lui
che fino allora aveva nascosto il suo rimpianto di Parigi ora stordiva Christine, dalla mattina alla sera la intratteneva su
storie che lei ignorava e persone che non aveva mai visto. Nell'angolo del camino, mentre Jacques dormiva,
commentava appassionatamente e insaziabilmente, costringendola a dire la sua, a pronunciarsi su quelle storie.
Gagnire non era forse un idiota, ad abbrutirsi con la sua musica, lui che avrebbe potuto essere qualcuno, con
quei suoi meticolosi paesaggi? Ora si diceva che prendesse lezioni di piano da una ragazza, alla sua et! Eh? che ne
pensava? una vera follia! e Jory, che cercava di rimettersi con Irma Bcot adesso che lei aveva una villetta a via
Moscou! Li conosceva, quei due, una bella accoppiata, no? Ma la vera volpe era Fagerolles, gliene avrebbe cantate
quattro, quando lo avrebbe visto! Come! quel traditore aveva concorso al Premio Roma, che del resto l'aveva eliminato!
Uno che disprezzava l'Accademia, che parlava di distruggere tutto! Ah! decisamente il prurito del successo, il bisogno
di passare sul corpo dei compagni e d'essere ossequiato dai cretini spingeva a fare delle grosse cavolate. Come mai non
lo difendeva? non era cos borghese da difenderlo? E quando lei aveva ripetuto le sue stesse parole, ricominciava
sempre a ridere nervosamente sulla stessa storia, che trovava di una comicit straordinaria: la storia di Mahoudeau e di
Chane, che avevano fatto secco il piccolo Jabouille, il marito di Mathilde, la terribile erborista: s, fatto secco, una sera
che quel cornuto tisico aveva avuto una sincope e che tutti e due, chiamati dalla moglie, s'erano messi a massaggiarlo
con tanto vigore che quello c'era rimasto!
E se Christine non si divertiva, Claude s'alzava e diceva con voce brusca:Oh, a te non ti fa ridere niente...
Andiamo a letto, sar meglio!
Lui l'adorava ancora, la possedeva con il trasporto disperato d'un amante che chieda all'amore l'oblio di tutto, la
sola gioia. Ma non poteva andare al di l dell'amplesso, lei non bastava pi, un altro tormento l'aveva ripreso,
invincibile.
In primavera Claude, che aveva giurato di non esporre pi, per rendere manifesto il suo disprezzo, cominci a
preoccuparsi moltissimo del Salon. Quando vedeva Sandoz, lo interrogava sui pezzi inviati dai compagni. Il giorno
dell'apertura and e torn la sera stessa, fremente, severissimo. Di buono c'era solo un busto di Mahoudeau, innocuo; un
piccolo paesaggio di Gagnire, in mezzo al mucchio, si faceva pure notare per la piacevole nota di colore biondo chiaro;
poi, nient'altro, niente, tranne il quadro di Fagerolles, un'attrice davanti allo specchio, a grandezza naturale. Prima non
l'aveva neanche nominato, poi ne parl con risate sprezzanti. Quel Fagerolles, quel traditore! Ora che aveva fatto fiasco
al premio non aveva pi paura di esporre, attaccava apertamente l'Accademia, ma bisognava vedere che razza di abilit,
che gioco di compromessi in quel fare una pittura che simulava la spregiudicatezza del vero senza una sola caratteristica
autentica! E quella roba avrebbe avuto successo, i borghesi amano troppo chi li solletica con l'aria di trattarli male! Ah!
era proprio ora che si facesse vivo un pittore vero, in quel tetro deserto del Salon, in mezzo a quei furbastri e
quegl'imbecilli! Che posto vacante, perdio!
Christine che lo sentiva alterarsi, fin per dire esitante:Se vuoi, torniamo a Parigi.
Chi sta parlando di questo? grid lui. Non si pu parlare con te, senza che tu prenda fischi per fiaschi.
Sei settimane dopo venne a sapere una novit che lo tenne occupato per otto giorni: il suo amico Dubuche
sposava la signorina Rgine Margaillan, la figlia del proprietario della Richaudire; ed era una storia complicata, piena
di dettagli spettacolosi ed enormemente divertenti. Prima di tutto quell'animale di Dubuche aveva arraffato una
medaglia per il progetto d'un chiosco in mezzo a un parco, che aveva esposto; e questo era gi quanto mai divertente
giacch il progetto, dicevano, era stato tutto ritoccato dal suo principale Dequersonnire il quale, con tutta tranquillit,
l'aveva fatto premiare dalla giuria di cui era presidente. Poi, il colmo era che quell'attesa premiazione aveva deciso il
matrimonio. Un bel traffico se ora le medaglie servivano a sistemare i bravi allievi bisognosi nel seno delle famiglie
ricche! Pap Margaillan, come tutti i parvenus, sognava di trovare un genero che lo aiutasse, che gli portasse, da parte
sua, autentici diplomi ed eleganti redingotes; e da qualche tempo si covava con gli occhi quel giovane, quell'allievo
dell'Accademia delle belle arti, con note tanto eccellenti, cos coscienzioso, cos raccomandato dai suoi maestri. La
medaglia lo mand in estasi, e di botto gli regal la figlia, si prese questo socio che avrebbe decuplicato i milioni in
cassa, dal momento che conosceva quello che era necessario conoscere per costruire bene. D'altronde, la povera Rgine,
sempre triste, di salute cagionevole, si sarebbe ritrovata un bel marito.

Non ti pare, urlava Claude alla moglie, bisogna amare il denaro per sposare quell'infelice gattino
scorticato!
E poich Christine impietosita la difendeva:
Ma io non ce l'ho con lei. Tanto meglio se il matrimonio non le d il colpo di grazia! Lei certamente
innocente se quel muratore di suo padre ha avuto l'ambizione sciocca di sposare una figlia di borghesi e fra tutti e due
l'hanno tirata fuori cos malfatta, lui col sangue avvelenato da generazioni d'ubriaconi, lei spossata, la carne mangiata da
tutti i veleni delle razze in estinzione. Ah! un bel capitombolo in quel mucchio di milioni! Accumulate, accumulate
fortune, per mettere i vostri feti sotto spirito!
Scivolava nel feroce e la compagna doveva stringerlo, racchiuderlo fra le braccia e baciarlo e ridere per farlo
ritornare il buon ragazzo dei primi tempi. Allora, pi calmo, accettava, approvava il matrimonio dei due vecchi amici.
Era vero, per, tutti e tre avevano preso moglie! Com'era strana la vita!
L'estate fin ancora una volta, la quarta che passavano a Bennecourt. Non sarebbero pi stati tanto felici, la vita
era dolce e a buon mercato, in quell'angolo di villaggio. Da quando abitavano l, non erano mai rimasti senza soldi, i
mille franchi di rendita e i quadri venduti bastavano alle loro necessit; mettevano perfino qualche soldo da parte,
avevano comprato un poco di biancheria. Da parte sua il piccolo Jacques, a due anni e mezzo, in campagna ci stava
meravigliosamente. Dalla mattina alla sera si rotolava per terra, sporco e sbrindellato, cresceva allo stato brado, sano e
rubicondo. Spesso la madre non sapeva per quale verso prenderlo per pulirlo un poco; ma le sue preoccupazioni si
risolvevano tutte nel vederlo mangiare con appetito e dormire saporitamente; tutte le tensioni del suo affetto erano
riservate a quell'altro bambino cresciuto, l'artista, il suo adorato uomo che la riempiva d'angoscia con i suoi umori neri.
Ogni giorno le cose peggioravano, avevano un bel vivere tranquilli, senza nessun motivo per disperarsi, non si
salvavano da una tristezza, da un malessere che si traduceva in continua esasperazione.
Esaurite ormai le prime gioie della vita in campagna: la loro barca. marcita, distrutta, era colata in fondo alla
Senna. Del resto, non avevano pi neanche voglia di usare il canotto che i Faucheur avevano messo a loro disposizione.
Il fiume li annoiava, remare li stancava, ripetevano gli entusiastici apprezzamenti su alcuni punti incantevoli delle isole,
senza provar mai la voglia di tornarci. Anche le passeggiate lungo le rive avevano perduto il loro incanto, ci si erano
abbrustoliti d'estate, infreddoliti d'inverno, e quanto alla collina, quelle vaste distese di terra piantate a meleti che
dominavano il villaggio, erano diventate come paesi lontani, qualcosa di troppo distante perch facessero la pazzia di
stroncarsi le gambe fin l. Anche la casa li irritava, quella caserma dove bisognava mangiare nel puzzo di grasso della
cucina, con la camera da letto dove sembrava si dessero appuntamento i quattro venti del cielo. Per colmo di sventura,
quell'anno non c'era stata la raccolta di albicocche e i pi belli dei giganteschi rosai, vecchissimi, aggrediti da una
lebbra, erano morti. Ah! usura tremenda dell'abitudine! come l'eterna natura sembrava invecchiare nella stanca saziet
dei medesimi orizzonti! Ma la cosa peggiore consisteva nel fatto che in lui era il pittore a disgustarsi di quel luogo, e
non trovava pi un solo motivo che l'infiammasse, batteva i campi con passo lugubre, come terreni ormai vuoti, da cui
fosse fuggita la vita senza lasciare l'aggancio di un albero prima non visto, un colpo di luce inaspettato. No, era finito,
irrigidito, non avrebbe fatto pi niente di buono in quel paese da cani!
Arriv ottobre, col suo cielo gravido d'acqua. Una delle prime sere di pioggia Claude s'arrabbi perch non era
pronto il pranzo. Scaravent quell'oca di Mlie fuori della porta, picchi Jacques che gli rotolava fra le gambe. Allora
Christine in lacrime lo abbracci dicendo:
Andiamocene! torniamo a Parigi!
Lui si divincol, urlando pieno di rabbia:
Ancora con questa storia!... Mai, mettitelo in testa!
Fallo per me, riprese lei, supplichevole. Sono io che te lo chiedo, fammi contenta.
Allora ti annoi, qui?
S, morir, se restiamo... E poi, voglio che lavori, so bene che il tuo posto laggi. Sarebbe un delitto,
restartene qui, seppellito.
No, lasciami!
Tremava, Parigi lo chiamava, la Parigi d'inverno che di nuovo accendeva le sue luci. Sentiva lo sforzo estremo
dei compagni, tornava perch non cogliessero il trionfo senza di lui, per ridiventare il loro capo, perch nessuno aveva
la forza e l'orgoglio di esserlo. In quella allucinazione, nel bisogno che provava di correre laggi, si ostinava al rifiuto
per una involontaria contraddizione che gli saliva dalle viscere, senza che lui stesso potesse spiegarselo. Forse era la
paura che fa tremare il corpo dei pi ardimentosi, la sorda lotta della felicit contro la fatalit del destino.
Ascolta, disse Christine con violenza faccio i bagagli e ti porto via.
Cinque giorni dopo partivano per Parigi dopo aver imballato tutto e spedito per ferrovia.
Claude era gi sulla strada col piccolo Jacques quando Christine ebbe l'impressione di aver dimenticato
qualcosa. Ritorn da sola nella casa, la trov completamente vuota, e si mise a piangere, era l'impressione d'uno
sradicamento, qualcosa di se stessa che stava lasciando l senza che potesse dire cosa. Come sarebbe rimasta volentieri!
come desiderava ardentemente di vivere sempre l, proprio lei che aveva richiesto quel ritorno nella citt di passione
dove presentiva una rivale in attesa! Seguit tuttavia a cercare quello che le mancava, fin per cogliere una rosa, davanti
alla cucina, un'ultima rosa, stremata dal freddo. Poi, chiuse la porta sul giardino deserto.
VII

Quando si ritrov sull'asfalto di Parigi Claude fu preso da una febbre di chiasso e di movimento, dal bisogno di
uscire, di battere la citt, d'andare a trovare i compagni. Appena sveglio se la squagliava, lasciando Christine sola a
sistemare lo studio che avevano affittato in rue Douai, vicino al boulevard Clichy. Fu cos che due giorni dopo il suo
ritorno capit da Mahoudeau alle otto, con la prima luce grigia e gelida di un mattino di novembre.
La bottega di rue du Cherche-Midi, dove lo scultore abitava ancora, per era gi aperta: e quello, la faccia
pallida, assonnata, apriva le imposte battendo i denti.
Ah, sei tu!... Accidenti, eri mattiniero, in campagna!... E cos, sei di ritorno?
S, dall'altro ieri.
Bene, ci vedremo... Entra, allora, comincia a pizzicare, stamattina.
Ma Claude nella bottega sent pi freddo che per la strada. Rimase col colletto del cappotto rialzato, ficc le
mani nel fondo delle tasche rabbrividendo davanti all'umidit che stillava dalle pareti nude, il fango dei mucchi d'argilla
e le numerose pozze d'acqua che bagnavano il pavimento. Un vento di miseria era soffiato l dentro vuotando le panche
delle antiche riproduzioni, fracassando scanni e mastelli tenuti su con lo spago. Era un angolo di fanghiglia e disordine,
una cantina di muratore caduto in rovina. E, sul vetro della porta, scarabocchiato, di gesso, c'era, come per ironia, un
gran sole raggiante, disegnato a colpi di pollice, con al centro una faccia dalla bocca semicircolare spalancata in una
risata.
Aspetta, riprese Mahoudeau, stanno accendendo il fuoco. Questi maledetti studi, con l'acqua delle pezze di
tela, si raffreddano subito.
Allora, voltandosi, Claude scorse Chane inginocchiato vicino alla stufa che finiva di spagliare un vecchio
sgabello per far prendere il carbone. Gli disse buongiorno ma non ne ricav che un sordo grugnito, senza che quello si
decidesse ad alzare la testa
E che fai, in questo momento, vecchio mio? chiese allo scultore.
Oh, proprio niente di buono! Un maledetto anno, peggio ancora di quello scorso, che non valeva niente!...
Saprai che le statue sacre stanno attraversando una crisi. S, la santit in ribasso; e, cristo, ho dovuto tirare la cinghia...
Guarda! in attesa, sono ridotto a questo!
Tolse via da un busto i panni, e mostr una faccia lunga, resa ancora pi lunga da certe basette, mostruosa di
presunzione e d'infinita idiozia.
un avvocato che sta qui vicino... Eh? abbastanza schifoso, lo scimmione! E quanto mi rompe perch gli
disegni la bocca!... Ma bisogna mangiare, no?
Ovviamente aveva un'idea per il Salon, una figura in piedi, una bagnante in atto di saggiare l'acqua col piede,
immersa in una sensazione di fresco che fa rabbrividire cos adorabilmente la carne femminile; e mostr un modellino
gi screpolato a Claude che lo guard in silenzio, sorpreso e scontento delle concessioni che vi riscontrava: una certa
grazia diffusa sotto la persistente esagerazione delle forme, un desiderio naturale di piacere senza distaccarsi troppo dal
partito preso del colossale. Soltanto, si lamentava, la figura in piedi era una rogna. Occorrevano armature di ferro, che
costavano parecchio, e un basamento che non possedeva, e tutto un armamentario. Cos inevitabilmente si sarebbe
deciso a sdraiarla sul bordo dell'acqua.
Eh? che ne dici?... come ti pare?
Niente male! rispose infine il pittore. Un poco romantica, nonostante le cosce da macellaia; ma
giudicheremo alla fine... E in piedi, vecchio mio, dritta, altrimenti va tutto in malora!
La stufa ronfava e Chane, muto, si rialz. Gironzol un momento, entr nel retrobottega buio, dove si trovava
il letto che spartiva con Mahoudeau, poi ricomparve, il cappello in testa, ancora pi silenzioso, d'un silenzio voluto,
opprimente. Senza fretta, con le sue dita dure di contadino, afferr un pezzo di matita e scrisse sul muro: Vado a
comprare il tabacco, metti altro carbone nella stufa. E usc.
Stupefatto, Claude era rimasto a guardarlo fare. Si gir verso l'altro.
Che succede?
Non ci parliamo pi, ci scriviamo, disse tranquillamente lo scultore.
Da quando?
Tre mesi.
E dormite insieme?
S.
Claude scoppi in una sonora risata. Ah! era un bell'esempio di teste dure! E a che proposito, questa lite? Ma
Mahoudeau, seccato, si scagli contro quel bruto di Chane. Il fatto era che una sera, rientrando all'improvviso, l'aveva
sorpreso con Mathilde, l'erborista l accanto, tutti e due in camicia, che mangiavano un barattolo di marmellata! Non era
questione di trovarli svestiti: se ne fregava; soltanto, il barattolo di marmellata era troppo! No! non gli avrebbe mai
perdonato che si godessero schifosamente di nascosto i dolciumi, quando lui mangiava il suo pane secco! Che diavolo,
si fa come per la donna, si divide!
Ed erano ormai tre mesi che durava la rabbia, senza un cedimento, senza una spiegazione. La vita s'era
organizzata, riducevano i rapporti strettamente indispensabili a brevi frasi, scarabocchiate sui muri. D'altronde,
continuavano ad avere una sola donna, come avevano un solo letto, dopo essersi trovati tacitamente d'accordo sui

rispettivi orari, uscendo l'uno quando veniva il turno dell'altro. Diomio! non c'era bisogno di tante parole nella vita, ci si
capiva lo stesso.
Tuttavia Mahoudeau, mentre finiva di caricare la stufa, si sfogava di tutto il veleno che aveva accumulato.
Puoi pure non credermi, ma quando si crepa di fame non poi spiacevole non rivolgersi la parola. S, ci si
abbrutisce nel silenzio che come un impiastro che calmi un poco il male allo stomaco... Ah! quello Chane, non puoi
avere idea della sua natura di contadino! Quando si mangiato l'ultimo soldo senza riuscire a far fortuna con la pittura,
s' lanciato nel commercio, un piccolo commercio che avrebbe dovuto permettergli di terminare gli studi. Astuto, il
brav'uomo, no! e sta a sentire il suo piano: si faceva mandare olio d'oliva da Saint-Firmin, il suo paese, poi batteva le
strade, piazzava l'olio dalle ricche famiglie provenzali inurbate a Parigi. Disgraziatamente non durato, lui troppo
cafone, s' fatto mettere alla porta da tutti... Allora, vecchio mio, dato che avanzata una damigiana d'olio che nessuno
ha voluto, ti giuro, ci campiamo sopra. S, i giorni in cui abbiamo un poco di pane ce lo intingiamo dentro.
E indic la damigiana, in un angolo della bottega. L'olio era sgocciolato, la parete e il pavimento erano neri di
larghe chiazze grasse.
Claude smise di ridere. Che scoraggiamento, questa miseria! come prendersela con chi ci rimane schiacciato?
Camminava avanti e indietro per lo studio, senza pi irritarsi contro i modellini minati dal compromesso, sopportava
anche lui lo spaventoso busto. Cos capit davanti a una copia fatta da Chane al Louvre, un Mantegna, reso con
straordinaria secchezza di precisione.
L'animale, mormor, c' quasi arrivato, non ha mai fatto di meglio... Pu darsi che abbia l'unico torto
d'essere nato con quattro secoli di ritardo.
Poi, dato che il caldo stava diventando forte, apr il cappotto aggiungendo:
Ci mette parecchio a cercare il suo tabacco.
Oh, lo conosco, il suo tabacco, disse Mahoudeau che s'era messo a lavorare al suo busto, rifinendo le basette.
Sta l, dietro il muro, il suo tabacco... Quando mi vede occupato scappa a trovare Mathilde, convinto di rubare sulla
parte mia... Idiota!
Allora dura sempre, il rapporto con lei?
S, un'abitudine! Lei o un'altra! E poi, lei che seguita a tornare... Ah! grandio, pure troppo!
Parlava per di Mathilde senza rabbia, dicendo semplicemente che doveva essere malata. Dalla morte del
piccolo Jabouille era ripiombata nella devozione, il che non le impediva di scandalizzare il quartiere. Malgrado alcune
pie signore che continuavano a comprare da lei strumenti delicati e intimi per evitare al proprio pudore il primitivo
imbarazzo di chiederli da qualche altra parte, l'erborista andava in rovina e il fallimento sembrava imminente. Una sera
che la societ del gas le aveva staccato il contatore per mancato pagamento, era venuta a chiedere in prestito dai vicini
un poco d'olio d'oliva che d'altronde non aveva voluto ardere nelle lampade. Non pagava pi nessuno, era arrivata a
risparmiarsi le spese di un operaio affidando a Chane la riparazione degli irrigatori e delle siringhe che le devote
riportavano, accuratamente nascoste nei giornali. Nell'osteria di fronte pretendevano perfino che rivendesse a certi
conventi le perette gi usate. Insomma, era un disastro, la bottega misteriosa, con le sue ombre fuggevoli di tonache, i
bisbigli discreti di confessionale, l'incenso rappreso di sacrestia, tutto quel movimento di minime pratiche di cui non si
poteva parlare ad alta voce, scivolava in un abbandono di rovina. E la miseria era ormai al punto che le erbe disseccate
del soffitto brulicavano di ragni e le sanguisughe, schiattate, ormai verdi, galleggiavano nei boccali.
Guarda! Eccolo! continu lo scultore. La vedrai arrivare dietro a lui.
Chane infatti era tornato. Tir fuori con ostentazione un cartoccio di tabacco, riemp la pipa, si mise a fumare
davanti alla stufa, doppiamente silenzioso, come se non ci fosse stato nessuno. E immediatamente comparve Mathilde,
da buona vicina che viene a fare un salutino. Claude la trov ancora pi magra, la faccia chiazzata di sangue sotto la
pelle, con quegli occhi cupidi, la bocca pi larga per la perdita di altri due denti. Gli odori delle erbe aromatiche che
impregnavano sempre i suoi capelli spettinati sembravano irranciditi; non era pi la dolcezza della camomilla, la
fragranza dell'anice; e lei riemp la stanza di quella menta acuta che sembrava il suo stesso fiato, ma come guastato e
corrotto dal corpo marcio che lo emanava.
Gi al lavoro! grid. Buongiorno, ciccino mio.
Senza curarsi di Claude, abbracci Mahoudeau. Poi and a stringere la mano di quello, con un'impudenza e
una maniera di sporgere il corpo in avanti, come se offrisse se stessa a tutti gli uomini. E continu:
Sapete, ho trovato una scatola di mentine e ce le godremo a colazione... Eh? carino, dividercele!
Grazie, disse lo scultore, m'impastano la bocca, preferisco fumarmi la pipa.
E, vedendo che Claude si rimetteva il cappotto:
Te ne vai?
S, ho fretta di togliermi la ruggine, di respirare un poco l'aria di Parigi.
Si ferm tuttavia ancora qualche minuto a guardare Chane e Mathilde che si rimpinzavano di mentine,
prendendo ciascuno la sua pasticca, uno dopo l'altra. E, nonostante fosse informato, rimase di nuovo stupefatto quando
vide Mahoudeau pigliare il mozzicone e scrivere sul muro: Dammi il tabacco che ti sei ficcato in tasca.
Senza una parola, Chane tir fuori il pacchetto, lo tese allo scultore che riemp la pipa.
Allora, a presto?
S, a presto... In ogni caso, a gioved prossimo, da Sandoz.
Fuori, Claude trasal andando a urtare contro un signore, piantato davanti all'erboristeria, tutto intento a frugare
con lo sguardo l'interno della bottega, tra le tende macchiate e polverose della vetrina.

Guarda, Jory! e che ci fai?


Il nasone rosso di Jory si agit, imbarazzato.
Io, niente... Passavo, davo un'occhiata...
Si decise a sorridere, abbass la voce per domandare, come se avessero potuto sentirlo:Lei sta dagli amici
accanto, no?... Bene, squagliamocela. Sar per un'altra volta.
E si port via il pittore, lo erud su certe abominazioni. Ora, l'intero gruppo veniva da Mathilde; s'erano passati
parola e sfilavano a turno, anche parecchi alla volta quando trovavano la cosa pi divertente; e accadevano cose
orrende, da strabiliare, che gli raccont all'orecchio, fermandolo sul marciapiede, in mezzo agli spintoni della folla.
Orge da antichi Romani, certo! se l'immaginava, la scena, dietro la protezione delle bende e dei clisteri, sotto i fiori da
tisana che piovevano dal soffitto!... Un recesso pregiato, per crapula da prelati, con quell'impestamento di torbidi aromi,
consumata in un raccoglimento da cappella.
Ma, disse Claude ridendo, la trovavi spaventosa, quella donna.
Jory fece un gesto di noncuranza.
Oh, per l'uso che ne facciamo!... Tanto per dire, io, stamattina, torno dalla stazione Ovest, dove ho
accompagnato una persona. E passando per la strada m' venuta l'idea di approfittare dell'occasione... Capisci, non che
uno ci si scomoda apposta.
Dava queste spiegazioni con aria imbarazzata. Poi, improvvisamente, l'autenticit del suo vizio gli strapp
questo grido sincero, lui che mentiva sempre:
E insomma! dopotutto, se proprio lo vuoi sapere, la trovo straordinaria... non bella, possibile, ma
affascinante! una di quelle donne che si ostenta di non voler raccogliere nemmeno con le molle e per le quali si fanno
certe sciocchezze da rimanerci secco.
Soltanto allora si meravigli di vedere Claude a Parigi, e quando fu messo al corrente di tutto, che era ritornato
definitivamente, riprese, tutto d'un colpo:
Sta' a sentire, ti prelevo, vieni a far colazione con me da Irma.
Il pittore, intimidito, rifiut con fermezza, protest che non aveva nemmeno la giacca.
Chi se ne frega? Al contrario, pi divertente, lei ne sar entusiasta... Credo che hai fatto colpo, parla
continuamente di te... Andiamo, non fare l'idiota, ti dico che mi aspetta e che saremo ricevuti come principi.
Non gli moll pi il braccio, tutti e due continuarono a risalire verso la Madeleine, chiacchierando. Di solito,
taceva sui suoi amori come gli ubriaconi tacciono sul vino. Ma quella mattina si sbottonava, era in vena, confessava
certe storie. Aveva rotto da un pezzo con la cantante, quella che s'era portato dietro dalla cittadina e che gli rigava la
faccia con le unghiate. E dal principio alla fine dell'anno nella sua vita era stato tutto un furibondo accavallarsi di donne,
le pi stravaganti, le pi imprevedibili: la cuoca d'una famiglia borghese da cui pranzava; la legittima sposa di un vigile
urbano, del quale doveva spiare le ore di servizio; una ragazza che lavorava da un dentista a sessanta franchi al mese per
lasciarsi addormentare e poi svegliare davanti ai clienti onde rassicurarli; e altre, altre ancora, anonime ragazze dei
variet, stimabili signore in cerca d'avventura, le piccole lavandaie che gli portavano la biancheria, domestiche che gli
rivoltavano i materassi, tutte quelle che ci stavano, tutta la strada con le sue fatalit, le combinazioni, offerte e rapine;
tutto come capitava, belle, brutte, giovani, vecchie, senza scelta, unicamente per la soddisfazione dei suoi grossi appetiti
di maschio, sacrificando la qualit alla quantit. Ogni notte, quando rientrava solo, il terrore del letto freddo lo spingeva
alla caccia, a battere i marciapiedi fino alle ore dei delitti, andando a dormire soltanto quando ne avesse catturata
qualcuna, cos miope oltre tutto da ritrovarsi vittima di madornali equivoci come quando, raccont, una mattina
svegliandosi s'era ritrovato accanto al cuscino la testa canuta d'una miserabile sessantenne che nella furia aveva preso
per bionda.
Al momento la vita gli sembrava meravigliosa, gli affari gli andavano bene. vero che quell'avaro di suo padre
gli aveva tagliato i viveri un'altra volta, maledicendolo per la sua ostinazione a perseguire una vita scandalosa: ma ora
se ne infischiava, guadagnava sette-ottomila franchi col giornalismo, dove si andava scavando il suo posto come
cronista e critico d'arte. Lontani i giorni schiamazzanti del Tambour gli articoli a venti lire; si dava da fare, collaborava a
due giornali molto letti; e bench nel fondo rimanesse lo scettico gaudente, adoratore del successo comunque,
cominciava ad assumere l'importanza d'un borghese e a dettar legge. Ogni mese, tormentato dalla sua spilorceria
ereditaria, investiva soldi in speculazioni infime, note soltanto a lui; e mai i suoi vizi gli erano costanti meno: nelle
mattine di splendore offriva alle donne di cui era rimasto molto soddisfatto un'unica tazza di cioccolato.
Erano arrivati a rue de Moscou. Claude chiese:
Allora, la mantieni tu la piccola Bcot?
Io? url Jory disgustato. Ma, vecchio mio, quella paga un affitto di ventimila franchi e parla di far costruire
una villa che coster cinquecentomila... No, no, io faccio colazione e qualche volta pranzo da lei, ed pure troppo.
E ci vai a letto?
Si mise a ridere, senza rispondere direttamente.
Idiota, si va sempre a letto... Allora, ci siamo, entra, di.
Ma Claude oppose ancora resistenza. La moglie l'aspettava per la colazione, non poteva. E fu necessario che
Jory suonasse, poi lo spingesse nell'androne, ripetendo che non era una buona scusa, avrebbero mandato il cameriere ad
avvertire a rue de Douai. Una porta s'apr, si trovarono davanti Irma Bcot che non appena ebbe scorto il pittore si
lasci sfuggire:Come! siete voi, selvaggio?

Lo fece sentire subito a suo agio, accogliendolo come un vecchio amico, e lui constat che in effetti non aveva
neanche fatto caso al suo vecchio cappotto. Si meravigliava, la riconosceva a stento. In quattro anni era diventata
un'altra, la testa acconciata con arte consumata, la fronte abbassata dall'arricciatura dei capelli, il viso tirato in
lunghezza, indubbiamente grazie ad uno sforzo di volont, rossa fiammeggiante, da bionda pallida che era, cos che dal
monello d'un tempo sembrava essere sbocciata una cortigiana del Tiziano. Come lei diceva qualche volta, nei momenti
d'abbandono: quella era la sua maschera per abbindolare i gonzi. L'appartamento, piuttosto piccolo, aveva ancora
qualche pecca, nella sua lussuosit. Quello che colp il pittore fu qualche buon quadro attaccato alle pareti, un Courbet,
soprattutto uno schizzo di Delacroix. Allora non era stupida, quella ragazza, nonostante il gatto di porcellana colorata,
spaventoso, che troneggiava sopra una mensola del salotto.
Quando Jory disse di mandare il cameriere ad avvisare la casa dell'amico, lei esclam, tutta sorpresa:
Come! vi siete sposato?
Ma s, rispose Claude semplicemente.
Lei guard Jory che sorrideva, cap e aggiunse:
Ah! siete rimasto intrappolato... Che mi dicevano, che avevate orrore delle donne?... E sapete che mi sento un
poco impermalita, io che vi ho fatto paura, ricordate? Eh? mi trovate allora decisamente brutta, che vi tirate ancora
indietro?
Gli aveva preso con le due mani le sue e protendeva il viso, sorridendo, realmente ferita nell'intimo,
guardandolo vicinissima, negli occhi, con l'acuta volont di piacergli. Lui prov un piccolo brivido sotto l'alito di quella
ragazza che gli riscaldava la barba finch lei lo lasci dicendo:
Sta bene, ne riparleremo.
Fu il cocchiere ad andare a rue de Douai, e a portare un biglietto di Claude, perch il cameriere aveva aperto la
porta della stanza da pranzo per annunciare che la signora era servita. La colazione, molto leggera, si svolse
correttamente, sotto l'occhio freddo del domestico: parlarono dei grandi lavori che sconvolgevano Parigi, discussero
quindi del prezzo dei terreni, come bravi borghesi con soldi da investire. Ma, al dessert, quando si ritrovarono tutti e tre
soli davanti al caff e ai liquori, che avevano deciso di prendere l, senza lasciare il tavolo, a poco a poco si animarono
abbandonandosi come se si fossero ritrovati al caff Baudequin.
Ah! ragazzi miei, disse Irma, c' soltanto questo di bello, ridere insieme e fregarsene del mondo!
Arrotolava sigarette, aveva preso la bottiglia di chartreuse e la scolava, tutta rossa, i capelli scomposti, ricaduta
nella sua abituale malizia spregiudicata.
Allora, continu Jory che si stava scusando di non averle mandato quella mattina un libro che lei desiderava,
allora, stavo andando a comprarlo, ieri sera, verso le dieci, quando ho incontrato Fagerolles...
Menti, disse lei interrompendolo con voce recisa.
E, per tagliar corto alle proteste:
Fagerolles era qui, vedi bene che menti.
Poi, si volt verso Claude:
No, disgustoso, non avete idea d'un simile bugiardo!... Mente come una donna, per puro piacere, per piccole
stupidaggini innocue. Cos, in fondo a tutta la sua storia c' soltanto questo: non spendere tre franchi per comprarmi
quel libro. Ogni volta che deve mandarmi un mazzo di fiori, o l'ha schiacciato una carrozza oppure non c'erano pi fiori
a Parigi. Ah! proprio uno che bisogna amare cos com'!
Jory, senza scomporsi, rovesci la sua sedia, dondolandosi mentre succhiava il sigaro. Si limit a dire, con un
sogghigno:
Dal momento che hai riattaccato con Fagerolles...
Non ho riattaccato per niente! url lei furiosa. E poi, sono forse cose che ti riguardano?... Me ne infischio,
capisci! del tuo Fagerolles. Lo sa bene, lui, che non se la prende per niente, con me. Oh! ci conosciamo bene, tutti e due,
siamo venuti su dalla stessa strada, dalla stessa fogna... Ecco, guarda, quando mi andr non dovr fare nient'altro che un
cenno del mignolo e lui sar l, in terra, a leccarmi i piedi... Gli sono entrata nel sangue, al tuo Fagerolles!.
Si stava scaldando e lui ritenne prudente battere in ritirata.
Il mio Fagerolles, mormor, il mio Fagerolles...
S, il tuo Fagerolles! Ti credi che non vi veda, lui che ti sta sempre a lisciare perch spera in qualche articolo,
e tu che fai il condiscendente, calcolando il vantaggio che ne ricaverai, se appoggi un artista caro al pubblico?
Jory, questa volta, balbett, molto seccato per la presenza di Claude. D'altra parte non si difese, e prefer
voltare la cosa in scherzo. Eh? non era divertente quando si riscaldava cos? Io sguardo obliquo di malignit, la bocca
contorta nell'invettiva?
Soltanto, mia cara, fai crollare il tuo Tiziano!
Lei si mise a ridere, disarmata.
Claude, affogato nel benessere, sorseggiava bicchierini di cognac, senza saperlo. Dopo due ore che stava l
sentiva salirgli dentro un'ebbrezza, quell'ebbrezza allucinata che danno i liquori, in mezzo al fumo del tabacco. Si parl
d'altro, delle cifre alte che stava raggiungendo ora la pittura. Irma, che non parlava pi, era rimasta con un mozzicone di
sigaretta spento fra le labbra, gli occhi fissi sul pittore. E l'interrog bruscamente, apostrofandolo come in sogno:
Dove l'hai presa, tua moglie?
La domanda non parve stupirlo, i suoi pensieri ormai vagavano in libert.
Veniva dalla provincia, stava da una signora, onestissima.

Bella?
Ma s, bella.
Per un attimo Irma ripiomb nel suo sogno; poi, con un sorriso:Diavolo! che fortuna! Non ce n'erano pi e te
ne hanno fatta una su misura, allora!
Ma si riscosse e grid, lasciando la tavola:
Quasi le tre... Ah! ragazzi miei, vi butto fuori. S, ho un appuntamento con un architetto, vado a vedere un
terreno vicino al parco Morceau, sapete, in quel quartiere nuovo, che stanno costruendo. Ho fiutato un buon colpo, da
quelle parti.
Erano tornati in salotto, si ferm davanti a uno specchio, seccata di vedersi tanto rossa.
per quella palazzina, no? domand Jory. Allora hai trovato i soldi?
Lei si accomodava i capelli sulla fronte, sembrava cancellare con la mano il sangue dalle guance, allung
l'ovale del viso, ricompose la sua testa di cortigiana fulva, sapientemente incantevole, come un'opera d'arte; e girandosi,
gli butt come tutta risposta:
Guarda! eccolo di nuovo, il mio Tiziano!
Fra le risate, gi li spingeva verso l'ingresso, dove riprese le due mani di Claude, senza parlare, piantando di
nuovo il suo sguardo voglioso nel fondo dei suoi occhi. Per strada lui prov un malessere. L'aria fredda lo snebbiava,
ora lo torturava un rimorso, d'aver parlato di Christine a quella ragazza. Si giur di non rimettere piede da lei.
Una brava ragazza, no? diceva Jory accendendo un sigaro che aveva preso dalla scatola prima d'andarsene.
Sai, oltretutto non t'impegna per niente: si fa colazione, si pranza, si va a letto; e buongiorno, buonasera, ognuno si fa i
fatti suoi.
Ma una specie di vergogna impediva a Claude di tornare subito a casa, e quando l'amico, eccitato dalla
colazione, voglioso di vagabondare, accenn che si poteva salire a stringere la mano a Bongrand, si entusiasm all'idea
e tutti e due infilarono il boulevard Clichy.
Bongrand occupava l, da venti anni, un grande studio dove non aveva fatto alcuna concessione al gusto del
momento, per quanto riguardava lo sfarzo di parati e ninnoli di cui i giovani pittori cominciavano a circondarsi. Era il
vecchio studio nudo e grigio, decorato coi soli disegni del maestro, attaccati senza cornice, fitti come gli ex-voto d'una
cappella. L'unico lusso consisteva in una specchiera stile impero, un grande armadio normanno, due poltrone di velluto
d'Utrecht, lise dall'uso. In un angolo, una pelle d'orso che aveva perduto tutti i suoi peli, ricopriva un largo divano. Ma
l'artista conservava, dalla sua giovinezza romantica, l'abitudine di un abito da lavoro speciale, e precisamente un paio di
brache fluttuanti, casacca stretta da un cordone, cocuzzolo coperto da una papalina prelatizia, con il quale ricevette i
visitatori.
Era venuto lui stesso ad aprire la porta, tavolozza e pennelli in mano.
Chi si vede! Ah, che bell'idea!... Pensavo a voi, mio caro. S, non so chi m'aveva annunciato il vostro ritorno e
mi dicevo che non avrei tardato a vedervi.
La sua mano libera s'era tesa subito verso Claude, con uno slancio di vivo affetto. Poi strinse quella di Jory,
aggiungendo:
E voi, giovane pontefice, ho letto il vostro ultimo articolo e vi ringrazio delle amabili parole che contiene per
me... Entrate, entrate tutti e due! Non mi disturbate, approfitto della luce fino all'ultimo minuto, non c' tempo di fare
niente, in queste maledette giornate di novembre!
S'era rimesso al lavoro, in piedi davanti a un cavalletto dove era fissata una piccola tela, due donne, madre e
figlia, che cucivano nell'incendio d'una finestra assolata. Da dietro, i due giovani guardavano.
stupendo, fin per mormorare Claude.
Bongrand alz le spalle senza girarsi.
Bah! una sciocchezzuola. Bisogna pure fare qualcosa, no?... L'ho fatto dal vero, da certe amiche, e ora lo
rifinisco un poco.
Ma perfetto, un gioiello di verit e di luce, replic Claude che andava accalorandosi. Ah! la semplicit,
quello che mi tormenta, a me!
Di colpo il pittore indietreggi strizzando gli occhi, con aria piena di sorpresa.
Trovate? vi piace veramente?... Pensare che quando siete entrati stavo sul punto di giudicarla schifosa, questa
tela... Parola d'onore! Ero di pessimo umore, convinto che non avrei pi avuto due soldi di ingegno.
Le mani gli tremavano, tutto il suo grosso corpo era dolorosamente agitato dal travaglio della creazione. Si
liber della tavolozza, torn verso di loro, gesticolando nel vuoto; e quell'artista invecchiato nel successo, che s'era
ormai assicurato un posto nella Scuola francese proruppe:
Non ci crederete, ma ci sono dei giorni in cui mi chiedo se sarei capace di disegnare un naso... S, a ogni
quadro che faccio provo ancora una grossa emozione da debuttante, il cuore che batte, un'angoscia che dissecca la
bocca, insomma una fifa tremenda. Ah! la fifa, ragazzi miei, credete di conoscerla, e non sospettate neanche cosa sia
perch, diomio, voialtri, se sbagliate un'opera, siete liberi d'impegnarvi a farne un'altra migliore, nessuno vi stende a
terra; mentre noialtri, i vecchi, che abbiamo gi dato la misura di noi stessi, che siamo costretti a rimanere alla nostra
altezza se non a superarci, quantomeno non possiamo perdere di mordente senza precipitare nella fossa comune... E su
allora, uomo celebre, grande artista, divorati il cervello, bruciati il sangue per salire ancora, sempre pi in alto, sempre
pi in alto, e se muovi i tuoi passettini sulla cima ritieniti felice usa i tuoi piedi per quei passettini il pi a lungo

possibile; e se ti accorgi che sei in declino, allora, finisci di distruggerti, rotola nell'agonia del tuo ingegno che non pi
attuale, nell'oblio di te, che lo stesso delle tue opere immortali, annientato dal tuo sforzo impotente a creare ancora!
La sua voce sonora s'era gonfiata in uno scoppio finale come di tuono; e la sua grossa faccia rossa esprimeva
l'angoscia. Continu, camminando, come trascinato suo malgrado da un parossismo di violenza:
Ve l'ho gi detto venti volte che si esordisce sempre, che la gioia non consiste nell'essere arrivato lass, ma
nel salire, nel provare sempre l'allegria della scalata. Soltanto, voi non capite, non potete capire, bisogna passarci di
persona... Fantasticate, allora! si spera tutto, si sogna tutto. l'ora delle illusioni senza confini: le gambe sono cos
buone che i percorsi pi duri sembrano brevi; la fame di gloria cos prepotente che i primi piccoli successi riempiono la
bocca d'un sapore delizioso. Che festino, quando si pu sfamare la propria ambizione! e ci siamo quasi, ci spelliamo con
gioia! Poi fatta, la cima conquistata, si tratta di mantenerla. Allora comincia l'inferno, l'ebbrezza svanita, ci appare
nel fondo breve e amara, inadeguata alla lotta che costata. Pi niente di ignoto da conoscere, nessuna sensazione da
provare. L'orgoglio ha avuto la sua razione di notoriet, tutti sanno che abbiamo dato grandi opere, ci meravigliamo di
non averne ricavato felicit pi vive. Da quel momento, l'orizzonte si svuota, nessuna speranza nuova vi chiama da
laggi, non rimane che morire. Eppure ci aggrappiamo, non vogliamo essere finiti, ci incaponiamo a creare come i
vecchi ad amare, penosamente, vergognosamente... Ah! dovremmo avere il coraggio e la fierezza di ucciderci davanti al
nostro ultimo capolavoro!
Giganteggiava, facendo vibrare l'alto soffitto dello studio, scosso da un'emozione cos forte che nei suoi occhi
spuntarono le lacrime. E si lasci cadere sopra una sedia, davanti alla sua tela, chiese con l'aria preoccupata d'uno
scolaro che abbia bisogno d'essere incoraggiato:
Allora, vi sembra davvero buono?... Io non oso pi credere. La mia disgrazia dev'essere un eccesso e insieme
una carenza di senso critico. Dal momento che mi accingo a un nuovo lavoro mi esalto; poi, se quello non ha successo,
mi torturo. Sarebbe meglio essere del tutto ciechi, come quell'animale di Chambouvard, o meglio vedere con troppa
chiarezza e non dipingere pi... Francamente, questo quadruccio vi piace?
Claude e Jory restarono immobili, sbalorditi, imbarazzati davanti al prorompere di quel singhiozzo cos
doloroso. In quale momento di crisi erano capitati perch quel maestro urlasse di sofferenza, consultandoli come
compagni? E il peggio era che non avevano potuto nascondere un'esitazione, sotto i grandi occhi ardenti con cui li
supplicava, occhi in cui si leggeva la paura segreta della propria decadenza. Conoscevano bene la voce che circolava,
condividevano la opinione che il pittore dopo il suo Noce au village non aveva pi fatto nulla degno di quel quadro
famoso. Anzi, dopo qualche tela dello stesso livello, scivolava ormai in uno stile pi artificioso e arido. La luce si
spegneva, ogni opera sembrava scadere. Ma erano cose che non si potevano dire in quel momento, e Claude, ripresosi,
esclam:
Non avete mai dipinto niente di cos vigoroso!
Bongrand lo guard ancora, dritto negli occhi. Poi si rigir verso la sua opera, s'immerse, fece un movimento
con le sue braccia da ercole come se per sollevare quella piccola tela tanto leggera gli scricchiolassero le ossa. E
mormor, parlando a se stesso:
Perdio! quanto pesa! Non importa, ci lascer la pelle, piuttosto che fare il capitombolo!
Riprese la tavolozza, si calm al primo colpo di pennello, incurvando le spalle da galantuomo, con la sua larga
nuca dove la fermezza ostinata del contadino persisteva nell'incrocio di raffinatezza borghese di cui era il prodotto.
Era caduto il silenzio. Jory, gli occhi sempre sul quadro, domand:E venduto?
Il pittore rispose con noncuranza, da artista che lavora quando ne ha voglia, senza l'affanno del guadagno:
No... Mi paralizza, quando mi sta addosso un mercante.
E, senza smettere di lavorare, continu, ma ora beffardo.
Ah! si comincia a fare mercato, con la pittura!... Praticamente, non m' mai capitato di vederlo, mi sto
facendo vecchio... Cos voi, l'amabile giornalista, gliene avete lanciati di fiori ai giovani, in quell'articolo dove avete
fatto il mio nome! L dentro c'erano due o tre pivelli che avevano addirittura del genio!
Jory si mise a ridere.
Diavolo! quando si ha un giornale, bisogna usarlo! E poi, il pubblico ama questo, che gli si rivelino nuovi
geni.
Indubbiamente la idiozia del pubblico infinita, e mi sta benissimo che la sfruttiate... Soltanto, mi ricordo i
nostri esordi, di noi vecchi. Accidenti! non eravamo viziati, ci si paravano davanti dieci anni di lavoro e di lotta, prima
di poter affermare tanto cos di pittura!... Mentre ora, il primo bellimbusto in grado di buttar gi un pupazzo fa risuonare
tutte le trombette della pubblicit. E che pubblicit! Una gazzarra da un capo all'altro della Francia, improvvise celebrit
spuntate dalla sera al mattino e che scoppiano come fulmini in mezzo alla gente imbalordita. Senza parlare delle opere,
queste povere opere annunciate da salve d'artiglieria, attese in un delirio d'impazienza, che fanno smaniare Parigi per
otto giorni, e poi piombano nell'oblio eterno!
State facendo il processo alla stampa d'informazione, dichiar Jory che era andato a sdraiarsi sul divano,
accendendosi un nuovo sigaro. Se ne pu dire bene o male, ma bisogna essere del proprio tempo, che diavolo!
Bongrand scuoteva la testa; e ripart, in un accesso d'ilarit:
No! no! non si pu impiastricciare la minima crosta senza diventare un giovane maestro... Quanto a me,
sapeste quanto mi divertono, i vostri giovani maestri!
Ma, come se gli fosse scattata un'associazione d'idee, si quiet e si gir verso Claude per rivolgergli questa
domanda:

A proposito, e Fagerolles, avete visto il suo quadro?


S, rispose semplicemente il giovane.
Seguitavano a guardarsi tutti e due, mentre un sorriso irresistibile era affiorato sulle loro labbra, e Bongrand
alla fine aggiunse:
Quello uno che vi saccheggia!
Jory, improvvisamente imbarazzato, aveva chinato gli occhi, chiedendosi se avrebbe difeso Fagerolles.
Indubbiamente gli sembr conveniente farlo giacch lod il quadro, quell'attrice nel suo camerino, la riproduzione del
quale riscuoteva gran successo nelle vetrine. Forse non era un soggetto moderno? e non era dipinto bene, in quella
tonalit chiara della nuova scuola? Si poteva probabilmente desiderare un vigore maggiore; solo che bisognava lasciare
a ciascuno la sua natura, e oltre tutto la grazia e la raffinatezza non erano cose da buttar via.
Curvo sul suo quadro, Bongrand, che di solito riservava ai giovani unicamente elogi paterni, fremeva, faceva
un evidente sforzo per non scoppiare. Ma l'esplosione avvenne suo malgrado:
Lasciateci in pace, eh! col vostro Fagerolles! Allora ci credete pi idioti di quello che siamo!... Andiamo,
prendete questo grande pittore qui presente. S, quel giovane signore davanti a voi. Ebbene, tutto il trucco consiste nel
rubargli la sua originalit e condirla con la salsa scipita dell'Accademia delle Belle Arti! Perfetto! Si piglia qualcosa
delle idee moderne, si dipinge a tinte chiare, ma si conserva il disegno banale e corretto, la composizione gradita a tutti,
insomma la formula che s'insegna laggi per il diletto dei borghesi. E buttano gi questa roba con una facilit, oh! una
facilit di mano esecrabile... scolpirebbero altrettanto bene le noci di cocco... quella facilit melliflua e compiacente che
determina il successo e che dovrebbe essere punita con la galera, vi dico!
Brandiva per aria la sua tavolozza e i pennelli, coi pugni stretti.
Siete severo, disse Claude imbarazzato. Fagerolles ha veramente una certa eleganza.
Mi hanno detto, mormor Jory, che ha stipulato un contratto molto vantaggioso con Naudet.
Quel nome, buttato l nella conversazione, plac nuovamente Bongrand che ripet scuotendo le spalle:
Ah! Naudet... Naudet!...
E li divert parecchio, con Naudet che conosceva bene. Era un mercante che da qualche anno rivoluzionava il
commercio dei quadri. Non si trattava pi del vecchio gioco, la giacca impataccata e il gusto finissimo di pap Malgras,
le tele degli esordienti spiate, comprate a dieci per essere rivendute a quindici, tutto quel tira e molla del conoscitore che
storce il muso davanti all'opera adocchiata per disprezzarla, e che in fondo innamorato della pittura e sfanga la sua
povera esistenza guadagnando rapidamente qualche lira in piccoli traffici sicuri. No, il famoso Naudet aveva modi da
gentiluomo, giacche in tessuti fantasia, brillante nelle cravatte, impomatato, lisciato, tirato a lustro; ovviamente gran
tenore di vita, carrozza a mese, palco all'Opera, tavolo riservato da Bignon, assiduo in tutti i luoghi dove fosse
conveniente mostrarsi. Per il resto, uno speculatore, un giocatore in borsa che se ne infischiava totalmente della buona
pittura. Aveva soltanto il fiuto del successo, indovinava l'artista da lanciare, non quello che prometteva il genio discusso
di un grande pittore, ma colui che con il suo talento ingannevole, gonfiato da finte audacie, avrebbe fatto colpo sul
mercato borghese. E cos riusciva a mettere in subbuglio il mercato, scartando il vecchio amatore di gusto e trattando
unicamente con l'amatore ricco che non capisce niente d'arte, che compra un quadro come comprerebbe un'azione in
borsa, per vanit o nella speranza che salga.
A questo punto, Bongrand, estremamente arguto e con una segreta vena di commediante, si mise a recitare la
scena. Naudet arriva da Fagerolles. Avete del genio, mio caro. Ah! il vostro quadro dell'altro giorno venduto.
Indovinate a quanto?... Cinquecento franchi... Siete pazzo! ne valeva milleduecento! E questo qui, quanto?... Diomio,
non so, facciamo milleduecento... Andiamo, milleduecento! Allora non volete capirmi, caro mio! ne vale duemila! Lo
prendo a duemila. E, da oggi, lavorerete soltanto per me, Naudet! Addio, addio, mio caro, non vi sbracciate, la vostra
fortuna fatta, ci penso io. Eccolo partito, porta via il quadro nella sua carrozza, lo fa vedere agli amatori fra i quali ha
sparso la voce che aveva scoperto un pittore straordinario. Uno di quelli finisce per abboccare, e domanda il prezzo.
Cinquemila... Come! cinquemila! il quadro d'uno sconosciuto, volete prendermi in giro!... State a sentire; vi propongo
un affare: ve lo vendo a cinquemila e vi firmo l'impegno di ricomprarlo a seimila entro l'anno, se siete stufo di averlo.
Di colpo, l'amatore tentato: cosa rischia? in fondo un buon investimento, e compra. Allora, Naudet non perde tempo
e con lo stesso sistema ne piazza nove o dieci all'anno. Vanit e speranza di guadagno si mescolano, i prezzi salgono, si
forma un listino di modo che, quando ritorna dall'amatore, quello, invece di restituire il quadro, gliene paga un altro
ottomila. E il rialzo continua, e la pittura non pi che un sordido mercato, miniere d'oro nella collina di Montmartre
scoperte dai banchieri, intorno a cui ci si batte a colpi di biglietti da mille!
Claude s'indignava, Jory trovava la cosa fortissima, quando bussarono. Bongrand, che and ad aprire, esclam
sorpreso Guarda! Naudet!... Stavamo parlando di voi.
Naudet, correttissimo, senza uno schizzetto di fango nonostante il tempo atroce, salut, entr con l'eleganza
sommessa di un uomo di mondo che si insinui in chiesa.
Felicissimo, lusingatissimo, caro maestro... E sono sicuro che non dicevate che bene.
Ma niente affatto, Naudet, niente affatto! rispose Bongrand con voce tranquilla. Stavamo dicendo che la
vostra maniera di sfruttare la pittura ci sta per regalare una bella generazione di pittori ciarlatani, un duplicato di uomini
d'affari disonesti.
Senza turbarsi, Naudet sorrideva.
La parola dura, ma cos affascinante! Andiamo, andiamo, caro maestro, niente di voi pu ferirmi.
E, cadendo in estasi davanti al quadro, le due figurine femminili che cucivano:

Ah! diomio! non lo conoscevo, una meraviglia!... Ah, che luce, che segno sicuro, ampio! Bisogna risalire a
Rembrandt s, a Rembrandt!... Ascoltate, caro maestro, sono venuto semplicemente a porgervi i miei omaggi, ma la
mia buona stella che m'ha guidato. Facciamo finalmente un affare, cedetemi questo gioiello... Tutto quello che vorrete,
lo copro d'oro.
La schiena di Bongrand s'andava visibilmente contraendo a ciascuna frase. Lo interruppe brutalmente:
Troppo tardi, venduto.
Venduto, diomio! E non potete disimpegnarvi? Ditemi almeno a chi, far di tutto, pagher ogni cifra... Ah!
che colpo terribile! venduto, ne siete davvero certo? Se vi offrissero il doppio?
venduto, Naudet, e adesso basta, eh?
Il mercante tuttavia continu a fiottare. Rest qualche minuto ancora, si estasi davanti ad altri disegni, fece il
giro dello studio con l'occhio penetrante del giocatore d'azzardo che cerchi la buona puntata. Quando cap che tirava una
brutta aria e che non avrebbe arraffato niente, se ne and, salutando con aria di gratitudine, profondendosi in
esclamazioni ammirate fino sul pianerottolo.
Appena non fu pi l, Jory, che aveva ascoltato stupito, si permise una domanda.
Ma voi avevate detto, mi sembra... Non venduto, vero?
Bongrand, senza rispondere subito, ritorn davanti al suo quadro. Poi, con la sua voce tonante, mettendo in
quel grido tutta la segreta sofferenza, tutta la lotta incipiente che non confessava:
Mi fa andare in bestia! mai avr qualcosa!... Che compri da Fagerolles! |[continua]|
|[VII, 2]|
Un quarto d'ora pi tardi, Claude e Jory presero anche loro congedo, lasciandolo al lavoro, incanito nella luce
che moriva. Fuori, una volta separatosi dall'amico, Claude non torn subito a rue de Douai, nonostante la lunga assenza.
Un bisogno di camminare ancora, di abbandonarsi a quella Parigi, dove gli incontri d'una sola giornata gli riempivano la
testa, Io fece errare fino a notte fonda, nel fango ghiacciato delle strade, sotto la luce dei lampioni a gas, che
s'accendevano uno ad uno, simili a stelle fumose, nel fondo della nebbia.
Claude attese impazientemente il gioved, per pranzare da Sandoz; infatti quest'ultimo, immutabile, riceveva
sempre gli amici, una volta alla settimana. Chiunque venisse, trovava un coperto. Con tutto che si era sposato, che
aveva cambiato vita, che si era completamente lanciato nella battaglia letteraria, aveva mantenuto il suo giorno, quel
gioved che risaliva alla uscita di collegio, al tempo delle prime fumate. Come diceva lui stesso, alludendo alla moglie,
ora c'era soltanto un amico in pi.
Dimmi allora, vecchio mio, aveva detto francamente a Claude, questo fatto mi secca parecchio...
Che cosa?
Che non ti sei sposato... Oh!, per me, lo sai, inviterei con gran piacere la tua donna... Ma ci sono gli imbecilli,
un mucchio di borghesi che mi spiano e che racconterebbero storie raccapriccianti...
Ma sicuro, vecchio mio, Christine stessa rifiuterebbe di venire da te!... Oh! ci capiamo benissimo, verr da
solo, contaci!
Fin dalle sei Claude si rec da Sandoz, in rue Nollet, in fondo alle Batignolles. E pat tutte le pene di questo
mondo a scoprire il casotto dove stava l'amico. Prima entr in una grossa casa sulla strada, si rivolse al portiere, che gli
fece attraversare tre cortili; poi scivol lungo un androne fra altre due costruzioni, scese una scala di qualche gradino,
and a finire contro il cancello d'un giardinetto: era l, il padiglione si trovava alla fine d'un viale. Ma era cos buio,
aveva gi corso il rischio di rompersi le gambe per la scala, e non osava esporsi ulteriormente tanto pi che un enorme
cane abbaiava furiosamente. Infine sent la voce di Sandoz che si faceva avanti, calmando il cane.
Ah, sei tu... Eh? stiamo in campagna. Dobbiamo mettere un lampione, perch i nostri amici non si rompano la
testa... Entra, entra... Maledetto Bertrand, vuoi stare zitto! Non lo vedi che un amico, imbecille!
Allora il cane li accompagn verso il padiglione, la coda per aria, latrando una fanfara d'allegria. Una giovane
domestica era comparsa con una lanterna che and ad appendere al cancello per illuminare la tremenda scala. Nel
giardino, c'era soltanto una piccola radura centrale, con un immenso pruno la cui ombra faceva imputridire l'erba; e,
davanti alla casa, molto bassa, con tre sole finestre sulla facciata, troneggiava una pergola di vite selvatica sotto cui
brillava una panchina nuova di zecca, piazzata l come motivo ornamentale sotto le piogge dell'inverno, in attesa del
sole.
Entra, ripet Sandoz.
Lo introdusse, a destra dell'ingresso, nel salotto, dove s'era fatto lo studio. La stanza da pranzo e la cucina
erano a sinistra. Di sopra, la madre, che non lasciava pi il letto, occupava la camera pi grande, mentre la coppia si era
contentata dell'altra e del bagno, situato fra le due camere. Ed era tutto l, una vera scatola, scomparti di un cassetto
separati da tramezzi sottili come fogli di carta. Una casetta di lavoro e di speranza insieme, grande rispetto alle soffitte
della giovinezza, gi rallegrata da un principio di benessere e di lusso.
Vedi? url, ne abbiamo, di spazio! Ah! decisamente pi comodo che a rue d'Enfer! Lo vedi, ho gi una
stanza solo per me. E ho comprato un tavolo di quercia per scrivere, e mia moglie mi ha regalato questa palma, in un
vecchio vaso di Rouen... distinto, no?

Proprio allora entrava la moglie. Alta, il viso calmo e allegro, con bei capelli scuri, portava sul vestito di
popeline nero, semplicissimo, un largo grembiule bianco; infatti, bench avessero preso una donna fissa, si occupava lei
della cucina, vantando la sua culinaria e poneva il loro tenore di vita sul piano tutto borghese del decoro e della buona
tavola.
Claude e lei furono subito vecchi amici.
Chiamalo Claude, cara... E tu, vecchio, chiamala Henriette... Niente signora, signore, o ogni volta vi appioppo
una multa di cinque soldi.
Risero e lei scapp, richiamata in cucina da una pietanza del Midi, una bouillabaisse di cui voleva fare la
sorpresa agli amici di Plassans. La ricetta gliel'aveva data proprio il marito, e lei aveva acquistato un'abilit speciale,
diceva lui.
incantevole, tua moglie, disse Claude. e ti vizia.
Ma Sandoz, seduto davanti al suo tavolo, i gomiti sulle pagine del libro in corso, scritte al mattino, si mise a
parlare del primo romanzo della sua serie, pubblicato a ottobre. Ah! glielo conciavano bene, il suo libretto! Un
massacro, uno scempio, tutta la critica che gli urlava dietro, una raffica d'insulti, come se avesse assassinato qualcuno in
un angolo di bosco. E ci rideva, pi che altro eccitato, le spalle forti, con la sicurezza tranquilla del lavoratore che sa
dove va. Era soltanto stupito dalla profonda incapacit di capire di quei tizi che coi loro articoli abborracciati in qualche
angolo d'ufficio lo ricoprivano di fango senza neanche supporre la pi piccola delle sue intenzioni. Tutto era
scaraventato sul banco dell'accusa: il suo nuovo modo di studiare l'uomo fisiologico, il ruolo preponderante restituito
all'ambiente, alla grande natura eternamente in fase di creazione, la vita insomma, la vita totale, universale, che
abbraccia l'animalit da un capo all'altro, senza alto n basso, senza bellezza o bruttura; e le audacie del linguaggio, la
convinzione che tutto debba essere detto, che ci sono parole abominevoli necessarie come ferri cauterizzanti, che una
lingua esce arricchita da questi bagni di forza; e soprattutto l'atto sessuale, origine e continuo compimento del mondo,
liberato dalla vergogna con cui nascosto, ricollocato nella sua gloria, sotto il sole. Che si arrabbiassero, l'avrebbe
ammesso senza difficolt; ma avrebbe almeno voluto che gli facessero l'onore di capirlo e di arrabbiarsi per le sue
audacie, non per le imbecilli volgarit che gli attribuivano.
Guarda! continu, credo che dopotutto ci siano pi sciocchi che malvagi... la forma che li fa strepitare
contro di me, la frase scritta, l'immagine, la vitalit dello stile. S, l'odio della letteratura, tutta la borghesia ci crepa!
Tacque, invaso dalla tristezza.
Bah! disse Claude dopo un silenzio, sei felice tu, lavori, produci, tu!
Sandoz si era alzato, fece un gesto come di brusco dolore.
Ah! s, io lavoro, porto avanti i miei libri fino all'ultima pagina... Ma se sapessi!... se ti dicessi in mezzo a
quanta disperazione, quanti tormenti. E credi che quei cretini si siano fatti scrupolo di accusarmi anche d'orgoglio? A
me che l'imperfezione della mia opera mi perseguita anche nel sonno! a me che non rileggo mai le pagine del giorno
prima per paura di trovarle cos esecrabili da non poter pi raccapezzare la forza di continuare!... Io lavoro, eh! non c'
dubbio, lavoro! lavoro come vivo, perch sono nato per questo; ma lascia perdere, non per questo sono pi allegro, non
mi contento mai, e alla fine c' sempre il gran capitombolo!
Lo interruppe uno scoppio di voci e comparve Jory, entusiasta di vivere, raccontando che aveva appena finito
di rabberciare un vecchio articolo, per avere la serata libera. Quasi immediatamente Gagnire e Mahoudeau, che s'erano
incontrati sulla porta, arrivarono discutendo. Il primo, infognato da qualche mese in una certa teoria sui colori di cui
spiegava il procedimento all'altro.
Stendo il mio colore, stava continuando. Il rosso della bandiera sbiadisce e sfuma nel giallo perch si
spiega sull'azzurro del cielo di cui il colore complementare, l'arancio, si fonde col rosso.
Claude, interessato, gi lo interrogava, quando la cameriera port un telegramma.
Bene, disse Sandoz, Dubuche che si scusa, promette di farci un'improvvisata verso le undici.
In quel momento, Henriette spalanc completamente la porta e annunci di persona che il pranzo era servito.
Non aveva pi il suo grembiule di cuoca, stringeva allegramente, come padrona di casa, le mani che si tendevano. A
tavola! a tavola! erano le sette e mezzo, la bouillabaisse non aspettava. Jory aveva fatto notare che Fagerolles gli aveva
promesso che sarebbe venuto, ma non vollero sentire ragione: stava diventando ridicolo, quel Fagerolles, a darsi le arie
da giovane maestro, oppresso dal lavoro!
La stanza da pranzo dove passarono era cos piccola che per sistemarci il piano avevano dovuto sfondare una
specie di nicchia, in uno stanzino buio fino allora destinato a dispensa. Per, nelle grandi occasioni, c'entravano perfino
in dieci, intorno al tavolo rotondo, sotto il lampadario di porcellana bianca, a condizione di rendere inservibile la
credenza cos che la domestica non poteva pi prelevarne un piatto. D'altra parte era la padrona di casa a servire; e il
padrone, da parte sua, si sistemava di fronte alla credenza bloccata per prendere e passare tutto quello di cui avessero
bisogno.
Henriette aveva messo Claude alla sua destra, Mahoudeau alla sinistra; mentre Jory e Gagnire s'erano seduti ai
due lati di Sandoz.
Franoise! chiam lei. Portatemi la bruschetta che sta sul fornello.
E, quando la domestica ebbe portato le fette di pane abbrustolite, cominci a distribuirle due alla volta nei
piatti, versandoci sopra il brodo della bouillabaisse, quando la porta si apr.
Fagerolles, finalmente! disse. Sistematevi l, vicino a Claude.

Lui si scus con galante cortesia, adducendo un appuntamento d'affari. Elegantissimo, ora, stretto in abiti di
taglio inglese, aveva l'aria del frequentatore di club, che spiccava ancora di pi per quel pizzico di estrosit artistica,
tuttavia mantenuta. Mentre sedeva, afferr subito la mano del suo vicino, ostentando una grande gioia.
Ah, mio vecchio Claude! Era tanto tempo che volevo vederti! S, m' venuta venti volte l'idea di venire
laggi, e poi sai la vita...
Claude, imbarazzato da simili dichiarazioni, cercava di rispondere con altrettanta cordialit. Ma Henriette, che
continuava a servire, lo salv spazientendosi:Andiamo, Fagerolles, rispondetemi: vi vanno bene due fette?
Certamente, madame, due fette abbrustolite... la mia passione, la bouillabaisse. Oltretutto voi la fate cos
bene! una meraviglia!
In effetti, rimasero tutti estasiati, Mahoudeau e Jory soprattutto, che dichiararono di non averne mai mangiato
una migliore neanche a Marsiglia, cos che la giovane donna, al settimo cielo, ancora rossa dal calore dei fornelli, col
mestolo in mano, faceva appena in tempo a riempire i piatti che le riporgevano; e lasci perfino il proprio posto per
correre in cucina a cercare il resto del brodo, dato che la cameriera perdeva la testa.
Ma mangia! le url Sandoz. Stiamo tutti aspettando che ti decida a mangiare.
Ma lei si ostinava, rimaneva in piedi.
Lasciami perdere... Faresti meglio a passare il pane. S, dietro a te, sul buffet... Jory preferisce le fette
semplici, la mollica che s'inzuppa.
Sandoz si alz a sua volta, aiut a servire, mentre tutti sfottevano Jory sulle sue amate zuppette.
E Claude, coinvolto da quell'allegria bonaria, come risvegliato da un lungo sonno, li guardava tutti, si
domandava se li aveva lasciati il giorno prima o se erano proprio quattro anni che non cenava pi l, il gioved. Per
erano diversi, li sentiva cambiati, Mahoudeau inasprito dalla miseria, Jory sprofondato nelle sue godurie, Gagnire pi
lontano, perduto altrove; e, soprattutto, gli sembrava che Fagerolles, vicino a lui, emanasse freddezza, nonostante
l'esagerazione della sua cordialit. Indubbiamente i loro visi s'erano invecchiati un poco, per il logorio della vita; ma
non si trattava soltanto di questo, fra loro s'erano scavati dei vuoti, li vedeva divisi, estranei, malgrado fossero gomito a
gomito, troppo stretti intorno a quel tavolo. Poi, l'ambiente era nuovo: oggi, c'era una donna a intimidirli con il suo
fascino, a renderli posati con la sua presenza. Perch, allora, davanti al corso fatale delle cose, che muoiono e che si
rinnovano, provava quella sensazione che tutto ricominciasse? perch avrebbe giurato d'essersi seduto a quel posto il
gioved della settimana precedente? e infine gli sembr di capirlo: era Sandoz, era lui che non s'era mosso, cos ostinato
nelle sue abitudini di cuore come di lavoro, felice di riceverli intorno al tavolo della sua nuova casa coniugale, cos
come era stato felice di dividere con loro il suo magro pasto di scapolo. Lo immobilizzava un sogno di eterna amicizia,
gioved come quelli si sarebbero successi all'infinito fino agli ultimi, estremi giorni della sua vita. Tutti eternamente
insieme! tutti partiti nello stesso momento e arrivati con la stessa vittoria!
Sandoz indovin forse il pensiero che rendeva Claude muto e gli disse attraverso la tovaglia, con il suo buon
sorriso giovane:
Eh? vecchio, eccoti ancora qui! Ah! porco cane, quanto ci sei mancato!... Ma, vedi, non cambia niente, siamo
sempre gli stessi... Non vero, voialtri!
Risposero con scrollatine di testa. Indubbiamente! indubbiamente!
Solo, continu raggiante, la cucina un poco meglio che a rue d'Enfer... Ve ne ho fatte mangiare, di
brodaglie!
Dopo la bouillabaisse comparve una lepre in salm; poi un pollo arrosto con insalata complet il pranzo. Ma
rimasero lungamente a tavola. Il dessert si protrasse, nonostante la conversazione non avesse la febbre e le violenze
d'altre volte: ognuno parlava di s, e finiva per tacere, vedendo che nessuno l'ascoltava. Al formaggio, per, quando
ebbero gustato un vinello di Borgogna, un poco agro, di cui la coppia s'era azzardata a far venire una botte contando sui
diritti d'autore del primo romanzo, le voci s'alzarono, animate:
Allora, hai combinato con Naudet? domand Mahoudeau con l'ossuto viso famelico, ancora pi infossato.
vero che per il primo anno ti assicura cinquantamila franchi?
Fagerolles rispose a fior di labbra:S, cinquantamila... Ma non c' ancora niente di deciso, sono tentennante,
duro vincolarsi cos. Ah! non sono facile ad entusiasmarmi, io!
Accidenti! mormor lo scultore, sei difficile. Per venti franchi al giorno io firmo quello che vogliono.
Tutti ora ascoltavano Fagerolles che faceva la parte dell'uomo tediato dal nascente successo. Aveva sempre la
sua bella faccia inquietante da sgualdrina; ma un certo modo di pettinarsi, il taglio della barba, gli davano un'aria pi
grave. Bench di tanto in tanto venisse ancora da Sandoz, si era staccato dalla compagnia, si era lanciato per i
boulevards, frequentava i caff, le redazioni, tutti i luoghi di pubblicit, laddove poteva fare conoscenze utili. Era una
tattica, la volont di costruirsi il proprio trionfo separatamente, quell'idea meschina che per riuscire bisognava non aver
pi niente in comune con questi rivoluzionari, n un mercante, n relazioni, n abitudini. E si diceva, anche, che
puntava per la sua riuscita sulle donne di due o tre salotti, senza insidiarle brutalmente, come Jory; ma da vizioso,
superiore a quel tipo di passioni, circuendo semplicemente nobildonne in declino.
In quel momento Jory gli segnal un articolo con l'unico scopo di darsi importanza, dato che pretendeva di aver
costruito Fagerolles, come pretendeva una volta di aver costruito Claude.
Di', hai letto l'analisi che ha fatto di te Vernier? Un altro che mi copia!
Ah! gliene scrivono, a lui, di articoli! sospir Mahoudeau.

Fagerolles fece con la mano un gesto di noncuranza; ma sorrideva, col simulato disprezzo per quei poveri
diavoli tanto poco abili da intestardirsi in quella sciocca scontrosit, quando era cos facile conquistare la folla. Per lui,
era sufficiente rompere, dopo averli saccheggiati. Beneficiava di tutto l'odio che si nutriva contro loro: per finire di
distruggere le loro opere ostinatamente violente, coprivano di elogi i suoi quadri ammansiti.
Tu l'hai letto l'articolo di Vernier? ripet Jory a Gagnire. Non vero che dice quello che ho detto io?
Gagnire era rimasto da qualche istante assorto nella contemplazione del suo bicchiere sulla tovaglia bianca
che il riflesso del vino macchiava di rosso. Sussult.
Eh? l'articolo di Vernier?
S, insomma tutti gli articoli che escono su Fagerolles.
Stupefatto, si gir verso quello:
Che? hanno scritto articoli su di te... Non ne so niente, non li ho mai visti... Ah! hanno scritto articoli su di te,
e perch?
Si scaten una follia di risate, il solo Fagerolles ridacchiava di malagrazia, credendo a un cattivo scherzo. Ma
Gagnire era assolutamente in buona fede: era stupefatto che si potesse decretare il successo di un pittore che ignorava
perfino la legge dei valori. Un successo per quel mistificatore, impossibile! Dove stava la coscienza?
Quell'allegria scatenata riscald la fine del pranzo. Nessuno mangiava pi, soltanto la padrona di casa voleva
riempire ancora i piatti.
Amico mio, non ti distrarre, ripeteva a Sandoz, tutto eccitato in mezzo al chiasso. Allunga la mano, i
biscotti sono sul buffet.
Ci furono proteste, si alzarono tutti. Ma poich il resto della serata si passava l, intorno alla tavola, a prendere
il t, rimasero in piedi continuando a parlare appoggiati alle pareti, mentre la cameriera sparecchiava. I coniugi
aiutavano, lei rimetteva le saliere nel cassetto, lui dava una mano a piegare la tovaglia.
Potete fumare, disse Henriette. Sapete che non mi disturba affatto.
Fagerolles, che aveva pilotato Claude nel vano della finestra, gli offr un sigaro, che quello rifiut.
Ah! vero, non fumi... E dimmi, verr a vedere quello che hai riportato? Cose molto interessanti... Lo sai, no,
quello che penso del tuo ingegno. Tu sei il pi valido...
Si mostrava molto umile, sincero fino in fondo, faceva riaffiorare l'ammirazione di una volta, segnato per
sempre dall'impronta del genio di un altro, che seguitava a riconoscere, malgrado i complicati calcoli della sua malizia.
Ma l'umilt era appesantita da un imbarazzo, rarissimo in lui: la perplessit in cui lo gettava il silenzio che il maestro
della sua giovinezza manteneva sul suo quadro. E si decise, con labbra tremanti:
L'hai vista la mia attrice, al Salon? Dimmi la verit, ti piace?
Claude esit un secondo, poi, da buon amico:
S, ci sono delle cose ottime.
Fagerolles gi si pentiva d'aver fatto quella domanda stupida; e fin con il perdere terreno, si scusava, cercava
di giustificare i prestiti, difendere i compromessi. Quando ne venne penosamente fuori, esasperato contro la sua
goffaggine, torn per un istante il buffone d'una volta, fece ridere fino alle lacrime lo stesso Claude, li divert tutti. Poi,
tese la mano ad Henriette per prendere congedo.
Come, ci lasciate cos presto?
S, purtroppo, cara signora. Mio padre questa sera riceve un capo divisione che si sta lavorando per la
decorazione... E siccome io sono uno dei suoi titoli, ho dovuto promettere di farmi vedere.
Quando se ne fu andato, Henriette, che aveva scambiato qualche parola a bassa voce con Sandoz, scomparve; e
si ud il rumore leggero dei suoi passi al primo piano: dopo il matrimonio, era lei che curava la vecchia madre inferma,
e nelle serate si assentava ripetutamente, come una volta il figlio.
Del resto, nessuno degli invitati aveva notato la sua uscita. Mahoudeau e Gagnire discutevano di Fagerolles,
mostrandosi velatamente acidi, senza attacchi diretti. Soltanto occhiate ironiche fra l'uno e l'altro, alzate di spalle, tutto
il silenzioso disprezzo dei ragazzi che non vogliono giustiziare un amico. Si rifecero con Claude, gli si prosternarono
davanti, soffocandolo con le speranze che riponevano in lui. Ah! era tempo che tornasse, perch soltanto lui, con le sue
qualit di grosso pittore, la sua mano sicura, poteva essere il maestro, il capo riconosciuto. Dopo il Salon des Refuss, la
scuola del plein air s'era allargata, si avvertiva tutta un'influenza crescente; sfortunatamente, gli sforzi si
disperdevano, le nuove reclute si contentavano di schizzi, impressioni buttate gi con tre pennellate; e aspettavano
l'uomo di genio necessario, quello che avrebbe tradotto la formula in capolavori. Che posto, da occupare! domare la
folla, inaugurare un secolo, creare un'arte! Claude li ascoltava, gli occhi a terra, il viso invaso dal pallore. S, era proprio
quello il suo sogno inconfessato, l'ambizione che non osava rivelare a se stesso. Soltanto, alla gioia per l'adulazione si
mescolava una strana angoscia, una paura di quel futuro, mentre li ascoltava innalzarlo al ruolo di dittatore, come se
avesse gi colto il trionfo.
Piantatela! fin per urlare. Ce ne stanno altri che valgono quanto me, io mi cerco ancora!
Jory, irritato, fumava in silenzio. Bruscamente, dato che gli altri si ostinavano a continuare, non pot trattenere
questa frase:
Tutto questo, ragazzini miei, perch siete inviperiti per il successo di Fagerolles.
Quelli protestarono, scoppiarono in recriminazioni. Fagerolles! il giovane maestro! buona, questa!
Oh! tu ci pianti, lo sappiamo, disse Mahoudeau. Non c' pericolo che scrivi due righe su noi, ora!

Diavolo, mio caro, rispose Jory, seccato, tutto quello che scrivo su voi me lo tagliano. Vi fate odiare
dovunque... Ah! se avessi un giornale mio!
Riapparve Henriette e poich gli occhi di Sandoz avevano cercato i suoi, gli rispose con uno sguardo, con quel
sorriso tenero e discreto che aveva anche lui un tempo, quando usciva dalla camera della madre. Poi li chiam tutti, e si
rimisero a sedere intorno al tavolo mentre lei preparava il t e lo versava nelle tazze. Ma la serata si fece triste,
intorpidita da una stanchezza. A nulla valse far entrare Bertrand, il grosso cane, che si prostitu sconciamente davanti
allo zucchero e che and a sdraiarsi vicino alla stufa, dove si mise a russare come un cristiano. Dopo la discussione su
Fagerolles cadevano lunghi silenzi, una sorta di noia irritata incombeva tra il fumo denso delle pipe. Gagnire si alz
anche da tavola per mettersi al pianoforte dove storpi in sordina certe battute di Wagner, con le dita dure del dilettante
che impara le prime scale a trent'anni.
Verso le undici, Dubuche, che finalmente si present, fin di gelare la riunione. Era scappato da un ballo,
desideroso di compiere verso i suoi antichi compagni quello che giudicava un ultimo dovere; e il suo abito, la cravatta
bianca, la grossa faccia pallida esprimevano insieme la contrariet d'esser venuto, l'importanza che attribuiva a simile
sacrificio, la paura che aveva di compromettere la sua recente fortuna. Evitava di parlare della moglie per non doverla
portare da Sandoz. Quando ebbe stretto la mano di Claude, senza maggiore emozione che se l'avesse incontrato il
giorno prima, rifiut la tazza di t, parl lentamente, gonfiando le guance, delle seccature del suo trasloco in una casa
nuova con le pareti da asciugare, il lavoro che lo sovrastava da quando si occupava delle costruzioni del suocero, tutta
una strada da mettere su, vicino al parco Monceau.
Allora Claude avvert nettamente che qualche cosa si rompeva. La vita si era gi portata via le serate d'un
tempo, cos fraterne nella loro violenza, dove niente li separava ancora, dove nessuno di loro pensava ad accaparrarsi la
propria parte di gloria. Oggi, la battaglia cominciava. Ogni affamato dava la sua azzannata. La spaccatura era l, una
fessura appena visibile, che aveva incrinato le antiche amicizie giurate e che un giorno le avrebbe spaccate in mille
pezzi.
Ma Sandoz, nel suo bisogno di eternit, non si accorgeva di niente, li vedeva identici a rue d'Enfer, l'uno al
braccio dell'altro, marciando da conquistatori. Perch cambiare quello che era un bene? La felicit non consisteva forse
in una gioia scelta fra tutte e poi gustata eternamente? E, un'ora pi tardi, quando gli amici si decisero ad andarsene,
insonnoliti dal monotono egoismo di Dubuche che parlava interminabilmente dei suoi affari, quando strapparono dal
piano l'ipnotizzato Gagnire, Sandoz, seguito dalla moglie, malgrado la notte fredda, volle assolutamente
accompagnarli fino in fondo al giardino, al cancello. Distribuiva strette di mano, gridava:
A gioved, Claude!... A gioved, tutti!... Eh? venite tutti!
A gioved! ripet Henriette, che aveva preso la lanterna e la teneva alta per illuminare la scala.
E, fra le risate, Gagnire e Mahoudeau risposero scherzando
A gioved, giovane maestro!... Buonanotte, giovane maestro!
Fuori, nella rue Nollet, Dubuche chiam subito una carrozza, che lo port via. Gli altri quattro risalirono
insieme fino al viale esterno, quasi senza scambiar parola, piuttosto storditi d'essere rimasti insieme per tanto tempo. Sul
boulevard passava una ragazza, e Jory si lanci dietro le sue gonne dopo aver addotto come scusa certe bozze che
l'aspettavano al giornale. E poich Gagnire aveva fermato meccanicamente Claude davanti al caff Baudequin, che
aveva ancora i lumi a gas accesi, Mahoudeau rifiut d'entrare e se ne and solo, ruminando i suoi tristi pensieri, laggi,
fino alla rue du Cherche-Midi.
Claude si ritrov, senza averlo voluto, seduto al loro vecchio tavolino, di fronte a Gagnire silenzioso. Il caff
non era cambiato: ci si riunivano sempre; la domenica, anzi, da quando Sandoz abitava in quel quartiere, l'entusiasmo
s'era rinfocolato; ma il gruppo si sperdeva nella marea dei nuovi arrivati, a poco a poco erano rimasti sommersi dalla
banalit eccedente dei nuovi allievi della scuola del plein air. A quell'ora, del resto, il caff si andava vuotando; tre
giovani pittori, che Claude non conosceva, andandosene vennero a stringergli la mano: rimase soltanto un piccolo
possidente del vicinato, addormentato davanti a un piattino.
Gagnire, tutto rilassato come a casa sua, indifferente agli sbadigli dell'unico cameriere rimasto a stiracchiarsi
nella sala, guardava Claude senza vederlo, con gli occhi vacui.
A proposito, domand quest'ultimo che stavi dicendo a Mahoudeau, stasera? S, il rosso della bandiera che
sfuma in giallo nell'azzurro del cielo... Eh? gli dai dentro alla teoria dei colori complementari...
Ma l'altro non rispose. Prese il suo boccale, lo ripos senza aver bevuto, fin per mormorare, con un sorriso
estasiato:
Haydn, la sua grazia retorica, una piccola musica tremula, da vecchia nonnina incipriata... Mozart, il genio
precorritore, il primo che abbia dato all'orchestra una voce individuale... Ed esistono, questi due, soprattutto perch
hanno fatto Beethoven... Ah! Beethoven, la potenza, la forza nel dolore sereno. Michelangelo delle tombe medicce! Un
eroe logico, un plasmatore di cervelli, perch sono partiti tutti dalla sinfonia corale, i grandi d'oggi!
Il cameriere, stanco d'aspettare, si mise a spegnere i lumi a gas, con mano stracca, strascicando i piedi. Una
malinconia invadeva la sala deserta, sudicia di sputi e mozziconi di sigari, esalante l'odore dei suoi tavolini impestati
dalle consumazioni, mentre dal boulevard assopito giungeva soltanto il singhiozzo sperduto di un ubriaco.
Gagnire, irraggiungibile, continuava ad inseguire le sue fantastiche cavalcate.
Weber passa in un paesaggio romantico, guidando la ballata dei morti fra salici sconvolti e querce che torcono
le loro braccia... Schubert lo segue, sotto la pallida luna, lungo laghi argentati... Ed ecco Rossini, la personificazione
dell'ingegno, cos allegro, cos naturale, incurante dell'espressione, che se ne infischia di tutti... non davvero il mio

autore, ah! no davvero! ma meraviglioso lo stesso per la ricchezza delle invenzioni, per gli effetti enormi che ricava
dalla concertazione delle voci e dalla ripetizione parossistica dello stesso tema... Questi tre, per arrivare a Meyerbeer, un
furbo che s' avvantaggiato di tutto, introducendo dopo Weber la sinfonia nell'opera, strutturando drammaticamente la
formula irriflessa di Rossini. Oh! afflati superbi, pompa feudale, misticismo militare, brivido delle leggende fantastiche,
grido di passione che attraversa la storia! E le trovate! la personalit degli strumenti, il recitativo drammatico,
accompagnato sinfonicamente dall'orchestra, la frase tipica su cui costruita tutta l'opera... Un grande, davvero, un
grande di prim'ordine!
Signore, venne a dire il cameriere, chiudo.
E dato che Gagnire non aveva neanche girato la testa, and a svegliare il piccolo possidente sempre
addormentato davanti al piattino.
Chiudo, signore.
Rabbrividendo, il tardivo consumatore si alz, cercando a tentoni nell'angolo buio in cui si trovava, per
riprendere il suo bastone; e quando il cameriere glielo ebbe raccattato sotto le sedie, usc.
Berlioz ha introdotto nel suo lavoro la letteratura, l'illustratore musicale di Shakespeare, di Virgilio e di
Goethe. Ma che razza di pittore! il Delacroix della musica, che fa divampare i suoni nei contrasti sfolgoranti delle
tonalit. Accanto a questo, la follia romantica, una religiosit colma di estasi che gli fanno travalicare le cime. Cattivo
costruttore d'opera, meraviglioso nel brano, talvolta troppo esigente nei confronti dell'orchestra che tortura, spingendo
fino all'estremo la possibilit degli strumenti che sono per lui altrettanti personaggi. Ah! quello che ha detto dei
clarinetti: "I clarinetti sono le 'donne amate'", ah! questa frase mi fa scorrere sempre un brivido sotto la pelle... E
Chopin, cos leccato nel suo byronismo, l'alato poeta delle nevrosi! E Mendelssohn, quell'impeccabile cesellatore,
Shakespeare in scarpine da ballo, con le sue romanze senza parole, veri gioielli per signore intelligenti!... E poi, e poi,
bisogna metterci in ginocchio...
Era rimasto solo un lume a gas acceso sopra la sua testa, e il cameriere, dietro la sua schiena, aspettava nel
vuoto nero e gelido della sala. La sua voce s'era velata d'un tremito religioso, stava per arrivare alla professione di fede,
al tabernacolo segreto, al santo dei santi.
Oh! Schumann, la disperazione, la felicit della disperazione! S, la fine di tutto, l'ultimo canto d'una purezza
sconsolata, sceso sulle rovine del mondo!... Oh! Wagner, il dio in cui s'incarnano secoli di musica! L'opera sua
l'immensa arca, tutte le arti riunite in un'unica arte, la vera umanit dei personaggi infine espressa, l'orchestra che vive
per conto suo la propria drammaticit; e il massacro delle convenzioni, delle formule insulse! che riscatto rivoluzionario
nell'infinito!... L'ouverture del Tahnnuser, ah! il sublime alleluia del nuovo secolo: all'inizio, il canto dei pellegrini, il
motivo religioso, calmo, profondo, a lenti palpiti; poi, le voci delle sirene che poco a poco lo sommergono, le volutt di
Venere piene di snervate delizie, languori stremanti, sempre pi forti e imperiose, scatenate; e, quasi subito, un tema
sacro che gradualmente ritorna come un'aspirazione dello spazio, a impadronirsi di tutti i canti e i sottofondi in una
suprema armonia, per trasportarli sulle ali di un inno trionfale!
Chiudo, signore, ripet il cameriere.
Claude, che non ascoltava pi assorbito anche lui nella propria passione, vuot il boccale e disse a voce molto
alta:
Oh, chiudono, vecchio mio!
Allora Gagnire trasal. Il suo viso incantato si contrasse dolorosamente e batt i denti, come fosse precipitato
da un astro. Avidamente scol la sua birra, poi, sul marciapiede, dopo aver stretto in silenzio la mano dell'amico, si
allontan, s'inabiss nel fondo delle tenebre.
Erano quasi le due quando Claude rientr a rue de Douai. Da una settimana che scorrazzava di nuovo per
Parigi si ritirava ogni sera febbricitante per la giornata vissuta. Ma non era mai tornato cos tardi, la testa cosi
infiammata e febbricitante. Christine, vinta dalla stanchezza, dormiva sotto la lampada spenta, la testa abbandonata
sull'orlo del tavolo.
VIII

Un ultimo colpo di piumino di Christine, e finalmente furono sistemati. Lo studio di rue de Douai, piccolo e
scomodo era costituito soltanto da una stretta camera e una cucina grande come un armadio: bisognava mangiare nello
studio, la coppia viveva l, col bambino sempre fra i piedi. E Christine aveva penato non poco a cavarsela con le loro
quattro suppellettili, dato che voleva evitare di spendere. Fu costretta tuttavia ad acquistare un vecchio letto d'occasione
e cedette anche al desiderio di avere le tende di mussolina bianca, comprate a sette soldi il metro. Da allora, quel buco le
parve incantevole e si dedic a tenerlo con borghese decoro, risoluta a fare tutto da s, assumendosi il peso delle
faccende domestiche per non peggiorare troppo la loro vita che era diventata difficile.
Claude visse quei primi mesi in una crescente eccitazione. Le corse nelle strade tumultuose, gli incontri con gli
amici, fervidi di discussioni, tutte le rabbie, le idee calde che riportava da fuori, lo facevano parlare appassionatamente a
voce alta perfino nel sonno. Parigi l'aveva riafferrato fino al midollo, con violenza; e, nella fiamma alta di questa
fornace ritrovava come una seconda giovinezza, un entusiasmo, un'ambizione, un desiderio di vedere tutto, fare tutto,
conquistare tutto. Mai aveva sperimentato una simile smania di lavoro n una speranza simile, come se gli fosse bastato

stendere la mano per creare i capolavori che lo avrebbero messo al suo posto, il primo. Quando attraversava Parigi,
scopriva quadri ovunque; l'intera citt, con le sue strade, i vicoli, i ponti, gli orizzonti colmi di vita, si diramava in una
serie d'immensi affreschi, che giudicava sempre troppo angusti, inebriato dall'idea delle sue opere colossali. E rincasava
anelante, la testa ribollente di progetti, e buttava gi schizzi su pezzi di carta, la sera, sotto la lampada, senza poter
decidere da dove avrebbe cominciato la serie delle grandi pagine che sognava.
Un ostacolo serio gli si par davanti con la piccolezza del suo studio. Se soltanto avesse avuto l'antica soffitta
del quai de Bourbon, o anche la grande stanza da pranzo di Bennecourt! Ma che fare, in questo lungo vano, un
corridoio, che il proprietario, dopo averlo ricoperto di vetri, aveva la sfrontatezza di affittare a quattrocento franchi ai
pittori? E la cosa peggiore era che questa vetrata, volta a nord, stretta fra due pareti alte, non lasciava cadere che una
verdastra luce da cantina. Bisognava cos rimandare a pi tardi i progetti ambiziosi, e risolse di contentarsi all'inizio di
tele medie, se vero che la dimensione non fa la genialit delle opere.
Il momento gli sembrava ottimo per un buon artista capace di introdurre finalmente una nota di originalit e di
autenticit nello sfacelo delle vecchie scuole! Le formule di ieri erano gi in crisi. Delacroix era morto senza discepoli;
Courbet aveva appena dietro s qualche maldestro imitatore; i loro capolavori erano ormai pezzi da museo, anneriti dal
tempo, semplici testimonianze dell'arte di un'epoca; e sembrava facile prevedere la nuova formula che si sarebbe
distaccata da loro, quella spinta della luce piena, quell'alba limpida che si levava negli ultimi quadri, sotto l'incipiente
influenza della scuola del plein air. Era innegabile, le luminose opere di cui avevano riso tanto al Salon des Refuss
preoccupavano sordamente non pochi pittori, schiarivano poco a poco tutte le tavolozze. Nessuno ancora lo ammetteva,
ma la spinta era stata data, era in atto una evoluzione che diventava sempre pi sensibile ad ogni nuova mostra. E che
colpo, se da quelle copie inconsce di inetti, da quei tentativi pavidi e sornioni di gente abile fosse venuto fuori un
maestro a realizzare la formula con l'audacia della forza, senza scrupoli, come bisognava imporla, solida e integra,
perch fosse la verit di questa fine secolo!
In quella prima ora di passione e di speranza, Claude, normalmente cos dilaniato dal dubbio, fu sicuro della
propria genialit. Non aveva pi quelle crisi d'angoscia che lo spingevano per giornate intere per strada, in cerca del
coraggio perduto. Era sostenuto da una febbre, lavorava con l'ostinazione cieca dell'artista che scava dentro la sua pelle
per estrarne il frutto che lo tormenta. Il lungo riposo in campagna gli aveva dato una singolare freschezza di visione,
una gioia inebriante nell'esecuzione; gli sembrava di rinascere al suo mestiere, in una facilit e un equilibrio che non
aveva mai conosciuto; ed era anche la certezza di migliorare, un profondo appagamento davanti a pezzi riusciti dove si
realizzavano finalmente antichi sforzi sterili. Come diceva a Bennecourt, la sua aria libera ce l'aveva dentro, quella
pittura dai colori allegramente melodiosi che stupiva gli amici, quando venivano a trovarlo. Tutti ammiravano, convinti
che avrebbe dovuto soltanto farsi avanti per occupare il suo posto, molto in alto, con opere di un carattere tanto
personale, dove per la prima volta la natura effondeva la sua vera luce nel gioco dei riflessi e della continua
scomposizione dei colori.
E per tre anni Claude lott senza cedimenti, spronato dagli insuccessi, senza rinunciare a nessuna delle sue
idee, marciando dritto davanti a s, con l'intransigenza della fede.
Da principio, il primo anno, and, sotto le nevicate di dicembre, a piazzarsi quattro ore al giorno dietro la
collina di Montmartre, all'angolo d'un terreno abbandonato, dove dipingeva uno scorcio di miseria, basse catapecchie
sovrastate da ciminiere di officine, e, in primo piano, aveva messo in mezzo alla neve una ragazzetta e un vagabondo
cencioso che divoravano mele rubate. L'ostinazione a dipingere dal vero complicava terribilmente il suo lavoro,
intralciandolo con difficolt quasi insormontabili. Tuttavia termin questo quadro fuori, e si concesse soltanto di
rifinirlo, in studio. L'opera, quando fu collocata sotto la luce livida della vetrata, riusc a stupirlo per la sua brutalit: era
come una porta aperta sulla strada, la neve accecava, le due figure si stagliavano, miserabili, in un grigio fangoso.
Improvvisamente sent che un quadro simile non sarebbe stato accettato; non si prov per ad addolcirlo, lo invi ipso
facto al Salon. Dopo aver giurato che non avrebbe tentato mai pi di esporre, stabiliva ora per principio che si doveva
sempre presentare qualcosa alla giuria, se non altro per metterla di fronte ai propri torti; e inoltre riconosceva l'utilit del
Salon, unico campo di battaglia nel quale un artista potesse rivelarsi immediatamente. La giuria rifiut il quadro.
Il secondo anno, cerc un soggetto del tutto diverso. Scelse un angolo del Quai des Batignolles, a maggio:
grossi castagni gettavano la loro ombra, una fuga di prati, case a sei piani, sullo sfondo; mentre in primo piano, sopra
una panchina di un verde crudo, cameriere e piccoloborghesi del quartiere guardavano tre ragazzini che facevano torte
di sabbia. C'era voluto un certo eroismo, una volta ottenuto il permesso, per mandare avanti il suo lavoro in mezzo alla
folla sogghignante. Alla fine s'era deciso a recarsi l alle cinque del mattino, per dipingere lo sfondo, e quanto alle
figure, aveva dovuto risolversi a tracciarne lo schizzo per finirle poi in studio. Questa volta il quadro gli parve meno
duro, il tono rifletteva un poco la dolcezza smorta che pioveva dai vetri. Lo giudic gi accettato, tutti gli amici
gridarono al capolavoro, diffusero la voce che il Salon ne sarebbe stato rivoluzionato. E notevole lo stupore, lo sdegno,
quando corse voce di un nuovo rifiuto della giuria. Non era pi negabile il partito preso, si trattava dell'affossamento
sistematico di un artista autentico. Lui, dopo la prima ira, diresse la collera contro il suo quadro, dichiarandolo
menzognero, disonesto, esecrabile. Era soltanto una lezione ben meritata di cui si sarebbe ricordato: doveva ripiombare
in quella luce da cantina dello studio? tornare alla schifosa confezione borghese di fantocci conditi di eleganza? Quando
la tela gli fu rinviata, prese un coltello e la lacer.
Cos, il terzo anno, si disper su un'opera di rottura. Volle il solleone, quel sole di Parigi che certi giorni
arroventa il lastricato fino a farlo bianco, nel riverbero accecante delle facciate: in nessun posto del mondo fa pi caldo,
perfino le genti dei paesi torridi le vedi asciugarsi il sudore, si direbbe una terra d'Africa, sotto la pioggia pesante di un

cielo infocato. Il soggetto scelto fu un angolo della place du Carrousel, all'una, quando l'astro picchia a piombo. Una
carrozza trabalzava, il cocchiere sonnolento, il cavallo si scioglieva in sudore, a testa bassa, sfocato nelle vibrazioni del
caldo; i passanti sembravano ubriachi mentre, unica, una giovane donna, rosea ed energica, sotto il suo parasole,
camminava tranquilla con passo da regina, come nell'elemento di fiamma per cui la sua vita era fatta. Ma quello che pi
rendeva tremendo questo quadro era la nuova concezione della luce, quella scomposizione, osservata con estrema
esattezza, che negava tutte le abitudini dell'occhio accentuando gli azzurri, i gialli, i rossi l dove nessuno era abituato a
vederli. Le Tuileries, sul fondo, svanivano in una nuvola d'oro, i selciati in macchie rosse, i passanti non erano pi che
suggerimenti, ombre cupe divorate dalla luce troppo viva. Questa volta gli amici, pur abbandonandosi ad esclamazioni
ammirate, rimasero impacciati, colpiti dalla stessa angoscia: una simile pittura portava al martirio. Lui, cap benissimo
sotto le lodi la rottura che si produceva; e quando la giuria, di nuovo, gli chiuse il Salon, esclam dolorosamente, in un
momento di lucidit:
Allora, chiaro... ci creper!
Poco a poco, anche se la spavalderia della sua ostinazione sembrava aumentare, ricadde tuttavia nei dubbi di un
tempo, devastato dalla lotta che sosteneva contro la natura. Ogni tela che gli veniva respinta gli sembrava cattiva,
essenzialmente incompleta, insufficiente a realizzare lo sforzo tentato. Era questa impotenza ad esasperarlo, pi ancora
del rifiuto della giuria. Indubbiamente a quest'ultima non perdonava niente: le sue opere, anche allo stato embrionale,
valevano cento volte le mediocrit accettate; ma era tremendo non dare tutto se stesso in quel capolavoro che il suo
ingegno non riusciva a produrre! C'erano sempre parti stupende, era contento di questo, di quello, di quell'altro. Allora,
perch quei vuoti improvvisi? perch certe parti indegne, inavvertite durante il lavoro, che distruggevano il quadro con
una macchia indelebile? E si sentiva incapace di correzioni, in un attimo si trovava di fronte a un muro, un ostacolo
insormontabile, al di l del quale gli era proibito inoltrarsi. Se riprendeva venti volte quel pezzo, venti volte peggiorava
il male, tutto si confondeva, scivolava in poltiglia. S'innervosiva, non vedeva pi, non andava pi avanti, arrivava a
un'autentica paralisi della volont. Forse erano gli occhi, le mani, che cessavano di appartenergli nel progredire di quelle
antiche lesioni che gi l'avevano tormentato? Le crisi si moltiplicavano, ricominciava a vivere settimane spaventose,
divorandosi, spaccato fra l'incertezza e la speranza; e l'unico sostegno, in quelle brutte ore consumate ad accanirsi su
quanto gli resisteva, era il sogno consolatore dell'opera futura, di cui finalmente sarebbe stato soddisfatto, in cui le sue
mani non pi impacciate avrebbero creato. Per un fenomeno costante, il bisogno di creare correva tanto pi veloce delle
dita che non lavorava mai a una tela senza ideare la prossima. Lo pungolava sempre la stessa fretta, sbarazzarsi del
lavoro in corso, su cui agonizzava; sicuramente non valeva ancora niente, succube di funeste concessioni, sotterfugi,
tutto quanto un artista sottrae alla propria integrit; ma quello che avrebbe fatto poi, ah! quello che avrebbe fatto, lo
vedeva superbo ed eroico, inattaccabile, indistruttibile. Miraggio perpetuo che frusta il coraggio dei dannati dell'arte,
menzogne tenere e pietose senza cui sarebbe impossibile produrre per tutti quelli che si macerano nel non poter creare
qualcosa come la vita!
E, al di fuori di questa lotta senza posa insorgente con se stesso, si accumulavano le difficolt materiali. Non
bastava non riuscire a tirar fuori quello che si aveva dentro, bisognava anche battersi contro le cose! Anche se rifiutava
di confessarselo, la pittura dal vivo, all'aria aperta, diveniva impossibile dal momento in cui le tele superavano certe
dimensioni. Come sistemarsi per le strade, in mezzo alla folla? come ottenere, per ogni personaggio, le ore di posa
sufficienti? Quel sistema andava bene solo per determinati soggetti: paesaggi o certi angoli di citt dove le persone sono
sagome appena schizzate. Poi, c'erano le mille contrariet del tempo, il vento che si portava via il cavalletto, la pioggia
che interrompeva le sedute. Quei giorni, rientrava fuori di s, minacciando coi pugni il cielo, accusando la natura di
difendersi per non essere soggiogata e vinta. Deplorava amaramente di non essere ricco, perch sognava studi mobili,
una carrozza a Parigi, un battello sulla Senna, in cui avrebbe vissuto come un bohmien. Ma niente gli veniva in aiuto,
tutto cospirava contro il suo lavoro.
Christine, allora, soffriva con Claude. Aveva condiviso le sue speranze, tutta baldanzosa, rallegrando lo studio
con le sue premure di massaia; e, ora, si accasciava, scoraggiata, a vederlo senza forze. Ad ogni quadro respinto il suo
dolore era sempre pi acuto, ferita nel suo amor proprio di moglie, con quel desiderio del successo che hanno tutte.
L'amarezza del pittore inaspriva anche lei, aveva sposato le sue passioni, s'identificava nei suoi gusti, difendeva la sua
pittura divenuta un'emanazione di s, il grande impegno della loro vita, l'unico importante ormai, in cui poneva la sua
felicit. Ogni giorno intuiva con maggior sicurezza che quella pittura le rubava sempre pi il suo innamorato; lei non
era ancora entrata in lotta, cedeva, si lasciava trascinare con lui per essere una sola cosa, tesa al medesimo sforzo. Ma da
quel principio di resa le veniva una sensazione di tristezza, la paura di quello che l'attendeva alla fine. Talvolta il brivido
della sconfitta la gelava fino al cuore. Si sentiva invecchiata, sconvolta da una piet immensa, una voglia di piangere
senza ragione contro cui lottava nello studio lugubre per ore, quando rimaneva sola.
In quel periodo il suo cuore si dilat di generosit e dall'amante venne fuori la madre. Quell'amore materno per
il suo artista bambino si componeva d'una indefinibile, sconfinata, struggente piet per la debolezza irrazionale in cui lo
vedeva precipitare continuamente, per quei perdoni continui che era costretta a concedergli. Cominciava a renderla
infelice, da lui riceveva soltanto quelle carezze abitudinarie che si danno come un'elemosina alle donne di cui ci si
comincia a stancare. Come amarlo, quando gli sfuggiva dalle braccia, quando prendeva un'aria annoiata, negli abbracci
appassionati con cui lei sempre lo soffocava? Come amarlo se lei non conosceva altro amore che quella continua
dedizione, adorante, perpetuamente offerta in olocausto? Nel suo intimo, l'amore inappagato si dibatteva, lei era ancora
piena di passionalit, sensuale dalle labbra carnose nella prominenza ostinata delle mascelle. Allora, dopo le segrete
angosce della notte, conosceva una dolcezza melanconica nell'essere, fino alla sera, soltanto una madre, di godere

un'ultima, pallida felicit nella bont, nel benessere che tentava di creargli intorno, in quella loro vita che s'era ora
guastata.
Il piccolo Jacques fu l'unico a soffrire di questo dirottamento della tenerezza. Lei lo trascurava ancora di pi, il
suo corpo, rimasto muto per lui, s'era svegliato alla maternit solo attraverso l'amore. Era l'uomo adorato, desiderato, a
diventare suo figlio: e l'altro, quel povero bambino, restava una semplice testimonianza della loro antica passione. Man
mano che l'aveva visto farsi grande e richiedere cure minori, aveva cominciato a sacrificarlo, senza vera durezza,
semplicemente perch cos si sentiva. A tavola, gli serviva il secondo boccone; il posto migliore, vicino alla stufa, non
era riservato alla sua seggiolina; se sobbalzava per timore d'una disgrazia, il primo grido, il primo gesto di protezione
non erano mai per la sua fragilit. E lo reprimeva incessantemente, lo annullava:Jacques, stai zitto, stanchi tuo padre!
Jacques, non muoverti, lo vedi che tuo padre lavora!
Il bambino si adattava male a Parigi. Lui che s'era rotolato in piena libert nell'aperta campagna, soffocava
nello spazio limitato dove era costretto a fare il bravo. Le sue belle guance colorite impallidivano, cresceva
mingherlino, serio come un ometto, gli occhi spalancati sulle cose. Aveva compiuto cinque anni, la testa gli era
diventata smisuratamente grossa per uno strano fenomeno che faceva dire a suo padre:Il marmocchio ha il capoccione
di un grand'uomo! Ma, al contrario, sembrava che l'intelligenza diminuisse a misura che il cranio cresceva. Molto
dolce, timoroso, il bambino rimaneva assorto per ore, incapace di rispondere, lo spirito in fuga; e, se usciva da quella
immobilit, era per abbandonarsi a folli crisi di urla e salti, come un giovane animale allegro trascinato dall'istinto.
Allora piovevano gli stai buono!, perch la madre non poteva capire quel chiasso improvviso, sconvolta nel vedere
che al suo cavalletto il pap si irritava, irritandosi anche lei, correndo subito a far sedere il piccolo nel suo cantuccio.
Calmatosi improvvisamente, col brivido impaurito di un troppo brusco risveglio, si riassopiva, ad occhi aperti, cos
indolente verso la vita che i giocattoli, i turaccioli, le figurine, i vecchi tubi di colore, gli cadevano di mano. Lei aveva
provato una volta ad insegnarli l'alfabeto. Si era ribellato fra le lacrime, e cos aspettavano un anno o due prima di
mandarlo a scuola, dove i maestri avrebbero saputo farlo studiare.
Christine, alla fine, cominci a sgomentarsi davanti alla miseria che incombeva. A Parigi, con quel bambino
che cresceva, la vita era pi cara e i fine-mese diventavano tremendi, malgrado le economie di tutti i generi. La coppia
contava solo sui mille franchi di rendita: e come vivere con cinquanta franchi al mese, una volta prelevati i quattrocento
franchi per l'affitto? Al principio s'erano cavati d'imbarazzo grazie a qualche tela venduta, dato che Claude aveva
ritrovato l'antico amatore di Gagnire, uno di quei borghesi esecrati che sotto le abitudini maniacali in cui si
mortificano, nascondono anime appassionate d'artista; costui, il signor Hue, un ex capo-ufficio, sfortunatamente non era
tanto ricco da comprare sempre, e non poteva che lamentare la cecit del pubblico che una volta in pi lasciava morire
di fame le persone di genio; lui infatti, colpito dalla loro bellezza, alla prima occhiata aveva scelto le opere pi violente,
che teneva appese accanto ai suoi Delacroix, e a cui profetizzava eguale fortuna. Il peggio consisteva nel fatto che pap
Malgras s'era ritirato, dopo aver accumulato una fortuna: un gruzzolo modesto, d'altronde, una rendita di diecimila
franchi che aveva deciso di rosicchiarsi in una casetta di Bois-Colombes, da uomo prudente. Bisognava sentirlo parlare
del famoso Naudet, il disprezzo con cui alludeva ai milioni maneggiati da quel giocoliere, milioni che gli sarebbero
ricaduti addosso, diceva. Claude, incontrandolo, riusc a vendergli soltanto un'ultima tela, uno dei suoi studi fatti da
Boutin, quel superbo nudo che il vecchio mercante non aveva potuto rivedere senza un rigurgito di passione. Cos era la
miseria: gli sbocchi anzich aprirsi si chiudevano, poco a poco s'andava creando una pericolosa leggenda intorno a
quella pittura continuamente respinta dal Salon; senza contare che per scoraggiare l'acquisto sarebbe stata sufficiente
quell'arte cos poco edulcorata, cos rivoluzionaria, dove l'occhio sgomento non ritrovava alcuna convenzione
riconosciuta. Una sera, non sapendo come saldare un conto di colori, il pittore aveva detto che avrebbe intaccato il
capitale della sua rendita piuttosto che abbassarsi a confezionare miserabili quadri commerciali. Ma Christine s'era
opposta con violenza a quella soluzione estrema: avrebbe ridotto ancora le spese, tutto era meglio di quella follia che li
avrebbe fatti ritrovare sul lastrico, senza pane.
Dopo il rifiuto del suo terzo quadro, l'estate fu cos miracolosa, quell'anno, che Claude sembr attingervi nuova
forza. Non una nuvola, giornate limpide sulla gigantesca attivit di Parigi. S'era messo a girare per la citt con la
volont di cercare un colpo, come lo chiamava: qualcosa di enorme, di decisivo, non sapeva di pi. E, fino a
settembre, non trov nulla; si appassionava a un progetto per una settimana, poi dichiarava che non era ancora quello
che voleva. Viveva in una tensione continua, sulle corde, sul punto di afferrare la realizzazione di quel sogno che
sempre fuggiva. Nel fondo di s, l'intransigenza del realista nascondeva superstizioni di donna nervosa, credeva a certe
influenze complicate e misteriose: tutto sarebbe dipeso dall'orizzonte scelto, nefasto o propizio.
Un pomeriggio, in una delle ultime belle giornate della stagione, Claude aveva portato con s Christine,
lasciando il piccolo Jacques sotto la sorveglianza della portiera, una vecchia brava donna, come facevano di solito
quando uscivano insieme. Aveva provato un desiderio improvviso di passeggiare, un bisogno di rivedere con lei certi
angoli un tempo prediletti, dietro cui si celava la vaga speranza che lei gli avrebbe portato fortuna. E discesero cos fino
al ponte Louis-Philippe, rimasero un quarto d'ora sul Quai des Ormes, silenziosi, dritti contro il parapetto, a guardare di
fronte, dall'altro lato della Senna, il vecchio palazzo del Martoy dove si erano amati. Poi, sempre senza una parola,
rifecero l'antico percorso, fatto tante volte; costeggiarono il fiume, sotto i platani, e ad ogni passo vedevano riemergere i
tempi passati; e tutto tornava a scorrere, i ponti col taglio delle arcate sull'acqua lucida, la Cit nell'ombra dominata
dalle torri dorate di Notre-Dame, l'immensa curva della riva destra, inondata di luce, chiusa dalla sagoma incerta del
padiglione del Flore, e i larghi viali, i monumenti delle due rive, e la vita del fiume, le lavanderie, i bagni, i battelli.
Come una volta, l'astro declinante li seguiva, calando sui tetti delle case lontane, spaccandosi dietro la cupola

dell'Institut: un tramonto fantastico, non ne avevano visto uno pi bello, una discesa lenta in mezzo a piccole nuvole che
si trasformavano in un reticolato di porpora, da ogni maglia del quale sfuggivano fiotti d'oro. Ma da quel passato che
riemergeva veniva loro solo un'invincibile malinconia, la sensazione dell'eterna fuga, l'impossibilit di tornare indietro e
rivivere. Quelle antiche pietre rimanevano fredde, quella corrente continua sotto i ponti, quell'acqua che era passata,
pareva che avesse portato via un poco di loro stessi, l'incanto del primo desiderio, la gioia della speranza. Ora che si
appartenevano, assaporavano solo la semplice felicit di sentire la pressione tiepida delle loro braccia, mentre
camminavano dolcemente, come avvolti dalla vita enorme di Parigi.
Al ponte dei Saints-Pres, Claude, disperato, si ferm: aveva lasciato il braccio di Christine, s'era voltato verso
il cuore della Cit. Lei avvert il distacco che si produceva, divenne tristissima; e vedendolo dimentico di tutto, volle
recuperarlo.
Caro, torniamo a casa, ora... Jacques ci aspetta, lo sai.
Ma lui prosegu fino a met del ponte. Dovette seguirlo. Di nuovo rimase immobile, gli occhi sempre fissi
laggi, sull'isola perpetuamente all'ancora, culla e cuore di Parigi, dove confluisce da secoli il battito di tutte le sue
arterie, nell'incalzare perpetuo dei foubourgs che invadono la pianura. Una fiamma gli era salita al viso, gli occhi
brillavano, finalmente fece un gesto ampio:
Guarda! guarda!
In primo piano, sotto di loro, c'era il porto Saint-Nicolas, i casotti bassi degli uffici di navigazione, la grande
sponda lastricata che scende, ingombra di mucchi di sabbia, barili e sacchi, bordata da una fila di battelli ancora carichi
con una folla brulicante di scaricatori, su cui incombeva il braccio gigantesco d'una gru di ghisa; mentre, dall'altra parte
del fiume, uno stabilimento, animato dal chiasso degli ultimi bagnanti, faceva sventolare i pennoni di tela grigia che gli
facevano da tettoia. Poi, in mezzo, la Senna vuota saliva, verdastra, con minime onde danzanti picchiettate di bianco,
azzurro, rosa. E il pont des Arts segnava un secondo piano, altissimo sulle armature di ferro, leggero come un merletto
nero, animato dal perpetuo viavai dei pedoni, una cavalcata di formiche sulla sottile linea della sua carreggiata. Al di
sotto, la Senna scorreva, allontanandosi; si vedevano i vecchi archi del Pont-Neuf scuriti dalla ruggine delle pietre; a
sinistra si apriva uno sbocco, fino all'isola Saint-Louis, frammento di specchio d'una sintesi abbagliante; e l'altro braccio
girava breve, la diga della Monnaie sembrava chiudere la vista con la sua sbarra di spuma. Lungo il Pont-Neuf, grandi
omnibus gialli, carrozze variopinte sfilavano con meccanica regolarit di giocattoli. L'intero sfondo s'inquadrava li,
nella prospettiva delle due rive: sulla riva destra, le case del lungofiume, seminascoste da un gruppo di grossi alberi da
cui emergevano, sull'orizzonte, uno spigolo dell'Htel de Ville e il campanile quadrato di Saint-Gervais, perduti in una
confusione di sobborghi; sulla riva sinistra, un'ala dell'Institut, la piatta facciata della Monnaie ancora alberi, in fila. Ma
ad occupare il centro dell'immenso quadro, emergente dal fiume, alta fino ad invadere il cielo era la Cit, questa prua
d'antico vascello, eternamente dorata dal sole al crepuscolo. In basso, i pioppi del terrapieno verdeggiavano in una
massa imponente, celando la statua. Pi in alto, il sole contrapponeva le due zone, affossando nell'ombra le case grigie
del quai de l'Horloge, illuminando con una fiammata le case vermiglie del quai des Orfvres, un susseguirsi di case
irregolari, cos nitide che l'occhio distingueva i minimi dettagli, le botteghe, le insegne, perfino le tende alle finestre.
Sopra, fra le smerlature dei comignoli, dietro l'obliqua scacchiera dei piccoli tetti, le torrette del Palais e i comignoli
della Prfecture stendevano manti d'ardesia interrotti da un colossale affiche azzurro, dipinto sul muro, le cui lettere
gigantesche, visibili da tutta Parigi, erano come l'efflorescenza della febbre moderna sulla fronte della citt. Pi in alto,
pi in alto ancora, al di sopra delle torri gemelle di Notre-Dame, tinte d'oro antico, si slanciavano due guglie: dietro la
guglia della cattedrale, sulla sinistra la guglia della Sainte-Chapelle, di una eleganza cos delicata che sembravano
oscillare alla brezza, albero maestro del secolare vascello immerso nella luce, in pieno cielo.
Vieni, tesoro? ripet Christine con dolcezza.
Claude seguitava a non udirla; il cuore di Parigi l'aveva totalmente conquistato. La bella sera dilatava
l'orizzonte. Era tutto un brillare di luce, uno stagliarsi d'ombre, un'allegria nella precisione dei dettagli, una trasparenza
dell'aria vibrante di contentezza. E la vita del fiume, il fermento delle sponde, quell'umanit straripante per le strade, a
scorrere sui ponti, a confluire da tutti i bordi dell'immensa tinozza, vaporava l in una onda visibile, in un brivido che
tremolava nel sole. Soffiava un vento leggero, un volo di nuvolette rosa attraversava altissimo l'orizzonte che
impallidiva, mentre si percepiva un palpito lento e immenso, l'anima di Parigi alitante intorno alla sua culla.
Allora Christine s'impadron del braccio di Claude, preoccupata di vederlo cos assorto, colpita da una specie di
religiosa paura; e lo trascin con s, come se l'avesse sentito in grande pericolo.
Torniamo, ti fai del male... Voglio tornare a casa.
Al suo contatto, lui aveva trasalito come chi si risvegli. Poi, volgendo la testa in un ultimo sguardo:
Ah! diomio mormor, diomio, quant' bello!
Si lasci condurre via. Ma per tutta la sera, prima a tavola, poi accanto alla stufa e fino al momento di coricarsi,
rimase stordito, tanto pensieroso che non gli riusc di dire quattro parole cos che la moglie, incapace di cavargli una
risposta, fin per stare zitta anche lei. Lo fissava, ansiosa, forse erano i sintomi d'una malattia grave, qualche pernicioso
colpo d'aria che aveva preso su quel ponte? Fissava il vuoto con occhi vacui, il viso gli si imporporava sotto lo sforzo
interiore, si sarebbe detto il sordo travaglio di una germinazione, un essere che nasceva in lui, quell'esaltazione e quella
nausea che le donne conoscono. Dapprima lo sforzo sembrava penoso, confuso, ostacolato da mille ceppi; poi tutto si
liber e lui smise di rigirarsi nel letto e s'addorment col sonno pesante delle grosse fatiche.
Il giorno dopo, non appena fatta colazione, spar. E lei pass una giornata dolorosa, perch pur essendosi un
poco rassicurata udendolo fischiettare, appena sveglio, certe ariette del Midi, era oppressa da un'altra preoccupazione,

che gli aveva tenuto nascosta, per timore di avvilirlo maggiormente. Quel giorno, per la prima volta, erano rimasti
completamente senza soldi; una settimana intera li separava dal giorno in cui riscuotevano la piccola rendita; e lei aveva
speso la mattina l'ultima lira, non le restava pi niente per la sera, nemmeno di che mettere una pagnotta in tavola. A
quale porta bussare? Come mentirgli oltre, quando sarebbe rientrato per mangiare? Risolse d'impegnare il vestito di seta
nera che un tempo le aveva regalato Madame Vanzade; ma le costava moltissimo, tremava di paura e vergogna all'idea
di quel monte di piet, quella pubblica casa dei poveri dove non era mai entrata. La tormentava una tale angoscia per
l'avvenire che, coi dieci franchi di prestito, si limit a preparare una zuppa al prezzemolo e patate in umido. Un incontro
all'uscita del banco dei pegni l'aveva messa a terra.
Claude ovviamente rincas tardi, tutto animato, gli occhi luminosi, tutto un eccitamento di segreta gioia: e
aveva una gran fame, urlava, perch non era ancora apparecchiato. Poi, quando fu a tavola, fra Christine e Jacques,
inghiott la minestra, divor una zuppiera di patate.
Come! tutto qua? domand poi. Avresti anche potuto aggiungere un poco di carne... C' stato bisogno di
comprare un altro paio di stivaletti?
Lei balbett, non os dire la verit, ferita da quella ingiustizia. Ma lui continuava, la prendeva in giro sui soldi
che dilapidava per comprarsi i suoi fronzoli; e, sempre pi eccitato, nell'egoismo delle violente sensazioni che sembrava
volersi tenere solo per s, improvvisamente se la prese con Jacques:
Finiscila, dunque, maledetto moccioso! Diventi insopportabile!
Jacques, scordandosi di mangiare batteva il cucchiaio sul bordo del piatto, gli occhi ridenti, l'aria estasiata da
quella musica.
Jacques, finiscila! url la madre a sua volta. Lascia mangiare in pace tuo padre!
E il piccolo, spaventato, improvvisamente buonissimo, ripiomb nella sua immobilit tetra, gli occhi smorti
sulle patate che seguitava a non mangiare. |[continua]|
|[VIII, 2]|
Claude si rimpinz ostentatamente di formaggio, mentre Christine, desolata, accennava di voler andare a
comprare una fetta di carne cotta dal salumaio; ma lui rifiut, la trattenne con parole che finirono di angosciarla. Poi,
quando la tavola fu sparecchiata e si ritrovarono tutti e tre intorno al lume, per passare la serata, lei chiacchierando, il
piccolo, muto davanti a un libro di figure, lui tamburell a lungo con le dita, lo spirito lontano, tornato laggi, da dove
veniva.
Bruscamente si alz, si rimise a sedere con un foglio di carta e matita, cominci a tracciare segni rapidi sotto la
luce rotonda e viva che cadeva dalla lampada. E quello schizzo, fatto a memoria, sotto l'urgenza di fermare all'esterno il
tumulto di idee che gli pulsavano nella testa non valse minimamente a dargli un poco di sollievo. Al contrario lo
stimolava, e tutto il rumore di cui rigurgitava gli usc dalle labbra, fin per scaricare il cervello in un flusso di parole.
Avrebbe parlato ai muri, si rivolgeva alla moglie perch se la trovava l.
Ecco! quello che abbiamo visto ieri... Oh! superbo! Ci ho passato tre ore, oggi, ho in pugno la mia opera,
qualcosa di spettacoloso, che far saltare tutto!... Guarda! mi metto sotto il ponte, in primo piano ho il porto SaintNicolas, con la sua gru, i battelli da scaricare, la folla degli scaricatori. Eh? capisci, Parigi che lavora, questa! ragazzi
robusti, che sfoggiano i loro petti e le braccia nude... Poi, dall'altra parte, ho lo stabilimento balneare, Parigi che si
diverte, e una barca, sicuramente, l, per riempire il centro della composizione; ma questo non lo so ancora bene,
bisogna che cerchi... Naturalmente la Senna in mezzo, larga, immensa...
Via via che parlava, segnava con forti tratti di matita i contorni, ricalcando dieci volte i segni frettolosi,
trapassando la carta, tanta era la violenza. Lei, per riuscirgli gradita, si chinava, ostentava d'interessarsi vivamente alle
sue spiegazioni. Ma lo schizzo s'imbrogliava in un tale intrigo di linee, si caricava di una tale confusione di dettagli
sommari che non ci distingueva niente.
Mi segui, no?
S, s, benissimo.
Per ultimo, ho lo sfondo, i due rami del fiume con le sponde, la Cit trionfale nel mezzo, che si spinge nel
cielo... Ah! quello sfondo, che prodigio! Si vede tutti i giorni, ci si passa davanti senza fermarsi; ma ti penetra dentro,
l'ammirazione si accumula; e un bel pomeriggio, lo vedi. Niente al mondo pi grande, Parigi, gloriosa sotto il sole...
Come? quanto sono stato idiota a non averci pensato! Quante volte l'ho guardato senza vederlo! Ho dovuto capitare l,
dopo quella camminata sul lungofiume... E, te lo ricordi, c' un tratto d'ombra da quella parte, qui il sole picchia
perpendicolare, le torri sono laggi, la cuspide della Sainte-Chapelle si assottiglia, leggera come una guglia nel cielo...
No, sta pi a destra, aspetta che te lo faccio vedere...
Ricominci, non si stancava, riprendeva senza tregua il disegno, si dilungava in mille piccoli caratteristici
particolari che il suo occhio di pittore aveva trattenuto; in quel punto, l'insegna rossa d'un negozio lontano che oscillava;
pi vicino, un angolo verdastro della Senna dove sembravano galleggiare macchie d'olio; e il colore delicato d'un
albero, e la gamma dei grigi delle facciate, e la qualit luminosa del cielo. Lei, compiacente, l'approvava sempre, si
sforzava di meravigliarsi.
Ma Jacques ancora una volta, si scaten. Dopo essere rimasto a lungo silenzioso davanti al suo libro, in
contemplazione di una figura che rappresentava un gatto nero, si era messo a canticchiare piano certe parole di sua

invenzione:Oh! carino gatto! oh! brutto gatto! oh! carino e brutto gatto! e questo all'infinito, con lo stesso tono
lamentoso.
Claude, seccato da quel borbottio, non aveva capito da principio cosa lo disturbasse tanto, mentre parlava. Poi,
il ritornello ossessivo del bambino gli penetr chiaramente nelle orecchie.
Hai finito di asfissiarci col tuo gatto! url furioso.
Jacques, stai zitto quando tuo padre parla! ripet Christine.
No, parola mia, sta diventando idiota... Guardagli la testa, se non pare quella d'un idiota. disperante...
Rispondimi, che vuoi dire, con quel tuo gatto che carino e che brutto?
Il piccolo, come un ebete, dondolando la testa troppo grossa rispose con aria istupidita:
Non so.
E poich padre e madre si guardavano, scoraggiati, pos una guancia sul suo libro aperto, non si mosse pi,
non parl pi, gli occhi sbarrati.
Si faceva tardi, Christine avrebbe voluto metterlo a dormire, ma Claude aveva gi ricominciato le sue
spiegazioni. Ora la informava che appena giorno sarebbe andato a fare uno schizzo dal vero, semplicemente per fissare
le sue idee. Cos gli usc detto che avrebbe comprato un piccolo cavalletto da campagna, un acquisto che sognava da
mesi. Insisteva, parlava di denaro. Lei si turbava, fin per confessare tutto, l'ultima lira mangiata la mattina, l'abito di
seta impegnato per il pasto della sera. E lui prov allora una ondata di rimorsi e di tenerezza, l'abbracci chiedendole
perdono d'essersi lamentato, a tavola. Doveva scusarlo, avrebbe ucciso padre e madre, le ripeteva, quando quella
maledetta pittura lo stringeva nella sua morsa. D'altronde, il monte di piet lo fece ridere, lui sfidava la miseria.
Ti dico che ci siamo, esclam. Questo quadro, sentimi, significa il successo.
Lei rimaneva zitta, pensava all'incontro che aveva fatto e che voleva nascondergli; ma irresistibilmente, gli usc
dalle labbra, senza motivo apparente, senza soluzione di continuit, in quella sorta di torpore che l'aveva invasa.
Madame Vanzade morta.
Lui cadde dalle nuvole. Ah! sul serio! come lo sapeva?
Ho incontrato il vecchio cameriere... Oh! adesso un signore molto in gamba, nonostante i suoi settant'anni.
Io neanche lo riconoscevo, lui che m'ha parlato... S, morta, da sei settimane. I suoi milioni sono passati agli ospizi,
salvo una rendita che i due vecchi servitori oggi si mangiano da bravi borghesi.
Lui la guardava, infine mormor con voce triste:
Mia povera Christine, tu hai dei rimpianti, non vero? Ti avrebbe dato una dote, ti avrebbe maritato, te lo
dicevo, un tempo. Avresti potuto diventare la sua erede, e non soffriresti la fame con un mezzomatto come me.
Ma lei parve allora risvegliarsi. Avvicin con violenza la sua sedia, gli afferr un braccio, abbandonandosi
contro di lui in una protesta di tutto il suo essere.
Che dici? Oh! no, no... Sarebbe una vergogna, se avessi pensato al suo denaro. Te lo confesserei, sai che non
sono una bugiarda; non so neanche io cosa ho provato, un turbamento, una tristezza, ah!, vedi, una tristezza a pensare
che tutto era finito per me... Rimorso, senza dubbio, s, rimorso d'averla abbandonata brutalmente, quella povera malata,
quella donna tanto vecchia, che mi chiamava figlia. Mi sono comportata male, e non mi porter fortuna. Non dire di no,
lo sento, ormai per me finita.
E pianse, soffocata da quei rimpianti confusi in cui non poteva leggere, oppressa da quell'unica sensazione che
la sua vita era rovinata, che non doveva aspettarsi altro che infelicit.
Andiamo, asciugati gli occhi, riprese lui, diventato tenero. Tu non sei una donna nervosa, possibile che ti
fabbrichi queste chimere e ti tormenti cos?... Che diavolo, ce la caveremo! E prima di tutto, lo sai che sei tu che m'hai
fatto trovare il mio quadro... Non puoi essere tanto maledetta, se porti fortuna!
Rideva, e lei croll la testa, capendo bene che voleva farla sorridere. Il suo quadro, lei gi ci soffriva; perch
laggi, sul ponte, lui l'aveva dimenticata, come se non fosse pi stata sua; e, dal giorno prima, lo sentiva sempre pi
lontano da lei, altrove, in un mondo dove non poteva entrare. Ma si lasci consolare, si scambiarono un bacio come nei
tempi antichi, prima di lasciare la tavola per andare a letto.
Il piccolo Jacques non aveva sentito niente. Intorpidito dalla immobilit, s'era addormentato, la guancia sul suo
libro di figure; e la testa troppo grossa di bambino poco intelligente, cos pesante da piegargli talvolta il collo, brillava
scialba sotto la lampada. Quando la madre lo mise a letto non apr neanche gli occhi.
Fu proprio a quell'epoca che Claude ebbe l'idea di sposare Christine. Anche cedendo ai consigli di Sandoz, che
si stupiva di quell'inutile irregolarit, obbediva soprattutto a un sentimento di piet, al bisogno di mostrarsi buono con
lei e di farsi cos perdonare i suoi torti. Da qualche tempo la vedeva tanto triste, tanto preoccupata del futuro che non
sapeva con quale mezzo rallegrarla. Anche lui s'inaspriva, ricadeva nelle vecchie crisi di furore, la trattava qualche volta
come una serva cui si diano gli otto giorni. Indubbiamente essere la legittima moglie l'avrebbe fatta sentire pi a casa
sua e avrebbe sofferto meno delle sue ruvidezze. Del resto, lei non aveva mai riparlato di matrimonio, come fosse
staccata dal mondo, tanto discreta da rimettersi totalmente a lui; ma capiva che si rammaricava di non essere ricevuta da
Sandoz; e, d'altra parte, non era pi la libert e la solitudine della campagna, era Parigi, con le mille cattiverie del
vicinato, i legami forzati, tutto ci che ferisce una donna che conviva con un uomo. Lui, in fondo, non aveva contro il
matrimonio che le antiche prevenzioni d'artista scapestrato. Dato che non l'avrebbe mai lasciata, perch non farle questo
piacere? E in effetti, quando gliene parl, lei si lasci sfuggire un grido, gli si butt al collo, sorpresa per prima di
provarne un'emozione tanto grande. Per una settimana, fu profondamente felice. Poi, la cosa si calm, parecchio tempo
prima della cerimonia.

D'altra parte Claude non affrett nessuna pratica, e l'attesa delle carte necessarie fu lunga. Continuava a mettere
insieme studi per il suo quadro, lei sembrava al pari di lui senza impazienza. E perch poi? Quel fatto non avrebbe
sicuramente apportato niente di nuovo nella loro vita. Avevano stabilito di sposarsi soltanto in municipio, non per
ostentato disprezzo verso la religione ma per fare le cose pi semplici e sbrigative. Per un attimo si trovarono
imbarazzati davanti alla questione dei testimoni. Dato che lei non conosceva nessuno, lui le pass Sandoz e Mahoudeau;
da principio, al posto di quest'ultimo, aveva pensato a Dubuche; soltanto non lo vedeva pi, e poi temeva di
comprometterlo. Per se stesso, si content di Jory e di Gagnire. La cosa sarebbe cos rimasta fra amici, nessuno ne
avrebbe parlato.
Passarono settimane, era arrivato dicembre, con un freddo tremendo. La vigilia del matrimonio, bench fossero
restati con trentacinque franchi appena, convennero che non avrebbero potuto congedare i loro testimoni con una
semplice stretta di mano; e volendo evitare un grosso scombussolamento a casa loro, decisero d'invitarli a colazione in
un piccolo ristorante sul boulevard de Clichy. Poi ognuno se ne sarebbe tornato a casa sua.
La mattina, mentre Christine si attaccava il colletto al vestito di lana grigia che aveva avuto la civetteria di
confezionarsi per la circostanza, Claude, gi in redingote, strusciando i piedi per la noia, si fece venire l'idea di andare a
prendere Mahoudeau, adducendo la scusa che quel ragazzo era capace di scordarsi dell'appuntamento. Dall'autunno lo
scultore abitava a Montmartre, in un piccolo studio in rue des Tilleuls, in seguito a una serie di drammi che gli avevano
sconvolto l'esistenza: da principio, per insolvenza, era stato cacciato dalla vecchia bottega di frutta che occupava a rue
du Cherche-Midi; poi, una rottura definitiva con Chane, che disperato di non riuscire a vivere coi suoi pennelli s'era
buttato in una avventura commerciale, per le fiere della periferia di Parigi dove dirigeva una giostra per conto d'una
vedova; e da ultimo, la brusca scomparsa di Mathilde, l'erborista venduta, l'erborista sparita, senza dubbio prelevata,
occultata nel fondo di un discreto appartamento ad opera di qualche erotomane. Cos ora viveva solo, in una miseria
duplicata, mangiando quando rimediava qualche decorazione da grattare o qualche statua d'un collega pi fortunato da
risistemare.
Capisci, lo vado a cercare, pi sicuro, ripet Claude a Christine. Abbiamo ancora due ore davanti a noi...
E se gli altri arrivano, falli aspettare. Andremo al municipio tutti insieme.
Fuori, Claude affrett il passo, nel freddo pungente che faceva spuntare ghiaccioli sui suoi baffi. Lo studio di
Mahoudeau si trovava in fondo a un agglomerato di case; e fu costretto ad attraversare una serie di giardinetti bianchi di
brina, d'una tristezza nuda e rigida, da cimitero. Riconobbe la porta da lontano, dal colossale gesso della
Vendemmiatrice, il vecchio successo del Salon, che non aveva potuto sistemare nello stretto pianterreno: finiva di
marcire l, simile a un mucchio di calcinacci scaricati da un carretto, corrosa, lamentevole, il viso scavato dalle grandi
lacrime nere della pioggia. La chiave era nella serratura, e lui entr.
Guarda! Vieni a prendermi? disse Mahoudeau sorpreso. Devo mettermi soltanto il cappello... Ma aspetta,
mi stavo chiedendo se non dovevo fare un poco di fuoco. Ho paura per la mia donna.
L'acqua d'un secchio era ghiacciata, nello studio si gelava come fuori; da otto giorni, senza un soldo,
economizzava un piccolo residuo di carbone accendendo la stufa soltanto un'ora o due al mattino. Questo studio era una
specie di tragico sotterraneo, di fronte a cui la vecchia bottega d'un tempo evocava memorie di tiepido benessere, tanto i
muri nudi, il soffitto lebbroso gettavano sulle spalle un ghiaccio da sudario. Negli angoli, altre statue di gesso, meno
ingombranti, fatte con passione, esposte, poi tornate l, in mancanza di acquirenti, battevano i denti, il naso contro il
muro, allineate in lugubre fila d'ammalati, la maggior parte gi rotte, ad ostentare mutilazioni, tutte incrostate di
polvere, inzaccherate di argilla; e tali miserabili nudit trascinavano cos da anni la loro agonia sotto gli occhi dell'artista
che aveva trasmesso loro la sua energia; inizialmente conservate con passione gelosa, malgrado il poco spazio, cadute in
seguito nell'orrore grottesco delle cose morte, fino al giorno in cui, preso un martello, le aveva finite da s, riducendole
in gesso, per buttarle fuori dalla sua vita.
Eh? dici che abbiamo due ore, riprese Mahoudeau. Ebbene, voglio fare un bel fuoco, sar meglio.
Allora, accendendo la stufa, si lamentava, con voce collerica. Ah! che schifoso mestiere, questa scultura! Gli
ultimi dei muratori erano pi felici! Una statua che l'amministrazione comprava a tremila franchi ne costava quasi
duemila fra modelli, creta, marmo o bronzo, ogni genere di spese; e questo per restare seppellita in qualche deposito
ufficiale, con la scusa che non c'era posto: le nicchie dei monumenti erano vuote, i piedistalli dei giardini pubblici
aspettavano, ma che importava, il posto non c'era lo stesso. Impossibile qualunque lavoro sui dettagli, a malapena
qualche busto, una statua abborracciata, fatta al ribasso, in seguito a qualche sottoscrizione. La pi nobile delle arti, la
pi virile! s! ma l'arte con cui pi sicuramente si moriva di fame.
Il tuo lavoro va avanti? chiese Claude.
Senza questo maledetto freddo sarebbe finito, rispose. Te lo faccio vedere.
Si rialz, dopo aver ascoltato il ronfare della stufa. In mezzo allo studio, sopra un banco ricavato da una cassa
da imballaggio rafforzata da traverse, s'innalzava una statua coperta da vecchie tele che, completamente gelate in una
rigida fragilit di pieghe, la modellavano come sotto il biancore di un lenzuolo mortuario. Era finalmente il suo antico
sogno, finora irrealizzato per mancanza di soldi: una figura in piedi, la Bagnante di cui si portava dietro da anni decine
di bozzetti. In un'ora di impaziente ribellione, s'era costruito da solo un'armatura con manici di scopa, facendo a meno
del ferro necessario, con la speranza che il legno sarebbe stato sufficientemente robusto.
Ogni tanto la scuoteva, per controllare; ma non s'era ancora mossa.
Diavolo! mormor, un po' d'aria calda le far bene... Le si incollata addosso, una vera corazza.

La tela scricchiolava sotto le sue dita, si rompeva in pezzi di ghiaccio. Dovette aspettare che il calore la
disgelasse un poco; e, con mille precauzioni, la scopr, prima la testa, poi il petto, poi i fianchi, felice di ritrovarla
intatta, sorridendo come un amante di fronte alla nudit della sua adorata donna.
Eh? che ne dici?
Claude, che l'aveva vista soltanto sbozzata, croll la testa per non rispondere immediatamente. Decisamente,
quel buon Mahoudeau tradiva, arrivava alla grazia suo malgrado, con quelle belle cose che gli fiorivano sotto le grosse
dita d'antico tagliatore di pietre. Dopo la colossale Vendemmiatrice era andato rimpiccolendo le sue opere, senza
accorgersene, seguitando sempre a sbraitare in feroci prese di posizioni, ma cedendo alla dolcezza che gli offuscava gli
occhi. I seni giganti diventavano infantili, le cosce si allungavano con eleganza, insomma era la natura vera che
riaffiorava sotto l'afflosciarsi dell'ambizione. Ancora esagerata, la sua Bagnante possedeva gi una notevole bellezza,
con quelle spalle rabbrividenti, le braccia strette che mettevano in evidenza i seni, seni amorosi, scolpiti col desiderio
della donna che la miseria esasperava; e, forzatamente casto, aveva plasmato una carne cos sensuale, da turbare.
Allora, non ti va a genio. riprese, l'aria offesa.
Oh! s, s... Credo che fai bene ad addolcire un poco la tua mano, se senti cos. E avrai successo, con questo.
Sicuro, evidente, piacer molto.
Mahoudeau, che simili elogi un tempo avrebbero lasciato costernato, sembrava in estasi. Spieg che voleva
conquistare il pubblico, senza rinunciare a nessuna delle sue convinzioni.
Ah! porco cane! mi sento sollevato, che ti vada bene; l'avrei demolita, se m'avessi detto di demolirla, parola
d'onore!... Ancora quindici giorni di lavoro e vender la mia pelle a chi la vorr, per pagare il modellatore... Che ne
dici? con questa far furori alla mostra. Forse ci scappa una medaglia!
Rideva, si agitava; e, interrompendosi:
Dato che non abbiamo fretta, siediti... Aspetto che i panni siano scongelati del tutto.
La stufa cominciava a infocarsi, si diffondeva un grande calore. In quel momento, la Bagnante, collocata l
vicino, sembrava rivivere, sotto il soffio tiepido che le saliva lungo la schiena, dalle caviglie alla nuca. E tutti e due, ora
seduti, continuavano a guardarla di fronte e a parlarne, discutendo i particolari, fermandosi su ogni parte del corpo. Lo
scultore soprattutto si esaltava di gioia, la carezzava da lontano con gesto morbido. Eh? il ventre a conchiglia, e quella
graziosa piega della vita, che accusava l'arrotondarsi del fianco sinistro!
In quel momento, Claude, gli occhi sul ventre, credette di avere un'allucinazione. La Bagnante si muoveva, il
ventre aveva un fremito d'onda leggera, il fianco sinistro si era inarcato come se la gamba destra stesse per camminare.
E i piccoli piani che corrono verso le reni continuava Mahoudeau, senza accorgersi di nulla. Ah! quanto ci
ho lavorato! L, vecchio mio, la pelle seta!
Poco a poco la statua si animava tutta. Le reni si muovevano, il petto si gonfiava in un grande sospiro fra le
braccia schiuse. E improvvisamente la testa s'inclin, le cosce si piegarono, cadeva come una persona viva, con
l'angoscia smarrita, lo scatto doloroso d'una donna che si butta.
Claude finalmente capiva, quando Mahoudeau lanci un urlo terribile.
In nome di dio, si sta rompendo, cade a terra!
Disgelandosi, la creta aveva rotto il legno troppo debole dell'armatura. Ci fu uno scricchiolio, si ud un rumore
di ossa infrante. E lui, con lo stesso gesto d'amore di cui s'era inebriato accarezzandola da lontano, apr le braccia a
rischio di rimanere ucciso sotto. Lei oscill, poi s'abbatt di colpo, di faccia, recisa alle caviglie, mentre i piedi
rimanevano incollati alla tavola.
Claude s'era slanciato per trattenerlo.
Accidenti! ti farai schiacciare!
Ma tremando nel vederla frantumarsi a terra, Mahoudeau rimase a mani tese. E lei parve cadergli al collo, lui
accoglierla nella sua stretta: serr le braccia su quella grande nudit verginale che s'animava come al primo svegliarsi
della carne. La tenne, il petto, cos amato, si schiacci contro la sua spalla, le cosce percossero le sue mentre la testa,
recisa, rotolava a terra. L'urto fu cos violento che si ritrov travolto, catapultato contro la parete; e, senza lasciare quel
troncone di donna, rimase stordito, stremato accanto a lei.
Ah! Accidenti! ripet furiosamente Claude che lo credeva morto.
Penosamente Mahoudeau si tir su in ginocchio, e scoppi in grossi singhiozzi. Nella caduta s'era soltanto
contuso il viso. Da una guancia gli colava del sangue, che si mescolava alle lacrime.
Porca miseria! Meglio buttare tutto a mare, quando non ci si pu comprare neanche due sbarre di ferro!... Ed
ecco qua, ecco qua...
I singhiozzi raddoppiavano, un lamento d'agonia, doloroso ululato d'amante di fronte al cadavere mutilo
dell'oggetto di tutto il suo amore. Con mani annaspanti toccava le membra, sparse tutt'intorno a lui, la testa, il torso, le
braccia che si erano spezzate, ma soprattutto il petto sfondato, quel seno piallato come per l'operazione di un male
spaventoso, lo soffocava, lo costringeva a tornare sempre l a rovistare nella piaga, a cercare la fenditura attraverso cui
la vita era fuggita, e le sue lacrime mescolate a sangue scorrevano macchiando di rosso le ferite.
Aiutami, balbett, non si pu lasciarla cos.
La commozione aveva invaso Claude che aveva anche lui gli occhi inumiditi per una fraterna partecipazione.
Si avvicin, ma lo scultore, dopo aver reclamato il suo aiuto, voleva essere il solo a raccattare i frantumi, come se
avesse temuto per essi la brutalit di un'altra qualsiasi persona. Lentamente, si trascinava ginocchioni, prendeva i pezzi
uno a uno, li deponeva riversi uno accanto all'altro sopra una tavola. Presto la figura fu di nuovo intera, simile a una di

quelle suicide per amore che si schiantano dall'alto di un monumento e che si ricompongono, figure comiche e pietose,
per essere trasportate alla Morgue. Lui, riverso all'indietro di fronte ad essa, non l'abbandonava con lo sguardo, si
smemorava in una contemplazione straziata. Tuttavia i singhiozzi si calmavano e alla fine disse con un grosso
sospiro:La far sdraiata, che ci vuoi fare!... Ah! la mia povera bella, avevo faticato tanto a farla dritta e mi sembrava
cos alta!
Ma ad un tratto Claude si preoccup. E il suo matrimonio? Bisognava che Mahoudeau si cambiasse il vestito.
E poich non aveva un'altra redingote, dovette contentarsi di una giacchetta. Poi, quando la statua fu ricoperta di teli,
come una morta su cui si sia tirato il sudario, tutti e due andarono via di corsa. La stufa ronfava, il disgelo riempiva
d'acqua lo studio dove i vecchi gessi polverosi sgocciolavano fango.
A rue de Douai c'era rimasto solo il piccolo Jacques, lasciato in custodia dalla portiera. Christine, stanca
d'aspettare, se n'era andata con gli altri tre testimoni, credendo a un malinteso: forse Claude le aveva detto che si
sarebbe recato direttamente laggi, in compagnia di Mahoudeau. E i due si rimisero rapidamente in marcia e
raggiunsero la giovane donna e gli amici solo a rue Drouot, davanti al Municipio. Salirono insieme e furono accolti
molto male dall'usciere di turno, a causa del ritardo. D'altronde il matrimonio fu sbrigato in pochi minuti, in una sala
assolutamente deserta. Il sindaco biascicava, i due sposi dissero il s sacramentale con voce breve, mentre i testimoni
si meravigliavano del cattivo gusto della sala. Fuori, Claude riprese il braccio di Christine, e fu tutto.
Faceva piacere camminare in quel gelo limpido. La combriccola torn tranquillamente a piedi, risal la rue des
Martyrs per andare al ristorante del boulevard de Clichy. Era stata prenotata una saletta, la colazione fu molto
amichevole; non fu detta parola sulla semplice formalit appena espletata, si parl d'altro per tutto il tempo, come in una
delle loro solite riunioni d'amici.
Fu cos che Christine, in fondo, molto emozionata sotto l'ostentata indifferenza, ud per tre ore suo marito e i
testimoni infervorarsi sulla storia della donna di Mahoudeau.
Appena anche gli altri furono informati, cominciarono a commentare ogni particolare. Sandoz trovava il fatto
del tutto straordinario. Jory e Gagnire discutevano sulla solidit delle armature, il primo sensibile alla perdita di
denaro, il secondo dimostrando con una sedia che la statua si sarebbe potuta reggere. Quanto a Mahoudeau, ancora
scosso, come sbalordito, si lamentava d'una distorsione che da principio non aveva avvertito: gli dolevano tutte le ossa,
aveva i muscoli rotti, la pelle contusa come dopo essere uscito dall'abbraccio di un'amante di pietra. E Christine gli lav
la ferita della guancia che aveva ripreso a sanguinare, e le pareva che quella statua di donna mutilata sedesse a tavola
con loro, che fosse l'unica persona importante, quel giorno, l'unica ad appassionare Claude che in un racconto ripetuto
venti volte, non finiva pi di descrivere la sua emozione davanti a quel seno, a quei fianchi di creta frantumati ai suoi
piedi.
Al dessert tuttavia ci fu un diversivo. Gagnire domand improvvisamente a Jory:A proposito, ti ho visto con
Mathilde, domenica... S, s, a rue Dauphine.
Jory, diventato paonazzo, cerc di mentire; ma il naso fremeva, la bocca s'increspava, si mise a ridere con aria
idiota.
Oh! un incontro... Parola d'onore! non so dove abita, ve l'avrei detto.
Come! sei tu che la nascondi? esclam Mahoudeau. Ma tienitela pure, non te la chiede nessuno.
La verit era che Jory, rompendo con tutte le sue abitudini di prudenza e di avarizia, aveva sistemato Mathilde
in una stanzetta. Lei lo teneva con le sue arti viziose, e quello che un tempo, per non tirar fuori soldi, campava degli
incontri fortuiti per strada, ora quasi slittava nella convivenza con questa sgualdrina.
Bah! ognuno si prende il suo piacere dove lo trova, disse Sandoz pieno di filosofica indulgenza.
Giusto, rispose quello semplicemente, accendendo un sigaro. Si attardarono e cadeva la notte quando
riaccompagnarono Mahoudeau che, decisamente, voleva mettersi a letto. E, rientrando, Claude e Christine, dopo aver
ripreso Jacques dalla portiera, trovarono lo studio tutto freddo, immerso in un'ombra cos densa che brancolarono a
lungo prima di riuscire ad accendere la lampada. Bisognava anche riaccendere la stufa: suonavano le sette quando
finalmente respirarono di sollievo. Ma non sentivano fame, finirono un avanzo di bollito quasi esclusivamente per
invogliare il bambino a mangiare la sua minestra; e quando lo ebbero messo a dormire, si sistemarono sotto il lume,
come tutte le sere.
Christine tuttavia non s'era preparata nessuna faccenda da sbrigare, troppo commossa per lavorare. Restava l,
le mani allargate sulla tavola, a guardare Claude che invece s'era subito ingolfato in un disegno, un angolo del suo
quadro, certi manovali del port Saint-Nicolas che scaricavano gesso. Una irrefrenabile fantasticheria, ricordi, rimpianti,
le attraversava la mente, nel fondo degli occhi sperduti; e poco a poco si trasform in una crescente tristezza, un grande
dolore muto che sembr invaderla tutta nel mezzo di quella indifferenza, quella solitudine illimitata dove precipitava,
pur cos vicina a lui. Indubbiamente stava l, dall'altro lato della tavola; ma quanto lo sentiva lontano, laggi, davanti
alla punta della Cit, pi lontano ancora, nell'inaccessibile campo dell'arte, cos lontano, ora, che mai pi lo avrebbe
raggiunto! Ripetute volte lei aveva tentato di parlare senza indurlo a rispondere. Le ore passavano, lei s'intorpidiva
senza far nulla, fin per tirare fuori il portamonete per contare i suoi soldi.
Sai quanto abbiamo per mettere su casa?
Claude non alz neanche la testa.
Abbiamo nove soldi... Ah! che miseria!
Lui alz le spalle, finalmente borbott:
Diventeremo ricchi, lascia perdere!

E il silenzio ricominci, lei non prov neanche pi a romperlo, contemplava i nove soldi allineati sulla tavola.
Suon la mezzanotte, lei ebbe un brivido, malata d'attesa e di freddo.
Andiamo a letto? mormor. Non ce la faccio pi. Lui era cos preso dal suo lavoro che non la ud.
Allora? La stufa s' spenta, ci prenderemo un malanno... Andiamo a letto.
Quella voce supplichevole lo riscosse, facendolo trasalire in un accesso d'esasperazione.
E va' a dormire, se vuoi!... Lo vedi che voglio finire qualcosa!
Per un istante lei rimase immobile, esterrefatta davanti a quella sfuriata, il viso pieno di dolore. Poi, sentendosi
importuna, capendo che la sua sola presenza di donna sfaccendata lo metteva fuori di s, lasci la tavola e and a
dormire, lasciando la porta spalancata. Mezz'ora, tre quarti d'ora passarono; nessun rumore, neanche un soffio usciva
dalla camera; ma lei non dormiva affatto, sdraiata sulla schiena, gli occhi aperti nell'ombra; e arrischi timidamente un
ultimo richiamo, dal fondo del letto tenebroso.
Ciccino, t'aspetto... Per favore, ciccino, vieni a dormire.
Una bestemmia fu la sola risposta. Non si mosse pi nulla, lei si era addormentata, forse. Nello studio, il freddo
gelido aumentava, la lampada fumosa ardeva con una fiamma rossa; mentre lui, curvo sul suo disegno, non sembrava
aver coscienza del cammino lento dei minuti.
Alle due tuttavia Claude si alz, furibondo per la lampada che si spegneva, rimasta senza olio. Fece appena in
tempo a portarla in camera, per non spogliarsi a tentoni. Ma il suo malumore crebbe ancora scorgendo Christine, supina,
gli occhi aperti.
Come! Non dormi?
No, non ho sonno.
Ah! Ho capito, un rimprovero... T'ho detto venti volte quanto mi d fastidio che m'aspetti.
E, mentre il lume si spegneva, si allung vicino a lei, nel buio. Lei non si muoveva, lui sbadigli due volte,
spossato dalla fatica. Tutti e due rimanevano svegli ma non trovavano niente, non si dicevano niente. Lui infreddolito, le
gambe intirizzite, ghiacciava le lenzuola. Infine, a conclusione di certe riflessioni confuse, mentre il sonno lo afferrava,
esclam all'improvviso:
La cosa pi stupefacente che non si sia rovinato il ventre, oh! un ventre d'un bello!
Ma chi? domand Christine sbigottita.
Ma la "bellona" di Mahoudeau!
Lei ebbe un sobbalzo nervoso, si rigir, nascose la testa nel cuscino; e lui rimase stupefatto a sentirla scoppiare
in lacrime.
Che fai, piangi?
Soffocava, singhiozzava cos forte da scuotere i materassi.
Andiamo, che hai? Non t'ho detto niente... Andiamo, cara!
Man mano che parlava, cominciava a indovinare la causa di quel grosso dolore. Certo, in un giorno come
quello, avrebbe dovuto andare a letto insieme a lei ma era assolutamente innocente, semplicemente non aveva pensato a
queste storie. Lei lo conosceva, diventava un vero bruto, quando lavorava.
Andiamo, cara, non stiamo insieme da ieri... S, nella tua testolina l'avevi sistemata cos. Volevi fare la
sposina, eh?... Andiamo, non piangere pi, sai bene che non sono cattivo.
L'aveva presa, lei si abbandon. Ma per quanto si stringessero, la passione era morta. Lo capirono quando si
lasciarono e si ritrovarono stesi l'uno accanto all'altro, stranieri ormai, con quella sensazione di un ostacolo fra loro, di
un altro corpo, il freddo del quale li aveva gia sfiorati, certe volte, fin dai primi appassionati momenti del loro rapporto.
Mai pi, ora, sarebbero stati uniti nella stessa persona. Era accaduto qualcosa di irreparabile, una frattura, un vuoto che
s'era scavato. La sposa riduceva l'amante, la formalit del matrimonio sembrava aver ucciso l'amore.
IX

Claude, che non poteva dipingere il suo grande quadro nel piccolo studio di rue de Douai, prese la decisione di
affittare da qualche parte una specie di rimessa, dove lo spazio fosse sufficiente, e trov quello che gli conveniva
vagabondando per Montmartre a met salita della rue Tourlaque, quella via che scende dietro il cimitero e da cui si
domina Clichy fino alle paludi di Gennevilliers. Era il vecchio essiccatoio di un tintore, una baracca lunga quindici
metri e larga dieci dove tavolati e muri facevano passare tutti i venti del cielo. Glielo affittavano a trecento franchi.
Stava per arrivare l'estate, avrebbe buttato gi presto il suo quadro e poi avrebbe dato la disdetta.
D'altra parte, infervorato dal lavoro e dalla speranza, affront tutte le spese necessarie. La fortuna era sicura e
perch intralciarla con inutili prudenze? Forte del suo diritto intacc il capitale della rendita di mille franchi, s'abitu a
prelevare senza contare. Da principio l'aveva tenuto nascosto a Christine, dato che lei per due volte glielo aveva
impedito; e quando fu costretto a dirglielo, anche lei, dopo otto giorni di rampogne e recriminazioni, si abitu, felice del
benessere in cui viveva, cedendo alla dolcezza d'avere sempre soldi in tasca. Furono alcuni anni di piacevole
abbandono.
Presto Claude non visse pi che per il suo quadro. Aveva ammobiliato il grande studio sommariamente:
qualche sedia, il vecchio divano del Quai de Bourbon, un tavolo d'abete, pagato cento soldi da un rigattiere. Nella

pratica della sua arte ignorava la vanit di una sistemazione lussuosa. L'unica spesa fu una scala scorrevole, con
piattaforma e base mobile. Poi si occup della tela, che voleva lunga otto metri e alta cinque; si ostin a volerla
preparare da solo, ordin l'intelaiatura, acquist a metraggio la tela che lui e due amici suoi sudarono sette camicie a
stendere con l'aiuto delle tenaglie; poi, si limit a spalmarci sopra col coltello uno strato di biacca eliminando la colla
perch, diceva, sarebbe rimasta permeabile a tutto vantaggio di una pittura chiara e durevole. A un cavalletto non c'era
neppure da pensare, mai sarebbe riuscito a metterci una tela simile. Cos invent un sistema di tavoloni e corde per
tenerla contro il muro, un poco inclinata, sotto una luce radente. E, lungo questa vasta distesa di tela bianca, la scala
scorreva: era tutta una costruzione, un'armatura da cattedrale davanti all'opera da edificare.
Ma quando fu tutto pronto, si ritrov invaso da scrupoli. Lo tormentava l'idea che forse non aveva scelto,
laggi, dal vero, la luce migliore. Poteva darsi che un effetto di mattino sarebbe stato pi valido; poteva darsi che
avrebbe fatto meglio a scegliere un tempo grigio. Torn al pont des Saints-Pres, ci visse ancora tre mesi.
A tutte le ore, con ogni tempo, la Cit gli sorgeva davanti, fra i due bracci di fiume. Sotto una tardiva nevicata
la vide ammantata d'ermellino, sopra l'acqua color di fango, stagliata contro un cielo ardesia chiaro. La vide ai primi
soli, asciugarsi dall'inverno, ritrovare l'infanzia, con le cime verdi dei grandi alberi del terrapieno. La vide, un giorno di
nebbia leggera, indietreggiare, vanificarsi, leggera e tremula come un palazzo di sogno. Poi vennero piogge torrenziali a
sommergerla, a nasconderla dietro l'immenso sipario chiuso fra cielo e terra; temporali, con lampi a farla balenare fulva,
d'una luce sinistra da scannatoio, cancellata a met da grandi nuvole di rame; venti che la spazzavano tempestosamente,
esasperandone gli angoli, stagliandola crudamente, nuda e flagellata, nell'azzurro pallido dell'aria. Altre volte ancora,
quando il sole si frantumava in polvere fra i vapori della Senna, appariva immersa in quella diffusa luminosit, senza
un'ombra, ugualmente rischiarata dovunque, delicatamente bella come un gioiello intagliato in oro fino. La volle vedere
sotto il sole che si levava, svincolarsi dalle brume mattinali quando il Quai de l'Horloge rosseggia e il Quai des Orfvres
rimane oppresso dalle tenebre, gi tutta viva nel cielo rosa per il risveglio sfolgorante delle sue torri e delle guglie,
mentre, piano piano, la notte scivola dagli edifici come un mantello che cada a terra. La volle vedere a mezzogiorno,
sotto il sole che batte a picco, divorata dalla luminosit cruda, scolorita e muta come una citt morta, senz'altra vita che
quella del caldo, serpeggiante sui lontani tetti. La volle vedere sotto il sole declinante, quando si abbandonava alla notte
salita a poco a poco dal fiume serbando sugli spigoli dei suoi monumenti frange di brace d'un carbone prossimo a
spegnersi, con gli ultimi incendi a ravvivarsi in qualche finestra, improvvisi incendi di vetri che proiettavano vampate a
fendere le facciate. Ma, davanti a queste venti Cit diverse, qualunque fosse l'ora, qualunque tempo facesse, tornava
sempre alla Cit che aveva visto la prima volta, verso le quattro, un bel pomeriggio di settembre, quella Cit serena
sotto un vento leggero, quel cuore di Parigi che batteva nella trasparenza dell'aria, come slargato attraverso il cielo
immenso che un volo di piccole nuvole attraversava.
Claude passava l le sue giornate, nell'ombra del pont des Saints-Pres. Ci si rifugiava, ne aveva fatto la sua
casa, il suo tetto. Il fracasso incessante delle carrozze, simile a un lontano rombo di tuono, non lo infastidiva pi.
Addossato al primo pilone, sotto le enormi arcate di ghisa, abbozzava schizzi, dipingeva scenette. Non si sentiva mai
abbastanza informato, disegnava lo stesso particolare decine di volte. Gli impiegati della capitaneria che aveva l i suoi
uffici, avevano finito per conoscerlo; e perfino la moglie di un sorvegliante che abitava in una specie di cabina
incatramata, insieme al marito, due figli e un gatto, gli conservava le tele dipinte di fresco per evitargli la fatica di
portarsele ogni giorno per le strade. Era una gioia per lui, quel rifugio, sotto quella Parigi che lass per aria ruggiva, di
cui sentiva l'ardente vita scorrergli sopra la testa. Da principio si entusiasm del porto Saint-Nicolas, febbrilmente
attivo, nel bel mezzo della zona dell'Institut, come un lontano porto di mare: la gru a vapore, la Sophie, manovrava a
issare blocchi di pietra; le carriole andavano a riempirsi di sabbia, animali e uomini tiravano, ansimavano, sui grossi
lastroni in pendio che scendevano fino all'acqua, alla sponda di granito dove s'ancoravano una doppia fila di battelli e di
chiatte; e per settimane si era dedicato a uno studio dei manovali che scaricavano un battello di gesso portando sulle
spalle sacchi bianchi, lasciandosi dietro un sentiero bianco, incipriati di bianco anche loro, mentre l vicino un altro
battello, svuotato del suo carico di carbone, aveva macchiato la sponda d'una larga chiazza d'inchiostro. In seguito
tracci la sagoma dello stabilimento sulla riva sinistra insieme a quella d'una lavanderia, sull'altro piano, le vetrate tutte
aperte e le lavandaie in fila, inginocchiate a filo d'acqua a battere i loro panni. In mezzo, disegn una barca guidata a
remi da un marinaio, poi, pi in fondo, un rimorchiatore, un piroscafo da carico che tirato dalla propria catena faceva
risalire un carico di botti e tavole. Gli sfondi li aveva da un pezzo, e tuttavia ne ricominci qualche tratto, i due bracci
della Senna, un grande cielo tutto solo dove si alzavano unicamente le guglie e le torri dorate di sole. E sotto il ponte
ospitale, in quell'angolo sperduto come una lontana cengia rocciosa, di rado lo disturbava qualche curioso, i pescatori
passavano con le loro lenze sprezzanti nella loro indifferenza, non aveva quasi altra compagnia se non il gatto del
guardiano, che faceva al sole la sua toletta, pacifico nel tumulto della folla su in alto.
Finalmente Claude fu in possesso di tutti i suoi appunti. In pochi giorni tracci uno schizzo dell'insieme e la
grande opera ebbe inizio. Ma, durante tutta l'estate, a rue Tourlaque, fra lui e la sua tela immensa, s'ingaggi una prima
battaglia; si era infatti ostinato a squadrare da solo la sua composizione e non ne veniva fuori, bloccato da continui
sbagli conseguenti alla minima deviazione da quel tracciato matematico cui non era affatto avvezzo. La cosa lo
indignava. Pass oltre, salvo a correggere pi tardi, ricopr con violenza la tela, preso da una tale febbre che viveva sulla
sua scala intere giornate, maneggiando pennelli enormi, sperperando una forza muscolare da smuovere montagne. La
sera, barcollava come un ubriaco, si addormentava all'ultimo boccone, fulminato; e bisognava che la moglie lo mettesse
a letto, come un bambino. Da quel lavoro eroico usc un abbozzo magistrale, uno di quegli abbozzi in cui, nel caos

ancora irrisolto dei colori, sfolgora il genio. Bongrand, che and a vederlo, strinse il pittore fra le sue grandi braccia e lo
baci fino a soffocarlo, gli occhi accecati dalle lacrime.
Sandoz, entusiasta, offr un pranzo; gli altri, Jory, Mahoudeau, Gagnire, misero di nuovo in giro la voce di un
capolavoro; quanto a Fagerolles, rimase immobile un istante, poi sbott in congratulazioni, trovandolo troppo bello.
E di fatto Claude, come se la battuta ironica di quell'uomo gli avesse portato sfortuna, da allora non fece che
rovinare il suo abbozzo. Era la solita storia, si svuotava di colpo, in uno slancio magnifico; poi non arrivava a far uscire
il resto, non sapeva finire. Ricominciava la sua impotenza, visse due anni su quella tela, insensibile a tutto, talvolta al
settimo cielo per entusiasmi folli, talvolta da sprofondare sottoterra, cos miserabile, cos straziato dai dubbi che i
moribondi rantolanti nei letti d'ospedale erano pi felici di lui. Gi due volte non era stato pronto per il Salon; sempre
infatti, all'ultimo momento, quando sperava di terminare con qualche seduta, si aprivano falle, sentiva la composizione
franare e crollargli sotto le dita. All'avvicinarsi del terzo Salon, ebbe una crisi tremenda, rest quindici giorni senza
andare allo studio di rue Tourlaque; e quando ci rientr, fu come quando si rientra in una casa che la morte ha vuotato:
gir la grande tela contro il muro, ruot la scala in un angolo, avrebbe fracassato tutto, bruciato tutto se le sue mani
deboli ne avessero trovato la forza. Ma niente esisteva pi, una ventata di furore aveva spazzato via ogni cosa, diceva
che si sarebbe messo a fare robetta senza importanza, dato che era incapace di grandi opere.
Suo malgrado, il primo progetto di piccolo quadro lo ricondusse laggi, davanti alla Cit. Perch non farne
semplicemente una veduta, su tela media? Soltanto, una sorta di pudore, mista a una strana gelosia, gli imped d'andare
a sedersi sotto il ponte dei Saints-Pres: gli sembrava che quel posto fosse sacro, ora, che non doveva oltraggiare la
verginit della grande opera, anche se era morta. E si sistem sul bordo della riva, prima del ponte Saint-Nicolas.
Questa volta, almeno, lavorava direttamente dal vero, si rallegrava di non dover barare, come era fatale per le tele di
dimensioni smisurate. Il piccolo quadro, molto curato, perfezionato pi del solito, ebbe tuttavia la sorte degli altri di
fronte alla giuria, indignata per quella pittura da scopa ubriaca, secondo la frase che corse allora per gli studi.
Fu uno schiaffo ancora pi crudele perch s'era parlato di concessioni, di pressioni fatte all'Accademia per
essere accettato; e il pittore, esasperato, piangendo di rabbia, appena la tela gli fu restituita la strapp in mille strisce e la
bruci nella stufa. Quella, non gli bastava ucciderla con un colpo di coltello, bisognava annientarla.
Un altro anno pass per Claude in lavori senza importanza. Lavorava per abitudine, non finiva nulla, lui stesso
diceva, con un sorriso doloroso, che s'era perduto e che si cercava. Nel fondo, la coscienza tenace della propria genialit
gli lasciava una indistruttibile speranza perfino durante le crisi d'abbattimento pi lunghe. Soffriva come il dannato a
rotolare l'eterno masso che sempre ricade e lo schiaccia; ma gli restava il futuro, la certezza che un giorno l'avrebbe
sollevato con le due mani, quel masso, e scaraventato fino alle stelle. Alla fine si videro di nuovo i suoi occhi illuminati
dalla passione, si seppe che si rinchiudeva di nuovo a rue Tourlaque. Lui che un tempo era sempre trascinato oltre
l'opera presente, dal sogno dilagante dell'opera futura, sbatteva ora la testa su quel soggetto della Cit. Era l'idea fissa, la
sbarra che fermava la sua vita. E presto ne parl apertamente, in una nuova fiammata d'entusiasmo, urlando con allegria
bambinesca che aveva trovato e che era certo del trionfo.
Una mattina Claude, che fino allora non aveva riaperto la porta, fu contento di lasciar entrare Sandoz. Questo
capit su uno schizzo, fatto di getto, senza modello, meraviglioso anche nei colori. D'altronde il soggetto restava lo
stesso: il porto Saint-Nicolas a sinistra, la scuola di navigazione a destra, la Senna e la Cit sullo sfondo. Soltanto,
rimase stupefatto nel vedere, al posto della barca guidata dal marinaio, un'altra barca, molto grande, che prendeva tutto
il centro della composizione, e che era occupata da tre donne: una, in costume da bagno, che remava; un'altra, seduta sul
bordo, le gambe nell'acqua, la camicetta mezza aperta a mostrare la spalla; la terza, tutta dritta, tutta nuda a prua, d'una
nudit cos sfolgorante che irradiava come un sole.
Guarda! Che idea! mormor Sandoz. Che ci fanno l, quelle donne?
Fanno il bagno, rispose tranquillamente Claude. Lo vedi che sono uscite dallo stabilimento, e questo mi
offre un motivo di nudo, una trovata, no?... Ti sconvolge?
Il suo vecchio amico, che lo conosceva bene, tem di rigettarlo nei suoi dubbi.
A me? oh! no! Soltanto, ho paura che il pubblico non capisca, anche questa volta. Non quasi verosimile,
questa donna nuda, nel bel mezzo di Parigi.
Lui si meravigli ingenuamente.
Ah! tu dici... E bene, tanto peggio! Che te ne importa, se dipinta bene, la mia bella? Ho bisogno di questo,
capisci, per montarmi.
I giorni successivi Sandoz torn con dolcezza sulla stravaganza della composizione, perorando, per un bisogno
della sua natura, la causa della logica oltraggiata. Come poteva, un pittore moderno che si vantava di dipingere soltanto
cose reali, come poteva imbastardire un'opera introducendovi simili immaginazioni? Era cos facile prendere altri
soggetti, se si imponeva la necessit del nudo! Ma Claude si ostinava, dava spiegazioni cattive e violente perch non
voleva confessare la ragione vera, un'idea che gli era venuta, cos poco chiara che non avrebbe potuto esprimerla con
precisione, il tormento d'un simbolismo segreto, un vecchio rigurgito di romanticismo che gli faceva incarnare in quel
corpo nudo il corpo stesso di Parigi, la citt nuda e passionale, splendente di una bellezza femminile. E c'entrava anche
la sua propria passione, il suo amore dei bei corpi, delle cosce e dei seni floridi, che spasimava di creare a profusione
nell'inesauribile fecondit della sua arte.
Di fronte alla pressante argomentazione dell'amico, finse per di essere titubante.
Va bene, vedr, la vestir dopo, la mia bella, dato che ti preoccupa... Ma ora voglio finirla cos. Capisci? mi
diverte...

Non ne parl pi, ostinatamente sordo, limitandosi a gonfiare il petto e a sorridere imbarazzato quando
un'allusione rivelava lo stupore di tutti alla vista di quella Venere nascente dalla spuma della Senna, trionfale, fra gli
omnibus dei lungofiume e gli scaricatori del porto Saint-Nicolas.
Era primavera, Claude stava per rimettersi al suo grande quadro, quando una decisione, presa in un giorno di
prudenza, cambi la vita della coppia. Talvolta Christine si preoccupava di tutto quel denaro speso tanto rapidamente,
delle somme che defalcavano di continuo dal capitale. Non si teneva pi il conto, di modo che la fonte sembrava
inesauribile. Poi dopo quattro anni, una mattina che avevano chiesto il rendiconto, s'erano spaventati venendo a sapere
che i ventimila franchi erano ridotti a soli tremila. Immediatamente si buttarono per reazione in una esagerata economia,
risparmiando sul pane, progettando di ridurre anche sulle cose necessarie: e fu cosi che, nel primo slancio del sacrificio,
lasciarono, l'abitazione di rue de Douai. A che scopo due alloggi? C'era tanto spazio nell'antico essicatoio di rue
Tourlaque, ancora chiazzato di macchie di tintura, che la vita di tre persone ci si poteva svolgere benissimo. Ma la
sistemazione non fu facile perch quello stanzone di quindici metri per dieci offriva un unico vano, una rimessa da
bohmiens abituati a fare tutto in comune. Lo stesso pittore, di fronte alla malagrazia del proprietario, provvide a
dividerlo da una parte, con un tramezzo di tavole dietro cui sistem una cucina e una camera da letto. Il risultato li
incant, nonostante le crepe del tetto, da cui soffiava il vento: i giorni di temporale, erano costretti a mettere delle
catinelle sotto le fessure troppo larghe. Era di un vuoto lugubre, con i loro quattro mobili che ballavano lungo le pareti
nude. Ma mostravano di essere tutti fieri di vivere cos comodamente, dicevano agli amici che il piccolo Jacques
avrebbe avuto almeno lo spazio per correre un poco. Quel povero Jacques malgrado i suoi nove anni suonati, non
cresceva un granch; soltanto la testa seguitava a farsi grossa, non si poteva mandarlo pi di otto giorni di seguito a
scuola, da dove tornava inebetito, malato dallo sforzo di imparare; ormai, il pi delle volte, lasciavano che vivesse a
quattro zampe intorno a loro, trascinandosi negli angoli.
Allora Christine, che da tanto tempo non era pi coinvolta nel lavoro quotidiano di Claude, visse di nuovo
insieme a lui ogni ora delle lunghe sedute. Lo aiut a grattare e a preparare la vecchia tela, lo consigli su come
riattaccarla al muro pi solidamente. Ma constatarono uno sfacelo: la scala mobile s'era sconnessa sotto l'umidit del
tetto; e, per paura d'un capitombolo, Claude fu costretto a rafforzarla con una traversa di quercia, mentre lei gli passava i
chiodi, uno a uno. Per la seconda volta, tutto fu di nuovo pronto. Lei lo guard mettere in squadro il nuovo schizzo,
dritta alle sue spalle, fino a svenire dalla stanchezza, lasciandosi poi scivolare a terra e restando l, rannicchiata, a
guardare ancora.
Ah! come avrebbe voluto riprenderlo a quella pittura che glielo aveva portato via! Era per questo che si
riduceva a fargli da serva, felice di degradarsi in lavori da manovale. Da quando era rientrata nel suo lavoro, fianco a
fianco cos tutti e tre, lui, lei e quella tela, una speranza la rianimava. Se le era sfuggito, quando lei piangeva tutta sola
in rue de Douai e lui si attardava a rue Tourlaque, stregato e sfinito come da un'amante, forse poteva riconquistarlo ora
che era l, anche lei, insieme alla sua passione. Ah! quella pittura, con quale odio geloso la esecrava! Questa volta non
era pi l'antica ribellione della piccoloborghese che impugnava l'acquerello contro quell'arte libera, superba e brutale.
No, l'aveva capito poco a poco, ravvicinata inizialmente dal suo amore per il pittore, conquistata in seguito da quella
festa di luce, dal fascino originale di quei colori chiari. Oggi, aveva accettato tutto, i terreni lilla, gli alberi azzurri.
Cominciava perfino a tremare di rispetto di fronte a quelle opere che un tempo le erano parse cos obbrobriose. Le
vedeva potenti, le trattava come rivali di cui non si poteva pi sorridere. E il rancore cresceva con l'ammirazione, si
sdegnava di assistere a quella diminuzione di se stessa, a quest'altro amore che la scalzava in casa sua.
Da principio fu una lotta sorda di ogni minuto. Lei si imponeva, continuamente faceva scivolare quello che
poteva del suo corpo, una spalla, una mano, fra il pittore e il suo quadro. Sempre rimaneva l, ad avvilupparlo nel suo
alito, a ricordargli che era suo. Poi rispuntava la vecchia idea, dipingere anche lei, andare a ritrovarlo nel fondo stesso
della sua passione per l'arte: per un mese, si mise un camiciotto, lavor come un'allieva vicino al maestro, ne copiava
docilmente uno studio; e smise soltanto accorgendosi che il suo tentativo le si rivoltava contro, poich lui, illuso da
quella comunanza di lavoro, si spostava sul piano della semplice amicizia, e finiva per non vedere pi la donna in lei,
trattandola da uomo a uomo. Cos torn alla sua unica forza.
Spesso, per impiantare le figurette dei suoi ultimi quadri, Claude aveva gi preso da Christine qualche motivo,
una espressione del viso, un gesto delle braccia, un movimento del corpo. Le gettava un mantello sulle spalle, la
fermava in un movimento e le gridava di non muoversi pi. Lei si mostrava felice di fargli quei piaceri, mentre provava
ripugnanza a spogliarsi, ferita da quel mestiere di modella. Ora che era sua moglie. Un giorno che lui aveva bisogno
dell'attaccatura della coscia, lei rifiut, poi acconsent a tirarsi su il vestito, vergognosa, dopo aver chiuso la porta a
doppio giro per paura che, conoscendo la parte a cui si abbassava, non la cercassero nuda in tutti i quadri del marito.
Sentiva ancora le risate insultanti degli amici e dello stesso Claude, le loro grasse facezie quando parlavano dei quadri
di un pittore che giusto si serviva soltanto della moglie per certi amabili nudi, tutti leziosi, ad uso dei borghesi, in cui era
riconoscibile sotto ogni faccia, da particolari ben noti: la curva delle reni un poco lunga, il ventre troppo alto; il che la
faceva passeggiare senza camicia tra lo sghignazzare di tutta Parigi, quando lei passava vestita, bardata, serrata fino al
mento, negli abiti scuri assolutamente accollati, che usava portare.
Ma da quando Claude ebbe tracciato a larghi tratti di carboncino l'alta figura dritta della donna che avrebbe
occupato il centro del quadro, Christine guardava pensosa quella sagoma incerta, invasa da un pensiero ossessivo,
davanti a cui tutti i suoi scrupoli fuggivano uno a uno. E quando lui parl di prendere una modella lei si offr.
Come, tu! Ma se ti arrabbi quando ti chiedo la punta del naso!
Lei sorrideva, tutta imbarazzata.

Oh! la punta del mio naso! Con tutto che ho posato per la figura del tuo Plein air, un tempo, e quando non
c'era ancora niente fra noi!... Una modella ti costerebbe sette franchi a seduta. Non siamo tanto ricchi, tanto vale
risparmiare questi soldi.
L'idea di quella economia lo decise immediatamente.
Per me va benissimo, anzi sei molto gentile ad avere questo coraggio perch sai che non un divertimento da
fannullona, con me... Non fa niente! confessalo, stupidina! hai paura che venga qui un'altra donna, sei gelosa.
Gelosa! s, lo era, e fino, a macerarsi dalla sofferenza. Ma se la rideva di qualsiasi altra donna, tutte le modelle
di Parigi potevano venire l a togliersi i loro panni! Lei non aveva che una rivale, quella pittura troppo amata, che le
rubava il suo amante. Ah! buttar via i vestiti, buttarli fino all'ultimo capo di biancheria e darsi nuda a lui, per giorni,
settimane, vivere nuda sotto i suoi occhi e cos riprenderlo e portarlo via quando sarebbe ritornato fra le sue braccia!
Aveva forse da offrirgli altro che se stessa? Non era legittima, quest'ultima battaglia, dove pagava col proprio corpo,
pronta ad essere nient'altro che una donna priva di attrattive, ove si fosse lasciata vincere?
Claude, entusiasta, disegn subito uno studio, un semplice nudo per il suo quadro, nella posa voluta.
Aspettavano che Jacques fosse uscito per andare a scuola, si rinchiudevano, e la seduta durava ore. I primi giorni,
Christine soffriva moltissimo a causa dell'immobilit; poi si abitu, non osando lamentarsi per timore di irritarlo,
trattenendo le lacrime quando la rimproverava. E presto, presa l'abitudine, lui la tratt come una semplice modella, pi
esigente che se l'avesse pagata, senza nessun timore mai di abusare del suo corpo, dato che era sua moglie. La usava per
ogni cosa, la faceva spogliare ogni minuto per un braccio, per un piede, per il minimo particolare di cui avesse bisogno.
Era un mestiere in cui la fagocitava, l'impiego del manichino vivente, che sistemava l e copiava, come avrebbe copiato
una brocca o un paiolo per una natura morta.
Questa volta Claude procedeva senza fretta: e, prima di sbozzare la figura principale, aveva gi spossato
Christine per mesi, provandola in venti modi diversi poich voleva penetrare fino in fondo la tonalit della sua pelle,
diceva. Finalmente, un giorno, attacc lo schizzo. Era una mattina d'autunno, con una tramontana gi aspra; non faceva
davvero caldo nel grande studio, malgrado la stufa che borbottava. Poich il piccolo Jacques, vittima di una delle sue
crisi, non era potuto andare a scuola, avevano risolto di chiuderlo in fondo alla stanza raccomandandogli di starsene
buono buono. E, tremando, la madre si spogli, si sistem vicino alla stufa, immobile, in posa.
Durante la prima ora il pittore, dall'alto della scala, le gett occhiate saettanti, dalle spalle alle ginocchia, senza
rivolgerle parola. Lei, invasa da una tristezza rassegnata, timorosa di fallire, non sapendo pi se soffriva per il freddo o
per una disperazione che veniva da lontano, di cui avvertiva la crescente amarezza. La stanchezza era cos grande che
barcoll e si mosse penosamente, con le gambe intorpidite.
Come, di gi! url Claude. Ma se al massimo un quarto d'ora che posi! Allora non ti vuoi guadagnare i
tuoi sette franchi?
Scherzava con aria burbera, entusiasta del suo lavoro. E lei aveva appena riacquistato l'uso degli arti, sotto la
vestaglia con cui s'era ricoperta, che disse violentemente:
Andiamo, andiamo, niente svenevolezze! un gran giorno, oggi. Bisogna avere genialit, o creparci sopra.
Poi, quando si fu rimessa in posa, nuda sotto la luce scialba, e lui ebbe ripreso a dipingere, continu a
rivolgerle qualche frase, di tanto in tanto, per quel bisogno di far chiasso che gli veniva quando era contento del lavoro.
curiosa la stranezza della tua pelle! Assorbe la luce, assolutamente. Cos, non ci crederai, ma questa mattina
sei tutta grigia. E l'altro giorno eri rosa, oh! d'un rosa che la luce vera non aveva!... Mi fa impazzire, non si sa mai come
fare.
Si arrest, socchiuse gli occhi.
Sempre spettacolare, per, il nudo... Mette una tale nota, sul fondo... e vibra, si anima d'una maledetta vita,
come se si vedesse scorrere il sangue nei muscoli!... Ah! un muscolo ben disegnato, un braccio dipinto corposamente, in
piena luce, non c' niente di meglio, di pi bello, dio in persona!... io non ho altra religione, mi ci incollerei in
ginocchio l davanti, per tutta la vita.
E, obbligato a scendere per prendere un tubo di colore, le si avvicin, smembrandola con crescente passione,
toccando con la punta delle dita ogni parte che intendeva disegnare.
Guarda! l, sotto il seno sinistro, ebbene, il punto pi bello! Ci sono piccole vene azzurrine che danno alla
pelle una delicatezza di colore squisita... E l, all'incavo del fianco, quella fossetta dove l'ombra diventa dorata, una
festa!... E l, sotto la rotondit cos morbida del ventre, quel tratto puro degli inguini, appena una punta di carminio
nell'oro pallido... Il ventre mi ha sempre entusiasmato. Non posso vederne uno senza sentirmi capace di tutto. cos
bello a dipingersi, una vera luce della carne!
Poi, risalito sulla scala, esclam nel suo ardore creativo:
Perdio! se non butto fuori un capolavoro, con te, proprio segno che sono una bestia!
Christine taceva, e la sua angoscia ingigantiva nella certezza che le cresceva dentro. Immobile, sotto la
brutalit delle cose, sentiva il disagio della propria nudit. In ogni parte dove era stata toccata dalle dita di Claude, le
permaneva un'impressione di gelo, come se il freddo che la faceva tremare entrasse proprio da quei punti. L'esperimento
era stato fatto, a che scopo protrarre la speranza? Quel corpo, ovunque ricoperto dai suoi baci innamorati, ora non lo
guardava pi, non lo adorava pi se non come artista. Una sfumatura del seno lo entusiasmava, una linea del ventre lo
metteva devotamente in ginocchio laddove, un tempo, accecato dal desiderio, la schiacciava tutta contro il suo petto,
senza vederla, in abbracci in cui l'uno e l'altra avrebbero voluto fondersi. Ah! era davvero la fine, non esisteva pi,

amava in lei soltanto la propria arte, la natura, la vita. E, gli occhi remoti, conservava la rigidit di un marmo, tratteneva
le lacrime che le gonfiavano il cuore, ridotta a tal punto di miseria da non poter pi nemmeno piangere.
Una voce arriv dalla camera, mentre piccoli pugni battevano contro la porta.
Mamma, mamma, non dormo, mi annoio... Mi apri, mamma?
Era Jacques che s'era stancato. Claude si irrit, brontolando che non c'era un momento di pace.
Subito! grid Christine. Dormi, lascia lavorare tuo padre.
Ma una nuova preoccupazione parve afferrarla, lanciava occhiate verso la porta, fin per abbandonare un attimo
la posa per andare ad appendere la gonna alla chiave in modo da ostruire il buco della serratura. Poi, senza dire nulla, si
rimise vicino alla stufa, la testa dritta, la figura un poco rovesciata, gonfiando i seni.
E la seduta prosegu eterna, per ore, ore intere passarono. Lei era sempre l, ad offrirsi, col suo movimento di
bagnante in atto di slanciarsi; mentre lui, sulla scala, a mille miglia, ardeva per quell'altra donna che dipingeva. Aveva
anche smesso di parlarle, lei era ricaduta nel suo ruolo d'oggetto, bello per il colore. Non guardava che lei, dal mattino,
e lei non si vedeva pi nei suoi occhi, estranea ormai, messa al bando.
Infine la stanchezza lo fece interrompere, not che lei tremava.
Che fai, hai freddo?
S, un po'.
buffo, io sto bruciando... Non voglio che ti raffreddi. A domani.
Stava scendendo e lei pens che venisse ad abbracciarla. Di solito, per una superstite affettuosit di marito,
pagava con un rapido bacio la noia della seduta. Ma, assorbito dal suo lavoro, se ne dimentic, lav subito i suoi
pennelli che bagnava, ginocchioni, in un vaso di sapone nero. E lei, che attendeva, rimaneva nuda, dritta, ancora
sperando. Pass un minuto, lui fu colpito da quell'ombra immobile, la guard con aria sorpresa, poi ricominci a
strofinare energicamente. Allora, con mani tremanti dalla fretta, si rivest, in una confusione vergognosa di donna
disprezzata. Infilava la camicia, lottava con le gonne, agganciava il corpetto di traverso, come desiderosa di sfuggire
alla vergogna di quella impotente nudit, buona solo a invecchiare sotto la biancheria. Ed era un disprezzo di se stessa,
un disgusto d'essere scesa a quell'espediente da puttana di cui, ora che era vinta, avvertiva tutta la bassezza.
Ma, fin dal giorno dopo, Christine dovette rimettersi nuda, nell'aria gelida, sotto la luce brutale. Non era il suo
mestiere, ormai? Come rifiutarsi, ora che l'abitudine era stata presa? Mai avrebbe dato un dispiacere a Claude; e
ricominciava ogni giorno, quella disfatta del suo corpo. Lui non parlava nemmeno pi, di quel corpo ardente e umiliato.
La sua passione della carne si era trasferita nell'opera, sulle amanti dipinte che si regalava. Solo loro gli facevano
battere il sangue, loro di cui ogni pezzo nasceva da un suo sforzo. Se laggi, in campagna, al tempo del suo grande
amore, aveva creduto di raggiungere la felicit possedendone finalmente una, viva, a piene braccia, s'era trattato ancora
una volta dell'eterna illusione, loro due erano rimasti del tutto estranei; e preferiva l'illusione della sua arte,
l'inseguimento della bellezza mai raggiunta, il desiderio folle che nulla appagava. Ah! volerle tutte, crearle secondo il
suo sogno, seni cos lisci, fianchi color ambra, ventri soffici di vergini, e amarle soltanto per i bei colori, e sentirle che
fuggivano, senza poterle stringere! Christine era la realt, la meta che la mano raggiunge, e in una sola stagione Claude
era arrivato a provarne disgusto, lui, il soldato dell'increato, come Sandoz lo chiamava talvolta scherzando.
Cos, per mesi la posa per lei fu una tortura. La felice vita a due era finita, ora se ne instaurava una a tre, come
se lui avesse introdotto in casa un'amante, quella donna che ritraeva da lei. Il quadro immenso si drizzava fra loro, li
separava come infrangibile barriera; ed era al di l che lui viveva, con l'altra. Lei ci diventava pazza, gelosa di questo
sdoppiamento della sua persona, conscia della miseria di una simile sofferenza, non osando confessare il suo male, per
il quale lui l'avrebbe sbeffeggiata. E tuttavia non si sbagliava, capiva bene che preferiva la sua copia a lei stessa, che
quella copia era la donna adorata, l'unica preoccupazione, l'amore di ogni minuto. La uccideva con la posa per fare
l'altra pi bella, solo per l'altra erano la gioia o la tristezza, secondo che la vedesse vivere o languire sotto il suo
pennello. Non era forse amore, questo? e quale sofferenza prestare il proprio corpo perch l'altra nascesse, perch
l'incubo di quella rivale li perseguitasse, fosse sempre fra loro, pi forte della realt, nello studio, a tavola, a letto,
dovunque! Un granello di polvere, un'inezia, un poco di colore su un pezzo di tela, una semplice parvenza che
distruggeva tutta la loro felicit, lui silenzioso, indifferente, talvolta scostante, lei torturata dal suo abbandono, disperata
di non poter cacciare dalla sua casa quella concubina, cos invadente e tremenda, nella sua immobilit d'immagine!
E fu allora che Christine, assolutamente sconfitta, sent pesarle addosso tutta la sovranit dell'arte. Aveva gi
accettato senza riserve, quel dipingere l, ora lo colloc ancora pi in alto, nel fondo di un tabernacolo tremendo davanti
al quale rimaneva sbigottita come di fronte a quelle potenti divinit minacciose che si venerano per l'eccesso di odio e di
terrore che ispirano. Era un timore sacro, la certezza che per lei non c'era pi lotta, che sarebbe stata stritolata come una
pagliuca ove si fosse ulteriormente ostinata. Le tele ingrandivano come blocchi, le pi piccole le apparivano trionfali, le
meno riuscite l'opprimevano con la loro vittoria; mentre lei non le giudicava pi, prostrata, impaurita, trovandole tutte
formidabili, rispondendo sempre alle domande del marito:
Oh! bellissimo!... Oh! superbo!... straordinario, straordinaria, quella!
Non aveva tuttavia rabbia contro di lui, lo adorava con una tenerezza intrisa di pianto, tanto lo vedeva
distruggersi da solo. Dopo qualche settimana di lavoro felice, tutto s'era rovinato, non riusciva a venir fuori dalla sua
essenziale figura femminile. Per questo uccideva la sua modella di fatica, ostinandosi giornate intere, poi lasciando
perdere tutto per un mese. Dieci volte la figura fu cominciata, abbandonata, rifatta completamente. Un anno, due
passarono senza che il quadro si compisse, talvolta quasi terminato e il giorno dopo grattato, interamente da rifare.

Ah! lo sforzo creativo dell'opera d'arte, quello sforzo di sangue e lacrime di cui agonizzava per creare corpi,
animarli di vita! Sempre in lotta con il reale e sempre vinto, la lotta contro l'Angelo! Si distruggeva nella impossibile
impresa di fare entrare tutta la natura in una sola tela, spossato alla lunga dai perpetui dolori che gli tendevano i
muscoli, senza che gli riuscisse mai di produrre l'opera del suo genio. Quello di cui altri si appagavano,
l'approssimazione della resa, la necessaria abilit, lo squassava di rimorsi, lo indignava come debole vigliaccheria; e
ricominciava, e sciupava il buono in cerca del meglio, trovando che non parlava, scontento delle sue belle, come le
chiamavano scherzosamente gli amici, perch non scendevano a dormire con lui. Ma che gli mancava per creare la vita?
Un niente, di sicuro. Forse ne restava un poco al di qua, o andava un poco al di l. Un giorno, la parola genio
incompleto, udita dietro le sue spalle, l'aveva lusingato e spaventato. S, doveva essere questo, il salto troppo corto o
troppo lungo, lo squilibrio di nervi di cui soffriva, il guasto ereditario che, per qualche grammo di sostanza in pi o in
meno, produceva un pazzo invece che un uomo geniale. Quando la disperazione lo cacciava dallo studio, e fuggiva la
sua opera, si portava sempre dietro questa idea di una fatale impotenza, l'udiva picchiare contro il suo cranio, come un
rintocco di campana a morto.
La sua esistenza divenne miserabile. Mai il dubbio su se stesso l'aveva braccato cos. Spariva per giornate
intere, una notte non torn affatto, rientr inebetito il giorno dopo, senza poter dire da dove tornasse: pensarono che
avesse vagato per la periferia, pur di non ritrovarsi di fronte la sua opera mancata. Era l'unico suo sollievo, fuggire non
appena quell'opera lo colmava di vergogna e odio, per ripresentarsi solo quando sentisse il coraggio di affrontarla
nuovamente. E quando tornava, perfino la moglie non osava fargli domande, troppo felice di rivederlo, dopo l'ansiet
dell'attesa. Girava furiosamente per Parigi, soprattutto per i sobborghi, spinto dal bisogno di incanaglirsi, vivendo coi
manovali, sperimentando ad ogni crisi l'antico desiderio di essere il garzone d'un muratore. La felicit non era forse
possedere un bel paio di braccia, sbrigare presto e bene il lavoro per cui erano fatte? Aveva sbagliato vita, avrebbe
dovuto farsi assumere da tempo, quando faceva colazione da Gomard, al Chien de Montargis, dove aveva avuto come
amico un ragazzone tutto allegro, a cui invidiava le braccia robuste. Poi, quando rincasava in rue Tourlaque, le gambe
spezzate, la testa vuota, gettava sul suo quadro lo sguardo accorato e impaurito che si azzarda su una morta, in una
camera ardente; fin quando una nuova speranza di resuscitarla, di crearla finalmente viva gli riaccendeva una fiamma
sul viso.
Un giorno, Christine posava e la figura femminile, una volta di pi, stava per essere finita. Ma da un'ora Claude
si andava facendo cupo, perdeva la gioia infantile che aveva mostrato all'inizio della seduta. Cos lei non osava
respirare, avvertendo dal proprio disagio che ancora una volta tutto si rovinava, paventando di precipitare la catastrofe,
se avesse mosso un dito. E in effetti lui improvvisamente scoppi in un grido di dolore, bestemmi con voce
rimbombante:
Ah! perdio, perdio!
Aveva scaraventato gi dalla scala una manciata di pennelli. Poi, cieco di rabbia, con un tremendo pugno
sfond la tela.
Christine protendeva le mani tremanti.
Caro, tesoro...
Ma quando dopo essersi coperta le spalle con una vestaglia si fu avvicinata, sent in fondo al cuore una gioia
acuta, l'esplosione d'un rancore saziato. Il pugno aveva colpito in pieno il petto dell'altra, dove ora si scavava uno
squarcio boccheggiante. Finalmente, era finita!
Immobile, inorridito dal suo assassinio, Claude guardava quel petto aperto sul vuoto. Un dolore immenso gli
veniva per quella ferita dove gli sembrava scorresse il sangue della sua opera. Era possibile? era lui che aveva
assassinato cos quello che pi amava al mondo? L'ira precipit in stupefazione, cominci a far scorrere le dita sulla
tela, tirando i bordi lacerati come avesse voluto ravvicinare le labbra di una piaga. Soffocava, balbettava, smarrito, in un
dolore dolce, sconfinato.
sfondata... sfondata...
Allora Christine, nel suo amore materno per il suo artista bambino si sent commossa nel suo pi profondo
intimo. Perdonava come sempre, capiva bene che lui non aveva pi che un pensiero, aggiustare subito lo strappo,
guarire il male; e lo aiut, fu lei a reggere i lembi mentre lui da dietro incollava un pezzo di tela. Quando si rivest,
l'altra era l di nuovo, immortale, conservava solo al posto del cuore una esigua cicatrice che accrebbe l'appassionata
dedizione del pittore. |[continua]|
|[IX, 2]|
Nell'aggravarsi del suo squilibrio, Claude arrivava a una sorta di superstizione, una fede devozionale nei
procedimenti. Metteva al bando l'olio, ne parlava come di un nemico personale. La trementina invece dava risultati
compatti e resistenti; e aveva certi segreti per s che teneva nascosti, certe soluzioni d'ambra, di coppale liquido, e di
altre resine ancora, che asciugavano presto e impedivano alle tele di screpolarsi. Soltanto, doveva sempre lottare contro
certi terribili sbiadimenti, perch le sue tele permeabili bevevano immediatamente il poco olio dei colori. Il problema
dei pennelli l'aveva sempre preoccupato: li voleva con un manico speciale, disprezzava la martora, esigeva il crine
disseccato al forno. Poi una grossa questione era la lama per raschiare, poich lui la usava per i fondi, come Courbet, ne
possedeva una collezione, lunghe e flessibili, larghe e tozze, e soprattutto una, triangolare, simile a quella dei vetrai, che

aveva fatto fabbricare espressamente, il vero coltello di Delacroix. Del resto, non si serviva mai di raschini o di rasoi,
che trovava disonorevoli. Ma si permetteva ogni sorta di pratiche misteriose nell'applicazione del colore, si fabbricava
ricette, le cambiava ogni mese, credeva improvvisamente d'aver scoperto la valida pittura perch, ripudiando il
profluvio d'olio, la vecchia colata, procedeva per tocchi successivi, picchiettati, fin quando fosse arrivato alla tonalit
esatta. Per parecchio tempo una delle sue manie era stata di dipingere da destra a sinistra: senza dirlo, s'era convinto che
questo gli portasse fortuna. E la storia terribile, l'avventura che l'aveva ancor pi fuorviato era la teoria ossessiva dei
colori complementari. Gagnire per primo gliene aveva parlato, anche lui interessatissimo alle innovazioni tecniche.
Dopo, grazie alla costante eccedenza della sua passione, aveva esasperato il principio scientifico che fa derivare dai tre
colori primari, il giallo, il rosso, l'azzurro, i tre colori secondari, l'arancio, il verde, il viola, e poi tutta una serie di colori
complementari e similari le cui composizioni si ottengono matematicamente l'uno dall'altro. Cos, nella pittura entrava
la scienza, era creato un metodo per l'osservazione logica, si doveva solo prendere il colore dominante d'un quadro per
stabilirne il complementare o il similare ed arrivare, in modo sperimentale, alle variazioni che si producono, un rosso
che si trasforma in giallo vicino all'azzurro, per esempio, tutto un paesaggio che cambia di tonalit sia per i riflessi sia
per la stessa scomposizione della luce, secondo le nuvole che passano. Ne ricavava l'esatta conclusione che gli oggetti
non hanno un colore fisso, che si colorano a seconda delle circostanze ambientali: e il guaio peggiore era che quando
ritornava all'osservazione diretta, la testa in subbuglio per le teorie scientifiche, il suo occhio prevenuto forzava le
sfumature pi tenui, comprovava l'esattezza delle tesi con note troppo vivide; di modo che l'originalit dei suoi toni,
cos chiari, cos vibranti di luce, slittava alla scommessa, al ribaltamento di tutte le abitudini dell'occhio, a carni violacee
sotto cieli tricolori. La follia sembrava al culmine.
La miseria fin di mettere a terra Claude. S'era fatta largo poco a poco, via via che prelevavano dal capitale
senza fare i conti, e quando dei ventimila franchi non rimase pi un soldo, si abbatt spaventosa, irreparabile. Christine,
che volle cercarsi un lavoro, non sapeva far niente, neanche cucire, era sconfortata, le mani inerti, se la prendeva contro
la sua imbecille educazione di signorina: come tutta risorsa le consentiva di mettersi a fare la donna di servizio, se la
loro vita avesse continuato a peggiorare. Lui, caduto sotto il dileggio parigino, non vendeva pi assolutamente niente.
Una mostra privata, dove aveva esposto qualche quadro insieme ad alcuni amici, gli aveva dato il colpo di grazia presso
gli amatori, tanto il pubblico s'era sollazzato di quei quadri variopinti di tutti i colori dell'arcobaleno. I mercanti erano in
fuga, solo Monsieur Hue si muoveva fino a rue Tourlaque e restava l, in estasi davanti ai pezzi smodati, quelli che
scoppiavano come razzi fulminei, disperandosi di non poterli ricoprire d'oro; e il pittore aveva un bel dire che glieli
regalava, che lo supplicava di accettarli, quel borghesuccio tirava fuori una delicatezza straordinaria, risparmiava sul
necessario per mettere insieme una somma, ogni morte di papa, e poi si portava via con religione la tela delirante che
attaccava accanto ai suoi quadri d'autore. Quel rifiato era troppo sporadico, Claude aveva dovuto rassegnarsi a lavori su
commissione, pieno di ripugnanza, disperato di ritrovarsi in quella galera dove giurava che non sarebbe mai finito:
avrebbe preferito morire di fame, senza quelle due povere creature che agonizzavano insieme a lui. Conobbe cos le Vie
Crucis arraffazzonate per una manciata di fave, santi e sante all'ingrosso, tende grossolanamente dipinte, ogni sorta di
bassi lavori in cui la pittura s'ingaglioffiva in una fabbrica d'immagini idiote e artificiose. Sub perfino la vergogna di
vedersi rifiutati alcuni ritratti a venticinque franchi perch non coglieva la somiglianza, e tocc l'ultimo grado della
miseria in lavori in serie: infimi mercantucci che vendono sui ponti e riforniscono i selvaggi, compravano a un tanto a
quadro, due o tre franchi, secondo la dimensione fissata. Per lui era come una decadenza fisica, ci si consumava, ne
usciva ammalato incapace di una seduta seria, e fissava paralizzato il suo grande quadro, con occhi di dannato, senza
metterci mano per settimane, qualche volta, come se sentisse le mani lorde e contaminate. Avevano a mala pena un poco
di pane, d'inverno il loro baraccone diventava inabitabile, quel locale spazioso che Christine era stata fiera di
considerare casa sua. Lei che era stata un tempo una cos attiva padrona di casa si trascinava, oggi, senza pi cuore di
dare una spazzata e tutto sprofondava nell'abbandono del disastro, e il piccolo Jacques, indebolito dal cattivo
nutrimento, e i loro pasti consumati in piedi a base di croste di pane, e la loro intera vita, malorganizzata, malcurata,
scivolava nel sudiciume dei poveri che perdono anche l'orgoglio di se stessi.
Dopo un altro anno Claude, in uno dei giorni di sconfitta in cui fuggiva il suo quadro fallito, fece un incontro.
Questa volta s'era giurato di non tornare pi a casa, andava in giro per Parigi da mezzogiorno, come se avesse udito
galoppargli dietro le calcagna lo spettro pallido della grande figura nuda, devastata dai continui ritocchi, sempre lasciata
informe, che lo perseguitava col suo desiderio doloroso di venire alla luce. La nebbia si scioglieva in una pioggerella
gialla, a sporcare le strade fangose. E, verso le cinque, attraversava la rue Royale col suo passo da sonnambulo, a rischio
di farsi schiacciare, gli abiti a brandelli, inzaccherato fino alla schiena, quando una carrozza si ferm bruscamente:
Oh, Claude! Claude!... Non riconoscete pi gli amici?
Era Irma Bcot, deliziosamente vestita con un abito di seta grigia, ricoperto di merletto. Aveva abbassato il
finestrino con mano rapida, sorrideva, risplendeva nella cornice della portiera.
Dove state andando?
Lui, balbettando, rispose che non andava da nessuna parte. Lei si rallegr ancora di pi, guardandolo coi suoi
occhi cupidi, con il perverso arricciarsi delle labbra di una dama tormentata dalla subitanea voglia d'un frutto acerbo,
intravisto in una miserabile bottega.
Salite allora, tanto tempo che non ci si vede!... Salite, vi metteranno sotto!
In effetti i vetturini si spazientivano, incitavano i cavalli in mezzo alla baraonda; e lui sal, stordito; e lei lo
port via, grondante, spaventosamente arruffato, come i poveri, nella piccola carrozza di raso azzurro, seduto a met sui

merletti della sua gonna; mentre i vetturini sghignazzavano per quel rapimento, rimettendosi in fila per riattivare la
circolazione.
Irma Bcot aveva finalmente realizzato il sogno di una villa propria, sull'avenue de Villiers. Ma c'erano voluti
anni, prima il terreno comprato da un'amante, poi i cinquecentomila franchi per la costruzione, i trecentomila per i
mobili, forniti da altri, e casuali capricci amorosi. Era una dimora principesca, di un lusso magnifico, soprattutto di una
raffinatezza estrema nel benessere voluttuoso, una grande alcova di donna sensuale, un gran letto d'amore che
cominciava al tappeto dell'ingresso per salire ed allargarsi fino alle pareti imbottite delle camere. Oggi, dopo tante
spese, la casa cominciava a rendere, perch lei si faceva pagare la fama dei materassi di porpora, e le notti costavano
caro.
Tornando con Claude, Irma sprang la porta. Avrebbe dato fuoco a tutta la sua fortuna per soddisfare un
capriccio. Mentre entravano insieme nella stanza da pranzo, l'amante in carica, quello che pagava, tent d'entrarci anche
lui; ma lei lo fece liquidare, a voce alta, senza timore di farsi sentire. Poi, a tavola, si abbandon a una allegria infantile,
mangi di tutto, lei che non aveva mai fame; e covava il pittore con uno sguardo estasiato, divertita dalla sua barba folta
maltenuta, la giacca da lavoro coi bottoni strappati. Lui, come in sogno, si lasciava fare, mangiava con l'appetito
ingordo delle grandi crisi. Il pasto fu silenzioso, il maggiordomo serviva con sussiegosa dignit.
Louis, ci servirete il caff e i liquori nella mia camera.
Non erano passate da molto le otto e Irma volle chiudersi subito con Claude. Tir il chiavistello scherzando:
buonanotte, la signora a letto!
Mettiti comodo, ti tengo qui con me... un bel pezzo che se ne parla! Dopotutto, troppo stupido!
Allora lui, tranquillamente, si lev la giacca nella camera sontuosa, dai muri di seta color malva profilati
d'argento, dal letto colossale, drappeggiato con antichi damaschi, simile a un trono. Aveva l'abitudine di stare in
maniche di camicia, gli pareva di essere a casa sua. Tanto valeva dormir l che sotto un ponte, dal momento che aveva
giurato di non tornare a casa mai pi. Questa avventura non lo stupiva neppure, nello sbaraglio della sua vita. E lei, non
potendo capire quell'abbandono brutale, lo trovava buffo da morire, si divertiva come una ragazzina scappata di casa,
anche lei mezza svestita, pizzicandolo, mordendolo, giocando a certi giochi di mano, da piccoli vagabondi.
Sai, la mia maschera per i babbei, il mio Tiziano, come dicono, non fa per te!... Ah! mi fai sentire diversa,
vera! tu sei differente!
E lo afferrava, gli diceva come avesse avuto voglia di lui perch era tutto spettinato. Le risate le strozzavano le
parole in gola. Le sembrava cos brutto, cos comico, che lo baciava dappertutto, con furore.
Verso le tre del mattino, in mezzo alle lenzuola sgualcite, strappate, Irma si allung nuda, il corpo sazio di
quell'orgia, balbettando per la stanchezza:
E quella relazione, a proposito, l'hai sposata, poi?
Claude, mezzo addormentato riapr gli occhi inebetiti.
S.
E ci fai sempre l'amore?
Ma s.
Lei si rimise a ridere, e aggiunse semplicemente:
Ah! poveraccio, poveraccio, quanto vi dovete scocciare!
Il giorno dopo, quando Irma lasci andar via Claude, tutta rosea come dopo una notte assolutamente riposante,
inappuntabile nella sua vestaglia, gi pettinata e composta, trattenne un istante le mani di lui fra le proprie; e, molto
affettuosa, lo contempl intenerita e canzonatoria insieme.
Poveraccio! non t'ha fatto piacere. No, non protestare noi lo sentiamo, noialtre donne... Ma a me, me ne ha
fatto tanto, oh! tanto... Grazie grazie davvero!
Ed era finito, avrebbe dovuto pagarla molto salato, per rifarlo.
Claude, rientr direttamente a rue Tourlaque, sotto la scossa di quella fortunata avventura. Provava un
singolare miscuglio di vanit e rimorsi che per due giorni lo rese indifferente alla pittura, mentre fantasticava sulla
probabilit di aver sbagliato vita. D'altronde, era tornato cos straniato, cos pieno della sua notte, che alle domande di
Christine prima si confuse, poi confess tutto. Ci fu una scena, lei pianse a lungo, perdon ancora, piena di una infinita
indulgenza per le sue colpe, tutta preoccupata ora, come se avesse avuto paura che una simile notte l'avesse stancato
troppo. E dai fondo del suo dolore saliva una inconscia gioia, l'orgoglio che lo potevano amare, l'ardente allegria di
vederlo capace di un'avventura, la speranza infine che sarebbe tornato da lei, visto che era andato da un'altra. Fremeva,
per quell'odore sensuale che si portava addosso, nel cuore aveva sempre una sola gelosia, quella odiata pittura.
Ma, verso la met dell'inverno, Claude ebbe un nuovo slancio di coraggio. Un giorno, frugando fra vecchi telai,
ritrov, seppellito, un vecchio pezzo di tela. Era la figura nuda, la donna sdraiata del Plein air che aveva conservato
ritagliandola dal quadro quando gli era stato restituito dal Salon des Refuss. E, srotolandola, lanci un grido
d'ammirazione:
Perdio! quant' bella!
Subito la fiss al muro con quattro chiodi e da allora pass ore a contemplarla. Le mani tremavano, un fiotto di
sangue gli saliva al viso. Possibile che avesse dipinto un simile pezzo da maestro? Allora ce l'aveva, un poco di genio, a
quel tempo; allora gli avevano cambiato la testa, e gli occhi, e le dita! Si esaltava in una tale febbre, un tale bisogno di
sfogarsi che fin per chiamare la moglie.

Vieni a vedere!... Non costruita bene? non ha una muscolatura stupendamente saldata?... Quella coscia l,
guarda! bagnata di luce. E la spalla, qui, fino all'arrotondarsi del seno... Ah! diomio! c' vita, io la sento vivere, io, come
se toccassi la pelle morbida e tiepida, col suo odore!
Christine, dritta accanto a lui, guardava, rispondeva parole brevi. Questa resurrezione di se stessa dopo tanto
tempo, cos com'era a diciotto anni, l'aveva inizialmente lusingata e sorpresa. Ma, da quando lo vedeva infatuarsi,
avvertiva un disagio crescente, una vaga irritazione immotivabile.
Come! non la trovi di una bellezza da inginocchiarsi davanti?
S, s... Soltanto, si annerita.
Claude protest con violenza. Annerita, andiamo. Mai sarebbe annerita, possedeva la giovinezza immortale.
Un autentico amore s'era impossessato di lui, ne parlava come di una persona, aveva improvvise necessit di rivederla
che gli facevano piantare tutto come per correre a un appuntamento.
Poi, una mattina, fu preso da una fregola di lavoro.
Ma porco cane, se l'ho fatto posso pure rifarlo!... Ah! questa volta, se non sono proprio un bruto, lo vedremo!
E Christine, immediatamente, fu costretta a mettersi in posa perch lui era gi sulla scala, bruciando di
rimettersi al suo grande quadro. Per un mese, la tenne otto ore al giorno, nuda, i piedi ammalati dall'immobilit, senza
piet per lo sfinimento che pure avvertiva in lei, cos come si mostrava ferocemente spietato contro la sua stessa
stanchezza. Si ostinava al capolavoro, esigeva che la sua figura dritta valesse quella figura sdraiata, che vedeva sul muro
splendere di vita. Di continuo la consultava, la comparava, disperato e lusingato dalla paura di non poterla pi
uguagliare. Le gettava un'occhiata, un'altra a Christine, prorompeva in bestemmie quando non si sentiva soddisfatto.
Infine se la prese con la moglie.
C' anche, mia cara, che non sei pi come laggi, al Quai de Bourbon. Ah! affatto, affatto!... strano, il seno
ti si sviluppato precocemente. Mi ricordo quanto sono rimasto sorpreso, quando ti ho visto con un seno di donna fatta,
mentre tutto il resto conservava la gracilit sottile dell'infanzia... E cos morbido, cos giovanile, un bocciolo schiuso, un
incanto di primavera... Certo puoi esserne orgogliosa, il tuo corpo stato assolutamente bello!
Non diceva queste cose per ferirla, parlava da semplice osservatore, socchiudendo gli occhi, parlando del suo
corpo come d'un modello per studio che si deteriorava.
Il colore sempre splendido, ma la linea no, non pi quella!... Le gambe, oh! le gambe sono ancora molto
belle: quello che se ne va per ultimo, nelle donne. Soltanto, il ventre e i seni, diavolo! si rovinano. Guardati nello
specchio: l, vicino alle ascelle, ci sono delle pieghe, per niente belle. Guarda, puoi cercare quanto vuoi sul suo corpo,
quelle pieghe lei non ce le ha.
Indicava con sguardo amoroso la figura sdraiata e concluse:Certo non colpa tua, ma evidentemente questo
che m'inchioda... Ah! niente fortuna!
Lei ascoltava, barcollava dal dolore. Quelle ore di posa che gi l'avevano tanto fatta soffrire si trasformavano
ora in un supplizio intollerabile. Che era adesso questa nuova trovata di tormentarla con la sua giovinezza, di attizzare la
gelosia regalandole, come un veleno, il rimpianto della sua scomparsa bellezza? Ecco che ora diventava la propria
stessa rivale, che non poteva pi guardare la sua antica immagine senza sentirsi mordere il cuore da una funesta invidia!
Ah! come aveva pesato nella sua vita quella immagine, quello studio fatto sul suo corpo! Tutta la sua disgrazia era l: il
seno mostrato prima nel sonno; poi, il suo corpo vergine volontariamente svestito, in un attimo d'amore caritatevole;
poi, il dono di se stessa, dopo le risate della folla che fischiava la sua nudit; poi l'intera sua vita, l'avvilimento a quel
mestiere di modella, dove aveva perduto perfino l'amore del marito. E rinasceva, quell'immagine, pi viva di lei, per
finire di ucciderla; perch ormai c'era soltanto un'opera, la donna sdraiata della vecchia tela che ora riviveva nella donna
in piedi del nuovo quadro.
Allora, ad ogni seduta, Christine si sent invecchiare. Abbassava su di s sguardi turbati, credeva di vedersi
solcata da rughe, deformata la purezza delle linee. Non si era mai studiata cos, aveva vergogna e disgusto del suo
corpo, quella disperazione sconfinata delle donne passionali quando l'amore le abbandona insieme alla bellezza. Era
dunque per questo che lui non l'amava pi, che andava a passare la notte dalle altre e che si rifugiava nella passione
sublimata della sua opera? Lei smarriva la visione esatta delle cose, cadeva nella decadenza, viveva in certe camiciole e
gonne sudicie, senza pi la civetteria della propria grazia, scoraggiata da quell'idea che lottare diventava inutile poich
era vecchia.
Un giorno Claude, irritato per una cattiva seduta, url una cosa terribile, di cui lei non sarebbe pi guarita. Era
stato sul punto di sfondare di nuovo la tela, fuori di s, squassato da una delle sue crisi di furore in cui diventava
irresponsabile. E, sfogandosi su di lei, il pugno teso:
No, decisamente non posso far niente, con questa roba... Ah! capisci, quando si vuole posare non si devono
avere figli!
Rivoltandosi all'insulto, piangendo, lei corse a rivestirsi. Ma le mani si confondevano, non trovava gli abiti per
ricoprirsi immediatamente. All'improvviso lui, pieno di rimorsi, era sceso a consolarla.
Andiamo, ho torto, sono un miserabile... Per piacere, posa, posa ancora un poco, per darmi la prova che non
me ne vuoi...
La riafferrava, nuda, fra le braccia, le contendeva la camicia, che aveva gi per met infilato. E lei perdon una
volta di pi, riprese la posa, cos tremante che onde dolorose trascorrevano lungo il suo corpo; intanto, nella sua
immobilit di statua, grosse lacrime mute continuavano a caderle dalle guance sul petto, dove scorrevano. Suo figlio,
ah! certo, s, avrebbe fatto meglio a non nascere! Era lui forse la causa di tutto. Non pianse pi, gi scusava il padre,

sentiva una sorda irritazione contro la povera creatura per cui non s'era mai risvegliato il suo istinto materno e che ora
odiava, all'idea che aveva potuto distruggere in lei l'amante.
Claude tuttavia questa volta teneva duro e fin il quadro, giur d'inviarlo in tutti i modi al Salon. Non
abbandonava pi la sua scala, rifiniva gli sfondi fino a notte inoltrata. Alla fine, esausto, annunci che non lo avrebbe
toccato pi; e quel giorno, quando Sandoz sal di sera, verso le quattro, non lo trov: Christine rispose che era uscito,
per prendere una boccata d'aria sulla collina.
La lenta rottura fra Claude e gli amici della vecchia compagnia s'era aggravata. Questi ultimi avevano
accorciato e diradato le visite, a disagio davanti a quella pittura inquietante, urtati dalla corruzione di quella forza
giovanile; e ora erano tutti in fuga, non uno si faceva vivo. Gagnire poi aveva addirittura lasciato Parigi, per andare ad
abitare in una delle sue case di Melun, dove viveva signorilmente con l'affitto dell'altra, dopo essersi sposato, fra la
stupefazione degli amici, con la sua maestra di pianoforte, una vecchia signorina che la sera gli suonava Wagner.
Quanto a Mahoudeau, si trincerava dietro il lavoro poich cominciava a guadagnare qualche lira grazie a un fabbricante
di bronzi artistici che gli faceva ritoccare le sue copie. Per Jory era tutta un'altra storia, nessuno lo vedeva pi da quando
Mathilde lo sequestrava, dispoticamente: lo rimpinzava da farlo scoppiare di manicaretti, lo inebetiva di pratiche
amorose, lo ingozzava di tutto quello che amava a un punto tale che quel vecchio battitore di marciapiedi, quell'avaro
che raccapezzava le sue delizie all'angolo dei pilastrini pur di non pagare, s'era ridotto a un addomesticamento da cane
fedele consegnandole la chiave di tutti i suoi averi, avendo in tasca di che comprarsi un sigaro unicamente nei giorni in
cui lei si degnava di lasciargli venti soldi; si raccontava perfino che, memore dell'antica devozione, per consolidare la
propria conquista, lo introduceva alla religione e gli parlava della morte, di cui lui aveva una paura atroce. Unico,
Fagerolles ostentava una viva cordialit di fronte al vecchio amico, quando lo incontrava, promettendo sempre di
andarlo a trovare, cosa che del resto non faceva mai: aveva tante cose da fare dopo il suo grosso successo, strombazzato,
proclamato, celebrato, in marcia verso tutte le fortune e gli onori! E Claude si pu dire che rimpiangesse solo Dubuche,
grazie alla commossa debolezza di antichi ricordi d'infanzia, malgrado le freddezze che la diversit delle loro nature
avevano in secondo tempo prodotto. Ma Dubuche, cos sembrava, non era da parte sua pi felice, carico di milioni,
senza dubbio, e tuttavia miserabile, in continuo contrasto col suocero che si lagnava d'essere stato ingannato sulle sue
capacit d'architetto, costretto a vivere in mezzo alle medicine della moglie malata e dei due figli, due feti prematuri,
che bisognava allevare nell'ovatta.
Di tutte queste amicizie morte non c'era pi dunque che Sandoz a mostrare di conoscere ancora la strada di rue
Tourlaque. Ci tornava per il piccolo Jacques, suo figlioccio e anche per quella donna triste, Christine, di cui il viso
appassionato, in mezzo a quella miseria, lo commuoveva profondamente, come una immagine di quelle sublimi
innamorate che avrebbe voluto creare nei suoi romanzi. E, soprattutto, la sua fraterna solidariet cresceva da quando
vedeva Claude perdere terreno, affondare nella follia eroica dell'arte. Inizialmente ne era rimasto sbalordito, perch
credeva nell'amico pi che in se stesso, si considerava secondo, fin dai tempi del collegio, e poneva lui a un'altezza
vertiginosa, nella categoria dei maestri che rivoluzionano un'epoca. Poi, aveva provato un progressivo dolore per il
fallimento di quel genio, una piet amara e toccante di fronte a quel tormento spaventoso dell'impotenza. Come si
poteva dire, in arte, dove fosse la follia? Tutti i vinti lo commuovevano fino alle lacrime, e pi il quadro o il libro
cadevano nell'aberrante, nello sforzo grottesco e deplorevole, pi fremeva di carit e si sentiva spinto a cullare
amorevolmente nella stravaganza dei loro sogni questi fulminati dalla creazione.
Il giorno in cui Sandoz era salito senza trovare il pittore non se ne and, fece insistenza, vedendo gli occhi di
Christine arrossati dalle lacrime.
Se pensate che rientri presto, lo aspetto.
Oh! pu tardare.
Allora resto, a meno che non vi disturbi.
Non lo aveva mai emozionato tanto, col suo accasciamento di donna abbandonata, i gesti stanchi, la parola
lenta, la noncuranza di tutto ci che non fosse la passione di cui ardeva. Da una settimana forse non spostava pi una
sedia, non spolverava un mobile, lasciando che la casa andasse definitivamente a rotoli, avendo appena la forza di
muoversi. E stringeva il cuore, sotto la luce cruda della grande vetrata, quella miseria che esplodeva nella sporcizia
quella sorta di rimessa malripulita, nuda, ingombra di disordine, dove si rabbrividiva di tristezza malgrado la luminosit
della giornata di febbraio.
Christine, pesantemente, era tornata a mettersi seduta vicino a un letto di ferro, che Sandoz non aveva notato
entrando.
Jacques ammalato? domand.
Lei ricopr il bambino che respingeva continuamente con le mani la coperta.
S, non si alza pi da tre giorni. Abbiamo portato il suo letto qui per farlo stare con noi... Oh! non mai stato
forte. Ma va sempre peggio, una disperazione.
Gli occhi fissi, parlava con voce monotona, e lui si sgoment, quando si fu avvicinato. Pallida, la testa del
ragazzo sembrava essersi ancora ingrossata, cos pesante ora che non ce la faceva a sopportarne il peso. Giaceva inerte,
si sarebbe creduto gi morto senza il respiro forte che usciva dalle labbra scolorite.
Mio piccolo Jacques, sono io, il tuo padrino... Non vuoi dirmi buongiorno?
Penosamente, la testa fece un vano tentativo per sollevarsi, le palpebre si sollevarono un poco mostrando il
bianco degli occhi poi si richiusero.
Ma avete sentito un medico?

Lei fece un'alzata di spalle.


Oh! i medici! che ne sanno?... venuto uno, ha detto che non c'era niente da fare... Speriamo che sia un finto
allarme. Ormai ha dodici anni. la crescita.
Sandoz, agghiacciato, tacque per non aumentare la sua preoccupazione, dato che non sembrava rendersi conto
della gravit del male. Si mise a camminare in silenzio, si arrest davanti al quadro.
Ah! va avanti? questa volta sulla buona strada.
finito.
Come, finito!
E, quando lei ebbe aggiunto che la tela doveva essere spedita la settimana seguente al Salon, rest imbarazzato,
si mise a sedere sul divano come uno che voglia giudicare senza fretta. Gli sfondi, le banchine, la Senna da cui
emergeva la punta trionfale della Cit erano rimasti allo stato di abbozzo, ma di abbozzo magistrale, come se il pittore
avesse temuto di sciupare la Parigi del suo sogno, definendola troppo. A sinistra c'era un altro gruppo ottimo, gli
scaricatori che trasportavano i sacchi di gesso, pezzi molto lavorati, di una notevole potenza di esecuzione. Solo, la
barca delle donne, nel mezzo, spaccava il quadro con un divampare di carni che erano fuori luogo; e l'alta figura nuda,
soprattutto, dipinta nel delirio, aveva uno splendore, una sproporzione allucinata, un'artificiosit strana e sconcertante,
in mezzo al realismo delle figure vicine.
Sandoz, silenzioso, si disperava di fronte a quell'aborto superbo. Ma incontr gli occhi di Christine fissi su di
lui ed ebbe la forza di mormorare:
Meravigliosa, oh! la donna, meravigliosa!
D'altra parte Claude rientr proprio in quel momento. Ebbe un'esclamazione di gioia vedendo il suo vecchio
amico, gli strinse vigorosamente la mano. Poi, s'avvicin a Christine, baci il piccolo Jacques che aveva di nuovo
buttato via la coperta.
Come va?
Sempre lo stesso.
Bene! bene! Cresce troppo, il riposo lo guarir. Te lo dicevo di non preoccuparti.
E Claude and a sedersi sul divano, vicino a Sandoz. Tutti e due si abbandonarono, si allungarono,
semisdraiati, gli occhi in aria a scorrere il quadro, mentre Christine, a fianco del letto, non guardava niente, sembrava
non pensare a niente, nella desolazione continua del suo cuore. Poco a poco si faceva notte, la vivida luce della vetrata
gi impallidiva, scoloriva nell'uniforme e lento calare del crepuscolo.
Allora deciso, tua moglie m'ha detto che la mandi?
S.
Fai bene, bisogna finirla con questa storia... Oh! ci sono dei pezzi, l dentro! Quella fuga di viali, a sinistra, e
l'uomo che solleva un sacco, in basso... Soltanto...
Esit, infine os.
Soltanto, strano che ti sia ostinato a lasciare quelle bagnanti nude... quasi inspiegabile, te lo assicuro, e mi
avevi anche promesso di farle vestite, ti ricordi?... Ci tieni davvero tanto, a quelle donne?
S.
Claude rispondeva seccamente, con l'ostinazione dell'idea fissa che disprezza perfino il dare spiegazioni. Aveva
incrociato le braccia sotto la nuca, si mise a parlare d'altro, senza abbandonare con gli occhi il suo quadro che il
crepuscolo cominciava a imbrunire d'una sottile ombra.
Lo sai da dove vengo? Vengo da Courajod... Eh? il grande paesaggista, autore della Mare de Gagny, che sta al
Luxembourg! Ti ricordi, lo credevo morto e abbiamo saputo che abitava qui vicino, dall'altro lato della collina, a rue de
l'Abreuvoir... Ebbene, vecchio mio, Courajod mi tormentava! E andando a prendere un poco d'aria, come talvolta
faccio, avevo scoperto la sua stamberga, non potevo pi passarci davanti senza che mi venisse voglia d'entrare. Pensa!
un maestro, un uomo che ha inventato il nostro paesaggio d'oggi, che vive l, sconosciuto, finito, intanato come una
talpa!... Poi, non hai idea della strada e della baracca: una via di campagna, piena di polli, bordata di zolle erbose; una
baracca simile a una casa di bambole, con certe finestrelle, una porticina, un giardinetto, oh! il giardino, una lingua di
terra tutta in pendio, con quattro meli, occupato quasi interamente da un pollaio messo su con tavole ammuffite, gesso e
rete metallica stretti con lo spago...
La voce si smorzava, socchiudeva le palpebre come se la preoccupazione del suo quadro lo avesse
invincibilmente riafferrato, invadendolo poco a poco al punto di fargli confondere le parole.
Oggi, ecco che ti vedo proprio Courajod, sulla porta... Un vecchio di ottant'anni passati, rattrappito,
rimpicciolito alla taglia d'un ragazzino. No! bisogna averlo visto, con gli zoccoli, la maglia da contadino, la cuffia da
vecchia... E, disinvolto, mi avvicino, gli dico: "Monsieur Courajod, desidero molto conoscervi, al Luxembourg c' un
vostro quadro che un capolavoro, permettete a un pittore di stringervi la mano come a un maestro". Ah! di colpo,
dovevi vederlo, tutto impaurito, a balbettare, a tirarsi indietro come se volessi picchiarlo. Una fuga... Gli ero andato
dietro, si calmato, m'ha fatto vedere i suoi polli, le oche, i conigli, i cani, un serraglio eccezionale, perfino un corvo!
Lui vive in mezzo a questo, non parla pi che ad animali. Quanto alla vista, eccezionale! tutta la pianura Saint-Denis,
per miglia e miglia, con fiumi, citt, ciminiere che fumano, treni che sbuffano. Insomma, un vero antro da eremita della
montagna, le spalle girate a Parigi, gli occhi laggi, nella campagna senza limiti... Naturalmente, sono tornato alla cosa
che mi premeva. "Oh! Monsieur Courajod, che ingegno! se sapeste l'ammirazione che abbiamo per voi! Siete una delle
nostre glorie, resterete come il padre di noi tutti". Le labbra avevano ricominciato a tremargli, mi guardava con la sua

aria impaurita da ebete, non mi avrebbe respinto con gesto pi supplichevole se avessi dissotterrato davanti a lui
qualche cadavere della sua giovinezza: e macinava fra le gengive parole sconnesse, uno zagagliamento di vecchio
rimbambito, impossibile a capirsi: "Non so... cos lontano... troppo vecchio... non m'importa niente...". In breve, m'ha
spinto fuori, ho sentito che girava con violenza la chiave, che si barricava con le sue bestie contro i tentativi di lusinga
della strada... Ah! quel celebre personaggio che finisce come un droghiere in riposo, quel volontario ritorno al nulla,
prima della morte! Ah! la gloria, la gloria per cui moriamo, noialtri!
Sempre pi soffocata, la voce si spense in un grande sospiro doloroso. Era sempre pi notte, una notte il cui
flusso lentamente accumulatosi negli angoli montava in una piena lenta, inesorabile, sommergeva i piedi del tavolo e
delle sedie, tutta la confusione degli oggetti sparsi a terra. Gi spariva la parte inferiore del quadro: e lui, gli occhi
disperatamente fissi, sembrava studiare il progresso delle tenebre come se finalmente in quell'agonia del giorno avesse
giudicato la propria opera; cos nel profondo silenzio, non si udiva pi che il respiro roco del piccolo ammalato vicino a
cui era visibile la sagoma scura della madre, immobile.
Sandoz, allora, parl a sua volta, le braccia ugualmente intrecciate sotto la nuca, la schiena poggiata sopra un
cuscino del divano.
Che ne sappiamo? non sarebbe meglio vivere e morire sconosciuti? Che beffa, se questa gloria dell'artista non
esistesse pi del paradiso del catechismo, di cui anche i bambini oggi ridono! Noi non crediamo pi a dio, crediamo alla
nostra immortalit... Ah! miseria!
E, trafitto dalla malinconia del crepuscolo, si confess, disse i suoi tormenti, risvegliati da tutta quella
sofferenza umana che si sentiva intorno.
Guarda! io, che forse tu invidi, vecchio mio, s! io che comincio ad affermarmi, come dicono i borghesi, che
pubblico libri e che guadagno qualche lira, ebbene, io, ci muoio sopra!... Te l'ho ripetuto spesso, ma tu non mi credi,
perch la felicit per te che crei con tanta pena, che non puoi arrivare al pubblico, sarebbe ovviamente di produrre
parecchio, di essere visto, lodato o stroncato... Ah! una volta accettato al prossimo Salon, entra nella baraonda, fai altri
quadri e me lo dirai, poi, se questo ti basta, se finalmente sei felice... Ascolta, il lavoro s' preso la mia vita. Poco a
poco, m'ha rubato mia madre, mia moglie, tutto quello che amo. il tarlo annidato nella testa che si mangia il cervello,
invade il tronco, le membra, rosicchia il corpo intero. Da quando scendo dal letto, la mattina, il lavoro mi afferra, mi
inchioda al tavolo, senza lasciarmi respirare una boccata d'aria; poi, mi segue quando mangio, mastico sordamente le
mie frasi insieme al mio pane; mi accompagna quando esco, torna a mangiare nel mio piatto, si sdraia la sera sul mio
cuscino, cos spietato che non ho mai facolt di arrestare il lavoro in corso, che seguita a proliferare anche nel profondo
del mio sonno... E fuori non esiste pi nessuno, salgo ad abbracciare mia madre cos distratto che dieci minuti dopo
averla lasciata mi chiedo se sono veramente andato a dirle buongiorno. La mia povera moglie non ha marito, io non
sono con lei nemmeno quando le nostre mani si toccano. Talvolta avverto acutamente che rendo le loro giornate tristi e
ne provo un grande rimorso perch la felicit fatta soltanto di bont, di onest e di allegria, in una famiglia. Ma non
posso sfuggire agli artigli del mio mostro. Immediatamente ripiombo nel sonnambulismo delle ore creative, nelle
indifferenze e nei malumori della mia idea fissa. Benissimo se le pagine del mattino sono andate avanti bene, malissimo
se una rimasta in secca! La casa rider o pianger, secondo il beneplacito del lavoro divoratore... No! no! non ho pi
nulla, avevo sognato vacanze in campagna, viaggi lontani, nei miei giorni di miseria; e oggi che potrei esaudire quei
sogni, l'opera iniziata l che mi blocca: non un'uscita nelle mattine di sole, non una scappata da un amico, non una
follia di pigrizia! Perfino la volont non c' pi, l'abitudine presa, ho chiuso la porta al mondo, dietro di me, e ho
gettato la chiave dalla finestra... Pi niente, pi niente, nella mia tana, se non il lavoro e me stesso, e mi divorer e non
ci sar pi nulla, pi nulla!.
Tacque, un nuovo silenzio regn nell'ombra crescente. Poi riprese, penosamente:
Almeno ci si sentisse soddisfatti, si ricavasse qualche gioia da questa vita da cani!... Ah! non so come
facciano quelli che fumano sigarette e si carezzano beatamente la barba mentre lavorano. S, ce ne stanno, pare, di quelli
per cui la produzione un piacere facile, comodo da prendersi, comodo da lasciare, senza nessuna febbre. Sono
entusiasti, si ammirano, non possono scrivere due righe senza che siano due righe d'una qualit rara, personalissima,
unica... Ebbene, io, partorisco col forcipe e il neonato mi sembra sempre un orrore. Come si fa ad essere tanto immuni
dal dubbio da credere in s? Sono stupefatto quando vedo certe persone intelligenti che negano furiosamente gli altri,
perdere ogni senso critico, ogni buon senso, quando si tratta delle loro creature bastarde. Eh! sempre molto brutto, un
libro! bisogna non aver usato ingredienti sporchi, per amarlo!... Non sto parlando delle cofane d'insulti che uno riceve.
Invece di disturbarmi direi che piuttosto mi stimolano. Ne conosco alcuni che rimangono sconvolti dagli attacchi, che
hanno il bisogno poco orgoglioso di procurarsi le simpatie. Semplice fatalit di natura, certe donne morrebbero se non
riuscissero a piacere. Ma l'insulto sano, non c' scuola pi virile dell'impopolarit, non c' di meglio, per restare agili e
forti, che i fischi degli imbecilli. sufficiente dire a se stessi che si data la propria vita a un'opera, che non ci si aspetta
n giustizia immediata, e neanche una valutazione seria, che insomma si lavora senza speranza di nessun genere,
unicamente perch il lavoro ci batte sotto la pelle come il cuore, indipendentemente dalla volont; e si pu
tranquillamente arrivare a morirci con la consolante illusione che un giorno saremo amati... Ah! se gli altri sapessero
con quanta baldanza mi sobbarco alle loro ire! Soltanto, ci sono io, e io m'accoro, mi dispero di non vivere pi un
momento felice. Miodio! che ore tremende da quando comincio un romanzo! I primi capitoli vanno ancora bene, ho
davanti a me spazio per tirar fuori idee geniali: poi, eccoti perduto, mai soddisfatto del compito quotidiano, gi a
condannare il libro, in corso, a giudicarlo inferiore ai precedenti, a macerarmi nella tortura di pagine, di frasi, di parole
cos che perfino le virgole assumono una bruttezza che mi fa soffrire. E quando finito, ah! quando finito, che

sollievo! non certo l'allegrezza del signore che si esalta nell'adorazione del suo frutto, ma la bestemmia del facchino che
scaraventa a terra il carico che gli ha rotto la schiena... Poi, la storia ricomincia; poi la storia ricomincer sempre; poi, ci
creper, furibondo con me stesso, esasperato di non aver avuto pi ingegno, inferocito per non lasciare un'opera pi
completa, pi grande, libri su libri, l'ammasso di una montagna; e, morendo, avr il dubbio atroce del lavoro fatto, mi
chieder se andava bene, se non dovevo girare a sinistra, quando sono svoltato a destra; e la mia ultima parola, il mio
ultimo rantolo riguarder il voler rifare tutto...
L'aveva sopraffatto l'emozione, le parole si strozzavano, fu costretto a respirare un minuto prima di lanciare
quel grido appassionato in cui si librava tutto il suo impenitente lirismo.
Ah! una vita, una seconda vita, chi me la dar perch il lavoro me la rubi e perch io ne muoia ancora!
La notte era totale, non si scorgeva pi la sagoma irrigidita della madre, sembrava che il respiro rauco del
bambino venisse dalle tenebre, un'angoscia immensa e lontana che saliva dalle strade. Di tutto lo studio, piombato in
una nerezza lugubre, la grande tela conservava unica un biancore, un ultimo residuo di luce che si estenuava. Si vedeva,
simile a una visione agonizzante, fluttuare la figura nuda, ma senza forma precisa, le gambe gi svanite, un braccio
divorato, con l'unico segno nitido della rotondit del ventre dove la carne brillava, color di luna.
Dopo un lungo silenzio, Sandoz domand:
Vuoi che venga con te, quando porti laggi il quadro?
Claude non rispondeva, e gli sembr di udirlo piangere. Era la dura tristezza, la disperazione che aveva scosso
anche lui. Attese, ripet la domanda: e il pittore, allora, dopo aver ingoiato un singhiozzo riusc a balbettare:
Grazie, vecchio mio, il quadro rimane qui, non lo porter mai via.
Come, non eri deciso?
S, ero deciso... Ma non l'avevo visto, e l'ho veduto ora, sotto quella luce che moriva... Ah! sbagliato,
sbagliato ancora! m'ha colpito gli occhi come un pugno e la scossa arrivata fino al cuore!
Le lacrime, ora, scivolavano lente e tiepide nell'oscurit che le nascondeva. Si era contenuto e il dramma che
l'aveva straziato in una silenziosa angoscia ora scoppiava suo malgrado.
Mio povero amico, mormor Sandoz, sconvolto, duro a dirlo, ma forse fai bene lo stesso ad aspettare, per
curare certi pezzi... Soltanto sono furibondo perch ho il sospetto che sono io ad averti scoraggiato con la mia eterna e
stupida scontentezza delle cose.
Claude, semplicemente, rispose:
Tu! che idea! non ti ascoltavo... No, guardavo tutto quello che non andava, in questa maledetta tela. La luce se
ne andava, e c' stato un momento, sotto un barlume grigiastro, impercettibile, in cui all'improvviso ho visto chiaro: s,
non funziona niente, solo gli sfondi sono belli, la donna nuda scoppia come un petardo, neanche centrata, le gambe
brutte... Ah! da restarci secchi, ho sentito come stritolarsi la vita nella mia carcassa... Poi, le tenebre sono scese ancora,
ancora: una vertigine, un inabissamento, la terra roteata al nulla del vuoto, la fine del mondo! Presto non ho visto pi
che il suo ventre, decrescente come una luna ammalata. E guarda, guarda! adesso non rimane pi niente di lei, pi un
bagliore, morta, tutta nera!
Il quadro, a sua volta, era davvero completamente sparito. Ma il pittore s'era alzato, lo intesero imprecare nella
notte spessa:
Perdio, non fa niente... Ricomincio...
Christine, che pure aveva lasciato la sua sedia, lo interruppe, mentre lui la urtava.
Sta attento, accendo la lampada.
Accese il lume e apparve pallidissima, mentre gettava al quadro un'occhiata piena di odio e paura. Come! non
se ne andava, ricominciava la tortura.
Mi ci rimetto, ripet Claude, e quello mi uccider, uccider mia moglie, mio figlio, tutta la baracca, ma
verr fuori un capolavoro, perdio!
Christine and a rimettersi seduta, si riavvicinarono a Jacques che ancora una volta si era scoperto con le sue
piccole mani annaspanti. Ansimava sempre, inerte, la testa sprofondata nel cuscino, simile a un macigno, che faceva
scricchiolare il letto. Andandosene, Sandoz manifest le sue apprensioni. La madre sembrava inebetita, il padre tornava
gi davanti alla sua tela, l'opera da creare che, con la sua illusoria passione, combatteva in lui la realt dolorosa di suo
figlio, quella carne vivente della sua stessa carne.
La mattina dopo Claude stava finendo di vestirsi quando ud la voce sbigottita di Christine. Anche lei s'era
appena svegliata di colpo dal sonno pesante che l'aveva anchilosata sulla sedia, mentre vegliava l'ammalato.
Claude! Claude! corri... morto.
Lui accorse, gli occhi sbarrati, inciampando, senza capire, ripetendo con aria di profonda sorpresa:
Come, morto?
Per un attimo rimasero a bocca aperta sopra il letto. La povera creatura, supina, con la sua testa abnorme di
figlio del genio, spropositata fino alla deformit dei deficienti, non sembrava essersi mossa dal giorno prima; soltanto la
bocca slargata, scolorita non respirava pi e gli occhi vuoti s'erano aperti. Il padre lo tocc, lo trov freddo come il
ghiaccio.
vero, morto.
E il loro stupore era tale che ancora per un momento rimasero con gli occhi asciutti, colpiti unicamente dalla
brutalit dell'accadimento, che giudicavano incredibile.

Poi, le ginocchia spezzate, Christine s'abbatt davanti al letto; e piangeva a grandi singhiozzi, che la
scuotevano tutta, le braccia contorte, la fronte sull'orlo del materasso. In quel primo tremendo momento la sua
disperazione s'aggravava soprattutto di un rimorso straziante, quello di non averlo amato abbastanza, quel povero
bambino. I giorni si svolgevano come in una rapida visione, ognuno gli portava un rimprovero, parole cattive, carezze
rare, talvolta perfino asprezze. Ed era finito, mai pi lo avrebbe risarcito del furto che gli aveva fatto del proprio cuore.
Lui, che trovava cos disobbediente, aveva obbedito anche troppo. Gli aveva ripetuto tante volte, quando giocava:Stai
fermo, lascia lavorare tuo padre! che alla fine stava buono, per sempre. Questo pensiero la soffoc, ogni singhiozzo le
strappava un grido sordo.
Claude s'era messo a camminare, in un bisogno nervoso di moto. La faccia contratta, piangeva con grosse
lacrime rade che asciugava meccanicamente col rovescio della mano. E quando passava davanti al cadaverino non
poteva impedirsi di gettargli un'occhiata. Gli occhi fissi, spalancati, sembravano esercitare su di lui un potere. Da
principio resistette, il pensiero confuso si precisava, finiva per diventare ossessivo. Alla fine capitol, and a prendere
una piccola tela, cominci uno schizzo del figlio morto. Durante i primi minuti le lacrime gli impedivano di vedere,
annegando tutto nella nebbia; continuava ad asciugarle, si ostinava col pennello che tremava. Poi, il lavoro gli secc le
palpebre, rese sicura la mano; e presto non ebbe pi l davanti il figlio stecchito, ma un modello, un soggetto che lo
appassion per l'insolito interesse. Quella sproporzionata linea della testa, quel color cera della carne, quegli occhi
simili a buchi spalancati sul vuoto, tutto lo eccitava, lo riscaldava d'una fiammata. Indietreggiava, si compiaceva,
sorrideva vagamente alla propria opera.
Quando Christine si rialz lo trov immerso nel lavoro. Allora, ripresa da un accesso di lacrime, disse
solamente:
Ah! puoi dipingerlo, non si muover pi!
Per cinque ore Claude lavor. E il giorno dopo, Sandoz quando lo riaccompagn dal cimitero dopo la
sepoltura, rabbrivid di piet e d'ammirazione davanti alla piccola tela. Era uno dei bei pezzi d'un tempo, un capolavoro
di luce e di forza, con in pi un'immensa tristezza, la fine di tutto, la vita che moriva nella morte di quel bambino.
Ma Sandoz che si profondeva in elogi rest colpito nell'udire Claude dirgli:
Ti piace davvero?... Allora mi fai decidere. Dato che l'altro pezzo non pronto, mando questo, al Salon.
X

Il giorno dopo aver portato l'Enfant mort al Palais de l'Industrie, Claude incontr Fagerolles mentre
gironzolava di mattina dalle parti del parco Monceau.
Come! sei tu, vecchio mio! esclam cordialmente quest'ultimo. Che ti succede, che fai. Ci si vede tanto
poco!
Poi, quando l'altro gli ebbe parlato del suo invio al Salon, di quel piccolo quadro che lo riempiva tutto,
aggiunse:
Ah! hai mandato un pezzo, ma allora te lo faccio accettare. Sai, quest'anno sono candidato alla giuria.
L'agitazione e il perenne scontento degli artisti, dopo una serie di tentativi di riforme proposte e scartate aveva
infatti indotto l'amministrazione a concedere agli espositori il diritto di eleggersi i membri della giuria d'ammissione; il
fatto aveva messo a soqquadro il mondo della pittura e della scultura, era esplosa una vera febbre elettorale, ambizioni,
partigianerie, intrighi, tutta la bassa manipolazione che disonora la politica.
Ti porto con me, continu Fagerolles. Bisogna che tu venga a vedere dove abito, la mia palazzina dove non
hai ancora messo piede, malgrado le tue promesse... l, vicinissimo, all'angolo dell'avenue de Villiers.
E, afferrato allegramente il braccio di Claude, lo costrinse a seguirlo. Lui si sentiva diventare vile, l'idea che il
vecchio amico poteva farlo accettare, lo riempiva di vergogna e desiderio insieme. Sull'avenue, davanti alla palazzina, si
ferm, per guardare la facciata, opera cincischiata e preziosa d'architetto, la riproduzione esatta d'una casa del
Rinascimento di Bourges, con le finestre a crociera, la torretta della scala, il tetto istoriato di piombo. Un vero gioiello
da cortigiana; e si ferm sorpreso quando, voltandosi, vide dall'altro lato della strada la principesca palazzina di Irma
Bcot, dove aveva passato una notte che nel ricordo gli appariva come un sogno. Grande, solida, quasi austera, appariva
importante come un palazzo di fronte a quella dell'artista, ridotto a contentarsi di un capriccioso gingillo.
Eh? quell'Irma, disse Fagerolles con una sfumatura di rispetto, se l' fatta, la sua cattedrale!... Ah!
maledizione, io posso vendere solo qualche quadro!... Andiamo, entra.
L'interno era d'un lusso magnifico e bizzarro: nell'ingresso, antiche tappezzerie, antiche armi, una quantit di
mobili antichi, di curiosit della Cina e del Giappone; una stanza da pranzo a sinistra, tutta a pannelli di lacca, col
soffitto decorato da un dragone rosso; una scala in legno scolpito, con stendardi fluttuanti e ciuffi di piante verdi. Ma, al
piano di sopra, lo studio era una vera meraviglia, molto stretto, senza un quadro, interamente ricoperto di stoffe
orientali, un camino immenso da una parte, con la mensola retta da chimere, dall'altra un grande divano sotto un
baldacchino, un vero monumento, con lance a sostenere in alto le bande sontuose dei tendaggi sopra un ammasso di
tappeti, pellicce, cuscini quasi a livello del pavimento in legno.
Claude guardava e gli veniva alle labbra una domanda, che trattenne. Era pagato, tutto ci? Premiato l'anno
precedente, Fagerolles esigeva, dicevano, diecimila franchi per un ritratto. Naudet, che dopo averlo lanciato sfruttava

ora il suo successo con colpi studiati, non cedeva nessuno dei suoi quadri a meno di venti, trenta, quarantamila franchi.
Le commissioni gli sarebbero piovute addosso fitte come grandine se il pittore non avesse ostentato il disprezzo, la
spossatezza dell'uomo di cui si contendono i minimi schizzi. Eppure quel lusso sciorinato puzzava di debito, ai fornitori
erano stati dati solo anticipi, tutto il denaro, quel denaro guadagnato come in Borsa, a colpi di rialzo, scorreva via dalle
dita, si sperdeva senza che se ne ritrovasse traccia. Del resto Fagerolles, ancora in pieno entusiasmo per quella
improvvisa fortuna, non contava, non si preoccupava, forte della speranza di vendere sempre, sempre pi caro, glorioso
della grande importanza che assumeva nell'arte contemporanea.
Finalmente Claude not una piccola tela su un cavalletto di legno nero, coperto da un drappo rosso felpato. Era
tutto quello che rinviava alla professione, insieme a una cassetta di palissandro per i colori e una scatola di pastelli,
dimenticata sopra un mobile.
Molto delicato, disse Claude davanti alla piccola tela, per essere gentile. E il tuo quadro per il Salon, l'hai
mandato?
Ah! s, grazie a dio! La gente che m' stata intorno! Una vera processione che mi ha costretto per otto giorni a
starmene in piedi dalla mattina alla sera... Non volevo esporre, non lo ritenevo opportuno. Naudet era contrario anche
lui. Ma che ci vuoi fare? M'hanno tanto sollecitato, tutti i ragazzi vogliono mettermi nella giuria perch li difenda... Oh!,
il mio quadro semplicissimo, Un djeuner, come l'ho intitolato, due signori e tre dame sotto gli alberi, invitati di un
castello che si sono portati dietro la colazione e la mangiano in una radura... Vedrai, molto originale.
La voce s'era fatta esitante e quando incontr gli occhi di Claude che lo guardavano fisso fin d'impappinarsi, e
scherz sulla piccola tela posata sul cavalletto.
una porcheriola che m'ha chiesto Naudet. Andiamo, non che non sappia quello che mi manca, un poco di
quello che tu hai di troppo, vecchio mio... Io, lo sai, ti voglio sempre bene, e t'ho difeso anche ieri, presso i pittori.
Gli batteva sulle spalle, aveva avvertito il segreto disprezzo del suo antico maestro, e lo voleva riconquistare
con le carezze d'un tempo, certe moine da puttana che dica Io sono una puttana, proprio per farsi amare. E fu con
assoluta sincerit, in una specie di deferente preoccupazione, che gli promise ancora di adoperare tutto il suo potere per
far accettare il quadro.
Ma arrivava gente, pi di quindici persone entrarono e uscirono in meno di un'ora: padri che conducevano
giovani allievi, gente che esponeva e che veniva a raccomandarsi, amici che proponevano uno scambio d'appoggi,
perfino donne che mettevano il loro ingegno sotto la protezione della propria bellezza. Ed era uno spettacolo vedere il
pittore esercitare il mestiere di candidato, prodigare strette di mano, dire all'uno: cos bello il vostro quadro di
quest'anno, mi piace tanto!, meravigliarsi di fronte a un altro:Come! non avete ancora avuto una medaglia!, ripetere
a tutti:Ah! se ci fossi, come li farei rigare! Li mandava
via in estasi, richiudeva la porta dietro ogni visita con aria estremamente amabile, dietro cui traspariva il
ghigno segreto dell'antico uomo da marciapiede.
Credimi! disse a Claude in un momento in cui si ritrovarono soli, me ne fanno perdere di tempo, questi
cretini!
Ma, essendosi avvicinato alla vetrata, apr bruscamente un'anta e, dall'altra parte del viale, si vide, a un balcone
del palazzo di fronte, una forma bianca, una donna con una vestaglia di pizzo che alzava il fazzoletto. Anche lui agit la
mano, tre volte. Poi, le due finestre si richiusero.
Claude aveva riconosciuto Irma; e, nel silenzio che s'era fatto, Fagerolles spieg tranquillamente:
Vedi, comodo, possiamo scambiarci segnali... Abbiamo un telegrafo completo. Mi chiama, devo andare da
lei... Ah! vecchio mio, quella una che pu darci lezioni!
Lezioni di che?
Ma di tutto! Una sensualit, un'arte, un'intelligenza!... Se ti dicessi che lei a farmi dipingere! s, parola
d'onore, ha un fiuto, per il successo, straordinario!... E, con tutto questo, sempre una scapestrata, in fondo, oh! con
un'imprevedibilit, una furia cos divertente quando le gira di fare all'amore!
Due piccole fiamme rosse gli erano salite alle guance, mentre gli occhi si appannavano d'una sorta di torbido.
Si erano rimessi insieme, da quando abitavano l nel viale; si diceva anche che lui, cos scaltro, rotto a tutte le commedie
delle strade parigine, si lasciasse spolpare da lei, salassato ad ogni istante di qualche bella sommetta, che gli mandava a
chiedere dalla cameriera, per un fornitore, per un capriccio, spesso per niente, per l'unico piacere di vuotargli le tasche;
e questo spiegava in parte la difficolt in cui si trovava, il debito che aumentava malgrado il continuo movimento al
rialzo delle sue tele. D'altra parte, non ignorava di essere per lei il puro superfluo, lo svago di una donna innamorata
della pittura, colto alle spalle dei signori seri, che pagavano come mariti. Lei ci scherzava, c'era fra loro come il
cadavere della reciproca perversit, un aroma di bassezza che lo divertiva ed eccitava nel suo ruolo di amante del cuore,
dove dimenticava il denaro che regalava.
Claude s'era rimesso il cappello, Fagerolles scalpitava gettando sguardi preoccupati verso la casa di fronte.
Non ti voglio mandar via, ma lo vedi, lei mi aspetta... Bene, siamo d'accordo, la tua storia sistemata, a meno
che non sia eletto... Allora, vieni al Palais de l'Industrie, la sera dello spoglio. Oh ! una baraonda, un chiasso! e, del
resto, saprai subito se puoi contare su me
In un primo momento Claude giur che non si sarebbe affatto scomodato. Quella protezione di Fagerolles gli
riusciva pesante; e tuttavia, in fondo, provava soltanto paura che quel terribile farabulano non mantenesse la promessa,
per vilt di fronte all'insuccesso. Poi, il giorno della votazione, non potendo trovar pace, and a rodersi agli ChampsElyses, col pretesto di una lunga passeggiata. Tanto valeva l che altrove; aveva smesso completamente di lavorare,

nell'attesa inconfessata del Salon, e ricominciava le sue interminabili corse per Parigi. Lui non poteva votare, perch
bisognava essere stati accettati almeno una volta. Ma a pi riprese pass davanti al Palais de l'Industrie, attirato
dall'animazione di quel tratto di strada dove sfilavano gli artisti elettori che uomini in blusotti sudici si contendevano
urlando le liste, una trentina di liste, di tutte le tendenze, di tutte le opinioni, la lista degli studi dell'Accademia, la lista
liberale, l'intransigente, la conciliante, dei giovani, delle signore. Si sarebbe detta la convulsione di uno scrutinio sulla
porta di una sezione, all'indomani d'un sommossa.
La sera, dalle quattro, quando la votazione fu terminata, Claude non resse alla curiosit di salire a vedere. Ora
la scala era libera, entrava chi voleva. Al piano di sopra, si trov nell'immensa sala della giuria le cui finestre si
affacciano sugli Champs-Elyses. Il centro era occupato da una tavola lunga dodici metri; nel monumentale camino
bruciavano alberi interi. E c'erano quattro o cinquecento elettori rimasti per lo spoglio, mescolati ad amici, semplici
curiosi, che parlavano forte, ridevano, scatenando sotto l'alto soffitto un rimbombo d'uragano. Intorno al tavolo si
andavano gi costituendo i seggi ed entravano in funzione, una quindicina in tutto, ciascuno composto da un presidente
e due scrutatori. Ma bisognava organizzarne ancora tre o quattro, e non si presentava pi nessuno, tutti fuggivano, per
paura della spossante fatica che inchiodava gli zelanti buona parte della notte.
Fagerolles, ovviamente, sulla breccia fin dal mattino, si agitava, urlava per dominare il fracasso.
Andiamo, signori, ci manca un uomo! Andiamo, un volonteroso da questa parte!
E, in quel momento, scorgendo Claude, si precipit, lo trascin a forza.
Ah! tu, mi devi fare il piacere di sederti l e di aiutarci! per la buona causa, che diavolo!
Di colpo Claude si ritrov presidente di un seggio e ademp alla sua funzione con l'austerit del timido,
emozionato nel fondo, con l'aria di credere che l'accettazione del suo quadro dipendesse dalla propria coscienza in
quella mansione. Chiamava a voce alta tutti i nomi inscritti nella lista, che gli passavano da certi piccoli pacchi uguali,
mentre i suoi due scrutatori li registravano. E questo nella pi spaventosa cacofonia, in mezzo alla sferzante grandinata
di quei venti, trenta nomi urlati contemporaneamente da voci diverse sul basso continuo della folla. Incapace di fare
niente senza passione, si riscaldava, disperato quando una lista non conteneva il nome di Fagerolles, felice quando gli
capitava di gridare quel nome un'altra volta ancora. Del resto era una gioia che gustava spesso poich l'amico s'era reso
popolare, facendosi vedere dappertutto, frequentando i caff dove si riunivano i gruppi influenti, rischiando perfino
professioni di fede, impegnandosi coi giovani senza trascurare di scappellarsi profondamente davanti ai membri
dell'Accademia. Si diffondeva una generale simpatia, Fagerolles era come il bambino viziato da tutti.
Verso le sei, in quella piovosa giornata di marzo, cadde la notte. I camerieri portarono lumi; e alcuni artisti
sospettosi, certi profili enigmatici e tetri che sorvegliavano lo spoglio con occhiate oblique, si fecero vicini. Certi altri
cominciavano a fare commedia, azzardavano versi d'animali, facevano sentire un tentativo di jodlei. Ma soltanto verso
le otto, quando servirono il pranzo, carne fredda e vino, l'allegria strarip. Bottiglie scolate a garganella, piatti carpiti e
divorati a casaccio, una vera kermesse in burletta in quella sala immensa che i ceppi del camino rischiaravano d'un
riverbero da fucina. Poi fumarono tutti, il fumo annebbi di vapore la luce gialla delle lampade, mentre in terra si
ammucchiavano i bollettini buttati durante la votazione, spessa coltre di pezzi di carta ancora pi sudicia per i turaccioli,
le molliche di pane, qualche piatto rotto, un vero letamaio dove i tacchi delle scarpe affondavano. Si lasciavano andare;
un piccolo scultore sal sopra una sedia per arringare la folla; un pittore coi baffi incerati sotto il naso adunco, inforc
una sedia e galopp intorno al tavolo, salutando, come l'Imperatore.
Poco a poco per molti si stancarono e andarono via. Verso le undici erano rimaste duecento persone. Ma dopo
mezzanotte torn gente, certi oziosi in abito nero e cravatta bianca che uscivano da teatro o da pranzi, pungolati dal
desiderio di conoscere prima di Parigi il risultato dello scrutinio. Arrivarono anche i giornalisti; e li vedevano
precipitarsi fuori della sala, uno a uno, non appena veniva comunicato un risultato parziale.
Claude, arrochito, chiamava sempre. Il fumo e il caldo diventavano intollerabili, dalla poltiglia fangosa del
pavimento saliva un odore di stalla. Suonarono l'una, poi le due. Spogliava, spogliava, e l'impegno che ci metteva lo
faceva andare cos lento che gli altri seggi avevano finito da un pezzo mentre il suo era ancora incagliato fra colonne di
cifre. Infine, riunite tutte le addizioni, fu proclamato il risultato definitivo. Fagerolles era stato eletto quindicesimo su
quaranta, cinque posti avanti a Bongrand, presentato sulla medesima lista, il cui nome per era stato spesso cancellato.
E spuntava il giorno quando Claude rientr a rue Tourlaque, affranto e beato.
Da allora, per due settimane visse in stato d'ansia. Dieci volte gli venne l'idea di andare a chiedere notizie da
Fagerolles; ma lo tratteneva un senso di vergogna. D'altra parte, dato che la giuria procedeva per ordine alfabetico, non
poteva ancora essere stato deciso niente. E una sera ebbe un colpo al cuore, sul boulevard de Clichy, vedendo avanzare
due larghe spalle il cui dondolio gli era ben noto.
Era Bongrand, che parve imbarazzato. Fu lui a dire per primo:
Sapete, laggi, con quella gentaccia, le cose non vanno bene... Ma non ancora tutto perduto, teniamo gli
occhi aperti, Fagerolles e io. E contate su Fagerolles, perch io, caro mio, ho una maledetta paura di compromettervi.
La verit era che Bongrand si trovava in continuo contrasto con Mazel, eletto presidente della giuria, un
celebre maestro dell'Accademia, l'ultimo baluardo della convenzione elegante e sdolcinata. Nonostante si trattassero da
cari colleghi, scambiandosi grandi strette di mano, l'ostilit era scoppiata dal primo giorno, l'uno non poteva chiedere
l'accettazione di un quadro senza che l'altro votasse un rifiuto. Al contrario Fagerolles, eletto segretario, era diventato il
giullare, il vice di Mazel, che perdonava la defezione dell'ex-scolaro tanto quel rinnegato oggi lo adulava. Del resto il
giovane maestro, molto carogna, come dicevano gli amici, si rivelava per i debuttanti, i pi spericolati, pi duro che i

membri dell'Accademia; diventava umano soltanto quando voleva far accettare un quadro e tirava fuori una quantit di
trovate buffe, brigava, carpiva il voto con abilit di prestigiatore.
I lavori della giuria erano una pesante sfacchinata in cui lo stesso Bongrand fiaccava le sue robuste gambe.
Tutti i giorni il lavoro veniva preparato dai custodi, una fila interminabile di grossi quadri posati a terra, appoggiati
contro gli spigoli, una fuga attraverso tutte le sale del primo piano che girava lungo l'intero palazzo e, ogni pomeriggio,
dall'una, i quaranta con in testa il presidente armato d'un campanello, ricominciavano l'identica passeggiata fino
all'esaurimento di tutte le lettere dell'alfabeto. Il giudizio era formulato su due piedi, con la massima sbrigativit,
scartando i quadri peggiori senza votazione; tuttavia ogni tanto qualche discussione arrestava il gruppo, si questionava
per una diecina di minuti e l'opera in causa veniva rinviata al giudizio serale; intanto due uomini che reggevano una
corda lunga dieci metri, la tendevano a quattro passi dai quadri per mantenere a debita distanza la frotta dei giurati che
nella foga della discussione premevano e facevano piegare la corda con il peso dei corpi. Dietro la giuria venivano i
settanta custodi in giacca bianca, volteggianti agli ordini di un brigadiere, che in seguito a ogni decisione comunicata
dai segretari procedevano allo smistamento, gli accettati separati dai rifiutati che si portavano allo scarto, come cadaveri
dopo la battaglia. E il giro durava due ore abbondanti, senza un rifiato, senza una sedia per sedersi, tutto il tempo sulle
gambe, in uno scalpiccio faticoso in mezzo a correnti d'aria gelida che obbligavano i meno freddolosi a sprofondare
dentro i cappotti di pelliccia.
La merenda delle tre era cos la benvenuta: un ristoro di mezz'ora a un buffet dove si trovava del Bordeaux,
cioccolato, sandwiches. Qui si apriva il mercato delle reciproche concessioni, lo scambio di raccomandazioni e buone
parole. Quasi tutti avevano dei piccoli taccuini, per non dimenticare nessuno nella pioggia delle raccomandazioni che si
abbatteva su di loro; e si consultavano, s'impegnavano a votare per il protetto d'un collega, se quello avesse votato per i
propri. Altri invece, alieni da simili intrighi, austeri o incuranti finivano il sigaro, lo sguardo nel vuoto.
Poi il lavoro riprendeva, ma pi smorzato, in una sola stanza dove c'erano sedie, perfino tavoli, con penne,
carta, inchiostro. Tutti i quadri inferiori al metro e cinquanta erano giudicati l, passavano al cavalletto, allineati per
dieci o dodici lungo una specie di trespolo ricoperto di sargia verde. Parecchi giurati s'abbandonavano beatamente sui
loro seggi, molti sbrigavano la corrispondenza personale, bisognava che il presidente alzasse la voce per ottenere
maggioranze decenti. Talvolta s'accendeva una fiamma di passione, il voto a mano levata era dato con tanto entusiasmo
che cappelli e bastoni s'agitavano in aria, al di sopra della ressa tumultuosa delle teste.
E fu l, al cavalletto, che finalmente apparve l'Enfant mort. Da otto giorni Fagerolles, col taccuino traboccante
di note, si prodigava in trattative complicate per trovare voti in favore di Claude, ma l'affare era duro, non combinava
con gli altri impegni presi, non raccapezzava che rifiuti, ogni volta che pronunciava il nome dell'amico; e si lamentava
di non ricavare nessun aiuto da Bongrand, che, sfornito di taccuino, era oltretutto cos maldestro che rovinava le cause
migliori con certi scatti di inopportuna franchezza. Fagerolles avrebbe mollato Claude una ventina di volte se non si
fosse ostinato a voler sperimentare il proprio potere in questa accettazione ritenuta impossibile. Si sarebbe visto se non
aveva gi la statura per costringere la giuria. Forse, nel fondo della sua coscienza, c'era anche un'esigenza di giustizia, il
sordo rispetto per l'uomo a cui rubava la genialit.
Proprio quel giorno Mazel era d'umore detestabile. Appena aperta la seduta, il brigadiere s'era presentato.
Monsieur Mazel, c' stato un errore, ieri. stato rifiutato un quadro fuori concorso... Vi ricordate, il numero
duemilacinquecentotrenta, una donna nuda sotto un albero.
In effetti il giorno prima quel quadro era stato gettato nella fossa comune, fra l'unanime disprezzo, senza
accorgersi che apparteneva a un vecchio pittore classico, rispettato dalI'Istituto; e lo sgomento del brigadiere, il
magnifico scherzo di quella involontaria condanna divertiva i giovani della giuria che si misero a sghignazzare, con aria
provocatoria.
Mazel detestava simili storie che sentiva disastrose per l'autorit dell'Accademia. Con un gesto rabbioso, disse
seccamente:Ebbene, ripescatelo, portatelo fra gli accettati... Oltre tutto ieri c'era un chiasso insopportabile. Come si
pu pretendere un qualsiasi giudizio, di corsa, se non riesco neanche ad ottenere il silenzio!
Agit furiosamente il campanello.
Allora, signori ci siamo... Un poco di buona volont, vi prego.
Disgraziatamente, appena misero sul cavalletto i primi quadri, capit un nuovo contrattempo. Una delle tele
attrasse la sua attenzione, tanto gli pareva brutta, d'una tonalit cos aspra da legare i denti; e, dato che la vista gli si
andava abbassando, si chin per vedere la firma mormorando:
Chi l'animale?...
Ma si rialz immediatamente, scombussolato per aver letto il nome di un suo amico, un artista che era, anche
lui, il pilastro delle sane dottrine. Sperando che non l'avessero udito, esclam:
Superbo!... Il numero uno, non vero, signori?
Gli assegnarono il numero uno, che dava diritto al posto migliore. Soltanto ridevano, si toccavano di gomito.
Lui ne fu profondamente ferito e divent feroce.
E ci cascavano tutti, si sbilanciavano troppo alla prima occhiata, poi, dopo aver decifrato la firma, si
ringoiavano le frasi; e questo finiva per renderli prudenti, curvando la schiena, ad accertarsi del nome, l'occhio furtivo,
prima di pronunciarsi. D'altronde, quando passava l'opera di un collega, qualche tela sospetta di un membro della giuria,
avevano la precauzione di avvertirsi con un segno, dietro le spalle del pittore:Attenzione, niente brutte figure, suo!
Malgrado il nervosismo della seduta, Fagerolles riusc a concludere un primo affare. Era uno spaventoso
ritratto dipinto da uno dei suoi allievi, di una famiglia ricchissima dalla quale era ricevuto. Aveva dovuto portarsi Mazel

in un angolo per commuoverlo raccontandogli una storia sentimentale, un infelice padre di tre figlie, che moriva di
fame; e il presidente s'era fatto pregare un bel pezzo; che diavolo! lasciasse perdere la pittura, se aveva fame! non
poteva abusare fino a quel punto delle sue tre figlie! Tuttavia alz la mano, unico insieme a Fagerolles. Si protestava,
con irritazione, e perfino altri due membri dell'Accademia si ribellavano, quando Fagerolles mormor a voce
bassissima:
per Mazel, lui che m'ha scongiurato di votare... Un parente, credo. Insomma, ci tiene.
I due accademici levarono prontamente la mano e si ottenne una grossa maggioranza.
Ma scoppiarono risate, battute di spirito, urla indignate: stavano mettendo sul cavalletto l'Enfant mort. E
adesso? si mettevano a inviare la Morgue? E i giovani sfottevano la grossa testa, una scimmia crepata per aver
inghiottito una zucca, evidentemente; e i vecchi, sbigottiti, indietreggiavano.
Fagerolles sent immediatamente che la partita era persa. Dapprima cerc di accaparrarsi il voto scherzando,
con i suoi modi buffi.
Andiamo, signori, un vecchio lottatore...
Lo interruppero voci furibonde. Ah! no, non quello l! Lo conoscevano, il vecchio lottatore! Un pazzo che si
ostinava da quindici anni, un orgoglioso che si dava arie di genio, che aveva minacciato di demolire il Salon, senza
inviarci mai una tela possibile! Tutto il disprezzo per l'originalit ribelle, per la concorrenza che si teme, per la forza
invincibile che trionfa, perfino quando vinta, ruggiva in quello scoppio di voci. No, no, fuori!
Allora Fagerolles commise lo sbaglio di irritarsi a sua volta, cedendo alla rabbia di constatare la scarsit della
propria influenza.
Siete ingiusti; siate onesti, almeno!
Di colpo il tumulto sal al culmine. Lo circondavano, lo spingevano, braccia minacciose si agitavano,
sibilavano frasi come proiettili. Signore, disonorate la giuria.
Se difendete questa roba, per far parlare i giornali di voi!
Non ve ne intendete.
E Fagerolles, fuori di s, rinunciando perfino all'ambiguit dell'ironia rispose goffamente:
Me ne intendo quanto voi!
Ma stai zitto! riprese un collega, un pittorello biondo tutto inferocito, non puoi costringerci a inghiottire
una simile crosta!
S s, una crosta! ripetevano tutti, convintissimi dell'epiteto che di solito appiccicavano ai peggiori quadri,
alla pittura scialba, fredda e piatta degli imbrattatele.
Va bene, disse alla fine Fagerolles, a denti stretti, chiedo il voto.
Da quando la discussione s'era incattivita Mazel agitava senza posa il campanello, paonazzo nel vedere la sua
autorit ignorata.
Signori, andiamo, signori... incredibile che non ci si possa intendere senza gridare... Signori, vi prego...
Finalmente ottenne un poco di silenzio. In fondo, non era un uomo cattivo. Perch non accettare quel
quadretto, anche se lo trovava esecrabile? Se ne accettavano tanti altri!
Andiamo, signori, si chiede il voto!
Forse avrebbe anche alzato la mano quando Bongrand, fino l muto, il sangue alla faccia per la rabbia che
aveva frenato, part bruscamente, fuori di s, liberando in un urlo la rivolta della propria coscienza.
Ma perdio! non ce ne saranno neanche quattro qua in mezzo capaci di tirare fuori un pezzo simile!
Corsero borbottii, la mazzata era cos rude che nessuno, rispose.
Signori, si chiede il voto, ripet Mazel, diventato pallido, la voce secca.
E bast il tono, veniva fuori l'odio latente, la feroce rivalit insita nelle bonarie strette di mano. Raramente
arrivavano a scontri simili. Si mettevano d'accordo quasi sempre. Ma in fondo alle vanit frustrate c'erano perpetue
ferite che sanguinavano, duelli a colpi di coltello in cui si agonizzava col sorriso sulle labbra.
Unici ad alzare la mano furono Fagerolles e Bongrand; all'Enfant mort, respinto, rimase l'unica possibilit di
essere riammesso al momento della revisione generale.
Era il compito pi spaventoso, quella revisione generale. Dopo venti giorni di riunioni quotidiane, la giuria,
con tutti i due giorni di riposo che si era presa, intanto che i custodi preparavano il lavoro, il pomeriggio in cui si ritrov
di fronte al mucchio dei tremila quadri respinti, si sent rabbrividire all'idea di dover ripescare l in mezzo un avanzo,
per completare la cifra regolamentare di duemilacinquecento opere accettate. Ah! tremila quadri tutti attaccati, contro le
pareti di tutte le sale, intorno alla galleria esterna, dovunque insomma, perfino in terra, stagnanti distese fra le quali si
lasciavano piccoli sentieri che scorrevano lungo le cornici, un'inondazione, una piena che saliva, invadeva il Palais de
l'Industrie, lo sommergeva sotto il torbido flusso di tutto quanto l'arte pu produrre di mediocre e folle! E disponevano
di quell'unica riunione, dall'una alle sette, sei ore di corsa disperata attraverso quel dedalo! Dapprima reggevano bene
alla fatica, gli occhi limpidi; ma presto si sentirono le gambe spezzate da quella marcia forzata, gli occhi irritati da quei
colori danzanti; e bisognava camminare sempre, vedere e giudicare sempre, fino a svenire dalla stanchezza. Gi dalle
quattro regnava la disfatta, una rotta d'armata sconfitta. Dietro, molto lontano, arrancavano alcuni giurati, senza fiato.
Altri, uno alla volta, perduti fra le cornici, seguivano gli stretti sentieri, rinunciando a uscirne, girando senza speranza di
trovar mai la fine. Come essere giusti, grandio! Cosa ripescare, in quel cumulo d'orrori? A casaccio, senza distinguere
bene un paesaggio da un ritratto, si complet il numero. Duecento, duecentoquaranta, ancora otto, ne mancavano ancora

otto. Quello? No, quest'altro! Come preferite. Sette, otto, era fatta! Finalmente avevano toccato la fine, se ne andavano
azzoppati, storpi, salvi, liberi!
Una nuova scena li aveva arrestati in una sala, intorno all'Enfant mort, steso a terra fra altri relitti. Ma, questa
volta, stavano scherzando, un burlone faceva finta di inciampare e di posare il piede al centro della tela, altri correvano
lungo i piccoli sentieri come per cercare il vero senso del quadro, dichiarando che era molto meglio alla rovescia.
Fagerolles si mise a scherzare anche lui.
Un poco di coraggio con le tasche, signori. Fate il giro, esaminate, non andrete falliti... Di grazia, signori,
siate buoni, riesumatelo, fate questa buona azione!
Tutti si divertivano ad ascoltarlo, ma nella crudelt di quelle risate il rifiuto era pi reciso. No, no, mai! Te lo
prendi tu per la tua "carit"? url la voce d'un compagno. Alludeva all'usanza che concedeva ai giurati il diritto a una
carit, ognuno di loro cio poteva scegliere nel mucchio una tela, per orrenda che fosse, e da quel momento il quadro
era accettato senza esame. Di solito questa accettazione era un'elemosina concessa ai poveracci. Quei quaranta ripescati
all'ultima ora erano gli accattoni alla porta, i disgraziati con la pancia vuota, che si lasciavano accostare all'estremit
della tavola.
Per la mia "carit", ripet Fagerolles tutto imbarazzato il fatto che ne ho un altro, per la mia carit... S,
certi fiori d'una signora...
Fu interrotto dalle sghignazzate. Era carina? Quei signori, davanti alla pittura femminile, si mostravano
beffardi, privi di ogni senso cavalleresco. E lui restava perplesso, poich la signora in questione era una protetta di Irma.
Tremava all'idea della terribile scenata, se non avesse mantenuto la promessa. Ricorse a un espediente.
Ecco! E voi, Bongrand?... Potreste pure prenderlo voi per la vostra "carit", questo disgraziato morticino?
Bongrand, col cuore a pezzi, sdegnato da quel mercato, dimen le grosse braccia.
Io! fare questo affronto a un vero pittore!... Meglio che sia pi fiero, perdio! che non mandi mai pi niente al
Salon!
Allora, poich le sghignazzate continuavano, Fagerolles volle uscirne vincitore, si decise, l'aria superba, da
persona superiore che non teme di compromettersi.
Va bene, lo prendo io per la mia "carit".
Si grid bravo, ci fu un'ovazione beffarda, grandi saluti, strette di mano. Onore al prode che aveva il
coraggio delle sue opinioni. E un custode port via la povera tela fischiata, profanata, sballottata; fu cos che un quadro
dell'autore del Plein air si trov finalmente accettato dalla giuria.
Fin dalla mattina dopo, un biglietto di Fagerolles inform Claude in due righe che era riuscito a far passare
l'Enfant mort ma che la cosa non era stata indenne da fatica. Claude, malgrado la gioia per quella notizia, prov uno
stringimento di cuore: quella laconicit, qualcosa di benevolo, di pietoso, tutta l'umiliazione dell'avventura trapelava da
ogni parola. Per un attimo fu cos infelice di quella vittoria che avrebbe voluto riprendersi la propria opera e
nasconderla. Poi la suscettibilit si smuss, ricadde nell'assenza d'orgoglio, tanto la miseria umana sanguinava della
lunga attesa del successo. Ah! essere visto, arrivare comunque! Era giunto alle estreme capitolazioni; torn a sospirare
l'apertura del Salon, con l'impazienza febbrile di un esordiente, vivendo in un'illusione che gli mostrava una folla, una
marea inanellata di teste che acclamavano la sua tela.
Poco a poco Parigi aveva decretato di moda il giorno del vernissage, un tempo riservato unicamente ai pittori
per gli ultimi ritocchi alle loro opere. Ora era una primizia, una di quelle solennit che mettono in moto l'intera citt
rovesciandola per le strade in una ressa di gomitate. Da una settimana, la stampa, la strada, il pubblico appartenevano
agli artisti. Erano padroni di Parigi, si parlava soltanto di loro, dei loro invii, dei loro fatti, dei loro gesti, di tutto quanto
riguardasse la loro persona; una di quelle fulminee infatuazioni che fanno sollevare le strade, che spingono, nei giorni
d'ingresso libero, perfino bande di campagnoli, fantaccini, bambinaie, attraverso le sale fino alla spaventosa cifra di
cinquantamila visitatori, in certe domeniche di bel tempo, tutta un'armata, i battaglioni di riserva del popolino ignorante
a seguire la gente, a sfilare con occhi sgranati in quel grande negozio d'immagini.
Inizialmente Claude ebbe paura di quel famoso giorno del vernissage, intimidito dalla ressa del bel mondo di
cui si parlava, risoluto ad aspettare il giorno pi democratico della vera apertura. Rifiut perfino di accompagnare
Sandoz. Poi, lo prese una febbre tale che usc bruscamente, alle otto appena, dopo essersi concesso giusto il tempo di
inghiottire un pezzo di pane e formaggio. Christine, che non s'era sentita il coraggio d'andare con lui, lo richiam, lo
abbracci ancora una volta, commossa, preoccupata.
E soprattutto, caro, non te la prendere, qualunque cosa succeda.
Claude si sent un poco soffocare entrando nel salone d'onore, col cuore che gli batteva forte per aver salito di
corsa la grande scalinata. Fuori c'era un limpido cielo di maggio, la tenda velata tesa sotto la vetrata del soffitto
smorzava il sole in una vivida luce bianca; e dalle porte vicine, aperte sul porticato del giardino, entravano soffi umidi
di rabbrividente freschezza. Lui riprese fiato un momento, in quell'aria gi opprimente, che sapeva vagamente di
vernice in mezzo al profumo discreto delle donne. Percorse con un'occhiata i quadri alle pareti, di fronte una immensa
scena di massacro, grondante sangue, un colossale e sciapito quadro sacro a sinistra, una commissione governativa, la
banale illustrazione di una festa ufficiale a destra, poi ritratti, paesaggi, interni, tutti sgargianti di colori aggressivi
nell'oro troppo fresco delle cornici. Ma la paura sempre vigile del pubblico famoso di quella solennit gli fece riportare
gli occhi sulla folla poco a poco ingrossata. Il sedile circolare, sistemato al centro, da cui zampillava un getto di piante
verdi era occupato soltanto da tre signore, tre mostri, conciate in modo abietto, pronte a una giornata di maldicenze.
Dietro di s ud una voce rauca masticare sillabe aspre: era un inglese in giacca a quadri che spiegava la scena del

massacro a una donna gialla, seppellita sotto uno spolverino da viaggio. C'erano alcuni spazi vuoti, si formavano
gruppetti, si scioglievano, andavano a riunirsi pi lontano; tutte le teste erano levate, gli uomini avevano bastoni,
cappotti sul braccio, le donne camminavano lentamente, si fermavano di profilo, eteree; e il suo occhio di pittore era
subito attratto dai fiori dei loro cappelli, vivacissimi di colore, fra l'ondulare buio degli alti cilidri di seta nera. Vide tre
preti, due soldati semplici capitati l non si sa da dove, file ininterrotte di signori decorati, cortei di fanciulle e madri che
ostruivano la circolazione. Molti per si conoscevano, da lontano s'incrociavano sorrisi, saluti, talvolta, di passaggio,
una stretta di mano. Le voci restavano discrete, coperte dal continuo stropiccio dei piedi.
Allora Claude si mise a cercare il suo quadro. Cerc di orientarsi seguendo le lettere, si sbagli, segu le sale di
sinistra. Tutte le porte si aprivano in sfilata, creando una profonda prospettiva di portiere di tappezzerie antiche, con
scorci di quadri. Arriv fino alla grande sala occidentale, torn dall'altra parte senza trovare la sua lettera. E, quando si
ritrov nel salone d'onore, la colonna dei visitatori s'era rapidamente ingrossata, si cominciava a camminare a fatica.
Questa volta, non potendo avanzare, riconobbe alcuni pittori, quel giorno la razza dei pittori era di casa, e faceva gli
onori: uno fra tutti, un vecchio amico dello studio Boutin, giovane, divorato dalla smania di pubblicit, che si sbracciava
per la medaglia, adescando tutti i visitatori di una qualche influenza e portandoli di forza a vedere i suoi quadri; poi
c'era il pittore celebre, ricco, che riceveva davanti al suo quadro, alla sua opera, un sorriso di trionfo a sfiorargli le
labbra, un fare galante che faceva presa sulle donne, di cui aveva una corte sempre rinnovata; poi gli altri, i rivali che si
detestano elogiandosi a piena voce, i selvatici a spiare dalla porta i successi dei compagni, i timidi che non sarebbero
passati nelle loro sale neanche per un regno, i sarcastici a nascondere sotto una parola scherzosa la piaga aberrante della
loro sconfitta, i sinceri assorti, a sforzarsi di capire, ad assegnare gi le medaglie; e c'erano anche le famiglie dei pittori,
una giovane donna, bella, con un bambino vezzosamente infiocchettato, una borghese rinsecchita, scontrosa,
fiancheggiata da due bruttone in nero, una matrona, arenata su un sedile in mezzo a una trib di marmocchi moccicosi,
una signora matura, ancora bella, che insieme alla figlia gi adulta, guardava passare una puttana, l'amante del padre,
tutte e due al corrente, calmissime, mentre si scambiavano un sorriso; e c'erano pure le modelle, donne che si tiravano
per le braccia, che si indicavano reciprocamente i propri corpi nei nudi dei quadri, parlando a voce alta, vestite senza
gusto, rovinando i loro corpi bellissimi sotto abiti tali da farle sembrare gobbe di fronte alle pupattole ben messe,
parigine che spogliate sarebbero rimaste prive di ogni attrattiva.
Quando si fu liberato, Claude infil la porta di destra. La sua lettera si trovava da quel lato. Visit le sale
segnate con la L, non trov nulla. Forse la sua tela, smarrita, confusa, era servita per tappare un buco da un'altra parte.
Allora, poich era arrivato nell'ultima sala settentrionale, si precipit a rifare il percorso all'indietro attraverso certe
salette, una coda arretrata, meno frequentata, dove i quadri sembravano offuscarsi di noia e che era il terrore dei pittori.
Neanche l trov niente. Sbalordito, disperato, vagabond, usc nella galleria del giardino, continu a cercare, fra la
ridda dei numeri che straripavano, scialbi e rabbrividenti sotto la luce cruda; poi, dopo altre corse lontane, capit per la
terza volta nel salone d'onore. Ora la gente si schiacciava. La Parigi celebre, ricca, adorata, tutto ci che fa chiasso, il
talento, la ricchezza, la grazia, i maestri del romanzo, del teatro, del giornalismo, gli uomini dei club, delle corse, o della
Borsa, le donne di tutti i ceti, attrici, cortigiane, esposte tutte insieme, salivano in un'ondata continuamente crescente; e,
nella rabbia della sua vana ricerca, si stupiva della volgarit dei visi, visti cos in massa, del contrasto degli abiti, pochi
eleganti contro moltissimi ordinari, della mancanza di prestigio di questa gente, tanto che la paura che lo aveva fatto
tremare si cambiava in disprezzo. Queste erano le persone che avrebbero fischiato ancora una volta il suo quadro, se
l'avessero individuato? Due piccoli cronisti biondi completavano una lista di nomi da citare. Un critico prendeva
ostentatamente appunti in margine al suo catalogo; un altro sdottorava, al centro d'un gruppo di esordienti; un altro, le
mani dietro la schiena, solitario, rimaneva impalato, sopraffaceva ogni opera con la sua augusta impassibilit. E lo
colpiva pi di tutto quella ressa di gregge, quella curiosit collettiva, senza freschezza ne passione, l'asprezza delle voci,
la stanchezza dei visi, un'aria di sofferenza cattiva. L'invidia era gi all'opera il signore che fa lo spiritoso con le signore:
quello che, senza una parola, guarda, scuote terribilmente le spalle, poi se ne va; i due che restano un quarto d'ora,
gomito a gomito, appoggiati al cavalletto d'angolo, il naso sopra una piccola tela, parlottando pianissimo con sguardi
torvi di cospiratori.
Ma ecco che Fagerolles faceva la sua comparsa; e, in mezzo al continuo flusso dei gruppi, non c'era pi che lui,
la mano tesa, presente ovunque, prodigandosi nel suo doppio ruolo di giovane maestro e di influente membro della
giuria. Sommerso di elogi, di ringraziamenti, di reclami, aveva una risposta per ciascuno, senza mai perder nulla della
sua buona grazia. Dal mattino sopportava l'assalto dei pittorelli della propria clientela che protestavano contro la
collocazione avuta. Era la solita ridda della prima ora, tutti si cercavano, correndo senza vedersi, esplodendo in
recriminazioni, furori incontenibili, interminabili: troppo alto, la luce cadeva male, i quadri vicini ammazzavano
l'effetto, dicevano di voler staccare il proprio quadro e portarselo via. Pi agitato di tutti era uno spilungone che
rincorreva di sala in sala Fagerolles, il quale aveva un bello spiegargli la sua innocenza: non ci poteva far niente,
l'ordine seguito era quello della classifica, i quadri di ogni parete erano disposti a terra poi attaccati, senza nessun
favoritismo. E spinse l'interessamento fino a promettere il proprio intervento, quando avrebbero risistemato le sale,
dopo la premiazione, senza riuscire a calmare lo spilungone che continuava a perseguitarlo.
Claude s'era accinto a fendere la folla per domandargli dove avevano messo il suo quadro. Ma l'arrest un moto
d'orgoglio, a vederlo cos circondato. Non era stupido e pietoso quel continuo bisogno di un'altra persona? Del resto, gli
venne di colpo in mente che doveva aver saltato un'intera fila di sale, a destra. Fin per sbucare in una sala dove la gente
si affollava a mucchi davanti a un grande quadro che occupava il cavalletto d'onore, al centro. Da principio non gli
riusc di vederlo, nell'ondeggiare di quel gregge di spalle, nella spessa muraglia delle teste, nella barricata dei cappelli.

Tutti si protendevano, in una ammirazione ebete. Finalmente, a furia di alzarsi sulla punta dei piedi, scorse la
meraviglia, riconobbe il soggetto, dal momento che gliene avevano parlato.
Era il quadro di Fagerolles. E in quel Djeuner ritrovava il suo Plein air, la stessa tonalit bionda, la stessa
formula d'arte, ma come edulcorata, manipolata, rovinata, di una eleganza superficiale, confezionata con infinita abilit
per la bassa soddisfazione del pubblico. Fagerolles non aveva commesso lo sbaglio di farle nude, le sue tre donne;
soltanto, le aveva spogliate mediante i loro audaci abiti di mondane, una mostrava il seno, sotto il trasparente merletto
della camicetta, l'altra scopriva la gamba destra lino al ginocchio, protendendosi per prendere un piatto, la terza, che non
faceva trapelare neanche un centimetro di pelle, era vestita d'un abito cos aderente da risultare indecentemente
provocante, con la sua groppa tesa di giumenta. Quanto ai due signori, premurosi, in giacchetta sportiva, realizzavano il
sogno della signorilit; in fondo, un servitore, finiva di estrarre un paniere dalla carrozza, fermata dietro gli alberi. Il
tutto, le figure, le stoffe, la natura morta della colazione, spiccava allegramente in pieno sole sul verde cupo dello
sfondo; e la suprema abilit consisteva nell'audacia furfantesca, nella forza mentitrice che solleticava esattamente la
folla per mandarla in visibilio. Una tempesta in un bicchiere d'acqua.
Claude, non potendo avvicinarsi, ascoltava i commenti intorno a lui. Finalmente, uno che faceva un vero
realismo! Non strafaceva come quei beceri della nuova scuola, sapeva metterci tutto senza mettere niente. Ah! le
sfumature, l'arte del sottinteso, il rispetto del pubblico, i consensi della gente perbene! E sul tutto una finezza, un
fascino, una vivacit! Non era certo uno che si buttava incongruamente in pezzi appassionati, straripanti di creativit!
no, quando aveva preso tre appunti dal vero, dava quei tre appunti, non uno di pi. Un cronista, appena arrivato, and in
estasi, coni la formula: una pittura assolutamente parigina! Tutti se ne impossessarono, non ci fu uno che passando non
dichiarasse il quadro assolutamente parigino.
Quelle schiene spocchiose, quell'esalare ammirato prorompente da una marea di corpi ricurvi finivano di
esasperare Claude; e, invaso dal bisogno di vedere le facce che decretavano un successo, aggir il cumulo di gente,
manovr in modo da sistemarsi contro la parete. L si ritrovava il pubblico di fronte, nella luce grigia che la tela del
soffitto filtrava lasciando in ombra il centro della sala; mentre la luce viva, scivolando dagli orli della schermatura,
illuminava i quadri delle pareti d'una fascia bianca dove l'oro delle cornici assumeva il tono caldo del sole. Riconobbe
subito la gente che l'aveva fischiato, in altra occasione: se non erano proprio quelli, erano i loro fratelli; ma compunti,
ora, estasiati, abbelliti dalla rispettosa attenzione. Quell'aria di cattiveria, quella stanchezza della lotta, quella bile
invidiosa che tirava e ingialliva la pelle notate all'inizio apparivano ora addolcite nell'unanime gratificazione di una
menzogna amabile. Due mastodontiche signore, a bocca aperta, sbadigliavano di piacere. Alcuni anziani signori
dilatavano gli occhi, con aria intenditrice. Un marito spiegava sotto voce il soggetto alla giovane moglie che protendeva
il mento con un grazioso movimento del collo. Era tutto un meravigliarsi ebete, stupefatto, profondo, allegro, austero,
sorrisi inconsapevoli, languido reclinare di teste. I cilindri semirovesciati, i fiori delle signore scivolanti sulle nuche. E
tutti quei visi si immobilizzavano un attimo, erano sospinti, rimpiazzati da altri loro somiglianti, di continuo.
Allora Claude non cap pi nulla, stordito davanti a quel trionfo. La sala diventava troppo angusta, nuovi
gruppi entravano a pigiarsi, incessantemente. Non c'erano pi gli spazi vuoti della prima ora, gli sbuffi freddi saliti dal
giardino, l'odore di vernice ancora persistente; l'aria adesso s'era fatta calda, s'inaspriva del profumo delle tolette, presto
domin l'odore di cane bagnato. Doveva piovere, uno di quegli improvvisi acquazzoni di primavera, poich gli ultimi
arrivati introducevano un'umidit, rappresa negli abiti pesanti che sembravano fumare non appena immersi nel calore
della sala. In effetti da qualche attimo passavano improvvise ondate di buio sullo schermo del soffitto. Claude, alzati gli
occhi, percep un accavallarsi di nuvole incalzate dal vento, trombe d'aria che si abbattevano sulle vetrate del finestrone.
Chiazze d'ombra correvano sulle pareti, tutti i quadri si oscuravano, il pubblico si confondeva nel buio, finch, spazzata
via la nube, il pittore rivide affiorare le teste da quel crepuscolo, le stesse bocche rotonde, gli stessi occhi rotondi
d'imbecille estasi. |[continua]|
|[X, 2]|
Ma a Claude era riservata un'altra amarezza. Sul pannello di sinistra, di riscontro a quello di Fagerolles, vide il
quadro di Bongrand. E davanti a questo nessuno faceva capanello, i visitatori sfilavano con indifferenza. E invece era il
supremo sforzo, il segno finale che il grande pittore perseguiva da anni, un'ultima opera prodotta nella necessit di
provare a se stesso la dignit di un declino. L'odio che provava contro La Noce au village, quel primo capolavoro che
aveva condizionato tutta la sua successiva ricerca, lo aveva spinto a scegliere il soggetto contrario e simmetrico:
l'Enterrement au village, il corteo funebre di una giovane morta, sbandato fra i campi di segala e di avena. Lottava
contro se stesso, si sarebbe visto se era finito, se l'esperienza dei suoi sessant'anni non valeva la felice foga della
giovent; e l'esperimento era fallito, l'opera sarebbe stata uno squallido insuccesso, una di quelle sorde cadute di uomo
vecchio, che non fanno nemmeno fermare chi passa. Erano sempre reperibili tratti da maestro, il chierichetto che
reggeva la croce, il gruppo delle figlie di Maria che portavano la bara, con gli abiti bianchi sui corpi solidi che facevano
un felice contrasto con il nero domenicale del corteo in mezzo al verde; per, il prete in pianeta, la ragazza con lo
stendardo, la famiglia dietro il feretro, tutto il quadro, insomma, era d'una qualit arida, sgradevolmente scientifico,
contratto dall'ostinazione.
C'era un ritorno inconsapevole, fatale, al romanticismo di maniera, dal quale, un tempo, aveva preso le mosse.
Ed era certo la parte peggiore della storia, che l'indifferenza del pubblico trovasse la sua motivazione in quell'arte di un

altro tempo, in quella pittura rifritta e un poco sbiadita che non inchiodava pi al passaggio, di fronte alla nuova moda
sfolgorante di luce.
Proprio in quel momento Bongrand, con l'esitazione di un timido esordiente, entr nella sala e Claude prov
una stretta al cuore vedendolo gettare uno sguardo al suo quadro solitario, poi un altro a quello di Fagerolles, che faceva
scalpore. In quell'attimo, il pittore ebbe l'acuta percezione della propria fine. Se fino a quel momento era stato divorato
dalla paura della sua lenta decadenza, non s'era trattato che di un dubbio; e, ora, aveva l'improvvisa certezza,
sopravviveva a se stesso, il suo ingegno era morto, non avrebbe pi prodotto opere vive. Divenne pallidissimo, fece un
movimento per fuggire, quando lo scultore Chambouvard, che entrava dall'altra porta col solito codazzo di allievi, lo
interpell con la sua voce enfatica, senza curarsi degli astanti.
Ah! burlone, vi ho colto mentre vi state ammirando!
Lui, quell'anno, aveva una Mietitrice, spaventosa, una di quelle statue bestialmente sbagliate, che sembravano
uscite per scommessa da quelle mani poderose, e non appariva affatto meno raggiante, sicuro di un ennesimo
capolavoro, mentre portava a spasso la sua infallibilit divina, in mezzo alla folla di cui non udiva le risate.
Senza rispondere, Bongrand lo guard coi suoi occhi ardenti di febbre.
E la mia opera, gi, continu l'altro, l'avete vista?... Che ci provino, i giovincelli d'oggi! Non ci siamo che
noi, la vecchia Francia!
E gi se ne andava, seguito dalla sua corte, salutando il pubblico sbalordito.
Maiale! mormor Bongrand, strozzato dal dolore, disgustato come se un villano avesse alzato la voce nella
camera del morto.
Si era accorto di Claude, si avvicin. Sarebbe stato vile fuggire da quella sala. E volle mostrare il proprio
coraggio, la sua anima altera, in cui non era mai entrata l'invidia.
E allora, il nostro amico Fagerolles sta cogliendo proprio un bel successo... Mentirei, se andassi in estasi per il
suo quadro che non mi piace affatto; ma lui gentilissimo, davvero... E poi, sapete che con voi s' mostrato
buonissimo.
Claude si sforzava di trovare una parola d'ammirazione per l'Enterrement.
Il piccolo cimitero, in fondo, cos bello... possibile che il pubblico...
Bongrand lo ferm con voce dura.
Eh! amico mio, niente condoglianze... vedo bene, io.
In quel momento, qualcuno li salut con gesto familiare e Claude riconobbe Naudet, un Naudet cresciuto di
statura, ridondante, dorato dal successo dei colossali affari che ora trattava. L'ambizione gli faceva girare la testa,
parlava di rovinare tutti gli altri mercanti di quadri, s'era fatto costruire un palazzo dove regnava da re del mercato,
accentrando i capolavori, aprendo i grandi magazzini dell'arte moderna. Fin dall'ingresso si udiva il tintinnare dei
milioni, organizzava mostre a casa sua, controllava l'ingresso delle gallerie, attendeva a maggio l'arrivo degli amatori
americani ai quali vendeva a cinquantamila franchi quello che aveva pagato diecimila; e conduceva una vita
principesca, moglie, figli, amante, cavalli, fondi in Picardie, grandi battute di caccia. I primi guadagni provenivano dal
rialzo dei morti illustri, ignorati da vivi, Courbet, Millet, Rousseau; e questo gli faceva disprezzare ogni opera firmata
da un pittore ancora nella mischia. Tuttavia cominciavano a correre brutte voci, il numero delle tele famose era limitato
e quello degli amatori non poteva accrescersi di molto, cos era prossimo il momento in cui gli affari sarebbero diventati
difficili. Si parlava di un sindacato, di un accordo coi banchieri per tenere alti i prezzi; alla galleria Drouot erano ricorsi
all'espediente delle vendite fittizie per alcuni quadri rilevati a caro prezzo dallo stesso mercante; e il fallimento
sembrava il fatale termine di tali operazioni in Borsa, il crollo dei millantati e menzogneri crediti.
Buongiorno, caro maestro, disse Naudet, facendosi avanti. Eh? anche voi, come tutti, state ammirando il
mio Fagerolles.
Il suo atteggiamento verso Bongrand non aveva pi l'umilt adulatrice e rispettosa di un tempo. E parl di
Fagerolles come di un pittore alle sue dipendenze, un operaio assunto, che rimproverava spesso. Era lui ad averlo
sistemato nell'avenue de Villiers, costringendolo a disporre di una palazzina, ad arredarla come quella di una puttana,
facendolo indebitare coi fornitori di tappeti e di gingilli per tenerlo in sua balia; e ora cominciava ad accusarlo di
mancanza di seriet, di comportarsi come un ragazzo sventato. Per esempio, quel quadro, un pittore serio non l'avrebbe
mai mandato al Salon; indubbiamente faceva rumore, si parlava perfino della medaglia d'onore; ma non c'era niente di
peggio per i prezzi alti. Quando si volevano avere gli americani, bisognava saper restare a casa propria, come un idolo
in fondo al tabernacolo.
Mio caro, potete anche non credermi, ma avrei volentieri tirato fuori ventimila franchi di tasca mia perch
quegli imbecilli giornalisti non facessero troppo chiasso intorno al mio Fagerolles di quest'anno.
Bongrand, che ascoltava coraggiosamente, malgrado la sofferenza, ebbe un sorriso.
In effetti pu darsi che spingano le indiscrezioni un poco troppo lontano... Ieri, ho letto un articolo dove ho
imparato che Fagerolles mangia tutte le mattine due uova alla coque.
Rideva di quella frenetica ondata di pubblicit che da una settimana costringeva Parigi ad occuparsi del
giovane maestro, dopo un primo articolo sul suo quadro che nessuno aveva ancora visto. Tutta la folla dei cronisti s'era
scatenata, lo spogliavano nudo, l'infanzia, il padre fabbricante di bronzi artistici, gli studi, dove abitava, come viveva,
fino al colore delle sue calze, fino al vizio di pizzicarsi la punta del naso. Ed era la passione del giorno, il giovane
maestro rispondente al gusto del momento, che aveva avuto la fortuna di mancare il premio Roma e di rompere con
l'Accademia di cui, pure, manteneva i procedimenti: fortuna di una stagione che il vento conduce e porta via, capriccio

impulsivo della grande isteria cittadina, successo del pressappochismo, dell'audacia in doppiopetto, dell'imprevisto che
sconvolge la gente la mattina, per svanire la sera fra l'indifferenza di tutti.
Ma Naudet not l'Enterrement au village.
Guarda! il vostro quadro?... E allora, avete voluto fare un pendant alla Noce? Per me, vi avrei sconsigliato...
Ah! la Noce! la Noce!
Bongrand l'ascoltava sempre, senza smettere di sorridere; soltanto una piega dolorosa gli tagliava le labbra
tremanti. Non pensava pi ai suoi capolavori, all'immortalit legata al suo nome, vedeva soltanto la celebrit immediata,
senza sforzi, assicurata a quel moccioso indegno di pulirgli la tavolozza, che spingeva lui nel dimenticatoio, lui che
aveva lottato dieci anni prima di essere conosciuto. Queste nuove generazioni, quando vi sotterrano, se sapessero che
lacrime di sangue fanno piangere mentre si muore!
Poi, dato che rimaneva zitto, ebbe paura di aver lasciato trapelare il suo male. Non sarebbe caduto mai nella
bassezza dell'invidia. L'ira contro se stesso lo raddrizz, doveva cadere in piedi. E, invece della risposta violenta che gli
saliva alle labbra, disse amichevolmente:
Avete ragione, Naudet, avrei fatto meglio ad andarmene a letto il giorno che ho avuto l'idea di questo
quadro.
Ah! eccolo, scusate! esclam il mercante scappando.
Era Fagerolles, che si faceva vedere all'ingresso della sala. Non entr, discreto, sorridente, portando la sua
fortuna con la disinvoltura di un ragazzo di spirito. Del resto, stava cercando qualcuno, chiam con un cenno un
giovanotto e gli comunic una risposta, sicuramente positiva, perch quest'ultimo si profuse in gratitudine. Altri due si
precipitarono per congratularsi; una donna lo trattenne, mostrandogli con gesti da martire una natura morta sistemata
nell'ombra di un angolo. Poi disparve, dopo aver gettato sul popolo in estasi davanti al suo quadro una sola occhiata.
Claude, che guardava e ascoltava, sent allora che la tristezza gli inondava il cuore. Il chiasso aumentava
sempre, di fronte a lui c'erano solo persone inebetite e sudate, nel caldo diventato insopportabile. Al di sopra delle spalle
altre spalle salivano, fino alla porta, dove quelli che non potevano vedere niente si indicavano il quadro, con la punta
degli ombrelli sgocciolanti per l'acquazzone di fuori. E Bongrand restava l per orgoglio, tutto dritto nella sua disfatta,
solido sulle sue vecchie gambe di lottatore, gli occhi limpidi sull'ingrata Parigi. Voleva finire come un uomo generoso,
di grande bont. Claude, che gli parl senza ottenere risposta, si accorse bene che dietro quel viso calmo e allegro
l'anima era assente, rapita nel lutto, lacerata da uno strazio spaventoso; e colpito da uno sbigottito rispetto non insistette,
se ne and senza che Bongrand neppure se ne accorgesse, coi suoi occhi vuoti.
Mentre attraversava la folla Claude ebbe una nuova idea. Era trasecolato di non aver potuto ritrovare il suo
quadro. Nulla di pi semplice. Non c'era nessuna sala dove si rideva, un angolo di facezie e frastuono, una ressa di
pubblico irridente, scatenato contro un'opera? Quell'opera sarebbe stata la sua, a colpo sicuro. Aveva ancora nelle
orecchie le risate del Salon des Refuss, in altri tempi. E ora si fermava ad ascoltare su ogni porta per capire se fosse l
dentro che lo stavano fischiando.
Ma, quando capit nella sala settentrionale, il luogo dove agonizza la grande arte, il deposito dove si
accatastano le grandi composizioni storiche o religiose di una tetra freddezza, sobbalz e rimase immobile, gli occhi in
alto. C'era gi passato due volte. L in alto c'era proprio il suo quadro, cos in alto che stentava a riconoscerlo, cos
piccolo, posato come una rondine sull'angolo di una cornice, la monumentale cornice d'un immenso quadro di dieci
metri rappresentante il Diluvio il brulicare d'una umanit gialla, precipitata nell'acqua simile a feccia di vino. A sinistra
c'era anche il pietoso ritratto in piedi di un generale color cenere, a destra una ninfa mastodontica, in un paesaggio
lunare, il cadavere esangue d'una donna assassinata che si decomponeva sull'erba; e tutt'intorno, dovunque, pezzi
rossastri, violacei, immagini tristi, fino a una scena comica di monaci che si ubriacavano, fino a una inaugurazione della
Camera con tutta una dicitura su cartoncino dorato, dove le teste dei deputati pi noti erano riprodotte fedelmente,
contrassegnate dai nomi. E l in alto, in alto, in mezzo a quei vicini squallidi, la piccola tela, troppo violenta, spiccava
ferocemente, in un orribile sberleffo di mostro.
Ah! l'Enfant mort, il misero cadaverino che a quella distanza non era pi che una confusione di carni, la
carcassa incagliata di qualche animale informe! Era un cranio, era un ventre, quella testa abnorme, ridondante e
biancastra? e quelle povere mani contorte sulle lenzuola, come zampe rattrappite d'uccello ucciso dal freddo! e perfino
il letto, quel pallore di lenzuola sotto il pallore delle membra, tutto quel bianco cos triste, quell'estenuarsi del colore,
l'estrema fine! Poi, si distinguevano gli occhi chiari e fissi, si riconosceva una testa di bambino, il caso di una qualche
malattia cerebrale, profondamente e spaventosamente pietoso.
Claude si avvicin, indietreggi, per vedere meglio. La luce era cos cattiva che su tutta la tela ondeggiavano
riverberi. Il suo piccolo Jacques, dove l'avevano messo! per disprezzo, senza dubbio, o meglio per vergogna, al fine di
sbarazzarsi della sua lugubre bruttezza. Ma lui lo rievocava, lo ritrovava, laggi, in campagna, fresco e roseo, quando si
rotolava nell'erba, poi a rue de Douai, poco a poco pallido e atono, poi a rue Tourlaque, quando non ce la faceva pi
a reggersi la testa, che moriva una notte tutto solo, mentre la madre dormiva; e rivedeva anche lei, la madre,
quella donna triste, rimasta a casa per piangere, senza dubbio, dato che ora piangeva giornate intere. Non importa, aveva
fatto bene a non venire: era troppo triste, il loro piccolo Jacques, gi rigido nel suo letto, buttato in disparte come un
paria, cos maltrattato dalla luce che il viso sembrava ridere d'una spaventosa risata.
E Claude soffriva ancora di pi per l'abbandono della sua opera. Uno stupore, un disinganno lo inducevano a
cercare con gli occhi la folla, il pigia-pigia che s'era immaginato. Perch non lo fischiavano? Ah! gli insulti d'una volta,
le battute, i commenti indignati che l'avevano lacerato e fatto vivere! No, pi niente, neanche uno sputo al passaggio:

era la morte. Nella sala immensa, il pubblico sfilava rapidamente, rabbrividendo di noia. C'era un poco di gente soltanto
davanti all'inaugurazione della Camera, dove si formava di continuo un gruppetto che leggeva la spiegazione
indicandosi le facce dei deputati. A uno scoppio di risate dietro le sue spalle si volt; ma nessuno lo prendeva in giro, si
divertivano semplicemente per i monaci in bisboccia, il successo comico del Salon, che certi signori spiegavano ad
alcune signore definendolo di una vivacit irresistibile. E tutte queste persone passavano sotto il suo piccolo Jacques e
non uno alzava la testa, non uno sapeva nemmeno che stesse l in alto!
Una speranza tuttavia sfior il pittore. Sul divanetto centrale, due personaggi, uno grosso l'altro esile, ambedue
decorati, discutevano, abbandonati contro lo schienale di velluto, guardando i quadri di fronte. Si avvicin, li ascolt.
E li ho seguiti, diceva quello grosso. Hanno preso la rue Saint-Honor, la rue Saint-Roch, la rue de la
Chausse-d'Antin, la rue La Fayette...
Ma insomma, gli avete parlato? chiese lo smilzo con aria profondamente interessata.
No, ho avuto paura di prendermi un'arrabbiatura.
Claude s'allontan, torn, per tre volte, col cuore che gli batteva, ogni volta che uno sporadico visitatore si
fermava e percorreva con una lenta occhiata l'ambiente fino al soffitto. Lo faceva spasimare il bisogno morboso di
sentire una parola, una sola. Perch esporre? come sapere? tutto, piuttosto che la tortura di quel silenzio! E gli manc il
respiro quando vide avvicinarsi una giovane coppia, l'uomo simpatico, coi baffetti biondi, la donna incantevole, il
portamento delicato e vaporoso di una pastorella di Sassonia. Lei aveva visto il quadro, domand cosa rappresentasse,
stupefatta di non capirci niente; e quando il marito, sfogliando il catalogo, ebbe trovato il titolo: l'Enfant mort, lei lo
trascin via, rabbrividendo, con una esclamazione di ribrezzo:
Oh! che orrore! la polizia dovrebbe impedire un simile orrore!
Allora Claude rimase l, dritto, senza coscienza e vergognoso, gli occhi inchiodati in aria, in mezzo al branco
della folla che passava veloce, indifferente, senza uno sguardo per quella cosa unica e sacra, visibile a lui solo; e fu l, in
quella ressa che Sandoz riusc a ritrovarlo.
Gironzolando anche lui come uno scapolo, dato che la moglie era rimasta con la madre sofferente, Sandoz s'era
fermato, col cuore spaccato, sotto la piccola tela individuata per caso. Ah! che schifo, questa miserabile vita! Rivisse
improvvisamente la loro giovinezza, il collegio di Plassans, i lunghi vagabondaggi lungo le rive della Viorne, le corse
sfrenate sotto il sole bruciante, tutta quella fiammata delle loro ambizioni nascenti, e, pi tardi, seguendo la vita che
avevano diviso, ricordava gli sforzi, le certezze di gloria, la bella fame, la voracit smisurata con cui dichiaravano di
inghiottire Parigi in un boccone! A quel tempo, quante volte aveva visto in Claude l'uomo eccezionale, il cui genio
impetuoso si sarebbe lasciato dietro, lontanissimo, l'ingegno degli altri! Prima c'era stato lo studio della galleria dei
Bourdonnais, poi lo studio del Quai de Bourbon, tele immense vagheggiate, progetti da far scoppiare il Louvre; una
lotta incessante, dieci ore di lavoro al giorno, una dedizione totale del suo essere. E poi, che cosa? dopo venti anni di
simile passione, finire l, in quella povera cosa sinistra, piccolissima, inavvertita, di una malinconia straziante nel suo
isolamento d'appestata! Tante speranze, tante torture, una vita logorata nel duro travaglio della creazione, e ora questo,
questo, miodio!
Sandoz riconobbe Claude, l vicino. Una commozione fraterna gli fece tremare la voce.
Come! sei venuto?... perch ti sei rifiutato di passarmi a prendere?
Il pittore neanche si scus. Sembrava stanchissimo, senza ribellioni, colpito da uno stupore dolce e sonnolento.
Andiamo, non restare l. mezzogiorno suonato, vieni a far colazione con me... Mi aspettavano da Ledoyen.
Ma li lascio perdere, andiamocene al caff, ci far bene, che ne dici, vecchio!
E Sandoz se lo port via, un braccio sotto il suo a stringerlo, a riscaldarlo, mentre si sforzava di farlo uscire da
quel silenzio tetro.
Andiamo, cristo! non puoi lasciarti andare cos. Anche se l'hanno collocato cos male il tuo quadro rimane
magnifico, un famoso pezzo di pittura!... S, lo so, avevi sognato un'altra cosa. Che diavolo! non sei morto, sar per
un'altra volta... E, sta' a sentire! dovresti essere fiero, perch sei tu il vero trionfatore del Salon, quest'anno. Non c' solo
Fagerolles a saccheggiarti, tutti ora ti imitano, li hai rivoluzionati tutti, con il tuo Plein air di cui hanno riso tanto!...
Guarda! guarda! eccone un altro, di Plein air, ed eccone un altro ancora, e qui, e laggi, tutti, tutti!
Con la mano, attraverso le sale, indicava alcuni quadri. In realt, la luce violenta, introdotta poco a poco nella
pittura contemporanea, finalmente esplodeva. L'antica mostra nera, impastata di bitume, aveva ceduto il posto a una
mostra piena di sole, sfavillante di primavera. Era l'alba, il nuovo giorno sbocciato un tempo al Salon des Refuss, che
ora fioriva, ringiovaniva le opere con una luce delicata, diffusa, scomposta in sfumature infinite. Dovunque si ritrovava
quell'azzurreggiare, perfino nei ritratti e nelle scene di genere, elevate alle dimensioni e all'importanza di storia. Anche
loro, i vecchi soggetti accademici, se ne erano andati, insieme alle norme depositate dalla tradizione, come se la dottrina
condannata si portasse via il suo popolo di ombre; si facevano rari i soggetti fantastici, le cadaveriche nudit della
mitologia e del cattolicesimo, le fredde leggende, gli aneddoti smorti, la poltiglia dell'Accademia, logorata da
generazioni di cialtroni o di imbecilli, e, nei ritardati fruitori delle antiche ricette, perfino nei maestri invecchiati,
l'influenza era evidente, il raggio di sole era passato di l. Da lontano, ad ogni passo, si vedeva un quadro forare la
parete, aprire una fnestra sull'esterno. Presto i muri sarebbero caduti, sarebbe entrata la grande natura poich la breccia
era larga, l'impeto aveva cancellato l'abitudine, in quell'allegra battaglia di temerit e di giovinezza!
Ah! la tua parte ancora bella, vecchio mio! continu Sandoz. L'arte di domani sar la tua, tu li hai fatti,
tutti questi!
Claude allora disserr i denti, disse pianissimo, con tetra brutalit:

Che me ne frega d'averli fatti, se non ho fatto me stesso?... Lo vedi, era troppo grande per me, ed questo che
mi uccide!
Con un gesto complet il suo pensiero, la propria impotenza ad essere il genio della formula che aveva coniato,
il suo tormento di precursore che semina l'idea senza raccogliere la gloria, la sua desolazione di vedersi derubato,
divorato dai farabulani, tutta una marea di uomini molli, che disperdevano le loro energie, incanaglivano l'arte nuova
prima che lui o un altro avesse avuto la forza di fissare il capolavoro che avrebbe datato questa fine di secolo.
Sandoz protest, il futuro restava disponibile. Poi, per distrarlo, si ferm, mentre attraversavano il salone
d'onore.
Oh! quella signora in azzurro, davanti a quel ritratto! Che schiaffo della natura al dipingere!... Ricordi quando
un tempo guardavano il pubblico, le tolette, la vita delle sale? Nessun quadro reggeva il confronto! E oggi, ce ne sono
tanti che non si lasciano troppo sopraffare. Ho notato perfino, laggi, un paesaggio la cui luce gialla spegneva
completamente le donne che gli si accostavano.
Ma Claude ebbe un sussulto d'indicibile sofferenza.
Ti prego, andiamocene, portami via. Non ce la faccio pi.
Al caff patirono tutte le pene del mondo a trovare un tavolo libero. Era tutto un affollarsi e un ammucchiarsi
nel vasto angolo ombroso delimitato da scure tende di seta, sotto i travi dell'alto solaio in ferro. Sul fondo, mezze
sepolte nelle tenebre, piramidi simmetriche di frutta erano disposte su tre credenze; pi avanti, sui banchi di destra e
sinistra, due signore, una bionda e una bruna, sorvegliavano la mischia con occhio militaresco; e nelle buie profondit di
quell'antro, una marea di tavolini di marmo, sedie serrate, incastrate, saliva, si gonfiava, minacciava di straripare ed
espandersi nel giardino, sotto la grande luce pallida che cadeva dai vetri.
Finalmente Sandoz vide alcune persone che si alzavano. Si precipit, conquist il tavolo con un corpo a corpo,
in mezzo al mucchio.
Ah! maledizione! ci siamo... Che vuoi mangiare?
Claude ebbe un gesto noncurante. La colazione d'altra parte fu schifosa, trota sfatta in brodetto, filetto
rinsecchito al forno, asparagi che puzzavano di stoffa umida; e oltre tutto dovevano lottare per farsi servire poich i
camerieri, incalzati, perdevano la testa, restavano incastrati nei passaggi troppo stretti che la marea delle sedie
restringeva sempre pi fino a bloccarli completamente. Dietro la tenda a sinistra si sentiva un tintinnare di pentole e
vasellame, dato che la cucina era sistemata l, sulla sabbia, come quei fornelli da kermesse piazzati sulle strade all'aria
aperta.
Sandoz e Claude dovevano mangiare di sghembo, soffocati da due comitive i cui gomiti poco a poco entravano
nei loro piatti; e ogni volta che un cameriere passava, le sedie traballavano con una violenta fiancata. Ma tutti questi
disagi, cos come l'abominevole cibo, divertivano. Si scherzava sui piatti, si stabiliva una familiarit da tavolo a tavolo,
nel comune infortunio che si trasformava parzialmente in piacere. Sconosciuti finivano per simpatizzare, amici
sostenevano conversazioni a tre file di distanza, la testa girata, gesticolando al di sopra delle spalle dei vicini. Le donne
soprattutto, inizialmente preoccupate da quella ressa, poi si animavano, si toglievano i guanti, rialzavano le velette,
ridevano al primo dito di vino. Il vero condimento di quel giorno dell'inaugurazione era esattamente la promiscuit in
cui tutti erano costretti a sfiorarsi: puttane, borghesi, sommi artisti, semplici imbecilli, un incontro del caso, un
miscuglio pieno di torbida meraviglia, che faceva brillare gli occhi dei pi onesti.
Sandoz intanto, che aveva rinunciato a finire la sua carne, alzava la voce, in mezzo al chiasso terribile delle
conversazioni e del servizio.
Un pezzo di formaggio, eh?.. E cerchiamo di farci portare il caff.
Gli occhi sperduti, Claude non sentiva. Guardava nel giardino. Dal suo posto, vedeva la massa centrale delle
alte palme che si staccavano sui tendaggi scuri, a decorare tutto il perimetro. L si allargava un cerchio di statue: la
schiena di una baccante, dal dorso inarcato; il bel profilo di un nudo di fanciulla, la rotondit di una guancia, la punta
rigida di un piccolo seno; la faccia di un Gallo in bronzo. gigantesca statua romantica irritante per l'idiota patriottismo;
il ventre latteo di una donna appesa per i polsi, qualche Andromeda del quartiere Pigalle; e altre, ancora altre, file di
spalle e di fianchi che seguivano le giravolte delle aiole, fughe biancheggianti fra i prati, teste, petti, gambe, braccia,
confuse e rapite dalla lontananza della prospettiva. A sinistra si perdeva una fila di busti, l'allegria dei busti, la
straordinaria comicit d'una sfilata di nasi, un prete col naso enorme e puntuto, un'attricetta col nasino all'ins,
un'italiana del xv secolo, dal bel naso classico, un marinaio dal naso fantasioso, tutti i nasi, il naso magistrato, il naso
industriale, il naso decorato, immobili e senza fine.
Ma Claude non vedeva niente, erano solo macchie grigie nella luce torbida e verdastra. Perdurava la sua
stupefazione, percep un'unica sensazione, il gran lusso delle tolette, che aveva mal giudicato in mezzo alla ressa delle
sale e che l sbocciava liberamente come sulla ghiaia curata di una serra di castello. Tutta l'eleganza di Parigi sfilava, le
donne venute per esibirsi, gli abiti meditati, destinati ad essere nei giornali di domani. Gli occhi si rivolgevano a
un'attrice che incedeva con passo di regina al braccio di un signore dall'aria compiacente del principe consorte. Le
donne del bel mondo avevano movenze da sgualdrina, si scrutavano tutte con quella lenta occhiata, con cui si spogliano,
valutando la seta, misurando i merletti, frugando dalla punta degli stivaletti alla piuma del cappello. Era come una sala
d'esposizione anonima, certe signore sedute avevano ravvicinato le loro sedie, come alle Tuileries, unicamente occupate
di quelli che passavano. Due amiche si affrettavano, ridendo. Un'altra, solitaria, andava e veniva, muta, con uno sguardo
cupo. Altre ancora, che s'erano perse, si ritrovavano, piene di gridolini per l'avventura. E la massa mobile e scura degli
uomini stazionava, si rimetteva in cammino, s'arrestava di fronte a un marmo, rifluiva davanti a un bronzo; e intanto, fra

i rari, sperduti borghesi, circolavano nomi celebri, tutto quello che Parigi aveva di illustre, il nome di una gloria
strepitosa, al passaggio di un grosso signore malvestito, il nome alato di un poeta, all'avvicinarsi di un uomo scialbo,
che aveva il viso piatto di un portiere. Un'onda vivente saliva da quella folla nella luce uguale e scolorita quando,
improvvisamente, dietro le nuvole di un ultimo acquazzone, un raggio di sole accese in alto i vetri, illumin di tramonto
la vetrata, piovve in gocce d'oro, attraverso l'aria immobile; e tutto si anim, la neve delle statue nel verde luminoso, i
prati teneri tagliati dalla sabbia gialla dei viali, gli abiti sfarzosi coi vivi riverberi del raso e delle perle, le voci stesse, il
cui grande ronzio, eccitato e ridente, sembr scoppiettare come un'allegra vampata di sterpi. Alcuni giardinieri, che
finivano di sistemare le aiole, aprirono i rubinetti dei tubi di irrigazione, mettendo in moto girandole d'acqua la cui
pioggia faceva esalare dai prati bagnati un tiepido vapore. Un passero molto sfacciato, sceso dalle impalcature di ferro,
malgrado la gente, beccava la sabbia davanti al caff, mangiando le molliche di pane che una ragazza si divertiva a
gettargli.
Allora Claude, di tutto quel tumulto, intese solo, da lontano, il mareggiare, il rombare della folla che passava in
alto, nelle sale. E gli venne un ricordo, si ramment quel rumoreggiare che aveva soffiato come un uragano davanti al
suo quadro. Ma questa volta non si rideva pi: c'era Fagerolles, lass, che il fiato gigantesco di Parigi acclamava.
Proprio in quel momento Sandoz, che s'era voltato, disse a Claude:Guarda, Fagerolles!
Infatti Fagerolles e Jory, senza vederli, si erano impossessati di un tavolo vicino. Jory, con la sua grossa voce,
continuava un discorso.
S, ho visto il suo ragazzino crepato. Ah! povero diavolo, che fine!
Fagerolles gli dette una gomitata; e immediatamente l'altro, avendo visto i due compagni, aggiunse:Ah! il
vecchio Claude! ... Come va, eh?... Lo sai che non ho ancora visto il tuo quadro. Ma mi hanno detto che era stupendo.
Stupendo! conferm Fagerolles.
Poi, cadde dalle nuvole.
Avete mangiato qui, che idea! Ci si sta cos male!... Noi torniamo da Ledoyen. Oh! una gente, una caciara,
un'allegria!... Avvicinate il vostro tavolo, cos parliamo un poco.
Riunirono i due tavoli. Ma gi gli adulatori, i questuanti inseguivano il giovane maestro trionfante. Tre amici si
alzarono, lo salutarono rumorosamente da lontano. Una signora cadde in una contemplazione compiaciuta, quando il
marito le ebbe mormorato il suo nome all'orecchio. E lo spilungone, l'artista mal collocato che non si placava e lo
perseguitava dal mattino, lasci il tavolino dove si trovava, in fondo, corse di nuovo a lamentarsi reclamando un
cavalletto, subito.
Perdio! lasciatemi in pace! fin per urlare Fagerolles, esaurita la pazienza e l'amabilit.
Poi, quando l'altro se ne fu andato, masticando sorde minacce:
vero, puoi essere premuroso quanto vuoi, ti fanno diventare rabbioso!... Tutti sul cavalletto! chilometri di
cavalletti!... Ah! che mestiere, far parte della giuria! ti si spezzano le gambe e non si raccolgono che odii!
Claude lo guardava con la sua aria accasciata. Sembr svegliarsi un istante, mormor con la bocca impastata:
Ti ho scritto, volevo venire a ringraziarti... Bongrand mi ha detto quanto hai dovuto faticare... Grazie
ancora...
Ma Fagerolles lo interruppe bruscamente.
Che diavolo! almeno questo lo dovevo, alla nostra antica amicizia... Sono io che sono contento d'averti fatto
questo piacere.
Provava quell'imbarazzo che sempre lo riprendeva davanti al maestro inconfessato della sua giovinezza, quella
sorta di invincibile umilt di fronte all'uomo il cui muto disprezzo era sufficiente in quel momento a rovinare il suo
trionfo.
Il tuo quadro molto bello, aggiunse Claude lentamente, per essere buono, e coraggioso.
Quella semplice lode gonfi il cuore di Fagerolles di una commozione esagerata, irrefrenabile, salita non
sapeva neanche lui da dove; e quello spavaldo, senza fede, rotto a tutte le commedie, rispose con voce tremante:
Ah! amico mio! sei molto buono a dirmi questo!
Sandoz era finalmente riuscito a ottenere due tazze di caff, e poich il cameriere aveva dimenticato lo
zucchero, dovettero contentarsi di certi pezzetti lasciati da un gruppo vicino. Alcuni tavoli si vuotavano, ma la libert
era cresciuta, una risata femminile suon cos alta che tutte le teste si girarono. Fumavano, un lento vapore azzurro
volteggiava al di sopra dello scompiglio delle tovaglie, macchiate di vino, ingombre di piatti sporchi. Quando
Fagerolles riusc anche lui a farsi portare due chartreuse, si mise a parlare con Sandoz, che si coltivava, indovinando in
lui una forza. E Jory, allora, si impadron di Claude ritornato tetro e silenzioso.
Dimmi, allora, mio caro, non ti ho fatto sapere niente del mio matrimonio... Capisci, a causa della mia
posizione abbiamo fatto tutto fra noi, senza nessuno... Per avrei voluto lo stesso avvisarti. Mi scuserai, no?
Si dimostr espansivo, si profuse in dettagli, felice di vivere, nella gioia egoista di sentirsi pasciuto e vittorioso
di fronte a quel povero diavolo sconfitto. Tutto gli riusciva, diceva. Aveva abbandonato la cronaca, sentendo la necessit
di sistemare seriamente la sua vita; poi, aveva conquistato la direzione di una grossa rivista d'arte; e gli assicuravano che
avrebbe raggiunto i trentamila franchi all'anno, senza contare tutto un traffico segreto nella vendita delle collezioni. La
rapacit borghese che dominava il padre, quell'istinto ereditario del guadagno che l'aveva spinto segretamente a certe
infime speculazioni, coi primi soldi guadagnati, ora erano palesi e facevano di lui un tremendo despota che svenava gli
artisti e gli amatori capitatigli sotto mano.

E nel bel mezzo di questa fortuna, Mathilde, onnipotente, l'aveva condotto a supplicarla, con le lacrime, di
diventare sua moglie, cosa che lei aveva fieramente rifiutato per sei mesi.
Una volta che si vive insieme, continuava, la cosa migliore regolare la situazione, no? tu che ci sei
passato, mio caro, ne sai qualcosa... Se ti dicessi che lei non voleva, s! per paura d'essere giudicata e di farmi torto. Oh!
un'anima d'una nobilt, di una delicatezza!... No, non puoi avere idea delle qualit di quella donna. Devota, piena di
premure, economa, e fine, capace di consigliarti... Ah! una bella fortuna, averla incontrata! Non faccio pi nulla senza
lei, la lascio decidere, stabilisce tutto lei, parola mia!
La verit era che Mathilde aveva finito di ridurlo all'obbedienza paurosa di un bambino che la sola minaccia di
essere privato della marmellata fa diventare buono. Dall'antica persona famelica e lussuriosa, era nata una moglie
autoritaria, affamata di rispetto, divorata dall'ambizione e dalla sete di guadagno. Non lo tradiva neanche pi,
acidamente virtuosa come le donne oneste, tranne che per le solite pratiche erotiche, che aveva conservato per lui solo,
strumento coniugale della sua potenza. Dicevano di averli visti mentre si comunicavano tutti e due a Notre-Dame-deLorette. Si abbracciavano davanti a tutti, si chiamavano con teneri nomignoli. Solamente, la sera lui doveva raccontare
la sua giornata, e se l'impiego di un'ora rimaneva oscuro, se non sapeva render conto fino al centesimo del denaro che
maneggiava, gli faceva passare una notte tale, fra gli auguri di malattie gravissime e il letto che rimaneva gelido per i
virtuosi rifiuti, che ogni volta pagava pi caro il perdono.
Allora, ripet Jory, tutto compiaciuto della sua storia. abbiamo aspettato la morte di mio padre, e poi l'ho
sposata.
Claude, fin l del tutto assente, ad annuire con la testa senza ascoltare, fu colpito soltanto dall'ultima frase.
Come, l'hai sposata?... Mathilde!
In quella esclamazione c'era tutto il suo stupore per quell'avventura, tutto l'affluire dei ricordi della bottega di
Mahoudeau. Ecco, Jory, lo sentiva ancora parlare di lei in termini abominevoli, si ricordava le sue confidenze, un
mattino, sopra un marciapiede, le orge romantiche, gli orrori, in fondo all'erboristeria impestata dall'odore acuto delle
erbe aromatiche. Tutta la compagnia c'era passata, e lui s'era mostrato pi insultante degli altri! e l'aveva sposata!
l'uomo era davvero stupido a sparlare di una prostituta, perfino della pi laida, perch non si poteva mai sapere se un
giorno l'avrebbe sposata.
Eh! s, Mathilde, rispose l'altro, sorridendo. Sicuro queste vecchie prostitute diventano sempre le mogli
migliori.
Era assolutamente sereno, la memoria morta, senza un'allusione, senza un imbarazzo sotto gli sguardi dei
compagni. Sembrava che lei venisse da un altro paese, e la presentava come se loro non l'avessero conosciuta altrettanto
bene che lui.
Sandoz, che con un orecchio seguiva la conversazione, interessatissimo a quel caso fantastico, esclam, appena
tacquero:
Eh! andiamocene... Ho le gambe rattrappite.
Ma in quel momento apparve Irma Bcot e si ferm davanti al caff. Era bellissima, coi capelli dorati da poco,
nel suo splendore artificioso di cortigiana fulva, scesa da un vecchio quadro del Rinascimento; indossava una tunica di
broccato azzurro pallido sopra una gonna di raso coperta di pizzo d'Alenon, cos magnifica che era scortata da un
drappello di signori. Per un attimo, scorgendo Claude fra gli altri, lei esit, per una vile sensazione di vergogna di fronte
a quel miserabile malvestito, brutto e disprezzato. Poi ritrov la spavalderia del suo antico capriccio, fu a lui che strinse
per prima la mano, in mezzo a tutti quegli uomini eleganti che sgranavano gli occhi sorpresi. Lei rideva con aria
affettuosa, ammiccando con un'amichevole smorfia scherzosa che le arricciava gli angoli della bocca.
Senza rancore, gli disse allegramente.
E quella parola, che furono i soli a capire, raddoppi la sua risata. C'era tutta la loro storia. Il povero ragazzo
che aveva dovuto violentare senza che ci provasse neanche gusto!
Fagerolles stava gi pagando le due chartreuse e se ne andava con Irma, che anche Jory si decise a seguire.
Claude li guard allontanarsi tutti e tre, lei fra i due uomini, camminando regalmente in mezzo alla folla, molto
ammirati, molto salutati.
Si vede bene che Mathilde non c', disse semplicemente Sandoz. Ah! amici miei, che paio di schiaffi,
quando torna a casa!
Anche lui chiese il conto. Tutti i tavoli si svuotavano, restava soltanto una rovina di ossa e croste di pane. Due
camerieri lavavano i piani di marmo con una spugna, mentre un altro, armato di rastrello, puliva la sabbia imbevuta di
sputi, sporca di molliche. E, dietro la tenda scura, ora c'era il personale che mangiava, rumori di mascelle, risa
impastate, il greve masticare di un accampamento di bohmiens intenti a raschiare le pentole.
Claude e Sandoz fecero il giro del giardino e scoprirono una statua di Mahoudeau, molto mal collocata, in un
angolo, vicino all'ingresso settentrionale. Era finalmente la Bagnante in piedi, ma rimpicciolita ancora, alta appena
come una bambinetta di dieci anni, di una eleganza affascinante, le cosce sottili, il petto piccolino, una squisita
incertezza di boccio che si schiude. Emanava un profumo, la grazia che nasce spontanea, che fiorisce dove vuole, la
grazia invincibile, irriducibile e prorompente che rispuntava inevitabilmente da quelle grosse dita di operaio, cos
inconsapevoli del possesso da averla misconosciuta a lungo.
Sandoz non riusc a impedirsi un sorriso.
E dire che quel ragazzo ha fatto di tutto per rovinare il suo ingegno!... Se l'avessero collocato meglio avrebbe
avuto un gran successo.

S, un gran successo, ripet Claude. molto bella.


Proprio in quel momento scorsero Mahoudeau che dall'ingresso si dirigeva verso la scalinata. Lo chiamarono,
gli corsero incontro, rimasero tutti e tre a parlare qualche minuto. La galleria del pianterreno si estendeva, vuota,
sabbiosa, illuminata dalla luce smorta delle grandi finestre rotonde; sembrava quasi che si trovassero sotto un ponte di
ferrovia: robusti pilastri sostenevano le impalcature metalliche, un freddo gelido soffiava dall'alto bagnando il suolo
dove i piedi affondavano. Lontano, dietro una tenda strappata, si allineavano alcune statue, le sculture respinte, i gessi
che gli scultori poveri non ritiravano neanche, una squallida Morgue, in un pietoso abbandono. Ma quello che
sorprendeva, che faceva sollevare la testa, era il fracasso continuo, l'enorme calpestio del pubblico sul pavimento delle
sale. In quel punto era assordante, rombava smisuratamente come se treni interminabili, lanciati a tutto vapore,
facessero sobbalzare senza fine le sbarre di ferro.
Quando lo ebbero complimentato, Mahoudeau disse a Claude che aveva cercato invano il suo quadro: in fondo
a quale buco l'avevano ficcato? Poi, si preoccup per Gagnire e Dubuche, commuovendosi sul passato. Dove erano i
Salon di una volta, quando li prendevano d'assalto in gruppo, le corse rabbiose attraverso le sale, come in un paese
nemico, gli sdegni violenti, appena usciti, le discussioni che gonfiavano le lingue e vuotavano le teste? Nessuno vedeva
pi Dubuche. Due o tre volte al mese arrivava Gagnire da Melun, stravolto, per un concerto; e si disinteressava
talmente della pittura che non era neanche venuto al Salon, dove pure c'era il suo solito paesaggio, la riva della Senna
che inviava da quindici anni, d'una bella tonalit grigia, coscienzioso e cos discreto che il pubblico non l'aveva mai
notato.
Stavo salendo, riprese Mahoudeau. Venite con me?
Claude, pallido dal malessere, alzava gli occhi ogni secondo. Ah! quel rombo terribile, quella corsa
devastatrice, del mostro che lo scuoteva fin dentro le ossa!
Tese la mano senza parlare.
Ci lasci? esclam Sandoz. Fai un altro giro con noi e poi andremo via insieme.
Poi si sent stringere il cuore dalla piet, vedendolo cos sfinito. Capiva che era allo stremo del coraggio,
desideroso di solitudine, bisognoso di fuggirsene solo, per nascondere la sua ferita.
Allora addio, vecchio mio... Domani verr da te.
Claude, barcollando, perseguitato dalla tempesta di lass, scomparve dietro le macchie del giardino.
E, due ore pi tardi, nella sala settentrionale, Sandoz, che dopo aver perso di vista Mahoudeau lo ritrovava
insieme a Jory e Fagerolles, scorse Claude, in piedi davanti alla sua tela, nel medesimo posto dove l'aveva incontrato la
prima volta. Il poveraccio, al momento di andarsene, era salito ancora una volta, suo malgrado, attratto, ossessionato.
Stagnava l'aria irrespirabile delle cinque, quando la folla, sfinita dai giri per le sale, colpita dalla vertigine delle
greggi lasciate libere in un parco, si sgomenta e si schiaccia senza trovare l'uscita. Dopo il leggero freddo del mattino, il
calore dei corpi, l'odore degli aliti avevano appesantito l'aria d'un vapore rossastro; e la polvere che saliva dai pavimenti
volteggiava in una nebbia sottile, in quel fumigare di strame umano. Alcuni si trascinavano ancora davanti ai quadri che
colpivano e trattenevano il pubblico unicamente per il soggetto. Andavano, tornavano, scalpicciavano senza fine. Le
donne soprattutto si ostinavano a non mollare, a trattenersi fino al momento in cui i custodi le spingevano fuori, allo
scoccare delle sei. Alcune matrone s'erano arenate sui sedili. Altre, non avendo scoperto il minimo angolo per sedersi, si
puntellavano sui parasoli, affrante e tuttavia ostinate. Tutti gli occhi, preoccupati e supplichevoli, sbirciavano i divanetti
carichi di gente. E su quelle migliaia di teste si abbatteva ormai quell'unica sensazione di una stanchezza estrema a
spappolare le gambe, tirare i lineamenti, devastare i visi con l'emicrania, quella particolare emicrania delle mostre,
prodotta dal continuo piegare la nuca e dalla danza accecante dei colori.
Soli, sul divanetto dove si raccontavano i fatti loro gi da mezzogiorno, i due signori decorati parlavano sempre
tranquillamente, lontani mille miglia. Forse erano ritornati, forse non s erano mai mossi.
E cos, diceva quello grosso, siete entrato facendo finta di non capire?
Precisamente, rispondeva quello mingherlino, li ho guardati e mi sono tolto il cappello... Eh? Chiarissimo.
Spettacoloso! siete spettacoloso, mio caro amico!
Ma Claude non udiva che i sordi battiti del suo cuore, non vedeva che l'Enfant mort lass, vicino al soffitto.
Non lo lasciava mai con gli occhi, stregato da una malia che lo inchiodava l, al di fuori della sua volont. La folla,
nauseata dalla stanchezza, gli girava tutta intorno; dei piedi schiacciavano i suoi, era urtato, trascinato; e come un
oggetto inerte egli si abbandonava, fluttuava, si ritrovava allo stesso posto, senza abbassare la testa, ignorando quello
che accadeva in basso, vivendo solo lass, con la sua opera, il suo piccolo Jacques, gonfio di morte. Due grosse lacrime,
ferme fra le palpebre, gli impedivano di vedere bene. Gli sembrava che non avrebbe mai avuto il tempo di vedere
abbastanza.
Allora Sandoz, profondamente impietosito, finse di non aver visto il vecchio amico, come se avesse voluto
lasciarlo solo sulla tomba della sua vita mancata. Di nuovo passarono gli amici in gruppo, Fagerolles e Jory filarono
dritti; e a Mahoudeau che proprio in quel momento gli chiedeva dove fosse il quadro di Claude, Sandoz ment, lo tir da
una parte, lo condusse via. Se ne andarono tutti.
La sera, Christine ottenne da Claude soltanto qualche frase laconica: andava tutto bene, il pubblico non si
arrabbiava, il quadro faceva bella figura, forse un poco troppo in alto. E malgrado quella fredda tranquillit appariva
cos estraneo che lei ne prov paura.

Dopo la colazione, tornando dall'aver portato i piatti in cucina, non lo trov pi a tavola. Aveva aperto una
finestra che dava sopra un terreno incolto, stava l, cos curvo che lei non lo vedeva. Poi, terrorizzata, si precipit, lo tir
violentemente per la giacca.
Claude! Claude! che fai?
S'era voltato, pallido come un lenzuolo, gli occhi folli.
Guardo.
Ma lei chiuse la finestra con mani tremanti e rimase cos angosciata che la notte non pot dormire.
XI

Fin dal giorno dopo Claude s'era rimesso al lavoro, e i giorni passarono, l'estate trascorse in una tranquillit
pesante. Aveva trovato un lavoro, certi quadretti di fiori per l'Inghilterra, con cui si pagava il pane quotidiano. Tutte le
ore disponibili erano di nuovo consacrate alla sua grande tela: ma non cedeva pi a quegli scatti collerici, sembrava
rassegnato a quella fatica eterna, calmo, con una perseveranza ostinata e senza speranza. Ma gli occhi gli restavano
folli, quando si fissavano sull'opera mancata della sua vita ci si vedeva dentro come una morte della luce.
Verso quell'epoca anche Sandoz sub una grave sventura. Mor sua madre, tutta la sua esistenza ne fu
sconvolta, quell'esistenza a tre, cos intima, dove non penetrava che qualche amico. Aveva preso in odio la casetta di rue
Nollet. D'altronde, la vendita fino allora risibile dei suoi libri aveva conosciuto un'improvviso successo, e la coppia ora
molto ricca, aveva affittato a rue de Londres un vasto appartamento che impiegarono mesi a sistemare. Il suo lutto
aveva ravvicinato ancora di pi Sandoz a Claude, nel comune disgusto delle cose. Dopo il terribile colpo del Salon, si
era preoccupato del suo vecchio amico intuendo che in lui s'era prodotta una frattura irreparabile, una piaga da cui la
vita fuggiva via, invisibile. Poi, a vederlo cos freddo, cos tranquillo, aveva finito col rassicurarsi un poco.
Spesso Sandoz saliva a rue Tourlaque e quando gli capitava di trovarci soltanto Christine, la interrogava,
capendo che anche lei viveva nell'angoscia di una sventura di cui non parlava mai. Aveva il viso tormentato, i
trasalimenti nervosi d'una madre che vegli suo figlio e che tema di vedere la morte entrare, al minimo rumore.
Una mattina di luglio le chiese:Ebbene, siete contenta? Claude tranquillo, lavora bene.
Lei scagli verso il quadro il solito sguardo, uno sguardo obliquo di terrore e di odio.
S s, lavora... Vuole finire tutto il resto, prima di ricominciare la donna...
E, senza confessare la paura che l'ossessionava, aggiunse pi sottovoce:
Ma gli occhi, avete osservato i suoi occhi?... Ha sempre gli occhi cattivi. Io lo so che mente, con la sua aria di
finta calma... Vi prego, venite a prenderlo, portatelo fuori per distrarlo. Non ho pi che voi, aiutatemi, aiutatemi!
Da allora, Sandoz invent pretesti di passeggiate, arriv da Claude al mattino e lo strapp di forza al lavoro.
Quasi sempre bisognava tirarlo gi dalla scala dove restava seduto, anche quando non dipingeva. Lo inchiodavano
strane prostrazioni, un torpore che lo rattrappiva per lunghi minuti, senza che desse una sola pennellata. In quei
momenti di muta contemplazione, il suo sguardo tornava con fervore fanatico sulla figura della donna che non toccava
pi: era come il desiderio esitante di una passione mortale, l'infinita tenerezza e il sacro terrore di un amore che si
negava, nella certezza di lasciarci la vita. Poi, si rimetteva alle altre figure, agli sfondi del quadro, sempre per sapendo
che lei era l, l'occhio vacillante quando l'incontrava, eppure padrone della malia che lo vinceva, tanto che non sarebbe
tornato pi su quel corpo e lei non avrebbe richiuso le braccia sulla sua persona.
Una sera, Christine, che ora era invitata dai Sandoz e che non mancava un gioved, nella speranza di vedere il
suo artista bambino ritrovare l'allegria, prese da parte il padrone di casa supplicandolo di capitare da loro il giorno dopo.
E l'indomani Sandoz, che doveva appunto andare dall'altra parte di Montmartre per prendere certe note per un romanzo,
pass da Claude e di forza se lo port dietro, facendolo oziare fino a notte.
Quel giorno, scesi fino a porta di Clignancourt dove c'era una giostra perpetua, cavallucci di legno, bersagli,
bettole, ebbero la sorpresa di ritrovarsi davanti Chane, che troneggiava al centro d'un grosso e ricco baraccone. Era una
specie di cappella decoratissima: c'erano allineate quattro lotterie, grandi piatti carichi di porcellane, bicchieri,
cianfrusaglie che brillavano smaglianti di smalti e dorature e tintinnavano come armoniche quando la mano d'un
giocatore faceva girare il piatto, che cigolava contro l'asta; intanto un coniglio vivo, il primo premio, infiocchettato di
rosa, balzava e girava senza fine, ubriaco di spavento. E quelle meraviglie s'inquadravano fra tendaggi rossi,
mantovane, cortine che lasciavano trapelare, in fondo alla baracca, come il sancta sanctorum d'un tabernacolo, tre
quadri, i tre capolavori di Chane che lo seguivano di fiera in fiera, da un capo all'altro di Parigi: l'Adultera, al centro, la
copia di Mantegna a sinistra, la stufa di Mahoudeau a destra. Di sera, quando i lumi a petrolio brillavano e i piatti
sibilavano e raggiavano come astri, non c'era niente di pi bello di quei dipinti, nella porpora sanguigna dei tessuti; e il
popolo si affollava, a bocca aperta.
Una simile vista strapp a Claude un'esclamazione:
Ah! diomio!... Ma sono bellissime, quelle tele! Erano fatte apposta per questo.
Soprattutto il Mantegna, di un'asciuttezza cos primitiva, aveva l'aria di un'illustrazione d'Epinal scolorita,
appesa l per il piacere delle persone semplici; mentre la stufa minuziosa e di sghimbescio, in contrapposizione al Cristo
di pan pepato, diventava imprevedibilmente allegra.

Ma Chane, accortosi dei due amici, tese la mano come se li avesse lasciati il giorno prima. Era tranquillo,
senza superbia n vergogna della sua baracca, e non s'era invecchiato, sempre compatto, come di cuoio, il naso
completamente sparito fra le due guance, la bocca impastata di silenzio, affondata nella barba.
Eh? ci si ritrova! disse allegramente Sandoz. Sapete che i vostri quadri fanno un grandissimo effetto.
Che razza di burlone! aggiunse Claude, lui s' fatto il suo piccolo Salon privato. Una bella furbata!
La faccia di Chane s'illumin mentre esclamava la sua parola preferita:
Certo!
Poi sotto l'impulso del risvegliato orgoglio d'artista, lui da cui non si cavava che qualche grugnito, pronunci
una intera frase:Ah! se avessi avuto soldi come voi sarei arrivato di sicuro anch'io, come voi!
Era la sua convinzione. Non aveva mai messo in dubbio il suo ingegno, abbandonava semplicemente la partita
perch non gli dava da mangiare. Al Louvre, davanti ai capolavori, era unicamente convinto di perdere tempo.
State tranquillo, riprese Claude tornato cupo, non abbiate rimpianti, siete l'unico ad essere riuscito... Questo
funziona, no? il commercio...
Ma Chane mastic parole amare. No, no, non funzionava niente, neanche le lotterie. La gente non giocava pi,
tutti i soldi sparivano nelle osterie. Aveva voglia a comprare robaccia e a picchiare col palmo sotto la tavola perch
l'asta non si fermasse sui premi grossi: era tanto se ci ricavava l'acqua da bere. Poi, dato che si era avvicinata gente,
s'interruppe, url con un vocione che gli altri due non gli conoscevano e che li fece restare stupefatti:
Guardino, guardino il gioco!... A ogni colpo una vincita!
Un operaio, che teneva in braccio una bambina malaticcia, con gli occhioni avidi, le fece giocare due colpi. I
piattelli stridevano, i ninnoli danzavano in barbagli di luce, il coniglio vivo girava, girava, le orecchie rovesciate, cos
veloce, che si confondeva e non era pi che un cerchio biancastro. Ci fu un momento di forte emozione, la piccina quasi
l'aveva vinto.
Allora, dopo aver stretto la mano di Chane, ancora tremante, i due amici si allontanarono.
Lui felice, disse Claude, dopo una cinquantina di passi fatti in silenzio.
Lui! esclam Sandoz. Lui crede di non avercela fatta ad entrare nell'Accademia e ci muore sopra!
Qualche tempo dopo questo episodio, verso la met di agosto, Sandoz progett la distrazione di un vero
viaggio, tutta una gita che avrebbe richiesto un'intera giornata. Aveva incontrato Dubuche, un Dubuche rabbioso, tetro,
che s'era mostrato querulo e affettuoso, a rievocare il passato, a invitare i suoi due vecchi compagni a pranzare alla
Richaudire, dove stava solo, ancora per quindici giorni, coi due figli. Perch non fargli una sorpresa, dato che
sembrava tanto desideroso di riprendere i rapporti? Ma Sandoz invano ripeteva di essere stato costretto a giurare che
avrebbe portato Claude: quello rifiutava ostinatamente, come sentendosi impaurito all'idea di rivedere Bennecourt, la
Senna, le isole, tutta quella campagna dove alcuni anni felici erano morti e seppelliti. Bisogn che si mettesse in mezzo
Christine, e fin per cedere, pieno di repugnanza. Proprio la vigilia del giorno convenuto aveva lavorato fino a tardi al
suo quadro, ripreso dal fervore. Cos la mattina, una domenica, divorato dalla voglia di dipingere, and via con dolore,
come strappandosi penosamente. Perch tornare laggi? Era una storia morta, non esisteva pi. Niente esisteva tranne
Parigi, e ancora, a Parigi, non esisteva che un luogo, la punta della Cit, quella visione che lo perseguitava sempre e
dovunque, quell'unico angolo dove lasciava il cuore.
Nel vagone, Sandoz, vedendolo nervoso, gli occhi al finestrino come se stesse lasciando per anni la citt poco a
poco diradata e annegata nei vapori, si sforz di intrattenerlo e gli raccont quello che conosceva della vera situazione
di Dubuche. All'inizio, pap Margaillan, orgoglioso del genero premiato, se l'era portato dietro, presentandolo per mille
miglia come suo socio e successore. Eccolo, uno che avrebbe condotto gli affari a gonfie vele, costruito meglio e meno
caro, dato che il ragazzo aveva sudato sui libri! Ma la prima idea di Dubuche era stata deplorevole: invent un forno per
mattoni, e lo install in Bourgogne, su certi terreni del suocero, in modo cos disastroso, con un progetto cos difettoso,
che il tentativo si risolse in una perdita netta di duecentomila franchi. Allora ripieg sugli edifici, dove pretendeva di
voler applicare certe idee personali, tutta una astruseria, che avrebbe rivoluzionato l'arte di costruire. Si trattava delle
vecchie teorie imparate dai compagni rivoluzionari della sua giovinezza, tutto quello che aveva promesso di realizzare
quando sarebbe stato libero di farlo, ma roba maldigerita, applicata a sproposito, con l'ottusit del bravo scolaro senza la
fiamma creatrice: decorazioni di terracotta e maiolica, grandi atrii vetrati, soprattutto l'uso del ferro, le travi di ferro, le
scalinate di ferro, tetti di ferro; e, dato che questi materiali aumentavano le spese, era di nuovo sfociato in una
catastrofe, tanto pi che era un amministratore pietoso e che da quando era ricco aveva perso la testa, reso ottuso dai
soldi, viziato, disorientato, senza pi nemmeno la vecchia costanza nel lavoro. Quella volta pap Margaillan and in
bestia, lui che da trent'anni comprava i terreni, costruiva, rivendeva, decidendo a colpo d'occhio il piano edilizio
dell'area di speculazione: tanti metri di costruzione, a tanto al metro dovevano dare tanti appartamenti, a tanto d'affitto.
Chi diavolo gli aveva messo fra i piedi quell'imbecille che si sbagliava sul cemento, i mattoni, il travertino, che metteva
il rovere dove doveva bastare l'abete, che non si rassegnava a tagliare un piano, come pane benedetto, in tanti quadratini
come servivano? No, no, via quella roba! si ribellava contro l'arte, dopo aver avuto l'ambizione di introdurla un poco
nella sua prassi, per soddisfare un vecchio tormento da ignorante. E, da allora, le cose andarono di male in peggio,
tremendi litigi scoppiarono tra genero e suocero, l'uno pieno di disprezzo, a trincerarsi dietro la propria scienza, l'altro a
urlare che l'ultimo dei manovali, decisamente, ne sapeva molto di pi di un architetto. I milioni erano in pericolo.
Margaillan, un bel giorno, scaravent Dubuche fuori dei suoi uffici proibendogli di rimetterci piede dato che non era
buono nemmeno a dirigere un cantiere di quattro uomini. Un disastro, un fallimento deplorevole, la bancarotta
dell'Accademia difronte a un muratore!

Claude, che s'era messo ad ascoltare, domand:


Allora, che fa adesso?
Non lo so, sicuramente niente, rispose Sandoz. M'ha detto che la salute dei figli lo preoccupava e che li
curava.
Madame Margaillan, quella donna pallida, sottile come una lama di coltello, era morta tisica; ed era un male
ereditario, che estingueva la razza, infatti la figlia, Rgine, tossiva anche lei, da quando s'era sposata. In quel momento,
stava curandosi alle acque del monte Dore, dove non aveva osato portare i figli che l'anno precedente s'erano trovati
molto male, a passare l'estate in quell'aria troppo ossigenata per la loro costituzione debole. Questo spiegava lo
smembramento della famiglia: la madre laggi, con una sola cameriera; il nonno a Parigi, dove aveva ripreso i suoi
grossi lavori, sfacchinando in mezzo ai suoi quattrocento operai, opprimendo col suo disprezzo i parassiti e gli inetti; e
il padre rifugiato alla Richaudire, incaricato di custodire la figlia e il figlio, rinchiuso l, dopo la prima battaglia, come
un invalido. In un momento di espansivit, Dubuche aveva fatto capire perfino che la moglie era stata quasi per morire
al secondo parto e d'altronde sveniva al minimo contatto troppo violento, per cui s'era fatto un dovere d'interrompere
ogni rapporto coniugale con lei. Neanche quella soddisfazione.
Un bel matrimonio, disse semplicemente Sandoz, per concludere.
Erano le dieci quando i due amici suonarono al cancello della Richaudire. La tenuta, che non conoscevano
affatto, li riemp di meraviglia: un bosco superbo, un giardino francese con ringhiere e gradinate che si snodavano
regalmente, tre serre immense, soprattutto una cascata gigantesca, una follia di rocce sovrapposte, di cemento e di
sbocchi d'acqua in cui il proprietario aveva dilapidato una fortuna per la vanagloria di un vecchio impastatore di gesso.
E la cosa che li colp ancora di pi fu il deserto malinconico di quella propriet, i viali rastrellati, senza traccia di passi,
le distese desolate, attraversate dalle rare sagome dei giardinieri, la casa morta con tutte le finestre chiuse, salvo due,
appena accostate.
Frattanto un cameriere, che s'era deciso a comparire, li interrog; e quando seppe che venivano per il signore,
si mostr insolente, rispose che il signore era dietro la casa, in palestra. Poi rientr.
Sandoz e Claude seguirono un viale, sbucarono di fronte a un prato e quello che videro li arrest un attimo.
Dubuche dritto davanti a un trapezio, alzava le braccia per reggere il figlio Gaston, un povero essere gracile che, a dieci
anni, aveva le membra molli di un pupo; intanto, seduta in carrozzella, aspettava il suo turno la figlia Alice, quella nata
prematura, cos malformata che a sei anni non camminava ancora. Il padre, tutto intento, continuava a far esercitare le
membra gracili del bambinetto, lo fece oscillare, cercando invano di farlo reggere sui polsi; poi, dato che quel leggero
sforzo era stato sufficiente a farlo bagnare di sudore, lo port via e lo avvolse in una coperta: tutto questo in silenzio,
isolato sotto il cielo vasto, di una piet straziante in mezzo a quel bel parco. Ma, rialzandosi, vide i due amici.
Come! Voi!... Di domenica, e senza avervi avvisato!
Fece un gesto di desolazione, spieg subito che, la domenica, la cameriera, l'unica donna a cui si arrischiava di
affidare i bambini, andava a Parigi e che, da quel momento, gli era impossibile lasciare anche per un minuto Alice e
Gaston.
Scommetto che venivate a colazione?
Dietro uno sguardo supplichevole di Claude, Sandoz si affrett a rispondere:
No no. Avevamo proprio il tempo di stringerti la mano... Claude dovuto andare in paese, per certi affari. Lo
sai, vissuto a Bennecourt. E siccome l'ho accompagnato, abbiamo avuto l'idea di arrivare fin qui. Ma ci aspettano, non
ti disturbare.
Allora Dubuche, sollevato, si sbracci a trattenerli. Un'ora la dovevano avere, che diavolo! E chiacchierarono
tutti e tre. Claude lo guardava, stupito di trovarlo cos vecchio il viso paffuto s'era solcato di rughe, di un giallo venato
di rosso, come se la bile avesse chiazzato la pelle; mentre capelli e baffi gi ingrigivano. Inoltre, il corpo aveva ceduto,
una fiacchezza amara appesantiva ogni gesto. Le sconfitte del denaro erano dunque tanto pesanti come quelle dell'arte?
La voce, lo sguardo, tutto, in quel vinto, diceva la dipendenza vergognosa in cui era costretto a vivere, il fallimento del
suo avvenire che gli rinfacciavano, l'accusa continua di aver messo nel contratto un ingegno che non aveva affatto, il
denaro di casa che adesso rubava, quello che mangiava, i vestiti che indossava, i quattro soldi che spendeva, insomma la
continua elemosina che gli facevano come a un volgare furfante di cui non ci si poteva sbarazzare.
Aspettatemi, riprese Dubuche, ne ho ancora per cinque minuti, con uno dei miei poveri cocchini, e poi
rientriamo.
Dolcemente, con le precauzioni infinite d'una madre, prese la piccola Alice dalla carrozzella, la sollev fino al
trapezio; e l, balbettando paroline affettuose, facendole certe risatine, la incoraggi, la lasci due minuti appesa, per
farle sviluppare i muscoli; ma rimase con le braccia aperte a seguire ogni movimento nel timore di vederla spezzarsi, se
per la stanchezza avesse aperto le sue fragili manine di cera. Lei non diceva niente, con gli occhioni spenti, obbediente
tuttavia malgrado il terrore di quell'esercizio, cos pietosamente leggera che non tendeva neanche le corde, simile a uno
di quegli uccellini intisichiti che cadono dai rami, senza piegarli.
In quel momento Dubuche, che aveva gettato un'occhiata a Gaston, perse la testa al vedere che la coperta era
scivolata e le gambe del bambino erano scoperte.
Diomio, diomio! avr preso freddo su questa erba! E io che non mi posso muovere!... Gaston, piccino mio!
Tutti i giorni la stessa storia: aspetti sempre che sia impegnato con tua sorella... Sandoz, ricoprilo, per piacere!... Ah!
grazie, ravvolgi ancora la coperta, non aver paura!

Ecco quello che il suo bel matrimonio aveva fatto della carne della sua carne, quelle due creature incomplete,
barcollanti, che il minimo soffio d'aria minacciava di abbattere come mosche. Di tutta la ricchezza sposata non gli
restava che questo, il continuo dolore di vedere il proprio sangue andare in sfacelo, e di angustiarsi per quel figlio,
quella figlia miserabili, che avrebbero fatto marcire la sua razza, caduta nell'estrema decadenza della scrofola e della
tisi. E da quel ragazzone egoista era nato un padre ammirevole, un cuore infiammato d'una sola passione. Non aveva
altra volont che far vivere i suoi figli, lottava ora per ora, li salvava ogni mattina con l'angoscia di perderli ogni sera.
Ora esistevano soltanto loro, al centro della sua vita finita, nell'amarezza degli insultanti rinfacci del suocero, dei giorni
malinconici e delle notti gelide che gli offriva la sua triste moglie, in un perenne miracolo di tenerezza.
Ecco qua, piccioncina mia, abbastanza, no? Vedrai come diventerai grande e bella!
Rimise Alice nella carrozzina, prese Gaston, sempre ravvoltolato, con un braccio; e, poich gli amici volevano
aiutarlo, rifiut, si mise a spingere la bambina con la mano rimasta libera.
Grazie, sono abituato. Ah! i poveri piccini non sono pesanti... E poi, con i domestici, non si mai sicuri.
Entrando in casa, Sandoz e Claude rividero il cameriere che s'era mostrato insolente e si accorsero che
Dubuche tremava davanti a lui. I cuochi e i domestici, facendo loro il disprezzo del suocero che pagava, trattavano il
marito della signora come un mendicante tollerato per carit. Per ogni camicia che gli preparavano, per ogni pezzo di
pane che osava richiedere, egli avvertiva l'elemosina nel gesto sgraziato della servit.
Bene, allora addio, ti lasciamo, disse Sandoz, che soffriva.
No no, aspettate un momento. I bambini vanno a fare colazione e poi vi accompagner con loro. Bisogna che
facciano la loro passeggiata.
Ogni giorno era regolato cos, ora per ora. Al mattino, la doccia, il bagno, l'ora di ginnastica, poi la colazione,
che era tutta una complicazione perch avevano bisogno di un nutrimento speciale, scelto, dosato, fino al punto di
stiepidire la loro acqua e vino per timore che una goccia troppo fredda non procurasse loro un raffreddore. Quel giorno,
avevano un tuorlo d'uovo strapazzato in brodo, e una minuscola braciola che il padre tagli per loro in piccolissimi
bocconcini. Poi, veniva la passeggiata, prima della siesta.
Sandoz e Claude si ritrovarono fuori, lungo certi grandi viali, insieme a Dubuche, che spingeva di nuovo la
carrozzina di Alice, mentre Gaston ora camminava vicino a lui. Dirigendosi verso il cancello, parlarono della propriet.
Il padrone di casa gettava sul grande parco occhiate timide e preoccupate, come se non si sentisse a casa sua. Del resto,
non sapeva niente e non si occupava di niente. Sembrava che, frastornato, annientato dall'inattivit, avesse dimenticato
perfino il suo mestiere d'architetto che lo accusavano di non conoscere.
E i tuoi genitori, come stanno? domand Sandoz.
Una fiamma illumin gli occhi spenti di Dubuche.
Oh! i miei genitori, loro sono felici. Gli ho comprato una casetta, dove vivono con la rendita che ho fatto
mettere nel contratto... Ho fatto bene, no? mia madre aveva anticipato parecchio per la mia istruzione, dovevo
assolutamente restituirle tutto, come avevo promesso... Questo lo posso dire, i miei genitori non hanno rimproveri da
farmi.
Erano arrivati al cancello, si fermarono qualche minuto. Infine, strinse con la sua aria distrutta le mani dei
vecchi compagni, poi, guardando un attimo quella di Claude, concluse, come semplice constatazione in cui non c'era
nessun furore:
Addio, cerca di farcela... Quanto a me, ho sbagliato la mia vita.
E lo videro tornare indietro, spingendo Alice, sostenendo l'andatura gi vacillante di Gaston, lui stesso con la
schiena curva e il passo pesante d'un vecchio.
Suonava l'una, tutti e due si affrettarono a scendere verso Bennecourt, rattristati e affamati. Ma li aspettavano
altre malinconie, di l era passato un vento di morte; i Faucheur, marito e moglie, e pap Poirette erano morti; e la
locanda, caduta nelle mani di quell'oca di Mlie, era diventata disgustosa per la sporcizia e la rozzezza. Fu servito loro
un pasto schifoso, coi capelli nella frittata, le braciole che puzzavano di sego, in mezzo alla sala spalancata alla
pestilenza del letamaio, cos rigurgitante di mosche che i tavoli ne erano neri. Il calore del bruciante meriggio d'agosto
entrava insieme al fetore, non ebbero il coraggio di ordinare il caff, si misero in salvo.
E tu che vantavi le frittate di mamma Faucheur! disse Sandoz. Una casa finita... Facciamo un giro, ti va?
Claude stava per rifiutare. Fin dal mattino aveva una sola fretta, fare presto, come se ogni passo abbreviasse la
sfacchinata e lo riconducesse verso Parigi. Il suo cuore, la sua testa, tutto il suo essere erano rimasti laggi. Non
guardava n a destra n a sinistra, filava senza distinguere nulla n di campi n di alberi, con la mente alla sua idea
fissa, in una tale allucinazione che, certi momenti, gli sembrava la punta della Cit ergersi dalle vaste distese di stoppie
e chiamarlo. Tuttavia la proposta di Sandoz svegli in lui certi ricordi; e lo invase un languore, e rispose:
S, va bene, andiamo a vedere.
Ma, via via che procedevano lungo l'argine, si stravolgeva di dolore. Era tanto se riconosceva il paese. Avevano
costruito un ponte per collegare Bonnires a Bennecourt: un ponte, diosanto! al posto di quel vecchio traghetto che
cigolava sulla sua catena cos singolare, con la sua macchia nera che tagliava la corrente! Inoltre, con la diga costruita in
basso, a Port-Villez, il livello del fiume era salito e la maggior parte delle isole erano state sommerse, i canaletti si
allargavano. Spariti gli angoli deliziosi, le stradine fluide in cui perdersi, un disastro da strozzare tutti gli ingegneri
nautici!
Guarda! questo ciuffo di salici che ancora emergono a sinistra, era Barreaux, l'isola dove andavamo a parlare
sull'erba, ricordi?... Ah! i miserabili!

Sandoz, che non poteva veder tagliare un albero senza mostrare i pugni al taglialegna, impallidiva d'identico
furore, esasperato che si fossero permessi di devastare la natura.
Poi Claude, quando si avvicin alla sua antica abitazione, divent muto, i denti serrati. Avevano venduto la
casa a certi borghesi, ora c'era un cancello, contro cui incoll il viso. I rosai erano morti, gli albicocchi morti; il
giardino, molto ben tenuto, aveva i suoi vialetti, riquadri di fiori e di ortaggi incorniciati di bosso che si riflettevano in
una grossa boccia di vetro stagnato su un perno, nel bel mezzo del giardino; e la casa, tinteggiata a nuovo, con gli angoli
e le riquadrature vistosamente dipinte in falsa pietra viva, aveva la goffa pacchianeria del villano ripulito che imbestial
il pittore. No, no, non restava nulla di lui, nulla di Christine, nulla del loro grande amore giovanile! Volle vedere ancora,
sal dietro la casa, cerc il boschetto di querce, quella nicchia di verde dove avevano lasciato il brivido del loro primo
abbraccio; ma il piccolo bosco era morto, morto insieme al resto, abbattuto, venduto, bruciato. Allora, ebbe un gesto di
maledizione, sfog tutto il suo dolore su quella campagna cos mutata dove non ritrovava una traccia della loro
esistenza. Bastavano allora pochi anni per cancellare il posto dove uno aveva lavorato, gioito, sofferto? A che scopo
quel vano agitarsi se il vento, dietro l'uomo che cammina, spazza e porta via la traccia dei suoi passi? Aveva visto bene
che non avrebbe dovuto tornare, il passato non altro che il cimitero delle nostre illusioni, i piedi ad urtare
dolorosamente contro le lapidi.
Andiamocene! esclam, andiamocene subito! stupido, spaccarsi il cuore cos!
Sopra il nuovo ponte, Sandoz tent di calmarlo, indicandogli una visuale che prima non esisteva, il fluire della
Senna slargata, scorrente gonfia fra gli argini in una superba placidit. Ma quell'acqua non interessava Claude. Pens
soltanto che era la stessa acqua che, attraversando Parigi, aveva battuto contro le vecchie banchine della Cit; e da allora
lo colp, si chin un istante, immagin di scorgervi riflessi gloriosi, le torri di Notre-Dame e la guglia della SainteChapelle che la corrente trascinava a mare.
I due amici persero il treno delle tre. Fu un supplizio, passare altre due interminabili ore in quel paese cos
opprimente che si erano lasciati alle spalle. Per fortuna avevano preavvisato i loro familiari che, nel caso li avessero
trattenuti, sarebbero tornati a notte. Cos decisero di pranzare da scapoli in un ristorante della place du Havre per
cercare di tirarsi su, chiacchierando fino alla frutta, come un tempo. Quando si alzarono da tavola suonavano le otto.
Claude, uscendo dalla stazione, coi piedi sul suolo di Parigi, aveva smesso di agitarsi nervosamente come chi
finalmente si ritrovi a casa sua. E ascoltava, con quell'aria fredda e assorta che gli era divenuta abituale, le parole
scherzose con cui Sandoz cercava di divertirlo. Questi lo trattava come un'amante che si voglia stordire: piatti prelibati e
piccanti, vini che inebriano. Ma l'allegria rimaneva riluttante, lui stesso fin per incupirsi. Quella campagna ingrata, quel
Bennecourt tanto amato e immemore, dove non avevano incontrato una pietra che avesse serbato un loro ricordo, faceva
vacillare tutte le sue speranze d'immortalit. Se le cose, che possiedono l'eternit, dimenticano cos presto, come poter
contare soltanto per un'ora sulla memoria degli uomini?
Vedi, caro, questo che mi fa venire i sudori freddi, talvolta... Hai mai pensato a questo, che la posterit pu
anche non essere quell'infallibile giustiziera che noi sogniamo? Ci consoliamo d'essere insultati, negati, contiamo
sull'equit dei secoli futuri, siamo come i fedeli che sopportano le abiezioni di questa terra nella ferma credenza in
un'altra vita, dove ciascuno sar trattato secondo i suoi meriti. E se per l'artista, come per il cattolico, non ci fosse pi un
paradiso, se le generazioni future si ingannassero come le contemporanee, preferissero alle opere forti le amabili
sciocchezzuole!... Ah! che fregatura, eh? che vita da galera, inchiodati al lavoro, per una chimera!... Nota bene che
assolutamente possibile, dopo tutto. Ci sono ammirazioni consacrate per cui non sarei disposto a pagare un soldo
bucato. Per esempio, l'insegnamento classico ha deformato tutto, ci ha imposto come geniali certi buoni diavoli corretti
e facili a cui si possono preferire alcuni temperamenti liberi, di produzione ineguale, noti ai soli letterati. L'immortalit
cos sarebbe appannaggio della media borghesia, per quei nomi che ci ficcano violentemente in testa, quando non
abbiamo ancora la forza di difenderci... No, no, queste cose non si possono dire, mi fanno venire i brividi! Come potrei
trovare il coraggio per il mio lavoro, come resterei dritto sotto i fischi se non avessi pi la consolante illusione che un
giorno sar amato!
Claude l'aveva ascoltato con la sua aria avvilita. Poi fece un gesto d'amara indifferenza.
Bah! che ti frega? non c' niente... Noi siamo pi folli ancora degli imbecilli che si ammazzano per una
donna. Quando la terra schiatter nello spazio come una noce secca, le nostre opere non aggiungeranno un atomo alla
sua polvere.
verissimo! concluse Sandoz, molto pallido. A che scopo colmare il nulla?... E dire che lo sappiamo, e che
il nostro orgoglio si accanisce!
Lasciarono il ristorante, vagarono per le vie, s'arenarono di nuovo nel fondo di un caff. Filosofeggiavano,
erano risaliti ai ricordi d'infanzia, cosa che finiva di farli annegare nella tristezza. Suonava l'una di notte, quando
decisero di tornare a casa.
Ma Sandoz volle accompagnare Claude fino a rue Tourlaque. La notte era magnifica, calda, tempestata di
stelle. E poich facevano tutto un giro, risalendo attraverso il quartiere de l'Europe, passarono davanti al vecchio caff
Baudequin sul boulevard des Batignolles. Aveva cambiato tre volte proprietario: la sala non era pi come prima,
ridipinta, sistemata diversamente, con due biliardi a destra; e le generazioni degli avventori s'erano avvicendate, l'una a
rimpiazzare l'altra, cos che le antiche erano scomparse come popoli sepolti. Tuttavia la curiosit, l'emozione di tutte le
cose morte che avevano evocato insieme, li spinsero ad attraversare il viale per dare un'occhiata al caff, attraverso la
porta spalancata. Volevano ritrovare il loro tavolo di un tempo, in fondo, a sinistra.
Oh! guarda! disse Sandoz, stupefatto.

Gagnire! mormor Claude.


Infatti era Gagnire, tutto solo davanti a quel tavolino, in fondo alla sala deserta. Si vede che era venuto da
Melun per uno di quei concerti domenicali di cui si concedeva lo scialo; poi, la sera, stregato da Parigi, era salito al
caff Baudequin, per un antico automatismo delle gambe. Nessuno dei vecchi compagni ci metteva pi piede, e lui,
testimone di un'altra epoca, si ostinava, solitario. Non aveva ancora toccato il suo boccale, lo guardava cos pensoso che
i camerieri cominciavano a mettere le sedie sui tavoli per la pulizia del mattino dopo senza che lui si movesse.
I due amici affrettarono il passo, turbati da quella figura irreale, presi da un infantile terrore dei fantasmi. E si
separarono a rue Tourlaque.
Ah! quel disgraziato Dubuche! disse Sandoz stringendo la mano di Claude. lui che ci ha rovinato la
giornata!
Ai primi di novembre, quando tutti i vecchi amici furono rientrati, Sandoz pens di riunirli in uno dei suoi
pranzi di gioved, come aveva continuato a fare. Era sempre il suo piacere preferito: la vendita dei libri aumentava, lo
arricchiva; l'appartamento di rue de Londres diventava decisamente lussuoso, paragonato alla casetta borghese di
Batignolles; e lui restava sempre lo stesso. Inoltre, questa volta, meditava, nella sua anima buona, di procurare una
sicura distrazione a Claude con una delle loro antiche care serate. Cos, cur lui stesso gli inviti: Claude e Christine,
naturalmente; Jory e la moglie, che aveva dovuto ricevere, dopo il matrimonio; poi, Dubuche che viveva sempre solo;
Fagerolles, Mahoudeau, e anche Gagnire. Sarebbero stati in dieci, e tutti quelli dell'antico gruppo, nessun importuno,
perch l'intesa e l'allegria fossero complete.
Henriette, pi diffidente, esit mentre compilavano la lista degli invitati.
Come! Fagerolles? Credi, Fagerolles con gli altri? Non lo amano troppo... E Claude non pi degli altri, mi
sembrato di notare una certa freddezza...
Ma lui l'interruppe, non volendo riconoscerlo.
Come, una freddezza?... strano, le donne non riescono mai a capire quando si scherza. Questo non significa
che l'affetto non sia sicuro.
Quel gioved, Henriette volle curare particolarmente il menu. Ora aveva tutta una piccola schiera di domestici
da dirigere, una cuoca, un cameriere: e, anche se non cucinava pi con le sue mani, continuava a curare moltissimo la
buona tavola per amore del marito: la gola era il suo unico vizio. Accompagn la cuoca al mercato, si rec
personalmente dai negozianti. La coppia aveva il gusto delle curiosit gastronomiche, provenienti dai quattro angoli
della terra. Questa volta, decisero per una zuppa di coda di bue, triglie arrosto, filetto con porcini, ravioli all'italiana,
pollastrelli di Russia e un'insalata di tartufi, senza contare il caviale e i kilkis per antipasto, un gelato mandorlato,
formaggio ungherese color smeraldo, frutta, pasticcini. Come vino, semplicemente caraffe di vecchio Bordeaux,
chambertin con l'arrosto, e un vino spumante della Mosella alla frutta, al posto dello champagne, giudicato banale.
Dalle sette, Sandoz e Henriette aspettavano gli ospiti, lui in semplice giacca, lei elegantissima in un abito di
raso nero senza guarnizioni. Gli invitati andavano liberamente in redingote. Il salotto, che stavano finendo di arredare,
era affollato di vecchi mobili, tappezzerie antiche, ninnoli di tutti i paesi e di tutte le epoche, una marea crescente,
divenuta strabocchevole, cominciata a Batignolles, con quel vecchio vaso di Rouen che lei gli aveva regalato un giorno
di festa. Giravano tutti e due per antiquari, possedevano l'allegra frenesia di comprare, in cui lui appagava antichi
desideri della sua giovinezza, romantiche ambizioni, nate al tempo delle prime letture; cos quello scrittore, ferocemente
moderno, viveva nel tarlato Medioevo che sognava a quindici anni. Come scusa, diceva ridendo che i bei mobili d'oggi
costavano troppo cari, mentre era facilissimo ottenere un bel tono e begli effetti con vecchie cose, anche comunissime.
Non aveva nulla del collezionista, gli premeva solo l'apparenza, la suggestione dell'insieme; e il salotto, per la verit,
illuminato da due lampade di vecchio Delft, aveva una tonalit sbiadita, molto dolce e calda, l'oro spento delle
passamanerie che rifinivano le sedie, i gialli intarsi dei cofanetti italiani e delle scansie olandesi, i colori sfumati delle
portiere orientali, le cento piccole note degli avori, delle maioliche, degli smalti impalliditi dal tempo che spiccavano
contro la tinteggiatura neutra dell'ambiente, d'un rosso cupo. Claude e Christine arrivarono per primi. Quest'ultima
aveva indossato il suo unico abito di seta nera, un vestito logoro, finito, che manteneva con cure estreme per occasioni
simili. Subito Henriette le prese le mani attirandola sopra un divano. Le voleva molto bene e la interrog, vedendole un
aspetto insolito, gli occhi inquieti nel suo pallore commovente. Che aveva? stava male? No, no, rispose, era contenta,
felice di venire; e i suoi sguardi, ogni minuto, andavano verso Claude come per studiarlo, poi si distoglievano. Lui
appariva eccitato, parlava e si muoveva febbrilmente, come non aveva pi fatto da parecchi mesi. Soltanto, a tratti,
quell'animazione cadeva e restava silenzioso, gli occhi sbarrati e perduti, fissi laggi, lontani, nel vuoto, su qualcosa che
sembrava chiamarlo.
Ah! vecchio mio, disse a Sandoz, ho finito il tuo libro, questa notte. veramente eccezionale, questa volta
gli hai chiuso il becco.
Tutti e due chiacchierarono davanti al caminetto, dove ardevano ceppi. Lo scrittore infatti aveva pubblicato un
nuovo romanzo; e bench la critica non disarmasse, intorno a quest'ultima opera si faceva finalmente quel rumore del
successo che consacra un uomo, sotto i persistenti attacchi degli avversari. D'altronde, non si faceva nessuna illusione,
sapeva bene che la battaglia, anche vinta, ricominciava a ogni libro. Il grande lavoro della sua vita andava avanti, quella
serie di romanzi, quei volumi che tirava fuori colpo a colpo, con mano ostinata e regolare, procedendo verso il fine che
s'era dato, senza lasciarsi vincere da niente, ostacoli, insulti, fatiche.
vero, rispose allegramente, questa volta stanno cedendo! Ce n' perfino uno che ha fatto la pericolosa
concessione di riconoscere che sono un uomo onesto. Ecco come tutto degenera!... Ma sta' sicuro che si rimangeranno

tutto. Ne conosco certi che hanno una testa troppo diversa dalla mia perch possano mai accettare la mia idea della
letteratura, le mie audacie linguistiche, i miei pupazzi fisiologici che si evolvono sotto l'influenza degli ambienti; e sto
parlando di colleghi che si rispettano, lascio da parte gli imbecilli e i mascalzoni... La cosa migliore, credi, per lavorare
con sicurezza, non aspettarsi n buonafede n giustizia. Bisogna morire per aver ragione.
Gli occhi di Claude s'erano improvvisamente rivolti verso un angolo del salone, forando la parete, diretti
laggi, dove qualcosa l'aveva chiamato. Poi si turbarono, tornarono, mentre diceva:
Bah! tu parli per te. Se morissi io, avrei torto!... Non fa niente, il tuo libro m'ha messo addosso un sacro
fuoco. Oggi ho voluto dipingere: impossibile! Ah! meno male che non posso essere invidioso di te, altrimenti mi
renderesti molto infelice. |[continua]|
|[XI, 2]|
Ma la porta si era aperta, e Mathilde entr, seguita da Jory. Era riccamente vestita con una tunica di velluto
bruno sopra una gonna di raso, orecchini di brillanti e un vistoso ciuffo di rose al seno. Claude rimase essenzialmente
stupito di non riconoscerla, tutta grassa com'era diventata, rotonda e bionda da magra e scavata qual era. L'inquietante
bruttezza di puttana sfumava nell'opulenza borghese del viso, la bocca mostrava ora, in luogo dei buchi neri, denti
troppo bianchi, quando lei si degnava di sorridere con uno sdegnoso arricciarsi delle labbra. Si avvertiva un'ostentazione
di rispettabilit, i suoi quarantacinque anni le conferivano autorit, rispetto al marito pi giovane, che sembrava suo
nipote, l'unica cosa che conservava era la sfrenatezza dei profumi, s'inondava delle pi forti essenze, come nel tentativo
di strapparsi dalla pelle quei sentori di erbe aromatiche di cui l'erboristeria l'aveva impregnata; ma l'amaro del
rabarbaro, l'acredine del sambuco, il bruciore della menta peperina persistevano; e il salotto, dal momento in cui lei
pass, si colm d'un indefinibile odore di farmacia, corretto da una punta acuta di muschio.
Henriette, che si era alzata, la fece sedere di fronte a Christine.
Vi conoscete, non vero? Vi siete gi incontrate qui?
Mathilde soppes con un'occhiata fredda il modesto abbigliamento di quella donna che, dicevano, aveva
vissuto a lungo con un uomo prima di sposarsi. Su questo punto era di una intransigenza eccessiva, da quando la
tolleranza del mondo letterario e artistico l'aveva ammessa in qualche salotto. D'altronde, Henriette, che la detestava,
riprese la sua conversazione con Christine, dopo gli stretti convenevoli.
Jory aveva stretto la mano di Claude e di Sandoz. E, in piedi insieme a loro davanti al caminetto, si scusava,
con quest'ultimo, per un articolo uscito proprio la mattina nella sua rivista, un articolo che trattava male il romanzo
dello scrittore.
Mio caro, lo sai, non si mai padroni in casa propria... Dovrei fare tutto io, ma ho cos poco tempo! Pensa che
non l'avevo neanche letto, quell'articolo, fidandomi di quello che mi avevano detto. Cos capirai la mia rabbia, quando
l'ho scorso, un attimo fa... Sono desolato, desolato...
Lascia perdere, la regola, rispose tranquillamente Sandoz. Ora che i miei nemici si mettono a lodarmi
bisogna che siano gli amici ad attaccarmi.
Di nuovo la porta si dischiuse e Gagnire s'introdusse dolcemente, con la sua aria improbabile di ombra
fantomatica. Arrivava diritto da Melun e tutto solo, dato che non faceva vedere la moglie a nessuno. Quando andava a
quei pranzi, le sue scarpe conservavano la polvere della provincia che si riportava dietro la sera stessa, prendendo un
treno della notte. Del resto, non era cambiato, il tempo sembrava ringiovanirlo, invecchiando diventava biondo.
Guarda! ma arrivato Gagnire! esclam Sandoz.
In quel momento, mentre Gagnire si decideva a salutare le signore, entr Mahoudeau. Lui era gi diventato
bianco, con la sua faccia segnata e selvatica, dove gli occhi infantili si muovevano incerti. Portava ancora un cappotto
troppo corto, una redingote spiegazzata nonostante il denaro che ora guadagnava; infatti il commerciante di statuine in
bronzo, per il quale lavorava, aveva lanciato certe sue suggestive figurine, che si cominciavano a vedere sui caminetti e
le consolle borghesi.
Sandoz e Claude s'erano girati, curiosi di assistere a quell'incontro di Mahoudeau con Mathilde e Jory. Ma la
cosa si svolse molto semplicemente. Lo scultore si inchin davanti a lei, rispettoso, mentre il marito, con la sua aria
seraficamente incosciente, ritenne di presentarla all'amico, forse per la ventesima volta.
Eh! mia moglie, caro amico! Su, stringetevi la mano!
Allora, tutti compunti, da gente di mondo che si trovi forzata a una familiarit un poco prematura, Mathilde e
Mahoudeau si strinsero la mano. Soltanto, non appena si fu liberato di quella fatica improba ed ebbe ritrovato Gagnire
in un angolo del salotto, tutti e due si misero a sghignazzare e a ricordare con parole tremende gli abominii d'una volta.
Che roba! adesso s'era messa i denti, lei che un tempo, per fortuna, non poteva mordere!
Si aspettava Dubuche, perch aveva formalmente promesso di venire.
S, spieg a voce alta Henriette, saremo soltanto in nove. Fagerolles ci ha scritto questa mattina per
scusarsi: un pranzo ufficiale, dove stato improvvisamente costretto a intervenire... Si liberer e ci raggiunger verso le
undici.
Ma in quel momento portarono un telegramma. Era Dubuche che scriveva:Impossibile muovermi.
Preoccupante tosse di Alice.

Ebbene, saremo in otto! riprese Henriette, con il rassegnato disappunto della padrona di casa che vede
dissolversi gli ospiti.
E, dato che il domestico aveva aperto la porta della stanza da pranzo annunciando che la signora era servita,
aggi unse:
Ci siamo tutti... Offritemi il braccio, Claude.
Sandoz aveva preso quello di Mathilde, Jory si occup di Christine, mentre Mahoudeau e Gagnire venivano
dietro, continuando a scherzare grossolanamente su quello che chiamavano il rimpannucciamento della bella erborista.
La stanza da pranzo dove entrarono, molto grande, splendeva di una allegra luce, uscendo dal chiarore discreto
del salotto. Le pareti, coperte di ceramiche antiche, avevano le vivaci tonalit delle illustrazioni d'Epinal. Due credenze,
una di cristalli l'altra di argenterie, scintillavano come vetrine di un gioielliere. E la tavola soprattutto, rifulgeva nel
mezzo come una cappella ardente, sotto il lampadario carico di fiammelle, col bianco della tovaglia che faceva risaltare
la rigorosa eleganza dei coperti, i piatti dipinti, i bicchieri sfaccettati, le caraffe bianche e rosse, gli antipasti
simmetricamente disposti intorno alla decorazione floreale del centro, una corbeille di rose color porpora.
Avevano preso posto, Henriette fra Claude e Mahondeau, Sandoz seduto fra Mathilde e Christine, Jory e
Gagnire a capotavola, e il domestico finiva appena di servire la zuppa, quando Madame Jory se ne usc con una frase
infelice. Volendo essere cortese, non avendo udito le scuse del marito, disse al padrone di casa:
Allora, siete contento dell'articolo di questa mattina? Edouard ha corretto personalmente le bozze con tanta
cura!
Di colpo Jory si turb, balbettando:
Ma no! ma no! quell'articolo pessimo, sai bene che passato in mia assenza, l'altra sera.
Dall'imbarazzato silenzio che s'era fatto lei cap il proprio errore. Ma aggrav la situazione, gli scagli
un'occhiata insolente rispondendo a voce alta per schiacciarlo e schierarsi da un'altra parte:
Ancora una delle tue bugie! Io ripeto quello che hai detto tu!... ovvio, non voglio che tu mi renda ridicola!
L'incidente gel l'inizio del pranzo. Invano Henriette raccomand di far onore ai kilkis, soltanto Christine li
trov ottimi. Sandoz, divertito dall'imbarazzo di Jory, gli ricord allegramente, quando comparvero le triglie, un pranzo
che avevano fatto insieme a Marsiglia, nei tempi antichi. Ah! Marsiglia, l'unica citt dove si mangia!
Claude, assorto da qualche istante, sembr uscire da un sogno per chiedere, senza transizioni:
deciso? hanno scelto gli artisti per le nuove opere dell'Htel de Ville?
No, disse Mahoudeau, lo stanno facendo... Per me, non mi daranno niente, non conosco nessuno...
Fagerolles preoccupato, perfino lui! Se questa sera non qui, perch la cosa non va avanti liscia... Ah! la pacchia
finita, comincia a puzzare, ad andarsene in pezzi, la loro pittura a botte di milioni!
Scoppi in una risata di rancorosa soddisfazione, e Gagnire, dall'altro capo della tavola, fece eco con la stessa
sghignazzata. Allora, si sfogarono in cattiverie, si rallegravano della disfatta che affliggeva il mondo dei giovani
maestri. Era fatale, il momento previsto era arrivato, il rialzo esagerato dei prezzi sfociava in una catastrofe. Da quando
il panico s'era impossessato degli amatori, impazziti come giocatori di borsa sotto l'aria di ribasso che soffiava, i prezzi
precipitavano giorno per giorno, non si vendeva pi niente. Ed era uno spettacolo, il famoso Naudet in piena rotta! Sulle
prime aveva retto bene, aveva inventato il colpo dell'americano, il quadro solo, nascosto in fondo a una galleria,
solitario come un dio, il quadro di cui non voleva neanche dire il prezzo con la certezza sprezzante di non poter trovare
un uomo abbastanza ricco, e che alla fine vendeva per due o trecentomila franchi a un mercante di maiali di New York,
glorioso di portarsi via la tela pi cara dell'anno. Ma quei colpi non si potevano rifare e Naudet, che coi guadagni aveva
aumentato le spese, trascinato e inghiottito dal folle turbine che era opera sua, sentiva ora crollare sotto di s il regale
palazzo, che doveva difendere dall'assalto degli uscieri.
Mahoudeau, non riprendete i funghi? interruppe garbatamente Henriette.
Il domestico port il filetto, mangiavano, vuotavano le caraffe di vino; ma l'acidit era tale che quelle buone
cose passavano senza essere gustate, fra la desolazione della padrona e del padrone di casa.
Eh? funghi? fin per ripetere lo scultore. No, grazie.
E continu.
La cosa buffa che Naudet sta perseguitando Fagerolles. Proprio cos! sul punto di fargli pignorare tutto...
Ah! quanto me la rido! Vedremo un boulevard de Villiers ripulito da tutti questi pittoruncoli da villette! A primavera le
case staranno a niente... Cos, Naudet che aveva costretto Fagerolles a costruire e ad arredarsi la casa come una
sgualdrina, s' voluto riprendere i suoi ninnoli e i suoi drappeggi. Ma l'altro sembra che ci avesse speculato sopra... La
storia questa il mercante lo accusa di avergli rovinato tutto, esponendo, per la vanit d'uno sprovveduto; il pittore
risponde che non intende pi lasciarsi derubare; e stanno per divorarsi vivi, almeno me lo auguro!
La voce di Gagnire si lev, una voce inesorabile e dolce di sognatore che si desti.
Rovinato, Fagerolles!... D'altronde, non ha mai avuto successo!
Protestarono! E la sua rendita annuale di centomila franchi? le sue medaglie, la croce di cavaliere? Ma lui,
ostinato, sorrideva con aria misteriosa, come se i fatti nulla potessero contro le sue convinzioni metafisiche. Crollava la
testa, pieno di disprezzo.
Ma lasciatemi in pace! Se non ha saputo mai nemmeno cosa fosse una tonalit!
Jory si mise a difendere l'ingegno di Fagerolles, che considerava una sua creazione, quando Henriette domand
un poco di raccoglimento per i ravioli. Ci fu una breve tregua, nel tintinnare cristallino di bicchieri e nel leggero rumore
di forchette. La tavola, la cui bella simmetria gi si scomponeva, sembrava splendere ancora di pi nel fuoco vibrato

delle discussioni. E Sandoz, preso da un'inquietudine, si stupiva: che avevano da attaccarsi cos duramente? non
avevano esordito insieme, non dovevano arrivare ugualmente vittoriosi? Per la prima volta un disagio turbava il suo
sogno di eternit, quella gioia dei suoi gioved che vedeva succedersi, tutti simili, tutti felici, fino ai pi remoti limiti
dell'et. Ma fu appena un brivido a fior di pelle. Ridendo, disse Claude, serviti, ecco i pollastrelli... Oh! Claude, dove
sei?
Da quando avevano smesso di parlare, Claude era ripiombato nella sua fantasticheria, gli occhi vuoti,
riprendendo i ravioli senza accorgersene; e Christine, che non diceva niente, triste e turbata, non lo lasciava con gli
occhi. Ebbe un soprassalto, scelse una coscia fra i pezzi di pollo che servivano, fortemente aromatici, che riempivano
l'ambiente d'un odore di resina.
Eh! lo sentite, questo? esclam Sandoz tutto contento. Sembra quasi di mandar gi tutte le foreste della
Russia!
Ma Claude torn alla cosa che lo preoccupava.
Allora, secondo voi Fagerolles otterr la sala del consiglio municipale?
Bast quella parola. Mahoudeau e Gagnire, rimessi in pista, partirono di nuovo. Ah! una bella spennellata
d'acqua fresca, se gliela davano, quella sala; e stava facendo un bel po' di porcherie, per averla. Lui che un tempo ci
sputava sopra, alle commissioni, da grande artista pressato dagli intenditori, circuiva l'amministrazione con bassi
raggiri, da quando la sua pittura non si vendeva pi. Ci poteva essere una cosa pi abietta di un pittore davanti a un
funzionario, strisciamenti, acquiescienze, codardie! una vergogna, una scuola di servilismo, quella dipendenza dell'arte
dalla benevolenza imbecille di un ministro! Cos Fagerolles, a quel pranzo ufficiale, stava di sicuro leccando le scarpe a
qualche capoufficio, qualche cretino imbalsamato!
Miodio! disse Jory, si fa gli affari suoi, e fa bene... Non sarete voi a pagargli i debiti.
Debiti, e che li ho fatti io, che sono un morto di fame? rispose Mahoudeau con tono arrogante. Chi che si
fa costruire i palazzi, che mantiene le amanti, come quell'Irma che lo manda in rovina?
Gagnire lo interruppe di nuovo, con la sua strana voce da oracolo, remota e fievole.
Irma, ma se lei che lo paga!
Si scaldavano, volavano le battute, il nome di Irma rimbalzava al di sopra della tavola, quando Mathilde, fin l
riservata e muta, per ostentato buon gusto, s'indign vivamente coi gesti costernati, la bocca pudibonda della
bacchettona violentata.
Oh! signori! signori!... Quella prostituta, in nostra presenza... Vi prego, niente prostitute!
Da quel momento, Henriette e Sandoz, furono i costernati spettatori della rovina del loro pranzo. L'insalata di
tartufi il gelato, la frutta, tutto fu inghiottito senza piacere, nel furore crescente della discussione; e lo chambertin, e il
vino della Mosella passarono come acqua fresca. Invano lei sorrideva mentre lui, bonario, si sforzava di calmarli,
prendendo le difese delle debolezze umane. Nessuno mollava, la minima parola li riscagliava gli uni sugli altri, incaniti.
Non era pi la vaga noia, la saziet sonnolenta che talvolta rattristava le antiche riunioni; ora c'era la ferocia della lotta,
un bisogno di distruggersi. Le candele del lampadario ardevano molto forte, le ceramiche sulle pareti facevano
risplendere i loro fiori dipinti, la tavola sembrava essersi incendiata nello scempio dei servizi, la violenza delle
discussioni, la devastazione che imperversava, da due ore.
E Claude, in mezzo al frastuono, disse finalmente, quando Henriette si decise ad alzarsi, per farli tacere:
Ah! l'Htel de Ville, se lo dessero a me, e se potessi!.. Era il mio sogno, coprire di dipinti i muri di Parigi!
Ritornarono nel salotto, dove avevano acceso il piccolo lampadario e le appliques. Faceva quasi freddo,
rispetto al forno da cui uscivano: il caff plac per un attimo gli invitati. Del resto, non si aspettava nessuno, eccetto
Fagerolles. Era un salotto molto chiuso, la coppia non lo usava per adescare la clientela letteraria o per mettere il
bavaglio alla stampa, a furia d'inviti. La moglie detestava la vita di societ, il marito diceva ridendo che gli ci volevano
dieci anni per amare qualcuno, e amarlo per sempre. Ma la felicit, irrealizzabile, non era forse qualche salda amicizia e
un angolo di affetti familiari? Non facevano mai della musica, mai letture di pagine di letteratura.
Quel gioved, la serata sembr lunga, nel persistere di una sorda irritazione. Le signore, davanti al fuoco che si
spegneva, s'erano messe a chiacchierare; e, quando il cameriere, dopo aver sparecchiato, riapr la stanza attigua,
restarono sole poich gli uomini tornarono di l a fumare e bere birra.
Sandoz e Claude, che non fumavano, tornarono quasi subito a sedersi vicini sopra un divano accanto alla porta.
Il primo, felice di vedere il suo vecchio amico eccitato e ciarliero, andava rievocandogli certe memorie di Plassans, a
proposito di una notizia che era venuto a sapere il giorno prima: s, Pouillaud, quel vecchio mattacchione del
dormitorio, diventato un serissimo avvocato, aveva qualche noia per essersi lasciato pizzicare con certe puttanelle di
dodici anni. Ah! Quell'animale di Pouillaud! Ma Claude non rispondeva pi, le orecchie ritte per aver udito pronunciare
il suo nome nella stanza da pranzo, teso nello sforzo di capire.
Erano Jory, Mahoudeau e Gagnire che avevano ricominciato il massacro, insaziabili, coi denti affilati. Le loro
voci, all'inizio parlottanti, poco a poco si alzavano. Ora quasi urlavano.
Oh! l'uomo, l'uomo ve lo lascio, diceva Jory parlando di Fagerolles. Non vale un granch... E v'ha preso per
i fondelli, ah! se vero che v'ha preso per i fondelli, rompendo col gruppo e fabbricandosi il successo sulle vostre
spalle! Per anche voi non siete stati furbi.
Mahoudeau, furioso, rispose:
Perdio! bastava stare con Claude per essere buttati fuori dalla porta da tutti.
Claude che ci ha rovinati. afferm categoricamente Gagnire.

E andarono avanti, abbandonando Fagerolles cui rimproveravano la vilt davanti ai giornali, l'alleanza con i
loro nemici, le civetterie con baronesse sessantenni, dando addosso ormai a Claude, diventato il massimo colpevole.
Miodio! l'altro, dopotutto, era una semplice puttana, come ce ne sono tante, fra gli artisti, che raccapezzano il pubblico
agli angoli delle strade, che abbandonano e sbranano i compagni per far salire da loro i borghesi. Ma Claude, quel
grosso pittore fallito, quell'impotente incapace di mettere in piedi una figura, malgrado la sua superbia, li aveva
compromessi un bel po', ficcandoglielo proprio dietro! Ah! giusto, il successo consisteva nella rottura! Se avessero
potuto ricominciare sarebbero stati i primi a non fare la bestialit di incaponirsi con quelle storie impossibili! E lo
accusavano di averli paralizzati, di averli sfruttati, proprio cos, sfruttati! e con una mano cos sgraziata e pesante che
non ci aveva ricavato un bel nulla neanche lui!
Insomma, prendete me, riprese Mahoudeau, non m'ha fatto diventare idiota, per un po'? Quando ci ripenso
ancora me lo chiedo, e non so capire come mai mi sono messo nella sua banda. Ci somigliamo, forse? Abbiamo
qualcosa in comune?... Eh? esasperante, accorgersene cos tardi!
E a me, allora, continu Gagnire, m'ha defraudato della mia identit! Credete che mi diverta, a ogni
quadro, sentir ripetere dietro di me, da quindici anni: un Claude!... Ah, no, ne ho abbastanza, preferisco non fare pi
niente... Mi dispiace soltanto di non aver visto chiaro prima, non l'avrei frequentato.
Era un si salvi chi pu, gli ultimi legami che cadevano, nello sbigottimento di ritrovarsi improvvisamente
estranei e nemici, dopo una lunga giovinezza di fraternit. Il corso della vita li aveva dispersi, e le profonde divergenze
erano palesi, ora restavano soltanto con le bocche amare per l'antico sogno entusiasta, quella speranza di battaglia e di
vittoria fianco a fianco, che adesso rendeva pi aspro il rancore.
Il fatto , sogghign Jory, che Fagerolles non s' lasciato pregare come un sempliciotto.
Ma Mahoudeau, ferito, scatt:
Fai male a ridere, tu, perch anche tu sei un bel traditore... S, ci dicevi sempre che ci avresti dato una mano,
quando avresti avuto un giornale tuo...
Ah ! permetti, permetti...
Gagnire si un a Mahoudeau.
Questo vero! Non ci puoi pi raccontare che ti tagliano quello che scrivi su noi, perch sei tu il padrone... E
mai una parola, non ci hai nemmeno nominati, nell'ultimo articolo sul Salon!
Imbarazzato e balbettante, Jory s'infuri a sua volta.
Eh! la colpa di quella bestia di Claude!... Non ho voglia di perdere i miei abbonati per essere gentile con
voi. Voi siete impossibili, cercate di capire! Tu, Mahoudeau, puoi pure ammazzarti a fare quelle coserelle garbate; tu,
Gagnire, puoi pure non fare assolutamente pi nulla: voialtri avete un'etichetta sulla schiena, ci vorranno dieci anni di
sudori per scollarvela; e non detto che ci riusciate mai... Il pubblico si sollazza, sappiatelo! soltanto voi potevate
credere al genio di quel ridicolo invasato che una di queste mattine dovranno rinchiudere.
Allora fu tremendo, tutti e tre si misero a parlare insieme, arrivarono a recriminazioni abiette, con tali scoppi
d'ira, colpi di mascella cos duri che pareva si mordessero.
Sul divano, Sandoz, turbato dai ricordi felici che evocava, aveva dovuto anche lui prestare ascolto a quel
tumulto che gli arrivava dalla porta aperta.
Ascolta, gli disse Claude pianissimo, con un sorriso di sofferenza, mi stanno conciando bene!... No no, sta
fermo, non voglio che tu li faccia tacere. Me lo sono meritato, perch non sono riuscito.
E Sandoz, impallidendo, continu ad ascoltare quell'infuriare rabbioso della lotta per la vita, il cozzare perfido
di quelle personalit, che trascinava via la sua chimera di amicizia eterna.
Henriette, per fortuna, si preoccup della violenza di quelle voci. Si alz e and a lagnarsi coi fumatori che
abbandonavano in quel modo le signore per le loro discussioni. Tutti rientrarono nel salotto, sudati, ansimanti, ancora
stravolti dalla rabbia. E poich lei, gli occhi sul pendolo, osservava che decisamente per quella sera non avrebbero avuto
fra loro Fagerolles, ricominciarono a sogghignare, scambiandosi una occhiata. Ah! aveva buon naso, lui! Non ce lo
pigliavano mica, lui, a passare una serata con vecchi amici diventati fastidiosi, e che odiava!
In effetti, Fagerolles non venne. La serata fin penosamente. Erano tornati nella stanza da pranzo, dove era
stato servito il t sopra una tovaglia russa bordata con un motivo rosso di caccia al cervo; sotto le candele riaccese, c'era
un dolce, piatti di pasticcini e confetti, tutto un lusso barbaro di liquori, whisky, gin, kummel, raki di Chio. Il cameriere
port anche del punch e si affaccendava intorno alla tavola mentre la padrona di casa riempiva la teiera dal samovar che
bolliva di fronte a lei. Ma quel benessere, quella gioia degli occhi, quell'odore delicato del t non distendevano gli
animi. La conversazione era ricaduta sui successi degli uni, la cattiva sorte degli altri. Per esempio, non erano una
vergogna, quelle medaglie, quelle croci, tutte quelle ricompense che disonoravano l'arte, tanto erano mal distribuite? Si
doveva rimanere eternamente scolaretti? Tutte le bassezze nascevano da l, da quella docilit e quella vigliaccheria
davanti ai precettori, per ottenere buoni voti!
Poi, di nuovo nel salotto, il desolato Sandoz, arrivato a sospirare il momento che se ne andassero, si accorse di
Mathilde e Gagnire, seduti fianco a fianco sul divano, che parlavano languidamente di musica, in mezzo agli altri
estenuati, senza saliva, le bocche smorte. Gagnire, in estasi, filosofeggiava e poetava. Mathilde, quella vecchia
baldracca ingrassata, esalando il suo sinistro sentore di farmacia, faceva gli occhi bianchi, inebriata come sotto il
titillamento di una invisibile ala. Si erano visti, l'ultima domenica, al concerto del Circo, e si comunicavano il rispettivo
gaudio in frasi alternate, rapite, perdute.

Ah, signore! quel Meyerbeer, quell'ouverture dello Struense, quella frase funebre, e poi quella danza
campestre cos vibrante, cos colorita, e poi la frase di morte che riprende, il duetto dei violoncelli!... Ah! signore, i
violoncelli, i violoncelli!....
E, signora, Berlioz, l'aria di festa del Romeo!... Oh! l'assolo dei clarinetti, le donne amate, con
l'accompagnamento delle arpe! Un rapimento, un biancore che sale... La festa esplode, un Veronese, la magnificenza
tumultuosa delle Nozze di Cana; e il canto d'amore ricomincia, oh! quanto dolce, oh! sempre pi alto, sempre pi
alto!...
Signore, avete sentito, nella sinfonia in la di Beethoven, quel rintocco che torna sempre, che vi percuote il
cuore?... S, lo vedo, voi provate quello che provo io, una comunione, la musica... Beethoven, miodio! com' triste e
bello essere in due a capirlo e a venir meno!
E Schumann, signora, e Wagner, signora!... la fantasticheria di Schumann, solo strumenti a corda, una piccola
pioggia tiepida sulle foglie delle acacie, un raggio ad asciugarle, appena una lagrima nello spazio!... Wagner, ah!
Wagner, l'ouverture del Vascello Fantasma, l'amate, ditemi che l'amate! A me, mi distrugge. Non c' pi niente, pi
niente, si muore...
Le loro voci si spensero, non si guardavano nemmeno, annientati gomito a gomito, il viso in aria, perduto.
Sorpreso, Sandoz si chiese dove Mathilde avesse preso quel linguaggio. Da un articolo di Jory, forse. D'altra
parte, aveva notato che le donne parlano molto elegantemente di musica, senza conoscerne una nota. E lui che si era
sentito soltanto dispiaciuto dal rancore degli altri, s'infuri di fronte a quelle svenevolezze. No, no, era troppo! Che si
sbranassero, pazienza! ma finire la serata cos, con quella vecchia baldraccona che tubava e si titillava coi Beethoven e
gli Schumann!
Per fortuna Gagnire a un tratto si alz. Nella sua estasi non aveva perduto la cognizione dell'ora, faceva
appena in tempo a prendere il suo treno della notte. E dopo qualche stretta di mano molle e silenziosa, se ne and a
dormire a Melun.
Che fallito! mormor Mahoudeau. La musica ha distrutto la pittura, non combiner pi niente.
Anche per lui era ora d'andarsene, e non appena la porta si fu richiusa alle sue spalle, Jory esclam:
Avete visto il suo ultimo fermacarte? Finir per scolpire i gemelli da polsino... Eccone uno che ha fallito per
eccesso!
Ma Mathilde s'era gi alzata in piedi, salutando Christine con un piccolo gesto altezzoso, ostentando una
familiarit mondana nei confronti di Henriette, trascinandosi dietro il marito, che l'aiut a infilarsi il mantello
nell'anticamera, umile e terrificato dagli occhi severi con cui lei lo fissava, premonitori di conti futuri.
Allora, dietro di loro, Sandoz url fuori di s:
la fine, il giornalista, che, fatalmente, tratta gli altri da falliti, il fabbricante d'articoli precipitato nello
sfruttamento della pubblica bestialit!... Ah, Mathilde la Revanche!
Restavano solo Christine e Claude. Quest'ultimo, da quando il salotto s'era vuotato, sprofondato in un
seggiolone, non parlava pi, ripreso da quella specie di sonno magnetico che lo paralizzava, gli sguardi fissi, lontano
lontano, al di l delle pareti. Il viso gli si tirava, una spasmodica attenzione lo faceva sporgere in avanti: scrutava
certamente l'invisibile, udiva un richiamo del silenzio.
Christine s'era alzata a sua volta, scusandosi di essere gli ultimi. Henriette le aveva afferrato le mani e le
ripeteva quanto bene le volesse, la supplicava di venire spesso, di contare su lei proprio come su una sorella; intanto
quella triste donna, di una bellezza cos dolorosa nel suo abito nero, scuoteva la testa con un pallido sorriso.
Coraggio, le disse all'orecchio Sandoz, dopo aver gettato un'occhiata verso Claude, non dovete desolarvi
cos... Ha parlato parecchio, stato pi allegro, questa sera. Va molto meglio.
Ma lei, con una voce angosciatissima:
No no, guardate i suoi occhi... Finch avr quegli occhi cos, io tremer... Voi avete fatto quello che potevate,
grazie. Se non siete riuscito voi, non ci riuscir nessuno. Ah! come soffro, di non contare pi nulla! di non potere pi
nulla!
E, ad alta voce:
Claude, vieni?
Dovette ripetere la domanda due volte. Lui non udiva, fin per trasalire e per alzarsi, dicendo, come in risposta
al richiamo lontano, laggi, all'orizzonte:
S, vado, vado.
Quando Sandoz e la moglie si ritrovarono soli, finalmente, nel salotto dove l'aria era soffocante, riscaldata dalle
candele, come appesantita dal silenzio melanconico dopo il feroce divampare delle discussioni, si guardarono tutti e due
e lasciarono cadere le braccia nella desolazione della loro infelice serata. Lei tuttavia cerc di riderci sopra,
mormorando:
Te l'avevo detto, avevo visto giusto...
Ma lui l'interruppe, con un gesto ancora disperato. Che diamine! allora era questa, la fine della sua lunga
illusione, di quel sogno di eternit che gli aveva fatto riporre la felicit in qualche amicizia scelta dai tempi dell'infanzia,
goduta poi fino alla estrema vecchiezza. Ah! che gruppo miserevole, che rottura definitiva, e che bilancio, dopo questa
bancarotta del cuore! Ed era stupefatto degli amici seminati lungo la strada, dei grandi affetti perduti per via, del
perpetuo mutamento degli altri, intorno alla sua persona che non vedeva mutare. I suoi poveri gioved lo riempivano di
piet, cumulo di ricordi luttuosi, lenta morte di quello che si ama! Dovevano rassegnarsi? lui e sua moglie, a vivere nel

deserto, imprigionati nell'odio del mondo? O avrebbero spalancato la porta alla folla degli sconosciuti e degli
indifferenti? Poco a poco, si faceva strada una certezza, nel fondo del suo dolore: tutto finiva e niente ricominciava,
nella vita. Sembr arrendersi all'evidenza, disse con un grosso sospiro:
Hai ragione... Non li inviteremo pi a pranzare insieme, si sbranano.
Fuori, appena sbucarono sulla place de la Trinit, Claude lasci il braccio di Christine balbettando che doveva
fare una corsa in un posto: la preg di tornare a casa senza di lui. Lei l'aveva sentito tremare d'un gran brivido, rimase
sbigottita dalla sorpresa e dalla paura: una corsa, a quell'ora, a mezzanotte passata! per andar dove, per fare che? Lui
gir le spalle, scappava via, quando lei lo afferr, supplicandolo, protestando che aveva paura, che non doveva lasciarla
tornare da sola, cos tardi, fino a Montmartre. Questa considerazione fu l'unica a farlo tornare indietro. Le riprese il
braccio, percorsero la rue Blanche, e la rue Lepic, si trovarono finalmente a rue Tourlaque. E, davanti al loro portone,
dopo aver suonato, di nuovo la lasci.
Eccoti a casa... Io, devo fare una corsa.
Gi fuggiva via a grandi falcate, gesticolando come un pazzo. Il portone s'era aperto, lei neanche lo richiuse, si
slanci a seguirlo. A rue Lepic, lo raggiunse; ma, per paura di eccitarlo maggiormente, si limit a non perderlo di vista,
camminando a una trentina di metri, senza che lui sapesse di averla dietro i tacchi. Dopo rue Lepic, percorse di nuovo la
rue Blanche, poi fil per la rue de la Chausse-d'Antin e la rue du Quatre Septembre, fino alla rue Richelieu. Quando lo
vide prendere quest'ultima, un freddo mortale la invase: andava alla Senna, era la straziante paura che la teneva sveglia,
di notte, piena d'angoscia. E che fare, diomio! Andare con lui, appendersi al suo collo, laggi? Ormai lei procedeva
barcollando, e ad ogni passo che li avvicinava al fiume, sentiva la vita fuggirle dal corpo. S, ci andava dritto dritto:
place du Thtre-Franais, le Carrousel, infine il pont des Saints-Pres. Lui avanz di qualche passo, s'avvicin al
parapetto, e lei credette che si buttasse; un urlo le mor nel petto, strozzato.
Ma no, lui restava immobile. Allora era davvero soltanto la Cit, l di fronte, a tormentarlo, quel cuore di Parigi
di cui si portava dietro l'ossessione, dovunque, che rievocava coi suoi occhi sbarrati attraverso i muri, che gli gridava
quel continuo richiamo, a miglia, udito da lui soltanto? Lei non osava ancora sperarlo, s'era fermata, sorvegliandolo alle
spalle in una vertigine di preoccupazione, vedendolo sempre fare il tremendo salto, e resistendo al bisogno
d'avvicinarsi, dubbiosa di precipitare la catastrofe, ove si fosse mostrata. Miodio! essere l, con la sua passione
devastata, la sua maternit sanguinante, essere l, assistere a tutto, senza poter osare neanche un gesto per trattenerlo!
Lui, dritto, altissimo, non si muoveva, guardava nella notte.
Era una notte d'inverno, col cielo torbido d'un nero di fuliggine, che un vento, soffiando da occidente, rendeva
molto fredda. Parigi, illuminata, dormiva, unica vita l erano i lampioni a gas, rotonde macchie che scintillavano, che
rimpicciolivano fino a diventare, da lontano, una polvere di stelle. Prima si dipanavano i lungofiume, con la loro doppia
fila di perle luminose, il cui riverbero illuminava d'un biancore la facciata dei primi piani, a sinistra le case del quai du
Louvre, a destra le due ali dell'Institut, confuse masse di monumenti e edifici che si perdevano in un addensarsi di
ombre punteggiate da lontane scintille. Poi, fra quei due cordoni fuggenti a perdita d'occhio, i ponti gettavano sbarre di
luce, via via pi esili, ciascuna formata da una striscia di lustrini, raggruppati e come sospesi. E l, nella Senna, brillava
lo splendore notturno dell'acqua vivente della citt, ogni lampione a gas rifletteva la sua fiamma, un grumo che si
allungava come una coda di cometa. I pi vicini, confondendosi, incendiavano la corrente di larghi ventagli di brace,
regolari e simmetrici; i pi lontani, sotto i ponti, non erano che piccoli tizzoni di fuoco immobili. Ma le grandi code
fiammeggianti vivevano, vibrando nel loro dilatarsi, nero e oro, un continuo tremolio di scaglie in cui era percepibile lo
scorrere infinito dell'acqua. Tutta la Senna ne era illuminata come per una sua intima festa, una ferie, misteriosa e
profonda, che lasciava intravvedere passi di valzer attraverso le rosseggianti vetrate del fiume. In alto, al di sopra di
questo incendio, al di sopra dei lungofiume stellati, c'era nel cielo senza astri una nube rossa l'esalazione calda e
fosforescente che, ogni notte, recinge la citt come un cratere di vulcano.
Il vento soffiava, e Christine, battendo i denti, gli occhi pieni di lacrime, sentiva il ponte ruotarle sotto, come se
la trascinasse in una disfatta dell'intero orizzonte. E Claude, s'era mosso? non aveva scavalcato il parapetto? No, tutto si
immobilizzava di nuovo, lei lo ritrovava nell'identico posto, irrigidito nella sua ostinazione, gli occhi sulla punta della
Cit, che non vedeva.
Era venuto, chiamato da lei, e non la vedeva, affondata nelle tenebre. Non distingueva che i ponti, le sagome
sottili delle armature che spiccavano nere sull'acqua incandescente. Poi, al di l, tutto svaniva, l'isola sprofondava nel
nulla, non l'avrebbe neanche individuata se alcune carrozze tardive non avessero fatto brillare a tratti, lungo il PontNeuf, quelle repentine scintille che ancora guizzano dai carboni spenti. Una lanterna rossa, all'altezza della diga della
Monnaie, gettava nell'acqua una striscia di sangue. Qualcosa lugubre ed enorme, un corpo alla deriva, una chiatta
disormeggiata, senza dubbio, scendeva lentamente in mezzo ai riverberi, intravvista a tratti, subito inghiottita
dall'ombra. Dove s'era inabissata, allora, l'isola trionfale? Nel fondo di quelle acque incendiate? Lui guardava sempre,
invaso poco a poco dal grande scorrere del fiume nella notte. Si chinava su quel fossato cos largo, che emanava il
freddo dell'abisso, in cui danzava il mistero di quelle fiamme. E il grande rumore triste della corrente lo attirava,
ascoltava il suo richiamo, disperato fino alla morte.
Christine, questa volta, sent, da una stilettata al cuore, che aveva formulato il pensiero orribile. Protese le mani
vacillanti, che il vento flagellava. Ma Claude era rimasto tutto dritto, lottando contro quella dolcezza del morire; e non
si mosse per un'ora ancora, non avendo pi coscienza del tempo, lo sguardo sempre laggi, sulla Cit, come se, per un
miracolo di potenza, gli occhi potessero far luce e farla sorgere per rivederla.

Quando finalmente Claude lasci il ponte con passo barcollante Christine dovette sorpassarlo e correre, per
tornare a casa prima di lui.
XII

Quella notte, sotto l'aspro vento di novembre che soffiava attraverso la loro camera e il grande studio, andarono
a letto dopo le tre. Christine, trafelata dalla corsa, s'era lasciata scivolare rapidamente sotto le coperte, per nascondere
d'averlo seguito; e Claude, stremato, aveva lasciato cadere i suoi abiti uno a uno, senza una parola. Il loro letto, da molti
mesi, era gelido; ci si allungavano fianco a fianco come due estranei, dopo una lenta rottura dei vincoli che univano i
loro corpi: volontaria astinenza, castit teorizzata a cui era giunto per offrire tutta la sua forza alla pittura, e che lei
aveva accettato, in un dolore fiero e silenzioso, malgrado il tormento della sua passione. E tuttavia mai, prima di quella
notte, aveva sentito fra loro un tale ostacolo, un simile freddo, come se niente potesse ormai riscaldarli e farli tornare
l'una nelle braccia dell'altro.
Per circa un quarto d'ora lei lott contro il sonno che l'invadeva. Era molto stanca, la sonnolenza la intorpidiva;
e non cedeva, preoccupata di lasciarlo sveglio. Per poter dormire tranquilla, aspettava ogni sera che lui prima si
addormentasse. Ma Claude non aveva spento la candela, restava con gli occhi aperti fissi su quella fiamma che
l'accecava. A che pensava? era rimasto laggi, nella notte nera, in quell'umido alito delle rive, di fronte a Parigi
crivellata di stelle, come un cielo d'inverno? e quale interno dibattito, quale risoluzione da prendere gli stravolgeva il
viso cos? Poi, invincibilmente, lei si arrese, piomb nel nulla delle grandi stanchezze.
Un'ora pi tardi, la sensazione di un vuoto, l'angoscia di un disagio la svegli con un trasalimento improvviso.
Subito aveva tastato con la mano il posto gi freddo, accanto a lei: non era pi l, l'aveva sentito perfettamente,
dormendo. E sbigottiva, semiaddormentata, la testa pesante e frastornata, quando scorse, dalla porta semiaperta della
camera, un raggio di luce che veniva dallo studio. Si rassicur, pens che era andato a cercare qualche libro, preso da
insonnia. Poi, visto che non tornava, fin per alzarsi piano piano per andare a vedere. Ma quello che vide la sconvolse,
inchiodandola sul pavimento a piedi nudi, cos sbalordita che sulle prime non os farsi vedere.
Claude, in maniche di camicia nonostante la rigida temperatura, nella fretta s'era infilato soltanto pantaloni e
pantofole, era dritto sulla grande scala davanti al suo quadro. La tavolozza giaceva ai suoi piedi e con una mano reggeva
la candela, mentre con l'altra dipingeva. Aveva gli occhi dilatati del sonnambulo, gesti precisi e rigidi, chinandosi ogni
minuto per prendere il colore, rialzandosi, proiettando contro il muro una grande ombra fantastica, dai movimenti
taglienti d'automa. E non un sospiro, niente altro, nell'immenso ambiente oscuro, che un tremendo silenzio.
Rabbrividendo, Christine indovinava. Era l'ossessione l'ora passata laggi, sul pont des Saints-Pres, che gli
rendeva il sonno impossibile e che l'aveva riportato di fronte alla sua tela, divorato dal bisogno di rivederla, malgrado la
notte. Senza dubbio, era salito sulla scala solo per empirsene gli occhi pi da vicino. Poi, torturato da qualche nota falsa,
malato di quella ossessione al punto di non poter attendere il giorno, aveva afferrato un pennello, dapprima nel
desiderio di un semplice ritocco, poco a poco trascinato di correzione in correzione fino ad arrivare a dipingere come un
allucinato, la candela in mano, in quella debole luce che i suoi gesti facevano oscillare. La sua smania impotente di
creare lo aveva riafferrato, si macerava fuori del tempo, fuori del mondo, voleva soffiare la vita nella sua opera, subito!
Ah! con quale piet, con quali occhi bagnati di lacrime Christine lo guardava! Per un attimo le balen l'idea di
lasciarlo a quel compito folle, come si lascia un maniaco al piacere della sua demenza. Quel quadro, non l'avrebbe finito
mai, ora era certissimo. Pi ci si accaniva, pi aumentava l'incoerenza, una confusa pesantezza di colori, la dissoluzione
del disegno sotto lo spessore della forzatura. Perfino gli sfondi, il gruppo degli scaricatori soprattutto, si rovinavano; e si
accaniva l, si era ostinato a voler finire tutto prima di riprendere la figura centrale, la Donna nuda che restava la paura e
il desiderio delle sue ore di lavoro, il corpo di vertigine che lo avrebbe distrutto, il giorno in cui avesse tentato ancora di
farlo vivere. Da mesi non dava pi una pennellata, ed era questo a tranquillizzare Christine, a renderla tollerante e
misericordiosa nella sua acida gelosia: finch non tornava da quell'amante agognata e temuta, si credeva meno tradita.
I piedi ghiacciati dal pavimento, fece un movimento per riguadagnare il letto quando un sobbalzo la riport
indietro. Non aveva capito, prima, finalmente vedeva. Col pennello intriso di colore plasmava a gran colpi forme
carnose col gesto smarrito di una carezza; e sulle labbra aveva un riso immobile, e non sentiva la cera bruciante della
candela che gli colava sulle dita; silenzioso, l'appassionato va e vieni del suo braccio si muoveva solo contro la parete:
una confusione enorme e nera, l'avvinghiarsi di membra avviluppate in un accoppiamento brutale. Era la Donna nuda,
che stava dipingendo.
Allora Christine apr la porta e si fece avanti. Una invincibile ribellione, il furore d'una sposa oltraggiata in
casa sua, tradita durante il sonno, nella stanza vicina, la incalzava. S, lui stava proprio con l'altra, dipingeva il ventre e
le cosce come un visionario delirante che il tormento del vero gettava nell'esaltazione dell'irreale; e quelle cosce si
doravano come colonne di tabernacolo, quel ventre diveniva un astro, brillava di giallo e di rosso, puro, splendido, e
fuori della vita. Una cos strana nudit da ostensorio, dove sembrava che pietre preziose risplendessero per qualche
religiosa adorazione, fin d'infuriarla. Aveva sofferto troppo, non voleva pi sopportare quel tradimento.
All'inizio, tuttavia, si mostr semplicemente disperata e supplichevole. Era soltanto la madre che faceva la
predica al suo folle artista-bambino.

Claude, che fai l?... Claude, ragionevole farsi venire queste idee? Ti prego, torna a dormire, non restare su
quella scala, dove ti prenderai un malanno.
Lui non rispose, si abbass per intingere il suo pennello e fece fiammeggiare il basso ventre, che rilev con due
tratti di vivido vermiglio.
Claude, ascoltami, torna da me, per favore... Lo sai che ti amo, lo vedi le preoccupazioni che mi dai... Torna,
oh! torna, se non vuoi che muoia, anche io, per tutto questo freddo e questa attesa!
Stralunato, lui non la guard, lasci cadere soltanto, con voce strozzata, mentre fioriva di carminio l'ombelico:
Lasciami in pace, capito? Lavoro.
Christine rimase un attimo muta. Si raddrizzava, una luce fosca le illuminava gli occhi, tutta una ribellione
gonfiava la sua persona dolce e gentile. Poi scatt in un mugghio di schiavo spinto allo stremo:
Ebbene no, non ti lascer in pace!... Ne ho abbastanza, te lo devo dire quello che mi soffoca, che mi uccide,
da quando ti conosco... Ah! questa pittura, s! la tua pittura, lei, l'assassina, che ha avvelenato la mia vita. L'avevo
presentito, il primo giorno; ne avevo paura come di un mostro, la trovavo abominevole, odiosa; e poi si vili, ti amavo
troppo per non amarla, ho finito per assuefarmi, a quella criminale!... Ma, pi tardi, come ne ho sofferto, quanto mi ha
torturato! In dieci anni, non mi ricordo d'aver vissuto una giornata senza lacrime... No, lasciami, mi sfogo, bisogna che
parli, ora che ho trovato la forza. Dieci anni di abbandono, di annientamento quotidiano; non essere pi niente per te,
sentirsi sempre pi buttata da parte, fino a ridursi al ruolo di serva; e l'altra, la ladra, vederla insediarsi fra te e me; e
prenderti, e trionfare, e insultarmi... Perch dillo, se hai il coraggio, dillo che non si impossessata di te pezzo a pezzo,
il cervello, il cuore, la carne, tutto! Ti domina come un vizio, ti divora. Insomma lei la tua donna, non vero? Non
sono pi io, lei che dorme con te... Ah! maledetta! puttana!
Ora Claude l'ascoltava, stupefatto da quell'urlo di sofferenza, maldesto dal sogno allucinato del creatore, non
comprendendo ancora bene perch parlasse cos. E, davanti a quell'inebetimento, quel brivido di uomo sorpreso e
disturbato nella sua debolezza, lei s'infuri ancora di pi, sal sulla scala, gli strapp di mano la candela, alzandola a sua
volta contro il quadro.
Ma guarda, dunque! ma riconosci dunque dove sei arrivato! schifoso, pietoso e grottesco, bisogna che alla
fine te ne accorga! Non vedi crune brutto come assurdo?...Lo vedi bene che sei sconfitto, perch ostinarti ancora?
una cosa insensata, questo che mi fa ribellare... Se non puoi essere un grande pittore ci resta la vita, ah! la vita, la
vita!...
Aveva posato la candela sul piano della scala e poich lui era sceso, traballando, lei gli balz incontro, si
ritrovarono tutti e due gi, lui piombato sull'ultimo gradino lei accoccolata, a serrargli con forza le mani che gli
penzolavano inerti
Ascolta, c' la vita... Scaccia il tuo incubo, e viviamo, viviamo insieme... Non gi troppo insensato ritrovarci
soltanto in due, invecchiare, e torturarci ed essere incapaci di renderci un poco felici? La terra ci prender anche troppo
presto, credimi! Ricordati, a Bennecourt!... Ascolta il mio sogno. Io vorrei portarti via domani. Ce ne andremo lontano
da questa maledetta Parigi, troveremo da qualche parte un angolo tranquillo, e vedrai come sapr renderti dolce
l'esistenza, come sar bello dimenticare tutto nelle braccia l'una dell'altro... Al mattino dormiamo nel nostro grande
letto; poi, vagabondiamo al sole, una buona colazione, le pigrizie pomeridiane, la serata passata sotto la lampada. Finiti
i tormenti per le chimere, nient'altro che la gioia di vivere! Ma come pu non bastarti che io ti ami, che ti adori, che mi
rassegni ad essere la tua serva, ad esistere unicamente per il tuo piacere... Capisci, io ti amo, ti amo, e niente pu contare
di pi, abbastanza... io ti amo!
Lui s'era liberato le mani, disse con voce cupa, con un gesto di rifiuto:
No, non abbastanza... Io non voglio andarmene con te, io non voglio essere felice, io voglio dipingere.
E che io ci crepi, no? e che ci crepi anche tu, che finiamo tutti e due di lasciarci il nostro sangue e le nostre
lacrime!... Non esiste che l'arte, l'onnipotente, la divinit feroce che ci incenerisce e che tu onori. Pu annientarci, lei
la padrona, tu dirai grazie.
S, io le appartengo, che faccia di me quello che vuole. Morirei se non dipingessi pi, preferisco dipingere e
morirne... E poi, la mia volont non c'entra affatto. cos, non esiste niente altro fuori di lei, che il mondo schiatti
pure!
Lei si raddrizz, in una nuova ondata di furore. La voce le tornava dura e minacciosa.
Ma io sono viva, io! e loro sono morte, le donne che ami... Oh! non dire di no, lo so bene che sono le tue
amanti, tutte queste donne dipinte. Prima di diventarlo io, me ne ero gi accorta, bastava vedere con quale mano
carezzavi la loro nudit, con quali occhi le contemplavi poi, per ore. Non era morboso e stupido, un simile desiderio in
un ragazzo? bruciare per un'immagine, stringere fra le braccia il vuoto di un'illusione! E tu ne avevi coscienza, ne facevi
mistero come di una cosa inconfessabile... Poi, sembrato che per un attimo tu mi amassi. stato a quel tempo che
m'hai raccontato le tue insensatezze, gli amori con le tue belle, come dicevi prendendoti in giro da solo. Ricordati, ti
facevano pena quei fantasmi, quando mi tenevi fra le braccia... E tutto questo non durato, sei ritornato da loro, oh! cos
presto! come un maniaco ritorna alla sua mania. Io, che esistevo, non c'ero pi, e c'erano loro, le visioni, che tornavano
ad essere le sole realt della tua esistenza... Quello che ho patito allora, non lo hai saputo mai, perch tu ci ignori tutte
quante, io ho vissuto accanto a te senza che tu mi capissi. S, ero gelosa di loro. Quando posavo, l, tutta nuda, una sola
idea me ne dava il coraggio: volevo lottare, speravo di riprenderti; e niente, neanche un bacio sulla spalla, prima di
farmi rivestire! Miodio! quante volte mi sono vergognata! quanto dolore ho dovuto masticare a sentirmi spregiata e
tradita!... Da quel momento il tuo disprezzo non ha fatto che crescere, e vedi a che punto siamo arrivati, a dormire

fianco a fianco tutte le notti senza sfiorarci con un dito. Sono otto mesi e sette giorni, io li ho contati! sono otto mesi e
sette giorni che fra noi non c' stato pi niente.
Continu arditamente, pronunciando frasi in libert, lei, la sensuale pudica, cos ardente nell'amore, le labbra
gonfie di grida, e subito dopo cos discreta, cos muta su certe cose, che non voleva parlarne, che voltava la testa con
sorrisi confusi. Ma il desiderio la esaltava, l'oltraggio di quell'astinenza era totale. E la sua gelosia non si ingannava,
accusava ancora la pittura, perch quella virilit che lui le negava la riservava e la regalava alla rivale preferita. Sapeva
bene perch l'abbandonasse cos. Spesso, al principio, quando lo aspettava un grosso lavoro il giorno dopo e lei gli si
stringeva contro, a letto, lui diceva di no, che si sarebbe stancato troppo; poi, s'era messo a dire che quando usciva dalle
sue braccia gli ci volevano tre giorni per riprendersi, il cervello distrutto, incapace di fare qualcosa di buono; e la rottura
cos s'era prodotta poco a poco, prima una settimana per aspettare che fosse finito un quadro, poi un mese per non
disturbare l'incubazione di un altro, poi scadenze ancora rinviate, occasioni trascurate, la disabitudine lenta, l'oblio
finale. In fondo a tutto, lei ritrovava la teoria che le era stata proclamata davanti cento volte: il genio doveva essere
casto, bisognava andare a letto solo con la propria opera.
Tu mi respingi, fin violentemente, tu ti scosti da me, la notte, come se ti repugnassi, tu vai altrove, e per
amare che cosa? un niente, un'apparenza, un poco di polvere, un poco di colore sulla tela!... Ma guardala, guardala
ancora, la tua donna lass! guarda che mostro ne hai fatto, nella tua follia! Chi che fatto come quella roba? chi che
ha le cosce d'oro e i fiori sul ventre?... Svegliati, apri gli occhi, rientra nella vita.
Claude, obbedendo al gesto imperioso con cui lei gli indicava il quadro, s'era alzato e guardava. La candela,
rimasta sul piano della scala, in aria, illuminava d'un biancore cereo la Donna, mentre tutto l'immenso studio restava
affondato nelle tenebre. Si svegliava finalmente dal suo sogno, e la Donna, vista cos dal basso, indietreggiando di
qualche passo, lo riempiva di stupore. Chi aveva dipinto quell'idolo di una sconosciuta religione? chi l'aveva fatto di
metalli, marmi, e gemme, effondendo la rosa mistica del suo sesso fra le colonne preziose delle cosce, sotto la volta
sacra del ventre? Era lui, senza saperlo, l'artefice di quel simbolo del desiderio insaziabile, di quella immagine disumana
della carne, divenuta d'oro e di diamante sotto le sue dita, nel vano sforzo di farla viva? E, inebetito, aveva paura della
sua opera, tremando di quel brusco salto nell'aldil, capendo bene che la stessa realt gli era diventata impossibile, al
termine della lunga lotta per vincerla e ricrearla pi reale con le sue mani di uomo.
Lo vedi! lo vedi! ripeteva vittoriosamente Christine.
E lui, pianissimo, balbettava:
Oh! che ho fatto?... Allora proprio impossibile creare? le nostre mani non hanno il potere di creare degli
esseri?
Lei sent che veniva meno, lo strinse fra le braccia.
Ma perch queste insensatezze, perch altre cose e non me, che ti amo?... Mi hai preso come modella, hai
voluto le copie del mio corpo. A che scopo, di'? forse queste copie valgono me? sono spaventose, sono rigide e fredde,
come cadaveri... E io ti amo, e io voglio averti. Bisogna dirti tutto, non capisci, quando mi aggiro intorno a te, quando ti
offro di posare, quando sono l, a sfiorarti, con il mio alito, perch ti amo, lo capisci? perch sono viva, io! perch
ti voglio...
Perdutamente, lo avvinceva con le sue membra, con le braccia nude, con le gambe nude. La camicia,
semisciolta, aveva lasciato prorompere fuori il seno che schiacciava contro di lui, che voleva far entrare in lui, in
quell'ultima battaglia della sua passione. E lei stessa era la passione in persona, scatenata finalmente nel suo disordine e
nel suo ardore, senza la casta riservatezza di un tempo, trascinata a dire tutto, ad osare tutto, per vincere. La faccia si era
gonfiata, gli occhi dolci e la fronte limpida sparivano sotto le ciocche sconvolte dei capelli, non si vedevano pi che le
mascelle prominenti, il mento violento, le labbra rosse.
Oh! no, lasciami! mormor Claude. Sono troppo infelice!
Lei continu con la sua voce ardente.
Tu mi credi forse vecchia. S, dicevi che mi sciupavo, e l'ho creduto anche io, mi scrutavo durante la posa, per
cercare qualche segno... Ma non era vero! Lo so bene, che non sono invecchiata, che sono sempre giovane, sempre
forte...
Poi, poich lui si dibatteva ancora:
Ma guardami, allora!
Era indietreggiata di tre passi; e con un gran gesto si tolse la camicia, rimase tutta nuda, immobile, nello stesso
atteggiamento che aveva tenuto nelle lunghissime ore di posa. Con un semplice movimento del mento indic la figura
del quadro.
Guarda, puoi fare il paragone io sono pi giovane di lei... Anche se le hai messo gioielli nella pelle, lei
sbiadita come una foglia secca... Io, io ho sempre diciott'anni, perch ti amo.
E davvero splendeva di giovinezza sotto la pallida luce. In quel grande slancio d'amore le gambe si
slanciavano, belle ed eleganti, i fianchi offrivano la loro rotondit compatta, il seno pieno si induriva, gonfiato dal
desiderio.
Ma gi l'aveva riafferrato, incollata ora a lui, senza quella fastidiosa camicia; e le mani si muovevano
frenetiche, lo frugavano dappertutto, i fianchi, le spalle, come se cercasse il suo cuore, in quella carezza brancolante,
quella presa di possesso in cui sembrava volerlo fare suo; e lo baciava brutalmente, con bocca insaziata, sulla pelle, la
barba, le maniche, nel vuoto. La voce si estenuava, ora non parlava pi che con un soffio anelante, interrotto da sospiri.

Oh! torna, amiamoci... Non hai pi sangue, che ti bastano quelle ombre? Torna, e vedrai com' bello vivere...
Mi capisci? Vivere stretti l'uno all'altro, passare notti come queste, abbracciati, confusi, e ricominciare il giorno dopo, e
ancora, e ancora...
Lui tremava, le restituiva poco a poco l'abbraccio, nella paura suscitata dall'altra, l'idolo; e lei raddoppiava in
seduzione, lo scioglieva, lo conquistava.
Ascolta, io so che hai un'idea spaventosa, s! non ho mai osato parlartene perch non bisogna chiamare la
disgrazia; ma non dormo pi, la notte, tu mi spaventi... Questa sera ti ho seguito, laggi, su quel ponte che odio, e ho
tremato, oh! ho creduto che tutto fosse finito, che non ti avessi pi... Miodio! che ne sarebbe di me? ho bisogno di te!
non vuoi uccidermi, vero?... Amiamoci, amiamoci...!
Allora lui s'abbandon, toccato da quella passione sconfinata. Una tristezza immensa, il vanificarsi del mondo
intero, in cui il suo essere si scioglieva. La strinse perdutamente, anche lui, singhiozzando, balbettando:
vero, ho avuto quel pensiero spaventoso... L'avrei fatto, ho resistito pensando a quel quadro incompiuto...
Ma posso vivere ancora, se il mio lavoro non mi vuole pi? Come vivere, dopo questo, dopo quello che c' l, che ho
improvvisamente mandato a picco?
Io ti amer e tu vivrai.
Ah! non mi amerai mai abbastanza... Mi conosco bene. Occorrerebbe una gioia che non esiste, qualcosa che
mi facesse dimenticare tutto... Tu ormai non hai pi la forza. Tu non puoi niente.
S, s, vedrai... Guarda! io ti prender cos, ti bacer sugli occhi, sulla bocca, su ogni parte del tuo corpo. Ti
riscalder contro il mio seno, legher le mie gambe alle tue, annoder le mie braccia ai tuoi fianchi, sar il tuo respiro,
il tuo sangue, la tua carne...
Questa volta fu vinto, arse insieme a lei, si rifugi in lei affondando la testa fra i suoi seni, coprendola a sua
volta di baci.
E allora salvami, s, prendimi, se davvero non vuoi che mi uccida!... E inventa la felicit, fammene conoscere
una che mi trattenga... Addormentami, annientami, che diventi una cosa tua, cos schiavo, cos piccolo che mi possa
rifugiare sotto i tuoi piedi, nelle tue pantofole... Ah! rifugiarmi l, non vivere che del tuo profumo, obbedirti come un
cane, mangiare, possederti e dormire, se potessi, se potessi!
Lei ebbe un grido di vittoria.
Finalmente! sei mio, non ci sono pi che io, l'altra veramente morta!
E lo strapp dall'opera esecrata, lo trascin nella camera, da lei, nel suo letto, frenetica, trionfante. Sulla scala,
la candela che si estingueva balugin un attimo dietro di loro, poi si spense. Suonavano le cinque al cucc, non un
biancore rischiarava ancora il cielo brumoso di novembre. E tutto ricadde nelle tenebre fredde.
Christine e Claude, a tastoni, erano rotolati di traverso sul letto. Si amarono furiosamente, non avevano mai
conosciuto un simile trasporto, nemmeno nei primi giorni della loro relazione. Tutto quel passato si risvegliava nei loro
cuori, ma era un risveglio acuto, che li ubriacava di una ebbrezza delirante. L'oscurit fiammeggiava intorno a loro,
volavano su ali infuocate, altissimi, fuori del mondo, a grandi colpi regolari, continui, sempre pi in alto. Anche lui
lanciava grida, lontano dalla sua miseria, dimentico, risorto a una vita di felicit. Lei dopo lo fece bestemmiare,
provocante, dominatrice, con un riso d'orgoglio sensuale. D che la pittura imbecille. - La pittura imbecille. - D che
non lavorerai pi, che te ne infischi, che brucerai i tuoi quadri, per farmi contenta. - Brucer i miei quadri, non lavorer
pi. - E di che non ci sono che io, che tenermi cos, come mi tieni, l'unica felicit, che sputi sull'altra, quella puttana
che hai dipinto. Sputa, sputa, fammelo sentire! - Guarda! sputo, non ci sei che tu. E lei lo stringeva fino a soffocarlo,
era lei a possederlo. Partirono ancora, nella vertigine della loro cavalcata attraverso le stelle. Ricominciava il loro
rapimento, tre volte credettero di volare dalla terra fino alla fine del cielo. Che immensa felicit! come non aver pensato
a guarire con quella sicura gioia? E lei si dava ancora, e lui sarebbe vissuto felice, salvo, non vero? ora che possedeva
quella ebbrezza.
Il giorno nasceva quando Christine, estasiata, si addorment fra le braccia di Claude, fulminata dal sonno. Lo
teneva avvinto con una coscia, la gamba buttata di traverso sulle sue, come per assicurarsi che non sarebbe scappato
pi; e, la testa abbandonata sul petto virile che le faceva da cuscino, respirava dolcemente, un sorriso sulle labbra. Lui
aveva chiuso gli occhi; ma di nuovo, malgrado la fatica estenuante, li riapr, guard nell'ombra. Il sonno gli sfuggiva, un
sordo incalzare di idee confuse risaliva dal suo stordimento a misura che si raffreddava e si staccava dalla ubriacatura
voluttuosa che gli indolenziva ancora i muscoli. Quando apparve l'alba, uno sfregio giallo, una macchia di fango liquido
sui vetri della finestra, trasal, ebbe l'impressione d'aver udito una voce alta chiamarlo dal fondo dello studio. I suoi
pensieri erano tornati tutti, strabocchevoli, torturanti, a scavargli il viso, contrarre le mascelle in un disgusto umano, due
pieghe amare che rendevano la sua fisionomia simile alla faccia devastata d'un vecchio. Ora, quella coscia di donna
stesa su di lui, si faceva d'una pesantezza di piombo; ne soffriva come d'un supplizio, un macigno con cui gli
spappolassero il ginocchio per colpe inespiate; e anche la testa, posata sulle sue costole, lo soffocava, fermava i battiti
del cuore, col suo peso enorme. Ma per molto tempo non volle disturbarla, malgrado l'esasperazione progressiva di tutto
il suo corpo, una sorta di repugnanza e di odio irresistibile che lo aizzava alla ribellione. L'odore della treccia disciolta,
quell'odore acuto di capelli, soprattutto, lo irritava. Improvvisamente, la voce alta, in fondo allo studio, lo chiam una
seconda volta, imperiosa. E lui si decise, era finita, soffriva troppo, non poteva pi vivere poich tutto mentiva, non
c'era niente di bello. Prima lasci scivolare la testa di Christine, che conserv il suo vago sorriso; poi si mosse con
infinita precauzione per far uscire le gambe da sotto la coscia che spinse indietro poco a poco, con un movimento

naturale, come se lei la flettesse spontaneamente. Finalmente aveva spezzato la catena, era libero. Un terzo richiamo lo
fece affrettare, entr nella stanza vicina dicendo:Si s, vengo!
La luce ancora non si districava, grigia e triste, una di quelle lugubri albe d'inverno; e, dopo un'ora, Christine si
svegli con un gran brivido di gelo. Non cap. Come mai si ritrovava sola? Poi ricord: si era addormentata, la guancia
contro il suo cuore, le gambe intrecciate alle sue. Allora, come aveva potuto andarsene? dove poteva essere? Di colpo,
intorpidita com'era, balz con violenza dal letto, corse allo studio. Miodio! forse era tornato dall'altra? forse l'altra lo
riprendeva, mentre lei credeva d'averlo conquistato per sempre?
Alla prima occhiata non vide niente, lo studio le parve deserto, nell'alba fangosa e fredda. Ma, mentre si
rassicurava, non vedendo nessuno, alz gli occhi verso la tela e un urlo tremendo le sgorg dal petto fulminato.
Claude, oh! Claude...
Claude s'era impiccato sulla grande scala, di fronte alla sua opera mancata. Aveva semplicemente preso una
delle corde che fermavano il telaio al muro ed era salito sulla scala per attaccarne il capo alla traversa di legno,
inchiodata un giorno proprio da lui per rafforzare i montanti. In camicia, i piedi nodi, atroce con la sua lingua nera e gli
occhi sanguigni usciti dalle orbite, pendeva l, spaventosamente ingrandito nella sua immobile rigidezza, la faccia volta
verso il quadro, vicinissimo alla Donna dal sesso fiorito in mistica rosa, come se con l'ultimo rantolo le avesse infuso la
sua anima, come se l'avesse guardata ancora, con le sue pupille sbarrate.
Christine tuttavia restava dritta, come svettante nel dolore, nello spavento, nella rabbia. Il suo corpo ne era
gonfio, il petto mandava un ululato continuo. Apr le braccia, le tese verso il quadro, strinse i due pugni.
Oh! Claude, Claude... Lei ti ha ripreso, lei ti ha ucciso, ucciso, ucciso, la puttana!
Le gambe si piegarono, gir su se stessa e precipit sul pavimento. L'eccesso di dolore aveva assorbito tutto il
sangue del suo cuore, rimase svenuta per terra, come morta, simile a un cencio bianco, miserabile e distrutta, schiacciata
sotto la sovranit feroce dell'arte. Sopra di lei, la Donna splendeva della sua luce simbolica di idolo, la pittura trionfava,
unica immortale e altera, perfino nella sua demenza.
Il luned, dopo le formalit e i ritardi causati dal suicidio, quando Sandoz venne al mattino, alle nove, per il
funerale, trov soltanto una ventina di persone sul marciapiede della rue Tourlaque. Oppresso dal suo grande dolore,
correva da tre giorni, costretto ad occuparsi di tutto prima aveva dovuto far trasportare all'ospedale di Lariboisire
Christine, raccolta morente; poi, era passato in municipio, alle pompe funebri e in chiesa, pagando dovunque,
uniformandosi all'uso, assolutamente indifferente, dal momento che i preti erano contenti di prendersi quel cadavere dal
collo cerchiato di nero. E, fra le persone che attendevano, scorse unicamente i vicini di casa, con in pi qualche curioso;
intanto dalle finestre si sporgevano fuori alcune teste, a bisbigliare, eccitate dal dramma. Senza dubbio gli amici stavano
per arrivare. Non aveva potuto avvisare la famiglia, non conosceva l'indirizzo: e si ecliss vedendo arrivare due parenti,
che le tre righe secche dei giornali avevano evidentemente tirato fuori dall'oblio in cui Claude stesso li lasciava: una
cugina anziana dalla losca andatura di rigattiera, un cugino, ricchissimo, cavaliere, proprietario d'uno dei grandi
magazzini di Parigi, molto magnanimo nella sua eleganza, desideroso di mostrare il suo illuminato gusto delle arti.
Subito la cugina sal, fece il giro dello studio, fiut quella nuda miseria, ridiscese, la bocca dura, irritata per l'inutile
sfacchinata. Il cugino invece si raddrizz e cammin per primo dietro il feretro portando il lutto con distinzione elegante
e altera.
Mentre il corteo si muoveva, sopraggiunse di corsa Bongrand e si mise vicino a Sandoz, dopo avergli stretto la
mano. Era tetro, mormor, gettando un'occhiata sulle quindici o venti persone che seguivano:Ah! povero disgraziato!...
Come, non ci siamo che noi due?
Dubuche stava a Cannes, coi suoi figli. Jory e Fagerolles si erano astenuti, l'uno aborrendo la morte, l'altro
troppo indaffarato. Unico, Mahoudeau raggiunse il corteo alla salita della rue Lepic, e spieg che Gagnire aveva
probabilmente perduto il treno.
Lentamente, il feretro saliva il pendio ripido che gira a zigzag sul fianco della collina di Montmartre. A tratti,
certe strade trasversali che scendevano gi mostravano repentine aperture sull'immensit di Parigi, larga e profonda
come un mare. Quando sbucarono davanti alla chiesa Saint-Pierre e trasportarono la bara, essa l in alto, domin per un
attimo la grande citt. Sotto un grigio cielo d'inverno volavano grandi vapori, trascinati dal soffio d'un vento glaciale; e
la citt sembrava pi grande senza fine in quella bruma, che colmava l'orizzonte della sua onda minacciosa. Il povero
morto che aveva voluto conquistarla rimettendoci l'osso del collo pass di fronte a lei, inchiodato sotto il coperchio di
rovere, tornando alla terra come uno spruzzo di fango rotolato via.
All'uscita della chiesa la cugina scomparve, Mahoudeau pure. Il cugino aveva ripreso il suo posto dietro il
feretro. Altre sette persone sconosciute si accodarono e il corteo si mosse verso il nuovo cimitero di Saint-Ouen, che il
popolo ha chiamato col nome inquietante e lugubre di Cayenne. Erano in dieci.
Cos, avr soltanto noi due, e basta, ripet Bongrand rimettendosi in cammino vicino a Sandoz.
Ora il corteo, preceduto dal carro funebre dove erano saliti il prete e il chierichetto, scendeva l'altro versante
della collina, lungo le vie tortuose e scoscese come sentieri di montagna. I cavalli del carro scivolavano sul selciato
sporco, si udiva il sordo rimbalzare delle ruote. Dietro, le dieci persone procedevano passo passo, schivando le
pozzanghere, cos occupati da quella penosa discesa che non parlavano neanche. Ma, in fondo alla rue du Ruisseau,
quando furono di fronte alla porta di Clignancourt, in mezzo a quei vasti spazi dove si diramano i viali della
circonvallazione, la ferrovia circolare, gli spalti e i fossati delle fortificazioni, ci furono sospiri di sollievo, la gente
cominci a scambiare qualche parola, a distendersi.

Sandoz e Bongrand, poco a poco, si trovarono in coda, come per isolarsi da quelle persone che non avevano
mai visto. Mentre il carro passava la porta, il secondo si pieg.
E quella povera donna, che ne sar?
Ah! che pena! rispose Sandoz. Sono andato a trovarla ieri, all'ospedale. Ha una febbre cerebrale. Il medico
afferma che la salver, ma ne uscir invecchiata di dieci anni e senza forze... Sapete che era arrivata al punto di
dimenticare perfino come si scrive. Una rovina, una degradazione, una signorina ridotta al livello d'una serva! S, se non
ci prenderemo cura di lei come d'una malata, finir per fare la sguattera da qualche parte.
E neanche un soldo, naturalmente?
Neanche un soldo. Credevo di trovare gli schizzi presi dal vero per il suo grande quadro, quegli studi superbi
di cui aveva fatto poi un uso tanto cattivo. Ma ho frugato invano, regalava tutto, le persone lo derubavano. No, niente da
vendere, neanche una tela possibile, niente all'infuori di quella tela immensa che ho demolito e bruciato con le mie
mani, ah! di gran cuore, lo giuro, come quando ci si vendica!
Tacquero per un istante. La grande strada di Saint-Ouen si allungava tutta dritta, all'infinito; e, in mezzo alla
campagna piatta, il piccolo corteo sfilava, miserabile, sperduto, lungo quella carreggiata dove scorreva un fiume di
fango. Era recinta da una duplice palizzata, terreni incolti si estendevano a destra e a sinistra, lontano si vedevano solo
le ciminiere di fabbriche e qualche alta casa bianca, isolata, tutta storta. Attraversarono la fiera di Clignancourt:
baracconi, circhi, cavallucci di legno ai due lati della strada intirizziti nell'abbandono invernale, bettole deserte, altalene
ammuffite, una fattoria da operetta: Alla fattoria di Picardie, d'una tristezza nera fra i suoi pergolati strappati.
Ah! le sue vecchie tele, riprese Bongrand, le cose che c'erano al Quai de Bourbon, ve ne ricordate? Dei
pezzi straordinari, eh? i paesaggi riportati dal Midi, e i nudi fatti da Boutin, le gambe di quella ragazzetta, un ventre di
donna, oh! quel ventre... Io deve avere pap Malgras, uno studio magistrale, che nessuno dei nostri giovani maestri s'
sognato di dipingere... S, s, quel ragazzo non era uno stupido. Un grande pittore, semplicemente!
Quando penso, disse Sandoz. che quei piccoli farabutti dell'Accademia e dei giornali lo hanno accusato di
pigrizia e di ignoranza, ripetendo l'uno dopo l'altro che si era sempre rifiutato d'imparare il suo mestiere!... Pigro lui,
miodio! lui che ho visto svenire dalla stanchezza, dopo sedute di dieci ore, lui che aveva dato tutta la sua vita, che s'
ucciso nella pazzia del lavoro!... E ignorante! che razza di idiozia! Non capiranno mai che quello che uno ci mette di
suo, quando si ha la gloria di mettere qualcosa, deforma quello che si conosce. Delacroix, anche lui ignorava il suo
mestiere, visto che non poteva rinchiudersi nella linea esatta. Ah! gli sprovveduti, i buoni alunni dal sangue povero,
incapaci d'una scorrettezza!
Fece qualche passo in silenzio, poi aggiunse:
Un lavoratore eroico, un osservatore appassionato, con la testa gonfia di sapere, un temperamento di grande
pittore meravigliosamente dotato... E non lascia niente.
Assolutamente niente, neanche una tela, dichiar Bongrand. lo di lui non conosco che qualche abbozzo,
alcuni schizzi, appunti buttati gi, tutto quell'armamentario dell'artista che non pu arrivare al pubblico... S, davvero
un morto, un morto assoluto che stiamo andando a sotterrare!
Ma dovettero affrettare il passo, chiacchierando erano rimasti indietro; davanti a loro, dopo aver transitato fra
certe osterie e negozi di monumenti funebri, il carro girava a destra, imboccando il viale che portava al cimitero. Lo
raggiunsero, varcarono la porta insieme al piccolo corteo. Il prete coi suoi paramenti, il chierico con l'acqua santa, scesi
tutti e due dal carro, camminavano avanti.
Era un grande cimitero piatto, ancora recente, geometricamente disposto in quel terreno incolto di periferia,
tagliato a scacchiera da larghi viali simmetrici. Rare tombe bordavano le strade principali, tutte le altre sepolture, gi
eccedenti, si estendevano a livello del suolo, nella sistemazione disordinata e provvisoria delle concessioni
quinquennali, le uniche che rilasciavano; e la riluttanza delle famiglie ad affrontare spese costose, le lapidi che
sprofondavano, difettose di fondamenta, i cipressi che non avevano fatto in tempo a crescere, tutto quel lutto transitorio
e miserabile che si avvertiva, dava a quel vasto campo una povert, una nudit fredda e nitida, d'una malinconia di
caserma e di ospedale. Non un angolo suggestivamente romantico, non un recesso di fronde, rabbrividente di mistero,
non una tomba grandiosa che parlasse di orgoglio e di eternit. Stavano nel cimitero nuovo, sezionato, lottizzato, il
cimitero delle capitali democratiche, dove i morti sembrano dormire in fondo a casellari d'ufficio, l'afflusso di ogni
mattina a soppiantare e sostituire il flusso del giorno prima, tutti sfilando in coda, come per una celebrazione, sotto gli
occhi della polizia, per evitare gli ingorghi.
Accidenti! mormor Bongrand, non allegro, qui.
Perch? disse Sandoz, spazioso, c' aria... E, anche senza sole, guardate che bei colori.
In realt, sotto il cielo grigio di quella mattina di novembre, nel soffio penetrante del vento, le tombe basse,
cariche di ghirlande e di corone di perle, assumevano una tonalit molto bella, delicatamente suggestiva. Ce n'erano
alcune tutte bianche, altre completamente nere, secondo le perle; e tale contrasto splendeva dolcemente in mezzo al
verdeggiare pallido degli alberi nani. Su quei loculi quinquennali, le famiglie profondevano il loro culto: cataste,
mucchi di corone che il recente giorno dei morti aveva effuso col massimo splendore. Soltanto, i fiori naturali erano gi
avvizziti nelle loro carte smerlettate. Qualche corona di semprevivi splendeva gialla come d'oro appena cesellato. Ma
predominavano soprattutto le perle, una cascata di perle a nascondere le iscrizioni, a ricoprire lapidi e il terreno tutto
intorno, perle dentro cuori, festoni, medaglioni, perle che incorniciavano immagini sotto vetro, viole del pensiero, mani
allacciate, nodi di raso, perfino alcune fotografie femminili, gialle fotografie di periferia, di poveri visi brutti e
commoventi, con il loro sorriso forzato.

E, mentre il carro percorreva il viale di Rond-Point, Sandoz, ricondotto a Claude da quella osservazione da
pittore, si rimise a parlare.
Un cimitero che lui avrebbe capito, col suo ardente modernismo... Sicuramente avr sofferto fisicamente,
tormentato da quella lesione troppo forte del genio, tre grammi in meno o tre grammi in pi, come diceva quando
accusava i genitori di averlo fatto cos strano! Ma il suo male non era soltanto dentro di lui, stato la vittima di
un'epoca... S, la nostra generazione si imbevuta fino al midollo del romanticismo e noi ne siamo rimasti impregnati lo
stesso, per quanto abbiamo tentato di sbarazzarcene tuffandoci nel violento realismo, la macchia resiste, tutte le
ripuliture di questo mondo non potranno asportarne l'odore.
Bongrand sorrideva.
Oh, io l'ho avuto fin sopra la testa. Tutta la mia arte ne infarcita, ma rimango impenitente. Se vero che la
mia ultima paralisi viene da l, non importa! Non posso rinnegare la religione della mia intera vita d'artista... Ma la
vostra osservazione giustissima: voi, tutti voi, siete i figli ribelli. Cos lui, con quella sua immensa Donna nuda in
mezzo al fiume, quel simbolo stravagante...
Ah! quella donna, interruppe Sandoz, lei che lo ha ucciso. Se sapeste quanto era importante! Non mi
stato mai possibile cacciarla da lui... Come pretendere allora che si abbia la vista chiara, il cervello equilibrato e solido,
quando simili fantasmagorie ti si annidano in testa?... La nostra generazione, anche se viene dopo la vostra, troppo
inquinata di lirismo per lasciare opere sane. Ci vorr un'altra generazione, due forse, prima che si dipinga e si scriva
secondo logica, nell'alta e pura semplicit del vero... La verit, la natura, l'unica base possibile, la necessaria garanzia,
al di fuori della quale comincia la follia; e non si tema di appiattire l'opera, rimane il temperamento, che trasciner
sempre l'autore. E chi si sogna di negare la personalit, quel colpo di pollice involontario che deforma e rende nostra la
povera opera che abbiamo prodotto!
Ma volt la testa e aggiunse improvvisamente:Guarda! che cosa sta bruciando?... Accendono fal qui?
Il corteo aveva piegato, arrivando al Rond-Point, dov'era l'ossario, la fossa comune riempita poco a poco di
tutti i residui estratti dalle fosse, con la lapide, al centro di una aiola rotonda, che spariva sotto un cumulo di corone,
posate l a caso dalla piet dei parenti che non avevano pi i loro morti per s. E mentre il carro girava lentamente a
sinistra, nel viale trasversale numero due, s'era udito un crepitio, mentre una grossa nuvola di fumo s'era innalzata al di
sopra dei piccoli platani che bordavano il marciapiede. Avvicinandosi lentamente, videro un grosso cumulo di cose
terrose che andavano bruciando. Poi, finirono per capire. Il fuoco ardeva al limite di un vasto quadrato, dove avevano
scavato larghi solchi paralleli per estrarre le bare liberando il terreno per altri corpi, cos come il contadino rivolta un
campo prima della nuova semina. Le lunghe fosse vuote sbadigliavano, le zolle di terra grassa si spurgavano sotto il
cielo; e in quell'angolo del campo, quello che stava bruciando erano le tavole marce delle bare, un rogo enorme di
tavole spaccate, frantumate, mangiate dalla terra, disgregate in un terriccio rossastro. Rifiutavano di ardere, umide di
fango umano, scoppiando in sorde detonazioni, fumigando soltanto con crescente intensit, in grosse nuvole di fumo
che salivano nel cielo scolorito mentre la brezza autunnale le respingeva, lacerandole in matasse rosseggianti, che
volavano attraverso le basse tombe per una met del cimitero.
Sandoz e Bongrand avevano guardato, senza una parola. Poi, quando ebbero oltrepassato il fuoco, il primo
riprese:
No, non stato l'uomo della formula che portava in s. Voglio dire che non ha avuto il genio necessario per
tirarla fuori e imporla in un'opera definitiva... E guardate, intorno a lui, dopo lui, come i tentativi si disperdono!
Rimangono tutti agli abbozzi, alle impressioni frettolose, non uno sembra avere la forza di essere il maestro atteso. Non
irritante, questa nuova concezione della luce, questa passione del vero spinta fino alla analisi scientifica, questa
evoluzione iniziata tanto originalmente e che indugia, cade in mano agli speculatori, e non approda a nulla perch
l'uomo necessario non nato?... Bah! L'uomo nascer, niente va perduto, bisogna pure che la luce esista.
Chi sa? Non sempre! disse Bongrand. La vita abortisce, anche lei... Sapete, io vi sto a sentire, ma sono un
disperato. Muoio di tristezza, e sento che tutto muore... Ah! s, un'aria brutta, quella di questa epoca, questa fine secolo
ingombra di demolizioni, monumenti sventrati, terreni rivoltati cento volte che esalano tutti un fetore di morte! E come
starci bene, l dentro? i nervi saltano, la grande nevrosi si insinua, l'arte si intorbida: la ressa, l'anarchia, la follia della
personalit fino agli estremi... Non si mai discusso tanto e mai s' visto meno chiaro che dal giorno in cui si pretende
di sapere tutto.
Sandoz, divenuto pallido, guardava in lontananza le grandi nuvole rossastre rotolare nel vento.
Era fatale, mormor, questo eccesso di attivit e di orgoglio nel sapere doveva ributtarci nel dubbio; questo
secolo, che pure ha fatto tanta luce, doveva chiudersi sotto la minaccia d'una nuova ondata di tenebre... S, il nostro
malessere nasce da l. stato promesso troppo, sperato troppo, si aspettato la conquista e la spiegazione di tutto; e
l'impazienza ruggisce. Come! non si va avanti pi in fretta? la scienza non ci ha ancora dato, in cento anni, la certezza
assoluta, la felicit perfetta? Allora, a che scopo continuare, dal momento che non si sapr mai tutto e che il nostro pane
rester cos amaro? E il fallimento di un secolo, il pessimismo torce le viscere, il misticismo annebbia i cervelli; per
quanto ci sforziamo di cacciare i fantasmi sotto i colpi illuminanti dell'analisi, il soprannaturale ha riaperto le ostilit, lo
spirito delle leggende si ribella e ci vuole riconquistare, in questa sosta di stanchezza e di angoscia... Ah! certo! io non
affermo niente, anche io sono lacerato. Soltanto, mi sembra che quest'ultima convulsione dell'antico sbigottimento
religioso era da prevedersi. Noi non siamo una fine, ma una transizione, un inizio di qualche altra cosa... Questo mi
placa, mi fa bene, credere che camminiamo verso la ragione e la solidit della scienza...

La voce gli si era alterata per una emozione profonda, e aggiunse:A meno che la follia non ci catapulti nel
buio e che non ce ne andiamo tutti, uccisi dall'ideale, come il vecchio compagno che dorme l, fra le sue quattro tavole.
Il carro lasci il viale trasversale numero due per girare a destra nel viale laterale numero tre; e, senza parlare,
il pittore addit con un'occhiata, allo scrittore, un quadrato di sepolture ai lati del corteo.
Era un cimitero di bambini, soltanto tombe di bambini, all'infinito, allineate con ordine, regolarmente separate
da sentieri stretti, come una citt infantile della morte. Erano soltanto piccole croci bianche, piccoli recinti bianchi che
sparivano quasi sotto una fioritura di corone bianche e azzurre, a livello del suolo: e quel campo quieto, d'un colore
tanto dolce, un azzurreggiare di latte, sembrava essere fiorito di quella infanzia addormentata nella terra. Le croci
dicevano l'et: due anni, sedici mesi, cinque mesi. Una povera croce, senza recinto, che sporgeva piantata di traverso in
un viale, portava semplicemente: Eugnie, tre giorni. Non essere ancora e dormire gi l, da sola, come i bambini che la
sera delle feste la famiglia fa pranzare in un tavolinetto a parte.
Ma finalmente il carro s'era fermato, in mezzo al viale. Quando Sandoz vide la fossa pronta, all'angolo del
quadrato vicino, di fronte al cimitero dei piccolissimi, mormor teneramente:Ah! mio vecchio Claude, gran cuore di
bambino, starai bene vicino a loro.
I necrofori calavano il feretro. Immusonito sotto il vento, il prete aspettava; e i becchini erano l, con le pale.
Tre vicini se n'erano andati per via, i dieci non erano pi che sette. Il cugino, che teneva il cappello in mano dalla
chiesa, malgrado il tempo spaventoso, si avvicin. Tutti gli altri si scoprirono e stavano per cominciare le preghiere
quando un fischio lacerante fece alzare tutte le teste.
Era un treno che passava, in quell'angolo ancora vuoto, alla estremit del viale laterale numero tre, sull'alto
sperone della ferrovia circolare che dominava il cimitero. Il pendio erboso saliva, e alcune linee geometriche si
distaccavano nere sul grigio del cielo, i pali del telegrafo collegati dagli esili fili, una garitta di guardiano, la targa di un
segnale, unica macchia rossa e vibrante. Quando il treno pass, col suo fracasso di tuono, si distinsero nettamente, come
fossero ombre cinesi, i vagoni uno per uno, e perfino le persone sedute nei riquadri chiari delle finestre. Poi la linea
torn compatta, un semplice tratto d'inchiostro che tagliava l'orizzonte; mentre, senza tregua, da lontano altri fischi
chiamavano, si lamentavano, acuti di rabbia, rauchi di sofferenza, strozzati d'ansia. Poi risuon, lugubre, una tromba
d'appello.
Revertitur in terram suam unde erat... recitava il prete, che aveva aperto un libro e si affrettava.
Ma nessuno lo sentiva pi, una grossa locomotiva era arrivata sbuffando, e faceva manovra proprio sopra il
luogo della cerimonia. Questa aveva una voce enorme e grassa, un fischio gutturale, d'una malinconia immane. Andava,
veniva, si fermava, col suo profilo di mostro massiccio. Bruscamente, lanci il suo vapore in un soffio tremendo di
tempesta.
Requiescat in pace, diceva il prete.
Amen, rispondeva il chierichetto.
E tutto fu travolto, in mezzo a quella detonazione stridente e assordante che si prolungava con la violenza
ininterrotta di una fucileria.
Bongrand, esasperato, si girava verso la locomotiva. Quella tacque, e fu un sollievo. Lacrime erano salite agli
occhi di Sandoz, gi commosso dalle cose involontariamente uscite dalle sue labbra, dietro il corpo del vecchio
compagno, come se avessero avuto insieme una delle discussioni esaltanti d'un tempo; e, ora, gli pareva che stessero
mettendo sottoterra la sua giovinezza: era una parte di se stesso, la migliore, quella delle illusioni e degli entusiasmi,
che i becchini sollevavano per farla scivolare nel fondo della buca. Ma, in quel momento tremendo, un altro incidente
sopraggiunse ad aumentare il suo dolore. Aveva tanto piovuto, i giorni precedenti, e la terra era cos molle che si
produsse un'improvvisa frana. Uno dei becchini dovette saltare dentro la fossa per svuotarla con la pala, con un getto
lento e ritmato. Non finiva pi, diventava eterno, fra l'impazienza del prete e la curiosit dei quattro vicini che erano
rimasti fino alla fine, senza che nessuno sapesse perch. E lass, sul terrapieno, la locomotiva aveva ripreso le sue
manovre, retrocedeva ululando, a ogni giro di ruota, la caldaia aperta, incendiando l'aria tetra con una pioggia di brace.
Finalmente, la fossa fu vuotata, si cal il feretro, fu fatto girare l'aspersorio. Era finito. Dritto in piedi, il
cugino, con la sua aria corretta ed elegante, fece gli onori, strinse le mani di tutte quelle persone che non aveva mai
visto, in memoria di quel parente di cui il giorno prima non ricordava neanche il nome.
Ma molto perbene, quello zerbinotto, disse Bongrand, che inghiottiva le lacrime.
Sandoz, singhiozzando, rispose:
Molto perbene.
Se ne andavano tutti, i paramenti del prete e del chierichetto scomparvero dietro i cipressi, i vicini si
disperdevano, leggevano oziosamente le iscrizioni.
E Sandoz, decidendosi ad abbandonare la fossa semiriempita, riprese:L'avremo conosciuto soltanto noi... Pi
niente, neanche un nome!
Adesso felice, disse Bongrand, non ha quadri da fare, nella terra dove dorme... Tanto vale andarsene
piuttosto che accanirsi come noi a fare creature malate, cui manca sempre qualche pezzo, le gambe o la testa, e che non
vivono.
S, bisogna davvero abbandonare l'orgoglio, rassegnarsi all'approssimativo, e giocare d'astuzia con la vita... Io
che porto i miei libri fino alla fine, io mi disprezzo di sentirli incompleti e menzogneri, malgrado i miei sforzi.
Il viso pallido, se ne andavano lentamente, fianco a fianco, lungo le bianche tombe di bambini, il romanziere
nel pieno vigore del lavoro e della fama, il pittore che declinava, carico di gloria.

Almeno ce n' uno che stato logico e coraggioso, continu Sandoz. Lui ha confessato la sua impotenza e
si ucciso.
vero, disse Bongrand. Se non tenessimo tanto alla nostra pelle, faremmo tutti come lui... No?
Certo che s. Dal momento che non possiamo creare niente, che non siamo che riproduttori fiacchi, tanto
varrebbe fracassarci la testa immediatamente.
Erano arrivati davanti al mucchio incendiato delle vecchie bare putrefatte. Ora aveva preso completamente
fuoco, trasudavano, crepitavano; ma le fiamme erano sempre invisibili, soltanto il fumo era aumentato, un fumo acre,
spesso, che il vento spingeva in grossi turbini e che ricopriva tutto il cimitero d'una nuvola di lutto.
Accidenti! le undici! disse Bongrand tirando fuori l'orologio. Bisogna che torni a casa.
Sandoz ebbe un'esclamazione di sorpresa.
Come! gia le undici?
Percorse le basse sepolture, il vasto campo fiorito di perle cos regolare e cos freddo, con un lungo sguardo di
disperazione, ancora accecato dalle lacrime. Poi, aggiunse:
Andiamo a lavorare.