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Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora

LASCIATECI
LAVORARE
Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 ( conv. in L27/02/2004 N.46) ART. comma 2 DCB - Bo (Num. 2) per Poste Spa

04/2010
PRODURRE QUESTO GIORNALE COSTA 0,75 EURO • QUELLO CHE DATE IN PIù è IL GUADAGNO DEL DIFFUSORE
QUALSIASI RICHIESTA AL DI Là DELL’OFFERTA LIBERA NON è AUTORIZZATA
I NOSTRI STRILLONI
Fiorella ci ha lasciato.
04 10

Ciao Fiorella
Era approdata dalla strada a Piazza Grande nel 2002 e molto
presto era diventata protagonista della vita associativa. Anche
grazie al suo impegno abbiamo inaugurato la sartoria, una
nuova attività importante per il reinserimento socio-lavorativo
delle donne. Da quell’esperienza è nata l’idea de “Il vestito
di Piazza Grande” (oggi si chiama La Leonarda), il negozio di
abiti usati di via San Leonardo.
Fiorella non stava bene negli ultimi tempi ed è morta in
completa solitudine. Questo ci ha reso la sua scomparsa
ancora più dolorosa. Mandiamo un abbraccio ai suoi cari e a
lei vogliamo dedicare questo numero.
Catilin Attilio
Ho 24 anni e vengo da Brasov, dove Ho 52 anni, vengo dalla provincia di
ho una moglie e una bimba di 2 anni. Roma. Vendo il giornale da 5 anni,
Sono in Italia dal 2005, ma torno prima ho lavorato con Piazza Gran-
spesso per stare vicino alla famiglia. de nel Servizio mobile di sostegno.
Per farmi bastare 400 euro mensili Vivo nel dormitorio Beltrame, adesso
che riesco a mettere da parte vivo in spostato a Villa Aldini. Vendo il gior-
tenda con altri compaesani. nale per pagarmi le cure mediche di
Come diffusore sono itinerante, ma cui ho bisogno. Mi trovate davanti
potete trovarmi principalmente in all’Arena del Sole, al Teatro Manzoni,
via Castiglione. al cinema Capitol e in via Saragozza.

Editoriale/
È
proprio così come appare, Piazza Grande è a colori. Come avevamo annunciato un
mese fa, abbiamo cambiato i connotati a questo giornale, speriamo in meglio, e spe-

La realtà, a colori riamo soprattutto che sia ancora riconoscibile. Ogni volta che ne abbiamo l’oc-
casione ripetiamo un’espressione un po’ retorica ma efficace perché autentica: Piazza
Grande è nato per dare voce alle persone senza dimora, a quelle costrette all’invisibilità,
p leonardo tancredi all’esclusione sociale. Questo è il suo mandato e non abbiamo intenzione di disattender-
lo, neanche in questa versione colorata. Non è il primo cambio di pelle che vive questo
giornale in 16 anni di vita. Già da qualche anno ci siamo posti l’obbiettivo di estendere
il campo di azione a temi che via via andavano incrociando quello della povertà estre-
ma; in parallelo variava anche lo stile, si passava dalle storie raccontate in prima perso-
na, a un lavoro più giornalistico di inchiesta. Questi cambiamenti non sono stati casua-
li ma dovuti soprattutto a un fattore. Il panorama dell’esclusione sociale è mutato e

In copertina
con esso le persone che lo compongono. Uomini e donne migranti, persone di mezza età
espulse dal mercato del lavoro, giovani disoccupati, pensionati sono tutte categorie che
oggi rischiano o già vivono in condizione di povertà estrema. Persone diverse, almeno
Il volto in prima pagina è parzialmente, da quelle che hanno dato vita al progetto originario di Piazza Grande nel
quello di Luigi, passato da un ’93; storie e situazioni nuove che è importante raccontare facendo uno sforzo di indagi-
lavoro a 3 mila euro al mese ne e di analisi maggiore. Un impegno in questo senso non viene solo daL giornale, ma da
in una ditta di facchinaggio tutta l’Associazione. Solo pochi giorni fa il Servizio mobile di sostegno, l’unità di stra-
al dormitorio per senza fissa da di Piazza Grande, ha diramato i dati dell’attività del 2009: solo il 57% degli utenti del
dimora. Storie come la sua servizio è italiano, quasi il 70% ha un’età compresa tra i 35 e i 64 anni, un terzo, in forte
sono al centro dell’inchiesta aumento rispetto all’anno precedente, dichiara di aver perso il lavoro o comunque di
di questo numero. Le foto avere serie difficoltà economiche. Inauguriamo la nuova edizione con un’inchiesta sul
di copertina sono curate dal lavoro, e non è un caso. La linea dell’esclusione si è spostata più avanti e ha inglobato
gruppo fotografico di Bandie- anche i lavoratori. Anche a Bologna. La novità dei colori, di un’impaginazione più curata
ra Gialla e ritraggono persone e dinamica, l’arricchimento dei temi e delle rubriche è una delle risposte che vogliamo
che hanno accettato di farsi dare all’attuale complessità del fenomeno. Abbiamo nuove voci da amplificare, ma vor-
fotografare in studio. remmo raggiungere anche nuove orecchie.
Per informazioni: www.bandieragialla.it Buona lettura

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Piazza Grande Redazione Hanno collaborato a questo numero Stampa Tipografia Moderna
Giornale di strada di Bologna Via Corazza 7/8 40128 Bologna, tel. 051 4171790 / 051 342328 Associazione interculturale Eks&tra, Paolo Billi, gruppo fotografico Progetto grafico Fabio Bolognini
fondato dalle persone senza dimora www.piazzagrande.it | redazione@piazzagrande.it Bandiera Gialla, Marco Guidi, Paolo Lambertini, Sabrina Lanotte, Impaginazione Exploit Bologna
“Tendere un giornale è meglio che tendere una mano” Consulenza editoriale Agenda (www.agendanet.it) Raoul Lolli, Carlo Lucarelli, Laura Marongiu, Gianluca Morozzi, Distribuzione
proprietà Associazione Amici di Piazza Grande In redazione Nancy Poltronieri, Biljana Prijic, redazione Bandiera Gialla, reda- Redazione Piazza Grande
Direttore editoriale Leonardo Tancredi Eva Brugnettini, Erika Casali, Giulio Centamore, Ilaria Giupponi, zione Sottobosco.info, Carmine Roccia, Simone Sabattini, Donato Registrato presso il Tribunale di Bologna il 15/09/1995 n°6474
Direttore responsabile Bruno Pizzica Chiara Gregoris, Simone Jacca, Giuseppe Mele, Salvatore Pio, Ungaro, Simona Vinci, Sonia Zucchini 8000 copie - chiuso in tipografia il 2/4/2010
Caporedattori Jacopo Fiorentino, Pietro Scarnera Mauro Sarti Bologna, aprile 2010, anno XVII, numero 163 Stampato su carta riciclata
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giornalismo d’asfalto
La luce del sole mi Un racconto dal dormitorio

Il giorno X
colpisce in pieno
viso, spezzando il
sonno che poco
prima ero riuscito a
conciliare p Carmine roccia

Mi
guardo intorno sbattendo scorgo un signore non più giovane che
le palpebre, il panora- impreca e colpisce col palmo della mano
ma che mi si presenta la macchina del caffè. Assalito dall’ansia,
non è dei migliori: un camerone stracol- intuisco che quella maledetta macchina
mo di letti, occupati da gente che russa non funziona! Il mio primo giorno e la
con accanimento. La presa di coscienza mia prima delusione! Mi avvicino con un
trafigge come una lama… Ora ricordo! senso di amarezza.
Sono in un dormitorio. Mi alzo come - Buongiorno. Non funziona, vero? - dico
fossi un automa, ho bisogno di bere un con un filo di voce.
caffè e mi viene in mente che nell’atrio - No… mi ha rubato le monete, non c’è
c’è una macchinetta per le bevande cal- verso che mi dia il caffè, maledetta! -
de. L’avevo notata la sera prima, durante - Peccato! -
il colloquio per l’assegnazione del posto È l’unica parola che riesco a dire. Tiro fuo- Q| Illustrazione di Sonia Zucchini
letto. Mi avvio con lentezza strascinando ri il pacchetto di sigarette, invito l’uomo
gli infradito, cercando di orientarmi come a prenderne una, lui non si fa pregare e Con la confusione nella mente e la paura vedo T. che mi sta davanti, lo saluto con
posso. I visi che incrocio non mi tirano su rapidamente allunga la mano. Ha un viso nel cuore abbandono il dormitorio (biso- un sorriso.
il morale, facce vuote ed assonnate, che simpatico, anche se in quel momento è gna uscire alle 8 del mattino e non si può - Ciao, sei riuscito alla fine a prendere il
probabilmente in un altro contesto mi fa- deturpato dal sonno e forse anche dalla rientrare fino alle 19 di sera). Cammino caffè? - gli dico con allegria. Il viso di T. si
rebbero paura, ma ora no! Cerco solo di rabbia. Aspiro con calma una boccata. lentamente verso la fermata dell’auto- rattrista.
schivarle, ho fretta di raggiungere il mio - Pazienza, un caffè ci voleva proprio! - bus, non so esattamente dove andare, - No! Purtroppo non ho più soldi! -
obiettivo… il tanto desiderato caffè caldo! dico rassegnato - È la prima notte che non ho la minima idea di cosa farò in - Vieni, ti invito io! - dico senza smettere
I pensieri, come conati di vomito, affiora- dormo qui e non è stata delle migliori! Mi questa mia prima giornata da senzatetto. di sorridere.
no nella testa, io li ricaccio con forza, non chiamo C. - Dove mangerò quando avrò fame. Come Le mie riserve economiche non sono
voglio e non devo pensare. Ho deciso di Accompagno la frase con un triste e forza- passerò il mio tempo. Pensandoci sono granché, ma non mi importa. Ho la sen-
cambiare vita, quindi devo adattarmi ad to sorriso. Quel viso apre un lieve spira- preso dal panico e dallo scoramento, ma sazione di aver trovato un amico, e que-
una situazione nuova ed assolutamente glio sul buio che regna nel mio cuore. la voglia di prendere un caffè mi fa di- sto mi scalda l’animo. Camminiamo uno
sconosciuta. Il caldo è soffocante anche - Io sono T.… È stata la prima notte anche menticare il resto! Cammino senza meta accanto all’altro fra la folla, con lo sguar-
a quest’ora del mattino, il tanfo di su- per me! - tra la folla frettolosa, senza guardare i do alto e lontano sulla strada che bolle
dore e la puzza dei piedi che aleggiano Ora la luce di quell’uomo è meno dura, visi della gente, con il pensiero vacuo. di caldo, un tremulo vapore si solleva
nell’ambiente mettono a dura prova il un accenno di sorriso distende i linea- Sento fra il brusio una voce che chiama dall’asfalto, dando forma ad un miraggio
mio stomaco, ma nonostante tutto prose- menti, fino ad un attimo prima duri ed il mio nome, stupito mi chiedo chi possa che è solo nei nostri occhi. (questo rac-
guo il mio cammino! Un rumore di colpi impenetrabili. essere, ho rotto i contatti con tutti quelli conto di Carmine Roccia è stato presenta-
dati sul metallo attira la mia attenzione, - Mi ci vuole una doccia! - dico con calma. che conoscevo prima. Alzo lo sguardo e to al Festival “Naufragi”).

L’emergenza freddo fffffffffffffffffffffffffffffff

ha accolto 100 Servizio Mobile Piazza Grande/ sala d’attesa, dove la polizia ferrovia-

senzatetto, ma il Le notti ria ha una sorpresa: dalle 18 alle 22


entra solo chi ha un biglietto. D., ita-

31 marzo fine della dei senza casa liano di mezza età, se ne frega: “Tan-
to il biglietto ce l’ho”. Destinazione?
“Lo-sa-Dio”. S. è marocchino, ha perso
pacchia. p eva brugnettini il lavoro e vorrebbe entrare in dormito-
rio. Meglio non dirgli che gli stranieri

C ercare il “tedesco” un lunedì sera


uggioso per le strade di Bologna
non porta a niente. Il tedesco è scom-
Legge qualche Tex prima di dormire, e
gli manca solo l’abat-jour. Ex tossicodi-
pendente, ex alcolizzato, Andrea è una
sono a pieno titolo nella sezione croni-
ci. Piero è un gigante buono sui 35/40
anni, con qualche disturbo mentale.
hanno speranze prossime allo zero. Gli
unici a poter entrare sono i residenti,
sempre aspettando “una quarantina di
parso, per quale meta chissà. Un sen- via di mezzo tra quelle che Alessandro Antonio ha 28 anni ed è un tossico: giorni - dice Alessandro - prima di ave-
zatetto come un altro, che per un po’ si Tortelli, responsabile dell’Unità mobile dorme a faccia in giù sulla rientranza re un appuntamento e quindi forse un
è installato in città. Anche al Meloncel- di Piazza Grande, definisce le due cate- di una vetrina. letto”. L’emergenza freddo ha accolto
lo non c’è nessuno. Ma dentro le mura gorie di senzatetto: i cronici, quelli che Alla stazione “pernottano” quelli da 100 persone anche non residenti, ma
ecco una faccia nota: Andrea. Se ne “si sono arresi definitivamente”, tossi- poco caduti in disgrazia, che ancora dal 31 marzo fine della pacchia. Non
sta tranquillo nel sacco a pelo e salu- ci, alcolizzati o malati di mente, e quel- non si sono arresi. Tanti sono stranieri. che avesse dato un letto a tutti: 60-70
ta gioviale, come se le colonne di via li che si sono trovati senza niente e cer- G. è filippino, in Italia dall’89 ma sen- sono rimasti fuori. Per loro la risposta è
Saragozza fossero il salotto di casa sua. cano di tirarsene fuori. Piero e Antonio za documenti dal 2002. È seduto nella una sola: “Arrangiarsi”.
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inchiesta
Nei dormitori per i senza dimora sono sempre di più le persone che con la
crisi hanno perso tutto. Per questo il lavoro, anzi il lavoro che non si trova,
è diventato argomento di conversazione anche fra gli homeless.
Fra agenzie interinali e fabbriche chiuse, c’è chi non si arrende

lasciateci
lavorare

La
p Leonardo Tancredi catena dei sub-appalti nei lavori pubblici, i cantieri dell’Alta velocità, gli infortuni sul lavoro,
foto di Paolo Lambertini le pensioni di inabilità: tutte questioni che da qualche tempo si discutono anche nelle stanze
dei dormitori per senza dimora. Si parla di lavoro perso, di licenziamenti e fabbriche chiuse,
ma ancora più spesso di lavoro che non si trova, di agenzie interinali e capi cantiere che non
richiamano mai. Dai dormitori comunali di Bologna si esce la mattina presto non solo per andare a oziare in Sala
Borsa o a bighellonare in città ma anche per cercare lavoro. “Ho visto una gru qua vicino, fuori al dormitorio, e
sono andato a chiedere… ma niente. Io non pretendo chissà che, quello che mi danno al mese e una stanza dove
stare. L’importante è arrivare a 65 anni per andare in pensione”.
Parla Biagio, 59 anni, muratore e carpentiere qualificato, in dormitorio da un anno circa. La sua storia parte dal-
la Puglia, dove è nato e ha lavorato nella propria ditta edile. E da dove è dovuto andarsene per sfuggire al pizzo
della Sacra Corona Unita. Verso nord, per cercare lavoro a Milano, proprio come 50 anni fa. Grazie a suo fratello,
trova lavoro in un cantiere, ma non regge il cambio da padrone a dipendente e passa un periodo di alcolismo. Da
Milano si sposta in un cantiere a Piacenza insieme ad altri colleghi carpentieri. Il titolare della ditta piacentina a
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inchiesta
Biagio arriva a Bologna con un operai non qualificati che o li paghi la metà o li paghi in nero, e il manovale extraco-
mezzo accordo verbale con un capo munitario lavora anche per 4-5 euro al giorno”.
cantiere, ma si ammala prima di Alexander non è extracomunitario ma romeno, e rientra comunque nella categoria
cominciare a lavorare e quando si dei sotto pagati e potenziali concorrenti dei lavoratori italiani. Eppure condivide con
ripresenta il suo posto non c’è più. Biagio lo stesso dormitorio. Come tanti è arrivato in Italia in cerca di fortuna e nel
Gli dicono di aspettare e sta ancora 2008 è riuscito a farsi assumere in un cantiere, anche questa volta, della Tav. Dopo
aspettando. un anno il lavoro finisce e Alexander ha il benservito dalla ditta: per un po’ riesce a
mantenere la casa, ma dopo tre mesi finisce in strada. Entra in dormitorio ma non si
dà per vinto, ritrova lavoro come frigorista. Intanto il Comune di Bologna riorganizza
i servizi su base territoriale, Alexander deve rivolgersi a un assistente sociale di quar-
tiere per tenere il posto in dormitorio, il buono mensa, eccetera… “Avevo bisogno
della mensa perché non riuscivo a mangiare con gli orari di lavoro, ma ho avuto solo
150 euro e un abbonamento Atc. Poi c’è stato un incidente sul lavoro e il padrone se
l’è presa con me. Ero così stressato che ho sbagliato l’esame di guida necessario per
avere il contratto definitivo”. Ad agosto 2009 Alexander è di nuovo disoccupato e i
servizi sociali non credono alle sue difficoltà economiche, rischia di perdere anche
il posto in dormitorio e allora prende qualche pillola in più per attirare l’attenzione
sul suo caso.
Un sonnifero di troppo l’ha preso anche Luigi, 61 anni, per farsi ricoverare e restare
un mese al caldo in ospedale. Ha passato un anno così, tra ospedale e parcheggio di

metà lavorazione scappa con la cassa, Biagio e gli altri aspettano ancora sei mesi di un autogrill in macchina, quando ha perso il suo lavoro da responsabile in una ditta
stipendio, intanto gli hanno fatto causa. “Avevo dei soldi da parte, ma li mandavo giù di facchinaggio. “Mi sono messo in malattia nel 2009 per una malattia che mi aveva
in Puglia, sono finiti presto. Sapevo che a Bologna c’era il cantiere dell’Alta velocità, tolto le forze – racconta Biagio –, ho lasciato casa e famiglia per stare da solo. Quando
sono andato a vedere. Allora per risparmiare ho disdetto la casa a Piacenza e sono è finita la malattia sono rimasto disoccupato. Ho fatto domanda al Centro per l’im-
partito”. Biagio arriva a Bologna con un mezzo accordo verbale con un capo cantiere, piego, come disabile perché ho il 67% di invalidità, ma niente. Anche se mi presento
ma si ammala prima di cominciare a lavorare e quando si ripresenta il suo posto non per un impiego si vede che sono vecchio… che devo fare, mi tingo i capelli? Ma se
c’è più. Gli dicono di aspettare e sta ancora aspettando. Disoccupato, può permetter- restano fuori anche quelli di 30 anni…”. Luigi ha avuto anche un infarto e lo scorso
si solo un posto in dormitorio, in attesa che qualcuno risponda ai suoi annunci e ai dicembre gli è stata riconosciuta una pensione di inabilità sul lavoro, prenderà circa
suoi colloqui. A 59 anni è dura, ma secondo Biagio non è solo questo il problema. “Le 600 euro al mese. In attesa della casa popolare Luigi vive sotto lo stesso tetto di Bia-
ditte non prendono uno come me, prendono una mezza cazzuola. Ti spiego perché: gio e Alexander, quello di un dormitorio. Per quanto diverse le loro storie parlano di
mettiamo che il Comune fa la gara d’appalto per costruire appartamenti, la ditta che lavoro e di Bologna, con o senza la crisi.
vince dà il lavoro a un artigiano e poi non fattura più. Ma come fa una ditta a fare
120 appartamenti con un solo artigiano capo-muratore? Vuol dire che ci sono altri 20 f
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Intervista a Don Nicolini

La fragilità l’inchiesta
ha due facce
p mauro sarti

“A Bologna non abbiamo mai provato a mettere


attorno ad un tavolo tutte le istituzioni per cercare
di affrontare in modo concreto il tema del lavoro”
aveva lanciato in collaborazione con cercare di affrontare in modo concreto
BandieraGialla un appello per il lavoro il tema del lavoro. Dobbiamo invece
in città – ma anche e soprattutto fare in modo che venga ricucita quella
psicologico. E i maschi italiani sono i separazione che ancora oggi esiste tra
più colpiti, ancora più di tante donne istituzioni e città. Per questo dobbiamo
che hanno dalla loro parte la creatività solo sperare che il futuro sindaco
e più forti energie… Per gli stranieri il di Bologna abbia almeno due o tre

Un
prete in prima linea sul quello che molti potrebbero pensare – problema è ancora diverso, sono ragazzi importanti riunioni alla settimana per
lavoro. Un uomo che non sono solo stranieri e senzacasa. Per che si buttano nelle cose con coraggio, affrontare questi temi. Anche perché
vede lontano e tiene loro la scommessa è chiara, talvolta che sono concreti, che non si abbattono le istituzioni, senza contatto con la
ben ferma la Costituzione tra le mani: cercata. I più fragili, i ragazzi che per i mille problemi che incontrano. realtà sociale, rischiano di invecchiare
“La nostra è una Repubblica fondata rimangono più spesso intrappolati nei Hanno insomma la volontà di affrontare rapidamente. Ecco, ho buoni sintomi
sul lavoro, e senza lavoro si rischia di labirinti delle agenzie interinali, degli le difficoltà”. per dire che l’attuale Commissario
smarrire la cittadinanza, di restare al di ormai obsoleti uffici di collocamento, Certo i problemi, oggi, ci sono per Anna Maria Cancellieri sia una persona
fuori della società… Questo è il rischio sono quelli che hanno studiato, che tutti. Stranieri e residenti, giovani attenta e propositiva anche in tema di
più grande” . Don Giovanni Nicolini, hanno fatto gli apprendisti e provato ad e meno giovani. E Bologna, molto lavoro. E sarebbe davvero una bella
parroco della Dozza, già direttore della avere un datore di lavoro, quei “nostri probabilmente, mantiene una sua cosa riuscire a non perdere questo anno
Caritas di Bologna, è preoccupato. ragazzi” che un impiego lo potrebbero specificità anche in questo campo: prima delle prossime amministrative.
Vede ogni giorno decine di giovani che avere e invece non ce l’hanno. “Il “Sono tentato di dire che a Bologna non Lei non subisce condizionamenti
cercano un’occupazione, e si accorge problema non è solo economico – abbiamo mai provato a mettere attorno politici, ha il potere e gli strumenti per
che tra i più fragili – al contrario di spiega Nicolini, che già due anni fa ad un tavolo tutte le istituzioni per intervenire. Staremo a vedere”.

Parla il Segretario dello Spi-Cgil di Bologna

Chi governa la crisi?


Un
p Bruno Pizzica aumento delle ore di cassa integra- scorso, per chiedere tutto questo. Risposte, nessuna.
zione che ha sfiorato, nell’ultimo Solo un altro bonus per motorini, lavastoviglie e altre
anno, il 1.000%; 30 mila lavoratori e amenità, tanto per ribadire che non c’è un’idea vera
Licenziamenti e cassa lavoratrici coinvolti; migliaia di aziende piccole, me- per uscire dalla crisi.
die, grandi che chiudono, ridimensionano, utilizzano Anche a Bologna si avverte la crescita di nuove po-
integrazione si fanno gli ammortizzatori sociali. La crisi economica, che se- vertà. Il servizio mobile di Piazza Grande è un osser-
condo il capo del governo è già passata, fa sentire vatorio privilegiato, e ci dice che stanno crescendo
sentire anche fra i proprio ora i suoi effetti drammatici sull’occupazione. i casi di persone italiane che si ritrovano in strada:
Ad essere colpiti non sono più solo i precari, i giova- sono lavoratori in cassa o licenziati, ma anche pen-
lavoratori “protetti”, ni, le donne, ora la situazione si fa dura anche per i sionati al minimo. E il Sunia, il Sindacato degli in-
lavoratori “protetti”. Perché la durata degli ammor- quilini, ha denunciato una vera e propria emergenza
mentre Palazzo Chigi tizzatori non regge la longevità della crisi e perché sfratti, causata da morosità: mancano i soli per pa-
tante, troppe aziende, ne stanno approfittando per gare l’affitto. Appostatevi, sul far della sera, dietro al
rimane inerte. liberarsi dal personale. Occorrerebbero misure ade- Mercato delle Erbe o ad un qualsiasi supermercato:
guate: proroga della durata degli strumenti di tutela, troverete gli anziani che aspettano gli scarti di frutta,
E intanto aumentano una riforma che li estenda a tutti i comparti di lavoro verdura, pane, magari formaggio e carne invenduta e
e a tutte le tipologie contrattuali, una politica indu- a tiro di scadenza.
i nuovi poveri striale che dia futuro al Paese, un sostegno ai redditi Aspettano la loro cena.
da lavoro dipendente e da pensione per ridare fiato ai Anche a loro è dedicato il nuovo Piazza Grande, che
consumi. La Cgil ha scioperato di nuovo, il 12 marzo da oggi comincia il suo tragitto.
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La stazione l’inchiesta

dei lavori inventati euro e raccolgo quei 20 euro per affrontare la giorna- Danno lavoro anche i distributori di bevande e tramezzi-
p Leonardo Tancredi ta”. Un lavoro discreto e cortese, interventi mirati, solo ni. Si possono bloccare con la gomma da masticare, per
5-6 persone al giorno, puntando bene su quelle più poi prendere le monete inceppate, ma Biagio ci lavora
in difficoltà. “Solo una volta la polizia mi ha multato, onestamente. “Dò una mano a quelli che sistemano le

C’è chi si improvvisa 15 euro e 20, esattamente quello che avevo in tasca”.
Ma anche incontri fortunati, come la studentessa che
macchinette, svuoto i secchi, cambio i bicchieri, io li aiu-
to e loro mi danno qualche panino e qualche euro. Non

facchino, chi dà una mano lascia 20 euro di mancia, oppure vip come Lucio Dalla
(10 euro) e Romano Prodi (solo 5). “E poi la signora
mi assumono perché ho 60 anni e prendono solo per-
sone sotto i 40”. Inventarsi un lavoro, non dicono così i

alle biglietterie e chi aiuta che non mi ha voluto dare i soldi, diceva ‘è impossi-
bile che lo fai per lavoro,
sostenitori della libera impresa? Michele avrebbe un’idea

a pulire: così gli homeless sei troppo distinto’”.


Michele invece è una

“fanno giornata” biglietteria automatica


vivente. Per fare giornata
si è impratichito alle mac-
chinette, fino a diventare
rapidissimo. “Mi piazzo
là davanti, quando vedo

La
stazione ferroviaria è un crocevia di una persona in difficoltà
opportunità. Invece di guardare i treni mi faccio dire dove va e
passare, chi è senza casa e senza lavo- faccio il biglietto davanti a
ro va lì a impegnare la sua giornata. Nella maggior lei. Mi lasciano 3-5 euro.
parte dei casi senza commettere reati, solo colmando La gente mi chiama anche
dei vuoti di assistenza al cliente lasciati dall’azienda per i biglietti per l’estero,
competente, mettiamola così. Tra binari, sottopassag- conosco tutte le offerte”.
gi e biglietteria c’è molto da fare. Ce lo insegna Luigi, L’exploit di Michele è stato
facchino e accompagnatore “informale”. “Sto in sta- un giorno di luglio di un anno fa, quando le bigliette- anche meno informale. “Potremmo organizzare la raccol-
zione, sempre vestito bene, mai come un barbone. Mi rie erano chiuse per sciopero e l’automatico era l’unica ta differenziata di plastica o di cartoni, basterebbe una
avvicino a una signora, le chiedo se vuole una mano e chance. “Lavoravo a due mani, contemporaneamente su piccola pressa, un furgoncino, un capannone e poi met-
poi, camminando, racconto che ho 5 figli e che quello due macchinette, chi andava a Milano, chi a Roma, chi in tersi d’accordo con Hera. Io non ce la faccio a stare con le
è il mio secondo lavoro. C’è chi mi dà 2, chi 5, chi 10 Germania, solo quel giorno ho fatto 500 euro”. mani in mano in dormitorio”.

i numeri della crisi


p ilaria giupponi
Secondo il rapporto sul mercato del lavoro dell’anno 2009 pubblicato dal-
la Regione Emilia-Romagna, il tasso di disoccupazione in Italia alla fine
dell’anno è stato dell’8,5%. Nella nostra regione è del 4,9%, e dei 102.000
lavoratori senza occupazione, il 7,4% appartiene ai “disoccupati scoraggia-
ti”: quelle persone che hanno smesso di cercare lavoro e quindi sfuggono
alle statistiche. A Bologna in particolare la disoccupazione è del 2,2%.
Ma questi dati colgono per intero tutta la popolazione inoccupata?
Bisogna considerare una discrepanza tra i dati Istat e i dati reali, che emer-
gono soprattutto dai numeri degli iscritti ai centri per l’impiego.
Il saldo tra assunzioni e cessazioni del rapporto di lavoro si è chiuso in
negativo, con un calo delle assunzioni nel 2009 del 15%, con il 33% in
meno per contratti a tempo indeterminato. Aumenta la cessazione di con-
tratti dei lavoratori con alta anzianità di servizio.
Nella Provincia di Bologna su una popolazione di quasi un milione di abitan-
ti, l’8,9% è di origine straniera. Il 40.1% degli immigrati svolge in regione
professioni non qualificate. I lavoratori in cassa integrazione straordinaria
sono 22.844 in Emilia Romagna (dopo Lombardia, Piemonte e Veneto) con
17.581.569 ore di cassa integrazione. Il totale italiano è di 179.617.307
ore. Un’idea del paese reale viene dalla mensa della Caritas: cassaintegrati e
disoccupati che possiedono ancora una casa, frequentano con irregolarità le
mense, ma fanno sentire la loro presenza attraverso le richieste di sostegno
per il pagamento di bollette o affitti. Le “sportine” sono la soluzione adottata
per queste nuove categorie di poveri: sacchi della spesa distribuiti settima-
nalmente (100-110 unità per diocesi) ai richiedenti.
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La Bolognina La città che cambia

alla svolta
urbanistica
p Simone Sabattini Il nuovo Comune,

Non la stazione futura e


c’è dubbio: la
città che cam-
bia passa so-
prattutto dalla Bolognina. E’ oltre la fer-
un megacomplesso
rovia che Bologna tenta lentamente di
rinnovarsi, seguendo il suo corso oltre
residenziale. Il tutto
l’avvicendamento di sindaci, scandali,
dimissioni e commissariamenti. Nella
mescolato con le
zona compresa tra le discutibili rivolu-
zioni urbanistiche di Porta Europa e la
case popolari e una
nuova sede del Comune si va formando
e sperimentando l’unico abbozzo del fu-
piccola Chinatown:
turo petroniano. Cogliere i mutamenti
è esercizio complesso, in una città che
così nasce un “centro
talvolta pare immobile, paralizzata tra il
perenne piagnisteo del declino e l’ormai
oltre il centro”
stanca ambizione a capitale europea. Ep-
pure, oltre il ponte di Matteotti, dove Bo-
logna perde i portici ma guadagna nuovi
cittadini di mezzo mondo, le cose acca- re la Trilogia Navile, un mega complesso di affrontare la sfida di un’integrazione in città (La Pillola, in via Algardi 3), con
dono. Da tempo. L’arrivo di piazza Liber residenziale sulle ceneri dell’ex mercato vera. La Bolognina lo sa. Conosce i cam- giovani trentenni a condividere un ca-
Paradisus (piaccia o no il nuovo muni- ortofrutticolo. Il mix è quantomeno inte- biamenti e gli esperimenti. Qui, è noto a pannone invece che starsene a lavorare
cipio dell’architetto Mario Cucinella) ha ressante: la Bolognina è anche il melting tutta Italia, la svolta di Occhetto cambiò ognuno a casa propria. Qui, nello stesso
innescato una reazione urbanistica a ca- pot in salsa bolognese, poco più lontano il Pci. Qui, saltando ad avvenimenti ben ex mercato ortofrutticolo, è nato il primo
tena, gettando le basi per un nuovo cen- c’è la Chinatown cittadina, ristoranti e meno epocali, lo stesso comparto dell’ex farmer’s market (ogni giovedì in via Fio-
tro oltre il centro. Nelle strade antistanti minishop africani popolano tutta l’area. mercato è stato riprogettato in un labo- ravanti al 24), poi replicato in altri quar-
il palazzo di vetro è tutto un fiorire di Che accadrà quando gli appartamen- ratorio di urbanistica partecipata (il pri- tieri. E in questo quartiere si “accederà”
ristrutturazioni di vecchie case popolari, ti chic della Trilogia attireranno giovani mo a Bologna) che ha portato cittadini dalla nuova stazione di Arata Isozaki. Se
e chi cerca un alloggio ora – dopo che la professionisti e famiglie agiate? Forse i del quartiere e le associazioni a disegna- mai la faranno. Gli elementi ci sono tutti,
crisi ha sgonfiato l’aumento continuo dei prezzi saliranno, forse i (nuovi) cittadi- re pezzetti della città che verrà, limitan- ma il cocktail va ben miscelato da poli-
prezzi – è lì che va. Più avanti, lungo via ni più poveri si sposteranno altrove. O do lo strapotere della speculazione. Qui tiche attente. Ma per quelle, forse, biso-
Fioravanti Valdadige comincia a costrui- forse, c’è da augurarselo, la città tenterà è nato il primo tentativo di co-working gnerà attendere ancora un po’.

Uno Che anche quest’anno il tempio bolognese dell’italianità universitaria, alias il dipartimento di Italianistica di via

spettro
Zamboni 32, abbia rappresentato uno spazio meticcio significa che non tutto è perduto. Il laboratorio di scrit-
tura creativa interculturale, organizzato dall’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, dal dipartimento di Italianistica e

colorato
dall’associazione Eks&tra, ha permesso a quaranta cittadini di ambo i sessi, di età e culture diverse di scoprire nuove map-
pe per dialogare insieme attraverso la creatività. Come luce polare al nastro di partenza, e arbitro di un continuo fair play,

s’aggira
s’è presentato da subito un libretto di tre colori, rosso bianco e verde: lo Statuto della Regione Emilia Romagna. Il rispetto
della persona, della sua libertà, della sua integrità fisica e mentale e del suo sviluppo; il rispetto delle diverse culture, etnie

per via
e religioni; sono alcuni dei principi presenti nel Preambolo e nei settantatrè articoli che lo compongono. Daniele Barbieri,
giornalista, e Christiana de Caldas Brito, scrittrice di origine brasiliana, sono stati tutor del laboratorio, ma anche spirito-

Zamboni
se guide e bastian contrari per evitare una scrittura che, attraverso gli stereotipi linguistici, perpetui i luoghi comuni della
mente, delle storie e della realtà. Grazie alla loro animazione, tra una nevicata e l’altra, dal 18 dicembre 2009 al 13 febbraio
2010, intrepidi studenti-cittadini di vitalità migrante si sono miscelati col tepore di bevande e vivande, calde e dolci, offerte
p Raoul Lolli (Eks&tra) da mani ospitali e hijab colorati. Semplici, ma insoliti ingredienti del laboratorio di scrittura creativa interculturale, “fucina
ricomponibile” in cui ci si è esercitati attraverso strambe presentazioni, concise in dieci righe, racconti visionari incentra-
ti sulla contemplazione di una scatola vuota, improbabili articoli di giornale con venature umoristiche, vite condensate in
una sola riga, un brano di Kafka riscritto in testa e in coda, innumerevoli libri, reciprocamente amati e consigliati. Tanti
affluenti di un fiume in piena, sfociato in un “cabaret mistico” di racconti, pubblicato on line su www.eksetra.net e sul sito
dell’Assemblea legislativa. Quando si dice che la cultura non ha frontiere, si può ancora pensare allo “spettro” colorato che
s’aggira per via Zamboni. E coi tempi che corrono, non è lecito averne paura. Se ne deve andare fieri.
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Arrivata in città a
Le idee sulla città del commissario Anna Maria Cancellieri
febbraio, dopo una
lunga esperienza Il welfare l’intervista
prefettizia, ecco il
suo punto di vista
bolognese?
sullo stato di salute “È ancora un modello”
del capoluogo p Simone Jacca vatissima coscienza popolare sono le Al contrario vi sono numerosi spunti di
caratteristiche che più di tutte mi hanno riflessione per migliorare il nostro wel-
impressionato fin da subito. Partendo fare. L’emarginazione rimane una ferita
Quale eredità riceve dall’ammini- da questo la città deve trovare la forza grave, i senza dimora che dormono in
strazione Delbono? di reagire a qualsiasi difficoltà, politi- stazione sono la fotografia più nitida
Personalmente ho massimo rispetto per ca, sociale, economica. Non posso dire di alcune falle che presenta la città in
quello che è stato fatto nei mesi che mi se Bologna si sia impoverita, o se sia termini di protezione sociale. Il mio
hanno preceduto. Per questo motivo “ingrassata”, non ho avuto il tempo di giudizio complessivo rimane comunque
credo che il mio lavoro sarà basato sul fotografare il suo benessere effettivo. positivo, soprattutto per quanto riguar-
principio di continuità e non di rottura. Posso dire, però, che questa città ha da l’organizzazione in settori-chiave
È importante portare avanti i progetti e una struttura morale sufficientemente come l’infanzia, l’assistenza agli anziani
i lavori che hanno coinvolto questa città valida per poter reggere anche le situa- e la scuola.
nel modo più efficiente ed efficace possi- zioni più complicate. Questa è la risorsa Per quanto riguarda i senza dimo-
bile. Ovviamente mi impegnerò al mas- più grossa che ho trovato ed è da qui ra è possibile pensare di passare
simo perché ciò avvenga, ma sarà neces- che i bolognesi devono attingere. dalle riflessioni agli interventi?
sario il contributo della cittadinanza. Dal punto di vista sociale, quali Non so, non posso dirlo. Si tratta di un
Bologna è ancora la città “grassa” sono le carenze più evidenti? fenomeno molto complesso che vorrei
di qualche decennio fa? L’organizzazione del welfare, volendo cercare di capire meglio, fino in fondo,
Bologna è una città che ha tanti motivi usare un termine molto in voga, è in nella sua completezza. Non è affatto
per considerarsi unica. Ma il valore che assoluto una delle più avanzate d’Ita- semplice. A volte sono loro stessi a ri-
la rende un caso eccezionale in Italia è lia. Lo era nei decenni passati, e non fiutare assistenza, o per lo meno un cer-
la solidità. La struttura sociale, il forte ci sono motivi per pensare che non lo to tipo di assistenza. Per questo motivo
senso civico dei propri abitanti, l’ele- sia ancora. Anzi, molte città, non solo lo sforzo maggiore consiste nel cercare
italiane, utilizzano il modello bolognese di capire come venire incontro alle loro
per gestire e programmare i loro servizi esigenze. Non basta trovare delle solu-
sociali. Tuttavia è evidente che attual- zioni, offrire dei servizi; è importante
mente non tutti i bisogni sono effettiva- farlo, ma rispettando la loro sensibilità.
mente coperti. Questo sarà il mio impegno.

Un colpo
ai diritti M eno diritti per i
minori stranieri Sempreverdi
dei giovani non accompagnati. È la Il festival
Festival che
che misura
misura
conseguenza della nuo-
il nostro impatto sul pianeta
stranieri va normativa sulla con-
versione del permesso
p Sabrina Lanotte p Biljana Prijic (Sottobosco.info)
di soggiorno, in vigore
(Bandieragialla.it) Un evento-laboratorio con idee, prodotti e soluzioni per limitare l’impatto
dall’agosto del 2009,
dell’uomo sul nostro pianeta. Il festival “Impronta ecologica”, a Casalecchio
che peggiora una situa-
dal 16 al 18 aprile, è dedicato agli ambientalisti ma anche agli scettici, quelli
zione già precaria ed incerta. La maggior parte dei minori non accompagnati arri-
che magari dicono: “Ma quale riscaldamento globale? E tutta la neve che ha
va in Italia a 16-17 anni, e al compimento della maggiore età non ha il requisito
fatto quest’inverno?”. La strategia migliore per persuaderli è mostrare quanto
della permanenza da almeno tre anni rischiesto dalla normativa. Il loro permesso
sia “profonda” l’impronta ecologica di ciascuno, ossia misurare quanto terri-
di soggiorno, in altre parole, non può essere convertito e loro rischiano di diventa-
torio viene utilizzato da un individuo, una famiglia, una città, una regione, un
re clandestini. A Bologna è il Ceis (Centro di solidarietà), insieme alla cooperativa
Paese o dall’intera umanità. Dal 2000 il Wwf usa il metodo di calcolo dell’im-
Elios, a occuparsi della presa in carico dei minori. “A 18 anni - spiega Giovanni
pronta ecologica nel suo rapporto biennale Living Planet Report, commissio-
Mengoli, presidente di Elios - i ragazzi passano dallo status di minore, altamen-
nando il calcolo delle impronte ecologiche di tutti i Paesi del mondo. L’appun-
te tutelato dalla legislazione italiana, alla condizione di immigrato, soggetta ad
tamento di Casalecchio sarà l’occasione per scoprire la nostra impronta per
una legislazione fortemente restrittiva. Entro qualche settimana devono lasciare
quel che riguarda casa, alimentazione, cosmesi e persino il modo di viaggiare.
il luogo dove gli è stato offerto vitto, alloggio, sostegno. E se durante il percorso in
La sfida è alleggerire il nostro peso sul mondo: al festival si troveranno consigli
comunità non sono riusciti a trovare un lavoro si ritrovano ad essere clandestini”.
e idee per mettere il proposito in pratica. Le aree tematiche sono infatti quelle
Nelle comunità sono spesso presenti ragazzi con precedenti penali (di solito per
più “sensibili” per le questioni ambientali, ossia quelle in cui le singole scelte
spaccio): per loro è ancora più difficile ottenere una conversione del permesso. C’è
di sostenibilità, moltiplicate per il numero delle persone che le fanno proprie,
maggior riguardo invece per le ragazze (presenti in numero molto inferiore), dato
possono fare la differenza: bioedilizia, efficienza e risparmio energetico, mo-
che spesso sono vittime di violenza e sfruttamento. Il rischio che il lavoro di acco-
bilità ecosostenibile, alimenti e vini biologici, erbe e piante officinali, cosmesi
glienza e formazione abbia un esito negativo, tuttavia, è altissimo.
bioecologica, biohotel e altri modi per visitare il mondo senza inquinarlo.
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Non parlate al conducente

Da profughi Cipputi
ha cambiato nome
a clandestini
p Marco Guidi p Donato Ungaro (autista Atc)

P Gli
rofughi. Ne ho visti tanti durante burocrate, non ha visti d’ingresso, non ha autobus escono dai depositi alla mattina presto, in-
gli anni in cui mi sono occupato di un lavoro, perché ha varcato i confini in torno alle quattro, e i primi a salirci non sono più gli
guerre in giro per mezzo mondo, dal modo irregolare, clandestino appunto. Ep- operai italiani con la schiscetta nel tascapane, ma gli immigrati
Medio Oriente ai Balcani. Erano palestinesi pure l’Europa, negli anni in cui sono nato e con le casacche delle cooperative di facchinaggio e pulizia. Co-
o curdi in fuga dall’esercito israeliano o dai cresciuto, era piena di profughi, di clande- noscono gli orari degli autobus notturni, della linea 61 e 62 ad
gas di Saddam Hussein. Erano afghani di stini, di sopravvissuti, di sinistrati, di bom- esempio, di cui molti bolognesi non sanno neppure l’esisten-
tutte le etnie durante la guerra contro i so- bardati, di disperati. Proprio come l’Italia di za. Salgono sull’autobus sbucando dal buio e materializzandosi
vietici. E poi croati, bosniaci, kosovari, tibe- oggi, come l’Europa di oggi, come l’Ameri- alla fermata del 13, a Borgo Panigale, senza lasciare intendere
tani, karen… erano tutti uguali e tutti diver- ca di oggi. E mi fanno ridere (in realtà mi dove hanno vissuto fino a un attimo prima. Indossano giacche
si. Uguali nella loro precarietà, nella loro fanno qualcosa di molto peggio) quei no- a vento, felpe, casacche gialle e arancioni con loghi di aziende,
stri politicanti (non nomi di ditte bolognesi, ma anche palermitane e romane. Cip-
politici, politicanti) puti, il mitico ope-
che dicono: “Non raio in tuta blu di
li vogliamo qui, Altan, non abita
aiutiamoli a casa più qui. O meglio,
loro”. Ma lo sanno non si chiama più
che a casa loro si Cipputi, ma Ha-
muore (di fame, di kim oppure Mu-
bombe, di malat- hammad o Sahid.
tie, di sete)? Lo san- Il moderno Cippu-
no che l’Italia è il ti sale sull’autobus per andare a lavorare, quando l’alba è an-
Paese europeo che cora cosa di là da venire, e trova i figli del vecchio Cipputi che
destina meno fon- tornano a casa. Si incontrano sull’autobus, quasi senza vedersi,
di agli aiuti inter- due mondi: uno, semi-appisolato sul sedile dopo una notte di
nazionali? Mi è ca- bisboccia, l’altro ben sveglio e con il coraggio di “osare la spe-
pitato, qui in Italia, ranza”, perché ha solo quella. Non ha le scarpe di marca, ma
di incontrare profu- gli scarponi antinfortunistici dell’azienda, non indossa guanti di
ghi. Come il came- lana, ha le mani infilate in cuoio giallo non foderato, di quello
riere di etnia haza- che ti spacca la pelle. Il nostro futuro è quindi in quelle mani?
rà (la più umiliata Non posso saperlo, sono solo un tranviere. Però c’è una frase,
delle popolazioni la leggo tutte le volte che guido il 36, scritta su un muro in via
afghane) a Roma, Po, angolo via Friuli, che credo sia più adatta al nuovo Cipputi
miseria, nel loro dipendere dagli aiuti inter- il pittore di strada bosniaco, l’intellettuale piuttosto che ai nipotini del vecchio: “Cerca di ottenere ciò che
nazionali (quando ci sono). Diversi, perché palestinese. Gente cui non ho potuto mai ami altrimenti sarai costretto ad amare ciò che hai”. Lo disse
un profugo è un essere umano, come me, dare molto, se non un sorriso, una mancia, il medico argentino Ernesto Guevara de la Serna, meglio noto
come voi. Gente cui è stato tolto quasi tut- qualche parola scambiata nella loro lingua. come Che. Guarda caso un sudamericano, che oggi chiamerem-
to. Gente che vive in campi pieni di fango e Ma, almeno, ho cercato di farli sentire, per mo extracomunitario, proprio come quell’altro... non mi viene
di umidità d’inverno e di polvere soffocan- un attimo magari, non clandestini, non fug- in mente il nome, ma sì, quello famoso... Ah, ecco: Gesù di Na-
te d’estate. Gente che spesso diventa clan- giaschi ma gente comune, come me, come zaret. Chissà, forse un giorno mi è salito sull’autobus anche lui,
destina in troppi Paesi. Clandestino, ma di tanti. Che è poi quello che chiedono anche ma io non ho avuto il coraggio di riconoscerlo.
che? Non ha documenti, risponderebbe un loro, prima di tutto il resto.
la posta degli altri
La redazione di Piazza Grande risponde alle lettere pubblicate sui quotidiani bolognesi

Caro lettore,
Un tombino è per sempre capiamo la sua amarezza, tuttavia nella vicenda Delbono c’è anche qual-
Lettera pubblicata su La Repubblica del 19 marzo 2010 cosa da imparare, almeno per noi maschietti. L’ex sindaco ci regala infatti
preziosi consigli su come corteggiare una donna. Ad aprirci gli occhi è
Alle ultime amministrative ho votato Delbono a malincuore, perché in l’intervista rilasciata dalla signora Cinzia su Vanity Fair di marzo. Come ha
un’assemblea un iscritto disse chiaramente che non era il caso di candi- fatto Flavio a conquistarla? “Voleva che ci comprassimo la tomba insieme
darlo perché il suo comportamento non era dei più corretti. Alcuni ami- al cimitero, per stare con me anche nella morte – racconta la Cracchi –.
ci impiegati in Regione mi avevano riferito che il nostro era un “farfallo- Cose così non me le aveva mai dette nessuno”. E noi che perdevamo tem-
ne” anche sul lavoro, spessissimo era “in missione”. Poi è venuto fuori lo po con fiori, cioccolatini e anelli di brillanti. Altro che diamanti, un tombino
scandalo [continua...] al cimitero! Quello sì che è davvero per sempre.
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Guardare con occhi vergini, uscire dagli itinerari in cui


ci costringiamo per vedere Bologna come fosse la prima
volta. L’avventura di Simona Vinci e Carlo Lucarelli inizia qui

Una
città
da esplorare P| Illustrazione di Nancy Poltronieri

p Simona Vinci to, di possedere ancora provviso e di accorgersi con orrore che
Carlo Lucarelli un paio di gambe, di attorno a noi tutto è radicalmente cam-
occhi e un naso. Im- biato e non abbiamo alcuno strumento

C
hissà perché ci trasformiamo in provvisamente, in per interpretare quel cambiamento. For-
viaggiatori solo quando un ae- quel giorno be- se, avremmo fatto meglio ad esplorare i
reo, una nave, un treno o un nedetto in cui nostri luoghi con maggiore costanza.
qualunque altro mezzo di trasporto ci ha inizio la va- E’ per questo che abbiamo deciso di
recapitano (il più velocemente possibi- canza, sco- provare ad avventurarci per le strade
le e con il minor sbattimento) a debita priamo che della nostra città, Bologna, come se ci
distanza da casa nostra. Possibilmente a il mondo, trovassimo dall’altra parte del mondo,
migliaia di chilometri dal nostro Paese ignorato fino in una città sconosciuta di uno Stato
di provenienza. Un posto in cui il pae- ad allora in mesi e nel quale mettiamo piede per la prima
saggio, l’architettura, le facce, gli odori mesi di percorsi ob- volta. E d’altra parte, Bologna è cam-
e i sapori siano abbastanza diversi da bligati e ore di fla- biata tantissimo, negli ultimi anni. La
quelli cui siamo assuefatti da riuscire a nellosi televisiva, ci nostra città rossa, nostra signora di por-
rianimare almeno un po’ i nostri sensi interessa. tici e tortellini, di osterie e sangiovese,
anestetizzati. Abbiamo bisogno di uno Eppure, si potreb- cubetti di mortadella e sanpietrini, cit-
spostamento geografico consistente per be essere viag- tà dotta e città grassa, città che cambia
ricominciare ad accorgerci del mondo giatori an- ogni secondo e che ci ostiniamo a voler
che ci si muove attorno. Per constatare, che solo descrivere con le parole che già l’hanno
con un misto di soddisfazione e spaven- attra- descritta centinaia di volte, fino a rende-
ver- re quelle parole astratte e senza suono.
sando Vogliamo quindi provare a guardare e
il viaggio una stra- raccontare la città nella quale abbiamo
inizia da. Il prota- studiato e ci siamo formati, come esse-
dai lettori gonista di “Wa- ri umani e come scrittori, la città dalla
kefield”, uno dei qual- quale spesso partiamo per andare lon-
più bei racconti dello cosa di cui ci tano e poi ritorniamo, quasi fossimo le-
scrittore americano serviamo e basta. Se potessimo vede- gati a una catena fantasma che qui ci
Un luogo della città Nathaniel Hawthorne, è re una mappa dei nostri movimenti, ci riporta. Ma vogliamo provare a farlo con
che vi è caro per esattamente questo che fa: attraversa una accorgeremmo di usare una percentuale occhi vergini. Siamo pronti a trasformar-
qualche motivo, strada e va a vivere, di nascosto da tutti, ridicola dello spazio che abbiamo a di- ci in esploratori della nostra città e vo-
o semplicemente in un appartamento della casa di fronte a sposizione. I nostri percorsi sono sempre gliamo andare a vedere tutti quei posti
che meriti di essere quella nella quale ha vissuto fino a quel gli stessi, non scantoniamo e non devia- che fino ad ora non abbiamo mai ne-
raccontato. I lettori di giorno con la moglie. Perché lo fa? Molti mo quasi mai dalle traiettore abituali, anche considerato, perché erano fuo-
Piazza Grande possono motivi, non ultimo, vedere la sua vita e vuoi per mancanza di tempo, vuoi per ri dalla nostra geografia emozionale o
dare suggerimenti per le dunque se stesso, dal di fuori. Per veder- pigrizia mentale. E giorno dopo giorno, pratica. Dieci percorsi. Uno al mese. La
esplorazioni di Simona si, insomma. Cosa che è quasi impossi- mese dopo mese, anno dopo anno, la digitale in tasca, una mappa della città,
Vinci e Carlo Lucarelli bile fare se non si cambia prospettiva. nostra attenzione al luogo nel quale vi- un taccuino per gli appunti e un buon
scrivendo all’indirizzo: E farlo non è per niente semplice: spes- viamo cala insieme alle diottrie. Può poi paio di scarpe, come raccomandava An-
ghiaccioblu@gmail.com. so il luogo in cui viviamo si trasforma in capitare un giorno di risvegliarsi all’im- ton Cechov. Alla prossima. (© 2010).
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Un impegno che va
oltre i 90 minuti di
Sette giorni
gioco e una scelta su sette spalle alla porta
di socialità fuori dal
p Leonardo Tancredi
comune: ce la rac- maneva fuori alla bocciofila, io entravo Anni fa ti avrei risposto di sì, ma ti par- Ci tolgono tanti dei nostri al momento

conta una donna, e poi durante l’intervallo uscivo, lui mi


comprava il gelato e io raccontavo per
lo di molti anni fa, quando c’erano più
forme aggregative nei quartieri, adesso
della partita, solitamente quelli più in
vista. Una volta avevamo 2 lancia-cori

portavoce anonima filo e per segno com’era andata.


Come sei diventata ultras?
arrivano ragazzi che non hanno mai fat-
to esperienze di questo tipo. Noi, negli
che sceglievamo tra i migliori, adesso
devi averne tanti perché durano poco.

di un gruppo di ul- Per me è stato normale, erano gli anni


‘70, avevo 15-16 anni e tutte le persone
anni ‘80, al di fuori degli ultras, collabo-
ravamo con i centri sociali di quartiere
Durante la settimana però i diffidati la-
vorano sempre con noi: se pensavano di

tras bolognesi che vedevo la domenica erano negli ul-


tras, quindi per un compleanno chiesi
come il Fratelli Rosselli o il Casalone. Il
Comune all’epoca dava stabili sfitti ai ra-
allontanare le persone dagli ultras han-
no avuto l’effetto contrario. Allo stadio
gazzi che presentavano un progetto. i diritti civili sono sospesi, ma la poli-
C’è maschilismo in curva? zia non è mai stata il nostro obiettivo:
Bologna è una realtà particolare, il grup- loro facevano il loro lavoro, noi le nostre
po ragazze è uno dei più numerosi in Ita- cose e sapevamo che oltre un certo pun-
lia. Abbiamo sempre avuto la possibilità to non potevamo andare. Fino a quando
di andare nel direttivo e attualmente chi non hanno cominciato a fare negli stadi
è in balaustra da più anni è una donna. l’addestramento anti-guerriglia.
Invece quando mi sono trovata a rappre- Che pensi della tessera del tifoso?
sentare tutta la curva a riunioni naziona- Temo che a settembre anche il Bologna
li hanno telefonato per chiedere confer- la adotterà. Sarà una sorta di carta di
ma. Non è dappertutto come a Bologna. credito, ogni società dovrà stipulare un
Come si organizzano gli ultras? accordo con una banca. Il tifoso dovrà
Una volta, proprio perché eravamo in dichiarare di non aver mai preso diffide
tantissimi, nel direttivo si accedeva per e poi acquistare in banca la carta. Dopo
elezione. Adesso ci sono molti sottogrup- le verifiche della questura puoi carica-
pi, ognuno fa riunione 2 volte a settima- re la tessera per comprare i biglietti, ma
na e poi manda i propri rappresentanti senza nessuno sconto. Inoltre, la legge
Quando hai cominciato ad andare come regalo ai miei genitori di andare a alla riunione generale della curva, dove prevede che in caso di diffida la carta
allo stadio? fare la trasferta. Il gruppo è apertissimo si decidono le coreografie e altre inizia- venga sequestrata, e tutti i soldi che ci
A 2 anni, adesso ne ho 43. Seguivo mio anche oggi, se vieni allo stadio nel giro tive. Per l’anno del centenario abbiamo sono dentro vanno alla banca. La cosa
nonno tifoso sfegatato del Bologna. Poi di 2 domeniche conosci tutti. Probabil- molto da fare: se arrivano 20 mila ban- più grave è che i diffidati non potranno
un inverno gli venne un’emiparesi per il mente adesso ci stupiamo di questo per- dierine devi passare qualche notte a ar- più avere la carta, quindi saranno esclu-
freddo e il medico gli proibì le partite. La ché non esistono nella società forme di rotolare e assemblare, perché di giorno si dallo stadio a vita. È solo un grande
domenica lui raccontava a mia nonna e aggregazione così immediate. Ma quan- lavoriamo tutti. Adesso, con la repressio- business che svuoterà gli stadi. Ma è lo
a mia madre che andavamo ai giardini, do vedi uno che arriva allo stadio e sta lì ne che c’è, spesso siamo impegnati con stesso lo stadio senza di noi? Una rispo-
in realtà mi caricava in bici e andavamo in un angolo a guardarti, è normale dir- gli avvocati. sta è arrivata durante Bologna-Sampdo-
allo stadio. Era stupenda questa compli- gli dai vieni qua, come ti chiami… In che modo le leggi sulla sicurezza ria, quando dopo la coreografia lo stadio
cità tra me e lui che è durata per anni. Questo clima di accoglienza e condi- incidono sull’organizzazione della si è alzato in piedi a applaudirci. (ha col-
Quando ci hanno scoperto, il nonno ri- visione ha a che fare con la città? curva? laborato Camille Maccali).

Cronaca delle partite precedenti


Illusione di primavera
p Gianluca morozzi
Se posso usare una metafora: pensavamo che l’inverno fosse passato e avevamo messo via i vestiti pesanti. Invece la primavera ci ha illuso, e c’è da portare la
sciarpa ancora un po’. L’illusione di aver buttato via tutte le zavorre ce l’ha data un mese bellissimo in cui il Bologna, in teoria (e forse anche in pratica, via) si è
messo al sicuro. Genoa-Bologna, sotto una pioggia battente. In un’assurda partita, sotto tre a due all’intervallo, con il Livorno che vinceva, il vantaggio sulla ter-
zultima (proprio il Livorno) era di due miserrimi punti. Poi Adailton si è scatenato, il Bologna ha vinto nell’acquazzone con l’inusuale punteggio di quattro a tre, il
Livorno ha perso al novantesimo, e i Nostri rossoblu si sono ritrovati a otto-punti-otto dalla Fossa dei Dannati in cui, nell’ultimo anno e mezzo, si erano abituati a
stare. A quel punto, la domenica dopo, è arrivato il Napoli. Squadra forte, ambiziosa, con l’occhio alle posizioni importanti della classifica. Bene: dopo dieci minuti il
Bologna già vinceva due a zero, un gol dell’ex Zalayeta, un altro gol di Adailton. Due a uno il risultato finale, con qualche miracolo del mitologico portiere Viviano.
E dopo quella domenica, incredibilmente, i punti di vantaggio sulla terzultima sono diventati undici. Non potevamo quasi credere di essere usciti dall’inverno du-
rato un anno e mezzo, un anno e mezzo sempre a barcamenarsi in fondo alla graduatoria, una salvezza allo spasimo conquistata non si sa come, altre sofferenze,
ma era vero: undici punti! Praticamente una salvezza già conquistata a inizio marzo. Poi c’è stata la grande paura contro la Sampdoria: dopo aver sprecato un paio
di occasioni per vincere il Bologna ha rischiato di perdere, prendendo gol a quattro minuti dalla fine sull’unico tiro degli avversari. Per fortuna, al novantaduesi-
mo, il terzino Raggi ha avuto l’intuizione giusta. Si è lanciato in avanti, ha scaraventato in rete un cross di Lanna, l’arbitro non ha visto un fuorigioco di Succi, e ci è
andata bene così. Ma quando ormai già ci eravamo tolti sciarpe e cappotti e pensavamo al prossimo campionato, che tanto ormai questo era archiviato, a Siena
è tornato il freddo. Metaforico. Un grande ritorno al triste passato, a quell’anno e mezzo atroce: una squadra lenta e molle, un gol preso da calcio piazzato dopo
pochi minuti, poca rabbia, poco mordente, un paio di occasioni sprecate. Sconfitta, triste e giusta. I punti di vantaggio ci sono ancora, ma occhio, che di brutte
sorprese ne abbiamo già avute in passato, e non ne vogliamo più. Portiamo i guanti ancora un po’, e quando sarà il momento festeggeremo la primavera.
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A San Lazzaro c’è culturale del Teatro dell’Argine, “un’uto-


pia realizzata”, come la definisce il re-
un’utopia realizzata: gista Nicola Bonazzi. Tutto inizia nel Cultura
2007, all’interno dei laboratori teatrali
una compagnia
multiculturale che
del centro di accoglienza per richieden-
ti asilo politico di via Ceri, a Bologna. Lì
nasce la compagnia dei rifugiati dell’Itc,
La scena
da tre anni sale sul
più “formazione” che teatro, ma alcuni
di quei ragazzi decidono di proseguire
il percorso in maniera stabile fondando
è dei migranti
palco per raccontare una compagnia multiculturale. Oggi il
gruppo è composto da attori dalle pro- p Laura Marongiu
le storie dei paesi venienze più svariate: attualmente ne
fanno parte una polacca, due italiani, compagnia, arrivato in Italia nel 2005 contandole possiamo metterci del no-
d’origine un camerunense, un curdo, due molda- dal Kurdistan come rifugiato politico. stro, mostrando una goccia del mare di
vi, un nigeriano, un’iraniana, un con- “Ho iniziato quest’esperienza al mio problemi dei nostri paesi d’origine.” Gli
arrivo, nel- spettacoli della compagnia sono sem-
la compagnia pre rivisitazioni di testi teatrali celebri,
dei rifugiati scelti per le loro tematiche civili e po-
dell’Itc – rac- litiche. “Tramite questo taglio, civile e
conta Idris a volte satirico, possiamo parlare de-
dietro le quin- gli attori attraverso loro stessi – spiega
te al debut- il regista Nicola Bonazzi – : ognuno in
to dell’ultimo qualche modo mette molto di sé, della
spettacolo, propria cultura, del proprio paese, ma
“Di che paese anche della propria visione del mondo.
è Madre Co- Pur con provenienze così disparate, nel
raggio” –. Do- momento in cui si recita si è tutti ugua-
podiché sono li, si comunica con la lingua del teatro
entrato a far e questo favorisce fortemente l’integra-
parte della zione di persone arrivate qui con situa-
compagnia zioni molto difficili alle spalle”. L’ulti-
multicultura- mo spettacolo messo in scena (a metà
le e ho inizia- marzo), inserito nel cartellone “ufficia-
to a recitare a le” dell’Itc, si chiama “Di che paese è
tutti gli effetti. Madre Coraggio”, rilettura di uno dei la-
Questo mi ha vori più noti di Brecht. E sul palco gli at-
dato modo di tori-migranti hanno dato voce a drammi
conoscere del- di cui loro stessi sono stati protagonisti,

R
iunire in una compagnia tea- golese, due cinesi e una brasiliana. Per le persone più facilmente, ma anche di dalla prostituzione infantile alle guerre
trale rifugiati politici e richie- loro la compagnia è un luogo di doppia migliorare il mio italiano”. Idris va fie- mediorientali, fino alle dittature dell’Est
denti asilo provenienti da tut- accoglienza: si accolgono gli attori-mi- ro dei vantaggi che la multiculturalità Europa. Per capire che l’utopia è diven-
to il mondo. Usare il teatro come luogo granti, ma anche le loro storie, i disagi e può regalare al teatro. Nelle opere mes- tata realtà basta ascoltare le loro voci,
d’integrazione, e contemporaneamen- le emozioni, che entrano a far parte de- se in scena, spiega, “si parla di storie mai così vere come quando cantano un
te come megafono per le loro storie di gli spettacoli messi in scena. Lo confer- di paesi in difficoltà, che non sempre pezzo popolare polacco, o piangono in
vita. E’ la storia della compagnia multi- ma Idris Hussain, uno degli attori della sono conosciute dalle persone. Noi rac- curdo la morte di un figlio.

diario dal pratello


il teatro/carcere cerca stabilità
p Paolo Billi (regista)
Il lavoro teatrale all’interno del carcere è ascolto e confronto. E’ uno spazio-tempo dedicato alla cura di se stessi. E’ costruzione di una consapevolezza cri-
tica. E’ una palestra delle emozioni. E’ un’esperienza artistica complessa. Il lavoro teatrale in carcere conduce inevitabilmente il teatrante ad interrogarsi sul
senso e sulle necessità del suo fare. E per chi in carcere ci vive, il teatro è un’attività di educazione, di formazione e di possibile futuro reinserimento pro-
fessionale. Ma è fondamentale che quest’attività sia permanente. Per questo il Teatro del Pratello, il Gruppo Elettrogeno e la Città Invisibile, che operano da
diversi anni all’interno della Casa circondariale di Bologna, hanno deciso di costruire un progetto triennale comune, in cui collocare le diverse attività di
laboratorio teatrale, di musica, di danza, e la produzione di spettacoli, da presentarsi all’interno del carcere e fuori dal carcere. Un progetto promosso e con-
diviso dall’Ufficio del Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Bologna, che segue la nascita, nel giugno 2009, del Coordina-
mento regionale tra le diverse realtà di teatro/carcere che operano in Emilia Romagna. Oltre alle tre esperienze bolognesi, in regione lavorano il Teatro Nu-
cleo di Ferrara, Appunti di Viaggio di Rimini, l’Associazione culturale S.t.e.d. di Modena, il Teatro dei Venti di Modena e Giolli Cooperativa sociale di Parma.
L’obiettivo del coordinamento, che ha ricevuto il patrocinio non oneroso da parte della Regione, è ambizioso: garantire stabilità, continuità e sviluppo alle
esperienze avviate. Ispirandosi a quello che succede dall’altra parte dell’Apennino, dove da dieci anni esiste un’eccellenza: un analogo coordinamento tra
sedici realtà di teatro/carcere, riconosciuto e finanziato dall’assessorato alla Cultura della Regione Toscana. E’ in Italia la più importante esperienza di riferi-
mento. Ora anche l’Emilia Romagna riconosce la ricchezza delle esperienze presenti in regione: è arrivato il momento di sviluppare il filo che le accomuna.
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on the road 17 aprile Dopo 4 anni dalla pubbli-


cazione di “Controlli”, il
protagonisti, ma ha reso
appuntamenti del mese

familiari i modi e gli stili 25 aprile luna” al Mambo è aperta dal


martedì alla domenica (ore
ore 20 5 marzo è uscito “Rootz”: espressivi della contempo- Festival della Zuppa 10-18, giovedì ore 10-22), chiu-
Ska Festival
11 aprile Laboratorio Crash
quindicesimo lavoro disco-
grafico per il gruppo più
raneità, contribuendo alla
nascita di quella cultura
Via Stoppato
Arriva alla quinta edizione il
sa il lunedì.
ore 22 Via della Cooperazione 10 Gran festival internazionale
longevo e rappresentativo visiva che è caratteristica
Massimo Volume Lo Ska Festival è un proget- della zuppa. In attesa della
del Reggae Made in Italy. fondamentale, imprescin-
Locomotiv Club to musicale, sociale e cultu- festa in programma anche
“Rootz” recupera le sonorità dibile e dominante in ogni
Via Sebastiano Serlio, 25/2 rale che nasce interno al La- tre incontri per imparare
più ortodosse e calde del sfera del quotidiano.
www.locomotivclub.it
I Massimo Volume sonoriz-
boratorio Crash di Bologna.
È un’iniziativa antirazzista
genere, reintroducendo la
sezione fiati e proponendo
a cucinare dolci: appun-
tamento il 19 aprile (ore 21 Aprile
zano live la pellicola di Jean ed antifascista. Ore 20 gri- 17-20) per lezioni di pan di ore 21
un sound che unisce il Dub,
Epstein “La caduta della gliata, ore 22 Dr.Ringding. spagna, tenerina, torta alla Iacchetti rilegge
la Poetry e il suono delle
casa Usher”. Il regista vi frutta. Il 20 aprile (ore 17-20) Gaber
radici del reggae, rileggendo
fuse due racconti di Edgar
Allan Poe (“La caduta della 18 aprile il tutto attraverso contenuti lezioni di tiramisù, crostata Teatro delle Celebrazioni
via Saragozza 234
casa degli Usher” e “Il ritrat- ore 22
Joe Lalliy + Sumo
musicali attuali.
16 Aprile e biscotti. Ultima lezione il
24 aprile (ore 15-19). I labo- www.teatrocelebrazioni.it
to ovale”) con altri spunti ore 21.30 ratori si tengono all’Associa- biglietti da 25 a 30 euro
dello scrittore americano, Locomotiv Club Catch imprò Enzo Iacchetti è da sempre
zione Ca’ Bura in via dell’Ar-
ma poco interessato al ma- Via Sebastiano Serlio, 25/2 via Gorki 16 un grandissimo estimato-
coveggio, Iscrizioni 10 euro
cabro, li rilesse in chiave www.locomotivclub.it biglietto 10 euro re dell’opera “gaberiana”.
(massimo 15 partecipanti) a
animista. Ad aprire il live biglietto 8 euro Arriva dalla Francia, dalla Insostituibile padrone di
festivalzuppa@gmail.com o
solista di Stefano Pilia. Joe Lally bassista nonchè fantasia di Inédit Théâtre, il casa del Festival Gaber di
al numero 339 1910989.
una delle menti della stori- nuovo format di improvvisa- Viareggio, nel corso degli anni
16 aprile ca band dei Fugazi. Ha lavo- Fino al zione teatrale che Improtea- ha saputo coinvolgere con in-
ore 22.30
rato con John Frusciante e
Josh Klinghoffer (la band si 18 aprile tropropone al suo pubblico.
Ecco dunque il Caatch Imprò:
superabile entusiasmo tutti i
prestigiosi artisti che vi hanno
Wicked Friday chiamava Ataxia) alla scrit- Del bel tempo che fu.
due attori contro due, un ma- partecipato. Il ricavato dello
Tpo tura dell’album “Automatic Bologna
ster crudele che propone gio- spettacolo andrà in favore del
Via Casarini 17/5 Writing”. Negli ultimi 3 anni nelle illustrazioni
Anche quest’ anno il mese ha girato in lungo e in largo di Giuseppe Bacci chi di improvvisazione oltre
ogni limite, con la complici- Fino a progetto raccolta fondi che
Fa.Ce realizza per sostenere
di aprile coincide con la
chiusura della stagione
il mondo con il suo proget-
to. Apertura porte ore 21.30,
Fondazione Del Monte
Via Donzelle 2
tà del pubblico. Lo scenario
è quello di uno scherzoso
luglio 2010 le sue attività in difesa delle
persone disabili.
reggae-dancehall al Tpo di inizio live ore 22. Tessera L’opera di Giuseppe Bacci
Bologna. Il dj della scena ha svolto un ruolo impor-
wrestling: scenografia e pre- Fellini. Dall’Italia
arci 2010 obbligatoria.
bolognese, Mad Kid, per tante di mediazione e di
sentazioni ad hoc, stacchi alla luna
musicali carichi di energia, Cinema Lumière e Mambo
l’occasione è affiancato da
Mr. Brusco. L’ hosting del- 23 aprile diffusione di contenuti cul-
turali. Attraverso i manifesti
sfide esasperate, tensione www.cinetecadibologna.it L’agenda “On the Road”, a
la serata è affidato come ore 22 pubblicitari ha divulgato
altissima. Questo è Catch Retrospettiva dedicata a Fe- cura di Giuseppe Mele, viene
sempre alla Rude Family, Africa Unite non solo le informazioni
Imprò: energia, imprevedibi- derico Fellini. Segnaliamo la chiusa in redazione il 25 di
Estragon lità, coinvolgimento del pub- proiezione de “La dolce vita”, ogni mese. Per segnalare
resident sound al Tpo da sui luoghi e sui prodotti
Via Stalingrado 83 blico per il format che punta martedì 27 aprile, con l’intro- eventi e inviare comunicati
diversi anni. reclamizzati, sugli eventi e
www.estragon.it decisamente a diventare il duzione di Goffredo Fofi. La scrivere all’indirizzo:
sui personaggi che ne erano
biglietto: 10 € successo dell’anno. mostra Fellini. “Dall’Italia alla redazione@piazzagrande.it
UN PATRIMONIO
DI IDEE EDIFICANTI
Abbiamo cominciato a costruire più di 70 anni fa, credendo nel lavoro,
nelle persone e nello sviluppo. Queste sono le fondamenta di tutte le
nostre opere, di allora e di oggi. Soprattutto di oggi, perchè il progresso
ha cambiato il mondo ma non il nostro modo di progettare e fare. Per
questo continuiamo a costruire soprattutto con i valori, per tutelare
l'ambiente e il lavoro. E continuiamo a credere che se dietro una grande
opera c'è sempre un grande genio, il nostro sono le persone.