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La lingua al microscopio

Uso e abuso del superlativo


Soprattutto nel linguaggio della pubblicit e dello sport, si diffusa negli ultimi anni labitudine di formare il superlativo anche con i nomi, al fine di accentuare i significati che essi
esprimono. Leggeremo perci sulle vetrine dei negozi o sugli annunci pubblicitari dei giornali inviti ad approfittare di occasionissime e di offertissime; vedremo esaltati gli eroi del
calcio o di altre discipline sportive con lepiteto di campionissimi; i presentatori televisivi ci
prometteranno non pi canzoni ma canzonissime; i comici non pi risate ma risatissime;
la pubblicit ci inviter a consumare i pomodorissimi; riceveremo perfino delle cartoline
con i salutissimi o gli augurissimi dei nostri amici. Questa tendenza ad amplificare (e a
esagerare) i concetti ha portato anche alla coniazione di nuove locuzioni avverbiali, formate sempre con nomi declinati al superlativo. Un amico ci chiede il parere su una certa questione? Non elegante essere semplicemente daccordo, meglio essere daccordissimo.
Abbiamo conosciuto una persona ammodo oppure abile e capace? Nel primo caso non
potremo che definirla a postissimo, nel secondo in gambissima.
Del tutto analogo a questo il fenomeno della proliferazione incontrollata di superlativi
assoluti formati con prefissi intensificativi. Piuttosto che essere ricchi meglio essere straricchi, piuttosto che fortunati meglio essere arcifortunati. Ma soprattutto con prefissi
che sembrano avere (chiss perch, poi?) una vernice tecnologica che
la pubblicit va a nozze. Ecco allora auto superveloci, elettrodomestici iperefficienti, servizi telefonici ultrarapidi: tutto, naturalmente, a
prezzi irrisori grazie ai megasconti.
Che cosa dice la grammatica a tale proposito? Come
sempre cauta, poich non la grammatica a fare
la lingua ma viceversa. Un consiglio per lo pu
dare: usiamo il buonsenso. Amplificare il concetto
espresso dai nomi e dagli aggettivi pu servire se lo si fa
saltuariamente, in casi eccezionali, ma se leccezione
diventa la regola tutto si appiattisce e le qualit che volevamo vantare ed esaltare diventano comuni, addirittura banali. Insomma, avere un amico o un amicissimo la stessa
cosa: purch sia buono, affezionato e fedele...

P.G. VIBERTI, Di bene in meglio 2011 SEI - Societ Editrice Internazionale