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La lingua al microscopio

Professionisti e professioniste...
A mano a mano che il miglioramento della condizione femminile ha consentito alle donne
di svolgere professioni e di ricoprire cariche tradizionalmente riservate agli uomini, stato
necessario risolvere un problema solo in apparenza semplice: volgere al femminile termini che avevano sempre avuto il solo genere maschile. Il problema non si poneva, naturalmente, per i mestieri che le donne avevano da sempre svolto (contadina, infermiera, sarta,
cucitrice, ricamatrice ecc.), ma per quelli cui avevano avuto accesso da poco. Come
chiamare una donna che svolge la professione di notaio, di avvocato, di ingegnere? E
come definire una donna che ricopre la carica di ambasciatore, di direttore, di presidente? I linguisti hanno avanzato le loro proposte, luso popolare ha trovato le sue soluzioni,
ma, come si pu facilmente intuire, i casi di disaccordo sono molto frequenti. Qualche
anno fa, viste le implicazioni sociali della questione, fu addirittura istituita una
Commissione nazionale per la parit uomo-donna, ma i risultati che ne scaturirono non
appianarono affatto i contrasti, anzi fecero esplodere nuove polemiche.
Diciamo subito che lincertezza riguarda un numero limitato di vocaboli, mentre su altri c
ampio accordo. Nella formazione del femminile si segue per lo pi la regola generale: al
nome maschile si aggiunge il suffisso -essa (poeta/poetessa, sacerdote/sacerdotessa,
presidente/presidentessa); ai nomi maschili terminanti in -tore si sostituisce il suffisso
-trice (pittore/pittrice, elettore/elettrice, autore/autrice). Ma come comportarci di fronte
a sostantivi quali avvocato, deputato, notaio? Qualsiasi decisione si prenda, il rischio di
andare incontro a parole che non ci convincono, a scelte grammaticali discutibili, in certi
casi addirittura a esiti umoristici. Se decidessimo di volgere al femminile i nomi maschili,
ci troveremmo di fronte a fieri dubbi: meglio dire la soldata o la soldatessa, lavvocata o
lavvocatessa, la vigila o la vigilessa? Se invece decidessimo di considerare questi sostantivi di genere comune, cio identici nei due generi, ci troveremmo a dire la giudice, la notaio, e questo non suonerebbe bene alle nostre orecchie. Lorientamento oggi largamente
condiviso, e che consigliamo di seguire, consiste nel lasciare questi nomi al maschile
anche se riferiti a donne, affidando al contesto il compito di informarci sul sesso della persona a cui ci si riferisce. Diremo perci: il notaio, lingegnere, il console ecc., quale che
sia la persona di cui parliamo. Ma anche in questo modo non tutto va per il giusto verso.
Come racconta il linguista Aldo Gabrielli, anni or sono suscit non poca ilarit la notizia
che a una serata di gala a Roma Lambasciatore americano indossava un superbo abito
di seta color malva, molto scollato. Lambasciatore americano era, per la cronaca, la
signora Clara Luce, una donna affascinante e ricca di femminilit...

P.G. VIBERTI, Di bene in meglio 2011 SEI - Societ Editrice Internazionale