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P. J.

Farmer Relazioni aliene


Nell'universo infinito, tra le forme di vita umane e non umane che lo
popolano, sembrerebbe impossibile trovare punti d'incontro. Due possibilit sono tuttavia offerte, ci dice Farmer: la religione ed il sesso. E ce ne
d la dimostrazione in questa antologia che contiene tre delle sue opere
pi importanti a giudizio dello stesso autore. Padre (una storia definita eccezionale e fondamentale da noti critici): su di un pianeta
inavvicinabile domina un dio onnipotente, pangenitor di tutte le forme
di vita che lo popolano: sar compito di un modesto religioso terrestre
trovare la sua unica debolezza... Madre: ogni femmina per accoppiarsi
ha bisogno di un maschio della propria specie; alle gigantesche Madri,
invece, sufficiente un maschio qualsiasi, anche terrestre... Figlia: lo
strano connubio descritto nella storia precedente fecondo, ma la nuova
vita che viene alla luce dovr affrontare molti pericoli: li superer solo
grazie ad astuzie umane... Figlio: le applicazioni militari dell'istinto
materno sono numerose: si raccomanda ai figli unici di non rimanere prigionieri di sommergibili-femmina nemici... Il fratello di mia sorella: il
primo uomo disceso su Marte incontra una forma di vita apparentemente
amichevole, ma la solitudine gioca brutti scherzi, ed facile equivocare
sul sesso degli alieni...
Philip Jos Farmer nato nel 1918 a North Terre Haute, nello Stato dell'Indiana. Dopo
aver tentato vari mestieri, esord nella fantascienza nel 1952 con una storia che fece scalpore: l'amore di un essere umano e di una extraterrestre, e ricevette nel 1953 il Premio
Hugo quale giovane autore pi promettente.
Dopo un periodo di silenzio tornato alla ribalta nel 1964 rivelandosi un prolifico autore
di opere lunghe. Ha ottenuto cos nuovi riconoscimenti: due nuovi Premi Hugo nel 1968 e
nel 1912. Di Farmer l'Editore Fanucci ha
pubblicato un'altra famosa raccolta di romanzi brevi: Un dio dal passato, su Futuro-Pocket
n. 2.

EDIZIONE INTEGRALE

PRINCIPALI OPERE DI PHILIP JOS FARMER PUBBLICATE IN ITALIA


RACCONTI
La via delle Indie (Sail on! Sail on!, 1952)
Splendenti come gioielli (They Twinkled Like Jewels, 1952)
Copia conforme (The Celestial Blueprint, 1954)
Totem e tab (Totem and taboo, 1954)
Rastignac il Diavolo (Rastignac the Devil, 1954)
Prometeo (Prometheus, 1961)
Le radici dell'ira (Deep Are the Grooves, 1963)
II re degli animali (The King of the Beasts, 1964)
I bestemmiatori (The Blasphemers, 1964)
L'ombra dello spazio (The Shadow of Space. 1967)
Mordi il prossimo tuo (A Bowl Bigger than Earth, 1967)

ANTOLOGIE
Un dio dal passato (The Alley God, 1962) (Futuro-Pocket n. 2, 1972)

ROMANZI
Pianeta in via di sviluppo (The Green Odissey, 1957)
Gli anni del precursore (A Woman a Day, 1960)
Il Figlio del Sole (Flesh, 1960)
Un amore a Siddo (The Lovers, 1961)
L'inferno a rovescio (Inside-Outside, 1964)
Il Fabbricante di Universi (The Maker of Universes, 1965)
Una questione di razza (Dare, 1965)
I cancelli dell'universo (The Gates of Creation, 1965)
Notte di luce (Night of Light, 1966)
L'immagine della bestia (The Image of the Beast, 1968) Un universo tutto per noi (A Private Cosmos, 1968) Festa di morte (A Feast Unknown,
1969) Nelle rovine della mente (Blown, 1969) Lord Tyger (Lord Tyger,
1970)
II fiume della vita (To Your Scattered Bodies Go, 1971) Alle sorgenti del
fiume (The Fabolous Riverboat. 1972)

PHILIP JOS FARMER

RELAZIONI ALIENE
romanzi brevi

FANUCCI

Titolo originale:
STRANGE RELATIONS
1960 by Philip Jos Farmer
1973 by Fanucci Editore
Traduzione integrale dall'inglese di A. Pollini
Grafica e copertina di Massimo Jacoponi
Introduzione di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco
Fanucci Editore, Via Pio Fo 55, Roma 00152

INDICE
Introduzione
Autobiografia
I - Padre
II - Madre
III - Figlia
IV - Figlio
V - Il fratello di mia sorella

INTRODUZIONE
La fantascienza una letteratura timida?
L'elogio pi interessante (in quanto approfondito e motivato) ricevuto da Philip Jos Farmer ci sembra quello rivoltogli
dal critico e scrittore Alfred Bester (un collega assai autorevole, cui si devono un relativamente scarso numero di storie
ma di altissima qualit), il quale, discutendo nel 1961 sulle
pagine della rivista Fantasy and Science Fiction circa le caratteristiche che dovrebbe possedere il perfetto autore di fantascienza, afferm esplicitamente:
Gli scrittori sono una razza pigra: scrivono le cose convenienti, sicure e che danno profitto. Siamo maestri patentati
nell'arte di razionalizzare la codardia: se siamo ispirati da un
tema che potrebbe dare l'avvio ad una polemica, riusciamo a
trovare il modo di non farlo comparire. Se ci viene in mente
un'idea che richiederebbe rigorose speculazioni per essere
sviluppata possiamo improvvisare una dozzina di metodi per
scansare il lavoro. Tutto questo per rendere omaggio al pi
coraggioso autore della fantascienza: Philip Jos Farmer.
L'estrapolazione l'ideale che la science fiction glorifica,
ma che raramente pratica a fondo. Farmer forse il solo autore che estrapoli genuinamente e con disciplina. Egli l'unico capace di seguire un'idea fino al suo termine logico, qualunque sia la conclusione che ci comporta ed la grandezza
di Farmer il non aver paura della conclusione, anche se una

conclusione repellente.
Abbiamo parlato della virilit di Heinlein. Alla luce del
coraggio di Farmer, l'aggressivit di Robert Heinlein pare
semplicemente bellicosit. Heinlein spesso osa difendere
un'opinione reazionaria di fronte ad un uditorio in maggioranza progressista e spesso questo viene considerato una prova di coraggio. Noi sosteniamo che invece un mettersi in
fila nel corteo impopolare. Il coraggio vero quello di Farmer che ha la forza di avanzare nel buio, dove non esistono
opinioni gi formate che lo possono sostenere. In altre parole: Heinlein ci scuote deliberatamente per fare del dramma,
Farmer ci scuote perch ha avuto il coraggio di estrapolare
un'idea innocua fino a mostrarne le terribili conclusioni.
La debolezza di Farmer il non essere un genio (sappiamo troppo bene quanto questo commento sia tormentoso pur
nella sua assurdit). N lui n alcun altro scrittore di oggi
capace di fondere le sue grandi speculazioni in una storia pi
stupefacente di ogni possibile esperienza. Per usare una vecchia espressione, Farmer ha un motore troppo potente per i
suoi organi di trasmissione. Crediamo che la stessa cosa si
possa dire di tutta la fantascienza.
Il giudizio di Bester, che qui riportiamo assai pi estesamente di quanto non sia stato fatto nella nostra introduzione
al precedente libro di Farmer pubblicato su Futuro-Pocket, si
pu considerare ancora valido nella sua tesi di fondo, nonostante siano trascorsi dodici anni da quando stato espresso,
anni in cui vi stato il sorgere della New Wave della science
fiction, uno dei cui fini era proprio quello di essere anticonformista e coraggiosa. E' il caso, dunque, di approfondire
il discorso, soprattutto la sua ultima parte, proprio in quel
concetto che tanto potrebbe dispiacere ai fans, ai difensori a
spada tratta della nostra materia. Infatti, la fantascienza,

come genere letterario dalle ben precise caratteristiche, sembra contraddistinto dalla massima potenzialit e dalla massima timidezza, contemporaneamente. Per spiegarci, con potenzialit intendiamo la situazione particolarmente favorevole nella quale si trova la science fiction in confronto alla
narrativa realista: quella di poter prescindere da qualsiasi
vincolo ambientale, meccanico, logico; il che comporta la
straordinaria possibilit, da parte di un autore, di creare un
intero mondo a misura dei suoi intendimenti e interessi, di
manovrare a proprio piacere con il tempo e con lo spazio, di
non avere condizionamenti di alcun tipo, in definitiva di giocare ad un gioco del quale lui stesso a dettare le regole!
Nessun altro genere letterario in grado di offrire altrettanto
ai propri scrittori (la controprova fornita dal fatto che quando un autore di letteratura normale vuole dire certe cose
senza imbattersi in ostacoli, ricorre ai moduli fantascientifici). Con timidezza intendiamo, invece, il fenomeno per cui
la stragrande maggioranza degli scrittori specializzati non ha
colto, o non sa o non vuole sfruttare, il pieno significato di
questa assoluta libert offertagli dalla science fiction. Nel genere, a partire da Wells e dagli epigoni americani di un certo
Poe, si iniziato a codificare una serie di situazioni (la
guerra dei mondi, la conquista dello spazio, il viaggio
nel tempo, la scoperta meravigliosa e cos via) e se ne
continuato a fornire variazioni su variazioni, sempre pi intricate, sempre pi complesse, ma sempre sul medesimo
gruppo di temi, il quale, s, si andato ampliando nel corso
degli anni, ma senza vistosi apporti (se ne fatto cenno nelle
precedenti introduzioni). Superati man mano dei vincoli, gli
stessi autori se ne sono per auto imposti degli altri: la fantascienza oggi il genere letterario pi ricco di convenzioni,
cio di regole del gioco imposte dal suo stesso interno.

Tutto ci, naturalmente, non ha impedito che si scrivessero


opere originali, poetiche, affascinanti, entusiasmanti, degne
cio di ogni rispetto, pietre miliari nella storia della fantascienza, ma non nella storia della letteratura mondiale, eccetto un paio di eccezioni riconosciute.
A questo immobilismo che potremmo definire speculativo (oggi, per fortuna, in fase di superamento, ed a cui ovviamente non si deve dare lo stesso significato di quella frase
fatta che la morte della fantascienza decretata dagli ignoranti e dai non specialisti dal 1969 in poi), se ne aggiunge un
altro, anche pi grave, che potremmo definire stilistico. Il
linguaggio narrativo, cio la forma letteraria nella quale un
autore esprime le proprie idee, dipende in primo luogo dalla
sensibilit dell'autore stesso, ma anche, decisamente, dall'ambiente culturale nel quale egli opera. Dagli Anni Venti
ad oggi il romanzo mondiale, sotto l'influsso delle nuove correnti di pensiero sviluppatesi tra la fine dell'800 e l'inizio del
900, ha subito una forte trasformazione stilistica, una evoluzione volta non a rinnegare il passato (in quanto evoluzione non rivoluzione), ma ad adeguare gli interessi universali e costanti della letteratura alle realt nuove, le dimensioni nuove sviluppatesi in seno alla societ, e che le strutture
classiche del grande romanzo ottocentesco non erano pi in
grado di rappresentare compiutamente. Viceversa, sino agli
Anni Sessanta la fantascienza si dimostrata restia ad una simile evoluzione, che si andava manifestando entro il corpo
della letteratura maggiore. Questo facilmente spiegabile
con il fatto che, da un punto di vista interno, la science fiction, essendosi data la struttura di genere narrativo codificato da apposite convenzioni, automaticamente era costretta
a opporre una certa resistenza alle innovazioni; da un punto
di vista esterno, con il fatto che per anni la sua unica diffu-

sione avvenuta attraverso le riviste popolari, il cui pubblico


non ha certo gusti d'avanguardia, ma desidera soltanto un genere letterario d'evasione, ricco di spunti e di trovate, ma non
certo molto curato nello stile. E poich la fantascienza non
nasce dal nulla, ma esistono degli autori che la scrivono, una
parte di colpa l'hanno anche questi ultimi, che si son lasciati
condizionare dai due fenomeni sopra descritti.
Per tali motivi la science fiction, la pi libera di tutte le
forme narrative, allo stesso tempo la pi legata ai moduli
da lei stessa creati che ne irrigidiscono lo sviluppo, impedendole di tradurre pienamente in atto le proprie immense potenzialit, e riducendo in modo drastico il numero delle opere che riescono a rappresentare efficacemente le tensioni, le
contraddizioni, i moti diversi dell'uomo e di tutte le possibili
societ che sarebbe in grado di creare, oggi come domani. E'
un'affermazione, quest'ultima, verificabilissima: quante opere opere, non autori di respiro non semplicemente effimero, non semplicemente specializzato, ma portatrici di
un messaggio preciso e identificabile, valido nella letteratura
tout court, stata capace di esprimere appunto la fantascienza cosiddetta specializzata? I titoli sono veramente pochi;
e anche questi, in quanti li ricordano al di fuori del solito
esperto, lettore o critico che sia? Viceversa, molti sono gli
autori del mainstream (come si usa dire), cio autori consapevoli dei propri mezzi, ben consci dell'atmosfera culturale
in cui spazia il loro discorso, e padroni di uno stile e di un
linguaggio non imposti dall'esterno, ma volontariamente plasmati perch siano veicolo di determinate idee, che hanno saputo sfruttare appieno le possibilit della fantascienza, dandoci opere ricche di significato non solo di per se stesse, ma
anche in rapporto a tutta una definita corrente letteraria. Baster citare, al riguardo, i nomi tra gli altri di William Bur-

roughs, John Barth, Kurt Vonnegut, Anthony Burgess, Richard Mc Kenna, William Golding e, in Italia, di Italo Calvino.
Il ragionamento sin qui seguito e le conclusioni da noi tratte, potranno sorprendere e forse anche dispiacere a qualche
appassionato. Ma soltanto perch, vuoi per la mancanza materiale di luoghi dove dibatterlo, vuoi per l'inveterata abitudine italica all'autocompiacimento, non se ne era mai accennato prima. Al contrario, come si visto, nei Paesi di lingua inglese dall'inizio degli Anni Sessanta che se ne discute, con
varie intonazioni: ad esempio, negli Stati Uniti, accaduto
anche che chi affrontava tali argomenti venisse accusato di
essere un affossatore della fantascienza in nome del sense of
wonder. Ora, a parte che qualit letteraria e senso del meraviglioso non sono affatto termini antitetici (una sola prova:
Tolkien), ci sembra che sia lecito e doveroso attendersi dagli
scrittori cosiddetti specializzati, e fornire quindi ai lettori,
anche qualche cosa di pi di un divertimento per il divertimento, che pu essere qualcosa di eccitante (lo abbiamo
scritto molte volte, anche negli anni passati, difendendo questo tipo di opere da chi allora, oggi non pi! esaltava
esclusivamente l'impegnatissima produzione sociologica
lanciando all'ingiro assurde accuse), ma che da solo certo
non basta.
Come diremo in modo assai pi ampio nell'introduzione di
Jack Barron e l'eternit (Bug Jack Barron, 1969), dall'inizio
degli Anni Sessanta, anche in seno al gruppo degli autori
specializzati ci si rese per conto dell'esigenza di un rinnovamento rispetto alle tematiche; le forme e gli stili in uso del
tempo delle riviste di Hugo Gernsback. E del livello dei risultati ottenuti percorrendo vie inconsuete per la fantascienza
cos come era sino ad allora considerata, ma comunque illu-

minate dai traguardi raggiunti dalla letteratura del nostro


tempo, ne testimone lo stesso libro di Spinrad (cui rimandiamo per l'analisi dettagliata del fenomeno).
J.G. Ballard, lo scrittore inglese iniziatore di quel moto di
rinnovamento, alla fine del manifesto del 1962 in cui
esprimeva le sue idee-direttive per una nuova visione della
science fiction, affermava: Come conclusione, voglio ricordare lo scafandro da palombaro che Salvador Dal us alcuni
anni fa a Londra per tenere una conferenza. Il meccanico che
era stato inviato per controllare lo scafandro chiese a Dal la
profondit a cui aveva intenzione di scendere, Il maestro gli
rispose drammaticamente: ' Fino all'Inconscio! ', ed il meccanico replic saggiamente: ' Allora temo che non basti '. Cinque minuti pi tardi, Dal quasi soffocava nell'elmetto. E'
proprio questo ci che ancora ci manca: lo scafandro spaziale per lo spazio interno. Costruirlo compito degno della
fantascienza!.
Il compito indicato da Ballard si dimostrato essenziale
per la sopravvivenza stessa della science fiction come genere
letterario vitale, e non come museo di convenzioni narrative.
Tuttavia, per perseguirlo, occorre coraggio: proprio quella
virt la cui mancanza, gi un anno prima, Alfred Bester rimproverava ai suoi colleghi. Lo stesso Bester aveva per indicato l'eccezione pi importante (a quell'epoca: in seguito, per
fortuna, si sono moltiplicate), cio quel Farmer che fu tra i
primissimi a voler deliberatamente sconvolgere i pi radicati
schemi convenzionali, non esitando ad introdurre nel genere
due tematiche (fra le altre) sino ad allora bandite in modo assoluto: il sesso e la religione. N esit, ancora una volta fra i
primi, ad attuare sperimentalismi linguistici e stilistici, non
fumosi e fini a se stessi, ma giustificati da esigenze narrative
e fondati su di una solida base culturale. Questo lavoro, fatto

di coraggio e di spirito pionieristico, gli frutt incomprensioni, inimicizie e veri e propri sabotaggi da parte di editori e
critici.
Come al solito, per, prima di editori, critici e addetti ai
lavori ad accorgersi di Farmer furono soprattutto i lettori,
che decretarono il successo dei suoi libri, malgrado tutto,
nonch delle innovazioni di cui erano i portatori. E due opere
nuove, come concezione e come struttura, sono infatti
quelle che hanno consentito a Farmer di vincere recentemente due Premi Hugo: Riders of the Purple Wage nel 1968 (per
i romanzi brevi) e II fiume della vita (To Your Scattered Bodies Go, 1971), nel 1972 (per i romanzi). La fama dello scrittore dunque consacrata: il suo successo oggi costante e
rinnovato, come abbiamo potuto accorgerci direttamente, essendo Farmer uno dei sei autori che ci vengono richiesti con
pi insistenza dai nostri lettori.
Naturalmente la fama ha anche i suoi lati negativi:
quando un nome raggiunge la notoriet diventa anche il pi
richiesto e conteso dagli editori. E' quindi spesso costretto a
scrivere con pi intensit e non sempre la qualit delle opere
prodotte va a beneficio della loro qualit. Per fortuna Farmer
un vero e proprio vulcano di idee originali e di invenzioni
fantascientifiche, spesso eccellenti, e riesce a supplire con
questo ad uno stile in alcune occasioni sciatto. Dal 1968 ad
oggi ha scritto moltissimo: cose ottime, buone, ma anche
pessime; capolavori, ma anche romanzetti avventurosi senza
pretese, e addirittura opere di vera e propria pornografia,
come L'immagine della bestia (The Image of the Beast,
1968) e Nelle rovine della mente (Blown, or Sketches among
the Ruins of My Mind, 1969).
E' stato giustamente detto che spesso un autore ignorato da
anni viene all'improvviso scoperto e da quel momento in

poi si pubblica di lui ogni cosa, senza cognizione di causa:


questo un vizio nostrano, riscontrabile soprattutto nel cinema
e nella letteratura maggiore. In poco pi di due anni, infatti,
sono stati tradotti di Farmer una decina di volumi (compresi i
due sopra citati e i due editi da Futuro): il che pu anche frastornare il lettore a causa del loro notevole divario di qualit.
Noi stessi abbiamo dovuto respingere la tentazione di acquistare diritti di libri di uno scrittore sulla cresta dell'onda, ma
che intrinsecamente non avevano molto valore, come The
Gate of Time o Behind the Walls of Terra (quest'ultimo quarto romanzo della serie del Fabbricante di Universi: una vera
delusione che non sembra avere n capo n coda, soprattutto
coda); oppure che non erano assolutamente n fantascienza
n tantomeno fantasia eroica, come Fire and the Night e
Lord Tyger.
La nostra scelta viceversa caduta su di una antologia che
non eccessivo definire un classico della fantascienza, inspiegabilmente trascurata da tanti esperti di casa nostra:
Strange Relations, apparsa nel 1960 e contenente cinque romanzi brevi fra i maggiormente significativi nella storia della
science fiction (Father del 1955, Mother del 1953, Daughter
del 1954, Son del 1954, My Sister's Brother del 1959). Tre di
questi, lo stesso Farmer li considera tra le sue cose pi importanti, come si pu leggere nella autobiografia riportata
nelle pagine che seguono. E in effetti, basterebbe aver scritto
Father per entrare nella storia della fantascienza: un'opera
definita eccezionale e fondamentale da critici americani
e italiani: la trama s'inserisce come quarto (e penultimo)
momento della vicenda di padre John Carmody, il piccolo
prete che Farmer ha reso protagonista di alcune delle sue storie pi spinte. Utilizzare un sacerdote come personaggio
principale ha permesso allo scrittore di dar fondo ai suoi

maggiori interessi: storia delle religioni, psicologia freudiana, sessuologia, tecnologia, biologia. Il poderoso sforzo immaginativo e speculativo di Farmer, comprendente anche il
tentativo di amalgamare tutti gli spunti derivatigli dalle citate
branche del sapere, si riscontra anche in Mother e My Sister's Brother (c' chi ha parlato di ingegneria biologica).
Considerando poi che tutte queste opere sono apparse negli
Anni Cinquanta, quando si stava ancora sviluppando sulle
pagine di Galaxy, Fantasy and Science Fiction e Astounding
l'indiretta polemica fra fantascienza sociologica e fantascienza avventurosa, si noter subito come Farmer seguisse una strada speculativa completamente autonoma, battendo
piste ancora ignote, affrontando argomenti che quasi non
erano considerati dai due contendenti. Ed per questo che
merita veramente la definizione di pioniere e di coraggioso.
Il Ciclo di Padre Carmody
Riportiamo, secondo il loro ordine logico, tutte le storie di
Farmer che hanno come protagonista Padre John Carmody:
Night of Light, in Fantasy and Science Fiction, giugno
1957
Attitudes, in Fantasy and Science Fiction, ottobre 1953
Prometheus, in Fantasy and Science Fiction, marzo 1961
Father, in Fantasy and Science Fiction, luglio 1955
Night of Light, romanzo, 1966 (nel libro sono comprese
due parti: la prima, apparsa nel 1957 con questo titolo, la
storia iniziale del ciclo; ed una seconda parte, mai pubblicata
in precedenza, che rappresenta la conclusione, apparentemente definitiva, delle vicende di Padre Carmody).

AUTOBIOGRAFIA
dell'autore per l'edizione italiana
Traduciamo integralmente l'autobiografia che Farmer ha voluto redigere
per presentare questo suo libro ai lettori italiani. Scritta in terza persona
estremamente rivelatrice circa il singolare carattere dell'uomo. Per altre notizie, rimandiamo a quanto da noi scritto
in Un dio dal passato.

Philip Jos Farmer nato fra gli ululati di una tempesta di


neve e sotto il segno dell'Aquario il 26 gennaio 1918. Suo
padre era un ingegnere elettrotecnico, il nonno paterno era
ingegnere meccanico, ed entrambi i bisnonni erano medici.
Un suo bisnonno combatt durante la Guerra di Secessione
con un reggimento dell'Indiana; mentre il nonno materno
combatt con un reggimento del Kansas. Gli antenati di Farmer erano olandesi, tedeschi, inglesi, scozzesi, irlandesi e indiani Cherokee. Sono stati cacciatori, agricoltori, ingegneri,
medici, guaritori metafisici, postini e cercatori d'oro. Sua
madre, parente di lesse James, nata nel Missouri.
La famiglia si trasfer dall'Indiana al Messico, poi nel
Missouri e quindi a Peoria nell'Illinois, dove Farmer visse
dai 4 ai 38 anni. Fanciullo, amava vagare liberamente per i
campi, le colline, i torrenti e i boschi (oggi completamente

invasi dal cemento) che circondavano la sua casa, giocando


a Tarzan, Cowboy e Indiani, D'Artagnan e Uomo delle Caverne. I libri che pi lo hanno influenzato durante l'infanzia
sono stati l'Odissea, le narrazioni tratte dalle mitologie dei
Greci, i Germani e gli Indiani del Nord America, i Viaggi di
Gulliver di Swift, il Mago di Oz e tutti i suoi seguiti di Frank
Baum, i romanzi su Tarzan, John Carter di Marte e Pellucidar di Edgar Rice Burroughs, i libri d'avventura di Rider
Haggard, Conan Doyle, le Mille e una Notte, la Genesi, l'Esodo e i Vangeli, una serie di romanzi su un ragazzo di
Neanderthal dal titolo generale Og, figlio del fuoco, Jack
London, Mark Twain, Jeffroy Farnol, L'isola del tesoro, Robinson Crusoe, Jules Verne, le prime riviste di science fiction dirette da Hugo Gernsback, i periodici di narrativa popolare, come Argosy, Blue Book, American Boy e Boy's
Life. E Dumas.
Durante la giovinezza, rimase l'influsso degli autori e le
opere citati (che ancora continua a leggere), ma vi si aggiunse quello di tutti i grandi poeti, di Tom Wolfe, G.B.
Shaw, l'Apocalisse di San Giovanni, Dostoyevsky, Melville,
Maugham, Voltaire, Joyce, Rabelais, Sterne, Smollett, Fielding, Cabell, Dunsany, e Nietzsche. Dopo i trent'anni vennero anche Henry Miller, Kazantzakis, C. S. Lewis e Lockridge. E Huxley. E Stapledon.
Farmer ha frequentato l'Universit del Missouri e la
Bradley University, e, dopo una carriera accademica pi.
volte interrotta, si laureato nel 1950 in Composizione Letteraria Creativa e Letteratura Inglese. Frequentando, ha lavorato come operatore in una centrale elettrica, addetto ad
un mulino meccanico, operaio in un caseificio, ed impiegato
per una fabbrica di apparecchiature elettriche. Nel 1957 si
trasferito a Syracuse, nello Stato di New York, per diventare

scrittore tecnico specializzato nell'elettromeccanica per la


General Electrics. Dopo due anni, andato a Scottsdale in
Arizona, per lavorare come scrittore tecnico per la Motorola. Oggi, scrittore tecnico per la McDonnel Douglas
Corporation, addetto alla Sezione Missili e Sistemi Spaziali,
a Santa Monica in California, e scrive gran parte dei bollettini che informano sulle prove condotte con il vettore Saturno.
77 suo primo racconto pubblicato apparve nel 1946 sulla
rivista Adventure, ed era una storia di guerra. Il primo racconto di fantascienza, The Lovers, apparve nel 1952 su Startling Stories, e fece sensazione. Non era la prima opera fantascientifica pubblicata da una rivista americana che contenesse sesso, ma era la prima nella quale venivano descritti
esplicitamente, in forma originale e romanzata, i rapporti
sessuali e la riproduzione con extraterrestri. Conteneva,
inoltre, delle originali estrapolazioni linguistiche e sociali.
Dopo di allora, Farmer ha scritto una ventina di romanzi ed
una cinquantina fra romanzi brevi e racconti, i pi importanti dei quali sono (secondo la sua opinione): The Alley
Man, Flesh, Inside-Outside, Night of Light, Fire and the
Night, Sail on! Sail on!, Mother, My Sister's Brother, Father
e Riders of the Purple Wage1. Farmer anche collezionista
di opere di e su Sir Richard Francis Burton 2 e sulla questione omerica, ed cofondatore della ristrettissima Istituzione
per la Reinstituzione dei Riti della Fertilit e del Giorno del1 Tutti tradotti in italiano, come si pu vedere nella bibliografia di pag. 2, ec-

cetto Fire and the Night e Riders of the Purple Wage (The Alley Man fa parte
dell'antologia The Alley God; Father, Mother e My Sister's Brother sono
compresi invece in Strange Relations che qui presentiamo) (N. d. C).
Sir Richard Francis Burton (1821-1890) il traduttore inglese delle Mille e
una Notte e del Kamasutra. Farmer ne ha fatto il protagonista di due suoi recenti romanzi: To Your Scattered Bodies Go (1971) e The Fabolous Riverboat (1972) (N.d.C).

la Terra-Madre.
E' convinto che il capitalismo, il socialismo e il comunismo, nelle loro presenti forme, non siano in grado di risolvere i grandi problemi del mondo, e che la societ dovrebbe essere riorganizzata sulla base di una economia dell'abbondanza, come proposto nel documento della Triplice Rivoluzionaria e negli scritti di Theobald e di altri.
Si interessa di linguistica e specialmente di Esperanto. In
tale lingua, ha in corso la traduzione del Mago di Oz e di
Tarzan, e spera in futuro di tradurre l'Odissea, il Tropico del
Capricorno, l'Enrico IV, lo Heimskringle ed altre opere.
E' sposato da trent'anni, ha due figli adulti e una nipotino.
Philip Jos Farmer

I - Padre
1

Il primo ufficiale del Gabbiano alz lo sguardo dal tavolo


di rotta e addit le figure ingrandite che il microfono-bobina
gettava sullo schermo delle informazioni.
Se tutto esatto, comandante, siamo a duecentomila chilometri dal secondo pianeta. In questo sistema ci sono dieci
pianeti. Fortunatamente, ce n' uno abitabile. Il secondo.
Si interruppe. Il comandante Tu lo guard curiosamente,
perch l'uomo era estremamente pallido e aveva accentato in
tono ironico la parola fortunatamente.
Comandante, il secondo pianeta deve essere Abatos.
La pelle scura del comandante si imbianc, fino ad eguagliare la carnagione del secondo ufficiale. La sua bocca si
apr, come per formulare un'imprecazione, poi si chiuse, seccatamente. Nello stesso tempo, la sua mano destra fece un
gesto abortito, sollevandosi verso la fronte, come per toccarla. Ma subito ricadde.
Benissimo, signor Givens. Tenteremo di atterrare. E' tutto
ci che possiamo fare. Rimanga in attesa di ordini.
Si volt, in modo che nessuno avesse la possibilit di

guardarlo in faccia.
Abatos, Abatos, mormor. Si inumid le labbra inaridite
e strinse le mani dietro la schiena.
Risuonarono due brevi squilli. Il nostromo Nkrumah pass
la mano su di una lastra attivatrice e disse Qui plancia, ad
uno schermo che, sulla parete, assunse di colpo vita e colore.
Apparve il viso di uno steward.
Signore, la prego di avvertire il comandante che il vescovo Andr e padre Carmody lo stanno aspettando nella cabina
sette.
Il comandante Tu lanci un'occhiata all'orologio e tir leggermente il crocifisso d'argento che portava appeso all'orecchio destro. Givans, Nkrumah e Merkalov lo stavano osservando attentamente, anche se sviavano in fretta lo sguardo
quando incontravano il suo. Sorrise, cupamente, nel vedere
le loro espressioni; disserr le mani e raddrizz il dorso. Era
come se sapesse che i suoi uomini contavano su di lui per
mantenere una calma che avrebbe diffuso la fiducia nella sua
capacit di portarli in salvo. Perci, per circa mezzo minuto,
rimase monoliticamente in posa nell'uniforme azzurrocielo,
che non era pi cambiata dal ventunesimo secolo. Sebbene
tutti sapessero che lui si sentiva piuttosto ridicolo, quando la
indossava su di un pianeta, a bordo della nave si muoveva
come un uomo che portasse l'armatura. Se giacca e calzoni
erano indumenti antiquati, che si vedevano soltanto ai balli
in costume o negli stereo storici, o addosso agli ufficiali delle astronavi interstellari, davano un senso di diversit, un notevole fascino, e contribuivano a rafforzare la disciplina. Il
comandante doveva essersi reso conto di aver bisogno di tutta la fiducia e di tutto il rispetto che poteva suscitare. Per
questa ragione aveva consapevolmente assunto la sua posa:
era il comandante saggio e tranquillo, tanto sicuro di s che

poteva dedicare un po' del suo tempo anche ai rapporti sociali.


Dica al vescovo che andr immediatamente a trovarlo,
ordin al nostromo.
Lasci la plancia, percorse parecchi corridoi, ed entr nel
piccolo salone. Si sofferm sulla soglia, per dare un'occhiata
ai passeggeri. C'erano tutti, tranne i due religiosi. Nessuno si
era ancora accorto che il Gabbiano non stava semplicemente
attraversando una delle solite fasi di transizione dallo spazio
normale allo spazio perpendicolare. I due giovani innamorati, Kate Lejeune e Pete Masters, stavano seduti su di un divano, in un angolo, tenendosi per mano e bisbigliando sottovoce: ogni tanto si scambiavano occhiate di passione contenuta.
All'estremit opposta della sala c'era la signora Recka: era
seduta a un tavolo e faceva un solitario a due insieme al medico di bordo, Chandra Blake. Era una bionda alta e voluttuosa, la cui bellezza era sciupata da un incipiente doppio
mento e dalle mezzelune scure sotto gli occhi. La bottiglia
semivuota di bourbon, sulla tavola, spiegava l'origine di quel
suo aspetto sciupato: e coloro che conoscevano la sua storia,
sapevano anche che era proprio per quello che la donna si
trovava a bordo del Gabbiano. Si era separata dal marito su
Wildenwooly, e adesso stava tornando dai suoi genitori, sul
lontano pianeta di Diveboard, all'orlo della Galassia. Il marito le aveva imposto di scegliere fra lui e la bottiglia, e lei
aveva dato la preferenza all'oggetto pi semplice e pi trasportabile. Come stava spiegando al dottore nel momento in
cui il comandante entr, il bourbon non la criticava mai e
non le dava mai dell'alcolizzata.
Chandra Blake, un ometto bruno dagli zigomi sporgenti e
dai grandi occhi scuri, se ne stava ad ascoltarla con un sorriso fisso dipinto sul volto. Era molto imbarazzato perch la

signora Becka parlava a voce esageratamente alta, tuttavia


era troppo educato per piantarla in asso.
Il comandante Tu sfior la visiera del berretto in segno di
saluto, passando davanti ai quattro, e sorrise, ignorando l'invito della signora Recka, che lo avrebbe voluto al suo tavolo.
Poi si avvi per un altro corridoio, e premette un pulsante accanto alla porta della cabina numero 7.
La porta si spalanc, ed egli entr: era un uomo alto, magro e rigido, che sembrava fatto d'un inflessibile metallo scuro. Si ferm bruscamente e realizz un gesto quasi miracoloso, piegandosi in avanti. Dovette piegarsi per baciare la
mano che il vescovo gli tendeva, ma lo fece con tale riluttanza e tale mancanza di garbo da togliere al suo atto ogni significato. Quando si raddrizz, diede quasi l'impressione di respirare per il sollievo. Era evidente che al comandante non
piaceva inchinarsi a chicchessia.
Apri la bocca, come per dare subito la cattiva notizia, ma
padre John Carmody gli mise in mano un bicchiere.
Un brindisi, comandante: ad un rapido arrivo a Yggdrasil, disse padre John, con una voce bassa e un po' stridula.
La vita di bordo ci piace moltissimo, ma abbiamo buone ragioni per desiderare di giungere in fretta a destinazione.
Berr alla sua salute e a quella di Sua Eccellenza, disse
Tu, in tono secco e ruvido. In quanto al rapido arrivo, ho
paura che avremo bisogno di qualche piccola preghiera. O
forse di parecchie preghiere.
Padre Carmody inarc le sopracciglia straordinariamente
lunghe e folte, ma non disse nulla. Quella scena silenziosa
spiegava piuttosto bene le sue reazioni interiori, perch era
un uomo loquacissimo, incapace di tacere. Era piccolo e
grasso, intorno ai quarant'anni, con le gote cascanti, un folto
ciuffo di capelli nerazzurri leggermente ondulati, occhi di un

azzurro vivo piuttosto sporgenti, la palpebra sinistra un po'


abbassata, una bocca grande e carnosa, e un lungo naso
aguzzo come un missile. Fremeva letteralmente di energia
repressa: doveva essere sempre in movimento, per non
esplodere; doveva agitare le mani di qua e di l, e ficcare il
naso di qua e di l, doveva ridere e chiacchierare: doveva
dare l'impressione di vibrare, interiormente, come un grande
diapason.
Il vescovo Andr, che stava ritto accanto a lui, era cos
alto e fermo e massiccio che sembrava una quercia trasformata in un uomo: e Carmody era lo scoiattolo che correva attorno ai suoi piedi. Le spalle superbe, il petto inarcato, il
ventre magro e i polpacci che straripavano di muscoli davano l'impressione di una forza enorme controllata rigorosamente e mantenuta in efficienza perfetta. I lineamenti del suo
volto erano in armonia con il fisico: aveva una testa grossa,
dagli zigomi alti, sovrastata da una criniera di capelli che
avevano lo stesso colore del manto d'un leone. I suoi occhi
erano di un verdedorato splendente, il naso era diritto, classico di profilo, ma un po' stretto e contratto se lo si guardava di
fronte; la bocca era piena e rossa e lievemente inarcata agli
angoli. Come padre John, il vescovo era adorato dalle signore della diocesi di Wildenwooly, ma per una ragione del tutto
diversa. Padre John era estremamente simpatico. Le faceva
ridere e sorridere, e faceva sembrare loro tutt'altro che insormontabili anche i problemi pi gravi. Ma il vescovo Andr
faceva piegar loro le ginocchia quando le guardava negli occhi. Era il tipo di prete che le spingeva a rimpiangere che
non fosse disponibile per il matrimonio. La cosa peggiore era
che Sua Eccellenza sapeva molto bene quale effetto faceva, e
lo detestava. Qualche volta si mostrava molto secco, e in generale stava piuttosto sulle sue. Ma nessuna donna riusciva

mai a tenergli il broncio per molto tempo. In effetti, come


tutti sapevano, il vescovo doveva in parte la sua fulminea
carriera agli sforzi ed agli intrighi segreti delle signore. Non
che fosse un individuo men che capace: aveva semplicemente raggiunto quell'altissimo rango pi rapidamente di quanto
ci si sarebbe potuti aspettare.
Padre John prese una bottiglia di vino e riemp un bicchiere, e poi vers negli altri due della limonata.
Io berr il vino, annunci. Lei, comandante, sar costretto a ingurgitare questa bevanda analcolica perch in
servizio. Sua Eccellenza, invece, rifiuta la coppa che allieta,
se non come sacramento, per ragioni di principio. In quanto a
me, bevo un po' di vino perch mi fa bene allo stomaco.
Si batt una mano sulla grossa pancia arrotondata.
Poich il mio ventre costituisce una cos grande parte di
me, tutto ci che faccio per lui lo faccio per tutto il mio essere. Cos, non soltanto ne traggono beneficio le mie viscere,
ma tutto il mio corpo irradia buona salute e gioia e reclama
altro tonico. Purtroppo, il vescovo costituisce per me un
esempio insopportabilmente edificante, e quindi debbo limitarmi ad un solo bicchiere. E tutto questo nonostante il fatto
che soffra di un tremendo mal di denti e potrei attutire il dolore con un paio di bicchieri in pi.
Sorridendo, guard al di sopra dell'orlo del bicchiere in direzione del comandante Tu, il quale stava sogghignando nonostante la tensione, e del vescovo, cui i lineamenti calmi e il
portamento dignitoso conferivano l'aspetto di un leone profondamente immerso in meditazione.
Ah, mi perdoni, Eccellenza, disse padre Carmody. Non
posso fare a meno di pensare che la sua temperanza esagerata, ma non avrei dovuto azzardarmi a dirlo. In verit, il suo
ascetismo un modello che tutti noi ammiriamo moltissimo,

anche se non abbiamo la forza di carattere necessaria per


imitarlo.
Lei perdonato, John, disse il vescovo con aria grave.
Ma preferirei che riservasse le sue punzecchiature, poich
non posso esimermi dal giudicarle tali, per i momenti in cui
non c' nessuno presente. Non opportuno che lei parli in
questo modo alla presenza di testimoni, i quali potrebbero
supporre che lei provi un certo disprezzo per il suo
vescovo.
Suvvia, che Dio mi perdoni, non intendevo certamente
una cosa simile! grid Carmody. Anzi, in effetti, le mie
punzecchiature erano rivolte a me stesso, perch apprezzo un
po' troppo le cose piacevoli di questa vita, e invece di acquisire saggezza e santit, riesco solo ad acquistare peso.
Il comandante Tu si agit, impacciato, poi cerc di reprimere quei movimenti fin troppo eloquenti. Era evidente che
sentir parlare di Dio fuori di chiesa lo imbarazzava moltissimo. E poi, non era il momento di chiacchierare di simili inezie.
Beviamo alla nostra salute, propose. Trangugi la sua limonata. Poi pos il bicchiere sul tavolo, con aria ineluttabile,
come se non dovesse avere mai pi l'occasione di bere, e riprese a parlare. Ho una brutta notizia da dare. Il nostro motore di traslazione si spento un'ora fa e ci ha lasciati insabbiati nello spazio normale. L'ufficiale di macchina dice che
non riesce a trovare niente che non sia a posto, eppure il motore non vuol saperne di funzionare. Non sa come fare a rimetterlo in moto. E' un uomo esperto ed efficiente, e quando
ammette la sconfitta, allora si tratta di un problema insolubile.
Vi fu un attimo di silenzio. Poi fu padre John a parlare.
Siamo vicini ad un pianeta abitabile?.

A circa centomila chilometri, rispose Tu, tirando leggermente il crocifisso d'argento che gli pendeva dall'orecchio.
Poi si rese conto all'improvviso che stava tradendo la sua ansiet, e lasci ricadere la mano lungo il fianco.
Padre Carmody alz le spalle.
Non siamo in caduta libera, quindi il motore interplanetario non guasto. Perch non possiamo atterrare su quel pianeta?.
Tenteremo di farlo. Ma non ho molta fiducia nel successo
del nostro tentativo. Quel pianeta Abatos.
Carmody zufol e si accarezz il lungo naso. Il viso bronzeo di Andr impallid.
Il piccolo prete depose il bicchiere e fece una smorfia preoccupata.
Brutto affare. E guard il vescovo. Posso dire al comandante perch siamo tanto ansiosi di arrivare in fretta e
furia a Yggdrasil?.
Andr annui, tenendo gli occhi bassi, come se stesse pensando a qualche cosa che non riguardava affatto gli altri due.
Sua Eccellenza, disse Andr, ha lasciato Wildenwooly
per Yggdrasil perch era convinto di essere stato colpito dalla cosiddetta febbre dell'eremita.
Il comandante rabbrivid, ma non si scost neppure di un
passo, bench fosse vicinissimo al vescovo. Carmody sorrise.
Non deve avere paura del contagio. Sua Eccellenza non
ce l'ha, la febbre dell'eremita. Qualcuno dei sintomi che accusa corrisponde, ma all'analisi non risultata la presenza di
nessun microbo. E non basta. Sua Eccellenza non ha affatto
dimostrato il tipico comportamento antisociale. Ma i medici
hanno deciso che doveva andare a Yggdrasil: l hanno attrezzature mediche molto migliori di quelle di Wildenwooly,

che un mondo ancora piuttosto primitivo, come lei ben sa.


E poi, l c' un certo dottor Reudenbach, uno specialista di
malattie epilettoidi. Poich le condizioni di Sua Eccellenza
non accennavano a migliorare, gli hanno suggerito di andare
appunto a consultarlo.
Tu apri le mani in un gesto d'impotenza.
Mi creda, Eccellenza, questa notizia mi rattrista moltissimo, e aumenta ancora di pi il mio dispiacere per l'incidente
che ci capitato. Ma non posso far....
Andr usc dalle sue fantasticherie. Sorrise per la prima
volta, un sorriso lento, calmo, bellissimo.
I miei guai sono ben poca cosa, in confronto ai suoi, comandante. Lei ha la responsabilit di questa astronave e del
suo prezioso carico. E, cosa ancora pi importante, la salvezza di venticinque persone.
Incominci a camminare avanti e indietro, parlando con la
sua voce vibrante.
Tutti abbiamo sentito parlare di Abatos. Sappiamo ci
che pu significare, se il motore di traslazione non riprende a
funzionare. O se incorriamo nella stessa sorte che toccata
alle altre navi che hanno cercato di atterrare su quel pianeta.
Ci troviamo a circa otto anni-luce da Yggdrasil, e a sei da
Wildenwooly, il che significa che con i motori normali non
possiamo raggiungere nessuno di questi due mondi. O troviamo il modo di rimettere in funzione il motore di traslazione, o atterriamo. Oppure rimaniamo nello spazio fino a quando moriremo.
E anche se riusciamo ad atterrare, disse il comandante
Tu, pu darsi che dobbiamo trascorrere su Abatos tutto il
resto della nostra vita.
Un attimo dopo usc dalla cabina. Venne fermato da Carmody, che lo aveva seguito.

Quando ha intenzione di dirlo agli altri passeggeri?.


Tu diede un'occhiata all'orologio.
Fra due ore. Allora sapremo se Abatos ci lascer passare
o no. Non potrei indugiare ancora pi a lungo ad informarli,
perch si accorgeranno che sta succedendo qualcosa. A quest'ora, dovremmo gi avere incominciato la fase di atterraggio su Yggdrasil.
Il vescovo sta pregando per tutti noi, disse Carmody.
Io chieder al cielo di ispirare l'ufficiale di macchina. Ne
avr veramente bisogno.
Il motore di traslazione non ha nessun guasto, disse seccatamente Tu. Per non funziona.
Carmody lo osserv attentamente di sotto le sopracciglia
foltissime e si accarezz il naso.
Secondo lei, non stato un incidente se il motore ha
smesso di funzionare?.
M' capitato altre volte di trovarmi in situazioni pericolose, rispose Tu. E mi sono spaventato. Sicuro, spaventato.
Non lo direi a nessuno, se non a lei, o forse a qualche altro
prete... ma mi sono spaventato. Oh, so benissimo che si tratta
di un segno di debolezza, forse addirittura di un peccato ....
A questo punto Carmody inarc le sopracciglia, sbalordito
e forse anche un po' intimorito da quell'atteggiamento.
... ma non riuscivo ad evitarlo, anche se giuravo che non
mi sarei lasciato travolgere mai pi, e che non avrei mai lasciato che qualcuno se ne accorgesse. Mia moglie diceva
sempre che se qualche volta mi lasciavo andare a dimostrare
qualche debolezza, non molta, solo un po'... Bene, forse
stato proprio per questo che mi ha lasciato. Non lo so, e in
realt adesso non ha pi nessuna importanza, a parte il fatto
che....
Si rese conto, bruscamente, che stava divagando. Si inter-

ruppe, bruscamente, si domin con un visibile sforzo, raddrizz le spalle, e prosegui.


Comunque, padre, questa faccenda mi spaventa pi di
quanto mi sia mai spaventato in vita mia. Non saprei dirle
esattamente il perch. Ma ho la sensazione che Qualcosa abbia provocato quell'avaria, e per uno scopo che non apprezzeremo molto, quando lo scopriremo. Come base del mio ragionamento, ho soltanto quello che accaduto alle altre tre
navi. Lei lo sa benissimo, tutti lo sanno: la Hoyle atterr e
non se ne seppe mai pi niente, poi la Priam and a indagare
sulla sua scomparsa e non riusc ad avvicinarsi a meno di
cinquanta chilometri perch i motori normali smisero di funzionare, e l'incrociatore Tokyo tent di passare a forza con i
motori spenti e riusc a cavarsela soltanto perch aveva una
velocit sufficiente da portarlo oltre il limite dei cinquanta
chilometri. Ma anche cos, per poco non si bruci nel passare
attraverso la stratosfera.
Quello che non riesco assolutamente a capire, disse padre Carmody, come mai questo fattore ignoto abbia potuto agire su di noi mentre eravamo nella fase di traslazione. In
teoria, in quel momento non avremmo neppure dovuto esistere, nello spazio normale.
Tu scosse leggermente il crocifisso.
S, lo so. Ma adesso siamo qui. Qualunque cosa abbia
causato tutto questo possiede una potenza sconosciuta all'uomo. Altrimenti non sarebbe certo riuscito a localizzarci durante la traslazione, cos vicino al Suo pianeta.
Carmody sorrise allegramente.
E che c' da preoccuparsi? Se in grado di catturarci
come pesci in una rete, allora vuole a tutti i costi che atterriamo. Perci non dobbiamo temere incidenti durante l'atterraggio.

Poi, all'improvviso, ebbe una smorfia di dolore.


Questo molare cariato, spieg. Mi ero deciso a farmelo
togliere e sostituire, quando fossi arrivato a Yggdrasil. E
avevo giurato che avrei smesso di mangiare tutta quella cioccolata che mi piace troppo, e che mi gi costata la perdita
di parecchi denti. E adesso devo pagare per i miei peccati,
perch sono partito cos in fretta che ho dimenticato di portare con me qualche analgesico, eccettuato il vino. Oppure si
trattato di un lapsus freudiano?.
Il dottor Blake ha gli analgesici.
Carmody rise.
Certo che li ha! Un'altra distrazione molto opportuna!
Avevo sperato di potermi limitare alla medicina naturale dell'uva, e di ignorare i prodotti insapori e snervanti del laboratorio. Ma c' troppa gente che si preoccupa per il mio bene.
Ecco, questo il prezzo della popolarit!.
Batt una mano sulla spalla di Tu.
L'avventura ci attende, Bill! Andiamo!.
Il comandante non mostr di risentirsi per quella familiarit. Evidentemente, conosceva padre Carmody ormai da molto tempo.
Vorrei avere il suo coraggio, padre.
Coraggio! sbuff il prete. Sto tremando per la paura.
Ma dobbiamo accettare quello che Dio ci manda: e tanto meglio se riusciamo a farcelo piacere.
Tu sorrise lievemente.
Lei mi molto simpatico perch riesce a dire una cosa
del genere senza farla suonare falsa o untuosa o... ecclesiastica. So che lo pensa davvero.
Ha proprio ragione, in quanto a questo, rispose Carmody. Poi pass dalla gaiezza ad un tono pi grave. Ma parliamo sul serio, Bill: spero che possiamo riprendere in fretta il

viaggio. Il vescovo conciato male. Ha un buon aspetto, ma


da un momento all'altro potrebbe essere colpito da un attacco. Se questo succede, per un bel po' avr il mio da fare, con
lui. Non posso dirle molto, di quel benedetto uomo, perch
lui non vuole. E' come lei; detesta confessare qualunque debolezza: probabilmente mi rimproverer, quando ritorner
nella cabina, perch ho affrontato l'argomento con lei. E' proprio per questo che non ha detto niente al dottor Blake.
Quando ha uno dei... una delle sue crisi, vuole che sia io, io
solo, a prendermi cura di lui. E gli dispiace molto di dover
dipendere da un altro.
Allora una brutta faccenda, eh? E' difficile crederlo. Ha
l'aspetto di un uomo in perfette condizioni di salute: non vorrei certo essere costretto ad azzuffarmi con lui. Ed anche
un uomo molto buono. Buono e giusto. Ricordo una predica
che ci ha tenuto a San Pius, su Lazy Fair. Ha minacciato tutte
le fiamme dell'inferno e mi ha spaventato tanto da indurmi a
condurre una vita pura per tre settimane intere. Persino i santi devono aver creduto di doversi scomodare per me e poi....
Quando not l'espressione che era apparsa negli occhi di
Carmody, Tu si interruppe di colpo, diede uno sguardo all'orologio.
Beh, disse, ho qualche minuto libero, e non ho speso il
mio tempo come avrei dovuto, anche se credo che questo
valga per tutti, eh, padre? Potremmo andare nella sua
cabina? Non si pu sapere che cosa succeder nelle prossime
ore, e preferirei essere preparato.
Certamente. Mi segua, figliolo.

Due ore dopo, il comandante Tu aveva detto la verit ai


passeggeri e all'equipaggio attraverso il visore della plancia.
Quando la sua voce si spense e la sua faccia magra e scura
sbiad dallo schermo del salone lasci dietro di s silenzio ed
espressioni sconvolte. Tutti, eccettuato Carmody, sedevano
al loro posto come se la voce del comandante fosse stata una
freccia che li avesse inchiodati contro i cuscini. Carmody
stava in piedi al centro del salone: era una piccola figura, sobriamente vestita in mezzo a quegli abiti sgargianti. Non portava cerchi alle orecchie, le sue gambe erano inguainate di
un dignitoso color nero, i calzoncini imbottiti e le bretelle
erano molto austeri, senza gemme o spille d'oro. Come tutti
gli altri membri dell'Ordine Jairusita, portava il colletto alla
romana soltanto quando si trovava su di un pianeta, in memoria del fondatore e della ragione strana ma giustificata che
l'aveva indotto ad adottarlo.
Padre Carmody osservava intento i passeggeri. Dondolava
avanti e indietro sui tacchi, e con la punta dell'indice si accarezzava il naso in tutta la sua lunghezza: sembrava interessato all'annuncio soltanto in quanto aveva colpito gli altri. Non
aveva affatto l'aria di essere preoccupato per la propria sorte.
La signora Recka era ancora seduta davanti alle sue carte,
e teneva la testa piegata, come se le stesse studiando. Ma la
sua mano si protendeva pi spesso verso la bottiglia: una
volta la rovesci, con un rumore che fece sobbalzare il dottor
Blake ed i due giovani innamorati. Non si prese il disturbo di
alzarsi dalla sedia: lasci che il liquore si spargesse sul pavi-

mento, e suon per chiamare lo steward. Forse il vero significato delle parole del comandante non era riuscito a penetrare nella nebbia che le obnubilava il cervello. O forse, non
gliene importava niente.
Pete Masters e Kate Lejeune non si erano mossi, non avevano detto una parola. Si erano stretti ancora di pi l'uno all'altro, se pure era possibile, e si serravano ancora pi forte le
mani: erano pallidi, e le loro teste oscillavano come due palloncini bianchi scossi da un vento interiore: la bocca di Kate,
dipinta di rosso, spiccava vivida sulla pelle esangue, spalancata come una lacerazione nella sfera, e che pure, per qualche miracolo, riusciva a trattenere l'aria all'interno, cos che
la testa non cadeva.
Carmody li guard con profonda piet, perch conosceva
la loro storia molto meglio di quanto i due giovani immaginassero. Kate era la figlia di un ricco pifferaio di Wildenwooly. Pete era il figlio di un boscaiolo squattrinato, uno
di quei taglialegna corazzati che si avventuravano nelle profondit delle pericolosissime foreste del pianeta alla ricerca
degli alberi dei desideri. Dopo che suo padre era stato trascinato in una grotta subacquea da una snoligosta. Pete era
andato a lavorare per il vecchio Lejeune. Che avesse molto
coraggio lo si era capito subito, perch ci voleva un grande
coraggio per incantare con il piffero gli agropelter, dalla pelliccia meravigliosa ma dal temperamento feroce, e per farli
uscire dai cavi degli alberi fino a condurli nelle mani degli
scuoiatori. Che fosse anche molto ostinato lo aveva dimostrato altrettanto in fretta, perch si era innamorato di Kate
con la stessa passione con cui lei si era innamorata di lui.
Quando aveva trovato il coraggio necessario per chiedere
la mano di Kate al padre (il vecchio Lejeune era feroce e collerico come un agropelter, e non si lasciava ammansire dal

suono di nessun piffero) era stato buttato fuori, alla lettera:


ne aveva ricavato parecchi lividi e contusioni, una leggera
commozione cerebrale, e la promessa che, se si fosse azzardato a rivolgere ancora la parola a Kate, ci avrebbe lasciato
la pelle.
Poi era venuta la vecchia, inevitabile storia. Appena uscito
dall'ospedale, Pete aveva mandato messaggi a Kate per mezzo della zia di lei, che era vedova. La zia detestava il fratello,
e per giunta era appassionatissima degli sterebromanzi a
puntate, e quindi avrebbe fatto qualunque cosa pur di spianare la strada ai due innamorati.
E cos, un elicottero si era posato all'improvviso sulla pista
dell'astroporto, alla periferia di Breakneck, pochi attimi prima che il Gabbiano partisse. Dopo avere dichiarato la loro
identit ed avere acquistato i biglietti (non dovevano fare altro, per partire, perch non occorrevano visti o passaporti,
per gli esseri umani che si spostavano da uno all'altro dei
pianeti della Confederazione) erano entrati nella cabina numero 9, accanto a quella del vescovo, e c'erano rimasti fino a
poco prima che il motore di traslazione si guastasse.
La zia di Kate, troppo orgogliosa di aver recitato la parte
di Cupido, non era stata capace di tenere la bocca chiusa.
Aveva raccontato tutto ad una mezza dozzina di sue amiche,
a Breakneck, dopo aver fatto loro promettere solennemente
che non ne avrebbero parlato con nessuno. Risultato: padre
Carmody era al corrente di tutte le verit e anche di parecchie bugie sull'intera storia d'amore Masters-Lejeune. Quando la coppia era salita furtivamente a bordo, aveva capito immediatamente ci che era successo, e anzi si era aspettato
che il padre infuriato li inseguisse con una banda di rudi
scuoiatori, per fare la festa a Pete. Ma l'astronave era saettata
via, e ormai era ben poco probabile che al porto di Yggdrasil

trovassero l'ordine di fermare la coppia. Sarebbero stati anche troppo fortunati se fossero riusciti ad arrivare fin l.
Carmody si avvi verso di loro, e poi si ferm.
Non abbiate paura, ragazzi, disse. Il comandante
convinto che non avremo nessuna difficolt ad atterrare su
Abatos.
Pete Masters era un giovanotto rosso di capelli, dal naso a
becco, con le guance incavate ed un mento troppo grande.
Era di taglia imponente, ma non aveva ancora i muscoli di un
uomo adulto piazzati sulla sua struttura di adolescente cresciuto troppo in fretta. Copri la mano delicata e sottile di
Kate con la sua grossa zampa ossuta, e guard risentito il
prete.
E immagino che il comandante ci consegner alle autorit non appena sbarcheremo.
Carmody batt le palpebre, di fronte alla violenza della
voce di Pete, e si pieg leggermente in avanti, come se camminasse controvento.
E' molto difficile, rispose, sottovoce. Se anche su Abatos c' un'autorit, non l'abbiamo ancora conosciuta. Ma la
conosceremo, la conosceremo.
Si interruppe e guard Kate. Era graziosa, minuta. I suoi
lunghi capelli color grano erano tenuti fermi, alla nuca, da un
cerchietto d'argento: i grandi occhi violetti si alzarono per incontrare quelli del prete, con un misto di innocenza e di supplica.
In realt, disse padre Carmody, suo padre non pu fare
nulla, da un punto di vista legale, per fermarvi, a meno che
abbiate commesso un reato. Vediamo un po': lei ha diciannove anni, non vero, Pete? E lei, Kate, ne ha soltanto diciassette, giusto? Se ricordo bene le clausole della Legge sulla
Libert di Decisione, l'essere minorenne non le impedisce di

allontanarsi dalla casa di suo padre senza permesso. Ha gi


l'et per muoversi da sola. Ma d'altra parte, secondo la legge,
non ha ancora l'et per sposarsi. So benissimo che la biologia
lo smentisce, ma noi viviamo in un mondo sociale, fatto dalle leggi umane. Non pu sposarsi senza il consenso di suo
padre. Se cercher di farlo, suo padre potr legalmente impedirglielo. E lo far, senza dubbio.
Non potr fare niente di niente, dichiar Pete, accalorandosi. Non ci sposeremo fino a quando Kate non sar
maggiorenne.
I suoi occhi lampeggiarono sotto le ciglia color paglia. Il
pallore di Kate fu travolto da un'ondata di rossore: abbass
gli occhi sulle proprie gambe snelle, dipinte di un giallo canarino, con le unghie smaltate di scarlatto. Con la mano libera tir nervosamente l'orlo del gonnellino verde.
Carmody continu a sorridere.
Perdonate un prete ficcanaso che si interessa a voi perch
non vuole che vi capiti nulla di male. O che facciate del male
ad altri. Ma conosco bene suo padre, Kate, e so benissimo
che capace di mantenere le minacce contro Pete. Ci tiene a
vederlo rapito, picchiato brutalmente e forse ucciso?.
Kate alz verso di lui i grandi occhi, con le guance ancora
In fiamme. Era molto bella, molto giovane, molto intensa.
Pap non oserebbe! disse con voce bassa ma appassionata. Sa che se a Pete succedesse qualcosa, io mi ucciderei.
Gliel'ho scritto nella lettera che gli ho lasciato, e sa benissimo che sono ostinata quanto lui. Pap non farebbe mai del
male a Pete, perch mi vuole troppo bene.
Non perdere tempo a parlare con lui, tesoro, disse Pete.
Lascia fare a me. Carmody, non vogliamo che nessuno si
Intrometta negli affari nostri, anche se con le migliori intenzioni. Vogliamo solo essere lasciati in pace.

Padre John sospir.


Essere lasciati in pace un desiderio legittimo. Sfortunatamente, o magari fortunatamente, una delle cose pi rare
dell'universo, rara quasi quanto la serenit dello spirito od il
sincero amore per l'umanit.
Mi risparmi le sue frasi fatte, disse Pete. Le tenga in
serbo per le prediche in chiesa.
Ah, si. L'ho visto una volta, nella chiesa di Santa Maria,
no? rispose padre John, accarezzandosi il lungo naso. Due
unni fa, quando scoppi l'epidemia di febbre dell'eremita.
Uhmm.
Kate pos la mano sul polso del giovanotto.
Ti prego, tesoro. Lui si interessa di noi per il nostro bene.
E poi, quello che dice vero.
Grazie, Kate.
Carmody esit un attimo; poi, con aria triste e pensierosa,
si frug nella tasca del gonnellino e ne tir fuori un foglietto
di carta gialla. Lo tese a Kate, e la ragazza lo prese, con una
mano tremante.
L'hanno consegnato allo steward proprio un momento
prima della nostra partenza, disse il prete. Era troppo tardi
per poter fare qualcosa. A meno che si tratti di una faccenda
di importanza estrema, bisogna rispettare gli orari del viaggio.
Kate lesse il biglietto e ritorn pallidissima. Pete, che l'aveva letto al di sopra della spalla della ragazza, divent rosso: le sue narici fremettero. Strapp il foglietto dalla mano di
lei e balz in piedi.
Se il vecchio Lejeune crede di potermi sbattere in galera
accusandomi di avere rubato il suo denaro, pazzo! ringhi. Non pu provarlo, perch io non l'ho fatto! Sono innocente, e lo dimostrer, offrendomi di sottopormi volonta-

riamente alla prova del chalarocheil! O di qualsiasi altro siero della verit che vorranno! E questo lo smascherer per
quel bugiardo che !. Padre John spalanc gli occhi.
Ma intanto, verrete trattenuti tutti e due, e il padre di
Kate far i passi per farla ritornare da lui, o almeno per spedirla all'estremit opposta della Galassia. Ora, io avrei intenzione di suggerirvi. . .
Non abbiamo bisogno dei suoi suggerimenti da ficcanaso, abbai Pete.
Appallottol il foglietto e lo scaravent sul pavimento.
Andiamo, Kate. Andiamo nella nostra cabina.
Lei si alz, docilmente, pur lanciando a Pete un'occhiata,
come se avesse voluto esprimere la sua opinione. Lui fece
finta di non accorgersene.
Sa una cosa? continu. Sono contento che siamo costretti ad atterrare su Abatos. A giudicare da quello che ho
letto, la Tokyo ha accertato che si tratta di un pianeta abitabile, forse un altro Eden. Cos io e Kate dovremmo riuscire a
viverci abbastanza bene. Ho il mio Powerkit nella mia cabina: con quello possiamo costruirci una capanna ed arare la
terra e andare a caccia e a pesca e allevare i nostri figli come
vorremo. E non ci saranno interferenze da parte di nessuno ...
di nessuno!.
Padre John inclin la testa da una parte, e poi abbass la
palpebra sinistra.
Adamo ed Eva, eh? Ma non finirete per sentirvi un po'
troppo soli? E poi, come fate a sapere se su Abatos ci sono o
non ci sono pericoli?.
Pete ed io non abbiamo bisogno di nessuno, rispose
tranquillamente Kate. E non abbiamo paura di niente.
Tranne che di suo padre.
Ma i due si stavano gi allontanando, tenendosi per mano:

forse non lo avevano neppure udito.


Si chin a raccogliere il foglio, con un grugnito di sforzo.
Poi si raddrizz con un sospiro, allisci la carta e lesse.
Il dottor Blake si alz dalla tavola e gli si avvicin, rivolgendogli un sorriso che era un miscuglio di affabilit e di velato rimprovero.
Non stato un po' troppo ufficiale?.
Carmody sorrise.
Lei mi conosce da parecchio tempo, Chandra. Sa bene
che il mio naso lungo un eccellente simbolo del mio carattere, e non metterei certo la mano sul fuoco per giurare di
liuti essere un ficcanaso chiacchierone. Tuttavia, ho una giustificazione: sono un prete, e questo un attributo professionale. Non lo nego. E poi, si d il caso che quei due ragazzi
mi stiano a cuore. Voglio che escano senza danni da questo
pasticcio.
Probabilmente, ci rimetter la forma del suo naso. Quel
Pete abbastanza nervoso da saltarle addosso.
Padre John si massaggi la punta del naso.
Non sarebbe la prima volta che me lo spaccano. Ma non
credo che Pete mi aggredir. In fondo, un'ottima cosa essere un prete. Anche il tipo pi rozzo esiter sempre a colpirti.
E' quasi come picchiare una donna. O un rappresentante di
Dio. O tutti e due. E noi vigliacchi, qualche volta, ne approfittiamo.
Blake sbuff.
Vigliacco lei? Poi. Kate non neppure della sua religione, padre. E pu darsi che non lo sia neppure Pete.
Carmody alz le spalle e allarg le braccia, a palme protese, come per dimostrare che le sue mani erano a disposizione
di chiunque avesse bisogno di lui. Qualche attimo dopo, stava premendo il pulsante del cicalino, alla porta della cabina

del vescovo. Non ricevendo risposta, si volt come se volesse andarsene, e poi si ferm, aggrottando la fronte. Bruscamente, come se obbedisse ad un impulso interiore, sospinse
l'uscio. Non era bloccato e si apri. Padre Carmody, con un
gemito, si precipit nella cabina.
Il vescovo era disteso, riverso, al centro della stanza, con
le braccia e le gambe aperte, come un crocifisso, la schiena
Incurvata ad arco, gli occhi spalancati, fissi al soffitto. Il volto era arrossato e lucido di sudore, il respiro sibilante; bollicine di bava uscivano dalla bocca socchiusa. Eppure non c'era nessuna caratteristica del tipico attacco, perch la parte superiore del corpo sembrava immobile, come se fosse formata
di cera sul punto di fondersi per un caldo interiore. La parte
inferiore, al contrario, era in moto violento. Le gambe si agitavano, il bacino scattava ritmicamente verso l'alto. Si sarebbe detto che una spada avesse tracciato un solco invisibile
che separava le due met del corpo, all'altezza dell'addome,
recidendo i nervi ed i muscoli che collegavano le due met.
Il tronco aveva gettato via i fianchi e le gambe e aveva detto:
Quello che fate non mi riguarda.
Carmody chiuse la porta e si affrett a fare ci che bisognava fare per il vescovo.

Il Gabbiano fini per posarsi al centro dell'unico continente


di Abatos: una massa che cingeva l'intero pianeta, grande
come l'Africa e l'Asia messe insieme, e che era situata interamente nell'emisfero settentrionale.
E' il migliore atterraggio che io abbia mai fatto, dichiar
il comandante Tu al primo ufficiale. Quasi come se io fossi
una macchina. Sono riuscito a fare posare l'astronave cos
dolcemente!. E poi, fra s, aggiunse mormorando: Forse
ho serbato il meglio per dopo.
Carmody non usci dalla cabina del vescovo se non ventiquattro ore pi tardi. Dopo avere detto al dottore ed al comandante che Andr stava riposando tranquillamente e non
voleva essere disturbato, chiese che cosa avevano scoperto,
fino a quel momento. Era chiaro che era stato divorato dalla
curiosit, mentre se ne stava chiuso nella cabina, perch aveva gi pronte mille domande e le stava sparando a velocit
incredibile.
I due poterono dirgli ben poco, anche se le loro esplorazioni avevano coperto un ampio territorio. Il clima sembrava
pi o meno quello che si pu trovare in maggio nell'America
centrale. La vegetazione e la fauna erano parallele a quelle
della Terra, ma naturalmente vi erano molte specie sconosciute.
C' qualcosa di strano, qui, disse il dottor Blake. Prese
in mano alcuni dischi sottili, sezioni trasversali ricavate da
vari alberi, e li porse al prete. Questi li ha tagliati Pete Masters con il suo Powerkit. Stava cercando il tipo di legno pi
adatto per costruire una capanna... o forse dovrei dire una

villa: ha parecchie idee grandiose, su quello che intende fare,


qui. Osservi la grana e la distanza fra i vari anelli. La grana
perfetta. E gli anelli sono separati esattamente dalla stessa distanza. Inoltre, non ci sono n nodi, n buchi fatti da vermi.
Pete ci ha fatto notare questi particolari interessanti, e
cos noi abbiamo abbattuto una quarantina di alberi di specie
diverse con la sega dell'attrezzatura d'emergenza della nave.
E tutti i campioni prelevati hanno mostrato la stessa perfezione. Non solo, ma il numero degli anelli, e il metodo Mead
per la datazione fotostatica hanno dimostrato che tutti gli alberi hanno esattamente la stessa et. Sono stati tutti piantati
diecimila anni fa!.
L'unico commento che potrei fare sarebbe una ben pallida cosa, disse Carmody. Uhm. La spaziatura eguale degli
anelli dovrebbe indicare che le stagioni, se qui ci sono stagioni, seguono un andamento regolare, che non c' un'alternanza irregolare di umidit e di aridit, ma un quantitativo
costante di sole e di pioggia. Ma quei boschi sono selvaggi,
non coltivati. Come si pu spiegare l'assenza delle lesioni
causate da parassiti? Forse non ce ne sono.
Non saprei. Non solo: i frutti di questi alberi sono molto
grossi, saporiti e abbondanti... come se provenissero da variet coltivate e protette con ogni cura. Eppure non abbiamo
trovato la minima traccia di esseri intelligenti.
Gli occhi neri di Blake scintillarono, e le sue mani altalenavano, per l'eccitazione.
Ci siamo presi la libert di abbattere parecchi animali per
poterli studiare. Ho sezionato piuttosto in fretta un piccolo
equino simile ad una zebra, un lupo dal muso lungo, color
rame, un corvo giallo dalla cresta rossa, e una specie di canguro non marsupiale. Bench sia stato un esame molto a drenato, ha rivelato molti fatti sbalorditivi, pure se uno di essi

avrebbe potuto venir scoperto anche da un profano.


Fece una pausa, poi proruppe: Erano tutti femmine! Ed i
metodi di datazione delle loro ossa hanno indicato che, come
gli alberi, hanno diecimila anni!.
Le sopracciglia fittissime di padre John non avrebbero potuto inarcarsi pi di cos: sembravano ali spettinate che sbattessero pesantemente sotto il peso dello stupore.
S, non abbiamo individuato neppure un maschio tra tutte
le migliaia di animali che abbiamo visto. Neppure uno, dico
uno! Sono tutti femmine!.
Prese Carmody per il gomito e lo condusse avanti, in direzione della foresta.
Gli scheletri avevano diecimila anni. Ma non era l'unico
fattore sbalorditivo. Le ossa non recavano la minima traccia
di vestigia evolutive, erano perfettamente funzionali. Carmody, lei un paleontologo dilettante, dovrebbe rendersi conto
che un caso unico. Su tutti i pianeti dove sono stati studiati
fossili e scheletri contemporanei, abbiamo sempre scoperto
che presentano i residui di ossa che sono degenerate nella
struttura a causa della perdita della funzione. Pensi alle dita
di un cane, agli zoccoli di un cavallo. Il cane, si potrebbe
dire, cammina sulle dita: ha perduto l'alluce e ha ridotto il
pollice a proporzioni minime. Il cavallo presenta ancora il residuo atrofizzato di due dita: lo zoccolo rappresenta il dito
principale, indurito, e sul quale il cavallo fossile appoggiava
tutto il suo peso. Ma questa zebra non ha residui atrofizzati,
e il lupo non mostrava vestigia dei pollici e degli alluci che
hanno perduto la loro funzione. E lo stesso vale per tutti gli
altri animali che ho studiato. Funzionalmente perfetti.
Ma ... ma ... fece padre John, lei sa bene che su altri
pianeti l'evoluzione non segue esattamente lo stesso corso
che segue sulla Terra. E poi, l'apparente somiglianza fra una

specie terrestre ed una non terrestre pu trarre in inganno.


Per esempio, anche la somiglianza apparente fra specie terrestri pu essere ingannevole. Pensi ai marsupiali isolati nell'Australia, che si svilupparono parallelamente ai placentati.
Anche se non tutti corrispondono ai mammiferi superiori degli altri continenti, presentano esseri dall'aspetto di cane, di
topo, di talpa, di orso.
Lo so benissimo, rispose Blake, un po' impettito. Non
sono poi tanto ignorante, vede. Ci sono altri fattori che determinano la mia opinione, ma lei parla tanto che non mi lascia
neppure la possibilit di dirglielo.
Carmody si mise a ridere.
Io? Parlo tanto? Ma se non ho detto che pochissime parole! Lasci stare. Mi scuso per la mia loquacit. Che altro
c'?.
Bene, ho mandato gli uomini dell'equipaggio a dare una
occhiata in giro. Mi hanno portato centinaia di esemplari di
insetti, e naturalmente ho avuto soltanto il tempo di dar loro
un'occhiata in fretta e furia. Ma non ce n' nessuno che presenti qualche corrispondenza con le forme larvali, quali le
conosciamo sulla Terra. Tutte forme adulte. Quando ci ho ripensato, mi sono reso conto di qualcosa che tutti avevamo
visto ma che non ci aveva colpito, soprattutto, ritengo, perch le deduzioni erano troppo sconvolgenti o perch non vi
abbiamo fatto caso. Non abbiamo visto cuccioli, fra gli animali.
Preoccupante, se non spaventoso, disse Carmody. Mi
lasci andare il gomito, se non le dispiace. La seguo volentieri. E, a proposito, dove mi sta conducendo?.
Qui!.
Blake si ferm davanti ad un albero dal legno rossastro,
che si levava fino ad un'altezza di sessanta metri. Indic un

grande foro nel tronco, ad una cinquantina di centimetri dal


suolo.
Questa cavit non il risultato di una malattia o di un
danno provocato da qualche animale. Evidentemente, fa parte della struttura dell'albero.
Punt il raggio di una torcia elettrica nell'interno buio della cavit. Carmody infil dentro la testa, e dopo un attimo la
ritir, pensieroso.
Devono esserci almeno dieci tonnellate di quella sostanza
gelatinosa, l dentro, disse. E nella gelatina ci sono sepolte
delle ossa.
Dovunque vada, trover in questi alberi della gelatina,
come la chiamiamo noi, disse Blake. E circa la met di
essi contengono scheletri di animali.
E che cosa sono? Una specie di acchiappamosche venusiani? chiese il prete, e indietreggi istintivamente di un
passo. No, non possibile, altrimenti lei non mi avrebbe
permesso di infilare dentro la testa. Oppure, come molti esseri umani, questa pianta giudica disgustosi i soggetti teologici?.
Blake rise, ma subito ritorn serio.
Non ho la minima idea del perch quelle ossa siano l
dentro, o a quale scopo serva la gelatina, disse. Ma posso
spiegarle in che modo gli scheletri ci sono arrivati. Mentre
sorvolavamo la zona, per fare delle mappe e per osservare,
abbiamo assistito all'uccisione di diversi animali, da parte dei
carnivori locali. Ci sono due specie che preferirei non incontrare, anche se abbiamo i mezzi per respingerli... purch li
vediamo in tempo. Uno un felino grande quanto una tigre
del Bengala, ma piuttosto simile ad un leopardo, a parte le
grandi orecchie rotonde e i ciuffi di pelo grigio sulla parte
posteriore delle zampe. L'altro un mammifero alto tre me-

tri, dalla pelliccia nera, con la struttura da tirannosauro e la


testa d'orso. Entrambi danno la caccia alle zebre, ai vari cervidi e alle antilopi. Si potrebbe pensare che le loro prede velocissime li mantengano svelti e snelli, ma non cos. I grossi felini e gli orsi-struzzi sono i carnivori pi grassi e pi pigri che si siano mai visti. Quando attaccano, non arrivano
furtivamente nascondendosi fra l'erba, per poi lanciarsi in
una corsa breve e rapida. Avanzano sfacciatamente e tranquillamente, ruggiscono un paio di volte, aspettano che quasi
tutti gli animali del branco siano corsi via, poi scelgono uno
dei molti esemplari remissivi che non hanno neppure pensato
di fuggire, e l'uccidono. Poi, quelli che sono stati risparmiati
se ne vanno. Non sono affatto spaventati dalla vista del predatore che divora uno dei loro simili. No, sembrano soltanto
a disagio.
E come se tutto questo non fosse gi abbastanza straordinario, il seguito assolutamente sbalorditivo. Quando il
grosso carnivoro si ingozzato ben bene e se ne va, arrivano
i piccoli mangiatori di carogne: corvi gialli e volpi bianche e
marroni: e ripuliscono a dovere le ossa, che per non vengono lasciate ad imbiancarsi al sole. Arriva uno scimmione
nero con una faccia lunga e lugubre, la scimmia-becchino,
come diciamo noi: raccoglie le ossa e le depone nella gelatina dentro all'albero pi vicino. Dunque, che cosa ne pensa?.
Penso che, anche se una giornata tiepida, ho i brividi.
Io ... Oh, ecco Sua Eccellenza. Mi scusi.
Il sacerdote si avvi a passo rapido attraverso il prato costellato di margherite, con un lungo astuccio nero in mano.
Il vescovo non lo aspett: pass dall'ombra dell'astronave
alla luce piena. Anche se il sole giallo si era alzato soltanto
un'ora prima al di sopra delle montagne violette, a oriente,
era gi molto fulgido. Quando colpi la figura del vescovo,

sembr esplodere in una fiamma, attorno a lui, come se il


suo fosse il tocco d'una divinit d'oro che impartiva all'uomo
un po' della propria magnificenza. L'illusione era accentuata
dal fatto che Andr non mostrava il minimo segno della sua
recente indisposizione. Il suo volto splendeva: avanz a passo svelto e sicuro verso il gruppo fermo sul limitare della foresta, con le spalle erette e il petto ampio che si alzava e si
abbassava, come se cercasse di riempirsi i polmoni con tutta
l'aria di quel pianeta.
Carmody lo incontr a met strada.
Respiri pure quest'aria meravigliosa, Eccellenza, gli disse. Ha un aroma ed una freschezza veramente virginali. E'
aria che nessun uomo aveva mai respirato, prima di noi.
Andr si guard intorno con la lenta, sicura maest di un
leone che esamina il suo nuovo territorio di caccia. Carmody
sorrise lievemente. Bench il vescovo avesse un portamento
nobile, in quel momento dava un po' l'impressione di posare:
un'impressione cos sottile che soltanto un uomo dotato di
grande esperienza, come Carmody, poteva coglierla. Andr,
notando il lieve sorriso che inarcava le labbra del piccolo
prete, aggrott la fronte ed alz le mani in segno di protesta.
So ci che sta pensando.
Carmody pieg il collo per fissare la lucente erba verde ai
loro piedi. Forse lo fece per ammettere che il rimprovero era
esatto, forse per nascondere qualche altra emozione, comunque riusc a velare i propri occhi. Poi, come rendendosi conto
che era inutile nascondere i propri pensieri, rialz la testa e
guard negli occhi il suo vescovo. Il suo gesto era simile a
quello di Andr, ed aveva una grande dignit, ma non la bellezza dell'altro, perch Carmody non avrebbe mai potuto essere bello, se non della bellezza pi sottile che promana dall'onest.

Spero che lei voglia perdonarmi, Eccellenza. Ma le vecchie abitudini sono sempre dure a morire. Il sarcasmo ha fatto parte per tanto tempo della mia natura, prima che io mi
convertissi... anzi, era una necessit, per poter sopravvivere
sul pianeta dove vivevo, Dante's Joy, lo sa bene... E alla fine
l'abitudine rimane nei nervi. Credo di fare uno sforzo sincero
per sopraffare questa abitudine: ma, poich sono umano,
qualche volta non sono abbastanza zelante.
Noi dobbiamo sforzarci di essere pi che umani, rispose
Andr, con un gesto della mano che il prete, il quale lo conosceva molto bene, interpret come un segnale di lasciare cadere quell'argomento. Non era un gesto perentorio, poich il
vescovo era sempre cortese e paziente. Il suo tempo non gli
apparteneva: i pi umili erano i suoi padroni. Se Carmody
avesse insistito in quella discussione, lui lo avrebbe lasciato
fare. Tuttavia il prete si affrett ad accettare la decisione del
suo superiore.
Gli porse la custodia nera: era lunga quasi due metri.
Ho pensato che, forse, l'Eccellenza Vostra avrebbe gradito provare a pescare qui. E' verissimo che Wildenwooly ha
fama, in tutta la Galassia, di essere una vera delizia per i pescatori, ma c' qualcosa, nell'aspetto stesso di Abatos, che mi
dice che troveremo tanti pesci da scaldarci il cuore... e da saziare il nostro appetito. Vuole provare a fare qualche lancio?
Potrebbe far bene all'Eccellenza Vostra.
Il sorriso di Andr fu lento e gentile, e si concluse in un
ampio sogghigno di felicit.
Mi piacerebbe veramente moltissimo, John. Non poteva
farmi una proposta migliore.
Poi si rivolse a Tu.
Comandante?
Credo che non ci sia pericolo. Abbiamo mandato gli eli-

cotteri da ricognizione, che hanno segnalato la presenza di


alcuni grossi carnivori, ma non nelle vicinanze. Tuttavia,
qualcuno degli erbivori potrebbe costituire un pericolo. Si ricordi che anche un toro domestico pu uccidere. Gli uomini
degli elicotteri hanno cercato di indurre alcuni degli animali
pi grossi a caricare, ma senza riuscirvi. Gli animali o li hanno ignorati o si sono allontanati. S, pu andare a pescare,
anche se sarei pi contento se il lago non fosse tanto lontano.
Non sarebbe meglio se si facesse portare sul posto da un elicottero? Poi, potrebbe ritornare a prenderla.
No, grazie, disse Andr. Non posso imparare a conoscere questo pianeta, se mi limito a sorvolarlo. Andremo a
piedi.
Il primo ufficiale offri due pistole.
Ecco qua, Reverendi. Qualcosa di nuovo. I sonos. Sparano un raggio subsonico che incute panico negli uomini e nelle bestie, gli mette addosso una voglia piatta di correre via a
tutta velocit; come se avessero il diavolo alle calcagna, se
mi perdonano l'espressione.
Certo, certo. Ma noi non possiamo accettarli. Il nostro ordine non ha mai autorizzato a portare armi, per nessun motivo.
Vorrei proprio che per una volta tanto infrangeste la regola, disse il comandante Tu. I regolamenti non sono fatti
certamente per essere infranti: nessun comandante approverebbe una cosa del genere. Ma capitano anche dei momenti
in cui opportuno considerarli nel loro contesto.
No, assolutamente, rispose il vescovo, lanciando un'occhiata penetrante a Carmody, il quale aveva proteso la mano,
come per prendere una sonopistola.
A quell'occhiata, il prete lasci ricadere la mano.
Volevo soltanto esaminare l'arma, proclam. Ma devo

ammettere di non avere mai avuto un'altissima opinione di


quella regola. E' vero che Jairus aveva un potere particolare
sopra le bestie da preda. Tuttavia, questo fatto non comporta
necessariamente che i suoi seguaci possiedano l'identico
dono. Pensi un po' a quello che successe su Jimdandy perch
San Victor rifiut un'arma. Se se ne fosse servito, avrebbe
salvato un migliaio di vite umane.
Il vescovo chiuse gli occhi e mormor qualcosa, in modo
che soltanto Carmody potesse udire.
Anche se procedo nella valle tenebrosa...
Carmody mormor, di rimando: Ma qualche volta le tenebre sono molto fredde, e i capelli si rizzano sulla nuca per
la paura, anche se avvampo per la vergogna.
Uhm. A proposito di vergogna, John, lei riesce sempre,
in un modo o nell'altro, mentre depreca se stesso, a lasciare
me sconfitto e sminuito. E' una capacit particolare che, forse, giustamente posseduta dall'uomo che mi sta vicino pi
di chiunque altro, perch tiene a freno la mia tendenza all'orgoglio. Devo osservare tuttavia che d'altra parte...
Carmody agit la lunga custodia.
D'altra parte, i pesci non stanno certamente aspettando
noi.
Andr annui e si avvi verso il bosco. Il comandante Tu
disse qualcosa ad uno degli uomini dell'equipaggio, che rincorse i due religiosi e consegn al pi piccolo un trovanave,
una bussola che avrebbe sempre indicato la direzione in cui
era posato il Gabbiano. Carmody rispose con un sogghigno
di ringraziamento, raddrizz le spalle con un sussulto, segui
saltellando il vescovo che procedeva rapidamente, con la custodia che dondolava dietro di lui come una grossa antenna.
Stava fischiettando una vecchia canzone: My Buddy. Sebbene avesse un'aria spensierata, i suoi occhi guardavano dap-

pertutto. Non gli sfuggirono Pete Masters e Kate Lejeune che


entravano furtivamente nel bosco, tenendosi per mano, verso
un'altra direzione. Si ferm giusto in tempo per non andare a
sbattere contro il vescovo, il quale si era fermato e s'era voltato verso la nave, aggrottando la fronte. In un primo momento Carmody pens che anche il vescovo avesse notato la
giovane coppia, poi si accorse che stava invece guardando la
signora Recka e il primo ufficiale, Givens. Erano fermi, appartati, e stavano parlando animatamente. Poi si avviarono
lentamente attraverso il prato, in direzione dell' emisfero torreggiante del Gabbiano. Andr rimase immobile fino a quando i due entrarono nella nave e, un attimo dopo, tornarono ad
uscirne. Questa volta la signora Recka aveva in mano un libro d'appunti, piuttosto grande, le cui proporzioni non bastavano tuttavia a nascondere la sagoma d'una bottiglia che stava nell'interno. Continuando a parlare, i due girarono attorno
alla curvatura dell'astronave e alla fine riapparvero alla vista
dei due religiosi, anche se Tu e gli altri uomini dell'equipaggio non potevano scorgerli.
Deve esserci qualcosa, nell'atmosfera di questo
pianeta... mormor Carmody.
Che cosa intende dire? domand il vescovo, con una
espressione molto seria che gli induriva i lineamenti, gli occhi verdi socchiusi ma lampeggianti.
Se questo veramente un altro Eden, dove il leone si
sdraia accanto all'agnello, tuttavia anche un posto dove un
uomo ed una donna ....
Se Abatos un mondo pulito, puro e innocente, ringhi
il vescovo, non rimarr tale molto a lungo. Non potr rimanere cos, finch ci sono individui come quelli, che contaminerebbero anche il nido pi puro ....
Beh, io e lei, comunque, dovremo accontentarci di andare

a pesca.
Carmody, non sogghigni in quel modo quando dice queste cose! Si direbbe, quasi, che lei li approvi, invece di condannare il loro comportamento!.
Il piccolo prete perse il suo mezzo sorriso.
Oh, no. Non li approvo e non li condanno. Non li giudico
avventatamente, perch in effetti non so neppure che cosa
abbiano in mente di fare. Ma verissimo che io ho in me un
tocco molto terreno, e forse anche un briciolo di mentalit
rabelaisiana. Non che io li approvi. Il fatto che li capisco
troppo bene e allora ....
Senza rispondergli, il vescovo gli volse violentemente le
spalle e riprese a camminare, a passi lunghi e decisi. Carmody, piuttosto smontato, lo segui docilmente, anche se spesso
c'era abbastanza spazio per permettere loro di camminare
fianco a fianco. Poich conosceva bene gli umori di Andr,
si rendeva conto che era meglio tenersi fuori dalla sua vista,
almeno per un po'. E intanto, avrebbe osservato la scena che
lo circondava.
Gli uomini che avevano effettuato le esplorazioni con gli
elicotteri avevano riferito che fra le montagne a oriente e l'oceano a occidente, il paesaggio era abbastanza eguale: una
distesa di ondulazioni, spesso segnata da colline, con grandissime praterie che si alternavano a foreste. Le foreste assomigliavano di pi a parchi che a boschi indomiti. L'erba era
grassa, succulenta, tenuta pareggiata dagli erbivori; molti degli alberi equivalevano a quelli che crescevano nelle latitudini temperate della Terra; soltanto qua e l si trovavano grovigli folti di piante che era possibile definire veramente selvaggi. Il lago verso il quale si stavano dirigendo i due religiosi si
trovava per l'appunto al centro di una di quelle giungle. I,c
querce, i pini, i cipressi, le betulle, i sicomori e i cedri, che

crescevano piuttosto spaziati, in quella zona cedevano il posto ad un'isola di alberi della gelatina. In effetti, questi non
crescevano molto vicini l'uno all'altro: ma davano quell'impressione, per via dei viticci e delle liane fittissime che li
univano, e per i minuscoli alberi parassiti, simili a sempreverdi, che crescevano orizzontalmente dalle fenditure dei
loro tronchi.
Sotto quei grandi rami sovraccarichi di fronde era pi
buio, anche se qua e l s'infiltravano colonne oblique di raggi
solari, che sembravano tronchi d'oro massiccio. La foresta
era viva dei colori e dei richiami di uccelli sgargianti, dei
corpi scuri e dei pigolii degli animali arboricoli. Alcuni di
essi sembravano scimmie: quando balzavano tra i rami e si
avvicinavano di pi, la rassomiglianza era ancora pi sorprendente. Ma evidentemente non discendevano da un ceppo
protoscimmiesco: dovevano discendere, invece, da un gatto
che aveva deciso di farsi crescere le dita invece degli artigli e
di assumere una postura semieretta. Avevano il dorso marrone scuro, ventri grigi e lunghe code prensili che terminavano
in un vistoso ciuffo. I loro musi avevano perduto le linee appuntite del felino e si erano appiattiti come quelli delle scimmie. Tre lunghe vibrisse feline spuntavano rigide ai lati delle
loro labbra sottili. Le pupille allungate si ingrandivano, nell'ombra, e si contraevano negli spazi illuminati dal sole. Parlottavano fra loro, e in generale si comportavano proprio
come scimmie, ma sembravano molto pi puliti.
Forse hanno dei cugini che si sono evoluti fino a diventare umanoidi, disse Carmody, a voce alta, un po' perch aveva l'abitudine di parlare da solo, un po' per vedere se al vescovo era passato il malumore.
Eh? fece Andr. Si ferm e si volt a guardare a sua
volta quei piccoli esseri, che ricambiarono il suo sguardo con

identica curiosit. Oh, s. La Teoria del Caso Necessario, di


Sokoloff. Ogni ramo del regno animale, quale noi lo conosciamo sulla Terra, sembra avere avuto la possibilit di svilupparsi in un essere senziente, in qualche parte della Galassia. I vulpoidi di Kubeia, gli aviani di Albireo quattro, i cetacidi di Oceanos, i molluschi di Baudelaire, gli Houyhnhnms
di Somewhere Else, i cosiddetti vermi bugiardi di Mnchhausen3, i... beh, potrei continuare per un bel pezzo. Ma su
quasi tutti i pianeti di tipo terrestre noi scopriamo che questa
o quella specie ha approfittato dell'occasione evolutiva offertale da Dio e ha sviluppato l'intelligenza. E tutti, a parte qualche eccezione, hanno attraversato uno stadio arboricolo
scimmiesco e poi sono fioriti in una creatura eretta simile all'uomo.
E tutti quanti credono di essere fatti a immagine e somiglianza di Dio: persino gli uomini-marsuini di Oceanos e le
ostriche di terra di Baudelaire, aggiunse Carmody. Bene,
adesso per basta con la filosofia. Per lo meno, i pesci sono
sempre pesci, su qualsiasi pianeta.
Avevano lasciato la foresta e si erano portati sulla riva del
lago. Era una distesa ampia all'incirca un chilometro e mezzo
e lunga tre, alimentata da un limpido corso d'acqua proveniente dal nord. L'erba cresceva fin sull'orlo dell'acqua: minuscole rane schizzarono via, immergendosi, al loro appressarsi. Carmody tolse dalla custodia le due canne da pesca,
ma stacc il piccolo meccanismo a propulsione che avrebbe
lanciato le lenze munite di esca a grande distanza nel lago.
Non sarebbe molto sportivo, dichiar. Dobbiamo lau3 Alcuni riferimenti di Farmer riguardano chiaramente notissime opere utopiche o fantastiche come: Oceana di James Harrington (1656), I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift (1776) di cui si citano i cavalli sapienti, Houyh nhnms, Le avventure del barone di Miinchhausen di Rudolf Raspe (1785)
(N.d.C).

dare una possibilit a questi pesci forestieri, no?.


Giustissimo, rispose il vescovo, sorridendo. Se non riesco a combinare niente di buono con la sola forza delle mie
braccia, me ne torner indietro col cestin vuoto.
Ho dimenticato di portare un cestino, ma possiamo adoperare quelle grosse foglie di vite per avvolgere le nostre
prede.
Un'ora dopo furono costretti a smettere, perch dietro di
loro c'era gi un enorme mucchio di prede pinnate: e quelle
erano soltanto le pi grosse. Tutti gli altri pesci li avevano ributtati in acqua. Era stato Andr a catturare l'esemplare pi
grande, una magnifica trota d'una dozzina di chili, molto
combattiva, che era riuscito a tirare a riva solo dopo venti
minuti di lotta. Poi, sudato e ansimante, ma con gli occhi che
brillavano, disse: Ho caldo. Cosa ne direbbe di una bella
nuotata, John?.
Carmody sorrise, sentendo che il vescovo lo stava chiamando di nuovo per nome e grid, allegramente: L'ultimo
un Siriano!.
Un minuto dopo, due corpi nudi si tuffarono contemporaneamente nelle acque fredde e limpide. Quando risalirono
alla superficie, Carmody esclam: Immagino che siamo Siriani tutti e due, ma ha vinto lei, perch io sono il pi brutto.
Oppure questo significa che ho vinto io?.
Andr rise di gioia, poi si avvi a rapide bracciate verso il
centro del lago. L'altro non tent neppure di seguirlo, ma si
accontent di galleggiare sul dorso, ad occhi chiusi. Una volta sollev la testa per controllare come stava andando il vescovo, ma torn a distendersi quando vide che non era in difficolt. Andr aveva raggiunto l'altra riva, e adesso stava ritornando, ad un'andatura pi lenta ma molto sciolta. Quando
fu ritornato e si fu riposato un po' sulla spiaggia, disse:

John, le dispiacerebbe salire e cronometrarmi un tuffo?


Vorrei vedere se sono ancora in buona forma. Qui sono poco
pi di due metri, non molto profondo.
Carmody risal sulla sponda erbosa, prese l'orologio e diede il segnale. Andr si tuff. Quando riemerse, torn subito
indietro a nuoto.
Come andata? grid, mentre usciva dall'acqua: il suo
corpo magnifico splendeva, gocciolante e brunodorato nel
sole del tardo pomeriggio.
Quattro minuti e tre secondi, disse Carmody. Circa
quaranta secondi meno del suo primato, ma sempre meglio,
ci scommetto, di quanto sappia fare qualunque altro uomo
della Galassia. Lei ancora il campione, Eccellenza!.
Andr annui, sorridendo leggermente.
Ho stabilito il primato vent'anni or sono. Sono convintissimo che se riprendessi un allenamento rigoroso, potrei ancora eguagliarlo o batterlo addirittura. Ho imparato moltissime cose, da allora, sul modo di controllare il corpo e la mente. A quel tempo non mi trovavo perfettamente a mio agio
nella pressione e nell'oscurit subacquee. Mi piaceva: ma
provavo egualmente una sfumatura di terrore. Un atteggiamento che quasi simile, si potrebbe dire, a quello che si assume nei confronti di Dio. Forse troppo simile, come ha avuto la gentilezza di farmi osservare uno dei miei parrocchiani.
Penso che intendesse dire questo: che prestavo eccessiva attenzione a qualcosa che avrebbe dovuto essere soltanto uno
svago per i miei momenti di ozio.
Aveva ragione lui, naturalmente: anche se quella volta mi
sono risentito abbastanza per la sua osservazione. Non poteva sapere che per me era una tentazione irresistibile, quella
di starmene sotto la superficie lucente delle acque, tutto solo,
sentirmi trasportare come fra le braccia di una grande madre,

e sentire nello stesso tempo quelle braccia che stringevano


un po' troppo, appena appena. Dovevo lottare con l'impulso
di risalire alla superficie, di aspirare a grandi boccate l'aria
datrice di vita, eppure ero molto fiero perch sapevo combattere quel panico, perch potevo vincerlo. Avevo sempre l'impressione di essere in pericolo, ma attraverso quel pericolo
sentivo Ma pensavo sempre che, se fossi rimasto sott'acqua
abbastanza a lungo, avrei potuto tenere a distanza le tenebre
e la minaccia di perdere conoscenza, e avrei scoperto quel
segreto.
Era un pensiero molto strano, non vero? Mi port a studiare le discipline neo-yoga, che avrebbero dovuto mettere
una persona in condizioni di entrare in animazione sospesa:
In morte nella vita. C'era un uomo, su Gandhi, che poteva restare sepolto vivo per tre settimane, ma io non sono mai riuscito a stabilire se imbrogliasse o no. Tuttavia, mi fu di un
certo aiuto. Mi insegn che, se fossi morto, come diceva lui,
prima qui, e Andr si tocc il petto, a sinistra, e poi qui, e
si tocc i lombi, il resto sarebbe venuto da s. Avrei potuto
diventare come un embrione che galleggia nel liquido amniotico, che vive ma non ha bisogno di respirare, non ha bisogno di ossigeno eccetto quello che viene assorbito attraverso le cellule, come diceva lui. Scientificamente parlando, era
una teoria assurda, eppure almeno in una certa misura era efficace. Lo crede? Adesso devo fare forza a me stesso per risalire, perch mi sembra tutto cos sicuro e tiepido e bello, l
sotto, anche quando l'acqua freddissima, come in questo
lago.
Mentre parlava, s'era asciugato l'acqua dalla pelle con la
camicia imbottita, voltando le spalle a Carmody. Il prete sapeva che il vescovo si sentiva imbarazzato. In quanto a lui,
sapeva che il suo corpo appariva brutto e grottesco accanto al

fisico perfetto dell'altro, ma non si sentiva a disagio. Come


quasi tutti, ai suoi tempi, era cresciuto in un mondo in cui era
del tutto normale starsene nudi sulla spiaggia e in casa propria. Andr, che era nato nella Chiesa, era stato allevato in
modo molto austero da genitori devoti i quali gli avevano
imposto di seguire le antiche usanze anche in un mondo che
le derideva.
Come se avesse indovinato i pensieri di Carmody, il vescovo prese a parlare proprio di quello.
Ho disobbedito a mio padre una sola volta in vita mia,
disse. Avevo dieci anni, allora. Abitavamo in un quartiere
popolato principalmente da agnostici o da membri del Tempio della Luce Universale. Ma io avevo molti cari amici fra i
ragazzi del quartiere, e una volta mi convinsero ad andare a
nuotare con loro nel fiume, senza costume. Naturalmente,
mio padre mi trov. Sembrava avere un istinto speciale che
gli permetteva di capire quando il peccato stava minacciando
qualcuno della famiglia. Mi diede la battitura peggiore della
mia vita ... possa la sua anima riposare in pace, aggiunse,
senza ironia.
' Risparmia il bastone e rovinerai il fanciullo ': era sempre stata la sua massima preferita: eppure dovette frustarmi
soltanto quella volta in vita mia. O meglio, dovrei dire che lo
fece due volte, perch io riuscii a liberarmi da lui mentre mi
stava legando di fronte a tutta la banda di ragazzi, mi tuffai
nel fiume e mi immersi a grande profondit, e rimasi li, pensando di spaventare mio padre, facendogli pensare che ero
annegato. Alla fine, naturalmente, dovetti risalire. Mio padre
continu la punizione. La seconda volta non fu pi severo,
per. Non avrebbe potuto essere pi severo, altrimenti mi
avrebbe ucciso. Per poco non ci riusc. Anzi, se non fosse per
il progresso della scienza moderna che consente di eliminare

le cicatrici, le avrei ancora oggi, sulla schiena e sulle gambe.


E comunque, le ho ancora qui dentro. E si indic il cuore.
Fini di asciugarsi e raccolse il gonnellino.
Beh, questo successo trentacinque anni fa e parecchie
miglia di anni-luce di distanza. E debbo dire che quella battitura mi ha fatto molto bene.
Guard il cielo limpido e la foresta, inarc il petto in un
profondo respiro.
Questo pianeta meraviglioso e incorrotto: una testimonianza dell'amore di Dio per la bellezza delle Sue creature e
della Sua generosit, con cui le ha sparse nell'universo, come
se avesse dovuto farlo! Qui io sento che Dio nel Suo cielo,
' che tutto va bene, al mondo. La simmetria e la fecondit di
quegli alberi, l'aria chiara e le acque limpide, i molteplici
canti di questi uccelli, ed i loro vivi colori....
Si interruppe, perch si rese conto, all'improvviso, di qualcosa che Carmody aveva gi notato. Non c'erano pi i numerosi ma melodiosi cinguettii e trilli e borbottii, e neppure il
ciarlare delle scimmie. Tutto era silenzio. Come una spessa
coperta di muschio, il silenzio rivestiva tutta la foresta.
Qualcosa ha spaventato gli animali, bisbigli Carmody.
Rabbrivid, bench il sole, pur calando verso occidente, fosse
ancora caldo. Si guard in giro. Vicino a loro, su di un lungo
ramo che si stendeva oltre la riva del lago, stava una fila di
gattoscimmie, che sembravano apparse all'improvviso dal
nulla. Avevano il vello grigio, a parte una grande macchia
bianca sul petto, vagamente a forma di croce. Sulla loro testa, il pelo era molto fitto, e ricadeva in avanti, sulla fronte,
come il cappuccio di un monaco. Tenevano le mani sugli occhi, nell'atteggiamento della scimmietta che non vuole vedere il male: ma gli occhi brillavano fulgidi attraverso le dita, e
Carmody, nonostante la sua inquietudine, prov la voglia di

ridere, e disse: Non vale sbirciare.


Un profondo colpo di tosse risuon nella foresta. Le scimmie-monaco, come lui le aveva chiamate, si rannicchiavano
ancora pi strettamente l'una contro l'altra.
Cosa sar? chiese il vescovo.
Deve essere una bestia molto grossa. Ho sentito tossire I
leoni, qualche volta. Facevano un suono appunto molto simile a questo.
Bruscamente, il vescovo tese la grossa mano squadrata e
strinse la piccola mano grassoccia di Carmody.
Allarmato dall'espressione del volto di Andr, Carmody
disse: Sta per venirle un altro attacco?.
Il vescovo scosse il capo. Aveva gli occhi vitrei.
No. E' molto strano, veramente. Per un attimo ho provato
la stessa sensazione che provai quella volta che mio padre mi
sorprese.
Lasci la mano dell'altro e trasse un profondo respiro.
Sto gi bene.
Sollev il gonnellino per infilarselo. Carmody boccheggi.
Andr rialz di scatto la testa ed emise un piccolo strillo.
Qualcosa di bianco era apparso nell'ombra degli alberi, e si
muoveva lentamente ma con sicurezza: era il punto focale e
la causa del grande silenzio che s'era diffuso dovunque. Poi
divent un poco pi scuro quando usci nella luce del sole e si
sofferm per un breve momento, non per adattare i suoi occhi alla luminosit abbagliante ma per permettere a coloro
che lo guardavano di adattare i loro occhi alla sua vista.
Era alto due metri e mezzo e sembrava identico ad un essere umano e si muoveva con immensa dignit e con immensa bellezza, cos che la terra sembrava fargli largo, rispettosamente, ad ogni suo passo. Aveva la barba lunga, era nudo e
massicciamente maschio, e gli occhi erano simili a quelli d'u-

na statua granitica d'un dio che fosse diventata carne, troppo


terribili perch fosse possibile fissarli.
Parl. Allora i due religiosi capirono l'origine di quella
tosse che era uscita dalle profondit di polmoni simili al pozzo di un oracolo. La sua voce era il ruggito di un leone: indusse i due pigmei a stringersi di nuovo per mano, e sciolse i
loro muscoli, cos che entrambi pensarono d'essere sul punto
di andare a pezzi. Eppure non trovarono affatto sorprendente
il fatto che parlasse nella loro lingua.
Salute, figli miei, tuon lui.
I due chinarono la testa.
Padre.

Un'ora prima del tramonto, Andr e Carmody uscirono


correndo dalla foresta. Avevano fretta, a causa del tremendo
baccano che aveva sconvolto i boschi per chilometri e chilometri, tutto intorno. Gli uomini stavano strillando, una donna
gridava, e qualcosa stava ringhiando sonoramente.
Arrivarono giusto in tempo per assistere alla conclusione
della scena. Due belve enormi, creature bipedi dalla coda
massiccia e dalle teste ursine, stavano inseguendo a tutta velocit Kate Lejeune e Pete Masters. Kate e Pete correvano tenendosi per mano, e lui la trascinava cos velocemente che
lei sembrava volare nell'aria ad ogni passo. Nell'altra mano,
Pete portava la sega a energia. Nessuno dei due aveva una
sonno-pistola per difendersi, bench il comandante Tu avesse ordinato che tutti portassero un'arma. Un attimo dopo, fu
possibile vedere che comunque l'arma non sarebbe servita a
nulla, perch parecchi uomini dell'equipaggio, che si trovavano accanto all'astronave, avevano puntato le sonopistole
contro le belve. Per nulla atterriti dall'effetto dei raggi, i mostri continuarono ad inseguire la coppia a grandi balzi: li raggiunsero proprio al centro del prato.
Bench fossero entrambi disarmati, Andr e Carmody si
lanciarono verso le due belve, a pugni serrati. Pete si gir
nella stretta dell'essere che lo aveva catturato e lo colpi in
pieno muso con l'orlo tagliente della sega. Kate lanci un
urlo fortissimo, poi svenne. All'improvviso, i due finirono
lunghi distesi sull'erba, perch gli animali li avevano lasciati

e si stavano dirigendo, quasi pacificamente, verso il limitare


della foresta.
Era evidente che n le sonopistole n i due religiosi li avevano spaventati. Passarono accanto a Carmody e al vescovo
senza far loro caso, ed era impossibile capire se la scarica
subsonica avesse avuto qualche effetto sul loro sistema nervoso.
Carmody diede un'occhiata alla giovane donna, subito
lanci un grido.
Dottor Blake! Chiamate subito il dottor Blake!.
Come un genio delle fiabe, evocato dalla semplice formulazione del suo nome, Blake era gi li, con la sua piccola
borsa nera. Chiese immediatamente che portassero una barella: Kate, che gemeva e girava la testa da una parte e dall'altra, venne trasportata nell'infermeria dell'astronave. Pete continu ad agitarsi tanto che alla fine Blake gli ordin di andarsene.
Andr a prendere un fucile e uccider quelle bestie! Le
trover, dovessi impiegarci una settimana. O anche un anno!
Le prender in trappola e ....
Carmody lo spinse fuori dalla stanza, lo trascin nel salone, e lo costrinse a sedersi. Poi, con mano tremante, accese
due sigarette.
Non le servirebbe a nulla ucciderli, disse. Sarebbero di
nuovo in giro dopo pochi giorni. E poi, sono soltanto animali
che stanno obbedendo agli ordini del loro padrone.
Trasse uno sbuffo di fumo dalla sua sigaretta, mentre con
l'altra mano chiudeva di scatto l'accendino e tornava ad infilarselo in tasca.
Sono sconvolto quanto lei, mi creda. Gli ultimi avvenimenti sono stati troppo rapidi e troppo inspiegabili perch il
mio sistema nervoso riesca a reggere il passo. Ma non mi

preoccuperei troppo per Kate, se fossi al suo posto. So che


sembrava conciata piuttosto male, ma sono sicuro che si rimetter perfettamente, e molto presto, per giunta.
Lei uno sciocco ottimista e cieco! url Pete. Lei ha
visto cosa le capitato!.
Sta soffrendo per l'attacco isterico, non per le conseguenze fisiche dell'aborto, rispose Carmody, con molta calma.
Scommetto che fra pochi minuti, quando Blake sar riuscito
a calmarla con qualche sedativo, potr lasciare l'infermeria in
perfette condizioni, proprio come stava questa mattina. Lo so
con certezza. Vede, figlio mio, ho avuto una conversazione
con un essere che non Dio ma che d proprio l'impressione
di esserne l'equivalente pi prossimo.
Pete lo fiss a bocca aperta.
Cosa? Che cosa sta dicendo?.
Si, lo so, sembra che io stia dicendo chiss quali sciocchezze. Ma ho incontrato il padrone di Abatos. O meglio, lui
mi ha parlato, e ci che ha mostrato al vescovo ed a me
sconvolgente, a dir poco. Ci sono centinaia di cose che dovremo lasciarvi scoprire a tempo debito. Ma per il momento,
posso darle un'idea dei suoi poteri. Spaziano in una gamma
terribile, che va da piccole azioni sorprendenti, come guarire
il mio mal di denti con la semplice imposizione delle mani,
fino alla facolt di riportare alla vita le ossa dei morti e di rivestirle di carne. Ho visto i morti risorgere. Anche se, devo
ammettere, finiranno divorati di nuovo.
Poi aggrott la fronte.
Il vescovo ed io, aggiunse, abbiamo avuto il permesso
di compiere. . o forse dovrei dire di commettere, una resurrezione. La sensazione non indescrivibile, ma preferirei non
parlarne, almeno per il momento.
Pete si rialz, stringendo i pugni: la sigaretta and a bran-

delli, sotto quella pressione.


Lei impazzito.
Sarebbe molto bello se fossi impazzito davvero, perch
sarei liberato da una responsabilit spaventosa. E se avessi la
possibilit di scegliere, le assicuro che sceglierei la pazzia inguaribile. Ma non posso cavarmela cos a buon mercato.
Bruscamente, padre John perse tutta la sua calma: sembrava sul punto di andare a pezzi, letteralmente. Si nascose la
faccia fra le mani, mentre Pete lo fissava stordito. Poi, altrettanto bruscamente, il prete riabbass le mani, torn a mostrare i lineamenti arrotondati e sorridenti che tutti conoscevano
cos bene.
Per fortuna, la decisione definitiva non spetter a me,
bens a Sua Eccellenza. E anche se da vigliacco rallegrarmi
perch posso passare a lui questo fardello, debbo confessare
che ne sono felice. Il potere spetta a lui, in questo caso, e anche se il potere ha la sua gloria, ha anche il suo peso ed i suoi
gravi affanni. In questo momento, io non vorrei essere nei
panni del vescovo per nulla al mondo.
Pete non ud neppure le ultime parole del prete. Stava fissando la porta dell'infermeria, che si stava aprendo proprio In
quel momento. Ne usci Kate, un po' pallida: ma camminava
con passo fermo. Pete le corse incontro: caddero l'uno nelle
braccia dell'altra, poi lei si mise a piangere.
Ti senti bene, tesoro? continuava a ripetere Pete.
Oh, mi sento benissimo, rispose lei, continuando a piangere. Non so perch, ma sono guarita di colpo. E' stato
come se una mano fosse passata sopra di me, irradiando una
l'orza sconosciuta, e avesse rimesso a posto il mio corpo.
Blake, che era apparso alle spalle della ragazza, fece un
cenno d'approvazione.
Oh, Pete! singhiozz Kate. Sto bene, adesso, ma ho

perduto il nostro bambino! E so che questo successo perch


abbiamo rubato quel denaro a mio padre. E' stata la nostra
punizione. Era gi abbastanza brutto fuggire via, anche se
abbiamo dovuto farlo perch ci amavamo. Ma non avremmo
mai dovuto prendere quel denaro!.
Zitta, tesoro. Tu parli troppo. Ritorniamo nella nostra cabina, cos potrai riposare.
La guid gentilmente fuori dal salone, volgendosi a lanciare a Carmody un'occhiata di sfida.
Oh, Pete! gemette la ragazza. Tutto quel denaro, e
adesso ci troviamo su di un pianeta dove non serve assolutamente a nulla! E' solo un peso!.
Tu parli troppo, pupa! disse Pete, e un tono duro sostitu
la dolcezza, nella sua voce. Scomparvero entrambi nel corridoio. Carmody non disse nulla. Tenendo gli occhi bassi, si
diresse a sua volta verso la propria cabina, e si chiuse la porta alle spalle.
Ne usci mezz'ora dopo, e chiese del comandante Tu.
Quando gli dissero che il comandante era fuori, lasci il
Gabbiano e trov un gruppo molto attento sul limitare del
prato, dall'altro lato dell'astronave. Al centro della curiosit
generale c'erano la signora Recka e il primo ufficiale.
Eravamo seduti sotto uno di quei grandi alberi della gelatina, e ci facevamo passare la bottiglia e parlavamo del pi e
del meno, disse Givens. Parlavamo soprattutto di quello
che avremmo fatto se avessimo scoperto di dover restare insabbiati qui per tutto il resto della nostra vita.
Qualcuno fece udire una risatina maliziosa. Givens arrossi,
ma continu, con calma.
All'improvviso, la signora Recka ed io ci siamo sentiti
molto male. Siamo stati presi da violenti conati di vomito e
da un sudore gelido. Prima ancora di essere riusciti a vuotar-

ci lo stomaco, abbiamo avuto la certezza che il whisky era


stato avvelenato. Abbiamo pensato che saremmo morti nella
foresta, e che forse nessuno ci avrebbe mai ritrovati, perch
eravamo piuttosto lontani dall'astronave, e in un punto isolato.
Ma poi, improvvisamente come era incominciato, il malore scomparso. Ci siamo sentiti completamente sani e felici. L'unica differenza era questa: eravamo assolutamente sicuri che non avremmo mai pi provato la voglia di bere una
sola goccia di whisky in tutta la nostra vita.
N whisky, n qualsiasi altra bevanda alcolica, aggiunse
la signora Recka, con un brivido.
Coloro che conoscevano la sua debolezza la guardarono,
incuriositi e un po' dubbiosi. Carmody batt una mano sul
braccio del comandante, e lo attir in disparte.
La radio e gli altri apparecchi elettronici funzionano,
adesso? domand.
Hanno ripreso a funzionare pi o meno quando voi due
siete ritornati. Ma il motore di traslazione continua a rifiutarsi di andare. Mi sono preoccupato moltissimo, quando voi
due non avete comunicato con noi per mezzo delle vostre radio da polso. Pensavo che qualche animale da preda vi avesse uccisi, o che foste caduti e annegati nel lago. Ho organizzato una spedizione per cercarvi, ma non avevamo percorso
neppure un chilometro quando abbiamo notato che gli aghi
dei nostri trovanave s'erano messi a girare vertiginosamente,
come so fossero impazziti. Cos, siamo ritornati indietro. Io
non volevo smarrirmi nella foresta, perch, naturalmente, la
nave rappresenta il pi importante dei miei doveri. E non potevo mandare qualcuno con un elicottero, perch gli elicotteri rifiutavano semplicemente di funzionare. Per adesso funzionano di nuovo benissimo. Che cosa ne pensa di tutto que-

sto?.
Oh, so chi che fa tutto questo. E perch.
Per l'amor di Dio, padre, chi ?.
Non so se per amor di Dio o no .... Carmody diede
un'occhiata al suo orologio. Venga con me. C' qualcuno
che lei deve assolutamente conoscere.
Dove stiamo andando?.
Mi segua, le ho detto. Lui vuole parlarle, perch lei il
comandante, e dovr prendere egualmente la sua decisione.
E poi, desidero che lei sappia con che cosa ha a che fare.
E chi questo lui? Un indigeno di Abatos?.
Non esattamente, anche se lui vive qui da pi tempo di
qualsiasi creatura nativa del pianeta.
Il comandante Tu si raddrizz il berretto e si spolver l'uniforme. Passava attraverso i corridoi di quella giungla rumorosa, come se gli alberi si fossero messi in fila sull'attenti
C lui li stesse passando in rassegna.
Se lui qui da pi di diecimila anni, disse il comandante, sottolineando inconsciamente il pronome personale, cos
come faceva Carmody, allora deve essere arrivato molto
tempo prima che venisse parlato l'inglese e il lingo, la lingua
che ne deriva: quando la lingua ariana era ancora propriet
esclusiva di una trib selvaggia, in Europa. Come possiamo
parlare con lui? Per mezzo della telepatia?.
No. Lui ha imparato il lingo dall'unica persona sopravvissuta alla caduta dell'Hoyle, l'unica astronave alla quale lui
abbia mai permesso di passare.
E allora dov' quest'uomo? domand il comandante Tu,
lanciando uno sguardo irritato ad un coro di scimmie che
ululavano su di un ramo altissimo.
Non un uomo. Una donna, l'ufficiale medico. Dopo un
anno che era qui, si suicidata. Ha eretto un rogo funebre e

si bruciata viva. Di lei non sono rimaste altro che le


ceneri.
Perch?.
Immagino sia stato perch la cremazione totale era l'unico mezzo di cui disponeva per mettersi al di l della sua portata. Perch altrimenti lui avrebbe deposto le sue ossa in un
albero della gelatina e l'avrebbe riportata in vita.
Il comandante Tu si ferm.
La mia mente comprende quello che lei sta dicendo, ma
la mia capacit di credere come stordita. Perch quella
donna si uccisa? Se lei non si sbaglia, avrebbe potuto avere
la vita eterna, o per lo meno, un ragionevole facsimile.
Lui... il Padre, dice che quella donna non riusciva a sopportare l'idea di vivere per sempre su Abatos con lui come
unica compagnia umana... o umanoide. So che cosa doveva
provare. Sarebbe come dover dividere il mondo con Dio, l'unico con il quale si pu parlare. Il senso d'inferiorit e di solitudine doveva essere tale da sopraffarla.
Carmody si ferm di colpo, e si perdette fra i suoi pensieri,
tenendo la testa inclinata da una parte, mentre la palpebra sinistra si abbassava.
Uhmmm. Questo molto strano. Lui ha detto che anche
noi avremmo potuto avere i suoi poteri, e diventare come lui.
Perch non l'ha insegnato anche a quella povera donna? Forse perch non li voleva dividere? Adesso che ci ripenso, lui
non si affatto offerto di dividere i suoi dominii. Vuole soltanto un sostituto. Uhmm. Tutto o niente. O lui, oppure... che
cosa?.
Ma di cosa diavolo sta parlando? abbai irritatissimo il
comandante Tu.
Potrebbe avere ragione lei, a parlare del diavolo, disse
Carmody, con aria distratta. Guardi! Ecco l un albero della

gelatina. Cosa ne direbbe di curiosare un pochettino, eh? E'


vero che lui ha proibito a noi extrabatosiani di ficcare il naso
In giro; vero che questo potrebbe essere un altro paradiso
terrestre e che io, figlio troppo autentico di Adamo, potrei
provocare un' altra caduta dalla grazia, ed essere scacciato
Cuori da una spada fiammeggiante .. anche se poi non mi dispiacerebbe troppo di essere spedito su qualche pianeta un
po' pi familiare. Potrei addirittura venir colpito dal fulmine
per avere bestemmiato contro la divinit locale. Tuttavia,
credo che curiosare un po' nel contenuto di quella cavit possa essere utile quanto l'opera di un dentista. Che cosa ne
dice, comandante? Le conseguenze potrebbero essere abbastanza disastrose.
Se vuol dire che io ho paura, posso risponderle che non
vero e che lei lo sa bene, ringhi Tu. Non permetter mai
che un prete si dimostri pi coraggioso di me. Faccia pure. Io
la sosterr fino in fondo.
Ah, fece Carmody, e si diresse a passo energico verso
un enorme albero della gelatina. Ah, ma lei non ha visto il
Padre di Abatos, non gli ha parlato. Non si tratta di sostenermi, perch se dovessimo venir scoperti potremmo fare ben
poco. Si tratta di darmi un appoggio morale, di incutermi
vergogna con la sua presenza, cos non scapper come un
coniglio, se lui dovesse sorprendermi sul fatto.
Con una mano si tolse dalla tasca una piccola fiala, e con
l'altra prese una torcia elettrica: ne diresse il raggio dentro la
grande apertura buia a forma di O. Il comandante Tu si sporse a guardare dietro le sue spalle.
Freme, come se fosse viva, disse il comandante, a bassa
voce.
Ed emette anche un lievissimo ronzio. Se appoggia leggermente la mano sulla superficie, pu sentire la

vibrazione.
E che cosa sono quegli oggetti biancastri sepolti nella gelatina? Ossa?.
Si. La cavit scende a una discreta profondit, non
vero? Deve essere al di sotto del livello del suolo. Vede quella massa scura, in un angolo? Direi che una antilope, non
so di che specie esattamente. Ho l'impressione che la carne
venga creata a strati, dall'interno all'esterno: i muscoli pi
esterni e la pelle non sono ancora stati ricreati.
Il prete raccolse un campione della gelatina, tapp la fiala,
e torn a rimettersela in tasca. Non si alz, tuttavia: continu
a fare giocare dentro alla cavit il raggio della sua torcia elettrica.
Questa roba fa diventare frenetico un contatore Geiger. E
non basta: irradia anche onde elettromagnetiche. Credo che
siano state le onde radio emesse da questa gelatina che hanno
interferito con le nostre radio da polso e che hanno combinato quel caos con i nostri trovanave! Osservi un po' quei fili
bianchi, minutissimi, che corrono attraverso l'intera massa.
Non le sembra che siano nervi?.
Prima che Carmody potesse protestare, il comandante Tu
si pieg e raccolse una manciata di quella sostanza gelatinosa e fremente.
Sa dove avevo gi visto qualche cosa del genere, prima
d'ora? Questa roba mi fa venire in mente i transistor a proteine che usiamo nel motore a traslazione.
Carmody aggrott la fronte.
Ma non sono le uniche parti viventi della macchina, quelle? Mi pare di aver letto da qualche parte che il motore a traslazione non pu fare ruotare la nave attraverso lo spazio
perpendicolare, se non si usano questi transistor.
Si potrebbero adoperare anche transistor meccanici, lo

corresse Tu. Ma occuperebbero uno spazio enorme, grande


quanto l'astronave stessa. I transistor a proteine occupano
uno spazio molto pi ristretto: quelli del Gabbiano, lei potrebbe caricarseli sulla schiena. In effetti, quella parte del
motore a traslazione non costituisce soltanto una serie di
transistor, ma un banco memoria. La sua funzione quella di
' ricordare ' lo spazio normale. Deve mantenere un simulacro
dello spazio reale, od ' orizzontale ', distinto da quello perpendicolare. Mentre una estremit del motore a traslazione ci
' scaraventa al di l ', come dice l'espressione corrente, l'estremit a proteine ricostruisce un'immagine dell'aspetto dello spazio che rappresenta la nostra destinazione, fino all'ultimo elettrone. Assomiglia moltissimo alla magia analogica,
non vero? Costruisci un'effigie, e subito puoi stabilire una
affinit tra ci che la realt e ci che la contraffazione.
E cos' successo ai banchi di proteine?.
Niente, a quanto abbiamo potuto stabilire noi. Funzionavano normalmente.
Ma forse la corrente non passava. L'ufficiale di macchina
ha controllato le sinapsi4, o si limitato a leggere la carica
biostatica dell'intero complesso? La carica poteva essere normalissima, vede, eppure poteva essere bloccata egualmente
qualsiasi trasmissione.
Questo il campo dell'ufficiale di macchina, non il mio.
Non mi permetterei mai di discutere il suo lavoro, come lui
non si permetterebbe di discutere il mio.
Carmody si alz.
Vorrei parlare con l'ufficiale di macchina. La mia la
teoria di un incompetente: ma come quasi tutti i dilettanti,
pu darsi che mi lasci trascinare dall'entusiasmo nella mia
4 In biologia, la sinapsi un dispositivo nervoso in corrispondenza del quale
avviene il passaggio unidirezionale degli impulsi nervosi da un neurone all'altro mediante un meccanismo di natura chimica (N.d.C).

Ignoranza. Se a lei non dispiace, preferirei non discuterne


adesso, per. Particolarmente qui, perch la foresta pu avere orecchie e ....
Sebbene il comandante non avesse neppure aperto bocca,
il prete aveva alzato un dito per imporre silenzio, in un gesto
caratteristico. All'improvviso, fu chiaro che aveva ottenuto il
silenzio che voleva: perch in tutta la foresta non si udiva pi
alcun suono, eccettuato il fruscio lievissimo del vento che
correva tra le fronde.
Lui in giro, bisbigli Carmody. Ributti dentro all'albero quella gelatina, e allontaniamoci un po'.
Il comandante Tu alz la mano per obbedire. In quel momento, non molto lontano, si sent crepitare un colpo di fucile. I due uomini sobbalzarono.
Mio Dio, chi quel pazzo che ha sparato? grid Tu.
Disse qualcosa d'altro, ma la sua voce venne sommersa dal
frastuono tremendo che si scaten in tutta la foresta: le strida
degli uccelli, l'ululare delle scimmie, i nitriti, i barriti, i ruggiti di migliaia di altri animali. Poi, bruscamente come era
incominciato, il frastuono si interruppe, come ad un dato segnale. Cadde il silenzio. Poi, un grido isolato. Un uomo.
E' Masters! gemette Carmody.
Vi fu un brontolio, come se una belva molto grossa stesse
ringhiando dal profondo della gola. Uno degli esseri simili a
leopardi, dalle orecchie rotonde e dai ciuffi grigi sulle zampe, usci dai cespugli. Teneva il corpo penzolante di Pete Masters fra le mandibole, come un gatto che tiene un topo. Senza prestare la minima attenzione ai due uomini, pass davanti a loro, si diresse verso una quercia: e li si ferm, e depose
il corpo del giovane ai piedi di qualcuno.
Il Padre stava immobile come se fosse fatto di pietra: una
mano priva di unghie era posata sulla lunga barba rosso-oro,

gli occhi profondamente infossati erano bassi, puntati sulla


figura che giaceva sull'erba. Non si mosse fino a quando
Pete, uscendo dalla sua paralisi, si agit in una crisi di abiezione e implor misericordia. Allora il Padre si chin e tocc
il giovane, per un attimo, sulla nuca. Pete balz in piedi e,
stringendosi la testa tra le mani e urlando di dolore, corse
via, attraverso gli alberi. La leoparda rimase sdraiata, battendo lentamente le palpebre come un gatto domestico pigro e
grasso.
Il Padre le parl. E mentre lui si avviava in mezzo agli alberi, lei gir gli occhi verdi sui due uomini. Nessuno dei due
se la sent di sperimentare la sua efficienza come sentinella.
Il Padre si ferm sotto un albero coperto di liane, dal quale
pendevano bacche grosse e pesanti, come noci di cocco bianche e prive di peli. Anche se la bacca pi bassa si trovava a
pi di tre metri dal livello del suolo, non ebbe alcuna difficolt a raggiungerla con la mano e a stringerla forte. La bacca si apr, scoppiando con un suono fortissimo, e dal guscio
spaccato piovve dell'acqua. Tu e Carmody impallidirono. Il
comandante mormor: Preferirei affrontare quel grosso gatto, piuttosto che lui.
Il gigante gir su se stesso e, continuando a lavarsi le mani
con l'acqua, avanz a grandi passi verso di loro.
Ti piacerebbe schiacciare le noci di cocco con una mano
sola, Comandante? tuon. Questo niente. Posso insegnarti come si fa. Posso sradicare quella giovane betulla laggi, strappandola dal suolo. Posso dire una parola a Zeda,
qui, e lei mi seguir come un cagnolino. Questo niente.
Posso insegnarti il potere. Posso sentirvi bisbigliare anche a
cento metri di distanza, e ormai ve ne sarete accorti. E potrei
raggiungerti in dieci secondi, anche se tu avessi un buon
vantaggio ed io fossi seduto. Questo niente. Posso dire im-

mediatamente dove Nono tutte le mie figlie, sulla faccia di


Abatos, in che condizioni di salute sono, e quando sono morte. Questo niente. Anche tu puoi fare lo stesso, purch tu
diventi come quel prete. Potresti persino risuscitare i miei
morti, se avessi una volont simile a quella di padre John.
Posso prenderti per mano e mostrarti come si pu riportare la
vita in un corpo morto, ma io preferisco non toccarti.
Per amor di Dio, risponda di no, mormor Carmody. E'
gi stato anche troppo grave che io e il vescovo siamo stati
esposti a questa tentazione.
Il Padre rise. Il comandante Tu afferr la mano di Carmody. Non avrebbe potuto rispondere al gigante, anche se avesse voluto farlo, perch la sua bocca si apriva e si richiudeva
come quella di un pesce fuor d'acqua, e i suoi occhi sembravano sul punto di schizzare dalle orbite.
C' qualcosa, nella sua voce, che trasforma in acqua le
budella e piega le ginocchia, disse il prete, poi tacque. Il Padre torreggiava davanti a loro, e si asciugava le mani sulla
barba. A parte quella barba lussureggiante e la lunga chioma,
era assolutamente glabro. La sua pelle, di un rosso pallidissimo, era priva di macchie, e risplendeva del sangue perfetto al
di sotto di quella superficie sottile. Il naso era privo di setto,
ma l'unica narice era larga, gotica. I denti rossi luccicavano
dentro alla bocca: una lingua venata di azzurro schizz fuori,
per un attimo, come una fiamma: poi le labbra rosso-nere si
raggrinzirono e si chiusero. Tutto ci era molto strano, e tuttavia non era sufficiente a mettere cos a disagio quegli uomini abituati a viaggiare fra le stelle. Erano la voce e gli occhi che li sconvolgevano: il tuono che sembrava scuotere
violentemente le loro ossa, e gli occhi neri costellati di
schegge d'argento: pietra divenuta carne.
Non preoccuparti, Carmody. Non mostrer a Tu come ri-

suscitare i morti. Diversamente da te e da Andr, non sarebbe capace di farlo, in nessun caso. E non sarebbe capace di
farlo nessuno degli altri, perch io li ho studiati, e lo so. Ma
ho bisogno di te, comandante Tu. Ti dir il perch, e quando
te lo avr detto, tu capirai che non hai altra scelta. TI convincer con la ragione, e non con la forza, perch io odio la violenza, e in realt la natura stessa del mio essere mi impone di
non servirmene. A meno che non lo richieda una situazione
d'emergenza.
Il Padre parl. Un'ora dopo, smise di parlare. Senza attendere che uno dei due dicesse una parola, ammesso che ne
fossero ancora capaci, si volt e se ne and, con la leoparda
che lo seguiva ad una distanza rispettosa. Poco dopo, ricominciarono ad echeggiare i richiami degli animali.
I due uomini si riscossero e si avviarono, silenziosamente,
verso la nave. Quando furono al limitare del prato, Carmody
riprese finalmente a parlare.
C' una sola cosa da fare. Convocare un Concilio del Problema di Jairus. Per fortuna, lei proprio il tipo di laico adatto per il ruolo di moderatore. Chieder l'autorizzazione del
vescovo, e sono sicuro che riconoscer che non c' proprio
altro da fare. Non possiamo metterci in contatto con i nostri
superiori e sottoporre il problema al loro giudizio. La responsabilit ricade su di noi.
E' un peso terribile, disse il comandante.
Arrivati all'astronave, chiesero del vescovo, e si sentirono
rispondere che se ne era andato nella foresta, da solo, poco
tempo prima. Le radio da polso funzionavano perfettamente,
ma Andr non rispose alle chiamate. Allarmatissimi, i due
decisero di ritornare nella foresta a cercarlo. Si avviarono
verso il lago, e di tanto in tanto il comandante Tu chiedeva
notizie, via radio, all'elicottero che sorvolava la zona. Gli uo-

mini dell'elicottero riferirono che il vescovo non era sulla


riva del lago, ma Carmody pens che fosse diretto proprio li:
oppure si era seduto da qualche parte e stava meditando.
A circa un chilometro e mezzo dal Gabbiano, lo trovarono
disteso ai piedi di un albero della gelatina straordinariamente
alto. Tu si ferm di colpo.
Ha un attacco, padre.
Carmody si gir e sedette sull'erba, voltando le spalle al
vescovo. Accese una sigaretta ma subito la lasci cadere e la
schiacci con il tacco.
Avevo dimenticato che lui non vuole che fumiamo nella
foresta. Non per paura di un incendio. A lui non piace l'odore
del tabacco.
Tu rimase in piedi, accanto al prete, con lo sguardo fisso
sulla figura che si contorceva ai piedi dell'albero.
Non ha intenzione di aiutarlo? Si recider la lingua o si
slogher un osso.
Carmody aggobb le spalle e scosse il capo.
Ha dimenticato che lui ha guarito tutti i nostri mali, per
dimostrarci i suoi poteri. Il mio dente cariato, l'alcolismo della signora Recka, gli attacchi di Sua Eccellenza.
Ma ... ma ....
Sua Eccellenza si fatto prendere volontariamente da
questo cosiddetto attacco, e non corre nessun pericolo di slogarsi un osso o di lacerarsi la lingua. E vorrei proprio che
questo fosse tutto: allora saprei che cosa fare. Intanto, le consiglio di fare la sola cosa da fare: gli volti le spalle anche lei.
Non mi piaciuto molto, la prima volta che ho assistito a
questa scena. E non mi piace neppure adesso.
Magari lei non avr nessuna intenzione di aiutarlo, ma io
lo aiuter, sicuro come l'inferno! esclam il comandante
Tu. Avanz di un passo e si ferm, trattenendo il respiro.

Carmody si volt a guardare, poi si alz.


Tutto a posto. Non si allarmi.
Il vescovo era stato scosso dall'ultimo, violentissimo spasmo, una spinta del bacino che aveva sollevato completamente dal suolo il suo corpo inarcato. Nello stesso tempo,
emise un lungo sospiro, rauco e sonoro. Poi ricadde all'indietro, e rimase immobile, in silenzio.
Ma Tu non stava guardando il vescovo: stava guardando il
cavo dell'albero. Ne stava uscendo, strisciando, un grande
serpente bianco dal dorso segnato da grandi chiazze triangolari. La sua testa era grossa come un cocomero: i suoi occhi
scintillavano come vetro verde: dalle sue scaglie cadeva,
sgocciolando, la gelatina piena di fili bianchi.
Mio Dio! esclam Tu. Ma non finisce mai? Continua a
uscire e a uscire, quel serpente. Deve essere lungo almeno
dodici o quindici metri.
Port la mano, istintivamente, alla sonopistola che portava
in tasca. Carmody lo trattenne, scuotendo di nuovo il capo.
Quel serpente non ha cattive intenzioni. Al contrario, se
capisco un po' questi animali, si rende conto vagamente di
aver ricevuto una nuova vita, e prova un senso di gratitudine.
Forse lui li ha resi consapevoli del fatto che li risuscita, per
potersi riscaldare alla fiamma della loro venerazione automatica. Ma, naturalmente, lui non sopporterebbe mai quello che
sta facendo quella bestia. Lui, se non lo ha ancora notato,
non sopporta il contatto della sua progenie di seconda mano.
Si accorto che dopo avere toccato Masters, si lavato le
mani con l'acqua del cocco? I fiori e gli alberi sono le sole
cose che lui tocca.
Il serpente aveva sospinto la testa al di sopra del capo del
vescovo e gli stava lambendo la faccia con la lingua dardeggiante. Andr emise un gemito e riapri gli occhi. Quando

vide il rettile, rabbrivid per la paura: poi rest immobile, e


accett le carezze dell'animale. Quando ebbe compreso che
quello non aveva intenzione di fargli del male, lo accarezz.
Beh, se il vescovo dovesse prendere il posto del Padre,
per lo meno potr dare a questi animali ci che hanno sempre desiderato e che da lui non hanno mai avuto: tenerezza
ed affetto. Sua Eccellenza non odia queste femmine. Non ancora.
Poi riprese a parlare, a voce pi alta.
Ma spero con tutte le mie forze che una cosa del genere
non succeda.
Con un sibilo di allarme, il serpente scivol via, fra l'erba.
Andr si sollev a sedere, scroll la testa come per schiarirsela, e si alz per incontrare i due uomini. Il suo volto aveva
perduto la dolcezza che vi era apparsa quando accarezzava il
serpente. Era un viso austero, e la sua voce suonava in un
tono quasi di sfida, adesso.
Vi sembra una cosa giusta venire a spiarmi in questo
modo? chiese.
Le chiedo perdono, Eccellenza, ma non la stavamo affatto spiando. La stavamo cercando perch abbiamo deciso che
la situazione richiede un Concilio del Problema di Jairus.
Eravamo molto preoccupati, aggiunse il comandante
Tu, perch sembrava che l'Eccellenza Vostra fosse di nuovo
in preda ad un altro attacco.
Un altro attacco? Davvero? Ma io pensavo che lui mi
avesse guarito . .. Voglio dire ....
Carmody annui, tristemente.
L'ha guarito. Mi chiedo se l'Eccellenza Vostra disposta
a perdonarmi, se esprimo la mia opinione. Io ritengo che lei
non abbia avuto per caso un attacco epilettoide nello stesso
momento in cui il serpente sentiva riaccendere in s la scin-

tilla d'una nuova vita... Non stato un caso. Quello che sembrava un attacco era soltanto una caricatura dei suoi malesseri di un tempo.
Mi accorgo che non ha compreso. Mi permetta di esprimermi in un altro modo, allora. Il dottore, su Wildenwooly,
era convinto che la sua malattia avesse un'origine psicosomatica, e perci le ha ordinato di recarsi su Yggdrasil, dove uno
specialista pi competente avrebbe potuto curarla. Prima di
partire, l'Eccellenza Vostra mi ha detto che, secondo il dottore, i suoi sintomi rappresentavano un comportamento simbolico, e che aveva indicato la causa della sua malattia in un
impulso represso ....
Credo che a questo punto farebbe meglio a fermarsi,
disse il vescovo, freddamente.
Non avevo intenzione di andare oltre.
Si avviarono in direzione della nave. I due religiosi rimasero un po' indietro, rispetto al comandante, che procedeva a
grandi passi, con lo sguardo fisso davanti a s.
Il vescovo riprese a parlare, in tono esitante.
Anche lei ha sperimentato la gloria, forse perigliosa, ma
pur sempre gloria, di riportare in vita i morti. Io l'ho osservato, come lei ha osservato me. Non che non fosse sconvolto.
E' vero che non caduto al suolo e non ha perduto parzialmente la conoscenza. Ma tremava e gemeva in preda all'estasi.
Poi abbass lo sguardo al suolo; e quindi, come se si vergognasse della propria esitazione, lo risollev, fissando l'altro con fermezza.
Prima della sua conversione, lei era un uomo di mondo.
Mi dica, John, questo risuscitare, questo modo di essere padre assomiglia all'andare con una donna?.
Carmody guard da una parte.

Non voglio n la sua piet n la sua ripugnanza, disse


Andr. Soltanto la verit.
Carmody emise un profondo sospiro.
Si. Si tratta di due esperienze molto simili. Ma il risuscitare addirittura pi intimo, perch, una volta che si iniziato l'atto, non pi possibile controllarsi, assolutamente impossibile ritrarsi da quell'intimit: l'intero essere ... Mente e
corpo sono fusi insieme e concentrati nell'evento. La sensazione di unit, che tanto desiderata nell'altro atto e che invece vi manca tanto spesso, qui inevitabile. Lei si sente
come se fosse, nello stesso tempo, colui che ricrea e ci che
viene ricreato. Poi, ha in s una parte dell'animale, e lo sa benissimo ... perch nel suo cervello c' una piccolissima scintilla che un pezzo della vita di quell'essere, e quando la
scintilla si muove, lei sa che l'animale da lei risuscitato si sta
muovendo. E quando la scintilla si affievolisce, lei sa che sta
dormendo, quando divampa lei sa che in preda al panico o
a qualche altra emozione altrettanto intensa. E quando la
scintilla muore, lei sa che anche l'animale morto.
Il cervello del Padre una costellazione di scintille di
questo genere, di miliardi di stelle che rappresentano vivacemente la vitalit dei loro proprietari. Lui sa dov' ogni essere
vivente di questo pianeta, sa quando se ne va: e quando se ne
accorge, lui aspetta che le ossa si siano di nuovo rivestite di
carne, e allora compie l'atto del risuscitare....
Egli il Padre, la cui bellezza non conosce mutamenti:
sia lode a lui! sbott Andr.
Carmody sussult e rialz gli occhi.
Hopkins5, credo, ci rimarrebbe molto male se le sentisse
citare questi suoi versi in un simile contesto. Penso che forse
5 Gesuita, l'inglese Gerald Mauley Hopkins (1844-1885) uno dei massimi
poeti religiosi della letteratura moderna (N.d.C).

potrebbe ribattere con un brano tolto da un'altra delle sue


poesie.
Lo spirito dell'uomo sar legato alla carne, al suo meglio,
Ma non da essa impacciato: il prato non umiliato perch un
arcobaleno lo sovrasta, n lui perch le sue
[ossa si levano.

La sua citazione sostiene la mia. Le sue ossa si levano.


Di che altro ha bisogno?.
Ma non da essa impacciato. Qual il prezzo di questa
estasi? Questo mondo bellissimo, sicuro: ma non forse
sterile, senza evoluzione? Beh, non stia a pensarci, adesso.
Vorrei rammentare all'Eccellenza Vostra che questo potere e
questa gloria provengono da un senso di unione e di controllo sopra gli animali. Questo mondo il suo letto: ma chi vorrebbe giacervi per sempre? E perch, adesso, lui vuole lasciarlo, se veramente tanto desiderabile? Per il bene? O per
il male?.

Un'ora dopo, i tre entrarono nella cabina del vescovo e sedettero attorno alla nuda tavola rotonda che vi stava in mezzo. Carmody portava una valigetta nera: la depose sotto la
propria sedia, senza fare commenti. Indossavano tutti tuniche
nere, e non appena Andr ebbe recitato la rituale preghiera
d'apertura, i tre misero le maschere del fondatore dell'ordine.
Per un momento vi fu silenzio, mentre si guardavano l'un
l'altro, dietro la sicurezza anonima e provvisoria delle fattezze identiche: pelle scura, capelli crespi, naso piatto, labbia
spesse. E con quella intensa caratteristica africana, il fabbricante delle maschere era riuscito a conferire loro la leggendaria dolcezza e nobilt d'animo che erano state tipiche di
Jairus Cbwaka.
Il comandante Tu parl, attraverso le labbra irrigidite.
Siamo qui radunati in nome del Suo amore per formulare
la tentazione, se vi , che ci sta di fronte, e per decidere un'azione, se vi , contro di essa. Parliamo come fratelli, ricordando ogni volta che guardiamo attraverso la tavola e vediamo il volto del fondatore, che egli non perse mai la calma,
eccetto in un'occasione, e non dimentic mai il suo amore,
eccetto in un'occasione. Ricordiamo le sofferenze che gli furono causate da questa dimenticanza, e ricordiamo cosa ha
ordinato di fare, a noi preti e laici. Siamo degni del suo spirito alla presenza del simulacro della sua carne!.
Preferirei che non pronunciasse quelle parole cos in fretta, disse il vescovo. Un ritmo cos convulso distrugge lo
spirito delle parole.

Ma le sue critiche alla mia condotta non possono cambiare niente.


L'osservazione esatta. La prego di perdonarmi.
Certo, disse il comandante Tu, con fare leggermente impacciato. Certo. Bene, incominciamo.
Io parlo in favore del Padre, disse il vescovo.
Io parlo contro il Padre, disse Carmody.
Parli in favore del Padre, disse Tu.
Tesi: il Padre rappresenta la forza del bene. Lui ha offerto
alla nostra Chiesa il monopolio del segreto della resurrezione.
Antitesi.
Il Padre rappresenta le forze del male, perch lui scatener nella Galassia una forza che finir per distruggere la Chiesa, se cercher di monopolizzarla. Per giunta, anche se la
Chiesa rifiutasse di avere qualcosa a che fare con tale forza,
essa distrugger l'umanit comunque, e di conseguenza finir
per distruggere anche la stessa Chiesa.
Sviluppo della Tesi.
Tutte le azioni del Padre sono state per il bene. Esempio.
Lui ha guarito tutte le nostre malattie, lievi o gravi. Esempio.
Lui ha impedito a Masters e alla Lejeune di avere un rapporto carnale, e forse ha fatto la stessa cosa anche con la Recka
e Givens. Esempio. Lui ha spinto i primi a confessare di avere rubato del denaro al padre della Lejeune, e da quella volta
la Lejeune si rivolge a me per ottenere una direzione spirituale. Mi sembra che abbia preso sul serio il mio suggerimento di non aver pi rapporti con Masters e di ritornare da
suo padre, se se ne presenter l'occasione, nel tentativo di risolvere i loro problemi con il consenso di lui. Esempio. La
Lejeune sta studiando un manuale che le ho dato io e forse
potr accostarsi alla Chiesa. Questo sar opera del Padre e

non di Masters, il quale ha dimenticato completamente la


Chiesa, sebbene, nominalmente, ne faccia parte. Esempio. Il
Padre misericordioso, perch non ha permesso che la leoparda facesse del male a Masters, anche dopo che il giovane
aveva cercato di uccidere lui. E lui ha detto che il comandante pu liberare il giovanotto dalla stiva dove stato rinchiuso, perch lui non ha nulla da temere, e il nostro codice penale al di sotto della sua comprensione. Lui certissimo che
Masters non ci riprover mai pi. Quindi, perch non perdonare il fatto che Masters abbia rubato un fucile dall'armeria
della nave, perch non lasciarlo libero? Noi ci serviamo della
forza per raggiungere lo scopo della punizione, e questo non
affatto necessario, poich secondo le leggi della psicodinamica che lui ha elaborato durante questi ultimi diecimila anni
di solitudine, una persona che si serve della violenza come
mezzo per raggiungere un dato fine, punisce in realt se stessa, viene derubata di una parte dei propri poteri. Anche il suo
primo atto, per mezzo del quale ha fatto scendere quaggi
l'astronave, lo ha fatto soffrire tanto che ci vorr qualche
tempo prima che lui possa recuperare pienamente l'uso di
tutte le energie psichiche.
Io sostengo che dobbiamo accettare la sua offerta. Non
pu esservi nulla di male, perch lui desidera partire come
semplice passeggero. Bench io, naturalmente, non possieda
ricchezze personali, scriver un'autorizzazione perch l'Ordine provveda a pagare il suo biglietto. E inoltre prender il
suo posto, qui su Abatos, quando lui sar partito.
Ricordatevi, inoltre, che la decisione di questo particolare
Concilio non impegner affatto la Chiesa ad accettare la sua
offerta. Noi ci limiteremo a prenderlo, per un certo tempo,
sotto la nostra protezione.
Antitesi.

Debbo fare una dichiarazione generica che risponder a


quasi tutti gli esempi portati dalla tesi. Ed questa: il peggior
male sempre quello che adotta i lineamenti del bene, al
punto che bisogna aguzzare molto bene lo sguardo per poter
distinguere il vero volto che sta sotto la maschera. Il Padre
ha imparato indubbiamente, dalla superstite dell' Hoyle, il
nostro codice morale. Ha evitato ogni contatto ravvicinato
con noi, in modo che non abbiamo la possibilit di studiare il
suo comportamento in tutti i pi minuti particolari.
Tuttavia, queste sono, per lo pi, semplici speculazioni.
Ci che non si pu negare che questo atto della resurrezione una droga, la droga pi potente e pi insidiosa che abbia
mai minacciato l'umanit. Non appena uno ha conosciuto le
estasi che vi sono collegate, ne desidera altre ancora pi intense. E poich il numero di questi atti di resurrezione ovviamente limitato dal numero dei morti disponibili, si prova
il desiderio di accrescere il numero di morti per poter godere
di pi resurrezioni. E l'intera struttura creata dal Padre, qui, e
una che 'combina il massimo della tentazione con il massimo
delle occasioni '. Quando un uomo ha assaporato l'atto, comincer a prendere seriamente in considerazione la possibilit di trasformare il suo mondo in qualcosa di simile ad Abatos.
E' questo, ci che noi vogliamo? Io dico di no. Io prevedo che se il Padre se ne andr da questo mondo, aprir la
strada proprio a questa possibilit. Forse tutti gli uomini dotati di questo potere non incominceranno a credersi simili a
di? Ognuno di loro non diventer forse un Padre, insoddisfatto del pianeta sregolato, rozzo e caotico che ha trovato?
Non giudicher insopportabile il progresso e l'imperfezione,
non rimodeller le ossa delle sue creature per rimuovere tutte
le vestigia evolutive, in modo da formare scheletri perfetti?

Non sopprimer forse l'accoppiamento fra gli animali, e forse addirittura anche fra i suoi simili, gli esseri umani, facendo in modo che i maschi, una volta morti, non risorgano pi,
e che rimangano soltanto le femmine pi docili e pi miti?
Allora non vi sar pi possibile che nascano i piccoli. Non
trasformer forse il suo pianeta in un giardino, in un paradiso
bellissimo, ma sterile e chiuso al progresso? Guardate, per
esempio, il metodo di caccia cui fanno ricorso, qui su Abatos, quelle bestie da preda ingrassate e pigre. Consideratene i
risultati disastrosi, dal punto di vista dell'evoluzione. All'inizio, le belve catturavano e uccidevano gli erbivori pi lenti e
pi stupidi. E quale ne stato il risultato? I sopravvissuti
hanno generato giovani pi veloci e pi intelligenti, forse?
Neppure per idea. Perch i morti sono risorti, e vengono di
nuovo catturati e uccisi. E cos via di seguito. E cos, adesso,
quando una leoparda od una lupa si muove per andare in cerca di cibo, gli animali non condizionati fuggono, e quelli
condizionati rimangono fermi, tremanti e paralizzati, e si sottomettono senza resistenza alla morte, come se fossero animali domestici in un macello. E quelli che non sono stati divorati riprendono a pascolare senza la minima preoccupazione, a breve distanza dalla bestia da preda che sta divorando
la loro sorella. Questo un pianeta ben organizzato, dove
ogni giorno si ripete lo stesso evento, che percorre sempre lo
stesso solco. Eppure persino il Padre, cos amante della perfezione, ha finito per annoiarsi, e adesso desidera trovare un
mondo nuovo, un pianeta pionieristico, dove lui potr lavorare fino a quando lo avr portato allo stesso stato in cui si trova Abatos. Tutto questo dovr continuare per sempre, fino a
quando la Galassia non sar pi una moltitudine di mondi,
ognuno dei quali sorprendentemente diverso dall'altro; ma
ovunque metter in mostra copie conformi di Abatos, nessu-

na minimamente diversa? Vi avverto che questo uno dei


pericoli pi gravi.
Esempi di minore importanza. Lui un assassino, perch
ha causato l'aborto di Kate Lejeune, e....
Controesempio. Lui sostiene che Kate ha perduto il feto
per puro caso, e che lui aveva mandato le sue due bestie ad
Inseguire lei e Masters e a cacciarli dal bosco perch stavano
avendo un rapporto carnale. E lui, questo non pu tollerarlo.
Esempio. Questo atteggiamento depone a suo favore e dimostra che lui buono e sta dalla parte della Chiesa e di Dio.
Esempio. A lui non sarebbe importato affatto anche se
Pete e Kate fossero stati uniti dai sacri vincoli del matrimonio. Por lui, il rapporto carnale in s e per s, che intollerabile. Il perch, non lo so. Forse l'atto offende il suo senso
di propriet, perch lui l'unico datore di vita, su questo pianeta. Ma io affermo che il suo intervento stato malvagio,
perch ha avuto come risultato la perdita di una vita umana,
e lui sapeva benissimo che sarebbe successo cos....
Esempio, disse il vescovo, accalorandosi leggermente.
Questo, per quanto ne sappiamo noi, un pianeta senza la
vera morte e senza il vero peccato. Siamo stati noi a portare
qui queste due mostruosit, e lui non pu sopportare n l'una
n l'altro.
Esempio. Non siamo stati noi a chiedere di venire qui.
Siamo stati costretti.
Ordine! disse il moderatore. Prima il Problema, poi la
formulazione della tentazione, secondo le regole. Se noi diciamo di s, e se il Padre parte con noi, uno dovr rimanere a
prendere il suo posto. Altrimenti, cos afferma lui, questo
mondo, durante la sua assenza, andr in rovina.
Il moderatore fece una pausa.
Per qualche ragione che non conosciamo, aggiunse, lui

ha limitato a voi due la scelta del suo sostituto.


Esempio, disse il vescovo. Noi siamo gli unici candidati perch abbiamo giurato di astenerci totalmente da rapporti carnali. Il Padre sembra pensare che le donne sono vasi
di iniquit assai pi degli uomini. Lui dice che l'accoppiamento corporeo comporta una dispersione dell'energia fisica
che necessaria per compiere l'atto della resurrezione, e sottintende inoltre che vi qualcosa di sudicio, o forse dovrei
dire di troppo fisico e animalesco, nell'atto stesso. Naturalmente, io non ritengo completamente giustificato il suo atteggiamento, e non sono affatto d'accordo che tutte le donne
siano da considerare sullo stesso piano degli animali. Ma dovete ricordare che lui non ha pi visto una donna da diecimila anni, e che forse le femmine della sua specie possono giustificare del tutto la sua reazione. Conversando con lui ho
dedotto che nel suo pianeta d'origine vi un grande abisso
fra i sessi della sua specie. Comunque, lui gentile con le
nostre passeggere. Non le toccherebbe mai, naturalmente, ma
lui dice che qualunque contatto fisico gli doloroso, perch
lo deruba della sua... come dovrei dire? Della sua santit?
D'altra parte, avrete avuto modo di osservare che con i fiori e
gli alberi....
Esempio. Ci che lei ci sta dicendo dimostra che il Padre
ha un'indole aberrante.
Esempio. Esempio. Lei ha confessato di non avere il coraggio di dire tutto questo davanti a lui, e si sente sopraffatto
dal senso di potenza che irradia da lui. Esempio. Lui si comporta come uno che abbia pronunciato un voto di castit: forse la sua natura tale che anche un contatto ravvicinato lo
macchia, per parlare figurativamente. Io deduco che questo
atteggiamento religioso un altro segno in suo favore.
Esempio. Pu darsi benissimo che anche il diavolo in

persona sia casto. Ma per quale ragione? Perch ama Dio o


perch ha paura del sudiciume?.
Un attimo, disse il comandante Tu. E' venuto il momento in cui si pu cambiare posizione. La Tesi o l'Antitesi
hanno cambiato idea su qualche punto o su tutti? Non esitate
ad ammetterlo. L'orgoglio deve cedere davanti all'amore della verit.
La voce del vescovo risuon fermissima.
Nessun cambiamento. E permettetemi di riconfermare
che io non credo che il Padre sia Dio. Ma lui possiede poteri
divini. E la Chiesa dovrebbe usarli.
Carmody si alz e si afferr con le mani all'orlo del tavolo.
Teneva la testa spinta in avanti, aggressivamente, e la sua
posa era stranissima, in contrasto con l'espressione teneramente malinconica della maschera.
Neppure l'Antitesi presenta il minimo cambiamento. Benissimo. La Tesi ha affermato che il Padre possiede poteri
divini. Li ha anche l'uomo, io affermo, entro certi limiti.
Questi limiti sono ci che l'uomo pu fare alle cose materiali
attraverso mezzi materiali. Io affermo che anche il Padre limitato a questi mezzi, che non vi nulla di sovrannaturale
nei suoi cosiddetti ' miracoli '. In effetti, l'uomo pu fare tutto
ci che fa il Padre, anche se su scala pi primitiva.
Ho discusso fino ad ora a livello spirituale, sperando di
convincere la Tesi con argomenti spirituali, prima di rivelarvi le mie scoperte. Ma purtroppo non ci sono riuscito. Quindi
vi dir che cosa ho osservato. Forse allora la Tesi cambier il
suo atteggiamento.
Si chin e raccolse la piccola borsa nera che aveva deposto
sotto la sedia, e la pos sulla tavola, davanti a s. Quando riprese a parlare, tenne una mano sulla borsa, come per attirarvi l'attenzione degli altri.

I poteri del Padre, ho pensato, potrebbero essere soltanto


estensioni di ci che possiamo fare noi umani. I suoi erano
molto pi sottili, perch lui aveva alle spalle una scienza
molto pi antica della nostra. In fin dei conti, anche noi siamo in grado di ringiovanire i vecchi: tanto che adesso la durata media della nostra vita si aggira intorno ai centocinquant'anni. Noi fabbrichiamo organi di carne artificiale. Entro un
periodo di tempo piuttosto limitato possiamo risuscitare i
morti, purch possiamo congelarli abbastanza in fretta da potere intervenire. Abbiamo fabbricato persino un semplice
cervello di carne... al livello del cervello di un rospo. E il
senso di panico e di terrore non niente di nuovo. Noi abbiamo le sonopistole che possono creare un effetto del tutto simile. Perch lui non potrebbe servirsi di metodi simili?
Soltanto perch noi l'abbiamo visto nudo, e senza macchine in mano, questo non significa affatto che i suoi effetti
siano stati prodotti da emissioni mentali. Noi non sapremmo
concepire una scienza senza meccanismi metallici. Ma se lui
disponesse di mezzi diversi? Che cosa ne pensate degli alberi
della gelatina, che esplicano fenomeni elettromagnetici? Che
cosa ne pensate del lievissimo ronzio che abbiamo udito?
Perci io mi sono fatto prestare dall'ufficiale di macchina
un microfono ed un oscilloscopio, ho montato un detector di
suoni, l'ho messo in questa borsa, e me ne sono andato in
giro a curiosare un po'. Ed ho osservato che Sua Eccellenza
stava impiegando bene il proprio tempo, prima del Concilio:
era tornato a parlare con lui. E nel frattempo, gli alberi della
gelatina stavano emettendo scariche subsoniche a quattro ed
a tredici cicli. Sapete benissimo che effetto fanno. Le prime
massaggiano le budella e ne causano il sommovimento. Le
seconde stimolano un senso d'oppressione, vaga ma soverchiante. E c'erano altre scariche: alcune erano subsoniche, al-

tre ultrasoniche.
Ho lasciato la zona dove si trovava il Padre per andare a
investigare altrove. E inoltre, ho riflettuto un poco. E' molto
significativo, secondo me, che noi abbiamo avuto poca o
nessuna inclinazione a meditare, da quando siamo atterrati
qui. Il Padre ha continuato a spingerci, ci ha impedito di conservare il nostro equilibrio. E' evidente che lui vuole mantenere le nostre menti nella confusione, sopraffacendoci con
avvenimenti troppo rapidi.
Ho pensato, abbastanza frettolosamente, ed ho concluso
che l'atto della resurrezione non affatto determinato dalla
sua scintilla di genesi. Tutt'altro. E' un atto completamente
automatico, e si verifica quando il corpo appena formato
pronto a ricevere la scossa di bioelettricit dalla gelatina protoplasmica.
Ma lui sa quando il corpo pronto, e attinge alla lunghezza d'onda della vita che torna a rifiorire, e se ne nutre. In
che modo? Deve esserci un collegamento nei due sensi, fra
le sue onde cerebrali e quelle della gelatina. Noi sappiamo
che pensiamo per simboli, e che un simbolo mentale fondamentalmente una combinazione molto complessa di onde cerebrali che si irradiano come serie di immagini singole. Lui
fa scattare certi meccanismi prestabiliti nella gelatina, con i
suoi pensieri: cio con la proiezione mentale di un simbolo.
Eppure non tutti sono in grado di farlo: perch noi due
religiosi, votati all'astinenza dai rapporti carnali, siamo stati
gli unici in grado di attingere a quelle onde. Evidentemente,
un uomo deve' avere una disposizione psicosomatica del tutto particolare. Perch? Questo non lo so. Forse, nell'intero
processo, c' qualcosa di spirituale. Ma non dimenticate che
e spirituale anche il diavolo. Tuttavia, le azioni del corpo e
della mente costituiscono ancora un continente inesplorato.

lo non posso risolvere questo problema, posso soltanto formulare alcune speculazioni.
In quanto alla sua capacit di curare le malattie a distanza, lui deve effettuare diagnosi e guarigioni per mezzo della
gelatina contenuta negli alberi. La gelatina riceve e trasmette, capta le onde anormali o malsane emesse dalle nostre cellule ammalate ed emette onde sane che sopprimono o cancellano l'anormalit. Questo procedimento non ha assolutamente nulla di miracoloso. Funziona in pieno accordo con la
scienza materialistica.
Immagino che appena il Padre arriv qui, si rese perfettamente conto che erano gli alberi a dare origine all'estasi, e
che lui si limitava esclusivamente a sintonizzarsi. Ma dopo
millenni e millenni di solitudine, in uno stato quasi continuo
di estasi drogata, ha finito per illudersi, e per pensare di essere proprio lui a fare scaturire la scintilla della nuova vita.
Vi sono alcuni altri fattori abbastanza enigmatici. Come
ha fatto a catturare la nostra astronave? Non lo so. Ma lui sapeva dell'esistenza del motore di traslazione, perch gliene
aveva parlato la superstite dell'Hoyle, e quindi stato in grado di stabilire le lunghezze d'onda necessarie per neutralizzare il funzionamento dei banchi-memoria dello ' spazio normale ', formati dalle proteine. Lui avrebbe potuto fare trasmettere contemporaneamente met degli alberi della gelatina di Abatos: e questa trappola avrebbe finito, inevitabilmente, per catturare una nave passeggeri.
E che cos' accaduto alla sua astronave? domand il comandante Tu.
Se noi lasciassimo il Gabbiano esposto al sole ed alla
pioggia per diecimila anni, che fine farebbe?.
Si ridurrebbe ad un mucchio di rottami arrugginiti. Forse
anche peggio.

Giustissimo. Ora, io ho il forte sospetto che il Padre,


quando arriv qui, avesse a bordo della sua nave un laboratorio ben attrezzato. La sua scienza era in grado di mutare i
geni a volont: e si servito dei suoi strumenti sugli alberi
indigeni, per trasformarli in alberi della gelatina. Questo
spiega anche perch ha potuto cambiare lo schema genetico
degli animali, in modo che i loro corpi perdessero le vestigia
evolutive, e diventassero organismi perfettamente
funzionali.
Il piccolo prete dal viso nascosto dalla maschera torn a
sedere. Il vescovo si alz. La sua voce era soffocata.
Anche ammettendo che le sue ricerche e le sue deduzioni
abbiano indicato che i poteri del Padre sono trucchi privi di
spiritualit, e in tutta sincerit debbo ammettere che lei sembra avere proprio ragione... bene, anche ammettendo tutto
questo, io parler ancora in favore del Padre.
La maschera di Carmody si inclin verso sinistra.
Come?.
Si. Dobbiamo dare alla Chiesa la possibilit di impadronirsi di questo strumento meraviglioso che, come qualunque
altra cosa dell'universo, pu essere usato per il bene o per il
male. Anzi, doveroso che la Chiesa assuma il controllo di
questo strumento, per impedirne l'uso a coloro che ne abuserebbero indegnamente, per diventare pi forte e per attirare
folle pi numerose nel suo seno. Crede che la vita eterna non
costituisca un'attrazione?
Dunque ... lei afferma che il Padre ci ha mentito. Io dico
che non ci ha mentito affatto. Lui non ci ha detto mai, neppure una volta, che i suoi poteri erano puramente spirituali.
Forse, appartenendo ad una specie aliena, lui fraintende le
nostre capacit di comprensione e ha quindi dato per scontato che noi avremmo capito in che modo lui opera.

Tuttavia, non questo il punto essenziale della mia tesi.


Il punto essenziale che dobbiamo portare con noi il Padre e
offrire alla Chiesa la possibilit di decidere se accettarlo o
no. Far questo non comporter alcun pericolo, perch lui sar
solo in mezzo a miliardi di nostri simili. E se invece lo lasciassimo qui, allora meriteremo un grave rimprovero, e forse una punizione pi severa da parte della Chiesa, perch saremo stati tanto vili da rifiutare il suo dono.
Io rimarr qui, anche se i miei motivi per farlo sono messi in discussione da coloro che non hanno alcun diritto di
giudicarmi. Io sono uno strumento di Dio, cos come lo il
Padre: giusto che entrambi veniamo usati al meglio delle
nostre possibilit. Il Padre non pu fare del bene n alla
Chiesa n agli uomini, finch rimane isolato qui. Io sopporter la mia solitudine, attendendo il vostro ritorno, nel pensiero che sto facendo tutto questo come un servitore che trova la gioia nel fare il suo dovere.
Quale gioia! grid Carmody. No! Io dico che dobbiamo respingere il Padre una volta per tutte. Non credo affatto
che lui ci lascer andare, perch lui penser che, davanti alla
prospettiva di trascorrere qui tutto il resto della nostra vita e
di morire (poich non credo che lui ci risusciter, se non gli
diciamo di si) finiremo per cedere. E lui far in modo di tenerci in suo potere anche a bordo della nave, se ci rifugeremo li. Ci bombarder con onde di panico o ci far aggredire
dalle sue belve, se oseremo uscire. Tuttavia, questo ancora
da vedersi. Ma mi piacerebbe chiedere questo, alla Tesi: perch non possiamo semplicemente rifiutarlo e lasciare a qualche altra astronave il problema di portarlo via da Abatos?
Lui potr intrappolarne un'altra senza eccessive difficolt. O
magari, se noi riusciremo a ritornare in patria, potremo mandare qui una astronave governativa a svolgere indagini.

Il Padre mi ha spiegato che noi rappresentiamo la sua


unica occasione sicura. Pu darsi che lui sia costretto ad attendere ancora dieci millenni, prima che un'altra astronave
rimanga intrappolata. O magari, dovr attendere per sempre,
Ecco come stanno le cose. Voi sapete bene che la traslazione
di una nave spaziale da un punto all'altro, nello spazio normale, avviene simultaneamente, per quanto concerne gli osservatori esterni. In teoria, la nave fa ruotare le due coordinate del suo asse speciale, ignorando il tempo: e scompare dal
punto di partenza, per riapparire, nello stesso momento, a destinazione.
Tuttavia, vi un effetto di scarica, un simulacro della
nave, costituito da campi elettromagnetici, che si irradia a sei
punti dal luogo di partenza, e accelera ad un ritmo sempre
crescente, a sei angoli retti da quel luogo. Questi campi elettromagnetici vengono chiamati ' spettri '. Nessuno li ha visti
mai, e non possediamo strumenti in grado di registrarne la
presenza. La loro esistenza fondata sulle equazioni di Guizot, per mezzo delle quali si riusciti a spiegare in che modo
le onde elettromagnetiche possono superare anche la velocit
della luce, bench noi sappiamo da Auschweig che Einstein
si ingannava quando affermava che la velocit della luce era
un assoluto.
Ora, se doveste tracciare una linea retta da Wildenwooly
a Yggdrasil, vi accorgereste che Abatos non si trova su questa retta: spostata lateralmente, oltre Yggdrasil. Ma si trova
ad angoli retti, rispetto a quel mondo, e in questo modo uno
degli ' spettri ' passa di qui. La rete elettromagnetica irradiata
dagli alberi della gelatina ci ha bloccati. Il risultato stato
questo; il Gabbiano stato letteralmente risucchiato lungo la
linea di forza, e ha seguito questo particolare spettro fino ad
Abatos, invece di giungere a Yggdrasil. Immagino che siamo

apparsi per un brevissimo millesimo di secondo alla nostra


destinazione originaria, e poi siamo stati di nuovo strappati
via. Naturalmente, noi non ce ne siamo resi conto, cos come
quelli di Yggdrasil, in effetti, non ci hanno mai veduti.
Dunque... i viaggi fra Yggdrasil e Wildenwooly sono ben
poco frequenti, ed il campo magnetico deve mescolarsi perfettamente con lo spettro, altrimenti lo spettro riesce a passare fra un impulso e l'altro. Di conseguenza, le possibilit che
il Padre ha di catturare un'altra nave sono pochissime.
Si, ed appunto per questa ragione che lui non ci permetter mai di andarcene. Se ce ne andiamo senza di lui e poi
mandiamo qui una nave da guerra per svolgere un'indagine,
potrebbe darsi che quella nave porti apparecchi in grado di
difendersi dalle radiazioni degli alberi. Perci, noi rappresentiamo il suo unico biglietto di viaggio. Ed io dico no, anche
se dovessimo rimanere bloccati qui per sempre!.
La discussione infuri per circa due ore, fino a quando il
comandante Tu invit i due contendenti ad esprimere le loro
formulazioni conclusive.
Molto bene. Abbiamo ascoltato. L'Antitesi ha proclamato
il pericolo della tentazione che render l'uomo uno pseudodio sterile ed anarchico.
La Tesi ha affermato che il pericolo che noi rifiutiamo
un dono che renderebbe di nuovo universale la nostra Chiesa, per numero e non soltanto per principio, in quanto deterrebbe, alla lettera, fisicamente, le chiavi della vita e della
morte.
Tesi, il voto.
Io dico che dobbiamo accettare l'offerta del Padre.
Antitesi.
No. Dobbiamo rifiutarla.
Il comandante Tu appoggi sulla tavola le sue grandi mani

ossute.
Nella mia qualit di moderatore e di giudice, mi dichiaro
d'accordo con l'Antitesi.
Si tolse la maschera. Gli altri due, come se fossero riluttanti a riconoscere la propria identit e la propria responsabilit, se la tolsero pi lentamente. Rimasero seduti a guardarsi
aspramente, ed ignorarono il comandante, quando questi si
schiar rumorosamente la gola. Insieme alle maschere che
avevano lasciato cadere, avevano abbandonato anche ogni
finzione di amore fraterno.
Per essere giusto, disse il comandante Tu, debbo fare
osservare una cosa. E cio, in quanto membro laico della
Chiesa, io posso essere perfettamente d'accordo nel rifiutare
il Padre come passeggero. Ma, nella mia qualit di comandante di una nave della Saxwell Company, mio dovere,
quando effettuo una sosta imprevista, prendere a bordo
chiunque desideri partire, purch abbia il denaro per pagarsi
il biglietto e purch ci sia posto per lui a bordo dell'astronave. Questa la legge del Commonwealth.
Non credo che dobbiamo preoccuparci al pensiero che
qualcuno gli paghi il biglietto, disse padre Carmody. Non
adesso. Tuttavia, se lui avesse il denaro necessario, lei si troverebbe davvero in un bel dilemma.
Si, proprio cos. Dovrei parlare del mio rifiuto, nel rapporto, naturalmente. E magari finirei sotto processo, perderei
il mio comando, e finirei insabbiato sulla Terra per tutto il
resto della mia vita, probabilmente. Un pensiero simile, per
me, ... insopportabile!.
Andr si alz.
E' stata un'esperienza molto faticosa. Credo che andr a
fare una passeggiata nei boschi. Se incontrer il Padre, gli
dir la nostra decisione.

Anche Tu si alz.
Tanto prima glielo dir, tanto meglio. Gli chieda di riattivare il nostro motore di traslazione, immediatamente. Non ci
prenderemo neppure il disturbo di andarcene in un modo ortodosso. Passeremo subito alla traslazione, e poi sistemeremo tutto il resto. Quello che conta andarcene di qui.
Carmody si frug nella veste, alla ricerca di una sigaretta.
Io credo che andr a parlare con Pete Masters. Forse riuscir a fargli entrare in testa un po' di buon senso. Poi, andr
anch'io a fare quattro passi nella foresta. Ci sono ancora molte cose da imparare.
Segui con lo sguardo il vescovo che usciva e scosse il
capo, amaramente.
E' stato molto duro, dovermi mettere contro il mio superiore, disse a Tu. Ma Sua Eccellenza, bench sia un
grand'uomo, manca di quella particolare comprensione che si
acquista solo quando si ha molto peccato.
Si accarezz la pancia rotonda e sorrise, come se tutto fosse a posto: ma non aveva un'aria molto convincente.
Non c' soltanto grasso, ammucchiato sotto la mia cintura. Ci sono anni di esperienza acquisita attraverso un'esistenza dura. Si ricordi che sono riuscito a sopravvivere su Dante's Joy6. Ho imparato a conoscere il male. E adesso, appena
ne sento il sapore, lo vomito. Glielo assicuro, comandante, il
Padre carne marcia, vecchia di diecimila anni.
Parla come se non ne fosse assolutamente sicuro, osserv il comandante.
In questo mondo di apparenze ingannevoli e privo della
vera conoscenza di s, chi pu essere davvero sicuro?.
6 Il pianeta su cui ha origine il ciclo di avventure di padre Carmody ed in cui si
narra della sua conversione, vedi la prima parte di Notte di luce, in Galassia
n. 125, settembre 1970 (N.d.C).

Masters era stato liberato, dopo avere promesso al comandante Tu che non avrebbe pi provocato altri guai. Carmody,
non riuscendo a trovarlo a bordo dell'astronave, usci fuori e
lo chiam per mezzo della radio da polso. Ma non ottenne risposta.
Reggendo ancora la sua borsa nera, padre Carmody si addentr nella foresta a tutta la velocit che gli consentivano le
sue gambette corte. Canticchiava passando sotto ai rami poderosi, chiamava gli uccelli appollaiati in alto; una volta si
ferm per inchinarsi con aria molto seria ad un uccello simile
ad un airone, con una maschera di piume rossoporpora attorno agli occhi, poi si allontan, ridendo e tenendosi i fianchi
quando quello gli rispose con un richiamo esattamente simile
al suono di un tappo che viene tolto da un lavandino. Finalmente and a sedersi ai piedi di una betulla, per asciugarsi
con un fazzoletto il volto madido di sudore.
Signore, Signore, ci sono tante cose, in questo Uni.
verso ... Senza dubbio Tu devi avere un grande senso del l'umorismo, disse a voce alta. Tuttavia, non debbo attribuirti
un punto di vista puramente umano, non debbo cadere nell'errore di un antropomorfismo a tutti i costi.
Si interruppe, e poi riprese a parlare a tono pi basso,
come se non volesse essere ascoltato.
Ebbene, perch no? In un certo senso, noi non siamo il
fine della creazione, non siamo fatti ad immagine e somiglianza del Creatore? Senza dubbio, anche a Lui piace sentire la necessit di un sollievo, e lo trova nella risata. Forse la
Sua risata non si esprime affatto come un rumore privo di si-

gnificato, ma si manifesta ad un livello superiore ed informativo. Forse, invece di farsi una risata, Lui lancia una nuova
Galassia. Oppure sostituisce una risatina sospingendo una
nuova specie su per la scala di Giacobbe dell'evoluzione,
verso uno stato pi umano.
Oppure, per quanto ci possa sembrare antiquato, s concede la gioia pura di un miracolo per dimostrare ai Suoi figli
che questo non un universo assolutamente ordinato che
funziona come un orologio. I miracoli sono la risata di Dio.
Uhmm ... niente male. Ehi, dove ho lasciato il mio taccuino
di appunti? Lo sapevo, lo sapevo! L'ho lasciato ancora in cabina. Sarebbe stato uno splendido inizio per un articolo.
Bene, non ha importanza. Probabilmente me lo ricorder, ed
i posteri, comunque, sopravviveranno anche se non lo ricorder affatto. Ma saranno spiritualmente pi poveri e....
S'interruppe di colpo perch senti, poco lontano, Masters e
Kate Lejeune. Si alz, e si incammin verso di loro, chiamandoli, perch non pensassero che lui stava origliando.
Stavano uno di fronte all'altro, attraverso un enorme fungo
dal cappello frangiato. Kate aveva smesso di parlare, ma
Pete, con la faccia non meno rossa dei suoi capelli, continu,
incollerito, come se il prete non esistesse neppure. Gesticol
furiosamente con un pugno, mentre teneva l'altro penzoloni
lungo il fianco: e in quello stringeva il manico d'una sega a
energia.
E' una decisione definitiva! Non ritorneremo a Wilden
wooly. E non credere che io abbia paura di tuo padre, perch
non ho paura di nessuno. Sicuro, lui non presenter nessuna
denuncia contro di noi. Pu prendersi il lusso di essere magnanimo e generoso. Ci penser il Commonwealth a perseguirci anche per lui. Sei cos stupida da non ricordarti che il
Ministero della Sanit deve prendere in custodia chiunque

venga segnalato come colpevole di pratiche malsane ? Tuo


padre deve avere avvertito Yggdrasil, ormai. Ci beccheranno
non appena metteremo piede su quel pianeta. E ci manderanno tutti e due in qualche ospedale. E non ci metteranno insieme, di questo puoi stare sicura. Non mandano mai nello stesso posto due correi. E come posso sapere che in questo caso
non ti avr perduta per sempre? Quei centri di riabilitazione
fanno delle cose molto strane alla gente, cambiano il loro
modo di pensare. Tu potresti perdere il tuo amore per me.
Probabilmente, per loro andrebbe benissimo. Direbbero che
tu, sbarazzandoti di me, stai dimostrando un atteggiamento
pi lucido e pi sano di mente.
Kate alz verso di lui i grandi occhi violetti.
Oh, Pete, questo non succeder mai. Non dire cos. E poi,
pap non ci denuncer. Lui sa che mi porterebbero via, per
molto tempo, e non lo sopporterebbe. Non informerebbe mai
il governo: manderebbe i suoi uomini.
Davvero? E allora quel telegramma al Gabbiano, che
arrivato poco prima della partenza?.
Pap non parlava del denaro. Ci avrebbero semplicemente trattenuti, e basta.
Sicuro. E poi gli scagnozzi di tuo padre mi avrebbero pestato a dovere e mi avrebbero buttato nei Boschi di Twogee.
Immagino che ti sarebbe piaciuto.
Gli occhi di Kate si riempirono di lacrime.
Ti supplico, Pete, non dire cos. Tu sai benissimo che io
ti amo pi di chiunque altro al mondo.
Beh, forse s e forse no. Comunque, hai dimenticato che
questo prete sa che abbiamo rubato il denaro a tuo padre, ed
suo dovere denunciarci.
Certo che sono un prete, disse Carmody, ma questo
non basta a classificarmi automaticamente come un essere

disumano. Non mi sognerei mai e poi mai di denunciarvi.


Sar un tremendo ficcanaso, ma non mi piace provocare pasticci. Vorrei potervi aiutare a togliervi dall'impiccio in cui vi
siete cacciati, anche se adesso, debbo confessarlo, provo
piuttosto la tentazione di prenderti a pugni sul naso, Pete, per
il modo in cui hai parlato a Kate. Tuttavia, questo non conta.
L'importante che io non sono affatto obbligato a riferirlo
alle autorit, anche se la faccenda del furto non mi stata rivelata in confessione.
Ma io credo che fareste meglio a fare come dice Kate: ci
(ornare da suo padre e confessare tutto, e cercare di arrivare
ad una specie di accordo. Forse lui acconsentirebbe al matrimonio, se tu gli promettessi di aspettare fino a quando avrai
saputo dimostrare di essere in grado di provvedere a Kate; e
dimostrare, anche, che il tuo amore per lei basato su qualcosa di pi solido della semplice passione sessuale. Cerca un
po' di pensare anche ai sentimenti del padre di Kate. In questa storia interessato quanto te. E anche di pi, perch la
conosce da pi tempo di te, e quindi le vuole bene da pi
tempo.
Oh, al diavolo lui e tutta questa situazione! grid Pete.
Si allontan ed and a sedersi sotto un albero, ad una ventina
di metri da Kate, che stava piangendo sommessamente. Carmody le offr un fazzoletto.
Magari un po' sudato, disse, ma la santit lo rende
egualmente igienico. Sorrise della propria battuta con aria
soddisfatta sfumata di autoironia, e Kate non pot fare a
meno di sorridere a sua volta. Quando si fu asciugate le lacrime, gli diede la mano.
Tu sei dolce e paziente, Kate, e sei molto innamorata di
un uomo che, temo, afflitto da un carattere precipitoso e
violento. Adesso, dimmi la verit, tuo padre non lo stesso?

Non anche per questa ragione che sei fuggita con Pete: per
allontanarti da un padre geloso, esigente e testacalda? E non
hai forse scoperto, in seguito, che Pete somiglia a tuo padre
al punto che le due immagini sono l'una la copia dell'altra?.
Lei molto acuto. Ma io amo Pete.
Comunque, dovresti tornartene a casa. Pete, se ti ama veramente, ti seguir, e cercher di arrivare ad un accordo onesto e leale con tuo padre. In fin dei conti, devi ammettere che
portargli via quel denaro non stata una bella azione.
No, disse lei, ricominciando a piangere. Non stata
una bella azione. Non voglio essere debole e dare tutta la
colpa a Pete, perch ho accettato di rubare quel denaro, anche se stato lui a suggerirmelo. L'ho fatto in un attimo di
debolezza. E da allora, il rimorso mi ha sempre turbata. Anche quando ero in cabina con Pete e avrei dovuto essere immensamente felice, il pensiero di quel denaro mi
tormentava.
Masters balz in piedi e si avvi verso di loro, facendo
dondolare la sega ad energia. Era un utensile dall'aria minacciosa, con una lama ampia e sottile, regolabile, che spuntava
a ventaglio dal blocco motore. Teneva la sega come se fosse
una pistola, con la mano attorno all'impugnatura e un dito
posato sul pulsante.
Le tolga le zampe di dosso, disse.
Kate ritrasse la mano dalla stretta di Carmody, ma affront
il giovanotto con aria di sfida.
Non mi sta facendo del male. Mi offre la sua comprensione, e cerca di aiutarmi.
Conosco bene questi vecchi preti. Sta approfittando dell'occasione per abbracciarti e pizzicarti e ....
Vecchio, io? esplose Carmody. Stammi a sentire, Masters, io ho solo quarant'anni e....

Poi rise.
Eri quasi riuscito a farmi perdere la pazienza, vero?. E
si rivolse a Kate. Se riusciremo ad andarcene da Abatos,
torna a casa da tuo padre. Io star a Breakneck per un po':
potrai venirmi a trovare quando vorrai, e io far del mio meglio per aiutarti. E sebbene io preveda per te qualche anno di
martirio, piazzata fra due fuochi come Pete e tuo padre, sono
convinto che resisterai, perch sei molto forte.
Poi aggiunse, con uno scintillio negli occhi: Anche se hai
l'aria fragile, e se sei molto bella, e abbracciabile e pizzicabile!.
In quel momento, una cerbiatta avanz trotterellando nella
piccola radura. Era di un color rosso ruggine, costellata di
piccole chiazze bianche orlate di nero: i grandi, liquidi occhi
neri non esprimevano paura. Avanz a passo di danza verso
di loro e protese il naso, con aria interrogativa, verso Kate.
Sembrava rendersi conto che Kate era la sola femmina, in
quel luogo.
Evidentemente, una delle bestie non condizionate ad
essere uccise dagli animali da preda, disse Carmody. Vieni
qui, bella. Credo di avere un po' di zucchero: l'ho portato apposta, per qualche occasione del genere. Come dobbiamo
chiamarti? Alice? Tutti sono matti, a questa festa, ma non
abbiamo il t7.
La ragazza emise un gridolino deliziato e sfior l'umido
muso nero della cerbiatta. Quella le lecc la mano. Pete emise uno sbuffo di disgusto.
E adesso, magari, la bacerai.
Perch no?. Kate accost le labbra al muso della cerbiatta.
7 L'autore allude alla festa del non-compleanno, descritta da Lewis Carroll in
Alice nel Paese delle Meraviglie (N.d.C).

Pete divent ancora pi rosso in faccia. Con una smorfia,


spinse l'orlo tagliente della sega contro il collo dell'animale,
e premette il pulsante. La cerbiatta cadde, trascinando con s
Kate, che non aveva avuto il tempo di staccare le braccia dal
collo della creatura. Sopra la lama zampill il sangue, che
macchi il petto di Pete e il braccio di Kate. L'estremit a
ventaglio dell'utensile, che emetteva onde supersoniche capaci di mordere persino il granito, aveva tagliato a fondo nelle cellule della bestiola.
Masters spalanc gli occhi: adesso era diventato di colpo
pallidissimo.
L'ho appena toccata. Non volevo schiacciare veramente il
grilletto. Debbo averle tagliato la vena jugulare ... Quel sangue . .. quel sangue ....
Anche Carmody era pallidissimo in volto: e la sua voce
tremava.
Fortunatamente, la cerbiatta non rester morta. Ma mi auguro che la vista del sangue ti resti ben fissa nella mente, la
prossima volta che perderai la testa. Potrebbe essere stato anche sangue umano, lo sai?.
Smise di parlare per ascoltare. I suoni della foresta erano
cessati, sopraffatti da un'ondata di silenzio, simile all'ombra
immensa di una nuvola. E poi, con la sua solita andatura
maestosa ed i suoi occhi di pietra, apparve il Padre.
La sua voce rugg attorno a loro, come se fossero ritti al
centro di una cascata.
Collera e morte nell'aria! Io lo sento, quando le bestie da
preda sono affamate. Sono venuto in fretta, perch sapevo
che questi predatori non erano i miei. E sono venuto anche
per un'altra ragione, Carmody, perch ho saputo dal vescovo
delle tue indagini, e delle tue conclusioni errate, e della decisione che tu hai imposto a lui e al comandante. Sono venuto

per dimostrarti fino a che punto ti sei ingannato a proposito


dei miei poteri, e ad insegnarti l'umilt nei confronti di coloro che ti sono superiori.
Masters lanci un grido soffocato, afferr la manina di
Kate con la sua mano insanguinata e se ne and, per met
correndo e per met incespicando, trascinando la ragazza
dietro di s. Carmody, sebbene stesse tremando, rimase dov'era.
Spenga i suoi infrasuoni. So in che modo crea timore e
panico dentro di me.
Hai il tuo apparecchio, dentro quella borsa. Controlla.
Guarda se gli alberi emettono qualche radiazione.
Obbediente, l'uomo pasticci con la serratura della sua
borsa, e soltanto dopo due tentativi riusc finalmente ad
aprirla. Gir un quadrante. Quando l'indicatore ebbe completato il suo circuito, gli occhi del piccolo prete si spalancarono.
Convinto? Non c' nessuna scarica sonora a quel livello,
non vero? E adesso... tieni un occhio sull'oscilloscopio, e
l'altro su di me.
Il Padre raccolse dalla cavit dell'albero pi vicino una
grossa manciata di gelatina, e l'applic come un intonaco sulla parte insanguinata del collo della cerbiatta.
Questa carne liquida chiuder la ferita, che fra l'altro
piuttosto piccola, e ricostituir le cellule devastate. La gelatina irradia onde per sondare le parti che circondano la ferita,
identifica la loro struttura, e ne deduce la struttura delle cellule mancanti o malconce, e incomincia a riempire il vuoto.
Ma soltanto se io dirigo questo processo. E, se necessario, lo posso anche fare a meno della gelatina. Io non ne ho
bisogno, perch il mio potere benefico, in quanto deriva da
Dio. Dovresti provare a trascorrere diecimila anni senza ave-

re nessuno con cui parlare, eccetto Dio. Allora capiresti che


per me impossibile non operare il bene, che io vedo nel
cuore mistico delle cose, e ne sento le pulsazioni ancora pi
vicine di quelle del mio stesso cuore.
Aveva posato la mano sugli occhi vitrei della cerbiatta.
Quando la ritir, quegli occhi erano ritornati di un nero liquido e lucente, e i fianchi della bestiola si alzavano e si abbassavano nel respiro. Alla fine, la cerbiatta si rialz sugli zoccoli, tese il muso verso il Padre, venne respinta dalla mano
protesa di lui, gir su se stessa e se ne and a balzellone
Forse adesso ti piacerebbe convocare un altro Concilio,
rugg il Padre. Mi rendo conto che la nuova evidenza lo
consente. Se avessi saputo che tu eri divorato da una simile
curiosit scimmiesca, e che le tue facolt di ragionamento
era n o al livello scimmiesco... ti avrei mostrato esattamente
di che cosa sono capace.
Il gigante si allontan a grandi passi. Carmody lo segui
con lo sguardo, tremando.
Ho torto? Ho torto? disse a se stesso. Sono stato forse
privo di umilt, ho disprezzato troppo la percezione di Sua
Eccellenza perch mancava della mia esperienza... secondo
me. Ho forse immaginato troppe cose, nella sua malattia, ne
ho frainteso completamente le cause?.
Trasse un profondo respiro.
Ebbene, se ho torto, lo confesser. Pubblicamente. Ma
tutto questo, come mi rende piccolo! Un pigmeo che corre ai
piedi dei giganti, e cerca di farli inciampare, nel tentativo di
dimostrarsi pi grande di loro.
Prese a camminare. Distrattamente, allung la mano verso
un ramo da cui pendevano grossi frutti simili a mele.
Uhmm. Delizioso. E' facile e piacevole, vivere su questo
mondo. Non c' rischio di soffrire la fame, non si deve teme-

re la morte. Si pu diventare grassi e pigri, sentirsi beati, godere l'estasi della resurrezione. E' proprio questo ci che tu
volevi con una parte della tua anima, non vero? Dio sa se
sei anche troppo grasso, e anche se dai agli altri l'impressione d'essere dotato d'una energia prorompente, spesso ci riesci
soltanto con un grosso sforzo. Tu devi ignorare la tua stanchezza, e apparire sempre pieno di zelo per il tuo lavoro. E i
tuoi parrocchiani, sicuro, e anche i tuoi superiori, che dovrebbero conoscerti bene, danno per scontata la tua attivit e
non si soffermano mai a chiedersi se anche tu sei stanco o
scoraggiato o dubbioso. Ma qui tutto questo non succederebbe.
Non fini di mangiare la mela. La gett via, e prese a cogliere le bacche rossobrune da un cespuglio. Borbottando,
con la fronte corrugata, le mangi, tenendo sempre lo sguardo fisso sulle spalle e sulla chioma rossooro del Padre che
continuava ad allontanarsi.
Eppure....
Dopo un po' Carmody rise sommessamente.
E' veramente un paradosso, John Carmody, che tu debba
prendere ancora in considerazione la tentazione, dopo avere
convinto Tu e Andr a rinunciarvi. Sarebbe una lezione memorabile; e spero che tu sia abbastanza intelligente per trarne
profitto, se riuscissi a convincere te stesso a cambiare idea.
Forse ne avevi bisogno, perch non hai riflettuto, non hai
compreso quanto fosse forte la tentazione del vescovo, perch tu provavi un po', oh, soltanto un po', di disprezzo per
lui, perch lui cadeva cos facilmente, e tu resistevi cos facilmente.
Ah, tu credevi di essere cos forte, avevi tanti anni di
esperienza ammucchiati sotto la cintura! Ma eri soltanto gonfio di grasso e di presunzione, Carmody. Eri saturo di igno-

ranza e di orgoglio. E adesso devi ammettere l'umiliazione.


No, l'umilt, perch c' una differenza profonda fra le due
cose, a seconda del nostro atteggiamento. Che Dio ci conceda di scegliere l'umilt.
E ammettilo, Carmody, ammettilo. Anche in mezzo al
trauma provocato dal vedere uccidere la cerbiatta, hai provato una sensazione di gioia perch avresti avuto la scusa buona per risuscitare quell'animale e per provare ancora una volta quell'estasi che tu dovresti riconoscere come proibita, perch in verit una droga e distoglie la tua mente da faccende
pi importanti, dai doveri del tuo ministero. E, anche se dicevi a te stesso che non lo avresti fatto, la tua voce era infinitamente debole, e le mancava del tutto l'autorit della convinzione.
D'altra parte, Iddio non prova forse l'estasi quando crea,
poich Egli l'Artista? L'estasi non fa forse parte del creare?
Non dovremmo forse provarla anche noi? Ma, se la proviamo, questo non ci induce forse a considerarci simili a Dio?
Eppure, il Padre dice di sapere da dove provengono i suoi
poteri. E se assume quell'atteggiamento, noli me tangere,
pu essere giustificato, dopo avere trascorso diecimila anni
di solitudine. Dio lo sa, alcuni santi erano tanto eccentrici da
venire martirizzati dalla stessa Chiesa che pi tardi li ha canonizzati.
Ma questa faccenda della resurrezione una droga. Se
lo davvero, allora tu hai ragione, ed il vescovo ha torto.
Eppure, anche l'alcool, il cibo, la lettura dei libri e molte altre
cause possono diventare una droga. Il desiderio per queste
cose pu venire controllato, e possono venire usate con temperanza. E perch non potrebbe avvenire lo stesso anche per
la resurrezione, una volta superata la prima smania della tentazione? Perch non potrebbe essere lo stesso, in verit?.

Gett via le bacche e spacc un frutto che sembrava una


banana, ma che, al posto della morbida buccia gialla, aveva
un leggero guscio marrone.
Uhmmm. Lui ha un'ottima cucina. Ha il sapore di arrosto,
con sugo e un pochino di cipolla. Carico di proteine, naturalmente. Non c' da meravigliarsi che il Padre possa essere
cos massicciamente, addirittura scandalosamente maschio,
cos virile d'aspetto, pur essendo vegetariano.
Oh, tu stai parlando troppo con te stesso. Una pessima altitudine che hai preso su Dante's Joy e di cui non ti sei liberato mai pi, neppure dopo quella notte, quando ti sei convertito. Fu un momento terribile, quello, Carmody, e solamente
per la grazia di.. . Bene, ma perch non stai zitto,
Carmody?.
All'improvviso, si nascose dietro ad un cespuglio. Il Padre
aveva raggiunto una grande collina che si alzava sulla foresta
ed era priva d'alberi, ad eccezione d'una pianta gigantesca
che spuntava sulla vetta. L'immensa cavit a forma di O, alla
base, mostrava la sua natura, ma mentre gli altri alberi di
quella specie avevano il tronco marrone e le foglie di un verde chiaro, questa aveva la corteccia bianca e lucente, e il fogliame di un verde cos scuro che sembrava quasi nero. Attorno alle sue mostruose radici bianche, che emergevano dal
terreno, c'era una folla di animali.
Leonesse, leoparde, lupe, struzzorsine, una enorme mucca
nera, un rinoceronte femmina, una gorilla dal muso scarlatto,
un'elefantessa, un uccello simile ad un moa8, capace di sventrare un elefante con il becco, una lucertola dalla cresta verde, grande come un uomo, e molte altre. Erano tutte ammassate insieme, e si muovevano continuamente, ma ignorando8 Uccelli appartenenti all'ordine estinto dei Dinortiformi. Simili a struzzi, raggiungono altezze superiori ai tre metri. Gli ultimi esemplari sono stati distrutti dall'uomo, in Australia, intorno al 1770 (N.d.C).

si.
Quando videro il Padre, emisero un ruggito sommesso, all'unisono, un rombo che usciva dalle profondit dei loro ventri. Si scostarono per lasciarlo passare, formando una corsia
lungo la quale lui si avvi.
Carmody rimase a guardare, a bocca aperta. Ci che aveva
scambiato per le radici bianche, esposte della pianta, erano in
realt mucchi di ossa: un tumulo di scheletri.
Il Padre si ferm davanti a quelle ossa, si gir, si rivolse
alle bestie in un ritmo cantilenante, in una lingua sconosciuta, e gesticol, descrivendo con le mani cerchi grandi e piccoli che si intersecavano. Poi si chin e incominci a raccogliere i crani, uno ad uno, li baci sui denti ghignanti e torn
a deporli al suolo, teneramente. E intanto le bestie stavano
immobili e silenziose, come se comprendessero ci che lui
faceva e diceva. Forse, in un certo senso, lo comprendevano
davvero, perch su di loro, come un vento che agitasse i loro
mantelli, stava scorrendo una corrente di premonizione.
Carmody aguzz lo sguardo.
Crani umanoidi. E della sua grandezza, per giunta. E' arrivato qui insieme a loro, e poi quelli sono morti? Oppure
stato lui ad assassinarli? E se cos, allora perch questa cerimonia di affettuosit e di carezze?.
Il Padre depose l'ultimo teschio, alz le mani e le allarg
in un gesto che sembr abbracciare i cieli, poi le ripieg, in
modo da toccarsi le spalle.
Lui venuto dal cielo? Oppure intende dire che lui si
Identifica con il cielo? Con l'universo intero, magari? E' panteismo? O che cosa?.
Il Padre grid cos forte che per poco Carmody non balz
fuori dal cespuglio, rivelando la sua presenza. Le bestie ringhiarono, in risposta. Il Padre strinse i pugni e alz la testa,

guardando indignato attorno a s. Sembrava afferrato da una


collera incontrollabile. Sembrava una bestia da preda, tanto il
suo volto ringhiante assomigliava al muso dei suoi animali.
Anche quelli sembravano in preda alla furia. I grossi felini
ringhiavano, i pachidermi barrivano. La mucca e le orse
muggivano. La gorilla si batteva il petto. La lucertola sibilava come una macchina a vapore.
Il Padre grid di nuovo. L'incantesimo che teneva a freno
le belve s'infranse. In massa, il branco si avvent contro il gigante. Senza opporre resistenza, il Padre cadde sotto quel pesante mare di dorsi vellosi. Una mano comparve per un attimo al di sopra di quella marea urlante, descrivendo un movimento circolare, come se stesse eseguendo ancora i gesti prescritti da un rituale. Poi la mano spar dentro la bocca d'una
leonessa, ed il moncherino sanguinante ricadde.
Carmody, disteso per terra, le dita piantate nell'erba, lottava per impedire a se stesso di alzarsi, di lanciarsi per prendere parte a quel massacro. Nel momento in cui vide recidere la
mano del Padre, si alz, ma l'espressione del suo volto era
diversa: adesso mostrava paura ed orrore. Si allontan correndo in mezzo ai boschi, piegato in due, perch i cespugli lo
nascondessero alla vista degli animali. Una volta si ferm
dietro un albero, vomit, e poi torn a correre via.
Dietro di lui si levava il tuono delle bestie da preda eccitale dal sangue.

La luna enorme, a strisce come un melone, si lev poco


dopo il tramonto. I suoi raggi fulgidi scintillavano sull'emisfero del Gabbiano e sui volti pallidissimi delle persone raccolte sul limitare del prato. Padre John Carmody usci dall'oscurit della foresta. Si ferm di colpo.
Che successo? grid.
Il comandante Tu usci dal gruppo. Indic con la mano il
portello principale dell'astronave: era aperto, e ne filtrava un
denso rivolo di luce.
Padre John boccheggi.
Lui? Di gi?.
La figura maestosa stava ritta, immobile, ai piedi della
scala retrattile, e attendeva, come se fosse disposta ad aspettare pazientemente ancora per diecimila anni.
La voce del comandante Tu, sebbene incollerita, aveva
una sfumatura di dubbio.
Il vescovo ci ha traditi! Gli ha parlato della legge che ci
costringe ad accettarlo come passeggero, e gli ha dato il denaro per il biglietto!.
E lei che cosa ha intenzione di fare? chiese Carmody,
con la voce ancora pi burbera del solito.
Che cosa ho intenzione di fare? Che cosa posso fare, se
non prenderlo a bordo? I regolamenti lo impongono. Se mi
rifiuto ... io ... io ... perder il mio comando. Lo sa benissimo. Tutto quello che posso fare rimandare la partenza fino
all'alba. Prima di allora, forse, il vescovo potrebbe avere
cambiato idea.
Dov' Sua Eccellenza?.

Non chiami Eccellenza quel traditore. Se ne andato nella foresta, per diventare il nuovo Padre.
Dobbiamo ritrovarlo, e salvarlo da se stesso! grid disperatamente Carmody.
Io verr con lei, disse il comandante Tu. Lo lascerei
andare volentieri all'inferno ... se non fosse che i nemici della
nostra Chiesa si faranno beffe di noi, quando lo sapranno.
Mio Dio ... e un vescovo, per giunta!.
Pochi minuti dopo i due uomini, armati entrambi di torce
elettriche, trovanave e sonopistole, si addentrarono nella foresta. Il comandante Tu portava anche una pistola. Erano
soli, perch Carmody non voleva esporre il suo vescovo all'imbarazzo che sarebbe stato inevitabile, se si fosse trovato
di fronte un branco di uomini indignati. E per giunta, era
convinto che avrebbe avuto maggiori possibilit di convincerlo, di fargli riacquistare la ragione se fossero stati presenti
soltanto i suoi vecchi amici.
E dove diavolo possiamo trovarlo? gemette il comandante. Mio Dio, com' buio, qui. E guardi un po' quegli occhi. Debbono essere migliaia.
Le bestie sanno che sta per succedere qualcosa di straordinario. Ascolti: tutta la foresta sveglia.
Stanno festeggiando il cambiamento di regno. E' morto Il
Re, viva il Re. Dove potr essere?.
Probabilmente sulle rive del lago. E' quello, il suo posto
preferito.
Perch non l'ha detto subito? Avremmo potuto arrivarci
in due minuti, con l'elicottero.
Questa notte gli elicotteri non servono a nulla.
Padre John diresse un raggio di luce sul quadrante del trovanave.
Guardi come sta girando l'ago. E scommetto che le nostre

radio da polso non funzionano.


Pronto, Gabbiano, Gabbiano, attenzione, attenzione ...
Ha ragione lei. Non funziona. Cristo, quegli occhi che risplendono ... gli alberi ne sono carichi, alla lettera. Anche le
nostre sonopistole sono fuori uso. Perch funzionano le torce
elettriche, allora?.
Immagino che funzionino perch lui sa che permetteranno alle sue bestie di individuarci molto pi rapidamente. Provi la pistola automatica. Ha un meccanismo alimentato da
una batteria elettrica, no?.
Tu gemette di nuovo.
Non funziona! Oh, che cosa non darei per avere un'arma
del vecchio tipo!.
Pu ancora tornare indietro, se vuole, gli disse Carmody. Forse non usciremo vivi dalla foresta, se riusciamo a ritrovare il vescovo.
Ma che cosa le saltato in mente? Crede che io sia un
Vigliacco? Non posso permettere a nessuno, prete o non prete, di considerarmi un vile!.
Non ci penso neanche. Ma il suo primo dovere quello
di pensare alla nave, lo sa bene.
E ai miei passeggeri. Andiamo.
Pensavo di avere sbagliato. Avevo quasi cambiato idea,
sul conto del Padre, disse il prete. Forse lui si stava servendo dei suoi poteri, che non hanno un'origine completamente materiale, per operare il bene. Ma non ne ero del tutto
sicuro. Perci l'ho seguito, e allora, quando ho assistito alla
sua morte, ho capito che avevo ragione io, e che se avessimo
cercato di servirci di lui ne sarebbe derivato soltanto il
male.
La sua morte? Ma cosa sta dicendo? Era davanti al Gabbiano pochi minuti fa!.

Molto rapidamente, Carmody raccont al comandante Tu


la scena cui aveva assistito.
Ma ... Ma ... Non capisco. Il Padre non riesce a sopportare il contatto delle sue creature, ed esercita su di loro un controllo assoluto, perfetto. Perch questo ammutinamento? E
come avrebbe potuto ritornare in vita cos rapidamente, soprattutto se era stato fatto a pezzi? Senta, forse non soltanto
un Padre: sono due gemelli. 0 ci sta giocando chiss quanti
scherzi. Forse lui riesce a controllare soltanto pochi animali.
E' uno straordinario domatore di leoni, e quando si trova con
noi si serve delle sue bestie addomesticate. E poi si imbattuto in un gruppo di belve che non riuscito a controllare.
Lei ha ragione, ma soltanto a met. In primo luogo, stato, si, un ammutinamento, ma diretto e voluto da lui: un ammutinamento rituale. Ho sentito il suo comando mentale: per
poco non mi sono lanciato anch'io per farlo a pezzi. In secondo luogo, immagino che lui sia ritornato in vita cos velocemente perch l'albero bianco particolarmente potente e rapido nel suo funzionamento. In terzo luogo, si, lui sta usando
parecchi trucchi con noi, ma non della specie che lei immagina.
Carmody rallent il passo: sbuffava e ansimava.
Ora sto proprio pagando per i miei peccati. Dio mi aiuti!
Mi metter a dieta. E far anche molta ginnastica, quando
questa faccenda sar finita. Detesto questa mia grassa carcassa. Ma che succeder quando mi siedo, affamato, ad una tavola carica di tutte le cose troppo buone della vita, create per
essere godute ed apprezzate? Che cosa succeder?.
Potr dirglielo allora, ma per il momento non abbiamo
tempo di fare questi discorsi. Cerchi di restare in
argomento, brontol il comandante Tu, che era famoso per
il suo disprezzo uri confronti dell'autoindulgenza.

Benissimo. Come le ho detto, si trattava evidentemente di


un rito di autosacrificio. E' stata questa certezza che mi ha
spinto a correre alla ricerca del vescovo, purtroppo senza riuscirvi. Volevo dirgli che il Padre mentiva soltanto a met,
quando diceva che lui derivava i suoi poteri da Dio, e che lui
adorava e venerava Dio.
E' cos. Ma il dio lui stesso! Nel suo immenso egoismo
assomiglia alle antiche divinit pagane della Terra, che secondo la leggenda si sarebbero sacrificate e che poi, dopo
aver compiuto il sacrificio supremo, risuscitavano. Per esempio, Odino, che si era appeso ad un albero ....
Ma il Padre non pu averne sentito parlare. Perch mai
dovrebbe imitarli?.
Non necessario che abbia sentito parlare dei miti della
nostra Terra. In fin dei conti, vi sono certi riti, certi simboli
religiosi che sono universali, che sono emersi spontaneamente su cento pianeti diversi. Il sacrificio ad un dio, la comunione compiuta mangiando le carni del dio, le cerimonie della semina e del raccolto, il concetto di essere un popolo eletto, i simboli del cerchio e della croce9. Perci il Padre potrebbe avere portato con s quell'idea dal suo pianeta d'origine. Oppure potrebbe averlo escogitato lui, come l'atto pi
alto di cui fosse capace. L'uomo deve avere una religione,
anche se consiste nell'adorare se stesso.
E poi, non bisogna dimenticare che il suo rito, come avviene generalmente, unisce la religione alla praticit. Lui ha
9 Farmer allude qui a tutta una serie di miti religiosi dell'umanit presenti in un
modo o nell'altro nelle mitologie di tutti i popoli. Per chi volesse approfondire questi temi, su cui del resto lo scrittore ritorna pi volte anche in altre sue
opere segnaliamo: JJ. BACHOFEN, Le madri e la virilit olimpica, a cura di J.
Evola, Bocca, Milano 1949; MIRCEA ELIADE, Il sacro e il profano, Boringhieri,
Torino 1968; Trattato di storia delle religioni, Boringhieri, Torino 1969; Mefistofele e l'Androgine, Edizioni Mediterranee, Roma 1971; REN GUNON, Il
simbolismo della croce, Rusconi, Milano 1972 (N.d.C).

diecimila anni, e ha conservato la sua longevit ritornando di


tanto in tanto nell'albero della gelatina. Ha pensato che sarebbe partito con noi, e che sarebbe passato parecchio tempo,
prima che lui riuscisse a far crescere un albero su di un mondo alieno. Vede, una cura di ringiovanimento fa parte del
processo della ricreazione. I depositi di calcio nel sistema vascolare, i depositi di grasso nelle cellule cerebrali, le altre degenerazioni che causano l'invecchiamento, vengono esclusi
durante questo processo. Dall'albero si esce freschi e giovani.
E quei crani?.
Non necessario l'intero scheletro, per la resurrezione,
anche se c' l'usanza di metterlo nell'albero della gelatina. E'
sufficiente una scheggia d'osso, perch ogni cellula contiene
l'intero schema genetico. Vede, avevo trascurato parecchi
fattori. C'era il problema degli animali condizionati a farsi
uccidere dai carnivori. Se la loro carne viene ricostruita attorno alle ossa semplicemente secondo lo schema genetico,
allora l'animale dovrebbe essere privo del ricordo della sua
vita precedente. Perci, il suo sistema nervoso non dovrebbe
contenere i riflessi condizionati. E invece li contiene. Di conseguenza, la gelatina deve riprodurre anche il contenuto del
sistema nervoso. In che modo? Immagino che nel momento
stesso della morte il deposito di gelatina pi vicino registra
l'intera emissione di onde delle cellule, compreso il complesso delle onde irradiate dalle molecole della memoria. E poi
lo riproduce.
Perci, i crani del Padre restano fuori dall'albero, e quando lui risorge, li vede, e per lui una visione che rinnova la
memoria. Si ricordi che lui ha baciato quei crani, durante il
sacrificio. Lui ha mostrato il suo amore per se stesso. La vita
che bacia la morte: perch lui sa di avere vinto la morte.

Ugh!.
Si, ed questo che succeder all'intera Galassia, se il Padre se ne andr da questo pianeta. Anarchia, una battaglia
sanguinosa fino a quando su ogni pianeta rimarr soltanto
una persona: e poi la stagnazione, la fine della vita senziente
quale noi la conosciamo, nessuno scopo ... Guardi, ecco l il
lago!.
Carmody si ferm, dietro ad un albero. Andr era ritto sulla spiaggia, e voltava loro le spalle. Teneva la testa china in
avanti, come se fosse immerso nella preghiera o nella meditazione. O forse nel dolore.
Eccellenza, disse padre Carmody, sommessamente,
uscendo dal riparo dell'albero.
Andr sussult. Le sue mani, che probabilmente teneva
giunte sul petto, schizzarono ai lati. Ma non si volt. Trasse
un profondo respiro, pieg le ginocchia, e si tuff nel lago.
Carmody grid: No! e si lanci in un tuffo lungo e piatto. Il comandante Tu non era molto lontano da lui: lo segu,
ma poi si ferm sulla riva: rimase li accasciato, mentre le
piccole onde sollevate dai due si diffondevano, si allargavano, diventavano minuscoli cerchi, orlati dall'alone luminoso
dei raggi lunari su di uno specchio piatto e oscuro. Si tolse la
giacca e le scarpe, ma non si tuff. In quel momento, una lesta riapparve alla superficie, e si ud un lungo sibilo, quando
l'uomo inal un profondo respiro.
Carmody? Vescovo? grid Tu.
L'altro riaffond sott'acqua. Tu si lanci e scomparve. Trascorse un minuto. Poi tre teste riemersero, simultaneamente.
Poco dopo, il comandante ed il piccolo prete stavano ritti,
boccheggianti, sul corpo esanime di Andr.
Ha lottato, disse Carmody, con voce rauca, mentre il
suo petto si alzava e si abbassava rapidamente. Ha cercato

di spingermi via. E allora ... gli ho piantato i pollici dietro le


orecchie . .. dove si innesta la mascella ... ho premuto
forte .. . diventato inerte, ma non so se ha inghiottito dell'acqua ... o se l'ho fatto svenire ... non so ... non c' tempo di
parlare, adesso ....
Il prete gir il vescovo, in modo che fosse disteso a faccia
In gi, gli gir la testa da una parte, e gli si mise sopra a cavalcioni, con le ginocchia puntellate sulla schiena. Pos le
palme delle mani sulle spalle del vescovo e cominci ad eseguire i movimenti ritmati, con i quali sperava di riuscire ad
espellere l'acqua dai polmoni ed a facilitare la respirazione.
Come ha potuto fare una cosa simile? esclam il comandante Tu. Come ha potuto, lui, nato e cresciuto nella
lede, lui, un vescovo consacrato e rispettato, tradirci in questo modo? Chi lo avrebbe mai pensato? Pensi a ci che ha
fatto per la Chiesa su Lazy Fair: era un uomo meraviglioso.
E come ha potuto pensare di uccidersi?.
Tenga un po' chiusa quella dannata bocca! rispose Carmody, bruscamente. Lei mai stato esposto alle tentazioni
che lo minacciavano, forse? Che ne sa delle sue sofferenze?
La smetta di giudicarlo! Si renda utile, piuttosto. Mi dia il
tempo con il suo orologio, in modo che io possa ritmare la
respirazione artificiale. Cominciamo. Uno ... due ... tre ....
Un quarto d'ora dopo, il vescovo fu in grado di sollevarsi a
sedere e si strinse la testa fra le mani. Il comandante Tu si
era allontanato di qualche passo e se ne stava l ritto, voltando loro le spalle. Carmody si inginocchi.
Crede di poter camminare, adesso, Eccellenza? Dovremmo uscire da questa foresta al pi presto possibile. Sento il
pericolo nell'aria.
Non c' soltanto il pericolo. C' la dannazione, disse debolmente Andr.

Si alz, vacill e per poco non cadde: la mano forte di


Carmody lo sorresse.
Grazie. Andiamo. Oh, mio vecchio amico, perch non mi
ha lasciato affondare e morire l dove lui non avrebbe mai
potuto trovare le mie ossa, cos che nessuno avrebbe mai conosciuto il mio disonore?.
Non mai troppo tardi, Vostra Eccellenza. Il fatto stesso
che lei si sia pentito del patto concluso e che sia assillato dal
rimorso....
Affrettiamoci a ritornare, prima che sia davvero troppo
tardi. Ah, sento la scintilla di un'altra vita che si accende. Lei
sa bene com', John. Risplende e cresce e divampa fino a
quando invade tutto il corpo, e allora si ha la sensazione di
esplodere nella luce e nella fiamma. Questa molto potente.
Deve provenire da un albero molto vicino. Mi tenga fermo,
John. Se dovessi avere un altro attacco, mi trascini via, per
quanto io cerchi di resistere.
Lei ha provato quello che provo io, ma sembra abbastanza forte da lottare. Ma io ho combattuto per tutta la mia vita
contro qualcosa di molto simile, e non l'ho mai rivelato a
nessuno, l'ho negato persino nelle mie preghiere, ed era la
cosa peggiore che potessi fare ... fino a quando questo corpo
troppo represso ha preso il sopravvento e si espresso attraverso la mia malattia. E adesso ho paura che... Presto! Presto!.
Tu afferr Andr per il gomito e aiut Carmody a sospingerlo avanti, attraverso l'oscurit squarciata soltanto dal raggio della torcia elettrica del prete. Sopra di loro, i rami allacciati formavano un tetto compatto.
Qualcosa emise un suono che sembrava un colpo di tosse.
Si fermarono, agghiacciati.
Il Padre? mormor Tu.

No. Un suo rappresentante, temo.


Ad una ventina di metri da loro, stava accosciata una leoparda che sbarrava loro il cammino: era maculata e ornata di
ciuffi grigi. Duecento chili di muscoli pronti a scattare. Gli
occhi verdi sbatterono, e le pupille si restrinsero nel raggio
luminoso; le orecchie rotonde erano inclinate in avanti. Bruscamente si alz, e si avvi lentamente verso di loro: si muoveva con un comico miscuglio di eleganza felina e di pesantezza ipernutrita. In qualunque altro momento avrebbero riso
di quell'essere, del grasso che inguainava i muscoli simili a
molle d'acciaio, del ventre gonfio e tremolante. Ma adesso
non risero, perch quella bestia avrebbe potuto farli a pezzi...
e probabilmente lo avrebbe fatto.
All'improvviso, la coda, che stava oscillando lentamente
avanti e indietro, si irrigid. La leoparda emise un ruggito,
poi balz contro padre John, il quale si era fatto avanti, qualche passo pi oltre il comandante e il vescovo.
Padre John url. La sua torcia elettrica schizz nell'aria e
ricadde in mezzo ai cespugli. Il grosso felino miaul e schizz via. Si udirono due suoni: un grande corpo che precipitava in mezzo agli arbusti, e padre John che imprecava sentitamente, non con deliberata bestemmia, ma per esprimere un
intenso sollievo.
Che cos' successo? chiese Tu. E che cosa sta facendo,
l in ginocchio?.
Non sto pregando. Le preghiere le rimando a pi tardi.
Quella dannata torcia elettrica si spenta, e non riesco a trovarla. Venga qui, e mi aiuti. Si sporchi un po' le mani anche
lei, una volta tanto. Non stiamo a bordo della sua dannata
astronave, sa?.
Che cos' successo?.
Mi sono trovato come un topo in un angolo, gemette

Carmody. E ho reagito. Per pura disperazione ho sferrato


un pugno, e per caso ho colpito quella belva sul muso. Non
avrei potuto fare di meglio se ci avessi studiato sopra. Questi
animali da preda sono grassi, pigri e vigliacchi, dopo diecimila anni vissuti a spese di vittime condizionate. Non hanno
pi fegato: la minima resistenza li spaventa. Questo non
avrebbe mai attaccato, se non fosse stato spinto a farlo dal
Padre, ne sono assolutamente sicuro. Non ho forse ragione,
Vostra Eccellenza?.
S. Lui mi ha dimostrato di essere in grado di controllare
tutti gli animali di Abatos, dovunque fossero. Io non sono
ancora abbastanza progredito da riconoscere un individuo,
quando non posso scorgerlo, e da trasmettere mentalmente i
miei ordini, ma posso farlo a distanza ravvicinata.
Ah, finalmente ho ritrovato quella dannatissima torcia
elettrica!.
Carmody l'accese e si rialz.
Allora mi sono ingannato, pensando che fosse stato il
mio pugno a mettere in fuga quel mostro, vero? E' stato lei
ad instillargli il panico?.
No. Mi sono limitato ad annullare la lunghezza d'onda
del Padre, e ho lasciato che quel felino si arrangiasse da solo.
Era troppo tardi, naturalmente... una volta che aveva incominciato ad attaccare, l'istinto l'avrebbe portato ad insistere.
E' stato il suo coraggio, a metterlo in fuga.
Se il mio cuore la smettesse di martellare cos furiosamente, crederei un po' di pi al mio coraggio. Va bene, andiamo. Vostra Eccellenza si sente pi forte?.
Riuscir a reggere il vostro passo, anche se andrete rapidamente. E non chiamatemi pi con quel titolo. Sfidando la
decisione del Concilio, ho rassegnato automaticamente le
mie dimissioni. Lo sapete bene.

Io so soltanto quello che Tu mi ha detto di avere saputo


dal Padre.
Si rimisero in cammino. Di tanto in tanto, Carmody faceva
girare il raggio della torcia elettrica alle proprie spalle. E si
accorse che la leoparda, o una delle sue sorelle, li stava seguendo ad una quarantina di metri di distanza.
Non siamo soli, disse. Andr non disse nulla e il comandante Tu, fraintendendo quelle parole, incominci a pregare
a voce molto bassa. Carmody non perse tempo in spiegazioni, ma li esort ad affrettare il passo.
All'improvviso, l'ombra della foresta si disperse davanti
allo splendore del chiaro di luna. Sul prato era ancora raccolta una piccola folla: ma adesso non stava pi sul limitare, era
radunata sotto la curva dell'astronave. Il Padre non si vedeva.
Dov' lui? grid padre John. Un'eco gli rispose dall'altra
parte del prato: immediatamente, il gigante apparve al di l
del portello principale. Il Padre si incurv, per passare, e scese la scaletta. Ritornato a terra, riassunse la sua posa di immobile vigilanza.
Dammi forza, mormor Andr.
Carmody si rivolse al comandante.
Lei deve scegliere. Faccia ci che le suggeriscono la sua
fede e la sua intelligenza. Oppure obbedisca ai regolamenti
della Saxwell e alle leggi del Commonwealth. Allora?.
Tu era irrigidito e silenzioso, come se fosse stato di bronzo. Senza attendere la sua risposta, Carmody si avvi verso
l'astronave. Quando fu giunto a met del prato, si ferm, alz
le mani strette a pugno.
E' inutile cercare di usare il trucco del panico con noi, Padre! Poich sappiamo cosa stai facendo, e come lo stai facendo, possiamo resistere, poich siamo uomini!.
La gente che stava attorno alla nave non capt le sue paro-

le. Stavano tutti gridando, e si affannavano per salire la scaletta, per rifugiarsi a bordo. Il Padre doveva avere scatenato
un'intera batteria di onde dagli alberi vicini, molto pi potenti, questa volta, di tutto ci che aveva usato fino ad allora. Fu
come un'ondata gigantesca, che spazz via quello che incontrava. Tutto e tutti, eccettuati Carmody ed Andr. Persino il
comandante Tu croll e corse verso il Gabbiano.
John, gemette il vescovo. Mi dispiace. Ma non posso
sopportarlo. Non gli infrasuoni. No. Il mio tradimento. La
consapevolezza di ci contro cui ho lottato fin da quando
sono diventato adulto. Non affatto vero che quando si scorge finalmente il volo del nemico sconosciuto si ha gi vinto
per met la battaglia. Io non posso sopportarlo. Il bisogno
che io provo per quella dannata comunione con gli esseri...
Mi dispiace profondamente, mi creda. Ma io debbo....
Gir su se stesso e corse via, scomparve tra gli alberi della
foresta. Carmody si lanci all'inseguimento, urlando, ma le
sue gambe troppo corte gli fecero perdere rapidamente terreno. Di fronte a lui, dall'oscurit, provenne all'improvviso un
ruggito simile ad un colpo di tosse. Un urlo.
Poi silenzio.
Senza un attimo di esitazione, il prete si lanci in avanti,
tenendo il raggio della lampada diritto davanti a s. Quando
vide il grosso felino accosciato sopra la figura inerte, e una
zampa rivestita di pelo grigio che lacerava l'inguine della vittima, lanci un altro grido e si avvent. Ringhiando, la leoparda inarc la schiena, e per un attimo sembr sul punto di
sollevarsi sulle zampe posteriori e di aggredire l'uomo con
gli artigli insanguinati; poi lanci un ruggito, si volt e balz
via.
Era troppo tardi. Questa volta non sarebbe riuscito a rianimare il vescovo. A meno che...

Carmody rabbrivid, sollev il corpo inerte fra le braccia


tremanti e si avvi attraverso il prato. Il Padre gli stava venendo incontro.
Dammi quel corpo, tuon la voce.
No! Non lo metterai nel tuo albero! Lo riporter alla
nave. Quando saremo ritornati in patria, gli daremo un'onorevole sepoltura. E smettila di irradiare il tuo panico. Io sono
infuriato, non spaventato. E ce ne andremo nonostante te, e
non ti porteremo con noi. E prova a fare tutto quello che
puoi!.
La voce del Padre divent pi sommessa: aveva un suono
triste e perplesso.
Tu non capisci, uomo. Sono salito a bordo della vostra
astronave, sono entrato nella cabina del vescovo e ho provato
a sedermi su di una poltrona che era troppo piccola per me.
Sono stato costretto a sedermi sul pavimento freddo e duro, e
mentre aspettavo ho pensato all'idea di ritornare di nuovo
nello spazio immenso e vuoto, di ritornare a tutti quei mondi
scomodi, schifosamente sottosviluppati. Mi sembrava che le
pareti della cabina si avvicinassero, mi crollassero addosso.
Mi avrebbero schiacciato. All'improvviso, ho capito che non
avrei potuto sopportarlo neppure per un momento e che, anche se il viaggio sarebbe stato breve, io poi mi sarei trovato
di nuovo in stanze troppo piccole. E ci sarebbero stati moltissimi pigmei, a brulicare attorno a me, a schiacciarsi e ad affollarsi e forse anche a stringermi da ogni parte, per guardarmi a bocca aperta e per toccarmi. Milioni e milioni di pigmei, e tutti impegnati a cercare di mettermi addosso le loro
piccole mani sudicie e villose. Ed ho pensato ai pianeti pieni
di femmine immonde, pronte a gettarsi su di un giaciglio alla
minima occasione, e a tutte le altre impurit. E agli orribili
maschi, impazziti di bramosia, ansiosi di metterle incinte. E

alle schifose citt, fetide e piene di rifiuti. E ai deserti che


macchiano quei mondi trascurati, al disordine, al caos, all'incertezza. Ho dovuto uscire un momento per respirare ancora
l'aria pulita, limpida e sicura di Abatos. E in quel momento
arrivato il vescovo.
Tu eri atterrito al solo pensiero del cambiamento. Proverei compassione per te, se non fosse per ci che hai fatto a
lui, disse Carmody, indicando con un cenno del capo la figura inerte che reggeva fra le braccia.
Non voglio la tua compassione. Dopotutto, io sono il Padre. Tu sei un uomo che ritorner polvere, e per sempre. Ma
non devi dare la colpa a me. Il vescovo morto non per causa mia, ma a causa di ci che era. Chiedi al suo vero padre
perch con gli ha dato affetto, insieme alle percosse, e perch
lo svergognava invece di spiegargli perch doveva vergognarsi, e perch gli ha insegnato a perdonare agli altri ma
non a se stesso.
Basta cos. Dammi quel corpo. Mi era simpatico, e quasi
quasi avrei sopportato di toccarlo. Lo risusciter, perch mi
faccia compagnia. Persino io ho bisogno di parlare con qualcuno che possa comprendermi.
Togliti di mezzo, ribatt Carmody. Andr ha fatto la
sua scelta. Si fidava di me, sapeva che mi sarei preso cura di
lui, lo so. Lo amavo, anche se non sempre approvavo quello
che faceva e ci che era. Era un grand'uomo, nonostante le
sue debolezze. Nessuno di noi pu dire nulla contro di lui.
Togliti di mezzo, prima che io commetta un atto di quella
violenza che dici di aborrire tanto, ma che non ti impedisce
di mandare in giro bestie selvagge a realizzare la tua volont.
Togliti di mezzo!.
Tu non comprendi, mormor il gigante, tirandosi forte
la barba con la mano. Gli occhi neri, spruzzati di schegge

d'argento, avevano un'espressione dura e severa. Ma non


alz la mano contro Carmody.
Dopo un minuto, il piccolo prete aveva portato il suo fardello a bordo del Gabbiano. Il portello si chiuse senza far rumore, ma decisamente, dietro di lui.
Qualche tempo dopo il comandante Tu, dopo avere provveduto a svolgere i suoi compiti pi importanti mettendo la
nave in traslazione, entr nella cabina del vescovo. C'era
Carmody, inginocchiato accanto al letto su cui giaceva il cadavere.
Ho fatto un po' tardi perch ho dovuto portar via la bottiglia alla signora Recka e chiuderla per un po' nella sua cabina, spieg. Fece una pausa, poi aggiunse: La prego, non
mi giudichi un essere odioso. Ma quel che giusto giusto.
Il vescovo si ucciso, e non degno di venire sepolto in terra consacrata.
E come lo sa, lei? rispose Carmody, con la testa ancora
abbassata, muovendo appena le labbra.
Non voglio mancare di rispetto ad un morto, ma il vescovo aveva il potere di controllare le belve, perci deve avere
ordinato a quel felino di ucciderlo. E' stato un suicidio.
Lei sta dimenticando che le ondate di panico irradiate dal
Padre per costringere lei e me a precipitarci in fretta a bordo
dell'astronave hanno fatto effetto anche su tutti gli animali
che si trovavano in quell'area. Pu darsi che la leoparda abbia ucciso il vescovo proprio perch lui le ha tagliato la strada, mentre lei scappava: come possiamo avere la certezza
che le cose siano andate diversamente?
E poi, Tu, non dimentichi questo. Forse il vescovo un
martire. Sapeva che una sola cosa avrebbe costretto il Padre
a restare su Abatos: la sua morte. Il Padre non avrebbe sopportato il pensiero di lasciare senza nessuno il suo pianeta.

Andr era l'unico, fra noi, che avrebbe potuto prendere il posto lasciato vacante dal Padre. In quel momento lui non sapeva, naturalmente, che il Padre aveva cambiato idea a causa
della sua improvvisa claustrofobia.
Il vescovo sapeva soltanto che la sua morte avrebbe incatenato il Padre ad Abatos, ed avrebbe liberato noi. E se si
ucciso deliberatamente, servendosi della leoparda, non per
questo cessa di essere un martire. Vi sono state donne che
hanno preferito la morte al disonore, e la Chiesa le ha canonizzate.
Non conosceremo mai quale stato il vero motivo che ha
spinto il vescovo a fare quello che ha fatto. Spetta ad un Altro decidere.
In quanto al padrone di Abatos, i miei sentimenti nei suoi
confronti erano giusti. Nulla di ci che lui diceva era vero,
ed era un vigliacco, come le sue belve grasse e pigre. Lui non
era un dio. Lui era il Padre... delle Menzogne10.
Titolo originale:
FATHER
(Fantasy and Science Fiction, luglio 1955)

10 Padre delle Menzogne (Father of Lies) un appellativo del Diavolo, diffuso specialmente nei paesi anglosassoni (N.d.C).

II Madre
1

Guarda, mamma. L'orologio si messo a camminare a


rovescio.
Eddie Fetts indic le lancette sul quadrante della cabina di
pilotaggio.
L'urto deve avergli fatto invertire la marcia, disse la dottoressa Paula Fetts.
E com' possibile?.
Non saprei dirtelo. Io non so tutto, figliolo.
Oh!.
Suvvia, non guardarmi con quell'aria cos delusa. Io sono
una specialista di patologia, non di elettronica.
Non essere cos pungente, mamma. Non lo sopporto... in
questo momento.
Usc dalla cabina di pilotaggio. La madre lo segui, ansiosamente. Il seppellimento degli uomini dell'equipaggio e degli altri scienziati era stata un'esperienza molto dura, per lui.
La vista del sangue gli aveva sempre dato la nausea e le vertigini: solo a fatica era riuscito a dominare il tremito delle

proprie mani quanto bastava per aiutarla a raccogliere le ossa


e gli intestini sparpagliati.
Lui avrebbe voluto infilare i cadaveri nell'impianto nucleare, ma sua madre glielo aveva impedito. I contatori Geiger,
al centro dell'astronave, ticchettavano forte, e annunciavano
che a poppa era in agguato, invisibile, la morte.
Il meteorite contro il quale avevano urtato nell'istante in
cui la nave era passata dalla traslazione allo spazio normale
aveva probabilmente schiantato la sala macchine: questo, almeno, era ci che Paula Fetts era riuscita a capire dalle frasi
stridule e incoerenti lanciate da un collega, che poi era fuggito nella cabina di pilotaggio. Lei si era precipitata in cerca di
Eddie. Temeva che la porta della sua cabina fosse ancora
chiusa, perch lui stava incidendo un nastro della romanza
Heavy Hangs the Albatross, dall'Ancient Mariner di Gianelli.
Per fortuna, l'impianto d'emergenza aveva escluso automaticamente i circuiti di chiusura. Lei era entrata, e aveva chiamato il figlio a gran voce, temendo che fosse ferito. Eddie
era disteso semisvenuto sul pavimento, ma non era stato a
causa dell'urto che era finito l. La ragione stava in un angolo, sfuggita alla sua mano inerte: un thermos da un litro per
condizioni di imponderabilit, con il succhiotto di gomma.
Dalla bocca aperta di Eddie usciva un puzzo di rye che neppure le pillole Nodor sarebbero riuscite a nascondere.
Lei gli aveva ordinato seccamente di alzarsi dal pavimento
e di distendersi sul letto. Quella voce, la prima che lui avesse
udito in vita sua, era riuscita a penetrare oltre le barriere dell'Old Red Star. Si era alzato, a fatica, e lei, sebbene fosse pi
piccola, aveva impegnato tutto il suo. peso e tutte le sue forze per aiutarlo a rimettersi in piedi, per farlo adagiare sul letto.

Poi si era distesa al suo fianco, aveva allacciato le cinture


di sicurezza di entrambi. Aveva saputo che anche la scialuppa di salvataggio era stata squarciata, e che toccava al comandante portare lo yacht sulla superficie di quel pianeta,
Baudelaire, che figurava sulle mappe stellari ma che era tuttora inesplorato. Tutti gli altri erano andati a sedersi dietro al
comandante, legati nelle poltrone antiurto, incapaci di offrirgli un qualsiasi aiuto, eccetto il loro silenzioso sostegno morale.
Ma il sostegno morale non era bastato. L'astronave era
scesa obliquamente. E troppo rapidamente. I motori lesionati
non erano riusciti a sorreggerla. La prua aveva subito l'urto
peggiore: e cos pure tutti quelli che a prua stavano seduti.
La dottoressa Fetts aveva tenuto stretta al seno la testa di
suo figlio e aveva pregato ad alta voce il suo Dio. Eddie aveva russato e balbettato incoerentemente. Poi c'era stato un rumore, come se le porte del Giudizio Celeste stessero sbattendo, un tremendo bong, come se l'astronave fosse il battaglio
di una campana ciclopica che suonava il messaggio pi spaventoso mai udito da orecchie umane... un lampo accecante
di luce... e oscurit e silenzio.
Pochi attimi dopo, Eddie aveva incominciato a piagnucolare, con voce infantile.
Non lasciarmi morire, mamma! Torna! Torna!.
Sua madre giaceva priva di conoscenza accanto a lui, ma
lui questo non lo sapeva. Aveva pianto per un po', e poi era
precipitato di nuovo nel suo stato di stupore obnubilato dal
rye (se pure ne era mai uscito) e si era addormentato.
Di nuovo oscurit e silenzio.
Era il secondo giorno dopo l'incidente, se si poteva chiamare giorno l'interminabile crepuscolo di Baudelaire. La
dottoressa Fetts seguiva suo figlio dovunque andasse. Sapeva

che era estremamente sensibile, che bastava un niente a


sconvolgerlo. Lo aveva sempre saputo, e appunto per questo
aveva sempre cercato di frapporsi tra lui e tutto ci che
avrebbe potuto turbarlo. E c'era riuscita molto bene, ne era
convinta: fino a tre mesi prima, quando Eddie s'era imbarcato in quel suo romanzo d'amore.
La ragazza era Polina Fameux, l'attrice dai capelli biondocenere e dalle lunghe gambe la cui immagine tridimensionale, registrata su ampex, era stata inviata fino ai pianeti delle
stelle della frontiera, dove la scarsit delle doti recitative significava poco, e dove un seno maggiorato e ben fatto significava moltissimo. Poich Eddie era un famoso tenore del
Metropolitan, il matrimonio aveva fatto chiasso, e se ne era
parlato in tutta la Galassia civilizzata.
La dottoressa Fetts aveva sofferto moltissimo per quella
faccenda: ma, almeno se lo augurava, era riuscita a nascondere molto bene la sua angoscia sotto una maschera sorridente. Non le era dispiaciuto rinunciare a lui: in fin dei conti, era
ormai un uomo fatto, non era pi il suo bambino. Ma in realt, se non per le stagioni al Metropolitan e per le tournes,
Eddie non si era mai separato da lei, fin da quando aveva
otto anni.
A quell'epoca, lei era andata in viaggio di nozze con il suo
secondo marito: e anche in quell'occasione lei ed Eddie non
erano rimasti separati per molto tempo, perch Eddie si era
ammalato gravemente, e lei aveva dovuto affrettarsi a tornare per curarlo, perch Eddie sosteneva che lei era l'unica in
grado di guarirlo.
E poi, non era possibile considerare il tempo che Eddie
trascorreva nei suoi impegni di cantante d'opera come una
vera separazione, perch lui le visofonava tutti i giorni a
mezzogiorno, e chiacchieravano a lungo... anche se il conto

del visofono saliva vertiginosamente.


Lo scalpore suscitato dal matrimonio di suo figlio era
scoppiato da non pi di una settimana, quando fu seguito da
uno scandalo ancora pi grosso. Arriv la notizia che Eddie
e sua moglie si erano separati. Due settimane dopo, Polina
present istanza di divorzio accampando come causa l'incompatibilit di carattere. Eddie ricevette la citazione nell'appartamento di sua madre: era ritornato a vivere con lei il
giorno in cui lui e Polina avevano riconosciuto che cos non
potevano andare avanti, o, come Eddie aveva detto a sua
madre, che non potevano stare insieme.
La dottoressa Fetts, naturalmente, avrebbe desiderato moltissimo conoscere la ragione di quella separazione, ma, come
spieg lei stessa alle sue amiche, rispettava il silenzio del
figlio. Ma non diceva di essere certa che sarebbe venuto il
momento in cui il figlio le avrebbe raccontato tutto.
Poco dopo, incominci il cosiddetto esaurimento nervoso di Eddie. Era sempre stato irritabile, depresso e ipocondriaco, ma peggior parecchio il giorno in cui un presunto
amico gli disse che Polina, ogniqualvolta sentiva il suo
nome, scoppiava a ridere sonoramente, come una pazza. L'amico aggiunse che Polina aveva promesso di raccontare, prima o poi, la vera storia della loro brevissima unione.
Quella notte, sua madre dovette chiamare d'urgenza un
dottore.
Il giorno seguente, lei pens di rinunciare al suo incarico
di ricercatrice specializzata in patologia al De Kruif e di
dedicare tutto il suo tempo al figlio, per aiutarlo a rimettersi
in piedi. A dimostrazione della lotta che si stava svolgendo
nella sua mente era il fatto che in una settimana non era ancora riuscita a prendere una decisione. Abitualmente era una
donna dalle riflessioni e dalle risoluzioni molto rapide, ma

questa volta non riusciva a risolversi ad abbandonare le sue


amatissime ricerche sulla rigenerazione dei tessuti.
Proprio quando era ormai arrivata sul punto di fare una
cosa che le sembrava incredibile e vergognosa affidare la
decisione al getto d'una moneta aveva ricevuto una visifonata del suo superiore diretto. Questi le disse che era stata
prescelta per recarsi, insieme ad un gruppo di biologi, in un
viaggio di ricerca che avrebbe toccato dieci sistemi planetari
preselezionati.
La dottoressa Fetts aveva gettato via, allegramente, i documenti che sarebbero dovuti servire per far ricoverare Eddie
in una clinica per malattie nervose. E, poich lui era famosissimo, s'era servita di tutta la sua influenza per ottenergli dal
governo il permesso di accompagnarla. Ufficialmente, Eddie
avrebbe dovuto svolgere un'indagine sullo sviluppo dell'opera sui pianeti colonizzati dai terrestri. Il fatto che lo yacht
non avrebbe toccato nessun pianeta colonizzato sembr sfuggire completamente ai burocrati cui spettava la decisione.
Ma non era la prima volta, nella storia, che la mano sinistra
di un governo non sapeva ci che faceva la sua mano destra.
In realt, Eddie Fetts doveva venire ricostruito da sua
madre, la quale si considerava molto pi capace di guarirlo
di qualunque specialista in terapie A, F, J, R, S, K e H 11. Era
verissimo che alcune delle sue amiche parlavano di risultati
sbalorditivi ottenuti grazie all'una o all'altra di quelle tecniche specializzate nella caccia ai simboli. D'altra parte, per,
due delle sue colleghe pi care le avevano provate tutte, senza ricavarne alcun beneficio. Lei era la madre di Eddie:
avrebbe potuto fare per lui molto pi di quegli astrusi specialisti: Eddie era carne della sua carne, sangue del suo sangue.
11 Probabilmente Farmer si riferisce alle iniziali di alcuni capiscuola della psicanalisi: Adler, Freud, Jung, Reich eccetera (N.d.C).

E poi, non era tanto malato. Ecco, qualche volta diventava


terribilmente malinconico, e faceva minacce di suicidio teatrali ma insincere, oppure se ne stava li seduto a guardare nel
vuoto. Ma lei avrebbe saputo come trattarlo.

E adesso, lei lo stava seguendo: dall'orologio che andava


all'indietro fino alla sua cabina. Lo vide entrare, guardare per
un attimo, e poi girarsi di nuovo verso di lei, con la faccia
contratta da una smorfia.
Neddie rovinato, mamma. Assolutamente rovinato.
La dottoressa Fetts diede un'occhiata al piano. Si era staccato dai sostegni che lo tenevano fissato alla parete, al momento dell'urto, ed era andato a sbattere, fracassandosi, contro la paratia di fronte. Per Eddie non era semplicemente un
piano: era Neddie. Lui dava un nomignolo affettuoso a tutte
le cose con cui entrava in contatto per un tempo che non fosse brevissimo. Sembrava che balzasse da un nomignolo all'altro, come un antico marinaio che si sentiva perduto, se
non era nei pressi dei punti di riferimento della costa, familiari e designati chiaramente. Altrimenti, Eddie sembrava andare alla deriva, impotente, su di un oceano caotico, un oceano anonimo e completamente amorfo.
O, per usare un'analogia che per lui era pi calzante, era
come il frequentatore di night club che si sente sommergere
e annegare se non passa da un tavolo all'altro, se non va da
un gruppo di facce ben note ad un altro, evitando con cura i
manichini senza lineamenti e senza nome seduti ai tavoli degli sconosciuti.
Lui non pianse, per Neddie. E lei avrebbe preferito che
piangesse. Si era mostrato sempre cos apatico, durante il
viaggio. Niente, neppure lo splendore senza confronti delle
stelle nude, neppure l'inesprimibile alienit dei pianeti sconosciuti, erano riusciti a risollevarlo per molto tempo. Se alme-

no avesse pianto, o riso forte, o avesse mostrato comunque


qualche segno di reagire violentemente a ci che stava succedendo ... Lei avrebbe provato un senso di sollievo anche se
l'avesse picchiata, in preda alla rabbia, o se l'avesse chiamata
con brutte parole.
Ma lui non lo aveva fatto: neppure quando avevano raccolto i cadaveri straziati, quando per un momento era sembrato che stesse per vomitare, cedendo alla necessit di esprimersi del suo stesso corpo. Lei s'era resa conto che se avesse
vomitato, Eddie sarebbe stato molto meglio, si sarebbe liberato di gran parte dei suoi disturbi psichici, non solo di quelli
fisici.
Ma no: lui aveva continuato, invece, a rastrellare carne e
ossa, a cacciarle nei grandi sacchi di plastica, conservando
un'espressione fissa di risentimento imbronciato.
Adesso si era augurata che la perdita del suo piano provocasse lacrime e singhiozzi, perch allora lei avrebbe potuto
prenderlo fra le braccia e offrirgli la sua affettuosa comprensione. Eddie sarebbe ritornato ad essere il suo bambino, che
aveva paura del buio, paura del cane ucciso da una macchina, e che cercava fra le sue braccia la vera sicurezza, l'amore
indefettibile.
Non prendertela, piccino mio, gli disse. Quando ci
avranno salvati, te ne compreremo uno nuovo.
Quando ... !.
Eddie inarc le sopracciglia, e and a sedersi sull'orlo del
letto.
E adesso che cosa facciamo?.
Lei divent di colpo energica ed efficiente.
L'ultrad ha incominciato a funzionare automaticamente
nello stesso momento dell'urto contro il meteorite. Se non si
rotto durante l'atterraggio, star ancora inviando l'S.O.S.

Altrimenti, non possiamo farci proprio nulla. Nessuno di noi


due capace di provvedere alla riparazione.
Comunque, possibile che in questi ultimi cinque anni,
da quando stato scoperto questo pianeta, qui siano sbarcate
altre spedizioni. Non venute dalla Terra, ma da qualcuna delle colonie. O dai mondi non umani. Chi pu saperlo? Vale la
pena di correre il rischio. Dunque, vediamo ....
Una sola occhiata fu sufficiente per infrangere tutte le loro
speranze. L'ultrad era sventrato e schiacciato, e non era pi
neppure riconoscibile per l'apparecchio capace di inviare
onde pi veloci della luce attraverso il non-etere.
La dottoressa Fetts parl con un tono d'allegria fittizia.
Beh, questo quanto! E con ci? Rende le cose troppo
facili. Andiamo nel magazzino a vedere che cosa possiamo
trovare.
Eddie alz le spalle e la segu. Nel magazzino, lei insistette perch prendessero, ciascuno, una panrad. Se per una ragione qualsiasi avessero dovuto separarsi, avrebbero sempre
potuto comunicare, e inoltre, servendosi dei DF (gli apparecchi incorporati, che servivano a stabilire la direzione dell'emissione) avrebbero potuto localizzarsi a vicenda. Poich
avevano gi usato altre volte quegli strumenti, ne conoscevano il funzionamento, e sapevano quanto erano utili, quando
si andava in esplorazione o al campeggio.
Le panrad erano cilindri molto leggeri, alti una sessantina
di centimetri e del diametro d'una ventina di centimetri. Erano miniaturizzate e contenevano i meccanismi di due dozzine di apparecchi diversi. Le loro batterie duravano un anno
senza bisogno di ricarica, erano praticamente indistruttibili e
continuavano a funzionare, in pratica, in tutte le possibili
condizioni.
Tenendosi alla larga dalla fiancata dell'astronave in cui si

apriva l'enorme squarcio, portarono fuori le panrad. Eddie


cominci a provare le onde lunghe, mentre sua madre regolava avanti e indietro il quadrante delle onde corte. In effetti,
nessuno dei due contava di trovare niente:, ma cercare era
pur sempre meglio che starsene li senza far niente.
Quando si fu accertato che le lunghezze d'onda a modulazione di frequenza non portavano alcun suono significativo,
Eddie pass alle onde continue. E fu colpito da un suono ...
punto-linea.
Ehi, mammina! C' qualcosa, sui mille chilocicli! Non
modulato!.
Naturalmente, figliolo, disse lei, con una sfumatura di
esasperazione nel suo sollievo. Che cosa vuoi aspettarti, da
un segnale radiotelegrafico?.
Trov la banda sulla sua panrad. Eddie la guard con aria
inespressiva.
Io di radio non me ne intendo per niente, ma questo non
in alfabeto Morse.
Cosa? Devi sbagliarti!.
Non ... non credo.
Lo o non lo ? Santo Dio, figliolo, possibile che tu non
sia mai sicuro di niente!.
La dottoressa Fetts alz il volume. Poich avevano imparato tutti e due, per ipnopedia, il Morse Galattico, controll
immediatamente l'affermazione del figlio.
Hai ragione. Che cosa ne pensi?.
L'orecchio finissimo di Eddie filtr gli impulsi.
Non sono semplicemente punti e linee. Ci sono quattro
lunghezze diverse.
Riprese ad ascoltare.
S, hanno un certo ritmo. Riesco a distinguere raggruppamenti definiti. Ah! E' la sesta volta che ho sentito un rag-

gruppamento particolare. Ed eccone un altro. E un altro ancora.


La dottoressa Fetts scosse la testa biondocenere. Non riusciva a distinguere altro che una serie di zzt-zzt-zzt.
Eddie diede un'occhiata all'ago dell'indicatore direzionale.
Proviene da Est-Nord-Est. Dobbiamo cercare di localizzarne l'origine?.
Naturalmente, rispose lei. Ma prima sar bene che
mangiamo qualcosa. Non sappiamo quanto sia lontano, e
neppure che cosa troveremo. Intanto che io preparo qualcosa
di caldo, tu raccogli tutto il necessario per la spedizione.
Va bene, disse lui, con un entusiasmo che non aveva pi
mostrato da moltissimo tempo.
Quando ritorn, mangi tutto quello che c'era nel grande
piatto preparato da sua madre sulla cucina della cambusa,
che era rimasta intatta.
Il tuo stufato sempre stato squisito, mamma, disse.
Grazie. Sono molto contenta che tu abbia ripreso a mangiare, figliolo. Sono sorpresa. Pensavo che ti avrebbe fatto
schifo.
Lui agit un braccio, in un gesto vago ma carico di energia.
Il fascino dell'ignoto. Ho una specie di presentimento...
che tutto si risolver molto meglio di quanto noi avessimo
previsto. Molto meglio.
La dottoressa Fetts gli si avvicin e gli fiut l'alito. Era pulito, non aveva neppure l'odore dello stufato. Questo significava che Eddie aveva preso il Nodor, e questo significava, a
sua volta, che aveva bevuto un po' di rye tenuto nascosto da
qualche parte. Altrimenti, come si sarebbe potuto spiegare il
fatto che trascurasse cos arditamente tutti i possibili pericoli? Non era da lui.

Non disse nulla, poich sapeva che se lui aveva cercato di


nascondere una bottiglia nei vestiti o nello zaino mentre stavano rintracciando i segnali radio, lei non avrebbe impiegato
molto tempo a scoprirla. Ed a portargliela via. Lui non
avrebbe neppure protestato: avrebbe lasciato che lei gliela togliesse dalla mano inerte, sporgendo le labbra in un broncio
risentito.

Si avviarono. Tutti e due portando zaino e panrad. Lui


aveva un fucile appeso alla spalla, e lei aveva fissato al proprio zaino la piccola borsa nera che conteneva l'attrezzatura
medica e da laboratorio.
Il mezzogiorno di quell'autunno avanzato era dominato da
un fiacco sole rosso che riusciva a malapena a farsi scorgere
attraverso l'eterno, duplice strato di nuvole. Il suo compagno,
una chiazza lilla ancora pi piccola, stava tramontando all'orizzonte, verso Nord Ovest. I due procedevano in una specie
di crepuscolo vivido: il meglio che Baudelaire fosse in grado
di offrire. Eppure, nonostante la scarsit di luce, l'aria era tiepida. Era un fenomeno comune a certi pianeti ubicati dietro
la Nebulosa Testa di Cavallo: era stato studiato, ma non ancora spiegato.
Era una zona collinosa, segnata da molti burroni profondi.
Qua e l c'erano prominenze abbastanza alte ed abbastanza
ripide da poter essere definite montagne in embrione. Tuttavia, considerata l'asprezza del paesaggio, la vegetazione era
sorprendentemente fitta. Cespugli, arbusti, alberelli e liane
verdepallidi, rossi e gialli si aggrappavano ad ogni spanna
del suolo, orizzontale o verticale che fosse. Le foglie erano,
tutte, relativamente ampie, e si giravano seguendo il sole, per
ricevere la luce.
Di tanto in tanto, mentre i due terrestri procedevano rumorosamente attraverso la foresta, minuscoli esseri multicolori,
simili ad insetti o a mammiferi, schizzavano via, correndo da
un nascondiglio all'altro. Eddie decise di procedere tenendo
il fucile sotto al braccio, per prudenza. Poi, dopo aver disce-

so e risalito burroncelli e colline, dopo aver attraversato cespugli che diventavano inaspettatamente fitti, torn a riappenderselo alla spalla.
Nonostante le fatiche di quella marcia, non si stancarono
eccessivamente. Pesavano circa dieci chili meno di quanto
sarebbero pesati sulla Terra e, sebbene l'atmosfera fosse pi
rarefatta, era pi ricca d'ossigeno.
La dottoressa Fetts reggeva benissimo l'andatura di Eddie:
aveva trent'anni pi del figlio, che ne aveva ventitre, ma anche l'osservatore pi attento l'avrebbe scambiata per la sua
sorella maggiore. A questo provvedevano le pillole della longevit. Lui, tuttavia, la trattava con tutta la cortesia e la cavalleria dovuta ad una madre e l'aiutava a salire i pendii ripidi, anche se la salita non le toglieva affatto il respiro.
Si fermarono sulla sponda di un ruscello, per cercare di
orientarsi meglio.
I segnali si sono interrotti, disse lui.
E' ovvio, rispose lei.
In quel preciso momento, il radio detector incorporato
nella panrad incominci ad emettere un ping. Entrambi alzarono lo sguardo, automaticamente.
Non c' nessuna nave o aereo, in volo.
Non pu provenire da nessuna di queste colline, osserv
la madre. Non c' niente, tranne un macigno in vetta a ciascuna. Nient'altro che roccia.
Eppure proviene proprio da qui, mi pare. Oh! Oh! Hai visto anche tu? Mi sembrato che una specie di lunga
antenna ... s, scesa dietro quel grosso macigno.
Lei aguzz lo sguardo, nella luce fioca.
Ho l'impressione che te lo sia immaginato, figliolo caro.
Non ho visto niente.
Poi, mentre il ping continuava, ricominci anche lo zzt.

Ma, dopo un'esplosione rumorosa, entrambi i suoni cessarono.


Andiamo un po' a vedere, disse la dottoressa Fetts.
Molto strano, comment Eddie. Lei non rispose.
Guadarono il ruscello e incominciarono a salire. Ma a
met del pendio, si fermarono a fiutare, perplessi: il vento
stava portando una zaffata di odore pesante.
Puzza come una gabbia di scimmie, disse Eddie.
In calore, aggiunse sua madre. Se lui aveva l'orecchio
pi sensibile, era lei che aveva il naso pi fino.
Continuarono a salire. Il radio detector cominci a fare
udire un piccolo, isterico suono di gong. Sbalordito, Eddie si
ferm. L'indicatore direzionale mostrava che gli impulsi radar non provenivano dalla sommit della collina che stavano
scalando, come in precedenza, ma dalla collina di fronte, dall'altra parte della valletta. Improvvisamente, la panrad tacque.
E adesso, cosa facciamo?.
Finiamo quello che abbiamo incominciato. Controlliamo
questa collina. Poi andremo sull'altra.
Eddie alz le spalle, poi si affrett a seguire la madre che
procedeva, alta e snella, coperta dalla tuta. Lei stava seguendo la sua pista, e nulla avrebbe potuto distoglierla. La raggiunse un attimo prima che lei arrivasse al macigno, grande
come una casetta, che stava in vetta alla collina. Lei si era
fermata a osservare attentamente l'ago dell'indicatore direzionale, che s'era agitato furiosamente prima di fermarsi sullo zero. L'odore da gabbia di scimmie era fortissimo.
Credi che potrebbe essere un minerale che genera onde
radio? domand Eddie, deluso.
No. Quei raggruppamenti avevano un significato semantico. E questo odore ....

E allora?.
Eddie non sapeva se doveva essere soddisfatto o no perch
sua madre aveva scaricato su di lui, improvvisamente e in
modo chiarissimo, il peso dell'azione e della responsabilit.
Provava un senso d'orgoglio e una curiosa ritrosia. Ma si
sentiva esaltato. Quasi, pens, come se fosse sul punto di
scoprire ci che aveva cercato per tanto tempo. Non avrebbe
saputo dire quale era stato l'oggetto della sua ricerca. Ma era
eccitato, e non molto impaurito.
Si tolse dalla spalla il fucile, un'arma a due canne. La panrad continuava a tacere.
Forse il macigno un camuffamento, per nascondere un
impianto d'osservazione, disse. Lui stesso si rendeva conto,
per, di avere detto una cosa molto sciocca.
Dietro di lui, sua madre ansim e lanci un urlo. Lui si
gir di scatto e alz il fucile, ma non c'era nulla contro cui
sparare. Lei stava indicando con il braccio teso la cima della
collina dall'altra parte della valle: tremava, e stava dicendo
qualcosa di incoerente.
Eddie riusc a distinguere un'antenna lunga ed esile che
sembrava spuntare dal macigno mostruoso piazzato sulla
collina. Due pensieri lottarono, contemporaneamente, per assicurarsi la precedenza nel suo cervello: il primo, che era
qualcosa di pi d'una semplice coincidenza il fatto che entrambe le colline avessero sulla cima strutture quasi identiche; il secondo, che l'antenna era stata estroflessa da pochissimo, perch era certo di non averla vista, l'ultima volta che
aveva guardato.
Non pot mai comunicare alla madre le sue conclusioni,
perch qualcosa di sottile e di flessibile e di irresistibile lo
afferr, da tergo. Venne sollevato nell'aria, e trasportato all'indietro. Lasci cadere il fucile e cerc di afferrare le fasce

o i tentacoli che lo serravano, di strapparli via a mani nude.


Non vi riusc.
Scorse un'ultima volta sua madre che correva disperatamente gi per il fianco della collina. Poi si abbass di colpo
un sipario, e lui si trov nell'oscurit totale.

Eddie si senti girare, ancora sospeso nell'aria. Non poteva


esserne certo, naturalmente, ma aveva l'impressione di essere
rivolto esattamente nella direzione opposta, adesso. Nello
stesso istante, i tentacoli che gli serravano le gambe e le
braccia si staccarono; era rimasto soltanto quello che gli
stringeva la vita. Era cos stretto che lui lanci un grido di
dolore.
Poi, mentre i tacchi dei suoi stivali urtavano contro una sostanza elastica, venne trascinato in avanti. Si ritrov fermo di
fronte ad un orribile mostro sconosciuto... e fu immediatamente aggredito, non da un becco aguzzo o da denti o da coltelli o da altri strumenti taglienti o laceranti... ma da una densa nuvola dello stesso odore di scimmia.
In altre circostanze, avrebbe vomitato. Ma adesso il suo
stomaco non aveva neppure il tempo di chiedersi se doveva
fare pulizia o no. Il tentacolo lo sollev pi in alto e lo spinse
contro qualcosa di morbido e di cedevole, qualcosa che sembrava carne di donna, qualcosa che sembrava quasi un seno,
per consistenza e levigatezza e calore e per la dolce curvatura.
Tese le mani e i piedi per puntellarsi, perch, per un momento, pens di stare per sprofondare, di venire ricoperto ...
avviluppato ... digerito. L'idea d'una ameba ciclopica in agguato dentro ad una roccia cava, o ad un guscio simile a roccia, lo fece rabbrividire e urlare e lottare contro quella sostanza protoplasmica.
Ma non accadde nulla del genere. Non venne scagliato in
una gelatina viscida e ribollente che l'avrebbe spogliato della

pelle e poi della carne e poi avrebbe disciolto anche le sue


ossa. Veniva solo spinto, ripetutamente, contro quella curva
morbida. Ogni volta, lui spingeva o scalciava, o colpiva.
Dopo una dozzina di quelle azioni, in apparenza prive di scopo, venne scostato ... come se ci che lo teneva stretto fosse
sbalordito dal suo comportamento.
Eddie non urlava pi. Gli unici suoni erano il suo respiro
ansimante ed i ping della panrad. Nello stesso istante in cui
li percep, gli zzt cambiarono tempo e ritmo e assunsero un
andamento riconoscibile ed esplosivo ... tre unit che continuavano a risuonare, crepitando.
Tu chi sei? Tu chi sei?.
Naturalmente, avrebbe potuto anche essere: Che cosa
sei?, oppure Ma che diavolo! o anche Nov smoz ka
pop?.
O anche niente . .. semanticamente parlando.
Ma Eddie non pensava che quest'ultima ipotesi fosse esatta. E quando venne abbassato e deposto delicatamente sul
pavimento, e il tentacolo se ne and Dio solo sapeva dove, in
quelle tenebre, fu sicuro che l'essere stava comunicando con
lui . .. o, per lo meno, stava tentando di farlo.
Fu questo pensiero che lo trattenne dall'urlare, dal mettersi
a correre in cerchio, pazzamente, in quella cavit buia e fetida, alla ricerca sconsiderata d'una via d'uscita. Riusc a dominare il proprio panico: apri uno sportelletto su di un lato della panrad, e vi inser l'indice destro. Lo tenne accostato al tasto e un attimo dopo, quando l'essere smise di trasmettere, rispose trasmettendo a sua volta, meglio che poteva, gli impulsi che aveva ricevuto. Non era necessario che lui accendesse
la luce e regolasse il quadrante per mettersi sulla banda del
1000 chilocicli: l'apparecchio si sarebbe sintonizzato automaticamente sulla frequenza che aveva appena ricevuto.

La cosa pi strana, in tutto quel procedimento, fu che tutto


il suo corpo era scosso da un tremito quasi incontrollabile:
eccettuata una parte soltanto, il suo dito indice, l'unico arto
che gli sembrava avere una funzione ben definita in quella
situazione che gli appariva priva di senso: era l'unica parte di
lui, in quel momento, che sapeva cosa fare. Persino il suo
cervello sembrava non avere alcun collegamento con quel
dito: e quel dito era lui, e tutto il resto del suo corpo vi sembrava unito soltanto per puro caso.
Quando si interruppe, la trasmissione ricominci. Questa
volta, le unit erano irriconoscibili. Avevano un certo ritmo,
ma lui non riusciva a capire che cosa potevano significare. E
intanto l'indicatore direzionale stava facendo udire i suoi
ping. Qualcosa, in quella tana tenebrosa, stava tenendo un
raggio fisso su di lui.
Premette un pulsante sulla parte superiore della panrad, e
la torcia elettrica incorporata illumin l'area che stava immediatamente davanti a lui. Vide una muraglia di sostanza gommosa, di un grigio rossiccio. Su quella muraglia c'era un rigonfiamento approssimativamente circolare, grigio chiaro,
che aveva un diametro di circa un metro e venti. Attorno a
quel rigonfiamento, erano arrotolati dodici sottilissimi, lunghissimi tentacoli, che gli conferivano un aspetto bizzarro,
da Medusa.
Bench avesse paura che, se avesse voltato loro le spalle,
quei tentacoli sarebbero ritornati ad afferrarlo ancora una
volta, la sua curiosit lo costrinse a girarsi di scatto e ad esaminare, con il raggio luminoso, ci che gli stava intorno. Si
trovava in una cavit a forma di uovo, lunga circa nove metri
e larga quattro, che al centro aveva un'altezza fra i due metri
e mezzo ed i tre metri. Era formata da una sostanza grigiorossastra, liscia, tranne dove era percorsa a intervalli regolari

da tubi rossi o azzurri. Erano vene ed arterie, forse?


Una porzione della parete, grande quanto una porta, era
segnata da una fenditura verticale che la cingeva: ed era circondata da tentacoli. Indovin che si doveva trattare d'una
specie di diaframma, e che si era aperto per trascinarlo all'interno. Gruppi di tentacoli, a forma di stelle marine, erano fissati alle pareti o pendevano dal soffitto. Sulla parete di fronte
al diaframma c'era un peduncolo lungo e flessibile, con una
specie di frangia cartilaginosa attorno all'estremit libera.
Quando Eddie si muoveva, il peduncolo si muoveva, e con la
punta cieca lo seguiva come un'antenna radar segue ci che
ha localizzato. Era veramente un radar: e, se lui non si ingannava, il peduncolo era anche una ricetrasmittente.
Fece saettare attorno a s il fascio luminoso della lampada.
Quando sfior l'estremit pi lontana, Eddie rest a bocca
aperta. Davanti a lui stavano ammucchiati dieci esseri!
Avevano pi o meno le dimensioni di maiali cresciuti a
met, e assomigliavano notevolmente a lumache prive di guscio. Non avevano occhi, e il peduncolo che spuntava sulla
fronte di ciascuno di loro era un minuscolo duplicato di quello che spuntava dalla parete. Non avevano l'aria pericolosa.
Le loro bocche aperte erano piccole e sdentate, e la loro velocit di locomozione doveva essere ridotta, perch si muovevano come chiocciole, su di un largo piedistallo di carne...
un piede muscoloso.
Eppure, se lui si fosse addormentato quegli esseri avrebbero potuto sopraffarlo grazie alla loro superiorit numerica, e
quelle bocche potevano far sgocciolare un acido per digerirlo, o potevano estroflettere un pungiglione velenoso ben nascosto.
Le sue riflessioni vennero violentemente interrotte. Venne
afferrato, sollevato, e passato ad un altro gruppo di tentacoli.

Venne trasportato al di l dell'antenna, in direzione degli esseri simili a lumache. Un diaframma, fino a quel momento
invisibile, si apr. La luce della sua torcia elettrica non gli
mostr, all'interno, altro che circonvoluzioni di carne.
La panrad emise una nuova successione di dit-dot-det-dat.
Il diaframma si allarg fino a quando offri un varco abbastanza grande per fare passare il suo corpo, a capofitto. Le
circonvoluzioni si raddrizzarono e diventarono una galleria.
O una gola. Da migliaia di minuscoli fori uscirono migliaia
di piccolissimi denti, affilati come rasoi. Uscirono, lampeggiando, e riaffondarono, e prima che fossero scomparsi, migliaia di altre piccole lance perverse schizzarono fuori, superando le zanne rientranti.
Un tritacarne. Al di l di quello schieramento mortale, in
fondo alla gola, c'era una enorme sacca d'acqua. Ne usciva
un vapore, che portava con s un odore simile a quello dello
stufato che preparava sua madre. Pezzi scuri, probabilmente
di carne, e frammenti di verdure galleggiavano sulla superficie ribollente.
Poi il diaframma si richiuse, ed Eddie venne girato in direzione delle lumache. Dolcemente, ma inconfondibilmente,
un tentacolo gli percosse le natiche. E la panrad ronz un avvertimento.
Eddie non era uno stupido. Ormai sapeva che quei dieci
esseri non erano pericolosi, a meno che lui non li molestasse.
In questo caso ... bene, aveva appena visto dove sarebbe andato a finire, se non si fosse comportato bene.
Venne di nuovo sollevato e trasportato lungo la parete,
fino a quando fu spinto di nuovo contro la protuberanza grigia. L'odore da gabbia delle scimmie, che era svanito, torn a
farsi sentire, molto forte. Eddie ne identific la provenienza;
usciva da un minuscolo foro sulla parete.

Quando lui non reag (non aveva la minima idea di cosa


avrebbe dovuto fare), i tentacoli lo lasciarono cos inaspettatamente che cadde lungo disteso. Non si fece male, su quella
superficie di carne morbida, e si rialz.
Che cosa doveva fare, adesso? Controllare tutte le sue risorse. Inventario. La panrad. Un sacco a pelo, che non gli
sarebbe servito affatto, finch si fosse mantenuta l'attuale
temperatura, anche troppo calda. Una bottiglia di capsule di
Old Red Star. Un thermos per condizioni di imponderabilit,
con succhiotto. Una scatola di razioni A-2-Z. Un fornello
pieghevole. Cartucce per la sua doppietta, che adesso giaceva all'esterno del guscio roccioso dell'essere. Un rotolo di
carta igienica. Spazzolino da denti. Dentifricio. Sapone.
Asciugamano. Pillole: Nodor, ormoni, vitamine, longevit,
riflessi, sonniferi. E un filo sottilissimo, lungo trenta metri e
arrotolato a bobina, che teneva imprigionati nella sua struttura molecolare cento sinfonie, ottanta opere, un migliaio di
brani musicali di vario genere, e duemila grandi libri, da Sofocle e Dostoievky fino all'ultimo romanzo di successo. La
bobina poteva venire inserita nella panrad.
Lui l'inser, premette un pulsante, e parl:
La registrazione di Che gelida manina di Puccini, cantata
da Eddie Fetts, prego.
E mentre ascoltava, soddisfatto, la sua magnifica voce,
apri un barattolo che aveva trovato in fondo allo zaino. Sua
madre vi aveva messo un po' dello stufato avanzato dal loro
ultimo pasto a bordo dell'astronave.
Non sapeva che cosa stava succedendo, eppure per qualche ragione aveva la certezza di essere al sicuro, almeno per
il momento. Mastic soddisfatto carne e verdure. Il passaggio brusco dall'inappetenza all'appetito era un fenomeno
piuttosto frequente, per Eddie.

Ripul con cura il barattolo e concluse il pasto con qualche


cracker e una tavoletta di cioccolato. Non era il caso di pensare al razionamento. Finch i viveri sarebbero durati, lui
avrebbe mangiato bene. Poi, se non fosse successo niente, lui
avrebbe ... Ma allora, si disse mentre si leccava le dita, sua
madre, che era libera, avrebbe gi trovato il modo di tirarlo
fuori da quel pasticcio.
Lo aveva fatto sempre.

La panrad, che era rimasta in silenzio per un bel po', cominci a trasmettere segnali. Eddie punt il raggio della torcia elettrica sull'antenna, e vide che era puntata in direzione
degli esseri-lumaca, ai quali, secondo la sua vecchia abitudine, lui aveva dato subito un nomignolo. Li aveva battezzati
Sluggos, lumachine.
Le Sluggos avanzarono strisciando lungo la parete e poi si
fermarono. Le loro bocche, che erano ubicate alla sommit
delle teste, si spalancarono, come quelle di uccellini implumi. Il diaframma si apri, e si formarono due labbra che si
sporsero, come il becco di una caraffa. Dalle labbra uscirono
acqua caldissima, fumante, e pezzi di carne e di verdure. Stufato! Era stufato, che cadeva esattamente in ciascuna delle
bocche in attesa.
Fu cos che Eddie impar la seconda frase del linguaggio
di Mamma Polifema. Il primo messaggio era stato: Che
cosa sei?. Questo significava: Venite a mangiare!.
Eddie fece una prova. Trasmise, via panrad, una ripetizione dei segnali che aveva captato. Le Sluggos, tutte insieme,
eccettuato quella che veniva imboccata in quel momento, si
girarono verso di lui e avanzarono, strisciando, per circa un
metro, prima di fermarsi, perplesse.
Le Sluggos dovevano avere una specie di indicatore direzionale incorporato. Altrimenti non sarebbero state in grado
di distinguere fra le sue emissioni e quelle della loro Mamma.
Immediatamente, un tentacolo colpi Eddie sulle spalle e lo

sbatt sul pavimento. La panrad ronz il suo terzo messaggio intelligibile: Non riprovartici!.
Poi venne un quarto messaggio, al quale i piccoli obbedirono, perch girarono su se stessi e andarono a rimettersi in
posizione.
Da questa parte, bambini.
Si: erano i figli, che vivevano, mangiavano, dormivano,
giocavano e imparavano a comunicare nel grembo della loro
madre ... la Mamma. Erano la prole mobile di quell'enorme
entit immobile che aveva catturato Eddie come una rana
cattura una mosca. Quella Madre ... un tempo era stata anche
lei una Sluggo, fino a quando aveva raggiunto le dimensioni
di un maiale adulto, ed era stata spinta fuori dal grembo della
sua Mamma. E, arrotolata come una palla, era ruzzolata gi
per la sua collina natale, e arrivata in fondo al pendio si era
raddrizzata, aveva salito strisciando il pendio della collina
pi prossima, poi si era lasciata rotolare verso il basso e cos
via ... Fino a quando aveva trovato il guscio vuoto di un'adulta gi morta. Oppure, se voleva essere una cittadina di prima
categoria nella sua societ, e non una occupe senza prestigio, aveva trovato la vetta libera di una collina molto alta, o
una qualsiasi posizione preminente che dominava una vasta
distesa di territorio, e si era insediata l.
E l aveva estroflesso moltissimi tentacoli sottili come fili,
li aveva affondati nella terra e nelle fenditure delle rocce:
tentacoli che traevano sostegno dai grassi del suo corpo, e
crescevano, e si stendevano in profondit e si ramificavano
in altri tentacoli. Nel sottosuolo, le radichette svolgevano le
loro istintive funzioni chimiche: cercavano e trovavano l'acqua, il calcio, il ferro, il rame, l'azoto, il carbonio, lusingavano i vermi e i bruchi e le larve, stuzzicandoli per ricavarne i
segreti dei grassi e delle proteine: spezzavano la sostanza ne-

cessaria in labili particelle colloidali; le risucchiavano attraverso i sottili tubicini dei tentacoli, portandole al pallido, viscido corpo accovacciato su di uno spazio piatto, in cima ad
una collina o ad un picco.
E poi, utilizzando gli schemi immagazzinati nelle molecole del cervello, il suo corpo aveva preso gli elementi da costruzione e li aveva foggiati in un guscio sottilissimo, servendosi del materiale pi abbondante a disposizione, uno scudo
abbastanza grande perch lei potesse espandersi fino a riempirlo, mentre i suoi nemici naturali, gli astuti e famelici predatori che vagavano nella luce crepuscolare di Baudelaire, lo
fiutavano e lo artigliavano invano.
Poi, la sua massa che continuava a crescere si era trovata
alle strette, e allora aveva riassorbito il duro rivestimento. E
se nessun dente aguzzo l'avesse sorpresa durante i brevi giorni di quel processo, lei ne avrebbe modellato un altro, pi
grande. E cos via, per una dozzina di volte o anche pi.
Finalmente, era diventata la massa mostruosa, molto trasformata, di una femmina adulta e vergine. Esternamente,
era fatta di sostanze che le davano un aspetto cos simile a
quello di un macigno, e che erano, infatti, roccia: o granito, o
diorite, o marmo, o basalto, o forse anche puro e semplice
calcare. Oppure, qualche volta, ferro, vetro o cellulosa.
All'interno c'era il cervello, ubicato in posizione centrale,
grande probabilmente come quello di un uomo. Attorno al
cervello, tonnellate di organi: il sistema nervoso, il cuore
possente, o i cuori, i reni, le budella, i generatori di microonde e di onde lunghe, le trachee, gli organi dell'olfatto e del
gusto, la fabbrica di profumi che produceva odori capaci di
attirare animali e uccelli che venivano poi catturati, e l'enorme utero. E le antenne: quella piccola, all'interno, per istruire
e controllare i piccoli, ed una lunga e potente all'esterno, che

sporgeva dalla sommit del guscio, e che poteva venire ritirata, in caso di pericolo.
Il cambiamento successivo fu da Vergine a Madre, dalla
condizione inferiore a quella superiore, cos come veniva designato, nel suo linguaggio fatto di impulsi radio, da una
pausa pi lunga prima di una parola. Soltanto quando fosse
stata deflorata avrebbe potuto occupare una posizione elevata nella sua societ. Impudica, immodesta, fu lei stessa a fare
le avances, le proposte e la resa.
Dopodich, mangi il suo compagno.
L'orologio incorporato nella panrad disse a Eddie che
quello era il suo trentesimo giorno di prigionia, quando scopri quell'informazione. Fu scandalizzato e sconvolto: non
perch questo fatto offendesse i suoi principi morali, ma perch lui stesso era stato destinato al ruolo di compagno ... e di
pranzo.
Il suo dito premette il tasto, trasmise: Mamma, spiegami
che cosa intendi dire.
Non si era mai chiesto, prima di quel momento, come facesse a riprodursi una specie in cui mancavano i maschi. E
adesso aveva scoperto che, per le Mamme, tutte le creature,
eccetto loro stesse, erano maschi. Le Mamme erano immobili e femmine. I mobili erano maschi. Eddie era mobile. Perci era un maschio.
Si era avvicinato a quella Mamma durante la stagione degli accoppiamenti, e cio quando la precedente nidiata era a
met della fase di allevamento. Lei lo aveva osservato mentre procedeva lungo le rive del ruscello, sul fondovalle.
Quando era arrivato ai piedi della collina, aveva percepito il
suo odore: era nuovo, per lei. L'odore pi vicino che riuscisse a trovare registrato nei suoi banchi-memoria era quello
d'una bestia simile a lui. A giudicare dalla descrizione, Eddie

immagin che doveva trattarsi di un grosso scimmione. Perci la Mamma aveva irradiato, dal suo repertorio, l'odore del
calore.
Lui avrebbe dovuto attaccare il punto della concezione, il
rigonfiamento grigiochiaro sulla parete. Quando lo avesse
graffiato e lacerato quanto bastava per dare l'avvio al misterioso processo della gravidanza, sarebbe stato scaraventato
dentro il diaframma dello stomaco.
Per sua fortuna, lui non aveva n becco aguzzo, n zanne,
n artigli. E lei aveva captato i propri segnali ritrasmessi per
mezzo della panrad.
Eddie non riusciva a comprendere perch fosse necessario
servirsi di un essere mobile, per l'accoppiamento. Una Mamma era abbastanza intelligente per raccattare una pietra aguzza e per malmenare a dovere il punto adatto.
Gli venne spiegato che la concezione non sarebbe potuta
avvenire se non era accompagnata da una certa solleticazione
dei nervi... una frenesia ed una soddisfazione. La Mamma
non sapeva perch fosse necessario quel particolare stato
emotivo.
Eddie cerc di spiegarle che cos'erano i geni e i cromosomi, e perch dovevano essere necessariamente presenti in
tutte le specie molto evolute.
Mamma non cap.
Eddie si chiese se il numero dei tagli e delle lacerazioni
sul rigonfiamento corrispondeva al numero delle piccole: o
se vi era un grande numero di potenzialit, nei nastri di ereditariet sparsi al di sotto della pelle della concezione. E se
l'irritazione casuale e la conseguente stimolazione dei geni
corrispondeva alla combinazione casuale dei geni nell'accoppiamento tra maschio e femmina umani; e cos ne risultavano figlie con caratteristiche che erano combinazioni delle ca-

ratteristiche dei genitori.


O forse, l'inevitabile impulso di divorare il mobile, dopo
l'atto, indicava qualcosa di pi di un riflesso emotivo dettato
dalle necessit della nutrizione? Significava forse che il mobile raccoglieva noduli di geni dispersi, come semi duri, insieme alla pelle lacerata, sulle zanne e sugli artigli, e che
quei geni sopravvivevano alla bollitura nello stomaco dello
stufato, e in seguito venivano espulsi con le feci? Dove gli
animali e gli uccelli li raccoglievano nei becchi, nei denti e
nelle zanne e poi, afferrati da altre Mamme in quella violenza obliqua, trasmettevano gli agenti portatori dell'ereditariet
ai rigonfiamenti della concezione mentre li attaccavano, e i
noduli venivano grattati via e impiantati nella pelle e nel sangue del rigonfiamento, mentre altri venivano raccolti? Pi
tardi, i mobili venivano divorati, digeriti ed espulsi, in quel
ciclo oscuro ma ingegnoso e interminabile? E in questo
modo assicuravano un continuo, anche se casuale, ricombinarsi dei geni, possibilit per variazioni nella prole, per mutazioni e cos via?
Mamma trasmise di essere perplessa.
Eddie rinunci al tentativo. Non avrebbe mai saputo la verit. E in fondo, che importanza aveva?
Decise che la cosa non aveva nessuna importanza, e si risollev, da sdraiato che era, per chiedere un po' d'acqua.
Mamma sporse il diaframma e vers nel thermos di lui un litro d'acqua tiepida. Eddie vi gett una pillola, poi agit e agit fino a quando la pillola si sciolse; e bevve una ragionevole
imitazione dell'Old Red Star. Lui preferiva quel rye brutale e
potente, anche se avrebbe potuto permettersi quello pi fine.
A lui interessava ottenere un risultato rapido. Il sapore non
contava, e lui detestava il sapore di tutti i liquori. Perci beveva quello che bevevano i barboni delle bidonvilles, e rab-

brividiva come loro, quando ribattezzavano il liquore Old


Rotten Tar, vecchio catrame putrefatto, invece di Old Red
Star, vecchia stella rossa, e maledicevano il destino che li
aveva ridotti ad accontentarsi di quella bevanda schifosa.
Il rye gli riscald le viscere e il calore si diffuse rapidamente per le membra, sali fino alla testa, agghiacciato soltanto dalla crescente scarsit delle capsule. Quando le avesse finite .. . che cosa avrebbe fatto? Era proprio in momenti come
quello che sentiva la mancanza di sua madre.
Pensando a lei, vers qualche grossa lacrima. Tir su col
naso, bevve ancora, e quando la pi grossa delle Sluggos
venne a strusciarsi contro di lui per farsi grattare la schiena,
le diede, invece, un sorso di Old Red Star. Un sorso per la
Sluggo. Si chiese, oziosamente, quale effetto avrebbe potuto
avere quel sorso di liquore sul futuro dell'intera specie, quando quelle vergini sarebbero diventate altrettante Mamme.
In quel momento venne colpito da un'idea che gli sembr
splendida, capace di salvargli la vita. Quegli esseri erano in
grado di risucchiare dalla terra gli elementi necessari, e di riprodurre strutture molecolari anche molto complesse. Purch, naturalmente, avessero un campione della sostanza desiderata, da analizzare in qualcuno dei loro organi misteriosi.
Benissimo: e allora, niente di pi facile che dare a Mamma
una delle preziosissime capsule. Una compressa poteva trasformarsi in un quantitativo enorme. E le compresse, pi
l'abbondanza dell'acqua che veniva pompata dal vicino ruscello attraverso i cavi tentacoli sotterranei, gli avrebbero
dato quanto bastava a far diventar verde d'invidia il migliore
distillatore della Terra!
Eddie schiocc le labbra: stava per trasmetterle la sua richiesta quando ci che la Mamma stava trasmettendo in quel
momento penetr nel suo cervello.

Piuttosto inviperita, la Mamma osserv che la sua vicina,


al di l della valle, si stava dando un sacco di arie perch anche lei teneva prigioniero un mobile capace di comunicare.

Le Mamme avevano una societ rigorosamente gerarchica,


come l'ordine di precedenza ad un pranzo ufficiale a Washington o come l'ordine di beccata in un pollaio. Ci che
contava era il prestigio, e il prestigio era determinato dalla
potenza di trasmissione, dall'altezza del punto in cui era piazzata una Mamma, e che governava l'estensione del territorio
spazzato dal suo radar, e dall'abbondanza, dalla novit e dalla spiritosit dei suoi pettegolezzi. La creatura che aveva catturato Eddie era una regina. Aveva la precedenza su trenta e
passa creature della sua specie; tutte dovevano lasciarla trasmettere per prima, e nessuno osava incominciare a trasmettere fino a quando lei non aveva finito. Poi incominciava
quella che nell'ordine gerarchico veniva subito dopo di lei, e
via di questo passo. Ognuna poteva venire interrotta in qualunque momento dalla Numero Uno: e se qualcuna di rango
inferiore aveva qualcosa di interessante da trasmettere, poteva interrompere quella che stava parlando ed ottenere dalla
regina il permesso di parlare.
Eddie sapeva benissimo tutto questo, ma non poteva ascoltare direttamente le chiacchiere. Lo spesso guscio di pseudogranito glielo impediva: ed era costretto a ricevere le informazioni attraverso l'antenna interna.
Ogni tanto, la Mamma apriva la porta e permetteva alle
sue piccine di uscire. All'aperto, si esercitavano a trasmettere
alle Sluggos della Mamma che stava sul Iato opposto della
valle. Qualche volta, quella Mamma si degnava di mettersi
in comunicazione con le piccole, e la catturatrice di Eddie ricambiava comunicando con la sua prole.

La prima volta che le piccine avevano varcato, strisciando,


il diaframma dell'uscita, Eddie aveva tentato, come Ulisse, di
passare per una di loro e di uscire insieme al resto del branco. Priva d'occhi, ma per nulla simile a Polifemo, la Mamma
lo aveva ripescato con i suoi tentacoli e lo aveva trascinato
indietro.
Fu appunto in seguito a questo incidente che lui la soprannomin Mamma Polifema.
Sapeva che lei aveva accresciuto il suo gi grandissimo
prestigio poich possedeva una cosa eccezionale: un mobile
capace di trasmettere. La sua importanza era cresciuta tanto
che le Mamme ai confini della sua area avevano diffuso ad
altre la notizia. Prima che Eddie avesse avuto il tempo di imparare la sua lingua, l'intero continente era collegato. Polifema era diventata come la titolare d'una delle famose rubriche
di pettegolezzi mondani: decine di migliaia di sue simili,
piazzate in cima alle colline, ascoltavano avidamente i racconti dei suoi rapporti con quel paradosso ambulante che era
un maschio semantico.
E fin qui, tutto bene. Poi, recentemente, la Mamma situata
al di l della valle aveva catturato un essere simile. E in un
attimo era diventata la Numero Due della zona e, alla minima dimostrazione di debolezza da parte di Polifema, sarebbe
riuscita ad impadronirsi della posizione suprema.
La notizia eccit profondamente Eddie. Aveva pensato
spesso, fantasticando, a sua madre, e si era chiesto che cosa
stava facendo. Cosa abbastanza strana, concludeva molte
delle sue fantasticherie mormorando sottovoce, rimproverandola di averlo abbandonato, di non tentare neppure di salvarlo. Quando rifletteva su questo atteggiamento, si vergognava
di se stesso: tuttavia, la sensazione di essere stato abbandonato era spesso dominante, in lui.

Adesso sapeva che sua madre era viva e che era stata catturata, probabilmente mentre cercava di salvarlo: questo lo
dest dal letargo che in quegli ultimi tempi lo aveva fatto
dormire quasi continuamente. Chiese a Polifema di aprire il
diaframma d'ingresso per poter parlare direttamente con l'altro prigioniero. Lei accett: era molto ansiosa di ascoltare
una conversazione fra due mobili. In ci che avrebbero potuto dirsi, avrebbe attinto argomenti per una montagna di pettegolezzi. L'unico fattore che offuscava un po' la sua gioia era
che anche l'altra Mamma avrebbe potuto ascoltare.
Poi, ricordando che lei era ancora la Numero Uno, e
avrebbe avuto il diritto di trasmettere per prima tutti i particolari, trem di orgoglio e di felicit, cos forte che Eddie
senti il pavimento vibrare sotto i suoi piedi.
Il diaframma si apri, ed Eddie lo varc, guard al di l della valle. I fianchi delle colline erano ancora verdi, rossi e
gialli, poich gli alberi di Baudelaire non perdevano le foglie, durante l'inverno. Ma l'inverno era incominciato, come
dimostravano alcune chiazze bianche. Eddie rabbrivid,
quando senti il morso dell'aria gelida sulla pelle nuda. Da
molto tempo, ormai, aveva rinunciato a portare gli abiti. Il
calore che regnava nell'utero rendeva fastidioso ogni indumento: e per giunta Eddie, essendo umano, doveva sbarazzarsi dei rifiuti. E Polifema, essendo una Mamma, doveva
fare scorrere via periodicamente il sudiciume con un torrente
d'acqua tiepida proveniente da uno dei suoi stomaci. Ogni
volta che le aperture delle trachee facevano eruttare getti
d'acqua che trascinavano gli elementi indesiderabili attraverso il diaframma dell'uscita, Eddie si infradiciava. E, quando
si era spogliato, gli abiti erano finiti fuori, spazzati via dal
flusso d'acqua: aveva salvato da un fato identico il suo zaino
soltanto perch quella prima volta vi stava seduto sopra.

Poi, lui e le Sluggos venivano asciugati da soffi d'aria calda che provenivano dalle stesse aperture e che avevano origine nella poderosa batteria dei polmoni. Eddie si trovava abbastanza bene, perch fare la doccia gli era sempre piaciuto:
ma la perdita degli indumenti era stata uno dei motivi che gli
avevano impedito di fuggire. Sarebbe morto congelato molto
presto, all'esterno, a meno che avesse trovato subito l'astronave. E non era del tutto sicuro di riuscire a ritrovare la strada.
Quando usci dal diaframma indietreggi immediatamente
di un paio di passi, e lasci che l'aria calda emessa da Polifema lo avvolgesse come un mantello.
Poi aguzz gli occhi per guardare al di l del chilometro
scarso di distanza che lo separava da sua madre, ma non riusc a vederla. Era nascosta dalla penombra del crepuscolo e
dalle tenebre dell'interno dell'essere che l'aveva catturata.
Cominci a trasmettere, in Morse.
Passa alla comunicazione a voce, sulla stessa frequenza.
Paula Fetts lo fece: e cominci a domandargli, freneticamente, se stava bene.
Lui rispose che stava benissimo.
Hai sentito terribilmente la mia mancanza, vero, figliolo
caro?.
Oh, moltissimo.
E, mentre diceva queste parole, si chiese, vagamente, perch la sua voce aveva un suono cos poco convinto. Probabilmente era disperato perch non poteva rivederla.
Io sono quasi impazzita, Eddie. Quando sei stato catturato, sono fuggita via a tutta velocit. Non riuscivo a immaginare quale orribile mostro ci avesse aggrediti. E poi, a met
del pendio, sono caduta e mi sono fratturata una gamba....
Oh, no, mamma!.

Si. Ma sono riuscita a trascinarmi fino all'astronave. E l,


dopo aver ridotto la frattura, mi sono praticata le iniezioni
B.K. Purtroppo, il mio organismo non ha reagito come
avrebbe dovuto. C' gente fatta cos, sai: e ho impiegato un
tempo doppio del normale, per guarire.
Ma quando sono stata di nuovo in grado di camminare,
ho preso un fucile e una cassetta di dinamite. Avevo intenzione di fare saltare in aria quello che credevo fosse una specie di fortezza di roccia, un avamposto di questi esseri extraterrestri. Non avevo un'idea della vera natura di queste bestie. Ma prima, ho deciso di compiere una ricognizione. Avevo intenzione di osservare dal macigno che domina la valle
da questo lato. Ma questo essere mi ha presa in trappola.
Ascoltami, figlio mio. Prima che venga interrotta, desidero dirti che non devi abbandonare ogni speranza. Fra non
molto potr uscire di qui e verr a salvarti.
E come?.
Se ti ricordi, la mia cassetta-laboratorio contiene una
quantit di cancerogeni, per le ricerche sul campo. Bene, tu
sai che qualche volta, la protuberanza della concezione di
una Mamma, quando viene lacerata durante l'accoppiamento,
invece di generare i piccoli, viene colpita dal cancro... il contrario della gravidanza. Ho iniettato un cancerogeno nella
protuberanza e si sviluppato un bellissimo carcinoma. Fra
pochi giorni sar morta.
Mammina! Ma tu verrai sepolta in quella massa
putrida!.
No. Questo essere mi ha detto che quando un esemplare
della sua specie muore, un riflesso provoca l'apertura delle
labbra. E' per permettere ai piccoli, se ve ne sono, di salvarsi.
Ascolta, io ....
Un tentacolo avvinse Eddie, lo trascin indietro attraverso

il diaframma che si richiuse.


Quando torn a passare alla trasmissione in Morse, senti la
Mamma dirgli: Perch non hai comunicato? Che cosa stavi
facendo? Dimmelo! Dimmelo!.
Eddie glielo disse. Vi fu un silenzio che poteva essere interpretato soltanto come espressione di sbalordimento. Quando la Mamma ebbe recuperato la sua presenza di spirito, disse: D'ora in avanti, tu parlerai con l'altro solo per mio tramite.
Evidentemente, invidiava e detestava la sua capacit di
cambiare lunghezza d'onda e, forse, faticava addirittura ad
accettare quella nozione.
Ti prego, insistette lui, senza sapere quanto fossero pericolose le acque in cui navigava. Ti prego, lasciami parlare
con mia madre diret....
Per la prima volta, la senti balbettare.
Co-co-cosa? Tua ma-ma-madre?.
Si. Naturalmente.
Il pavimento sussult violentemente, sotto i suoi piedi.
Lanci un grido e si puntell per non cadere, poi accese la
torcia elettrica. Le pareti stavano pulsando come gelatina
scossa, e le colonne vascolari, da rosse e azzurre che erano,
avevano assunto un colore grigio. Il diaframma d'ingresso si
apri, con un moto tremulo, come una bocca esausta, e l'aria si
raffredd. Con le piante dei piedi, Eddie senti la temperatura
della carne di lei abbassarsi.
Occorse qualche tempo perch lui riuscisse a comprendere.
Polifema era traumatizzata.
Che cosa avrebbe potuto accadere se fosse rimasta in quello stato, Eddie non lo seppe mai. Avrebbe potuto morire, e
spingerlo cos fuori, in pieno inverno, prima che sua madre

avesse la possibilit di fuggire: e in questo caso, se lui non


Tosse riuscito a ritrovare l'astronave, sarebbe stato spacciato.
Rannicchiato nell'angolo pi tiepido della cavit a forma di
uovo, Eddie consider quella prospettiva, e fu scosso da un
brivido che non poteva essere causato dal soffio d'aria fredda
proveniente dall'esterno.

Polifema, tuttavia, aveva il suo sistema per guarirsi. Consisteva nel risputare il contenuto dello stomaco dello stufato,
che senza dubbio s'era riempito dei veleni che il trauma aveva estratto dal suo organismo. L'espulsione di quella roba era
la manifestazione fisica della catarsi psichica. Il flusso fu
cos furioso che il figlio adottivo per poco non venne spazzato via dalla marea calda: ma lei, in una reazione istintiva,
aveva stretto nei suoi tentacoli tanto lui quando le Sluggos.
Poi, dopo questa prima azione, provvide a vuotare le altre tre
sacche d'acqua: la seconda caldissima, la terza tiepida e la
quarta, che era stata appena riempita, fredda.
Eddie lanci uno strillo, quando l'acqua gelida lo investi.
I diaframmi di Polifema ritornarono a chiudersi. Gradualmente, il pavimento e le pareti smisero di tremare: la temperatura sali; le vene e le arterie riacquistarono rispettivamente
il loro colore, blu e rosso. Polifema stava di nuovo bene. O
almeno cos sembrava.
Ma quando, ventiquattro ore dopo, lui affront cautamente
l'argomento, scopri che non soltanto lei non voleva parlarne,
ma rifiutava addirittura di riconoscere l'esistenza dell'altro
mobile.
Rinunciando alla speranza di conversare, Eddie riflett per
un po' di tempo. Poteva giungere ad una sola conclusione, ed
era sicuro di avere afferrato abbastanza bene la psicologia di
Polifema per sentirsi nel vero: per lei, il concetto di una femmina mobile era assolutamente inaccettabile.
Il suo mondo era diviso nettamente in due: i mobili e la

sua specie, le immobili. I mobili volevano dire cibo e accoppiamento. I mobili volevano dire... maschio. Le mamme erano... femmine.
Probabilmente, le Mamme insediate sulle colline non avevano mai capito in che modo si riproducessero i mobili. La
loro scienza e la loro filosofia erano ad un livello fisico e
istintivo. Forse avevano una vaga idea che i mobili si riproducessero per generazione spontanea, o attraverso la scissione, come le amebe: oppure davano per scontato che i mobili
crescevano, semplicemente. Eddie non riusc mai a scoprire esattamente cosa pensassero. Erano femmine e, a loro giudizio, tutti gli altri esseri protoplasmici erano maschi.
E questo era tutto. Qualunque altra idea era peggio che sudicia o oscena e blasfema. Era impensabile.
Le sue parole avevano causato a Polifema un trauma profondissimo. E sebbene sembrasse essersi ripresa, una ferita
era rimasta aperta in quelle tonnellate di carne incredibilmente complicata. Come un fiore nascosto, porpora, scuro,
quella ferita fioriva, e l'ombra che gettava era tale da recidere
un certo ricordo, un certo tratto dalla luce della coscienza.
Quell'ombra di sofferenza copriva quel tempo e quell'evento
che la Mamma, per ragioni insondabili ad un essere umano,
giudicava necessario etichettare con l'avvertimento : ALLA
LARGA.
Cos, bench Eddie non dicesse nulla, comprese, con le
cellule del suo corpo, e senti e seppe, come se le sue ossa lo
profetizzassero e il suo cervello non volesse udirlo, ci che
stava per succedere.
Sessantasei ore dopo, secondo l'orologio della panrad, il
diaframma d'ingresso di Polifema si apri. I suoi tentacoli si
avventarono fuori, in un baleno. Poi rientrarono, trascinando,
impotente e urlante, Paula Fetts.

Eddie, riscosso dal dormiveglia, inorridito, paralizzato, la


vide gettargli la borsa nera, e ud il suo grido inarticolato. E
poi la vide scagliata, a capofitto, dentro al diaframma dello
stomaco.
Polifema aveva scelto l'unico sistema sicuro per seppellire
l'evidenza.
Eddie giaceva a faccia in gi, con il naso premuto contro
la carne del pavimento, tiepida e lievemente pulsante. Ogni
tanto le sue mani si muovevano, spasmodicamente, come se
lui stesse cercando di afferrare qualcosa che qualcuno poneva alla sua portata e poi ritirava immediatamente.
Non seppe per quanto tempo era rimasto cos, perch non
guard mai pi l'orologio.
Finalmente, nell'oscurit, si lev a sedere e ridacchi, stolidamente.
Mia madre ha sempre fatto un ottimo stufato.
Questo lo scaten. Si appoggi sulle palme delle mani e
rovesci all'indietro la testa, e ulul come un lupo sotto la
luna piena.
Polifema, naturalmente, era completamente sorda, ma poteva scorgere la sua posizione per mezzo del radar, e il suo
olfatto finissimo dedusse dall'odore del corpo che lui era in
preda ad una paura e ad una angoscia terribili.
Un tentacolo scivol fuori, lo avvilupp, delicatamente.
Cosa succede? ronz la panrad.
Eddie infil il dito nell'apertura del tasto.
Ho perduto mia madre!.
?.
Se ne andata, e non ritorner mai pi.
Non capisco. Io sono qui.
Eddie smise di piangere e inclin la testa, come se stesse
ascoltando una voce interiore. Tir su col naso, un paio di

volte, e si asciug le lacrime; si distric lentamente dal tentacolo, lo accarezz. Si diresse verso lo zaino che giaceva in
un angolo, e tir fuori la boccetta delle pillole del Red Old
Star. Ne fece cadere una nel thermos: l'altra la diede a Polifema, chiedendole di riprodurla, se era possibile. Poi si
sdrai sul fianco, puntellandosi su di un gomito come un antico romano durante un'orgia, aspir il rye attraverso il succhietto e ascolt un miscuglio di Beethoven, Mussorgsky,
Verdi, Strauss, Porter, Feinstein e Waxworth.
Cos il tempo (se il tempo pure esisteva, li dentro) fluiva
attorno a Eddie. Quando era stanco della musica o delle
commedie o dei libri, camminava, e spesso si limitava a strisciare, verso il diaframma dello stomaco. Nello zaino c'erano
ancora moltissimi barattoli di cibo. Aveva deciso di mangiare quelli, fino a quando fosse stato sicuro che ... che cosa era
che non doveva mangiare? Veleno? Qualcosa che era stato
divorato da Polifema e dalle Sluggos. Ma ad un certo momento, durante l'orgia di rye e di musica, lui l'aveva dimenticato. Adesso mangiava avidamente e senza pensare a nulla,
se non a soddisfare le proprie necessit.
Qualche volta il diaframma-porta si apriva, ed entrava a
balzelloni Billy, l'Ortolano Verde. Billy sembrava un incrocio fra un grillo e un canguro. Era grande come un cane da
pastore, e dentro al marsupio portava verdure, frutta e noci.
Li estraeva con le chele chitinose, verdi e lucenti, e li dava a
Mamma in cambio di un pasto a base di stufato. Felice della
sua simbiosi, trillava allegramente mentre i suoi occhi sfaccettati, che ruotavano indipendentemente l'uno dall'altro, fissavano uno le Sluggos e l'altro Eddie.
D'impulso, Eddie abbandon la banda dei 1000 chilocicli e
prov tutte le frequenze, fino a quando scopri che Polifema e
Billy emettevano un'onda di 108. A quanto pareva, quello

era il loro segnale naturale. Quando Billy aveva le sue verdure da consegnare, trasmetteva. A sua volta, quando Polifema
ne aveva bisogno, l'avvertiva. Non vi era un'azione intelligente, da parte di Billy: era l'istinto che lo spingeva a trasmettere. E la Mamma, a parte la frequenza semantica, era
limitata a quell'unica banda. Ma funzionava benissimo.

Tutto andava benissimo. Che cosa poteva desiderare di


pi, un uomo? Vitto gratis, liquore in quantit illimitata, letto
soffice, aria condizionata, docce, musica, attivit intellettuale
(su nastro), conversazioni interessanti (quasi tutte incentrate
su di un argomento: lui), intimit e sicurezza.
Se non le avesse gi assegnato un nomignolo, l'avrebbe
chiamata Mamma Gratis.
E le comodit non erano tutto. Lei aveva risposto a tutte le
sue domande, a tutte ...
Eccetto una.
Quella domanda, lui non l'aveva mai espressa a voce.
Anzi, sarebbe stato incapace di farlo. Probabilmente non si
rendeva neppure conto di avere quella domanda da rivolgere.
Ma la formul Polifema, un giorno: quando gli chiese di
farle un favore.
Eddie reag, offeso.
Non si pu ... Non si pu ...
Si senti soffocare, e poi pens: ma ridicolo! Lei non ...
Poi, con aria perplessa, disse: Si, lo .
Si alz e apri la borsa nera. Mentre stava cercando un bisturi, trov per caso i cancerogeni. Li butt attraverso il diaframma semiaperto, fuori, molto lontano, gi per la collina.
Poi si volt e, con il bisturi in pugno, balz verso la protuberanza grigio-chiara sulla parete. E si ferm a guardarla,
mentre il ferro gli cadeva dalla mano. Lo raccolse e colpi,
debolmente, e non graffi neppure la pelle. E lo lasci cadere
di nuovo.
Che c'? Che c'? gracchi la panrad che portava appe-

sa al polso.
Improvvisamente, una pesante nuvola di odore umano...
sudore umano, lo investi in volto, uscendo da un'apertura vicina.
????.
Lui rimase li, curvo, quasi paralizzato. Fino a quando i
tentacoli non lo afferrarono furiosamente e lo trascinarono
verso il diaframma dello stomaco, che si stava aprendo quanto bastava per farlo passare.
Eddie url e si divincol e insinu il dito nello sportello
della panrad e trasmise: Va bene! Va bene!.
Era di nuovo davanti alla protuberanza, sussult in preda
ad un gioia improvvisa e selvaggia: colpi, ferocemente; e grid.
Prendi questo! E questo! E questo p... e il resto and
perduto in un grido dissennato.
Non smise di tagliare, e avrebbe continuato fino a recidere
la protuberanza, se Polifema non fosse intervenuta, trascinandolo di nuovo verso il diaframma dello stomaco. Per dieci secondi lui rimase li, sospeso, impotente, a singhiozzare,
in preda ad un miscuglio di paura e di gloria.
Per poco, i riflessi istintivi di Polifema non avevano sopraffatto il suo cervello. Per fortuna, una fredda scintilla di
ragione illumin un angolo dell'immensa, buia, rovente cattedrale della sua frenesia.
Le circonvoluzioni che portavano alla fumante sacca piena
di carne si chiusero, e le pieghe tornarono a ridisporsi ordinatamente. Eddie venne improvvisamente innaffiato d'acqua
tiepida proveniente da quello che lui chiamava lo stomaco
igienico. Il diaframma si chiuse. Venne deposto sul pavimento. Il bisturi ritorn nella borsa.
Per molto tempo, la Mamma sembr assai scossa dal pen-

siero di quello che era stata sul punto di fare a Eddie. Non
os trasmettere fino a quando i suoi nervi non si furono di
nuovo calmati. E, quando comunic, non fece allusioni al pericolo che lui aveva scampato. Neppure lui ne fece.
Era felice. Gli sembrava che la molla stretta nelle sue viscere da quando lui e sua moglie si erano separati, adesso,
per qualche ragione ignota, si fosse allentata. Il dolore sordo
e vago dell'abbandono e del malcontento, la lieve febbre e il
crampo nelle sue viscere, e l'apatia che qualche volta lo colpiva erano scomparsi. Adesso stava benissimo.
E nel frattempo qualcosa di simile ad un profondo affetto
si era acceso, come una piccola candela sotto la volta altissima e torreggiante di una cattedrale. Il guscio della Mamma
ospitava qualcosa, pi di Eddie: adesso si incurvava al di sopra di una emozione che era nuova per la sua specie. Questo
fu reso evidente da un evento che lo riempi di terrore.
Le ferite della protuberanza guarirono e il gonfiore divenne simile ad una grossa sacca. Poi la sacca si spacc, e dieci
Sluggos, grandi come topolini, caddero sul pavimento. L'impatto ebbe lo stesso effetto della sculacciata che il dottore
impartisce ad un neonato: trassero il loro primo respiro, per
la scossa e per il dolore: i loro impulsi, fievoli e incontrollati,
riempirono l'etere di S.O.S. informi.
Quando Eddie non parlava con Polifema o ascoltava o beveva o mangiava o dormiva o faceva il bagno o ascoltava il
nastro, giocava con le Sluggos. In un certo senso, era il loro
padre. Anzi, quando crebbero e raggiunsero le dimensioni di
un maiale, divenne difficile per la loro genitrice distinguerlo
dalle piccole. Lui non camminava quasi pi, e spesso stava
in mezzo a loro, a quattro zampe, e per Polifema era difficile
distinguerlo. E poi, qualcosa nella pesante atmosfera umida o
nella dieta aveva fatto cadere tutti i peli dal suo corpo. Era

diventato molto grasso. Era diventato molto simile a quella


nidiata pallida, morbida, rotonda e calva. Aveva un'aria di famiglia.
Ma c'era una differenza. Quando venne il momento in cui
le piccole vergini dovevano venire espulse, Eddie si trascin
in un angolo, piagnucolando, e rimase l fino a quando fu
certo che la Mamma non lo avrebbe buttato fuori, nel mondo
freddo, duro e famelico.
Superata quella crisi decisiva, Eddie ritorn al centro della
cavit. Il panico si era acquietato, nel suo petto, ma i suoi
nervi stavano ancora tremando. Riempi il thermos e poi
ascolt per un po' di tempo la sua voce di tenore che cantava
Sea Things, dalla sua opera preferita, Ancient Mariner di
Gianelli. All'improvviso, si mise a cantare, accompagnando
se stesso, e prov un brivido pi intenso che mai alle battute
conclusive.
E dal mio collo l'Albatross cadde e affond come piombo
nel mare.
Poi, con la voce che taceva ma con il cuore che cantava,
spense il nastro e si inser nella trasmissione di Polifema.
La Mamma era in difficolt. Non riusciva a descrivere
esattamente attraverso la rete di collegamenti che copriva il
continente intero quell'emozione nuova, e quasi inesprimibile, che provava per il mobile. Era un concetto che il suo linguaggio non era in grado di esprimere. E i litri di Old Red
Star che aveva nel sangue non contribuivano certamente ad
aiutarla.
Eddie aspir attraverso il succhiotto di plastica e annui,
con fare di comprensione, un po' assonnato, mentre lei cercava le parole. Poi il thermos gli scivol via dalle mani.
Dormiva sul fianco, raggomitolato come una palla, con le
ginocchia contro il petto e le braccia incrociate, il collo pie-

gato in avanti. Come il cronometro della cabina di pilotaggio


le cui lancette avevano incominciato a camminare all'indietro
dopo l'urto, l'orologio del suo corpo stava procedendo all'indietro, all'indietro...
Nelle tenebre, nell'umidit, al sicuro e al caldo, ben nutrito, molto amato.

Titolo originale:
MOTHER
(Thrilling Wonder Stories, aprile 1953)

III Figlia
CQ ! CQ ! 12
Qui Mamma Testadura che sta trasmettendo.
Fate silenzio, tutte voi Vergini e Mamme, mentre io comunico. Ascoltate, ascoltate, tutte voi che siete collegate con
questa trasmissione. Ascoltate, e io vi dir come ho lasciato
la mia Mamma, come le mie due sorelle ed io ci facemmo
crescere i gusci, come ho affrontato l'upolay, e perch sono
diventata la Mamma di maggiore prestigio, con il guscio pi
forte, con l'emittente e il radar pi potenti, e con la capacit
di trasmettere in un linguaggio nuovo.
Innanzi tutto, prima di narrare la mia storia, riveler a tutte
voi che non lo sapete, che mio padre era un mobile.
Non rabbrividite. Questa una storia cos. Non affatto
una storia non-cos.
Mio padre era un mobile.
La Mamma trasmise: Fuori!.
E poi, per dimostrare che stava facendo sul serio, apri il
diaframma dell'ingresso.
Questo ci raffredd e ci fece comprendere che parlava
davvero sul serio, Prima, tutte le volte che apriva il diaframma, lo faceva perch ci esercitassimo a trasmettere alle altre
piccole accovacciate sulla soglia del grembo delle loro Mam12 Segnale internazionale di chiamata per trasmissioni radio (N. d. C).

me, o a mandare un rispettoso saluto alle altre Mamme, o


magari a mandarne uno, molto rapido, alla Nonna, che stava
lontano lontano, su di una montagna. Non credo che lei ricevesse i nostri messaggi, perch noi piccine eravamo troppo
deboli per trasmettere ad una distanza simile. Comunque, la
Nonna non diede mai segno di aver ricevuto i nostri segnali.
Qualche volta, quando la Mamma era irritata perch noi
volevamo trasmettere tutte in una volta invece di chiederle il
permesso di parlare una ad una, o perch ci arrampicavamo
sulle pareti del suo grembo e poi ci lasciavamo cadere dal
soffitto al pavimento con un tonfo rumoroso, lei ci trasmetteva di andarcene fuori e di costruirci i nostri gusci. E affermava che diceva sul serio.
Allora, a seconda del nostro umore, o ci mettevamo tranquille o diventavamo ancora pi sfacciate. La Mamma allungava i tentacoli, ci teneva ferme e ci sculacciava. Se anche
questo non serviva a niente, minacciava che sarebbe venuto
l'upolay. Questo ci faceva effetto. Cio, fino a quando lei
non ce lo ripet per troppe volte. Noi pensavamo che Mamma stesse inventando una storia non-cos. Tuttavia avremmo
dovuto capire che non era possibile, perch la Mamma detestava le storie non-cos.
Un'altra cosa che le metteva i nervi in agitazione era la nostra conversazione con Pap in Orsemme. Sebbene lui le
avesse insegnato la sua lingua, si era sempre rifiutato di insegnarle l'Orsemme. Quando lui voleva trasmetterci qualche
messaggio, e sapeva che lei non l'avrebbe approvato, comunicava nella nostra lingua privata. Fu anche questo, appunto,
secondo me, che alla fine esasper tanto la Mamma da indurla a buttarci fuori nonostante le suppliche di Pap, il quale
avrebbe voluto farci restare ancora per quattro stagioni.
Perch dovete sapere che noi vergini eravamo rimaste nel

grembo della Mamma molto pi a lungo di quanto avremmo


dovuto. E la causa di questo fu Pap.
Lui era mobile.
Si, so benissimo quello che stai per ribattere. Tutti i padri
sono mobili, dirai.
Ma lui era Pap. Era il mobile che trasmetteva.
Si, sapeva farlo anche lui. Sapeva comunicare con noi. O
magari, lui personalmente non poteva farlo. Non direttamente. Noi trasmettiamo per mezzo di organi del nostro corpo.
Ma Pap, se ho capito esattamente le sue spiegazioni, si serviva di una specie di essere che era distaccato dal suo corpo.
O forse era un organo che non era veramente fissato a lui.
Comunque, non aveva organi interni e neppure antenne
esterne, per trasmettere. Si serviva di questo essere, di questa
r-a-d-i-o, come la chiamava lui. E funzionava perfettamente.
Quando conversava con Mamma, lo faceva in impulsiMamma, o nella sua lingua, impulsi-mobile. Con noi adoperava l'Orsemme. E' come gli impulsi-mobile, solo un po' diverso. Mamma non era mai riuscita a capire quella differenza.
Quando avr finito di raccontare la mia storia, carina, ti insegner l'Orsemme. Mi hanno trasmesso che tu hai sufficiente prestigio per entrare a far parte della nostra Sorellanza della Collina pi Alta, e quindi per imparare il nostro sistema
segreto di comunicazione.
Mamma sosteneva che Pap aveva due mezzi per trasmettere. Oltre alla sua radio, che adoperava per comunicare con
noi, sapeva trasmettere anche in un altro modo completamente diverso. E non usava il sistema dot-dit-dat-det. Quegli
impulsi avevano bisogno dell'aria, per venire trasmessi, e li
inviava con lo stesso organo con il quale mangiava. Ribolle
proprio lo stomaco al solo pensarci, non vero?

Pap era stato catturato mentre passava davanti alla mia


Mamma. Lei non sapeva che profumo di fregola doveva
mandare sottovento verso di lui, per attirarlo alla portata dei
suoi tentacoli. Non aveva mai fiutato un mobile come quello,
prima di allora. Ma lui aveva un odore molto simile a quello
di un mobile d'un'altra specie, e la Mamma lo mand verso
di lui. A quanto pare il sistema funzion, perch lui si avvicin quanto bastava perch lei lo afferrasse con i tentacoli extra-uterini e lo scaraventasse dentro al guscio.
Pi tardi, quando ero gi grandicella, Pap mi trasmise per
radio (in Orsemme, naturalmente, perch la Mamma non potesse capire) che lui aveva sentito quel profumo e che era
stato anche quello ad attirarlo. Ma era l'odore di un mobile
peloso che si arrampicava sugli alberi, e lui si era chiesto che
cosa ci facessero esseri di quel genere su di una collina completamente spoglia. Quando aveva imparato a conversare con
Mamma, fu molto sorpreso scoprendo che lei lo aveva identificato con un mobile di quella specie.
Oh, beh, trasmise poi, non era la prima volta che una femmina trattava un uomo da scimmione.
Pap mi inform anche di avere scambiato Mamma, in un
primo momento, per un enorme macigno in vetta alla collina.
Soltanto quando una sezione della presunta roccia si apri lui
si accorse che c'era qualcosa fuori dell'ordinario, e che il macigno era il guscio di Mamma e riparava il suo corpo. Mamma, mi trasmise, una specie di lumaca o di medusa grande
come un dinosauro, dotata di organi che generano onde radar
e onde radio, e con una cavit a forma di uovo grande come
il soggiorno d'una villetta, un utero nel quale lei genera e alleva le sue piccine.
Io non capivo neppure la met di questi termini, naturalmente. E Pap non era capace di spiegarmeli in modo chiaro.

Mi fece promettere di non trasmettere a Mamma che lui


l'aveva scambiata per una grossa massa di minerali. Perch
abbia voluto questa promessa, non lo so.
Pap era un enigma, per Mamma. Anche se si era dibattuto, quando lei l'aveva trascinato dentro, non aveva unghie e
denti abbastanza aguzzi per lacerare la protuberanza della
concezione. Mamma cerc di provocarlo, ma lui rifiut di
reagire. Quando lei si rese conto che era un mobile capace di
trasmettere e lo lasci andare per studiarlo, Pap incominci
ad aggirarsi dentro al grembo. Dopo un po', comprese che
Mamma trasmetteva per mezzo dell'antenna interna del
grembo. Impar a parlare con lei, servendosi del suo organo
staccabile, che chiamava panrad. Alla fine, le insegn la sua
lingua, gli impulsi dei mobili. Quando Mamma l'ebbe imparata e ne inform le altre Mamme, il suo prestigio crebbe e
divenne pi grande di quello di tutte le altre Mamme della
zona. Nessuna Mamma aveva mai pensato ad una lingua
nuova: quell'idea le sbalord.
Pap diceva di essere l'unico mobile capace di comunicare, su questo mondo. La sua a-s-t-r-o-n-a-v-e era precipitata,
e lui sarebbe rimasto sempre con Mamma, ormai.
Pap impar gli impulsi-pranzo quando Mamma chiam a
mangiare le sue piccine: e trasmise il messaggio giusto.
Mamma aveva i nervi a pezzi, al pensiero che fosse semantico, ma apri il diaframma dello stufato e gli diede da mangiare. Poi Pap incominci a mostrare frutti e altri oggetti, in
modo che Mamma gli trasmettesse con l'antenna interna i
dot-dit-dat-det corrispondenti a ciascuno. Lui ripeteva il
nome per mezzo della panrad, per controllare se aveva capito
bene.
Naturalmente, Mamma era molto aiutata dal suo olfatto.
Qualche volta molto difficile scoprire la differenza fra una

mela e una pesca semplicemente inquadrandole col radar.


Gli odori sono di grande aiuto.
Mamma impar presto. Pap le disse che era molto intelligente... per essere una femmina. Questo le sconvolse i nervi.
Per molti periodi-pasto non volle pi comunicare con lui.
C'era una cosa, in Pap, che piaceva moltissimo a Mamma: quando veniva il momento della concezione, lei poteva
dargli le istruzioni e insegnargli quello che doveva fare. Non
era costretta ad attirare nel suo guscio, per mezzo dei profumi, un mobile non semantico, e poi a tenerlo stretto contro la
protuberanza della concezione mentre quello graffiava e si
dibatteva e mordeva per liberarsi dalla stretta dei tentacoli.
Pap non aveva artigli, ma portava con s un artiglio staccabile. Lui lo chiamava b-i-s-t-u-r-i.
Quando gli domandavo perch aveva tanti organi staccabili, lui mi rispondeva che era un uomo a pezzi.
Pap diceva sempre tante cose strane.
E faceva anche fatica a capire Mamma.
I suoi sistemi di riproduzione lo meravigliavano molto.
Per D-i-o, trasmetteva, chi potrebbe mai crederlo? Un
processo di cicatrizzazione di una ferita che ha come risultato la concezione? E' l'esatto contrario del cancro.
Quando noi eravamo gi adolescenti, quasi pronte per venir spinte fuori dal guscio di Mamma, captammo un messaggio di Mamma che chiedeva a Pap di lacerare ancora la protuberanza della concezione. Pap disse di no. Lui voleva
aspettare ancora per quattro stagioni. Aveva detto addio per
sempre a due covate di piccine sue, e voleva tenerci con lui il
pi a lungo possibile, per impartirci un'istruzione pi completa e per godere della nostra compagnia invece di incominciare ad allevare un altro gruppo di vergini.
Quel rifiuto scosse molto i nervi di Mamma e sconvolse il

suo stomaco dello stufato, al punto che per parecchi pasti il


nostro cibo seppe di acido. Ma non fece nulla contro Pap:
lui le conferiva un prestigio troppo grande. Tutte le Mamme
stavano abbandonando il linguaggio delle Mamme e imparavano la lingua del mobile da Mamma.
Io chiesi: Che cos' il prestigio?.
Quando tu trasmetti, le altre debbono ricevere. E non
osano trasmettere una risposta fino a che tu non hai finito e
non hai accordato loro il permesso di farlo.
Oh! Mi piacerebbe proprio il prestigio!.
Pap si intromise.
Piccola Testadura, se vuoi essere pi in gamba delle altre, sintonizzati su di me. Ti dir alcune cose che neppure la
tua Mamma pu dirti. In fin dei conti, io sono un mobile, e
ho girato parecchio.
Lui mi spiegava quello che dovevo aspettarmi, dopo avere
lasciato lui e Mamma, e mi diceva che, se avessi usato il cervello, avrei potuto sopravvivere e ottenere addirittura un prestigio anche pi grande di quello di Nonna.
Non so proprio perch mi chiamasse Testadura. Ero ancora vergine e naturalmente non mi ero ancora fatta crescere il
guscio. Il mio corpo era molle come quello di tutte le mie sorelle. Ma lui mi diceva che mi voleva b-e-n-e proprio perch
avevo la testa cosa dura. Io accettavo quella sua affermazione senza neppure cercare di capire cosa significava.
Comunque, restammo dentro a Mamma per otto stagioni
pi del normale, perch Pap voleva cos. Avremmo potuto
restarci, probabilmente, ancora pi a lungo: ma quando ritorn l'inverno, Mamma insistette perch Pap lacerasse la protuberanza della concezione. Lui rispose che non se la sentiva. Stava riuscendo appena allora a conoscere bene le sue figliole lui ci chiamava Sluggos e, quando noi ce ne fos-

simo andate, non avrebbe avuto pi nessuno con cui parlare,


eccetto Mamma, fino a quando fosse cresciuta la nuova nidiata.
E poi, Mamma incominciava a ripetersi, e lui pensava che
non lo apprezzasse quanto avrebbe dovuto. Troppo spesso lo
stufato era inacidito o troppo cotto, e la carne era ridotta a
brandelli, quasi in poltiglia. Questo fu troppo, per Mamma.
Fuori! trasmise.
Benissimo! E non credere di buttarmi fuori a morire di
freddo!. Trasmise Pap, di rimando. Il tuo guscio non
certo l'unico, in questo mondo!.
Questo fece fremere i nervi di Mamma al punto che tutto il
suo corpo trem. Estromise la grande antenna esterna e si
mise in comunicazione con le sue sorelle e con le sue zie. La
Mamma al di l della valle confess che, una delle volte che
Pap se ne stava sdraiato al s-o-l-e davanti al diaframma
aperto di Mamma, gli aveva chiesto di andare a vivere da lei.
Mamma cambi idea. Si rendeva perfettamente conto che,
se lui se ne fosse andato, il suo prestigio sarebbe finito, e
quello della pettegola di fronte sarebbe cresciuto moltissimo.
A quanto pare, rester qui a vita, trasmise Pap.
E poi:
Si direbbe proprio che la vostra Mamma sia g-e-l-o-s-a!.
La vita con Pap era piena di questi incomprensibili gruppi semantici. Molto spesso non si voleva o non si poteva
spiegare meglio.
Per molto tempo, Pap rimase in un angolo a meditare:
non parlava n con noi n con Mamma.
Alla fine, lei non resistette pi. Eravamo diventate cos
grosse e cos impertinenti e agitate che lei continuava a tremare. E poi pensava che finch c'eravamo noi a comunicare
con Pap, lei non sarebbe mai riuscita a convincerlo a lacera-

re la protuberanza della concezione.


E cos ce ne andammo.
Prima che ci allontanassimo per sempre dal suo guscio,
Mamma trasmise: Attente all'upolay.
Le mie sorelle non le diedero ascolto, ma io fui molto impressionata. Pap ci aveva descritto quella belva e le sue terribili abitudini. Anzi, si dilungava tanto nei particolari che
alla fine noi non adoperammo pi il vecchio termine per indicare quella bestia e adottammo quello di Pap. Tutto era
incominciato quando lui rimprover Mamma perch ci minacciava troppo spesso parlandoci di quella belva, quando
non ci comportavamo bene.
Non gridare troppo al lupo! disse lui.
Poi mi trasmise la storia dell'origine di quella strana frase.
Lo fece in Orsemme, naturalmente, perch Mamma lo avrebbe picchiato con i tentacoli, se avesse immaginato che lui
stava raccontando una storia non-cos. La sola idea di una
cosa non-cos le sconvolgeva il cervello al punto che non riusciva pi a pensare chiaramente.
Io non sapevo esattamente che cosa fosse non-cos, ma
le storie di Pap mi piacevano moltissimo. E, come le altre
vergini e la stessa Mamma, incominciai a chiamare quella
bestia l'upolay.
Comunque, dopo che ebbi trasmesso Buona emissione,
Mamma, sentii gli strani tentacoli rigidi di Pap attorno a
me, e qualcosa di umido e di caldo che mi cadeva addosso.
Buona f-o-r-t-u-n-a, Testadura, trasmise lui. Mandami
un messaggio attraverso la rete di collegamento qualche volta. E ricordati sempre quello che ti ho detto dell'upolay.
Trasmisi che l'avrei fatto. Me ne andai, con una sensazione
indescrivibile dentro di me. Era un tremito nervoso che era
insieme piacevole e spiacevole se riesci ad immaginare una

cosa del genere, mia cara.


Ma ben presto me ne dimenticai: ero troppo impegnata a
rotolare gi per una collina, a salire lentamente la collina
successiva, con il mio unico piede, a rotolare di nuovo lungo
il versante opposto e cos via. Dopo circa dieci periodi di tepore, tutte le mie sorelle, tranne due, mi avevano lasciata.
Avevano trovato cime di colline libere e vi avevano costruito
i loro gusci. Ma le mie due fedeli sorelle avevano dato ascolto alle mie idee: non avremmo dovuto accontentarci di poco;
dovevamo trovare le colline pi alte.
Quando ci si fa crescere il guscio, poi si rimane sempre
dove si .
Perci decisero di seguirmi.
Ma io le guidavo per un cammino lunghissimo: e loro si
lamentavano di essere stanche e indolenzite e avevano paura
di imbattersi in qualche mobile carnivoro. Avrebbero persino
voluto sistemarsi nei gusci vuoti di certe Mamme che erano
state divorate dall'upolay o erano morte di cancro, che si era
sviluppato invece delle piccole nella protuberanza della concezione.
Andiamo, le esortavo io. Trasferirsi nei gusci vuoti
non d nessun prestigio. Volete proprio occupare l'ultimo posto nelle trasmissioni della comunit, solo perch siete troppo pigre per farvi crescere il guscio?.
Ma noi riassorbiremo i gusci vuoti, e pi tardi faremo
crescere il nostro!.
Davvero? Quante Mamme hanno detto cos? E quante lo
hanno fatto? Avanti, Sluggos!.
Avanzavamo in una zona sempre pi alta. Alla fine, io trovai quello che cercavo. Era una montagna dalla vetta piatta,
circondata da moltissime colline. Vi salii. Quando arrivai in
cima, feci una trasmissione di prova. La vetta era pi alta di

t u t t e quelle che potevo raggiungere con le mie emissioni.


Pensai che quando fossi diventata adulta e avessi avuto una
potenza maggiore, sarei riuscita a coprire un'area molto grande. Nel frattempo, prima o poi altre Vergini avrebbero finito
per arrivare fin li, e avrebbero occupato le colline pi basse.
Come avrebbe detto Pap con una delle sue tipiche espressioni, io ero in cima al mondo.
Si d il caso che la mia montagna fosse molto ricca. I tentacoli da ricerca che feci spuntare e che affondai nel terreno
trovarono molte variet di minerali. Avrei potuto utilizzarli
per costruirmi un guscio enorme. Pi grande il guscio, pi
grande la Mamma. Pi grande la Mamma pi potenti
sono le sue emissioni.
Inoltre, avevo osservato la presenza di molti grandi mobili
volanti. Pap li chiamava aquile. Sarebbero stati ottimi compagni: avevano becchi aguzzi e artigli affilati.
In basso, in una valle, scorreva un ruscello. Feci spuntare
un tentacolo cavo, lo insinuai sottoterra, gi per il fianco della montagna, fino a quando entr nell'acqua. Poi cominciai a
pompare per riempire i miei stomaci.
Il suolo della valle era ottimo. Feci quello che nessun'altra
della nostra specie aveva mai fatto, quello che mi aveva insegnato Pap. I miei tentacoli pi lunghi raccolsero semi caduti
dagli alberi, dai fiori o lasciati cadere dagli uccelli e li piantai. Diffusi una rete sotterranea di tentacoli attorno ad un
melo. Ma non avevo intenzione di far passare i frutti caduti
da un tentacolo mobile all'altro, su per il pendio, fino al mio
diaframma. Avevo in mente un'altra idea.
Intanto le mie sorelle s'erano sistemate in vetta a due colline molto pi basse della mia. Quando scoprii quello che stavano facendo, i miei nervi fremettero. Tutte e due s'erano fatte crescere il guscio! Uno era di vetro: l'altro, di cellulosa!

Cosa credete di fare? Non avete paura dell'upolay?.


Smettila, vecchia pettegola. Non impicciarti dei fatti nostri. Noi siamo gi pronte per l'inverno e per la fregola, ecco!
Noi saremo gi Mamme e tu sarai ancora occupata a farti
crescere il guscio. E dove andr a finire il tuo prestigio? Le
altre non vorranno neppure comunicare con te, perch sarai
ancora vergine, e con un guscio a met.
Testadivetro! Testadilegno!.
Ah! Ah! Testadura!.
Avevano ragione loro... in un certo senso. Io ero ancora
molle e nuda e indifesa: una massa di carne tremula sempre
in fase di crescita, una preda facile per qualunque mobile
carnivoro che mi avesse trovata. Ero una sciocca, e rischiavo
troppo. Tuttavia, me la presi con calma. Affondai i tentacoli
e trovai parecchi minerali e risucchiai particelle di ferro in
sospensione e costruii un guscio interno ancora pi grande,
credo, di quello di Nonna. Poi vi stesi sopra uno strato di
rame, perch il ferro non si arrugginisse. Sopra al rame feci
crescere una strato d'osso, con il calcio che avevo ricavato
dalle rocce calcaree. E, a differenza delle mie sorelle, non mi
preoccupai di riassorbire la mia antenna da vergine e di farne
crescere una da adulta. Lo avrei fatto pi tardi.
Verso la fine dell'autunno, completai i miei gusci. Cominciai a cambiare forma ed a crescere. Mangiavo i frutti dei
miei raccolti, e avevo anche grande abbondanza di carne,
perch avevo messo nella valle piccoli gusci a grata fatti di
cellulosa, e vi allevavo molti mobili che avevo catturato nei
nidi, ancora piccoli, con i miei tentacoli pi lunghi.
Pianificai la mia struttura con un'idea ben chiara nella
mente. Mi feci crescere uno stomaco molto pi grande molte
pi profondo del normale. Non che avessi un appetito eccezionale, questo no: avevo un altro scopo, che ti trasmetter

pi tardi, carina.
Il mio stomaco dello stufato era, inoltre assai pi vicino
alla sommit del mio guscio di quanto lo sia normalmente.
Anzi, spostai deliberatamente il mio cervello dalla sommit a
un lato, e misi al suo posto lo stomaco. Pap mi aveva spiegato che avrei dovuto approfittare della mia facolt di decidere, almeno in parte, l'ubicazione dei miei organi di adulta.
Questo richiese parecchio tempo, ma finii proprio prima che
arrivasse l'inverno.
Venne il freddo.
E l'upolay.
Venne come viene sempre, con il lungo naso munito di antenne retrattili che fiutava le minuscole incrostazioni di minerale puro lasciate come tracce dalle vergini. L'upolay segue Il proprio naso, dovunque lo porta. Questa volta, lo port
fino alla mia sorella che s'era fatta crescere un guscio di vetro. Io avevo sospettato che sarebbe stata la prima ad essere
avvicinata da un upolay. Infatti, fu proprio per quella ragione
che avevo scelto una collina pi oltre. L'upolay attacca sempre il guscio pi vicino.
Quando sorella Testadivetro scopri il terribile mobile, trasmise impulsi frenetici.
Che cosa faccio? Che cosa faccio?.
Stai buona, sorella, e spera.
Ascoltare un consiglio del genere era come mangiare stufato freddo, ma era il migliore e l'unico che io potevo darle.
Non le ricordai che avrebbe dovuto seguire il mio esempio,
costruire un triplice guscio invece di avere tanta fretta di finire al buon tempo pettegolando con le altre.
L'upolay si aggir attorno a lei, cerc di scavare attorno
alla sua base, che era piantata sulla roccia compatta, e non ci
riusc. Ma riusc a staccare un pezzetto di vetro come cam-

pione. Normalmente, avrebbe dovuto inghiottire il campione


e andarsene via, per trasformarsi in pupa. Questo avrebbe
dato a mia sorella una stagione di tregua, prima che il mostro
ritornasse all'attacco. Nel frattempo, lei avrebbe potuto farsi
crescere un altro rivestimento di materiale diverso: e cos
avrebbe frustrato le intenzioni del mostro per un'altra stagione.
Ma accadde invece che, sfortunatamente, quell'upolay
avesse fatto il suo ultimo pasto a spese di una Mamma il cui
guscio era egualmente di vetro. Perci aveva ancora gli organi specializzati per liquidare quel miscuglio di silicati. Uno
di questi organi era una sfera grossa e molto dura, all'estremit della sua coda lunghissima. Un altro mezzo era un acido capace di indebolire il vetro. Dopo averlo fatto sgocciolare su un determinato punto, percosse il guscio di mia sorella
con la sfera. Pochissimo tempo prima che cadesse la prima
nevicata, riusc a infrangere il guscio e arriv alla carne.
Le emissioni frenetiche di panico e di orrore di mia sorella
mi fanno ancora vibrare i nervi, quando ci ripenso. Eppure
devo ammettere che la mia reazione era anche sfumata di un
certo disprezzo. Credo che mia sorella non si fosse mai presa
il disturbo di mettere ossido di boro nel suo vetro. Se lo
avesse fatto, avrebbe...
Che cosa? Come osi interrompermi... Oh, benissimo, accetto le tue umili scuse. Che non succeda mai pi, mia cara.
In quanto a ci che volevi sapere, pi tardi ti descriver le
sostanze che Pap chiamava silicato e ossido di boro e via di
seguito. Dopo che avr finito la mia storia.
Per continuare: il mostro, dopo avere finito Testadivetro,
segui con il naso la traccia di lei, a ritroso, gi per la collina,
fino al punto in cui quella traccia si univa alle altre. Li, dovette scegliere fra la traccia dell'altra mia sorella e la mia.

Scelse l'altra. E anche questa volta cerc di scavare attorno


alla sua base, le strisci sopra, morsic la sua antenna e riusc a staccare un pezzettino di guscio.
Cadde la neve. L'upolay si allontan, si scav una buca e
vi si rintan per passare l'inverno.
Sorella Testadilegno fece crescere un'altra antenna. Era
esultante.
S' accorto che il mio guscio era troppo duro per lui! Non
mi divorer mai!.
Ah, sorella mia, se avessi ricevuto le emissioni di Pap e
se non avessi sprecato tanto tempo a giocare con le altre
Sluggos! Allora ti saresti ricordata quello che lui ci aveva insegnato. Avresti saputo che l'upolay, come noi, differente
da quasi tutti gli altri esseri viventi. La maggioranza degli esseri hanno funzioni che dipendono dalle loro strutture. Ma
l'upolay, quella creatura maligna, ha una struttura che dipende dalle sue funzioni.
Non volli farle fremere i nervi dicendole che, avendo assorbito nel proprio corpo un campione del suo guscio di cellulosa, adesso l'upolay era passato allo stadio di pupa proprio
attorno a quel campione. Pap mi aveva spiegato che alcuni
artropodi hanno una esistenza differenziata in molti stadi:
uovo, larva, pupa, adulto. Quando un bruco diventa pupa, nel
suo bozzolo, per esempio, il suo corpo tutto intero, in pratica,
si scioglie, i suoi tessuti si disintegrano. Poi qualcosa riforma
questa sostanza ridotta a polpa, formando una creatura strutturalmente nuova con funzioni nuove, la farfalla.
Tuttavia, la farfalla non ritorna mai allo stadio di larva.
L'upolay si. Ha questa straordinaria facolt che lo distingue
dagli altri artropodi. Perci, quando attacca una Mamma,
preleva un minuscolo frammento del guscio e poi si addormenta. Per una stagione intera, raggomitolato nella sua tana,

sogna sul campione... o almeno il suo corpo sogna. I suoi


tessuti si disciolgono e poi si riformano. Rimane intatto soltanto il suo sistema nervoso, che in questo modo conserva il
ricordo della Identit e di ci che dovr fare quando uscir
dalla sua tana.
E accadde proprio cos. L'upolay usc dal suo covo, si annid sopra mia sorella Testadilegno, e inser un ovopositore
modificato nel foro praticato staccandole l'antenna a morsi.
Io potei seguire pi o meno il suo piano di attacco, perch
mollo spesso il vento soffiava nella mia direzione, e potevo
sentire l'odore delle sostanze chimiche di cui la belva si serviva.
Ridusse in poltiglia la cellulosa con una soluzione, l'intrise
con una sostanza caustica, e poi rivers un fluido puzzolente
che bolliva e gorgogliava. Quando questo fluido ebbe cessato la sua azione violentissima, vers altre sostanze caustiche
nella depressione che si andava allargando e alla fine, attraverso un tubo, soffi fuori la soluzione viscosa. E ripet per
parecchie volte l'intero procedimento.
Bench mia sorella, credo, producesse disperatamente altra cellulosa, non riusc a farlo abbastanza rapidamente. L'upolay, instancabile, allarg il buco. Quando fu abbastanza
ampio, scivol all'interno del guscio.
Fine della seconda sorella...
Fu una faccenda molto lunga, quella dell'upolay. Io mi
davo da fare, e acquistai un po' di tempo grazie a qualcosa
che avevo fatto ancora prima di costruirmi il guscio. Si trattava della falsa traccia di incrostazioni che avevo predisposto, una delle cose di cui le mie sorelle si erano fatte beffe.
Loro non capivano quello che stavo facendo, quando ritornai
indietro sulle mie tracce, impiegando parecchi giorni, e nascosi con la terra la traccia vera. Ma, se fossero sopravvissu-

te, avrebbero certamente capito. Perch l'upolay abbandon


la pista vera che portava fino a me e segui quella falsa.
Naturalmente, alla fine si trov sul ciglio di un burrone. E,
prima che riuscisse a frenare la sua andatura svelta, precipit.
Non so come, riusc a cavarsela senza grossi danni e risali,
lungo la pista falsa, a rovescio. Alla fine scopri e dissotterr
le tracce vere, coperte di terra.
La traccia contraffatta era un ottimo trucco, e me lo aveva
insegnato Pap. Peccato per che non fosse andato tutto
come speravo, perch il mostro venne su diritto per la montagna, verso di me con le antenne che aravano la terra smossa ed i ramoscelli con cui avevo coperto le mie incrostazioni.
Comunque, io non ero ancora spacciata. Avevo raccolto
un grande numero di grosse pietre e le avevo cementate insieme, fino a formare un grosso macigno. Questo macigno
era posato, in bilico, sull'orlo della mia vetta. Attorno alla
sua parte centrale, avevo depositato un cerchio di ferro, innestato su di un binario dello stesso metallo, che scendeva fino
a met del pendio. Cos, quando il mostro arriv a quel binario di ferro e lo segui lungo il fianco della montagna, io tolsi
con i miei tentacoli i piccoli sassi che impedivano al macigno di rotolare gi per la scarpata.
La mia arma rotol sul binario ad una velocit terrificante,
e son sicura che avrebbe schiacciato l'upolay se quello, con il
naso, non avesse percepito le vibrazioni del metallo. Balz
da una parte e si acquatt. Il macigno gli rotol accanto, sfiorandolo, e lo manc di pochissimo.
Per quanto fossi delusa di tutto ci, mi aveva dato una altra idea per tenere a bada gli upolay, in futuro. Se avessi deposto due rotaie lungo il pendio, una su ciascun lato della linea principale, e poi avessi fatto rotolare contemporanea-

mente tre macigni, il mostro poteva schizzare da una parte o


dall'altra, se voleva, ma sarebbe stato egualmente travolto!
L'upolay dovette spaventarsi moltissimo perch, dopo
quell'episodio, non percepii pi la sua presenza per ben cinque periodi di tepore. Poi ritorn, su per la rotaia e non,
come avevo immaginato, lungo il fianco opposto, molto pi
ripido, della montagna. Era veramente molto stupido.
A questo punto desidero fare una pausa per spiegare che
quel macigno era stata un'idea mia, non di Pap. Debbo aggiungere, tuttavia, che fu Pap, non Mamma, ad insegnarmi
a pensare con il mio cervello. So benissimo che roba da far
fremere tutti i nervi, il pensiero che un semplice mobile, buono soltanto come cibo o per l'accoppiamento, potesse essere
non solo semantico, ma anche dotato di un grado superiore
di semanticismo.
Non voglio affermare che possedesse qualit superiori.
Credo che fosse differente, ecco tutto, e che da lui ho preso
proprio questa qualit differente.
Per ritornare al mio racconto, non potevo fare nulla, mentre l'upolay si aggirava attorno a me e prelevava campioni
del mio guscio. Potevo soltanto sperare. E, come ebbi modo
di scoprire, sperare non bastava. Il mobile stacc con un
morso un pezzetto del rivestimento esterno del mio guscio:
quello lutto di osso. Pensavo che si sarebbe accontentato di
quello: e, quando fosse ritornato dopo essere uscito dallo stadio di pupa, avrebbe trovato il secondo strato, quello di
rame. Cos, avrebbe dovuto attendere un'altra stagione. Poi
avrebbe trovato il ferro e avrebbe dovuto ritirarsi di nuovo.
Allora sarebbe gi stato inverno, e lui sarebbe stato costretto
ad ibernare: o forse, sarebbe stato cos deluso e frustrato che
avrebbe rinunciato ad attaccarmi e avrebbe preferito andare
alla ricerca di una preda pi facile.

Non sapevo, allora, che un upolay non rinuncia mai, ed


molto scrupoloso. Per giorni e giorni scav attorno alla mia
base e scopri un punto che io avevo rivestito in modo insufficiente. Li, era possibile scoprire tutti e tre gli elementi del
mio guscio. Sapevo che esisteva quel punto debole, ma non
avrei mai pensato che lui scavasse a tanta profondit.
Il mostro se ne and, per trasformarsi in pupa. Quando
venne l'estate, strisci di nuovo fuori dalla sua tana. Ma, prima di attaccare me, divor tutto il raccolto, rovesci i miei
gusci-gabbie e mangi tutti i mobili che c'erano dentro, dissotterr i miei tentacoli e li divor e ruppe i miei tubi dell'acqua.
Ma quando raccolse tutte le mele del mio albero e le consum, i miei nervi fremettero. L'estate precedente, per mezzo
della mia rete di tentacoli sotterranei, io avevo trasportato
lino all'albero un buon quantitativo di minerale velenoso. Per
farlo, finii con l'uccidere i tentacoli che trasportavano quella
sostanza, ma riuscii a immettere nelle radici della pianta una
certa quantit di roba... mio Pap la chiamava selenio. Feci
cresceva altri tentacoli e portai all'albero altro veleno. Alla
fine, l'albero era saturo di quella sostanza, ma io l'avevo accumulata cos lentamente che aveva finito per raggiungere,
la pianta, una specie di immunit. Una specie, voglio dire,
perch aveva l'aria abbastanza malandata.
Devo ammettere di avere preso quell'idea da una delle storie non-cos di Pap, trasmessa in Orsemme perch Mamma
non si indignasse. Quella storia parlava di un mobile: era un
mobile femmina, sosteneva Pap, anche se il concetto di una
femmina mobile mi sembra cos intollerabile che preferisco
non indugiarvi. Era la storia di una femmina mobile, insomma, che era stata addormentata, un sonno molto lungo, per
mezzo di una mela avvelenata.

A quanto pareva, per, l'upolay non conosceva affatto


quella storia. Tutto quello che fece fu vomitare. Quando si fu
ripreso, avanz e si appollai in cima al mio guscio, strapp
via la mia grande antenna, inser l'ovopositore nel foro e cominci a fare sgocciolare l'acido.
Io ero spaventata. Non vi nulla che incuta terrore pi dell'essere privata dell'antenna e di non sapere che cosa succede
nel mondo, fuori dal tuo guscio. Ma, nello stesso tempo,
devo dire che le azioni dell'upolay erano precisamente, quelle che mi aspettavo. Perci cercai di reprimere il fremito dei
miei nervi. Dopotutto, sapevo che l'upolay avrebbe incominciato a lavorare proprio in quel punto. Era proprio per quella
ragione che avevo spostato lateralmente il mio cervello e
avevo il mio stomaco esageratamente grande pi vicino alla
sommit del guscio.
Le mie sorelle si erano burlate di me perch mi ero data
tanta pena a sistemare i mie organi. Loro si erano accontentate di crescere normalmente, per raggiungere la grandezza
di una Mamma. Mentre stavo ancora aspettando che l'acqua
pompata dal ruscello riempisse il mio sacco, le mie sorelle
gi da un pezzo avevano riscaldato la loro acqua e stavano
mangiando ottimi stufati caldi. Io, invece consumavo molta
frutta e carne non cotta, che qualche volta mi faceva stare
male. Comunque la roba che rigettavo andava benissimo per
concimare le mie colture, e cos la faccenda non si chiudeva,
per me, con una vera perdita.
Come ben sai, quando lo stomaco pieno d'acqua e ben
chiuso, il calore del nostro corpo riscalda il liquido. Poich
non c' perdita di calore, se non quando facciamo entrare o
uscire carne e verdura attraverso il diaframma, l'acqua finisce per raggiungere il punto di ebollizione.
Bene, per continuare a trasmettere la mia storia, quando il

mostro ebbe scrostato via l'osso, il rame e il ferro con i suoi


acidi ed ebbe praticato un foro abbastanza largo per farvi
passare il suo corpo, si lasci cadere dentro al guscio, con
l'intenzione di divorarmi.
Immagino che si aspettasse d'avere a che fare con una delle solite Mamme o Vergini indifese, con i nervi storditi per il
terrore, che si lasciasse divorare.
Se la pensava cos, i suoi nervi dovettero subire un bello
scossone. C'era un diaframma, sulla parte superiore del mio
stomaco, che avevo fatto crescere tenendo bene in mente le
dimensioni di un certo mobile carnivoro.
Ma vi fu un momento in cui pensai che forse non avevo
formato un'apertura abbastanza grande. Lui era passato per
met, ma non riusciva a superare con le zampe posteriori il
diaframma. Era incastrato saldamente, e a unghiate mi strappava via grossi pezzi di carne. Io soffrivo tanto che il mio
corpo tremava e, credo oscillava addirittura sulla base, guscio compreso. Eppure, nonostante i miei nervi sconvolti, mi
sforzai e mi sforzai e deglutii con tutte le mie forze, oh, proprio con tutte le mie forze. E alla fine, proprio quando stavo
per rivomitarlo attraverso il foro dal quale era entrato, il che
sarebbe stata la mia fine, deglutii convulsamente, e riuscii a
farlo cadere nell'interno.
Il mio diaframma si chiuse. E non lo riaprii, anche se il
mostro mordeva e versava acidi brucianti. Ero decisa a mettere la sua carne nel mio stufato: il pi grosso pezzo di carne
che una Mamma avesse mai avuto.
Oh, lui lott e si dibatt. Ma non per molto tempo. L'acqua
bollente gli entr nella bocca aperta e gli intrise i sacchi della
respirazione. Non poteva certamente prelevare un campione
di quel fluido scottante e andarsene per trasformarsi in pupa.
Era spacciato... ed era squisito.

Si, so benissimo che ci si deve congratulare con me e che


queste mie informazioni sul modo migliore di trattare questi
mostri devono essere trasmesse a tutte quante, dovunque. Ma
non dimenticare che una parte del merito di questa vittoria
sul nostro antico nemico va ad un mobile. So che pu far fremere i nervi soltanto a pensarci ma proprio cos.
Dove ho preso l'idea di piazzare il mio stomaco dello stufato proprio sotto al punto dove l'upolay fa sempre il suo
foro, in cima ai nostri gusci? Ecco, una delle tante idee che
ho avuto. E' derivata da una delle storie non-cos di Pap,
raccontate in Orsemme. Te la trasmetter, una volta o l'altra,
quando non sar tanto indaffarata. E quando tu, cara, avrai
imparato il nostro linguaggio segreto.
Ora incomincer la lezione. Per prima cosa...
Come? Stai fremendo per la curiosit? Oh, benissimo, ti
dar un'idea della storia non-cos, e poi proseguir la lezione
che sto facendo a questa neofita.
Parla di nuay upolay e iday etray orcellinipay...
Titolo originale:
DAUGHTER
(Thrilling Wonder Stories, inverno 1954)

IV Figlio
Il transatlantico di lusso salt in aria salt in aria anche Jones.
Lui se ne stava appoggiato al parapetto, teneva gli occhi
fissi sull'immagine della luna che danzava sulle onde, e pensava a sua moglie. L'aveva lasciata alle Hawai: e non l'avrebbe rivista mai pi, o almeno cos sperava. Aveva pensato anche a sua madre, che era in California, e si era chiesto come
sarebbe stato, ritornare di nuovo a vivere con lei. Quelle prospettive non l'avevano reso n felice n infelice. Si era accontentato di meditare, ecco tutto.
Poi il nemico, in una delle primissime azioni di quella
guerra non dichiarata, aveva silurato il transatlantico, dal
basso. E Jones, colto assolutamente alla sprovvista, venne
scagliato in aria, come se fosse balzato via da un trampolino
straordinariamente elastico e potente.
Ricadde, a grande profondit. Le tenebre lo schiacciarono.
Il panico lo travolse, e perdette quel senso delicato di posa
che riusciva a conservare quando nuotava nelle acque aperte,
illuminate dal sole. Provava l'impulso di urlare e poi di risalire lungo quell'urlo, come l'acrobata di un circo equestre che
risale su di una corda, fino a raggiungere l'aria libera e lo
splendore della luna.
Prima che quel grido d'aiuto scaturisse, prima che le acque

riversassero la loro pesante oscurit dentro i suoi polmoni, la


testa affior alla superficie: inal aria e luce. Poi si guard
attorno, e si accorse che la nave era scomparsa: e lui era rimasto solo. Non poteva fare nient'altro, ormai, che aggrapparsi ad un relitto e sperare che con il far del giorno arrivasse
qualche aereo, oppure un'altra nave.
Un'ora pi tardi, all'improvviso, il mare si gonfi e si apri,
ed emerse un lungo dorso nero. Sembrava una balena, perch
aveva una testa arrotondata e il corpo affusolato. Eppure non
muoveva la coda in su e in gi per sospingersi in avanti, e
non oscillava lateralmente. Non faceva altro che starsene l,
immobile. Jones sapeva che doveva trattarsi di un sommergibile di nuovo tipo, ma non ne era completamente sicuro, perch aveva l'aria di essere una creatura viva. Aveva quel non
so ch di indefinibile che distingue gli esseri animati da quelli inanimati.
I suoi dubbi trovarono una risposta un attimo pi tardi,
quando quel dorso liscio ed incurvato venne rotto improvvisamente da un lungo tubo che cominciava ad affiorare proprio dal centro. Il tubo continu a salire, fino a quando raggiunse un'altezza d circa sei metri: allora si ferm. Alla sua
estremit fiorirono griglie di varie forme e dimensioni. Erano, evidentemente, antenne radar retrattili.
Dunque, quello era il nemico. Era salito dalle profondit
del mare, dove si era nascosto dopo avere sferrato il suo colpo mortale. Voleva controllare la distruzione che aveva causato, e forse, voleva prelevare i superstiti, se ce n'erano, per
interrogarli. O per fare in modo che non ci fossero superstiti.
Bench fosse attanagliato da quel pensiero, Jones non tent neppure di allontanarsi a nuoto. Che cosa avrebbe potuto
fare, tanto? Era meglio correre il rischio, e sperare che lo
trattassero in modo decente. Non voleva sprofondare in quel

liquido abisso sottostante, nelle tenebre e nella pressione insostenibile.


Si tenne a galla, mentre il sommergibile girava verso di lui
il suo muso cieco. I portelli si aprirono improvvisamente sul
ponte affusolato: ma non ne usci nessuno. Non c'era il minimo segno di vita. Gli uomini dovevano essere sottocoperta, e
facevano girare verso di lui le griglie senza volto e senza occhi del radar.
Soltanto quando il sommergibile gli fu addosso, Jones
comprese in che modo aveva intenzione di prenderlo prigioniero. Un obl grande e rotondo si apri sulla testa a forma di
muso di balena. Il mare si precipit in quell'apertura, trascinando con s l'uomo. Lui si dibatt furiosamente, perch non
sopportava l'idea di venire catturato da quella caricatura mostruosa, di venire assorbito, come una sardina inghiottita da
un barattolo mobile. E poi, il solo pensiero di una porta che
si spalancava davanti a lui per non mostrargli altro che tenebre bastava ed avanzava per mettergli addosso un desiderio
disperato di urlare.
Un attimo dopo, l'obl si richiuse dietro di lui, e si trov
schiacciato fra l'acqua e le pareti e l'oscurit. Lott, freneticamente, contro un nemico che non poteva afferrare con le
mani. Grid, dal pi profondo del suo essere, invocando una
boccata d'aria ed una scintilla di luce e una porta che lo conducesse fuori da quel luogo di panico, di oscurit e di morte.
Dov'era la porta, la porta, la porta? Dove...
Vi furono alcuni momenti nei quali quasi si svegli, nei
quali stava sospeso in quel mondo crepuscolare fra il sonno
buio e la veglia luminosa. E fu allora che ud una voce: una
voce che non gli era nuova. Sembrava una voce di donna, ed
era sommessa, carezzevole e comprensiva. Qualche volta diventava incalzante, come per fargli capire che lui avrebbe

fatto molto meglio a non tenere nascosto alcunch.


Nascondere? Nascondere che cosa? Che cosa?
Una volta ebbe invece l'impressione di udire una serie di
colpi tremendi: come se il tuono fosse esploso, da qualche
parte. E, nello stesso tempo, la sensazione di venire stretto
nel pugno d'un gigante. Poi anche questo pass.
La voce ritorn a farsi udire, per un po' di tempo. Poi si
smorz, e venne il sonno.
Non si svegli rapidamente. Dovette lottare, per liberarsi
di strati e strati di semi-incoscienza, dovette gettarli via uno
ad uno, con una disperazione appena temperata dalla frenetica speranza che il prossimo strato sarebbe stato l'ultimo. E
proprio nell'attimo in cui stava per arrendersi, per lasciarsi
sprofondare di nuovo sotto quelle coltri pesantissime e soffocanti, per smettere di respirare e di lottare, si svegli.
Stava piangendo forte, e cercava di agitare le braccia. E
pens per un attimo brevissimo che la porta dello stanzino si
era aperta e che erano entrate la luce e sua madre.
Ma non era cos. Non era ritornato nello stanzino chiuso.
Lui non aveva sei anni, e non era stata sua madre che era venuta a salvarlo. Senza il minimo dubbio, quella non era la
voce di sua madre, e non era neppure la voce di suo padre,
l'uomo che l'aveva chiuso nello stanzino.
La voce proveniva, invece, da un altoparlante incorporato
nella parete. Non parlava affatto nella lingua del nemico,
come lui si era aspettato, bens in inglese. Continuava a risuonare, cantilenante, e stranamente era per met metallica e
per met materna: e gli stava dicendo ci che era successo in
quelle ultime dodici ore.
Jones rimase profondamente sconvolto, quando seppe di
essere rimasto privo di conoscenza per tanto tempo. E, mentre assimilava quella conoscenza, fece scorrere lo sguardo

sulla sua cella, annotando ogni cosa. Era lunga poco pi di


due metri, larga un metro e mezzo, ed alta meno di due metri. Era completamente spoglia eccettuata la branda sulla
quale lui era disteso e alcuni impianti igienici indispensabili.
Una lampadina splendeva proprio su di lui, calda e nuda.
La scoperta di essere rinchiuso in quel luogo, stretto come
una tomba e privo di qualsiasi porta d'uscita, a quanto gli era
dato vedere, lo fece balzare di scatto dalla branda. O, per essere pi esatti, tent di farlo, perch si accorse che le sue
gambe e le sue braccia erano bloccate da larghe fasce elastiche.
La voce riempi la cella.
Non allarmarti, Jones. E non cercare di dibatterti in quel
modo isterico e inutile, come hai fatto prima che io fossi costretta a somministrarti un sedativo. Se soffri di claustrofobia, devi adattarti a sopportarlo.
Jones non si dibatt. Era troppo stordito dalla rivelazione:
lui era l'unico essere umano che si trovasse a bordo di quel
sommergibile. Era un robot, quello che gli stava parlando:
forse il sommergibile stesso che riceveva istruzioni, elettronicamente, da una nave-madre.
Per qualche tempo riesamin mentalmente quella situazione... ma nonostante tutto, non riusc ad attenuare il senso di
terrore che stava provando. Sarebbe stato gi abbastanza orribile essere imprigionato in compagnia dei nemici vivi: ma
un nemico che aveva la pelle di acciaio e le ossa di plastica,
e vene elettroniche ed occhi di radar e cervello al germanio
lo riempiva di un terrore disumano, travolgente. Come
avrebbe potuto riuscire a combattere contro qualcosa del genere?
Cerc di dominare la propria paura con il pensiero che, in
fin dei conti, per lui quel fatto non peggiorava assolutamente

la situazione. Come era possibile che quella macchina fosse


diversa dallo stesso nemico, come era possibile che la creatura fosse differente dal suo creatore? Era il nemico che aveva
costruito quell'enorme pesce automatico, ed era logico che lo
avesse modellato esattamente secondo i propri processi di
pensiero, secondo la propria ideologia. Quel mostro si sarebbe comportato esattamente nello stesso modo in cui si sarebbe comportato il nemico.
Adesso che aveva riacquistato conoscenza, ricordava ci
che gli aveva detto il robot, e ci che aveva risposto lui. Si
era ridestato dal parziale annegamento, ed aveva visto un
lunghissimo braccio di plastica che si ritirava dentro ad un
buco della parete. Il buco era poi stato coperto da un piccolo
sportello: ma lui aveva avuto il tempo di scorgere gli aghi
alla estremit del braccio. Pi tardi, aveva capito che gli aghi
di quel braccio gli avevano iniettato dell'adrenalina per stimolare il suo cuore, ed un'altra sostanza chimica, sconosciuta
agli americani, per costringere i muscoli interni ad espellere
l'acqua che aveva inghiottito.
Il sommergibile lo voleva vivo, dunque. Il problema era
questo: perch?
Non pass molto tempo prima che lui venisse a saperlo.
La macchina, o cervello meccanico, o qualunque altra cosa
fosse, gli aveva iniettato anche una droga che lo aveva fatto
precipitare in uno stato di leggera ipnosi. E gli aveva dato
anche una parola chiave che, pronunciata quando l'effetto
della droga si fosse ormai esaurito, lo avrebbe messo in grado di ricordare tutto ci che era accaduto. Adesso la voce
aveva pronunciato quella parola magica che spalancava il
suo inconscio (era una parola della lingua del nemico, e lui
non la comprendeva) e tutto era ritornato ad affollarsi, chiaramente nel suo ricordo.

Comprendeva tutto ci che il sommergibile aveva ritenuto


opportuno dirgli. In primo luogo, era uno dei primi mezzi
sperimentali che il nemico aveva costruito, poco tempo dopo
l'inizio delle ostilit. Era una nave sottomarina, completamente automatica: e non perch il nemico non avesse abbastanza uomini a disposizione, perch Dio sapeva che ne aveva milioni e milioni da gettare sul campo di battaglia, ma
perch un sommergibile che non doveva portare a bordo una
enorme quantit di viveri e di attrezzature per produrre l'aria
per il suo equipaggio, e che non doveva contenere un grande
numero di alloggi, poteva essere assai pi piccolo e pi efficiente, e poteva rimanere in mare assai pi a lungo. Il macchinario necessario per farlo funzionare occupava infinitamente meno posto di quello che avrebbe richiesto un equipaggio umano.
Il sommergibile era stato progettato e realizzato in modo
da essere snello, velocissimo e mortale. Portava ben quaranta
siluri, e quando li avesse lanciati tutti, sarebbe ritornato alla
sua nave madre, che si trovava da qualche parte del Pacifico.
Se fosse stato necessario, non sarebbe stato costretto a risalire mai alla superficie, per tutto il tempo della sua missione.
Ma i suoi costruttori avevano impartito istruzioni perch, se
la cosa non fosse stata pericolosa, risalisse a catturare qualche prigioniero e cercasse di strappare loro informazioni preziose.
Poi, disse la voce che aveva quella sfumatura metallica,
ti avrei ributtato in mare dove ti ho raccolto. Ma quando,
durante l'interrogatorio, ho avuto modo di scoprire che tu eri
uno specialista di elettronica, ho deciso di tenerti e di portarti
alla base. Ho l'ordine di portare alla base tutti i prigionieri
preziosi. E' una bella fortuna, per te, essere un uomo che potr tornarci utile. Altrimenti....

L'eco freddo di quelle parole aleggi a lungo nella cella.


Jones rabbrivid. Gli pareva di vedere, mentalmente, il portello che si apriva all'interno, il mare che vi entrava, precipitosamente, e se stesso che si dibatteva, e poi le irresistibili
braccia di plastica che lo spingevano fuori, nelle profondit
tenebrose e silenziose.
Si chiese, per qualche attimo, che cosa aveva scoperto, di
lui, Keet VI. Gli bast quel semplice pensiero per fargli trovare la risposta. Il ricordo ritorn, e lui seppe tutto ci che
era successo.
Tanto per incominciare, il sommergibile era umano, per
quanto era possibile che lo fosse una macchina. Pensava a
se stesso come a Keet VI, che significava Balena VI: e parlava in termini che avrebbero ingannato un inesperto: l'avrebbero indotto a credere che quella macchina era dotata di autocoscienza. Ma Jones sapeva benissimo che non era cos
Fino a quel momento non era ancora stato costruito un
cervello meccanico dotato di autocoscienza. Ma questo
dava veramente una simile impressione. E Jones, dopo un po'
di tempo, si adatt a quel ragionamento naturalmente ingannevole, e cominci a considerarlo come un essere vivente. O
come una donna. Perch i costruttori di Keet erano caduti
nella loro stessa trappola e, credendo che le navi fossero
femmine, avevano inconsciamente dotato Keet di una psicologia femminile.
Altrimenti, come avrebbero potuto spiegare il fatto che
Keet sembrava dimostrare sempre, nei suoi confronti, una tenera sollecitudine? Sapeva che lui era un maschio prezioso,
che gli uomini a bordo della nave-madre volevano un individuo come Jones, che possedeva informazioni e capacit utili.
Keet era pronta a fare del suo meglio per mantenerlo in vita.
Per questo lo aveva alimentato per via endovenosa, e aveva

smesso di interrogarlo, quando era incappata in una zona


particolarmente sensibile e dolorante del suo cervello.
E che cos'era quella parte cos sensibile? Oh, nient'altro
che quella notte, molto lontana ormai nel tempo, ma cos vicina nei suoi effetti, quando suo padre lo aveva chiuso a
chiave in quello stanzino buio, perch lui non voleva confessare di aver rubato un quarto di dollaro dalla borsetta di sua
madre. E lui si era rifiutato di confessare, perch sapeva di
essere innocente, fino a quando l'oscurit era diventata densa
e pesante e caldissima, come una coperta che lo avvolgesse
per soffocarlo. E allora lui, incapace di resistere oltre a quel
terrore, a quelle tenebre e alle pareti che sembravano avventarsi su di lui per schiacciarlo, aveva urlato e urlato fino a
quando sua madre aveva spinto da parte suo padre, e aveva
spalancato la porta e gli aveva dato luce e spazio, e un seno
profondo e morbido, sul quale piangere e singhiozzare.
E da allora...
Risuon la voce di Keet, che adesso, in qualche modo, non
sembrava pi tanto fredda.
Non sono riuscita ad estrarre altro, da te, se non che tu eri
uno specialista di elettronica: che ti trovavi a bordo della
nave di lusso Calvin Coolidge, e che stavi lasciando tua moglie per una separazione di prova, e andavi a vivere presso
tua madre, che abita in un campus universitario. L avevi intenzione di riprendere la tua tranquilla vita accademica, di
darti di nuovo all'insegnamento, e di passare il resto della tua
vita in compagnia di tua madre. Ma, quando ho urtato contro
quel particolare pensiero, all'improvviso tu sei ritornato all'episodio dello stanzino, e io non sono riuscita a combinare
nient'altro, con te. Purtroppo, ho in dotazione soltanto le droghe pi leggere, e non ho potuto metterti in ipnosi profonda.
Se potessi farlo, allora riuscirei a penetrare al di l di quell'e-

pisodio, o almeno ad accantonarlo. Ma ogni volta che incomincio ad interrogarti, mi ritrovo a toccare quel particolare
settore del passato.
Se lo stava semplicemente immaginando, o c'era davvero
una sfumatura querula e lamentosa, in quella voce? Era possibile. Se il nemico aveva costruito un modulatore, in modo
che Keet potesse imitare la comprensione e la dolcezza, era
senza dubbio in grado di installare circuiti che scimmiottavano anche altri sentimenti. Oppure era possibile che la macchina, essendo, in fin dei conti, un cervello estremamente
intelligente, sapesse manipolare i meccanismi vocali, in
modo da riprodurre gli effetti desiderati?
Probabilmente, lui non sarebbe mai riuscito a scoprire la
verit. Eppure non c'era il minimo dubbio: quella voce aveva, almeno, una sfumatura emotiva.
Era contento di essere cos preso e affascinato dalle capacit potenziali di Keet. Altrimenti, avrebbe lottato come un
pazzo per liberarsi dai legami che lo tenevano inchiodato alla
branda. Le pareti della cella erano troppo vicine, troppo vicine. E, anche se adesso riusciva a sopportarne la vista, finch
la luce era accesa, sapeva che avrebbe finito per impazzire,
se quella luce si fosse spenta.
Keet, ormai, doveva averlo compreso perfettamente: eppure non aveva mai minacciato n tentato di utilizzare quella
conoscenza per i propri scopi. Perch? Perch non aveva tentato di strappargli tutto ci che sapeva servendosi della paura? Quello sarebbe stato indubbiamente il metodo degli uomini che l'avevano costruita, e Keet era, in fin dei conti, soltanto un loro riflesso, una loro proiezione. Perch non aveva
cercato di terrorizzarlo?
La risposta non tard ad arrivare.
Devi capire che io sono nei guai. E questo significa che

nei guai ci sei anche tu, Jones. Se io vado a fondo, vai a fondo anche tu.
Jones si tese. Adesso sarebbe venuto il momento cruciale.
Fu sorpreso nell'udire quel tono quasi supplichevole nella
voce di Keet. Poi si ricord che i costruttori dovevano avere
inserito l'intera gamma di emozioni nella sua voce, perch
potesse servirsene come le circostanze richiedevano.
Mentre tu eri privo di conoscenza, io sono stata attaccata
da uno stormo di aerei. Probabilmente portavano strumenti
che mi sono sconosciuti, perch io ero ad una grande profondit, eppure mi hanno individuata egualmente, disse Keet.
Ormai Jones era assolutamente sicuro: c'era veramente l'emozione, in quella voce. Il tono era una via di mezzo fra
l'imbronciato e l'offeso. Quando Keet era stata mandata in
missione nell'oceano, pens Jones, il palcoscenico aveva veramente perduto una grandissima attrice.
Nonostante la gravit della situazione in cui si trovava,
non riusc a reprimere una breve risata. Keet la ud, perch
chiese: Che cos' questo rumore, Jones?.
Una risata.
Risata?.
Vi fu una pausa. Jones immagin Keet che restava in attesa, mentre frugava tutti i canali dei suoi banchi-memoria
elettronici, alla ricerca della definizione di quella cosa che
veniva chiamata risata.
Vuoi dire cos? fece Keet.
Dall'altoparlante proruppe all'improvviso una sghignazzata
agghiacciante.
Jones sorrise, a denti stretti. Evidentemente i creatori di
Keet avevano incluso, nelle sue strutture, tanto la definizione
di risata quanto la capacit di riprodurla. Ma la risata che le
avevano dato era proprio quella che ci si poteva aspettare da

loro. Era studiata apposta per spaventare le loro vittime. Non


vi era n divertimento n gaiezza. Glielo disse. Vi fu un'altra
pausa. Poi l'altoparlante ridacchi. Ma questa risata esprimeva soltanto sarcasmo e disprezzo.
Non questo, ci che intendevo, rispose.
La voce di Keet trem. Jones ne rimase sorpreso. Senza
dubbio, i tecnici nemici non avevano inteso far s che lei potesse esprimere le sue emozioni. Le macchine, lui lo sapeva
bene, potevano essere frustrate, ma non sentivano la delusione come la sentivano gli esseri umani. Tuttavia era possibile che, nel desiderio di farle emulare il pi possibile una
creatura umana, i suoi costruttori l'avessero dotata anche di
quella facolt aggiungendo un particolare apparecchio. Questo significava spingere la perfezione fino ad un limite fantastico; ma era possibile farlo.
Fu allora che Jones ricevette un altro leggero trauma. Keet
aveva incominciato a dirgli per quale ragione aveva bisogno
di aiuto, ma poi si era lanciata improvvisamente in quella discussione, e in quel tentativo vano di riprodurre la sua risata.
Quindi era possibile portare Keet su di una falsa pista.
Fece tesoro di quella informazione. Forse avrebbe potuto
servirsene, in un'altra occasione, se mai si fosse trovato nelle
condizioni di utilizzarla. Per il momento, inchiodato com'era
da quelle fasce elastiche, non credeva di avere molte speranze.
Che cosa stavi dicendo? chiese.
Ho detto che sono nei guai, e che di conseguenza ci sei
anche tu. Se vuoi sopravvivere, devi aiutarmi.
Keet fece una pausa, come se stesse frugando nel proprio
cervello a cellule metalliche, cercando l'esatta combinazione
delle parole. Jones si tese, perch sapeva benissimo che quella era la sua unica possibilit, e ascolt attentamente.

Mentre tu stavi dormendo, disse Keet, quegli aerei...


che credo fossero dell'aviazione borghese yankee... sono riusciti a localizzarmi e hanno lanciato bombe di profondit.
Sono scoppiate molto vicine ma io sono stata costruita in
modo molto efficiente, e quindi hanno causato pochissimi
danni, all'esterno. Ma mi hanno scossa abbastanza.
Sono discesa, obliquamente, e mi sono allontanata dalla
zona pericolosa. Ma quando sono arrivata sul fondo, mi sono
fermata. Il mio muso immerso nella fanghiglia, e non posso
indietreggiare per liberarmi.
Buon Dio! pens Jones. A che profondit ci troviamo? A
trecento, quattrocento metri?
Quel pensiero lo fece assalire nuovamente dalla claustrofobia. Adesso le pareti stavano di nuovo stringendosi addosso a lui: si piegavano sotto il peso abissale dell'acqua che lo
sovrastava.
Erano nere, e stavano per schiacciarlo.
Keet si era interrotta, come per dagli il tempo di riflettere
sul terrore che aleggiava attorno al suo involucro sottile. Poi,
come se avesse valutato esattamente le reazioni di Jones,
prosegui.
Le mie paratie sono sufficientemente solide e sufficientemente flessibili, e quindi non cederanno, neppure a questa
profondit. Ma mi si aperta una falla!
E' molto piccola, ma sta riempiendo un compartimento
stagno, fra la mia paratia esterna e quella interna. E devo
confessare un'altra cosa: un pannello della paratia interna
stato spostato dall'impatto delle esplosioni. Erano molto vicine.
Stava parlando come una donna che dicesse al medico di
famiglia di avere un rene ammalato.
Le mie pompe funzionano abbastanza bene, e quindi pos-

so impedire all'acqua di guastare i miei meccanismi interni,


disse Keet. Purtroppo, per, l'umidit ha gi fatto effetto su
di una parte dei circuiti che governano i meccanismi direzionali. Posso muovermi, ma soltanto in una direzione, perch
adesso i miei timoni di profondit sono bloccati.
Fece una pausa drammatica, poi aggiunse: E l'unica direzione in cui posso muovermi verso il basso.
Le parole di Keet scatenarono il terrore nell'animo di Jones. Quella porta non si sarebbe mai aperta. E, aprendosi,
avrebbe fatto entrare solamente l'oscurit e una tremenda forza schiacciante, non la luce e sua...
Strinse i pugni, e chiam a raccolta tutta la sua forza di volont per ricacciare il panico. Keet doveva sapere quale effetto stavano producendo le sue parole: probabilmente, vi aveva
fatto conto. Era molto probabile che le fasce strette attorno
alle braccia di Jones contenessero strumenti in grado di misurare la sua pressione sanguigna e i battiti del suo cuore. Lei
poteva sapere quando lui le mentiva, e quando aveva paura.
Dispongo dei mezzi per provvedere alle riparazioni,
continu Keet. Ma purtroppo, questa falla ha messo fuori
uso i circuiti che azionano le braccia addette alla manutenzione. E' una autentica disgrazia.
La voce di Jones era serrata come i suoi pugni chiusi.
E allora?.
E allora voglio liberarti dalla tua cella e permetterti di
chiudere la falla e di riparare i circuiti. Il materiale per tappare la falla e la cassetta che contiene gli schemi degli impianti
si trovano nella mia sala macchine. Gli schemi ti consentiranno di capire i circuiti.
E se lo faccio?.
Ti porter illeso alla nave-madre.
E se non lo faccio?.

Ti toglier l'aria. Ma prima, ti spegner la luce.


Era come se lo avesse colpito alla testa e gli avesse sbattuto in faccia il coperchio della bara. Jones sapeva benissimo
che non avrebbe potuto resistere, di fronte ad una simile minaccia. Non voleva ammettere di essere un vigliacco: voleva
credere, disperatamente, di essere molto forte. Ma sapeva
che c'era qualcosa, sepolto dentro di lui, qualcosa che l'avrebbe tradito.
Quando fosse venuta l'oscurit, e l'aria fosse diventata calda e irrespirabile, lui sarebbe ritornato un bambino, un bambino rinchiuso in uno stanzino che gli sembrava sprofondare
verso il centro della terra, per non risalire mai pi. E sopra di
lui ci sarebbe stato tutto il peso della terra, con i suoi oceani
e le sue montagne, e la gente che camminava, lass, in alto,
in alto.
Allora? la voce di Keet era impaziente.
Jones sospir.
Sta bene.
In fin dei conti, finch era vivo, poteva sperare di fuggire.
Forse anche di impadronirsi di quella macchina mostruosa...
Scosse il capo, tristemente. Perch stava cercando di illudersi? Era un vigliacco, un buono a nulla. Se non lo fosse
stato, non sarebbe sempre fuggito per paura, per tutta la sua
vita, non sarebbe corso sempre a rifugiarsi a casa di sua madre. Non avrebbe rinunciato a quell'ottimo posto di insegnante in una grande universit del Middle-West per correre ad
insegnare sulla Costa, perch l poteva essere vicino a sua
madre.
Lei aveva rifiutato di lasciare casa sua, e cos era stato lui,
ad andare da lei.
E pi tardi, quando lui aveva conosciuto Jane, e si era lasciato convincere a lavorare per quel grande laboratorio d'e-

lettronica alle Hawai, aveva pensato tante volte che sarebbe


stato bellissimo se sua madre fosse venuta a far loro visita. E
quando, dopo parecchie liti rabbiose, Jane aveva rifiutato di
permetterglielo, perch diceva che la presenza di sua madre
soffocava la sua virilit, lui l'aveva lasciata e se ne era andato.
E adesso lui era li, chiuso di nuovo nello stanzino, che
sprofondava sempre pi in basso, sempre pi in basso in
quell'abisso schiacciante, era di nuovo chiuso nello stanzino
perch era fuggito ancora. Se avesse avuto il coraggio di restare con Jane, adesso non si sarebbe trovato in quella situazione.
La cosa pi terribile era questa: lui riconosceva che Jane
aveva ragione. Sapeva bene che sua madre lo teneva in pugno, proprio a causa di quella bizzarra distorsione del suo
cervello. Eppure non aveva mai potuto farci niente, se non
lottare debolmente, cos come si era lasciato trascinare nelle
fauci aperte di quel mostruoso sommergibile, e adesso obbediva ad ogni sua parola. E tutto a causa di una paura cui non
era capace di resistere.
La voce acuta di Keet lo strapp alle sue fantasticherie.
C' soltanto una cosa che mi trattiene dal liberarti.
Che cosa?.
Posso fidarmi di te?.
E che cosa potrei fare? Non voglio morire, e posso continuare a vivere soltanto se rimango con te. Sia pure come tuo
prigioniero.
Oh, noi trattiamo molto bene i tecnici che sono disposti a
collaborare.
A Jones non sfuggi l'insistenza su quella parola, collaborare. Fu scosso da un brivido e si chiese che cosa lo aspettava: forse avrebbe fatto molto meglio a rifiutare. Per lo meno,

sarebbe morto con onore.


Onore era una parola cos insignificante, a tante centinaia
di metri sotto la superficie dell'oceano, dove nessuno avrebbe mai neppure conosciuto il suo sacrificio. Sarebbe stato
soltanto uno dei dispersi, e tutti lo avrebbero dimenticato, eccetto sua madre e Jane. E lei... lei era giovane, graziosa e intelligente. Avrebbe trovato qualcun altro, e molto in fretta.
Quel pensiero fece scoccare in lui un'ondata di rabbia.
La tua pressione sanguigna salita, disse Keet. A cosa
stavi pensando?.
Jones avrebbe voluto risponderle che non erano affari
suoi, ma sapeva che lei lo avrebbe sospettato di pensare a
qualche trucco per ingannarla. E le confesso la verit.
Lei rispose con molta indifferenza.
Voi borghesi yankees dovreste imparare a controllare le
vostre emozioni. O, meglio ancora, dovreste liberarvene.
Perderete la guerra proprio per la vostra stupidit e per le vostre emozioni da pecore.
In altre circostanze, Jones si sarebbe messo a ridere all'idea di una macchina che predicava il suo patriottismo, ma
adesso non gli interessava molto scoprire che i costruttori di
Keet non avevano trascurato neppure l'aspetto ideologico di
quel perfezionatissimo cervello meccanico.
E poi (e questo fu un pensiero che gli diede i brividi) forse
aveva ragione lei.
Prima che io ti lasci andare, Jones, disse Keet, con una
voce diventata pi tagliente, debbo avvertirti che sto prendendo le precauzioni necessarie contro ogni tentativo di sabotaggio da parte tua. Sar molto franca con te e ti confesser che, quando sarai in sala macchine, non potr sorvegliarti
da vicino, come faccio finch tu sei qui. Ma ho molti mezzi
per seguire i tuoi movimenti. Se dovessi toccare qualche pez-

zo che non sei autorizzato a toccare, o se anche soltanto ti


avvicinerai... io me ne accorger.
Ora, ammetto di avere soltanto un'arma aggressiva, da
usare contro di te. Se non ti comporterai bene, liberer immediatamente un gas anestetico. Lascer aperta la porta della
cella, in modo che il gas finir per invadere il resto dei miei
compartimenti. Poich i corridoi sono molto stretti, dato che
sono stati progettati per permettere l'accesso agli addetti alla
manutenzione, quando io sono in porto, si riempiranno presto di gas. Verrai subito sopraffatto.
E poi? chiese Jones.
Manterr il flusso fino a quando tu sarai morto. E periremo entrambi. Ma avr almeno la soddisfazione di sapere che
nessun leccapiedi imperialista mi ha sconfitta. E io non ho
paura di morire, come invece l'hai tu.
Jones dubitava molto di quell'ultima affermazione. Era verissimo che Keet non avrebbe dovuto essere spaventata nel
modo in cui lo era lui. Ma i suoi costruttori dovevano averle
instillato un istinto di sopravvivenza, forte forse quanto quello di un essere umano. Altrimenti, Keet non sarebbe stata la
macchina bellicosa che il nemico voleva: e allora, tanto valevo che costruissero un sommergibile di tipo convenzionale,
con un equipaggio composto di esseri umani pronti a lottare
per le proprie vite.
La differenza principale era un'altra: essendo una macchina, Keet non era nevrotica. Lui era un uomo, organizzato
quindi in modo superiore. Perci, era molto pi facile che
qualcosa, in lui, non funzionasse. Tanto pi un essere elevato, tanto pi suscettibile ai guasti.
Le fasce elastiche scattarono via. Jones si alz, massaggiandosi le braccia e le gambe intorpidite. Nello stesso momento, la porta della cella, che costituiva una sezione della

parete, si apri, scivolando lateralmente. Pass attraverso quel


varco, e guard nel corridoio. Poi indietreggi.
Vai avanti! esclam Keet, spazientita.
E' cos buio, disse Jones. Ed cos stretto e cos basso.
Dovr strisciare.
Non posso darti luce, scatt lei. Ci sono le torce elettriche per gli uomini addetti alla manutenzione, ma si trovano
in un armadietto nella sala macchine. Dovrai andare fin l, se
vuoi prenderle.
Jones non poteva muoversi. Era impossibile spingere le
sue gambe verso quell'oscurit compatta.
Keet imprec, nella lingua del nemico. O almeno, Jones
immagin che fosse un'imprecazione: ne aveva il tono, quanto meno.
Jones, vigliacco borghese! Esci subito da questa cella!.
Lui gemette.
Non posso!.
Ah! Se tutti i civili yankee sono come te, perderanno sicuramente la guerra!.
Lui non riusc a spiegarle che non tutti erano fatti come
lui. La sua debolezza era qualcosa di speciale, qualcosa che
lo giustificava. Era impossibile tentare di resisterle.
Jones, se tu non esci immediatamente di qui, inonder di
gas la cella.
Se lo farai, sarai perduta anche tu, le ramment Jones.
Resterai qui per sempre, con il muso sprofondato nel
fango.
Lo so benissimo. Ma io ho una direttiva assai pi forte
dell'istinto di sopravvivenza. Se debbo scegliere fra la cattura
e la fine, scelgo la fine. E senza tutte quelle crisi che caratterizzano voi borghesi!.
Keet fece una breve pausa, e poi, con un tono di disprezzo

cos intenso che lui ebbe l'impressione di vedere, mentalmente, le sue labbra che si increspavano, aggiunse: E adesso, muoviti!.
Non poteva avere il minimo dubbio: quella stava parlando
sul serio. E soprattutto, la derisione in quella voce era cos
bruciante che lui aveva l'impressione che una fiamma fosse
scaturita all'improvviso e l'avesse colpito alle gambe. Allora
si chin, e si lanci in quel corridoio stretto e tenebroso.
Persino in quel momento, lui sapeva che Keet, in realt,
non era capace di provare un autentico sentimento di disprezzo nei suoi confronti. I costruttori avevano impresso in
quel cervello elettronico le direttive necessarie per trattare un
nemico catturato nel modo pi conveniente. Keet era in grado di distinguere i suoi stati psicologici, ed automaticamente
si sintonizzava sul disprezzo o su qualunque altro sentimento
che era pi opportuno esprimere ad ogni dato momento. Tuttavia, quella voce aveva una specie di pungiglione, e lo aveva colpito profondamente.
Piegandosi a met, con le nocche delle dita che quasi sfioravano il pavimento di plastica, Jones avanzava come uno
scimmione in una assurda foresta. I suoi occhi ardevano nella oscurit, come se cercassero di produrre essi stessi la luce
necessaria. Ma non riusciva a vedere assolutamente nulla.
Molte volte si volt indietro, nervosamente, a guardarsi alle
spalle, ed ogni volta ebbe il conforto di scorgere il riquadro
di luce che irradiava dalla lampada della cella. Finch quella
luce fosse rimasta in vista, lui non si sarebbe sentito troppo
perduto.
Il corridoio descrisse una leggera curva. Quando lui si volt indietro, scorse soltanto un riverbero molto fievole: bastava a dimostrargli che le tenebre non erano assolute e che lui
non era veramente chiuso in uno stanzino. Il suo cuore batte-

va rapidamente, e qualcosa stava salendo, dalla parte pi


profonda e pi infima del suo essere: e portava con s una
schiuma nera, pesante, oleosa fatta di paura e di panico irragionevole. Gli riempi il cuore, e gli sali su per la gola, cercando di soffocarlo.
Jones si ferm, e puntell le mani sulle pareti, una per parte. Quelle paratie erano solide e fredde, al tatto, e non si stavano spostando in avanti per schiacciarlo. Questo lo sapeva.
Eppure, per un attimo brevissimo e fuggevole, lui le aveva
sentite muoversi. E aveva anche sentito l'aria farsi pi densa,
come se fosse un serpente in procinto di stringersi attorno
alla sua gola.
Mi chiamo Chris Jones, disse a voce alta. La sua voce
echeggi lungo il corridoio. Ho trent'anni. Non sono un
bambino di sei anni. Sono uno specialista di elettronica, e
sono capace di guadagnarmi da vivere. Ho una moglie e
adesso per la prima volta mi rendo conto, buon Dio, di amarla pi di qualunque altra cosa al mondo. Sono un americano,
e adesso sono in guerra, ed mio dovere, mio diritto e mio
privilegio, e dovrei dire che anche mia gioia, se fossi di
stampo eroico, fare tutto ci che in mio potere per danneggiare o distruggere il nemico. Ho un paio di mani efficienti e
la mia conoscenza di specialista. Eppure, Dio sa bene che io
non sto facendo quello che dovrei fare. Sto strisciando lungo
un corridoio come se fossi un bambino, e tremo e sto per
correre piangendo dalla mamma, verso la luce e la sicurezza.
E sto aiutando il nemico per poter riavere ancora la luce e la
sicurezza e la voce di mia madre.
La sua voce stava tremando, ma lui la rafforz. Quel mutamento era un'indicazione di ci che stava accadendo dentro
di lui. Adesso o mai pi, mormor a se stesso. Adesso o mai
pi. Se fosse ritornato indietro, se le sue gambe ed il suo

cuore lo avessero tradito, sarebbe stata finita, per lui. Non


avrebbe avuto la minima importanza anche se alla fine si fosse salvato, rimanendo prigioniero del nemico: o anche se fosse stato recuperato dai suoi, se fosse ritornato libero in patria,
dalla sua gente. Se non fosse riuscito a spezzare quel difetto
che era in lui, se non fosse riuscito ad abbatterlo ed a superarlo, sarebbe rimasto per sempre prigioniero del nemico.
Era sempre stato prigioniero del nemico, e adesso se ne rendeva conto, ed il nemico era lui stesso. Adesso, immerso nelle profondit degli abissi oceanici, chiuso in quel corridoio
soffocante e privo di luce, doveva combattere quel nemico,
di cui non riusciva a scorgere il volto, ma che conosceva
molto bene: e doveva sconfiggerlo. O essere sconfitto.
Il problema era: come?
La risposta era: vai avanti. Non fermarti.
Si mosse, lentamente, tastando la parete con la mano destra. Keet gli aveva dato le istruzioni necessarie: se le avesse
seguite sarebbe riuscito a individuare l'armadietto in sala
macchine. E lo individu. Dopo un tempo interminabile, che
gli parve ore ed ore, dopo avere brancolato e lottato contro la
sensazione soffocante che gli serrava il collo e il petto, senti
al tatto un oggetto le cui dimensioni corrispondevano alla descrizione di Keet. La chiave era appesa ad una catena, fissata
ad un gancio: la inser nella serratura e apri lo sportello. Ancora un attimo brevissimo, e accese la torcia elettrica.
Agit il raggio attorno a s. Al suo fianco c'era il cubo
enorme del reattore atomico. All'esterno era protetto da una
lega inventata da poco che bloccava le radiazioni, eppure pesava assai meno dell'antiquato rivestimento di piombo. Tuttavia, sapendo che una parte delle radiazioni riusciva a filtrare e che gli uomini addetti alla manutenzione indossavano
abitualmente speciali tute protettive, si sentiva a disagio.

Tuttavia non avrebbe corso pericoli, se si fosse sbrigato in


fretta.
Individu senza eccessive difficolt il pannello fuori di posto. Costituiva la dimostrazione che Keet, per quanto fosse
stata progettata in un modo perfetto, era stata costruita veramente in fretta e furia.
Poi modific quella conclusione. Probabilmente, uno degli
uomini che avevano lavorato alla sua costruzione faceva parte di un movimento clandestino: un sabotatore. Il punto debole della Keet era rappresentato dalla mano d'opera.
Punt il raggio della torcia elettrica dentro l'apertura. Un
leggero spruzzo d'acqua schizzava dentro, ad intervalli di alcuni secondi, da un forellino invisibile. Anche questo stava
probabilmente a dimostrare che, anche tra i nemici, c'erano
operai che lavoravano per i cosiddetti porci borghesi. Il sommergibile era formato da parti saldate insieme, anzich imbullonate: questo avrebbe dovuto aumentarne la solidit. Il
corpo di Keet non avrebbe dovuto presentare la minima falla,
a meno che un proiettile non avesse aperto un foro nel metallo. E questo non sembrava affatto probabile. Quindi era possibile che il difetto di quella sezione fosse voluto.
Non aveva importanza, comunque, pens Jones. Per caso
o di proposito, la falla c'era. Adesso toccava a lui cercare di
trarne vantaggio.
Esamin con cura quel compartimento. I circuiti, all'interno, erano sott'acqua, ma non era a causa dell'immersione che
non funzionavano. Erano racchiusi in involucri di plastica, e
avrebbero continuato a funzionare anche in un compartimento pieno d'acqua. Ma una serie di impianti di sicurezza regolava quella sezione dei circuiti, in modo che si staccassero
automaticamente, in un caso d'emergenza come quello. Keet
non avrebbe avuto la possibilit di riattivarli se la falla non

fosse stata chiusa.


Jones ritorn all'armadietto e ne tolse una pistola lanciaspray. Schizz una sostanza semifluida contro gli spruzzi che
uscivano ritmicamente dalla falla. La sostanza si congel e si
solidific. Di colpo, gli spruzzi cessarono.
Jones si risollev e si volt, per avviarsi, poi si pieg, appoggiandosi all'armadietto. Avrebbe dovuto cercare un recipiente, una specie di mestolo per rimuovere pi in fretta l'acqua, perch le pompe non stavano lavorando con la rapidit
necessaria. Ma si ferm di colpo, con un piede posato davanti all'altro, come se fosse stato folgorato mentre compiva un
passo.
Che sciocco, che sciocco era stato! Perch non se ne era
accorto prima? Doveva essere stato veramente stordito, per
non averci pensato fin dal primo momento!
Keet gli aveva detto che il suo muso era sepolto nel fango,
sul fondo dell'oceano, e che non poteva indietreggiare fino a
quando i circuiti che governavano i timoni di profondit non
fossero stati riattivati.
Eppure, non c'era niente che facesse pensare che il sommergibile era inclinato. Lui poteva camminare senza essere
costretto ad appoggiarsi alla parete, da una parte o dall'altra,
per compensare la presunta inclinazione.
Dunque Keet, per ragioni sue, gli aveva mentito.
Dimentic di colpo la paura che lo serrava ancora da ogni
parte, tenuta a bada soltanto da uno sforzo disperato di volont. Quel nuovo problema meritava tutta la sua attenzione,
e lui gliela dedic interamente.
Aveva accettato alla lettera l'affermazione di Keet circa la
situazione in cui si trovavano, perch non gli era passato per
la mente che potesse mentire. Ma adesso che ci pensava, era
del tutto naturale che quella macchina fosse fatta sullo stesso

stampo dei suoi costruttori. Quelli si vantavano sempre che


mentire era un'ottima cosa, se serviva a procurare loro ci
che desideravano. E, naturalmente, era logico che avessero
incorporato in Keet un apparecchio capace di inventare menzogne. Se le circostanze lo richiedevano, lei sarebbe stata in
grado di inventare qualcosa di contrario alla realt.
La domanda pi importante era... perch mai aveva ritenuto necessario farlo?
Risposta: Lei doveva sentirsi molto debole.
Domanda: E dove si sentiva debole?
Risposta: Il punto debole era lui, Jones.
Perch?
Perch lui era un uomo. Poteva camminare e muoversi, e
poteva pensare. Poteva avere il coraggio necessario per agire
contro di lei. E, se l'avesse fatto, l'avrebbe sopraffatta.
Keet non era affatto ardita e forte come pretendeva di essere. Era stata costretta a puntare tutto sulla debolezza di lui,
sulla sua paura dell'oscurit e dei luoghi chiusi, del peso spaventoso dell'acqua che doveva stendersi al di sopra di lui.
Aveva fatto conto proprio su quello, si era convinta che lui
avrebbe riparato docilmente l'avaria e poi, da quella pecora
che era, sarebbe ritornato all'ovile. E probabilmente al macello, pens. Adesso non era affatto convinto che lei l'avrebbe trasportato alla nave-madre. Forse sarebbe rimasta ancora
in mare per un anno o due prima di trovare un numero di
bersagli sufficienti da centrare con tutti i suoi quaranta siluri.
Nel frattempo, avrebbe dovuto nutrirlo e dargli l'aria da respirare. Non era abbastanza grande per poterlo fare: non aveva uno spazio per il carico necessario.
La cella in cui lui era stato rinchiuso doveva servire a custodire temporaneamente i prigionieri che potevano venire
interrogati. E probabilmente era destinata anche ad ospitare

le spie ed i sabotatori che potevano venir fatti sbarcare, durante qualche notte oscura, sulle coste dell'America. Keet gli
aveva mentito fin dal primo momento.
E l'aspett pi ironico dell'intera faccenda era questo: costringendolo a riparare l'avaria, aveva dovuto ricorrere a quel
particolare difetto del suo carattere, per esercitare su di lui la
pressione necessaria. Ma, cos facendo, lo aveva costretto a
superare la propria debolezza: lo aveva reso forte.
Per la prima volta da quando aveva lasciato sua moglie,
Jones ebbe un sorriso spontaneo.
Nello stesso istante, il raggio della sua torcia elettrica colpi
la pistola lanciaspray. Jones socchiuse gli occhi. Le paure di
Keet erano fondate. In sostanza, lei era una macchina, con
tutte le limitazioni delle macchine, e lui era un uomo. Lui
poteva muoversi, ed era dotato d'immaginazione. E questo
era l'elemento che avrebbe sconfitto il nemico.
Poteva sentire la voce di Keet che echeggiava lungo i corridoi, e gli chiedeva dove era e lo minacciava di liberare il
gas, se non le avesse risposto immediatamente.
Sto arrivando, Keet! le grid. In una mano stringeva un
cacciavite che aveva prelevato dall'armadietto, e con l'altra
teneva la pistola lanciaspray.
Due giorni dopo, una vedetta della Marina si diresse verso
il sommergibile, che galleggiava impotente sulla superficie
dell'oceano. La sentinella, attentissima, scorse subito l'uomo
che stava ritto sul ponte e agitava una camicia bianca. L'aereo non sganci le sue bombe, ma, dopo una attenta osservazione, ammar e prese a bordo l'uomo; risult essere un americano, che portava un buon vecchio cognome americano, Jones.
Lui raccont la sua storia via radio, mentre ritornava verso
le Hawaii. Un caccia arriv immediatamente, per prendere a

rimorchio Keet. Quando Jones atterr, dovette fare un rapporto ufficiale, e ripetere ancora pi particolareggiatamente
ci che era accaduto. In risposta ad una domanda che gli era
stata rivolta da un ufficiale di Marina, disse: S, ho corso un
bel rischio. Ma dovevo farlo. Ero sicuro che lei... mi scusi,
volevo dire il robot, mi mentiva. Se avessimo avuto il muso
veramente sepolto nel fango del fondo, mi sarei accorto subito che la cella e il corridoio erano inclinati. E poi, l'acqua
non usciva continuamente dalla falla come avrebbe fatto se
all'esterno ci fosse stata una pressione fortissima. Schizzava
attraverso l fessura, verissimo, ma soltanto ad intervalli.
Non ci voleva un grande spirito d'osservazione per capire
che ci trovavamo alla superficie, e che ogni volta che un'ondata colpiva la fiancata, un po' d'acqua riusciva a filtrare.
Keet contava che io non me ne accorgessi, che fossi cos
sconvolto dalla situazione in cui dovevamo trovarci, secondo
le sue parole, che avrei riparato l'avaria e poi sarei ritornato
docilmente nella cella.
E lo avrei fatto, pens cupamente, se non fosse stato per il
sarcasmo indicibile nella sua voce, e per il fatto che in quel
momento dovevo decidere, una volta per tutte, se ero un
uomo o se ero un vigliacco.
Ho ancora paura del buio e dei luoghi chiusi, ma una
paura che adesso posso dominare. Keet non credeva che ci
sarei mai riuscito. Ma per averne la sicurezza assoluta, mi ha
detto che mi trovavo in fondo al mare. Non voleva che io sapessi che i suoi meccanismi direzionali erano bloccati in
modo che poteva soltanto salire, anzich scendere, come mi
aveva detto, e che era alla superficie, e costituiva una facile
preda per la prima nave americana che passasse da quelle
parti. Aveva calcolato che, se io l'avessi saputo, avrei trovato
il coraggio necessario per ribellarmi. Sfortunatamente per

lei, ha sottovalutato la mia intelligenza. Oppure contava che


la paura neutralizzasse il mio cervello. E per poco non ha
avuto ragione.
Dunque, che cosa ha fatto con la pistola lanciaspray?
chiese il comandante.
Per prima cosa ho trattenuto il respiro e sono corso nella
cella dove ero stato tenuto prigioniero. Ho individuato l'apertura dalla quale stava arrivando il gas, e ho spruzzato la sostanza a presa rapida, per chiuderla. Poi sono ritornato all'armadietto, ho letto i diagrammi, e ho localizzato il ' cervello '
di Keet. Mi bastato un minuto soltanto per staccarlo dal suo
' corpo '.
Sogghign.
Questo, per, non le ha bloccato la voce che mi ha fatto
una scenata veramente indegna di una signora. Ma, dato che
era nella lingua del nemico, non ne ho capito neanche una
parola. Strano, non vero, che, come un essere umano, Keet
sia ritornata alla sua lingua natia in un momento di furore e
di frustrazione?.
Si. E poi?.
E poi ho attivato i circuiti che aprivano il portello del
ponte, e ho fatto entrare l'aria dall'esterno.
E non sapeva con certezza se sarebbe entrata aria od acqua, non vero?.
Jones annui.
Infatti. Non aggiunse che era rimasto in attesa, agghiacciato e tremante.
Molto bene, disse il comandante con uno sguardo di
ammirazione che riscald il cuore di Jones e che gli fece
comprendere, per la prima volta, che lui aveva compiuto, in
fin dei conti, un'azione eroica. Pu andare. La manderemo a
chiamare se avremo bisogno di sapere altro. Desidera qual-

cosa, prima di andarsene?.


Si, disse Jones, guardandosi intorno. Dov' il telefono?
Vorrei chiamare mia moglie.
Titolo originale:
SON
(Argosy, marzo 1954, con il titolo Queen of the Deep)

V Il Fratello di mia sorella


La sesta notte, su Marte, Lane pianse.
Singhiozz forte, mentre le lacrime gli inondavano le
guance. Batt il pugno destro contro il palmo della mano sinistra, fino a quando non senti la carne bruciare. Gemette per
l'angoscia della solitudine. Sibil le bestemmie pi oscene e
pi atroci che conosceva, e ne conosceva veramente parecchie, dopo dieci anni passati nel Servizio Spaziale delle Nazioni Unite.
Dopo un po', smise di piangere. Si asciug gli occhi, butt
gi un sorso di Scotch, e si senti molto meglio.
Non si vergognava affatto di avere pianto come una donna. In fin dei conti, un tempo c'era stato un Uomo che non si
era vergognato di piangere. E poi, una delle ragioni per cui
era stato scelto per prendere parte alla prima spedizione destinata ad atterrare su Marte, era stata proprio quella sua capacit di piangere. Nessuno poteva accusarlo di essere un debole od un vigliacco. Un uomo dotato di scarso coraggio non
sarebbe mai riuscito a superare tutta la serie di prove, alla
scuola spaziale della Terra, e non avrebbe potuto effettuare
certamente tutti quei voli alla Luna. Ma, sebbene fosse un
maschio, aveva la valvola di sicurezza di una donna. Era capace ci sciogliere nelle lacrime la pesante macina della tensione interiore: era la canna che si piega al vento, non la

quercia che viene sradicata.


Adesso che il peso e il dolore si erano dissolti dentro al
suo petto, si sentiva sollevato e quasi allegro; fece il previsto
rapporto in perfetto orario alla nave circum-marziana che
stava volando ad una quota di cinquecento chilometri. Poi
fece quello che gli uomini debbono fare in qualunque luogo
dell'universo. Poi si sdrai sulla cuccetta e apri l'unico libro
personale che era stato autorizzato a portare con s: era
un'antologia dei pi grandi brani poetici di tutto il mondo.
Lesse qua e l, ora affrettandosi, soffermandosi soltanto su
di un verso o due, ora completando mentalmente quei versi
mormorati mille e mille volte. Leggeva qua e l, come un'ape
che assapora il meglio del nettare...
E' la voce del mio amato che bussa, e dice: aprimi, o mia sorella,
amor mio, mia colomba, mia purissima...
Noi abbiamo una piccola sorella,
e non ha seni:
Che cosa faremo per nostra sorella,
il giorno in cui ci verr chiesta?
Sebbene io proceda nella valle all'ombra della morte,
non temer alcun male, perch Tu sei con me...
Vieni a vivere con me, sii il mio amore:
e proveremo tutti i piaceri...
Non in nostro potere amare od odiare
perch la volont, in noi, dominata dal fato...
Conversando con te, io dimentico il tempo,
e le stagioni ed il loro mutare...

Lesse dell'amore, e dell'uomo e della donna, fino a quando

ebbe quasi dimenticato i suoi guai. Le sue palpebre si appesantirono: il libro gli sfuggi dalle mani. Ma si riscosse, scese
dalla cuccetta, si mise in ginocchio, e preg invocando perdono, chiese che le sue bestemmie e la sua disperazione venissero comprese. E preg perch i suoi quattro compagni
perduti fossero sani e salvi. Poi si sdrai di nuovo sulla cuccetta e si addorment.
All'alba si dest, con riluttanza, al suono della sveglia. Ma
non torn ad abbandonarsi al sonno: si alz, accese la ricetrasmittente, riempi una tazza d'acqua e di solubile, e vi gett
una piccola riscaldatrice. Stava per finire il caff, quando
senti la voce del comandante Stroyansky risuonare attraverso
l'altoparlante della ricetrasmittente. Stroyansky parlava con
soltanto una sfumatura lievissima di accento slavo.
Cardigan Lane? E' sveglio?.
Pi o meno. Come va?.
Andrebbe tutto benissimo, se non fossimo cos preoccupati per voi che siete laggi.
Lo so. Bene, quali sono gli ordini del comandante?.
C' soltanto una cosa da fare, Lane. Deve andare a cercare gli altri. Altrimenti non potr ritornare indietro. Ci vogliono almeno altri due uomini, per pilotare il razzo.
In teoria, basta un uomo, per pilotarlo, rispose Lane.
Ma una faccenda molto incerta. Comunque, non ha importanza. Parto subito per andare alla ricerca degli altri. Lo
avrei fatto anche se i suoi ordini fossero stati diversi.
Stroyansky ridacchi. Poi abbai come una foca.
Il successo di una spedizione molto pi importante del
destino di quattro uomini. In teoria, per lo meno. Ma se fossi
nei suoi panni, e sono ben felice di non esserci, io farei lo
stesso. Quindi, buona fortuna, Lane!.
Grazie, disse Lane. Avr bisogno di qualcosa di pi

della fortuna. Avr bisogno anche dell'aiuto di Dio. Immagino che sia qui, anche se difficile immaginare un posto che
abbia, pi di questo, l'aria di essere abbandonato da Dio.
Guard oltre le doppie pareti di plastica trasparenti della
cupola.
Il vento sta soffiando a circa quaranta chilometri all'ora.
La polvere ricopre poco a poco le tracce lasciate dai cingoli
dei trattori. Devo sbrigarmi a muovermi prima che vengano
coperte completamente. Ho gi pronte tutte le provviste: ho
viveri, aria e acqua sufficienti per sei giorni. E' un carico
molto ingombrante, perch i serbatoi dell'aria e la tenda occupano parecchio posto. Sulla Terra peserebbe una cinquantina di chili, ma qui non ne pesa pi di venti. Prendo anche
un rotolo di corda, un coltello, un'asciapicozza, una pistola
lanciarazzi, e mezza dozzina di razzi. E un ricetrasmettitore
portatile.
Dovrei impiegare due giorni per percorrere i cinquanta
chilometri da qui al punto in cui sono state segnalate le tracce. Due giorni per le ricerche. Altri due giorni per tornare indietro.
Dovr essere di ritorno fra cinque giorni! url Stroyansky. E questo un ordine! Non dovrebbe occorrerle pi di
un giorno per esplorare. Non deve correre rischi, assolutamente. Cinque giorni! Altrimenti, Lane, la spedisco davanti
alla corte marziale!.
Poi prosegui, con voce pi sommessa.
Buona fortuna. E, se c' un Dio, che l'aiuti!.
Lane cerc di pensare a quello che avrebbe dovuto dire,
qualche frase che forse sarebbe entrata nel repertorio storico,
come Il dottor Livingstone, immagino13. Ma tutto quello
13 La frase del giornalista Stanley, quando trov l'esploratore Livingstone, ammalato, in una capanna (N. d. C).

che riusc a dire fu: Arrivederci.


Venti minuti pi tardi, chiuse dietro di s lo sportello della
camera stagna della cupola. Si allacci sulle spalle lo zaino
massiccio, e incominci a camminare. Ma quando fu ad una
cinquantina di metri dalla base, senti l'impulso di voltarsi indietro, per dare una lunga, ultima occhiata, a ci che forse
non avrebbe riveduto mai pi. L, sulla pianura di felsite
giallorossa, sorgeva la cupola pressurizzata. Quella avrebbe
dovuto essere, per un anno, la casa di cinque uomini. Li vicino stava posato l'aliante che era servito loro per atterrare: le
sue ali enormi erano spiegate, e i pattini erano coperti dalla
polvere che il vento riusciva sempre a portare dappertutto.
Diritto davanti a lui c'era il razzo, alto sulle sue pinne, che
puntava il muso verso il cielo blu-nero, e scintillava nel sole
marziano, risplendendo d'una promessa di potenza, assicurando la fuga da Marte, il ritorno alla nave orbitale. Era sceso sulla superficie di Marte sul dorso dell'aliante, in un atterraggio compiuto alla velocit di centottanta chilometri orari.
Dopo avere scaricato i due trattori cingolati dal peso di sei
tonnellate ciascuno, era stato distaccato dall'aliante e inclinato fino a raddrizzarsi, per mezzo di organi azionati dagli stessi trattori. E adesso stava aspettando lui e gli altri quattro
compagni.
Torner, mormor Lane al razzo. E se sar necessario,
ti far partire io stesso.
Prese a camminare, seguendo l'ampia traccia doppia lasciata dal trattore. Le piste erano molto deboli, perch erano
vecchie di due giorni, e la fine polvere di silicati portata dal
vento le aveva quasi colmate. Quelle lasciate dal primo trattore, che era passato tre giorni prima, erano ormai nascoste
quasi completamente.
Le tracce conducevano verso Nord-Ovest. Lasciavano la

pianura larga cinque chilometri fra due file di colline nude e


rocciose e si addentravano nel corridoio, largo meno di mezzo chilometro, fra due sponde di vegetazione. Le due sponde
correvano diritte e parallele, da un orizzonte all'altro. Una
persona che avesse sorvolato la zona ne avrebbe notato parecchie, una a fianco all'altra. Gli osservatori a bordo della
nave in orbita scorgevano come un'unica linea compatta centinaia di quelle file. E quella linea era una dei cosiddetti canali di Marte.
Lane, che procedeva al suolo ed era molto vicino ad una di
quelle sponde, la vedeva per ci che era. La sua base era costituita da un tubo interminabile, alto un metro: gran parte
della massa del tubo, come quella di un iceberg, giaceva sepolta nel suolo. I fianchi incurvati erano ricoperti di lichenoidi verdazzurri che crescevano su tutti i sassi, su tutte le sporgenze della roccia. Dalla parte superiore del tubo, ad intervalli regolari crescevano i tronchi degli alberi: erano colonne
lucenti, verdazzurre, che avevano mezzo metro di spessore e
due metri di altezza. Dalle loro sommit si aprivano, radialmente, molti rami sottili come matite, come dita di pipistrelli. Sotto quelle dita protese si stendeva una membrana verdazzurra: l'unica, immensa foglia degli alberi-ombrello.
Quando Lane li aveva veduti per la prima volta dall'aliante, mentre passava sopra di loro ad una velocit vertiginosa,
aveva pensato che assomigliavano ad un esercito di mani gigantesche protese a catturare il sole. Erano gigantesche veramente, perch ogni foglia, sostenuta dalla sua costolatura,
aveva un'ampiezza d'una quindicina di metri. Ed erano veramente mani, mani tese ad implorare l'oro prezioso del sole
minuscolo. Durante il giorno, le costole sul lato pi prossimo
al sole si piegavano verso il terreno, e quelle pi lontane si
sollevavano verso l'alto. Evidentemente, quel movimento,

che si protraeva per l'intera giornata, mirava ad esporre alla


luce l'intera superficie della membrana, in modo che neppure
un centimetro quadrato rimanesse in ombra.
C'era da aspettarsi, naturalmente, che su Marte vi fossero
stranissime forme di vita vegetale. Ma non ci si aspettava di
trovare strutture erette da forme di vita animale. Specialmente quando erano tanto grandi, e quando ricoprivano addirittura l'ottava parte del pianeta.
Quelle strutture erano i tubi dai quali crescevano i tronchi
degli alberi - ombrello. Lane aveva cercato di forare il fianco
di quei tubi, che erano solidi come roccia. Erano cos duri
che avevano spuntato uno dei trapani; e anche il secondo s'era rotto prima che lui riuscisse a staccarne un pezzettino. Accontentandosi di quello, per il momento, lo aveva portato
nella cupola, per esaminare il frammento al microscopio.
Dopo un'occhiata sbalordita, aveva zufolato. Incorporate in
quella massa simile a cemento c'erano cellule vegetali. Alcune erano parzialmente distrutte, mentre altre erano intere e
intatte.
Ulteriori analisi gli avevano rivelato che la sostanza era
composta di cellulosa, qualcosa di simile alla lignina, varii
acidi nucleici, e materiali ignoti.
Lane aveva riferito alla nave orbitale tanto la sua scoperta
quanto le sue congetture. Qualche forma di vita animale aveva, in passato, masticato e digerito parzialmente il legno, e
poi l'aveva rigurgitato, ormai trasformato in una specie di cemento. E con quel cemento erano stati fatti i tubi.
Il giorno seguente, lui avrebbe voluto ritornare al tubo, per
praticarvi un foro per mezzo d'una carica di esplosivo. Ma
due degli uomini erano partiti con un trattore, per effettuare
un'esplorazione. Lane, che quel giorno doveva fungere da radio-operatore, era rimasto nella cupola. Aveva il compito di

mantenere i contatti con i due compagni, i quali dovevano


mettersi in comunicazione con lui ogni quarto d'ora.
Il trattore era partito ormai da circa due ore, e doveva trovarsi ad una cinquantina di chilometri di distanza, quando gli
uomini non avevano pi chiamato. Due ore dopo l'altro trattore, che portava a bordo altri due uomini, aveva seguito le
tracce del primo. Si erano allontanati di una cinquantina di
chilometri dalla base, e rimanevano in contatto radio continuo con Lane.
C' un piccolo ostacolo, davanti a noi, aveva detto
Greenberg. E' un tubo che esce ad angolo retto rispetto a
quello che stiamo seguendo. Non vi crescono piante. Non
un rialzo molto notevole, e dall'altra parte, la caduta non
molto ripida. Ce la faremo facilmente.
Poi aveva lanciato un urlo.
E questo era tutto.
Adesso, il giorno successivo, Lane stava procedendo a piedi, e seguiva la traccia che sbiadiva sotto la polvere. Dietro
di lui stava il campo base, vicino al punto di intersezione dei
due canali noti come Avernus e Tartarus. Era fra due delle
file di vegetazione che formavano Tartarus, e stava viaggiando verso Nord-Ovest, in direzione del Mare Sirenum, il cosiddetto Mare delle Sirene. Il Mare, pens, doveva essere
molto probabilmente un gruppo assai pi vasto di tubi portatori d'alberi.
Camminava a buona andatura, mentre il sole si levava pi
alto, e l'aria si riscaldava. Da molto tempo, ormai, aveva
spento il riscaldatore della tuta. Era estate, e si trovava vicino
all'equatore. A mezzogiorno, la temperatura si sarebbe aggirata attorno ai venticinque gradi.
Ma al crepuscolo, quando la temperatura era precipitata
allo zero nell'aria secca, Lane era nella sua tenda. Sembrava

piuttosto un bozzolo: aveva la forma d'una salsiccia, infatti, e


non era molto pi grande del suo corpo. Era gonfiabile, in
modo che lui potesse togliersi l'elmo e respirare, riscaldandosi con l'apparecchio a batterie; e poteva mangiare e bere.
Quella tenda, inoltre, era molto flessibile: poteva cambiare la
sua forma di bozzolo per assumere quella di un triangolo,
quando Lane sedeva sul seggiolino pieghevole, dal quale
pendeva un sacco di plastica, e faceva quello che ogni uomo
deve fare.
Durante il giorno non era costretto ad entrare nella tenda,
per far questo. La sua tuta era costruita in modo molto ingegnoso, cos che lui poteva abbassarne la sezione posteriore e
mettere allo scoperto la zona necessaria senza che il resto
della tuta perdesse aria o pressione. Naturalmente, non era
affatto il caso di assaggiare i denti della notte marziana. Sessanta secondi, a mezzanotte, bastavano ed avanzavano per
procurarsi un tremendo gelone, l dove uno si sedeva.
Lane dormi fino a mezz'ora dopo l'alba, mangi, sgonfi la
tenda, la ripieg, la sistem, con la batteria, il riscaldatore, il
portavivande e il seggiolino pieghevole, dentro allo zaino,
poi gett via il sacco di plastica, si pose sulle spalle il suo carico e si rimise in cammino.
Verso mezzogiorno, le tracce svanirono completamente:
ma questo faceva ben poca differenza, perch il trattore poteva essersi diretto da una parte sola: lungo quel corridoio che
scorreva fra i tubi e gli alberi.
Poi Lane vide quello che gli uomini dei due trattori avevano segnalato. Gli alberi, sulla sua destra, incominciarono ad
apparire morti. I tronchi e le foglie erano marrone scuro, e le
costole erano ripiegate.
Cominci a camminare pi rapidamente: il cuore gli batteva forte. Pass un'ora, e gli alberi morti continuavano a sten-

dersi a perdita d'occhio.


Dovrebbe essere pi o meno a questo punto, disse a se
stesso, a voce alta.
Poi si ferm. Davanti a lui c'era un ostacolo.
Era il tubo di cui gli aveva parlato Greenberg, quello che
sorgeva ad angoli retti rispetto agli altri due, e che era saldato ad entrambi.
Lane lo guard, ed ebbe l'impressione di udire di nuovo il
grido disperato di Greenberg.
Quel pensiero fece scattare una valvola, dentro di lui, e
l'immensa pressione della solitudine, che fino a quel momento era riuscito a tenere a distanza, si precipit e lo invase. Il
blu-nero del cielo divent l'oscurit e l'infinit dello stesso
spazio, e lui era una minuscola particella di carne in un'immensit grande quanto i continenti emersi della Terra, una
particella che di quel mondo non sapeva pi di quanto poteva
sapere del proprio un bimbo appena nato.
Minuscolo e indifeso, come un neonato...
No, mormor Lane a se stesso: non un neonato. Minuscolo, si. Indifeso, no. Neonato, no. Io sono un uomo, io sono un
uomo, un Terrestre... Terrestre: Cardigan Lane. Cittadino degli Stati Uniti d'America. Nato alle Hawaii, il cinquantesimo
Stato. Di ascendenza mista, tedesca, olandese, cinese, giapponese, negra, cherokee, polinesiana, portoghese, ebreo-russa, irlandese, scozzese, norvegese, finlandese, cca, inglese e
gallese. Et: trentun anni. Statura: un metro e settantacinque.
Peso: settantadue chili. Capelli: castano scuri. Occhi: celesti.
Naso: aquilino. Titoli di studio: laurea in medicina e relativa
libera docenza. Coniugato senza prole. Religione: metodista.
Socievole, mesomorfo, mesoestroverso. Radioamatore. Allevatore di cani. Cacciatore di cervi. Subacqueo. Scrittore di
prim'ordine, ma molto lontano dall'essere un grande poeta.

Tutto questo contenuto dentro alla sua pelle ed alla sua tuta
pressurizzata: pi un grande amore per la compagnia e per la
vita, un'intensa curiosit e un notevole coraggio. E adesso
aveva molta paura di perdere tutto, eccetto la solitudine.
Rimase per qualche tempo immobile come una statua, davanti alla barriera del tubo, che spuntava per un metro dal
suolo. Finalmente, scroll il capo con grande violenza, scroll via la paura come un cane che si scrolla di dosso l'acqua.
Leggermente, nonostante l'ingombrante zaino che portava
sulle spalle, balz sul tubo e guard dall'altra parte, bench
non vi fosse nulla, l, che lui non avesse visto prima di saltare.
La vista che si stendeva davanti a lui differiva da quella
che si stendeva alle sue spalle soltanto in un particolare: il
numero di minuscole piante che coprivano il suolo. O per dir
meglio, pens dopo avere guardato attentamente una seconda
volta, lui non aveva mai visto quel tipo di piante in proporzioni simili, prima di quel momento. Erano copie in miniatura, alte una trentina di centimetri, dei grandi alberi-ombrello
che crescevano dai tubi. E non erano sparpagliati a casaccio,
come ci si sarebbe aspettato se erano nati da semi dispersi
dal vento. Crescevano, al contrario, in file regolari: l'orlo delle ombrelle delle piante di una fila distava una cinquantina di
centimetri dall'orlo delle ombrelle degli alberi della fila successiva.
Il cuore di Lane acceler ancora di pi il ritmo dei suoi
battiti. Quella spaziatura doveva significare che erano stati
piantati da qualche essere intelligente. Eppure l'esistenza di
esseri intelligenti appariva estremamente improbabile, date
le condizioni dell'ambiente marziano.
Era possibile, certamente, che fosse stata qualche condizione naturale a causare l'apparente artificialit di quella spe-

cie di vivaio. Avrebbe dovuto indagare.


Ma sempre con la massima cautela. Molte, troppe cose dipendevano da lui: la vita di quattro uomini, e il successo della spedizione. Se quella fosse fallita, forse sarebbe stata anche l'ultima. Molta gente, sulla Terra, protestava a gran voce
che il Servizio Spaziale costava troppo caro, e reclamava
energicamente risultati che significassero denaro e potere.
Quel vivaio o campo o giardino che fosse, si estendeva all'incirca per trecento metri. Alla sua estremit pi lontana
c'era un altro tubo disposto ad angoli retti rispetto ai due lunghi tubi paralleli. E a partire da quel punto, i grandi alberiombrello riacquistavano di colpo il loro colore verdazzurro
cos vivace e cos lucente.
Quella distesa sembrava proprio, agli occhi di Lane, un vivaio sistemato in una depressione. La formazione squadrata
degli alti tubi teneva fuori il vento e quasi tutte le scaglie di
felsite: e manteneva, al contrario, il calore dentro al riquadro.
Lane controll attentamente la parte superiore del tubo,
cercando i punti spogli dove i cingoli metallici dei trattori
avrebbero dovuto schiacciare o graffiare via i lichenoidi.
Non trov la minima traccia, ma non se ne meravigli eccessivamente. I lichenoidi crescevano con una rapidit straordinaria, al calore del sole d'estate.
Abbass lo sguardo verso il suolo, all'interno del vivaio,
alla base del tubo, l dove era presumibile che fossero scesi i
due trattori. Anche li non c'era il minimo segno del loro passaggio, perch le minuscole ombrelle crescevano fino a circa
mezzo metro dal piede del tubo, e nessuna di loro appariva
schiacciata. Non riusc a trovare la minima traccia all'estremit del tubo, l dove si saldava ai due filari paralleli.
Si ferm, per riflettere su ci che avrebbe dovuto fare, e rimase sorpreso, accorgendosi che stava respirando a fatica.

Controll in fretta e furia il contatore dell'aria, e not che


quel fatto non era causato da una bombola quasi scarica. No:
era l'apprensione, la sensazione di quella stranezza, di qualcosa che non andava, a fare battere cos furiosamente il suo
cuore, a spingerlo ad esigere pi ossigeno.
Dove mai potevano essere andati a finire due trattori e
quattro uomini? E che cosa avrebbe mai potuto provocare la
loro completa scomparsa?
Era possibile che fossero stati aggrediti da qualche specie
di esseri intelligenti? Ma, se questo era accaduto veramente,
quegli esseri sconosciuti avevano portato via due trattori che
pesavano sei tonnellate ciascuno, oppure si erano messi ai
comandi e li avevano guidati altrove: oppure avevano costretto gli uomini a pilotarli per andare chiss dove.
Dove? Come? Chi?
I capelli gli si rizzarono sulla nuca.
Eppure deve essere successo proprio qui, mormor fra
se. Il primo trattore ha riferito di avere visto questo tubo
che sbarrava la strada, e ha detto che avrebbe comunicato di
nuovo dopo dieci minuti. Poi non ho avuto altre notizie. La
comunicazione del secondo trattore stata interrotta proprio
quando stava superando il tubo. E allora, che cosa accaduto? Non ci sono citt, sulla superficie di Marte, e non vi sono
indizi che facciano pensare ad una civilt sotterranea. La
nave orbitale avrebbe osservato, attraverso il telescopio, le
aperture che portano agli insediamenti sotto la superficie....
Url cos forte che si senti assordare, quando la sua voce
rimbalz, echeggiando, contro le pareti del suo casco. Poi
tacque, osservando la fila di sfere azzurre, grandi come palle
da pallacanestro, che si alzavano dal suolo, all'estremit pi
lontana del vivaio, e si libravano velocemente verso il cielo.
Rovesci indietro la testa per quanto glielo consenti la

struttura relativamente rigida del casco, e segui con lo sguardo i globi che si staccavano dal suolo, e si gonfiavano fino a
raggiungere un diametro di alcune decine di metri. All'improvviso, come una bolla di sapone, la sfera pi alta scomparve. Poi anche la seconda, dopo avere raggiunto le stesse
dimensioni, scoppi a sua volta. E le altre fecero altrettanto.
Erano trasparenti. Lane poteva scorgere, attraverso l'azzurro delle bolle, alcune nuvole, altissimi cirri bianchi, che navigavano nel cielo.
Lane non si mosse: guard la fila di globi che emergeva
dal suolo. Bench fosse sbalordito e sconvolto, non dimentic il suo addestramento. Not che quei globi, oltre ad essere
semitrasparenti, si alzavano ad angolo retto, rispetto al suolo,
e non venivano sballottati dal vento. Li cont: arriv a quarantanove, quando smisero di apparire.
Attese per una quindicina di minuti. Quando fu convinto
che non ne sarebbero apparsi altri, decise di osservare attentamente il punto da cui le sfere sembravano essere schizzate
fuori dal suolo. Trasse un profondo respiro, flett le ginocchia e balz nel vivaio. Atterr leggermente, a circa tre metri
e mezzo dall'orlo del tubo, in mezzo a due filari di piante.
Per un secondo non capi ci che stava succedendo, anche
se si rendeva conto che qualcosa non andava affatto. Poi gir
di scatto su se stesso. O, per lo meno, tent di farlo. Un piede
si sollev, ma l'altro sprofond ancora di pi.
Fece un passo in avanti, e anche l'altro piede scomparve
nella sostanza sottile che stava sotto la polvere giallorossa. E
il piede gi sprofondato era ormai immerso troppo perch
fosse possibile tirarlo fuori.
Poi si trov immerso fino all'altezza dei fianchi: si aggrapp ai fusti degli alberelli che crescevano a destra e a sinistra.
Si sradicarono facilmente, ed uscirono dal terreno, e lui se ne

ritrov uno stretto in ciascuna mano.


Li lasci cadere e si rovesci all'indietro, nella speranza di
riuscire a liberare le gambe, e di poter galleggiare su quella
sostanza gelatinosa. Forse, se il suo corpo presentava un'area
sufficientemente ampia, avrebbe potuto evitarsi di sprofondare. E, dopo un po', sarebbe riuscito a trovare il modo di
strisciare fino al tubo: li, sperava, il suolo doveva essere solido.
Il suo sforzo violento ebbe successo. Le gambe si svelsero
dalla sostanza collosa e semiliquida. Giacque disteso sul dorso e guard il cielo, attraverso la cupola trasparente del casco. Il sole era alla sua sinistra: quando gir il capo, dentro
l'elmo, pot vederlo scivolare lentamente dallo zenith. Scendeva un po' pi lentamente che sulla Terra, perch il giorno,
su Marte, era pi lungo di una quarantina di minuti. Lane
sperava che, se non fosse riuscito a raggiungere il terreno solido, sarebbe rimasto almeno li a galleggiare fino a sera. Il
freddo della notte avrebbe consolidato quella gelatina quanto
bastava perch lui potesse alzarsi e camminare per mettersi
al sicuro. Purch, naturalmente, riuscisse ad alzarsi prima di
finire congelato.
Nel frattempo, avrebbe adottato il metodo collaudato che
bisognava seguire quando si finiva intrappolati nelle sabbie
mobili. Sarebbe rotolato su se stesso, una volta, molto in
fretta, e poi sarebbe rimasto di nuovo disteso. Ripetendo
quella manovra, sarebbe riuscito, alla fine, a raggiungere la
striscia nuda di terreno ai piedi del tubo.
Lo zaino che portava fissato sul dorso gli impediva di rotolare: era necessario allentare le cinghie che glielo assicuravano alle spalle.
Le allent, e nello stesso istante senti le proprie gambe che
sprofondavano. Affondavano per il loro stesso peso, mentre i

serbatoi d'aria contenuti nello zaino ed i serbatoi fissati al


suo petto, e la bolla d'aria contenuta nel suo casco facevano
galleggiare la parte superiore del suo corpo.
Lane si gir sul fianco, afferr lo zaino, e si iss su di
esso. Lo zaino, naturalmente, and sotto. Ma adesso lui aveva le gambe libere, anche se erano ricoperte di quel liquido
viscido e impiastricciate di sabbia. Era ritto in vetta all'isola
minuscola costituita dallo zaino...
La gelatina densa gli sali al livello delle caviglie, mentre
lui meditava sul da farsi.
Poteva acquattarsi sullo zaino e sperare che non sprofondasse troppo prima di venir fermato dallo strato permanentemente gelato che doveva essere l sotto...
A quale profondit? Lui era affondato fino ai fianchi e non
aveva sentito niente di solido sotto i piedi. E poi... Emise un
gemito. I trattori! Adesso sapeva che fine avevano fatto. Superato il tubo, erano scesi nel vivaio, senza sospettare che
quella superficie apparentemente solida ricopriva la fanghiglia liquida. Erano sprofondati, e Greenberg, rendendosi conto con orrore di ci che stava sotto lo strato di polvere, aveva
lanciato quel grido, e poi la sostanza gelatinosa si era chiusa
sopra il trattore e la sua antenna, e il trasmettitore, ovviamente, aveva smesso di funzionare.
Dovette rinunciare ad uno dei suoi propositi, perch adesso si rendeva conto che non c'era speranza. Sarebbe stato del
tutto inutile raggiungere la fascia di terreno spoglio ai piedi
del tubo. Sarebbe stata identica a tutto il resto del vivaio. I
trattori dovevano essere affondati proprio in quel punto.
Un altro pensiero gli attravers la mente: i trattori avrebbero dovuto sconvolgere l'ordinata disposizione dei piccoli
alberi-ombrello, nei pressi del tubo. Eppure nulla stava ad indicare che fosse accaduta una cosa del genere. Quindi, qual-

cuno doveva avere recuperato le piante e le aveva risistemate.


Questo significava che prima o poi sarebbe potuto arrivare
qualcuno che lo avrebbe salvato.
O che lo avrebbe ucciso, pens.
Ma, in un caso o nell'altro, il problema sarebbe stato
egualmente risolto.
Nel frattempo, sapeva che era del tutto inutile tentare di
spiccare un balzo dallo zaino alla fascia spoglia ai piedi del
tubo. La sola cosa che poteva fare era starsene sullo zaino e
augurarsi che non sprofondasse troppo.
Ma lo zaino sprofond. La gelatina sali rapidamente al livello delle sue ginocchia, poi lo sprofondamento rallent.
Lane preg, non per invocare un miracolo, ma solo per chiedere che lo zaino ed i serbatoi d'aria che portava fissati sul
petto gli impedissero di andare sotto completamente.
Prima ancora di concludere la sua preghiera, aveva smesso
di sprofondare. La sostanza appiccicosa non saliva oltre il
suo petto, e gli lasciava libere le braccia.
Emise un sospiro di sollievo: ma non si senti sopraffatto
dalla gioia. Entro quattro ore al massimo, l'aria della sua
bombola si sarebbe esaurita. Se non fosse riuscito a prendere
un altro serbatoio dallo zaino, sarebbe stato spacciato.
Premette con forza lo zaino e alz le braccia verso l'alto,
poi le riabbass, nella speranza di riuscire a risollevare le
gambe, per distendersi di nuovo. Se vi fosse riuscito, allora
lo zaino, liberato dal suo peso, sarebbe risalito alla superficie. E lui avrebbe potuto prendere un'altra bombola.
Ma le sue gambe, bloccate dalla sostanza viscida, non si
alzarono a sufficienza, e il suo corpo, lanciato dalla reazione
del calcio, si allontan dallo zaino. Era lontano quanto bastava perch, quando le sue gambe fossero inevitabilmente riaf-

fondate, non avrebbe trovato una piattaforma cui appoggiarsi. Adesso doveva contare esclusivamente sul galleggiamento che gli veniva assicurato dal suo serbatoio.
Non era sufficiente per sostenerlo al livello di prima: questa volta affond fino a quando le sue braccia e le sue spalle
furono sommerse completamente, e rimase a galla soltanto il
suo casco.
Non poteva pi far nulla.
Fra parecchi anni la seconda spedizione, se pure ve ne fosse stata una, avrebbe visto, forse, il riverbero del sole sul suo
elmo e avrebbe trovato il suo corpo, bloccato come una mosca nella colla.
Se succeder questo, pens, per lo meno sar servito a
qualcosa: la mia morte metter in guardia gli altri contro
questa trappola. Ma non credo che mi troveranno mai. Sono
convinto che Qualcuno o Qualcosa mi avr portato via e mi
avr nascosto.
Poi, sentendo la disperazione che lo invadeva, chiuse gli
occhi e mormor alcune delle parole che aveva letto durante
l'ultima notte trascorsa alla base, anche se le sapeva cos
bene che non importava se le avesse lette recentemente o no.
Anche se procedo nella valle dell'ombra della morte, non temer alcun male, perch Tu sei con me14.

Ripetere quelle parole non allevi il peso della disperazione. Si sentiva assolutamente solo, abbandonato da tutti, anche dal suo Creatore. La desolazione di Marte era troppo
grande.
Ma quando riapri gli occhi, si accorse di non essere solo.
Vide un marziano.
Alla sua sinistra, nella parete del tubo era apparso un foro.
14 Dal XXII Salmo di Davide (N. d. C).

Era una sezione rotonda che aveva all'incirca un diametro di


un metro e venti: ed era rientrata come se fosse un tappo tirato dall'interno.
Un attimo dopo, dal foro spunt una testa. Era grossa
come un cocomero, aveva la forma di un pallone, ed era rosea come il sedere di un bambino. I due occhi erano grandi
come tazzine da caff e dotati, ciascuno, di due palpebre verticali. La testa apri i suoi due becchi da pappagallo, estroflesse una lingua tubolare e lunghissima, poi la ritir e chiuse di
scatto il becco. Poi usci dal foro, mettendo in mostra un corpo che aveva egualmente la forma di un pallone, e che era
grande tre volte pi della testa. Il corpo roseo era sostenuto
ad una altezza di circa un metro dal suolo da dieci zampe
sottili, simili a quelle d'un ragno: ve n'erano cinque per parte.
Le zampe terminavano in ampi cuscinetti rotondi, che gli
permettevano di correre sulla superficie gelatinosa, quasi
senza affondare. Dietro quell'essere ne uscirono molti altri:
almeno una cinquantina.
Raccolsero le minuscole piante che Lane aveva sconvolto,
e le pulirono leccandole con le lingue rotonde e strette, lunghe una sessantina di centimetri. Sembrava che si servissero
della lingua anche per comunicare, come gli insetti comunicano fra loro toccandosi le antenne.
Poich Lane si trovava nella spazio fra due filari, non venne coinvolto nella risistemazione delle piante smosse. Molti
di questi esseri gli passarono la lingua sull'elmetto: ma furono gli unici a prestargli attenzione. Fu allora che smise di temere che lo attaccassero con quei becchi terribili. E, nello
stesso momento, si senti madido di sudore all'idea che potessero ignorare completamente la sua presenza.
E infatti lo ignorarono. Dopo avere riaffondato delicatamente le minuscole radici delle pianticelle nella sostanza ge-

latinosa, corsero verso il foro aperto nel tubo.


Sopraffatto dalla disperazione, Lane grid per richiamarli,
bench sapesse benissimo che non potevano udirlo attraverso
il casco e quell'atmosfera cos rarefatta, anche se possedevano organi dell'udito.
Non lasciatemi qui a morire!.
E tuttavia, fu proprio ci che fecero. L'ultimo balz attraverso il foro, e la macchia scura dell'entrata lo fiss come
l'occhio nero e rotondo della Morte.
Si dibatt furiosamente per sollevarsi da quella fanghiglia,
senza pensare che in quel modo avrebbe rischiato di esaurire
tutte le sue forze.
Poi, improvvisamente, smise di dibattersi e fiss l'apertura.
Ne era strisciata fuori una figura: una figura che indossava
una tuta a pressione.
Lanci un urlo di gioia. Fosse o no un marziano, quell'essere aveva una struttura simile a quella dell'homo sapiens.
Poteva presumere che fosse intelligente, e di conseguenza
curioso.
La sua aspettativa non fu delusa. L'essere chiuso nella tuta
si lev ritto su due emisferi di lucente metallo rosso e incominci a camminare verso di lui, scivolando sulla fanghiglia.
Quando lo raggiunse, gli porse il capo d'una corda di plastica
che portava sotto il braccio.
Per poco, Lane non lo lasci cadere. La tuta del suo salvatore era trasparente. Era gi abbastanza traumatizzante vedere chiaramente i particolari del corpo di quell'essere, ma la
vista delle due teste all'interno dell'elmo lo fece impallidire.
Il marziano si diresse, scivolando, verso il tubo dal quale
Lane si era lanciato. Balz leggermente dai due emisferi che
gli erano serviti come galleggianti, atterr sulla sommit del
tubo, e cominci a rimorchiare fuori Lane. Lui usci lenta-

mente, ma sicuramente, afferrandosi alla fune. Quando arriv ai piedi del tubo, venne issato fino a quando pot mettere
i due piedi sugli emisferi. Poi, fu molto facile balzare da li al
tubo, accanto al bipede.
Il marziano slacci altri due emisferi che portava fissati al
dorso, li porse a Lane, poi si cal sui due che erano rimasti
nel vivaio. Lane lo segui, attraverso quella fanghiglia.
Quando entr attraverso l'apertura, si trov in un vano cos
basso che fu costretto ad accovacciarsi. Evidentemente, era
stato costruito dai decapodi e non dal suo compagno, perch
anche quello era costretto a piegare il dorso e le ginocchia.
Lane venne spinto via da alcuni decapodi. Sollevarono il
grosso tappo, fatto della stessa sostanza grigia che componeva le pareti del tubo, e chiusero l'entrata. Poi cominciarono
ad estrarre dalle loro bocche fili e fili di una materia simile
alla seta delle ragnatele e sigillarono il tappo.
Il bipede fece segno a Lane di seguirlo, e scivol via lungo
una galleria che scendeva sottoterra ad un angolo di quarantacinque gradi. Illumin il passaggio con una torcia elettrica
che si era tolto dalla cintura. Arrivarono in un'ampia camera
che ospitava tutti i cinquanta decapodi: stavano immobili, in
attesa. Il bipede, come se avesse intuito la curiosit di Lane,
si tolse il guanto e lo sollev all'altezza di parecchie minuscole aperture nella parete. Anche Lane si tolse un guanto, e
senti il flusso d'aria tiepida che usciva da quei fori.
Evidentemente, quella era una camera a pressione, costruita dai decapodi. Ma quella dimostrazione di intelligenza tecnica non significava affatto che quegli esseri possedessero
l'intelligenza individuale dell'uomo: poteva indicare una intelligenza collettiva, come quella che possiedono certi insetti
terrestri.
Dopo un po', la camera si riempi d'aria. Venne tolto un al-

tro tappo. Lane segui i decapodi ed il suo salvatore su per


un'altra galleria inclinata a quarantacinque gradi. Calcol di
trovarsi dentro al tubo dal quale era venuto il bipede. Aveva
ragione: attravers un'altra apertura, e si trov proprio in
quella galleria.
E un becco scatt, colpendo il suo elmo!
Automaticamente, diede uno spintone a quell'essere, e sotto la forza di quel colpo il decapodo manc la beccata e rotol via sul pavimento, agitando furiosamente le zampe.
Lane non si preoccup di avergli fatto del male. Non pesava molto, ma il suo corpo doveva essere molto robusto, se
era in grado di passare, senza danni, dall'aria pesante all'interno del tubo alle condizioni semistratosferiche dell'esterno.
Comunque, port instintivamente la mano al coltello infilato nella cintura. Ma il bipede gli pos una mano sul bracci
e scosse una delle teste.
Pi tardi, scopri che quella beccata doveva essere stata un
incidente: i decapodi lo avrebbero sempre ignorato... a parte
una eccezione.
E doveva scoprire, anche, di essere stato fortunato. I decapodi erano usciti ad ispezionare il loro vivaio perch, attraverso un metodo di controllo ignoto, avevano saputo che le
pianticelle erano state spostate e schiacciate. Il bipede, normalmente, non li avrebbe accompagnati. Ma quel giorno si
era incuriosito, perch i decapodi erano usciti tre volte, in
quegli ultimi tre giorni: e aveva deciso di andare a indagare.
Il bipede spense la torcia elettrica e fece segno a Lane di
seguirlo. Lui obbed, goffamente. C'era un po' di luce, ma era
veramente molto fioca. Proveniva dalle innumerevoli creature che stavano appese al soffitto del tubo. Erano lunghe un
metro, ed avevano uno spessore d'una ventina di centimetri:
di forma cilindrica, dalla pelle rosea, non avevano occhi.

Una dozzina di arti simili a fronde era in movimento continuo, e quel movimento faceva circolare l'aria all'interno della
galleria.
La loro luminosit fredda, da lucciola, proveniva da due
organi globulari e pulsanti che pendevano ai lati della bocca
rotonda, all'estremit del corpo che non era fissata al soffitto.
Da quelle bocche scendeva una bava vischiosa, che sgocciolava sul pavimento, in uno stretto canale scavato nella parte
pi bassa. Il canaletto era profondo una ventina di centimetri,
e vi scorreva l'acqua: la prima acqua che Lane avesse visto
su Marte, eccettuata quella portata dagli esseri umani. L'acqua raccoglieva la bava e la portava via, per un breve tratto,
prima di venire inghiottita da un animale che giaceva sul
fondo del canale.
Gli occhi di Lane si adattarono a quella semioscurit, e gli
riusc, finalmente, di scorgere la bestia che viveva nel canale.
Aveva la forma di un siluro, ed era privo di occhi e di pinne:
il suo corpo aveva due aperture: una evidentemente, aspirava
l'acqua, e l'altra la espelleva.
Lane comprese immediatamente ci che questo significava. L'acqua, al Polo Nord, si scioglieva, durante l'estate, ed
entrava all'estremit pi lontana di quel sistema di tubature.
Con l'aiuto della forza di gravit e dell'azione di pompaggio
degli animali disposti nei canali, quell'acqua veniva spinta
dal Polo fino all'equatore.
Numerosi decapodi gli passarono accanto, impegnati in
chiss quali incarichi misteriosi. Molti di essi, comunque, si
fermavano sotto alle creature luminose appese al soffitto. Si
alzavano sulle cinque zampe posteriori, e le loro lingue lunghissime schizzavano fuori, entravano nelle bocche aperte
delle teste splendenti. Immediatamente i lucevermi (come li
aveva battezzati Lane) agitavano furiosamente gli arti cibati,

e si allungavano fino a raggiungere un'estensione doppia rispetto al normale. La loro bocca incontrava il becco del decapodo, e avveniva, tra loro, uno scambio di sostanze.
Impaziente, il bipede tir Lane per il braccio. Lui lo segui
lungo il tubo. Poco dopo, entrarono in una sezione dove radici pallidissime penetravano attraverso fori nel soffitto e si
stendevano lungo le pareti incurvate, stringendole in una rete
di radichette sottili come capelli che strisciavano sul pavimento ed affondavano nell'acqua del canale.
Qua e l, un decapodo masticava una radice, e poi correva
via, per offrirne un pezzo alle bocche dei lucevermi.
Dopo avere camminato per parecchi minuti, il bipede scavalc il canaletto. Poi cominci a procedere vicinissimo alla
parete, guardando con aria d'apprensione il lato opposto della
galleria.
Anche Lane guard, ma non riusc a scorgere nulla che
giustificasse quell'allarme. C'era una grande apertura, alla
base della parete, e conduceva evidentemente ad un'altra galleria. E quella galleria, pens, scendeva sottoterra, fino a raggiungere una camera o diverse camere, perch i decapodi vi
entravano e ne uscivano molto numerosi. Una dozzina di
loro, pi grossi del normale, camminavano avanti e indietro,
come sentinelle, davanti a quell'apertura.
Quando si furono allontanati di una cinquantina di metri, il
bipede si rilass. Dopo aver fatto camminare Lane ancora
per dieci minuti, si ferm. La sua mano nuda tocc la parete.
Lane not che quella mano era piccola, e di forme delicate
simile a quella di una donna.
Una sezione della parete si apri. Il bipede si gir e si pieg
per passare, strisciando, attraverso quell'apertura, mettendo
in mostra natiche e gambe arrotondate e molto femminili,
molto ben fatte. Fu allora che Lane cominci a considerarlo

una femmina. Eppure i fianchi, sebbene fossero rivestiti di


tessuto adiposo, non erano ampi. Il bacino non era abbastanza largo per portare un feto. Nonostante la linea curva, quei
fianchi erano relativamente stretti come quelli di un uomo.
Dietro di loro, il portello a forma di tappo si richiuse. Il bipede non accese la torcia elettrica, perch dal fondo della
galleria proveniva una luce. Il pavimento e le pareti non erano formate della durissima sostanza grigia, e neppure di terra
battuta: sembravano invetriati, come se fossero maiolicati dal
calore.
Lei lo stava aspettando, quando Lane scivol, lungo una
rampa lunga un metro, in una grande camera. Per un attimo,
rimase abbagliato dalla luce fortissima. Quando i suoi occhi
si furono abituati, cerc di scoprire da dove provenisse quella luce, ma non vi riusc. Not che in quella camera non vi
erano ombre.
La creatura bipede si tolse elmo e tuta e li appese in un ripostiglio. La porta scivol via, aprendosi, quando lei si avvicin, e si richiuse quando si fu allontanata.
Lei gli fece segno di togliersi la tuta. Lane non esit. Forse
l'aria poteva essere velenosa, ma lui non aveva scelta. Fra
poco, la sua bombola si sarebbe esaurita. E poi, sembrava
probabile che quell'atmosfera contenesse un sufficiente
quantitativo di ossigeno. Aveva compreso che le foglie degli
alberi-ombrello, che crescevano in cima ai tubi, assorbivano
la luce del sole e tracce di anidride carbonica. All'interno
delle gallerie, le radici assorbivano acqua dal canale, e la
grande quantit di anidride carbonica espirata dai decapodi.
L'energia della luce solare trasformava gas e liquido in glucosio ed ossigeno, che venivano distribuiti all'interno delle
gallerie
Persino li, in quella camera profondissima che si trovava

al di sotto del tubo e spostata lateralmente, una grossa radice


penetrava attraverso il soffitto e stendeva la sottile ragnatela
bianca di radici sulle pareti. Lane, si ferm proprio sotto
quell'escrescenza carnosa, si tolse il casco e aspir per la prima volta una boccata di aria marziana. E subito dopo sussult. Qualcosa di umido gli era caduto sulla fronte. Alz lo
sguardo, e vide che la radice stava secernendo del liquido, attraverso un grosso poro. Si asciug la goccia con un dito e
l'assaggi. Era densa e dolce.
Bene, pens, era normale che l'albero lasciasse cadere zucchero disciolto in acqua; ma lo faceva con una rapidit anormale: si stava gi formando un'altra goccia.
Poi gli venne in mente che questo avveniva, probabilmente, perch fuori si stava facendo buio, e quindi veniva il freddo. Gli alberi-ombrello potevano pompare l'acqua dai loro
tronchi nelle gallerie calde. Cos, durante la notte, quando la
temperatura scendeva sottozero, evitavano di congelarsi, e di
gonfiarsi fino a spaccarsi.
Sembrava una teoria ragionevole.
Lane si guard intorno. Quel posto era per met un alloggio, e per met un laboratorio biologico. C'erano letti e tavoli
e seggiole, e parecchi altri oggetti non identificabili. Uno di
essi era una grossa scatola di metallo nero che stava in un angolo: da essa, ad intervalli regolari, usciva un fiotto di minuscole bollicine azzurre. Salivano fino al soffitto, e mentre salivano si ingrandivano. Quando raggiungevano il soffitto,
non si fermavano e non scoppiavano: penetravano oltre lo
strato vetrificato, come se non esistesse neppure.
Adesso Lane conosceva l'origine delle sfere azzurre che
aveva visto apparire alla superficie del vivaio. Ma non riusciva ancora a comprenderne la funzione.
Non ebbe a disposizione molto tempo per osservare quei

globi. La creatura bipede tolse da una specie di credenza una


grande ciotola di ceramica verde e la pos sulla tavola. Lane
la guard curiosamente, chiedendosi che cosa avesse intenzione di fare. Ormai aveva visto che la seconda testa apparteneva ad un essere diverso e separato da lei. Le lunghe pieghe
di pelle rosea erano avvinghiate attorno al collo e al dorso di
lei; la minuscola testa dal muso piatto si gir verso Lane: gli
occhietti celesti, da rettile, scintillarono. Improvvisamente, la
bocca si apri mettendo in mostra gengive prive di denti; la
lingua dal colore rosso vivo, una lingua di mammifero e non
di rettile, si protese verso di lui.
La creatura bipede, senza prestare attenzione ai movimenti
del verme, lo stacc. Dolcemente, ripetendo alcune parole in
una lingua ricca di vocali, lo depose nella ciotola. Il verme vi
si sistem, arrotolandosi come un serpente nella sua tana.
La creatura bipede prese una caraffa che stava su di una
cassa squadrata di plastica rossa. Sebbene quella cassa non
fosse collegata visibilmente a qualche sorgente d'energia,
sembrava una stufa. La caraffa conteneva acqua calda, che la
creatura vers nella ciotola, riempiendola per met. Sotto
quella doccia, il verme chiuse gli occhi, in un'estasi senza parole.
Poi la creatura bipede fece qualcosa che allarm incredibilmente Lane.
Si chin sulla ciotola e vomit.
Lane le si accost. Dimenticando che lei non poteva comprenderlo, le chiese: Ti senti male?.
Lei mise in mostra due file di denti molto umani, in un
sorriso rassicurante, e si allontan dalla ciotola. Lane guard
il verme, che aveva tuffato la testa nella poltiglia. Prov un
senso improvviso di nausea, perch era certo che quell'essere
stava mangiando: la creatura dall'aspetto femminile doveva

nutrire regolarmente il verme di cibo rigurgitato.


Non riusc ad attenuare il proprio disgusto neppure ricordando a se stesso che non doveva considerarla come se fosse
stata una terrestre. Sapeva che lei era completamente aliena,
e quindi era inevitabile che alcune delle sue abitudini gli apparissero ripugnanti o addirittura scandalose. Questo lo sapeva, razionalmente: ma se il suo cervello gli diceva di comprendere e di perdonare, il suo stomaco gli ingiungeva di detestare tutto ci.
La sua avversione non venne attenuata molto quando la
osserv attentamente, mentre lei faceva la doccia in un cubicolo ricavato nella parete. Era alta meno di un metro e sessanta, ed era snella come deve esserlo una donna, con le ossa
delicate sotto la carne dalle linee molto dolci. Le sue gambe
erano umane: inguainate di nylon e calzate con un paio di
scarpe dal tacco a spillo sarebbero state eccitanti. Ma se
avesse calzato un paio di sandali, i suoi piedi avrebbero suscitato parecchi commenti, perch avevano soltanto quattro
dita.
Le sue mani, lunghe e bellissime, avevano cinque dita, invece. Sembravano prive di unghie, come le dita dei piedi: ma
osservandole meglio, Lane not che ne avevano di molto rudimentali.
Lei usci dal cubicolo e incominci a tergersi con un asciugatoio: ma prima gli fece segno di togliersi la tuta e di fare la
doccia a sua volta. Lui la guard fissamente, attentamente,
fino a quando lei emise una risata breve ed imbarazzata. Era
una risata femminile, di gola. Poi lei parl.
Lane chiuse gli occhi, e ud quello che aveva pensato di
non dovere pi udire per moltissimi anni: una voce di donna.
Era straordinaria: rauca e nello stesso tempo dolce come il
miele.

Ma, quando riapri gli occhi, la vide per quello che era.
Non era una donna. Non era un uomo. Che cos'era? Un essere neutro? No. L'impulso di pensarla come lei era troppo
forte.
Tuttavia, lei non aveva ghiandole mammarie. Il suo petto
non aveva capezzoli, n sviluppati n rudimentali: era un
petto simile a quello di un uomo, muscoloso sotto lo strato di
grasso che formava una curva delicata, e dava l'impressione
che sotto vi fossero... due seni in boccio?
No. Quella creatura non avrebbe mai allattato i suoi piccoli. Non poteva neppure partorirli come la femmina di un
mammifero. Il suo ventre era perfettamente liscio, non segnato dall'ombelico.
Ed era liscia anche la zona fra le gambe, priva di peli, senza fenditure, innocente come se lei fosse una ninfa disegnata
in un libro per bambini dell'epoca vittoriana.
La cosa pi orribile era proprio quella giuntura asessuata
delle gambe. Sembrava il ventre bianco di una ranocchia,
pens Lane, con un brivido.
E nello stesso tempo, la sua curiosit si faceva pi forte:
come si accoppiava, quella creatura. Come si riproduceva?
Lei rise di nuovo, e sorrise con le labbra carnose, di un
rosso pallido, molto umano; arricci il nasetto lievemente all'ins, e si pass una mano attraverso il vello foltissimo e liscio, rossodorato. Era un vello, non una chioma, ed aveva
una lucentezza lievemente oleosa, come la pelliccia di un
animale acquatico.
Il viso, per quanto alieno, avrebbe potuto passare per umano, ma non completamente. Gli zigomi erano molto alti, e
sporgevano all'ins, in modo non umano. Gli occhi, invece,
erano di un azzurro cupo e molto umani. Ma questo non significava un bel nulla. Anche gli occhi d'una piovra sembra-

vano umani.
Lei si diresse verso un altro ripostiglio: e mentre si allontanava da lui, Lane not che sebbene i fianchi fossero curvilinei come quelli di una donna, non si muovevano ancheggiando come quelli di una femmina umana.
Lo sportello si apri immediatamente, e mise in mostra le
carcasse di parecchi decapodi, privi di zampe, che stavano
appesi ad alcuni ganci. Lei ne prese una, la depose su di una
tavola metallica, tolse dalla credenza un sega e alcuni coltelli, e incominci a tagliare.
Lane si accost alla tavola, poich voleva osservare la
struttura anatomica del decapode. Lei gli indic la doccia
con un cenno. Lane si tolse la tuta. Quando dovette togliere
il coltello e l'ascia esit, poi, temendo che lei lo giudicasse
troppo diffidente, appese accanto alla tuta la cintura cui erano assicurate le armi. Ma non si tolse gli abiti, perch intendeva vedere gli organi interni del decapodo. Avrebbe fatto la
doccia pi tardi.
Il decapodo, nonostante il suo aspetto da ragno non era un
insetto: per lo meno, non nel senso terrestre della parola. E
non era neppure un vertebrato. La pelle liscia e priva di peli
sembrava di un mammifero, ed era pigmentata leggermente,
come quella di uno svedese biondo. Ma, sebbene avesse un
endo-scheletro, non aveva una spina dorsale. Le ossa formavano invece una gabbia arrotondata: le costole sottili si irradiavano da un collare cartilaginoso che era innestato sulla
parte posteriore della testa. Le costole si incurvavano verso
l'esterno, e poi verso l'interno, e quasi si toccavano alle estremit. Dentro la gabbia c'erano sacche polmonari ventrali, un
cuore relativamente grande, ed organi che sembravano rispettivamente fegato ed una coppia di reni. Dal cuore uscivano tre arterie, invece delle due dei mammiferi. Lane non po-

teva esserne certo, dato che il suo esame era molto affrettato,
ma sembrava che l'aorta dorsale, come quella di alcuni rettili
terrestri, trasportasse tanto il sangue puro quanto quello impuro.
Vi erano poi molti altri particolari degni di attenzione. Il
pi straordinario era che, a quanto poteva capire lui, il decapodo non aveva un apparato digerente. Sembrava privo di intestini e di ano: a meno che si potesse definire intestino un
sacco che scendeva dalla gola fino alla met circa del corpo.
E poi, non vi era nulla che lui potesse identificare come organi riproduttivi: ma questo non significava che non li possedesse. La lunghissima lingua tubolare, che la creatura bipede
apr con un coltello, era percorsa da un canale che andava
dall'estremit esterna della lingua fino ad una vescica che si
trovava alla sua base. A quanto pareva, era una parte dell'apparato di escrezione.
Lane si chiese che cosa permetteva ai decapodi di sopportare l'enorme differenza di pressione fra l'interno dei tubi e la
superficie marziana. E nello stesso momento si rese conto
che quella capacit non era molto pi straordinaria del meccanismo biologico che permetteva ai cetacei e alle foche di
sopportare senza danni l'enorme pressione, ad una profondit
di diverse centinaia di metri sotto il livello del mare.
La creatura bipede lo guard con i suoi occhi azzurri, rotondi e molto graziosi, rise, e poi frug nel cranio aperto, ne
estrasse il minuscolo cervello.
Hauaimi, disse, lentamente. Si indic la testa, e ripet:
Hauaimi. Poi indic la testa di Lane. Hauaimi.
Imitandola, Lane indic la propria testa.
Hanaimi. Cervello.
Cervello, ripet lei, e rise di nuovo.
Poi prese a nominare gli organi del decapodo che corri-

spondevano ai suoi. In questo modo, i preparativi del pranzo


procedettero rapidamente, mentre lei passava ad indicare altri oggetti che si trovavano nella stanza. Prima che avesse finito di friggere la carne e di bollire diverse strisce di foglie
membranose degli alberi-ombrello, aggiungendovi altri cibi
esotici contenuti in vari barattoli, aveva gi insegnato a Lane
almeno quaranta parole. Un'ora dopo, lui riusciva a ricordarne una ventina.
C'era ancora una cosa da imparare. Lane indic se stesso e
disse: Lane.
Poi indic lei e le rivolse uno sguardo interrogativo.
Mahrseeya, disse lei.
Marzia? ripet lui. Lei lo corresse, ma lui era rimasto
cos colpito da quella rassomiglianza che, in seguito, la chiam sempre con quel nome. Dopo un po', lei rinunci ad insegnargli la pronuncia esatta.
Marzia si lav le mani, e gli vers una ciotola d'acqua.
Lane us il sapone e l'asciugamano che lei gli aveva porto,
poi si accost alla tavola, accanto alla quale lei stava ritta ad
aspettarlo. C'era una grande ciotola di zuppa molto densa, un
piatto di cervella fritte, un'insalata fatta di foglie bollite e di
altre verdure inidentificabili, un piatto di costolette rivestite
di carne scura, uova sode e alcuni piccoli pani.
Marzia lo invit a sedere, con un gesto. Evidentemente, il
suo codice di comportamento non le permetteva di sedersi
prima del suo ospite. Lane ignor l'invito, and dietro di lei,
le pos una mano sulla spalla, premette, mentre con l'altra
mano le accostava la sedia. Lei alz la testa e gli sorrise. La
chioma fitta come un vello scivol all'indietro, mettendo in
mostra un orecchio appuntito e privo di lobo. Lane lo not
appena, perch era troppo assorto nella strana sensazione,
per met repulsiva e per met eccitante, che aveva provato al

contatto della pelle di lei. Non era stata quella pelle in se


stessa, a provocarla, perch era morbida e calda come quella
d'una ragazzina: era stata, invece, l'idea di toccare quella
creatura.
In parte, pens Lane, quella sensazione era causata dalla
nudit di Marzia. Non perch rivelasse il suo sesso, ma perch ne rivelava l'assenza. Niente seni, niente capezzoli, niente ombelico, niente piega o sporgenza pubica. L'assenza di
quegli organi sembrava sbagliata, profondamente sbagliata e
sconvolgente. Era una vergogna che Marzia non avesse nulla
di cui vergognarsi.
E quello era un pensiero stranissimo, si disse. Senza nessuna ragione, si senti avvampare il volto.
Marzia non se ne accorse. Vers da una bottiglia molto
lunga un bicchiere di vino scuro. Lane l'assaggi. Era squisito: non migliore delle qualit pi raffinate della Terra, ma altrettanto buono.
Marzia prese uno dei pani, lo spezz in due, e gliene porse
un pezzo. Poi, reggendo con una mano il bicchiere di vino e
con l'altra il pane, pieg la testa, chiuse gli occhi, e cominci
a cantilenare.
Lui la fiss, sbalordito. Era una preghiera, un ringraziamento. Era forse il preludio ad una specie di comunione, sorprendentemente simile a quella terrestre?
Eppure, anche se fosse stato cos, non aveva motivo di meravigliarsi. Carne e sangue, pane e vino: il simbolismo era
semplicissimo e logico, e poteva essere universale.
Tuttavia, era anche possibile che lui stesse inventandosi
paralleli inesistenti. Forse lei stava compiendo un rito la cui
origine ed il cui significato erano completamente diversi da
ci che lui poteva immaginare.
In questo caso, ci che Marzia fece subito dopo era egual-

mente suscettibile di una interpretazione errata. Lei mordicchi il pane, sorseggi il vino, e lo invit chiaramente a fare
la stessa cosa. Lane obbed. Marzia prese un terzo bicchiere
vuoto, vi sput un pezzetto di pane inzuppato di vino, e gli
indic che doveva imitarla.
Quando l'ebbe fatto, Lane si sent rivoltare lo stomaco.
Marzia mescol con un dito i due pezzetti che avevano risputato, e poi glielo tese. Evidentemente, lui doveva mettersi in
bocca quel dito e mangiare quella poltiglia.
Dunque era un'azione contemporaneamente fisica e metafisica. Il pane e il vino erano la carne e il sangue della divinit che lei venerava. Inoltre lei, imbevuta del corpo e dello
spirito di quel dio, adesso voleva mescolarli a quelli di lui.
Io divengo ci che mangio del dio. Tu diventi ci che
mangi di me. Io divento ci che mangio di te. Noi tre, adesso
diventiamo una sola cosa.
Lane, anzich sentirsi rivoltato da quel concetto, prov un
senso di eccitazione. Sapeva che probabilmente moltissimi
cristiani avrebbero rifiutato di prendere parte a quella comunione, perch il rituale era molto diverso dal loro e non aveva, probabilmente, neppure la stessa origine. Avrebbero pensato che, accettando, avrebbero reso omaggio ad un dio alieno. Per Lane, quell'idea non era soltanto indice di una mentalit ristretta e bigotta, ma era anche illogica, poco caritatevole e ridicola. Poteva esistere un solo Creatore: e non aveva
importanza il nome che gli davano le sue creature.
Lane credeva sinceramente in un dio personale, un dio che
lo conosceva come individuo. E credeva anche che l'umanit
avesse bisogno di essere redenta, e che quindi un redentore
era stato mandato sulla Terra. E se anche altri mondi avevano bisogno di essere redenti, ebbene, o avevano gi avuto un
redentore, o lo avrebbero avuto prima o poi. Forse lui si

spingeva molto pi in l dei suoi correligionari, perch cercava veramente di mettere in pratica l'amore per l'umanit. E
questo aveva finito per procurargli una certa reputazione di
fanatico fra i suoi amici e conoscenti. Tuttavia, si era sempre
controllato, per non diventare troppo noioso, e nonostante la
sua eccentricit, la sua sincera bont aveva finito per renderlo veramente gradito a tutti.
Fino a sei anni prima, Lane era un agnostico. Il primo
viaggio nello spazio lo aveva convertito. Quell'esperienza
travolgente lo aveva costretto a rendersi conto che lui era un
essere insignificante, e che l'universo era immenso e complesso, tale da ispirare una grande reverenza, e che lui aveva
bisogno di una struttura entro la quale poteva essere e divenire.
Il particolare pi strano di quella sua conversione, aveva
pensato in seguito, era stato questo: uno dei suoi compagni,
in quel viaggio, era sempre stato un credente devoto, ma
dopo il ritorno sulla Terra, aveva abbandonato la sua setta e
la sua fede ed era diventato completamente ateo.
Pens a tutto questo, mentre prendeva in bocca il dito offertogli da Marzia e ne succhiava via la poltiglia.
Poi, obbedendo ai gesti di lei, intinse a sua volta il dito nel
bicchiere e glielo mise fra le labbra.
Marzia chiuse gli occhi e succhi delicatamente il dito.
Quando lui accenn a ritirarlo, venne fermato dalla mano di
lei che gli si era posata sul polso. Non insistette a ritirare il
dito, poich non desiderava offenderla. Forse quel lungo intervallo faceva parte del rito.
Ma l'espressione del volto di Marzia sembrava cos estatica e nello stesso tempo cos avida: come quella di un bimbo
affamato al quale stato appena porto il poppatoio. Lane si
senti imbarazzato. Dopo qualche istante, vedendo che lei non

mostrava alcuna intenzione di smetterla, ritir il dito, lentamente ma con fermezza. Marzia riapri gli occhi e sospir, ma
non fece alcun commento: incominci a servire la zuppa.
Quella pappa caldissima e densa era deliziosa e ristoratrice. Aveva la consistenza della zuppa di plancton che stava
diventando molto popolare sulla Terra affamata, ma non aveva il minimo sapore di pesce. Il pane scuro gli ricordava il
pane d'avena. La carne del decapodo assomigliava a quella
del coniglio selvatico, ma era un poco pi dolce, ed aveva un
aroma inidentificabile. Mangi un boccone soltanto dell'insalata di foglie e poi si vers freneticamente del vino in gola,
per liberarsi dal bruciore insopportabile. Gli occhi si riempirono di lacrime: continu a tossire fino a quando Marzia gli
rivolse la parola, in tono allarmato. Lane le sorrise, ma rifiut di mangiare ancora quell'insalata. Il vino gli aveva rinfrescato la gola, gli aveva invaso le vene, come un canto. Si disse che non avrebbe dovuto berne pi. Tuttavia, fini il secondo bicchiere, prima di ricordare la propria decisione.
E ormai era troppo tardi. Il vino fortissimo gli era andato
direttamente alla testa. Si sentiva stordito, in preda alle vertigini, e aveva voglia di ridere. Gli avvenimenti di quella giornata, il pericolo che aveva corso, la reazione scatenata in lui
dalla certezza che i suoi compagni erano morti, la situazione
in cui si trovava, la tensione causata dall'incontro con i decapodi, la curiosit insoddisfatta circa l'origine di Marzia e l'eventuale presenza di altri esseri di quella stessa specie: tutto
contribuiva a produrre in lui uno stato che era per met stordimento e per met esuberanza.
Si alz dalla tavola e si offr di aiutare Marzia a lavare i
piatti. Lei scosse il capo e mise il vasellame in un lavastoviglie. Lane, intanto, decise che aveva bisogno di levarsi di
dosso il sudore, la polvere ed il puzzo lasciati da due giorni

di viaggio. Apri lo sportello del cubicolo della doccia, e si


accorse che non c'era lo spazio sufficiente per appendervi i
vestiti. E cos, disinibito dalla stanchezza e dal vino, e pensando che Marzia, in fin dei conti, non era una femmina, s
spogli.
Marzia lo osservava, e spalancava sempre di pi gli occhi
via via che lui si toglieva ogni indumento. Alla fine, emise
un gemito, e indietreggi, impallidendo.
Non poi tanto male, brontol lui, chiedendosi che cosa
poteva avere causato quella reazione. In fin dei conti, parecchie delle cose che ho visto da queste parti non sono poi
tanto facili da mandar gi.
Marzia tese un dito tremante, e gli chiese qualcosa, con
voce scossa.
Forse era soltanto un gioco della sua immaginazione: ma
Lane avrebbe giurato che Marzia usava le stesse inflessioni
che avrebbe usato uno che parlasse inglese.
Sei ammalato? Quelle escrescenze sono maligne?.
Lui non conosceva le parole necessarie per spiegarsi, e
non aveva intenzione di dimostrare la funzione per mezzo di
un'azione pratica. Chiuse dietro di s la porta del cubicolo e
premette la piastra che faceva scorrere l'acqua. La doccia calda e il contatto del sapone, la sensazione di sudiciume e del
sudore che venivano asportati, lo calmarono discretamente, e
lui ebbe il tempo di riflettere sulle cose che la fretta gli aveva
impedito di considerare con la calma necessaria.,
Innanzitutto, avrebbe dovuto imparare la lingua di Marzia,
o avrebbe dovuto insegnarle la sua. Probabilmente, sarebbe
avvenuto l'uno e l'altro, contemporaneamente. Di una cosa,
comunque, era certo: Marzia, almeno per il momento, aveva
intenzioni pacifiche nei suoi confronti. Quando aveva diviso
con lui la comunione, gli era apparsa sincera. Aveva l'im-

pressione che non potesse far parte della sua preparazione


culturale dividere il pane e il vino con una persona che intendeva uccidere.
Adesso si sentiva meglio, anche se era ancora stanco ed un
po' ubriaco. Usc dallo stanzino della doccia. Tese la mano,
con un senso di riluttanza, verso gli abiti sporchi. Poi sorrise.
Mentre lui faceva la doccia, gli indumenti erano stati puliti.
Marzia, tuttavia, non bad al suo sorriso di soddisfatta sorpresa, ma, seria in volto, gli fece cenno di sdraiarsi sul letto e
di dormire. Ma, invece di sdraiarsi anche lei, prese un secchio e si avvi verso la galleria. Lane decise di seguirla.
Quando lei ne accorse, si limit a scrollare le spalle.
Quando fu giunta nella galleria, Marzia accese la torcia
elettrica. La galleria era immersa nell'oscurit pi assoluta. Il
raggio, giocando sul soffitto, mostr che i lucevermi avevano
spento le loro lampade.
Marzia punt la luce sul canale, e Lane vide che i pesci-siluro continuavano ancora ad inghiottire e ad espellere l'acqua. Prima che lei avesse il tempo di deviare il raggio, Lane
le ferm il polso con una mano, mentre l'altra sollevava un
pesce dal canale. Fatic parecchio a staccarlo, e comprese il
perch quando rivolt il corpo a forma di siluro, e vide la colonna carnosa che spuntava dal ventre. Adesso aveva capito
perch la reazione provocata dall'espulsione dell'acqua non li
lanciava in avanti. Il piede ventrale fungeva da ventosa, e
consentiva ai pesci di rimanere fissati al fondo del canale.
Con una certa impazienza, Marzia si svincol dalla sua
stretta e riprese a camminare rapidamente lungo la galleria.
Lui la segu, fino a quando la vide giungere presso l'apertura
nella parete che poco prima era sembrata impaurirla tanto.
Lei si chin ed entr in quell'apertura: non era andata molto
in l, quando dovette fermarsi per spostare da una parte un

mucchio di decapodi. Erano quelli pi grandi, dai becchi imponenti, che poco prima stavano montando di guardia all'entrata. Adesso erano tutti addormentati al loro posto.
In questo caso, ne dedusse Lane, anche la cosa cui facevano la guardia doveva essere addormentata.
E Marzia? In che modo rientrava nel quadro generale? O
forse non faceva per nulla parte di quell'organizzazione? Era
assolutamente aliena, e l'intelligenza istintuale dei decapodi
non era preparata a lei: per questo la ignoravano. Questo
avrebbe spiegato perch non avevano prestato la minima attenzione neppure a lui, quando era impantanato nel vivaio.
Eppure doveva esserci un'eccezione a quella regola. Certamente Marzia non aveva voluto attirare l'attenzione delle
sentinelle, quando era passata davanti a quell'apertura, la prima volta.
Un attimo dopo, Lane scopri il perch. Entrarono in una
immensa camera che aveva circa sessanta metri di lato. Era
buia come l'interno del tubo, ma durante il periodo di veglia
doveva essere illuminata vivamente, senza dubbio, perch il
soffitto era stracarico di lucevermi.
Il raggio della lampada di Marzia saett tutto intorno, in
quella cavit immensa, mostrando a Lane i mucchi di decapodi addormentati. Poi, all'improvviso, si ferm. Lane diede
un'occhiata, e il suo cuore prese a battere furiosamente, i capelli gli si rizzarono sulla nuca.
Davanti a lui stava un verme alto un metro e lungo all'incirca sei.
Senza riflettere, afferr Marzia per impedirle di avvicinarsi. Ma, nell'istante stesso in cui la toccava, lasci ricadere la
mano. Lei doveva sapere bene quello che stava facendo.
Marzia rivolse il raggio della lampada verso il proprio volto, e sorrise, come per spiegargli che non aveva motivo di al-

larmarsi. Poi gli sfior il braccio con un gesto timidamente


affettuoso.
Per un attimo, Lane non riusc a spiegarsene il perch. Poi
gli venne in mente che lei gli era grata perch aveva mostrato di preoccuparsi della sua salvezza. E la sua reazione dimostrava, inoltre, che si era ripresa completamente dal trauma
che l'aveva colpita vedendolo spogliato.
Distolse gli occhi da lei per esaminare il mostro. Giaceva
sul pavimento, e dormiva, con gli occhi immensi nascosti
dietro le palpebre verticali. Aveva una testa enorme, a forma
di pallone come quella dei piccoli decapodi che lo circondavano. La bocca era grande, ma il becco era molto piccolo, e
le labbra erano coperte di verruche. Il corpo, tuttavia, sembrava quello di un bruco, ma era privo di peli. Dieci minuscole zampe inutili sporgevano lungo i fianchi, ma erano
troppo corte, e non arrivavano neppure a sfiorare il pavimento. I fianchi erano gonfi, come se fossero saturi di gas.
Marzia super quell'essere mostruoso, e si ferm davanti
alla sua parte posteriore. Poi sollev una grossa piega della
pelle: sotto c'era un mucchio di uova dal guscio coriaceo, circa una dozzina, tenute insieme da una secrezione viscosa.
Adesso ho capito, mormor Lane. E' naturale. La regina, che depone le uova. E' specializzata nella riproduzione.
E' per questo che gli altri non hanno organi di riproduzione:
o li hanno cos rudimentali che io non sono riuscito neppure
a distinguerli. I decapodi sono animali simili ai mammiferi,
d'accordo, ma in molte cose assomigliano agli insetti terrestri.
Tuttavia, questo non spiega l'assenza di un apparato digerente.
Marzia ripose le uova nel secchio che aveva portato e si
mosse per uscire dalla grande camera. Lane la ferm, e le

spieg, a gesti, che voleva guardarsi intorno ancora per un


po'. Marzia alz le spalle, e cominci a fargli da guida. Dovettero stare molto attenti, per non calpestare involontariamente i grossi decapodi, che giacevano un po' qua e un po'
l.
Poi arrivarono ad una specie di bidone scoperchiato, formato dalla stessa sostanza grigia che costituiva le pareti. All'interno c'erano parecchi ripiani, e su quei ripiani stavano
centinaia di uova. Fili di sostanza simile a ragnatela impedivano alle uova di rotolare dallo scaffale.
Vicino c'era un secondo contenitore: e questo era pieno
d'acqua. Sul fondo giacevano altre uova. E sopra le uova
nuotavano minuscoli esseri a forma di siluro.
Lane spalanc gli occhi per la sorpresa. I pesci non facevano parte di una specie a s, ma erano semplicemente le larve dei decopodi. E potevano venire collocati nei canali, non
soltanto per guadagnarsi da vivere pompando l'acqua che
scendeva dal Polo Nord, ma anche per crescere, fino al momento in cui erano pronti alla metamorfosi che li avrebbe
portati allo stadio di adulti.
Tuttavia, Marzia gli mostr un terzo contenitore che lo costrinse a revisionare parzialmente la sua prima teoria. Questo
bidone era asciutto, e le uova erano posate sul fondo. Marzia
ne raccolse una, ne incise il guscio coriaceo con il suo coltello, e ne vuot il contenuto nel cavo d'una mano.
Lane sbarr gli occhi, sbalordito. L'esserino aveva un minuscolo corpo cilindrico, una ventosa ad una estremit, una
bocca rotonda all'estremit opposta, e ai lati della bocca due
organi globulari. Un piccolissimo luceverme.
Marzia lo fissava, per vedere se riusciva a comprendere.
Lane allarg le braccia ed alz le spalle, per fare capire che
non era riuscito ad afferrare la situazione. Lei lo chiam con

un cenno, si avvicin ad un altro contenitore, e gli mostr altre uova. Alcune erano state lacerate dall'interno, e minuscoli
esseri dal becco duro si stavano aggirando intorno, vacillando debolmente sulle dieci zampe.
Marzia incominci, energicamente, a gesticolare, per spiegarsi a mezzo della mimica. Lane, osservandola, incominci
a comprendere qualcosa.
Gli embrioni che rimanevano nelle uova fino a quando
raggiungevano il completo sviluppo passavano attraverso tre
metamorfosi principali: lo stadio di pesce-siluro, lo stadio di
luceverme, e finalmente lo stadio di decapodo. Se le uova
venivano aperte dalle bambinaie adulte durante uno dei primi
due stadi, l'embrione manteneva quella forma, pur diventando grande.
E la regina, allora? domand Lane, indicando a Marzia il
corpo mostruosamente gonfio di uova.
Per tutta risposta, Marzia sollev uno degli esseri appena
usciti dal guscio, che scalci con le sue dieci zampe, ma non
pot protestare in nessun altro modo poich, come tutti i suoi
simili, era muto. Marzia lo capovolse ed indic una minuscola grinza nella parte posteriore. Poi gli mostr lo stesso punto, su uno degli adulti addormentati. Il posteriore dell'adulto
era liscio, privo di grinze.
Marzia fece il gesto di mangiare. Lane annu, per dimostrare che aveva compreso. Quegli esseri nascevano dotati di
organi sessuali rudimentali, che tuttavia non si sviluppavano
mai. Anzi, si atrofizzavano completamente, se i giovani non
venivano nutriti con una dieta particolare: e in questo caso
maturavano, e diventavano femmine capaci di deporre uova.
Tuttavia, il quadro non era affatto completo. Se c'erano le
femmine, dovevano esserci anche i maschi. Era molto improbabile che animali tanto evoluti si autofecondassero, o si ri-

producessero per partenogenesi.


Poi ripens a Marzia e incominci ad avere qualche dubbio. Lei non sembrava avere un apparato riproduttivo. Possibile che la sua specie fosse partenogenetica? Oppure lei era
un essere di sesso neutro, il cui sviluppo normale era stato
bloccato per mezzo d'una particolare dieta?
Non gli sembrava molto probabile: e tuttavia non poteva
essere certo che una cosa simile fosse impossibile, nello
schema naturale cui apparteneva Marzia.
Deciso a soddisfare la propria curiosit, Lane ignor il desiderio espresso da lei, che voleva uscire da quella grande
camera, ed esamin, uno ad uno, i dieci decapodi appena
usciti dal guscio: erano tutte femmine potenziali.
All'improvviso, Marzia, che lo aveva osservato con aria
seria ed attenta, sorrise e gli prese la mano, e lo condusse
verso il fondo della grande camera. E, mentre si avvicinavano ad un'altra struttura, Lane percep un odore fortissimo,
che gli ricordava quello del cloro.
Quando fu pi vicino alla struttura, vide che non si trattava
di un bidone, bens di una gabbia semisferica. Le sbarre erano fatte della durissima sostanza grigia, e salivano dal pavimento, incurvandosi, fino ad unirsi in un punto centrale.
Non c'erano porte. Evidentemente, quella gabbia era stata
costruita attorno all'essere che conteneva, ed il suo occupante
avrebbe dovuto restare li dentro fino alla morte.
Marzia gli mostr subito perch a quell'essere la libert era
negata. Stava dormendo, tuttavia Marzia infil una mano fra
le sbarre e gli colpi la testa con un pugno. L'essere non reag,
se non quando lei lo ebbe percosso altre cinque volte. Poi,
lentamente, apri le palpebre verticali, mettendo in mostra
grandi occhi sbarrati, lucenti come sangue fresco appena
sgorgato da un'arteria.

Marzia gett una delle uova contro la testa dell'essere. Il


becco si apri prontamente, l'uovo scomparve, il becco si richiuse, e si ud un singulto sonoro.
Il cibo riport l'essere alla vita. Balz sulle dieci zampe
lunghissime, sbatt il becco, e si scagli parecchie volte contro le sbarre.
Bench non vi fosse pericolo, Marzia indietreggi davanti
alla furia omicida di quegli occhi scarlatti. Lane comprendeva benissimo quella reazione. Quell'essere era gigantesco;
era alto almeno una sessantina di centimetri pi delle sentinelle. Il suo dorso arrivava all'altezza della schiena di Marzia, e avrebbe potuto staccarle la testa con un colpo di becco.
Lane gir attorno alla gabbia, per osservare attentamente
la parte posteriore del mostro. Perplesso, fece un altro giro,
senza riuscire a scorgere nessun segno di maschilit, a parte
quella furia selvaggia, simile a quella d'uno stallone rinchiuso in un recinto durante la stagione degli amori. A parte le
dimensioni, gli occhi rossi, ed una cloaca, assomigliava in
tutto e per tutto alle sentinelle.
Cerc di comunicare a Marzia il suo sbalordimento. Lei,
ormai, sembrava anticipare i suoi desideri. Esegui tutta una
altra serie di pantomime, alcune delle quali erano cos energiche e comiche che lo fecero sorridere.
Per prima cosa, lei gli mostr due uova posate su di uno
scaffale vicino. Erano pi grosse delle altre, e costellate di
macchioline rosse. Con ogni verosimiglianza, quelle uova
contenevano embrioni maschi.
Poi gli mostr che cosa sarebbe successo se il maschio
adulto fosse riuscito a liberarsi. Assunse un'espressione che
avrebbe dovuto essere terribile, ma che riusc soltanto a divertire Lane, e imit il maschio scatenato. Avrebbe ucciso
tutti coloro che avesse trovato. Tutti: la colonia al completo,

regina, operaie, sentinelle, larve, uova, staccando loro la testa a morsi, straziandoli, divorandoli tutti, tutti, tutti. E poi
sarebbe uscito da quel macello, si sarebbe lanciato alla carica
lungo il tubo e avrebbe ucciso tutti i decapodi che incontrava, avrebbe divorato i pesci-siluro, avrebbe staccato i lucevermi dal soffitto, li avrebbe fatti a pezzi, li avrebbe divorati,
avrebbe divorato le radici degli alberi. Uccidere, uccidere,
uccidere, divorare, divorare, divorare!
Si, certo, era tutto chiarissimo, spieg Lane, a segni. Ma
allora in che modo...
Marzia gli indic, a gesti, che una volta al giorno le operaie facevano rotolare, s, facevano letteralmente rotolare la
loro regina attraverso la stanza, fino alla gabbia. E la disponevano in modo che presentasse la parte posteriore a pochi
centimetri dalle sbarre e dal maschio infuriato. E il maschio,
sebbene non desiderasse altro che piantarle il becco nella
carne e farla a pezzi, non era capace di dominarsi. La natura
aveva la meglio: la volont del maschio veniva tradita dal
suo sistema nervoso.
Lane annui, per dimostrare che aveva compreso. Aveva in
mente l'immagine del decapodo che Marzia aveva sezionato.
Aveva una sacca, all'estremit interna della lingua. Probabilmente il maschio ne aveva due: una che conteneva le sostanze escretive, e l'altra conteneva il liquido seminale.
Improvvisamente, Marzia si irrigid, protendendo le mani
davanti a s. Aveva deposto la torcia elettrica sul pavimento,
per essere pi libera di spiegarsi per mezzo delle pantomime:
e il raggio illuminava la sua pelle pallida.
Che c'? domand Lane, accostandosi.
Marzia si ritrasse, tenendo le mani protese davanti a s.
Sembrava inorridita.
Non voglio farti del male, disse Lane. E tuttavia si fer-

m, perch lei comprendesse che non aveva intenzione di andarle pi vicino.


Che cosa poteva averla turbata tanto? In quella camera
non c'era nulla che si muovesse, a parte il grosso maschio,
che tuttavia era nella gabbia, dietro di lei.
Poi Marzia indic prima lui e poi il decapodo furibondo.
Quando vide quel segno inconfondibile d'identificazione,
Lane comprese. Marzia aveva intuito che lui, come l'essere
ingabbiato, era un maschio, e aveva capito la sua struttura e
la sua funzione.
Ma Lane non aveva compreso perch questo la spaventasse tanto. Che provasse ripugnanza, era ammissibile. Il corpo
di lei, con la sua mancanza di sesso, gli aveva dato un senso
di disgusto molto simile alla nausea. Era del tutto naturale
che anche lei reagisse alla vista del suo corpo in un modo del
tutto simile. Eppure, sembrava avere superato piuttosto bene
il trauma di quel primo momento.
Perch, allora, quel cambiamento inaspettato, quell'improvviso orrore per lui?
Alle spalle di Lane, il becco del maschio scatt rumorosamente, mentre il mostro si avventava contro le sbarre.
Ma certo! Quel mostro aveva la smania di uccidere!
Fino al momento in cui aveva incontrato Lane, Marzia
aveva conosciuto un unico maschio: l'orrore racchiuso nella
gabbia. E adesso, bruscamente, lo aveva equiparato al mostro. Un maschio era un uccisore.
Disperatamente, poich temeva che Marzia stesse per fuggire dalla grande stanza in preda al panico, le spieg a cenni
che lui non era affatto come il mostro. Scosse il capo pi
volte, per indicare no, no, no. Non era cos!
Marzia, che lo stava osservando attentamente, incominci
a rilassarsi. La sua carnagione riacquist la sfumatura rosea.

I suoi occhi ritornarono della grandezza normale. Riusc persino a improvvisare un sorriso forzato.
Per allontanare i suoi pensieri da quell'argomento, Lane
indic che gli sarebbe piaciuto sapere se la regina e il suo
consorte avevano apparati digestivi, bench le operaie non
ne avessero. Per tutta risposta, Marzia tese la mano verso la
bocca del verme che penzolava dal soffitto. Quando ritir la
mano, era coperta di secrezione. Si fiut il pugno, e poi glielo tese, perch fiutasse a sua volta. Lane lo prese, ignorando
il fremito leggero, probabilmente involontario, che la scosse
a quel contatto.
La sostanza aveva esattamente l'odore che ci si poteva
aspettare da un cibo predigerito.
Poi Marzia si accost ad un altro verme: gli organi luminosi di questo non erano colorati di verde, come tutti gli altri,
ma avevano una sfumatura verdastra. Marzia gli solletic la
lingua con un dito e alz le mani chiuse a coppa: subito vi
sgocciol un liquido.
Lane lo fiut. Non aveva odore. Quando lo assaggi, scopri che era acqua densamente zuccherata.
Con altre pantomime, Marzia gli spieg che i lucevermi
fungevano da apparato digerente delle operaie. E immagazzinavano il cibo per loro. Le operaie traevano un parte delle
loro energie dal glucosio secreto dalle radici degli alberi-ombrello. Le proteine e le sostanze vegetali della loro dieta provenivano dalle uova e dalle foglie degli alberi. Squadre di
raccoglitori uscivano all'aperto, durante il giorno, e portavano nelle gallerie strisce delle dure foglie membranacee. I vermi digerivano parzialmente le uova, i decopodi morti e le foglie, e li restituivano sotto forma di una densa pappa. Quella
poltiglia, come il glucosio, veniva ingerita dalle operaie: passava attraverso le pareti della loro gola e nel lungo sacco che

collegava la gola con i vasi sanguigni pi grossi. I rifiuti venivano espulsi attraverso la pelle, oppure attraverso il canale
della lingua.
Lane annui, poi usci dalla grande camera. Marzia lo segui,
con aria sollevata. Quando furono ritornati nell'alloggio, lei
depose le uova in un frigorifero e riempi di vino due bicchieri. Intinse un dito in entrambi, poi con quel dito tocc le proprie labbra, quindi quelle di Lane. Lui sfior leggermente il
polpastrello con la lingua. Anche quello, a quanto pareva, era
un rituale, forse riservato al momento di andare a dormire:
riconfermava che erano una sola cosa, e animati da sentimenti pacifici. Forse aveva qualche significato pi profondo,
ma Lane non riusciva a sviscerarlo.
Marzia and a controllare che il verme nella ciotola fosse
comodo e al sicuro. Ormai aveva mangiato tutto. Lei prese il
verme, lo lav, lav la ciotola, la riempi per met di acqua
zuccherata tiepida, la pos sul tavolino accanto al letto e torn a deporvi l'esserino. Poi si sdrai sul letto e chiuse gli occhi. Non si copri, e a quanto pareva non si aspettava neppure
che Lane si coprisse.
Per quanto fosse stanchissimo, Lane non riusci ad addormentarsi. Camminava avanti e indietro come una tigre in
gabbia. Non riusciva a escludere dalla propria mente l'enigma di Marzia, e neppure il problema di ritornare alla base, e
poi alla nave orbitale. La Terra doveva sapere ci che era accaduto.
Dopo circa mezz'ora, Marzia si sollev a sedere. Lo guard fissamente, come se cercasse di scoprire la causa della
sua inquietudine e della sua insonnia. Poi, intuendo ci che
non andava, si alz ed apri uno scaffale appeso ad una parete. Dentro c'era un buon numero di libri.
Ah! esclam Lane. Forse riuscir a ottenere finalmente

qualche informazione!. E li sfogli tutti. Fremendo di impazienza, ne scelse tre e li ammucchi sul letto, poi si sedette
per studiarli.
Naturalmente, non poteva leggere i testi: ma tutti e tre
contenevano molte illustrazioni e fotografie. Il primo volume
sembrava una specie di libro di storia per bambini.
Lane osserv le prime illustrazioni. Poi esclam, con voce
rauca: Mio Dio! Tu non sei pi marziana di me!.
Marzia, sbalordita dal tono sorpreso e scosso della sua
voce, si avvicin al letto e sedette accanto a lui. Rimase a
guardarlo, mentre lui voltava le pagine, fino a quando Lane
arriv ad una certa fotografia. Allora, inaspettatamente, si
nascose la faccia tra le mani, e tutto il suo corpo fu scosso da
profondi singhiozzi.
Lane era sbalordito. Non riusciva a comprendere perch
lei sembrasse tanto angosciata. L'illustrazione era una veduta
aerea di una citt del suo pianeta d'origine, o forse di un pianeta abitato dalla sua gente. Forse era la citt in cui lei, in un
modo o nell'altro, era nata.
Non pass molto tempo, tuttavia, prima che l'angoscia di
Marzia suscitasse per reazione l'angoscia di lui. All'improvviso, Lane si mise a piangere.
Ora aveva capito. Era la solitudine, la solitudine spaventosa, come quella che aveva provato lui stesso quando non
aveva pi ricevuto notizie dagli uomini partiti a bordo dei
trattori, e aveva creduto di essere rimasto l'unico essere umano sulla faccia di quel mondo.
Dopo un po', le lacrime si inaridirono. Si sent meglio; e
avrebbe desiderato che anche lei si fosse sentita sollevata.
Marzia sembr percepire la sua simpatia, perch gli sorrise
fra le lacrime. In uno slancio irresistibile di affetto gli baci
la mano, e si cacci in bocca due delle dita di lui. Quello,

pens Lane, doveva essere il suo modo di esprimere l'amicizia. O forse anche la gratitudine per la sua presenza: o forse
semplicemente la gioia. In ogni caso, pens, la societ cui
apparteneva doveva avere un notevole orientamento orale.
Povera Marzia, mormor. Dev'essere terribile, doversi
rivolgere a un individuo strano ed alieno, come devo apparirti io. Specialmente ad uno che, poco fa, sospettavi che avesse
intenzione di divorarti.
Ritrasse le dita; ma poi, scorgendo l'espressione avvilita di
lei, prese impulsivamente in bocca le sue.
Stranamente, quel gesto provoc un altro scoppio di pianto. Tuttavia, si accorse quasi subito che quello era un pianto
di felicit. Quando ebbe finito, lei rise sommessamente.
Lane prese un panno, le asciug gli occhi, e glielo resse
mentre lei si soffiava il naso.
Marzia aveva riacquistato la sua energia: gli indic certe
illustrazioni e gli spieg, a cenni, che cosa significavano.
Quel libro per bambini incominciava descrivendo l'alba
della vita sul suo pianeta. Il pianeta girava attorno ad una
stella che, secondo una carta molto semplificata, si trovava al
centro della Galassia.
Su quel mondo, la vita aveva avuto inizio in modo molto
simile alla vita sulla Terra. Durante le prime fasi, aveva seguito pi o meno le stesse grandi linee. Ma c'erano alcune
immagini piuttosto inquietanti dei pesci primitivi. Lane non
era molto sicuro della propria interpretazione.
Le immagini mostravano chiaramente che l'evoluzione
aveva adottato meccanismi biologici che avevano seguito
uno sviluppo diverso da quelli della Terra.
Affascinato, segui il passaggio dai pesci agli anfibi ai rettili, fino ad una creatura a sangue caldo, ma non mammifera, e
da questa ad una creatura eretta, scimmiesca, terricola, e fi-

nalmente ad esseri come Marzia.


Poi le illustrazioni mostravano vari aspetti dell'esistenza
preistorica di quegli esseri: poi l'invenzione dell'agricoltura,
della lavorazione dei metalli, e cos via.
La storia della civilt era raffigurata in una serie di immagini di cui Lane non sempre riusciva ad afferrare il significato. Sotto un punto di vista era diversa dalla storia della Terra.
C'era una relativa scarsit di guerre. I Ramasse, i Gengis
Khan, gli Attila, i Cesari, gli Hitler sembravano assenti,
Ma c'era dell'altro. La tecnologia era progredita in modo
molto simile a quello della Terra, nonostante la carenza di
stimoli dovuti alla guerra. Forse, pens, era incominciata
molto prima che sul suo pianeta. Aveva l'impressione che il
popolo di Marzia si fosse evoluto fino a raggiungere lo stadio attuale, molto tempo prima dell'homo sapiens.
Fosse vero o no, quegli esseri, comunque, avevano sorpassato l'uomo. Potevano viaggiare ad una velocit assai prossima a quella della luce, o forse anche superiore, e naturalmente avevano scoperto i voli interstellari.
A questo punto Marzia indic una pagina che recava parecchie fotografie della Terra, scattate evidentemente da una
astronave, ad altezze diverse.
E, dietro quelle foto, un artista aveva disegnato una figura
vaga, per met scimmia e per met drago.
La Terra significa questo, per te? disse Lane.
Pericolo? Non Toccare?.
Cerc altre fotografie della Terra. C'erano molte pagine
dedicate ad altri pianeti, ma una sola al suo mondo. E quella
era abbastanza.
Perch ci sorvegliate a distanza? disse Lane. Siete tanto pi progrediti di noi, da un punto di vista tecnologico, che
in confronto a voi facciamo la figura di aborigeni australiani.

Di cosa avete paura?.


Marzia si alz, guardandolo. All'improvviso, ferocemente,
ringhi e digrign i denti e contrasse le mani, come per graffiare.
Lane fu scosso da un brivido. Era la stessa pantomima che
lei aveva eseguito per spiegargli la dissennata follia del maschio decapodo ingabbiato.
Chin la testa.
Non posso biasimarti. Hai assolutamente ragione. Se vi
metteste in contatto con noi, ruberemmo i vostri segreti. E allora, meglio stare alla larga ! Noi infesteremmo tutto lo spazio, eh?.
Si interruppe, mordendosi le labbra.
Eppure, aggiunse, cominciamo a mostrare qualche segno di progresso. Da quindici anni non ci sono pi state n
guerre n rivoluzioni. Le Nazioni Unite hanno risolto problemi che in altri tempi avrebbero provocato conflitti mondiali.
La Russia e gli Stati Uniti sono ancora armati, ma non stanno
pi per dichiararsi guerra, come sembrava dovessero fare all'epoca della mia nascita. Forse...
Sai, scommetto che tu non avevi mai visto un terrestre in
carne ed ossa, prima d'ora. Forse non ne hai mai visto neppure una fotografia: o, se ne hai viste, erano di individui vestiti.
Non ci sono fotografie di terrestri, in questo libro. Forse tu
sapevi che ci sono maschi e femmine, ma non aveva molta
importanza, fino a quando mi hai visto fare la doccia. E all'improvviso sei inorridita, pensando che io equivalevo al
maschio decapodo. E ti sei accorta che avevi per solo compagno, su questo mondo, un essere del genere. Quasi come
se io fossi naufragato su di un'isola deserta e avessi scoperto
che l'unico abitante era una tigre.
Ma tutto questo non spiega che cosa ci fai tu, qui, da

sola, in questi tubi, insieme ai marziani indigeni. Oh, come


vorrei essere capace di parlare con te!
Conversando con te, disse, rammentando i versi che
aveva letto l'ultima notte, alla base.
Marzia gli sorrise.
Bene, disse lui. Per lo meno stai superando la paura.
Non sono poi cos cattivo, vero?.
Lei torn a sorridergli, poi si accost ad un armadietto, ne
trasse carta e penna. Cominci a tracciare semplici schizzi,
un dopo l'altro. Lane segui i movimenti agili della penna, e
incominci a capire che cosa era accaduto.
La sua gente aveva avuto una base, per molto tempo, per
moltissimo tempo, anzi, sulla faccia della Luna che i terrestri
non potevano scorgere. Ma quando i razzi della Terra avevano incominciato ad esplorare lo spazio, la sua gente aveva
cancellato tutto ci che poteva indicare l'esistenza di quella
base. E ne era stata creata un'altra, su Marte.
Poi, quando apparve chiaro che su Marte sarebbe stata inviata una spedizione terrestre, anche quella base era stata distrutta, e ne era stata creata un'altra, su Ganimede.
Tuttavia, cinque scienziate erano rimaste, in quel semplicissimo quartiere, per completare lo studio dei decapodi.
Bench le compatriote di Marzia avessero studiato per qualche tempo quegli esseri, non avevano ancora scoperto in che
modo i loro corpi riuscivano a sopportare la differenza di
pressione fra l'interno dei tubi e l'aria aperta. Quelle quattro
credevano di essere ormai sul punto di scoprire il segreto, I
avevano ottenuto il permesso di rimanere fino a quando fosse stato imminente l'arrivo della spedizione terrestre.
Marzia, in effetti, era un'indigena, nel senso che era nata e
cresciuta l. Era li da sette anni, indic, mostrando uno schizzo di Marte che ruotava sulla sua orbita attorno al Sole ed al-

zando sette dita.


Dunque, aveva all'incirca quattordici anni terrestri, calcol
Lane. Forse quegli esseri raggiungevano la maturit prima
degli umani... se Marzia era matura, naturalmente. Era molto
difficile stabilirlo.
Con il volto contratto e gli occhi spalancati per l'orrore, lei
gli mostr ci che era accaduto la notte precedente alla data
fissata per il trasferimento su Ganimede.
Mentre erano immerse nel sonno, erano state aggredite da
un maschio decapodo fuggito dalla sua gabbia.
Accadeva molto di rado che un maschio riuscisse a liberarsi. Ma certe volte, qualcuno ce la faceva. Allora distruggeva l'intera colonia, e tutti gli esseri viventi che incontrava dovunque andasse. Divorava persino le radici degli alberi, che
morivano, e l'ossigeno cessava di fluire in quella sezione della galleria.
Se una colonia se ne accorgeva in tempo, aveva un modo
per combattere un maschio scatenato: un modo molto pericoloso. Liberava il proprio maschio. Venivano prescelti quelli
che dovevano rimanere e sacrificare le loro vite, per dissolvere le sbarre per mezzo d'una secrezione acida dei loro corpi, mentre tutti gli altri fuggivano. La regina, che non poteva
muoversi, moriva anch'essa. Ma venivano portate via numerose uova, che permettevano di fare nascere altrove una altra
regina ed un altro maschio.
E intanto, si sperava che i due maschi si massacrassero a
vicenda, o che il vincitore uscisse dalla zuffa cos malconcio
che i soldati riuscissero a finirlo.
Lane annu. L'unico nemico naturale dei decapodi era un
maschio evaso. Lasciati liberi, avrebbero ben presto devastato i tubi, esaurendo le scorte di cibo e d'aria. Per quanto sembrasse una crudelt, la fuga di un maschio, di tanto in tanto,

era l'unica cosa che poteva salvare i marziani dalla fame e


forse anche dall'estinzione.
Comunque, il maschio fuggiasco non era stato certamente
utile alle compatriote di Marzia. Tre erano state uccise nel
sonno, prima che le altre due si svegliassero. Una s'era lanciata contro la belva e aveva urlato a Marzia di mettersi in
salvo.
Quasi fuori di s per la paura, Marzia, tuttavia, non si era
data alla fuga. S'era lanciata invece verso un ripostiglio per
prendere un'arma.
Un'arma, pens Lane: dovr scoprire di che specie di arma
si tratti.
Marzia mim ci che era accaduto. Aveva spalancato lo
sportello del ripostiglio ed aveva allungato la mano per prendere l'arma, quando aveva sentito il becco del maschio infuriato serrarsi sulla sua gamba. Nonostante il trauma, perch il
becco era affondato nei vasi sanguigni e nei muscoli, era riuscita a premere l'estremit dell'arma contro il corpo del decapodo. L'arma aveva fatto il suo dovere, perch il mostro era
crollato sul pavimento. Purtroppo, il becco non aveva allentato la tremenda presa sulla sua coscia, al di sopra del ginocchio.
A questo punto, Lane cerc di interromperla, per farsi descrivere l'aspetto dell'arma ed i principi del suo funzionamento. Tuttavia Marzia ignor la sua richiesta. In apparenza,
non aveva compreso la domanda, ma Lane aveva la sensazione che preferisse non rispondere. Marzia non si fidava
completamente di lui, e questo era comprensibile. Come poteva biasimarla? Sarebbe stata una sciocca se si fosse sentita
perfettamente a suo agio con una incognita quale era lui. Se
pure lui era veramente un'incognita. In fin dei conti, sebbene
lei non lo conoscesse bene, personalmente, sapeva da che

razza di mondo proveniva, e che cosa ci si poteva aspettare,


da uno come lui. Era gi un fatto sorprendente che non lo
avesse lasciato morire nel vivaio, ed era addirittura sbalorditivo che avesse diviso con lui la comunione del pane e del
vino.
Forse pens, il fatto che lei si sentisse tanto sola era il motivo che l'aveva indotta ad accettare la sua compagnia. O forse seguiva una morale pi elevata di quella della maggioranza dei terrestri, e non sopportava l'idea di lasciare morire un
essere intelligente, anche se lo considerava un selvaggio assetato di sangue.
O forse aveva fatto altri piani: magari contava di tenerlo
prigioniero.
Marzia continu il proprio racconto. Era svenuta, ed aveva
ripreso conoscenza qualche tempo dopo. Il maschio stava incominciando ad agitarsi e lei, questa volta, lo aveva ucciso.
Un'altra informazione, pens Lane. Quell'arma era capace
di provocare lesioni di varia gravit.
Poi, fra uno svenimento e l'altro, Marzia si era trascinata
fino all'armadio dei medicinali e si era curata. Dopo due
giorni era di nuovo in piedi, un po' zoppicante, ma le cicatrici stavano gi scomparendo.
Marzia gli spieg, a segni, che la ricostituzione dei suoi
tessuti aveva richiesto una quantit enorme di cibo, durante
la guarigione. Aveva trascorso gran parte del tempo mangiando e dormendo. La ricostituzione, sia che avvenisse a ritmo normale, sia a ritmo accelerato, richiedeva egualmente la
stessa quantit di energia.
Intanto, i corpi del decapodo maschio e delle sue compagne stavano putrefacendosi, e puzzavano orribilmente. Lei
aveva dovuto farsi forza: li aveva fatti a pezzi e li aveva gettati nel bruciatore dei rifiuti.

Mentre raccontava questo episodio, gli occhi le si riempirono di lacrime; i singhiozzi la scuotevano.
Lane avrebbe voluto chiederle perch non li aveva sepolti,
ma vi rinunci. Forse non c'era l'usanza, tra la sua gente, di
seppellire i morti: ma soprattutto, probabilmente, lei teneva a
distruggere ogni traccia della loro esistenza, prima che la
spedizione terrestre giungesse su Marte.
A segni, le chiese come mai il maschio era riuscito a penetrare in quella stanza, nonostante la porta che sbarrava la galleria. Lei indic che quella porta, normalmente, era chiusa
soltanto quando i decapodi erano svegli, o quando lei e le sue
compagne dormivano. Ma quella volta, una di loro era di turno per andare a prendere le uova nella camera della regina.
Secondo la sua ricostruzione dei fatti, il maschio fuggiasco
era arrivato in quel momento, e aveva ucciso la scienziata.
Poi, dopo avere fatto strage della colonia ancora addormentata, s'era lanciato lungo la galleria, e aveva visto la luce che
splendeva attraverso l'apertura. Il resto della storia, lui la conosceva gi.
E perch? domand lui, sempre a segni, perch il maschio
evaso non dormiva quando dormivano tutti i suoi simili?
Quello ingabbiato, evidentemente, dormiva quando dormivano gli altri. Anche le guardie della regina dormivano, certe di
essere al riparo da ogni possibile attacco.
No, spieg Marzia. Un maschio fuggito dalla gabbia non
conosceva altra legge che quella della stanchezza. Quando si
era sfinito, a furia di uccidere e di divorare, si sdraiava per
dormire. Ma non gli importava se quello era l'orario normale
o no. Quando si era riposato, ricominciava a infuriare lungo i
tubi, e non si fermava fino a quando non era di nuovo troppo
stanco per muoversi.
E questo, pens Lane, spiegava la presenza degli albe-

ri-ombrello morti, in cima al tubo che conduceva al vivaio.


Una altra colonia si era trasferita nell'area devastata, aveva
creato il vivaio dall'esterno, e aveva piantato i piccoli alberiombrello.
Si chiese come mai n lui n gli altri suoi compagni avevano scorto i decapodi all'aperto, durante quei sei giorni di
permanenza su Marte. Doveva esserci almeno una camera a
pressione ed una uscita per ogni colonia, e dovevano esserci
almeno quindici colonie, nei tubi che andavano da quel punto alle immediate vicinanze della base. Forse i raccoglitori si
avventuravano all'aperto soltanto di rado. Adesso che ci ripensava, n lui n gli altri avevano notato buchi nelle foglie.
Questo significava che gli alberi dovevano essere stati potati
qualche tempo prima, e ormai erano pronti per un nuovo raccolto. Se la spedizione avesse aspettato ancora qualche giorno, prima di mandar fuori gli uomini a bordo dei trattori,
avrebbero visto i decapodi e avrebbero indagato. E la storia
sarebbe finita in un modo molto diverso.
C'erano altre domande che desiderava rivolgere a Marzia.
E la nave che avrebbe dovuto portare lei e le sue compagne
su Ganimede? Era nascosta all'esterno, oppure ne sarebbe
venuta una a prenderle? E in questo caso, in che modo veniva stabilito il contatto con Ganimede? Per mezzo della
radio? O con qualche altro metodo per lui inconcepibile?
I globi azzurri! pens. Possibile che fossero mezzi per trasmettere messaggi?
Non riusc pi a pensare, perch la stanchezza lo sopraffece. Si addorment. L'ultima cosa che ricordava era Marzia,
china su di lui, sorridente.
Quando si svegli, con riluttanza, si senti i muscoli indolenziti: la sua bocca era arida quanto il deserto marziano. Si
alz giusto in tempo per scorgere Marzia che usciva dalla

galleria, con un secchio di uova in mano. Quando la vide,


emise un gemito. Questo significava che lei era ritornata nella camera della regina, e che lui aveva dormito un giorno intero.
Si alz, vacillando, ed entr nello stanzino della doccia.
Ne usci molto rinfrescato, e trov la colazione pronta in tavola. Marzia ripet il rito della comunione, poi mangiarono. Lane senti la mancanza del caff: la zuppa bollente era
buona, ma non costituiva un surrogato soddisfacente. C'era
una scodella di vari cereali e di frutta: gli uni e l'altra provenivano da un barattolo. Doveva essere un cibo molto energetico, perch ebbe il potere di svegliarlo completamente.
Poi, fece un po' di ginnastica, mentre Marzia puliva i piatti. Bench tenesse impegnato il proprio corpo, continuava a
pensare a cose che non avevano nulla a che vedere con ci
che stava facendo.
Che cosa avrebbe dovuto fare, adesso?
Il dovere gli imponeva di ritornare alla base e di riferire
tutto. Che grandi notizie avrebbe potuto trasmettere alla nave
orbitale! La storia sarebbe rimbalzata in un lampo dall'astronave alla Terra. E tutto il pianeta ne avrebbe parlato.
Aveva intenzione di portare con s Marzia, ma c'era una
difficolt.
Lei non sarebbe voluta venire.
Si ferm di colpo, nel bel mezzo di un piegamento. Era
veramente uno sciocco. Era stato davvero troppo stanco e
confuso per capirlo. Ma se lei gli aveva rivelato che la base
della sua gente era su Ganimede, evidentemente non pensava
che lui avrebbe potuto diffondere la notizia per mezzo della
sua ricetrasmittente. Sarebbe stato molto sciocco, da parte di
Marzia, dirgli tutto questo: a meno che lei non avesse l'assoluta certezza che lui non avrebbe potuto comunicare con nes-

suno.
E questo doveva significare che c'era in arrivo una nave.
E avrebbe preso a bordo non soltanto Marzia, ma anche
lui. Non lo avrebbero ucciso: se fosse stato destinato a quella
fine, sarebbe gi stato ucciso prima, da Marzia.
Lane era stato scelto per partecipare alla prima spedizione
su Marte anche perch era capace di rapide decisioni. Cinque
minuti dopo, aveva preparato il suo piano. Il suo dovere era
chiaro. Perci doveva compierlo, anche a costo di contrastare
i suoi sentimenti personali per Marzia, a costo di farle del
male.
Tanto per incominciare, l'avrebbe legata. Poi avrebbe preso le due tute a pressione, i libri e tutti gli strumenti abbastanza piccoli da trasportare, che avrebbero potuto essere
esaminati in seguito sulla Terra. L'avrebbe fatta camminare
davanti a s, lungo il tubo, fino a quando fossero arrivati di
fronte alla sua base. Li avrebbero indossato le tute, e sarebbero usciti, dirigendosi verso la cupola. Al pi presto possibile, sarebbero partiti con il razzo per raggiungere la nave orbitale. Quella era la parte pi rischiosa, perch era estremamente difficile, per un uomo solo, pilotare il razzo. In teoria,
era possibile: ma bisognava riuscirci.
Lane strinse la mascella e costrinse i propri muscoli a
smettere di tremare. Il pensiero di violare l'ospitalit di Marzia lo sconvolgeva. Tuttavia, lei lo aveva trattato molto bene,
ma con un proposito non completamente altruistico. A quanto ne sapeva, anche lei stava complottando ai suoi danni.
In uno dei ripostigli c'era una corda, la stessa fune flessibile che lei aveva adoperato per tirarlo fuori dalla fanghiglia
del vivaio. Apri lo sportello e la prese. Marzia era ritta al
centro della stanza e lo guardava, accarezzando la testa del
verme dagli occhi azzurri che le stava avvinghiato attorno

alle spalle. Lane si augur che rimanesse li fino a quando lui


si sarebbe avvicinato. Era chiaro che lei non portava addosso
armi: non aveva niente, tranne quella bestiola. Da quando si
era tolta la tuta, non aveva indossato nulla.
Quando lo vide avvicinarsi, gli parl in tono allarmato.
Non occorreva una grande sensibilit per capire che gli stava
chiedendo cosa intendeva fare con quella corda. Lui cerc di
sorriderle in modo rassicurante, e non ci riusc. Provava un
vago senso di nausea.
Un attimo dopo, la nausea divent fortissima. Marzia aveva pronunciato ad alta voce una parola, ed era stato come se
l'avesse colpito alla bocca dello stomaco. La nausea l'afferr,
la bocca gli si riemp di saliva; dovette lasciar cadere la corda e correre nello stanzino della doccia, per non sporcare il
pavimento.
Dieci minuti dopo, Lane si senti completamente ripulito.
Ma quando cerc di dirigersi verso il letto, le gambe minacciarono di non sorreggerlo. Marzia dovette sostenerlo.
Lane imprec, fra s e s. Assurdo, avere una reazione improvvisa a quel cibo insolito in un momento cos importante!
La fortuna non era dalla sua parte.
Ma era stato veramente un caso? C'era stato qualcosa di
strano e di imperioso, nel modo in cui lei aveva pronunciato
quella parola. Possibile che avesse impiantato in lui, ipnoticamente o meno, un riflesso condizionato a quel comando?
In simili condizioni, poteva essere un'arma pi efficace d'una
pistola.
Non ne era sicuro: ma gli sembrava molto strano che il suo
corpo avesse accettato il cibo alieno fino a quel momento.
L'ipnotismo non sembrava costituire la spiegazione esatta.
Come mai Marzia aveva potuto usarlo su di lui tanto in fretta, se lui non conosceva pi di venti parole della sua lingua?

Lingua? Parole? Non erano necessarie. Se lei gli aveva


mescolato al cibo qualche sostanza ipnotica, e poi lo aveva
svegliato durante il sonno, gli aveva spiegato a gesti in che
modo voleva che lui reagisse, se lei glielo avesse imposto...
avrebbe potuto comunicargli la parola chiave, e poi avrebbe
lasciato che si riaddormentasse.
Lane conosceva l'ipnotismo quanto bastava per sapere che
tutto questo era possibile. E, fossero o no esatti i suoi sospetti, una cosa era certa: era bloccato. Tuttavia, quella non fu
una giornata sprecata. Impar altre venti parole, e lei gli disegn molti altri schizzi. Lane scopri che, quando era balzato
nella fanghiglia del vivaio, era caduto, letteralmente, nella
zuppa. La sostanza in cui erano stati piantati i giovani alberiombrello era una zoogloea, una massa glutinosa di vegetali
unicellulari e di animali anaerobi un po' pi grandi che si nutrivano di vegetali. Il calore dei corpi minuscoli, gonfi d'acqua e di gelatina, manteneva caldo il suolo del vivaio ed impediva che le pianticelle gelassero anche alle temperature
glaciali delle notti estive.
Poi, quando gli alberelli fossero stati trapiantati sul tetto
dei tubi, per sostituire gli adulti morti, la zoogloea sarebbe
stata reimmessa nel tubo e pompata nel canale. I pesci-siluro
ne avrebbero filtrata una parte, e una parte l'avrebbero mangiata, mentre pompavano l'acqua dall'estremit polare settentrionale del tubo all'estremit equatoriale.
Verso la fine di quella giornata, Lane assaggi un po' della
zuppa di zoogloea e riusc a tenerla gi. Un po' pi tardi,
mangi una razione di cereali.
Marzia insistette per imboccarlo. C'era qualcosa di cos
femminile e di cos tenero nella sua sollecitudine che lui non
ebbe il coraggio di protestare.
Marzia, le disse. Forse io ho torto. Forse possono es-

serci buoni rapporti e buona volont, fra le nostre due specie.


Guarda noi due. Se tu fossi una vera donna mi innamorerei
di te.
Certo, mi hai provocato un bell'attacco di nausea. Ma se
l'hai fatto, l'hai fatto per necessit, non per malizia. E adesso
ti stai prendendo cura di me, che sono tuo nemico. Ama il
tuo nemico. Non perch ti hanno detto che devi farlo, ma
perch lo ami.
Naturalmente, lei non poteva comprenderlo. Tuttavia, gli
rispose nella sua lingua, e a Lane sembr che la sua voce
avesse la stessa sfumatura di simpatia.
Mentre si addormentava, pens che forse lui e Marzia sarebbero stati gli ambasciatori che avrebbero creato la pace
tra i loro due popoli. In fin dei conti, tutti e due erano molto
civili, essenzialmente pacifici, e profondamente religiosi.
Esisteva una vera fratellanza, non soltanto tra gli esseri umani, ma tra tutte le creature intelligenti dell'universo e ...
Fu la pressione della vescica a svegliarlo. Lane apri gli occhi. Il soffitto e le pareti si espandevano e si contraevano.
Il quadrante del suo orologio da polso era distorto. Soltanto con un grande sforzo di volont riusc a mettere a fuoco la
propria vista quel tanto necessario per distinguere le lancette
dell'orologio. Progettato per misurare il giorno marziano, un
po' pi lungo di quello terrestre, indicava mezzanotte.
Si alz, stordito. Era certo di essere stato drogato: avrebbe
continuato a dormire, se il dolore alla vescica non fosse stato
cos intenso. Se almeno avesse potuto prendere qualcosa per
controbbattere gli effetti della droga, avrebbe potuto realizzare il suo piano. Ma per prima cosa doveva andare alla toeletta.
Pass vicino al letto di Marzia. Lei non si mosse: giaceva
distesa sul dorso, le braccia aperte che ricadevano ai lati del

letto, la bocca spalancata.


Lane distolse lo sguardo, perch gli sembrava indecente
guardarla in quella posa.
Ma qualcosa attir il suo sguardo ... un movimento, un
lampo di luce, come una gemma che le scintillasse all'interno
della bocca.
Si pieg su di lei, guard, e indietreggi inorridito.
Fra i denti di Marzia spuntava una testa.
Alz una mano per strappare via quella cosa, ma rimase
impietrito, immobile, quando riconobbe la minuscola bocca
imbronciata e gli occhietti celesti. Era il verme.
In un primo momento, pens che Marzia fosse morta. Il
verme non era raggomitolato nella bocca; il suo corpo spariva dentro la gola di lei
Poi vide che il petto di Marzia si alzava e si abbassava
normalmente: non sembrava affatto in difficolt.
Facendosi forza, si avvicin al verme, anche se i muscoli
del suo stomaco si contorcevano, e quelli del collo rabbrividivano; e accost le dita alle labbra dell'essere.
Un soffio d'aria calda gli sfior i polpastrelli: ud un lieve
sibilo.
Marzia respirava attraverso quella cosa!
Dio! esclam con voce rauca. La scroll per le spalle.
Non voleva toccare il verme perch aveva paura che potesse
farle del male. In quel momento di trauma dimentic di avere un vantaggio su di lei, dimentic che avrebbe dovuto approfittarne.
Le palpebre di Marzia si sollevarono: i grandi occhi azzurrogrigi fissarono il vuoto.
Stai calma, le disse, in tono suadente.
Lei rabbrivid. Richiuse le palpebre, inarc il collo all'indietro, e il suo volto si contrasse.

Lane non riusc a comprendere se quella smorfia era causata dal dolore o da qualcosa d'altro.
Che cos' ... che cos' questo mostro? disse. Un simbiote? Un parassita?
Pens ai vampiri, ai vermi che strisciavano nel corpo addormentato delle vittime, per succhiare loro il sangue.
All'improvviso, Marzia si sollev a sedere e gli tese le
braccia. Lui le prese le mani.
Che cos'? chiese.
Marzia lo attir a s, e nello stesso tempo alz il viso verso di lui.
Il verme saett fuori dalla sua bocca aperta, punt la testa
verso la faccia di Lane, e le sue labbra minuscole si atteggiarono in forma di O.
Fu un riflesso, un riflesso istintivo di paura che costrinse
Lane a lasciar ricadere le mani di Marzia, ed a spiccare un
balzo all'indietro. Non aveva voluto farlo, ma non era riuscito a resistere.
Bruscamente, Marzia si svegli del tutto. Il verme le scivol fuori dalla bocca in tutta la sua lunghezza e cadde a
mucchio tra le sue gambe. Rest li a dibattersi, per un momento, prima di avvolgersi in spire, come un serpente, con la
testa minuscola posata sulla coscia di Marzia, e gli occhi alzati a fissare Lane.
Non era possibile ingannarsi. Marzia appariva delusa, frustrata.
Le ginocchia di Lane che gi stavano tremando, si piegarono. Tuttavia, riusc a proseguire verso la toeletta. Quando
ne usci, arriv fino al letto di Marzia, ma a questo punto fu
costretto a sedersi. Il cuore gli batteva forte contro le costole
e stava ansimando pesantemente.
Sedette dietro di lei, perch non voleva mettersi dove il

verme avrebbe potuto toccarlo.


Marzia gli fece segno di ritornare a letto e di riaddormentarsi. Evidentemente, pens Lane, lei non trovava nulla di allarmante in quell'episodio.
Ma lui sapeva che non sarebbe riuscito a riposare fino a
quando non avesse ottenuto spiegazione. Prese dal tavolino
accanto al letto carta e penna, gliele porse, poi gesticol, animatamente. Marzia scroll le spalle, poi incominci a disegnare, mentre Lane la spiava con grande attenzione. Dopo
avere usato cinque fogli di carta, lei riusc a comunicargli il
suo messaggio.
Lane aveva gli occhi sbarrati, ed era diventato ancora pi
pallido.
Dunque .. . Marzia era veramente una femmina. Femmina,
almeno, nel senso che portava dentro di s uova... e qualche
volta i piccoli.
E c'era il cosiddetto verme. Cosiddetto? Come avrebbe potuto chiamarlo? Non era possibile classificarlo in nessuna categoria. Era molte cose in una. Era una larva. Era un fallo.
Ed era anche la prole di Marzia, fatta della sua carne e del
suo sangue.
Ma non era fatta dei suoi geni. Non discendeva da lei.
Lei lo aveva messo al mondo, eppure non era sua madre.
Non era nessuna delle sue madri.
Lo stordimento e la confusione che Lane provava non erano causati semplicemente dalla nausea. Quelle nozioni arrivavano a lui troppo in fretta. Stava pensando furiosamente,
cercando di chiarire quelle nuove informazioni, ma i suoi
pensieri continuavano ad andare avanti e indietro, senza approdare a nulla.
Non c' nessuna ragione per sentirmi sconvolto, disse a
se stesso. In fin dei conti, la suddivisione degli animali in

due sessi soltanto uno dei vari sistemi di riproduzione tentati sulla Terra. Sul pianeta di Marzia la Natura... o Dio... ha
escogitato un altro metodo, per gli animali superiori. E soltanto Lui sa quanti altri sistemi di riproduzione ha escogitato
per altrettanti mondi.
Ma nonostante questo, era sconvolto.
Quel verme, no, quella larva, quell'embrione uscito dall'uovo e la sua madre secondaria... si, poteva chiamarlo larva,
una volta per tutte, perch in seguito avrebbe subito una metamorfosi.
Quella particolare larva era condannata a rimanere nella
sua forma attuale fino a quando sarebbe morta di vecchiaia.
A meno che Marzia non trovasse un'altra Eeltau adulta.
E a meno che lei e quell'altra adulta non provassero affetto
l'una per l'altra.
Allora, secondo il disegno che lei aveva tracciato, Marzia
e la sua amica, o amante, si sarebbero sdraiate o sedute l'una
accanto all'altra. Si sarebbero parlate, come fanno gli innamorati della Terra, con frasi dolci, lusinghiere, eccitanti. Poi
si sarebbero accarezzate e baciate in modo molto simile a
quello di un uomo e di una donna terrestri, anche se sulla
Terra non era considerato un grande complimento chiamare
il proprio innamorato Lingua Lunga.
Allora, a differenza del sistema terrestre, un terzo elemento sarebbe entrato nell'unione, per formare un triangolo, desiderabile e addirittura indispensabile.
La larva, obbedendo ciecamente, irrazionalmente al suo
istinto, sarebbe stata destata dalle reciproche carezze delle
due, e sarebbe discesa, a coda in avanti, nella gola di una
delle due Eeltau. Nel corpo dell'innamorata si sarebbe aperta
una valvola carnosa per fare entrare il corpo sottile della larva. L'ospite sarebbe andata in estasi, perch i suoi nervi sa-

rebbero stati stimolati elettrochimicamente, quando la punta


della coda avrebbe toccato la sua ovaia. L'ovaia avrebbe liberato un uovo, non pi grande di un puntino: l'uovo sarebbe
scomparso dentro la punta aperta della coda della larva, e
avrebbe incominciato il suo viaggio, attraverso, un canale,
fino al centro del suo corpo, sospinto dalla contrazione dei
muscoli e dall'agitarsi delle frange ciliate.
Poi la larva scivolava fuori dalla bocca della prima ospite
ed entrava, a coda in avanti, nella bocca dell'altra; e li avrebbe ripetuto il processo. Qualche volta la larva trovava le
uova, e qualche volta no, a seconda che l'ovaia avesse o no
un uovo perfettamente sviluppato da cedere.
Quando il processo andava bene, le due uova si muovevano l'una verso l'altra, ma non si incontravano.
Non ancora.
Altre uova dovevano raccogliersi nell'incubatrice buia della larva, raccolte a coppie, anche se non provenivano necessariamente dalla stessa coppia di donatori.
Potevano ammontare ad un numero qualsiasi, tra venti a
quaranta paia.
Poi, un bel giorno, la chimica misteriosa delle cellule
avrebbe detto al corpo della larva che aveva raccolto un numero sufficiente di uova.
Veniva liberato un ormone, ed incominciava la metamorfosi. La larva si gonfiava enormemente e la madre, quando
se ne accorgeva, la deponeva teneramente in un posto caldo
e la nutriva abbondantemente di cibo predigerito e di acqua
zuccherata.
Sotto gli occhi della madre, la larva poi si accorciava e si
allargava. La coda si contraeva. Le vertebre gelatinose, spaziate largamente nello stadio larvale, si avvicinavano l'una
all'altra e si consolidavano. Si formavano uno scheletro, le

costole, le spalle. Spuntavano le gambe e le braccia che crescevano, assumendo forme umanoidi. Trascorrevano sei
mesi, e nella culla giaceva qualcosa che assomigliava ad un
neonato di homo sapiens.
Da quel momento, fino al quattordicesimo anno, l'Eeltau
cresceva e si sviluppava in modo molto simile al suo equivalente terrestre:
Tuttavia, l'et adulta dava inizio ad altri strani cambiamenti. Un ormone scatenava un altro ormone, fino a quando il
primo paio di gameti, addormentati per quei quattordici anni,
si avvicinavano e si univano.
Si fondevano, e la cromatina dell'uno si univa a quella dell'altro. Si formava un essere simile ad un verme, lungo una
decina di centimetri, che veniva liberato dentro allo stomaco
dell'ospite.
A allora sopravvenivano nausea e vomito: relativamente
indolore, si aveva la nascita di un essere geneticamente nuovo.
E questo verme sarebbe stato tanto il feto quanto il fallo, e
avrebbe dato l'estasi e avrebbe assorbito nel proprio corpo le
uova degli adulti innamorati e si sarebbe trasformato e sarebbe diventato infante, bambino, adulto.
E cos via, all'infinito.
Lane si alz, si diresse con passo tremante verso il suo letto. Vi si sedette, a testa china, mormorando fra s.
Vediamo un po', Marzia ha messo al mondo... ha partorito... o vomitato... questa larva. Ma la larva, in realt, non ha
nessun gene di Marzia. Lei stata semplicemente la sua
ospite.
Tuttavia, se Marzia ha un amante, per mezzo di questo
verme trasmetter le sue caratteristiche ereditarie. Il verme
diventer adulto, e partorir, o vomiter, il figlio di Marzia.

Alz le mani, in un gesto di disperazione.


In che modo le Eeltau contano i propri antenati? Come
possono conoscere i loro parenti? Ma ha qualche importanza,
per loro? Non sarebbe molto pi facile considerare la madre
adottiva, l'ospite, come la vera madre? Poich in un certo
senso lo davvero, perch li ha portati?
E che genere di codice sessuale ha questa gente? Non
pu essere molto simile al nostro, immagino. E non c' nessuna ragione perch debba esserlo.
Ma chi ha la responsabilit di allevare la larva e il bambino? La pseudo-madre? Oppure l'innamorata ha la sua parte
di doveri? E le leggi della propriet e della successione? E...
e....
Guard Marzia, impotente ed esasperato.
Lei gli ricambi l'occhiata, accarezzando teneramente la
testa della larva.
Lane scroll il capo.
Mi sbagliavo. Le Eeltau ed i terrestri non possono incontrarsi su di una base amichevole. La mia gente considererebbe la tua come animali ripugnanti. Si scatenerebbero i pregiudizi pi profondi, perch verrebbero violati i tab pi forti. I miei simili non potrebbero mai imparare a vivere con
voi, a considerarvi sia pure vagamente umani.
E, in quanto a questo, voi riuscireste a vivere con noi?
Vedermi nudo non stato un trauma? Quella reazione non
basta a spiegare, in parte, perch non siete entrati in contatto
con noi?.
Marzia depose la larva e si alz: gli si avvicin e gli baci
la punta delle dita. Lane, bench dovesse fare uno sforzo per
non fremere di disgusto, prese le dita di lei e le baci. Poi le
parl, dolcemente.
Eppure, gli individui potrebbero imparare a rispettarsi, a

provare affetto gli uni per gli altri. E le masse sono costituite
dagli individui.
Si ridistese sul letto. Lo stordimento, ricacciato indietro,
per qualche tempo, dall'eccitazione, stava ritornando. Non
sarebbe riuscito a sottrarsi al sonno ancora per molto tempo.
Discorsi splendidi e nobilissimi, mormor. Ma non significano niente. Le Eeltau preferiscono non avere nulla a
che fare con noi. E noi, senza rendercene conto, ci stiamo
espandendo verso di loro. Cosa succeder quando saremo
pronti per compiere il grande balzo interstellare? Una
guerra? O loro avranno tanta paura della nostra avanzata che
ci distruggeranno molto tempo prima? In fin dei conti, basterebbe una sola bomba al cobalto....
Guard di nuovo Marzia, il suo volto non del tutto umano
eppure bellissimo, la pelle liscia del petto, dell'addome e dell'inguine, senza capezzoli, senza ombelico, senza grandi labbra. Era venuta da un mondo lontano, forse terribile, al di l
di una distanza terrificante. Ma in lei, tuttavia, non c'era nulla di terrificante: c'era invece calore, generosit, socievolezza, attrazione.
Come se avessero atteso che un tasto venisse premuto, e
come se quel tasto fosse stato premuto proprio in quel momento, i versi che aveva letto prima di addormentarsi, l'ultima notte trascorsa alla base, gli ritornarono in mente.
E' la voce del mio amato che bussa, e dice:
Aprimi, o mia sorella, amor mio, mia colomba, mia purissima...
Noi abbiamo una piccola sorella,
e non ha seni:
Che cosa faremo per nostra sorella,
il giorno che ci verr chiesta?

Conversando con te, io dimentico il tempo,


e le stagioni, ed il loro mutare...

Conversando con te, disse a voce alta. Si gir, per voltarle le spalle, e percosse il letto con il pugno.
Oh, buon Dio, perch non pu essere cos?.
Rimase disteso a lungo, con il volto premuto contro il materasso. Era accaduto qualcosa. La stanchezza soverchiante
era scomparsa. Il suo corpo aveva attinto energia da qualche
riserva segreta. Quando se ne rese conto, si lev a sedere e
chiam Marzia con un cenno, sorridendole.
Lei si alz lentamente e si avvi verso di lui, ma Lane le
fece segno di portare con s anche la larva. Dapprima, lei lo
fiss con aria perplessa. Poi la sua espressione si schiar, la
perplessit venne sostituita dalla comprensione. Con un sorriso di felicit, si diresse verso di lui, e bench Lane sapesse
che doveva trattarsi di uno scherzo della sua immaginazione,
ebbe l'impressione che lei agitasse i fianchi come una donna.
Marzia si ferm davanti a lui e poi si chin per baciarlo
sulle labbra. Aveva gli occhi chiusi.
Lui esit per una frazione di secondo. Lei... No, non lei,
quella cosa, sembrava cos fiduciosa, cos affettuosa, cos
femminile, che lui non poteva...
Per la Terra! grid ferocemente, e la colpi al collo con
la mano, di taglio.
Lei si afflosci, e il suo volto gli scivol contro il petto.
Lane l'afferr per le ascelle e la distese sul letto, a faccia in
gi. La larva, che era caduta dalla mano di Marzia sul pavimento, stava divincolandosi freneticamente, come se soffrisse. Lane la raccolse per la coda, e in una frenesia che doveva
la sua violenza alla paura di non essere capace di compiere
quell'atto, l'avvent come una frusta. Vi fu un tonfo secco
quando la testa sbatt sul pavimento, e il sangue schizz da-

gli occhi e dalla bocca. Lane appoggi un tacco su quella testa e la calpest fino a quando l'ebbe ridotta ad una poltiglia
sanguinolenta.
Poi, in fretta, prima che Marzia riprendesse i sensi e pronunciasse qualche parola capace di renderlo debole e in preda alla nausea, corse verso un ripostiglio. Ne prese un asciugatoio piuttosto stretto, torn indietro di corsa e la imbavagli. Poi le leg le mani dietro la schiena, con la corda.
Avanti, cagna! ansim. Vediamo un po' chi la spunta!
Tu avresti fatto lo stesso con me, non vero? Te lo meriti! Il
tuo mostro merita la morte!.
Cominci furiosamente a prepararsi. In un quarto d'ora
aveva arrotolato tute, elmi, serbatoi e viveri in due fardelli.
Cerc l'arma di cui gli aveva parlato lei, e trov qualcosa che
poteva anche essere quell'arma. Aveva un'impugnatura che si
adattava alla sua mano, un quadrante che poteva essere un
reostato, per controllare le gradazioni d'intensit di ci che
emetteva, ed una specie di bolla all'estremit. Quella bolla, si
augur Lane, espelleva l'energia che stordiva e uccideva.
Ma, naturalmente, lui poteva anche sbagliarsi. Quell'oggetto
poteva avere una funzione del tutto diversa.
Marzia aveva ripreso conoscenza. Adesso stava seduta sull'orlo del letto, con le spalle aggobbite, la testa china, e le lacrime le scorrevano gi per le guance, cadevano nell'asciugatoio che le chiudeva la bocca. I suoi occhi spalancati erano
fissi sul verme schiacciato, ai suoi piedi.
Rudemente, Lane l'afferr per la spalla e la rimise in piedi.
Lei lo guard disperata, e lui le diede una leggera spinta. Era
esasperato con se stesso, sapendo che aveva ucciso la larva
anche se non aveva affatto avuto la necessit di farlo, e che
la trattava cos bruscamente perch aveva paura non di lei,
ma di se stesso. Se era disgustato perch lei era caduta nella

trappola che le aveva teso, lo era anche perch lui stesso, al


di sotto del suo disgusto, aveva desiderato commettere quell'atto d'amore. Commettere, pens: era la parola esatta. Conteneva un senso di crimine.
Marzia gir su se stessa, e quasi perse l'equilibrio perch
aveva le mani legate. I muscoli del suo viso si mossero, e dal
bavaglio usci un suono indistinto.
Sta' zitta! ulul Lane, tornando a spingerla. Lei cadde,
ed evit di finire lunga distesa soltanto perch si pieg sulle
ginocchia. Lui la rimise di nuovo in piedi, di forza, e not
che lei aveva le ginocchia sbucciate. La vista del sangue, invece di placarlo, lo fece infuriare ancora di pi.
Non fare la furba, o sar peggio per te! ringhi.
Lei gli lanci un altro sguardo interrogativo, rovesci la
testa all'indietro, ed emise uno strano suono strangolato. Immediatamente, il suo volto assunse una colorazione bluastra.
Un secondo dopo, cadde di peso sul pavimento.
Allarmato, Lane la rigir, Marzia stava morendo soffocata.
Strapp via il bavaglio e le mise una mano in bocca e le
afferr la radice della lingua. Gli scivol via: l'afferr di nuovo, e torn a scivolare via, come se fosse un animale vivo.
Poi riusc a tirarle la lingua fuori dalla gola: lei l'aveva inghiottita, nel tentativo di uccidersi.
Lane aspett. Quando fu sicuro che stava per riprendersi,
le rimise il bavaglio. Nel momento in cui stava per annodarglielo dietro la nuca, si ferm. A che cosa sarebbe servito
continuare in quel modo? Se lei avesse avuto la possibilit di
parlare, avrebbe pronunciato la parola che gli avrebbe procurato un attacco di vomito. Se l'avesse lasciata imbavagliata,
avrebbe inghiottito di nuovo la lingua.
Lui avrebbe potuto salvarla soltanto qualche volta ancora.
Ma alla fine, Marzia sarebbe riuscita a soffocarsi.

L'unico modo in cui poteva risolvere il problema era fare


qualcosa che non poteva fare. Se le avesse tagliato la lingua
alla radice, Marzia non avrebbe potuto n parlare n uccidersi. C'erano uomini che sarebbero stati capaci di farlo. Ma lui
non ne era capace.
L'unico altro modo per farla tacere era ucciderla.
Non posso farlo, cos a sangue freddo, disse, a voce alta.
Quindi, se vuoi morire, Marzia, devi suicidarti. Questo non
posso impedirlo. Alzati. Prender il tuo fardello, e ce ne andremo di qui.
Marzia ridivent bluastra in viso e cadde sul pavimento.
Questa volta non ti aiuter! url lui. Ma si trov impegnato freneticamente nel tentativo di disfare il nodo.
E nello stesso tempo, si stava dicendo che era uno sciocco.
Ma certo! C'era una soluzione: doveva adoperare la pistola di
lei. Doveva regolare il reostato fino ad ottenere una intensit
tale da stordirla, e rimetterla fuori combattimento ogni volta
che era sul punto di riprendere conoscenza. In questo modo,
sarebbe stato obbligato a portare lei e il suo equipaggimento,
per tutti i cinquanta chilometri di percorso all'interno del
tubo, fino ad una uscita nei pressi della base. Ma poteva farlo: poteva mettere insieme una specie di slitta da trascinare.
Ce l'avrebbe fatta! Niente poteva fermarlo. E la Terra...
In quel momento ud un suono che non gli era familiare, e
alz lo sguardo. C'erano due Eeltau vestite di tute a pressione, ritte a poca distanza da lui, e un'altra stava uscendo dalla
galleria. E ognuna aveva in mano una di quelle pistole che
terminavano in una sfera.
Disperatamente, Lane afferr l'arma che si era infilato nella cintura. Con la mano sinistra gir il reostato a lato della
canna, sperando di attivarlo al massimo della forza. Poi alz
la pistola verso il gruppo... Si svegli disteso sul dorso: in-

dossava la tuta, ma non l'elmo, ed era legato ad una barella.


Il suo corpo era immobilizzato, ma poteva girare il capo. Lo
gir, e vide parecchie Eeltau che stavano smantellando la
stanza. Quella che l'aveva stordito con la pistola prima che
lui avesse il tempo di sparare stava ritta accanto a lui.
Gli parl in un inglese che aveva soltanto una lieve sfumatura di accento straniero.
Si calmi, signor Lane. Il tragitto lungo. La sistemeremo
pi comodamente quando saremo a bordo della nostra nave.
Lane apri la bocca per chiederle come sapeva il suo nome,
ma la richiuse quando ricord che lei doveva avere letto il
giornale di bordo, alla base. E c'era da aspettarselo, che qualche Eeltau sapesse le lingue terrestri. Per pi di un secolo, le
loro astronavi-sentinella avevano continuato a sintonizzarsi
alla radio e alla televisione.
Fu allora che Marzia parl alla capitana. Il suo viso era
sconvolto, arrossato dal pianto e macchiato di lividi che si
era fatta cadendo.
L'interprete si rivolse a Lane.
Mahrseeya le chiede di dirle perch ha ucciso il suo...
bambino. Non riesce a capire perch abbia pensato di doverlo fare.
Non posso rispondere, disse Lane. Si sentiva la testa
leggera, come un pallone. E la stanza incominci a girare,
lentamente.
Glielo dir io, il perch, allora, rispose l'interprete. Le
dir che nella natura della belva.
Non vero! grid Lane. Non sono una belva! Ho fatto
quello che ho fatto perch dovevo! Non potevo accettare il
suo amore e restare un essere umano! Non potevo....
Mahrseeya, disse l'interprete, pregher perch le venga
perdonato l'assassinio del bambino e perch un giorno, gra-

zie al nostro insegnamento, lei non sia pi capace di fare una


cosa simile. Bench sia sconvolta dal dolore per la morte del
suo piccino, Mahrseeya la perdona. Spera che verr un momento in cui lei la considerer come... una sorella. Pensa che
ci sia del buono, in lei.
Lane strinse i denti e si morse la punta della lingua fino a
farla sanguinare, mentre gli mettevano il casco. Non osava
cercare di parlare, perch allora avrebbe urlato e urlato. Gli
sembrava che qualcosa fosse stato piantato dentro di lui, e
avesse rotto il guscio, e stesse crescendo, diventando un verme. Lo stava divorando, e che cosa sarebbe accaduto, prima
che avesse finito di divorarlo completamente, lui non lo sapeva.
Titolo originale:
MY SISTER'S BROTHER
(Satellite, giugno 1959, con il titolo The Strange Birth)