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Busi D Dentro lUE: quali alternative?

DENTRO LUE: QUALI ALTERNATIVE?


di Daniele Busi
08 gen 2016

Analizzare la situazione ed arrivare ad una conclusione: basta austerit!


I dati
Mai cos male. Prosegue dritta verso liceberg la rotta della nave UE, che negli ultimi anni, dal
2008 in avanti, ha registrato un continuo e apparentemente inarrestabile peggioramento delle
condizioni di vita della sua popolazione. Il tasso di disoccupazione aumentato dall8% al 12%,
mentre la disoccupazione giovanile cresciuta dal 16% al 23%. allarmante il dato
della disoccupazione di lungo periodo, che raddoppiata: dal 3% al 6%. Il tutto accompagnato
da uninesorabile flessione della crescita salariale, che dal 4% del 2001 arrivata all1% di oggi,
con annessa diminuzione del potere dacquisto dei lavoratori dipendenti. su questa variabile,
sulla distruzione della domanda interna (M. Monti) e dei salari, che si gioca laumento del 4%
della produttivit registrato dal 2001 ad oggi.
Ma attenzione: in tutto ci non vi nulla di naturale o necessario.
Una sola causa
Se osservate lassenza di cause ambientali (cataclismi, carestie ecc.) che possano aver portato
alla crisi, e considerate che il carburante per far funzionare leconomia, cio il denaro, viene
creato dal nulla con semplici tocchi di tastiera in una banca centrale, allora arriverete
allimmediata conclusione che quanto accade, parzialmente sintetizzato nelle righe sopra,
frutto di una scelta politica. Una mala gestione delle finanze nazionali con risvolti tragicamente
concreti. In una parola: lausterit.
Lausterit, ovvero i tagli alla spesa pubblica e laumento delle tasse, loperazione con la
quale, da ormai pi di un decennio, i governi europei stanno togliendo denaro alla fetta pi
consistente e meno abbiente della popolazione. Si ha infatti un fenomeno politico notevole:
mentre dal 2001 ad oggi la tassazione sulle vendite (in Italia lIVA) ha visto in media una crescita
dal 18,5% al 20,5%, la tassazione sulle societ stata costantemente ammortizzata, passando
dal 33% al 25%. Se si considera questo fattore, unitamente alla diminuzione del potere
dacquisto, si comprende che leconomia ha visto un massiccio trasferimento di ricchezza dalle
mani della classe lavoratrice alle mani della classe imprenditoriale.
Ma c di pi. Il cerchio di coloro i quali hanno guadagnato dalla crisi va ristretto a quella fetta
minoritaria di imprenditori e manager che stanno a capo delle aziende esportatrici. Questo per
il semplice fatto che la distruzione della domanda interna riduce anche il reddito di quelle
imprese che di domanda interna vivono, mentre lascia invariato il fatturato delle imprese che
vendono allestero. Queste ultime, per di pi, vedono abbassarsi il costo della manodopera
senza ripercussioni sulla domanda di prodotti, con conseguente aumento dei profitti.
Si evince quindi un fatto: le scelte politiche che hanno portato allausterit sono state prese per
favorire quei centri dimputazione dinteresse che rappresentano le grandi multinazionali

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esportatrici e gli investitori esteri, a discapito del resto della popolazione, costretta alla
deprivazione di quanto costruito con fatica nei decenni precedenti.
Una scelta
LUnione Europea si trova dunque ad un bivio cruciale: proseguire sulla strada dellausterit e
della distruzione della civilt (W. B. Mosler), oppure invertire la rotta e implementare una
politica fiscale espansiva di stimolo in deficit alleconomia, che dia ossigeno al settore privato e
soprattutto vada a compensare le tremende disuguaglianze sociali che la scarsit di moneta ha
generato.
Dentro lEurozona
Per intraprendere questa seconda strada necessario, come anticipato, aumentare i deficit di
bilancio dei governi nazionali, o trovare dei metodi alternativi per immettere ricchezza
finanziaria netta nel settore privato: ricchezza finanziaria che quindi non derivi
dallindebitamento privato. Ci sono solamente tre modi per arrivare a questo mantenendo in vita
lEurozona, e li illustriamo brevemente di seguito:
1. La BCE effettua dei trasferimenti diretti agli Stati nazionali emettendo moneta e
accreditandola sui conti degli Stati stessi. In questo caso non aumenterebbe il deficit
degli Stati ma si avrebbe comunque immissione di ricchezza finanziaria netta nel settore
privato. La passivit corrispondente si troverebbe nel bilancio della BCE, e non nei bilanci
pubblici. Facciamo notare che, tuttavia, questa proposta inattuabile, stante lattuale
Statuto della BCE-SEBC che impedisce i trasferimenti diretti agli Stati membri da parte
della banca centrale;
2. Viene abolito il limite del 3% al rapporto deficit/Pil imposto dal Trattato di Maastricht e
vengono garantiti i titoli di Stato dei Paesi membri, cos che possano fare
autonomamente il deficit necessario;
3. Viene istituito un Ministero del Tesoro a livello europeo che possa spendere a deficit
senza vincoli contabili. Le passivit finanziarie del Ministero, se denominate in titoli di
Stato, dovrebbero essere garantite dalla BCE.
A livello tecnico, nulla impedisce di implementare una qualsiasi di queste soluzioni, ma
fantascientifico immaginare che la classe politica europea possa decidere di prenderle in
considerazione. Purtroppo i fatti parlano chiaro e dicono che lattuale situazione economica non
frutto del caso, ma di deliberate scelte politiche. I vincoli contabili imposti a livello europeo
che impediscono lattuazione delle proposte sopra elencate sono l a dimostrarlo: se lintenzione
fosse stata quella di agire nellinteresse pubblico, tali vincoli non sarebbero esistiti.
Fuori dallEurozona
Fortunatamente rimane unultima alternativa: luscita dallEurozona. Si tratta di unoperazione
delicata, da effettuare con attenzione, ma che potrebbe effettivamente mettere fine alle
ingiuste e non necessarie sofferenze dei popoli europei, se seguita dalle giuste scelte di politica
economica.

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Gli effetti negativi di possibili disordini dovuti allannuncio del ritorno ad una valuta nazionale
potrebbero essere evitati implementando il piano Mosler/Pilkington di non-conversione dei
risparmi dei cittadini. Si eviterebbero in questo modo eventuali corse agli sportelli o
deprezzamenti repentini della nuova valuta dovuti a vendite massicce della stessa sui mercati
valutari.
Ma la conseguenza pi importante di un ritorno alla valuta nazionale sarebbe la ritrovata libert
dai vincoli contabili, e con essa la possibilit di fare il deficit necessario a risollevare
leconomia. Elenchiamo di seguito i tre accorgimenti fondamentali che un Governo nazionale
dovrebbe mettere in atto per gestire al meglio la situazione di ritorno alla sovranit monetaria:
1. Il deficit pubblico dovrebbe essere espanso fino al perfetto adattamento alla volont di
risparmio del settore privato in condizioni di piena occupazione. Questo garantirebbe il
costante mantenimento del livello di spesa aggregata necessaria allimpiego di tutta la
forza lavoro impiegabile. Tuttavia, persisterebbero forme di disoccupazione
involontaria per quelle persone, disoccupate di lungo periodo, che hanno perso la
propria continuit professionale e che per il settore privato risultano non impiegabili.
Una risposta efficace a tale problema potrebbe essere listituzione di un Piano di Lavoro
di Transizione che garantisca un lavoro socialmente utile a tutti coloro i quali desiderino
lavorare.
2. Lo Stato dovrebbe prendersi carico di effettuare quella serie di investimenti strategiciin
ricerca, infrastrutture, sanit, educazione, che sono indispensabili allo sviluppo
economico di un sistema. La ritrovata capacit di spesa garantirebbe la possibilit di
investire in tutti quegli ambiti non remunerativi o ad alto grado di centralizzazione
(monopoli naturali), che solo lo Stato pu gestire in modo funzionale allinteresse
pubblico.
3. I rapporti con lestero dovrebbero essere gestiti non pi in ottica mercantilistica e di
svalutazione interna, ma prestando attenzione a massimizzare i termini reali di
scambio.
Vediamo
cosa
significa.
Dato che ogni prodotto esportato un prodotto costruito internamente con dispendio di
risorse reali e poi consumato allestero, possibile dire che le esportazioni
rappresentano un costo reale: una privazione di beni reali. Al contrario, le importazioni
rappresentano un beneficio reale per il settore privato nazionale, in quanto
approvvigionamento di beni non prodotti internamente. Per tale motivo, una gestione
ottimale dei rapporti con lestero dovrebbe tendere a massimizzare la quantit di
importazioni a parit di esportazioni. Vale a dire, evitare surplus commerciali
prolungati e, soprattutto, evitare svalutazioni artificiali, che diminuiscono i benefici reali
(importazioni)
a
parit
di
costi
reali
(esportazioni).
Tale gestione dei commerci internazionali non tiene conto dellaspetto finanziario poich
tutta la volont di risparmio (e di consumo) del settore privato potrebbe essere
soddisfatta da un adeguato deficit pubblico privo di costi reali. Sarebbe pertanto
assurdo cercare di ottenere ricchezza finanziaria dallestero con dei surplus commerciali
gravati da un costo reale.
Deficit pubblico per la piena occupazione, investimenti strategici e massimizzazione dei termini
reali di scambio rappresentano il tris dassi per una gestione ottimale delleconomia. Inutile dire
che senza questi ingredienti il ritorno alla sovranit monetaria non avrebbe alcun effetto
benefico.

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Una luce
Tutto accade per scelta politica, e se lUnione Europea vuole salvarsi dovr ammettere che le
proprie scelte sono state fino ad oggi drammaticamente sbagliate. Ma se ci non avvenisse, in
tutta Europa, tra la gente, nei corpi intermedi e nella politica, bisogner creare la
consapevolezza che lausterit, il mostro che sta divorando la vita di milioni di persone, solo
una tigre di carta, uninvenzione, una superstizione. E con questa consapevolezza si potr
tornare a sperare.

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