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Nel 1314, alla morte di Filippo il Bello, si scatenano in Francia brame,

ambizioni e interessi privati a lungo sopiti. Il debole regno del nuovo, giovane
sovrano segna il declino di antiche fortune e uomini potenti, ma soprattutto
determina il destino di Margherita di Borgogna, la bella e orgogliosa sposa del
re, condannata alla prigione per adulterio Un romanzo avvincente, una
pagina di storia di grande fascino e suggestione scaturita dalla penna sapiente di
un insigne e acclamato accademico di Francia.

MAURICE DRUON
de lAcadmie franaise

I RE MALEDETTI
(LIBRO II)

LA REGINA
STRANGOLATA

Traduzione di Marina Migliavacca


La reine trangle
Copyright 1955 by Editions Mondiales
Copyright 1966 by Maurice Druon,
Librairie Plon et Editions Mondiales
Sperling & Kupfer Editori S.p.A.
I edizione Sperling Paperback s.r.l. Febbraio 1994
ISBN 88-7824-352-3
86-I-94

Scan e Rielaborazione
di Purroso

RINGRAZIAMENTI
LAutore desidera esprimere la propria pi viva riconoscenza a Pierre de Lacretelle, Georges
Kessel, Christiane Grmillon, Madeleine Marignac, Gilbert Sigaux e Jos-Andr Lacour per la
loro preziosa assistenza nellelaborazione di questo libro e ringraziare la Biblioteca Nazionale e
gli Archivi Nazionali di Parigi per lindispensabile sostegno alle ricerche effettuate.

La storia di questepoca
sta tutta nella lotta allultimo sangue
tra il legista e il signore feudale.
MICHELET

PROLOGO

Il 29 novembre 1314, due ore dopo il vespero, ventiquattro messaggeri a cavallo


con la livrea francese uscirono al galoppo dal castello di Fontainebleau. La neve
imbiancava i sentieri della foresta; il cielo era pi scuro della terra. Annottava gi;
anzi, a causa duna eclissi era buio dal giorno prima.
I ventiquattro messaggeri non si sarebbero concessi una sosta fino al mattino e
avrebbero galoppato ancora tutto il giorno seguente e i giorni dopo, chi verso
la Fiandra, chi verso lAngumese e la Guienna, chi verso Dole en Comt, chi
verso Rennes e Nantes, chi verso Tolosa, Lione, Aigues-Mortes, svegliando
strada facendo balivi e siniscalchi, prevosti, scabini, capitani, per annunciare a
ogni borgo e ogni citt che il re Filippo il Bello era deceduto.
Da ogni campanile le campane suonavano a morto; una grande ondata sonora,
sinistra, si allargava fino a raggiungere ogni confine.
Dopo ventinove anni di governo senza cedimenti, il Re di ferro era morto,
colpito al cervello. Aveva quarantasei anni. Meno di sei mesi prima era morto il
guardasigilli Guillaume de Nogaret; e sette mesi prima, il papa Clemente V. Cos
sembrava avverarsi la maledizione lanciata il 18 marzo dallalto del rogo dal gran
maestro dei Templari, il quale li aveva citati tutti e tre dinanzi al tribunale divino
entro un anno.
Sovrano tenace, altero, intelligente e riservato, il re Filippo aveva regnato
dominando il suo tempo cos bene che si aveva limpressione, quella sera, che il
cuore del regno avesse cessato di battere.
Ma le nazioni non muoiono mai della morte degli uomini, per grandi che essi
siano stati; la loro nascita e la loro scomparsa obbedisce a ben altre logiche.
Il nome di Filippo il Bello avrebbe potuto risplendere nella notte dei tempi
soltanto al riflesso delle fiamme dei roghi sui quali quel monarca gettava i suoi
nemici, allo scintillio delle monete doro che faceva stronzare. Si sarebbe presto
dimenticato che re Filippo era riuscito a dominare i potenti, a mantenere la pace il
pi possibile, a riformare le leggi, a costruire fortezze, a unificare province, a
raccogliere in assemblea i borghesi, a curare soprattutto lindipendenza della

Francia.
Non appena la sua mano fu fredda, non appena la sua grande volont si fu
spenta, interessi privati, ambizioni deluse, rancori, brama di onori, potenza,
ricchezza, da sempre repressi e contrastati, si sarebbero prontamente scatenati.
Due gruppi si accingevano a combattere senza misericordia per la conquista del
potere: da una parte, la reazione feudale guidata da Carlo di Valois, fratello di
Filippo il Bello; dallaltra, le alte cariche amministrative con alla testa Enguerrand
de Marigny, coadiutore del defunto re.
Per evitare il conflitto che andava preparandosi da mesi o per poterlo almeno
arbitrare ci sarebbe voluto un sovrano forte. Il venticinquenne principe che saliva
al trono, Luigi di Navarra, era tanto inadatto a portare la corona quanto
sfortunato. Portava lonere di una reputazione di marito tradito e il triste
soprannome di Attaccabrighe.
La vita di sua moglie, Margherita di Borgogna, imprigionata per reato di
adulterio, sarebbe divenuta una sorta di posta per le due fazioni rivali.
Ma le conseguenze della lotta sarebbero ricadute anche su coloro che non
possedevano niente, non potevano incidere sugli avvenimenti e nemmeno cose
impossibili Come se tutto ci non fosse bastato, linverno del 1314-1315
prometteva di essere un inverno di carestia.

PARTE PRIMA

LINIZIO DI UN REGNO

I CHTEAU-GAILLARD

osto su di uno sperone roccioso sopra labitato del Petit-Andelys,

Chteau-Gaillard dominava tutta la Haute-Normandie.


In quel punto la Senna descrive una larga ansa nelle fertili praterie; ChteauGaillard sorvegliava dieci leghe1 di fiume, a valle e a monte.
Era stato Riccardo Cuor di Leone a farlo erigere, centoventanni prima, a onta
dei trattati, per sfidare il re di Francia. Vedendolo terminato, ritto sulla faglia, a
seicento piedi2 di altezza, tutto bianco, fatto di pietra appena tagliata, con le sue
due cinte, le fortificazioni, le saracinesche, i merli, i barbacani, le tredici torri, il
grosso torrione, Riccardo aveva esclamato: Ah! Mi sembra davvero un castello
imponente (un chteau bien gaillard)!
E la fortezza era stata chiamata cos, Chteau-gaillard. Era stato previsto tutto,
nelle difese di quel gigantesco esempio di architettura militare: lassalto, lattacco
frontale e laterale, linvestimento, la scalata, lassedio, proprio tutto, insomma,
tranne il tradimento.
A sette anni dalla sua costruzione, la fortezza cadeva nelle mani di Filippo
Augusto nellepoca in cui il re stava togliendo al sovrano inglese il ducato di
Normandia.
Da allora Chteau-Gaillard era stato utilizzato pi come prigione che come
teatro di guerra. Il potere vi rinchiudeva gli avversari che lo stato non poteva
lasciare in libert ma nemmeno poteva mettere a morte per non rischiare di
suscitare disordini o creare conflitti con altre potenze. Chi superava il ponte
levatoio della fortezza, aveva poche probabilit di rivedere il mondo.
I corvi gracchiavano il giorno intero sotto i tetti; di notte i lupi si avventuravano
fin sotto le mura a ululare alla luna.
Nel novembre del 1314 Chteau-Gaillard, i suoi bastioni e lintera guarnigione
di arcieri avevano lunico scopo di tenere sotto sorveglianza due donne, una di

ventun anni, laltra di diciotto, Margherita e Bianca di Borgogna, principesse di


Francia, nuore di Filippo il Bello, condannate alla reclusione perpetua per delitto
di adulterio.
Era lultimo giorno del mese, allora della messa.
La cappella era situata entro la seconda cinta, costruita sulla roccia. Era buia,
fredda; i muri disadorni stillavano umidit.
Vi erano disposti soltanto tre sedili, due a sinistra destinati alle principesse, uno
a destra per il comandante della fortezza, Robert Bersume.
Dietro, gli armati stavano in piedi, schierati, con laria annoiata e indifferente,
come se fossero stati riuniti l per la corve del foraggio. La neve rimasta attaccata
alle suole fondeva sul pavimento in fiocchi giallastri.
Il cappellano tardava a iniziare la funzione. Volgendo le spalle allaltare, fregava
le dita irrigidite dalle unghie scheggiate. Con ogni evidenza, un imprevisto aveva
turbato in qualche modo il suo solito, pio trantran.
Fratelli, esord, questoggi dovremo innalzare le nostre preghiere con fervore
e solennit particolari.
Si schiar la voce ed esit ancora, turbato dallimportanza di quanto stava per
annunciare.
Il Signore Iddio ha chiamato a s lanima del nostro amatissimo sovrano
Filippo. un grave lutto per tutto il regno
Le due principesse girarono luna verso laltra il viso stretto nel soggolo di
rozza tela grigia.
Che coloro i quali gli hanno fatto torto o lhanno offeso si pentano, prosegu
il cappellano. Che coloro i quali gli serbavano rancore da vivo implorino ora per
lui la misericordia della quale ogni uomo che muore, potente o umile, ha
egualmente bisogno dinanzi al tribunale di nostro Signore
Le due principesse erano cadute in ginocchio, abbassando la testa per
nascondere la gioia. Non sentivano pi il freddo, non sentivano pi langoscia,
linfelicit del loro stato. Erano investite da unimmensa ondata di speranza; e se,
in silenzio, si rivolgevano a Dio, era per ringraziarlo di averle liberate dal terribile
suocero. Dopo sette mesi (e cio da quando erano state rinchiuse nella fortezza) il
mondo di fuori mandava loro per la prima volta una buona notizia.
In fondo alla cappella, gli arcieri si agitavano, sussurravano, muovevano i piedi.
Daranno a ciascuno di noi un soldo dargento?
Per via della morte del re?
luso, mi hanno detto.
Ma no, non perch morto; per la consacrazione del nuovo re, semmai.

E adesso come si chiama, il re?


Chiss se far la guerra, cos andremo un po in giro.
Il capitano della fortezza si volt e disse loro con voce dura: Pregate!
La novit gli poneva non pochi problemi. La pi vecchia delle sue due
prigioniere era la moglie del principe che sarebbe divenuto re. E adesso sono il
custode della regina di Francia, rifletteva il capitano.
Essere il carceriere di personaggi di sangue reale non stata mai una situazione
invidiabile. Robert Bersume aveva passato i momenti pi brutti della sua vita
proprio a causa di quelle due condannate che gli erano state affidate verso la fine
daprile, i capelli rasati, portate fin l su carri coperti di teli neri e sotto la scorta di
cento arcieri. Due donne giovani, troppo giovani per non muovere chiunque a
compassione e belle, troppo belle, anche nei loro informi abiti di bigello, per
non toccare il cuore a chi avesse avuto la ventura di frequentarle, giorno dopo
giorno, per sette lunghi mesi Se avessero sedotto un sergente della guarnigione,
se fossero evase, o se una di loro avesse finito con limpiccarsi o magari con
lammalarsi senza rimedio, oppure ancora se la fortuna avesse girato, be, sarebbe
stato comunque lui, Bersume, a trovarsi dalla parte del torto, rimproverato per
eccesso di debolezza o di severit; e in tutti i casi quellincarico non gli sarebbe
stato di nessuna utilit in vista di un possibile avanzamento di carriera. E dal canto
suo non era pi entusiasta delle sue prigioniere allidea di finire i suoi giorni in
quella fortezza spazzata dai venti, infradiciata dalle brume, costruita per ospitare
duemila soldati e che adesso aveva finito con laverne solo centocinquanta, sopra
quella vallata della Senna per la quale la guerra non passava pi da un sacco di
tempo.
La funzione continuava, ma nessuno pensava a Dio n al re: erano tutti troppo
occupati a pensare a se stessi.
Requiem aeternam dona ei Domine cominci il cappellano.
Domenicano in disgrazia che la sorte avversa e una spiccata predilezione per il
vino avevano condotto alla desolazione di quel carcere, il cappellano, intanto che
pregava, si chiedeva se il nuovo regno non avrebbe in qualche modo modificato il
suo destino. Decise di non bere pi per una settimana, tanto per tirare la
Provvidenza dalla sua e prepararsi per ogni favorevole evenienza.
Et lux perpetua luceat ei, rispondeva il comandante. E intanto pensava: Non
possono muovermi alcun appunto. Non ho fatto altro che eseguire gli ordini
ricevuti, senza incrudelire.
Requiem aeternam ricominciava il cappellano.
Allora ci daranno del vino, anche? borbottava il soldato Gros-Guillaume al

sergente Lalaine.
Quanto alle due prigioniere, si limitavano a muovere le labbra, ma non osavano
pronunciare alcuna formula di risposta: le loro voci sarebbero suonate troppo alte
e troppo felici.
Certo quel giorno nelle chiese di Francia molta gente si era raccolta a piangere
re Filippo. Almeno, erano tutti convinti di piangerlo. In realt lemozione, anche
in questo caso, era solo unoccasione come unaltra per impietosirsi su se stessi. Si
asciugavano gli occhi, tiravano su con il naso, scuotevano la testa, perch con
Filippo il Bello era il loro tempo e passare, la loro vita, tutti gli anni trascorsi
sotto il suo scettro, quasi un terzo di secolo del quale il nome del sovrano sarebbe
rimasto il simbolo. Pensavano alla loro giovinezza, si rendevano conto di quanto
erano invecchiati, dimprovviso lindomani si profilava incerto ai loro occhi. Anche
quando muore, un re rimane per gli altri una figura emblematica, un simbolo.
Terminata la messa, Margherita di Borgogna pass davanti al comandante della
fortezza dirigendosi verso luscita e gli disse: Signore, vorrei parlarvi di cose
importanti che vi riguardano.
Bersume si sentiva agitato ogni volta che Margherita gli parlava, lo guardava
negli occhi.
Sar da voi, signora, appena terminata la ronda, rispose.
Ordin al sergente Lalaine di portar via le prigioniere, consigliandogli a bassa
voce di raddoppiare i riguardi e la cautela.
La torre nella quale Margherita e Bianca erano rinchiuse consisteva di tre
camere tonde poste luna sopra laltra e identiche, una per piano, ciascuna con il
suo camino e il soffitto a volta. Le stanze erano collegate da una scala a chiocciola
scavata nel muro. Un gruppo di guardie occupava stabilmente il pianterreno.
Margherita alloggiava nella stanza al primo piano, Bianca in quella del secondo.
La notte, le principesse erano separate da porte massicce chiuse con catenacci. Di
giorno potevano stare insieme liberamente.
Dopo che il sergente le ebbe riaccompagnate, attesero che cardini e paletti
stridessero in fondo ai gradini. Poi si guardarono in viso e corsero luna verso
laltra contemporaneamente, gridando: morto, morto!
Si abbracciavano, ridevano, ballavano e piangevano contemporaneamente,
gridando: morto!
Si strapparono i soggoli di tela scoprendo i capelli corti di sette mesi.
Uno specchio! La prima cosa che voglio uno specchio, esclam Bianca,
come se la dovessero liberare l per l e lei non avesse altro in mente allinfuori del
proprio aspetto.

Margherita aveva una testolina di riccioli neri, fitti e crespi. I capelli di Bianca
erano cresciuti disordinatamente in ciocche ruvide e pallide, come stoppa. Le due
donne si passarono istintivamente le dita sulla nuca.
Pensi che potr tornare a essere graziosa come una volta? chiese Bianca.
Come devo essere invecchiata, perch tu mi faccia una domanda del genere!
rispose Margherita.
Ci che le due principesse avevano subito dalla primavera, il dramma di
Maubuisson, il giudizio del re, lorrendo supplizio cui i loro amanti erano stati
sottoposti sotto i loro stessi occhi sulla piazza di Pontoise, le grida volgari della
folla e poi quei mesi di fortezza, con la canicola dellestate che surriscaldava le
pietre e il freddo glaciale da che era giunto lautunno, il vento che gemeva senza
tregua facendo cigolare il legno, la nera zuppa di grano saraceno che costituiva il
loro pasto, le camicie ruvide come crine che venivano loro cambiate ogni due
mesi soltanto, i giorni interminabili dietro una finestra stretta come una feritoia e
attraverso la quale, in qualunque maniera ci si ponesse, si poteva scorgere soltanto
lelmo di un arciere invisibile che andava su e gi per il cammino di ronda tutto
ci aveva troppo modificato il carattere di Margherita per non segnarle anche il
volto.
Bianca, con i suoi diciottanni e quella strana leggerezza che la faceva passare
da un momento allaltro dalla desolazione allesaltazione delle pi insensate
speranze, Bianca che poteva smettere di colpo di singhiozzare perch un uccello
cantava dallaltra parte del muro e gridare, meravigliata: Margherita, senti? Un
uccellino! Bianca che credeva ai presagi, tutti i presagi, che sognava di continuo,
come altre donne ricamano, Bianca, forse, se lavessero fatta uscire da quel
carcere, avrebbe ritrovato il suo colorito, il suo sguardo, il suo cuore di una volta;
Margherita, mai pi.
Dallinizio della sua prigionia non aveva versato una lacrima, non aveva
espresso un pensiero di rimorso. Il cappellano che la confessava ogni settimana
era spaventato dalla durezza della sua anima.
Mai, neanche per un momento, Margherita si era riconosciuta responsabile
della sua disgrazia; mai, neanche per un momento, aveva ammesso che, come
nipote di san Luigi, figlia del duca di Borgogna, regina di Navarra e futura regina
di Francia, diventare lamante di uno scudiero poteva essere un gioco pericoloso,
deplorevole, e che poteva costare lonore e la libert. Si giustificava con il fatto di
essere sposata a un uomo che non amava.
Non si rimproverava di aver rischiato; odiava i suoi avversari, era soltanto
contro di loro che volgeva le sue inutili collere: contro la cognata dInghilterra che

laveva denunciata, contro la sua famiglia di Borgogna che non laveva difesa,
contro il regno e le leggi, contro la Chiesa e i suoi comandamenti. E quando
sognava la libert, sognava anche la vendetta.
Bianca le mise le braccia intorno al collo.
Sono sicura, amica mia, che le nostre disgrazie sono terminate.
S, rispose Margherita, a patto che noi agiamo con intelligenza e
prontezza.
Aveva in mente un progetto ancora impreciso nato durante la messa e che non
sapeva dove lavrebbe condotta. In ogni caso, voleva trarre profitto dalla
situazione.
Devi lasciarmi parlare a quattrocchi a quel grande stupido di Bersume,
anche se preferirei vedere la sua testa in cima a una picca, piuttosto che sulle sue
spalle, disse.
Un momento dopo, le due donne sentirono che stavano aprendo le porte.
Rimisero i loro soggoli. Bianca and a porsi nel vano della stretta finestra,
Margherita prese posto sullo sgabello, lunico sedile del quale disponeva. Il
capitano della fortezza fece il suo ingresso.
Sono qui, signora, dal momento che me lavete chiesto, esord.
Margherita esit, lo squadr dalla testa ai piedi e disse: Signor Bersume,
sapete chi state custodendo, ormai?
Bersume distolse lo sguardo come se stesse cercando qualche cosa l intorno.
Lo so, signora, lo so, rispose, e continuo a pensarci da quando stamattina
sono stato destato dal messaggero che dirigeva verso Criqueboeuf e Rouen.
Da sette mesi sono rinchiusa qui; non ho biancheria, non ho mobili, non ho
tovaglie, mangio la stessa zuppa dei vostri arcieri e ho soltanto unora di fuoco al
giorno.
Ho obbedito agli ordini del signor de Nogaret, signora, rispose Bersume.
Guillaume de Nogaret morto.
Mi aveva trasmesso gli ordini del re.
Re Filippo morto.
Intuendo dove Margherita voleva arrivare, Bersume replic: Ma il signor de
Marigny ancora vivo, signora, e comanda la giustizia e le prigioni come tutte le
altre cose del regno; e io dipendo interamente da lui.
Il messaggero di stamattina non vi ha dunque recato nuovi ordini?
Nessuno, signora.
Non tarderete a riceverne.
Li sto aspettando, signora.

Robert Bersume sembrava pi vecchio dei suoi trentacinque anni. Aveva


quellaria burbera e sul chi vive che assumono spesso i soldati di carriera e che a
forza di venir simulata diventa loro naturale. Per il servizio ordinario nella fortezza,
portava un berretto di pelo di lupo e una vecchia cotta di maglia un po troppo
larga e sporca di unto e che gli fluttuava intorno alla cintura. Le sopracciglia si
congiungevano sopra il naso.
Allinizio della prigionia, Margherita gli si era offerta quasi apertamente, nella
speranza di farsene un alleato. Lui aveva eluso i suoi tentativi pi per prudenza che
per virt, ma serbava rancore a Margherita per il brutto ruolo che lo aveva
costretto a giocare. Oggi si chiedeva se quella saggia condotta gli sarebbe valsa, a
livello personale, favore o rappresaglia.
Tutto ci non mi ha fatto per niente piacere, signora, continu. Dover
trattare cos delle donne e di alto rango come voi.
Lo immagino signore, lo immagino, rispose Margherita, poich si capisce
che voi siete un cavaliere e le cose che vi hanno ordinato di fare hanno dovuto per
forza suscitare la vostra ripugnanza.
Il comandante della fortezza era un plebeo, sentirsi chiamare cavaliere gli fece
un certo piacere.
Il fatto , signore, prosegu la prigioniera, che sono stanca di masticare del
legno per conservarmi i denti bianchi e ungermi le mani con il lardo della zuppa
perch la pelle non mi si rompa per il freddo.
Capisco, signora, capisco.
E vi sarei grata se non mi esponeste pi al gelo, alla malattia, e alla fame.
Bersume abbass la testa. Non ho ordini in proposito, signora.
Sono qui soltanto per lodio che re Filippo nutriva verso di me e la sua morte
cambier tutto, replic Margherita con estrema sicurezza. Volete aspettare che vi
diano ordine di aprirmi le porte per dimostrare qualche riguardo alla regina di
Francia? Non credete che questo vorrebbe dire agire stupidamente a detrimento
della propria fortuna?
I soldati sono spesso di natura indecisa ed ci che li predispone
allobbedienza e fa loro perdere parecchie battaglie. Bersume, pur avendo nei
confronti dei suoi subordinati lingiuria pronta e il pugno lesto, non era gran
che portato a prender liniziativa di fronte a situazioni impreviste.
Tra il risentimento di una donna che a sentir lei sarebbe stata onnipotente gi
dallindomani e la collera del signor de Marigny che era potente oggi, qual era
mai il rischio minore?
Vorrei anche che la signora Bianca e io, prosegu Margherita, potessimo

uscire unora o due dalla cinta sotto vostra scorta se lo ritenete opportuno, per
poter vedere qualcosaltro oltre i merli di questi muri e le picche dei vostri
arcieri.
Ma questo significava voler andare troppo lontano e troppo in fretta. Bersume
intu linganno. Le sue prigioniere cercavano di comunicare con lesterno e forse
persino di scivolargli via tra le dita: quindi non erano cos sicure di un loro
prossimo ritorno a corte.
Poich voi siete regina, signora, comprenderete che sono fedele servitore del
regno, dichiar, e che non posso infrangere gli ordini che mi sono stati dati. E
se ne and sui due piedi per evitare di dover discutere ancora.
un cane, grid Margherita non appena fu scomparso, un cane da guardia
che sa soltanto mordere e abbaiare!
Aveva fatto una mossa falsa e scoppiava di rabbia andando su e gi per la
camera rotonda.
Bersume, da parte sua, non era certo pi soddisfatto: bisogna essere pronti a
tutto, quando si il carceriere di una regina, si ripeteva. Ed essere pronto a tutto
per un soldato di professione vuol dire prima di tutto esser pronto a unispezione.

II MONSIGNOR ROBERTO DARTOIS

a neve sciolta gocciolava dai tetti. Dappertutto si scopava, dappertutto si

puliva. Il corpo di guardia risuonava di grandi secchiate dacqua gettate sul


pavimento. Si ingrassavano le catene del ponte levatoio, si tirava fuori loccorrente
per far bollire la pece come se la fortezza dovesse essere attaccata da un momento
allaltro. Dai tempi di Riccardo Cuor di Leone, Chteau-Gaillard non aveva mai
pi conosciuto un bailamme simile.
Temendo una visita imprevista, il comandante Bersume aveva deciso di
mettere la guarnigione in assetto di parata. I pugni sui fianchi e il colletto aperto,
andava su e gi per gli accasermamenti, si arrabbiava davanti alle bucce che
sporcavano le cucine, indicava furioso con il mento le tele di ragno che pendevano
dalle travi, si faceva presentare gli equipaggiamenti al completo. Un arciere aveva
perduto la sua faretra. Dovera quella faretra? E quelle cotte di maglia arrugginite
al giromanica? Avanti, che prendessero della sabbia e che strofinassero fino a far
brillare tutto quanto!
Se il signor de Pareilles ci capita fra capo e collo, urlava Bersume, non
voglio assolutamente mostrargli una truppa di straccioni! Muovetevi!
E poveretto chi non correva abbastanza in fretta. Il soldato Gros-Guillaume,
quello che sperava in una razione di vino supplementare, si prese invece un bel
calcio negli stinchi. Il sergente Lalaine era stremato. Sguazzando nel fango nevoso,
gli uomini portavano allinterno tanto sporco quanto ne toglievano. Le porte
sbattevano. Chteau-Gaillard sembrava una casa in pieno trasloco. Se le principesse
avessero voluto evadere, quello era il momento.
La sera Bersume non aveva pi voce e i suoi arcieri dormicchiavano dietro le
feritoie.
Ma quando, due giorni dopo, alle prime ore del mattino, le sentinelle scorsero
nel paesaggio bianco lungo la Senna un gruppo di cavalieri che si avvicinava,

stendardo in testa, sulla strada di Parigi, il comandante della fortezza si congratul


con se stesso delle disposizioni adottate.
Infil rapidamente la sua cotta di maglia pi bella, fiss sugli stivali speroni
lunghi una spanna, mise lelmo di ferro e usc in cortile. Gli rimaneva qualche
istante per osservare con inquieta soddisfazione la guarnigione allineata con le
armi luccicanti nella luce lattiginosa dellinverno.
Almeno non potranno rimproverarmi di aver trascurato il regolamento, si disse,
e questo render pi forte la mia posizione perch io possa lamentarmi
dellesiguit del mio soldo e dei ritardi con cui mi mandano il denaro destinato ai
miei uomini.
Gi le trombe squillavano in fondo alla faglia rocciosa e si sentivano gli zoccoli
dei cavalli risuonare sui sassi.
Le saracinesche! Il ponte!
Le catene del ponte levatoio vibrarono nelle loro guide e un minuto pi tardi
quindici scudieri con le armi reali che circondavano un imponente cavaliere rosso,
assiso sulla sua cavalcatura come se impersonasse la propria statua equestre,
superavano al galoppo il corpo di guardia per raggiungere la seconda cinta di
Chteau-Gaillard.
il nuovo re? si chiese Bersume, precipitandosi a riceverlo. Mio Dio, non
sar di gi il re che viene a prendere sua moglie?
Aveva il fiato mozzo per lemozione. Un momento dopo pot scorgere
chiaramente luomo dal mantello color sangue di bue che era sceso da cavallo e,
gigante di stoffa, di pelliccia, di cuoio e dargento, si apriva un varco tra gli
scudieri. Un intenso vapore biancastro saliva dal manto dei cavalli.
Servizio del re! tuon il gigantesco cavaliere agitando sotto il naso di
Bersume, ma senza lasciargli il tempo di leggere, una pergamena dalla quale
pendeva un sigillo. Sono il conte Roberto dArtois.
I convenevoli furono brevi. Monsignor Roberto dArtois fece piegare Bersume
posandogli la mano sulla spalla per sottolineare quanto fosse poco altero. Poi
reclam del vino caldo per lui e per la sua scorta con una voce che fece girare
le sentinelle sui cammini di ronda.
Dal giorno prima Bersume si era preparato a far bella figura, a mostrarsi
governatore perfetto di una fortezza senza macchia, a comportarsi in modo che
fosse impossibile non ricordarsi di lui. Aveva preparato persino un bel discorso
doccasione, ma gli rest in gola per sempre. Si sent balbettare basse adulazioni,
si ritrov invitato a bere il vino che gli veniva chiesto e spinto verso le quattro
stanze del suo alloggio, le cui proporzioni parevano allimprovviso rimpicciolire.

Fino a quel giorno Bersume si era sempre reputato un uomo piuttosto alto:
davanti a quel visitatore, gli sembrava di essere diventato un nano.
Come stanno le prigioniere? chiese Roberto dArtois.
Benissimo, monsignore, stanno benissimo, vi ringrazio, rispose Bersume
stupidamente, come se gli stessero chiedendo notizie della sua famiglia.
E gli and di traverso il contenuto del bicchiere.
Ma gi Roberto dArtois usciva a grandi passi e listante dopo Bersume si
ritrov a salire dietro di lui la scala della torre dove vivevano le recluse.
A un cenno del comandante, il sergente Lalaine apr i catenacci con dita che
tremavano.
Margherita e Bianca aspettavano, in piedi in mezzo alla stanza rotonda. In uno
stesso movimento istintivo, si avvicinarono luna allaltra e si presero la mano.
Voi, cugino! disse Margherita.
DArtois si era fermato nel vano della porta che ostruiva completamente.
Socchiuse gli occhi. Dal momento che non rispondeva, troppo occupato a
contemplare le due donne, Margherita riprese, con voce subito fattasi pi ferma:
Guardateci, s, guardateci bene, e vedrete in che stato ci hanno ridotte. Almeno
avrete uno spettacolo diverso da quelli della corte e dal ricordo che avete di noi.
Niente biancheria, niente vestiti, niente da mangiare, persino niente sedie da
offrire a un nobile signore come voi!
Ma sapranno, si chiedeva dArtois avanzando lentamente nella stanza, sapranno
la parte che ho avuto nella loro disgrazia, sapranno di dovere a me la trappola
nella quale sono cadute?
Roberto, la libert che ci portate? grid Bianca di Borgogna.
Si avvicin al gigante, le mani tese, gli occhi brillanti di speranza.
No, non sanno niente, pens dArtois. E questo render la mia missione pi
facile.
Si gir di colpo. Bersume, non c neanche un po di fuoco, qui?
No, monsignore.
Che si provveda. E niente mobili?
No, monsignore, gli ordini che ho ricevuto
Dei mobili! Che si porti via questo giaciglio, che si metta un letto, delle sedie,
delle tende, dei candelieri. E non dirmi che non ne hai, ho visto tutto il necessario
nel tuo alloggio.
Aveva preso il capitano per il braccio.
E da mangiare, disse Margherita. Dite al nostro buon guardiano che ci fa
servire un cibo che i porci lascerebbero in fondo al loro trogolo di farci portare

un pasto degno di questo nome, finalmente.


E da mangiare certo, cugina! disse dArtois. Dei pasticci e degli arrosti, delle
verdure fresche, delle pere, delle confetture e del vino, Bersume, molto vino!
Ma, monsignore gemette il capitano.
Hai capito? Te ne sar grato! tagli corto dArtois, spingendolo fuori.
Chiuse luscio con un colpo di stivale.
Care cugine, riprese, mi attendevo di peggio, in verit, ma vedo con sollievo
che questo triste soggiorno non ha nemmeno scalfito i due pi bei visi di
Francia.
Possiamo ancora lavarci, disse Margherita. Abbiamo acqua a sufficienza.
DArtois era seduto sullo sgabello e continuava a osservare le prigioniere. Ah,
colombelle mie, si diceva, ecco che cosa succede a volersi procurare doti da regine
a spese delleredit di Roberto dArtois! Cercava di indovinare se sotto il bigello
dei loro vestiti i corpi delle due giovani donne avevano perduto le belle curve di
un tempo. Somigliava a un grosso gatto che si apprestasse a giocare con dei
topolini in gabbia.
Margherita, chiese allimprovviso, come sono i vostri capelli? Hanno potuto
crescere bene di nuovo? Margherita di Borgogna sussult come se lavessero
punta.
In piedi, monsignor dArtois! esclam con una voce piena di collera. Anche
nello stato in cui mi trovate qui, non tollero che un uomo stia seduto in mia
presenza quando io non lo sono!
Lui si rialz lentamente, tolse il berretto e si inchin con un ampio gesto
ironico. Margherita si gir verso la finestra. Nella lama di luce che ne proveniva
Roberto pot distinguere meglio il viso della sua vittima. I lineamenti avevano
conservato la loro bellezza; ma ogni dolcezza era scomparsa. Il naso era pi
sottile, gli occhi pi infossati. Le fossette che la primavera prima si delineavano
nelle guance ambrate erano diventate piccole rughe. Bene, si disse dArtois, ha
conservato la sua aggressivit. Il gioco sar soltanto pi divertente. Gli piaceva
dover lottare per vincere.
Cugina, disse con finta bonomia, non avevo assolutamente intenzione di
offendervi, mi fate torto. Voglio soltanto sapere se i vostri capelli sono lunghi
abbastanza perch voi possiate ripresentarvi al mondo. Margherita non pot
frenare un sussulto di gioia. Ripresentarmi al mondo vuol dire che sto per
uscire di qui? la grazia? Viene dal trono? No, non pu essere questo, me lo
avrebbe detto subito Pensava troppo in fretta e si sentiva vacillare.
Roberto, disse, non fatemi languire. Non siate crudele. Che cosa siete

venuto a dirmi?
Cugina mia, sono venuto a portarvi
Bianca lanci un grido e Roberto pens che sarebbe svenuta. Aveva lasciato la
frase in sospeso.
un messaggio, concluse. Si divert a vedere afflosciarsi le spalle delle due
donne e a sentire i due sospiri di delusione.
Un messaggio di chi? chiese Margherita.
Di Luigi, vostro marito, nostro re, ormai. E del nostro buon cugino
monsignor di Valois, ma posso parlarne con voi sola. Bianca pu ritirarsi?
Certo, disse Bianca docile, me ne vado, ma prima, cugino, ditemi Carlo,
mio marito?
La morte di suo padre lo ha fatto molto soffrire.
E di me che cosa pensa? Parla mai di me?
Credo che vi rimpianga, anche se ha molto sofferto per voi. Da Pontoise, non
lo si pi visto allegro come un tempo.
Bianca si sciolse in lacrime.
Credete, chiese, che vorr concedermi il perdono? Dite, lo credete
possibile?
Questo dipende molto da vostra cugina, rispose dArtois, indicando
Margherita.
And ad aprire la porta, segu Bianca con lo sguardo finch non la vide salire
al secondo piano e richiuse luscio. Poi and a sistemarsi su uno stretto sedile di
pietra murato nel fianco del camino dicendo: Permettete, adesso, cugina mia?
Bisogna prima di tutto che vi metta al corrente delle cose di corte e di quello che
sta succedendo in questo momento.
La corrente daria fredda che veniva dalla cappa lo indusse a rialzarsi.
vero che si gela, qui, riconobbe.
E and a risistemarsi sullo sgabello mentre Margherita sedeva con le gambe
piegate sul pagliericcio che le serviva da letto. DArtois riprese: Dagli ultimi
giorni dagonia di re Filippo, Luigi, vostro marito, sembra in piena confusione.
Destarsi da re quando si dormito da principe richiede un periodo dadattamento.
Il suo trono di Navarra loccupava soltanto di nome e tutto andava avanti senza di
lui. Voi mi direte che Luigi ha venticinque anni e a questet si pu ben regnare,
ma sapete quanto me che il giudizio, sia detto senza offesa, non la sua qualit
principale. Dunque in questo primo periodo suo zio Carlo di Valois lo segue in
tutto e dirige gli affari del regno con Enguerrand de Marigny. Il problema che
queste due menti eccezionali non si amano e fraintendono quello che luno dice

allaltro. evidente che presto non si intenderanno pi del tutto e allora non si
potr andare avanti, perch il carro del reame non pu essere tirato da due cavalli
che non vanno daccordo!
DArtois aveva cambiato completamente tono; parlava seriamente, chiaramente.
E questo stava a dimostrare che le sue turbolenze erano pi che altro tutta
commedia.
Per quanto mi riguarda, lo sapete, riprese, non mi piace affatto Enguerrand,
che riuscito a farmi molto male, e sostengo di tutto cuore mio cugino Valois di
cui sono amico e alleato. Margherita si sforzava di comprendere quegli intrighi
nei quali dArtois la risospingeva allimprovviso. Non era pi al corrente di niente
e le sembrava di uscire da un lungo sonno della mente.
Luigi mi odia sempre?
Oh, s, non ve lo nascondo, vi odia, eccome. Riconoscerete che ne ha ben
motivo, il paio di corna del quale gli avete ornato la testa molto fastidioso
volendoci porre sopra la corona di Francia. Guardate, cugina, che se avessero fatto
a me una cosa del genere, non avrei tollerato di diventare la favola di tutto il
regno e mi sarei comportato in modo da poter vendicare il mio onore. Ma tutto
sommato vostro marito e il defunto re vostro suocero hanno giudicato altrimenti e
le cose sono a questo punto. Aveva una bella faccia tosta a deplorare lo scandalo
del quale era stato il principale artefice. Prosegu: La prima idea di Luigi, non
appena morto suo padre, e la sola che abbia in testa per il momento, di
togliersi dagli impicci nei quali si trova per colpa vostra e cancellare lonta della
quale lavete coperto.
E che cosa vuole Luigi? chiese Margherita.
DArtois sollev la gamba gigantesca e batt due o tre volte il tacco sul
pavimento.
Vuole chiedere lannullamento del vostro matrimonio, rispose, e come
vedete spera che sia una cosa rapida: non ha perso tempo a spedirmi qui.
Cos non sarei mai la regina di Francia, pens Margherita. I sogni insensati nei
quali si era cullata il giorno prima erano gi svaniti. Un giorno di sogno per sette
mesi di prigione e per tutta la vita!
In quel momento due soldati carichi di legna e di fascine entrarono e accesero
il fuoco.
Non appena furono usciti, Margherita tese avidamente le mani verso le fiamme
che si levavano, color geranio, sotto la grande cappa di pietra. Rest in silenzio
per qualche istante, lasciando che il calore benefico le penetrasse nelle ossa, la
scaldasse almeno un poco.

Ebbene, disse alla fine con un sospiro, che chieda lannullamento, io che ci
posso fare?
Eh, cugina mia, potete fare parecchio invece e si pensa che siate disposta a
qualche dichiarazione che non vi costerebbe gran che. Ladulterio non motivo
sufficiente per lannullamento, assurdo ma cos. Potreste aver avuto cento
amanti invece che uno, potreste esservi sollazzata in un bordello e ci non di
meno sareste indissolubilmente sposata alluomo al quale siete stata unita davanti a
Dio. Chiedete pure al cappellano o a chi vi pare, io stesso mi sono fatto spiegare
queste cose perch non ne so molto di diritto canonico. Un matrimonio non si
pu rompere e se lo si vuole cancellare bisogna provare che cera un
impedimento nel momento in cui stato contratto, oppure che non stato
consumato, mi seguite?
S, s, vi capisco, rispose Margherita.
Allora, ecco, riprese il gigante, quello che monsignor di Valois ha pensato
per togliere Luigi dagli impicci.
Esit, si schiar la voce. Voi accettate di riconoscere che vostra figlia Giovanna
non di Luigi; dichiarate che dal punto di vista fisico vi siete sempre negata a
vostro marito e che quindi non c stato un vero matrimonio. Dite tutto questo in
maniera ufficiale davanti a me e davanti al cappellano che controfirma; si trover
senza problemi in mezzo ai vostri ex servitori o amici qualche testimone
compiacente per certificare la cosa. In questo modo il legame non pu essere
difeso e lannullamento sar automatico.
E che cosa mi si offre in cambio?
In cambio? ripet dArtois. In cambio, cugina mia, vi si offre di essere
condotta in qualche convento del ducato di Borgogna finch lannullamento non
sia stato pronunciato e in seguito di vivere dove vi piacer o dove piacer alla
vostra famiglia.
Sulle prime Margherita fu l l per rispondere: accetto, dichiaro e firmo tutto
quello che volete, a condizione che mi facciate uscire da qui. Ma poi vide che
dArtois la spiava sotto le palpebre semiabbassate sugli occhi grigi con una
durezza che non andava per niente daccordo con il tono bonario che si sforzava
di assumere. Io firmer, pens lei, e mi terranno in prigione lo stesso. Dal
momento che le venivano a proporre uno scambio, significava che avevano
bisogno di lei.
Questo significa chiedermi di dire una grossa bugia, osserv.
DArtois scoppi a ridere. Eh, cugina mia! Ne avete detta anche qualche altra,
mi sembra, e senza farvi troppi scrupoli!

Pu anche darsi che io sia cambiata, che mi sia pentita. Voglio riflettere,
prima di decidere.
Roberto dArtois fece una strana smorfia, torcendo le labbra a destra e a
sinistra.
E va bene, disse, ma riflettete in fretta, perch devo essere a Parigi
dopodomani mattina per la messa solenne dei funerali del re Filippo a NotreDame: ventitr leghe da percorrere su queste strade nelle quali si affonda di due
spanne nel fango. Il giorno finisce presto e si leva tardi, non posso star qui a
gingillarmi. Vado a dormire unoretta e poi torner per mangiare con voi. Non sia
mai detto che vi lasci sola, cugina mia, il primo giorno nel quale potrete pranzare
come si deve. E nel frattempo avrete deciso nel modo migliore, ne sono sicuro!
Usc deciso e quasi invest sulle scale larciere Gros-Guillaume che saliva tutto
sudato e curvo sotto un enorme cofano. Altri mobili si ammucchiavano in fondo
ai gradini.
DArtois si infil nellalloggio saccheggiato del comandante della fortezza e si
gett sul solo letto rimasto.
Bersume, amico mio, che il pranzo sia pronto tra unora, ordin. Chiama il
mio valletto Lormet che devessere insieme con gli scudieri, perch venga a
vegliare il mio sonno. Quel gigante non temeva niente se non di offrirsi inerme
ai suoi nemici mentre dormiva e a ogni paggio o baccelliere preferiva come
guardia il servitore traccagnotto, quadrato, grigio di capelli che lo seguiva
dappertutto e lo serviva in tutto, abile tanto a procurargli delle ragazze che a
pugnalare in silenzio un importuno, se qualche faccenda si metteva male in una
taverna. Con quellaria maliziosa che ingannava a meraviglia gli sciocchi, assai pi
pericoloso di quanto non paresse dal suo aspetto, Lormet era una spia eccellente.
Quando gli domandavano per quale motivo nutrisse tanto attaccamento per
monsignor Roberto, lui, le guance tonde attraversate da un sorriso al quale
mancavano tre denti, rispondeva: Perch da ciascuno dei suoi vecchi mantelli io
posso ricavarne due.
Non appena Lormet fu entrato, Roberto chiuse gli occhi e si addorment di
colpo a braccia aperte e gambe allargate, il ventre che si sollevava nel suo respiro
dorco.
Lormet sedette su uno sgabello, la daga posata di traverso sulle ginocchia, e si
mise a vegliare il sonno del gigante.
Unora pi tardi Roberto dArtois si svegli da solo, si stir come una grossa
tigre e si raddrizz, riposato di corpo e fresco di spirito.
E adesso tocca a te dormire, mio buon Lormet, disse. Ma prima vammi a

chiamare il cappellano.

III LULTIMA POSSIBILIT DI ESSERE REGINA

l domenicano in disgrazia arriv subito, tutto agitato allidea di esser stato

mandato a chiamare da un cos importante nobiluomo.


Fratello, disse dArtois, voi conoscete bene Margherita, dal momento che la
confessate. Qual il suo punto debole?
La carne, monsignore, rispose il cappellano abbassando gli occhi con
modestia.
Bella novit davvero! Ma c qualche particolare sentimento sul quale far
pressione per indurla a capire certe cose che sono nel suo interesse come in
quello del regno?
Non so, monsignore, non mi pare. Non vedo niente che possa indurla a
cedere, salvo il punto che vi ho detto. Questa principessa ha lanima temprata
come una spada di acciaio e anche la prigione non ne ha smussato il filo. Ah, non
affatto una penitente facile, credetemi! Le mani nelle maniche, la fronte
abbassata, si sforzava di mostrarsi contemporaneamente preparato e pio. Non si
era rasato di recente e la tonsura sopra la corona di capelli era coperta da una
corta peluria beige. La fronte bianca era segnata dalle macchie di vino lavate via in
qualche modo.
DArtois rest in silenzio per un istante, fregandosi la guancia, perch la
tonsura del cappellano gli faceva venire in mente la barba che cominciava a
crescergli.

E per quanto riguarda il punto che mi avete detto, riprese, che cosha
trovato qui per soddisfare la sua debolezza, dal momento che voi cos chiamate

questo tipo di forza?


Che io sappia, niente, monsignore.
E Bersume non le fa mai delle visite un po troppo lunghe?
Mai, monsignore, posso garantirlo, esclam il cappellano.
E con voi?
Oh, ma monsignore!
Andiamo, andiamo! disse dArtois. Non la prima volta. Conosco pi duno
dei vostri confratelli che, tolto il saio, si sente un uomo come un altro. Da parte
mia, non ci vedo niente di particolarmente scandaloso. Anzi, a dirvi la verit ci
vedrei piuttosto motivo di lode e con sua cugina? Le due dame non si
consolano un po tra di loro?
Monsignore! esclam il cappellano, simulando sempre di pi un pio
sgomento. un segreto di confessione che voi mi domandate di svelare, adesso!
DArtois gli diede uno spintone amichevole. Su, su, cappellano, non scherzate!
Se vi hanno destinato a questa prigione, non per conservare dei segreti, ma per
ripeterli a chi di dovere!
N Margherita n Bianca si sono mai accusate con me di essere colpevoli di
niente del genere se non in sogno, disse il cappellano abbassando gli occhi.
Il che non prova che sono innocenti, ma semmai che sono prudenti. Sapete
scrivere?
Certo, monsignore.
Bah! fece dArtois con unaria stupita. Allora non tutti i monaci sono quegli
ignorantoni che si dice! Dunque, fratello mio, andate a prendere della
pergamena, delle penne e tutto il necessario per buttar gi una lettera. E state al
pian terreno della torre delle principesse, pronto a salire quando vi chiamer.
Il cappellano si inchin. Voleva dire ancora qualcosa, ma dArtois, avvolgendosi
nel suo mantello scarlatto, era gi uscito. Il cappellano lo rincorse.
Monsignore, monsignore, disse con una voce piena di ossequio, avreste la
grande bont, se non offensivo avanzare una simile richiesta, avreste limmensa
bont
Che cosa? Che bont?
Be, monsignore, di dire a fratello Renaud, il grande inquisitore, se vi capita di
vederlo, che io sono sempre suo figlio obbedientissimo e anche che non mi
dimentichi per troppo tempo in questo castello fortificato dove io servo meglio
che posso nel luogo in cui Dio mi ha posto Ma ho qualche merito,
monsignore, come avete potuto vedere, e mi auguro di potere avere impiego
altrove.

Ci penser, glielo dir, rispose dArtois, gi deciso a non fare assolutamente


niente.
Nella camera di Margherita le due principesse terminavano la loro toilette. Si
erano lavate con calma davanti al fuoco, assaporando quel piacere dimenticato. I
capelli corti erano ancora imperlati di goccioline. Avevano appena indossato
grandi camicie bianche, rigide di amido, troppo larghe e chiuse al collo con un
nastrino. Quando la porta si apr, le due donne ebbero lo stesso istintivo
movimento, arretrando pudiche.
Oh, cugine mie, disse Roberto, non preoccupatevi; restate cos, sono della
famiglia. E poi quelle camicie vi nascondono meglio dei vestiti che indossavate
prima. Sembrate proprio piccole monache. Ma avete un aspetto molto migliore,
adesso. E anche il vostro colorito comincia a tornare quello di una volta!
Riconoscerete che la vostra sorte non ha tardato a mutare, da quando sono
arrivato!
Oh, s, grazie, cugino mio! esclam Bianca.
La stanza era trasformata. Ci avevano messo un letto, due cassapanche che
formavano un sedile, una sedia con la spalliera, dei cavalletti e una tavola sulla
quale erano state disposte le scodelle, i bicchieri e il vino di Bersume. Era stata
accesa una candela poich, anche se non era ancora suonato mezzogiorno alla
campana della cappella, la luce di quel giorno nevoso non bastava pi a
rischiarare linterno delle tane. Nel camino ardevano grossi ceppi; lumidit vi
formava sopra delle goccioline che si trasformavano in piccole bolle sibilanti.
Subito dietro Roberto entrarono il sergente Lalaine, larciere Gros-Guillaume e
un altro soldato che portavano una minestra spessa e fumante, un grosso pane
tondo come una torta, un pasticcio da cinque libbre in una crosta dorata, una
lepre arrostita, dei quarti doca in confettura e qualche pera che Bersume,
minacciando di far radere al suolo il paese, era riuscito a procurarsi a Les
Andelys.
Come! esclam dArtois. Tutto qui? Avevo chiesto un buon pasto!
gi un miracolo, monsignore, che si sia riusciti a trovare tutto questo, con la
carestia che c in giro, rispose Lalaine.
Tempi di carestia per gli straccioni, forse, che sono cos pigri da pretendere
che la terra produca senza che nessuno la lavori ma non per la gente dabbene!
Non mangio cos poco dai tempi in cui succhiavo il latte dal seno della balia!
Le prigioniere guardarono con gli occhi sbarrati le vettovaglie che dArtois
mostrava di disprezzare. Bianca sembrava l l per mettersi a piangere e anche i tre
soldati contemplavano la tavola con sbalordita avidit.

Gros-Guillaume, che era ingrassato soltanto a forza di zuppa di segale, si


avvicin prudentemente per tagliare il pane, poich di solito serviva alla tavola del
comandante.
No! grid dArtois. Non toccare il mio pane con le tue zampe sporche. Ci
arrangeremo da soli. Andatevene, prima che mi arrabbi!
Non appena gli arcieri furono usciti aggiunse, per fare lo spiritoso: Allora, mi
sto abituando alla vita di prigione! Chiss? Invit Margherita a sedere sulla
sedia con la spalliera. Bianca e io prenderemo posto su questa panca, disse.
Vers il vino e, levando il bicchiere davanti a Margherita, esclam: Viva la
regina!
Non prendetevi gioco di me, cugino, disse Margherita di Borgogna,
manchereste di carit.
Non mi prendo gioco di nessuno. Ascoltate le mie parole e prendetele per
quello che valgono. Voi siete regina, in effetti, e io vi auguro di vivere. Ecco
tutto.
Ci fu silenzio poich si misero a mangiare. Un altro al posto di Roberto si
sarebbe sentito commosso a vedere le due donne gettarsi sulle vivande come delle
poverette. Non cercavano nemmeno di fingere un minimo di ritegno e divoravano
la minestra e mordevano il pasticcio quasi senza nemmeno fermarsi a respirare.
DArtois aveva infilato la lepre sulla punta della sua daga e laveva avvicinata alle
braci del camino per riscaldarla. Cos facendo, continuava a osservare le cugine e
una risata grassa gli saliva alla gola. Se mettessi le loro scodelle per terra si
metterebbero a quattro zampe per leccare, pensava.
Bevevano il vino del comandante come se avessero voluto compensare di colpo
sette mesi dacqua del pozzo.
Il sangue saliva loro alle gote. Finiranno con lo star male, si diceva dArtois, e
termineranno questa bella giornata vomitando le budella.
Anche lui mangiava per un reggimento. Il suo prodigioso appetito, dote di
famiglia, non era leggenda: si sarebbe dovuto tagliare in quattro ciascuno dei suoi
bocconi per offrirlo a una persona normale. Divorava loca come si rosicchiano i
tordi, masticando anche le ossa. Si scus, modesto, di non comportarsi nello
stesso modo con la carcassa della lepre. Le ossa della lepre, spieg, si
sbriciolano e lacerano le budella.
Quando tutti furono sazi, dArtois fece un segno a Bianca invitandola a ritirarsi.
Lei si alz senza farsi pregare, anche se aveva le gambe un po molli, le girava la
testa e aveva un gran bisogno di trovare un letto. Roberto allora ebbe in via
eccezionale un pensiero gentile: se esce cos al freddo, crepa.

Hanno acceso il fuoco, da voi? chiese.


S, grazie, cugino, rispose Bianca. La nostra vita davvero cambiata
completamente grazie a voi. Ah, come vi voglio bene, cugino mio! Davvero, vi
voglio cos bene lo direte a Carlo, glielo direte che lamo e che mi perdoni
perch io lamo? Amava tutti, in quel momento. Era un pochino brilla e quasi
quasi cadde sulle scale.
Se fossi qui soltanto per divertirmi, pens dArtois, questa non mi offrirebbe
nessuna resistenza: date a una principessa vino a sufficienza e presto la vedrete
comportarsi da puttana. Ma anche laltra mi sembra cotta a puntino.
Ravviv il fuoco con un gran ceppo e riemp i bicchieri per Margherita e per
se stesso.
Allora, cugina, avete riflettuto? chiese. Margherita sembrava ammorbidita dal
calore e dal vino.
Ho riflettuto, Roberto, ho riflettuto e credo che rifiuter, rispose lei,
avvicinando la sedia al focolare.
Andiamo, cugina mia, parlando cos non date prova di buon senso, esclam
Roberto.
Ma s, ma s, penso proprio che rifiuter, ripet lei con voce dolce.
Il gigante ebbe un moto dimpazienza. Margherita, ascoltatemi. Avete tutti i
vantaggi ad accettare adesso. Luigi impaziente di natura, pronto a cedere
qualunque cosa per ottenere subito quello che desidera. Non potrete mai pi
avere unoccasione come questa. Acconsentite a dichiarare quello che vi si chiede:
il vostro caso non dovr finire davanti alla Santa Sede, pu essere giudicato da un
tribunale episcopale a Parigi. Entro tre mesi sarete tornata padrona di voi stessa, in
libert!
Altrimenti? Si era piegata un po verso il fuoco, le palme offerte alla
fiamma, dondolando la testa. Il nastrino che chiudeva il collo della sua lunga
camicia si era sciolto e lei mostrava il seno agli sguardi del cugino.
La briccona ha conservato dei bei seni, pensava dArtois, e non sembra avara di
mostrarli.
Altrimenti? ripet lei.
Altrimenti lannullamento sar pronunciato in ogni caso, amica mia, poich si
trova sempre un modo per annullare il matrimonio di un re. Appena ci sar un
papa
Ah, dunque non c ancora un papa? disse Margherita.
Roberto dArtois si morse le labbra. Aveva commesso un errore. Non
immaginava che Margherita di Borgogna potesse ignorare in fondo alla sua

prigione ci di cui il mondo intero era al corrente e non sapesse che dalla morte
di Clemente V il conclave non riusciva a eleggere un nuovo pontefice. Aveva
fornito una buona arma alla sua avversaria la quale, a giudicare dalla rapidit di
reazione, non era cos malmessa come voleva far credere. Commessa questa
sciocchezza, dArtois tent di rivoltarla a suo vantaggio giocando il solito gioco
della falsa franchezza nel quale era maestro.
proprio su questo che dovete puntare! esclam. Ed appunto quel che
voglio farvi capire. Quando quei bricconi di cardinali che tengon mercato di
promesse neanche fossero in fiera avranno guadagnato abbastanza vendendo i
loro voti per acconsentire a mettersi daccordo, Luigi non avr pi bisogno di voi
e voi avrete ottenuto soltanto che vi odi un po di pi e che vi tenga chiusa qui
dentro per sempre!
Capisco bene, ma capisco anche che finch non ci sar papa nessuno potr far
nulla, senza di me.
una vera sciocchezza ostinarvi, amica mia.
Le and vicino, le pos sul collo la sua manona pesante e si mise a carezzarle
la spalla sotto la camicia.
Il contatto di quella grande mano forte parve turbare Margherita.
E quale interesse avete, Roberto, domand lei dolcemente, che io accetti?
Lui si pieg in avanti fino a sfiorare con le labbra i riccioletti neri di lei. Sapeva
di cuoio e di sudore di cavallo, sapeva di fatica, di fango, di selvaggina e di grandi
mangiate. Margherita era come avvolta da quel forte odore di maschio.
Io vi voglio molto bene, Margherita, rispose. Vi ho sempre voluto molto
bene, voi lo sapete. E adesso i nostri interessi sono uniti: bisogna che voi
riotteniate la vostra libert e io voglio accontentare Luigi perch mi favorisca. Eh,
vedete bene che dobbiamo essere alleati.
Nello stesso tempo, affondava la mano nel corsetto di Margherita senza che lei
gli opponesse alcuna resistenza. Al contrario, appoggiava la testa contro il braccio
del cugino e sembrava abbandonarsi.
Non un vero peccato, riprese Roberto, che un corpo cos bello, cos
tenero, cos desiderabile sia privato dei piaceri della natura? Accettate,
Margherita, e vi condurr con me oggi stesso lontano da questa prigione. Vi
porter prima in qualche ospitale ostello di convento dove potrei venirvi spesso a
trovare e vegliare su di voi che vimporta, in fondo, di dichiarare che vostra
figlia non di Luigi, dal momento che non le avete mai voluto bene?
Lei alz lo sguardo. Se non voglio bene a mia figlia, disse, non proprio
questa la prova che lho avuta da mio marito?

Rest un momento soprappensiero, lo sguardo nel vuoto. Nel focolare i ceppi


crollarono, illuminando la stanza dun grande alone giallastro di scintille.
Margherita si mise a ridere allimprovviso.
Che cosa c da ridere? le chiese Roberto.
Il soffitto, rispose lei. Mi sono appena accorta che somiglia a quello della
torre di Nesle.
DArtois si raddrizz stupefatto. Non poteva far a meno di provare una certa
ammirazione per tanto cinismo mescolato a tanta scaltrezza. Questa almeno una
vera donna, pensava.
Lei lo guardava, gigantesco davanti al camino, piantato sulle gambe solide
come tronchi dalbero. Le fiamme facevano luccicare gli stivali rossi e scintillare la
fibbia che portava alla cintura.
Lei si alz e lui se la tir contro.
Ah, cugina mia, disse, se fossi stato io a sposarvi, oppure se mi aveste scelto
per amante invece di quel giovarle sciocco di uno scudiero, le cose non sarebbero
andate nello stesso modo per voi e saremmo stati molto felici.
Forse, mormor lei.
La teneva per le reni e aveva limpressione che da un momento allaltro lei non
sarebbe pi stata capace di pensare.
Non troppo tardi, Margherita, mormor lui.
Forse no, rispose lei con voce soffocata, speranzosa.
Allora sbarazziamoci prima di tutto di questa formalit della lettera per non
avere poi nientaltro da fare tranne amarci. Facciamo salire il cappellano che
aspetta di sotto
Lei si svincol dun balzo, gli occhi brillanti di collera. Aspetta dabbasso,
davvero? Ah, cugino mio, mi avete creduta cos stupida da lasciarmi conquistare
dalle vostre moine? Avete cercato di usarmi come fanno di solito le sgualdrine
con gli uomini, eccitando i loro sensi per meglio sottometterli alle loro volont.
Ma dimenticate che in queste cose le donne sono pi abili e voi non siete che un
dilettante, in materia!
Lo sfidava, nervosa, ritta su tutta la sua statura, e riannodava il collo della
camicia.
Roberto le assicur che si sbagliava completamente, che lui non voleva altro
che il suo bene e che era sinceramente innamorato di lei.
Margherita lo studiava con unaria beffarda. Lui la riprese tra le braccia, anche
se lei adesso si difendeva, e cerc di condurla verso il letto.
No, non firmer! gridava Margherita. Potete violentarmi, se volete, poich

siete troppo forte perch io possa resistervi, ma dir al cappellano, dir a


Bersume e far sapere a Marigny che razza di ambasciatore siete mai e come
avete abusato di me!
Lui la lasci andare, furioso.
Mai, capite, prosegu lei, non mi farete mai confessare che mia figlia non
di Luigi, perch se Luigi dovesse morire, cosa che mi auguro con tutto il cuore,
allora sarebbe mia figlia a diventare regina di Francia e dovr bene tener conto
che esisto, come regina madre! DArtois rest un momento interdetto. Non
ragiona male, questa sgualdrina patentata, e forse la sorte potrebbe darle ragione,
si disse. Era sconfitto. Mi sembra una speranza remota, questa, replic alla fine.
Non ne ho altre e mi aggrappo a questa!
Come volete, cugina, tagli corto lui, raggiungendo la porta. Lo scacco lo
aveva reso furioso. Senza altri convenevoli, scese la scala e trov il cappellano
rosso in viso per il freddo sotto i capelli biondastri che batteva i piedi, con le
piume doca in mano.
Siete un bel somaro, fratello, gli grid Roberto. Io non so proprio dove
diavolo riuscite a scoprire delle debolezze nelle vostre penitenti! Poi chiam:
Scudieri, a cavallo!
Bersume arriv di corsa, sempre con il suo elmo di ferro in testa.
Monsignore, desideravate visitare il posto?
Ah, grazie mille, ma quello che ho visto mi basta e mi avanza!
Altri ordini, monsignore?
Quali ordini? Obbedite a quelli che avete ricevuto. Gli stavano portando il
cavallo e Lormet gi gli presentava la staffa.
E per le spese del pasto, monsignore? chiese ancora Bersume.
Falle mettere in conto al signor de Marigny. Su, abbassate il ponte levatoio!
DArtois si mise in sella e spinse il cavallo al galoppo. Seguito dalla sua scorta,
super il corpo di guardia. Bersume, le sopracciglia congiunte sulla fronte, le
braccia lungo i fianchi, guard i cavalieri scendere verso la Senna sollevando
grandi schizzi gialli di fango.

IV SAINT-DENIS

e fiamme di centinaia di ceri disposti a cespuglio intorno ai pilastri

proiettavano la loro luce tremante sulle tombe dei re. I monumenti sepolcrali di
pietra sembravano percorsi da fremiti, come in sogno, e si sarebbero detti un
esercito di cavalieri addormentati per magia in mezzo a una foresta di fuoco.
Nella basilica di Saint-Denis, necropoli reale, la corte assisteva alla sepoltura di
Filippo il Bello. Davanti alla nuova tomba, tutta la famiglia capetingia in abiti scuri
e sontuosi stava allineata nella navata centrale: principi di sangue, pari laici, pari
ecclesiastici, membri del consiglio di stato, grandi elemosinieri, connestabili e
dignitari1. Accompagnato da cinque funzionari di palazzo, il primo maestro
avanz con passo solenne fino al bordo del sepolcro nel quale il feretro era gi
stato posto. Gett nella fossa il bastone scolpito che era linsegna della sua carica e
pronunci la formula che avrebbe segnato ufficialmente il passaggio da un regno
allaltro:
Il re morto, viva il re!
E tutti ripeterono: Il re morto, viva il re!

E questo grido da cento petti, ripercosso di campata in campata, dogiva in


ogiva, risuon a lungo tra le alte volte.
Il principe dallo sguardo sfuggente, dalle spalle strette e dal petto esile che in
quel momento diventava il re di Francia prov una strana sensazione alla nuca,
come se delle stelle vi fossero appena esplose. Lo colse langoscia, al punto che
temette di cadere svenuto.
Alla sua destra i due fratelli, Filippo di Poitiers e Carlo, che non aveva ancora

appannaggio, guardavano fisso la tomba. Alla sua sinistra cerano gli zii, il conte
di Valois e il conte dEvreux, due uomini dalle spalle larghe. Il primo aveva
superato la quarantina, il secondo vi si avvicinava.
Il conte dEvreux era assalito da vecchi ricordi. Ventinove anni fa eravamo
anche noi tre figli in questo stesso luogo davanti alla tomba di nostro padre, e
adesso ecco che il primo di noi se ne va. La vita gi passata. Il suo sguardo si
pos sulla statua pi vicina, quella del re Filippo III.
Padre, preg intensamente Luigi dEvreux, accogliete nel regno dellaldil mio
fratello Filippo poich stato vostro degno successore.
Pi lontano cerano le tombe di san Luigi e i pesanti monumenti sepolcrali
degli antenati. Dallaltro lato della navata si scorgevano gli spazi vuoti che si
sarebbero aperti un giorno per il giovane, decimo a portare il nome di Luigi, che
saliva al trono, e dopo di lui, regno dopo regno, per tutti i re futuri. C posto
ancora per molti secoli, pens Luigi dEvreux.
A braccia incrociate, il mento alto, monsignor di Valois osservava tutto e
controllava che la cerimonia si svolgesse come si doveva.
Il re morto, viva il re!
Cinque volte ancora il grido risuon nella basilica man mano che i maestri di
palazzo sfilavano gettando i bastoni che erano insegna delle loro cariche. Lultimo
bastone risuon sulla bara e poi fu silenzio.
Luigi X fu preso proprio allora da un violento accesso di tosse che nonostante
tutti i suoi sforzi non pot dominare. Gli sal alle guance un flusso di sangue e lui
continu per un minuto buono a essere scosso dallaccesso di tosse come se fosse
l l per sputare lanima davanti alla tomba di suo padre. I presenti si guardarono
lun laltro, le mitre si piegarono verso le mitre e le corone verso le corone, ci
furono dei sussurri di inquietudine e di compassione. Tutti pensavano: e se anche
lui morisse entro qualche settimana?
Tra i pari laici la possente contessa Mahaut dArtois, alta, grossa, il volto
arrossato, osservava il nipote Roberto, pi alto di una buona spanna di tutti i
presenti. Si chiedeva perch il giorno prima era arrivato a Notre-Dame nel bel
mezzo della cerimonia funebre, la barba lunga, infangato fino alla cintura. Da
dove veniva, che cosa era andato a fare? Da quando era apparso Roberto cera
aria di intrigo, sembrava tornato nelle grazie del re, adesso, e questo non mancava
di angosciare Mahaut, poich la disgrazia era caduta anche su di lei dopo che le
due figlie erano state rinchiuse una a Dourdan e laltra a Chteau-Gaillard.
Circondato dai legisti del consiglio Enguerrand de Marigny, coadiutore del
sovrano che stavano seppellendo, portava un lutto principesco. Marigny era uno di

quei rari uomini che possono avere la certezza dessere entrati vivi nella storia
perch lhanno fatta. Filippo, mio re, pensava, avvicinandosi al sepolcro, quanti
giorni abbiamo lavorato a fianco a fianco; la pensavamo allo stesso modo su tutti i
soggetti, abbiamo commesso degli errori, li abbiamo emendati Nei vostri ultimi
giorni vi siete un po allontanato da me perch il vostro animo era indebolito e gli
invidiosi cercavano di separarci. Adesso sar solo a continuare lopera, ma vi
giuro di difendere ad ogni costo quello che abbiamo fatto insieme.
Bisognava che Marigny si vedesse scorrere davanti tutta la sua prodigiosa
carriera e riflettesse da dove era partito e dove era giunto per poter misurare in
quel momento la sua potenza e insieme la sua spaventosa solitudine. Lopera di
governare non ha mai termine, si diceva. Aveva il fervore dei grandi politici e
pensava davvero al regno come se fosse stato un secondo re.
Labate di Saint-Denis, Egidius de Chambly, in ginocchio sul bordo della fossa,
tracci un ultimo segno di croce; poi si rialz e sei monaci spinsero la pesante
pietra piatta che doveva chiudere la tomba.
Mai pi Luigi di Navarra, adesso Luigi X, avrebbe sentito la terribile voce di
suo padre intimargli durante i consigli: Tacete, Luigi!
Ma ben lungi dal sentirsi liberato, provava una debolezza angosciante. Sussult
quando qualcuno al suo fianco disse: Su, Luigi.
Era Carlo di Valois che lo invitava a procedere.
Luigi X si gir verso lo zio e sussurr: Voi lavete visto diventare re. Che cosa
ha fatto, che cosa ha detto?
Si assunto risolutamente le sue responsabilit, rispose Carlo di Valois, e
aveva diciottanni.
Sette meno di me, pens Luigi X. Tutti gli sguardi erano fissi su di lui. Dovette
fare uno sforzo per mettersi a camminare. Al suo seguito la famiglia capetingia,
principi, pari, baroni, prelati, militari, tra le siepi di ceri e i monumenti sepolcrali
dei re attravers il cimitero di famiglia.
I monaci di Saint-Denis chiudevano il corteo, le mani nelle maniche, cantando
un salmo.
Si pass cos dalla basilica alla sala capitolare dellabbazia dove sarebbe stato
servito il pranzo a conclusione delle esequie.
Sire, disse labate Egidius, ora alzeremo una duplice preghiera, una per il re
che Dio ci ha preso, laltra per quello che ci dona.
Vi ringrazio, padre, disse Luigi X con voce malferma. Poi sedette con un
sospiro di stanchezza e domand subito un bicchier dacqua che vuot di colpo.
Per tutto il pasto rest silenzioso. Gli sembrava di avere la febbre, era sfinito

nellanima e nel corpo. Bisogna godere di buona salute per essere re, aveva detto
pi di una volta Filippo il Bello ai suoi figli quando li aveva visti recalcitrare
davanti agli esercizi equestri o allesercizio delle armi. Bisogna godere di buona
salute per essere re, si ripeteva Luigi X in quel primo momento del suo regno. In
lui la fatica degenerava in irritazione e pensava con rabbia che colui che ereditava
un trono avrebbe anche dovuto ereditare la forza di tenercisi dritto.
Di fatto ci che il cerimoniale esigeva da un sovrano per la sua incoronazione
era davvero stancante.
Dopo aver assistito allagonia del padre, Luigi aveva dovuto mangiare per due
giorni accanto al cadavere imbalsamato; questo perch il principio reale non
tollerava sovrapposizioni n cesure nella sua incarnazione, e quindi il re morto era
supposto regnare fino alla sua sepoltura e il suo successore a fianco della sua
spoglia mangiava, in un certo senso, per lui, al suo posto.
Pi ancora che la presenza della grande forma che pareva di cera, vuotata delle
interiora e rivestita in abiti di gala, per Luigi era stata penosa la vista di quel
cuore, il cuore di suo padre, piazzato accanto al feretro in un vaso di cristallo e di
bronzo dorato. Tutti coloro che vedevano quel cuore, le arterie mozzate, dentro il
vetro, restavano stupefatti dalla sua piccolezza. Un cuore di bambino o di
uccellino, mormoravano i visitatori, e si faceva fatica a credere che un muscolo
cos piccolo avesse animato un monarca cos terribile2.
Poi era stato effettuato il trasporto della salma per via dacqua da Fontainebleau
a Parigi; poi nella capitale stessa si erano succedute cavalcate, veglie, uffici religiosi,
processioni interminabili, tutto ci dinverno, con un tempo tremendo,
sguazzando nel fango ghiacciato mentre un vento subdolo sembrava tagliare il
petto e un malizioso nevischio schiaffeggiava il volto.
Luigi X invidiava suo zio Valois che costantemente al suo fianco, decidendo
tutto, anticipando la risoluzione dei problemi, infaticabile, volonteroso, sembrava
avere lui dei nervi da re.
E gi parlando allabate Egidius Valois cominciava a preoccuparsi della
consacrazione di Luigi che avrebbe avuto luogo lestate seguente, poich labbazia
di Saint-Denis non soltanto aveva la custodia delle tombe reali, non soltanto
conservava i colori di Francia, ma anche le vesti e gli attributi portati dai re nel
corso dellincoronazione. Valois voleva sapere se tutto era in ordine. Il grande
mantello dopo ventinove anni non aveva subito danni? Gli scrigni per trasportare
a Reims lo scettro, gli speroni e la mano di giustizia erano in buono stato? E la
corona doro? Bisognava che gli orefici portassero il pi presto il girotesta alla
nuova misura.

Labate Egidius osservava il giovane re continuamente scosso dalla tosse e


pensava: certo prepareremo tutto, ma lui tirer fino a quel giorno?
Quando il pasto fu pronto, Ugo di Bouville, gran ciambellano di Filippo il
Bello, spezz davanti a Luigi X il suo bastone dorato a significare che aveva
terminato il suo ufficio.
Il grosso Bouville aveva gli occhi pieni di lacrime; le sue mani tremavano e
dovette ripetere il tentativo tre volte per riuscire a spezzare il suo scettro di legno,
immagine e delegazione del grande scettro doro. Poi mormor al primo
ciambellano di Luigi, Mathieu de Trye, che doveva succedergli nella carica: A
voi, adesso, signore.
Allora la famiglia capetingia si alz da tavola e si diresse verso la corte dove i
cavalli erano in attesa. Fuori, la folla per gridare viva il re era esigua. La gente
aveva preso abbastanza freddo il giorno prima a guardare il grande corteo che
comprendeva armati, clero di Parigi, docenti duniversit, corporazioni; quello di
oggi non offriva pi niente che potesse interessare.
Cadeva nevischio che attraversava i vestiti fino alla pelle.
I soli a salutare il nuovo re erano vagabondi coraggiosi o locali che potevano
gridare al passaggio del corteo stando sulla porta, senza bagnarsi troppo.
Da quando era bambino, Luigi lAttaccabrighe aspettava di diventare re. A ogni
rimprovero, a ogni scacco, a ogni contrariet che la sua mediocrit di spirito e di
carattere gli guadagnavano diceva rabbiosamente: quando sar re e cento volte
si era augurato che la sorte affrettasse la dipartita di suo padre. Ecco che era
suonata lora tanto auspicata, ecco che lo avevano proclamato re; usciva da SaintDenis, ma non sentiva niente dentro, nessun cambiamento si era prodotto in lui:
avvertiva soltanto una debolezza ancora pi forte di quella del giorno prima e
pensava soprattutto a quel padre che aveva cos poco amato.
A testa bassa, le spalle tremanti, spingeva il suo cavallo tra i campi deserti dove
i resti di stoppia foravano i resti di neve. Il crepuscolo si avvicinava rapidamente.
Alla porta di Parigi il corteo si ferm per permettere agli arcieri di scorta di
accendere le torce.
Il popolo della capitale non fu pi entusiasta di quello di Saint-Denis, e che
motivo aveva, daltra parte, per mostrarsi felice? Linverno precoce ostacolava i
trasporti e incrementava la mortalit, gli ultimi raccolti erano stati cattivi, i
generi alimentari rincaravano nella misura in cui si facevano rari, cera aria di
carestia. E poi quello che si sapeva del nuovo re non alimentava gran che le
speranze. Si diceva che fosse arruffone, attaccabrighe e crudele, e lopinione
pubblica, che gi lo chiamava con il suo soprannome, non poteva rammentare

di lui alcun atto importante o generoso. Era famoso soltanto per il suo
infortunio coniugale.
a causa di questo che il popolo non mi testimonia un minimo di affezione,
si diceva Luigi X. A causa di quella sgualdrina che mi ha tradito davanti a tutti.
Ma se non vogliono amarmi, far tanto che tremeranno e grideranno evviva
vedendomi, come se mi amassero moltissimo. E prima di tutto voglio risposarmi,
voglio avere una regina al mio fianco perch il mio disonore sia cancellato.
Ahim, il rapporto fattogli il giorno prima da suo cugino Roberto dArtois al
ritorno da Chteau-Gaillard faceva capire che limpresa non sarebbe stata facile.
Ma quella sgualdrina ceder. La sottoporr a un tale regime e a tali tormenti
che ceder.
Siccome si era diffusa la voce tra il popolino che il re avrebbe gettato delle
monete al suo passaggio, dei gruppi di poveri stavano agli angoli delle strade. Le
torce degli arcieri rischiaravano un istante i loro visi magri, i loro occhi avidi, le
loro mani tese, ma non cadde alcuna monetina.
Attraverso lo Chtelet e il Pont au Change, il corteo raggiunse il palazzo reale.
La contessa Mahaut diede per prima il segnale del rompete le righe
dichiarando che tutti avevano bisogno di caldo e di riposo e che lei tornava a
palazzo dArtois. Prelati e baroni presero ciascuno la strada di casa. I fratelli del
nuovo re si ritirarono anche loro e non appena ebbe messo piede a terra Luigi X
si ritrov intorno soltanto i suoi servitori e scudieri personali e i due zii Evreux e
Valois, Roberto dArtois, Marigny e Mathieu de Trye.
Passarono per la Galerie Mercire immensa e quasi deserta a quellora. Qualche
mercante che finiva di sistemare il banco si tolse il berretto. LAttaccabrighe
avanzava piano piano, le gambe rigide negli stivali troppo pesanti, il corpo ardente
di febbre. Guardava a destra e a sinistra le quaranta statue di re messe in alto sulle
larghe mensole scolpite che Filippo il Bello aveva scelto di erigere l nellingresso
dellabitazione reale, repliche in piedi dei monumenti sepolcrali giacenti di SaintDenis, affinch il sovrano vivo apparisse a ogni visitatore come la continuazione
di una razza sacra designata da Dio per esercitare il potere.
Questa colossale famiglia di pietra dagli occhi bianchi sotto la luce delle torce
non faceva che angosciare ancora di pi il povero principe di carne che ne
raccoglieva la successione.
Un merciaio disse a sua moglie: Non ha un bellaspetto, il nostro nuovo re, e
la merciaia ridacchiando rispose: Pi che altro ha un aspetto da cornuto.
Non aveva parlato forte, ma la sua voce acuta risuon nel silenzio.
LAttaccabrighe trasal, il volto di colpo arrossato di collera, cercando di

distinguere chi aveva parlato. Tutti al suo seguito guardarono da unaltra parte e
fecero finta di non aver sentito.
Da una parte e dallaltra dellarco a carena che stava sopra laccesso alla scala
principale stavano luna dinanzi allaltra le statue di Filippo il Bello e di
Enguerrand de Marigny, poich al coadiutore era toccato lonore unico di vedere
la sua effigie nella galleria dei re, onore giustificato dal fatto che la ricostruzione e
labbellimento del palazzo erano essenzialmente opera sua.
La statua di Enguerrand irrit pi di tutti Carlo di Valois, che ogni volta che
doveva passargli davanti si indignava che quel borghese fosse stato elevato a tanto
onore.
Lastuzia e lintrigo lhanno condotto ad avere tanta impudenza che si d le arie
desser del nostro stesso sangue, e invece, signor mio, pensava Valois, noi vi
tireremo gi da questo piedistallo, questo ve lo giuro, e vi insegneremo ben
presto che il tempo della vostra grandezza ormai passato.
Signor Enguerrand, disse con alterigia al suo nemico, credo che adesso il re
preferisca restare in famiglia.
Per evitare uno scontro, Marigny fece finta di non aver sentito la battuta, ma
volendo far capire bene che non prendeva ordini che dal re disse, avvicinandosi a
questultimo: Sire, ci sono numerosi affari in sospeso che reclamano la mia
presenza, mi date licenza di ritirarmi?
Luigi aveva la mente altrove. Linsulto della merciaia gli girava e gli rigirava nel
cervello. Andate, signore, andate, rispose con impazienza.

V IL RE, GLI ZII E I DESTINI

a madre di Luigi X, la regina Giovanna, erede della Navarra, era morta

nel 1305. A partire dal 1307, cio dal momento in cui allet di diciottanni era stato
investito ufficialmente della corona di Navarra, Luigi aveva ricevuto il palazzo di
Nesle come residenza personale. Dunque non aveva mai abitato a palazzo reale
dai tempi delle innovazioni ordinate dal padre negli anni recenti.
Cos in quella sera di dicembre, al ritorno da Saint-Denis, Luigi, entrando
negli appartamenti reali per prenderne possesso, non vi trov nulla che gli potesse
ricordare la sua infanzia, una particolare fessura del pavimento conosciuta da
sempre o un cigolio di una certa porta da sempre inteso che potesse
commuoverlo o intenerirlo. Il suo sguardo non incontrava niente di familiare che
gli permettesse di dire: Mia madre di fronte a questo camino mi prendeva sulle
ginocchia, o, Da questa finestra ho visto la primavera per la prima volta. Le
finestre avevano altre forme, i camini erano nuovi. Sovrano economo, quasi avaro
in quello che concerneva le spese personali, Filippo il Bello non aveva misura
quando si trattava di magnificare lidea reale. Aveva voluto che il palazzo fosse
maestoso, addirittura opprimente allinterno come allesterno, perch potesse tener
testa in un certo modo, nel cuore della capitale, a Notre-Dame. L la grandezza
della chiesa, qui la grandezza dello stato, l la gloria di Dio, qui quella del re.
Per Luigi era la casa del padre, un padre silenzioso, distante, terribile. Di tutte
le stanze, la sola familiare gli sembrava essere quella del consiglio, dove tante volte,
appena osava esprimere un parere, si era sentito rimbeccare: Tacete, Luigi.
Passava di sala in sala. I valletti a passi felpati scivolavano lungo i muri, i
segretari si nascondevano su per le scale, tutti conservavano un silenzio da veglia
funebre.
Fu nella stanza in cui Filippo il Bello stava di solito a lavorare che Luigi
finalmente si ferm. Era di dimensioni modeste, ma con un enorme camino in cui

brillava un fuoco sufficiente a far arrostire un bue. Al fine di poter godere del
calore senza linconveniente delleccessivo ardore delle fiamme, erano stati disposti
dinanzi al focolare schermi di vimini intrecciato che un valletto bagnava di tanto in
tanto. I candelieri, a foggia di corona a sei candele, offrivano una buona luce.
Luigi si tolse la sopravveste e la pos su uno dei parafuoco. Gli zii, il cugino e
il ciambellano limitarono. Quasi subito le pesanti stoffe bagnate dacqua, i velluti,
le pellicce, i ricami si misero a fumare intanto che i cinque uomini in camicia e
brache si scaldavano le reni al fuoco come cinque contadini che tornassero dopo
una sepoltura di campagna.
Allimprovviso dallangolo in cui si trovava lo scrittoio di Filippo il Bello venne
un lungo sospiro, quasi un gemito. E Luigi X grid con una voce acuta: Cos
stato?
Lombard, sire, spieg il valletto incaricato di inumidire i parafuoco.
Lombard? Ma se era a Fontainebleau, con il resto della muta! Come ha fatto
ad arrivare qui?
Per conto suo, a quanto pare, sire. giunto tutto pieno di fango laltro ieri
notte, proprio mentre stavano conducendo le spoglie del nostro defunto sovrano a
Notre-Dame. andato a nascondersi sotto quel mobile e non si pi mosso di
l.
Mandatelo via, chiudetelo nelle scuderie! Allopposto del padre, Luigi
detestava i cani; ne aveva paura da quando, bambino, lo avevano morso.
Il valletto si chin e prese per il collare il grande levriero beige dal pelo
incollato alle costole e gli occhi febbricitanti.
Era il regalo del banchiere Tolomei, quel cane, e negli ultimi mesi era sempre
rimasto accanto a re Filippo. Faceva resistenza, raschiando il pavimento con le
unghie, e Luigi gli assest una pedata nel fianco.
Questo animale porta sfortuna. Prima di tutto arrivato qui proprio il giorno
del rogo dei Templari, il giorno in cui
Dalla stanza vicina si udirono delle voci. Il valletto e il cane incontrarono
sulluscio una bambina infagottata in un abito da lutto. Una dama di corte la
spingeva avanti, dicendo: Su, Madame Jeanne, andate a salutare il re vostro
padre
Quella ragazzina di quattro anni appena, dalle guance pallide, dagli occhi
troppo grandi, era al momento lerede al trono di Francia.
Aveva la fronte tonda e bombata di Margherita di Borgogna, ma il colorito e i
capelli erano chiari. Camminava guardando fisso davanti a s con
quellespressione ostinata tipica dei bambini cresciuti senza affetto.

Luigi X la ferm con un gesto.


Perch lavete portata qui? Non voglio vederla! Riportatela subito al palazzo di
Nesle. l che deve stare, dal momento che
Nipote, controllatevi, ammon il conte dEvreux. Luigi aspett che la dama
di compagnia e la principessina, la prima a quanto pareva pi spaventata della
seconda, se ne fossero andate.
Non voglio pi vedere quella bastarda! dichiar poi.
Siete sicuro che lo sia, Luigi? replic il conte dEvreux, allontanandosi dal
fuoco per non bruciacchiarsi i vestiti.
Mi basta il dubbio. Non voglio riconoscere niente che sia di una donna che
mi ha tradito.
Comunque la bambina bionda come tutti noi.
Anche Philippe dAunay era biondo, rispose Luigi, amaro.
Il conte di Valois intervenne ad appoggiare il giovane re: Luigi ha dei buoni
motivi per parlare come parla, fratello, disse, autoritario.
E poi, riprese Luigi, stavolta gridando, non voglio pi sentire quella parola
che dicono sempre quando passo; non voglio doverla intuire nel cervello della
gente; non voglio pi dare occasione di pensarla, guardandomi!
Luigi dEvreux si trattenne dal replicare: Se tu avessi un carattere migliore,
ragazzo mio, e un cuore pi buono, forse tua moglie ti avrebbe amato Pensava
alla sventurata ragazzina che sarebbe vissuta con intorno soltanto servi indifferenti
nellimmenso palazzo di Nesle deserto. E allimprovviso sent Luigi che diceva:
Ah! Sar cos solo, qui!
Allora, con una sorta di sbalordita compassione, guard quel nipote che teneva
da conto i suoi rancori come un avaro serba il suo oro, mandava via i cani perch
una volta lo avevano morso, mandava via sua figlia perch era stato tradito, e poi
si lamentava della propria solitudine.
Tutti sono soli, Luigi, osserv con gravit. Ciascuno di noi affronta da solo
il momento del trapasso; ed leggerezza credere che non capiti altrettanto in ogni
istante della vita. Anche il corpo della moglie con la quale dormiamo resta un
corpo estraneo; anche i bambini che abbiamo generato sono sconosciuti, per noi.
Senza dubbio il Creatore ha voluto cos perch non si abbia comunione con
nessuno allinfuori di Lui E lunico rimedio a questo isolamento sta nella
compassione e nella carit, cio nella consapevolezza che gli altri soffrono quanto
noi.
I capelli umidi e spioventi, lo sguardo vago, la camicia incollata ai fianchi
scarni, lAttaccabrighe pareva un annegato appena ripescato dalla Senna. Rest

un momento in silenzio. Certe parole, come appunto carit o


compassione, non avevano senso, per lui, e non le capiva gran che meglio
del latino dei preti. Si gir verso Roberto dArtois.
Allora, Roberto, siete sicuro che lei non ceder?
Il gigante si stava ancora asciugando al fuoco, e le sue brache fumavano come
un paiolo in ebollizione. Scosse la testa: Sire, cugino mio, come vi ho detto
ieri sera, ho fatto pressione su vostra moglie in ogni modo, ricorrendo ai miei
argomenti pi persuasivi. Ma mi sono scontrato con un diniego cos netto da
potervi assicurare che non sar possibile cavarne alcunch Sapete su che cosa
fa conto? aggiunse, perfido. Spera che moriate prima di lei.
Luigi X tocc istintivamente, attraverso la camicia, il piccolo reliquiario che
portava al collo. Poi si rivolse al conte di Valois: Ebbene, zio, vedete, le cose non
sono facili come avevate promesso; lannullamento non sembra affatto imminente!
Lo vedo, nipote, e ci sto pensando, rispose Valois.
Cugino, se temete di dover fare astinenza, disse allora Roberto dArtois,
potrei sempre rifornire il vostro letto di donnine dolci dolci, cos orgogliose di
servire i piaceri di un re da esser docili e compiacenti Ne parlava con avidit,
come un buongustaio parla dun arrosto cotto a puntino o duna salsa particolare.
Carlo di Valois agit le dita inanellate. E daltra parte, a che vi servirebbe,
Luigi, lannullamento del vostro matrimonio, finch non avrete scelto una nuova
moglie? Non datevi tanta pena per lannullamento: un re riesce sempre a
ottenerlo, prima o poi. Adesso invece bisogna scegliere la sposa in grado di starvi
al fianco per ben figurare come regina di Francia e darvi degli eredi. Monsignor
di Valois aveva labitudine, di fronte a un ostacolo che gli si presentava, di
sottovalutare il problema e saltare alla tappa successiva; in guerra, trascurava i
piccoli nuclei di resistenza, li aggirava e partiva dritto allattacco della fortezza
successiva. E gli andava anche bene, a volte.
Fratello, disse dEvreux, credete che sia una cosa cos facile, nella situazione
in cui Luigi si trova, dal momento che non intende prendere una moglie che sia
indegna del trono?
Ma andiamo! Posso farvi i nomi di almeno dieci principesse, in Europa, che
sarebbero disposte a superare le pi ardue difficolt per cingere la corona di
Francia. Prendete per esempio, senza andare a cercare chiss dove, mia nipote
Clemenza dUngheria disse Valois, come se lidea gli fosse venuta proprio
allora, mentre invece era una settimana buona che la rimuginava.
Aspett che la proposta facesse il suo effetto. LAttaccabrighe aveva rialzato la
testa, interessato.

Ha il nostro sangue, dal momento che unAngi, prosegu Valois. Suo


padre Carlo Martello, che aveva rinunciato al trono di Napoli-Sicilia per
rivendicare quello dUngheria, morto da un pezzo; ecco perch lei non ancora
maritata. Ma il fratello Caroberto re dUngheria e lo zio re di Napoli. Certo ha
un poco superato let usuale da marito
Quanti anni ha? chiese Luigi, allarmato.
Ventidue. Ma certo meglio di quelle ragazzine che vengono condotte a
palazzo quando giocano ancora con la bambola e poi, crescendo, si rivelano
cattive, bugiarde e corrotte! Inoltre, nipote, non sarebbe comunque il vostro primo
matrimonio.
Sembra tutto troppo bello, pensava Luigi. Ci devessere qualche neo che
tentano di nascondermi. Questa Clemenza sar come minimo orba o gobba.
E come si presenta daspetto? chiese, cauto.
Nipote mio, la donna pi bella di Napoli e i pittori, a quanto mi dicono,
cercano di ritrarla quando dipingono nelle chiese il volto della Vergine. Gi da
piccola, a quel che ricordo, prometteva di diventare una bellezza, e a quanto pare
ha mantenuto la promessa
In effetti sembra che sia molto bella, riconobbe Luigi dEvreux.
E virtuosa, aggiunse Valois. Ha tutte le qualit di sua zia Margherita
dAngi, la mia prima moglie, che Dio la benedica. C da aggiungere ma lo
sappiamo tutti, no? che un altro suo zio e mio cognato, Luigi dAngi, altri
non era che quel santo arcivescovo di Tolosa il quale rinunci a regnare per darsi
alla vita religiosa. Sulla sua tomba adesso avvengono miracoli.
Cos avremo presto due san Luigi, in famiglia, sottoline Roberto dArtois.
Zio, la vostra una gran bella idea, mi pare, disse Luigi X. Figlia di re,
sorella di re, nipote di un re e di un santo, bella e virtuosa Ah! Non sar per
caso bruna, come la borgognona? Perch in questo caso non potrei proprio
No, no, nipote, si affrett a rispondere Valois. Niente paura: bionda, di
buona razza franca!
E voi pensate, Carlo, che questa famiglia, se cos pia come la descrivete,
acconsentir al fidanzamento prima che il matrimonio venga annullato? chiese
Luigi dEvreux.
Monsignor di Valois parve gonfiarsi tutto. Sono in rapporti troppo buoni con
i miei parenti di Napoli perch loro possano rifiutarmi qualcosa, replic. E le
due imprese possono essere portate avanti in parallelo. La regina Maria, che ha
considerato un punto donore darmi in sposa una delle sue figlie, mi conceder
certo sua nipote per il pi caro dei miei nipoti, perch diventi regina del pi bel

regno del mondo. Lasciate fare a me.


Allora non aspettiamo oltre, zio, disse Luigi. Mandiamo unambasciata a
Napoli. Che cosa ne pensate, Roberto?
Roberto dArtois si fece avanti dun passo, come se fosse gi pronto a partire
subito per lItalia.
Il conte dEvreux intervenne ancora. Non era affatto ostile al progetto, ma una
questione del genere era affare di stato oltre che affare di famiglia, e bisognava
discuterne in consiglio.
Mathieu, disse subito Luigi, rivolto al ciambellano, fate sapere a Marigny
che deve convocare il consiglio domattina.
Pronunciando quelle parole, lAttaccabrighe avvert un certo piacere:
allimprovviso si sentiva re.
Perch Marigny? chiese Valois. Se volete, posso occuparmene io, o darne
incarico al mio cancelliere. Marigny ha troppe incombenze e organizza in fretta e
furia dei consigli che hanno lunica funzione di approvare, senza star tanto a
vedere quali siano in realt i suoi maneggi. Ma tutto questo cambier, nipote, e io
intendo riunire un consiglio assai pi degno di servirvi.
Molto giusto. Bene, fate pure, zio, fate come dite, rispose Luigi, riprendendo
sicurezza, come se liniziativa fosse stata sua.
Gli abiti erano asciutti; tutti si rivestirono.
Bella e virtuosa, bella e virtuosa si ripeteva Luigi X. Poi gli venne un nuovo
accesso di tosse e quasi non sent i saluti di quelli che si stavano congedando.
Scendendo le scale, dArtois disse a Valois: Ah, cugino, glielavete saputa
vendere bene, vostra nipote Clemenza! So di uno che, stasera, si sentir ardere tra
le lenzuola!
Ma Roberto! esclam Valois, in tono di finta reprimenda. Non dimenticate
che state parlando del re!
Il conte dEvreux li seguiva in silenzio. Stava pensando alla principessa che
viveva nel castello napoletano e la cui sorte, a sua insaputa, forse si era appena
decisa. Monsignor dEvreux non mancava mai di turbarsi per la maniera fortuita e
misteriosa nella quale i destini umani finiscono con il concatenarsi.
E poich un grande sovrano era morto prematuramente, poich un giovane re
mal sopportava il celibato, poich suo zio era ansioso di soddisfarlo per rafforzare
il dominio che esercitava su di lui, poich un nome buttato l era stato preso in
considerazione, ecco che una ragazza bionda la quale, a cinquecento leghe di
distanza, davanti a un mare eternamente blu, pensava di stare vivendo un giorno
come tutti gli altri, si ritrovava al centro delle discussioni alla corte di Francia

Luigi dEvreux si sent preso di nuovo dagli scrupoli. Fratello, disse a Valois,
ma siete proprio sicuro che la piccola Giovanna sia una bastarda?
Ora come ora non ne sono ancora certo, fratello, rispose Valois, posandogli
sulla spalla la mano inanellata. Ma potete scommettere che quanto prima tutti la
considereranno tale!
E il riflessivo conte dEvreux avrebbe potuto dirsi ancora una volta: poich una
principessa di Francia ha avuto un amante, poich sua cognata dInghilterra lha
denunciata, poich un re amante della giustizia ha reso pubblico lo scandalo,
poich un marito umiliato ha voluto vendicarsi su una bambina dichiarandola
illegittima
Le conseguenze si sarebbero viste in futuro, nello svolgersi di una fatalit in
costante creazione attraverso il combinarsi della forza delle cose e degli atti degli
uomini.

VI LA GUARDAROBIERA EUDELINE

a volta del baldacchino in sciamito blu trapunto di gigli doro sembrava

un brandello di cielo notturno. Le cortine, realizzate nella stessa stoffa, fremevano


alla fioca luce della lampada sorretta in alto da tre catene di bronzo 3; la trapunta di
broccato doro che ricadeva fino al pavimento scintillava di strane fosforescenze.
Erano due ore che Luigi X cercava invano di prendere sonno in quel letto che
era appartenuto a suo padre. Soffocava sotto le coltri foderate di pelliccia e tremava
di freddo se tentava di uscirne.
Anche se Filippo il Bello era morto a Fontainebleau, Luigi si sentiva a disagio
nel letto, come se avvertisse la presenza del cadavere.
Tutte le immagini degli ultimi giorni, tutte le ossessioni dellincerto futuro
cozzavano luna contro laltra nella sua mente Qualcuno gridava cornuto in
mezzo alla folla; Clemenza di Ungheria rifiutava, oppure si era gi fidanzata con
un altro; laustero volto dellabate Egidius si chinava sulla tomba; Due saranno le
nostre preghiere
Sapete su che cosa fa affidamento? Spera che moriate prima di lei! Un vaso
di cristallo racchiudeva un cuore dalle arterie recise, piccolo come quello dun
agnello
Si alz di colpo. Il suo cuore batteva al ritmo del pendolo dun orologio al
quale avessero tolto i pesi. Eppure il medico di palazzo che lo aveva visitato prima
che andasse a dormire non gli aveva trovato umori maligni in circolazione. Il
sonno avrebbe posto rimedio a una stanchezza pi che legittima; se la tosse non
si fosse calmata, il giorno dopo gli avrebbe prescritto una tisana al miele, oppure
gli avrebbe praticato un salasso Ma Luigi non aveva fatto parola dei due
momenti di crisi nel corso della cerimonia in Saint-Denis, di quel freddo
improvviso che aveva sentito nelle ossa, mentre tutto intorno a lui sembrava
mettersi a girare. E adesso lo stesso male, al quale non sapeva dare nome, lo

assaliva di nuovo.

Torturato dalle ossessioni, nella sua lunga camicia bianca sulla quale aveva
gettato una veste di pelliccia, lAttaccabrighe andava su e gi per la stanza, come
se lo stessero braccando, come se temesse, fermandosi anche solo per un
momento, che la vita potesse abbandonarlo.
Non sarebbe finito come suo padre, colpito dalla mano di Dio? Anchio,
pensava spaventato, ero presente quando hanno bruciato i Templari, davanti a
questo palazzo Chi pu prevedere in anticipo la notte nella quale morr? O
impazzir? E anche se fosse riuscito a superare quella notte tremenda, se avesse
visto levarsi la tardiva alba invernale, in che stato di spossatezza avrebbe dovuto
presiedere il giorno dopo il suo primo consiglio? Avrebbe esordito: Signori
E poi? Che cosa avrebbe dovuto dire? Tutti, nipote, siamo soli al momento del
trapasso; ed leggerezza pensare che non sia cos in ogni istante della vita
Ah! Zio, esclam Luigi a voce alta, perch mi avete detto una cosa simile!
Perfino la sua stessa voce gli suonava estranea. Continuava a camminare, con il
fiato corto, tremante, intorno al grande letto drappeggiato dombra.
Era quel letto a spaventarlo. Un giaciglio maledetto, non sarebbe mai riuscito a
dormirci. Era il letto del morto. Passer tutte le notti del mio regno a girare in
tondo per non morire? si chiedeva. Ma non cera modo di andare a dormire da
unaltra parte, di chiamare i servi per farsi preparare un altro letto altrove? Dove
trovare il coraggio di ammettere: non posso star qui perch ho paura, e
presentarsi sfatto, tremante, smarrito ai maestri di palazzo, ai ciambellani?
Era re e non sapeva regnare; era uomo e non sapeva vivere; era sposato e non
aveva moglie E se anche Clemenza dUngheria avesse accettato, quante
settimane, quanti mesi avrebbe dovuto aspettare prima che una presenza umana
venisse a consolare le sue notti? E mi amer, poi, quella donna? Non far come
laltra?
Allimprovviso si decise. Apr la porta e svegli il primo ciambellano che
dormiva vestito in anticamera.
sempre Eudeline che si occupa della biancheria di palazzo?
S, sire credo, sire rispose Mathieu de Trye.
Bene, vedete di appurarlo. E se ancora lei, mandatela a chiamare subito.
Sorpreso, insonnolito (Dorme, lui! pensava Luigi con rancore), il
ciambellano chiese al re se desiderava che fossero cambiate le lenzuola.

LAttaccabrighe ebbe un gesto dimpazienza. S, s. Andate a chiamarla, ho


detto!
Poi torn in camera sua e ricominci il suo ansioso va e vieni, chiedendosi:
Star ancora qui, Eudeline? La troveranno?
Dieci minuti dopo Eudeline fece il suo ingresso con una pila di lenzuola e
Luigi X sent subito che non aveva pi freddo.
Monsignor Luigi voglio dire, sire! esclam la guardarobiera. Lo sapevo,
io, che non era il caso di mettere nel letto lenzuola nuove. Ci si dorme male.
stato il signor de Trye a insistere: diceva che questo luso. Io volevo mettere
lenzuola gi lavate pi volte, di tela fine. Sono davvero molto pi morbide.
Era un donnone biondo, fiorente, con un gran seno e unaria feconda che
faceva pensare alla pace, al calore, al riposo. Aveva poco pi di trentanni, ma sul
suo viso restava una sorta di stupore adolescenziale, tranquillo. Dal berretto bianco
che portava di notte sfuggivano lunghe trecce color delloro che ricadevano sulle
spalle della camicia. Si era messa in fretta una cappa.
Luigi la guard un momento in silenzio per il tempo necessario a Mathieu de
Trye, l in piedi, pronto a rendersi utile, per capire che non avevano pi bisogno
di lui.
Non per le lenzuola che vi ho fatta chiamare, confess alla fine il re.
Un tenero rossore dimbarazzo sal alle gote della guardarobiera. Oh,
monsignore cio, sire Siete tornato a palazzo e vi siete ricordato di me?
Era stata la sua prima amante, dieci anni prima. Quando Luigi, a quindici anni,
aveva saputo di dover sposare una principessa di Borgogna, era stato colto da
unimprovvisa frenesia di conoscere lamore e anche da un gran panico allidea di
non sapere come comportarsi con la futura moglie. E mentre Filippo il Bello e
Marigny pensavano ai vantaggi politici del matrimonio, il giovane principe era
preoccupato soltanto dei misteri della natura. La notte fantasticava che tutte le
dame di corte soccombessero ai suoi ardori; ma di giorno, quando le incontrava,
non riusciva a parlare e se ne stava l con le mani che gli tremavano, senza sapere
dove guardare.
Poi, un pomeriggio destate, si era gettato dimprovviso addosso a quella bella
ragazza bionda che, in un corridoio, gli camminava davanti, tranquilla, le braccia
cariche di biancheria pulita. Le si era scagliato addosso con violenza, con rabbia,
come se gliene volesse per la paura che provava. Era lei o nessuna, ora o mai
pi Comunque non laveva violentata; lagitazione, lansia, la poca esperienza
glielavevano impedito. Poi aveva ordinato a Eudeline che gli insegnasse i misteri
dellamore. Dato che non aveva sicurezza da uomo, doveva far ricorso a privilegi

da principe. E gli era andata bene: Eudeline non si era presa gioco di lui, anzi, si
era considerata onorata di arrendersi in un ripostiglio ai desideri di quel figlio di
re, lasciandogli credere di provare anche piacere. Da allora si era sempre sentito
uomo, con lei.
Certe mattine, mentre si preparava per la caccia o per esercitarsi alle armi, Luigi
la mandava a chiamare. Eudeline aveva fatto in fretta a capire che il bisogno
damore gli veniva solo quando aveva paura. Per molti mesi, prima dellarrivo di
Margherita di Borgogna, e anche dopo, Eudeline aveva aiutato in questo modo
Luigi a superare i suoi terrori.
Vostra figlia dove sta, adesso? chiese il re.
Da mia madre. lei che lalleva. Non ho voluto che restasse con me; somiglia
troppo a suo padre, rispose lei con un mezzo sorriso.
Con lei, almeno, disse Luigi, posso essere sicuro che il padre sono io.
Oh! Certo, monsignore! Certo che vostra! Cio, sire. Il suo viso si fa di
giorno in giorno sempre pi somigliante al vostro. E vi farebbe sentire a disagio
che la gente del palazzo la vedesse.
Infatti una bimba, poi battezzata Eudeline come la madre, era stata concepita in
quegli amori frettolosi. Qualunque donna appena portata allintrigo si sarebbe
assicurata il futuro grazie a quel frutto del proprio grembo, divenendo madre di
baroni. Ma lAttaccabrighe aveva cos tanta paura di confessare la cosa a re Filippo
che Eudeline, lasciandosi impietosire ancora una volta, aveva preferito tacere.
Suo marito, allepoca, era al servizio di Nogaret e doveva star dietro al padrone
sulle strade di Francia e dItalia. Trovando, al ritorno, la moglie prossima al parto,
cont i mesi sulle dita e cominci ad arrabbiarsi. Ma di solito le donne sono
attirate dallo stesso tipo duomo: anche il cancelliere di Nogaret non aveva un
grande temperamento. E quando sua moglie gli confess la provenienza del
regalo inatteso, la paura spense la collera come un soffio di vento spegne una
candela. Aveva deciso di tacere anche lui ed era morto quasi subito, non tanto di
crepacuore quanto duna tremenda febbre intestinale contratta nelle paludi romane.
Ed Eudeline aveva continuato a sovrintendere i bucati di palazzo per cinque
soldi ogni cento tovaglie lavate. Era diventata prima guardarobiera, e a palazzo
questa era una bella carica borghese.
Intanto la piccola Eudeline cresceva, non senza testimoniare la tendenza dei
figli adulterini a mostrare nei tratti del viso il loro retaggio illegittimo. Ed Eudeline
sperava che un giorno o laltro Luigi se ne ricordasse. Le aveva promesso cos
tante volte e con tanta solennit che, una volta diventato re, avrebbe coperto la
figlia doro e di titoli!

Quella sera pensava che aveva fatto bene a credergli. Anzi, si meravigliava che
fosse stato cos rapido a mantenere la promessa. Non cattivo, si ripeteva. Ha
modi scostanti, ma non affatto cattivo.
Turbata dai ricordi, dalla consapevolezza del tempo che passa, dalle stranezze
del destino, guardava quel re che una volta aveva trovato tra le sue braccia il primo
soddisfacimento e una virilit inquieta e adesso era l, in camicia, seduto su una
poltrona di legno, i capelli che gli ricadevano sulle spalle, le braccia intorno alle
ginocchia.
Perch, si domandava, perch capitato a me?
Quanti anni ha tua figlia? chiese Luigi X. Nove, o sbaglio?
Nove esatti, sire.
Far di lei una principessa non appena sar in et da marito. Ho deciso. E tu
che cosa vuoi?
Aveva bisogno di lei. Era quello il momento giusto per trarne profitto. La
discrezione non paga, con i grandi della terra, e bisogna sforzarsi di esprimere un
bisogno, unesigenza, un desiderio, anche a costo di inventarselo, quando si
offrono di soddisfarlo. In seguito si sentono sciolti dallobbligo di riconoscenza
per il semplice fatto daver offerto, e dimenticano di dare. Dal canto suo, Luigi
avrebbe volentieri passato la notte a dettagliare donazioni generose a patto che
Eudeline gli tenesse compagnia fino allalba. E invece, stupita dalla domanda, lei
si limit a rispondere: Quel che vorrete, sire.
Subito lui torn a preoccuparsi di se stesso. Ah! Eudeline, Eudeline! grid.
Avrei dovuto mandarti a chiamare al palazzo di Nesle, dove ho cosi sofferto, in
questi mesi
So, monsignore, che la vostra sposa non vi ha voluto bene Ma non mi sarei
mai azzardata a venire: non sapevo che vi avrebbe fatto piacere vedermi, o se al
contrario vi avrei dato fastidio
Lui la guardava, ma non lascoltava pi. Il suo sguardo aveva assunto
uninquietante fissit. Eudeline sapeva bene che cosa significava quello sguardo: lo
conosceva da quando il giovane re aveva quindici anni.
Sdraiati, le ordin, brusco.
L, monsignore? Cio, sire mormor lei un po spaventata, indicando il
letto di Filippo il Bello.
Esatto, l! rispose lAttaccabrighe con voce sorda.
Per un istante lei esit dinanzi a quello che le pareva un sacrilegio. Ma
dopotutto Luigi era il re, adesso, e quel letto era diventato suo. Si tolse il berretto,
lasci cadere la cappa e la camicia; le sue trecce doro non erano pi coperte,

adesso. Era ingrassata un po, ma conservava la bella linea della vita, la schiena
ampia, i fianchi che parevano di seta sui quali la luce giocava I suoi gesti erano
docili, calmi, ed era proprio di docilit che Luigi aveva bisogno. Come lo scaldino
scaccia il freddo dalle lenzuola, quel bel corpo avrebbe scacciato i demoni dal
letto.
Un po inquieta, un po orgogliosa, Eudeline scivol sotto la trapunta doro.
Avevo ragione, comment subito, sono ruvide, le lenzuola nuove!
Luigi sera tolto la camicia con gesti febbrili; magro, le spalle ossute, goffo, si
gett su di lei con una precipitazione disperata, come se lurgenza pressante non
potesse tollerare il bench minimo ritardo.
Fretta vana. I re non comandano proprio su tutto e in certe cose sono esposti a
fallimenti come gli altri uomini. I desideri dellAttaccabrighe erano pi che altro
complicazioni cerebrali. Aggrappato alle spalle di Eudeline come uno che annega
si aggrappa a una boa, si sforzava, per amor di apparenza, di superare un
cedimento che lasciava adito a poche speranze. Certo se faceva cos con
Margherita di Borgogna, pensava Eudeline, c da capire che lei abbia finito con il
tradirlo.
Tutti i silenziosi incoraggiamenti che lei gli prodig e tutti gli sforzi che lui
fece e che non erano certo degni dun principe avviato alla vittoria restarono senza
esito. Lui si scost, vinto, vergognoso; tremava, sullorlo della collera e dei
singhiozzi.
Lei cerc di calmarlo.
Avete tanto camminato, oggi! Avete patito tanto freddo, e il vostro cuore cos
triste! pi che naturale, la sera dopo aver seppellito il proprio padre. Pu
capitare a chiunque, vi pare?
LAttaccabrighe contemplava la bella donna bionda, offerta e inaccessibile,
distesa l come a voler incarnare qualche castigo infernale, che lo guardava con
compassione.
Tutta colpa di quella sgualdrina, quella puttana Eudeline si tir indietro,
credendo che gli insulti fossero indirizzati a lei.
Io volevo che la mettessero a morte per la sua colpa, continu Luigi a denti
stretti. Mio padre non ha voluto. Non mi ha vendicato. E adesso io sono come
morto, io! In questo letto che mi ricorda la mia disgrazia, non potr mai
dormire!
Ma no, monsignor Luigi, mormor dolcemente Eudeline, stringendoselo
contro. Se un cos buon letto! un letto da re. E per scacciare ci che vi turba,
dovete ospitarvi una regina. Era commossa, umile, senza rancore, senza malizia.

Lo credi davvero, Eudeline?


Certo, monsignor Luigi, ve lo assicuro. In un letto da re, ci vuole una
regina, ripet lei.
Forse ne avr una presto. Pare che sia bionda come te.
un grande onore, sire, rispose Eudeline.
Dicono che sia bellissima e assai virtuosa. Vive a Napoli
Ma certo, monsignor Luigi, certo. Sono sicura che vi far felice. Adesso per
dovete riposare.
Materna gli offriva lappoggio di una spalla tiepida che odorava di lavanda, lo
ascoltava fantasticare ad alta voce di quella donna sconosciuta, di quella
principessa lontana della quale lei, quella notte, occupava invano il posto. Con i
miraggi dellavvenire lui si consolava delle disgrazie del passato e delle sconfitte del
presente.
Ma s, monsignor Luigi, proprio la moglie che vi ci vuole. Vedrete come vi
sentirete forte, accanto a lei
Alla fine Luigi tacque. E lei rest l senza osare muoversi, i grandi occhi fissi
sulle tre catene della lampada, aspettando lalba per ritirarsi.
Il re di Francia si era addormentato.

PARTE SECONDA

I LUPI SI DIVORANO LUN LALTRO

I LUIGI LATTACCABRIGHE TIENE IL SUO PRIMO


CONSIGLIO

er sedici anni Marigny aveva fatto parte del consiglio ristretto, sette dei

quali sedendo alla destra del re. Per sedici anni aveva servito lo stesso sovrano al
fine di portare avanti la stessa politica. Per sedici anni era stato certo di ritrovarvi
amici fedeli e subordinati zelanti. E cap subito, quel mattino, appena varcata la
soglia del consiglio, che tutto era cambiato.
Intorno al lungo tavolo i consiglieri erano presenti pi o meno nello stesso
numero del solito e dal camino si diffondeva nella stanza il consueto odore di
legno di quercia bruciato. Ma i posti erano distribuiti in modo diverso e cerano
facce nuove.
Accanto a membri per diritto o tradizione quali i principi del sangue o il
connestabile Gaucher de Chtillon, Marigny non vide Raoul de Presles, n Nicole
le Loquetier, n Guillaume Dubois, eminenti legisti, servitori fedeli di Filippo il
Bello. Erano stati rimpiazzati da uomini come Etienne de Mornay, cancelliere del
conte di Valois, o Braud de Mercoeur, feudatario turbolento, uno dei pi ostili,
da anni e anni, allamministrazione reale.
Carlo di Valois, dal canto suo, si era preso il posto di Marigny.
Dei vecchi uomini di fiducia del re di ferro restava solo, dietro il connestabile,
lex ciambellano Ugo di Bouville, che aveva resistito per lunico motivo che
apparteneva allalta nobilt. I consiglieri di estrazione borghese erano stati
eliminati.

Marigny colse con un solo sguardo tutte le intenzioni di offesa e di sfida del
quale faceva testimonianza, nei suoi riguardi, la composizione e la disposizione

dun consiglio del genere. Rest un momento immobile, la mano sinistra al collo
della veste, sotto il mento largo, il gomito destro stretto sulla borsa dei documenti,
come se stesse pensando: Avanti! ora di dar battaglia! e stesse raccogliendo le
forze.
Poi, rivolgendosi a Ugo di Bouville, ma parlando in modo che tutti potessero
udirlo, domand: Il signor de Presles malato? E i signori de Bourdenai, de
Brianon e Dubois hanno avuto qualche contrattempo? Non li vedo. Bisogna
considerarli assenti giustificati?
Il grosso Bouville esit un istante, poi, abbassando lo sguardo, rispose: Non
ho avuto io lincarico di riunire il consiglio. Ha provveduto il signor de Mornay.
Girandosi a mezzo sulla sedia che aveva appena occupato, Valois disse allora,
con insolenza appena velata: Non avrete dimenticato, signor de Marigny, che il re
convoca a consiglio chi vuole, come vuole e quando vuole! nei diritti di un
sovrano.
Marigny fu l l per replicare che se era vero che il re aveva in effetti il diritto di
invitare a far parte del consiglio chi voleva, era anche vero che aveva il dovere di
scegliere uomini competenti, e le competenze non simprovvisano dalla sera alla
mattina.
Ma prefer tener da conto le sue argomentazioni per un contraddittorio meno
ozioso e sedette, apparentemente calmo, davanti a Valois, sulla sedia vuota a
sinistra della poltrona reale.
Apr la borsa dei documenti e ne tolse pergamene e tavolette che dispose in
bellordine sul tavolo. Le sue mani sottili e nervose contrastavano con la grossezza
del corpo. Cerc macchinalmente sotto il tavolo il gancio al quale era solito
appendere la borsa; non lo trov e represse un moto dirritazione.
Valois conversava con aria di mistero con il nipote Carlo di Francia. Filippo di
Poitiers leggeva, avvicinandolo agli occhi miopi, un documento datogli dal
connestabile che riguardava un suo vassallo. Luigi dEvreux taceva. Erano tutti
vestiti di nero. Ma monsignor di Valois, nonostante il lutto, era abbigliato con il
fasto di sempre: sul vestito di velluto spiccavano ricami dargento e bordure
dermellino che lo addobbavano come un carro funebre. Non aveva davanti
pergamena n tavolette e lasciava al suo cancelliere il compito subalterno di
leggere e scrivere: a lui bastava parlare.
La porta che conduceva agli appartamenti del sovrano si apr e comparve
Mathieu de Trye, annunciando: Signori, il re.
Valois si alz per primo e sinchin con una deferenza cos ostentata da
diventare solenne protezione. LAttaccabrighe esord: Scusate, signori, il

ritardo
E subito tacque, come se si pentisse di quel che aveva detto. Si era dimenticato
che era il re e doveva quindi arrivare per ultimo al consiglio. Di nuovo di sent
prendere dallansia, come il giorno prima in Saint-Denis, come la notte prima nel
letto di suo padre.
Era venuto il momento di mostrarsi re. Ma la capacit di regnare non una
disposizione che si manifesta per miracolo. Le braccia penzoloni, gli occhi rossi,
stava l senza muoversi; non si sedeva e non faceva sedere il consiglio.
I secondi passavano; il silenzio diventava penoso.
Mathieu de Trye fece lunica cosa giusta da fare in quel momento: tir indietro
ostentatamente la poltrona del re. Luigi sedette e mormor: Accomodatevi,
signori.
Con gli occhi della mente rivide il padre al suo posto e assunse istintivamente
la sua posizione, le mani di piatto sui braccioli della poltrona. Ci gli diede un po
di sicurezza. Girandosi verso il conte di Poitiers, disse: Fratello, la mia prima
decisione vi riguarda. Non appena sar terminato il periodo di lutto, intendo
conferirvi la para per la vostra contea di Poitiers, perch voi possiate essere
annoverato tra i pari e mi aiutiate a reggere il peso della corona.
Poi, rivolgendosi al secondo fratello: A voi, fratello, voglio donare in feudo e
appannaggio la contea delle Marche, con i diritti e le rendite relative.
I due principi si alzarono e si avvicinarono, ai due lati del seggio regale, per
baciare la mano del primogenito in segno di gratitudine. I provvedimenti che li
riguardavano non erano eccezionali n inattesi. Lattribuzione della para al
primo fratello del re era duso; e si sapeva da tempo che la contea delle
Marche, riacquistata dai Lusignano per volere di Filippo il Bello, era destinata
al giovane Carlo4.
Monsignor di Valois assunse unaria tronfia, come se liniziativa fosse venuta da
lui, e indirizz ai due principi un piccolo gesto che sottintendeva: Visto? Ho
fatto i vostri interessi.
Luigi X, dal canto suo, non poteva dirsi altrettanto soddisfatto: aveva
dimenticato di cominciare rendendo omaggio alla memoria del padre defunto e
parlando della continuit del potere. Le due belle frasi che si era preparato gli
erano uscite di mente e adesso non sapeva pi come ricollegarle.
Ci fu di nuovo un silenzio imbarazzato, pesante. Cera un assente, qualcuno di
cui si sentiva troppo la mancanza: il morto.
Enguerrand de Marigny guard il giovane re; era evidente che si aspettava di
sentirgli pronunciare le parole di rito: Signore, vi confermo nelle vostre cariche

di coadiutore e rettore generale del regno


Visto che nessuno apriva bocca, Marigny si comport come se la riconferma
fosse gi avvenuta e chiese: Di quali affari, sire, desiderate essere messo al
corrente? Della riscossione delle tasse e delle imposte, delle condizioni del Tesoro,
dei decreti del parlamento, della carestia che infuria nelle province, del
posizionamento delle guarnigioni, della situazione in Fiandra, delle richieste
avanzate dai baroni di Borgogna e di Champagne?
Il che stava a significare: Sire, ecco le questioni delle quali mi occupo. Queste
e molte altre ancora, potrei andare avanti parecchio a sgranare questo rosario.
Pensate di essere in grado di far a meno di me?
LAttaccabrighe si gir verso lo zio Valois con laria di mendicare aiuto.
Signor de Marigny, il re non ci ha convocati per discutere di questi affari,
dichiar Valois. Ne parleremo in seguito.
Se nessuno mi mette al corrente sullordine del giorno del consiglio,
monsignore, non posso indovinarlo da me, replic Marigny.
Il re, signori, prosegu Valois senza dare importanza allintervento polemico
del coadiutore del regno, vuole sentire la vostra opinione a proposito della prima
preoccupazione che ogni buon sovrano deve avere: quella della discendenza e
della successione al trono.
Esatto, signori, conferm Luigi sforzandosi di assumere un tono solenne. Il
mio primo dovere quello di assicurare la successione e a questo scopo ho
bisogno di una moglie E non seppe andare avanti. Valois riprese la parola.
Il re ritiene dunque di doversi ora accingere alla scelta di una sposa, e la sua
attenzione si rivolta a Clemenza di Ungheria, figlia del re Carlo Martello e
nipote del re di Napoli. Vorremmo sentire il vostro parere prima di inviare
unambasciata.
Filippo di Poitiers avvicin il viso al conte dEvreux.
Ecco perch, mormor, hanno cominciato con il darmi il contentino della
para. Poi, ad alta voce: Qual il pensiero del signor de Marigny su questo
soggetto?
Comportandosi cos, commetteva deliberatamente una scorrettezza nei
confronti del fratello maggiore, poich era diritto del sovrano, e soltanto del
sovrano, invitare i membri del consiglio a esprimere la loro opinione. Nessuno
avrebbe osato una simile mancanza di rispetto in un consiglio del re Filippo. Ma
ormai tutti sembravano comandare; e visto che lo zio del nuovo re si attribuiva la
prerogativa di dominare il consiglio, be, il fratello poteva pure prendersi le stesse
libert.

Marigny pieg un po in avanti il busto massiccio.


Clemenza di Ungheria avr di certo tutte le qualit necessarie per esser
regina, disse, altrimenti il re non lavrebbe presa in considerazione. Ma a parte il
fatto che la nipote di monsignor di Valois, cosa che basta e avanza a farcela
amare, non vedo quali vantaggi porterebbe al regno un matrimonio del genere.
Suo padre Carlo Martello morto da molto tempo ed era re dUngheria solo di
nome; suo fratello Charobert a differenza di Carlo di Valois, Marigny
pronunciava il nome alla francese, suo fratello Charobert riuscito finalmente
laltranno, dopo tre lustri di manovre e spedizioni, a porsi in capo quella corona
magiara che ancora non gli sta troppo salda in testa. Tutti i feudi e i principati
della casa dAngi sono gi divisi tra i membri della famiglia, cos numerosi che si
allargano nel mondo come una macchia dolio sulla tovaglia. C da credere che la
famiglia regnante non sia che un ramo della discendenza dAngi 5. Da un
matrimonio del genere non ci si pu aspettare alcun accrescimento territoriale,
come sempre auspicava re Filippo, n alcun aiuto in caso di guerra, poich tutti
questi principi lontani hanno gi abbastanza da fare nei loro domini. In altre
parole, sire, sono sicuro che vostro padre si sarebbe opposto a ununione la cui
dote sembra esser composta pi di nuvole che di terre.
Monsignor di Valois era arrossito e agitava le gambe sotto il tavolo. Ogni frase
di Marigny conteneva una perfidia al suo indirizzo.
facile, per voi, grid, facile per voi, signore, parlare a nome di chi
ormai nella tomba. Vi replicher, per parte mia, che la virt di una regina pi
importante di una provincia. I bei matrimoni di Borgogna che avete organizzato
non hanno avuto esito tale da farvi considerare oggi buon giudice in materia.
Vergogna e dolore, ecco che coshanno portato!
S, cos, dichiar bruscamente Luigi.
Sire, rispose Marigny, con una sfumatura di scoraggiamento e di disprezzo,
eravate giovanissimo quando il vostro matrimonio fu deciso da vostro padre; e il
signor di Valois non sembrava poi tanto ostile al progetto, allepoca, e neanche in
seguito, dal momento che ha voluto far sposare suo figlio con la sorella di vostra
moglie per render pi stretti i vostri vincoli di parentela.
Valois accus il colpo e arross ancor di pi. Gli era parsa una mossa molto
abile, in effetti, unire il figlio maggiore Filippo alla sorella minore di Margherita,
quella che chiamavano Giovanna la Piccola, o anche Giovanna la Zoppa, perch
aveva una gamba pi corta dellaltra6.
Marigny prosegu: La virt delle donne cosa incerta, sire, cos come la loro
bellezza cosa passeggera; ma le province, quelle, restano. Il regno, negli ultimi

tempi, si ingrandito pi con i matrimoni che con le guerre. cos che


monsignor di Poitiers ha avuto la Franca Contea; cos che
Questo consiglio, intervenne bruscamente Valois, stato convocato con lo
scopo di ascoltare il signor de Marigny che tesse le proprie lodi o al fine di
portare avanti la volont del re?
Per far questo, monsignore, replic vivacemente Marigny, bisogna anzitutto
evitare di mettere il carro davanti ai buoi! Si possono sognare per il re tutte le
principesse della terra, e comprendo la sua impazienza; ma prima di tutto bisogna
scioglierlo dal vincolo che lo lega con la sua attuale sposa. Monsignor dArtois
non vi ha portato da Chteau-Gaillard le notizie che auspicavate, mi pare. Per
ottenere lannullamento ci vuole prima di tutto un papa
quel papa che ci andate promettendo da sei mesi e pi, Marigny, ma che
ancora non uscito da questo inconcludente conclave. I vostri inviati hanno
maltrattato talmente i cardinali a Carpentras che quelli sono scappati a gambe
levate per la campagna, sollevando la sottana. Non mi sembra che possiate andare
gran che fiero di come avete condotto la faccenda! Se aveste dimostrato pi
moderazione e maggior rispetto per i ministri di Dio, rispetto che vi estraneo, si
sa, noi non ci troveremmo in questa situazione.
Sono riuscito a evitare fino a ora che venga eletto un papa che sia una
creatura dellaristocrazia romana o napoletana; re Filippo voleva giustamente un
papa che fosse utile alla Francia.
Gli uomini innamorati del potere sono spinti innanzi tutto dalla volont di
agire sulluniverso, di determinare gli eventi, e daver ragione. Ricchezza, onori,
premi, sono solo mezzi per poter fare. Marigny e Valois appartenevano entrambi
a questa specie duomini.
Erano sempre stati ostili e solo Filippo il Bello aveva saputo tenere a bada i due
avversari, servendosi al meglio dellintelligenza politica del legista e delle qualit
militari del principe di sangue. Ma Luigi X era sopraffatto dalla disputa, del tutto
incapace di arbitrarla.
Il conte dEvreux intervenne, nel tentativo di riportare la calma, e avanz una
proposta che potesse riconciliare le due posizioni.
Se contemporaneamente a una promessa di matrimonio con Clemenza
dUngheria ottenessimo dal re di Napoli un nulla osta per lelezione al soglio
pontificio dun cardinale francese?
Allora sicuramente, monsignore, disse Marigny, pi calmo, un accordo del
genere avrebbe un senso; ma dubito assai che si possa ottenere.
Non rischiamo niente a provarci. Mandiamo unambasciata a Napoli, se

questo il volere del re.


Certo, signori.
Bouville, il vostro parere? chiese bruscamente lAttaccabrighe per dare
limpressione di prendere in mano la cosa.
Il grosso Bouville trasal. Era stato un ottimo ciambellano, attento alle spese e
ligio maggiordomo, ma i suoi orizzonti non erano gran che ampi; e Filippo il
Bello non gli si rivolgeva mai, in consiglio, se non per comandargli di far aprire le
finestre.
Sire, improvvis, una nobile famiglia, quella nellambito della quale
intendete scegliere la vostra nuova moglie, una famiglia di solide tradizioni
cavalleresche. Saremo onorati di servire una regina che sinterruppe, cogliendo
unocchiata di Marigny che sembrava voler dire: Mi tradisci, Bouville!
Bouville e Marigny erano amici fedeli, di vecchia data. Marigny aveva
cominciato facendo lo scudiero per il padre di Bouville, Ugo II, allepoca gran
ciambellano, che doveva essere ucciso sotto gli occhi di Filippo il Bello a Monsen-Pvle. Negli anni della sua straordinaria ascesa, era sempre stato legato al
figlio del suo signore duna volta.
I Bouville appartenevano alla nobilt pi alta. La carica di ciambellano, se non
quella di gran ciambellano, era da pi di un secolo quasi ereditaria, per loro.
Ugo III, succeduto al fratello Giovanni, a sua volta succeduto al padre Ugo II,
era, per natura e per tradizione, cos devoto servitore della corona, cos
ammirato della maest reale, che quando il re parlava, non sapeva far altro che
approvare. Che lAttaccabrighe fosse uno sciocco e un pasticcione non
cambiava niente; e dal momento che lui era il re, Bouville riversava su di lui
tutto lo zelo testimoniato in precedenza a Filippo il Bello.
Questa deferenza diede subito i suoi frutti, perch Luigi X decise di mandare
Bouville come ambasciatore a Napoli. La scelta suscit un certo stupore, ma
nessuna opposizione. Valois, gi pensando di sistemare tutto per lettera, in
segreto, riteneva che un uomo mediocre ma docile era proprio il tipo di
ambasciatore che gli faceva comodo. E Marigny pensava: S, s, mandate pure
Bouville. Ha le capacit diplomatiche dun bambino di cinque anni. Vedrete che
bei risultati.
E lonesto servitore della corona, tutto rosso, si ritrov cos incaricato di
unimportante missione che non si aspettava neanche lontanamente.
Ricordatevi, Bouville, che ci serve un papa, raccomand il giovane re.
Sire, non penser ad altro.
Luigi X cominciava dimprovviso ad assumere atteggiamenti autoritari; avrebbe

voluto vedere il suo messaggero gi in viaggio. Al ritorno passerete da


Avignone, ordin. E farete in modo da affrettare questo conclave. E poich
sembra che i cardinali siano persone che si possono comperare, vi farete rifornire
doro da Marigny.
E dove dovrei prendere questoro? chiese questultimo.
Ma dal Tesoro, naturalmente!
Le casse del Tesoro sono vuote, sire, e resta appena quanto basta per onorare
i pagamenti da qui a san Nicola e aspettare le nuove entrate. Nientaltro.
Come sarebbe che il Tesoro vuoto? esclam Valois. E perch non lavete
detto subito?
quello che avrei voluto fare, monsignore. Siete stato voi a impedirmelo.
E per quale motivo, a vostro parere, ci troviamo in questa situazione?
Perch difficile riscuotere le tasse da un popolo affamato. Poich i baroni,
come voi sapete meglio di me, monsignore, fanno resistenza a pagare le imposte.
Perch il prestito concesso dai banchieri lombardi stato appena sufficiente a
pagare a questi stessi baroni le spese dellultima spedizione in Fiandra, quella
spedizione che avete cos caldamente appoggiato
e che voi avete voluto concludere di testa vostra, signore, prima che i nostri
cavalieri avessero potuto incontrarvi la gloria e le nostre finanze avessero potuto
trovarvi profitto. Se il regno non ha guadagnato nulla dagli accordi affrettati che
siete andato a concludere a Lilla, suppongo comunque che non possa dirsi
altrettanto per voi. Non vostra abitudine dimenticarvi di voi stesso, negli affari
che portate avanti. Lho imparato a mie spese.
Lultima frase faceva riferimento allo scambio delle due rispettive signorie di
Gaillefontaine e Champrond, avvenuto quattro anni prima, peraltro su richiesta di
Valois, che per alla fine si era ritenuto truffato. La loro inimicizia era iniziata
allora.
Ci non toglie, intervenne Luigi X, che il signor di Bouville debba mettersi
in cammino al pi presto. Marigny non sembr aver udito le parole del re. Si
alz, e tutti furono certi che stava per accadere qualche cosa dirreparabile.
Sire, vorrei che il signor di Valois chiarisse la sua ultima affermazione a
proposito dei trattati di Lilla e di Marquette, oppure che ritirasse quel che ha
detto.
Pass qualche istante senza che nessuno parlasse, nella stanza del consiglio. Poi
il signor di Valois si alz a sua volta, facendo ballonzolare le code dermellino che
gli adornavano il vestito alle spalle e alla vita.
Vi dico in faccia, signore, quello che tutti mormorano alle vostre spalle, e cio

che i fiamminghi vi hanno pagato perch ritiraste le nostre truppe, e che voi avete
intascato del denaro destinato al Tesoro.
Le mascelle contratte, il viso butterato pallido di collera, lo sguardo fisso nel
vuoto, Marigny sembrava la sua statua situata nella Galerie Mercire.
Sire, disse, ho sentito oggi pi di quanto un uomo donore dovrebbe
tollerare di sentire nella vita intera. Tutti i miei averi li devo soltanto alla bont del
re vostro padre, del quale sono stato in tutto e per tutto servo e vicario per sedici
anni. E mi si accusa dinanzi a voi di appropriazione indebita e di connivenza con
i nemici del regno. Poich non una voce, e tanto meno la vostra, sire, si leva qui a
difendermi contro un simile affronto, vi chiedo di nominare una commissione che
controlli i miei conti, dei quali sono responsabile dinanzi a voi, e a voi solo.
I principi mediocri tollerano soltanto di aver intorno soltanto adulatori che
celino loro la loro stessa mediocrit. Latteggiamento di Marigny, il suo tono, la
sua stessa presenza ricordavano con troppa evidenza al giovane re quanto fosse
inferiore a suo padre.
Scaldandosi anche lui, Luigi X esclam: E sia! La commissione sar nominata,
signore, dal momento che siete voi a chiederlo.
Cos dicendo, scavava un abisso tra s e lunico uomo in grado di governare al
suo posto e di dirigere il suo regno. La Francia avrebbe pagato per anni e anni
quellalzata dingegno.
Marigny raccolse la sua borsa dei documenti, la riemp e si diresse verso la
porta. Il suo gesto irrit ancor di pi lAttaccabrighe, che aggiunse: E fino ad
allora, fate in modo di non avere pi nulla a che vedere con il nostro Tesoro.
Sar mia cura, sire, statene certo, replic Marigny, gi sulla porta.
E i suoi passi si allontanarono nellanticamera.
Valois trionfava, quasi sorpreso anche lui dalla rapidit della liquidazione di
Marigny.
Avete sbagliato, gli disse il conte dEvreux. Avete sbagliato, fratello. Non si
tratta cos un uomo simile.
Ho fatto benissimo, invece, fratello, replic Valois, e me ne sarete grato
quanto prima. Marigny un brutto neo sul volto del regno, e bisogna far presto a
eliminarlo.
Zio, disse Luigi, tornando con impazienza alla sua unica preoccupazione,
quando partir lambasciata alla volta della corte di Napoli?
Non appena Valois gli ebbe promesso che Bouville sarebbe partito in settimana,
aggiorn la seduta. Era scontento di tutto e di tutti, perch, in verit, era scontento
di se stesso.

II ENGUERRAND DE MARIGNY

receduto come al solito dai due mazzieri con il bastone a foggia di giglio

di Francia, scortato da segretari e scudieri, Enguerrand de Marigny, tornando a


casa, ribolliva di collera. Quel briccone, quel dannato, accusarmi di aver firmato
la tregua dietro compenso! un appunto quanto meno ridicolo, venendo da lui,
che ha passato la vita a vendersi ai migliori offerenti e quel reuccio dal cervello
di gallina, pi astioso di una vespa, non ha detto una parola in mia difesa, anzi,
intervenuto per togliermi la gestione del Tesoro!
Camminava senza vedere nulla, n le strade, n la gente. Governava gli uomini
cos dallalto e da cos tanto tempo che aveva perso labitudine di guardarli. I
parigini si tiravano da parte dinanzi a lui, sinchinavano, facevano grandi
scappellate e poi lo seguivano con lo sguardo scambiandosi commenti amari. Non
era amato, o almeno, non lo era pi.
Giunto al suo palazzo di rue des Fosss-Saint-Germain, attravers il cortile di
buon passo, gett il suo mantello al braccio pi lesto a tendersi e, sempre
stringendo la borsa dei documenti, sal la scala ricurva.
Grossi cassoni, grossi candelieri, spessi tappeti, tendaggi pesanti: il palazzo era
arredato con cose solide, fatte per durare. Un esercito di valletti lavorava al servizio
del padrone e un esercito dimpiegati lavorava al servizio del regno.
Enguerrand spinse la porta della stanza dove sapeva di trovare la moglie.
Questultima stava ricamando in un angolo del focolare; sua sorella, la signora de
Chanteloup, una vedova chiacchierona, le sedeva accanto. Due vivaci levrierette
italiane nane saltellavano ai piedi delle donne.
Vedendo il volto del marito, Madame de Marigny cominci a preoccuparsi.
Marito mio, che cos successo?
Alips de Marigny, nata de Mons, godeva da pi di cinque anni della devozione
delluomo che laveva sposata in seconde nozze e nutriva per lui un affetto

incrollabile e appassionato.
successo, replic Marigny, che adesso che non c pi re Filippo con la
frusta a tenerli a bada, i cani si sono lanciati alle mia calcagna.
Posso far qualcosa per aiutarvi?
Lui la ringrazi, ma con tanta durezza, aggiungendo che sapeva benissimo
cavarsela da solo, che alla giovane donna vennero le lacrime agli occhi.
Enguerrand allora si chin a baciarla in fronte, mormorando: Vi sono grato,
Alips: amo solo voi!
Poi and nel suo studio, gett la borsa dei documenti su un cassettone. And
su e gi per un po da una finestra allaltra, per dare alla ragione il tempo di
prendere il sopravvento sulla collera. Mavete tolto il Tesoro, nuovo re, ma non il
resto. Aspettate. Non mi spezzerete cos facilmente
Suon un campanello. Quattro guardie, subito, ordin allimpiegato che si
present.
Gli uomini salirono subito dal corpo di guardia. Marigny diede loro
disposizioni: Tu, va a cercare Alain de Pareilles al Louvre. Tu raggiungi mio
fratello larcivescovo che oggi devessere al palazzo episcopale. Tu, da messer
Dubois e da messer Raoul de Presles. Tu corri dal signor le Loquetier. Se non li
trovate a palazzo, datevi da fare a scovarli. E dite a tutti che li aspetto qui seduta
stante.
Non appena i quattro uomini se ne furono andati, Marigny scost una tenda e
apr la porta che dava sulla stanza dei segretari privati.
Devo dettare una lettera.
Arriv un impiegato con scriviritto e penne.
Girando le spalle al fuoco, Marigny cominci: Al potentissimo, amatissimo,
temutissimo sire, re Edoardo dInghilterra, duca dAquitania Sire, nello stato in
cui mi trovo, poich Iddio ha richiamato a s il mio signore, padrone e sovrano, il
molto rimpianto re Filippo, il pi grande che il regno abbia avuto, mi rivolgo a
voi per mettervi a parte di cose che riguardano il bene delle nostre due nazioni
Sinterruppe per suonare di nuovo il campanello. Riapparve limpiegato di
prima. Marigny gli ordin di far rintracciare Louis de Marigny, suo figlio. Poi
continu a dettare.
Dal 1308, data del matrimonio di Isabella di Francia con Edoardo II
dInghilterra, Marigny aveva avuto occasione di fare a questultimo molti favori
personali e politici.
La situazione, nel ducato di Aquitania, era sempre difficile e tesa a causa del
singolare statuto di quel feudo francese retto da un sovrano straniero. Centanni e

pi di guerre, di dispute incessanti, di trattati contestati o smentiti, avevano lasciato


il segno.
Quando i vassalli della Guienna, a seconda degli interessi e delle rivalit del
momento, si rivolgevano a un sovrano o allaltro, Marigny aveva sempre fatto del
suo meglio per evitare conflitti. Daltra parte il mnage di Edoardo e Isabella non
era certo un esempio di armonia. Quando Isabella si lamentava dei costumi
anormali del marito e gli rimproverava i favoriti con i quali lei viveva in stato di
guerra perenne, Marigny raccomandava la calma e la pazienza, per il bene del
regno. E poi il Tesoro dInghilterra era spesso in difficolt. Quando Edoardo era a
corto di quattrini, Marigny si arrabattava per fargli concedere un prestito.
In segno di gratitudine per tanti favori, Edoardo, lanno precedente, aveva
concesso al coadiutore una pensione di mille lire al mese, a vita 7.
Adesso toccava a Marigny rivolgersi al re inglese per chiedere aiuto. Era
essenziale per i buoni rapporti tra i due regni che gli affari francesi continuassero
a esser gestiti dalla stessa persona.
in gioco, sire, pi della mia sorte o della mia fortuna; vedrete bene che in
gioco la pace degli imperi, per la quale sono e resto vostro fedelissimo servitore.
Si fece rileggere la lettera e apport qualche correzione. Ricopiatela in bella e
portatemela da firmare.
Deve partire con i messaggeri, monsignore? chiese il segretario.
No. Devo apporvi il mio sigillo.
Il segretario usc. Marigny allent il bavero del vestito; lazione gli faceva
gonfiare il collo. Povero regno, pensava. In che pasticci, in che stato miserabile
vogliono gettarlo, se non mi oppongo! Non avr fatto tanto per veder vanificare
tutti i miei sforzi?
Gli uomini che hanno esercitato il potere molto a lungo finiscono con
lidentificarsi con la propria carica e per considerare ogni offesa alla loro persona
unoffesa, un attentato agli interessi del paese. Marigny era esattamente in questa
situazione e quindi pronto, senza rendersene neanche conto, ad agire contro il
regno, esattamente dal momento in cui lavevano estromesso dalla piena facolt di
comando.
Fu in questa disposizione di spirito che accolse il fratello arcivescovo.
Alto e allampanato nel suo manto violetto, Jean de Marigny aveva sempre
unaria daffettazione che non piaceva al coadiutore. A Enguerrand veniva voglia
di dire al fratello minore: Assumi atteggiamenti del genere a beneficio dei tuoi
canonici, se vuoi, ma non con me, che ti ho visto sbrodolarti di zuppa e pulirti il
naso con le dita.

In poche parole gli raccont del consiglio appena conclusosi e gli diede le
direttive, nello stesso tono categorico che usava con i suoi impiegati.
Non voglio papi, per il momento: finch non ci sar pontefice, quel reuccio
nelle mie mani. Quindi, niente cardinali riuniti ordinatamente e pronti ad
accogliere Bouville e starlo a sentire, al suo ritorno da Napoli. Niente pace ad
Avignone. Che si discuta, che ci si sbrani. E voi farete in modo, fratello, che sia
cos.
Jean de Marigny, che sulle prime si era mostrato indignatissimo udendo il
racconto del fratello, si rabbui subito quando si cominci a parlare del conclave.
Riflett un momento, contemplando il suo anello pastorale.
Allora, fratello? Sto aspettando il vostro consenso, lo esort Enguerrand.
Fratello mio, sapete che mio desiderio servirvi; e penso di potervi riuscire
ancor meglio se diventer cardinale. E a seminare nel conclave pi zizzania di
quanta gi ce ne sia, rischio di alienarmi lamicizia di qualche papabile, come
Francesco Caetani, per esempio, il quale, se in seguito venisse eletto, mi
rifiuterebbe il cappello cardinalizio
Il vostro cappello! esplose Marigny. Proprio il momento giusto, per
parlarne! Il vostro cappello, se mai riuscirete a ottenerlo, mio povero Jean, ve lo
metter in capo io, come gi vi ho messo in capo la mitra. Ma se degli stupidi
calcoli vi indurranno a tener bordone ai miei avversari, sappiate che vi ritroverete
ben presto non soltanto senza cappello, ma anche senza scarpe, come miserabile
monacello relegato in qualche remoto convento. Fate troppo in fretta a
dimenticare, Jean, quel che mi dovete, e da quale brutta situazione vi ho tirato
fuori appena due mesi fa per quellimbroglio con i beni del Tempio. A
proposito Il suo sguardo si fece pi scintillante, pi acuto, sotto le spesse
sopracciglia. A proposito, avete poi potuto distruggere quelle prove lasciate con
tanta imprudenza in mano al banchiere Tolomei e delle quali i lombardi si sono
serviti per indurmi a cedere?
Larcivescovo mosse la testa in un gesto che poteva essere interpretato come
unaffermazione; ma subito si mostr pi docile e preg il fratello di dettagliare
meglio le istruzioni.
Mandate due emissari ad Avignone, disse Enguerrand, due emissari, uomini
di chiesa di sicurezza assoluta, uomini che dipendano completamente da voi,
intendo. Mandateli a Carpentras, a Chteauneuf, a Orange, dove sono sparpagliati
i cardinali, e diffondete con autorevolezza, come se venisse dalla corte di Francia,
assicurazioni una allopposto dellaltra. Uno dir ai cardinali francesi che il nuovo
re permetter il ritorno a Roma della Santa Sede; un altro dir agli italiani che noi

siamo orientati a stabilire la sede del papato pi vicino ancora a Parigi per tenerla
meglio sotto controllo. Il che poi corrisponde al vero, in un caso e nellaltro,
perch il re non in grado di giudicare su queste cose, Valois vuole il papa a
Roma e io lo voglio in Francia. Il re pensa solo allannullamento del suo
matrimonio e non vede pi in l del suo naso. Lotterr, ma solo quando vorr io,
e da un papa che io sceglier Per ora, quindi, ritardiamo lelezione. Fate in
modo che i nostri due inviati non abbiano contatti fra loro; anzi, sarebbe meglio
che non si conoscessero nemmeno.
Ci detto, conged il fratello per dare udienza al figlio Louis, in attesa
nellanticamera. Ma quando il giovanotto fu entrato, Marigny rest un momento
zitto. Pensava con tristezza, con amarezza: Jean mi tradir, se appena potr
illudersi di trarne profitto
Louis de Marigny era un ragazzo magro, ben fatto, che vestiva con eleganza.
Somigliava molto, nel fisico, allo zio arcivescovo.
Figlio dun personaggio dinanzi al quale il regno intero sinchinava, figlioccio
del re, il giovane non aveva mai conosciuto la fatica, la lotta. Se da una parte
ostentava, ovviamente, ammirazione e rispetto per il padre, dallaltra soffriva in
segreto per lautorit brutale e le rudi maniere di Enguerrand, che denunciavano le
sue origini di uomo arrivato al potere attraverso lazione. Quasi quasi avrebbe
voluto rimproverare al padre i suoi bassi natali.
Louis, preparatevi, gli disse Enguerrand. Andrete subito a Londra a
consegnare una lettera.
Il viso del giovanotto sincup.
Non si potrebbe aspettare dopodomani, padre, o mandare qualcun altro al
mio posto? Domani devo andare a caccia al bosco di Boulogne niente di
grandioso, dal momento che siamo in periodo di lutto, ma
Cacciare! Non pensate ad altro che andar a caccia! grid Marigny. Non
chiedo mai niente ai miei, faccio sempre tutto io, ma come mi azzardo a
domandare la pi piccola cosa, cominciano a recriminare! Sappiate che adesso
me che stanno cacciando, per togliermi la pelle, e la vostra pelle insieme con la
mia! Se fosse stato sufficiente un messaggero qualunque, ci avrei pensato da solo!
Vi mando dal re dInghilterra affinch una mia lettera sia consegnata a lui
personalmente e non ne vengano fatte copie che il vento potrebbe risbattere da
queste parti. Questo solletica abbastanza il vostro orgoglio da indurvi a rinunciare
alla caccia?
Perdonatemi, padre, disse Louis de Marigny. Obbedir.
Dando la lettera a re Edoardo, al quale ricorderete che vi ha conosciuto lanno

scorso a Maubuisson, aggiungerete questo, che non ho scritto, e cio che Carlo di
Valois sta trafficando per risposare il nuovo re a una principessa di Napoli, il che
farebbe orientare lasse delle nostre alleanze verso sud piuttosto che verso nord.
Ecco. Mi avete capito. E se re Edoardo vi domanda che cosa pu fare per questo,
ditegli che mi sarebbe di grande aiuto se mi raccomandasse caldamente al cognato
re Luigi Prendete gli scudieri e i credenzieri che vi servono; ma niente lusso
principesco. E fatevi dare cento lire dal mio tesoriere.
Qualcuno buss alla porta.
arrivato il signor de Pareilles, disse limpiegato. Che entri. Addio, Louis. Il
mio segretario vi porter la lettera. Che il Signore vegli sul vostro cammino.
Enguerrand de Marigny abbracci il figlio, contrariamente alle sue abitudini. Poi si
volse verso Alain de Pareilles che stava entrando, lo prese per le braccia e
mostrandogli una sedia dinanzi al camino lo esort: Scaldati, Pareilles.
Il capitano generale degli arcieri aveva i capelli grigio acciaio, il viso duramente
segnato dal tempo e dalla guerra, e i suoi occhi avevano veduto tanti
combattimenti, colpi di mano, ribellioni, torture ed esecuzioni che non poteva pi
stupirsi di nulla. Gli impiccati di Montfaucon erano diventati uno spettacolo
abituale. Nellanno in corso aveva condotto i Templari al rogo, i fratelli dAunay
alla ruota e le principesse reali in prigione.
Comandava il corpo degli arcieri, gli armigeri di tutte le fortezze: lordine
pubblico del regno era sua responsabilit e anche lesecuzione dei mandati di
giustizia repressiva e criminale. Marigny, che non dava del tu a nessun membro
della sua famiglia, dava del tu al vecchio amico, strumento puntuale, senza
mancanze n debolezze, del potere dello stato.
Due missioni per te, Pareilles, esord Enguerrand, ed entrambe hanno a che
vedere con lispezione delle fortezze. Prima di tutto, vai a Chteau-Gaillard e da
una scrollata a quel somaro che comanda come si chiama?
Bersume, Robert Bersume.
Ecco. Dirai a questo Bersume che segua alla lettera gli ordini ricevuti. Ho
saputo che Roberto dArtois andato a Chteau-Gaillard e gli hanno lasciato
vedere Margherita di Borgogna. Questo vuol dire disobbedire agli ordini. La
regina, ammesso che la si possa definire tale, condannata alla segregazione a
vita. Non c salvacondotto che tenga, per avvicinarla, a meno che non porti il
mio sigillo o il tuo. Solo il re pu visitarla, e non credo proprio che gliene venga
voglia. Quindi, niente ambasciate e niente messaggi. E che quel somaro sappia
che gli staccher le orecchie se non obbedir.
Che cosa vorresti che ne fosse, di Margherita di Borgogna, monsignore?

chiese Pareilles.
Niente. Che viva. Mi serve come ostaggio e me la devo conservare. Che si
provveda alla sua sicurezza. Che si migliori, se necessario, vitto e alloggio, se il
rigore dovesse nuocere alla sua salute In secondo luogo, non appena ritornato
da Chteau-Gaillard, punterai verso sud con tre compagnie di arcieri e andrai a
piazzarti nel forte di Villeneuve, per rinforzare il nostro contingente di fronte ad
Avignone. Mi raccomando, fatti vedere, quando arrivi, e ordina agli arcieri di
sfilare sei volte di seguito dinanzi alla fortezza, cos che dallaltra parte pensino che
sono entrati in duemila. La parata a beneficio dei cardinali, per completare lo
scherzetto che ho organizzato gi in altro modo. Ci fatto, torna subito: avr
bisogno di te, qui
dove laria che tira non delle migliori, per noi, eh, monsignore?
No, infatti. Addio, Pareilles. Metter per iscritto i tuoi ordini.
Marigny era pi calmo. Le tessere del suo mosaico cominciavano ad andare a
posto. Rimasto solo, riflett un momento. Poi and nella stanza dei segretari.
Degli stalli di quercia scolpita coprivano i muri fino a mezza altezza, come nel
coro di una chiesa. Ogni stallo aveva la sua tavoletta con i pesi per mantener tesa
la pergamena e dei corni fissati ai braccioli per metterci gli inchiostri. Dei sostegni
girevoli ospitavano registri e documenti. Quindici impiegati lavoravano in quella
stanza, in silenzio. Marigny sigl e sigill la lettera a re Edoardo, passando, e
raggiunse la sala seguente, dove i legisti che aveva convocato si trovavano a
consiglio, insieme con Bourdenai e Brianfon, accorsi spontaneamente alle novit.
Signori, disse Marigny, non siete stati convocati al consiglio di stamane.
Allora terremo tra noi una seduta molto ristretta.
Manca solo il nostro re Filippo, osserv Raoul de Presles con un sorriso
triste.
Preghiamo perch il suo spirito ci assista, aggiunse Geoffroy de Brianon.
E Nicole le Loquetier comment: Lui non dubitava di noi.
Sediamo, signori, esort Marigny.
E quando tutti ebbero preso posto: Prima di tutto debbo mettervi al corrente
di una novit: mi stata tolta la gestione del Tesoro e il re incaricher una
commissione di controllare i rendiconti. unoffesa per voi quanto per me. Ma
mi raccomando, signori, non date sfogo alla vostra indignazione: abbiamo di
meglio da fare. Io intendo presentare conti pulitissimi. E per far ci Esit e si
tir un po indietro sulla sedia. Per far ci, riprese, darete ordine a tutti i
prevosti e i gabellieri, in ogni baliato e siniscalcato, di pagare i sospesi
immediatamente. Che si paghino i fornitori, che si paghino i lavori in corso, e

tutto ci che stato chiesto dalla corona, senza dimenticare quel che tocca alla
casa di Navarra. Che si paghi ovunque fino a esaurimento delloro, anche ci che
si potrebbe posticipare. E per il saldo, dichiareremo fallimento.
I legisti fissarono prima Marigny, poi si guardarono in faccia fra di loro.
Avevano capito: e qualcuno non pot fare a meno di sorridere. Marigny fece
scricchiolare le falangi, come se stesse rompendo delle noci.
Monsignor di Valois vuole mettere le mani sul Tesoro? Saccomodi! Si
manger le unghie e dovr cercare altrove i soldi per i suoi intrighi!

III PALAZZO VALOIS

a tremenda agitazione che regnava a casa di Marigny, sulla riva sinistra

della Senna; era cosa da nulla al confronto con ci che stava succedendo sulla riva
destra, a palazzo Valois. L cantavano vittoria, convinti del trionfo, quasi quasi
avrebbero messo il pavese alla finestra.
Hanno tolto il Tesoro a Marigny!
La novit, prima sussurrata, oramai si gridava. Tutti sapevano e volevano
mostrare di sapere: tutti commentavano, tutti facevano conti, tutti facevano
previsioni, e si creava intorno un brusio tessuto di vanterie, conciliaboli,
adulazioni ipocrite. Lultimo dei baccellieri ostentava lautorit di connestabile per
rimbrottare i valletti. Le donne comandavano con pi decisione, i bambini
strillavano con pi energia. I ciambellani, dandosi una quantit darie, si passavano
lun laltro con gravit futilissime consegne, e nemmeno lultimo degli scrivani
rinunciava a mostrarsi solenne quanto un alto dignitario.
Le dame chiocciavano intorno alla contessa di Valois, alta, magra, altera. Il
canonico Etienne de Mornay, cancelliere del conte, passava come un vascello tra
onde di nuche che si piegavano in segno di rispetto. Tutta una clientela
effervescente, infida, entrava, usciva, sostava nei vani delle finestre, esprimeva il
proprio parere sugli affari pubblici. Lodore del potere si era sparso per Parigi e
tutti cercavano di annusarlo un po pi da vicino.
And avanti cos per una settimana intera. Arrivavano fingendo dessere stati
chiamati, o nella speranza duna convocazione, dal momento che il signor di
Valois, chiuso nel suo studio, si consultava con moltissima gente. Apparve perfino,
come un fantasma del secolo passato, sorretto da uno scudiero dalla barba bianca,
lanziano signor de Joinville, distrutto e smagrito dallet. Il siniscalco ereditario di
Champagne, compagno di san Luigi nella crociata del 1248, nonch suo
turiferario, aveva novantadue anni. Mezzo cieco, le palpebre umide e il senno un

po svanito, portava al conte di Valois la fedelt della vecchia cavalleria e della


societ feudale.
Per la prima volta da pi di trentanni, il partito baronale sembrava spuntarla. E
si sarebbe detto, dal pigia pigia di coloro che si affrettavano a radunarla, che la
vera corte non fosse al Palais de la Cit ma a palazzo Valois.
Dimora di re, daltro canto. Non cera trave al soffitto che non fosse scolpita,
non cera cappa di camino che non fosse adorna degli scudi di Francia, dAngi,
di Valois, Perche, Maine e Romagna, e anche delle armi dAragona o degli
emblemi imperiali di Costantinopoli dal momento che Carlo di Valois era stato
insignito, per breve tempo e solo nominalmente, della corona di Aragona e quella
dellimpero latino dOriente. Ovunque i pavimenti erano nascosti da lane di
Smirne e le pareti da tappeti di Cipro. Sulle credenze e sui tavoli brillava una
profusione di ori, smalti e vermeil sbalzato.
Ma questa facciata dopulenza nascondeva una piaga, la carenza cronica di
denaro. Tutte queste meraviglie erano per tre quarti ipotecate per sopperire alle
spese spropositate necessarie a mandare avanti la casa. A Valois piaceva far figura.
Se gli invitati erano meno di sessanta, la tavola gli pareva vuota. Un menu con
meno di venti portate lo considerava roba da quaresima. Lo stesso discorso degli
onori e dei titoli valeva per i gioielli, gli abiti, i mobili e le stoviglie: gli serviva
troppo di tutto per dargli limpressione daver abbastanza.
Tutti intorno a lui approfittavano di tanto fasto. Mahaut de Chtillon, la terza
signora di Valois, aveva un gran da fare ad accumulare vestiti e gioielli, e non cera
principessa di Francia che si adornasse di tante perle e di tante gemme. Filippo di
Valois, il figlio maggiore, la cui madre era unAngi-Sicilia, adorava le armature
padovane, gli stivali di Cordova, le lance in legno del nord, le spade tedesche.
Non cera negoziante, presentatosi a offrire un oggetto raro o lussuoso con
laccortezza di lasciar intuire che qualche altro signore avrebbe voluto comperarlo,
che se ne andasse senza aver concluso laffare.
Le ricamatrici di palazzo e quelle di tutta la citt non bastavano a fornire le
cotte darmi, i tappeti da sella, le gualdrappe, gli abiti di monsignore, le
sopravvesti della signora.
Il coppiere rubava sul vino, gli scudieri sul foraggio, i ciambellani sulle candele
e il cuoco sulle spezie. Come si saccheggiava la biancheria, si scialacquava in
cucina. E questo era landazzo quotidiano.
Ma il conte di Valois doveva far fronte a ben altro.
Padre prolifico, aveva numerosissime figlie nate da tre letti. Ogniqualvolta ne
sposava una, Carlo si vedeva costretto a indebitarsi ulteriormente perch dote e

festeggiamenti nuziali fossero allaltezza dei troni sui quali sedevano i generi. La
sua fortuna si basava su questa rete di alleanze.
Certo aveva domini immensi, i pi grandi, dopo quelli del re. Ma le rendite
arrivavano appena a coprire gli interessi dei prestiti. E la gente disposta a prestare
si faceva pi rara di mese in mese. Se avesse avuto meno fretta di restaurare il suo
credito, monsignor di Valois avrebbe mostrato meno fretta nellimpicciarsi degli
affari del regno.
Ma certe battaglie riducono il vincitore pi a mal partito del vinto. Prendendo
in mano il Tesoro, Valois stringeva solo del vento. Gli inviati nei baliati e nelle
prevosture per raccogliere qualche soldo tornavano con laria abbacchiata. Erano
regolarmente stati preceduti dagli uomini di Marigny: non restava un centesimo
negli scrigni dei prevosti, che, stando agli ordini, avevano saldato ogni sospeso
per presentare conti ineccepibili.

E mentre al pianterreno del palazzo una folla intera si scaldava e si rifocillava a


sue spese, Valois, nel suo studio, al primo piano, ricevendo visita dopo visita,
cercava il sistema di riempire non pi soltanto i suoi forzieri, ma anche quelli
dello stato.
Una mattina, verso la fine di quella epica settimana, era a colloquio con il
cugino Roberto dArtois. Aspettavano una terza persona.
Questo banchiere, questo lombardo, lo avete convocato per stamattina?
diceva Valois. Vi confesso che non vedo lora di vederlo.
Eh, cugino, replic il gigante, credete, sono impaziente quanto voi. Perch a
seconda della risposta che vi dar Tolomei (senzaltro un brigante della peggior
specie, ma grande esperto di questioni finanziarie), vi chieder qualcosa anchio.
Che cosa?
I miei arretrati, cugino, gli arretrati delle rendite di quella contea di Beaumont
che mi hanno concesso cinque anni fa per far mostra di pagarmi lArtois, ma dei
quali non ho ancora visto un soldo 8. Sono in credito di pi di ventimila lire,
ormai, e su questa somma Tolomei mi presta denaro a usura. Ma dal momento
che adesso voi avete il Tesoro
Valois alz le braccia al cielo.
Cugino, esclam, il problema da risolvere oggi trovare il necessario per
mandare Bouville a Napoli. Il re continua a ripetere che vuole che parta, che
parta. Dopo di ci, il primo affare che sistemeremo, ve lo prometto, sar

certamente la vostra questione.


A quante persone, da otto giorni a quella parte, aveva dato la stessa garanzia?
Ma questa lultima volta che Marigny riesce a giocarci, anche questo ve lo
prometto. Quel cane render il maltolto, e i vostri arretrati li prenderemo dai suoi
beni. Perch dove credete che siano finite le rendite della vostra contea? Nella sua
cassaforte, cugino, nella sua cassaforte!
E monsignor di Valois, andando su e gi per il suo ufficio, dava voce una volta
in pi ai suoi risentimenti nei confronti del coadiutore; un modo come un altro
per eludere richieste precise.
Ai suoi occhi, Marigny era il responsabile di tutto. Era stato commesso un
furto a Parigi? Marigny non riusciva a far funzionare a dovere le guardie, o forse
era addirittura complice dei malfattori. Una delibera del parlamento andava a
detrimento di un grande signore feudale? Era stato Marigny a ispirarla.
Mali grandi e piccoli, la mancata sottomissione delle. Fiandre, la carestia di
grano, tutto quanto aveva un solo artefice, una sola origine. Ladulterio delle
principesse, la morte del re e perfino linverno precoce erano colpa di Marigny:
Dio puniva cos il regno daver troppo a lungo tollerato un ministro tanto
malvagio!
DArtois, di solito tanto impulsivo e spaccone, guardava il cugino in silenzio,
senza stancarsi mai di quei discorsi. E in effetti, su chi, come lui, vantava qualche
tratto del carattere simile a qualche goccia di sangue in comune, monsignor di
Valois esercitava un certo fascino.
Personaggio davvero eccezionale, questo principe impaziente e tenace,
veemente e scaltro, fisicamente coraggioso ma sensibilissimo alla lode, sempre
animato da ambizioni enormi, sempre alle prese con avventure di portata
gigantesca e regolarmente vinto dallincapacit di valutare correttamente la realt.
Se la cavava molto meglio con la guerra che con il governo pacifico.
A ventisette anni, posto da suo fratello al comando delle truppe francesi, aveva
devastato la Guienna in rivolta; il ricordo di questimpresa lo riempiva ancora
dorgoglio. A trentun anni, chiamato da papa Bonifacio e dal re di Napoli per
combattere i ghibellini e pacificare la Toscana si era fatto dare indulgenze da
crociata nonch il titolo di vicario generale della Cristianit e conte di Romagna.
Poi la sua crociata era consistita nel saccheggio delle citt italiane e
nellestorsione di duecentomila fiorini doro ai fiorentini per conceder loro la
grazia di andare a saccheggiare altrove.
Questo grande feudatario megalomane dimostrava davere tempra
davventuriero, gusti da tarpano e volont da fondatore di dinastia. Non cera al

mondo scettro libero o trono vacante verso il quale Valois non tendesse la mano.
E sempre senza risultato.
E adesso, a quarantanni compiuti, Carlo di Valois esclamava volentieri: Mi
sono tanto prodigato invano: la sorte mi sempre stata nemica!
E ripensando a tutti i suoi sogni svaniti, al sogno di Aragona, al sogno dun
regno dArles, al sogno bizantino, al sogno tedesco, li metteva insieme nella
grande illusione dun impero esteso dalla Spagna al Bosforo, come quello
romano, mille anni prima, sotto Costantino.
Non era riuscito a dominare luniverso. Ma almeno gli restava la Francia per
sfogare la sua turbolenza.
Pensate davvero che accetti, il vostro banchiere? chiese dimprovviso a
dArtois.
S, s. Vorr delle garanzie, ma accetter.
Ecco, vedete a che punto sono ridotto, cugino! esclam Valois con una
disperazione niente affatto simulata. Mi trovo ridotto a dipendere dalla
benevolenza dun usuraio senese per cominciare a rimettere un po dordine nel
regno!

IV IL PIEDE DI SAN LUIGI

esser Tolomei fu fatto entrare nello studio e Roberto dArtois si raddrizz

su tutta la sua struttura per accoglierlo a braccia aperte.


Caro amico banchiere, ho debiti ingenti con voi e ho promesso di restituirvi
quanto vi debbo non appena la sorte mi avesse favorito. Ebbene, quel momento
arrivato!
Questa s che una bella notizia, monsignore, replic Spinello Tolomei con
un inchino.
E per prima cosa, prosegu dArtois, voglio cominciare con il procurarvi un
cliente reale.
Tolomei sinchin di nuovo, ancor pi profondamente, dinanzi a Carlo di
Valois: Chi non conosce monsignore, almeno di vista, di nome? Ha lasciato
ricordi notevoli, a Siena
Pi o meno gli stessi che a Firenze, a parte il fatto che, essendo Siena pi
piccola, si era accontentato di diciassettemila fiorini per pacificarla.
Anchio ho un ottimo ricordo della vostra citt, replic Valois.
La mia citt adesso Parigi, monsignore.
Il colorito scuro, le guance grasse e pendenti, locchio sinistro chiuso che gli
conferiva unespressione maliziosa, Tolomei aspettava che gli dicessero di sedersi.
Valois infatti gli indic una sedia. Messer Tolomei aveva diritto a qualche
attenzione particolare. I mercanti e i banchieri italiani a Parigi lo avevano eletto
recentissimamente, alla morte del vecchio Boccanegra, capitano generale delle
compagnie. Questa carica, che gli permetteva di controllare o perlomeno di
conoscere la quasi totalit delle operazioni bancarie sul territorio nazionale, gli
dava un potere segreto ma enorme. Tolomei era una specie di connestabile del
credito.
Voi non siete alloscuro, amico banchiere, riprese dArtois, del grande

trambusto di questi giorni. Il signor de Marigny, che non vostro amico, credo,
cos come non nostro amico, naviga in cattive acque
Lo so convenne Tolomei.
Cos ho consigliato a monsignor di Valois, dal momento che aveva necessit
di un esperto di finanza, di rivolgersi a voi, poich so per certo che siete abile
quanto fidato.
Tolomei ringrazi con un sorrisetto di convenienza. Sotto la palpebra chiusa,
osservava i due grandi feudatari e pensava: se intendessero offrirmi la gestione del
Tesoro, non mi farebbero tante moine.
In che cosa posso servirvi, monsignore? domand, rivolgendosi a Valois.
Be, in che cosa potrebbe servirmi un banchiere? replic lo zio del re con la
sicumera che ostentava ogni volta che si trovava a dover chiedere dei soldi.
Ah, ho capito, monsignore. Avete denaro da investire in merci che
raddoppieranno di valore di qui a sei mesi? Volete entrare nel commercio navale
che ha un cos grande sviluppo oggigiorno, dal momento che bisogna procurarsi
via mare tante cose che mancano? Sarei onorato di servirvi in queste
incombenze.
No, non si tratta di questo, rispose vivacemente Valois.
Mi dispiace, monsignore. Mi dispiace per voi. I migliori guadagni si
realizzano in tempo di carestia
Quello che vorrei adesso che mi prestiate un po di denaro per il Tesoro.
Tolomei assunse unespressione desolata.
Ah! Monsignore, vorrei tanto potervi soddisfare: ma questa proprio lunica
cosa che non sono in grado di fare. Le nostre compagnie hanno subito un
ingente salasso, negli ultimi mesi. Abbiamo dovuto fare al Tesoro un grosso
prestito che non ci frutta niente per coprire il costo della guerra di Fiandra
Questo riguarda Marigny.
Senzaltro, monsignore, ma si tratta del nostro denaro. Dopo questa faccenda i
nostri forzieri si sono un po arrugginiti alle serrature. Di quanto avete bisogno?
Diecimila lire.
In questa cifra Valois aveva calcolato cinquemila lire per lambasciata di
Bouville, mille per Roberto dArtois e il resto per far fronte ai propri debiti pi
improrogabili.
Il banchiere giunse le mani dinanzi al viso. Santa Madonna! Ma dove posso
trovarli? esclam.
Le sue proteste dovevano essere considerate preliminare duso. DArtois aveva
preavvisato Valois di questo. Cosi lo zio del re us il tono dautorevolezza che di

solito metteva a malpartito i suoi interlocutori.


Andiamo, andiamo, messer Tolomei! Non meniamo il can per laia. Vi ho
convocato perch facciate il vostro mestiere, come avete sempre fatto, e con
profitto, penso.
Il mio mestiere, monsignore, replic tranquillamente Tolomei, il mio
mestiere quello di prestare, non di regalare. E invece, da qualche tempo a questa
parte, ho regalato molto, e senza alcun profitto. Non fabbrico denaro di mio e
non ho inventato la pietra filosofale.
Allora non volete aiutarmi a sbarazzarmi di Marigny? anche nel vostro
interesse, mi pare!
Monsignore, pagare un tributo al proprio nemico quando potente e poi
pagare ancora perch non lo sia pi una duplice operazione che, ne converrete,
non porta utile alcuno. Almeno bisognerebbe sapere che cosa succeder dopo, per
vedere se ci sar modo di rifarsi.
Carlo di Valois cominci subito la grande tirata che riservava a tutti i visitatori,
da otto giorni a quella parte. Lui intendeva, se appena ne avesse avuto modo,
sopprimere tutte le novit introdotte da Marigny e dai suoi legisti borghesi.
Intendeva restituire ogni autorit ai grandi feudatari. Intendeva riportare il regno
alla prosperit tornando al vecchio diritto feudale che aveva reso grande la Francia.
Intendeva ristabilire lordine. Come tutti gli arruffoni politici, si riempiva la
bocca di parole alle quali non attribuiva altro significato se non quello delle leggi,
dei ricordi, e delle illusioni del passato.
Vi assicuro che quanto prima si torner ai buoni costumi del mio antenato
san Luigi!
Cos dicendo mostrava, posto su una specie di altare, un reliquiario a forma di
piede che conteneva un osso del tallone del nonno; il piede era in argento, con
unghie doro.
I resti del santo re, infatti, erano stati divisi tra tutti i membri della famiglia;
tutte le cappelle reali avevano voluto conservare una reliquia. La parte superiore
del cranio era conservata in un busto, capolavoro doreficeria, alla SainteChapelle. La contessa Mahaut dArtois, nel suo castello di Hesdin, conservava
dei capelli e un frammento di mascella; ed erano state distribuite tante falangi,
tante schegge e tante briciole che veniva da chiedersi che cosa diamine
contenesse la tomba di Saint-Denis. Sempre ammettendo che vi fosse stata
tumulata la spoglia giusta Poich in Africa si raccontava con insistenza una
leggenda secondo la quale il corpo del re francese sarebbe stato sepolto vicino
a Tunisi mentre il suo esercito riportava in patria un feretro vuoto o con dentro

un cadavere qualsiasi9.
Tolomei and a baciare devotamente il piede dargento e poi chiese: Come
mai vi servono giusto diecimila lire, monsignore?

Per Valois fu giocoforza rivelare almeno parte dei suoi progetti pi immediati.
Il senese ascoltava facendo segno di s con la testa, come se prendesse nota
mentalmente.
Messer de Bouville a Napoli s s. Noi commerciamo con Napoli tramite i
cugini Bardi Far sposare il re s, s, capisco, monsignore. Riunire il
conclave Ah! Monsignore, un conclave pi caro di un palazzo, da costruire, e
le fondamenta sono meno solide S, monsignore, s vi ascolto.
Alla fine, quando ebbe saputo quel che voleva sapere, il capitano generale dei
lombardi dichiar: Mi sembra tutto ben programmato, monsignore, e vi auguro
il successo con tutto il cuore. Ma niente mi assicura che darete moglie al re, n
che avrete un papa, e neanche, se tutto questo accadr, che rivedr i miei soldi,
sempre ammettendo che io sia in grado di prestarveli.
Valois lanci unocchiata irritata a dArtois. Che razza dindividuo mi avete
portato, sembrava voler dire quellocchiata, non avr per caso speso tanto fiato per
non ottenere niente?
Su, banchiere, esclam dArtois alzandosi. Andiamo, che interessi vuoi? Che
garanzie? Quali franchigie? O che altro?
Ma nulla, monsignore, nessuna garanzia, protest Tolomei. Niente da voi,
lo sapete bene, n da monsignore, la cui protezione mi troppo cara. Sto solo
cercando il modo il modo di aiutarvi.
Poi girandosi di nuovo verso il piede dargento, prosegu con dolcezza:
Monsignor di Valois ha appena detto che intende restituire al regno tutti i buoni
usi dei tempi di monsignor san Luigi. Ma che cosa intende, con questo? Proprio
tutti gli usi?
Ma sicuro, rispose Valois, senza capire dove il senese volesse andare a parare
con quel discorso.
Per esempio, si intende ristabilire il diritto baronale di batter moneta sulle
proprie terre? Se venisse ripristinata questusanza, monsignore, riuscirei ad aiutarvi
meglio.
Valois e dArtois si guardarono in faccia. Il banchiere puntava dritto sul pi
importante provvedimento che Valois meditava, quello che teneva pi segreto

perch era il pi dannoso per il Tesoro e poteva essere duramente osteggiato.


In effetti lunificazione della moneta del regno e il monopolio reale di
emissione erano istituzioni di Filippo il Bello. Precedentemente i grandi feudatari
coniavano o facevano coniare, in concorrenza con la moneta reale, altre monete
doro e dargento che avevano corso nei loro feudi. Traevano da questo privilegio
una notevole fonte di profitto. E ne traevano profitto anche coloro che, come i
banchieri lombardi, fornivano metallo grezzo e sfruttavano la variazione dei tassi
da una regione allaltra. E Valois faceva affidamento appunto su questo buon
uso per migliorare lo stato delle sue finanze.
Volete dire, monsignore, prosegu Tolomei, continuando a studiare il
reliquiario come se stesse stimando il valore, volete dire che restaurerete anche il
diritto di guerra privata?
Era unaltra delle prerogative feudali abolite dal re di ferro al fine di impedire ai
grandi vassalli di guerreggiare a loro piacimento e insanguinare il regno per
regolare contese personali, dar sfogo di vanagloria e cacciare la noia.
Ah! Che ci sia presto restituito questo buon diritto! esclam Roberto. Non
tarderei a riprendere a mia zia Mahaut la contea dArtois!
Se dovrete armare le truppe, monsignore, disse subito Tolomei, posso
mettere al vostro servizio i migliori armaioli toscani.
Messer Tolomei, avete appena esposto le cose che intendo realizzare,
convenne allora Valois, riprendendo sicurezza. Quindi, a questo punto, vi chiedo
di camminare al mio fianco.
Gli uomini di finanza non hanno minore immaginazione dei conquistatori e
solo chi li conosce male pensa che siano ispirati esclusivamente dalla cupidigia di
guadagno. I loro calcoli spesso nascondono miraggi astratti di potenza.
Il capitano generale dei lombardi sognava anche lui, diversamente dal conte di
Valois, ma sognava. Si vedeva gi intento a fornire di oro grezzo i grandi baroni
del regno, a guidare le loro contese fornendo loro larmamento. Poich chi ha
loro e le armi ad avere il potere vero. Messer Tolomei si gingillava con pensieri di
regno
Allora, riprese Valois, siete disposto adesso a procurarmi la somma che vi
ho chiesto?
Forse, monsignore, forse. Non che io sia in grado di darvela di mio; ma posso
senzaltro trovarla in Italia, cosa che andr benissimo dal momento che proprio
l che diretta la vostra ambasciata. Per voi, la stessa cosa.
Certo, fu costretto a rispondere Valois.
Ma la soluzione del problema era ben lungi dal soddisfare le sue aspettative;

cos gli diventava difficile, per non dire impossibile, attingere al prestito per
necessit personali. Vedendo che Valois si rabbuiava, Tolomei pens di battere il
ferro finch era caldo.
Voi offrirete la garanzia del Tesoro: ma tutti sanno, o comunque noi sappiamo,
che le casse del Tesoro sono vuote. Queste voci circolano in fretta da una filiale
allaltra. Quindi sar necessario che uno dei miei accompagni il vostro inviato con
delle lettere di cambio per prendere il denaro sotto la sua responsabilit.
Valois si accigliava sempre di pi.
Ehi! Monsignore! disse Tolomei, non sono il solo, in questaffare. Le
compagnie italiane sono ancora pi diffidenti delle nostre, e bisogna che io dia
loro ogni garanzia che non si ritroveranno gabbate.
Per la verit, Tolomei voleva avere un uomo di sua fiducia al seguito
dellambasciata, uno che in nome suo e per suo conto spiasse lambasciatore,
controllasse limpiego dei fondi, si facesse mettere al corrente dei progetti di
alleanza, venisse a conoscenza dei pensieri dei cardinali e lavorasse nellombra nel
senso che gli sarebbe stato comandato. Messer Spinello Tolomei regnava gi un
pochino.
Roberto dArtois aveva detto a Valois che il senese avrebbe chiesto una
garanzia, un pegno: non aveva immaginato che quella garanzia potesse essere una
fetta di potere.
Per lo zio del re era giocoforza, per ottenere il necessario a soddisfare Luigi,
sottostare alle condizioni del banchiere.
E chi avete pensato di inviare al seguito dellambasciata, qualcuno che non
faccia brutta figura accanto al signor di Bouville? chiese Valois.
Ci penser, monsignore, ci penser. Non ho molta gente a disposizione, in
questo momento. I miei migliori uomini sono in viaggio Quando dovrebbe
partire il signor di Bouville?
Ma domani stesso, se possibile, o il giorno appresso.
E quel ragazzo, sugger dArtois, quel ragazzo che era andato in Inghilterra
per mio conto
Mio nipote Guccio? chiese Tolomei.
S, vostro nipote. sempre con voi? Bene, perch non mandate lui?
pronto, vivace, di bellaspetto. Dar una mano al nostro amico Bouville, che certo
non parler la lingua dItalia, a sbrigarsela con gli inconvenienti del viaggio. State
tranquillo, cugino, aggiunse poi, rivolgendosi a Valois. Quel ragazzo in
gamba: buon sangue non mente.
Mi mancher molto, qui, sospir Tolomei. Ma va bene, monsignore, ve lo

lascio. proprio vero che riuscite a ottenere da me tutto quel che volete.
E subito prese congedo.
Non appena Tolomei fu uscito, Roberto dArtois si stiracchi platealmente e
disse: Be, Carlo, mi ero sbagliato?
Come tutti coloro che prendono denaro a prestito dopo un colloquio del
genere, Valois era al tempo stesso soddisfatto e scontento; e assunse unespressione
che non mostrava gran che sollievo n gran che delusione. Fermandosi davanti al
piede di san Luigi, dichiar: E questo, vedete bene, cugino, stata la vista di
questa santa reliquia che ha fatto decidere il vostro uomo. Bene, si vede che il
rispetto delle cose sante ancora vivo, in Francia; il che fa sperare che questo
regno possa essere risanato!
Un miracolo, in un certo senso, convenne il gigante, schiacciando locchio.
Chiesero i loro mantelli e la scorta per andare dal re a portare la buona notizia
della partenza dellambasciata.
Contemporaneamente Tolomei informava il nipote Guccio Baglioni che
avrebbe dovuto mettersi in viaggio entro due giorni al massimo e gli dettagliava le
sue istruzioni. Il ragazzo non mostr grande entusiasmo.
Ma come sei strano, figlio mio! esclam Tolomei. La sorte ti offre
loccasione dun bel viaggio senza dover sborsare un soldino, dal momento che
il Tesoro, alla fin fine, che pagher. Vedrai Napoli, la corte degli Angioini,
conoscerai dei principi e potrai anche, se sarai accorto, farteli amici. E forse ti
ritroverai spettatore dei preliminari di un conclave. una cosa appassionante, sai,
un conclave! Ambizioni, pressioni, denaro, rivalit e anche fede, in alcuni. Ci
sono in gioco tutti gli interessi del mondo. Tu vedrai tutto ci. E mi fai quellaria
da cane bastonato, come se ti avessi messo a parte di una disgrazia. Al posto tuo e
alla tua et, farei salti di gioia anzi, sarei gi corso a preparare i bagagli. Per
farmi una scena del genere, si vede che hai una ragazza che ti dispiace lasciare.
Non sar la signorina di Cressay, per caso?
Lincarnato olivastro di Guccio scur un tantino: era il suo modo di arrossire.
Lei ti aspetter, se ti ama, lo rassicur il banchiere. Le donne sono fatte per
aspettare. Le ritrovi sempre. E se hai paura che ti dimentichi, approfitta di quelle
che incontrerai in viaggio. Lunica cosa che non si ritrova pi la giovinezza e
lenergia necessaria ad andare in giro per il mondo.

V PRINCIPESSE DUNGHERIA IN UN CASTELLO DI


NAPOLI

i sono citt pi forti dei secoli; il tempo non le muta affatto. Le

dominazioni vi si succedono; le civilt vi si depositano come alluvioni; ma loro


conservano negli anni un carattere, un profumo inconfondibili, un ritmo e un
brusio che le distingue da tutte le altre citt della terra. Napoli, da sempre, fu tra
queste. Comera stata, cos restava e sarebbe rimasta per secoli, met africana e
met latina, con le sue stradine intrecciate, il suo brulicare chiassone, lodore
dolio, di zafferano e di pesce fritto, la polvere color del sole, il tintinnare dei
sonagli al collo dei muli.
I greci le avevano dato unorganizzazione, i romani lavevano conquistata, i
barbari lavevano saccheggiata, i bizantini e i normanni vi si erano installati.
Napoli aveva assorbito, utilizzato, fuso arti, leggi e vocabolari altrui;
limmaginazione della strada si nutriva di ricordi, riti e miti degli antichi
dominatori.
Il popolo non era n greco, n romano, n bizantino; era napoletano da
sempre e nessun altro al mondo gli somigliava. Sapeva usare la gaiezza come
maschera di mimo per dissimulare la tragedia della miseria, sapeva utilizzare
lenfasi per dar pimento alla monotonia quotidiana; la sua apparente pigrizia era
dettata dal saggio proposito di non fingere daver da fare quando invece non c
nulla da fare; un popolo che ha amato sempre la vita e la parola, sempre
costretto a lottare con il destino, sempre sprezzante nei confronti dellagitarsi dei
militari perch la pace, che ha conosciuto cos raramente, non gli mai venuta
a noia.
In quel periodo, da circa mezzo secolo, Napoli era passata dalla dominazione
degli Hohenstaufen a quella dei principi dAngi. Linsediamento di questi ultimi,
auspicato dalla Santa Sede, si era compiuto in mezzo agli assassini, alle repressioni

e ai massacri che insanguinavano allepoca lintera penisola. Gli apporti dei nuovi
sovrani si riferivano da un lato alle industrie della lana fondate nei sobborghi per
trarne delle rendite, dallaltro nellenorme costruzione, per met fortezza e per
met palazzo, che avevano fatto erigere vicino al mare dallarchitetto francese
Pierre de Chaulnes, il Chteau-Neuf, gigantesco torrione rosa proteso verso il
cielo che i napoletani, un po per il loro innato senso dellumorismo, un po in
omaggio ai vecchi culti fallici, avevano immediatamente soprannominato il
Maschio Angioino.
Un mattino di gennaio del 1315, in un appartamento ai piani alti del castello,
Roberto Oderisi, giovane pittore napoletano allievo di Giotto, contemplava il
ritratto appena terminato che stava al centro di un trittico. Immobile davanti al
cavalletto, un pennello tra i denti, non riusciva a strapparsi alla contemplazione del
dipinto sul quale lolio ancora fresco brillava in riflessi umidi. Si chiedeva se un
tocco di giallo pi pallido, o al contrario di giallo un tantino pi arancio, non
avrebbe reso meglio lo splendore dorato dei capelli, se la fronte era abbastanza
chiara, se gli occhi, quei begli occhi azzurri un po tondi, avevano unespressione
viva. I lineamenti erano riprodotti esattamente, certo ma lo sguardo? Da che
cosa dipende lo sguardo? Da un puntolino di bianco sulla pupilla? Da unombra
un po pi marcata allangolo di una palpebra? Come arrivare, con dei colori
separati e disposti gli uni dopo gli altri, a rendere la realt dun viso e le strane
variazioni della luce sui contorni delle forme? Forse non era questione di sguardo,
tutto sommato, ma di sottigliezza della narice, oppure il riflesso chiaro sulle
labbra
Dipingo troppe madonne, tutte con la stessa inclinazione del volto, tutte con la
stessa espressione destasi, dassenza pens il pittore.
Allora, signor Oderisi, finito? chiese la bella principessa che gli faceva da
modella.
Da una settimana la giovane donna passava tre ore al giorno seduta in quella
stanza per posare per il ritratto destinato alla corte di Francia.
Attraverso la grande finestra a ogiva dai vetri spalancati si scorgevano gli alberi
delle navi dOriente ancorate nel porto, e, pi in l, tutta la baia di Napoli, il mare
incredibilmente blu sotto un pulviscolo di sole, il profilo triangolare del Vesuvio.
Laria era tiepida, la giornata splendida.
Oderisi si tolse il pennello di bocca.
Ahim! rispose. finito.
Come sarebbe a dire ahim?
Sar privato della gioia di vedervi ogni mattina, donna Clemenza, e mi

sembrer che il sole non si levi pi.


Era unusuale formula di cortesia: dichiarare a una donna, principessa o serva,
che il non poterla rivedere sarebbe costato al cavaliere una grave malattia per un
napoletano era il minimo. E la dama di compagnia che ricamava in silenzio in un
angolo della stanza con lincarico di vegliare sulla decenza dellincontro non alz
nemmeno la testa.
E poi, madonna, e poi dico ahim, s, perch questo ritratto non va,
aggiunse Oderisi. Non rende giustizia alla vostra bellezza.
Anche essere umili era cosa socialmente encomiabile; ma in questo caso le
parole di Oderisi erano sincere.
Provava quel particolare dispiacere di ogni artista che, di fronte allopera
compiuta, si rende conto di non aver saputo far di meglio. Quel ragazzo di
diciassette anni dimostrava gi tutte le qualit che fanno un grande pittore.
Posso vedere? chiese Clemenza dUngheria.
Ah! Signora, non infierite su di me. So fin troppo bene che il mio maestro
che avrebbe dovuto aver lonore di dipingere questo ritratto.
Avevano chiamato Giotto, infatti, mandandogli un messaggio attraverso lItalia.
Ma lillustre pittore toscano, occupato il quel periodo ad affrescare la vita di san
Francesco sulle pareti di Santa Croce a Firenze, aveva risposto dallalto delle
impalcature di rivolgersi al suo giovane allievo di Napoli.
Clemenza di Ungheria si alz e si avvicin al cavalletto. Alta e bionda, era pi
imponente che graziosa e forse pi aristocratica che femminile. Ma limpressione
di severit del suo aspetto era ingentilita dalla purezza del volto, dallespressione
sempre meravigliata dello sguardo.
Ma, signor Oderisi, esclam la principessa, mi avete ritratta pi bella di
quanto io non sia!
Ho riprodotto fedelmente i vostri lineamenti, donna Clemenza; e ho fatto del
mio meglio per dipingere anche la vostra anima.
Allora mi piacerebbe che il mio specchio avesse il vostro talento, scherz lei.
Si sorrisero, ringraziandosi lun laltra dei complimenti.
Speriamo che questimmagine piaccia, in Francia voglio dire, piaccia a mio
zio di Valois, disse lei, un po in imbarazzo.
Poich la verit ufficiale, anche se nessuno ci credeva, sosteneva che il ritratto
fosse destinato a Carlo di Valois, per il grande affetto che lo legava alla nipote.
Nellavallare quella bugia, Clemenza arross. A ventidue anni, arrossiva ancora
con facilit e se ne faceva un cruccio, come si trattasse di una debolezza. Quante
volte la nonna, la regina Maria di Ungheria, le aveva ripetuto: Clemenza, una

principessa in procinto di diventar regina non arrossisce!


Ma davvero sarebbe divenuta regina? Lo sguardo volto al mare, sognava quel
cugino lontano, quel re sconosciuto del quale le avevano tanto parlato da venti
giorni a quella parte, da quando era giunta da Parigi unambasciata ufficiosa
Il signor di Bouville le aveva descritto Luigi X come un principe infelice,
duramente colpito nei suoi affetti, ma con tutte le doti estetiche, intellettuali e
morali che potevano piacere a una dama dalto lignaggio. Quanto alla corte di
Francia, era un modello per lEuropa intera, e offriva una perfetta mescolanza di
gioie familiari e di maest regale Niente poteva piacere di pi a Clemenza della
prospettiva di curare le ferite nellanima dun uomo provato a breve distanza dal
tradimento duna moglie indegna e dalla morte prematura dun padre adorato. Per
Clemenza amore e devozione erano la stessa cosa. E a ci si aggiungeva
lorgoglio di essere stata scelta dalla Francia Certo ho atteso a lungo una
sistemazione, al punto che non ci speravo pi. E adesso forse Dio mi dar lo
sposo migliore e il regno pi bello. Cos da tre settimane viveva come in un
miracolo e traboccava di riconoscenza verso il Creatore e luniverso intero.
Una tenda ricamata a leoni e aquile si sollev e un ragazzo minuto, dal naso
sottile, gli occhi ardenti e allegri e i capelli nerissimi entr e si inchin.
Oh! Signor Baglioni, eccovi, Io accolse Clemenza in tono felice.
Le piaceva molto il giovane senese che faceva da interprete allambasciatore: per
lei, era messaggero di felicit.
Principessa, disse Guccio, il signor di Bouville mi manda a chiedervi se pu
venire a trovarvi.
Certo, mi fa sempre piacere vederlo. Ma adesso avvicinatevi e ditemi che cosa
pensate di questo quadro appena terminato.
Dico, principessa, dichiar Guccio dopo un istante di contemplazione
silenziosa, che questo ritratto vi somiglia in tutto e per tutto, e mostra la pi bella
dama che io abbia mai veduto.
Oderisi, le braccia macchiate di ocra e di vermiglio, si beveva ogni lode.
Non amate allora qualche signorina di Francia, come mi era parso di capire?
chiese Clemenza sorridendo.
Certo, sono innamorato, principessa
Allora non siete sincero con lei o con me, messer Guccio: ho sempre sentito
dire che per chi ama non c al mondo volto pi bello di quello dellamata.
La dama che mi fedele come io sono fedele a lei, rispose Guccio con
slancio, certo la pi bella che ci sia dopo di voi, donna Clemenza. E dire il
vero non significa essere infedeli o sleali.

Da quando era giunto a Napoli e si era trovato coinvolto nel progetto di


matrimonio di un re, il nipote del banchiere Tolomei si piccava di assumere arie
da eroe cortese, da cavaliere che langue damore per la bella lontana. In realt la
sua passione si adattava benissimo alla lontananza, e lui, dal canto suo, non aveva
lasciato perdere alcuna occasione di quelle che si offrono al viaggiatore.
La principessa Clemenza si sentiva piena di curiosit e molto ben disposta nei
confronti degli altrui amori. Avrebbe desiderato che tutti i ragazzi e le ragazze del
mondo fossero felici.
Se a Dio piacer che io vada in Francia arross di nuovo, sar lieta di
conoscere colei alla quale pensate e che prima o poi sposerete, penso.
Ah! Principessa, volesse il cielo che veniate in Francia! Non avreste servitore
pi fedele di me, state certa, n pi devota servente di lei.
E pieg il ginocchio con il suo stile migliore, come se si fosse trovato in torneo
dinanzi alla loggia destinata alle dame. Lei lo ringrazi con un gesto della mano;
aveva belle dita affusolate, dalla punta allungata, come quelle dei santi degli
affreschi.
Ah! che brava gente, che persone gentili, pensava Clemenza, guardando il
piccolo italiano che per lei, in quel momento, rappresentava tutta la Francia.
Potete almeno dirmi come si chiama, o un segreto?
Non un segreto per voi, se desiderate saperlo, donna Clemenza. Si chiama
Marie Marie de Cressay. di nobile lignaggio. Suo padre era cavaliere. Mi
attende nel suo castello, a dieci leghe da Parigi. Ha sedici anni
Bene! Siate felici, ve lo auguro, signor Guccio. Siate felici, voi e la vostra bella
Marie de Cressay.
Guccio usc e si slanci per le gallerie quasi a passo di danza. Gi vedeva la
regina di Francia assistere alle sue nozze. Mancava solo, per realizzare un cos bel
progetto, che il re Luigi da una parte decidesse si sposare Clemenza, e che la
famiglia Cressay dallaltra accordasse a un banchiere italiano la mano di Marie
Il ragazzo trov Ugo di Bouville negli appartamenti nei quali li avevano
ospitati. Lex gran ciambellano stringeva uno specchio e cercava la luce migliore,
girando su se stesso, per assicurarsi di essere a posto e risistemare le ciocche
bianche e nere che lo rendevano simile a un grosso cavallo pezzato. Cominciava a
chiedersi se non fosse il caso di tingersi.
I viaggi fanno bene ai giovani; ma capita anche che stravolgano i meno giovani.
Laria italiana aveva inebriato Bouville. Quel bravuomo, sempre ligio ai suoi
doveri, non aveva saputo resistere, da Firenze, alla tentazione di tradire la
moglie, e si era subito precipitato in chiesa a confessarsi. A Siena, dove Guccio

conosceva delle dame galanti, era stato recidivo, gi con molto meno rimorsi. A
Roma si era comportato come se avesse ventanni di meno. Napoli, prodiga di
facili piaceri a condizione davere un po di denaro, faceva vivere Bouville in
una sorta di incantesimo continuo. Ci che altrove passava per vizio qui
assumeva unaria naturale, quasi ingenua. Piccoli lenoni dodicenni, cenciosi e
abbronzati, decantavano le grazie della sorella maggiore con antica eloquenza e
poi se ne restavano seduti tranquilli in anticamera a grattarsi i piedi. E in pi si
aveva anche limpressione di fare una buona azione, permettendo a una
famiglia intera di sfamarsi per una settimana. E il piacere di andar in giro in
gennaio senza mantello! Bouville vestiva allultima moda e adesso portava
sopravvesti con maniche a due colori a righe trasversali. Certo, era stato
derubato praticamente a ogni angolo di strada. Ma era un prezzo minimo per
tanto divertimento!
Caro amico, disse, vedendo entrare Guccio, sapete che sono dimagrito al
punto che pu darsi riprenda la corporatura snella di una volta?
La supposizione testimoniava un notevole ottimismo. Messere, rispose
Guccio, donna Clemenza pronta a ricevervi.
Il ritratto non sar finito, spero?
S, finito.
Bouville tir un sospirone. Allora dovremo far ritorno in Francia. Vi confesso
che me ne dolgo, perch questo paese mi piace e avrei dato volentieri qualche
fiorino al pittore perch tirasse un po in lungo il suo lavoro. Pazienza, tutte le
cose belle devono finire.
Si scambiarono un sorriso complice e, per raggiungere gli appartamenti della
principessa, il grasso ambasciatore prese affettuosamente Guccio sottobraccio.
Tra quei due uomini cos diversi per et, origine e status era nata una vera
amicizia, destinata a consolidarsi di tappa in tappa. Agli occhi di Bouville il
ragazzo toscano sembrava lincarnazione stessa di quel viaggio, con le sue libert,
le sue scoperte, e quel senso di giovinezza ritrovata. Inoltre il ragazzo si mostrava
zelante, sveglio, discuteva con i fornitori, amministrava le spese, spianava le
difficolt, organizzava le distrazioni. Quanto a Guccio, condivideva con Bouville
una vita da gran signore e viveva accanto a principi. Le sue funzioni imprecise di
segretario, interprete e tesoriere gli valevano particolari riguardi. E poi Bouville
non era avaro di ricordi; durante le lunghe cavalcate, o la sera, a cena negli
alberghi o nelle foresterie dei monasteri, aveva raccontato a Guccio moltissime
cose su Filippo il Bello, la corte di Francia e le famiglie reali. Cos si aprivano lun
laltro dinanzi orizzonti sconosciuti e si completavano, a meraviglia, formando una

strana coppia nella quale spesso era il ragazzo a guidare il vecchio.


Arrivarono cos da donna Clemenza; ma la loro aria sicura svan non appena
videro, in piedi davanti al quadro, la vecchia regina madre di Ungheria.
Inchinandosi ossequiosi procedettero a passo cauto.
La regina aveva settantanni. Vedova del re di Napoli Carlo II lo Zoppo, madre
di tredici figli dei quali era gi morta circa la met, doveva alle numerose
maternit i fianchi allargati e ai numerosi lutti le lunghe rughe che congiungevano
le palpebre alla bocca sdentata. Era alta, con un incarnato grigio e i capelli
bianchi. La sua espressione conservava una forza, una decisione, unautorit che la
vecchiaia non aveva attenuato. Portava sempre la corona. Parente di tutte le
famiglie dEuropa, aveva rivendicato per la sua discendenza il regno dUngheria e
dopo ventanni di lotta aveva finito con lottenerlo.
Adesso che suo nipote Carlo Roberto o Caroberto, erede del figlio maggiore
di Maria, Carlo Martello, morto prematuramente, occupava il trono di Buda, che
la canonizzazione del secondo figlio, il defunto arcivescovo di Tolosa, sembrava
cosa certa, che il suo terzo figlio, Roberto, regnava su Napoli e le Puglie, che il
quarto era principe di Taranto e imperatore titolare di Costantinopoli, che il
quinto era duca di Durazzo, e che le figlie sopravvissute erano una sposata al re di
Maiorca e laltra a Federico dAragona, la regina Maria non considerava ancora
terminato il suo compito: adesso si occupava della nipote Clemenza, lorfana, la
sorella di Caroberto che lei aveva allevato.
Girandosi bruscamente verso Bouville come un falco che avvista un cappone,
gli fece segno di avvicinarsi.
Dunque, signore, chiese, che ve ne pare di questo ritratto?
Bouville si sprofond in meditazione davanti al cavalletto. In realt guardava
meno il viso della principessa che le due tavole laterali destinate a chiudersi per
proteggere il ritratto e sulle quali Oderisi aveva dipinto da una parte il Maschio
Angioino e dallaltra il porto e la baia di Napoli visti dallalto. Guardando il
paesaggio che avrebbe presto dovuto abbandonare, Bouville sentiva gi nostalgia.
Non posso eccepire sulla pittura, riconobbe alla fine. Solo che la cornice mi
sembra un po troppo semplice per racchiudere un viso cos bello. Non pensate
che un festone dorato
Cercava di guadagnare un giorno o due.
Non importa, messere, tagli corto la vecchia regina. Trovate che sia
somigliante? S. questo che conta. Larte cosa frivola e mi stupirei se re Luigi
si preoccupasse delle ghirlande ornamentali. il viso che importa, no?
Non aveva peli sulla lingua e, diversamente dal resto della corte, non cercava

affatto di celare il motivo dellambasciata. Comunque conged Oderisi dicendo:


Avete lavorato bene, giovanotto; il nostro tesoriere vi pagher il dovuto.
Adesso tornate a dipingere la nostra chiesa e fate in modo che il diavolo sia ben
nero e gli angeli molto splendenti.
E per sbarazzarsi anche di Guccio, gli ordin di aiutare il pittore a portar via le
sue cose. Nello stesso tono disse alla dama di compagnia di andare a ricamare da
unaltra parte.
Poi, senza testimoni, si rivolse di nuovo a Bouville. Adesso, messere, ripartirete
per la Francia.
Con infinito rimpianto, mia regina, perch tutte le gentilezze che mi hanno
usato qui
Comunque, lo interruppe lei, la vostra missione finita. O almeno, quasi.
I suoi occhi neri erano fissi in quelli di Bouville.
Quasi, mia regina?
Voglio dire che la faccenda risolta in linea di massima, perch il re mio
figlio e io diamo il nostro assenso al progetto. Ma questo assenso, messere
Strinse la mascella, e i cordoni del collo si tesero.
Questo accordo, non dimenticatelo, dipende da una condizione. Poich se noi
ci consideriamo molto onorati dalle intenzioni del re di Francia, nostro cugino, e
se siamo pronti ad amarlo con fedelt tutta cristiana e a dargli numerosa
discendenza, poich le donne della nostra famiglia sono feconde, vero anche che
la nostra risposta definitiva resta subordinata allesigenza che il vostro padrone sia
libero dai legami con Margherita di Borgogna in maniera rapida quanto definitiva.
Non possiamo accontentarci di un ripudio arrangiato da vescovi compiacenti e
che potrebbe venir contestato dalla Chiesa pi in alto loco.
Otterremo lannullamento tra poco, mia regina. Ho lonore di assicurarvelo.
Messere, siamo a quattrocchi. Quindi non assicuratemi assurdit.
Bouville tossicchi per nascondere limbarazzo. Questo annullamento, mia
regina, la cosa che preoccupa di pi monsignor di Valois che sta facendo di
tutto per ottenerlo e considera praticamente la cosa gi fatta
S, s, borbott la vecchia regina, conosco mio genero! A parole, niente gli
resiste; i suoi cavalli non si spezzano le zampe, a meno che non li gettino
direttamente in un burrone.
Nonostante sua figlia Margherita fosse morta da quindici anni e Carlo di
Valois, da allora, si fosse risposato due volte, lei continuava a chiamarlo mio
genero.
Resta inteso anche che non daremo terre. La Francia ne ha abbastanza, mi

pare. Daltra parte, quando nostra figlia spos Carlo, gli port in dote lAngi;
non cosa da poco. E laltranno, invece, quando una figlia di secondo letto di
Carlo si unita a nostro figlio di Taranto, gli ha portato Costantinopoli.
E con la mano gottosa la vecchia regina fece un gesto che voleva significare:
questo bel titolo solo vento.
In un angolo accanto alla finestra aperta, lo sguardo fisso sul mare, Clemenza
si sentiva imbarazzata. Lamore doveva accompagnarsi a questi preliminari cos
simili a discussioni di trattati? Era della sua felicit che si parlava, della sua vita.
Avevano rifiutato per lei, senza chiederle niente, cos tanti partiti ritenuti non
allaltezza! E adesso le offrivano il trono di Francia, quando appena un mese
prima lei aveva cominciato a chiedersi se non fosse il caso di prendere il velo! La
nonna aveva un tono parecchio brusco. Da parte sua, lei avrebbe preferito trattare
pi dolcemente, mostrarsi meno puntigliosa sul diritto canonico Molto lontano
dalla baia, una nave alzava le vele verso le coste della Barberia.
Sulla strada del ritorno, mia regina, disse Bouville, mi fermer ad Avignone.
Ho le istruzioni di monsignor di Valois. E avremo presto il papa che ci serve.
Voglio credervi, rispose Maria di Ungheria. Ma noi vogliamo che la
faccenda sia sistemata per lestate. Non ci mancano i pretendenti per la mano di
Clemenza: altri principi la vorrebbero in sposa. Non possiamo attendere troppo a
lungo. I cordoni del collo si tesero di nuovo. Sappiate che ad Avignone il
cardinale Duze nostro candidato. Io mi auguro che sia anche il candidato del
re di Francia. Otterrete lannullamento pi in fretta se sar lui a diventar papa. Ci
deve molto ed una nostra creatura. Inoltre Avignone un territorio angioino, e
noi ne siamo sovrani, sotto il re di Francia, sintende. Non dimenticatelo.
Congedatevi dal re mio figlio e che tutto proceda secondo i vostri desideri
Prima dellestate, messere, ricordate, prima dellestate!
Bouville sinchin e se ne and.
Nonna, disse Clemenza con voce inquieta, pensate che
La vecchia regina le diede un colpettino sul braccio.
Tutto nelle mani di Dio, bambina. Ci capita quello che lui vuole.
E se ne and anche lei.
Il re Luigi potrebbe avere anche lui altre principesse in mente, pens
Clemenza. Sar una mossa abile far tanta pressione? Non lo si indurr a rivolgersi
altrove?
Stava davanti al cavalletto, le mani incrociate allaltezza della vita, riassumendo
istintivamente la posa del ritratto.
Un re vorr davvero, si domand ancora, posare le labbra su quelle mani?

VI LA CACCIA AI CARDINALI

ouville e Guccio simbarcarono il mattino di due giorni dopo. Era stato

deciso, in effetti, di tornare in patria via mare, per guadagnare tempo. Nel loro
bagaglio portavano un cofanetto borchiato di metallo con loro dei Bardi di
Napoli; la chiave laveva Guccio, appesa al collo. Appoggiati al parapetto del
castello di poppa, Bouville e Guccio guardavano melanconici Napoli che si
allontanava, il Vesuvio e le isole. Gruppi di vele bianche lasciavano le sponde per
la pesca. Poi furono in alto mare.
Il Mediterraneo era calmo; soffiava appena la brezza necessaria a spingere
innanzi limbarcazione. Guccio, che rammentava la tremenda traversata della
Manica dellanno precedente, si era sentito un po agitato allidea di rimetter piede
su una nave; invece stava benissimo, e ne era contento. In capo a due ore si era
reso perfettamente conto tanto della stabilit della nave quanto del proprio
coraggio; quasi quasi si sarebbe paragonato a messer Marco Polo, il grande
navigatore veneziano, il cui Milione, recentemente scritto dopo i suoi viaggi, era
molto letto e famoso in quegli anni. Guccio andava e veniva dal castello di prua al
castello di poppa, si faceva spiegare i termini marinari e si atteggiava a grande
avventuriero, mentre il vecchio gran ciambellano continuava a rimpiangere la citt
stupenda che era stato costretto a lasciare.
Dopo cinque giorni, approdarono ad Aigues-Mortes. Era da l che san Luigi
era partito per la crociata; ma la costruzione del porto era stata effettivamente
portata a termine soltanto sotto Filippo il Bello.
Andiamo, disse il grosso Bouville, sforzandosi di scuotersi di dosso la
nostalgia. Adesso bisogna dedicarsi alle cose pi urgenti.
Gli scudieri andarono a procurarsi cavalli e muli, i valletti si occuparono dei
bagagli, del ritratto di Oderisi imballato in una cassa e del forziere dei Bardi che
Guccio non perdeva mai docchio.

Il tempo era brutto, nuvoloso, e Napoli sembrava gi soltanto il ricordo di un


bel sogno.
Per raggiungere Avignone ci volle un giorno e mezzo di cavalcata, con una
sosta ad Arles. Durante il viaggio, messer di Bouville prese freddo. Troppo
abituato al sole dItalia, aveva trascurato di coprirsi a sufficienza. Linverno in
Provenza breve, ma spesso rigido. Tossendo, sputando e soffiandosi il naso,
Bouville imprecava senza sosta contro i rigori invernali dun paese che non gli
pareva pi il suo.
Larrivo ad Avignone, sotto le raffiche del mistral, fu deludente, perch non
cera neanche un cardinale in giro. Cosa quanto meno strana per una citt che era
sede del papato. Nessuno pot dare delucidazioni allinviato del re di Francia;
nessuno sapeva, o voleva sapere.
Il palazzo pontificio era chiuso, porte e finestre, custodito soltanto da un
portiere muto o imbecille10. Bouville e Guccio decisero allora, visto che la notte si
avvicinava, di andare ad alloggiare nella fortezza di Villeneuve, dallaltra parte del
ponte. L un comandante molto scontroso e molto avaro di parole spieg che i
cardinali si trovavano senzaltro a Carpentras e che semmai bisognava andarli a
cercare laggi. E diede ai viaggiatori da mangiare e da dormire, ma senza
affrettarsi troppo.
Questo capitano degli arcieri, osserv Bouville, parlando con Guccio, non si
mostra gran che amabile con chi viene in nome del re. Lo far presente, tornando
a Parigi.
Allalba, tutti in sella per percorrere le sei leghe che separavano Avignone da
Carpentras. Bouville aveva ripreso un po di speranza. Dal momento che il papa
Clemente V aveva disposto come ultima volont che il conclave avesse luogo a
Carpentras, si poteva arguire, se i cardinali vi eran tornati, che il conclave si fosse
finalmente riunito, o almeno stesse per riunirsi.
A Carpentras dovettero ricredersi. Neanche lombra di un cappello rosso. In
compenso si gelava. Il vento che continuava a soffiare sinfilava nei vicoli e tagliava
la pelle. A ci si aggiungeva, nellanimo dei viaggiatori, una vaga sensazione
dinsicurezza, un sentore di congiura; poich non appena Bouville e i suoi
avevano lasciato Avignone, il mattino, due cavalieri li avevano superati senza
salutarli, galoppando come furie verso Carpentras.
strano, aveva osservato Guccio. Si direbbe che questi tipi non abbiano
altro da fare che giungere prima di noi dove noi siamo diretti.
La citt era deserta; sembrava che gli abitanti si fossero rintanati sottoterra o
fossero fuggiti chiss dove.

Non sar il nostro arrivo, disse Bouville, a creare il vuoto davanti a noi? La
nostra scorta non tanto numerosa da far paura.
Alla cattedrale trovarono solo un vecchio canonico che prima fece finta di
capire che si volevano confessare e se li tir dietro verso la sacrestia. Si esprimeva
a balbettii e gesti. Guccio, che temeva un agguato e si preoccupava per i forzieri
lasciati sui muli dinanzi alla chiesa, mise la mano sullimpugnatura della daga. Il
vecchio canonico, dopo essersi fatto ripetere sei volte le domande, aver riflettuto,
scosso la testa e spolverato la mozzetta lisa, si decise finalmente a confidar loro
che i cardinali si erano ritirati a Orange. Lavevano lasciato l solo soletto
A Orange? esclam Bouville.
E cominci a starnutire cos rumorosamente che il fragore riecheggi in tutta
la cattedrale.
Ma perdio, non sono prelati, ma rondini, i vostri cardinali! disse, non appena
riprese fiato. Siete sicuro almeno che si trovino proprio a Orange?
Sicuro rispose il vecchio, stravolto dalla bestemmia che aveva appena udito.
Di che cosa si pu essere sicuri, a questo mondo, se non dellesistenza di Dio?
Penso che a Orange, nella peggiore delle ipotesi, potrete raggiungere gli italiani.
Poi tacque, come se temesse daver gi detto troppo. Aveva certo altro da
aggiungere, ma non si azzardava a esprimersi.
E va bene, sia! Puntiamo su Orange, decise Bouville con irritata
rassegnazione. Quanto dista? Altre sei leghe? Vada per le sei leghe! In sella,
voialtri!
Non appena Bouville e Guccio si furono avviati sulla strada di Orange, due
cavalieri li superarono di nuovo, procedendo a briglia sciolta; e questa volta i
viaggiatori non ebbero pi dubbi sul fatto che era proprio a causa loro che quei
cavalieri erano stati mandati al galoppo.
Bouville, con un sussulto improvviso di spirito guerriero, voleva che si
rincorressero i due cavalieri; ma Guccio si oppose fermamente.
Siamo troppo carichi, messer Ugo, per poterli raggiungere; i loro cavalli sono
freschi, i nostri stanchi; e soprattutto non voglio lasciarmi dietro il bauletto.
vero, riconobbe Bouville, che il mio ronzino malmesso; me lo sento
cedere sotto e vorrei cambiarlo.
Non si stupirono gran che, una volta arrivati a Orange, nel constatare che i
monsignori non cerano. Comunque Bouville sinfuri quando si sent rispondere
che semmai doveva andarli a cercare ad Avignone.
Ma ci siamo passati ieri, da Avignone, grid al chierico che voleva dargli
informazioni, ed era un deserto! E monsignor Duze? Dove sta, monsignor

Duze?
Il chierico replic che dal momento che monsignor Duze era vescovo di
Avignone, conveniva chiedere al suo vescovado. La discussione sembrava inutile.
Il prevosto di Orange, per una sfortunata coincidenza, era altrove quel giorno, e
luomo incaricato di sostituirlo non aveva disposizione di occuparsi dei nuovi
arrivati. Cos dovettero passare la notte in un albergo sporchissimo e freddissimo,
vicino a delle case in rovina invase dagli sterpi dove il vento ululava. Seduto
dinanzi a un Bouville distrutto dalla stanchezza, Guccio pensava che era necessario
prender la guida della spedizione, se si voleva far ritorno a Parigi, con o senza
risultati.
Un uomo della scorta, togliendo il basto ai muli, aveva avuto la gamba
fratturata da un calcio dun animale, e bisognava lasciarlo l. Due cavalli
sanguinavano al garrese; altri avevano bisogno di venir ferrati. A Bouville colava il
naso da far piet. Mostr cos poca energia, lindomani, e fu cos disperato di
rivedere le mura di Avignone, che Guccio non ebbe grandi difficolt quando si
sostitu a lui.
Non oserei mai presentarmi al re, gemeva Bouville. Ma come si fa a far un
papa, dico io, quando tutti quelli che portan la sottana scappano come lepri al
nostro arrivo! Non sieder mai pi in consiglio, mai pi. Con questa sola
missione, ho perduto i meriti duna vita intera dedicata alla corona
Era tutto preso da preoccupazioni assurde. Il ritratto di donna Clemenza era
ben sistemato? Non si sarebbe sciupato in viaggio?
Lasciate fare a me, messer Ugo, rispondeva Guccio in tono autoritario. La
prima cosa alloggiarvi al caldo; mi sembra proprio che ne abbiate un gran
bisogno.
Guccio and dal capitano della citt e assunse immediatamente latteggiamento
che avrebbe dovuto tenere Bouville fin dallinizio; fece risuonare cos
solennemente, nel suo marcato accento italiano, i titoli del suo padrone e quelli
che attribuiva a se stesso, espresse le sue esigenze con tanta naturalezza che in
capo a unora aveva ottenuto che gli vuotassero una casa e gliela mettessero a
disposizione. Guccio ci sistem i suoi uomini e mise Bouville in un letto ben
riscaldato. Poi, quando lomone, che accampava ipocritamente la scusa del
raffreddore per non dover prendere pi alcuna decisione, si fu rifugiato sotto le
coperte, Guccio gli disse: Questaria di congiura che soffia intorno a noi non mi
piace neanche un po e adesso vorrei mettere al sicuro il nostro oro. Qui c un
agente dei Bardi; a lui che intendo affidare il forziere. In seguito mi sentir
molto pi tranquillo e mi metter a cercare quei dannati vostri cardinali.

I miei cardinali, i miei cardinali! borbott Bouville. Non sono affatto i miei
cardinali e questo loro modo di menarmi per il naso fa pi rabbia a me che a voi.
Ne parleremo dopo che avr riposato un pochino, se volete, perch mi sento tutto
infreddolito. Siete sicuro almeno del vostro lombardo? Possiamo aver fiducia in
lui? Questo denaro, dopotutto, appartiene al re di Francia
Guccio rispose con sussiego: Siate certo, messer Ugo, che mi prendo cura di
questo denaro come se appartenesse alla mia famiglia!
E si rec in banca, nel quartiere di Saint-Agricol. Lagente dei Bardi, cugino
del capo della potente compagnia, ricevette Guccio con la cordialit dovuta al
nipote dun grande confratello e and di persona a sistemare il forziere nella
camera di sicurezza. Ci fu uno scambio di firme; poi il lombardo condusse
lospite nel salone, per ascoltare il racconto delle sue difficolt.
Un uomo magro e un po curvo che stava dinanzi al camino si gir al loro
ingresso ed esclam: Guccio Baglioni! Perbacco, sei tu? Che piacere rivederti!
Carissimo Boccaccio, che fortuna! Che fai qua? Sono sempre gli stessi a
ritrovarsi strada facendo perch sono sempre gli stessi, a quanto pare, che
viaggiano. E non cera niente di strano nel fatto che Boccaccio si trovasse l, dal
momento che era il messo pi importante della compagnia dei Bardi.
Ma le amicizie nate per caso in viaggio tra gente che si muove molto sono pi
rapide, pi entusiaste e spesso pi solide di quelle tra sedentari.
Boccaccio e Guccio si erano conosciuti un anno prima sulla strada di Londra;
a Parigi si erano rivisti, qualche volta, e ormai si consideravano amici da sempre.
La loro gioia si esprimeva nel colorito parlar toscano, ricco di grossolanit eppure
ricercato. Un ascoltatore ignaro delle abitudini fiorentine non sarebbe riuscito a
capire perch degli amici tanto contenti di rivedersi si chiamassero affettuosamente
bastardo, sodomita o peggio.
Mentre il Bardi dAvignone mesceva loro vino speziato, Guccio raccont della
spedizione, delle disavventure degli ultimi giorni a caccia di cardinali, dello stato
miserevole di Bouville.
Ben presto Boccaccio non pot pi trattenere lilarit. La caccia ai cardinali, la
caccia ai cardinali! Vi hanno preso per il culo, i monsignori!
Poi, tornando serio, diede a Guccio qualche delucidazione. Non mi stupisce
affatto che i cardinali si nascondano. Hanno raccomandato loro la prudenza e nei
confronti di tutto ci che viene dalla corte di Francia, o sembra venire da l,
preferiscono scappare. Lestate scorsa, Bertrand de Got e Guillaume de Budos,
nipoti del defunto papa, sono arrivati quaggi, spediti dal tuo caro amico
Marigny, sostenendo di voler soltanto riportare a Bordeaux il cadavere dello zio.

Avevano con loro cinquecento armati, e ammetterai che sono parecchi, per
trasportare un cadavere! La loro missione era quella di preparare lelezione di un
cardinale francese, e come argomento persuasivo non hanno scelto la dolcezza.
Un bel mattino le case dei cardinali furono assaltate; intanto veniva assediato il
convento di Carpentras dove aveva luogo il conclave. E i cardinali se la
svignarono attraverso una breccia nel muro e scapparono in campagna per metter
la pelle al sicuro. Senza la breccia offerta loro dalla divina provvidenza, si
sarebbero trovati a malpartito. Certi hanno continuato a correre una buona lega,
con le sottane sollevate. Oppure sono andati a nascondersi nei fienili. Se lo
ricordano ancora.
Inoltre, intervenne il cugino Bardi, hanno rinforzato la guarnigione di
Villeneuve, e i cardinali si aspettano che gli arcieri passino il ponte da un
momento allaltro. Vi hanno visti andare a Villeneuve e tornare, tanto basta E
sapete chi sono i cavalieri che vi hanno pi volte superati al galoppo? Uomini
dellarcivescovo Marigny, ci giurerei. Girano nei paraggi, di questi tempi. Non
capisco bene per chi lavorino, ma di certo non per voi.
Non otterrete un bel nulla, tu e Bouville, riprese Boccaccio, presentandovi
come inviati del re di Francia. Anzi, rischiate, una sera o laltra, di ritrovarvi a
mangiare una minestra cucinata in modo tale da non offrirvi possibilit di
risveglio, la mattina dopo. Lunica raccomandazione possibile, al momento, presso
i cardinali be, presso qualche cardinale di presentarsi in nome del re di
Napoli. Venite da l, mhai detto.
S, rispose Guccio. Abbiamo anche la benedizione della regina Maria di
Ungheria per incontrare il Cardinal Duze.
Eh! Perch non lhai detto subito? Lo conosciamo! nostro cliente da
ventanni. Strano tipo, questo monsignore. Sembrava molto ben sistemato, a
Carpentras, per diventar papa.
E come mai non lhanno eletto? francese.
Di nascita, s. Ma stato cancelliere di Napoli, ecco perch Marigny non lo
vuole. Posso farti avere un incontro quando vuoi, domani stesso, se ti va.
Allora sai dove trovarlo?
Non si mai mosso di qui, replic ridendo Boccaccio. Torna al tuo
alloggio, ti far sapere qualcosa prima di sera. Se poi avete qualche soldo, come
dicevi, lincontro risulter ancora pi facile. Il cardinale spesso a corto di
quattrini e ci deve una bella sommetta.
Tre ore pi tardi Boccaccio bussava alla porta della casa dovera sistemato
Bouville. Portava buone nuove. Il cardinale Duze si sarebbe recato lindomani

verso lora nona a fare una passeggiatina a una lega a nord di Avignone, in un
posto chiamato Pontet per via dun ponticello che stava l. Il cardinale avrebbe
incontrato come per caso messer di Bouville, se questultimo si fosse trovato a
passare nelle vicinanze, a condizione che il francese non fosse accompagnato da
pi di sei uomini. Le scorte sarebbero dovute rimanere ai due lati dun campo
mentre Duze e Bouville parlavano in mezzo a questo campo, lontano da occhi e
orecchi indiscreti. Ci avrebbe pensato il cardinale di curia a organizzare la recita.
Guccio, ragazzo mio, lo sapete, vi sar grato in eterno, dichiar Bouville, il
cui stato di salute, con il ritorno della speranza, aveva registrato un notevole
miglioramento.
Lindomani mattina dunque Bouville, con Guccio, Boccaccio e quattro scudieri,
and a Pontet. Cera una forte bruma che sfumava suoni e contorni e il posto era
deserto come auspicato. Bouville si era messo tre mantelli uno sopra laltro.
Dovettero aspettare un bel po.
Alla fine un gruppetto di cavalieri emerse dalla foschia. In mezzo stava un
giovanotto in groppa a una mula bianca. Salt gi veloce dalla sua cavalcatura.
Portava una cappa scura sotto la quale sintravedevano abiti rossi e aveva in testa
un berretto foderato di pelo. Venne avanti con unandatura vivace, quasi saltellante,
nellerba ghiacciata. Allora videro tutti che il ragazzo era il cardinale Duze. Sua
Adolescenza aveva settantanni. Solo il viso, dalle guance e dalle tempie scavate,
con le sopracciglia bianche e la pelle secca, rivelava let. Gli occhi avevano
conservato la vivacit e lintelligenza della giovinezza.
Bouville sincammin a sua volta per raggiungere il cardinale vicino a un
muretto. I due uomini si studiarono un momento, reciprocamente sorpresi.
Bouville, nel suo rispetto innato per la chiesa, si era aspettato un prelato pieno di
maest, con un po di unzione, magari, non quel folletto che saltellava nelle
nebbie. E il cardinale di curia, che credeva di trovarsi alle prese con un guerriero
del tipo di Nogaret o Bertrand de Got, considerava perplesso lomone vestito a
strati come una cipolla che si soffiava rumorosamente il naso.
Fu il cardinale a parlare per primo. La sua voce non mancava mai di
sorprendere chi la udiva per la prima volta. Attutita come un tamburo funebre, e
tuttavia viva, rapida e soffocata, non sembrava venire da lui, ma da qualcun altro
che si trovasse l in giro e che veniva istintivo di cercare con lo sguardo.
Dunque, messer di Bouville, voi venite da parte del re di Napoli, che mi
onora della sua cristiana fiducia. Il re di Napoli il re di Napoli, ripet.
Benissimo. Ma siete anche un inviato del re di Francia. Eravate gran ciambellano
di re Filippo, il quale non mi aveva molto in simpatia e non so bene perch,

dal momento che avevo operato a suo favore fuori del concilio di Vienne per far
sopprimere i Templari.
Bouville cap che il colloquio scivolava su temi politici e si sent, l in piedi in
un prato di Provenza, come se lo interpellassero per un parere nel consiglio
ristretto. Si augur che la sua memoria riuscisse a fornirgli una risposta sensata.
Mi pare, monsignore, che voi vi siate opposto quando si tratt di dichiarare
eretico papa Bonifacio. Il re Filippo non laveva dimenticato.
Messere, questo era davvero chiedermi troppo. I re non si rendono conto di
quello che esigono. Quando si fa parte del collegio nellambito del quale si
eleggono i papi, ripugna creare simili precedenti. Un re, quando sale al trono,
non proclamer mai che suo padre era traditore, adultero e ladro, anche se spesso
la verit. Papa Bonifacio morto pazzo, lo sappiamo, rifiutando i sacramenti e
proferendo bestemmie orrende. Ma era diventato folle perch lo avevano
schiaffeggiato in trono. Che cosa ci avrebbe guadagnato, la chiesa, a render
pubblica questa vergogna? Quanto alle bolle emesse da papa Bonifacio prima di
diventar pazzo, lunica eresia che contenessero era quella di dispiacere al re di
Francia. E in questo soggetto il giudizio sta al papa pi che al re. E Clemente V,
il mio venerabile benefattore sapete che debbo a lui dessere il poco che sono
papa Clemente, dicevo, era dello stesso avviso. Anche monsignor de Marigny non
mi ama gran che. Ha fatto tutto il possibile per osteggiarmi, da quando il trono di
Pietro vacante. E quindi non capisco proprio. Perch avete voluto vedermi?
Marigny ancora potente, in Francia, o fa mostra di esserlo soltanto? Si dice che
non comandi pi, eppure tutti continuano a obbedirgli!
Davvero un tipo curioso quel cardinale che giocava dastuzia per non vedere un
ambasciatore, poi per incontrarlo, e dal primo momento andava al nocciolo delle
questioni come se conoscesse da sempre il suo interlocutore.
La verit, monsignore, rispose Bouville, che non intendeva affatto discutere
su Marigny, la verit che vengo a esprimervi il desiderio di re Luigi e quello di
monsignor di Valois daver un papa al pi presto.
Le sopracciglia bianche del cardinale si sollevarono.
Bel desiderio davvero, dal momento che mimpediscono, per prudenza, per
denaro o per forza, dessere eletto da pi di nove mesi! Non che io mi stimi
degno di una cos alta missione ma chi lo mai, ditemi! Non sono pi avido di
altri di una tiara della quale conosco fin troppo bene il peso, anzi. Il vescovado di
Avignone mi d abbastanza da fare, e altrettanto dicasi per i trattati ai quali dedico
tutti i ritagli di tempo. Ho iniziato un Thesaurus pauperum, un Art transmutatoire
sulle ricette di alchimia e anche un Elixir des Philosophes; sono tutti a buon

punto e vorrei vederli finiti prima di morire Forse che a Parigi hanno cambiato
avviso per quel che mi riguarda? E adesso vorrebbero vedermi papa?
Bouville realizz in quel momento che le istruzioni di monsignor di Valois
erano, come al solito, tanto imperative quanto vaghe. Gli aveva detto: Un papa.
Ma certo, monsignore, replic debolmente. Perch non voi?
Allora, questo significa che mi chiederete qualcosa dimportante voglio dire,
quando sar eletto. Che cosa dovrei fare?
Il fatto , monsignore, che il re ha necessit di far annullare il suo
matrimonio
per potersi risposare con Clemenza di Ungheria? indag il cardinale.
Siete al corrente del progetto?
Non vi siete fermato tre settimane a Napoli? Non portate con voi un ritratto di
donna Clemenza?
Siete molto bene informato, monsignore.
Il cardinale non rispose e si mise a osservare il cielo come se ci vedesse passare
degli angeli.
Annullare disse con la sua voce soffocata che si dissolveva nella bruma.
Certo si pu sempre annullare. Le porte della chiesa erano aperte per bene, il
giorno del matrimonio? Voi assistevate e non rammentate. Pu darsi che altri
ricordino che erano state sbadatamente chiuse Il vostro re cugino ben
prossimo alla moglie! Forse hanno omesso di chiedere la dispensa. Si potrebbero
liberare dal vincolo matrimoniale tutti i principi dEuropa per questo motivo: sono
imparentati a destra e a manca, e basta vedere i frutti dei loro matrimoni per
rendersene conto. Uno zoppo, laltro sordo, laltro ancora si sforza senza
successo di darsi ai piaceri della carne. Se non capitasse ogni tanto un peccatuccio
o un matrimonio con gente di ceto inferiore, le dinastie si estinguerebbero di
scrofola o di mal sottile.
La famiglia di Francia, replic Bouville, punto sul vivo, gode di ottima
salute, e i nostri principi di sangue sono forti come tori.
S, s ma quando la malattia non prende il corpo, colpisce la testa. E poi i
bambini muoiono cos piccoli No, davvero, non ho gran desiderio di diventar
papa.
Ma se diverrete papa, monsignore, disse Bouville, ansioso di riprendere il
filo del discorso, lannullamento vi parrebbe cosa fattibile prima dellestate?
Annullare cosa meno difficile, replic amaramente Duze, che
riguadagnare i voti che mhan fatto perdere!
La discussione girava in tondo. Bouville, vedendo i suoi che battevano i piedi

per scaldarsi ai bordi del prato, rimpiangeva di non poter chiamare Guccio,
oppure quel Boccaccio che pareva cos in gamba. La bruma era meno densa e
lasciava intuire, pallido pallido, un sole invernale. Non cera vento. Bouville di
godeva la pausa; ma era stanco di stare in piedi e i tre mantelli cominciavano a
pesargli. Sedette macchinalmente sul muretto di pietre e chiese: Insomma,
monsignore, il conclave a che punto ?
Il conclave? Ma non c nessun conclave. Il cardinale dAlbano
Volete dire messer Arnaud dAuch, che a Parigi, lanno scorso
in qualit di legato condann il gran maestro del Tempio. S, lui. Come
cardinale camerlengo, spetta a lui riunirci. Ma fa del suo meglio per evitarlo, da
quando messer de Marigny, del quale dicono sia una creatura, glielha vietato.
Ma se, a la fin fine
In quel momento Bouville si rese conto di essersi seduto mentre il cardinale
stava in piedi e si alz di scatto dal muretto, profondendosi in scuse.
Ma no, messere, vi prego si scherm Duze, costringendolo a risedersi. E
sedette anche lui agilmente sul muretto.
Se il conclave fosse finalmente riunito, continu Bouville, che cosa
accadrebbe?
Niente. Mi pare evidente.
Evidente, certo, per un cardinale che, come tutti i candidati a unelezione, rif
ogni giorno il conto dei suffragi eventuali; meno evidente per Bouville che ebbe
qualche difficolt a seguire la spiegazione di Duze, il quale continuava a parlare
con il suo tono da confessionale.
Il papa devessere eletto dai due terzi dei votanti. Noi siamo ventitr: quindici
francesi e otto italiani. Di questi otto, cinque sono per il cardinale Caetani, nipote
di Bonifacio irriducibili. Non li tireremo mai dalla nostra. Vogliono vendicare
Bonifacio, odiano la corona di Francia e tutti coloro che, direttamente o attraverso
il mio benefattore papa Clemente, hanno potuto servirla.
E gli altri tre?
odiano Caetani; si tratta dei due Colonna e dellOrsini. Rivalit ancestrali.
Visto che nessuno dei tre pu sperare per se stesso, mi sono favorevoli nella
misura in cui io sono di ostacolo per Francesco Caetani. A meno che a meno
che si prometta loro di riportare la Santa Sede a Roma, cosa che potrebbe
sullistante metter daccordo gli italiani, salvo poi farli assassinare tra di loro.
E i quindici francesi?
Ah! Se i francesi votassero daccordo, avreste un papa da un bel po! Allinizio
sei erano dalla mia parte; erano persone nei confronti delle quali, per mio tramite,

il re di Napoli si era mostrato generoso.


Sei francesi, cont Bouville, e tre italiani, fanno nove.
Eh, s, messere, fanno nove. E ce ne vogliono sedici per farcela. Notate che
anche gli altri nove francesi non sono comunque in numero sufficiente nemmeno
per avere il papa che vuole Marigny.
Allora si tratta di guadagnare altri sette voti. Pensate che si possano ottenere
con del denaro? Ho modo di lasciarvi qualche fondo. Quanto calcolate ci voglia,
per ogni cardinale?
Bouville pensava di aver condotto la trattativa con grande abilit. Con sua
grande sorpresa, Duze non parve interessato alla proposta.
Non credo, rispose, che i cardinali francesi che ci mancano siano sensibili a
questo argomento. Non che lonest sia la loro maggiore virt, n che vivano
nellausterit. Ma la paura che ispira loro messer de Marigny ha la meglio sulle
lusinghe del mondo. Gli italiani sono gi pi duri, ma lodio tiene il posto della
coscienza.
Cos, disse Bouville, tutto dipende da Marigny e sul potere che esercitaci
cardinali francesi?
Tutto dipende da questo, messere, oggi come oggi Domani potr dipendere
da altro. Di quanto denaro potete disporre?
Bouville spalanc gli occhi. Ma se mi avete appena detto che il denaro non vi
serve a niente!
Non mi avete compreso, signore. Questo denaro non mi aiuter a guadagnare
nuovi sostenitori, ma mi sar quasi indispensabile per conservare quelli che ho e
ai quali, finch non sar eletto, non potr fare alcun favore. Sarebbe bello se,
quando mi avrete procurato i voti che mi mancano, avr perduto nel frattempo
quelli che ho adesso!
Di quale somma vorreste poter disporre?
Se il re di Francia tanto ricco da potermi dare seimila lire, penso io a
impiegarle come si deve.
In quel momento Bouville dovette soffiarsi il naso. Il cardinale interpret il
gesto a modo suo e temette daver sparato una cifra troppo alta. Fu il solo punto
a favore di Bouville nel corso dellintero colloquio.
Anche con cinquemila, sussurr Duze, sarei in grado di farcela almeno
per un po.
Gi sapeva che quei soldi in gran parte sarebbero rimasti nella sua borsa o
semmai sarebbero serviti a pagare qualche debito.
La somma, disse Bouville, vi sar fatta recapitare dai Bardi.

Che la tengano in deposito, rispose il cardinale. Ho un conto da loro. Vi


attinger a seconda delle necessit.
Dopo di che si mostr ansioso di risalire in groppa alla sua mula. Assicur a
Bouville che avrebbe pregato per lui e che gli avrebbe fatto piacere rivederlo. Tese
allomone lanello da baciare e se ne and saltellando nellerba comera venuto.
Strano papa che avremo, adesso: si occupa di alchimia quanto di cose di
chiesa, pensava Bouville, guardandolo allontanarsi. Sar adatto allufficio che ha
scelto?
Ma tutto sommato Bouville non era scontento di s. Lavevano incaricato di
vedere i cardinali? Almeno con uno si era incontrato Di trovare un papa?
Questo Duze pareva non chieder di meglio che di diventarlo Di distribuire un
po di soldi? Era cosa fatta.
Quando torn da Guccio e gli raccont soddisfatto lesito dellincontro, il
nipote di Tolomei esclam: Ma cos, messer Ugo, avete comperato e a caro
prezzo proprio il solo cardinale che fosse gi dalla nostra parte!
E il denaro che i Bardi di Napoli avevano, attraverso Tolomei, prestato al re di
Francia, torn ai Bardi di Avignone per rimborsarli di quanto avevano prestato al
candidato del re di Napoli.

VII UNA FIRMA IN CAMBIO DUN PAPA

e gambe magre, la sagoma dairone, il mento sporgente, Filippo di

Poitiers stava in piedi davanti a Luigi X.


Sire, fratello mio, disse con una voce fredda, tagliente, che ricordava un po
quella di Filippo il Bello, vi ho portato le conclusioni del nostro esame. Non
potete chiedermi di rinnegare levidenza, quand tanto palese.
La commissione nominativa per verificare i conti di Enguerrand de Marigny
aveva terminato i lavori il giorno prima.
Per settimane Filippo di Poitiers, i conti di Valois, dEvreux e di Saint-Pol, il
gran camerario Luigi di Borbone, larcivescovo Jean de Marigny, il canonico
Etienne de Mornay e il ciambellano Mathieu de Trye, riuniti sotto la presidenza
cavillosa del conte di Poitiers, avevano esaminato riga per riga il libro dei conti del
Tesoro per un periodo di sedici anni; avevano chiesto spiegazioni e si eran fatti
portare pezze giustificative e documenti darchivio, senza omettere alcunch.
Questa inchiesta severa effettuata in un clima di rivalit e spesso di odio, poich la
commissione si divideva quasi equamente tra avversari e fautori di Marigny, non
aveva fatto emergere niente a carico di questultimo. La sua amministrazione dei
beni della corona e dei fondi pubblici si rivelava esatta e scrupolosa. Se era ricco,
lo doveva alla generosit del defunto re e alla sua personale abilit finanziaria. Ma
niente permetteva di supporre che avesse mai confuso i suoi interessi con quelli
dello stato, e ancor meno che avesse rubato al Tesoro. Valois, in preda alla
delusione furiosa del giocatore che ha puntato sul cavallo sbagliato, si era accanito
quasi fino al punto di negare levidenza; e solo il suo cancelliere Mornay laveva
sostenuto, sia pure di malavoglia, in una insostenibile posizione.
Luigi X era dunque in possesso delle conclusioni della commissione,
pronunciate con sei voti favorevoli e due contrari, e tuttavia esitava ad accettarle.
Era questa situazione a ferire profondamente il fratello.

I conti di Marigny sono giusti; ve ne porto la prova, riprese Filippo di


Poitiers. Se desiderate conclusioni diverse da queste, che non siano la verit,
allora bisogner che designiate qualcun altro a recarvele.
I conti i conti replic Luigi X. Lo sanno tutti che ai conti si pu far
dire quel che si vuole. E lo sanno tutti che state dalla parte di Marigny.
Poitiers studi il fratello con calmo disprezzo. Io in questo caso non sto dalla
parte di nessuno, se non da quella del regno e della giustizia; ecco perch vi
presento da firmare il documento che giusto dare a Marigny. Tutte le diversit
di carattere che cerano tra Filippo il Bello e Carlo di Valois riapparivano tra Luigi
X e Filippo di Poitiers. Ma i ruoli, stavolta, erano invertiti. Prima, il fratello re
possedeva in abbondanza tutte le qualit dun re e Valois accanto a lui pareva una
brutta copia. Adesso era la brutta copia a regnare e il minore a mostrare doti di
sovrano. Per ventinove anni Valois aveva pensato: Ah! Se fossi il primogenito! E
adesso Poitiers cominciava a dirsi, con ragione: Starei certo meglio al posto nel
quale il diritto di nascita ha messo mio fratello.
E poi, i conti non sono tutto. Ci sono altre cose che non mi vanno, disse
Luigi. Come quella lettera che ho ricevuto dal re dInghilterra, con la
raccomandazione di continuare ad avere per Marigny la stessa fiducia di nostro
padre, e la lode dei servigi resi ai due regni Non mi piace che mi si suggerisca
quel che devo fare.
E cos, per il fatto che nostro cognato vi d un saggio consiglio, bisogna per
forza che rifiutiate di seguirlo?
Luigi X distolse lo sguardo e si agit un po sulla poltrona. Cercava di eludere
le domande e voleva con ogni evidenza guadagnare tempo.
Prima di pronunciarmi voglio aspettare di sentire Bouville, il cui ritorno mi
stato annunciato come ormai prossimo, disse.
Ma che cosa centra Bouville con la vostra decisione?
Voglio avere notizie da Napoli, voglio sapere qualcosa del conclave, rispose il
re, teso. Non intendo andar contro nostro zio Carlo nel momento in cui mi trova
moglie e mi fa un papa.
Cos siete pronto a sacrificare agli umori di nostro zio un funzionario integro,
ad allontanare dal potere il solo uomo in grado, oggi come oggi, di portare avanti
le cose! Attento, fratello mio: non potrete tenere il piede in due staffe. Avete ben
visto che, mentre noi eravamo intenti a spulciare i conti di Marigny come quelli di
un cattivo servitore della corona, tutti in Francia han continuato a obbedirgli come
prima. Sar necessario o restituirgli ogni potere oppure abbatterlo del tutto
giudicandolo colpevole di crimini inventati e castigandolo di essere stato fedele.

Scegliete. Marigny forse impiegher un altro anno prima di darvi un papa: ma lo


sceglier in conformit agli interessi del regno. Nostro zio Carlo vi promette un
pontefice al giorno; lo far eleggere certo pi in fretta, ma vi trover qualche
Caetani ansioso di ripartire per Roma a eleggersi da laggi i vostri vescovi e
spadroneggiare su tutto a casa vostra.
Prese il documento che aveva preparato e se lo avvicin agli occhi, perch era
molto miope, per rileggere unultima volta.
cos approvo, accetto e ricevo i conti del signor Enguerrand de Marigny e
lo considero libero, lui e i suoi eredi, da ogni obbligazione derivante dalle
riscossioni fatte per conto del Tesoro del Tempio, del Louvre e del re.
Mancava alla pergamena solo la sigla reale e lapposizione del sigillo.
Fratello, riprese Poitiers, mi avete assicurato che sar fatto pari alla fine del
periodo di lutto e che devo quindi considerarmi gi tale. In quanto pari del regno
vi consiglio di firmare. compiere un atto di giustizia.
La giustizia appartiene solo al re! esclam lAttaccabrighe, con la violenza
improvvisa che manifestava quando si sentiva a malpartito.
No, sire, replic calmo Filippo. No, sire; il re che appartiene alla giustizia,
per esserne espressione e farla trionfare.
Lo stesso giorno, pi o meno alla stessa ora, Bouville e Guccio arrivavano a
Parigi. La capitale cominciava a intorpidirsi nel freddo e nel buio precoce delle
sere dinverno.
Mathieu de Trye aspettava i viaggiatori a porta Saint-Jacques. Aveva avuto
incarico di accogliere Bouville in nome del re e condurlo subito a palazzo.
Ma come? Senza riposare neanche un pochino? protest Bouville. Sono
distrutto quanto sporco, amico mio, e sto in piedi per miracolo. Non ho pi let
per imprese del genere. Non potrei mettermi in ordine e dormire un momentino,
prima?
Era irritato per la fretta. Pensava di poter cenare con Guccio unultima volta
nella saletta riservata di qualche buona locanda, per potersi dire tutte le cose che
non avevano avuto modo di confidarsi in sessanta giorni di viaggio e che si prova
il bisogno di dire lultima sera, come se loccasione non dovesse ripresentarsi mai
pi.
Invece furono costretti a separarsi in mezzo alla strada, senza espansivit,
perch la presenza di Mathieu de Trye li imbarazzava. Bouville si sentiva il cuore
gonfio; sentiva la melanconia delle cose che hanno termine. Guardando Guccio
che si allontanava, vedeva allontanarsi i bei giorni di Napoli, quel miracoloso
momento di giovinezza del quale la sorte aveva voluto gratificare il suo autunno.

Ormai il secondo fieno era stato falciato e non sarebbe mai pi ricresciuto.
Non ho detto grazie come dovevo a questo caro compagno di viaggio per tutti
i servigi che mi ha reso e per il piacere della sua vicinanza, pensava Bouville.
Non faceva neanche caso, tanto la cosa gli pareva naturale, che Guccio si fosse
portato via il forziere con il rimanente denaro dei Bardi; piccola somma, del resto,
tolte le spese di spedizione e lobolo al cardinale Duze, ma che permetteva
almeno alla compagnia Tolomei di riscuotere la sua commissione.
Questo non impediva a Guccio di sentirsi anche lui commosso a lasciare il
grasso Bouville; nelle persone ben dotate per gli affari, il senso del denaro non
ostacola il gioco dei sentimenti.
Entrando a palazzo, Bouville not dei dettagli che non gli piacquero affatto. I
servitori sembravano aver perduto lo zelo attento che aveva saputo imporre loro,
dal tempo di re Filippo, e quellaria deferente e cerimoniosa che testimoniava, in
ogni gesto, che appartenevano alla casa reale. Il cambiamento era palese.
Tuttavia, quando lex gran ciambellano fu in presenza di Luigi X, dimentic
ogni pensiero di critica. Era dinanzi al re e non aveva pi altra preoccupazione
allinfuori di quella dinchinarsi abbastanza profondamente.
Allora, Bouville, disse lAttaccabrighe, dopo aver concesso al suo
ambasciatore un rapido abbraccio, allora, com la signora dUngheria?
Notevole, sire; mi ha fatto tremare. Ha ancora un grande spirito davvero,
nonostante let.
Ma laspetto, il volto?
Molto maestosa ancora, sire, nonostante i denti che le mancano.
Luigi X si tir indietro, inquieto. Carlo di Valois, che assisteva alludienza,
scoppi a ridere.
Ma no, Bouville, intervenne. Il re non vi sta chiedendo della regina Maria,
ma di donna Clemenza.
Oh! Scusate, sire! esclam Bouville, arrossendo. Donna Clemenza? Adesso
ve la mostro.
E fece portare il quadro di Oderisi. Lo tolsero dalla cassa e lo posarono su un
ripiano. Le antine che proteggevano il ritratto furono aperte e furono portate delle
candele.
Luigi avanz cauto, come se temesse lincontro; poi sorrise allindirizzo di suo
zio.
Che bel paese, laggi, sire, sapeste! esclam Bouville, rivedendo Napoli sulle
due antine laterali del trittico. Il sole splende tutto lanno; la gente allegra e
ovunque si sente cantare

Allora, nipote mio, vi avevo forse ingannato? esclam Valois. Guardate che
incarnato, che capelli color del miele, che bellatteggiamento di nobilt! E il seno,
nipote, che bel seno che ha!
Anche lui, che non vedeva la giovane principessa da una decina danni almeno,
si sentiva rassicurato e contento di s.
E devo dire al re, rincar Bouville, che donna Clemenza ancor pi
avvenente nella realt che sul dipinto
Luigi taceva; pareva che avesse dimenticato la loro presenza. La fronte tesa in
avanti, la schiena un po curva, era tutto preso in uno strano tte--tte con il
ritratto. Non si limitava a guardarlo: lo interrogava e si interrogava. Negli occhi
azzurri di Clemenza di Ungheria ritrovava qualcosa dello sguardo di Eudeline,
una sorta di pazienza sognante, di bont pacificatrice. E il sorriso, i colori stessi
suggerivano in qualche modo una somiglianza con la bella guardarobiera di
palazzo Una Eudeline, insomma, ma nata da re, per esser regina.
Per un istante Luigi tent di sovrapporre al ritratto con la forza della memoria
il viso di Margherita di Borgogna, la sua fronte tonda e bombata, i capelli neri
ricciuti, la pelle bruna, gli occhi dallo sguardo spesso ostile e poi quel volto
svan; riapparve quello di Clemenza, trionfante nella sua calma bellezza. E Luigi si
convinse che accanto a quella principessa il suo corpo non avrebbe pi
conosciuto sconfitte.
Ah! bella, veramente bella! disse finalmente. Zio, avete avuto una buona
idea, anche a voler commissionare questo ritratto. Ve ne sar molto grato. E voi,
messer Bouville, riceverete duecento lire dal Tesoro il giorno delle nozze.
Oh, sire, mormor Bouville, riconoscente, lonore di servirvi mi ricompensa
gi a sufficienza.
Il re andava su e gi, tutto agitato.
Cos siamo fidanzati, osserv. Siamo fidanzati Devo riuscire a separarmi
dalla moglie che ho.
S, sire, e bisogna che ci riusciate prima dellestate. la condizione che hanno
posto perch possiate sposarvi con donna Clemenza.
Spero di non dover attendere tanto a lungo. Ma chi ha posto questa
condizione?
La regina Maria, sire. Ha altri partiti per la nipote, e bench voi siate
senzaltro il pi nobile ai suoi occhi e il pi augurabile, tuttavia non vuole
impegnarsi oltre quella data.
Luigi X si gir perplesso verso Valois che assunse a sua volta unespressione di
stupore.

Durante lassenza di Bouville Valois, che, in contatto epistolare con Napoli, si


dava le arie di poter sistemare tutto, aveva rassicurato il nipote: laffare andava
avanti bene e si sarebbe concluso in modo definitivo, senza condizioni.
La regina dUngheria vi ha parlato di questa condizione allultimo
momento? chiese a Bouville.
No, monsignore; ne ha parlato pi volte e lha riconfermata allultimo
momento.
Bah! un modo come un altro per metterci fretta e per farsi valere. Se per
caso, eventualit comunque improbabile, dovessimo attendere oltre lannullamento,
Maria di Ungheria aspetter.
Non so, monsignore. La cosa era espressa in termini chiari, seri, decisi.
Valois non si sentiva molto a suo agio e tamburellava con le dita sui braccioli
della poltrona.
Prima dellestate, mormor Luigi, prima dellestate e a che punto il
conclave?
Bouville si lanci allora nel resoconto della sua spedizione ad Avignone, senza
insistere troppo sulle disavventure personali; riport le informazioni raccolte da
Guccio, narr dellincontro con il cardinale Duze e insistette sul fatto che
lelezione del papa dipendeva soprattutto da Marigny.
Luigi X ascoltava con attenzione, guardando di tanto in tanto il ritratto di
Clemenza dUngheria.
Duzes, disse, perch non Duze? disposto a concedere
lannullamento Gli mancano sette voti francesi Cos siete sicuro, Bouville, che
solo Marigny pu risolvere questa faccenda?
Ne sono assolutamente convinto, sire. LAttaccabrighe si avvicin lentamente
al tavolo sul quale era stato posato latto di proscioglimento preparato da Filippo
di Poitiers. Prese la penna doca e lintinse nellinchiostro.
Carlo di Valois impallid. Nipote, esclam slanciandosi verso il re, non
vorrete prosciogliere quel mascalzone?
A parte voi, zio, tutti gli altri dichiarano che i conti sono giusti. Sei dei baroni
designati a far parte della commissione sono di questo avviso; solo il vostro
cancelliere sta dalla vostra parte.
Nipote, vi supplico di attendere Questuomo vi sta ingannando come ha
ingannato vostro padre!
Bouville avrebbe desiderato ardentemente essere altrove.
Luigi X fiss lo zio con occhi ostinati, cattivi. Vi avevo detto che mi serviva
un papa, dichiar.

Ma Marigny osteggia Duze!


Ebbene, che se ne scelga un altro!
Per prevenire ulteriori obiezioni, aggiunse del tutto a sproposito, ma con
grande solennit: Ricordate che il re appartiene alla giustizia per farla
trionfare. E firm il documento.
Valois prese congedo senza nascondere il suo disappunto. Ribolliva di rabbia.
Avrei fatto meglio a trovargli una ragazza storpia e brutta di viso, si diceva.
Sarebbe stato meno frettoloso. Sono stato giocato: Marigny torner a corte grazie
alle macchinazioni che avevo architettato per farlo scacciare per sempre.

VIII LA LETTERA DELLA DISPERAZIONE

na raffica di vento colp la stretta finestra e Margherita di Borgogna si tir

indietro di colpo, come se qualcuno dallalto dei cieli avesse cercato di


schiaffeggiarla.
La luce del giorno cominciava a levarsi, incerta, sulla campagna normanna. Era
lora in cui il primo turno di guardia aveva inizio dietro le feritoie di ChteauGaillard. La tempesta dellovest spingeva nuvole enormi che portavano nel grembo
scuro montagne dacqua; e i pioppi, lungo la Senna, piegavano le schiene nude.
Il sergente Lalaine disserr le porte che, sulla scala a chiocciola, separavano le
due principesse; larciere Gros-Guillaume deposit nella camera di Margherita due
scodelle di legno piene di zuppa fumante; poi usc senza aprir bocca, trascinando
i piedi.
Bianca chiam Margherita, avvicinandosi al pianerottolo.
Nessuna risposta.
Bianca! ripet, pi forte.
Il silenzio che segu la riemp dangoscia. Alla fine sent un lento scalpiccio di
zoccoli di legno sui gradini. Bianca entr, barcollante, disfatta; gli occhi chiari,
nella luminosit grigia che riempiva la stanza, avevano uninquietante espressione
dassenza e di ostinazione insieme.
Hai dormito un pochino? chiese Margherita. Bianca si avvicin senza
rispondere alla brocca dacqua posata su uno sgabello, singinocchi e, inclinando
la brocca verso la bocca, bevve a lunghi sorsi. Da qualche tempo assumeva strani
atteggiamenti per compiere i gesti pi comuni della giornata.
Dei mobili di Bersume non restava pi niente, nella stanza. Il comandante
della fortezza li aveva recuperati tre mesi prima, subito dopo la visita piuttosto
rude di Alain de Pareilles che era venuto a ricordargli le istruzioni di Marigny.
Una volta partito de Pareilles, i cassoni e le sedie portati l in onore di monsignor

dArtois erano scomparsi; ed era scomparsa anche la tavola alla quale la regina
prigioniera aveva cenato insieme con il cugino. Solo qualche rozzo pezzo
darredamento di quello fornito alla truppa riempiva la cella tonda. Il letto aveva
un materasso riempito di baccelli di piselli secchi. In compenso, dato che Pareilles
aveva sottolineato quanto la salute di Margherita stesse a cuore a Marigny,
Bersume da allora faceva in modo che le due donne disponessero di coperte a
sufficienza. Ma le lenzuola non erano mai state cambiate e il fuoco veniva acceso
soltanto quando si gelava.
Le due donne sedettero luna di fianco allaltra sul bordo del letto con la
scodella sulle ginocchia.
Bianca cominci a leccare la pappa di grano saraceno direttamente dalla
scodella, senza usare il cucchiaio. Margherita non mangiava; si scaldava le dita
appoggiandole alla scodella di legno. Era uno dei pochi momenti belli della
giornata, lultimo piacere sensuale che le restasse. Chiuse gli occhi, tutta
concentrata nella misera soddisfazione di raccogliere un po di calore nel palmo
della mano.
Allimprovviso, Bianca si alz in piedi e gett la sua scodella dallaltra parte
della stanza. La pappa si sparse sul pavimento, dove sarebbe rimasta a inacidire
per almeno una settimana.
Ma che coshai? chiese Margherita.

Voglio morire, voglio ammazzarmi! url Bianca. Mi getter gi dalle scale


e tu resterai sola, sola! Margherita sospir e affond il cucchiaio nella pappa.
Non usciremo mai di qui a causa tua, riprese Bianca, perch non hai voluto
scrivere la lettera che Roberto ti ha chiesto. colpa tua, tutta colpa tua. Star qui
non vivere. Ma io morir. E tu resterai sola.
La speranza delusa fatale per i prigionieri. Bianca aveva creduto, alla notizia
della morte di Filippo il Bello e soprattutto allarrivo di Roberto dArtois, che
lavrebbero liberata. E invece non era successo niente, a parte il fatto che erano
stati loro tolti gli agi recati dal passaggio del cugino e durati qualche giorno
appena. Da allora, Bianca sembrava diventata unaltra. Non si lavava pi.
Dimagriva a vista docchio. Passava da improvvisi accessi di rabbia a improvvisi
accessi di pianto che le lasciavano lunghe strisce grigiastre sulle guance sporche. I
capelli un tantino ricresciuti spuntavano appiccicosi, aggrovigliati, dal soggolo di
tela. Era piena di astio e di rancore nei confronti di Margherita e le rinfacciava di

continuo laccaduto. La considerava lunica responsabile, laccusava di averla spinta


tra le braccia di Gautier dAunay, linsultava. Poi pretendeva pestando i piedi che
scrivesse a Parigi per accettare la proposta che le avevano fatto. E lodio diventava
compagno delle due donne che potevano trovar conforto solo nella vicinanza luna
dellaltra.
E allora crepa, se non hai pi il coraggio di lottare! rispose Margherita.
Perch lottare? Lottare contro i muri Perch tu sia regina? Perch tu speri
ancor di poter diventare regina! La regina, la regina! Guardatela, la regina!
Se anche avessi ceduto, probabilmente avrebbe liberato me, non te.
Sola, sola, resterai sola! ripeteva Bianca.
Tanto meglio! lunica cosa che desidero, restar sola!
Anche lei era stata pi provata dalle ultime settimane che da tutti i primi sei
mesi di reclusione. Il suo volto era indurito, smagrito, spellato. I giorni si
susseguivano ai giorni senza novit e la stessa incessante domanda continuava a
tormentarle lanima. Aveva fatto bene a rifiutare la proposta di Roberto?

Bianca si slanci verso la scala. Margherita pens: Che vada a sfracellarsi!


Almeno non la sentir pi gemere e urlare! Non riuscir ad ammazzarsi, ma se
non altro la porteranno via, lontano da qui! E corse dietro alla cognata, le mani
protese, come per spingerla gi dalle scale.
Bianca si gir. Per un istante si sfidarono con lo sguardo. Allimprovviso
Margherita si appoggi, come se non riuscisse pi a reggersi in piedi, al muro
della stanza.
Stiamo impazzendo tutte e due disse. S, penso che bisogner scrivere
quella lettera. Non ce la faccio pi neanchio.
E piegandosi verso le scale chiam: Guardie! Guardie, chiamate il cappellano!
Le rispose solo il vento dellinverno che staccava le tegole dal tetto.
Vedi mormor Margherita, alzando le spalle. Lo far chiamare quando ci
porteranno da mangiare.
Ma Bianca discese la scala e si mise a tempestare sulla porta in fondo ai
gradini, urlando che voleva vedere il capitano. Gli arcieri di guardia smisero di
giocare ai dadi nella sala al pianterreno e si sent che qualcuno stava arrivando.
Bersume fece il suo ingresso un momento dopo, il berretto di lupo calato fino
alle sopracciglia. Ascolt la richiesta di Margherita.
Il cappellano? Non cera, quel giorno. Delle penne, della carta? Le prigioniere

non avevano il diritto di comunicare con nessuno, n a voce, n per iscritto.


Questi erano gli ordini del signor de Marigny.
Devo scrivere al re, dichiar Margherita.
Al re? Ah! Ecco, questo poneva un bel problema a Bersume. In quel
nessuno bisognava annoverare anche il re?
Margherita parl con tanta autorevolezza e si scald talmente che il capitano si
lasci convincere.
Su, non indugiate! lo esort lei.
Bersume le port il necessario per scrivere.
Quando dovette cominciare la lettera, Margherita ebbe un ultimo sussulto di
rivolta, di rifiuto. Mai pi, se il suo caso fosse stato riaperto, per chiss quale
miracolo, avrebbe potuto dichiararsi innocente e sostenere che i fratelli dAunay
avevano detto il falso sotto tortura. E avrebbe tolto a sua figlia ogni diritto alla
corona
Su, avanti! la esortava Bianca.
Niente, in effetti, pu essere peggio di quel che stiamo vivendo, mormor
Margherita.
E scrisse la sua rinuncia.
Riconosco e confesso che mia figlia Giovanna non vostra. Riconosco e
confesso di aver sempre rifiutato di unirmi a voi nel corpo, cos che lunione
carnale non ha mai avuto luogo tra noi Riconosco e confesso di non aver
diritto di ritenermi vostra moglie Attendo, come mi stato promesso a nome
vostro dal signor dArtois, in caso avessi reso confessione sincera delle mie colpe,
che siate toccato dal mio dolore e dal mio pentimento e mi mandiate in un
convento in Borgogna
Bersume le stette accanto, sospettoso, per tutto il tempo; poi prese la lettera e
la studi un momento, tanto per far scena perch non sapeva leggere gran che.
Questo scritto deve essere recapitato al pi presto a monsignor dArtois.
Ah! Madame, questo cambia tutto. Avevate assicurato che era destinata al re!
A monsignor dArtois perch la consegni al re! url Margherita. Sta
anche scritto l davanti! Siete cieco, per non riuscire a vederlo?
Ah! S. E chi porter la lettera?
Voi.
Non ho ordini in merito.
In tutta la giornata non riusc a decidere il da farsi e prefer attendere larrivo
del cappellano per domandargli un parere.
La lettera non era sigillata e il cappellano se la lesse.

Riconosco e confesso. Riconosco e confesso O mente quando si confessa


con me, o mente quando scrive, osserv, grattandosi il cranio marroncino.
Era un po brillo e sapeva di sidro. Ci nondimeno ricordava benissimo che
monsignor dArtois lo aveva fatto attendere tre ore al freddo per scrivere una
lettera di Margherita e poi se nera andato senza lettera, insultandolo
ferocemente Convinse Bersume a stappare una bottiglia e, dopo molti
commenti, consigli di recapitare il plico, cominciando a intravedere nella
faccenda qualche barlume di speranza personale.
Bersume era anche lui propenso a recapitare la lettera, per motivi altrettanto
personali. Si ripeteva ovunque, a Les Andelys, che Marigny era caduto in
disgrazia: si diceva perfino che il re voleva mandarlo sotto processo. Una cosa era
certa: anche se Marigny continuava a fargli avere ordini, non gli faceva per avere
pi denaro. Bersume aveva ricevuto allimprovviso tutti gli arretrati della sua
paga, tre mesi prima. E poi pi nulla. E si avvicinava il momento in cui non
avrebbe pi avuto il necessario per dar da mangiare ai suoi uomini e alle
prigioniere. Era loccasione buona per informarsi di persona su quel che stava
succedendo.
Al posto tuo, capitano, farei recapitare la lettera al grande inquisitore, che
anche il confessore del re. Lei ha scritto: Confesso. una faccenda che riguarda
la Chiesa e riguarda il re. Se un fastidio, per te, me ne occupo io. Conosco il
grande inquisitore: viene dal mio convento di Poissy
No, andr di persona, rispose Bersume.
Allora ricordati d parlare di me, se vedrai il grande inquisitore.
Il giorno dopo, passate le consegne al sergente Lalaine, Bersume, con il suo
elmo in testa, in groppa al suo ronzino migliore, si mise in viaggio per Parigi.
Arriv il giorno dopo, a met pomeriggio, e pioveva a catinelle. Pieno di fango
fino agli occhi, la casacca fradicia, entr in una taverna nei pressi del Louvre per
bere qualcosa e riflettere un po. Per tutto il lungo tragitto si era sentito inquieto.
Come faceva a capire con certezza se cos facendo era bene o male, se agiva pro o
contro i suoi interessi? Doveva andare da Marigny oppure dal signor dArtois? A
disobbedire agli ordini del primo, che meriti avrebbe acquisito agli occhi del
secondo? Marigny dArtois dArtois o Marigny? Oppure il grande inquisitore,
perch no?
La provvidenza qualche volta veglia sugli sciocchi. Mentre Bersume si
asciugava la pancia davanti al fuoco, una tremenda manata sulle spalle lo strapp
alle sue meditazioni.
Era il sergente Quatre-Barbes, ex compagno di guarnigione, che lo aveva

riconosciuto entrando. Non si vedevano da sei anni almeno. Si abbracciarono,


fecero un passo indietro per guardarsi meglio e reclamarono vino a gran voce per
celebrare lincontro.
Quatre-Barbes, un uomo alto e magro dai denti anneriti e le pupille
curiosamente dislocate agli angoli degli occhi, era sergente degli arcieri al Louvre;
era cliente abituale della taverna. Bersume lo invidiava perch risiedeva a Parigi,
Quatre-Barbes, dal canto suo, invidiava Bersume che era salito di grado pi
rapidamente e comandava una fortezza. Tutto per il meglio, dunque, dal
momento che luno si riteneva oggetto dinvidia per laltro!
Come? Sei tu che hai in custodia la regina Margherita? Dicono che avesse
cento amanti. Deve avere il fuoco sotto le sottane, e scommetto che non hai modo
di annoiarti nemmeno tu, vecchio mascalzone!
Ah! Non dirlo neanche per scherzo!
Dalle battute passarono ai ricordi, poi ai problemi del momento. Cosa cera di
vero nelle voci che correvano sulla presunta disgrazia di Marigny? Quatre-Barbes
doveva saperlo, visto che viveva nella capitale. Bersume seppe cos che il signor
de Marigny era uscito vincitore dalle dispute che aveva dovuto affrontare; il re tre
giorni prima lo aveva fatto chiamare, lo aveva abbracciato in presenza di numerosi
baroni e adesso era pi potente che mai
Eccomi sistemato in una botte di ferro, con questa lettera in mano, pensava
Bersume.
La lingua sciolta dal vino, Bersume scivol nel confidenziale. Dopo aver fatto
giurare a Quatre-Barbes di mantenere un segreto che lui stesso si stava
dimostrando incapace di mantenere, gli rivel la ragione del suo viaggio.
Al mio posto, che cosa faresti?
Dopo aver dondolato un momento il naso sullorlo del bicchiere, QuatreBarbes rispose: Al tuo posto, andrei a prendere ordini dal signor de Pareilles. il
tuo superiore. Almeno ti sarai parato le spalle.
Buona idea. Far cos.
Il pomeriggio era trascorso a parlare e a bere. Bersume era un po ubriaco, e
soprattutto sollevato perch qualcun altro aveva deciso per lui. Ma era troppo tardi
per seguire il consiglio di Quatre-Barbes subito. E lamico sergente quella sera
non era di guardia. I due compagni cenarono alla taverna. Loste si scus di aver
soltanto salsicce e piselli da offrire loro e and avanti un bel po a lamentarsi delle
difficolt che doveva affrontare per far provvista. Solo il vino non mancava.
Ve la cavate sempre meglio di noi, in campagna; ancora un po e ci
metteremo a vendere la scorza degli alberi, replic Bersume.

Poi la baldoria non ebbe freni. Quatre-Barbes trascin il capitano nei vicoli
dietro Notre-Dame, dalle donne perdute che, per unordinanza risalente al tempo
di san Luigi, continuavano a portare i capelli tinti di color del rame per
distinguerle dalle donne oneste.
Allalba, Quatre-Barbes invit lamico a darsi una sistemata da lui, al Louvre; e
verso la nona Bersume, spazzolato, tirato a lucido, rasato, si present al corpo di
guardia di palazzo e chiese del signor de Pareilles.
Il capitano generale degli arcieri non mostr alcuna esitazione dopo che
Bersume ebbe spiegato la faccenda. Da chi prendete ordini?
Da voi, signore.
Chi, al di sopra di me, comanda tutte le fortezze reali?
Monsignor de Marigny, signore.
A chi dovete render conto in tutto e per tutto?
A voi, signore.
E al di sopra di me?
A monsignor de Marigny.
Bersume ritrovava quel senso dellonore unito a un certo sentimento di
protezione che il buon soldato prova regolarmente di fronte a qualcuno che porta
un grado pi alto e che gli d un qualsivoglia ordine.
Quindi, concluse de Pareilles, al signor de Marigny che dovete consegnare
questa lettera. Ma fate in modo di consegnarla a lui personalmente.
Una mezzora pi tardi in rue de Fosss-Saint-Germain annunciarono a
Marigny, che stava lavorando nel suo studio, che un certo capitano Bersume,
venuto da parte del signor de Pareilles, chiedeva insistentemente di potergli
parlare.
Bersume Bersume ripet Enguerrand. Ah! quel somaro che
comanda Chteau-Gaillard. Fatelo passare.
Tutto agitato allidea di trovarsi di fronte a un cos augusto personaggio,
Bersume ebbe qualche difficolt a tirar fuori da sotto la casacca e la cotta la
lettera destinata a monsignor dArtois. Marigny la lesse subito con grande
attenzione, senza che il suo volto mostrasse la minima emozione.
Quando stata scritta?
Laltroieri, monsignore.
Avete fatto la cosa pi giusta, consegnandomela. Complimenti. Assicurate a
Margherita di Borgogna che la sua lettera sar recapitata a chi di dovere. E se per
caso ne scrivesse altre, fate in modo che seguano la stessa strada Come sta la
signora di Borgogna?

Come si sta in prigione, signore. Ma resiste certo meglio della signora Bianca,
che pare andare un po fuori di testa.
Marigny ebbe un gesto vago, come a voler significare che della testa delle
prigioniere gli importava pochino.
Badate che non si ammalino. Devono mangiare e stare al caldo.
Monsignore, conosco i vostri ordini; ma ho soltanto grano saraceno da dar
loro, perch me ne rimane ancora un po di scorta. Per la legna, mi tocca
mandare i miei arcieri a tagliarla. E non si possono pretendere troppe corve da
uomini che non mangiano abbastanza.
E come mai?
Mi manca il denaro, a Chteau-Gaillard. Non ho ricevuto pi niente per
pagare il soldo agli uomini, n per comprare le provviste, con quello che costano,
come sapete, monsignore, in questo periodo cos brutto. Marigny si strinse nelle
spalle.
Non mi dite niente di nuovo, replic. cos dappertutto. Non sono stato io,
negli ultimi mesi, ad amministrare il Tesoro. Ma tutto torner in ordine. Lufficiale
pagatore del vostro baliato vi porter il denaro entro una settimana. Di quanto
siete in arretrato, per quel che vi riguarda personalmente?
Quindici lire e sei soldi, monsignore.
Ne avrete subito trenta.
E Marigny chiam un segretario per riaccompagnare alla porta Bersume dopo
avergli pagato il prezzo della sua obbedienza.
Rimasto solo, Marigny rilesse la lettera di Margherita, riflett un momento e la
gett nel fuoco. Poi rest dinanzi al camino finch non fu completamente ridotta
in cenere.
In quel momento si sentiva davvero luomo pi potente del regno: aveva in
mano i destini di tutti, compreso quello del re.

PARTE TERZA

LA PRIMAVERA DEI DELITTI

I LA CARESTIA

a miseria dei francesi fu la pi grande, quellanno, da un secolo a quella

parte, e fece la sua ricomparsa il flagello dei tempi passati: la carestia.


A Parigi, il prezzo del sale al boisseau3 raggiunse i dieci soldi dargento e il
frumento si vendette addirittura a sessanta soldi il sestier4, prezzo mai raggiunto
prima. Questo rincaro anormale era certo il risultato, in primo luogo, del
disastroso raccolto dellestate precedente; ma era dovuto in buona parte anche alla
disorganizzazione amministrativa, alle agitazioni provocate in molte province dalle
leghe baronali che rendevano difficoltosi gli scambi, al panico di coloro che
avevano riempito i granai per paura di restare a secco, infine allavidit degli
speculatori.
Negli anni di carestia il mese pi terribile febbraio. Le ultime provviste
autunnali sono alla fine, e altrettanto dicasi per la resistenza dei corpi e degli
spiriti. Il freddo si aggiunge alla fame. il mese in cui la mortalit pi alta. La
gente dispera di poter rivedere la primavera e questa disperazione in alcuni diventa
accasciamento, in altri odio. A furia di prendere il sentiero che conduce al
cimitero, tutti cominciano a domandarsi quando verr il loro turno.
Nelle campagne, si mangiavano i cani che non si riusciva pi a nutrire, e si
dava la caccia ai gatti, ritornati selvatici. Il bestiame moriva per mancanza di
foraggio e la gente si disputava i resti degli animali squartati. Le donne
strappavano lerba gelata per divorarla. Era cosa nota che la scorza del faggio dava
una farina migliore di quella della quercia. Ogni giorno cerano bambini che
finivano annegati sotto il ghiaccio degli stagni nel tentativo di prendere del pesce.
Non cerano quasi pi vecchi.
I falegnami, pallidi e sfatti, inchiodavano una bara dopo laltra. I mulini erano
immobili. Madri pazze blateravano di bambini morti. Qualche volta si assediava
un monastero; ma lelemosina non serviva a niente quando non rimaneva da

comperare altro che sudari. A volte orde incerte salivano dai campi verso i centri
abitati nella vana illusione di farsi dare un po di pane; ma incontravano altre orde
affamate provenienti dalla citt che parevano dirette verso il Giudizio universale.
Questo capitava tanto nelle regioni ritenute ricche quanto in quelle povere, in
Artois come in Auvergne, nel Poitou come nella Champagne, nella Borgogna
come nella Bretagna, e nellle-de-France. Era lo stesso a Neauphle e Cressay.
La maledizione che da un anno gravava sulla famiglia reale sembrava essersi
estesa durante linverno a tutto il regno.
Quando era tornato da Avignone a Parigi al seguito di Bouville, Guccio si era
trovato in mezzo a tanta miseria. Ma alloggiando nelle prevosture o nei castelli
reali e con in tasca buon oro per pagare i prezzi esorbitanti delle locande, aveva
potuto guardare alla carestia con un certo distacco.
E non se ne preoccupava gran che neanche una settimana dopo il suo ritorno,
trottando sulla strada che portava da Parigi a Neauphle. Il mantello foderato di
pelliccia era caldo, il cavallo pieno di vita, e stava correndo verso la donna che
amava. Preparava le frasi per raccontare alla bella Marie di Cressay come aveva
parlato di lei a Clemenza di Ungheria, che presto sarebbe potuta diventare la
regina di Francia, e del fatto che il suo ricordo non laveva abbandonato un
momento il che, daltra parte, corrispondeva a verit. Poich le scappatelle
fortuite non impediscono di pensare, a chi si sta tradendo, anzi: ed questa la
maniera pi diffusa tra gli uomini di esser fedeli. E poi avrebbe descritto a Marie
le bellezze di Napoli si sentiva nobilitato dal prestigio del viaggio compiuto e
della importante missione: comera possibile non amarlo?
Fu soltanto nei pressi di Cressay, dal momento che conosceva bene il paese e
nutriva una certa affezione nei suoi confronti, che Guccio cominci ad aprire gli
occhi su altre cose allinfuori dei problemi personali.
I campi deserti, i casolari silenziosi, i rari camini accesi sulle case, lassenza di
animali, la magrezza e la sporcizia dei pochi passanti e soprattutto il loro
sguardo diedero al giovane toscano un senso di malessere e insicurezza. E
quando entr nel cortile del vecchio castello, al di l del ruscello della Mauldre,
ebbe un presagio di disgrazia.
Neanche un gallo sul letamaio, neanche un muggito dalla parte delle stalle,
neanche un abbaiare di cane. Il giovanotto procedeva senza che nessuno, servo o
padrone, venisse a riceverlo. La casa sembrava morta. Sono andati via tutti? si
domandava. Non avranno sequestrato ogni cosa, mentre ero via? Che cos
successo? Non ci sar stata la peste, da queste parti?
Leg le redini del cavallo a un anello al muro ed entr negli appartamenti. Si

trov di fronte Madame de Cressay.


Oh! Messer Guccio! grid la donna. Mi pareva mi pareva Eccovi,
dunque
Aveva le lacrime agli occhi; si appoggi a un mobile, come se la sorpresa la
facesse barcollare. Era pi magra di venti libbre e pi vecchia di dieci anni.
Nuotava nel vestito che un tempo le fasciava ben stretto i fianchi e il petto; aveva
un colorito grigiastro, le guance scavate sotto il soggolo da vedova.
Guccio, per nascondere la sua sorpresa al vederla tanto cambiata, lasci
scorrere lo sguardo nel salone intorno a lui. Una volta si avvertiva una certa
dignit feudale a dispetto dei pochi mezzi finanziari a disposizione; oggi tutto
parlava di miseria incurabile, di povert disordinata e polverosa.
Non siamo nelle migliori condizioni per accogliere un ospite, disse
tristemente Eliabel.
Dove sono i vostri figli?
A caccia, come ogni giorno.
E la signorina Marie? domand Guccio.
Ahim! rispose Eliabel abbassando gli occhi.
Che cos successo?
Eliabel si strinse nelle spalle in un gesto di desolata rassegnazione. Sta cos
male, rispose, cos debole che non ho pi speranza che possa riprendersi e
nemmeno che arrivi fino a Pasqua.
Ma che malattia ha? chiese Guccio con impazienza ansiosa.
La malattia che abbiamo tutti e a causa della quale ne muoiono a centinaia! La
fame, signor Guccio. Pensate un po se un corpo robusto comera il mio pu
essere cos distrutto dalla fame, pensate a cosa pu succedere a delle figliole
ancora nellet della crescita!
Ma, perdio, io credevo che la carestia colpisse soltanto i poveri!
E che altro credete che siamo? Dei poveri! Non certo perch vantiamo il
titolo di cavalieri o un maniero che sta crollando che possiamo dirci pi fortunati.
Tutto quel che abbiamo noi piccoli feudatari ci viene dai nostri servi e dal loro
lavoro. Come potremmo pretendere che ci sfamino, dal momento che non hanno
da mangiare neanche per loro e vengono a morire davanti alla nostra porta con la
mano tesa? Abbiamo dovuto ammazzare tutto il bestiame per dividerlo con loro.
Aggiungete a questo che il prevosto ci ha costretti a fornirgli provviste, su ordine
del re, ha detto, certo per dar da mangiare ai suoi uomini, che sono sempre ben
pasciuti Quando tutti i nostri contadini saranno morti, che cosa potremo fare, se
non seguirli nella tomba? La terra non vale niente; ha valore fintantoch la si

lavora, e non saranno certo i cadaveri a renderla fertile Non abbiamo pi valletti
n serve. Il nostro povero zoppo
Quello che definivate il vostro scalco?
S, il nostro scalco, convenne lei con un sorriso triste. Bene, finito al
cimitero la settimana scorsa. Finiremo tutti cos.
Guccio scosse la testa con aria impietosita. Ma una sola persona gli stava a
cuore in tutto questo dramma.
Dov Marie? chiese.
Lass, in camera sua.
Posso vederla?
Venite.
Guccio la segu su per le scale che lei sal a passo lento, un gradino dopo
laltro, aiutandosi con una corda di canapa che pendeva da un sostegno in cima
alla rampa.
Marie de Cressay era distesa su un lettuccio angusto di stile antico; le coperte
non erano rimboccate e materassi e cuscini erano molto sollevati allaltezza del
busto, cos che una persona sdraiata sembrava posta su un piano inclinato che
precipitasse verso terra.
Messer Guccio Messer Guccio mormor Marie.
Gli occhi erano dilatati da un alone blu tuttintorno; i lunghi capelli castano
dorato erano sparsi su un cuscino di velluto consumato fino a mostrare la trama.
Le guance smagrite, il collo fragile, erano di una trasparenza inquietante.
Limpressione di luminosit solare che dava una volta era svanita, come se una
grande nuvola bianca lavesse avvolta.
Donna Eliabel si ritir per evitare di mostrare le sue lacrime.
Marie, mia bella Marie, disse Guccio avvicinandosi al letto.
Eccovi, finalmente: siete tornato. Avevo tanta paura, oh, cos tanta paura di
morire senza rivedervi!
Guardava intensamente Guccio e nei suoi occhi brillava una domanda
inespressa e inquieta. Inclinata comera per il curioso assetto del materasso, non
sembrava pi del tutto reale, ma come ritagliata da qualche affresco, o meglio, da
qualche vetrata dalla prospettiva falsata.
Che cosa vi sentite, Marie? chiese Guccio.
Mi sento debole, mio adorato, molto debole. E avevo tanta paura che mi
aveste abbandonato.
Sono dovuto andare in Italia per conto del re e la partenza stata tanto
improvvisa che non ho avuto modo di avvertirvi.

Al servizio del re ripet lei con voce flebile.


La grande domanda muta era ancora in fondo al suo sguardo. E Guccio si
sent allimprovviso pieno di vergogna per la sua ottima salute, i suoi vestiti
imbottiti, le settimane spensierate passate in viaggio: pieno di vergogna perfino del
sole di Napoli, e soprattutto della vanit della quale era pieno fino a unora prima
per essere stato accanto ai potenti del mondo.
Marie allung la bella mano smagrita; e Guccio la prese. Le loro dita fecero
conoscenza di nuovo, si interrogarono e finirono per riunirsi, intrecciate in quel
gesto nel quale lamore si promette con pi certezza che un bacio, come se le
mani di due creature si unissero in una identica preghiera.
La domanda muta spar allora dallo sguardo di Marie. Chiuse gli occhi e
restarono un momento cos senza parlare.
Mi sembra che tenendovi la mano io riacquisti forza, comment lei alla fine.
Marie, guardate che cosa vi ho portato!
Tolse dalla borsa due lamine doro incise, incrostate di pietre tagliate a
cabochon, quegli ornamenti che le classi abbienti allepoca erano solite portare al
collo dei mantelli. Marie prese i gioielli e se li port alle labbra. Guccio si sent
stringere il cuore: un gioiello, anche se opera del pi abile artigiano di Firenze o
Venezia, non pu calmare la fame. Un vaso di miele o di frutta caramellata
sarebbe stato un regalo pi adatto, pens. E sent dentro una gran fretta di agire.
Vado a procurarmi il necessario per guarirvi, esclam.
Che voi siate qui, che mi pensiate, non chiedo altro Andate gi via?
Sar di ritorno tra poche ore, promise, gi sulla porta. Vostra madre sa?
domand a bassa voce.
Marie fece segno di no. Non ho voluto disporre di voi. Siete voi che dovrete
disporre di me, se Dio vorr che io viva.
Scendendo nel salone, Guccio trov Eliabel insieme con i due figli appena
tornati dalla caccia. Il volto smagrito, gli occhi segnati dalla fatica, i vestiti strappati
e mal ricuciti, Pierre e Jean de Cressay portavano addosso i segni della miseria.
Dimostrarono a Guccio tutta la gioia di chi rivede un amico. Ma non potevano far
a meno di provare un po dinvidia e di amarezza vedendo il bellaspetto del
giovane lombardo. Decisamente la finanza regge meglio della nobilt, pensava
Jean de Cressay.
Nostra madre vi ha detto, e poi avete visto Marie disse Pierre. Guardate le
nostre prede del mattino: un corvo che si era rotto una zampa e un topo di
campagna. Bel pranzo per una famiglia intera si potr mettere insieme con questo!
Che volete? tutto pieno di trappole. Si ha un bel promettere il bastone ai

contadini che cacciano per loro conto. Preferiscono buscarsi le bastonate e


mangiare selvaggina. Al loro posto faremmo altrettanto. Abbiamo ancora solo tre
cani
I falconi milanesi che vi ho portato lanno scorso vi servono a qualche cosa,
almeno? chiese Guccio.
I due fratelli abbassarono la testa, imbarazzati. Poi Jean il maggiore, si decise a
dire, tormentandosi la barba: Abbiamo dovuto cederli al prevosto Portefruit
perch ci lasciasse il nostro ultimo maiale. Del resto non avevamo pi niente da
dar loro da mangiare.
Avete fatto benissimo, li rassicur Guccio. Vorr dire che alla prossima
occasione ve ne procurer degli altri.
Quel dannatissimo prevosto, esclam Pierre de Cressay, non migliorato
neanche un po da quella volta che ci avete sottratti alle sue sgrinfie. E lunica cosa
peggiore della carestia, e la rende due volte pi penosa.
Ho vergogna, messer Guccio, della povera cena che posso offrirvi, disse la
vedova.
Guccio declin linvito con molto tatto, dichiarando che era atteso nella sua
filiale di Neauphle.
Vedr anche di fare il possibile per procurarvi delle provviste, aggiunse.
Non potete andare avanti cos, soprattutto vostra figlia.
Noi vi siamo grati oltre ogni dire del vostro pensiero, rispose Jean de
Cressay, ma non troverete niente, tranne lerba sui bordi dei sentieri, forse.
Ma no, andiamo! esclam Guccio battendo sulla borsa che portava al fianco.
Non potrei dirmi un vero lombardo se non ci riuscissi.
Perfino il denaro non serve pi.
quel che vedremo.
Sembrava ormai fatale che Guccio, ogni volta che andava a trovare quella
famiglia, dovesse giocare il ruolo del salvatore invece di quello del creditore. Non
si ricordava neanche pi del debito di trecento lire mai estinto dopo la morte del
signore di Cressay.
Punt verso Neauphle, convinto che gli impiegati della filiale Tolomei lo
avrebbero tratto dimpaccio. Se li conosco, si diceva, avranno prudentemente
messo via del grano, oppure sanno dove ci si pu rifornire quando si ha modo di
pagare.
Invece trov i tre impiegati stretti intorno a un fuoco di torba; avevano la faccia
pallida e il naso tristemente puntato verso terra.
Da due settimane, signor Guccio, cessato ogni traffico, dichiar il

responsabile della filiale. Non si fa neanche unoperazione al giorno. Nessuno


paga i debiti e non ci sarebbe niente da far sequestrare, anche volendo. Quanto
alle provviste roba da mangiare Si strinse nelle spalle. Facciamo un
banchetto con una libbra di castagne e andiamo avanti a leccarci i baffi per tre
giorni. Avete ancora sale, a Parigi? soprattutto la mancanza di sale che ci fa
deperire. Se poteste farcene arrivare un po! Il prevosto di Montfort ne ha, ma non
vuole distribuirlo. Ah! Non si priva di niente, lui, state certo. Ha saccheggiato i
dintorni come se fosse in un paese di guerra.
Ma un autentico flagello, questo Portefruit! esclam Guccio. Voglio andare
a parlargli io. Lho gi sistemato una volta, quel ladro.
Signor Guccio disse il responsabile della filiale, nel tentativo di
raccomandare a Guccio la prudenza.
Ma Guccio era gi risalito a cavallo. Un sentimento di odio mai conosciuto
prima dallora gli gonfiava il petto. Dal momento che Marie de Cressay era sul
punto di morire di fame, passava dalla parte dei poveri e dei sofferenti: e da
questo soltanto si sarebbe potuto arguire che il suo amore era sincero.
Lui, il lombardo, il ragazzino ricco, prendeva dimprovviso posizione per il
partito della miseria. Adesso si accorgeva che i muri delle case parevano trasudare
morte. Si sentiva solidale con la gente barcollante che seguiva le bare, quegli
uomini dalla pelle tesa sugli zigomi e dagli sguardi divenuti sguardi danimale.
Avrebbe affondato la sua spada nella pancia del prevosto Portefruit: aveva
deciso. Intendeva vendicare Marie, vendicare la provincia intera e compiere un atto
di giustizia. Lo avrebbero arrestato, certo. Voleva che lo arrestassero, cos la
faccenda si sarebbe risaputa. Lo zio Tolomei avrebbe mosso cielo e terra; messer
di Bouville e monsignor di Valois sarebbero stati messi al corrente. Il processo
avrebbe avuto luogo davanti al parlamento di Parigi, alla presenza del re. E
Guccio avrebbe esclamato: Sire, ecco perch ho ucciso il vostro prevosto
Una lega e mezzo di galoppo gli calm un tantino limmaginazione.
Ricordati, ragazzo, che un cadavere non mai utile a nessuno, aveva sentito
ripetere dagli zii banchieri fin da quando era piccolissimo. In fin dei conti,
ciascuno si batte meglio con le armi che gli son proprie; Guccio, come tutti i
toscani di un certo ceto, sapeva alloccasione cavarsela egregiamente con le lame
corte, ma non era proprio la sua specialit.
Arrivando a Montfort-lAmaury rallent landatura, calm il cavallo e lo spirito
e si present al prevosto. Dal momento che luomo di guardia non mostrava la
sollecitudine auspicata, Guccio tir fuori da sotto il mantello il salvacondotto con
il sigillo reale che Valois gli aveva fatto rilasciare per superare ogni eventuale

difficolt nel corso della missione napoletana.


La formulazione del testo era cos vaga (Si richiede che ogni balivo, siniscalco
e prevosto presti aiuto e assistenza) che Guccio poteva ancora farne uso
tranquillamente.
Servizio del re! esclam.
Alla vista del sigillo reale, la guardia della prevostura si fece subito cortese e
zelante e si precipit ad aprire le porte.
Da da mangiare al mio cavallo, gli ordin Guccio.
Le persone sulle quali si ha avuto la meglio una volta si considerano di solito
gi vinte in partenza quando capita loro di ritrovarsi davanti a noi. Anche se
volessero resistere, non cambierebbe niente: lacqua scorre sempre nello stesso
senso. E cos era tra Portefruit e Guccio.
Le sopracciglia tonde, le guance tonde, la pancia tonda, il prevosto, un po
inquieto, rotol piuttosto che camminare in direzione del visitatore.
La lettura del salvacondotto lo agit ulteriormente. Quali potevano mai essere i
segreti incarichi del giovane italiano? Era l per indagare, ispezionare? Anche il re
Filippo il Bello aveva agenti segreti che con il paravento dunattivit innocente
viaggiavano per il regno e poi gli facevano rapporto. E spesso si aprivano i
cancelli di un carcere
Ah! Messer Portefruit, prima di tutto voglio rassicurarvi: non ho parlato in alto
loco della faccenda delle tasse di successione dei signori di Cressay, esord
Guccio, in occasione della quale ci siamo conosciuti lanno scorso. Penso che da
parte vostra si sia trattato, in fondo, di un errore involontario. Questo per la vostra
tranquillit.
Bel modo davvero di rassicurare il prevosto! Era come dire chiaro e tondo, fin
dallinizio: Attento, ricordati che ti ho colto in delitto flagrante e alloccorrenza
posso render nota la cosa.
La faccia da luna piena del prevosto impallid un tantino, il che evidenzi per
contrasto la voglia color vino che gli copriva la tempia e parte della fronte.
Vi sono grato, messer Baglioni, daver deciso in questo senso, rispose. Si
era effettivamente trattato di un errore. Ho fatto subito sistemare i libri.
Perch, avevano bisogno di essere sistemati?
Laltro cap daver detto una sciocchezza pericolosa. Decisamente quel giovane
italiano aveva il dono di confondere le idee.
Stavo giusto per mettermi a tavola, disse Portefruit, per cambiare argomento
in fretta. Mi farete lonore di dividere
Cominciava a mostrarsi ossequioso. La logica suggeriva a Guccio di accettare:

le persone sono molto pi loquaci, a tavola. E poi era dalla mattina che Guccio
non toccava cibo. E aveva galoppato parecchio. Cos, nonostante fosse partito da
Neauphle per ammazzare il prevosto, Guccio si ritrov comodamente seduto
dinanzi a lui e si serv della daga soltanto per tagliare un cosciotto di maiale da
latte arrostito a puntino e bagnato di un buon sugo dorato.
Il pranzo del prevosto nel bel mezzo di un paese oppresso dalla carestia era
qualcosa di scandaloso. Se penso, si diceva Guccio, che sono venuto qui a cercare
il necessario per dar da mangiare a Marie e sono io che mingozzo! Ogni
boccone accresceva il suo odio; e pi il prevosto, per ingraziarsi il visitatore,
faceva portare le sue provviste migliori e i vini pregiati, pi Guccio, a ogni
boccale che lo pregavano di accettare, si ripeteva: Dovr rendere conto di tutto
questo, il delinquente. Far in modo che si ritrovi a danzare appeso a una corda!
Mai pasto fu divorato con pi appetito da parte dellospite e con minor beneficio
per lanfitrione. Guccio non si lasciava sfuggire la pi piccola occasione di mettere
Portefruit in difficolt.
Ho saputo che vi siete procurato dei falconi, messer Portefruit, butt l
allimprovviso. Avete diritto di caccia come i signori feudali?
Al prevosto and di traverso il vino. Vado a caccia con i signori dei dintorni,
quando loro hanno la bont di invitarmi, rispose vivacemente.
Cerc di nuovo di cambiare argomento e osserv: Mi sembra che voi
viaggiate parecchio, messer Baglioni. O sbaglio?
Molto, in effetti, convenne Guccio con distacco. Torno ora dallItalia, dove
ho dovuto recarmi per conto del re alla corte di Napoli.
A Portefruit venne in mente che la prima volta che lo aveva incontrato era di
ritorno da una missione alla corte dInghilterra. Quel giovanotto doveva essere
molto importante se passava il suo tempo a viaggiare da una regina allaltra. E poi
sapeva sempre un sacco di cose di quelle che si preferisce tener nascoste
Mastro Portefruit, gli impiegati della filiale di mio zio qui a Neauphle sono
ridotti molto a malpartito. Li ho trovati indeboliti dalla fame e mi hanno detto che
da queste parti non si riesce pi a procurarsi da mangiare, disse Guccio
allimprovviso. Come spiegate che in questo paese in preda alla carestia voi
pretendiate decime in natura e sequestriate tutto quel che resta da metter sotto i
denti?
Eh! Signor Baglioni, un bel problema per me, e un grande dolore, ve lo
garantisco. Ma devo obbedire agli ordini di Parigi. Ogni settimana devo mandare
tre carri di provviste, come tutti i prevosti del circondario, perch monsignor de
Marigny teme una rivolta popolare e vuole tenere la capitale sotto controllo. Come

sempre, la campagna a rimetterci.


E quando i vostri uomini razziano il necessario a riempire i tre carri, possono
sempre riempirne un quarto, cos che voi rie teniate uno.
Langoscia strinse nella sua morsa il cuore del prevosto. Ah! che pranzo
tremendo!
Ma giammai, signor Baglioni, giammai! Come potete pensarlo?
Su, su, prevosto! Tutto questo ben di Dio da dove arriva? esclam Guccio,
indicando la tavola imbandita. I prosciutti, che io sappia, non vengono ad
appendersi da soli al batacchio della vostra porta. E i vostri uomini non sarebbero
tanto ben pasciuti se si limitassero a leccare il giglio di Francia scolpito sui loro
bastoni.
Se avessi saputo, pensava Portefruit, non lo avrei trattato cos bene.
Il fatto , rispose il prevosto, il fatto , vedete, che per mantenere lordine
del regno bisogna dar da mangiare a sufficienza a chi ha lincarico di provvedere
in merito.
Ma certo, convenne Guccio, ma certo. Dite bene. Un uomo con una
funzione come la vostra non pu ragionare come la gente comune, e non
potrebbe mai comportarsi come loro.
Dimprovviso si era fatto amichevole, approvante, e sembrava condividere
completamente i punti di vista del suo interlocutore. Il prevosto che aveva bevuto
a sufficienza per ritrovare un po di coraggio, stava cadendo in trappola.
E cos per le imposte
Le imposte? chiese il reverendo.
Ma s! Le avete in appalto, no? Ora, bisogna pure che viviate, che paghiate gli
impiegati Per forza dovete incassare pi di quanto il Tesoro vi richiede. Come
fate? Raddoppiate limposta, vero? A quel che so io, i prevosti fanno tutti cos.
Pi o meno, riconobbe Portefruit, lasciandosi andare perch pensava di aver
a che fare con un tipo esperto. Siamo praticamente obbligati a far cos. Gi per
ottenere la carica ho dovuto ungere parecchio un impiegato di Marigny.
Un impiegato di Marigny? Davvero?
Eh, s e continuo a passargli un bel gruzzoletto ogni anno a San Nicola.
Poi bisogna dividere con il mio gabelliere, per non parlare di quel che pretende il
balivo che sta sopra di me. In fin dei conti
non resta gran che per voi, lo capisco benissimo. Allora, prevosto, se mi
darete una mano vi proporr un affare vantaggioso. Sono preoccupato per i miei
impiegati. Ogni settimana farete loro avere sale, farina, fave, miele e carne, fresca o
secca, a seconda dei loro bisogni; vi pagheranno al prezzo pi alto della capitale,

con unaggiunta di tre soldi la libbra. Da parte mia, vi lascer venti lire
danticipo, concluse, facendo tintinnare il contenuto della borsa del denaro.
Il rumore delle monete elimin definitivamente ogni traccia di sospetto
dallanimo del prevosto. Discusse un po, tanto per salvare le apparenze, di pesi e
prezzi. Si stup delle quantit richieste da Guccio.
I vostri impiegati sono solo tre! Che cosa se ne fanno di tutto quel miele e
quelle prugne secche? Oh! S, certo sono in grado di procurare quanto
chiedete
Poich Guccio voleva portar via subito qualche provvista, il prevosto lo
accompagn nella sua dispensa, che pareva pi che altro un vero e proprio
emporio.
Ora che laffare era fatto, a che pro fingere? In un certo senso il prevosto era
orgoglioso di mostrare (impunemente, credeva lui) i suoi tesori mangerecci. Il
naso allaria, le braccine corte, si agitava tra sacchi di lenticchie e piselli secchi,
annusava i formaggi, carezzava con lo sguardo le file di salsicce.
Nonostante avesse passato almeno un paio dore a tavola, sembrava gi avere di
nuovo appetito.
Questo disgraziato meriterebbe che lo venissero ad aggredire con tanto di
forconi, pensava Guccio. Un servo prepar un grosso involto di viveri, lo nascose
in un telo e Guccio lo fece assicurare alla sella.
E se per caso, disse il prevosto, accompagnando il suo ospite al cavallo,
aveste bisogno anche voi di qualcosa, a Parigi
Grazie, prevosto, me ne ricorder. Ma senza dubbio non tarder a farmi vivo
comunque. In ogni modo, parler di voi come giusto, statene pur certo.
E Guccio si rimise in cammino per Neauphle, dove consegn agli impiegati
sbalorditi con lacquolina in bocca una met del bottino.
Riceverete altrettanto ogni settimana, spieg loro. Sono daccordo con il
prevosto. Quello che arriver lo dividerete a met: una parte per voi e una parte
che verr a ritirare qualcuno dei Cressay, o che porterete voi, con molta cautela.
Mio zio ha molto a cuore questa famiglia, che ha una posizione migliore di
quanto sembri; quindi pensate voi a rifornirla.
Pagheranno subito le provviste oppure bisogner aggiungere queste cifre al
debito che gi hanno nei nostri confronti? chiese il responsabile della filiale.
Farete un conto a parte che io terr docchio. Dieci minuti pi tardi Guccio
arrivava a Cressay e posava al capezzale di Marie miele e frutta secca e candita.
Gi dabbasso ho consegnato a vostra madre del maiale sotto sale, farina,
sale

Gli occhi dellammalata si riempirono di lacrime.


Ma come avete fatto? Oh, messer Guccio, siete forse un mago? Del miele?
Oh! Del miele
Farei ben altro per vedervi riprendere le forze, per la gioia di essere amato da
voi. Ogni settimana riceverete altrettanto dai miei impiegati. Credetemi, aggiunse
sorridendo, comunque cosa meno complicata che riuscire a rintracciare un
cardinale ad Avignone.
Ci gli fece venire in mente di non essersi recato a Cressay al solo scopo di
nutrire gli affamati. Cos, approfittando del fatto che erano soli, chiese a Marie se
quanto le aveva affidato lautunno scorso si trovava sempre al suo posto, nella
cappella.
Non lho mai toccato, rispose lei. Temevo di morire senza sapere cosa
farne.
Non dovete pi preoccuparvene, adesso. Me lo riprendo. E di grazia, se mi
amate, cacciate ogni pensiero di morte!
Ma certo, adesso s, rispose lei, sorridendo di rimando.
E la lasci mentre si mangiava il miele direttamente dal vaso, a piccole
cucchiaiate, con unaria beata.
Tutto loro del mondo, tutto loro del mondo per vedere quellespressione di
felicit sul suo viso! Vivr, ne sono certo. Ha sofferto la fame, s, ma soprattutto
ha sofferto della mia lontananza, pensava Guccio, con leggerezza tutta giovanile.
Discese nel salone e prese da parte Eliabel per spiegarle che aveva riportato
dallItalia delle reliquie potentissime e desiderava pregarci sopra, solo nella
cappella, per impetrare la guarigione di Marie. La vedova si meravigli che un
giovanotto cos altruista, cos prestante, cos in gamba fosse anche cos devoto.
Ottenuta la chiave, Guccio scese nella cappella e si chiuse dentro; non fatic
molto a ritrovare la lastra mobile, vicino allaltare. La sollev e, accanto alle ossa
sbriciolate dun antico signore di Cressay, trov lastuccio di piombo che
conteneva, oltre ai conti del re dInghilterra e di monsignor dArtois, il documento
che provava le malversazioni dellarcivescovo Jean de Marigny. Questa s che
unefficacissima reliquia per i mali del regno, si disse.
Risistem la lastra mobile, ci sparse sopra un po di polvere e usc, assumendo
unespressione dolce e pia.
Poco dopo, con il viatico dei ringraziamenti, i baci e gli abbracci nonch le
benedizioni della castellana e dei suoi figli, si rimise in cammino.
Non aveva ancora superato la Mauldre che gi i Cressay si precipitavano in
cucina.

Aspettate figlioli, aspettate almeno che vi prepari qualcosa! diceva Eliabel. Ma


non pot impedire ai due fratelli di tagliarsi delle belle fette di salsiccia stagionata.
Non pensate che Guccio sia innamorato di Marie, per prendersi tanto a cuore
la nostra sorte? osserv Pierre de Cressay. Non ci sollecita a pagare il nostro
debito, non chiede interessi, anzi, ci copre di doni
Ma no! rispose vivacemente Eliabel. Vuol bene a tutti noi, ecco la verit, ed
onorato della nostra amicizia.
Comunque non sarebbe un cattivo partito, insistette Pierre.
Jean, il maggiore, borbott qualcosa tra s. Per lui, che era difatto il
capofamiglia, concedere sua sorella in moglie a un banchiere italiano andava
contro a tutte le tradizioni della cavalleria.

Se le intenzioni di Guccio fossero queste, non potrei mai accettare


Ma dal momento che aveva la bocca piena, non diede voce al suo pensiero. In
certi momenti e in certe circostanze scrupoli e principi impallidiscono. E Jean de
Cressay masticava soprappensiero.
Da parte sua Guccio, cavalcando verso Parigi, si domandava se aveva fatto bene
a partire cos in fretta, e se non sarebbe stata invece loccasione buona per
chiedere la mano di Marie.
No, sarebbe stato indelicato. Non si possono chiedere cose del genere a gente
affamata. Sarebbe parso che volessi approfittare della loro miseria. Aspetter che
Marie stia bene.
La verit era che gli era mancato il coraggio, e cercava scuse per giustificarsi.
Al calar della sera, la stanchezza lo costrinse a fermarsi. Dorm qualche ora a
Versailles, piccolo villaggio triste e isolato in mezzo ad acquitrini insalubri. Anche
l i contadini morivano di fame.
Lindomani mattina Guccio arriv in rue des Lombards; subito si appart con
lo zio al quale raccont indignato quanto aveva veduto. Continu a parlare per
unora buona. Seduto davanti al fuoco, Tolomei lo stava ad ascoltare tranquillo.
Ho fatto bene, a proposito della famiglia Cressay? Sei daccordo, vero, zio?
Certo che sono daccordo, figliolo. Daltra parte, inutile discutere con un
innamorato Mi hai portato la ricevuta dellarcivescovo?
S, zio, rispose subito Guccio tendendogli lastuccio di piombo.
Allora tu dici che il prevosto di Montfort ha dichiarato di riscuotere imposte
doppie delle quali versa una parte a un impiegato di Marigny. Sai quale?

No, ma non mi sar difficile. Quel mascalzone ormai mi crede un amico.


E dice che gli altri prevosti fanno lo stesso?
Altroch. Non una vergogna? Speculano in maniera disgustosa sulla fame
altrui e ingrassano come porci mentre intorno a loro la gente crepa. Il re non
dovrebbe esser messo al corrente?
Locchio sinistro di Tolomei, quellocchio che restava sempre coperto dalla
palpebra abbassata, si era aperto allimprovviso, e tutto il suo viso aveva cambiato
espressione, assumendo unaria al tempo stesso ironica e inquietante. Il banchiere
sfregava luna contro laltra le mani paffute e appuntite.
Eh! Mi hai portato delle buone notizie, Guccio mio caro, proprio delle buone
notizie, disse sorridendo.

II I CONTI DEL REGNO

pinello Tolomei non era un impulsivo. Riflett due giorni buoni; poi, il

terzo, dopo aver messo la cappa sopra il mantello foderato di pelo poich pioveva
a catinelle, and a palazzo Valois. Fu subito ricevuto dal conte di Valois e
monsignor dArtois, entrambi piuttosto abbattuti, pieni di rancore. Avevano
digerito male la sconfitta e cercavano di escogitare vaghi piani di vendetta.
Il palazzo sembrava pi tranquillo che nei mesi passati e si avvertiva
chiaramente che il vento favorevole aveva ripreso a soffiare dalla parte di Marigny.
Signori, disse Tolomei ai due baroni, in queste ultime settimane vi siete
comportati in modo tale che, se possedeste una banca o praticaste un commercio,
avreste dovuto chiuder bottega.
Poteva permettersi quel tono di rimprovero: si era guadagnato tale diritto con
diecimila lire che non aveva versato di tasca propria ma per le quali si era fatto
garante.
Non mi avete nemmeno chiesto un parere; quindi non ve lho dato, riprese.
Ma avrei potuto assicurarvi fin dallinizio che un uomo potente e accorto come
messer Enguerrand non si diverte senzaltro a metter le mani negli scrigni del re. I
conti sono puliti? Lo credo bene. Se ha intrallazzato per conto suo, lo ha fatto in
qualche altro modo.
Poi, rivolgendosi direttamente al conte di Valois: Ho fatto in modo di
procurarvi un po di denaro, monsignor Carlo, per farvi salire nella stima e nella
fiducia del re. Ma quel denaro devessere restituito. Subito.
Ma lo sar, messer Tolomei, lo sar.
E quando, monsignore? Non oserei mai mettere in dubbio la vostra parola e
sono certo che riavr il denaro. Ci nonostante vorrei sapere quando e in che
modo verr rimborsato. Non avete pi la gestione del Tesoro, che tornata a
Marigny. E non mi pare che nel frattempo sia stata preparata alcuna ordinanza

sullemissione della moneta, cosa che ci stava assai a cuore, n alcun atto volto a
ristabilire il diritto di guerra privata. Marigny si oppone.
E che cosavete da proporre per arrivare finalmente a spuntarla con questo
porco schifoso? esclam Roberto dArtois. Ci teniamo quanto voi, credete, e se
avete in mente qualcosa di meglio, benissimo! In questa caccia c un gran
bisogno di cani di riserva.
Tolomei si lisci le pieghe del vestito e incroci le mani sul ventre.
Signori, non sono cacciatore, rispose, ma sono toscano di nascita e so che
quando non si riesce a vincere il nemico attaccandolo di fronte bisogna riprovarci
su un lato. Voi siete stati troppo aperti, nella lotta. Smettetela di accusare Marigny
e di ripetere a destra e a manca che un ladro, poich il re ha stabilito che non lo
affatto. Fate mostra per un po di accettare che governi; fingete perfino di
riconciliarvi con lui; e poi, di nascosto, fate svolgere indagini nelle province. Non
incaricatene gli ufficiali del re, che sono creature di Marigny, e che sono proprio
quelli ai quali lui vi indirizza. Ma dite ai nobili, grandi e piccoli, sui quali avete
influenza, che vi mettano al corrente delloperato dei prevosti. In molti posti solo
la met delle tasse riscosse finisce nelle casse del Tesoro. Chi non prende soldi,
prende viveri che poi rivende a prezzi proibitivi. Fate investigare, vi dico. E
intanto ottenete dal re che convochi tutti i prevosti, i gabellieri, gli agenti delle
imposte per far esaminare i libri contabili. Da chi? Da Marigny, assistito sintende
dai baroni e dai consiglieri alle finanze. Contemporaneamente produrrete i risultati
delle vostre indagini private. Allora salteranno fuori delle malversazioni cos
enormi che potrete tranquillamente darne la colpa a Marigny, senza pi
preoccuparvi di sapere, a questo punto, se lui sia innocente o colpevole. Cos
facendo, signori, avrete i nobili dalla vostra parte, poich a loro d un gran
fastidio trovarsi sulle proprie terre gli uomini di Marigny che ficcano il naso
dappertutto; e avrete anche lappoggio del popolino che crepa di fame e come
sempre cerca dei responsabili del proprio stato di miseria. Ecco, monsignori, il
consiglio che mi sento di dare a voi e che darei al re se fossi al vostro posto
Sappiate inoltre che le compagnie dei lombardi, con le loro filiali sparse un po
dappertutto, potrebbero aiutarvi, se lo vorrete, nella vostra inchiesta.
Valois riflett un momento.
La cosa pi difficile sar convincere il re, che per il momento tutto preso da
Marigny e da suo fratello, larcivescovo, dal quale aspetta un papa.
Per quanto riguarda larcivescovo, niente paura, replic il banchiere. Ho a
disposizione una museruola fatta apposta per lui e della quale mi sono gi servito
una volta: gliela rimetter sul muso al momento buono.

Quando Tolomei fu uscito, dArtois disse a Valois: Mi sa che questo


bravuomo decisamente pi forte di noi.
Pi forte pi forte rispose Valois. Cio, diciamo che ci dettaglia nel suo
linguaggio da mercante cose che peraltro noi gi pensavamo!
Ma si affretto gi dal giorno seguente a seguire i consigli del capitano generale
dei lombardi il quale, per una fideiussione su diecimila lire sborsate dai compagni
italiani, si era concesso il lusso di governare la Francia.
Ci volle un mese buono dinsistenza perch monsignor di Valois riuscisse a
convincere il re. Invano Valois continuava a ripetere al nipote: Ricordatevi le
ultime parole di vostro padre. Ricordate che vi ha detto: Luigi, mettetevi al
corrente al pi presto degli affari del regno. Ebbene, convocando prevosti e
gabellieri che potrete conoscere davvero come stanno le cose. E inoltre il nostro
santo antenato del quale portate il nome vi mostra la via seguire: lui stesso ordin
uninchiesta analoga nel 1247
Marigny non era contrario per principio a una convocazione del genere; gli
sembrava loccasione buona per riprendere il controllo completo sugli agenti e i
funzionari del re. Anche lui era al corrente della rilassatezza dellamministrazione.
Ma gli pareva pi saggio differire la convocazione. Sosteneva che il momento era
sbagliato, proprio adesso che la miseria inaspriva il popolo e le leghe dei baroni si
agitavano, per allontanare di colpo dalle loro sedi tutti i funzionari del re.
Non si poteva negare che, dalla morte di Filippo il Bello, lautorit centrale era
andata progressivamente indebolendosi. In effetti due poteri si opponevano luno
allaltro, si intralciavano a vicenda, si annullavano lun laltro. Si obbediva o a
Marigny, o al re. Conteso tra le due opposte fazioni, male informato, non in
grado di distinguere la calunnia dalla verit e soprattutto incapace per natura di
tagliar corto e imporsi con decisione, Luigi X riponeva la sua fiducia un po a
destra e un po a sinistra, nellillusione di governare mentre invece si limitava a
subire.
Cedendo alla prepotenza delle leghe baronali e su voto della maggioranza del
suo nuovo consiglio, Luigi, il 19 marzo di quellanno 1315, e cio dopo tre mesi e
mezzo di regno, firm il documento che gli era stato richiesto dai feudatari
normanni, al quale sarebbe seguito quasi subito quello dei signori di Linguadoca,
Borgogna, Champenois e Piccardia, lultimo dei quali interessava in modo
particolare il conte di Valois e Roberto dArtois. Questi editti cancellavano
completamente tutte le disposizioni, scandalose agli occhi dei privilegiati, con le
quali Filippo il Bello aveva vietato tornei, guerre private e duelli. Era di nuovo
lecito ai gentiluomini guerreggiare gli uni contro gli altri, cavalcare, andare,

venire e portare le armi In altri termini, la nobilt francese si era riguadagnata


il suo diritto ancestrale e diletto di rovinarsi in battaglie vere o false, di
massacrarsi, e di devastare alloccasione il reame intero per risolvere questioni
personali. Che re tremendo, davvero, la cui memoria meritava desser coperta
dignominia, quello che per trentanni laveva privata di questo onesto passatempo!
Nello stesso modo i signori potevano di nuovo distribuire terre e creare nuovi
vassalli, e quindi spesso nuovi profitti, senza doverne render conto al re. Per ogni
controversia, i nobili dovevano comparire solo davanti a tribunali nobili. I sergenti
o i prevosti reali non potevano pi arrestare i criminali o portarli in giudizio senza
il permesso del feudatario locale. I borghesi e i contadini liberi non avevano pi
diritto, tranne casi eccezionali, di lasciare le terre del loro signore per reclamare la
giustizia del re. In materia di sussidi militari e coscrizioni, i baroni tornavano ad
acquisire una certa indipendenza che permetteva loro di decidere se partecipare o
no alle guerre nazionali e, in caso affermativo, quanto volevano farsi pagare.
Marigny riusc a far inserire in calce al documento una vaga formula a
proposito dellautorit suprema reale e di tutto ci che per antica consuetudine
era di competenza del sovrano e di nessun altro. Questa formula di diritto
avrebbe dato la possibilit a un monarca deciso di riprendersi pezzo per pezzo
tutto quello che era stato ceduto. Valois non fece obiezioni perch per lui antica
consuetudine era sinonimo di san Luigi. Ma Marigny non si faceva molte
illusioni; nello spirito e nella lettera, le istituzioni del Re di ferro venivano di fatto
cancellate. E usc dal consiglio del 19 marzo dichiarando che era stato preparato il
terreno per un periodo di tremendi problemi.
Intanto la convocazione di prevosti, tesorieri e gabellieri fu finalmente decisa.
In ogni baliato e siniscalcato furono spediti investigatori ufficiali chiamati
riformatori, ma senza accordare loro un lasso di tempo sufficiente per una seria
indagine, poich la data della riunione era stata fissata per la met del mese
successivo. Quando si tratt di decidere il luogo dellassemblea, Carlo di Valois
propose Vincennes, in ricordo di san Luigi.
Il giorno stabilito Luigi lAttaccabrighe, i suoi pari, i suoi baroni, i dignitari e i
pi importanti funzionari della corona, i membri del consiglio e
dellamministrazione, si recarono in sfarzoso corteo al maniero di Vincennes. La
maestosa processione attir la gente sulla porta; i bambini seguivano i cavalieri,
gridando: Viva il re! nella speranza di ricevere una manciata di confetti. Si era
sparsa la voce che il re aveva chiesto ai gabellieri di render conto del loro operato
e non cera niente, a parte il pane, che potesse soddisfare di pi il popolo in quel
momento.

Laprile era mite con nuvole lievi che si rincorrevano nel cielo sopra le foreste
di querce; un bel tempo primaverile che ridava speranza. Se la carestia non
cessava, almeno non faceva pi tanto freddo, e si sperava che il prossimo raccolto
sarebbe stato buono, se il ghiaccio non avesse fatto morire il grano nuovo.
Vicino al maniero reale era stata eretta una grande tenda, come in occasione di
una festa o di un solenne matrimonio, e duecento gabellieri, tesorieri e prevosti
erano l allineati, alcuni su banchi di legno, altri per terra, seduti a gambe larghe.
Sotto un baldacchino ricamato con le armi di Francia, il giovane re, corona in
testa e scettro in mano, prese posto sul trono che gli era stato preparato, una sorta
di discendente pieghevole della seggiola curule che, fin dagli albori della
monarchia francese, fungeva da trono ai sovrani in trasferta. I braccioli del trono
erano scolpiti a teste di levriero e sul sedile cera un cuscino di seta rossa.
Pari e baroni presero posto ai due lati del sovrano e i consiglieri finanziari si
sistemarono dietro i lunghi tavoli appoggiati a dei cavalletti. I funzionari reali,
ciascuno con il suo registro, furono chiamati insieme con i riformatori che si
erano recati nella rispettiva circoscrizione. Per quanto affrettate, le indagini avevano
permesso di raccogliere un buon numero di denunce da parte dei locali, e un
rapido controllo aveva rivelato la veridicit della maggior parte di esse. Quasi tutti
i conti dimostravano lesistenza di sperperi, sprechi e malversazioni, soprattutto
negli ultimi mesi, soprattutto dalla morte di Filippo il Bello, soprattutto da quando
lautorit di Marigny era stata indebolita.
I baroni cominciarono a rumoreggiare, come se fossero stati, dal canto loro,
esempi di onest, o come se avessero dovuto registrare quelle perdite sui loro
conti personali. Tra i funzionari cominciava a serpeggiare la paura, e alcuni
preferirono eclissarsi furtivamente in fondo alla tenda, rimandando a pi tardi
le spiegazioni. Quando si arriv a prevosti e gabellieri delle regioni di Montfort
lAmaury, Dourdan e Dreux, a proposito dei quali Tolomei aveva fornito ai
riformatori atti daccusa precisi e circostanziati, intorno al re ci fu una grande
agitazione. Ma il pi indignato di tutti i baroni, quello che lasci esplodere con
maggior violenza la propria collera, fu Marigny. La sua voce copr tutte le altre;
parl ai suoi subordinati con veemenza tale da far piegare loro la schiena.
Esigeva restituzioni, prometteva castighi.
Monsignor di Valois si alz allimprovviso, togliendogli la parola di bocca.
Bella recita che state improvvisando a nostro beneficio, messer Enguerrand,
grid. Ma non serve a niente tuonare tanto contro questi disgraziati, perch siete
stato voi a conferir loro la carica, sono creature vostre, e tutto denuncia che siete
loro complice!

A quella pubblica accusa, si fece un tale silenzio che si sent un gallo cantare
lontano lontano, in campagna. LAttaccabrighe, palesemente sbalordito, guardava
di qua e di l. Tutti trattenevano il fiato mentre Marigny si avvicinava a Valois.
Signore, replic Enguerrand con voce rauca, se riuscite a trovare in mezzo a
tutte queste canaglie e indic con la mano il gruppo dei prevosti, se ne
trovate uno, uno solo, in mezzo a questi cattivi servitori del regno, che affermi in
coscienza e giuri di avermi pagato in qualche modo, o di avermi fatto avere la pi
piccola parte del denaro riscosso, ebbene, che venga fuori.
Spinto dalla manona di Roberto dArtois, avanz il prevosto di Montfort, del
quale stavano esaminando i conti.
Che cosavete da dire? Siete venuto a cercare il capestro? gli chiese Marigny.
Tutto tremante, la faccia tonda segnata dalla voglia color vino, il prevosto
restava muto. Eppure era stato istruito con cura, da Guccio prima e da Roberto
dArtois poi, che gli aveva promesso il giorno prima di risparmiargli ogni
punizione a patto che testimoniasse contro Marigny.
Dunque, che avete da dire? gli chiese a sua volta il conte di Valois. Non
abbiate paura di confessare la verit, poich il nostro amato sovrano qui per
ascoltarla, e rendere giustizia.
Portefruit pos un ginocchio a terra davanti a Luigi X e, incrociando le braccia
corte, cominci: Sire, sono un gran mascalzone; ma sono stato obbligato da un
impiegato del signor de Marigny, che ogni anno esigeva un quarto delle imposte
per conto del suo padrone.
Che impiegato? Dite il suo nome, e che si faccia avanti! url Enguerrand.
Che somme gli avete consegnato?
Il prevosto allora si perse danimo, cosa molto prevedibile, poich era
praticamente impossibile che un uomo che si era lasciato impressionare da Guccio
non si sciogliesse in presenza di Marigny. Fece il nome di un impiegato morto da
cinque anni, poi si diede la zappa sui piedi citando un altro nome, solo che era
quello di un impiegato del conte di Dreux, non di Marigny. Non riusc a spiegare
in che misterioso modo i soldi rubati al Tesoro potessero arrivare a Enguerrand.
La sua deposizione era palesemente falsa. Marigny vi mise fine.
Sire, come potete constatare, non c una sillaba di verit nella deposizione
delirante di costui. un ladro che per salvarsi ripete quello che gli hanno
insegnato, e male, i miei nemici. Che mi si rimproveri pure daver avuto fiducia in
mascalzoni simili, la cui disonest palese; che mi si rimproveri pure di non aver
fatto finire sulla ruota almeno una dozzina di costoro, riconoscer la fondatezza
del rimprovero, anche se vero che da quattro mesi a questa parte mi stata tolta

in gran parte ogni possibilit di agire su di loro. Ma che non mi si accusi di furto.
la seconda volta che il signor di Valois si azzarda a farlo, e non intendo pi
permetterlo.
Signori e magistrati compresero allora che la grande contesa stava per aver fine.
In tono drammatico, una mano sul cuore, laltra tesa verso Marigny, Valois
replic, rivolto al re: Sire, nipote mio, siamo tratti in inganno da un malvagio che
da troppo tempo sta in mezzo a noi, e le cui malefatte hanno attirato la
maledizione su di noi. lui la causa delle malversazioni che lamenta; lui che,
per i soldi ricevuti, ha concesso tregue su tregue ai fiamminghi. A causa di ci
vostro padre era caduto in un tale stato di melanconia da trapassare anzitempo.
Enguerrand la causa della sua morte. Da parte mia, sono disposto a provare che
ladro e che un traditore del regno, e se non lo farete arrestare subito giuro su
Dio che non metter pi piede a corte e al consiglio.
Avete mentito abbastanza, adesso! esclam Marigny.
Perdio, siete voi a mentire, Enguerrand! rispose Valois.
Il furore li lanci luno contro laltro. Si afferrarono per il collo. E si videro
quei due principi, trasformati in due tori infuriati, uno dei quali aveva portato la
corona di Costantinopoli mentre laltro poteva ammirare la sua statua nella galleria
dei re, battersi, vomitando ingiurie come scaricatori di porto, davanti alla corte e
allamministrazione del paese al completo.
I baroni si erano alzati in piedi; prevosti e gabellieri si erano tirati indietro,
facendo cadere le panche. Luigi X ebbe una reazione del tutto imprevedibile;
seduto sul suo trono, cominci a ridere divertito.
Indignato per quelle risate quanto dallo spettacolo indecoroso offerto dai due
contendenti, Filippo di Poitiers si fece avanti e, con forza sorprendente in un
uomo cos magro, separ i due avversari e li tenne lontani con le lunghe braccia.
Marigny e Valois ansimavano, il volto arrossato, i vestiti in disordine.
Zio, disse Poitiers, come vi permettete? Marigny, riprendete il controllo, ve
lo ordino. Rincasate subito e aspettate che tutti siano tornati calmi.
La decisione, la forza che si sprigionavano da quel ragazzo di ventiquattro anni
si imposero sui due uomini che avevano pi o meno il doppio della sua et.
Andatevene, Marigny, ho detto! ripet Filippo di Poitiers. Bouville,
accompagnatelo.
Marigny si lasci portar via da Bouville e raggiunse luscita del maniero di
Vincennes. Tutti si scostavano al suo passaggio come se stessero riportando al
recinto un toro da combattimento.
Valois non si era mosso. Tremava di rabbia e continuava a ripetere: Lo far

impiccare. Quant vero che mi chiamo Valois, lo far impiccare!


Luigi X non rideva pi. Lintervento del fratello gli aveva dato una lezione di
autorit. E poi si rendeva conto allimprovviso che gli avevano giocato un tiro
mancino. Ficc lo scettro in mano al ciambellano e disse duramente a Valois:
Zio, voglio parlarvi subito. Venite con me!

III DAL BANCHIERE ALLARCIVESCOVO

i avevate assicurato, zio, gridava Luigi lAttaccabrighe misurando a

grandi passi nervosi una delle sale del castello di Vincennes, mi avevate assicurato
che non avreste pi fatto accuse a Marigny. E invece! Questo vuol dire
infischiarsene della mia volont.
Giunto in fondo alla stanza, gir vivacemente su se stesso e il mantello corto
con il quale aveva sostituito quello lungo da cerimonia fece la ruota allaltezza dei
polpacci.
Valois, ancora stravolto dallo scontro, il viso tumefatto, il collo lacerato, rispose:
Ditemi voi, nipote, com possibile non andare in collera davanti a tanta
impudenza!
Era quasi in buona fede; ormai era persuaso daver ceduto a un impulso del
momento, mentre invece la commedia era stata preparata da tempo.
Sapete meglio di ogni altro quanto ci serve un papa, riprese lAttaccabrighe,
e sapete anche perch in questo momento non possiamo alienarci Marigny.
Bouville stato chiaro!
Bouville! Bouville! Credete a quanto ha raccontato Bouville che non ha visto
niente e capisce ancor meno. Il giovane italiano al suo seguito per sovrintendere al
denaro dei Bardi mi ha detto pi di Bouville sulle faccende avignonesi. Il papa
potrebbe essere eletto anche domani, e pronunciare lannullamento il giorno
dopo, se Marigny, e Marigny soltanto, non vi ponesse ostacolo in ogni modo.
Credete che lavori a vostro favore? Anzi, sta rallentando tutto, perch ha capito
benissimo il motivo per il quale lo mantenete al suo posto. Non vuole un papa
angioino; non vuole che prendiate una moglie angioina; e mentre vi tradisce, si
assicura daver in mano tutti i poteri concessigli da vostro padre. Dove sarete
stasera, nipote?
Ho deciso di non muovermi di qui, rispose Luigi con prepotenza.

Allora prima di stasera vi porter delle prove che schiacceranno Marigny; e


penso che alla fine lo dovrete lasciare a me.
Meglio per voi, zio, se sar cos; altrimenti dovr prendere sul serio la vostra
promessa di non farvi vedere mai pi n a corte n al consiglio.
Il tono di Luigi X era quello dellultimatum. Valois, allarmato dalla piega che
stavano prendendo le cose, si mise in viaggio per Parigi, trascinandosi dietro
Roberto dArtois, e gli scudieri necessari per scorta.
Oramai tutto dipende da Tolomei, disse, montando in sella.
Per strada incontrarono il convoglio di carri che portava a Vincennes letti,
cassoni, tavole e stoviglie, tutto il necessario perch il re si fermasse per una notte.
Unora pi tardi, mentre Valois tornava al suo palazzo per cambiarsi dabito,
Roberto dArtois faceva irruzione dal capitano generale dei lombardi.
Amico banchiere, esord entrando, venuto il momento di consegnarmi
quel documento del quale mi avete parlato che prova le malversazioni
dellarcivescovo Marigny. Sapete, la museruola Monsignor di Valois ne ha
bisogno subito.
Subito, subito Che pretese, monsignor Roberto.
Mi state chiedendo di rinunciare a qualche cosa che mi ha gi salvato una volta,
me e tutti i miei amici. Se vi dar modo di abbattere definitivamente Marigny, ne
sar molto avvantaggiato. Ma se per disgrazia fosse Marigny a spuntarla, sono un
uomo morto. E poi, e poi, ho molto riflettuto, monsignore

Roberto dArtois friggeva durante tutto questo preambolo, perch Valois lo


aveva supplicato di fare del suo meglio, e sapeva benissimo quanto valeva ogni
istante perduto.
S, ho riflettuto molto, stava dicendo Tolomei. Gli usi e le ordinanze di san
Luigi che stanno rimettendo in vigore sono certo eccellenti per il regno; ma
preferirei che si facesse eccezione per quanto concerne le ordinanze sui lombardi,
perch allepoca essi furono spogliati dei loro beni e poi per un certo periodo
cacciati anche da Parigi. Il ricordo di tutto questo ancora vivo, le nostre
compagnie ci hanno messo degli anni a risollevarsi. E quindi, san Luigi san
Luigi i miei amici cominciano ad agitarsi, e vorrei poterli rassicurare.
Andiamo, banchiere! Monsignor di Valois ve lha pur detto: sta dalla vostra
parte, vi protegge!
S, s, a parole, ma noi preferiremmo aver qualcosa di scritto. E cos abbiamo

presentato al re una richiesta, perch riconfermi i nostri privilegi duso; e in


questo periodo, visto che il re firma tutti i documenti che gli mettono davanti,
speriamo che approvi anche il nostro. Dopodich sar ben lieto, monsignore, di
mettere nelle vostre mani il documento che vi permetter di spedire alla forca o al
rogo, a vostra scelta, Marigny il giovane o Marigny il vecchio, o anche tutti e due
assieme Una firma, un sigillo. una cosa che si pu sistemare in una giornata,
due giorni al massimo, se monsignor di Valois se ne occupa. Il testo pronto
Il gigante batt la mano sul tavolo e la stanza intorno trem.
Basta cos, Tolomei. Vi ho detto che non possiamo aspettare. Il vostro
documento sar firmato domani, mimpegno di persona. Ma datemi subito
quellaltra carta. Siamo nella stessa barca: una volta tanto, dovete aver fiducia!
Monsignor di Valois non pu aspettare neanche un giorno?
No.
Allora questo significa che ha perduto il favore del re, e del tutto
inaspettatamente, osserv il banchiere scuotendo la testa. Che cos accaduto
esattamente a Vincennes?
Roberto dArtois gli forn un breve resoconto dellassemblea e della sua
conclusione. Tolomei ascoltava, continuando a scuotere la testa. Se Valois cade in
disgrazia e lo allontanano dalla corte, pensava, e Marigny resta al suo posto, allora
addio documento, franchigia e privilegi vari. Il pericolo adesso grave
Si alz e disse: Monsignore, quando un principe arruffone come il nostro
sincapriccia davvero di un servitore, si ha un bel denunciare le sue malefatte, le
perdoner, gli trover delle scusanti, e non si far in tempo ad attaccarlo che lui
gi lavr opportunamente difeso.
Salvo provare a quel principe che i crimini del malvagio servitore sono stati
compiuti a suo danno. Non si tratta di denunciare larcivescovo, ma di farlo
cantare sempre con la museruola davanti al naso.
Capisco, capisco. Volete servirvi del fratello contro il fratello. S, pu essere.
Larcivescovo, per quel che so io, non un cuor di leone Su! Bisogna pure
rischiare, a volte.
E consegn a Roberto dArtois il documento che Guccio aveva riportato da
Cressay.
Nonostante fosse arcivescovo di Sens, Jean de Marigny risiedeva pi spesso a
Parigi, principale diocesi della sua giurisdizione. Gli era riservata unala del
palazzo episcopale. E fu l, in una bella sala con il soffitto a volta che odorava
dincenso che fu sorpreso dallimprovviso sopraggiungere del conte di Valois e di
Roberto dArtois.

Larcivescovo tese ai visitatori lanello da baciare. Valois fece finta di non notare
il gesto e dArtois port la mano dellarcivescovo verso le labbra con tanta
disinvolta impudenza che si sarebbe potuto credere che volesse gettarsela oltre le
spalle.
Monsignor Jean, esord Carlo di Valois, sarebbe opportuno che ci spiegaste
per quale motivo vostro fratello vi induce a fare cos ferma opposizione
allelezione del cardinale Duze ad Avignone, tanto che ormai questo conclave
sembra unassemblea di fantasmi.
Jean de Marigny impallid un poco, poi, in tono pieno di unzione, replic:
Non capisco questo appunto, monsignore, n le motivazioni che vi stanno dietro.
Io non mi sto opponendo ad alcuna elezione. Mio fratello fa del suo meglio, ne
sono certo, per favorire gli interessi dello stato, e anchio cerco di servirli, nei
limiti del mio sacerdozio. Ma il conclave dipende dai cardinali, non dai nostri
desideri.
La prendete in questo modo? E va bene! rispose Valois. Allora, dal
momento che la cristianit pu far a meno di un papa, larcidiocesi di Sens potr
bene far a meno dun arcivescovo!
Non capisco le vostre parole, monsignore; lunica cosa che comprendo che
esse suonano come una minaccia contro un ministro di Dio.
stato Dio, per caso, messer arcivescovo, a ordinarvi di rubare certi beni dei
Templari? chiese dArtois. E pensate che il re, il quale rappresentante di Dio
sulla terra, possa tollerare che sulla cattedra episcopale della sua citt pi
importante sieda un prelato disonesto? Riconoscete questo?
E gli tese, stretta nel pugno enorme, la ricevuta di Tolomei.
un falso! grid larcivescovo.
Se un falso, replic Roberto, affrettiamoci a far trionfare la giustizia.
Bisogner organizzare un processo alla presenza del re perch salti fuori il
falsario
La dignit della chiesa non avrebbe nulla da guadagnarci
e voi tutto da perdere, immagino, monsignore.
Larcivescovo si era seduto su una imponente cattedra. Non si fermeranno
davanti a niente, pensava. Il suo crimine risaliva a pi di un anno addietro; i
guadagni erano stati spesi gi tutti. Duemila lire delle quali aveva avuto
necessit e tutta la sua vita doveva venire rovinata da questo? Il cuore gli
martellava nel petto; si sentiva madido di sudore sotto i panni violetti.
Monsignor Jean, disse allora Carlo di Valois, siete ancora molto giovane e
avete uno splendido avvenire davanti, negli affari della chiesa quanto in quelli del

regno. Quel che avete fatto e tolse con superbia il documento dalla mano di
Roberto dArtois, un errore scusabile di questi tempi nei quali la morale
vacilla ovunque. Avrete senzaltro agito perch siete stato mal consigliato. Se non
vi avessero dato ordine di condannare i Templari, non avreste nemmeno avuto
modo di impossessarvi dei loro beni. Sarebbe un vero peccato se per un errore (e
dopotutto si tratta soltanto di denaro!) si dovesse offuscare lo splendore della
vostra attuale posizione e vi trovaste costretto a sparire dal mondo. Perch se
questo documento finisse nelle mani del consiglio dei pari e contemporaneamente
di un tribunale ecclesiastico, con nostro grande dolore finireste dritto nella cella di
un convento Per la verit, monsignore, la vostra mancanza pi grave stata
quella di assecondare le manovre di vostro fratello contro i voleri del re. questo
che vi rimprovero maggiormente. E se accetterete di confessare questo secondo
errore, sar lieto di dimenticare il primo.
Che cosa mi chiedete di fare? chiese larcivescovo.
Lasciate il partito di vostro fratello, che ormai non vale pi nulla, e rivelate a re
Luigi tutto quel che sapete a proposito delle disposizioni da lui impartite per
ritardare il conclave.
Il prelato era fatto di pasta frolla. La vilt gli veniva naturale nei momenti
difficili. La sua paura era tale da non lasciargli neanche il tempo di pensare al
fratello al quale doveva tutto: si preoccup solo di se stesso. E questa mancanza di
esitazioni gli permise di conservare unapparenza di dignit anche in quel
frangente.
Avete ridestato la mia coscienza, dichiar, e sono pronto, monsignore, a
emendare il mio errore nel modo che riterrete opportuno. Vorrei soltanto che mi
fosse reso quel documento.
presto fatto, rispose Valois, consegnandogli la ricevuta. Basta che
monsignor dArtois e io lo si sia veduto. La nostra testimonianza valida in tutto
il regno. Verrete subito con noi a Vincennes; un cavallo vi aspetta dabbasso.
Larcivescovo si fece portare il mantello, i guanti ricamati e il berretto e scese
lentamente, maestosamente, la scala, precedendo i due baroni.
Mai, mormor dArtois a Carlo di Valois, non ho mai visto nessuno al
mondo strisciare con tale alterigia.

IV SMANIA DI VEDOVANZA

gni re, come ogni uomo, ha i suoi divertimenti preferiti che, pi di ogni

altra cosa, rivelano le tendenze nascoste della sua natura. Luigi X manifestava
scarsa predilezione per la caccia, le giostre, i passi darme e, in generale, per ogni
svago che implicasse un certo margine di rischio. Da quando era piccolo preferiva
giocare a pallacorda con le palle di cuoio; ma si sfiatava e si scaldava subito. Il suo
divertimento preferito consisteva nel mettersi, con larco in mano, in un giardino
recintato, e cercare di prendere al volo, molto da vicino, uccelli, piccioni o
colombi, che uno scudiero liberava uno alla volta da un cesto di vimini.
Approfittando del fatto che le giornate si eran fatte pi lunghe, il re si stava
dedicando a questo svago crudele in un piccolo cortile di Vincennes, chiuso come
un chiostro, quando lo zio e il cugino, verso la fine del pomeriggio, arrivarono
con larcivescovo.
Lerba verde e rasata che copriva il terreno del cortile era sporca di piume e di
sangue. Una colomba, inchiodata per lala a una colonna del deambulatorio,
continuava a dibattersi e a stridere; altri uccelli, colpiti con pi precisione,
giacevano qua e l, le zampine magre rigide e contratte. LAttaccabrighe lanciava
unesclamazione di gioia ogni volta che una sua freccia raggiungeva un uccello.
Un altro! ordinava subito allo scudiero.
Se la freccia sbagliava il bersaglio e andava a spuntarsi contro il muro, Luigi
accusava lo scudiero di aver liberato la colomba al momento sbagliato o nella
direzione non giusta.
Sire, nipote mio, disse Carlo di Valois, mi sembrate pi in forma oggi che
mai; ma se vorrete interrompervi un momento, vi parler di quelle cose
importanti che sapete.
Cosa? Che altro c, adesso? sbuff impaziente il re.
Aveva la fronte umida e le gote arrossate. Scorse larcivescovo e fece segno allo

scudiero di allontanarsi.
Allora, monsignore, disse al prelato, vero che mi state impedendo di avere
un papa?
Ahim, sire! esclam Jean de Marigny. Sono qui per rivelarvi cose che
credevo comandate da voi e che invece apprendo con sgomento esser contrarie
alla vostra volont.
E l per l, con laria pi sincera del mondo e una certa enfasi, spiattell al re le
manovre di Enguerrand per ritardare la riunione del conclave e vanificare ogni
candidatura, tanto quella di Duze che quella di qualsivoglia cardinale romano.
Per quanto sia terribile, sire, concluse larcivescovo, svelarvi le malefatte di
mio fratello, ancor pi terribile vederlo andar contro gli interessi del regno e
della chiesa insieme, e far del suo meglio per tradire contemporaneamente il suo
signore in terra e il suo Dio in cielo. Quindi non lo considero pi della mia
famiglia, poich un uomo come me non ha altra famiglia se non quella del suo
Dio e del suo re.
Quasi quasi questo bel tipo arriva a commuovere, pensava Roberto dArtois.
Bisogna riconoscere che il furfante sa adoperare la lingua!
Una colomba dimenticata era andata a posarsi sul tetto della galleria.
LAttaccabrighe scocc una freccia che, trapassando luccello, fece tremare le
tegole.
Poi, scaldandosi bruscamente, grid: E a che mi serve quanto mi venite a
raccontare, adesso? Gran bella cosa denunciare il male quand ormai fatto!
Andatevene, messer arcivescovo, perch mi sto irritando!
Roberto dArtois si port via larcivescovo che ormai aveva recitato la sua parte.
Valois rest solo con il re.
Eccomi sistemato proprio bene! stava dicendo Luigi. Enguerrand mi ha
ingannato, e va bene! E voi siete tutto contento. Ma che cosa me ne viene, dalla
vostra vittoria? Siamo a met di aprile; lestate vicina. Vi ricordate, zio, le
condizioni poste dalla regina dUngheria? Prima dellestate. In otto settimane
riuscirete a farmi un papa?
In tutta onest, nipote mio, non credo che sia possibile.
Allora non avete proprio motivo di gonfiarvi tanto dorgoglio,
da questinverno che vi ripeto di mandar via Marigny.
Ma visto e considerato che non stato cos, url Luigi X, la cosa migliore
non resta quella di sfruttare Marigny? Lo far chiamare, lo rimproverer, lo
minaccer: dovr pure obbedire, alla fin fine!
Furioso quanto testardo, lAttaccabrighe continuava a considerare Marigny la

sua unica salvezza. Misurava il cortile a grandi passi disordinati, le piume bianche
incollate alla suola delle scarpe.
In effetti tutti avevano portato avanti cos bene il proprio gioco personale, il re,
Valois, Marigny, dArtois, Tolomei, i cardinali, e anche la regina di Napoli, da
ritrovarsi in posizione di stallo collettivo, volti a ferirsi lun laltro, ma senza
riuscire ad avanzare di un passo.
Valois se ne rendeva conto benissimo, cos come si rendeva conto che gli era
indispensabile, per conservare il vantaggio tanto faticosamente guadagnato, trovare
a ogni costo una via duscita. E in fretta
Ah! Davvero, nipote, esclam, se penso che io sono rimasto vedovo gi due
volte, e di due mogli esemplari, mi viene da concludere che un vero peccato che
voi non lo siate di una sposa indegna.
Certo, certo, convenne Luigi, se quella sgualdrina morisse, almeno
Interruppe di colpo il suo nervoso va e vieni, guard Valois e cap che lo zio
non aveva voluto parlare tanto per dire, o per deplorare in generale lingiustizia
delle umane sorti.
Linverno stato freddo; le prigioni sono posti micidiali per la salute delle
donne, insinu Carlo di Valois, e mi pare che sia gi parecchio che Marigny
non ci d notizie di Margherita. Mi stupisce che sia riuscita a resistere ai rigori ai
quali lhanno condannata Forse Marigny Tutto sommato sarebbe nel suo
stile magari vi nasconde che prossima alla fine. Bisognerebbe andare a dare
unocchiata.
Avvertirono chiaramente entrambi il silenzio che li circondava come unentit
materiale. importante, tra principi, capirsi cos bene che le parole non siano
neanche pi necessarie
Mi avete promesso, nipote, si limit a dire Valois dopo un po, che mi
avreste dato in mano Marigny il giorno in cui avreste avuto un papa.
Potrei darvelo anche, zio, il giorno che sar vedovo, rispose lAttaccabrighe
abbassando la voce.
Valois si pass le dita inanellate sulle guance rosse. Bisogner che mi diate
prima Marigny, perch lui che comanda tutte le fortezze e vieta a chiunque di
aver accesso a Chteau-Gaillard.
Sia, convenne Luigi. Gli tolgo la mia protezione. Dite pure al vostro
cancelliere di presentarmi da firmare tutti gli ordini che riterrete utili.
Quella sera stessa, dopo cena, Enguerrand de Marigny era chiuso nel suo
studio a redigere il memoriale che aveva deciso di mandare al re per chiedere,
secondo le nuove ordinanze, il permesso di sfidare Valois. In effetti intendeva

affrontare il conte in singolar tenzone, e finiva cos con lessere il primo a


domandare leffettiva applicazione delle norme contenute in quelle carte dei
feudatari contro le quali aveva tanto lottato. Fu allora che gli annunciarono
larrivo di Ugo di Bouville, che ricevette immediatamente. Lex gran ciambellano di
Filippo il Bello aveva una faccia cupa e sembrava combattuto tra opposti
sentimenti.
Enguerrand, sono venuto ad avvisarti, disse fissando il tappeto. Non
dormire in casa, stanotte, perch verranno ad arrestarti. Lo so per certo.
Arrestarmi? Sono parole al vento: non oseranno mai, rispose Marigny. E
chi dovrebbe venire ad arrestarmi, di un po? Alain de Pareilles? Alain non
obbedirebbe mai a un ordine del genere. Piuttosto sarebbe disposto a sostenere
un assedio nel mio palazzo con i suoi arcieri
Fai male a non darmi retta, Enguerrand, e hai fatto male anche a comportarti
come ti sei comportato negli ultimi mesi. Quando si occupano posti come i nostri
lavorare contro il re, quale che sia il re, vuol dire lavorare contro se stessi. E
anchio sto lavorando contro il re, in questo momento, per lamicizia che ti porto,
e perch ti vorrei salvare.
Il grosso Bouville era davvero amareggiato. Servitore leale del sovrano, amico
fedele, funzionario integro, rispettoso dei comandamenti di Dio e delle leggi del
regno, si rendeva conto che allimprovviso i sentimenti che lo animavano, tutti
egualmente sinceri, si eran fatti inconciliabili.
Quello che ti ho appena detto, prosegu, Enguerrand, lho saputo da
monsignor di Poitiers, che ormai il tuo solo e ultimo sostenitore. Monsignor di
Poitiers vorrebbe tenerti lontano dai baroni. Ha consigliato al fratello di mandarti
a governare qualche terra lontana. Cipro, per esempio.
Cipro, esclam Marigny. Lasciarmi esiliare su quellisola in mezzo al mare,
dopo aver comandato la Francia? l che mi vogliono mandare? O continuer a
essere padrone in Francia, o ci morr!
Bouville scosse tristemente le ciocche bianche e nere. Dammi retta, stanotte
non dormire qui, ripet. Se la mia casa ti pare asilo sufficientemente sicuro,
disponine. Comunque, fa come vuoi: io ti ho avvertito.
Appena uscito Bouville, Marigny and dalla moglie e dalla cognata Chanteloup
per metterle al corrente delle ultime novit. Aveva bisogno di parlare, di sentirsi
vicini i suoi cari. Le due donne dissero che la cosa pi opportuna era partir subito
per qualche loro terra, ai confini normanni, e poi da l, se la situazione fosse
precipitata, raggiungere un porto e rifugiarsi dal re dInghilterra.
Ma Enguerrand si arrabbi.

Dunque ho intorno soltanto donnette e vigliacchi! E and a dormire come


tutte le altre sere. Accarezz il suo cane preferito, si fece spogliare dal cameriere e
lo osserv sistemare i pesi dellorologio, oggetto ancora poco diffuso, anche nei
palazzi dei nobili, e da lui acquistato a caro prezzo. Rigir per un poco nella
mente le ultime frasi del memoriale per il re e se le annot; si avvicin alla
finestra, apr le tende e contempl i tetti della citt buia. Le guardie di ronda
passavano in rue des Fosss-Saint-Germain ripetendo ogni venti passi in tono
incolore: la ronda mezzanotte dormite in pace
Come sempre, erano in ritardo di un quarto dora sullorologio
Enguerrand fu destato allalba da un gran rumore di stivali nel cortile e dai
colpi battuti alla porta. Uno scudiero tutto agitato gli disse che gli arcieri erano
gi dabbasso. Enguerrand si fece portare gli abiti, si vest in fretta e, in anticamera,
si scontr con la moglie e il figlio che arrivavano di corsa, sconvolti.
Avevate ragione, Alips, disse alla donna baciandola in fronte. E io non vi ho
dato retta. Partite oggi stesso con Louis.
Sarei partita con voi, Enguerrand. Ma ora non mi posso certo allontanare dal
luogo dove vi faranno soffrire.
Il re il mio padrino, esclam Louis de Marigny. Vado subito a
Vincennes
Il tuo padrino ha un cervello di gallina, e la corona gli sta larga, rispose
Marigny con rabbia.
Poi, vedendo che sulle scale era buio, grid: Servi! Delle lampade! Che mi si
faccia luce!
E quando i servitori furono accorsi, fece tra le torce una discesa da re.
Il cortile era affollato di armati. Nel vano della porta unalta sagoma in cotta di
maglia si stagliava sul grigiore del mattino.
Come hai potuto accettare, Pareilles Come hai osato? chiese Marigny
alzando la mano.
Non sono Alain de Pareilles, rispose il soldato. Messer de Pareilles non ha
pi il comando degli arcieri.
E si tir da parte per lasciar passare un uomo in veste talare che era il
cancelliere Etienne de Mornay. Come Nogaret, otto anni prima, si era recato di
persona ad arrestare il gran maestro dei Templari, Mornay veniva di persona,
oggi, a prendere in consegna lex rettore del regno.
Messer Enguerrand, disse, vi prego di seguirmi al Louvre dove ho ordine
di rinchiudervi!
In quello stesso momento tutti i grandi legisti borghesi del regno precedente,

Raoul de Presles, Michel de Bourdenai, Guillaume Dubois, Geoffroy de Brianon,


Nicole le Loquetier, Pierre dOrgemont, venivano arrestati nelle loro case e
condotti in diverse prigioni, mentre un gruppo di soldati veniva inviato a Chalons
per prendere in consegna il vescovo Pierre de Latille, lamico di giovent di
Filippo il Bello, che questultimo aveva cos tanto reclamato al suo capezzale negli
ultimi istanti.
Con loro, tutto il regno del Re di ferro finiva in prigione.

V GLI ASSASSINI NELLA PRIGIONE

uando, in piena notte, Margherita di Borgogna sent che veniva calato il

ponte levatoio di Chteau-Gaillard e che entro le mura risuonavano zoccoli di


cavalli, sulle prime pens di stare sognando.
Aveva tanto atteso, tanto desiderato quellistante, da quando aveva inviato la sua
lettera a Roberto dArtois, con la quale riconosceva la sua sconfitta, rinunciava a
tutti i diritti, tanto i suoi quanto quelli di sua figlia, in cambio di una liberazione
che non arrivava mai!
Nessuno le aveva risposto, n Roberto, n il re. Non si era fatto vivo nessun
messaggero. Le settimane si susseguivano in un silenzio pi tremendo della fame,
pi spossante del freddo, pi degradante della malattia. Margherita ormai non si
muoveva quasi pi dal letto, in preda a una febbre le cui cause erano da ricercarsi
nellanima quanto nel corpo, che la teneva in uno stato di semincoscienza. I
grandi occhi spalancati nella tenebra della torre, ascoltava il suo cuore battere a un
ritmo troppo rapido. Il silenzio si popolava allora di rumori inesistenti; lombra
era invasa da minacce tragiche che non venivano pi da questo mondo, ma
dallaldil. Il delirio dellinsonnia le turbava la ragione Philippe dAunay, il bel
Philippe, non era morto; camminava, le gambe spezzate, il ventre sanguinante, di
fianco a lei; lei gli tendeva le braccia e non riusciva a raggiungerlo. E tuttavia lui la
portava con s sulla strada che va dalla terra a Dio, senza pi aver coscienza della
terra e senza mai vedere Dio. E questo cammino atroce sarebbe durato per
leternit, fino al Giudizio universale. Forse era proprio quello, dopotutto, il
purgatorio
Bianca! grid. Arrivano!
Poich catenacci, paletti, porte cigolavano davvero ai piedi della torre e i passi
di molti uomini risuonavano sui gradini di pietra.
Bianca! Li senti?

Ma la voce flebile di Margherita, arrestata dalle porte massicce che separavano


nottetempo le due celle, non riusc ad arrivare al piano superiore.
La luce di ununica candela accec la regina prigioniera. Degli uomini si
accalcavano sulla soglia. Margherita non li distinse chiaramente, vedeva soltanto il
gigante dal mantello rosso, dagli occhi chiari e dal pugnale dargento che avanzava
verso di lei.
Roberto! mormor. Roberto! Eccovi, finalmente.
Dietro dArtois un soldato portava un sedile che deposit accanto al letto.
Allora, cugina, esord dArtois sedendosi, la salute vi d qualche problema,
a quanto mi dicono e a quanto posso constatare. Che cosavete?
Tutto, rispose Margherita. Non so pi se sono viva o no.
Era ora che arrivassi. Presto tutto sar finito. I vostri nemici sono vinti. Siete in
condizione di scrivere?
Non so, rispose Margherita.
DArtois fece avvicinare la candela e osserv pi da vicino il viso distrutto,
disseccato, le labbra assottigliate della prigioniera, gli occhi neri infossati di una
strana brillantezza, i capelli incollati dalla febbre sulla fronte bombata.
Se non altro, potrete dettare la lettera che il re sta aspettando. Cappellano!
chiam schioccando le dita.

Una tonaca bianca, sciupata e macchiata, e un cranio beige si materializzarono


dalla penombra.
Lannullamento stato pronunciato? chiese Margherita.
Come sarebbe possibile, cugina, dal momento che avete rifiutato di dichiarare
quello che vi stato chiesto?
Ma io non ho rifiutato. Ho accettato. Tutto quanto Non lo so pi. Non
capisco
Portate subito un boccale di vino per darle un po di forza, ordin dArtois
da sopra la spalla.
Dei passi si allontanarono nella stanza e scesero per le scale.
Raccogliete le vostre energie, cugina, riprese dArtois, venuto il momento
di accettare i miei consigli.
Ma io vi ho scritto, Roberto. Vi ho scritto una lettera per farvela consegnare a
Luigi, nella quale dichiaravo tutto quello che mi avevate detto di dichiarare
che mia figlia non era di mio marito

I muri, i volti sembravano fluttuare intorno a lei.


Quando? chiese dArtois.
Ma molto tempo fa settimane due mesi, mi pare. da allora che attendo
di essere liberata
A chi avete consegnato la lettera?
Ma a Bersume.
E subito Margherita, si chiese, spaventata: Ho scritto davvero? tremendo,
non lo so pi non capisco pi niente.
Domandate a Bianca, aggiunse in un sussurro.
E ci fu gran trambusto vicino al letto. Roberto dArtois si era alzato in piedi e
scuoteva per la collottola qualcuno, gridando cos forte che Margherita quasi non
riusciva a capire le parole.
Ma s, monsignore, di persona lho portata rispondeva la voce alterata di
Bersume.
A chi lhai data? A chi?
Lasciatemi andare, monsignore, lasciatemi! Mi state strangolando. A
monsignor de Marigny Ho obbedito agli ordini
Il comandante della fortezza non riusc a schivare il pugno che lo colp in
pieno viso, un vero e proprio colpo di mazza, sotto il quale gemette e barcoll.
Perch, io mi chiamo Marigny, per caso? urlava dArtois. Quando ti danno
un plico per me, a me che lo devi consegnare, non a qualcun altro!
Ma, monsignore, mi avevano detto
Taci, animale! Mi occuper di te pi tardi. Dal momento che sei tanto fedele a
Marigny, comunque, ti spedir a tenergli compagnia nella sua prigione, al
Louvre, disse dArtois.
Poi si rivolse di nuovo a Margherita. Io non ho mai ricevuto la vostra lettera,
cugina. Marigny se l tenuta.
Ah! Bene, rispose lei. Era pi tranquilla. Almeno era sicura di aver scritto
davvero.
In quel momento arriv il sergente Lalaine con il boccale di vino chiesto da
Roberto. Il gigante si risedette e guard bere Margherita.
Perch poi non ho portato con me del veleno, si rimproverava. Sarebbe stato il
sistema pi semplice. Che stupido a non averci pensato E cos, lei aveva
accettato e noi non lo sapevamo. Gi, tutta questa faccenda ridicola, in realt.
Ma ormai troppo tardi per modificare alcunch. E in ogni caso, nello stato in
cui , non le resterebbe comunque molto da vivere.
Aveva sfogato la sua rabbia contro Bersume e adesso sentiva un certo distacco,

una specie di tristezza. Stava l, imponente, le mani posate sulle cosce, circondato
da armati, al capezzale di una donna sfinita. Eppure aveva cos tanto odiato
Margherita quando era regina di Navarra ed erede al trono di Francia! Non aveva
tramato per distruggerla, sommando intrighi a intrighi, viaggi, coalizzando ai suoi
danni la corte dInghilterra e quella di Francia? Anche linverno passato, quando
lui era un potente barone e lei una miserabile prigioniera, lavrebbe stritolata con
le sue mani di tutto cuore vedendola resistere alle sue insistenze. Adesso il suo
trionfo lo portava pi lontano di quanto avesse auspicato. Non provava piet, solo
una sorta di indifferenza disgustata, di amara stanchezza. Tanti mezzi mobilitati
contro un corpo smagrito e malato, una mente senza pi difesa! Lodio, in
Roberto, si era spento allimprovviso, perch non incontrava pi una resistenza
commisurata alla sua forza.
Si sorprendeva adesso a rimpiangere sinceramente che non gli fosse mai
arrivata la famosa lettera, e considerava sconsolato lassurdit del concatenarsi delle
sorti. Senza lo zelo ottuso di quel somaro di Bersume, Luigi X, ormai, poteva
gi essere in condizione di risposarsi, Margherita sistemata in qualche tranquillo
convento e Marigny senzaltro ancora in libert, se non addirittura al potere.
Nessuno sarebbe stato costretto a rimedi estremi e anche lui, Roberto dArtois,
non si sarebbe trovato l con lincarico di giustiziare una moribonda.
La vedovanza necessaria, ma deve compiersi nel segreto della famiglia, gli
aveva detto Carlo di Valois.
E Roberto aveva accettato la missione, soprattutto perch gli avrebbe dato in
mano un potere enorme sul re e su Valois. Servizi del genere si pagano in
eterno E poi la sorte, a ben guardare, era assurda soltanto in apparenza.
Ciascuno, agendo secondo la propria natura, aveva dato un contributo affinch le
cose andassero esattamente come erano andate.
Non sono stato io a iniziare questo pasticcio lanno scorso a Westminster?
Quindi tocca a me portarlo a termine. Ma avrei dato il via a tutto questo gioco se
Marigny, per concludere i matrimoni di Borgogna, non mi avesse privato della
contea dArtois a favore della zia Mahaut? E Marigny, adesso, nelle prigioni del
Louvre.
Il destino seguiva una certa logica.
Roberto si accorse che tutti, nella stanza, lo stavano guardando, Margherita dal
suo letto, Bersume che si strofinava la mascella offesa, Lalaine che si era ripreso il
vino, il valletto Lormet appoggiato al muro nella penombra, il cappellano che si
stringeva al petto il necessario per scrivere. Parevano tutti sbalorditi di vederlo
meditare.

Il gigante si scosse.
Vedete, cugina, disse, quanto Marigny vi ostile, quanto ostile a tutti noi.
La sottrazione della lettera ne fornisce prova ulteriore. Senza Marigny, scommetto
che non sareste mai stata accusata n trattata cos. Quel vigliacco ha fatto del suo
meglio per nuocervi, e anche per nuocere al re e al regno. Ma ormai in prigione
e io sono venuto a raccogliere le vostre accuse contro di lui per accelerare sia il
corso della giustizia del re sia la vostra liberazione.
Che cosa devo dichiarare?
Il vino che aveva bevuto le faceva battere il cuore ancora pi forte; respirava
con affanno e si premeva il petto con la mano.
Detter io per voi al cappellano, rispose Roberto. Il domenicano in disgrazia
sedette per terra, la tavoletta rigida posata sulle ginocchia; la candela posta al suo
fianco rischiarava dal basso i tre volti.
Roberto tir fuori dalla borsa un foglio piegato con un testo scarabocchiato che
lesse al cappellano.
Sire, marito mio, sto morendo di dispiacere e di malattia. Vi supplico di
perdonarmi, perch se non lo farete presto
Un momento, monsignore, non riesco a starvi dietro, protest il cappellano.
Non vado veloce come i vostri segretari di Parigi.
perch, se non lo farete presto, sento che mi resta ben poco da vivere e la
mia anima se ne sta andando dal mio corpo. tutta colpa del signor di Marigny
che ha voluto farmi perdere la vostra stima e quella del defunto re con una
denuncia della quale giuro la falsit e che mi ha ridotta in questo stato miserevole
sottoponendomi a un odioso trattamento
Monsignore un minuto ancora.
Il cappellano cercava il raschietto per togliere unimperfezione dal foglio.
Roberto dovette aspettare un momento, prima di riprendere e concludere:
Tutto stato opera di quelluomo malvagio. Vi prego ancora una volta di
togliermi da questa condizione nella quale verso e vi assicuro di essere sempre
stata vostra moglie obbediente nella volont di Dio.
Margherita si era sollevata un po sul suo giaciglio. Non riusciva assolutamente
a capire per quale enorme contraddizione adesso volevano che si proclamasse
innocente.
Ma allora, cugino, allora tutte le confessioni che mi avevate chiesto?
Non servono pi, cugina, replic Roberto. Baster che firmiate questo
documento.
In effetti in quel momento la cosa pi importante per Carlo di Valois era di

raccogliere il maggior numero possibile di testimonianze, vere o false, a carico di


Enguerrand. Questa era lesigenza fondamentale, e offriva inoltre il vantaggio di
lavare almeno formalmente lonta del re, e soprattutto di far annunciare alla regina
stessa limminenza del proprio trapasso. In effetti monsignor dArtois e monsignor
di Valois erano persone piene di immaginazione!
E di Bianca che cosa sar? Hanno pensato a Bianca?
Non preoccupatevi, la rassicur Roberto, penseremo anche a lei.
Margherita scrisse il suo nome in fondo al foglio. Allora Roberto dArtois si
alz e si pieg su di lei. Gli astanti si erano ritirati verso il fondo della stanza. Il
gigante pos la mano sulla spalla di Margherita.
Al contatto di quella grande mano, Margherita sent un gradevole calore
tranquillizzante scenderle nel corpo. Incroci le dita scarne su quelle di Roberto,
come se temesse di vederlo ritirare la mano troppo in fretta.
Addio, cugina, disse Roberto, addio. Riposate bene.
Roberto, disse lei a bassa voce girando la testa per guardarlo negli occhi,
laltra volta che siete stato qui e avreste voluto possedermi, mi desideravate
davvero?
Nessun uomo cattivo fino in fondo. Roberto dArtois trov in quel momento
una delle rare manifestazioni verbali di compassione che gli fossero mai passate
sulle labbra.
S, mia bella cugina. Mi siete sempre piaciuta molto.
Sent che lei si rilassava sotto la sua mano, tranquillizzata, quasi felice. Essere
amata, essere desiderata: ecco la vera ragione di vita di quella regina. Pi di ogni
corona.
Vide che il cugino si allontanava e la luce se ne andava con lui; pareva irreale
tanto era grande, e faceva venire in mente, nella penombra, gli invincibili eroi
delle antiche leggende.
La tonaca bianca del domenicano e il berretto di lupo di Bersume sparirono.
Roberto spingeva via la sua gente. Rest un momento immobile sulla soglia,
come se esitasse, come se avesse ancora qualcosa da dire. Poi la porta si richiuse,
loscurit torn completa e Margherita si rese conto con stupore di non udire il
solito stridio di catenacci.
Cos non la rinchiudevano pi! E il fatto che non avessero serrato le porte per
la prima volta da trecentocinquanta giorni a quella parte le parve una promessa di
libert.
Il giorno dopo lavrebbero lasciata scendere per andare a passeggiare a suo
piacimento per Chteau-Gaillard; e quanto prima sarebbe arrivata una lettiga per

condurla verso gli alberi, le citt e gli uomini Potr reggermi in piedi? si
domandava. Ne avr la forza? Oh! S, la forza torner
Sentiva di avere la fronte, il seno, le braccia ardenti; ma sarebbe guarita, ne era
sicura. Ed era altrettanto sicura che non sarebbe riuscita a prender sonno. Ma la
speranza le sarebbe stata compagna fino allalba!
Dimprovviso avvert un rumore impercettibile, neanche un rumore, quasi, quel
fruscio nel silenzio, il respiro trattenuto dun essere vivente. Cera qualcuno nella
stanza.
Bianca! grid. Sei tu?
Forse avevano aperto anche le porte del piano di sopra. Eppure non le pareva
che la porta si fosse aperta. E perch poi sua cugina sarebbe dovuta venir avanti
con tanta cautela? A meno che Bianca non fosse impazzita di colpo
Bianca! ripet Margherita in tono angosciato.
Ci fu di nuovo silenzio e lei pens che forse era stata la febbre a inventarsi
presenze inesistenti. Ma subito dopo sent di nuovo quel respiro soffocato, un po
pi vicino, e un lieve raspare sul pavimento, come quello delle unghie dun cane.
Cera qualcuno di fianco a lei. Magari era davvero un cane, il cane di Bersume
che era entrato con il suo padrone e che avevano dimenticato l. Oppure dei
topi dei topi con i loro passettini, i loro fruscii, il loro indaffarato complottare,
la loro strana abitudine di lavorare nottetempo a misteriosi compiti. Pi volte i
topi avevano fatto la loro comparsa nella torre e Bersume aveva portato il suo
cane proprio per ammazzarli. Ma non si sentono respirare i topi.
Margherita si sollev di colpo sul suo giaciglio, il cuore in gola; un oggetto di
metallo, arma o fibbia, aveva sfiorato il muro di pietra. Gli occhi spalancati nel
buio, Margherita scrutava nella tenebra che le stava intorno.
Chi l? grid.
Di nuovo fu silenzio. Ma ormai lei sapeva di non essere sola. Tratteneva anche
lei il fiato, ma invano. Unangoscia mai conosciuta prima le stringeva lanima.
Stava per morire, ne era insopportabilmente certa; e allorrore che provava
nellattesa dellinaccettabile si aggiungeva lorrore di non sapere come sarebbe
morta, dove lavrebbero colpita, n quale fosse la presenza invisibile che si
avvicinava strisciando contro il muro.

Una forma tonda, un po pi scura della tenebra della notte, urt il letto
allimprovviso. Margherita lanci un urlo che Bianca di Borgogna, al piano di

sopra, avvert nettamente attraverso la pietra e che non avrebbe mai pi


dimenticato. Il grido fu subito soffocato.
Due mani avevano alzato il lenzuolo sulla bocca di Margherita e glielo
stringevano intorno alla gola. La testa premuta contro un petto solido, le braccia
che si agitavano nel vuoto e tutto il corpo che si contorceva per tentare di
liberarsi, Margherita emetteva rantoli soffocati. La tela che le stringeva il collo si
serrava sempre di pi, come un collare di piombo ardente. La regina soffocava; i
suoi occhi si riempirono di fuoco; enormi campane di bronzo presero a
rintoccare nelle sue tempie. Ma lassassino aveva una particolare abilit: la corda
delle campane si spezz di colpo e Margherita precipit nellabisso di tenebra,
senza pareti e senza fine.
Qualche minuto pi tardi, nel cortile di Chteau-Gaillard, Roberto dArtois, che
ingannava il tempo bevendo un boccale di vino con i suoi scudieri, vide Lormet
che si avvicinava e faceva finta di risistemare i finimenti del suo cavallo. Le torce
erano state spente: era quasi giorno. Uomini e cavalli fluttuavano nella nebbia
grigiastra.
Fatto, monsignore, mormor Lormet.
Qualche traccia? domand Roberto a bassa voce.
Non credo, monsignore. Il volto non sar nero: le ho rotto losso del collo. E
ho rimesso in ordine il letto.
Non sar stato un lavoro facile.
Sapete che sono come le civette, monsignore: ci vedo anche al buio.
DArtois mont in sella e chiam Bersume.
Ho trovato Margherita di Borgogna in pessime condizioni, disse. Ho paura,
visto il suo stato, che non tiri fino alla fine della settimana. Se venisse a mancare,
gli ordini sono questi: corri a Parigi pi presto che puoi e presentati da
monsignor di Valois per informarlo per primo. Lui, e solo lui. Da monsignor di
Valois, mi hai capito bene? Stavolta cerca di non bussare alla porta sbagliata e fa
in modo di tenere il becco chiuso. Ricordati che il tuo monsignor de Marigny
in prigione e potresti trovar posto anche tu nellinfornata di gente che sta per
essere giudicata dal re.
Lalba cominciava a sorgere dietro la foresta di Les Andelys, accentuando con
una luminosit lieve lieve, tra il grigio e il rosato, la linea di alberi. In basso, il
fiume mormorava piano.
Roberto dArtois, scendendo il pendio di Chteau-Gaillard, sentiva sotto di s il
movimento regolare del cavallo, i cui fianchi tiepidi fremevano contro i suoi stivali.
Aspir una gran boccata daria del mattino.

una gran bella cosa esser vivi, mormor.


S, monsignore, una gran bella cosa, convenne Lormet. E poi sar
senzaltro una splendida giornata di sole.

VI SULLA STRADA DI MONTFAUCON

onostante langusta feritoia, Marigny poteva scorgere, tra le grosse sbarre

in croce, il tessuto sontuoso del cielo trapunto di stelle daprile.


Non cercava nemmeno di dormire. Ascoltava i pochi rumori notturni di Parigi,
il grido della ronda, il rotolare delle ruote delle carrette campagnole dirette al
mercato Questa citt della quale aveva allargato le strade, abbellito gli edifici,
sedato le rivolte, questa citt nervosa nella quale si sentiva costantemente battere il
cuore del regno e che era stata per sedici anni al centro dei suoi pensieri e delle
sue preoccupazioni, lui aveva preso, da due settimane, a odiarla come si odia una
persona.
Questo risentimento risaliva per lesattezza al mattino in cui Carlo di Valois,
temendo che Marigny potesse avere dei complici al Louvre, aveva deciso di
trasferirlo alla torre del Tempio. A cavallo, circondato da sergenti e arcieri,
Marigny, attraversando la citt, si era reso conto che il popolo, del quale da tanti
anni vedeva solo le schiene curve nellossequio, lo aveva sempre detestato. Gli
insulti lanciati al suo passaggio, le esplosioni di gioia nelle strade, i pugni tesi, le
battute, le risate, le minacce di morte, tutto questo aveva rappresentato per lex
rettore del regno una delusione peggiore del suo stesso arresto.
Quelli che hanno governato a lungo gli uomini, sforzandosi di agire per il
bene comune, e sanno la fatica che questo loro costata, quando si rendono
conto di colpo di non essere mai stati amati n capiti ma soltanto subiti provano
unimmensa amarezza, e cominciano a interrogarsi sul senso della loro vita.

Gli onori li ho avuti tutti, ma la felicit mai, perch non ho mai pensato

neanche per un momento di aver terminato il mio compito. Ma valeva la pena di


fare tanto per gente che mi detestava cos?
Quel che era seguito si era rivelato anche peggiore. Enguerrand era stato
ricondotto a Vincennes, stavolta non per sedere tra i grandi del regno, ma per
comparire in giudizio davanti a un tribunale di feudatari e prelati, a sentire Jean
dAsnires, in qualit di procuratore, dar lettura dellatto daccusa.
Non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo aveva esordito lavvocato.
In nome del Signore lesse contro Marigny quaranta capi daccusa: concussione,
tradimento, prevaricazione, rapporti segreti con i nemici del regno, tutte accuse
basate su asserzioni quanto meno strane. Si rimproverava a Marigny di aver fatto
piangere di dolore Filippo il Bello, di aver ingannato monsignor di Valois sulla
stima delle terre di Gaillefontaine, desser stato visto parlare a quattrocchi con
Luigi di Nevers, figlio del conte di Fiandra
Enguerrand aveva chiesto la parola e glielavevano rifiutata; aveva chiesto di
sfidare Valois e gli era stato egualmente negato. Lo si dichiarava colpevole senza
lasciargli la possibilit di difendersi, come se si stesse processando un morto.
Tra i membri del tribunale cera Jean de Marigny. Enguerrand immaginava fin
troppo bene lignobile scambio concluso dal fratello per riuscire a tenersi
larcidiocesi che lui gli aveva fatto avere! Per tutta la durata di quel processo senza
dibattimento, Enguerrand aveva cercato di incrociare lo sguardo del fratello
minore, ma era riuscito solo a vedere un volto impassibile, gli occhi fissi altrove,
le belle mani che lisciavano con un gesto lento i nastri che reggevano la croce
pettorale.
Dovrai ben guardarmi, Giuda! Dovrai pur guardarmi, Caino, ripeteva
Enguerrand tra s e s.
Se perfino suo fratello si era schierato con tale cinismo dalla parte dei suoi
accusatori, come attendersi qualche manifestazione di lealt e gratitudine da altri?
Non erano presenti n il conte di Poitiers n il conte dEvreux che non
potevano manifestare altrimenti il loro disaccordo nei confronti di quella parodia
di processo.
Gli schiamazzi della folla avevano accompagnato di nuovo Marigny sulla via del
ritorno da Vincennes al Tempio dove stavolta, le catene alle caviglie, si era visto
rinchiudere nella stessa segreta che aveva ospitato Jacques de Molay. La catena era
stata assicurata allo stesso anello al quale era stata assicurata allora la catena del
gran maestro e sui muri erano ancora visibili i segni tracciati dal vecchio Templare
per contare i giorni.
Sette anni! Labbiamo condannato a passare qui dentro sette anni e poi lo

abbiamo mandato sul rogo. E io, che sono in prigione da una settimana soltanto,
gi capisco quanto deve aver sofferto.
Gli uomini di stato, esercitando il loro potere dallalto attraverso tribunali, forze
dellordine ed eserciti, non vedono luomo nel condannato che destinano alla
prigione o alla morte; per loro si tratta di eliminare unopposizione. Marigny si
ricordava come si era sentito mentre i Templari bruciavano allle aux Juifs,
comprendendo solo allora che non si trattava di astratte potenze ostili, ma di esseri
in carne e ossa, di propri simili. E per un momento quella notte,
rimproverandosene come se si fosse trattato di una debolezza, si era sentito
solidale con i suppliziati. E adesso si ritrovava in fondo a una segreta. Davvero
dobbiamo esser stati tutti maledetti per quel che abbiamo fatto, si disse.
E poi Marigny era stato portato di nuovo a Vincennes per assistere alla pi
sinistra, alla pi abietta dimostrazione di odio e bassezza. Come se tutte le accuse
a suo carico non fossero state ancora sufficienti, come se fosse indispensabile
cancellare ogni dubbio dalla coscienza del regno, si provvide ad accusarlo di
crimini decisamente stravaganti, provati da una stupefacente sequela di testimoni
falsi.
Monsignor di Valois si vantava daver scoperto un complotto stregonesco
ispirato naturalmente da Enguerrand de Marigny. La moglie di Marigny e la di lei
sorella, Madame di Chanteloup, avevano effettuato incantesimi criminali su
bambole di cera con le fattezze del re, del conte di Valois stesso e del conte di
Saint-Pol. Cos almeno dichiararono individui venuti da rue des Bourdonnais,
dove cerano botteghe particolari nelle quali si praticavano arti magiche con il
tacito consenso delle forze dellordine. Fu trascinata in tribunale una zoppa, con
ogni evidenza una creatura del demonio, e un certo Paviot, condannati di recente
per una faccenda analoga. Non ebbero difficolt a confessarsi complici della
moglie di Marigny, per mostrarono uno sbalordimento doloroso allapprendere
che sarebbero stati comunque condannati al rogo. Perfino i falsi testimoni erano
stati ingannati, in quel processo burla!
Alla fine fu comunicata la morte di Margherita di Borgogna e nella
commozione generale suscitata dalla notizia fu data lettura della lettera che la
regina, poco prima di morire, aveva indirizzato al marito.
Lhanno ammazzata! grid Marigny, che finalmente ci vedeva chiaro.
Ma le guardie che gli stavano intorno lavevano fatto tacere, mentre Jean
dAsnires aggiungeva un nuovo elemento alla sua requisitoria.
Invano, i giorni precedenti, il re dInghilterra era di nuovo intervenuto per
lettera presso il cognato per scongiurarlo di risparmiare Enguerrand. Invano Louis

de Marigny sera gettato ai piedi del re, suo padrino, per supplicarlo di concedere
la grazia, di far davvero giustizia. Quando sentiva pronunciare il nome di
Marigny, Luigi X diceva soltanto: Gli ho tolto la mia protezione. E lo ripet
pubblicamente unultima volta a Vincennes.
E cos Enguerrand si era sentito condannare alla forca, mentre sua moglie
sarebbe stata messa in prigione e i loro beni confiscati.
Ma Valois continuava ad agitarsi; non si sarebbe concesso una tregua finch
non avesse visto pendere Marigny da una corda. E per prevenire ogni tentativo di
evasione aveva spedito il suo nemico in una terza prigione, quella dello Chtelet.
Era appunto da una segreta dello Chtelet che Marigny, la notte del 30 aprile
1315, contemplava il cielo attraverso una feritoia.
Non aveva paura di morire; si trattava di accettare linevitabile. Ma lidea della
maledizione lo tormentava; liniquit che lo circondava era cos totale che era fin
troppo facile scorgere, attraverso e al di sotto limprovvisa rabbia degli uomini, il
segno manifesto di una volont ben pi alta. Era davvero la collera divina che si
esprimeva per bocca del gran maestro? Davvero siamo stati tutti maledetti, anche
quelli che lui non ha nominato, per il solo fatto desser l? E tuttavia abbiamo
agito per la salvezza del regno, per il bene della Chiesa, per la purezza della fede.
Che cosa pu aver provocato questa vendetta del cielo contro ciascuno di noi?
Adesso che solo qualche ora lo separava dal supplizio, ripensava alle fasi del
processo dei Templari, come se cercasse proprio in quellepisodio, piuttosto che
in altri momenti della sua vita pubblica o privata, la spiegazione estrema che aveva
bisogno di trovare prima di morire. E risalendo lentamente i gradini della
memoria con la cura che aveva sempre impiegato in ogni cosa da lui fatta, giunse
a una soglia sulla quale vide dimprovviso la luce e cap tutto.
La maledizione non veniva da Dio. Veniva da lui stesso e prendeva origine dai
suoi stessi atti. E questo valeva anche per tutti gli altri uomini e per tutti i castighi
possibili.
I Templari non mostravano pi rispetto per la loro regola; trascuravano il
servizio della cristianit per occuparsi di questioni di denaro; i vizi
sinsinuavano tra le loro file corrompendo lantica grandezza; veniva da questo
la loro maledizione, ed era giusto sopprimere lOrdine. Ma per farla finita con
i Templari, ho fatto nominare arcivescovo mio fratello, uomo ambizioso e
disonesto, perch li condannasse accusandoli di crimini falsi; non devo quindi
stupirmi se mio fratello sedeva tra i membri del tribunale che mi ha
condannato con false accuse. Non devo rimproverargli il suo tradimento: sono
stato io a istigarlo Perch Nogaret aveva torturato troppi innocenti per

estorcere loro le confessioni che riteneva necessarie al bene pubblico, e i suoi


nemici hanno finito con lassassinarlo E Margherita di Borgogna era stata
sposata per motivi politici con un principe che non amava, e cos lo ha tradito;
e a seguito delladulterio stata scoperta e imprigionata. Io ho bruciato la sua
lettera che avrebbe potuto rendere libero da ogni vincolo re Luigi, e cos ho
condannato Margherita e anche me stesso E adesso che Luigi lha fatta
assassinare scaricando poi su di me ogni responsabilit, che cosa succeder? E
che cosa ne sar di Carlo di Valois che stamattina mi far impiccare per dei
crimini fasulli? E che ne sar di Clemenza di Ungheria se accetter, per
diventare regina di Francia, di sposare un assassino? Anche se siamo puniti per
colpe inventate, ci sono sempre validi motivi dietro la nostra punizione. Ogni
ingiustizia, anche se commessa a fin di bene, porta con s una maledizione.
Una volta giunto a questa conclusione, Enguerrand de Marigny cess di odiare
gli altri e ritenerli responsabili della sua sorte. Aveva pronunciato una sorta di atto
di pentimento, ma assai pi efficace di quello sancito dalle formule ortodosse. Si
sentiva in pace, e come in armonia con Dio, dal momento che accettava che il
destino si compisse come doveva.
Rest calmissimo fino allalba, e gli parve di non abbandonare la soglia
luminosa sul limitare della quale la meditazione lo aveva appena condotto.
Verso la prima, sent rumoreggiare oltre le mura. Quando vide entrare il
prevosto di Parigi, linquisitore di giustizia e il procuratore, si alz lentamente in
piedi e aspett che gli togliessero le catene. Prese il mantello scarlatto che
indossava il giorno dellarresto e se lo mise sulle spalle. Provava una strana
sensazione di forza e si ripeteva quella verit improvvisamente conquistata: Ogni
ingiustizia, anche se commessa a fin di bene
Dove mi portate? chiese.
A Montfaucon, messere.
Benissimo. Ho fatto ricostruire il patibolo. Finir dunque impiccato sulla forca
che io ho fatto erigere.
Usc dallo Chtelet in una carretta a quattro cavalli, preceduto, seguito e
circondato da compagnie di arcieri e di sergenti di guardia. Quando ero alla testa
del regno, mi accontentavo di tre uomini di scorta, pens. Adesso ne ho trecento
per andare a morte
Agli urli della folla Marigny, in piedi sulla carretta, rispondeva: Brava gente,
pregate Dio per me.
Il corteo fece una sosta in rue Saint-Denis, al convento des Filles-Dieu.
Invitarono Marigny a scendere e lo condussero nel cortile, ai piedi di un crocifisso

di legno posto sotto un baldacchino. vero, cos che fanno, si disse. Ma guarda,
non avevo mai assistito. Eppure ne ho mandata, di gente, al patibolo Ho avuto
sedici anni di felicit per ripagarmi del bene che posso aver fatto e sedici giorni di
miseria e un mattino di morte per punirmi del male. Dio stato misericordioso,
con me.
Sotto il crocifisso, il cappellano del convento recit dinanzi a Marigny
inginocchiato le preghiere dei morti.
Poi le suore portarono al condannato un bicchiere di vino e tre pezzi di pane che
lui mastic lentamente, gustando unultima volta i cibi di questo mondo. In strada
i parigini continuavano a schiamazzare. Il pane che mangeranno sembrer loro
comunque meno buono di quello che mi hanno appena offerto, pens Marigny
risalendo sulla carretta.
Il corteo super le mura della citt. Dopo un quarto di lega, traversati i
sobborghi, apparve, eretto su una collinetta, il patibolo di Montfaucon.
Ricostruito negli ultimi anni, al posto della vecchia forca che risaliva a san
Luigi, Montfaucon pareva un mercato coperto non terminato, privo del tetto.
Sedici pilastri in muratura, ritti contro il cielo, si levavano da una vasta piattaforma
quadrata che a sua volta era posata su grossi blocchi di pietra grezza. Al centro
della piattaforma cera una larga fossa che serviva da ossario; e le forche erano
allineate sui bordi della fossa. I pilastri in muratura erano collegati da doppie travi
e catene di ferro alle quali venivano assicurati i corpi dopo lesecuzione; li si
lasciava l a marcire al vento e ai corvi per fungere da esempio e ispirare il giusto
rispetto della giustizia reale.
Quel giorno vi si trovavano appesi circa una dozzina di corpi, alcuni nudi, altri
vestiti fino alla cintola e con le reni coperte soltanto da un brandello di tela, a
seconda se i boia avevano avuto diritto a tutti o solo a una parte dei vestiti.
Qualche cadavere era gi ridotto uno scheletro; altri cominciavano a decomporsi
soltanto allora, la faccia verde o nerastra, liquidi rivoltanti che trasudavano dalla
bocca o dalle orecchie, brandelli di carne strappati dal becco degli uccelli che eran
ricaduti sui vestiti. Tuttintorno si sentiva un puzzo tremendo.
Una folla mattiniera, numerosa, era accorsa ad assistere al supplizio; gli arcieri
facevano cordone per contenerne londeggiare.
Non appena Marigny scese dalla carretta, un prete gli si avvicin per cercare di
convincerlo a confessare i crimini per i quali era stato condannato.
No, padre, rispose Marigny.
Neg di aver voluto stregare Luigi X o qualche altro principe reale, neg
daver rubato al Tesoro, neg tutti i capi daccusa a suo carico e riafferm che

tutte le azioni che gli si rimproveravano erano state comandate o approvate dal
defunto re, suo signore.
Tuttavia ho compiuto a fin di bene delle ingiustizie, e di ci ora mi pento.
Preceduto dal capo dei carnefici, sal la rampa di pietra che conduceva alla
piattaforma e, con il suo solito tono autorevole, chiese, indicando le forche:
Quale?
Come se fosse su di un podio, gett unultima occhiata alla folla urlante. Non
volle che gli legassero le mani.
Non voglio essere immobilizzato.
Sollev lui stesso i capelli e pieg in avanti la testa per infilarla nel nodo
scorsoio che gli presentavano. Respir profondamente per trattenere pi a lungo
possibile la vita nei polmoni e strinse i pugni. La corda, tirata da sei braccia, lo
sollev di due tese dal suolo.
La folla, nonostante non attendesse altro, lanci unimmensa esclamazione di
stupore. Per parecchi minuti si vide Marigny torcersi, gli occhi che uscivano dalle
orbite, la faccia che diventava blu, e poi violetta, la lingua fuori, le braccia e le
gambe che si agitavano come per aggrapparsi a un palo invisibile. Poi le braccia
ricaddero, le convulsioni diminuirono, cessarono. E gli occhi non videro pi.
E la folla, sempre sorprendente perch sempre sorpresa, tacque.
Valois aveva ordinato che il condannato restasse completamente vestito per
esser meglio riconoscibile. I boia tirarono gi il corpo e lo trascinarono per i
piedi attraverso la piattaforma. Poi, appoggiando le scale sul davanti del patibolo,
dalla parte di Parigi, appesero il cadavere alle catene per lasciare marcire tra le
carogne di comuni malfattori uno dei pi grandi ministri che la Francia avesse
mai avuto11.

VII LA STATUA ABBATTUTA

elloscurit di Montfaucon dove le catene stridevano, dei ladri, la notte

successiva, tirarono gi il morto illustre per spogliarlo; al mattino, trovarono il


corpo di Marigny disteso sulla nuda pietra.
Monsignor di Valois, che era ancora a letto quando corsero ad avvertirlo, diede
ordine di rivestire il cadavere e di riappenderlo. Poi si vest anche lui e, vivo e
vegeto, pi vivo che mai, tutto pieno di forza, and a mescolarsi al movimento
della citt, al via vai di uomini, alla potenza dei re.
In compagnia del canonico di Mornay, suo ex cancelliere che aveva fatto
nominare guardasigilli di Francia, arriv a palazzo.
Nella Galerie Mercire mercanti e perditempo osservavano i quattro muratori
arrampicati su di una piattaforma che stavano rimuovendo la grande statua di
Enguerrand de Marigny. Era attaccata al muro non soltanto per il basamento, ma
anche per le spalle. Picconi e scalpelli facevano volare tuttintorno schegge bianche
di pietra.
Si apr una finestra che dava sulla galleria; Valois e il cancelliere apparvero al
davanzale. I curiosi, vedendo i nuovi padroni, si scappellarono doverosamente.
Guardate, brava gente, guardate pure; stanno facendo un gran bel lavoro,
disse loro Valois parlando alla piccola folla con un gesto dinvito.

Poi, girandosi verso Mornay, gli chiese: Avete terminato linventario dei beni
di Marigny?
Lho terminato, monsignore, e il conto notevole.
Non ne dubitavo, disse Valois. Cos il re ha a disposizione un po di denaro

per ricompensare coloro che gli sono stati utili in questa faccenda, osserv
Valois. Prima di tutto chieder che mi ridiano la mia terra di Gaillefontaine che
quel furfante mi aveva preso con linganno in uno scambio fraudolento. E questa
non una ricompensa, si tratta solo di far giustizia. Daltra parte sarebbe ora che
mio figlio Filippo disponga di un suo palazzo e viva per conto suo. Marigny
aveva due case, una in Fosss-Saint-Germain e unaltra in rue dAutriche. Preferirei
la seconda So anche che il re vuole ricompensare in qualche modo Henriet de
Meudon, il suo maestro di caccia, che gli procura i suoi cesti di colombe.
Tenetelo presente. Ah! Soprattutto non dimenticate che monsignor dArtois aspetta
da cinque anni le rendite della sua contea di Beaumont. il momento di fargliene
avere almeno una parte. Il re deve molta riconoscenza a nostro cugino dArtois.
Il re dovr anche, osserv il cancelliere, offrire alla nuova sposa i doni
duso, e sembra orientato, con lamore che le porta, alla pi grande generosit. Ma
la sua cassa personale non pu sostenere queste spese. Non si potrebbe prendere
dai beni di Marigny il necessario per la nuova regina?
Buona idea, Mornay. Preparate una lista di suddivisione e mettete mia nipote
dUngheria in testa allelenco dei beneficiari. Il re firmer senzaltro.
Parlando, Valois seguiva con lo sguardo il lavoro dei muratori.
Ovviamente, monsignore, riprese Mornay, mi guarder bene dal chieder
qualcosa per me
E farete bene, Mornay, perch altrimenti offriremmo il destro a della gente
cattiva di mormorare che, osteggiando Marigny, noi cercavamo soltanto il nostro
profitto. Aumentate un po la mia parte, cos che poi vi possa compensare in
misura dei vostri meriti Ah! Si mossa! esclam, indicando la statua.
La grande statua di Marigny ormai era completamente staccata dal muro; le
avevano legato intorno delle corde. Valois pos la mano inanellata sul braccio del
cancelliere.
Luomo davvero una strana creatura, disse. Sapete che di colpo sento
come un vuoto dentro? Ero cos abituato a detestare quel mascalzone che adesso
come se mi venisse a mancare
Dentro il palazzo, Luigi X, nello stesso momento, terminava di farsi sbarbare.
Vicino a lui cera Eudeline, rosa e fresca, che teneva per mano una bambina di
dieci anni, bionda, un po magrolina, timida, che non sapeva che il re al quale
stavano asciugando il mento con teli caldi era suo padre.
La prima guardarobiera di palazzo aspettava, emozionata, piena di speranza, di
sapere il motivo per il quale il re aveva mandato a chiamare lei e sua figlia.
Il barbiere usc portando via bacinella, rasoi e unguenti.

Il re di Francia si alz, scosse i capelli lunghi fino al collo e domand: Il mio


popolo contento, vero, Eudeline, che io abbia fatto impiccare Marigny?
Certo, monsignor Luigi Volevo dire, sire. Tutti pensano che ormai i periodi
brutti siano finiti
Bene, bene, quel che voglio. Luigi X attravers la stanza, si pieg su uno
specchio, osserv per qualche istante il suo volto riflesso e poi si gir.
Ti avevo promesso una sistemazione per la bambina. Si chiama Eudeline,
come te
Lacrime di commozione salirono agli occhi della guardarobiera; strinse
leggermente la spalla della figlia.
La piccola Eudeline singinocchi per udire dalla bocca del re lannuncio della
propria fortuna.
Sire, questa bambina vi benedir finch avr vita, vi ricorder nelle sue
preghiere
proprio quello che ho deciso per lei, rispose Luigi. Che preghi. Si far
monaca nel convento di Saint-Marcel che riservato alle fanciulle nubili; l si
trover meglio che da qualsiasi altra parte.
Lo stupore si dipinse sui lineamenti di Eudeline madre.
questo, dunque, sire, che volete per lei? Chiuderla in un chiostro?
Perch? Non unottima soluzione? esclam il re. E poi bisogna che sia
cos. Non pu restare in circolazione. bene, per la nostra salvezza e per la sua,
che riscatti con una vita dedicata a Dio la colpa della sua nascita. Quanto a te
Monsignor Luigi, non vorrete chiudere anche me in convento? domand
Eudeline, spaventata.
Quanto era cambiato in cos poco tempo, il re! Non riconosceva pi in quel
sovrano che impartiva ordini perentori n ladolescente inquieto al quale aveva
insegnato ad amare n il povero principe che tremava di freddo, dimpotenza e di
angoscia e che lei aveva riscaldato tra le braccia una sera dellinverno passato. Solo
gli occhi conservavano la stessa espressione sfuggente.
Ti dar lincarico di sovrintendere alla biancheria e al mobilio a Vincennes,
perch tutto sia pronto ogni volta che verr.
Eudeline scosse la testa. Lallontanamento da palazzo, la destinazione a una
residenza secondaria li viveva come unoffesa. Non era soddisfatto del suo lavoro?
In un certo senso, avrebbe accettato pi di buon grado di finire in convento: il
suo orgoglio sarebbe stato meno ferito.
Sono serva vostra e obbedir, disse fredda.
Fece rialzare la figlia e le prese la mano.

Gi sulla porta, vide il ritratto di Clemenza di Ungheria posato su una credenza


e chiese: lei?
la futura regina di Francia, rispose Luigi non senza alterigia.
Siate felice, sire, si conged Eudeline uscendo.
Non lo amava pi.
Certo, certo che sar felice, si ripeteva il re andando su e gi per la stanza nella
quale penetravano i raggi del sole.
Per la prima volta da quando era salito al trono, si sentiva completamente
soddisfatto e sicuro di s. Si era sbarazzato della moglie infedele, del troppo
potente ministro di suo padre; aveva allontanato da Parigi la sua prima amante e
spedito in convento la figlia illegittima12.
Ripuliti per bene tutti i camini, poteva accogliere tranquillamente la bella
principessa napoletana, e gi si vedeva vivere al suo fianco un lungo regno di
gloria.
Suon per chiamare il ciambellano di servizio.
Ho fatto mandare a chiamare messer de Bouville. arrivato?
S, sire; attende i vostri ordini.
In quel momento i muri del palazzo vibrarono a un colpo sordo.
Cos stato? chiese il re.
La statua, penso, sire la statua che caduta.
Bene fate entrare Bouville.
E si accinse a ricevere lex gran ciambellano.
Nella Galerie Mercire, la statua di Enguerrand era rovinata al suolo. Le corde
erano scivolate via un po troppo in fretta e i venti quintali di pietra avevano
toccato terra brutalmente. I piedi si erano rotti.
Tra i curiosi della prima fila, Spinello Tolomei e suo nipote Guccio Baglioni
contemplavano il colosso abbattuto.
Chi lavrebbe mai detto, che avrei potuto assistere a una cosa simile
mormorava il capitano dei lombardi.
Non ostentava, come monsignor di Valois alla finestra, un trionfo
autocelebrativo; ma la sua gioia non era venata di malinconia. Provava una
soddisfazione semplice e senza sfumature. Troppe volte, sotto Marigny, i banchieri
italiani avevano tremato per i loro beni e addirittura per le loro vite! Messer
Tolomei, un occhio semichiuso, respirava aria di libert.

Quelluomo non era certo un nostro alleato, disse. I baroni si attribuiscono


il merito di averlo abbattuto; ma noi abbiamo avuto buona parte in questimpresa.
E tu, Guccio, mi hai dato un validissimo aiuto. Voglio ricompensarti, renderti pi
partecipe ai nostri affari. Che cosa desideri?
Si erano messi a camminare tra le bancarelle. Guccio abbass il naso magro e
le ciglia scure.
Zio Spinello, vorrei occuparmi della filiale di Neauphle.
Come! esclam Tolomei, sbalordito. Tutte qui, le tue ambizioni? Una filiale
di campagna con tre impiegati peraltro pi che sufficienti al poco lavoro che c?
Hai sogni ben modesti!
A me la filiale piace, rispose Guccio, e sono sicuro che potrei
ingrandirla
Io invece sono sicuro, replic Tolomei, che lamore, non la filiale ad
attirarti La signorina di Cressay, eh? Ho dato unocchiata ai conti. Non soltanto
i Cressay ci devono sempre dei soldi, ma in pi li manteniamo, anche.
Guccio guard lo zio e vide che stava sorridendo.
bella come nessunaltra, zio, e nobile, per giunta.
Ah! sospir il banchiere, alzando una mano. Una ragazza nobile! Ti troverai
in un mare di guai. La nobilt dispostissima ad accettare il nostro denaro, ma
non a mescolare il suo sangue con il nostro. La famiglia daccordo?
Ma s, zio, sono sicuro. I fratelli de Cressay mi trattano in tutto e per tutto da
pari a pari.
Trascinata da cavalli da tiro, la statua di Marigny lasciava la Galerie Mercire. I
muratori avvolsero le loro corde e la folla si disperse.
Marie mi ama quanto lamo io, continu Guccio, e pretendere di farci
vivere separati vuol dire farci morire! Con i guadagni che spero di ricavare dalla
filiale di Neauphle, potrei sistemare il castello, che bello, credetemi, e merita che
ci si investa qualcosa. Cos verrete a vivere in un nobile maniero, zio, come un
vero signore!
Mah, sai, a me non piace la campagna, disse Tolomei. Le rare volte che mi
capita di aver da fare a Grenelle o a Vaugirard, mi sembra di stare in capo al
mondo e desser vecchio di centanni Avrei preferito per te un altro matrimonio,
con una figlia dei nostri cugini Bardi
Sinterruppe un momento.
Ma non un bel modo di voler bene ai nostri cari costringerli a fare per forza
quel che noi reputiamo sia vantaggioso per loro. Va pure, figliolo, va pure a
Neauphle. E sposa chi vuoi. I senesi sono uomini liberi e devessere il cuore a

dettare la scelta di una moglie. E porta la tua bella a Parigi appena puoi: sar la
benvenuta sotto il mio tetto.
Oh, grazie, zio Spinello! esclam Guccio saltandogli al collo.
Il conte di Bouville, uscendo da palazzo, passava proprio allora per la galleria.
Lomone avanzava con passo deciso, come sempre quando il re si degnava di
impartirgli un ordine.
Ah! Guccio, amico mio! esclam, scorgendo i due italiani. Che fortuna
incontrarvi qui! Avrei dovuto mandare uno scudiero a cercarvi, altrimenti.
In che cosa posso esservi utile, messer Ugo? chiese il giovanotto. Mio zio e
io siamo a vostra disposizione.
Bouville sorrideva a Guccio con amicizia sincera.
Una buona notizia: s, una buonissima notizia. Ho raccontato al re tutto quel
che avete fatto, come mi siete stato utile
Guccio sinchin in segno di gratitudine.
Allora, Guccio, amico mio, si riparte per Napoli!

REPERTORIO BIOGRAFICO

ANGI (san Luigi d) (1275-1299).


Secondo figlio di Carlo II dAngi detto lo Zoppo, re di Sicilia, e di Maria
dUngheria. Rinunci al trono di Napoli per darsi alla vita religiosa. Vescovo di
Tolosa. Canonizzato sotto Giovanni XXII nel 1317.
ANGI - SICILIA (Margherita d), contessa di Valois (1270 circa-31 dicembre
1299).
Figlia di Carlo II dAngi detto lo Zoppo e di Maria dUngheria. Prima moglie
di Carlo di Valois e madre del futuro Filippo VI re di Francia.
ARTOIS (Mahaut, contessa di Borgogna e poi d) (?-27 novembre 1329).
Figlia di Roberto II dArtois, spos nel 1291 il conte palatino di Borgogna
Ottone IV (morto nel 1303). Contessa-pari dArtois per volere reale (1309).
Madre di Giovanna di Borgogna, moglie di Filippo di Poitiers, futuro Filippo V, e
di Bianca di Borgogna, moglie di Carlo di Francia, futuro Carlo IV.
ARTOIS (Roberto III d) (1287-1342).
Figlio di Filippo dArtois e nipote di Roberto II dArtois. Conte di Beaumontle-Roger e signore di Conches (1309). Spos nel 1318 Giovanna di Valois, figlia di
Carlo di Valois e di Caterina di Courtenay. Pari del regno per la contea di
Beaumont-le-Roger (1328). Esiliato dal regno nel 1332, si rifugi alla corte di
Edoardo III dInghilterra. Ferito mortalmente a Vannes, fu seppellito nella
cattedrale londinese di San Paolo.
ASNIRES (Jean d).
Avvocato al parlamento di Parigi. Pronunci latto daccusa contro Enguerrand
de Marigny.

AUCH (Arnaud d) (?-1320).


Vescovo di Poitiers (1306). Nominato cardinale vescovo di Albano da Clemente
V nel 1312. Legato papale a Parigi nel 1314. Cameriere del papa fino al 1319.
Morto ad Avignone.
AUNAY (Gautier d) (?-1314).
Figlio maggiore di Gautier dAunay, signore di Moucy-le-Neuf, Mesnil e Grand
Moulin. Baccelliere del conte di Poitiers, secondogenito di Filippo il Bello.
Riconosciuto colpevole dadulterio (affare della torre di Nesle) con Bianca di
Borgogna, fu giustiziato a Pontoise. Era sposato con Agns di Montmorency.
AUNAY (Philippe d) (?-1314).
Fratello minore di Gautier dAunay. Amante di Margherita di Borgogna, moglie
di Luigi di Navarra detto lAttaccabrighe. Giustiziato con il fratello a Pontoise.
BAGLIONI (Guccio) (1295 circa -1340).
Banchiere senese imparentato con la famiglia Tolomei. Nel 1315 gestiva una
filiale a Neauphle-le-Vicux. Spos in segreto Marie de Cressay. Suo figlio
Giannino (1316) fu scambiato appena venuto alla luce con Giovanni I il Postumo.
Morto in Campania.
BERSUME (Robert).
Comandante della fortezza di Chteau-Gaillard, fu carceriere di Margherita e di
Bianca di Borgogna. Venne sostituito, dopo il 1316, da Jean de Croisy e poi da
Andr Thiart.
BOCCACCIO DI CHELINO
Banchiere fiorentino della compagnia dei Bardi. Da unamante francese ebbe un
figlio adulterino (1313), il famoso Boccaccio, autore del Decamerone.
BORBONE (Luigi, signore, poi duca di) (1280 circa-1342).
Primogenito di Roberto, conte di Clermont (1256-1342) e di Beatrice di
Borgogna, figlia di Giovanni, signore di Borbone. Nipote di san Luigi. Gran
camerario di Francia dal 1312. Duca e pari nel settembre 1327.
BORGOGNA (Agnese di Francia, duchessa di) (1268 circa-1325 circa). Ultima degli

undici figli di san Luigi. Sposata nel 1273 a Roberto III di Borgogna. Madre di
Ugo V e di Eude IV, duchi di Borgogna; di Margherita, moglie di Luigi X
lAttaccabrighe, re di Navarra e poi di Francia; e di Giovanna detta la Zoppa,
moglie di Filippo VI di Valois.
BORGOGNA (Bianca di) (1296 circa-1326).
Figlia minore di Ottone IV, conte palatino di Borgogna, e di Mahaut dArtois.
Sposa nel 1307 di Carlo di Francia, terzogenito di Filippo il Bello. Riconosciuta
colpevole di adulterio (1314) insieme con Margherita di Borgogna, fu rinchiusa a
Chteau-Gaillard, poi nel maniero di Gournay, nei pressi di Coutances. Dopo
lannullamento del matrimonio prese il velo nellabbazia di Maubuisson.
BOURDENAI (Michel de).
Cancelliere e consigliere di Filippo il Bello. Fu imprigionato e si vide privare
dei suoi beni sotto Luigi X, ma riebbe averi e cariche sotto Filippo V.
BOUVILLE (Ugo III, conte di) (? - 1331).
Figlio di Ugo II di Bouville e di Maria di Chambly. Ciambellano di Filippo il
Bello. Spos nel 1293 Marguerite des Barres dalla quale ebbe Carlo, in seguito
ciambellano di Carlo V e governatore del Delfinato.
BRIANON (Geoffroy de).
Consigliere di Filippo il Bello e suo tesoriere. Fu imprigionato con Marigny
sotto il regno di Luigi X. Sotto Filippo V fu reintegrato nelle sue cariche e gli
furono restituiti i suoi beni.
CAETANI (Francesco) (? - marzo 1317).
Nipote di Bonifacio VIII e da lui fatto cardinale nel 1295. Coinvolto in un
affare di stregoneria ai danni del re di Francia (1316). Morto ad Avignone.
CARLO DI FRANCIA, poi Carlo IV, re di Francia (1294-1 febbraio 1328).
Terzogenito di Filippo il Bello e di Giovanna di Champagne. Conte con
appannaggio delle Marche (1315). Successe al fratello Filippo V con il nome di
Carlo IV (1322). Spos successivamente Bianca di Borgogna nel 1307, Maria di
Lussemburgo nel 1322 e Giovanna dEvreux nel 1325. Mor a Vincennes senza
lasciare eredi maschi, ultimo sovrano della discendenza capetingia in linea diretta.

CARLO MARTELLO, re titolare dUngheria (1273 circa-1296).


Primogenito di Carlo II dAngi detto lo Zoppo, re di Sicilia, e di Maria
dUngheria. Nipote di Ladislao IV, re dUngheria, e pretendente alla sua
successione. Re titolare dUngheria dal 1291 fino alla morte. Padre di Clemenza
dUngheria, seconda moglie di Luigi X, re di Francia.
CARLO ROBERTO detto CAROBERTO, re dUngheria (1290 circa-1342).
Figlio di Carlo Martello e di Clemenza d'Asburgo. Fratello di Clemenza
dUngheria. Pretendente al trono dUngheria alla morte del padre (1296), fu
riconosciuto re solo nel 1310.
CHAMBLY (Egidius de) (?-gennaio 1326).
Detto anche Egidius de Pontoise. Cinquantesimo abate di Saint-Denis.
CHTILLON (Gaucher V di) conte di Porcien (1250 circa-1329).
Connestabile della Champagne (1284), poi di Francia dopo Courtrai (1302).
Figlio di Gaucher IV e dIsabeau de Villhardouin, detta di Lizines. Fu lartefice
della vittoria di Mons-en-Plve. Fece incoronare re di Navarra Luigi
lAttaccabrighe a Pampelune (1307). Fu poi esecutore testamentario di Luigi X,
Filippo V e Carlo IV. Partecip alla battaglia di Cassel (1328) e mor lanno
seguente dopo esser stato, connestabile di Francia sotto cinque re. Aveva sposato
Isabelle de Dreux, Mlisinde de Vergy e infine Isabeau de Rumigny.
CHTILLON (Guy V di) conte di Saint-Pol (?-6 aprile 1317).
Secondo figlio di Guy IV e di Mahaut di Brabante, vedova di Roberto I
dArtois. Gran coppiere di Francia dal 1296 alla morte. Spos nel 1292 Maria di
Bretagna, figlia del duca Giovanni II e di Beatrice dInghilterra, da cui ebbe
cinque figli. La maggiore delle figlie, Mahaut, fu la terza moglie di Carlo di
Valois.
CHTILLON-SAINT-POL (Mahaut di), contessa di Valois (1293 circa- 1358).
Figlia di Guy di Chtillon, gran coppiere di Francia, e di Maria di Bretagna.
Terza moglie di Carlo di Valois, fratello di Filippo il Bello.
CLEMENTE V (Bertrand de Got o Goth), papa (?-20 aprile 1314).
Nato a Villandraut (Gironde). Figlio del cavaliere rnaud-Garsias de Got.

Arcivescovo di Bordeaux (1300). Eletto papa (1305) dopo la morte di Benedetto


XI. Incoronato a Lione. Fu il primo papa avignonese.
CLEMENZA DI UNGHERIA, regina di Francia (1293 circa-12 ottobre 1328).
Figlia di Carlo Martello dAngi, re titolare dUngheria, e di Clemenza
dAbsburgo. Nipote di Carlo di Valois tramite la prima moglie Margherita
dAngi-Sicilia. Sorella di Carlo Roberto o Caroberto, re dUngheria, e di
Beatrice, moglie del delfino Giovanni II. Spos Luigi X lAttaccabrighe, re di
Francia e Navarra, il 13 agosto 1315, e fu incoronata con lui a Reims. Vedova nel
giugno seguente, mise al mondo un figlio, Giovanni I, in novembre. Mor al
Tempio.
COLONNA (Giacomo) (?-1318).
Membro della celebre famiglia romana dei Colonna. Creato cardinale nel 1278
da Niccol III. Principale consigliere alla corte romana sotto Niccol IV.
Scomunicato da Bonifacio VIII nel 1297 e reintegrato nella dignit cardinalizia nel
1306.
COLONNA (Pietro).
Nipote del cardinale Giacomo Colonna, fu fatto cardinale nel 1288 da Niccol
IV. Scomunicato da Bonifacio VIII nel 1297, come lo zio, fu reintegrato nel suo
ufficio nel 1306.
COURTENAY (Caterina di), contessa di Valois, imperatrice titolare di Costantinopoli
(?-1307).
Seconda moglie di Carlo di Valois, fratello di Filippo il Bello. Nipote ed erede
di Baldovino, ultimo imperatore latino di Costantinopoli (1261). Alla sua morte, i
diritti ereditari passarono alla figlia maggiore, Caterina di Valois, moglie di Filippo
dAngi, principe dAcaia e di Taranto.
CRESSAY (madama Eliabel de).
Castellana di Cressay, vicino a Neauphle-le-Vieux, nella prevostura di MontfortlAmaury. Vedova del cavaliere Jean de Cressay. Madre di Jean, Pierre e Marie de
Cressay.
CRESSAY (Jean de) e Cressay (Pierre de).
Fratelli di Marie, entrambi armati cavalieri da Filippo VI di Valois allepoca della

battaglia di Crcy (1346).


CRESSAY (Marie de) (1298 circa-1345).
Figlia di Eliabel e del cavaliere Jean de Cressay. Sposata in segreto con Guccio
Baglioni e madre (1316) dun bambino scambiato in fasce con Giovanni I il
Postumo, di cui era nutrice. Fu seppellita nel convento agostiniano vicino a
Cressay.
DUBOIS (Guillaume).
Cancelliere e tesoriere di Filippo il Bello. Imprigionato sotto Luigi X, ma
reintegrato nei suoi averi e nelle sue cariche da Filippo V.
Duze (Jacques) vedere Giovanni XXII, papa.
EDOARDO II PLANTAGENETO, re dInghilterra (1284-21 settembre 1327).
Nato a Carnarvon. Figlio di Edoardo I e di Eleonora di Castiglia. Primo
principe di Galles. Duca dAquitania e conte di Ponthieu (1303). Armato cavaliere
a Westminster (1306). Re nel 1307. Sposa a Boulogne-sur-Mer il 22 gennaio 1308
Isabella di Francia, figlia di Filippo il Bello. Incoronato a Westminster il 25
febbraio 1308. Detronizzato (1326) da una rivolta baronale guidata dalla moglie,
fu imprigionato e mor assassinato nel castello di Berkeley.
EUDELINE, figlia naturale di Luigi X (1305 circa-?) Religiosa al convento di SaintMarcel, poi abbadessa delle clarisse.
EVREUX (Luigi di Francia, conte di) (1276-1319).
Figlio di Filippo III lArdito e di Maria di Brabante. Fratellastro di Filippo il
Bello e di Carlo di Valois. Conte di Evreux (1298). Spos Margherita dArtois,
sorella di Roberto III dAngi, dalla quale ebbe Giovanna, terza moglie di Carlo
IV il Bello, e Filippo, marito di Giovanna, regina di Navarra.
FILIPPO IV detto il Bello, re di Francia (1268-29 novembre 1314).
Nato a Fontainebleau. Figlio di Filippo III lArdito e di Isabella dAragona.
Spos nel 1284 Giovanna di Champagne, regina di Navarra. Padre dei re Luigi X,
Filippo V e Carlo IV e di Isabella di Francia regina dInghilterra. Acclamato re a
Perpignano (1285) e incoronato a Reims (6 febbraio 1286). Morto a
Fontainebleau e sepolto nella chiesa abbaziale di Saint-Denis.

FILIPPO, conte di Poitiers, poi Filippo V detto il Lungo, re di Francia (1291gennaio 1322).
Figlio di Filippo IV il Bello e di Giovanna di Champagne. Fratello dei re Luigi
X, e Carlo IV e di Isabella dInghilterra. Conte palatino di Borgogna, signore di
Salins per il suo matrimonio (1307) con Giovanna di Borgogna. Conte con
appannaggio di Poitiers (1311). Pari di Francia (1315). Reggente alla morte di
Luigi X, poi re alla morte del figlio postumo di questultimo (novembre 1316).
Morto a Longchamp senza lasciare eredi maschi. Seppellito a Saint-Denis.
FILIPPO conte di Valois, poi Filippo VI, re di Francia (1293-22 agosto 1350).
Primogenito di Carlo di Valois e della prima moglie Margherita di AngiSicilia. Nipote di Filippo IV il Bello e primo cugino di Luigi X, Filippo V e
Carlo IV. Divenne reggente alla morte di Carlo IV il Bello, poi re alla nascita
della di lui figlia postuma (aprile 1328).
Consacrato a Reims il 29 maggio 1328. La sua ascesa al trono, contestata
dallInghilterra, fu lorigine della seconda Guerra dei CentAnni. Spos in prime
nozze (1313) Giovanna di Borgogna, detta la Zoppa, sorella di Margherita, che
mor nel 1348; in seconde nozze (1349) Bianca di Navarra, nipote di Luigi X e di
Margherita.
GIOVANNA DI BORGOGNA, contessa di Poitiers, poi regina di Francia (1293 circa-21
gennaio 1330).
Figlia maggiore di Ottone IV, conte palatino di Borgogna, e di Mahaut
dArtois. Sorella di Bianca, moglie di Carlo di Francia, futuro Carlo IV. Sposa nel
1307 Filippo di Poitiers, secondogenito di Filippo il Bello. Riconosciuta colpevole
di complicit nelladulterio della sorella e della cognata (1314) fu rinchiusa a
Dourdan e poi liberata nel 1315. Madre di tre figlie, Giovanna, Margherita e
Isabella, mogli rispettivamente del duca di Borgogna, del conte di Francia e del
delfino d Viennois.
Giovanna di Francia, regina di Navarra (1311 circa-8 ottobre 1349).
Figlia di Luigi di Navarra, futuro Luigi X lAttaccabrighe, e di Margherita di
Borgogna. Presunta bastarda. Esclusa dalla successione al trono di Francia, eredit
la Navarra. Moglie di Filippo, conte dEvreux. Madre di Carlo il Malvagio re di
Navarra e di Bianca, seconda moglie di Filippo VI di Valois.

GIOVANNI XXII (Jacques Duze) papa (1244-dicembre 1334).


Figlio di un borghese di Cahors. Studi a Cahors e Montpellier. Arciprete di
Saint-Andr di Cahors. Canonico di Saint-Front de Perigueux e dAlbi. Arciprete
di Sarlat. Nel 1289 si rec a Napoli dove divenne presto intimo di re Carlo
dAngi, che prima gli affid le segreterie dei consigli segreti e poi lo nomin suo
cancelliere. Vescovo di Frejus (1300) poi dAvignone (1310). Segretario del
concilio di Vienne (1311). Cardinale vescovo di Porto (1312). Divenne papa
nellagosto del 1316 e prese il nome di Giovanni XXII. Fu incoronato a Lione in
settembre. Mor ad Avignone.
GOT O GOTH (Bertrand de).
Visconte di Lomagne e dAuvillars. Marchese dAncona. Nipote e omonimo di
papa Clemente V. Intervenne a pi riprese al conclave del 1314-1316.
HIRSON O HIREON (Batrice d).
Nipote del seguente. Dama al seguito della contessa Mahaut.
HIRSON O HIREON (Thierry Larchier d) 1270 circa-17 novembre 1328).
Dapprima al seguito di Roberto II dArtois, accompagn Nogaret ad Anagni e
Filippo il Bello gli affid numerose missioni. Canonico di Arras (1299).
Cancelliere di Mahaut dArtois (1303). Vescovo di Arras (aprile 1328).
ISABELLA DI FRANCIA, regina dInghilterra (1292-23 agosto 1358).
Figlia di Filippo IV e di Giovanna di Champagne. Sorella del re Luigi X,
Filippo V e Carlo IV. Spos Edoardo II dInghilterra (1308). Prese la guida
(1325) con Roger Mortimer della rivolta dei baroni inglesi che port alla
deposizione del marito. Soprannominata la lupa di Francia, govern dal 1326 al
1328 in nome del figlio Edoardo III. Allontanata da corte (1330). Mor nel castello
di Hertford.
JOINVILLE (Jean sire de) (1224-24 dicembre 1317).
Siniscalco ereditario di Champagne, segu Luigi IX alla VII crociata e con lui
fu fatto prigioniero. A ottantanni scrisse una Histoire de Saint Louis che lo fa
annoverare tra i grandi cronisti medievali.
LATILLE (Pierre de) (?-15 marzo 1328).
Vescovo di Chlons (1313). Membro della Camera dei Conti. Guardasigilli reale

alla morte del Nogaret. Imprigionato da Luigi X (1315) e liberato da Filippo V


(1317), torn al vescovado di Chlons.
LE LOQUETIER (Nicole).
Cancelliere e consigliere di Filippo il Bello. Incarcerato da Luigi X, fu
reintegrato nelle sue cariche e riebbe i suoi beni da Filippo V.
LUIGI X detto lAttaccabrighe, re di Francia e Navarra (ottobre 1289-5 giugno
1316).
Figlio di Filippo IV il Bello e di Giovanna di Champagne. Fratello del re
Filippo V e Carlo IV e di Isabella, regina dInghilterra. Re di Navarra (1307). Re
di Francia (1314). Spos (1305) Margherita di Borgogna, dalla quale ebbe una
figlia, Giovanna, nata verso il 1311. Dopo lo scandalo della torre di Nesle e la
morte di Margherita si rispos (agosto 1315) con Clemenza dUngheria.
Incoronato a Reims (agosto 1315). Morto a Vincennes. Suo figlio Giovanni I il
Postumo nacque cinque mesi dopo (novembre 1316).
MARGHERITA DI BORGOGNA, regina di Navarra (1293 circa-1315).
Figlia di Roberto II, duca di Borgogna, e di Agnese di Francia. Spos nel 1305
Luigi re di Navarra, primogenito di Filippo il Bello, futuro Luigi X, dal quale
ebbe una figlia, Giovanna. Riconosciuta colpevole di adulterio (affare della torre di
Nesle, 1314) fu rinchiusa a Chteau-Gaillard dove mor assassinata.
MARIA DUNGHERIA, regina di Napoli (1245 circa-1325).
Figlia d Stefano dUngheria, sorella ed erede di Ladislao IV dUngheria. Spos
Carlo II dAngi, detto lo Zoppo, re di Napoli e di Sicilia, da cui ebbe tredici
figli.
MARIGNY (Enguerrand Le Portier de) (1265 circa-30 aprile 1315).
Nato a Lyons-la-Fret. Spos in prime nozze Jeanne de Saint-Martin, in
seconde Alips de Mons. Prima scudiero del conte di Bouville, fu poi accanto alla
regina Giovanna, moglie di Filippo il Bello, e successivamente al castello
dIssoudun (1298). Ciambellano (1304), fatto cavaliere e conte di Longueville,
intendente alle finanze e alledilizia, sovrintendente del Louvre, nel primo periodo
di regno di Filippo il Bello ne fu il pi autorevole consigliere. Dopo la morte del
re fu accusato di aver sottratto del denaro, condannato e impiccato a Montfaucon.
Riabilitato nel 1317 da Filippo V e seppellito nella chiesa dei Certosini, fu poi

traslato alla collegiata dcouis da lui fondata.


MARIGNY (Jean o Philippe o Guillaume de) (?-1325).
Fratello minore del precedente. Segretario del re (1301). Arcivescovo di Sens
(1309). Fu membro del tribunale che condann il fratello Enguerrand. Un terzo
fratello Marigny, anchegli di nome Jean, conte vescovo di Beauvais dal 1312,
sedeva tra gli stessi giudici e conserv la carica fino al 1350.
MARIGNY (Louis de) signore di Mainneville e Boisroger.
Primogenito di Enguerrand de Marigny. Spos nel 1.309 Roberte de Beaumetz.
MERCOEUR (Braud de).
Signore di Gvaudan. Ambasciatore di Filippo il Bello presso papa Benedetto
XI nel 1304. Si inimic il re che ordin uninchiesta giudiziaria sulle sue propriet
(1309). Rientrato nel consiglio reale con lavvento di Luigi X nel 1314, ne fu
riallontanato nel 1318 da Filippo V.
MEUDON (Henriet de).
Maestro di caccia di Luigi X nel 1313 e nel 1315. Ricevette parte dei beni di
Marigny dopo la morte di questultimo.
MOLAY (Jacques de) (1244 circa-18 marzo 1314).
Nato a Molay (Haute-Sane). Entr dellordine dei Templari a Beaune (1265).
Fu in Terrasanta. Eletto gran maestro dellordine nel 1295. Arrestato nellottobre
del 1307, fu condannato e sal al rogo a Parigi.
MORNAY (Etienne de) (?-31 agosto 1332).
Nipote di Pierre de Mornay, vescovo di Orlans e Auxerre. Cancelliere di Carlo
di Valois, poi di Francia dal gennaio 1315. Allontanato dal governo sotto Filippo V,
entr al parlamento sotto Carlo IV.
NEVERS (Luigi di) (?-1322).
Figlio di Roberto di Bthune, conte di Fiandra, e di Jolanda di Borgogna.
Conte di Nevers (1280). Conte di Rethel per il suo matrimonio con Jeanne de

Rethel.
NOGARET (Guillaume de) (1265 circa-maggio 1314).
Nato a Saint-Flix de Caraman, nella circoscrizione di Tolosa. Allievo di Pierre
Flotte e di Gilles Aycelin. Insegn diritto a Montpellier (1291). Giudice reale del
siniscalcato di Beaucaire (1295). Divenne celebre per il suo intervento nelle
controversie tra la corona di Francia e la Santa Sede. Capeggi la spedizione di
Anagni contro Bonifacio VIII (1303). Guardasigilli dal settembre 1307 alla morte,
istru il processo contro i Templari.
ODERISI (Roberto).
Pittore napoletano. Allievo di Giotto durante il di lui soggiorno a Napoli, sub
anche linfluenza di Simone Martini. Capo della scuola napoletana della seconda
met del XIV secolo. La sua opera pi importante sono gli affreschi
dellincoronata di Napoli.
ORSINI (Napoleone) detto degli Ursini (?-1342).
Fatto cardinale da Nicola IV nel 1288.
PAREILLES (Alain de).
Capitano degli arcieri sotto Filippo il Bello.
PRESLES (Raoul I de) o De Prayeres (?-1331).
Signore di Lizy-sur-Ourcq. Avvocato. Segretario di Filippo il Bello (1311).
Imprigionato alla morte di questultimo, riabilitato verso la fine del regno di Luigi
X. Al conclave di Lione del 1316. Insignito di titolo nobiliare da Filippo V,
cavaliere al seguito del re e membro del consiglio. Fond il collegio di Presles.
ROBERTO, re di Napoli (1278 circa-1344).
Terzo figlio di Carlo II dAngi detto lo Zoppo e di Maria dUngheria. Duca
di Calabria nel 1296, principe di Salerno (1304). Vicario generale del regno di
Sicilia (1296). Erede del regno di Napoli (1297). Re nel 1309. Incoronato ad
Avignone da papa Clemente V. Principe erudito, poeta e astrologo, spos in
prime nozze Jolanda (o Violante) dAragona, morta nel 1302; e poi Sancia, figlia
del re di Maiorca (1304).

TOLOMEI (Spinello).
Capo in Francia della compagnia senese dei Tolomei fondata nel XII secolo da
Tolomeo Tolomei e arricchitasi con rapidit grazie al commercio internazionale e
al controllo delle miniere toscane dargento. A Siena c tuttora il palazzo Tolomei.
TRYE (Mathieu de).
Signore di Fontenay e di Plainville-en-Vexin. Gran dispensiere (1298) e poi
ciambellano di Luigi X lAttaccabrighe, e gran ciambellano di Francia dal 1314.
VALOIS (Carlo di) (12 marzo 1270-dicembre 1325).
Figlio di Filippo III lArdito e della prima moglie, Isabella dAragona. Fratello
di Filippo IV il Bello. Cavaliere a quattordici anni. Investito del regno dAragona
per legato papale lo stesso anno, non pot mai prenderne possesso e rinunci al
titolo nel 1295. Conte con appannaggio dAngi, Maine e Perche (marzo 1290)
dal suo primo matrimonio con Margherita dAngi-Sicilia. Imperatore titolare di
Costantinopoli dal secondo matrimonio (gennaio 1301) con Caterina di
Courtenay. Fu creato conte di Romagna dal papa Bonifacio VIII. Spos in terze
nozze Mahaut di Chtillon-Saint-Pol. Dai tre matrimoni ebbe numerosissimi figli;
il maggiore fu Filippo VI, primo re della dinastia Valois. Condusse una campagna
in Italia per conto del papa nel 1301, due in Aquitania (1297 e 1324) e fu
pretendente allimpero di Germania. Morto a Nogent-le-Roi, fu seppellito nella
chiesa dei Giacobini a Parigi.

1La

lega, antica unit di misura, corrisponde grosso modo a quattro chilometri


odierni. (N.d.T.).
2Il piede, antica misura di lunghezza, corrisponde allincirca a m. 0,324. (N.d.T.).
1Allinizio del XIV secolo, i tre principali funzionari della corona erano: il
connestabile di Francia, capo supremo degli eserciti; il cancelliere di Francia che
amministrava la giustizia, gli affari ecclesiastici e gli affari esteri; il maestro di
palazzo di casa reale.
Il connestabile sedeva di diritto nel consiglio ristretto, aveva alloggio a corte e
doveva seguire il re in tutti i suoi spostamenti. Riceveva in tempo di pace, oltre ai
compensi in natura, venticinque soldi parisis al giorno e dieci lire nei giorni di festa.
In tempo di guerra o semplicemente durante i viaggi del re, il suo compenso era
raddoppiato. Inoltre, per ogni giorno di combattimento in cui il re cavalcava con
lesercito, il connestabile riceveva cento lire supplementari.
Tutto ci che si trovava dentro le fortezze o i castelli conquistati al nemico
apparteneva al connestabile, a eccezione delloro e dei prigionieri, che spettavano al
re. Aveva diritto di scelta sui cavalli presi al nemico subito dopo il re. Se questultimo
non era presente al momento della presa di una fortezza, vi si issava la bandiera del
connestabile. Sul campo di battaglia, lo stesso re non poteva decidere di caricare n
di attaccare senza essersi consultato con il connestabile. Era sempre lui che assisteva
obbligatoriamente alla consacrazione del sovrano, cerimonia in cui portava la spada
dinanzi al re.
Sotto il regno di Filippo il Bello e dei suoi tre figli, come pure durante il primo
anno di regno di Filippo VI di Valois, connestabile di Francia fu Gaucher de
Chtillon, conte di Porcien, che sarebbe morto ottuagenario nel 1329.
Il cancelliere di Francia, assistito da un vicecancelliere e da notai che erano
chierici della cappella reale, aveva lincarico di redigere gli atti e di apporvi il sigillo
del re di cui era custode, donde il titolo di guardasigilli.
Sedeva al consiglio ristretto e allassemblea dei pari. Era il capo della
magistratura, presiedeva tutte le commissioni giudiziarie e parlava in nome del re nei
letti di giustizia.
Il cancelliere, per tradizione, era un ecclesiastico. Allorch, nel 1307, Filippo il
Bello destitu il suo cancelliere, il vescovo di Narbonne, e cre guardasigilli
Guillaume de Nogaret, costui, non essendo uomo di chiesa, non ricevette pi il titolo
di cancelliere, ma quello, creato apposta per lui, di segretario generale del regno,
mentre Marigny veniva nominato coadiutore e rettore generale del regno.
Cancelliere di Luigi X fu, allinizio del 1315, Etienne de Mornay, canonico di
Auxerre e di Soissons, precedentemente cancelliere del conte di Valois.
Il maestro di palazzo, pi tardi chiamato gran maestro di Francia, comandava
tutto il personale nobile e plebeo al servizio del sovrano; aveva ai suoi ordini il
tesoriere, che teneva i conti della casa reale e linventario dei mobili, del corredo e
del guardaroba. Sedeva in consiglio.
Venivano poi, tra i pi importanti funzionari della corona: il gran maestro dei
balestrieri, che dipendeva dal connestabile, e il gran ciambellano.
Il gran ciambellano si occupava delle armi e del guardaroba del re. Doveva stargli
accanto giorno e notte quando non cera la regina. Era il custode del sigillo

segreto, riceveva omaggi in nome del re e faceva prestare giuramento di fedelt.


Organizzava le cerimonie nel corso delle quali il re armava nuovi cavalieri,
amministrava la cassa privata, assisteva allassemblea dei pari. Poich era incaricato
di aver cura del guardaroba reale, aveva giurisdizione su tutti i commercianti e i
fabbricanti di articoli di abbigliamento e comandava un funzionario chiamato il re
dei merciai che verificava pesi e misure, bilance e aune (unauna era pari a circa m.
1,20 odierni).
Le altre cariche infine, sopravvivenza di funzioni ormai cadute in disuso, erano
soltanto onorifiche anche se spesso davano accesso al consiglio del re; tali erano le
cariche di gran camerario, gran coppiere e gran dispensiere, rette rispettivamente
nellepoca in esame da Luigi I di Borbone, dal conte di Chtillon-Saint-Pol e da
Bouchard de Montmorency.
2Filippo il Bello aveva lasciato in legato per testamento il suo cuore, insieme con
la grande croce doro dei Templari, al monastero dei domenicani di Poissy. Croce e
cuore furono distrutti, la notte del 21 luglio 1695, in un incendio causato da un
fulmine.
3Era d uso, durante il Medio Evo, tenere una lampada accesa vicino al letto, di
notte. Questa pratica era destinata ad allontanare gli spiriti malvagi.
4Le lettere patenti che conferivano lappannaggio delle Marche a Carlo di Francia
e la para a Filippo di Poitiers furono emesse rispettivamente nel marzo e nellagosto
del 1315.
5La casa dAngi-Sicilia cos legata alla storia della monarchia francese del XIV
secolo e interverr cos di frequente nel corso di questo racconto che ci sembra
necessario fornire al lettore alcune precisazioni in merito.
Nel 1246 Carlo, conte con appannaggio di Valois e Maine, figlio di Luigi VIII e
settimo fratello di san Luigi, aveva sposato la contessa Beatrice che gli port,
secondo lespressione di Dante, la gran dote di Provenza. Scelto dalla Santa Sede
come difensore della chiesa in Italia, fu incoronato re di Sicilia in San Giovanni in
Laterano nel 1265.
Questa fu lorigine del ramo della famiglia capetingia conosciuta con il nome di
dAngi-Sicilia, i possedimenti e le alleanze del quale presto si estesero su tutta
lEuropa.
Il figlio di Carlo I dAngi, Carlo II detto lo Zoppo (1250-1309), re di Napoli, di
Sicilia, di Gerusalemme, duca delle Puglie, principe di Salerno, di Capua e Taranto,
spos Maria, sorella ed erede di re Ladislao IV dUngheria.
Da questa unione nacquero:
-- Margherita, prima moglie di Carlo di Valois, fratello di Filippo il Bello;
-- Carlo Martello, re titolare dUngheria;
-- Luigi dAngi, vescovo di Tolosa;
-- Roberto, re di Napoli;
-- Filippo, principe di Taranto;

-- Raimondo Berengario, conte dAndria;


-- Giovanni Tristano, entrato in convento;
-- Giovanni, duca di Durazzo;
-- Pietro, conte di Eboli e Gravina;
-- Maria, moglie di Sancio di Aragona, re di Maiorca;
-- Bianca, maritata prima al marchese dEste e poi al conte Bertrand de Baux;
-- Eleonora, moglie di Federico dAragona.
Il primogenito di Carlo lo Zoppo, Carlo Martello, sposato a Clemenza dAbsburgo
(ragione per la quale la regina Maria reclamava leredit dUngheria), mor nel 1296.
Lasci un figlio, Carlo Roberto detto Caroberto, che dopo quindici anni di lotta cinse
la corona dUngheria, e due figlie, la prima delle quali, Beatrice, spos il delfino di
Viennois, Giovanni II, mentre la seconda, Clemenza, doveva diventare la seconda
moglie di Luigi X di Francia.
Il secondo figlio di Carlo lo Zoppo, Luigi dAngi, rinunci a tutti i suoi diritti di
successione per darsi alla vita religiosa. Vescovo di Tolosa, mor al castello di
Brignoles, in Provenza, allet di ventitr anni. Sarebbe stato canonizzato nel 1317
sotto il pontificato di Giovanni XXII.
Alla morte di Carlo lo Zoppo, nel 1309, la corona di Napoli pass al terzo figlio,
Roberto.
Il quarto figlio, Filippo, prncipe di Taranto, divent imperatore titolare di
Costantinopoli grazie al matrimonio con Caterina di Valois-Courtenay, figlia di
secondo letto di Carlo di Valois.
Incredibilmente feconda e attiva, la casata dei dAngi-Sicilia totalizzer, prima di
estinguersi, duecentonovantanove corone sovrane e dodici beatificazioni.
6I1 matrimonio tra Filippo di Valois e Giovanna di Borgogna, sorella di
Margherita, detta Giovanna la Zoppa, era stato celebrato nel 1313.
7Nulla pi difficile da stabilire n offre pi motivi di dibattito della
comparazione dei valori della moneta attraverso i secoli. Sono cos tante le
variazioni, le svalutazioni e le misure governative pi disparate che hanno influito
sui corsi che gli specialisti non riescono a mettersi daccordo. Non ci si pu basare
gran che sui prezzi delle derrate alimentari, anche di prima necessit, perch i prezzi
variavano considerevolmente anche da un anno allaltro in proporzione al grado di
abbondanza o di penuria dei prodotti, e anche a seconda delle tasse che lo stato
imponeva su di essi. I periodi di carestia erano frequenti e i prezzi citati dai cronisti
sono spesso prezzi di mercato nero, cosa che non permette di stabilire il potere di
acquisto effettivo. Inoltre certi prodotti di uso corrente al giorno doggi erano poco
diffusi nel Medio Evo e quindi di prezzo elevato. Al contrario, in ragione del basso
costo della manodopera artigiana, i prodotti manifatturieri erano relativamente a
buon mercato.
Il valore relativo delloro a peso potrebbe sembrare il riferimento migliore;
sennonch anche ai giorni nostri loro viene mantenuto artificialmente a un prezzo di
molto superiore al suo valore reale.
Abbiamo gi qualche difficolt a fare calcoli di equivalenza per esempio con il

franco del 1914; come potremmo pretendere di dare unesatta valutazione della lira
del 1314?
Dopo aver confrontato diverse pubblicazioni specializzate proponiamo al lettore
per comodit, e senza che egli ignori che il margine di errore pu esser compreso tra
la met e il doppio, una equivalenza di cento franchi odierni per una lira dellinizio
del XIV secolo (circa ventimila lire italiane). Le spese del reame ai tempi di Filippo
il Bello, salvo che negli anni di guerra, erano in media di cinquecentomila lire che
grosso modo equivarrebbero a un budget di cinquanta milioni di nuovi franchi, o di
cinque miliardi di vecchi.
I vecchi e nuovi franchi presenteranno daltra parte pericolosi tranelli per gli
storici futuri.
8Il giudizio del 1309, che intendeva regolare la successione dArtois, aveva
accordato a Roberto sulleredit dei nonni soltanto la castellania di Conches,
possedimento normanno portato agli Artois da Amicie de Courtenay, moglie di
Roberto II. In compenso Mahaut era tenuta a versare a Roberto entro due anni un
indennizzo di ventiquattromila lire; inoltre una rendita di cinquemila lire era
assicurata a Roberto su diverse terre del dominio reale che, riunite alla castellania di
Conches, avrebbero costituito la contea di Beaumont-le-Roger.
La creazione della contea fu procrastinata per molti anni, durante i quali Roberto
riscosse solo una minima parte delle sue rendite. Doveva diventare realmente conte di
Beaumont solo a partire dal 1319. Gli arretrati dovutigli gli furono versati soltanto
sotto Filippo V nel 1321 e sotto Filippo VI, nel 1329, la contea fu proclamata para.
9I1 culto delle reliquie fu uno degli aspetti pi rimarchevoli e stupefacenti della
vita religiosa del Medio Evo. La fede nelle virt dei resti sacri degener in culto
superstizioso e universalmente diffuso; tutti volevano possedere grandi reliquie per
tenersele in casa e piccole reliquie per portarsele al collo. Il possesso delle reliquie
era commisurato alla ricchezza dei singoli. La vendita delle reliquie divent un vero
e proprio commercio, uno dei pi redditizi durante il secolo XI, XII e XIII. Tutti ne
facevano traffico. Gli abati, per aumentare le rendite dei loro conventi ovvero per
attirarsi il favore dei grandi, cedevano frammenti dossa di santi di cui erano custodi.
I mercanti ebrei avevano una sorta di rete internazionale per la vendita di reliquie e
gli orefici incoraggiavano fortemente questo mercato perch si ordinavano loro
cassette e reliquiari, che erano i pi begli oggetti del tempo e che testimoniavano
tanto dellabbienza quanto della religiosit dei loro possessori.
Le reliquie pi rinomate erano i pezzettini della santa Croce, i frammenti di legno
della Mangiatoia, le spine della santa Corona (per quanto san Luigi avesse
comperato, per la Sainte Chapelle, una santa Corona sedicente intatta), le frecce di
san Sebastiano, e molte pietre, anche, pietre del Calvario, del santo Sepolcro, del
Monte degli Ulivi. Si arriv perfino a vendere gocce del latte della Vergine.
Allorch un contemporaneo era canonizzato, ci si affrettava a commerciarne le
spoglie. Parecchi membri della famiglia reale possedevano, o erano convinti di
possedere, frammenti di san Luigi. Nel 1319, il re Roberto di Napoli, assistendo a
Marsiglia alla traslazione dei resti del fratello Luigi dAngi, da poco canonizzato,

richiese la testa del santo per portarsela a Napoli.


10Non era ancora il famoso palazzo dei Papi che si conosce e si visita e che fu
costruito soltanto nel secolo successivo. La prima residenza dei papi avignonesi fu il
palazzo episcopale un poco ampliato.
3Il

boisseau era unantica misura per aridi, corrispondente a litri 12,5. (N.d.T.).
4Il sestier era unantica misura di capacit per aridi e liquidi. Si valuta corrispondesse
a una quantit compresa tra i 150 e i 300 litri. (N.d.T.).
11Il patibolo di Montfaucon si trovava su di un poggio isolato, a sinistra
dellantica strada di Meaux, che corrisponde grosso modo allattuale strada della
Grange-aux-Belles.
Enguerrand de Marigny fu il secondo di una lunga serie di ministri, e in particolare
di ministri delle Finanze, che terminarono la loro carriera a Montfaucon. Prima di lui
vi era stato impiccato Pierre de la Brosse, tesoriere di Filippo III lArdito; dopo di
lui, Pierre Rmy e Macci dei Macci, rispettivamente tesoriere e cambiavalute di
Carlo IV il Bello, Ren de Siran, responsabile della Zecca di Filippo VI, Olivier le
Daim, favorito di Luigi XI, Beaune de Samblanay, sovrintendente delle finanze di
Carlo VIII, Luigi XII e Francesco I, subiranno la stessa sorte. Il patibolo cess di
essere utilizzato nel 1627.
12Questa Eudeline, figlia illegittima di Luigi X, e religiosa al convento delle
clarisse di Saint Marcel a Parigi, sarebbe stata autorizzata, con una bolla di papa
Giovanni XXII del 10 agosto 1330, a diventare, nonostante la sua nascita irregolare,
badessa di Saint Marcel ovvero di ogni altro monastero di clarisse.