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oyna B Nowe Bernardino Telesio ‘TESTO INTEGRALE La natura secondo i suoi principi Bemardino Telesio (Cosenza 1509-1588), trai pit important appresentanti del naturalism rinascimentale,esercitd una profonda influenza su Tommaso Campanella e Francesco Bacone ed elabor® luna immagine del sapiente lontana da quella dei maghie alchimisti eevicina a quella degli esponent della eWoluaione scientifca Come pud essere conosciuto il mondo? Che tipo di sapere pud essere conseguits? In quale conto va tenuta latort} degli antichi? In questa seconds edizione del De rerum noturo, che tisale al 1570, Telesio riprende, apportando corsezian eintegrazionii teri espost nella prima edizione del 68. La nuova immagine della, natura siafferma in aperta polemica com la fisicaarstoelica e ‘secondo presuppostie intent per molt vers iriducibil a quel della tradizione magicovermetica, La difesa della liberta philosophandi: Vammonimento ad attenersallatestimonianza dei sens, studiando la natura iuata propria principa; Vinsofferenza nei confronti della cultura libresca; la negizione del principio di autor sono. tutti element, quest, destinat a esercitare una profonda influenza I De rerum natura ita propria principia cantiene una delle expression pd significative del flsofa della natura del Rinascimento, 1 sto autore pub essere giudicato, ancor ogg, primo del modern libro &a cura di Roberto Bond), professore astociato di Stora del pensiero scientific al Universi della Calabria. In questa stessa collana ha gia cuat libro di Bacone Dei principe delle orgini (2005). Quesopera 2 sata telzata in cllaborsione con Genre foe Scence, Piosophy and Language Reseach dels Fondation “Arnone = Blavte Pegi BERNARDINO TELESIO LA NATURA . SECONDO I SUOT PRINCIPI Testo latino a fronte Inroduzione, traduzione, note e apparati di Raberto Bondi BOMPIANI TESTI A FRONTE, ISBN 978.:08-452-6298-4 © 2009 R.CS. Libs S.p.A, Milano Tedizone Bompiant “Testa fronte glugno 2009 INDICE Introduzione i Roberto Bond? Nota bio-bibliografica LA NATURA SECONDO I SUOI PRINCI LUBRI PRIMO E SECONDO NUOVAMENTE EDIT Libro primo Libro secondo Note alla traduzione 193 455 Roberto Bond? INTRODUZIONE ted so ingot, he" do Monin) Gian) bat di vd a ree ey ce male a i potion! cone lone Erdle ule sp ca oho noe sn sp at oho sme Panima mortal ch che neal, che Cle mave define. ote [ln por sip iho me VS ma che on fo reve ‘Tepe ot te espn heer m0 oma pte {ede comgaes Foon mis chee mone i 8 per gute di Se dpi ins tele lige. ee prot ed tibrgiar tat ee op, {rondo nfo mrt, the won san ene died criti nose secoli sone stati cost flici, et cost siechi di ingegni grandi, et sublimi, che non hanno punto cagione di inviiare ght antichi, ‘ne uel forse che verranno dopo noi, Impercioche hanno prodoto mini, parte, che sono stati eccellent nelle discipline, et nelle scienze, et pare, che hanno trovato delle cose, che sono di molto uti ke, et di molto omamento al vivere humano, et ats, che valicindo ddversi mari, hanno penetrato regioni, et presi non pid! conosciut primiere nations Cos inizia la dedica a Ferrante Carafa del ristretto del te- lesiano Sertorio Quattromani, e cosi continua: ‘Ma la maggior maraviglia (se io non sono sbbegliato, et se il amore, che io porto alla memoria di questo huomo non mi S uvere) ¢ stato Berurding Teleo il qule non pagans «ge, che hanno scrito gli antichi intorno alla philosophis, bacon + S. Quaromani La phish d Berardin Telenor in bre. ld et srt in nga toxcone, Nop, Approve. Cac, 1589, Deca» Rose Cans, Dect deNcenP “a teat teense igh det meeeee tinnstaene gee bse emt Sipe cuueeendetcncmmet $0, ella ugone, tall distesa malt ibe tata Fai emolt libri etratati» ai quali accenna Quattromani i pid importante & senza dubbio i De rerum nature, tn texto che suse fin dal suo primo appari catuslaset concen ¢ ferme opposisioni. Quatromant, Patti, Perso, Marta e Came lla ra pl alts le eu opererialgono ag test anni 0 pochi anni dopo la pubblicatione delle operetelesiane, coon Ecizono con diverse speatore teorico al batt sulla ruova losofia che vide presto ln nascit di una vera © propria seta Patri stesealcune Obiecione,slle quai cs soflermert pi avant. Persio ebbe un ruolo fondamentale nella iffsione dl Je dotrine del maestro, spore « Patri con une Apologs cn Trattato dell ingegro dell buomo (1376) ent una eomvergenaa feu naturalismo felesiano e platonismo'. Marta pubblics nd 1587 il Pugnaculum Arisotelis adversus princpia Beradini Te les, divisg in settedsputationer nel quale dese accantame. te Aristotle riger® interaflovofa telesiana, In sposta a Fagaclin ara, Capa pbic ne 13 i Bie sophia sensbus demonstrat, dvisa in otto dispuationes, che gi ‘sd non poche difficel i 7 den 2 Toei se esop Gitano Mant sw unm ml dong nln clin ine Beane Sst as ‘ip ents Se Aedes Peas an Srespeeraenut eel eens does eet eens hoe as te eel oe ae Fatmcwrmno' diene deltas douten che Eos ope ater cevscw sleet ls ioe Neen eas hice en pean tgaa i a a ye concrete rae pee dit Secchi pc dls amar ea aera ee ncatilee oe te bots werent See SSen e e eae Pug eo 20) °C Ge cals lofi del Rinne ital, Feo ‘Sansoni, 1961, pp. 436-441. - "ite Rip nctda che 28 ago 192 1 capil dt Pd Predicatori di S. Domenico Maggiore di Napoli (...] sentenziava che Too va Chi consideri questo dibattito i giudiz express in segu- tou Telesio, da quello di Bacone a quel di Naude, Sorel, Mo- test Lotter, Brucker, solo per fare alcani nomi, si trova di Fonte aun yenaglo molte apo dl possionl, pessocontrad- toric fra loro; si trova di fronte a csi, come quel di Patri ¢ Bacone, nel quali valutazinifortementelimitative convivono fon altre decisamenteclogiatve. Da quegl autori Telesio& sta. fe pesto su un piano ora dicontinuta, ora di roturarispetto al’gstoteismoy stato giudcato ora come dreeaurstore del. inflocofia di Parmenide, ora come miglore del naturalist pre- socrail ora come un autor scarsamente ongnale, ora Come Se opt om come pine de moden “Com'é not la compresenca digi veri te sconttabile anche negli studi su Telesio del ultimo secolo. E saffcente anche soly scorere le pagine, ad exempio, di Fio- fined Cases Tro, 6 Gente po lt Abbugnanoe GF Sole, per rendersi conto dellesistenta di molt Teleso. Esstei Teleso di Fiorentino, «tat avero precursre del Ga- lee e suo sabbozom pet lo studio dela matematcs, «tat pecusore del edispregio baconiano perl acienze fondate sul be readers tor co a py cee pares ls douse noe tproands ala tsesaner Fos il bane? Conrrae (t es t Pleo, © ara Tl rrp ep den be eae Tier een Sei eal Seti ete os pal ee he A Riese ee eee ll cleerearch oes dreds pee iealene cere ge ae sevens CE EP hae dee ab neta Ele rep atte po ae Hct ted er a a aes a te arte e trond ortete te fe eileen tema Seopa et ea 5 aT ed ear oc i ee ei me rel Se etn O98 Bae Sec bi nr x puro sagionamento»’; quello di Cassirert, che «? lontano dill ruowt mental da cl rgina a sen moderns del tura> e vicino invece a temi e motivi scolastic;esiste il Telesis i Troile’, «empirista radicale» che segna a’inizio di quel pro. cedimento di pensiero, che mette capo alla Dialettica trascen. dentale del distrurcore di Koenigsberg» il Telesio «metafisico materalista» di Gentile, esise il Telesio di Abbagnano', er tico di «ogni possibile metafisicay e «naturale continuatore> di Galilei, il Telesio di Soler, ilosofo e non scienziato nel qua le predominano interessi metafisici su quell isi. Accanto si sorepitor dun Tels saraicos a ator di un Teese lemom, si situano altri studiosi, in primo luogo Eu Garin®, che, molto pid opportunamente,evidenzizno ss de, ‘menti di novita sia clementi di continuita rispetto al passato. Cesare Vasoli ha giustamente sottolineato che Jo studio di una flosofia suscetibile di un cost vasto arco di giuisi sige molta cautela, impone una particolae prudence, impegna td lund ricostruzione (purtroppo ancors troppo sommaris) delle circ Stanze reali che possono spiegare la genesi del De rerum natura (e guindi, anche delle corrent, tendenze, e «linee» dottrinali cone ‘quali Telesio dové, in ogni caso, misur ‘menti,stimoli posivi o polemici)™ id che quiinteressa notare & che mol i quel gid sis no fondat solo sullaterza edizione del De rerum natura itt ta di valutazoni che hanno dato luogo « divere ¢tlora con dalle quali trasse inci 7H inn, ie Tino el st mt si sc tr ie tN * Cf E, Cassis, Storia dll filosofia moderns problem dela como som tire flared pled Ee a oe ae charg ° Cle G. Gene, emadino Tl, Bar Laten, 1911p as 24 SEN. Abbupiano, Banding Tele, Mano, Boces 19, PP * fe G Sle, Televi, eecn La Seo, 194, p17 1 Ch: E- Gata Storie del flo tina, Torino, ina, 1966 4g Ls ie aie Rtn er Vel, Inredeone BT, De ro nr hae prop Pinipeii Hldsvin ew Yo, Olaa TL ee x srstantiinterpretazion, ¢ che sono accomunate dal farto di iporare che dlcun temi hanno, nell svluppo del pensieo di aio, une storia nella quale ebbondano modifiche, corezio- fi rpensament Con il tascorrere del tempo & diventata sem. pre pil convinzione comune che ee csi bass esclusivamente oul testo del 1586 si raggiungono risultat indubbiamente paral Sua ever rats she cre fale vare wert fi pesto Taccento gia nel 1910 quando Vincenzo Spempansto Pubblicd il primo volume (i terzo eulimo usc nel 1923) con. fEnente edizione dl 15860. Su quell «diversiti> hanno poi imistito Gentile ¢ Garin, NAfappendice bibliografica conte tuta nel Telesio del 1911*, Gente affermd Topportunita i tonfrontare le vatie edzion!sotfermandos! sug eemplaridel- itNesionale di Roma e della Nazionale di Napoli a quali si tccennato-E nel 1957 Garin pensd che fosse opportuno rpro- pore soagerient dt endl, stlineando che eun So [roro, ogg stl Teleso, dovrebbe comincare cal preciso con- fronto’ delle varie redaziony, sorprendendo Tautore nella ea. borszione del suo pensiero»”. sembrato donque ue mettere a dsposisione la tradu- tione della seconds elisione del capolavoro telesiano. Al De feta natural flosofo cosentino ha afidatoUesposisione del Klinee portanti del suo sistema, es di esto ha lavorato per tua Te vita, apponendo agginte, correriol, soppressont contin e pubblicandolo per ben se velte, «Roma nel 1365 © fei t Nepoll nel 1570 e el 1386. Dal periodo dalle prime delle prime polemiche, delfincontro con ilclebre tistoico Vincenzo Maggi, al perodo in cul Telesio @ alle Proprie idee una sstemasione definitive, De rerum natura ‘ble mutamend radical I primi due libri del 1565 aon era to at lima abbestanza,cattaia sive nel proemio: fi parso opportuno pubblicasicome sono per vedere come sureb- Bevo tat glodcat © ull obiezion sarcbbero state avanzat, riser 7h gt gener Sep nn aaah cara 2S Ee meee ‘vandon i pubblicae sia lari sia quest pit corret in en WEG iSiea al dear elle ene Soe Non soddisfatto della forma di questi primi due ly ‘eso imine srimencaral to depo aro pubic: ne, com's attesato da un esetplare concervato Nisione Norms che ca tate coresonte less carte contenenl i rifacimento di tcuni capitol del Libro’. ‘Appena cinque anni dopo la pubblicasione del De ature (questo 8 tiolo della prima editione pol cambiato in Dee ‘lm natura) eice a seconda edizione Che non contiene clo Corretion! formal E ancora una volta Telesio si mette suboa Emaneggaclat ne &testinonianza esemplare conservato lt Biblioteca Nssionale di Napoli (proveniente dalla cea bibio teca del medico Domenico Cotugno) che contine cortezionl¢ agsiunte delautore”; esse sono diverse nel tratto ¢ nellin host, eda esse si desume che Teleso allinisio ha operat tna revisione puramente formale, mentre successvamente he inurodotto mouiliche sempre pid consistent fino ala cancel, fg dm a Be ii ee eh sae dene Bi muse xa La dlausola attenuante «donec expurgentur» che accompagad ell insercione mal si addiceva agli srit! di Telesio, qual ono tat dal'elenco dei iba: proibi solo nel 1900 coals pubis dellinde i Leoe ‘ Per rendersi conto delle preoccupazioni che accompa sgnavanolafeneticaatvta di Teeso proprio negl anni in a iene pubblicata Ia seconda edzione del De rerum natura ¢ ‘opportune soffemats su una sua letter, scoperta solo rece temente,daata 28 aprile 1570. invita da Napoli al earn Flavio Orsini", Telesio era stato informato che da Cosenat provenivano ertche al modo nel quale crano sate alfcontat Aleune questont nel De natural cardinale Orsini rappreten. {ava ator ecclesastin nella cite quinds aveebbe dows ‘primers in merio alle accuse. “Telesio si premurd di clencare accuratamente i noni di coloro che avevano esaminato le sue opere e di descrvere e impression’ che ne avevano riccyuto, Alliniso della Tents pala dealer proposition! contralareligione»" Poco soo Eorda figure autorevoli che svevano approvato la prima edi. fe dell opera: | domenica Eustachio Locatelli e Tommaso De Vo che se have rol fuebbeleraee iti cn vent del sua rligione», «Mal nuno ~scrveTelsio~ seppe vedere cosa contre la rlgiones Dopo ferent le eae propo contra a sioner, aggiunge «Et dalle quale si pu eavar, cio metio le fima morale, et che negho the " Cielo sia mosso dain sention™, id somo ricorda che la seconda edizione del De rerum natura exa stata prst in vsione dal fanceseano Baldassare Crispo, al rettore del Collegio Massimo dei gesuiti napoletant Gaspar Hemandes e dal pupiese Giovan Paolo Veralone 3 Ta lees legge in G. De Mizanda, Una lettre inedit di Teleso 1 cardinale Flavio Oni, «Giovnale crico della lows tlianar, Uh 1993, pp. 361.375, Aluni pas della letra che saranno Gui riporatl co fengono qualche corresione alla taterisione pubblicat vel segeio dl De ‘Mirende. tp a7. » adem Queste le parole con le quali si difende: at veramente in guest doi be non x eae dro, che de i print forpi,et de i principij cio® caldo freddo, humido, ¢ secco, Dell ani- nase ne dicono pochissime cose. Et quelle soe, ch'appartengono alla materia dell principi ct all'anima sensitiva, et modva; che T'intera ell ibe, che sequeno, quali son gia fini, et se non fossl stato costretto venize questo verno & difendere poche facolta che mi ton rimase, gia sarebbono revit, et post! in onto per posserse stampare, ma con Iaiuto din, S.re Dio se stam- peranno verto Ottobre, et pens in Roma. Et spero non solo non par. fanno (contrari) alla religione, ma conformassimi.et cos! masicura Pladlre Salmarone et if Pleededto P(ad)re Retore [ail quali hd most li eepitoll ho serito sopra questa cosa, che li portal meco a (esto effet, et fat vedere, et intendere s'erano alls rele fone. hannoml anche assicurato gli plredett) che le altre cose mic fon conformissime con la scrittura, t massime nel numero dell pri ti feorpl et nella materia, et natura del Cielo®. ‘elesio afferma quindi di aver ricevuto assicurazioni sul- Tecodossia delle tex relative all'anima, l numero del primi carpi del mondo e alla materia e natura del cielo, Nonostante suele asicurazion,riteane doveroso estemare un'umile sot- tomissione: Ne percio supp(iche)ro mai VS. IILma che non facci revede- re Lopre anzi ne ls suplplice) che s'ho errato, mi seri, somme aia vedere, &t corteggere lerzori mei, che la mente mia, & per IN Sire Dio, et sata tempre soggetissina, et inchinatssima tla vera, et cattolca religione. et saret prontissimo ad abbruggiat tutte le mie opre, quando mai fusse mostro, che non sano piene di iets christians Telesio era consapevole che le citche non erano sorte per Lassenga di epleth chistana» nelle sue opere, ma per ln Pies te iconiabl con Ia dotinn fie dela Ghiesa. Questa lettea ¢ importante perche palesa quali furono Fee eee ne Persia Lenibila ecdcie 2 Wisp. 374 stesto tempo qual furono i motv a causa dei qua- iio wb i gut, na magsore cara, speto al De natura, la stampa del 1370 presenta un nuovo frontespizio, che recs una donna, simbolo ells ver con baci pert uminta dl rag del Sle (on iin grec sna e cee) cana aura none Sa capitol, ciascuno del quali ora preceduto da un ttelo iar Suntivo I lunghissimo’proemio della pruma edisione + scam, patso; al suo posto ¢€ ll breve primo capitol, che diventer Drocmio nella sterura definitive, nel quale teleso.espone Aspetichiave del suo sistema, Il sapere basa sulla conoscon 21 che deriva dal senso. dalla somiglianza con le cose che so State percepite dal senso. Su questo punto, € su malt st, avviene in questi anni il conftonto con Francesco Patri, a gpl fel cucepoto diTelesio Antonio Peo er lego la una stret amiciia, Quando, nel 1390, Dersio dar ale Stampe gran parte degli opascall del maesiro, ne dedichers tino lil De mar propio « Patra, In quella occatione aceon tera che anni addictroavera voluto sttoporre all atenzione di duel eminence flosofo la nuova dona teleiana,invtanda 2 leggere il De rerum natura (era da poco uscta propia seconda ediione). Ercordera che Patra giunto ala ne de opera di Teleso, i avevaantepost ai naturals presoertl "Proprio su proposta di Perso, Pati, nel 1372, mise isco aleuni dubbiehe gli erano nines in seputo quella ture, Dubbi che non erano affato marginal lle Obtetiones di reel oe eli dt Pen neo poco tape “Solutiones nell Apologia, Patri pensava fondamestd- ist he sna lia owe dene reuracne vella parmenidea. Gli sembravanfatt che princip dl doc del redid di cui pastvaTelesiofssero gh test pene che erano stati post da Parmenide”, Vautand i roclo che Te lesio aveva assegnato alla regione, Ptrai metteva in evden una contraddizone: da una parte Teleio tiprendeva formes. tela llosofia parmenides, dal alrasene allontanavarifutando ‘Tmuolo centrale che Parmenide avevaassegnato ale rapione, 2 Cle B, Teles, Vari de natralibus rebus libel esto cttico «cu iL, De Franco, Firenze, La Nuove lela, 1981, p. 3. aI non rendendosi conto che alcun princpi post nel De rerum na- {are (primo fra tr la materia) non potevano essere col se non pet merzo dalla ragione”, La svluazioneteleiana della rato Become strumento di indagine nelle cove natural era secondo Pati contrastante con Iimpostazione parmenidea, e cond. ceva alla sopravvaotazione dal senso, la cul textimonianza spparvainvecespesso insuficiente ed equivocs, Pati notava Fe tnonostante che Telesioexcladesse programmaticamente ficorso a una conoscenza diversa da quella offera dal senso, di faro ualizeava le ragione, Nel testo teleiano erano presenti infra, secondo Pati, espressioni che ‘lerimento positive alla ragione. Esse sono: wintellgere lice; ‘roni congruum est» «existimare oportety «vient posse sider’ debet». Tarte queste espressiont,«familiarissimes Tussi, indicano Feseresio della ragione e non del sens. ‘Senza dubbio Pati toccava qui un tema che & al centro dia filvotiatelesane, Il signifcato dela posiione di Teesio tei confront della regione pud essere compreso in tut i sol tupetlgolo ge sl tengono presenti le pgine che esprimono il ‘het de clgmentan, delle fnzions Bu questa Page sree ‘ache il proposio di Tleso & princpalmene quello di toglie- re validitt a quella ragione che pretende di comprendere Ia tei es enre cont i do dl ao Pena leggere | caratel dl libro dela natura etaverso ede- os sel lt on ea sol preluert tera tela possblta di cogiere le reale natura delle cose, ma sign fice anche imboccarelastada che conduce alla costrasione di smondi fits. Questo ~ scrive Telesio alliniio del De reram igs (1570) ero che stato comme al anh ial sono servi Jone nelle. ‘aura ¢ anno dato alla luce un sapere colmo di contraddizionein- coerense. Hanno peccato di presunsioe, hanno xgaregsio ton Dios e hannovarsibuito d mondo non quelle arate the che eso effetivamente ha (eche solo senso pud manife- fare), ma quelle che avrebbe dovuto possedere in base alle pstson del rgione, Tuo ci ba auto un elo nau. ci so00 imaginal mondo a loro abit. * Wp 48. Lindagine naturale esige invece grande umilta ¢ non ar. roganza e presunzione. La natura non deve essere dedotta ¢ at creat ma umilmente segutanelle ue pi nie con nessioni. Cid a cui Telesio tendeva era il riftuto di una tradi zone di pensiero che ha partorito mondi immaginati, frtto dell'atvita di una ragione slegata completamente dal sense, Quel rifuto si traduceva nel negare alla ragione qualsiasi fan: lone autonoma rispetto al senso. Rispondendo a Patria, Tle. sio affermava di non sottovalutare affato la ragione che tiene conto dei dati sensibili; la conoscenza che deriva dalla somi- slsnzs con le cose che sono state ercepite dal senso ha qua stesso valore di quella che proviene direttamente dal senso”. La ragione che qui Telesio difende, quella ciot che procede dal senso, deve essere chiaramente distinta da quella che procede ‘unicamente da finzioni (fgmenta): Non disprezzo né trascuro la ragione che nasce dalla (som alianza] con le cose percepite dal senso e insomma dal senso stew, tne aul che proce cament dt fon («vag dep Brio questo profesandem amantee citore dune vou I dubbi che Patrizi aveva sull'impostazione telesiana non gliimpedirono di nutrire una profonda ammirazione per il filo ‘sofo cosentino. Patrizi si era reso conto di quanto fosse impor: tante per Telesio la libertas pilesophandi. Da qui nasceva quel it pofondaanminine, cheno ee compromes ne ae rept slusion! date singole question! & Rosella nature Je, né dalla diversa prospettiva di fondo che vede Patrizi riven- lear lt antigutorr in Fanzlone dune noowsntespeetanon dell’ermetismo ¢ del platonismo”, ‘Nel primo dei due libs cai & composta la seconda ed- zione del De rerum natura si trova per lo pid l’esposizione del- Ia fllosofia della natura di Telesio. Qui viene espreta fa xrutt= ra del mondo, analizzati i corpi di cui @ formato, descritte le 2 Wp 43, Fel pene ” Posizione telesians, cf. R. Bod), Telesio ¢ la tradixione map coermetica, «Rivista di Flosofia», Lvl, 1997, pp. 461-473. vu ropes il modo di operare dei principi agen, xaminata la Feneruzione delle cose. Nel secondo libro, invece, Telesio di- Shute le tei di Arstotcle, di Alessandro & Atodisia, di Aver- foe ma anche di Ippocrate,riportando e commentando ampi ‘rani mira a cogliere Aristotele in contraddizione e a mostra- re che {peripatetic stesi si sono resi conto delfinesatezza di nnlte test anstoteliche. och snni dopo ia pubblicazone della seconda edizione del De verumt natura, doxto Francesco Martell (334-1987), trembro, dell” Aceademia Rorentina, condusse la traduzione iluna di questo esto asseme a due del tre opuscoll pubbl- tat el 1570, De mani el De is quae tn sore funt et de Traemotibus. Dale minuca di una leterainvata molto probsbilmente Aa fine del 1369 dal filosofo cosentino a cardinale Ferdinan- 0 del Medicis evince che fa Teleso e Tambiente lorentino eng intercon Scat rapport La leera pale Fin. Sire da pace di Teles ve ala fig eas co Pia del suoi scr ‘Non desta danque meravigli che Martelli, nel 1573, de- dick la sua tndusione proprio el cardinale Ferdinando dei Malice Allo IlLmo ¢ Rev.no Monsig.re Cardinale Medici Patron mio cservimo, Non potendo io con alcun segno pid proportionato alla tgandezza et al merito di VS.L dimostrargli ls divozione dellanimo io, Ii presento il primo e il secondo libro delle cose natural, ei teatato del mare e delle cove che in arias fanno, compost dal Sig. Bemardino Tilesio e da me nella nostra lingua tradott,imaginando- niche a VSL come amatore della verita ‘ fe chiaramente s score, non debba dispi ‘aggi del suo splendore riluca la dottrina di quel'vomo a tempi ‘ots degno di ammiruzione, e suo servitore affeionatissimo, ese fo sentid che queste mie fatiche sieno in alcunché da VS. benigns- mente ricevute, mi sforzerd quanto prima tradurre It altri suoisertti {qual epi non ha per ora ancora dati alle stampe, tratando delle ‘onttuzione delle piante e degli animal i apporteranno non meno » Chr SG. Mereai, Auogrf sconoscit di Bernardino Tees, «hs storco per la Calabria ela Lucanion, 20, 1936, pp. 11-12. ax diletto che maraviglia. Intanto prego Iddio per Ia salute e grandezaa in ece; «mollicies» in «mollites» ‘cc; ananque> in «namquen; € sono state distinte le «um dalle apportate modifiche alla punteggiatura per ‘correrole. rendere il testo Un ringeaziamento a Giuseppe che mi ha dato un aiuto rene nares delet, Desdero prinere I mi itodine al prof. Paolo Ross, Senza i uo incoragelamento ETsvol consill non mi sabe stato possible condutre a te tine né questo né {miei precedent lavori su Telesio. Dedio, gi ikonacezn guia edison dl De rerun nate de eo amici geniton che, pet mold anni, sono sat : ters Sotan gerne ca estas loro mondo ta inundolo prima e Consdetandale con simpatia poi, con la spe ranza che fo steso possa fare Chiara, che ha nel frattempo sce todidiventare mia mogie. Firenze, diembre 1998 NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA se ng a il io rerarheps Smash met ini aencracse scien tail greco ei latinos quest studi li permetteranno di leggere test dei asl sarge ime te eee tigen antorea waheemet soit iedatter tone Sickree ‘Bernardino Martiruno. E probabile che abbia poi accompagnato lo zio ota eccataeet Sone ea cnr mene Semactcmerd Garr os Bag ca a Pega rege eg ees tp cade eaten errnece Petes ae ears dboa eu Fear, quale stoponcle nuove teat de sl appreta a Boece ned e prea pops genome wo oxo I ‘lo Ta Nel 1963 cao # Roma dui Sl De nar eee cep acenr emanate ae Skee aa sr ter eer ace Cacchium), Assieme al De rerum natura vengono pubblicati anche tre son re spr en gan ieee eer Bispace Ab issn Nachoee a Gfarm hae berge Seg Riles a abi fort ema tngcped Sin en eS tl Bee Swi pr ane pation Cov nn pi jeer ie a Mens «ae Gace Bree ee rt: Manes Gant ace Reape sere imately ocen realy OFERE DI TELESIO De natura iste propria principe liber primus et seaunds, Rome, eset Antti Blum, B03.” es Roms rem nature aa propria rica ber prima e secandas dea di Nesp pele Cnc oe ee on ln Ret leh i ‘part Liber unis, Napoli apud Yosephum Cacchiun, 1970. Debit aan sp a ede Tevet Lier ns, Nea apd Tvepim Cacchum, 1370 ‘Ad Johanna Casita Cart, Re vers in lode dle Mana oe Ezcna Sq Dine Govennt Cauots Care Dacheta d Gert of Marchese di Cate'S Sngelo seni n lngu toena, Win et spagraola de divers buomin dat, eet dh {empief racoi de Don Scpone de Mont in Vice Egucae sppteno Ghseppe Cac, B83 De rerum natura taxa propia rics lib, Neapoli, aud Ho Tatum Suvianamn, 1366 (rton csempla te 138). De rer maar ats propia principal a rca pl ‘epbicar fomus unat, Geneva, Excuscoat Bastchts Vignon, 88, Vi deratuaibs reuse ah Antonio Perso eit. Quorum si ‘umguam ates ecu, li melres fed prodeunt est oon BE comet etn cd, Deg ee fs Dee g De mar, Quod aninal univers De use eprom, De selon, De saporbus, De soon Unione ible opprins De rem nari op ppt ent EE et “Moulardus, 1eaae Pee, + Breadat xav Dele cose natural, in F_ Palermo, I manoroiti plain i Firenze ondina ed eo rence, ol ii tM Cain eC. alla Gal fans, 1866, vol i, pp. 1232 (radusione dela seconda ed lone el De rerum natura ch Marcel De ream natura, «cara LV, Spampanto,3 voll, Modens-Genovs Pay Formiggini, 1910-1923 (contiene il testo della terza edi- De rerum nature ints propre prncpia, texto, teadtione ¢ note tur dL. De Franco, 1 ib vit) Connon, Cana el bro, 1365, 1 bs wv) Cosenza, Casa del ibe, 1974, bri vi 10 Firenze, La Nuowe lela 1976 Defines a cara Delotno’ «Acum X21, 1967, pp-474-506 De sapoibi pusculurn adenine acura dF Guido € G, Gent ome, Ari Graiche E. Conidente, 1968. De ream mature sexta propria prncba bt, a cura dC. 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E poche ilo non si discost dala ‘ia pit pri luogo che pe a forma ela fala d gic e operate cl massino gzido contraio eopposto ala Teta, si re gladcare che sia cotnato da una natura conratia pct toala Terra pia end sono cat lava eprodet tat con infers per asone di tutto clo (come si dewo), masoprat: tuto def Soe, enon hanno nulla che non i trot nei uno che non sa propio dellalra, ma sono tut sal al cielo 9 ala Tera oppure aida pote apparie inermed 9 conus dal to dh pron spree ne el ae ma € stato indebolto e ha patito dalfara. Dao ches & tito che non agiscono con aleuna alta natura che non sia ‘Stool feds e che patiscono e sono muta soltanto dal ‘ado o dal redo, si dovegadicareche sano cost tut da tldo dal freddoypoiche non si pu pensare che in nesun tote agisca os tovk alr natura agente ge non, unicamente, coe dala quale cso stato fatto costtutove non sivede che pel natura patiscn da arn se non dalla Contarino dau She che, pero, sa fornia di diferent fore: Opa natura deme inf, quaungue xs sia, non cimentcandos mal tropa indole non desise mal dal pce, ma combate sac. Extnchele nature smile afin per tafforzars nel loro se, desderandoe sforzandos al mastimo grado di sere tale qual i edi conservar, a dffonder in mioura maggie ei pro- tht in tt ssa Come si @ deo, dung, i ead ed Fedo appatono essere princip agent dle cose, Cap, 14°.Da due nature agent vengono cosituiti moltissin enti erché le loro forse sono abbondantissime , quando queste sleentano diverse, quelle nature diventano diverse, eperché toro broprisestati sono il pit possibile differenti fra loro e prima che {ot rasformi neal deve exer taxformat tn ttt quel intermedi Il cielo poi, agendo sulla Terra e mutandola nella propria "aura, costituisce in quellarco di tempo numerosissimi e diver- ‘simi enti, perché le nature del cielo ¢ della ‘Terra non hanno allato force, per cost dire, indivsibili,¢ non sono tali da soc ‘combere, venir meno tutte ¢ venie trasformate nelle contrarie ‘quando vengono alterate lievemente; hanno invece forze gran- 39 tim et simul omnes desu possin, sed quae paultin imi neadacsint et in contrariasagendae et iversis praeitae ie Winks diverse fant et divers consttuant ena, Queniea ‘ielces nce caloris nee figs suri integhique vies satan ‘simul nee genera nec defcee omnes ee natura ipsa se fim vel ineprac consid vel penitus pei sed paulatn gene {arlet palatim imminulvidenur ut na ureque exitens du ‘else peam genera vela contraria oppugnater aque sd iter ‘rionem sgtur mula esi vider poss, et multae naa {eaores singel el diversi ett ipsiscontar fact ssi uli constuunt enti, et on modo i is qualescungue st Serva, sed difind amplifcaiquectsubiecea occupa es fumme appetunt contenntgue, Et quontam insuper Coca ‘erraque proprse naturarum ado dsidenttum sedes eqs Coal Tetracque dispostiones affecionesque tlae inser, ron vel punto inter se dient quo emenso hae i ils et cum ipsum Terr agatur, sed ipsisspatio forte non mine quam srr Coclo dsidet Tee, cid omne t hue in as apa {ur peranseundam ext naturse enim agents cutuscungos pro freon nom satus, sed quart fous quidem exis spedun ‘ielice disrimengue quod inter ea quae eorsumpunte ete tgs generentor exsct non veut sls ila conic nl quse in medio sunt contingens sed per ila oma vel it, good invmaenimizum pie quam in gpeiem in quam agere tum est agat in medias omnes, ubi adsunt agit; summa videlicet craves erg inn in sunam tenuate st rmamque agatar Tolitem, in tenutates mollesque uae mediae sunt agenda ext oinnes et nigredo argue coscurat ‘un pte amis Sena icc mig purpuro caeraleoque et punice et rliquiscoloribus ombes ES Gnformis sit calor ein simare aga ens tntingena ct Nequaguam gtr vel longe exaperans Term Sl stati age actione unica in propria dlam agat substantia, ete ers ¢ Summe niminun frgide summetee crag ct torre nt bseurague et mobil re in Coclum Solemgue, in some 40 disimee abbondantissime, e sono tal da non pote affatto esse- tedlstrutesubtoe ttt inseme, ma tal da dover essere a poco 2 poco indebolitee trsformate nell contrare,e,essendo for. ie fog dene, onl de dv dered cont tte ent diversi; poiche cog, come appar, né le forze del ne quelle del freddo, quando quest sono intensiseamie integn fbi einem ions gsc ovengono meno ut elena festesse non si costtlscono subito integre, né si corrompong tel ato, ma vengono a poco a poco generate eindebalite, cos Se, pur een rane niche mere enero oven ono combate dalla contrata evengono dsrute si pu ie- tere che diventino mole, e senza Gubbio diventano motte, Ei Call resi per coal dire diverse contrari ave sess, costtuieeo- no cisscuno i propri ent, quali che siano, desiderano es sfor- tino a massimo grado non solo di conscvars in es, ma di Afonderl, di acrescerse ds occupare tut isostrat E poiché lnalie i clo e ia Terra, sed proprie di ture tanto distant cleo nod nel elo ¢ ela Ter puri spon ‘ini e condizion, non sono separate come da un punto, per- corso il qual le dsporizio’ e concizionidella‘Terra si raior- mano in quelle del ico la Tera sl reform nel lo esos tm poiché quelle disposizioni e condizioni sono ta loro lonta- ned tno opaco forse non more di quanto le Terea¢lontasa di cielo pera poszione, quello spazio deve essere attravesato nutoaftinché Ie une a! tanformino nelle alte. Il progresso dt gai natura agence inf non un alo ma encode th cert fasser Got non pereore lo span efinterallo chee't ital cose che x corrompono e quelle che si generano come in tnsalo, senza toceare le cose intermedic, ma per con ire fle Sevattraverso queste vale a dire, cid che essa muta, prima di tra. Sfonmao nea forma nella quae tabilo che fo muti ot sma intel fone intermedi he sono present Cod a ‘stima corposith e duress, prin dl rsformart nla ma ta tenuith nella massima'molleza, devono trasformarst in tue le tenuith e mollerze intermedi, e la massima nerezea € escusta, prima di essere tasformate nella massima bianchezza tala lee, devono essere tinte dei color purpurea, celeste ¢ ‘soe in tr gl ale color, sel ealdo &uniforme ¢ agisce su 8nente omogenco. In nessun modo quind! il Sole, pur supe- ‘iodo di gran lunga la Terra, la riduce nella propria sostanea "ubto econ un'unteaazione, mutando la Terra, oe una costal massa grado fredda, corposs, ner, escura'¢ immobile, nel a nimirum calidum summeque tenue et summe album lucidum. que et summe mobile invertat ens, sed paulatim quae Terre sunt demit et paulatim sua indit Sol; prius igitur quam in Coch Solisque speciem Terra agatur, multas interea species naturs sque assumat multas et in entia invertatur longe plurima neces. secst, Cap. 15, Terra in e primum a Sole inert qua ipses nature proxintora unt, tam tn ee quae rmotons «pperent non a ‘Antiguionbus vsum est, i vapores primum, tame bas in ‘netallae et lpides, ores aad Quoniam igitur paulatim Terram Sol a propria dimowt substantia, et palatim si ipius natura ac dspostione specs velllam dona quae abla minus distant minusque remot sur. prius ex illaconsttutavideri debent, et hace posten in ea ap ‘use Soli Cosloque proximiora ct simiia magis sunt. Noni {Ur ut Antguioribue visum est, in psos primum vapores,e bus qui egresum nact sunt subhunarein constant ser, regal in Terese concavs retenti eta Tetrae Lgore geal Inpidem eoneresane inverd vider debe; sed paulatim proptit natura proprisque spolita dispositionibus ets virus ineue donata specicbus quae inter Terae Cocligue natuar speci ‘ave medise sunt, molta omnino ali inerea facta i ipsum osueo stu sre long slice ghia fongeque i Eraissima in sume calidum summeque tenvem ot agavt tepida pris fat emollaturque sume est necessarium, A auc vepoe metal copa non nes pr ek in luores nimirim non conspissat, si siquiem nonin ipsa Tera ipsa apf potest, sede fuoribus omnino constitund a sunt, at on in-vapores prius agenda fut gut in re poster concrescant © gubur amplicons metal a sed in ipsos primum fluores qu omnes tmulto quam vapore Teerae proximlores et veut inter Terra vaporesque met € ‘Teata ipsa a Sale const et ex isis posta vapores educ vide ri debent. Br omnino si non e Tetra pea, sede vapors e100 2 ciclo € nel Sole, cio’ in un ente al massimo grado caldo, tenue, bianco, luminoso e mobile; ma gradatamente il Sole toglie cid che appartiene alla Terra ¢ introduce cid che appartiene a se stesso. Pertanto, prima che Ia Terra sia mutata nella forma del deo € del Sole, € necessario che nel frattempo assuma molte forme e mole nature esa trasformata in molissimi enti. (Cap. 15% La Terra viene mutata dal Sole prinain quelle cose che sono pit vicine alla sua natura, poi in quelle cose che appaiono pid lontane, ¢ non (com sembrato agli antichi) prima in vapor! pai quest in acqua, in metal e in plete Poiché dungueil Sole allontana a poco a poco la Terra dia sa sostanae's a povo « poo confer ad cea la propria fatwa; dsposizione e forma, st deve pludcare che prima sano Coste quele cose che da xs sano meno e sono meno lon fave ¢ he, dopo, quests tare uate in que che sono pil si Sokal Not fe ener pen tn con’ stato suppostodagh anich, che si rasfornat prima tei vapor steps {gual quell che escono ad alontanare Cexituscono Faria pablunac «gat aenatt nelle cava {Ela Tee c plat alley ela ‘Teta, st condensanoin pie si deve eet ines che, en 4 pose a Foc ag tin propria natura dalle propre dspossioni © forita Sue fore ed quelle forne che sono intermedi tal natura Sivforma della ‘Terra dal cco, diventando cot nel fatempo tele are cose, alla fine ia rasformatenelata ses, Cit, © Ss Sie er dima open una sal assim prado cada tenue, prima dven- ‘imoderatamentecalda e mole. Ma neppure i vapor si con cetsano in metal e prima non st mutano in cove interme, Got nn it upeasiseono in ue la Terra pon puo esere tata ne mt, mg questi devono essere costuld complet: ante da fu, non & pero necessario che prima sia tasforma- {in vapor che succersvamente sl condensan in fli, dai dha, quando a apesecona in isu naggore, sono prodot- meal, ma prin si twasforna ne fluid ses quay tt flo pi simi alla Tera ch quanto lo siano {vapor e come iemedi ta la Tera € | yaporh st deve gladcare che sano Crs con la Terra, al Sle © che da et successvamente Sino ricaval i vapor Ee le aoque foster prodotre non dalla B omnibus, sed ex is modo qui ex aquis Terrae inelusis educun tur aquac, ut Aristoteli placet, fiant, nisi Platonis tartans Aistotel vapores subministret e quibus tot tantique aquarun cflluxus fant deficiant illi oportet omnes; nam stagna Terre inclusaiamdiu defecisse oportuit in tot soluca vapores quae quo {Bi pct facta sint minim docere nos Arsorces que none ferra neque e vaporibus ¢ Terra eductis aquam generans, quod aide sccague lla materiam ad bumidae rel constttonea emittere inepta videtur. Nec si ut Terra in aquam agatur diutur na opus est actione, propterea ne aguarum effluxus cessent vverendum est Peripateticis quicquam:; dum enim Terrae inditus calor, a quo praecipue aquae fieri videntur, emollitas iam atte nnuatasque et aquae proximas facas eius partes in aquam inver. tit,emollitincerea alias et ad aquae agit naturam; ut gitar semnel flere caepere fluunt semper, et nunquam fluere cessant niin quam vel agentisactione vel proxima deficente materia. Ex pet sestatem minores apparent copiosiores fort a robustiore fatae Calore, quod eductae factacque aquae statim in vapores solvune tur; hyeme nihil ab ullo imminuuntur quin a delabentibus + terra, ut Aristoteli etiam placet, exceptis et in unum tandem ‘cocuntibus augentur assidue. At in longe tamen maximis squal loribus fontes eopiosiores facti interdum visi sunt, et quidam Sole acedente oi et per aestatem omnem flere recede vero penitus deficere; perpetuo certe omnes vere neque a sol tis nivibus neque a pluvis auctae ulls incrementum caper, € quam hyeme maiores fieri manifeste videntur, ut nihil omnino a Peripateticis allatum videri possit quod emanantes a Terra aquas non ex ipsamet Terra a Sole caloreve Tecrae indito gene rari, et Terrarn non in ea primum quae ipsius substantiae prox Iiora sunt et cognata magis, tum in ea quae magis ab ipsa dis sidentinverti declaret. Nee tamen vel vapores a frigore in aus cogi et fluores ipsos gelari compingique, et quae a calore moll 44 Tera tessa, ma da vapor, enon da cui, ma slo da quel che dono trai dalle acque rachiuse nella “Tete, come’ sostene ‘sotele, sel araro di Platone non forsee | vapor cul aria Aristoele dai quali sono prodotd tant e cos grandi fuss ‘sequs, quest verreDbero meno. neceseariamente fut Sarcbbe stato necessarioinfati che ih da tempo ai tagn ra cit cl ra esr rica, cnn el ‘porte Arstotele non pudaflato spicgare in quale m ‘apni sono stati prodotl dato che secondo lui 'acqua non si genera né dalla Terra, né dal vapori tat dala Tees, poiche fusta, essendo atida e secea,appare inadatiaa fat vcire la thteria per la costittione di una oss umida, Be €2 bsogno Gtalene dre afnche la Teva aromatase, iperipatetic non devono temere che per questo fusidiacque sl mrestino. Mente infatt caldo irrodouo nla Tere, dal guile, principalmente, sppaiono prodote le acque, mua in tequa le part git rese moll attenuate erese simul alacqua, ne Tave moll aire © le tasforma nella natura dell equ; Non pena dunque cominciano a sgorgare, scone sempre, e nen Shetono mal di fo, dato che non manca mai Tazione del fete nc la materia prossims;e durante Pestate ppriono mino- HGebbene forse siano prodotte pi abbondantemente dal aldo Bint) perce, quando sono tare for odo Je eque vengno sublto sent in vapors iaverpo non vengnoo dlmncite du aloun [ead], enci sono aumentate continuamene teda quelle che scorrono, che (come ancora sostiene Arstotele) soa ec dl Tra che ale turscooTurarain i aridisil Te foot gono sate vse talvlea dveire pl sBbondan, e cerune allacinasi del Sole sono state ve Aiucere escorrere pet lintera estate, ¢invece sono state vise tenir mano del tuto al suo allontanari Sicuramente in prima: Yer, sebbene non siano aumentatené dallenevisciolte, né dalle Dlogge,appaiong tutte charomentc nererpentrs di continuo € Aiventare pit abbondant che dinvemo, Col che si pu rtene- Te che dai peripatetic non sia stato addotto niente che most shel acque che desivano dalla Terra non sono generate con la Tez testa dal Sole o dal caldo imamessoin esas e che le Terta ton sia mutata prima in quelle cose che sono pit vcine e pit asus sovtana, pol in quelle cose che ono pid lentane dk case, Tutavia non sf deve negare che anche {vapor iano condnsal in aqua dal feddo, che uid tess sano gelate "el compat, e che le cose che dal aldo sono state rese moll, 6 fluidaque et tenuia facta sunt velui retro agi et dura fei stabi liaque et crassa negandum, quae nimirum et passim fier! app rent et summe etiam ut fiant necessarium videtur; quoiam enim non isdem diu agit viribus So, et diversi iis agens diver sa agit, ut suo amplius declarabitut loco, et Tertae interdum locum dat ut contra agat, quae ab obliquo illo moderatoque ‘mollialiquidave facta sunt, ea ab eodem proximiore robustiore aque facto dura fer solidaque et recedente ilo a Terre frigore spissari gelarique possunt. At non propterea temere in ea pie mum Terram inverti ponendum quae a Terrae natura remotio. +a videntur, &t haec postea in ea agi quae Terrae proximiora sunt, sed ibi tantum ubi quae rebus inest dispositio non elut naturae a qua ens constitutum videri debet, et quae omnino ut propria substantia rei inest, sed alterius propria viderur ut paulo inferius declarabitur. Ubi nulla tals adest necesstas dcto cordine Terram inverti omnino ponendum. Cap. 16, Terram propterea etians in diversissima et non assidue in teins ne tan elions invert eis, god deriva summeque diformi ealore et in diversissimam summeque di ‘mem agit Sol Terram. ‘Atutco redeamus unde dilapsi sumus, non propterea tan tum in longe plurima longeque diverissma entia Terra a Sole invert, quod longissime 2 Sole dimota longeque dissidente ese Ingenio dam ais spect ste ngenium gi longe interea plurimas formas susciiat et longe dverso done tur ingenio nccesse est; sed amplius forte ct non velutordine 4quodam et quadam serie in tenuiora asidve eallidioraque’, uae Coelo proximiora et cognata mapis sunt, sed vel retro fyi quacdam et crassiora vel etiam fripidiors fier videntut ‘sedam etiam in diversa ogi, als videlicet atque als alias il um partes donari natuts, quod. summe.vario. summeque ifort ore at olen Terran agi vari ah po am po sam varieque immutatam, et non summe modo sbi ips! dss * Leggo wcildioraues. 46 fhide ¢ tena ipercorrano per cos die il cammino inverso venti dute,compatee compose, come ovune si vege che diverano e come appar sslutamente neces che venti to Poich infartd Sole non agisce a lungo con le sess forse eragendo con forze diverse, fa cose diverse (come sara most, {oP deraglatamente a suo tempo) e dh ne fattempo modo oT pe ps eae, I cng che soo ue srmorbidteoliguefae dal Sole quando ¢cblauo e moder ‘sion cir inde sit dl Sole de saving {venta pb intense quando ess allntana posono essere lipessiteegelate dal freddo della Terra, Non per questo pers si eBresupporre con serial che prima a Tera a muta shel cose che appatono pi lontan dalla sua nature che pot cheste sano mutate in quclle che sono pit smi ad ese; frvenesotanto la dove la daposizione che si trova nelle cose tan appare propria di quella natura calla quale s deve rtcnere sete conte che tvs nlc come soa ‘=: ma appare propa di una, come Poco pl sotto si mostrea; dove non & presente tale cess bisogna asolta- ‘mene tener per certo he la Terra sia mata nel ett erie. Sap. 16e La Tee viene matte in diversi en non in enti sempre pit tenui pia caldi, peril fatto che il Sole aisce con ‘call dices eal mani grado diforme e wea Tera Ativesissima e al massimo grado difforme. ‘Ma per ritornare al punto dal quale ci si é allontanati, la Tera ven tata dl Sole in malussi diversi ent nom soltanto per il fatto che, essendo lontanissima dal Sole e avendo una natura molto diversa, ¢ necessario che mentre viene trasfor- ‘mata nella forma e nella natura del Sole riceva moltissime forme ‘¢acquisti una natura molto diversa; forse ancot pid per il fatto che non viene trasformata in cose sempre pit tenui e pit calde, «che sono pit simile affini al cielo, in un certo ordine, per cost ein una certasuccessione;aicune cose appaions invert Specorrere camming inverse divetae pid corpove eae Pi fredde, e alcune sono anche mutate in cose diverse, cioe alcune loro ari song fornite di: pane dlferent. perch il Sole ‘¥oce con un aldo al massino grado vaio eaffonme e ages sul Terra che ba git patito ed & stata mutataVariamente da ‘sso, che é stata resa non soltanto estremamente diversa da se 1 milem facam, sed bene etiam difformem vel eam quae una Cidemque omnis et summe sbi similis vider et in enta scam clonge dsimills composita paribus, Aside videlier cr umwolutus Sol, non in eandem asidue apt sed agere inter ‘iim cesst & velutiIocum Terre dat ur contra agit ef chs opera si non destruat corrumpatque, at reardet atgue inpe dat et veut retro at in dversa agat- Et dum agit non espe tuo at neque du aeque fisdem teers imminens Tent, ed asidue hue actus atque llc et pro directo obliqaus facta v iss agit longe diverssimis; nam immensam pid ab oblige dlrectam ditfere luce sate scat atque hyberni Sols disc ten dedlarat, et multo ipsa amplius a specu resins; obliga cnim ne calida quidem sentitur, at cadem directa facta nulla fgne exusit segnius. Tum non prope tantum atque et 1p emananteealore ager videtut Sol, sed eo dem et nil fore fminus quem Terts ia dies indt clam indidit, et non i upremas modo agit Terre partes, sed in mult etiam profun dliores quar a supremis ocelataedefensaeque malo pair fcgrus multogue minus immutentur, et quae a Sole rail ur quam immorato nl aut perexdguu qu pat vide possi, Seda calore modo supremis impresso Teris ct paulatin ad lems lato non sumo ilo quien ineroque, sed st nto debltatoque at valde interdum sib pa colectominime aie difforml. At neque in Tereae agens supeticem vias idem in omnem lam aut in proximas etiam et contguas est are agit nom ein mons modo tumlve Ter ee fms dstinta est quorum dversa partes manifeste« ine diver ilustaotur et ealefunt Sole, sed quae sume sphact ta planave apparet,summe eit inacjuabls et minum pene et sensu fugientibus, at omnis tamen continu dsins Excrumoribus, quiet pal velati et magn montes neque eandem “iver! lucem exclpiunt remattuntve, sed alla parte er dus lorem et directiorem breviorem ala atque obliguiorem, eau € depressonbus ec velutevalibusreslienrem lam obumbren dividantque etseparent; nam vel ab hulusmdi etiam insequ 48 ‘tessa, ma anche molto difforme e che (anche quella che appere fut unica ¢identica edestemamente simile se tessa trsformata in ent compost i part di gran lunga le pit dss. ‘nl I1Sole cos, dato che rota Continuamente non agise con- tinuamente sulla medesima terra, ma talvolta smette di farlo € trea la condizioneaffinché la Terra agisca in senvo contrario,¢ benché non distrugea e non corrompa le sue opere, quanto meno le tarda, le trate elermuta per cost dren senso con. trario o in cose diverse. E il Sole, mentre ¢, lo fa con forze diversissime, di dean sovrastasemprele medesme terre né finane alungo ugualmente ditt, ma i spostacontinuamnente ua € li, e da diretto diventa obliquo. Che la luce diretta infarti Tictiscaestremamente da quella obliqua, lo dimostra a sufi cienza la differenza tra il Sole estivo e quello invernale, e molto Api ln ce sess che si rilete dagl specchi: a luce oblique infarti non viene sentita neppure calda, ma la medesima, resa diretta, brucia con non minore energia del fuoco. Inoltre si vede che il Sole agisce non solo con il proprio calore, che deriva da ‘se stesso, ma anche, ¢ forse non in misura minore, con quello che infonde di giomo in giomo nelle terre, e con quello che ha Sfixo im precedenea.E non apice soltanto elle pari pid ate dla "Tera, ma anche in quelle molto pid profonde, le qual, niuconte © diese da quclle sovrastant,paiscono in misura tml pi ridotta e vengono mutate molto meno, e i pub rite- rere che esse non patiscano affatto 0 molto poco dal Sole che ‘non si é mai soffermato su di esse, ma soltanto dal caldo che, impresso nelle parti pidi alte delle terre ¢ condotto a poco a poco profondita, non @ certamente intensissimo e integro ma fiaccato ¢ indebolito, pur essendo tuttavia talvolta molto raccol- toeper nulla difforme. Ma, quando agisce sulla superficie della ‘Terra, non agisce con le stesse forze su tutta quanta o sulle parti icine e contigue; non soltanto infatti quasi tutta la Terra & sud- divisa in monti e in colline, le cui diverse parti sono chiaramen- smn cat au Sole io meo ine, equals sua parte che sppare perctamenteefericae pana tok lregolareeinteramente euddlvisa in ature certrmente nolo pieole, che sono qual impercetibil, ma nonestante cid ‘continue; queste, come i grandi monti, non ricevono rifletto- ‘no tutti la stessa intensita di luce, che @ invece, in una parte, pid urevole e a perpendicolo e, in un’altra, pit breve e pi obliga, ‘tsdombrano, dividono ¢ separano la luce che si riflette da luo- thi posti pid in basso, come le val. Che infatti anche da dist- 49 Dilitateid pati lacem, et propterea non eius modo fulgorem, sed robur etiam imminui specula ipsa manifestant, quae vel summe aequabilia nisi tersa insuper sintnitidave et vel maculis purgt ‘omnibus nequaquam Iucem amplius fulgentem et robustam ardentemque, sed et fulgore et viribus languentem remittunt, quod scilicet vel a maculis obumnbratur et velutiintercipiturlux, Son igtur integra mpl exlens aque unica non isdn am ius praedita est viribus. Vel eadem igitur a principio existens Terrae superficies, et Terra ipsa omnis adeo variumn excipiens Solem varie passa varieque immutata sit, et non supremae mo. ddo eius partes ab interns et quae Soli expositae sunt magis di sero ab i quae blquis arc, ed eopremae sue et qu sibi ipsis proximae sunt contiguaeque diversa natura diversaque donatac sint dispositione oportet, et quasigitur vel idem Sala dliversa agat necesse est e0 itaque amplius summe ipse diversur ct summe etiam difformis; nam si vel caloris solius vel solius materiae diversitas difformitasve per se quaelibet ad diversaen- {a sonsitvends satis 'videtuy co magis simul copulate conjunctaeque omnes innumeras pene entium species facia, et quasdam quae a natura utraque effectae constitutaeque vide- i possint, Cap. 17.A calore diverso vel difformi e materia eadem ete mate ria vel diversa vel diformi a calore codem diversa constitu enti et vel etiam diversa esse quibus idem robore at copia divers inest calor, et cur robusto at exiguo debilior at eopiosiorrobustas agi, et quo omnino ab illo bic diffeat. A diverso porro calore et ab eodem etiam, at non semper agente, sed agere interdum cessante, vel e materia eadem et¢ diversa materia vel difformi a calore codem et eodem usque ‘quaque agente modo diversa constitui entia nihil decla videri potest; si non satis superius ata rebus ipsis passim mani 50 lianze di questo tipo la luce patsca cid ¢ per questo motivo ks pono ao splendore ma anche la ua sen Chatto dagl speech tes, { qui, enche se sono malo teiformi, enon sono anche ters tiie puli di og macchia, ton fletono pit una luce fulgida, abbapliantee ardente, ma tna luce debote in quanto a splendore e'a forse, perche dalle tmacchie lace ofecata ep cos dire interrots per cui, non ‘Mlestendod pit integra e units, non & pit forata dele medear ine fore, Pertanto, benchélasupericie dell Tera sala ede tina dal principio, poi tutta In Terra stessaaccoglie i Sole x tnodo cost varegato,&necesario che in modo varoabbia pati- toesia stata mutata‘e che sano state dotate di una vera att ‘zed una diver dsposizione non soltantole sue pat pid alte tipeto a quelle interme e quelle che sono sate eaposte ad un [pit a perpendicolerispetto a quelle che sono ifuminate da th Sle obiguo, ma anche fe sue part plate che sono tra loro becouse pall, angus, necestroche slang mut tein cove divene anche dal Sole a cut intensit la medesima, tanto pi dal Sole la cu ntensita& al massimo grad ever ¢ ‘forme. Se, infat, come apparels diversi la dfformita © dal solo caldo.o della sola materia sono di per sé suficend ‘onituire ent divers tanto pit, quando tli versa sono tute iwite e congiunte, costtiranno quasi innumerevoll specie di tnt e cere are che possono essere itenute prodotte¢ cost tte di eotcambe le nature. Cip. 17 Da wn ealdo diverso o difforme e da una medesima aera, ¢ da una materia diversa o difforme e da un medesimo ‘aldo somo costtuitt different ent: ¢ sono diversi anche gli enti ei quali si trova un caldo identico per forza ma diverso per quan tt E perché quando ess0@ intenso in quanto a forss, ma eSigu0, ‘tice pit debolmente, mentre quando 2 pit abbondante agisce ‘on miggiore intensita,e in cosa uno differisce dal lio, Non tisulta poi che si debba mostrare che da un caldo tiverso e anche dal medesimo che perd non agisce continuati Yamnente, ma che talvolta smette di agire, e da una medesima ‘ateria, © da una materia diversa o difforme ¢ dal medesimo {pldo, che agisce ovunque allo stesso modo, siano costituiti dif- renti enti, Se non & stato chiarito a sulficienza pid sopra, ¢ di- ‘ostrato sempre dalle cose stesse: si pud sempre osservare ot festatum, et easdem enim res aealorediverso et ab eodem nce perpetuo agente, et a calore codem et codem usquequsque agente modo diversas difformesve iss in diversa agi passin {ntuer lice, at declarandum tamen ampli; neque enim ea tan tum diversa sunt entia quibus diversus inest calor ed pau forte minus quibus idem quidem ciusdemaue ordins, at vel co. Piosior vel magis exiguus ipse inexistt; ea nimicum quae ab ¢eodem quidem constituta sunt calore, et quibus idem robore inest calor, at ton eadem donata sunt tenuitate et propterea non ceadem caloris copia quantitateve; domicilium enim receptacu Jumque agentium naturarum existens materia, ubi muta ipst adest illas etiam suscipit copiesiores, at non. uae modica et {qusntumvisexlceta et quantavs pss moles fat ton gu lem in materia illaevelu in vase continentur in quo amplioe per seipsae et aliae omnino a vase existentes copiosiore plure Sque contineri queant, sed penitus materiae infiguntur et unum ill omnino flunt. Quae igitur modica exstens quanturnvis ate rngetur amplificeturque et maiorem omnino occupet locum, euram tamen agenem copisiorem mine nunc, gan {psamet summe in angustum acta et in minimam redacta mo. lem. Mltus por in eipsum nimirum colletas et elu com slobatus et in unum actus calor, a se ipso exiguo, per tnuite tem videlicet diffuso, nihil forte difert minus quam ab integ> robustoque imminutus languidusque;tenuioresitaque fammt ne calefacere quidem, at crassiores quae sunt ab coder ills fenine lore exurere nos ident fervent agin rn que ignitum multo etiam quam flammae a quibus caoren hhabent magis, et in accedente rectaque Sols luce adeo languet cal, ut vi caida ipsam sents, quae ins psa reflex in se ipsam collecta et mula in unum coacta vel igne ipso ex rit robustius; quo videlicet copiosior fit eo robustius agit clot fnon quidem quod alias assumat vires, sed quod mults sin iuncts agit. Et videtur quidem, si hoe etiam explicare lice id «quodam modo a robusto at exiguo debilior a sibiipsi collects 32 infai (pur tutavia deve exsere mostratoulterionmente) che le rnedesime cove sono trasformate in cose diverse da un exldo d- ters e dal medesimo che non agiscecontinuativamente, che thal cose, quando tono diverse diformi, sono tasformate it cose diverse dal medesimo cal, che agisce ovunque allo steso modo, Poiché non sono diver solianto quegl nti net {pal sf tova un caldo divers, ma forse lo sono poco meno pall nel quali strove il medesimo caldo e del modesimn gra. nao pitio meno intense; vopio dire quegli enti qual! sono Sui couttatlcertamente dal medesine ealdo e nel qual sf ttovail medesimo caldo in quanto aforea, mai quali non han- tolamedesina tenuithc pera la medesina quant oabbon ines d ealdo, Dato cher infat a maters a dimorae it cetacolo delle nature agent, quando & presente in grande gui ene ql ature in agsoe gua me non f stesso quando ¢esigus, per quanto venga clatatae per quan to grande divend, dato che quelle nature non sono contenute rnc corne in as, el gine, cand pt tpi ese steseealtre possane essere content undo $000 Bi abbondantie pit numerose; quelle nature invece sl impr. fone profordemente rela mate © diventano props ua fala cosa con essa. La materia dunque, quando t esgus, pub tere aticnuata¢ diatata quanto si vuole e pub occupare un hhoge pit ampio, uttvia non riceveaffatto una natura agente pibabbondante di quanto sia esx stessa, quando & al massizio fri rtetts ed contatta in una mass picolssima ll caldo Er rande quant, cot contato e come conglobato «este tn dal ealdo in piccola quantti coe difuro in tena, forse toe diferisce meno dt quanto i aldo indebolito © languido fferisce da ‘quell integro ¢ intenso. Si vede pertanto che Earn quant ten non exononeppe a ede ee tre quelle quarto compose, che sono generate dal medesion ldo, ardono, e acqun bollemee ltr incandescente bru. Sano malto pla delle ame, pur ricevendo da queste i ealdo. Eleluce dl Sole, quando si accosta ed &diretta ha un calore a tl punto debole che appena las avvere cal; essa, riflessa, conta e sunita in grande quantita, arde pit del fuoco stesso Quanto pid abbondante, ioe, diventa il ealdo tanto pia vigo: feaumenfeagice; non esto peri fatto che assume are fotze, ta perchéapisce con molte fore elute. Es vedecertament (28 pos re anche questo) che in qualche modo da tn cad intenso, ma esigu, un caldo pia debole, ma contratto 3 ‘multusque in unum actus calor differre, quod iaculum num ‘magna emissum vi a multis minore quidem celeritate, at simul delatis simulque ferientibus omnibus. Magnis nimirum viribus gens calor eorum quidem in quae agit ima et nullo temporis subit momento, at exiguis iisdem non valde agit; debilior con te at mals in onum coats et mul emning visu sil agens non adeo quidem penetrat pervaditque, at magis tamen apit non quidem virum robore, ut videtus” sed subsantac ‘copia exuperans. Neque enim (ut dictum est) qui sibiipsi coll gitur calor propterea maius agit, quod vere maiores assumit vires, sed quod multae in unum aguntur. Cap. 18. Cur diversus et cur idem at non uniformis calor diverse constituit entia, et entia multa ab utrague natura effecta esse, at in nulls tomen utramque simul existere. [At neque cur diverts calor divers fait enta amplis explicandumn satis superi expictum; quontam enn fd st fenta quod inexstens narra sgens et earumn wtraque divers pracdits vib, seu substantac roboie seu copia tals fac hon modo a eipea divers, sed conraia etiam vst est et ot tmnino contara divers ipsa inexstentey vel cadem spect onspectadiversa ct contaiasnt enn neces esto tage smal ct psi x dapotione draw vera mata ne te donata, id itague aperendum modo eset cut delet vl ‘dem rev et ctor insupercodem, a on usquegunque ait te, sed agete interdum ceosante ty aa atque al apa Et ‘panies i fa, 00, sagem naturaram ingen act esque spectentur, qvoniam vdelicet en et llaran omni Excultasque, ut assidue in proxima agant et iuxta proprium sir ula ean quae agunt immten ingen, wel eae enim = lverispraeditae vinbus vel eandetn materia diverso dsp ‘unt mod Et quoniarn vel eadem natura sin diver agit het todo’ codem ils dsponis nee sells eandem indi, sed 34 ¢ristrerto in grande quantita diferisce per lo stesso motivo pet quale un unico dardo, lanciato con grande forza, differisce da ‘oli gettati, certamente, con minore velocita, ma insieme, che telpiscono simultaneamente. Agendo cio’ con grandi forse, i «aldo penetra allistante nelle parti interne delle cose sulle quali agisce, ma con esigue forze non agisce molto; al contrario, un caldo pit debole, ma che & raccolto in grande quantita e che agisce con molte forze insieme, certamente non penetra e per- rade a tal punto, tuttavia agisce di pid, non avendo il soprav- vento, certo, per Tintensita delle forze (come appaze) ma per Tbondans dela oxanca inf (come & de) i che si raccoglie agisce in misura maggiore non perché assuma ‘eramente maggiori forze, ma perché si raccolgono molte forze, Cap. 18% Perché wn diverso caldo, e il medesimo caldo quando on 2 uniforme, costtuisce differenti enti: e molti enti sono pro- dott da entrambe le nature, tattavia queste non si rovano insie- sme in nessun ente, Non si deve spiegare pid! dettaplistamente perché un diverso caldo produca differenti enti, dato che cid & stato es ‘toa sufficient pid sopra infat poich gl en non sono aro che la natura agente che in esi si trova, ed entrambe le nature, avendo forze diverse, rese tali a causa 0 della robustezza 0 del. Tebbondanza di sostanza, sono apparse non solo diverse rispet- {0a se stesse ma anche contratie,e sono assolutamente contra: te dato che vi si trovano diversamente. Anche se gli enti ap- paiono della medesima forma, & necessario che siano diversi ‘entrar; tanto pitt dungue se hanno ricevuto, da una diversa natura agente, una diversa forma ¢ una diversa disposizione. Bi- sogna dunque ora chiarire il seguente fatto: perché una medes 1a cosa, dal medesimo caldo che perd non agisce continuativa mente, ma talvolta smette di agie, viene trasformata in diverse tose. Cid diventera manifesto, io ctedo, se si considerera lindo- Jkele azioni delle nature agent, poiché la loro forza efacolta te he agicono continuamenefllecsepresipe,¢clscuna ‘uta, secondo la propria indole, le cose sulle quali apisce;infa. {pur essendo le stesse, dato che perd hanno diverse forze, éspongono la medesima materia in modo differente; poiché an la medesima natura, se agisce su cose diverse, non le di ‘Pone allo stesso modo né si introduce in esse allo stesso modo, 35 ‘magisattenuat vel minus et non copiosior modo vel magis ex Bil sbi se el reborn vel debe mag sve a maiore crasstie vel minore passa reiectaque. Si qui agee Caepit calor ager interdum cese, mini ubi rerum agete in cipit quam fecerat nactus dispositionem, sed vel ab alio calor etiam frigore longe ab ea factam diversam, non idem am pls eubit neo eodem amplis ete modo neque iden ‘omnino constiuit ens, sed longe ab incepto diversum coque ‘magis aut minus prout vel diutius vel suepius agere cessrit e uae interea agit natura magis dissimilis vel magis etiam con ‘aria fuerit, Quaedam itaque videre est quae veluti ab utraque per vies agente constiutt vider! possi; non quidem quod ‘utriusque simul ingeniam et utriusque vis et natura omnino tutraque ente in ullo similare quod sit et vere unum spectetur aut inesse omnino possi; qui enim quae in separatis posite febus et vibus quanturvisimminutis: nihil minore odio quan integrisilis mutuo sese oppugnant eblaeduntque, et in es agere omnino nunquam cessant, nisi altern penitus interempta ius subiectum occupet altera sibi ipsis colligatae unitaeque coeant, et velutiinita pace aut inductissaltem factis quiescan nihilque inter se decertent? Et altera robustior pracserim v= Tentiorque subiecto alteram non deturbet? Er sib ilud quod samme appetit non comparet universum? At ente in null sini lari, ut dictum est, et vere uno utraque simul inexistente nat +a, in maltis tamen utriusque spectatur acti, et multa utriusque actione effecta videntur; non seilicet perpetuo iis donata ena dispositionibus apparent quae inexistenti et vere constituent naturae propria sunt, neque enim ut negotio nullo et null fer temporis momento frigus deturbat calor et calorem friguse «quod exuperat deiect interemptique locum subit occupatgue, sic vel calor ctassum quod est tenue fait vel constringtt frig compingitque et crassum quod tenue est faci, sed et caloretlt- ia agant oportet, hoc ut tenuitatem in crassitiem crassitem ile in tenuitater ut agat et vix tandem agat, si materia obluce 56 male attenua di pid'o di meno, e non solo penetra in esse pid! o fneno abbondantemente, ma anche pi vigorosamente o pitt dbolmente, di pit o di meno, patendo ed essendo respinta da tna maggiore o da una minore corposita, Se il caldo che ha cominciato ad agire, talvolta smette di farlo, quando comincia tuovamente ad agire, non trovando affatto la disposizione che iveva prodotto, ma una che & stata resa molto diversa o da un thro caldo 0 anche dal freddo, non penetra pil allo stesso fnodo, né artenua di pit allo stesso modo, né costtuisce Ia me- desma. cosa, ma una cosa molto diversa da quella iniziae, e tusto di pido di meno secondo che pid a lungo o pili spesso {Bbia smesso di agire, e secondo che la natura che in quel men- tte agisce sia stata pid dissimile o contraria Pertanto possibile vedere certe cose che risultano per cos dire costtuite alternat samente da entrambe le nature agent; non certamente perché Findole ea foraa di queste ed entrambe le nature agenti si osser- sino insieme o possano trovarsi in alcun ente che sia omogeneo ¢ realmente un unica cosa. In che modo infatti le nature ~ che, tssendo poste in cose separate e con forze quanto si voglia inde- bolite, con ripugnanza non minore di quando sono integre, si combattono e si opprimono a vicenda e non smettono mai di agirele une sulle altre se non quando, essendo distrutta del tutto Hina, Tara oecupa i suo sso potrebbero racrogles conglungendosi ¢ unendosi,e, per cost dire facendo pace 6 almeno dandosi tregua,rimanete inative e non combattersi? E ‘uclla paricolarmente pit intensa e pid forte non scaccerebbe Fates dalsosrato? E non disporrebbe tutto quanto per sé quel sostrto che essa desidera moltssimo? Nonostante pero che sairambe le nature non si trovino in nessuna cosa che (come si & tt) sia omogenea e veramente unica, tutavia in molte cose Si scorge Fazione di enteambe, e molte cose risultano prodotte erl'azione di entrambe. Non appare cioé che le cose abbiano Sempre quelle disposizioni che sono proprie della natura che si tro in esse-e che realmente le costituisce, poiché, come non senza dificolta e non allistante il caldo scaccia il freddo e ill feo i cldo,¢ quella che a avuo i sopravento penetra © ceupail sostrato di quello che & stato vinto distruto, allo stes- {© modo non senza dificolta e non allistante il caldo rende tenwe cid che & corposo ¢ il freddo condensa, unisce ¢ rende ‘o*poso cid che & tenue. Occorte invece che il ealdo e il freddo, ‘eksano per molto tempo affinché il freddo riduca la tenuita in ‘orposita i caldo la corposit in tenuita, e cid si verificherd 7 tur et languens sit agens; nec tamen decedere inde interea vel, non siquidem extingui potius quam in aliena esse sede quan pracsertim assidue immutet et propriam tandem facere’noa desperet. Cap. 19. Qui calor vel quantus quae entia constituat inguiri non debere, distincte enin caloris diferentisn perch now bore Materaeitidem dipostionisdverstatem distncte nom per a pose tamen melas quar cloris ies dstingu determinant Qui porro calor quantusve, quod nimirum caloris robur et quae cius copia quam Teream et quae entia in qualia inverat minime inguirendum videri potest, ut quod homini nullo, ut videtur, innotescere queat pacto; gui enim vel caloris vires et calorem ipsum veluti in gradus partir, aut eius vel materse copiam quantitatemve, et certs detetminatisque caloris viibus certaeque et determinatae caloris quantitati, certas in certam materia quanttatemdspostionemque atone et eta ate rine quantitati certam determinatamque ealoris copiam assigns reliceat? Utnam id ali x perspicacorepreeit rata eta bbus diu in summa tranquilitate rerum naturam perserua licuerit, assequantus, ut homines non omnium modo scientes ‘omium pene etiam potentes fiant nobis, ut ingenue fater ‘mur, erassiore donatis ingenio et.quibus noa nist extremum vitae spatium philosophar licuit, minimeque id molestiis cur- saue vacus, sed inaudito eorum scelere atque immanitate a qu bbus summe amari nos colique et foveri oportebat maxime, it summas diffieultates summasque coniects molestias, satis st | qui quantusque calor quae entia qua donet dispositioneintuct liceat. Et non exquisite id quidem distincteque, sed crassiore confuso quodam modo nee singulas calors differentas quat innumerae et roboris et copiae videntur, nec materiae const sationis diversitatem intueri potentibus, sed perpaucas uttiv 58 éepo un lungo proceso nel caso in cil materia eer resi senza e Pagente sia debole; e ruttavia questo non vorra in tente allotanarsi da i, dato che non wuole essere dstutto, mma preferisce piuttosto stare in una sede impropria che ess0 ‘muta continuamente e che alla fine non dispera di fare propria. Cap. 192. Non si deve ricercare quale tipo di caldo o quale quan- thd di caldo costtuisca questo 0 quell’ente, perché le differenze dl ealdo non possono estere percepite distintamente. Allo stesio ‘modo non viene percepita distintamente la diversita della dispo- side della materia, anche se pud essere precisatao determinata smeglio delle force del caldo Si pud sitenere che non si debba affatto ricercare quale Sip di caldoo quale quant di aldo, cot quale tipo di fora quale quantita di caldo muti questa'0 quella terra, questo 0 qelente in altri enti, poiché (come risulta) cid non pud in alcan modo diventare noto all'uomo, In quale maniera, inftt, sarebbe possibile dividere per cosi dire per gradi le forze del «aldo e il aldo stesso, oppure V'abbondanza ¢ la quantita del «aldo o della materia, ¢ assegnare a certe e determinate forze di «aldo e a una certa e determinata quantith di caldo certeszioni su una certa quantita e disposizione di materia, ¢ assegnare a una certa quantita di materia una certa ¢ determinata quantita dicaldo? Voplia il cielo che alti, i quai siano pit perspicaci ¢ Al quali sia stato concesso di scrutare a lungo la natura delle ‘ose in grandissima tranquillita, cid conseguano, affinché gli omini diventino non soltanto’onniscienti, ma anche quasi amiptent! Quanto «me ~ dato che (come acietamente ‘eafesio) ho un ingegno meno perspicace ¢ non mié stato con cesso di flosofare se non nell'ultimo periodo della vita, ¢ per nul libero da fstid eaffann, ma redor in grav dficolta e dag dalipaudita scelleatezza e brutal di cloro { qual bero dovuto amarmi, onorarmi e sostenermi moltisimo* siehabbastanza se pot oservare quale tipo di cal equle ita questa 0 quella disposizione a questo oa ‘pall ente. E cid non in modo minuzioso ¢ distinto, ma in modo slquanto grossolano e confuso, non avendo la capacita di osser- ‘te né le singole dfferenze del caldo, che appaiono innumere- in quanto a forza e a quantita, né la diversita di condensa- Yione della materia, ma potendo osservare pochissimi aspetti 9 sque et confuseillas indistincteque; vel gustus enim qui (ut suo amplius expositum est loco) inexistentis naturae ingenium vite sque exquisitissime percipere videtur, perpaucas edloris et pau ciores adhuc frigoris differentias et confuse illaspercipit; neque nim quals vel quand calorie dulcedo aut amarites acto st dignoscit, et dulcedinem omnem omnemque amaritiem bene amplam iramue et bene as ipsa diferent, wom cn lemgue ponit et ut unius calorisactionem quae diversi omnino exist, et si quae illarum excedere videtur inexstentisne nate tae robore an copia exuperet diiudicare minime potest. At neque crasstie! tenuitatisque discrimina omnia innotescere possunt, innumera et insensibilibus ase ipsis distantia spatis t ‘guarum tamen uttague quoniam quod calor non facit, et st ‘ipsam nobis et progressum etiam quo in alteram agitur intuen- dum contrectandumque, et propterea propriam etiam latitud: nem veluti terminis quibusdam dividendam nobis pracbe. Siguidem paulatim quidem pene et insensibilibus gradibus crasstiem ad tenuitatem profieiscentem, at haud ita valde pro- srescam velutialiam factam, et certis quibusdam confectis sp Hie im pride fs sen Res, pte ead mts a susdam dividi eiusque portio singulisillis contenta vel non summe sib psi similis, ut una poni et quseillarum quali emat- tia et quali praccipue a calore fiat inquiri at minime (ut dictum est) distincte determinateve sed confuse atque indeterminate. Non seilicet certs determinatisque ealoris viribus certas mate. riae dispositiones, sed tantum vehementior’ ili vel languidios assignare. Et si quid crasities quid tenuitas sit et in quo #5 {psi differant ponatu, limites, reor, manifest fiant quibus sep rari possunt, et quot guasve dum ad tenuitatem proficisctar crassties sensibiles differents formasque suscipit. Cap. 20. Quid crassities et quid tenuitas sit, et insignes crasstci ad tenuitatem progredientis immutationes lentorem esse et éafunaedelfalira cos, ein modo conusoe indistinto. Anche Fgusto infatis che (come e cspono pid detaglatamente & potempo) apparepercepire molto aciratamente indole ¢ le forze della natura ‘he 2 presente nelle cose, percepisce pochis- sine difference del esldo e ancora meno de freddo,¢ ofa in ‘modo confuso; poiché non distingue di che tipo o di che quan: idee lee Fangeia stn, «con tetclegradenioni di dalcezza edi amarerza, por essendo que, Se cate molto amp e ficrentrapets ase see, Sec tdeniche estiont di wn uniesealde mentreinvece sono aioni di un a Ce ¢ se qualcuna di esse appare eccede- Enon poo ato gladicae se ceceda perforin per quanta Et nature che in ess st trove. Ma neppure poscong essere corosciue rte le dferene conposte tent, che sono fumerevolevarino in modo inperceibie utaya quelle differenze, diversamente da quanto fa il caldo, offrono alla nostra considerazione ¢ osservazione se stesse ¢ il proceso con ilquale si trasformano in altre, percid ci consentono di divi- dere Ja loro estensione in certi limiti, per cosi dire; dato che & possibile sentire certamente @ poco a poco, quasi per gradi impercettibili, la corposita che si trasforma in tenuita, che perd on é molto progredita, come resa altra, ed & possibile sentire dh, sna vole aggiutceru gradi, csa venta conineamente alr, pud essere divisa in cert limit, per cos dite, ela sua parte contenuta in ciascuno di essi, anche se non @ interamente omo- fees, pub evere powta come unica, € pub esere reteata da che tipo di materia e soprattutto da che tipo di caldo sia fatta ‘questa o quella loro parte. Per nulla perd (come si é detto) cid Pease ann dn enya cont timc in modo indererminato; ioe non & poosfleasepnare certe disposizioni della materia a certe e determinate forze del «aldo, ma soltanto a quello pid forte o a quello pit debole. E se sistabilira che cosa sia la corposita, che cosa la tenuita e in cosa. iscano rispetto ase stesse, diventeranno evidenti io credo, ilimiti in virtd dei quali possono essere separate € quante € ‘uali sensibili differenze ¢ forme riceva la corpositi mentre si in tenut. 20%. Che cos’? la corpositae che cos'® la tenuita,e le princ- H mutaxioni della corpositd che si trasforma in tenuita sono la Imorbidezza, la mollerza, la viscosita e la fluidia, e la corposita a litiem viscositatemgue et fluorem et erasstiem nulla nostra vi, sed «solo frigorefieri posse et bene e0 robusto Crassities tenuitasque vel omnium consensu molis et ‘materiaeve, et materiae omnino dispositio, at penitus ab alters differen atera, Materia porro ipsa per se hon alo ase ipsa di. Ferre potest, at e0 tantum quod sibi ipsi vel magis unita exsie, ‘magisve in se ipsam conspissata et in angustum acta vel mints, ‘Hoc igitur tantum a crassitie tenuitas differre videri potest, hoc tantum omnino differ videtur; ea enim materia vel omai- bus vere crassa facta esse videtur, quae adeo in se ipsam con spissata est atque in angustum acta, ut amplius conspissai ingue angustius agi minime posit, et quae igtur nihil contin ‘genti prementique locum ptaebeat ct nihil unquam omnino cedat. Sed si superpositae opprimentisque molis pondus sus, rere aut impulsum ferientis reiicere non, possit, disrumpinic fomnino in se ipsam densata, ut ne lel quidem adinam praebeat; crassitis itaque summa materiae conspissatio exist. ‘Temuis contra moles videtur quae adeo explicata est atque ade quaqueversus extensa et in amplum acta, ut nullam in paren amplius extendi possit, et quae igitur veluti incorpores fact rihil contingenti renititur, et ne percepta quidem ili cedit et uci quantacungue illa sit ransitum pracbet, nil eam vel ret dans vel robur imminuens aut colorem foedans; summa itague Imateriae explicatio extensioque atque ampliicatio tenuita v ddetur. Quoniam igitur id proprium crassitieividerur, ut nihil angustius cogi possit et promptissime contingenti loco ced, ibi primum crasstes in tenuttatem agi et tenuitatis omnino assumere ingenium videri debet,ubi in se ipsam cogi guid por se viderur magisque conspissari. Id vero ibi manifest fei vide tur, ubi extendi dilatarive, et ubi fleeti quid potest; quod enim flectitur ubi flectitur in angustius agi, ipsisintueri lice oculs, «quod vero extenditur non quidem valde in se ipsum cogi ti potest; id enim siferetnullam in partem productum, at inst ipsum magis conspissatum comprimenti loco cederet, at cot pissetur omnino quid necesse est et contingenti prementque loco cedat; nist enim conspissari inque angustiue agi poss nihil omnino ullam in partem dilatetur, at quem a principio rom pud essere prodotta da nessuna nostra forza, ma soltanto dal feddo, e per di pit quando 2 intenso, La corposita ela tenuita sono, per consenso unanime, pro- friett della massa o della materia e senza dubbio sono ‘una Ssposizione della materia, pur differendo profondamente fra Jno. La materia stessa, poi, di per s€ non pud diferire rispetto ase stessa se non soltanto per il fatto che € pitt o meno rinita, condensata e ristreta; si pud ritenere dunque che soltanto in questo la tenuith differisea dalla corposita e senza dubbio in esto soltanto differisce. A tutti, infat,rsulta che & diventata realmente corposa la materia che & stata a tal punto condensata eristretta che non puo esserlo di pid, che pertanto non lascia, ‘alla cosa che la tocca e la comprime, e che non cede m: per, se non pid sostenere il peso della massa sovrapposta the la comprime o respingete il colpo della cosa che la percuo: sla pee esendo atl punto dense da non of nos nglio neppure alla luce: la corposita ¢ dunque la massima con- derone dels mate Al conta, rita tenue Ia massa che? stata a tal punto dilatata distesa da ogni parte e amplif- aita che non pud essere distesa in misura maggiore in alcuna arte, che dungue, resa per cos dire incorporea, non resste per aula ‘alla cosa che la tocea, e non essendo neppure percepita cede a quella cosa e offre il transito alla luce, per quanta questa, ss essere, non contenendola, non diminuendone la forza né ‘seurandone il colore: la tenuiti dunque appare la massima denione, extension e amplfzarione dela materia. Poiché ‘hindi si vede che & propricta della corposit il non poter esse- ‘etistreta di pie il non cedere prontissimamente il posto alla (ota che la tocea, si deve ritenere che in primo luogo la corpo- Std sia trasformata in tenuita e assume la sua natura la dove si vede che pud essere un po’ ristretta e maggiormente condensa- ‘cin realta si vede che accade chiaramente la dove pub esse- trlevementedistesa o dilatata e picgata. Cid che si piega infat- 8 dove si piega (come si vede con gli occhi stssi si restringe di Pils non si pub certamenteritenere invece che cid che si disten- 4 Gi restringa tanto, perché se avvenisse cosl, non essendo ‘lungato da alcuna parce ma essendo maggiormente condensa- 1 cederebbe il posto alla cosa che lo eomprime; & necessario 3e%6 che si condensi un po’ e che ceda il posto alla cosa che lo ‘ecea¢lo comprime. Se infati non potesse essere condensate ‘treto di pid, non si dilaterebbe in aleuna parte, ma sarebbe 8 locum et quod occupavit spatium in ¢0 perpetuo contineatur fon universum simul inde amotum vel a se ipso non divisum Propterea scilcet extenditur, quod locum quem compriment cessit, non adeo in se ipsum conspissatum condensarumque, in se ipso illam inveniat alibi quaerit; ex ato itaque depulsun Jnfongum extend latumgue,s quidem su nat eo cn stringi aptum, ut magis constrictum compressumgue alieno lo. co minime opus habeat; at opera nostra adeo cogi impotens neque enim ullam nobis crassitiem facere licet, sed quae in angustius a nobis agi videntur, vel inexistentis tenuitatis expres. sione eiectioneque coguntur, vel etiam quod non vere pris continua continua fiunt et iunguntur quae vere iuncta’ nen, ‘rant; frigus solum crasstiem moliri potest, et magnum illod quale in superioribus Terrae partibus assidue a Coclo univeno stellisque in eo contents calefactis nullum apparet. Neque ig- tur tenuitas ulla in crasstiem veram agi, sed gelari tantum et ‘elutiligarividetur, ut aqua in glaciem acta crstallumaue dec tat; nihil enim imminuta nihilque aut insensile quid in angustvs acta nihilque opaca facta erassa facta esse videri non pote. ‘Quoniam igitur quae flecti vel extendi possunt mais ea in se {ipa col et loco cedere videntus bi przmum casiies in ena tater agi et tenuitatis ingenium capere videri debet, ubi flex bils lentaque et magis conspissari apta facta est et limitum te ‘minorumgue quibus crassties ad tenuitatem proficiseens divi potest is primus videri potest, quo lentor flexibilitasque cont neti videtur bene ampla quidem et ipsa et quae et ipsa terminis rmultis dividi possit. At (at dictum est) gradus quibus a crass ad tenuitatem itur innumeros et longe illos minutissimos tue 1i explicarive impotentibus, lentor omnis omnisque flexibilit vel valde ase ipsa diferens una poni potest. Ea itaque flexbil Tentague emia sn quae sere quidem a fet tame cn {psa cogi et comprimenti cedere apparent; nam quod nulla aut perexigua adhibita vi id patitur, non flexible id lentumque sd contenuto sempre in quel luogo e in quello spazio che ha occu- ato dal principio, non essendo rimosso da li tuto insieme € ton essendo diviso. Si distende cio peril fatto che cerca altro- teil luogo che ha ceduto alla cosa che lo comprimeva, non tssendo ispessito ¢ condensato in modo che posta tovatlo in se ges esendo dangue sino dala, si dtende in lungo ein ligo, dato che per sua natura & ato a restringersi a tal punto che, quando & maggiormente costretto € compresto, non ha aflto bisogno di un altro lnogo. Non pud pero essere costret ‘pa tal punto per opera nostra, poiché non ci & permesso pro- durrealcuna corpositi; le cose che appaiono ristrette di pitt da tui, sono ristrette o perché viene fata uscire e viene mandata fuori la tenuit che cera, o anche perché diventano continue le cose che prima non lo erano realmente, e si uniscono le cose che ton eran realmente unite, Soltno il feddo pu produre Corposita, e per giunta quello intenso, quale non appate trovar- Selle part pid alte dela Terra dato che sono coninuamcate 'sealdate da tutto il cielo e dale stelle in esso comtenute. Non si vede dunque che alcuna tenuita sia trasformata in vera corpo- sti, ma che soltanto sia gelata © per cosi dire legata, come fest acqa tasformata in ghiaccio ein eistallo; fat, non 4 pud ritenere che sia stata resa corposa, non essendo stata Sinimuita, non essendo stata rstetta per nulla on modo impercettibile e non essendo stata resa opaca. Poiché dunque le tose che possono essere piegate 0 distese appaiono essere fstrette di pis € cedere il posto, si deve giudicare che la corpo- St sia teasformata in tenuita e riceva la natura della tenuita in trio logo Ia dove € sata rsa flessible pieghevele ¢ ata a ‘sere maggiormente condensata, E si pud ritenere che i primo. dei limiti e dei termini nei quali pud essere divisa la corposita the si trasforma in tenuita sia quello nel quale si vede che sono, ‘ontenute la morbidezza ela flessiblit, che sono anch’ esse cer tumente molto ampie, e tali da poter essere divise in molt ter Bini, Ma (come si & detto) non essendo possibile osservare 9 ‘pigate gli innumerevolie piccolissiml gradi attraverso quali ‘iva dalla corposita alla tenuiti, tutte le gradazioni di morbi- eza e di flessibilita, pur essendo queste molto differenti "speto ase stesse, possono essere considerate una sola grada- one, Possono dunque essere considerate flessibilie pieghevo- Utute le cose che sebbene a stento, pur tuttavia appaiono pie- las, restringersi e cedere alla cosa che le comprime;infat, si fe rtenere che la cosa che subisce cid quando non & applica- 6 ‘molle videri debet. Bene igitur a lentore diversa molltes in se undo omnino spatio ponenda videri potest; in tertio viscosit gliscrotisque, quae nimirum non modo quae mollities pater ‘multo etiam promptius pati omnia videtur, sed a nullo tian bres pers ifudlMuereve,parum delice np ae conspissataque vel proprio cedit onesi et quem il pracbet lo tim lb sia use aco aor suceed tule quam viscositas promptius contingenti cedens et luci pervs iam transpicuusque, ut a viscositate seiungendus et in alo ‘omnino spatio ponendus eta quarto limite constituendus vide ti possit. Quintum atque extremum spatium tenuitas occupa, uae nimirum non modo nihil contingenti obniti videwur, ed velutiincorporea facta tactum fugit visumque. Et quantacun us exstens fil pemeantem Iucem aut ipedit aut fed acti universo inesse ea videtur Coelogue. Nam vapores veut Auris tenutadsque medi tactum quidem, at non ct vsun gam latent et ucem si non icine, at imminuant ten foe lantque et modicum quid in se ipsos spissath aqua flunt ast ctiam grendo, peoe spat a Cap, 21. Lentorem molltiemve ef vscositatem puras syncerasgue 4 ealore quovis uniformis modo i sit, at commodias @ languid treet e similar modo re fer posse. Impuras idem « vehomen tore a lngore a conrara rdine eee ft omni Lentorporro et mollesvscosiasque et purge esse pos sunt synceraeque vel crasitelfuorisque commistione facie, ils enim atque huiusmediae ex wrsque simul functs cons tal possunt. Neque enim vel agentes nature sl ct crastss Hide terse cove hunggue ct sin crm ese Possunt, sed milla eipss oppupmand oblaedendiqus et nue Emmino ins pass agen false pracitn opine pst ovunt, et manfese mula quae bane erase apparent ute ssoumpro et enta er oli et vscooa etiam fans Parse Smee talcuna forza o quando é applicata una forza molto piccola ton sia flesibile & le'ma molle. Si pud giudicare dun. i¢ che la mollezza, notevolmente diversa dalla morbidezza, Tbe essere posta nel secondo grado, Nel ter2o devono essere collocate la viscosita ¢ la glutinosita, le quali non solo patiscono & che patiice In molleezs, € appaiono patelo tote, anche tzalto pin prontamente, ma pur non essendo premute da alcu ms Gifondono 0 Biscono di per sé; cot, essendo poco ristrette e condensate, cedono al propria peso € cercano per sé altrove il luogo che hanno dato ad esso. Alla viscosita segue la fluidita che, dato che cede alla cosa che la tocca molto pitt pron- tamente della viscosita ed gia permeabile ¢ trasparente alla luce, si pud ritenere che debba essere separata dalla viscosita, posts in altro grado e collocata nel quarto limite. Occupa i quinto ¢ ultimo grado la tenuita, la quale non solo appare non. pore alla cosa che la tocea, ma resa per cod dire incorporea ‘Rage taco ala vss per quanto grande sia, non impe- ad coca per ula a lee cela atewersce appre Go. ‘varsi in tutta aria e nel cielo. I vapori infatti, per cosi dire inter- ‘ed faa di eaten, iangono ceramene nascent al tatto, ma non anche alla vista, ¢ sc non tespingono la luce, perlomeno la affievoliscono e la oscurano, e qua si conden- ‘sano un po’ si trasformano in acqua o anche in grandine. Cap. 21°, La morbidezzs, la mollezea¢ la viscositd puree integre Posiono essere prodotte da qualsiasi tipo di caldo, purché sia iniforme, ma pi faciimente da wn caldo alguanto debole e solo «on una cosa omogenca. Quelle impure, allo stesso modo, sono rodotte da wn caldo alquanto forte e da uno alquanto debole, ma in ordine inverso, econ una cosa del tutto eterogenea. La morbiderza, pi, ln mollera ¢ Ia vicositpossong essere pure eintegre o prodotte per mescolanza della corposita € della fluid; inka intermedie fra queste ultime ossono essere costituite da entrambe unite insieme; poiché, tiversamente dalle nature agenti, la corposita ¢ la tenuith pos: ‘ono unirsi, congiungersie stare insieme, non avendo la facolta dicombattersi, di disuruggersi ¢ di agire Puna sulla, si con- tiungono ottimamente, e molte cose che appaiono notevol Inente corpose, dopo aver ricevuto la fluidita, diventano mani- nte morbide, molli e anche viscose. Si vede che quelle o saeque a calore vel summis praedito viibus fri posse videnta, Guoniam enim ut in tenutatem agatur crassites, in medi dlsposiiones agenda est omnes in lentore pri, tum in litem viscostatemque omnino agenda est, At bene uniforms sit calor oporte nam ifformis id in quod agit pequaguam is lunum idemque ens cuiuimodi quae non cassie! feorsqir Commistione, sed per se et modo code universasut Lents at tol au viscosa sunt insmutat sed (talib ampli expe Bitus)extemas elu partes inal! in allud vero tteraae At calore quovis (ut distam es) fieri eum possine commodi languidiore fer! videntur; nam paulo vebementior vel sume sma en cpe ace ives et modo coin tra ul niin magnisagens virbus extemam pletumgue super fem multo prits quam interna immutat, cf bene rebustis Si suman pila apeiron am ace ena tolls facia; languidior prius quam supericiem, quae prse fertim bene crasta exist et molt renia, invertae ima ia Subit nce subire unquam cesst; iil enim supericiem, quod vchemens faci cbdurans unguasm, nunquam ad ima sds Sibi oeeluditsdem itague ein externa et in interna agers Yi bus univers simul eodemaue sttenuat modo, Et pure omino lentore donaa quae sunt et mlltie viscostareque, que slice ‘modo codem lenta sunt molliave et viscose, cutusodl auran Widetus, a ealore huiusmodi languente ninigum lentoque e bene uniformi facta videmur; in profundiorious enim Tere partibus enatum aurum, non Sole ipso neque a robusto om ho calore effectum vider potest. Neque enh adco bred mio. tatus Solin Terram adco occultatam agat adeoque defensan Sed calore quem iamdiu terns indiitetasidve indit Sol gente illo quidem lentogue at bene uniform; nam lentin Miscosumque et aeque universum este aurum, inde inteligete Ticee, quod ab igne bquefactum nihil aut inseneile quid immint videtur,Propteres siguidem non imminuiter, quod nulla cis pars als prus attenuator au mags, sed simul et aeque ones 68 se. integre possono essere prodotte da un caldo anche do- Into di grandissime free; poche, infati,affinché la corposia si ttasform in tent, deve eseretrasformata in tutte fe disposi ond imermedic, prima in morbidecza, poi in molleza‘¢ in tecositi; occorte pero che il caldo sia notevolmente uniforme, yerché quello non uniforme non muta affatto id su cu age EB un'unica e medesima cosa, come sono quelle cose che, non per mescolaiza della corpositie della uid, ma per se ute fbante nel medesimo modo, sono 0 motbide o mello viscose; i (come sara spiegsto pio detagiatamentealtove) muta le tte part esteme in tna cosa, mentre invece quelle interne in tnfalira. Ma (come si & detto) nonostante che possano essere prodott da qualsiai tipo i cado, si vede che sono prodotte pid facdente da un caldo alguanto debole, perch i ealdo un fo’ pid fort tenia con difcolta nel medesimo modo e tutta ‘pamta ugualmente una cosa anche al massimo grado omoge. tex eso cio’, agendo con grandi forze, muta per To pil la Superfcie estema, molvo prima delle parti intene, ¢, s¢ es0 & tofcvolmente intenso, trasforma la superice ester in tna fandissima tenulta prima di rendere le part interne morbide moll Ma un caldo alquanto debole, prima di mutare la ‘upeticie, che & molto cotposa e che si oppone a esere esa nal, gia penetato nelle par inteme, e non smecte mai di stanzare, perché, non rendendo tai dura la superficie (come fa iealdo fre), non schiude mail passaggio vers le pard inter te; agendo dhingue con le medesimne fotze sulle par esterne e si gall interne eaten ute quate inseme ci seo todo. Ele cose che hanno una motbidezza, una mollezza © una ‘eeoridd pure, che ciot sono mel medesio modo morbide, toll e viscose, come Foro, appaiono prodotte da un caldo di ahestogenere, cot debole, morbido e molto uniforme. Non si fui ritenere infati che loro prodotto nelle profondita. della Tena sia fatto dal Sole stesso 0 da un caldo intenso (infat ,Fermandos per cos! breve tempo, non agisce su una terra Ata punto nascostae protetta), ma che sia fatto dal caldo che Sole git da tempo ha introdotto nelle terre e che continuamen- ' introduce, e che & certamente debole e molle ma molto tniforme. Che infant Toro sia mosbido, viscdso e molto omo- 20 4 pud comprendere dal fatto che, essendo iquefatto dal co, appare non diminuire pet nulla o insensibilmente, dato ‘non diminuisce perch nessuna sua part attenuata prima Opi delle alr, ma To sono tute insieme © uguelmente, ese 69 tsi quae als aut prius aut magis, at elabentem ilam temaue retinent lize et velutlcoercentviscosae existentes pk seraeve. Lentoritaque et mollites Viscositasque purae gine sunt synceer ‘lore quidem quovis, uniformis modo s sit, at commodius a languidiore fieri videntur, ete bene simile rite fiant oportet; neque enim dissimilare quod est a calore ull uuniversum idem pati et in idem agi potest. At impurse qua sunt erase fuorsque commisionefactac ere omnino di zilari ct a calore quocunque quidem, at conteario otdine fe videntur; languidior enim crasstiei proximiores in tenuiors agit, vehemens contra tenuitati proximiores in crassores parum scilicet lenteque in inexistentem tenuitatem, quaecur ue illa sit, languidior agens calos, prius quam ad clabendum aptam illam faciat et egressum clabenti aperat, crasiora emncl lit quid interea; is itaque commista illa et unum facta exigua d sit Ientorem, si copiosior tenuiorque mollitiem, postremo et viscositatem faciat. Vehemens contra prius quam crassioe: emolliat, tenuiora in summam agit tenuftatem et egressum Ik quo elabatur patefacit, ut quod a vehementiore calore dissin le immutatur ens crasius asidue fiat duriusque, ssidue vide licet tenuitate cuius commistione mollius videri poterat a clo. te spoliatum, Non igitur quod languidior faci lentorem in al. litiem et molitiem in viscositatem et viscositatem in fluorem, sed fluorem in viscositatem et viscositatem in molltiem et ok. litiem in lentorem et lentorem in crasitiem, et sumiam lam s div agat vehemens agit calor. Quod igitur dictum est, et lentor et molltes et viscositas impurae quae sunt et quae commistio- ne fiunt et a vehementiore et a languidiore ealore, at contrat ‘ordine, et ¢ re omnino dissimilar fiunt. Huiusmodi porro et cbiliois et robustioris calors in dissimilara actiones et tales dictas esse dispositiones, vel ova quae elixantur vel quae aan * Leggo es 70 anche aleune sono attenuate prima o pid delle alr, tuttavia le tite extendo viscote glainose, uattengono © pet cost dire fcthiudono quella che va via efugge. La morbidersa, Gunque, itmollere ea viscosta che sono puree intege eaulano pro” dace ceramente da quasi ipo i aldo, purché sia unor. wmema pi facimente da un caldo alquanto debole, ed ® neces. Sto che sano prodotte con una cosa molto omopenea, poiché Behe non & omogenco non pu patie tutto quanto lamede- Sina cosa da nessun ealdo enon pud essere teaformato inns inedesa cosa. Ma si vede che quelle che sono impure, fate perinescolanza della corposita della ult con una cosa del Sito non omogenes, sono prodotte certamente da qualungue tipo di caldo main ordine inverso infat un caldo alguasto bole rende pia tena quele pid vicine alla corpost l com. tui, un caldo piuttoso fore ende pid corpose quelle pt vine alla tenia Ciot un caldo alquanto debole apendo poco tlentamente sulla temuita che ¢, in qualungue gradazione st tro prima di endela atta ascvolare fod patna di apeice tlusdta « quella pare che scivla fuori, rende nel frattempo Bll i un po’ le pari pid corpose, pertanto, esendo esa Bexcolatae esa und sola cosa con queste part, seein piccola quanta, quel caldo produce morbideara, & puttosto sbbon. dinteetenue, produce mollezza eda ultimo vitcosta. Un caido fare al conttario, prima di rendere moll le parti pid coxpose, tnaforma fe par pibtenul in una grandssima tenuth apre unsetaattraverso la quale scivola fuori cost che la cosa non tenets ce vee mits dau aldo patonto foedveta senpre pia corposa e dura, poiché viene continuamente priv sta ead, dlls tema pet la cul mescolanza poteva spat ® dquanto mole. Un caldo forte, dungue, non trasforme la trorbidezza in mollezza, la molleza in viscose la viscosa in it come fa quello pi debole, ma la fut in viscosity la ‘scowl mola less it mode, a orbit incomosita, e per glanta mascima se quel cade agise a hungo. Gime &detto, aunque, la morbidezza, la mollcza cla vise sa foo pur ie produ per melange trodete da un ealdo alquanto forte e da un ealdo alquanto Bok ain dine ie con ua con eto cnr =. Che di questo tipo pol sano le azioni di un caldo piut “so debolee quello ptttosto forte su cose non omogence, fhe tll sla le dispsizoni di cui si deto, lo mosteano Ie vows che vengono cotte nel aqua ole cam che vengone aro. a tur cames declarant; hae enim a lento moderatogue calore seque universae concoqui videntur, et per exiguum quid supre ina superficie magis passae in unam omnes eandemgue rem e bene lam uniformem mallemque agi videntur, a vehement vero vix concalefactis interns extemnae, tenuitate omni spolie tae, summe arescunt summeque durescunt et in esearamn gun tur Et ova itidem in ferventem aquam immissa insensle uid Iptemis immutats summe exemis crasecint summegie jurescunt, quae si in frigidam inliciantur aeque universa ¢ eodem pene modo immutentur et e viscosis lquida primum Sunt Huidaqu, mox quai pris erant et map cam cos craque crassa postremo durague, quod sclicet non diutas ‘modo sed maioribus asidve vinbus agit calor, eorum in quae agit natura assidue magis devicta magisque immutata et mole assidue magis adaperta in minus omnino repugnantia agens, Ge 22. Quee ¢ crassis tenuia fiunt mm paris ese agi ispostiones seca tntum gute non olds sara ant Es state gute (lst a aloe ammo fer deur Ag on oi un gine cs tei unin medi prt capotiones ag videorgs sed ex anna que nour ‘usm e valde disdmdibus paribus composi sunt quae al Tum si non aeque et modo eodem universa at non valde diffe renter nec modo valde diverso universa simul in eandem pene aguntur dispositionem. Id enim ut mollities fiat Viscosiasgue Opus eat; nim quae e paribus Contant wile steps Eee ‘et quarum_ Ps longe crassiores longe: a tenuiores, tf qune long pets loogeque wacnumatar mugs ace univ pene # robuno praesent calor, in lla inerea median eponionem ap vin in sumone aguntr tenultren; tom rata crasonbus existe pine quar a qulbus cone Sremollanty quidem emolita peat amolit al pre? R site, Si vede infatti che le cami, da un caldo mite e moderato, son0 cotte tutte ugualmente, ¢ quando sono mutate un po’ di pil sulla superficie sono trasformate tutte in ununica eidenti- scot per ania mol uiforme ¢ mole, mentre invece da tm caldo forte, quando sono appena riscaldate le part interne, Ieesterne, private di ogni tenuita, sono al massimo grado dis seceate, indurite e trasformate in erosta. E le uova, allo stesso rmodo, poste nell'acqua bollente, mentre nelle parti interne sono mutate insensibilmente, in'quelle esteme diventano. al snassimo grado corpose e dure; se st pongono nell'acqua fredda mmutano tutte ugualmente e quasi allo stesso modo, e, da vsco- se, prima diventano liquide e fluide, poco dopo come erano rina e anche pia viscose e glutinose, da ultimo corpose e dure, ‘oiché il caldo agisce non solo pit 4 lango ma con forze sem- pre maggiori, essendo la natura delle cose sulle quali agisce sempre pit vinta e mutata ed essendo sempre pid aperta la mass, cio® agendo esto su cose che esercitano meno resstenza, Cap, 22. Le cose che da corpose diventano tenui non sono tutte ttaformate nelle disposizioni intermedie, ma lo sono soltanto quelle che non sono molto eterogence. E la viscosita, che appare Prodotta da un caldo intensissimo con tuna cosa eterogenea, 8 pro- atta da un caldo non intensissimo. Appare tuttavia che non tutte le cose che da corpose diventano tenui siano prima trasformate nelle disposizioni imeermedie, ma soltanto quelle che non sono affatto composte parti molto dissimili, le quali cio’, se non ugualmente e tutte suante allo stesso modo, almeno non molto differentemente © en in un modo molto diverso, tutte insieme sono trasformate