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Il Palazzo Montecitorio ospita la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana

uno dei due rami del parlamento.

L'art. 67 (cosiddetto divieto di mandato imperativo) dispone che ogni membro del
parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di m
andato, ossia riceve un mandato generale da parte del corpo elettorale, il quale
non suscettibile di iniziative di revoca n da parte dell'ambito territoriale (col
legio) che l'ha eletto, n da parte del partito di affiliazione; mandato generale
il cui rispetto non pu essere sindacato in termini giuridici (cos come invece avvi
ene per il mandato previsto dal Codice civile), ma solo (eventualmente) in termi
ni politici, nelle forme e nei modi previsti dalla Costituzione (quindi, princip
almente, con le consultazioni elettorali).
Nell'art. 68 trovano espressione, invece, gli istituti dell'insindacabilit e dell
'inviolabilit, laddove si prescrive, rispettivamente, che i membri del Parlamento
non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati
nell'esercizio delle loro funzioni e che senza autorizzazione della Camera alla q
uale appartiene, nessun membro del Parlamento pu essere sottoposto a perquisizion
e personale o domiciliare, n pu essere arrestato o altrimenti privato della libert
personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza ir
revocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto p
er il quale previsto l'arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione
richiesta per sottoporre i membri del Parlamento a intercettazioni, in qualsias
i forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.
Sia l'insindacabilit sia l'inviolabilit non rappresentano prerogative del singolo
parlamentare, ma sistemi di tutela della libera esplicazione delle funzioni del
Parlamento, contro indebite ingerenze da parte della magistratura (ma costituisc
ono anche il portato del talora minaccioso passato in cui la magistratura non co
stituiva un autonomo potere, ma era sottoposta al governo).
Per ci che, in particolare, concerne l'insindacabilit, essa consiste nell'irrespon
sabilit penale, civile, amministrativa e disciplinare per le opinioni espresse da
i membri delle Camere nell'esercizio delle loro funzioni. Particolarmente contro
versa l'interpretazione concernente questa disposizione: quando un'opinione espr
essa nell'esercizio delle funzioni parlamentari? Il contenzioso costituzionale a
l riguardo ha dato modo alla Corte costituzionale di precisare la distinzione tr
a attivit politica e attivit istituzionale del parlamentare e, anche con riguardo
a quest'ultima, tra attivit insindacabile e attivit sindacabile in quanto lesiva d
i altri principi o diritti costituzionali(e in particolare dell'onore come espre
ssione della pari dignit umana).
L'inviolabilit, invece, rappresenta il residuo derivante dalla riforma operata co
n legge costituzionale n. 3 del 1993, che ha cancellato il precedente istituto d
ell'autorizzazione a procedere nel caso di condanna con sentenza definitiva.
Infine, a norma dell'art. 69, i membri del Parlamento ricevono una indennit stabil
ita dalla legge: ribaltando l'opposto principio enunciato dallo Statuto albertino
, si afferma la necessit (e irrinunciabilit) dell'indennit, da intendersi strettame
nte collegata con l'art. 3 (principio di eguaglianza) e con il sopra richiamato
art. 67 (divieto di mandato imperativo).
Il Parlamento in seduta comune[modifica | modifica sorgente]
Il Parlamento in seduta comune per il giuramento del presidente Giovanni Leone (

29 dicembre 1971)
Nei casi previsti dalla Costituzione, il Parlamento si riunisce in seduta comune
. Come avverte l'articolo 55 comma 2 della carta fondamentale, l'ipotesi sancita
da questo articolo tassativa e non suscettibile di modifica o di applicazione p
er via analogica.
Questo organo si riunisce presso gli uffici della Camera dei deputati a Palazzo
Montecitorio, ed presieduto dal Presidente della Camera con il proprio ufficio d
i presidenza (art. 63 Cost.). Del resto, quando si tratt di scrivere l'articolo 5
5 della Costituzione, nonostante la prima idea di una terza Camera giuridicament
e indistinta dalle altre due (idea in seguito scartata), i costituenti diedero i
l potere al solo presidente della Camera di presiedere il Parlamento in seduta c
omune per stabilire equilibrio con il presidente dell'altro ramo del Parlamento,
che sostituisce il presidente della Repubblica quando questi sia momentaneament
e impedito.
In dottrina ci sono dibattiti circa la possibilit che le Camere in seduta comune
possano darsi autonome norme regolamentari. La maggior parte della dottrina di o
pinione favorevole, supportata anche dal regolamento del Senato (art. 65) che es
plicitamente prevede tale ipotesi.[2]
Il Parlamento in seduta comune si riunisce:
con la partecipazione dei rappresentanti delle Regioni, per l'elezione del Presi
dente della Repubblica. richiesta la maggioranza dei due terzi nei primi tre scr
utini, la maggioranza assoluta nei successivi (art. 83 Cost.);
per assistere al giuramento di fedelt alla Repubblica e di osservanza della Costi
tuzione del Presidente della Repubblica (art. 91 Cost.);
per l'elezione di un terzo dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura
(art. 104 Cost.) Il quorum richiesto la maggioranza dei tre quinti dell'assembl
ea nei primi due scrutini, la maggioranza dei tre quinti dei soli votanti nei su
ccessivi[3];
per la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica, a maggioranza a
ssoluta (art. 90 Cost.);
per l'elezione di cinque membri della Corte costituzionale (art. 135 Cost.). Il
quorum la maggioranza dei due terzi nei primi tre scrutini, la maggioranza dei t
re quinti nei successivi[4];
per la compilazione di un elenco di 45 cittadini fra i quali estrarre a sorte se
dici giudici che integreranno la Corte Costituzionale nei giudizi d'accusa contr
o il Presidente della Repubblica (il quorum richiesto il medesimo di quello prev
isto per l'elezione dei giudici costituzionali) (art. 135 Cost.);
Bicameralismo perfetto[modifica | modifica sorgente]
Il sistema parlamentare italiano si caratterizza per il bicameralismo perfetto:
nessuna Camera pu vantare una competenza che non sia anche dell'altra Camera.
Dai lavori preparatori dell'assemblea costituente si evince che la funzione del
senato quella di "camera di raffreddamento" per le decisioni prese dalla camera
dei deputati.
Numero di parlamentari[modifica | modifica sorgente]
Il principio di base su cui stato determinato il numero dei parlamentari la prop
orzione fra cittadini e parlamentari. Fra il 1948 e il 1963 il numero era mobile
, mentre era fisso il rapporto con la popolazione: un deputato ogni 80.000 abita
nti e un senatore ogni 200.000.
La legge costituzionale n. 2 del 1963 ha fissato il numero di parlamentari. La C
amera dei deputati comprende 630 deputati eletti da tutti i cittadini che abbian
o compiuto 18 anni, mentre sono eleggibili tutti i cittadini che abbiano compiut

o almeno 25 anni. I senatori sono 315, sono eletti dai cittadini che abbiano com
piuto almeno 25 anni, mentre sono eleggibili tutti i cittadini che abbiano compi
uto almeno 40 anni (art. 56 e 57 della Costituzione). Il numero totale dei senat
ori in carica dato dalla somma di quelli eletti e dei senatori a vita.
Questi dati possono essere confrontati con gli altri paesi Europei, tenendo debi
to conto delle differenze strutturali dell'apparato politico e delle differenze
di popolazione. Nel 2011, ad esempio, l'Italia risulta al secondo posto in Europ
a per numero assoluto di parlamentari, superata solo dalla Gran Bretagna, con 65
0 deputati e 827 senatori (molti dei secondi lo sono per titolo o diritto). Tend
enzialmente gli stati numericamente pi piccoli hanno pi rappresentanti in proporzi
one agli elettori. Nel 2011, l'Italia era al sest'ultimo posto con 1,6 parlament
ari per 100.000 abitanti. Agli estremi, tra gli stati con pi di un milione di abi
tanti, vi sono l'Estonia con 7,5 e la Germania con 0,8 parlamentari per 100.000
abitanti.[5]
Nel 2011 la Commissione affari costituzionali del Senato ha iniziato l'esame di
6 disegni di legge costituzionale, proposti tra il 2008 e il 2011 che modificano
gli articoli 56 e 57 della Costituzione, riducendo il numero di deputati e sena
tori. Le proposte di riduzione sono legate anche a valutazioni non positive sull
'efficienza del sistema italiano, in termini di compensi, capacit di produrre leg
gi applicabili e in tempi ragionevoli, effettiva partecipazione alle attivit came
rali.
Prerogative delle camere[modifica | modifica sorgente]
Le camere del Parlamento italiano godono di particolari privilegi:
autonomia regolamentare: ogni Camera redigendo un proprio regolamento si amminis
tra e sviluppa il proprio lavoro secondo la volont dei parlamentari e del preside
nte della Camera.
Autonomia finanziaria: le camere decidono autonomamente l'ammontare delle risors
e necessarie allo svolgimento delle proprie funzioni.
Autonomia amministrativa: ogni Camera provvede all'organizzazione dei propri uff
ici amministrativi e all'assunzione dei propri dipendenti (funzionari, commessi)
.
Immunit della sede: decisione su chi pu essere ammesso all'interno degli edifici i
n cui si svolgono le sedute. Naturalmente il presidente della Camera, avendo un
potere elevato, pu svolgere questo compito.
Giustizia domestica (autodichia): le controversie relative allo stato giuridico
ed economico dei dipendenti sono sottratte al giudice comune e sono riservati ag
li organi interni al Parlamento.
Organizzazione interna del Parlamento[modifica | modifica sorgente]
La disciplina dell'organizzazione del Parlamento e delle Camere dettata, innanzi
tutto, dalla Costituzione e dai regolamenti parlamentari (a favore dei quali esi
ste una riserva prevista dalla stessa Carta costituzionale).
Organi necessari (in quanto previsti direttamente dal testo costituzionale) sono
il presidente, l'ufficio di presidenza e le commissioni (permanenti). A questi
si affiancano altri organi previsti dai regolamenti (gruppi, proiezione parlamen
tare dei partiti, e giunte, con funzioni tecniche; ma anche la conferenza dei ca
pigruppo, cui spetta la competenza di fissare il programma e il calendario dei l
avori), da deliberazioni delle Camere o da leggi (che assumono spesso la forma d
i commissione, monocamerale o bicamerale). L'ufficio di presidenza della Camera
e il consiglio di presidenza del Senato rappresentano tutti i gruppi parlamentar
i. Hanno compiti amministrativi e compiti che riguardano la disciplina interna e
l'organizzazione. In riferimento alle funzioni amministrative interne, l'uffici
o e il consiglio di presidenza godono del potere regolamentare e decidono sui ri
corsi contro gli atti dell'amministrazione della Camera (art. 12 r.c. e r.s.).
In virt del principio di rappresentativit, sono le stesse Camere a giudicare dei t

itoli di ammissione dei loro membri (con decisione assunta dall'assemblea su pro
posta della giunta per le elezioni). Sempre per lo stesso principio, perch possan
o esprimere legittimamente una decisione necessaria la presenza della maggioranz
a dei membri del collegio (quorum strutturale[6], che si presume esistente salvo
verifica), e la decisione stessa si assume approvata quando gode del voto favor
evole della maggioranza dei voti espressi (quorum funzionale[7]; con diverse nor
me, alla Camera e al Senato, circa il computo degli astenuti). Gli astenuti al S
enato vengono considerati votanti, mentre alla Camera no. In ipotesi tassativame
nte indicate dalla Costituzione (e accomunate dall'espressione di una funzione p
arlamentare diversa da quella di indirizzo politico, e genericamente qualificabi
le come garanzia), si richiedono maggioranze qualificate, ossia superiori alla m
aggioranza dei votanti.
Dal principio di rappresentativit (e dal principio di sovranit popolare) deriva in
oltre la pubblicit delle sedute. Delle sedute dell'assemblea, infatti, redatto re
soconto sommario e stenografico, e sono attrezzate apposite tribune per ospitare
il pubblico. Delle sedute delle commissioni, invece, redatto solo un resoconto
sommario (pubblicato sul Bollettino delle giunte e delle commissioni), ed possib
ile seguire lo svolgimento dei loro lavori mediante un sistema audiovisivo a cir
cuito chiuso. Al contrario, il verbale di seduta documento riservato (la cui vis
ione fu negata, nel 1959, anche alla Corte costituzionale). Tuttavia, resta semp
re pubblico - viene letto all'inizio della successiva seduta - il processo verba
le di ogni riunione, che viene redatto, salvo diversa esplicita disposizione, an
che per le sedute segrete, delle quali non si redigono i resoconti; l'organo che
si riunisce in maniera segreta pu comunque deliberare che non vi sia processo ve
rbale.
In seguito alla legge costituzionale n. 2 del 1963, entrambe le Camere sono elet
te per un mandato di cinque anni (periodo denominato con il termine legislatura)
, e non possono essere prorogate se non in caso di guerra. Possono invece essere
anticipatamente sciolte dal presidente della Repubblica (ma non negli ultimi se
i mesi del suo mandato, a meno che questi non coincidano - in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura), sentiti i rispettivi presidenti (la
prassi sviluppatasi vede lo scioglimento come uno strumento da utilizzarsi solo
ove non sia possibile instaurare un rapporto fiduciario tra il Parlamento e il
governo).
Le Camere restano in carica fino alla prima riunione delle nuove Camere per evit
are un possibile vuoto legislativo (istituto della prorogatio, da non confondere
con la proroga). La prima riunione delle nuove Camere deve avvenire entro i 20
giorni successivi alle elezioni, che, a loro volta, devono svolgersi entro 70 gi
orni dalla fine della legislatura.
Le funzioni del
Alle due Camere
i indirizzo, di
citate da altri
trativa.

Parlamento[modifica | modifica sorgente]


spettano la funzione legislativa, di revisione costituzionale, d
controllo e di informazione nonch altre funzioni normalmente eser
poteri: ovvero la funzione giurisdizionale e la funzione amminis

Funzione legislativa[modifica | modifica sorgente]


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Per approfondire, vedi Iter legis.
L'iter legis, ossia il procedimento che porta alla formazione di una legge, cos s
chematizzabile:
iniziativa ? istruttoria ? esame ? approvazione (articolo per articolo e finale)
? promulgazione ? pubblicazione.
L'iniziativa spetta al governo, ai singoli parlamentari (che devono presentare l
a proposta di legge alla loro Camera d'appartenenza), ai cittadini (che devono p
resentare una proposta formulata in articoli e accompagnata dalle firme di 50.00
0 elettori), ai singoli Consigli regionali e al C.N.E.L. (Consiglio nazionale de

ll'economia e del lavoro).


L'iniziativa, una volta pervenuta a una delle due Camere, deve essere assegnata
a una commissione competente per materia perch svolga una preliminare attivit istr
uttoria (avvalendosi anche dei pareri formulati da altre commissioni, e in parti
colare dalle cosiddette commissioni filtro).
A questo punto, il procedimento pu seguire due strade diverse. Nel procedimento n
ormale la commissione competente si riunisce in sede referente e, formulata una
relazione e nominato un relatore, trasmette la competenza alla formulazione e al
l'approvazione del testo all'assemblea. Il tutto deve avvenire in non pi di 4 mes
i alla Camera e di 2 mesi al Senato. Una volta approdato in una Camera, avviene
la discussione generale, a cui segue l'esame (e il voto) articolo per articolo,
le dichiarazioni di voto e in ultimo la votazione generale, che normalmente avvi
ene e in modo palese (il voto segreto previsto per materie che implicano scelte
dettate dalla coscienza individuale). Se il progetto ottiene la votazione positi
va di una Camera, passa all'altro ramo del parlamento che la deve votare senza u
lteriori modifiche. In caso di modifiche, il testo ritorna all'altra Camera che
lo deve riapprovare. Se il testo ripete questo procedimento pi volte si parla di
"navette" o palleggiamento.
Questa procedura obbligatoria per i disegni di legge in materia costituzionale e
d elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratifi
care trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi (art. 72 C
ost.). In tutte le altre ipotesi, si potr avere una procedura speciale (o procedu
ra legislativa decentrata): la commissione permanente potr riunirsi in sede redig
ente (sar di competenza dell'assemblea, cio, la sola approvazione finale) oppure d
eliberante o legislativa (l'intero iter parlamentare si svolge in seno alla comm
issione), fatta salva in entrambi i casi la possibilit per 1/10 dei membri della
Camera che sta procedendo, 1/5 dei membri della commissione o per il governo di
chiedere il ritorno alla procedura normale.
Procedure particolari sono previste per la conversione di decreti legge, la legg
e annuale comunitaria, la legge di bilancio annuale preventivo (e relativa finan
ziaria), la legge annuale di semplificazione e altre leggi di cui si decide l'ur
genza.
Approvato lo stesso testo in entrambi i rami del Parlamento, questo verr trasmess
o al presidente della Repubblica, perch entro un mese provveda alla promulgazione
, salva la possibilit di chiedere alle Camere, con messaggio motivato, una nuova
deliberazione (ipotesi nella quale la promulgazione atto dovuto). Una volta prom
ulgata, la legge sar quindi pubblicata - a cura del ministro della Giustizia - su
lla Gazzetta Ufficiale ed entrer in vigore dopo il periodo di vacatio legis (15 g
iorni, a meno che non sia altrimenti stabilito).
Procedura legislativa costituzionale[modifica | modifica sorgente]
La rigidit della nostra costituzione garantita dalla predisposizione di organi e
misure di controllo attraverso i quali si apportano le modifiche che il tempo o
i cambiamenti socio-politici rendono indispensabili. In questo consiste la funzi
one di revisione costituzionale.
Questo processo (secondo l'art. 138 della costituzione italiana) si articola in
2 possibili fasi: la prima in cui le camere procedono a una votazione parlamenta
re attraverso una doppia delibera; se in entrambe le camere la votazione positiv
a superiore ai 2/3 la revisione passata e viene direttamente mandata al presiden
te della repubblica per la promulgazione, in caso si raggiungesse una maggioranz
a assoluta ma non superiore ai 2/3 si prevede che alcuni soggetti, 1/5 dei compo
nenti di ciascuna camera, 5 consigli regionali, e 500 000 elettori, possono rich
iedere di sottoporre a votazione elettorale il testo votato in parlamento. Tale
referendum definito costituzionale pu essere esercitato nei 3 mesi successivi all

a pubblicazione nella gazzetta ufficiale ai fini notiziari del testo della delib
erazione legislativa.
Il primo referendum di questo tipo si tenuto il 7 ottobre 2001, e ha registrato
la conferma - da parte del corpo elettorale - della legge costituzionale n. 3 de
l 2001. Inoltre doppia delibera da parte delle camere avviene attraverso un esam
e incrociato, cio una volta approvata in prima lettura da una camera, la legge vi
ene trasmessa all'altra senza la seconda deliberazione della prima; in seconda l
ettura difatti si procede con solo una votazione finale senza la possibilit di in
trodurre emendamenti.
L'art. 139 della costituzione stabilisce l'unico vero limite espresso nell'eserc
izio del potere di revisione costituzionale e consiste nella forma repubblicana
dello Stato. Sussistono inoltre altri limiti considerati impliciti cio non vengon
o modificati gli articoli che contengono i princpi supremi dello stato nonch i val
ori su cui si fonda la costituzione italiana (sovranit popolare, unit e indivisibi
lit dello stato...)
Funzione di controllo e indirizzo politico[modifica | modifica sorgente]
Il parlamento, oltre alla funzione legislativa, esercita anche funzioni di contr
ollo sul governo e funzioni di indirizzo politico.
La funzione di controllo si esplica in interpellanze e interrogazioni. Le interr
ogazioni consistono in una domanda scritta dove si chiede al governo se un deter
minato fatto sia vero, se ne a conoscenza e se saranno presi provvedimenti, la r
isposta pu essere data dal ministro (relativo a quell'argomento), dal presidente
del consiglio o da un sottosegretario per scritto o oralmente durante l'assemble
a.L'interrogante pu replicare per dichiarare se soddisfatto o meno della risposta
. Infine, nelle interpellanze il fatto dato per noto, si chiedono i motivi della
condotta del governo e gli intendimenti futuri, il tutto avviene per iscritto.S
e l'interpellante non soddisfatto della risposta,pu presentare una mozione e prom
uovere una discussione
La funzione di indirizzo politico, invece, si concreta nel rapporto fiduciario c
he deve sussistere tra Parlamento e Governo, oggettivizzato nella mozione di fid
ucia, nella questione di fiducia e nella mozione di sfiducia (che pu essere rivol
ta all'intero governo oppure anche a un singolo ministro). Altri strumenti di in
dirizzo politico sono le mozioni, le risoluzioni e gli ordini del giorno di istr
uzione al governo.
Una profonda integrazione tra funzione legislativa, funzione di controllo e funz
ione di indirizzo si registra, infine, negli atti che vengono svolti nella cos de
tta sessione di bilancio, e che vanno dall'approvazione DPEF del documento di pr
ogrammazione economica e finanziaria all'approvazione della legge finanziaria e
dei bilanci.
Funzione di inchiesta[modifica | modifica sorgente]
A norma dell'art. 82 della Costituzione, ciascuna Camera pu disporre inchieste su
materie di pubblico interesse. A tale scopo nomina fra i propri componenti una c
ommissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. Il Par
lamento, ossia, per adempiere alla sua funzione di organo attraverso il quale si
esercita in forma ordinaria la sovranit popolare, pu adottare penetranti strument
i conoscitivi e coercitivi (gli stessi poteri dell'autorit giudiziaria) per sotto
porre all'esame proprio - e di conseguenza del popolo sovrano - fatti e argoment
i su cui sia particolarmente viva l'attenzione sociale.
Funzione di revisione costituzionale[modifica | modifica sorgente]
La rigidit della costituzione garantita da determinati organi e misure di control
lo i quali attraverso "iter precisi" apportano le modifiche che il passare del t
empo o i vari cambiamenti socio-politici rendono necessari. L'organo competente

alla revisione costituzionale proprio il Parlamento che attraverso una doppia de


libera da parte di ciascuna camera entro tre mesi pu approvare tale modifica. La
delibera si effettua con un esame incrociato della legge, cio viene prima approva
ta dalla prima camera e poi passa all'altra senza la seconda delibera della prim
a. Successivamente a distanza non minore di tre mesi deve essere deliberata la s
econda votazione della prima camera e anche dell'altra. Questo particolare iter
viene naturalmente bloccato se nel passare le deliberazioni non ottengono almeno
una maggioranza assoluta. Nel caso alla fine di questo procedimento si fosse ra
ggiunta una maggioranza superiore ai 2/3 la legge passa al presidente della Repu
bblica, che ha la facolt di promulgarla. Nel caso raggiungesse una maggioranza as
soluta ma inferiore ai 2/3 l'atto pu essere impugnato da 1/5 dei componenti di ci
ascuna camera, oppure da 5 consigli regionali, 500.000 elettori e pu essere richi
esto un referendum costituzionale. Questo deve svolgersi in una domenica tra 50
e 60gg dopo. La differenza da quello abrogativo principalmente l'atto di cui si
tratta, che al posto di essere una legge gi in vigore in questo caso una legge co
stituzionale o di revisione; altra differenza che nel suo iter di passaggio non
ci sar un controllo esercitato dalla corte costituzionale; un'altra differenza in
oltre che non c' un quorum prestabilito quindi anche le forze politiche di minora
nza potrebbero raggiungere pi consensi.
Il processo decisionale nel Parlamento della Prima Repubblica[modifica | modific
a sorgente]
La fine dell era De Gasperi coincide con l inizio di un periodo di forte instabilit g
overnativa che caratterizza la seconda (1953-58) e anche la terza legislatura (1
958-63). Grazie all indebolimento della DC inizia la lenta ma progressiva attuazio
ne delle istituzioni di garanzia previste dalla Costituzione. In Parlamento si a
pre una fase caratterizzata dalla continua crescita dell influenza delle opposizio
ni e in particolare quella di sinistra.
Dalla terza legislatura in poi cresce la produzione di leggi in commissione, app
rovate quasi sempre con il consenso, magari solo tacito, dell opposizione, cui in
questo campo la Costituzione assegna una sorta di potere di veto. Infatti, la ri
chiesta di spostare una certa proposta di legge dalla procedura semplificata, in
commissione, a quella ordinaria e quindi in aula
pu significare in molti casi ch
e difficilmente la proposta verr approvata. Spesso, la proposta non riesce neanch
e ad arrivare al voto finale e viene insabbiata .
Quindi, mentre nella sede legislativa pi visibile l aula
la contrapposizione fra ma
ggioranza e opposizione resta forte, nei luoghi pi riservati delle commissioni pe
rmanenti si sviluppa progressivamente una certa collaborazione, che il pi delle v
olte si traduce nello scambio di favori reciproci.
Il culmine della tendenza a coinvolgere l opposizione nel processo decisionale del
Parlamento
una tendenza definita proporzionalistica , in quanto tende ad attribuir
e un ruolo a tutti i partiti, pi o meno in proporzione alla loro forza
raggiunto
nel 1971 con la riforma dei regolamenti parlamentari.
Infatti, l aspetto pi significativo della riforma il peso attribuito alla conferenz
a dei capigruppo che riunisce tutti i presidenti dei gruppi parlamentari insieme
al presidente dell assemblea
cui spetta decidere dell intera programmazione dei lav
ori parlamentari. Il punto cruciale che la conferenza deve decidere all unanimit: i
n questo modo viene attribuito alle opposizioni un formidabile potere di veto. D
a tutto il processo vistosamente assente il governo, che per vedere le sue propo
ste esaminate non pu agire direttamente ma deve ricorrere ai capigruppo dei parti
ti della maggioranza parlamentare, fatto che non pu non indebolire la posizione e
che rende comunque pi complesso il processo di attuazione del programma di gover
no.
Gli anni settanta sono gli anni in cui il PCI massicciamente coinvolto in tutto
il processo legislativo. La settima legislatura (1976-79) vede l emergere della ma

ggioranza parlamentare della Solidariet nazionale, che comprende ufficialmente, a


ccanto ai partiti di centro-sinistra, anche il Pci.
La collaborazione fra il Pci e gli altri partiti durer per poco, soprattutto per l
a difficolt di far convivere all interno della stessa maggioranza parlamentare posi
zioni politiche molto distanti fra loro.
Inoltre la presenza di nuovi partiti
come quello radicale che elegge nel 1976 4
deputati e 18 deputati nel 1979
rende sempre pi difficile far funzionare in modo
passabilmente efficiente il processo legislativo.
La riforma del 1971, per funzionare in modo soddisfacente, richiede infatti un a
ccordo fra tutte le forze politiche di rilievo e quindi un forte accentramento d
el processo decisionale. In caso contrario, la programmazione dei lavori parlame
ntari sarebbe diventata come di fatto avviene
sempre pi difficile.
Con l'ostruzionismo parlamentare il Partito Radicale denuncia il metodo decision
ale dei partiti italiani, che da oltre trent'anni affida alle segreterie di part
ito le principali decisioni[8]. Con oltre 160 interventi in aula per richiamo al
regolamento, i deputati radicali si oppongono alle interpellanze e alle interro
gazioni che non ottengono risposta dal governo; all abuso del ricorso ai decreti l
egge (oltre 150 dal 1976 al 1979) che la Costituzione prevede possa essere usato
solo in casi straordinari di necessit e d'urgenza ; al mancato accesso all'informaz
ione parlamentare, ancora precluso ai cittadini, ai giornalisti e agli stessi de
putati; alla contemporaneit delle votazioni delle camere e delle commissioni, che
porta i deputati a votare velocemente senza aver partecipato al processo format
ivo della legge.
Contro questa pratica si schiera soprattutto il Pci e uno dei suoi leader, Giova
nni Berlinguer, che chiede di riformare il Parlamento perch troppo permissivo ris
petto agli equilibri tra maggioranze (cui spetterebbe l'efficienza) e minoranze
(alla ricerca di spazi di vacuo garantismo).
Con gli anni ottanta, gli anni che vedono prevalere la maggioranza di pentaparti
to, si assiste a una lenta inversione di tendenza che porta a un relativo raffor
zamento della maggioranza parlamentare e dello stesso governo. Nel 1981 sono amp
liati i poteri dei presidenti delle camere, che sono ora in grado di decidere qu
alora la conferenza dei capigruppo non riesca a trovare un accordo. Vengono poi
limitati gli interventi dei parlamentari che spesso erano stati adoperati a fini
ostruzionistici e, fra il 1988 e il 1990, viene ridotto l uso del voto segreto, i
n precedenza molto ampio. Infine, nel 2008 finalmente riconosciuto al governo un
ruolo nella programmazione dei lavori parlamentari, stabilendo la necessit che l
a conferenza dei capigruppo tenga conto anche delle sue richieste.
per solo dopo il 1992, e i profondi cambiamenti che avvengono dopo quella data, c
he la posizione del governo e della sua maggioranza viene sensibilmente rafforza
ta.
Record dei parlamentari[modifica | modifica sorgente]
Giulio Andreotti (1919-2013) stato il parlamentare pi anziano e in carica da pi te
mpo, infatti stato sempre eletto deputato dalla I per tutte le legislature della
Repubblica Italiana, fino al 1992, quando stato nominato senatore a vita.
Enzo Lattuca (nato nel 1988), il deputato eletto pi giovane, essendo stato eletto
nella XVII legislatura nel 2013 a 25 anni.
Giuseppe Alessi (1905-2009) stato il deputato della Repubblica Italiana che viss
uto pi a lungo, infatti morto a 103 anni d'et, superato solo dal senatore del regn
o Giovanni Battista Borea d'Olmo (1831-1936), che mor poco dopo aver compiuto 105
anni.
Parlamentari italiani centenari[modifica | modifica sorgente]
N.
Immagine
Nome
Data di nascita Data di morte Anni e giorni

Legislature
1
Giovanni Battista Borea d'Olmo.gif
Giovanni Battista Borea d'Olmo
11 ottobre 1831 19 ottobre 1936 105 anni e 8 giorni
XXVI, XXVII Legislatura
del Regno d'Italia
2
Giuseppe Alessi.jpg
Giuseppe Alessi 29 ottobre 1905 29 luglio 2009
103 anni e 273 giorni IV, V Legislatura della Repubblica Italiana
3
Rita Levi Montalcini.jpg
Rita Levi-Montalcini
22 aprile 1909
30 dicembre 2012
103 anni e 252 giorni XIV, XV, XVI Legislatura della R
epubblica Italiana
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EduardoDiGiovanni.jpg Eduardo Di Giovanni
7 novembre 1875 16 marzo
1979 103 anni e 129 giorni XXV, XXVI Legislatura del Regno d'Italia, I Legi
slatura della Repubblica Italiana
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Ettore Conti.jpg
Ettore Conti di Verampio
24 aprile 1871
13 dicembre 1972
101 anni e 233 giorni XXIV, XXV, XXVI, XXII, XXVIII, X
XIX, XXX Legislatura del Regno d'Italia
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Pietro Sponziello.jpg Pietro Sponziello
6 marzo 1912
16 agost
o 2013 101 anni e 163 giorni II, III, IV, V, VI, VII Legislatura della Repubb
lica Italiana
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Giovanni roberti.jpg
Giovanni Roberti
3 febbraio 1909 18 genna
io 2010 100 anni e 349 giorni I, II, III, IV, V, VI, VII Legislatura della Rep
ubblica Italiana
Riferimenti normativi[modifica | modifica sorgente]
Costituzione della Repubblica Italiana
Note[modifica | modifica sorgente]
^ Costituzione della repubblica italiana, articolo 55, comma 1
^ Paolo Caretti e Ugo De Siervo, Istituzioni di diritto pubblico, Torino, Giappi
chelli Editore, pag. 239. Nel medesimo capitolo, gli autori sottolineano come l'
Assemblea costituente avesse discusso la possibilit di fornire a tale organo dei
poteri pi ampi. Tale proposta fu accantonata in un'ottica di mantenimento della p
assata struttura bicamerale.
^ art. 22 legge 24 marzo 1958, n. 195
^ art.3 legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2
^ Nota breve del Senato sul numero dei parlamentari
^ Secondo l'articolo 64, comma 3 della Costituzione, ogni seduta e ogni delibera
zione di ciascuna Camera e del Parlamento, non valida se non presente la maggior
anza dei componenti. Ci significa che il numero legale della seduta si raggiunge
con la partecipazione alla stessa della met pi uno degli appartenenti alla Camera
o al Senato.
^ Secondo l'articolo 64 comma 3 della Costituzione, ogni deliberazione di ciascu
na Camera e del Parlamento, per essere valida deve essere votata dalla met pi uno
dei presenti, ossia deve ottenere una maggioranza semplice, salvo che la Costitu
zione in particolari casi o materie non indichi che sia necessario raggiungere u
na maggioranza qualificata. Per il calcolo del quorum per le deliberazioni, i re
golamenti interni delle due Camere applicano due diversi sistemi: alla Camera, i
l comma 1 dell'articolo 48 del regolamento prevede che "le deliberazioni dell'As
semblea e delle Commissioni sono adottate a maggioranza dei presenti" mentre il
comma 2 sancisce "sono considerati presenti coloro che esprimono voto favorevole
o contrario" gli astenuti dunque non sono computati ai fini del numero legale;
diversamente, al Senato, l'art. 107 del regolamento del senato prevede che "ogni
deliberazione del Senato presa a maggioranza dei Senatori che partecipano alla
votazione" pertanto gli astenuti sono inseriti tra i voti per il calcolo del quo
rum.
^ Convegno Gruppo Parlamentare Radicale 10, 11, 12 ottobre 1978 Il Parlamento ne
lla Costituzione e nella realt, 10, 11, 12 ottobre 2000
Bibliografia