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LE RELAZIONI PUBBLICHE IN 42 RIGHE

Cosa sono le Relazioni Pubbliche? Nel corso di una giornata, ognuno di noi entra in contatto, diretto e
indiretto, con decine di organizzazioni, enti, aziende, interlocutori. Le relazioni che teniamo con
questi soggetti, che possono essere consapevoli o inconsapevoli, volute o subite, generano inevitabilmente
giudizi e opinioni, sul nostro modo di agire e di lavorare, indipendentemente dal fatto che lo vogliamo o
meno. L’uomo è un animale sociale, come diceva Seneca.

In quest’ottica, le Relazioni Pubbliche servono a gestire in modo attivo


e continuativo le relazioni che si creano tra un’organizzazione e i
pubblici con cui essa interagisce. Questa è la “creazione del valore”.
Un’opinione positiva o negativa può, infatti, influire in modo decisivo sui
comportamenti delle persone e, quindi, su quella di enti, aziende e
organizzazioni che da loro dipendono. Un esempio? Il mercato non include
solo i clienti ma una moltitudine di altri soggetti che hanno un impatto
significativo sul suo andamento, come funzionari pubblici, magistrati,
associazioni, comunità locali, opinion leader, etc. Per questo, è
necessario organizzarsi per gestire queste relazioni.

Le Relazioni Pubbliche comprendono tutte le attività di comunicazione che


hanno l’obiettivo di gestire e sviluppare relazioni, le quali possono essere utilizzate anche per
raggiungere specifici obiettivi, come creare consenso su una particolare iniziativa, presentare nuovi
prodotti e servizi o dare visibilità a un evento. Si sono sviluppate negli Stati Uniti a partire dai primi dell’800
ma l’attività di influenzare l’opinione pubblica e aumentare la notorietà di un’organizzazione è sempre
esistita, fin dalle civiltà antiche. Sono, in tutto e per tutto, uno strumento del marketing mix e
contribuiscono a promuovere attivamente aziende ed enti.

Questa è la teoria, la domanda allora è: qual è il ruolo concreto delle relazioni pubbliche? Si tratta, di fatto,
della gestione della comunicazione attraverso l’utilizzo di molteplici strumenti. Gli obiettivi sono,
essenzialmente, tre:

• affermare la reputazione di un’organizzazione, di un’azienda o di un ente;


• rafforzarne la notorietà e la visibilità;
• diffonderne e consolidarne l’identità sociale.

Per raggiungere questi obiettivi, le attività relazionali e comunicative di un’organizzazione devono essere,
quindi, organizzate in modo efficace e unitario, sia per quanto riguarda la comunicazione esterna (rivolta ai
pubblici esterni all’organizzazione) che interna (rivolta a dipendenti e collaboratori), gestendo le seguenti
attività:

• Attività strategiche - Ascolto e coordinamento per conoscere e difendere la reputazione.


• Attività specialistiche - Crisis management (gestione delle crisi), public affairs (gestione dei
rapporti con gli stakeholder, dalle istituzioni politiche alla comunità finanziaria, dai gruppi di opinione
alla magistratura, dai sindacati alle associazioni), comunicazione ambientale.
• Attività tradizionali – Relazioni con i media e organizzazione di eventi.

L’azienda deve porre massima attenzione nello sviluppo di una


struttura di marketing e comunicazione in grado di tutelare,
rafforzare e consolidare non solo l’identità dell’azienda, la
sua organizzazione e i suoi obiettivi ma anche la gestione delle
relazioni con i pubblici di riferimento. Per questo, l’azienda deve
dare la possibilità ai suoi collaboratori di evidenziare un’esigenza o
un problema, per valutare le possibili soluzioni e scegliere insieme
quella più adatta.
Si può riassumere il tutto parafrasando una famosa frase di John
Kennedy:

“i comunicatori devono essere persone in grado di far comprendere un problema in 10 minuti e


con un foglio, invece che in giorni e con decine di pagine”.