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Porfirio astronomo e astrologo.

Osservazioni sullintroduzione alla tetrabiblos di Tolemeo


Giuseppe Muscolino*
Non vi sono notizie certe sulla data del ritorno di Porfirio a Roma
dopo il suo soggiorno a Lilibeo in Sicilia, ma verosimile che essa si
possa attestare nei primi anni del 270 d.C.1 Giunto nellUrbe, il filosofo
fonda una nuova scuola che rimarr attiva fino alla sua morte, avvenuta molto probabilmente intorno al 305 d.C.2 Sulla scorta dei suoi
svariati interessi per le diverse scienze e della sua capacit di eccellere in
moltissime discipline3, Porfirio si dedica anche allo studio dellaritme*

Universit di Catania.
Cfr. Porph., V.P., 15, 1-5. Su questo passo si veda anche Porfirio, Filosofia rivelata
dagli oracoli, con tutti i frammenti di magia, stregoeria, teosofia e teurgia (Il Pensiero occidentale), a cura di G. Girgenti e G. Muscolino, Bompiani, Milano 2011, pp. CCVI-CCX, e G.
Muscolino, Porfirio: la Philosophia ex oraculis. Per una nuova edizione dei frammenti, Tesi
di Dottorato, Universit degli Studi di Macerata, Corso di Dottorato di Ricerca in Storia
della Filosofia, Ciclo XXV, 2013, p. 60.
2
Cfr. H. R. Schwyzer, s.v. Plotinos, in Pauly-Wissowa-Kroll, Real-Enzyklopadieder
klassischen Altertumwissenschaft, t. I, 21 1, Stuttgart 1951, coll. 582; R. Harder, Vie de
Plotin, Hambourg 1958, p. 73; G. Fowden, The Platonist Philosopher and His Circle in Late
Antiquity, 7 (1977), pp. 370-373. Propende per questa idea anche M. O.
Goulet-Caz (Larrire-plan scolaire de la Vie de Plotin, in Porphyre, La Vie de Plotin, I,
Travaux prliminaires et index grec complet, Vrin, Paris 1982, pp. 246-248) che, sostenendo
che non vi sono notizie certe che indichino un possibile scolarcato di Porfirio alla scuola
di Plotino, sottolinea che lo stesso Porfirio non dice nulla di una successione alla direzione
della scuola del maestro. Gli unici discepoli di cui egli parla sono Crisaorio, Giamblico e
Teodoro dAsine, mentre riporta i nomi di molte persone alle quali dedica alcune sue opere;
anche se avesse avuto parecchi discepoli provenienti dalla scuola di Plotino, ci non autorizza a dedurre che egli sia diventato scolarca nella scuola del maestro di Licopoli. Pertanto
possibile che leredit di Plotino sia passata a Porfirio solo in senso filosofico. probabile
invece che Porfirio, ritornato a Roma, abbia assunto la direzione di una scuola, ma non di
quella di Plotino che, dopo la sua morte, fu chiusa. Contro questa tesi cfr. J. Bidez, Vie de
Porphyre, le philosophe neo-platonicien, avec les fragments des traits et De
regressu animae, Gent 1913 (rist. Hildesheim 1964; Hildesheim-New York 1980), p. 103;
R. Beutler, s.v. Porphyrios, in Pauly-Wissowa-Kroll, Real-Enzyklopadieder klassischen
Altertumwissenschaft, cit., t. II, 43, Halbband, 1953, coll. 278; F. Romano, Porfirio di Tiro,
filosofia e cultura nel III secolo d.C., Catania 1979, p. 115.
3
Cfr. Eunap., V. S., IV 1, 11.
1

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tica, della geometria, dellastronomia4 e della musica5, che promuove


anche tra i suoi allievi6. In particolare, con probabile riferimento alle
attivit didattiche svolte nella sua scuola, Porfirio scrive, per quanto
concerne lo studio dellastronomia, lIntroduzione allastronomia in tre
libri ( )7, e per lo studio riguardante lastrologia, lIntroduzione alla Tetrabiblos di Tolemeo
( )8.
Riguardo alla stesura di questultima opera, molto probabile che
allinterno della sua scuola alcuni allievi, nello studio dei temi riguardanti i corpi celesti, abbiano sentito lesigenza di avere un testo propedeutico per una maggiore comprensione della materia. Bisogna notare che gi verso la fine del III secolo d.C. la Tetrabiblos di Tolemeo9
simpone come unopera basilare per lo studio dei corpi astrali, tanto
che, pochi anni dopo la sua composizione, risalente verosimilmente alla
prima met del II secolo d.C., essa viene commentata. Il primo autore
a scrivere unopera sulla Tetrabiblos fu Porfirio, seguito tempo dopo, seCfr. J. Bidez, Vie de Porphyre, cit., pp. 64*-65*; Suda IV 178-179, 2.
Cfr. Eunap., IV 2, 2.
6
Com noto a tutti, Porfirio stato il primo ad abbinare queste quattro scienze della natura (il quadrivio) alle tre scienze dello spirito (il trivio: grammatica, retorica, dialettica). Cfr.
Porfirio, Storia della filosofia (frammenti), fr. XXIII, introduzione, traduzione, commento e
note di A.R. Sodano, impostazione editoriale, notizia biografica e indici di G. Girgenti, testo
greco-arabo a fronte, Rusconi, Milano 1997; P. Hadot, Systmes ducativs et culture generale.
Recherches sur lorigine du cycle des sept arts libraux. cole Pratique des Hautes tudes, V
section, Sciences religieuses. Annuaire, Rsums de confrences et travaux, 89, 1980-1981,
pp. 403-409; Id., Arts libraux et philosophie dans la pense antique, Paris 1984.
7
Cfr. Suda, s.v. , IV 178, 14-179, 2 (Adler).
8
Per quanto concerne lattribuzione di questo scritto a Porfirio, cfr. F. Boll, Studien
ber Claudius Ptolemaeus, Ein Beitrag zur Geschichte der Griechishen Philosophie und Astrologie, Teubner, Leipzig 1894, pp. 112-118; F. Cumont, Antiochus dAthnes et Porphyre, in
AA. VV. Mlanges Bidez, (Annuaire de lInstitut de Philologie et dHistoire Orientales II),
Bruxelles 1934, pp. 135-56; Porphyrii Philosophi Introductio in Tetrabiblum Ptolemaei,
edidit A. Boer et S. Weinstock, in Catalogus Codicum Astrologorum Graecorum, V, 4, Bruxelles 1940, pp. 187-228, alle pp. 187-189; D. Pingree, Antiochus and Rethorius, Classical
Philology 72/3 (1977), pp. 203-223.
9
Lopera pi voluminosa sullo studio dei corpi celesti di Tolemeo, giunta con il titolo
di Tetrabiblos o Quadripartitum, non riporta la complessit del titolo originario greco, cio
apotelesmatic che potrebbe essere tradotto con Trattato sugli effetti prodotti dalle stelle di
Tolemeo. Nelledizione critica della Tetrabiblos di F. Boll e della sua allieva E. Boer, (Claudii
Ptolemaei opera quae exstant omnia, vol. III, Leipzig, Teubner, 1940 [rist. 1957]), il filologo
tedesco (ivi, p. XIV) chiarisce: Ptolemaeum ipsum librum suum inscripsisse et consensus codicum ceterorum et tituli similes reliquorum Ptolemaei operum docet. E titulo
deinde forma abbreviata orta esse videtur, quam S
(Norimbergensis gr. Cent. V app. 8) et classis codices recipiunt.
4
5

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condo le scarse testimonianze riportate da Efestione di Tebe, astrologo


del IV secolo d.C., da uno sconosciuto Pancario e in seguito da una
lunghissima schiera di studiosi che la commentarono e la tradussero,
dai Neoplatonici, agli Arabi, ai Medievali, fino al Rinascimento con
Placido Titi10.
Nel proemio, Porfirio scrive:
Poich Tolemeo ha presentato gli argomenti intorno alla dottrina della commistione fisica dei corpi celesti e i generi di effetti prodotti dalle stelle (apotelesmatica), pienamente osservati attraverso quella (scil. la dottrina della commistione fisica), e certamente, nellesporre, si espresso in uno stile oscuro
e poco chiaro a causa (dellutilizzo) di nomi in disuso, necessario spiegare
prima, per motivi di chiarezza, gli argomenti rivolti allosservazione di essa.
E nel presente lavoro, mentre da un lato conviene tralasciare alcuni argomenti su certi passaggi (esposti) in modo chiaro dalle parole di Tolemeo,
giacch essi possiedono gi una chiara spiegazione, dallaltro ci sembra opportuno trattare altri argomenti, (esposti) in modo sommario e insieme in
maniera poco chiara, al fine di presentarne i termini, per quanto possibile,
pi comprensibili. Al momento menzioniamo la testimonianza, la scorta di
elementi celesti satelliti, la prevalenza, il dominio e gli argomenti che saranno
esposti da noi qui di seguito, i quali, se non fossero adeguatamente spiegati
da esso (scil. dal presente lavoro), sarebbero nellavvenire portatori di
dubbi per coloro che si apprestano a fare pronostici. Pertanto, in modo
conciso e chiaro, seguendo i pi anziani, presentiamo opportunamente la
presente introduzione, per essere utile e facilmente comprensibile a coloro
che non sono iniziati in (queste) discipline11.

Come si evince dalle primissime battute, Porfirio palesa unapprofondita conoscenza della materia giacch parla di due concetti fondamentali nello studio della scienza degli astri: la dottrina della commistione fisica dei corpi celesti (
) e i generi di effetti prodotti dalle stelle (
).
Prima di parlare specificamente di queste due teorie astrologiche,
necessario chiarire brevemente che, secondo la visione tolemaica, lo
Cfr. Bezza G., Commento al primo libro della Tetrabiblos di Claudio Tolemeo, Nuovi
Orizzonti, Milano 19922, pp. XXVII-XXVIII; Porphyry the Philosopher, Introduction to
the Tetrabiblos and Serapio of Alexandria Astrological Definition, translated from the Greek by
J.H. Holden, American Federation of Astrologers, Inc., Tempe Arizona U.S.A, 20093, p. VII.
11
Porph., Introductio in Tetrabibl., 1, 5-21. La traduzione mia. Di prossima pubblicazione una mia traduzione italiana integrale, con testo a fronte, dellIntroductio in
Tetrabiblum Ptolemaei, di cui qui anticipo qualche passo.
10

411

studio dei corpi celesti poggia su due discipline fondamentali. La prima, che si pu chiamare astronomia () o legge degli astri,
ha come fondamento i principi aritmetici e geometrici. Essendo, infatti, incentrata sul preciso studio delle posizioni e dei moti degli astri,
lastronomia unarte che ha come basi le sicure e dimostrabili leggi
matematiche. Lastronomia inoltre non si limita al mero studio delle
posizioni dei pianeti nel cielo, ma si occupa anche dellosservazione e
dellanalisi di fenomeni naturali che mostrano una ripetizione costante
e invariabile nel tempo, allinsegna della necessit, come ad esempio il
sorgere e tramontare del Sole, le fasi lunari, il cambiamento delle stagioni e della temperatura climatica, lalternarsi degli equinozi e dei solstizi
ecc. La seconda disciplina, lastrologia () o scienza degli astri,
ha invece come fine quello di prevedere gli eventi basandosi sullosservazione dei moti dei pianeti o sulla spiegazione matematica dei fenomeni celesti. Fondandosi quindi sullastronomia, anche lastrologia trova
la legittimit dei suoi assunti nellaritmetica e nella geometria. Tuttavia avverte Tolemeo, rivolgendosi al fratello Siro lastrologia, per la
peculiarit del suo ambito di studio consistente negli influssi esercitati
dagli astri sulle realt materiali, particolari e divenienti, non potendo
essere paragonata al rigore e alla precisione dellastronomia, ha bisogno
di un procedimento pi filosofico12.
Scrive al riguardo Tolemeo:
Della seconda (scil. lastrologia) intendiamo ora trattare con un approccio
che conviene al metodo filosofico, affinch chiunque abbia a cuore la ricerca della verit non voglia paragonare lintellegibilit della seconda alla
prima (scil. allastronomia), la quale scienza sicura e immutabile. Invero, la seconda dottrina si pone di fronte allimpotenza e alla difficolt di
congetturare le qualit materiali presenti nelle singole cose (
); nondimeno non si deve indietreggiare di fronte alla contemplazione di ci
che possibile, giacch la maggior parte degli eventi pi salienti mostra
chiaramente che le loro cause procedono dal cielo che tutto circonda (
). Tutto ci la cui comprensione malagevole ha, agli
occhi dei pi, un carattere riprovevole. Ora, delle due dottrine predette,
la prima, non pu essere biasimata se non dai ciechi, mentre la seconda
offre non poche occasioni di facili accuse. Alcuni, infatti, non considerano scienza ci che difficile a dimostrare (
Cfr. Claudio Tolomeo, Le previsioni astrologiche, a cura di S. Feraboli, Fondazione
Lorenzo Valla/Arnoldo Mondadori Editore, Milano 20106, pp. XI-XIII; G. Bezza, Commento al primo libro della Tetrabiblos, cit., p. XXIV-XXVII.
12

412

), altri dileggiano, in quanto inutile, la conoscenza di ci che


inevitabile13.

Porfirio specifica che lastrologia prende in esame la dottrina della


commistione fisica dei corpi celesti e i generi di effetti prodotti dalle stelle. Il
Sole, la Luna e in modo meno diretto i cinque pianeti erranti (Saturno,
Giove, Marte, Venere, Mercurio), grazie allazione della loro luce, provocano degli effetti o influssi sulla Terra, colpendo dapprima il cielo che la
circonda, chiamato anche cielo che tutto racchiude ( ), e producendo successivamente delle modificazioni anche sulla sostanza terrestre.
Questultima, essendo composta di elementi diversi e commisti, reagisce
agli influssi astrali producendo forme e qualit di materia diversa. A diversi generi di effetti prodotti dalle stelle, come specifica Porfirio, corrispondono diverse tipologie di materia commista prodotta sulla Terra dagli
influssi celesti. Pertanto il compito dellastrologia di valutare la qualit
delle sostanze prodotte e lintensit degli effetti di tutte le svariate combinazioni che possono nascere tra gli influssi astrali e la materia terrestre14.
Dopo avere presentato lopera tolemaica alla quale intende introdurre i suoi discepoli, e dopo avere esposto i problemi riguardanti lo studio
della scienza dei corpi astrali, Porfirio spiega il motivo della compilazione
dellIntroduzione. Secondo il filosofo di Tiro, infatti, Tolemeo nel trattare la scienza degli astri si espresso con uno stile oscuro e poco chiaro a causa dellutilizzo di nomi in disuso (
) e
taluni argomenti da lui trattati sono esposti in modo sommario e insieme
in maniera poco chiara ( ).
Da qui lesigenza della stesura di unIntroduzione che, rimediando
ai limiti didascalici dello stile di Tolemeo, permetta ai lettori del suo
trattato di comprenderne i passi e gli argomenti pi difficili e oscuri,
grazie a unesplicazione chiara e lineare. LIntroduzione, dunque, non
si presenta come un commento sistematico della Tetrabiblos e non
intende occuparsi dei contenuti dellintero trattato, bens soltanto gli
argomenti che risultano pi ostici, con la dichiarata finalit di presentarne i termini, per quanto possibile, pi comprensibili (
).
13
Ptol., Tetrab., I, 1, 2-3, trad. di G. Bezza, Commento al primo libro della Tetrabiblos
di Claudio Tolemeo, cit., pp. 3-4.
14
Cfr. Claudio Tolomeo, Le previsioni astrologiche, cit., p. 365; G. Bezza, Commento
al primo libro della Tetrabiblos, cit., pp. XXI-XXII.

413

In effetti, una delle caratteristiche ricorrenti della produzione scientifica di Porfirio di chiarire il significato di alcuni termini o concetti
nellambito di unattivit di tipo esegetico. Egli, ad esempio, simpegna
a correggere i trattati delle Enneadi e spiegare il significato di alcuni argomenti astrusi e difficili esposti dal filosofo di Licopoli15, e nellIsagoge
alle Categorie di Aristotele si preoccupa di chiarire al discepolo Crisaorio il significato dei termini logici del filosofo di Stagira. Questaspetto
saliente della filosofia di Porfirio anche messo in evidenza da Eunapio,
il quale non manca di ricordare la limpidezza dello stile del filosofo di
Tiro, il quale come una catena ermaica che pende verso gli uomini,
grazie alla complessit della sua cultura, esponeva tutte le tematiche con
semplicit e chiarezza16. Si pu comunque notare che lIntroduzione,
se per un verso si presenta come unopera preparatoria ed esegetica, per
altro verso in ogni caso destinata a un pubblico di persone dotte che
possiedono gi delle conoscenze filosofiche specifiche17.
Dopo avere esposto il fine programmatico dellIntroduzione, il filosofo, a titolo di esempio dei temi che saranno esposti in modo approfondito nellambito dellopera, indica alcuni termini tecnici come la testimonianza (), la scorta di elementi celesti satelliti (),
la prevalenza () e il dominio ().
In modo molto generico si pu dire che con il termine marturiva,
testimonianza o testimonium, sintende ogni configurazione degli astri,
quali il trigono, lesagono, il quadrato e il diametro18, mentre con il termine , scorta di elementi celesti satelliti o comitatus, si indica
una particolare figura che un pianeta forma con un altro, generalmente
con il Sole o la Luna19. Con il termine , prevalenza o
Cfr. Porph., V.P., 7, 51; 8, 1-10; 24, 3; 26, 32, 40.
Eunap., V.S., IV 1, 9-11.
17
Cfr. M. O. Goulet-Caz, Larrire-plan scolaire de la Vie de Plotin, cit., pp. 235236.
18
Cfr. Porph., Introductio in Tetrabibl., cap. 8. Cfr. Vett. Val., 5.5, Gal., 19.532, Man.
1.124, Procl., Par. Ptol., 255.
19
Cfr. Porph., Introductio in Tetrabibl., cap. 29. S. Feraboli (Claudio Tolomeo, Le
previsioni astrologiche, cit., pp. 421-422) scrive che gli astrologi antichi menzionano tre tipi
di o scorta di elementi celesti satelliti: 1) quando due pianeti sono entrambi nel
proprio domicilio o esaltazione, il pianeta angolare ha per scorta laltro pianeta (es. Giove
in Sagittario e Sole in Leone; Marte in Scorpione e Luna in Cancro); 2) quando il Sole o
Luna, transitando sullAscendente o al M.C., anche in domicilio altrui, ricevono aspetti
precisi, il Sole da pianeti diurni e la Luna da pianeti notturni. Viene aggiunta la condizione
che il sole deve precedere (nel movimento diurno) la propria scorta, mentre la Luna ne deve
essere preceduta; 3) quando qualsiasi pianeta, sullAscendente o al M.C., accompagnato
(preceduto o seguito) da pianeti diurni per una nascita di giorno e da pianeti notturni
15
16

414

exsuperantia, si designa invece il fenomeno secondo cui ogni pianeta che


collocato in trigono o in tetragono o in esagono destro esercita prevalenza
sul pianeta che si trova sul sinistro20. Lultimo degli esempi riportati da
Porfirio, l, dominio o dominatio, si riferisce alla virt di un
pianeta che, allinterno di un determinato segno zodiacale, occupa una
posizione di superiorit rispetto agli altri pianeti.
Tutti questi quattro esempi forniti dal discepolo di Plotino rimandano al tema generale delle configurazioni o aspetti degli astri, argomento centrale in astrologia, giacch permette di calcolare le esatte posizioni
delle stelle fisse rispetto al Sole, oppure le quattro configurazioni angolari, cio il trigono, il tetragono, lesagono e il diametro. Sulla base degli
aspetti assunti dagli astri, si conteggiano anche le emersioni o le loro occultazioni dai raggi del Sole, il loro culminare, lacronicit e le stazioni,
che possono essere mattutine o vespertine. Inoltre le configurazioni dei
pianeti permettono di compiere il pronostico che si esplicita nel calcolo
della carta natale e delle previsioni astrologiche21.
per una nascita di notte. Esistono tuttavia restrizioni per i luminari: il Sole avr la scorta
soltanto di un pianeta che lo precede nel movimento diurno, la Luna di un pianeta che
segue, ma entro 7. Paolo Alessandrino (14) amplia considerevolmente larco: per il Sole
fino a 120, per la Luna entro il segno contiguo. Ma pu anche essere definito
semplicemente un accumulo di pianeti intorno ad un altro. Pare che Tolomeo si riferisca
proprio a questultimo caso, ma con la restrizione che i pianeti di scorta siano della stessa
condizione, e precedano o seguano la Luna.
20
Porph, Introductio in Tetrabibl., cap. 21:
.
21
Per quanto concerne il significato del termine aspetto o configurazione, M. Fumagalli (Per un lessico astrologico: Glossario dei termini tecnici dell'Isagoge di Paolo dAlessandria,
MHNH 5 (2005), pp. 211-239, ora anche s.v. Cielo e Terra, Associazione per lo studio
dellastrologia classica, in M. Fumagalli e G. Bezza [a cura di], Glossario dei termini tecnici
<www. cieloeterra.it>) chiarisce che gli aspetti nello zodiaco dipendono dagli angoli che formano i raggi degli astri al centro della Terra, indipendentemente dal luogo di osservazione; gli
aspetti nel mondo dipendono invece dalla distanza degli astri dal meridiano locale, misurata
secondo le ore temporali. Sono la congiunzione (0, 0 ore), l'esagono o sestile (60, 4 ore),
il quadrato (90, 6 ore), il trigono (120, 8 ore), il diametro od opposizione (180, 12 ore).
Questi rapporti nascono dal medesimo principio di armonia che alla base dei rapporti
musicali: le emanazioni luminose che regolano la vita e la crescita di tutte le forme naturali
si diffondono secondo principi armonici simili a quelli della propagazione del suono; queste
configurazioni corrispondono ai quei rapporti consonanti maggiori che producono una fusione dei suoni, una crasi: la quarta (quadrato), la quinta (trigono), l'ottava (opposizione), mentre l'esagono una figura meno potente, generata dal trigono. Si dice che due astri in aspetto
si osservano, poich aspetto viene dal latino aspicere, ad-spicere, guardare, osservare. G. Bezza
(Commento al primo libro della Tetrabiblos, cit., pp. 262-263) fornisce ulteriori informazioni
segnalando che il verbo adspicere viene tradotto con , , . Unitamente
a radiatio, figura, configuratio, adspectus quantunque questultimo meno frequente il

415

Ora, Porfirio consapevole che gli argomenti precedentemente menzionati, come anche altre tematiche che seguono nel testo, necessitano
di una spiegazione accurata, tanto che, senza un adeguato chiarimento,
essi sarebbero nellavvenire portatori di dubbi per coloro che si apprestano
a fare pronostici (
). Con questosservazione Porfirio non soltanto ribadisce
la finalit e lutilit della sua opera, ma indica anche i destinatari di essa,
che sono appunto coloro che si apprestano a fare pronostici, quindi i
neofiti di questarte, che si avvicinano allastrologia e hanno bisogno
dellaiuto e delle conoscenze del filosofo di Tiro.
termine con cui gli astrologi latini traducono , , . Dal
canto suo, schma ha pi accezioni: lo si pu rendere in latino con habitus, cos come in alcuni
astrologi troviamo il termine habitudo a indicare ogni fra gli astri e, talora, familiaritas, sebbene questultimo nome convenga maggiormente al termine tecnico .
Schma in senso proprio la figura, la forma: Tolemeo (Tetrab. I, 7) dice che la stella di Mercurio diurna nella sua figura mattutina ; ma in quanto forma, figura,
schma indica altres le costellazioni, le figure stellate del firmamento che appaiono agli occhi
di chi osserva sotto varii aspetti ( = ) e inoltre la posizione, latteggiamento, lapparenza. In Tetrab, II, 14, lastrologo osserva le apparenze delle nubi ( ,
nubiumque figuras), in II, 10 quale posizione o direzione assume linclinazione della chioma
della cometa. Infine schma lespressione, il modo di essere, il contegno: se i luminari sono
in segni femminili ed effemminate le stelle di Venere e Marte, gli uomini avranno un contegno affatto turpe, (III, 14). Se schma e schmatismos indicano entrambi la
figura e sono termini tecnici della geometria, non sono tuttavia sinonimi. Se schma indica la
forma in s, schmatisms latto che la produce (cfr. dare forma e, intransitivo:
prendere posizione); esso indica la costituzione del corpo, il suo aspetto, vuoi la sua apparenza
affatto esteriore ( Plato, resp. 425b). Allatto della nascita il
bimbo inizia ad acquisire la maggior parte delle sue funzioni che prima, quando era nel ventre
materno, non gli erano proprie, e queste sono peculiari alla natura umana e costituiscono
la conformazione del corpo, . Ed anche se appare che il cielo circondante ( ) in nulla contribuisca allatto del parto alle qualit del bimbo,
nondimeno queste medesime qualit si producono secondo unappropriata conformazione
del cielo circondante, (III, 2). Allatto della
perfetta conformazione corporea, quale si verifica al parto, corrisponde dunque unappropriata e conveniente conformazione del cielo, e per giudicare delle qualit e delle caratteristiche
del corpo formato occorre rivolgere lattenzione alla conformazione degli astri al momento
del parto (III, 2). Qual dunque questa
conformazione degli astri? Quali i loro schematismoi, le loro configurazioni? Sono le posizioni che assumono le stelle fisse rispetto al Sole (Tetrab., I, 2; cfr. Tetrab., II, 8; Alm. VIII, 4),
quelle degli astri erranti rispetto al Sole e agli angoli della nativit (Tetrab. I, 6), sono le quattro
configurazioni diametrali, trigoniche, quadrate ed esagonali (Tetrab., I, 17; cfr. III, 5; IV 10),
sono le emersioni dei raggi solari e le occultazioni, il consorgere, il culminare, lacronicit, le
stazioni mattutine e vespertine (Tetrab., III, 14). Vi una scienza delle configurazioni (III,
4) che deve essere conosciuta e attentamente seguita nelle previsioni, giacch in virt dello
schmatisms muta secondo una vasta gamma di significati la o virtus prima di ogni
astro (II, 9), quello che Tolemeo sempre dichiara.

416

Nella parte finale del proemio lautore dichiara che, nellintrodurre i


discepoli in questa disciplina, si rifar alla tradizione astrologica che lo
ha preceduto, quindi non solo a Tolemeo, ma anche a quelli astrologi
che chiama i pi anziani o predecessori ( ). A questo
proposito necessario precisare che gi al tempo di Tolemeo i pi anziani
tra gli astrologi venivano divisi in e ajrcaivoi: i
sono coloro che hanno inventato la scienza degli astri () e
le hanno dato questo nome. Per Porfirio, sulla scorta della tradizione
astrologica cui si collega, i sono dunque coloro che per primi
hanno osservato le stelle, i pianeti, lintensit della luce del Sole e della
Luna, gli astri erranti e le stelle fisse. Tra i si possono indicare
i Caldei22, gli egiziani Toth o Teuth23, Fnae24, Nechepso e Petosiris25.
Gli , invece, sono coloro che per primi hanno esercitato larte
in questione, apportandovi correzioni e miglioramenti, e tentando si
risolvere problemi che essa comporta. Per Porfirio gli , che egli
cita espressamente nellopera al pari dei , sono i suoi predecessori
storici, indicati in Tolemeo26, Antioco27, Apollinare28, Trasillo29, Timeo
astrologo30, Teucro di Babilonia31, Antigono di Atene32. Pertanto
Porfirio dichiara di rifarsi a unantica tradizione che parte da Babilonia e
dallEgitto con i e giunge fino a coloro che hanno esercitato la
scienza degli astri, cio gli 33.
Infine, dopo avere ribadito di volere seguire la tradizione dei
predecessori, Porfirio dichiara che questo suo lavoro unintroduzione
() allastrologia. Non chiaro se questo termine sia usato
in modo tecnico da Porfirio. Va notato, al riguardo che la ben nota
Introduzione alle Categorie di Aristotele, il trattatello che il filosofo
scrive per Crisaorio, anche grazie alla traduzione latina e alla mediazione
di Boezio, assume una funzione molto pi ampia rispetto alle originarie
Cfr. Porph, Introductio in Tetrabibl., cap. 41.
Ivi, cap. 45.
24
Ibidem, cap. 51.
25
Ivi, cap. 38, 41. Cfr. G. Bezza, Commento al primo libro della Tetrabiblos, cit., pp.
XVII-XVIII.
26
Cfr. Porph., Introductio in Tetrabibl., proem., cap. 2, 25, 41, 43, 49, 51.
27
Ivi, cap. 38.
28
Ivi, cap. 41.
29
Ivi, cap. 24, 41.
30
Ivi, cap. 36.
31
Ivi, cap. 47.
32
Ivi, cap. 51.
33
Porfirio parla di e ivi, nei capitoli 41, 45, 47, 48, 49.
22
23

417

intenzioni dellautore34, divenendo uno studio introduttivo alla logica in


generale. Probabilmente anche lIntroduzione alla Tetrabiblos fu letta,
almeno per un certo periodo di tempo, come unopera introduttiva allo
studio non solo dellopera tolemaica, ma pi in generale dellastrologia
nel suo complesso.
Porfirio ribadisce ancora una volta la finalit dellopera e i destinatari
di essa dichiarando che stata composta:
per essere utile e facilmente comprensibile a coloro che non sono iniziati
in (queste) discipline.

Egli, con riferimento ai contenuti dellastrologia, usa il termine


, il quale mostra una forte accezione mistico-religiosa, giacch
in un altro contesto indica coloro che non sono iniziati ai misteri, quindi
i profani. Vi sono esempi delluso di questo termine con riferimento ai
misteri nelloratore Andocide35, nellorazione di Lisia ad Andocide36,
nel Fedone di Platone, dove Socrate sostiene che chi va nellAde senza
essere stato iniziato () giacer nel fango37. Lo stesso significato
si riscontra anche in Aristeneto38 e negli Inni orfici39. Porfirio dunque,
con il suo scritto, non intende limitarsi a spiegare lastrologia, n a compiere una mera operazione esegetica, bens mira anche a iniziare i suoi
discepoli alla scienza degli astri.
Oltre alla trattazione teorica dei temi astrologici, ricca di definizioni,
di procedimenti esplicativi e di confronto con la tradizione che precede Porfirio, lIntroduzione presenta anche vari riferimenti agli aspetti
pratici dellastrologia, consistenti in interessanti esempi di calcoli, di
operazioni, di applicazioni di regole matematiche e di strumenti per
raggiungere i risultati in un dato procedimento.
Si pu brevemente ricordare il calcolo del momento del concepimento, uno degli aspetti essenziali dellastrologia, giacch il genetliaco,
cio il calcolo della carta natale o delloroscopo, si basa su questo dato
fondamentale. Il calcolo dellesatto momento del concepimento permette di tracciare un quadro astrale corretto e conseguentemente di
Cfr. Porfirio, Isagoge, a cura di G. Girgenti, Rusconi, Milano 1995, pp. 22-23.
Cfr. Andoc., De myst., 1, 12.
36
Cfr. Lys., in Andoc., 6, 51.
37
Cfr. Plato, Phaed, 69 c.
38
Cfr. Aristaenet., Epistulae, 1, 14.
39
Cfr. Orph. Hym., 36, 4.
34
35

418

fare dei pronostici attendibili40. Un altro tema importante, inerente al


computo delloroscopo, riguarda il conteggio esatto dei tempi di ascensione dei segni zodiacali: Porfirio presenta diverse tavole di calcolo dei
tempi ascensionali, mettendo in confronto il metodo dei , cio
dei Caldei, con quello di Tolemeo e segnalando anche alcuni errori fatti
dagli astrologi nella corretta applicazione dei due metodi di
computo delle tavole ascensionali41.
Bisogna anche notare che Porfirio prende in esame alcuni temi
notevoli della scienza degli astri, tralasciati nella trattazione di Tolemeo.
Uno di questi largomento relativo ai Decani. Queste stelle, studiate
nellantico Egitto a partire dalla IX o X dinastia (2100 a.C.), hanno la
caratteristica di sorgere in particolari ore della notte durante trentasei
periodi successivi di dieci giorni ciascuno, da cui il termine decano. La
trattazione dimportanti temi astrologici non strettamente connessi alla
Tetrabiblos confermerebbe che lopera porfiriana, oltre allo specifico fine
esegetico, si propone anche quello di essere una generica introduzione
allastrologia42.
Oltre alla trattazione di temi non presenti nella Tetrabiblos,
Porfirio apporta alcune importanti novit che superano il matematico
alessandrino. Nellesposizione della divisione delle dodici case o
domificazione, il filosofo di Tiro espone aspetti nuovi e originali nel
procedimento di calcolo, processo che in seguito verr chiamato
metodo porfiriano. Allinterno del cerchio della carta natale, partendo
dal punto detto ascendente o oroscopo, identificato come punto di inizio
della vita di una persona, si calcolano in senso antiorario le dodici case,
corrispondenti ciascuna a trenta gradi, che tutte insieme completano
lintero cerchio di trecentosessanta gradi. Ora, la prima casa corrisponde
al segno dove sorge lascendente o oroscopo: se ad esempio si nasce sotto
il segno della Bilancia, e quindi si ha il segno ascendente o oroscopo in
Bilancia, la prima casa in Bilancia, la seconda in Scorpione, la terza
in Sagittario, e cos di seguito. Porfirio si distacca da questo metodo,
chiamato Casa-Segno o Uguale, inventando una nuova divisione nella
quale egli cerca di migliorare lesattezza del calcolo, cercando di fare
coincidere il Medio-cielo, o punto cardinale (Nord) del cerchio della
genitura, con la decima casa43.
Cfr. Porph., Introductio in Tetrabibl., cap. 37-38.
Ivi, cap. 41.
42
Ivi, cap. 47.
43
Sugli antichi sistemi di domificazione e sul metodo porfiriano si veda R. W. Holden,
40
41

419

Dopo questa breve presentazione dellIntroduzione alla Tetrabiblos di Tolemeo possibile trarre qualche considerazione finale.
Si visto che linteresse di Porfirio per laritmetica, la geometria,
lastronomia e la musica molto pi profondo rispetto a quello che
queste discipline riscuotevano nella scuola di Plotino. Nello specifico,
lo studio dellastronomia e dellastrologia doveva occupare un ruolo
importante nelle sunousivai porfiriane, allinterno delle quali si studiavano le scienze dei corpi celesti mediante la lettura di opere quali
appunto la Tetrabiblos di Tolemeo, con ampi riferimenti alla tradizione
astrologica, senza tralasciare laspetto pratico, fatto di calcoli, di disegni,
di strumenti e procedimenti per il computo delle configurazioni celesti.
Questi aspetti e questi interessi sono molto lontani dalle lezioni tenute presso la scuola del filosofo di Licopoli: infatti, come si legge nella
Vita Plotini44, Plotino si occup delle leggi che riguardano le stelle, ma
non come astronomo ( ), cio non in modo
approfondito, secondo le leggi matematiche, giacch queste scienze
non erano particolarmente studiate.
Com noto, coloro che frequentavano la scuola di Plotino erano
persone provenienti dalle classi agiate della societ romana, che si ritrovavano insieme perch interessate alla filosofia, al sapere, ed anche
ad un preciso stile di vita, cio quello pitagorico. La scuola di Porfirio invece, come si evince dal proemio dellIntroduzione, ma anche da
opere quali la Filosofia rivelata dagli oracoli45, la Lettera ad Anebo46 e
lo scritto Sulle statue degli dei47, si rivolgeva a un pubblico di persone
che dovevano essere iniziate non solo nelle scienze filosofiche, ma anche nei misteri48. Pertanto la scuola di Porfirio, a differenza di quella
di Plotino, mostra un forte elemento mistico-religioso, presente anche
The Elements of House Division, L.N. Fowler and Co. LTD., Essex (England) 1977, pp.
65-67; J. D. North, Horoscopes and History, The Warburg Institute, University of London
1986, pp. 40-42; J.H. Holden, Antichi sistemi di domificazione, Linguaggio Astrale 97
(1994), pp. 1-8.
44
Cfr. Porph., V.P., 15, 23-25.
45
Cfr. Porph., Phil. ex orac. (apud Euseb., Praep. ev., IV 7, 2-8, 1, 304 F. Smith; Euseb.,
Praep. ev., IV 8, 2, 305 F. Smith; Euseb., Praep. ev., V 5, 7, 307 F. Smith).
46
Cfr. Porph., Ep. ad Aneb., proem. (Sodano 1958): infine, per alcune questioni si chiede da parte nostra (lutilizzo di) tutta la mistagogia (
).
47
Cfr. Porph., De statuis (apud Euseb., Praep. ev., III, 6, 7-7, 1, 351 F. Smith).
48
Con il termine misteri sintendono i rituali religiosi e teurgici conosciuti e praticati da
Porfirio. Su questo punto si veda Porfirio, Filosofia rivelata dagli oracoli, cit., pp. CLXIIICCVI; G. Muscolino, La philosophia ex oraculis, cit., pp. 344-362; C. Addey, Divination and Theurgy in Neoplatonism. Oracles of the Gods, Ashgate, Farnham 2013.

420

nella scuola del maestro, comera normale nellantichit, ma poco praticato49. Questaspetto potrebbe essere un ulteriore prova a conferma del
fatto che Porfirio, al suo ritorno da Lilibeo a Roma, fond una nuova
scuola di cui divenne scolarca, senza riprendere o riaprire quella vecchia
del maestro, che probabilmente si chiuse con la morte di Plotino.
Un altro elemento che potrebbe trasparire da questa breve analisi
dellIntroduzione alla Tetrabiblios riguarda lautonomia di pensiero,
di vita, di scelte filosofiche di Porfirio, che esulano dalla dicotomia,
obsoleta e arbitraria, che vorrebbe dividere in due semisfere perfette
la vita del Tirio in un periodo preplotiniano e uno postplotiniano.
evidente che per Porfirio la frequentazione di Plotino ha rappresentato
un momento centrale nella sua esistenza, ma determinare la sua vita,
durata allincirca settantanni, e il suo pensiero solo ed esclusivamente
con riferimento a poco pi di cinque anni passati alla scuola del filosofo
di Licopoli, sembra eccessivo50.
Porfirio trascorre gli ultimi anni della sua vita a Roma, diviso tra gli
studi, le conferenze51, i discepoli, i problemi sociali, politici, religiosi52 e
anche quelli personali53. Si spegne nei primissimi anni del IV secolo, in
una Roma54 ormai in rapido declino, dove la sua scuola sembra lultima
isola di cultura neoplatonica che non vedr pi alcuna luce nellUrbe,
ma in altre parti dellimpero come Apamea, Pergamo, Atene, Alessandria e Costantinopoli.
famoso lepisodio di V.P. 10, 34-40 in cui Amelio invita Plotino a praticare i rituali
in onore degli dei e il maestro risponde: bisogna che essi (scil. gli dei) vengano da me, non che
io (vada) da loro. Su questo episodio si veda L. Brisson, Plotin et la magie, in Porphyre, La
Vie de Plotin, II, tudes dintroduction, texte grec et traduction franaise, commentaire, notes
complmentaires, bibliographie, par L. Brisson, J.-L. Cherlonneix, M.-O. Goulet-Caz, R.
Goulet, M. D. Grmek, J.-M. Flamand, S. Matton, J. Ppin, H. D. Saffrey, A.-Ph. Segonds,
M. Tardieu et P. Thillet, Vrin, Paris 1992, pp. 465-475.
50
Per la dicotomia preplotiniano/postplotiniano si veda F. Brtzler, Porphyrius Schrift
von den Gtterbildner, Diss. Erlangen 1903, p. 23; J. Bidez, Vie de Porphyre, cit., p. 2526, 143; R. Beutler, s.v. Porphyrios, cit., col. 295; F. Buffire, Les mythes d Homre et la
pense grecque, Paris, 19732, pp. 535-540; J. Ppin, Porphyre exgte d Homre, in AA. VV.,
Porphyre, Entretiens sur lantiquit classique, t. 12. Huit exposs suivis de discussion par H.
Drrie, J. H. Waszink, W. Theiler, P. Hadot, A. R. Sodano, J. Ppin, R. Walzer, Fondation
Hardt, Vandoeuvres-Genve, 30 aot-5 septembre 1965, Genve 1966, p. 246-247; P.
Crome, Symbol und Unzulnglichkeit der Sprache, W. Fink, Mnchen 1970, p. 123; V. Fazzo, La giustificazione della immagini religiose dalla tarda antichit al cristianesimo, Edizioni
Scientifiche Italiane, Napoli 1977, pp. 183-206; F. Romano, Porfirio di Tiro, cit., p. 108 ss.
51
Cfr. Eunap., V. S., IV 1, 10.
52
Cfr. G. Muscolino, Porfirio: la Philosophia ex oraculis, cit., pp. 374-384.
53
Cfr. Porph., Ep. ad Marc., 1, 15-18.
54
Eunap., V. S., IV 2, 6, 10.
49

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