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Sanita pea a aa es dl nw INDICE Prima parte TL FUTURO DEL PRESENTE Lomernivo Sanita meticcia 12 El'Europa dice: ditto alla salute per tutti 2 collouio con Giovanni Berlinguer La sfida culturale della medicina creola Franco Voltaggio 16 La sindrome di Salgari... vent’anni dopo Saluatore Geraci La formazione, tuttaltro che seontata, alla medicina delle migrazioni Mareo Mazzetti 30 37 Donne in viaggio Danilo Cinti 41 Tenute lontano dalla salute Aldo Morrone 49 Stranieri, carcerati, malati Ia triplice condanna Daniela de Robert 53 Assistenza a misure di cultura Duilio Manara 58 Sanita meticcia o creolizzazione della sanita? Michela Fusaschi 63 Servizi sanitari culturalmente competenti ‘Antonio Chiarenza biblioteca aperta Tra la Scilla del positivismo ¢ la Cariddi del post-modernismo ‘Massimiliano Lupino 75, Reati al femminile Mauro Angarano 79 Idiritto di donare Alessandra Fabbri Sy Identita e tolleranza Romeo Bassoli Protagonisti della propria storia Alberta Giannini 91 To sono mia? Maria Antonietta Bassetto La posta di Janus sura del cancro vista da un‘infermiera faa Di Pao ” A proposite di 96. ... chi decide tra medico e paziente Amedeo Santosuosso (Beaticamente ) | Dentro la medicina 101 «Chiedimi se mi sono lavato le mani» | Danilo Ortandini | | Pietro Rag! Marietta Lorenzani | Vicacont mia proteins | | pe te | | Seamailee ease 107 La ita cura Ving Bone Albino Fascendin | cl Halper | Enrico Gtrardi os fan poe 1 Onan Eats det Di che cosa stiamo parando 113 Come boicottare la bioetica Sandro 14 Agenda ‘Come cammina la scienza 1418 Vaccinazioni in Piano Pietro Ragni Seconda parte Jt PROFTTTO DELLA weMoRra| 122 Il conflitto tra i diritti? $i affronta con la buona informazione Carlo Petrini ¢ Marta Ciofi La settima arte 131 Hag, Vemergenza in televisione Giorgio Seaffdi 1 polso letteratio 135 Storie naturali Edoardo Sanguineti Grammatiche mediche 15911 traduttore pigro fail medico imp, Claudio Rugarlé Storia delle parole in medicina 143 Le espressioni che danno allergia: aziendalizzazione Carlo Flamigni Amarcord 145 Quando i bambini morivano (noi li chiudevamo in corsia) Franco Panizon Nostalgia dei maestri 149 Un baronetto a corte Anna Maria Zaecheddu Pazienti particolari 155 Susan Sontag: la morte non & una met Paolo Gangemi Ultim’ora 158 Chi detta agenda della scienza? Pietro Greco tafora Vobiet Sanita meticcia 0 creoli La malattia non @ un fatto meramente biologico ed cui si colloca, ma dipende fortemente dall interpreta, azione della sanit: a? sstraneo alla realta sociale importante che la medicina rinunci a un atteggiamento che & ancora troppo spes- 80 autoreferenzial Geessants Saya che pe gh scienziati sociali parlare del fenomeno migratorio signi- fica parlare della societ® nella sua interezza, © quindi della migrazione come «fatto sociale totale», & altrettanto vero che «l'im: migrato non esiste, per la societa che lo nomina come tale, se non a partite dal momento in cui costut le frontiere e cammi: na sul territorio; Vimmigra- to “nasce” infatti per la societa proprio il giorno in cui la stessa lo designa come tale». Per Vimmagina- + & net Michela Fusaschi rio comune infatti non esi stono percorsi individwali e collettivi pregressi, non esi- stono storie, memorie & neppure vite prima deli‘ar- tivo nel nuovo paese, quan- do una persona diventa Vennesimo rappresentante di una vera e propria cate- goria: quella dell’immigrato che nel nuovo paese accede alla nuova condizione di “straniero’, o peggio di “extracomunitario”, appar tenente a questa o quella cultura, secondo quella visione per cui persone in came e ossa che convivono in un ambito pluralistico sono portatrici di identita sario che al sapere medico si affianchi una ricerca tropologica, soprattutto in una societa multiculturale come quella di oggi. culturali chiuse, che non mutano e che, se non gesti- te, rappresenterebbero un ostacolo alla realizzazione della convivenza, Le culture non passono essere viste come isole, & tanto meno gli individu che le vivono, tant’® che si richiedono, anche e non solo nel campo della salute, tun “de-etichettamento’ una profonda revisione della nozione di identita culturale e una denuncia a ‘gran voce dei rischi di interpretazioni troppo rigi- de e di operazioni reificanti riguardo alle identita. Non 2 caso la riflessione antro- pologica ha da tempo abbandonato limmagine dell identita come oggetto concrete e statico, per con centrare I'attenzione sui meccanismi complessi attra verso cui si costruiscono le appartenenze e si instaura no i principi della differen- Ziazione sociale, A questo si aggiunge la consapevolezza del fatto che Vimmigrazione nel nostzo paese & caratterizza ta sempre di piu dalla per manenza piuttosto che dal: Yemergenza, e una presen- za costante di persone di origine differente pone da tempo la questione di rispondere a varie esigenze, non ultime quelle legate alla salute e alle richieste di ccura, Il fenomeno migrato- rio ® un fatto sociale com- plesso, rispetto a cui non mancano le contraddizioni, proprio a partire dal bino- mio migrazione /salute, 0 meglio dalla relazione che esiste fra immigrato, il suo corpo (sano/malato) il medico o la struttura medi- ca per cui questo diviene, talvolta, non solamente estraneo ma assolutamente incomprensibile. Ricorciamo che, nel nostro Paese, le prime indagini sistematiche nel campo della medicina della migra- zione risalgono solo ag anni Ottanta e Novanta. Ma quali sono i reali biso- TL futuro del presente Sanita meticcia o creolizzazione della sat gni sanitari e assistenziali dei migcanti? E poi, quelli che vengono spesso definiti i problemi sociali degli immigrati sono realmente i loro problemi? Rispetto alla prima doman da, @ sempre pit importan. te evitare lerrore della sot tovalutazione, 0 Vancor pitt grave assenza di considera: zione di una reale analisi dei bisogni sanitari e assi- I migranti si rivolgono alle strutture di assistenza offerte dal volontariato per Vassenza di filtri burocratici, piuttosto che al Servizio fario nazionale, struttura troppo rigida stenziali dei migranti. Tale sottovalutazione si manife- sta, per esempio, gia a par tire dalla scelta del metodo di rilevazione dei dati stati- stici (i! numero di permessi rilasciati o quello delle domande di regolarizzazio- ne?). A questo riguardo Virginia De Micco ci mette in guardia rispetto ai rischi dell'assolutizzazione che questi riferimenti compor- Michela Fusase! tano, o meglio alla differen za fra quelli che sono 0 sarebbero i “dati” e i cosid: detti "presi". Occorre inol- tre essere ben accorti nel valutare quali siano i reali fattori che spingono i migranti a rivolgersi alle strutture di assistenza offerte dal volontariato, indicate come luoghi a basso impatto per 'assenza i filtri burocratici e ammi nistrativi, piuttosto che al Servizio sanitario naziona Ie, riconosciuto non tanto ‘come un punto di riferi- mento e di sostegno, quan- to come una struttur’ ges ricamente troppo rigida. Dovremmo comine vero ad analizzare quanto nel campo della salute, ma non solo, siano davvero utili questi canali “dedica 4a”, ese questi rispondano veramente ai problemi re dav- sociali degli immigrati, 0 piuttosto non mettano in Tuce come in realta questi problemi non siano tanto Foro quanto delle istituzioni e di tutta la societa di fronte alla migrazione. Nel nostro Paese, infatt, il sistema delle deleghe, la cosiddetta sussidiarieta, evidenzia da un lato una progressiva deresponsabilizzazione da parte dello Stato, che lascia alla singola iniziativa la gestione del tema migrazio- ne, e dall'altro un quasi paradossale allontanamen- Pobiettivo - to da certi servizi dei citta dini autoctoni che spesso faticano a comprendere Vaccorciamento” peri migranti del percorso buro. cratico, creando le condi- zioni di un conflitto sociale che nelle intenzioni si vuole evitare. Se da un lato i Lantropologia postula che la malattia 2 gestit di un universo culturate che quindi cabili con procedure clini- che e di laboratorio, che a loro volta danno vita a sin. tomi, cio’ a espressioni del: Vesperienza di disagio, comunicatiattraverso un insieme preciso di disturb. jutesto senso il compito della medicina non sarebbe niente altro che una dia € trattata secondo le modalita. —_gnosi, cio’ un‘inter- pretazione varia; le pratiche mediche quindi sono dei sinto- indissociabili da un sistema simbolico articolato “canali dedicati” sono utili, se non indispensabili, nella prima fase dell'accoglienza, nel medio e lungo periodo dovremmo valutare quali siano le ricadute social, sia sui migranti sia sulla, societa “autoctona” Malattia: entita biologica o culturale? Rispetto al modelo medico in uso nella pratica e nella ricerca clinica, la malattia, come ricorda Byron Good, & tunentita biologica o psico: fisiologica universale, imputabile a lesioni oa disfunzioni somatiche. Secondo questo modello le malattie corrispondono ad anomalie che producono segni o anormalita quanti mi del paziente attraverso, la correla le cause funzionali e strut- turali nel corpo, e un tratta mento mirato a intervenire sui meccanismi della malat- tia medesima, Molto sche ‘maticamente potremmo dite che per il sapere medi- cole entita della malaitia risiedono nel corpo fisico e quindi sono biologiche, uni- versali e trascendono il con- testo sociale e culturale, A questa visione si oppone gid da tempo il sapere antropologico, mettendo in evidenza che la malattia hon & un’entita, ma un modello esplicativo per cui fenomeni umani complessi entrano a far parte della categoria “malattia’, diven: tando oggetto di pratiche mediche che trovano il pro. prio fondamento ontologico nel'ordine del significato e nell'interpretazione umana Lerrore sta nel fatto di pen- sare alla malattia come un fatto di natura estraneo alla cultura e alla societa, Al io, Vantropologia della malattia riposa sul postulato che questo fatto ‘universale” gestito e trat tato secondo le modalita proprie di un universo cul- turale, che quindi varia; le pratiche mediche quindi Sono assolutamente inclisso- ciabili da un sistema simbo. lico axticolato. In particolare si sottolinea la stretta con: nessione fra il concetto di disordine biologico e quello di disordine sociale. Sono molte le ricerche di terreno che hanno posto in luce quanto le pratiche locali e i iscorsi relativi alla malat- tia rivelino teorie generali che servono a pensare il sociale nel suo insieme. Sappiamo da tempo che per Ia ricerca antropologica la malattia d illness, cio’ un’e- sperienza soggettiva di gualcosa di anormale (il sentirsi malato) e non solo disease, il segnale di altera- zione biofisica oggettiva- mente attestabile dell'orga: niismo (il malato}; ma & anche sickness, cio il ruolo sociale del malate. Come molte ricerche hanno sotto- lineato, occorre non solo occuparsi del malato (disea Janus numero 21 « primavera 2006 se) ma anche della sua espe- rienza soggettiva della malattia (illness), altrimenti quello dedicato, sar’ in grado di rispondere in alle es maniera adeguat. genze del paziente che non si trova pit solo nel suo universo culturale, ma necessariamente interagir’ con il nostro. Creolizzazione, non meticciato Non si tratta tanto di “meticciare” la sanita, cio® di ibridarla con vaghe cono- scenze sullalterita, do a una visione contami ante secondo tna metafo- ra biomedica dei virus che invadono i corpi, quanto di renderla un nuove luogo del sapere pitt ampio, crea: tivo, interdisciplinare, attento alle diversitd ¢ alla Toro dinamicita, per dare vita (mutuando un’espres- sione dalla linguistica) a tuna vera e propria creoliz zazione dei saperi Isaperi medici,infatti, sono chiamati sempre di pit in ‘gioco in quanto necessari e indispensabili, ma non bastano né una divulgazio- ne neutrale di dati attraver 0 interventi di educazione sanitaria, né un uso esotico © esotista dei saperi antro~ pologici. Negl ultimi anni Ja progressiva presa di coscienza della stabili 1 futuro del presente Sanita metic zione del fenomeno migra torio ha mobilitato tutta una serie di interventi a carattere prevalentemente medico-sanitario. Alcuni lavori pubblicati in jtalia sulla questione sono redatti talvolta da medici consapevoli, ma altre volte risultano carenti proprio per quanto riguarda l'anali tropologica. A ben vedere sp sso quest avo tale communicative divulgativo,nsultano pint delfanalis qualitative, anche sl pano de dati uantitativ chet guard al fenome to del Gado ne ft dune cono- sti pensare a le modificazioni dei scenza delle categorie antropologiche troppo spes- so banalizzate. ienza di ri ambiente medico sanitario sia che si tratti di ospedali o ambulatori sia di facolta medico scientifiche confer ma talvolta, anche sotto il profilo della legittimazione del ricercatore, la sensazio- Leespe erca nel: re che i saperi antropologi- ano ancora oggi rite- nut semplici elementi accessori, una bella coperti na dell’esotico con qualche accenno paternalista. Ci si trova inevitabilmente a con frontarsi con una serie di 2 0 creolizzazione della Michela Fusaschi anita? Pe > V, De Mieco, “La frontiera mobile: migrazione e san- ita in una prospettiva tran sculturale”, In: V. De Miceo (a cura di) Le cul- ture della salute. Liguori, Napoli, 2002. »M, Fusaschi, I segni sul corpo. Per un'antropolo- ia delle moditicazioné genitali femminili. Bollati Boringhieri, Torino, 2003, »B, Good, Narrare la malattia. Lo sguardo ‘antropologico sul rappor- to medico-paziente. Edizioni di Comunka, Torino, 2001. > F Pompeo, 11 mondo & poco. Un tragitto antropo- Togico nelVintercultsralita. Meltemi, Roma, 2002 >A. Sayad, La doppia ‘assenza. Dalle illusion dellemigrato alle sot. ferenze dell'immigrato. Milano, Raffaello Cortina, 2003, » A. Sayad, Limmigration ‘1 les paradoxes de Paltérité. Liltusion du provisoire. Paris, Raison @Agir, 2006, figure accomunate da una visione della conoscenza e delle diversita culturali come saperi alla portata di tutti, Per costoro T'anali dei fenomeni socioculturali pare che possa essere con. dotta con relativa facilita come parte di un'esperien- 2a diretta, come se bastasse un viaggio last-minute per conoscere I“alterita”, pre~ supponendo in qualche modo che tutti, soprattutto quelli animati da "buoni sentimenti”, ne posseggano gli strumenti Con questo non si intende addossare le responsabilit’ a tutta la categoria medica, ‘ma piuttosto porre il pro- blema della legittimazione della ricerca sociale in tutti agi ambit della vita pubbli- ‘a, soprattutto in quei con. testi organizzativi dove sono ancora forti uno spiti to di corpo e un potere ancora autoreferenziale, ele- menti che nei fatti non favo- riscono Ia costeuzione di nuovi saperi fondati su un dialogo costruttivo, DYaltra parte non ci si pd esimere dal criticare anche quegli antropologi che disdegnano altezzosamente il lavoro in questi scenari “lel sociale” non considerando neppure la possibilita di questi ‘nuovi terreni di ricerca e Liautrice, > Michela Fusaschi & docente di antropologia ulturale e sociale, Universita Roma Tre fusaschi@uniromait meno che mai le problema: tiche concrete, ¢ vissuite, che Ancora oggi in Italia gli stessi responsabili delle strutture faticano a interpel- late i ricereatori sociali (i giovani tirocinanti che non Fientrano nelle tipologie “classiche”, come psicologi © assistenti sociali, ancora hanno difficolta a essere accettati), forse anche per lun certo timore che venga messo in discussione il loro principio di autorit’ 0 di autorevolezza, preferendo a essi altre categorie di colla- boratori: non ultimi gli stes- si migranti, impiegati come “mediatori linguistico cul turali”, per cui la condizio- ne di migrante si trasforma nella presunta competenza di base per una professione, che si pensa possa essere sulficiente a garantie la qualita del servizio, Essere preparati a gestire il rapporto con i pazienti ‘migranti implica, nella realla, una radicale revisio- ne delle pratiche e delle categorie mediche che ci vengono proposte ancora come indiscutibili o come Parte di un‘ordinaria ammi nistrazione. Lautoreferenzialita dell'uni verso medico e sanitario, tuttora avvertibile “in cor- sia’, si configura come un ostacolo a un cambiamento che potrebbe invece reali. zarsi attraverso un sapere pitt ampio, creolizzato appunto perché ricco, creat vo e partecipato, in eu le diverse competenze possa: no dialogare realmente met- tendo reeiprocamente in discussione strumenti, modell e pratiche. Si ver rebbe cosi a superare quella prospettiva meramente ‘multidisciplinare nella quale i saperi vengono con- cepiti come semplicemente sommabili o sovrapponibili Emerge dunque la necessit della comprensione del fenomeno in un senso glo- bale, che consenta di passa re a un approccio interdisc. plinare vero e proprio, volto a creare un sapere veramente interculturale fondato sul dialogo fra le diverse discipline ma anche, e soprattutto, fra tutti i soggetti interessati.m Michela F\ Vobiettivo La sfida culturale della medicina creola Glob: azione, i nmigrazione, incontro-seontro di civilt La . Feligioni e popo Societa occidentale oggi non pud fare a meno di confrontarsi con Valtro, in un rap- Porto dialettico complesso, capace di rimettere in discussione i nostri modelli cul- turali. Anche la met cna & coinvolta in questo processo di ridefi Portunita unica per superare le secche del relativismo e passare dalle ture mediche a una vera e propria civilt’ m anco Voltaggio 4 moti anni inalcu- converzionaliqualiper Nom posite perché i Doitencteseiti” Sipe iprnowapine —guannieintebene di Parigisprotea —nchiroterapa In eal lo ute dioperaen cina creole” Sitrattadiun leartidella guerigione sum aiitues ole pestiche contrassegnate da rizratedauna risenzaa — approntareun consto una collsione a quanto fattoriestrane altetanto” eat posit nee a Pare feconda tr approsei forte quantoquelache dimanche hones canooi della nostra medi-scientificaperle “awe ‘Sola coe posave thet fife lFincontro tral guartoe tadizionalein Yona dated dell oe hurd medicine accettata dala ‘ina caoperacione concrela_matopenerberstea ela nvionale ele medicine non alcuni ospeda scan. Clroperaton| pane Janus numero 21 primavera 2006 16 insomma, sono obbligati a svolgere un lavoro che, per molti aspett, rientra pith nelle arti retoriche che in quelle mediche: valendosi in qualche modo di tecni- che di “seduzione’, devono letteralmente convincere questa speciale coorte di ‘malati del fatto che assun- Zione di un farmaco o la somministrazione dit vaccino costituisce non tun’imposizione, ma la pro- secuzione della “magia” della cura, seppur con stru- ‘menti inediti Una seduzione reciproca In questa prospettiva, & forse possibile capire meglio perché la “medicina cereola” non nasce dalla con- taminazione tra protocolli terapeutici differenti, ma dalla collusione tra approc- «i, Ia cui differenza fa capo alla diversita culturale Laattivazione di queste con- dotte rende possibile la “seduzione” del paziente alieno. Un processo, questo, che scatta solo a condizione che il sanitario si lasci sedurre a sua volta, Come? Accettando di entrare in un rapporto diretto con il paziente: un’alleanza contro il male in cui i due protago- nisti della relazione ter: peutica instaurano un rap. porto di intensa complicita ‘emotiva. Apparentemente, si tratta di operare una U futuro del presente semplice umanizzazione della medicina, invocata da tun pezzo armai da medici e pazienti, Un processo che rinvia al fatto che il malato non & pitt “paziente’, aven- do ormai definitivamente assunto la faces di un “esi gente’. Inoltie, in particola- re nell'inconscio del malato terminale, il medico é vissu: to come un compagno con cui arrivare alla guarigione o allexitus. In realta, quello che si richiede al medico istituzio~ nale occidentale & un impe- no pitt arduo: tn’autentica decostruzione. Se, infatti nesstino gli chiede di abbandonare il suo baga- glo di nozioni e di espe- Fienze acquisite, gli si impo- ne tuttavia di mettere in discussione i suoi metodi, il pits importante dei quali & Sia che si tratti della cosid- detta “anamnesi di ingres- s0” prevista per l'ospedaliz- zazione, o di quella sorta di intervista rilasciata dal paziente in uno studio medico, la procedura si risolve in un'interrogazio- ne. Domande che non inve- stono solo i disturbi in atto ele malattie pregresse, ma anche le abitudini di vita, dal vitto all‘ativita fisica, dai rapporti sessuali al fumo. Liassunto implicito & che il soggetto non conduca un’esistenza conforme alle La sfida culturale della medicina creola regole “imposte” dal suo organismo, dalla sua eta e dalla sta occupazione: ‘mangia troppo o troppo poco, sopratutto mangia ale, fa sesso assai di rado oppure troppo spenso ecc Inalltre parole, @ lui stesso se non [a causa scatenante, il fattore eziologico prima- rio della patologia denun. ciata, Che i due attori del: Tanamnesi ne siano consa pevoli ono, viene a confi sgurarsi una situazione par ticolare: il medico finisce con il rivestire il ruolo di un ‘giudice per le indagini pre- liminari, mentte interroga- to si mette nei panni di un reo presunto, accusato di aver violato una serie di precisi interdetti la cui san. Zione ® appunto la malattia, Di cui, a rigore, non dovrebbe neppure lamen: tarsi, giacché, come recita un antico adagio, “chi causa del suo mal, pianga se stesso”, Ma allora che cosa rende possibile 'anam- resi cosi concepita? La risposta @ facile: il distacco terapeutico. Dal distaceo alla solidarieta Dalla lettura di due testi cruciali del Corpus Hippocraticum (I regime e i regime nelle malate acute), contrassegnati da una serie di prescrizioni e divieti sever, si traggono due con Vobiettivo seguenze. In primo luogo, la salute non & un diritto, ma un dovere: i lavoratori devono stare bene, perché altrimenti non potrebbero svolgere le loro mansioni. Il medesimo obbligo tuttavia riguarda gli stessi egemoni in quanto, ammalandosi, non sarebbero in grado di mantenere la kalakagathia, quella sanita di corpo e mente necessaria per eserci tare correttamente il potere I malato 2 percid un sov- vertitore dell'ordine sociale el medico, nel!’anamnesi fi funzione di controllo e assolvere un compito di monito e di prevenzione, La configurazione del medico quale controllore sociale @ resa possibile dal contesto endemico delle malattie delle comunita greche delleta classica, caratterizzate da una mode- stissima attesa di vita alla nascita (27 anni) e dall’as senza di malattie degenera- tive. Al loro posto incon- triamo patologie infettive acute e a ricorrenza epide- mica e stagionale, con un alto tasso di letalita. Di qui la domanda: dati, per esem- pio, due giovani lavoratori, Filisco e Callice, come mai il primo ® morto e il secon- do & sopravvissuto? Callicle ha potuto resistere all’a gressione del male perché, probabilmente, aveva sem: xe con lo svolgere una pre seguito un regime di vita conforme alla sua con. dizione e al suo mansiona rio. Filisco, invece, “se Ve voluta” La concettualizzazione di questi assunti produ paradigma epidemiologico tuttora valido e fa della medicina una disciplina sta tistica che investe i grandi numeri. Rispetto alla malat Come recita la celebre sura del Corano, «<0 voi uomini! Noi vi abbiamo creato da un maschio € da una femmina, poi vi abbiamo spartito nazioni e tribi perché faceiate reciproca conoscenza» tia, il paziente & come il particolare sussunto sotto Vuniversale Quello che la nostra medici- na ha scoperto di recente & quindi un contenuto forte (e antichissimo) delle arti della guarigione delle societa aliene Nell'antichita, quando una persona si ammalava, la sua ‘malattia era vissuta come una sciagura collettiva e 'e- ventuale guarigione come Janus numero 21» primavera 2006, tuna sorta di rinascita. A ‘occuparsi del malato era (e lo ® ancora) di solito un uomo, spesso omosesstale, € percid sottratto alla com- petizione per il sucesso riproduttivo. Un uomo che, nel prestare le sue cure, si dedicava letteralmente anima e corpo al malato, considerando il male come i “malo” da combattere, in assoluta complicita emoti- va: in questo estremo atto di amore, dunque, la malat- tia era considerata sempre quella di un particolare malato. Uomini e ponti La lezione che ci viene dal- arte della guarigione delle societ® aliene & quella che ci chiede di decostruire Vanam- nesi attraverso I'amore, (Ovviamente non si tratta solo di un coinvolgimento ‘emotive con altro, ma detla sostituzione del distacco con la solidarieta e la disponibilita assolute, $i tratta di'un amore “dotto”, lun amor intellectuals hominis in quanto coincidente con la conoscenza dell‘altro. Ma come @ possibile attingere questa conoscenza? Si rispondera: conoscendone la cultura. Ma questa ® dav- vero la risposta giusta? Forse in realta le cose non sono cosi semplici. Vediamo perché. Conoscere una cultura equi- vale ad attraversare un ponte che conduce in un Tuogo spesso sconosciuto. Una volta attraversato il ponte e percorso in hungo € lango un territorio ignoto, s pud dire di avere acquisito tina qualche conoscenza dei ruovi luoghi soltanto quan- do si ritorna al punto di partenza, Accade perd, se la permanenza sit prolunge ta, che il viaggiatore si senta spacsato una volta tormato a casa, Non é pit fo stesso, ha acquisito como scenze ed esperienze maga- ti ricche, ma ha anche rmutato il suo stile mentale « in qualche modo perduto la sua identi originara, E una condizione consueta all'europeo che sia vissuto a tungo in un Paese africano di lui si dice che si& ormai insabbiato” La conoscenza di una cultu- ra aliena comporta cos rischio di smarrice comple- tamente la propria, Se poi Vinteressato & un medico pud andare incontro all in Conveniente di perdere il proprio bagaglio di nozioni ‘sttuzionali, quasi si fosse convertito da una fede medica alaltra, Ma la con: versione non é mai comple- ta, anche se nel contempo non # pia nemmeno un medico in senso isitiziona- le. Non pud curare nesstino ©, per quanto sembri para- dlossale, non pud essere di I futuro del presente La sfida culturale della medic alcun aiuto ai pazienti alie~ ni, di cui crede di aver appreso la cultura, Ora, di qui a sostenere che ® un ertore conoscere la cul tura altrui il passo sarebbe davvero troppo breve, Propongo invece di cavalea- re una “dotta ignoranza’ Una condizione per cui sap: piamo detf‘attro non quello che &, ma quello che non éo, se si preferisce, quel che di sé disposto a dirci. La conoscenza della cultura alteui 2, quindi, un‘antropo- logia negativa, ma non per questo meno ricea e signifi- cativa di una buona disci- plina antropologica Lantropologia negativa si risolve infatti in un pazien- te ascolto e censimento delle differenze altrui. Ora, se quanto c'8 di comune tra le culture umane pud essere identificato in prima istanza con la reciproca diversita, allora, come recita la celebre sura del Corano: «O voi uomini! Noi vi abbiamo creato da un maschio e da tuna femmina, poi vi abbia- ‘mo spartito in nazioni tuibir perché facciate reci- proca conoscenza». La ‘mutua comunicazione delle differenze configura lo sce- nario di un incontro sempre possibile tra persone che condividono credi diversi I ponte va allora attraversa fo, ma non superato: va per corso solo sino al punto in Branco Voltage cui si incontra altro che viene dalla parte oppasta alla nostra, Curae dialogo Sembrerebbe che le religioni siano pont al cui centro gli trano mai. Sembrerebbe addirittura che le religion divicano e mantengano intatto, quando non Io cre- scano, tutto il potenziale di aggressivitd nutrito dalla fragilita umana, Lesperienza storica ci dice altresi che quanto pitt ® complessa e sviluppata una religione, tanto pit aggressiva. Eppure c' qual cosa di vero in quanti Per saperne di pitt > Cavicchi, La medicina della scelta. Bollati Boringhieri, Torino, 2000. » M.D. Grmel, Le malattie alalba della eivilte occ: dentale. 11 Mulino, Bologna, 1983. PE Voltaggio, 11 medico net bosco. Di Renzo, Roma, 1995. >, Voltaggio, Larte della ‘guarigione nelle culture ‘twmane. Bollati Boringhieri, Torino, 1992. Vobiettivo ella medicina € docente di filosofia della scienza dell Universita di Macerata leonettaiatiscatinet it sostengono che il signilicato dei grandi testi sacri, a dispetto di luoghi trasudan ti sangue e violenza, @ stato tradito dalla pochezza ¢ malvagita umana e richiede tun deciso intervento dell'in: terpretazione testuale che rende possibile capire come, senza contraddizioni, la Bibbia, il Talmud, il discor- so della montagna, la XLIX sura invitino alla tolleranza eal rispetto degli altri La verita & che queste reli gioni contengono una preci: sa cognizione del dolore LAntico Testamento, per cesempio, illustra disordini psichiatrici, patologie di nerative e malattie infettive con tale realismo e precisa dovizia di particolari da dare vita a un’autentica tas sonomia nasologica. Una sofferenza imposta da Dio. agli uomini o in punizione dei loro peccati o per mette- re alla prova la solidita della loro fede, Ce anche det'altro, perd. IL Libro di Giobbe esalta la sua pazienza nel sopportare mille malie innumerevoli piaghe. Ma che cosa e, a ben riflettere, la pazienca se non la tolleranza nei con- fronti del proprio corpo? Ma se 2 cosi, non @ forse questo il primo stadio per intraprendere il cammino per sopportare il male del Valtro, trovando nella con- divisione delle malattie luogo del'incontro? A una condizione, tuttavia: che la pazienza, come la para rhasca all'interno del cimen tocon il sacto, e cio® nella religiosita intesa in senso. lato. E poco importa che la fede si esprima in una pre- cisa teligione o, per contro, con Fateismo, nel rifiuto di tutte le religioni. In questa prospettiva pud nascere il dialogo interreligioso ed esprimersi direttamente come cura delValtro, in uunaura nella quale la ‘compassione” riassume in pieno il suo significato lette- rale di un “patire insieme’ Verso la medicina creola La “medicina creola” si configura allora come un sapere della cura e della guarigione che nasce dal dialogo con Yaltro, sul filo di una comune condivisio- ne del sacro, una dimensio- ne veicolata dalle debolezze della diversita, poverta e insieme ricchezza della con- dizione umana. Un sapere che non si alimenta con un‘attificiosa mescolanza di contenuti, poiché si esprime nell'accettazione di una dotta ignoranza e net Paziente esercizio del dialo- 80, in un costante e recipro- co mettersi in discussione. [ contenuti non sono gia dati tuna volta per tutte, ma sono destinati a essere il prodotto dell'invenzione, consentita da una mutua scoperta cell'altro. Ora, poi- cché invenzione & Vespres: sione tipica della civil, & possibile, e soprattutto & auspicabile, che nel lungo petiodo, appunto attraverso id che verra inventato, la medicina creola faccia il grande balzo in avanti che medici e malati si aspettano, dalla medicina convenzio- nale. Non 2 impossibile che, superate le secche del relati- vvismo culturale, si transiti finalmente dalle cu mmediche alla Franco Voltaggio 21 primavera 2006