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"Milano?

L'ha distrutta il '68"

Massimo Fini: "Col 68 le contrapposizioni


vennero estremizzate, venne distrutta la
solidariet tra le persone e fu introdotta una
fiducia estremista nella modernit"
Luca Steinmann - Mer, 25/11/2015 - 14:04 Il Giornale

Guardando in questa direzione


una tempo vedevo le alpi, ora
solo grattacieli. Mi manca la mia
vecchia Milano. Dalla sua casa
foderata di libri Massimo Fini
guarda fuori dalla finestra verso
lorizzonte e, con un bicchiere di

vino rosso in mano e una


sigaretta tra le labbra, riflette e
tenta di tirare un bilancio sulla
propria vita.
Una vita passata tra inchieste,
ricerche, libri e avventure, fatta di
scoperte e provocazioni che lo
hanno reso una delle penne pi
controverse e dibattute del
giornalismo italiano degli ultimi
decenni. Da qualche mese, per,
Fini ha abbandonato il lavoro
giornalistico e, senza volerlo o
richiederlo, si sta dedicando a
ricevere i premi che il mondo
politico e culturale nazionale gli
stanno elargendo. Lultimo in

ordine di tempo, e forse il pi


prestigioso, lambrogino doro,
la massima onorificenza
concessagli dal Comune di
Milano su richiesta dei consiglieri
Igor Iezzi e Luca Lepore e del
consigliere di zona Vincenzo
Sofo. Abbiamo proposto
Massimo Fini come candidato
allambrogino doro perch una
figura intellettuale non conforme
e per questo sempre tenuta ai
margini dal mondo istituzionale,
le cui idee meritano per di
essere ascoltate dagli
amministratori di Milano, una citt
che in pochi conoscono e

capiscono profondamente come


lui spiega Sofo. Quella di cui lui
parla una Milano che non sia un
semplice contenitore di persone,
ma una comunit fondata sulle
diverse identit dei quartieri, una
citt pi umana e a misura
duomo, ci che in fin dei conti
ogni milanese sogna ma non sa
come realizzare. E Massimo Fini
la persona ideale per
spiegarlo. Una Milano diversa da
quella odierna, amata e sognata
da molti cittadini. Questo
almeno quello che pensano
diversi esponenti politici, che per
questo ascoltano Fini avere degli

spunti su cosa proporre al proprio


elettorato. Se i suoi consigli
trovassero applicazione politica la
citt probabilmente cambierebbe
anima nel giro di poco tempo,
tornando ad assomigliare alla
vecchia Milano che lui tanto ama.
Dottor Fini, il Comune ha deciso
di concederle lAmbrogino doro,
la massima onorificenza
cittadina. Dopo una vita passata
in questa citt, qual il suo
ricordo pi bello legato ad essa?
E il ricordo di una Milano vissuta
da persone pi semplici ed
ottimiste. La Milano del
dopoguerra in cui sono cresciuto,

una citt rasa al suolo dalle


bombe americane in cui per le
persone avevano unallegria e
una fiducia nel futuro oggi
inimmaginabile. I milanesi di
allora erano semplicemente grati
di non essere morti sotto le
bombe e avevano imparato a
stare bene con cose semplici e
soprattutto sapevano essere
comunit. In ogni quartiere cera
un controllo sociale spontaneo
del territorio, una solidariet
genuina che ci portava spesso a
fare a cazzotti per difendere i pi
deboli e non per umiliarli come
troppo spesso avviene oggi.

Anche nel confronto fisico cerano


delle regole non scritte che
nessuno si sarebbe mai sognato
di violare, per esempio quando
durante una rissa qualcuno
cadeva a terra non lo si poteva
pi toccare. Era una citt fatta di
tante comunit di quartiere che
mantenevano per tutte una
milanesit che ci accomunava.
E nella Milano di quegli anni che
fiorisce un fenomeno di cui Lei si
occuper giornalisticamente per
decenni: quello della malavita.
S, Milano era ricca di esponenti
della vecchia mala milanese, la
Ligera. Vallanzasca stato

lultimo di loro, dopo di lui tutto


cambiato. Io sono stato accusato
pi volte di giustificare o
minimizzare la sua banda. Nulla
di pi falso. I criminali sono
criminali e ci va riconosciuto.
Quello che faccio semmai di
paragonare la mala di allora con
la criminalit di oggi. In quella di
allora vigeva un senso di lealt
che era lo specchio malato di una
societ ottocentesca che oggi
non esiste pi. In una societ
senza dignit ed onore come
quella odierna, invece, si crea
una malavita anche lei senza
dignit ed onore. Questo

cambiamento lo hanno vissuto


non solo le bande milanesi, ma
anche la mafia, la ndrangheta e
la camorra, che vivono anche loro
a Milano ma non si fanno vedere
se non nel loro aspetto finanziario
e rispettabile, che quello che io
pi respingo.
Ci spieghi come sia stato
possibile che la societ italiana e
milanese sia mutata cos
profondamente.
Tutto cambiato col 68. Ricordo
bene quel periodo. Noi ragazzi
eravamo la prima generazione
che non era chiamata alla guerra
e per questo sentivamo la

necessit di un impegno forte,


cercavamo una guerra che non
cera. Chi lavorava non aveva
tempo per pensarci, ma i figli
della borghesia s e da loro
nacque il movimento del 68,
composto da giovani borghesi
che cercavano di cacciar via i
vecchi borghesi loro genitori. I
contatti tra questi sedicenti
rivoluzionari e il mondo operaio
erano pochi, perch la classe
operaia aveva unetica che non
era lamentosa e, per quanto
combattesse i padroni, spesso li
rispettava se questi lo
meritavano. Il lavoro era

importante, ma non nevrotico e


disumano come viene vissuto
oggi. Prima delle contestazioni i
padroni erano persone fisiche e
umane, non i manager disumani
e macchinosi di oggi. Col 68 le
contrapposizioni vennero
estremizzate, venne distrutta la
solidariet tra le persone e fu
introdotta una fiducia estremista
nella modernit. Da quel
momento, per esempio, inizi a
scomparire il dialetto milanese,
considerato poco edificante e
dequalificante, quando in realt
era un elemento di identit e un

linguaggio di comunicazione
comune.
Da l il passaggio agli anni di
piombo fu breve.
Come visse Milano quel periodo?
Non se ne rendeva conto di
viverlo se non quando cera il
morto a terra. Io stesso non me
ne accorgevo. Ricordo che la
sera prima che venisse
assassinato accompagnai a casa
sua Walter Tobagi e mai mi sarei
aspettato di rivederlo disteso a
terra il giorno dopo.
Sottovalutammo la pericolosit
del fenomeno, perch come non
avevamo preso sul serio i ragazzi

annoiati del 68 non prendemmo


sul serio quelli che andavano in
giro a gridare che uccidere un
fascista non reato.
Poi arrivarono gli Anni 80, la
Milano da bere e poi ancora il
ventennio berlusconiano.
La Milano da bere se la sono
bevuta i socialisti che
controllavano le televisioni. Negli
ultimo 25 anni, poi, la televisione
ha cambiato completamente
limmaginario collettivo e
soprattutto i canoni femminili.
Un retaggio, questultima cosa,
figlia del anche lei del 68. Come
ha visto cambiare il modo in cui

oggi gli uomini si approcciano alle


donne rispetto a come avveniva
nella sua Milano?
Oggi il rapporto con laltro sesso
sembra pi facile, ma vedo che i
giovani hanno molte pi difficolt.
La maggior parte delle donne,
liberate dalla sobriet che era
loro caratteristica, sono diventate
aggressive e spavalde nella
proposta sessuale. Ci spaventa
molti maschi, tant vero che
lomosessualit aumenta
vertiginosamente. Ma non solo.
Negli uomini aumenta anche
lansia, la paura e la passivit,
mentre diminuisce la loro virilit.

Non un caso, dunque, che


quasi tutte le trentenni che
conosco lamentino di non riuscire
a trovare un compagno alla loro
altezza.
La liberalizzazione dei costumi ha
dunque introdotto enormi
problemi tra i due sessi. Che
cosa manca rispetto ad allora nel
rapporto tra uomo e donna?
Il corteggiamento e la seduzione.
Non bisogna sottovalutare quanto
questi due elementi abbiano una
potentissima forza erotica. La
volontaria ritrosia delle donne nei
confronti degli uomini, il
linguaggio dei gesti, i primi

contatti fisici, il lunghissimo gioco


di sguardi e parole erano
qualcosa che rendeva eccitante
pi che mai la fase di
corteggiamento e per questo gli
uomini erano spesso disposti a
non demordere nelle loro
avances per lunghissimo tempo.
Il pensiero, il sogno, il desiderio e
lidealizzazione della donna che
si corteggiava era qualcosa che
ci rendeva molto pi forti e
determinati. Oggi invece
lesibizione sfrenata del nudo
femminile fa spegnere la voglia.
Lattesa dunque qualcosa che
rafforza i legami.

Non c niente di pi
emozionante dellattesa.
Chiunque sia stato in una
spiaggia di nudisti sa benissimo
che il desiderio cresce la sera,
quando le donne si rivestono e tu
puoi finalmente iniziare a sognare
cosa ci sia sotto le loro vesti. Il
corteggiamento, poi, la forma di
attesa che stimola maggiormente
il desiderio. E naturale quindi che
in una societ in cui le donne si
concedono rapidamente cali il
desiderio che gli uomini provano
per loro.
Ezra Pound scrive nei Cantos:
Ci che ami davvero rimane, il

resto scorie. Quel che ami


davvero non ti verr strappato.
Quel che ami davvero la tua
vera eredit. Cosa rimane
dunque guardandosi indietro e
ripensando alle proprie storie
passate?
Se le storie sono state forti
rimangono dentro di noi. Ogni
donna un mondo a s e ognuna
di loro ti porta dentro di esso,
cosa che entra a far parte del
percorso di crescita di chiunque
abbia avuto diverse compagne.
Che per questo non vanno
cancellate o dimenticate. Ma al
contempo non vanno ricercate o

riviste. Rivedere una persona che


si ha amato significa dover
riconoscere che la passione che
tanto ci aveva unito e fatto
sognare non esiste pi. Significa
rovinare il bel ricordo di lei che
serbiamo dentro di noi. Come
canta De Andr lamore che
strappa i capelli finito ormai.