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Market Economy Status

Il riconoscimento del Market Economy Status alla Cina (MES): le eventuali conseguenze
sulla difesa commerciale e i possibili rischi per leconomia dellUE
Che cos il MES?
Dal 2001 la Repubblica Popolare Cinese membro del WTO, Organizzazione Mondiale del Commercio,
con lo status di economia in fase di transizione e, dunque, non ancora avente diritto allo status di
economia di mercato (MES, market economy status).
Nello specifico di quanto richiesto dallUnione europea per il riconoscimento del MES, devono essere
soddisfatti cinque criteri. Secondo lultima analisi condotta dalla Commissione nel 2008, la Repubblica
Popolare ne soddisfa solo uno, ossia lassenza di distorsioni da parte dello Stato sullallocazione delle
risorse e le decisioni delle imprese. Gli altri criteri richiesti sono:
scarsa ingerenza del governo, specie in termini di discriminazione fiscale;
adeguati sistemi per la corporate governance;
regolamentazione chiara a garanzia dei diritti di propriet e dellapplicazione di un regime
fallimentare;
un settore fiscale che operi indipendentemente dallo Stato.
Tali criteri, tuttavia, non rilevano a livello normativo poich il riconoscimento del MES regolato
allinterno del WTO, organismo multilaterale. In caso, quindi, di lettera di questultimo che riconosce lo
status di economia di mercato a Pechino, lUnione europea non potrebbe far valere il mancato rispetto
dei criteri di cui sopra per contestare tale decisione.
Dal punto di vista della difesa commerciale, il sistema cinese in generale inadeguato al riconoscimento
del MES. Il governo centrale dirige leconomia con lintento di creare dei campioni nazionali. I piani
quinquennali garantiscono a imprese, spesso sotto controllo statale, materie prime e capitali a basso
costo, oltre ad alterare i flussi commerciali e lambiente competitivo.
Pratiche sleali sono condotte a supporto delle aziende cinesi e delle loro esportazioni, a cui concesso
laccesso privilegiato a fattori produttivi e a finanziamenti.
Il riconoscimento dello status di economia di mercato (MES) influisce in modo rilevante sullapplicabilit
degli strumenti di TDI, modificando i criteri delle misure anti-dumping.

Cosa sono e a cosa servono gli strumenti di difesa commerciale (TDI)


Gli strumenti di difesa commerciale (TDI) contrastano pratiche di concorrenza sleale provate e
identificate, garantendo la parit di condizioni competitive tra le aziende di Paesi terzi e quelle europee.
In particolare, i TDI giocano un ruolo cruciale nella tutela di settori chiave dellindustria manifatturiera
che contribuiscono in maniera fondamentale alla crescita, allinnovazione e alloccupazione negli Stati
Membri.
Si parla di dumping di un prodotto quando il suo prezzo di esportazione pi basso rispetto al normal
value, il prezzo di vendita appropriato sul mercato domestico. Le norme anti-dumping prevedono
limposizione di dazi che vadano a compensare il vantaggio competitivo cos ingiustamente creato.
Per le nazioni a cui riconosciuto il MES, il normal value viene calcolato a partire dai costi di
produzione e dal prezzo reale di vendita del paese stesso, prezzo che soggetto a dinamiche di
mercato. Lutilizzo di un simile approccio si rivela ovviamente fallimentare con economie non di
mercato (NME), caratterizzate da uningerenza statale massiccia e dove pertanto i prezzi risultano
distorti e non soggetti alle dinamiche tipiche della domanda e dellofferta. In questo caso, il normal
value ottenuto partendo dal prezzo di vendita del prodotto in uno stato terzo dotato di uneconomia
di mercato funzionante.

Qual la controversia?
Negli ultimi anni, la Cina ha ripetutamente dichiarato che il Protocollo daccesso al WTO le garantirebbe
il riconoscimento automatico del MES da parte degli Stati membri allo scattare dei 15 anni dallingresso
nellorganizzazione, l11 dicembre 2016.
Lultima consultazione con la Cina riguardo allargomento del riconoscimento risale al giugno 2012 e
la Repubblica Popolare non ha fornito prove, confidando nella propria interpretazione del protocollo.
Linterpretazione cinese non per condivisa da tutti i membri del WTO. Coloro che credono che non
sussista un obbligo legale a concedere il MES alla Cina, partendo dalla lettera del protocollo daccesso,
giudicano la posizione cinese in contrasto con i dettami interpretativi applicati solitamente dal WTO e
con gli interessi degli Stati membri al momento della stesura dellaccordo.
Lart. 15 (d) del protocollo daccesso, infatti, recita:
Una volta che la Cina avr dimostrato, secondo le leggi degli stati importatori membri del WTO,
che uneconomia di mercato, le previsioni del comma (a) (cio lutilizzo di prezzi non cinesi per
determinare il normal value NdA) smetteranno di essere in vigore.
LUnione Europea lunico partner a dover adottare un atto formale prima della scadenza del
dicembre 2016, per esplicitare il nuovo status che intende riconoscere alla Cina. Questo significa che
nei prossimi mesi Commissione, Parlamento e Consiglio dovranno decidere che posizione prendere,
per poi tradurla in un atto legislativo.
Gli USA hanno gi dichiarato che non riconosceranno lo status di economia di mercato alla Cina nel
2016 e sembra chiaro che Brasile, India, Messico, Canada e molti altri saranno sulla stessa linea.
Sarebbe opportuno che il riconoscimento avvenisse soltanto previo coordinamento con i
maggiori partner commerciali, in primis gli USA. Se lUnione Europea fosse lunica grande realt
economica a garantire il MES, le esportazioni cinesi verso gli altri partner commerciali sarebbero
deviate verso lUE, con effetti ancora non prevedibili per la nostra economia.
Si tratta di una faccenda estremamente delicata, dove la nostra priorit la tutela delle imprese e
dei lavoratori europei. La Cina, infatti, non operando in condizioni di libero mercato, ha una politica
di prezzi alla vendita molto aggressiva, con la quale i nostri produttori, che rispettano una serie di
standard e regole, non potrebbero competere.

Questo la prima e pi importante conseguenza negativa che dobbiamo scongiurare. Allo stesso
tempo, non si pu ignorare la fortissima presenza cinese nei maggiori fondi di investimento europei
e, dunque, necessario scongiurare anche un eventuale loro ritiro che potrebbe accadere in caso di
chiusura totale alle loro richieste.
I prossimi mesi vedranno un grande lavoro su questo tema, che ci auguriamo possa vedere una stretta
collaborazione di Commissione, Parlamento e, soprattutto, i Governi degli Stati membri.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 27 novembre 2015

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