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IL SOGNO DI APULEIO

1. POMPEI. TEMPIO DI ISIDE est. notte


Un uomo, il cranio completamente rasato, sui 45 anni, si muove a
fatica nella folla. Si chiama Lucio Apuleio. Siamo a Pompei nellanno.
E notte, ma una luna piena sparge i suoi raggi luminosi ovunque.
Uomini e donne con lucerne, fiaccole, ceri sono riuniti per invocare il
favore della madre dei cieli. Le donne sfolgoranti in vesti
immacolate di candido lino, con i capelli sciolti e gli uomini con il
cranio completamente rasato; reggono sistri di bronzo e recano
offerte: rami fioriti, verbene e ghirlande, intonano canti alla dea e al
sole nascente.
FOLLA
Gli dei del cielo ti onorano, quelli dell'inferno ti rispettano,
tu fai ruotare la terra, dai la luce al sole, reggi l'universo.
A te obbediscono gli astri, per te si susseguono le stagioni,
di te gioiscono i numi, tutti gli elementi sono al tuo servizio.
A un tuo cenno soffiano i venti, le nubi si gonfiano,
le sementi germogliano, i germogli crescono.
Dinanzi alla tua maest tremano gli uccelli che percorrono il cielo,
le belve che errano sui monti, i serpenti che si nascondono sotto
terra,
i mostri che nuotano nel mare.
Finalmente Apuleio riesce a sbirciare tra le teste. Davanti a lui, il
Tempio di Iside. Siamo nel recinto del Tempio, davanti alla scalinata.
Sta per essere officiato il culto della Dea.
Quattro o cinque donne bellissime nelle loro vesti bianche,
festosamente agghindate, adorne di ghirlande primaverili spargono
piccoli fiori.
Per vedere meglio, Lucio si sporge di pi infastidendo luomo pi
alto davanti a lui.
UOMO
Bifolco. Stai attento a non agitarti troppo
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o finirai per farti male.


APULEIO
Non sono un bifolco. Sono uno scrittore.
UOMO
(sfottente)
Scrittore?
LUCIO
Mi chiamo Lucio Apuleio.
UOMO
Da dove vieni, scrittore?
APULEIO
Dalla Numidia. Mio padre era duumviro.
UOMO
Un magistrato?
Apuleio annuisce.
In quel momento. Un sacerdote apre la tenda che copre la cella del
tempio in cui custodita la statua della dea.
La statua viene sollevata da quattro sacerdoti pastofori, anche loro
con capo rasato, veste di lino bianca e, e trasportata fuori dal
tempio. La dea esce dalla stanza. L'altare a sinistra apparecchiato
con la cesta dei misteri e brocche con acqua.
Dalla soglia del tempio, un sacerdote su uno scranno declama.
Anche Lucio Apuleio e la folla pronunciano le parole del sacerdote in
un coro dal tono fortemente mistico.
SACERDOTE
Io sono la madre della natura, la signora degli elementi,
lorigine primordiale dei secoli, la pi importante fra i numi,
la regina dei defunti, la prima fra i celesti,
la figura uniforme di di e di dee.
Sono io che regolo con i miei ordini le luminose vette del cielo,
i venti salutari del mare, i desolati silenzi degli inferi.

Intanto i sacerdoti sollevano di nuovo la statua ed iniziano a


scendere le scale. Un altro sacerdote regge un bacile con acqua, un
altro ha una brocca d'oro per le libazioni.
La statua viene portata alla base della scala e la portantina calata in
terra.
Il sacerdote prosegue allingresso del Purgatorium, il bacino colmo
di acqua del Nilo, dove la attendono altri due sacerdoti, capo rasato,
veste di lino bianca attillata lunga fino ai piedi annodata sotto le
ascelle, in mano una lucerna a forma di nave, uno di loro tende la
mano sinistra con il palmo aperto; laltro sacerdote regge un'anfora
e un vaso d'oro, rotondo.
Davanti al Purgatorium il sacerdote si lava le mani con lacqua
sacra.
UOMO
E acqua sacra del Nilo, scrittore.
APULEIO
Conosco i riti.
E lo supera avvicinandosi al sacerdote che lo accoglie con un
sorriso, come se lo riconoscesse. Apuleio abbassa il capo come a
ricevere una benedizione. Il sacerdote legge da un papiro che
srotola orizzontalmente.
SACERDOTE
O Lucio, perch tu sia pi sicuro e pi protetto iscriviti a questa
santa milizia
cui anche poco fa sei stato chiamato a votarti e d'ora innanzi
dedicati al culto della nostra religione e assoggettati
volontariamente
al giogo del suo ministero. Infatti quando incomincerai a servire la
dea allora veramente sentirai il frutto della tua liberazione.
A quel punto Lucio viene introdotto nel Purgatorium e scompare alla
vista degli astanti.
Intanto la folla in una fila ordinata si alterna a baciare i piedi della
statua della Dea collocata alla base del Tempio. Le sacerdotesse
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intorno continuano a spargere petali. La folla batte le mani


ritmicamente.
Finalmente Lucio fuoriesce. Sembra confuso, preso da una strana
estasi. Qualcuno gli si avvicina.
GIOVANE
Lucio, dicci, cosa hai visto, cosa hai fatto in questo tempo?
LUCIO
Te lo direi se mi fosse lecito e tu lo sapresti se ti fosse lecito
sentirlo;
ma lingua e orecchie peccherebbero entrambe di temeraria
curiosit.
Perci ascolta e credi perch ti dico la verit.
Ho raggiunto i confini della morte, varcato le soglie di Proserpina
rivissuto tutti gli stadi dell'essere, visto nella notte il sole brillare
di candida luce,
sono giunto al cospetto degli dei inferni e di quelli del cielo. Ecco ti
ho detto,
soltanto quello che pu essere rivelato a mente umana
senza commettere sacrilegio.
Mentre parla col giovane Apuleio guarda ogni tanto i vari devoti
alternarsi ai piedi della Dea. Poi nota un uomo dallaspetto
animalesco. Curvo e ingobbito, con la schiena ricoperta di un manto
di pelo fitto, come di pelliccia ed una coda che lo fa assomigliare ad
un asino. Luomo si avvicina ai piedi della statua, anche lui li bacia.
Apuleio rapito da quello che vede: luomo ha appena raccolto da
terra una splendida corona di bellissime rose intrecciate e sta
iniziando a mangiarla.
Immediatamente lasino perde laspetto animalesco, torna pian
piano eretto, perde l'ispido pelo, dalle piante dei piedi attraverso lo
zoccolo spuntano nuovamente le dita, il viso torna umano, le
orecchie di nuovo piccole e la coda scompare.
Apuleio si guarda intorno ma nessuno sembra aver visto quello che i
suoi occhi hanno visto.
E quando torna a guardare la statua, luomo-asino sparito.
2. POMPEI. ABITAZIONE APULEIO int. giorno

Apuleio si sveglia di soprassalto e si mette a sedere. E sudato.


Perplesso. Forse sta ricostruendo dentro di s la natura di quel
sogno. Ha lo sguardo basso, poi finalmente alza gli occhi e
guarda dritto verso la macchina da presa.
su nero
LUCIO APULEIO E LAUTORE DELLE METAMORFOSI
(o LASINO DORO)

Stefano Incerti