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f. S. A.

[ V E N E Z I A

BIBLIOTECA

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N U O V A S C E L T A DI C U R IO S IT L E T T E R A R IE
IN E D IT E O R A R E
N.

LA SCHIAVIT
DEL

GENERALE MARSIGLI
SOTTO I TA R TA R I E I TURCHI
D A LUI ST E SSO N A R R A T A

A CURA
DI

E M IL IO

L O V A R IN I

BO LO G N A

N IC O L A Z A N IC H E L L I
>93*

QUESTO VOLUME ST A TO STAMPATO


SOLTANTO

IN 25O

ESEMPLARI NUMERATI

DEI QUALI 20 IN C A R T A A MANO

91.

6 8

L EDITORE ADEMPIUTI I DOVERI


ESERCITER I D IR ITTI SANCITI DALLE LEGGI

Bologna - Coop. Tipografica Mareggiani - 3. 4. 1931. ix

P R E F A Z IO N E

le relazioni scritte e dettate da schiavi libe


rati, m olte v e ne saranno di com m oventi e
curiose, ma pi di quella pubblicata dal generale
M arsigli tre anni prim a di m orire (e che qui si
ripubblica, perch rara) dubito forte che non se ne
trovi una.
D ella propria schiavit e delle sue conseguenze
funeste egli scrisse di sua mano una diligentissim a
relazione che non si pu leggere senza lagrim e; e
certo p er renderla degna di com passione e di pianto
non vi facea m estiere d arte alcuna, tanto era triste
e penosa
Cos un forbito scrittore contempo
ran eo; il quale, riflettendo poi a certi straordinari
e incredibili incontri in essa narrati, notava: La
Fortuna talvolta fa succedere alcune cose che pi
da rom anzo sem brano, che da storia 2. N im pres
sioni punto d iverse m ostrarono d avern e avuto altri
che la lessero prim a o dopo di lui.
A g g iu n g e ora un dotto u n g h erese 3 che essa
bella ed istruttiva, onde m eriterebbe di essere ri
stam pata e diffusa a m igliaia di copie. Ed istruttiva
infatti, anzi educativa anche a prescindere
dallo scopo caritatevole che si proponeva , perch

ra

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

inform ata a un profondo sentim ento di dignit


um ana e di fede religiosa, il quale prim a che nella
parola fu sem pre viv o negli atti stessi di tutta la
travaglio sa vita dell autore: sentim ento sincero e
saldo come in pochi uomini al mondo.
G r an d e e costante fu specialm ente in lui il
culto della V ergin e, alla quale con fessava d essere
debitore d ogni bene. Quando giovane egli m ilitava
contro i turchi in U ngheria, fu E ssa a volere con
la prigionia, incom inciata appunto il giorno della
sua V isitazion e (2 luglio 1863), punirlo salutarm ente
de peccati com m essi e poi liberarlo, nove mesi
dopo, in un altro suo giorno festivo, in quello dell A nnunciazione (25 marzo 1684).
Ritornato in patria e rim essosi appena in salute,
fu suo primo pensiero mantenere due prom esse
fatte a Maria : visit prim a la Santa C asa di Loreto
e qui probabilm ente, dice un suo intim o am ico4,
contrasse quel voto, che osserv scrupolosam ente
p er tutta la vita, di digiunare a pane e acqua in
tutte le vig ilie delle sue feste; indi si rec alla
Santissim a A nnunziata di Firenze e qui appese
al muro della chiesa le catene che a v e v a portato
seco dalla sua prigionia.
Molti anni appresso, quand ebbe fondato l isti
tuto delle scienze in Bologna, che si allog nel
superbo p alazzo Poggi in v ia Zam boni, oggi sede
dell universit, volle che al pianterreno, nella prim a
aula a sinistra, dove presentem ente chi l avrebbe
p revisto ? la portineria, si costruisse una cappella
da dedicare a M aria A nnunziata. E allora si fece

PREFAZIONE

innanzi p er singolare fortuna o predestinazione


un alto prelato, che da quando era sacerdote sempre
s era ricordato di lui nei suoi sacrifizi5, e s impegn
di decorarla e di arredarla convenientem ente. Spero
g li s c r iv e v a 6 che Iddio mi aiutar, per non
m ancare alla cappella dell istituto, di cui sino che
v iv ero mi p regiar d a vere il titolo d avvocato,
come pure quello di veneratore del di lei gran
m erito
N e l l a lettera, dove sono queste parole, suona
inoltre una m agnifica lode del M arsigli, degna d es
sere scolpita nel marmo e che io mi faccio un
d overe di ren der nota:
V en erata persona, che nei tempi m iserabili fa
risplendere l Italia e n ell Italia Bologna
Io
non so se altra mai pi gradita sia giunta a
qu ell anim a sitibonda di gloria, che in m ezzo al1 ignavia, all indifferenza, all incom prensione, all ingratitudine dei pi, im paziente d ogni ostacolo
o indugio, con im peto e tenacia che p areva protervia
e gli m oltiplicava intorno contrasti invidie dispetti,
profondendo sostanze ed energia, im petrando e
ottenendo da sovran i e da privati aiuti doni favori,
an d ava attuando senza posa il grandioso proposito
che Bologna non dovesse essere seconda a nessuna
citt del mondo nel progresso moderno delle scienze,
nelle lettere, nelle arti di pace e di guerra, e nelle
opere di piet.
Due prepotenti passioni albergava il suo gran
cuore: furor di gloria e carit di figlio
Ma pure
la voce di questa per solito superava l altra e sapeva

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

farla tacere. A l sospetto che si potesse attribuire


ai suoi tanti affanni altro m ovente che l am or patrio,
fu udito da molti protestare quasi sdegnoso:
A che scopo insomma queste mie fatiche? A che penso
io mai? A che miro? A ci solo: che non venga meno
questa illustre citt mia e a me carissima patria; ma che
si regga, che anzi sorga e fiorisca di pi e che, col culto
degli studi tornando di nuovo in favore, riacquisti la bel
lezza dell'antico decoro. Quando i miei concittadini siano
occupati in buone opere, quando splendano per virt
e fama, quando godano i vantaggi di un onoratissima
esistenza, io mi ritrarr volentieri e me n andr di questa
vita, perch vedr di aver riportato d'ogni fatica abbon
dantissimo frutto7.

Ed era sincero. Il che non toglie che gli dovesse


riu scir gradita quella lode, fattagli dall unico bolo
gn ese che per pi ragioni, ma sopratutto per l amore
operoso verso il luogo nativo, possa a lui parago
narsi, anzi dirsi suo em u lo 8, da colui che allora era
arcivescovo di A ncona e dieci anni dopo la morte
del M arsigli sal il trono di S. P ietro col nome di
Benedetto X IV . L alto senno e la discrezione del
lodatore, persona sch iva p er natura di qualunque
finzione ed eccesso, danno un valore raro alla sen
tenza, e di una pi rara autorit oggi essa si riveste
ai nostri occhi che gi la vedono sotto la insegna
delle somme chiavi.
I l prim o dono di m onsignor Prospero L am ber
tini alla capp ella fu forse quello d un grande calice
scannellato d argento di R om a, con la patena d a r
gento dorato, del peso di pi di 30 once, in sua

PREFAZIONE

custodia coperta di dam aschino9. Non desiderando


il donatore d esser palese prega il generale di ri
porlo a suo luogo : senza che si sappia chi l abbia
mandato, per il quale effetto V o stra E ccellen za potr
vedere che non vi sono n arm e e n nome ; e se
Iddio mi dar m aggior comodo E lla resti pure ar
sicurata che non mi scorder dell istituto e spe
cialm ente della cappella, parendom i che questa
debba essere il principale oggetto di chi batte la
strada ecclesiastica 10.
Com e fosse memore di tale prom essa verso
1 istituto lo dir la storia di Bologna durante i felici
anni del suo pontificato. Qui basti ricordare fra
l altro che a sue spese p ro vvid e a far decorare e
dipingere la cappella, e scelse il pittore M arc A n
tonio Franceschini p er esegu ire il quadro dell A n
nunciazione, che in cornice dorata fu posto col
sopra l altare.
Era il 1727, e il M arsigli, ottenuta 1 autorizza
zione di collocare nella capp ella una cassetta in
cui raccogliere 1 elem osine per la liberazione degli
schiavi bolognesi, concord con gli uomini dell arciconfraternita di S . M aria della Neve, detta anche
del R iscatto, della quale era socio, una solenne
cerim onia da farsi in quel luogo sacro il 25 m arzo
di ogni anno, * per im plorare da Dio tra l altro
la costanza e p erseveran za nella santa religione
cattolica da que cristiani, m assim e bolognesi, che
si trovano in schiavit .

queste convenzioni, ferm ate con rogito nota


rile del 22 m arzo 1727, alleg il predetto R a g

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

g u a g l i o della schiavit da lui stesso sofferta, per


m uovere pi facilm ente la piet verso quegli in fe
lici cristiani che soffrono sim ili pene in mano dei
turchi e per dim ostrare col suo esem pio ai confra
telli quanto sia valid a ed efficace la protezione
di M aria V ergin e ,,u .
P er questi fini dunque e in quest occasione
com parve il detto R agguaglio, alla distanza come
si vede di ben quarantatr anni (quasi mezzo
secolo) dagli avvenim enti. N aturalm ente vien voglia
di sapere se ne esistano altri meno tardivi, che
potrebbero anche essere pi esatti. C i sono, e no
tevo li; e pure non infirmano quasi nulla di quel
che si legge in esso, n lo rendono superfluo; anzi
spesso si compiono e suffragano a vicen da con la
variet dei particolari e dell esposizione, onde
bene cos pubblicarli, com e leggerli, tutti insiem e
uniti.
Ci sono le pagine relative dell A u t o b i o g r a f i a
rim asta finora inedita
la quale ho qualche buona
ragione di creder com pilata circa ven t anni prima
a Milano, perch rim anesse positiva testim onianza
di quanto l autore a veva operato e sofferto in ser
v izio dell im peratore, nel cui nome era stata pro
nunziata la sentenza di B regen z contro di lui che
la chiam orribile ingiustizia, senza esem pio da
poi che la casa d A u stria regna 13.
Prim a assai, nell anno della sua liberazione, se
si ha da credere al cronista G hiselli M, * m olte rela
zioni e stam pate e m anoscritte andavano attorno
Ma, con le due predette scritture di tanto poste
riori, a me non riuscito di trovare altro che una

PREFAZIONE

copia d una lettera inedita e sperduta del M arsigli,


fatta dal F a n tu z z i15, che la intitol:
M e m o r i a le a G iuseppe, re de rom ani, figlio
d i Leopoldo im peradore, scritta dal conte Luigi
M arsigli, tornato dalla schiavit a Bologna .
T itolo im proprio, perch il 17 m aggio 1684, data
della lettera, G iuseppe d A bsbu rgo non era stato
creato ancora re dei rom ani, il che a vven n e solo
il 26 gennaio 1690. A llo ra a veva appena sei anni
scarsi e, a vo le r dire la nostra opinione, senza Dio
ce ne guardi m ettere in dubbio l efficacia dell eccellente sua istruzione affidata al principe di
Salm , 1 augusto fanciullo pare un lettore di epistole
italiane un poco precoce. Ci non esclude che
qualcuno potesse leggerglien e, specie se contene
van o qualche notizia curiosa
che solo allora
se ne in teressava, come m ostra di credere il M ar
sigli, la cui credenza d oveva pur ave re qualche
fondamento.
In ogni modo il M arsigli g li deve scrivere per
rin graziare lui (o altro p er lui?) di a v e r gi dato
segno di * generoso patrocinio verso la sua per
sona e la sua casa, con intercedere presso l augusto
genitore, p er so llevarli dal grav e dispendio incon
trato nella liberazione. Che tale soccorso almeno
in parte si effettuasse siam o pi che sicuri, perch
ne sussiste la p ro va in un docum ento dellarchivio
m ilitare viennese, che attesta come il 5 giugno
d ellanno seguente furono a questo titolo rim borsati
al conte 600 zecchini 1C.
L a narrazione contenuta nella lettera prende le
m o sse, con una certa sostenutezza da storia ufficiale,

IO

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

dall entrata in guerra e a rriv a alla cattura dello


scrivente, avven uta il 2 luglio 1683. D o veva segui
tare e com piersi in un altra lettera da spedire
per la futura posta : ivi si sarebbero unite, egli
prom ette, tutte le notizie della schiavit e mia
libert, e quelle parim enti che ho raccolte per sta
b ilire quali siano le forze e ordine de turchi nella
guerra
S a r stata scritta; ma purtroppo and
perduta come quelle altre * molte relazioni e stam
pate e m anoscritte .
Com unque questa rim astaci ha il suo valore,
non soltanto perch il M arsigli la scrisse quando
da soli dodici giorni a ve va riveduto il luogo natio,
ma sopratutto perch intendeva con essa m ostrare
alla corte com e egli si fosse comportato coraggio
sam ente e lealm ente in quei frangenti, in m ezzo
agli ungheri infidi e in particolare di fronte al conte
B atth yn y che, passato allora al nemico, poco ap
presso era stato perdonato, essendogli state menate
buone, s vero n , certe m agre scuse, che possono
riassum ersi nel m otto: soldato che fugge, buono
p er un altra volta.
L ev ia m o ci d attorno, caso mai ci assediasse,
uu dubbio. C i che in principio s detto della sin
cerit religiosa del M arsigli, s ha da credere per
ferm o anche della sua lealt e del suo valore, sem pre
esenti d ogni sospetto. Non c nulla, nulla affatto
che sm entisca quanto egli scrisse di s.
Quantunque un momento avanti di cadere nelle
m ani dei tartari egli a vesse a buon conto gettato
in una palude la patente con * tutte le lettere che

PREFAZIONE

teneva in saccoccia (la m aggior parte del duca di


Lorena) 1S, in un volum e dei m anoscritti marsigliani 19 si trovan raccolte parecchie copie e
originali di lettere scritte ne giorni che prece
dettero im m ediatam ente la cattura, una perfino
di sette giorni in nanzi; le quali non ebbero la
stessa sorte, perch due del duca di Lorena, del
15 e del 28 m aggio, con altri docum enti, de
vono esser state consegnate prim a a persona che
le port in salvo, e le altre sue, recapitate ai
destinatari, egli pot pi tardi riavere p er copiarle
e tradurle, nonch conservarle a p ro va della sua
condotta.
D a tutte queste infatti risulta esatto quanto
scrisse nel suddetto M em oriale e n ellA utobiografia,
intorno a quel che allora vid e e fece: la ricognizione
m inuta del R aab, le p ro vvid en ze necessarie, i ponti
da con servare e quelli da togliere, i forti, le trincee
e le p alizzate rizzate ne punti deboli, le relazioni
sulle diete tenute da que cervelli torbidi degli
ungheri ecc.
Ecco, ad esem pio, che cosa scriv ev a al duca,
dopo essere entrato nell isola del R abau ed aver
assistito in K eso ad un adunanza di Nicol D rasko w ics col vesco vo di GyOr e Stefano N dasdy,
cognato del T h kd ly :
Non si fatto che beffeggiare alla tavola sopra 1 ar
mata di Sua Maest Cesarea ; et innanzi e dopo di essa
hanno tenuto longhe sessioni che, per dirla, non mi piac
ciono, oltrech scorgo gran lentezza, da pochi giorni in
qua, a dare la mano all esecuzione del cominciato. E s as
sicuri Vostra Altezza Serenissima, non perder di vista

12

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

ogni possibile diligenza per vedere se li miei sospetti sono


immaginazioni o altro, e ne dar esatto avviso !0.
A n co r a pi interessanti sono le due ultime let
tere inviate al duca, che voglio riportare per in
tero, perch non solo ci danno particolari ignoti
che compiono la vision e delle trem ende condizioni
in cui si trovarono col i pochi difensori dell im
pero, ma insiem e ci m ostrano il M arsigli appieno
conscio del pericolo estrem o e risoluto di sacrifi
carsi per obbedire agli ordini del suo signore.
Serenissimo Principe
Non sono pi sospetti, Serenissimo Signore, ma pur
troppo corpi maligni, mentre ieri, tre ore avanti il tra
montare del sole, entr un ussaro che veniva da Papa
nel Rabau per il ponte di Keso, dove allora mi trovavo,
et ad alta voce gridando non so che, tutti li guastatori
presero le loro zappe e s unirono assieme fuggendo. Del
che meravigliato, tentai di farmeli avanti; ma mi comin
ciarono a minacciare d uccidermi con zappe. E gridando
aiuto, dagli aiduchi, che erano al numero di 600 destinati
alla difesa di quel loco, solo riportai sorrisi, stando spet
tatori di questo ammutinamento senza dar di mano a
uno schioppo.
Feci ricorso al giudice dei nobili, che mi disse:
Vesprino del T ek li, come domani sar Papa; e
tutto il Rabau far il medesimo. Addio.
Chiodetti abbruciassero almeno il ponte, per non la
sciare questa comoda entrata all inimico; ma tutto fu
indarno. E pregando che mi si dasse due messi, uno da
spedire a Vostra Altezza Serenissima e l altro al conte
Budiani, perch entri con le sue truppe nell'isola, non li
potei ottenere. Dimodoch a brglia mi sono portato in

PREFAZIONE

13

Arpas, dove ho alzato il ponte e messo due pezzi di cari


none in stato; e spedir a Badael che quello sii rotto, si
come non ometto di racordare a Vostra Altezza Serenis
sima di far passare assistenza per la fabbrica del ponte
d Asvagn, altrimente non possibile possi venire a soc
correre queste parti con l armata.
E poco si fidi dei villani per il lavoro, parte inspavoriti, parte sedotti da proprii padroni, che per effettuare la
loro malignit bisogna impedischino l arrivo a V . A. S .:
che li riuscir, non facendo questo ponte.
Per mancanza di messo, spedisco con questa il mio
paggio; si come scrivo con tutta l efficacia al conte Budiani, perch venghi dentro, essendo accampato longo il
Marzal, senza che spediscili partite avanti a riconoscere,
gi apparendo di qui si vedino lontani fumi, che vuol
dire segnali d e tartari.
Se il Budiani vorr entrare (che non s ingolfi nella
selva, di Sarvar e ritirarsi su li suoi beni) e se la gente
voglii fare da dovero, noi si che potremo difendere e co
prire il travaglio del ponte d Asvagn per attendere li
soccorsi di V . A. S. E caso che no, sar tutto inondato
da ribelli, che purtroppo vedo hanno intelligenza con
questa gente piena di falsit.
Non mi dimentico degli ordini datimi di dissimulare
e fare quanto poso, fino all ultima goccia del mio sangue,
che spero a momenti avr 1 occasione d esporlo con
qualche frutto, quando gli ungari vogliono.
S e mi sar permesso d'avvisare V . A. S. de pi ul
teriori successi, lo far subito. Se 'n resti pure assicurata
che piuttosto morir, che fare un passo che non sii del
servizio del Padrone.
E profondamente resto di Vostra Altezza Serenissima
23 giugno 1683

umilissimo servidore
L

u ig i

e r d in a n d o

M a r s il ii

14

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Serenissimo Principe
Intendo con tutta rassegnazione gli ordini di V . A. S.
in data 18, dal campo ne contorni di Goinora, rispon
dendomi benignamente sopra gli avvisi speditigli de miei
suspetti con questi ungari; e s assicuri che mi far gloria
d eseguirli a costo del mio sangue; mentre non mancher
di dissimulare tutto e sollecitare il fine dell opera, che
ormai a buon termine.
Ma temo non sar di verun servizio, essendo di gi
il Draskoviz, insalutato ospite, partito per Vienna e nel
medesimo tempo giunte lettere d Alba regale, firmate
dal T ekli che invita e poi minaccia questi comitati, perch
seco s unischino per la libert del regno. E t il pi prectso
contenuto non lo posso narrare a V . A. S., mentre non
posso vedere copia di questa lettera che, riuscendomi,
subito la spedir.
Vedo tutti sospesi e che questo paese perso, quando
non marciano qui truppe alem anne; ch, prevedendolo,
queste gente temo apritio li passi a qualche partita e diino
li migliori posti ai ribelli.
Io
per me far ogni possibile, si come sono rassegnato
a sacrificarmi a tutto, eseguendo esattamente gli ordini di
V . A. S.
Ognuno di questi posti del Rabau in difesa e poco
vi manca per ridurli al fine che gi dato a tutti gli altri
posti lungo il fiume; prendendo la libert di racordarli
che da Javarino sino in Asvagnan li sono tre guadi che
esigono difesa particolare e che con la vicinanza dell ar
mata potranno esser riuniti, non pigliandone altra cura.
E profondamente resto di Vostra Altezza Serenissima
A rp a s, 34 giugno 1683

umilissimo servidore
L u ig i F e r d in a n d o M a r s il i

PREFAZIONE

15

D ei dolorosi giorni che seguirono non restano


docum enti, fuorch quelli pubblicati m utili dal Fantuzzi in appendice alla sua m on ografia23 e che noi
com piuti ripubblichiam o, non gi di su gli originali
andati sm arriti (eh erano nell archivio p rivato dei
M arsigli, passato tempo fa in quello del Duca B e
vilacqua), ma di su le copie che lo stesso erudito
ne a ve va tratte 2<.
Prim o questo docum ento dei patti stabiliti dal
M arsigli coi suoi padroni per esser liberato.
Io
Federico, scrvano di Boneri, fatto schiavo in Un
gheria da tartari il secondo di luglio e dai detti venduto
alla Porta di Acmet, bassa di Tem isvar, ed impiegato alla
cucina e di poi a pestare il caff, da dove fui comprato
da Omer e Bastelli, i quali m hanno condotto in Bosnia,
in un villaggio Brosor Naisende Sianoza, in casa d Omer
che, risoluto di darmi libert, accorda questa in zecchini
400 e braccia di panno 700 rosso bello a paragone; i quali
denari e panno Federico s obbliga pagare con la rimessa
li faranno i parenti, a cui manda questa obbligazione
accompagnata da lettera a tal effetto in Venezia per la
via di Spalatro, e per non aver sigillo la ferma con questo
segno e mia sottoscrizione. Di pi il detto Omer a forza
mi obbliga a promettere, come faccio, 5 fodere di veste
da donna, di raso color d aranzo.
L . Em. S.
F e d e r i c o , scrivano di B o n e r i
schiavo d Omer spai e Bastelli ecc.

V engono poi le due lettere scritte da Antonio


Mozzato, inviato dal C ivran i a liberare il M arsigli.
L a prim a fu diretta al signor cavaliere Civrani,
in data 22 m arzo 1684 da M acarsca, e dice:

i6

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Dalli 6 del corrente sino oggi che mi trovo qui a


Macarsca per ricevere lo schiavo noto a Vostra Eccellenza,
il quale per il contratto fatto con il padrone dovea capi
tare a questi confini la notte pure del corrente, ma a
causa delle nevi si portato tanto avanti che stato con
dotto dal suo padrone a Radobilia vicino a Duare solo li
14; nel qual tempo anzi il giorno delli 13, li morlacchi
sudditi ottomani, con qualch altro unitamente, hanno sac
cheggiati alquanti mercatanti turchi nel porto di Lesina
ed hanno condotto in questo luogo la presa e se 1 hanno
divisa, tenendogli mercatanti turchi come schiavi; e parte
di loro tentano il suo riscatto.
Si siamo incontrati qui in questa confusione, ritirati
in un monistero di frati con qualche timore di questa
canaglia, il signor Caprara, mio fratello ed un mio cognato
venuto per mia compagnia; e sino oggi ci siam qui trat
tenuti aspettando la fede del capitano di Duare, acci si
permetti di potere andare a quelle vicinanze per ricevere
lo schiavo e dare il danaro con sicurezza.
Allorquando credevamo oggi aver la fede, ci viene un
messo di Omer spai, padrone dello schiavo, che avvisa
aver incontrato delle difficolt nel capitano medemo di
Duare, il quale non gli permette il cambio e dice di
voler vedere un ordine del bass di Bosnia; onde il poveromo, che credeva di avere il suo denaro e consegnar
lo schiavo, avvisa di esser partito lunedi fu li 20 per casa
sua, ove riconduce lo schiavo per sottrarlo, ch quel capi
tano non glielo levasse dalle mani.
Immediatamente, avuto questo avviso, gli ho spedito
dietro attraverso de* monti tre uomini assai pratichi e da
me ben conosciuti, a quali ho consegnati 200 zecchini, a
fine che gli contino al turco, acci gli dia lo schiavo e
che due V accompagnino qui ed uno resti ostaggio sino
che se gli far avere il rimanente del riscatto. Ho presa
questa risoluzione, cos consigliato da amici e in partico

PREFAZIONE

17

lare da Marco Bassi, il quale quello che trattava, anzi


tratta con il turco padrone dello schiavo.
Io
I10 risoluto di fermarmi qui sino alla risposta e ri
torno de spediti. Mi vien data certa speranza che lo
condurranno quando non adoprar altri mezzi; e se viver,
come spero, l avr nelle mani, a Dio piacendo. Gi gli
omini sono partiti e credo raggiungeranno il turco per
strada, tale camminavano perci tutta questa notte; e,
quando non lo raggiungessero, anderanno a casa e faranno
il servizio.
Questi rumori a confini e in particolare questultimo
fatto ha posto in confusione gli turchi, che non si fidano
niente. Se io credessi che questi due che sono qui turchi
il pubblico li tenesse per schiavi, quando non mi riuscisse
quest ultimo negozio, ne farei compra di un paro de
megliori, perch mi servissero a far un cambio; ma ho
dubbio d ingerirmi in cosa simile.
Mi pare che questi morlacchi abbino commesso un
grand errore nel porto e mare del Principe, con la scorta
di due galeotte levar tre barche cariche di mercatanzie e
mercanti; tuttavia in ci io non devo entrare.
Per ci riguarda l affare intrapreso assicuro Vostra
Eccellenza che non risparmio pericolo e fatica, n pati
menti, e spero che in un modo o in un altro lo condurr
a fine, perch avr altri mezzi quando mi manchi questo,
sebben spero mi sortir.
Ho risoluto che il signor Caprara licenzi la peotta che
in Almissa e ci attende, e noi due staremo qui atten
dendo l esito per partecipare il tutto a Vostra Eccellenza.
Con che umiliato etc.

L altra lettera dello stesso M ozzato diretta


da A lm issa a un suo com pare, con la data 29 marzo
1684 e annunzia che ha seco il M arsigli, salvo per
m iracolo.

i8

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Ieri sera siamo capitati qui con il signor conte Luigi


Ferdinando Marsigli, liberato dalla schiavit miracolosa
mente: non tanto per il suo padrone, che stava allaccor
dato, quanto per qualche comandante autorevole, che
voleva levarglielo dalle mani. Infine fuggito, si pu dire,
con la scorta di tre omini, che gli ho inviati mercoled
passato, acci negozino la sua liberazione e lo conduchno
di notte tempo, come han fatto.
Si speso, ma si superato il tutto, lodato Dio be
nedetto. Abbiamo incontrate le fuste, ci hanno fatta la
cerca e, Dio lodato, non hanno trovato niente, n si pu
trovare cosa alcuna, n si trover.
Pregovi avvisarlo a casa e vi prego d aiuto di pesce e
che sii preparato il letto in portego, nella casa del Marchi.
La pioggia non ci lascia partire. Addio.

L a prim a lettera del M arsigli che abbiam o dopo


la sua liberazione quella che appena arrivato a
V en ezia scrisse al duca di Lorena per com unicargli
osservazioni e disegni di Buda e del ponte di Eszk,
visti di p assaggio nella fuga con l esercito turco
dopo la rotta di V ienna. D a essa, rim asta inedita,
fu tratta alla luce solo la parte che si riferisce a
B u d a 85 ; noi ne riferiam o il principio e la fine,
p ro va anch essi dei sentim enti che albergavano in
qu ell anim a forte e fedele.
Serenissimo Prncipe
stato il maggiore de tormenti, eh piaciuto al
Signore Iddio di farmi sentir nella mia schiavit, quello
di non essermi potuto trovare tra l intrepide direzioni di
Vostra Altezza Serenissima in tante sue meravigliose vit
torie. Benedico nondimeno le mie catene che, se mi hanno
privato di sacrificare nuovamente la vita per le glorie della

PREFAZIONE

19

Maest di Cesare, eh 1 stesso che per la religione,


m hanno reso spettatore della costernazione de suoi nemici,
fulminati dalla sua spada. Questa osservazione ha solle
vato le mie miserie e dato vigore al mio debole spirito
di rapportare ed umiliare alla notizia dell Altezza Vostra
tutto ci eh ho potuto raccogliere anco intorno al stato
di Buda e ponte d O sek; dove mi do a credere si vol
gono i primi passi dell armata per le conquiste dell Un
gheria Inferiore......
Per ultimo col solito rispetto ed ossequio supplico
l Altezza Vostra a condonnare la mia naturale inabilit,
aumentata dal stato in cui ero quando osservai tutto il
narrato. E cosideri quest espressioni come provenute dal
debito e dal zelo eh ho sempre portato in ogni stato
per il servizio della Maest dell Imperatore, eh in ora
il medesimo che della religione.
E profondamente inchinandomi resto di Vostra Altezza
Serenissima
Venezia, 39 aprile 1684
umilissimo, devotissimo et obbligatissimo servitore
L u i g i F e r d i n a n d o conte de M a r s i i . ii

Noto che in tutta la lettera non c neppure il


pi piccolo accenno al m iserevole stato in cui l ave
van o ridotto le inaudite sofferenze della schiavit.
Ma si legga quello che sotto la data 5 m aggio 1684
ne lasci scritto il cronista citato 26, che lo vide due
settim ane dopo di ritorno a Bologna.
Arrivato Luigi Marsilii su le ore due della notte, col
guadagno fatto a contanti di strazii e patimenti : un occhio
lagrimante, il braccio destro indebolito da una ferita di
freccia avuta nella sua prigionia (a causa d avere tocco
un nervo, o pure dalla cura cattiva: medicato con sterco

20

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

di cavallo e fior di pietra), le gambe gonfie dal peso


de ferri e dal gran camminare, col corpo indurito dalla
parte sinistra. Nutrito di cattivi cibi e d acque fetide in
tanto tempo, per altro fatto uomo pi complesso, nero
di carne, e porta perrucca. Conta cose grandi, ma pro
babili, e tra l altre una che in questo tempo di sua
schiavit mai ha dormito a coperto e sempre su la nuda
terra. Si posto qui in purga e, finita questa, torna in
Germania, col fratello conte Filippo, al comando della
sua compagnia, nel reggimento di Caprara.

Lasciam o da banda qualche inesattezza del rela


tore, m inutissim o s, ma sovente trascuratissim o, e
non vogliam o far caso a quella sua aria o indiffe
rente o di assennato poltrone assunta davanti a
chi, stato in gu erra per far di codesti bei guadagni,
non rin savisce e ora si tira dietro un fratello; perch
appunto riferendoci che questo gio van e distrutto
pensa gi di tornare a ll alta gu erra contro il turco,
ci ha dato senza volere e senza capire un bel tratto
eroico, raro, ma naturale e non unico in lui, sem pre
fiero, animoso, risoluto.
O sserviam o che nessuno, letto R aggu aglio e A u
tobiografia, im parato che a V en ezia il m edico G randi
con certi p urganti calibeati l a ve va salvato dal
pericolo dell idropisia e rim esso in salute, poteva
im m aginare che poi a Bologna arrivasse iu quelle
condizioni, se di ci egli non fa nemmeno parola.
M a non si raccoglie solo questo in quella copio
sissim a cronaca bolognese; la quale forse per essere
composta di ben 95 grossi volum i fa perdere a
molti la vo glia di sfogliarla (e s pi d uno, che in

PREFAZIONE

21

questo tempo s occupato del M arsigli, v i avrebbe


trovato del buono che faceva proprio per lui).
S i raccoglie pure che gli avevano cos strette le
ritorte intorno le membra, che s erano incarnate,
onde port sem pre in s queste m arche, testimo
nio della sua sventura, segno indelebile dell altrui
cru d e lt 11.
E c i dell altro; ma non deve essere vero: che
della sua fresca gio vin ezza fecero ogni strazio quei
turpi barbari che l ebbero in loro balia. Il canonico
G hiselli chiam atelo im parziale, obiettivo, come
v i piace raccattava tutto quel che si diceva, fatti
e ciarle, verit e bugie, abitualm ente senza distin
gu ere pan da sassi, cosicch presso di lui anche
g l im postori hanno voce in capitolo. L e confusioni
e gli errori, che accom pagnano questa sconcia no
vella, la rendono gi pi che sospetta.
R egistrata da prim a sotto l anno 1680, insiem e
con fatti pi tardi perfino di 23 anni, v i si confonde
il ritorno del M arsigli dalla prigionia bosniaca di
quattr anni dopo col suo ritorno dall am basciata
ven ezian a di Costantinopoli 2S. Da ultim o sotto
l anno 1704, ricordatala altre due volte J-, a proposito
del processo di B regen z, la schiavit di 9 mesi
si fa diventare di 7 anni.
Ma la m ia attenzione si vo lge e si affissa al
luogo dove codesta inform azione, ripetuta in termini
anche pi crudi e pi grav i, fa seguito a una molto
lieta nuova, giu nta da V ien n a il 17 febbraio 1693:
che l im peratore a veva conferito al M arsigli il co
m ando del reggim ento B e c k 30. T ale onorevole no
m ina, che attestava 1 alta stim a e la fiducia che si

22

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

riponeva nel suo valore e capacit, si fa com parire


n pi n meno che come un compenso * particolar
mente dovutogli per i patim enti di quella dura,
crudele e barbara p rigion ia , e si ottiene cos
l effetto di menomare il vero m erito del capitano
e, senza avern e punto l apparenza, sotto coperta
della piet, lo si espone al ridicolo e agli scherni
del volgo m aligno, che la m aggioranza.
Non attribuirem o s perfida intenzione al Ghiselli, al quale tutt al pi potr essere imputata
poca sim patia, almeno p er allora, verso il M arsigli
e, secondo il solito, una buona dose di leggerezza
m orale nel riportare i discorsi altrui, come che
fossero; ma siffatta d o veva essere l intenzione di
chi schiattava di rabbia all annunzio del nuovo
onore assegnato al M arsigli. C odesti invidiosi devono
a vere inventata e propalata quella infam ia. Essi
non erano scarsi nella patria di lui, dove l odio
arriv a va non solo a vituperarlo, ma a m inacciarlo
di m orte. E ra partito giovan issim o per Costantino
poli e gi si vo lle farlo passare per rinnegato,
tanti anni prim a che la gazzetta di D elft gli lanciasse
questa accusa, che fu ritrattata con sua piena sod
disfazione per l intervento degli Stati generali e
che pi tardi il Lam bertini scopriva come fosse
n a ta 3l. Ch un giorno fu recapitata al senatore
A gostin o M arsigli un ritratto ad olio assai bello,
rappresentante un giovin e vestito alla turchesca
con turbante in testa e sciabla al fian co; e sotto vi
erano le seguenti o sim ili p arole: Q uesti L u igi
M arsilli da Bologna, eh avendo apostatato dalla
fede ha abbracciato l A lc o ra n o 12 .

PREFAZIONE

23

M a t t ia m o dunque nel conto gi lungo assai


delle sciagure del M arsigli anche queste che non
si sapevano e, rifacendoci a quei giorni della sua
dimora sul Bosforo, cerchiam o le testim onianze
della sua costante e operosa piet p er gli schiavi
cristiani, illum inando un aspetto della sua bel
lanima, che non ancora stata m essa nella sua piena
luce. A vrem o da riferire m olte cose nuove.
Era arrivato alla capitale dell im pero ottomano,
spintovi specialm ente d alla bram osia di conoscere
e studiare da presso quella potenza tanto temuta,
e a gran torto, secondo che p en sava e presto pot
dim ostrare, creduta in vin cibile dagli stati europei,
quando accade un grosso incidente diplom atico, per
causa di quasi un centinaio di sch iavi cristiani,
sottrattisi ai propri padroni e rifugiatisi celatam ente
su due navi degli am basciatori veneziani, all insa
puta di questi, che per il decoro della patria con
am m irevole risolutezza e costanza si esposero a
grav i risch i; ma alla fine qu egli schiavi furono
portati in P u glia a salvam ento. In tale occasione
il bailo P ietro C ivrani ebbe necessit di adoperare
anche il M arsigli in delicati e pericolosi u ffici38.
Presentatosi poco prim a a quel bailaggio un
certo Gian M aria G hiselli, bolognese, ch era schiavo
su una galera di M ustaf Deli, bei di Chio, s era
incontrato col M arsigli.
Il quale lo richiese chi e donde fosse, e scorgendolo
paesano lo anim a soffrire costantemente il suo servaggio,
alle speranze eh egli in Costantinopoli per via di lettere
efficaci e nella patria di persona averebbe procurato che

24

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

gli arci con fratelli di Santa Maria della N eve, assonti in


essa alla sant opera del riscatto, ne intraprendessero se
riamente il suo con le prescritte formalit e premure. Il
che tutto a buona occasione e puntualmente esegui con
lettere dettate dalla sua fervorosa carit e parimenti obbli
ganti la compagnia ad onorarsi di aggregarlo alla stessa,
come se gliene trasmise in pergamena autentica la fratel
lanza; e maggiormente si conferm questo gentilissimo
cavaliero nella presa risoluzione di sovvenirlo quando vide
poco dopo che, asserendo non dovere un vero cristiano
mancare neanche di fede umana, non solo ricus di fug
gire, come averebbe potuto, con quei sessanta od ottanta
schiavi de quali ne corse il ragguaglio, e fu in parte attri
buita la felicit del successo all assistenza datavi dallo
stesso bailo,

ma non volle pi che un greco, che l a veva


tolto p rovvisoriam ente dalle catene, desse per lui
garanzia presso il padrone 34.
Il M arsigli infatti raccom and lo schiavo bolo
gnese a quell arciconfraternita e chiese d esservi
iscritto, con una lettera che in copia e autografa
si conserva tra le carte della co m p a g n ia 35. Porta
essa la data del 20 novem bre 1679, m a fu letta in
congregazione solo il 10 febbraio 1680, in cui si
deliber di negoziare quel riscatto, che sarebbe
costato forse meno di 500 reali, e di spedire il
diplom a d iscrizione al M arsigli.
L a lettera di ringraziam ento del 16 m aggio *6
e in essa lo scrivente a vverte di aver esposto
quanto egli intanto ha fatto per il G hiselli in una
altra diretta al senatore G ozzadini, protettore dell opera. T ro v o di qualche interesse in quella una
calda raccom andazione, naturale in quest uomo,

PREFAZIONE

25

pio non a chiacchiere m a a fatti, perch si cerchino


tutti i m odi di raccogliere m olti denari p er liberare
quanti pi sch iavi possibile. U n accenno simile
c era anche nella prim a lettera, ma in questa il
M arsigli pi esplicito.
E sono sicuro, scrive, che sariano tutti del mio senti
mento, se vedessero l acqua e il biscotto, unico alimento
di questi meschini, e le catene e le battiture e i sospiri,
loro famigliari compagni, non avendo altra consolazione
che la speranza della salute eterna, che meritano per la
pazienza e per la constanza nella vera fede, schernendo
le lusinghe della maomettana aumentate dalla speranza di
libert; e per ci si deve ancor pregar Dio per la soffe
renza loro. Questa sofferenza, fondata sopra i riflessi della
vera fede e circondata da martirii continui, non solo, o
carissimi fratelli, merita il sborso di vile denaro, ma quello
del sangue d ogni cristiano, per far le dovute vendette;
che seguiranno con l assistenza di Dio un giorno, quando
permetter l unione delle forze nostre.

L augurio si verific con la lega santa, ad onta


degli intrighi francesi, che segn il tram onto della
tracotanza ottom ana; e in quelle gu erre per parte
sua il M arsigli diede la m iglior prova della since
rit del sentim ento che gli su ggeriva tanto tempo
prim a quelle accese espressioni.
L a seconda lettera si lesse dai confratelli adu
nati, prim a il 21 luglio e poi ancora il 29 settem bre i7;
si m ossero il protettore e il padre del M arsigli;
ma la conclusione fu che non si p oteva versare
somma di riscatto, se prim a lo schiavo non era
consegnato sano e salvo in loro mano nel porto di
V en e zia o di L ivo rn o ; e non serv che il bailo si

26

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

offrisse di anticipare egli stesso il pagam ento e di


procurare di m andare o condurre seco lo schiavo
al suo ritorno in patria, purch la com pagnia fa
cesse un deposito equivalente, a sua disposizione
in un banco di Venezia.
Cos il M arsigli parte da Costantinopoli senza
esser potuto venire a fine di nulla. A rriv a a V e
nezia e gli muore il p adre, corso ad incontrarlo;
ne fa im balsam are il cadavere che trasporta a B o
logna, dove lo seppellisce nella chiesa delle monache
del Corpus Domini, facen dovi celebrare l esequie
con grande solennit 1 n novem bre !8. Il giorno
innanzi egli a ve va firmato e forse dettato la minuta
d una lettera da spedire a m ercanti che avessero
voluto con loro utile procacciare la liberazione del
G hiselli, stando alle predette regole e condizioni
della com pagnia 39.
Il 24 febbraio 1681 v a lui in persona a un adu
nanza dell arciconfraternita, dove si tratta di quel
povero schiavo e come raccogliere da va rie parti
e con vari m ezzi la moneta necessaria. S i legge nel
verbale di quella adunanza <0 :
Dalle esibizioni fatte dal detto signor Marsilii di procurare
di avere limosine dalli eccellentissimi signori cardinali le
gato et arcivescovo e buone colte dalle prediche si deter
min che si dovesse fare il possibile per secondare le
buone intenzioni del detto signore; fra le quali una fu
quella del signor protettore, di mandare due de suoi
signori figliuoli in cappa in tempo destinato, per procu
rare limosine a questo effetto; e lo stesso si esib di fare
detto signor Marsilii con un altro, come anche di andare
assieme con gli assonti dall eminentissimo legato a pro
curare come sopra.

PREFAZIONE

27

D a codesti verbali non possiam o ricavare di pi


intorno a quello che avr fatto allora il M arsigli.
Di sei mesi posteriore una sua lettera in viata da
R o m a 41, dalla quale s im para che egli sta ottenendo
da Nostro S ign o re il beneficio di indulgenze per
1 arciconfraternita e che presto passer soldato in
A lem agn a. Q uesto propriam ente far solo due anni
pi tardi, ma gi allora la risoluzione dunque
l a veva presa, conseguenza, come dichiarava, di
ve ra vocazione, secondata in lui dal pontefice In
nocenzo XI. Il ritardo dipese anche da quell auda
cissim o, ma vano, tentativo diplom atico che fece
allora questo anim oso giovan e per d issipare certe
questioni sorte tra la Serenissim a e la Santa Sede.
Il solito cronista, che ne p arla a lungo, non gli
risparm ia le sue aspre censure con quelle di tutta
la citt.
F u da tutti stimato pi temerario che prudente in
voler presopporre d essere egli bastante a far quello che
non aveva potuto fare n la politica ben saggia de vene
ziani, n l astuzia de preti, e particolarmente in una
Roma, ove si trovavano di presenza li cardinali Ottoboni,
Basadonna veneti, che raggirerebbero un mondo *2.

E lasciam olo parlare il cittadino benpensante,


che riflette in s l opinione corrente della m aggio
ranza, l opinione dell aurea m ediocrit spericolona,
sbigottita davanti a questo diavolo che una ne fa
e un altra ne pensa. Ci non solo divertente,
m a finisce col dare per virt di contrasto la vera
m isura della gran dezza di un personaggio d ec

28

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

cezione, cos poco capito e cos poco amato da


contem poranei e da posteri.
curioso da sapersi, sguita il cronista, che prima
che questo giovine cavaliero partisse da Bologna aveva
nella mente concepito di volere operare gran cose e, se
per altro non fosse stato lodevole, lo fu per questo di
nutrire in se stesso un idea ben grande di se medesimo;
ma perch regolata di puoca esperienza aborti nel punto
medesimo di partorire alla luce i suoi vasti pensieri.
Si port egli a visitare alcune dame e cavalieri bolo
gnesi, a quali diceva nel partirsi: Spero che sentiranno
gran cose di me . Fra 1*altre si port dalla marchesa
Olimpia Nani Caprara e, fatto il complimento di partenza,
l ebbe a dire: Signora marchesa, spero che questa
volta ella udir di me cose grandi e forsi non li sar
discaro il tener sopra il suo tavolino il mio ritratto . La
marchesa, eh era donna di gran spirito, rispose : Non
mi stupirei punto d udire gran cose di lei, n avrei diffi
colt di levare la testa al Cardinal Caraffa (e in ci dicendo
mostrolli un ritratto di questo cardinale, che teneva in
sua camera) e farle porre la di lei effigie . A che replic
egli: O signora marchesa, queste sono cose di puoco
momento: a maggiori di gran longa io aspiro . E si
licenzi non senza lasciare di s opinione di troppa pre
sunzione e di puoca prudenza, come dagli effetti che
successero poi fu benissimo verificato 43.

L a partenza da Bologna p er andare a combattere


in G erm ania avven ne il 26 luglio 1682 ; ma la sera
del giorno 7 del m ese precedente c* era stata con
gregazione dei co n fra te lli45, dove si lesse lettera
da Costantinopoli che inform ava come il padrone
del G hiselli avesse cresciute le sue pretese: voleva
non pi 500, ma 600 leoni, somma superiore di

44

PREFAZIONE

29

troppo alle loro possibilit. Il M arsigli presente,


d dei suggerim enti e indica un benefattore che
avrebbe concorso a quell opera di carit.

L e pratiche continuano anche dopo la sua p ar


tenza e finalm ente il protettore dell arcirconfraternita il 19 m arzo 1683 46 pu com unicare lettera
di due m ercanti incaricatisi della faccenda, che
annunziano la liberazione del G hiselli effettuata
* m ediante l assidua protezione del bailo veneto in
Costantinopoli , con la sp esa di 665 reali, pari a
ducati ven eti 898 e a lire bolognesi 2955, che biso
gn er m ettere insiem e col concorso dei parenti del
liberato e con elem osine trasversali
E la libera
zione infatti era avven uta tre m esi prim a, il 21 d i
cem bre 1682, com e risulta dal libro della cancelleria
dell am basciatore G iovanni B attista D o n a d o 47.
Il 27 m aggio si annunzia che il G hiselli giunto
a V en ezia e sta al la zza retto 48, donde v a scrivendo
pi d una lettera agli uomini dell arciconfraternita,
che m andano persona a rile v a r lo 4B. Finalm ente il
29 giugno arriv a a B ologn a e, richiesto, fornisce
loro nuovi dati sulla sua prigionia, perch possa
scriversen e la s to r ia 50. N ello stesso tempo lo si
in vita a non farsi vedere dalla gente e a starsene
in casa de parenti fino al prim o d agosto; nel qual
giorno viene fatta una solenne processione per rin
graziarn e il Sign ore e si pubblica il ragguaglio
della p rigion ia, durata ben 17 anni H.
N on passano tre settim ane e m entre ancor
v iv o il ricordo della festa e del m erito speciale che-

30

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

spetta al M arsigli, il quale - come fu scritto - alla


liberazione di questo schiavo ha cooperato in tutte
le pi va lid e e possibili m aniere 5I, passa da B o
logna diretto a Rom a con poco buone notizie sull assedio di V ien n a un corriere, che porta anche
questa : che si stava con pena non sapendosi da
molti giorni nuova di L u igi M arsilli (del quale qua
erano molti sp azii che non se ne sapeva), dubitan
dosi o che fosse stato fatto schiavo in Turchia, o
fossesi annegato nel R ab, o stato ucciso nella bat
taglia che si fece al m edesim o R ab allora quando
1 turchi lo volsero passare e che segu un vigoroso
conflitto 5S.
Era il 18 agosto, e quel che fosse intanto acca
duto al valoroso bolognese lo sappiam o dalla sua
bocca: ferito e fatto prigioniero in uno scontro del
2 luglio, era passato dalle mani dei crudeli tartari
a quelle dei turchi, com prato dal pasci di Temesvr, era stato portato sotto le m ura di Vienna
assediata e proprio in quel giorno prim o di agosto,
che Bologna festeggiava lo schiavo liberato col suo
valido aiuto, egli a veva invano tentato la fuga, per
la quale condannato a morte sarebbe stato decapi
tato come tanti altri cristiani sulla riva del Danubio,
se due p overi bosniaci non l avessero salvato.
I
tre testi che pi avanti si pubblicano dicono
questo e altro, con m olti interessantissim i particolari,
a cui qua e l poco o nulla si potrebbe aggiungere
spigolando da qualche altra scrittura m arsigliana;
come, dallo Stato m ilitare dell impero ottomano, per
la fuga dei turchi da V ien n a e lo strano modo usato
dai tartari nel traversare i fiumi a nuoto, con schiavi
e cavalli 54.

PREFAZIONE

31

A
Bologna dunque dopo quella sconfortante e
disperata notizia del corriere di P assau (attesta il
M arsigli che gli si fecero addirittura l esequie)55,
non si seppe pi n ulla di lui fino al giorno 21 feb
braio 1684, sotto la quale data il solito cronista, con
le solite confusioni e in esattezze che non addosse
rem o al M arsigli, narra quanto s e g u e :56
In questo giorno giunse un corriere spedito dal pro
curatore Civrani, nobile veneziano, a monsignor Antonio
Felice Marsilli, con l avviso d essersi trovato Luigi Marsilli, suo fratello, del quale si era tenuta certa la perdita
al fiume Rab, quando i tartari vi giunsero per passarlo e
portarsi all assedio di Vienna, nella rivolta del Budiani,
come altrove si disse; e gli dava parte come questo gio
vine cavaliere si trova schiavo in mano del bass di
Bosna, lontano tre giornate da Spalato, e che aveva ac
cordato il suo riscatto in quattrocento zecchini ruspi, cento
braccia di scarlatto, alcune vesti da donna, cendadi, specchi,
corone et altro, e che egli aveva subito spedito col una
feluca con le prefate robe per non perder tempo, tanto
pi che gli aveva il bass assegnato pochi giorni di tempo
per dar compimento al contratto.
Port ancora tri lettere del medesimo L u igi: una al
al conte senatore Riniero Marescotti, l altra al padre abate
Ercolani, suo zio, e la terza al senatore conte Francesco
Carlo Caprara; nelle quali le dava conto come, essendo
al passo del Rab per assistere a certe fortificazioni, giun
sero i tartari e, fatto gran conflitto, egli rest lievemente
ferito in due lochi e poscia, preso schiavo, eh era stato
venduto tre volte e che il giorno di San Giacomo tent
di fuggire, ma accortosene quelli che lo custodivano, lo
ripresero e li diedero cinquanta bastonate e poscia lo con
dannarono a morte e che nel mentre era condotto al
patibolo, ove doveva esserli troncata la testa, il bass di

32

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Bosna lo aveva comprato; ch aveva fatto il cuoco e che


ora stava pestando il caff, eh era stato due mesi infermo
con febbre e che lo avevano tenuto sempre a biscotto et
a venticinque bastonate il giorno su le piante de piedi,
eh egli si era mutato nome e si faceva chiamare Federico
Maulier, figliuolo d un scrivano; che per gli pregava a
procurar che fosse quanto prima levato di quelle miserie.
Questa nuova port consolazione a tutta la citt, trat
tandosi di un giovine cavaliere patriotta, il quale bench
fosse d un genio assai libero, tuttavia aveva tanto spirito
che poteva dirsi quasi sovrabbondante; e fu creduto che
da questa vessazione avesse potuto prendere moderazione
non puoca il suo furor giovanile.
Ma li fratelli non mostrarono per gran segno d alle
grezza et il corriere, che sperava una buona mano, fu
trattato assai mediocremente.

A nche queste righe del m ite canonico, che p o ve


retto s illu d eva cos facilm ente su ll efficacia sedativa
di tante pene in quel focoso cavaliere, recano, tra
g l im m ancabili errori, qualche dato nuovo, come
due nomi dei destinatari delle lettere recapitate a
Bologna, il cognome assunto col nome di Federico
dal M arsigli, una lista m aggiore di robe prom esse
alla fam iglia dei suoi padroni bosniaci, insiem e con
quella som m a di zecchini che dovette fare un
gran colpo sull a va rizia dei fratelli ; i quali se
ne lagneranno per tutta la vita, tanto che fino nei
sobri cenni biografici sul M arsigli, inseriti nella
storia del suo istituto dal segretario Francesco
Maria Zanotti, se ne pu ancora sentire un eco
dalla frase: non sine m agna M arsiliorum im pensa
redem ptus 57.
Ma il cronista non ha finito qui: sarebbe man-

PREFAZIONE

33

cato a quel bel concetto che ha del proprio dovere


di compiuto inform atore, se non avesse in fondo
tesoreggiato anche questi accorti ragionari di chi
la sap eva lu n ga:
Circa poi la sua presa, tutti sostenevano, badiamo :
t u t t i . Oh che amabili concittadini! che seguisse per
essersi egli dato alla fuga, ch per altro, se avesse fatto
faccia, sarebbe stato tagliato a pezzi, come segui di tutti
gli altri, non avendo quei barbari perdonato se non a chi
fuggiva, tanto pi dicendosi ferito lievemente, ch ha quasi
dell incredibile essendosi combattuto ad arma bianca.
Che fosse conosciuto per nobile, il riscatto lo manifesta,
non essendo da plebeo, ascendendo puoco meno che a
lire diecim ila; e li riscatti de plebei non passano per or
dinario duecento pezze da otto, o trecento al pi. E poi
la sua portatura, il suo aspetto, l abito e qualch altro
segnale, o di lettera o di sigillo o d altro che poteva avere
con s, avr a bastanza potuto levar l opinione d uomo
ordinario: che furono i discorsi che si fecero sopra gli
accidenti di questo soggetto.
I n t a n t o il C ivrani, con una sollecitudine che
supera ogni lode, appena ricevuto il plico, non a veva
fatto altro che aprire lo scrigno, chiam are una per
sona fidata, dargli bastim ento espresso e 2.000 zec
chini, con facolt di spenderne anche di pi se
bisognava, e m andarlo a liberare il M a rs ig li58. Il
quale di tanto am ore non si dim entic mai e sem pre
ne m ostr v iv a rico n o scen za 5>; tanto da lasciare
scritto al fratello Filippo, in una lettera del prim o
novem bre 1704, queste testuali parole eo:
Questo sicuro che, se monsignore vescovo e lei pre
morissero a me per volere di Dio e se di roba libera fossi
3

34

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

ricco d un milione, che altri non lascierei eredi che li


figlioli del signor Pietro Civrani, che nella mia schiavit
aperse il scrignio e mi mand a liberare: che da nessun
compatriotta mai si sarebbe fatto. E con la perdita di tempo
sarei stato mandato a Costantinopoli e pi anni in un
carcere marcito.

E perch non si creda che i fratelli facessero


gran cose per lui in quegli o in altri giorni diffi
cili pubblico anche questo passo d un altra sua
lettera inedita, anch essa da V ienna, diretta il 15
ottobre 1692 ai due fratelli superstiti *.
In tante mie disgrazie di ferite, di perdite di bagaglio,
di malatie, mai potranno dolersi che gli abbi ricercato un
solo baiocco del loro, ma n meno, come solito di farsi,
ricercato una anticipazione per aiutarmi in tali contrat
tempi; ma solo da me ho piuttosto volsuto penare, che
darli una minima soggezione. In occasione della schiavit
pure non ebbero motivo d incomodarsi, perch gli amici
acquistatimi col mio buon procedere non permisero tempo
alla loro mostratami carit, e per il risarcimento del lei
sborso feci io da me il noto debito, pagando per esso li
pontuali frutti senza veruno loro aggravio. E se ci sii
vero, non voglio altro giudice che loro medesimi.
S en tiam o ora che fece l arciconfraternita di
S . Maria della N eve, che il 12 m arzo tenne adu
n a n z a 6*.
Il
priore disse ai fratelli che gli aveva fatti invitare
con polizza per significare loro che essendo in negoziati
lo riscatto dell illustrissimo signor Ferdinando Luigi Marsilii, nostro aggregato, gli pareva di dover mostrare di
voler cooperare con l orazioni allo sborso che negoziavano
i di lui fratelli [o illusione!], coll esporre il Santissimo la

PREFAZIONE

35

seguente domenica nella nostra chiesa. Onde dopo varii


discorsi si stabili di dare all* opera lo manco aggravio che
si fosse potuto e per, fattasi colletta da fratelli presenti,
si diedero tutti al camerlengo della stess opera; quale
and poi anche dalli fratelli che non erano stati all ora
torio questa mattina e ne ricav ancora da essi qualche
danaro. E cosi rest stabilito di fare la detta esposizione
la solennit di S . Gioseffo, cio la prossima domenica di
Passione; al quale effetto s affissarono per la citt nella
seguente settimana li cartelli d invito, giusta la licenza
ottenutane dall illustrissimo e reverendissimo monsignor
vicario capitolare.

E in quella dom enica infatti fu esposto il S a n


tissim o Sacram ento con abbondante illum inazione
e la sera intervennero alla benedizione buon numero
di fratelli e lo stesso protettore, senator G ozzadini,
con cappa e torcia 3. In quel giorno m edesim o il
M arsigli l in Bosnia, evitata un im boscata di morlacchi che avrebbero voluto im possessarsi di lui
togliendolo ai suoi padroni, per l opposizione del
capitano turco di Z ad varia, costretto a tornare
indietro con quelli e dispera della libert che poco
p rim a si credeva sicura. T u ttavia si raccom anda
in tanta disdetta alla V ergin e, che non l abban
doner.
A di 18 aprile le lettere di Venezia portarono a Bo
logna lavviso che Luigi Marsili fosse arrivato a salvamento
in quella citt, ma con segni di puoca buona salute, per
li patimenti fatti nella schiavit in mano a turchi M.

Com e fosse ridotto si vid e il giorno del suo


arrivo in patria, che fu il 5 m aggio; ne abbiamo
riportata pi sopra la descrizione.

36

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Il biografo francese Q uincy, rile v a v a in questa


occasione un curioso costum e della nostra c it t 65.
Les boulonneis s aiment beaucoup les uns les autres,
ma cette amiti passe l imagination de l tranger, parmi
la noblesse; la moindre incommodit qu il arrive un
gentilhomme, ou une dame, elle est divulgue en moins
de rien par toute la ville; et ds ce moment l on ne voir
que visite sur visite, ce qui dure tout le tems de l infir
mit... C est ainsi donc que toute la ville s intressa
la joye de ses parents. Il n y en eut pas un qui ne re
doublt ses visites et lui tmoignt avec tendresse de coeur
le plaisir et la consolation de revoir; les artisans sortoient
de leurs boutiques, lorsqu il passoit dans les res, pour
feliciter de son heureuses dlivrance. Il faut avoer que
voil un peuple bien obligeant.

Non c che d ire: il monaco girolam ino era un


buon causeur, certe cose sap eva dirle ed anche
attaccarvi di suo qualche frangetta. A lm eno a me
pare cos. Narrando le vicende della schiavit di
su le scritture note, spesso vi in serisce un * dit il
o m eglio un me ditoil-il come se le avesse udite
tutte dalla v iv a voce di lui e non gi lette; onde
10 dubito forte che non abbia scrupolo di mescolare
11 vero con il verosim ile e di aggiungere ogni tanto
qualche appropriato discorsetto di sua invenzione,
se ci sta a pennello: com e le pie m editazioni del
M arsigli nella vig ilia del giorno prestabilito per la
sua morte, l invocazione della scim itarra del pa
drone che ponga fine ai suoi torm enti quando coi
piedi nudi rotti dagli sterpi non p oteva pi tener
dietro a lui che fu ggiva a cavallo, la preghiera perch
un frate gli porti i conforti della religione S6, e quelle

PREFAZIONE

37

sacre parole latine pronunziate davanti al Civrani


venuto ad incontrarlo allo sbarco. A bbracciatolo che
1 ebbe, gettate le sue catene di schiavo ai piedi,
g li avrebbe detto: L aqueus contritus est et nos
liberati sum us . E andando con lui in gondola al
p alazzo suo, rivolto al Sign ore avrebbe esclam ato:
F un es peccatorum circum plexi sunt me et legem
tuam non sum oblitus
e p oi: oui, Seigneur, vous
a ve z perm is que je portasse les chanes de vos
ennem is et p a r c e - q u e je n ai pas perdue de vile la
confiance que je devois en vtre m isericordie, vou s
m eu avez d livr 47.
A tti e parole di bell effetto; ma proprio per
questo io ci ho i m iei bravi dubbi, sebbene parli un
intim e am is du comte et fedele dpositaire de
toutes les circostances curieu ses qui ont accom
pagn sa vie es.
Parim ente, dopo quello che m ha fatto sapere
il cronista intorno gli am abili discorsi che corre
vano sul conto del povero reduce, rim ango piuttosto
scettico riguardo la sincerit di tante dim ostrazioni
d affetto della cittadinanza, quantunque non la possa
n egare assolutam ente per tutti. Nelle anime buone
e sensibili, che non m ancavano certo, sim ili fieri
casi dovevano anzi lasciare im pressione profonda
e suscitare v iv a e schietta piet. R icordo che allora
P rospero Lam bertini era fanciullo e mi piace porre
in quei giorni la vera radice di tanta cordiale sim
patia, attestata in anni pi lontani con le entusia
stiche parole sopra riferite; vedo anche lui andare
in visita alla casa M arsigli, leggere in quei giorni
i ra gg u a gli o le lettere che si passavano dall uno

38

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

all* altro e partecipare alla funzione religiosa appre


stata dall* arciconfraternita di S. M aria della N eve.
A pr iam o il Libro delle congregazioni e trove
remo di questa cerim onia particolareggiata notizia,
sotto la data 14 m aggio 1684 69.
Domenica seconda del mese, s invitorno con polizza i
fratelli per il giorno d oggi nel nostro oratorio a recitarvi
il divino officio e dopo quello trattare negozii importanti
e poner partito, occorrendo. Onde, dopo celebrata la
santa messa e fatta la solita invocazione dello Spirito Santo,
il priore espose a fratelli che, essendosi con l aiuto divino
liberato dalla schiavit de turchi l illustrissimo signor
Ferdinando Marsili, nostro fratello del Riscatto, et essendo
egli con altri fratelli stato a riverirlo per parte della com
pagnia, gli aveva detto che salutava tutti gli fratelli e che
voleva venire una festa a fare le sue devozioni nel nostro
oratorio, prima di partire dalla patria; onde desiderava
che nello stesso tempo si rendessero a Sua Divina Maest
grazie per la ricuperata libert, e ci nella forma che fosse
piaciuta a fratelli: quali voleva poi riconoscere con qualche
atto di gratitudine nell edificazione che si ha da fare della
cappella che manca all oratorio, volendovi contribuire an
corch absente dalla patria o morto, mediante interposta
persona o per legato.
Onde fattisi maturi discorsi sopra ci, cio se s inten
desse d edificare la cappella a proprie spese, ovvero d or
namentarla, si concluse che senza aver considerazione ad
alcuno interesse si procurasse di sapere qual festa volesse
venire alla compagnia; e poi in quella, oltre l officio so
lenne e comunione generale nelloratorio, si cantasse messa
in musica nella nostra chiesa, con T e D eum , a suono di
trombe e tamburi, e sparo di mortaletti, avendo anche
altri fratelli detto che sarebbe stato bene il fare lesposizione

PREFAZIONE

39

del Santissimo il restante del giorno; alla quale, per non


aggravare maggiormente la compagnia, oltre le spese sud
dette, avrebbe contribuito ciascheduno qualche cosa.
Sicch, fatte dispensare dal priore le fave alli seguenti
fratelli, egli espose che chi si contentava si facessero le
cose suddette a spese tutte della compagnia, dasse la fava
bianca, et a chi no, la nera. E, raccolte dal sagristano
Giuseppe Bassi, furono trovate 16 (sedici) bianche et una
nera, ponendone due il priore, sicch rest ottenuto il par
tito; e li fratelli furono....

Seguono i nom i che non riporto, tra i quali pure


c uno che ha dato e dar in altre occasioni voto
contrario. Perfino in questa piccola accolta di pii
confratelli che d oveva abbracciare tutti * con pie
nezza di cristiana cordialit e consolazione
in una
istituzione per m ezzo secolo da lui am ata e favo
rita, si d o veva trovare persona che non lo poteva
vedere. Sem pre cosi, per tutta la vita e dovunque
non ebbe mai il consenso -unanime degli uomini
che beneficava.
Term inando la seduta il priore in carica uno di
loro di andare a significare al sign or M arsili ci
che la com pagnia a ve va risoluto et intendere da
lui quando vo leva ven ire all oratorio, e se si com
p iaceva delle suddette pubbliche dim ostrazioni .
Q uesti eseguirono la com m issione otto giorni
appresso e, trovatolo in cam pagna, forse nella villa
del m archese A zzo lin i, ora H ercolani, a Bel Poggio,
il d seguente in congregazione riferirono di lui
quanto s e g u e 70:
A veva detto loro che non voleva che si facessero
pompe, ma solo cantare l officio solenne; dopo il quale

40

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

celebrasse la santa messa il nostro padre spirituale, alla


quale avrebbe fatta egli la santissima comunione ; et avrebbe
desiderato che facessero lo stesso anche gli altri fratelli, e
ci per unitamente ringraziare il Signor Dio della di lui
ricuperata libert; che in quanto poi ad altre dimostrazioni
pubbliche, non voleva che se ne facessero. Onde replica
togli da suddetti assoliti che s come si era fatta l espo
sizione del Santissimo per pregare per la di lui liberazione,
si contentasse almeno che si facesse ora lo stesso in ren
dimento di grazie; al che condescese, con esibizione
di mandare la cera necessaria ; della quale Io prega
rono a non incomodarsi, poich li fratelli volevano farla a
loro proprie spese; come in effetto dopo tal notizia chi
diede denari e chi cera, ed il tutto si consegn al
camerlengo della compagnia, acci facesse nella seguente
domenica fare la suddetta esposizione nella nostra chiesa
et, occorrendo spendere qualche cosa di quello di com
pagnia, lo facesse.

Saggiam ente questa vo lta non si venne a vo


ta zio n e , ed bello, dopo la m odestia dell ono
rando, vedere ora la gara disinteressata dei suoi
confratelli. P e r quel giorno solenne fu p ubbli
cato un a vv iso a stam pa, che fortunatam ente ho
ritrovato 71 e qui riproduco ; nel quale, certo per
volont del M arsigli, non si fa il nome del festeg
giato. D al verbale della festa, che tra s c riv o 7!, altri
tratti poi risultano, nobilissim i e com m oventi: pare
che un ven to d epopea spiri in quel punto dentro
le um ili pareti dell oratorio di S. M aria del R iscatto
e porti nella ristretta com pagnia i palpiti e i
sospiri della cristianit in armi, frem ente sotto la
m inaccia turca. L a p resen za d un eroe sa fare di
questi m iracoli.

PREFAZIONE

41

A 28 maggio 1684.
Domenica quarta del mese, solennit della Santissima
Trinit, si fece l esposizione del Santissimo Sacramento
nella nostra chiesa da basso, essendosene ottenuta la licenza
da monsignor illustrissimo vicario capitolare, con annessovi
il cartello d invito, quale si fece affissare per la citt. Et
esprimeva che ci si faceva in rendimento di grazie della

D oucndo gli Arciconfrati

DI S.T M A R IA D E L L A N E VJS
Render gratie SuaDruina Maeftk per foR tjW fiam entod v a P au iao
loro amorepohfsimo Confratello, liberato dalle Barbariede*Turd,
& infieme pregarla di cononouata afctlcnza gli altri mi/cri
. Cnnfturw fatti Schiaui de' mcdefirai
Manno rifoturo di fare eipo ne oc IL propria Chief*

IL G I O R N O D E L L A S A N T I S S I M A T R I N IT *

IL SANTISSIMO SACRAM ENTO


E perci niusi in o tutti 1 Fetidi concorrerai c o o feruorofc Preghiere . per
CRcocrcnor fo to tp n a c c c n o in intenti, m i m c o it p roventi\,*otagi;l

uJl'Armi C * 4 * f c c m aggior sfcUarkmedcHa Ss. M adre Che&.


,r a

t yh*

r t i t t J , Y i* v x > to rn e o fis o w iM H & x a tf* .

*1

*.

.......... ... % udrVitJi

liberazione dalla schiavit de barbari d un patrizio, nostro


amorevolissimo confratello, e per impetrare costanza nella
santa fede alli rimasti cristiani schiavi e grazia di poterli
quanto prima liberare da quelle miserie con prosperi
successi allarmi cristiane et esaltazione della Santa Madre
Chiesa.
Come pure nell oratorio si cant l officio solenne; al
quale intervennero g l illustrissimi signori: protettore [il
senatore Marco Antonio Gozzadini] e Marsili, et il nostro
padre spirituale [don Gaetano Spinola] e q u a s i tutti li

42

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

fratelli. Et alla messa dello stesso padre si comunicarono


il suddetto signor protettore e signor Marsili, come anche
buon numero di fratelli. Dopo la quale si cant il T e
Deuni e fatta una breve esortazione dal padre spirituale
a tutti li fratelli di non mancare, ogni volta si fossero
radunati, di pregare il Signor Iddio e la Beata Vergine,
acci dassero grazia al suddetto signore di spargere il
sangue per la santa fede nelle campagne ch era per fare,
ovvero, dopo riportatone gloriosi trionfi de barbari otto
mani, potesse felicemente ripatriare.
Del che resone grazie dallo stesso signor Marsili al
padre, si protest di volere vivere sempre memore di
questo oratorio e che voleva, o vivo o morto che fosse,
lasciarvi memoria di lui, con qualche compimento della
fabbrica di esso.
E, dopo dato labbraccio fraterno con l o s c u lu m
p a c is a tutti, rest terminata la funzione che riusc molto
decorosa e di gran commozione in tutti ed in particolare
all ultimo schiavo liberato, Giovanni Maria Ghiselli, che
fu presente al tutto; e nell abbraccio che fece col suddetto
Marsigli, non puotero di meno di non tramandare ainbidue
abbondantissime lacrime, come che memori delle sciagure
della schiavit sofferta da ambidue et ora trovarsi nelle
tranquillit della loro patria, che piaccia a Sua Divina
Maest et alla Santissima Madre Maria, nostra protettrice,
di conservarla e preservarla da tutti g l insulti de nemici.

Meno d un m ese dopo, il 18 giugno, il M arsigli


sta per p artire per Innsbruck.
Il
dopo pranzo si fu in qualche numero di fratelli ricorda il solito segretario - a dare il buon viaggio per
parte della nostra compagnia all illustrissimo signor Luigi
Ferdinando Marsili, quale nuovamente si protest a voler
cooperare alla fabbrica della cappella e che per deside
rava di trovarsi il giorno seguente in visita con l architetto,

PREFAZIONE

43

muratori e fratelli, per vedere in pratica quanto sarebbe


la spesa. Il che segui il lunedi mattina; dove maestro F i
lippo Ferrari con suo figlio fecero una lista, quale si trova
appresso Carlo Marchi, che loro avrebbero fatto il tutto,
etiam con la volta di pietra a catino sopra la cappella,
per lire 883.
S egu iro no anni di guerra incessante, durante i
quali qualche volta e p er poco il M arsigli pot
rived ere la patria. C i nonostante anche di quel
periodo mi stato p ossibile scoprire qualche segno
non trascurabile della sua piet verso g li schiavi
cristiani e del suo affetto per la istituzione bolo
gnese del Riscatto.
Ma devo dire prim a che la scorsa fatta per i
suoi m anoscritti conservati nella biblioteca u n iver
sitaria m ha dato anche il m odo di congetturare
con qualche probabilit il tempo in cui rivide i due
fratelli bosniaci che dopo tante orrende traversie
l avevano trascinato in un villa gg io presso Ram a,
trattenendovelo, finch fu libero, nel loro m iserabile
tugurio.
D ei viagg i che fece per fissare, d accordo coi
rappresentanti delle potenze contraenti, i confini
dei domini turco, austriaco e veneto, egli ha lasciati
i diarii, corredati di carte topografiche. O ra la m appa
com prendente la regione di Ram a, inserita nel
diario X L IV , porta la data del 27 luglio 16 99 7*.
Intorno a questo giorno dunque, m entre tornava
dal cam po dei veneziani, avendo fatto visita all am
basciatore G rim ani, con tutta la m aggior pom pa
di truppe alem anne e croatte , s incontr coi fratelli
O m er e G erillo, laceri e sparuti, e fattili montare

44

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

su due ornati cavalli, tra lo stupore di tutti rientr


nel proprio cam po, dove li regal splendidam ente:
scen a indim enticabile.
Nel R agguaglio narra anche l altro rom anzesco
incontro con quel m anigoldo di gigante che a veva
l incarico di legarlo ogni sera al palo piantato in
m ezzo al lurido bugigattolo dove dorm iva e che lo
m altrattava non poco. L o incontr, schiavo carico
d i catene, nel porto di M arsiglia e gli procur da
re L u igi X IV la grazia della liberazione per m ezzo
d un conoscente del m inistro della gu erra: altra
grande dim ostrazione del suo nobil cuore.
Ma d un altro schiavo per m ezzo dello stesso
m inistro, direttam ente questa volta scrivendogli,
pare abbia pur ottenuto la grazia reale. Q uello si
chiam ava A ssa n e le trattative sono del 17067<;
questo M ousselon e le trattative di due anni ap
p resso, secondo che induce a credere la chiusa di
questa lettera a lui d ir e tta 76:
Le Roy a bienvoulu accorder la libert que vous de
mandar pour le nomm Mousselon, en cas qu il soi
invalide, et j envoye a Monsieur de Montmori les ordres
necessaires pour l en faire jouir.
A Paris, le 33 juin 1708

Pontchartrain

D opo la battaglia di Petervaradin o, essendo stato


fatto prigioniero il m archese bolognese D avia, colon
nello del suo reggim ento, il M arsigli procur di
soccorrerlo e confortare intanto il padre, come s in
tende da questo passo d una sua lettera al fratello
Filipp o:

PREFAZIONE

45

Consoli il signor senatore Da via: essendo il suo figlio


marchese Giovanni Battista prigioniero del visire, gode
meglio trattamento; ed io ho scritto a Costantinopoli,
come vedranno dalle lettere che scrivo al nunzio, per fargli
avere di quando in quando denaro per vestirlo ed agevo
largli la schiavit, che per non sar tanto d u r a '8.

Senza data, ma forse di quel torno di tempo


la minuta di una sua supplica inoltrata col benepla
cito dell inperatore al papa per a v v isa re ai modi di
soccorrere gli schiavi fatti nelle gu erre dell U n
gheria, dove dichiara di aver nelle m iserie con
loro vissuto e prom esso a Dio di procurare, con le
sue sostanze di fortuna e con gli offizii e con ogni
raccordo, sollievo a ridurli in stato di resuscitare
un giorno alla vita della libert 77.
Durante le trattative poi per la pace di K a rlo w itz,
un altra buona azione im paro da lui che di fare il
bene non desiste un solo istante. S criv e da Brod il
17 agosto 1700 due le tte re 78: una a Lorenzo Soranzo,
residente veneto p resso la Porta, e un altra a Mar
tino Im berti, addetto alla stessa am basciata, da lui
conosciuto 21 anni prim a in Costantinopoli, per
pregarli di indicargli se nella parte veneta si trovino
sch iavi oriundi di B ologna, poich un conside
rabile num ero di gregarii bolognesi m ilitando ha
avuto l onore di cooperare col proprio sangue alla
gloria e progressi delle arm i della serenissim a re
pubblica e alcuni potrebbero esser caduti p rigio
nieri. L istituto dell un iversit del R iscatto ha
m essi a sua disposizione 800 talleri da spendere
per liberarli e ci egli fa tanto pi volentieri, in
quanto si ricorda d essere stato egli m edesim o in

46

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

schiavit e d esserne uscito per grazia di D io e di


un senatore veneziano.
Che quella somma p roven isse dall arciconfraternita bolognese non potei conoscere, n crederei,
tanto erano scarsi i suoi m ezzi finanziari; forse fu
offerta dalla com pagnia del G onfalone di Rom a,
dalla quale una volta quella dipendeva. A questa
l eccellentissim o conte, gen erale di battaglia di Sua
M aest C esarea - cos lo si chiam a di qui innanzi a v e v a scritto non so che lettera, che era stata letta
in congregazione il 28 febbraio di quell a n n o 70; e
il 24 del m ese seguente, perch si celebrasse ono
revolm ente la festa dellA nnunziata, vi aveva man
dato un suo incaricato con sei candele di cera
bianca e una somma da distribuire a 500 poveri,
un quarto di paolo a ciascuno. La m essa fu poi
celebrata dal fratello del generale, dall arcidiacono
A nton io Felice, che com unic fra gli altri G iovanni
M aria G hiselli, l ultimo schiavo risca tta to 84.
A nche il 7 novem bre del m edesim o anno vi fu
detta m essa dallo stesso, com e il 25 m arzo 1702
quando gi era stato creato vesco vo di Perugia 8l.
Il generale da parte sua seguit a fare di quelle
elem osine ai poveri, anche fino alla immane scia
gu ra di B r e g e n z 82, fedele al suo program m a di voler
p er l anim a sua farsi un capitale di bene fatto
ai poveri ed al prossim o .
Il
prim o m aggio 1702 larciconfraternita lesse una
sua lettera, nella quale diceva d a vere scoperto in
Costantinopoli al servizio della Porta tre o quattro
schiavi cristiani bolognesi, che col prim o ordinario
ne avrebbe fatto conoscere i nomi, che lo inform as

PREFAZIONE

47

sero quanto era il denaro depositato sul monte e


che intanto gliene spedissero un poco per gli ali
m enti di quei poveretti. L a risposta fu che non si
p oteva far nulla3.
D i e c i anni dopo, il io aprile 1712, egli a
Bologna e fa adunare i confratelli ad udir leggere
e ad approvare un suo m em oriale da presentarsi al
pontefice Clem ente X I per l erezione della nuova
cappella od oratorio da farsi nel p alazzo dell acca
dem ia clem entina, nel quale si fa cenno delle due
solennit di M aria da festeg giarvisi e si prega Sua
Santit di concedere l in dulgenza di G erusalem m e
a chi visitasse detto luogo e facesse elem osina per
la redenzione degli schiavi *4.
A questo punto intervenuta la cooperazione di
quell alto personaggio che abbiam o conosciuto, che
fa dorare e ornare la cappella, che il 2 febbraio 1718
prom ette e il 25 giugn o ha gi spedito il calice d oro
con la patena, e poi altro 85. Il prim o dicem bre 1725
quasi tutto all ordine ed egli scrive al generale
un affettuosa le tte r a 8*, che com incia cosi:
Finalm ente ieri il padre Salaroli mi venne a dar parte
che era finita la cappella dell istituto, ed io dissi che
godevo e che mi si dicesse il residuo che dovevo pagare.
M aggiunse con flebile voce che era dipinta la cappella,
ma che ora mancava il quadro dell altare. Ed io replicai
che si facesse dal signor Franceschini, che laverei pagato
a r b i t r i o b o n i v i r i , ma che domandavo per favore che
fosse terminato per le prossime feste dell Annunziata.

Non so se il quadro fosse pronto per quella data.


Nella vacchetta del pittore 87 si ha questa sola nota
dell anno 1726:

48

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

A di 8 aprile. Dal signor don Carlo Salaroli per re


galo fattomi da monsignor Lambertini per 1 Annunziata
donatagli per la cappella d ell instituto - L . 300.

P are che il Lam bertini, che non d o ve va averla


vista, credesse in certo qual modo d avergliela
pagata, sia pure secondo una richiesta m odestissim a,
e non propriam ente d averla ricevuta in dono ;
perch l anno appresso scriv e al M arsigli c o s 88:
Rispetto al signor cavaliere Fraticeschini io gi lo rin
graziai con lettera distintissima ; e, se ve ne vorr unaltra,
la far, avendomi egli troppo obbligato nel fare una bel
lissima pittura per pochi quattrini.

L a cappella intanto era stata inaugurata solen


nemente il 25 m arzo di qu ell anno 1727, nel qual
d ne prese possesso 1 arciconfraternita di S . Maria
della Neve. E ccone la relazione u fficiale89:
Marted li 25 detto, giorno della S S. Annonciata, la
mattina per tempo si radunarono li fratelli, essendo stati
invitati per polizza portali dal nostro guardiano Agostino
Billi il giorno precedente; il tenore della quale era di
portarsi alla custodia della cappella clementina all' insti
tuto; come segu, portandosi dalla nostra chiesa processionalmente con buon ordine, essendo preceduto il nostro
stendardo da due professi e due novizi, con gli nostri
segni della compagnia nelle mani, seguito da buon numero
di fratelli e dagli uffiziali, cio il nostro cappellano, il
priore, il sottopriore, il camerlengo dell opera et il com
pagno, che con li segni del riscatto nelle mani seguivano
la processione. La quale prosegui sino al palazzo dell in
stituto e nell arrivare fu dalli cantori intonato il T e Deum,
il quale si termin nella loggia del detto palazzo, avendoci
incontrato sulla porta l eccellenza del signor generale Mar-

PREFAZIONE

49

sigli, con catena da schiavo sulle spalle; e, terminato il


T e Deum laudamus, ad uno ad uno abbrazzi li fratelli.
E da poi ci portassimo nella cappella e, posti tutti in
genocchioni, fu dalli cantori intonato il Salve Mater Salvatoris; lo quale terminato, fu dal nostro cappellano detta
l orazione per li schiavi e posia subito fu dal curato della
Maddalena di strada S . Donato detta la santa messa;
dove l eccellenza del signor generale con altri fratelli
fecero la santa comunione. E, terminata la messa, si
cant il divino uffizio e con le solite preci si termin.
Et essendo stato tutto il giorno un fratello alla porta
del palazzo con una borsa a raccogliere elemosine per li
poveri schiavi, conforme la mente del signor generale, li
quali denari la sera si misero nella cassetta che di perma
nenza sta nella detta cappella; li quali denari ogni anno
devono essere levati da quella cassetta e consegnati al
nostro camerlengo dell*opera per servirsene per li riscatti
che andaranno seguendo.
E cos la sera su le ventitr ore, radunati li fratelli e
portatisi nella cappella e ingenocchiati di nuovo, fu into
nato il Salve Mater e, detta la orazione dal cappellano
come sopra, fu levato il stendardo, stato tutto il giorno di
permanenza nella loggia del palazzo, e col medesimo or
dine di prima si avvi la processione, e nel sortire fu
intonato il Miserere mei Deus, con replicare dopo tre volte
il salmo De profundis. E prosegui la processione sino alla
nostra chiesa, con la recita delle litanie dei santi e preci ;
alla quale arrivati con l occasione delli soliti esercizi recevessimo la santa benedizione del Santissimo Sacramento;
e cosi termin la funzione.

Cinque giorni dopo il generale p reg i confra


telli che in un giorno d e ir a n n o s i recitasse 1*ufficio
dei morti per T anime dei defunti schiavi cristiani
e che il priore e T ufficiale esortassero gli schiavi
4

50

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

redenti a com unicarsi una volta 1 anno in questa


chiesa, intervenendo vestiti con cappa alle fun
zioni pubbliche, specialm ente alle processioni, e por

tando sulla cappa oltre il segno dellarciconfraternita


due catenelle indicanti l im presa del riscatto: ci
che fu unanim em ente a p p ro v a to 90.
Qui si presenta un piccolo problem a, propostomi
da persona da non la sciarsi senza risposta: Le

PREFAZIONE

51

catene, che oggi si conservano fissate ad una parete


in una sala del Museo geologico G. Capellini, sono
proprio quelle che il M arsigli port dalla sua p ri
gionia, come attesterebbe l iscrizione di Francesco
Rocchi (t 1875)? Essa d ice:
Q VA S CONSPICIS CATENAS

A L O IS 1V S

F E R D 1N A N D V S M A R S IL IV S

DVX EXERCITVS CAES A D VERSVS TVRCAS


BELLO SA V C IA T V S C A PTV S
BINIS FERME ANNIS IN SERV 1T V T E COMPENDITVS
L IB ER TA TE RECIPERATA
MAGNAE VIRGINI DEI PARENTI DESIGNATAE
IN SACRARIO IN STITVT I HVIVSCE A SE CONDITI DONAVIT
ILLOQUE D IRVTO HEIC ASSERVAND AS CVRAVIM VS

L e catene, anche prim a che si scolpisse la lapide,


erano nell aula di zoologia; ce n assicura, se non
altri, il professore G. G. Bianconi che nel 1849 scri
v e v a : " oggi si conservano e quasi si venerano in
questo museo di storia naturale 91.
V i erano state collocate dopo la distruzione della
cappella e il F an tuzzi le vid e sopra quella cassetta
m essavi per le elem osine a favore degli schiavi.
L a notizia data in questa forma, nelle sue Memorie
della v ita del generale, edite nel 1770: alla qual
cassetta [il M arsigli] volle apporvi la propria catena
da schiavo che sem pre a veva conservato 92 : notizia
assolutam ente contradittoria con quella dataci dal
M arsigli nel suo R agguaglio, che, dopo a ve r nar
rato d essere stato nel 1684 alla Santissim a V ergin e

52

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Nunziata di Firenze, soggiunge: dove lasciai appese


le mie catene M.
E il R aggu aglio fa parte, come sappiam o, delle
Convenzioni conchiuse tra lui e gli uomini dellarciconfraternita del R iscatto appunto il 21 m arzo 1727,
cio cinque giorni prim a eh egli ven isse loro in
contro sulla porta dell istituto con catena da
schiavo su le spalle
Non am m issibile che to
gliesse alla chiesa fiorentina quell oggetto che rap
presentava lo scioglim ento d un voto sacro fatto
durante s crudele prigionia, e proprio allora che ne
pubblicava per la stam pa il ricordo. D altronde, se
le catene che port quel d n ell istituto fossero
state quelle vere della sua schiavit, il m aestro de
novizi che com pil il verbale della festa ci avrebbe
tenuto a farlo sap ere; in vece esso si esprim e in
questo modo generico : con catena da schiavo
come dicesse: col sim bolo della schiavit. E pro
p rio cos, portando catenelle indicanti l im presa
del riscatto ,, vo leva il M arsigli, secondo che ab
biano riferito, com parissero nelle pubbliche funzioni
tutti gli schiavi redenti.
S ha da credere perci che le catene conservate
nel Museo zoologico non sieno quelle della schia
v it del M arsigli, lasciate da lui a F iren ze gi nel
1684 e andate poi perdute; bens quelle altre che
usava nelle cerim onie religiose. O nde l iscrizione
del Rocchi andrebbe corretta, non solo perch pro
lunga la schiavit da 9 mesi fino quasi a 2 anni,
ma anche perch su quel proposito non dice la
verit.
Seguitando a sfogliare gli atti dell arciconfrater-

PREFAZIONE

53

nita s a rriva a undici giorni dopo la morte del gene


rale, seguita il giorno d O gnissanti del 1730.
Si domand se volevano praticare la forma che si
pratica a tutti li confratelli quando muoiono, oppure se
stimavano bene a fare qualche dimostrazione trasversale.
Ora fu stimato bene dalli confratelli a considerarlo come
fratello, perch la compagnia non si trova in stato di far
spese, a causa d essere addebitata col camerlengo; e cosi
li fratelli che v intervennero diedero delle messe in n.
le quali furono consegnate al signor camerlengo e si risolse
di fare due arme da affissare a spese della compagnia 9,<.

Cos tiepidam ente vi fu com m em orato colui che


tanto a ve va fatto per questa patria istituzione, della
quale regolarm ente anche negli ultimi anni si ricor
d ava nelle sue elem osine 95.

qui pongo fine a lle inform azioni, con le quali


parr ch io mi sia spaziato oltre i term ini che l og
getto di questa pubblicazione consentisse. Mi giu
stifichi non tanto l a ttrattiva della loro novit, onde
potevo com piere un capitolo del tutto nuovo della
vita del M arsigli, quanto la loro stretta dipendenza
dalla m em oria di quell orrenda schiavit che, a lui
sem pre presente, fu costante stim olo di carit verso
gli sch iavi cristiani, che avrebbe anche m aggior
m ente sollevato, quando n ell auge della sue fortune
non fosse stato annichilato dalle sventure 96.

R A G G U A G L I O D E L L A S C H IA V IT
DI LU IGI F E R D IN A N D O C O N T E M A R SIG L I
addirizzato a suoi confratelli della Compagnia
della Beata Vergine della Neve, direttiva del
riscatto degii schiavi bolognesi, affine che loro
serva di motivo per ringraziare la Beatissima
Vergine

della grazia

fattagli fra tanti

accidenti e con tale esemplo

strani

conoscano che

Maria Vergine la vera protettrice

di quelli

che solo confidano in lei fra tali miserie.

u a n d o da me stesso non facessi questa

narrativa della mia dura schiavit nelle

mani de tartari e poi de turchi a miei cari

confratelli

della

Compagnia

del

Riscatto

di

Santa Maria della Neve di Bologna, resterebbe


incognita la miracolosa assistenza che Maria
Vergine m accord nella forma portentosa che
ognuno

intender,

dopo

d avere

esposta

la

preliminar notizia ; ch nella solennit della


sua Visitazione, che si celebra alli 2 di luglio,
entrai fra le catene e nella festa del susseguente
anno del suo mistero dell incarnazione uscii da
quelle, in forma cos prodigiosa come esporr.
Questa narrativa mi protesto che sia lontana
da ogni mia vanit, ma solamente forzata, per
ch li medesimi confratelli con un esempio di
tante circostanze s infervorino non solo a rin
graziar Maria Vergine d avere protetto me loro
fratello, e che conoscano meco che alla gran
Madre di Dio unicamente io doveva per gratitu
dine consacrare la fondazione dell Instituto a lei

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

in quel gran mistero dell Incarnazione, primo


operato dell onnipotenza di Dio per la nostra
redenzione. L a piet loro si confermer che non
vi la pi solida ed efficace intercessione ap
presso Dio per lo sollievo e liberazione totale
degli schiavi, che questa di Maria Vergine ; e
per gli esorto quanto so e posso a sempre
pi mostrarne fervore con le loro continue preci
alla medesima, prima perch loro ottenga dal
Figlio la costanza di non prevaricare, scostan
dosi dalla vera religione, per avere sollievo
dagli strapazzi e dalle fatiche, ch soffrendole
costantemente loro sar sicura la vita eterna e
la liberazione loro, egualmente ch quella mi
ottenne su la fiducia che in essa io aveva. E
massime li prego di farle in quel giorno che
passeranno nella Cappella dell Instituto, in con
formit del nostro sopraddetto instrumento fra
noi stipulato, trovandosi a piedi della Beatis
sima Vergine, in quella della Santissima Nun
ziata

dell Instituto, aggiungendovi la comme

morazione delle anime di quegli

schiavi

che

morirono nella schiavit dell assedio di Vienna


ed in altri incontri successivi, e che periranno
pur troppo nell avvenire; giacch questi, abban
donati dalla reminiscenza de parenti, che non
sanno n della loro vita n della loro morte,
sono povere anime tutte

derelitte dagli aiuti

de suffragii istituiti dalla Chiesa.

RAGGUAGLIO

59

Ed in fine sentite il racconto puro, per con


fermarvi e nella vostra piet e nella mia giusta
premura che ho avuta d avere li vostri spirituali
aiuti ne miei ringraziamenti a Dio ed alla Madre
che plac l ira sua contro di me, per moverla
a far lo stesso con gli altri che sono di presente
e saranno d avvenire in simili miserie.

Il

sultano

allora

regnante Maometto

IV,

per istigazione del suo gran visir Car Mustaf, deliber di venire al tentativo dell espu
gnazione di Vienna, mettendo le sue poderose
forze in attuai marcia l anno 1683, dopo di
avere orgogliosamente ributtate tutte le esibi
zioni di pace.
Nello stesso anno l imperator Leopoldo pre
maturamente
con

a turchi

le maggiori

si

forze

pose in

possibili,

l espugnazione di una qualche


alle

di lui frontiere ;

fu

campagna

per tentare

piazza vicina

scelta

quella di

Naihesel. Ma non tosto aperte le trincee contro


d essa, s intese vicina 1 armata ottomana col
gran visir e kam de tartari e Tekeli con tutti
gli ungheri ribellati, e dovette Carlo, duca di
Lorena, levar

1 assedio

e ritirarsi verso la for

tezza di Giavarino, per mettersi avanti del di


lui esercito il fiume Rab.
Nel tempo che Sua A ltezza eseguiva tale
ritirata, mi chiam col premio di una compagnia

6o

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

d infanteria nel reggimento Tipentall, per istru


irmi come dovevo eseguire in quella mia assai
giovenile et gli ordini di lui, per rendere utile
quella disposizione di difesa di tante trincee
ed altri lavori che io aveva ne due mesi pre
cedenti disposti su la ripa di quel fiume, dove
dal principe Hermanno di Baden, presidente di
guerra, ero stato spedito.

Mi

comunic pure

che la Maest dell imperatore in Trasburg aveva


divisa la difesa del fiume in due parti, inferiore
e superiore: la prima era tutta appoggiata a
lui con l esercito cesareo e l altra agli ungheri,
magnati di quella parte d Ungheria superiore,
fino all isola del Rabao, e coperta dalla ripa
del mentovato fiume R a b ; e che fra tali divi
sioni ed ordini della Corte non avrebbe spediti
tedeschi pi sopra che la sponda superiore della
medesima isola del Rabao, dove mi comandava
anche di tenermi io con ducento dragoni, la
maggior parte del reggimento del Cavaliere di
Savoia, fratello del moderno principe Eugenio,
e col positivo comando di assistere alle truppe
unghere con la mia sola persona e n pure
un sol

soldato tedesco, affine di addirizzarli

per le loro mosse ai posti fortificati da me.


Questi ungheri, fino a tanto che i turchi,
tartari e ribelli furono lontani, erano tutto zelo,
tutto valore per Cesare ; ma a misura che avan
zavano, non potevano tener nascosto il loro

RAGGUAGLIO

6l

malanimo per la Corte di Vienna. E con un


espresso avvisandolo, il Duca di Lorena mi
rispose, con una lettera italiana tutta di suo
pugno, che non dubitava punto della verit de
miei avvisi, ma secondo li replicati ordini della
Corte doveva lasciare intatta quella parte d Un
gheria da qualunque truppa tedesca, e che riti
rava anche dall isola del Rabao tutti i soldati
alemanni, lasciandomi solo 120 dragoni per mia
scorta, bastanti per ritirarmi su le truppe unghere,
o pure per Capovar all armata, o verso l Austria.

Il

giorno dedicato a S. Pietro i tartari in

tre luoghi della medesima isola attaccarono e


dagli ungheri, che meco ivi erano con li miei
dragoni, furono respinti; e li primari magnati
della parte superiore del fiume Rab, sentendo
quell attacco dalla parte dove io era, entrarono
tutti nell isola del Rabao, dove erano pi vicini
alla fortezza di Papa, presidiata da ungheri, che
apersero le porte alle truppe del Tekeli e al di
lui ministro.

11 generai

Budiani mi mand nel mio posto

un aiutante, con l avviso preciso che il giorno


delli 2 di luglio sarebbe stato l attacco grande
de tartari nell isola del Rabao e che per que
sto ancora mandava 800 soldati ungheri nella
medesima isola, assicurando che loro nel sito
di Budael avrebbero fatti gli ultimi sforzi, come

62

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

sarebbe seguito in tutte le altre parti, e che


restassi pure sicuro che, quando avesse dovuto
ritirarsi, mi avrebbe avvisato con lo sbaro di
due cannoni, che aveva collocati sopra di una
motta di terra, perch in quel caso avessi potuto
ritirarmi a

Capovar,

dove

ci saremmo uniti

insieme.
L attacco sul principio, dalla parte dove era
io, fu gagliardo; ma presto cess, montando
tutte le forze nemiche al sito di Budael, dove
tutti gli ungheri della maggior qualit si sottomisero al Tekeli. Ed essendo le ore 21, senza
che mai si fosse sentito il segnale de cannoni,
e per la necessit de viveri e con la ferma
speranza che il

medesimo

Budiani

si

fosse

difeso, uscimmo da quei pantani, entrando nella


fertile campagna; dove quegli 800 ungheri, avve
dendosi che i turchi, tartari e ribelli erano come
buoni amici mescolati con li loro compagni,
senza dirci neppure una parola, a briglia sciolta
corsero da loro compagni.
In tal contingenza noi tedeschi ci ritirammo
in un bosco fra paludi, tenendo guardie sopra
degli arbori, che ci avvisavano essere in marcia
tartari con alcuni pochi turchi e ribelli, che a
noi marciavano per cingerci, come fecero. Que
sti avvisi posero in costernazione il nostro poco
numero, che divent presto anche minore, diser
tando molti alla parte de nemici; ed alla fine,

RAGGUAGLIO

63

ridottici a soli 60, ci promettemmo insieme la


fede di difenderci, appresso di un acqua aspet
tando la notte vicinissima, per poterci con quella
ritirare verso del lago di Naisidler. Ma la forza
de tartari e l empiet de ribelli ci prevennero,
attaccandoci da tutte le parti con un indicibile
furia e passando tutti a fl di spada e di frezze.
Da

due

cavallo

delle
mio

quali restando ferito io, ed il

ucciso,

credendomi

morto

come

gli altri, un tartaro discese da cavallo per tron


carmi il capo, egualmente di quello che aveva
fatto agli altri. Io in

lingua turca, imparata

nel mio viaggio di Costantinopoli, gli

dissi :

D e g m a ! ferma; parola che l arrest. Mi spogli


da capo a piedi, lasciandomi la camicia e le
calzette di filo bianco e, legandomi con fune
di cuoio barbaramente e senza riguardo alle
mie ferite di frezza che da tutte le parti gron
davano sangue, mi condusse nel loro campo a
passar la notte a ciel

sereno, n senza pen

sare a medicarmi, n a darmi ristoro, ma sem


pre pi a tormentarmi con istrettissime legature
ed a farmi servire da capezzale a due tartari,
che si servivano di me per riposarvi sopra le
loro teste ed assicurarsi che non gli potessi
fuggire.
Due ore avanti giorno, con fischi o gridi
svegliarono le truppe ; e, fatto chiaro il giorno,
mi levarono la camicia tutta sangue e le calze

LA SCHIAVIT DEL M A R SIGLI

64

bianche, tagliandomi la bella capigliatura che


io aveva e coprendomi di una vecchia veste
da tartaro, tutta piena di pidocchi. E per berretta
mi posero un zucco di vecchio cappello in capo ;
e le ferite le lavarono con acqua mescolata con
latte di cavalla, e poi gli posero sopra del fior
di pietra e dello sterco di cavallo, facendone
un unguento col medesimo latte ; e, rallentando
un poco le cos atroci legature, mi posero sopra
di un cavallo

tartaro, che era assai

buono,

tenendo la fune un altro tartaro.


In questo miserabile

stato

mi condussero

per due giorni con essi loro nella orribile scor


reria

contro

l Austria

inferiore, incendiando

tutti quei villaggi, facendo schiave le donne e


i fanciulli e gli uomini capaci di lavori; gli
inabili per malattie e vecchi decapitavano. L e
chiese si saccheggiavano, le pianete servivano
di vestimento

a tartari, le

pissidi

dorate, e

credute di oro, si votavano dalle particole get


tandole per terra, le immagini con la sciabla
si laceravano, li crocifissi si calpestavano deri
dendoli. Donne gravide che abortivano o che
partorivano per le strade; preti, e massime gli
frati dell ordine di S. Francesco, tutti vilipesi
dentro de loro vestimenti. E trovando pane e
vino nelle case, il mio tartaro me ne esibiva;
ma, da dolori eccessivi e delle legature e delle
ferite tormentato, per tre giorni di mia dimora

RAGGUAGLIO

65

con essi tartari non mi alimentai che di brodo


di carne di cavalle e di latte delle medesime.
Questi

tartari,

ricchi

di

prede

d uomini,

d armenti, di suppellettili, fecero un distacca


mento per mandare a vender queste all esercito
ottomano.

Mi diedero ad altri e, bisognando

traversare

l emissario

del

lago

di

Naisidler,

che forma il fiume Rabdniz, in un sito largo


quanto pu tirare un fucile e d una smisurata
profondit e senza altro comodo da varcarlo
che quello del nuoto sopra de cavalli, caccia
rono questi con tutti gli armenti dentro del
l acqua, con

una particolare

arte ed agilit.

E in tal forma passano qualunque acqua e agli


schiavi dnno la coda de cavalli nelle mani,
insegnando loro di tenere le gambe rancinate.
E per le donne a sorte ivi trovarono tre bar
chette che assisterono alle pi giovani e alle
pi belle; e alle altre comandarono, coperte
nel miglior modo che potevano, che passassero
egualmente con noi.

A g li uomini

davano la

coda de cavalli nelle mani, ad altri pure attac


cavano piccole zattare di canna legate insieme,
che nuotando portavano sopra di loro i vestiti,
la sciabla,

le

frezze

e 1 arco,

senza che si

bagnassero: dimostrazioni tutte che si vedono


nella figura del capofoglio primo.
L e grida, gli urli e i fischi erano indicibili,
ed in fine era un orrido quanto curioso aspetto
s

66

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

e che solo si vede in quella nazione, che fra


una tale agilit e costume non ha ritegno n
di fiumi, n d acque considerabili.
S inoltr la marcia dopo di tal passaggio
sino alla vista di Giavarino. Attorno del quale
essendovi Michel Abaff, principe di Transilvania, con le sue truppe alla custodia de ponti
fatti da essi turchi sopra del fiume Rab, mi
condussero

alla tenda di

quel principe, per

esibirgli la vendita di mia persona; che doman


dandomi di qual paese fossi, gli dissi : Ita
liano . E per questo anche chiam un geno
vese di lui uffiziale, che servisse d interprete.
M interrog in qual reggimento cesareo ser
vissi. Negai la mia qualit di soldato (giacch
quelli tartari che mi presero non erano ivi pre
senti), dicendogli che io era veneziano, servidore
del mercante Giusto Vanik, che mi mandava
a Vienna per suoi affa ri mercantili. Mi domand
se la cristianit aveva pi soldati da difendersi.
Ma io, abbattuto di forze, non curai

d altri

discorsi che quello di supplicarlo, gettandomi


a di lui piedi, di comprarmi dalle mani di questi
barbari. E stette esitante un pezzetto e parlando
con i suoi cortigiani; poi mi licenzi, auguran
domi la libert e costanza. E mi diedero un pane.
E li tartari di nuovo meco si rimisero alla
marcia per la strada maestra verso Vienna ed
arrivarono alla retroguardia dell esercito otto

67

RAGGUAGLIO

mano, che era comandata da Agm et bass di


Temisvar, che portava
terdar,

il

predicato

di t e u -

perch in tal impiego fu sempre in

Candia sotto

del

aveva

per li

genio

gran

visir

Kiuperl, e che

franchi, che da

giovane

comprava facendoli rinnegare ; e di questi aveva


composta tutta la sua corte.
Fui introdotto

nella sua gran

tenda, che

subito mi domand lo stesso del principe di


Transilvania, riportando da me le istesse rispo
ste, e si inoltr a ricercarmi se io era per
l avanti mai stato a Vienna. Gli risposi di s,
per esigenze della

mercatura.

Fu curioso di

sapere se le fosse della citt fossero profonde;


ma mi difesi da ulteriori discorsi in ci, rac
cordandogli che un servitore di mercante poco
pigliava guardia a queste cose e solo io poteva
assicurarlo che le fosse vi erano. Mi domand
se il Morosini, che aveva difesa Candia, era
vivo e con

buona salute;

se

pi viveva un

zoppo nobile di casa Riva, che era stato ostag


gio della Repubblica in tempo della resa della
piazza; e, volendogli baciare la veste, per pre
garlo di comprarmi dai tartari, mi

don

un

sultanino d oro ; e un di lui rinnegato francese


di Provenza mi condusse dal di lui mastro di
casa, che mi compr per 18 pezze e, chiamato
un chirurgo ebreo, cominci a medicarmi meto
dicamente.

68

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

E sopra d un carro di questo gran bagaglio


marciai con l esercito sotto Vienna, dove vidi
le tante loro strane disposizioni militari, che
ho

descritte

nel

mio

Trattato

della

milizia

ottomana.
Sotto di Vienna il campo del mio bass
cadette nel sito d Arnoltz, in un luogo di qual
che eminenza, da dove si vedeva il progresso
delle trincee de turchi. E migliorato dalle mie
ferite, mi posero col credenziere del bass, che
era un arabo, condannandomi al mestiere di
cucinare e pestare il caff, e a pi altri vili
servizi

privati

della casa

del

bass, oltre a

quelli che si chiamavano del b i e g l i k che era


del sultano ; dove impiegarono tanto il giorno
che la notte un certo numero di schiavi, con
dannati a portare legnami, fascine, gabbioni,
pesi di pi cose nelle trincee: congiuntura che
faceva

guadagnare

agli schiavi

limosine da

turchi, come molte volte delle bastonate ancora.


Negli ultimi di luglio, il gran visir informato,
la gran quantit degli schiavi che era rimasta
nel campo, oltre quelli che da particolari erano
stati spediti in Turchia, furono condannati ad
esser tutti decapitati alla ripa del Danubio, nel
sito dove di presente il lazzaretto, in distanza
non molto grande da dove era io accampato,
in maniera da poter vedere una cos compas
sionevole carneficina.

69

RAGGUAGLIO

Il

gran

visir

trovando

ostacoli

maggiori

delli pensati al progresso dell assedio, gli caus


ira anche contro dell istesso bass mio padrone,
che unitamente con Ibraim bass di Buda cerc
di dissuaderlo all impresa di Vienna. E da tale
altercazione ne nacque la di lui barbara riso
luzione di dargli il veleno in una tazza di caff,
che in meno di 24 ore lo condusse alla morte;
che

anche rese vantaggio al medesimo gran

visir per la confiscazione del suo grande baga


glio, oltre tutto quello che fu da servitori del
defonto rubato, come la mia persona fu dal
mastro di cucina trafugata.
In questo disordine pensai al primo di ago
sto, secondo il mio calcolo, di tentar la notte
la fuga dentro della strada coperta di Vienna,
in faccia della porta del Sotten; giacch molto
prima avevo trovato il modo di sciogliermi le
catene che ogni notte mi ponevano a piedi.
In circa alla mezzanotte, avendo gli piedi sciolti,
dopo di avere invocato il nome di Maria, destra
mente uscii da quella tendetta e felicemente a tra
verso del campo ottomano per la stessa via di
Arnoltz mi accostai in pochissima distanza alla
strada coperta. Dove Dio volle che in un fondo
m incontrassi in tre sentinelle turche morte che,
arrestandomi, conobbero che ero uno schiavo
fuggitivo in Vienna; e questi obbligandomi con
battiture a dire di chi ero schiavo, lo dissi.

70

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

E d appunto a quella tenda, da dove ero fug


gito, da uno di essi fui ricondotto la stessa
notte ; dove quei turchi che m avevano in custo
dia mi duplicarono le catene, senza n pure
dirmi una cattiva parola.
Ma, fatto il giorno, quell arabo sotto di cui
10 pistava e cucinava il caff, con l istesso
pistone di ferro, di cui io mi serviva a pistare
11 caff, mi sfianc sino a lasciarmi per morto.
Ed alle 22 ore un turco m intim che la mattina
seguente sarebbe stato in pronto il carro che
conduceva al macello nel mentovato luogo del
lazzaretto gli schiavi, per ivi decapitarmi. Que
sta sentenza non trov in me altro dispiacere
che quello di dover morire senza Sacramenti
e senza che in mia patria potessi far sapere
come io era morto.
Nel campo ottomano vi era Mauro Cordato
che mi aveva conosciuto due anni avanti in
Costantinopoli, vi era pure il residente di C e
sare, col quale io aveva in tal tempo pi volte
pranzato, per poter far sapere il mio fine con
un biglietto. Ma, fra la fiducia nell assistenza
di Maria Vergine e fra la considerazione che
io poteva farmi palese con sicurezza di esser
mandato nelle Sette Torri, mi risolsi di sperare
nella mia rassegnazione alla morte e negli aiuti
di Maria Vergine, senza punto alterare il mio
preso sistema di tenermi occulto, soffrendo ogni

RAGGUAGLIO

maggiore strapazzo, per arrivare a quella libe


razione sollecita che sempre sperai.
Impiegai quella notte in preci a Dio, perch
facesse di me quello che avrebbe creduto pel
mio meglio; soddisfeci col desiderio de Sacra
menti, dopo di un esame di coscienza, e con
impazienza, ed indifferenza o per la vita o per
la morte, attendendo il giorno.
Ed essendo due ore d esso, capitarono due
bosnacchi, soldati a cavallo

del bass morto

avvelenato, che erano soliti ogni giorno due


volte di venire a bere il caff a quella tenda,
dove io era servidore dell arabo che per danaro
ne dava a chi ne voleva, quando io era il di
stributore; ed egli ne tirava il contante. Questi,
fra tale loro abituazione sentendomi parlare dei
loro

paesi

di

Bosna,

per dove

ero passato

tornando da Costantinopoli a Venezia per terra


a traverso di quel regno, e compiacendosi delle
poche parole

turche che io aveva imparate,

s intenerirono vedendomi alla vista del carro,


anzi

in

procinto

di ascenderlo.

Mi

dissero :

Animo, Federico ! (che appunto era il nome


che mi ero posto invece di quello di Luigi),
e si risolsero di salvarmi la vita con lo sborso
solo di sette reali ; che sborsati subito, mi con
dussero alla loro piccola tenda, lasciando che
quell arabo mi spogliasse di una piccola camisciola di vecchio panno.

LA SCHIAVIT DEL MAESIGLI

72

Questi subito mi diedero da mangiare par


camente,

perch anch essi erano poveri ; ma

da bere del vino quanto io ne voleva, di quello


che era nelle cantine de borghi : ristoro che mai
io aveva avuto per tutto il tempo della mia
schiavit. Finito il meschino pranzo, col mezzo
del mio balbettar turco stabilirono meco il con
tratto della somma di 200 zecchini per la mia
liberazione, da pagar loro nella citt di Seraglio,
metropoli della Bosna, per la casa de Bernaccowik, dalla quale viaggiando per Venezia io
aveva preso 150 pezze. Vollero di pi il mio
giuramento sopra la religion cristiana, facendo
con due deta la Croce,
a baciare

che

mi

obbligarono

per l osservanza alla promessa di

mai pensare alla fuga : che eseguii con tutta


la fermezza d animo per religiosamente osser
varla. Ed infatti, con tutta quiete e rassegna
zione alla loro somma povert e gratitudine
di avermi redento dalla morte, pensai a servirli
durante

1 assedio,

come nella fuga da Vienna,

con la ferma credenza che quel Bernacowik,


cristiano di rito latino romano e che ben mi
conosceva, non m avrebbe tradito, come a suo
luogo racconter che fece.
Durante tutto il mese d agosto, fino al tempo
del soccorso che la cristianit port a Vienna,
vissi fra stenti di vitto e di vestimenti: effetti
della povert de miei padroni. Del resto con

RAGGUAGLIO

73

qualche sorta di quiete, consolandomi nel cono


scere che i turchi ogni giorno mancavano di
forze e che il calore dell assedio diminuiva, e
che non era possibile

che la cristianit non

fosse vicina con un poderoso soccorso, che tre


giorni

avanti

della liberazione

di Vienna si

pubblic essere appunto apportato, senza che


io vedessi mai ne turchi una minima disposi
zione d ordine o per resistere o pure per fare
una regolata ritirata. Solamente la mattina del
giorno della liberazione di Vienna

si videro

truppe di migliaia di turchi che correvano in


confusione alla falda del monte, alla sommit
del quale scoprironsi le linee di battaglia di
truppe alemanne e polacche, che a grave passo
ordinato cominciarono a calare per le falde del
monte; dove i turchi senza una minima resi
stenza si diedero

a quella disordinata fuga,

senza pi rivedere n le trincee piene di gian


nizzeri, n le loro tende colme di ricchezze.
In questo stato di cose i miei padroni, che
mai dalla loro tenda si erano partiti, posero
quattro loro stracci in due saccoccie, che posero
a traverso d uno de loro cavalli ; e legandomi
con

una

fune nel braccio

destro,

un

d essi

denud la sciabla dicendomi: O marcia, o che


ti decapito

E dopo che ebbi riconosciuto che

non mi era possibile alcuno scampo, mi risolvei


con li piedi nudi di camminare, seguitando i

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

74

loro cavalli

per quelle vigne

tutte piene di

spuntoni di viti, che in breve tempo mi avevano


ferito le suole de piedi con dolori atrocissimi,
che mi obbligarono di pregarli a decapitarmi;
perch non
Ed

era

possibile

appunto Dio, che mi

li potessi

seguire.

voleva salvo,

fece

incontrare un cavallo macilento e abbandonato ;


e da questi fu preso e postomegli sopra, in
maniera tale che mi fu possibile di fare in
vent ore di tempo la precipitosa marcia di fuga
sino al di l dal fiume Rab, fra pericoli d es
sere

ogni

momento

decapitato

calpestato

sopra de ponti de fiumi Rabniz e Rab.


Nel campo di l dal fiume Rab, alla vista
di Giavarino, non si vide che una sola piccola
tendina da soldato a cavallo, sotto della quale
fu ridptto il superbo visir; che allora pi che
mai

si

diede

alla disperata barbarie

contro

dell uno e dell altro bass, e particolarmente


d Ibraim visire di Buda, da tutto

l esercito

venerato per la sua canizie e perch disuase


il gran visir dall impresa di Vienna ; che alla
sua presenza lo fece strangolare, facendolo reo
che non si fosse impedito il soccorso a cristiani.
Si lev

in quell esercito turco un cos fatto

tumulto,

che una gran parte di esso per le

selve di Vesprino cominci a darsi alla fuga;


che il gran visir cerc d impedire con la forza,
ordinando pi corpi di cavalleria che decapi-

RAGGUAGLIO

75

tasser i fuggitivi che non ritornassero alle loro


bandiere. E in questo frangente trovandomi co
miei padroni che si vedevano come perduti fra
quell orrida confusione, avemmo lo scampo di
salvarci nel fondo di certe

vigne, aspettando

la notte, per servirci del di lei vantaggio, per


li mentovati boschi, da fuggire a Buda.
Per tre giorni si ricovrarono in casa d un
turco loro amico, dove i cavalli e noi ci risto
rammo un poco, riparando massime la mia sella
di cos incomoda costituzione.
Ci avanzammo al fiume Dravo, traversando
quel gran ponte di legno, di lunghezza di tre
milia, sopra della di lui palude Esechina. Ma
arrivando al vivo del fiume, tanto i miei padroni
che io da quelle guardie fummo ricevuti con
fierissime bastonate, che ci obbligarono a ripas
sare quel lungo ponte per ripigliare un altra
strada lungo il Dravo; dove alla dirittura di
Possega fortunatamente trovammo rasciani con
due barche, che ci traghettarono in Schiavonia.
E lo stesso ci riusc a Brot sul Savo,

dove

entrammo nella prima terra della Bosna.


E qui cominciai ad essere attaccato da febbre
e da flusso che per tutto l inverno vegnente
non

m abbandon

e che mi rese il viaggio

penosissimo, mancando di vestiti; e solo dal


l abbondanza del fuoco in quelle .case nelle
quali pernottavamo e dalla carit degli ospiti

?6

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

che avevano di me compassione mi restauravo


durante la notte.
Scoperta di lontano la desiderata citt di
Serraglio, invece di rallegrarmi, sentii dentro
di me un oppression di cuore, presaga del cat
tivo

trattamento

del

Bemaccowik.

Al

quale,

giunto che fui dentro della citt, scrissi una


lettera descrivendogli che io era quegli che il
bailo Civrani me gli aveva raccomandato, per
ch

mi

pagasse

danaro, come

fece, per

la

somma de 150 reali. Questi neg di conoscermi,


dicendo al turco che si guardasse, ch io poteva
essere un furbo, e che assolutamente non voleva
venire a vedermi. Replicai un altra lettera, im
piegando tutte le arti per moverlo alla piet
cristiana; ma fu indarno. E ritornando uno de
turchi con una tale ostinata risposta, mi con
venne di soffrire non solo molti strapazzi, ma
anche bastonatura e minaccie di vendermi per
quel poco che avesse potuto ricavare.
Ma il miserabile stato mio, nel quale io era,
di

salute imped qualsisia compratore; ed io,

animandomi alla tolleranza, colsi il ripiego che,


dovendo portarci alla loro casa nel villaggio
di Rama, distante due giornate dal mare, che
avrei scritto a Spalatro e per quella strada spe
dite lettere a Venezia per avere il danaro. E
con l aiuto di un pellizzaro di rito latino, che
parlava buon italiano e che pose tutte le buone

RAGGUAGLIO

77

parole a mio vantaggio, mi condussero alla loro


casa; che trovai miserabile, piena di donne e
figliuoli pezzenti. Nella quale mi assegnarono
una piccola stanzetta senza lastricata;

ed in

mezzo piantando un palo, al quale fermavano


la notte i ceppi, mi diedero due lorde schiavine,
una per mettermi sotto e l altra sopra, con un
piccolo cuscinetto riempito di fieno, che sopra
di una pietra mi serviva di capezzale.
E crescendomi l infermit, a segno di non
dovere pi sperare della mia vita, ebbi ricorso
a domandare la carit che da me venisse un
padre di quel convento de zoccolanti che era
in Rama, perch mi confessasse; ed il padrone
stent ad accordarmelo, ma il religioso, forse
impedito, difer molto a venire. A lla fine ebbi
questa consolazione e sotto il titolo di confes
sione gli comunicai la mia qualit, perch in
una scattola mi avesse portato il Venerabile
segretamente. Ma mai pi lo vidi.
L a natura si aiut con la crise dell orina;
che essendo cos frequente nella notte, furono
obbligati di sciogliermi la catena dal palo, per
ch potessi uscire da quella carcere, in quei
terribili freddi e nevi, ad orinare nella copia
che faceva e senza che mi potessi pi reggere
per la destituzion delle forze.
Un poco migliorato, fui provvisto di carta e
calamaio, per iscrivere a Spalatro ad un certo

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

78

Mozzati, mio conoscente fatto ne miei viaggi


per mare e per terra andando da Venezia a
Costantinopoli e da quello a questa ritornando
per terra, perch mi facesse passare il mio
piego, diretto all eccellentissimo signor Pietro
Civrani; che nel mio soggiorno a Costantino
poli m accord un amore veramente da padre.
A l quale raccomandavo il piego rinchiuso per
Bologna, diretto al signor senatore conte Fran
cesco Carlo Caprara, che pure nell amore non
mi

era

inferiore all altro,

dandogli

tutta la

facolt su miei fondi di provvedermi di 300


zecchini (somma che di 100 avevo aumentato
nel Serraglio di Bosna sopra del primo con
cordato avanti di Vienna) : credendo che i miei
fratelli fossero ancora a Parigi con monsignor
Ranuzzi, nunzio pontificio.
11 turco pi vecchio de miei padroni, che
aveva in Magarsca

fratellanza con

un certo

Marco Bassi, volle addirizzargli il mio piego


per Spalatro, che tanto da lui che dal Mozzati
fu fatto passare a Venezia con tutta fede e
sollecitudine. Questo inaspettato piego, perch
ognuno mi credeva gi morto, risvegli di tal
maniera l amore paterno del Civrani, che subito
dopo lette le lettere non solo prepar li 300
zecchini, ma ordin in Spalatro per qualunque
maggior somma che fosse bisognata, perch in
ogni forma mi voleva libero. E per non perder

RAGGUAGLIO

79

tempo chiam a s un mio amorevole mercante


da panno, Bernardo Caprara, consignandogli il
contante e gli ordini per maggiori somme; e,
facendolo subito imbarcare sopra d un espressa
peotta, lo sped a Spalatro. Come fece un cor
riere a Bologna col mio piego, congratulandosi
con la casa che fossi vivo, e che a loro non
rimaneva altro da fare che pregare Iddio che
volesse assistere l esecuzione di tutto che egli
aveva disposto per la mia liberazione.
Con tutta sollecitudine giunsero gli ordini e
i danari a Spalatro, con ordine severo di tenere
secreta la mia condizione. Con

tutta fede e

senza perder un momento di tempo il Caprara


col

Mozzati

si

resero a Magarsca a trovare

quel Marco Bassi, perch avvisasse il turco suo


corrispondente, che era il mio padrone, che gi
il mio riscatto era nelle di lui mani, per con
targlielo in un certo sito sul confine, purch
col mi avesse condotto. Ed il turco, fuori di
s

per 1 allegrezza

d avere il

danaro

e di

liberarsi dal pericolo che fossi morto, senza


indugio, in compagnia di sei turchi di lui amici,
mi pose sopra di un cavallo per condurmi al
prescritto luogo sul confine e col darmi la
mia libert, ritirando il convenuto danaro.
Felicemente con allegrezza continu il viag
gio sino sotto del castello di Duvar, che era
l ultimo luogo della frontiera della Bosna con

8o

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

la Dalmazia veneta, che aveva per comandante


un ag ; che si ostin di non

lasciarmi pas

sare, per qualunque promessa che il mio pa


drone gli facesse, ed in guisa tale che si fu
obbligato di ritornare addietro, che era appunto
nel giorno di S. Giuseppe. E con qual dolore
mio, ognuno se lo figurer, riflettendo fra me
che tutta la mia arte di tenere occulta la mia
condizione sarebbe svanita per la

prontezza

che aveva avuta la missione del mio danaro.


Di modo che, ritornato nella mia pristina car
cere, vivevo fra timore e speranza nella mise
ricordia di

Dio,

mossa

dall intercessione

di

Maria Vergine ; che volle conoscessi che era


quella che aveva dal

Figlio

ottenuta la mia

libert, che riserv nel giorno del suo gran


mistero dell incarnazione, alle 23 ore e mezza;
mentre, essendo appresso del fuoco, in quel
tempo mi vidi comparire un morlacco, che mi
chiam col nome di Federico e mi pigli la
mano destra, osservando se avevo nella radice
del deto grosso d essa una cicatrice, che gli
fu data per signale se veramente era io quel
Federico. E trovato tutto corrispondente, esso
morlacco mi baci in fronte, dicendomi: * Io
sono qui con 150 zecchini e con un obbliga
zione di Marco Bassi per gli altri 150, subito
che sarete giunto in Magarsca. E se voi meco
vorrete azzardarvi alla fuga, riposando il giorno

8r

RAGGUAGLIO

in selve e la notte camminare, spererei di con


durvi a salvamento nella vostra libert. A voi
tocca, disse, di pensare se volete in tal guisa
azzardare e la vita e il danaro
Volli prima sapere la mente del mio padrone,
il quale disse che era contentissimo, perch non
sapeva altro modo da potere effettuare la mia
liberazione.
Io, invocando il nome di Maria, domandai
dal morlacco il danaro ; dal mio padrone la
carta

di libert e lo

scioglimento de ceppi,

perch nello stesso tempo gli avrei consegnato


il contante e l obbligazione del Bassi. E l uno
e l altro atto essendosi eseguito, i padroni mi
fecero sedere

appresso

di loro, dandomi da

cena con tutta la famiglia e preparandomi un


cavallo; sopra del quale pi nudo che vestito
montai col solo equipaggio delle mie catene,
seguitando tutta la notte la guida, che aveva
in una saccoccia un poco di focaccia e del for
maggio, ed un piccolo fiaschetto d acquavita.
E cominciando a spuntar l alba,

ci

arre

stammo fra balzi fuori di strada sino all altra


notte, dove

ripigliammo

fuori di strada bat

tuta il nostro viaggio ; e venendo giorno nuo


vamente ci nascondemmo, sino a quella notte,
alla met della quale giunsi in Magarsca, con
dotto dal morlacco in una casa, dove appresso
d un gran fuoco, sopra di brccole di legno mi

82

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

buttai, domandando vino e pesce, che mi fu


portato.
Come allo spuntar dell alba, il Caprara e
il Mozzati col Bassi vennero a trovarmi con
un nuovo

zamberlucco di panno, foderato di

pelle, e biancheria, conducendomi in un con


vento

di frati,

per attendere il

buon vento.

Che in un subito cominci, conducendomi a


vele piene a Spalatro, dove tutta la citt venne
sul porto a felicitarmi su la mia liberazione,
con gridi

di viva;

e nel tempo che l emiro

turco, che abitava in quella scala di Spalatro


per riscontrar le merci che dallTmpero turco
passavano in questa scala e delle altre che en
travano nella Turchia, doveva uscire da stati
della Serenissima Repubblica, che allora aveva
intimata la guerra al sultano : notizia che mi
atterr, riflettendo che, se avessi tardato un sol
giorno, pi non sarebbe seguita la mia libert.
Questo emiro, entrato nella Bosna, cominci
a

pubblicare che io era un figlio del re di

Polonia; che conferm in Serraglio al bass,


esclamando le grandi accoglienze che io aveva
ricevute in

Spalatro.

Di modo

che i poveri

miei padroni furono fatti carcerare e spogliare


de 300 zecchini, ed anche spiantare e distrug
gere quella povera famiglia.
In Zara fui accolto da quel generale della
Dalmazia, che fu un senatore di casa Donata,

RAGGUAGLIO

83

che mi provvide d una ben armata galeotta, che


volando mi condusse a Venezia; dove l amore
del mio redentore Pietro Civrani per pi giorni
sul campanile di San Marco teneva una guardia
che subito l avesse avvisato quando scopriva
la galeotta, che si era in concerto m avrebbe
condotto a Venezia. Ed infatti, quando giunsi
al magistrato della sanit per esibire le mie
nette

patenti, trovai l eccellentissimo Civrani

su la piazzetta di

1 eccellentissimo

quella,

accompagnato dal-

signor Andrea Dolfini seniore,

allora nel magistrato della sanit, che mi pub


blic il libero commercio: parole che mi getta
rono al collo le braccia del mio benefattore.
Che nel baciarmi, gli posi a piedi le mie catene,
dichiarandolo mio redentore, non solo per lo
danaro speditomi con tanta sollecitudine nella
congiuntura d allora di rottura di

pace, ma

maggiormente perch mi aveva con s condotto


a Costantinopoli; dal qual viaggio, avendo presa
notizia de turchi e di quelle poche parole tur
che e de paesi, presi il sistema di aiutarmi
nella descritta forma.
Questo cavaliere con continuati baci m in
trodusse

nella sua gondola,

portandomi

nel

suo palazzo, per mettermi sopra di un morbi


dissimo letto: cosa che da molto tempo non
aveva io goduta. E in esso maneggiandomi senza
sentirmi il peso de ceppi a piedi, non mi pa

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

84

reva vero ; a segno tale eh io non mi poteva


trattenere di esagerare, che la contentezza della
libert superava tutti i dolori sofferti nella schia
vit che avevo provato nella descritta forma.
Subito comparve l amoroso mio amico, dottor
medico Grandi, che interessandosi con tenerezza
nella mia salute, dopo d avermi riconosciuto,
confess che senza il grand aiuto delle orine
sarei gi o morto o ridotto incurabile idropico.
E

con purganti calibeati in due settimane di

tempo mi rimise in salute, da potere ripigliare


il mio viaggio, prima per Bologna a rivedere
il tetto paterno, i fratelli, e passare alla Santa
Casa ed indi alla Santissima Vergine Nunziata
di Firenze; dove lasciai appese le mie catene.
E

meglio

consolidato

di

forze, ripresi il

mio cammino per Linz, a piedi deli imperator


Leopoldo che, con clemenza verso di me e
curiosit somma per lui, volle sentirmi pi
volte e massime sopra del contegno de turchi,
venendo il di lui soccorso a Vienna.
Ripigliai i miei impieghi, avanzandomi sem
pre di grado in grado ed abilitandomi anche
per servirlo nella pace e poi, nell esecuzion
d essa, stabilendo

cos

g l imperi

ed

cesareo

vasti limiti
ottomano ;

fra ambi
dove

ebbi

incontro di vedere in poca distanza quella mon


tagna di Rama, a piedi della quale ero stato
schiavo. E riconoscendo quei contorni, assistito

RAGGUAGLIO

85

da commissari plenipotenziari della Porta, cio


uno a Cesare,

1 altro

alla Serenissima Repub

blica, della quale era commissario l eccellentis


simo senatore Giovanni Grimani, ebbi campo
di riconoscere che poche

miglia

distavo

dal

villaggio di Rama. Con mia somma ammirazione,


mostrando non solo a medesimi commissari,
ma a tutte le truppe, tanto cristiane che turche,
che col ero stato schiavo e domandando a
quei turchi del paese, che servivano di con
voglio al commissario

turco a veneziani,

se

pi vivevano i due fratelli, uno Omer e l altro


Gelillo, che erano stati i miei padroni, queste
parole non tosto proferite da me si promulga
rono per tutte le truppe turche; ed interrogato
se vi fosse stato chi avesse voluto andarli a
chiamare, molti se ne pigliarono la cura.
Infatti tre

giorni dopo, ritornando io dal

campo veneto, dove con tutta la maggior pompa


di truppe alemanne e croatte io aveva data una
pubblica visita al Grimani, cavalcando sopra
pensiero per un angusto sentiero fra rupi di
rocca, si mi fecero davanti due laceri turchi
a piedi, che fra loro nella lingua turchesca
dicevano : E ? o non lui ?
M arrestai col cavallo e, nello stesso mo
mento, tanto loro si determinarono che io era
quegli che fui d essi schiavo, come io li rico
nobbi per quelli che erano stati i miei padroni,

86

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

che mi avevano sotto Vienna comprato dalla


morte, correndo ad abbracciarmi la gamba destra
e a baciare la tromba dello stivale : atto che
corrisposi col chinarmi ad abbracciarli e ba
ciarli

ambi in

fronte. E

due de miei cavalli

dipoi

feci avanzare

da mano,

volendo

alla

testa delle mie truppe marciare con averli ai


fianchi e pubblicare a quelle che questi erano
stati i miei

padroni

all assedio

di Vienna :

notizia che gli caus meraviglia e tenerezza.


Cos laceri sopra di tali ornati cavalli entra
rono meco nel campo. Ed avendo loro fatto
preparare una tenda per istare appresso di me
alcuni

giorni,

li

feci

trattare

lautamente ; e

quando mi trovava disoccupato, li facevo venire


da me, per informarmi dello stato della loro
famiglia, che mi rappresentarono d una somma
miseria, per essere stati nella guerra da morlacchi, sudditi della Repubblica, rovinati ed i
loro bestiami depredati. E piangenti esagerarmi,
che il mio riscatto de 300 zecchini gli era stato
mangiato dal bass di Bosna;

ch, informati

che io non fossi quel pover uomo che avevo


detto, ma anzi un figlio o congiunto del re di
Polonia, non potevano n dovevano darmi la
libert, ma consegnarmi a lui, per essere man
dato

al trono

del sultano

in Costantinopoli.

Cercarono la loro difesa con attestati, che io


mostrava di non sapere n meno stare a cavallo

RAGGUAGLIO

e che mai si potevano

87

figurare che io fossi

stato un uomo di tal condizione. E che non gli


parve vero
quale

di riscattarsi dalla carcere, nella

erano stati posti, col dare al bass li

300 zecchini; e che si dovevano consolare che


quell emiro ritornato da Spalatro, quando fu
di l sfrattato per la dichiarazione di guerra,
pochi mesi dopo, in gastigo di Dio di avergli
fatto tanto male, era stato strangolato; e che
avevano toccato con mano che il danaro acqui
stato per riscatto degli schiavi non aveva la
benedizion di Dio.
Quando

questi

due

turchi venivano

alla

mia tenda, erano sempre seguitati e da turchi


e da cristiani, curiosi di sentire quei discorsi che
fra loro e me si facevano con la tenda alzata.
Intesa la miseria di tutta la loro famiglia,
comprobatami dal vederli cosi laceri, mi risolvei
di far fare in Sebenico provvisioni di panno e
raso per vestire la loro famiglia, e di prepa
rargli in una borsa dugento zecchini, e di pi
soccorrerli con mille capi di pecore, di quelle
migliaia che poco prima io aveva fatte confi
scare a morlacchi ribelli, che avevano ardito
d insultare i campi turco e veneto, e promet
tergli una lettera di raccomandazione al gran
visir in Costantinopoli, perch quello di nome
Omer, pi vecchio fratello dell altro, fosse con
solato d un rimarr che rendesse trecento reali.

88

LA SCHIAVIT DEL MAESIGLI

Quando questi vennero a licenziarsi,


mie

mani

in

una

borsa

di

raso

dalle

ebbero

dugento zecchini; dal mio cameriere la quan


tit di panno e raso che fu stimata necessaria
per vestire la famiglia ; dal mio mastro di stalla
i mille capi di pecore; e da uno de miei segre
tari la copia della lettera che in di lui favore
scrivevo al

gran visir.

Questa era concepita

nel raccontargli il caso d essere stato condotto


dal servizio de due Imperi e della Repubblica
di Venezia, per mettere il triplice confine di
questi tre stati, a vista del luogo, dove io era
stato condotto schiavo e poi liberato per resti
tuirmi di nuovo al servizio di Cesare ed in
istato appunto di potere essere un esecutore
della maggior felicit de popoli, che era quella
appunto di stabilirli nella sospirata pace, dopo
d una cos lunga e sanguinosa guerra. E riflet
tendo che Dio si era valuto dell opera di que
sti due poveri monsulmani che mi comprarono
nell assedio
giusto

di

di Vienna, io

conosceva

presentarmi a Sua

essere

Eccellenza

con

questa mia preghiera per ottenergli la grazia


d un

timarro, assicurandolo

che

d una

tale

beneficenza ne sarei io stato a parte, in ricom


pensa delle tante

fatiche che

io

faceva per

render serviti ambi g l Imperi ; e che per le ulte


riori informazioni mi rapportava al mio collega
Ibraim effendi, commissario della Porta.

89

RAGGUAGLIO

In una prima conferenza che fu tenuta fra


i commissari di tutte le potenze, consegnai la
lettera al gran visir, posta dentro d una borsa
di

broccato

d oro,

perch

col

corriere

che

partiva per Costantinopoli il giorno seguente


l avesse il mio collega fatta passare alla Porta.
In brevissimo tempo venne dal gran visir
la risposta, che si
turche scrittemi dai

trova

fra le tante lettere

pasci dell impero

otto

mano, dove non solo fu lodata ed approvata


la mia procedura verso di questi due poveri
turchi che mi avevano salvata la vita, ma di
pi accreditata la mia intercessione per essi,
individuandomi che

il sultano, in vece d un

timarro di 300 reali, accordava un ziametto di


1000 pezze. L a patente, che era in essa lettera
inchiusa, fu spedita al bass di Bosna, che pose
di tal grazia in possesso il turco che mi aveva
dalla morte comprato e condotto alla libert.
Se nel tempo delle mie prosperit incontrai,
per ragione della mia schiavit, gli descrittivi
accidenti, non fu minore l altro, che l ultimo,
in tempo della mia disgrazia di Cesare, che
m inspir il riposo e la quiete d animo negli
amenissimi

climi di Linguadoca e Provenza,

occupandomi

fra geniali

studi;

attesoch un

giorno, camminando per Marsiglia, m incontrai


in un turco di smisurata grandezza che portava
il nome d Assan, che fu cugino de miei descritti

90

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

due padroni che mi salvarono la vita e che mi


diedero la descrittavi libert; e questi, servendo
nella loro casa, era incaricato ogni sera di legar
le

mie catene al piede ad un palo piantato

in mezzo della stanza. E gli ed io ben ravvi


satici ci

abbracciammo,

vedendolo

carico

di

catene come schiavo su le galere di Marsiglia.


Comprato con tutta la di lui famiglia da crovatti di Segna, sudditi dell Imperadore, che lo
vendettero ai trafficanti di schiavi, che lo con
dussero a Genova; dove egli separatamente fu
venduto agli incettatori di schiavi per la prov
vista delle galere di Francia, e la di lui moglie
da altri simili trafficanti comprata e condotta
alle spiaggie di Spagna, a Santa Maria, alla vista
di Cadice; dove nella guerra grande g l inglesi
espugnandola s impadronirono d un gran nu
mero di schiavi turchi, quali tutti secondo le
loro massime furono sopra d una nave condotti
in Algieri dando loro piena libert. Questi, che
ogni notte m incatenava, in mezzo della strada,
alla vista di tutto il popolo, si gett genuflesso
a miei piedi, domandandomi perdono de fat
timi strapazzi e ragguagliandomi il modo che
fu preso da crovatti tedeschi con la moglie,
che per ogni nave algierina gli mandava di
lei nuove. E timido che io non fossi per ven
dicarmi de di lui passati mali trattamenti, non
sapeva trovare espressioni le pi sommesse che

RAGGUAGLIO

91

avessero ammollito quello sdegno che in me


supponeva; ma sentendo

da me proferite le

parole: che se egli ogni sera mi aveva cos


aspramente incatenato, io avrei

fatto tutto il

possibile per disincatenarlo e farlo passare in


Algieri. Scrissi questo accidente al marchese
di Ponsartren, ministro della marina di Francia,
che riferendo al re un cos curioso incontro
ne riport subito da Sua Maest la grazia, spe
dendomi la carta di libert ; che giunse in tempo
che vi era una nave che partiva per Algieri : e
sopra d essa gli diedi l imbarco con molte vet
tovaglie per il di lui viaggio.
Questi, giunto ad unirsi con la moglie, si
present avanti del bass, per pregarlo d aver
carit a quei tanti

schiavi che avevano fatti

avanti Dorano ; ed in fatti, raccontando l in


contro

avuto

meco, caus

del

poveri cristiani: racconto che in


lettera mi fece e che era

bene

a quei

una diffusa

accompagnata

dal

regalo d un fazzoletto ricamato d oro, con un


sacco di dattoli.
C

on

questi stravaganti avvenimenti termino

a miei confratelli la relazione della mia schia


vit, per la quale avranno compreso quanto sia
stata valida ed efficace la protezione di Maria
Vergine, per volermi punito nel d del suo mi
stero della Visitazione e libero nell altro della

92

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

di lei Annunziazione dell anno seguente, con


servandomi la vita fra cos strani accidenti dentro
d una campagna, dove la barbarie de turchi
non credeva che vi fosse terra sufficiente al loro
orgoglio e fierezza contro del sangue cristiano.
Questa miracolosa preservazione di me piac
cia alla stessa Maria Vergine, che non mi costi
tuisca reo d avere malamente impiegata la vita
con poco servizio del di lei Figlio e meno gra
titudine verso lo stato miserabile degli schiavi,
che avrei maggiormente sollevato, quando nel
l auge delle mie fortune non fossi stato anni
chilato dalle sventure.
Per ultimo sperer nelle vostre sante ora
zioni, che voi e i vostri successori faranno in
perpetuo nell anniversario della mia liberazione
e massime quando sarete in quella Cappella
dell Instituto, dalla fondazione a quel mistero
consagrata, in

retribuzione di quelle grazie,

che avete per estenso intese, durante la mia


schiavit, e non meno per tutti i miei commessi
errori nel

corso

di

cos strana vita e forse

d aver mal impiegato il tempo lasciatomi dalla


misericordia di Dio, non conoscendo nelluomo
colpa maggiore che quella di non averlo impie
gato come da me forse voleva avendomi cos
specialmente preservato.
V i prego pure nelle vostre orazioni di met
tervi a piedi di Dio, perch accordi a tutti gli

RAGGUAGLIO

93

schiavi la costanza nella religion cattolica, che


a me don per di lui misericordia fra quei
strapazzi e battiture che praticano i turchi per
far prevaricare gli schiavi; ed a qual grado
arrivassero quelli che da me sofferti furono in
questa vita, all altra saranno noti, per sempre
comprovare quanto sia stata grande la prote
zione di Maria Vergine per me a mantenermi
in quella religione, nella quale unicamente vi
da sperar la salute eterna.
E vi abbraccio tutti con pienezza di cristiana
cordialit e consolazione.

Bollo impresso nella rilegatura


dei libri del Marsigli

L isola, dove il Marsigli cadde prigioniero dei tartari il 2 luglio 1683.

ESTRATTO
D A L L A U T O B IO G R A F IA D E L M A R SIG L I

iu n to

al fiume Rab, dove i comitati te-

neano la loro dieta sotto il presidio del

Draskovig, potei dar mano all esecuzione del-

l incaricatomi, facendo alzar forti contra d altri


eguali, attraversati con palizzate piene di stec
che, facendo ancora precipitose le ripe e ta
gliando pi selve alle sponde, con formar di
que rami un impenetrabile steccato.
Nulla mancava intorno a tutto quello che
riguardava 1 opera ed il travaglio, perch pi
di 12 mila guastadori erano pronti nel fiume.
Ma quando dicevo ch era tempo d animar questi
corpi con munizioni e con gente d arme, mai ne
vedevo 1 effetto ; anzi sentivo dirmi eh era im
possibile di poter contribuire tanta gente, esa
gerandomi che il conte Budiani, generale de con
fini di Kanissa, non secondava esso Draskovig,
per odio eh avea alla sua persona. Ma poi al
contrario vedevo che la corrispondenza delle
lettere e de messi era fra di loro continua;
7

98

LA SCHIAVIT DEL MARSIGI.I

ed un giorno, essendo il medesimo Draskovig


in una sedia volante meco e riscaldatosi nel
discorso, usc ad esagerarmi
riceuti

dalla

Corte

per

il

li torti eh avea
bene

d Ungaris

Oltenberg, confiscatoli per la sola reit d aver


tenuto il cavallo del conte Nadasti, suo cognato,
quando in un bosco ebbe una conferenza con
l inviato di Francia. Di modo che, aggiugnendo
io agli andamenti sul fiume Rab l animo suo
corrotto, scoprii che quanto egli mostrava in
apparenza era tutto simulazione. Per ne scrissi
al Duca di Lorena, e cui formai di quell opera
un cattivo pronostico.
Il Duca, trovata impossibile

1 espugnazione

di Strigonia, mi avvis la sua improvvisa riso


luzione di passare a quella di Neilhausel, co
mandandomi che, se le disposizioni delle difese
sul fiume Rab fossero finite, l mi portassi ;
e mi ordin strettamente a dissimulare quello
che con molta accortezza avevo conosciuto.
Io

senza dimora obbedii e colle poste mi

trovai nel campo un giorno avanti che comin


ciasse la trincea di Neilhausel; dove Sua Altezza
volle sentire il mio debole parere sopra pi
cose. E perch appena cominciato fin per or
dine della

Corte,

nella ritirata vac

una

compagnia di fanteria nel reggimento di Tintibal, per opera del generai Rabatta mi fu dal
colonnello conferita; e nell istesso momento fui

dall

dal

Duca

a u t o b io g r a f ia

rispedito

al

99

fiume Rab, acciocch

sempre pi facessi migliorar le difese e met


terle in istato tale che lui con l armata capi
tale se ne fusse potuto servire;

giacch avea

ordine preciso di ritirarsi a quel fiume, per


far ivi testa al nemico, che con quella formida
bile nota potenza a gran passi si avanzava.
Ritornato sul Rab, ritrovai il conte Draskovig
partito per Vienna e tutta quella difesa, tanto
importante, appoggiata solo a pochi subalterni
capitani ungati; e considerando che il maggior
pericolo era verso l isola del Rabachos, col mi
portai e feci alzarvi terreno, preparando bat
terie e disponendo, per ogni bisogno, la demo
lizione di vari ponti e preparandone altri sopra
le paludi di A svagn, per la comunicazione con
Giavarino, dove il Duca m avea confidato di
volersi porre coll armata.
Tutte le mie operazioni andavano in appa
renza con vigore; ma in sostanza nel trovare
ordine

ed efficacia

per la difesa si

andava

molto lentamente. Precorsero lettere del Tekely,


che minacciavano chiunque non si fusse unito
con lui a danni de tedeschi. Io di tutto davo
parte al Duca ed a sudditi stessi, tutti ribelli
nel cuore. Sua Altezza, che volea prendere le
sue misure, mi mand

un aiutante

con pi

dragoni del reggimento del Cavalier di Savoia,


acciocch restassero appresso di me, e mi assi

IOO

LA SCHIAVIT T)EL MARSIGLI

cur nell istesso tempo di presto soccorso e


di mandarmi il necessario per la fortificazione
di Asvagn.
Ma non s tosto da me partissi l aiutante,
che, seguita la vigilia di San Pietro, si comin
ciarono a vedere le fiamme verso Papa, por
tatevi da tartari ; onde gli abitatori di Rabachos,
tutti confusi allor che speravano la lor salute
nel cedere agli inviti del ribelle, fingevano meco
desiderio di difesa. E nel giorno di San Pietro,
un gran squadrone di tartari attaccando il ponte
di Budel, per necessit del proprio bisogno gli
ungari mi secondarono con molto valore, ribut
tando i nemici con nostro sommo vantaggio.
Ne giorni seguenti, fra

1 armata

ed il luogo

dov io stavo, non sentivasi lungo il fiume fuoco


di cannone n di moschetto.
Nel primo di luglio entr al Rabachos, alle
rimostrazioni

eh io

facevo del

pericolo

del-

l isola, il conte Adamo Budiani, figlio del vec


chio podagroso, entr dentro con alcune truppe,
e si posero cannoni in pi siti. L a notte pre
cedente alli 2 del mese si tenne una confe
renza, distribuendo ad ognuno i posti, giacch
inevitabile vedevasi

nel

seguente giorno un

gran cimento. A me tocc, con i dragoni sud


detti e con alcuni bravi ungari del generale di
Giavarino, la difesa della palude di A svagn ;
la quale i turchi ed i tartari cercavano di gua

d a l l

IOI

AUTOBIOGRAFIA

dagnare per tagliar

la nostra

comunicazione

con l armata.
Fra selve e paludi, e fra qualche tagliata
di legnami, con ferma risoluzione di difenderci,
quattro assalti dal mio posto
con

figurarmi

egual

sorte

furono rispinti,

negli

altri

posti,

giacch non erano seguiti li concertati segni


de sbari in caso di sinistro evento.
Glorioso

intanto

del

mio

buon

successo

credevo d uscire de stenti de fanghi al riposo


del buon terreno, mentre solo tre ore manca
vano alla notte. Ma giunto ad un gran prato, si
videro

e turchi

e tartari

ed

ungari

abitanti

dell isola, mischiati insieme senza verun segno


di ostilit; il che meglio conosciutosi da quella
brava milizia ungara che meco era, si separ
da me e si un con l altra, fatta ribelle. Di modo
che restando io solo con sessanta dragoni, ab
bandonato e d aiuto e di viveri, e cinto da
paludi

da nemici e da sudditi fatti ribelli,

mi convenne mettermi fra le braccia d un riso


luto tentativo, cio di guadagnare un luogo fra
le selve e boschi, detto Caposvar.
Ma la moltitudine de tartari, per le buone
guide

che

avea,

in

tre

passi

mi

attese ; e

li due primi superando con la morte de miei,


nel terzo mi convenne soccombere, dopo d es
sermi difeso con quella poca gente restatami,
insino a perderla tutta. E conoscendo inevita

102

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

bile la mia perdita, Iddio mi diede tanto lume


che gettai nell acqua alcune lettere di proprio
pugno del Duca di Lorena. Uccisomi dopo il
cavallo sotto, con due ferite di freccia fui neces
sitato a cadere in terra, la quale ormai consi
deravo come sepolcro. In

questo

mentre un

tartaro, mosso dalla Provvidenza di Dio che


volle aiutarmi, trattenne

il

colpo

d un altro

che mi volea decapitare, come a quel misero


resto

della

mia gente

fu

fatto.

Spogliatomi

poi nudo, con la riserva delle calzette bianche,


mi diedero

i tartari una veste

all uso loro,

piena di pidocchi, e non mi fecero altra lega


tura alle ferite, che quella d una crudel fune di
pelle.

per

lungo

tempo

strascinandomi

piedi, pi desideravo la morte che la vita.


La notte, per stagnarmi il sangue mi fecero
un

empiastro

di

sterco di bove,

di

fiori

di

pietra cotta e sale. Dopo mi condussero con


loro per tre giorni sopra d un cavallo tartaro
senza sella, e sempre legato, senz altro cibo che
di carne di cavallo. E fui spettatore della loro
barbarie che non lasci intatti n anche i templi
di Dio. Ma in ci non mi stendo, per non fare
inorridire la mia memoria e chiunque legger.
Altri tartari, di quelli che mi aveano preso,
mi condussero nel gran campo ottomano, che
stava di l dal

fiume Rab, sotto Giavarino,

gridando chi volesse comprarmi. Mi occorse di

103

DALL(( AUTOBIOGRAFIA

essere condotto

al

campo di Michele Abaffi,

principe di Transilvania, dove li di lui segre


tarii stavano consultando se mi doveano com
prare. A

quali chiedendo io il sollievo d un

poco di pane, me lo diedero, e mi domanda


rono se il valore tedesco era perduto e perch
l armata cesarea s era ritirata dall incontrare
un esercito ottomano, eh appariva pi di quello
ch era. A

questi, come a ciascun altro, occul

tando la mia condizione, fui con dispregio tirato


da tartari fuor della tenda e condotto in altre
vicine, eh erano d Ahmet pasci di Temeswar,
stato precedentemente tefterdar della Porta otto
mana, di nazione bulgaro ed uomo di molta
prudenza, amico de franchi; e per questo am
biva d aver anche tutta la sua corte formata
di schiavi di tal nazione. Fra quali

essendo

due francesi, cercarono che di me facesse com


pra; che segu per il prezzo di 17 talleri.
Liberato da s barbare mani, come quelle
de tartari, fui consegnato ad un ebreo chirurgo,
e nutrito con cibi turchi, e ristorato in parte
da quella gran debolezza in cui ero caduto.
Il pasci mi chiam a s e mi domand
chi

ero. Dissi : servidore

d un mercante

di

Venezia, che, sulla strada per andare a Sopronio, da tartari ero stato preso. L i dissi d essere
stato a Costantinopoli servitore del bailo Civrani
e che avrei cercato quel riscatto che fosse stato

104

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

possibile

alla

mia miserabile

condizione.

Mi

domand se sapevo dove fusse l armata tedesca.


Risposi che, prima di essere fatto schiavo, per
strada

avevo

inteso che

fusse

a Giavarino.

Volle anche sapere da me se credevo che i


tedeschi si sarebbero difesi in Vienna. Li ri
sposi che la di lui prudenza potea meglio giu
dicarlo, come pi di me informato dello stato
militare di quella piazza. Mi domand s ero
mai stato a Vienna. Dissi di s, con mercanzie.
Mi ricerc s era vero che il fosso si ritrovasse
cos profondo, e glielo confermai. Scuotendo
egli la testa, pass ad altro discorso e mi do
mand se pensavo a fuggire. Io gli dissi di
n, per la speranza che m avrebbe aiutato a
liberarmi. Mi don due ungari d oro e mi ri
mand appresso i suoi servidori.
Il giorno seguente sopra

due

ponti

sulli

fiumi Rab e Rabniz si pose armata del sul


tano, guidata dall orgoglio di Car Mustaf,
primo vesiro, in piena marcia verso Vienna,
contra il parere del suddetto pasci, mio pa
drone, e dell altro tanto accreditato Ibrahim di
Buda; che voleano o l assedio di Giavarino o
quello di Leopoldstat, con la desolazione della
Moravia per le scorrerie de tartari, e la totale
sommessione dell Ungaria inferiore per opera
de ribelli,

susseguentemente

nell inverno

prossimo formare la bloccata a Gomorra.

105

DALL AUTOBIOGRAFIA )'

In

quelle

pianure

di

Ungaris

Oltenburg

1 ampiezza dell esercito ottomano, la quantit


del

cannone

del

bagaglio

facea un appa

renza che minacciava l espugnazione di tutta


la

cristianit, non che

di

Vienna.

Li

campi

in figura rotonda, con s sontuose tende, pare


vano

tante

mobili

citt.

Nell ultimo

campo,

prima di giugnere sotto Vienna si fecero gli


apparati

d ornamenti,

di lancie, di

bandiere

e d aste e musiche militari; immaginando di


causare a difensori uno spavento all apparenza
maggiore di quel che potea dar l essere del
loro esercito.
Investirono la piazza e nel medesimo tempo
l assediarono, scegliendosi l attacco in sito che
non era il pi debole, ma bens il pi comodo
per le mine; col mezzo delle quali speravano
la espugnazione della piazza medesima.
Il campo del mio pasci era in faccia della
porta del Schotten.
L e mie ferite gi cominciavano a saldarsi,
e per questo anche a varii impieghi mi desti
navano, ora alla stalla ed ora a pulire le tende.
Fui dato in fine per servidore ad un creden
ziere che tenea pubblica bottega di caff, in
cui dovevo abbruciarlo, cuocerlo e distribuirlo
a compratori.
Fra molti turchi che solevano venire a bevere

ogni mattina,

erano

due, detto Bastelli

106

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

l uno e l altro Omer-spelli, nativi di Bosnia;


che m aveano
con quelle

preso

qualche

affetto, perch

poche parole che avevo imparate

mi sentivano parlar della Bosnia, dov ero stato


ritornando da Costantinopoli l anno 1680.
Dovetti per cinque giorni portarmi a lavo
rare con altri schiavi sul principio del formar
le trincee, e servire or da lavoratore ed ora
da facchino, portando legni e gabbioni ed altre
simili materie. Cos ebbi allora campo di vedere
il lor modo nel disporre le trincee, tanto pro
fonde eh ugualmente ad essi ed a nemici sono
d intrigo. Ebbi insieme anche l occasione d os
servare il poco effetto delle loro batterie. Nelle
mie miserie mi consolavo in veder fra di loro
notabile confusione e, per mancanza d ordine,
difficolt di potere, in quei laberinti d approcci,
avanzar gli assalti.
In

questo

mentre

si

era

fatto

pubblico

editto, di dover decapitare tutti li schiavi eh eccedeano l et di 15 o di 16 anni; e perch ci mi


diede molto

da temere, mi obblig altres a

tentar la fuga, con speranza di poter meco


portare alla citt notizie utili a tutta la cristia
nit. Trovato il modo di sferrarmi quelle catene
che

la notte

raccomandato

mi

ponevano,

dopo

d essermi

a Dio, fra il sonno de turchi

che stavano di guardia nella mia tenda, felice


mente mi diedi allo scampo. Ma, giunto alla

107

DALL AUTOBIOGRAFIA

spranata della citt, invece di trovarmi al porto,


mi vidi nuovamente in naufragio; mentre da
alcuni

turchi,

eh erano ivi

sentinelle

morte

(stando sulla terra bocconi), ripreso e battuto


mi convenne
Per

il

che

campo del

confessare di
fui

mio

da

chi ero

medesimi

pasci ed

schiavo.

ricondotto

indi

al

all affumicata

tenda del caff; dove fui da due arabi basto


nato

in

quel

modo che pu

ogniuno

imma

ginarsi. E poche ore dopo intesi la sentenza


della mia morte, da eseguirsi nel giorno se
guente che, giusta il mio conto, poteva essere
il secondo d agosto,

consecrato

alla

festivit

della Porziuncula.
Soffrii l intimazione di quest orribile colpo
con

quella costanza che

conveniva alla vita

miserabile che vivevo, la quale altro non era


eh una morte

continua.

Mi travagliava sola

mente l animo il pensare che dovevo morire


senza speranza eh avesse potuto mai saperne
la mia casa o il come o il quando.
Tutto

ci non

ostante, feci puntualmente

tutto il giorno gli esercizi di mia obbligazione


nella bottega del caff; e, fisso colla mente al
debito di cattolico, non lasciai tutti quegli atti
di spirito eh apperteneano alla mia coscienza
ed all anima mia, con quel pentimento de miei
peccati

con

quel desiderio de Sacramenti,

di cui mi volle Dio graziare.

108

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Nella notte seguente, caricato pi di mai


di catene, vigilai aspettando il fine della mia
vita; e, fattosi giorno, capitarono secondo il
solito li due bosnesi turchi a bevere il caff.
Questi, come era di lor costume volendo meco
burlare, mi trovarono tutto pensieroso e turbato;
e ricercandomene la causa, li mostrai il carro
col carnefice, che avanti la tenda presentavasi
per ricevermi con altri miseri schiavi, che sopra
di

esso

trasportavansi

vicino

al

lazzaretto,

sulla sponda del Danubio: campo della decol


lazione di tanti poveri innocenti. Tralasciando,
ci inteso, i suddetti turchi di bevere il caff, si
portarono immediatamente al chiaia del pasci
e lo supplicarono della mia vita, offrendosi
di comprarmi, come fecero, per il prezzo di
24 talleri, che senza indugio sborsarono, levan
domi

davanti

1 orribile

aspetto

del

carro

del carnefice.
Mi condussero poi alla loro tenda, in cui
trovai di pi il fratello deU Omer-spei, di nome
Gerillo, il quale da quel punto insino all altro
della mia libert ebbe sempre rigorosa cura di
me. Tutti assieme costoro mi obbligarono due
giorni dopo a prometterli il certo riscatto di
cento zecchini,

con la sicurezza che Filippo

Bernacovitz, mercante dimorante in Bosna Serai,


gli avrebbe pagati ; mentre, in tempo eh avevo
a medesimi venduto

il

caff,

pi

volte

gli

d a l l a u t o b io g r a f ia

avevo

109

detto di conoscere questo mercatante,

il quale nell anno 1680, ritornando io da Costan


tinopoli a Venezia, mi pag 200 talleri, per una
lettera di Pietro Civrani, bailo alla Porta. N
m ingannai nella speranza presa su tal uomo,
perch, essendo egli di molto credito appresso
turchi, fu una delle maggiori cause che con
corsero prima a liberarmi dalla morte e poi
dalla schiavitudine.
Questi
pazzavano

nuovi
con

miei
le

padroni non

fatighe

Vienna, e mi cibavano con

nel

mi stra

campo

i loro

sotto

avanzi di

carne e di frumento pilato, e mi permetteano


di bevere

quanto

vino giornalmente volevo;

giacch li carrettieri di tutta l armata, de quali


era la maggior parte raziana, in abbondanza
ne portavano dalle ricche cantine de borghi
di Vienna.
Avendo voluto poco dopo il vesir dare un for
midabile assalto alla piazza (per il quale nelle
tende del campo n anche i cuochi erano restati :
portatisi tutti armati alla sua presenza), lAhmet,
pasci di Temiswar, eh era stato mio padrone,
arditamente li disse che non intendea ci che
intraprendeva e s inoltr alla correzione con
quella rabbia che gli inspirava non meno il
zelo ch avea del buon servigio del suo monarca,
che la passione

che pativa per un impresa

alla quale era stato sempre contrario. Il vesir,

no

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

fra parole di
bevere

del

palliata confidenza, l obblig a

caff

avvelenato.

Fatto

il pasci

ritorno al suo padiglione, fu sorpreso la notte


seguente da tali dolori che non ebbero altro
medico che un ebreo. Il quale, dal vesir mede
simo corrotto e mandatoli, serv solo ad affret
tarli

la

giorno,

morte ;
con

nel

seguente

notabil enfiagione del

che

successe

cadavero,

che fu sepolto sotto due gran noci sulla strada


di Herlnoltz.
Si avanzava intanto la stagione, mancavano
le forze de turchi, crescevano fra di loro le
mormorazioni e le discordie, venivano meno i
viveri d ogni sorta. Ed il maggior rimedio di
questo disordine erano li tartari che, con l aiuto
di quelli schiavi ricomprati a vilissimo prezzo
da turchi e dalla morte (per tema che la decol
lazione

di tanti innocenti avrebbe

cagionata

qualche gran ruina all esercito, come poi nella


rotta gli avvenne), raccoglievano per le cam
pagne quel poco di grano che trovar si potea.
L esercito perci poco buon fine general
mente sperava dall assedio.
tighe, abbattuto

Stanco

nelle fa-

dalle malattie e ferite, dimi

nuito per le morti, e resa inabile la cavalleria


dell Asia per le fredde notti che sopravveni
vano, tutto stava in pericolo di minarsi. Aggiugnevasi a ci che il gran vesiro, quanto pi
volea col rigore, anzi con la tirannia, mante

DALL AUTOBIOGRAFIA

III

nersi in credito, altrettanto cadeva di concetto;


di cui cadde affatto allor che rifiut l esibizioni,
che li fecero li giannizzeri, gli ufficiali ed i
pasci dell armata, di volersi cimentare ad un
assalto generale con tutte le loro forze. Perch
con questo rifiuto avendo penetrato l esercito
ch egli pretendea di prendere a patti e non a
forza la piazza, per appropriarsi tutte le ric
chezze che vi erano e per saziare cos la sua
avarizia, lo prese in tant odio ed orrore, che
10 facea giornalmente autore di tutti quelli disor
dini che di continuo succedeano, per non avere
permesso l assalto suddetto.
In ultimo il medesimo gran vesir fu obbli
gato a rinvigorirsi con tutte le truppe ch avea
lasciate a Giavarino sotto il comando d Ibrahim,
pasci di Buda, in pena di essersi opposto con
suoi consigli all impresa di Vienna. Ma il tiranno
ebbe principalmente l intenzione d averlo com
pagno nella disgrazia, sul dubbio del buon fine
dell assedio. Giunto al campo, Ibrahim prono
stic da sperimentato capitano l esito infelice
dell esercito, poich lo vide

cos mal accam

pato ed indebolito, senz ordine e senza dispo


sizione, in un tempo che sentivasi vicina l unione
del re di Polonia all armata di Cesare; bench
11 gran vesir tenesse ci occulto, sino a tanto
che fu obbligato a palesarlo per i lamenti di
tutti che vedeano perire li propri cavalli per

112

LA SCHIAVIT DEI. MARSIGLI

difetto di foraggio, mentre l andar facendone


provvisione gli era proibito ; come altres era
vietato il raccogliere l uva, nella quale, com
piacendosi molto li turchi, ne patirono poi li
medesimi quella gran dissenteria che regn.
Nel terzo giorno prima della rotta fatale, co
minci a spedire verso San Beld, con alcuni scelti
turchi e tartari, Car Mehemet pasci, sua fedele
creatura, ch era stato quello appunto ch avea
condotti li tartari all invasione dellAustria. Nel
secondo giorno distacc maggior numero di mi
lizia verso li monti. Ma tutto era senz ordine,
senza coraggio e speranza d alcuno buon fine.
Nel terzo, in cui successe la rotta, usc del suo
campo il vesir con tutto lo sforzo della caval
leria e pass vicino alla tenda dov io stavo
nascosto spettatore delle operazioni di quella
moltitudine di gente, ch era tutta dubbiosa ed
irresoluta in tutto ci che designava di fare, o
coll avanzarsi o col fermarsi. Gerillo, fratello
deH Omer mio

padrone, venne

alla tenda e

coll aiuto mio pose il meglio della sua roba


in due saccoccie. Si prepar un poco di pilo,
del quale, cibatisi pi turchi, tutti tremanti, fu a
me dato il resto; che lo mangiai dietro di un
monticello di fieno, con l occhio sempre fisso
alla montagna detta Kalemberg, dove fiammeg
giando il fuoco de nostri vidi in un momento
tutto l esercito che sembrava un campo d ariste,

d a l l

AUTOBIOGRAFIA

113

che agitate dal vento par che vadano con le


loro spighe contra il medesimo.
Li turchi, senza che li nostri facessero gran
fuoco,

voltarono

le

bianche

loro

teste,

tutti

muti, verso il proprio campo; ed ivi neanche


poterono eseguire l intenzione, che forse aveano,
di correre alle tende per salvare quel ch era
possibile delle loro sostanze. Poich, arrivativi
appena, non seppersi risolvere a trattenersi un
momento ; anzi prendendo qualcuno alcun cam
mello o mulo carico per condurlo esso seco,
quanto a lui serviva di remora, tanto agli altri
fuggitivi d intrigo e d ostacolo, perch, giugnendo questi animali alle fosse, cadendo chiu
devano li passi : spettacolo che facea conoscere
la giustizia di Dio, e che io rimiravo legato nel
braccio sinistro con una fune tenuta da Gerillo
a cavallo, che colla nuda scimitarra in mano,
correndo seco a piedi nudi, mi strascinava. Posto
cos io in necessit di seguirlo con la morte
avanti agli occhi, cominciai subito a sentire i
tormenti delle piaghe che mi faceano li bronchi
ed i sarmenti de vigneti, per i quali era forza
camminare; onde prevedendo che o di ferro
(e tanto pi che molti turchi compagni esorta
vano il Gerillo ad uccidermi) o di dolore avrei
douto

morire,

mi

preparai

a render a Dio

l anima, con una cordiale benedizione che diedi


all esercito cristiano.
8

ii4

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Venute le tenebre della notte, bench molto


chiara risplendesse la luna, cess nulla di meno
il timore a Gerillo; il quale commiserando infine
il mio povero stato e vedendo vagabondo un
cavallo, sopra di esso, stanco per la debolezza,
senza sella mi pose. E posso dire che seguit
a strascinarmi tutta quella notte e tutto il giorno
che sopravvenne, in cui (senza un momento di
riposo, dal punto che l esercito ottomano comin
ci a fuggire) si rese fra Giavarino ed Ungaris
Oltenburg: marcia di 15 leghe, fatta in meno
d ore 18, come contai.
In questa fuga, tanto a me tormentosa per
i spasimi che soffrivo, altra consolazione non
mi diede Iddio, se non di farmi vedere abbat
tuto l orgoglio del gran vesir Car Mustaf,
che marciava con la testa e con le braccia
cadenti, e colla faccia da un fazzoletto cinta,
quasi la volesse coprire per vergogna alla vista
di quell esercito che di continuo lo malediceva.
Nel suddetto campo, che fu il termine della
prima frettolosa marcia, furono rinfrescati, con
l erba eh ivi trovossi, piuttosto gli animali che
gli

uomini;

li quali gi trovavansi

privi di

provvisione e di tende. Il mio padrone, eh altro


non avea seco se non tre o quattro pezzi di
biscotto ed una mezza candela, pose quelli a
mollo nell acqua e questa a struggere in una
padella da un vicino imprestatali ; e tal vivanda,

DALL AUTOBIOGRAFIA

la pi dilicata che potesse allora trovarsi, sod


disfece non men la sua, che la mia fame.
A l nascere della luna, col medesimo splen
dore della precedente notte, lo sconfitto esercito
continu la sua fuga, passando sopra i ponti
di Rabniza e Rab, ne quali sa Iddio il pericolo,
che passai, di perdermi fra le bastonate, fra le
zampe de cavalli di soma e fra la precipitosa
fuga di tutti, che sembravano dar l assalto a
que ponti; giacch credeano che nel termine
di quel passaggio si trovasse la loro salvezza.
Ed in effetto assai maturamente il campo si
era di l dal Rab, molto da Giavarino distante,
collocato. Ed in esso altro non vedeansi che
piccole tende

appresso il quartiere del

gran

vesiro ; eh ivi per due giorni riposandosi volle


far reo dell infelicit di tutto il sinistro successo
l Ibrahim, pasci di Buda, suo emulo, che alla
sua presenza lo fece strangolare;

non senza

gran pericolo della sua vita, per il dispiacere


che ne mostr l esercito con susurri e mor
morazioni.
In questo riposo mi fu solamente di sollievo
il

seguitar

li due

fratelli

miei

padroni, che

andarono alle vigne di Martinsberg a racco


gliere uve squisitissime, le quali a caro prezzo
venderono poi nel campo affamato. Il che gli
anim a secondar nel giorno seguente la mer
canzia, ma non senza pericolo della loro vita

i i

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

della

mia ;

perch,

fattosi

un

strepitoso

allarmi da turchi (a causa che l esercito cri


stiano era
di

essi

ordin

giunto a Rab),

preparatasi
a

gente

alla

la maggior parte

fuga,

sceltissima,

il gran vesir

che

tagliasse

pezzi tutti li schiavi, col guadagno delle loro


spoglie ; onde

alcuni

vennero

sopra

di

noi

con le scimitarre nude, per eseguir anche l or


dine contra la mia persona. Ma l Omer-spei
seppe tanto efficacemente raccomandarsi, che
il danno si ridusse solamente alla perdita del
suo miglior cavallo : disgrazia che cadde ancora
sovra di me, mentre, se il mio padrone dovea
marciare a piede, come dovevo

viaggiar io,

eh ero suo schiavo ?

11 terzo

giorno si fece la marcia verso Buda;

e camminando io a piedi nudi per una gran


pianura,

priva d ogni

sorta di acqua, soffrii

sete cos ardente, che mi rese odiosa l istessa


vita. Guadagnatasi al fine la gran selva eh
fra Strigonia e Buda, si accompagnarono li miei
padroni

con

alcuni turchi

loro

amici

e con

questi discorrendo allentarono un poco la marcia


e restarono alquanto addietro, con lo motivo
preciso di non

farmi

morir di strapazzo in

un precipitoso cammino.
In Buda, e propriamente nella citt bassa,
ricevessimo

quartiere in casa d un cristiano,

amico del mio padrone;

che

in quel

tempo

dall

117

a u t o b io g r a f ia

facendo le vendemmie, continuamente mi da


vano le sue donne uva da mangiare e mosto
da bere. Ivi ancora nel medesimo tempo cele
brarono i turchi il loro Bairamo, o sia Pasqua,
con lo sbaro de cannoni della piazza.
Passata questa festivit, si accompagnarono
li miei padroni con alcuni altri turchi e, pagato
qualche danaio per il viglietto di passo, pre
sero la strada di ritorno verso le loro case
nella Bosnia. Usciti della citt, dopo il viag
gio di un giorno ci accampassimo sotto quattro
noci; ed in quel sito ebbi comodit di osser
vare il campo di Buda e la di lei situazione,
formandone con foglie di erba sulla carta alcuni
segni,

con

intenzione

di

dame

notizia

per

l assedio della medesima, come in effetto sbito


che fui liberato la diedi al Duca di Lorena in
una relazione, giunta con un altra del ponte
di Oessek, avendomi sempre conservata questa
carta, in piccolo busto di tela, insino che libe
rato giunsi a Venezia.
Dal suddetto luogo

passassimo

al

campo

del gran vesir, nella pianura di l dalla mon


tagna di San Gherardo, e propriamente alla
sponda del Danubio. Questo nostro passaggio
fu nel tempo istesso che da Baracano erano
state ivi mandate due barche di teste cristiane,
le quali diedero grande allegrezza; la quale
per cangiossi ben tosto in pianto, per la nuova

n8

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

della sconfitta dell esercito ivi spedito e della


perdita del medesimo, per la qualit, se non
per la quantit della gente, pi sensibile a turchi
della rotta sotto Vienna.
Il Kam de tartari, con alcuni suoi pochi
pi scelti ufficiali, distaccatosi dal gran vesir,
si pose in marcia con noi verso Oessek per
la strada regia, eh era molto ben fornita di
ponti, osterie e d ogni altra cosa necessaria.
Col viaggio di molte fatigose giornate giugnessimo

Darda,

villaggio

che

stava

nel

principio del famoso ponte di Oessek; il quale,


col beneficio della dimora di un giorno alla
met della allora asciutta palude, osservai e
ne feci disegno con sugo d erba nella carta
suddetta,

come dopo la

mia

liberazione

da

Venezia ne diedi conto al Duca di Lorena.


Il ponte, eh era fatto sulla palude di travi
ed agucchie di legno, si pass felicemente ; ma
giunti al corso del Dravo, che era attraversato
da un altro ponte,- fatto di barche, non avessimo
ugual fortuna, mentre li miei padroni al par
di me furono rispinti, con una furia di bastonate,
dalle

guardie che stavano all imboccatura di

que navigli. Onde

li convenne desistere dal

tentativo di passare e, lungo il fiume Dravo,


fra le asciutte paludi ascendere per pi ore,
insin a tanto che potessimo
certo

villaggietto, passando

arrivare
con

ad un

una piccola

d a l l

119

AUTOBIOGRAFIA

barca il Dravo, giacch privi d ogni compagnia


eravamo restati noi tre soli.
Fatto questo passaggio, fui preso da una
indicevole tristezza d animo, per la dissenteria
che mi cominci, senza lasciarmi per tutto il
resto dell autunno e per tutto

l inverno che

sopravvenne: infermit cos grave, che mi ri


dusse quasi all ultimo della mia vita.
Attraversassimo la Schiavonia, alloggiando
ogni

sera

in villaggi de cristiani,

che

non

mancarono di darci in cibo galline, ovi, frutta,


ed a me particolarmente pane.
Passassimo il Savo a Babinacreta e lungo il
fiume Bosna entrassimo nel regno della Bosnia,
pigliando la strada del Seraglio, sua citt capi
tale, per effettuar ivi la mia liberazione, secondo
sotto Vienna me n ero obbligato. Ma l infermit
mi cresceva, le forze mi mancavano ed il mio
padrone non volea permettermi altro rimedio
che il mangiar frutta, le quali si trovavano in
abbondanza e squisite.
A l veder da lontano la suddetta citt di
Serraglio mi oggettava in prospettiva la pros
sima fortuna, eh io

speravo, della mia libe

razione. Ivi subito giunti, li due fratelli miei


padroni mi obbligorono a scrivere a Filippo
Bernacovitz un viglietto, il quale conteneva:
eh era in quella citt capitato schiavo quello
istesso al quale nell anno 1680, nel mese di

120

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

settembre, aveva
duecento
avendo
chini da

talleri

egli

accordato
pagarsi

pagato una polizza di

per il
il

bailo

riscatto

Civrani
per

e che,

cento

zec

da lui, non dubitavo ch a

vrebbe fatta questa carit, con sicurezza del


rimborso dal Civrani medesimo o da me. Fu
portato il viglietto

da Omer al mercante, il

quale dopo lettolo disse di non conoscere tale


schiavo

che li scriveva

sapea, e che perci non


pagato;

che

nulla

averebbe un

ondech poteva farne quello

di lui
soldo
che li

pareva.
Ritornato l Omer a casa, invece di sentir
io la bramata nuova della mia libert, mi vidi
minacciato di bastonate e come bugiardo rimpro
verato. Qui s accrebbe all indicevole la miseria
del mio stato; e perch la mia complessione
si era tanto indebolita e li disagi mi avevano
reso tanto sparuto, che ero incapace a poter
esser da altri comperato, risolsero li miei pa
droni di strascinarmi, come fecero, alla loro
casa, con un viaggio di tre giorni, e propria
mente al paese di Ramma; eh una valle fra
monti alpestri, per cui corre il fiume del suo
nome. Erano ivi pi case di turchi e di cristiani,
disperse in qua ed in

l, con un convento

de padri francescani della stretta osservanza.


Questa casa de miei padroni era un tugurio,
fatto di legno e tutto affumicato; ed ivi abita

121

d a l l a u t o b i o g r a f i a

vano ancora due altri loro


de quali

avea moglie

tutti miserabili

di

ch era solamente
miglio
non

si

cibo

bue,
tra

di

molti

vestito e
di

Per

fumo

di

quell inverno,

d un

vitto,

farina o di

companatico

ammazzato nel

il

figliuoli,

poveri

focaccie di

avena.

ebbe in tutto

piccolo
posto

di

fratelli, ciascuno

con

altro

che un

nostro arrivo e

camino,

pi mesi, mischiato

per

farne

con cavoli.

La

maggior delizia per del gusto consistea nelle


prugne, nelle poma e nelle persiche, che bollite
nell acqua facevano una vivanda chiamata in
turco o z a f f .
Fu a me assegnato per camera un piccolo
buco

di

un camerino, con

una

angustissima

fenestrella, e dalla madre de miei padroni, gi


vecchia decrepita ma molto caritativa, mi fu
dato un sacco di fieno ed un capezzale ripieno
anche di fieno, che, posto sopra una pietra, mi
serviva di guanciale.
In questo mentre avanzossi la mia malattia
all ultimo grado della disperazione, ed in essa
non ebbi altro conforto, se non che la permessione, che dopo molte supplichevoli istanze mi
diedero, di farmi venire il superiore de padri
francescani; a cui confessandomi rivelai la mia
condizione, ch egli creder non volea. Del resto
medicamenti non vi erano ed il ristoro del cibo
era di un ovo.

122

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Non tralasciavo per di raccomandarmi sem


pre per la vita e per la morte alla Beatissima
Vergine, nel di cui aiuto unicamente speravo.
L a durezza del letto, dove giacevo, mi aveva
piagati li ginocchi; se pure non furono piaghe
della crisi della natura che, cominciando a gua
dagnare

sopra il male, pass

nella terribile

crisi delle urine; per le quali principiando a


respirare un poco, fui condennato a stare ogni
notte sotto il grave peso
mata in
rino.

d una

catena

fer

un chiodo fitto nel mezzo del came

L appetito

intanto

facevasi

canino,

il

ventre si gonfiava, le forze non ritornavano,


il freddo
vano ; ed

era orrido, li
il mio

vestito

pidocchi

mi divora

consisteva

in

pelle d agnello, che mi era busto, ed in

una
un

paio di braghe di tela vecchia, privo affatto di


stivali e di scarpe, in di cui vece avevo un
solo paio di scarpini di lana : miseria eh al
trettanto

rendevami

tediosa

la

vita,

quanto

la povert de miei padroni mi privava d ogni


possibile aiuto.
In questo mentre che le forze in qualche
parte mi ritornavano, feci nuovo contratto con
li miei padroni per il mio riscatto e li promisi
di pagarli 300 zecchini in contanti ed altri 100
in robe, ogni volta che avessero fatte capitar
con sicurezza le lettere che io scrivevo (dissi)
a Venezia, alla mia madre vecchia,

affinch

dall

avesse

123

a u t o b io g r a f ia

domandato

questo

danaio

al

signor

Giusto Vaneich, famoso mercante fiammengo ;


il quale avevo detto che m avea spedito all Ungaria per suoi negozi, quando fui fatto schiavo.
Ma scrissi effettivamente a Venezia a Pietro
Civrani ed a pi amici a Bologna, immaginan
domi che li miei fratelli, partiti per la Francia
con monsignor Ranucci, non

fussero pi in

patria. Tutte queste lettere indrizzai sotto sua


coperta ad Antonio Mozzato, mercante ch avevo
conosciuto a Spalatro nell anno 1679 andando
a Costantinopoli. Oltr a ci il turco Omer trovavasi d avere per fratello d amicizia, giusta

1 uso croatto, un certo

Marco Bassi di Magasca,

a cui con un corriere indrizz le mie lettere;


le quali, giunte a Venezia ed alla mia patria,
fecero risorgere tra vivi un ch era gi tenuto
tra morti con tutte quelle circostanze che sono
aborti dell immaginativa ; e tanto pi che, es
sendo state fatte di me tutte le diligenze pos
sibili, non se n era mai avuta nuova.
Capitato, prima che agli altri, a Pietro C i
vrani il mio avviso e risvegliatosi in lui l antico
affetto, assai lieto per vedere ancor vivo colui
eh avea pianto per morto, altro non fece eh aprire il suo scrigno, chiamare un mercante di
panni, amico mio, e dargli danaio e bastimento
espresso,

con

ricapito

nella

Dalmazia,

tempo prima era stato generale.

dove

124

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Il danaio che diede fu di due mila zecchini,


posti in una borsa, con ordine che, non essendo
sufficienti, si fusse impegnata maggior somma
a suo debito.
Giunto questo mercante a Spalatro, si rese
col Mozzato a Magasca nel convento de padri
francescani, tenendo con molta prudenza occulta
la mia condizione al medesimo Marco Bassi;
il quale scrisse una lettera all Omer-spei, mio
padrone, avvisandolo eh era pronto a pagare
il mio riscatto, purch m avesse condotto sopra
d una montagna di qua dal castello di Dovaria,
dove avrebbe fatto il pagamento.
In questo mentre li morlacchi delli confini
de turchi gi cominciavano a ribellarsi ed a
fare qualche scorreria a danno de medesimi,
tanto per terra quanto per mare, ed avevano
in quell istesso tempo attaccata, in faccia di
Magasca, una barca carica di merci e di turchi,
che

passava

da Venezia a Durazzo.

Quindi,

avendo saputo alcuni di essi che l Omer-spei


con alcuni turchi dovea rendersi con un schiavo
al suddetto luogo, si posero in agguato (il che
fu nel giorno di San Giuseppe) entro ad una
selva; ma temendo di uccidere lo schiavo, se
avessero scaricata una salva d archibugiate, o
che li turchi medesimi l avrebbero per dispetto
decapitato, si astennero da ogni insulto e die
dero libero il passaggio.

dall

a u t o b io g r a f ia

125

Ma uscito di questo pericolo, dopo poche


ore mi trovai nell altro; perch il capitano di
Dovaria, ch era turco, non solo neg il passo,
ma anche minacci di arrestar me ed il mio
padrone. Il quale fu perci obbligato a fuggir
di nuovo ed a riportarmi alla sua casa, con
ferma risoluzione di volermi vendere altrove
in Turchia. Onde io, tutto malinconico ed ormai
disperando quella libert ch avevo quasi toccata
con le mani, ricorsi (come altres avevo sempre
fatto in tutto il tempo della mia schiavitudine)
al patrocinio della Beatissima Vergine, che nel
giorno delli 2 di luglio, consecrato alla sua V isi
tazione, avea permessa la privazione della mia
libert. Non restai per ci privo del suo aiuto;
anzi nella sera del giorno dedicato alla sua San
tissima Annunziazione mi arriv la felice nuova
del riscatto, perch sul tramontar del sole vidi
comparire nella casa del mio padrone un uomo
miseramente vestito, turco di religione e di nome
Saban; il quale, dopo daver abbracciato l Omerspei, li domand dove era lo schiavo Federico
(cos appunto avevo fatto sempre chiamarmi), ed
essendoli stato io additato, mi prese la mano
destra ed osserv un segno eh avevo nella me
desima;

onde m avvidi eh essendo stato cos

struito teneva la facolt di liberarmi.


Il mio padrone, con i fratelli e con tutta la
sua famiglia, si rallegr meco, in tempo ch io

126

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

fra il timore ed il giubilo stavo tutto dubbioso


e confuso. Indi ritiratosi il mio padrone col
suddetto Saban in una torre di pietra non lungi
dalla sua casa, ivi mi chiamarono e, dopo di
esservi asceso con grandissima difficolt e tra
vaglio a causa delle pesantissime catene rad
doppiatemi nel ritorno da Dovaria, mi diedero
ambedue un pezzo di carta del Mozzato, il quale
m* avvisava

che il latore della lettera aveva

200 zecchini, met del mio riscatto, e eh erano


a mia disposizione quando avessi voluto arri
schiarmi nella forma che il latore medesimo
m avrebbe insinuato, e che per l altra met il
Marco Bassi restava fideijussore.
Di ci cos avvertito, feci che prima il mio
padrone ratificasse il contratto di 400 zecchini
per la mia liberazione e restasse contento di
liberarmi collo sborso attuale della met. Cos
egli fece ed assieme col Saban mi avvert del
pericolo

in

cui ero di

trattenuto dal

essere ammazzato o

capitano di Dovaria ; e perci

volle sapere s ero risoluto d espormici, assi


curandomi dall altra parte s 1* uno come l altro
che

avrebbe

tentata ogni strada per il mio

libero scampo ; ed il Saban particolarmente si


offr d accompagnarmi insino ad un luogo detto
Studenza, di qua dalla valle di Duvne, e che
ivi poi m avrebbe ad un morlacco fedelissimo
consegnato.

dall

a u t o b io g r a f ia

127

L a memoria della passata violenza di quel


capitano di Dovaria e questa espressione de
turchi mi rendea non poco sospeso; ma riflet
tendo alla fine che il mio padrone non avrebbe
voluto perdere

facilmente li

200 zecchini di

resto per il mio riscatto (come li sarebbe acca


duto, se non fusse seguita la mia libert), mi
confermai nella speranza presa d un fine felice
e, stimando che potea soffrirsi ogni cimento di
pericolo per uscir d una durissima schiavitdine, pigliai dalle mani del Saban li 200 zec
chini

e dissi

al mio

padrone che m avesse

riconfermata la carta della libert, m avesse


tolte le catene (come segu per mano di Gelillo)
e che, mentre io mi fidavo di lui e che gli
avevo mantenuta la mia parola con ogni pun
tualit,
io

ricevesse pure quei 200 zecchini, che

stesso

li

contai. E

nel

medesimo

tempo

eh egli li tir a se, io tirai a me il viglietto


della liberazione. Dopo quest atto, immediata
mente

mi abbracci, mi baci (come

fecero

tutti gli altri della sua famiglia) e prepar una


cena, giusta la sua povert, permettendomi di
sedere appresso di s sopra di un coscino.
Il contento, il timore e

la debolezza non

mi lasciavano luogo di mangiare. E dopo di


essere cos stato due ore, preparatosi per me
un cavallo, nella scurit della notte lasciai col
Saban quella casa che fu un purgatorio della

128

LA SCHIAVIT DEL RIARSIGLI

mia vita. E continuando il viaggio giunsi in due


notti a Studenza, dalla quale in altre due (pas
sando a vista del castello di Dovaria) mi resi
per asprissime strade a Magasca, guidato da
due morlacchi; li quali mi condussero alla casa
di Marco Bassi e propriamente ad un affumi
cato camino, dove mi furon date alcune sar
delle ed

un boccale di vino : liquore di cui

tanto tempo ero stato digiuno. Buttatomi poi


sopra di alcuni legni da fuoco, caddi in un
profondissimo sonno e non ne fui ritolto se
non

allo spuntar del giorno dagli abbraccia

menti dell amico del Mozzato e del padre guar


diano de francescani di Magasca ; ond io per
il sonno e per la debolezza quasi stupido non
sapevo conoscere se vegliavo o pur sognavo,
o se fossi libero o ancor tra le catene.
Mi portarono costoro di peso al convento
de francescani, dove erano preparati vestiti,
biancherie, letto morbidissimo ed acqua calda
per lavarmi : mutazione che mi richiam dalla
morte alla vita e che, tenendomi per tre giorni
continui quasi delirante, mi pose in una grande
inquietudine ed appetenza di voler mangiare
tutto quello che mi rappresentava il gusto nell idea ; non dubitando che si potesse soffrire
un altra miserabile schiavitudine per riavere
quel giubilo cordiale che dava il piacer della
libert.

d all

129

a u t o b io g r a f ia

Mi condussero poi a Spalatro per mare; ed


approdandovi la nave, fu s grande il concorso
del popolo, che rest, come credo, vuota tutta
la citt d abitatori ; li quali con la voce e con
le mani ringraziavano Iddio per la mia libert.
Erano in tal tempo capitati da Venezia gli
ordini che potessero i morlacchi sicuramente
agire contra i turchi e che il doganiere de turchi
medesimi,
condotto

dimorante
fuora

a Spalatro,

fusse

stato

de confini ; come segu due

giorni dopo il mio arrivo col. E giunto questo


doganiere

Seraglio

di

Bosnia,

esager

il

male che i turchi aveano fatto in lasciare in


libert la mia persona, poich il re di Polonia,
di cui ero congionto, per liberarmi avrebbe
fatta la pace con la Porta. Perci l Omer-spei
con tutta la sua famiglia a Livne fu condotto
prigione,

perdendo non solamente la somma

ricevuta per il mio riscatto, ma anche molto


della sua povert, prima di poter essere assoluto.
Terminata la Pasqua in casa del Mozzato
ed ottenuta la mia
di

quella

citt,

fede

di sanit dal conte

della famiglia Priuli, fratello

della moglie del baron Tassi, ambedue

miei

vecchi amici, presi la strada di Zara, metropoli


della Dalmazia, dove trovai generale Lorenzo
Donado. Il quale con molta cortesia mi rice
vette e mi fece un costituto strettissimo dello
stato di quella frontiera turca, in cui ero io stato,
9

130

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

e lo fece soscrivere dal suo segretario; indi


mi diede una fusta o galeotta armata, acciocch
con maggior prestezza mi fussi potuto rendere
a Venezia, come feci dopo d una navigazione
di quattro giorni.
In Venezia fui condotto al magistrato della
sanit, che con pienezza di voti mi diede la
pratica e gli amplessi di congratulazione per
la mia libert.
E giugnendo il mio benefattore Pietro Civrani, con sommessione da figlio lo ringraziai,
ed egli con tenerezza da padre abbracciommi ed
in gondola mi condusse alla sua casa; dove gi
era preparato letto e medico, che fu Giacomo

11 quale,

Grandi.

conosciutomi nel pericolo del-

l idropisia, mi cur per tre settimane; nel di cui


termine,

avendomi

resa la

salute, potei

con

maggior allegrezza goder le visite degli amici,


che furono molte, e gradire il
mia patria e de miei parenti.
Di l

diedi

parte

a Sua

giubilo della

Maest Cesarea

della mia liberazione e; della prontezza di ren


dermi

al

suo

servigio,

sbito

che mi fossi

perfettamente ristabilito nella salute. L atto me


desimo esercitai col Duca di Lorena, a cui tra
smisi la relazione delle mie osservazioni sopra
Buda e ponte d Oessek. Indi visitai molti amici
e senatori grandi, e particolarmente Lorenzo
Soranzo,

savio

grande; sotto la

di

cui set-

d a l l a u t o b io g r a f ia

rimana

essendo

stata

fatta

la

spedizione

tutti li principi della cristianit con l avviso


dell intimazione della guerra che

avea

fatta

la Repubblica alla Porta ottomana, per risen


tirsi

giustamente

delle

tante violenze

fattesi

da turchi a sudditi della medesima nella pace


di Candia,

confidentemente

mi

disse

eh era

egli stato direttamente contrario a questa risolu


zione della sua patria; ma, giacch la vedea tanto
impegnata, eh avrebbe fatto tutto il possibile
per averne un fine felice. Mi domand poi cosa
io credevo che dovesse riuscire della guerra
di Dalmazia, a paragone di quella di Levante.
Indi mi consol con darmi notizia della morte
del capitano di Dovaria (che tanto m avea tra
vagliato), sorpreso di notte e fatto in pezzi
da morlacchi.
Mi resi alla patria passando per Ferrara,
dove governava tuttavia il cardinal Acciaioli,
legato a latere, che per due giorni mi volle
seco; ed in questo tempo fui incontrato da fra
telli, li quali a volo mi portarono alla patria,
in cui la moltiplicit degli uffizi de parenti,
amici e concittadini mi rese confuso. E
pi grandi furono
pi,

avendomi

tanto

le congratulazioni, quanto

la fama decantato morto, mi

erano state fatte anche 1 esequie.


Con un tanto giubilo del mio cuore e col
respiro dell aria natia (che per alcuni giorni

132

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

godetti nella villa di Bel Poggio del marchese


Azzolini, mio tanto amico) mi resi affatto alla
salute. Indi con le poste' mi portai a soddisfare
i voti alla Santa Casa di Loreto ed alla San
tissima Annunziata di Firenze; dove mi fu dato

1 onore

di presentarmi al granduca Cosmo, al

principe Ferdinando ed a Don Castone (eh erano


allora il sangue di quella Serenissima Casa), e
di essere da medesimi benignamente accolto.
Riportatomi poi alla patria, mi accadde lo
strano caso che siegue. Un religioso, di un certo
ordine

a me

ignoto, venne

a trovarmi

una

mattina che stavo sotto il barbiere e, sedutosi


appresso di me, disse di avere

un urgentis

simo negozio da presentarmi, il quale era di


mio servigio
Una

e che non ammettea dilazione.

esagerazione

cos

grande m obblig

levarmi dalla sedia, con mezza barba, ed an


dare ad un gabinetto a discorrere con lui. Egli
mi disse che un certo uomo se gli era insinuato
e gli avea riferto che gli erano state promesse
cento doppie per uccidermi e che n avea gi
riceute venti. Altrettanto strana mi fu questa
notizia, quanto io sapevo di non aver alcuna
persona disgustata e che dovevo piuttosto esser
commiserato per una schiavitudine cos dura
mente patita (toltomi dalla quale mi pareva di
essere rinato), che diventare oggetto dell altrui
odio. Contuttoci usai ogni diligenza per tro

dall

a u t o b i o g r a f i a ))

133

vare la radice di questo male ed il fondamento


di questa macchina. Ma tutto fu indarno, poich
altro non potei sentire, n sapere, se non che
veniva il colpo da genti forestiere; e questo
istesso con termini tanto generali che, comu
nicato a miei parenti, rest anche impenetrabile.
Questo caso, che mi facea conoscere tanto
sottoposto

ad

una stravagante

empiet della

mia nazione, mi rese cos odiosa la patria,


che negligendo li troppo affettuosi consigli
delli miei parenti ed amici, che non voleano
che mi fossi di nuovo posto ne cimenti della
guerra,

presi la strada

d Inspruk ; dove la

regina di Polonia, moglie del Duca di Lorena


eh allora era in campagna,

mi

accolse

con

benigno compiacimento e per due giorni nel


suo giardino ebbe gusto di parlar sempre meco
dell occorsomi nella mia schiavitudine.
Indi in Hala m imbarcai verso Lintz, dove
la Maest dell Imperadore con tutta lAugustissima Casa tuttavia trattenevasi, per dar tempo
alla ristaurazione di Vienna. L a Maest mede
sima con una

somma

a suoi piedi e mi
eh avea

clemenza

dichiar

mi ammise

la soddisfazione

di vedermi restituito alla libert ed

all imperiale suo servigio. Mi ricerc di molte


notizie circa la sofferta schiavitudine e princi
palmente dell assedio di Vienna, giacch avea
saputo chero stato sempre in esso fra le catene...

134

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

L a Imperadrice Eleonora non solamente mi


grazi di pi udienze, ma anche mi volle ap
presso la sua tavola e m interrog dello stato
della mia gi miserabile schiavitudine. Il Mar
chese di Baden, eh era tuttavia presidente di
guerra, eccedette nella consolazione di vedermi
libero e continuamente mi volle seco.

Sigillo del Marcigli

A i sjlovt h* i l

%fi*oJfamutio
i l Fiume detto

C^tniTn

T erm in e J d V d co v o di
c o n quelli di S p a ia rro c M a la ric a

w a /r Jinotmnationc -

/)

i jutjli; difljxtto tutto della


LfijA Jcoufqia comegranparte
di Rama, dove sono/lato Schiavo.

Cjtatwtui lo/fi:
era J ifjU to

R e g i o n e in to rno a R a m a , d o v e il M a rsigli stette p rig io n ie r o fino alla s u a liberazione.

M E M O R IA L E
A L PR IN CIPE G IU SE P P E
F IG L IO DI L E O P O L D O IM P E R A D O R E

SACRA REAL M AEST

ra

i molti disastri della schiavit vi sono

stati quegli di pi imperfezioni nel corpo,


causate dalle malatie e da due ferite, che riportai

nell ultimo cimento per fare gli ultimi sforzi di


difesa contro l inimico comune e il domestico,
che furono gli ungheri, a Dio, a Cesare ribelli;
e questi m hanno impedito di potere sollecita
mente presentarmi con lettera alla riverita pre
senza di Vostra Maest per corrispondere al di
lei generoso patrocinio verso di me e tutta la
mia casa. Non manca la Maest Vostra, appena
restituitomi in libert, di farmi provare gli atti
della

di

lei

clemenza con

l intercedermi

da

Cesare sollievo, se non alloppressioni del corpo,


almeno a quelle del dispendio, che senza verun
risparmio ho voluto incontrare, anco per potermi
con maggior sollecitudine di nuovo sacrificare
al servizio di Sua Maest Cesarea. E conoscendo
il di lei

elevato

talento

che non aggradisce

l espressioni de proprii servitori, se non quando

138

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

vanno unite a qualche notizia curiosa, e perci


esibisco

i miei

riverenti

ringraziamenti

alla

Maest Vostra, accompagnati da un breve rac


conto di quanto m occorso nel mio incontro ;
e inoltre al vantaggio d aver soddisfatto a qual
che curiosit della Maest Vostra posso sperare
anco il benefcio che con la di lei propensione
mi possi pi fondatamente giovare in opportuna
congiuntura appresso Sua Maest.
La nazione unghera, di genio in tutto con
traria all alemanna

di

natura volubile

et

amante di novit, puntigliosa e superba, come


appunto sogliono essere quelle nazioni che
vantano d essere libere, non ha mancato di
tenere ogni strada, bench illecita, per dare
effetto alle di lei parti cos perverse.
Sa la Maest Vostra che molti anni sono
si fecero

capi di tutto il

regno

d Ungheria

contro Cesare il Nadasti, Skerino, Frangipani,


unitamente col padre del presente Tekli, abi
tante nel comitato dell Ungheria superiore. E i
tre primi furono dalla giusta spada di Sua
Maest Cesarea decapitati, e l ultimo solo punito
nella confscazione de beni, assicurando la per
sona col figliuolo nella dimora in Transilvania;
e, morto il padre, rest il figlio, di presente
capo ribelle. Il qual grado facilmente ottenne
coi vantaggi della di lui presenza, dell eleva
tezza

del

suo

spirito e per gli consigli

del

MEMORIALE

principe

di

Transilvania,

139

che

pretendeva di

erigere un corpo da animar poi a suo talento.


Ma il fatto ha delusa ogni sua speranza, tron
cata principalmente da quattro consiglieri che
di continuo assistono il Tekli e che sono stati
quegli

hanno

animato

popoli

ribellarsi

dall ubbidienza di Cesare e di venire a quella


del Tekli, facendosi forti con i pretesti della
religione, che non fossero dal loro re mante
nuti i naturali privilegi del regno e particolar
mente per la elezione del Palatino, causa della
prima mossa del Nadasti, Sdrino e Frangipani
e del padre del presente T ekli (il di cui sangue
bisognava vendicare), prendendo la congiuntura
dell essere la Maest dell Imperadore divertita
dall armi francesi sul Reno e facendosi forte
coll assistenza della Porta ottomana confinante
a loro.
E perci fino al tempo della mia dimora
in Costantinopoli, che fu l anno 1679, v erano
negoziati con Car Mustaf bass, primo visir,
avido di segnalarsi in una vasta guerra e con
seguentemente attento

nel

dar orecchio

alle

instanze del Tekli e suoi collegati, e nel som


ministrargli i pi opportuni consigli per tem
poreggiare

con g l imperiali, fintanto

che lui

avesse superata ogni difficolt nell animo del


gran signore, nell apprestare una considerabile
armata.

14

Il

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Tekli non ha mancato punto a tali con

sigli, mentre con false promesse di voler venire


all ubbidienza di Cesare, di voler lui medesimo
essere mediatore della pace fra l Imperadore
e la Porta ottomana, ha divertito Sua Maest
Cesarea, che nella campagna del 1682 non pot
difendersi dalla sorpresa di Cassovia e demo
lizione

di

Filch : colpo

che affatto

pose in

chiaro l animo suo mendace.


Nel principio del 1683 la Maest dell Imperadore risolse di voler punire la baldanza d un
ribelle reso superbo dalle congiunture e repri
mere P orgoglio di Car Mustaf visire, motore
primario di questa guerra. E perci la Maest
Sua senza risparmio di denaro risolse di ridurre
la di lui armata sino al numero di 84 mila
combattenti, di progettare una lega coi polacchi,
di porre alla prova la costanza de suoi vas
salli, che ne paesi ereditarii a gara uno dell altro hanno

contribuito

denaro

capi per

comporre valido esercito e magazzeni. L ob


bligo di una lega con il re di Spagna con buona
parte dell impero, agitato da sospetti che il re
di Francia

fosse per moversi a danni della

Fiandra, fu causa che il detto corpo di 84 mila


combattenti dovesse essere smembrato, oltre il
riguardo di dover presidiare validamente tutte
le piazze per ambe le frontiere dell Ungheria
e del Reno ; e perci la Maest dell Imperadore

141

MEMORIALE

non pot stabilire un corpo, da campeggiare


a danno de turchi, niente

pi

eccedente di

35 mila combattenti; che furono posti in bat


taglia il giorno 6 maggio nella campagna di
Chinsim, nel distretto di Possonia, dove inter
venne tutta l Augustissima Casa.
Questo corpo, bench forse mediocre, fu
stimato atto a poter tentare qualche valida
impresa a danno dell inimico comune, col be
neficio di sapere che, se non dopo alcune set
timane, potesse essere in campagna con tutte
le sue forze.
Furono pi gli oggetti a questa impresa e
ad un medemo tempo non si omise di consi
derare la difesa, quando avesse bisognato rimet
tersi ad un tal stato; e per questo non si con
siderarono

meno

le

forze dell armata, che i

vantaggi del sito a quelle frontiere, dove la


natura stata generosa col mezzo de fiumi,
delle paludi e delle selve.
Sa

la

Maest

Vostra

che

il

Danubio

Possonia comincia all isola Schutt, divisa in


grande e piccola, assicurata alla di lei punta
dalla fortezza di Comorra e ad un fianco di
quella di Giavarino con due altri fianchi, cio
uno

per parte, fatti dai fiumi Vagh e Rab.

Il fiume Vagh, assistito, al di lui principio dal


ponte, dalla fortezza di Leopolstat e pi alto
dal forte di Trenchin, forma valida frontiera

142

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

contro Naiassel e tutte le forze transdanubiane,


coprendo i stati ereditari della Moravia e Slesia.
Il fiume Rab, all altra parte dell isola Schutt,
l unico riparo che abbiano le provincie del
l Austria e Stiria contro le forze che il turco
possa condurre al loro danno, assistito dalle
fortezze di Canissa, d Albaregale, di Buda.
Tutte

queste

considerazioni, ventilate dal

l autorit dell Imperadore, esaminate dall espe


rienza de capi, risolsero che sopra i detti fiumi
Vag

e Rab

si dovessero

porre le

primarie

difese e particolarmente al Rab, sapendosi che


questa era la strada che pensava di tenere il
turco con tutto il suo sforzo per tentare l im
presa di Giavarino e di Vienna.
Sua A ltezza il Duca di Lorena, comandato
dall Imperadore di dover validamente munire il
detto fiume R ab e guarnirlo di milizia unghera,
assignandoli per capi i conti Budiani e Brascoig
(i quali a Possonia supplicarono la Maest Sua
a voler concedere alla loro nazione e partico
larmente a proprii sudditi questa occasione di
contrassegnare la loro inalterabile fedelt e non
aggravarli d alcun presidio alemanno, per non
distruggere il paese e per non causare aliena
zione d affetto nelli medesimi ungheri, bastan
doli solo che avesse mandato un capo tedesco
per esaminare le loro forze, per disporli a posti
e per secondare i vantaggi della natura e sopra-

MEMORIALE

143

intendere a tutte le loro operazioni), risolse di


conferire in me questo comando, spedendomi
ad intervenire al congresso che fecero i comitati
di

Castraferro,

di

Sopronia, dAltemburg, di

Giavarino, acci con fondamento sapessi le loro


forze; che non meno nell esibizioni che negli
effetti consisterono in

jo

mila guastatori e 7 mila

combattenti.
Senza perdita di tempo feci il necessario
ripartimento dell una e l altra specie d uomini.
Stabilii di mantenere cinque ponti per tutto il
fiume, muniti con validi forti, adattati al sito;
e due di questi erano nell isola di Rabao ai
ponti di Chesso e dArpas, e gli altri tre a quelli
di Sarvar, Cherment, San Gottardo. Tutti gli
altri, ascendenti al numero di quarantadue, presi
con valide

trinciere, restarono chiusi da pi

cavalli di Frisia, fatti perpendicolarmente nel


l alveo del fiume; e tutte le ripe, che erano
comode ad esser salite, furono rese precipitose
e palizzate, di forma tale che si poteva da tali
operazioni sperare una valida difesa quando
fossero state animate dalla fedelt de difensori.
Tutta

questa operazione, che occupava il

paese per 130 miglia d Italia, fu posta in ordine,


presidiata e guarnita d artiglieria nello spazio
di dieci giorni e provvista di fuochi per dar il
segno di porsi in armi ; e con tal comparto che
in un ora e mezza di tempo da Gratz sino a

144

LA s c h i a v i t

d e l m a r s ig li

Giavarino passava l avviso ai presidii del fiume


tutti per porsi in armi, e tra un forte e l altro
stavano pi corpi di guardia di cavalleria, che
battevano giorno e notte le ripe infrapposte.
Subito effettuata questa disposizione ne spedii
l avviso al Duca di Lorena, che mi comand di
non partire da questa frontiera, incaricandomi
nuove commissioni; che posi in esecuzione a
misura del tempo, avvegnach i tartari e turchi
il giorno di S. Pietro si facessero vedere con
fiamme avanti

il

ponte

di

Arpas,

per dove

mandai 200 cavalli ungheri a riconoscerli. Ma


questi, fuggendo con un sollecito ritiro di qua
dal ponte, diedero motivo all inimico di tentar
l acquisto del medemo ponte, facendosi forte
almeno di 5 mila in circa, buttandosi una gran
parte de tartari a nuoto, accompagnando gli
urli con una folta pioggia di frezze, che pose
in fuga quasi tutta la guarnigione del forte; di
modoch fui costretto a valermi del mezzo del
fuoco per tentare il disfacimento del medesimo
ponte. E la sola minaccia di farlo fu bastante
a porre in fuga l inimico, che abbandon alcuni
compagni che natavano e che senza permetterli
quartiere volsi che fossero tagliati a pezzi.
Da detto giorno sino alli 2 di luglio furono
continuati gli assalti in pi luoghi dell isola e
felicemente superati.
Il

giorno delli 2, sul surgere del giorno, da

MEMORIALE

145

tutte le parti sentii gli avvisi da porsi in arme.


Perci senza perdere tempo corsi a visitare tutti
gli posti dell isola, conoscendo che questa era
la parte minacciata vigorosamente e spedendo
ne

1* avviso

al conte Budiani che la sera avanti

d ordine del Duca avevo fatto venire nell isola.


Stimai necessario alzare una batteria di pi e
alla richiesta d alcuni guastatori mi fu risposto
dal conte Budiani, che non ardiva comandare
a suoi soldati, perch non erano pagati dall Imperadore. T al risposta dissimulai e feci che
i miei domestici servitori unitamente con pochi
altri alzassero la detta necessaria batteria.
Mi portai alla tenda del conte Budiani per
sollecitarlo a s gloriosa giornata e lo trovai
tutto agitato ed occupato ne colloquii co suoi
consiglieri, assignatigli dal padre inabile a cam
peggiare per la podagra che di continuo l ob
bliga al letto; e dissimulando io di conoscere
la di lui perversa intenzione, li mostrai tutta la
fede e tutta la credenza possibile, e gli spiegai
i miei sensi, fondati sopra la prudente condotta
del Duca di Lorena.
Nel tempo seguivano questi colloquii che fa
cevano differire il discoprimento dellanimo degli
ungheri, fui avvisato che l inimico si faceva
vedere su la ripa opposta del fiume e perci
animai, col maggiore ardore possibile, il conte
Budiani, di dare effetto alla fede promessa a
IO

146

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Cesare nel congresso di Possonia; ma in un


medesimo tempo vidi che disarboravano i sten
dardi da posto, ritirandosi tutta l infanteria. Per
il che rivoltandomi acremente al conte Budiani
e agli ungheri tutti, e richiedendogli della causa
di tal improvvisa risoluzione, mi fu risposto
universalmente: che non volevano servire, a
causa di non essere

pagati, e che volevano

andare alle proprie case per capitolare coll ini


mico. Il conte

Budiani

succedette nel dirmi :

Imparate voi altri tedeschi di far conto de


poveri ungheri e di non mangiar tutto .
A tal temerario parlare denudai la spada e
gli dissi :
Conte Budiani, questa la fede promessa
a Cesare? S aspetta a far doglianze per le paghe
quando l inimico a fronte e conseguentemente
senza tempo di chiedere denaro al Duca? .
Lasciai il conte Budiani e mi posi nel mezzo
degli ungheri, animandoli ad alta voce con le
ragioni, assicurandoli di volere con loro morire
in s bella occasione, raccordandoli che tutti gli
abitanti stavano tra i monti dellAustria e il
fiume e godevano la quiete delle proprie case
su la nostra fede, e per maggiormente animarli
gli diedi tutto quel poco denaro mi trovai. R e
plicandomi volerlo da Cesare e non da me, del
che altamente dolendomi, gli obbligai a pren
derlo; e tale a me dovuta azione pieg l uni

MEMORIALE

147

versale a promettermi fedelt per Nmperadore,


rimettendo i stendardi ai posti assignatigli. Il
che tanto pi indur l animo del conte Budiani,
che pregai provvedere di polvere mentre alcuni
me ne chiedevano, e mi rispose:
L a polvere del treno dell artiglieria non
dell Imperadore: mia; e non voglio parta
da miei carri
Di tal maniera che fui obbligato privarmi
della mia particolare, che

facevo

conservare

per uso de miei domestici servidori.


Tutto continuai pure a dissimulare, paren
domi

che

cos

richiedesse il bisogno, stimu-

lando con il fatto e

con

le vive

ragioni

il

conte Budiani a porsi in battaglia e portarsi


ad un certo luogo chiamato Budael, dove l ini
mico faceva maggior sforzo, replicandogli di
voler seco assolutamente morire.
S incammin la marcia al detto luogo : il
conte Budiani sempre fuggiva d essermi vicino.
Giunse

l avviso che l inimico per fianco ad

un luogo

chiamato

Endese

attaccava valida

mente e che gi quasi era penetrato nell isola;


dal che il conte Budiani prese animo di rim
proverarmi dicendomi :
V oi godete di vedermi distrutto con tutta
la mia gente .
A l che risposi : Conte Budiani, assicuratevi
voi dall attacco di Budael, come v assicuro io

148

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

di quello di Endese. E
ora la

prova,

Drascovig

mi

spero di darvene in

quando gli ungheri del conte


vogliano

fedelmente

ubbidire

e distaccarsi da voi (come fecero). E voi,


conte Budiani, non mancate, rotto

che

foste,

di dare i concertati segni d avviso ai poveri


abitanti

dell isola;

acci

sotto

la

fede

non

restino preda de nemici, con le loro sostanze,


ed acci io pure possa regolarmi nel posto
che mi accingo difendere. E non mancher di
tentare di trasmettere, per qualche strada, av
viso al campo cesareo, che ci soccorra. Conte
Budiani, addio .
Mi portai

alla fronte

del

detto

passo

di

Endese, dove trovai l inimico quasi divenuto


affatto padrone; che, investitolo con un furioso
fuoco, lo feci perdere terreno. Et io, trovando
due corde ed accumulando fascine, posi al co
perto i soldati; traversai il cammino all inimico
che, dopo essersi battuto un ora e mezza in
circa con perdita di molti de suoi e lasciato
uno stendardo nel fango, abbandon l impresa.
A llegro di s felice successo, animato dal
non sentire verun avviso che il conte Budiani
fosse rotto, m incamminava a quella parte dove
l avevo lasciato, per seco unirmi ; ma, inoltran
domi nel

cammino

trovai mescolato coi

sotto

la fede datami,

tartari

che

lo

a fiamma e

fuoco tutta l isola ponevano, che saccheggia

149

MEMORIALE

vano le chiese, che facevano schiavi, che de


capitavano i vecchi e i piccioli fanciulli. Da s
terribile aspetto non men che improvviso, mi
voltai a quei pochi ungheri che erano meco,
chiedendogli: Che dite?
Ma, dati ad una precipitosa fuga, mi dissero :
* Non so che farvi .
Nulladimeno con soli cinque che meco resta
rono risolsi di piuttosto morire, che unirmi ad
un traditore, procurando col benefizio del ca
vallo di ritirarmi, come mi riusc, sotto un forte
di Capoar, che apparteneva al decapitato conte
Nadasti ; e subito

chiamai il

comandante

quello avvisandolo che si allestisse

di

per una

valida difesa, nella quale me gli sarei interes


sato secondo era l obbligo mio. Esso

coman

dante disse che non mi conosceva per nulla,


e quale autorit avevo io per pretendere co
mando ivi. A che risposi con dirli saper bene
che gli ero noto, ma che ad ogni modo volevo
soddisfare

alla di lui importuna domanda, e

gli esibii la patente del Duca di Lorena; della


quale ridendosi, disse :
Volentieri vi ricever, quando vogliate as
sistermi a minutare le capitulazioni della resa .
Proposta che mi obblig di dirli: che per
la prima campagna

nella quale

servivo Sua

Maest non volevo capitular resa e che perci


secondo la fede data m assegnasse competente

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

convoglio per unirmi al campo cesareo: il che


baldanzosamente mi ricus.
Vedendomi

perci

disperato

in

conse

guenza di dover sciegliere o di pormi in braccio


alla fortuna, o essere a parte di questo tradi
mento, risolsi di

prender la prima, per non

tradir la mia condizione e nascita, e per non


mancare alla candidezza della mia nazione e
all augustissimo servizio.
E perci pochi passi allontanatomi dal detto
forte, fui assalito da una squadra di ungheri,
che percuotendomi mi spogliarono di quel poco
di buono che mi trovavo avere, lacerando di
parole la Maest dell Imperadore e la nazione
tutta tedesca; e, levatomi un buon cavallo che
avevo e cambiatami la

mia buona spada in

una cattiva, mi dissero :


T i lasciamo per nostra generosit la spada ;
ti diamo un cavallo, acci vadi
dichi

a tuoi

compagni,

che

non

al
ci

campo e
mangie-

ranno pi le nostre sostanze coi quartieri d in


verno, perch ora abbiamo altro padrone
Cos maltrattato di botte datemi con calzi
di schioppo, continuai alcuni altri passi il mio
viaggio, riscontrandomi in una partita di tar
tari, che di tutta fuga mi vennero ad investire.
Riconoscendomi allora disperato di salute,
gettai in una palude vicina tutte le lettere che
tenevo in saccoccia, la maggior parte del Duca

MEMORIALE

di Lorena, e la patente medema; e ferito da


due colpi di frezza nella spalla e fianco destro,
siccome il cavallo in pi parti, fui obbligato
soccombere alla forza e al tradimento, e pas
sare alla dura condizione di schiavo, legandomi
barbaramente e levandomi ogni vestito, e con
ducendomi nella vicinanza d un villaggio che
buon numero di tartari abbrugiavano, e facendo
di me que strazii
Maest

Vostra

che

mi

riserbo dire alla

in un altra lettera,

unendoli

tutte le notizie delle vicende della schiavit e


mia libert, e quelle parimenti che ho raccolte
per stabilire quali siano le forze ed ordine
de turchi nella guerra, essendo con loro ne ceppi
stato sotto tutto l assedio di Vienna e fuggito
con essi pure fino a Buda. E ci adempir per
la futura posta.
E per fine inchinandomi ossequiosamente
sono di Vostra Maest
Bologna, 17 maggio 1684

umile, devoto, obbligato servitore


L u ig i F e r d in a n d o M a r s i g l i

Firm a autografa

|H[ I H '
TIm

N O T E A L L A PREFAZIONE

[ G i a m p i e t r o Z a n o t t i ] , S to r ia d ell'a cca d em ia clem entina d i

B o lo g n a , aggregata all" in stituto delle scienze * dell*a rti, Bologna,


* 739

117 ;

cfr.

L.

D.

C [ h a r le s ]

H [e rb e rt]

D [e ]

Q u in c y ,

M cm oires su r la v ie de m on sieur le com te d-; M o r s ig li ecc., Zuric,

1741, IV , 3 e [ B e r n a r d L e B o v i e r d e ] F o n t e n e l l e , loge de
m on sieu r le com te M a r sig li, in H isto ir e de V academ ie royale des
sciences, annce M D C C X X X , Paris, 1732, 133, o nelle sue Oeuvres,

Paris,

174a, V I, 467, al quale


op. cit., II, 37.

aveva fornito informazioni il

Q u in c y , v .
a Z

anotti

cit., I, 124 ; cfr. Q u i n c y cit., IV , 14 e F o n t e n e l l e ,

E loge cit., 138, Oeuvres cit., V I, 477, dove sono le medesime

parole.
8 A n d r e a V e r e s s , I l conte L u ig i F erd in a n d o M a r sig li e g li
u n gheresi, in S t u d i e m em orie p er la storia d e ll' u n iversit d i
B olog n a , Imola, 1929, X , 85 in n.

4 Q u i n c y c i t ., I, 166.
* A rchivio B evilacqua in Bologna, fondo M arsili, busta 3,
lettera di Prospero Lam bertini, da Roma 7 settembre 1728. Devo
rin graziare la squisita cortesia del duca Bevilacqua, che mi per
m ise di vedere questa, come altre preziose lettere che vengo
citando. E ringrazio il dotto Romeo Monari per il valido aiuto
portomi nell identificare parecchi dei nomi registrati nella T avola
che segue.
Ivi, lett. da Roma 19 giugno 1723.

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

*5 6

7 Matth aeus B

a z z a n i,

I n ob itu com itis L u d o v ic i F e r d in a n d i

M a r s illii oratio, Bononiae, 1732, pp. 33-4 : Omnia enim se

facere aiebat M arsillius m agnitudine voluntatis in patriam et


charitatis suae. Quorsum igitur hi ? (sic ille iam me multisque
vestrum saepe praesentibus, audientibusque) quorsum hi tandem
labores mei ? quid ego cogito ? quid specto ? nisi ut ne intereat
p raeclaia haec civitas mea, mihique d iarissim a patria, sed ut
stet, quin etiam exsurgat et effiorescat m agis, novoque cum
litteris, studiisque humanioribus in gratiam reditu pristinam illam
dignitatis speciem consequatur. Dum bene occupati sunt cives
mei, dum florentes virtute honoribus fama, dum honestissimae
vitae fructibus perfruentes, ego cedam libenter et ibo ex hac
vita, quoniam laborum omnium fructum uberrimum me retulisse
videbo
8 E

m il io

C o s t a , L a fo n d a z io n e d e ll istitu to delle scienze e d

una r ifo r m a d ello stu d io bolognese proposta da L u ig i F erd in a n d o


M a r sili, in S tu d i e m em orie p er la storia

d ella u n iversit d i

B olog n a , Bologna, 1930, V , 65-6.

R . biblioteca universitaria di Bologna, m ss. Marsili, voi.

85, n. 9.
10 A rch . B evilacqua, 1. cit., lett. da Roma 25 giugno 1718.
11 Questo R a g g u a g l i o , come il capopagina che l adorna
ed con esso qui riprodotto, si trova in A t t i le g a li p er la f o n
dazione d e ll* in stitu to delle scien ze e d a r ti lib e r a li p er m em oria
d e g li o r d in i e ccle sia stici e se co la ri che com pongono la citt d i
B o lo g n a . In Bologna M D C C * X X V III. Nella stamperia bolo
gnese di San Tommaso d Aquino. Con licenza de superiori , e

porta per titolo : 1727- D ie v ig esim a secun d a m en sis m a rtii. C on ventiones in te r excellen tia m d. co. A lo y siu m F e r d in a n d u m generalem M a r s ig li et h o m in e s a r c h ic o n fr a te m ita tis S anctae M a riae
de N ive. R o g itu s ser A u g u s tin i Ig n a tii P e d r e tti c iv is <S* n o ta rii
co lleg ia ti B o n o n ia e. Dopo la consueta formula iniziale latina con

la data, seguono queste dichiarazioni in volgare :


Im pressa ben vivam ente in mente e cuore, anzi quotidia
namente e come presente avanti agli occhi, ritenendo sua eccel
lenza signor conte L u igi Ferdinando generale M arsigli quella
non mai abbastanza deplorata e compianta m iseria, nella quale
si ritrovano quelli poveri cristiani ridotti in schiavit nelle mani

NOTE

*57

d e' barbari turchi, mentre convenne a sua eccellenza una tale


m iseria soffrire per giusto e divino volere, allora quando nell anno 1683, il d a d el mese di luglio, giorno dedicato alla
solennit della Visitazione di M aria V ergine, ritrovandosi per
d ifesa della religione cristiana e de stati austriaci, impedendo
all* esercito ottomano il passaggio d el fiume Rab, dopo forte con
tesa cadette schiavo in mano d e barbari, restando in loro potere
e permanendo in un tale stato fino a che con 1 aiuto divino e
mediante la specialissim a grazia di Maria Vergin e e nel solen
nissimo giorno della di lei Santissim a Annunciazione, ricuper la
pristina libert, e come pi ampiamente del successo e miseria
accadute all* eccellenza sua in tale schiavit, e che anche mag
giori si provano dagli altri sch iavi, appare da veridica esposi
zione fatta da sua eccellenza e a me notaro consegnata per re g i
strarla in fine di questo instrumento ; con tale dunque viva
e come presentanea rimembranza avendo sempre procurato e
procurando esso signor conte L uigi, per quanto in suo potere,
contribuire alla liberazione di detti poveri cristiani schiavi e
cercare ogni mezzo per sovvenirli, ha finalmente impetrato, con
apostolica autorit delegata all* eminentissimo e reverendissimo
signor cardinale legato di questa citt, che sia riposta nella
cappella eretta nell* istituto delle scienze ed arti una cassetta,
in cu i vengano riposte e raccolte quelle elemosine, che secondo
le inspirazioni divine verranno da fedeli lasciate per sollievo
de schiavi cristiani. Ed inoltre sapendo esso signor conte Luigi
quanto sia il zelo ed amore che gli uomini d ell archiconfratcrnita
detta di Santa Maria della N eve e del Riscatto fondata in questa
citt, e nella quale egli annoverato come confratello, hanno
per accum ulare elemosine per il riscatto de poveri schiavi cri
stiani, massime bolognesi, ditermin che le elemosine da racco
gliersi in detta cassetta dovessero annualmente, e nel giorno in
cui nella detta cappella dell istituto si solennizza 1 alto mistero
della Santissim a Annunciazione, si consegnassero al signor ca
m erlengo del Riscatto, con la presenza del signor priore pro
tempore della medesima archiconfraternita, per erogarle sempre
a benefizio del riscatto, n mai in altro uso, e con facolt agli
uomini della suddetta archiconfraternita, da primi vespri di
detta solennit sino al fine di quella, di ricercare elemosine in
detta cappella per un tal fine, col solo obbligo a suddetti confra
telli di andare processionalmente alla detta cappella, ivi anco

*58

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

scambievolmente assistendo, e come in appresso si dir ; lo che


tutto conferitosi da sua eccellenza agli uomini di detta archiconfraternita, e fra essi fattene ed avutene le mature riflessioni e
risoluzioni per m aggiore dimostranza del loro amore nel pio
esercizio di raccogliere elemosine a beneficio di poveri schiavi,
risolvettero, mediante la deputazione d egl infrascritti assonti, di
accettare e convenire con detto signor conte L u ig i come siegue.
u Quindi che costituiti, davanti li testimoni e me notaro in
frascritti, il signor Giuseppe Stamarini priore, signor Pellegrino
Biasoni camerlengo dell* opera, signor Francesco Dal Buono depo
sitario della compagnia, tre delli quattro signori assonti spezial
mente deputati dagli uomini di detta archiconfraternita, constando
di tale loro deputazione per rogito di me notaro infrascritto, il
di cui tenore si registrer in fine del presente instrumento dopo
le clausole generali, spontaneamente etc. per gli uomini di detta
archiconfraternita e loro successori, hanno accettato ed accettano
da sua eccellenza, signor conte L u igi Ferdinando M arsigli, della
buona memoria del signor conte Carlo Francesco nobile e patrizio
di questa citt, presente il caritatevole e procurato atto di per
manenza della detta cassetta nella cappella dell istituto per rac
colta d ell elemosine ed a benefizio de poveri cristiani schiavi
bolognesi, come sopra ; convenendo e promettendo essi signori
assonti, in nome come sopra, la perpetua osservanza delle se
guenti capitolazioni, cio :
" I. Dovranno gli uomini di detta archiconfraternita processionalmente ogni anno, e la mattina per tempo partendosi dalla
loro chiesa, nel giorno della Santissim a Annunziata, andare alla
cappella d ell istituto dedicata a tale solennit, salmeggiando nel
viaggio con preci gloriose ed uniformi a s gran mistero, ed ivi
giunti, deposto il loro stendardo ed entrati nella cappella, reci
teranno qualche salmo, per im plorare da Dio la costanza e per
severanza nella santa religione cattolica a quei poveri schiavi
cristiani, massime bolognesi, che di tempo in tempo si ritrove
ranno in tale stato, e nel giorno di tale solennit, siccome ne
primi vesp ri del giorno antecedente, assistendo a detta cappella
d ell istituto con vicenda scam bievole e secondo che fra di essi si
determ iner ricercheranno anco pubblicamente col solito loro
zelo, in detto istituto e vicinanza di quello, elemosine per il ri
scatto e quelle raccolte uniranno alla somma che da detta ed
infrascritta cassetta in tal giorno si leveranno ; e verso la sera

NOTE

*59

di tale giorno di nuovo, uscendo processionalmente dall* istituto,


piacer loro di recitare il salmo M i s e r e r e e tre D e p r o f u n
d i s con le L i t a n i e d e i S a n t i per l'a n im a di detto signor
conte Luigi, se sar passata da questa all altra vita, e fino che
venga una tale mancanza, per le anime d e poveri schiavi cri
stiani bolognesi mancati sotto detta servit.
II. L i denari, che dal signor camerlengo del Riscatto, con
la presenza del signor priore pr tempore di detta archiconfraternita nel giorno di detto loro accesso e solennit saranno levati
dalla detta cassetta, le di cui due chiavi si determina stiino una
presso l illustrissim o signor senatore decano dell illustrissima
assonteria d ell istituto, 1* altra presso il signor presidente pr
tempore del medesimo istituto, siccome le altre elemosine raccolte
come sopra, si dovranno depositare dal suddetto signor camer
lengo sul sagro Monte di Piet, per erogarle sempre con altre
sul riscatto suddetto, con obbligo di darne giustificazione al signor
presidente pr tempore di detto istituto, o signor secretano di
quello, n mai potransi convertire in altro uso o causa.
a III. L esigenza di tali elemosine, siccome l accesso ed
assistenza sopra convenuti, dovranno avere il suo principio nella
solennit della Santissim a Annunziata dell anno presente 1737,
rimanendo in detta cassetta qualsiasi elemosina che anco per
l avanti si fosse raccolta ; l altre elemosine, che si raccoglieranno
nel prossimo giorno della Santissim a Annunziata, le riporranno
in detta cassetta, e le raccolte e da raccogliersi sino alla solennit
della B eata V ergine Annunziata dell anno prossimo 1738 reste
ranno in detta cassetta per levarle da quella solo in detta solen
nit, e cos poi sem pre proseguire.
u Q uae omnia etc. poena dupli etc. qua poena etc. refectionibus damnorum etc. obligationibus bonorum archiconfraternitatis
tantum etc. pacto precarii etc. renunciationibus beneficiorum etc.
iuram entis etc. etiam in animas etc. Ten or relationis et mandati
procurae sequens est, videlicet
A questo punto incomincia il citato R a g g u a g l i o , al quale
fa seguito prima della chiusa il verbale della riunione tenuta dai
confratelli un d innanzi, per udir leggere dal notaio la minuta
d ell atto presente e approvarlo.
L a votazione segreta non fu unanime : 31 voti favorevoli e
uno contrario.

IO

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Il
testo del R agguaglio che noi ripubblichiamo stato per
scrupolo confrontato con la minuta esistente nell' archivio nota
rile di Bologna, P. 9-2 a 41, protocollo n. 13, instrumenta n. 122
(1727) d el notaio A . I. Pedretti, fase. 23, in pochi luoghi migliore
della stampa.
18 R . bibl. univ. di Bologna, ms. 1044, 145, II; cfr. L o d o v ic o
F r a t i,

C atalogo d e i m a n o scritti d i L u ig i F e r d in a n d o M o r s ili

con servati n ella biblioteca u n iv e rsita ria d i B olo g n a , Firenze, 1928,

133-4, estratto dalla B ib lio filia , volumi X X V II-X X X . P e r inca


rico della r. accademia delle scienze dell istituto di Bologna,
quando gi era stata preparata questa pubblicazione, fu fornita
l 'A u to b io g ra fia d i L u i g i B'e r d i n a n d o M a r s i l i , m essa in luce n el
l i co lle tta r io d a lla m orte d i lu i d a l com itato m a rsilia n o a cura
d i E m id io L o v a r i n i , Bologna, N. Zanichelli, 1930 ; v. pp. 42-64,
e cfr. p. x i della N o ta p relim in a re.
18 [ G i o v a n n i

F a n t u z z i] ,

M em orie d ella

v ita

del generale

co. L u ig i F e r d in a n d o M a r sig li, Bologna, 1770, 306. Carte e avv isi

di guerra
allora per
di G. M.
nella bibl.
14 A

a 2 bolognini l uno si vendevano in gran numero


Bologna, come ne testimonia pure una stampa del 1684
Mitelli, eh nella sua raccolta del fondo Gozzadini
d ell archiginnasio ctf Bologna.

n t o n io

ran cesco

G h i s e l l i , M em orie an tich e m anuscritte

d i B olog n a , in r. bibl. univ. di Bologna, voi. 42, a. 1680, 623,

passo riportato nella nota 28.


15 Si trova in un fascicolo di lettere trascritte, in piccola
parte originali, e di appunti, che chiameremo R a ccolta m ss. F a n tu s si, esistente presso la bibl. dell' archiginnasio.
16 Nel K riegarch iv di V ienna, H ofkriegrath 1685, Protokoll
expedit, fol. 287, citato dal V e r e s s , op. cit., p. 88 e nn. 7 e 8.
17 C f r . C a m i l l o

C o n t a r i n i , Isto ria d e lle g u erre d i Leopoldo

p rim o im peradore e d e i p r in c ip i colleg a ti contro i l turco dalV anno


1683 fi n o a lla fin e , Venezia, 1710, I, 214-5.
18 M a r s i l i , A u tob iog ra fia cit., p. 44 ; e qui a p. 102.

19 R . bibliot. univ. di Bologna, mss. Marsili, voi. 53, cc. 109204. Alcune di queste lettere conservano ancora il sigillo di cera
lacca con la testa d un uomo barbato e laureato, o con lo stemma
della fam iglia M arsigli.

NOTE
ao Ivi, C.

13 4

l6 l

11 Ivi, cc. 125 6-137 a , cfr. cc. 202 -203.


** Ivi, cc. 1346-125/-, cfr. c. 3ot.
, s F a n t u z z i , M em orie c i t ., 3 7 5 -7 .

34 R accolta m ss. F a n tu z z i cit.


*8 E nel voi. 53, cc. 313-18, dei mss. Marsili e fu pubblicata
in parte dal V e r e s s , G r o f M a r sig li A la jo s F e r d in a n d je le n te s ci
es trkpei B u d a v r i6 8 4 - i j6 - ik i, Budapest, 1907, 17-9.
* G h i s e l l i cit., voi. 46, a. 1684, 337-8. La data dell arrivo
d el M arsigli a Bologna c i confermata da un altra cronaca :
N ic o l

Fava,

D ia r io delle cose n o ta b ili succedute n ella citt *

territo rio d i B o lo g n a p rin cip ia n d o d a l/' anno 16 44 3tno


anno
r y o o , ms. B, 33, p. 345, in bibl. d ell archiginnasio: 6 maggio.

Ieri sera giunse il signor conte L uigi M arsigli .


17
Idem, voi. 43, a. 1680, 623 ; e voi. 66, a. 1704, 331-3 ; passi
riportati nelle note seguenti 38 e 29.
*8 Idem, voi. 43, 621-3 : 23 novembre [1680]. L e lettere di
V en ezia portarono l avviso della morte col seguita di Carlo
M arsilii, che s era portato col per vedere il figlio ritornato da
Costantinopoli, ove era stato longamente schiavo in mano a quella
barbara nazione, che senza considerarlo prigione di guerra coin era, ne fecero strazio, avendoli non poco pregiudicato presso
quella libidinosa canaglia la sua giovent accompagnata da bel
lezza di corpo a segno che veniva riputato per uno de pi bei
giovani del suo tempo. Rovinatolo poi che I ebbero con le lasci
vie, lo maltrattarono con battiture alla turca e con tenerlo stret
tamente legato con fun i cos crudeli, che incarnatesi nelle sue
membra le furono sem pre lagrim evoli testimonii della sua dolo
rosissim a schiavitudine.
u Non mi estendo di pi su questo particolare, potendo il
lettore averne intiera contezza da molte relazioni e stampate e
m anoscritte eh andarono attorno ; ed egli stesso portando, come
ho detto, le marche della sventura in s medesimo, basta per
ogni pi v era relazione .
88 Idem, voi. 66, a. 1704, 172-3: Questo signore stato 7
anni in durissim a servit carico di gravissim e catene in T urch ia,

11

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

ove di lui i turchi fecero ogni strascio anche vituperoso


E a
pp. 321-3 : u L a prigionia che prov per tanto tempo in mano
d e turchi che fecero del suo corpo e di lui ogni strascio anche
pi abominevole, quella che prov in mano a tartari, le ritorte
delle quali lasciarono nel suo corpo segni indelebili della cru
delt di quei barbari, le numerose cicatrici che tuttora conserva
nelle proprie membra, marche incancellabili del suo valore,
1* applicazione indefessa con la quale procur i vantaggi del1 imperio nel disporre i confini col turco, opera che altrettanto
fu a lui di pena e di travaglio, quanto d augumento e di van
taggio all istesso C esare .
80
Idem, voi. 55, a. 1693, 57-8 : A d 17 detto [febbraio].
L e lettere di Vien na portarono avviso come l im peratore aveva
conferito al conte L uigi M arsilii nostro bolognese un reggimento
di cavalleria, detto il reggimento B eck, premio delle tante fatiche
e patimenti fatti in servizio di S u a M aest Imperiale, particolar
mente nella dura, crudele e barbara prigionia che sofferse in
mano a turchi che se ne servirono in usi i pi abominevoli, con
tanta barbarie che lo rovinarono a tal segno, che in quelle parti
non aveva pi ritegno alcuno, avendolo spietatamente aperto ;
oltre poi i longhi e continui v iaggi fattili fare da Costantinopoli
a Vienna e da Vienna a Costantinopoli, in Olanda et altrove, a
segno che se ne servivano i tedeschi ancora come per postiglione,
con pensiero forse di perderlo, odiando naturalmente quella
nazione tutti gli italiani che s impiegano in servizio dell impe
ratore, per dobbio che non li levino 1 utile e non faccino aprir
gli occhi e vedersi mal serviti da loro .
al Q u i n c y cit., II, 189. F ra quella settantina di lettere di
Prospero Lam bertini che si conservano nell archivio Bevilacqua
v e n ha una, datata da Roma, 29 dicem bre 1625, dove il buono
e grande amico rispondeva al M arsigli ancora afflitto da quelle
voci maligne, con queste parole : E perch nel fine della sua
lettera V o stra E ccellenza rinnova la memoria della consaputa
calunnia d aver E lla abbandonata la nostra santa religione, L e
dir che tempo fa, discorrendo con un padre della M ercede, che
uno di quelli che si chiamano Redentori, per andare in per
sona a riscattare i poveri schiavi, questo, in discorso dandomi
altre notizie, mi disse che un cam eriere senese di casa Marsilii,
che da molti anni era schiavo, non avendo pi coraggio di resi

NOTE

stere ai stenti, av eva finalmente apostatato, e da questo fatto avr


certamente avuto origine la sopraddetta calunnia .
* G h i s e l u cit., voi. 3 q , a. 16 7 9 , 8 2 6 -7 : " A ' d 8 novembre.
Ritrovandosi il senatore conte Agostino Marsilli fuori di Bologna
per la causa gi narrata d eir abate Grati, venne avviso esserle
stata mandata una scatola ben chiusa e legata ; la quale non
poca impressione fece in lui, non sapendo che si pensare, tanto
pi ritrovandosi nel presente stato d'inim icizia. T uttavia senten
dola leggiera, a segno da non poter credere vi fossero canne o
altro ordegno simile, armatosi di preservativi e controveleni et
altro, risolse aprirla, come fece ; e vi trov essere un ritratto...
(seguono le parole riportate nella Prefazione). Questo Luigi fu
figliuolo di Carlo Marsili, il quale andato alcuni mesi innanzi a
V enezia, si port col bailo in Costantinopoli, come altrove dices
simo. E ra questi un giovine bizzarro, ma non bravo, che dava
piuttosto nel glorioso, onde fu creduto, eh' essendo in Venezia
fatto conoscere di simili qualit, dasse motivo a questo trovato ;
e molti lo pensarono proveniente dal barone d e' T a ssis. Ma di
questo giovine cavaliere averem o molte occasioni di discorrerne
altrove .
* G h i s e l l i cit., voi. 44, a. 1682, 21 : * nell* em ergenza de'
contrabbandi non sparagn alcun pericolo, esponendo anche la
propria vita per servigio del bailo
Chi voglia informazioni
maggiori sul grave incidente, oltre rivolgersi alle narrazioni dei
noti storici, trover molto in Sta to m ilita re d e ll im pero ottomano,
increm ento e decrem ento d e l m edesim o, del sig n ore di M a r s i g l i
d e ll'a ca d e m ia reale delle scien ze d i P a r ig i e d i M o n p elieri e della
societ reale d i L o n d ra , fo n d a to r e d ell*in stitu to d i B o lo g n a , opera
orn ata d i tavole tag lia te in ram e, in H aya, 1732, I, 164-70.

84 Ivi, voi. 44, a. 1683, 547-8. L a storia di questo schiavo va


d a p. 538 a p. 556.
88
R . archivio di stato di Bologna, Enti autonomi, Opera pia
d el riscatto degli schiavi, R in fuse, Tom o IV , n. 4 ; trascritta
nel L ib r o delle con greg a zion i et a ltro d e ll a r c h ic o n fr a te m ita d i
S . M a ria d ella N ev e, i - f j- i g } , c. 30 a ; con l ' indirizzo : Al
Signor Priore della Illustre R everenda Compagnia del Riscatto
(Bologna) .

164

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Molto Illustre Signore Osservandissim o


Se ai passatempi mondani e alle felicit che godo nella
mia presente dimora in Costantinopoli potessi aggiungere il me
rito di servire a Dio e a Vostra Signoria e a tutta la sua Illustre
R everenda Compagnia con il riscatto di qualche schiavo, stim arei
molto fortunato questo mio viaggio di Costantinopoli ; dove si
vedono i poveri cristiani con catene, vilipesi e maltrattati pi
che cani : aspetto che intenerisce ogni fedel cristiano e m aggior
mente quando si v i presentono paesani, parenti di persone a voi
cognite, come a me occorso nella persona di Giovanni Maria,
schiavo su la galera del bei di Scio e fratello materno del signor
don Antonio M aria B uari dalla Barigella, che con generosa
offerta concorre a questa opera di piet ; che per effettuarla non
avr forsi altro ostacolo che la somma grande del danaro, che
ricercono, ascendendo a 500 reali, che si procurer diminuire,
quando V ostra Signoria per parte della sua Illustre Reverenda
Compagnia dii 1* adito con un qualche generoso soccorso, affine
di potere tutti unitamente insiem e fare quest opera santa e
levare dalle pene questo meschino.
u P er il che con ogni espressioni li raccomando ci e li pro
metto che questo suo santo loco m erita pi facolt di quello ha,
affine di potere con pi frequenza fare quest elemosine. E ci
solo lo conosce chi si trova dove sono io in ora, che certo ho
concepito massima di soccorrere a questa sua Compagnia in
ogn incontro, acci massime nei paesani prima possi mostrare
la sua piet.
" A ltro paesano non ho ritrovato finora ; e caso avessero da
questa parte alcun trattato, m avvisino, che procurar portarli,
a fine, e parim ente li dir che, se il denaro, puole essere mi
mandino, per il detto non fosse sufficiente, procurar d im
piegarlo in altro, se non bolognese, almeno papalino, o al pi
cristiano, acci il denaro non venghi senza frutto. Solo li racordo
la sollecitudine, che inelle risposte di questo spazio che far la
Serenissim a Repubblica di V enezia, bisogna si facci conoscere,
potendo esse partire di qui alla fine d* aprile, come a v iva voce
intenderanno anche da mio padre.
u Consideri V ostra Signoria, come tutta la Illustre Veneranda
Compagnia, questo offizio come originato da zielo cristiano e dal

NOTE

desiderio che tengo d effettuare i loro giusti desiderii, che da


me all* occasioni saranno corrisposti con ogni operazione, godendo
ancor io, in benemerito delle mie operazioni, che ella si contenti
annoverarmi tra i loro confratelli, dei quali a parte e in generale
sar sem pre, come di Vostra Signoria (alla quale dico che mi
valer della bona grazia dell* eccellentissimo bailo, tanto mio
Signore, acci m* avvantaggi fino al termine permissoli)
M Costantinopoli, li ao novem bre 1679
affezionatissimo servitore
L uigi Ferdinando Marsiglii
86
Ivi, sem pre T . IV , n.* 4, con l indirizzo: L a R everenda
Com pagnia d el Riscatto (Bologna) , questa lettera :
" Molto Illustri Signori Colendissimi e Carissim i Fratelli
H Con quell affetto che ben proprio all essere di fratello,
devo venire a ringraziare tutte le Signorie loro d e ll aggrega
zione che a loro di mia persona hanno fatto, et assicurarli che
in ogni loco e tempo oltre all unione spirituale sar servo par
ziale di ciascheduno di loro Signori in particolare, come di tutta
questa s nobil* unione, che degnamente governa un opera di
cos segnalata piet, che con tanto fervore ad un semplice motivo
s fatto conoscere nell im pegnarsi per la liberazione di Giovanni
Maria Ghiselli nostro bolognese.
L* operato mio per tal suggetto e la disposizione di quanto
desiderano e vogliono i loro statuti, lo sentiranno dal signor
senatore Gozzadini, al qual diffusam ente rispondo.
u Di novo ringraziandoli della carit fattali, non mancar,
bench alla carit loro sii superfluo, a sollecitarli al studio d in
ven tare m ezzi proprii per accum ular denaro e pregar i superiori
a prestarli ogni assistenza per tal effettuazione, essendo una
delle pi gran opere di piet, che mai i boni cristiani possine
arricchire. E sono sicuro che sariano tutti del mio sentimento...
(Segue il passo citato nella Prefazione].
u Preghino per ultimo le Signorie loro Dio e la Beata V e r
gine nostra. Con augurar felicit a ciascheduno di loro in parti
colare e in generale, ora di tutto cuore faccio con il desiderio
quello che al mio ritorno di persona spero fare, che d abbrac

l66

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

ciarli et assicurarli, che per i rispetti divini e del mondo sono


delle Signorie Loro Illustrissim e
Costantinopoli, li 16 maggio 1680
affezionatissimo servitore e fratello
L uigi Ferdinando M arsilii .
87 L ib r o d elle co n gr. cit., cc. 36 a , 37 a e 37 b.
88 G h i s e l l i cit., voi. 43, a. 1680, oltre la notizia di pp. 6 3 1-3 ,
riportata nella nota 38, a p. 640 c* quest' altra : 3 dicembre.
Fu portato a Bologna il cadavero di Carlo Marsili, morto, come
si disse, a V enezia, ma nascosto e posto nella chiesa delle mo
nache del Corpus Domini e sepolto sotto al confessio, dove sta
il confessore ad ascoltare le confessioni delle monache che vanno
per la citt, bench esso avesse nel suo testamento ordinato di
essere seppellito a piedi della Beata Catarina.
u Che piaccia a Dio che l anima sua sia passata ben ricevuta
nell altro mondo e non gli abbia dato fastidio le tante mercanzie
che faceva in vita sua. A v e v a aperto in San Mamolo, contiguo
alla sua casa, un negozio d acquavite, tabacco etc. ; e si videro
alla posta pi lettere con la soprascritta : A l Signor Carlo Marsilli, mercante d* acquavita in San Mamolo .

89 R . arch. di stato di Bologna, 1. cit., R infuse, T . IV , n. 4.


40 L ib r o delle con gr. cit., c. 46 a .
41 R infuse, 1. cit. L a lettera, senza indirizzo, questa :
Molt* Illustre Signore O sservandissim o
u L a congiontura favorevole di poter servire all A rciconfra-

ternita nostra, della quale n degnamente Priore, mi d adito


d essere a riverirli tutti comunicandoli [a] V ostra Signoria che
star attendendo un informazione esatta di quanto puoi occorrere
a benefizio delle nostre in d ulgenze; mentre d alla Santit d i
Nostro Signore, narrandogli le m iserie de schiavi e l attenzione
della nostra Arciconfraternita di Bologna in sollevarli per quanto
puole, ebbi ordine di cercare la spedizione del giusto premio
dell* indulgenze, quando non v i fosse stata cosa contravvenente
ai buoni riti, restandovi solo, per effettuare il concordato con il
segretario della Congregazione dell Indulgenze, 1 avere la d e si
derata informazione per scrivere al Cardinal A rcivescovo e far

NOTE

ogn altra cosa necessaria. Sia V ostra Signoria, di grazia, solle


cita a spedire il richiesto, mentre sono spinto alla partenza per
passar poi in Alem agna, per goder i frutti della beneficenza di
Nostro Signore, che in forma s distinta nella mia persona, a
secondare la vocazione, s fatta conoscere, di soldato. Facci
pregare Iddio per me da nostri fratelli, acci con la vita e la
salute possi incontrare occasione di farli conoscere con gli effetti
che sono di tutti li Signori fratelli, come di Vostra Signoria
u Roma, li 13 agosto 1681

affezionatissimo servitore
Luigi Ferdinando Marsiglii .
43 G h i s e l l i

cit., voi. 43, a. 1681, 437.

48 Ivi, 462.
44 Idem, voi. 44, a. 1682, 372.
45 L ib r o delle congr. cit., c. 62.
46 Ivi, c. 72 a.
47 R . arch. di stato di Bologna, 1. cit., Rinfuse, T . I, mazzo 3,
Lettere d i d iv e r si circa la lib era zion e d i sch ia vi, d a l 1604 a l 1 7 1 2 .

48 L ib r o delle congr. cit., c. 76.

49 Ivi,

cc. 77-8, 15 e 24 giugno ; Lettere d i d iv e r si d a l i j i

a l 16 8 3 , mazzo 4, 7 e 17 giugno.

80 L ib r o delle con g r. cit., c. 81.


81 Ivi, c. 82 a ; Lettere d i d iv e r si cit., mazzo 4 ; G h i s e l l i
cit., voi. 44, a. 1683, 528-56.
88 G h i s e l l i , ivi, 554.
88 Ivi, 598.
84 In M a r s i l i , S ta to m ilita re d e ll im pero ottom ano cit., alla
pagina X della Parte Prim a, 1 autore riassume in breve la sua
prigionia; poi c da vedere nella Parte Seconda, dove a pp. 49-50
si legge la Espiegazione della T avo la X V I, cio del passaggio
a nuoto che si fece da tartari nel fondo canale eh fra il lago
detto N aiasiller et l isola di Rheba, nel quale l autore era pure
schiavo strascinato . L a rappresentazione qui pi complessa

168

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

e varia che quella del capopagina del R agguaglio, che pare


ispirato da questo passo : 1* abilit dei tartari ed abituazione
a passar le acque nella guisa descritta m eravigliosa, atteso
ch un sol tartaro in camicia, disteso sul dorso del suo cavallo,
col fischio e frusta far passare a nuoto venti cavalli ed altri
armenti sciolti ; e da quest altro : * ciascuno conducea uno
schiavo che si riteneva alla coda del cavallo con le gambe ran
nicchiate ; nella qual forma pass 1 autore
Riporto poi questo tratto (da p. 47), che aggiunge pi che
ripetere osservazioni del M arsigli fatte in quei terribili giorni.
Hanno que tartari loro zattera o ponticello volante fatto di
fasci di arundini palustri o altr erbe legate... che attaccano alla
coda del cavallo, col nome di saldau-sal, sopra d e quali pongono
i loro v estiti cattivi, arco, freccie e sciabola, che galleggiando
mantengono quelli quasi asciutti, e col benefizio di simili fascetti,
che sulle spalle legano a poveri schiavi, obbligano essi a pas
sare le acque, imponendo loro tenere con ambe le mani la coda
del cavallo e le gambe ritirate : che fu quello convenne a me
sostenere a quattro passaggi delle acque d e canali, che fa il
lago di Neisiden, dove formasi il fiume Ram niz, che veggonsi
nella T a v . X V I , e senza neppur l aiuto della descritta fascina,
non ostanti le duplicate gra vi ferite che avevo.
E questi p assaggi erano per verit uno spettacolo delle
m iserie de cristiani, perch chi lasciava la coda d e cavalli avea
per pena il somm ergersi, e chi fosse stato renitente a m ettersi
a s fatto cimento, su la riva erano tartari con la sciabola nuda
pronti a decapitare .
Nelle pp. 119-124 della stessa parte dell opera si racconta e
d escrive 1 assedio di Vienna come egli lo vid e dal campo turco,
indi la fuga, della quale baster per il suo caso particolare rileg
gere questo tratto : L a mattina del d veniente per tutto il
corpo dell esercito turco si sentiva gridare g i a u r - j a c h i n d e r ,
cio gl infedeli sono vicini, e gran numero della milizia, che
dovea pensare alla difesa del campo, cominci a porre in saccoccie di pelle quel poco di m igliore che aveva, per metterlo sul
suo cavallo, presagio di quella fu ga che poi segu. Io, che stava
accampato alla dirittura della Porta del Soten, ved eva i turchi
che co loro turbanti coprivano la falda del monte, come di bianco
tappeto, vedeva, dissi, che ascendevano, ma con un moto sempre
ondeggiante, poco avanzandosi e ritirandosi poco ; quando ecco

NOTE

im provvisam ente cominciarono a fuggire a migliaia e molti anche


de jen izzeri dalle trincere, da dove vedevano 1 incostanza d e
defensori, che precipitosamente si diedero alla fuga, senza pi
entrare nel campo.
u Io, contento di ved er libera Vienna, fui da quel turco, di
cui ero schiavo, sciolto dal palo a cui mi aveva legato e costretto
a fu ggir con esso a piedi nudi per le vigne e, non potendo resi
stere a tal viaggio pi lungamente, fui per sollievo posto sopra
uno scheletro di cavallo che si trov per la m arcia abbandonato,
e sull ore ventitr perdetti la vista di Vienna.
u T utta la notte col favor della luna si marci, trovandosi il
d al fiume Laita ; e senza punto arrestarsi, si pens a riunire
le truppe fuggitive dopo del mezzogiorno. Fra i stenti della mol
titudine d e fuggitivi passammo i ponti del Raab, essendo io
consolato per a v er nella marcia visto 1 orgoglioso v isir fuggitivo
con 1 occhio destro bendato, e vilipeso da tutti.
Passato il fiume Raab, cominci ivi 1 esercito ad accam
parsi, non gi pi con le tende, poich ve n era sol una di quella
form a e grandezza che descrissi per i soldati a cavallo, che
serv allora per il visir.
Nel d venente verso il mezzogiorno si sparse una falsa
voce, che l arm ata imperiale fosse a vista, ed ecco qui nuova
fuga, a cui risolvette il v isir porre rimedio con lo spedir pi
mila cavalli scelti e sicuri, che obbligassero i fuggitivi al ritorno,
con ordine che decapitassero g l inubbidienti ; dimodoch si v e
deva in quelle aperte campagne una battaglia fra loro.
Intanto, dopo a v e r egli fatto decapitare avanti la sua tenda
il detto Ibraim pass, a cui attribuiva tale sconfitta, fece disporre
T esercito, che ivi pot riamm assare, nell ordine di battaglia
solito a turchi, passando i tartari pi avanti verso il fiume e
dietro la cavalleria de* pass e della Porta, e lui in mezzo della
fanteria addietro su la pendenza della collina delle vigne opposte
alla fortezza di Giavarino .
A nch e nel trattatello sul caff, pubblicato a Vienna nel 1685
e dedicato al nunzio pontificio, vi fa menzione della schiavit,
quando comprato dal pasci di Tem isvar * dovetti egli narra
per molti giorni in una fumicata tenda esercitare 1* arte di
cuoco del cav, non solo per la quantit necessaria all uso della
sua domestica corte, ma anche per quello bisognava a tener
fornita una bottega che si potrebbe equiparare a un osteria delle

170

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

nostre : impiego che m ha erudito nell arte di preparare il cav,


d osservarne molti effetti ; e che m ha data la vita, mentre con
questo mezzo m ero fatto conoscente di quei bosnacchi che mi
comprorono in quel tempo appunto dovevo soccumbere al p repa
ratomi colpo della sabla in pena della fuga tentai (B evan da
asiatica, brin d a ta a ll em in en tissim o B o n v isi, n u n zio apostolico
appresso la m aest d e ll im peratore ,

d a L u i g i F e r d i n a n d o co.

M a r s i g l i . C he n a rra V /tintoria m edica del cave ,

Vienna d A u
stria, Appresso Gio : Van Ghellen, 1685, 8, cfr. 38-40).
Qui troviamo pure descritta quella bevanda ozaff, che lo con
solava nel misero esilio di Bosnia (p. ai) : et ancora [i turchi]
praticano di bevere quell acque, dentro delle quali hanno fatto
bollire o il cibibo o l uva passa o altri frutti secchi, come peri,
brugne : bevanda molto pi fam igliare nelle provincie della
S erv ia e Bosnia, cos abbondante di brugne, frutto che con la
sua sostanza e con il sapore d ava quell acqua in cu i era
bollito e con quel spirito che era tirato a forza di fuoco in un
lambicco, in forma eguale di quello si facci 1 acquavita, restorava
la debolezza d el mio corpo afflitto dalle m iserie della schiavit,
che in tal paese m era dolorosa per la mancanza di cibo e
bevanda .
65 A u tob iog ra fia cit., 62 ; e qui a p. 131.

66 G h i s e l l i cit., voi. 46, a. 1684, 16 7-70 . L annunzio del fatto


trovasi pure in altra cronaca ristretto in poche righ e : 2 6 aprile
1684. L e lettere di V enezia recano avviso come una feluca arri
vata da Spalatro abbia condotto in queste parti il signor conte
L u igi M arsigli, figlio del fu signor Carlo. Questi ritrovandosi nel
militare impiego appresso la maest dell imperadore Leopoldo
fu nel passaggio d el Raab preso e fatto prigioniere d e tartari
e venduto a turchi in tempo eh e ra spedito come ingegnere a
fortificare le ripe di detto fiume. Dopo dieci e pi mesi di penosa
schiavit si poi riscattato col prezzo di 600 zecchini ( F a v a
cit., 344).
67

[F r a n c e s c o

M a r ia

a n o t t i ],

D e b on o n ien si scien tia ru m

et artium in stitu to atque aca dem ia com m en ta rii, Bononiae, 1745,

T . I, Pars I, p. 6.
48 A u tob iog ra fia cit., 57, e qui a pp. 133-4 ; cfr. R a g g u a g lio ,
78-9.

NOTE
59 V . p. e . M a r s i g l i , S ta to m ilita re d e ll impero ottomano
cit., I, 16.
A rch . Bevilacqua, 1. cit., mazzo 3. Questa lettera porta
segnato per errore 1 anno 1684 invece del 1704 ; ma v i si parla
d ell affare di Breisach.
61 Ivi. Queste dichiarazioni d el M arsigli, con ci che ne
scrisse il Ghiselli, servano a smentire quelli che per falsi ri
guardi verso parenti attribuirono loro in questa e in altra occa
sione m eriti e sentimenti che per lu i non ebbero mai ; cfr. G. P.
Z a n o t t i cit., 118, 131, F a n t u z z i cit., 39 ecc.

68 L ib r o delle con g reg a zion i cit., c. 87 a.


88 Ivi, c. 87 b.
84 G h i s e l l i c i t ., v o i. 46, a . 1684, p . 3 1 7 .
85 Q u i n c y c i t ., I , 16 5.

68 Idem, I, 127-8, 136, 148-51.


87 Idem, I, 162 e 165 ; cfr. S a lm i C X X III, 7 e C X V III, 61.
88 Ivi, nell A d vertissem en t des diteurs.
69 L ib r o cit., cc. 906-91.
70 Ivi, c. 92 a,
71 R . arch. di stato in Bologna, 1. cit., Rinfuse, T . I, mazzo 8.
72 L ib r o cit., c. 92 b\ cfr. G h i s e l l i cit., voi. 46, a. 1684, 454.
78
Cod. 66, c. n. 161. Un' altra carta molto pi bella egli ci
ha data della regione dove stette prigione in quell' orribile in
verno, che abbiamo voluto riprodurre a corredo di questa pub
blicazione, insieme con quella, non meno interessante, d ell isola
del R abau, dove cadde nelle mani dei tartari, tratta da una che
spiega tutta la d ifesa da lui fatta sul Raab 1 anno 1683. Gli ori
ginali sono nel ms. Marsili 50, cc. 27 e 33. La seconda in formato
pi piccolo ritorna a c. 58, ed ha valore anche dal lato stret
tamente geografico , v. G i u s e p p e B r u z z o , L u ig i Ferdina n d o
M a r s ili , n u o v i s tu d i su lla sua vita e su lle opere m in o ri edite e d
in ed ite, Bologna, 1921, p. 70 in n.

172

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

74 F a n t u z z i , M em orie c i t ., 2 19 -2 1 e 3 13 ; e q u i il R a g gttaglio,
p . 89-91.

78 Mss. M arsili cit., cod. 77, lett. 1.


76 F a n t u z z i , M em orie cit., p. 140 e n. 46, p. 2 7 9 e n. 2.
77 M ss. M arsili cit., cod. 53, pp. 254-5.
78 Ivi, cod. 70, n. 4, cc. 74-80.

79 L ib r o

delle cottgr. 16 9J-170J ', c. 780.

80 Ivi, c. 79.
81 Ivi, cc. 87 a e 108 a.
88 Ivi, c. 118 b, 21 nov. 1702; c. 129 a, 18 nov. 1703; c. 132,
25 marzo 1704.
88 Ivi, c. 1x3 b.
84 L ib r o delle congr. 1 7 0 0 -1 7 1 5 : 10 aprile e 26 giugno 1712.
86 A rch. Bevilacqua, 1. cit.
86 Ivi.
87 Biblioteca d ell archiginnasio in Bologna, ms. B . 4067,
all a. 1726 ; cfr. A l b e r t o B a c c h i d e l l a L e g a , I l pittore M arco
A n to n io F r a n ce sc h in i e / opera su a in B o lo g n a , Citt di Castello,
1911, 64-5.
88 A rch. B evilacqua, 1. cit., lett. 2 aprile 1727.
89 L ib ro delle congr. 17 2 5 - 1 7 3 6 , alle date 9 febbraio, 2 e 25
marzo 1727.
90 Ivi. Queste cerim onie piuttosto rare possono svegliare an
cora qualche curiosit per la storia del costume. Il 21 marzo 1717
per la liberazione del bolognese Lazzaro Gaetano Vincenci, bimbi
vestiti da angeli procedevano a due a due, portando 1 uno le
cartelle coi nomi dei riscattati d alla compagnia e l altro le catene
dei medesimi ; 11 e del novo riscattato a Livorno uno teneva in
mano la cartella, un altro li ferri da piedi, un altro un zeppo et
altro la collana e la catena da collo, et in mezzo alli quattro
angioli v i era lui. E qualche cosa di sim ile si vide il 15

NOTE

173

agosto 1722 ; ma ceppo, catena da collo, balze da gambe, tutto


era fatto di stucco.
91

A lc u n e lettere inedite del gen erale conte L u ig i F erdinan d o

M o r s ig li a l canonico L e lio T r io n fe tti, Bologna, 1849, 23

n*

9* P ag. 234, n. 84.


98 V . qui a p. 84, cfr. pp. 81 e 83. Le catene degli altri
schiavi liberati, con la Madonna che veneravasi in S. Maria della
N eve, andarono a finire nella chiesa della Certosa; v. D escrizion e
d e l cim itero d i B o lo g n a e della cam era m ortuaria in S . Rocco per
l anno 1 8 2 1 , s. d. t., p. 7 ; G i o v a n n i Z

e c c h i,

D escrizio n e della

C ertosa d i B o lo g n a ora cim itero com unale, Bologna, 1828, p.

X L V II, n. 76 ecc.
94 L ib r o delle congr. cit., 13 nov. 1730.
95 A rch . di stato di Bologna, A ssunteria d ell istituto, Diversorum : dove nota che dal 1726 al '30 il generale diede 30 lire
annue in elemosina per gli schiavi.
96 V . qui a p. 92.

TAVOLA
D E I NOMI P R O P R I E D A L T R O

A b a f f i [A pafi] Michele,
princ. di Transilvania
66,
103
abituazione 71, 168 'c o n
suetudine 5
Acciaioli [Acciaiuoli Nico
l ], card. 131
Acmet, v. Ahm et
addirizzato 55 'in dirizzato
ag 80 e prefetto dei gian
nizzeri 5
Agmet, v. Ahmet
agucchie di legno 118 c pali
appuntiti *
Ahmet [Ahmed], pasci di
Tem esvr 15, 67, 103,
109, 169
aiduchi 12 e militi unghe
resi *
Albaregale [ Stuhlweissenburg, Szkesfehrvr]
14,
142
alcorano 22 * Corano 5
Alemagna 27, 167
Algieri 90, 91
Almissa [Om is] 17

Altemburg [Ungarisch Al
tenburg, Magyar O vr],
comit. 98, 105, 114, 143
Ancona 6
Arnoltz 68, 69, cfr. Herlnoltz
Arpas 13, 14, 143, 144
arundini palustri 168 'canne*
Asia 110
Assan 44, 89
Asvagn, Asvagnan [ Asvan y ] 13. ' 4, 99 . 100

Austria 8, 61, 64, 112, 142,


146, 170
avvocato 5 ' patrocinatore *
Azzolini [ in origine Zolini
F ran cesco], marchese
39 , 132

B ab in a creta [ Babinagreda] 119


Bacchi della Lega Alberto
172
Badael, v. Budael
Baden (principe di) Hermanno 60, 134
13

178

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Billi Agostino 48
bailaggio, bailo e ambascia
bloccata 104 c blocco, as
ta, ambasciatore e go
sedio
vernatore veneto in Co
bollo impresso nella rile
stantinopoli
gatura dei libri del Marbaiocco 34 'soldo dello stato
si gli 93
pontificio
Bologna 4, 5, 7, 19, 20, 22,
bairamo [ bayram ] , ossia
26, 28, 29, 30, 31, 35,
pasqua dei turchi 117
Baracano [Parcany] 117
45, 47, 57, 78, 79, 84,
123, 151, 163, 165, 166,
Barigella 164
Basadonna [Pietro], card. 27
173
Boneri 15
bass 31 ' pasci 5
B011visi [Francesco], card.
Bassi Giuseppe 39; Marco
170
17,
78, 79, 80, 81, 82,
Bosforo 23
123, 124, 126, 128
Bosna (fiume e regione),
Bastelli 15, 105; v. Gerillo
Bosnia 15, 16, 31, 32,
Batthyny Adamo 10, 100,
145; Cristoforo 12, 13,
35,
7 *. 72, 75, 78, 79,
82, 86, 89, 106, 108, 117,
31, 61, 62, 97, 100, 142,
119, 129, 170
145, 146, 147, 148
Bazzani Matteo 156
Bosna Serai, v. Seraglio
Beck, reggim. 21, 162
bosnacchi 71, 170, bosnesi
108 [bosnyk ] bosniaci
bei 23 f signore
Bel Poggio 39, 132
Brascoig, v. DraskoWics
Bregenz 8, 21, 46
Benedetto X I V , v. Lam
Breisach 171
bertini
brccole di legno 81, v. 128,
Bernaccowik, Bernacovitz,
'stia p p e , cfr. boi. bra
Bernacowik Filippo 72,
gia, braguel, ven. sbre76, 108, 119
ghe, sbregariole
Bevilacqua Lamberto, duca
Brod [o Brood] 45, 75
15.
Brosor Naisende Sianoza 15
Bianconi Giovanni G iu
Brot, v. Brod
seppe 51
Biasoni Pellegrino 158
brugne 170 c prugne
bieglick [beglik] 68 'd o m i
Bruzzo Giuseppe 171
nio, fisco
Buari Antonio Maria 164

155

TAVOLA
Buda [Budin, Ofen] 18, 19,
69 75,
117

130,

104,

n i,

142 , 1 5 1 ;

116,
Bu-

davr 161
B udael, Budel [ Budhel,
Bodehel, Bodohely, Pudahel ] 13, 61, 62, 100,
147

Budiani, v. Batthyny
busto 117 ebusta
C a d ic e 90
calibeati (purganti) 84 'p re
parati con calibe, ac
ciaio
camerlengo 35 ' cassiere *
Candia 67, 131
canino (appetito) 122 e da
lupo, rabbioso*
Canissa, v. Katiissa
canne 163 'arm e da fuoco*
Capoar, v. Capovar
capofoglio 65 (v. 55) 'c a
popagina
Capovar, Caposvar [Kapuvr] 61, 62, 101
Capellini G iovan n i, mu
seo zoologico 51
Caprara, reggim. 20; Ber
nardo 16, 17, 79, 82;
Francesco Carlo 31, 78;
Olimpia, v. Nani
Car Mehemet [Kar Mehmed], pasci 112; C.
Mustaf [Kar M.] 59,
104, 114, 139, 140, 169

179

Caraffa [Carlo], card. 28


Cassovia [Kassa, Kaschau]
140
Castone, v. Medici
Castraferro[Eisenstadt,KisMrton], comit. 143
Catarina [de Vigri], beata
166
cavalli di Frisia 143 't r a
vicelli con bastoni aguz
zi e punte di ferro per
trinceramenti
cav 169, 170 ' caff
cendadi 31 'zen dadi, fini
drappi di seta
cerca (fatta la) 18 'is p e
zione
Certosa 173
Cherment [Kirment] 143
Cheso, Chesso, v. Keso
chiaia 108 'ten en te*
Chinsim 141
Chio 23, 64
cibibo 170 'sibib, zibibbo
Civrani Pietro, bailo 15, 23,
3 *, 33, 34, 37, 76, 78, 83,
103, 109, 120, 123, 130
Clemente X I [Gian Fran
cesco Albani] 47
Comorra, v. Gomora
Contarini Camillo 160
contribuire 97 ' fornire
Cordato, v. Mauro C.
corpi maligni 12 ' i l con
trario di ombre, di so
spetti maligni

i8 o

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI

Drascovig, Draskovig, DraCorpus Domini (monache


skoviz [Draskowics] Ni
del) 26, 166
col 11, 14, 97, 98, 99,
Cosimo, v. Medici
142,
148
Costa Emilio 156
Dravo [Drava, Drva, Drau]
Costantinopoli 21, 22, 23,
26, 28, 29, 34, 45, 46,
75. 8, 119
Duare, v. Zadvaria
63, 70, 71, 78, 83, 86,
87, 89, 103, 106, 109,
ducati veneti 29 'monete d o
ro, del valore di circa
123,
139 161, 162, 163,
164, 165, 166
lire 7,38*
costituto 129 * atto d in
Durazzo [Durresi, Drac] 124
chiesta, interrogazioni e
Duvar, v. Zadvaria
risposte
Duvne [Duvno] 126
Buono Francesco 158
Dalmazia, 80, 82, 129, 131
Danubio [Donau, Dunaj]
30, 68, 108, 117, 141
Darda 118
Davia Giovanni Battista
e suo padre [Virginio]

44, 45
degma 63, turco : durma,
'a l t ! , 'f e r m a
Delft 22
Dell, v. Mustaf D.
deta, deto 72, 80 'd iti,-o * ;
cfr. boi. did, dida, ven.
deo
divertito 140 'd istratto5
Dolfitii Andrea seniore 83
Donado, Donato Giovanni
Battista, bailo 29; Lo
renzo, generale, 82, 129
Dorano 91
Dovaria, v. Zadvaria

0ffendi 88 ' maestro, dot


tore di legge *
Eleonora [M addalena di
Pfalz Neuburg], impera
trice 134
emiro 87 ' signore
Endese 147, 148
Ercolani [Alfonso], abate,
zio del Marsigli 3T
esagerare 86,97,98 'esporre
esclamando 82 ' rappor
tando
Esechina [di Eszk], pa
lude 75
Eszk [Esseg, Osijek] 18,
19, 117, 118, 130
F a n tu z z i Giovanni 9, 15,
51, 160, 161, 171, 172
F ava Nicol 161, 170
fave 59 'p a llin e per vota
zione

TAVOLA
Federico 15, 71, 8o, 125,
(Maulier) 32, nome finto
del Marsigli
feluca 31, 170 'n a v e leg
giera
Ferrara 131
Ferrari Filippo 43
Fiandra 140
Filch [Fillek] 140
fior di pietra cotta 20, 64,
102 'p olvere fina di p. c .
Firenze 4, 52, 54, 132
firma del Marsigli 151
Fontenelle Bernard Le Bovier 155
forzata 57 ' necessitata
Franceschini MarcAntonio

7 , 47, >72
Francia 90, 91, 98, 123, 140
Frangipani [Francesco Cri
stoforo] 138, 139
Frati Lodovico 160
fusta, - e 18, 130 ' naviglio
da remo, di basso bordo,
da corseggiare

g a b b io n i 63, 106 'ceste p e r


trinceramenti
galeotta, - e 17, 83, 130 'p ic
cola galea
Gelillo, v. Gerillo
Genova 90

181

Ghiselli Antonio Francesco,


cronista 8, a i, 22, 160,
161, 163, 166, 167, 170,
171 ; Giovanni Maria,
schiavo 23, 24, 26, 28,
29, 42, 46, 164. 165
giannizzeri 73, i n , 169 'sol
dati a piedi, pretoriani
turchi*
giaur-jachinder 168 rgl* in
fedeli sono vicini*
Giavarino, v. Gyr
Giuseppe d Asburgo 9
Gomora, Gomorra [ Kom rom , Komorn] 14,
104, 141
Gozzadini Marco Antonio
24, 35, 4 1, 165; fondo G.
160
Grandi Giacomo 20, 84, 130
Grati [Domenico], abate 163
G ratz [Graz] 143
Grimani G iovanni, bailo
43,85
Gyr 11, 14, 59, 66, 74. 99,
ioo, 102, 104, i n , 114,
115, 141, 142, 143, 144.
169
H a l a [Hall] 133
Hercolani, villa 39
Herlnoltz 110, cfr Arnoltz

G e rillo 15, 43, 85, 105,

112, 113, 114, 127


Germania 20, 28
Gerusalemme 47

Ibrahim , Ibraim, effendi


88; pasci di Buda 69,
74, 104, i n , 115, 169

182

LA SCHIAVIT PEL MARSIGLI

Imberti Martino 45
individuare 8 9 'inform are
Innocenzo X I [Benedetto
Odescalchi] 27
Innsbruck 42, 133
inspavoriti 13, cfr. boi. inspur
Inspruk, v. Innsbruck
Italia 5, 143

Linz, Lintz 84, 133


Livne [Livno] 129
Livorno 25, 172
Londra 163
Lorena (duca di) Carlo 11,
18, 59, 61, 98, 99, 102,
117,
118, 130, 133, 142,
144, 145, 146, 149, 150
Loreto (Santa Casa di) 4,

Ja v arin o , v. Gyr
jenizzeri, v. giannizzeri

84, 132
Lovarini Emilio 160
Luigi X I V 44, 91, 140

K a le m b e r g [K ahlenberg]
112
kam 59,118 [cane] 'signore
Kanissa [Kanizsa, Kanitza] 97, 142
Karlowitz 45
Keso [KessoJ 11, 12, 143
Kiuperli [Ahmed Fazil Kpriilii 67
L a i t a [Leitha], fiume 169
Lambertini Prospero [Be
nedetto X IV ] 5 sg., 22,

37, 48, 155, 162


Leopoldo I d Asburgo, im
peratore 9, 59, 84, 130,
135, ecc.
Leopoldstat, Leopolstat [Liptvr, Leopoldstadt]
104, 141
Lesina 16
Linguadoca 89

IVIacarsca, Magarsca Magasca [Makarska] 15, 16,


78, 79, 80, 81, 123, 124,
128
Maddalena (chiesa della) 49
Magarsca, v. Macarsca
maneggiandomi 83 ' moven
domi liberam ente
Maometto [Mehmed] iv 59
m appe: I. dell isola del
Rabau 94-95, 171; II.
della regione di Rama

43, 134 5 , 171


Marchi (casa del) 18; Car-

lo 43
Marescotti Riniero 31
Marsigli, Marsili, Marsilii,
Marsilli Agostino 22,163 ;
Antonio Felice 31, 46;
[Carlo Francesco] 26,
158, 161, 163, 166, 170;
Filippo 20, 33, 44
Marsiglia, 44, 89, 90

TAVOLA

M artinsberg [Mrtonhegy]

Marzal [Marczal] 13
Maulier, v. Federico
Mauro Cordato [Alessandro
Scarlatti Maurocordato]
70
M edici (de) Castone [Gio
vanni Gastone], Cosmo
[Cosimo Ili], Ferdinan
do 132
Mehemet, v. Car M.
mentre c inquantoch *
Milano 8
Mitelli Gioseffo Maria, d i
segnatore 160
Monari Romeo 155
Monpelieri [M on tp ellier]
163
Montmor 44
Moravia [Mhren, Morava]
104,
142
morlacchi, - cco 16, 17, 80,
81, 86, 124, 126, 128, 129,
131 c slavi della monta
gna, slavi rustici in D al
mazia *
Morosini [Francesco] 67
motta 62 'em inenza di ter
reno 5
Mousselon 44
Mozzati, Mozzato Antonio
15, <7 , 78, 79 . 82, 123,
124,
126, 128, 129
Mustaf Dell, bei di Scio 23

N a d a s ti, v, Ndasdy
Ndasdy Francesco [ iv,
la cui sorella Elisabetta
Cristina spos Niklas
Draskowics] 98,138, 139,
149; Stefano n
Naihesel, v. Neiihausel
Naiasiller, v. Naisidler
Naiassel, v. Neiihausel
Naisende, v. Brosor
Naisidler [Neusiedler See,
Neusiedl, Nezsider, Fert Tava], lago 63, 65,
167, 168
Nani Caprara Olimpia 28
Neisiden, v. Neisidler
Neiihausel [Neuhaiisel, rsekujvr, Nove Zam ky]

59, 98, 142


O la n d a 162
Oltenberg, v. Ungaris O.
Om er spai, spei, spelli 15,
43, 85, 87, 106, 108,
112, 116, 120, 123, 124,
125, 129
Osek, v. Eszk
Ottoboni [Pietro Vito, A les
sandro V ili] , card. 27
ozaff I2i, 170 'bevanda di
frutta cotte5
P a la tin o 139 ' principe
d Ungheria
Papa [Papa] 11, 61, 100

184

LA SCHIAVIT DEL RIARSIGLI

paragone (bello a) 15
Parigi 78, 163
partite 13, 150 's ch ie re
pass ' pasci
Passau 31
Pedretti Agostino Ignazio
156, 160
peotta 17, 79 'b arca di me
diocre grandezza*
peri 170 'p e r e
persiche 121 'p e s c h e 9
Perugia 46
Petervaradino [Petrovarin,
Peterwardein, Ptervrad] 44
pezze 67, 72, 89 'r e a li
pilo 112 eriso asciutto con
pezzi di montone
pilato (frumento) 109 ' bril
lato
Poggi, palazzo 4
polizza 34, 38 ' biglietto
d invito 9
Polonia (re di) [Giovanni Sobieski] i n , 129; regina,
moglie del Duca di L o
rena [Eleonora d A u
stria, vedova di re Mi
chele W isniow iecki] 133;
figlio del re, [Giacomo]
82, 86
Ponsartren, v. Pontchartrain
Pontchartrain [Louis Phlypeaux] 44, 91
ponticello volante 168 e zat
tera 5

portatura 33 ' portamento


Possega [PozsegaJ 75
Possonia [P ozson y, Pressburg, Bratislava] r4i,
142, 146
prefate 31 predette
presentanea 157 'sem pre
presente
Principe (mare del) 17 *m.
della dom inante ?
Priuli, conte 129
Provenza 67, 89
Puglia 23
C^uincy [Charles Herbert]
36, 155, 162, 171
R a a b [Rba, Arrabo] 11,
3, 31 59, 60, 61, 66,
74, 97, 98, 99, I02, io 4,
115, 116, 141, 142, 157,
169, 170, 171
Rab, v. Raab
Rabachos, Rabao, isola 11,
12, 14, 60, 61, 99, 100,
143, 167, 171
Rabatta [Rodolfo], genera
le 98
Rabau, v. Rabachos
Rabdniz, Rabniz, Rabniza
[R abnitz, Repcze] 65,
74, 104, 115, 168
Radobilia [Radobiglia] 16
Rama, Ramma 43, 76, 77,
84, 85, 120
Ramniz, v. Rabdniz

TAVOLA
rancinate (le gambe) 65,
cfr. rannicchiate, ritirate
168; cfr. boi. arancinar,
ven. ranzignar, D a n t e ,
/w/., x v i, 136: da pie
si rattrappa
Ranucci, Ranuzzi [Angelo
Maria], nunzio pontificio
78, 123
rasciani, raziani 75, 109
' soldatesche di serbi
emigrati *
reali 29, 71, 76, 87, 89
'moneta spicciola di Spa
gna, ventesima parte del
la piastra
Reno [Rhein] 139, 140
Rheba, v. Rabachos
riferto 132 'confidato, ri
ferito *
Riva (zoppo di casa) 67
rocca 85 ' roccia
Rocchi Francesco 51, 52
Roma 6, 27, 30, 46, 162, 167
ruspi (zecchini) 31 'ru vid i,
fior di conio*

San Gottardo [Sankt Gotthard, Szent G.] 143


San Mamolo, via 166
San Marco(campanile di)83
San Rocco, chiesa 173
Santa Maria [Puerto de S.
Maria nella Bahia de
Cadiz] 90
Sarvar [Srvr] 13, 143
Savo [Sava, Sau] 75, 119
Savoia (cavaliere di) [Lu
dovico] 60 ; principe E u
genio 60
sbari,-062, 101, 117 'spari*
scala 82 ' scalo
scarlatto 31 'panno tinto in
rosso 9
schiavine 77 'cop erte
Schiavonia 75, 119
Schotten (porta del) 69,
105,
168
Schutt[Schfitt], isola 141,142
sciabla 22, 64, 65, 73, 170
'sciabola*
Scio, v. Cliio
Sdrino [Pietro Zrinyi] 138,

S a b a ti 125, 126, 127


sabla, v. sciabla
Salaroli Carlo 48
saldau - sai 168
Salm [Leopoldo Filippo],
principe 9
San Beld [Sankt Plten] 112
San Donato (strada di) 49
San Gherardo 117

Sebenico 87
sedia volante 98 'biroccino*
Segna [Sing, Sinj] 90
sentinelle morte 69, 107 's .
nascoste nei posti avan
zati pi pericolosi*
Seraglio, Serraglio [Serajevo] 72, 76, 78, 82, 108,
119, 129

139

LA SCHIAVIT DEL MARSIGLI


Servia 170
Sette Torri [Heptapurgon,
Ysi-koul], carcere 70
Sianoza, v. Brcsor
sigillo del Marsigli 134
Skerino, v. Sdrino
Slesia [Schlesien] 142
soggezione 34 eaggravio
Sopronia, - io [Soprony, Oedenburg] 103, 143
Soranzo Lorenzo, bailo 45,
130
Soten, Sotten, v. Schotten
Spagna (re di) [Carlo II] 104
spai [spahi] 15, 16 'soldato
a cavallo 9
Spalato, Spalatro 15, 29, 31,
76,77,78.79,82,87,

123, 124, 170


spei, spelli, v. spai
Spinola Gaetano 41
spranata 107 'sp ian ata
Starnarmi Giuseppe 158
Stiria [Steiermark] 142
Strigonia [G ra n , Esztergom ] 98, 116
struito 115 'istru tto 5
Studenza [Studence] 126,
128
sultanino 67 'm oneta d oro
turchesca9
tartari, come passano i
fiumi 55, 65-66, 167-8
Tassi, Tassis, barone 129,
163

tefterdar 103 'ufficiale del


l erario, questore, teso
riere dell im pero
T ekeli, T ekli, v. Thkly
Tem esvar, Tem eswar, Temisvar, Tem iswar [T e
meswar, Tem esvar, T i
misoara] 15, 30, 103,
109, 169
T hkly [Emerico] 11, 12,
14, 59, 61, 62, 99, 139,
140; il padre [Stefano]

138
timarro 87, 88, 89 'b en e
ficio militare, specie di
feu do9
Tintibal, Tipental [Diepenthal], reggini. 60, 98
T r a n s ilv a n ia [Siebenbr
ger, Erdely Oyzag] 66,
67,

103, 138, 139

Trasburg [Strassburg] 60
trasversali 29, 53 'stra or
dinarie, eccezionali*
T renchin [T rencsen, T rencszyn, Trentschin], forte
141
Trionfetti Lelio 173
Turchia 30, 68, 82, 125, 161
U n g a r i d oro 104 'm o n e
ta simile allo zecchino*
Ungaria, v. Ungheria
Ungaris Oltenberg, Ungaris Oltenburg, v. Altem burg

187

TAVOLA
Ungheria 4, 15, 45, 6o, 61,
104, 23. *38, 140

V ag, Vagh

[Vg, Vh,
W aag] 141, 142
Vaneich Giusto, V an ik Gio
vanni 66, 123
Venerabile 77 e il S S. S a
cramento dell altare
Venezia 15, 18, 19, 20, 25,
26, 29, 35 , 71, 72, 76,
78, 83, 103, 109, 117,
118, 122, 123, 124, 129,
130, 161, 163, 164, 166,
170
Veress Andrea 3, 155, 160,
161
Vesprino [Veszprm] 12, 74
Vienna 14, 18, 21, 30, 31,
34, 58, 61, 66, 67, 68,
72, 73, 74, 78, 84, 86,

88,
99, 104, 105, 109,
i n , 118, 119, 133, 142,
151, 162, 168, 169, 170
Vincenzi Lazzaro Gaetano
172

125,
126, 127, 128, 131
zamberlucco di panno 82
'v este lunga e larga, con
maniche e cappuccio
Zamboni (via) 4
Zanotti Francesco Maria
3, 32, 170; Giampietro

155, 171

Zara 82, 129


Zecchi Giovanni 173
ziametto 89 e feudo e ren
dita militare
zucco di cappello 64 'c o
cuzzolo

INDICE

r e f a z i o n e .........................................................................

Pag.

(Pregi del R a g g u a g l i o del M arsigli 3; suo


culto della V e rgin e e la cappella dedicatale 4.
A m icizia, lodi e aiuti di monsignor Lam ber
tini 5. L A u t o b i o g r a f i a e il M e m o r i a l e
al principe G iuseppe 8. Documenti della vigilia
della cattura 10, lettere al duca di Lorena 12.
Carta d obbligazione coi fratelli bosniaci e let
tere di Antonio Mozzato 15. L a prima lettera
del M arsigli al duca di Lorena, dopo la libera
zione 18. Suo stato di salute 19; una turpe
m alignazione 21 ; le calunnie di apostasia 22.
L o schiavo G hiselli al bailaggio veneto 23 ; in
teressam ento del M arsigli presso l arciconfraternita d el Riscatto 24. Tentativo diplomatico
del M. e ciarle che se ne fanno 27. Ghiselli
liberato e M arsigli disperso 29. Notizie della
sua prigionia 31; Civrani e i fratelli Marsigli 33;
esposizione del Santissimo 34. Ritorno; visite
a casa M arsigli 35 ; festa all arciconfraternita 39. L incontro coi fratelli bosniaci 43 e col
gigante A ssan 44. R icerche di schiavi da libe
ra re 45; memoriale e convenzioni per la cap
pella d ell istituto 46. L e catene del Marsigli 50.
Dopo morto 56)
R

a g g u a g l io

Estratto
M

dall

e m o r ia l e

55

a u t o b io g r a f ia

95

135

della

al

sc h ia v it

prin cipe

iu se ppe .

INDICE

Note

alla

p r e f a z io n e

........................................ Pag.

153

(Convenzioni prem esse al R agguaglio pp. 156-60,


n. 11. Sevizie e turpitudini turche 161-2, nn. 2830. Calunnie di apostasia 162-3, nn. 31-2. L et
tere del M arsigli all arciconfraternita 163-7,
nn. 35-6, 41. Il padre del M arsigli mercante
d acquavita e tabacco 166, n. 38. Come i tar
tari passano i fiumi 167-8, n. 54; la fuga da
Vienna 168-9; M arsigli alla torrefazione e me
scita del caff 169-70 ; la bevanda ozaff 170. Ca
tene e insegne di sch iavi redenti 172-3, nn. 90
e

93)

avola

dei

nomi

!. S. A.
V E Ni E 2 1 A

propri

d a l t r o

B IB L IO T E C A
9 0 ')
t. t '

175