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Il risveglio del Conte.

Richard von Coudenhove Kalergi.

I.
Nellincontenibile bulimia intellettuale indotta dal web, giustamente non ci si fa mancare nulla.
Cos mera venuta da tempo la curiosit di veder qualcosa su di un certo Conte Richard Nikolaus
von Coudenhove-Kalergi, esponente, come il nome dice, della pi titolata nobilt europea (la
casata Kalergi o Calergi quella del palazzo sul Canal Grande in cui mor Richard Wagner) e, per
parte della madre giapponese, addirittura di unantica famiglia di samurai.
Ufficialmente la sua eredit spirituale legata allideale dellEuropa unita, avendo contribuito da
protagonista allelaborazione teorica ed alle mediazioni diplomatiche da cui, nel secondo
dopoguerra, nata lattuale UE, di cui fra laltro propose come inno ufficiale lAn die Freude di
Schiller e Beethoven. Esistono anche un premio ed una medaglia intitolati al suo nome e destinati
ad uomini politici illustrati da meriti comunitari.
In realt per, pi che da queste polverose benemerenze europeiste, la sua presenza sul web stata
sempre pi incrementata negli ultimi tempi dalla fama di essere stato gi negli anni 20, il teorico
di un arcano complotto - il cosiddetto Piano Kalergi avente ancora come scopo lunificazione e
la pacificazione dellEuropa, ma da attuarsi e qui sta il punto con mezzi del tutto particolari.
Dalla letteratura secondaria, diciamo cos, da cui avevo appreso per la prima volta lesistenza
dellinquietante Conte, tale piano veniva esposto in termini piuttosto vaghi ma certo non privi
dun aggancio allattualit. Si sarebbe trattato - per riassumere in due parole quel che ne avevo

capito - di una sorta di estremo rimedio al carattere indocile dei popoli europei. Lungo tutta la loro
storia essi hanno infatti manifestato un tratto reattivo e aggressivo che li ha portati a continue
guerre intestine e in seguito anche imperialiste. Guerre che, con lo sviluppo della tecnologia, sono
arrivate a trascinare lintero pianeta in due grandi conflitti mondiali.
Alla fine dunque la spazientita lite internazionale - i poteri forti planetari - avrebbe deciso di
depotenziare e devirilizzare una volta e per tutte linquieto continente. E per ottener ci con
sicurezza di risultato, lunica terapia ritenuta efficace sarebbe stata quella di rimpiazzare
progressivamente la stirpe europea con una nuova razza creata dal meticciamento con milioni di
migranti provenienti da paesi dellAfrica e del Medio Oriente asiatico. Son vicende che sarebbero
maturate soprattutto dopo la seconda guerra mondiale e implementate via via sino ad oggi, ma a
teorizzare per primo tale strategia eurocda, gi allindomani della Prima guerra mondiale,
sarebbe stato appunto il Conte Coudenhove-Kalergi con lauspicio esplicito di una
nuova eurasisch-negroide Zukunftsrasse, la futura razza euro-asiatico-negroide, che si sarebbe
presentata allapprezzamento antropologico non troppo dissimile dallantico popolo dei fellah
egizi, uerlich der altgyptischen [Rasse] hnlich. A governare questi post-europei, finalmente
inoffensivi e politicamente inerti, sarebbe rimasta una lite in cui, sempre nella profezia attribuita a
Kalergi, la componente ebraica avrebbe avuto il ruolo preponderante.
Ora, una simile sceneggiatura - basata per lo pi, come si addice ad ogni piano occulto, su relata
refero - appariva immediatamente come quella di un qualsiasi B-movie del filone cospirazionistico
cos frequentato da certa cultura dellestrema destra antisemita. Non a caso lunica opera a stampa
di una certa ampiezza che a mia conoscenza lavesse esplicitamente preso a tema, ed alla quale
anzi si deve probabilmente il nuovo smalto del nome di Kalergi, era un apparentemente corposo
libro dellaustriaco Gerd Honsik, Adios, Europa. El Plan Kalergi, pubblicato nel 2005 (1). Honsik
sera gi fatto notare negli anni 90 quale sostenitore di tesi negazioniste sullolocausto,
procurandosi cos, nemmeno a dirlo, una serie di processi penali che lhanno portato alla latitanza
in Spagna da dove stato poi ricondotto in patria da un paio di manette.
Insomma tuttaltro che un auteur de chevet, tanto pi che il suo saggio, disponibile in rete
nelledizione originale spagnola, ha anchesso tutte le caratteristiche del libello propagandistico
messo su a forza di espedienti: indice chilometrico con decine di capitoli e paragrafi lunghi poi in
media qualche riga; caratteri tipografici grandi e ampi spazi bianchi; numerose illustrazioni non
proprio indispensabili; e perfino le chiose esplicative di un certo Prof. Guido Raimund, che per
sembrerebbe essere non altri che lo stesso Honsik il quale, amante dei misteri qual, si cela sotto
pseudonimo in un suo stesso libro, per poter ripetere due volte i medesimi concetti. In uno di
questi commenti si legge dunque che Kalergi quiere una clase de seres inferiores: Por medio del cruce
racial, el padrino de la UE espera crear un ser humano sin voluntad ni carcter. De esta manera, un moderno
Doktor Frankenstein es libre de dirigir Occidente. Como puede observarse, se ocultan seres viles, racistas y
genocidas detrs del antirracismo europeo. (p. 15)
Un altro testo di qualche ampiezza, e probabilmente precedente (il testo senza data; Google libri
riporta il 1984) quello di un ancor meno noto Wolfgang Seeger, intitolato icasticamente Il declino
dei popoli dEuropa verso un meticciato euro-asiatico-negroide. Tutela etnica per il popolo ebraico, in cui
gi compare laccenno esplicito al Paneuropa-Plan von Coudenhove-Kalergi. (2)
Autori come Honsik o Seeger, come tanti altri dello stesso orientamento, rimangono in genere
confinati allinterno di un circuito comprensibilmente ristretto. Si pu dire tuttavia che mentre nei
suoi testi negazionisti Honsik aveva rivangato un terreno in cui, come che stiano le cose nei
dettagli, il giudizio storico e morale oramai archiviato e ben poco costrutto ci sar mai a
polemizzare ancora sul libretto di istruzioni del Ziklon B - rispolverando il logo del Piano
Kalergi, ha invece in qualche modo colto nel segno. Il fenomeno migratorio dal Terzo mondo in
Europa, come che lo si voglia giudicare, ha tutte le potenzialit per rimodellare in profondit gli

assetti sociali e culturali del nostro continente, con effetti a lungo termine non privi di aspetti,
diciamo cos, poco chiari. Il tag di Honsik ha finito dunque per guadagnare una sua certa
popolarit in rete, come si pu facilmente constatare, anche al di fuori del circuito dei siti di
estrema destra. Daltra parte idee assai simili - si pensi al concetto di Eurabia elaborato dalla Bat
Ye'or e ripreso dalla Fallaci o a quello del cosiddetto Grand Remplacement teorizzato in Francia da
Renaud Camus - continuano a riproporsi anche prescindendo del tutto dal nome di Kalergi. Non
un caso che ad apertura del suo saggio, Honsik ammonisca significativamente che chi vuol
conoscere la natura del Piano lo podr leer en este libro, oppure, simplemente siga mirando per la
ventana. (p. 3).
Non a dire che, con tali premesse, i pochi commenti alle tesi di Honsik che mi capitato di
incontrare da parte dellideologia del politicamente-corretto, non fossero tutti improntati alla
consueta irridente sufficienza e spazientito disprezzo che usualmente essa riserva a chiunque non
ami la musica corale: il piano Kalergi uninvenzione (ma i suoi libri li hanno letti?), il Conte aveva
per parte sua tuttaltre idee (gi, ma quali?) e comunque dimostrare un qualsivoglia interesse alla
questione gi basta per dichiararsi neonazisti (amen).
Per quanto riguarda me, ad incuriosirmi era il fatto che, contrariamente ad altri miti complottistici
effettivamente uggiosi e inconsistenti orditi per lo pi da poteri e da gruppi occultatisi in
maniera talmente efficace da conseguire linesistenza - questa volta cera almeno il riferimento al
nome di un intellettuale e politico oramai dimenticato, ma a suo tempo stimato ed influente (il cui
primo nome era Coudenhove, cui qui preferiamo quello di Kalergi per adeguarci alluso della
pubblicistica che esaminiamo), e soprattutto ad una sua opera ben precisa, un saggio del 1925,
intitolato ermeticamente Praktischer Idealismus, attorno al quale in rete savvolgono volute sulfuree,
bisogna ammetterlo, estremamente intriganti. In un sito europeista destrema destra giusto per
fare una citazione fra le tante possibili - sapprendeva per esempio che il mondo economico e politico
internazionale nasconde uno scabroso retroscena, all'insaputa di tutti. Una questione scottante da trattare
con le pinze e con il tatto dovuto, che ha da poco provocato l'arresto e la detenzione di Gerd Honsik, storico e
poeta austriaco, colpevole di aver reso nota la vicenda attraverso le sue pubblicazioni. Questa storia legata
ad un oscuro personaggio e ad un nome, completamente sconosciuto all'opinione pubblica ma di grande
importanza per le caste privilegiate di questa societ. Questo nome, non dimenticatelo, Richard
Coudenhove Kalergi. (...) non c' traccia dell'opera principale di Kalergi, che denota a pieno la personalit del
politico e che pu essere considerata il suo testamento filosofico. Questo libro, titolato Praktischer
Idealismus tuttora censurato in Germania e non risulta acquistabile e disponibile in nessuna libreria, n
nuovo, n usato. Strano davvero! La rivista tedesca ''Unabhngige Nachrichten'', intorno ai primi anni
Novanta, ha annunciato la pubblicazione di una sintesi del libro, facendo infuriare le autorit che hanno
immediatamente proceduto alla confisca dell'unica copia stampata dall'editore. (3)
Oltre a queste singolari circostanze che penso gi bastino ad assolvere la mia curiosit - vera,
come s accennato, il legame con fenomeni di indiscutibile attualit nei quali personalmente non
ho mai trovato spunti di ironia, e che anzi mi sembrano degni di unattenzione ben diversamente
grave. E quindi, avendo certo una sana diffidenza per i poteri forti dei grandi vecchi, ma
tantomeno fidandomi dellarrogante saccenza dei born learned della sinistra culturale ho voluto
documentarmi di persona sul reale pensiero di Kalergi (in particolare quello dei primi anni 20). E
poich al genio del web ormai pare non si debba far altro che digitare un proprio desiderio per
vederlo realizzato, ho cercato e trovato lo scritto del 1925, la cui originale edizione tedesca (per
quanto se ne dica) liberamente disponibile sulla rete. E incoraggiato dal fatto che per lo meno non
era, come si poteva temere, in caratteri gotici, ho intrapreso una lenta ma integrale lettura,
mettendomi faticosamente di pagina in pagina sulle tracce dellamaquinacin kalergica.

Praktischer Idealismus.
Sulle prime, in verit, quello in cui mi inoltravo non m sembrato altro che un tipico prodotto
della pubblicistica del suo tempo; uno delle migliaia e migliaia di saggi, opuscoli e libelli che nel
primo dopoguerra tentarono in qualche modo di schiarire la mente ad unEuropa ancora del tutto
inebetita dalla carneficina che sera autoinflitta, senza a quel punto aver pi alcuna idea chiara del
perch. N le prime pagine si fanno particolarmente ricordare per novit di pensiero, cosa con cui
oltretutto mi davo conto della scarsa fama del testo kalergiano. Cos si va dallesortazione a
bilanciare e superare il Pessimismus der Erkenntnis con lOptimismus des Wollens (p. VI)
decisamente un classico di quellepoca alla non pi originale idea di sostituire la PseudoAristokratie des Namens und des Goldes con una neue Aristokratie des Geistes (p. IV).
La situazione non parsa migliorare quando Kalergi ha intonato il solito lamento sul
moderno Unbehagen in der Kultur, cio sul disagio della civilt e le sue cause: La costrizione
sociale raggiunge il suo apice nella moderna metropoli, perch qui la moltitudine e la sovrappopolazione sono
maggiori. Infatti gli individui non solo vivono luno accanto allaltro, ma sovrapposti luno sullaltro, murati
in blocchi in pietra artificiale (fabbricati); costantemente guardati e controllati con sospetto dalle istituzioni
della societ, essi sono costretti a sottostare ad una quantit di leggi e regolamenti che non hanno richiesto; e
se ad essi vengono meno, vengono rinchiusi dai loro simili per anni (detenzione) o anche uccisi (pena di
morte). (p. 64-5. Traduzioni mie)
Altro locus classicus sin dai tempi di Montesquieu, e che Kalergi ripropone senza particolari
aggiornamenti, quello del particolare fardello delluomo nordico costituito dal rapporto
conflittuale con la natura, a causa di un clima rigido e ostile, verso il quale il Conte sembra quasi
avere una ruggine personale: Loppressione climatica la pi condizionante nei paesi civili del Nord.
Qui ad un terreno non riscaldato dal sole, durante i brevi mesi estivi, luomo deve strappare cibo per tutto
l'anno e nello stesso tempo procurarsi protezione dal freddo invernale con gli abiti, le abitazioni e il
riscaldamento. (p. 65)
LEuropa del nord dunque infelice da entrambe i punti di vista: Luomo europeo luomo meno
libero, schiavo a un tempo della societ e della natura. La societ e la natura si scambiano la propria vittima:
l'uomo che fugge dalla citt nella solitudine per sfuggire al caos della societ, si vede minacciato dal clima
implacabile, dalla fame e dal gelo. L'uomo che fugge dalla violenza della natura nella citt e l cerca
protezione fra i suoi simili, - si sente minacciato dalla societ oppressiva che lo schiaccia e lo sfrutta. (p. 65)
Tutte queste idee si davano in un vorticare di Kulturen, Zivilizationen, Rassen, Typen, Art,
Temperaturen, Komplexe, nordische Mensch emittellndische Geist anchessi vecchia fissazione a met
fra il tardo positivista e il neo-romantico e che gi anni prima avevano fatto sbottare al Croce che
sarebbe tempo di finirla con gli spiriti germanici e latini, che si prestano a ogni sorta di gioco. (4) Non
solo, ma in certi passi questi giochi concettuali eran declinati anche con quelle suggestioni
irrazionalistiche e simbolistiche tuttaltro che daiuto per il lettore a fissare bene le idee - che
ricordano i grandi storici dellarte di scuola viennese (per esempio si pensi, per certa fissazione
metereopatica, al Worringer di Einfhlung und Abstraktion) o certi testi di Klages o di Jung: La
vita condizionata da due fattori fondamentali: larmonia e lenergia; tutti gli altri ne derivano. La
grandezza e la bellezza dellAsia si fondano sullarmonia. La grandezza e la bellezza dellEuropa si fondano
sullenergia. LAsia vive nello spazio: il suo spirito contemplativo, introverso, silenzioso e chiuso; essa
femminile, vegetale, statica, apollinea, classica, idilliaca. LEuropa vive nel tempo: il suo spirito attivo,
estrovertito, agitato e finalizzato; essa maschile, animale, dinamica, dionisiaca, romantica, eroica. Simbolo
dellAsia il mare che tutto abbraccia, il cerchio. - Simbolo dell'Europa la corrente impetuosa, la linea retta.
Qui si rivela il senso pi profondo dei simboli cosmici di Alfa e Omega. Nel linguaggio dei segni, ci fa
penetrare in quella mistica e sempre presente polarit di forza e forma, tempo e spazio, uomo e cosmo, che

dietro l'anima dell'Europa e dell'Asia: il grande Omega, il cerchio, l'ampia porta aperta sul cosmo - il
simbolo della divina armonia asiatica; il grande Alpha, un angolo acuto rivolto verso l'alto, che trapassa
l'Omega - un simbolo dellintraprendenza umana e del funzionalismo europeo, che sallontana delleterna
calma dell'Asia. A e sono anche in senso freudiano simboli inconfondibili di sesso maschile e femminile:
l'unione di queste figure la procreazione e la vita e rivelano l'eterno dualismo del mondo. Lo stesso
simbolismo probabilmente anche nei numeri 1 e 0: Uno finito come una protesta contro lo Zero infinito. - S
contro No. (p. 76)
Mentre mi dilettavo con questa sorta di cose, non smettevo ovviamente di stare in guardia per
vedere in che modo nella selva consonantica del tedesco di Kalergi, si sarebbero finalmente
profilate le spine appuntite del famigerato piano. E considerando il carattere piuttosto inoffensivo
del testo che avevo dinanzi, mi chiedevo in che panni mai si sarebbe presentato qualcosa di cos
scioccante come lintento eurocda. Mi pareva alquanto strano che in un contesto di quella
natura potesse esser formulato in modo esplicito, n sinceramente i tedeschi del primo dopoguerra
mi sarebbero sembrati linterlocutore adatto a cui, dopo latroce trauma della sconfitta, proporre
anche il suicidio tramite meticciamento. Solo qualche anno prima, nel 1920, la presenza di alcuni
soldati senegalesi dellesercito francese di pattuglia nei pressi della Casa di Goethe e
dellUniversit di Francoforte aveva suscitato uninsurrezione di sdegno nazionale, con formali
proteste del Presidente Ebert e del Cancelliere Mller. Questo per tacere del fatto che loperazione
sarebbe stata affidata giusto per non far mancare nulla - alla volonterosa cura delllite ebraica, a
cui molti allora imputavano il mitico Dolchstoss, la pugnalata alle spalle che aveva portato nel 1918
al crollo del fronte interno.
Ma forse mi dicevo Kalergi seguace di quella doppiezza di cui si dice Leo Strauss sia stato
poi il maggior campione, e dunque la sua grande Maquinacin si presenter in forme dissimulate e
mimetizzate, magari proponendo la futura Zukunftsrasse non brutalmente come la volont di
lobotomizzare lEuropa perch il sangue semita trionfi sugli odiati gentili, ma come una narcosi
tutto sommato accettabile, preferibile in ogni caso alle sofferenze che leroismo faustiano pretende.
Magari, vista la fissazione per il clima di Kalergi, si presenter come un vagheggiamento della
pacifica vita del fellah nellassolata valle nilotica prodiga di latte e di miele, rispetto al triste destino
delluomo nordico sbattuto senza requie come lOlandese volante negli Stahlgewittern, cupamente
descritti da Ernst Jnger solo un paio danni prima.
Daltra parte non troppo diverse nella sostanza, pur se ovviamente contrapposte
nellapprezzamento, mi sembravano certe letture del pensiero di Kalergi nello specchio
dellantitetica ideologia di sinistra. Il filosofo Thorsten Botz-Bornstein, per esempio, vi ritrovava
lauspicio di una grande fusione dellEuropa con il continente africano, una sorta di Eurafrica dello
spirito - a prima vista patria delezione degli afroeuropei prossimi venturi di cui ha parlato, sia
pure facendo grazia al nostro Conte, un altro matre penser come Umberto Eco. Anche in un sito
giornalistico improntato alluniversalismo pi inappuntabile avevo appreso che quello di Kalergi
in realt nullaltro era che il sogno di una umanit che al termine del completo rimescolamento si sarebbe
ritrovata, etc. etc. (5)
Che fossero davvero queste le giuste chiavi per accedere al suo pensiero? Di pagina in pagina i
dubbi crescevano. Vediamo alcuni punti.

Il ruolo della tecnologia.


La parte centrale del testo di Kalergi dedicato al tema della tecnologia, anchesso assai dibattuto
nel primo dopoguerra, tanto da dar luogo in Germania ad uno degli innumerevoli Streite di cui s
nutrita quella cultura, lo Streit um die Technik, appunto. E una questione che rientra nella pi

generale riflessione sulla modernit degli ultimi due secoli almeno da Rousseau in poi, e dunque i
termini non se ne riassumono certo in qualche battuta. Diciamo per che levocazione e il controllo
delle forze nascoste della natura attraverso la tecnologia precipua hybris dei popoli europei
appare effettivamente alla radice della loro instabilit politica ed alla loro attitudine aggressiva ed
espansiva. La tecnologia incarna infatti quella tendenza alla dismisura che rappresenta lessenza
del cosiddetto faustischen Geist della nostra civilt: leuropeo per definizione luomo che non si
rassegna alla sua condizione e che per migliorarla disposto a qualunque patto. La tecnologia
tuttavia ha un carattere intrinsecamente mefistofelico perch nellappagare i desideri delluomo
suo padrone, finisce inevitabilmente per andar oltre lordine del mondo e scuoterne gli equilibri.
Concede i suoi beni e mette a servizio la sua forza, ma solo al prezzo di una progressiva perdizione
e di una finale catastrofe. Daltra parte in quegli anni il rapporto fra la tecnologia e il flagello della
guerra era divenuto chiarissimo; la prima guerra mondiale era stato il primo esempio su larga
scala della cosiddetta Materialschlacht , la guerra di materiali basata sullindustria pesante, e la
totale indifferenza che essa aveva mostrato per vita e la dignit umane sembravano proprio essere
il conto che il mostro della tecnologia, ribellatosi al suo incauto evocatore, aveva presentato.
LEuropa - scriveva anche Kalergi - scientemente si proietta dal presente verso il futuro; in uno stato
di perpetua emancipazione, riforma, rivoluzione; sempre in cerca del nuovo, scettica, empia, in lotta contro
abitudini e tradizioni. Nella mitologia ebraica lo spirito europeo personificato da Lucifero in quella greca
da Prometeo: il portatore di luce, che reca la scintilla divina sulla terra, ma che si ribella contro l'Armonia
asiatico-celeste ed il divino ordine del mondo; esso il principe di questa terra, il padre della battaglia, della
tecnologia, dellilluminismo e del progresso, la guida dellumanit nella sua lotta contro la natura. (p. 83).
In verit nella Germania degli anni 20, come in molti degli altri maggiori paesi europei, il clima
politico che and prevalendo fu poi tuttaltro che quello dun antimodernismo nostalgico. Il modo
in cui le lites politiche europee riuscirono a gestire i nuovi assetti politici - la cosa risaputa - fu
cos illuminato e magnanime da lasciare un continente ad un tempo del tutto esausto dalla guerra,
ma anche pieno di retropensieri di rivincita e di rivalsa, proiettati tutti verso una nuova inevitabile
sfida militare. Cos soprattutto in Germania fin per prevalere quello che lo storico Jeffrey Herf ha
definito reactionary Modernism, cio una valutazione positiva dellindustrializzazione e della
tecnologia - indispensabili a qualsivoglia politica di potenza - da parte di molte componenti della
stessa cultura di destra, cio di quellorientamento ideologico che tradizionalmente era stato pi
critico verso la modernit.
Anche una buona parte della sinistra si attest peraltro su posizioni non troppo diverse: la sua
inesauribile vena mitopoietica non aveva infatti alcuna difficolt ad immaginare tanto il
superamento dellodiata modernit capitalista responsabile di quel degrado esistenziale di cui il
Lukcs diStoria e coscienza di classe aveva fatto cos efficace pittura quanto nel contempo il ricorso
allelektrifikacija pi frenetica per edificare un socialismo, sul modello bolscevico, fatto anchesso di
industrializzazione pesante ed inurbamento di massa. Edificazione, beninteso, di cui uno dei
passaggi cruciali sarebbe certo stata una resa dei conti militare con il blocco dei vecchi stati
borghesi.
In questo buio scenario di unEuropa sempre pi divisa e sempre pi in preda alla propria
irrequietezza caratteriale, non manc tuttavia una robusta corrente pacifista, cui Kalergi
appartenne con convinzione, determinata ad un radicale cambio di mentalit ed allabbandono
della guerra come strumento che la tecnologia rendeva ormai inservibile: la guerra si legge
in Praktischer Idealismus - ovunque trattata da trionfatrice, impone la politica europea e si prepara a calare
di nuovo sui popoli europei per annientarli definitivamente. Di fatto non pu esservi dubbio che a causa dei
progressi della tecnologia bellica, in particolare delle armi chimiche e dellaviazione, la prossima guerra
europea non lascer questo continente pi debole, ma lo schianter definitivamente. (p. 155)
Da simili premesse, dunque, si sarebbe potuto pensare ad un Kalergi esplicitamente attestato su
posizioni antimoderniste: lo ewig Frieden, la pace perpetua, un bene talmente desiderabile che per

esso si possono sacrificare non solo la bugiarda gloria della guerra, ma anche la stessa moderna
tecnologia con cui quella alimenta il suo fuoco pi distruttivo e che anche nei periodi di pace
degrada e avvilisce la condizione di gran parte della popolazione. N mancano effettivamente in
Kalergi alcuni passi che sembrano ispirarsi ad una corrente per cos dire neo-rousseauiana
nostalgica dellumanit preindustriale: La civilt ha trasformato l'Europa in un carcere e la maggior
parte dei suoi abitanti in forzati. L'esistenza di un bufalo nella foresta vergine, di un condor nelle Ande, di
uno squalo nel mare incomparabilmente migliore, pi libera e fortunata di quello di un operaio di fabbrica
europeo che giorno dopo giorno, ora dopo ora, incatenato alla sua macchina, deve svolgere attivit innaturali
per non morire di fame. In passato anche l'uomo stato un essere felice, un animale felice. Viveva in libert,
come parte di una natura tropicale che lo nutriva e riscaldava. La sua vita consisteva nella soddisfazione dei
suoi istinti; una vita appagante, prima che a troncarla fosse una morte naturale o violenta. Era libero; viveva
nella natura - invece che nello Stato; giocava - invece di lavorare: per questo era bello e felice. La sua
intraprendenza e la sua gioia di vivere erano pi intensi di tutto il dolore che poteva colpirlo o di tutti i
pericoli che lo sovrastavano. Nel corso dei millenni l'uomo ha perduto questo tipo di esistenza appagante e
libera. Gli europei, che pensano di essere il culmine della civilt, vivono in citt innaturali e brutte
unesistenza innaturale e brutta, non libera, nociva e artificiale. Con i loro istinti atrofizzati ed una salute
compromessa essi respirano laria malsana di spazi polverosi. Lorganizzazione sociale, lo Stato, li priva di
ogni movimento e libert d'azione, mentre un clima rigido li costringe a lavorare per tutta la vita. La libert
che lessere umano possedeva un tempo perduta, e con essa anche la felicit. (pp. 61-2)
Passi come questi mi dicevo per parte mia - possono ben costituire la premessa logica e retorica
per il rifiuto della vecchia Europa faustiana e quindi infine anche per il preannuncio della razza
neo-egizia. Carattere precipuo della cultura del fellah cos come laveva sbozzata Oswald
Spengler - infatti la sua staticit: nei millenni esso ha atteso con fede i periodici doni che anno
dopo anno la natura concedeva, e li ha messi a frutto sempre con le medesime tecniche primitive
ed immutabili, senza mai usare della propria ragione per scoprirne le reali cause ed aumentarne lo
sfruttamento. In tale atteggiamento spirituale quella cultura ha trovato il proprio equilibrio e la
propria perennit.
Kalergi daltronde mi dicevo divagando ancora dietro i miei preconcetti - era un cattolico e anche
in questi nostri ultimi anni chi altri pi della Chiesa romana ha sostenuto lidea che laccoglienza di
milioni di migranti dallarea islamica ed africana, oltre che un dovere di solidariet, sia anche
unopportunit per un prezioso salto in alto dordine spirituale? Solo attraverso questo
provvidenziale innesto infatti la nostra anima europea potr purgarsi dai suoi veleni interiori,
dalla sua mefistofelica modernit ed imboccare una pi sicura via di redenzione. E necessaria
predicava per esempio qualche anno fa Carlo Maria Martini - una scelta profetica per comprendere
che il processo migratorio in atto dal Sud sempre pi povero verso il Nord sempre pi ricco una grande
occasione etica e civile per un rinnovamento, per invertire la rotta della decadenza del consumismo in atto in
Europa occidentale. (6) In un mondo occidentale che perde il senso dei valori assoluti e non riesce pi in
particolare ad agganciarli a un Dio Signore di tutto, la testimonianza del primato di Dio su ogni cosa e della
sua esigenza di giustizia ci fa comprendere i valori storici che l'Islam ha portato con s e che ancora pu
testimoniare nella nostra societ. (7)
Tutti i conti sembravano tornare. Lunico problema per chiudere brillantemente il cerchio sono
state per, come spesso avviene, le parole inopportune dellautore. Kalergi infatti non solo scarta
completamente dal sentiero gi pronto, ma ne imbocca di furia uno affatto contrario, producendosi
lungo tutto il suo saggio in unentusiastica celebrazione del progresso tecnico, tanto che quel non
molto chiaro praktischer Idealismusdel titolo si rivela essere nullaltro che un radicale technischer
Idealismus. Il progresso tecnico infatti, lungi dallessere un sentiero senza uscita da cui ritrarsi,
allopposto lunica via per recuperare, sia pure in un modo del tutto nuovo rispetto a quello
originario di natura, una condizione umana degna e piena. La macchina industriale, come la lancia
di Nesso, in altre parole la sola arma che sapr sanare le ferite della modernit ed aprire le porte

del paradiso: Via, fuori dallepoca del lavoro da schiavi, verso una nuova era di libert e di otium,
attraverso la vittoria dello spirito umano sulle forze del Natura! Il superamento del sovraffollamento grazie
all'aumento della produzione, del lavoro dellumanit schiavizzata grazie alla messa in catene della natura. Il progresso tecnico e scientifico non deriva che da queste aspirazioni a superare la sottomissione alla violenza
della natura attraverso il suo asservimento. (p. 67). La tecnologia ha creato le premesse di questa vita
completa. (...) Quello che oggi il privilegio di pochi pu, attraverso un pi ampio progresso tecnico, divenire
la regola. La tecnologia ha aperto le porte del paradiso; attraverso lo stretto ingresso sino ad oggi pochi sono
passati: ma la strada aperta e attraverso limpegno e lintelligenza, tutti gli uomini un giorno saranno in
grado di seguire i privilegiati della fortuna. Non dobbiamo preoccuparci: non siamo mai stati pi vicini a
quellobbiettivo di oggi. Ancora pochi secoli fa, il possesso di una finestra di vetro, di uno specchio, di un
orologio, di sapone o di zucchero era ancora un grande lusso: oggi la tecnologia applicata alla produzione ha
concesso anche alle masse questi beni una volta scarsi. E se oggi chiunque possiede un orologio o uno
specchio chiss che entro il secolo ogni uomo potr avere la sua automobile, la sua casa e il suo telefono. Pi
le cifre della produzione sono in rapido aumento rispetto ai dati demografici, e pi la prosperit deve
aumentare velocemente, e divenire progressivamente generale. (pp. 112-3).
Il moderno Arbeiter industriale, cio loperaio che padroneggia la potenza della moderna
tecnologia, allora il nuovo ideale umano che deve essere proposto, la nuova nobilt a cui va
intestato lidealismo pratico del titolo: Questa era tecnologica anche l'et del lavoro. Il lavoratore
l'eroe del nostro tempo; il suo opposto non il borghese - ma il parassita. L'obiettivo del lavoratore la
creazione, del parassita il consumo. Ecco perch la tecnologia leroismo moderno ed il lavoratore
lidealista pratico. (p. V).
Si noti che questa posizione di Kalergi di ben dieci anni precedente a quella della maggior opera
teorica di Ernst Jnger, Der Arbeiter, dedicata anchessa a questa nuova figura del Lavoratore.
Ma Kalergi, grazie anche ad un tono assai meno pretenzioso, pi concreto rispetto alle ambigue e
confusionarie teorizzazioni dello Jnger, dietro le cui tante figure, dalloperaio al collezionista di
insetti, sembra sempre spuntare lombra frenetica del Landsknecht, la cui unica aspirazione di fare
macerie dellaborrito mondo borghese. Kalergi invece dimostra un molto maggiore buon senso
(lopposto del lavoratore non il borghese) e dunque alla fine anche una notevole capacit di
prevedere sviluppi che - almeno in parte - hanno realmente avuto luogo: La macchina rappresenta la
liberazione dell'uomo dal giogo della schiavit. Grazie ad essa un solo cervello pu produrre di pi e creare
maggior valore di quanto possano fare milioni di braccia. La macchina lespressione materiale dello spirito
umano, una matematica cristallizzata, la creatura benefica verso luomo, nata dalla forza spirituale
dell'inventore e dalla forza muscolare degli operai. La macchina ha una duplice missione: aumentare la
produzione e ridurre e facilitare il lavoro. Con questo incremento della produzione, la macchina sconfigger
la miseria - e la schiavit con la riduzione del lavoro. Oggi, i lavoratori conservano la loro umanit solo in
minima parte - perch per lo pi svolgono funzioni meccaniche: in futuro, la macchina prender queste su di
s, lasciando al lavoratore la parte organica, la parte umana. Cos, la macchina apre la prospettiva di una
spiritualizzazione e personalizzazione del lavoro umano. (...) Soltanto allora il lavoro cesser di
spersonalizzare, meccanizzare, umiliare gli uomini; soltanto allora esso diverr pi simile ad un gioco, ad
uno sport, ad una libera attivit creatrice. (pp. 108-9)
Anche la minaccia di una rivoluzione sociale di tipo comunista, alla quale Kalergi fu sempre
fermamente contrario, potr essere scongiurata soltanto realizzando i suoi stessi ideali di
liberazione morale e di crescita materiale, grazie appunto alla tecnologia: Nessuna giustificazione
teorica del capitalismo vale maggiormente a legittimarlo quanto il fatto inoppugnabile che la sorte dei
lavoratori americani (alcuni dei quali si recano in fabbrica a bordo della propria auto) materialmente
migliore di quella dei lavoratori russi i quali, pi o meno tutti alla pari, sono ridotti a morire di stenti e di
fame. La realt che il benessere pi importante delluguaglianza: meglio che tutti stiano bene, con alcuni
che si arricchiscono, piuttosto che leguaglianza nella miseria generale. Solo linvidia e il dogmatismo
possono contestare questo giudizio. Certo la cosa migliore sarebbe una eguale ricchezza universale - ma
questa possibile per il futuro, non per il presente: e la pu realizzare solo la tecnologia, non la politica. (p.

132) E un passaggio cruciale per il mondo; lumanit attende oggi dal socialismo lalba di unet delloro.
Questa svolta potrebbe anche arrivare; non tuttavia in virt della politica ma della tecnologia; non grazie ad
un rivoluzionario, ma ad un inventore; non sar Lenin, ma piuttosto uno sconosciuto che forse gi vive
chiss dove, che riuscir in futuro a liberare lumanit dalla fame, dal freddo, dal lavoro coatto, per mezzo di
qualche fonte di energia nuova e senza precedenti. (p. 105)

Il problema dellelitismo.
Anche solo per il poco detto sinora, il ritratto del Kalergi che ci si pu fare su buona parte di quel
che circola in rete, gi comincia a lasciare perplessi. Se la tecnologia moderna infatti la sola
speranza di risolvere i nodi della modernit, a condizione di stringere viepi la loro benefica presa
sullumanit del futuro, un po arduo capire con quale costrutto egli avrebbe dovuto poi
auspicare una Kreuzung antropologica e spirituale proprio con le popolazioni culturalmente pi
estranee e refrattarie ad essa.
Lunica ipotesi ad hoc che forse poteva ancora salvare il castello transilvanico che Honsik e gli altri
avevano edificato attorno alla tomba del Conte Kalergi, mi sembrava a questo punto laltro
fondamentale pilastro concordemente attribuito al suo pensiero, e cio lelitismo. Al tema
dellAdel, della Nobilt, era infatti dedicata tutta la prima parte di Praktischer Idealismus, e proprio
in essa era contenuta la profezia circa la futura razza neoegizia.
Nella descrizione poco lusinghiera che ne Il tramonto dellOccidente Spengler aveva dato dei
cosiddetti Fellachenvlker, il cui esempio pi tipico costituito dagli Egiziani a partire dal periodo
romano (8), centrale lidea che essi, oramai spossati da uninfinita stanchezza (p. 927), non siano
pi soggetti di storia, ma di un mero accadere zoologico (zoologischen Geschehen p. 720 ss.) e
finiscano cos per diventare la base puramente materiale sulle cui spalle si avvicendano successive
lites di conquistatori, che con essi non hanno alcun contatto che non sia di dominazione e
sfruttamento. Come Spengler avrebbe scritto ancora in Jahre der Entscheidung, del 1933, i popoli
ridotti a questo stadio non possono pi avere un ruolo autonomo nel mondo delle grandi potenze. Essi
cambiano i loro padroni, magari cacciandone uno (...) ma solo per soccombere ad un altro. Essi non avranno
mai pi una forma propria di esistenza politica. Per questo sono troppo vecchi, troppo rigidi, troppo esauriti.
(...) Essi costituiscono la preda ed il serbatoio di risorse per le guerre delle potenze straniere, i loro paesi sono
i campi delle loro decisive battaglie, e solo per questo motivo essi possono raggiungere una grande, se pur
transitoria, rinomanza. (9)
A ragione di ci il popolo dei contadini della valle del Nilo aveva subto una lunga serie di
dominazioni di carattere diverso, - dopo quelle propriamente nilotiche, le libiche, nubiane,
mesopotamiche, greche, romane, arabe, europee. Non che queste diverse lites non avessero
apportato via via anche un certo grado di innovazione e di progresso nel paese; si pensi alla
grande stagione della scienza e della tecnologia ellenistica, che aveva avuto ad Alessandria uno dei
suoi massimi centri, o alle innovazioni amministrative dei Romani e degli Arabi, o alla vernice di
modernizzazione che era seguita alla colonizzazione inglese. Ma tale progresso era funzionale
soltanto a meglio assicurare la presa sul paese da parte di quelle caste di dominatori e a conservare
la massa della popolazione incatenata ad immutabili condizioni di vita e di produzione. Le
ribellioni occasionali, se pur violente e pericolose, erano politicamente insignificanti, perch non
finalizzate ad alcuna progettualit autonoma. Cruel ma sin carcter, cruel pero fcil de dirigir,
aveva scritto anche Honsik.
A questo punto lapprezzamento del progresso tecnico nel quadro della futura
Fellachenkultur europea pianificata dalla macchinazione di Kalergi poteva darsi forse proprio
attraverso questo semplice schema: la tecnica portata alla sua massima espressione, ma solo come
strumento delllite per dominare stabilmente milioni di persone prive oramai di coscienza civica e
politica e capaci solo di una violenza occasionale e inconcludente.

E daltronde: che negli stessi anni di Praktischer Idealismus ne avesse intuito qualcosa anche il
grande regista Fritz Lang? Nel suo celebre filmMetropolis, apparso due anni dopo nel 1927, aveva
infatti rappresentato da par suo proprio lo scenario di una societ del genere, in cui una ristretta
lite tecnocratica, grazie al monopolio della tecnologia ed allincubo di una catastrofe ambientale
incombente, signoreggia una massa di lavoratori schiavizzati e privi di diritti e di libert. Anche
qui regna la pi rigida endogamia e la crepa fatale al sistema si apre appunto quando due
appartenenti alle caste separate, Freder e Maria, si innamorano, cio violano il fondamentale
precetto che mantiene rigidamente segregata llite dalla restante popolazione.
Unulteriore carta su siffatto castello di ipotesi poteva magari essere il successivo ruolo, tuttaltro
che secondario, svolto da Kalergi nella costruzione di quella che oggi la grande Unione delle
stelle in campo blu. Laccusa ricorrente che le si rivolge infatti di esser nata sin dallinizio e poi
essersi rivelata sempre pi, come una tecnocrazia burocratica senza alcun rapporto diretto con la
massa dei cittadini, e che interviene dispoticamente ad imporre regole e prescrizioni. La
pubblicistica della destra radicale, che ostenta sempre il proprio patriottismo continentale, com
ben noto in grandissima parte fieramente avversa allideale comunitario, ed uno degli epiteti pi
infamanti con cui Honsik bolla lodiosa figura di Kalergi quello appunto di padrino de la Unin
Europea.
Cos aggiustata la cosa, i conti sembravano tornare di nuovo: il volto affilato del dittatore Joh
Fredersen e quello tuttocchi dello scienziato Rotwang possono affacciarsi ancora sullo spettacolo
dei nuovi fellah incatenati alle macchine, dagli spalti di Metropolis, lalto nido del privilegio
Macch. Basta leggere ancora due pagine di fila del testo kalergiano ed il maniero si sdraia
nuovamente. Se c infatti una cosa che il nostro Conte ripete in modo incessante ed inequivoco
proprio che carattere precipuo della modernit innanzitutto quello di sciogliere e disgregare ogni
gerarchia sociale cristallizzata. E questo non solo in senso orizzontale nella gran massa della
popolazione, ma anche sullasse verticale che mette in relazione lite e governati.
Come s visto, per Kalergi lo sviluppo della tecnologia - il materialisierter Menschengeist,
la gefrorene Mathematik - non potr mai esser guidato, proprio per lintelligenza e la creativit che
incorpora, da una casta chiusa ed impenetrabile di privilegiati per nascita. Lo sviluppo e il dominio
della tecnologia sono riservati piuttosto ad una Aristokratie der Tchtigkeit, (p. 42) unlite
selezionata per competenza e talenti e che quindi per definizione non potr mai essere di carattere
ereditario. Il primato di questa lite, ad avviso di Kalergi, non s ancora stabilito; ma le vecchie
compartimentazioni create da qualsivoglia fattore estrinseco sociale, economico, religioso,
razziale e che si perpetuano anche grazie allassenza o alla scarsa frequenza di matrimoni fra i
loro componenti, andranno sempre pi sciogliendosi in futuro man mano che il controllo familiare
e sociale sulle scelte private dei singoli verr meno, indebolendo la tendenza allendogamia.
Questo inevitabilmente porter alla perdita di quella certa uniformit di carattere, di abito mentale
e di comportamento che appunto caratterizzano gli individui che nascono e crescono in ambienti
chiusi e fortemente condizionanti. Ci che ne deriver sar inevitabilmente uninterazione ben pi
complessa e articolata fra i vari fattori che possono modellare il carattere e i talenti della singola
personalit (in cui chiaramente Kalergi, in uno scritto del 1925, include anche i fattori di tipo
strettamente genetico). A quel punto ogni individuo sar sulla medesima linea di partenza di ogni
altro e dovr contare soltanto sulle proprie forze, senza pi poter far tesoro dei privilegi duna
nascita fortunata, n patire la condanna alla mediocrit, magari immeritata, dovuta ad una bassa
estrazione sociale.
Una tale mobilit sociale sia chiaro - presupporr sempre per definizione un alto ed un basso tra
cui muoversi e dunque continuer ad implicare la diseguaglianza fra gli individui. Questa per
sar resa razionale ed imparziale perch imposta dalle esigenze di un apparato produttivo ed una
vita sociale e culturale sempre pi razionali e complesse. Dunque gerarchia di individui, ma non di
classi o di caste.

La nuova nobilt sar una internationale und intersoziale Adelsrasse e in tal modo luomo nobile
[Adelsmensch] del futuro non sar un aristocratico tradizionale, o un appartenente alla comunit ebraica, o
un borghese o un proletario, ma avr un carattere di sintesi. Le razze e le classi in senso moderno
spariranno e rimarranno le singole personalit. Cos sar solo attraverso la fusione con il migliore sangue
borghese, che gli elementi ancora capaci di crescita della vecchia aristocrazia tradizionale potranno conoscere
una nuova fioritura. Solo attraverso lunione con la parte pi vitale dellEuropa dei gentili, che l'elemento
ebraico della nobilt futura potr raggiungere il pieno sviluppo. (...) La nobilt del passato si basata sulla
quantit: la nobilt feudale sul numero degli antenati; quella dei plutocrati sulla quantit del danaro. La
nobilt del futuro sar basata sulla qualit: il valore personale, la personale compiutezza, la piena educazione
del corpo, dell'anima, dello spirito. (...) Oggi, alle soglie dunepoca nuova, una nobilt del caso [Zufalladel]
si sostituisce alla nobilt ereditaria del passato; al posto di razze nobili, degli individui nobili; individui che si
elevano a modello in virt della composizione fortuita del sangue. (...) Una gerarchia dovuta alla natura
rimpiazzer una gerarchia artificiale, del feudalesimo e del capitalismo. (pp. 56-7).
Anche Spengler qualche anno prima (e certamente Kalergi avr meditato sullallora
notissimo Tramonto dellOccidente) aveva toccato questo tema: la differenza fra i Fellachenvlkern e i
popoli protagonisti di storia - i Kulturvlkern - non nella presenza di unlite, che cosa comune
ad entrambi, ma semplicemente nel fatto che nei secondi llite che prende forma non
sovrimposta brutalmente dallalto, ma piuttosto lespressione naturale e spontanea della parte
pi cosciente, vitale, talentuosa del popolo soggetto di storia dello Adel appunto: Proprio per via
della profondit del sentimento che definisce una nazione, impossibile che un popolo sia in ogni sua parte in
egual grado, un popolo di civilt, una nazione. Solo nei popoli primitivi ogni singolo ha lo stesso sentimento
dellappartenenza etnica. Ma il destarsi di una nazione alla coscienza di se stessa avviene invece, senza
eccezione, per gradi, quindi prevalentemente in date classi o caste, la cui anima pi forte e che tengono in
soggezione le altre merc la loro pi intensa esperienza. Ogni nazione vien rappresentata dinanzi alla storia
da una minoranza. Allinizio di un ciclo, questa minoranza costituita dalla nobilt che sorge proprio in tale
fase come il fiore di un popolo [als die Blte des Volkstums entstehende Adel] (...) Un popolo di civilt che sia
sullo stesso livello intutti i suoi singoli membri non esiste. Ci pu verificarsi solo fra popoli primitivi o
popoli di fellahim [Urvlkern und Fellachenvlkern], solo in una sostanza etnica priva di profondit e di
rango storico. Ma finch un popolo nazione, e realizza il destino di una nazione, in esso vi sar sempre una
minoranza che lo rappresenta e lattua in nome di tutta la sua storia. (p. 903).
Kalergi riprende questi temi (che peraltro erano allora allordine del giorno della riflessione
politica europea anche per merito della cosiddetta Scuola italiana di politologia di Mosca, Pareto e
Michels) in modo assolutamente lineare e inequivoco. Nella societ che egli auspica non vi deve
essere una circolazione delle lites quale che sia, ma essa deve avere un carattere pi alto e
nobile rispetto alla mera competizione darwiniana del tutti contro tutti, cos da far sbocciare die
Blte des Volkstums, come sera espresso Spengler. Egli dunque ha parole dure non soltanto nei
confronti della vecchia societ chiusa in cui domina il privilegio ereditario e familistico, ma anche
di quella pi recente in cui la mobilit sociale dal basso bens presente, ma basata pi che altro
sulla capacit di farsi largo grazie allarrivismo e la mancanza dogni scrupolo: Lattuale plutocrazia
dei piccoli faccendieri rappresenta assai pi una sorta di cachistocrazia (Kakistokratie) morale che
unaristocrazia dellefficienza. Col progressivo venir meno delle differenze fra imprenditorialit ed affarismo,
il capitalismo compromesso e screditato nel sentire e nel dibattito pubblico. Nessuna lite pu sopravvivere
in modo permanente, senza autorit morale. Una volta che la classe dirigente cessa di essere un simbolo di
valori etici ed estetici, la sua caduta inarrestabile. La plutocrazia , rispetto ad ogni altra aristocrazia, priva
di valenza estetica. Occupa lo spazio politico di un'aristocrazia, ma senza offrire alcun nobile valore
culturale. Ma lopulenza tollerabile solo quando si veste di bellezza e si legittima come portatrice di una
cultura estetica. Sino ad oggi per la nuova plutocrazia non mostra che una triste volgarit ed una sfacciata
bruttezza: la sua ricchezza sterile e ripugnante. La plutocrazia europea ignora a differenza di quella
americana la propria missione etica ed estetica: i benefattori sociali su grande scala sono rari cos come i

mecenati. Invece di concepire la propria ragion d'essere in un capitalismo sociale, nella capacit di fare
sinergia con le risorse disperse della nazione per dare forma alle generose opere della creativit umana - i
plutocrati, nella grandissima parte dei casi, si credono in pieno diritto, senza alcun senso di responsabilit, di
fondare la propria bella vita sullindigenza delle masse. Invece di essere amministratori saggi dellumanit,
ne sono gli sfruttatori, piuttosto che farsene guida, la sviano. Con questa mancanza di cultura estetica ed
etica, la plutocrazia attira su di s non solo l'odio, ma anche il disprezzo dell'opinione pubblica e dei suoi
leader spirituali: e poich non ha saputo essere degna del proprio ruolo di punta, essa sar destinata alla
rovina. (pp. 42-3)
A questa spregevole borghesia affaristica Kalergi non manca di opporre il modello non soltanto,
come s visto, di unalta borghesia e di una nobilt di censo che abbiano conservato i propri
migliori valori, ma anche di un proletariato temprato e nobilitato dalla sua centralit produttiva,
dalla sua capacit di gestire in modo protagonistico, insieme alllite scientifica, la decisiva sfida
della tecnologia moderna. Cos, con concetti che ricordano la tradizione soreliana, Kalergi
prospetta esplicitamente gli ideali faustiani della lotta e del lavoro - beide mnnlich, beide
nordisch (p. 120) - come valori da estendere anche in particolare alla classe lavoratrice e proletaria,
e che anzi vanno considerati suoi propri non meno, o forse pi ancora, che di altre classi e della
stessa borghesia.
Questo protagonismo delle classi lavoratrici dunque fatto di crescita anche spirituale, caratteriale;
crescita alla quale i nuovi di mezzi di comunicazione di massa, per esempio il cinema, hanno a
dare un contributo cruciale: La tecnologia ha offerto allepoca che si apre una nuova forma di espressione:
il cinema. Il cinema oramai prossimo a prendere il posto del teatro di oggi, della Chiesa di ieri, del circo e
dell'anfiteatro dellaltro ieri e di svolgere quindi un ruolo di primo piano nella cultura del lavoro del futuro
Stato. Malgrado tutte le sue carenze artistiche gi oggi il cinema comincia ad diffondere in modo subliminare
un nuovo Vangelo nelle masse: il Vangelo della forza e della bellezza. Esso annuncia, di l del bene e del male,
la vittoria delluomo pi forte e della donna pi bella. (...) Cos dallo schermo in mille modi esso predica:
uomini, siate forti!, donne siate gentili! Affinare e ampliare questa missione educativa verso le masse,
che ancora in gran parte inespressa nel cinema, una delle pi grandi e pi significative responsabilit
degli artisti di oggi: poich il cinema del futuro avr senza dubbio sulla cultura del proletariato uninfluenza
ben maggiore di quella che il teatro ha avuto sulla borghesia. (pp. 117-8)
Insomma il pieno sfruttamento della tecnologia finalizzato ad un innalzamento
della Gesamtmenschheit al ruolo di Herrenkaste: Lo scopo finale della tecnologia questo: la sostituzione
del lavoro da schiavi con il lavoro meccanizzato; linnalzamento dellintera umanit a casta signorile al
servizio della quale lavora un esercito di forze della natura sotto forma di macchinari. (p. 107)
Le parole di Kalergi, come ben si vede, sono certamente improntate, come un po tutto il resto del
libro, ad un grande Optimismus des Willens, tanto seducente nei colori con cui rappresenta la nuova
societ, quanto spesso sommario e un po troppo indulgente alla retorica. Ma se la questione si
limita alle intenzioni palesi di Kalergi e le sue parole sono da prendersi alla lettera, ci che s detto
gi dimostra che non v nulla di pi remoto da quanto vha letto certa destra radicale. E del tutto
palese infatti che il carattere dinamico e razionale del progresso tecnico, su cui fondata la societ
del futuro, non potrebbe mai provocare lo scioglimento delle vecchie compartimentazioni soltanto
per crearne unaltra ancora pi fossilizzata. Come si legge nella chiusa, il problema di passare da
una diseguaglianza ingiusta, attraverso leguaglianza di tutti, verso una diseguaglianza giusta, e dalla
demolizione di ogni pseudo-aristocrazia, muovere verso una nuova nobilt oggettiva. (p. 57).
Dalla crescita di benessere materiale e di dignit del proletariato, oltretutto, Kalergi vede assicurata
non soltanto la pace sociale ma, in virt di questa, anche la protezione pi adeguata da possibili
future guerre, in particolare dalla minaccia sovietica da est. (10) Quindi il pacifismo non suggerisce
affatto a Kalergi giusto il Piano denunciato da Honsik - lidea perfida di comprare la
tranquillit al prezzo dellavvilimento dei popoli europei ad una condizione di passivit politica e
di sudditanza comatosa ad una casta di nuovi signori. Allopposto essa potr scaturire solo dalla

crescita sociale delle classi lavoratrici. Non la pace ottenuta con lo sfruttamento, ma quella che si
guadagna dal suo superamento: Si manifesta qui la stretta correlazione fra la politica sociale e la politica
estera, fra la libert e la pace. Poich ogni oppressione, sia di tipo nazionale che sociale, porta in s il germe
della guerra, la lotta contro lo sfruttamento rappresenta un fattore essenziale della lotta per la pace. (p. 175)

Alla ricerca della Zukunftsrasse.


A questo punto, non tornandomi pi i conti da nessun verso, ho provato a riverificare con un po
pi di attenzione la requisitoria di Honsik, se magari fosse lettore pi penetrante o potesse fornire
ulteriori indicazioni anche riguardo ad altri passi di questa o di successive opere di Kalergi. In
sostanza per lunica citazione significativa che vi si trova ancora e sempre quel famoso passo,
echeggiante un po ovunque sul web della famigerata eurasisch-negroide Zukunftsrasse e che
dunque si deve pensare esaurisca e condensi in tre o quattro righe, con fulminante magia di sintesi,
un intero piano di annientamento continentale: L'uomo del lontano futuro avr carattere ibrido. Le
razze e le caste attuali verranno meno col progressivo allontanamento nello spazio, nel tempo e dai tab del
pregiudizio. La futura razza euro-asiatico-negroide, esteriormente simile a quella dell'antico Egitto,
sostituir la pluralit dei popoli attraverso una maggiore variabilit individuale. (p. 22-3).
Di pi circostanziato su tale specifica Zukunftsrasse non vien detto, n qui n altrove nel saggio
del 1925 (ed in verit nemmeno nei successivi scritti). Ci che immediatamente segue una ripresa
del tema generale delle differenze caratteriali delluomo nato in contesti endogamici, rispetto a
quello nato in contesti pi aperti.
In che quadro generale vien fatto allora di domandare a questo punto - Kalergi faceva uso di
termini come Krezung, Rassen, Mischling etc.,? E infatti il momento dessere espliciti: del tutto
evidente che agli occhi di un europeo di oggi (ed proprio ci su cui conta la propaganda della
destra radicale) il passo citato ed in particolare il termine usato da Kalergi eurasisch-negroidenon pu che essere automaticamente collegato allo sviluppo multirazziale delle societ europee nei
modi che conosciamo ai nostri giorni; come scrive Honsik: el Plan de Kalergi del mestizaje europeo
(...) muestra la realidad de la poltica de inmigracin en el ao 2003. (p. 135).
Era questo lo scenario presente anche a Kalergi non solo in questo singolo passo ma in tutto il
complesso dei suoi scritti? C per esempio nella sua opera di un uomo nato dal matrimonio di
un aristocratico mitteleuropeo con una nobildonna giapponese - una trattazione pi ampia di un
processo di Kreuzung fisica, politica, spirituale fra umanit europea e umanit asiatica? Unidea
per esempio del rapporto fra cristianit occidentale e Vicino Oriente islamico? E ancora:
analizzata la prospettiva di una progressiva osmosi fra continente europeo e continente africano
quellidea dellEurafrica afro-europea di cui si va parlando in questi nostri ultimi anni?
Si tenga presente che scenari apparentemente analoghi non erano certo sconosciuti nella prima
met del secolo scorso. Lespansione coloniale europea nel continente africano era allora
incontrastata e gi questo non poteva non innescare la fantasia dei geopolitologi del tempo. In
Italia per esempio un docente di geografia coloniale, Paolo DAgostino Orsini, pubblic nel 1934
un saggio intitolato Eurafrica. LEuropa per lAfrica, lAfrica per lEuropa, che non manc di offrire
spunti alla retorica mussoliniana sul nuovo impero dei colli fatali. Si trattava per essenzialmente,
come si pu immaginare, dellidea di una sempre pi accentuata europeizzazione coloniale
dellAfrica, tanto che, ancora nellimmediato dopoguerra, sulla rivista dellIstituto geografico
militare di Firenze si teorizzava addirittura che lemigrazione europea verso sud avrebbe portato
ad uno dislocazione delle popolazioni nordafricane spinte lentamente, quasi insensibilmente, verso

quei territori dellAfrica equatoriale e subequatoriale in cui la vita degli europei negata. (11)
Erano scenari di unepoca che oggi appare remotissima. Unepoca in cui unEuropa in piena
crescita demografica, respingeva nellombra qualunque cultura aliena intralciasse i suoi passi, e
che quindi di per se stessa non poteva che rimanere del tutto intangibile dalla barbarie ed
inconsutile nella sua purezza.
Non c bisogno di dire che quel che invece si vede oggi mirando per la ventana qualcosa di
alquanto differente e cio piuttosto la prospettiva opposta di una progressiva afro-islamizzazione
dellEuropa. Tutte le teorizzazioni recenti circa i futuri afroeuropei, come quella proposta da
Umberto Eco o quella della martiniana scelta profetica, hanno come loro palcoscenico
esclusivamente i paesi del nostro continente, senza aver nulla a dire sulleventuale evoluzione
dellAfrica stessa, se non magari sottintendendo che questultima, come anche il mondo islamico,
far bene intanto a guardarsi dallinvadenza dei deteriori modelli occidentali.
Anche questo secondo scenario va detto - non era del tutto ignoto ai tempi di Kalergi ed alcuni
intellettuali come Oswald Spengler o Walther Rathenau ne parlarono esplicitamente, e in termini
di grande allarme. Scriveva per esempio Spengler nel 1933 in Jahre der Entscheidung: Il mondo
bianco di fronte alla prospettiva di soccombere a causa di una guerra sociale scatenata alle sue spalle dalle
forze di colore [farbigen Macht] . E nessuno osa guardare alle reali cause di questa catastrofe e di fissare lo
sguardo nel suo abisso. Il mondo bianco occidentale per lo pi governato da idioti - se pure si pu parlare di
governo, cosa su cui si pu avere qualche dubbio. Al capezzale del sistema economico dei paesi bianchi si
avvicendano ridicoli governanti che non sanno guardare oltre lanno e che litigano su miseri rimedi a partire
dalle loro visioni capitaliste o socialiste, miopi e da tempo obsolete. E daltronde, la vigliaccheria rende
ciechi. Nessuno discute delle conseguenze della pi che secolare rivoluzione mondiale che s innescata nella
profondit delle grandi metropoli bianche ed ha compromesso la vita economica e non solo quella. Nessuno
vede tutto ci, nessuno osa vederlo. (p. 97)
Bene, che posizione assumeva Kalergi su queste questioni? Dellinterpretazione di Honsik e della
destra complottologa si va dicendo sin dallinizio: il Conte non solo ebbe consapevolezza di tale
sciagurata prospettiva, non solo se nera perfidamente compiaciuto, ma addirittura le diede
impulso e continuit con unazione cospirativa fatta di scritti teorici e macchinazioni diplomatiche.
Anche a sinistra per, come pure s accennato, un qualche occasionale tentativo di rivalutazione
della sua figura in chiave universalistico-fusionista non mancato. Il contrapposto sogno del
ritrovamento dellumanit dopo completo rimescolamento qui non pi nefando matricidio,
ma profetico embrassons-nous planetario sembra per esempio chiaramente adombrato in un
articolo del gi citato filosofo liberal Thorsten Botz-Bornstein uno specialista in contaminazioni
spirituali.
Larticolo, intitolato European Transfigurations Eurafrica and Eurasia: Coudenhove-Kalergi and
Trubetzkoy Revisited del 2007 (12), ha infatti voluto celebrare il presunto contributo di Kalergi
allideale del grande abbracciamento transcontinentale fra Europa ed Africa, fatto appunto non
solo di comuni interessi economici e materiali, ma soprattutto dosmosi danime. Ed in effetti, se si
medita sullarticolo in questione mentre la lettura del testo di Kalergi ancora fresca nella mente,
non si pu che convenire appieno con Botz-Bornstein che il Conte, contrariamente ad uno
Spengler, non ebbe mai a paventare o avversare siffatta fusione culturale e spirituale fra Europa ed
Africa. Ma nasce anche il sospetto bisogna dire - che questa attitudine abbia qualcosa a che
vedere col fatto che in Kalergi una tale prospettiva non venga nemmeno formulata o ipotizzata, sia
pure in modo vago od occasionale, e sia sistematicamente e pervicacemente assente da tutti i suoi
scritti.
E infatti lo stesso concetto di unautonoma spiritualit, di una significativa dimensione culturale
dei popoli colorati dellAfrica ad essere in Kalergi del tutto irreperibile, cos come anche una

qualsivoglia trattazione della soggettivit politica del mondo islamico (di cui invece, sia pur su di
una prospettiva spostata sul millennio precedente, aveva ampiamente trattato Spengler e con toni
non privi dammirazione). Questo in un autore che era sensibilissimo a problematiche del genere e
che proprio sul confronto fra anima europea ed anima estremo-orientale si dilunga invece con
grande impegno analitico e con non poca enfasi retorica.
Non possibile far citazioni a riprova di quanto si afferma perch, appunto, non si saprebbe dove
trovarle. E il medesimo problema deve avere angustiato lo stesso Botz-Bornstein il quale,
lodevolmente consapevole che a tutto c un limite, ammette di buon grado anchegli che
Kalergi non dice alcunch sulla cultura africana o sugli africani in generale (eccetto in un unico passaggio
di Europa erwacht! dove vagamente suggerisce che le popolazioni arabe dellAfrica probabilmente
adotteranno i costumi europei.) (pp. 569-70)
Questo fatto cos singolare e spiacevole, nondimeno, non induca per carit ad alcuna pigrizia
interpretativa. Lidea in effetti pu non esserci, ma resta bella, e quindi in cuor suo Kalergi dovette
cullarla segretamente. Non parl forse egli dellimpossibilit concepire le nazioni come entit chiuse
in termini di linguaggio, stato, storia, cultura, geografia o razza.? (p. 571) Del fatto che non si pu
definire una nazionalit individuale? (p. 570) Che lo spazio geografico dellEuropa un qualcosa di
fluido che si fonda sullimmaginazione piuttosto che su dati di fatto geografici e politici? (p. 573) etc. etc.
Che poi magari si stesse riferendo a tedeschi e francesi e non allEuropa e allAfrica, queste son
minuzie che sarebbe malizioso e provocatorio evocare.
E cos, su questo bel fondamento filologico, ecco ergersi un rocciosissimo argumentum mirabile:
given the remarkable emphasis that Coudenhove lays on the notion of fusion when it comes to culture, I
wonder if a geographical model of convergence does not emerge here as a possibility for cultural formation of
Eurafrica. (p. 570)
Detto in altre parole, lautore in questione Kalergi - sulla base di premesse che pur aveva ben
presenti (lesistenza di legami materiali e geografici fra Europa ed Africa), non ha mai condiviso o
anche solo formulato le conclusioni (la fusione culturale fra i due continenti) che fanno gioco
allideologia liberal del suo interprete lineffabile Botz-Bornstein. Questultimo tuttavia sulla base
di citazioni del tutto generiche e fuori contesto, si ritiene legittimato a chiedersi se tali conclusioni
alla fin fine non debbano esser tratte. Ma tratte da chi? Da Kalergi? E allora perch non ne ha mai
parlato? Tratte da Botz-Bornstein? E allora cosa centra Kalergi?
Miserabile trufferia di parole, microesemplificazione fra le infinite, di come certa cultura politicallycorrect sia abituata a mistificare i fatti storici o scientifici. Disonest intellettuale tanto pi
pericolosa appunto perch non va in giro con i sonagli farseschi dun paria come Honsik, che si fa
sentire di lontano, ma incede nei panni reali et curiali della sua albaga cattedratica, e sa bene che
tutto verr perdonato a chi segue complice la corrente del conformismo.
E peraltro -se indubbio che il concetto in positivo di African culture sostanzialmente
irreperibile negli scritti di Kalergi - proprio vero che egli non abbia mai scritto nulla about
Africans in general, come incautamente afferma Botz-Bornstein?

(1). www.scribd.com/doc/149368430/Gerd-H...-Kalergi#scribd
(2). Europische Union Paneuropa. Der Untergang der Vlker Europas in einem eurasisch-negroiden Vlkergemisch. Volkserhaltung beim
jdischen Volk. https://archive.org/details/EuropaeischeUn...rVoelkerEuropas
(3). www.quieuropa.it/il-piano-kalergi-q...etto-sulleuropa
(4). Materialismo storico ed economia marxistica, p. 49 n. 1. http://it.scribd.com/doc/243708600/Benedet...rxistica#scribd
(5). www.giornalettismo.com/archives/117...iano-kalergi/2/
(6). Cit. in R. De Mattei, De lutopie du progrs, au rgne du chaos, p. 117.
(7). www.chiesadimilano.it/polopoly_fs/1.43026.../menu/.../noelislam.pdf.
(8) Il tramonto dellOccidente, p. 898. http://gen.lib.rus.ec/book/index.php?md5=7...c35e30920021117
(9). p. 41. https://archive.org/details/Spengler-Oswal...er-Entscheidung
(10). LEuropa non in condizione di cambiare latteggiamento politico dei dirigenti russi, il cui sistema espansivo. (...) Ma i pacifisti europei

non possono trascurare il fatto che la Russia si sta riarmando in nome delleguaglianza sociale e che oggi milioni di europei considererebbero
uninvasione russa come una guerra di liberazione. Pi questa convinzione si diffonde fra le masse europee, pi questa minaccia si fa incombente.
(...) Il rivoluzionarismo sociale occidentale non rinuncer allInternazionale di Mosca se non sperimenta in modo concreto che la condizione ed il
futuro del proletariato nei paesi democratici sono migliori di quelli dei lavoratori sovietici. (175)
(11). Cit. in M. Antonsich, Eurafrica, dottrina Monroe del fascismo., p. 264. www.academia.edu/2286454/Eurafrica...oe_del_fascismo
(12). www.academia.edu/.../European_Transfigurations

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II.

Da Paneuropa, 1923.

Lo scenario geopolitico di Kalergi.


Riassumiamo in due righe quanto visto sin qui: nei confronti di Kalergi tanto la pubblicistica
dellestrema destra, quanto anche alcuni autori di fede liberal, hanno usato un facile espediente - gli
uni per dannarlo allantenra dei traditori della patria e gli altri per rivisitarlo. Lespediente
consiste nel trasferire le sue perorazioni allunit, alla pace ed al superamento di vecchi confini,
dallambito strettamente europeo a quello dellintera umanit, facendo di Kalergi un precursore
pi o meno consapevole dellattuale vulgata universalista e dellaspirazione ad una comunit
mondiale integrata ed omogenea, al di l delle barriere politiche, etniche, culturali, etc. etc.
E da definire espediente una simile scelta perch la lettura dei testi di Kalergi, a qualunque

livello di approfondimento, mostra tuttaltri concetti. Egli in realt fu sempre profondamente


convinto che lassetto mondiale presente e del futuro prevedibile, avrebbe in ogni caso
presupposto lesistenza di distinti Weltkomplexen oWeltmachtgruppen: Leuropeismo di CoudenhoveKalergi - scrive A. Prettenthaler-Ziegerhofer - era fondato su di una filosofia che divideva il mondo in
cinque blocchi di forza continentali: il blocco americano, l'inglese, il russo, l'asiatico orientale e l'europeo.
Quattro di questi campi di forza erano strutturati e organizzati, mentre quello europeo era disarticolato,
diviso in Stati nazionali. Questa frantumazione dellEuropa avrebbe potuto portare ad ulteriori guerre e
questa era la ragione per cui, secondo Coudenhove-Kalergi, gli Stati europei dovevano unificarsi per formare
Pan-Europa. (1)
Tali blocchi continentali non hanno solo differenti interessi materiali, ma sono anche e soprattutto
espressione di diverse tradizioni culturali, e destinati quindi a restare divisi ed in competizione, se
non in conflitto. Come scrivono E. Kovics and M. Boros-Kazai, i paneuropeisti suggerivano di
separare i problemi europei da i problemi del mondo. (...) Era chiaro che - se anche Coudenhove Kalergi
considerava un'altra guerra mondiale evitabile da una riorganizzazione regionale della Societ delle Nazioni
- una guerra tra continenti politici ancora rimaneva una possibilit reale per lui. (2)
Lungi dunque dallessere un primo passo verso una fusione planetaria ai cui tentativi Kalergi
guard anzi con sospetto (I nemici delleuropeismo si trincereranno dietro lidea duna Lega mondiale
[Weltbund] per impedire la nascita di Pan-Europa., 3) - il progetto paneuropeo aveva una valenza
diametralmente opposta: era cio funzionale a ridare allEuropa una scala dimensionale in grado
di garantirne lindipendenza politica ed economica, ma anche di difenderne la specificit culturale.
Le cartine pubblicate mostrano due modi, leggermente differenti, in cui Kalergi visualizz la sua
idea della futura geopolitica del pianeta e la definizione dei blocchi continentali. Ci che per
andrebbe aggiunto che siffatte rappresentazioni finiscono per dissimulare confini daltra natura
che per Kalergi erano altrettanto reali e forse ancor pi significativi. Al di sopra delle partizioni
propriamente politiche operava infatti per lui una fondamentale divisione di civilizzazioni a base
etnica e razziale, ed innanzitutto la specifica soggettivit di quella che egli, come comunemente si
faceva allepoca, chiamava weisse Rasse, cio lOccidente costituito dallEuropa, la Gran Bretagna
con i paesi del suo impero di popolamento anglosassone, gli Stati Uniti ed anche la stessa Russia.
Ci considerato le relazioni fra i diversi Weltkomplexe non erano da porsi tutte sul medesimo piano.
In particolare due delle potenze globali con cui lEuropa si sarebbe trovata a competere - e cio
lImpero britannico e gli Stati Uniti pur avendo interessi politici e strategici in parte differenti o
anche divergenti da quelli dellEuropa, rientravano appieno in una sostanziale comunanza di
civilt. Con esse quindi, e soprattutto con la Gran Bretagna, lattitudine della futura Paneuropa
avrebbe dovuto essere di collaborazione o comunque di competizione mai conflittuale: Nel mio
libro [Paneuropa, 1923] sostenevo chiaramente non gi che la Gran Bretagna dovesse essere esclusa, ma
semplicemente (...) che essa mai sarebbe stata disposta a permutare la sua posizione al vertice di un impero
che si estendeva su di un quinto della Terra e dell'umanit, con una membership nella Confederazione
europea. Invece di un tentativo senza speranza di portare lInghilterra in Paneuropa, bisognava perseguire
una forte collaborazione nel quadro della Societ delle Nazioni tra Paneuropa e Commonwealth. La nostra
opinione sulla questione britannica si poteva riassumere nella seguente formula: "Se possibile con
l'Inghilterra; se necessario senza l'Inghilterra; in nessun caso contro l'Inghilterra. " (4)
Un atteggiamento sostanzialmente simile valeva per il rapporto con gli Stati Uniti, visti non solo
come lalleato pi importante dellEuropa ( Sull amicizia tra l'Europa e l'America appoggia non solo il
futuro della nostra civilt, ma anche il mantenimento della pace. Solo se l'Europa e l'America restano
solidamente unite, rappresenteranno nel prossimo futuro la pi forte potenza del mondo, la cittadella
inespugnabile della libert umana. 5), ma in Praktischer idealismus rappresentati addirittura come
lavanguardia stessa della civilt europea: LEuropa deve al progresso tecnologico la primazia su tutte
le altre culture. (...) LAmerica la pi alta espressione dellEuropa [hchste Steigerung Europas]. (p. 87)

Va comunque sottolineato che Kalergi, pur in questa coscienza dun comune destino culturale e
nellammirazione per il modello democratico anglosassone, non manc di mettere in guardia da
unattitudine troppo sottomessa alla guida politica statunitense, in particolare nel secondo
dopoguerra, allorch la posizione generale dellEuropa continentale sera disastrosamente
indebolita. Elemento questo, che va sottolineato anche in rapporto allaccusa sistematicamente
mossa da Honsik desser stato egli nullaltro che un esecutore degli ordini de la potencia
ocupacionista de los Estados Unidos. Scrive per esempio in Mutterland Europa del 1953: Non possiamo
dimenticare il piano del presidente Roosevelt di realizzare un accordo fra Russia e America a spese
dellEuropa. Oggi c' un forte tentativo di bloccare l'unificazione europea, creando una Federazione atlantica
formata dagli Stati Uniti d'America e i vari Stati nazionali europei presi singolarmente. L'attuazione di
questo programma trasformerebbe gli Stati europei in vassalli dello schiacciante potere del sole americano. La
storia ci insegna che i sudditi prima o poi cercano di liberarsi dalloppressione e pertanto ben difficilmente le
nazioni europee potrebbero rimanere nel lungo periodo satelliti e contemporaneamente amiche dellAmerica.
Questa amicizia pu essere garantita solo da unalleanza ed un cordiale rapporto di fiducia tra due partner
posti sul medesimo livello di parit: gli Stati Uniti d'America e gli Stati Uniti d'Europa. (pp. 23-4)
Al ben pi problematico rapporto fra Europa e Unione sovietica s gi fatto qualche cenno.
Durante tutta la sua esistenza Kalergi consider lespansione russa in Europa come la maggiore
minaccia strategica per gli europei. Per ragioni di principio - si legge gi nellopera del 1925 - la
Russia si oppone allattuale pacifismo, ostenta atteggiamenti militaristi ed ha organizzato un forte esercito in
grado di cambiare a fondo la mappa del mondo, quantomeno in Europa e in Asia. Una volta che questo
esercito sar abbastanza forte, si metter senza dubbio in marcia contro l'Occidente. (pp. 171-2).
Alcuni interpreti di Kalergi sostengono che questo suo atteggiamento di diffidenza e di timore
verso la Russia poggiasse sulla convinzione di una sostanziale estraneit culturale e civile di
quellarea rispetto alla civilt europea. Scrive per es. K. Orluc: Secondo Coudenhove-Kalergi il
conflitto esistenziale con l'Unione Sovietica derivava dal fatto che quest'ultima con la sua rivoluzione si era
volontariamente isolata dall'Europa. Essa aveva dato vita cos ad una nuova cultura in opposizione a quella
europea. Una cultura che, a suo avviso, era "asiatica", o, data la sua fusione di "teorie europee e pratiche
asiatiche", era "eurasiatica", e quindi "anti-democratica" . In Russia, i principi che definiscono l'Occidente
sono stati annullati da una nuova etica basata sulla combinazione di terrore e violenza. Ci costituiva uno
scontro tra le due "razze", un termine che Coudenhove-Kalergi utilizzava in un senso culturale piuttosto che
biologico. Un fattore decisivo per Coudenhove-Kalergi era il fatto che gli europei e russi fossero diventati
diventati due distinte Kulturnationen, anche se qualche affinit nelle loro radici era una volta esistita. Con
questa differenza culturale incolmabile [unbridgeable cultural difference], Coudenhove-Kalergi spiegava
linarrestabile spinta espansionistica dell'Unione Sovietica. (6)
In realt per per quanto sia possibile una puntualizzazione di questioni e concetti cos sfuggenti
altri passi possono far pensare ad un atteggiamento sostanzialmente diverso. Kalergi infatti,
accanto allallarme per lattitudine aggressiva della dirigenza russa, mette spesso in rilievo anche la
profonda e spontanea risonanza che la rivoluzione comunista ha nellanimo di milioni di europei
in ogni paese del continente: LEuropa non in condizione di cambiare latteggiamento politico dei
dirigenti russi, il cui sistema espansivo. (...) Ma i pacifisti europei non possono trascurare il fatto che la
Russia si sta riarmando in nome delleguaglianza sociale e che oggi milioni di europei considererebbero
uninvasione russa come una guerra di liberazione. Pi questa convinzione si diffonde fra le masse europee,
pi questa minaccia si fa incombente. (...) Il rivoluzionarismo sociale occidentale non rinuncer
allInternazionale di Mosca se non sperimenta in modo concreto che la condizione ed il futuro del proletariato
nei paesi democratici sono migliori di quelli dei lavoratori sovietici. Se il comunismo sar in grado di
dimostrare che le cose stanno in modo diverso, allora non ci saranno scelte di politica estera che potranno
tenere lontana la rivoluzione dallEuropa ed evitare la sua annessione [Anschluss] da parte della Russia
sovietica. (p. 175) E ancora Rinunciando alla democrazia la Russia si volontariamente isolata rispetto al

sistema degli stati europei. Anche nei confronti della Russia Paneuropa non ha alcun atteggiamento ostile. Il
suo obbiettivo il mantenimento della pace russo-europea, il disarmo concordato, la cooperazione economica
e il reciproco rispetto sulle questioni interne. (7)
Ora, ben difficile pensare che un modello sociale e politico potesse essere cos influente e
attrattivo su milioni di cittadini europei, se ad essi si fosse rivolto di l da ununbridgeable cultural
difference. In realt per Kalergi la rivoluzione bolscevica era un fenomeno tuttaltro che
incomprensibile per lanimo europeo. Essa aveva avuto certo uno sviluppo per molti aspetti
tipicamente russo o addirittura asiatico, ma le teorie politiche a cui sera richiamata avevano
comunque le loro radici ideali nel cuore stesso dellEuropa, nella sua pi rilevante tradizione
filosofica. La stessa efficienza tecnica di cui, pur fra mille sacrifici ed eccessi, il nuovo Stato
sovietico dava prova nel costruire le proprie basi istituzionali, sociali ed economiche, non poteva
che essere espressione di una modernit di tipo europeo profondamente assimilata. Proprio per
questo nel pensiero di Kalergi, lidea di un Anschluss anche di tipo ideologico e culturale, per
quanto da scongiurare, era tuttaltro che inconcepibile; cos come, allopposto, nemmeno era da
escludere in via di principio una partecipazione alla federazione europea di una Russia tornata alla
democrazia: Paneuropa non pu aspettare la caduta dellImpero britannico e la democratizzazione di
quello russo. Ma essa viva ed organica come devessere ogni soggetto politico, e quindi una futura
associazione della Russia o dell'Inghilterra non impossibile. (8)
Che questa interpretazione del pensiero di Kalergi abbia fondamento, lo pu indirettamente
dimostrare anche la sua concezione dei futuri rapporti fra popoli dellEstremo Oriente e la weisse
Rasse. Egli infatti che pure era nato dal matrimonio di un europeo e di una orientale consider
sempre lOriente come per definizione lAltro-da-s rispetto allEuropa. Praktischer Idealismus
pieno, e qualche citazione la si gi riportata, di comparazioni oppositive fra le due grandi sfere
culturali e spirituali, concepite come lAlfa e lOmega dello spirito umano. Certo, che lAsia possa
essere contrapposta in modo cos frontale allEuropa anche un riconoscimento della sua
grandezza spirituale, della sua capacit di costruire su tuttaltre basi unautonoma civilizzazione, a
suo modo non meno alta e duratura. Kultur-Asien, Seele Asiens, "Weise Asiens, "Asiens
Weltmission, Asiens Kulturzentren, etc. sono espressioni che tornano di continuo nel saggio del
1925, in genere riferite allarea sino-giapponese, pur non mancando il riconoscimento di
unautonoma soggettivit culturale dellIndia (der indischen Kulturnation, p. 169).
Fatto sta per che proprio per questo Kalergi non prevede n tantomeno auspica alcuna possibile
fusione fra le due civilizzazioni, e se vi accenna, soltanto per sottolineare leffetto
sostanzialmente negativo che essa avrebbe per entrambe. In un simile incontro lEuropa
rischierebbe di perdere lessenza pi caratterizzante del proprio Geist: Il misticismo dellAsia
minaccia la lucidit spirituale dellEuropa lattitudine passiva dellAsia ne minaccia lenergia virile.
LEuropa del Nord, che vive della sua eroica creativit, deve rigettare da s lo snervante spirito buddista.
(...) Il buddismo un meraviglioso coronamento per le culture mature, ma un dono avvelenato per le
culture creative. La sua Weltanschauung adatta per la maturit, per lautunno - come la religione di
Nietzsche per la giovent e la primavera ed il credo di Goethe per la fioritura e lestate. Il Buddhismo
soffocherebbe la tecnologia - e con essa lo spirito dell'Europa. (p. 122-3)
Anche riguardo alle nazioni dellAsia - sia pure in termini meno netti Kalergi auspica che
linevitabile modernizzazione allora gi pienamente a regime, soprattutto in Giappone non
arrivi a cancellare del tutto il loro carattere peculiare, per non deluderne la
fondamentale Weltmission: Il cosiddetto risveglio dellOriente significa il trionfo di europei di pelle
gialla sui veri orientali. Non porta alla vittoria ma alla distruzione della cultura orientale. Dove in Oriente il
sangue di Asia vince, vince con lo spirito dell'Europa: il virile, duro, dinamico, ambizioso, energico, spirito
razionalista. Ma per partecipare al progresso l'Asia deve surrogare la propria anima e la propria cultura
armoniose con quelle vitalistiche dellEuropa. L'emancipazione degli asiatici passa per il loro ingresso

nellesercito economico euroamericano e la loro mobilitazione nella battaglia per la tecnologia. Dopo che tale
battaglia sar conclusa vittoriosamente, lAsia potr tornare a s stessa (...) ed educare di nuovo il mondo ad
una pi pura armonia. Ma attendendo ci lAsia deve continuare a portare luniforme europea. (pp. 119120)
Resta peraltro il fatto che quando in questo stesso testo si abbandona il piano pi astratto
dei Geister e delle Weltmissionen in cui Kalergi indulge a tale visione alquanto opinabile
dellOriente come eminentemente femminile e passivo - i parametri cambiano decisamente. La
modernizzazione dellOriente - che gi nella guerra russo-giapponese aveva consentito ad una
nazione orientale di umiliare una potenza europea viene ad assumere un carattere non privo di
aspetti minacciosi. Un esempio offerto dal problematico posizionamento geopolitico
dellAustralia anglosassone nel quadrante estremo-orientale (e che ancor oggi sia detto per inciso
si presenta allincirca nei medesimi termini esposti da Kalergi). Egli giudica da europeo e quindi
non prende posizione, ma ritiene che lesito pi probabile sia quello di un conflitto di carattere
militare: La questione australiana (che un caso particolare della questione migratoria del Pacifico
[pazifischen Einwanderungsfrage]) ruota attorno al blocco delle popolazioni mongoliche rispetto alle zone di
insediamento anglosassone. La loro rapida crescita demografica sproporzionata rispetto alla loro
disponibilit di territorio e minaccia un giorno di portare ad una esplosione nel Pacifico, se la valvola non
salta. D'altra parte, i bianchi dAustralia sanno assai bene che lapertura allimmigrazione mongolica li
ridurrebbe in breve ad una minoranza. E difficile immaginare quale soluzione potr essere trovata se un
giorno la Cina dovesse procedere ad un riarmo, cos come ha fatto il Giappone. Dare una soluzione pacifica a
questi problemi mondiali si presenta come una sfida molto difficile per i pacifisti inglesi, asiatici e australiani.
I pacifisti europei, daltronde, devono riconoscere chiaramente che una soluzione militare pi probabile di
un accordo pacifico e che essi non hanno n il potere n l'influenza per scongiurare queste guerre
incombenti. (pp. 168-9, 10).
Certo anche da queste ultime parole, si potrebbe derivare limpressione che comunque per un
pacifista come Kalergi quello delle possibili crisi internazionali sia lelenco realistico, ma non
meno triste - delle follie che listinto alla lotta ispira allumanit. Un qualcosa che se il Pessimismus
der Erkenntnis costretto a mettere sempre in conto, - lOptimismus des Wollens anelerebbe per a
superare, quando che sia. Che dunque egli, pur prevedendo questi scenari di lotta e di scontro per
il futuro incombente, sempre allunghi lo sguardo oltre la linea dellorizzonte, speranzoso e
confidente nel ritrovamento di quella lontana Zukunftrasse completamente pacificata e non pi
conflittuale; quellumanit depoliticizzata in cui la categoria schmittiana di Amico-Nemico,
costitutiva della categoria stessa del politico, sia finalmente posta in oblio.
Bene, si potrebbe senzaltro pensare tutto ci come alcuni fanno - ma ci si sbaglierebbe. In realt
Kalergi di fronte a questo scenario di competizione, spesso sullorlo di degenerare in conflitto,
rifiuta sistematicamente ogni pacifismo inteso come estinzione dellistinto alla lotta. Egli si dice
pacifista solo in quanto la tecnologia moderna rende la guerra tradizionale troppo distruttiva per i
vincitori come per i vinti e quindi si risolve in una perdita secca per tutti, ma non ha alcun
interesse per quel sogno di un mondo devirilizzato con cui tante volte si trastulla luniversalismo
da scrivania. Kalergi conosceva realmente lo scenario internazionale, anzi lanimo umano, e quindi
sapeva che la distinzione e la competizione fra le diverse civilt non necessariamente distruttiva,
ed anzi ha un fondamentale ruolo positivo nel trarre dallumanit i suoi frutti pi alti. Non si
vogliono qui evocare analoghi concetti di autori, da Hegel a Carl Schmitt, a cui certo Kalergi non
pu essere accostato, ma le sue parole, proprio per la loro pi semplice linearit, non lasciano
spazio a dubbi sulla sua collocazione filosofica in merito: La condanna della guerra non deve mai
degenerare in una condanna della lotta [Kampf]. Tale sviamento del pacifismo farebbe soltanto il gioco dei
forti contro-argomenti dei militaristi e comprometterebbe il pacifismo dal punto di vista etico e biologico.

Infatti la lotta e lo spirito combattivo sono ci che crea ed alimenta la civilt umana. Lesaurirsi della lotta e
dellistinto alla competizione equivarrebbe allesaurirsi ed allestinguersi della civilt e delluomo. La lotta
un bene [Der Kampf ist gut]. E la guerra ad essere malvagia, in quanto una forma primitiva, rozza e
oramai superata di lotta fra le nazioni cos come il duello lo nei rapporti sociali. L'obiettivo del pacifismo
non l'abolizione della lotta, ma la raffinazione, la sublimazione e la modernizzazione dei suoi metodi. (...)
Tempo verr in cui le rivalit nazionali invece che con baionette e proiettili di piombo sar combattuta con
armi spirituali. Piuttosto che nella corsa agli armamenti, le nazioni si sfideranno lun laltra nel progresso
scientifico, artistico e tecnico, nel campo della giustizia e del benessere sociale, della salute e dell'istruzione
pubblica e nellespressione di grandi individualit. (pp. 182-3.)
Lo stesso capitolo sul Pazifismus che conclude Praktischer Idealismus tanto una condanna della
guerra, quanto una critica serrata e senza riguardi ad ogni pacifismo narcisiticamente innamorato
delle proprie parole, ma irresponsabile ed impotente sul piano della realt effettuale: il pacifismo
impolitico: tra i suoi leaders ci sono troppi delicati sognatori e troppi pochi politici. E per questo che il
pacifismo si fonda spesso sulle illusioni e non tiene conto dei dati di fatto, non tiene conto della debolezza,
dellirragionevolezza e della malvagit umana. Esso dunque non pu che tirare conclusioni false da false
premesse. (pp. 126-7)
A partire da queste idee diviene fondamentale per Kalergi che la cultura europea, come cultura del
tempo moderno (p. 85), non perda assolutamente il suo faustische Geist, il suo pi tipico e prezioso
tesoro spirituale. Cos in tutto il saggio del 1925 tornano di continuo di scenari e visioni in cui il
ruolo dellEuropa a condizione che non distrugga se stessa con nuove guerre interne - non solo
sempre protagonistico, ma ancora improntato allesaltazione delle sue tradizionali doti di
energia, di reattivit, di sfida e anche di faustiana dismisura, ed in genere proprio in opposizione
ad un continente asiatico troppo contemplativo e troppo saggio per succederle nel cimento
incessante del primato.
Scrive Kalergi: l'Europa a suo modo grande come l'Asia: ma la sua grandezza non nella bont n nella
saggezza - ma nell'energia e nella capacit inventiva. LEuropeo l'eroe della terra; su ogni fronte di
battaglia del genere umano all'avanguardia dei popoli: nella caccia, nella guerra e nella tecnologia esso ha
sopravanzato qualunque altro popolo civile della storia, davanti o accanto a lui. Ha quasi sterminato tutti gli
animali nocivi nelle sue terre; ha vinto e soggiogato quasi tutti i popoli di colore scuro, e infine, per mezzo
dellinventivit e del lavoro, della scienza e della tecnologia, esso ha acquisito un potere sulla natura, come
mai ed in nessun luogo si immaginava possibile. La missione planetaria dellAsia la redenzione del genere
umano attraverso l'etica La missione dellEuropa la liberazione del genere umano attraverso la tecnologia.
Il simbolo dell'Europa non n il saggio, n il santo, n il martire - ma l'eroe, il combattente, il vincitore e il
liberatore. (p. 82).
Saggiungesse solo in esergo una citazione dal White mans Burden di Kipling di ventanni prima,
e il quadro verrebbe completo.

dal Reutlinger General-Anzeiger, 29 settembre 1929.

Kalergi e lEurafrica.

Resta a questo punto, dopo aver delineato per sommi capi il modo in cui Kalergi concepiva le
relazioni internazionali, di tornare al tema cruciale del rapporto dellEuropa con il grande
continente africano. Cruciale perch, come ognuno sa, sul rapporto con la regione africana e con
le propaggini occidentali dellAsia - per parte significativa accomunate da una medesima
confessione religiosa islamica - che oggi ancor pi di allora si gioca buona parte del futuro
dellEuropa. Ed certo per questo che il termine coniato pur tanti anni fa da Kalergi - euroasiatische-negroide Zukunftrasse assume oggi cos tanta pregnanza concettuale ed emotiva, da
farlo riecheggiare in innumerevoli luoghi della rete per gli uni cupa profezia di scoscendimento
nella barbarie, per altri scelta profetica di rinnovamento spirituale.
Ci ritorniamo perch, se in effetti Kalergi non ebbe un particolare interesse per la questione, non
peraltro affatto vero, come afferma Botz-Bornstein (e ci si chiede se per una disattenzione in buona
fede o meno), che egli non abbia mai parlato dellAfrica e delle sue popolazioni in generale e che
quindi per conoscerne il giudizio in merito si debba ricorrere agli I wonder if not ed altre ipotesi
fantasiose e mistificazioni.
In rete presente fra laltro un numero del settembre 1929 del quotidiano Reutlinger GeneralAnzeiger, in cui compare un articolo di Kalergi Afrika fr Gesammt-Europa! (11) - dedicato
appunto allanalisi del rapporto fra i due continenti. Le parole desordio sembrerebbero tali da
dover far rimpiangere a Botz-Bornstein di non essersi meglio documentato: Il Mediterraneo
scrive Kalergi - unisce Europa ed Africa pi di quanto non le divida. Cos lAfrica diventata il nostro
vicino pi prossimo ed il suo destino una parte del nostro medesimo destino. LAfrica rappresenta in molti

sensi il naturale e ideale completamento dellEuropa [natrliche und ideale Ergnzung Europas]. Quanto
pi lEuropa sar spiazzata politicamente ed economicamente dallAmerica e dallAsia, tanto pi verr a
dipendere dallAfrica. LAfrica la quinta base produttiva dellEuropa ed il suo quinto mercato e quindi
una grossa parte del futuro economico dellEuropa legata allAfrica.
Peccato tuttavia che queste considerazioni non possano essere lasciate cos come sono, ch
sembrerebbero dir gi tutto quanto serve, e che si debba andare ancora per minuzie. Ci che infatti
si desume dalla lettura dellarticolo nella sua interezza che ad essere una risorsa irrinunciabile
per lEuropa esclusivamente il territorio fisico dellAfrica e le ricchezze naturali che nasconde,
mentre lumanit africana, per contro, considerata esclusivamente come una voce negativa, se
non come un peso. Cos il fatto la schwarze Rasse non venga presentata da Kalergi come un reale
Altro-da-s rispetto allumanit europea cos comera stato per quella asiatica lungi dallesser
per la suggestione duna pi immediata e naturale affinit, consegue semplicemente alla
sostanziale insignificanza politica e civile che le viene attribuita. Fra laltro, mentre nella cartina
pubblicata nel 1923, lAfrica (di colonizzazione non anglosassone) appare aggregata allEuropa, in
quella di sei anni dopo essa lasciata in bianco, cos come buona parte dei paesi arabi e islamici
distinguendola quindi questa volta dallEuropa ma negandole nuovamente una soggettivit
autonoma (che ora per esempio vien invece riconosciuta allAmerica latina, in precedenza
inglobata nella Weltmachtgruppe statunitense).
In Kalergi sia chiaro - non si ritrovano apprezzamenti arcigni o sprezzanti; anzi egli ha parole
generose ed aperte sul dovere di redimere gli africani dalla loro arretratezza, arrivando perfino a
citare come esempio lapostolato umanitario di Albert Schweitzer. Ma alla fin fine il risultato
ultimo di siffatta magnanimit di presentare lappropriazione coloniale delle risorse dellAfrica
da parte dellEuropa non gi come un atto aggressivo e conflittuale dun Weltkomplex nei confronti
di un altro, ma come atto filantropico di cui esser fieri gli uni e riconoscenti gli altri.
La razza nera scrive Kalergi in questo articolo - non in grado di sfruttare e civilizzare questa regione
della terra, e quindi la razza bianca ad essere chiamata a farlo. Ma gli europei devono essere in Africa i
liberatori della razza nera, non gli oppressori. Devono emancipare gli africani dalla loro miseria, dalla loro
barbarie, dalla loro malattia del sonno, dalle loro altre piaghe, dalla loro fame, dalla loro anarchia. Essi
devono liberare la donna africana, che oggi una bestia da soma, dalla sua durissima schiavit; per mezzo del
bue e dellaratro a vapore, del cristianesimo e delleducazione. La schiavit in Africa non stata introdotta
dagli Europei ma nemmeno da essi abolita. Essi se ne sono serviti in passato nelle forme pi spietate. Se ne
servono ancora oggi in modi pi attenuati. Quindi leuropeo ha per lo pi tradito la sua missione in Africa.
Non stato un fratello maggiore, un tutore, un maestro ed una guida per lAfrica ma un despota ed un
oppressore. Invece di contestare il principio della colonizzazione in s, lopinione pubblica del mondo
civilizzato dovrebbe prender posizione contro molte delle sue forme. Essa dovrebbe impegnarsi nella cura,
nellistruzione e nellelevazione della razza nera; comprendere e patrocinare limpegno civile di Albert
Schweitzer e curarla dalle sue malattie. Questo il rovescio della medaglia della conquista politica, ci che un
giorno potrebbe giustificarla moralmente. Questo il modo in cui lEuropa pu contraccambiare tutto quello
che lAfrica gli dona.
Nel caso dei rapporti fra Europa ed Asia lo s visto - lauspicio di uno sviluppo autonomo ed
non reciprocamente contaminato delle rispettive vocazioni culturali e spirituali, non escludeva un
qualche accenno prudente ad una collaborazione per il progredire dellumanit nel suo complesso.
A proposito dei popoli africani, invece, lidea duna loro peculiare Weltmission non nemmeno
concepibile. Per Kalergi quella degli africani semplicemente Elend e Barbarei miseria e
barbarie - e quindi sul piano civile e culturale - il rapporto fra Europa e Africa non pu che essere
puramente unidirezionale, con luna parte che ha tutto da dare e laltra tutto da ricevere.
LaErziehung der schwarze Rasse viene auspicata con enfasi, ma pi che altro come la Kehrseite e

la Gegengabe - cio in buona sostanza il rovescio della medaglia, la contropartita per


lappropriazione e lo sfruttamento delle risorse naturali.
Anzi, nemmeno: come recita il titolo del paragrafo immediatamente successivo Per mettere a frutto
lAfrica, lEuropa non dovr solo governarla, ma anche popolarla.Infatti paradosso vuole che lautentico
ed autografo Piano Kalergi che viene esposto in questo scritto, lungi dallessere quello
farneticato da Honsik del passaggio di milioni di africani in Europa, piuttosto quello di milioni di
europei in Africa. A suo avviso soprattutto i paesi dellEuropa in forte crescita demografica (ed in
primo luogo la Grande Proletaria) avrebbero dovuto risolvere i propri problemi non pi
offrendo forze e sangue a continenti lontani e stranieri, come le Americhe o lAustralia, ma
emigrando in territori come quelli africani, che, privi di tradizione storica e di identit politica,
avrebbero poi potuto considerare di loro piena propriet, sdebitandosi moralmente coi barbari di
cost grazie alla propria sola presenza: Qui c spazio per milioni di europei. Lo sviluppo del Sudan ad
opera degli inglesi, dellAlgeria ad opera dei francesi e della Tripolitania ad opera degli italiani, dimostra
quanto fertile terreno pu essere strappato al deserto dallaudacia, dallorganizzazione, dalla fantasia e dalla
operosit degli europei. In questa allungata fascia abitata c ancora molto spazio per vecchie e nuove
popolazioni. (...) I popoli dellEuropa meridionale, che nellultimo secolo hanno popolato e colonizzato il
Sudamerica, sono chiamati in prima linea a colonizzare lAfrica del futuro. Fra questi innanzitutto gli
Italiani, la cui sovrappopolazione li destina a tale grande missione europea. Questa colonizzazione dei
territori disabitati dellAfrica daltronde nellinteresse dellintera Europa e dellintera razza bianca. Lo
sviluppo e nella colonizzazione dellAfrica significano infatti la crescita, lespansione e la sicurezza
dellEuropa. (...) Il sole europeo, che ha gi svegliato lAmerica e lAsia, attraverso il suo spirito e la sua
energia illuminer anche questa oscurissima parte del mondo e guider la comunit mondiale.
Come ben si vede un mondo mentale alquanto remoto da quello dellAlbert Schweitzer a cui
Kalergi stesso accenna, nutrito di tuttaltri concetti in rapporto ai modi ed ai fini della
colonizzazione europea in Africa. La prospettiva di Schweitzer era di tipo cristiano, cio salvifico, o
profetico come direbbe il cardinal Martini. Il mondo umano - la sua storia, la stessa sua vicenda
di conquiste civili, culturali o artistiche per quanto possa esser apprezzato e valorizzato come
palestra di raffinamento etico, non assume significato alla fin fine che come prodromo e prologo
alleterna salvezza nellAltrove. Darsi troppo affanno per organizzare il nostro soggiorno qui in
terra cio in altre parole assumere labito sostanzialmente pagano dellanimal politicum cosa
ingannevole e vana. Tutto in Schweitzer come in ogni anima cristiana che cerchi di essere
rigorosamente coerente - in Pascal, in Manzoni, in Kierkegaard, in Tolstoj o in Carlo Maria Martini
- va commisurato al singolo individuo in carne ed ossa (che poi sia lIo o lAltro poco rileva), al
suo attuale soffrire terreno ed alla sua aspirazione ad un eterno godimento celeste. Nella visione
salvifica cristiana esistono solo i singoli individui ed il loro principio di piacere e di dolore, come
aveva a suo tempo compreso Lorenzo Valla collassimilarla, in modo solo apparentemente
paradossale, allepicureismo. La vicenda storica dei grandi soggetti collettivi, che non ha senso al
di fuori della dimensione puramente terrena, dunque soltanto polvere senza gloria.
In questottica lumanit africana, ritenuta tradizionalmente lumanit senza storia, cio senza
dimensione politica, finisce per assumere quasi la valenza di un modello da imitare. Per questo a
suo tempo Schweitzer, anima inquieta e tormentata in giovent, ritenne di ritrovare se stesso solo
nel cuore della societ africana pi arcaica e isolata. (12) Per questo Carlo Maria Martini ha potuto
vedere nella progressiva africanizzazione dellEuropa una grande occasione etica e civile per un
rinnovamento spirituale: lAfrica che insegna alluomo europeo a non assumere pi, facendo
dellassociarsi politico il fulcro dei suoi interessi, unattitudine reattiva e prometeica nei confronti
della realt, ma a vivere la propria breve parentesi terrena nellaccettazione del proprio destino
esistenziale per quello che , cio un qualcosa che ha un valore assai prossimo al nulla: Che lo si
voglia o no scriveva Schweitzer nel 1915 - tutti noi qui viviamo sotto l'influenza dell'esperienza

quotidiana che la natura tutto e l'uomo nulla. Questo fa s che nella nostra visione generale della vita anche in coloro che hanno meno cultura ci sia la coscienza della frenesia e della vanit della vita europea.
Sembra quasi impossibile che in qualche altra porzione della superficie terrestre la natura sia nulla e luomo
tutto. (13)
Kalergi, che pure nasceva da una devota famiglia cattolica austriaca, vive in un universo umano e
valoriale remotissimo da siffatto profetismo: per lui lesistenza terrena ha un senso ed un valore
suoi propri e non solo la posta senza valore che pascalianamente si baratta per ripiegarsi in
eterno sulla propria voluptas. LEuropa di Kalergi era un soggetto politico e culturale ancora vitale,
combattivo, conscio di s, dei propri valori, della propria Weltmission, e non gi unumanit in
disarmo, ingobbita, abtieche cerca di ridare al proprio cristianesimo quello spirito con cui a suo
tempo aveva plaudito gaudioso allo sfacelo della civilt classica.
In questo senso la prosa tutta scintillar di fucna e battere di maglio che Kalergi sfoggia
in Praktischer Idealismus, rivela piuttosto uninconfondibile ascendenza pagano-nietzscheana: La
tecnica si fonda su di un atteggiamento eroico ed attivistico di fronte alla natura; non vuole piegarsi di fronte
alla volont della natura, ma dominarla. La volont di potenza [Wille zur Macht] la pulsione motrice del
progresso tecnologico. Nelle forze naturali il tecnico vede dei tiranni da abbattere degli avversari da
sopraffare, delle bestie da addomesticare. La tecnologia la prole dello spirito europeo. (p. 96) L'uomo
contemplativo vive in pace con il suo ambiente quello attivo in un continuo stato di guerra
[Kriegszustande]. Per preservarsi, imporsi e fiorire, esso deve di continuo respingere, annientare ed asservire
le forze aliene ed ostili. La lotta per la vita una lotta per la libert e la potenza. Vincere significa: imporre la
propria volont. Pertanto solo il vincitore libero, solo il vincitore potente. Tra libert e potenza nessuna
separazione pu esservi: la piena affermazione dei propri interessi sacrifica gli interessi altrui. La potenza
lunica garanzia duna piena libert. Cos la lotta dell'umanit per la libert coincide con la sua lotta per il
potere. (...) Da animale meschino e indifeso, l'uomo asceso alla signora della terra. (p. 97)
Lopposizione filosofica e valoriale al cristianesimo sulla falsariga dellinsegnamento di Nietzsche,
diventa cos esplicita: Il culto proprio dellepoca tecnologica un culto della forza. (...) Il suo carattere
europeo-virile [mnnlich-europischer Charakter] quello proprio dellattitudine dinamica della nostra
epoca. Letica europeo-virile di Nietzsche esprime la protesta del nostro tempo contro la morale asiaticofemminile del cristianesimo [weiblich-asiatische Moral des Christentums]. (p. 118) Chiunque concepisca
la parola cultura come ricerca di armonia con la natura, non pu che definire barbarica la nostra epoca. Chi
invece la vede come una sfida alla natura portato ad onorare la forma europeo-virile della nostra cultura.
Mentre in virt delle sue radici cristiano-orientali letica europea fatica a riconoscere il valore morale del
progresso tecnico - nella prospettiva di Nietzsche per la prima volta appare tutta la nobilt e la bont della
lotta eroico-ascetica dellepoca tecnologica per una redenzione attraverso lo spirito e lazione. Le virt dell'et
tecnologica sono eminentemente l'energia, la resistenza, il coraggio, l'abnegazione, l'autocontrollo e la
cooperazione. (p. 120)
Anche ci che delletica cristiana viene ancora salvato il pacifismo e lempito alla giustizia sociale
lo soltanto in considerazione della sua valenza politica e non certo di quella salvifica per la
quale Kalergi non spende una parola: Dalla morale cristiana, letica del lavoro riprender lo spirito del
pacifismo e della socialit: perch solo nella pace pu darsi lo sviluppo tecnico essendo la guerra solo
distruttiva, e perch solo lo spirito sociale del lavoro comune di tutti i creatori potr portare alla vittoria della
tecnica sulla natura. (p. 121)
Sarebbe in verit anche il caso di notare in via incidentale che per quanto Kalergi mostri di
altamente apprezzare il ruolo storico del pensiero di Nietzsche, anzi il suo carattere epocale (14) e
ne ponga il nome accanto a quello di altri precursori ed eroi del patriottismo europeo del passato
da Comenio a Kant, Napoleone e Mazzini - (15), unoggettiva e profonda differenza sussiste fra le
due impostazioni.

Nellopera di Nietzsche le considerazioni propriamente geopolitiche sono relativamente limitate e


tarde. Protagonista degli scritti della parte centrale della sua produzione non sono mai, come
ordinariamente in Kalergi, i soggetti collettivi concreti che operano nellattualit storica, ma in
generale unumanit totalmente astratta e immaginaria, di matrice retorica e letteraria, in cui
degli bermenschen storicamente e politicamente non meglio precisabili, sfogano la propria
volutt autoassertoria egotica su deboli e malriusciti di altrettanto problematica identificazione.
Un riferimento pi circostanziato ai concreti problemi della politica del suo tempo compare nella
fase giovanile e soprattutto in quella finale della sua parabola, cio solo quando egli cominci a
travederli nella nebbia del delirio di onnipotenza, rappresentandoseli come cera molle fra le dita
del proprio Ego fuori controllo. Il giovane Kalergi del 1925 tuttaltro spirito del
Nietzsche napolonisant degli ultimi scritti politici. Egli, figlio di un diplomatico ed introdotto dal
proprio nome negli ambienti pi esclusivi della politica europea, non era certo costretto ad
inventarsi quarti nobiliari inesistenti, n a ricorrere per informarsi sui retroscena della politica, alle
confidenze indirette di qualche domestico. Proprio per questo la sua visione di siffatti problemi
sempre legata alla realt effettuale direttamente e personalmente conosciuta ai livelli pi alti, ed
anche le perorazioni pi retoriche hanno sempre radice nellattualit concreta.
Cos il principio di potenza che Kalergi ritiene di poter qualificare di nietzscheano, egli non lo
applica a s medesimo e nemmeno a qualche altra individualit dominante tutti i millenni di
contentatura decisamente difficile in fatto di autogratificazioni. Se riprende il concetto di Wille zur
Macht e Machtwille, non per porre questarma formidabile in mano al singolo individuo che
con essa nulla potrebbe costruire di realmente duraturo, ma alle grandi soggettivit collettive. Ad
esse - che non hanno un paradiso da guadagnare n quindi peccati da scontare - labito cristiano
dellagnello effettivamente non sattaglia. Le civilt pi forti, cio innanzitutto quella della weisse
Rasse, hanno dunque tutto il diritto di far valere la propria superiorit, alloccasione
accrescendone il pregio con il decoro della generosit: era evidente per Coudenhove-Kalergi- scrivono
E. Kovics e M. Boros-Kazai - che la razza bianca rappresentasse il potere politico principale a livello
mondiale, ed egli respinse come assurda e pericolosa qualsiasi idea di una riorganizzazione della Lega in cui i
non-bianchi raggiungessero la parit politica o addirittura il predominio, come sarebbe sembrato giustificato
in base ai numeri. (16) Come ebbe a scrivere nel 1928, la Lega delle Nazioni avrebbe dovuto
essere lo strumento per la preservazione della pace e del conservatorismo democratico basato sulla
superiorit della razza bianca e del capitalismo. (17).
Ora, dopo aver letto tante stravaganze, il lettore medio dei nostri tempi non si meraviglier che
alcuni interpreti ideologicamente ammodo e che peraltro hanno avuto la compiacenza di tener
conto dei testi di Kalergi gli abbiano dato del razzista senza troppi giri di parole. Scrivono per
esempio due liberal a tutto tondo, P. Hansen e S. Jonsson: Coudenhove-Kalergi fu giustamente
conosciuto come pacifista, internazionalista e anti-nazista per quanto riguardava le questioni europee. Sul
tema dell'Africa, tuttavia, egli si presenta come un razzista biologico calzato e vestito [fully fledged biological
racist], profondamente convinto della differenza intrinseca tra la razza nera e la razza bianca. (18)
Con siffatta premessa si pu allora ben immaginare quali dovessero essere gli orientamenti di
Kalergi sulla prospettiva di una immigrazione di massa di genti africane in terra europea. Scrivono
ancora Hansen e Jonsson: interessante notare che, mentre Coudenhove-Kalergi esortava gli europei a
stabilirsi in Africa ed a sfruttarne le sue risorse, egli (...) ammon anche l'Europa ad evitare a tutti i costi che
un gran numero di lavoratori e soldati di colore immigrassero in Europa. Riferendosi ai soldati probabile
che Kalergi si riferisse al contestato uso da parte della Francia di truppe africane nella sua occupazione della
Renania e della regione della Ruhr. Cos come era inconcepibile che dei soldati di colore operassero come
truppe doccupazione nelle citt tedesche (i neri del Senegal nella Casa di Goethe), cos era altrettanto ovvio
che medici e ingegneri europei si occupassero dello sviluppo dellAfrica. Cos come era naturale temere che le

truppe africane portassero con s le malattie, la criminalit e il vizio e stuprassero donne e bambini, cos era
naturale ringraziare gli europei per portare la salute e la ragione in Africa. Che ne sarebbe dellAfrica se
l'Europa se ne ritraesse? si chiede Coudenhove-Kalergi. La risposta : il caos, l'anarchia, la miseria, la
guerra di tutte le trib luna contro l'altra. (19)
Nello stesso Praktischer Idealismus la parola Afrika praticamente non compare se non indirettamente
per contare fra i vanti dello uomo europeo, accanto allo sterminio degli animali nocivi, anche
lassoggettamento di gran parte dei popoli di colore scuro [dunkelfarbigen Vlker] (p. 82). Ma
sulla Einwanderungsfrage, cio sul tema delle migrazioni, lungi dallimmaginare larrivo di grandi
masse dal Terzo Mondo in Europa per condividerne luggioso clima nordico ed ulteriormente
sovraffollare e degradare leweissen Grosstdte - egli allude ancora una volta ad un movimento
contrario, cio ad uno spostamento delluomo europeo verso il Sud del mondo, verso territori
disabitati e assolati: tornare agli ampi spazi vuoti ed al sole! a questo fine che da sempre gli uomini e i
popoli migrano dalle regioni densamente popolate verso quelle spopolate, dalle zone pi fredde a quelle calde.
Quasi tutte le invasioni di massa e la gran parte delle guerre sono state la conseguenza di questa esigenza
originaria di libert di movimento, e del bisogno di sole.
Una tale soluzione, lo s visto, sarebbe stata ancora esplicitamente e positivamente riproposta
negli anni successivi, ma nel 1925 Kalergi si mostrava meno sicuro della sua efficacia a lungo
termine. La Kolonialpolitik bens elencata come una delle possibili soluzioni ai problemi economici
e demografici dellEuropa del tempo, ma solo come provisorisches Hilfsmittel. Non solo; qui il
giudizio sullo sfruttamento coloniale dellAfrica da parte dei paesi europei ancora pi
severo: Gli uomini delle razze meridionali sono tolti ai loro ozi dorati [goldenen Musse] dai cannoni e dai
fucili europei e costretti a lavorare al servizio dell'Europa. Il Nord pi sprovvisto ma pi forte, saccheggia
sistematicamente il Sud pi florido ma pi debole. Lo priva delle sue ricchezze, della sua libert e del suo ozio
e per mezzo di questo furto li converte in un accrescimento della sua propria ricchezza, libert ed ozio. A
questa attivit di rapina, di sfruttamento e di asservimento alcune nazioni europee devono parte della loro
prosperit, con la quale hanno potuto migliorare le condizioni di vita dei propri lavoratori. (p. 98) Ma
Kalergi non propone meno che mai in Praktischer Idealismus un impossibile incontro paritario
fra Europa ed Africa lircocervo Eurafrica - come superamento di questo stato di cose
insostenibile. Ci che egli paventa piuttosto linevitabile accentuazione dello scontro fra due
umanit troppo estranee alla lunga questa soluzione andr in contro al fallimento: perch condurr
inevitabilmente ad una terribile sollevazione degli schiavi [ein ungeheurer Sklavenaufstand], che finir per
spazzare via gli europei dalle colonie di colore e per spiantare dai Tropici gli elementi di base della cultura
europea [Europas tropische Kulturbasis strzen wird]. (p. 98)
Ancora una volta, per un attimo, nelle parole di un intellettuale europeo di quegli anni savverte il
brontolio minaccioso dun pericolo lontano, lo ungeheurer Sklavenaufstand, la spengleriana
Katastrophe nel cui abisso nessuno osa guardare. Il devastante sormontare dei barbarians, dei
savages, dei wild beasts destinati a distruggere ogni vivere civile, di cui profetizza Jack London
in "The Scarlet Plague". Il The horror! The horror! con cui Conrad sigilla lesperienza del Kurz
bianco come lavorio dopo la sua lunga discesa nello heart of darkness africano.
La vera soluzione dei propri problemi lEuropa non deve dunque trovarla in nessuna fusione,
forzata o spontanea, militare o pacifica, con un qualcosa di totalmente estraneo come lumanit
africana, ma solo attingendo al proprio genio pi profondo, cio ancora una volta la sua attitudine
prometeica a mettere le forze della natura al proprio servizio. L'imperialismo coloniale e il socialismo
sono palliativi, non medicine efficaci per la malattia europea; possono alleviare il disagio, non eliminarlo;
rimandare il disastro, non impedirlo. Europa dovr decidere se decimare la propria popolazione e suicidarsi
oppure risollevarsi in virt di una forte ripresa materiale ottenuta col progresso tecnologico. Solo in
questultimo modo gli europei recupereranno la prosperit, lotium e la cultura, mentre le vie di fuga del
socialismo e del colonialismo alla fine si riveleranno dei vicoli ciechi. (p. 101).

Vero che nelle parole di Kalergi la rivoluzione tecnologica finir per non riguardare la sola
Europa, ma per assumere una valenza mondiale (technische Weltrevolution), ma ancora una
volta leroe di questa saga epocale luomo bianco, anzi meglio, luomo biondo germanico (die
weie, lnger noch die blonde Menschheit, p. 77), la cui estinzione o anche il cui solo tralignamento
apparirebbe chiaramente ai suoi occhi come la sconfitta dellumanit nella sua avanguardia pi
intrepida e geniale: Il creatore di questepoca della tecnica il geniale popolo prometeico degli europei
germanizzati. [Schpfer dieses technischen Zeitalters ist das geniale Promethiden-Volk der germanisierten
Europer]. (p. 89)
Ecco, come in un contesto siffatto da condividere o condannare poi liberamente secondo
lorientamento ideologico di ciascuno si sia comunque potuta vedere unanticipazione della
vulgata universalista attualmente dominante, o, ancor pi, rintracciare la pianificazione
dellestinzione dellumanit europea per mezzo del meticciamento, cosa che fa davvero
trasecolare. Raramente, se posso ricorrere alla mia personale esperienza di lettore curioso, m
stato dato di incontrare un testo in cui ad ogni pagina risuonasse una pi enfatica ed
incondizionata celebrazione della peculiare missione storica dellumanit europea. E non gi come si mormora oggi per bocca di un conservatorismo intimidito e di minime pretese nelle sue
radici giudaico-cristiane, ma esplicitamente nel suo Geist eroico-virile eminentemente pagano e
germanico, nella sua vocazione alla potenza ed alla forza, nella sua superbia auto assertoria e c
poco da girarci attorno nel suo fondamento biologico-razziale.
Weie Mensch, Blonde Menschheit, germanisierten Europer, Nordland Europa, germanischen
Willen und hellenischen Geist, etc. cosa ci vorrebbe daltro per inquadrare appieno il Kalergi di
quegli anni nel pensiero di destra? Cosa dovrebbero pretendere di pi esplicito i sedicenti
difensori dellEuropa bianca per fare diPraktischer Idealismus uno dei loro testi di riferimento?
Lo stesso Honsik di fronte alla grottesca paradossalit della sua opera di mistificazione, ha qualche
occasionale soprassalto di pudore ed ammette: L'evoluzione della razza nordica stata spiegata nello
stesso modo dai teorici del Terzo Reich. Perch allora Kalergi auspica la degenerazione di questa razza per la
quale sente cos tanta ammirazione, mescolandola con i neri e gli asiatici per i quali non ha mai la minima
parola di apprezzamento? (p. 46)
Gi, ma a chi lo domanda?
N, sul fronte opposto, si pu fare a meno di sottolineare ancora una volta la parallela e analoga
contraffazione operata da Botz-Bornstein che, di fronte ad un autore siffatto - che avrebbe potuto
onestamente ignorare - ha ritenuto invece di strumentalizzare disonestamente to show how in the
1920s the idea of Europe was used to form an anti-essentialist model of a cultural
community. (p.565) Anti-essentialist detto di un autore che fa del Wesen Europas quasi il
Soggetto hegeliano che trova la strada al riconoscimento pieno di s proprio attraverso una
dialettica dessenze con laltro-da-s rappresentato dallAsia. La Grecia, rileva Kalergi, in
tanto ha prefigurato lEuropa in quanto per la prima volta ha stabilito una distinzione di essenza
[Wesensunterschied] fra s e lAsia. (p. 84) Tale originaria coscienza di s viene ad offuscarsi ed a
trovare la propria fase negativa con la decadenza della Grecia classica. Cos Il mondo di Filippo II
[di Macedonia] non ha rappresentato alcun progresso culturale, in termini dessenza [wesentlichen] rispetto
al mondo di Hammurabi. N, nella sua decadenza, limpero di Roma si differenzi minimamente in
termini dessenza [wesentlichen] rispetto ai dispotismi orientali della Cina, della Mesopotamia, dellIndia o
della Persia. (p. 85) Non fu conclude Kalergi che con lemancipazione dellEuropa dal cristianesimo
iniziata col Rinascimento, la Riforma, e proseguita con lIlluminismo sino ad attingere al suo culmine con
Nietzsche che lEuropa tornata a se stessa e si separata spiritualmente dallAsia [trennte sich geistig
von Asien]. (p.84) E a questo punto, culminante non solo nel vitalismo di Nietzsche ma anche
nellempito trasformatore di Karl Marx, che si ritrova das Wesen des europischen Geistes:
L'Europa deve rimanere fedele alla sua missione e giammai rinnegare le scaturigini della sua essenza

[Wesen]: eroismo e razionalismo, volont germanica e spirito greco. (...) Solo se lEuropa (...) rimarr fedele
ai suoi ideali germanici ed ellenici, potr allora portare a compimento la sua battaglia per il progresso
tecnologico, redimendo se stessa ed il mondo. (pp. 122-3)
E la famigerata Zukunftrasse, una buona volta? Per liberarci infine di questo fantasma, definiamolo
per quello che : indiscutibilmente essa allude ad una futura fusione fra le tre grandi unit razziali
del mondo, quella bianca, quella africana e quella asiatica. Ma altrettanto oggettivo che si tratta
di un apax legomenon, cio di un concetto che appare incidentalmente una volta per non comparire
pi, n essere ulteriormente sviluppato n in questo testo n altrove. Bisogna dunque pensare che
lafernen Zukunft, di cui qui si parla sia davvero una ganz fernen Zukunft, un futuro
remotissimo in cui a sparire sia die Vielfalt der Vlker, cio la pluralit dei popoli in generale, e
non certo solo quelli europei o bianchi in particolare, distrutti da un Piano peculiarmente
dedicato ad essi. Dunque tuttaltro scenario, su cui comunque Kalergi non ritenne di strologare con
ulteriori ipotesi. Daltra parte i saggi di geopolitica si distinguono dai volantini perch vanno letti
per intero e soppesati nel loro equilibrio complessivo. Ed invece una sola frase isolata, una
semplice espressione occasionale come euro-negroide emotivamente efficace ad esser sbandierata
come slogan per un triviale adescamento ideologico, sembrata bastante per operare un completo
rovesciamento della realt, e per fare insensatamente di Praktischer Idealismus il liber
sacerrumus dellodio contro la civilt europea.

Conclusione.
Si potrebbe qui insistere e vedere magari quali ulteriori sviluppi ebbe il pensiero di Kalergi nella
sua maturit, in particolare dopo lesperienza di un nuovo conflitto tra le nazioni europee di l ad
un quindicennio. Ma savrebbe sempre meno a che fare con lo spunto da cui sera cominciato, che,
come s visto, era un Kalergi del tutto immaginario ed unopera dal contenuto affatto diverso da
quello che le stato attribuito. La verit che lautentico dottor Frankenstein, dal punto di vista
storiografico, si dimostrano proprio Honsik e gli altri che continuano a tirare in ballo la memoria di
un Conte a cui hanno ridato vita artificiale mettendo insieme membra della letteratura
cospirazionista col collante poco attaccaticcio di ununica breve citazione. Non solo; essi hanno
reso particolarmente spregevole questa loro operazione, infamando una figura come Kalergi a cui quale che sia il giudizio complessivo che se ne voglia dare andrebbe riconosciuta almeno la
buona fede e lentusiasmo nellattaccamento alla patria europea.
Ci detto, una qualche piccola concessione va fatta anche agli Honsik, ai Seeger, agli Holmig. In un
qualche modo Kalergi, sia pure del tutto suo malgrado, se lera andata a cercare. La sua physique
du role era quasi perfetta, ben pi di altri possibili concorrenti al casting per la parte. Per il
pubblico micro-borghese cui Honsik conta di rivolgersi del tutto disabituato a documentarsi e
assai pi proclive alle sbrigative appercezioni emotive di una foto, di un nome, di uno slogan, di
una breve citazione - questa figura di Mehrseelenmensch, di uomo multanime nato da un incrocio
transcontinentale, ispira diffidenza ed antipatia gi per come si presenta, a partire dal suono
arcanamente esotico e levantino del nome, sino al naso affilato ed agli occhi taglienti e ironici con
cui ci fissa dalle vecchie fotografie - lo sguardo dellaristocratico avvezzo a frequentare gli ambienti
pi rarefatti e, soprattutto, abituato a fregare i poveracci - diciamo cos - per inveterata
tradizione. Volle avere, certo, la spiacevole indelicatezza di non nascere anche ebreo e cos di
lasciare non perfetto il quadro, ma rimedi in parte con il matrimonio e con una lunga
frequentazione di Logge massoniche. A partire da unantropologia di tal fatta, non c accusa che
non sia giustificata in partenza, a prescindere da quanto egli possa aver detto o non detto. Non c
guasto, reale o presunto, dellEuropa attuale, al quale non debba aver dato il proprio contributo.

Cos nel ritratto le pennellate di grottesco abbondano: fra le tante altre accuse che Honsik muove a
Kalergi, per esempio, compresa quella daver contribuito a stravolgere il ruolo tradizionale della
donna aprendo la strada al femminismo. Sotto la foto di una soldatessa, Honsik scrive: Vediamo
una donna armata dell'esercito americano. Nel mondo di Kalergi, l'attacco alla donna viene camuffato sotto
la maschera della parit di diritti (...) la sua riduzione in schiavit travestita da emancipazione. Dopo
averle concesso il diritto di lavorare, di rinunciare ai figli, di contentarsi di salari minimi, ora potr andare
anche in guerra. Gli istinti che nel mondo animale inibiscono la violenza nei confronti della femmina devono
essere annullati. (p. 229) Il Piano Kalergi non si potr realizzare se non consegue lo svuotamento della
famiglia in tutti i suoi aspetti. (p. 142)
Peccato che en el mundo de Kalergi (oltretutto accanito antimilitarista per gli uomini, figuriamoci
per le donne) si condividessero appieno, e gi ottantanni prima, le preoccupazioni del fantasioso
storico austriaco. Si legge infatti in Praktischer Idealismus: L'emancipazione delle donne un sintomo
della mascolinizzazione del nostro mondo: perch non porta il tipo femminile al potere - ma il tipo maschile.
Mentre in passato la donna femminile attraverso la sua influenza sull'uomo ha partecipato al dominio del
mondo - oggi degli uomini di entrambi i sessi [Mnner beiderlei Geschlechtes] brandiscono lo scettro del
potere economico e politico. L'emancipazione delle donne il trionfo della donna mascolinizzata sulla donna
autenticamente femminile; non porta alla vittoria - ma all'abolizione della femminilit. La signora sta gi
scomparendo: la moglie deve seguirla. A causa della emancipazione il sesso femminile che in precedenza era
stato in qualche modo rispettato, mobilitato e inquadrato nell'esercito del lavoro. (pp. 118-9).
Sulla verosimiglianza di un altro punto della maquinacin e cio el ataque americano a la cultura
alemana - fa poi testo in rapporto alla diffusione in Germania del jazz a scapito della sua grande
tradizione musicale classica - nientemeno che la presenza di Theodor Adorno (!). (p. 128) Cos
come i finanziamenti della CIA ai grandi artisti dellinformale contemporaneo come Pollock o De
Kooning che forman parte de la guerra contra lo bello (p. 127). E infatti no habra arte moderno sin
los servicios secretos americanos de la CIA. (p. 122). Quanto allelogio di Kalergi del contributo
ebraico allarte ed alla scienza europee, basti lineffabile commento honsikiano: Es sabido adems,
que Einstein se equivoc. (p. 27) E ancora: quando accosta il Piano Kalergi ai famosi Protocolli dei
Saggi di Sion, Honsik puntualizza con encomiabile scrupolo che questi ultimi parrebbero una una
falsificacin. Pero conclude impagabile - el plan de Kalergi es real y comprobable, y todos somos testigos de ello. (p. 234). Daltra parte come aver dubbi sulla realt del complotto kalergo-giudaico se
persino sulla bandiera dellUnione europea si vedono effigiate las doce estrellas en memoria de las
doce tribus de Israel? (p. 72)
Siffatte farneticazioni sono impagabili. Sarebbe - che so - come considerare hroe de la paz il
gerarca nazista Rudolf Hess e accostarlo in un medesimo elenco ai nomi di Cristo, Buddha, Socrate
e Suor Teresa di Calcutta. E infatti vedi alle pagine 56 e 64.
Daltronde il complotto concetto siffatto; esso ha una valenza figurale, per parafrasare
Auerbach: le sue manifestazioni non presentano mai, n potrebbero, il volto verace della
soggettivit che le concepisce e le implementa, ma non sono per questo meno reali e concrete; la
grande Maquinacin affiora or qui or l da mille contrassegni, da mille indizi, da mille sintomi e il
suo storico non pu far altro che offrire unelencazione alluvionale e frenetica di queste infinite
figure che assume. (20) Cos fra Honsik e Seeger soltanto, i covi della cospirazione antieuropea
vanno dallebraismo internazionale (che peraltro infiltra un po tutta la concorrenza) alla
Massoneria, dal Gruppo Bilderberg allalta burocrazia europea, dalla CIA al Vaticano sino alla
mafia ed alla Scuola di Francoforte. E dietro tutte queste centrali, e dietro il primo eone leterno Judentum - non manca mai di stagliarsi, immancabile e minacciante, il grifagno profilo
dellAquila dalla Testa Bianca, scaturigine prima dogni malizia.
Infatti il Piano Kalergi, per quanto abbia come eroe eponimo un aristocratico mitteleuropeo e

come direzione esecutiva la centrale dellebraismo internazionale, in ultima istanza non sarebbe
che lespressione della volont statunitense di affossare definitivamente la vecchia Mutter Europa,
premessa indispensabile per il proprio incontrastato dominio mondiale. Come sottolinea il
negazionista svedese Gran Holming, autore del Prologo allo scritto di Honsik: Finalmente, Honsik
no responsabiliza a los judos por llevar a cabo el Plan de Kalergi, sino al imperio de los Estados Unidos, que
reemplaz al Plan Morgenthau por las maquinaciones de Kalergi y trata de realizarlas para subyugar
Europa. (p. 11)
Sul Piano Morgenthau Honsik in effetti si dilunga di continuo nel suo saggio. Va detto che,
contrariamente a quello di Kalergi, il Piano che porta il nome di Henry Morgenthau Jr., Segretario
al Tesoro degli Stati Uniti dellamministrazione Roosevelt, fu un fatto storico reale. Esso nel 1944
riprese la filosofia di Clemenceau gi sciaguratamente prevalsa nel primo dopoguerra e mirante ad
una pace stabile in Europa sul presupposto di una Germania ridotta ad uneconomia
esclusivamente agricola e pastorale. Peccato che nello scritto di Honsik il continuo richiamo a tale
Piano subito abbandonato dal governo statunitense - finisca per mettere sotto totale silenzio
laltro ben diverso che segu di l a un paio danni e destinato invece ad essere concretamente
implementato fino al 1951 - il Piano del generale George Marshall - il cui nome non viene citato
neppur una volta dal fededegno storico austriaco. Questo piano - fra i tanti evocati, lunico di cui la
storia dia effettiva testimonianza - trasfer in pochi anni in Europa la cifra allora astronomica di 17
miliardi di dollari di aiuti alla ricostruzione, di cui un miliardo e mezzo alla sola Germania, ancora
piena dei frammenti delle sue croci uncinate.
Antiamericanismo, antisemitismo, complottismo Ritornano ancora come ben si vede, i vecchi
miti senza i quali pare quasi che un pensiero di destra debba ritrovarsi vuoto e privo di senso, e
soprattutto privo di un suo pubblico. In effetti lopera di falsificazione di Honsik - su Kalergi come
su mille altri dettagli storici e teorici siffatta che sulla sua totale malafede non pu esservi
dubbio alcuno. Ma egli sa anche che quello a cui si rivolge , come s gi detto altrove, un
pubblico piccolo-borghese incolto, impreparato, emotivo, che mai metter mano ad altri testi per
durare la fatica di una comprensione critica e consapevole. Una volta ottenuto quel che cerca
unintrigante favola gotica in cui leroe malvagio evoca le vecchie potenze del male per attossicare
il mondo si terr contento ed appagato e non trover nessun gusto per il sapore insipido della
conoscenza oggettiva e spassionata della realt, con le sue sfumate complessit, con la disciplina
dellintelligenza che esige.
Il risultato per che lunico tossico che alla fine si vedr realmente allopera sar stato solo quello
della banalizzazione e dellinfantilismo, e quindi alla fine quello definitivo del ridicolo. Coloro che
si trastullano onanisticamente con puerili fantasie non possono alla fine che ritrovarsi soli, nel
ghetto della loro insignificanza, e di fronte ad un tale miserrimo avversario, ecco che anche
lideologia universalista pi corriva pu assurgere al ruolo di unica opzione dignitosa ed
accettabile, e dilatare cos il proprio bolso politicamente corretto a vera e propria
Weltanschauung assoluta. E parimenti il pubblico di sinistra a cui si rivolge di per s in gran
parte non meno piccolo-borghese, incolto ed intellettualmente sprovveduto - si terr autorizzato a
sentirsi parte invece di un raffinatissima lite dellintelligenza e a dare cosa che vediamo
ordinariamente dellignorante a chi non vuol contemplare il mondo, come loro, dal tacco alto del
conformismo.
Il fatto che entrambi questi due poli ideologici partono da un medesimo e fatale presupposto: e
che cio il dibattito ideologico e politico non possa esser pi portato nella pubblica opinione nei
suoi termini reali, nella sua effettiva complessit. Si d per scontato che oramai, stante il suo livello
intellettuale e morale, gli unici mezzi efficaci per smuoverne il corpaccio siano i sapori forti della
mitologia complottista (si veda il successo recente in Italia di un movimento che ha fatto del
complottismo il nucleo teorico pregiato della propria cultura politica) o la sferza del conformismo

intimidatorio.
Ma una tale deriva paternalistica delle lites politiche ed intellettuali e la passivit con cui la
pubblica opinione sempre pi la subisce, rappresentano - per chi abbia un minimo di conoscenza
storica un ben funesto presagio.
La storia europea alle nostre spalle, pur nella complessit delle sue vicende, parla infatti un
linguaggio lineare e chiarissimo: al centro stesso della eredit civile dellEuropa cio dei suoi
valori pi alti di libert, di dignit dei singoli allinterno di una forte coscienza del vincolo politico,
di razionalismo, di laicit etc. - sta essenzialmente un fenomeno singolare ed unico nella storia ed
anche molto enigmatico nelle sue pi profonde motivazioni -, e che cio dallinizio dellet
moderna in due delle sue grandi nazioni Francia e Gran Bretagna le lites al potere non abbiano
avuto la forza per rinserrarsi definitivamente in oligarchie inaccessibili alla restante societ dei
governati.
Cos dalla Zivilisation anglo-francese quella Zivilisation poi tanto deplorata da innumerevoli
intellettuali tedeschi non solo nata lentamente la democrazia per quei paesi, ma si irraggiato
anche il calore che ha sciolto limmobilit sociale delle regioni limitrofe, della Germania, dellItalia,
della Spagna e delle altre minori. Questi paesi ancora nel Settecento vivevano una separazione
quasi totale fra le lites ed il resto della popolazione, e non per nulla detto che senza linfluenza
delle due grandi nazioni occidentali, questa sclerotizzazione si sarebbe disciolta egualmente o non
piuttosto perpetuata indefinitamente. Non a caso le minoranze pi illuminate di quei paesi
accolsero con entusiasmo le successive invasioni rivoluzionarie francesi, che pure si aprivano il
passo fra disagi materiali e prepotenze militari. Tutto ci mentre la Gran Bretagna per parte sua
aveva intanto esportata quella cultura nellAmerica anglosassone e nel restante impero, dove il
credo costituzionale del We, the People stato poi la divisa del culto laico della democrazia
aperta, in cui ogni individuo pu salire, come discoscendere, nella gerarchia sociale soltanto in
virt dei suoi meriti o dei suoi errori.
Nulla ha senso di ci che sostanzia la nostra civilt occidentale, anche in alcuni suoi riusciti innesti
in Estremo Oriente, se non alla luce della cosiddetta circolazione delle lites, cio della mobilit
sociale - come fra laltro lo stesso testo di Kalergi, labbiamo visto, sottolinea di continuo. Senza di
essa non solo la gran massa delle popolazioni mantenuta nella sudditanza e nellinerzia, ma va
incontro a progressiva degenerazione e senescenza anche la stessa classe dirigente, privata di un
ricambio indispensabile. La politica diventa oppressione, la cultura si fossilizza, la scienza
guardata con ostilit. Nessun esempio pi chiaro di un simile tracollo che la vicenda della penisola
italiana dopo la grande stagione rinascimentale. Con la serrata dei consigli cinquecentesca si
inverte quel sommovimento sociale che aveva caratterizzato leconomia tardo-medievale e che del
successivo Rinascimento era stata la linfa: signori e plebei si rinchiudono nelle loro consorterie e si
sforzano a vivere in una sempre pi squallida autarchia spirituale. Il pitocco del Cerruti e
il nobilomo di Fra Galgario sono i due ritratti di quellItalia sei-settecentesca: due deformit, due
decrepitezze, due esperienze consunte che si trovano a fronte. Entrambi a formare la brutta
immagine del Fellachenvolk, del popolo politicamente spento che vive inerte e passivo sotto il piede
di dominatori stranieri.
In conseguenza di ci la prospettiva di una sempre maggior separazione fra le lites e il resto della
popolazione che in Italia ha gi questinfelice tradizione sua propria diviene oggi pi che mai
pericolo reale, anche in conseguenza di tendenze demografiche e culturali che il conformismo
ideologico universalista impedisce di valutare con mente obbiettiva. Gran parte della migrazione
di massa che arriva in Europa proviene da contesti che nella loro lunga storia hanno ignorato
qualunque esperienza di mobilit sociale e di circolazione delle lites, cio di democrazia e di
partecipazione politica diffusa. Quali conseguenze questo potr avere sul nostro continente
questione di indiscutibile realt e gravit, che non dovrebbe esser lecito n zittire con le

demonizzazioni a cui ricorre il conformismo di sinistra, n mettere in caricatura con le mitomanie


grottesche della destra. E questa congiura del silenzio della ragione, il vero complotto in atto
contro lEuropa.
N ci si inganni sul nuovo protagonismo di massa che oggi sembra regnare nella nostra societ
grazie a nuovi media in grado di dare voce un po a tutti. Nei risultati pratici altro non si dimostra
che laggiornamento tecnico dun masaniellismo di lunga tradizione: il contrapporsi emotivo e
ribellistico della plebe alllite dominante, che di colpo avvampa isterico e virale e subito si spegne,
perch in cuor suo d per scontato che comunque - sul piano della conoscenza, della coscienza di
s, delleducazione - quellelite e rester sempre superiore e irraggiungibile, e che quindi vana,
anzi presuntuosa e ridicola, ogni pretesa di voler comprendere e giudicare in prima persona.
In fondo perfino Gerd Honsik laveva capito: cruel, pero sin carcter.
Ma con questo mezzo passo nelle irrilevanti opinioni personali, ci troviamo a dover concludere: sul
fenomeno immigratorio in Europa si possono avere le proprie libere opinioni, e, se veramente
libere, meglio ancora se intime. Ma un minimo di amor di verit e di rigore storico ci impone di
lasciare tranquillo il nostro Conte Coudenhove Kalergi a dormire nella sua tomba. Non essendo un
Conte transilvanico non c nessun motivo di andarlo ad oltraggiare per piantargli in cuore un
cuneo fatto di plastica.

Guido De Pascale.
----------------------------------------------------------------------(1). Hewitson, M., D'Auria, M. (edds.), Europe in Crisis. Intellectuals and the European Idea, 1917-1957. p. 92. (2). Kovics, E., BorosKazai, M., Coudenhove-Kalergis Pan-Europe Movement on the Questions of International Politics during the 1920s.. 1979. p.
259. http://libgen.in/scimag/get.php?doi=10.2307%2F42555262
(3). Das Pan-Europische Manifest, p. 10. http://verfassungsvertrag.eu/II-01.PDF
(4). Paneuropa, 1922 bis 1966. Estratti www.cvce.eu/en/obj/richard_coudenho...881c423eb6.html, p. 4.
(5). Mutterland Europa, p. 24. https://archive.org/details/mutterlandeuropa00coud
(6). B. Strath (ed.), Europe and the Other, Europe as the Other, p. 144.
(7). Das Pan-Europische Manifest, 1924, www.thenewsturmer.com/.../DAS%20EUROPISC. p. 4.
(8). Op. cit. p. 9.
(10). Nelle parole di Honsik - o meglio in quelle del Prof. Guido Raimund, avatar delegato agli spropositi pi grossi il Piano
Kalergi, finalizzato com allannientamento delle genti europee su scala planetaria, avrebbe fra le sue prescrizioni anche quella di
una orientalizzazione dellAustralia da raggiungersi, anche l, attraverso una massiccia immigrazione: Tambin en Australia, la raza
nordeuropea, tan admirada y temida por Kalergi, debe convertirse en minora. (51)
(11). www.stadtbibliothek-reutlingen.de/t...eload_coolmenus 134.103.222.2/gea/1929-09-12.pdf. Larticolo fu pubblicato anche sulla
rivista Paneuropa.
12. Non ho mai sentito cos fortemente scrive Schweitzer - la potenza vittoriosa di ci che pi semplice nell'insegnamento di Ges, come
quando, nella grande aula scolastica di Lambarene, che serve anche come chiesa, sono stato a spiegare il Discorso della montagna, le parabole del
Maestro, e le parole di San Paolo sulla nuova vita in cui viviamo. (A. Schweitzer, On The Edge Of The Primeval Forest, 1922. Tr. ingl. pp.
155-6. https://archive.org/details/ontheedgeofthepr007259mbp
(13). Op. cit. p. 150.
(14). Marx il profeta del domani Nietzsche il profeta del post-domani. Tutti i grandi eventi sociali e spirituali dellEuropa attuale sono
legati in un modo o nellaltro allopera di questi due uomini: la rivoluzione mondiale dal punto di vista sociale e politico posta sotto il segno di
Marx la rivoluzione mondiale, dal punto di vista etico e spirituale, posta sotto il segno di Nietzsche. Senza questi due uomini il volto
dellEuropa sarebbe diverso. p. 150
(15). Das Pan-Europische Manifest, p. 11.
(16). E. Kovics e M. Boros-Kazai, cit. p. 256.
(17). Cit. in E. Kovics e M. Boros-Kazai, p. 260.
(18). Peo Hansen e Stefan Jonsson, Eurafrica, The Untold History of European Integration and Colonialism,2014. p. 38-9
(19). Op. cit. pp. 38, 40. La citazione di Kalergi tratta dalla versione dellarticolo pubblicata in Paneuropa: Afrika, Paneuropa Vol. 5,
No. 2, 1929, pp. 3, 5.
(20). E daltronde come giudicare troppo severamente questa pubblicistica di destra ad usum plebis, se oggi, con le anticipazioni
sugli ultimi testi inediti di Heidegger, vediamo un pensatore di tale livello che si trastulla con fantasie se possibile ancora pi
farneticanti? Fantasie in base alle quali la giusta interpretazione della jdischen Weltverschwrung, del complotto mondiale ebraico,
porterebbe ad intendere lo stesso Olocausto nei termini di autoannientamento ebraico?