LETTERA APERTA

Oggi, assistiamo ad un atteggiamento politico che, considera erroneamente la legittimazione
popolare avvenuta tramite elezioni, uno strumento che esonera la classe politica dal compito
affidato dalla Costituzione. Infatti, la Costituzione non si accontenta di concedere ai cittadini la
possibilità di esprimere attraverso il voto i propri rappresentanti, ma anche l'accesso dei cittadini
alla vita politica per mezzo dei partiti. La crisi e una miope politica hanno creato un distacco tra
cittadini ed amministratori, tra politica e scordiensi sembra quasi affermarsi una atavica
indifferenza, spegnendosi nella reciproca separatezza.
A Scordia siamo immersi in una nebbia, al quanto anomala visto la collocazione geografica, che
costringe a muoverci a rilento o tentanto di sottrarci con fughe mentali. Tale situazione viene
vissuta in due modi: come cauta consapevolezza d'una crisi ormai spinta al limite di rottura o
come sentimento di confusione. La verità è che oggi la cultura dell'Io ha ormai prevaricato quella
del Noi, non c'è spirito di squadra, non c'è spirito di ripresa, non c'è spirito di consapevolezza,
abbiamo perso anche quello di patate. Credere di amministrare per grazia ricevuta, costruisce solo
esperienze politiche ad personam e mai sogni collettivi.
Una maggioranza si sviluppata nella sua complessità, non sopravvive se viene schiacciata
dall'invadenza che imprigiona, e se non ci si accompagna nella crescita. Una squadra dovrebbe,
venire selezionata dal conflitto interno ed esterno alla propria maggioranza di riferimento,
crescere come elemento rappresentativo di una visione ed idea di progetto della città. Una
gestione politica che, con tutti i suoi difetti, deve pur sempre muoversi con gli interessi della
comunità e le aspirazioni di una necessità collegiale, e non diventare, una azione oligarchia
generando un vuoto nella sua rappresentatività. La politica è un motore d'iniziative collegiali,
includendo nella partecipazione anche i cittadini con le loro diversità economiche e sociali.
Siamo una comunità vitale, intesa anche come comunità politica, e per questo dobbiamo
recuperare l'idea che nella rappresentatività politica, e non "un uomo solo al comando", riparte la
nostra crescità economica e sociale. Dobbiamo ridurre le distanze tra cittadini e classe politica,
non si accende la fiamma dei desideri senza interpretarli, senza individuare un orizzonte politico
condiviso, senza scoprire la seduzione di un sogno collettivo di fare politica.
La democrazia, per funzionare, ha bisogno comunque di connessioni, orizzontali e verticali, e non
può restare scoperta senza tener conto della sua organizzazione politica. Chi esercita un ruolo
politico deve conoscere ed accettare i meccanismi, le regole, le funzioni, e ciò vale per un
consiglio comunale come all'interno di un circolo politico; abbiamo bisogno di autorevolezza
collegiale e non di autoritarismo oligarchico.
La politica, infine, è realismo, nulla a che vedere con la furbizia, tale realismo passa attraverso la
scintilla della rappresentanza, per questo abbiamo bisogno di stare nella realtà delle cose,
attraverso una cultura di governo. Allo stesso tempo dobbiamo riscoprire il fascino di un progetto
collettivo, condiviso, perché se resta isolato (come un uomo solo al comando), diventa piatto e
vuoto, come appare oggi.
Di fronte ad una crisi di rappresentanza collegiale è giusto porsi una domanda: siamo alla fine di
un percorso, o piuttosto nella pausa di un ciclo che dovrà ripartire? Noi, inguaribili ottimisti,
siamo per la seconda ipotesi, e restiamo convinti che il ciclo dello sviluppo ripartirà anche nei
soggetti di rappresentanza.
Costruire nuove opportunità e nuove possibilità significa innanzitutto mettere in gioco le proprie
certezze e complicità, perché l'obiettivo propositivo deve essere quello di costruire e vivere una
esperienza politica condivisa.
Scordia 28/10/2015
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