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7 NOVEMBRE – IL RUOLO DEL COLORE E DELLA LUCE; LA FUNZIONE DELLA COLONNA SONORA.

IL RUOLO DEL COLORE E DELLA LUCE DAL BIANCO E NERO AL COLORE

Prima che di colore, nella storia del cinema si deve parlare di colorazione. Eseguita a mano fotogramma per fotogramma, con procedimenti empirici tra cui il viraggio, l’imbibizione, ecc., essa è presente fin dalle origini: Lumière, Méliès, Pathé, tutti hanno colorato o tinteggiato qualche loro film o qualche parte di esso. Dal caratteristico giallognolo delle pellicole Lumière si passò alla tinteggiatura in funzione spettacolare dei colossi storici come “Cabiria”*vedi scheda internet registi (1914). Contemporaneamente, da diverse parti si studiarono i primi procedimenti meccanici, spesso tutt’altro che pratici, di cromocinematografia per sintesi additiva di due o tre colori essenziali. Dopo il Kinemacolor s’impose il procedimento Technicolor, sperimentato negli anni Dieci e adottato nel decennio successivo col sistema bicromico non additivo, ma sottrattivo (come nel “Pirata nero”, 1926, di A. Parker con D. Fairbanks). La prima fase, dopo diversi musicals, si chiuse nel 1933 con “La maschera

di cera”, di Michael Curtiz. La fase tricromica si aprì invece nel 1932 con le “Silly

Symphonies” di Walt Disney e proseguì col mediometraggio “La Cucaracha” (1934) di L. Corrigan e con “Becky Sharp” (1935) di Rouben Mamoulian, film famoso per i suoi mantelli rossi e dal quale ebbe inizio la vera storia del film a colori. Correzione del colore Avviene nella fase di post-produzione, e consente di intervenire sulla tonalità del

colore delle varie inquadrature, al fine di ottenere una continuità stilistica o particolari effetti cromatici. Mentre un tempo era realizzata con i filtri in fase di ripresa, o con accorgimenti in fase di stampa delle pellicole, oggi avviene molto spesso direttamente al computer e contemporaneamente al montaggio, specie se si utilizzano mdp digitali. Illuminazione È uno degli aspetti più importanti della fotografia. Può essere effettuata in vari modi:

dall'alto, dal basso, da dietro i soggetti (controluce), da un lato e frontalmente. Sono possibili infinite combinazioni nella disposizione delle sorgenti luminose artificiali, con

in più la possibilità di filtrarle, di utilizzare direttamente la luce naturale del sole o la

cosiddetta "luce diffusa" (con le ombre ridotte al minimo). È nell'uso della luce che entrano maggiormente in gioco le abilità artistiche del direttore della fotografia e la sua capacità di evidenziare le superfici, le prospettive, i contorni, la fisionomia di un

volto, ecc. Inoltre, la quantità di luce sulla scena influisce sulla scelta del diaframma, con ripercussioni sull'ampiezza della profondità di campo.

LA FUNZIONE DELLA MUSICA La musica del film è un elemento esterno che funge da accompagnamento alle immagini. La sua funzione consiste nel preparare il publico al fluire delle immagini, sottolineando stati d’animo dei personaggi o particolari temi visivi in parallelo alle immagini, o in contrappunto. Il commento musicale non mira a risultati autonomi, conserva un carattere, pur integrandosi nel racconto. Il commento musicale di un film può comprendere brani presistenti che contribuiscono a rendere il clima del film, o la personalità dei personaggi che ascoltano o, a volte, interpretano i brani musicali. IL SUONO .Proprio ai grandi registi come René Clair, King Vidor, Muranau, Ejzenstejn che si erano opposti al sonoro, spetta il merito di averlo adottato con notevoli risultati

persuaso che il fim sonoro è, in potenza, l’arte

dell’avvenire. Non è una creazione orchestrale o teatrale dominata dall’attore, simile all’opera lirica, ma è una sintesi di elementi vocali, visivi, filosofici che ci danno la possibilità di trasfigurare il mondo in una nuova arte che è succeduta e che

sopravviverà a tutte le altre, poiché costituisce il mezzo più importante col quale potremo esprimerci oggi e domani. Attualmente il problema è superato. Visivo e sonoro sono elementi di pari dignità, indissolubilmente legati nell’opera filmica contemporanea. Si tratta di due elementi autosufficienti che si sovrappongono. Il parlato ha contribuito a rendere le immagini filmiche più vicine alla realtà, che è formata da suoni. Lo spettatore ha, in questo modo, la sensazione di assistere a un frammento di realtà. Il silenzio è una conquista del cinema sonoro. Proprio il contrasto, in seguito all’interruzione dei suoni, suscita estrema tensione. Crea un momento d’attesa. Il sistema viene adottato anche nel circo per drammatizzare la perplessità dei numeri. RUMORI ED EFFETTI SONORI In una accezione di massima, i dialoghi hanno funzione narrativa, la musica, invece, ha una funzione suggestiva. I rumori hanno una funzione essenzialmente realistica, o di effetto straniante. LA COLONNA SONORA Con il termine colonna sonora ci si riferisce solitamente alle musiche di un film, ma il termine comprende l'audio completo (con dialoghi e effetti sonori). Dal punto di vista

narrativi. Pudovkin scriveva:

sono

"fisico", la colonna sonora è l'area della pellicola cinematografica (il vero film) dedicata alla registrazione dell'audio. La colonna sonora di un film accompagna e sottolinea lo svolgimento della pellicola, e le musiche possono essere "originali" e non (due categorie premiate distintamente, per esempio, agli Oscar). Può anche essere completamente assente, e in questo caso la musica proviene direttamente dall'interno del film (musica diegetica) La colonna sonora in senso lato costituisce l'audio di un film o di un'opera multimediale. In termini di formati cinematografici, la colonna sonora è l'area fisica della pellicola cinematografica dedicata a registrare il sonoro sincronizzato. Il termine è comunemente usato per riferirsi semplicemente alla musica di un film, e/o all'album che contiene le musiche.

In molti casi, queste vengono composte esclusivamente ed appositamente per il film o l'album (come quella di Saturday Night Fever). Nel 1916, Victor Schertzinger registrò le prime musiche per essere usate specificatamente per una pellicola cinematografica, e la vendita di colonne sonore di film divenne uno standard negli anni Trenta.

Alcune colonne sonore, o alcune canzoni da queste estratte, sono rimaste memorabili nella storia del cinema. E alcuni sodalizi celebri tra compositori e registi hanno finito per diventare tratto distintivo della filmografia di questi ultimi: si pensi a Prokovief per Eisenstein, Rota per Fellini, Morricone per Leone, Trovaioli per Scola, Carpi per Comencini.

BIOGRAFIA DEI PRINCIPALI COMPOSITORI ITALIANI DI COLONNE SONORE PER IL CINEMA

Nino Rota (Milano, 3 dicembre 1911 - Roma, 10 aprile 1979) è un compositore italiano e autore di colonne sonore cinematografiche. Nato da una famiglia di musicisti, inizia a studiare pianoforte con la madre. Prende le prime lezioni di composizione da Giacomo Orefice e Ildebrando Pizzetti e all'età di otto anni inizia a comporre. Entrato al conservatorio di Milano nel 1923, è allievo di Paolo Delachi e Giulio Bas. Successivamente studia privatamente con Alfredo Casella a Roma, conseguendo il diploma in composizione al Conservatorio di Santa Cecilia nel 1930. Nel 1930 si reca negli Stati Uniti incoraggiato dal direttore Arturo Toscanini, e vi rimane due anni, per alcuni corsi di perfezionamento vincendo una borsa di studio al Curtis Institute di Filadelfia. Qui lavora, tra gli altri per Fritz Reiner. Torna in patria per laurearsi in lettere all’Università degli studi di Milano con una tesi dedicata al compositore Gioseffo Zarlino. Dopo aver realizzato il suo primo accompagnamento musicale per il film “Zazà” di Renato Castellani nel 1944, incontra, successivamente, Federico Fellini impegnato a produrre “Lo sceicco bianco”. Da allora tra i due artisti si

instaura un'amicizia lunga trent'anni e una collaborazione per numerosi film, ben sedici tra il 1951 e il 1979, tra i quali “8 e ½”. Il compositore muore poco dopo la fine delle registrazioni della sua ultima colonna sonora per Fellini, “Prova d'orchestra”. Pur essendo conosciuto soprattutto per il suo lavoro nel mondo del cinema, Nino Rota ha composto anche per il teatro ed il balletto con notevole riscontro internazionale.

Ennio Morricone (Roma, 10 novembre 1928) è uno dei più grandi musicisti italiani contemporanei, ed uno dei più noti a livello mondiale, particolarmente famoso per le sue numerose colonne sonore cinematografiche, più di 400 in tutta la sua lunga carriera, di cui solamente 30 scritte per film western. È proprio per queste ultime, però, che Morricone è meglio conosciuto. Il suo particolare ed imitato stile di composizione per questo genere è esemplificato in particolare dalla colonna sonora di "Il buono, il brutto e il cattivo" di Sergio Leone, regista con il quale il compositore diede vita ad una lunga e proficua collaborazione. Gli inizi Nato a Roma, ricevette la sua formazione musicale al Conservatorio Santa Cecilia, dove si diplomò in tromba (7/10), strumentazione per banda (9/10) e composizione (9,50/10 con Goffredo Petrassi). Ha studiato anche musica corale e direzione di coro. Contemporaneamente ha lavorato come trombettista in molte orchestre romane, formandosi così uno spirito eminentemente pratico e creandosi una rete di conoscenze nel mondo dello spettacolo. Cominciò a scrivere musiche per film nel 1955, lavorando parallelamente come arrangiatore di musica leggera per diverse orchestre e per i dischi dalla RCA Italia. Morricone continua però a considerarsi un compositore "colto" ed a scrivere musica classica: la definizione di "mago delle colonne sonore" gli va stretta. La collaborazione con Sergio Leone Nel 1964 cominciò la collaborazione con Sergio Leone e Bernardo Bertolucci. La prima colonna sonora che scrisse per Leone fu

pugno di dollari", nel 1965, proseguendo per tutta la serie

per

successiva di "spaghetti-western" diretti dal regista romano ("Per qualche dollaro in più", "Il buono, il brutto, il cattivo", "C'era una volta il West", "Giù la testa"), un sodalizio che durò fino all'ultimo film di Leone, il gangster-movie "C'era una volta in America". creando alcune tra le sue musiche più famose. È proprio per Sergio Leone che Morricone firma le sue migliori colonne sonore. Non va dimenticata la celebre colonna sonora di "Indagine su cittadino al di sopra di ogni sospetto" (con Gian Maria Volontè). I riconoscimenti ufficiali Vince il suo primo Nastro d'Argento nel 1970 grazie alle musiche di "Metti una sera a cena", ed il secondo solamente un anno dopo per "Sacco

il

film

"Per un

e Vanzetti". La prima nomination per un Premio Oscar arrivò nel 1979 per la colonna sonora di "Days of Heaven", al quale seguirono nel 1986 quella per "Mission"' (The Mission), che vincerà comunque il Bafta (The British Academy of Film & Television Arts) ed il Golden Globe, poi nel 1987 per "Gli Intoccabili" (The Untouchables), che vincerà il Nastro d'argento, il Bafta ed il Golden Globe, per "Bugsy" nel 1992 e nel 2001 per "Malèna". Nonostante 5 nominations, nessun Oscar a premiare la sua lunga e prestigiosa carriera. Nel 1984, vince un altro Bafta per la colonna sonora di "C'era una volta in America", l'ultimo film di Sergio Leone. Nel 1994, è il primo compositore non americano a ricevere il premio ala carriera dalla "SPFM - Society for Preservation of Film Music". Nel 1995 riceve il Leone d'Oro alla carriera nel corso della 52a Mostra internazionale del cinema di Venezia ed il premio "Rota", istituito dalle "Edizioni CAM" e dal più importante periodico di spettacolo americano, "Variety", ai quali vanno aggiunti altri, numerosissimi, premi onorari. I tributi Le musiche di Ennio Morricone sono state più volte riprese da altri artisti, che ne hanno creato numerose "cover" in varie occasioni. Nel 2006, la Sony BMG inizia a lavorare ad un grosso progetto: un album tributo al maestro Morricone che coinvolga tutti i più grandi del panorama musicale mondiale. Tra i nomi che prenderanno parte all'album si fanno quelli di Sting, Luciano Pavarotti, Sarah Brightman e Roger Waters. La canadese Celine Dion ha inciso, per l'occasione, supervisionata da Quincy Jones, "I Knew I Loved You", nuova versione di "Once Upon A Time In America" per la quale è stato appositamente creato un testo dai premi Oscar Alan e Marilyn Bergman. Direttore d'orchestra Nell'estate del 2006 dirige l'Orchestra filarmonica del Teatro alla Scala di Milano in un tour che oltre all'Arena di Verona riguarda anche altri importanti teatri ed arene, tra cui il teatro greco-romano di Taormina. Per la prima volta il maestro dirige l'Orchestra e il Coro della Scala nell'esecuzione delle sue più celebri colonne sonore.

Armando Trovajoli (o Trovaioli) (Roma, 2 settembre 1917) è un musicista e compositore italiano. Da bambino imparò a suonare il violino, rivelando un notevole talento musicale. In seguito si diplomò in pianoforte e composizione al conservatorio di musica di S. Cecilia in Roma. Nel 1937 fu assunto nell'orchestra di Rocco Grasso, che l'anno dopo lo volle come pianista nel proprio complesso. Nel 1939 suonò con l'orchestra di Sesto Carlini, una delle più rinomate formazioni jazzistiche italiane dell'epoca.

Dopo la guerra tornò ad alternare l'attività nel jazz con quella nella musica leggera e, contemporaneamente, perfezionò i suoi studi musicali diplomandosi al Conservatorio Santa Cecilia di Roma (1948). Nel 1949 fu scelto a rappresentare l'Italia al Festival du Jazz de Paris, dove suonò con Gorni Kramer al contrabbasso e Gilberto Cuppini alla

batteria. L'anno successivo iniziò una lunga serie di incisioni discografiche (pubblicate col titolo “Musica per i vostri sogni”). In un secondo tempo realizzò, in collaborazione con Piero Morgan (Piero Piccioni), un ciclo di trasmissioni radiofoniche, uno tra i primi tentativi italiani di presentare esecuzioni pianistiche di jazz con orchestra d'archi. Nel frattempo Trovajoli aveva esordito, con lo pseudonimo Vatro, come autore di canzoni (È l'alba, Dimmi un pò Sinatra, ecc.). Nel 1952, invitato da Alberto Lattuada a scrivere musica per la colonna sonora di “Anna”, ebbe il suo primo best-seller mondiale con EI Negro Zumbón. Lo stesso anno Trovajoli si esibì come concertista suonando musiche di Gershwin sotto la direzione di A. Rodzinsky al Teatro San Carlo

di Napoli e di Willy Ferrero alla Basilica di Massenzio in Roma.

Nel 1953, oltre a scrivere il commento per il film “Due notti con Cleopatra”, partecipò

come direttore d'orchestra al Festival della canzone di Sanremo (vi intervenne anche nel 1957). Ottenne un secondo successo internazionale nel campo della canzone con Che m'è mparato a ffà che fu lanciata e incisa in disco da Sophia Loren (1958). Nel 1962

Trovajoli che in precedenza aveva collaborato ad alcuni spettacoli di rivista, compose

la musica per la Commedia musicale «Rugantino» di Garinei e Giovannini, scritta con

Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa, segnalandosi all'attenzione degli intenditori per lo studio condotto sui motivi popolari romani dell'Ottocento, sapientemente riecheggiati nelle sue composizioni. Ottenne altrettanti successi con “Ciao Rudy” e “Aggiungi un posto a tavola” sempre di Garinei e Giovannini. La più suggestiva ed orecchiabile canzone di “Rugantino”, Roma, nun fa' la stupida stasera, divenne poi il suo terzo best-seller mondiale. Da ricordare nel repertorio di colonne sonore la collaborazione con registi come Vittorio De Sica, Marco Vicario, Dino Risi, Luigi Magni e Ettore Scola del quale (ad eccezione di un film) ha composto l'intera filmografia. Tra i tanti film per i quali ha composto figurano La ciociara, Ieri, oggi, domani, Matrimonio all'italiana, Sette uomini d'oro, Profumo di donna, Tosca, I nuovi mostri, Ligabue, In nome del papa re, Che fine ha fatto Totò Baby?, Riso Amaro, La stanza del vescovo, Concorrenza sleale, I lunghi giorni della vendetta.

Fiorenzo Carpi De Resmini: (1918-1997), autore delle musiche della trasposizione televisiva e cinematografica del capolavoro collodiano ("Le Avventure di Pinocchio”). Nasce a Milano e si diploma in composizione al Conservatorio Giuseppe Verdi studiando con Arrigo Pedrollo, Giorgio Federico Ghedini e Roberto Lupi. Collaboratore del Piccolo Teatro di Milano, fin dalla sua fondazione nel 1947, crea le musiche per un centinaio di spettacoli di Giorgio Strehler. Fornisce inoltre il suo contributo agli spettacoli di cabaret dei gruppi di quel periodo, formati da attori quali Franca Valeri, Vittorio Caprioli, Alberto Bonucci, Luciano Salce, Franco Parenti, Dario Fo e Giustino Durano. In seguito si occupa degli allestimenti teatrali di Dario Fo, Vittorio Gassman, Chéreau, Eduardo De Filippo, Parenti, Battistoni, Gigi Proietti e molti altri. Numerose anche le presenze all’estero, dove lavora al Théatre National Populaire di Lione al Theatre d’Europe Odéon di Parigi, a Marsiglia per il balletto di Roland Petit, per il Teatro Nacional di Madrid, lo Schauspielhaus di Vienna, il Festspielhaus di Salisburgo, lo Schauspielhaus di Monaco. In ambito cinematografico collabora con Louis Malle, Vittorio Caprioli, Tinto Brass, Vittorio Gassman, Peter Del Monte, Ugo Gregoretti, Carlo Mazzacurati, Florestano Vancini, ma il regista per il quale scrive il maggior numero di colonne sonore è Luigi Comencini e fra i titoli dei film, oltre a “Le Avventure di Pinocchio”, ricordiamo “Incompreso”, “Voltati Eugenio” “Infanzia, giovinezza, prime esperienze di Giacomo Casanova veneziano”, “Cercasi Gesù”, “L’ingorgo”, “Buon Natale, Buon Anno”, “Marcellino pane e vino”. Nel suo curriculum troviamo anche alcuni programmi televisivi: “Il mattatore” e “Il gioco degli eroi”, condotti da Gassman, “I bambini e noi” e “La storia” di Comencini, “Trasmissione forzata” di Fo, “Le uova fatali” di Gregoretti; “I promessi sposi” di Bolchi, “Chi l’ha visto?” e “Canzonissima”. Non vanno infine dimenticate le composizioni “classiche”, cameristiche e sinfoniche, fra le quali ricordiamo “Sonata notturna” suite balletto per flauto e violino, “Inno” per grande orchestra, “Concerto per flauto e orchestra da camera”, “Concertino per violino e pianoforte” e gli appunti per un’opera, “La porta divisoria”, tratta dal romanzo “La metamorfosi” di Kafka. Dalla prima apparizione televisiva del 1971, lo sceneggiato “Le Avventure di Pinocchio” ha avuto diversi passaggi, l’ultimo dei quali, piuttosto recente, sul canale satellitare.

Ma i ricordi sono fissati su quelle cinque puntate degli anni '70, che presentavano una storia di Pinocchio piuttosto particolare, con questa continua trasformazione burattino- bambino e viceversa. E’ fuori dubbio che il successo de “Le Avventure di Pinocchio” si deve alla abilità di Comencini, che seppe guidare una serie di attori formidabili, dallo sconosciuto Andrea Balestri, (Pinocchio) a Nino Manfredi (Geppetto), passando per Gina Lollobrigida (La Fata Turchina), Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (il Gatto e la Volpe), Lionel Stander (Mangiafuoco), Ugo D’Alessio (mastro Ciliegia e Vittorio De Sica (Il giudice). Ma una parte non secondaria del merito va ascritta alle musiche di Fiorenzo Carpi, che

si amalgamavano perfettamente alle diverse situazioni.

Ricordiamo “Viaggio in groppa al tonno”, ripreso poi in “Birichinata”, che contraddistingueva anche la sigla iniziale o “In Allegria”, che identificava Geppetto e divenne anche un motivo di successo, cantato dallo stesso Manfredi.

“In cerca di cibo” sottolineava i numerosi momenti di difficoltà attraversati da Pinocchio e Geppetto. “Sonatina” era un motivo cantato dalla Fata Turchina mentre

Pinocchio la guardava trasognato. Un tango annunciava l’arrivo del Gatto e la Volpe o

di “Lucignolo” fu utilizzato per accompagnare i titoli di coda.

Non vanno trascurate, le variazioni sui diversi motivi principali, come la “Partenza per le lontane Americhe”, dove il tema di Geppetto assume una cadenza da poema sinfonico drammatico o la “Suite”, inedita, che rappresenta la “summa” di tutti i temi presenti nella colonna sonora, con incursioni dove si apprezzano anche sonorità del Weill brechtiano. Si tratta di temi che, a distanza di più di 30 anni sono ancora vivissimi, a conferma della bravura di Carpi che era diplomato in composizione.

Nativo di Pesaro, Riz Ortolani vi compie tutti gli studi musicali, diplomandosi al conservatorio Gioacchino Rossini. Dipoi si trasferisce a Roma, ove inizia a lavorare come pianista per poi entrare a far parte di un'orchestra radiofonica. I suoi primi arrangiamenti, moderni ed originali, lo fanno notare alla RAI, dove decidono di affidargli la direzione dell'orchestra jazz sinfonica per un nuovo programma televisivo. Avendo come modello lo stile innovativo e personalissimo di Stan Kenton, Ortolani dà vita ad inedite sonorità fondendo archi e fiati in maniera inusuale e sfruttando al massimo grado le potenzialità virtuosistiche di entrambe le sezioni. La sua carriera di compositore per il cinema conosce una svolta nel 1962, con la colonna sonora di "Mondo cane" di Jacopetti-Cavara-Prosperi: il tema del film, diventato famoso col titolo "More" e cantato in inglese da Katyna Ranieri nella versione internazionale, gli

assicura fama immediata e gli procura una nomination all'Oscar, oltre ad un Grammy Award. Da qui in avanti, l'attività di Ortolani è intensissima e straordinariamente fortunata: fra i molti registi, italiani e stranieri, con i quali ha collaborato, compaiono i nomi di Vittorio De Sica, Edward Dmytryk, Alberto Lattuada, Robert Siodmak, Dino Risi, Terence Toung, Franco Zeffirelli. Più che meritato, quindi, il tributo alla sua arte raccolto nel doppio cd "The Genius of Riz Ortolani" (Rca): 36 brani che abbracciano oltre quattro decenni di attività, a partire dalla citata "More" al tema di "Ma quando arrivano le ragazze?", il film di Pupi Avati in uscita nel 2005. Abile nel fornire un tappeto sonoro alla commedia ("Il sorpasso") come al thriller indigeno ("Non si sevizia un paperino"), capace di eccellere nelle ballate intrise di malinconia ("Fantasma d'amore", uno dei suoi temi più intensi) come nei brani di forte rilievo drammatico (il celebre motivo dello sceneggiato "La piovra"), Ortolani è una figura che ha pochi uguali nel panorama nostrano: il viaggio che si compie in queste oltre due ore di musica è un'esperienza eccezionale per l'ascoltatore, soprattutto se appassionato di cinema.

UNIVERSIDADE DE LISBOA, FACULDADE DE LETRAS ano lectivo 2006/07 Seminario di cinema italiano, 7 novembre 2006 quarto incontro