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Tiriamo in ballo un assente ingiustificato a questo dibattito: MISS Flessibilità.

Udendo questa parola dal suono gradevole, mi viene in mente un senso di adattabilità, un’azione
che comporta uno sforzo di disponibilità, un venire incontro.
Vediamo, questa magico incrocio di sillabe, come si sposa con la mia vita – e beninteso, di
tantissime altre persone.
Come voi tutti ben saprete, questo termine è diventato uno dei pilastri del nostro sistema
economico, sul quale poggia questo sistema post-capitalista. In maniera sottile, grossolana e
ammiccante, il richiamo all’abbracciare questa nuova concezione del lavoro è costante, e soprattutto
obbligato.
Approfitto anch’io di questo spazio nel quale possiamo disquisire di queste serie problematiche,
ringraziando fin da principio il nostro vate Marcatili. Questo è un richiamo un po’ fuori dal coro, sia
per la povertà dei contenuti, sia per lo stile ilare e informale.
L’economia, signori, seppur mi risulti piuttosto ostica nelle sue sfaccettature macroeconomiche più
complesse, ma mi è alquanto nota, nel suo versante microeconomico-non accademico, ovvero il
tirare a campare.
Quindi propongo un reale esperimento di ECONOMIA DAL BASSO, e letteralmente vi posso
giurare, come recitava una nota reclame dei tempi andati, “che più in basso non si può”.
Metto a disposizione la mia privacy per questo piccolo gioco:

Signore e signori, dalla Reaganomics alla legge 30, perché io rifiuto il patetico nome legge Biagi,
che altro non è che un ipocrita commiserazione e autolegittimazione studiata a tavolino da presone
con nessuna dignità.
vi presento il mio CONTRTATTO DI PRESTAZIONE OCCASIONALE:
- paga oraria ricevuta presso uno dei maggiori gruppi editoriali italiani: 5 euro l’ora.
- monte-ore mensile: dalle 100 alle 130, quando riesco a accumulare ore di straordinario.
- giorni impegnati a settimana a vendere la mia forza-lavoro: sei su sette.
- giocoforza, ammontare del salario: attorno alle 500-550 euro al mese.
Ed ecco scendere in campo, in tutto il suo vigore la mia FLESSIBILITA’…….In virtù di un
contratto pressoché inesistente, cosa accade in concreto???
- al mio capo – esponente di spicco della vessata classe imprenditoriale italiana – viene prelevato
fiscalmente il 25% dell’importo del mio stipendio. Ma, data la rigidità delle istituzioni addette al
controllo fiscale, coadiuvata dalla serietà con la quale queste tematiche sono affrontate in questo
paese, si è capito in fretta, che questo balzello dovuto al fisco avrebbe potuto essere tranquillamente
valicato, infilando nelle mie tasche – letteralmente – lo stesso importo monetario, senza perder
tempo nell’apporre firme e facendo risparmiare tempo all’adorata commercialista. Quindi si è avuto
una transizione della mia condizione di lavoratore: dal “grigio-pressochè nero” al “nero ebano”.
Ovvero inesistente – professionalmente parlando -per chicchessia!
Ma, grazie alla segnalazione del mio nominativo presso il database della prode contabile d’azienda,
il mio boss sarebbe riuscito ad evitare una sanzione, nonostante metta in atto una palese violazione
dei più minimi diritti dei lavoratori.

In sintesi, a me non viene garantita la minima garanzia, cioè


nienteFeriePermessiContributiMalattieTredicesime…..
- questo CONTRATTO DI PRESTAZIONE OCCASIONALE dura da UN ANNO e mezzo, da
quando ero ancora uno spensierato studente universitario.
Oh my god, pensate – cari maschietti – quanto sarebbe fantastico avere un rapporto occasionale
con una strafica per un anno e mezzo, sei giorni su sette e poter dire alla fidanzata che ti coglie in
flagrante, “scusa amore, ma è stato solo un rapporto occasionale!”
Esaminiamo dunque le soluzioni alternative:
- se mi licenzio, sono con le pezze ar culo,
- far leva sul proprio buon rendimento e chiedere di più, vorrebbe dire essere sostituito da uno dei
20 curriculum vitae che appartengono ad uno di quei ragazzi/e che mensilmente consegnano nelle
mie mani;

Per tirare le fila e definire bene l’insostenibilità di tutto ciò, è necessario sapere che il sottoscritto
vive a Roma e per una stanza doppia all’interno di una casa condivisa con altre 3 persone, in una
zona dignitosa, ma assolutamente non lussuosa, spende all’incirca 380 euro al mese.
Mano alle calcolatrici:
ipotesi A: stipendio superlusso 550 –
380 =
------------
170 euro

ipotesi B : stipendio base 500……..mi sembra ovvio, non fornisco il dato per
minimo senso del pudore

Considerando l’ipotesi A mi restano 170 euro per


MangiareLeggereVestireSballarmiVisitareGodermilajuveViaggiareFarmitrasportareTelefonare
Che sono le uniche cose per cui debbo per forza pagare che mi interessino!!!!!!!!!!!!!!!! Per tutto il
resto…….. C’E’ MASTERCARD reciterebbe una celebre reclame…Per tutto il resto…TAT RANGI
– “ti arrangi”, direbbe con saggiamente mio nonno Berto, allungandomi una banconota da 50 euro
che svela così l’arcano della sostenibilità della mia esistenza nonostante tutto da privilegiato seppur
sfigato.

Ecco signori chi sono i prototipi dei ggiiovani tanto esaltati nei salotti e sulle colonne di questi
penosi quotidiani: il lavoratore flessibile, un uomo che fa trepidare di giubilo i vari
IchinoGiavazziMontezemoloBerlusconiBrunettaSacconiTreuBiagiRutelli!!!!

beh, mio caro MarcoMarcatiliDemocristianodilungocorsoCoinquilinodivecchiadata, col porre le


domande io ho compiuto il mio dovere, ora sta a te illuminarmi con le risposta, attendo fiducioso al
varco, nell’attesa della tua venuta…ascoltaci o signore…rendiamo grazie a Marco..ma nel
frattempo vista la confidenza, ti dico “Vaffanculo a te e i tuoi amici capitalisti sopracitati!!!!!!!!!!!”.
L’avevo trattenuta fino ad ora, ma lo sai che dopo un po’ soffro di incontinenza politica.

Sono certo che invocherai il ricorso ad una riforma del mercato del lavoro, in cui si mette mano a
dei fondi strutturali per finanziare adeguati ammortizzatori sociali…..Ma caro mio, tutto ciò è
intrinsecamente e ontologicamente impossibile, proprio perché la flessibilità o delegittimazione
dell’essere umano – ecco il suo vero nome! – trova le ragioni del suo proliferare nel fatto di essere
per definizione uno dei tanti modi per decurtare l’aggravio ai datori di lavoro. Non tiriamo per la
giacchetta un qualche idilliaco modello scandinavo o stronzate simili, almeno per rispetto di chi se
le deve poi ascoltare queste “ricette fasulle”, si rischia poi di far credere ai più ingenui che esistano
per davvero!