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bonsai & suiseki

magazine

Bonsai&Suiseki Magazine Anno I - n. 1

Gennaio 2009

1
Bonsai & Suiseki
magazine
Gennaio
©
editoriale
2009 1 Quello che stiamo vivendo è senz’altro un momento intenso per il mondo del
bonsai. Osservando l’evoluzione dei bonsaisti un tempo immersi dall’alba al tramonto
nell’alta erudizione ed oggi, al contrario, diventati poli di sincretismo in cui la frontiera
tra la vera e la falsa cultura è irrimediabilmente confusa assieme ad un misto di
DIRETTO DA presunzione (presunzione di bruciare i tempi, presunzione di sapere, presunzione
Antonio Ricchiari nei confronti del prossimo) sono preso da momenti di incertezza che qualche volta
sfociano nel dubbio più profondo.
Ma, tant’è, l’entusiasmo che questo forum, gli amici, il bonsai stesso riescono a dar-
IDEATO DA mi mi ha convinto ad iniziare questa impresa che trova il suo input nel volere fare
Luca Bragazzi qualcosa assieme che, seppure entro limiti ristretti, gode di un auditorium di gente
Antonio Ricchiari attenta e motivata che ha voglia di apprendere e soprattutto di fare. Di fare assieme,
senza protagonismi o antagonismi. Questo è fondamentale.
Carlo Scafuri
Incrociamo le dita e diciamoci un in bocca al lupo con la speranza di fare
proseliti, coinvolgendo sempre di più amici nell’affascinante universo del bonsai e del
suiseki. Da parte mia la certezza di un impegno serio e costante nell’interesse unico
REDATTORE appunto del bonsai.
Carlo Scafuri Antonio Ricchiari
Perfettamente in linea con le attuali esigenze della comunità bonsaistica
italiana, questo Magazine vede la sua prima uscita su di un supporto che rispec-
REVISORI chia la modernità dei metodi di reperimento delle informazioni. La sempre crescente
sete di nozioni in tutti i livelli, unita alla facilità con cui è possibile reperirle, pone
Giuseppe Monteleone questo nuovo periodico tra quelli che soddisfano tali esigenze, rendendolo attuale.
Pietro Strada La fonte da cui proviene questa nuova idea, è alimentata da persone che credono in
quello che si sta facendo, convinti che si possa aumentare il livello culturale di tutti
coloro che ne usufruiranno. Personalmente ritengo questo nuovo Magazine come
una grande idea, costruttiva, ed in grado di avvicinare virtualmente molti modi di pen-
GRAFICA ED IMPAGINAZIONE sare. Tra i suoi scopi, esiste senza dubbio, la volontà di non precluderne l’accesso a
Carlo Scafuri nessuno e, sicuramente la capacità di arricchirsi grazie a quello che tutti avranno da
dire tra queste “pagine”. Il bonsai, ormai proiettato nella sua modernità, ha bisogno di
nuove iniziative, capaci di rinnovarlo sia nel modo di interpretarlo che nella didattica,
ed è per questo che credo che il Direttivo del Napoli Bonsai Club, nella persona del
FOTO DI COPERTINA Suo Presidente Antonio Acampora, abbia quella vena lungimirante tipicamente di chi
Gino Strada agisce nella cultura e per la cultura. La giusta intesa tra chi opera e opererà tra le
righe e l’intervento sistematico di chi fa didattica bonsai giornalmente, rendono an-
cora più credibile questo progetto. Il mio Augurio per questa importante evoluzione
HANNO COLLABORATO è che possa espandersi così come il Forum ha fatto dopo la sua nascita.
Antonio Acampora
Nicola Crivelli
Luca Bragazzi
Antonio Defina
Inizia oggi una nuova avventura editoriale interamente dedicata ai bonsai ed
Gian Luigi Enny
ai suiseki; un magazine libero e gratuito nato dall’intento di contribuire alla diffusione
Giovanni Genotti
di queste nobili arti, di tutto ciò che ad esse risulta connesso, e che finalmente metta
Luciana Queirolo
al centro di tutto ‘l’appassionato’ e non gli interessi economici che sull’appassionato
Dario Rubertelli
vengono puntualmente costruiti.
Daniela Schifano
Questa pubblicazione vuole consentire una trasmissione di conoscenze ali-
Andrea Zamboni
mentata unicamente dalla passione di quanti dedicano il proprio tempo al bonsaismo
ed all’arte del suiseki. E’ in tale ottica, pertanto, che il mensile si propone di costituirsi
in quanto ‘Open Magazine’, si da accogliere il contributo di chiunque voglia condividere
Tutti gli scritti, le foto, i disegni e quant’altro mate-
la propria esperienza, ed in molti casi, la propria professionalità con tutti. A rendere
riale pubblicato su questo sito rimane di esclusiva
proprietà dei rispettivi Autori che ne concedono in ancor più ricca di contenuti la pubblicazione saranni i contributi dei professionisti tra
via provvisoria l’utilizzo esclusivo al Napoli Bonsai i migliori attualmente operanti nel panorama bonsaistico e suisekistico, tra i quali,
Club ONLUS a titolo gratuito e ne detengono il copy- solo per citarne alcuni: Antonio Acampora, Luca Bragazzi, Giovanni Genotti, Luciana
right © in base alle Leggi internazionali sull’editoria.
Queirolo, Antonio Ricchiari.
E’ vietata la duplicazione e qualsiasi tipo di utilizzo
e la diffusione con qualsiasi mezzo (meccanico o Ci auguriamo pertanto che questa impresa editoriale possa riscuotere il
elettronico). I trasgressori saranno perseguiti e vostro consenso e costituire per voi tutti un riferimento apprezzato.
puniti secondo gli articoli di legge previsti dal Codi-
ce di procedura Penale che ne regolano la materia.
Carlo Scafuri
Sommario 1
Dal mondo del Bonsai & Suiseki
pag. 01 “Giardini giapponesi” - G. L. Enny

pag. 03 “Il messaggero” - D. Schifano

Mostre ed eventi
pag. 06 “Sakka Ten Autumn Trees” - A. Zamboni

In libreria
pag. 08 “Bonsai - Tecniche e segreti di coltivazio-
ne” - C. Scafuri

Acero Tridente

Bonsai ‘cult’
coll. di Giovanni Genotti

L’essenza del mese pag. 09 “Alcuni punti fermi” - A. Ricchiari, G. Genotti

pag. 19 “Acero tridente” - A. Acampora,


A. Ricchiari, P. Strada

La mia esperienza
Note di coltivazione
pag. 11 “La mia favoletta” - A. Defina
pag. 24 “I concimi chimici” - L. Bragazzi
pag. 13 “Tra il dire e il fare...” - D. Rubertelli

Tecniche bonsai A lezione di Suiseki


pag. 25 “Applicazione del filo” - A. Acampora pag. 15 “Quanto grande” - L. Queirolo

Vita da club
A scuola di estetica
pag. 30 “Napoli Bonsai Club” - A. Acampora
pag. 18 “Note sull’estetica dei bonsai - A. Ricchiari

Che insetto è?
pag. 32 “Patologia vegetale - I parte” -
L. Bragazzi
1 Dal mondo del Bonsai & Suiseki
I GIARDINI GIAPPONESI - Gian Luigi Enny

Quando si cerca di rac- concetto incomprensibile e pro-


contare il giardino giapponese, babilmente qualcosa di noioso
diventa impossibile non fare Termino citando un antico
riferimento continuo ai concetti proverbio orientale che dice:
filosofici, dovuto alla fede religio- “Se vuoi essere felice un giorno,
sa, allo stile di vita, a quel modo bevi del vino! Se vuoi essere fe-
di concepire la natura; ecco, tutte lice un anno, sposati! Se vuoi
queste cose messe assieme, essere felice tutta la vita, allora
nell’estremo oriente è “Zen”. cura il tuo giardino con amore e
Questa forma di pensiero si è con passione”.
formata con gli anni e si è evo- Non credete anche voi che in
luta sopratutto nel Sol Levante, questa pillola di saggezza si Torii di fronte all’isola di Miyajima
grazie a monaci buddisti che nascondi un concetto filosofico?
l’hanno resa comprensibile an- grande portale, solitamente in
che a persone di umile cultura. legno. Tra il IX ed il XII secolo tali
Nell’insegnamento, questo era un santuari furono integrati da tem-
modo di avvicinarsi agli dei e alla pli buddisti, che però non si sosti-
natura; essendo i monaci anche tuirono alla precedente architet-
realizzatori dei giardini all’interno tura, bensì, nel più puro stile
dei monasteri in cui vivevano, nipponico, cercarono di fondersi
era inevitabile che il pensiero rispettosamente tra le opere ar-
Zen e la tecnica di giardinaggio si tistiche e il paesaggio naturale
fondessero. Un po’ come i nostri L’atteggiamento verso preesistente. L’amore per la
frati occidentali che nel medio- la Natura natura ne vuole dunque esaltata
evo si occupavano di sperimen- Tutti sappiamo quanto il popolo la bellezza, ed è forse a tale fine
tare prodotti orticoli, in “primis” giapponese sia vicino alla natura, che si deve la perfezione rag-
piante medicinali, naturalmente c’è però da dire che più che vi- giunta dall’arte della disposizione
tutto questo era circondato da un cino alla natura, esso se ne sente floreale, l’Ikebana, che conosce
alone religioso e filosofico, che un partecipe e non padrone, il suo momento di splendore nel
per i monaci, si trasformava in riconoscendo nell’animo umano periodo Momoyama.
“Horat et labora”. una componente “naturale”, che
Ed è per questo che tutta la sto- non è altro che la diretta espan-
ria antica e moderna del Giap- sione dell’ambiente che circonda
pone è impregnata di filosofia, l’uomo. Il culto giapponese per la
si nota nel loro stile di vita, nella natura che lo circonda ha radici
cerimonia del tè, nella scrittura, antiche, che addirittura affonda-
nella pittura, e soprattutto nel no nell’alba della storia nipponica.
giardino, lo si vede nel modo di Il fenomeno naturale era sentito
potare le piante, nel posizionare come una componente potente e
le pietre nel creare giochi di luci e sublime, meravigliosa e terribile,
ombre, creando una certa atmos- ed ancora oggi costituisce la base
fera che dona pace e tranquillità della religione tradizionale giap-
all’osservatore. ponese, lo Shintoismo. Tale credo
Descrivere solo la tecnica di come religioso attribuisce un’anima ad
deve essere realizzato il giardino ogni manifestazione naturale,
giapponese, senza introdurre sia essa un elemento inorganico
continuamente concetti filosofici, come una roccia, o più semplice-
Ikebana
è come descrivere tecnicamente mente per una pianta, oppure
la costruzione di un classico un evento transitorio quale un Ancora oggi, nonostante
giardino, cosa già fatta da molti acquazzone con tuoni e fulmini la progressiva evoluzione e la
altri. o un’alba con i suoi colori accat- scissione in varie scuole, i tre
E’ risaputo che chi si avvicina tivanti. Questi “spiriti” vengono elementi vegetali fondamen-
al giardino giapponese è perché definiti Kami, alcune volte non tali dell’Ikebana rappresentano
tendenzialmente è aperto all’arte benevoli, richiedono una parti- il Cielo (Shin), l’Uomo (So) e la
e ai concetti filosofici, soprattutto colare venerazione in virtù della Terra (Gyo), combinati in un in-
al pensiero Zen. loro superiorità, senza andare sieme armonioso dove i rami e i
Personalmente conosco persone oltre. Già attorno al IV secolo fiori, sebbene recisi, non perdono
che, a questi concetti non sono vennero costruiti dei santuari la loro vitalità.
interessate, e che naturalmente dedicati a diverse divinità, indi-
tutta questa filosofia di cui si cando l’inizio dell’ area consacra-
parla tanto per loro rimane un ta mediante un Torii, ovvero un
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Dal mondo del Bonsai & Suiseki
I GIARDINI GIAPPONESI - Gian Luigi Enny

i giapponesi a copiare modelli stra-


nieri, anche se, nella più pura tradi-
zione nipponica, il gusto estetico
d’oltremare non venne mai adottato in
modo ne da sostituire integralmente,
ne da prevalere su quello autoctono.
Già nel periodo Tokugawa, nella città
di Nagasaki, si trovavano gli insedia-
menti di portoghesi, olandesi e cinesi,
la cui influenza culturale riuscì a filtrare
nella compagine nipponica. Proprio in
quel periodo, un gruppo di pittori la cui
arte era volta all’uso di colori smorzati
e tratto morbido, da loro nacque il mo-
vimento letterario Bunjin, che, come
per la scuola monocromatica di quattro
L’età feudale secoli precedente, preferiva dipingere
L’indebolimento della classe nobiliare della tarda i paesaggi del continente, l’influenza di questo stile
Epoca Heian è concomitante con la crescente presa venne adottata in seguito dai giardinieri dell’epoca,
di potere da parte della classe guerriera, che vede che cercarono di imitare questo modo di dipingere,
stabilirsi il nuovo centro del potere miltare e po- utilizzando pochi vegetali dai colori sobri e le pietre
litico a Kamakura, da cui viene il nome dell’epoca dalle linee morbide.
successiva (1192-1338 ). Le famiglie dei Samurai,
sebbene non potessero competere con l’autorità
imperiale, erano tuttavia alla ricerca di una propria
identità. La pulsione spirituale dei Samurai trovò
il giusto sfogo nella scuola filosofico religiosa del
Buddismo Zen, che ben si adattava allo stile sem-
plice, sobrio e spartano della classe guerriera.
Diversamente dal Buddimo di Amida, lo Zen pro-
mette una soddisfazione in questo mondo, in cambio
però di una rigida applicazione e disciplina mentale,
riponendo fiducia nelle capacità meditative dell’uomo.
Il “Giardino Secco” (Karesansui), sviluppatosi suc-
cessivamente, è un tipico esempio di tali condizioni:
composto da rocce, sabbia e pochissimi o nessun
vegetale, è l’espressione più tipica della sempli-
cità, o addirittura del minimalismo tipico dello Zen. Ciliegio in fiore - Wang Mien XIV sec.
Le recinzioni, di pietra o vegetali, che celavano i
giardini Zen al loro interno non offrivano pura di-
Tra i promotori che nel XX secolo contribuirono
strazione estetica all’osservatore, ma un paesag-
all’elevazione del giardinaggio come arte, il più
gio che richiedeva una mediazione spirituale e un
fulgido esempio fu Shigemori Mirei (1896-1975),
certo sforzo intellettivo. La tranquillità interiore che
il quale volse la sua vita al recupero dei livelli art-
lo Zen prometteva attirò di conseguenza la classe
istici raggiunti dalla cultura nipponica del passato.
guerriera, avvezza all’autodisciplina, ma al con-
La sua formazione ebbe luogo presso l’Accademia
tempo esasperata dalla barbarie e dalle sanguinose
delle Belle Arti di Tokyo, che lo preparò anche alla
lotte che dilaniavano il paese.
cerimonia del the e all’ikebana, affinando così in lui
Il giardino giapponese moderno il gusto per il senso estetico giapponese.
La fine dello Shogunato dei Tokugawa, e del periodo
di isolamento dell’arcipelago nipponico, già in fase
di conclusione all’arrivo del commodoro Perry, av-
venuto nel 1853, avevano causato dei grandi cam-
biamenti sociali, sebbene l’impronta tradizionale
del Giappone feudale non fosse stata cancellata. Si
andava però diffondendo un sentimento ammirato
e curioso per la civiltà occidentale, che ebbe evi-
denti risvolti anche nell’arte del giardino. Il desi-
derio di possedere i nuovi edifici in stile occiden-
tale, e la conseguente necessità di costruire per
essi dei giardini diversi da quelli tradizionali, spinse Un moderno giardino in Giappone - foto da internet
3 Dal mondo del Bonsai & Suiseki
IL MESSAGGERO - Daniela Schifano

Volo d’aquila
ali toccano il cielo
sotto, il mondo

N el colore di un’alba incerta, sospe-


sa tra la luna ed il sole, immagino
un’aquila, immota,
osservare il suo regno:
forte della sua formidabile
elegante, un perfetto tronco di cono; per
tipologia, vulcano attivo quindi vivo.

M
ontagna sacra
per lo shinto-
ismo: Yama no
vista, impettita e resa an- Kami, sede degli spi-
cora più regale dal soffio riti, dei ancestrali della
del vento che le alza le montagna, poi perso-
piume, scruta ogni pic- nalizzati nella divinità di
colo anfratto alla ricerca Konohana Sakuya, di-
di incaute prede, mentre scendente da Izanagi ed
il cielo la invita a caval- Izanami, la coppia divi-
care le nuvole. Lontana, na primordiale genera-
nitida e incontaminata, trice dell’arcipelago delle
la vetta del Fuji sovras- isole.

M
ta la scena : è il mondo ontagna sacra per
della serenità che il sacro il taoismo: sulle
monte ispira, punto di sue pendici è se-
riferimento costante, an- polto il monaco Hsu fu (in
che nei momenti di tem- giapponese, Jofuku), che,
pesta, per una umanità inviato dall’imperatore
immersa nelle consuetu- cinese Shi-Houang (Sai-
dini del quotidiano. ko) nel 221 a.C., diffuse

M
ontagna unica, questa dottrina nel Giap-
il Fuji : per al- pone.

M
tezza, la più alta ontagna sacra
di tutte le terre limitrofe; per il buddismo:
per posizione, isolata ed incontrastata nel simbolo religioso,
paesaggio circostante; per visibilità, la si connesso con la vita e la morte. Nel Ni-
intravede fin dai lontani territori della ter- hon ryoiki (VIII/IX secolo) viene riportato
raferma continentale; per linea, pura ed come l’eremita buddista, En no Shokaku,
Dal mondo del Bonsai & Suiseki
IL MESSAGGERO - Daniela Schifano 4

durante l’esilio nell’isola di Oshima, accu- del volo, l’armonia, la prontezza di riflessi,
sato di stregoneria, di notte ascendeva al il trasformismo magico della predazione.

D
sacro monte per meditare. al saettare dall’alto in basso dell’aquila

I l rapace sembra percepire, in un rap-


porto autentico con la bellezza, il sacro
della montagna, ma l’aquila stessa è nella
che scende a ghermire la preda al
saettare repentino del fulmine
l’antica leggenda vuole che l’aquila sia
:

storia e nel tempo simbolo della volontà e l’unico uccello al quale il fulmine non può
del potere divini. Imponente, maestosa e nuocere. Quindi la sua pertinenza con le
fiera, capace di raggiungere altezze ver- regioni superiori dell’aria, con il sole e con
tiginose in brevissimo tempo, per poi pic- il fulmine ne fanno simbolo della volontà
chiare con inaudita velocità e padronanza e del potere divini, mentre il volo alto, si-
verso pareti a strapiombo, quasi a voler curo, dritto e veloce la rendono il messag-
dimostrare la sua superba autorità, capace gero degli dei, da Zeus fino alla iconografia
di muoversi nel cielo senza battere le ali, cristiana che spesso rappresenta gli angeli
di vedere cose minuscole da grandissima con ali d’aquila.

N
distanza. on a caso quindi questo rapace e’

P osata oppure in volo, l’aquila affas-


cina l’uomo, sia nella fantasia, che
nell’inconscio : sguardo profondo magne-
stato utilizzato nella storia come sim-
bolo di potere : dall’aquila uccello di
Zeus, suo messaggero o sua metamorfosi
tico e potente, portamento fiero ed eretto, all’aquila imperiale romana, simbolo prima-
quel becco, e quegli artigli, che solo un su- rio dell’impero romano (e quindi di quello
perbo predatore possiede, ali magiche, ca- bizantino e romano-germanico), il sacro
paci di voli strabilianti. Il suo segreto e’ la volatile è simbolo di potenza, di sapienza
forza, la sicurezza di sé, la bellezza, l’arte (vista acutissima, fino a guardare il sole) e

“Fra le terre di Kai e quelle di Su-


ruga lambita dalle onde sta la vetta
del Fuji.
Gli alti cirri osano appena avvicinar-
si, e mai volano fin lassù gli uccelli.
Il ghiaccio raggela irosi incendi e il
fuoco distrugge la caduta neve.
Vano è cercar parole, non v’è un
nome degno di lui.
Che sia un misterioso kami?”
Mushimaro - VII secolo d.C.
5 Dal mondo del Bonsai & Suiseki
IL MESSAGGERO - Daniela Schifano

“ArcoBonsai 2008” Premio IBS - Menzione di merito UBI


foto di C. Scafuri

e di giustizia, che può in- contro le infermità. vento, che fluisce da una

Q
nalzare nell’apoteosi o uesto è quello che forma appena accennata
scendere piombando sul l’aquila ha significato verso una interpretazione
reo come il rapace sulla sua nel tempo e tra di- che non è solo mentale.
preda. versi popoli per l’uomo; ma

E
ancora, lo sciamano io ancora voglio immagi-
delle culture cen- narla, con la sua grande e
troasiatiche ed ame- inconfondibile sagoma usci-
rinde è letteralmente figlio re all’improvviso da oriz- Al di là delle parole,
dell’aquila : si adorna delle zonti di rocce e canaloni, delle spiegazioni,
sue piume per volare in per poi planare, oppure delle motivazioni,
cielo, per scendere negli in- volteggiare, con le ampie
feri e per evocare i morti. ali : io guardo una pietra questa è,
Presso gli indiani delle pra- e vedo un’aquila, nel gio- per me,
terie americane, le penne co dell’immaginazione che la magia del
d’aquila sono ornamento lascia spazio all’animo ed
del diadema dei capi e un  alle sensazioni per passare suiseki!
bastone alla cima del quale rapidamente ad una co-
è legata una penna d’aquila municazione interna che è
è considerato medicina libera, quasi come un lieve
6
Mostre ed eventi
SAKKA TEN 2008 - Andrea Zamboni

A Bressanone dal 14 al 16 novem- significare come l’accuratezza,


bre 2008, inserito in una cornice l’impegno e la serietà nel disporre

Autumn tree 2008


paesaggistica spettacolare, si è l’allestimento da parte dei soci,
svolto il III Congresso Interna- ha colpito nel segno. Premet-
zonale della Nippon Bonsai Sakka tendo che la Sakka Ten - Autumn
Kyookai Europe, la “Sakka Ten Trees non è stata solo mostra ma
- Autumn Trees”, promossa dal anche un compendio tra relazio-
Bonsai Club Brixen. La manifes- ni, seminari e dimostrazioni, tuf-
tazione ha come scopo primario fiamoci ora nella cronaca della
quello di divulgare e approfon- manifestazione.
dire la disciplina estetica e filo- Le dimostrazioni sono state molte
sofica del Bonsai e del suo alles- ed interessanti, purtroppo un re-
timento in un Tokonoma. Ospite soconto dettagliato richiederebbe
d’onore per questa edizione è troppe pagine a disposizione,
stato il famoso Maestro Kunio quindi mi limiterò a qualche ac-
Kobayashi. Le piante viste in cenno e qualche annotazione.
mostra si sono rivelate tutte di La prima giornata ha messo in
alto livello (da sottolineare la evidenza, tra gli altri, le demo
l’elevata presenza di espositori di Daniela Biei, Carlos Van der
stranieri), ed in linea con la filo- Vaart, Hartmut Münchenbach,
sofia che è caratteri-stica della Aurelio de Capitani, che hanno
NBSKE, e ricalcavano i dettami lavorato rispettivamente ad un
Sakka Ten

delle esposizini e del pensiero bellissimo chohin di azalea, un


della scuola giapponese. Di asso- pino silvestre alla sua prima im-
luto rilievo anche sei spettacolari postazione, un pino mugo ed uno
tokonoma allestiti come giusta shohin di shinpaku. Da ricordare
cornice per le piante esposte. Pri- in particolare la performance di
ma di addentrarci nella cronaca H. Münchenbach, la cui lavora-
delle tre giornate della mostra, zione ha dato vita ad una gustosa
permettetemi una considerazi- discussione tra l’autore ed il pub-
one sulle piante scelte. Gli anni di blico, e l’esemplare di de Capitani
mochikomi, la loro maturità, ma (che presentava un secco a vela
allo stesso tempo la naturalezza molto bello come risultato di
e leggerezza risaltavano a de- successivi shari eseguiti negli
cretare l’indiscussa bellezza di anni di preparazione). Da rileva-
questi esemplari (la quasi total- re che quest’ultimo ha preferito
ità di questi erano praticamente lavorare la sua pianta senza ar-
privi di filo). Tutto questo ha fatto rivare a stressarla eccessiva-
si che l’attenzione dei visitatori, mente; questo non ha tuttavia
addetti ai lavori e non, fosse at- impedito che il risultato fosse
tirata non dalle sole piante ma da assolutamente inecepibbile (pur
tutto l’insieme. non essendo ancora completo).
Avendo avuto la possibilità di col- Il secondo giorno della Sakka-
laborare con l’organizzazione, mi Ten ha visto all’opera Lorenzo
ha dato la possibilità di consta- Agnoletti, Alfonsina Zenari, Nico-
tarlo personalmente anche grazie la Crivelli, Diego Rigotti. Questa
alle domande che mi venivano ri- giornata ha visto porre l’accento
volte. Oltre alle domande di rito sugli elementi di accompagna-
sulle varie essenze, il pubblico mento. Grazie al lavoro ed alla
ha mostrato grande interesse esposizione di A. Zenari, infatti,
per tutte le componenti degli al- si è avuto modo di vedere e ca-
lestimenti, arrivando a chiedere pire come si assemblano Shita-
dettagli relativi al perché delle kusa e Kusamono. Intanto i vari
scelte delle erbe e dei tempai ed istruttori presenti deliziavano gli
il loro esatto significato estetico spettatori con le loro lavorazioni.
nell’allestimento. Queste do- Agnoletti apriva le dimostrazio-
mande mi venivano fatte anche ni intervenendo su un sil-
da persone che non masticano di vestre cui dava un’impostazione
bonsai, e ciò sta indubbiamente a leggera e molto accattivante.
7 Mostre ed eventi
SAKKA TEN 2008 - Andrea Zamboni

La successiva dimostrazione ha avuto luogo nel pomeriggio quando


Nicola Crivelli ha impostato un bellissimo Yamadori di pino silvestre.
La pianta si presentava a svariate interpretazioni dal momento che
il suo bellissimo tronco, molto sinuoso, offriva molteplici possibilità.
Nicola, dopo un’attenta analisi ha optato per un’impostazione Han
Kengai piuttosto che Moyogi. Quest’ultima è stata scartata perché
avrebbe richiesto una vegetazione compatta che avrebbe parzial-
mente nascosto il vetusto tronco, punto focale della pianta. Con-
temporaneamente, al suo fianco Diego Rigotti ha discusso, lavorato
e spiegato molto attentamente e in maniera molto comprensibile e
coinvolgente l’impostazione di un p. silvestre. Su questo materiale
Rigotti già l’anno precedente aveva eseguito una grossa piega, tra
l’altro molto complicata per via del diametro del tronco stesso; la
scelta è stata fatta per ovviare ad un “difetto” di questo Yamadori.
Tutte le attività sono state inframezzate dalla graditissima presenza
del M° Kunio Kobayashi, il quale nella giornata di venerdì ha tenuto
un interessante Workshop, ma sabato e domenica ha dato quelle
dimostrazioni pratiche che tutti aspettavano impostando alcune
piante dei soci. In questa attività è stato coadiuvato da alcuni di loro:
i fortunati sono stati nell’ordine Nicola Crivelli, Edoardo Rossi e Gior-
gio Raniero nella giornata di sabato, Carlos Van der Vaart, Aurelio De
Capitani e Mario Sandri in quella di domenica. Per quanto riguarda
le conferenze e le relazioni, citiamo subito la conferenza di sabato
del Prof. Aldo Tollini “L’influenza del Buddismo sull’arte e sull’estetica
giapponese”; il Prof. Tollini è un luminare della cultura giapponese
oltre ad essere un bravissimo relatore, appassionando e rendendo
oltremodo partecipe il numeroso pubblico accorso alla conferenza.
Domenica si è svolta una conferenza di Edoardo Rossi e Auer Othmar
sul “Bunjin”; è stata una bellissima ed emozionante relazione nella
quale il primo ha cercato di far comprendere ai presenti l’importanza
del “Nulla”, della “Semplicità”, del “Wabi Sabi”, del come un semplice
sentiero di sassi disposti senza nessun ordine apparente invece sia
carico di valori fondamentali come ad esempio la “preparazione dello
spirito” prima di recarsi alla cerimonia del tè. A. Othmar nel frat-
tempo ha impostato un pino nello stile literati, bonsai che esprimeva
esattamente le caratteristiche di questo stile e cioè semplicità, po-
vertà, vecchiaia ma soprattutto Wabi Sabi. Il giorno successivo nel
giardino di A. Othmar nei pressi di Bressanone (giardino che meri-
terebbe una giornata solo per essere ammirato per le bellezze che
contiene), il M° Kobayashi ha dato una lezione sull’allestimento in
Tokonoma. Per tutta la giornata, volata veloce come il vento, si sono
susseguiti vari tipi di esposizioni che il Maestro componeva, spie-
gando non solo con le parole ma anche con la gestualità, per esempio
per evidenziare il “flusso” che l’occhio dell’osservatore è indotto a
seguire nel guardare l’allestimento. Questo evento internazionale ha
avuto un successo incredibile per la moltitudine di visitatori nonché
per i contenuti, il Maestro ha detto di essere piacevolmente sorpreso
sull’alto livello di conoscenza e di preparazione dei soci della NBSKE
e dei loro materiali, e che sarà felice se verrà invitato nuovamente
alle loro manifestazioni.
Questa edizione della Sakka Ten Autumn Trees è terminata, e per la
prossima edizione nel 2010 ancora non si conosce l’ubicazione (forse
in Spagna o in Olanda).
Il mio cuore è gonfio di emozioni, pensieri e riconoscenza alla Nip-
pon Bonsai Sakka Kyookai Europe e a tutti i suoi membri, per il
lavoro che stanno portando avanti permettendoci di godere di queste
manifestazioni di così alto livello.

Un ringraziamento particolare a Nicola Crivelli per aver gentilmente concesso le foto della manifestazione. Per poterle visionare tutte potete
collegarvi al sito: http://web.mac.com/kitora/Espo/SAKKA_TEN_2008.html
8
In libreria
BONSAI - Carlo Scafuri

A
ntonio Ricchiari è giunto al sedicesimo libro
pubblicato. Credo che non vi sia bonsaista,
e non soltanto in Italia, che si sia dedicato
negli anni così assiduamente alla didattica ed
alla diffusione di quest’arte. Penso che per certi
versi ognuno di noi debba un piccolo grazie a
questo autore perché credo sia unica l’assiduità,
la costanza e la pertinenza con le quali nell’arco
di oltre venticinque anni di attività editoriale si
è dedicato alla “carta stampata” nel settore del
bonsai.
Questa ennesima pubblicazione che l’autore
dedica con molta sensibilità e genorisita al com-
pianto Costantino Franchi si inquadra nella tipo-
logia del “manuale” che risulta di facile consul-
tazione, ed è quello che gli anglofoni chiamano
“work in progress” poiché lo scopo di Antonio
Ricchiari è quello di produrre testi estremamente
pratici e con finalità unicamente didattica, ser-
vendo sempre su un piatto d’argento il bonsai
con un approccio molto facile, senza misteri,
senza auree, insomma cer-
cando di semplificare al massimi quei concetti e quegli argomen-
ti che solitamente vengono proposti in modo difficile e prezioso.
Sostenitore di un ‘bonsai classico’, ‘tradizionale’, va sot-

Editore: Calderini - Il Sole 24 Business Media s.r.l


tolineato perché molto importante, Ricchiari arricchisce questo Titolo: Bonsai - Tecniche e segreti di coltivazione
suo ennesimo lavoro con delle monografie (termine a dir poco
riduttivo) molto ricche ed interessanti dedicandosi alle essenze
di casa nostra, qualcuna certamente trascurata, come se nel
bonsai anche la Natura sia un fatto di mode. Da bonsaista è sta-
ta una gran bella sorpresa poter leggere ed approfondire quelle
informazioni su tutte quelle specie che rendono unico e prezioso
il nostro panorama nazionale quali ad esempio l’olivo, il coto-
neaster, il faggio, il carrubbo, il bagolaro.
A chiusura di questo importante lavoro, una veloce quanto
esauriente descrizione di tutte le specie botaniche adatta alla
coltivazione bonsai, l’immancabile glossario ed un’ultimissima
Autore: Antonio Ricchiari

parte che da dei riferimenti su quel che ruota attorno al pianeta


bonsai, ovvero club, scuole, riviste, ecc.ecc.
Antonio Ricchiari continua a cogliere nel segno con lavori
che sono nel tempo in continua evoluzione poiché il neofita e il
ISBN: 8850652984

bonsaista più smaliziato potranno cogliervi sempre nuove no-


Prezzo: € 26,50

zioni, nuovi elementi di estetica e quant’altro li possa davvero


interessare.
9
Bonsai ‘cult’
ALCUNI PUNTI FERMI - G. Genotti, A. Ricchiari

A
Saint Vincent ho avuto modo di vivente che viene evidentemente violentato,
trascorrere parecchio tempo non educato poiché si impone spesso una for-
con Giovanni Genotti, uno dei ma non rispondente alla natura dell’albero.
“padri” del bonsaismo italiano. Siamo a pranzo Appare anche evidente come la forma ad om-
assieme e gli chiedo alcuni pareri che trasc- brello delle chiome artificialmente costruite
rivo integralmente perché possano rimanere senza tenere conto della struttura portante e
come principi di uno dei Padri del bonsaismo con essa spesso stride. La parte basale sof-
italiano. ferente, contorta con shari e sabamiki molto
“Negli ultimi tempi – è Giovanni che parla – interessante contrasta con la chioma gio-
ho visto esposti molti bonsai e quasi esclusi- vane ed equilibratissima. Si nota inoltre come
vamente conifere. Nessuna di tali piante era i bonsaisti moderni non abbiano esperienze
stata educata da tempo ma di recente gli era sui vari tipi di piante e trattano solamente co-
stata imposta una forma. Erano piante adulte nifere meno soggette a traumi per torsioni,
cresciute in natura con difficoltà e ferrate con posizioni e ferrature. Le caducifoglie vengono
fili di rame per imporre un’estetica. Penso che quasi disprezzate anche perché penso non
ogni essere vivente accumulando esperienze conoscano le loro reazioni e non sanno potar-
nella sua vita arriva alla maturità esprimendo le. La potatura è la tecnica indispensabile per
in modo personale unico e anche armonioso trattare latifoglie.
se stesso. La pianta, eliminando di volta in Una considerazione ancora. Ogni buon bon-
volta il superfluo giunge alla maturità, come saista specie se forma una cosiddetta scuola
si richiede nel bonsai, ed acquista l’equilibrio deve, a mio avviso, imparare a formare bon-
della vita che se giustamente indirizzato si sai nei precisi stili per poi superarli. E’ come
associa ad un equilibrio estetico. Il bonsaista imparare a scrivere. Prima si tracciano le
quindi, educando con tecniche particolari di sillabe perfette in corsivo o stampatello poi,
posizionatura e potatura dovrebbe arrivare a acquisite le loro forme, ognuno le scrive in
tale equilibrio prima del processo naturale e modo personale tanto da evidenziare addirit-
mantenere dell’albero la sua personalità. Nes- tura il proprio carattere. Specialmente per
sun albero dovrebbe essere esposto con fili di le piante raccolte in natura è indispensabile
sostegno ma dopo l’impostazione col filo e la conoscere la reattività dell’albero, la forza e
stabilizzazione dei rami i tutori devono essere la consistenza dei diversi vasi linfatici che si
tolti perché la pianta deve esprimersi, essere innalzano dal tronco e giungono ai rami per
libera di crescere e vivere ed il bonsaista dopo potere riequilibrarli e far sì che le fronde siano
la rimozione dei tutori l’aiuta procedendo es- concordi con il tronco che le sorregge. La ten-
clusivamente per potature. I bonsai esposti denza attuale è ottenere subito un risultato
in mostra come recentemente ho visto sono tagliando all’albero la forza vitale e la capac-
quasi tutti provenienti da yamadori ed indiriz- ità di suscitare in chi lo osserva un qualsiasi
zando i pochi rami appaiono esteticamente rapporto di comunicabilità. E’ una moda che
perfetti ma freddi, senz’anima, incapaci di su- esprime dominio e allontana dalla parteci-
scitare sensazioni o anche soltanto richiama- pazione alla vita. Il bonsai moderno è freddo,
re le sofferenze patite e superate denunciati non è educato ma costruito per imposizione
dai tronchi parzialmente rimarginati. Dopo ed il risultato è una perdita di quel valore che
avere visto pochi esemplari ci si rende conto dà modo alla pianta di comunicare. A mio
che l’interesse che nasce dall’amore per la avviso tale modo va verso una snaturalizza-
natura non esiste e non si riesce a captare zione del bonsai. Forse un giorno si creeran-
nessun sentimento di astrazione vitale ma ap- no bonsai mettendo la chioma nella terra e
pare un’estetica fine a se stessa in un essere le radici all’aria e chiameremo questo bonsai
10
Bonsai ‘cult’
ALCUNI PUNTI FERMI - G. Genotti, A. Ricchiari

artistico. il loro modo di vedere non diventeranno mai


Il bonsai è raggiungere nella pianta capolavori.”
l’astrazione della forma rispondente alla Ho avuto il privilegio e l’onore di racco-
natura dell’albero con l’eliminazione del gliere queste dichiarazioni dal maestro Genot-
superfluo. E’ quindi un continuo evolversi ti. Credo che Giovanni sia anche “maestro” di
dell’albero in climi e condizioni diverse che si vita… di anni col bonsai ne ha passati tantis-
susseguono e che sull’aspetto restano segni. simi e tanti ne passerà ancora, giorno dopo
Il bonsai moderno è sottoposto a regole e rap- giorno, appresso alle sue piante. Oltre che
porti applicabili a cose inanimate. La fredda apprezzare, condivido appieno il suo pensiero
staticità che ne deriva è priva di personalità e la sua maniera di “fare” bonsai. Dovrebbe
e incapace di comunicare neppure i momenti essere uguale per tutti. Senza esagerati inte-
della sua vita perché cancellati nella falsità. Il
ressi, smodati protagonismi, false passerelle,
bonsai moderno non ha modo di crescere e
improbabili personaggi. Ci guadagneremmo
l’impersonalità è legata all’impersonalità del mod-
erno bonsaista. Il bonsai moderno oggi ha perso tutti e ci guadagnerebbe soprattutto il bon-
quel colloquio che il bonsaista ha con la natura, saismo italiano.
colloquio che lo rende partecipe al mondo della
Il bonsai moderno va verso una immobile stati-
cità inanimata.”
Il discorso con Giovanni approda
adesso verso un altro argomento che sta, o
dovrebbe stare a cuori a tutti perché riflette
direttamente l’immagine del bonsaismo ital-
iano: l’associazionismo. Genotti così continua:
“L’italiano a mio avviso è molto individualista e
quindi le associazioni hanno una vita difficile,
Non c’è umiltà, tutti hanno la coda di paglia e si
instaurano rapporti non sinceri specialmente
con chi dovrebbero confrontarsi. Tutti voglio
per il orgoglio il potere, si considerano miglio-
ri, più bravi degli altri e detentori della verità.
Le associazioni specialmente quelle italiane
hanno perciò difficoltà a resistere. Solamente
se esiste un direttivo fermo, privo di interessi
personali con finalità positive non dettate da
ripicche si può avere un’associazione stabile.
Ho visto sorgere, unirsi, disfarsi, morire e
nuovamente sorgere associazioni che se pur
valide nei principi teorici, prevalendo interessi
personali sono cadute senza lasciare un risul-
tato positivo ai fini della diffusione amatoriale
del vero bonsai. Non si deve vendere fumo per
arrosto come è accaduto e accade soprat-
tutto per alcuni giovani che avendo possibi-
lità di tempo e danaro non rispettano il verso
bonsaista che cura con amore anche le più
umili piante e disprezzano quelle che secondo
11 La mia esperienza

C’era una volta.. . una vecchia farnia da rinvasare


LA MIA FAVOLETTA - Antonio Defina

Molte volte, nel mio acerbo percorso tra il vecchio terreno ed il nuovo che si inserirà
bonsaistico mi sono imbattuto, per necessità in fase di rinvaso. Quindi si è solo ridimensio-
o per piacere personale, nel tanto famigerato nato il volume del vecchio pane radicale per po-
rinvaso. Inizialmente l’ho sempre considerata terlo adattare alle dimensioni del nuovo vaso.
un’operazione alquanto ostica e complessa, e
le certezze venivano meno mano a mano che
mi documentavo leggendo le riviste cosiddette
“specializzate”. Ora che sono maturato capisco
che tali suggerimenti,complicati e a volte, al-
meno dal mio punto di vista, spesso non trova-
no riscontro nella realtà, le piante sono esseri
viventi relativamente semplici, e generalmente .
con un buon grado di adattabilità.
Come testimonianza pratica vi voglio
rendere partecipi di questo rinvaso molto “na-
turale” e pratico, seguito e vissuto assieme al
mio maestro – Giovanni Genotti*.
Protagonista è una vecchia farnia (quercus
ruber) raccolta in natura nel lontano 2000 e
Vista la scarsa profondità del vaso, come
tenuta in campo sino al 2004 per poi essere
strato drenante si sono semplicemente mes-
rinvasata in un vaso da coltivazione. Visto il
si sopra alla retina dei cocci, lo strato clas-
livello di maturità raggiunto dell’albero e la sta-
sico drenante costituito da pomice avreb-
gione favorevole (autunno), Giovanni ha rite-
be tolto troppo spazio al terriccio nuovo.
nuto opportuno procedere
al rinvaso in vaso bon-
sai. Lo sforzo fisico per
l’estrazione è stato ampi-
amente ripagato dal pro-
fumo che il pane radicale
emanava, all’improvviso

mi sono ritrovato nel particolare vaso/drenaggio

bel mezzo di un bos-


co..... che emozione!!!
Una o due manciate di
Ma.... torniamo alla
polvere di ferro in un vo-
realtà. A differenza
lume di circa 50 litri per
dell’opinione diffusa che
ovviare a problemi di clo-
il pane radicale debba
rosi ferrica nel corso del
essere lavato e quindi
tempo.
messo a “nudo”, Genotti
sostiene che una pianta
(Nb gli ossidi prodotti
può vivere nella stessa
dalla limatura vengono
terra e nello stesso vaso
assimilati dalla pianta in
(naturalmente apportan-
un lungo arco di tempo,
do le corrette concima-
per azioni più incisive è
zioni) anche per diversi
anni. In questo caso, per
una latifoglia, 8/10 anni,
ritenendo quindi inutile
l’operazione di lavaggio e asportazione del opportuno usare pro-
vecchio substrato. Sostiene anche, avvalorato dotti a base di ferro
dai fatti e dall’esperienza, che non si creino chelato)
situazioni di alterazione/squilibrio • particolare vaso/limatura di ferro

* http://www.napolibonsaiclub.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=538
La mia esperienza
LA MIA FAVOLETTA - Antonio Defina 12
La pianta è messa a dimo-
ra nel nuovo vaso bonsai
con una miscela cosi’ for-
mata (per il tipo d’essenza):

30% terriccio universale


20% terra comune di campo
10% pomice
10% lapillo
10% sabbia
10% akadama
10% kanuma

La pianta non è stata legata


al vaso vista la mole e il peso.

• particolare del muschio sbriciolato

• particolare dello shari naturale

Ultimato il riempimento con il • farnia a rinvaso eseguito


nuovo terriccio si è provvedu-

...ed eccoci giunti alla fine della favola.....


to a tagliare le radici superfi-
ciali antiestetiche e poco utili.

...e come tutte le belle favole....


....vivranno tutti felici e contenti per molti e molti anni
ancora!

Finito il rinvaso si è
provveduto a sistemare
sulla superficie del ter-
reno un po’ di sabbia nella Ringrazio lo staff del NBC forum per
l’opportunità datami
quale è stato sbriciolato del
muschio vellutato racco- Ringrazio ancora per tutto il mio
lto con sporangi evidenti. Maestro Giovanni Genotti
13 TRA IL DIRE E IL FARE... - Dario Rubertelli
La mia esperienza

Scelsi di avvalermi dell’aiuto


di persone più esperte di me
...c’è di mezzo il mare. nel decidere lo stile più adatto.
Postate le foto della pianta sul
Non c’è detto più esplicativo e
forum del club dopo poco ar-
calzante per descrivere quella
rivarono le prime indicazioni.
che è stata la mia più recente
Più di tutti si prodigò Nicola
esperienza nel mio bonsai-do.
Crivelli (che ancora ringrazio
A maggio di quest’anno (2008
per l’aiuto) che pubblicò ben
ndr) ho acquistai presso il
quattro interpretazioni della
vivaio Iodice di cui è ospite il
pianta attraverso i suoi famo-
Napoli Bonsai Club (di cui sono
sissimi “virtual” (foto 2). Ero
socio) un Juniperus Chinensis
entusiasta. Tutti i virtual rap-
di quella varietà tipica delle
presentavano piante molto
piante da vivaio, con la squa-
belle: eleganti e sinuose, po-
ma robusta, e che crea palchi
tenti e contorte o addirittura
molto fitti (foto 1). La pianta foto 1
ridottissime per farne uno
mi colpì soprattutto per il bel-
shoin molto suggestivo. En-
lissimo piede, con un nebari
trambi i fronti possibili erano
sviluppato e con una curva e
stati analizzati ed utilizzati nei
controcurva che si sussegui-
disegni. Era tutto perfetto,
vano nei primi 15 cm di tron-
dovevo solo decidere quale
co. Lo stato di salute generale
virtual utilizzare e partire col
e la vigoria tipica di questa
lavoro. Escluso lo shohin che
varietà fecero il resto e la
consideravo uno “spreco” per
pianta divenne mia. Anche i
la bellezza della pianta optai
rami non mancavano, alcuni
per la soluzione più compatta
abbastanza sviluppati, altri
che prevedeva l’utilizzo di un
meno. In generale una pianta
ramo laterale situato alla fine
che si prestava a diverse in-
del secondo terzo di pianta
terpretazioni. Naturalmente
per creare il nuovo apice. Tut-
anche questa pianta aveva dei
to quello che c’era sopra era
difetti… dal secondo terzo di
da eliminare e l’enorme palo
pianta a salire il tronco era mol-
scortecciato andava ridotto
to dritto, svilendo l’interesse e
tantissimo per creare un pic-
il ritmo dettati dal primo trat-
colo ten-jin. Cominciai dal
to . Dopo la pulizia del piede, foto 2
basso, creai dei jin e comin-
della corteccia e della vegeta-
ciai la filatura. Ed ecco i primi
zione mi resi conto che il terzo
problemi. Nonostante avessi
più alto della pianta non ave-
movimentato parecchio i rami
va motivo di esistere, e che,
filati non riuscivo a riavvici-
nella migliore delle ipotesi,
nare la vegetazione alla pi-
sarebbe diventato un Ten-Jin.
anta in maniera soddisfacen-
Andava eliminato. Rimossa
te. Era sempre troppo lonta-
la vegetazione e scortecciato
na. Mi resi conto che le foto
il “palo” la pianta prendeva
che avevo postato della pi-
molta più luce ed il passaggio
anta non riproducevano suf-
di aria era garantito. Anche
ficientemente le profondità
quella poca vegetazione meno
dei vari rami. Inoltre mi man-
tonica avrebbe tratto giova-
cava un ramo che ritenevo
mento. La dominanza apicale
indispensabile. Non volevo
era impressionante e nei primi
pensare a soluzioni alterna-
mesi la contrastai con pota-
tive, quella scelta mi piaceva,
ture (sostituzione dell’apice)
era così che volevo divenisse
atte a riequilibrare il vigore.
la mia pianta. Mi misi a lav-
Era giunto il momento di deci-
oro sul nuovo apice ma an-
dere che impostazione darle. foto 3
che li c’erano delle difficoltà.
La mia esperienza
TRA IL DIRE E IL FARE... - Dario Rubertelli 14
Il ramo era troppo corto per pie- testimoniati dai jin e dagli shari
garlo e ripiegarlo su se stesso ancora solo immaginati, ma che
conferendogli sinuosità, elegan- era divenuta ancora più bella e
za e facendo capitare i rametti forte. Mentre valutavo questi as-
all’esterno delle curve dove erano petti mi resi conto che la scelta
più che mai necessari. Il risultato era fatta. Dopo due minuti erava-
fu avvilente. Il mio tronco ave- mo a lavoro. Ripuliamo da radici
va si carattere ma conservava secche e muschio la superficie
una sinuosità che stonava con le del substrato. Effettuiamo buchi
curve poco armoniose che avevo dalla superficie fino al fondo per
prodotto per il mio nuovo apice. garantire maggiore areazione
Avvilimento. dell’apparato radicale. Si comin-
cia a potare. Rimane solo il ramo
Tra il dire e il fare c’è di mezzo
alto che avevo “conservato” nella
il mare.
precedente lavorazione (foto 4).
E’ pomeriggio, Luca ha ormai
A quel punto l’avevo capito. Mi
completato la sistemazione dei
ero reso conto che riprodurre
foto 4 palchi. C’è ritmo, i punti di inte-
una pianta disegnata è difficilis-
resse sono valorizzati, il lavoro di
simo e che creare virtual senza
contrasto dei difetti è a buonis-
avere la pianta tra le mani lo è
simo punto, verrà completato nei
ancor di più.
mesi a venire (foto 5).
La svolta c’è stata pochi giorni
Mentre fotografo il risultato per-
fa, quando, approfittando della
cepisco la soddisfazione sul suo
consulenza sullo stato di salute
volto. Resta da movimentare
di un’altra pianta presso Luca
maggiormente il ramo che non
Bragazzi, decisi di portare anche
si è voluto sottoporre ad ulterio-
il ginepro in lavorazione. Sotto-
ri stress. Adesso riposo fino alla
posta alla sua analisi mi spiegò
primavera, poi concimazioni con
che la soluzione scelta avrebbe
organico azotato ed altri accorgi-
richiesto diversi anni di coltiva-
menti per ottimizzare la spinta
zione per ottenere dei risultati
e valutazione di un eventuale
almeno discreti. La vegetazione
rinvaso. A metà maggio si co-
era troppo lontana, i rami troppo
mincerà a creare gradualmente
sottili, l’apice era un disastro. E
gli shari e la legna secca che,
qui la fortuna mi era venuta in
come sempre avviene nelle co-
soccorso. Da eterno indeciso non
nifere, soprattutto nei ginepri,
avevo ancora rimosso un ramo
conferiscono quel senso di vis-
più in alto del nuovo apice man-
suto, di vetusto che rincorriamo
tenendolo come soluzione alter-
foto 5 per le nostre creature (foto 6).
nativa (foto 3). Dopo pochi minuti
Adesso la guardo, incli-
Luca aveva disegnato la Sua in-
nata a sinistra nella posizione
terpretazione della pianta. Anda-
che assumerà dopo il rinvaso...
va fatta, come spesso succede,
ha riacquistato quella dignità e
con un solo ramo ed era molto
quell’eleganza insita nel dna di
più somigliante ad uno dei virtual
molte piante, soprattutto delle
di Kitora che avevo precedente-
conifere. A me piace pensare che
mente scartato. Ero frastornato.
anche lei se ne renda conto e che
Da un lato mesi di elucubrazio-
pensi tra se e se… grazie!
ni mentali su come raggiun-
gere quel risultato “virtuale” al
quale mi ero oramai affezionato,
dall’altro un bellissimo disegno su
carta che mostrava come quella
pianta poteva essere impostata
definitivamente con un paio d’ore
di lavoro. Un Bunjin, elegante,
sinuoso ma non etereo, tutt’altro
che sofferente, sprezzante di fi-
sicità, quasi arrogante. Una pi-
anta che aveva lottato perdendo
foto 6
dei rami negli anni testimoniati
15 QUANTO GRANDE - Luciana Queirolo
A lezione di suiseki

Vorrei fare una premessa, prima di iniziare questo viaggio attorno e dentro
al mondo delle pietre: vorrei che recepiste i miei scritti come frutto di notizie
e concetti acquisiti da persone esperte più di me, filtrati e miscelati con: con-
vincimenti, esperienze e sensazioni personali. Non amo mettere ogni pensi-
ero al condizionale. Io racconto la mia verità. Voi fatela vostra se vi aggrada. foto 3 e 4
Non voletemene quando non vi troverete in sintonia. Vi racconterò come io
ritrovamento e oggettiva difficoltà
vivo ed interpreto il suiseki e quanto l’arte della pietra faccia parte di me. nel reperire un legno sì ampio
Luciana Queirolo

I suiseki, a seconda della dimen-
sione, vengono divisi in quattro
Un argomento tira l’altro, come per connessione di feeling, come le gruppi:
cose che piacciono…come le ciliegie, appunto. Mame suiseki: è una pietra
Andrea Z, dall’Alto Adige, con il suo post: “O.T. Stelle e Montagne che misura fino a 15 cm circa di
dall’Alto” ci ha rimandato ad una splendida raccolta di panoramiche lunghezza;
delle Dolomiti: ”il bello però è che le immagini sono state fatte Kogata suiseki: viene consi-
TUTTE DI NOTTE e l’effetto, a mio vedere, è spettacolare”. derato ancora abbastanza piccolo
Magiche montagne in magiche notti…. già il titolo del post mi aveva ed ha una lunghezza che va dai
ricordato il nome poetico di una 15 ai 30 cm;
mia pietra ”Dove puoi contare Hyojun suiseki: è una pietra
le stelle”: una pietra paesaggio ritenuta di misura media e va dai
di ampie vallate e picchi im- 30 ai 60 cm;
ponenti, dove immagini notti Ogata suiseki: vanno oltre tali
non inquinate da luci artificiali; misure.
un nome che, a dire il vero, va
oltre le foto di quel sito, dove Per cercare di capire quale di
gli insediamenti umani ardono questi gruppi potrebbe corrispon-
come fuochi, in antagonismo dere alla pietra ideale, per un
foto 1
giapponese e non solo…. dovrem-
con gli astri (foto 1). Una pietra mo ragionare su diversi concetti
che non può essere certamente ed anche soprattutto per quali
definita piccola o media: di un utilizzi, io credo.
peso che solo la caparbietà mi in-
duce a spostare (foto2). Un ottimo Il metodo tradizionale di giudizio
pretesto per riprendere un altro ed apprezzamento di un suise-
post, ingiustamente trascurato, ki consiste nel sedersi davanti a
di Sergio Bassi: Pietre grandi, del lui e osservarlo fissamente. Se
12 settembre. “Io sono pieno la pietra permette di essere fo-
di dubbi e curiosità da scio- foto 2 calizzata totalmente in un unico
gliere, farei domande in continuazione sul suiseki: é vero che sguardo, senza doverlo spostare
la grandezza (o pesantezza) di un suiseki deve essere al mas- dal punto focale, allora è della
simo quella che può portare un uomo ‘normale’?” Sergio esorta- misura ideale per una esposi-
va giustamente tutti a tener vivo il dialogo: a questo serve un forum. zione.
A lezione di suiseki
QUANTO GRANDE - Luciana Queirolo 16
foto 7 foto 8
(logicamente, se mi allontano
maggiormente da una pietra più
grande, posso vedere l’insieme
totale, ma non riuscire ad ap-
prezzare texture, toni etc.)
Questo “colpo d’occhio” fornisce
la valenza della pietra. Se la sen-
sazione che ne riceviamo è di
fastidio (o perché innaturale, o
squilibrata, o respingente) la pie-
tra non è buona. Altre indagini
conoscitive potranno poi com-
provare la prima impressione,
ma non è di questo che stiamo
disquisendo. Teniamo comunque
presente che in una buona pietra
devono coesistere, assieme alla
forma e ad una certa valenza su
ogni lato, una buona armonia tra
dimensioni e massa visiva: Una foto 9

pietra pesante dovrebbe rispec- Una linea semplice e morbida, una superficie patinata dal tempo (Jid-
chiare la sua pesantezza nella ai) e dalla manipolazione (Yoseki). Una pietra che si tiene con piacere
potenza; una forma sottile ed al- tra le mani: prima fredda, assorbe il calore e lo rimanda, quasi raf-
lungata sarà ovviamente più leg- forzato da una vitalità interna. Una pietra su cui meditare, sarà non
gera ed elegante. più lunga di 30 cm. (Kogata o Mame Suiseki).
Pietra come oggetto per la medi- “La meditazione è una
tazione. Con forma che noi oc- capacità della mente
cidentali, superficialmente, po- che favorisce un per-
tremmo definire addirittura corso interiore e che
amorfa, poco significativa… ne è influenzata…. at-
traverso la dinamica del
modo di operare della
mente, si può riuscire
a riconoscere la distin-
zione tra un io egocen-
foto 10 - proprietario Karel Serak
trico, che si identifica
con l’essere io (nome) e l’Io (sé) in grado di osservare l’osservatore
(oggettivizzare il soggetto, “ vedi: wikipedia”).

foto 5 - dono di Karel Serak

foto 6 foto 11 Kamuikotan-ishi - 33cm proprietario D. Sampson (http://www.aias-suiseki.it/it/Sampson)

… una forma dettagliata per un Sedersi di fronte ad una pietra per osservarla, anche se da una dis-
giapponese non è determinante, tanza limitata, richiede una dimensione non inferiore ai 15 cm; inol-
anche se “non c’è niente di male tre, se gli spazi vuoti di una esposizione sono importanti quanto i
a cercare la forma, se questo ti pieni, un vuoto eccessivo davanti a noi può creare pace ma anche
dà il senso del piacere e della malinconia o malessere (“senso di vuoto” nel detto comune). Un pic-
tranquillità”. colo puntino nell’universo….un punto di vista senz’altro filosofico, ma
apprezzarne la forma e la texture, richiede che ci si pieghi, osser-
vando a “sguardo di gallina” ( = capo proteso su un lato, focalizzando
17 QUANTO GRANDE - Luciana Queirolo
A lezione di suiseki

con un occhio solo), oppure rigirando il mame tra le di spiegarsi l’inizio del mondo.” Un altro collega-
mani come un gioiello. E’ preferibile perciò riunire mento lega l’arte cinese e le caverne: il giardino.
più pietre, piccoli shohin, oggetti, utilizzando un E’ risaputo che nei giardini cinesi le rocce, gli edi-
multi-stand e seguendo un tema: lo svolgimento di fici e l’acqua, prevalgano sulla vegetazione. Come
nel mondo interiore delle grotte carsiche, i giardini
sono costruiti in modo tale che non si possa mai ve-
dere l’intero panorama, solamente scorci parziali.

”L’impareggiabile significato delle rocce dello stu-


dioso, nell’arte cinese, deriva in gran parte dal fat-
to che essa è la rappresentazione della montagna,
della grotta, e del giardino. Si porta il peso di ques-
ta singolare estetica e simbolismo spirituale.”

“La pietra non è più una


materialista rappresenta-
zione di una montagna, ma
foto 12
un simbolo, una immagine
una storia. Pietre grandi... infine. ideale”… “Nell’esperienza ci-
nese, le montagne e le pie-
tre sono la tangibile espres-
sione dell’ordine naturale”…
..”Pietre, una microcosmica
immagine di montagne”..
“Le formazioni sono mera-
vigliose e fantastiche, mera-
viglie della natura nascoste
in strani luoghi.”.( Estratte
da varie fonti, secondo il
principio Daoista del pu, per
la comprensione della pietra
gongshi).
foto 14 - grande pietra da giar-
foto 13 - una pietra di 24 kg, nel giardino del M° Kobayashi dino. Kemin Hu

Non adatte per esposizioni nel tokonoma, vengono L’uso delle pietre nel giardino giapponese rappre-
considerate pietre da giardino o come arredamento senta una elaborazione dal concetto del giardino ci-
da interni in struttura moderne. nese, simboleggiando la vastità della natura anche
L’origine dell’uso delle pietre nel giardino è da ri- in piccoli spazi, sino al raggiungimento dell’essenza
cercare nella tradizione cinese. e linearità spirituale del giardino Zen (karesansui):
Nel saggio: ”il Simbolismo delle Rocce Cinesi”, Rich- composizioni essenziali di solo rocce e ghiaia evo-
ard Rosenblum (scultore, collezionista di Gongshi, canti fiumi e montagne; ed alberi, presenti sola-
deceduto) fa risalire l’uso delle pietre all’origine mente nella nostra fantasia.
dell’uomo. La morfologia geologica fa pensare che
l’uomo preistorico in Cina vivesse entro caverne Stesso spirito ritroviamo nel bonseki: giardini zen
calcaree. Le grotte carsiche, dalle caratteristiche in miniatura creati con sabbia, ciottoli e pietre su
tortuose e gallerie senza fine, sono molto comuni in vassoi neri laccati. Pare che queste composizioni
Cina. In questo “Mondo sotterraneo” non mancava- siano state largamente usate per progettare i mag-
no fiumi, laghi, sfiatatoi, pesci. Quando gli uomini giori giardini di Kyoto.
si spinsero all’aperto, poterono facilmente vedere
e camminare attorno a queste piccole montagne, Nel karesansui o nel bonseki; in queste rappresen-
contenenti quel mondo che prima era stato il “loro” tazioni semplici, pulite, austere, serene eppur va-
mondo: “Mondi all’interno di Mondi”: (‘worlds gamente tristi, delicatamente rispettose, troviamo
within worlds’). la più alta espressione e ricchezza spirituale di uno
“Tutto questo si collega ad uno dei fatti più strani spazio sconfinato ed elegante… ma di questo lascio
che riguardano la cultura cinese: è pensiero comune scrivere a chi sa più di me.
che essi siano stati l’unico popolo che abbia iniziato
la propria storia senza un mito circa la creazione; Alla prossima
tali miti furono sviluppati molto più tardi. Possiamo
ipotizzare che, poiché i cinesi ebbero familiarità con
un mondo che è più grande ‘dentro’ di quanto sia
‘fuori’, e che non ha fine, essi non si preoccuparono
A scuola di estetica
NOTE SULL’ESTETICA DEI BONSAI - Antonio Ricchiari 18
Alcuni elementi del design sono così definibili:

● Il design del bonsai è suggestione: si deve far sentire


all’osservatore
● Il design è sollecitazione visiva: deve portare l’osservatore
a riflettere sulla pianta
● Il design deve essere naturale: deve portare direttamente compagnia, uniformità
somiglianza
la mente dell’osservatore alla visione della natura
● Il design deve essere coerente: solo così mantiene l’integrità duro, rigido, gruppo di
compositiva persone

● Il design è interessante: disegna il visualizzatore


forte, fiducioso, soli-
● Il design deve essere dinamico: rappresenta visivamente la tario
vita e la vitalità dell’albero
● Il design deve essere descrittivo: racconta all’osservatore
la storia di un luogo e la vita di una pianta
● Il design è ritmo e flusso: non deve essere né monotono
né caotico.

Il design del bonsai è arte. Questa frase descrive tutti stabile, carattere
gli elementi sopra menzionati. Come accade per qua- maschile movimento lineare,
drammatico, sensa-
lunque artista, anche nel bonsai bisogna comunicare zione di precarietà

gli elementi che abbiamo elencati in precedenza e che


sono sottoposti all’occhio dell’osservatore. Ora ci si può
chiedere: come si fa? Per poter trasmettere efficace- madre-figlio
mente sensazioni, è necessario utilizzare il linguaggio
della comunicazione artistica. Se un bonsaista riesce a
comunicare attraverso la propria opera, il gioco è fatto.
Altrimenti un bonsai rimarrà una bella pianta e nulla più. statico, interruzione

Se questi semplici elementi, che poi stanno alla base del


bonsai, saranno inglobati e applicati bene allora l’albero
azione, dinamicità
comunicherà all’osservatore tutte quelle sensazioni ed
in crescendo, di rottura
intenzioni che il bonsaista mette sia nella fase proget-
tuale che nella fase esecutiva. Se non si mette in tutto
ciò sentimento e anima, il bonsai non susciterà nessuna
reazione nell’osservatore.

Empatia – Trasferire nel bonsai le proprie sensazioni, e


stabilità
mediante questa animazione conferirgli pathos, espres- orizzontale, percezione
di calma, tranquillità
sione, significato. instabilità

Linee e Forma – Due elementi che stanno alla base della


comunicazione estetica sono la linea e la forma.Tipi di-
versi di linee e forme trasmettono significati diversi. Per
essere efficaci nel comunicare ciò che il bonsaista in ef-
fetti vuole trasmettere, è necessario conoscerne i signi-
lento, rilassato, senso
ficati che poi sono base comune nella comunicazione vi- prospettico
naturale, spontaneo,
vecchia, stanca

siva. Una forma ben equilibrata è fonte fondamentale sia senso di felicità

dell’armonia che ritroviamo nell’albero, sia del piacere


che quell’armonia ci dà. In natura una forma potenzial-
mente regolare di ciascun albero risulta deviata rispetto
alla simmetria a causa dell’influenza del vento, del sole e
di altri fattori atmosferici e risulta essere bloccata dalla
presenza di altri alberi come avviene nei boschi. energico, caotico
19 ACERO TRIDENTE -
L’essenza del mese
A. Acampora, A. Ricchiari, P. Strada

acero tridente
famiglia aceraceae
genere acer
specie buergerianum

Acero Tridente
coll. di Giovanni Genotti

L’Acero Tridente (Acer buergerianum) é entra- per questo motivo (in Giappone) è molto dif-
to nell’immaginario collettivo, anche tra i non fuso in viali e parchi cittadini.
esperti di arte bonsai, come una tra le piante
che più simboleggia quest’arte. Forse per via ASPETTO
di quella sua alternanza di eleganza e forza,
ben rappresentata da un apparato radicale es- Le foglie sono palmate, strette alla base, con
tremamente generoso, in grado di creare ne- tre lobi diretti in avanti, di solito non dentati
bari possenti ma mai banali - con- o poco dentati lungo il margine, di
trapposto al sottile merletto della colore verde scuro nella parte supe-
ramificazione secondaria e terziaria riore, bluastra in quell’inferiore., di-
e alle foglie aggraziate, piccole ma ventano lisce su ambo i lati e assu-
meno delicate rispetto alle più sottili mono colorazione rossa in autunno
ed eleganti foglie dei leggeri Aceri e in primavera. Le dimensioni delle
palmati. foglie vanno dai 3/8 cm. (lunghezza)
ai 4/8 cm (larghezza).
UN PO’ DI STORIA La corteccia è di color grigio-mar-
rone e tende a sfaldarsi in squame
Nell’aerale di orgine (Cina, Giap- piatte con il passare degli anni, i fiori
pone), l’Acer B. si presenta come un sono piccoli e giallo-verdi, in grappoli
albero di medie/piccole dimensioni, che pre- conici, larghi, diritti e fioriscono in primavera
dilige gli habitat boschivi e montani. L’altezza all’apparire delle giovani foglie.
media è all’incirca tra gli 8 e 12 metri. E’ una Frutti: con ali parallele (samare/disamare),
specie robusta, in grado di resistere bene sia diritte, lunghe fino a 2,5 cm verdi o rossas-
al freddo che al caldo. tre dapprima, di colore marrone alla maturazi-
Le foglie richiamano visivamente le zampe one.
palmate del rospo, da qui il nome “kaeda” dato
dai giapponesi all’Acero tridente, che deriva CULTIVAR
dal termine “Kaeru-de” = mano del rospo.
L’A.b. possiede, come il Gingko Biloba, La sottospecie A. buergerianum formosanum
un’ottima capacità di adattamento agli elevati presenta altezza ridotta e fogliame più fitto
livelli di inquinamento degli ambienti cittadini, e coriaceo. Una cultivar rara per i bonsai è
L’essenza del mese
ACERO TRIDENTE - A. Acampora, A. Ricchiari, P. Strada 20
A. buergerianum “Mino Yatsubusa”, va- in presenza di esemplari con abbondante ve-
rietà nana con fogliame fitto e brillante, apice getazione ed estesi apparati radicali, messi
acuminato e lucide foglie lunghe e strette che a dimora in terreni particolarmente drenanti,
in autunno appaiono come laccate di rosso. e soprattutto in casi di vento, i problemi de-
rivati dalla traspirazione che potrebbero, se
RIPRODUZIONE non controllati per tempo, influire negativa-
mente sullo stato di salute della pianta sino
Per seme, talea, margotta a conseguenze estreme (dai semplici afflo-
sciamenti sino ai più estesi colpi di secco).
CONSIGLI BASE PER LA COLTIVAZIONE Allo stesso modo vanno evitati ecces-
si d’acqua che potrebbero provocare
Per le doti di resistenza al freddo e al caldo, marciumi e annerimenti delle punte.
l’ A. b. è, tra gli aceri, la specie non autoctona
che si presta maggiormente alla coltivazione STILI
bonsai nelle diverse condizioni climatiche ri-
scontrabili nelle nostre regioni. Quasi tutti, ad eccezione dello stile lite-
Per ovvie ragioni le indicazioni riportate sono rati. Meno diffusi negli stili “non conven-
abbastanza generalizzate. zionali” per le latifoglie, in quanto più uti-
Invitiamo pertanto chi legge ad adeguare sem- lizzati per le conifere (battuto dal vento,
pre le indicazioni al proprio microclima, ricor- cascata, semicascata). Molto più diffusi in-
dando che, per ogni approfondimento, è possi- vece nello stile eretto informale e su roccia.
bile effettuare ricerche o aprire post sul forum
(http://www.napolibonsaiclub.it/forum).

ESPOSIZIONE E PROTEZIONE

In generale è considerata una pianta piut-


tosto resistente sia nei confronti del caldo che
del freddo. Per precauzione, nelle località più
a Sud e nei mesi più caldi, per evitare rischi
all’apparato fogliare, è opportuno proteggerla
dall’irraggiamento solare più intenso e dai venti
caldi. Per il resto non va sottratta all’esposizione
solare, sia per incrementare la colorazione del
fogliame nel periodo autunnale, sia per fa-
vorire l’accorciamento degli internodi e la ridu-
zione delle dimensioni dell’apparato fogliare.
In inverno può rimanere all’esterno, dato che
ha una buona tolleranza alle basse tempera-
ture. Si consiglia comunque un minimo riparo
dell’apparato radicale rispetto ad eventuale
gelate (es. tessuto non tessuto, foglie, strati
di torba ecc...).
Acero tridente su roccia - coll. Sergio Biagi

REATTIVITA’
POTATURA
E’ considerata una pianta che “perdona” molti
errori, in quanto possiede elevata capacità ci- L’inserimento delle gemme dell’A. b. sul caule
catriziale e sopporta bene (se eseguite nei cor- (fusto) è opposto. Su ogni ramo avremo sem-
retti periodi) potature importanti. pre una coppia di gemme opposta e tendente,
nella coppia successiva, ad effettuare una ro-
ANNAFFIATURE tazione sull’asse compresa tra circa 30°- 90°.
Questo non succede per esempio nell’Acer
Vale, anche per l’A.b., la regola dell’alternanza mospessolanum, nel quale ogni coppia di gemme
bagnato/asciutto. Vanno sempre considerate, è ruotata di 90° dopo ogni inserzione sul fusto.
21 ACERO TRIDENTE -
L’essenza del mese
A. Acampora, A. Ricchiari, P. Strada

radici poste sotto alla base del tronco favorendo le radici pe-
rimetrali, per consentire l’allargamento della base del nebari.
Ph del terreno neutro o leggermente acido. Possibili miscele
Posizione gemme Acero tridente con : Akadama, Sabbia di Fiume, Torba Bionda, Terriccio Uni-
versale, Torba nera, Pomice. La granulometria della miscela
dovrà essere in funzione degli stadi di crescita della pianta.
Per piante in formazione sarà opportuno avere una granulo-
Posizione gemme Acer mospesolanum metria medio/grossa, in grado di garantire una maggiore ossi-
genazione al terreno e quindi un assorbimento più veloce della
Nel “disegnare” la potatura del sostanza organica.
nostro albero dovremo quindi
tenere sempre ben presente CONCIMAZIONE
questa caratteristica, intro-
ducendo alcune variazioni Mediamente ogni 15 giorni dall’apparire delle foglie fino alla
rispetto alle naturali linee di prima metà dell’estate con prevalenza di azoto. Si può aumen-
crescita dell’acero. tare l’intensità del fogliame con la somministrazione di fosforo
Si lavorerà sulla rami- e potassio da mezza estate in poi. Eliminando contemporanea-
ficazione secondaria in modo mente l’azoto si riduce la comparsa di nuovi germogli tardivi e
che si presenti alterna, e non si favorisce l’accumulo di zuccheri nelle foglie vecchie.
più opposta. Lo sviluppo dei
successivi germogli dovrà poi AVVOLGIMENTO
essere “monitorato” secon-
do le proprie aspettative per L’applicazione del filo va fatta durante il riposo vegetativo es-
evitare crescite disordinate tivo, facendo attenzione alla fragilità dei rami, poiché questi
e mantenere l’armonia delle sono assai delicati durante il periodo di sviluppo. Il momento
proporzioni (l’A. b. è anche più adatto è alla fine della stagione vegetativa, di solito a metà
una pianta a crescita veloce!). giugno. E’ opportuno interrompere per un paio di giorni le an-
Un’eventuale crescita di parte naffiature prima di procedere alla “filatura” e/o proteggere i
della ramificazione secondaria rami durante l’operazione.
potrà essere utile per irrobu-
stire le parti che si vogliono PATOLOGIE
conservare: successivamente
si potrà intervenire, lascian- Parassiti e malattie: erniosi, scolitidi, bruchi, cicadelle.
do un solo germoglio ad ogni Per quanto riguarda l’oidio, si consiglia un trattamento in pri-
nodo. Tutto ciò riguarda la pri- mavera e alla fine dell’estate, ai primi segni della patologia,
ma fase della cosiddetta po- mediante l’utilizzo di prodotti sistemici. Si ricorda inoltre che
tatura di formazione. Quando come misure di prevenzione contro l’oidio è opportuno tenere
si sarà raggiunta la necessa- le piante sempre in posizione ben ventilata e luminosa, ed evi-
ria conicità di ogni ramo e le tare annaffiature dirette sul fogliame. Altre patologie riscon-
giuste proporzioni, ci si potrà trabili sono: cancro, malattia del corallo, malattia delle tacche
dedicare ad ottenere una buo- nere dell’acero, disseccamento parassitario dei rami, verticil-
na ramificazione terziaria. losi, maculatura fogliare, marciume radicale. Afidi e cocciniglie
La defogliazione si puotrà ef- sono piuttosto frequenti e si controllano con i normali presidi.
fettuare indicativamente pri- I funghi si sviluppano in varie occasioni, favoriti da eccessiva
ma del periodo estivo e ser- umidità; le foglie e le radici sono i punti deboli dove entra il
virà, tra l’altro, per ottenere patogeno. La prevenzione efficace consiste nel non bagnare
un fogliame più bello ai fini troppo e troppo spesso e nell’evitare alle foglie bruciature
della colorazione autunnale. causate dal sole estivo che possono essere punti d’ingresso di
eventuali patogeni.
TECNICHE DI RINVASO

Trapianto: alla fine dell’inverno, APPENDICE – Esempi di Coltivazione in pieno campo


prima che la pianta emetta le
foglie, ogni 2-3 anni, antici- L’Acer Buergerianum è un’essenza che si presta bene alla col-
pando in caso di piante più tivazione in pieno campo, per portare a maturazione il tron-
giovani. Durante il rinvaso si co e/o irrobustire la ramificazione primaria. Di seguito alcu-
dovrà cercare di eliminare le ni esempi che descrivono i vari passaggi della coltivazione.
L’essenza del mese
ACERO TRIDENTE - A. Acampora, A. Ricchiari, P. Strada 22
Le fotografie e gli esempi riportati non sono esaustivi, ma sono
da intendersi come spunti per eventuali approfondimenti.

SISTEMAZIONE DEL LUGO DI POSA

In generale, se la zona di coltivazione è estesa, valutare costi


e benefici della copertura tramite telo antialghe della zona di
piantumazione. In questo modo si eviterà la crescità delle in-
foto 1 festanti e tutta una serie di lavori di manutenzione piuttosto
noiosi, e ci si potrà concentrare sulle piante. Delineare la zona
di posa ed effettuare lo scasso, con relativa asportazione del
terreno originario. Stendere sul fondo sabbia o ghiaia per il
drenaggio (e/o altro materiale a disposizione con caratteris-
tiche simili per il drenaggio).
Alleggerire il terreno originario prelevato dallo scasso (se di
buona qualità, altrimenti sostituirlo con altro terreno idoneo
alla coltivazione), miscelandolo con inerti sabbiosi se la strut-
tura del terreno risultasse troppo compatta (foto 1).
Nb – evitare l’effetto “vaso”, ovvero l’accostamento tra due
terreni con caratteristiche completamente diverse tra di loro,
foto 2
aggiungere sempre una parte del terreno originale.

TECNICA DELLA PIASTRELLA

La tecnica della piastrella consiste nel posizionare la pianta


sopra un supporto orizzontale (come può essere appunto una
piastrella) per strutturare in orizzontale la crescita dell’apparato
radicale.
Si può effettuare in pieno campo, per piante che abbiano già
un minimo di fusto (semenzali di due/tre anni).
La pianta può essere ancorata alla piastrella oppure appog-
giata. Nel primo caso la pianta è molto più stabile ma esiste il
foto 3
rischio che le radici entrino nei buchi e spacchino la piastrella,
nel secondo non c’è il rischio della spaccatura ma è più difficol-
toso ancorare la pianta alla piastrella.
Vediamo il primo caso.
Si recuperano delle piastrelle (sottili, da bagno o da
cucina, possibilmente rettangolari), e si forano come da sche-
ma. Si prepara un cordino in rafia sintetica o naturale lungo
circa 1/1,5 mt. (la rafia naturale tende a marcire nel tempo, e
questo può essere un bene se non si prevedono zollature trop-
po frequenti, mentre la rafia sintetica può durare anni senza
degradarsi – questo ptrebbe costituire un problema, se non si
foto 4
effettuano zollature, perchè la pressione esercitata dalla corda
sulle radici in crescita potrebbe tagliarle o segnarle profonda-
mente). In fondo si mette un fermo, costituito da un pezzetto
di comune ferro zincato rivestito in gomma (foto 2).
Si introduce il cordino in uno dei buchi ( a seconda della
disposizione dell’apparato radicale e si fa scorrere sino ad ar-
rivare al blocco. Si fa quindi passare il cordino attraverso i di-
versi fori sino ad arrivare al bloccaggio della pianta, al termine
dell’operazione il cordino andrà fissato, avvolgendolo con un
paio di giri, al blocco. Si sistema l’apparato radicale cercando di
posizionarlo e di distenderlo il più orizzontale possibile e poi si
interra. Naturalmente, operando a radici nude, si dovrà effet-
foto 5 tuare l’operazione il più velocemente possibile e mantenendo
l’apparato radicale umido tramite un vaporizzatore (foto 3, 4).
23 L’essenza del mese
ACERO TRIDENTE - A. Acampora, A. Ricchiari, P. Strada

ESTRAZIONE

L’anno successivo alla posa su piastrella, le foto della zollatura/


estrazione di uno degli Acer buergerianum in coltivazione
(foto 5).

Tramite una vanga piatta lavoro il bordo della zona di scasso,


sino ad introdurre la vanga al di sotto della piastrella. Nono-
stante la piastrella si sente la presenza di un esteso appa-
rato radicale, con alcune radici scese già in profondità. Taglia-
te quelle, con un paio di spinte si riesce ad estrarre la pianta foto 6
(senza rompere la piastrella - foto 6).
Il pane radicale si presenta radiale con una sezione compatta
e uniformemente distribuita, sviluppata per circa 4/5 cm di
altezza. Dall’immagine si vede l’abbondanza delle radici capil-
lari. Questa forte crescita si deve, oltre alla “generosità” della
pianta, all’azione combinata dei due elementi introdotti l’anno
prima. Ovvero un terreno molto più sciolto rispetto a quello di
partenza, per stimolare la crescita di radici più fini, e la presen-
za di un elemento “ contenitivo” come la piastrella, per evitare
la naturale proiezione delle radici verso il fondo del terreno e
mantenere il futuro nebari compatto e radiale (foto 7,8).
foto 7

foto 8
Note di coltivazione
I CONCIMI CHIMICI - Luca Bragazzi 24

La
concimazione è una tipo di concime è che le piante necessi-
pratica estremamente tano di somministrazioni idriche prima
diffusa, se la si guarda dell’applicazione, questo evita accu-
sotto il profilo agricolo, essa mira muli di nutriente intorno ai peli radi-
all’ottenimento di una maggiore quan- cali, che potrebbero bruciarli. Inoltre,
tità di prodotto, nel nostro caso, in- bisogna attenersi alle dosi consiglia-
vece, interessa solo per migliorare la te dai produttori, si consiglia anzi, di
salute del nostro bonsai. Questa prati- sotto dosare le quantità per non in-
ca, purtroppo non è sempre sfruttata correre in pericolosi aumenti di con-
al massimo perché non si conosce a centrazione e di NON eccedere mai.
fondo l’utilizzo da parte delle piante, I concimi inorganici contengono nella
perché alcuni la ritengono inutile e loro composizione una buona % di
perché si passa da un tipo di con- sostanze inerti e solo la restante parte
cime ad un altro con troppa facilità . rappresenta l’effettivo nutriente, per
Tutti i concimi sono caratterizzati da questo, si sconsiglia di utilizzarli per
una sigla chiamata TITOLO (N P K), i lunghi periodi, proprio per l’accumulo
tre numeri corrispondenti ai tre ma- di tali inerti (Sali) che indurrebbero
croelementi rappresentano le % di carenze nutrizionali. In commercio
ogni singolo elemento ogni 100kg di la loro presenza è preponderante e
prodotto. Se ad esempio acquistiamo le loro titolazioni sono praticamente
un concime con titolo 3-6-5, vorrà innumerevoli. Fanno parte di questi
dire che se acquistiamo 100 kg di quel concimi anche quelli a base di micro-
concime all’interno troveremo 3 kg di elementi, più considerati coadiuvanti
Azoto, 6 kg di Fosforo e 5 kg di Po- che veri e propri concimi. Le formu-
tassio, la restante parte rimanente è lazioni commerciali, sono numerosis-
rappresentata da minerali e sostanze sime, infatti si possono trovare sotto
ammendanti che migliorano la decom- forma di polvere, bastoncelli, granuli,
posizione stessa del concime. pellets, micro-granuli ecc. la scelta è
I concimi si distinguono in due gran- in base al loro utilizzo.
di categorie: Chimici o di sintesi, Non condivido il loro utilizzo in
rappresentati da concimi prodotti coltivazione bonsai, questi, non
dall’industria chimica e Concimi Or- hanno le stesse prestazioni che
ganici derivanti dalle deiezioni e dagli hanno invece i concimi organici,
scarti di macellazione degli animali o da- di cui si parlerà prossimamente.
gli scarti delle colture agrarie destinate Solitamente sono sempre adottati
all’alimentazione umana e animale. dai principianti per scarsa cono-
La categoria di concimi che trat- scenza in materia, e molti degli
tiamo in questa prima parte sono insuccessi nella gestione ordi-
quelli chimici o di sintesi. Questi, an- naria degli esemplari sono dovuti
che chiamati “a pronto effetto”, ri- proprio al loro utilizzo.
lasciano il principio attivo nutritivo
poco tempo dopo la sua somministra-
zione. L’inconveniente di questo tipo
Tecniche bonsai
25 APPLICAZIONE DEL FILO - Antonio Acampora
molto sottili per la ramificazione terziaria.
I fili lavora sul principio della leva, per poter pie-
gare il ramo correttamente necessitano di un punto
di appoggio, che può essere il fissaggio al terreno,

L’
avvolgimento è il più importante processo l’avvolgimento al tronco o a un altro ramo.
intermedio di modellazione, effettuato per Un filo molle, senza punto d’appoggio, non serve a
finalità estetiche che viene effettuato su un niente, è materiale sprecato.
bonsai. Deve essere ripetuto tutte le volte che è Il filo va applicato procedendo a spirali regolari con
necessario, con il semplice fine di ottenere una angoli di 45°, e in direzione base-cima. Durante
pianta sempre più bella. l’avvolgimento è inoltre necessario cercare di evi-
Prima dell’attività di modellazione con il filo sono tare di legare foglie, aghi e soprattutto gemme, che
di solito richieste altre due attività complementari, in questo caso risulterebbero danneggiate.
che integrano e completano la filatura stessa. Togliere il filo, soprattutto agli inizi, è più compli-
- La progettazione e la potatura - cato e pericoloso che metterlo!
La prima è un’attività progettuale. In questa fase, Anche se può sembrare un paradosso, il primo pas-
osservando l’albero, bisogna cercare di proiettare so da compiere, nell’apprendimento dell’uso del filo
la crescita nel tempo secondo lo stile scelto, indi- è quello di imparare a rimuoverlo: in questo modo
viduando di conseguenza i rami sui quali si andrà si può constatare, meglio di quando si avvolge,
ad applicare il filo e quelli che invece si elimine- quanti errori sì potrebbero commettere per ines-
ranno perchè ininfluenti, inutili o in più, rispetto al perienza. Si impara, inoltre, a correggere i difetti
disegno complessivo. E’ sicuramente un momento di avvolgimento, che possono provocare strangola-
di intensa creatività, quindi i possibili strumenti mento dei rami e cicatrici, e a superare le difficoltà
saranno la macchina fotografica, il blocco appunti, nello svolgimento del filo che, a causa di fili incro-
nastri per segnare i rami da eliminare, pezzetti di ciati possono portare alla rottura dei rami.
filo di rame per identificare i possibili fronti ecc. Vanno utilizzati, per la rimozione del filo, gli attrezzi
Nella seconda fase, definito il progetto di base si adatti. Una tronchese da filo (per bonsai) è un at-
passa all’eliminazione dei rami superflui e/o po- trezzo veramente indispensabile, taglia il filo senza
sizionati non correttamente (interno delle curve, tagliare il ramo, cosa che non fanno le tronchesi
sovrapposti ecc.), con gli attrezzi corretti (tronche- qualunque. Siate virtuosi - Non buttate via il
si sferici o concavi) e proteggendo i tagli più grossi rame rimosso dalle piante e cercate dei forni-
con mastice. Terminati questi due step, è possi- tori che lo possano riciclare. Se non si dispone
bile procedere con l’avvolgimento del filo. In sin- di materiale da cui togliere il filo. è consigliabile
tesi, il filo metallico può correggere e impostare, allenarsi avvolgendo rami secchi o residui di po-
sulla base di un preciso progetto, la direzione di tature, evitando così di rompere rami, magari di
crescita dei germogli e della ramificazione, model- importanza fondamentale, su alberi della propria
lare il tronco e conferire un aspetto completamente collezione quando non si sia ancora raggiunta una
“diverso” all’albero, rendendolo, secondo i canoni certa abilità. Per lo stesso motivo è meglio iniziare
dell’estetica bonsai, più “maturo”. ad avvolgere i rami più sottili sui quali si utilizza
- Materiali utilizzati - filo di minor spessore poiché, essendo più duttili. si
I fili metallici disponibili in commercio possono es- corrono minori rischi di rottura. Nel caso in cui si
sere di rame cotto, di ferro o di alluminio ramato. cominci a lavorare con alberi già avvolti si avrà la
Generalmente, per problemi legati all’ossidazione, possibilità di avere un primo contatto con il filo e di
il ferro è poco utilizzato, a differenza di rame e al- poter valutare, in modo immediato e diretto l’effetto
luminio ramato. Il rame, per la sua rigidità, è più che produce sui rami. Se si ha l’opportunità, è cer-
difficile da posare all’inizio, mentre l’alluminio, es- tamente di grande aiuto imparare l’avvolgimento da
sendo più malleabile, presenta una maggior fa- una persona che possiede già una certa esperienza
cilità d’utilizzo. A parità di sezione, il vantaggio focalizzandosi sull’angolo utilizzato per avvolgere il
dell’utilizzo del filo di rame rispetto all’alluminio si filo, sulla distanza che è stata lasciata tra un giro
traduce in maggior tenuta e rigidità, qualità che e l’altro, sulla pressione con la quale è stato col-
ne fanno preferire l’utilizzo sulle conifere, mentre locato, sul diametro del filo impiegato in relazione
su piante che “segnano” facilmente, quindi con un allo spessore del ramo, sulla salute dell’albero e la
cambio sottile è preferibile usare diametri maggio- sua età e sull’impressione che si è riusciti a dare.
ri, e quindi utilizzare alluminio ramato. Si consiglia - Quando togliere il filo ? -
comunque, se possibile, di proteggere sempre la Non vi è un periodo specifico per procedere allo
corteccia con rafia durante la legatura. I fili, per svolgimento del filo: tutto dipende dalla rapidità di
poter esercitare la loro azione, devono avere un crescita dell’albero che è stato avvolto, come anche
diametro pari ad 1/3 del ramo sul quale vengono dalla parte trattata. Per esempio in un albero gio-
posizionati. Per questo motivo è necessario avere vane, ma con accrescimento rapido e strato cam-
un discreto assortimento di misure, in quanto la biale sottile, come l’Acero, il filo inizierà a incidere
conicità dei rami richiede frequenti variazioni di di- la corteccia dopo pochi mesi e, di conseguenza,
ametro del filo utilizzato, più spessi per il tronco ed il tempo di avvolgimento dovrà essere breve. Per
i rami, più sottili per la ramificazione secondaria, lo stesso motivo, la cima e la parte apicale degli
Tecniche bonsai
APPLICAZIONE DEL FILO - Antonio Acampora 26
la cui crescita è di solito molto più rapida di quella quantità possibile, cercando di non ostentarlo.
della parte inferiore, dovrà essere svolta qualche Si posizioneranno i rami dopo aver applicato il filo.
tempo prima. Come norma generale, si terranno gli Si procede iniziando dal ramo che si diparte dal
alberi avvolti sotto osservazione costante e quando tronco dandogli l’inclinazione e la direzione volu-
si noterà che l’avvolgimento comincia a incidere la ta e quindi si passa alla ramificazione secondaria
corteccia, si provvederà allo svolgimento. e terziaria. I rametti che andranno a formare un
Se il ramo svolto non rimane nella posizione desi- palco, andranno posti a guisa di mano con le dita
derata, lo si avvolge di nuovo, eventualmente con aperte rivolte leggermente verso l’alto. Questo as-
del filo di spessore maggiore oppure raddoppiando seconderà il normale tropismo verso l’alto della
il filo. Nel caso in cui il filo abbia inciso la corteccia vegetazione e consentirà inoltre di ricevere i raggi
profondamente, si eviterà di collocare di nuovo il ultravioletti. Man mano che si sistemano i rami, è
filo sopra alle ferite precedenti e si applicherà pasta consigliabile interrompersi, allontanarsi un poco
cicatrizzante. Per svolgere il filo dall’albero, si ini- dalla pianta ed osservarla: ciò ci fornirà una più
zierà col tagliare il filo sottile prima e quello grosso chiara visione del disegno che stiamo creando. La
poi, al contrario di quando si avvolge; di conse- crescita dell’albero renderà necessario riapplicare
guenza, dovremo iniziare il procedimento, toglien- il filo con una cadenza semestrale od annuale. Ri-
do inizialmente il filo dai rametti secondari, succes- tardando eccessivamente tale operazione, si con-
sivamente da quelli principali e infine dal tronco. sentirà al filo d’incidere i rami. In altre parole, la
- Avvolgimento dei rami - pianta crescerà nelle parti prive di filo, tra una spi-
Il primo punto da considerare, quando si comin- rale e l’altra, mentre sotto di esso no: il risultato
cia ad avvolgere, è il grado di pressione che deve consisterà nella formazione di solchi nella corteccia
raggiungere il filo sulla corteccia dell’albero. Se il in cui si affosserà il filo. Tale evenienza è da evitarsi
filo è troppo pressato, l’albero non avrà spazio per assolutamente, per svariati motivi. La pianta sarà
crescere liberamente e si dovrà svolgere in un perio- penalizzata dal punto di vista estetico, in quanto
do di pochi mesi o anche di settimane. Se rimarrà i rami presenteranno solcature spiraliformi. Il filo
allentato, non lavorerà sul ramo adeguatamente. I affossato sarà molto più difficile da togliere, con
canoni classici giapponesi stabiliscono che tra il filo rischio di compromissione del ramo durante il ta-
e la corteccia dell’albero deve esserci esattamente glio. Infine un eccessivo sprofondamento del filo
lo spessore di un foglio di carta. Ciò significa che determinerà l’interruzione delle linee linfatiche con
il filo deve restare fissato al ramo, senza tuttavia conseguente perdita del ramo o della pianta stessa.
strozzare la corteccia. Il secondo punto che si deve Pertanto non rinviate mai l’operazione di asportazi-
tenere in considerazione è che, quando si avvolge, one del filo. Piuttosto, trascurate la sua immediata ri-
il filo deve seguire la forma del tronco e del ramo. applicazione, rimandandola ad un momento di mag-
Se durante il lavoro di avvolgimento si tentasse gior disponibilità di tempo (senza far passare mesi!).
contemporaneamente di dare la forma desiderata, - Come tagliare il filo -
probabilmente il ramo si spezzerebbe. Per effettua- Se lo tagliate obliquo è pericoloso perché
re un buon lavoro, è necessario che l’avvolgimento può pungere il dito mentre lo staccate dal-
divenga un procedimento meccanico, eseguito au- la pianta; meglio tagliare perpendicolarmente
tomaticamente, una volta che si è decisa la posi- Si deve incominciare sempre dalla base, come
zione nella quale devono rimanere tronco e rami. quando si costruisce una casa, ma la rifinitu-
L’applicazione inizierà sempre dal primo ramo par- ra invece inizierà dall’apice procedendo verso il
tendo dal basso che andrà completato in tutte le basso, perché i rametti e le foglie tagliate si de-
sue parti prima di passare al successivo: si proce- positano sui rami inferiori che, mentre vengono
derà dal ramo di maggiore dimensione verso i più rifiniti vengono anche puliti. Questo fa sì che i
piccoli, riducendo via via il diametro del filo. rami, una volta lavorati, non siano più da ripulire.
Il primo obiettivo è quello di stabilire l’angolo di in- Quando lavorate una ceppaia è importante iniziare
clinazione del filo tra le curve. Questo angolo, che dagli alberi posti al centro, passando mano a mano
per buona regola va mantenuto costantemente, a quelli esterni per non rovinare quelli già lavorati.
deve essere di 45°. Il passo successivo sarà quello È opportuno imparare sin dall’inizio, in modo cor-
di controllare la diminuzione della distanza tra le retto, l’applicazione del filo perché è molto dif-
curve, in conformità allo spessore variabile dei ficile correggere una cattiva abitudine acquisita.
rami. Finché non ne avrete terminata l’applicazione La direzione dell’avvolgimento dipende dal lato ver-
vi conviene tenere sempre le forbici a portata di so il quale si vuole piegare il ramo o il tronco: quan-
mano. Sebbene il filo sia piuttosto scomodo da do dovete piegarlo a destra avvolgete il filo in senso
lavorare, è meglio tagliarlo quando avrete finito orario e a sinistra in senso antiorario, ma quando ar-
di avvolgerlo, perché se lo tagliate troppo corto rivate nel tratto in cui il tronco deve essere piegato
dovrete riapplicarlo e se lo tagliate troppo lungo si nella direzione opposta rispetto a quella precedente,
spreca. Sarà infine bene ricordarsi sempre che la agganciatelo sul ramo, oppure all’estremità del filo
presenza del filo non giova all’estetica dell’albero, precedentemente applicato per poter invertire il giro.
pertanto esso andrà applicato con cura ed in minor Il filo grosso da applicare sul tronco deve essere
Tecniche bonsai
27 APPLICAZIONE DEL FILO - Antonio Acampora
ancorato saldamente nella terra in questa scelta ci aiuterà molto
perché faccia presa, ma al mo- la nostra esperienza. Non lasciare
mento di infilarlo, occorre fare foglie e rametti sotto il filo (fig. 3).
attenzione a non rovinare il ne-
bari.
- Avvolgimento dei rami
primari -
Per l’ avvolgimento dei rami pri-
mari si segue lo stesso procedi-
mento utilizzato per quelli sec-
ondari; però in questo caso è
necessario avvolgere i rami due a
due, senza dimenticare che, per
avvolgere ogni coppia di rami, ci Usare due fili piuttosto che uno posteriormente al fronte (fig. 8).
deve essere una distanza suffi- solo grosso, senza farli accaval- Per abbassare un ramo, il filo
ciente, tra ciascuno di essi, che lare e il secondo filo si potrà utiliz- passerà sopra, tra il ramo ed il
consenta almeno due giri di filo in zare poi per un ramo secondario. tronco sulla ascella superiore
qualche punto di tenuta. Legando un ramo dalla base alla
Il punto di tenuta generalmente cima, verranno usati diametri
può essere un ramo un po’ più sempre più piccoli (fig.5).
grosso o il tronco. L’avvolgimento
dei rami principali, due a due,
ha diversi vantaggi: se si es-
egue adeguatamente, permette
una buona aderenza del filo al
tronco, inoltre evita, in molti
casi, di dover incrociare i fili.
Vediamo ora alcuni accorgimenti (fig. 9), per alzarlo si farà passare
per eseguire le legature con qual- sull’ascella inferiore (fig. 10).
siasi tipo di filo. Il filo andrà av-
volto su rami e tronchi, con spire Le spire troppo ravvicinate produ-
il più regolare possibile e a 45°
circa; ci aiuteremo con il pollice
che tiene il filo fermo mentre fac-
ciamo la spira successiva (fig. 1)

Dovendo legare più rametti, fare


attenzione a non accavallare i fili
(fig. 11),

Il diametro da applicare non deve


essere troppo grosso rispetto al cono un effetto a molla e tornano
ramo e non deve essere stretto in dietro senza trattenere il ramo
troppo, pur essendo bene ac- (fig. 6). Per ancorare il filo si può
costato non deve deformare il
ramo creando delle strozzature
(fig. 2).

ma fare in modo che questo non


succeda (fig. 12).
doppiarlo sullo stesso ramo (fig.
7). Per legare il tronco ancoriamo
il filo nel terreno e
Tecniche bonsai
APPLICAZIONE DEL FILO - Antonio Acampora 28
più chiaro anche il disegno 12, e
osservandolo sappiamo anche in
che direzione andranno sposta-
ti i rami. Vediamo ora una se-
rie di disegni dello stesso ramo
con i fili posizionati in sequenza.
Mettiamo il primo filo grande sul
ramo primario senza arrivare in
punta e rimanendo sul ramo più
Un caso frequente durante la
legatura è quello di direzionare
una forcella, vediamo come evi-
tare alcuni errori. Guardando il
disegno 13, questa legatura è
corretta se dobbiamo stringere
la forcella, ma diventa comple-
vediamo dei rami opposti alla fine
di un grosso ramo. Ora il proble-
ma è che non possiamo applicare
la tecnica del disegno 15, perché
il filo che serve a legare il gros-
so ramo primario è decisamente
grande per uno dei rametti, al-
lora dobbiamo utilizzare un filo
esterno (fig. 16), passiamo ora più sottile facendolo arrivare da
a legare il ramo A e finiamo di un rametto sottostante. Adesso
i nostri rametti sono a posto.
Se nel posizionare un ramo dob-
biamo anche ruotarlo su se stes-
so, ricordiamo di avvolgere il filo
con le spire nel senso di rotazio-
tamente sbagliato se cerchiamo
di allargarla perché il filo si al-
lenterà molto alla base (fig. 14).

legare l’apice del ramo B (fig. 17). ne che daremo poi al ramo (fig.
Finiamo la nostra legatura con il 20). Un’altra tecnica per piegare
ramo C e D (fig. 18), ora abbiamo i rami è quella dei pesi, ma essa
Il sistema corretto lo vediamo presenta solo svantaggi rispetto
nel disegno 15, dove abbiamo al filo. Di solito (anzi sempre)
il peso da rami ad arco, il ramo
si può solo abbassare e non si
può sollevare, e non si possono
dare curve orizzontali. Un altro
inconveniente è che se il no-
stro bonsai è educato con i pesi
non si potrà più spostare senza
rischiare di creargli gravi danni.
-Avvolgimento del tronco-
L’avvolgimento del tronco implica
un primo filo che arriva dal ramo alcune circostanze particolari che
primario e il secondo che verrà obbligano ad uno studio detta-
posizionato facendolo passare gliato e preventivo dello stesso.
all’interno della forcella in modo fatto un buon lavoro. Davanti ad un tronco senza inte-
che non si allenti quando al- In questo esempio (fig. 19)
larghiamo i rami. Ora ci appare
Tecniche bonsai
29 APPLICAZIONE DEL FILO - Antonio Acampora
resse, o che non si adatta bene allo stile
scelto per le fronde, la prima considerazio-
ne da fare è se si potrà o meno modifi-
carne la forma. Se è grosso, si avranno SUGGERIMENTI
difficoltà al momento di scegliere il di-
ametro di filo adatto; infatti un tronco
grosso presuppone, in generale, un albe- Avvolgere nel periodo più idoneo per la specie che si sta
ro più o meno vecchio caratterizzato da trattando.
una maggiore rigidità e di conseguenza
potrebbe rompersi durante la piegatura. Utilizzare un diametro di filo adeguato alla parte che si de-
Per questo è meglio cominciare a model- sidera modellare: rami secondari, primari, e tronco.
lare il tronco del proprio bonsai quando
è ancora giovane e pertanto flessibile. Procedere all’avvolgimento seguendo un andamento a spi-
Questo ci obbliga ad “immaginare” in an-
rale e un’inclinazione di 45°.
ticipo quella che sarà la forma dell’albero
tra quattro o cinque anni. Forse sarà dif-
ficile per un principiante, ma l’arte bonsai
Applicare il filo per gradi: per primo il filo di diametro supe-
si occupa appunto di questo: imparare a riore e poi via ,via i fili con diametro inferiore.
modellare, creare ed in definitiva imma-
ginare. Per quanto riguarda la tecnica ed Evitare l’avvolgimento troppo stretto.
il procedimento sono gli stessi descritti
per l’avvolgimento dei rami primari e L’importanza di due spire di fissaggio quando si avvolgono
secondari e per cui i principi generali i rami a due a due.
rimangono invariati.
- L’Avvolgimento - Epoca di Non sbagliare la direzione dell’avvolgimento. Se si vuole
avvolgimento - spostare il ramo verso destra le spire del filo andranno
Nel caso di un albero con foglie caduche, verso destra.
sembrerebbe ovvio effettuare 1’ avvol-
gimento durante l’inverno, quando 1’ Per abbassare un ramo le spire del filo partono da sotto,
albero ha perso le foglie e la silhouette
è ben visibile. Tuttavia questo periodo
per alzarlo partono da sopra.
ha i suoi inconvenienti: la ramificazione
degli alberi in inverno non è flessibile Quando il filo è corto, è sempre possibile aggiungerne
come in primavera o in estate; in questa un’altro nella parte finale, a condizione che accompagni per
stagione, i rami sui quali collocheremo almeno due tre spire il primo e lo segua senza accavallarsi.
il filo sono già lignificati, e ciò significa Quando il filo non permette di avvicinare due rami, la soluz-
che non saranno attivi fino a che la lin-
ione è facile:si toglie il filo e lo si rimette nella direzione
fa non comincerà di nuovo a circolare.
Questo può non sembrare importante, contraria.
ma se si dovesse spezzare qualche ramo,
non si cicatrizzerebbe fino alla primav- Attenzione al periodo dell’avvolgimento.
era successiva e pertanto si rischierebbe
di perderlo. Al contrario, in primavera Non mettere il filo troppo vicino ai germogli, potrebbero
l’albero è più flessibile e, se si osservano anche seccare.
attentamente le prime germogliazioni,
il nostro lavoro non verrà reso difficile Se il filo ha inciso la corteccia , non è necessario rinunciare
dal fogliame troppo sviluppato. Inoltre, a mettere di nuovo il filo su quel ramo. La soluzione è pro-
in questo periodo si potrà notare meglio
la posizione delle gemme da cui nascer-
teggere il ramo con della rafia, e avvolgere sopra il filo.
anno le nuove foglie, e perciò sarà mol-
to più facile non schiacciarle con il filo. Nel mettere il filo si eviti di schiacciare foglie aghi, gemme,
C’è comunque un’eccezione: le conifere. germogli e altri rametti.
L’epoca più opportuna per l’avvolgimento
delle conifere, che mantengono sempre i Piegando, attenzione alla corteccia. In primavera le co-
loro aghi, è quella in cui le gemme non nifere sono delicate: la corteccia “scivola” sopra il legno
sono attive, cioè il periodo compreso tra causando la morte del ramo.
l’autunno, in cui si sono già formate le
nuove gemme, e la primavera, quando
Se occorre avvolgere il tronco il filo deve partire dal
esse germogliano. Inoltre, in tali epoche
cominciano a cambiare il fogliame, per terriccio.
cui si potranno vedere i rami più facil-
mente.
Vita da club
Napoli Bonsai Club ONLUS - Antonio Acampora 30

Il Napoli Bonsai Club è nato ad otto- nell’operare nel rispetto dello spirito
bre 1996 su proposta di tredici amici del Bonsai, daranno ai soci le corrette
amatori del Bonsai,che si incontravano nozioni sul significato del bonsai e dei
nel vivaio “Iodice”. Si è così costitui- suoi aspetti filosofici, estetici e di fi-
to nel napoletano un punto di riferi- siologia vegetale.
mento per tutti gli appassionati, e per
fornire ai neofiti un bagaglio iniziale di Per il 1999, il nostro sogno rimasto
informazioni corrette sul bonsai, e a fino ad ora nel cassetto, si è realiz-
chi era più avanti, la possibilità di affi- zato, il Napoli Bonsai Club ha ospitato
nare le proprie conoscenze e tecniche. e seguito nella propria città, i corsi
Dal 1996 il Napoli Bonsai Club ha dato della Scuola d’Arte Bonsai. Questa
inizio sia ad un corso di base, che di scelta fatta dal N.B.C. di portare a Na-
perfezionamento di tecnica bonsai, poli la Scuola d’Arte Bonsai, è matu-
riservati agli associati e tenuti dagli rata sin dall’inizio; convinti che in un
istruttori UBI, Loris Tango e Massimo mondo bonsai confuso, dove ogni is-
Schioppa, soci del Napoli Bonsai Club, truttore ha una sua idea, e interpre-
e da Sandro Segneri. Tali corsi biennali tazione particolare del Bonsai. Dove
hanno trattato tutti gli si sfrutta al massimo
argomenti di teoria e la tecnica per dargli
tecnica bonsai. Questi solo una forma este-
corsi sono stati inte- riore, ma poi col pas-
grati in questi anni con sare del tempo anziché
incontri-laboratori di perfezionarsi, i difetti
Hideo Suzuki (1996), crescono tanto da non
di Armando Lisetto poter più essere cor-
(1997), di Cesare Bru- retti. In tutto questo,
sa (1997), ecc. Ricor- invece noi crediamo, e
diamo brevemente an- la Scuola d’Arte Bon-
che che già dal 1995, sai, ci dà l’opportunità
anno di fondazione, il di attuarlo, che il Bon-
Club ha partecipato sai deve essere ispira-
a manifestazioni come “Flora ‘95” e to dall’immensa bellezza della natura
“Flora ‘96” ad Ercolano. che suscita emozioni meravigliose.
Che il compito del bonsaista è di evi-
Nel 1997 ha organizzato nel Chiostro denziare la bellezza degli alberi facen-
piccolo di Santa Chiara, la mostra an- doli crescere con amore e con cura,
nuale, dove oltre ad esporre gli esem- e nel frattempo anche la tecnica del
plari più belli sono state effettuate, a bonsaista si raffina e migliora.
cura di S. Segneri e S. Liporace, di-
mostrazioni che hanno richiamato Nel 2006 anniversari della fondazione
l’attenzione di molti visitatori. del Club si è svolta la manifestazione
KOKORO-NO BONSAI TEN – 2006
Per il 1998 il Napoli Bonsai Club ha ‘Esposizione Bonsai dell’anima, della
adottato un progetto didattico in cui mente, e del cuore’, manifestazione
gli istruttori L. Tango, D. Mondelli, che ha unito le due scuole che si sono
S. Segneri, ognuno con le proprie avvicendate a Napoli: Bonsai Creativo
peculiarità e competenze, ma uniti School-Accademia e Scuola d’Arte
Vita da club
31 Napoli Bonsai Club ONLUS - Antonio Acampora

Bonsai, riscontrando un successo na- proficuo rapporto di collaborazione sia


zionale con più di cinquantadue bonsai con i Club e Associazioni della Campa-
esposti e giudicati dal Maestro Hideo nia che con quelli di altre regioni. Ed
Suzuki. è in quest’ottica che nel Giugno 2008
Il Napoli Bonsai Club tiene le sue riu- è nato il Napoli Bonsai Club Forum,
nioni settimanali il sabato mattina e spazio aperto a coloro che desiderano
pomeriggio nella propria sede. Questo condividere la propria conoscenza e le
per consentire la massima parte- proprie esperienze con tutti gli altri,
cipazine di tutti i soci, privilegiando ma anche uno spazio dedicato a tutti
l’attività pratica con piante portate da- i suisekisti che finora non avevano in
gli stessi soci. Inoltre sono state pro- internet una piattaforma per promuo-
grammate escursioni e gite nei boschi vere, dialogare e discutere su tutto ciò
all’osservazione di piante e suiseki. che ruota attorno al magico pianeta
Suiseki. L’idea sulla quale il forum è
Prima di chiudere questa breve sche- nato, e speriamo possa prosperare, è
da di presentazione, non si può non essenzialmente quella per cui questo
fare riferimento ai sogni ed alle pros- spazio è aperto a quanti vogliano scri-
pettive che accom- vere, l’importante è
pagnano l’attività del che essi facciano tras-
Napoli Bonsai Club. Il parire il loro modo di
nostro sogno è quello vivere il bonsai ed il
di riuscire a fondere suiseki, e a non giu-
la nostra tipica creati- dicare solo se il forum
vità mediterranea con c’insegna qualcosa, ma
la grande e profonda di pensare che dietro
esperienza di un mae- ad ogni scritto c’è una
stro giapponese. Il persona che sta per-
cammino non è facile correndo un cammino.
anche per la crescita Cammino illuminato da
notevole del numero fari del panorama bon-
degli iscritti, che da saista/suisekista italia-
una dozzina sono passati ad oltre una no ed internazionale, grandi maestri
quarantina. Lungo è ancora il cammi- a cui vanno i nostri più sinceri ringra-
no per giungere ai risultati prefissati, ziamenti, che con pazienza e voglia di
ma quest’arte c’insegna che pazienza promuovere la bellezza e la passione
e umiltà, qualità spesso dimenticate per queste arti hanno accettato di far
dai bonsaisti occidentali, ripagano di parte di questa nuova nonchè unica
ogni fatica e sacrificio. Le prospettive comunità che ha nel web i sui incontri
sono legate all’evoluzione del rapporto quotidiani.
con altri Club e Associazioni: vogliamo
collaborare, scambiare esperienze,
vogliamo far crescere la cultura del
Bonsai e Suiseki, allargando il consue-
to campo d’azione alla conoscenza ed
al rispetto della natura, alla filosofia
e all’arte del Bonsai. Il Napoli Bonsai
Club ha già instaurato un reciproco e
Che insetto è?
PATOLOGIA VEGETALE I parte - Luca Bragazzi 32

La patologia vegetale, è
una delle Scienze Agrarie
che studia le alterazio-
ni strutturali e/o fisiologiche di singoli
individui o di intere popolazioni vege-
Il danno meccanico è trascurabile se la
popolazione non è molto numerosa, co-
munque è sempre in atto un processo
di disidratazione dovuta, alla perdita
di liquidi importantissimi per la fisiolo-
tali. Per malattia s’intende un’anomalia gia della pianta. Ma il danno collaterale
strutturale o fisiologica derivante dovuto a ciò che gli afidi trasportano
dall’attacco di patogeni che possono al- è di notevole importanza oltre che di
lontanare il vegetale dallo stato di nor- preoccupante entità sotto il profilo fito-
malità. Le malattie si dividono in: sanitario. Nel momento in cui gli afidi
inseriscono lo stiletto nei tessuti floe-
matici, iniettano delle sostanze anti-
Malattie di origine entomofila coagulanti che limitano i processi di
Malattie di origine crittogamiche chiusura della ferita che la pianta
Malattie di origine batterica mette in atto per arginare l’attacco,
Virosi ma insieme a queste sostanze gli afidi
potrebbero trasmettere anche Virus.
Proprio nel loro apparato boccale, pos-
Malattie di origine entomofila sono stazionare virus fitopatogeni, a
Sono tutte patologie imputabili ad in- loro volta prelevati dalla linfa infetta
setti. Questi, in base al danno che pro- di altre piante precedentemente visi-
vocano sulla pianta si differenziano in tate dall’afide. Questo fenomeno rende
base al loro apparato boccale che può l’afide un perfetto vettore di malattie
essere pungente-succhiatore o masti- molto più gravi e di difficile se non im-
catore. Ne fanno parte afidi, tignole, possibile cura. Purtroppo la cura contro
cocciniglie di diverse specie, coleotteri, molti virus ad oggi è ancora in fase di
tarli, mosche bianche ed acari tipo ra- studio, per cui i metodi di lotta sono di
gno rosso e giallo. tipo preventivo contro il vettore, ovve-
Si combattono con Insetticidi (per inset- ro contro l’afide e non contro il virus. Il
ti) e con Acaricidi (per acari-ragni rossi principio di lotta è quello di evitare che
e gialli) di tipo di copertura e sistemici. l’afide arrivi sull’ospite e quindi possa
Soffermiamoci sugli AFIDI. Questi in- eventualmente trasmettere malattie
setti non agiscono in pochi individui, ma virotiche che vedremo su questo maga-
in popolazioni di centinaia ed il danno zine prossimamente. I fitofarmaci attivi
che ognuno provoca è molto amplifica- contro gli afidi (e non solo) sono gli in-
to. Sono dotati di un apparato boccale setticidi, di copertura e sistemici stu-
succhiatore, costituito da una sorta di diati ed applicati a scopo preventivo ed
“cannuccia” chiamato Stiletto, questo è a volte curativo per scongiurare l’arrivo
in grado di penetrare i tessuti esterni di tali insetti. Il maggior pericolo si pre-
degli organi verdi teneri primaverili e di senta in primavera e primo autunno in
arrivare fino ai fasci Floematici, da cui cui tutti gli insetti sono maggiormente
può trarre nutrimento grazie alla linfa attivi per la grande disponibilità di cibo
elaborata ricca di sostanze zuccherine. presente in natura.
Bonsai&Suiseki Magazine Mensile Anno I - n. 1 Gennaio 2009