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La Chiesa di San Demetrio di Aprigliano Grupa e la valorizzazione dei Beni

Culturali Ecclesiali

L’inaugurazione della Chiesa di San Demetrio in Aprigliano Grupa, avvenuta l’8 agosto 2004 impone,
al di là delle considerazioni sulle scelte dei restauratori, un pensiero sulla valorizzazione dei Beni
Culturali Ecclesiali. Cosa intendiamo con l’anzidetto concetto?

Valorizzare significa mettere in evidenza un valore accrescendone le possibilità di fruizione ed


esaltandone le qualità.

Quando si parla di "bene", si parla di qualcosa che per la sua importanza costituisce un bene, che è
buono in sé, qualcosa d'importante per il patrimonio storico, artistico e culturale di un popolo.
Se questo bene è "culturale", riflette il modo di pensare, di vedere, di agire, l'anima, l'ethos, di chi lo ha
espresso.
Quando questo bene culturale è "ecclesiale", e riguarda la Chiesa, riflette il modo di pensare, di vedere,
di agire, l'anima, l'ethos della comunità ecclesiale che lo ha espresso.
Alla luce di queste premesse comprendiamo che la valorizzazione dei Beni Culturali Ecclesiali non
consiste in un semplice amore per le cose antiche. Il parroco non è chiamato ad essere un antiquario, o
un custode di un museo, ma a lui è affidato il compito di custodire, di valorizzare quei beni che
rappresentano il patrimonio della comunità cristiana. La custodia, la valorizzazione sono l'espressione
dell'attaccamento al patrimonio della fede di chi ci ha preceduto.
In un qualsiasi manufatto dobbiamo saper cogliere, attraverso un'adeguata esegesi, la fede di chi lo ha
espresso.
I Beni Culturali Ecclesiali non sono una proprietà privata della singola parrocchia, o di una diocesi, essi
sono patrimonio della cristianità, sono beni ecclesiali.
Attraverso la loro valorizzazione la comunità cristiana esprime la propria fede che si radica in quella di
chi lo ha preceduto.
Valorizzare un bene non significa solo renderlo fruibile a se stessi o ad un ristretto numero di persone,
ma piuttosto permettere a quel bene di esprimersi completamente. Attraverso la schedatura,
l'inventarizzazione informatizzata, lo si offre alla cristianità a cui appartiene.
Occorre ricordare che la vigente normativa canonica e civile contiene norme rigorose riguardanti
l'alienazione dei beni culturali ecclesiastici sia mobili sia immobili. In particolare essa prevede che ogni
atto del genere debba essere formalmente autorizzato dalle competenti autorità della chiesa e dello
Stato. Gli atti abusivi a tal proposito sono nulli e passibili di sanzioni canoniche e civili.
I responsabili degli enti ecclesiastici sono tenuti alla "conservazione" dei beni culturali di rispettiva
pertinenza.

Gli archivi parrocchiali.


La documentazione conservata negli archivi è un patrimonio immenso e prezioso.
La trasmissione del patrimonio archivistico, e con essa la necessaria divulgazione, assume tre
significati:
a) momento di tradizione (attraverso cui si tramanda la memoria del passato);
b) memoria dell'evangelizzazione;
c) strumento pastorale.
Conservare la documentazione storica non è solo un obbligo imposto dalle leggi canoniche: è pure un
atto di rispetto verso la memoria degli antenati che tali documenti hanno prodotto e tramandato fino a
noi.
L'archivio, diversamente dalla biblioteca, contiene documentazione unica, irripetibile, perduta la quale
non se ne potrebbe trovare altra copia, compromettendo la trasmissione dei valori culturali e religiosi.
Gli archivi, in quanto beni culturali, sono offerti innanzi tutto alla fruizione della comunità che li ha
prodotti, ma con l'andare del tempo assumono una destinazione universale, diventando patrimonio
dell'intera umanità.
Il materiale depositato non può, infatti, essere precluso a coloro che possono avvantaggiarsene per
conoscere la storia del popolo cristiano, le sue vicende religiose, civili, culturali e sociali.
La fruizione delle carte d'archivio va dunque promossa e facilitata, in modo che la memoria storica
della Chiesa sia offerta all'intera collettività.