Sei sulla pagina 1di 3

METAFORA

ETA' FIORITA= INFANZIA


[Poesia] Leopardi Giacomo, Il sabato del villaggio
IL SABATO DEL VILLAGGIO
INFANZIA Garzoncello scherzoso,
La donzelletta vien dalla campagna cotesta età fiorita
in sul calar del sole, è come un giorno d'allegrezza pieno, SIGNIFICATO
col suo fascio dell'erba; e reca in mano giorno chiaro, sereno, SIMBOLICO O DEL
un mazzolin di rose e di viole, SABATO
che precorre alla festa di tua vita.
onde, siccome suole, ETA' MATURA Godi, fanciullo mio; è stato soave,
ornare ella si appresta stagion lieta è codesta.
dimani, al dì di festa, il petto e il crine. Altro dirti non vo'; ma la tua festa
Siede con le vicine ch'anco tardi a venir non ti sia grave
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
RICORDO
e novellando vien del suo buon tempo,
INFANZIA FELICE, MATURITA'
quando ai dì della festa ella si ornava, METAFORA TRISTEZZA
ed ancor sana e snella BUON
I solea danzar la sera intra quei
ch'ebbe compagni dell'età più bella.
TEMPO=
GIOVINEZZA
Già tutta l'aria imbruna,
VITA DEL VILLAGGIO
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
IL SABATO POMERIGGIO
giù da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
METAFORA GIOVINEZZA SOGNATA COME UNA FESTA
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzola in frotta, METAFORA STAGION LIETA E'
L'INFANZIA
IL TEMA FONDAMENTALE E' QUELLO
e qua e là saltando
DELL'ATTESA DELLA GIOIA, DELLA FELICITA'
fanno un lieto romore;
L'ATTESA E' MIGLIORE DELLA REALTA' CHE POI E'
e intanto riede alla sua parca mensa,
INFELICITA'.
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dì del suo riposo.
PRESENTE E' IL TEMA DEL RICORDO...LA
Poi quando intorn è spenta ogni altra face, VECCHERELLA
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.
SIMILITUDINE TRA SABATO E
Questo di sette è il più gradito giorno, INFANZIA
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
II recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

gen 17­21:14

1
[Poesia] Leopardi Giacomo, Il sabato del villaggio

IL SABATO DEL VILLAGGIO Garzoncello scherzoso,


cotesta età fiorita
La donzelletta vien dalla campagna è come un giorno d'allegrezza pieno,
in sul calar del sole, giorno chiaro, sereno,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano che precorre alla festa di tua vita.
un mazzolin di rose e di viole, Godi, fanciullo mio; è stato soave,
onde, siccome suole, stagion lieta è codesta.
ornare ella si appresta Altro dirti non vo'; ma la tua festa
dimani, al dì di festa, il petto e il crine. ch'anco tardi a venir non ti sia grave
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dì della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra quei
ch'ebbe compagni dell'età più bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giù da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzola in frotta,
e qua e là saltando
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dì del suo riposo.

Poi quando intorn è spenta ogni altra face,


e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,


pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

gen 17­21:37

2
[Poesia] Leopardi Giacomo, Il sabato del villaggio
IL SABATO DEL VILLAGGIO
Garzoncello scherzoso,
La donzelletta vien dalla campagna cotesta età fiorita
in sul calar del sole, è come un giorno d'allegrezza pieno,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano giorno chiaro, sereno,
un mazzolin di rose e di viole, che precorre alla festa di tua vita.
onde, siccome suole, Godi, fanciullo mio; è stato soave,
ornare ella si appresta stagion lieta è codesta.
dimani, al dì di festa, il petto e il crine. Altro dirti non vo'; ma la tua festa
Siede con le vicine ch'anco tardi a venir non ti sia grave
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dì della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra quei
ch'ebbe compagni dell'età più bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giù da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzola in frotta,
e qua e là saltando
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dì del suo riposo.

Poi quando intorn è spenta ogni altra face,


e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,


pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

gen 17­22:22