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ALICE NELLE CITTA'

Alice in den Städten di Wim Wenders ( Germania 1973) durata 110'

" E credo che i sensi di chiunque siano più all'erta durante un viaggio [ ...] il viaggio
offre la possibilità che qualcosa si trasformi ed è quello che mi interessa nel tema del
viaggio; una trasformazione potenziale." ( W.Wenders)

I VIAGGIATORI: Felix Winter, giornalista tedesco incaricato di fare un reportage


sulle città americane, licenziato per non avere finito il suo lavoro. Alice, una bambina
di circa 8 anni, che viene affidata dalla madre a Felix perchè la riporti in Germania.
IL VIAGGIO: Itinerario: Carolina del sud, New York, Amsterdam, Wuppertal e
altre zone della Ruhr; Distanza:13.500 Km.; Durata: circa 6 giorni; Mezzi di
trasporto: automobile, aereo, battello, treno.

Si viaggia sempre molto nei film di Wenders, quasi ci fosse per il regista stesso e per
i suoi personaggi un' irrequietezza inconscia che spinge a non stare mai fermi, a
vivere con la certezza di essere sempre in procinto di partire. Così Felix Winter per
tutta la prima parte di Alice nelle Città viaggia per la costa orientale degli Stati Uniti,
dalla Carolina del Sud a New York, come un vagabondo,scattando un numero
infinito di Polaroid con la volontà di catturare tutta la realtà visibile, ma restando
irrimediabilmente deluso perchè tra essa e le fotografie c'è una differenza
incolmabile.
Non c'è, per tutto questo lungo inizio del film, quella sensazione di cambiamento che
il regista stesso ha riconosciuto come condizione necessaria del viaggiare. Il
protagonista sta viaggiando, certo, ma portando con sè una sensazione di disagio
personale, una visione della realtà sdoppiata attraverso le foto e un'esistenza precaria,
sempre mediata dagli oggetti che lo circondano, soprattutto apparecchi come la radio
o il telefono, con i quali lo vediamo armeggiare, ma che non lo soddisfano mai, fino
al punto di scatenare in lui delle reazioni violente, come quando distrugge il
televisore del Motel. Fino al suo arrivo a New York la sua vita è vuota come la
spiaggia nella quale lo vediamo per la prima volta all'inizio del film. Ma in Wenders
anche la condizione esistenziale più difficile non sfocia mai nella dannazione, tanto
che anche nel suo film più pessimista e più inquietante ( Falso Movimento) il clima
non diviene mai opprimente e non giunge mai a sopraffare lo spettatore, così Felix
non sembra mai al limite del suo disagio personale, anche quando dichiara ad una
amica di avere perso se stesso e di non essere riuscito a concludere nulla.
Anche l'andamento del film, con la forma della sequenza ad episodi ricorrente nella
parte iniziale, testimonia la condizione del protagonista: di una sequenza girata in
continuità il regista ci mostra solo alcune sue parti (episodi), che rappresentano il
personaggio in momenti successivi della sua azione, rendendo così la nostra visione
frammentaria. Solo nella seconda parte del film il ritmo diventa più fluido, in
coincidenza con lo scioglimento della crisi di Felix.
L'incontro con Alice si presenta infatti fin dal primo momento come il punto di svolta
del protagonista, che viene subito coinvolto dalla bambina nel suo gioco con la porta
girevole: Felix entra nel vortice visivo, reale e simbolico dell'infanzia. Alice impone
la sua visione del mondo, ed egli, che aveva smarrito la sua, riprende a vivere
un'esistenza normale.
Ma sarà comunque l'Europa e in particolare il ritorno in Germania a dare al
protagonista la possibilità di ristabilire il legame perduto con la realtà, quasi che per
lo stesso regista, che a quell'epoca era appena al suo quarto film, solo il recupero
delle proprie radici rendesse possibile ristabilire l'equilibrio perduto. Tanto che Felix,
alla fine del film, riprenderà a scrivere, o a "scarabocchiare" sul proprio taccuino
come dice Alice, riprendendo così, a modo suo, attraverso la scrittura, la
comunicazione interrotta con il mondo.
Se il problema principale dei personaggi di Wenders è sempre quello di comunicare,
in questo film Alice si pone come intermediaria privilegiata, data la sua condizione di
bambina, e quindi di personaggio non corrotto e non vincolato dall'esterno, ed è lei
infatti che guida Felix attraverso la Ruhr alla ricerca di sua nonna, e non l'uomo,
come sarebbe più logico. E' Alice che gli fa fare amicizia con la donna nel parco, ed è
lei a prolungare il loro viaggio, scappando dalla polizia e mostrando a Felix la foto
della vecchia casa della nonna.
Dal loro incontro in poi il punto di vista di Alice prende sempre di più il
sopravvento; le lunghe carrellate laterali riprese dal finestrino dell'auto durante il loro
giro della Ruhr sono quasi sempre soggettive della bambina, ma il momento
fondamentale, in cui lo scambio di sguardi viene in un certo modo suggellato, è
quello in cui Alice ha appena scattato una foto a Felix e mentre questa si sviluppa noi
vi vediamo riflessa l'immagine della bimba.
Da parte sua Felix si pone subito nei confronti della bambina con un atteggiamento
paterno, ma sembra sempre in bilico tra il suo istinto e la volontà di combatterlo. Egli
le racconta una storia per farla addormentare, ma poi cerca di abbandonarla nelle
mani della polizia. Se fra di loro si è instaurato un rapporto, può trattarsi di
complicità, e non di certo di un rapporto filiale. Lo si vede bene sul finale del film,
quando non sembrano nemmeno più interessati al vero scopo del loro viaggio e
paiono volerlo prolungare il più possibile. A questo punto anche Felix riacquista la
sua forza di volontà, e resta con Alice che è diretta a Monaco da sua mamma.
Noi li vediamo partire in treno, seduti uno di fronte all'altro; Felix dichiara di voler
scrivere una storia, e noi, che sappiamo che scrivere era proprio quello che non
riusciva a fare all'inizio, capiamo che è definitivamente guarito: la sua voglia di
fotografare la realtà per possederla è stata sostituita dalla volontà di diventare un suo
stesso artifice, di porsi tra coloro che, conoscendola a fondo, la descrivono e la
plasmano.
"Alice e Felix si sono voluti veramente bene" ha detto Wenders in un' intervista, e,
mentre noi li vediamo allontanarsi definitivamente sullo schermo in panoramica, non
ne abbiamo dubbi, sappiamo che il loro viaggio continuerà. Peccato che il nostro sia
finito.