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LE ALI DELLANIMA

Dal neurone al pensiero


Guido Brunetti

Le Ali dellAnima. Dal Neurone al Pensiero


2015 Guido Brunetti, Roma
Edito da Neuroscienze. net
www. neuroscienze. net
Il presente libro stato scritto per essere distribuito gratuitamente online attraverso la rivista Neuroscienze.net e non in vendita.

Prefazione

di Vincenzo Rapisarda
docente di psichiatria, Universit di Catania

Il titolo del libro, Le ali dellanima. Dal neurone al


pensiero, interessante e poetico, a conferma della
capacit dellautore di combinare sapere umanistico
con sapere scientifico. In virt di questo paradigma
euristico, Brunetti stato definito da neuroscienziati di
fama mondiale, come Raffaello Vizioli ed Edoardo
Boncinelli, un umanista-scienziato e uno dei pochi
autori in grado di scrivere un libro sul cervello, la mente
e la coscienza. Presentare il suo nuovo volume per
me cosa assai gradita, tenendo conto per lappunto delle
sue non comuni competenze scientifiche, filosofiche,
etiche e, come stato sostenuto da altri, della sua
cultura internazionale.
Cervello e mente possono essere studiati
scientificamente? Il tema un argomento di ricerca di
primissimo piano nelle neuroscienze e nella presente

opera, e ripropone il problema ancora misterioso e non


risolto del rapporto tra cervello e mente. Le concezioni
di tanti filosofi e scienziati dellantichit e di oggi
vengono esposte e commentate con straordinaria
abilit.
La divisione poi tra cultura scientifica ed umanistica,
sostenuta da molti, non accettata da Brunetti, il quale
auspica un necessario superamento della diatriba e la
nascita di una terza cultura, come aveva gi sostenuto
C. P. Snow, per la mediazione tra scienziati ed umanisti
e la ricerca di nuove interazioni per unificare la
conoscenza. Lautore difatti anche in questo testo riesce
a fondere con grande perizia le due culture e sostiene,
daccordo con G. S. Gould ed Edelman, che letteratura,
arte, musica, poesia, psicanalisi, antropologia,
linguistica possono coesistere con le neuroscienze.
Infatti, rileva lautore, di recente sono nate molteplici
discipline, quali neuroetica, neuroestetica, neuroteologia, neuroeconomia, neurogiurisprudenza e
neuropolitica.
Questo volume spiega anche le recenti, brillanti
scoperte sugli effetti di sostanze, quali ossitocina,
dopamina, serotonina e oppioidi endogeni, sull
evoluzione del cervello, e su altri importanti ambiti,
come stati danimo positivi, forme sociali e morali,
legame madre-bambino, attaccamento, empatia,
altruismo, cura dei piccoli e cura degli altri, benessere,
stati dansia e panico. Tali sostanze inoltre riducono la
4

stimolazione stressogena, il sistema della paura e il


dolore, e producono vari benefici immunitari. Di qui,
lapprezzamento di Brunetti nei confronti del Manuale
diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5),
definendolo la Bibbia degli psichiatri.
Il cervello delluomo di 1500 centimetri cubici ha
cento miliardi di neuroni, che si collegano tra di loro in
modo diverso da un momento allaltro e produce un
numero straordinario di stati mentali superiori a tutto il
creato.
A sua volta, il genoma umano con 30. 000 geni,
composti da quasi tre miliardi di basi di DNA, si
modifica con lesperienza e lapprendimento, pertanto
anche i gemelli omozigoti sono diversi. Brunetti a
questo proposito tra gli altri cita opportunamente
Darwin ed Edelman.
Alcol, cocaina, piombo, antiepilettici durante la
gravidanza possono determinare nei bambini disturbi
dellapprendimento,
depressione,
schizofrenia,
autismo, disturbi sessuali e morte nella culla per
alterazioni biochimiche come sostenuto da Swaab.
Mediante il brain imaging si potuto stabilire poi che
le esperienze spirituali, religiose e mistiche attivano
aree cerebrali diverse ed in particolare larea di
gratificazione che contiene la dopamina.
Lo sviluppo delle neuroscienze secondo Brunetti
produrr effetti benefici non soltanto in medicina e
psichiatria, ma sullumanit, sullo sviluppo mentale e
5

sociale del bambino e in specie sulle persone con


malattie cerebrali.
Luso dellalcol e delle droghe si esteso anche nei
giovani e nei ragazzi (un milione di ragazzi e ragazze
tra 14 e 18 anni). nata una generazione, figlia di una
cultura permissiva, che si trasmette in Internet e occupa
molto tempo. Sono i nativi digitali interconnessi,
multitasking che usano il computer, il telefono da tasca
e strumenti di nuova generazione.
Vi distacco profondo, sostiene Brunetti, tra la vita
digitale (virtuale), dove tutto permesso, e la vita reale,
fatta di senso di responsabilit, partecipazione, norme e
doveri. Tamatki Saito nel 1998 ha introdotto il termine
hikikomori per indicare uno stato di evitamento del
contatto sociale. Si tratta di una nuova categoria
diagnostica chiamata nevrosi da ritiro sociale
descritta per la prima volta nel 1978 da Kashara.
Sono situazioni che possono produrre dipendenza
patologica, compulsioni, ansia, depressione e scarso
profitto scolastico. In Italia, vi sono due milioni di
soggetti connessi ad Internet e non si sono formulate
riforme, come negli USA, per proteggere bambini e
ragazzi dei due sessi dalla aggressivit, sessualit e
pornografia. Andreoli afferma che il bambino televisivo
e il ragazzo del web diventano obesi, impacciati nei
movimenti e hanno difficolt a comunicare in famiglia,
a scuola e con gli amici. La scuola, afferma Brunetti,
deve avviare un nuovo modello pedagogico e
6

introdurre nuovi sistemi didattici fondati sullempatia,


la generosit, laltruismo e la ricerca.
Nellultimo capitolo del volume, lautore si occupa
delle recenti e future ricerche sul cervello con la
sinfonia dei neuroni che realizza una moltitudine di
comportamenti: atti di creazione, di distruzione,
scoperte, riflessioni, seduzioni, amore, odio, gioia,
tristezza, egoismo, solidariet.
Nelle neuroscienze vi sono infine localizzazionisti,
secondo cui le distinte funzioni cerebrali dipendono da
aree del sistema nervoso specializzate e separate e i
distribuzionisti, per i quali il cervello umano fa
affidamento su popolazioni di neuroni multitasking,
in
grado
di
svolgere
molti
incarichi
contemporaneamente e distribuiti in molti punti
diversi, per effettuare ognuna differenti funzioni
cerebrali. Le recenti scoperte delle neuroscienze sono a
favore del modello distribuzionista per realizzare la
vera anima del cervello.
Leggere e riflettere su questo ricco, aggiornato e
appassionante libro di Brunetti, veramente un giusto
consiglio, non solo per i medici e gli psichiatri, ma anche
per il lettore non specializzato, i genitori e gli
insegnanti, i quali vorranno conoscere e comprendere
queste nuove acquisizioni per seguire e valutare
responsabilmente lo sviluppo normale o anormale dei

ragazzi, ed espandere la loro visione del mondo,


dellessere umano e della societ.
Si tratta di unopera che ci offre, con stile gradevole,
rigoroso e sintetico mai disgiunto da tensione etica, una
panoramica sui formidabili sviluppi della nuova,
affascinante scienza del cervello e della mente. Sono
argomenti che hanno una forte attrazione e
rappresentano un meraviglioso campo di ricerca
sempre alla scoperta di insolite, illuminanti frontiere.
Vincenzo Rapisarda

Sommario

Introduzione

11

Dallanima al cervello alla mente alla spiritualit

21

Lanima e i suoi tormenti

43

Larte e il mondo dellinconscio

48

Come, quando e perch la mente emerge

54

Dal neurone alla morale

60

La bibbia degli psichiatri

67

C un altro cervello?

72

La donna nel tempo: letteratura, arte, cinema,


psicoanalisi e neuroscienze

75

Come si evolve la mente

89

Ambiente, geni, cervello

96

Basi neuro scientifiche della poesia e della musica

99

Perch si succhia il seno?

123

Capire il cervello per capire la mente

129

Occhio-occhio, voce- voce, pelle-pelle

139

La capacit di capire se stessi e gli altri

147

La depressione della donna

156

Alla conquista della felicit

163

Lunicit della persona, split brain, morale e religione

168

Alla ricerca dellanima nel cervello

176

Gli stati soggettivi possono essere conosciuti


sperimentalmente

184

Alle origini delle emozioni e degli affetti

189

Per una epistemologia basata sul cervello

195

Nuove prospettive nel campo delle neuroscienze

201

Il piacere e la gioia, il dolore e la tristezza:


tutto dal cervello

205

Il cervello, uno e trino

212

La prospettiva interpersonale in neuroscienza

219

Dove va ladolescenza?

223

Il fenomeno della dipendenza da computer

235

Una nuova frontiera rivoluzionaria

241

Bibliografia essenziale

246

10

Introduzione

Dal dualismo filosofico al monismo neuroscientifico.


Le ali dellanima. Gli uccelli come metafora dellanima.

Nel solco di altri nostri lavori, questo libro vuole


essere un viaggio nel mondo affascinante del cervello,
della mente e della coscienza, per analizzare e
raccontare gli ultimi, formidabili progressi compiuti
dalla scienza in questo campo.
Sin da quando divenne autoconsapevole, luomo
mosso dallirrefrenabile sete di sapere cominci- come
concorda Rita Levi Montalcini- a esplorare la realt, il
globo terrestre, gli spazi arcani del cielo e delle stelle, e
il suo cervello. Un cervello sconfinato, che non ha
Colonne dErcole. Le facolt umane, mentali e
psichiche, sono infatti il coronamento di circa
cinquecento milioni di anni evolutivi (Sperry), la
risultante cio di un lungo processo di sviluppo
avvenuto in quattro milioni di anni, ovvero da
quando il primo ominide ha messo piede nel Sahara. Gli
straordinari sviluppi delle qualit intellettive hanno
11

conferito allessere umano un potere quasi assoluto nel


controllo del mondo.
Oggi, lardua e meravigliosa impresa di conoscere la
mente umana pu essere vista come il simbolo della
conquista del vello doro da parte degli audaci
navigatori nella leggenda di Giasone. Attraverso gli
eccezionali metodi di brain imaging, abbiamo la
possibilit di penetrare nei pi reconditi recessi del
cervello, e di studiare e visualizzare le attivit mentali,
come la percezione, la memoria e il controllo motorio
I nuovi strumenti di ricerca poi permettono sia
lidentificazione di aree cerebrali dove si realizzano le
funzioni mentali che la possibilit di verificare in
tempo reale la dinamica dei processi anche di ordine
superiore della mente nel corso di attivit, quali il
pensiero filosofico, il calcolo matematico e ogni
espressione di capacit creativa. Queste scoperte sono
di fondamentale rilievo per conoscere il mistero della
mente, questione ritenuta la grande sfida della nuova
scienza del cervello del terzo millennio.
Oggetto sino al Novecento di speculazioni
filosofiche, il sogno di penetrare nellenigma del
binomio mente-cervello stato assunto dai neuro
scienziati, con entusiasmo non senza una venatura di
pessimismo. Un tema definito dal fondatore delle
nuove neuroscienze, C. S. Sherrington, al di l della
nostra portata. Risolvere questo mistero, per il
neuroscienziato D. Hubel, come il desiderio di chi
12

ambisce di potersi sollevare da terra e librarsi in aria,


facendo leva sulle proprie bretelle. In realt, le
formidabili scoperte compiute in questi ultimi anni in
materia, mostrano che il percorso fecondo di notevoli
prospettive. Evocando la bella immagine di Galilei, da
sperare che con il progresso neuroscientifico si sia per
arrivare a veder cose a noi per ora inimmaginabili.
Come abbiamo detto, sino al secolo scorso, lanima,
la mente e il cervello sono stati al centro della riflessione
filosofica, impegnata da sempre a indagare la natura
umana, fornendo spiegazioni diverse. Dallanalisi delle
molteplici teorie, emergono al riguardo due filoni
ontologici: il primo il dualismo, la credenza
nellesistenza di una realt immateriale, lanima, e di
una realt materiale costituita dal corpo. Il dualismo
alla base gi del pensiero degli antichi Greci. Laltro
principio il monismo, teoria secondo la quale tutto ci
che nasce nella mente radicato nel cervello
(Panksepp).
Come diremo nelle prossime pagine, la speculazione
filosofica sulla mente nasce con la teoria di Platone
sullesistenza di unanima, indipendente dal corpo e
dunque immortale. Lanima considerata il principio
della vita, espressione delle attivit spirituali umane,
cognitive, affettive ed emotive, la realt pi alta e
ultima.
Nel pensiero moderno, il dualismo si ripresenta con
Cartesio, il quale distingue in maniera radicale anima
13

(mente) e corpo (cervello). A partire da Cartesio e dal


Positivismo, il concetto di mente e di coscienza intesa
come mondo delle esperienze interiori comincia a
prevalere sul concetto tradizionale di anima.
Con lavvento dirompente delle nuove neuroscienze
alla fine del Novecento si verifica leliminazione dal
campo della ricerca della nozione di anima. La scienza
del cervello e della mente rifiuta unimpostazione
metafisica e diventa una disciplina autonoma dagli
ambiti che lavevano in precedenza inglobata.
La rivoluzione scientifica moderna in questo campo
ha inizio circa quaranta anni fa con lo sviluppo delle
straordinarie metodiche di brain imaging , della genetica
e della biologia molecolare.
La ricerca neuroscientifica si basa sullidea che mente
e cervello non siano due realt distinte (dualismo), ma
identiche. Rappresentano cio una unica realt,
poich ad ogni evento mentale corrisponde un evento
neuronale (cerebrale).
La grande sfida della nuova scienza del cervello e
della mente quella di scoprire come avviene questo
prodigio, il mistero di come da unentit materiale, il
cervello, possa scaturire unentit immateriale, la
mente. Tutto ci rende la ricerca sulla mente
unimpresa sempre pi affascinante. Una sfida ritenuta
dai neuroscienziati la pi grande e meravigliosa
avventura mai tentata dalla specie umana. Conoscere il

14

cervello e la mente infatti lultimo e pi avvincente


avvenimento riservato alluomo.
Riteniamo, daccordo con autorevoli neuroscienziati,
che nellampia e feconda variet delle ricerche
filosofiche e scientifiche non ci sia argomento pi
avvincente e intrigante di quello che indaga sul cervello
e la mente.
Tutto infatti nasce dal cervello, come gi aveva
intuito il padre della medicina, Ippocrate. dal
cervello e solo dal cervello- afferma- che nasce ogni
nostro sorriso, gioia e piacere, tristezza e dolore, paure
e preoccupazioni. il cervello che ci consente di
pensare, sentire, percepire, distinguere il bello dal
brutto, il bene dal male. nel cervello che hanno dimora
la follia e il delirio, e gli orrori che da sempre
tormentano l essere umano.
Siamo ancora allinizio, ma finora le scoperte sono
meravigliose. Negli ultimi anni abbiamo appreso sul
cervello e la mente pi che nei 5. 000 anni precedenti.
in atto una rivoluzione scientifica destinata a
sconvolgere non soltanto i metodi di diagnosi e cura
in medicina e psichiatria, ma la nostra stessa visione del
mondo, delluomo e della societ, e le nostre millenarie
concezioni, a partire dai sistemi filosofici.
Il nostro dunque si presenta come un percorso
stupefacente in una terra ancora sconosciuta, ma ricca

15

di sbalorditive frontiere e sorprendenti prospettive. Un


viaggio, una Wilderness dell anima.
Abbiamo intitolato il nostro libro Le ali dell anima a
significare, usando un immagine poetica, che l anima
si leva e quasi il cielo attinge.
Se usi la terra- dice Dio al profeta Levehr per creare
un angelo, egli non sar una creatura celeste, ma un
uomo. Egli salir sul monte della vita e guarder
lontano, oltre l orizzonte e mai ricorder la sua origine,
ma una cosa sola lo render elevato e al di sopra di ogni
altra creatura: le ali dell animo. Tutti i figli di Diorecita un canto afro-americano- hanno le ali, che si
librano verso il mistero e l immensit del creato.
Nellantichit, gli uccelli rappresentavano la metafora
dellanima che sale nel cielo, e sono presenti nel
simbolismo, nellarte e nella cultura di ogni tempo
(Dehaene). Nellantico Egitto, un uccello dalla testa
umana simboleggiava lanima immateriale e
immortale, la quale dopo la morte sinvolava verso l
oltretomba. Anche nelle opere dellInduismo, lanima
rappresentata come una colomba che vola nel cielo.
Colombe dalle bianche ali raffigurano nel Cristianesimo
lanima, lo Spirito Santo e gli angeli. Dante nel
Purgatorio paragona lanima allangelica farfalla. Gli
uccelli come anima, in sostanza, appaiono come una
metafora universale dello Spirito.
Nel corso del sonno, il pensiero attivo e continuaafferma Jouvet- una intensa attivit, quasi come
16

durante la veglia. Durante i sogni, lanima sembra


volare verso luoghi e tempi lontani. , cio libera come
un passero.
Platone parla della bellezza dellanima, espressione
che ricorre in Plotino, nella letteratura mistica e in
Rousseau. Anima bella poi limmagine usata da
Schiller per indicare l ideale di unanima non solo
virtuosa, ma graziosa e in sintonia con la norma
etica. Lanima- sottolinea Goethe- un impulso che mi
conduce e mi guida. Kant, Hegel e il Romanticismo
danno molto rilievo allanima intesa come coscienza
che vive nellansia di macchiare con lazione e con
lesserci lonest del suo interno. Delicata inoltre la
raffigurazione dellanima espressa dal filosofo Adriano:
animula vagula blandula ( piccola anima, dolce e
vagabonda), ospite e compagna del corpo, dalla quale
partono, per Melville, tutte le vie dello spirito.
Lanima come essenza della natura umana
teorizzata da Socrate. Secondo il filosofo greco, luomo
deve occuparsi soprattutto della sua anima, perch essa
diventi migliore il pi possibile. Il bene pi grande
quello di entrare nella propria interiorit, in quanto una
vita senza ricerche- aggiunge- non degna per luomo
di essere vissuta. Tutta la ricerca della vita interiore
legata- secondo Platone- allIdea del Bene, dalla quale
derivano non solo la conoscenza, ma anche lessere e
lesistenza. Per rendere lanima la migliore possibile,
occorre compiere, per il discepolo di Socrate, la
17

seconda navigazione, un avventuroso viaggio


intellettuale e morale alla scoperta del mondo
spirituale, come esigenza di un bisogno di purificazione.
Le ali dellanima in tal modo si sollevano in cielo, verso
lidea di bellezza e lidea del bene, le quali
rappresentano il vertice del mondo ideale, in un
incessante processo di liberazione.
Noi siamo- ha scritto Francis Crick- nientaltro che
un fascio di neuroni. Certamente, ma noi siamo anche
esseri umani con agentivit, termine introdotto da
Bandura per indicare la capacit dellanima (mente) di
generare pensieri, idee, emozioni, progettualit. Il
nostro cervello un armonia di miliardi di neuroni, ma
la nostra mente, la nostra individualit, crea
continuamente limprevedibile e il non codificabile,
opera scelte e adotta strategie sulla base di eventi che
non sono per lappunto codificabili nei neuroni e nei
geni. Per questa via, perveniamo al concetto di spirito
(anima), che comprende il pensiero e dunque la mente.
unentit che ha acquisito una tale rilevanza che ha
indotto alcuni autori a parlare di una sostanza primaria.
lo spirito che pone e sostiene il mondo. Un mondo
che ledificazione dello spirito. una impostazione
che coincide con le nostre concezioni, che sono alla base
delle nostre opere e della nostra vita. Noi avvertiamo
continuamente
la
seduzione
di
unanima
trascendentale, immateriale ed immortale.
18

Il tentativo dunque di spiegare la natura umana in


base ad una concezione esclusivamente neurale,
biologica, conduce inevitabilmente alla negazione
della persona umana e del suo carattere spirituale. Fatto
che riduce lessere umano alla sua irriducibilit di soli
fenomeni neuronali e di soli meccanismi cerebrali.
Ci confortano le scoperte delle stesse nuove
neuroscienze. Esperimenti condotti di recente mostrano
che lidea di Dio attiva alcune regioni del cervello
(Dehaene). Altre ricerche fanno ipotizzare di poter
individuare un centro divino, un centro di Dio nel
cervello umano. Studi recenti dimostrano che la nostra
mente
costruisce
credenze
e
convinzioni
(Churchland). Possiamo dunque parlare dellesistenza
di una scintilla divina e morale profondamente
impiantata nella mente (Green).
La credenza in Dio ha una lunga storia, perdura
secondo alcuni neuroscienziati da quando gli esseri
umani abitano la Terra (Gazzaniga) e pu aver avuto
origine da una reazione istintiva comune a tutti gli
esseri umani. Concetti come Dio, Spirito, sono
dunque compatibili, per lo scienziato Boyer, con le
innate capacit della nostra anima (mente). Anche per
queste ragioni, ci sempre cara limmagine tradizionale
dellanima considerata come entit immateriale ed
immortale.
Sono concetti che coincidono con il pensiero di
Cicerone. Se la mia ferma persuasione- scrive il
19

filosofo e scrittore latino- che l anima immortale


dovesse rivelarsi unillusione, unillusione piacevole,
e me la terr cara fino all ultimo respiro. Nel solco di
questa concezione si pone anche Dostoevskij, il quale
afferma: Se distruggessi nelluomo la fede nella
immortalit, non solo l amore, ma tutte le forze vive che
mantengono in vita il mondo inaridirebbero. Nulla pi
sarebbe immorale, tutto sarebbe permesso, anche il
cannibalismo. Perch dunque non immaginare
unanima che si sospinga negli azzurri cieli, sfiorando
la pallida luna e gli astri celesti pi brillanti, l dove
sfavilla la celeste volta, alla ricerca della sua dimora
eterna.
Sostenere che lunica realt quella empirica, che i fatti
sono pi importanti delle credenze, negare all
umanit- afferma il neuroscienziato de Waal le sue
speranze e i suoi sogni. Ci soccorre limmagine della
Scuola di Atene di Raffaello, il dito di Platone a
indicare il cielo.

20

Dallanima al cervello
alla mente
alla spiritualit
Fin dallantichit, luomo ha cercato di indagare la
natura umana, il cervello, la mente, il bene e il male.
Temi che hanno affascinato e attirato lattenzione di
filosofi e teologi, poi quella di antropologi, biologi,
sociologi, genetisti, neurologi, farmacologi, ingeneri e
di recente anche esperti di analisi di mercato ed
economisti. Allalba della civilt, in assenza della
scienza, il compito di valutare il posto delluomo nel
mondo viene assunta dalla filosofia, in un cosmo
dominato dal senso del soprannaturale e da una mente
popolata di Dio, divinit, demoni, fantasmi, angoscia e
paure ancestrali.
La riflessione filosofica sulluomo, sul bene e sul
male ha fornito spiegazioni diverse come la volont
divina, lordine del cosmo, la libert soggettiva, i
principi utilitaristici, la ragione, la cultura, i sentimenti
morali. Soltanto oggi per possiamo legare questi
fenomeni al processo dellevoluzione e ai meccanismi
neurali del cervello. Condizioni che-scrive de Waal-

21

hanno contribuito a plasmare forme e modi del nostro


dover essere morale. Le straordinarie scoperte delle
neuroscienze stanno facendo luce per orientarci
nellintricata selva del cervello, della mente e della
coscienza.
Oggi, i neuro scienziati stanno tentando di
tradurre- scrive Kandel- astratte questioni filosofiche
e psicologiche sulla mente nel linguaggio empirico
della biologia e dunque della scienza. Le neuroscienze
sono impegnate a studiare come e perch il cervello, la
mente e la coscienza siano emersi nel corso
dellevoluzione e come i cervelli si sviluppino,
maturino e invecchino. Il principio guida che la mente
un insieme di operazioni effettuate dal cervello.
Gli etnologi hanno riscontrato il concetto di anima o
di spirito allorigine di tutte le civilt. In seguito, i greci
usarono il termine mente (in greco psych) in luogo di
anima. Luomo dalla doppia natura fatto di carne e di
spirito. Nellantichit, il cuore era considerato lorgano
dello spirito mentre il cervello era fonte dello slancio
vitale. Ippocrate considera il cervello e lorgano centrale
delle sensazioni e della coscienza.
Latto di nascita della speculazione filosofica sulla
mente la teoria di Platone sullimmortalit dellanima
e sulla trascendenza, cio sullesistenza di un aldil
metafisico.
I primi studiosi della mente (in greco psych)
attribuiscono allanima diversi significati. Anzitutto, il
22

concetto di anima indica loggetto metafisico per


eccellenza (Abbagnano) della riflessione filosoficoreligiosa e viene assunto come il principio della vita e
delle attivit spirituali. Cos, lanima aria per
Anassimene, armonia per Pitagora, fuoco per Eraclito,
atomi per Democrito, il quale sostiene che il cervello il
guardiano dellintelligenza.
Tradizionalmente, la mente stata considerata come
una trilogia composta da cognizione, affetto (emozione)
e conazione (motivazione), e viene identificata con
lanima (soffio, aria), lo spirito, la psiche. Infatti,
Platone, il fondatore della filosofia occidentale e
linventore dellanima, indipendente dal corpo, opera
una tripartizione tra anima irascibile, concupiscibile e
razionale. Anche Aristotele, la cui concezione rimane il
modello di buona parte delle dottrine sulla mente,
propone una tripartizione dellanima: vegetativa,
sensitiva, intellettiva.
Ad accentuare i suoi caratteri divini dellanima
Plotino, il quale evidenzia linteriorit spirituale
dellanima. Di qui, lemergere, per la prima volta, della
nozione di coscienza intesa come introspezione,
analisi della propria interiorit.
Un ruolo centrale assume lidea di anima in Cartesio,
la cui concezione comprende anche lidea di coscienza.
Egli concepisce lanima come una sostanza immateriale,
immortale e autonoma rispetto al corpo. Il suo un
dualismo ontologico fra res cogitans (mente) e res extensa
23

(corpo). una teoria che viene rifiutata dallempirismo,


dall idealismo e dal materialismo. Sta di fatto che a
partire da Cartesio, il concetto di coscienza comincia a
prevalere su quello tradizionale di anima. Lanima
viene cos ridotta alla coscienza.
Una svolta significativa si ha con il positivismo, il
quale riducendo lanima alla coscienza pone le basi per
la fondazione della scienza del cervello, della mente e
degli stati di coscienza. La coscienza comprende il
mondo dellesperienza interna, la sfera dellinteriorit e
riguarda il dialogo dellanima con se stessa. Tutto ci
che per me- dice Jaspers- deve entrare nella coscienza.
Lesserci la coscienza.
Nel campo della ricerca sulla mente, trinitario
anche il modello proposto da Freud (Es, Io e Super-Io)
e dal neuro scienziato americano Paul Mac Lean, il
quale concepisce il cervello come una struttura formata
da tre elementi sovrapposti: il cervello rettiliano, il
cervello limbico o mammaliano e il neocervello.
Ad escludere ogni ricorso agli stati soggettivi
(coscienza) e agli stati mentali (mente) il
comportamentismo, il quale accetta come soli dati i
comportamenti osservabili dei soggetti. Teoria che
viene negata dal cognitivismo, che asserisce che la mente
esiste, ha suoi contenuti e sue propriet, che devono
essere studiati dalle neuroscienze. Le quali radicano la
filosofia
della
mente
nei
suoi
fondamenti
essenzialmente biologici.
24

A questo punto, sorge una domanda fondamentale:


possibile studiare scientificamente la mente? Alcuni
autori rispondono di s, altri dicono che non possibile
analizzare la mente. impossibile- dichiara Thomas
Nagel- conoscere la mente e la coscienza, in quanto non
avendo esse propriet fisiche (materiali) sono
inaccessibili alla sperimentazione scientifica, che
invece si basa su leggi fisiche, su realt materiali. Allo
stato attuale delle nostre conoscenza- aggiunge- la
mente rimane al di fuori di qualsiasi comprensione.
Non solo non pu essere spiegata, ma forse maiconcorda Vizioli- essa sar spiegabile.
Diverso il discorso sul cervello, il quale essendo un
oggetto fisico, fa parte del mondo fisico e perci pu
essere studiato scientificamente, cio secondo le leggi
della scienza. La mente invece non un oggetto fisico e
pertanto assurdo- dicono questi autori- fare
altrettanto. Ci che mentale quindi non pu essere
identificato con ci che fisico. Non sapremo maiscrive Chomsky- come il cervello dia origine a pensieri
e sentimenti. Abbiamo a che fare con un mistero
insolubile. Anche Chalmers parla di mistero troppo
profondo: studiando il cervello, la natura della mente
non pu essere chiarita e capita. Addirittura, Patricia
Churchland afferma che non esiste alcuna anima,
alcuna mente. Gli stati mentali pertanto, secondo
questi autori, non sono accessibili alle operazioni di
misura, sono solo accessibili al loro proprietario.
25

Finora, per spiegare il concetto di mente stata


formulata una serie di definizioni. Lesame della
letteratura al riguardo mostra come le diverse
descrizioni non abbiano una base comune. Non
abbiamo ancora trovato cio una definizione operativa
di mente (Siegel). Una posizione scientifica e filosofica
corretta dunque affermare che semplicemente non
sappiamo davvero cosa sia la mente.
Invero, il termine mente si rivela un concetto
generico per riferirsi a qualcosa di ignoto, a unentit
che ancora non conosciamo bene e che forse, come
abbiamo sostenuto in precedenza, non riusciremo a
conoscere. Definire la mente non perci ancora
possibile, poich - dicono alcuni autori- non ancora
conosciamo la sua natura. Ma proprio per questa
ragione- dichiara LeDoux- dobbiamo impegnarci a
studiarla e scoprire- aggiungiamo noi- i suoi abissi di
mistero.
Contrariamente al parere di alcuni, molti neuro
scienziati, come ad esempio Crick, Heric S. Kandel e
Gerald Edelman, pensano invece che saremo in grado
di studiare scientificamente ogni aspetto della nostra
vita, poich le neuroscienze giungeranno a studiare
anche la mente e la coscienza. Cos, mentre i filosofi
cercano soluzioni filosofiche ai problemi, incluso quello
sul cervello e la mente, i neuroscienziati partono dal
principio che la concezione materialistica del problema
mente- cervello sia giusta. Si parte dalla teoria della
26

mente come prodotto del cervello e si perviene alla


comprensione di come il cervello renda la mente
possibile (LeDoux).
La sfida fondamentale delle neuroscienze del XXI
secolo pertanto capire la mente in termini
neurobiologici, come impariamo, ricordiamo e
percepiamo. Capire qual la natura del pensiero, delle
cose, dellemozione, dellempatia e quali sono i limiti
del libero arbitrio.
La nuova scienza del cervello e della mente ci viene
fornendo sempre pi spesso nuovi elementi per una
comprensione pi profonda di quello che ci rende ci
che siamo, e ci consente di indagare anche i meccanismi
cerebrali che rendono possibile la creativit nellarte,
nelle scienze, nella letteratura e nella vita quotidiana.
Contro forme di pessimismo, dobbiamo dire che la
storia della scienza piena di fenomeni ritenuti
misteriosi, che per hanno poi trovato spiegazione.
Non possiamo perci dire che qualcosa
inconoscibile per il semplice fatto che non
conosciuto (Siegel).
In questo campo, siamo ai primi passi. Ci troviamo
di fronte a questioni che creano davvero soggezione e
sgomento. E tuttavia, i risultati sono definiti
straordinari. disponibile, infatti, una grande
quantit di informazioni su come funziona il cervello.
stato dimostrato, per esempio, che la vita mentalelessere umano- non per nulla influenzata dalla sola
27

coscienza, ma anche dai processi inconsci. I quali non


sono le memorie rimosse di Freud, ma le moltissime
cose (pensieri, sentimenti, ecc. ) che il cervello fa e che
non sono accessibili alla coscienza. Pensiamo,
prendiamo decisioni e risolviamo problemi. Possiamo
dire che lattivit inconscia del cervello sostengono
Damasio e Gazzaniga- al vertice di tutti i processi
mentali. La coscienza si rivela dunque solo una parte,
ma non del tutto della nostra mente. La maggior
parte della vita mentale inconscia (Freud).
Le ricerche poi hanno mostrato che tutti i mammiferi
hanno un cuore molto simile al nostro e possiedono
cervelli che hanno in buona parte la stessa struttura e
anatomia del cervello umano (Robbins). Sappiamo
inoltre che non esiste alcuna regione del cervello che
sia la sede della coscienza e della mente (Churchland).
Appare possibile anche che la coscienza sia una
caratteristica del cervello di tutti i mammiferi e degli
uccelli.
Oggi, possiamo dire che la mente- come concordano
i maggiori neuro scienziati- si riferisce allesperienza
soggettiva interiore, privata, personale, individuale di
pensieri, emozioni, memoria, sogni, speranze,
convinzioni, intenzioni, ragionamenti, intuizioni,
immagini, umore, e al processo della coscienza o
consapevolezza. Questo processo allorigine delle
attivit mentali, come il pensiero, lemozione e la
memoria.
28

Ciascuno di questi processi mentali ha dunque un


carattere soggettivo, cui ci si riferisce con il termine
qualia. La qualit soggettiva dellesperienza tuttavia
non n quantificabile n osservabile direttamente,
e dunque non pu fornire la misurazione rigorosa dal
punto di vista scientifico. Noi non possiamo conoscere
e fare esperienza degli stati soggettivi di altre persone,
sono inaccessibili. Possiamo solo supporre ci che gli
altri pensano o provano. La stessa descrizione
dellesperienza soggettiva fornita direttamente da
coloro che lhanno compiuta sono utili, ma queste
descrizioni non sono equivalenti allesperienza stessa
(Kandel). Non dimostrabile la rossit del rosso o il
profumo di una rosa: che ci che io percepisco come
rosso corrisponda a ci che tu chiami rosso.
Anche la coscienza, che lesperienza soggettiva di
essere consapevoli, un altro aspetto della vita mentale
difficile da studiare in modo misurabile e
controllato, in quanto essendo priva di estensione
spaziale, diversamente dal cervello, non pu essere
oggetto di indagine sperimentale.
Sulla coscienza, emersa unaltra questione
sorprendente: noi veniamo a conoscenza delle nostre
scelte a cose fatte. Gli esperimenti di Libet e poi di
Platt e Glimscher hanno mostrato infatti che il cervello
esegue il suo lavoro tra i 500 e i 1000 millisecondi
prima che diventiamo consapevoli delle sue azioni. Il
neuro scienziato Ramachandran ha concluso che la
29

nostra mente cosciente non sarebbe dotata di libero


arbitrio. Lesperimento dimostra che il libero arbitrio
illusorio, poich non pu causare gli eventi mentali
perch questi si verificano un secondo prima che esso si
esprima.
La coscienza the big one, il problema numero
uno delle neuroscienze (LeDoux). Per molti versi
conosciamo (ma non sempre, aggiungiamo noi) precisa Siegel- la nostra esperienza soggettiva
attraverso la coscienza. Ma cosa significa effettivamente
essere consapevoli? Di fatto, non sappiamo veramente
cosa sia un pensiero o unemozione.
Ed allora- come concorda Edelman- dobbiamo
accettare questa situazione e lasciare il terreno della
mente e della coscienza ai filosofi e alle discipline
umanistiche? No davvero. A dispetto degli stati
mentali soggettivi (qualia), le scoperte sul cervello
realizzate negli ultimi anni ci consentono di studiare la
mente e la coscienza.
Come tutte le scienze empiriche, le neuroscienze
procedono con il metodo riduttivo - altrimentiprecisa Kim- esse non fornirebbero fatti e dati obiettivi,
ma fantasie. Per questo motivo- aggiunge Kandel- le
neuroscienze non sono una filosofia sulla quale
discettare, ma un metodo scientifico. Di conseguenza,
lattivit della mente, cio degli stati soggettivi, pu
essere analizzata, partendo necessariamente dai
neuroni e dai meccanismi fisico-chimici.
30

Attualmente disponiamo di teorie scientifiche della


mente e della coscienza- evidenzia Edelman- le quali,
basandosi sullattivit del cervello, tentano di chiarire la
relazione tra eventi mentali ed eventi neurali, fisici, e
di riferire i propri stati fenomenici interni mentre
misuriamo lattivit neurale e corporea.
Punto di partenza- sostengono i neuro scienziati-
allora concepire anima e cervello come una unica e
stessa cosa, ovvero ridurre la mente a cervello.
(Churchland). Ci che pensiamo come anima il
cervello e ci che pensiamo come cervello lanima. La
mente un prodotto del cervello. La grande sfida poi
sar quella di risolvere il mistero di come il cervello
renda la mente possibile.
Coscienza, autocoscienza, mente, linguaggio, ecc.
vanno studiati perci come qualsiasi caratteristica della
natura vivente. Il loro studio consiste nella riduzione
degli eventi mentali a eventi della materia del cervello.
il metodo scientifico denominato riduzionismo o
fisicalismo. Il riduzionismo un sistema scientifico
che consente di ridurre la totalit dei fenomeni naturali
da livelli pi complessi a quelli meno complessi.
scoprire e spiegare la natura delle cose attraverso
evidenze sperimentali.
Oggi sappiamo che dalle ricerche neuro scientifiche
emerso il principio secondo cui mente e coscienza
sono inesorabilmente connesse al cervello (Kandel).
Di conseguenza, i neuroscienziati credono in unanima
31

pressoch identica alla mente e al cervello, cio parte


del mondo fisico, che per sua natura deve rispondere e
rispettare le leggi della scienza, le leggi della fisica
(fisicalismo). Questa corrispondenza tra evento
neurale ed evento mentale viene definita da Edelman
con lespressione correlati neurali della coscienza
(NCC, Neural Correlates of Consciousness), vale a dire
lattivit nervosa funzionalmente correlata con stati
coscienti. La correlazione neurale un concetto per
descrivere la contemporaneit fra lattivit del
cervello e lesperienza soggettiva del pensiero e della
coscienza.
Le basi della concezione sulla natura interconnessa
di cervello e mente sono state avviate a partire dal
secolo scorso, quando le scienze del sistema nervoso
hanno cominciato a considerare prodotto del cervello
ci che veniva compreso nel concetto di anima, spirito,
mente, pensiero (Hagner).
I neuroscienziati sono concordi nel sostenere che
mente e cervello sono due facce di ununica realt.
Lequivalenza mente-cervello un metodo di ricerca, il
quale- come nota Damasio- parte dal fatto che gli eventi
mentali sono correlati a quelli cerebrali, cosa che
nessuno pone in discussione, dal momento che
lattivit mentale ha luogo all interno del cervello.
Dobbiamo poi aggiungere che i processi cerebrali e
mentali sono il prodotto di una lunga storia di
evoluzione biologica.
32

Lidentit mente-cervello infine si basa sullassunto


che i neuroni creano le mappe di oggetti e che queste
sono eventi mentali. La mano un buon esempio per
chiarire questo concetto. Essa fatta di ossa, muscoli,
nervi, ecc. . Quando essa si muove per indicare un
oggetto o una persona esegue unazione. Sia loggetto,
la mano, sia lazione- movimento sono fatti fisici chedice Damasio- hanno luogo nello spazio e nel tempo.
Vogliamo dire che sono i neuroni a creare una
configurazione, la quale costituisce una mappa di
qualcosaltro: una mappa di quellazione e di
quelloggetto. Tali configurazioni sono per lappunto
immagini della mente.
La teoria dellidentit mente-cervello secondo cui
ogni evento mentale identico a un evento fisico ha
portato i neuro scienziati a formulare la prima legge
dell attuale concezione sul rapporto tra anima e
cervello. Essa stabilisce che tutti i processi mentali,
perfino i processi psichici pi complessi, derivano da
operazioni del cervello (Kandel). Lassunto cardine
che ci che chiamiamo mente rappresenta un insieme
di funzioni svolte dal cervello, come il pensiero, il
linguaggio, la creazione della letteratura, di opere
artistiche e musicali. Di conseguenza, anche i disturbi
mentali hanno una base biologica. Questo principio
accettato tra i neuroscienziati e si pone come assunto
fondamentale delle neuroscienze in quanto presenta
un forte sostegno empirico.
33

Gli approcci riduzionistici al pensiero umanosostengono gli studiosi- sono fondamentali per la
scienza, anche se molti, soprattutto persone estranee
alle neuroscienze, ritengono che il riduzionismo
sminuisca il fascino dellattivit mentale oppure che il
tale fenomeno in realt non esiste.
vero il contrario, rispondono gli scienziati. Se si
capisce- precisa Patricia Churchland- che, ad esempio,
lepilessia dovuta allimprovvisa scarica di un gruppo
di neuroni, che a sua volta innesca unanaloga scarica in
altre aree della corteccia, questa una spiegazione di
un fenomeno e non la negazione dellesistenza di un
fenomeno. Si tratta- precisa lautrice- di una
riduzione. Che costituisce dunque una base empirica
(scientifica) contro le spiegazioni precedenti in termini
di origini soprannaturali dellepilessia.
Se apprendere, sognare, ricordare ed essere coscienti
sono attivit del cervello non ne segue che esse non
siano reali. Se inoltre il riduzionismo essenzialmente
comprendere e spiegare, lamenti e critiche
sarcastiche- aggiunge Tallis- mancano il bersaglio.
Sono evidenze sperimentali, perci sbagliato valutarle
con letichetta di scientismo.
La comprensione della neurobiologia del cervello e
della mente pertanto non nega in alcun modo il
fascino, la ricchezza e la complessit del pensiero e non
diminuisce neppure il godimento, lo stupore e il piacere
procurati dagli stati soggettivi (qualia) legati
34

allemozione, alle esperienze personali, alle opere darte


e alla creativit. Come dimostrano le ricerche di E. Kris
e E. Gombrich sulla neuroestetica, una delle sfide della
nuova scienza del cervello e della mente, consiste nel
comprendere come noi elaboriamo lemozione, l
empatia e la percezione conscia e inconscia, aprendo in
tal modo una fase nuova nella storia del pensiero
umano.
da precisare inoltre che le neuroscienze (il
riduzionismo) non si pongono come fine filosofico o
come visione del mondo o come risposta alle
domande fondamentali (Hyman). Esse si collocano
come mezzo per acquisire conoscenze (scientifiche) che
ci porteranno a una comprensione pi profonda e
certa dellessere umano.
I pregi dellapproccio riduzionista- dichiara Kandelsono emersi solo in questi ultimi anni con lo sviluppo
delle fantastiche metodiche di brain imaging.
La maggior parte degli studiosi, come concordano
M. Solms e O. Turnbull, sostiene infatti che le ultime
teorie fornite dalle neuroscienze siano di fatto teorie
scientifiche, cio rappresentino attualmente il tipo
pi affidabile di conoscenza a nostra disposizione a
proposito delle leggi che governano lapparato mentale.
Non si pu dire altrettanto delle teorie di altre
discipline, come ad esempio delle teorie psicoanalitiche
o filosofiche.

35

Si ritiene cio che le proposizioni psicoanalitiche o


filosofiche non possano essere dichiarate vere o false in
base ad un criterio di fatto e quindi oggettivo. Si tratta
di un sapere quasi intimistico, di tipo affettivo,
poetico, fondamentalmente espressivo, anzich
esplicativo. Di qui, linsufficienza teoretica della
psicoanalisi e della filosofia, le quali sono pertanto
inverificabili e inconclusive.
La scienza invece verificabile. I dati raccolti dalla
ricerca neuro scientifica sono per loro natura
oggettivi, poich riguardano cose fisiche. La
psicoanalisi
produce
invece
dati
di
tipo
estemporaneo difficili da trattenere. Lesperienza per
definizione soggettiva. Descrivere lesperienza
soggettiva appare impresa quasi impossibile perch
essa non pu essere fermata e dunque non pu essere
misurata. Con il metodo scientifico non solo
possibile catturare e misurare i dati, ma anche
analizzarli.
Le conclusioni della scienza riguardano i fatti: si pu
accertarne la verit o la falsit in termini oggettivi,
matematici.
Nel caso dei rapporti tra scienza e filosofia si era
ritenuto di poter giungere a una distinzione basata
sulla differenza dei rispettivi oggetti di indagine: la
natura per le scienze, e l uomo come ente spirituale per
la filosofia. Pensiamo alla distinzione proposta da
Wilhelm diete tra le scienze spirituali e le scienze
36

naturali. Successivamente, tale distinzione apparsa


insoddisfacente, considerando possibile, e anzi
fruttuoso, non solo una pacifica coesistenza tra
scienza e filosofia, ma anche una loro feconda
connessione dinamica in un continuo di
approfondimento della comprensione del destino
umano (Cotta).
Oggi, c una tendenza a imprimere un carattere
scientifico anche alle humanae litterae nella convinzione
che queste siano suscettibili di uno studio scientifico,
ossia verificabile, o falsificabile, empiricamente.
tuttavia un grave errore concludere che la scienza
della mente possa fare a meno della psicoanalisi, della
filosofia o di altre discipline. Gli stati soggettivi, le
emozioni, i sentimenti esistono, sono reali.
Le altre discipline, lo ribadiamo con forza, sono una
fonte di arricchimento per la scienza e per luomo, un
metodo alternativo di conoscere la realt. Le
neuroscienze e le discipline umane hanno molto da
guadagnare dalla loro reciproca collaborazione e
integrazione. giunto il momento, secondo noi, di
trovare punti di contatto, superando le antiche ostilit.
In questa prospettiva, come nota Sergio Cotta, si
perviene a rovesciare il tipo di rapporto tra scienza e
filosofia. Secondo lidealismo, lunica forma di
conoscenza valida in termini di verit era quella
filosofica, mentre la conoscenza scientifica aveva un
carattere pragmatico, concerneva la pratica. Oggi
37

invece solo la scienza si presenta con una effettiva


capacit conoscitiva del mondo della realt. E tuttavia,
dobbiamo precisare che la conoscenza scientifica non
copre tutta lesperienza umana. Le scienze umane
aggiungono ai dati oggettivi offerti dalle scienze
naturali lattenzione per lesperienza interiore (la
dimensione
dellinconscio
e
del
profondo)
dellindividuo e per lesperienza storica
dellumanit.
Certamente, la scienza non lunica cosa
importante nella vita. Nulla se non la scienza. La
scienza non tutto, anche se per Einstein essa la cosa
pi preziosa che abbiamo. Quello che per noi
importante realizzare un modello integrato e armonico
tra le due culture, tra scienza e discipline umanistiche,
cio fra tutti i differenti domini della conoscenza.
Uno dei primi autori a descrivere lo iato di reciproca
incomprensione e ostilit tra scienziati e umanisti
stato C. P. Snow, il quale nel suo libro Le due culture
deplora la divisione esistente fra cultura scientifica e
cultura umanistica, auspicando la possibilit di una
terza cultura che mediasse il dialogo fra scienziati e
umanisti.
In questa direzione si pone anche il neuro scienziato
S. J. Gould, il quale riconosce una parentela profonda
e una necessaria connessione e interazione fra scienze e
discipline umanistiche. Oggi, assistiamo ad un evento
straordinario, quello del pensiero che ha condotto alla
38

rivoluzione scientifica, dimostrando come la ricerca


sulla mente possa comprendere sia la scienza che altri
saperi (Edelman).
Noi sosteniamo, daccordo con la maggioranza dei
neuroscienziati, che la letteratura, larte, la musica, la
poesia, la psicoanalisi, lantropologia, la linguistica
possano coesistere con le neuroscienze in un fecondo
processo dintegrazione. I filosofi possono essere
daiuto nel campo del cervello e della mente. Come
rileva Kandel, intuizioni e contributi sono venuti anche
da scrittori e poeti- pensiamo a Shakespeare,
Beethoven, Klint, Kadoschka e Schiele-, oltre che da
filosofi e studiosi cognitivi.
Noi- ha affermato Francis Crik- non siamo che un
fascio di neuroni. Ma siamo- aggiungiamo noi- anche
esseri umani con agentivit (Rose), capaci di creare e
ricreare i nostri mondi. Eccles, al riguardo, ha invocato
una regione speciale del cervello come il punto in cui
lanima e la divinit potevano intervenire e interagire
con i neuroni.
Cos, tra dimensione naturale e dimensione
spirituale e soprannaturale, tra anima, mente e corpo,
luomo, come sostiene Popper, un essere spirituale,
un Io, una mente, la quale legata ad un corpo che
soggiace alle leggi della fisica. Non dovrebbero quindi
escludersi a vicenda(LeDoux) una visione spirituale
degli individui e una prospettiva neurale.

39

Unimportante testimonianza ci viene resa dalla


letteratura attraverso autori, come, ad esempio,
Dostoevskij, Tolstoi e Turgenev, che sono i grandi
indagatori dell anima. Questi autori danno molta
importanza alla sfera spirituale e ai processi inconsci
della vita mentale, fornendo la possibilit allessere
umano di trascendere se stesso. E proponendo idee che
si rivelano utili alla comprensione dei modi in cui
lanima (la mente) attraverso il cervello ci rende quelli
che siamo (LeDoux).
Si tratta di un contributo decisivo allo studio della
mente che anticipa le successive scoperte delle
neuroscienze. In questo contesto, come osserva G.
Chini, Turgenev pone in risalto la conquista della
irripetibile interiorit della persona e del suo senso
morale. A sua volta, Tolstoi esalta la dimensione dellIo,
della sua unit bio-psichica e il sentimento spirituale,
mentre Dostoevskij indaga un livello spirituale pi
profondo della mente, evidenziando lemergere della
coscienza morale come espressione ordinata di
unautorit esterna e superiore.
Dostoevskij, Tolstoi e Turgenev si pongono lungo la
linea vettoriale della concezione trinitaria di Platone,
Freud, Luria e Mac Lean, recuperando unantropologia
tripartita, dove accanto alla sfera fisica (cervello) e a
quella psichica (mente) emerge una sfera spirituale
(anima).

40

Concludiamo questa panoramica sulle nuove


neuroscienze, dicendo che siamo partiti dallanima
attraversando i neuroni, il cervello, la mente e la
coscienza per approdare sulle sponde meravigliose
dello spirito (nos) e dellanima.
Una spiritualit che non si oppone al metodo
scientifico, poich entrambi possono convivere in una
creativa, fertile e armonica collaborazione.
lassolutezza dello spirito che si manifesta
hegelianamente in molteplici versi: 1. soggettivo
attraverso lanima, lintelletto, la ragione; 2. oggettivo
con il diritto, la moralit, leticit; 3. assoluto per mezzo
dellarte, della religione, della filosofia.
Tutto ci mostra che c in ognuno di noi la
seduzione e il fascino del trascendentale con la
nostalgia dellanima.

41

42

Lanima e i suoi
tormenti

Le questioni relative ai disturbi psichiatrici si


ramificano in molteplici snodi caratterizzati da diversi
equivoci scientifici e culturali insorti soprattutto negli
anni Settanta e dal difficile rapporto tra scienza e
umanesimo nei nostro Paese. Rispetto agli altri Paesi,
l'Italia ha scontato un notevole ritardo di elaborazione
concettuale. Se altrove si cominciato gi nell'Ottocento
a emancipare i malati con leggi come quella francese del
1838 o il Lunacy Act inglese del 1845, da noi la 180
ha dovuto suturare un gap risalente a una legge del
1904, in cui la malattia mentale coincideva con il
comportamento criminale.
Gli studi rimarcano anzitutto la centralit di un
sapere psichiatrico di cui l'antipsichiatria, sorta come
reazione agli eccessi di una psichiatria biologica,
costituisce un elemento composito contrassegnato da
sociologismi ambigui, come le vaghezze metaforiche di
un Foucault, da una psicoanalisi para-freudiana, come
l'esoterismo oscuro e inconsistente di un Lacan e da un
misticismo new-age. Tutti fattori che si sono saldati in

43

un linguaggio astratto, vacuo e antiscientifico e teso a


vedere nel disagio mentale solo il sintomo del
controllo sociale e di un ambiente castrante. Viene
contestato il concetto di malattia mentale, la
schizofrenia non ritenuta una malattia se non in senso
metaforico, la follia valutata come variante della
norma o addirittura come forma di saggezza,
predomina una ideologia anti-modernista, antirazionalista e anti-scientifica. Di qui, una opposizione
alle scienze medico-biologiche e dunque alla
psichiatria.
Tra ritardi ed errori, oggi la psichiatria obbligata
-scrive Kandel- a confrontarsi con le neuroscienze avuto
riguardo al crescente interesse per la biologia dei
disturbi mentali e in particolar modo per la genetica
della schizofrenia e della depressione. Stiamo
assistendo a straordinari progressi nel campo delle
neuroscienze, in particolare nell'analisi del modo in cui
diversi aspetti del funzionamento mentale sono
rappresentati in varie aree del cervello. Alla psichiatria
dunque si presenta una nuova, irripetibile opportunit.
Le prospettive si rivelano entusiasmanti: esiste la
possibilit di pervenire a una visione avanzata dei
processi mentali sia normali che patologici.
Alla base della nuova scienza del cervello c' il
principio che tutti i processi mentali sono biologici.
Qualsiasi disordine o alterazione di questi processi
deve avere perci anche una base biologica (Kandel),
44

nonostante finora non siamo riusciti a svelare lesioni


chiare e localizzate come quelle riscontrate nelle
malattie neurologiche. Anche-se quasi tutte le patologie
mentali hanno una componente genetica, esse non
mostrano modelli di ereditariet diretta, perch non
sono causate dalla mutazione di un singolo gene.
Non esiste quindi il gene della schizofrenia, come non
esiste il gene della depressione, dei disordini dell'ansia
o della maggior parte delle altre malattie mentali.
Le componenti genetiche di queste malattie si
originano nell'interazione di parecchi geni con
l'ambiente o con altri fattori. Con lo studio degli stati
d'ansia, innata o acquisita, nelle persone e negli animali
da esperimento, oggi sappiamo che le emozioni sono il
risultato di unesperienza inconscia, che implica
l'attivit del sistema nervoso autonomo e
dell'ipotalamo, e di unesperienza conscia, la quale
coinvolge le funzioni della corteccia cerebrale.
Essenziale per entrambe le componenti il ruolo
dell'amigdala, un nucleo situato in profondit negli
emisferi cerebrali che coordina l'esperienza delle
sensazioni e delle emozioni, soprattutto l'ansia e la
paura. La scoperta da parte di Kandel di un circuito
neurale che tiene sotto controllo l'ansia potrebbe
portare inoltre allo sviluppo di farmaci che contrastino
la paura associata a sindromi psichiatriche come i
disordini da stress post-traumatici e le fobie.

45

Unindicazione importante sulla depressione deriva


dal lavoro di due neuroscienziati, R. Duman e R. Henn,
i quali hanno scoperto che i farmaci antidepressivi
aumentano anche la capacit di una regione
dell'ipotalamo, il giro dentato, di generare nuove cellule
nervose. Sono scoperte notevoli in quanto lasciano
emergere la possibilit che gli antidepressivi stimolano
la produzione di neuroni nell'ipotalamo. Ulteriori
esperimenti poi dimostrano che i topi geneticamente,
modificati possono servire come modelli nello studio di
complessi disturbi psichiatrici. Nei topi mutanti
possiamo indagare gli apporti genetici alla schizofrenia
e manipolare l'ambiente dei topi, in utero e durante il
primo sviluppo, per valutare quali interazioni geneticoambientali potrebbero innescare l'avvio della malattia.
I modelli genetici delle principali malattie mentali
ottenuti con i topi potranno rivelarsi fondamentali sia
per comprendere le origini e lo sviluppo di determinate
malattie che per analizzare le complesse vie alla base
dei disturbi molecolari, rafforzando le nostre capacit
di diagnostica e classificare i disordini mentali e
fornendo una base per lo sviluppo di nuove terapie
molecolari.
I meravigliosi progressi di questi anni stanno dando
origine al decennio delle terapie per il cervello, con la
conseguenza che la psichiatria e la neurologia si
rivelano due discipline che vanno concettualmente
avvicinandosi sempre pi. Le prospettive sono
46

affascinanti: possiamo - commenta Kandel - sondare i


misteri del cervello e studiare nuovi trattamenti per le
disfunzioni cerebrali.

47

Larte e il mondo
dellinconscio
In questi ultimi anni si sviluppato un processo
dinterazione tra cervello, mente, inconscio e arte, che
ha portato alla nascita di una neuroestetica emotiva.
Una comprensione cio delle nostre risposte,
emozionali, empatiche e percettive, alle opere darte. La
neuroestetica una nuova disciplina che tenta di
coniugare lo studio dellarte con le neuroscienze.
La sfida fondamentale delle neuroscienze del XXI
secolo capire la mente umana in termini
neurobiologici. Come impariamo, ricordiamo e
percepiamo? Qual la natura del pensiero, della
coscienza, dellemozione, dellempatia? Quali sono i
limiti del libero arbitrio?
La nuova scienza del cervello e della mente non solo
ci fornisce una comprensione pi profonda di quello
che ci rende ci che siamo. Ma ci consente di indagare i
meccanismi cerebrali che rendono possibili la
percezione e la creativit nellarte, nelle scienze, nella
letteratura e nella vita quotidiana. Le neuroscienze e
larte rappresentano due importanti prospettive della
mente. Gli straordinari progressi neuro scientifici ci

48

mostrano che la nostra vita mentale prende origine dal


cervello (Kandel). Una delle sfide pi notevoli della
neurobiologia dunque capire come il cervello divenga
consapevole dellemozione, della percezione e
dellesperienza.
Nel periodo compreso tra il 1890 e il 1918, le
intuizioni di Freud, gli scritti di Schnitzler e i dipinti di
Klimt avevano in comune - afferma E. R. Kandel in Let
dellinconscio. Arte, mente e cervello (Raffaello Cortina) la
capacit di penetrare nella natura della vita istintuale
dellessere umano. Lopera poi di Darwin Lorigine
della specie (1859) introduce il concetto che gli esseri
umani non sono creati da un Dio onnipotente, ma sono
creature biologiche evolutesi da antenati pi semplici.
Questi nuovi orientamenti portano a un riesame della
natura biologica dellesistenza umana. Si scopre cos
che gli individui non solo ospitano sentimenti erotici
inconsci, ma anche pulsioni aggressive altrettanto
inconsce dirette sia contro se stessi sia contro gli altri.
Freud chiamer pulsione di morte (Thanatos) questi
impulsi oscuri. la scoperta dellinconscio, cio della
natura largamente irrazionale della mente. la grande
rivoluzione freudiana. La quale evidenzia che non
controlliamo consciamente le nostre azioni, ma siamo
guidati da motivazioni inconsce. Questa rivoluzione
suggerisce pi tardi lidea che la creativit trae origine
nellaccesso conscio dalle forze inconsce sottostanti.

49

In verit, molti filosofi nel corso dei secoli hanno


dibattuto sul ruolo dei processi mentali inconsci nella
vita psichica. Prima Platone, poi Schopenhauer e
Nietzsche scrivono dellinconscio e delle spinte
inconsce. Freud rileva che la maggior parte della vita
mentale inconscia. Antonio Damasio (Il s viene
alla mente, Adelphi Edizioni) definisce inconscio
genomico la colossale quantit di istruzioni
contenute nel nostro genoma. Sono disposizioni che
toccano unampia gamma di temi, come il formarsi
delle arti, la sessualit umana, la religione, il
comportamento umano.
Queste nuove idee e le nuove scoperte delle
neurosciernze mandano cos in crisi il concetto di libero
arbitrio. Il principio che tutti i processi mentali hanno
una base biologica nel cervello porta poi a sostenere
che tutte le malattie mentali hanno una base
biologica.
Se dunque la maggior parte della nostra vita mentale
inconscia, qual la funzione della coscienza? La
coscienza - rispondono i neuro scienziati - ci che ci
consente di sperimentare pensieri, emozioni e stati di
piacere e dolore.
Larte, in questo contesto, rappresenta un complesso
insieme di impulsi inconsci e ci d alcune tra le
esperienze
pi
profonde
ed
emotivamente
coinvolgenti accessibili agli esseri umani (Dutton). Le
50

arti sono pertanto adattamenti, tratti istintuali, che ci


aiutano a sopravvivere. Larte pu dare origine a
sensazioni di benessere. Una grande opera darte- come
confermano i moderni studi neuro scientifici- ci
permette di sperimentare un piacere profondo. I
circuiti del piacere del cervello si attivano anche quando
godiamo di unopera darte, quando abbiamo
esperienza di un bel tramonto, un buon pasto o un
rapporto sessuale appagante.
La gioia che ricaviamo dallarte alza il volume del
piacere attraverso il rilascio di neurotrasmettitori noti
come endorfine. Sono sostanze simili alla morfina nelle
loro capacit di bloccare gli stimoli dolorosi. Dal
momento che la creazione dellopera darte e la risposta
dello spettatore allarte sono prodotti del cervello,
una delle sfide pi affascinanti per la nuova scienza del
cervello costituita dalla natura dellarte. Semir Zeki,
pioniere della neuroestetica afferma che la funzione
principale del cervello acquisire nuove conoscenze
sul mondo e che larte visiva unespressione di tale
funzione.
A partire da Riegl e continuando con Ramachandran,
Kris e Gombrich, oggi sappiamo che le immagini create
dallartista vengono ricreate nel nostro cervello. La
percezione poi delle emozioni nellopera darte in
parte empatica ed imitativa e comprende i sistemi
cerebrali che si occupano del movimento biologico, i
neuroni specchio e la teoria della mente. Lemozione
51

determinata dallamigdala, dalla corteccia prefrontale,


dallo striato e dai differenti sistemi di modulazione del
cervello. Un dipinto dunque ci pu trasportare
attraverso un continuum di emozioni diverse, che si
estendono dal piacere erotico al dolore, dal terrore
allangoscia, dalla paura della morte alla speranza della
nascita.
Invero, lanalisi della creativit richiede studi che
procedano in parallelo da una variet di prospettive
diverse. La creativit infatti qualcosa di molto
complesso, che assume una variet di forme
differenti e che stiamo appena iniziando a capire.
Storicamente, le persone creative sono spesso viste
come toccate da unispirazione divina. Agli inizi del
XX secolo sono stati fatti diversi tentativi per misurare
la creativit, analoghi al quoziente di intelligenza (QI)
utilizzato per misurare lintelligenza. Essi hanno
portato alla conclusione che la creativit si basa
sullintelligenza ed dotata di una molteplicit di
forme. Sta di fatto che i tipi di personalit sono
numerosi e sono incentrati su una variet di
caratteristiche,
tra
cui
intelligenza,
stupore,
indipendenza, flessibilit, anticonformismo, capacit di
rilassamento. Tutte caratteristiche che favoriscono
laccesso allinconscio.
Grazie agli esperimenti di brain imaging, oggi i neuro
scienziati stanno iniziando a identificare alcune delle
regioni del cervello che contribuiscono alla creativit.
52

Lidea che processi mentali inconsci possano


contribuire alla creativit stata introdotta da Ernst
Kris, il quale sostiene che lartista accede allinconscio
attraverso un processo di regressione al servizio
dellIo. La regressione di giovamento ai processi
creativi poich lartista in grado di portare in primo
piano la forza delle pulsioni sessuali, dei desideri
inconsci, dei pensieri, delle azioni rimosse e dei
conflitti.
Concludiamo, dicendo che il cervello una
macchina della creativit, che siamo ancora in una
fase precoce di una concezione neurale della creativit
e che la mente un insieme di operazioni effettuate dal
cervello. Tutto parte dal cervello, la struttura pi
complessa e misteriosa delluniverso conosciuto.

53

Come, quando e perch


la mente emerge

Le caratteristiche uniche dell'essere umano


comprendono la coscienza di s e degli altri, il
linguaggio e la vita sociale. Su tutte queste capacit
emerge uno speciale attributo umano che chiamiamo il
possesso di una mente (Rose).
Come, quando e perch la mente emerge?
A cominciare dagli anni Novanta del secolo scorso, i
neuroscienziati hanno mostrato che la mente non sia
altro che il prodotto del nostro cervello. L'essere
umano - ha scritto Francis Crick un fascio di
neuroni. La mente - ha sostenuto Damasio - una
propriet del cervello, il collegamento di insiemi di
neuroni.
Tutti i processi mentali, perfino i processi psichici pi
complessi, derivano- ha precisato Kandel- da
operazioni del cervello. L'assunto cardine- ha
aggiunto il premio Nobel per la medicina- che ci che
comunemente chiamiamo mente rappresenta un
insieme di funzioni svolte dal cervello.

54

Le neuroscienze, identificando mente e coscienza con


la materia e il funzionamento del cervello, evitano, di
fatto, 1' intricato e ancora misterioso rapporto mentecervello e cercano di capire mente e coscienza in un
mondo fisico. Una volta che la mente sia stata ammessa
fra gli eventi del mondo naturale, dobbiamo trovarle ha sostenuto Colin McGinn - un posto nello schema
delle cose laboriosamente costruite a partire dal XVIII
secolo. Il problema principale tuttavia se ci sia
possibile senza sacrificare la peculiarit della mente e
della coscienza. Il problema irrisolto e forse irrisolvibile
verte su come la mente (immateriale) sorga dal cervello
(materia).
Se le decisioni sono prese dal cervello, che un
oggetto fisico, sottoposto dunque alle leggi della fisica,
la volont non libera. La mente, divenendo un
meccanismo neurale elettrochimico, non libera di
scegliere fra opzioni diverse.
Sta di fatto che in realt non ancora dimostrato che
noi- come ha detto Crick- siamo un fascio di neuroni:
dall'attivit dei neuroni e delle aree cerebrali non
infatti possibile dedurre quali siano i contenuti della
mente e della coscienza. Inoltre, Crick tralascia di
chiedersi chi siano i noi che dovrebbero capire come
funziona il pacco di neuroni che noi siamo, se non
cellule nervose, altri pacchi cio di neuroni, in una
regressione all'infinito.

55

Per Cartesio, esistono due ragioni ontologiche: la


res extensa (la materia, il cervello) e la res cogitans,
cio lanima che pensa, riflette ed consapevole di se
stessa (coscienza). Questa entra in contatto con la res
extensa, cio con il cervello, attraverso gli organi di
senso e non soggetta alle leggi fisiche ed immortale.
Invero, l'assunzione dei neuroscienziati che la mente
non nient' altro che un prodotto del cervello ci
appare un concetto piuttosto grossolano, come
concorda anche Steven Rose. limitato considerare la
mente soltanto come un prodotto del cervello. Ci che
definiamo come mente non discende unicamente dalle
attivit di un sistema nervoso isolato, ma ha origine sia
da funzioni neurali sia da processi esperienziali. Noi
siamo un fascio di neuroni e di altre cellule, ma siamo
anche essere umani. Abbiamo una mente che si
costituisce attraverso 1' interazione evolutiva,
ontogenetica e storica dei nostri cervelli e dei nostri
corpi con gli ambienti sociali e naturali che ci
circondano. Abbiamo la capacit di creare e ricreare i
nostri mondi. La nostra conoscenza etica pu essere
arricchita dal sapere neuroscientifico, ma non sostituita.
Il cervello- ha scritto la poetessa americana Emily
Dickinson- pi grande del cielo. Ma la mente - per
noi - pi grande del cervello. La mente perci non pu
essere riducibile ai neuroni e non pu essere
abbassata al livello delle sinapsi o dei neuroni. La
mente qualcosa di pi.
56

Certamente, la mente e la coscienza sono passibili di


investigazione scientifica, ma esse non si prestano ad
essere ingabbiate dai metodi neuroscientifici con te
tecniche di brain imaging, dai i nostri elettrodi e dai
nostri armadietti dei medicinali (Rose).
La prospettiva pi congruente a noi sembra essere
quella bio- sociale integrata, un modello fondamentale
per qualsiasi tentativo di comprensione del cervello,
della mente e dunque della natura umana. Siamo infatti
gli eredi non solo dei geni, ma anche degli ambienti,
dell'educazione, delle dinamiche interpersonali e delle
culture dei nostri antenati. Le nostre menti quindi sono
attivate dai nostri cervelli, ma non sono riducibili ad
essi.
Attualmente, il pensiero dominante tra i
neuroscienziati decisamente riduzionista nella sua
insistenza sulle spiegazioni neurali. La nascita delle
nuove neuroscienze in realt strappa il controllo
dell'anima e della mente dalle mani dei filosofi e dei
teologi. Si ammette cio l'esistenza di una identit di
mente e coscienza con il cervello. Il problema irrisolto e
forse irrisolvibile - lo ribadiamo - il seguente: come la
mente sorge dal cervello? La domanda in che modo da
una serie di meccanismi neuronali un evento acquisti
significato, diventi cio coscienza, finora 'senza
risposta. Lemozione che si prova di fronte ad un
tramonto o sentendo un brano musicale, la gioia allo
sguardo di una persona che amiamo, lo struggimento
57

che si avverte per tanti eventi della vita, lo stato


soggettivo che si sperimenta per la rossit del rosso, per
l'aroma del caff o per un buon bicchiere di vino, che
per Thomas Mann, un dono di Dio, sono tutte
esperienze personali che vengono sentite come diverse
da un evento fisico, anche se per ognuna di esse
s'individuano aree cerebrali attive. Non possibile
dunque, secondo alcuni neuroscienziati, spiegare gli
stati soggettivi.

58

59

Dal neurone alla morale

Oggi possiamo affrontare le questioni sulla nostra


natura in base ai dati reali e rilevanti provenienti dalle
neuroscienze, dalla biologia evoluzionistica e dalla
genetica. Sono i processi del cervello - afferma
Churchland - a plasmare ci che noi chiamiamo etica
(o morale). Che caratterizzata dai seguenti elementi:
. prendersi cura, capacit basata sul fondamentale
concetto di attaccamento a parenti e ad altre persone;
. riconoscimento degli stati mentali altrui (teoria
della mente);
. soluzione di problemi nel contesto sociale;
. apprendimento delle pratiche sociali e morali.
Le neuroscienze hanno scoperto che in tutti gli
animali vi sono intricati circuiti neurali che presiedono
alla cura di s, alla cura degli altri, alla
neurochimica dell'attaccamento e al comportamento
affettivo tra mammiferi. Sono questi i valori che
fondano la morale. Lo stile di cura dell'altro,
laltruismo, la generosit, la socialit e la cooperazione
sono tutti fattori che confluiscono nel concetto di
60

moralit e sono dovuti a trasformazioni evolutive


specifiche del cervello (Carter).
Anche i mammiferi non umani possiedono valori
sociali e capacit morali. Essi si prendono cura dei
piccoli, dei compagni, dei parenti e dei soci, cooperano,
possono punire e si riconciliano dopo un conflitto
(Palagi). Come possono i neuroni valutare qualcosa?
Tutti i sistemi nervosi- rileva Craig- sono organizzati
per prendersi cura dell'autoconservazione. Secondo la
prospettiva evoluzionistica, la cura di s selezionata al
posto della non-cura di s. Ma come pu un topo
sapere che deve trovare cibo, scappare dalla tana o
costruire un rifugio? La risposta che sono i neuroni a
monitorare lo stato interno del topo. Allorch si
riscontra un bisogno viene di fatto generata una
emozione motivante e attraverso l'uso di indizi
percettivi, come odori e suoni, le regioni sottocorticali
del cervello valutano i rischi e le opportunit nel mondo
esterno. Avere cura di s e degli altri pertanto una
funzione fondamentale del cervello. I cervelli sono
organizzati per ricercare il benessere e per trovare
sollievo dalla sofferenza e dal malessere.
Al centro di questo complesso e delicato insieme di
cura e attaccamento si trova lossitocina, un potente
ormone che assolve specifiche funzioni nella cura dei
piccoli e nelle forme pi ampie di altruismo,
cooperazione, socialit e moralit. Sono tutti elementi
che hanno una base genetica e legati a eventi
61

dell'ambiente. Nel cervello, il rilascio di ossitocina


innesca il comportamento materno. In tutti i mammiferi
in stato di gravidanza, la placenta del feto rilascia una
variet di ormoni (ossitocina, vasopressina, oppiacei
endogeni, dopamina, serotonina, estrogeno e
progesterone),
i
quali
hanno
l'effetto
di
maternalizzare il cervello (Keverne). Quando si
realizza un sicuro e sereno rapporto vengono rilasciati
sia nei cervello del piccolo che in quello della madre
ossitocina e oppiacei, i quali riducono anche i livelli di
ansia e di paura. La cura del manto, leccare i piccoli e lo
spulciamento forniscono sensazioni di piacere alla
madre e ai piccoli (Zhang).
Si determina in sostanza un processo circolare tra
cervello, ossitocina, cura genitoriale e competenze
sociali e morali. Ricerche in materia hanno scoperto che
le madri ratto con alti livelli di comportamento materno
hanno alti livelli di ossitocina, fenomeno che si riscontra
anche nei loro piccoli. L'ossitocina associata alla
fiducia, alta tolleranza, all'affetto reciproco e al
sostegno, e velocizza la guarigione di ferite com
stato documentato sia nei roditori sia negli esseri
umani.
A sua volta, la dopamina risulta importante per
l'espressione
del
comportamento
sociale,
nell'apprendimento, nell'accoppiamento, nei legami di
coppia e nel comportamento genitoriale. Il rilascio poi
di oppiacei endogeni segue al ricongiungimento di
62

individui separati o alla risposta positiva rispetto alle


lamentele dei piccoli (Panksepp), come pu essere
osservato, ad esempio, nella gioia del cane quando si
ricongiunge al suo compagno o al suo padrone.
Nonostante la complessit delle interazioni genicervello-comportamento, l'idea che la morale sia innata
resta irresistibile. Gli esseri umani, per Hauser,
possiedono un organo morale che fissa i principi
universali della moralit e che prendono il nome di
coscienza e sono presenti in tutte le societ. Nasciamo
con regole e principi etici, mentre l'educazione ci
fornisce poi i mezzi e una guida verso l'acquisizione di
sistemi morali particolari. Anche la religione rientra
in questo quadro. Esiste una inclinazione innataaffermano Haidt e Sosis- all'adesione religiosa, una
propensione che fu selezionata per i benefici che recano
l'avere vincoli forti all' interno dei gruppo e una salute
migliore. Sta di fatto tuttavia che pazienti coinvolti in
uno sforzo religioso possono essere in realt pi
cagionevoli di salute (Pergament).
L'attribuzione di stati mentali ad altri ha incoraggiato
poi l'introduzione del nome teoria della mente. I cani
addestrati ad essere sensibili agli scopi umani possono
sembrare straordinariamente esperti nel predire,
leggere, cosa desiderano i loro padroni o cosa
faranno.
La scoperta dei neuroni specchio rhesus riportata per
la prima volta nel 1992 da Rizzolatti, ha incoraggiato
63

lattribuzione di stati mentali a se stessi e ad altri. I


neuroni specchio sono un sottoinsieme di neuroni che
rispondono sia quando la scimmia vede un individuo
compiere un'azione (portare il cibo alla bocca) sia
quando esegue lei stessa quell' azione.
L'esistenza dei neuroni specchio come capacit di
attribuire agli altri intenzioni e scopi nasce dall'idea che
il cervello umano organizzato in maniera simile a
quello delle scimmie. Alcuni neuroscienziati hanno
sostenuto che i soggetti autistici presentano
un'anomalia cerebrale nel sistema dei neuroni specchio,
poich mostrano insufficiente comprensione dei
comportamenti altrui, mancanza di empatia e difficolt
nell'imitazione.
Un ruolo importante rivestito anche dall'empatia
per la sua capacit di identificare gli stati mentali altrui
(Goldman). Vedere la sofferenza altrui spesso rende
infelici noi stessi, cos come osservare la gioia di
qualcun altro rende il nostro animo sollevato.
Concludendo, la morale appare come un fenomeno
naturale radicato nella neurobiologia e modificato
dall'ambiente. la coscienza a guidare le decisioni
morali. A sua volta, la religione ritenuta da alcuni
neuroscienziati la fonte dei principi morali per le
nostre vite.
Invero,
nelle
tradizioni
metafisicamente
significative, la relazione tra Dio e la moralit stata
spesso considerata assiomatica. Il genetista Francis
64

Collins ha sostenuto che Dio ha fatto dono all'umanit


della conoscenza del bene e del male, espressa dalla
legge morale). La moralit qualcosa di reale perch
essa fondata sulla nostra biologia, sulla nostra
capacit di avere compassione e di manifestare empatia.
A costituire la radice della moralit il passaggio dalla
cura del s alla cura dell'altro (prole, partner e
individui extraparentali).
L'ossitocina, in sintonia con la dopamina e gli
oppiacei endogeni, riveste poi un peso rilevante nella
moralit. Alti livelli di ossitocina sono implicati nei
processi della crescita, nei processi sociali e morali, nella
generosit, nella cooperazione, nell'apprendimento e
nella ricompensa Un suo deficit invece interferisce con
lo sviluppo, con la socialit e la moralit e implica una
predisposizione a disturbi psichiatrici, a sindromi
psicopatiche e autistiche, anaffettivit e rapporto di
coppia. Dobbiamo inoltre sottolineare l'efficacia di una
delle facolt cognitivo- morali pi importanti di cui
siamo dotati, la capacit, chiamata empatia, di
leggere nella mente dell'altro per interpretarne
emozioni, intenzioni, scopi e credenze, e quindi
predirne
il
comportamento.
Una
capacit
strettamente legata al sistema dei neuroni specchio,
quei neuroni che si attivano - come abbiamo detto - sia
quando un individuo esegue un'azione sia quando vede
la stessa azione svolta da un suo simile.

65

Storicamente, il saggista tedesco Paul Re fu un


pioniere nello studio dei meccanismi neurobiologici
alla base dell'etica. Influenzato dalle ricerche di Darwin,
pubblic nel 1877 L'origine dei sentimenti morali.

66

La bibbia degli
psichiatri
La psichiatria, come concorda Binswnger,
essenzialmente una scienza delluomo, dellesistenza
umana. Lattivit dello psichiatra, ma cos di tutti gli
operatori della salute mentale, deve essere orientata
allincontro con laltro, diretto cio a comprendere
lessere umano nella sua globalit.
Come nota Callieri, il grande merito della psichiatria
della seconda met dellOttocento fu quello di
identificare raggruppamenti costanti di sintomi. Di
qui, la classificazione, lordinamento tassonomico e
quindi la configurazione di vere e proprie entit di
malattie.
Siamo dunque arrivati alla Bibbia degli psichiatri?
Diciamo che il DSM-5 rappresenta un prezioso e
indispensabile strumento di riferimento per psichiatri,
medici e per tutti gli operatori della salute mentale. Una
disciplina che ha per oggetto lo studio clinico e la
terapia dei disturbi mentali e dei comportamenti
patologici.
Un campo- rileva Karl Jaspers- situato fra
Naturwissenschaften, e cio scienze della natura, e

67

Geisteswissenschaften, scienze umane, come per


lappunto la psichiatria. Nella quale non possibileprecisa Vizioli- adottare il metodo riduzionistico o per
lo meno non possibile far proprio il modello biologico
delle altre discipline mediche. Infatti quello che manca
in psichiatria proprio il modello medico, costituito di
etiologia
(sconosciuta),
patogenesi
(ignota),
fisiopatologia (non verificabile), anatomia patologica
(assente), diagnosi (affidata alla soggettivit
dellosservatore), prognosi (impossibile), terapia,
fondata solo su ipotesi e fortemente generatrice di
effetti iatrogeni molto gravi, come ad esempio, il
parkinsonismo da neurolettici nella schizofrenia.
I disturbi psichiatrici vengono classificati in base a tre
tipi di indirizzo. Il primo prevede lindividuazione
clinica di insiemi di comportamenti stabili. Il secondo
tipo comporta la ricostruzione di una storia vissuta
della sofferenza umana. Il terzo tipo riguarda la
definizione dellambito neurobiologico in cui la
patologia si forma.
Gli orientamenti principali della psichiatria
concernono una concezione di tipo fenomenologico.
Il quale considera la malattia mentale una rottura
della comunicazione e delle relazioni interpersonali.
Secondo unaltra dottrina, la malattia mentale pi
implicita
nellorganizzazione
della
psiche.
Lapproccio clinico sostiene che le malattie mentali

68

(psicosi e nevrosi) sono aspetti di differenti livelli di


dissoluzione psichica.
Limpostazione eziopatogenetica invece afferma che
la malattia mentale dipende da processi organici.
Nellattivit psichiatrica, lintuito clinico e
lesperienza non costituiscono di per s un paradigma
assoluto, in mancanza di punti specifici di riferimento
concettuali, che hanno la funzione di provare o
confutare la loro validit.
Ove lindividuazione e la descrizione dei sintomi
non siano state condotte con sistematicit su tutte le
aree psicopatologiche difficile pervenire a diagnosi
certe. Vogliamo asserire che per ottenere una diagnosi
secondo i parametri del DSM, il metodo psichiatrico
deve essere strutturato secondo canoni irrinunciabili,
ovvero secondo i principi guida sottesi alla valutazione
e al trattamento.
Un obiettivo fondamentale poi quello di
individuare e svelare i conflitti inconsci del paziente,
identificando le sue difese e analizzando le sue
resistenze. La prerogativa quella di realizzare il
duplice obiettivo della diagnosi e della terapia.
Dobbiamo poi precisare che i disturbi psichiatrici
rivelano un insieme di segni, sintomi e comportamenti.
Si tratta allora di classificare i disturbi del paziente e le
disfunzioni in accordo con le categorie diagnostiche
stabilite dai criteri del DSM-5. La diagnosi cos
formulata aiuta a emettere la prognosi e a individuare
69

il trattamento pi efficace. Per riconoscere inoltre tutti i


fattori eziologici che concorrono alla comparsa della
patologia psichiatrica, il clinico deve far riferimento a
un sistema diagnostico multiassiale. Occorre in
sostanza riconoscere, inquadrare e approfondire i
criteri del DSM, allo scopo di sviluppare una piena
comprensione dei molteplici, delicati e complessi
aspetti, riguardanti la diagnosi, la cura e la prognosi.
La realizzazione della quinta edizione del Manuale
diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) il
risultato di unimpresa enorme nellintento di
accrescere la sua validit ed efficacia clinica come guida
e modello nella diagnosi delle patologie mentali.
Risale al 1844 la prima classificazione statistica che
precede il DSM, elaborata dallAmerican psychiatric
association (APA). Dopo la seconda guerra mondiale,
il DSM ha subito positive evoluzioni attraverso quattro
edizioni. Il pi recente il DSM-IV. Lattuale edizione,
il DSM-5, si basa sulle precedenti pubblicazioni ed
finalizzata a fornire le linee guida per orientare le
decisioni circa la diagnosi, il trattamento e la gestione
dei soggetti.
Sono stati apportati molti cambiamenti nel DSM-5
rispetto al DSM-IV. Nel precedente testo veniva
utilizzato il termine ritardo mentale. Negli ultimi
anni, la nozione di disabilit intellettiva (disturbo
dello sviluppo intellettivo) divenuta di uso comune. I
disturbi della comunicazione comprendono il
70

disturbo del linguaggio, il disturbo foneticofonologico e il disturbo della fluenza con esordio
nellinfanzia (in precedenza balbuzie).
Il disturbo dello spettro dellautismo un nuovo
disturbo introdotto nel DSM-5, sindrome che ingloba il
disturbo autistico, il disturbo di Asperger, il disturbo
disintegrativo dellinfanzia, il disturbo di Rett e il
disturbo dello sviluppo. Anche i criteri diagnostici del
disturbo da deficit di attenzione/iperattivit (DDAI)
hanno subito importanti cambiamenti. A sua volta, il
disturbo specifico dellapprendimento comprende la
diagnosi del DSM-IV di disturbo della lettura, disturbo
del calcolo, disturbo dellespressione scritta e disturbo
dellapprendimento non altrimenti specificato. Per la
schizofrenia sono stati effettuati due cambiamenti: 1)
leliminazione della nozione di deliri bizzarri e
allucinazioni uditive, e 2) laggiunta della richiesta che
almeno uno dei sintomi del Criterio A faccia riferimento
a deliri, allucinazioni o eloquio disorganizzato.
Cambiamenti sono poi stati operati ai Disturbi
bipolari e disturbi correlati, ai Disturbi depressivi, ai
Disturbi dansia, al Disturbo ossessivo-compulsivo
e disturbi correlati, ai Disturbi dissociativi, ai
Disturbi da sintomi somatici e disturbi correlati, ai
Disturbi della nutrizione e dellalimentazione, ai
Disturbi del sonno-veglia, alle Disfunzioni
sessuali, ai Disturbi neuro cognitivi, ai Disturbi di
personalit e ai Disturbi parafilici.
71

C un altro cervello?
Laltro cervello la storia delle cellule gliali, che
costituiscono lper cento delle cellule presenti nel
cervello. Le scoperte del loro funzionamento stanno
provocando una rivoluzione nelle neuroscienze. Il
termine glia, o neuroglia, viene introdotto a met del
19 sec. per indicare la sostanza o cemento nervoso (
dal greco glia, colla) che circondava e sosteneva i
neuroni. La cui sopravvivenza e funzionalit
dipendono dalle interazioni reciproche che si
stabiliscono fra glia e neuroni.
Nello sviluppo e nel funzionamento del sistema
nervoso, la glia riveste un ruolo fondamentale,
testimoniato dal suo coinvolgimento in molte
neuropatologie, fra le quali il meccanismo di neuro
degenerazione, ischemia cerebrale, malattia di
Alzheimer, morbo di Parkinson, epilessia, autismo, ecc.
Il cancro al cervello e la sclerosi multipla sono il
prodotto di cellule gliali malate. Esse poi occupano una
funzione importante anche in malattie psichiatriche
come la schizofrenia, la depressione e i disturbi dansia.
La ricerca ha inoltre scoperto che le glia riparano il
cervello e il midollo spinale in seguito a lesioni o ictus.

72

Queste cellule operano lentamente e influenzano in


sostanza grandi settori del cervello.
I neuro scienziati hanno scoperto che quando una
donna rimane incinta, le glia intorno alle sinapsi che
controllano lallattamento cambiano la struttura fisica
di questa regione cerebrale. Partendo da questa base, i
ricercatori stanno cominciando a comprendere molti
altri processi cerebrali, come i circuiti che regolano la
coordinazione fisica e la memoria muscolare. Le pi
importanti funzioni cerebrali delle cellule glia
sembrano essere quelle di agganciare gruppi di
neuroni che non sono collegati fra loro e di guidare
lattivit neuronale nei ritmi veglia-sonno.
Invero, i neuro scienziati hanno cominciato a
esplorare laltro cervello solo negli ultimi anni.
Sappiamo ancora poco sulle cellule gliali. E tuttavia, le
ultime scoperte, riguardanti la loro influenza su grandi
territori del cervello fanno ritenere che le glia possono
partecipare ad attivit mentali molto diverse come
indirizzare i nostri desideri inconsci, partecipare allo
stimolo della sete, alla nascita, alla maternit, allamore,
al controllo del sonno, alla scelta del partner, ai
comportamenti
sessuali
e
ai
processi
dellapprendimento e della memoria.
Le neuroscienze hanno scoperto poi che quando una
donna rimane incinta, le glia intorno alle sinapsi che
controllano lallattamento cambiano la struttura
fisica di questa regione del cervello. Partendo da tale
73

presupposto, i ricercatori stanno cominciando a


comprendere molti altri processi mentali, aprendo in tal
modo una nuova prospettiva su come le glia possano
alterare la struttura del cervello e quindi la sua
funzione, in relazione anche ai processi mentali
inconsci. Le funzioni dellaltro cervello svolgono una
posizione significativa anche nel cervello cosciente,
nell apprendimento, nel pensiero e nella memoria. Le
gliali insomma ci abbagliano con la loro moltitudine
di canali di comunicazione. Laltro cervello infatti
coordina gruppi neurali, regola leccitabilit delle reti
neurali, migliora o inibisce la forza sinaptica. Durante
lo sviluppo e nellapprendimento, le glia sembrano
essere le attrici principali.
Oggi, i neuro scienziati stanno cominciando a
scoprire i segnali scambiati da neuroni e cellule gliali.
Queste appaiono le principali regolatrici della mente,
hanno la capacit di aumentare di numero con
lesperienza, sono in grado di costruire il cervello di
un feto, di guidare la connessione dei suoi assoni, di
riparare il sistema nervoso dopo una lesione, di
collegare le sinapsi e di dare vita a nuovi neuroni.

74

La donna nel tempo:


letteratura, arte, cinema,
psicoanalisi e
neuroscienze
Si parla poco e si conosce poco o nulla della donna,
delle capacit del suo cervello e della sua evoluzione nel
tempo. Finora, soltanto le fantastiche scoperte della
nuova scienza del cervello e della mente, come diremo
appresso, stanno facendo luce sul pianeta ancora
sconosciuto e misterioso della donna. Occorre un salto
di qualit, un cambiamento soprattutto culturale e
aprire un serio e approfondito dibattito sulla figura
della donna cos come stata considerata nelle diverse
societ e culture, allo scopo di creare forme di
convivenza per il progresso dellumanit. Solo
acquisendo la conoscenza si possono eliminare infatti le
ingiustizie, i pregiudizi e gli stereotipi di cui le donne
sono state vittime nel corso dei secoli.
Lanalisi della ricerca in materia mostra infatti che la
condizione femminile stata quasi sempre
caratterizzata da assenza, esclusione e da uno stato di
inferiorit sia sul piano sociale che politico e giuridico.
75

La giustificazione stata legata principalmente ad una


presunta inferiorit fisica. Emerge limmagine di una
donna che via via una presenza priva di rilievo,
oggetto, schiava, domestica, casalinga, regina, eroina. E
comunque sempre avvolta in un alone di mistero.
Nelloscurantismo socio- culturale del mondo antico,
non mancano tuttavia elementi che offrono un ritratto
diverso della donna, vista come creatura dotata di un
intelletto, di un cuore e virt pari a quelli degli uomini.
Soprattutto in alcuni scrittori cristiani dei primi secoli,
acquista luce e spessore storico una variegata presenza
femminile, che pu essere ricondotta ad una
quadruplice categoria: sono vergini, spose, madri,
vedove. Ognuna con una propria dignit e personalit
inalienabile. Madre ed educatrice premurosa e
insostituibile dei figli, sposa laboriosa e sostegno forte e
discreto del marito, amministratrice saggia della casa.
Insomma un dono generoso, una presenza preziosa.
In tutte le civilt esiste una distinzione tra ruolo
femminile (la sfera dellinterno, la casa, i figli) e ruolo
maschile (la sfera dellesterno, la conquista del mondo).
Molti antropologi ipotizzano che nella preistoria vi
fosse una sostanziale situazione di parit tra i sessi.
indubbio tuttavia che la maggior parte del mondo ha
vissuto in un regime patriarcale. Lipotesi del
matriarcato stata negata da autorevoli antropologi,
come Lvi- Strauss, Fox e Morin. Anche Simon de
Beauvoir,
la
scrittrice
francese
considerata
76

unantesignana del femminismo, condivide questa


concezione. La societ - scrive - sempre stata
maschile; il potere sempre appartenuto agli uomini.
Invero, a partire dai poemi omerici, la donna
sottoposta allautorit del marito, anche se gode di una
certa considerazione e libert. LIliade infatti unopera
piena di figure femminili, che esercitano una funzione
di pacificazione e di equilibrio. La Bibbia presenta come
immagine costante il ruolo subalterno e dipendente
della donna. Nel testo poi assente la parola
uguaglianza. Nel libro della Genesi (3, 16) sta scritto:
Sarai sotto la potest del marito ed egli dominer su di
te. Nella lettera ai Corinti, san Paolo afferma: Il capo
della donna luomo, capo delluomo Cristo, capo di
Cristo Dio.
La donna della civilt greca, soprattutto la donna
ateniese, vive isolata. La sua capacit giuridica
praticamente nulla. La societ etrusca invece tiene in
grande considerazione la donna. Rispetto a quella
greca, la donna a Roma gode di maggiore libert. I
romani affidavano alle loro spose il dominio della casa.
La parola donna infatti deriva dal latino domina, che
significa padrona.
Con il Cristianesimo e il Medioevo, la condizione
femminile assume una nuova immagine, unimmagine
pi spirituale. Nascono movimenti femminili e molte
istituzioni monastiche.

77

con il XVIII e il XIX secolo che emergono nuove


idee e le prime conquiste sociali con il riconoscimento
dei diritti civili. Sullesempio degli Stati Uniti anche in
Italia viene promulgata una legge nel 1919 che dava alla
donna sposata la disponibilit dei suoi beni personali. Il
diritto di voto alla donna in Italia avverr nel 1945,
mentre nel 1962 si avr la parit giuridica nel lavoro.
In sostanza, dal dopoguerra ad oggi, la condizione
femminile appare profondamente mutata. La donna di
fatto ha raggiunto un riconoscimento giuridico, politico
e sociale, dopo decenni di battaglie per laffermazione
dei propri diritti. La partecipazione al lavoro in Italia
della donna la pi bassa in Europa. Uno studio recente
mostra poi che le ragazze italiane sono pi brave dei
ragazzi in tutte le materie (fonte Ocse). La questione
femminile deve dunque essere posta al centro sia del
programma di governo che dellattenzione della scuola.
Oggi, la sconvolgente evoluzione della societ e il
progresso tecnologico hanno posto in evidenza la crisi
della famiglia, della scuola e della societ.
La donna risulta assoggettata a un doppio lavoro:
quello in casa e quello che presta allesterno.
soprattutto una crisi di codici etici, che sempre devono
dirigere le azioni umane. Siamo perci di fronte a una
societ caratterizzata da anomia, assenza di valori. Una
grave desertificazione e desacralizzazione. Crescono
dunque i disturbi psichiatrici, ansia, depressione fino a
lambire bambini di 2 anni det. in atto nella societ
78

un processo di violentizzazione, un processo strisciante,


subdolo, ambiguo, che via via cresce sempre di pi.
una condizione che in Italia abbiamo rivelato per primi
sin dagli anni Novanta in una pubblicazione con il
professor
Giovanni
Bollea,
il
padre
della
neuropsichiatria infantile.
La donna nella letteratura e nelle arti
Nel corso dei secoli, la donna stata oggetto di
diverse analisi e interpretazioni. Diciamo anzitutto che
in tutte le culture riconosciuto il ruolo della donna che
crea cultura. Mentre in Occidente stata vista per lungo
tempo come soggetto dedito alla riproduzione, nella
letteratura e nelle arti ha sempre svolto un ruolo
importante.
Una connotazione positiva assume nel Medioevo, un
periodo dominato da una concezione rigida delletica, e
nei pi grandi poeti italiani. Pensiamo alla donna
stilnovista, alla donna angelicata rappresentata dalla
Beatrice di Dante. Da parte sua, la letteratura cortese
(1100) fondata sulla sublimazione della donna,
esaltata come la pi bella e la pi nobile, un essere
dotato di qualit interiori e di principi morali. Diversa
invece la donna del Boccaccio non pi divina, ma pi
naturale e umana. Il Romanticismo esalta la figura
femminile, mentre nel Novecento i poeti assistono alla
battaglia per i pari diritti femminili fino ad arrivare
allemancipazione giuridica.
79

La donna la profonda ispiratrice di quasi tutte le


arti. Volti, sguardi, espressioni scandiscono e
descrivono luniverso femminile attraverso la magia
pittorica nel corso dei secoli, a partire dalla civilt egizia
e cretese, quando si comincia a scoprire il fascino e
larmonia della donna. Sono poi gli autori greci a
fornirci i canoni estetici e filosofici della donna
modernamente intesa. Essi passano dalla donna madre,
generatrice di vita, alla vergine vestita e al nudo
dellAfrodite.
Vesti fluenti ed espressione dignitosa raffigurano la
donna nellarte romana, mentre quella bizantina la
ritrae raffinata. Oggetto di piacere negli affreschi
pompeiani, si passa a una rappresentazione ieratica e
mistica dell immagine femminile, svuotata di ogni
connotato sensuale ed erotico. Vengono infatti dipinte
Madonne e Sante, tutte legate al loro ruolo salvifico. Il
Cristianesimo e il Medioevo esprimono la bellezza nelle
immagini sacre. La donna per eccellenza, Maria,
protagonista indiscussa in tutti i campi dellarte fino ai
tempi odierni.
Emerge una figura femminile concepita nella sua
dimensione sacrale e nel suo essere pensante, artefice
della storia, con pari e talvolta superiore dignit rispetto
alluomo.
La bellezza femminile risplende soprattutto dal
Rinascimento al cubismo con le opere meravigliose di
artisti, quali Leonardo da Vinci, Raffaello, Tiziano,
80

Botticelli, Perugino, El Greco, Manet, Renoir, Paul


Gauguin, Dal, Modigliani, Picasso. Sono opere di
intensa e raffinata suggestione, che esaltano i canoni
estetici, i sogni, le aspirazioni, la dimensione
psicologica, inconscia ed onirica della donna e ne
documentano levoluzione.
La donna nel cinema
Si avverte una chiara evoluzione del personaggio
femminile nel cinema. Allinizio, mogli, madri, amanti.
Che storicamente diventano una costante. Una donna
seduttiva e compiacente. Allalba di questo secolo, la
donna rappresentata attraverso storie di maternit e
femminilit negate, spesso scelte per poter competere in
un mondo maschilista che costringe a comportarsi
come gli uomini. Affiora una figura di donna crudele,
sbagliata, ignorata. Una donna cattiva, sessualmente
perversa e genitorialmente inadeguata. Fa da contrasto,
una figura di donna assunta come agnello sacrificale di
una societ in cui la regola la sopraffazione sulla
gentilezza. Di qui, la donna oggetto di abusi sessuali e
di prepotenza sino alla tragedia della sua uccisione. In
questa rappresentazione drammatica appare anche una
dimensione positiva: una nota di speranza per il futuro
in forza di quella pulsione materna che porta con s il
sentimento dellaltruismo e dellempatia. una donna
che sa guardare pi lontano degli uomini. Un motore
nellevoluzione della specie, la raffigurazione di figure
81

di donna e di madre eroiche. il riscatto da una


condizione di frustrazione e sottomissione millenaria.
La donna nella psicoanalisi
Freud definisce la donna il dark continent della
psicoanalisi, un mondo misterioso, oscuro. La grande
domanda alla quale non sono riuscito a rispondere,
nonostante trentanni di ricerca sullanima femminile scrive Freud-: che cosa vuole una donna?. Su questa
linea si pongono anche autorevoli scrittori, come
Dostoevkij- Io non ci capisco niente-; Erasmo da
Rotterdam- un essere misterioso, incostante, un paese
straniero-; Guido Gozzano- un mistero senza fine;
Karl Kraus - un essere insondabile; Kierkegaard odio le chiacchiere sulla donna. Tra gli autori, si
distingue Goethe, il quale afferma: Le donne sono tutte
pi avanti. Freud propone due tipi di femminilit: 1.
La donna oblativa, masochista, tutta realizzata nella sua
funzione; 2. Lamante narcisista, autoerotica, incapace
di amare, ma tesa soltanto ad essere amata. Emerge una
concezione che vede la femminilit coincidere con la
passivit non solo sul piano sessuale, ma in tutte le aree
della vita psichica. Completano questo quadro la sua
struttura anatomica, la gracilit fisica e linfluenza
dellambiente
socio-culturale.
Lanalisi
della
psicoanalisi complessivamente presenta tre modelli
fondamentali: a) tipo erotico, che si lascia facilmente
conquistare; b) donna difficile da conquistare; c) donna
82

materna, che rappresenta la fase evolutiva pi avanzata


della femminilit. Scorgiamo leco di temi importanti
nella cultura occidentale, come la concezione
aristotelica che attribuisce alla natura femminile
leccesso del desiderio e ldea platonica della
opposizione tra anima razionale ed anima
concupiscibile e infine lantifemminismo della
tradizione giudaica e della patristica, concezioni
sublimate nella cultura ottocentesca dallideale
delleterno femminino di Goethe.
Le caratteristiche attribuite di volta in volta alla
femminilitirrazionalit,
fantasia,
creativit,
emotivit, sessualit- sono le stesse che Freud
riprender nel modello di inconscio sul quale costruir
il suo edificio teorico e la sua base terapeutica.
La madre
Freud presenta unimmagine di madre capace di
creare con il bambino una unione indissolubile.
Successivi studi evidenziano che la diade madrebambino costituisce unimprinting, ed ha una
importanza vitale per la personalit e lo sviluppo
cognitivo. La rottura di questo legame, la separazione
dalla madre, la sua perdita- afferma Anna Freud -
una
situazione
devastante.
Unabbondante
letteratura ha analizzato il ruolo della madre da diverse
prospettive e ha descritto gli effetti disastrosi della
carenza di cure materne sulla personalit. Ci sono stati
83

periodi storici caratterizzati da una frequenza


allinfanticidio. Sono stati descritti modelli patogeni
della relazione madre-bambino, quali liperprotettivit,
la sindrome del bambino vulnerabile, la madre
schizofrenogena, le madri a rischio, la madre
psicotica, la madre ambivalente, la madre frigorifero.
Nei secoli, la cultura ci trasmette poi immagini di donne
che esercitano una violenza assassina sui loro figli, a
cominciare dalla tragedia greca di Medea, che uccide i
suoi figli e li d in pasto al marito che lha tradito. Tutto
mostra secondo molti autori- che lamore materno non
privo di ambivalenza (Winnicott).
La donna nelle neuroscienze
Non molto lontano il tempo in cui si riteneva che la
differenza tra uomini e donne consistesse in una
fondamentale superiorit degli uomini. Allinizio del ,
un noto autore, Gustave Le Bon, commise lerrore di
concludere che la cosiddetta inferiorit femminile
talmente ovvia che nessuno perderebbe tempo a
contestarla. Oggi, possiamo contestarla con dati
neuroscientifici, cio sicuri, obbiettivi. Recenti ricerche
dimostrano infatti che vi sono campi in cui eccellono le
donne e campi in cui eccellono gli uomini.
Lintelligenza non prevalente in uno o nellaltro sesso,
ma i profili (le inclinazioni) sono diversi. Gli individui
sono per lappunto individui, diversi luno dallaltro.
Non esistono due cervelli uguali.
84

Una delle pi affascinanti e recenti scoperte delle


neuroscienze che non esiste un cervello unisex. Il
cervello di uomini e donne diverso fin dal momento
della nascita, quando il cervello femminile si presenta
pi maturo di quello maschile e si sviluppa pi
rapidamente, con un anticipo di circa due anni. A
partire dal primo giorno dopo la nascita, le femmine
guardano di preferenza i volti, mentre i maschi sono
attratti dagli oggetti. Il cervello femminile
programmato per lempatia e la comunicazione, e
mostra una maggiore abilit verbale. Il cervello
maschile programmato per i sistemi, per le cose, e
mostra una superiorit nella capacit visivo- spaziale.
Unaltra recente, straordinaria e rivoluzionaria scoperta
che il cervello della donna possiede pi neuroni
specchio, fatto che le permette di interpretare i segnali
verbali e non verbali dei pi nascosti sentimenti delle
altre persone; di capire cio quello che gli altri pensano,
fanno e provano. Per questi motivi, le donne piangono
quattro volte pi degli uomini, mentre il numero di
donne che soffrono di depressione stagionale tre volte
maggiore rispetto agli uomini.
La peculiarit biologica della donna- il ciclo
mestruale, la gravidanza, il parto, lallattamento, la cura
dei figli- ha una grande influenza sullo sviluppo
intellettivo, emotivo e sociale del suo cervello. Le prime
differenze del cervello si manifestano gi dallottava
settimana di sviluppo fetale. La donna svilupper
85

qualit uniche: una maggiore scioltezza verbale,


lempatia, la capacit di stabilire profondi legami
affettivi, la capacit di sedare conflitti psicologici e il
pregio quasi medianico di decifrare stati danimo ed
emozioni dalle espressioni facciali e dal tono della voce.
Le donne svolgono meglio le prove di calcolo
matematico. Le pi recenti scoperte delle neuroscienze,
la nostra pluridecennale attivit clinica nella cura delle
malattie mentali e i nostri libri dimostrano in sostanza
che la donna possiede un cervello unico e differente.
Le capacit mentali delluomo e della donnaconcludono i neuro scienziati- sono le stesse. Abbiamo
cio uguali possibilit.
Il corpo, il padre, la sublimazione
Il rifiuto del corpo e del modello di donna - moglie e
madre - proposto da molte culture, richiama questioni
fondamentali della psicoanalisi quali lEdipo
femminile, il complesso di Elettra, la sublimazione e la
rimozione. La negazione del proprio corpo e il conflitto
con il padre o la madre mostrano lesistenza di un
processo di rimozione, un meccanismo che consiste
nellatto di allontanare una pulsione che la coscienza
non accetta perch contraria ai principi morali.
Avviene che la pulsione, che una forza biologica,
istintuale, sessuale, come ad esempio la pulsione
sessuale o quella dellaggressivit, possa essere
sublimata, cio deviata verso una nuova meta
86

desessualizzata, sublimata e carica di valori scientifici,


culturali o artistici.
Il meccanismo della sublimazione una tendenza a
ripristinare e riparare loggetto damore (come il padre
o la madre), frantumato dalle pulsioni distruttive, ostili,
di odio, invidia, gelosia, aggressivit. Tutti sentimenti
che possono manifestarsi nel difficile e complesso
rapporto madre- bambino, padre- figlio, mogliemarito, alunno- insegnante. In pratica, cosa succede
nello sviluppo della bambina? Nella bambina si
sviluppa una inclinazione per il padre e un
corrispondente comportamento di gelosia verso la
madre. Questo complesso definito complesso di
Elettra. sinonimo del complesso edipico maschile,
lamore per uno dei genitori e lodio per laltro in
quanto rivale. Lopposizione della bambina al modello
di moglie e madre pu creare stati di ansia, di
frustrazione e un processo inconscio di rimozione. Tutti
fattori che possono condurre una bambina a non
accettare il proprio corpo. In un sistema repressivo,
ogni pensiero ( o azione) si pu tradurre in un forte
senso di colpa. La ragazza cos si mostra insofferente dei
vecchi vincoli e della repressione dominante ed tutta
tesa alla ricerca di una crescita verso lautonomia, la
libert e lindipendenza.

87

Il senso di una crisi


Invero, viviamo una profonda crisi, soprattutto
culturale e morale; una desertificazione delle coscienze;
un vuoto e un assenza di norme e principi condivisi
(valori) e il prevalere, come scrive George Bernanos, di
arroganza, maleducazione e mancanza di rispetto. Lo
ha detto di recente anche un grande teologo, il Papa
Benedetto XVI: Occorre- ha dichiarato - l educazione
al rispetto.
Come superare questa situazione di crisi? Autorevoli
studiosi, daccordo con autori come Socrate e Platone,
ripongono la loro fiducia nella fede verso la scienza, il
cervello umano e la morale. Lessenza della persona,
uomo e donna, sta nella sua anima, nel suo cervello.
Occorre allora che lessere umano si impegni nel
rendere lanima la migliore possibile. Una vita senza
ricerche (ricerca del bene, della virt, del rispetto,
dellempatia, delleducazione) - scrive Platone - non
degna per luomo di essere vissuta.

88

Come si evolve la mente


La nuova scienza del cervello e della mente alla
ricerca di una propria, autonoma epistemologia in
grado di fornire finalmente i primi, sicuri riscontri
oggettivi su un problema fortemente complesso,
scivoloso e misterioso qual quello della coscienza. Vi
sono stati notevoli progressi, ma le teorie al riguardo
appaiono insufficienti, talora ingenue e velleitarie. Dal
punto di vista strettamente scientifico siamo agli albori
di una vera scienza del cervello e della coscienza.
Se poi cominciamo a definire la coscienza- alla
maniera di Metzinger- come lapparire di un mondo
ci troviamo pi nelluniverso filosofico di Platone che in
quello neuroscientifico di Kandel o Edelman. Invero,
nella storia del pensiero si assiste ad un perenne
tentativo umano di comprendere la mente cosciente.
Una delle ipotesi che la coscienza sia una forma di
conoscenza superiore che accompagna i pensieri e gli
altri stati mentali.
Nel pensiero classico, nella letteratura e nella
filosofia scolastica medievale, conscientia si riferiva alla
coscienza morale. La coscienza qui intesa come
spazio interiore. Unaltra ipotesi riguarda il concetto di
coscienza interpretato come integrazione: la
89

coscienza ci che lega le cose insieme. In questa


accezione, si parla di unit di coscienza, che la
capacit della coscienza di legare sia le differenti parti
della nostra esperienza cosciente, che quelle del mondo
in cui ci troviamo a vivere, in una singola realt. Lidea
dellunit della coscienza una delle maggiori
conquiste ottenute nello studio del nostro cervello.
Lunit della coscienza viene cos vista come una
propriet dinamica del cervello umano.
Esistono convergenti prove che tutti i vertebrati
hanno esperienze fenomeniche (Metzinger). Possono
anche non possedere pensiero e linguaggio, ma
sicuramente essi provano sensazioni ed emozioni, e
sono in condizione di soffrire. Lidea di molti
neuroscienziati che uccelli, rettili e pesci abbiano
avuto qualche forma di coscienza. Le prove
empiriche a favore della coscienza animale sono ormai
al di l di ogni ragionevole dubbio (Botvinick,
Cohen). notevole poi levidenza dellesistenza di
molte strutture cerebrali che sottendono la coscienza.
Questa anzitutto un processo interno, legato cio a
una prospettiva individuale in prima persona. un
fenomeno soggettivo. Il tuo mondo interiore non il
mondo interore di qualcuno, il tuo mondo interiore,
un dominio privato di esperienza a cui solo tu hai
accesso diretto. Questa la ragione fondamentale che
rende la coscienza un fenomeno elusivo.

90

Sappiamo che possibile condurre ricerca scientifica


solo su oggetti dotati di propriet che sono osservabili
da tutti. Lesperienza cosciente invece ha un carattere
soggettivo, intimo; accessibile soltanto a una singola
persona: il soggetto dellesperienza. Molti autori
ritengono pertanto che la coscienza sia, come dicono i
filosofi, ontologicamente irriducibile, poich i fatti in
prima persona non possono essere ridotti a fatti in
terza persona. Diciamo di pi. Gli elementi soggettivi
della coscienza sono talmente evasivi che neppure il
soggetto che fa esperienza possiede alcun criterio
interno per identificarli tramite introspezione.
Il tentativo di comprendere la soggettivit il
rompicapo pi problematico che si possa trovare
nelle ricerche in questo campo. Gli stati cerebrali sono
osservabili. Vi sono i campi recettoriali per i vari stimoli
sensoriali. Sappiamo dove hanno origine i contenuti
emotivi. Conoscere gli stati del cervello o sapere dove
hanno origine la memoria o le emozioni non ci
permetter per mai di capire come questi stati
soggettivi vengano vissuti dalla persona in questione.
Come i correlati neurali della coscienza, cio come
queste configurazioni di attivazione neurale riescano
poi a dare vita a pensieri, sensazioni, emozioni e cos via
rimarr un enigma forse per molto tempo ancora.
E allora se i contenuti della coscienza sono ineffabili
e sfuggenti (non si pu spiegare a un non vedente
91

lessere rosso di una rosa) come potremo fare ricerca


scientifica su di essi? Per risolvere il problema, il modo
migliore, secondo alcuni autori, quello di negare
lesistenza delle esperienze soggettive coscienti
(Churchland). In questo modo la nostra non sarebbe
unesperienza soggettiva, ma qualcosa di fisico, uno
stato neurale, cerebrale. Dobbiamo pertanto usare
concetti neurobiologici, i quali ci permettono di
scoprire molte pi cose e arricchire le nostre vite
interiori. Lavvento di una concezione neuroscientifica,
che Churchland chiama materialismo eliminativista,
riguardante gli stati psicologici costituir non un
tramonto, bens unalba in cui la meravigliosa
complessit del cervello e della mente viene finalmente
rivelata.
La coscienza dunque viene concepita come un
nuovo tipo di organo, un fenomeno inerentemente
biologico. Gli organismi biologici- afferma Metzingersviluppano due tipi di organi. Il primo riguarda, ad
esempio il cuore o il fegato. Il secondo tipo costituito
da organi virtuali come i sentimenti (coraggio, rabbia,
gioia, desiderio, ecc. ), lesperienza di vedere oggetti
colorati, di ascoltare musica o di avere una certa
memoria. Allinterno di questa coscienza biologica
inizia a dispiegarsi la vita soggettiva.
In realt, lenfasi sul primato della ragione prima e le
neuroscienze ora stanno irrevocabilmente dissolvendo
limmagine giudaico-cristiana delle societ occidentali
92

che da sempre stata una delle componenti di coesione


sociale e morale. Limmagine cio di un essere umano
che conterrebbe il segno immortale del divino.
Il pericolo che spazzando via la religione e le
credenze oggi luomo possa vivere quella condizione
che Max Weber chiamava disincanto del mondo. Un
ulteriore pericolo rappresentato dalle scoperte delle
neuroscienze, le quali possono essere seguite da un
vuoto antropologico ed etico in assenza di un terreno
comune per i valori e le esperienze morali condivise.
Distruggendo qualunque cosa in cui lumanit ha
creduto negli ultimi venticinque secoli, lo scenario, per
Metzinger, quello del primato di un volgare
materialismo. Disponiamo di cervelli, ma non di
anime immortali. Non ci sar mai una vita dopo la
morte. Ognuno di noi solo e vive su un pianeta
desolato, in un universo fisico freddo, vuoto e triste.
In questa drammatica svolta materialistica
limmagine delluomo avvolta quindi da un vuoto
etico. E in una realt in cui lattuale esplosione di
conoscenze nelle neuroscienze fuori controllo
guidata da interessi individuali di carriera e sotto
linfluenza di egoismi.
E tuttavia laspetto positivo della nuova immagine
dellessere umano che le neuroscienze hanno svelato,
pur nella profondit ancora imperscrutabile degli stati
soggettivi, lenorme numero di configurazioni neurali
93

possibili nei nostri cervelli e la vastit dei diversi tipi di


esperienza soggettiva. La consapevolezza di avere a
disposizione una quantit immensa di stati fenomenici
e la possibilit di farne sistematicamente uso sono
elementi di notevole significato umano, scientifico e
sociale.
La cosa nuova e straordinaria oggi che stiamo
iniziando a scoprire le basi neurali di tutti questi stati
soggettivi. I progressi delle neuroscienze renderanno
accessibili alla scienza lesperienza soggettiva e ci
consentiranno di superare i limiti delle nostre
conoscenze sul nostro cervello e sulla nostra mente. Le
sfide maggiori riguardano il modo in cui le
sensazioni soggettive, i cosiddetti qualia, emergano
dallattivit dei neuroni.
Dobbiamo per trovare il sistema di avere a che fare
con queste stupefacenti possibilit in maniera
intelligente e responsabile, altrimenti andremo incontro
a una serie di rischi. per questo motivo che abbiamo
bisogno di una nuova branca delletica applicata,
ovvero delletica della coscienza. Dobbiamo cominciare
a pensare- sottolinea Metzinger- a cosa vogliamo fare di
tutta questa nuova conoscenza.
Le nuove potenzialit includono addirittura la
capacit di alterare sia le propriet funzionali del
cervello sia quelle fenomeniche che esse realizzano.
Possono cio essere manipolate non solo le
esperienze sensoriali e quelle emotive, ma anche le
94

propriet di livello superiore della mente, come


lesperienza della volont e quella dellagentivit.
Presto saremo in grado di alterare la nostra chimica
neuronale, il nostro cervello, e attivare specifiche forme
di contenuto fenomenico.
Di qui, lavvertita e seria esigenza di unetica della
coscienza. Nelletica tradizionale ci si chiede: Che cosa
una buona azione?. Ora dobbiamo chiederci anche:
Che cosa un buono stato di coscienza? La nuova
cultura della coscienza potrebbe cos riempire quel
vuoto di cui innanzi abbiamo parlato. C allora il
bisogno pressante di promuovere un nuovo
umanesimo nelle neuroscienze, un umanesimo
scientifico.

95

Ambiente, geni, cervello


Il nostro cervello e la nostra mente sono il risultato
di una lunga storia evolutiva. Per studiare il
comportamento umano e gli eventi mentali, abbiamo
pertanto bisogno di una spiegazione evoluzionista, in
quanto essa ci permette di esaminarli attraverso una
teoria unificata: la teoria evolutiva di Darwin della
selezione naturale. La soluzione evolutiva agisce,
infatti, sullorganismo nel suo complesso. La linea di
discendenza
umana,
secondo
questa
teoria,
incomincia con una famiglia di scimmie che si
diversificata in una gamma di specie ominidi.
Linsieme delle caratteristiche bio- psichiche dei
moderni esseri umani si strutturata lentamente lungo
il tempo evolutivo.
Per comprendere il modo con cui levoluzione opera,
dobbiamo considerare il fatto che tutti gli organismi e il
loro
comportamento
sono
espressioni
dellinterazione tra geni e ambiente. Cercare come
finora stato fatto di separare questi due elementi non
solo un errore, proprio impossibile.
In base a questa concezione, la capacit del bambino
di comprendere il mondo sociale in cui vive richiede

96

una relazione tra adattamenti evolutivi antichi ereditati


e la cultura allinterno della quale egli vive.
Gli studi poi sulle decisioni di investimenti
genitoriali e sulla scelta del partner rispecchiano
considerazioni di natura evolutiva e socio- ambientale.
Nella prospettiva evoluzionista, lipotesi del cervello
sociale si riferisce al fatto che i primati possiedono
cervelli di dimensioni grandi rispetto agli altri individui
e che le maggiori capacit cognitive sono correlate alla
circostanza che hanno una vita sociale pi complessa.
La narrazione di storie e la religione nascono dalla
necessit di rafforzare la coesione di gruppo. Molti
rituali religiosi inoltre sembrano produrre flussi di
endorfine. La ricerca al riguardo mostra che il senso di
calore e di appagamento generati dalle endorfine rende
le scimmie antropomorfe e no, pi fiduciose e
affezionate agli individui con cui effettuano il
grooming. Il contatto fisico dello stesso tipo (carezze,
massaggi, sfregamenti) ha esattamente lo stesso effetto
sugli esseri umani. Un tocco vale, in senso letterale,
mille parole perch ci permette di capire parecchio sulla
sincerit, sui desideri e sulle intenzioni di una persona.
Da questo punto di vista, la religione si regge nella
societ anche grazie allapporto delle endorfine, le quali
sono provocate dal prendere parte ai rituali e al canto.
Studi recenti infine mostrano che gli esseri umani
hanno un forte senso di moralit e si impegnano in una
intensa reciprocit. I comportamenti morali si sono
97

formati attraverso un processo di evoluzione genicultura che ha selezionato labilit di interiorizzare le


norme. Nellambito delle neuroscienze- come nota
Gazzaniga-, alcuni studi hanno fatto luce sui correlati
neurali dellesperienza religiosa e di quella morale.
stato scoperto che alcune regioni del cervello sono
attive durante un certo tipo di giudizio morale, ma non
durante un altro. I nuovi dati emersi per mezzo delle
tecniche di imaging cerebrale mostrano che quando un
individuo decide di agire in base a una credenza
morale, perch le aree cerebrali coinvolte nelle
emozioni si attivano durante la valutazione del quesito
morale in questione. Analogamente, quando viene
presentato un problema morale sul quale lindividuo
decide di non agire, perch non si attivano le aree
emotive del cervello. Si pu parlare di una struttura
morale profonda, cio di una scintilla morale
comune a tutti gli esseri (R. M. Green).

98

Basi neuro scientifiche


della poesia
e della musica
La creativit - il libro, la poesia, la musica, la pittura
- costituisce un fenomeno carico di connotazioni arcane,
elusive e ambigue. Che accompagna l'essere umano nel
dolore e nella gioia dall'infanzia al calar dell'et.
L'arte nasce negli spazi profondi, aggrovigliati e
ancora indecifrabili del cervello. soltanto dalla
conoscenza degli infiniti e meravigliosi meccanismi
neuronali che noi possiamo trovare le risposte alle
inesauribili domande che la creativit ci pone
continuamente.
Il crescente interesse in questo settore della nuova
scienza del cervello e della mente ha dato origine alla
nascita
di
una
nuova
disciplina
chiamata
neuroestetica.
Da sempre i filosofi hanno cercato di capire la genesi
e la natura dell'arte e le motivazioni profonde che
spingono l'uomo a creare poesia, pittura, musica. Oggi,
diversamente dai filosofi, i neuroscienziati sono

99

interessati a comprendere la creativit in maniera


diretta ed empirica.
Finora, gli esperimenti condotti attraverso i fantastici
metodi di brain imaging dimostrano che la creazione
artistica un prodotto di un meraviglioso e
complesso processo di elaborazione cerebrale e
mentale. Essa l'esito di un processo unico e irripetibile.
Questo perch il cervello, definito come la struttura pi
complessa e prodigiosa del creato conosciuto, unico
e differente da tutti gli altri. Non esistono al mondo
due cervelli identici.
Sull'arte e il bello abbiamo una grande variet di
definizioni. Si va dalla pi antica concezione dell'arte
come imitazione alle idee moderne di arte come
creazione e costruzione, per passare attraverso i
concetti di educazione (Platone, Aristotele, Hegel);
espressione
contemplativa,
desessualizzata
e
sublimata; raggiungimento delle profondit dello
spirito e dell'inconscio (Freud); e infine come catarsi
nella piet, nella paura e nei desideri nel modo che
cogliamo nell'opera di Goya e Van Gogh.
Per alcuni autori, l'artista considerato un soggetto
fragile, infantile, ipersensibile, diverso, posseduto,
maledetto. l'idea platonica dell'invasamento
dell'artista. Ricreare il mondo una pazzia. Il poeta
non sa poetare se prima non sia stato ispirato da un dio
e se non sia uscito di senno.
100

Non esiste - ha scritto Aristotele - un grande


ingegno in cui non vi sia un p di pazzia. E Orazio:
Aut insanit homo, aut versus facit. Nel Fedro
Platone descrive una forma di esaltazione e di delirio in
cui ritiene siano autrici le Muse, e aggiunge che la sola
abilit senza il delirio delle Muse non pu che dare
luogo a un artista incompleto. La poesia in sostanza
assume i connotati di una malattia dell'uomo, cos
come la perla la malattia dell'ostrica (Heine). L'idea
che l'origine dellarte sia da scorgere nella malattia
tuttavia da ricercare in epoca romantica, quando la
riflessione filosofica tedesca, l'idealismo, aveva portato
alla scoperta dell'io, e come conseguenza all'esaltazione
dell'irrazionale.
Tutto ci che grande nel mondo- diceva Proustlo dobbiamo ai nevrotici. La malattia in un certo
qual modo degna di venerazione (Mann), poich
serve ad affinare l'uomo, e renderlo intelligente cd
eccezionale.
Invero, il poeta, lo scrittore, il musicista, il pittore,
attingono alle sorgenti limpide e pure, ma anche oscure,
tortuose e ambigue dell'anima e ai segreti del cuore per
illuminare la strada che ogni essere umano ha deciso di
percorrere.
La spaventosa esperienza poi del dolore, del
malessere esistenziale e della depressione rende l'arte (
o la bellezza del verso) l'inizio del pauroso. Il dolore
infatti risuona nelle cadenze cosmiche di Beethoven e
101

giunge sino a noi da quasi tutte le pagine di autentica


poesia. Questa conduce la parola a protendere, per
Luzi, verso l'ineffabile, il soprumano. L'immagine
poetica trascende l'esperienza e assurge a musica
silenziosa, canto, melodia, suggestione, fascinazione. La
poesia arte-creazione, pensiero poetante e poesia
pensante, ovvero effusione evocativa, intelletto
trascendente e inenarrabile, riflesso del pensiero
assoluto. La verit dellarte, secondo Valery e
Baudelaire, resa vera dalla Bellezza, la pi sottile
qualit del pensiero.
La vera, autentica poesia - pensiamo per tutti ai versi
di Leopardi- si pone come pura essenza verbale, che
segna la lontananza esistente- scrive Carlo Bo- tra la
dimensione immanente delle cose e gli eventi terreni e
quella assoluta della creazione artistica e del godimento
estetico.
In ci sta la dimensione eterna e universale della
creazione artistica, che emanazione sia dello spirito
umano che dell'anima del mondo.
Le influenze di Freud
Carattere magico e sublimazione in Leonardo e Ren
Magritte
Le influenze di Freud sono state dilaganti (Kris)
non solo sulle forme artistiche, ma anche sull'artista e
l'osservatore, consentendoci di guardare in modo
102

nuovo alla creativit. Fa da sfondo all'opera del padre


della psicoanalisi, l'idea romantica della poesia e della
pittura intese come lo spontaneo traboccare di forti
sentimenti. Se il mondo esterno rappresentato nelle
arti visive o descritto dalla poesia, questo deve essere
considerato una proiezione dello stato mentale
dell'artista.
Il concetto dell'arte come espressione di stati
psichici favorisce la comparsa del simbolismo,
dell'espressionismo e del surrealismo. L'attivit
artistica- afferma Freud- si rif alle primitive pulsioni
psichiche ed esprime momenti di intensa emozione, il
senso della sofferenza, della malattia o del sentimento e
degli stati alterati della coscienza. Questa visione porta
a considerare il valore terapeutico che pu avere per
lartista realizzare un prodotto d'arte. L'espressione
terapia artistica denota dunque il lato positivo circa
la possibile risoluzione del conflitto psichico.
Lartista- per la psicoanalisi- attinge alle sorgenti pi
profonde e ai segreti pi nascosti del cuore delluomo,
fonti che non sono ancora state aperte alla scienza.
Nell'esame della Madonna, il Bambino e
Sant'Anna e della Monna Lisa , l'indagine
psicoanalitica ha rivelato che Leonardo aveva un
conflitto aggressivo preedipico con la madre, un
disturbo che si risolto nel meccanismo di difesa
dell'omosessualit (Bergler). Le sue Madonne non
esprimono il prolungamento dell'amore materno, come
103

ingenuamente si potrebbe pensare, ma piuttosto la


negazione difensiva della mancanza d'amore della
madre.
Il processo di sublimazione, inteso come
desessualizzazione e trasformazione dei desideri
libidici, non esprime tanto la madre amorevole
quanto un meccanismo di difesa contro una madre
odiosa e dannosa, alla quale Leonardo era
masochisticamente legato.
Egli cos realizza l'odio per sua madre nella
omosessualit, e protegge il narcisismo mortificato
nelle sue amorevoli Madonne con il Bambino. In questo
modo, l'artista schiva l'odio della madre e nega il suo
legame masochistico con essa.
Anche la ricerca sull'immaginario artistico del pittore
surrealista Ren Magritte ci porta a connettere il suo
carattere magico ed enigmatico all'esperienza dolente
della perdita della madre, la quale si era suicidata
annegandosi quando egli aveva tredici anni.
I suoi dipinti creano nello spettatore violente e
contrastanti emozioni: attrazione e repulsione, fascino e
paura. Molte immagini dipinte esprimono l'incapacit
del bambino a provare ed elaborare il lutto, poich la
loro funzione, per Magritte, conservare il ricordo
doloroso come una ferita che non si sana mai
(Wolfenstein). Di qui, la presenza di significati simbolici
nei suoi dipinti, un elemento invero da lui fortemente
negato.
104

La mano del pittore finisce con il riepilogare


(Rose), nei suoi momenti avanti e indietro sulla teta, gli
stimoli di amore e di cura corporea un tempo offerti al
neonato dalla madre, nonch le tensioni di amore e
odio. Fra l'arte e il corpo umano c' un intimo rapporto.
Il grande pittore, per Berenson, soprattutto un
artista con un grande senso dei valori tattili. La realt
del proprio corpo diventa nel pittore una condizione
fondamentale. A cominciare dall'infanzia, quando il
bambino proietta le proprie sensazioni corporee nel
processo del fare artistico, creando immagini di
potenza impressionante e di distorsione espressiva
(E. H. Spitz).
Invero, la creativit incarna anche il desiderio di
trascendere (Otto Rank) i fattori biologici e rivela il
tentativo di ottenere il controllo di fattori ambientali,
cosi da raggiungere un senso di indipendenza. Un altro
autorevole rappresentante della psicoanalisi, H. Sachs,
mette in evidenza il ruolo della percezione, che un
concetto chiave nell'estetica contemporanea.
La creazione della forma, cio della linea, della
figura, del colore e della dinamica nei dipinti di
Newman, Motherwel o Rothko, caratterizzata
principalmente da elementi percettivi, i quali ci
trasmettono un senso di piacere e di godimento, che
non necessariamente si identifica con il piacere
istintuale originario.

105

Perch un'opera d'arte sia grande - osserva E. H.


Spitz - deve esservi anche il raggiungimento delle
profondit dell'inconscio, che hanno a che fare con la
regressione, l'ambiguit e la dialettica tra fusione e
separazione, ma anche con la tensione e la distensione,
il pensiero e il sentimento. Aristotele aveva gi
compreso questo aspetto, quando parlava di catarsi
della paura e della piet.
Le opere di Van Gogh, Rembrandt o Goya
sopravvivono perch esse raffigurano le paure, i
desideri e le pulsioni dellumanit. Spesso poi il
contenuto dell'opera sfugge alla conoscenza dello
stesso autore.
L'esperienza artistica, secondo la concezione
psicoanalitica, ha il mandato dunque di sublimare la
libido, impegnare le funzioni superiori dell' Io e
riattivare la nostra consapevolezza del S come
corpo, del S come ricevitore e del S come agente in un
mondo in cui la figura umana nell'arte si
gradualmente frammentata (Kutash) fino a
scomparire in un periodo di ansia e di tensione
universale.
La bellezza- si sostiene- negli occhi di chi la guarda:
in una mostra di pittura, un osservatore pu rimanere
affascinato dai dipinti, mentre un altro pu considerarli
un lavoro pessimo. Ad un concerto della mia amica
Giovanna, ad esempio, uno spettatore riterr sublime il
106

componimento sinfonico, un altro invece avr l'ansia di


andarsene. Una poesia pu creare in un soggetto una
forte emozione, in un altro indifferenza o fastidio.
Questo per dire che l'arte un fenomeno soggettivo, per
cui risulta quasi impossibile definire l'arte, nonostante
il numero elevato di pubblicazioni in materia, a
cominciare da Platone.
Il bello, per Kant, ci che piace universalmente
senza concetto. Alcuni studiosi pensano che la bellezza
la manifestazione dell'essere, per altri invece la
rivelazione delle connessioni sinaptiche o neurali. La
bellezza poi ovunque. Non lei a mancare ai nostri
occhi, sono i nostri occhi- afferma Rodin- che non
riescono a coglierla. L'arte dunque una sensazione,
che pu risultare negativa o positiva, ovvero
inspiegabile: Mi piace il concerto della mia amica
Donatella, gradevole lopera della pittrice Emilyn , ma
non so dire perch.
Gli esperimenti condotti con i sorprendenti metodi
di brain imaging dalla nuova scienza del cervello ci
dicono che le nostre reazioni all'arte e alla bellezza sono
di natura biologica, sono ereditarie. Anche nei bambini,
infatti, c larte. La quale molto simile nelle diverse
epoche e nelle diverse culture.
Gli insegnanti, assillati dal programma e da un
sistema educativo superato scientificamente e
culturalmente, non sempre dedicano il dovuto spazio
alle attivit artistiche degli alunni. Eppure, un disegno
107

eseguito da un bambino pu rivestire un ruolo decisivo


per scoprire le sue nascoste capacit, la sua personalit
e rappresentare un valido mezzo diagnostico e
terapeutico nell'illuminare i suoi conflitti, i suoi traumi,
le sue ansie, ma anche i suoi interessi e le sue
motivazioni. La poesia, la musica, la pittura ci
permettono di entrare in mondi immaginari, fantastici
e oscuri, poich ci danno emozioni uniche e quindi ci
fanno stare bene con noi stessi e con gli altri.
Gli studi dunque rilevano che i bambini vivono una
vita scandita da una sensibilit artistica, condizione che
costituisce una forte spinta al loro sviluppo
intellettuale, sociale ed etico.
Il bello esiste anche nella natura: un tramonto, una
notte stellata, il suono della pioggia, un paesaggio
naturale, il mormorio di un ruscello, il passaggio
stupefacente dal buio della notte alle luci dell'alba,
quando il riverbero del sole illumina il mondo e crea il
miracolo dell'essere umano, il quale sembra sospeso in
una sorta d'incantamento tra cielo e terra.
La bellezza, come mostrano alcune ricerche, nasce da
un senso innato: i neonati, ad esempio, fin dai sei mesi
di vita preferiscono guardare volti attraenti. Studi in
materia hanno svelato poi che un neonato di soli 41
minuti di vita riusciva ad imitare i gesti del ricercatore.
Successivi esperimenti hanno provato che gi alla
decima settimana, il bambino imita- e dunque
108

apprende- espressioni di felicit o di rabbia della


madre, a dimostrazione che il nostro impulso ad
apprendere e imitare presente fin dalla nascita.
Un'altra grande scoperta che di fronte all'arte
capace di suscitare emozioni e brividi noi produciamo
la dopamina, che la sostanza dell'ebbrezza e del
piacere, la quale geneta uno stato di distensione
neuromotoria, tranquillit interiore, serenit, e un
grande senso di benessere. Una recente ricerca
effettuata nell'Universit di Montreal ha mostrato in
particolare che la musica, come vedremo ampiamente
di seguito, d piacere al cervello, come il cibo, il sesso o
le droghe, in quanto induce per l'appunto una scarica di
dopamina, il neurotrasmettitore del piacere, nelle
aree neurali che elaborano le sensazioni di piacere e
appagamento. Per produrre questo effetto, la musica
deve essere di nostro gradimento. Gli scienziati poi
hanno rilevato che la propria musica preferita scatena
una serie di sensazioni fisiche, modificando il battito
cardiaco, il ritmo del respiro, la temperatura corporea,
e dando letteralmente i brividi. Realizzare a scuola
questa condizione significa accrescere di gran lunga i
processi di sviluppo, di apprendimento e di creativit
nel bambino.
Il libro, la poesia, la pittura, la musica creano un
engramma nel nostro cervello, ci possiedono e ci
consentono di incrementare le nostre capacit di
109

pensiero, attenzione, memoria. Originano soprattutto


uno stato d'animo di godimento psico-fisico e
spirituale, che ci aiuta a vivere bene, vivere meglio e
vivere pi a lungo.
Alcune scoperte delle neuroscienze dimostrano, con
buona pace di concezioni pedagogiche obsolete, che il
cervello del bambino geneticamente programmato
per la fantasia, la facolt di creare, l'avventura, la
libert, il movimento. I bambini che hanno la
possibilit di muoversi, che non sono inchiodati
all'immobilismo sui banchi e con le braccia al sen
conserte (Manzoni), imparano di pi di quelli che
restano fermi.
Le nuove acquisizioni scientifiche inoltre hanno
rivelato, ad esempio, che prima di un compito
impegnativo o di una gara i livelli delle sostanze
neurochimiche s'innalzano. Una gara vinta produce,
infatti, una scarica di dopamina, che agisce sul cervello
dell'individuo come fosse una droga.
Ricerche effettuate nelle Universit di Toronto e
dell'Oregon con bambini dai tre ai sei anni hanno
accertato che attraverso l'attivit artistica essi
ottenevano risultati migliori riguardo allo sviluppo
delle capacit cognitive, dell'attenzione e del linguaggio
rispetto a bambini che non svolgevano tale attivit.

110

Migliorare il potere attentivo nel bambino significa


metterlo in grado di potenziare la conoscenza e
l'emozione, la concentrazione, il controllo degli impulsi
e dell'aggressivit. Raggiungere questa condizione di
controllo e di equilibrio interiore pu salvarci la vita in
situazioni di pericolo, di panico o di grande paura.
La musica e il cervello
Come la poesia, la pittura e ogni altra opera artistica,
anche i suoni e la musica rappresentano ancora un
mondo misterioso. La musica sfugge al linguaggio,
perch esprime ci che l'essere sente senza poterlo dire
con parole. Essa l'espressione pi diretta
dell'interiorit, coinvolge le emozioni e i sentimenti e ha
un notevole influsso, anche temibile, sulla ragione e sui
neuroni fino a provocare, come vedremo, ansia, sintomi
dissociativi e attacchi epilettici (epilessia musicogena).
I neuroscienziati cercano di capire perch, assente nei
primari non umani, fa la sua comparsa nella specie
umana.
L'aspetto peculiare l'essenziale scossa emotiva
che la musica riesce ad imprimere nel nostro cervello e
nella nostra coscienza, andando a smuovere le zone pi
profonde e inesplorate dell'animo umano, in una sorta
di sogno a occhi aperti (Meulders). Insorge un
perturbamento che genera un senso inquietante,
arcano e misterico tra esaltazione e depressione, piacere
e dispiacere, malessere o serenit interiore. Ascoltiamo
111

la musica ed entriamo- scrive V. Hugo- in un dedalo


inestricabile di vicoli, incroci e strade senza uscita che
somiglia a un gomitolo di lana con cui ha giocato un
gatto. La musica, per Claude Lvi-Strauss, un
linguaggio atto ad elaborare messaggi. Fra tutti i
linguaggi quello musicale, invero di difficile
comprensione e definizione, riunisce gli elementi
contraddittori di essere intelligibile e intraducibile. E
fa del creatore di musica, al pari dello scritture, del
poeta e del pittore, un essere simile agli dei, e della
musica il supremo mistero della scienza del cervello
e della mente.
La facolt creativa singolare e non comune, ma
sembra che tutti i bambini siano geneticamente capaci
di cantare (Peretz), in virt della presenza nel cervello
umano di neuroni specifici. I circuiti neurali destinati
alla musica comincerebbero ad organizzarsi fin dalle
prime relazioni vocali tra madre e bambino.
Ricerche sulle origini della musica nei bambini
hanno scoperto che fin dai sei mesi di et essi
presentano attitudini musicali: riconoscono una
melodia anche se viene suonata in modo diverso. Anche
i feti rispondono alla musica con cambiamenti nel
battito cardiaco. Il cervello umano dunque possiede
percorsi neurali capaci di elaborare la comunicazione
musicale. Le neuroscienze provano che noi abbiamo un
cervello musicale. Che sarebbe relativamente
112

autonomo. Questo spiega il perch si possa essere


competenti in espressione linguistica, ma totalmente
indifferenti alla musica o viceversa, come il caso di
molti bambini autistici (Meulders).
stato altres scoperto che quando ascoltiamo la
musica che ci piace, il corpo rilascia alcune sostanze, gli
oppiacei, che creano uno stato di ebbrezza.
Che cosa percepiamo quando ascoltiamo la musica?
Per gli autori che privilegiano la sola forma, la
musica un'arte insignificante e non pu esprimere
nulla. Altri studiosi invece sostengono che la musica
un elemento immerso nel vissuto umano e possiede
diversi livelli d significato: emotivi, linguistici o
addirittura religiosi.
Gi Pitagora aveva sostenuto che l'elemento
essenziale il calcolo degli intervalli armonici, che
non permette tuttavia di riconoscere una melodia. A
sua volta, un discepolo di Aristotele, Aristoxene,
pensava che l'intelligenza musicale sia dovuta a due
elementi: la sensazione e la memoria.
Il godimento provocato dall'ascolto della musica,
secondo William James, ha due livelli d'intensit: il
livello inferiore, che di ordine prettamente cognitivo e
il livello superiore al quale si affiancano manifestazioni
emotive dovute al riverberarsi dei cambiamenti di
ordine viscerale al livello della coscienza.

113

Una
consistente
difficolt
nella
ricerca
neuroscientifica rappresentata dal fatto che il livello di
emozione musicale- ma questo vale per qualsiasi
emozione- variabile a seconda degli individui. Gli
stati d'animo- chiamati qualia dai neuroscienziati sono, infatti, soggettivi, personali, unici. Le esperienze
soggettive (gioia, dolore, ira, ecc. ) non sono
direttamente osservabili e misurabili da strumenti
scientifici, poich queste sono accessibili solamente
all'individuo che le esperisce.
Come gli stati d'animo emergano dal cervello
ancora un mistero. Finora, gli esperimenti di brain
imaging hanno cercato di localizzare la sede in cui si
situano certe funzioni cerebrali. Esistono buone ragioni
per ritenere che il lobo temporale svolga un ruolo
fondamentale nella percezione musicale. Sappiamo
altres che lattivit musicale coinvolge numerose altre
strutture cerebrali.
Studi condotti con i metodi di brain imaging
mostrano poi che c' una differenza tra il cervello di un
musicista e quello di un non musicista, a causa
dell'apporto sanguigno che attiva i neuroni delle
regioni coinvolte nell'espressione musicale.
Altre ricerche in questo campo hanno evidenziato
che la superficie dell'area motoria collegata a ogni dito
della mano pu aumentare notevolmente dopo

114

qualche giorno di esercizio al pianoforte (PasqualLeone).


Una delle pi affascinanti scoperte delle
neuroscienze riguarda la dominanza emisferica, la
quale risulta differente a seconda che l'ascoltatore sia
un profano o una persona competente. Ancora pi
sorprendente- come ha scritto il mio compianto
maestro, Raffaello Vzioli, docente alla facolt di
Medicina dell'Universit La Sapienza di Roma e
neuroscienziato di fama mondiale- la scoperta che la
dominanza si trasferisce da un emisfero all'altro
quando il profano diventa un musicista. In un altro
studio, emerso che i musicisti esperti hanno un
cervello con un'organizzazione speciale.
In che cosa consiste il fenomeno musicale?
L'autore che forse pi di ogni altro ha capito l'essenza
del fenomeno musicale, Nietzsche, opera una netta
distinzione tra arte apollinea e arte dionisiaca. La prima
sarebbe l'arte plastica e figurativa, quella che ha per
oggetto il mondo delle apparenze, mentre la musica
sarebbe arte dionisiaca e la sua differenza dalle altre arti
sarebbe radicale, nei senso che mentre queste
trasfigurano le forme dell'apparenza, la musica si
riferisce all'essenza.
La sua voce - aggiunge il filosofo tedesco- proviene
dal cuore delle cose, dalla misteriosa unit originaria.

115

Essa viene cio prima delle cose, l'universale anterem.


Il linguaggio musicale- spiega Vizioli- non ha, a
differenza del linguaggio verbale, alcun riferimento
immediato con la realt. Non significante di un
significato, non traduce cose o relazioni tra cose n
al servizio di nessuna condotta o codice di
comportamento. il linguaggio delle emozioni, e il suo
potere simbolico strettamente legato alla vita emotiva
ed affettiva. La musica viene dunque a porsi come la
lingua primordiale, che esprime la verit essenziale
della vita e la terribilit del mondo notturno
simboleggiato da Dioniso, cui le belle forme dell'arte
apollinea dovevano fare- chiarisce Vizioli- da schermo
e difesa.
La olimpicit dell'arte apollinea non era per i greci il
segno di un popolo sereno, ma l'espressione di un
popolo che aveva il senso tragico dell'abisso e cercava
di salvarsi sia pure nell'illusione delle forme.
A sua volta, Freud riteneva che la musica
appartenesse alle strutture arcaiche del nostro cervello,
l dove nasce l'Es, cio il cervello rettiliano, da cui si
diramano le manifestazioni della vita istintiva.
Il problema se esista realmente un linguaggio della
musica stato lungamente dibattuto. Alcuni autori
hanno sostenuto che la musica si situa laddove il
linguaggio termina (Critchley). La musica, per
116

Westrup, esprime quello che ha da dire, usando propri


elementi che non possono essere tradotti in linguaggio,
cos come non possibile tradurre un quadro. Musica e
linguaggio sono lingue differenti che impiegano
simboli differenti. In questo senso, la musica arriva
quasi ad esprimere linesprimibile (Huxley). Come
dire che noi non possiamo esprimere in parole - come
concordano Weber e Newman - un'idea musicale.
La musica esprime in sostanza quel sottile complesso
di sensazioni che il linguaggio non pu nemmeno
nominare e tantomeno esprimere (Lauger). La sua
essenza lineffabilit, un simbolo non consumato.
lespressivit, non espressione.
Sono stati analizzati inoltre gli stati di estasi in
relazione alta musica. Le ricerche mostrano che negli
stati di estasi si sviluppa un senso di fusione che porta
il soggetto a identificarsi con la realt esterna. Stati
estatici possono dunque verificarsi anche sotto
l'impatto di forti stimoli musicali e delle loro intense
propriet evocative.
La sensazione estetica pu comprendere anche la
perdita del senso del tempo, la derealizzazione, la
depersonalizzazione, nonch alterazioni soggettive
dello schema corporeo. Alcuni individui poi hanno la
capacit di associare i suoni con immagini visive di
colori e forme.
La musica, per Heine, finisce dunque con l'apparire
una cosa strana. Essa appare un miracolo perch
117

sta a met strada fra pensiero e fenomeno, fra spirito e


materia. In verit, noi non sappiamo cosa sia la
musica.
In questa visione, assume notevole interesse il rilievo
neuroscientifico dell'esistenza di un legame che
accomuna musica e poesia e musica e pittura.
Su che cosa la musica comunichi, molte riflessioni ci
vengono dai Greci. Per Isidoro di Siviglia, la creazione
musicale muove i sentimenti e modula le emozioni,
consola la mente nel sopportare le tribolazioni, e
acquieta le menti sconvolte, come si legge a proposito
di David che liber Saul dallo spirito immondo con
l'arte della melodia. Questa analisi anticipa le ipotesi
sugli effetti emozionali e terapeutici della musica.
Nel Medioevo, essa era considerata in maniera
simbolica. L'artista cercava di stabilire legami fra
musica divina e quella terrena o umana.
Proust ha parlato di tasti esprimenti tenerezza,
passione, coraggio, serenit. La musica -secondo
Addison- il bene pi grande che i mortali conoscono
ed tutto quanto di celeste abbiamo in terra.
Alcuni studi hanno poi osservato la presenza di
notevoli alterazioni del sistema circolatorio e
respiratorio dovute a concomitanti affettive della
musica pi che alle propriet fisiche (Harrer).
Definita come un insieme di suoni in combinazione
melodica o armonica, la musica, secondo ricerche
condotte da Diesserens e Schoeu, pu causare: 1. un
118

aumento del metabolismo corporeo; 2. un'alterazione


dell'energia muscolare; 3. un'accelerazione o
irregolarit della frequenza respiratoria; 4. un aumento
della percezione negli altri sensi; 5. un abbassamento
della soglia per vari stimoli; 6. un effetto marcato sulla
pressione sanguigna e sulla circolazione centrale e
periferica. A questa ampia sintomatologia erano
associate chiare manifestazioni psico-emozionali, come
agitazione e facilit di pianto, rabbia, paura, ansia o
panico.
Sono stati presentati casi in cui qualsiasi tipo di
musica poteva scatenare crisi emotive e agitazione
psico-motoria; in altri casi, il fenomeno era determinato
solo da un singolo strumento o una singola melodia.
Sono stati descritti inoltre svariati casi di epilessia
musicogena, quella rara forma di epilessia in cui le
crisi sembrano scatenate da stimoli musicali (Critchley).
L'epilessia musicogena comprende fattori emozionali e
fattori fisici che comportano un aumentato flusso
ematico cerebrale e un'accelerazione del battito
cardiaco.
Attacchi ripetuti di epilessia musicogena possono
condurre ad uno stato di ansia e depressione e
sviluppare altres un vero e proprio terrore della
musica (Nikonov). A1 riguardo, ricordiamo i casi di
isteria di massa con manifestazioni epilettiche
riscontrati in tutta Europa nel Medioevo. Era un
fenomeno caratterizzato da un delirio orgiastico nel
119

quale i protagonisti danzavano, emettendo grida


sconnesse o cadevano a terra in preda a convulsioni.
La musica infine ha anche una capacit profilattica e
terapeutica. Gli scrittori antichi erano interessati agli
aspetti curativi della musica. Plinio racconta che
Catone ricordava un motivo musicale specifico per il
trattamento dei dolori muscolari e che Varrone usava
un altro brano per alleviare i dolori della gotta. Un altro
autore, G. Aurelianus, rammenta l'uso della musica per
il trattamento della follia e per la terapia della sciatica.
Cornelio Agrippa cerc di collegare le quattro parti
vocali agli elementi cosmici: il basso con la terra, il
tenore con l'acqua, il contralto con l' aria e il soprano con
il fuoco.
Fin dall'antichit, i guaritori ricorrevano alla musica
nel dare consigli circa le pratiche curative, ritenendo
che la melodia avesse un'origine divina. La terapia
musicale raggiunge un posto di rilievo nell'opera di
Orfeo (1350 a. C. ), che anticipa le idee medicoscientifiche della cultura greca. Le origini della tragedia
greca vanno ricercate nelle feste dionisiache. Nella sua
pratica di cantante-guaritore, Orfeo cercava di
addomesticare le bestie feroci, cio le passioni umane,
con la musica incantatrice. La quale aveva anche la
funzione di riportare l'armonia fra il Cosmo e l'uomo.
La concezione dell'Orfismo esercit una notevole

120

influenza sulle teorie di Platone, Aristotele e degli altri


filosofi dell'antica Grecia.
La musica aveva una funzione anche nel campo
dell'educazione, dell'arte, della vita pubblica, delle
relazioni interpersonali e delle cerimonie religiose. Era
considerata essenziale per la salute mentale e fisica
dell'individuo e per il trattamento di malattie
psicosomatiche ed organiche.
Nell'antica Grecia e nell'antica Roma, i casi
psichiatrici venivano trattati con il canto. Asclepiade e
Celso raccomandavano la musica nel trattamento dei
disturbi mentali. Queste idee influenzarono anche la
medicina araba, che con Avicenna e Averro introdusse
la musica negli ospedali psichiatrici.
In realt, la cosiddetta terapia musicale appartiene
al settore delle influenze culturali- teatro, pittura,
scultura, prosa e poesia, ecc. -, le quali si combinano in
una condizione liberatoria.
Questa dimensione liberatoria stata sottolineata
da molti scrittori e artisti per i quali il lavoro creativo
procura sollievo e pu agire come mezzo per
alleviare la sofferenza, il dolore e la disperazione. Lo
scrittore Graham Greene, soggetto a lunghi periodi di
depressioni suicide, disse che scrivere una forma di
terapia. Mi chiedo come possano sfuggire dalla follia
e dalla melanconia tutti coloro che non scrivono, non
dipingono o non compongono. L'arte, per James, la

121

ricerca di una qualche via d'uscita dal labirinto del suo


s, imprigionato e in preda alla disperazione.
Nessuno ha mai scritto o dipinto, scolpito,
modellato, costruito, inventato, se non di fatto per
uscire - aggiunge Artaud- dall'inferno. L'arte prima
cura l'artista e successivamente aiuta a curare gli altri.
L'azione salvifica sulla mente esercitata dall'arte stata
sostenuta anche da Byron per il quale la poesia la
leva dell'immaginazione e da Berliot, il quale ha
affermato: senza la musica sono certo che non potrei
continuare a vivere.
Gli umori, l'attivit artistica, la depressione, le
allucinazioni, l'epilessia, lalcool e i disturbi
schizofrenici che affliggevano Van Gogh lo portarono
ad affermare che queste emozioni sono cos forti che le
pennellate vengono gi una dopo l'altra. Pi divento
dissipato, malato, vaso rotto pi io divento artista,
creatore, entro quel grande rinascimento dell'arte. . .
quest'arte eternamente viva, questo germoglio verde
che spunta dalle radici del vecchio tronco tagliato, sono
cos spirituali, che ci assale una certa malinconia. Non
sapremo mai- rileva Jamison- cosa Van Gogh avrebbe
potuto dipingere o Virginia Woolf potrebbe aver scritto
se fossero vissuti pi a lungo e non avessero commesso
suicidio. I quadri del pittore olandese esprimono una
bellezza e una lucidit elevatissima.

122

Perch si succhia
il seno?
Perch i bambini e i piccoli di tutti i mammiferi
succhiano il seno? Certamente per nutrirsi. Ma anche
per stabilire un contatto con la madre, per ricevere
quegli stimoli emozionali che sono il necessario
sostentamento al suo sviluppo bio-psichico. Chi pu
resistere- afferma il neuroscienziato Pankseppallincantevole danza di emozioni tra una madre e il
suo piccolo? Basta un sorriso, o una carezza, a
provocare unesplosione di gioia nel neonato.
La maturazione un processo di progressiva
autoindividuazione e distacco. soprattutto un
processo di crescita e di scambio in circolare sintonia
prima con la madre e il caregiver, poi con le altre figure
del proprio ambiente.
La ricerca sperimentale mostra che le cure di
accudimento e i comportamenti di contatto pelle-pelle
sono indispensabili nello sviluppo dellindividuo.
Conferme
in
tal
senso
provengono
dalla
sperimentazione sugli animali. Sono stati studiati gli
effetti della separazione precoce delle scimmie dalla
madre. I dati rilevano che la separazione dalla madre,

123

soprattutto nel contatto pelo-a- pelo, provoca disordini


nel comportamento degli animali. stato accertato che
quando il piccolo viene privato del contatto tanto pi
il suo sviluppo adulto risulta disorganizzato.
Le conclusioni di una ricerca realizzata dal
neuroscienziato Swaab rivelano che per uno
svolgimento rapido e senza problemi del parto
necessaria una buona interazione tra il cervello della
madre e quello del nascituro. Il cervello di entrambi,
infatti, rilascia un ormone nel sangue, lossitocina, una
sostanza che fa contrarre lutero, accelera lo
svolgimento del parto e stimola la produzione di latte.
Quando il neonato succhia il seno stimola il rilascio
di questo ormone da parte del cervello materno. Il
pianto del bambino, ad esempio, in grado di attivare
il riflesso, producendo lossitocina, la quale svolge
unazione positiva nel cervello di entrambi, generando
uno stato di calma e un forte legame tra madre e
bambino. Alcuni esperimenti hanno poi dimostrato che
una riduzione di ossitocina si verifica nel caso di
bambini ricoverati, trascurati, maltrattati e privati di
affetto.
Una mancata interazione tra il cervello materno e
quello del bambino pu essere legata poi a molti
disturbi psichiatrici, come la schizofrenia e lautismo,
patologie che hanno tuttavia cause diverse. Altre
ricerche hanno scoperto che problemi durante il parto

124

sono allorigine di disturbi alimentari, anoressia e


bulimia nervosa.
Il cervello produce inoltre la vasopressina, una
sostanza che svolge come lossitocina e unazione
importante sul comportamento materno, sul
comportamento sociale, sullo stress, e nella
comprensione dello stato emotivo altrui. In molti casi di
autismo, sono stati riscontrati bassi livelli di
vasopressina e ossitocina (Grandin).
C un rapporto circolare tra vasopressina e
ossitocina- la vasotonina- e la cura genitoriale sia negli
esseri umani che nei piccoli non umani (Feldman). Il
senso di gioia dimostrato da un cane al suo padrone
lespressione del rilascio di oppiacei endogeni (Gonin).
Affetto e sostegno reciproco nel rapporto madrepiccolo tanto negli animali quanto negli umani sono
associati ad alti livelli di ossitocina e vasopressina.
Ricerche recenti mostrano che addirittura anche i topi
maschi hanno un comportamento genitoriale
spontaneo (Bales).
Tutti i mammiferi e gli uccelli in pratica curano i
loro piccoli (de Waal). Esperimenti effettuati in
materia hanno scoperto che gli impulsi allaccudimento
provengono da circuiti cerebrali innati. Aver cura di s
e degli altri, comportamento tipico dei mammiferi,
una funzione evolutiva fondamentale dei meccanismi
neurali e corporei, i quali maternalizzano il cervello
delle femmine (Kaverne). I cuccioli di ratto che sono
125

leccati abbondantemente crescono meno ansiosi, sono


pi resistenti allo stress, mostrano assenza di paura e
apprendimento migliore (Meaney). Molti animali,
inclusi quasi tutti i rettili, non mostrano forti impulsi
materni. La mancanza di legami sicuri ha un impatto
negativo sullo sviluppo della mente e del cervello dei
piccoli.
Lamore materno dunque essenziale per la salute
emotiva e fisica del figlio. I benefici emotivi di cure
amorevoli durano per il resto della sua vita (Panksepp).
Le cure materne- affermano i neuroscienziati- sono le
cure pi autogratificanti. Laltruismo ci fa sentire
bene.
Il nostro cervello, secondo una linea evolutiva, stato
in sostanza programmato per offuscare il tratto che
separa il s dallaltro, in base a una continuit fra
prendersi cura del proprio corpo, dei propri bambini e
di coloro che ci sono vicini (Churchland). Si tratta di una
funzione svolta soprattutto da un antico sistema
neurale che contraddistingue ogni mammifero, dal
topo allelefante (Aknin). un impulso genuino,
benevolo, gratificante. Esperimenti di neuroimaging
realizzati dal neuroscienziato Rilling hanno evidenziato
che noi abbiamo propensioni emozionali alla
cooperazione.
La cura dei piccoli un bisogno insopprimibile ed
presente in tutti i mammiferi, la forma archetipa
dellaltruismo, un modello comportamentale per tutto
126

il resto. La morale umana - precisa P. Churchland- uno


sviluppo della tendenza alle cure materne, le quali sono
associate ai sistemi cerebrali che regolano le funzioni
biologiche dellorganismo. Questi sistemi neurali
operano in modo da considerare i nostri figli parti di
noi nello stesso modo in cui curiamo il nostro corpo.
Non siamo gli unici a praticare laltruismo e le cure
materne. Esistono prove recenti sullesistenza
dellaltruismo negli animali. Questi spesso manifestano
tendenze morali, come risulta da esperimenti
effettuati sulle scimmie e su altri animali. Lempatia, ad
esempio, presente non solo nei primati, ma anche nei
canidi, negli elefanti e nei roditori, come dimostrano
migliaia di casi studiati dalletologo e primatologo
Frans de Waal. Essa fa parte della nostra biologia.
La psicoanalisi ha fornito un contributo
fondamentale alla diade madre-bambino. Le prime
manifestazioni psichiche sono interpretate dagli
psicoanalisti proprio a partire dalla dimensione della
cellula diadica. La madre- sostiene Winnicottcostituisce per il bambino un Io ausiliario, una forma
di osmosi psicologica. Questo autore usa la nozione
di holding per definire le cure materne. Il concetto di
holding indica il comportamento della madre come
risposta sia alle esigenze fisiologiche del neonato che a
quelle affettive ed emotive. Anticipando le scoperte
delle neuroscienze, Winnicott dichiara che trattasi di
unattitudine innata, una sorta di pelle psichica del
127

bambino. Di qui, il rilievo che assume la funzione


materna nello sviluppo mentale, normale e patologico,
del soggetto.
Le opere di Freud, padre e figlia, di Winnicott, Klein,
Hartman, Mahler, Bowlby e di tanti altri autori, sono
basate sulla rilevanza attribuita alla coppia madrebambino, al sistema di comunicazione preverbale, al
linguaggio del corpo, allesigenza che la madre
favorisca lo sviluppo integrale del bambino.
Una positiva relazione affettiva con la madre e con le
altre figure parentali crea la salute mentale nel
bambino. Quando egli subisce deprivazione affettiva,
abbandoni, separazioni, traumi, ricoveri prolungati ecc.
, si producono forme di ansia, distacco emotivo,
depressioni, aggressivit, devianza, disadattamento
con tendenza al suicidio.

128

Capire il cervello
per capire la mente

La condizione necessaria per studiare la mente e


la coscienza secondo la metodologia delle scienze
la loro riduzione a eventi fisici, neurali, cio a
fatti elettrochimici. Vita mentale, pensieri, idee,
fatti consci e inconsci sono prodotti dal cervello.
Che cosa sono io? Sono ci che il cervello mi fa
essere. Per le neuroscienze dunque mente e
coscienza coincidono con il cervello (Hagner).
Il mondo appare alla nostra mente non nella sua
realt, ma in ci che il cervello trasmette al nostro
io, elaborando i dati degli organi di senso e
coinvolgendoli dentro le aree cerebrali. Coscienza,
autocoscienza, mente, conoscenza, emozioni,
affettivit, memoria, volont, linguaggio sono tutti
eventi dell'attivit cerebrale. L'uomo homo
cerebralis (Hagner). Niente senza il mio cervello
hanno dichiarato di recente in un Manifesto undici
neuroscienz iati tedeschi, aggiungendo - non senza
un moto di ingenuit - che fra 20-30 anni sar
''

129

possibile chiarire ci che ora oscuro: mente,


coscienza, libero arbitrio ( H. Monyer et al. ).
Finora
le
neuroscienze
hanno
fornito
un'imponente quantit di dati di notevole interesse
senza tuttavia essersi avvicinate alla comprensione
di come dalla materia emerga l'immaterialit della
coscienza e della mente, cio dello spirito. Sar
possibile alla mente - prodotto del cervello capirsi fino in fondo?
Punto di partenza che per capire la mente, cio
noi stessi, dobbiamo capire - scrive Francis Crick
il cervello, ovvero come si comportano le cellule
nervose e le loro molecole, e come interagiscono.
Noi, dice, non siamo altro che un involucro di
neuroni.
La domanda di fondo, che secondo noi
accompagner per sempre la ricerca in materia, se
la mente che studia s stessa sia capace di
comprendere come emerga dal cervello, dal
momento che essa stessa conduce 1indagine.
Autorevoli neuroscienziati sono consapevoli dei
limiti dello studio della coscienza e ritengono che il
cervello umano, la scatola nera, non potr mai
spiegare completamente le sue stesse operazioni (F.
A. von Hayek).
Le neuroscienze descrivono e identificano quali
aree del cervello sono attive quando, ad esempio,
130

agiamo, pensiamo o ascoltiamo un brano musicale.


Ma la realt di quegli stati d'animo, chiamati qualia,
e la loro causa rimangono ancora oscure. Come
sorga la coscienza dall'attivit neurale permane
ancora un mistero. In ci secondo noi sta il grande
fascino della ricerca neuroscientifica: il cervello
proteso allesplorazione di se stesso e della mente
indotto dalla sua inesauribile e irrefrenabile sete di
sapere. Non ha colonne d'Ercole il pensiero ha
scritto Maria Luisa Spaziani. Dentro il cervello
dormono interi continenti, il mondo da
creare.
Per Kandel, il riduzionismo o fisicalismo delle
neuroscienze non una filosofia sulla quale
discettare, ma un metodo. Che serve a chiarire il
rapporto fra la materia del cervello e la vita
mentale. Idee, stati d'animo, valori, progettualit,
sensazioni, qualia: tutto riportato a meccanismi
fisico-chimici.
Presupposto,
infatti,
delle
neuroscienze, per Kim, che ci deve essere
un'esplicita corrispondenza fra ogni evento
mentale e i suoi correlati neurali (NCC).
La riduzione degli eventi mentali a eventi della
materia cerebrale comporta quindi 1identit fra
mente e cervello.
I correlati neurali della coscienza e della mente
(Neural Correlates of Consciousness) sono eventinota Gary - in parte generici, in parte ambientali e
131

in parte stocastici. Ogni esperienza modifica il


cervello e la mente (Steiner). Il nostro io un
divenire in perpetuo cambiamento. Anche la
visione del mondo che abbiamo cambia. L'uomo rileva Plessner - vive l'immediatezza di quanto fa
l'impulsivit dei suoi stimoli, tutti gli aspetti
primordiali della sua presenza vivente, la
possibilit di scelta, ma anche l'irragionevolezza
dell'affetto e dell'istinto. Un meccanismo cerebrale
determina una scelta, un altro fa sentire il
rimpianto per l'errore o la gioia della conferma. Il
cervello umano finora risulta l'oggetto pi
problematico che esista al mondo (James) e fa di
noi quello che siamo. Tutti possediamo scrive
LeDoux - i medesimi sistemi cerebrali e anche il
numero di neuroni pressoch lo stesso in ognuno
di noi. Ciononostante, il particolare modo in cui
quei neuroni sono connessi diverso. E questa
unicit in sintesi ci che ci rende quello che
siamo.
Un errore nella distribuzione dei neuroni pu
portare a ritardi mentali, epilessia, paralisi. Stati
d'ansia, uso di farmaci e droghe, malattie infettive
o metaboliche della madre possono poi influire
sulla neurogenesi e sulla migrazione dei neuroni
nel cervello del feto.
Progressi importanti si sono fatti attraverso il
metodo della visualizzazione di aree cerebrali, che
132

consente di localizzare la coscienza dentro il


cervello, ovvero permette di studiare il cervello nel
momento in cui attivo. Il limite della tecnica
quello di non rivelare ci che nelle aree attive
avviene.
Le neuroscienze sono concordi nel ritenere che il
cervello strutturato gi al momento della nascita
e che con le strutture cerebrali trasmessa
geneticamente la conoscenza innata. Fu una
scoperta interessante rilevare che le scimmie hanno
paura dei serpenti gi la prima volta che li vedono.
La percezione tuttavia pi un processo di
creazione che di conoscenza, perch - chiarisce
Edelman - seleziona e rinforza le strutture
nervose congruenti con l'ambiente. Il quale, come
abbiamo detto modifica la struttura del cervello
(plasticit del sistema nervoso).
Uno dei meccanismi dell'interazione con il
mondo esterno e con la nostra vita interiore
costituito dai neuroni specchio (neuroni che si
attivano sia quando osserviamo un'azione che
quando siamo noi a compiere la stessa cosa) e
dall'empatia, che partecipazione emotiva a quello
che accade attorno a noi, come ad esempio gioire o
soffrire. Si ritiene poi che un'insufficienza dei
meccanismi dei neuroni specchio sia all'origine
dell'insorgenza dell'autismo.

133

Il cervello perci crea il mondo in cui viviamo.


Vita mentale e coscienza sono accessibili alla
nostra
introspezione
nella
forma
dell'autocoscienza, ma della maggior parte
dell'attivit cerebrale non siamo consapevoli.
Giunti a questo punto, ci troviamo di fronte a
sfide incredibili. Qual la natura del cervello che
pensa? Come pu la materia (il cervello) generare
individualit diverse le une dalle altre? possibile
chiarire in termini neurali fisico-chimici che cosa
significhi essere coscienti? A quali meccanismi
dovuta l'autocoscienza? E di che natura la mente?
Diciamo anzitutto che le neuroscienze,
identificando mente e coscienza con il cervello,
evitano di affrontare e portare a definitiva
soluzione l'antico, fastidioso problema del rapporto
mente-cervello, cercando di capire mente e
coscienza in una realt fisica. Una volta che la
mente sia stata inclusa fra gli eventi del mondo
naturale, dobbiamo - sostiene McGinn - trovarle
un posto. Ma se la mente un meccanismo elettrochimico non libera di scegliere tra opzioni
diverse. E se le decisioni sono prese dal cervello,
che per l'appunto, un oggetto fisico che obbedisce
pertanto a leggi fisiche, la volont non libera. E
allora in che senso si responsabili?
Come si pu dedurre, ricadiamo nell'annoso,
complesso dilemma della causalit mentale e del
134

libero arbitrio. Il problema- commenta Nozick-


cos intrattabile, cos refrattario a una soluzione
chiara che dobbiamo affrontarlo da molte direzioni
diverse. E tuttavia, nessuno degli approcci e
nemmeno l'insieme di tutti gli approcci possibili aggiunge - si dimostrer del tutto soddisfacente.
Secondo Gazzaniga, le basi su ci che lecito e
ci che non lecito sono innate e trasmesse dal
cervello che ha una struttura preformata, ma che
tuttavia anche capace di modificarsi con
lesperienza. Su questo modello euristico nato un
fecondo campo di studio, che ha come fondamento
il concetto di neurotihics, termine introdotto nel
2003 da W. Safire. La sua concezione si basa su
questi presupposti: 1. Il senso morale legato alla
fisiologia dei centri cerebrali ed regolato da una
moralit universale connessa con strutture
cerebrali comuni a tutto il genere umano; 2. Con
levoluzione del cervello emerso il senso del bene
e del male.
Studi recenti effettuati con la visualizzazione
cerebrale hanno mostrato che nelleseguire
decisioni di carattere etico sono attive aree non solo
frontali e orbito-frontali, ma anche temporali e
parietali. Queste decisioni poi sono influenzate pi
dallarea emotivo- affettiva che da quella logica. La
moralit scrive Hauser sarebbe perci un insieme
di istinti morali, una grammatica morale
135

universale comune a tutti gli uomini. Concetto che


corrisponde al Daimonion di Socrate e Platone, alla
conoscenza innata della morale e della matematica
di Leibniz, alla legge morale dentro di noi di Kant
e al linguaggio universale di Chomsky.
Sennonch l'uomo - rileva Gazzaniga - anche
capace di immoralit orribili, in quanto
intrinsecamente violento, amorale e dissennato,
fornito com' di un cervello rettiliano (Mac Lean),
una pulsione distruttiva e di morte (Tanathos)
come corrispondente anatomo-fisiologico dell'Es di
Freud, cio degli istinti primordiali. Una realt che
Paul Mac Lean, uno dei maggiori studiosi della
neurofisiologia moderna, ha scientificamente
verificato e che Platone aveva intuito. Un'altra
testimonianza - scrive Raffaello Vizioli- che la
vicenda umana (il cervello) diacronica e
sincronica.
Le attuali conoscenze non hanno ancora
dimostrato che dallattivit elettrochimica dei
neuroni e delle aree cerebrali sia possibile dedurre
quali sono i contenuti della mente e della coscienza.
Voi non siete che un pacco di neuroni ha scritto
Crick. Ma egli tralascia di chiedersi - osserva Benini
- chi siano i noi che dovrebbero capire come
funziona il pacco di neuroni che noi siamo, se non
cellule nervose, altri pacchi di neuroni, in una
regressione all'infinito. Di qui, l'impossibilit di
136

chiarire la contraddizione fra la natura


rigidamente determinata della volont secondo
la concezione naturalistica delle neuroscienze, ii
nostro sentirci liberi e il sentirci costretti se la scelta
ci imposta.
Il libero arbitrio, come aspetto della causalit
mentale, un evento che sfugge alla mente che
indaga (de Caro). Il problema, irrisolto e
verosimilmente irrisolvibile, verte insomma su
come la mente sorga dalla materia del cervello.
Ridurre la spiritualit alla materia una questione
per noi senza tempo destinato a impegnare
duramente neuroscienziati, scrittori e poeti.
Nonostante la scoperta dei neuroni mirror, alcuni
neuroscienziati sostengono che non possibile
raggiungere lIo di un altro, cos come impossibile
raggiungere il proprio Io. La ricerca sulla mente
infatti basata sull' introspezione e dunque non
potremo mai comprendere e penetrare la
nostra coscienza e quella degli altri, e cio i qualia,
gli stati d'animo, con i loro correlati neurali, fisici.
Misteri destinati a restare finora nascosti a noi
stessi. Chi la persona, anche la pi cara, che ci sta
di fronte forse non lo sapremo mai.
In realt, proprio perch la soglia della mente e
della coscienza ben lontana dall'essere stata
sfondata

crescente
linteresse
dei
neuroscienziati nel superare quegli ostacoli che
137

appaiono ora insormontabili. Neuroscienziati


americani di recente hanno sottoscritto un
documento per far seguire al Decennio del cervello,
chiusosi nel 1999, un Decennio della mente, poich
si sarebbe vicini a capire come la mente pensa,
percepisce e agisce. Le neuroscienze hanno di
fronte sfide incredibili e meravigliose. Sostenute
dall'inesauribile sete di sapere del cervello, il quale
d vigore al fascino della ricerca. Il cervello non ha
confini, illimitato, non ha colonne d'Ercole il
pensiero

138

Occhio-occhio,
voce-voce, pelle-pelle

De li occhi suoi, come chella li mova,


escono spiriti damore infiammati,
che feron li occhi a qual che allor la guati,
e passan s che l cor ciascun retrova.
(Dante)
La straordinaria potenza del contagio emotivo con lo
sguardo, la voce e il contatto fisico. La realizzazione di
una condizione mentale, psicologica e biologica capace
di lasciare una traccia, un engramma, nel cervello e di
creare le basi dello sviluppo umano, sia normale che
patologico.
Come si formano le connessioni neuronali e le relazioni
umane e sociali? E quale impatto ha su di noi il cervello
sociale? Lesame approfondito delle infinite sottigliezze
di queste interazioni mostra come le persone svolgano
un ruolo rilevante nel regolare il nostro comportamento
emotivo e sociale. Intanto, possibile comprendere la
complessit e limportanza delle relazioni emotive e

139

sociali attraverso levoluzione e il funzionamento del


cervello (Cozolino). Cosa intendono i neuroscienziati
quando parlano di cervello sociale? Lidea che il
cervello sia composto di aree separate, ognuna con un
particolare ruolo appare superata. I circuiti utilizzati
per una funzione non sono localizzati in una singola
zona, ma sono distribuiti in tutto il cervello. Nel
mappare il cervello sociale, pertanto, non si deve
parlare di un singolo sistema neurale unitario, ma
piuttosto di circuiti interdipendenti (Blair,
Perschardt).
Anzitutto, precisiamo che con il nome di cervello
sociale, le neuroscienze indicano che il cervello un
organo sociale intersecato da reti destinate a ricevere,
elaborare e comunicare messaggi attraverso le sinapsi
e costruito nellinterazione tra lattivit dei geni e le
condizioni ambientali, per creare ci che siamo, in un
rapporto dove natura e cultura diventano una cosa
sola (LeDoux). Senza interazioni stimolanti, i neuroni
e le persone languono e muoiono. Nei neuroni,
questo processo viene chiamato apoptosi. Negli esseri
umani viene detto depressione, ansia, angoscia,
suicidio.
La teoria che i primati possiedano reti neurali dedicate
alla percezione sociale stata proposta da Kling e
Steklis con la scoperta che il danneggiamento di
strutture
cerebrali
causava
aberrazioni
del
comportamento sociale. A sua volta, il termine
140

neuroscienza sociale stato usato per la prima volta


allinizio degli anni Novanta da J. Cacioppo e G.
Berntson per designare lo studio di come noi stabiliamo
sistemi di attaccamento e creiamo connessioni
reciproche. Le ricerche mostrano che noi siamo
programmati per connetterci. La struttura stessa del
cervello lo rende socievole, cio soggetto a un
profondo legame cervello-cervello ogni volta che
stabiliamo un contatto viso-viso, voce-voce o
pelle-pelle con unaltra persona.
Cos, il viso della madre ha un forte impatto sul
cervello del bambino, poich innesca alti livelli di
oppioidi, i quali sono responsabili degli aspetti
piacevoli nelle interazioni sociali e agiscono sui centri
di ricompensa sottocorticali. La stimolazione positiva
ed eccitante da parte della madre favorisce anche la
produzione del fattore di rilascio di corticotropina
(CRF) nellipotalamo del bambino, attiva il sistema
nervoso simpatico, controlla la produzione di endorfina
e stimola la creazione di dopamina. La cascata
biochimica attivata dalla interazione bambino-madre
innesca poi la crescita di nuovi neuroni e la sintesi
proteica. Il contatto occhio-occhio nei primi momenti
della vita cos importante che levoluzione non ha
lasciato nulla al caso. Fissare il viso della
madre assicura
limprinting
di
una
vitale
informazione emotiva e sociale. Essere poi guardata dal
proprio bambino calma la madre e ne stimola i
141

comportamenti di accudimento. I bambini e i genitori


simpegnano in periodi di sguardo o sorriso reciproco
che calmano e rilassano entrambi. Sia nella madre che
nel bambino i livelli di endorfina e dopamina si
innalzano e si abbassano quando essi sono vicini, si
separano e si riavvicinano, creando una danza di flussi
alternati di benessere e disagio, per cui la vicinanza
fisica ed emotiva produce benessere e la separazione
dolore. Poche ore dopo la nascita, il neonato gi in
grado di riconoscere facce familiari, di imitare la madre
che apre la bocca e tira fuori la lingua, e di discriminare
espressioni facciali di felicit, tristezza o meraviglia.
Importanti indicazioni sul meccanismo di questi
processi provengono dalla scoperta dei neuroni
specchio (Pellegrino, Rizzolatti), i quali si attivano sia
quando stiamo osservando sia quando stiamo
compiendo una particolare azione. I neuroni specchio
non solo collegano reti allinterno del nostro cervello,
ma ci permettono di sintonizzarci con gli stati
emozionali degli altri. Siamo esposti al contagio
emotivo e cio a essere infettati (Ogan) da ci che
vediamo fare da altre persone. Sperimentiamo in
sostanza la vita interna di un altro, fenomeno che si
chiama empatia.
Il collegamento tra il cervello del bambino e il
cervello della madre si realizza attraverso il contatto
occhio-occhio, espressioni facciali, vocalizzazioni,
carezze e scambi emozionali. La connessione tra madre
142

e figlio un importante fattore determinante dello


sviluppo del cervello.
Limpatto della madre sul cervello del proprio figlio
intenso e molto esteso; le interazioni precoci
costruiscono reti neurali e segnano parametri biologici
decisivi che possono durare per tutta la vita.
Abbiamo imparato molto della neurobiologia delle
interazioni madre-bambino studiando nel ratto
la relazione fra madre e cuccioli. Grazie alle analogie fra
la biologia e il comportamento dei roditori e delluomo,
il ratto rappresenta una preziosa fonte di informazione,
soprattutto
rispetto
alla
base
biologica
dellaccudimento. Un ratto madre risponde ai richiami
dei suoi cuccioli. Li lecca mentre sono nel nido e
sdraiandosi sopra di loro inarca la schiena,
permettendo ai piccoli di attaccarsi ai suoi capezzoli
(Fleming). Attraverso il contatto fisico con i suoi
cuccioli, i comportamenti materni vengono rafforzati
per mezzo di ricompensa della dopamina (Deller).
Questi livelli di dopamina stimolano i processi
neuroplastici nel cervello della madre per aiutarla a
comprendere e a curare i suoi piccoli (Shingo). Anche se
il nostro aspetto molto diverso da quello del ratto, il
nostro cervello e il suo rappresentano sorprendenti
somiglianze. I due cervelli hanno neuroni e cellule gliali
che comunicano, organizzano e funzionano allo stesso
modo (Cozolino). Diversi studi mostrano che le basi
neuroanatomiche del comportamento materno del ratto
143

e delluomo sono pressoch sovrapponibili


(Lorberbaum). Le madri nelle due specie imparano
velocemente a identificare la propria prole e lavorano
sodo per nutrirla e proteggerla (Stern).
I ratti che hanno ricevuto un positivo accudimento
mostrano nellamigdala un maggior numero di ricettori
delle benzodiazepine che contribuiscono a diminuire i
livelli dansia. Questi ratti sono meno ansiosi, esplorano
di pi, sono meno impauriti e imparano meglio (Caldji).
I cuccioli esposti a deprivazione materna rivelano
unaccresciuta mortalit di neuroni, minor velocit di
sinapsogenesie diminuzione dellespressione dei fattori
di crescita neurale nellippocampo, nonch prestazioni
scadenti anche in compiti di memoria e di
apprendimento (Zhareg).
Nel ratto il contatto tattile precoce cos importante
che perfino la manipolazione dei cuccioli di topo da
parte dei ricercatori comporta unaumentata densit dei
recettori di cortisolo e livelli pi bassi di cortisolo nella
circolazione sanguigna (Smythe).
Una recente ricerca ha dimostrato che toccare i propri
figli non solo attivava il sorriso e le espressioni positive
nel bambino, ma faceva anche star meglio le madri
(Onozawa). I vantaggi del contatto non sono limitati
alle relazioni umane. Gli scambi di strofinii, fusa,
sfregamenti, amoreggiamenti fra i gatti e i loro padroni
sottolineano il valore di regolatori emotivi che tutto
ci ha per noi. Nel nostro cervello vengono attivati gli
144

stessi centri neurali sia che coccoliamo un gatto sia che


un gatto ci strofini addosso (Brothers).
Il contatto pelle-pelle rappresenta dunque un
fondamentale canale di comunicazione e un
meccanismo vitale di legame umano. Quando una
persona cara ci tocca, diventiamo pi calmi e sereni,
mentre il nostro stress diminuisce. Un contatto leggero
induce sensazioni di benessere e un confortevole calore,
che portano a un aumento di ossitocina e di endorfine,
sostanze che intensificano i legami affettivi e sociali. Il
contatto fisico esercita anche unazione sedativa,
produce un abbassamento della pressione sanguigna,
favorisce la regolazione autonoma e la salute
cardiovascolare (Feldman), attiva lo sviluppo dei
bambini, abbassa i livelli degli ormoni di stress nei
bambini e negli adulti (Weiss) , mentre diminuiscono i
sintomi nellansia, nella depressione e nellaggressivit
(Field).
In pazienti affetti da cancro e altre malattie sottoposti
a massaggio terapeutico, si verificato un
accrescimento dei livelli di dopamina, serotonina,
ossitocina ed endorfine. Tutto ci sottolinea il valore di
regolatori emotivi svolto dal toccare. Pazienti
sperimentano un sollievo sintomatico dopo aver preso
un cucciolo e molti terapeuti ora impiegano i cani nella
stanza di consultazione per aiutare i loro pazienti a
rilassarsi.

145

I bambini prematuri tenuti vicino alla pelle della


madre o massaggiati regolarmente piangono di meno,
si sviluppano pi velocemente, acquistano pi peso e
vengono dimessi prima di quelli che hanno meno
contatto (Bergman) . Limportanza fondamentale della
diade madre-figlio rispecchiata nellantica massima
sapienziale : Dio non poteva essere ovunque e perci
ha
creato
la
madre.
Questi legami precoci infine modulano i livelli dei
neurotrasmettitori nel cervello, facendoci sperimentare
lintera gamma delle sensazioni, dalla disperazione
allestasi (Panksepp).

146

La capacit di capire
se stessi e gli altri
Lo sviluppo del concetto di mente, vale a dire il
modo in cui si perviene a riconoscere di avere una
mente unica e separata da quella degli altri, tra i temi
di ricerca che hanno suscitato maggiore interesse. Il
concetto di mente essenziale allo sviluppo della
capacit di mentalizzazione, la capacit cio di riflettere
su pensieri e sentimenti propri e altrui, e di riconoscerli
come stati mentali che motivano il comportamento nel
corso della vita.
Studiare lo sviluppo del cervello pu aiutarci a
progredire in questo campo. In realt, il rapporto fra
mente e cervello continua a suscitare accese discussioni
nelle neuroscienze e nellambito della filosofia della
mente. In generale, il modello dellevoluzione umana
maggiormente condiviso quello proposto da Richard
Alexander (AA. VV. , Da mente a mente, Raffaello
Cortina), il quale ritiene che il nostro cervello si sia
evoluto non tanto per affrontare le forze ostili della
natura, ma per sostenere la competizione con altri
individui. Tutte le specie affrontano una competizione
al loro interno, ma in quella umana il ruolo svolto dai

147

gruppi sociali in questo tipo di competizione


particolare.
Comprendere gli altri ci permette di superarli in
intelligenza e astuzia (Ward); di sviluppare competenze
cognitive, emotive, sociali e anticipatorie; di formarsi
obiettivi ed eseguire piani di azione. In questo quadro,
emerge il concetto di mentalizzazione, originariamente
introdotto in psicoanalisi da autori francesi, che si rivela
un tema di grande prospettiva euristica e in continua
evoluzione. Peter Fonagy e collaboratori hanno definito
la mentalizzazione come il processo che permette di
interpretare se stessi e gli altri come dotati di una
mente, cio come persone che agiscono in base a
sentimenti, credenze, desideri e intenzioni. Le
importanti scoperte compiute dalle ricerche condotte
negli ultimi anni mostrano che la capacit di
mentalizzazione sugli altri non sarebbe acquisita con lo
sviluppo, ma costituirebbe una forma di adattamento
evoluzionistico
innata,
implementata
da
un
meccanismo cerebrale prestabilito che nelluomo
appare attivo e funzionante gi allet di dodici mesi e
forse anche prima. Questo meccanismo sembra poi
essersi evoluto in diverse specie sociali non umane che
vivono anchesse in nicchie altamente competitive.
La mentalizzazione dunque una capacit o un
processo di ordine cognitivo che, tuttavia
profondamente influenzata da esperienze di natura
affettiva; e specificamente dalla precocissima relazione
148

affettiva e regolativa fra il bambino e la figura di


attaccamento. Le attuali ricerche sulla mentalizzazione
comprendono diverse aree di ricerca: 1. le ricerche
neuro scientifiche sul cervello e sul legame fra mente e
cervello; 2. la teoria e la ricerca sullattaccamento e sulle
relazioni precoci che promuovono o inibiscono la
capacit di mentalizzazione; 3. gli studi sulla teoria
della mente.
I costrutti di mentalizzazione attribuiscono un ruolo
centrale alla mente. Lattuale interesse per la mente
impone alla psicoanalisi la ricerca di un linguaggio
comune con altre discipline. Naturalmente, la mente
non un concetto nuovo in psicoanalisi, tuttavia, la
concezione
psicoanalitica
della
mente
resta
problematica e irrisolta. Il modello classico,
composto da Es, Io e Super-io, non rappresenta pi una
guida come in passato, nemmeno per i freudiani. Le
teorie psicoanalitiche dello sviluppo oggi sono sempre
pi interessate al tema dellintersoggettivit. Il cervello
diventa mente solo per effetto di una stimolazione
adatta da parte delle persone che si prendono cura del
bambino (Jurist). Un attaccamento sicuro promuove nel
bambino la capacit di regolare gli affetti, la crescita
del S e la comprensione della propria mente.
Inizialmente, il bambino dipende dal caregiver , il quale
contiene le emozioni negative pi intense e promuove
la tolleranza degli affetti positivi. Con lo sviluppo della
capacit di regolazione affettiva, nella seconda met del
149

primo anno di vita emerge il senso del S. La


regolazione affettiva dunque alla base della
mentalizzazione che si sviluppa intorno ai quattro anni.
La teoria dellattaccamento cos andata oltre il
concetto iniziale di Bowlby di un attaccamento
orientato a mantenere la vicinanza del caregiver , con la
successiva introduzione dellobiettivo della sicurezza
percepita (Stroufe). Si superato quindi il realismo
ingenuo di Bowlby, termine per indicare la credenza
che le nostre menti riflettano il mondo in maniera
diretta e immediata, attraverso i modelli operativi
interni. Il concetto di mentalizzazione poi comprende
sia la funzione cognitiva che quella emotiva.
Il possesso della capacit di mentalizzazione , per
Allen, pi di unabilit, una virt, un atto
damore; mentre per Fonagy ricondotto alla
competizione sociale: mentalizziamo per finalit
strategiche e per prevalere sugli altri. Si tratta in
sostanza di una capacit che non garantisce che essa
venga usata a fini pro sociali. ragionevole pertanto
ipotizzare che uno psicopatico possa essere in grado di
mentalizzare e possa usare questa capacit per fini
malvagi e perversi.
Un caregiver con un attaccamento sicuro trasmette al
bambino tale sicurezza, la capacit di mentalizzare e di
crearsi modelli operativi interni. Diversi studi hanno
stabilito una connessione fra disturbo borderline (BPD)
e attaccamento insicuro (Allen). Unesperienza
150

traumatica vissuta nella prima infanzia determina un


ritiro definitivo del soggetto dalla dimensione mentale.
Dalla qualit della genitorialit dipendono lo sviluppo
dellattaccamento, della mentalizzazione e delle
capacit di interiorizzazione e rappresentazione del
bambino.
Sono stati compiuti progressi nella comprensione dei
substrati genetici, epigenetici e neurobiologici del
comportamento materno in modelli di mammiferi. Da
diversi studi risulta che alcune caratteristiche del
comportamento materno si trasmetterebbero da una
generazione allaltra non attraverso i geni, e che la
qualit delle cure materne ricevute nella prima infanzia
potrebbe programmare le risposte del bambino allo
stress nelle fasi successive, influenzando il suo
approccio al mondo (Ladd).
Gli studi empirici poi hanno rilevato la natura
altamente specializzata dei comportamenti verbali e
non verbali dei genitori di bambini molto piccoli e
limportanza di una precoce sincronia e reciprocit nelle
interazioni genitore-bambino; dimostrando la decisiva
influenza delle prime esperienze sui successivi
comportamenti di attaccamento del bambino nei
confronti dei genitori e sullo sviluppo di relazioni
intime nelle fasi di vita seguenti (Leckman). Questi
studi sottolineano le conseguenze negative di una
precoce deprivazione o negligenza genitoriale sullo
sviluppo mentale, affettivo e sociale del bambino, ed
151

evidenziano limportanza delladattamento coniugale


dei genitori, della loro autostima, nonch del supporto
sociale di cui possono beneficiare nel loro adattamento
al ruolo di genitori.
Conseguenze dannose possono poi derivare tanto da
una carente preoccupazione primaria da parte dei
genitori, che pu preludere a una forma di abbandono
o di abuso, quanto da uneccessiva preoccupazione, la
quale pu indurre una condizione assimilabile a uno
stato
ossessivo-compulsivo
(Eckenrode).
Una
condizione spesso associata a un disturbo
dellattaccamento fra madre e bambino, che pone a
rischio lo sviluppo di questultimo anche in anni
successivi, la depressione post-partum (Goodman).
Molti studi riportano che lossitocina facilita il
comportamento materno in femmine di ratti esposte
alleffetto di estrogeni. La somministrazione di
ossitocina in femmine di ratto vergini determina la
comparsa di un comportamento materno a tutti gli
effetti entro pochi minuti. Anche i sistemi
dopaminergico e noradrenergico sembrano avere un
ruolo di primo piano nel facilitare il comportamento
materno (Koob). Lossitocina, gli estrogeni e la
prolattina
possono
agire
sullarea
mediana
dellipotalamo, (area coinvolta nella regolazione del
comportamento materno), favorendo il comportamento
materno.
152

In sostanza, la comparsa e il consolidamento del


comportamento materno dipendono da uno specifico
circuito neurale. Con la gravidanza o la ripetuta
esposizione a cuccioli, si verificano cambiamenti a
livello strutturale e molecolare, che riguardano
specifiche aree del sistema limbico, dellipotalamo e del
mesencefalo adatte alle molteplici esigenze della cura
materna.
Sulla deprivazione delle cure materne, alcune
ricerche mostrano che i profili comportamentali delle
scimmie maltrattate sono simili alla prime descrizioni
di Bowlby di un attaccamento sicuro o insicuro dei
bambini umani (Suomi). In uno studio di brain imaging
su primati non umani stato rilevato che la separazione
di giovani scimmie dalle madri era associata
allattivazione dei circuiti corticali suscettibili agli
ormoni dello stress.
Oltre a influenzare il comportamento, la separazione
dalla madre pu avere una serie di conseguenze
negative sulla salute fisica. Anche uno stress indotto nei
primi giorni di vita ha effetti su integrit neuronale,
metabolismo, funzione gliale e contenuto di
glutammato cerebrale. Questi modelli animali
sembrano in linea con gli studi condotti su popolazioni
umane, dai quali emerge che anche i bambini sottoposti
ad abusi mostrano un aumento dei livelli di cortisolo e
ormoni dello stress. Una comunicazione con il bambino
costantemente incongruente e contraddittorio pu
153

impedirgli di formare un proprio senso di identit e di


relazione con il mondo esterno (Bateson).
In sintesi, i dati provenienti dagli studi condotti su
animali indicano che lintervallo che circonda la nascita
del cucciolo di ratto o di scimmia rhesus rappresenta un
periodo critico nella vita dellanimale, condizione che
avr conseguenze durature sul piano neurobiologico e
comportamentale. In particolare, la qualit delle prime
cure pu avere effetti permanenti sulle differenze
individuali nel successivo comportamento materno,
nella regolazione dellansia e negli schemi di risposta
allo stress.
Esperienze cicliche di incuria dunque possono
alterare lasse HPA e persistere per intere generazioni
(Shea). Lesposizione precoce ad un ambiente
sfavorevole, disturbi della relazione fra genitore e
bambino aumentano la vulnerabilit a sviluppare
risposte alterate allo stress, a produrre disturbi dansia
e dellumore e a generare una psicopatologia nelle fasi
di vita successive.
Per assicurare uno sviluppo positivo nellinfanzia e
nelle fasi di vita successive necessaria la combinazione
tra geni sufficientemente buoni e cure genitoriali
sufficientemente buone (Winnicott). Interazioni fra
geni, cure genitoriali, esperienze positive, condizioni
emotive, sistemi neurobiologici e vincoli ambientali
contribuiscono alla comprensione della diade madrebambino, e ad assicurare interventi precoci per favorire
154

lo sviluppo del cervello, la capacit di problem solving e


la risposta allo stress, riducendo la vulnerabilit allo
sviluppo di disturbi psicopatologici nelle fasi di vita
successive. Le ricerche mostrano la decisiva importanza
non solo a promuovere lo sviluppo di bambini sani, ma
anche ad aiutare i genitori e gli adulti a compiere il
passaggio verso il loro nuovo ruolo e a comprendere i
fattori genetici, neurobiologici e affettivi che
contribuiscono a questa fondamentale transizione.

155

La depressione
della donna

Qui il sole mi pare cos freddo, / i fiori appassiti, la


vita scomparsa (Schubert).
Dopo queste nottate, le giornate portavano le
emicranie che le trapassavano loccipitee poi
seguivano nottate ancora peggiori, rese terribili dal
peso crescente dellansiet e della depressione
(biografia di Virginia Woolf).
Uomini e donne vengono veramente da pianeti
diversi ? A che cosa sono dovute le profonde differenze
fra i sessi? Sul mistero della differenza, la scienza sta
facendo chiarezza. Anzitutto, le splendide scoperte
della nuova scienza del cervello e della mente
dimostrano, come abbiamo precisato in altre pagine,
che non esiste un cervello unisex. Il funzionamento del
cervello di uomini e donne diverso fin dalla nascita.
Perfino nei neonati di un giorno, il cervello femminile
pi empatico e comunicativo, mentre il cervello
maschile pi capace di comprendere ed elaborare
sistemi.

156

La genesi di questa diversit il cervello insieme con


1'ambiente e leducazione. Le caratteristiche biologiche
della donna - il ciclo mestruale, la gravidanza, il parto,
1'allattamento, la cura dei figli - influenza lo sviluppo
cognitivo, affettivo, comportamentale e sociale del suo
cervello.
Le ricerche mostrano che le prime differenze si
manifestano gi dall'ottava settimana di sviluppo
fetale. A causa soprattutto dell'attivit ormonale che
condiziona per sempre i meccanismi neurali, di
maschi e femmine.
Le donne sono pi sensibili degli uomini nella sfera
delle emozioni, degli affetti e dei sentimenti. Molti studi
su questo argomento sono stati condotti sui primati. I
neuroscienziati ritengono che nel cervello femminile
(umano) possano esserci pi neuroni specchio che in
quello maschile (Oberman). La dimostrazione si trova
nelle differenti biologie dei nostri cervelli. Fatto che d
luogo a diverse mentalit e a diversi comportamenti.
Il cervello della donna una struttura emotiva molto
efficiente, in grado di interpretare i segnali verbali e
non verbali dei pi intimi sentimenti altrui (Brody), e
di captare segnali di sofferenza, infelicit, malessere.
la ragione per cui le donne piangono quattro volte pi
degli uomini (Campbell).
Questa maggiore sensibilit dovuta al numero dei
neuroni che il cervello della donna possiede. Laumento
157

poi degli estrogeni genera sensazioni viscerali e dolore


pi intensamente dei maschi. Anche i circuiti emotivi
per la paura, il dolore e la sicurezza sono differenti per
maschi e femmine (Bontler).
Lansia, che nasce quando tensione e paura attivano
l'amigdala - il centro cerebrale della paura,
dell'aggressivit e della rabbia - quattro volte pi
diffusa nelle donne (Halbreich).
La maggiore probabilit della donna di soffrire di
ansia e depressione soprattutto durante let produttiva
un fenomeno presente in tutte le culture. Oltre ai
fattori socio-culturali, un ruolo importante rivestono
stress, geni, estrogeni, progesterone e biologia
cerebrale. Gli effetti degli estrogeni spiegano perch il
numero di donne che soffrono di winter blues o
depressione stagionale sia tre volte maggiore rispetto
agli uomini.
Che cosa la depressione? Sulla depressione esiste
un'immensa letteratura. Chiamiamo depressione una
malattia psichiatrica in cui si presenta alterato non
solo ii tono dell'umore, ma anche le manifestazioni
cognitive, affettive e comportamentali, spesso
accompagnate da disturbi somatici fino alla
compromissione di tutte le funzioni vitali e di relazione.
Studi condotti in materia hanno calcolato che la
depressione entro il 2020 potrebbe diventare la
principale
causa
di
malattia
nelle
societ
industrializzate. Esiste poi uno stretto rapporto tra
158

depressione, suicidio e pensieri ricorrenti di morte,


ricorrenti propositi di suicidio e tentativi di suicidio.
Molti autori hanno indicato la malattia depressiva come
la maggiore portatrice di rischio suicidario rispetto a
tutte le patologie psichiatriche (Wolfersdor). Il suicidio
prevale nel sesso maschile, pi elevato nell'et senile.
In molti Paesi, i tassi di suicidio fra i giovani compresi
dai 13 ai 20 anni d'et crescono in maniera vertiginosa.
Suicidi furono, tra gli altri, Paul Celan, Ernest
Hemingway, Majakovskij, Gerard de Nerval, Cesare
Pavese, Virginia Woolf, Van Gogh, Gorky. Tra gli artisti
e scrittori depressi, citiamo Schumann, Virginia Woolf,
Poe, Pound, Thomas Moore, Shelley.
La depressione conosciuta da millenni. Ippocrate
(400 a. C. ) la definisce melancholia. Risalgono a
Kraepelin e a Bleuler i primi tentativi di classificazione
delle malattie psichiche. di Freud con 1'opera Lutto
e melanconia il contributo pi importante dei processi
psicodinamici che sottendono la depressione, Egli
associa la depressione al lutto.
L'idea base che all' origine di questa patologia vi
sia una situazione di perdita.
L'intuito geniale di Proust cos descrive la natura dei
lutto: Se vero che i morti non esistono pi che in noi,
su noi stessi che infieriamo ostinandoci a ricordare la
perfidia con cui li abbiamo colpiti. A questi dolori, per

159

quanto crudeli, m'attaccavo con tutte le mie forze,


perch li vivevo come effetto del ricordo.
Nel
Rinascimento,
nellIlluminismo
e
nel
Romanticismo, la malinconia assume ii carattere di vera
fascinazione. A subirla, sono soprattutto i poeti, gli
artisti e i letterati che di essa fanno lemblema del genio
saturnino. Nel Romanticismo francese e tedesco, la
malinconia contrassegna la rovina dell' Io.
La metafora del viaggio, che designa la condizione
esistenziale dell'uomo romantico, assume il ruolo di
causa principale della depressione. Qui il sole dir il
viandante di Schubert - mi pare cos freddo, i fiori
appassiti, la vita scomparsa.
I disturbi psichici e quelli depressivi vengono
raggruppati in una unica entit alla quale viene
assegnata il termine di disturbi affettivi, e
successivamente di disturbi dell'umore (DSM).
La depressione un disturbo molto diffuso. Nei
paesi occidentali colpisce in media una persona su
cinque, almeno una volta nel corso della vita. Preferisce
le donne agli uomini. Ogni tre persone depresse due
sono donne. Ogni anno, due donne su cento si
ammalano, mentre per gli uomini il rapporto di uno a
cento.
Molte donne hanno sintomi depressivi in occasione
del ciclo mestruale e dopo il parto. Gli studi rilevano

160

inoltre come la percentuale di donne afflitte da


depressione sia circa il doppio rispetto agli uomini.
Nella distimia e nella depressione maggiore, la
categoria femminile risulta due volte pi rappresentata
nel primo disturbo e circa tre nel secondo rispetto a
quella maschile. Le donne tendono ad ingrassare, ad
avere problemi di sonno e presentano una maggiore
ansia sui problemi del corpo.
L'eziopatogenesi fa riferimento al modello biologico,
al modello psicologico e come abbiamo detto ai fattori
culturali e socio-economici. Gli studi di genetica hanno
documentato lesistenza di una importante componente
ereditaria nell' eziologia delle sindromi psichiatriche. Si
tratta di una realt complessa e dinamica, che pu
essere compresa solo attraverso un approccio
multiprofessionale.
La terapia della depressione pertanto non pu
basarsi esclusivamente sugli psicofarmaci, i quali
devono essere sostenuti da altri di natura
psicoterapeutica e realizzati da professionisti di
accertata competenza, formazione e maturit
psicologica. Nei casi pi gravi e complessi si consiglia
una terapia combinata: farmaci e psicoterapia.
La depressione ha poi ritmi che seguono sia le ore del
giorno sia 1' avvicendarsi delle stagioni, anche in
relazione al funzionamento degli ormoni e al
cambiamento della luce.

161

In uno studio su 113 poeti e artisti, risultato che il


tasso pi alto di anormalit psichiatrica stato
riscontrato tra i poeti (50 per cento) e i musicisti (38 per
cento, contro il per cento di pittori). In un'altra ricerca,
emerso che il 18 per cento dei poeti aveva commesso
suicidio.
Un altro studio su poeti e artisti infine ha rivelato che
le depressioni maggiori sono due volte pi diffuse tra le
donne.

162

Alla conquista
della felicit
Negli ultimi anni, le neuroscienze hanno accumulato
una grande quantit di conoscenze, empiricamente
fondate, sul cervello ed hanno svelato meccanismi
sconosciuti, i quali ci aiutano a comprendere i meandri
della nostra mente, a spiegare il comportamento umano
e a migliorare la nostra vita.
Gli studi mostrano tra laltro che il cervello un
organo prodigioso, che agisce in base a schemi
adattativi complessi e che predilige una condizione di
equilibrio stabile, di chiarezza e di coerenza. Il
comportamento umano- ci ricorda Di Salvo,
imprevedibile e fatto di mille sfumature.
Una delle idee fondamentali emerse dalla ricerca
neuro scientifica che il nostro cervello segue pi
automatismi di quanto crediamo ed influenzato da
centinaia di preconcetti irrazionali. Il risultato di
numerose ricerche portano alla stessa conclusione,
ovvero che la mente umana risente in modo negativo
dellazione di questi preconcetti. La sua capacit
quella di prevedere i rischi, e difendersi dai preconcetti,
dallimprevedibilit e dallinstabilit. Tutti fattori che

163

sono vissuti dal cervello come minaccia alla sua


sopravvivenza. Ha la tendenza allomeostasi, cio a
mantenere un equilibrio interno, stabile e costante
(Cannon): insomma uno stato di sedazione
neuromotoria e di tranquillit interiore, come gi
teorizzava Seneca, il pi grande filosofo latino, secondo
una concezione psicoanalitica ante litteram. Il cervello ha
poi come dote innata, per molti neuro scienziati, la
capacit di comprendere il mondo. Un mondo che noi
riteniamo abitato da forze ed essenze invisibili, che
trascendono la dimensione terrena e si situano nel
soprannaturale. Di qui, la disposizione dellessere
umano a distinguere le credenze secondo il loro valore:
credere in Dio, ad esempio, diventa per molti pi
importante che credere a 2 pi 2 eguale a 4.
C poi nel cervello un centro della ricompensa,
che ha la funzione dirinforzare i comportamenti pi
vantaggiosi per lindividuo. Il neurotrasmettitore della
ricompensa la dopamina, una sostanza importante,
ma anche un potente nemico di gratificazioni
inappropriate, che danno luogo a comportamenti
compulsivi e a forme di dipendenza patologica, come
ad esempio nel caso delle droghe, del sesso, della rete o
del gioco.
Viviamo in un mondo dove le situazioni di tipo
ossessivo-compulsivo sono sempre pi numerose. Nei
prossimi anni, il fenomeno destinato a intensificarsi.
Lansia, la solitudine interiore, che prescinde dalle
164

persone che abbiamo intorno, lisolamento sociale, i


videogiochi, sono tra i principali fattori che alimentano
luso compulsivo del web (Caplan), i cui protagonisti
fanno da surrogati nellappagamento dei bisogni
psicologici e nelle situazioni cariche di frustrazioni.
In realt, sono ancora limitate le nostre conoscenze
sul cervello e la mente. Negli ultimi decenni tuttavia
importanti scoperte ci hanno fornito nozioni
fondamentali. Le nostre attuali conoscenze sul cervello
mostrano che il dualismo corpo-mente una dottrina
ormai superata. Siamo lontani dal dualismo animacorpo, dal concetto cio che il cervello (entit
materiale) e la mente (entit immateriale) siano due
sostanze separate, secondo l impostazione di Cartesio.
Per i neuro scienziati, il cervello a produrre
quella cosa cui abbiamo dato il nome di mente. La
mente qualcosa che il cervello fa. Il cervello la
nostra anima, la nostra mente. Una conclusione che
mette in profonda crisi le nostre millenarie concezioni
filosofiche e teologiche, a partire dal pensiero di
Platone, il padre della filosofia occidentale e
linventore dellanima, indipendente dal corpo, e
dunque immortale. La mente dunque non altro che il
cervello ( S. Le Vay), ridotta perci a un processo
biologico, non pi sostanza immateriale, ma sostanza
materiale.

165

possibile che lessere umano, creatura che si ritiene


eccezionale e di natura superiore, debba restare
attaccato a una cosa materiale? questa la sfida che
ci viene affidata dalle nuove neuroscienze.
Il cervello acquisisce una condizione di felicit se
riesce a vivere in uno stato di certezza e di stabilit
emotiva. Ci fa emergere la sua tendenza a cercare
prove che confermino le proprie idee e a ignorare quelle
che le contraddicano. una disposizione battezzata dai
neuro scienziati bias di conferma, una caratteristica
quanto lo sono il sonno, il sesso o le grigliate
allaperto. Cercare prove o giustificazioni nel
convalidare la nostra posizione e contrastare quelle che
la confutano un meccanismo cerebrale chiamato
chiusura cognitiva.
Ma perch impegnarsi tanto per dimostrare
lautenticit di una cosa che invece si dimostrata
essere falsa? Cercare anche in maniera compulsivoossessiva di aver ragione pur di fronte ad evidenti
falsit una condizione emotiva che produce nel
cervello una scarica neurochimica di gratificazione. Avere
lultima parola anche in questioni banali o meschine
una cosa che al nostro cervello piace tanto. Perch
ogni comportamento di chiusura, di resistenza
mentale rappresenta una ricompensa una
soddisfazione, un premio psicologico. Una scossa di
certezza: contrasto, nego, rifiuto: dunque sono, esisto.
166

A guidare il nostro cervello in sostanza sono gli


schemi prestabiliti. Ogni nuova situazione mette in
discussione uno schema mentale consolidato. Il cervello
reagisce come se si trattasse di una minaccia, attivando
lamigdala, una struttura sensibile ai pericoli e alle
nostre reazioni di ansia o paura. Lo ribadiamo, il
cervello ha la tendenza allomeostasi, ha un bisogno
disperato di stabilit, di certezza: ogni nuova
informazione costituisce una minaccia, un pericolo.
Il libro: David Di Salvo, Cosa rende felice il tuo cervello,
Bollati Boringhieri Editore, Torino 2013, pagine 331, 22.

167

Lunicit della persona,


split brain, morale
e religione
Negli ultimi anni, le neuroscienze hanno intrapreso
un affascinante viaggio lungo un ampio sentiero che
comprende i nostri cervelli, le nostre menti, la nostra
coscienza, i nostri sentimenti, il nostro mondo sociale
fino a includere i nostri sistemi morali e la religione.
Da sempre il cervello ha attirato lattenzione di
scienziati e filosofi, i quali hanno riconosciuto
alternativamente la nostra unicit oppure lhanno
negata. Un tempo, si riteneva che soltanto gli esseri
umani avessero la capacit di riflettere sui propri
pensieri. Oggi, una serie di dati mostra che questa
capacit presente anche nel mondo animale. Siamo
caratterizzati dai medesimi componenti chimici e
abbiamo le medesime reazioni fisiologiche degli
animali. Condividiamo con questi la maggior parte dei
nostri geni e dellarchitettura del cervello. Nonostante
ci, le differenze sono abissali.

168

Comprendere il cervello e la mente, significa


comprendere anche la condizione umana. La mente, per
molti neuroscienziati, non un buco nero, ma una
scatola nera, che pu essere interpretata e compresa,
grazie al contributo di straordinari strumenti di recente
sviluppo, quali la neuroimaging e le tecniche
genetiche.
La vera domanda del XXI secolo come il cervello
possa permettere alla mente di essere e funzionare. I
processi mentali fanno parte ancora delloscuro mistero
del cervello che i neuro scienziati cercano
disperatamente di capire. La psicologia da parte sua
continua a porsi domande alle quali i suoi mezzi non
consentono risposta. Di qui, il severo giudizio di
Gazzaniga, gi espresso in The Minds Past che la
psicologia in s morta, soppiantata dalle
neuroscienze, disciplina in cui ogni giorno vengono
fatte incredibili scoperte.
Le neuroscienze possono non solo sondare la
coscienza, intesa come consapevolezza delle nostre
capacit, ma addirittura esplorare la coscienza
umana (Gazzaniga). Il contributo maggiore alla
comprensione pi recente del concetto di coscienza
venuto dagli studi condotti su soggetti che vivono con i
due emisferi cerebrali separati, a seguito di traumi o di
interventi chirurgici, che hanno interrotto le vie di
comunicazione fra il loro emisfero sinistro e quello
destro. Gli esperimenti condotti da Roger Sperry e
169

Michael Gazzaniga su un cervello diviso, split brain,


mostrano che ciascuno dei due emisferi pu avere una
sua consapevolezza. I due emisferi risultano quindi
isolati luno dallaltro. Questi soggetti vivono come se
avessero due menti separate che presentano proprie
caratteristiche e capacit di apprendere, ricordare e
provare emozioni.
In una persona normale, le due met del cervello
comunicano luna con laltra: se la parte destra del
cervello vede una mela, passa il messaggio attraverso il
corpus callosum (corpo calloso) fino allemisfero
sinistro, che pu dare un nome a quella mela. Senza i
collegamenti che attraversano il corpo calloso,
lemisfero destro non pu passare il suo messaggio al
sinistro, e i pazienti con emisezione cerebrale sono
incapaci di riconoscere gli stessi oggetti se li vedono
nella parte sinistra del loro campo visuale (che si collega
allemisfero destro). come se questi soggetti - osserva
Sperry- avessero due regni distinti di coscienza
consapevole, due sistemi di intuito, percezione,
pensiero e memoria. In alcuni casi, infatti, la mano
destra e la mano sinistra, guidate dai due emisferi,
possono compiere azioni diverse se non discordanti,
Gli studi sugli animali sono stati il primo passo per
dimostrare il ruolo fondamentale del corpo calloso nella
determinazione della condizione mentale. La prima
scoperta fu quella di comprendere che una parte del
cervello faceva qualcosa di cui l altra non sapeva nulla.
170

Ciascuno emisfero del cervello aveva le sue specialit e


svolgeva funzioni separate.
Partendo da questi studi, il neuro scienziato suddetto
giunto a sostenere il concetto di interprete, che il
titolo di un volume pubblicato dalleditore Di Renzo.
la capacit dellemisfero sinistro di interpretare i
nostri pensieri, i nostri comportamenti e le nostre
risposte, sia cognitive che emotive, agli stimoli
ambientali, dando cos un senso a tutti i processi della
coscienza, della mente, e agli eventi della nostra vita.
Linterprete ha consapevolezza, ad esempio, del fatto
che sanguinare possa essere la conseguenza del
pungere un dito.
Ciascuna specie poi consapevole delle proprie
capacit. Pu forse esserci qualche dubbio- si chiede
Gazzaniga- sul fatto che un topo, al momento della
copula, provi una sensazione di soddisfacimento al pari
di un essere umano ? Certamente no. Cos come appare
chiaro pensare che a un gatto piaccia un pezzo di
merluzzo.
Anni di ricerca sullo split brain mostra che
lemisfero sinistro ha molte pi capacit mentali del
destro. Lemisfero sinistro parla, pensa e genera ipotesi.
il centro del pensiero, del linguaggio, del discorso e
della risoluzione dei problemi. superiore nei compiti
verbali, analitici e sequenziali. Il cervello destro invece
specializzato in compiti di ricognizione spaziale, ed
171

pi portato per i compiti sintetici, globalizzanti e


ideativi, compresa la musica, ma non in grado di
pensare o comunicare. Pu solo risolvere problemi
semplici.
Sulla strada della comprensione dei meccanismi
della coscienza, ci sono autori che sostengono che
lessenza della coscienza non pu avere una
spiegazione fisica, ossia tanto fantastica da non
poter essere spiegata attraverso neuroni, sinapsi e
neurotrasmettitori. Ci sono altri che ritengono che
possa esserlo. Essere in grado tuttavia di spiegare la
coscienza attraverso i neuroni, le sinapsi e i
neurotrasmettitori unimpresa persino pi fantastica
e affascinante.
Dobbiamo cercare quel circuito neurale comune a
tutti i vertebrati che consente di essere consapevoli
delle proprie capacit specie-specifiche. Lo stesso
circuito che permette a un topo di fare ci , con ogni
probabilit, presente anche nel cervello umano. Da
questa prospettiva, il problema della coscienza
risolvibile.
Se dunque i nostri cervelli hanno infinite capacit e i
due emisferi presentano funzioni specifiche, come
emerge quella potente sensazione di unit della
coscienza? La risposta nella funzione di interprete
presente nel cervello sinistro e nella sua tendenza a
generare teorie, spiegazioni e ipotesi sugli eventi e sui
comportamenti. In questa maniera, linterprete produce
172

in ognuno di noi la sensazione di una mente unica e


integrata. un sistema che d un senso a tutte le
informazioni che bombardano il cervello, interpretando
pensieri, idee, azioni, aspetti cognitivi ed emotivi e
collegamenti.
Un tale meccanismo non pu far altro che dare
origine al concetto di s. Intendiamo il concetto di
cognizione di s come il prodotto di vari processi e
come una struttura di conoscenze (Kihlstrom e
Klein). linterprete che elabora la teoria, la narrazione
(passato, presente e futuro) e limmagine di s. Questo
livello di autocoscienza dimostrato dagli esseri umani
unico.
Dove si trovano le capacit di analizzare il s? Studi
di brain imaging e lesame di dozzine di casi mostrano
che il senso del s emerge da una serie di sistemi
distribuiti in entrambi gli emisferi. Sulla base di
informazioni provenienti da questi sistemi distribuiti,
linterprete nellemisfero sinistro costruisce il senso
del s.
Il s partecipa anche alla formazione e
allinterpretazione del giudizio morale o del
comportamento. Problemi filosofici come letica, la
morale e le esperienze religiose sono, infatti, finiti con il
convergere sulle neuroscienze. In termini evolutivi, si
tratta di una nuova capacit che gli esseri umani hanno
acquisito di recente. Abbiamo scoperto tratti che
risultano unici negli esseri umani: lemozione morale
173

legata al senso di colpa, di vergogna e di imbarazzo; il


pianto e la tendenza ad arrossire; lemozione del
disgusto. Abbiamo poi scoperto che abbiamo intuizioni
morali fin dalla nascita.
Il cervello produce storie e credenze. Questa sua
attivit particolarmente evidente nel fenomeno della
credenza religiosa, la quale pu aver avuto origine da
una reazione istintiva comune a tutti gli esseri umani.
Abbiamo scoperto che la base della religione poggia
sulla nozione di purezza della mente o del corpo.
Alcuni autori asseriscono che la religione sembra
naturale perch una gran variet di sistemi mentali
viene attivata da norme religiose (Boyer).
Diversi autori, fra i quali Greene e Gazzaniga, hanno
esaminato lassociazione esistente tra lobo temporale ed
esperienza religiosa: le persone che soffrono di epilessia
del lobo temporale sono spesso colpite da attacchi
caratterizzati da un potente sentimento religioso, se non
addirittura da vere e proprie allucinazioni di carattere
religioso. Questa connessione stata confermata da un
esperimento effettuato da Persinger, innescando
apposite esplosioni di attivit ne lobo temporale, le
quali scatenavano nei soggetti sperimentali esplicite
esperienze religiose. In questo senso, le neuroscienze
possono fornire alla neuroetica e alla neuroteologia
molteplici, fondamentali contributi. Il pi importante
contributo quello relativo al come gli esseri umani
costruiscano credenze morali e religiose. I meccanismi
174

di correlazione mentale o di empatia sono accertati.


Essi ci aiutano a comprendere le azioni e il significato di
ci che gli altri fanno. Ci aiutano in sostanza a
sviluppare una teoria della mente altrui e, di
conseguenza, della nostra.
Le conclusioni delle ricerche sulla struttura mentale
del giudizio morale e delle credenze religiose indicano
che essi nascono allinterno del nostro cervello
(Greene).

175

Alla ricerca
dellanima nel cervello
I progressi delle neuroscienze nella comprensione
della struttura e del funzionamento del cervello, della
mente e della coscienza sono destinati a riconsiderare in
modo nuovo le nostre concezioni millenarie, a partire
dai sistemi filosofici, morali e spirituali.
Le ricerche condotte attraverso gli straordinari
metodi di brain imaging mostrano sempre pi che tutto
ci che proviamo e pensiamo sia il risultato non di
unanima immateriale, ma dellattivit del nostro
cervello. I neuro scienziati ritengono che i processi
mentali siano processi cerebrali. La natura del pensiero
e dei sentimenti pertanto pu essere analizzata e capita
dalla comprensione del cervello.
Storicamente, i filosofi sostenevano che gli esseri
viventi contengono gli spiriti animali che
vivicano nel corpo (Galeno). Platone affermava
lesistenza di unanima non fisica. Su questa linea si
poneva anche Cartesio, il quale asseriva che tutte le
funzioni mentali- pensiero, sentimenti, emozioni, sogni,
decisioni- fossero opera dellanima immateriale e non
del cervello. Da parte sua, Aristotele appare pi incline

176

ad abbracciare la concezione del naturalismo: i pensieri


e gli stati emozionali sono in realt stati del corpo.
Da queste diverse ipotesi, sono emerse le due teorie
dellOccidente: il dualismo- sostanza spirituale e
sostanza materiale (anima e corpo)- e il naturalismo che
ammette lesistenza solo del cervello. Lanima viene
cos identificata con il cervello, fatto che fa perdere
credibilit alla concezione dualistica, a partire dalla
met del Novecento. Dalla teoria cartesiana non c
stata in realt alcun progresso. I dualisti non hanno
neppure tentato di sviluppare una scienza delanima.
Ripetere ogni volta che lanima c non una
spiegazione. Inoltre, non c stato un singolo
esperimento che abbia mostrato in maniera definitiva
che il cervello esegua compiti mentali, come il vedere
e il decidere. C stato- precisano i neuro scienziati- un
accumularsi di dati nella ricerca del sistema nervoso,
che smontano lidea di unanima spirituale.
Le prove- scrive Patrizia S. Churchland nel suo
documentato e brillante libro Lio come cervello (Raffaello
Cortina Editore) derivano da molte fonti. Esperimenti
mostrano che cambiamenti fisici nel cervello producono
cambiamenti nelle supposte funzioni spirituali, come
il pensiero e la coscienza. Un soggetto colpito da ictus
sarebbe divenuto incapace di riconoscere, ad esempio,
visi familiari o di comprendere il linguaggio.
Fondamentale al riguardo, la scoperta negli anni
Sessanta di Rogers Sperry nello studio di alcuni pazienti
177

i cui emisferi erano stati separati chirurgicamente come


tentativo di curare una grave epilessia. Accurati
esperimenti effettuati su questi pazienti split brain, ossia
dal cervello diviso, mostrarono che i due emisferi
diventavano sul piano cognitivo indipendenti. Nei
soggetti split brain, ogni emisfero pu sperimentare in
modo separato gli stimoli diretti esclusivamente a esso.
Laltro emisfero non ne sa nulla.
Queste conclusioni rappresentavano una forte base
allipotesi che gli stati mentali fossero stati fisici del
cervello e non stati di unanima non fisica (LeDoux).
Lanima immateriale poi non si adatta neppure alla
fisica. Se unanima non fisica- affermano i neuro
scienziati- causa eventi in un corpo fisico o viceversa,
viene violata la legge di conservazione di massa ed
energia.
La concezione dellanima in crisi perch- affermano
i neuro scienziati- non c alcuna anima. Questo
tuttavia non esclude che non ci sia spazio per unanima
non fisica, come sostenuto da Platone.
La mente e la coscienza sono ancora un mistero
troppo profondo per poterli capire. Secondi alcuni
autorevoli neuro scienziati non sapremo mai come il
cervello dia origine a pensieri e sentimenti. Abbiamo a
che fare- nota Chomsky- con un mistero insolubile. La
natura della coscienza- aggiunge Chalmers- non pu

178

essere chiarita, studiando il cervello. Il quale non un


organo facile da studiare sperimentalmente.
Invero, la storia della scienza ci dice che molti
fenomeni ritenuti misteriosi hanno poi trovato
spiegazione. Di qui, il fervore e limpegno di tutta una
schiera di neuro scienziati alla ricerca del
funzionamento del cervello e della mente.
Oggi, si ammette una sostanziale identit di
cervello, mente e coscienza. Che rappresenta oltretutto
lunico metodo per sottoporre lanima (la mente) a
indagine scientifica. Lanima infatti, essendo
immateriale, non misurabile scientificamente.
Dunque, la mente come cervello, un tema che al centro
della nuova opera di Patricia S. Churchland,
unaffascinante esplorazione del cervello, della mente e
delletica.
possibile- scrive lautrice- che anima e cervello
siano ununica e stessa cosa. Ci che pensiamo come
anima il cervello e ci che pensiamo come cervello
lanima.
Che cosa sappiamo oggi? La scienza del cervello ai
primi passi. Di fronte alla complessit del cervello, che
crea sgomento e soggezione, i risultati sono
straordinari.
Anzitutto, sappiamo che non esiste alcuna regione
del cervello che sia la sede della mente e della coscienza.
179

Lanatomia del cervello altamente conservata tra le


specie di mammiferi. Le strutture che regolano le
emozioni sono molto simili. I principali elementi che
stanno alla base della coscienza sono molto simili in
tutti i mammiferi. Tutto ci suggerisce ai neuro
scienziati che non soltanto gli esseri umani abbiano
coscienza, ma che essa, in una qualche forma, sia una
caratteristica del cervello di tutti i mammiferi e degli
uccelli. Quando il cane Kimi di mio figlio Valentino
nota che io sto per uscire incomincia a fare festa ed
contento per la passeggiata. Quando comprende che
esco da solo mi guarda con aria afflitta perch sente la
tristezza della separazione. Sentimenti di gioia e
tristezza sono dunque comuni, pur ovviamente con
alcune differenze, le quali tuttavia si verificano anche
tra gli esseri umani. Gli stati mentali sono infatti
soggettivi, unici, personali.
Tutti i mammiferi inoltre hanno un cuore molto
simile al nostro e possiedono cervelli che hanno in
buona parte la stessa struttura e anatomia del cervello
umano.
stato dimostrato, ad esempio, che i processi
inconsci hanno un ruolo di primo piano su come
prendiamo decisioni e risolviamo i problemi.
Le scoperte sul cervello realizzate negli ultimi anni ci
consentono- asserisce Edelman- di studiare la mente e
la coscienza a dispetto della soggettivit. Sono allo
studio teorie scientifiche della mente e della coscienza
180

che si basano sullattivit del cervello intese a chiarire la


relazione tra eventi mentali (mente) ed eventi fisici
(cervello), e di riferire i propri stati fenomenici interni
(soggettivi) mentre misuriamo lattivit neurale e
corporea.
Levoluzione biologica dei mammiferi nel corso di
settanta milioni di anni ha portato a strutturare il
cervello ai fini della sopravvivenza e del benessere in
modo da estendere la cura di s alla cura degli altri:
in primo luogo alla prole, poi al partner, ai parenti, agli
amici e perfino agli estranei. Dando in tal modo origine
al sistema di attaccamento, alla socialit e alla
moralit.
Alla base della cura di s, della cura degli e del
sistema sociale e morale ci sono tre fattori principali:
lossitocina, la vasopressina e gli oppiodi. Queste
sostanze, che vengono rilasciate sia dal cervello della
madre sia da quello del figlio, innescano una cascata di
eventi grazie ai quali la madre si sente fortemente
attaccata ai figli, dando affetto, benessere, protezione,
sicurezza emozionale, gratificazione (Cheng). Gli studi
sugli effetti della separazione dei neonati di roditore
dalla madre hanno rivelato cambiamenti nella
produzione di ossitocina e vasopressina e alterazione in
specifiche aree del cervello, nonch livelli di ansia,
aggressivit e stress elevati (Veenema).

181

Sono
queste
sostanze
che
portano
alla
maternalizzazione del cervello e a prendersi cura della
prole, laddove una madre tartaruga non lo fa. Le madri
mammifere si accollano enormi rischi per accudire la
prole, le madri serpente no (Porges). Cos, una carezza
delicata e amorevole attiva segnali di benessere e di
sicurezza. Durante questi momenti di sintonia affettiva
ed emozionale, lossitocina viene rilasciata sia dal
cervello della madre che dal cervello del piccolo,
neutralizzando i segnali di ansia e di allerta.
Alla base dellattaccamento e di prendersi cura degli
altri c soprattutto una maggiore produzione di
ossitocina e vasopressina (Sue Carter) unita anche ad un
sistema di empatia, ai neuroni specchio e
allapprendimento, un processo che avviene
specialmente per imitazione. Di fronte a un pericolo,
allisolamento, alla deprivazione socio- affettiva o
allemarginazione, crescono i livelli degli ormoni dello
stress e diminuiscono quelli dellossitocina. Che, lo
ribadiamo, la molecola dellamore, del piacere, della
fiducia e della sicurezza.
Nel corso dellevoluzione biologica, la nostra vita
sociale e morale ha subito continui cambiamenti.
LHomo erectus apparso circa 1, 6 milioni di anni fa,
mentre lHomo sapiens calca il pianeta da circa 250 mila
anni.
Secondo i neuro scienziati, le norme morali sono
plasmate da quattro processi del cervello: 1) la cura
182

per s, per la prole e per gli altri; 2) il riconoscimento


degli stati psicologici altrui, come la sofferenza o la
rabbia ; 3) lapprendimento delle pratiche sociali; 4) la
soluzione dei problemi.
Concludendo, i valori e le norme di condotta
vengono originati dal cervello di ogni animale
(Hauser). Anche la religione, per molti neuro scienziati,
dipende dalla base neurobiologica della natura
dellessere umano, e fa parte della cultura, anche se essa
associa la fonte della moralit a un legislatore supremo,
a Dio.

183

Gli stati soggettivi


possono essere
conosciuti
sperimentalmente
Da sempre, c la credenza delluomo nellesistenza
di unanima immateriale. A partire dallantico Egitto,
dallInduismo e da molte altre culture, spesso lanima
immateriale veniva rappresentata dagli uccelli a
simboleggiare il suo volo dopo la morte
nelloltretomba. Lidea di unanima separata dal corpo
e dunque immortale sostenuta da Platone nel IV
secolo a. C. , poi dalla concezione cristiana e da
Tommaso dAquino nel 1200. soprattutto Cartesio a
sostenere il concetto del dualismo mente-corpo, cio
che la mente una sostanza immateriale che si sottrae
alle leggi della fisica.
Come potrebbe una macchina (il corpo)- si chiedeva
il filosofo francese- generare una variet infinita di
pensieri, ide, simboli, emozioni (anima)?
Fino al XX secolo, lanima, la mente, la coscienza,
sono rimaste al di fuori della scienza, restando
patrimonio esclusivo della filosofia. Tutta cambia184

afferma Stanislas Dehaene in Coscienza e cervellonegli anni Ottanta del secolo scorso, quando le
neuroscienze simpadroniscono del concetto di
coscienza, il quale diventa un tema di ricerca di primo
piano per i neuro scienziati. Cos, un enigma filosofico
viene mutuato in un fenomeno da studiare in
laboratorio, trasformando lo studio della mente e della
coscienza in una scienza sperimentale.
Da oltre venti anni, gli scienziati stanno usando ogni
strumento della ricerca- dalle teorie dellevoluzionismo
neodarwiniano alle metodiche di brain imaging, agli
elettrodi inseriti nel cervello umano, allo scopo di
identificare le basi cerebrali della mente e della
coscienza. La domanda infatti che filosofi e scienziati si
pongono come potrebbe sorgere unanima
(immateriale) da un cervello (materiale). Alcuni autori
sostengono che la mente non pu essere conosciuta,
poich i nostri stati soggettivi, (le nostre esperienze
interne), sono unici, privati, personali, soggettivi, come il
rosso di una rosa o il verde di una foglia. Queste qualit
interne non possono mai essere ridotte - affermano- a
una descrizione scientifica neuronale. Altri autori
sostengono invece che la coscienza fenomenica, -cio la
soggettivit, lintrospezione- pu essere indagata e
conosciuta sperimentalmente. possibile cio
esaminare le basi biologiche della coscienza, gli stati
soggettivi, dai neuro scienziati chiamati qualia.

185

Gli studi sulla coscienza sono diventati una


disciplina scientifica attraverso la ricerca di
meccanismi oggettivi degli stati soggettivi, ovvero il
supporto cerebrale della coscienza.
Finora, la ricerca mostra che le esperienze coscienti
possono essere osservate in una grande variet di
stimolazioni visive, uditive, tattili e cognitive. La
coscienza dunque uninformazione trasmessa
allinterno del cervello e scaturisce da una rete neurale.
Ogni volta che noi diventiamo coscienti di una
informazione, possiamo poi trattenerla nella mente e
conservarla nella memoria. Ogni stato mentale
soggettivo dunque appartiene a uno stato neurale: un
uccello, un cane, una persona, ma non tutto questo nello
stesso momento. Il cervello percepisce un singolo stato
soggettivo. Diventare, ad esempio, consapevoli di Kimi,
il meraviglioso cucciolo di mio figlio Valentino, implica
lattivazione di miliardi di neuroni, i quali delineano
i contorni di un pensiero cosciente. Sulla base di una
grande variet di prove sperimentali, abbiamo appreso
a seguire lattivit dei neuroni che intervengono
soltanto quando avviene laccesso cosciente
(Dehaene), cio la consapevolezza.
La scoperta di esperienze coscienti un notevole
progresso, ma queste basi neurali degli stati soggettivi
non spiegano ancora cosa sia la coscienza e perch essa
abbia luogo.

186

La coscienza? Il concetto- scrive Sutherland nel suo


International Dictionary of Psycology- impossibile da
definire, se non intermini inafferrabili, senza una vera
comprensione
di
cosa
significhi
coscienza.
Sullargomento non stato scritto nulla che valga la
pena di leggere. Coscienza in sostanza avere
pensieri, sensazioni, consapevolezza. Coscienza in
particolare consapevolezza soltanto di una parte
dellinsieme di stimoli che il cervello riceve: un colore,
un suono, una forma, un rumore, una fotografia, un
ricordo, una sensazione, ecc. Questo per dire che il
nostro cervello ridotto ad un pensiero cosciente per
volta.
Quando emerge la coscienza? I feti, i bambini, i
prematuri, i neonati sono coscienti? Scimmie, topi,
uccelli o altri animali hanno forme di coscienza? Allo
stato delle nostre conoscenze, non sappiamo lesatto
momento nel quale emerge la coscienza. Alcuni autori,
come J. P. Changeux, ipotizzano che la coscienza gi
presente alla nascita. Ci sono prove del fatto che i
bambini di pochi mesi sono coscienti. Per quanto
riguarda la situazione dei nostri cugini, gli animali,
esperimenti condotti al riguardo mostrano che le
scimmie hanno esperienze soggettive. Non dovrebbe
sorprendere, sostengono molti neuroscienziati, se
scoprissimo forme rudimentali di coscienza in tutti i
mammiferi e forse in molte specie di uccelli e di pesci.

187

La ricerca dimostra poi che il comportamento


animale- scimmie, delfini, ratti, piccioni- hanno capacit
autoriflessive (autocoscienza), ovvero metacognizione.
Non siamo gli unici a sapere di sapere e il concetto di
sapiens sapiens non dovrebbe essere pi collegato
esclusivamente al genere Homo. Ovviamente, abbiamo
la stessa impalcatura neuronale, ma ciascun individuo
ha un codice neurale unico e differente.
La coscienza, per i neuroscienziati, una propriet
biologica, emersa nel corso dellevoluzione e svolge
una funzione positiva.
Invero, la capacit della coscienza limitata in
quanto retta da meccanismi inconsci, come gi aveva
sostenuto Freud. Esperimenti di brain imaging hanno
confermato che la maggior parte della nostra vita
mentale avviene al di fuori della nostra coscienza. La
coscienza dunque viene considerata come una parte,
ma non il tutto del sistema mentale (LeDoux).

188

Alle origini delle


emozioni e degli affetti
La nostra cultura, come mi ripeteva spesso il
neuroscienziato Raffaello Vizioli, con il quale ho
collaborato per molti anni, dominato dal concetto di
trinit. Gi Platone descrive lanima come una coppia di
destrieri guidati da un auriga. Lo scienziato russo,
Luria, concepisce il cervello in base a tre unit
funzionali. Anche la teoria di Freud propone un
modello trinitario (Es, Io e Super-Io). Negli ultimi anni,
uno dei pi grandi neuroscienziati, Paul Mac Lean, ha
mostrato attraverso le sue ricerche che il cervello una
struttura trinitaria consta di tre formazioni
sovrapposte: il cervello del rettile. Il cervello limbico e
il neocervello. Tutti e tre costituiscono- precisa Vizioliun cervello funzionalmente unitario, dunque un
cervello uno e trino. La trilogia dellanima in sostanza
definisce un insieme di cognizione, emozione e
motivazione (Hilgard).
La ricerca sullemozione, intesa come stato
dellorganismo caratterizzato da eventi psicologici e
fisiologici, ha ricevuto un importante impulso dalla
concezione evolutiva di Darwin, che ha assegnato al

189

sistema delle emozioni un rilevante punto di


riferimento per lo studio delle specie animali. Freud
pone al centro della vita mentale il mondo delle
emozioni, degli affetti e dei sentimenti. Finora, le
ricerche neuro scientifiche mostrano che in ogni
individuo vi sono patterns emozionali di base.
Invero, per lungo tempo il tema della mente emotiva
stata ignorato dai neuro scienziati, mentre
considerato essenziale nella filosofia classica ed
presente in tutta la storia della filosofia occidentale.
Il comportamentismo ha negato la mente, mentre la
rivoluzione cognitivista ha ammesso la mente,
enfatizzando per il pensiero e i processi cognitivi a
discapito delle emozioni.
A prendere in considerazione i processi mentali di
base e i comportamenti emotivi sono oggi le
neuroscienze emotive.
Nel campo della ricerca neurobiologica, James ha
proposto una concezione delle emozioni basata sul
funzionamento di meccanismi sensoriali e motori.
Darwin ha sostenuto che le emozioni servono alla
sopravvivenza dell individuo e della specie ed hanno
un carattere universale.
Negli ultimi anni, la ricerca neuro scientifica, sulla
base dello studio animale, dello studio clinico dei
pazienti e di quello sperimentale, ha approfondito
lesame dei meccanismi del cervello, che sono all
origine delle emozioni. Fondamentali sono i contributi
190

di LeDoux sulla paura, di P. Ekman sulluniversalit


delle emozioni di base, di Damasio sugli aspetti
istintuali dei sentimenti e dellesperienza emotiva, e di
J. Panksepp.
Nella sua importante opera, scritta insieme con L.
Biven, intitolata Archeologia della mente. Origini
neuro evolutive delle emozioni umane (Raffaello
Cortina Editore), Panksepp ha utilizzato il
comportamento animale per studiare le emozioni e i
sentimenti. La sua teoria che animali ed esseri umani
si comportano in modo simile: i ratti e le persone, ad
esempio, esprimono reazioni di paura simili in
situazioni di pericolo. possibile pertanto che essi
esprimano anche i medesimi stati soggettivi.
Le emozioni di base sono determinate da una serie di
meccanismi sottocorticali comuni a tutti i mammiferi.
Un aspetto che richiama il mondo istintuale dellEs di
Freud. Le ricerche poi mostrano il ruolo centrale che
assumono nel campo delle emozioni il sistema limbico
e in particolare lamigdala.
Le emozioni di base, secondo Izard, sono dieci:
collera, tristezza, felicit, paura, disgusto, sorpresa,
disprezzo, vergogna, colpa, interesse. Queste sono
espresse universalmente da tutti gli individui nelle
diverse culture. Gli affetti sono il nostro sistema di
comunicazione pi arcaico. Allinterno di questo
concetto, troviamo le emozioni e i sentimenti consci e
inconsci, che sono manifestazioni somatiche
191

neurosensoriali e metaboliche. Sono tutte componenti


dellapparato mentale che operano in un sistema di
integrazione.
Finora, le neuroscienze non ci hanno fornito risposte
sicure su come creata unemozione, su che cosa ci
rende felici o ci riempie di desiderio, collera o tenerezza.
Questo dovuto soprattutto al fatto che i sentimentiemozioni, affetti, sensazioni- sono esperiti in modo
soggettivo, mentre la scienza deve usare losservazione
in terza persona (osservazione esterna), per cui non in
grado, secondo alcuni neuroscienziati, di analizzare e
conoscere le esperienze vissute in prima persona. Altri
autori, come Panksepp, ritengono invece che le nuove
neuroscienze sono in grado di chiarire i modi in cui gli
antichi circuiti del cervello dei mammiferi generano gli
affetti emotivi primitivi, cio gli stati danimo e dunque
la mente e la coscienza.
Le emozioni, gli affetti, sono le fondamenta su cui
viene costruita la nostra vita. Lantica divisione tra
disturbi fisici ed emotivi non pi accettata, si riduce al
punto tale da estinguersi. La mente e il cervello non
sono entit distinte, sono realmente una e la stessa
cosa.
Oggi, facciamo uso di questi due termini, cervello e
mente, con la doppia maiuscola e non separati dallo
spazio (CervelloMente), per sottolineare- precisa
Panksepp- che le neuroscienze sono moniste, senza
pi alcuna prospettiva dualista. La teoria del
192

monismo, in opposizione al dualismo, e prevalente


nelle nuove neuroscienze, sostiene in sostanza che tutto
ci che avviene nella mente radicato nel cervello
fisico.
Allo stato attuale della ricerca, sappiamo che i
principi biologici di base del cervello di tutti i
mammiferi hanno uno stesso piano fondamentale
costituito da antichi circuiti affettivi concentrati nelle
regioni primitive del cervello dai quali ha origine la
coscienza. Questi circuiti affettivi sono presenti sia negli
esseri umani che negli altri mammiferi. I sentimenti
sono simili, ma non identici, poich levoluzione
caratterizzata da diversit.
Non abbiamo ancora una risposta empirica
definitiva alla domanda su come i sistemi neuronali
siano in grado di produrre le esperienze affettive, cio
la coscienza. La ricerca deve concentrarsi sui
meccanismi istintivi ancestrali, che si trovano nei
circuiti sottocorticali del cervello dei mammiferi, l
dove nascono cio le emozioni, gli affetti e i sentimenti.
Abbiamo prove sicure che tutti mammiferi vivono
esperienze emozionali intense. Lattivit mentale sia
conscia che inconscia intrinsecamente emotivoaffettiva. I sentimenti hanno basi biologiche (Russell) e
sono le radici delle nostre primitive comunicazioni.
I progressi in questo campo stanno operando una
rivoluzione sia nella psichiatria sia nella psicoanalisi,
discipline per lo pi costruite su concetti artificiosi e
193

intuizioni e non sui dati scientifici. La diagnostica


psichiatrica si basa su concetti obsoleti, non sulla
conoscenza della nuova scienza del cervello e dei suoi
sistemi emotivi. Fatto che ha causato problemi sempre
maggiori, passando dal DSM1 al DSM5.

194

Per una epistemologia


basata sul cervello

Apri la mente a quel ch'io ti paleso


e fermarli entro; ch non fa scienza,
senza lo ritenere, avere inteso.
(Dante, Paradiso, V, 40-42)
Le neuroscienze sono state attraversate in questi
ultimi anni da eventi e scoperte epocali(Insel). Uno
degli eventi di maggiore portata storica riguarda la
scoperta della sequenza completa dcl genoma umano
costituito da circa 30. 000 geni composti da quasi tre
miliardi di basi di DNA. Situazione che rappresenta
un'opportunit senza precedenti di studiare le
differenze tra la nostra specie e i mammiferi non umani,
e rivela anche sorprendenti similitudini tra gli esseri
umani, con un'analogia del 99, 9 per cento tra gli
individui. Un progetto in corso, chiamato International
Haplotype Mapping Projet, sta lavorando sulla
diversit umana per individuare dove risieda la
differenza dello 0, 1 per cento tra gli individui sui tre
miliardi di basi di DNA.

195

Oggi sappiamo che le connessioni tra i neuroni non


sono stabilite una volta per tutte, ma si possono
modificare con l'esperienza e l'apprendimento. Poich
gran parte dello sviluppo cerebrale stocastico ed
epigenetico, ossia fortemente influenzato dal fatto
che i neuroni che scaricano insieme si cablano insieme,
non esistono due cervelli identici. Neanche due gemelli
monozigoti hanno lo stesso identico cervello. Ogni
cervello unico ed dotato di plasticit.
Questi elementi hanno portato- afferma Kandel- alla
consapevolezza dell' unicit biologica dellindividuo,
fatto che avr un forte impatto su ogni aspetto della
medicina e della psichiatria. La nostra individualit
pertanto si riflette nell'unicit della nostra mente, la
quale emerge dall'unicit del nostro cervello. I dati
poi mostrano che il cervello e la mente sono emersi
come prodotto della selezione naturale (Edelman).
Il cervello stesso funziona come sistema selettivo
con repertori altamente variati di circuiti. Le reti
straordinariamente complesse di cui formato e i
segnali provenienti dal mondo esterno sono incarnati
in un modo che varia da cervello a cervello.
Nell'analizzare la struttura e il funzionamento del
cervello, di conseguenza, occorre - scrive Romolo Rossi
- tenere conto della storia dettagliata, anzitutto nel
corso dell'evoluzione e poi nello sviluppo cerebrale del
singolo individuo. Lultimo, grande mistero con il
quale chiamata a confrontarsi la nuova scienza del
196

cervello la natura della mente umana. La biologia


della mente costituisce, per i neuroscienziati, il punto
d'arrivo di un percorso iniziato nel 1859, con la teoria di
Darwin sull'evoluzione delle forme corporee.
Darwin stato il primo autore ad affermare che
l'uomo, al pari di ogni altro animale, si era evoluto da
progenitori animali completamente diversi da lui. Ha
sostenuto poi la tesi ancor pi rivoluzionaria che la
spinta dell'evoluzione derivasse non da un agente
animato - l'Intelligent Design sostenuto dal
creazionismo -, ma dalla selezione naturale, un
processo basato sull'azione selettiva che l'ambiente
esercita sui diversi individui. Sta di fatto tuttavia che in
un passo dellopera Lorigine dell'uomo, Darwin
parla dell'intelletto quasi divino dell'uomo e afferma
che la vita stata in origine impressa dal Creatore in
poche forme od anche in una sola; considerazioni che
esprimono, d'accordo con Primo Levi, una religiosit
profonda e seria.
Occorre dunque elaborare - dichiara Edelman,
neuroscienziato e premio Nobel per la medicinaun'epistemologia basata sui cervello e fondata
sull'evoluzione, poich tutti i meccanismi cerebrali
sono emersi nel corso dell'evoluzione di Homo
Sapiens.
I cambiamenti epigenetici e storici nella formazione
delle mappe cerebrali sono fortemente infiuenzati dai
segnali provenienti dal corpo e dall'ambiente.
197

Nello sviluppo del feto quanto in quello postnatale


infatti il sistema propriocettivo in grado di
distinguere i movimenti autogenerati da quelli
imposti dall'esterno. Dopo la nascita e durante lo
sviluppo infantile, nelle popolazioni sinaptiche del
sistema nervoso centrale avvengono enormi
cambiamenti dovuti ad eventi selettivi.
Questa visione dinamica dello sviluppo del cervello
in accordo con la teoria della selezione dei gruppi
neurali e d rilievo alla natura plastica dello sviluppo
cerebrale, il quale si arresta in pratica soltanto al
momento della morte. Anche la coscienza comparsa
nell'evoluzione dei vertebrati quando sono emerse le
connessioni rientranti del sistema talamocorticale che
collega i sistemi di memoria anteriori che trattano i
valori ai sistemi corticali posteriori dedicati alla
percezione. Di conseguenza, si prodotto un enorme
aumento delle capacit discriminatorie per effetto di
miriadi di integrazioni tra i circuiti che costituiscono il
nucleo dinamico.
vero quindi non solo che un tale cervello unico,
ma anche che lo stimolo sensoriale offerto dall'ambiente
e la risposta motoria del soggetto non sono mai
identici da una volta all'altra. Ci esclude i modelli
del cervello e della mente considerati come macchine (il
cervello non un computer), rendendo invece
necessario l'assunto secondo cui la memoria una
198

propriet dinamica basata sulla ricategorizzazione,


e non un archivio fisso di tutte le varianti di una
scena.
L'evoluzione del cervello poi accompagnata
dall'evoluzione della cultura, la quale fornisce un
mezzo di cambiamento relativamente rapido e potente
che influenza le basi della conoscenza, della sensazione
e del comportamento (Richerson, Boyd).
Lepistemologia
basata
sul
cervello
tiene
necessariamente conto delle ipotesi fornite da un'analisi
dei disturbi psichiatrici, i quali portano tutti ad
alterazioni
della
conoscenza.
L'esame
del
funzionamento del cervello e della mente finisce in
sostanza nel gettare luce sui problemi degli stati mentali
anormali, e viceversa.
Quello che emerge dalla ricerca neuroscientifica sui
disturbi neuropsichiatrici la gamma straordinaria
delle cause e delle risposte che riguardano differenti
livelli della struttura del cervello. Nelle sindromi
neuropsicologiche, un danneggiamento di aree
cerebrali pu provocare deliri. Per quanto concerne la
questione delle psicosi, alterazioni genetiche e
biochimiche possono arrivare a compromettere l'esame
di realt. Nelle nevrosi, che per Freud derivavano da
conflitti interni e spesso le loro cause emergono nella
prima infanzia per la frustrazione di pulsioni sessuali
infantili, le connessioni funzionali tra pensiero,
credenze e risposte del sistema di valori possono
199

generare disturbi del comportamento. Per quanto


suggestive, le ipotesi di Freud risultano troppo distanti
dai meccanismi strutturali rivelati dagli studi sulle
interazioni fra cervello e corpo. Molte idee freudiane
poi derivano non da basi scientifiche, ma da intuizioni.
Per capire le origini e lo sviluppo delle patologie
mentali occorre approfondire la nostra conoscenza dei
meccanismi cerebrali specifici a tutti i livelli. Gli studi
finora condotti permettono di affermare che tutti i
disturbi psichici riflettono specifiche alterazioni nel
funzionamento neurale e sinaptico (Kandel). Dalle
ricerche effettuate da Kandel su Aplasia, una specie di
lumaca marina dal cervello molto semplice, emerge la
presenza di meccanismi cellulari comuni nell'ansia
cronica e nellansia anticipatoria. Lansia e la paura poi
esprimono un meccanismo adattivo universale, che si
osserva tanto negli animali complessi quanto in quelli
pi semplici. necessario infine passare da una
neuropatologia basata esclusivamente sulla struttura
delle aree cerebrali a una fondata anche sulla loro
funzione.

200

Nuove prospettive
nel campo delle
neuroscienze
Da alcuni anni, sono incorso numerose ricerche per
orientarsi in quel territorio ancora sconosciuto che il
cervello umano, l dove attraverso una fantastica
attivit neuronale sono codificati i nostri pensieri. Un
cervello che il neuro scienziato S. Seung definisce una
foresta maestosa talmente aggrovigliata nelle
ramificazioni dei suoi alberi da non consentire che vi
penetri alcun raggio di sole.
Tutto nasce da questa foresta: ogni sinfonia, ogni
nostro pensiero e ricordo, ogni delitto e ogni atto di
piet. Si prova sgomento di fronte ad un organo cos
vasto e complesso. Un cervello infinito. Non c da
stupirsi se questorgano ancora un mistero. Potremo
mai conoscere la totalit di questa foresta e di questi
rami incantati (neuroni)?
Finora, i neuroscienziati ne hanno ascoltato i suoni- i
segnali elettrici- e le forme fantastiche dei neuroni.
Lobiettivo quello di comprendere come fa il nostro
cervello a realizzare limpresa di pensare e di rievocare

201

il passato, percepire il presente e immaginare il futuro.


Al momento nessuno lo sa veramente.
Sono in corso molteplici direzioni di ricerca. Una
teoria interessante quella avanzata da Sebastian
Seung: ricostruire lintera rete delle connessioni tra le
aree cerebrali. Disegnare in sostanza una mappa di
navigazione, chiamata connettoma, per tentare di
comprendere il cervello. Delineare quella mappa e
poterne analizzare i tratti, rappresenter una via di
accesso alle basi neurobiologiche del nostro io.
Anzitutto, dobbiamo dire che la ricerca mostra che i
nostri sistemi di connessione neurale sono molto
differenti. Questa scoperta comporta pertanto che ogni
essere umano sia unico. Perch il cervello funziona in
maniera differente in ognuno di noi? Le menti sono
differenti perch differenti sono i genomi. I geni hanno
un ruolo nella formazione della nostra personalit, nel
QI e nei disturbi mentali. I geni da soli non spiegano
tutto. Sono le esperienze, gli eventi della vita e
leducazione che insieme ai geni concorrono a forgiare
il nostro cervello e dunque i sistemi di connessione
neurale. Esiste un sistema di interazione tra i geni
(nature) e le esperienze (norture), La nostra mente
dunque forgiata dagli eventi della nostra vita e dai
geni.
La teoria del connessionismo cerca di spiegare come
funzionano le regioni cerebrali, le quali sono
considerate come reti complesse composte da un
202

numero esorbitante di neuroni. Le connessioni sono


organizzate per consentire ai neuroni di generare
collettivamente gli intricati schemi di attivit, da cui
nascono i nostri pensieri.
Impareremo, afferma Seung, a decodificare ci che
c scritto nei sistemi di connessione e a capire cosa
rende intelligente un cervello. I neuro scienziati non
vogliono solo capire il cervello, vogliono anche
cambiarlo.
Il nostro cervello cambia durante tutta la nostra vita,
a causa di nuove conoscenze. Negli anni sessanta Marh
Rosenzweig e colleghi hanno scoperto che vivere in una
gabbia arricchita aumentava lintelligenza dei topi e
accresceva la loro corteccia cerebrale. Era la prima
dimostrazione del fatto che lapprendimento, gli
stimoli, lesperienza e lesercizio mentale inducono un
cambiamento
nello
sviluppo
del
cervello,
dellintelligenza e nellorganizzazione dei neuroni.
Ciascun neurone esegue un compito, ma insieme
cooperano in maniera complicata. Per la bellezza della
sua forma il neurone vi toglier il fiato.
I neuro scienziati stanno approfondendo come una
vasta rete di neuroni pensa, prova sentimenti, ricorda e
percepisce. In sostanza, come il cervello genera gli
straordinari fenomeni della mente.
Ma davvero la mente - lanima- tutta in questi
eventi (fisici) neurali? I neuro scienziati lo danno per
scontato. Altri autori invece sono convinti che la mente
203

dipenda da unentit immateriale. Una sorta di anima.


Finora, non ci sono prove oggettive, scientifiche
sullesistenza dellanima. Cos come non ci sono prove
sperimentali sul connessionismo. Il quale pertanto non
ancora assurto a scienza. Poich i neuro scienziati non
posseggono le tecniche per disegnare la mappa delle
connessioni tra neuroni. Occorre perci che la sua teoria
sia valutata sperimentalmente. La strada quella di
individuare i connettomi attraverso nuove tecnologie,
le quali ci consentiranno di decodificare cosa c scritto
nei sistemi di connessione neuronale.
Vivremmo molto meglio nel nostro mondo strano e
difficile- scrive Stephen J. Gould nel suo bellissimo libro
Il riccio nella tempesta - se potessimo credere che la
mente umana il risultato ragionevole e prevedibile di
un processo diretto fin dallinizio verso questo
obiettivo. La storia ci insegna una dura lezione.
Levoluzione della vita non conferisce allintelligenza
umana alcuno status speciale o preordinato. I saggi di
Gould hanno come idea centrale la teoria
dellevoluzione. Sono riflessioni illuminanti su
argomenti disparati, come la mente, il cervello, il
determinismo biologico, la storia della vita, il futuro, la
complessit della natura.
C bellezza- dice- nel mugghiare del vento e
grandiosit nel brontolio della burrasca, ma la triste
storia del piccolo salice piegato dal vento commuove
infine il cuore umano.
204

Il piacere e la gioia,
il dolore e la tristezza:
tutto dal cervello
Questo secolo - afferma il neuro scienziato Swaab ha di fronte a s almeno due giganteschi interrogativi:
come nato luniverso e come funziona il cervello. Un
organo straordinario che ci consente di pensare, vedere
e sentire. Tutto proviene dal cervello. Un fantastico
cervello costituito da circa 100 miliardi di neuroni e da
una rete di connessioni lunga 100 mila chilometri. Ogni
neurone stabilisce infatti un contatto con altre diecimila
cellule nervose attraverso le sinapsi. Tra le specie,
laffinit chimica molto elevata. In considerazione
delle grandi coincidenze molecolari, il sistema nervoso
dei vermi, degli insetti e dei vertebrati, dai pesci
alluomo deve aver avuto un predecessore comune
esistito 600 milioni di anni fa. Viene poi messo in
evidenza che il genoma umano differisce da quello
dello scimpanz solo dellper cento. Il topo possiede
1200 recettori olfattivi mentre nelluomo ne restano 350.
Veniamo al mondo con un cervello reso unico dalla
combinazione del patrimonio genetico e della

205

programmazione che avviene durante lo sviluppo del


cervello nellutero, e nel quale sono gi fissati in
modo rilevante i nostri tratti caratteriali, i nostri talenti
e i nostri limiti. I fattori ambientali sono fondamentali
per lo sviluppo del cervello, ma laspetto pi
importante- aggiunge Swaab (Noi siamo il nostro
cervello, Elliot Edizioni) non lambiente sociale,
come si riteneva negli anni Settanta, ma quello biochimico prima della nascita. Lalcol, la cocaina, il
piombo, gli antiepilettici, il fumo assunti durante la
gravidanza possono determinare nel bambino disturbi
dellapprendimento, depressioni, angoscia e anomalie
dello sviluppo come schizofrenia, autismo, morte in
culla e disturbi sessuali.
Si ammette poi che lidentit di genere e
lorientamento sessuale vengano programmati per il
resto della nostra vita nellutero. Viene smentita cos
lidea che lomosessualit, considerata dalla medicina
una malattia fino al 1992, rappresenti una scelta
sbagliata o sia indotta dallambiente. Le conclusioni
di molte ricerche indicano che la terapia volta a
trasformare gli omosessuali in eterosessuali non
funziona e pu portare alla depressione e addirittura al
suicidio. Oggi, sappiamo che la schizofrenia, lautismo
e tutta una serie di disturbi psichiatrici sono
riconducibili a un disturbo precoce dello sviluppo
cerebrale con una base genetica. Anche le ragazze

206

colpite da anoressia o bulimia nervosa hanno avuto


spesso problemi alla nascita.
Un ambiente sicuro, arricchito e stimolante favorisce
uno sviluppo normale del cervello. Se il bambino viene
trascurato, subisce abusi o resta a lungo senza genitori,
pu riportare un ritardo mentale permanente e
provocare stress e depressione, mentre i livelli di
ossitocina si riducono.
Gli straordinari metodi di brain imaging ora
permettono non solo di individuare le malattie
cerebrali, ma anche di vedere le aree che si attivano
quando leggiamo, pensiamo, calcoliamo, ascoltiamo
musica, abbiamo esperienze religiose, siamo
innamorati o eccitati sessualmente. Attraverso i disturbi
del cervello ricaviamo molti insegnamenti sul suo
funzionamento. Per molti quadri clinici di questo tipo
abbiamo gi terapie efficaci. Il morbo di Parkinson
viene trattato con L-dopa e una corretta terapia
combinata evita linsorgere della demenza da AIDS. Si
individuano inoltre i fattori di rischio genetici e di altro
tipo legati alla schizofrenia.
Oggi possibile poi eliminare i coaguli che
provocano linfarto cerebrale, arrestare le emorragie
e inserire stent nei vasi cerebrali intasati. Positive le
prospettive di nuove scoperte sui processi molecolari
che provocano malattie come quella dellAlzheimer, la
schizofrenia, il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla
e la depressione. Gli elettrodi, impiantati nel cervello,
207

funzionano gi efficacemente come mostrano le


applicazioni su pazienti affetti da Parkinson.
impressionante - rileva Swaab - veder cessare
allimprovviso tremori anche molto forti non appena il
paziente aziona il pulsante dello stimolatore. Elettrodi
di profondit vengono applicati anche per la cefalea a
grappolo, per ridurre gli spasmi muscolari, i disturbi
ossessivo-compulsivi, lobesit e le dipendenze.
Si tenta di riparare i danni al cervello, trapiantando
tessuti cerebrali del feto nei pazienti colpiti dal morbo
di Parkinson o dalla malattia di Huntington. La terapia
genica viene gi sperimentata sui pazienti che soffrono
di Alzheimer.
Le conclusioni di molte ricerche mostrano che per un
regolare sviluppo e per uno svolgimento rapido del
parto occorra una positiva interazione tra il cervello
della madre e quello del nascituro. Il cervello di
entrambi accelera landamento del parto, rilasciando
lossitocina, lormone che fa contrarre lutero e stimola
tra laltro la produzione di latte.
Ulteriori, recenti studi indicano che lossitocina
svolge un ruolo importante in molte interazioni sociali,
crea un legame tra la madre e il bambino, genera un
effetto calmante e stimola il sistema di attaccamento.
Questi studi hanno poi rivelato che bambini trascurati
o cresciuti in orfanotrofio, e bambine maltrattate o
abusate hanno presentato livelli di ossitocina pi bassi
rispetto a quelli di soggetti cresciuti in famiglia. Oggi,
208

lossitocina considerata come il trasmettitore


dellaffetto, dellempatia, della generosit, della calma,
della fiducia e dellappartenenza reciproca. Si
scoperto che questo ormone - chiamato ormone
dellamore - reprime la paura e laggressivit, grazie
alla sua azione sullamigdala, ed entra in gioco nelle
reazioni allo stress, nellinnamoramento e nei rapporti
sessuali.
Si anche scoperto di recente che i disturbi dei
sistemi cerebrali legati allossitocina e alla vasopressina
si presentano con frequenza nei casi di autismo.
Nei primi anni di vita, lambiente determina la
formazione di circuiti cerebrali che hanno a che fare con
il linguaggio, linterpretazione del viso e delle
immagini. Sta di fatto che noi veniamo al modo con un
cervello unico, in cui il nostro carattere, le nostre
inclinazioni e i nostri limiti sono gi in gran parte
stabiliti.
Tutte le ricerche recenti indicano che lattivit di
enormi quantit di neuroni localizzati in alcune aree del
cervello costituisce la base della coscienza, la quale
considerata come una nuova propriet emergente,
che scaturisce dal funzionamento di molte aree
cerebrali specifiche. Essa presenta, secondo Swaab, due
aspetti. In primo luogo, siamo coscienti del nostro
ambiente. In secondo luogo, vi la coscienza di s,
che appare molto sviluppata anche in tutta una serie
di animali. Anche nelle decisioni morali prendono parte
209

non solo la corteccia prefrontale, ma anche molte altre


aree del cervello.
presente nel cervello - affermano i neuroscienziati
- una rete morale i cui componenti neurobiologici si
sono sviluppati durante levoluzione. Molti esempi di
autentico comportamento morale sono stati osservati
anche negli animali. I neuroni specchio e lempatia sono
alla base dellazione morale. Ha scritto lo scienziato De
Waal: Dio dovrebbe donare agli uomini un popi di
empatia per gli altri.
Invero, nelle scelte morali noi esercitiamo poca
influenza. Il nostro cervello prende continuamente
decisioni sulla base di un processo inconscio, per cui
non c posto per un libero arbitrio completo e
consapevole. Gli esperimenti di Libet dimostrano che
la coscienza tarda circa mezzo secondo a manifestarsi
dopo uno stimolo sensoriale. Dan Wegner parla di una
volont inconscia anzich di libero arbitrio, che in
tal modo si rivelerebbe soltanto una illusione.
Esperimenti provenienti da diverso laboratori
sembrano gettare fondati dubbi sullautonomia delle
nostre decisioni e quindi sullesistenza del cosiddetto
libero arbitrio. Dobbiamo al riguardo considerare
anzitutto che il cervello composto di molte parti e
consta di diverse regioni e aree funzionali. In secondo
luogo, il cervello potrebbe essere condizionato dalla
biochimica del corpo. Infine, potrebbe essere
influenzato dallassetto genico.
210

Esperimenti di brain imaging infine mostrano come


le esperienze spirituali, le esperienze religiose e quelle
mistiche, queste ultime caratterizzate dalla sensazione
di unione con Dio, attivino aree cerebrali differenti, fra
le quali larea della gratificazione che contiene la
dopamina. Dean Hamer ha scoperto un gene, che ha
chiamato il gene di Dio, le cui variazioni determinano
il grado di spiritualit. Neurotrasmettitori come la
serotonina contribuiscono a determinare la nostra
spiritualit.
Anima, spiritualit e religione hanno una
componente genetica, sono una caratteristica
dellevoluzione e sono presenti nel corso dei secoli in
tutte le culture.
Concludiamo: le prospettive sono straordinarie.
Lenorme sviluppo che si verificato nel campo delle
neuroscienze comporta sempre nuove scoperte. Che
hanno effetti benefici sullumanit e soprattutto sulle
persone con malattie cerebrali.

211

Il cervello, uno e trino

In questi ultimi anni, sono stati compiuti stupefacenti


progressi sul cervello e la mente. Le ricerche mostrano
la meravigliosa e incredibile realt del cervello umano,
una straordinaria struttura unica nelluniverso
conosciuto. Un cervello diverso da qualsiasi cosa
luomo abbia mai costruito. E per questo, fonte di
continue sorprese per gli stessi neuroscienziati.
Il cervello umano pu essere paragonato a una casa
costruita un poper volta nel corso di milioni di anni.
Sullarchitettura di questa casa, Paul MacLean, uno
dei pi grandi protagonisti delle neuroscienze
moderne, ha elaborato uninteressante e affascinante
teoria.
Il cervello - egli afferma - una struttura trinitaria triune brain -, che consta di tre formazioni
sovrapposte: il cervello rettiliano, cos chiamato perch
il suo aspetto simile al cervello di un rettile, il cervello
limbico o cervello mammaliano e il neocervello o
cervello
dei
mammiferi
recenti.
Il primo rappresenta la parte pi antica e profonda del
cervello e si evoluto- sostengono Ornsteine
Thompson- pi di 500 milioni di anni fa. Al cervello
212

rettiliano sono legate laggressivit e la violenza. una


pulsione autodistruttiva e distruttiva.
Il secondo cervello avrebbe fatto la sua comparsa da
300 a 200 milioni di anni fa. la sede delle emozioni.
Lultimo, il neo cervello, apparve circa 200 milioni di
anni fa. la parte pi nobile del cervello. ci che ci d
la nostra peculiare qualit umana: siamo in grado di
capire, pensare, ricordare, comunicare, creare.
Queste tre formazioni fondamentali del cervello
presentano tra loro grosse differenze strutturali e
chimiche. Eppure, riescono a fondersi e funzionare
come un cervello uno e trino.
proprio vero- osserva il neuroscienziato Vizioliche la trinit domina la nostra cultura. Infatti, se dal
campo della fede, passiamo alla scienza del cervello,
ritroviamo unanaloga concezione trinitaria. Il cervello
dunque anchesso una struttura trinitaria.
Lanalogia con la Santissima Trinit non solo
formale, nel senso che tutti e tre i cervelli costituiscono
un cervello funzionale unitario, quindi un cervello
uno e trino. Certamente, deve esserci qualcosa di
magico e di affascinante nel numero tre.
Platone infatti descrisse il cervello come una coppia
di destrieri perigliosamente guidata da un auriga.
Anche lo scienziato sovietico, Lurija, ha concepito
lorganizzazione del cervello nei termini di tre unit
funzionali: la prima deputata a regolare il ritmo sonnoveglia, la seconda a ricevere le informazioni, la terza
213

proposta alla programmazione delle attivit motorie e


intellettuali.
Infine, trinitario anche il modello della mente
proposto da Freud. Secondo il padre della psicoanalisi,
la mente formata da tre istanze.
La prima lEs, il mondo degli istinti, delle pulsioni
e dei desideri. Che ci porta ad agire secondo il principio
del piacere immediato, senza pensare agli effetti della
nostra azione.
La seconda il Super- Io, che l'insieme degli
obblighi, delle proibizioni, dei tab tradizionali
impressi nel nostro cervello dai nostri genitori.
La terza istanza lIo, il quale riflette sulle
conseguenze delle sue azioni, rinuncia al piacere
immediato per quello differito, cio per il principio di
realt, e trasforma gli impulsi in comportamenti
ragionevoli. LIo una struttura di mediazione tra lEs
e il Super- Io e quindi guida di entrambe le istanze
psichiche. Questo modello, in base alle scoperte delle
neuroscienze, ha ricevuto un riconoscimento
scientifico, perch considerato fondato su una base
biologica.
Il cervello rettiliano, infatti, corrisponde sul piano
anatomo-fisiologico allEs, cio agli istinti primordiali;
il cervello mammaliano equivale alla sede dellIo,
mentre il neocervello corrisponde al Super- Io, preposto
alla coscienza morale, alla critica e al giudizio.

214

Quando, di fronte al male e a certe efferatezze


diciamo che si liberato il rettile che nelluomo,
affermiamo una realt. Che i neuroscienziati hanno
verificato scientificamente, che Platone aveva intuito e
che Freud ha teorizzato.
Freud riteneva che l'Io avrebbe preso la guida dell'
intero
comportamento
dell'
essere
umano.
In realt, i fatti sono andati in modo diverso. A partire
dagli anni Sessanta e Settanta, i ragazzi e i giovani
hanno cominciato a contestare e a ribellarsi ai genitori,
agli insegnanti, allautorit e alla societ. Si
progressivamente affermata uneducazione e una
pedagogia del laissezfaire, del permissivismo. Una
filosofia basata su una pedagogia che proibisce di dare
ordine e punizioni, di dare insomma la direzione e le
indicazioni e gli orientamenti di un sano e maturo
comportamento.
LIo, cio lindividuo, il ragazzo, si sentito libero e
indipendente, guidato da pulsioni e da una sorta di
delirio di onnipotenza Sono poi crollati i valori che per
millenni hanno guidato la coscienza morale degli esseri
umani, mentre la societ diventata multiculturale,
fatto che ha frantumato il sistema di principi etici valido
per tutti.
Il risultato che oggi viviamo una profonda e
drammatica crisi morale e spirituale, una crisi politica
ed economica. Crisi che ha investito lindividuo e il
mondo globale.
215

La stessa famiglia in profonda crisi. La stessa scuola


in profonda crisi, mentre molti ragazzi sono
disorientati e insicuri, in conflitto, immaturi. allarme
sociale. Gli studi hanno dimostrato che cresce il numero
di ragazzi e bambini che soffrono di disturbi
psichiatrici, ansia e depressione, malessere e insonnia,
inquietudine e aggressivit fino alle forme di violenza,
arroganza, ineducazione. emergenza educazione. Gli
insegnanti sono demotivati, molti vivono la scuola con
ansia. Tra i miei pazienti, ci sono anche insegnanti.
Ebbene, si svegliano al mattino con langoscia di andare
a scuola, con langoscia di subire forme di aggressivit
e maltrattamento da alunni. Che non sono universitari,
ma ragazzi di scuola media.
Andrea Zanzotto, uno dei maggiori poeti del
Novecento, scomparso alcuni giorni fa, ha scritto:
viviamo una condizione che coincide con una psicosi
vera, una vera malattia. Oggi c una emergenza
umana. Una societ arrogante, priva di umilt e
altruismo, di generosit e di empatia. Tutta orientata
allinteresse individuale, allegoismo, a soddisfare,
come un bambino, le proprie pulsioni. C una
desertificazione della coscienza sia individuale che
collettiva.
Ci salver larte ?, come ingenuamente ha scritto un
poeta. Oppure, la scienza del cervello e della mente?
Fintanto che rimarr un mistero il cervello umano,
rimarr un mistero anche il mondo circostante.
216

Certamente, qualunque terapia al riguardo deve


prendere lavvio anzitutto dal riconoscimento
dellesistenza della malattia. Senza una presa di
consapevolezza del proprio disturbo e senza la volont
di iniziare una terapia non esiste alcun presupposto di
guarigione.
Ma, esistono i terapeuti? Vi lascio con questo
importante e drammatico dubbio. Sperando che
ognuno con umilt avvii in primis una propria
autoanalisi.
Sul piano prettamente scientifico, diciamo che, come
ha dimostrato la nuova scienza del cervello e della
mente, all'interno dell' uomo sono sempre presenti come scrive l' autorevole neuroscienziatoMacLean- due
animali ben svegli e coscienti, ma irrimediabilmente
incapaci di esprimersi con il linguaggio, cio in modo
verbale, comprensibile. Il compito di controllare questi
due cervelli spetta al terzo cervello della trinit, al
neocervello. Spesso per, il neocervello incapace di
frenare gli istinti e le pulsioni provenienti dal cervello
rettiliano e da quello mammaliano. In questi casi,
prevale la pulsione distruttiva e autodistruttiva,
prevalgono laggressivit e la violenza. i disturbi dell'
emozione, dell' ansia e della depressione, insicurezza e
distorsione della realt.
sul neocervello che i neuroscienziati fanno
affidamento. un organo incredibile, la struttura pi
complessa e straordinaria delluniverso conosciuto. Un
217

organo che sta cambiando il mondo e la stessa


esistenza umana, con la sua creativit, immaginazione,
intelligenza, innovazioni e con la sua capacit di far
fronte alle risposte sociali.
Molte risposte dunque ci possono venire dalle nuove
neuroscienze. Si tratta allora di migliorare la
conoscenza del nostro cervello, allo scopo di ridurre gli
effetti negativi di quel sistema schizofrenico costituito
dal cervello rettiliano, riducendo quelle tensioni e quei
conflitti interni alluomo. che altrimenti potrebbero
esplodere, con conseguenze catastrofiche e provocare
malessere individuale e sociale di enorme portata. e di
difficile soluzione.
La battaglia pi difficile da superare, e concludiamo,
quella fra luomo e i suoi due cervelli animali. . . Gli
incredibili progressi della nuova scienza del cervello ci
offrono la base per sperare che il neocervello riuscir a
far fronte ai problemi sempre pi circi e drammatici del
nostro tempo.

218

La prospettiva
interpersonale in
neuroscienza
Da sempre, filosofi e scienziati cercano di sondare la
natura della mente umana. Nonostante la molteplicit
delle ipotesi, non si ancora pervenuti a formulare un
quadro concettuale possibilmente unitario intorno a
una definizione di mente. Su questo fondamentale
aspetto della ricerca neuroscientifica Daniel Siegel nella
sua nuova opera Mappe per la mente. Guida alla
neurobiologia interpersonale (Raffaello Cortina) tenta
di riunire in una unica cornice teorica i contributi di una
serie di discipline scientifiche.
Siegel ha domandato a studiosi appartenenti a
differenti branche- scienze cognitive, biologia,
antropologia, genetica, linguistica, neuroscienze,
psichiatria, fisica- di dare una definizione di mente e di
chiarire il rapporto fra mente e cervello. Il risultato della
ricerca non ha fornito alcuna base comune sulla
definizione di mente. Alcuni ricercatori hanno un
atteggiamento di sfiducia sulla possibilit di
comprendere lessenza della mente e della coscienza,

219

mentre altri sostengono invece che possibile conoscere


il funzionamento dellattivit mentale. Allo stato della
ricerca, possiamo dire - daccordo con Boncinelli - che i
neuro scienziati sanno di non sapere. C una posizione
comune intorno allidea che non sappiamo davvero
cosa siano la mente e la coscienza. La difficolt
principale consiste nel fatto che mente e coscienza sono
entit immateriali e dunque non misurabili
scientificamente. Il concetto di mente dunque
sfuggente e addirittura inafferrabile e oscuro.
Finora, la mente stata considerata dagli scienziati
nientaltro che lattivit del cervello. Siamo soltanto
allinizio della ricerca neuro scientifica, c ancora molto
da esaminare e scoprire.
Secondo alcuni autori, mente un termine
generico, unentit sconosciuta e che forse mai
riusciremo a conoscere.
Punto di partenza chiarire che i processi mentali
hanno un carattere soggettivo, cui ci si riferisce con il
termine qualia, ossia la qualit soggettiva
dellesperienza
individuale.
La
descrizione
dellesperienza soggettiva fornita direttamente da colui
che lha compiuta utile, ma non equivalente
allesperienza stessa poich questa non pu essere
descritta in modo esaustivo n facilmente
quantificabile, n osservabile direttamente. Gli stati
soggettivi pertanto non possono essere studiati in modo

220

oggettivo e quantificabile. Non possiamo quindi


ottenere una misurazione oggettiva.
Un altro aspetto della mente difficile da esaminare in
modo misurabile la coscienza, cio lesperienza
soggettiva di essere consapevoli. Ma cosa significa
essere consapevoli, per esempio, del pensiero? Che cosa
significa pensare? In realt, non sappiamo veramente
cosa sia un pensiero o unemozione.
I neuro scienziati ritengono che per conoscere la
mente, anzitutto necessario conoscere il cervello. La
mente, per Siegel, emerge sia dal cervello sia dalle
interazioni allinterno di diadi, famiglie, scuole,
comunit e societ. La mente un processo relazionale.
Cervello, mente e relazioni sono dunque parte di
una unica realt. La persona che siamo noi non
indipendente dal nostro cervello n dalle nostre
relazioni.
Esperienze
soggettive
e
relazioni
interpersonali modificano le connessioni neurali e
modellano il cervello, realizzando cos lintegrazione,
la salute e la resilienza, la quale la capacit di adattarsi
a fattori di stress. La salute emerge dallintegrazione dei
tre vertici di un triangolo formato da cervello, mente e
relazioni. Questi concetti neurobiologici si basano sulle
scoperte riguardanti la neuroplasticit, che la capacit
del cervello di modificare la propria struttura in
risposta allesperienza. Questa determina una
eccitazione dei neuroni e dei geni, la quale comporta il
movimento di particelle dotate di carica elettrica che si
221

propaga lungo le cellule nervose. Si tratta di un


processo che determina un flusso di energia
(elettrochimica) che porta a una modifica della struttura
e del funzionamento del cervello.
Da questo processo dintegrazione basato sulla
compassione e lempatia nasce la salute della
mente, del cervello e delle relazioni gratificanti.
Lintegrazione
crea
larmonia.
La
mancanza
dintegrazione porta al caos alla rigidit mentale e
ai disturbi mentali. Queste considerazioni hanno
trovato conferma in una serie di scoperte scientifiche in
base alle quali i principali disturbi psichiatrici, come il
disturbo bipolare, la schizofrenia, lautismo, il trauma,
la trascuratezza o la deprivazione affettiva subita
nellinfanzia, sembrano essere collegati a deficit di
integrazione neurale.
La teoria dellintegrazione dunque alla base dello
sviluppo mentale e del benessere bio-psichico.
Lobiettivo allora quello di promuovere e scoprire il
potenziale di integrazione insito in ciascuno di noi.
Dalla rassegna degli studi sulla longevit, sulla
felicit e sul benessere mentale e fisico appare come
lelemento fondamentale alla base di queste qualit
positive siano le relazioni arricchenti e gratificanti. Le
quali fortificano la mente e diventiamo cos pi sani,
felici, saggi e longevi.

222

Dove va ladolescenza?
Districarsi nellattuale, confuso e complesso
momento della societ contemporanea, cercare di
individuarne gli snodi pi importanti e di comprendere
la condizione delladolescente davvero unimpresa
immane.
I temi sono molteplici: progressi e nuove piaghe,
eclissi della civilt occidentale, ansia e depressione,
aumento dei disturbi psichiatrici nei bambini, rischi e
danni psichici provocati dalluso e dallabuso di
internet.
Limmagine che oggi lItalia proietta tra splendore
e decadenza, miseria e nobilt. Un Paese dalla grande
bellezza, ricco di fascino, arte, storia e leggende. Ma in
forte declino culturale, sociale e morale. Un Paese che
alcuni autori definiscono incolto e volgare. Una
modernit che tutto invecchia: la letteratura, il
romanzo, il cinema, persino larte contemporanea.
Invero, si sono smarrite in famiglia, a scuola e nella
societ quelle millenarie certezze, che da sempre hanno
accompagnato e sorretto la civilt occidentale e scandito
la vita dellessere umano. Oggi, la vita quotidiana
sempre pi attraversata da una realt ansiogena,

223

indistinta, incerta e conflittuale. Tutto ci porta a un


malessere esistenziale dellindividuo e della comunit.
Lunica e importante prospettiva positiva la qualit
della vita. Secondo una ricerca dellOms, sono previsti
un miglioramento ovunque delle aspettative di vita. La
riduzione della mortalit infantile del 50 per cento,
mentre nei Paesi ricchi ipotizzato il calo delle malattie
infettive.

prevista,
in
seguito
allinvecchiamento
lespansione delle demenze senili, che saliranno al
secondo posto dopo le malattie cardiovascolari.
Diventer poi globale il problema delle depressioni.
Emerge una tendenza preoccupante: il livello dellet
circa i disturbi psichiatrici si abbassa sempre pi. Gi a
due anni det si possono riscontrare casi di bambini
che presentano sintomi di ansia, depressione e disturbi
della personalit.
C inoltre la piaga dellalcol, della droga e del
suicidio. Le ricerche indicano che circa un milione di
ragazzi e ragazze fra i 14 e i 18 anni fa uso di queste
sostanze. Con il rischio di incorrere nella dipendenza
patologica. Crescono anche i tentativi di suicidio e i
comportamenti parasuicidari ad alto rischio
psicopatologico. Sono circa trentamila i ragazzi che
ogni anno tentano di togliersi la vita. Sono molteplici le
cause dellaumento di queste patologie psichiatriche.
C soprattutto una combinazione di fattori genetici,
familiari e socio-culturali. Lanalisi deve comprendere i
224

cambiamenti sociali, le mutazioni nel matrimonio, la


crisi dei modelli parentali, il lavoro, lo stress dei
genitori, i divorzi, la crisi della coppia, lo scontro
culturale tra i genitori con formazione, educazione e
sensibilit diverse, la mancanza di sicuri punti di
riferimento eticamente e spiritualmente congruenti.
Nasce una generazione figlia di una cultura
permissiva, un modello pedagogico negativo e
dannoso, che presente in famiglia, a scuola e nella
societ. Sta diventando sempre pi acuto il problema
dellautorit
morale.
Nessunoscrive
il
neuroscienziato de Waal- corregge pi nessuno, e
quindi la gente diventata progressivamente meno
civile.
Esistono poi anche forme di aggressivit e di
violenza generalizzata. Da tempo, assistiamo a un
fenomeno che Giovanni Bollea, il padre della
neuropsichiatria infantile in Italia, e chi scrive hanno
definito in una pubblicazione gi negli anni Novanta
del secolo scorso un processo di violentizzazione, una
tendenza individuale e sociale planetaria, la quale
purtroppo non stata ancora percepita in tutta la sua
devastante gravit.
Il nostro modo di essere e di interagire con la realt
sta subendo notevoli cambiamenti. Lirrompere, ad
esempio, della Rete ha prodotto un mutamento
antropologico e un processo di omologazione. In pochi

225

anni, siamo diventati web-dipendenti. Ansia,


nervosismo, aggressivit, isterismi.
I social netword possono far bene e male. Tutto
dipende dalluso che se nefa. Ubi commode, ivi
incommode: dove ci sono i vantaggi, ci sono anche gli
svantaggi. Sta di fatto che lesposizione prolungata al
computer genera danni al cervello e altri disturbi
psichiatrici,
comportamentali
e
cognitivi,
determinando forme di dipendenza patologica simili a
quelle causate dallalcolismo e dalla droga. un
problema che riguarda lo sviluppo e la salute dellintera
persona nella sua unit e totalit bio- psichica.
Ricerche condotte negli Stati Uniti mostrano che i
soggetti che navigano in Rete manifestano sintomi
legati ad un nuovo disturbo chiamato tecno stress,
una forma di tossicodipendenza i cui sintomi sono
ansia, depressione, irritabilit, cefalea, insonnia,
disturbo dellumore, rabbia e insofferenza (Craig Brod).
la rivoluzione del computer. Un totem
straordinario nel bene e nel male. Che sta mutando
limmagine della realt, le relazioni sociali, le
dinamiche interpersonali, e la stessa visione che
abbiamo delluomo e della societ. Le ricerche
ipotizzano che vivremo sempre pi attaccati al web e
al telefonino, spesso in una condizione di dipendenza
patologica e di schizofrenia. Sono i nuovi, grandi feticci
del mondo contemporaneo. I quali hanno una notevole
influenza sui sistemi neuronali, in molte aree del
226

cervello e dunque sui comportamenti individuali e


collettivi.
Sta nascendo in sostanza una nuova generazione
digitale. Sono i nativi digitali, interconnessi e
multitasking.
Chi sono? Sono i ragazzini nati in piena era web.
Connessi alla Rete, internet, telefonino, face book.
Chattano, whatsappano, videogiocano, pubblicano
foto. A confermare questa diagnosi una recente ricerca
condotta nellUniversit di Roma e commissionata dal
Movimento Italiano Genitori (Moige).
Sono stati esaminati circa mille ragazzi dai sei ai
diciotto anni. Tutti sono connessi a internet. Il 52 per
cento del campione dichiara di dedicare alla tv fino a
due ore al giorno. Un ragazzo su cinque fino a cinque
ore. Il 10 per cento si connette per studiare. Per tutti gli
altri svago. Il 24 per cento poi si collega al web per
chattare spesso con sconosciuti e uno su cinque ha
incontrato le persone che ha conosciuto online. Sei
ragazzi su dieci inoltre stanno su face book, dichiarano
di divertirsi a fare sexting, ricevere o inviare foto delle
proprie parti intime.
Circa il cyber bullismo, dalla ricerca emerge che sei
adolescenti su dieci tra i 14 e i 20 anni almeno una volta
hanno usato foto e video per prendere in giro
qualcuno, mentre uno su cinque dice di farlo spesso.
Nel settore videogiochi, uno su cinque trascorre da
una a tre ore al giorno, mentre il 57 per cento si dice
227

influenzatonei comportamenti dai videogiochi e il 56


per cento si identifica con il proprio avatar, lalter ego
virtuale.
A rendere il quadro pi allarmante il
comportamento dei genitori. Appaiono irritabili,
stressati, iperattivi o viceversa stanchi e annoiati.
Spesso lasciano i figli davanti al computer senza porre
alcun limite o verifica, se vero che il 40 per cento
naviga o videogioca senza limiti di orario. Ci
troviamo- ha commentato il presidente del Moige,
Maria Teresa Munizzi- davanti a una generazione che
preferisce il mondo virtuale a quello reale e che non
riesce ad avere relazioni autentiche con le persone in
carne e ossa. Gli stessi adulti poi sono prigionieri di
giovanilistiche e infantili effusioni per questi mezzi e
non riescono a percepire i pericoli e la
drammaticit
della
multiforme
e
intricata
situazione.
Diventa ogni giorno pi evidente nelle nuove
generazioni la correlazione tra un uso smodato dei
social e alcune incapacit di affrontare emotivamente i
problemi della vita reale. Un eccessivo appiattimento
verso i social network pu portare a un
impoverimento di alcune competenze intellettive
importanti per la vita lavorativa e non solo, come la
capacit di comprendere la complessit della realt
contemporanea con conseguenze nefaste per i soggetti.

228

Le ricerche mostrano lesistenza di una crescente


mancanza di intelligenza sociale che porta a una
forma di smarrimento nellaffrontare e risolvere i
conflitti e le difficolt che nascono nelle relazioni
interpersonali e sociali. Si avverte una pericolosa
tendenza a vivere nella societ entro schemi che non
appartengono alla vita reale, con effetti che
impoveriscono sia i singoli che la societ. C
insomma uno iato profondo tra la vita digitale, dove
tutto permesso e la vita quotidiana, fatta di senso di
responsabilit, partecipazione, norme e doveri.
Tutti sembrano connessi: ragazzi, fidanzati, coniugi,
genitori. una pulsione compulsiva, un desiderio
incontrollabile definito con il termine craving per un
comportamento che allinizio crea un senso di piacere,
ma che poi diventa una dipendenza patologica.
Subentra una paura irrazionale, una fobia che si
accompagna al timore di perdere il contatto con la
Rete o con il telefonino. Si tratta di una sindrome
denominata nomophobia, la quale provoca cefalea,
nausea, tremore, sudorazione, sino a determinare
tachicardia e dolori al petto.
Insomma fanciulli a 50 anni. Sono persone adulte,
svolgono un lavoro serissimo. Ma fanno smorfie
davanti alla fotocamera del cellulare, che poi caricano
su Facebook e si crogiolano nei commenti. C il
50enne che trova il tempo con lapplicazione Bitstrips
per realizzare il suo ritratto come fosse un cartoon e
229

poi lo dispensa sui social network. C anche la 40enne


in camera con due figli che si balocca su Google map e
le sembra una magia poter vedere con street view il suo
palazzo e il suo piccolo mondo. Altre persone poi che si
scambiano messaggi sugli smartphone con i sistemi di
messaggistica Line o Whatsapp o Messenger di
Facebook e fanno a gara su chi inserisce gli emoticon e
gli striker (faccette) pi brutti. Molto utilizzata la
faccetta spaventata parodia dellurlo di Munch,
lorsetto seduto sul water. Le ricerche conducono gli
studiosi a considerare come in queste sabbie mobili
di incretinimento nel territorio magmatico dei social
network-tablet-smartphone-pc stanno affondando
senza speranza non solo i ragazzini e le ragazzine, ma
anche i loro genitori. buona cosa riscoprire il
fanciullino che nellessere umano. Ma non il
fanciullino scemo.
possibile cambiare la cultura di questo fenomeno?
Allo stato, non possibile, poich tutto fa ritenere che
questo fenomeno sia destinato a crescere. La
rivoluzione culturale della comunicazione di massa
infatti mostra sempre pi una funzione debordante di
internet per la sua forza di attrazione e per i danni che
pu causare alla salute mentale dellindividuo.
Nel 1978 viene descritta una nevrosi da ritiro
sociale (Kashara), diagnosi che indica un
comportamento di fuga e un desiderio di ritiro e
isolamento da un ambiente socio-culturale e familiare
230

ritenuto estremamente rigido. Questa condizione di


ansia ha portato alla nascita di questa nuova categoria
diagnostica che indica soggetti che si ritirano in casa.
Sulla base di questa condizione, lo studioso
giapponese, Tamatki Saito nel 1998 ha coniato il termine
hikikomori
per
designare
una
sindrome
caratterizzata da uno stato di evitamento del contatto
sociale. La tendenza allauto-reclusione si sta
diffondendo anche in altri Paesi. In particolare, alcuni
autori sostengono che tale tendenza sia legata al
modello 2. O, quello dei social network. Il
comportamento hikikomori diventa cos una nicchia
globale e il web si pone come lunico strumento di
comunicazione con il mondo esterno attraverso
pseudo-identit vacue e fittizie.
In Italia, Massimo Biondi e collaboratori del
dipartimento di neurologia e psichiatria dellUniversit
La Sapienza di Roma hanno esaminato per la prima
volta il caso di un paziente di 28 anni che presentava
una nevrosi da ritiro sociale (hikikomori).
Allosservazione, il soggetto mostrava uno stato di
profonda angoscia, disperazione, insonnia e senso di
morte imminente. Lanamnesi mostrava che il
paziente manteneva contatti con il mondo esterno
quasi esclusivamente attraverso internet.
Secondo ricerche realizzate negli Stati Uniti, anche il
mondo della ludopatia e dei videogiochi si rivela un
comportamento compulsivo che pu determinare chiari
231

sintomi di ansia, depressione, disturbi della


socializzazione, una condizione di dipendenza
patologica e disturbi dellapprendimento e del
rendimento scolastico. Un rapporto della Commissione
della UE di recente ha sollecitato il Parlamento europeo
a stabilire norme precise per la protezione sia dei
ragazzi che degli adulti. In alcune Regioni sono stati
istituiti servizi per la diagnosi e il trattamento
dellattivit ludica patologica.
La ludopatia o gioco dazzardo patologico un
disturbo del comportamento, il quale, secondo il
Manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM),
rientra nella categoria diagnostica dei Disturbi del
controllo degli impulsi. Attraverso internet, chiunque
pu diventare un soggetto compulsivo in un rituale
solitario e alienante. Stiamo allevando- afferma lo
psichiatra Andreoli- il bambino televisivo e il
ragazzo del web. una vera e propria patologia. Il
ragazzo tende allobesit, impacciato nei movimenti e
ha difficolt di comunicazione con la famiglia, la scuola,
gli amici. un soggetto che preferisce il mondo virtuale
alla realt. Una pulsione distruttiva e auodistruttiva.
Dobbiamo rilevare una contraddizione: i progressi
della medicina, delligiene e dellalimentazione oggi
proteggono i bambini. Eppure, essi non sono mai
apparsi tanto in pericolo come in questo momento
storico.

232

Invero, ladolescente vive una condizione di


profonde contraddizioni, attraversato da conflitti di
forze e pulsioni interne ed esterne, viene continuamente
sollecitato da meccanismi cerebrali e sociali legati al
piano sessuale e intellettivo. Il suo cervello inoltre
stimola la produzione di ormoni i quali provocano
notevoli mutamenti fisici e psichici e lo espongono a
forti rischi, come labuso di alcol e droga, sostanze che
generano- concorda il neuro scienziato Swaab- danni
permanenti al cervello. Un autorevole studioso,
Zuckermann, ha sostenuto che la ricerca di sensazioni
forti. senzadio seeking (SS) pu essere considerata
un vero e proprio bisogno ed associata ad altri
comportamenti, come abuso cronico di internet,
ludopatia, videogiochi, impulsivit, aggressivit, ansia.
Autorevoli studiosi sostengono al riguardo che la
famiglia, la scuola e le istituzioni mostrano di essere
incapaci di dare orizzonte a nuovi valori e di
progettare una nuova qualit di vita (Frabboni). I
ragazzi oggi vivono in una societ vuota di futuro e di
progettualit, e senza paradigmi etico-sociali. In una
condizione cio di estraneazione, emarginazione,
sfiducia e disaffezione. Occorre un nuovo umanesimo:
postulare lalfabeto dei valori, il progetto di una
personalit integrale e uneducazione etico-sociale.
Formare non ragazzi spettatori passivi, inerti e
manipolati dalla grammatica di internet, tablet, face

233

book, videogiochi e cellulari, ma persone mature e


responsabili del loro destino.
La scuola deve riporre gli scheletri didattici
ossificati e avviare un nuovo modello pedagogico
aperto, fondato sullempatia, la generosit, il rispetto, l
altruismo. Un sistema educativo basato sulla ricerca e
sulluso del laboratorio attraverso una feconda
molteplicit di spazi culturali, sociali, esistenziali ed
etici.
Vale lesortazione di Kant: sapere aude, avere il
coraggio di conoscere e servirsi del proprio cervello, un
cervello sconfinato, unico e speciale, che non ha colonne
dErcole.

234

Il fenomeno
della dipendenza
da computer

Nel quadro della nostra ricerca sulladolescenza e sui


danni provocati alla salute bio-psichica dall'uso
eccessivo della rete esaminata in questo libro, assume
un forte e primario ruolo il fenomeno della dipendenza.
Che il cuore del processo di interazione tra
comportamento, disturbi psichiatrici e internet.
Secondo diversi autori, 1'uso di internet pu indurre
dipendenza, una condizione simile a quella causata
dalla droga, dall'alcolismo e dal gioco d'azzardo. Le
dipendenze comportamentali sono considerate tra i pi
gravi problemi di salute pubblica.
In psichiatria, la dipendenza un comportamento
caratterizzato dalla continua ricerca (Vella) di un
oggetto o di una persona, considerati una fonte
necessaria e non sostituibile per il proprio piacere e la
propria sicurezza. uno stato psichico e talvolta fisico,
che origina- secondo lOrganizzazione mondiale della
sanit (Oms)- da fattori biologici, psicologici e

235

ambientali oltre che da esperienze ripetitive


contrassegnate da una forte carica emozionale, cui
corrisponde una modificazione del cervello.
Esperimenti condotti con i metodi di brain
imaging (visualizzazione del cervello) hanno scoperto
che durante lo stato di dipendenza e di carving
(desiderio) vengono attivati i circuiti cerebrali della
gratificazione, della dopamina e quindi del piacere. Si
tratta di una condizione cerebrale nella quale vengono
rinforzati gli stimoli piacevoli, in virt dei quali si
impara a ripetere il comportamento, condotta definita
una forma aberrante e patologica' di apprendimento.
In questi ultimi anni, si sviluppato un crescente
interesse scientifico circa la possibilit che 1'uso della
rete possa sviluppare forme di dipendenza psicologica
e patologica e che esistano quindi patologie
psichiatriche importate da tecnologie informatiche.
Ci riferiamo a una forma di dipendenza conosciuta con
il nome di Intemet addiction disorder (1AI)). Il
termine stato coniato dallo psichiatra newyorkese,
Ivan Goldberg, e indica un disturbo da discontrollo
degli impulsi. una nuova categoria di disturbi
psichiatrici connessa all'uso compulsivo degli
strumenti di rete. Negli Stati Uniti, la dipendenza
considerata nel Diagnostic and statistical manual of
mental disorders (DSM-5) una malattia come la
tossicodipendenza e l'alcol.
Le ricerche effettuate in materia di dipendenza da
236

computer mostrano che ci sono soggetti che non


possono astenersi dal contatto fisico continuo con
facebook, mouse, ecc. Questi comportamenti
producono forme di dipendenza psicologica e
patologica legate a sintomi psichiatrici di tipo
ossessivo- compulsivo.
Il comportamento del soggetto con personalit di
questo tipo esprime il suo desiderio infantile di
onnipotenza; deve difendersi dalla minaccia di impulsi
urgenti; appare ansioso, diffidente e cauto; non
spontaneo ed coartato sul piano affettivo dalla propria
corazza di protezione (Reich).
Circa 1'uso di internet, le ricerche rilevano poi che gli
uomini sono pi indirizzati verso attivit interattive di
tipo aggressivo, spazi chat sessualmente espliciti e
cyber pornografia. Le donne invece preferiscono le chat
room per allacciare amicizie, costruire avventure
romantiche o per recriminare contro i mariti.
I rischi legati a questa sindrome riguardano:
dipendenza da sesso virtuale, disturbi sociali,
alterazione del tono dell'umore, malessere psichico e
fisico, sentimenti di onnipotenza, incontri pericolosi.
Altri sintomi accertati sono: ansia, depressione,
agitazione, tremori, perdita del contatto con la realt,
danni al cervello, scarsa capacit di provare emozione
ed empatia, trascurare la famiglia, il lavoro e i doveri,
disforia, irritabilit, disturbi di apprendimento,
isolamento fino a crisi di epilessia. Successivi studi
237

hanno indicato la presenza di questa sintomatologia:


obesit, dolori articolati, vertigini, alienazione,
difficolt nei rapporti familiari e sociali. stato infine
rivelato che il 10 per cento dei ragazzi americani
sottoposti al test diagnostico presentava aspetti
patologici della dipendenza.
Sono state individuate forme particolari di dipendenza.
Una la Cybersexual Addiction. Questa categoria
comprende sia il materiale disponibile nella rete vietato
ai minori di 18 anni che le relazioni erotiche tra due o
pi soggetti. Il cybersex pu diventare in tal modo la
fonte principale di gratificazione sessuale. Una seconda
forma di dipendenza il Compulsive online
gambling, che concerne 1'accesso ai siti per
scommettitori e facilita lo sviluppo del gioco d'azzardo.
La terza forma riguarda i MUDs Addiction: sono
giochi di ruolo in cui il soggetto pu decidere quali
caratteristiche psico-fisiche assumer durante il loro
svolgimento. Il rischio pi grande quello della
depersonalizzazione. Abbiamo infine il Cyber
Relationship Addcton, che ha lo scopo d mantenere
un' immagine virtuale idealizzata di s.
Che cosa si sta facendo per il trattamento del Disturbo
di dipendenza da Internet?
Negli Stati Uniti sono stati compiuti i primi passi a
livello legislativo per creare spazi protetti nei quali i
bambini possano navigare senza correre troppi rischi.
In Italia, sono oltre due milioni i soggetti connessi a
238

internet, mentre negli USA 1' 86 per cento dei bambini


fino a 5 anni usa internet almeno una volta a settimana.
Anche in Italia questo disturbo, che pu essere
diagnosticato solo da specialisti attraverso la
somministrazione del Test di Young, desta
preoccupazione. Nel 2010, lo psichiatra Vittorino
Andreoli apri la prima clinica in Valle d'Aosta per
curare i soggetti affetti da questa sindrome nuova. Dal
2009 attivo al Policlinico Gemelli di Roma il primo
ambulatorio ospedaliero italiano specializzato nella
dipendenza da internet.
Servono programmi di prevenzione e di terapia. Che
chiamano soprattutto in causa genitori e insegnanti.
Spiegare che non un link o un commento confuso e
sgangherato su Facebook a determinare il valore
intellettuale, umano e sociale di una persona. Sono
luoghi dove emergono frustrazioni, esibizionismo e
complessi di inferiorit. Luoghi spesso scelti per
inventare una propria identit e personalit.
Il trattamento degli stati di dipendenza deve poter
conseguire questi obiettivi: migliorare la salute mentale
e fisica; consolidate idonee relazioni socio- familiari;
ridurre i comportamenti a rischio; diminuire i
comportamenti di disadattamento e di devianza; curare
1' attivit educativa o lavorativa in modo continuativo.
Il tema dello studio dei comportamenti e dei disturbi
psichiatrici online destinato a rivestire sempre pi un
ruolo fondamentale, in relazione alla diffusione di
239

questi mezzi. Occorre una comprensione profonda di


una realt complessa, delicata e difficile tra mondo reale
e mondo virtuale. Due mondi, che se indagati con
competenza e passione, possono fornirci utili
indicazioni e preziose conoscenze sul funzionamento
del cervello e della mente, che costituisce la grande e
meravigliosa sfida delle nuove neuroscienze.

240

Una nuova frontiera


rivoluzionaria

Negli ultimi anni, abbiamo appreso sul cervello e la


mente pi che nei precedenti cinquemila anni. Tuttavia,
conosciamo soltanto una minima parte dei loro
meccanismi. Sta di fatto che con la comparsa dell'uomo,
l'evoluzione biologica ha raggiunto il suo massimo e ha
prodotto in alcuni esseri viventi un alto grado di
coscienza di s. L'evoluzione biologica ha portato a
sviluppare una potente evoluzione culturale, che a sua
volta potrebbe indirizzare, come afferma Edoardo
Boncinelli, la propria evoluzione biologica. Si parla
infatti spesso di modificare il nostro genoma. Che pu
essere trasformato dentro le cellule del corpo o
direttamente nella linea germinale, ovvero nelle cellule
che portano alla produzione dei gameti.
II cervello, per Miguel Nicolelis, una sinfonia di
neuroni' composta dai moltissimi insiemi di cellule. Le
quali comunicano tra loro attraverso messaggi
elettrochimici e punti di contatto chiamati sinapsi. Per
mezzo di queste reti neurali, il cervello svolge la propria
attivit principale: la realizzazione di una moltitudine

241

di comportamenti, mettendo cio in pratica ogni atto di


creazione, distruzione, scoperta, riflessione, seduzione,
amore, odio, gioia, tristezza, egoismo, solidariet. Le
meraviglie che i circuiti cerebrali possono generare ogni
giorno fanno dire ai neuro scienziati trattarsi di un
miracolo. 11 cervello - aggiunge Rodney Douglas funziona come un'orchestra', ma di un tipo unico, in
cui la musica prodotta pu quasi istantaneamente
modificare la configurazione degli esecutori e degli
strumenti. E grazie a questo processo autocomporre
una melodia del tutto nuova.
La sfida delle nuove neuroscienze allora quella di
decifrare
e
comprendere
i
meccanismi
neurofisiologici che permettono a queste vampate di
elettricit neurologica di dare vita a quell'insieme di
attivit e comportamenti che costituiscono quella che
definiamo natura umana.
Finora, le neuroscienze sono state coinvolte in una
disputa circa quali aree specifiche del cervello svolgono
una particolare funzione. Da una parte, ci sono i
localizzazionisti, i quali credono che le distinte
funzioni cerebrali siano generate da aree del sistema
nervoso altamente specializzate e separate. Dall'altra,
c' un gruppo di neuro scienziati - i distribuzionisti per i quali il cervello umano fa affidamento su
popolazioni di neuroni multitasking, in grado di
svolgere molti incarichi contemporaneamente, e
distribuite in molti punti diversi per svolgere ognuna
242

differenti funzioni cerebrali. Questa seconda


concezione sostiene in sostanza che vaste popolazioni
di cellule localizzate in molte regioni diverse del
cervello contribuiscono a realizzare un comportamento
finale.
All'inizio, fu Ramon y Cajal ad affermare che un
singolo neurone costituisce l'unit fondamentale del
cervello. Successivamente, Sherrington mostr invece
che le funzioni cerebrali dipendono dalla
collaborazione di molti neuroni e da distinti circuiti
neurali che operano insieme. Negli ultimi anni, le
scoperte delle neuroscienze stanno mettendo in crisi il
modello chiamato Iocalizzazionista in favore di quello
distribuzionista per realizzare quella che stata
denominata la vera anima del cervello. Le ricerche
condotte in laboratori di diverse parti del mondo
dimostrano che un singolo neurone non pu essere
considerato come la fondamentale unit funzionale del
cervello. Ad essere responsabili delle sinfonie del
pensiero sono infatti le popolazioni interconnesse di
neuroni.
Oggi, possibile riprodurre una piccola parte in
forma di comportamenti motori concreti e volontari di
questi insiemi neurali. Ascoltando appena qualche
centinaio di neuroni possiamo gi iniziare a replicare il
processo grazie al quale pensieri complessi diventano
azioni corporee immediate. Gli esperimenti indicano
che il cervello umano si presenta sempre pi come uno
243

scultore che fonde spazio e tempo neurale per


ottenere un continuum organico responsabile della
creazione di tutto ci che vediamo e percepiamo come
realt, incluso il nostro senso dell'essere.
Autorevoli neuro scienziati ritengono poi che nei
prossimi decenni combinando questa visione del
cervello con la nostra crescente capacit tecnologica di
ascoltare e decodificare sinfonie neurali pi grandi e
complesse, le neuroscienze finiranno per spingere la
portata umana ben oltre i limiti correnti imposti dai
nostri fragili corpi. L'quipe del neuro scienziato
Nicolelis, ad esempio, sta lavorando per insegnare alle
scimmie il modo di adottare un paradigma
neurofisiologico rivoluzionario chiamato interfaccia
cervello-macchina (BMI, brain- machine interface). Le
interfacce cervello-macchina sono oggetti progettati e
realizzati per permettere al cervello di connettersi a un
computer e muovere oggetti con un atto del pensiero.
11 pioniere di questa tecnica Miguel Nicolelis, docente
di neuroscienze presso la Duke University (Carotina del
Nord) e autore di un fondamentale e splendido volume
dal titolo TI cervello universale (Bollati Boringhieri).
Usando queste BMT, i ricercatori sono riusciti a
dimostrare che le scimmie possono imparare a
controllare volontariamente i movimenti di dispositivi
artificiali, come braccia e arti robotici posti sia vicino
che lontano da loro, utilizzando esclusivamente la loro
attivit elettrica cerebrale grezza. Questa scoperta d
244

origine a una vasta gamma di possibilit per il cervello


e per il corpo che, a lungo andare, possono cambiare
completamente il nostro modo di comportarci e vivere.
in questa prospettiva, tornando a casa dalle vacanze,
un giorno precisa Nicolelis - potete chiacchierare con
una delle moltissime persone del mondo, usando
internet, senza per premere i pulsanti della tastiera o
pronunciare una singola parola. Nessuna contrazione
muscolare sar richiesta. Baster il pensiero. Simili
meraviglie non saranno pi temi di fantascienza, ma
concreta realt.

245

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