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STORIA INTERNAZIONALE

DELLETACONTEMPORANEA

FEDERICO ROMERO

1. TRASFORMAZIONE E CRISI DELLORDINE IMPERIALE EUROPEO


Dal 1870 quando la vittoria militare sulla Francia install la Germania al centro del
continente quale principale potenza strategica e industriale, la stabilizzazione di un
equilibrio europeo era diventata questione di difficile soluzione. Per venti anni la sofisticata
diplomazia di Otto Von Bismarck riusc a contenere o forse solo a rinviare il problema. Ma i
fattori di rivalit erano troppi. Fu dallultimo decennio dellOttocento che il sistema
dellequilibrio di potenza si trasform in una contrapposizione sempre pi rigida tra due
blocchi di alleanze rivali impegnate in un riarmo che divenne frenetico.. Allesplosione della
guerra nel 1914 si arriv per una molteplicit di cause, ma quel che era chiaro era che quel
conflitto apriva una nuova era. La sua vastit e durata catapultarono sulla ribalta nuovi
protagonisti primi fra tutti gli Stati Uniti che del sistema dellequilibrio di potenza
europeo non erano stati parte e non volevano pi saperne.

LASCESA DELLA GERMANIA


Il poderoso sviluppo economico e demografico avviatosi in Germania dopo lunificazione
configurava lascesa di una potenza superiore nel centro dellEuropa. Nellindustria pesante,
epicentro della seconda rivoluzione industriale,leconomia tedesca arrivava , alla vigilia
della guerra, a un netto primato europeo ed era seconda solo alla potenza americana. La
prospettiva di unegemonia tedesca sul continente era quindi plausibile e ci parve ancora
pi preoccupante dopo il 1890 quando Berlino orient la sua diplomazia verso un rapporto
privilegiato di alleanza con lAustria. La Francia che nel 1870 si era vista sottrarre
lAlsazia-Lorena, vedeva lascesa della Germania come una diretta minaccia. La Russia
temeva che lespansione commerciale e diplomatica tedesca indebolisse le sue posizioni
nellEuropa Sud orientale. Perci Mosca e Parigi iniziarono a cooperare e nel 1894 strinsero
unalleanza difensiva rivolta contro la Germania e lAustria. Questa Intesa si contrapponeva
alla Triplice Alleanza (1882) che legava Berlino con Vienna e Roma. Si configurava quindi
un Continente diviso tra due schieramenti contrapposti e ci innescava un vero e proprio
dilemma della sicurezza. Il rafforzamento della Germania e il rischio di una sua egemonia
continentale finirono per preoccupare anche la Gran Bretagna. Londra era ancora la
maggiore potenza finanziaria del globo e la massima potenza navale ma il suo primato
economico era rapidamente eroso dallascesa delle due nuove grandi forze industriali del
pianeta, gli Stati Uniti e la Germania. Una parte dellelite britannica riteneva utile un
avvicinamento alla Germania visto che gli avversari naturali sembravano la Francia e la
Russia, suoi concorrenti nellespansione coloniale in Africa e Asia. Ai primi del Novecento
fin, tuttavia, per prevalere un diverso orientamento. Berlino era nella speranza di indurre la
Gran Bretagna ad accettare una qualche forma di alleanza. Ma a Londra si consolid la
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percezione che oltre la sfida commerciale si stesse delineando anche un vero e proprio
pericolo strategico tedesco e cos la Gran Bretagna decise di impegnarsi nel riarmo.

LA CORSA AGLI IMPERI

La Francia aveva edificato un grande impero coloniale in Africa e una significativa presenza
in Indocina. La Russia aveva influenza in molte zone dellAsia centrale ed interessata ai
destini dellImpero ottomano e del Medio Oriente. Negli ultimi decenni dellOttocento la
progressione degli imperi coloniali europei si era fatta particolarmente rapida ed intensa,
basata come sempre sul predominio commerciale e navale, con limposizione di
amministrazioni coloniali. La corsa allimpero stava assumendo sempre pi esplicitamente
anche una dimensione strategica perch nuove conquiste erano spesso ritenute necessarie
per ragioni di controllo navale o militare, al fine di consolidare il dominio su quelle
precedenti. Ciascuno si riteneva perci impegnato in una sfida senza confini, non solo per
laffermazione dei propri interessi commerciali ma perla salvaguardia di un ruolo di potenza
ritenuto vitale per il proprio futuro. La Gran Bretagna, riorganizzando le sue priorit in
rapporto alla nuova percezione di un potenziale antagonismo di fondo con la Germania, nel
1902 strinse un alleanza con il Giappone e nel 1904 giunse ad unintesa cordiale con la
Francia: questa consent ai due maggiori imperi coloniali di risolvere i loro contrasti e
migliorare i rapporti.

PROBLEMI E PROTAGONISTI ASIATICI

La questione cruciale era quella del commercio con la Cina, che molti vagheggiavano come
uno dei grandi mercati del futuro. Nel tardo Ottocento la Gran Bretagna era la protagonista
principale degli scambi con le zone costiere dellImpero celeste, giungendo a controllarne
quasi i tre quarti del valore. Dopo il 1894 irruppe sulla scena il Giappone, che mirava ad
eguagliare la modernit delle principali potenze occidentali. Dopo aver avviato una graduale
sottomissione della Corea, nel 1894Tokyo mosse guerra alla Cina e le impose di cedere
lisola di Formosa,rinunciare a ogni influenza sulla Corea e concedere a Tokyo unarea di
influenza esclusiva sulla penisola di Liaodong. Germania, Francia e Russia chiesero a
Pechino ed ottennero la concessione di monopoli commerciali ed amministrativi su delle
aree portuali. La Gran Bretagna si accod a questa tendenza e pure gli Stati Uniti fecero
sentire la propria voce. Essi proposero una soluzione diversa da quella delle potenze
coloniali: le loro note diplomatiche della porta aperta (1899-1900) chiedevano che
venissero garantite condizioni imparziali di accesso commerciale per tutti. Washington
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contribu insieme alle truppe delle altre potenze alla repressione della rivolta antioccidentale dei Boxers scoppiata a Pechino nel 1900. La Cina non aveva la capacit di
opporsi alle limitazioni di sovranit che le venivano imposte e la competizione interimperiale per linfluenza in Cina port ben presto allo scontro tra Russia e Giappone
direttamente interessate alla Manciuria. Forte dellalleanza stretta con la Gran Bretagna, il
Giappone dichiar guerra alla Russia nel 1904. La guerra termin nel 1905 con la vittoria
giapponese. Per la prima volta nellepoca moderna un Impero europeo veniva battuto da un
Paese asiatico e la sconfitta di Mosca evidenziava le debolezze dellimpero zarista.

GLI STATI UNITI COME POTENZA MONDIALE

Con 75 milioni di abitanti, grandi risorse naturali, un mercato interno di proporzioni


continentali, un apparato industriale e finanziario altamente concentrato, allinizio del
Novecento essi ormai primeggiavano in molti campi; gli Sati Uniti stavano rapidamente
avvicinando la Gran Bretagna come principale protagonista del commercio mondiale. Nel
1898, lespansionismo americano ebbe lopportunit storica per sospingere il Paese a un
inedito ruolo di potenza mondiale. La guerra vittoriosa contro la Spagna, scoppiata intorno
al futuro di Cuba in cui un vigoroso movimento indipendentista subiva la repressione di
Madrid, ebbe infatti un forte valore sia simbolico che pratico. La forza commerciale e
navale dellAmerica assumeva un ruolo preminente nei Caraibi e nel Pacifico.. In America
Centrale la loro forza economica e militare si tradusse in incontestata egemonia , con un
controllo indiretto ma stringente su Cuba e le altre Nazioni. La dottrina della porta aperta
costitu la prima sistematizzazione dei principi di liberismo multilaterale che gli USA
avrebbero poi posto a fondamento della loro politica del Novecento. A partire da tale
dottrina gli Stati Uniti iniziarono a delineare alcuni tratti di un ipotetico codice di
convivenza internazionale,ma quella dottrina conteneva anche un principio pi generale
intorno al quale avrebbe dovuto essere strutturato il sistema internazionale: quello della
sovranit nazionale. A questo principio il governo americano aggiunse poi la richiesta di
usare procedure legali come la mediazione e larbitrato per la risoluzione delle dispute
internazionali e la prevenzione dei conflitti. La prepotente avanzata dellindustrializzazione
e dei suoi criteri di razionalizzazione produttiva e organizzativa si accompagnava
allintensificazione dei flussi commerciali e finanziari internazionali. Stava cio
affermandosi una interdipendenza (tra i mercati, tra i maggiori centri finanziari), ma questa
crescente interdipendenza aveva anche un suo rovescio: quanto pi si intensificavano gli
scambi e si collegavano i mercati, quanto pi societ diverse interagivano in modo tanto
denso quanto diseguale, e tanto pi si avvicinavano e congiungevano anche i punti di
tensione e le fonti di conflitto. Linfittirsi dei reticoli di interdipendenza in cui gli USA
erano sempre pi inseriti prospettava inoltre un pericolo pi lontano ma potenzialmente ben
maggiore, quello dei conflitti tra grandi potenze. Ai primi del Novecento cominci quindi a
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sorgere anche una riflessione sui pericoli insiti nel crescente antagonismo internazionale e
sugli specifici interessi geopolitici dellAmerica. Ne emerse la convinzione che gli Stati
Uniti dovessero fondare la propria sicurezza e il proprio futuro benessere sul controllo dei
mari. Questa vocazione marittima evidenziava unaffinit con la visione internazionale della
Gran Bretagna e un potenziale antagonismo con la Germania e la Russia.

1914: LIMPLOSIONE DELLEUROPA

Nei primi anni del 900si formano due schieramenti tendenzialmente contrapposti e pi
rigidi: da una parte la Triplice Alleanza tra Germania, Impero Austro-Ungarico e, in
posizione pi defilata e incerta, lItalia. Dallaltra lIntesa tra Francia e Russia alla quale era
affiancatala Gran Bretagna. Le maggiori potenze erano impegnate in una costosa e intensa
corsa al riarmo che alimentava incertezze, diffidenze e timori. Ci spingeva gli strateghi a
privilegiare lipotesi di lanciare rapide offensive che cogliessero gli avversari ancora poco
preparati, e ci fin per assuefare molti governi allidea che fosse pi opportuno iniziare
celermente uneventuale guerra, per risolverla subito a proprio favore, piuttosto che
aspettare condizioni che avrebbero potuto rivelarsi ben peggiori. Le due crisi del Marocco
del 1905 e del 1911, in cui la Germania si contrappose apertamente alla politica coloniale
francese, indussero al Russia e soprattutto la Gran Bretagna a una pi stretta solidariet con
Parigi. E le guerre balcaniche del 1912 e del 1913 esasperarono la rivalit tra lAustria e la
Russia (e tra questa e la Germania) per la reciproca influenza nel Sud-Est dellEuropa.
Questa dinamica di crescente antagonismo faceva crescere la propensione psicologica allo
scontro. Nel Luglio del 1914, lultimatum dellAustria alla Serbia innesc non solo un
braccio di ferro austro-russo in relazione alla Serbia, e pi generalmente al futuro dei
Balcani, ma quella pi ampia e tragica concatenazione di mobilitazioni militari che in pochi
giorni port le due alleanze al conflitto generalizzato. Fu cruciale il ruolo tedesco
nellavviare la propria mobilitazione e poi nellinvadere il Belgio il 3 agosto aprendo le
ostilit sul fronte occidentale. Non fu la sola Germania a scegliere la guerra. Bench tutti i
protagonisti contassero su una breve guerra vittoriosa, la dinamica del conflitto europeo
divenne presto incontrollabile. Allo scoppio della guerra ci si era arrivati anche, e forse
soprattutto, per il timore di ciascuno che la rivalit intraeuropea mettesse in gioco la propria
sopravvivenza come nazione e impero. In questa ostinata, sanguinosa e irrealistica ricerca
dellegemonia futura le potenze europee si logorarono in una guerra di posizione priva di
sbocchi.

2. LA PRIMA GUERRA MONDIALE E I SUOI LASCITI

La Grande Guerra segn un momento di passaggio epocale non solo perla trasformazione
politica e socio-culturale dei paesi europei,ma per i rapporti tra lEuropa e il resto del
mondo. Una guerra che finiva per trovare la sua soluzione solo in seguito allintervento, nel
1917, di un nuovo attore extraeuropeo, gli Stati Uniti. LEuropa era divenuto centro di crisi
e instabilit internazionale. Nella terribile esperienza della trincea si consumava lagonia
della civilt liberale ottocentesca e della sua cultura internazionale fondata sullequilibrio di
potenza. Nuova visione internazionalista articolata dal Presidente americano Woodrow
Wilson che ambiva ad organizzare un mondo non pi imperniato sulla contrapposizione pi
o meno bilanciata tra grandi potenze militari e imperiali, bens sul riconoscimento di
uninterdipendenza tra le nazioni. La rivoluzione bolscevica sfidava luna e laltra
concezione , con una critica eversiva del capitalismo ed un appello alla rottura sia dei
meccanismi del mercato internazionale che del dominio delle metropoli imperiali sui popoli
colonizzati. La pace si poggiava su fondamenta disuguali e instabili.

GUERRA EUROPEA E NEUTRALITA

Esauritasi loffensiva tedesca sul fronte occidentale,il conflitto europeo si era stabilizzato in
una logorante guerra di posizione. Era una guerra continentale che non sarebbe divenuta
mondiale fino al 1917. Il conflitto rimase sostanzialmente imperniato sui grandi fronti che
dividevano lEuropa. Il carattere totale e prolungato della guerra ne ampli le ramificazioni
al di fuori dellEuropa sotto il profilo economico, finanziario e navale. La Gran Bretagna
mise in atto un efficace blocco navale per tentare di soffocare la Germania mentre questa
ricorse alla guerra sottomarina per cercare di isolare il Regno Unito. La posizione di piena
neutralit degli Stati Uniti era stata inizialmente ovvia e quasi indiscussa, visto che essi
erano avulsi dalle cause del conflitto e lo ritenevano dannoso ed insensato. La neutralit
garantiva loro di poter moltiplicare le proprie esportazioni verso i belligeranti e evitare gravi
lacerazioni interne. La dinamica della guerra rese per la neutralit progressivamente pi
difficile e fin per coinvolgere il paese nelle sorti del conflitto. Il blocco navale britannico
caus qualche screzio con Washington visto che limitava anche il diritto dei paesi neutrali a
commerciare con tutti i belligeranti. La guerra sottomarina tedesca ebbe un impatto assai pi
diretto e drammatico perch affondava piroscafi su cui talora viaggiavano cittadini
americani. Mentre gli Europei si indebitavano gli Stati Uniti divenivano il loro maggiore
creditore, trasformandosi nel polmone finanziario delleconomia mondiale e nel grande
protagonista dei suoi flussi commerciali. I dirigenti americani e pi di tutti il Presidente
Wilson erano convinti, ben prima del 1914, della necessit di riformare le pratiche delle
relazioni internazionali per giungere a nuovi modi di regolamentazione pacifica dei conflitti.
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Con il protrarsi della guerra aumentava lavversione pubblica alla Germania e soprattutto la
preoccupazione per le conseguenze di una sua eventuale vittoria. Unipotetica egemonia
tedesca sullEuropa avrebbe dato vita a un potentissimo blocco militare industriale
governato da unelite illiberale. Tra il 1915 ed il 1916 Wilson tent di proporsi quale
mediatore di una soluzione negoziata del conflitto che prevenendo sia una vittoria della
Germania che una schiacciante affermazione dellIntesa, portasse ad una pace senza
vincitori. Tuttavia i belligeranti rigettarono i tentativi di mediazione di Wilson.

IL 1917: ANNO DI SVOLTA

Le sorti dellIntesa dipendevano ormai in maniera determinante dai crediti e i rifornimenti


americani; quelle della Germania da una rapida vittoria che prevenisse un eventuale,pieno
dispiegamento della potenza statunitense. La svolta cruciale, sotto il profilo strategico e
psicologico, avvenne allinizio del 1917, quando i tedeschi decisero di ricominciare la
guerra sottomarina nellAtlantico in forma indiscriminata contro ogni imbarcazione diretta
in Gran Bretagna. Berlino voleva strangolare leconomia del Regno Unito costringendolo a
soccombere. In tutti i paesi in guerra erano percepibili segnali di stanchezza ed insofferenza
sia tra i civile che tra i soldati. Nel marzo del 1917 questa incipiente crisi delfronte interno
esplose con grande radicalit in Russia portando allabdicazione dello zar ed la formazione
di un governo provvisorio incapace di proseguire la guerra. La decisione tedesca sulla
guerra sottomarina convinse gli Stati Uniti a scendere in guerra. La crisi russa acu il senso
di urgenza militare perch un crollo del fronte orientale avrebbe consentito alla Germania di
concentrare tutte le sue forze allOvest per lanciare unoffensiva magari decisiva. Wilson
decise di schierare lAmerica per impedire una vittoria tedesca e mettersi in una posizione
tale da poter poi affermare la sua concezione della pace. Dichiar guerra alla Germania il 6
aprile 1917. Per gli Stati Uniti Wilson scelse perci il ruolo parallelo di potenza associata
allo sforzo bellico dellIntesa affidando agli Stati Uniti lambizioso scopo di rendere il
mondo sicuro per la democrazia. Presentata in questi termini idealizzati , lentrata in guerra
degli Stati Uniti sollevava grandi aspettative di pace. Cosa immediatamente pi importante
essa mutava decisamente lo scenario strategico. Pochi mesi dopo, nel novembre del 1917,si
affermava la rivoluzione sovietica e con essa cambiava lo scenario militare e politico della
guerra. Il 3 marzo del 1918 il governo guidato da Lenin siglava a Brest-Litovsk una pace
separata con la Germania. Il regime sovietico doveva cedere ampi territori, ma si garantiva
in tal modo la sopravvivenza in un momento di estrema debolezza e precariet. La
Rivoluzione sovietica lanciava una sfida radicale sia alla politica di potenza degli imperi
europei che allinternazionalismo liberale promosso da Wilson: il governo bolscevico
rappresentava di per s stesso la negazione della democrazia liberale. Proclamava la
necessit di una rivoluzione internazionale che ponesse fine non solo alla guerra ma agli
stessi regimi capitalistici che lavevano promossa. Con la sua vittoria in Russia il
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comunismo si presentava ai popoli quale utopia universale di rigenerazione sociale e


internazionale.

WILSONISMO E BOLSCEVISMO

Nellottica di Wilson la realizzazione degli interessi strategici ed economici americani era


concepibile solo in termini globali. E questa la vera novit che rimarr poi il fondamento
essenziale dellinternazionalismo americano per tutto il secolo successivo. Lesperienza
della guerra aveva dimostrato quanto il mondo densamente interconnesso della modernit
industriale fosse intrinsecamente vulnerabile. La guerra totale e prolungata apriva la strada
alla rivoluzione o allorganizzazione militarizzata di regimi autoritari, rischiando di
travolgere lintera civilt liberal-democratica. Linteresse vitale degli Stati Uniti coincideva
perci con la formazione di un assetto globale loro congeniale, segnato dallapertura
liberista dei mercati, dalla libert commerciale e di navigazione, da un efficace controllo
collettivo sulle mire espansionistiche di potenze aggressive. Bisognava,innanzitutto, porre
fine alla guerra con una sconfitta della Germania, ma essa non doveva essere distrutta o
sottomessa. Sia questa necessit sia la sfida ideologica posta dalla rivoluzione
sovietica,indussero Wilson a proporre un vero e proprio manifesto per la pace. Il manifesto,
annunciato l8 gennaio 1918, delineava in 14 punti i principi di sovranit, autodeterminazione, libert degli scambi, disarmo e organizzazione collettiva della pace per
mezzo di una Societ delle Nazioni che avrebbe dovuto presiedere alla riorganizzazione del
mondo post-bellico. Si apriva cos la grande contesa ideale tra comunismo e liberalcapitalismo che ebbe un immediato aspro risvolto operativo e politico. Nel 1918 i governi
dellIntesa inviarono truppe in territorio russo per recuperare parte del proprio materiale
bellico e, per quanto possibile, aiutare gli elementi antibolscevichi nellincipiente guerra
civile. Quindi tra il 1918 e il 1920 reparti americani furono impegnati in Siberia in azioni
ostili verso il regime sovietico ma non abbastanza decise da rovesciarlo. Lesperienza della
dura pace imposta loro dalla Germania a Brest-Litovsk e poi quella dellintervento
dellIntessa e degli USA in territorio russo radicarono ulteriormente nella mentalit sovietica
quella profezia di un mondo instabile e sempre sullorlo della guerra.

I CARATTERI DELLA PACE

Nella primavera-estate del 1918 le forze alleate cominciarono a essere irrobustite dallarrivo
del corpo di spedizione americano e dopo aver fermato unultima infruttuosa offensiva
tedesca, esse passarono alloffensiva in Agosto. La Germania fu attraversata da una
sollevazione politica interna che port allabdicazione del Kaiser e allinstaurazione della
repubblica, e in novembre chiese larmistizio. La Grande guerra era finita. Lattuazione
dei 14 punti di Wilson si rivel presto assai difficile. I leader dellIntesa avevano idee ben
diverse sulla riorganizzazione dellEuropa e si presentarono a Versailles con forti investiture
popolari e parlamentari dopo la sofferta vittoria. I termini dellarmistizio, che privava la
Germania della flotta da battaglia e delle colonie erano gi rivolti a salvaguardare gli
interessi mondiali dellImpero britannico e del colonialismo francese. Quindi giunse la
prima cruciale decisione: non vi sarebbe stato un tavolo negoziale tra vinti e vincitori, ma
solo una decisione unilaterale di questi ultimi che avrebbero poi imposto ai primi. Ad essa si
aggiunse dopo la scelta di attribuire alla sola Germania la responsabilit del conflitto. Il
risultato degli accordi a cui essi giunsero fu una serie di soluzioni ibride che diedero vita ad
una pace mal congegnata. Lontano dal riuscire a delineare una pace senza vincitori,
Wilson fin per dover accogliere pesanti compromissioni dei suoi principi. NellEuropa
centro-orientale sorsero dallo sgretolarsi degli imperi multinazionali asburgico e zarista
una serie di Stati nazionali indipendenti immaginati come un cordone sanitario contro
lespandersi della rivoluzione bolscevica e soprattutto di uneventuale futura influenza
tedesca. La Germania fu privata della Saar oltre a restituire lAlsazia Lorena; il Giappone si
appropri delle ex colonie tedesche sul Pacifico ed estese la sua influenza sulla Manciuria.
In Medio Oriente, Francia e Gran Bretagna ottennero dei mandati internazionali per
spartirsi il controllo di ampie zone dellex impero ottomano (Iraq, Siria, Libano e Palestina).
Per garantirsi la propria essenziale sicurezza la Francia esigeva che la Germania fosse messa
in condizioni di non poter risorgere al ruolo di grande potenza; di qui la smilitarizzazione
della Renania, ingenti pagamenti a titolo di riparazione dei danni di guerra, e drastica
riduzione delle forze armate. Comunque il potenziale industriale e demografico della
Germania rimaneva superiore a quello della Francia: la sicurezza francese poteva basarsi
solo su unesplicita alleanza di Parigi con Londra e Washington, ipotesi rifiutata dalla Gran
Bretagna che non intendeva legarsi alla politica anti-tedesca di Parigi e poi anche da
Washington. Wilson affidava il suo intero disegno di riorganizzazione internazionale e di
assestamento della pace in Europa al consolidamento di una Societ delle Nazioni capace di
garantire la legalit e lordine attraverso un sistema di sicurezza collettiva. In Patria il suo
operato fu rigettato dal Senato che non ratific i trattati negoziati a Versailles. Attaccato da
destra e da sinistra, Wilson si ritrov quindi senza una maggioranza e venne sconfitto su
tutta la linea. Il risultato di questa battaglia politica perduta fu che gli Stati Uniti non
aderirono alla Societ delle Nazioni. Questultima sorta nel 1919, incarnava la diffusa
aspirazione a rifondare la coesistenza internazionale intorno a criteri di collaborazione
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pacifica. Ma essa non aveva lautorit ad assolvere il compito di garante della sicurezza
collettiva. Troppi paesi ne erano fuori e al suo interno Gran Bretagna e Francia avevano un
ruolo preminente ma non godevano di una supremazia necessaria per esercitare una
leadership. La Germania, maggior polo industriale al centro dellEuropa, era fuori dalla
Societ delle Nazioni e doveva pagare altissime riparazioni tali da ostacolare la sua ripresa
economica. LItalia, componente comunque debole dello schieramento dei vincitori, era il
Paese che pi subiva i contraccolpi traumatici del passaggio dalla guerra alla pace ed
entrava in una profonda crisi sociale e politica dalla quale sorgeva il fascismo: unideologia
ostile al liberalismo cosmopolita e allidea stessa di collaborazione internazionale e un
progetto politico nazionalistico teso allespansione ed alla conquista. Il regime sovietico
impose a fatica il suo controllo su di un Paese sconvolto dalla guerra civile e la miseria. Nel
1922 giungeva ad un accordo di collaborazione, sia commerciale che militare, con la
Germania in modo da controbilanciare la preminenza dei Paesi dellIntesa. La situazione al
di fuori dellEuropa non era molto migliore. Lordine imperiale era uscito apparentemente
rafforzato dalla guerra, perch Gran Bretagna e Francia avevano assorbito ulteriori
possedimenti coloniali ma il loro controllo era decisamente pi precario e il costo spesso
esorbitante. La Cina, dove nel 1911 si era affermata una rivoluzione repubblicana, tentava di
ricostituire la propria piena sovranit. Tokyo vedeva la crescente debolezza del controllo
imperiale europeo e la vulnerabilit di una Cina fragile; si aprivano ampi spazi per una pi
estesa influenza del Giappone.

LINTERNAZIONALISMO INCOMPIUTO DEGLI ANNI VENTI

Come conseguenza della pace siglata a Versailles, la stabilizzazione post-bellica dovette


affrontare tre questioni primarie. La prima fu quella delle riparazioni che le potenze
dellIntesa esigevano: nel 1921 esse vennero fissate nella somma di 132 miliardi di marchi
oro. La Germania cerc di dilazionarne il pagamento mentre la sua moneta si deprezzava.
La Francia che aveva un disperato bisogno di capitali e vedeva nellatteggiamento della
Germania una ripulsa della pace che le era stata imposta, nel 1923 occup la Ruhr per
esigere i suoi crediti. Con il Piano Dawes del 1924 si accett lidea di una rateizzazione
delle riparazioni legata alle effettive capacit delleconomia tedesca di pagare il suo debito.
Ci favor anche la temporanea soluzione della seconda questione, quella dei rapporti
politici tra Francia e Germania che con il Patto di Locarno del 1925 trovarono una parziale
sistemazione. La Germania riconosceva i propri confini occidentali fissati a Versailles e
apriva con ci la strada al suo ingresso nella Societ delle Nazioni. Il terzo problema era
quello del disarmo che ebbe una duplice dimensione. Su scala europea si era imposto alla
Germania di non produrre armi offensive e limitare le sue forze a 100.000 uomini. Su scala
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extraeuropea la spinta al disarmo indusse gli Stati Uniti ad impegnarsi per rimuovere il
pericolo di unaltra competizione militare; promossero i trattati di Washington (1921
1922), che posero un limite agli armamenti navali. Nella seconda met degli anni venti si
deline quindi un assetto che sembrava aver superato le tensioni del dopoguerra. Ingenti
afflussi di capitali privati americani e rateizzazione delle riparazioni consentivano la ripresa
economica dellEuropa. Con il Patto Briand-Kellogg del 1928 i principali governi
rigettavano solennemente la guerra come strumento di soluzione delle dispute. Si diffuse
perci unillusione di pace e relativa prosperit, grazie anche al ruolo dellAmerica,
divenuto centro del motore delleconomia mondiale e modello socio-culturale di
modernizzazione. Nell'America post-bellica la ripulsa della Pace di Versailles aveva
alimentato la volont di tornare a una normalit, distaccandosi dai problemi dellEuropa.
Il relativo benessere delle economie europee era largamente dipendente dal costante flusso
di capitali americani e quando la crisi del 1929 fece venire meno questa linfa le tensioni
sociali e politiche dellEuropa si riaccesero.

3. DALLA DEPRESSIONE ALLA GUERRA

Di fronte allintensa, lunga e terribile crisi economica dei primi anni trenta, la fragile
interdipendenza ricostruita nel dopoguerra fu sottoposta a tensioni insostenibili. Con il
diffondersi della povert, disoccupazione ed ansie collettive, la razionalit dellordinamento
internazionale liberista cominci ad essere contestata da pi parti. I deboli tentativi di
fornire una risposta collettiva alla crisi mondiale fallirono ed il crollo del sistema
internazionale si estese rapidamente dalla sfera economica a quella ideologica e strategica. Il
Giappone in Asia, lItalia in Africa e la Germania in Europa sfidarono apertamente la
Societ delle Nazioni e a difendere lordine di Versailles rimanevano solo democrazie
indebolite ed esitanti. Il conflitto scatenato da Hitler avviava la pi devastante guerra della
storia. Con lestensione del conflitto in Asia e nel Pacifico sorgevano le premesse di un
inedito bipolarismo che collocava i cardini di un nuovo sistema internazionale in America
ed in Unione Sovietica.

LA CONTRAZIONE DELLECONOMIA GLOBALE E LE SUE CONSEGUENZE.

NellOttobre del 1929 il crollo della Borsa di Wall Street gett nel panico gli investitori,
innesc una catena di fallimenti in molti istituti finanziari e produsse unondata di sfiducia;
la disoccupazione che ne consegu fece crollare la domanda e si avvi una spirale recessiva
che non fu contrastata efficacemente. Devastante crisi delleconomia mondiale e americana.
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Tale crisi arrest la fuoriuscita di capitali che negli anni precedenti erano divenuti la linfa
delleconomia europea ed internazionale. Nel 1931 la crisi invest lEuropa. La Germania
non riusciva pi a rispettare le scadenze di pagamento delle riparazioni. Le ripercussioni di
questa grande depressione del capitalismo mondiale furono molteplici. In primo luogo,
linterdipendenza commerciale e finanziaria tra i diversi mercati diminu drasticamente.
Tutte le principali economie tesero a isolarsi e a riorganizzarsi internamente in funzione di
obiettivi strettamente nazionali. Gli stessi Stati Uniti adottarono, con il New Deal inaugurato
da Roosvelt nel 1933, una strategia che anteponeva la ripresa interna al rilancio di
uneconomia internazionale ormai ridotta ai minimi termini. In secondo luogo, le
devastazioni finanziarie, produttive e sociali scatenate dal crollo economico delegittimarono
lidea stessa del liberismo su scala mondiale e alimentarono invece culture e progetti di
programmazione statale delleconomia su base nazionale. Ma in altri casi e questa fu la
terza, pi radicale ripercussione della crisi la risposta nazionalistica assunse caratteri
ideologici radicali e si intrecci con il rigetto dellordinamento democratico e di ogni cultura
internazionalista. Fu questo in particolare il caso della Germania, dove gli sconvolgimenti
sociali e politici della depressione portarono al potere Adolf Hitler nel gennaio del 1933.. Il
nazismo (come anche il fascismo italiano) vide nella crisi la bancarotta
dellinternazionalismo democratico e liberista, procedette a riorganizzare uneconomia
finalizzata allaccrescimento della potenza nazionale.

FASCISMI, DEMOCRAZIE, COMUNISMO

I regimi aggressivamente nazionalistici oltre che dittatoriali miravano esplicitamente a


eclissare ogni criterio di sicurezza collettiva per ridefinire invece la propria collocazione
internazionale attraverso luso unilaterale della forza. Fu soprattutto con lascesa al potere di
Hitler che la debolezza delle democrazie liberali divenne crisi vera e propria. Il nuovo
cancelliere tedesco esigeva la revisione delle limitazioni internazionali imposte alla
Germania e fin dal 1934 abbandon la Societ delle Nazioni e avvi un intenso riarmo. Le
reazioni a questo assalto allordine di Versailles furono esitanti e disgiunte. I sovietici, che
avevano sottovalutato fino allultimo il pericolo nazista, si trovavano ora di fronte a una
duplice minaccia: la Germania a Ovest e un Giappone militarmente aggressivo ad Est:
lURSS nel 1934 ader alla Societ delle Nazioni. Gli stati Uniti avevano il desiderio di
isolarsi dallEuropa e volevano evitare il rischio di un coinvolgimento in un altro conflitto.
Per scongiurare tale pericolo il Congresso var alcune leggi sulla neutralit che
proibivano di vendere armi a ogni nazione belligerante. Roosvelt mantenne una certa
distanza dalle tensioni di ordine mondiali: uniche eccezioni furono il riconoscimento
diplomatico dellURSS nel 1933 e lavvio di una politica di buon vicinato con lAmerica
Latina. Lasci a Francia e Gran Bretagna la responsabilit di salvaguardare la sicurezza in
Europa. Le azioni aggressive intraprese da Germania, Giappone e Italia portarono alla
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Seconda Guerra Mondiale. Gran Bretagna e Francia credettero fino al settembre del 1938
(sigla dellaccordo di Monaco che concedeva alla Germania il territorio dei Sudeti) di poter
placare il revisionismo hitleriano con concessioni relative ai territori circostanti al Reich con
popolazione tedesca.. Questa politica si sarebbe rivelata fallimentare. Inoltre i liberali e i
conservatori europei avevano poca fiducia in un accordo con la Russia di Stalin e temevano
un rafforzamento del comunismo sovietico in Europa. I sovietici temevano il formarsi di un
fronte imperialista contro di loro.. La crisi europea fu resa ancora pi insolubile dal
perdurante distacco della potenza americana. Fin dal 1933 Roosvelt aveva dato ogni priorit
alla ripresa interna non solo per ragioni elettorali ma anche perch riteneva che senza un
deciso rafforzamento nazionale lAmerica non avrebbe avuto risorse efficaci e credibili per
una politica estera autorevole. Fino al 1938 Roosvelt si limit a sostenere retoricamente la
Cina di fronte allaggressione giapponese e ad assecondare il tentativo franco-britannico di
giungere ad una soluzione diplomatica con Hitler. Dopo Monaco le spese per la difesa
vennero aumentate e avvi una politica di sostegno alla Gran Bretagna ed alla Francia.
Minacci inoltre sanzioni verso il Giappone. Nel 1939, quando Hitler minacci la Polonia, i
sovietici adottarono un accordo diretto con la Germania che consentisse loro di estendere ad
Ovest la propria influenza militare e basare quindi la sicurezza dellURSS sul dominio
territoriale delle aree confinanti. Fu questa lopzione scelta da Mosca quando venne siglato
il patto Ribbentrop-Molotov (23 agosto 1939) che diede a Hitler la possibilit di procedere
allinvasione della Polonia e scatenare quindi le ostilit (1 settembre 1939). Il patto tra
URSS e Germania non era unalleanza strategica ma rispondeva agli interessi immediati di
entrambi: Hitler si era assicurato la pace a Oriente e quindi la possibilit di condurre la
guerra in Polonia e poi in Norvegia e Francia, Stalin aveva temporaneamente deviato verso
Ovest la minaccia tedesca e si era assicurato una fascia di sicurezza sui suoi confini
occidentali. Laccordo tra due regimi dittatoriali per spartirsi lEuropa orientale suscit
nellimmaginario occidentale lo spaventoso fantasma di un solo terribile nemico che
assediava le democrazie da destra come da sinistra. Era lincubo del totalitarismo, forma di
governo che non poteva essere contenuta se non con luso della forza.

LA GUERRA EUROPEA

Le vittorie tedesche, culminate nella caduta di Parigi nel giugno del 1940, disegnavano una
nuova mappa dellEuropa. Al posto del sistema di Versailles si affermava la brutale
egemonia della Germania nazista. LItalia, entrata nel conflitto il 10 giugno 1940, estendeva
la guerra al Mediterraneo e ai Balcani, con lassalto alla Grecia dellottobre 1940. Oltre a
una crescente ostilit pubblica verso lespansionismo tedesco e giapponese, sorgeva un
timore per la sicurezza della democrazia americana. Era facile prevedere che in caso di
caduta della Gran Bretagna, la democrazia liberista americana si sarebbe trovata isolata. La
sfida ideologica delle dittature coincideva con un minaccioso allineamento geopolitico,
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formalizzato nel settembre 1940 con il patto tripartito tra Germania, Giappone e Italia.
Roosvelt prese a sostenere decisamente la Gran Bretagna. Nellagosto del 1941 Churchill e
Roosvelt siglarono la Carta Atlantica che impegnava i due paesi a collaborare per un ordine
internazionale basato sui principi wilsoniani dellautodeterminazione democratica,
dellinterdipendenza liberista e della sicurezza collettiva. La Marina degli Stati Uniti inizi a
pattugliare lAtlantico per ostacolare i sommergibili tedeschi. Il 22 giugno 1941 Hitler
invase lURSS sperando in unaltra rapida vittoria. Il governo britannico e quello americano
annunciarono linvio di aiuti allURSS e Roosvelt cominci a pensare che lingresso in
guerra degli Stati Uniti fosse prima o poi inevitabile. Il Giappone, nel luglio del 1941,
occup anche lIndocina e gli Stati Uniti reagirono con un embargo petrolifero e intimarono
a Tokyo di ritirarsi nei suoi confini ma il Giappone non intendeva rinunciare al suo dominio.
Scelse cos di attaccare la flotta americana a Pearl Harbour, il 7 dicembre 1941, e scaten la
guerra nel Pacifico.

LA GUERRA MONDIALE

La guerra era diventata veramente mondiale e verteva su due conflitti fondamentali: quello
tra Russia e Germania, per legemonia sullEuropa e quello tra Stati Uniti e Giappone per il
dominio strategico sullAsia e il Pacifico.. Lespansionismo tedesco e giapponese aveva
prodotto una paradossale alleanza tra Stati Uniti, Gran Bretagna e URSS da cui dipendevano
le sorti della guerra, quelle della pace e del futuro ordine mondiale. . Gli Stati Uniti
emersero rapidamente come il maggiore protagonista giungendo nellarco di tre anni a
unincontrastata supremazia aerea e navale globale. Soprattutto essi furono il cruciale
motore industriale, alimentare, finanziario e logistico dellintera coalizione delle Nazioni
Unite. Roosvelt pensava che la catastrofe dellEuropa schiudesse la via al secolo
americano: solo la potenza degli Stati Uniti sarebbe stata capace di riorganizzare il mondo
post-bellico. Per Roosvelt quindi la collaborazione con lURSS e la Gran Bretagna non era
solo indispensabile per vincere la guerra ma era anche il fondamento su cui erigere lordine
futuro. La cooperazione tra gli alleati, di cui gli USA si ritenevano il perno vitale era
essenziale e gli Stati Uniti sarebbero stati il garante e larbitro di tale equilibrio cooperativo.
Questa visione inizi a prendere forma con lincontro di Teheran alla fine del 193.
Landamento della guerra si era ormai rovesciato: dopo la decisiva vittoria di Stalingrado i
sovietici erano allattacco e stavano facendo ripiegare i tedeschi su tutto il fronte orientale;
lItalia era uscita dal conflitto e gli alleati stavano risalendo la Penisola; nel Pacifico le flotte
americane erano passate alloffensiva. Roosvelt, Stalin e Churchill si accordarono per
lapertura del secondo fronte europeo nel 1944, la resa incondizionata e la futura
sottomissione della Germania, il riconoscimento delle conquiste sovietiche del 1939-1941 in
14

Europa Orientale e la formazione delle Nazioni Unite. Nel 1944 la conferenza di Dumbarton
Oaks defin lo statuto della nuova organizzazione mondiale (aperta a tutti ma controllata e
diretta dalle grandi potenze con il diritto di veto, in particolare sulle questioni di sicurezza),
mentre quella di Bretton Woods deline un nuovo sistema monetario imperniato sul dollaro
e teso a evitare il ritorno della depressione. Sistema mondiale efficace e funzionante basato
sulla convertibilit delle monete in dollari, lo smantellamento dei protezionismi e la
liberalizzazione dei commerci, laiuto ai paesi in temporanea difficolt dei pagamenti
attraverso un Fondo Monetario Internazionale.

CCOPERAZIONE,
BIPOLARISMO

DIFFIDENZA,

COMPETIZIONE:

AGLI

ALBORI

DEL

Con lo sbarco in Normandia (6 giugno 1944) si inaugurava la fase finale del conflitto.
Larrivo di unimponente armata americana in Europa chiariva che le grandi potenze erano
in realt solo due. La Conferenza di Yalta (febbraio 1945) celebrava il successo della
cooperazione interalleata e cercava di proiettarne la dinamica anche sul dopoguerra. Dopo
aver sostenuto il peso quasi totale della guerra alla Germania, lURSS stava conquistando
con le armi il controllo di quella grande area dellEuropa Orientale che essa riteneva vitale
per la propria sicurezza territoriale e ideologica. Ci che pi interessava Roosvelt era che
Mosca continuasse la disponibilit alla cooperazione internazionale. Per Stalin la
collaborazione con gli alleati occidentali in un sistema di sicurezza collettiva aveva diverse
attrattive. La discussione sulla Polonia evidenzi la difficolt di riconciliare interessi cos
diversi: un vago compromesso stabil che il Paese avrebbe dovuto essere retto da un
governo ampiamente rappresentativo, ma la sua applicazione rimase in mano allURSS, che
sola ne occupava il territorio. Roosvelt non poteva n voleva davvero contestare il potere
sovietico sulle aree raggiunte dallArmata rossa. Gli accordi raggiunti a Yalta assicurarono
lindispensabile collaborazione fino alla vittoria e, insieme alla Conferenza di San Francisco
che diede vita allONU (estate 1945) delinearono un possibile sistema di sicurezza collettiva
per il dopoguerra. Con la fine delle ostilit in Europa ciascuno iniziava a considerare non
solo pi i vantaggi della collaborazione ma anche i prezzi che essa imponeva ai propri
disegni e interessi nazionali. Allincontro di Potsdam (luglio 1945) il successore di
Roosvelt, Harry Truman, pens che la supremazia globale americana dovesse iniziare a
produrre risultati nei negoziati con Stalin, in modo da risolvere a proprio favore i nodi
irrisolti della collaborazione. Gli USA optarono per il controllo di ciascun vincitore su di
una Germania divisa in zone di occupazione separate anzich rischiare una maggiore
influenza sovietica su di una Germania unita e imposero che lURSS ottenesse le riparazioni
solo dalla propria zona, negandole cos laccesso alle aree pi ricche. La sperimentazione
della prima bomba atomica accrebbe la convinzione di Truman di poter dettare i termini
della collaborazione, ma Stalin forte del potere militare di cui disponeva in Europa, non fu
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affatto intimidito e non cedette alle pressioni occidentali relative al governo della Polonia,
dove il dominio sovietico aveva portato al potere i comunisti. Gli Stati Uniti procedettero
poi a sganciare le due bombe atomiche sul Giappone (6 e 9 agosto) per accelerarne la resa.
La questione atomica evidenziava chiaramente i problemi della futura relazione tra i due
grandi. Gli americani non avevano rivelato ai sovietici il progetto della nuova arma e per
non rimanere in una posizione di relativa debolezza nei confronti di Washington avviarono
un costosissimo programma di costruzione della propria arma atomica. Ci che nel 1945
appariva terribilmente evidente e indiscutibile era il tracollo etico oltre che politico
dellEuropa, tragicamente visibile nelle macerie che ricoprivano la Germania e molte altre
citt del continente.

4. ORIGINI E ARCHITETTURA DELLA GUERRA FREDDA

Il sistema internazionale, dopo la seconda guerra mondiale, si riorganizz intorno ai due


grandi vincitori: gli USA e lUnione Sovietica: la sua natura e le sue regole sarebbero
innanzitutto dipese dal tipo di relazioni che essi riuscivano ad instaurare. Iniziava cos lera
del bipolarismo: sia gli USA che lURSS non escludevano un dopoguerra segnato dalla
reciproca collaborazione, ma essi incarnavano due modelli ideologici e sociali contrapposti.
I loro interessi geopolitici risultarono presto difficilmente conciliabili. Tra il 1945 ed il 1947
USA e URSS passarono dalla cooperazione anti-nazista a una rivalit antagonistica. Essa
congel la divisione dellEuropa in due blocchi antagonistici, contrapposti in un conflitto
ideologico e geopolitico che si ferm solo sulla soglia dello scontro militare diretto: la
guerra fredda. Questa polarizzazione era gi visibile nellandamento degli ultimi anni di
guerra. LUnione Sovietica era il protagonista principale della sconfitta nazista ed era
lunica grande potenza continentale. Gli Stati Uniti erano gli unici vincitori della guerra nel
Pacifico, un protagonista determinante della sconfitta italiana e tedesca, larsenale
produttivo ed il polmone finanziario per lintero schieramento delle Nazioni Unite. Alle
soglie del dopoguerra essi erano lunica potenza davvero globale.

DA ALLEATI A RIVALI

Il bipolarismo acquis il suo carattere antagonistico intorno ai difficili problemi del


dopoguerra europeo. Nel 1945 il Regno Unito aveva bruciato nella guerra gran parte delle
sue risorse imperiali, dipendeva fortemente dallaiuto finanziario americano. Ancor pi
radicalmente indebolite e ridimensionate erano la Francia e le altre nazioni europee, come
lItalia. La Germania ed il Giappone non erano solo sconfitti, ma semidistrutti e occupati
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dagli eserciti degli alleati. A partire dal vertice di Potsdam e poi nelle successive conferenze
dal clima di cooperazione si scivol rapidamente nella sfiducia reciproca. USA e Gran
Bretagna contestavano la rigidit del controllo sovietico sui nuovi governi dellEuropa
Orientale. Ci che Washington e Londra temevano era larco di crisi e instabilit che il
dopoguerra andava svelando intorno ai confini raggiunti dallArmata Rossa. La nuova
grande influenza dellURSS nel continente risultava assai indigesta. Lamministrazione
Truman non era disposta a vederla estendersi ulteriormente, in particolare in Germania o in
altre aree dellEuropa Occidentale e del Medio Oriente. Mosca riteneva che solo il suo
ferreo controllo sullEst europeo e sul futuro della Germania garantisse la propria sicurezza
in un mondo in cui secondo i dettami della dottrina leninista era inevitabile che il
capitalismo producesse altre guerre. Stalin non dubitava che tra socialismo e capitalismo
esistesse un antagonismo che prima o poi sarebbe sfociato in uno scontro aperto. Quello
previsto da Stalin non era uno scontro che egli auspicasse in tempi rapidi perch era ben
consapevole della debolezza dellURSS a fronte della superiore potenza americana. Stalin
voleva prevenire leventuale rinascita di una Germania forte e minacciosa e poi mirava a
garantirsi il controllo di unEuropa orientale riorganizzata da governi amici e consolidata
in un sistema socialista autosufficiente. Infine intendeva impedire che lOccidente potesse
approfittare della debolezza dellURSS per privarla dei requisiti essenziali per il nuovo
ruolo di grande potenza che essa si era conquistata con la vittoria sulla Germania. Stalin
perci subordin la cooperazione con gli Occidentali a questi scopi primari. Perci tra la
fine del 1945 e linizio del 1947 i linguaggi dei due protagonisti non si intendevano. Dopo
Stalin ci pens lex premier britannico Winston Churchill a mutare i toni del dibattito
pubblico. Il 5 marzo del 1946 Churchill disse in un discorso negli Stati Uniti che lEst
europeo era ormai prigioniero dietro una cortina di ferro stesa da Trieste a Stettino e invit
a formare unalleanza anglo-americana in funzione anti-sovietica. Il diplomatico americano
George Kennan descrisse un regime staliniano impervio ad ogni forma di dialogo, ostile alle
potenze occidentali. LOccidente doveva dunque abbandonare ogni illusione di amicizia e
fronteggiare lURSS con coesione, fermezza e vigore. Lo schema di Kennan apparve subito
convalidato in due crisi che , nel 1946, coinvolsero lIran e la Turchia. Nel primo caso
Mosca ritard il rientro in patria delle sue truppe per forzare il governo di Teheran a offrirle
delle concessioni petrolifere. USA e Gran Bretagna si schierarono fermamente con lIran e
in marzo Stalin fece marcia indietro. Lo stesso accadde in agosto: Mosca aveva chiesto alla
Turchia di rinegoziare le convenzioni che regolavano gli stretti dei Dardanelli, in modo da
ottenerne un controllo congiunto, e aveva sostenuto la propria richiesta con movimenti di
truppe sui confini. Truman si schier con Ankara e invi una portaerei nel Mediterraneo. Su
entrambi i fronti, dunque, una lettura diffidente e preoccupata dellavversario produceva
comportamenti tali da finire per avverare poi le profezie pi sinistre.

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LEUROPA DIVISA

Il vero nodo del contendere fu la Germania ed su questo che si arriv a una rottura
irreversibile. Da Yalta in poi si era pensato ad una Germania non solo de-nazificata, ma
neutrale, disarmata e sottoposta a una qualche forma di controllo internazionale sul suo
potenziale industriale. Mosca voleva ingenti riparazioni per sostenere il suo immane sforzo
di ricostruzione. Gli anglo-americani volevano una rapida ripresa delleconomia tedesca per
non doversi sobbarcare a lungo il costo delloccupazione. Unamministrazione congiunta
dei territori occupati prese dunque a sembrare pericolosa agli occhi degli occidentali e, al
tempo stesso sempre meno rilevante agli occhi dei sovietici, che non vedevano come essa
avrebbe davvero potuto consentire loro di perseguire i propri scopi. Il futuro della Germania
assumeva ben altri colori e implicazioni alla luce dei timori reciproci che si andavano
diffondendo tra gli ex alleati. LURSS vide nelle scelte occidentali lintento no solo di
privarla dei frutti della vittoria ma anche di ricostituire una forte industria tedesca. Il
ripensamento occidentale fu ancora pi radicale perch si cominci a temere che una
Germania riunificata ma strutturalmente debole finisse per diventare facile preda di Mosca o
la ricetta esplosiva per il futuro risorgere di un aggressivo nazionalismo tedesco. Pareva
quindi sempre pi urgente avviare la ripresa economica e su di essa fondare una rinascita
democratica del paese. Nel settembre del 1946, il segretario di Stato americano James
Byrnes annunci lunificazione delle zone di occupazione britannica e americana in una sola
grande area amministrativa, intesa come base per avviare la ripresa economica anche senza i
sovietici. La ripresa economica di tutta lEuropa Occidentale, che era iniziata di buon passo,
nellinverno 1946-1947 parve di fronte a unimminente e grave crisi. Il circuito degli scambi
e degli investimenti era infatti minacciato dalla carenza di dollari con cui comprare le
importazioni dagli Stati Uniti: il sistema ideato sulla carta a Bretton-Woods si stava
rivelando insufficiente a fa fronte allemergenza. Washington temeva che il ristagno
economico finisse per favorire lascesa al potere dei comunisti. Ci che era in pericolo era il
disegno americano di costruire una solida interdipendenza tra regimi democratici con
economie di mercato. Lo stallo diplomatico tra i vincitori precipit in aperta tensione nella
prima met del 1947 quando gli Stati Uniti, ormai convinti del pericolo che il deteriorarsi
della situazione europea potesse aprire la strada ad unespansione sovietica, si risolsero a
contrastarla con quella ferma strategia di contenimento che Kennan aveva suggerito.
Stalin mirava opportunisticamente a volgere a proprio esclusivo vantaggio ogni spazio che
gli si apriva di fronte, ma non aveva alcuna intenzione di precipitare uno scontro diretto con
USA e Gran Bretagna. La prima salva di guerra fredda fu sparata il 12 marzo 1947 dal
Presidente Truman, quando chiese ed ottenne dal Congresso linvio di aiuti americani a
Grecia e Turchia. La Gran Bretagna non poteva pi sobbarcarsi il costo del suo sostegno a
quei governi e gli Stati Uniti avevano deciso di subentrarle. Truman fece del suo annuncio
una dichiarazione di principio che eclissava la collaborazione con i sovietici una volta per
tutte. Tra febbraio e maggio del 1947 i governi di coalizione in Francia e Italia furono
18

sostituiti da ministeri centristi senza la partecipazione dei partiti comunisti .Washington si


convinse che sulla Germania era ormai inutile trattare con i sovietici e prese a studiare
uniniziativa per la ripresa economica dellEuropa che includesse anche il rilancio delle
zone occidentali della Germania. Con il Piano Marshall annunciato il 5 giugno 1947 gli Stati
Uniti avrebbero offerto alla Nazioni europee gli aiuti economici capaci di sopperire alla
carenza di valuta per le importazioni, alimentare la ripresa delle loro economie e far
avanzare linterdipendenza dei principali mercati compreso quello tedesco. Gli scopi
economici di questo piano erano tuttuno con quelli strategici. I dirigenti dei principali
governi europei colsero al volo loccasione che il piano offriva loro. Londra e Parigi
convocarono una conferenza internazionale in luglio, dove il piano fu accettato da 16
Nazioni dellEuropa Occidentale che iniziarono a coordinare il flusso degli aiuti, insieme
agli americani. Tra il 1948 ed il 1951 il Piano Marshall erog aiuti per 12 miliardi di dollari,
facilit lavvio del lungo boom europeo che sarebbe poi durato fino al 1973 e inizi a legare
lEuropa Occidentale e il Nord America. LURSS partecip alla conferenza di Parigi per
vedere se poteva ottenere finanziamenti per la ricostruzione dellEst. Ma non appena cap
che il Piano avrebbe comportato il coordinamento delle economie che vi partecipavano
abbandon la conferenza ed impose ai governi dellEst di fare altrettanto. LURSS prese
quindi a denunciare il Piano come uniniziativa imperialistica finalizzata al dominio
americano sullEuropa. La divisione dellEuropa era ormai in atto. I sovietici procedettero
non solo a integrare le economie dellEst con la propria in un blocco commerciale chiuso,
ma a sovietizzare i regimi politici che controllavano. Il colpo di Stato comunista in
Cecoslovacchia (febbraio 1948) simboleggi la costruzione di regimi monopartitici, in tutto
lEst, fondati sul controllo repressivo di partiti comunisti e apparati di sicurezza
direttamente dipendenti da Mosca. . La logica della partizione si impose con particolare e
drastica durezza in Germania, dove port alla nascita di due Stati tedeschi contrapposti. Il
24 giugno 1948 le truppe sovietiche bloccarono gli accessi alle zone occidentali di Berlino,
aprendola prima grande crisi della guerra fredda. Mosca non voleva la guerra ma cercava di
intimorire gli occidentali e di suscitare una reazione nei tedeschi, che con la formazione di
unentit statale occidentale avrebbero visto tramontare la possibilit di conservare lunit
della nazione. Truman avvi un gigantesco ponte aereo per rifornire Berlino a dispetto del
blocco terrestre dei sovietici. Frustrata cos nei suoi scopi, undici mesi dopo lURSS dovette
cedere togliendo il blocco. IL 23 maggio 1949 nasceva la Repubblica Federale tedesca,
fronte principale del contenimento anti-sovietico, epicentro del lungo boom economico
dellEuropa occidentale. Il 7 ottobre, sul territorio della zona doccupazione sovietica,
sorgeva invece la Repubblica Democratica tedesca.

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UN SISTEMA OCCIDENTALE E ATLANTICO

LEst e lOvest erano ormai due blocchi rigidamente separati e contrapposti. La


cooperazione aveva lasciato il posto a un antagonismo organizzato, e controllato, sotto la
leadership delle due grandi potenze. Il bipolarismo era forte e reale e si fondava su diversi
elementi: la netta preminenza di Mosca e Washington; la reciproca impermeabilit delle due
aree economico-politiche che davano vita al concetto stesso di Est e Ovest. Truman parlava
di due mondi, i sovietici di due campi. Comunismo e capitalismo, democrazia e
totalitarismo, libert e oppressione. Era una bipolarit assai imperfetta perch asimmetrica.
LURSS disponeva di una forza militare dominante nel centro dellEuropa. Gli USA erano
una forza davvero globale, avevano una potenza industriale enormemente superiore e
godevano del monopolio nucleare. Soprattutto essi stavano diventando il perno e il motore
di un sistema economico e politico internazionale incomparabile. LOccidente non era solo
materialmente pi forte, ma era al centro del tessuto connettivo di uneconomia mondiale
largamente strutturata intorno ai flussi commerciali e finanziari che facevano capo ai poli
pi ricchi del mondo industrializzato. Il sistema di Bretton Woods, con la centralit del
dollaro e limpegno alla liberalizzazione commerciale e valutaria, fu la cornice in cui
innestare una crescita trainata dalla moltiplicazione degli scambi internazionali. Ma la vera
pietra angolare del sistema fu il Piano Marshall che:
-

Mostr la disponibilit della potenza egemone a intervenire direttamente per


rimuovere gli ostacoli alla crescita in questo caso la carenza di dollari;

Istitu un sistema negoziale trai vari partecipanti, che permise a ciascun governo di
conservare ampi margini di autonomia e sovranit pur partecipando a una fitta
coordinazione internazionale

Colleg politica, economia e cultura proponendo un modello di prosperit diffusa che


coinvolgeva positivamente diversi gruppi sociali e consolidava quindi i regimi
democratici.

Allinizio del 1948 Gran Bretagna, Francia e Benelux strinsero unalleanza difensiva (Patto
di Bruxelles) e si rivolsero a Washington per ottenere un impegno americano alla loro difesa
in caso di aggressione. Dai negoziati nacque nellaprile 1949 lAlleanza Atlantica,
sottoscritta da 12 nazioni (nel 1952 si aggiunsero anche Grecia e Turchia). LAlleanza
doveva segnalare ai sovietici linutilit di spingere uneventuale crisi fin sulle soglie dello
scontro militare, pena una guerra perdente contro la superiore potenza americana.
Washington decise di sottoscrivere questo impegno formale. Nasceva cos un sistema
peculiare e complesso basato non su di un tradizionale equilibrio di potenza ma sulla
preponderanza della potenza americana dispiegata quale barriera deterrente nei confronti dei
sovietici.
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RIVOLUZIONE IN CINA E GUERRA IN COREA

Nellagosto del 1949 lURSS fece esplodere la sua prima bomba atomica e il 1 ottobre la
rivoluzione comunista si afferm in Cina. Il comunismo appariva improvvisamente capace
di estendere la propria influenza nel paese pi popoloso del mondo. LURSS acquisiva un
alleato prezioso (Mosca e Pechino firmarono un trattato di mutua assistenza nel febbraio
1950) e, grazie allatomica, poteva ora essere meno intimorita dalla preponderanza
strategica americana. Lamministrazione Truman avvi subito una riconsiderazione della
propria strategia, che si condens nella direttiva NSC 68 approvata nellaprile del 1950.
Essa delineava un conflitto ormai endemico con un nemico che si presumeva monolitico e
teso ad imporre la propria volont assoluta sul resto del mondo. Gli Stati Uniti dovevano
estendere e approfondire il proprio sforzo di contenimento con nuove risorse che
assicurassero loro pi alti livelli di preminenza strategica. Truman avvi la costruzione della
bomba allidrogeno (che anche Mosca stava preparando), decise di ampliare il proprio
arsenale atomico e di sviluppare una robusta forza convenzionale per contrastare lURSS in
Europa e in Asia. Ma le scelte di Truman avrebbero fatto quadruplicare il bilancio
americano perla difesa e neanche lo shock della perdita della Cina poteva facilmente
convincere il Congresso e gli elettori ad accettare un simile carico fiscale. I dirigenti
comunisti lanciarono la Guerra di Corea. Il 25 giugno 1950 le truppe comuniste della Corea
del Nord invasero il Sud filo-occidentale. Il tentativo di riunificazione militare del paese,
autorizzato dallo stesso Stalin, ebbe subito rilevanza mondiale.. La guerra di Corea estese la
logica della guerra fredda su un nuovo grande fronte, quello asiatico. Washington consider
lattacco come una sfida di portata mondiale e impegn le proprie truppe (sotto le bandiere
dellONU). Loffensiva del Nord fu presto arrestata e gi in ottobre le forze americane
entrarono in Corea del Nord con lintento di andare oltre il puro contenimento ed eliminare
il regime comunista. Fu a questo punto che intervenne la Cina che respinse gli americani
ancora una volta nel sud della penisola. Dopo battaglie sanguinose la guerra si stabilizz, e
solo nel 1953, dopo la morte di Stalin, si giunse ad un armistizio che congel la precedente
divisione delle due Coree lungo il 38parallelo. Mosca prima e Washington poi avevano
tentato di violare con la forza i confini tra due mondi e avevano entrambi dovuto
rinunciarvi. Il rischio che si passasse a un conflitto diretto tra le grandi potenze era troppo
alto.

21

IL BIPOLARISMO ANTAGONISTICO

La vicenda coreana ebbe profonde ripercussioni sul carattere della guerra fredda. In primo
luogo perch estese il conflitto bipolare allAsia. Nel 1951 gli Stati Uniti firmarono un
trattato di sicurezza con il Giappone che garantiva la presenza di basi americane e faceva di
quel paese il retroterra economico e logistico del contenimento in Estremo Oriente. I
francesi vennero aiutati a combattere la guerriglia nazionalista il Vietnam, guidata dal
comunista Ho Chi Minh. In secondo luogo perch condusse ad una rapida militarizzazione
del contenimento anche in Europa. LAlleanza Atlantica si dot di un dispositivo militare
integrato (la NATO), schier truppe americane in Europa e procedette ad un cospicuo
rafforzamento degli eserciti europei, giungendo ad accogliere nel 1955 tra le proprie fila
anche la Germania Occidentale. Gli Stati Uniti sperimentavano le prime bombe
termonucleari. I sovietici non furono da meno e nel 1955 istituirono il Patto di Varsavia. Al
centro dellantagonismo bipolare si insedi quindi quella corsa al riarmo. Le due
superpotenze svilupparono poderosi apparati militari industriali e la spesa per gli armamenti
divenne una voce assai cospicua nei loro bilanci. Infine la guerra di Corea e il riarmo
generalizzato che ne consegu portarono ai livelli pi aspri il clima di antagonismo bipolare.
I due blocchi si sentivano sullorlo della guerra e furono permeati da unatmosfera di
mobilitazione ideologica, oltre che economica e militare, senza precedenti. Negli Stati Uniti
la campagna anti-comunista che prese il nome di maccartismo comport un diffuso
conformismo e restrizioni delle libert civili per chi non sembrava aderire pienamente al
consenso antisovietico. Poi, dopo la morte di Stalin (1953) e la fine delle ostilit in Corea, la
tensione inizi lentamente a scemare e nella seconda met degli anni cinquanta la guerra
fredda divenne un intreccio di relazioni ostili, e pericolosamente armate, ma anche regolate
da tacite norme reciprocamente accettate. La repressione della rivolta ungherese del 1956 da
parte dellesercito sovietico suscit in Occidente alte proteste, ma nulla pi.

5. ANTAGONISMO GLOBALE E DISTENSIONE

Linedito sistema bipolare Est-Ovest dominava la scena internazionale non era affatto
statico. Limpetuoso processo di decolonizzazione, con laffermarsi di nuove nazioni alla
ricerca di autonome vie di sviluppo, fece sorgere altri protagonisti che delinearono, oltre
allEst e allOvest, anche quello che viene chiamato il Terzo Mondo che propugn il non
allineamento per proporsi come alternativa allantagonismo bipolare, ma non riusc ami ad
22

esserlo davvero. Al contrario diverse sue zone furono direttamente coinvolte nella tensione
Est Ovest. Lesistenza di nuovi attori in uneconomia mondiale in espansione cambiava
lagenda mondiale, costringendo tutti a misurarsi con i problemi dello sviluppo, della
povert, della distribuzione delle risorse. Le due superpotenze giunsero nei primi anni
settanta a tentare di regolare le proprie relazioni, ridefinendole in chiave meno
univocamente ostile.

LA SFIDA DEL TERZO MONDO

La decolonizzazione costituisce la pi ampia e significativa trasformazione politica della


storia contemporanea. Tra la fine della Seconda Guerra mondiale e la met degli anni
sessanta i grandi imperi europei scomparvero e in luogo dei loro ex possedimenti sorsero
decine e decine di nazioni indipendenti. Se nel 1945 lONU contava 51 nazioni, di cui solo
9 asiatiche e 3 africane, nel 1965 esse erano diventate 120, 70 delle quali in Asia e Africa: a
fine secolo sarebbero state 190. Il mondo non industrializzato irrompeva sulla scena
mondiale e le ambizioni economiche e politiche delle nuove nazioni divennero uno dei
fondamentali terreni della contesa bipolare. La crisi degli imperi europei era insorta gi
durante la guerra, quando le vittorie giapponesi nel Sud-Est asiatico avevano palesato la
vulnerabilit del colonialismo. Al termine del conflitto mondiale i movimenti indipendentisti
passarono alloffensiva cercando di volgere a proprio vantaggio il nuovo contesto ideale e
diplomatico definito dal sorgere delle Nazioni Unite. Nel 1946 divenivano indipendenti la
Siria e il Libano francesi. Nel 1947 il movimento nazionale guidato da Gandhi sfociava
nellindipendenza dellIndia e del Pakistan, cui seguirono quella di Sri Lanka e Birmania.
Nel 1948 la Gran Bretagna lasciava la Palestina, nel 1949 diveniva indipendente
lIndonesia. Alla met del secolo lAsia era quasi interamente libera dal dominio coloniale
europeo, e due grandi Paesi, la Cina comunista e la democrazia indiana, simboleggiavano
sia i dilemmi economici che le aspirazioni politiche delle nuove nazioni. Nel corso degli
anni cinquanta lepicentro della battaglia per la decolonizzazione si spostava nel Medio
Oriente e in Nord Africa. Nel 1956 Londra e Parigi, dintesa con Israele, mossero guerra
allEgitto che aveva nazionalizzato il Canale di Suez, ma gli Stati Uniti condannarono
liniziativa dei propri alleati, facendola fallire. La Francia avrebbe ancora combattuto una
sanguinosa guerra in Algeria, la cui indipendenza giunse nel 1962, ma il colonialismo
europeo era ormai finito. Il Medio Oriente diventava cos teatro di unindiretta ma
persistente rivalit bipolare: se le monarchie tradizionaliste, oltre alo stato democratico di
Israele, divenivano i sostegni dellinfluenza statunitense, i regimi radicali di Siria ed Egitto
si appoggiavano invece allURSS per un aiuto tecnico e militare. Lemergere di nuove
nazioni, dalla Cina allEgitto, dallIndonesia allIndia, diede vita a nuove dinamiche bel
sistema internazionale definito dallantagonismo tra Est e Ovest. I dirigenti delle rivoluzioni
e dei movimenti anti-coloniali volevano consolidare la propria indipendenza, sottrarsi alla
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tutela delle nazioni pi ricche e, in molti casi, affermare la propria autonomia dai due grandi
blocchi politico-militari. Nel 1955, alla Conferenza di Bandung, i governi di 29 Paesi
asiatici e africani contrapposero alla rivalit bipolare il principio di una cooperazione
pacifica tra i popoli. Sorgeva cos limmagine di un Terzo Mondo che predicava il nonallineamento ed esigeva che alla rivalit tra Est e Ovest si sostituisse una cooperazione
economica lungo lasse Nord-Sud. Alcuni di quei Paesi, come lIndia, riuscirono a
mantenere una relativa neutralit tra i due blocchi; altri, come il Pakistan filo-occidentale,
agirono decisamente nellorbita di una delle superpotenze; taluni, come la Cina comunista,
videro invece il Terzo Mondo come un fronte rivoluzionario contro lOccidente e gli Stati
Uniti. Diversi governi del Terzo Mondo tentarono di pianificare uno sviluppo delle proprie
risorse agricole e industriali tale da sostituire le importazioni dai paesi pi ricchi e
minimizzare la subordinazione ai mercati internazionali, ma raramente ebbero successo.
Solo i produttori di una risorsa strategica come il petrolio riuscirono a riunirsi in un cartello
(lOPEC) che, nei primi anni settanta, ne rialz sensibilmente il prezzo garantendosi cos un
cospicuo afflusso di capitali. I risultati pi efficaci furono quelli adottati da paesi che come
Taiwan o la Corea del Sud mirarono non a sostituire le importazioni quanto a finanziarle
con forti esportazioni industriali dirette ai mercati occidentali. A partire dalla met degli
anni cinquanta, le due superpotenze videro nellinstabilit e nelle nuove esigenze dei Paesi
del Terzo Mondo un nuovo importante terreno di sfida e si impegnarono per attrarre e
possibilmente inglobare le nuove nazioni nella propria orbita diplomatica ed economica.
Dopo la morte di Stalin, il nuovo gruppo dirigente sovietico guidato da Chruscev, punt
decisamente a proporsi come interlocutore privilegiato delle nuove nazioni. Le sue forniture
di armamenti potevano ovviamente risultare invitanti per i regimi in conflitto con
lOccidente, come il nazionalismo arabo di Siria ed Egitto o il governo rivoluzionario sorto
a Cuba nel 1959. Gli Stati Uniti dovevano conciliare ambizioni contraddittorie.
Culturalmente ostili al colonialismo e interessati alla modernizzazione dei nuovi regimi,
dovevano scontare limmagine di eredi della tradizione dellimperialismo europeo. E poi gli
Stati Uniti erano i garanti delle stabilit dei mercati mondiali. Nel 1953 sostennero un colpo
di Stato in Iran per bloccare la nazionalizzazione dellindustria petrolifera e ridare il
controllo del Paese alla monarchia filo-occidentale dello Shah. Gli Stati Uniti e lOccidente
avevano maggiori risorse sotto forma di aiuti, capitali di investimento, mercati di sbocco,
tecnologie civili e militari da mettere a disposizione dei Paesi in via di sviluppo quando
questi accettavano le regole e la disciplina dei mercati internazionali. Lestendersi della
rivalit bipolare al di fuori dallEuropa non fu generalizzata n automatica. A partire dalla
rivoluzione cinese e la guerra di Corea, gli Stati Uniti si impegnarono in una strategia di
contenimento nellAsia Orientale.. Il Medio Oriente aveva una cruciale importanza
strategica sia per le sue risorse petrolifere che per la contiguit con il principale teatro della
guerra fredda. Vi erano per diverse aree, soprattutto in Africa e in America Latina, i cui
problemi avevano poco o nulla a che fare con le tensioni della guerra fredda. I dirigenti
americani ritenevano che i principi di interdipendenza e di sicurezza collettiva andassero
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difesi anche in aree di scarsa importanza strategica. LURSS, da parte sua, vedeva nelle
turbolenze del Terzo Mondo loccasione per stendere la propria influenza.

LA DISTRUZIONE RECIPROCA ASSICURATA

A met degli anni cinquanta divennero operative le pi potenti bombe termonucleari e negli
anni successivi furono sperimentati i missili intercontinentali. La prospettiva della guerra
atomica acquisiva un volto davvero apocalittico, con la possibilit di distruzione reciproca
su larga scala e il sistema della deterrenza cambiava volto. LURSS post-staliniana, guidata
da Nikita Chruscev, invocava una coesistenza pacifica che evitasse il pericolo di guerra
tra le superpotenze. Ma al tempo stesso proclamava il suo sostegno alle guerre di
liberazione nazionale nel Terzo Mondo facendosi forte della sua nuova potenza per sfidare
lOccidente. Alle soglie degli anni sessanta, le dinamiche della rivalit bipolare si
alimentarono vicendevolmente, portando le due superpotenze a momenti di confronto molto
tesi. La convinzione di essere di fronte ad una sfida di portata mondiale, era vivissima nella
presidenza di John Kennedy (1960 1963), che additava allAmerica lobiettivo di far
crescere lintera economia mondiale per riuscire a legare le nuove Nazioni allOccidente.
Ma non era una sfida solo pacifica: il comunismo andava frenato nei nuovi teatri di
instabilit del Terzo Mondo, e lURSS dissuasa dallestendere il suo appoggio ai movimenti
radicali. LO si perseguiva con nuovi programmi di aiuti per lo sviluppo ma anche con un
rinnovato impegno militare ispirato alla dottrina della risposta flessibile. Gli USA
dovevano cio essere in grado sia di sconfiggere i fenomeni di guerriglia rivoluzionaria che
di perpetuare la superiorit strategica sullURSS attraverso un massiccio ampliamento del
proprio apparato nucleare. Chruscev pens che la forza missilistica che egli cominciava ad
avere a disposizione potesse intimidire lOccidente, permettendo allURSS di fornire un
robusto sostegno ai movimenti rivoluzionari fuori dallEuropa e di sciogliere a proprio
favore il nodo irrisolto di Berlino. La citt, ancora occupata dalle quattro potenze vincitrici,
rimaneva una porta aperta per quanti volevano emigrare dalla Germania Orientale e ci
imponeva crescenti difficolt a quel regime. Essa era anche il punto debole dellOccidente,
che non avrebbe potuto difenderla militarmente, e quindi Chruscev premette per una
revisione dello status della citt che affidasse alla Germania Orientale il pieno controllo sui
suoi confini. La NATO, tuttavia, non voleva sottomettersi a unimposizione sovietica n
entrare in collisione con la Germania Federale, che non intendeva abbandonare le proprie
aspirazioni allunificazione riconoscendo il regime dellEst. La tensione diplomatica
divenne vera e propria crisi nel 1961 quando parve si potesse giungere allo scontro. Lo
stallo fu risolto con lImprovvisa costruzione del Muro di Berlino con cui la Germania Est
sigill la propria frontiera. Mosca aveva consolidato il proprio alleato e chiarito, una volta
per tutte, che nellEuropa divisa le Germanie erano due, senza alcuna possibilit di
riunificazione. Un anno dopo, nel 1962, il rischio di una guerra tra le due superpotenze fu
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ancora maggiore ed ebbe come epicentro lisola di Cuba. Gli Stati Uniti avevano tentato di
rovesciare la rivoluzione castrista del 1959 con un fallimentare sbarco di esuli anti-castristi
alla Baia dei Porci, nel 1961. Isolata e minacciata, Cuba era ormai molto legata allURSS,
da cui otteneva essenziali forniture commerciali, e Chruscev vedeva nel regime di Castro
lemblema delle potenzialit socialiste ed anti-occidentali delle rivoluzioni del Terzo
Mondo. Decise perci di intervenire a sua difesa e nellestate del 1962 i sovietici
installarono segretamente nellisola missili capaci di bombardare gli USA con ordigni
atomici. La crisi scoppi quando Kennedy, una volta scoperte le installazioni, intim
pubblicamente allURSS di smantellarle, impose un blocco navale intorno allisola e allert
le forze americane per una possibile invasione di Cuba. La sfida dei missili fu vista come il
pi pericoloso test del contenimento e della credibilit dellAmministrazione americana.
Dopo giorni di grande tensione in cui si temette una guerra nucleare, Chruscev dovette fare
marcia indietro e smantellare i missili, in cambio dellimpegno americano a non invadere
Cuba e a ritirare alcuni missili della NATO dalla Turchia. La soluzione della crisi parve
premiare la fermezza americana e ci convinse i dirigenti sovietici a sbarazzarsi di Chruscev
ed avviare un colossale programma decennale di riarmo per giungere ad un effettiva parit
nucleare. Ma evidenzi anche il rischio immane di una guerra. Stava infatti verificandosi
una condizione per cui ognuna delle superpotenze avrebbe potuto devastare il territorio
avversario anche dopo aver subito un primo attacco nucleare di sorpresa. Si delineava
quindi uno scenario di distruzione reciproca assicurata. Mosca e Washington iniziarono
dei negoziati, a partire dal 1963, per stabilire norme di controllo sulle armi nucleari volte a
stabilizzare questo precario equilibrio del terrore.

IL CONTENIMENTO GLOBALE E LA GUERRA IN VIETNAM

Temporaneamente tagliato in due dagli accordi del 1954 che avevano concluso lepoca del
colonialismo francese, il Vietnam era diviso tra un inefficace regime filo-occidentale al Sud
e un governo comunista al Nord. Nei primi anni sessanta il Vietnam del Sud era percorso da
un ampio movimento di guerriglia sostenuto dal Nord. Washington vide in quel conflitto un
diretto disegno di espansione del comunismo sostenuto dalla Cina e dallURSS. Nella logica
del contenimento globale esso appariva come un altro test della credibilit internazionale
della potenza americana, e per questo gli USA si impegnarono a difendere il regime del Sud.
Nel 1964 iniziarono i bombardamenti aerei sul Nord Vietnam, e lanno successivo cominci
larrivo massiccio di truppe statunitensi nel Sud. Il conflitto divenne presto devastante e
lAmerica arriv a schierare oltre mezzo milione di soldati. Questa imponente presenza
americana non riusciva tuttavia n a consolidare il precario stato sud-vietnamita n a
sconfiggere militarmente lavversario. I bombardamenti non piegavano la determinazione
del regime del Nord. Invece di venire riaffermata con la vittoria, la credibilit americana
finiva per logorarsi in un conflitto di cui non si vedevano sbocchi. Ci suscit una crescente
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opposizione pubblica in America ed un forte scetticismo tra gli stessi governi alleati degli
Stati Uniti. La svolta si ebbe nel 1968, quando unoffensiva generalizzata della guerriglia
nazionalista e dei reparti comunisti rese manifesto il dilemma in cui si trovava il governo
degli Stati Uniti. Lopinione pubblica americana non credeva pi a una vittoria ed esigeva
una rapida soluzione negoziata. Da modello emblematico di contenimento globale, il
Vietnam si stava trasformando nel suo opposto: la dolorosa dimostrazione che quella
strategia aveva costi troppo alti e risultati incerti. Dal 1968 al 1972 gli Stati Uniti, ormai
consapevoli di non poter vincere ma di dover solo limitare i danni, tentarono ancora azioni
militari e negoziati con il Vietnam del Nord. Nel 1973, dovettero cedere, e firmarono un
accordo che consentiva loro di lasciare il Paese, ma senza aver ottenuto serie garanzie per il
loro alleato. Cos nel 1975 lesercito del Vietnam del Nord pieg militarmente il Sud,
riunificando il paese sotto il regime comunista di Hanoi. Il lungo conflitto in Vietnam
costringeva quindi gli Stati Uniti a ripensare il proprio diretto impegno per il contenimento
di ogni minaccia comunista. La guerra Fredda stava mutando fisionomia. Insieme
allemergere del Terzo Mondo, il dissidio tra Cina e URSS rendeva obsoleto lo schema di un
mondo diviso secondo uno schema rigidamente bipolare. Il sistema mondiale restava cio
bipolare sotto il profilo strategico, anche se i mutamenti storici ne stavano riducendo la
centralit, mentre in chiave economica e politica lemergere di nuovi attori stava disegnando
una geografia sempre pi multipolare.

VERSO UN CAPITALISMO GLOBALE

Alle soglie degli anni settanta venti anni dopo linizio delle guerra fredda lo scenario
internazionale appariva ben diverso da quello dellepoca post-bellica. NellEuropa del
dopoguerra si erano fronteggiate due ipotesi di sicurezza internazionale reciprocamente
incompatibili, ma anche due ideologie e due modelli di organizzazione sociale contrapposti.
Dopo un quindicennio di aspra tensione, questo antagonismo si era stabilizzato nella
separazione ideologica e geopolitica. La logica dellantagonismo bipolare si era estesa ad
altre aree. Proprio questo dilatarsi della guerra fredda su scala mondiale rese ancora pi
macroscopico il fondamentale squilibrio insito nelle asimmetrie del bipolarismo. LURSS,
oltre ad avvicinarsi alla parit nucleare con gli USA, dominava lEuropa orientale. Gli Stati
Uniti oltre a detenere una decrescente ma chiara superiorit militare godevano di una
ben maggiore influenza politica e culturale, mantenevano un robusto vantaggio tecnologico
e, soprattutto, erano al centro di uneconomia mondiale di mercato in forte espansione.
Allinizio degli anni settanta ci che appariva pi evidente era la sorprendente crescita
economica dellEuropa Occidentale e del Giappone. LEuropa Occidentale era ormai una
potenza commerciale di livello mondiale che negoziava alla pari con gli Stati Uniti, ed
ancora pi vertiginoso era stato lo sviluppo del Giappone.. Per gli Stati Uniti questa ascesa
dei principali alleati non era per priva di problemi, visto che essi operavano anche come
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diretti concorrenti. Il Presidente Nixon decise di ridefinire le relazioni con i suoi concorrenti
e alleati nellagosto del 1971, quando introdusse una tassa sulle importazioni e abol la
convertibilit del dollaro in oro. Nixon abol il regime monetario vigente fin dagli accordi di
Bretton Woods. Al suo posto sorse un sistema di cambi flessibili in cui il dollaro poteva
oscillare al pari delle altre valute, ridando cos alleconomia americana la possibilit di
competere attraverso la svalutazione. Questo cambiamento ebbe forti ripercussioni
sulleconomia mondiale per tutti gli anni settanta. Le oscillazioni valutarie, unite ai rialzi dei
prezzi delle materie prime, comportarono una ripresa dellinflazione e un ritorno della
disoccupazione. Nei primi anni settanta si diffuse quindi per lOccidente una preoccupata
percezione di crisi economica, ma anche politica e morale. Stava iniziando il trapasso a
quella nuova economia dominata dai servizi e dalle nuove tecnologie che sarebbe presto
stata etichettata quale economia post-industriale. Letto sullo sfondo della sconfitta
vietnamita e dellimminente parit strategica sovietica, tuttavia, il disordine economico dei
primi anni settanta segnalava una diminuita capacit di egemonia mondiale da parte degli
Stati Uniti. Anche i sovietici dovevano fronteggiare seri problemi: il loro modello
economico incentrato sullindustria pesante era scarsamente capace di innovazione e non
riusciva a soddisfare le esigenze essenziali della popolazione. Inoltre la rigidit del sistema
di governo sovietico escludeva la possibilit di riforme e ne diminuiva lefficienza e il
consenso, sia dentro i suoi confini che allestero. La repressione militare della Primavera di
Praga, nel 1968, riconfermava il controllo di Mosca sui suoi satelliti, ma chiariva anche
quanto lintero sistema sovietico si reggesse essenzialmente sulla forza: linfluenza
ideologica e culturale del comunismo stava svanendo. Inoltre, il dissidio ideologico con la
Cina era divenuto aperta ostilit inter-statuale. Infine, linfluenza geopolitica dellURSS
fuori dei confini del suo impero si rivelava flebile: le sconfitte dei suoi interlocutori arabi,
Egitto e Siria, durante le guerre con Israele nel 1967 e nel 1973 estromettevano Mosca da un
Medio Oriente dove gli Stati Uniti restavano arbitri della scena diplomatica. Sia pure per
motivi differenti, sia a Mosca che a Washington poteva risultare utile una forma di
distensione.

UNA DISTENSIONE, ANZI DUE

I fattori che spingevano in questa direzione erano molti. Il pericoloso equilibrio tra i due
giganteschi arsenali nucleari andava consolidato e regolamentato per diminuire il livello di
pericolo e, se possibile, ridurne i costi. LEuropa era ormai unarea piuttosto stabile di
coesistenza tra i due blocchi e cerano meno motivi per continuare a rinfocolare
lantagonismo. E poi si era aperta una possibilit di ripensare il profilo strategico delle
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relazioni Est-Ovest su scala globale in seguito alla diretta rivalit tra Mosca e Pechino, che
ormai si concepivano pi come rivali che come alleati. Entrambi i giganti comunisti e in
particolare Pechino avevano interesse a migliorare i rapporti con lOvest.
LAmministrazione Nixon adott un nuovo approccio fondato sulla negoziazione di un
equilibrio di potenza e intraprese accordi, sia con Pechino che con Mosca, che dovevano
intanto consentirle di ridurre il proprio impegno in Vietnam e, sul lungo periodo, di trarre
vantaggio dallostilit tra i due stati comunisti. Alla Cina venne offerta la fine del suo
isolamento diplomatico, e il sorprendente incontro del 1972 tra Nixon e Mao Zedong
inaugur scambi commerciali destinati a crescere enormemente nei decenni successivi. Fu
un segnale molto importante per i dirigenti sovietici, e li convinse a controbilanciare il
dialogo sino-americano con una solida relazione di reciproco interesse tra Mosca e
Washington. Un accordo con gli USA, oltre a regolamentare la pericolosa corsa agli
armamenti, avrebbe consentito allURSS di accedere a tecnologie e importazioni occidentali
e legittimare il proprio dominio in Europa dellEst. Gli USA pensarono di poter
condizionare lURSS con un uso selettivo di pressioni e di incentivi sia politici che
commerciali. Essi miravano a ottenere da Mosca, in cambio del riconoscimento della parit
strategica negli armamenti nucleari, un comportamento moderato e stabilizzatore. Le due
superpotenze inaugurarono, quindi, con il vertice di Mosca tra Nixon e Breznev (1972) una
breve stagione di collaborazione. Furono siglati due trattati (ABM e SALT 1) che,
imponendo un tetto ai missili dispiegati, cercarono di stabilizzare il sistema della deterrenza
reciproca. Alcuni accordi commerciali aprivano poi la strada a forti importazioni russe di
grano americano. Una dichiarazione di principi impegn infine i due paesi a una coesistenza
pacifica. Il clima negoziale tra le due superpotenze, facilit e incentiv una seconda
dimensione della distensione, che alla lunga si sarebbe rivelata ancora pi importante. Si
tratt di una distensione intra-europea, e a promuoverla fu in primo luogo il governo della
Germania occidentale ispirato dal socialista Willy Brandt. Abbandonate le velleit di
riunificazione, la Germania federale aveva infatti cominciato a lavorare per un
riavvicinamento tra le due Germanie che ne temperasse la separazione e, diminuendo la
tensione, facilitasse un miglioramento delle condizioni di vita allEst. Questa Ostpolitik si
estese presto a una ricerca pi ambiziosa di relazioni commerciali, politiche e culturali con i
diversi Paesi dellEst. Tra il 1970 ed il 1972 una serie di trattati siglati dalla Germania
occidentale con lURSS, la Polonia e la Germania orientale sanzionava una reciproca
legittimazione e avviava una significativa distensione tra i due stati tedeschi. Da l in poi la
cooperazione tra lEuropa dellEst e quella dellOvest si intensific rapidamente. Questa
distensione intra-europea trov la sua massima sanzione con la Conferenza sulla Sicurezza
europea tenutasi a Helsinki nel 1975. . I Paesi della Comunit europea, che l agivano
congiuntamente, riuscirono ad estendere gli accordi sui confini e il commercio anche a una
serie di misure sul rispetto dei diritti umani e civili, erigendo cos un sistema internazionale
di monitoraggio sui comportamenti dei governi. Era il culmine del processo di distensione
tra Est e Ovest. Per un verso la distensione tra Est e Ovest prometteva di rimpiazzare la
guerra fredda con una cooperazione fondata sul mutuo riconoscimento di confini inviolabili
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in Europa. Ma per un altro aspetto, lapertura reciproca moltiplicava gli scambi e i contatti,
favoriva linsorgere di movimenti di dissenso e approfondiva la dipendenza dellEst
dallOvest. I regimi socialisti vedevano diminuire la loro gi scarsa legittimazione pubblica
e aumentare la pressione civile per una loro democratizzazione. La distensione tra le
superpotenze invece ben presto si aren. I primi accordi sugli armamenti erano stati
importanti, ma non avevano alterato le ragioni di fondo della rivalit.

6. CRISI DELLURSS E FINE DELLA GUERRA FREDDA

Intorno alla met degli anni settanta i successi della distensione avevano fatto pensare che la
guerra fredda fosse ormai una cosa del passato e che al suo posto si stesse affermando una
duratura convivenza negoziata tra Est e Ovest. IN parte era vero: tra gli Stati, e in certa
misura, tra le societ delle due Europe si andavano stabilendo contatti e collaborazioni
piuttosto stabili. Ma sul piano della grande politica mondiale la distensione si rivel
unillusione passeggera. I motivi di rivalit tra le superpotenze erano ancora prevalenti. Gli
Stati Uniti uscirono dalla crisi e cercarono nuove strade per riaffermare la propria egemonia
globale. LURSS si trov invece sovraccaricata dimpegni imperiali e spese militari che
faticava a sostenere. Dal 1985 la nuova guida al Cremlino, Michail Gorbacev, pens di
salvare il socialismo per mezzo di una piena pacificazione con lOccidente. Cerc di
riformare gli assetti interni dellURSS e soprattutto di riconsiderare integralmente le sue
strategie internazionali. Egli riusc nel secondo intento, rendendo possibile una fine
incruenta dellantagonismo bipolare e della divisione dellEuropa. Ma il decadimento
interno del regime sovietico si rivelava troppo profondo e irrimediabile. Tra il 1989 e il
1991 lURSS abdicava al proprio ruolo imperiale e il potere sovietico spariva dallEuropa
Orientale, travolto da movimenti popolari che cancellavano pacificamente i regimi
comunisti. La divisione dellEuropa veniva superata e le due Germanie erano unificate entro
la NATO. Subito dopo si dissolveva la stessa Unione Sovietica: lepoca storica della guerra
fredda si era ormai conclusa. Lapparente trionfo ideale, economico e tecnologico
dellOccidente che usciva indubbiamente vincitore dal quarantennio di antagonismo
bipolare si rispecchiava nella prorompente diffusione di uneconomia globale di mercato
che integrava nei suoi meccanismi aree sempre pi ampie, a cominciare dalla Cina e
dallIndia, e conosceva una lunga stagione di forte crescita.

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MALESSERE AMERICANO ED ESPANSIONISMO SOVIETICO

Nella seconda met degli anni settanta la distensione tra le due superpotenze entr in una
rapida parabola discendente. LURSS cercava la legittimazione e la stabilizzazione del
proprio potere in Europa, ma vedeva nella distensione anche molto di pi. Essa riteneva che
la relativa debolezza americana palesatasi nei primi anni settanta fosse il preludio di un
declino di lungo termine degli USA e dellimperialismo mondiale: la distensione serviva a
mantenere la pace mentre il blocco socialista accresceva la propria influenza su scala
globale. Per gli USA, al contrario, la distensione era finalizzata a co-interessare Mosca alla
stabilit del sistema internazionale, inducendola quindi ad atteggiamenti pi moderati, se
non rinunciatari, nei focolai di instabilit del Terzo Mondo. Gi durante la guerra araboisraeliana del 1973, USA e URSS si erano fronteggiati direttamente a sostegno dei propri
alleati. Mosca tent di coinvolgere Washington in una cogestione della pace, che avrebbe
rafforzato la presenza sovietica nellarea, ma la superiore forza militare di Israele consent
agli USA di rigettare la proposta. Anche la vicenda del Cile aveva mostrato quanto lidea
kissingeriana di distensione fosse confinata allEuropa, e servisse a difendere linfluenza
americana nel resto del mondo. Washington vedeva nel governo del socialista Allende una
minaccia per la stabilit dellAmerica Latina e la credibilit globale della potenza
americana, e perci sostenne il cruento colpo di stato guidato dal Generale Augusto
Pinochet nel settembre 1973. In Africa invece furono i sovietici a dimostrarsi pi assertivi.
NellAngola appena diventata indipendente, la lotta tra le diverse fazioni nel 1975 divenne
guerra aperta, e a sostenere il neonato governo locale, dispirazione marxista, giunsero oltre
20.000 militari cubani e consiglieri sovietici. Questa inedita proiezione strategica dellURSS
tocc poi anche lo Yemen del Sud e lEtiopia. Kissinger avrebbe voluto contrastare i
sovietici ma la Casa Bianca era indebolita dallo scandalo Watergate e fronteggiava un
Congresso molto ostile dopo la unga fallimentare avventura in Vietnam. Il Congresso limit
le azioni clandestine della CIA e luso di truppe allestero e proib linvio di aiuti alla
guerriglia antigovernativa dellAngola. La crisi di sfiducia innescata dalla sconfitta in
Vietnam aveva sgretolato il consenso interno e port lAmerica a interrogarsi sugli scopi e i
limiti della propria potenza. Inoltre, il rialzo dei prezzi petroliferi, lascesa dei concorrenti
europei e il rallentamento della crescita economica facevano percepire questo malessere
americano le cui reazioni furono inizialmente confuse e incoerenti. Il Presidente americano
democratico Jimmy Carter inizialmente difese la distensione e il controllo degli armamenti
nucleari e dichiar di voler imporre il rispetto dei valori liberali e dei diritti umani anche ai
regimi alleati pi autoritari. Nel 1978 gli Stati Uniti restituirono a Panama la sovranit sul
canale, tentarono di negoziare un nuovo accordo strategico con lURSS (SALT 2) e
portarono Egitto e Israele alla pace. Ma sia dentro lamministrazione Carter che negli
ambienti conservatori alla sua destra molti ritenevano che il contenimento della potenza
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sovietica dovesse rimanere la priorit fondamentale. I rapporti con la Cina vennero perci
intensificati in chiave esplicitamente anti-sovietica. Presto prese piede lidea che anche sotto
il profilo strategico la distensione andasse a vantaggio dei sovietici. La prima conseguenza
fu che il Trattato SALT 2 rimase bloccato in Congresso perch non vi erano voti sufficienti
per la sua ratifica. La distensione si era arenata Nel 1979 vi fu la rivoluzione sandinista in
Nicaragua e quella islamica in Iran. La prima rovesciava una dittatura appoggiata da
Washington. La seconda, abbattendo il regime dello Shah, travolgeva uno dei bastioni
strategici della presenza americana nellarea cruciale tra Unione Sovietica e Medio Oriente.
E portava per la prima volta la potere il fondamentalismo islamico, che rigettava lintera
filosofia di uninterdipendenza mondiale fondata sulla modernizzazione di tipo occidentale.
Gli USA erano in difficolt su pi fronti, ma al contrario di quello che pensava Mosca, ci
non si tradusse in un rafforzamento dellURSS. Nel dicembre 1979, linvasione sovietica
dellAfghanistan chiuse bruscamente e, definitivamente, lepoca della distensione bipolare.
Era la prima volta che lArmata Rossa varcava combattendo i confini del 1945. Oltre alla
Cina e ai Paesi islamici, anche molti Paesi del Terzo Mondo reagirono indignati a questa
plateale imposizione imperiale. Gli Stati Uniti additarono il pericolo di un espansionismo
sovietico nellarco di crisi che si estendeva dal Corno dAfrica al Pakistan. Carter
denunci la pi grave minaccia alla pace dal 1945, annunci di essere pronto a usare la
forza per difendere la regione strategica del Golfo Persico, avvi un massiccio
ammodernamento delle forze nucleari e congel le relazioni con Mosca. Il bipolarismo
ostile torn quindi a dominare lo scenario internazionale.

LA SECONDA GUERRA FREDDA

Nei primi anni ottanta molti osservatori parlarono di una seconda guerra fredda, anchessa
segnata dal riarmo, guerra propagandistica, assenza di dialogo diplomatico e scontro
geopolitico indiretto.. Leconomia mondiale non era solo cresciuta ma si era diversificata,
con nuovi importanti protagonisti che avevano eroso linfluenza decisionale di Washington,
e ancor pi di Mosca, su tutto ci che non riguardava la sfera militare. Entrambe le
superpotenze avevano una minore capacit di egemonia sui propri alleati e clienti e
sperimentavano difficolt tali da far spesso parlare di un loro parallelo declino. In aree
cruciali come il Medio Oriente la presenza sovietica recedeva invece di aumentare. Invece
di alleati influenti Mosca andava collezionando clienti debolissimi cui doveva fornire aiuti,
militari e civili, che pesavano enormemente sulla sua economia stagnante. Per di pi il
socialismo sovietico appariva ormai incapace di esercitare alcuna attrazione. Nel 1980 il
movimento sindacale di massa Solidarnosc contestava apertamente il governo comunista
polacco, evidenziando limpopolarit dei regimi filo-sovietici e inaugurando quella crisi
strisciante del dominio sovietico in Europa Orientale che sarebbe poi precipitata nel 1989. Il
declino della potenza americana era, invece, assai relativo. Washington non dominava pi
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unilateralmente i flussi e le regole degli scambi mondiali e doveva spesso negoziare con i
propri alleati. Ma leconomia statunitense restava pur sempre la pi grande e dinamica del
mondo. I Paesi occidentali e il Giappone erano divenuti linterlocutore principale dei
processi di sviluppo delle economie e delle nazioni del Terzo Mondo grazie alla schiacciante
superiorit delle loro risorse finanziarie, al maggior dinamismo dei loro sistemi di
produzione. In alcune zone del Sud del mondo si erano perci avviati dei percorsi di crescita
in stretta relazione con il vigore della civilt dei consumi. I Paesi petroliferi coalizzati
nellOPEC avevano negoziato prezzi pi alti e accumulato ingenti capitali. In Estremo
Oriente una serie di piccole Nazioni particolarmente legate alle potenze occidentali (Corea
del Sud, Hong Kong, Taiwan, Singapore) stavano inoltre conoscendo un vero e proprio
boom industriale. Queste Tigri Asiatiche si erano specializzate in produzioni per
lesportazione, attiravano ingenti capitali americani o giapponesi e si erano inserite nel
mercato mondiale quali esportatori di una gamma crescente di prodotti industriali. I neo
conservatori americani, con lascesa alla presidenza del repubblicano Ronald Reagan (1981
1988) diedero una propria robusta risposta al malessere del Paese. La politica estera
divenne, insieme alla gestione economica, il pilastro per il rilancio della potenza americana
Reagan riprese il linguaggio missionario che affidava allAmerica il compito storico di
promuovere la libert nel mondo. Egli intensific il riarmo per tornare a prevalere nella
competizione strategica con lURSS. I reaganiani promossero la deregolamentazione dei
movimenti dei capitali e ci, insieme alla diffusione delle tecnologie informatiche, acceler
il formarsi di un unico mercato finanziario globale , che accresceva la concorrenza
spostando grandi capitali verso le maggiori opportunit di profitto. Questo liberismo
economico fu accompagnato da uninsistente campagna contro i governi e i gruppi marxisti
nel Terzo Mondo. La dottrina Reagan prescriveva un forte sostegno a quei movimenti,
come la resistenza in Afghanistan o Solidarnosc in Polonia, che potevano osteggiare
lavversario sovietico. In America Centrale la dottrina era finalizzata a riaffermare la
tradizionale egemonia regionale: gli Stati Uniti inviarono proprie truppe sullisola di
Grenada (1983); organizzarono la controguerriglia condotta dal governo di El Salvador e
sostennero la guerra che i ribelli contras condussero, dal 1981 al 1990, contro il regime di
sinistra al potere in Nicaragua. Le forze armate statunitensi furono anche impegnate in
Libano (1983), contro la Libia (1986) e Golfo Persico (1987). Ci fu il drastico
peggioramento delle relazioni con lUnione Sovietica, definita da Reagan come un impero
del male con cui non si poteva dialogare. Questa politica di intransigente confronto poneva
allURSS dei difficili dilemmi. Mosca era gravata dai costi di un enorme apparato militare e
di uninefficace politica di affermazione nel Terzo Mondo. In Asia era fronteggiata da stati
ostili e sempre pi forti come il Giappone e la Cina. Il dissenso popolare scuoteva il suo
dominio in Europa orientale mentre svaniva ogni speranza che altri Paesi potessero
indirizzarsi verso il socialismo. . I rapporti tra USA e URSS giunsero intorno al 1983 il loro
momento di maggior tensione dalla crisi di Cuba. Una volta rieletto, nel novembre 1984,
Reagan si volse ad una linea pi duttile, che sfruttava la nuova vitalit dellAmerica per
tornare al negoziato con i sovietici.
33

GORBACEV: DALLANTAGONISMO ALLINTERDIPENDENZA

Nel 1985 lascesa al potere dei riformatori guidati da Michail Gorbacev avviava un drastico
ripensamento del ruolo dellURSS nel sistema internazionale. LURSS era impoverita e
tecnologicamente arretrata.. I nuovi dirigenti del Cremlino conclusero che la guerra fredda
dovesse essere superata e rimpiazzata da una aperta e profonda cooperazione internazionale.
Gorbacev rigettava lassunto leninista secondo cui la politica mondiale fosse funzione della
lotta di classe o di interessi nazionali intrinsecamente antagonistici e sposava invece la
nozione dellinterdipendenza tra le varie componenti del sistema internazionale. Di
conseguenza la dottrina strategica sovietica veniva rivista in base al concetto di
ragionevole sufficienza difensiva . Bisognava prevenire il rischio di una guerra alla radice.
Si avvi cos un vero dialogo diplomatico con gli USA. In due incontri al vertice nel 1985 e
nel 1986 Reagan e Gorbacev parlarono di drastiche riduzioni degli arsenali nucleari e
riuscirono a stabilire un rapporto di fiducia che galvanizz lopinione pubblica mondiale.
Alla fine del 1987 il Trattato INF stipulava la prime vera riduzione di unintera categoria di
armi nucleari (i missili di teatro stanziati in Europa) di tutta la guerra fredda. Gorbacev,
intanto, avviava altre misure di pacificazione e di riforma internazionale. In primo luogo
decise di chiudere la guerra in Afghanistan e inizi nel 1988 a ritirare le proprie truppe.
Infine egli cominci a diminuire la presenza dellArmata Rossa nellEuropa Orientale e
come egli confess al successore di Reagan, George Bush (1989-1992), lUnione Sovietica
non poteva pi permettersi un impero. Questa revisione della politica estera sovietica
rendeva obsoleto il linguaggio della rivalit bipolare. Ma lunilaterale abbandono sovietico
apr spazi inattesi dazione collettiva per le rivendicazioni di libert, autonomia nazionale e
rappresentanza democratica che erano state a lungo soppresse in tutto limpero sovietico.
Sullo scenario internazionale irruppero perci altri attori non ufficiali che, nel giro di pochi
mesi, precipitarono il crollo dei regimi comunisti ridisegnando la mappa dellEuropa.
Allinizio dellestate del 1989 il movimento di Solidarnosc trionf alle elezioni, spodest
lesausto regime comunista di Varsavia e install la propria leadership al governo della
Polonia. Poco dopo lUngheria decise di aprire le sue frontiere con lOccidente e in quel
varco si spinsero subito decine di migliaia di tedeschi che dallEst cercavano di raggiungere
la Germania Occidentale, rendendo palese limpopolarit del regime della DDR. In autunno
i regimi comunisti della Germania Orientale e della Cecoslovacchia si trovarono a
fronteggiare massicce manifestazioni popolari per la democrazia. A novembre 1989 il Muro
di Berlino fu abbattuto. Alla fine dellanno, tutti i regimi socialisti che avevano governato i
paesi satelliti di Mosca erano scomparsi.

34

LA RIUNIFICAZIONE DELLA GERMANIA E IL CROLLO DELLURSS

Gli Stati Uniti, dopo il drastico ridimensionamento del potere sovietico manifestatosi nel
1989, cercarono di definire un nuovo tipo di relazioni con lURSS, fondato sulla
negoziazione di una drastica riduzione degli arsenali nucleari strategici (con i trattati START
1 e START 2, siglati tra il 1991 e il 1993) e sul tentativo di aprire leconomia dellex
avversario e integrarla nei meccanismi mondiali di mercato. LOccidente non aveva rivali
ideologici e dominava leconomia mondiale. Ma cerano da sciogliere nodi difficili, a
cominciare dalla futura geografia politica dellEuropa, che verteva intorno al problema
tedesco. Kohl propose un piano per limmediato assorbimento della Germania dellEst
allinterno della Repubblica Federale tedesca. I suoi partner europei accantonarono i timori
di un eccessivo rafforzamento della Germania quando ebbero la garanzia che essa si sarebbe
vincolata in robuste strutture europee, a cominciare da una futura moneta unica. Mosca
naturalmente voleva garanzie di sicurezza, ma non aveva pi la volont di opporsi alla
riunificazione. Bonn stabil un proficuo asse con lamministrazione Bush e nel corso del
1990 condusse una complessa trattativa internazionale. Ne scatur non solo lunificazione
dellintera Germania nella Repubblica Federale, ma anche il suo pieno inglobamento nella
NATO, che gli europei e lURSS accettarono come migliore garanzia di una Germania
stabile, democratica e pacifica. Alla fine dellanno la Germania era unita pur senza diventare
una potenza militarmente indipendente, e la NATO dominava incontrastata nellEuropa
Centrale. Pochi mesi dopo i Paesi dellEst sciolsero il Patto di Varsavia , che li aveva
subordinati allURSS per decenni. Con la ridefinizione della strategia di sicurezza sovietica
e la dissoluzione della geografia politica dellEuropa divisa, la guerra fredda era finita ed
archiviata. Il Presidente Bush celebr nel 1990 gli albori di un nuovo ordine mondiale a
garanzia dellinterdipendenza economica e della legalit internazionale. Nellagosto del
1990 Washington reag allinvasione irachena del Kuwait organizzando una coalizione di
Stati che, sotto legida dellONU, si impegn a restaurare la legalit internazionale violata e
intim allIraq di ritirarsi. Mosca cerc dapprima una mediazione ma poi, in nome
dellinterdipendenza, abbandon lIraq e si alline alla coalizione dellONU, che nel
gennaio 1991 mosse guerra allIraq sconfiggendolo in poche settimane. Saddam Hussein
dovette abbandonare il Kuwait e piegarsi alle risoluzioni dellONU, pur riuscendo a salvare
il proprio regime. Gli Stati Uniti uscirono quindi trionfanti dalla guerra. Il vertiginoso
processo di trasformazione del sistema internazionale si complet poi nel dicembre del 1991
con la dissoluzione dellUnione Sovietica.. Il collasso dellURSS accentuava il carattere
epocale della riconsiderazione critica sul bipolarismo e la guerra fredda, avviatasi fin dal
1989. Lestablishment politico americano rivendicava il ruolo decisivo della propria
strategia di contenimento dellURSS che, costringendo il blocco sovietico a unestenuante
rincorsa economica, militare e tecnologica, aveva finito per spezzare la schiena di un regime
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troppo rigido. Fin dal dopoguerra gli Stati Uniti e lOccidente erano stati al centro di un
vasto sistema economico mondiale, mentre il blocco sovietico perseguiva la sua piena
industrializzazione in relativo isolamento. Dalla fine degli anni sessanta, poi, le nuove
dinamiche delleconomia internazionale avevano intensificato quella divaricazione. Mentre
Stati Uniti, Giappone ed Europa occidentale iniziavano il loro percorso verso una pi
flessibile economia post-industriale, le economie di tipo sovietico restavano ancorate al
modello dellindustria pesante e degli scarsi consumi. Fuori dEuropa poi, importanti aree
del sottosviluppo cominciavano un processo di modernizzazione, fondato sullimportazione
di capitali e lesportazione di beni industriali verso i mercati pi avanzati. Le Nazioni
maggiormente pi dinamiche erano quelle asiatiche affacciate sul Pacifico ma, sia pure a
ritmi pi lenti, anche grandi nazioni come il Messico, lIndia o il Brasile si integravano
progressivamente nel mercato mondiale. Ci che prima era apparso come un Terzo Mondo
si era diversificato e segmentato in una serie di esperienze tra loro molto diverse, ma che
muovevano tutte verso forme di integrazione in un mercato mondiale sempre pi aperto e
competitivo, mentre linfluenza di sistemi chiusi e pianificati era deperita rapidamente. Fu
in primo luogo questa colossale trasformazione a portare nellarco di quindici anni alla fine
della guerra fredda. Alla fine del bipolarismo si giunse, tra il 1989 e il 1991, non tanto per
una vittoria degli USA sullURSS quanto per la globalizzazione di uneconomia di mercato
particolarmente dinamica proprio in zone cruciali di quel che fino ad allora era stato il
sottosviluppo. La Guerra fredda tra le due superpotenze ha interagito con altri fenomeni
come la decolonizzazione, la moltiplicazione dei poli economici forti, la trasformazione
tecnologica, lurbanizzazione e industrializzazione di immense nuove aree e, da ultimo, la
globalizzazione.

UN ORIZZONTE UNIPOLARE?

La fine della guerra fredda e il crollo dellURSS avevano lasciato gli USA in una posizione
di schiacciante preminenza strategica e in una condizione di sicurezza che non aveva
precedenti. Con tutti gli altri possibili poli di potenza gli Stati Uniti avevano solidi rapporti
di alleanza e collaborazione, come nel caso dellEuropa e del Giappone, o comunque di
dialogo e scambio fattivo, con la Cina e la Russia post-sovietica. Erano il maggior mercato,
il centro finanziario preminente. Il dominio americano nei settori dellinformazione e nei
linguaggi della comunicazione era il segno pi evidente di una durevole centralit
americana. Negli anni novanta questa centralit degli Stati Uniti emerse in pi occasioni. I
maggiori Paesi europei non riuscirono a coordinare una politica estera comune ed esercitare
sufficiente forza e dissuasione in occasione della guerra di Bosnia (1992-1995) o della crisi
del Kossovo (1999). In entrambi quei conflitti sorti dalla dissoluzione della Jugoslavia fu la
NATO, con un decisivo ruolo propulsore degli USA, ad assumere un ruolo di stabilizzatore
che risultava inattuabile senza la presenza americana. E sempre la NATO con la sua
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estensione verso lEst chiar come fosse lasse atlantico, pi che lEuropa, a dominare lo
scenario della sicurezza europea. In Medio Oriente e nel Golfo Persico lesito della guerra
allIraq elevava la presenza degli Stati Uniti a garanzia ultima della stabilit della Regione.
Ad essa si opponevano lIran fondamentalista, la Siria e un nascente movimento islamista
che predicava la cacciata dellAmerica dalla regione. Ma tutti i principali regimi,
dallArabia Saudita allEgitto, si appoggiavano apertamente agli USA. Anche in Asia il
ruolo americano era preminente. Gli Stati Uniti erano lunico forte interlocutore ascoltato
sia dallIndia che dal Pakistan. Legati al Giappone da un importante trattato di alleanza e,
presenti in Corea del Sud con un robusto contingente militare, essi costituivano il pilastro
della sicurezza nel Nord-Est dellAsia, cos come erano (e sono tuttora) il garante informale
ma robusto della sicurezza nel Sud-Est asiatico. Inoltre avevano buone relazioni con la
Russia che cercava disperatamente aiuti e sostegni. Ed erano linterlocutore primario della
Cina, nuova grande potenza economica emergente. Il Presidente Clinton (1993-2000) giunse
a definire il proprio Paese la potenza indispensabile per la pace, la crescita globale e la
diffusione dei diritti in un moto di progressiva democratizzazione. Nella cultura politica dei
conservatori americani emergeva la convinzione che lo scenario internazionale fosse
diventato unipolare e potesse rimanere tale a lungo. Forti soprattutto della loro
schiacciante preminenza militare, gli Stati Uniti avrebbero dovuto non tanto approfondire il
carattere multilaterale dellordine globale, concordandolo insieme ad altri, quanto dirigerlo
unilateralmente costringendo tutti gli altri ad adeguarsi e seguire.

7. VERSO IL GRANDE RIEQUILIBRIO

Nelle riflessioni che accompagnavano laprirsi del nuovo secolo, gran parte degli
osservatori sottolineava la drammaticit delle trasformazioni sempre pi accelerate che
avevano segnato il Novecento. I suoi conflitti erano stati i pi sanguinosi della storia, grandi
imperi erano scomparsi e nuove nazioni avevano assunto un posto di rilievo. La Grande
Guerra, la rivoluzione sovietica, la crisi degli anni trenta, lOlocausto, la divisione bipolare,
la decolonizzazione, la rivoluzione nucleare e la conquista dello spazio, il 1989 e il crollo
dellUrss: ciascuno di questi passaggi era parso ai contemporanei tale da alterare
profondamente la storia e ridisegnare i contorni del futuro. Ma oltre alla ferocia e
allampiezza delle convulsioni ideologiche e razziali, risaltava anche il boom demografico
che aveva quadruplicato la popolazione del pianeta mentre linnovazione scientifica e
tecnica cambiava modi di vita millenari. Gli ultimi decenni del secolo avevano visto questi
mutamenti ramificarsi dalle aree pi avanzate a molti angoli del pianeta, innescando una
globalizzazione della produzione, degli investimenti, dei consumi, della comunicazione.
Lincedere della globalizzazione era per lo pi interpretato come un progresso collettivo
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che avrebbe reso meno probabili i grandi conflitti aumentando ricchezza e benessere.
Questo ottimismo compiaciuto veniva tuttavia infranto da due shock che, nel giro di pochi
anni, svelavano quanto la solidit e la potenza dellOccidente incontrassero limiti sempre
maggiori.

UN MONDO OCCIDENTALE?

Dopo un secolo di conflitti era fin troppo facile vedere un chiaro vincitore, sotto il profilo
sia geopolitico che socio-economico: lOccidente. Il crollo del comunismo aveva
evidenziato la superiore efficienza delleconomia di mercato e la maggiore capacit di
adattamento dei regimi democratici. Nel 2000 Europa, Giappone e Stati Uniti erano aree
prospere e sicure e prive di avversari che ne sfidassero il primato. Questa preminenza del
capitalismo di impronta occidentale non era ovviamente inedita. Era gi stata tale alla fine
dellOttocento, quando gli imperi europei dominavano larghe parti del globo. Nel secolo
intercorso lOccidente era stato lacerato dai conflitti pi distruttivi e aveva perso il suo
controllo coloniale sui popoli di mezzo mondo. Le maggiori convulsioni del Novecento,
dopotutto, erano state frutto degli scompensi dellOccidente. Lascesa del comunismo
sovietico e la sua influenza in molte societ europee o nel Terzo Mondo scaturirono dalle
diseguaglianze socio-economiche del capitalismo e dallavversione dei popoli colonizzati al
suo dominio imperiale. Sopravvissuto a questi suoi terribili conflitti, lOccidente aveva
tuttavia enormemente guadagnato in benessere. LOccidente aveva riconfigurato il proprio
dominio globale di potenza intorno allepicentro statunitense. Con lunificazione monetaria
e il progressivo allargamento ad Est, lUnione Europea estendeva a quasi tutto il continente
un originale schema di societ liberale che molti decantavano come modello di potenza
civile. Le rivisitazioni del Novecento inducevano a giudizi e previsioni ancor pi trionfali
dal punto di vista statunitense. La potenza americana aveva finalmente raggiunto lo scopo
strategico essenziale per cui si era impegnata in Europa in due guerre mondiali e poi nella
guerra fredda: quello di prevenire il pericolo che una sola potenza ideologicamente ostile
assumesse il controllo egemonico del continente e delle sue risorse. Essa aveva inoltre
esteso i reticoli di collaborazione, che definivano un Occidente largamente ridisegnato dagli
Stati Uniti e imperniato sulla loro centralit. La sua cultura internazionale era stata
ampiamente plasmata dagli Stati Uniti. Alle soglie del nuovo secolo questo mondo
dellinterdipendenza liberista raggiungeva il suo apogeo, dominando sotto il profilo
culturale uno scenario privo di serie alternative. Soprattutto esso veniva ulteriormente
validato dalla formidabile crescita delleconomia mondiale, dalladesione di un numero
crescente di paesi che entravano nel vortice dellinternazionalizzazione della produzione
oltre che degli scambi. Gli Stati Uniti erano per molti aspetti lattore cardinale di questo
processo. Il loro mercato agiva quale volano dinamico dei consumi che trainavano la
crescita delle economie emergenti, a cominciare dalla Cina. Le teorie costruite
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sullequilibrio di potenza postulavano infatti che una simile condizione di predominio


inducesse le altre potenze internazionali a coalizzarsi per controbilanciare, e possibilmente
diminuire, lo strapotere americano. Ma era evidente che questo non stava accadendo. Gli
alleati tradizionali Europa e Giappone insistevano in un rapporto di cooperazione, ma
anche di dipendenza. La Cina e gli altri Paesi emergenti dellAsia e dellAmerica Latina
ambivano ad infittire le relazioni con gli USA. Persino la Russia post-sovietica cercava tra
mille difficolt di inserirsi nel capitalismo globale e costruire relazioni collaborative con gli
USA. E molti regimi arabi ancoravano la propria stabilit alla presenza americana nella
regione. Non mancavano le analisi critiche di chi, in Cina come in Francia, era preoccupato
di questa iperpotenza degli Stati Uniti. Le altre Nazioni avevano in fin dei conti una sola
opzione per indurre gli Stati Uniti a una pi stretta collaborazione unilaterale, ed era proprio
quella di dimostrarne lefficacia e le potenzialit aumentando ancora la propria disponibilit.
Stare al fianco dellAmerica pareva insomma lunica tattica disponibile per esorcizzare il
pericolo di una sua eventuale deriva unilaterale. Ci per alimentava ulteriormente la
convinzione nazionalistica che il potere americano fosse tale da permettere agli Stati Uniti
di decidere in solitudine e fare a modo proprio, visto che gli altri si sarebbero adeguati, o
piegati, perch privi di altre possibilit. Una seconda gamma di critiche alla globalizzazione
dimpronta occidentale e statunitense concerneva i suoi evidenti costi ambientali e umani,
distribuiti in modo assai disuguale tra le nazioni e i diversi gruppi sociali. Infine, la
diffusione di norme, pratiche e costumi della cultura occidentale generavano anche
risentimenti e ostilit di carattere identitario.

GUERRA AL TERRORE

La mattina dell11 settembre 2001 due aerei di linea sequestrati da attentatori suicidi
venivano lanciati contro le Torri Gemelle del World Trade Center di New York, che poco
dopo crollavano devastando la punta meridionale di Manhattan. UN terzo aereo sequestrato
si abbatteva sul Pentagono, mentre un quarto cadeva nei prati della Pennsylvania. Lattacco
ai simboli della potenza economica e militare dellAmerica, che faceva 3.000 vittime,
proiettava improvvisamente su scala mondiale loffensiva ideologica e terroristica
dellislamismo radicale contro gli USA. La rete di Al Qaida eretta e guidata da Osama Bin
Laden, aveva gi compiuto attentati contro ambasciate e basi statunitensi, negli anni
precedenti, in Africa e Medio Oriente. La sua jihad, la guerra ideologica e geopolitica per
espellere gli ebrei e i crociati occidentali dal mondo musulmano, chiamava i diversi
gruppi dellislamismo radicale a una sfida diretta al potere americano. Lintento era quello
di conquistare il mondo musulmano e sospingerlo ad un conflitto frontale contro il potere
politico dellOccidente e le insidie della sua influenza culturale. Era unagenda visionaria
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che cercava di fare leva sullostilit verso Israele e sullimpopolarit dei regimi autocratici
arabi sostenuti dagli USA. Soprattutto essa richiamava quellinterpretazione ideologica della
religione il fondamentalismo islamico che dalla met del Novecento aveva reagito alle
dinamiche della globalizzazione costruendo lutopia di unidentit islamica intollerante di
ogni contaminazione. Ma era anche il tentativo di aggirare ed esorcizzare le sconfitte che
lislamismo radicale aveva gi subto sul campo. La violenza dellattacco feriva e
spaventava unAmerica improvvisamente sconvolta dalla propria vulnerabilit. La natura
del pericolo e la risposta da dargli veniva definita dai parametri conservatori che animavano
la presidenza di George W. Bush da pochi mesi eletto alla Casa Bianca.. La nuova
amministrazione aveva riportato in auge una lettura antagonistica delle relazioni
internazionali, in cui la Cina risultava il potenziale rivale da tenere al suo posto, mentre
verso la Russia si ricominciavano a contemplare misure di isolamento militare. Il perno di
tale filosofia era lidea che la forza americana fosse stata e dovesse continuare a essere il
fattore cruciale di trasformazione positiva dello scenario mondiale. Lo slogan che racchiuse
la lettura di Bush di quellevento e la reazione strategica cui egli chiamava il Paese fu quello
di guerra al terrore. Il terrorismo di Al Qaida e i regimi che, come lIraq e lIran,
osteggiavano la presenza americana in Medio Oriente venivano compattati come ununica
minaccia alla sicurezza e ai valori dellAmerica. Lintero orizzonte internazionale veniva
ridotto a uno scontro mortale tra bene e male in cui ciascuno doveva schierarsi con noi o
contro di noi. Neppure un mese dopo l11 settembre, la guerra del terrore si
materializzava nella sua prima campagna militare, quella contro il regime afghano dei
talebani che, oltre ad ospitare le basi di Al Qaida, costituiva lesempio pi nitido e
oppressivo di islamismo radicale al potere. Era una campagna di guerra aerea combinata alle
forze locali che combattevano i talebani e si risolveva con la sconfitta di questi ultimi e la
fuga di Bin Laden. La rapida vittoria confermava Bush nei suoi propositi, e la guerra al
terrore si allargava a scopi ben pi ambiziosi. La seconda fase della guerra del terrore
prendeva di mira lIraq di Saddam Hussein. Il regime dittatoriale di Hussein era lemblema
perfetto del soffocante autoritarismo mediorientale. Abbatterlo con la forza avrebbe
segnalato in modo inequivocabile la determinazione americana a rivoluzionare il mondo
arabo, diffondendovi la democrazia come antidoto al radicalismo islamista. Forte di queste
convinzioni, lamministrazione Bush invase lIraq nel marzo del 2003. La campagna
militare ottenne una rapida vittoria. Presto il successo inizi a rovesciarsi in stallo e poi in
sconfitta. In Iraq, infatti, la minoranza curda e la maggioranza sciita reagirono positivamente
alla libera zione dal regime di Saddam Hussein, iniziando a costruire forme di auto-governo
suscettibili di evolvere in una democrazia. Ma furono ostacolate dalla scarsissima attenzione
americana ai bisogni civili della ricostruzione e dal crescente risentimento nazionalista verso
gli invasori, che non sostituirono il dissolto apparato di Saddam con forme efficaci di
amministrazione del paese. Entro pochi mesi inizi anche una resistenza militare, animata
soprattutto dai sunniti, che presto si estese precipitando il paese nella violenza e nel caos.
LIraq divenne cos il terreno di una violenta resistenza agli USA che attirava combattenti
islamisti da tutto il mondo arabo. Lattacco allIraq e la successiva occupazione militare
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suscitarono profonda ostilit nelle popolazioni musulmane e, in particolare, in quelle arabe


che videro nella politica americana unaggressione alla propria identit culturale e religiosa.
In secondo luogo la strategia di Bush lacer la comunit internazionale e alien molti degli
alleati pi fedeli e importanti. A differenza delloperazione bellica in Afghanistan,
linvasione dellIraq non fu sostenuta dalle Nazioni Unite, incontr la risoluta opposizione
di molti paesi tra cui Francia e Germania e suscit amplissime proteste pubbliche in tutta
lEuropa. Levoluzione della guerra, infine, non rendeva gli Stati Uniti pi forti e autorevoli
ma ne evidenziava anzi una crescente debolezza strategica in tutta larea. La Repubblica
islamica dellIran acquisiva influenza nel vicino Iraq e poteva coltivare ambizioni di
potenza regionale. Il conflitto israelo-palestinese restava insoluto. Il perdurare della violenza
in Iraq svalutava lautorit degli Stati Uniti, la cui potenza militare non poteva essere
risolutiva in assenza di robuste iniziative diplomatiche ed economiche. Anche un importante
alleato come la Turchia prendeva le distanze dagli USA. Quella della guerra al terrore si
rivel perci una strategia inefficiente e controproducente che logorava la posizione
internazionale degli Stati Uniti.

LAMERICA RIDIMENSIONATA

Negli anni dopo gli attentati dell11 settembre 2001 si consum la parabola del sogno (o
dellincubo) del dominio unipolare americano. Dopo gli iniziali successi militari (in
Afghanistan e nella prima fase della campagna in Iraq) lambizione di esercitare una
leadership solitaria, fondata sulla capacit di annichilire o intimidire gli avversari, aveva
incontrato ostacoli crescenti fino a rovesciarsi nella diffusa percezione di un drastico
ridimensionamento della potenza e dellinfluenza internazionale dellAmerica. La rete
terroristica di Al Qaida aveva colpito in maniera violenta e spettacolare a Bali, a Londra e
Madrid, - e soprattutto in molti paesi islamici, ma era stata progressivamente costretta sulla
difensiva tanto da non riuscire pi a portare azioni offensive in America. Ma il relativo
successo nella repressione del terrorismo internazionale era controbilanciato dal diffondersi
di una violenza endemica in Iraq e in Afghanistan, ma anche nello Yemen, in Somalia e
soprattutto in Pakistan. In Europa e in America si radicava una diffusa percezione pubblica
di insicurezza. La concezione unilaterale della guerra del terrore spalancava una voragine
tra lAmerica e larga parte dellopinione pubblica di molte parti del mondo. Limmagine
degli Stati Uniti si deteriorava, non solo nei paesi islamici ma anche in America Latina e in
Europa. Molti europei vedevano negli USA un protagonista negativo per la pace mondiale,
per la lotta contro la povert o per la protezione ambientale e proclamavano apertamente
una preminenza etica dellEuropa nei confronti degli Stati Uniti. Di fronte a questi segnali
allarmanti, e allevidente fallimento della propria strategia mediorientale, il governo degli
Stati Uniti tornava gradualmente sui suoi passi in favore di una ricucitura dei rapporti di
collaborazione con gli alleati. Ma lisolamento dopinione degli Stati Uniti non diminuiva
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pi di tanto, anzi rimaneva drammatico nei paesi islamici, inibendo la capacit diniziativa e
dinfluenza del paese che, fino a pochi anni prima, era ritenuto la potenza indispensabile
per lordine mondiale. Questa precipitosa svalutazione del capitale di attrazione degli USA
era affiancata, e ulteriormente acuita, da una crescente perplessit anche sui fondamenti
materiali della sua potenza. Il grande dispiegamento di forza militare, infatti, induceva non a
vittorie visibili e misurabili bens a guerre prolungate di cui non si vedeva una possibile
conclusione. Inoltre i conflitti in cui il Paese era impegnato erano costosissimi con la
conseguenza di moltiplicare lincertezza sul futuro economico degli Stati Uniti. La politica
economica dellamministrazione Bush era imperniata su una massiccia riduzione delle tasse
per le imprese e i ceti pi ricchi. Ci aveva fatto s che il bilancio in pareggio ereditato dalla
presidenza Clinton si rovesciasse rapidamente in un deficit che cresceva a vista docchio.
Limpegno militare globale non si avvicinava ai suoi scopi ma consumava le risorse
nazionali a un ritmo tale da diventare presto insostenibile. Gli ultimi due anni della
presidenza Bush, dal 2006 al 2008, evidenziavano il tramonto della stagione di indiscussa
preminenza americana che sembrava essersi aperta dopo il 1989. La strategia del dominio
unilaterale si era mostrata inefficace. Il Paese stesso cominciava a percepire la difficile
situazione in cui si trovava in modo pi critico e introspettivo. La crescita economica non
migliorava i redditi e i destini di gran parte della popolazione. Le macroscopiche
disuguaglianze della societ americana aumentavano invece di diminuire. La concentrazione
di risorse nelle mani dei ceti pi ricchi e la corrispettiva ritirata dello stato dalle sue funzioni
sociali apparivano disfunzionali di fronte a tragedie collettive come la devastante
inondazione di New Orleans. Tutti questi elementi dansia e insoddisfazione si coagulavano
nella campagna elettorale del 2008 in unampia richiesta di cambiamento che portava
allelezione del democratico Barack Obama. Il suo peculiare linguaggio politico che
prometteva di rovesciare la dinamica di declino del paese e proclamava la necessit di
ritrovare concordia e cooperazione per un dialogo collaborativo con il mondo mostrava
che lepoca della preminenza scontata e del sogno imperiale era ormai chiusa.

LA GRANDE CRISI FINANZIARIA

Con il fallimento della banca di investimento americana Lehman Brothers, nel settembre del
2008; leconomia statunitense cadeva in una profonda, drammatica recessione, subito estesa
a tutti i paesi industrializzati. La crisi era iniziata quasi un anno prima quando si era
sgonfiata la gigantesca bolla speculativa cresciuta per anni nel mercato immobiliare. Il
mercato dei mutui si rovesciava ora in un incubo non solo per molte famiglie, ma per gli
Istituti finanziari che si scoprivano gonfi di crediti improvvisamente inesigibili. Lintero
sistema finanziario si ritrovava pervaso da debiti di cui non riusciva neppure ad appurare
con precisione lentit. Nel momento del panico, che rischiava di travolgere lintero sistema
bancario dellOccidente, i governi intervenivano con massicce misure di rifinanziamento
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delle banche e di sostegno alla domanda. Ci evitava che la recessione la pi profonda dal
1929 precipitasse in una prolungata depressione. La contrazione delleconomia dei paesi
industrializzati, molto intensa nellinverno 2008-2009, veniva lentamente riassorbita e dal
2010 tornava a manifestarsi una flebile crescita. Cosa ancora pi preoccupante, laccresciuto
indebitamento dei governi limitava le loro opzioni di politica economica e riproduceva
condizioni di incertezza sui mercati tali da perpetuare sfiducia e scarsi investimenti.
Limpatto della crisi alterava bruscamente lagenda mondiale. Gli Stati Uniti, da epicentro
positivo della crescita mondiale ora apparivano come fonte primaria di crisi e instabilit. In
secondo luogo, la cultura del liberismo deregolamentato e dellindebitamento senza confini,
che era alla radice del collasso finanziario, risultava ora screditata. Il governo degli Stati
Uniti non si trovava pi ad esercitare automaticamente un ruolo guida nella risposta
mondiale alla recessione, ma era invece il bersaglio polemico di altri attori che dalla Cina
alla Germania, dal Brasile alla Turchia pensavano ora di dover fare da s invece di
accordarsi con Washington. Lo stesso Presidente Obama si ritrovava perci sminuito quale
emblema di un potere vacillante e inaffidabile. La crisi della leadership americana non dava
vita a un passaggio di consegne a un altro autorevole protagonista capace di guidare la
riorganizzazione internazionale. LEuropa, che nei primi mesi del tracollo finanziario si era
illusa di poterne assorbire meglio le conseguenze, si trov presto immersa anchessa in
dilemmi drammatici. La Germania e taluni paesi nordici riprendevano presto a crescere e
riuscivano a tenere i loro conti in ordine. Paesi come lItalia e la Spagna si trovavano ora di
fronte al pericolo di non riuscire a finanziare un debito che i mercati giudicavano a rischio.
Leffetto combinato di queste dinamiche nellarea delleuro era di mettere in discussione la
solidit, la coesione interna e forse la stessa sostenibilit della moneta unica europea e
quindi dellintero disegno di unificazione economica e politica dellEuropa. Le dinamiche
economiche divergenti allinterno dellUnione Europea, la complessa farraginosit dei suoi
meccanismi decisionali e la manifesta diminuzione della sua solidariet interna palesavano
un altro punto di crisi. Ma se la recessione era terribilmente severa nei paesi industrializzati
e le loro risposte politiche poco efficaci, lo stesso non si poteva dire delle economie
emergenti. Dopo un leggero rallentamento, le dinamiche tornavano a essere vigorose sia in
Cina che in India o Brasile il cui formidabile dinamismo contrastava visibilmente con
lindebitamento, la bassa crescita, linvecchiamento demografico e le ansiose insicurezze
delle societ occidentali. Grandi aziende indiane e coreane ascendevano a posizioni primarie
in diversi mercati mondiali. Quelle turche o brasiliane si espandevano su scala regionale. I
capitali cinesi penetravano in Asia non meno che in Africa e in America Latina. La
specularit tra gli Stati Uniti, importatori indebitati, e la Cina segnalava una delle
interdipendenze cruciali delleconomia del nuovo secolo. E poco dopo aver superato la
Germania, leconomia cinese nel 2010 scavalcava anche quella giapponese per divenire la
seconda del pianeta per ampiezza. La recessione accelerava bruscamente la transizione
verso uninedita geometria multipolare della mappa economica mondiale. Al ruolo cardinale
degli Stati Uniti, e alla netta preminenza dellOccidente, si andava sostituendo una rete di
relazioni molteplici, in cui quelle con e tra i nuovi poli di potenza in Asia e nel Sud del
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mondo sarebbero divenute non meno importanti di quelle tra gli USA, il Giappone o
lEuropa. I tentativi di risposta coordinata alla recessione vertevano sul tentativo di
accogliere le potenze economiche emergenti entro questi schemi preesistenti, ad esempio
allargando il vertice G7 al G20. La prospettiva improvvisamente rivelata della grande
recessione non era pi quella di un aggiustamento marginale e incrementale di un sistema di
relazioni gi consolidato. Bens quella assi pi incerta e portentosa di una profonda
trasformazione storica.

LOCCIDENTE DECENTRATO

Se si allarga lo sguardo agli ultimi decenni, il dato pi macroscopico lalterarsi della


geografia economica del pianeta. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, gran parte del
Sud del mondo aveva livelli di reddito e consumo non molto pi alti di quelli di un secolo
prima. Tra il 1945 e la met degli anni settanta si registr la massima concentrazione della
ricchezza mondiale nelle economie avanzate e, per converso, la compressione al minimo
storico della quota di ricchezza globale prodotta nel resto del mondo. Poi le dinamiche di
crescita si sono rovesciate, e oggi siamo giunti alla soglia della parit: le economie avanzate
dellOccidente costituiscono il 52% del prodotto lordo mondiale mentre le economie
emergenti il 48%. La globalizzazione di molti servizi e il diffondersi della produzione
manifatturiera hanno dislocato quote crescenti di attivit economiche nellAsia meridionale
e Orientale, che sta gradualmente ma inesorabilmente riacquistando il peso economico che
aveva avuto fino al Settecento. Prima che la rivoluzione industriale cambiasse la faccia del
pianeta, portando al predominio dellEuropa e poi del Nord-America, leconomia della Cina
era infatti grande quanto quella dellEuropa, mentre quelle dellIndia le sopravanzava
entrambe. Stiamo vivendo il simultaneo tramonto di due epoche storiche. La prima quella
del predominio globale dellOccidente. La seconda, pi breve e compresa allinterno della
prima, quella dellegemonia statunitense degli ultimi cento anni. La prima prevedibile
conseguenza che cesseremo presto di pensare alla globalizzazione come a un singolo
processo in cui tutto converge verso una realt omogenea e una cultura inverosimile.
Lincubo del mondo ridotto a una dimensione sempre stato una fantasia apocalittica: se era
improbabile prima, ora del tutto inverosimile. Qualsiasi seria riconsiderazione del secolo
appena trascorso gi ci dice che pure la culmine del suo predominio lOccidente non stato
lunico attore delle trasformazioni globali. Il mondo odierno semplicemente
inimmaginabile senza il continuo moto per lauto-determinazione delle nazioni dellAsia e
dellAfrica. Fenomeni tanto diversi quanto le recenti rivoluzioni arabe, la persistenza del
regime monopartitico in Cina, o il rifiorire di vigorose forme di religiosit rendono evidente
che lidea di un futuro a immagine e somiglianza del liberismo occidentale era pura fantasia.
In questo universo assai pi fluido e multipolare la preminenza degli Stati Uniti non sparir
dalloggi al domani. Le risorse di vitalit e dinamismo di una societ che gi molte volte ha
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saputo innovarsi e rilanciarsi si faranno ancora valere. E luccisione di Osama Bin Laden,
nel maggio 2011, potrebbe aver chiuso anche simbolicamente il ciclo della guerra al
terrore, facilitando il superamento dellossessione nazionalistica per la sicurezza e
dellinclinazione allunilateralismo. La forza militare degli Stati Uniti, poi, resta
preponderante e continuer ad agire da magnete per gli alleati cos come per le nazioni che
si troveranno ad affrontare nuovi problemi di sicurezza. Ma gli Stati Uniti dovranno
ripensare e calibrare con maggior modestia lutilizzo di risorse di potenza il cui costo
politico e monetario diventer tanto maggiore quanto minore sar la base economica con
cui sostenerle. Unalterazione cos profonda dei rapporti di potenza come quella che stiamo
vivendo potrebbe naturalmente accendere una nuova rivalit per legemonia e la leadership
mondiale. E anzi probabile che prima o poi accada. Ma in quali forme e con quali modalit?
Fantasticare sulla riedizione di un antagonismo bipolare o sul ritorno a un passato ancor pi
lontano, quello della politica di potenza che sconvolse lEuropa, del tutto futile. La storia
in genere non si ripete e troppe condizioni sono oggi diverse: le tensioni internazionali si
esprimeranno in geometrie e linguaggi nuovi. Le armi atomiche hanno elevato la
distruttivit di uneventuale guerra tra grandi potenze, rendendola unipotesi suicida. Le
guerre non mancano, ma sono localizzate e decentrate, lontane dagli epicentri della potenza
e degli equilibri mondiali. Non c ovviamente garanzia che una di esse non degeneri e si
espanda, e il rischio connesso alla proliferazione degli armamenti nucleari potrebbe anche
far travalicare la soglia del loro uso solo a scopi di deterrenza. Sembra pi ragionevole
prevedere che ci non accada e che leffetto dissuasivo della loro potenza distruttiva
continui ad operare efficacemente. Negli ultimi decenni, il denso, complesso e ramificato
tessuto delle interdipendenze, spesso strettissime, che collegano continenti e mercati, societ
e culture, produttori e consumatori di tutto il globo ha anchesso agito da freno ad unaperta
conflittualit internazionale. Linteresse condiviso al suo funzionamento prevalso sulla
tentazione di ritrarsene o provare a modificarlo radicalmente. I vantaggi sia pure altamente
disuguali che ciascuno ne ricava, o gli alti costi di un abbandono, sono rimasti preminenti.
Non detto tuttavia che questo sia un approdo sicuro e immutabile. Innanzitutto perch i
dilemmi e i rischi inerenti a questa fitta interdipendenza globale sono di difficile soluzione e
al tempo stesso di vitale importanza per chi ne venga colpito. E in secondo luogo perch
questa stretta interconnessione trasmette pure scossoni brutali, e lo fa con velocit
sconcertante. Il dilemma tra cooperazione e conflitto, tra scontro e integrazione, pu quindi
riproporsi ancora. Dallinterdipendenza si pu anche scegliere di recedere quando si giunga
a percepirla come pericolo pi che opportunit. Nel Novecento ci si rivelato altamente
distruttivo e controproducente, ma unopzione che pu sempre tentare chi paventi un
declino delle proprie condizioni e tenda quindi a raffigurarsi quale vittima di insidie esterne
in un contesto competitivo. La rete di norme, pratiche, istituzioni e consuetudini di governo
dellinterdipendenza costruita nei decenni passati si mostrata finora sufficientemente
tenace e flessibile da salvaguardare la collaborazione multilaterale. Quanto e se essa potr
essere aggiornata e riplasmata da protagonisti assai diversi, per servire anche nel mondo non
pi occidentale che abbiamo di fronte, il vero quesito del prossimo futuro.
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CRONOLOGIA

1882

Triplice Alleanza tra Germania, Austria-Ungheria e Italia

1894

Alleanza franco russa

1896

Battaglia di Adua, sconfitta Italia in Etiopia

!894-95

Guerra sino-giapponese

1898

Guerra ispano-americana. La Germania avvia la costruzione di una flotta da


battaglia

1899-1900

Note diplomatiche statunitensi sulla porta aperta in Cina

1899-1902

Guerra anglo-boera

1900

Rivolta dei Boxers a Pechino

1902

Alleanza anglo-giapponese

1904

Intesa cordiale tra Francia e Gran Bretagna

1904-05

Guerra russo-giapponese

1904-07

Genocidio degli Herero nellAfrica Sud-occidentale tedesca

1905

Prima crisi marocchina

1906

Il governo tedesco annuncia la sua politica mondiale

1908

LAustria-Ungheria annette la Bosnia-Erzegovina

1911

Seconda crisi marocchina. Rivoluzione in Cina, nasce la repubblica

1912-13

Guerre balcaniche

1914

Comincia la Prima Guerra Mondiale

1915

LItalia entra in guerra

1917

Rivoluzione di febbraio in Russia e fine dello zarismo. Gli USA entrano


in guerra. Rivoluzione sovietica.

1918

I 14 Punti di Wilson. Pace di Brest-Litovsk. Proclamazione della Repubblica


tedesca. Fine della Prima Guerra Mondiale
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1918-20

Intervento dellIntesa in Russia

1919

Conferenza di Pace a Versailles.Nasce la Societ delle Nazioni (SDN)

1920

Il Congresso americano boccia i trattati e gli USA non aderiscono alla SDN

1921

La Conferenza inter-alleata fissa lammontare delle riparazioni tedesche

1922

Accordo di Rapallo tra Russia e Germania. Il fascismo al potere in Italia

1923

Occupazione francese della Ruhr

1924

Piano Dawes per la rateizzazione e il finanziamento delle riparazioni

1925

Patto di Locarno

1926

La Germania entra nellSDN

1928

Patto Briand-Kellog

1929

Crollo della borsa di New York: inizia la grande crisi

1930

Gandhi avvia la campagna perla disobbedienza civile in India

1931

Occupazione giapponese della Manciuria

1933

Hitler diviene cancelliere e fa uscire la Germania dalla SDN. USA e URSS


stabiliscono relazioni diplomatiche

1934

LUnione Sovietica entra nella SDN. Hitler avvia il riarmo

1935

LItalia aggredisce e conquista lEtiopia

1936

Rimilitarizzazione della Renania. Guerra civile spagnola

1937

Il Giappone muove guerra alla Cina e ne occupa la fascia costiera

1937-38

Apice del terrore e degli stermini nellURSS di Stalin

1938

Annessione dellAustria al Terzo Reich. Laccordo di Monaco concede i


Sudeti alla Germania. La persecuzione anti-semita in Germania diviene
sistematica e violenta

1939

Patto Ribbentrop-Molotov. Con linvasione tedesca della Polonia inizia la


Seconda Guerra Mondiale

1940

LItalia entra in guerra. Caduta della Francia

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1941

Attacco tedesco alla Russia. Avvio dello sterminio degli ebrei nellEuropa
Orientale occupata dal nazismo. Churchill e Roosvelt firmano la Carta
Atlantica. Gli USA entrano in guerra.

1943

LItalia firma larmistizio con gli alleati. Su tutti i fronti le sorti della guerra
volgono a favore degli Alleati.

1944

Accordo di Bretton Woods. Sbarco in Normandia

1945

Conferenza di Yalta. Resa tedesca. Istituzione delle Nazioni Unite. Conferenza


di Potsdam. Bombardamento atomico e resa del Giappone: finisce la Seconda
Guerra mondiale.

1946

Stalin dichiara lincompatibilit tra comunismo e capitalismo. George Kennan


propone la strategia del contenimento. Winston Churchill denuncia la cortina
di ferro. Crisi diplomatiche sullIran e la Turchia.

1947

Dottrina Truman e annuncio del Piano Marshall di aiuti allEuropa.


Formazione del Cominform. Indipendenza dellIndia

1948

Colpo di stato comunista in Cecoslovacchia. Elezioni del 18 aprile in Italia.


Nascita dello Stato di Israele. Trattato di Bruxelles. Blocco di Berlino e ponte
aereo occidentale

1949

Nasce lAlleanza Atlantica. Fine del blocco di Berlino e proclamazione della


Repubblica Federale tedesca. Prima bomba atomica sovietica. Rivoluzione
comunista in Cina

1950

Alleanza sino-sovietica. Approvazione di NSC 68. Guerra di Corea

1951

Nasce la Comunit europea del carbone e dellacciaio.

1953

Muore Stalin. Armistizio in Corea. Colpo di Stato in Iran

1954

Sconfitta francese in Vietnam. Conferenza di Ginevra sullIndocina. Inizia la


guerra di indipendenza algerina

1955

La Germania occidentale entra nella NATO. Nasce il Patto di Varsavia.


Conferenza di Bandung per il non-allineamento

1956

Denuncia dei crimini di Stalin al XX Congresso del PCUS. Insurrezione in


Ungheria e repressione da parte sovietica. Crisi di Suez

1957

LURSS mette in orbita il satellite Sputnik. Con i Trattati di Roma nasce il


Mercato Comune Europeo

1959

Rivoluzione castrista a Cuba


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1961

Fallisce lo sbarco degli esuli cubani alla Baia dei Proci. Crisi di Berlino e
costruzione del Muro

1962

Crisi dei missili a Cuba. Indipendenza dellAlgeria

1963

Trattato contro gli esperimenti atomici nellatmosfera

1964

Il Congresso americano approva la Risoluzione del Golfo del Tonkino. Prima


bomba atomica cinese.

1965

Bombardamenti del Vietnam del Nord e invio di truppe USA nel Sud

1967

Guerra dei sei giorni: Israele sconfigge le forze egiziane e siriane

1968

Offensiva del Tet e crollo del consenso americano alla guerra in Vietnam.
Trattato di non proliferazionenucleare. Primavera di Praga e invasione
sovietica. Dottrina Breznev sulla sovranit limitata dei satelliti dellURSS

1969

Scontri militari sul confine russo-cinese. Sbarco di un equipaggio umano sulla


Luna e prima rete tra computer, antesignana di Internet

1970

Invasione della Cambogia. Accordo tra URSS e Germania federale

1971

Nixon sospende la convertibilit del dollaro in oro: fine del regime di Bretton
Woods

1972

Allargamento della comunit economica europea. Visita di Nixon in Cina.


Accordo SALT 1 e distensione tra USA e URSS

1973

Accordi di Parigi: gli USA si ritirano dal Vietnam. Guerra del Kippur, Israele
sconfigge Egitto e Siria. Prima crisi petrolifera. Colpo di Stato in Cile

1974

Dimissioni di Nixon in seguito allo scandalo Watergate

1975

Fine della guerra in Vietnam e riunificazione del Paese ad opera delle forze
comuniste del Nord. Accordi di Helsinki per la sicurezza e la cooperazione in
Europa. Guerra in Angola

1976-78

Genocidio in Cambogia

1978

Gli accordi di Camp David inaugurano la pace tra lEgitto e Israele. Gli USA
approvano la restituzione a Panama della sovranit sul Canale

1979

Rivoluzione islamica in Iran e crisi degli ostaggi americani. Guerra sinovietnamita. Seconda crisi petrolifera. Rivoluzione sandinista in Nicaragua.
Invasione sovietica dell Afghanistan

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1980

Dottrina Carter sulla difesa del Golfo Persico. In Polonia si afferma il


movimento di Solidarnosc. Inizia la guerra tra Iran e Iraq

1981

Gli USA iniziano a boicottare il regime sandinista del Nicaragua, Legge


marziale in Europa.

1982

Invasione israeliana del Libano. Guerra anglo-argentina per le isole Falkland

1983

Gli USA annunciano lIniziativa per la difesa spaziale (SDI) e invadono lisola
di Grenada

1985

Michail Gorbacev assume la direzione dellURSS. Dottrina Reagan per il


sostegno alle forze anti-comuniste. Vertice Gorbacev-Reagan a Ginevra

1986

Vertice Gorbacev Reagan a Reykjavik

1987

Trattato INF per labolizione dei missili nucleari in Europa

1988

Inizia il ritiro sovietico dallAfghanistan e lURSS decide una riduzione delle


sue truppe in Europa Orientale

1989

Prime elezioni libere in URSS. Governo non comunista in Polonia. Gorbacev


rigetta la Dottrina Breznev. Apertura del confine ungherese. Manifestazioni in
Germania Est e in Cecoslovacchia. Crollo del Muro di Berlino. Fine
dellimpero sovietico in Europa Orientale

1990

Accordi per la riunificazione della Germania. Trattato NATO-Patto di Varsavia


per la riduzione delle forze convenzionali in Europa

1991

Guerra del Golfo. Scioglimento del Patto di Varsavia. Accordo START 1 per
la riduzione delle armi nucleari. Scioglimento dellURSS

1992

Inizia la guerra in Bosnia

1993

Il Trattato di Maastricht d vita allUnione Europea. Accordo per la North


American Free Trade Area

1994

Accordi tra Israele e lOLP per lautonomia palestinese. Fine del regime
dellapartheid in Sud Africa. Genocidio in Rwanda

1995

La guerra in Bosnia si conclude con lintervento della NATO e gli accordi di


Dayton. Nasce lOrganizzazione Mondiale per il Commercio (WTO)

1997

Fine della sovranit britannica su Hong Kong, che ritorna alla Cina

1998

India e Pakistan sperimentano le loro armi nucleari. Osama Bin Laden


proclama la guerra santa allOccidente
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1999

Entra in vigore lEuro, la moneta unica europea. Intervento della NATO in


Kossovo. Estensione della NATO, a cui aderiscono Polonia, Ungheria e
Repubblica Ceca

1999-2000

Guerra russa in Cecenia

2000

Falliscono i colloqui israelo-palestinesi e inizia la Seconda Intifada

2001

Attacco alle torri gemelle di New York e al Pentagono. Intervento militare


americano in Afghanistan. Bush lancia la guerra al Terrore. La Cina entra
nel WTO

2002

Inizia lattivit della Corte Penale internazionale

2003

Gli USA invadono e occupano lIraq, rovesciando il regime di Saddam


Hussein

2004

Estensione a Est della UE, in cui entrano 8 paesi dellex blocco sovietico.
Seconda espansione a Est della NATO

2004-05

Attentati terroristici a Londra e Madrid

2005

Entra in vigore il protocollo di Kyoto per la protezione ambientale.

2006

Attacco israeliano in Libano

2008

Crisi finanziaria mondiale. Si tentano risposte coordinate nel G20, che include
le grandi economie emergenti

2009

Guerra nella Striscia di Gaza

2010

La Cina supera il Giappone e diventa la seconda economia del pianeta. Crisi


del debito nellarea delleuro

2011

Rivoluzioni nel mondo arabo. Intervento della NATO in Libia. Osama Bin
Laden ucciso in Pakistan da un commando statunitense.

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