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Un conflitto oltre le frontiere


venerd, 18 settembre, 2015 10:39 0 commenti
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Autore:
Redazione
immigrati frontiere profughi

Mentre i ministri dei ventotto paesi Ue non sono riusciti a mettersi daccordo sullattu
zione del piano di ripartizione proposto dalla Commissione europea, senza dubbio ar
il momento di rendersi conto dellentit dellavvenimento storico a cui deve far fronte
la comunit delle nazioni europee, e delle contraddizioni che questo avvenimento h
n luce. Estendendo a tutta lEuropa il pronostico che la Cancelliera Angela Merkel ha f
rmulato questi avvenimenti cambieranno il nostro paese bisogna dire: cambier
in che senso? Non abbiamo ancora la risposta. Stiamo entrando in una zona di flu
ttuazioni brutali, dove dovremo dar prova di lucidit e determinazione.

Quello che sta avvenendo un allargamento dellUnione e della stessa costruzione europe
. Ma, a differenza dei precedenti allargamenti, questo imposto dagli avvenimenti
di uno stato demergenza e non c unanimit. Pi che per gli allargamenti del passat
andr incontro a difficolt e provocher scontri politici. Soprattutto, questo allar
ssale, perch non territoriale ma demografico: ci che entra in Europa in questo
ono nuovi stati, ma uomini, donne e bambini. Sono dei cittadini europei virtuali. Ques
to allargamento, essenzialemente umano, anche morale: un allargamento della defin
i Europa, dallidea che ha di se stessa fino agli interessi che difende e agli obie
ttivi che si pone. In sostanza un allargamento politico, destinato a rivoluzionare
ti e gli obblighi dei paesi membri. Pu fallire, ma allora la costruzione europea stess
a avr poche possibilit di resistere. Per questo motivo molti oggi in Europa parlano d
omento di verit.

evidente che la situazione materiale e morale creata dallafflusso dei rifugiati sia e
cezionale. Ma perch parlare di stato deccezione, di emergenza, nozione carica di ter
significati, che evoca momenti in cui il quadro istituzionale della vita sociale vaci
lla e lidentit collettiva dei popoli trema? Evocher almeno tre ragioni.
Addio a Schengen
balibar

La prima che, de facto, un pezzo importante della costituzione europea ha smesso di f


nzionare: gli accordi di Schengen completati dai regolamenti di Dublino. Questa sospe
ne era gi chiara da quando il governo tedesco ha dichiarato che non avrebbe applicat
o ai rifugiati siriani la regola dellimmatricolazione nel paese di arrivo in seno
alla zona Schengen. La decisione del 13 settembre di chiudere la frontiera con lAustri
, a causa del superamento delle capacit di accoglienza della Germania e della cattiva
lont degli altri paesi europei, non cambia nulla, al contrario. Mostra che lapertura e
la chiusura delle frontiere interne dellEuropa oggetto di decisioni arbitrarie degli
stati e che la libert di circolazione sospesa.

La seconda ragione che il problema migratorio dellEuropa completamente intrecci

ato di guerra del Medioriente, che costituisce la fonte principale dellafflusso dei ri
fugiati. Si tratta di una guerra civile generalizzata, di una crudelt e capacit di di
uzione senza equivalenti dopo la seconda guerra mondiale nella nostra regione del mo
ndo, che ha acquisito una dinamica propria. Non potremo fermarla nellimmediato, sopra
ttutto non con interventi militari. Il numero delle vittime e dei rifugiati che causa
aumenter. Lesodo, momentaneamente concentrato negli stati tampone (Turchia, Gior
, Tunisia), sta cominciando a travolgerli e minaccia di farli esplodere. Lo spazio inv
tito da questo contagio ingloba tutta lEuropa (ivi compreso beninteso attraverso i ris
hi di diffusione del terrorismo).

Infine, possiamo parlare di stato demergenza poich la crisi migratoria sta spezzando
consenso sui valori constitutivi dello stato democratico, che porta a una messa a con
to dellEuropa con se stessa, suscettibile di assumere forme violente. Tutti questi asp
etti sono evidentemente legati tra loro.
La mossa di Merkiavelli

Dopo lesplosione della crisi a fine agosto, la Cancelliera tedesca ha svolto un ruolo
determinante nella definizione del carattere politico degli avvenimenti. lei, in e
i, che ha dichiarato lo stato di emergenza prendendo misure unilaterali e ha posto la
estione di una rifondazione dei nostri stati di diritto, escludendo qualsiasi tollera
nei confronti delle correnti xenofobe e razziste. Coloro che, come me, deplorano assol
amente il modo in cui la Cancelliera Merkel ha pilotato limposizione a tutta lEuropa d
lle politiche di austerit, in particolare lumiliazione e lespropriazione della Grec
ono oggi saper riconoscere il valore della sua azione e dirlo. Naturalmente, Merkel n
on ha agito da sola: ha interpretato lo slancio di solidariet di una parte significa
della societ tedesca. Alcuni suppongono che, cos facendo, abbia difeso gli interessi d
elleconomia tedesca, ricordandosi dei benefici avuti dal suo paese dallapporto di altr
i rifugiati. Possiamo immaginare che Merkiavelli (come lha chiamata Ulrich Beck) ab
to unoccasione per ribaltare limmagine di inumanit che le era stata affibiata dopo la
luzione della crisi greca. Ma queste spiegazioni non bastano e sono soprattutto incapa
i di cogliere leffetto oggettivo della decisione di Merkel, che trasforma i dati del
problema costituzionale in Europa e intensifica il conflitto latente sullidentit eur
Forse Merkel non ha compreso subito fino a dove la sua decisione lavrebbe portata: ma
limportante che sia arrivata a un punto di non ritorno di cui deve adesso assumere
le conseguenze e difenderne il significato.

Si tratta di quattro ordini di conseguenze di primo piano. Le prime riguardano la ge


stione delle frontiere dellEuropa, ma anche del loro rapporto con la sovranit nazional
e. Laccordo di Schengen si basava sul presupposto ambiguo che possibile mettere i
a funzione di sorveglianza delle entrate e delle uscite dallo spazio comunitario, con
ando per al tempo stesso a considerare sovrani gli stati, responsabili degli individu
he si trovano sul proprio territorio, dal punto di vista della sicurezza o della pro
e. Dallaltro canto, lUnione europea attraverso gli allargamenti selettivi aveva ce
di mantenere contemporaneamente sia lidea che ha vocazione a incorporare tutte le
uropee che lidea che questa membership comporta delle condizioni di adesione da
(pi o meno rigorosamente). Di qui la situazione di enclave anacronistica nella quale
trovano oggi alcuni paesi dellex Jugoslavia che costituiscono delle porte di accesso
cuore dellEuropa. Questa situazione non tenibile dal punto di vista sia securitario
e umanitario: o i paesi balcanici verranno incorporati allEuropa come membri a pien
o oppure lEuropa dovr abolire tutte le procedure di sicurezza comunitarie.
Un continente Borderland

Ma pi in generale apparir che lEuropa non ha delle frontiere nel senso classico: n
e federali n frontiere delle nazioni costituenti. Piuttosto, essa stessa una fron
uovo tipo, proprio alla globalizzazione, un Borderland o un complesso di istituzion
dispositivi di sicurezza estesi su tutto il territorio, per regolare i movimenti di
oni, in modo che pu essere pi o meno violento, pi o meno deciso e controllato democra
ente. Per i cittadini complicato capire questo, che per avr uninfluenza sempre mag
lla loro vita quotidiana e il loro destino.

Di qui la seconda serie di conseguenze, sui regimi migratori. Nella polemica in cors
o sullinstaurazione delle quote per la ripartizione dei rifugiati in Europa, la German
ia e la Commissione europea si aggrappano con tutte le forze alla distinzione tra rifu
iati e migranti economici. facile capirlo: lo fanno per conciliarsi lopinione pubb
per mantenere una differenza di trattamento amministrativo per chi arriva, senza la
, apparenentemente, lunica soluzione sarebbe di decidere labolizione delle frontiere
dir che questa distinzione non ha senso, la prima categoria definisce uno statuto di
ritto internazionale, che non riguarda la seconda. Non c difatti uno statuto del migra
te nel mondo attuale. Ma chiaro che la differenza socialmente arbitraria, poich l
izzazione selvaggia tende a trasformare le zone di pauperizzazione in zone di guerr
iprocamente. Gli abitanti fuggono in massa zone di morte, correndo il rischio di perde
e tutto. Soprattutto, bisogna chiedersi con quali mezzi, che non siano violenze su g
rande scala, lUnione europea potr attuare una politica di rinvio degli indesiderab
usi dall accoglienza. Questo non ha funzionato a livello individuale, da decenni, e
a nessuna possibilit di funzionare a livello di massa.

Allopposto delle condizioni di rifugiato o di migrante indesiderabile, quali prosp


aprono per coloro che guerre o miseria cacciano verso lEuropa e che arrivano a perico
lo della vita? Cosa deve offrire loro lEuropa? Forse solo laccesso alla cittadinanza
europea. Bisogna quindi che questa nozione esca finalmente dal limbo nel quale relega
ta dal rifiuto degli stati di aprire la strada alla sovranazionalit. Dicendo che stia
mo assistendo a un allargamento demografico della Ue, volevo appunto indicare questa p
ospettiva. Deve essere una prospettiva regolata, normalizzata, ma ineluttabile.
che i rifugiati che arrivano adesso non se ne andranno: non tutti, di sicuro, e n
on subito. Se non vogliamo creare una popolazione di stranieri relegati in un esilio
interno per varie generazioni, bisogna aprire ampiamente la possibilit di integrazi
o lavoro, diritti sociali e diritti culturali eguali. Ma la chiave di tutti questi d
iritti e del loro legittimo possesso, contro tutte le stigmatizzazioni razziste, l
anza. Visto che il problema si presenta su questa scala, bisogna inventare nuove modal
it e nuove prospettive di accesso alla nazionalit, specificamente europee, che per
esso fatto ne modificano la definizione. Idealmente, ne individuo due: la prima sarebb
di istituire, accanto allaccesso alla cittadinanza europea attraverso la strada della
cittadinanza nazionale, un accesso diretto a una nazionalit federale. Se questa pr
re troppo sovversiva o rischiosa, resta unaltra posibilit, senza dubbio migliore : con
te a generalizzare lo jus soli in tutta lUe. In questo modo, lavvenire dei figli dei
ugiati sar garantito dallEuropa, e sappiamo che questa prospettiva uno dei fattori
nti di integrazione per gli stessi genitori.
Linganno delle quote daccoglienza

In ultimo, la decisione unilaterale della Germania di accogliere dei rifugiati, cre


stato demergenza che ci porta allallargamento demografico, per lEuropa comporta dell
onseguenze economiche strutturali. Si insiste sulle prospettive di trasformazion
del lavoro, ma si comincia anche a parlare del costo dellaccoglienza e dellintegrazi
one dei rifugiati, degli aiuti comunitari necessari perch alcuni paesi europei possan
ar fronte ai compiti di salvataggio, registrazione e trasferimento, e delle sovven
costituiscono la logica contropartita dellimposizione delle quote di accoglienza.

Bisogna dire che, in realt, lapertura dellEuropa ai rifugiati implica a breve termine
un cambiamento di dottrina e di politica che contraddice il regime economico attuale.
cifre assolute, i rifugiati rappresentano soltanto una proporzione minima della popo
ne europea. Ma saranno ancora a lungo a carico di alcuni comuni, regioni, paesi c
he non sono preparati o fanno fronte essi stessi a reali difficolt economiche e finan
e. Bisogna quindi rovesciare la tendenza neoliberista, aumentare il budget della Ue
do significativo, avviare un piano di intergrazione su scala europea, promuovere la s
ariet tra stati e costruire in comune una nuova societ, vegliando in particolare a che
lintegrazione dei rifugiati sul mercato del lavoro non avvenga a detrimento dei vecch
i europei, o inversamente. Ma questa pianificazione deve esigere a sua volta dei ca
di politica monetaria, dei progressi nella costruzione federale, che possono essere d
cisi e applicati democraticamente, oppure imposti tecnicamente. In questultimo caso
no, nellaltro hanno una speranza di riuscire. Cominceremo a capire che ci vuole unaltr

a Europa, perch lEuropa possa far fronte ai compiti che, improvvisamente, incombono,
ropa che si trasformi, o che cambi forma politica.

Nulla di tutto ci, certamente, potr farsi in modo spontaneo, n allunanimit. Lo stato
mergenza migratorio ha fatto esplodere, sotto i nostri occhi, le contraddizioni intrauropee mascherate, bene o male, dallideologia dellinteresse comune e delle norme comun
i. La prospettiva di un nuovo allargamento suscita violente resistenze, che dora in o
si stanno trasformando in un fronte del rifuto politicamente organizzato. La questi
iormente discussa il fossato che si rivelato tra la vecchia Europa (allovest) e la
(allest): sono state proposte varie spiegazioni economiche, culturali, storiche,
e hanno tutte qualche pertinenza. Ma nei fatti, il rifiuto arriva anche dallOlanda o
dalla Danimarca, non solo dalla Polonia o dalla Slovacchia, per non parlare della Gr
an Bretagna o persino della Francia, che ha accettato solo tardivamente lidea di quo
ncolanti, sempre cercando di minimizzarne gli obblighi. In realt, la divisione magg
rivelatrice, quella che separa davvero due Europa, attraversa tutti i paesi, anche se
con proporzioni e rapporti di forza diversi. certo miracoloso che gran parte della p
opolazione tedesca sia accorsa in soccorso dei rifugiati siriani. Ma altrettanto sign
icativo che i capi della Csu si siano apertamente desolidarizzati da questa politic
ando fino a concludere una alleanza con Viktor Orban e che la Frankfurter Allgemeine Z
itung abbia pubblicato un editoriale per dichiarare che i paesi dellest hanno ragione
po la chiusura provvisoria della frontiera con lAustria, gli stessi si rallegrano a
e per il passo indietro senza precedenti della cancelliera.
Xenofobia continentale

In realt, ci che in via di costituzione in Europa un fronte transnazionale del rif


dei rifugiati, di cui i gruppi apertamente razzisti e violenti sono soltanto la punta
strema. Senza dubbio assisteremo per la prima volta a ci che finora era sempre fallito
a causa di rivalit e nazionalismi: lemergenza di un partito xenofobo unificato i
n reazione a ci, lEuropa della solidariet non potr evitare una lotta politica deter
che comincia con la condanna intransigente delle violenze contro i migranti, e proseg
con la rivendicazione delle condizioni di accoglienza, che ho evocato prima. questa
a, se verr veramente fatta, che trasformer pi profondamente lUnione europea. Ma
sar facile. Da una prospettiva francese, dove il Fronte nazionale ha contaminato tut
la vita politica, possiamo dire che sar molto difficile. Ma ineluttabile, poich l
ei rifugiati, se non fa passi avanti nellopinione pubblica e nelle istituzioni, risch
ia di indietreggiare molto in fretta e brutalmente.

Questa lotta ha quindi bisogno di una forte legittimit: in ogni paese e in tutta lUnio
ne. Ma la sola legittimit che, in ultima analisi, sia in misura di invalidare e di neu
ralizzare le resistenze la legittimit democratica diretta. Questa legittimazion
l solo modo per permettere alla Germania di passare dalliniziativa unilaterale alla
iet comunitaria, senza la quale, malgrado la sua ricchezza e determinazione, non pot
ire. storicamente decisivo che, per la prima volta dopo la riunificazione degli ann
anta, la Germania abbia di nuovo bisogno della solidariet di altri paesi europei: que
volta, per, non ne ha bisogno solo per se stessa, ma nellinteresse di tutti. una c
aratteristica del momento europeo eccezionale che stiamo vivendo.
tienne Balibar - Il Manifesto