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IL CROCIFISSO DEL DUOMO DI OSIMO

Entrando nella cattedrale, si pu vedere nel primo altare a destra il grande crocifisso ligneo, che il 2
luglio 1792 avrebbe mosso gli occhi, suscitando grande impressione nel popolo. Un lungo elenco di
127 testimoni oculari, ecclesiastici e non, ci racconta che questo fenomeno ebbe a ripetersi nei
giorni e nei mesi successivi. Tra le immediate conseguenze, molti che possedevano armi le
abbandonarono anonimamente ai piedi del crocifisso. E interessante notare che il caso del
crocifisso osimano non fu isolato, poich una settimana prima la madonna della cattedrale di S.
Ciriaco avrebbe anche lei fatto la stessa cosa, con tanto di congiurati anconetani che depositavano
presso laltare le armi. Quindi il 3 luglio anche a Filottrano un altro crocifisso avrebbe aperto e
girato gli occhi. I miracoli continuarono quindi a Recanati, S. Angelo in Vado, Urbania e in altre
localit del centro Italia, fino a che il 9 luglio a Roma, in un sol giorno, ben tredici immagini della
Madonna mostrarono movimenti sensibili degli occhi come narra lo storico Antonio Emiliani ne I
Francesi nelle Marche, 1797-1799. Guarda caso siamo nel periodo che gli italiani sono fortemente
influenzati dalle teorie rivoluzionarie provenienti dalla Francia e non solo, addirittura le truppe
napoleoniche, dopo loccupazione dellEmilia scesero nel giugno del 1796 ad Ancona, che fu presa
con la gioia dei giacobini italiani. In questo periodo i francesi non dettero per prova di buon fair
play, spogliando le chiese dalle opere darte e imponendo pesanti tasse a tutti, condite da qualche
violenza. Questi miracoli intimidirono per un po i cugini transalpini, finch comunque non scese
un paio danni dopo Napoleone e sistem a suo modo il tutto anche daccordo con il papa.
Ad Osimo gli scettici del miracolo cercarono di buttarla sullironia, mentre i fedeli erano sempre pi
convinti che Dio volesse manifestare il suo amore in quei periodi drammatici.
Fatto sta che ci rimangono pochi documenti significativi di quel periodo e cio un paio di atti
dellAmministrazione Civica in accordo con il vescovo (secondo lo storico M. Pinori come pretesto
per celare il timore dellavanzata francese) e una deliberazione riportata negli Atti del Capitolo della
Cattedrale del gennaio del 1797. La scarsit delle fonti archivistiche reperite fa pensare allo storico
L. Egidi che si trattasse o di atteggiamento di massima prudenza della Chiesa o smarrimento dei
documenti nel mare magnum dellArchivio Vescovile.
Il crocifisso viene considerato prevalentemente dagli storici del XI o XII secolo (il solo Grillantini
lo giudica del XVI), sicuramente prima del Cimabue e della tendenza successiva a rappresentare il
Cristo con tre chiodi, due nelle mani e uno finale per entrambi i piedi. Il crocifisso osimano quindi
pi arcaico, plasmato solo sul prospetto (il retro cavo) con una caratteristica gonnellina ricamata,
il volto duro ed emaciato e con una particolare asimmetria nel rilievo del petto. La modellazione
considerata ingenua e sembra che lartefice abbia concentrato nella creazione di questo volto patito
e sofferente, dagli occhi socchiusi, tutta la sua esperienza scultorea (G. Gentili) oppure la scultura
in legno coperto di tela color carne, cavo sul retro, mostra un modellato decisamente ingenuo,
sommario nella resa dellanatomia, senza solchi del costato con la sanguinante piaga della lancia e
con qualche lieve accenno dei muscoli delle braccia e delle gambe tubolari leggermente divaricate,
con i piedi trafitti ciascuno da un chiodo (M. Massa). Eppure in quel periodo storico, quando la
cattedrale fu rimaneggiata in forma gotica, maestri comacini e scalpellini dettero prova di grande
abilit e lasciarono capolavori di scultura, arte della quale Osimo fu tradizionalmente ben fornita,
addirittura con una universit di falegnami e di scultori lignei nel 1614. E se lartista non fosse stato
cos ingenuo? Anzi, se nel proporre un proprio punto di vista filosofico non proprio ortodosso, si
espresse molto genialmente?
Il crocifisso fu risistemato durante il centenario del miracolo, nel 1896, in una cappella realizzata da
Costantino Costantini, che era succeduto allaltro grande architetto che si era cimentato nel
disegnare un adeguato ricovero per il crocifisso miracoloso, Andrea Vici. Recenti studi indicano
entrambi gli straordinari personaggi in odore di massoneria o congregazione segreta.
E comunque grazie allarchitettura voluta dal Costantini che il giorno 22 luglio 2010, passate da
poco le ore 13, siamo riusciti a cogliere il segreto del crocifisso beneamato dagli osimani. Eravamo
un gruppetto di ricercatori (soprattutto architetti) osimani, ravennati, veronesi e padovani e con il

permesso del parroco eravamo chiusi nel duomo a fare rilevazioni varie sul litostroto del
presbiterio, realizzato dal mastro comacino Filippo nel 1191. Questi studi vertono sia sulla funzione
calendariale delle due rote del mosaico (la pi piccola delle due nei pressi del rosone sud
difficoltosa da esaminare per via dellorgano soprastante), sia sugli effetti biofisici delle forme e dei
colori della grande rota. Alluscita, in maniera fortuita con la coda dellocchio, mi ero accorto che
quellantico crocifisso che avevo sempre giudicato un po strano ed efebico, rappresentava una
donna! Tutti gli altri erano basiti e a bocca aperta. Lassenza delle luci e del faretto (il timer spegne
le luci automaticamente dopo una ventina di minuti che il portone del duomo si chiude per la pausa
delle 12.30) e la forte luce solare allo zenit di una splendida giornata di luglio entrava dal lucernario
del soffitto della cappella realizzata dal genio di Campocavallo. Il nuovo gioco di luci regalava
limmagine di una donna aggraziata con una sorta di caschetto, il nasino illuminato, le braccia e le
gambe affusolate, le curve del corpo sopra la gonna ed il seno ben pronunciato. E non era un
miracolo. Anzi, teorie quantistiche a parte, si pu riproporre continuamente come un vero
esperimento scientifico: basta andare nel duomo qualche decina di minuti prima della chiusura di
pausa pranzo, incastrare un cartoncino nellasta spegnicandela e coprire il faretto posizionato a 3
metri e poi guardare. Ovviamente non ci siamo limitati a questo e abbiamo sbirciato sotto la gonna,
ricamata in oro e seta da due signore osimane nel 1896 per il centenario del miracolo e disegnata dal
pittore Cappannari sulla falsariga della veste medioevale originale. Ebbene sotto la gonna ci sarebbe
una bella lettura da fare, dai solchi sul legno alle incisioni sulla tela colorata, come del resto sulle
ripitturazioni del volto, rese evidenti da croste di olio di lino ovvie ad occhio esperto. Auspichiamo
che la Curia Vescovile apprezzi questa scoperta e si possano portare avanti con tranquillit studi
di tipo archeologico, artistico, antropologico e filosofico. Per intanto abbiamo preso un centinaio di
fotografie e decine di minuti di ripresa video. Dopo mesi di ricerche silenziose e in collaborazione
con altri studiosi italiani, abbiamo ritenuto giusto divulgare questa notizia, affinch ognuno possa
contribuire con apporti culturali diversi. Per altro possiamo prevedere un grosso interesse del
pubblico su questo capolavoro artistico, che travalicher certamente i confini nazionali, come del
resto avevamo previsto per le fantastiche simbologie esoteriche delle pi belle grotte osimane,
ancora non espropriate, arieggiate ed aperte ai turisti.
Roberto Mosca