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Serge Latouche Come sopravvivere allo sviluppo Dalla decolonizzazione dell'immaginario economico alla costruzione di una societa alternativa Bollati Boringhieri Prima edstone 2005, Ristonp gomsio 2008 eusonic,diiprodesonee dst ‘eae (ompre i tron «le expe fo ul Litorafia ll Metsifglion di Trina 5 ‘Teolo originale Sunivveaudiveloppement © 2004 Millet une ais, déparrement de ls Lbeirie Arthéme Paya, sis ‘Tradscne di Fabrizio Grillenzoni Le ieee pinion empeste in lament puto vista dal Unesco. i eaceeteseiteeanesaaiesonzE= aise Indice Premessa Come sopravvivere allo sviluppo Introduzione Vita, morte ¢ resurrezione di un concetto Lo sviluppo come mito ¢ come realta Le declinazioni dello sviluppo ‘Liimpostura sviluppista Uscire dallo sviluppo Conclusione. Decolonizzare l’immaginario Bibliografia Introduzione ligne d’horizon, un convegno internazionale sul doposvi- luppo dal titalo «Disfare lo sviluppo /rifare il mondo»? convegno ha riunito pit di settecento partecipant, ile entusiasmo non mai venuto meno nel corso delle testimoniando poco tempo fa, poteva appatire icono- tematica che, clasta. In effetti, la corrente di pensiero che fa riferimento al «doposviluppo» ha finora mantenuto un carattere quasi confidenziale, Tuttavia, nel corso di una storia gia lunga, trascurabile ed & rappresentata in numerosi luoghi di ‘a ¢ di azione nelle diverse parti del mondo.’ Nata negli anni sessanta, al volgere del primo decennio dello sviluppo, da una rifles: lon dnedane balan Taser polo a "Fi tan ha orqutzate ft calabasioe con sLe Mone dfomaiques e dives oe calc senatoun cone ana kg Alan gat one sat sione critica sul fallimento delle politiche di sviluppo, questa corrente di pensiero include ricercatori e attor sociali tanto del Nord quan , tra le sue componenti, ele diverse esperienze ¢ riflessioni sono andate alimen tandosi reciprocamente. Al centro dell’anal Ja messa che, malgrado le sue evoluzioni formali, di rottura decisivo del capitalismo e della mondializzazione. In sostanza, per alcuni lo sviluppo é la fonte di tutti i mali mentre per altri de uscire dallo sviluppo e dall’economicismo. Mettendo a nudo i presupposti dello sviluppo, questo approccio cri tico ha dovuto procedere a una verae propria xdecostru- Zione» del pen in discussione i concet fondamentali, di aiuto, di tenote di vita ece.* Dopo il fallimento de! socialismo reale ¢ lo scivola- mento vergognoso della socialdemocrazia verso il social- Rimettere radicalmente in questione il concet luppo significa fare della sovversione cognitiva, e questa 2 Ja premessae la condizione di qualsiasi cambiamento poli tico, sociale ¢ culturale.* momento sembra favorevole per far uscire queste in cui sono state finora relegate ee Joep, Basel, eg lope 1 Vita, morte e resurrezione di un concetto Poco pit di centoquarant’anni fa @ nata una grande speranze per l'umaniti, soprattutto per gli umiliati, gli oppressi, gli esclusi. Questa speranza si chiamava «so- cialismo>. Poco pit di serrant’anni fa, degli uomini, per Ja mag gior parte generosi ¢ coraggiosi, hanno intrapreso con opera di dare corpo a quellideale e di costruire hanno anche lismo altro non era Era quello e solo quello. E si é scoperto che il socialismo realmente esistente significava il gulag pitt la nomenkla- tura, con Chernobyl in sovrappiti Poco pitt di cinquant’anni fa, per i nuovi sdannati del- laterra», i popolidel Terzo mondo, ® nata un’altra grande speranza paragonabile a cid che era stato il socialismo peril proletariato dei paesi occide sospetta nelle sue origini e nei suoi fondam: cerano stati i bianchi a portame i semi, che tato prima di lasciare i paesi che avevano duramente colo- nizzato, Questa speranza era lo sviluppo.' Comunque sia, * aa nascit dello sviluppo come aumbizioneo progetto inseparable da 6 caprroy iresponsabili, i dirigent pendenza presentavan robler ipendenti hanno tentato aventura inno fatto in modo maldestro, e enexgia disperate, ma non si tata. I progetto sviluppista costituiva anzi la sola legitimita ramente si potrebbe discettare al 0 per esistevano o meno le condizioni oggettive per il sucesso dell'avventura modernista, Pur senza aprire questo e capitol, si deve comunque riconoscere che le condi: non erano affatto favorevoli né a uno svily uppo liberale, I responsa si trovavano di fr potevano né guenza non potevano né riffutare a radicare nelle loro realta scono la modernixzatione: giustizia, l'amministr: cari alle analisi degli econo- misti, rendevano poco credibile il successo di un progetto che implicava la capacita di accedere alla compet internazionale nel momento in cui si preparava Pipermon: dializzazione attuale, ovverosia la guerra economica gene- ralizzata. Lo sviluppo, per quanto teoricamente riproduci- bile, non & universal Le ragioni pid) note e pitt ii questo fatto sono quelle eco- initezza del pianeta renderebbe il tentativo di generalizzazione del modello di vita americano impossibile ed esplosivo.? La data di nascita del concerto di sviluppo VITA, MORTEE RESURREZIONE DI UN CONCETTO «7 rel senso che ha assunto in economia con I ne di politiche e di progetti net decenni che ad esso si rifanno & stata fissata con precisione. Wolfgang Sachs ha raccontato in modo assai vivido gli inizi di questa impresa che ha conosciuto un notevole successo: neve spezzavanola Peonsyaia Ave & quando, nel suo iene roman doit al cra devon spire eo loopy Agence fio protien ovo saa fos i ity che et partecpant al grande corsa com fare star conendo inna dzeione del to sb Un grande disincanto, tuttavia, ha seguito i quattro decenni dello sviluppo. In quanto impresa paternalista ¢ > Wtgang Sacks ¢ Gustav Este, Le délopement a course des monde cogs come ete ono fDi neta dapper, Ee Tite Mote 596 p14 8 CAPrTOLO PRIMO Lo testimonia il fatto che aiuto allo sviluppo, che nel 1960 (nel primo decennio dello sviluppo sotto legida del- POnu) si decise che dovesse ammontare all’r per cento del Pil dei paesi dell’Ocse, per poi essere ridimensionato al 0,70 per cento nel 1992 a Rio e nel 1995 a Copenaghen, in realta non ha mai raggiunto lo 0,25 per cento! E lo testi ‘monia anche il fatto che le maggior parte deg! ricerca 0 dei centri studi sullo sviluppo hanno enti o sono moribondi. Un presidente dell’organisno federal canadese esponsabile della ricerca sullosiluppo internazionale riassumeva cost la delusione crescente ti guardo al concetto stesso di sviluppo: «La visione dello sviluppo che ha ispirato gli sforzi internazionali per quat- tro decenni & né della con- seguenza di un transitorio rallentamento economico ne! Nord industriale. E piuttosto l'idea stessa di sviluppo a sparire dallo scenario come conseguenza diretta dei mas- sicci cambiamenti ¢ della discontinuita dei nostri tempi Essa fa parte del genio occidentale (cio? modernol, an- ch’esso in declino, secondo il quale il progvesso scientifico € tecnologico migliorerebbe necessariamente e inevitabil- mente le condizioni di vita dei popoli della terra». La crisi della teotia economica dello sviluppo annunciatasi negli anni orranta si pit che aggravata. Siamo ormai alla liquidazione! In un’economia mondializzata, non c’é pitt spazio per una tearis specifica per il Sud. A un mondo unico cortisponde I'impero di un pensiero unico. Tanto che si pud dire, con Gilbert Rist, che lo sviluppo «é simile a.una stella morta, di cui ancora si vede la luce anche se si 2 spenta da tempo, ¢ per sempre». 4K, Besanson, The Colasing det Prod, Buen VITA, MORTE E RESURREZIONE DIUN CONCETTO. 19 Negli anni novanta lo sviluppo, in quanto progetto, non era certo popolare nelle arene internazionali «serie» Fondo monetario internazionale, Banca mondiale, Wo ecc. Ai foram di Davos Pargomento non era nemmeno toccato. «Avete dimenticato soltanto di chiamare l’or chestra per suonarci un requiem», faceva osservare sarca- sticamente Pex presidente del centro di sviluppo del- T.Ocse al suo successore in occasione della pubblicazione, il 23 ottobre 2002, di un rapporto intitolato Ripensa ‘mento sullo sviluppo, che doveva celebrare il 40° anniver- sario di quell’organismo ormai disertato da lungo tempo dagli Stati Uniti, dal Regno Unito ¢ dal Giappone.’ Negli ultimi anni lo sviluppo nel Sud continua a essere rivendi cato soltanto da alcune delle sue vittime e dai loro buon samaritan, le Ong, che ad esso devono la loro sopravvi- venza. E nemmeno tanto! Perch¢ la nuova generazione di Ong senza frontiere ha imperniato il charity business pitt sull'intervento umanitatio e d’urgenza che sullo sviluppo. I , senza parlare poi dello sviluppo ippo, dell’endoss crescita economica una componente 50% aggiungere una dimensione culturale e jungere una componente ecologica. 10 anche creato di sana pianta un mostro an ‘malsviluppo. Ma questo mostro & solo una male infatti non pud colpire lo sviluppo per la semplice ragione che lo sviluppo immaginario 0 mirologico & pet yne Pincarnazione del bene. I «buon» sviluppo & 1ppo significa «buona» e perché la crescita & a sua volta un bene contro cui nessuna forza del male pud avere la meg! ‘Senza passare in rassegna tutta la lunga serie di inno- vazioni concettuali volte a far entrare una componente di sogno nella dura realta della crescita economica, vale la pena izzate le pit recenti e le pid persistenti tra cqueste trovate: lo sviluppo sociale, lo sviluppo wmano, lo luppo locale ¢ lo sviluppo durevole. Per demistificare i ‘uovin dello sviluppo bisogner’ anche spingessi oltre e incalzare lo sviluppismo fino a investire i pr modo da completare la difficile ‘opera di emancipazione dallimmaginario economicistico 5S RS EIST HOT 3s cAPrTOLO TERZ0 Lo sviluppo sociale Nel documento preparatorio del forum alternative «Le 2 la fine di ottobre de! 1994 si legge: «L’enorme discredito del concetto [di sviluppol costzinge @ inventare sempre pit rapidamente nuove versioni di sviluppo accoppiate a qua- Jal primo posto c’ lo sviluppo dure- secondo posto lo sviluppo umano ecc.). Gli orga Pour un conv dguitablee autonome, en aie avec ls plat, docu ment de ell, Madd 199479. 6, spe ‘hos busta. Eli del Foro Alomatoo: Lac ole veces del lagers, ET LE DECLINA! INI BELLO 00. 3 ale alla crescita economica. L’agenda del Pnud peril lo sviluppo sociale rivela chiaramente queste Essa reclama a world social charter € parla addis i sviluppo, ovviamente sollevare alcuna riserva sulla sa. lita del libero scambio mondiale. Metre va avanti prepotentemente il processo di omo- logssione, di occidentalizzazione, di deculturalizzazione ¢ one, distruggendo qu: societa fragili del Sud e trash ‘miseria, con i piani di aggiustamento strutturale si crea ridistribuendo qualche briciola della crescita Secondo la bella espressfone di Gunnar Myrd: da Ignacy Sachs, si tratta di una «diplo- logia».? E tuttavia si assiste a un inquie- tante esaurimento dell'immaginazione di questa «diploma- ripresaa ovata concettuale, lo sviluppo sociale ¢ pi caglia. Gia nel 1965 Raymond Aron e Bert tratta di un pleonasmo, in quanto lo sviluppo non pud non cssere sociale, mentze ul piano del vissuto si tratta di un os- simoro, in quanto lo sviluppo realmente esistente non pub ELT SOT soo iseonineiatie 1 APITOLO TERZO in Darwin. Commentando quest’ultimo, Georges Can- guilhem osserva: «Distinguendo precisamente crescita e sviluppo, Darwin oppone Padulto all’embrione nei due aspetti della marr fissato a questo o quello stadio della sua infanzia specifica sotto il profilo dello sviluppo».” “Trasposto in campo sociale, lo sviluppo & la crescita non omotetica dell’ organismo economico. Lo sviluppo econo- mico @ stato abbastanza giustamente definito come il le.* Questo ter- icemente che al di la di una cert produzione ha delle ricadute soci dare a vantaggio di tutti, in una misura o fa. Ed & vero che per un certo periodo, nei paesi del Nord, se si sorvola sui danni collateral te acerescfuto il suo. pati, anch ghilterra vittoria denuncia di Marx, non si sono moltiplic ¢ passo su questa strada, Questa modelitd di regolazione sociale e politica punta a distribuire alt salar e di produttivi sto sistema di per mantenere una congiuntura hem, Eudes teive ade pbilsophie des scenes, Vin, PR OS ER EEE ET LEB DECLINAZIO SVILUPPO 3s produzione e di consumo di massa he ben funzionato du: rante il trentennio glorioso (1945-1975), € corrisponde in qualche modo all'apoteosi dello sviluppo. Ma sembrereb- be che, a partire dagli anni ottanta, questo meccanismo_ non funzioni pitt Il rapporto di Edouard Parker al Forum de la haute route patrocinato dall’Ocse nel 1991, ¢ pubblicato in se guito con il titolo Objectif ro%, illustra in modo quanto pone niente meno che un obiettivo di cres zo per cento per il Terz0 mondo. Perch Perché & gia necessa Inoltre, é necessario un altro 4 per cento per migliorare il lo di vita e ancora un 3 per cento per ridurre la sor- toccupazione Tutti i documenti del vertice di Copenaghen del 1995 mostrano che per la real contava essenzialmente P realmente esistente. I numerosi passaggi del veluminoso i «Progetto di dichiarazione ¢ di programma d'a- diale per lo sviluppo sociale» che considerano i meccanismni ‘economici in grado di eliminare la miseria ela poverta sono espliciti: non si tratta di meitere in discussione il modello di sviluppo fondato sul libero scambio. In questo catalogo di buone intenzioni si manifesta una fiducia as Pronto 5 del! ntroduzione «Condividiamo anche Ia convi x6 caprroLo TERz0 ano reciprocamente. Uno svi- ce il fondamento necessario di wrevole. Inve interdipendenti e si a sviluppo preliminare dello svilppo sociale e della giustizia sociale», Panti ced. dellmpegnon. «, LET LTE I PT OI TT AE LE DECLINAZIONI DEL ca Punto Lroe dell‘attuazione degli accordi dell’Uruguay Round; venire 10 dei paesi che beneficiare laze quelli africani> Panto Line «Adottare una pol barriere che ostacolano muovere la traspar zione e ampliare la gamma delle sce matoris. geneo, mondiale e del libero scambio. Allo stesso modo, non. postura, Se 2 vero che questo meccanismo ha funzionato relativamente bene, almeno in apparenza e in particolare durante il trentennio glorioso, oggi con la mond zione dell’ economia ¢ la congiuntura incerta che devono fronteggiare le economie occidentali a partire dal 2974, in particolare nel settore dell'occupazione, le cose non sess eat 3s caprroLo TERZ0 ‘vanno pid tanto bene. E comunque a livello planerario il meccanismo non ha mai funzionato. «Nel r960 silegge in un rapposto del Pnud - il 20 per cento della popolazione mondiale disponeva di un reddito trenta volte superiore a quello del 20 per cento pit povero, Nel 1990 il reddito del 20 per cento pitt ricco era superiore di sessanta volte»."° E nel 1997 la differenza era passata a settantaquattro volte!” E dunque fuor di Inogo, di fronte a questi dati, accon- tentarsi, come fa Robert Chambers in uno studio peraltzo assai pertinente condorto nella prospettiva di Copena- hen, di proporre alcuni aggiustamenti minori del sstema."” Nessun intervento sociale sulla povert& pud essere in gra do dirisolvere il problema. E l'intervento economico, Pu- nico efficace, passa per un cambiamento del sistema che produce questa poverta Lo suiluppo umano “Lo sviluppo umano @ in qualche modo il complemento statistico dello sviluppo sociale. Poiché il Pil pro capite ¢ riconosciuto come un indica- tore troppo limitato per dare conto dello sviluppo, il Paud ha messo a punto un indicatore che prende in considera- zione fattori sociali meno economici (istruzione, sanit not yne), ma che rimane onnicomprensivo e transcultu- tale: lo sviluppo umano, Non si pnd che esserne contenti ‘Tuttavia si tratta pur sempre di variazioni pit o meno sot- tii sul tema del tenore di vita, e cio del numero di dol lari pro eapite. In questo modo, si continua a non uscire dall’universo "immaginario economico occidentale. °© Pad, Report mandi ar le développement basa, Economica, Pais re, Rappon mond carl doeloppement hunsin, Beosoria, 1909, 7 Rett Chambers, over and Lieiboos, U 95 sity of Susex,Brgh sore oma on eH LE DECLINAZIONT DELLOS PPO 39 In mancanza di una eritica dei presupposti dell'economia occidentale, la nuova universalita 2 inficiata di etnocen- srismo quanto la vecchia."* Questo vale tanto per "Hadi (Human Development Index; indice di sviluppo umano} quanto per le sue diverse varianti come il Pqli (Physical Quality of Life Index). Gli indicatori nutrizionali, pi obiettivi, sono indubbiamente pid neutrie pit interessanti ‘come indicatori di un problema, ma non hanno la stessa portata sintetica e non sfuggono rotalmente alle critiche si formulate.” Secondo i suoisestenitori, lo Hdi sarebbe un indicatore universale della «vera» riechezza e della evera» povertd."* Per costruislo ef si sforza di mettere insieme degli ele menti di buon senso, del tipo «non c’t sviluppo autentico se cresce la poverti, con altxe «verita» costeuite all’in- terno dell'analisi economica, ovverosia un insieme di postulati occidentalis. In questo modo, i criteri di defi- nizione della poverta si basano sul soddisfacimento dei bisogni considerati essenziali dalle organizzazioni inter- nazionali. Ma, come osserva Gilles Séraphin, «definire bisogni gli elementi di un modo di vita “ideale” occiden- tale permette di imporre simbolicamente questo modo di vita nell'immaginario delle altre societt»."” La definizione Questo? tanto pi vero quando a forms «rvinppotmenoe viene a at dalla Banes mondile i concettoutealberle “ciptale unin», Come sotalines Bernard Flour, al concerted silappe ie, che punta all viappo del ie nel tse logics della getone ort desi msare come un capita finan investto (1 ile ndennsiv, ebro e Bern et rbot mtrtonmel, punt lavoro Gracep, Scotus 1994 ‘8 Giles Seraph, L'ndcetour dx diveloppement bunain, nots Geseep, Lee Conept de accion et atecbnigues an rein de7'U- eto, documenta ledes, 1994, p81 rs APITOLO-TERZO stessa di sviluppo umano non sfugge dungue né all'impe- sialismo culturale né all’etnocentrismo. La credenza che la crescita del Pil ® una «buona» cosa e la condizione di tutti i miglioramenti occupa tn posto cen- trale nel concetto di sviluppo umano. Di conseguenza, le persone «serie», come gli esperti del Fondo monetario internazionale o della Banca mondiale, ma anche altri ad ‘esempio gli economisti delle Ong sviluppist), al di della xetorica umanitaria, considerano illivello di crescita del Pil il criterio ultimo della valutazione delle societA umane. E, quisto a giusto titolo, nella logica della modernita, perché Teconomicizeazione del mondo permette ai criteri econo ici oceidentali di fenzionare. In un mondo globalizzato, uniel valori esistenti sono quelli del mercato, e cio della valutazione quantitativa attraverso i prezzi In sostanza, eutti i governi del pianeta, ¢ in qualche modo anche le popolazioni, interiorizzano il criterio del Pil come base di un’autovalutazione e partecipano alle colimpiadi della crescita sperando di piazzarsi in buona posizione nella classifica. Nello spazio della modernita in ui siamo tutti pitt o meno intrappolati,ciascuno desidera ‘emantenere le propria posizione». La «menzogna> stati stica @ il trionfo dell’apparire e la forma ostentatoria di tuna competizione agonistica esacerbata. Risultato delle gare: «La differenza di reddito tra il miliardo di esseri umani pit ricehi e il miliardo di esseri umani pit poveri L...] passa da x a 30 nel 1960 1 a 150 nel 1990». Lo sviluppo locale Indubbiamente, canto la mondializzazione quanto il doposviluppo ripropongono la questione del locale. I! «lo- "© Bond, Repport mondial wr le développement human, Economics, Pais 1992, 99.3839. SEES FE RA NEI SI IE IE us DBCLINAZION SvILUPPO “ calismo» costituisce un elemento fondamentale di qual: siasi soluzione alternativa allo sviluppo e alla mone zazione. Il problema dunque non sta tanto nel termine locale» quanto nel fatto che esto viene accoppiato a quello di esviluppo». Se per un verso il elocale» & ambi- guo a causa della sua estensione geografica a geometria variabile ~ dalla localita alla regione transnazionale, dal micro al macro, passando per il meso ~ esso per altro ver so rinvia in modo inequivoco al territorio o add terroir, ¢ ancot pit ai patrimoni esistenti (materi zai relazionali) e dunque ai limit alle frontiere e camento, Lo stesso non si pud dire per lo sviluppo, con. cetto onnicomprensivo, altamente mistificatorio, e dunque da bandire. Se oggi emerge il «locale», ess0 non emerge (o non dovrebbe emergere) come «sviluppo» ma piutto- sto nel quadro di un «doposviluppo», divun eal dia dello sviluppo». Accoppiato allo sviluppo, il «locale» & proprio come il sociale ¢ il durevole, cid che permette allo sviluppa di sopravvivere alla propria morte. Il concetto di «sviluppo Tocale» non sfugge dunque alla colonizzazione dell"imma ginario da parte dell'economico. Lo sviluppo ha distratto il locale concentrando sempre pid i poteri industriali ¢ finanziari. In Francia lo sviluppo locale, come slogan dei tecnocrati, & nato nelle regioni rurali [e a proposito di esse), ¢ in particolare nelle zone agricole di montagna vit- time del produttivismo. Negli anni settanta gia si diceva che le strade costruite a caro prezzo, con i fondi dei dipar- timenti destinati a sostenere gli agricoltori, con il pretesto di far uscire dalPisolamento le zone rurali, in realza servi- vano all'ultimo agricoltore a traslocare in citta e al primo parigino a installarsi nella fatroria liberata e trasformata in casa di campagna! Il discorso dello sviluppo locale faceva da paravento al agrande trasloco» dal territorio € Ja sua attuazione puntava a far passare con dolcezza que- sta grande distruzione, mettendo balsamo sulle ferite e 2 cAPrToLo TERZO Quel che & avy latore. Nel secolo scorsoesisteva un gran numero di piccole banche local e regionali, fortemente radicate nell’econo- mia locale. Lo sviluppo delle banche nazionali a fatto spa- rire queste piccole banche sostituendole con agenzie che locale ¢ finanziano la grande indu al Sud quanto al Nord. In queste zone depresse, vono grazie ai sussii, alle sovvenzionie all’as- proveniente dall’esterno viene accaparrato dai supermer- cati ¢ trasferito fuori della xegione. Si arriva al caso limite erve indiane nordamericane dove ein sole quaran- totto ore il 75 per cento dei dollari erogati dal governo federale finisce nelle cittlimitrofe».” Lo sviluppo locale appare dunque un'espressione anti per t di agioni legate tra loro. In primo Iogo, lo sviluppo é il risulrato di un processo bné regionale {anche se lo Stato-nazione ne & cipale) ma fondamentalmente mondi to T'attore prin- fn particolare 1, Time Dalen, Rodale ress, Emmanus LLB DECLINAZIONI DELO SVILUPPO “ nell’epoca in cui viviamo). E evidente che, anche se sem, b deterrtorializzato, jl processo mon i hanno sempre meno toriale il loro controllo & est bisogna dunque confondere «s localizzata né, per quanto riguarda il Sud, sv e dinamismo informale. Ogni cambiamento locale, anche e soprattutto di natura positiva, non & sviluppo, & la tea- rove, D'altra creative della izzazione. Questi due processi, spesso combinati in una sorta di alleanza contro natura, costitui- scono per impropriamente «sviluppo locale». «II localismo etero retto - sctive Mauro Giusti ~ @ una contraddizione in ter- sponde a logiche mini, La crescita di Boringhlei, Torino 2000. “4 cAPITOLO TERZO Riassumendo, si pud dire che si di fromte a tect senza potere alla mercé di poteri senza terri tando la gestione a distanza ~ scrive Jean: al tempo stesso decentrata ¢ unificata, di unita disperse rono alle grandi imprese di creare ivo senza swolo la cui struttura e il cui funzione bediscono a strategie sempre pid) autonome le attivita ¢ alle politiche autocentrate collocate tori determinati» radossi dello sviluppo locale & che sviluppo locale, a h del lavoro e di regolamenta- fone) ambientale. Fil torios.™ Il colmo é stato forse raggiunto con le zone fran- che urbane (Zu), create in Francia nel 1996 e che co- prono 84 periferie degradate di grandi citta. Si tratta ‘nuovi paradisi fiscali nei quali le imprese quanza addetti sono totalmente esentate li oneri so. le tasse 11988, p. 55, LE DECLINAZON! DELLA SVILUPPO 6 Le strategie di «union sacrée» locale per of fici alla regione o al comprensorio e per «vendere gine» del paese non fanno altro che produrre un’econo- mia a due veloci le «zone campionesse» ¢ le altre) € soprattutto servono a far vivere ali esperti di sviluppo locale, senza con ques' irre in misura tangibile la Si definisce ossimoro (o antinomia) una figura retorica nella quale si giustappongono due parole contraddittorie, come ad esempio l’oscura chiarezza...».”” Questo ptoce- per esprimere P secnocrati per far ctedere ‘ece, Lo sviluppo durevole & un’altra di queste antinomie, Lo sviluppo durevole, o sostenibil rato in scena» alla conferenza di Rio del giugno x992 sings eae eater pear vl confess oe eh ¢ ripsesa nella dick ne di Cocooc da commerce eiluppo (acral 974, TTangue qin anal dope stato stant deeopmens pers “6 caprroto veRz0 una volta di un bricolage concert biare le parole vi no cambiare le cose, ma in questo caso fronte a una vera mostruosita verbale, data l’antinomia mistificatrice dell’espressione. suecesso universale dell’espressione fatto che la le che punta a cam- conferenza di Johannesburg indicano che ormai nel mito dello sviluppo durevole convergono tutte le speranze riposte nei diversi sviluppi «particolari. Secondo le Ong, si tratta di uno sviluppo «economica- mente efficace, ecologicamente sost equio, democraticamente fondato, geopol cettabile, culturalmente diversificato»: insomma, la mosca della povert’ serve a liquidare prat pegni di Rio. Le 2500 raccomandazioni dell’ Agenda 2 sono abbandonate ai buon’ uffici delle Ong e allo sponso- ring (eventualmente sovvenzionato) delle imprese trans- nazionali, mentre la soluzione dei problemi di inquina- va trentasette accezioni differenti del concetto di susta ble development.* Il rapporto Brundtlat sion 1987) ne contiene la bellezza di sei, Francois Hatem, che nello stesso periodo ne repertoriava sessanta, propo- ne di classificare le teorie principal in voga sullo sviluppo so cee pean eT inten cpg inatonamoorarene on LE DECLINAZIONI DELLO SVILUPPO o durcvole in due categorie, «ecocentriche» ¢ «antropo troppo sulla compati : difesa dell’ambiente. Questa tendenza & ben rappresen- nique grandi equilibri ecologici significa arrivare a mettere in discussione alcuni aspetsi del nostro modello economico me del nostro modo di vita, E questo pud comportare la necesita di inventare un altro para. dgma di sviluppo (ancora uno! ma quale? non ssa. Per "nen i NESS MEE 8 caprroLo TERZ0 totalica degli economisti I presidente della francese Caisse des dépots et consignations, presidente anche del Consi- io internazionale pero sviluppo darevole, definiva que- st'ultimo, parlando a France-Inter ne! febbraio del 2002, come «lo sviluppo degli scambi di ogni natura a livello mondiale. Una posizione che assomiglia singolarmente al liberoscambismo e che non siallontana molto dal liberali- smo puro ¢ duro! A Maurice Strong, che il 4 aprile 1992 dichiarava: «11 nostro modello di sviluppo, che porta alla istruzione delle risorse naturali, non @ praticabile. Dob- biamo cambiarlo», fa da contraltare Paffermazione di George Bush (senior): «ll nostro tenore di vita non & rnegoziabile ».* Come afferma il responsabile di Elkta Pati- shad, una Ong indiana, «® quanto meno un’ironia che siano coloro che seguono il modello di distruzione consu- mistica a parlare di sviluppo durevole! Sono loro che hanno scatenato le forze del mercato, responsabili della distruzione del nostro modello durevole».”* Questa ambiguita si ritrova gia in tutto i rapport Brundtland. In efferti alla pagina 10 del documento si pd leggere: «Perché lo sviluppo durevole possa generalizzarsi al mondo intero, i benestanti devono adottare un modo di vita che rispetti i limiti ecologici del pianeta», Ma nove igine pit oltre si dice: «Dati tassi di crescita demogra- fica, la produzione manifatturiera dovra aumentare da cin- gue a dieci volte solzanto per ottenere che il consumo di prodotti manufatti dei paesi in via di sviluppo raggiunga quello dei paesi sviluppati». Come osserva non senza umo rismo Marie-Dominique Pierrot, «il rapporto nel suo in- sieme mostra che I'obiettivo perseguito non tanto quello di limitare Populenza economica e lo spreco dei potenti (al Nord come al Sud), quanto quello di propozre una sorta di salto mortale fantasmatico che dovrebbe permettere di 05, L'Beonomie deonome, LHarmactan, Gato da Aubin, Croiance imposiblendeesarct. 243 SN TSAO LE DECLINAZIONI BELLO SVILUPPO *° ¢garantire il buro (la exescita, i sold del burro (a difesa del Tambiente), e anche il surplus del burro (il soddisfacimento dei bisogni fondamentali) e addiritrura i soldi ded surplus (le aspirazioni di rutti oggi ¢ in futuro)». Non si pud nos sottoscrivere la sua conclusione sarcastica: «Allora cos" Jo sviluppo durevole se non Peternita assicurata a un’e stensione universale dello sviluppo?» Lo sviluppo sostenibile &, come I'inferno, lastricato di buone intenzioni. Gli esempi di compatibilica tra sviluppo ¢ ambiente, che gli danno credibilita, non mancano. E chiaro che la presa in considerazione dell'ambiente non ¢ nnecessariamente contraria agli interessi singolie collettivi degli attori cconomici. E infatti un dirigente della Shell, Jean-Marie Van Engelshoven, pud dichiarare: «1 mondo industriale dovra saper rispondere alle attese attuali, se vuole, con responsabilita, continuare a creare ricchezza in futuro»."* Jean-Marie Desmarets, amministratore dele, gato della Total, non parlava in modo molto diverso prima del naufragio dell’ Erika e del!’esplosione delle fab- brica di concimi chimici Azf di Tolosa Una vera e propria scuola di economisti si data la mis- sione di teorizzare questa compatibilita: & quella della «modernizzazione ecologica» o dell’economicizzazione dell’ecologia (economizing economy). Secondo questa scu0- Ja, le nuove tecnologie permettezebbero di armonizzare i benintesi interessi dei diversi attori sociali, grazie a un intervento necessazio ma limitato dello Stato, ossia la ve flexive governance (cestificazione ambientale dei prodotti ebeure er Gioce di parole costuito sul'espressone francese «vou! Pangent du Beuren, che eorponde alto evolee fe bote pisos In nope ubsieae(N-d.T} Masie Dominique Pitos,Anaehipe de pes nd tire, inJaqoes Hninardl¢ Rola Kaehs (cra i), Si sear sar sens = Pethoapaphie, Neudhltl 1999, 75 pp. 2435 5° ‘cAPITOLO TERZO dei processi di fabbricazione, etichettatura ecc.).”” La convergenza degli interessi «benintesi» in effetti 2 pos: sibile sia in teoria che in pratica. Esistono industriali persuasi della compatibilitd degli interessi della natura e dell’economia. I Business Council for Sustainable De velopment, composto da cinquanta dirigenti di grandi im- prese, sjuniti artorno a Stephan Schmidheiny, consigliere di Maurice Strong, ha prodotto un manifesto presentato Rio de Janeiro alla vigilia del apertura detla conferenza del 1992: «Cambiare rotta, riconciliare lo sviluppo del- impresa ela protezione dell’ambiente». «In quanto disi- zgenti di impresa - proclama il manifesto ~ noi aderiamo al concetto di sviluppo durevole, quello che permetter’ di rispondere ai bisogni dell umanita senza compromettere le opportunita delle generazioni future». Se per un vverso dopo la conferenza di Stoccolma (1972) le cose non sisono evolute posi tazione plane- taria si & notevolmente degradata via via che si celebra~ vano le diverse conferenze (ticordiamo: Nairobi dieci anni dopo Staccolma, Rio vent’anni dopo Stoccolma, Johannesburg. tre dopo Stoccolma ¢ dieci dopo Rio...), per altzo verso gli industriali hanno imparato la lezione. I World Business for Sustainable Development sit fuso con la Camera di commercio internazionale sotto Ja bandiera del Business Action for Sustainable Develop: ment, formando una lobby di 163 imprese transnazionali molto presenti a Johannesburg‘! * Arthur J. Mo, Beologia! Modernization: Industrial Transformations and "Woodate acura dB, Edvard Eine, Chel agiora det rexponzabl del degeado det ry Michelin, Suez, Texaeo, Dupont, AOL Time-War- A SSPE RTE SSE REA NE ot A LE DECLINAZIONI DELLO SVILUPPO s La sfida dello sviluppo durevole dungue questa. Un industriale americano esprime il concetto in modo ancor pit semplice: «Noi vogliamo che sopravvivano sia lo stra ‘industria americana». Vale la pena di esaminare la questione pid da vicino, ritornando sui concetti, per vedere se la sfida pud ancora essere praticabile. La definizione di sviluppo durevole, cosi come figura nel rapporto Brundtland, prende in con: siderazione soltanto la durevolezza o sostenibilita. Si trat tain effetti di un «processo di cambiamento attraverso il quale lo sfruttamento delle risorse, 'orientamento degli investimenti, i mutamenti tecnici e istituzionali si tro- vano in armonia ¢ rafforzano il potenziale-attuale ¢ fu: turo dei bisogni degli uomini». Ma bisogna stare atten. ti, Per chi dirige gli affari non & Pambiente che si deve preservare, ma in primo Iuogo lo sviluppo. FE. questa la trappola. Hl problema con lo sviluppo sostenibile non sta tanto nella parola «sostenibile», che in sé & un'espres: sione piuttosto bella, ma nel concetzo di sviluppo, che & decisamente una eparola tossica. In effetti, sostenibile, se si prende sul serio, significa che Pattivita umana non deve creare un livello di inquinamento superiore alla capacita di rigenerazione della biosfera. Non si tratta altro che dell’applicazione del principio di responsabi- Jjea enunciato dal filosofo Hans Jonas: «Agisci in modo tale che gli effetti della tua azione siano compatibili con Ja permanenza di una vita autenticamente umana sulla terra». Tuttavia, il significato storico e pratico dello svi Iuppo, legato al programma della modernita, ¢ fondamen talmente contrario alla durevolezza cosi concepita. Ma sta di fatto che I'ideologia e il pensiero unico dominanti si sforzano, con un certo successo, di occultare questa real: 18. La mano invisibile ¢ Pequilibrio degli interessi ci ga- rantiscono che tutto vada per il meglio nel migliore dei mondi possibili. Petché preoccuparsi? = CAPITOLO TERZO Diconseguenza, la maggioranza degli economisti,libe- ali o marxisti che siano, sono favorevoli a una conce- zione che assicura il perdurare dello sviluppo economico. Per i neoclassici, lo sviluppo & quasi naturalmente dure vole. Alcuni economisti neoclassici sostengono addirit tura, con un che di provocatorio ma non senza fondamen- to, che sono loro i veri partigiani dello sviluppo durevole, con lintroduzione del ediritto di inquinare» e la merci cazione dell’ ambiente. L'economista John Richard Hicks, con la sua concezione del reddito senza pregiudizio del capitale (compreso quello naturale...) diventa in questo modo, a sua insaputa, il primo teatico dello sviluppo durevole! Stephan Schmidheiny, animatore di un’asso- ciazione di industriali sensibili all'ambiente consigliere per l'organizzazione di Rio 92 di Meurice Strong, pre- sidente dell'United Nations Environment Programme (Unep), scrive: «Il funzionamento di un sistema di mer catiliberi e concorrenziali, dove i prezzi integrano i costi ambientali nelle altre componenti economiche, costituisce il fondamento dello sviluppo durevole», Ma questa inte- grazione si realizza quasi naturalmente attraverso il gioco delle scarsita relative, della sostituzione totale capitale/ natura ¢ delPecoefficienza. I documenti della Business Action for Sustainable Development su questo punto sono edificanti. «Lo sviluppo durevole si realizza nel migliore dei modi grazie a una concorrenza aperta all'in- terno di mercati correttamente organizzati che rispettano i vantaggi comparativilegittimi. Mercati di questo genere incoraggiano !'efficienza el'innovazione, elementi neces sari per un progresso umano durevolen. E ancora: «11 principale contributo del mondo degli affari allo sviluppo sostenibile, sul quale puntiamo da pit di un decennio, & Pecoefficienza, un termine che abbiemo coniato nel 1992, II World Business Council for Sustainable Devel opment (Whesd) sostiene che l'ecoefficienza «si realizza LE DECLINAZIONI BELLO SVILUPPO s attraverso l'offerta di beni e di servizi a prezzi concor- renziali, che soddisfano i bisogni umani e apportano qua- lita di vita, riducendo al tempo stesso progressivamente Pimpatto ccologico ¢ Pintensita del prelievo delle risorse naturali fino a raggiungere un livello per lo meno pari alla capacita di carico stimata del pianeta».* Ma i fatti sono ostinati: la diminuzione dell'intensita del prelievo delle sisorse & innegabile, ma sfortunatamente £ pili che compensata dall’aumento generale della produ: zione ¢ di conseguenza il salasso di risorse ¢ linquina mento contiauano ad aumentare, come riconosce d’al tronde il rapporto del Programma delle Nazioni Unite per Jo sviluppo: «In tutto il mondo i process di produzione da qualche anno sono ntati meno dispendiosi di energia. ‘Tuttavia, dato aumento dei volumi prodotti, questi pro- gressi sono nettamente insufficienti per ridurre le emis- sioni di biosside di carbonio su scala mondiale».® In so- stanza, come riconosce Michel Petit, membro del Gruppo internazionale di esperti sul clima (Giec) e del Consi- glio generale delle tecnologie dell’informazione, «il mo- dello di sviluppo finora seguito da cutti i paesi @ fon damentalmente non durevole, al di l& delle arguzie che circolano attorno al concetto di sviluppo durevole».** Per gli economisti eterodossi, quando non cadono nel- la trappola della definizione mitica dello sviluppo, le cose sono meno semplici. Ad esempio, l’economista marxista Gérard d’Estanne de Bernis afferma: «E inutile fare della semantica o chiedersi se l’aggettivo “durevole” (so- stenibile) apporti qualcosa alle definizioni classiche dello ocamento det World ble Developenent er Johan sure developmen: busi, De Boeck, Brees 2002;p.28 "i Eat in Jean Pere Dupoy, Pour wn eatsrophione laid. Quand posible et eran, Se en 3002, B30, o ‘cAPITOLO TERZO sviluppo, teniamo piuttosto conto dei tempi e usiamo il lin. guaggio corrente [...] E chiaro che durevole non rinvia a di lunga durata, maa irreversibile. In questo senso, quale che sia l'importanze delle esperienze esaminate, rimane il fatto che il processo di sviluppo di paesi come "Algeria, il Brasile, la Corea del Sud, "India o il Messico non rivelato “durevole” (sostenibile): le contraddizioni non governate hanno spazzato via i risultati degli sforzi com- piuti e hanno portato al regresso»."” In realta, se, come fa Rostow, si definisce lo sviluppo come self-sustaining ‘growth (crescita autosostenuta), laggiunta degli aggertivi Fok Demisaue Vien, Hoe dn mos aed neuer Td Lepponen ties Papen dp, aregren, Edens sooctiiques em Sethe, Le dloppemen! meouidecie p34 gs NSE 6 caprroLo "rERz0 «esperti» in riproduzione durevole. Gli artigiani e i con- tadini che hanno conservato una larga parte delleredita dei modi ancestral di fare e di pensare vivono nella mag- gioranza dei casi in armonia con il loro ambiente, non sono predat natura. Ancora nel xvnt secolo, pro- sulle foreste, regolamentando i tagli per assicurare la ricostituzione dei boschi, piantando: le querce che ancora ammiziamo per fare gli alberi delle navi trecento anni pid tardi, Colbert si dimostra un esperto in sustainability. B le misure colbertiane vanno contro [a logica mercant Ecco, si dira, uno sviluppo durevole. Ma allora biso- agnerebbe dire lo stesso delle pratiche dei contadini che piantano nuovi olivi ¢ muovi fichi di cui non vedranno mai i frutti, pensando alle generazioni future, e senza essere costretti da nessun regolamento, ma semplice- mente perché i loro genitori, i loro nonni e tutti quelli che 1 hanno preceduti hanno fatto lo stesso. Chiaramente, questa condotta previdente non ha niente a che vedere con lo sviluppo realmente esistente LE DECLINAZIONI DELIO SVILUPPO 5 Infine, Jo sviluppo dusevole & sospetto a priori perché unanimita. Ad esempio, i firmatari dell’ap- fa chiave. E un concetto che s ricco e il povero, i] Nord e il Sud, il padtone e l'operaio ecc. 8 un cattivo concetto. Ognuno ci mete dentro quel e mentre si ripongono le proprie speranze nelle edi strangolare le invocano uno sviluppo dun domande vedendo che il pr. ministero con quel nome, che Michel Camdessus, ex pre- sidente del Fondo monetario internazionale, firma un ‘manifesto per tno sviluppo sastenibile che circola cra le inguinatoxi del Petroleum, Total anche Monsanto, Novart sono i pit grandi grandi vincitori (e d'altronde praticamente i si Johannesburg. Si pud dire dunque che accoppiando !’ag- gettivo edurevole» al concetto di sviluppo non si fa altro che confondere ancor pit le cose, E pit che dubbio che far egceee la vert nel mando epromovere un “ircvole dele soiets mane nel ripest dell ambi “Archimedeot Léonard Taverne 1993-7994, 8 caprroLo-TERz0 un'operazione del genere possa bastare a risolvere i pro blemi. Per questo lo sviluppo durevole, questa contraddi zione in termini insopportabile e dell esaurimento delle risorse natural, Si poteva dunque lavorare e rflettere nella prospertiva di tun doposviluppo meno disperante, mettere insieme una postmodernita accettabile, Soprattutto, si potevano rein- trodurre il le ci toglie ogni prosper Jo sviluppo per I’ete: non é durevole. Lo sviluppo alternativo parte che in nome dello sviluppo «alternativo» a volte i autenticamente antiprodut rendono eliminare le piaghe "Vaasa P AEG RCRA DI EE ESE LE DECLINAZIONE DELLO SVILUPPO ” i di societ «conviviale» non hanno a che fare con lo avevano la minima idea.” Per smascherare questa rinascita del mito, @ forse utile ripercorrere la nostra storia. Anche noi in Francia abbiamo avuto la nostra grande esperienza di uno sviluppo altema- tivo. Si tratta della modernizzazione dell’agricoltura tra il |, create su impulso di carita deve trasformarsiin tecnica». la meccanizzazione, alla concen- dal 1960 al 1980, la produzione sié triplicata, ma la popo- lazione agricola si ridotta a un quarto, e no: sono stati poss pesticide di concimi chi- indacalisti d’assalto bretoni, 110, er ortbre 1593, 6 caprTroLo TERZO «malelimentazione»... Risultato: il 98 per cento dei co- ‘muni rurali della Bretagna non ha pitt acqua potabile. La ante, anche se tra i i pitt alto, ¢ non ha nem- meno messo in allarme gli organismi di aiuto d’urgenza, perché il popolo delle campagne si bene o male riciclato voglia o meno, senza la lotta coraggiosa di José Bove ¢ della sua Confédération paysanne, e di quelli che lo particolare Bernard Lambe! »» sarebbe scomparsa. Se vrebbe Ie bandiere dello sviluppo, che @ il suo avversario irriducibile (anche co degli age’ Si trat di crear di costruire un do- posviluppo ¢ una decrescita sostenibile. Ammettiamo pure che si prenda sul serio il mito dello are alla lettera il qualifi appagamento «di ogni uomoe 1po, al punto che non ne resterebbe pitt nulla. Sarebbe, recnologia anch’essa alira, ca- pace di far uscire dal tecnicismo dell’attuale societa. E sa- satia un’ alira economia, con un'al- poi necessari un altro sapere e un'alira visione della scien za, diversi dalla nostra tecnoscienza prometeica cieca ¢ senza anima. Sarebbero forse necessarie anche un’alira concezione del progresso, un'alira concezione della vita (e della morte), un’altra concezione della ricchezza (e della poverta...). Tutto questo presupporrebbe probabilmente orhnceecarnee LEE DECLINAZIONI DELLO SVILUPPO 6 1é non UI -apporti tra le generazioni, atta, molto pit che ane lo stesso anche se rive to € corretto.