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MEDIOEVO E RINASCIMENTO ANNUARIO del Dipartimento di Studi sul Medioevo e il Rinascimento dell’Universita. di Firenze I 1987 (lsy FIRENZE LEO S. OLSCHKI EDITORE MCMLXXXVII Riccarpo FUuBINr RICERCHE SUL « DE VOLUPTATE » DI LORENZO VILLA * Jt SoGGIORNO A PAVIA E LE CIRCOSTANZE DELLA COMPOSIZIONE «Laurentius Valla patricius romanus », @ dizione ricorrente nei frontespizi editoriali antichi. Cid era suggerito dal vanto di romanita del Valla stesso, novello Camillo inteso a rivendicare dalla barbarie la lingua latina. Nato effettivamente a Roma nel 1407, egli era in realta, per parte di padre e di madre, di solido ceppo lombardo, nella fatti- specie piacentino, di quella minore nobilta di contado da cui non * Si tratta in origine di testo preparato per una conversazione presso la Societi Pavese di Storia Patria, su amichevole invito del professor Emilio Gabba nel. lon- tano 1980. Motivi contingenti ¢ no mi hanno finora trattenuto dalla pubblicazione: non ultimo la consapevolezza di discostarmi, sensibilmente da indirizei da vario tempo prevalenti nella critica valliana, e quindi V'esigenza di motivare in modo pitt appro. fondito, € soprattutto pit direttamente verificabile, le affermazioni in oggetto. Su di tun punto non vi dovrebbe essere pili discussione: lo stato della ricerca sul Valla wre’ simettono in primo luogo le edizioni qui oltre elencate — non consente ormai pit discorsi generalizzanti, ¢ Pannessione dell’autore, in senso pit o meno_ emblem tico, @ indirizai ideologici (aici o confessionali, teologici 0 filosofici) seriori. Cid si- gnifica non solo, come @ ovvio, evitare proposizioni unilaterali ed irrigidite, ma anche istabilire una connessione attendibile fra opera e opera, e soprattutto risalite alle origin’ delle proposizioni valliane, per quel che significarono in rapporto al, loro proprio contesto, e non per il modo in cui furono in seguito assunte ¢ per i diversi contesti ideologici con cui Ie si vollero confrontare, se vogliamo dall’eta di Erasmo fino al giorno d’oggi. In questo senso partire dall'ambiente pavese e dalla redazione del De ‘voluptate pud avere un significato che trascende l’occasione, ed ho. cercato di onorare Pimpegno con ricerche ulteriori di cui rendo parzialmente conto in nota. Limitandoci al. nostro assunto, sono di importanza essenziale per la ricostruzione della biografia del Valla: L. VALLA, Antidotum in Facium, ed. M. Regoliosi, Padova 1981; Epistole, ed. O. Besomi, M. Regoliosi, ivi 1984 (citando Je lettere ci riferiamo al n° di della lettera medesima; in difetto di tale indicazione, il riferimento va al nutrito commento degli egregi editori), Per i contenuti ideologici & essenziale V'edizione delopera filosofica: Repastinatio dialectice et philosophie, ed. G. Zippel, ivi 1982 (riporta separatamente la prima redazione, dal titolo indicato, e la terza:, Retractatio totius dialectice cum fundamentis universe philosopbie, pit ‘oltre rispettivamente si- glate come Repastinatio ¢ Retractatio). Parimenti importante & la Defensio questionam in philosophia, edita in G. Z1pPet, Lautodifesa di L. Valla per it processo dell'In- 190 RICCARDO Fusmt infrequentemente all’epoca erano reclutati i ceti intellettuali! I Valle e gli Sctivani avevano trovato, nellesercizio della professions giutidica, Pambito sbocco della curia romana; ma non per queen come i parentadi dimostrano, avevano smarrito i legami di solidarien, ed attinenza col nucleo regionale di origine. | In data precoce Lorenzo mird a seguire la carriera dello zio, Melchii re Scrivani, segretario pontificio dal 1426, in cid conformandosi alls ton denza Catatteristica dell’ufficialita curiale a perpetuare, a guisa di iccol dinastie, i privilegi acquisiti. Ma anche operava un’ambizione di cae in, tellettuale, per via della crescente catattetizzazione umanistica del collegio dei segtetari pontifici, via via occupato da personalita quali Leonardo ree Eee quindi Antonic Loschi, Cencio Rustici, Poggio Bracciolini a nella prima redazione di ambientazione romana A tal circostanze risale il primo scritto del Valla, la perduta Cc paratio Ciceronis Quintilianique. Forse nel nesso tradizionale tra edie cazione retorica ed esercizio cancelleresco, certamente in raj to emulativo col decano dei segretari pontifici, quell’Antonio Loschi che con la Ingquisitio artis super XI orationes Ciceronis (del 1395) era - autore di uno dei testi fondamentali del nuovo ‘ ciceronianesimo we aveva informato Vinsegnamento delle Universit’ padane, so enn 5 Pavia e Padova, egli intendeva dunque confrontarsi con le. produzione guisicione napoletana (1444), in « Ttalia_medioevale © umanisti vanes te : , Sat anistica » 3394 Gem, sepuincome: Defenio) Gio inolte, come Opera ediatone! Ut Bele 5 , Torino 1962). Il testo del dial i faccio. riferi Bl senuente: [Vani 'De sero felsoque bono, ad, M. Be Pais Tord, Bae (ielato come Dob); Vedizione & riproposta con versione inglése e con nuova ioe lone in On Pleaire, De voluptate, New York 1977. Ci aferiamo al dalogo normal mente cal titolo primitive di De soluplate, per essere lo studio. incentrato sul, mo mento. della composizione; il titolo delle’ successive version, secondo "il eostante ferment di Valla stesso (cir. Retracttio, p. 92), De vero bono, & non quello alla prima riga del testo secondo Iintitolazione di alcuni manoscritti celto nelfed. cit: eas0 non unico li ipercortettismo di una flologiwoppo punt. shog,2 recee volume, M: De Pantzen Lona A ‘Defence of Life Valles Theory asure, : fumanistische Bibliothek, Reih nellimpostazione «) precedenti proposte: R. Funist, Intendimenti umanisics e rif yiment EPG, al Petree al Vell a yspCleinale stovieo dll Ieteratura “he Tiana », X 4), pp. 521.578; su la e la composizic ‘ ; ‘esi cl Classic. nel Medioevo nell Umanesine Miscelanca ‘olosca , Gero 10 di Filologia classica e medievale), pp. 11-5), at 'Cfr E. Nasantt Rocca, La famiglia di Rocca, La iL. Vall in i Roma del secolo XV, in « Atchivio stotico per le province parmenel 9 TW ). E tuttavia owvio Herne qui né altrove egli pensd mai a una contrapposizione tra i due scrittori, ma fiuttosto alla loro tispettiva efficacia pedagogica. In tal. senso il Cicerone contrapposto Pla Institutio quintilianea tecentemente rimessa in circolazione era quello istituzio~ Sale della Rhetorica vetus ¢ nova, che dalla scuola tardo-trecentesca, a Gasparino Bar- Zaza, a Guarino stesso stava conoscendo una crescente fortuna in termini di diffu sione del testo e dei commenti (cfr. J. O. Wann, From Antiquity to the Renaissan Glosses and Commentaries on Cicero's Rhetorica, in «Medieval Eloquence. Studies in the Theory and Practice of Medieval Rhetoric», ed. J. J. Murphy, Berkeley-Los ‘Angeles-London 1978, pp. 25-67); probabilmente un ‘prolungamento delloperetta giovanile pud essere riconosciuto nel pit maturo ¢ parimenti perduto commento alla Rhet. ad Her, che esprimeva dubbi controcorrente sulla paterniti ciceroniana (cfr. ‘Antid. in Facium .. cit., pp. 20x, Lx111, 388). Inoltre, 1A dove il Valla vanta di essere ‘idem ego... qui preposui in” Commentariis, quos in Ciceronem Quintilianumque composui, Quintilianum Ciceroni, Demostheni atque ipsi Homero» (Epistole,, n. 16, p. 215. 2g), egli pare contrapporsi al tipico metodo scolastico illustrato dal Bar- Zizza, che nificava in una sola sistematica Veloquenza prosastica ¢ quella poctica («Quid mihi prodesset Cicero sine Prisciano et Terentio et ceteris poetis? Quid Priscianus sine Cicerone et Terentio? Quid Terentius sine Cicerone et Prisciano? . Quare non tunc est occupatus sensus circa plura, quia diversa, quando ea sunt unum »; cit. G. W. Proman IIL, Barzizza’s Studies of Cicero, in « Rinascimento », XXI (1981), p. 125). In altri termini la Comparatio fu un primo passo verso, quell’antiscolasticismo frammaticale e retorico che, sotto Vassunzione polemica dell'insegna quintilianea, gvrebbe di la poco portato alle innovazioni profonde delle Elegantiae, Allinsegna- mento della «rhetorica» era tradizionalmente connesso quello dell’« ethica», ¢ in modo patticolare del De officiis ciceroniano (cfr. PIGMAN, art. cit., pp. 123-163; _L- ‘A, Pantzza, G. Barzizza's Commentaries on Seneca’s Letters, in « Traditio», XXX1IT (1977), pp. 297-358; ¢ inoltre, per es., C. Covompo and P. O. Krrstenter, Some New Additions t0 the Corrispondence of Guarino of Verona,... in «Italia medioevale ¢ Uumanistica », VIII (1965), pp. 239-242); ¢ cid costituisce a sua volta un punto di passaggio per Ia successiva polemica del De voluptate. a wesst hay faust i 192 RICCARDO _FUBINr stabilendosi momentaneamente a Piacenza e mirando all’insegnamento di retorica a Pavia* Tale insegnamento attraversava allota un momento di ctisi, per la decadenza del Barzizza, che dopo gli anni d’insegnamento milanese vi concludeva Ja cattiera, ormai vecchio e Prossimo alla morte. « Ista lectura Rhetorice stat in suspenso », @ annotato nei rotuli universitari del 1428-29, mentre nel 1429-30 essa fu occupata da Tommaso Se. neca da Camerino, egli pure acclientelato al Panormita. L’anno se- guente fu il Panormita stesso che, con lappoggio ducale, ottenne la lettura, o per meglio dite tentd di trasferire a carico dello Studio il proprio esorbitante emolumento quale poeta aulico, di 400 fiorinis La condotta ufficiale del Valla nel 1431 avvenne ancora nell’orbita della clientela del Panotmita (quale « familiatis Panormite » egli si qualifica nella corrispondenza coeva con Antonio da Rho, di cui ancora si dira), probabilmente attraverso un accordo tra questi, che per le resistenze locali non aveva potuto farsi iscrivere nei rotuli, e una personalita della facolt& giuridica, facilmente identificabile con Iii fluente Catone Sacco, « iurisconsultus noster », a dire del Panormita stesso (la condotta del Valla fu registrata con la dizione inconsueta: «positus in Rotulo porrecto per Rectorem Iuristarum », mentre in realta V'insegnamento apparteneva alla facoltd dei medici ed_artisti)§ { Cf. Epistole, p. 115 sg. sulle cizcostanze rimane fondamentale R. SapBapint, Come il, Panormita diventd poeta aulico, in «Archivio storico lombardo r XLUT (1916), Parte I, pp. 5.27. § Chr. R. Matoccut, Codice diplomatico dell'Universita di Pavia, Pavia 1913, IL brs P, 247s &, sul Seneca, Memorie e documenti per la storia dell Universita di Pavia, Pavia 1878, p. 156; R. Sawpapint, Briciole umanistiche, IV.., in «Giornale storie gella letteratura italiana», XVIII '(1891), pp. 228-230 («Nei tempo che “dimoro s Pavia € a Milano ebbe molta dimestichezza col Panormita, e fu ani il Panormite che 1o fece venire cold»); E. Srapouint, Un poema inedito di Tommaso Sences da Co. merino, in «Le Marche illustrate », II (1902), pp. 3-27; G. Resta, L’epistolario del Panormita, Messina 1954, p. 237. Nota la singolarita della posizione del Panormie, Gondotto nel 1429 con ben 400 fiorini contro i 60 attribuiti al Barvizza, A. CORDELLINE, Note di vita cittadina e universitaria pavese nel Quattrocento, in «Bellettine dela societd pavese di storia patria», XXX (1930), p. 35. In effetti, piuttosto che a ua insegnamento vero € proprio, sembra che egli, dal'alto della posizione di posta aulico, avesse mirato a un vero controllo sulle cose dello Studio; ‘e se un'invettiva anni, ma lo accusava di atrogarsi indebitamente il titolo di «Studi Papiensis... cancella, Hum > (R. Sanpavint, Ottanta lettere inedite del Panormita, Catania 1910, p. 33 sg), lo vediamo per altro ‘verso assumersi, dinanzi al principe, una sorta di rappresentscoe sindacale dei professori, che reclamavano il. pagamento degli arretrati (chr Ry Maroc, Gut Spoglio d'archivio, in «Bollettino storico pavese », If (1894), pp. 329-333, doc. del'10 maggio 1431), ‘ Chr. Matoccr, Codice... cit, p. 293; ¢ Epistole, p. 119. Sulle condizioni ordi- patie dellinsegnamento, cfr. D, BuancHt, La lettura d'arte oratoria nello Studio di Pavia net secoli XV e XVI (1376-1550), in « Bollettino della societh pavese di storia Patria», XIII (1913), pp. 151-172. Sui rapporti del Sacco con gli ambienti umanistici, 193 LORENZO VALLA Le ragioni della rottura che poi segul fra il Valla e il suo protettore furono lasciate oscure nelle successive, protratte ae ma cer- tamente giocd l'intento di liberarsi da cost invadente tutela (« quasi obsidione quadam liberatus sum », come afferma nella corrispondenza citata), specie dopo che il Panotmita era stato privato degli aPpOeel a corte dalla disgrazia del suo « mecenate » Francesco Barbavara; sie hé, nel giugno 1432, egli si accostd al partito rivale, capeggiato da . Candido Decembrio, segretario ducale, che aveva come portavoce la curiosa figura dell’umanista e frate minorita Antonio da Rho, il suc- cessore del Barzizza nell’insegnamento milanese | | Gli avvenimenti qui sommariamente delineati rappresentano la cornice esterna del dialogo De voluptate, cosi come il Valla lo intitold in prima redazione, licenziata nel 1431. Malgrado Vambientazione ¢ i. personaggi, appartenenti perlopit alla cerchia della curia romana, e malgrado Ja data del 1427 desumibile dall’azione Aittizia, non c'é dubbio che I'opera fu concepita e composta durante il soggiotno pia- centino ¢ le frequentazioni milanesi ¢ pavesi di quegli anni. « Hine tribus annis » @ indicata la data dell’azione dal Valla; di pit, Pam. bientazione appare volutamente fittizia, considerato che i soggiorni del Bruni e del Panormita, a cui viene alluso, avvennero in tempi distinti (rispettivamente nel 1426 e 1428), mentre non si ha notizia di un soggiorno del fiorentino Niccoli, principale interlocutore insieme ai sopraddetti® Né mancano altre prove di carattere interno, soprat- it Cambio Zambeccari, novembre 1429, in SABBADINI, Ottanta Ee eter ee inal Resta, L’epistolario ... cit., p. 236; C. Covonino, Altri inediti guariniani .. ct., in «Tltalia medioevale e umanistica », X (1967), pp. 219-257. 7 Cfr. F. Ponrarin e C. Anpreucct, La tradizione del carteggio di L. Valla, in «Italia medioevale e umanistica », XV (1972), pp. 205-208; Epistole, at B. 132 se: (Walla ad Antonio da Rho); n. 1a, p. 133 sgg. (Antonio da Rho a Valla); e anct ivi, p. 121. : | oe wooay (e On Pleasure... cit, p. 16 sg). Il Niccoli, secondo azios fi iis eae ee Roma «ob indulgentias, ut vocent, romanorum pulvinarium » (ivi, Appendix I, p. 143). Cid 2 evidentemente consono al ruolo che assume, di difen- Sore della causa ‘tistianay ma in pari tempo non doveva_suonaze,privo, di'ionia, se si riscontrano le espressioni della lettera del Panormica 8G. Lamols, § dice ee in cui annuncia la venuta a Roma, alla quale allude il contest Mere pee « . , inguis, ob ‘causam? Non quidem ut Rome religiosic esr nian ex Rome Beneticienibs ubigue et, neque is sam qul denies, ona et yestimente sanctorum hominwm adorem, sed animas corum divinos ct eli polei tudine glorague pro virttibus_ac fide donatos -, sed ut conveniem, viseem atque salutarem Bartholomeum (sc. Capra] pontiicem, ‘virum primarium Cesarsque_nostr isconti] Jegatum tunc ad summum sacerdotem» (SABBADINI, Poort eer aN tNe, per incso, il personaggio reale del. Niccoi, frequentato a Firenze dal Panormita, aveva mancato di attirars i rimproveri di Ambrogio ‘Tre versari per V'inosservanza’ del precetto religioso: « Neque enim fer0 amicissimum ho: minem, evi iam gtavem, sacris litteris apprime deditum et eruditum, pl B 14 RICCARDO FUBINT tutto le citazioni implicite ma evidenti del dialogo di Poggio Brac. ciolini, De avaritia, che ebbe diffusione nel corso del 1429? Cid riveste una particolare importanza anche per l’interpretazione, su cui mi soffermerd pitt oltre. Basti ora aggiungere che nel dialogo & evidente da una parte l’intento di riepilogare l’esperienza romana e con essa consacrare il legame (non sappiamo quanto effettivo 0, come pitt probabile, soltanto auspicato) con Vélite umanistica del tempo, nelle persone particolarmente dei fiorentini Bruni e Niccoli; e, dal. Laltra, di dar forma letteraria al sodalizio col Panormita, che in effetti patrocind Vedizione dell’opera, e che, come apologeta della « voluptas », ne occupa la parte centrale e pitt estesa." Ma insieme domina la volont} sactosanctam non attigisse alimoniam; quia, nisi sepe suscitetur ac firmetur, fides nostra inter seculi temptationes fatiscit ac deficit» (G. Mencatt, Ultimi contributi alla storia degli umanisti. Fasc. 1: Traversariana, Cittd del Vaticano 1939, p. 46 sg). Infine, del terzo interlocutore importante, L. Bruni, a dispetto del ruolo stoico atiribuitogl, veniva ripresa ad arte la Oratio Heliogabali’ ad meretrices, «opus sane philosophicam non ex Zenonis disciplina, sed ex intimo Epicuri sinu’ depromptum» a dire del Bruni stesso (lettera al Niccoli, 7 gennaio 1408; cfr. H. B. Gent, Philosophie und Philologie. Leonardo Brunis Uebertragung der Nikomachischen Ethik in ibren philo- sophischen Primissen, Miinchen 1981, pp. 156, 304; e anche F. P. Lutso, Studi sul- Vepistolario di L. Bruni, a cura di L, Gualdo Rosa, Roma 1980, pp. 41, 46; Dob, p. 2900), ? Cfr. D. Mars, The Quattrocento Dialogue. Classical Tradition and Humanist Innovation, Cambridge, Mass., 1980, pp. 55-77. Le affiniti col De avaritia possono essere rawvisate sia sotto Maspetto strutturale che in vere ¢ proprie citazioni implicite. Nel primo caso, i due dialogi hanno in comune la forma tripattita, in qualche modo cortispondente ‘ai gradi della persuasione retorica (docere, delectare, ‘moveré), dei quali il primo @ rappresentato dagli assunti pit rigidamente dottrinari’ (condanna del- Yavarizia in Poggio, proposizioni, «stoiche » in Valla); il secondo dal paradosso.polemico (rivalutazione utilitaristica dellavarizia in Poggio, sviluppi dell’argomentazione epi- curea in Valla); il terzo, dallintervento conclusive, sul piano ampiamente parenetico, din oratore cristiano (Andrea da Costantinopoli in Poggio, Niccoli in Valla; cf. a riguardo il mio conttibuto: Poggio Bracciolini e S$. Bernardino: temi e motivi di una polemica,, in «Atti del simposio internazionale Cateriniano-Bernatdiniano », «cura di . Maffei e P. Nardi, Siena 1982, pp. 509-540). Per il secondo aspetto si veda per es. Dub, I, xx, 9, p. 89, dove le proposizioni sull’« avaritia » come utile «ad vite cultum et ad earum ‘rerum quibus untuntur homines facultatem, ad opes, ad copiam » ece., appaiono in riferimento diretto al tema centrale dellintervento di Antonio Loschi in Poggio; cfr. anche pitt oltre, n. 115. 1 La funzione del Panormita per il Valla ~ nella realta ¢, di qui, allusivamente, nel dialogo ~ fu quella di mediatore con i gruppi fiorentini da questi ‘conosciuti pre- sumibilmente soltanto ‘di riflesso, ambiente’ Rorenting, nelle persone puncipalmeate del Niccoli ¢ di Carlo Marsuppini, costitul per il giovane Lorenzo un punto di rife: rimento essenziale. Al Marsuppini egli trasmise sul principio del 1428, fin d’allora ac- creditato. dal Panormita, la Comparatio (cfs. SaDbanint, Come dl Panormita. cit, ‘b. 24; Antid. in Faciure .. cit. p. 373). Al Niccoli egli ‘stesso ricorder’ poi, nel corso della disputa con Poggio, ‘di essersi ispirato nella polemica anti-scolastica, avendo Boezio a bersaglio emblematico: «cum... eius coniunctissimus Nicolaus Nicoli, vir non minimae auctoritatis, Boetium sit appellare solitus excolaturam bonae doctrinae, ut nemo mirari debeat si cum Boetio de linguae latinae proprietate contendo » (Antid. II in Pogium... cit., p. 292). Nel dialogo il Valla recava dunque il riflesso del radi- LORENZO VALLA 195 del Valla stesso di autoaffermarsi nell’ambito di un movimento cultu- tale in rapida espansione, interloquendo con voce propria ¢ traendone nuovi e impensati sviluppi. Cosi in primo luogo per il genere dialogico di argomento filosofico-letterario, risuscitato dal Bruni e ultimamente come si & veduto, in senso etico-filosofico, da Poggio; cost ancora per la polemica anti-scolastica, aperta a tacer altro dalla nuova versione Jatina, da parte del Bruni stesso, dell’Etica Nicomachea (1417); il quale Bruni, di seguito alle polemiche di qui insorte intorno alla traduzione del tagathon aristotelico con 1a dizione ciceroniana di « summum bo- num », aveva delineato una soluzione eclettica del problema nell'Isago- gicon moralis disciplinae (1424 circa) in spirito di conciliazione aristo- telico, stoico ed epicureo, e cio® implicitamente anti-platonico ed anti- teologico." Cosi infine per V’affermazione, su di una falsariga cicero- niana ma soprattutto quintilianea, della superiorita dell’eloquenza sulla dialettica degli scolastici, che costituisce uno dei presupposti pit: enfatici del dialogo: « Quanto enim evidentius, gravius, magnificentius ab i scano, presente ¢ in stretti rapporti con Pambiente romano. Rimane Gikungue chiar, contto” una confusione.persistente (cfr. ora M..De Panizza Lonci, The Presence of Rome and Milan in L. Valla's “On Pleasure’, in « Umanesime Roma nel Quattrocento», a cura di P. Brezci e M. De Panizea Lorch, RomaNew York 1984, pp. 191-210), che, secondo tutte le indicazioni documentarie’ ed interne, Yopera fin'dalla prima redazione fu concepita in Lombardia, idealmente retrodatando unfazione.immaginaria, allsiva ‘delle ispirezioni cultrali ricevate, nonché della vo- fonta dell'autore di essere cooptato, al seguito del suo protettore Panormita, nellélize del movimento umanistico. id. translationem Etbic Aristotelis, in L 1 Cfr, particolarmente Praemissio ad translationem Etbicorum Aristotelis, in L. Brunt, Aterno. Humanisizebphlosopbische Sebriften, ed. Hl. Baron, Lepzie Becln 1928 (sist. Wiesbaden 1969), p. 79, dove polemizza contro la confusione, nella term nologia scolastica, di «bonuim > ¢'«honeitam» («ita tria maxime quae in philoso. ghia versantut ~“bonum’, ‘utile’, “honestum'— in. nom confundemus »); ¢ inlere Tsegogicon, morals disciplinae, ivi,” pp. 20-41, dove, in conformitd al medesimo prin ciplo, si fa cautamente strada una rivalutazione del'ultaismo sotto Vegida di un fondamentale aristotelismo, ecletticamente combinato con principi stoici ed epicurei. Dimportanza della versione braniana dell'Bvce, Nicomachea & apertamente icone seiute dal Valla,che Ja cita in Dub, U1, xxvit, 2, p. 79, ¢ che nella Defensio, p. 83. fa il Bruni responsabile della interpretazione di '« voluptas >: «Siquidem nescio, qui homines imperii, quos merito Leonardus accusat, transtulerunt Aristotelem ‘non Jatine sed barbare, pro ‘voluptate’ dicentes ‘letitiam '» ecc. In effetti il Brunt aveva restituto voluptas>, la dove il «vetus interpres » aveva tradotio edoné con « delecacio »: cfr. Gent,” Philosophie und Philologie... cit, p. 172. Ma ci pare particolarmente Jimportanté che il titolo. stesso di De" vero’ bono, presentato fin. dalla prima re davione come equivalente ed alternative a De toluptate («..siguidem de ver bono, quam veandem voluptatem esse. placet in, hoc opere, disputamus >, p. 151), sia parimenti tratto dalla versione azistotelica el Bruni. Quit infatti con « verum bonum > & rego il 2. katalétheian agathon (a secundum veritatem bonum > versione del Grossatesta), a differenan del tagathon, reso con « summum bonum > Givi, p. 165). Tl Bruni in sintesi appare per il Walla come punto di. riferimento retto nella sua istanza di un rinnovato linguaggio filosofico umanistico, ed insieme un termine emulativo di confronto per nuove, otiginali soluzioni. 196 RICCARDO FUBINI oratoribus illa disseruntur, quam a dialecticis quibusdam squalidis et exanguibus disputantur! ».” Risulta che il Valla ancora pensava, componendo Vopera, ad un reinserimento nell’ambiente romano, probabilmente in coincidenza con Telezione del nuovo pontefice, Eugenio IV (7 marzo 1431), suo antico condiscepolo, nonché restauratore in quell’anno stesso dello Studium Urbis, che egli appositamente nominava." Tuttavia Vesaltazione della facolta oratoria, della sua capacita concorrenziale rispetto alle discipline dialettiche, nonché della vasta dottrina da essa abbracciata (e il dialogo ne dava dimostrazione), fa pensare che esso fosse stato composto anche e particolarmente in vista dell’insegnamento universitario, conseguito, come si & detto, poco dopo. La pubblicazione non mancd di destare vivo interesse, e Antonio da Rho, nel giugno 1432, chiedeva al Valla « librum illum tuum, quem eloquentia, doctrina et arte divinum multi audivimus, multi testantur ».“ La seconda edizione consegu} alla rottura col Panormita, che era sosti- tuito nella parte da un altro e pit innocuo poeta, Maffeo Vegio; * ma anche rispose all'intento di accreditare pitt compiutamente Vopera nel- Vambiente milanese e pavese. La parte dello stoico, difensore della « honestas », @ assunta da Catone Sacco, I’influente giurista che verisi- milmente aveva prestato il suo appoggio alla condotta del Vala, e che si era inoltre schierato tra gli avversari del Panormita; come interlo- cutote cristiano subentra il gid ricordato Antonio da Rho, mentre quale moderatore della disputa & fatto fittiziamente comparire un altro uma- nista illustre, Guarino da Verona, che in effetti aveva esercitato una vivace azione di mediazione e di stimolo presso l’ambiente umanistico lombardo, € presso il quale, reciprocamente, il Valla cercd poi di ac- creditarsi.* Altri personaggi di contorno attestano la preoccupazione ° Dub, pp. 15, 157 (citato secondo Ja prima redazione). Sul topos della contrap- posizione retorica-dialettica, cfr. Cic., Acad. post., 28, 91; Rhet. ad Her., II, 11, 16; Quint, Inst., XII, 2, 7-14. 3 Cfr. Epistole, pp. 115-118. ™ Ponrarin ¢ ANDREUCCI, La tradizione ... cit. p. 207; Epistole, n. 1a, p. 133 sg. 15 Maffeo Vegio & qui assunto in quanto concorrente locale del Panormita nel tuolo di poeta aulico; nel 1430-1431 egli si era cimentato nel genere epico, dedicando a Filippo Maria Visconti i poemi Convivium deorum, Astianax, e Vellus aureum; cfr. A. Sormtut, Zur Biographie Giuseppe Brivios und Maffeo Vegios, in « Mittellateinisches Jahrbuch », IV (1967), p. 226. . ci° Su Antonio da Rho si veda ora: Apologia, Orazioni, Introd., ed. ¢ trad, a cura di G. Lombardi, Roma, 1982, pp. 5-38; € anche, per il rapporto col Valla, M. Reco- urost, Due nuove lettere di L. Valla, in’ « Italia medioevale e umanistica », XXV (1982), 164; su Guarino e i’ suoi legami col Sacco e col Vegio, eft. Cotomo, Altri 2. Guarino e gli amici pavesi dal 1430 al 1433... cit., pp. 232-245. Sulla LORENZO VALLA 197 di far partecipi esponenti qualificati dell’ambiente politico-sociale ed accademico: ecclesiastici, come Antonio Berneti, vicario dell’arcivescovo di Milano, e Giuseppe Brivio, canonico milanese, valgono, secondo un procedimento mutuato da Poggio, a legittimare col loro ee tollerante Je affermazioni pit ardite; i Ja presenza di Giovanni Marc] medico tinomato, & verisimilmente intesa a propiziare la facolta, medicina appunto, da cui il Valla formalmente dipendeva; Francesco Piccinino, segretario ducale (sostituito in redazione pit tarda da Pier Candido Decembrio), rappresenta la corte, mentre i giovane Antonio Bossi, della nobile famiglia milanese a cui il Valla si era legato, vale jnsieme a consacrarne, quale « discipulus», la recente dignita di ister »." oon rneggiore ufficialita della cornice impose anche al Valla_una maggior cautela nella presentazione formale dell’opera: accantonato in- fatti il titolo scandaloso e provocatorio di De voluptate, compare quello, ad un tempo pit dissimulato ed impegnativo, di De vero bono, quale sarebbe stato mantenuto nel corso della successiva e complessa trafila editoriale. Ci avviciniamo con cid ai problemi di contenuto; basti ag- giungere, a conclusione di questa parte introduttiva, che ‘edizione fu divulgata quando ormai, forzatamente dimissionario dall’insegnamento pavese per la disputa con i giuristi, egli era alla ricerca di una nuova sistemazione.” i ii fitarsi presso Guarino (che gid aveva accreditato_con la sua See oi coe ale YErmapbroditus del Panormita), cfr. Epistole, pp. ator e ipolite Cotontno, Some New Additions .. 1. Guarino e\ gli amici di Bolo. gna e Firenze nella corrispondenza del 1426... cit., pp. 213-232. . 1 Sul Brivio, dottore in decreti e discepolo del Barzizza, cfr. Sorritt, art. cit. 219-229. I Berneri («de Berneriis ») erano famiglia alessandrina, a cui spparienne Rf> Gerardo, dottore in arti e medicina a Pavia, e Giovan Matis, possessore di un codice che tamanda “srt deamblenteumanistico lombardo, fa ‘cule, core spondenea del Valla‘eon Antonio da Rho (cfr, Epistle, p. 70 sg), Sul procedimento & Poggio, cfr. sopra, n. 9; ¢ Fustns, Intendimenti... cit., p. 563 sei Note... cit. lea 2s . : . : a 2 18 Tl Piccinino, € pit ancora il Decembrio, avevano guidato il gruppo di cor catile al Panormit, spbrofitando della disgrazia, nel 1432, del suo, Profetore, Fea czsco Barbavara (cr. N Ravovt, alla voce in Diionario biogrfco degli Ttasni, VI, Roma 1964, pp. 141-144). Sul Jegame del Valla con i Bossi, Frances yescovo a Como, e il’ nipote Antonio, cfr. Epistole, p. 118; e anche Pencomio della ca Dob, WI, xxnt, 2, p. 123. : 18 Per ls vicenda, ft. precsaioni in Epistle, pp. 122127. Qualche ineterza vimane se if Valla stesso edto. la noova iedarone eivendo angora ip Lombardia La prima, De voluptate, aveva avato, una sorta i edizione patrocinata dal. Panormita (cir, Anti. in Facium .. cit p. 372), secondo un procedimento. a evi. il, Valla gure poi, fatto ample, coo, afidands!purslrmente a Gioyam Tonell zk futtavia avere circolazione ristretta (Ia r His, See Ste a's, Lh sondats dala stance ve probebilnent ines nel eso St Bad RICCARDO _FUBINI Giovera premettere alle discussioni interpretative una rapida espo- sizione del dialogo.” Come si & premesso esso @ costituito dai discorsi di tre principali interlocutori, nell’ordine lo stoico, Pepicureo e il cristiano. Il primo difende il duro ideale della « onesti », il solo bene, dove si compendiano le pit: alte virtt, la giustizia, la fortezza, la tem. peranza.” L’ideale & tuttavia cos) arduo che pochi soltanto valgono a conseguirlo, per singolare privilegio della natura. La pitt gran parte dell’umanita & soggetta ad errare, & insidiata dai vizi, che secondo la dottrina di Aristotele sono in numero doppio delle virti, medio tra due estremi. Essa @ pertanto condannata dalla natura stessa all’infelicita, non come madre ma come matrigna” A tali perentorie affermazioni risponde intervento dell’interlocu- tore epicureo, che si estende per gran parte del libro primo e per tutto il secondo. Allideale della « honestas », repugnante alla comune natura umana, viene contrapposto quello della « voluptas », dell’istinto al piacere che la natura ha elargito cos) agli uomini come agli animali. Tutto cid che la natura ha creato non pud essere che bene, e conse- guentemente l’onesta propugnata dagli stoici si rivela come qualcosa di addirittura insussistente, cos! come conferma lo stolto contegno dei che Vopera era pid, nota per sentito dire che per conoscenza effettiva), B certamente attendibile che Ia riedizione pavese fosse stata preparata nei termini della condotta insegnamento (entro marzo 1433), come asseriscono gli editori delle Epistolae, p. 123, sulla scorta di una testimonianza autobiografica del Valla: «in libris De vero bono in ea urbe conditis». Ma il redigere (« condere ») non va confuso col processo, non sempre lineare e immediato, della pubblicazione (« edere »). A tal fine andra pro- babilmente inteso il «ito promozionale» del Valla, nel settembre 1433, a Firease e a Ferrara, e in pari tempo le diffide che i suoi avversari, Panormita e Poggio, ri- volsero a Guarino (ivi, p. 126 sg.). Un’opera come il Dvb non poteva certo” essere diffusa senza avere le spalle coperte, ¢ tale del resto fu Vassillo che di qui in. poi accompagnd Ia catriera del Valla. ® Nell'esposiaione si tien conto, salvo avviso in contrario, del testo finale di Dvb accolto nell’edizione critica. Per i passi tradotti_si tiene presente la versione in L. VaLta, Seritti flosofici e religiosi, a cura di G. Radetti, Firenze 1953 (citato come: RAberzt), 7 Dob, I, 1, 2; p. 5: «Que autem sunt bona? Nimirum qualia sunt que perti- nent ad honestatem,’ ut iusticia, fortitudo, temperantia». Si noti Passenza della pru- denza, al primo luogo nella serie delle virtt cardinali, di cui Valla segue qui lordine, in Cic., De of, I, 5, 15. Cfr. al riguardo Repastinatio, I, 14, §§ 11-12, p. 411. sg. dove, a proposito di De of, II, 9, 34, Cicerone & accusato di incoerenza: «Quod fateri mihi, videtur Cicero ... fortasse non satis constanter ille quidem sed tamen vere inguiens: “Prudentia sine iustitia nihil valet ad faciendam fidem ...’. Hic ego non video quemadmodum Cicero prudentiam separet a versutia, calliditate, malitia ». ® Dob, I, mr, 7, p. 8 199 LORENZO VALLA filosofi cinici, difficilmente distinguibili agli stoici. Bt piacere é = jntamente quello del corpo e dell'animo, e si identifica sostanzial- nte con la ricerca dell’utile, a cui pud ricondursi il movente di tutte oa umane.” Sono quindi passati in rassegna i piaceri di ie dei sensi e i beni corporali (salute e bellezza, piaceri dell ‘udito, ‘ re sto e dell’olfatto); * ¢ quindi quelli dell’animo, ai quali sono ricondu- cibili « le quattro cosiddette virtt », prudenza, continenza, giustizia e modestia, in quanto volte a procurare vantaggi _ . Compito fondamentale assegnato all uomo & a eerarrete che fa appatire come stolto V'ideale della verginita. Vane sono le dispute congegnate dai filosofi intorno ai doveri, -mentre pill saggiamente i oeti attribuirono agli dei le passioni ela ricerca del piacere. . Jl libro II svolge pit ampiamente il tema utilitaristico e 1a critica al sistema delle virtt.” i : decunque quesitum, in animi et & Iwi I, xv, 1, p. 21: «Voluptas est bonum undecunque dvi erattone positum >; Ly HI, 1, p. 23: «Que dixi externarim serum Tron ma appellantor, quod’ animo et corpori ex quibus duobus constamus volup- i : rant >. o : een, 1, xvas, 1, p. 23: «None autem de corporis bonis, quorum precipuum sonitas est, ‘proximum pulchritudo, tertium vires et deinceps 'reliqua» cc; cfr. ii oltre, n. 113. : : so sooran, 12, (RADETT, p- 64): «Ile autem, quatioe que tuts appellant tatis ‘vocabulo coinguinatis... non aliud quam ad hunc, . Sats rest at commode’ tii prospicere scas, incommods viene Cont hentia! ut une alga oblecatione contineas quo plusibus et maioribus fruatis. Tusti- tar ut, ub inter -mortales beivoentiam,”grafam commodaque “coniies | Nem odesti dam a numero quatuor excludunt, quantum 2 intellig, noes ar quam concliatix quedam, auctoritatis inter homines st, benivolentie» Gir al rgustdo Repestnatio, 1, 14, 5.19, p. did: «Resta ‘modesia’ quam quero Cererant loco, Hane Panetius,” Cicero, Ambrosius, tanti visi tamque eruditi, ingui liquis ihi tim prudentia, partim is i a reliquis tribus... Mihi vero videtur part le os Te ate rspatido’. “A. parte Is personale Wdentifeasione mde foritdo , {eee dele virgo. ecamplicara, conarimente quella precedentemente, spor i ispil istic ‘istiana, dove !’ordine . tata an. 21, si ispira alla trattatistica cris 1 oo DL—LrC—C—~—O nti principale secondo lo schema classico era . taal Te pondente (per es. «continenta » pet_«temperantia»). pole jo schema gu proposto, mutatis mutendi, dl prudenza,temperane, gusta ¢ fortezat ef patio. Femncnte’ramandato nella vattatstica di ispirsione sgetniana © bonaventriana, dove ciprudenia» e-«temperanta» eran le vita che si opponevano al bene temporal, ep sPmentre «fustitia ye «fortitudo >, te, parent, o srcivemam™; fe. O- Lovin, La theorie des vertus cardinaes de 1230 2 $950, in «Mélange Mandonnet. Etudes’ d'histoire littéraire £ doctrin: le da Moyen ‘Age », Paris 1930, IT, pp. 233-259 (in specie p. 240); ¢ anche B. Grson, moraliste, Patis 1974, pp. 342-346. % Dvb, I, xLiv-xLv, pp. 38-41. on . _ 7 vi, Th 2p. 45: «Agamus itaque primum de foriudine, deinde Seal frtutibus’ sites postulabit » ecc.; xu, 3, p. 60: «Ex quibus gitur Uintutbas Sama fnew pertinere voluptats, scat ommem ‘infamie fogam ad eviten dam animi molestiam ». 200 RICCARDO FUBINI La virtt @ concepita come atto (« actio virtutis »)* la qualita del quale 2 relativa alle specifiche circostanze, nel principio della ticerca del maggiore vantaggio, individuale ¢ collettivo” Non diverso @ il discorso sulla vita contemplativa e sulla sicurezza dell’animo. Il fine, secondo Aristotele, & la felicita, la quale tuttavia non pud essere disgiunta dalla nozione unica e comprensiva di « vo- luptas », che a torto Platone e Aristotele vollero distinguere come pro- pria dei sensi o della mente.” Vano @ altresi ideale contemplativo, concepito in base alla statica nozione di Dio come puro intelletto. Contemplazione & progresso nel. Vapprendere, e cio’ attiviti, mentre assurdo sarebbe modellarsi su di un’immagine degli déi, la cui sostanza, in quanto estranea all’esperienza umana, rimane inintellegibile. Le fatiche della contemplazione, e cioé del sapere, sono a loro volta rivolte a un vantaggio o piacere, quale pud essere il conseguimento della gloria; mentre, se concepite come fini a se stesse, non atrecano che angoscia e disperazione, cos) come attesta la leggenda di Aristotele, che non potendo cogliere la natura dell Euripo, vi si precipitd fra i gorghi.* 2 Iwi, IL, xv, 1, p. 62: «Quid autem est virtus? Bonum, inguies, non propter aliud sed propter se expetendum et suapte natura laudandum. At quid est bonum? Substantiane an actio an qualitas? Dices actio. Sed que actio? Virtutis, inquies, et honestatis. At ego nescio quid sit honestas ct virtus». Si cfr. la classica definizions in Cicerone, De ino., 1, 53, 159: «Quod aut totum aut aliqua ex parte propter se petitur, honestum nominabimus .. itur in eo genete omnes res una vi atque uno nomine complexa virtus. Nam virtus est animi habitus, naturae, modo atque rationi consentancus. Sull'assunzione cristina € tomistica div tale concetto, chr, Gu.son, Lo spirito della filosofia medioevale, Brescia 1965", p. 420; ¢ Ib. St. Thomas cit. pp. 160, seg. La critica qui formulata dal Valla si congiunge sttettamente agit svolgimenti della Repastinatio, dove la «prudentia» & esclusa dal novero delle virth (I, 14, § 8 p. 411 sg.), ed & contestato il concetto di «habitus » morale, ivi, § 32, p. 418: «Nec fere habitus est in virtute ut est in virtutis scientia ceterisque in doctrinis et artibus, neque in ipsis artibus dispositio est et habitus, ut peripateticis placet, sed prope infiniti gradus ». ® Dob, II, xv, 6, p. 63: «Que autem maiora bona et que minora sunt, difficile gst ,pronuntiare, preseitim quod ‘mutantur tempore, loco, persona et cetetis hulus modi ». % Ivi, xvi, 5, p. 76: «Plato dixerat .. duas esse in animo voluptates, alteram expetendam alteram ‘fugiendam ... Aristoteles duas et ipse voluptates facit, unam in Sensibus et quandam aliam in mente. At ipse non intelligo, cum unum et idem nomen sit, quo pacto possimus facere rem diversam », ecc. +t Ivi, IL, xxv, 8-10, p. 77. La polemica 2, naturalmente, contro Videale con- templativo di Aristotele (ait... hoc maximum probari in contemplativa summam inesse felicitatem, quod deos maxime existimamus felices ac beatos esse, quorum bea- titas est ipsa contemplatio »). Ma nel seguito del discorso Tinterlocutore epicureo conduce Ia confutazione dello stoico con gli argomenti stessi_con cui I’accademico Cotta, nel De natura deorum ciceroniano, confutava Vepicureo Velleio: « Virtus autem actuosa, ct deus vester nihil agens: expers virtutis igitur, ita ne beatus quidem » (I, 40, 110). Un brano poi soppresso dal Valla (Dvb, Appendix II, p. 144 sg) accen- 201 LORENZO VALLA Il postulato della vita beata, conseguibile attraverso la ae dell’animo, sara tradotto nella semplice cura di evitare i vizi ce re = tive molestie che l’animo deve soppottare, € non gia nelle Gane he ae tiche degli stoici e dei loro pitt moderni seguaci, spesso maschera ipocrit es aa ae epicureo, ritenendo stolto « lasciare le cose certe per E incerte », godra dei piaceri di questa vita, in uno schietto riconoscimento dell’utile, fonte delle arti e della civilta.” i : Non meno ampio e articolato é il libro III, dove ery or stiano @ chiamato a pronunciarsi sulla precedente disputa filoso! a a proemio dell’autore avvisa come questi, rispondendo ai due contendenti, stoico ed epicureo, « decida la causa a favore degli Epicurei € contro gi Stoici, e poi passi a sostenere la causa cristiana, del vero a ie - vero bene », e come avrebbe infine trattato « del paradiso, dov’é la sede ene ».* a - Eel ie come si conviene a un teologo, prende ae earaee Je distanze dai due interlocutori filosofici, ciascuno dei quali ha ac ea Je sue buone ragioni, che tuttavia si intenderanno diversamente (« aliter accipiendum ») da come Je hanno pronunciate.® : —_ Pit: lunga @ Ja confutazione dello stoico, che si era basato sul prin . . ee oe i ii déi estranei alla vita_morale degli uomini, costituente peral gua parade ct di contemblaone: «Quid enim si genus humanum inercia f iets? ‘An felicitate vacabitis? » (§ 1). La dottrina di Aristotele (« ae ana hom es... et semper erunt») non era confortata da prove («nulla aa “a arpumeniim est»), era anal smentte dallnverzine ¢ progr delle ai, td Tit i ura «semper non futuri sint fieri potest» (5 - aa aes arebbe tenuto alla contemplasione.divina astrazion fatta dalle Be rie facolt& naturali («Adeo nos ipsi_ mortales pro nostra Pravitate aes mais stene illis contemplandis ... quam nostris virtutibus .. Eos plus laudo « Qa wor, Nis forctar Aibet Suspearl quarundum. veto algnrum i option d » (§ 3). Il testo approvato in un secondo te I : ee fee sacrileghe della doting («At deos nescientes dicere et ‘idie discentes profanum est», § 10, p. 77). . . : et A mo 512, p. 82 sg.: «...dum ea verbis probant que non faciunt, ipsa illa que faciunt improbant » ecc. 5 : : 3 Ivi, I, xxxt, 7, p. 87 (Ravertt, p. 158): Quod a obs, Elsos campos jttetent, stultissimum putatem certa pro incertis. relinquere ... n Tebporis “que indubieata sunt, que nunquam’ in alia. vite recuperaripossunt, quamdiu licet ... elabi_ non sinamus ». : : : M Ivi, IIL, praef., § 5, p. 92 (Ravertt, p. 167): «primum ut Randensis, ouius partes nunc sunt, Catoni Vesioaue “respondeat, deinde Pi, eplcuels conta stoio sententiam ferat, tune ad confirmationem transeat cause christiane, vere ie i; ibisedes est veri boni, transigetur ». verique boni; postque de Paradiso, ul : esas i, st voluptatis et approbs 35 Ivi, III, ur, 4, p. 94: «...utrasque partes honestatis et vol das dco ee improbandss, ‘Approbandas quidem quia honestas et item voluptss optima res est; improbandas autem quod aliter accipiendum est quam tiones ». 203 202 RICCARDO FUBINI cipio di autorita aristotelica, secondo cui i vizi sarebbero stati in maggior numero che le virti. La teoria della virta quale giusto mezzo é refutata in base alla nozione, gid affermata dall’oratore epicureo, della virth come atto, la cui qualita @ valutabile relativamente alle circostanze.* Con pit vera atgomentazione sari pertanto da determinate, volta per volta, « quale vizio sia pit contrario a una certa vitti », Mentre non neces- sariamente cid che medio deve essere considerato anche bene.” « Tutte Te cose possono accadere e rettamente e malamente », donde si palesa la difficolta nel giudicare gli atti umani (« tanta ... in iudicandis hominum actis ambiguitas »)* Che i malvagi siano pi numerosi dei buoni non & da negare, ma cid andra ricondotto alla responsabilita dei singoli, e non a una determina- zione della natura.” Tutti comunque aspirano al bene, e il problema consistera nel determinare Ja natura di tale bene. L’ideale dell’onesta pud essere accettato solo in quanto tende a distinguere cid che « tocca la dignita dell’uomo » in rapporto ai puri appetiti naturali, ma non fon. % Ivi, II, av, 6, p. 96: « Que igitur virtus erit? Certe si eius nullum, invenitem omen, tamen sufficere deberet si dicerem complures res esse que appellationibus cx, rent, nec id modo in lingua nostra que inops, sed etiam in lingua greca que locuples gst (S 8). Quin tribuis sc. Aristoteles] ‘sua quibusque nomina [sc. victutibus], mpora, sue vices? Nec. enim iidem sumus, immo nec esse possumus». E qui implicitamente ribadita Ja critica alla dotttina dell’« habitus», su cui sopra, n. 38. Sulla nozione di «qualitas > in Tommaso, come «modo» secondo cui la viri aderi, sce al soggetto, cfr. Grison, St. Thomas... cit., p. 166; sulle implicazioni occami. stiche della dottrina qui esposta dal Valla, cfr. ZrpPEL, Introd. a Repastinatio, p. Leave, * Dvb, IIL, 1, 14, p. 98 (Raverty, p. 177): «Ego vero alia et veriore .. ratione ostendi quod vitium cui virtuti sit magis contrarium... (5 23, p. 100). Nam’ virtutes et vitia non ea ratione dignoscuntur quia sunt in infimo aut in medio aut in summ sic enim quanta virtus quantumque vitium, non an virtus sit an vitium dignoscitur >, La sostituzione qui adombrata di un ctiterio d'intensita della virti o vizio, rispetto a quello aristotelico della proporzione di medio ed estremi, cotrisponde alla formulazione della Repastinatio, che riduce le virth alla sola « fortitudo («teluctatio quedam contra aspera et blanda», I, 14, § 16, p. 413), riconosciuta, al pati del suo contrario, la «imbecillitas » ~ ragione delle azioni peccaminose — nella sua natura affettiva, diretta @ una finalita utilitaristica: «Que cum ita sint, satis liquet fortitudinem (idest virtus tem) rem per se minime expetendam, cum sit plena laboris, plena solicitudinis, plena sudoris ac sanguinis...; que per se ‘mala sunt, quia molesta ct dura toleratt, quia tamen ad victoriam tendunt, bona dicuntur» (§ 23, p. 415). * Dub, III, 1, 25, p. 100 (Raverzt, p. 182): « Insumma, omnia et recte fieri Possunt et prave... (§ 29, p. 101). Tanta est virtutum vitiorumque vieinitas ut inter se diiudicare non sit impromptu... (§ 30, p. 102). Cum itaque tanta sit in iudicandis hominum actibus ambiguitas, iniquum est dubia in deteriorem interpretari partem >. Si cf. al riguardo Cic., De’ inv., II, 53, 165: «propter se autem vitanda sunt non @ modo que his [sc. virtutibus] contraria sunt... verum etiam quae propinqua vi- dentur et finitima esse, absunt autem longissime .. Sic uni cuique virtuti finitimum vitium reperietur, aut certo iam nomine appellatum .., aut sine ullo certo nomine >. * Ivi, § 31, p. 102: «..in ipsorum non in nature ctimine ponendum est » LORENZO_VALLA i « dandosi sulla dicotomia tra cid che viene desiderato e ee va ae Difetto comune ai due contendenti @ stato quello di par! - an ichi filosofi. Cosi, disattendendo il dogma divino, a s a il principio, « atto a pervertire gli animi », che l’anima si estingue nut rho: mentre il cristiano, cosciente della natura divina dell’anima, mea a «confrontare azione con azione », ma « sostanza con a stanza ». ‘ 7 . Se tuttavia l’epicureo pud essere sospettato di aver parlato per ironia ratica, lo stoico, con indubbia serieta, tacendo della religione cristiana, ts implicato che essa potesse essere « formata artificialmente a precetti i. ee ay dei filosofi ».* Nel che ha reso ingiuria, non gia alla natura, che non & la, ma a Dio creatore. ; mule sono le virti al di fuori della fede, operante nella speransa della remunerazione e€ nell’afflato della carita, « maestra di tutte le i i i virth si traduce in trava- virth »® Senza attesa di remunerazione ogni virth si trad © Ii, TIL, v, 2, pp. 102 sag. (Raverny, p. 185 sg}: «Quod te sentire equidem cde honedtamn constiuise solom bonum, quia solum sit, sed quia solum digni- credo neane fomitingat, alterum vero non tam’ hominis quam” brati Drops a we ota (se eoice) quogue vcsim fateae este alerum guoddam Bonum volulsse wiatem... Nisi placet de verbo disputare, ut aliud sit “bonum ind, propo Planer expetendum aliud eligendum et simi 4, Sais est hominis e ensa sit >. 1 volunias Sua SPOnte a OTD Bull ait anta bontinis et brat pp. 408 seg Eau seer ee la distinzione di un. « animus > nano, quanto, aol "diver, dal an i imal " vm ee "y mma» comune eel ania sfoomo e del bruto: emottalis in brits, immortals guere Tapia, 20Rferenza di memoria ragione ¢ volontt non & di sostanza ma, i a pomtiec tam carere ratione beluas, quam parvam habere »); mente pare alfuo grado (ees ribuito Ta istinetus » («quasi impetus qui etiam’ in ho 2). ; . De ec sai ad pevetndoe gis apposita. Dixisti_ post dissolutum hominis corpus nihil posses, selina Guod quidem philosophorum plurimi ut dixerunt ita quogue senserant (8 4). Simill Se anima hominum, inguis, anime brutorum... Et tamen hoc morta est, illud eter Sen "Tw ‘comparisti actionem cum actione, ego substantia cum substan > (le sorre sopra, m. 40), Sulla concezione di sostanza in Valla, che, secondo lo, ipa fa sachs, 90PT% ionoetone poramente negative € “connotativa™ dit Occam >, ft. Repasté yall, pp, LxxxvIL, 363 sg. «” Substantia’ a ‘sub stando’ est appellata, que vel per se mato, Phis adminicolis felcta, vel que accidenti seu qualitati subsat’atque 4 si, fon ‘quasi ill subiaceat, sed quia ila _continest Exgenplum lum dai potest i itas et actio». Si cfr. . Borrin, La pec quia non ePPE ae adicvle” dalle origini del paradigma nomindista alla rivolw wione scientifica, Rimini 1982, pp. 297301. — © Dob, I, vit, 7, p. 107 (Ranersy, p. 194): «cur tam aium in tuo sermone de nostra feligione silentium, quasi supervacua quadam et ex pl ffcta et formata? ». sos ex ce Ti, TIL, vit, 2, p. 108 (RADErTt, p. 195): «Post fidem et spem te t is i roximum ». Si locus caritatis, ‘magistre omnium vittutum, id est amoris in Deum et_p! confronti il luogo canonico di Agostino, De ‘mor. eccl, cath., 1, 15, 25, dove le virttt 204 RICCARDO FUBINT glio, come viene in pit luoghi attestato dalle Sacre Scritture. Tale sarebbe la «vita beata dei filosofi».“ La sentenza propende dunque per gli Epicurei, che si sono astenuti dalla falsa promessa degli Stoici, questi comparabili ai Farisei, pretesi custodi della legge divina, quelli ai Sad. ducei.* L’onesta cristiana, pur « dura aspra difficile », sara desiderabile non per sé o per vantaggi terreni, ma come gradino (« gradum facit ») alla beatitudine, di cui Panima godr& accanto al Creatore. Ma che altro & beatitudine se non « voluptas », secondo il linguaggio stesso delle Scrit. ture? “ I] piacere dunque desiderabile di per sé, fatta salva la sua duplice natura, terrena e celeste, « l'uno padre dei vizi, Valtro delle virth ». Resta in questa vita quel piacere lodevole (« probabilis quedam voluptas »), al pitt alto grado quello che « viene dalla speranza della futura felicité », nella consapevolezza del giusto e nella prefigurazione degli onori promessi.” Come dunque accusare Dio dei premi e delle pene concessi in questa cardinali antiche sono ricondotte all'unico principio della «chatitas ». « Quod si virtus ad ‘beatam vitam nos ducit, nihil omnino esse virturem affirmaverim ‘nisi sammiccs amorem Dei. Namque illud ‘quod quadtipartita dicitur virtus, ex ipsius amotie mee guodam affectu ... dicitur... Sed hunc amorem non cuiuslibet sed Del esse dixon’ id est summi boni, sommae sapientiae, summae concordiae »; cfr. GILSON, Lo spirito... cit., pp. 428 a 439 sg.; e Lortin, La théorie cit. p. 234 e passim. Ma si veda Ja Proposizione del Walla precedente a quella citata, che ristabilisce Ia simmetria fra virtt cardinali ¢ teologali, nella riduzione comune ‘a un unico. principi i gui _virtutes propter se dicunt expetendas? Ne Deo quidem sine spe ret setvire fas est », “ Ivi, TIL, vit, 4, p. 108 (Raverrt, p. 196): «Pugnare cum vitiis tormentum et mors est. Et hanc philosophi aiunt esse vitam beatam? ». ice ivi TIL, vin, 7, p. 109: «...nam Sadducei, veluti non Moysem sed_Aristippum Tegissent, negabant non solum resurrectionem sed etiam angelum et spiritum eves (chr. Act., 23, 7-8). scjeaivh IL me 25, p. 110 (Ravers, p. 199): «Nostrum autem honestum qui christiani sumus illud ipsum est... nec propter se expetendum utpote durum, aspe- tum, arduum, nec propter utilitates que terrene sunt, sed gradum facit ad eam’ best tudinem, qua sive animus sive anima exonerata his’ membris mortalibus apud. rerum Parentem, a quo est profecta perfruitur (§ 3). Quam beatitudinem quis dubiter aut quis melius possit appellare quam ‘voluptatem’.., ut in Genesi ‘ Paradisus volupta: tis’» ec; cft. Defensio, p. 84. © Dub, IH, x, 1-2, p. 110 sg. (Raverrt, p. 200): «Nam a duplex est: altera nunc in terris altera postea in celis.., altera mater est vitiorum altera virtutum . (S 2). Neque vero deest in hac vita probabilis quedam voluptas et ea maxima que venit ex spe future felicitatis» (RaperT1 traduce: «un piacere probabile »;ma senza dubbio il senso 2: «degno di approvazione », parafrasando il Valla Cic., ‘De off, 1, 29, 101: «omnis autem actio vacare debet temeritate et neglegentia, nec vero agere auicquam cuius non possit causam probabilem reddere; hacc est enim fere descriptio officit »; il passo subito precedente in Cicerone rafforza il convincimento che il Valla te. Resse come punto di riferimento il detto luogo: «duplex est enim vis animorum atque naturae: una pars in appetitu posita est... altera in ratione quae docet et explanat quid faciendum fugiendumque est »). Si confronti anche pit oltre n. 67. 205 LORENZO VALLA vita, dove i giusti appaiono talora puniti e i malvagi ricompensati? Sulla uestione si affaticarono invano i filosofi, e Boezio, seguendo ee ei attribuendo maggior onore alla filosofia che alla religione, credette di identificare virta e felicit’, confondendo le azioni (vizi e virth) le qualita (felicita, infelicita): « cose lontanissime tra loro anche per Vef- roducono ».* ' ae a pertanto lagnarsi della fortuna edi Dio; Egli andra jm non gid come beatitudine, ma come fonte di essa.” Ne ee 1c Dio non sara amato per se stesso (« propter se »), ma per la beatitu ~ che ne deriva, « non causa finale, ma efficiente ». Dire altrimenti & parl nf piuttosto « secondo Ja consuetudine dei filosofi che dei teologi », al semplice dettato della Scrittura. L’essere, ‘in se stesso, non né bene né male; il bene (o male) nasce dalla qualita che vi si congiunge, tanto rispetto alla cosa ricevente (per es. Tocehio) che alla cosa ricevuta (per ¢s. la luce). Dall’incontro delle due si genera il piacere, che sarA pertanto da considerarsi come fine; ed il piacere generato dall ‘amore di Dio sa- ri appunto il fine ultimo: « Amatio ipsa delectatio est, sive voluptas, sive felicitas, sive caritas, qui est finis ultimus et propter quem fiunt cetera ». zt idem et vitium 4 Dob, UL, xm, 3, p. 12 (Ravertt, p. 202 sg): «At virtus quidem et vit dione eit, fects "vero. atque infelicitas qualities, res. etiam elfecta, ipso. inter se fongissime distantes... Quin etiam, si recte estimemus, ne bonum quidem virtus Siciturs nist per ‘metonimiam sive hypallagen, dome, dae, de bona sant qu 4 >, Cfr. al riguardo Retractatio, 1, 10, 69, p. 95 sg: « . enum, PartntCitel eat’ bone actio, at Aristoteles alt, nonnihil’deceptus loquendi consuetudine ... (§ 72). Nam hoc bene agere oe est ee neque in firey a i in fortune et Dei, cum possim bene agendo tamen male habere ». La rtiea ad Aristorele si riferisce alla nozione di felicita quale « attivita dell’anima con- forme a una virti perfetta» (Eth. Nic., I, 13, 1102a). | a © Dob, III, xm, 2, p. 114: «Nam beatitudo nostra non est ipsemet Deus, s a Deo descendit ». os © Ivi, § 3-7, p. 114 sg. (Raverts, p. 205 sg.): « Quare non placet a ut a tur Deus propter se esse amandum, quasi amor ipse et delectatio propter finem sit a non ipsa potius finis. ae diceretur Deum oa tea ee ee 2 = i - in libris sacris_non reperimus Deut P e_sed tendo amendam » ees Totto il paso aggiono in ern redsione, crropo- dendo, da, vicino a Retractatio.. cit, p-_ 89 3B 5 531, «Amor qui nos ad fortites aegrediendum atienterque toletandum impellit, non abet ille quidem, finem ad uem_tendat, sed causam unde procedst; et iciréo.non placer mihi cum dicitur “Deum dmandum propter se’, quasi quis aliquem amet ob finem. Amandus est Deus ob fix cientem causam, non finales quia creator, quia bonus et Gay uusmodi nee em ob remunerationem ... (§ 54). Neque ‘aliud est amor quem, delectatio ... Neaue enim quis ob aliquem finem delectatur sed ipsa deleectatio est finis » ex. St gen di precisazioni del Valla in risposta ad accuse formulate (cfr. Delensio, B oe oggetto di discussione era infatti Agostino, De eee ner ose aaeniea i: s jione di causa efficiente alla creazione ex , abrata i Waa ch. B Gasons Avicenpe et les ores de leptin danse fine, in ti del XII Congresso di filosofia», IX, Firenze 1960, pp. 121-130; te, pce rioetea valliana di accostare definizioni di origine cristiana ed antica, = RICCARDO FUBINT : u discorso si conclude con una sorta di sermone, dove V’orato cristiano, accantonando ad arte la tradizionale tematica del de contem: es mundi, adatta a « gente indotta ¢ ineducata », ma superflua per lo aa uditorio (giacché gli animi generosi « non temono le leggi » e non i fanno atterrire dalla minaccia dei supplizi, « ma sono allettati dai . mi»), prefigura le delizie del paradiso.*" = Dio ha creato il mondo per P'uomo, anzi per V’intera societa uman; ha mostrato la sua sollecitudine malgrado le scelleratezze commesse. Egli ha infine formulata la promessa di pitt alta felicita, sia pur per « enigmi ¢ allegorie », che sarebbe vano pretendere di spiegare « O, oe precium tamen erit ut imaginari temptemus ».* pare Liimmaginazione @ pit facilmente attratta al momento in cui i corpi saranno risorti, € i piaceri di questo mondo saranno goduti in una forma pitt elevata e perfetta, o addirittura inimmaginabile. La bel- lezza sara senza concupiscenza, la regalita senza gli affanni e la bramo. sia del regno. Tanto maggiori saranno i piaceri dell’anima, e ogni cone. scenza sara compiuta e appagata. Attende infine i beati la Gerusalemme celeste, descritta nell’Apocalisse, dove essi saranno accolti in un im. maginario trionfo fino alla visione dei Santi, della Vergine ¢ di Cristo * pud essere qui parimenti tenuto presente De off., III, 33, 116: sti nt SHEE THO oie er eA Gyrenaiel atque annicerlphilosophi-; omne boeiin in’ voldpeme posteee ie eee censueruns 9b cam fem fsse colander quod fens set. voluptat | wb, III, xvi, 1-4, p. 117 sg. (Raverty, 1 : I, xvi, 1-4, p. 5 » P. 211 sg): «Igitur, ut See a Jocus, a oH quidem arid quadrifariam dist cee ae in hac vita calamitas, secundum’ quam exigua iocundit ium Post mortem quanta mala sint malis, quartum quanta bona ‘bonis. ‘nisi’. ‘vestra alee > sn fapientia mihi moderaretur, apud quam sais abundeque crit de ultimo “dicere ($2) Hee, ut dini, transeo, Nemo est gui non hee vel suo expecimento intelligat.”(§ 3). De “terio mult ‘mihi ad dicendum fuppeditaret oratio, ‘si apud imperitam atque ft a icionem habenda esset ... (§ 4). Cum vero apud vos optimos atque docti simos viros sermo. sit, de hac re silentiui agam. Non extimescunt generos! ‘ania fears, ee suppliciis propositis deterrentur, sed premiis invitentar'® aa | vi, TIL, 20x, 1, p. 120: «Que quidem enigmata et allegorias si qui vi, Ls ori a4 atidom perdocee, velit, fuse nimirum Teborebit>. Al siguardo-cft J. HL auido ; Ml i . JH Bovrusy, Hamanits and Holy Wnt. New Testament Scholarship in the. Renaiance, oe ee ee Nam cum it st is 8 vi, TE, xx, 1, p12: «el excogitaverimus optimum beattudinis. statum... Gebet imtclligi quantum pro ‘lle annitendam se, ice’ ne minimam quidem partem complecti mens humana sustineat »._ Il passo & modellato 2 procedimento retotico _indicato in Quint., Inst., IX, 2, 41: «Non solum quae Se fiant, sed etiam quae futura sint aut futura fuerint imaginamur »; cfr. al Tiguardo FH. Scunrvers, Invention, imagination et ahéorie des Emotions cher Cickron $e ee «Rhetoric Revalued. Papers from the International Society for the De etoric », ed. N. Vickers, Binghampton, N. Y., 1982, pp. 47-57. eh wb, to xxEXKV; cfr. xxv, 2-3, p. 130; «Iam tibi urbs ila beatorum civium atque ipsius Dei, illa Hierusalem ‘mater nostra apparet in mediis celi campis (S 3) A requiris ut qualis est illa describam? Nimirum ab Apocalypsi Tohannis mutuan- LORENZO _VALLA 207 Riportano in terra alcuni ultimi interventi dei dialoganti, tra. cui una sorta di epilogo pronunciato da Guarino, che, astenendosi pruden- temente dal pronunciarsi sul discorso stoico di Catone, elogia la per- suasiva eloquenza esibita dal Vegio e dal Raudense, !’uno sui toni delPoratoria, altro su quelli pitt alti della poetica, comparabili secondo jJ mito alle due sorelle figlie di Pandione, Ja rondine e Lusignolo. eee Il dialogo, fin dal suo apparire, ha sconcertato e dato Iuogo a in- terpretazioni contrastanti. Per esempio, sul principio del ’500, Pietro Marino Aleandro, biscugino del pit noto Girolamo e futuro segretario del cardinale D. Grimani, raccomandava la stampa dell’opera come esempio di rinnovata dottrina ed edificazione cristiana. Ben diversa- mente Filippo Melantone poneva il testo del Valla fra quelli che « leges, religiones atque artes evertunt », in cid daccordo con |’Inquisizione ecclesiastica, che incluse l’opera nell’Indice romano del 1559, conti- nuando a tenerla per « suspecta» fino al proscioglimento con la rie forma di Leone XIII nel 1900.* Superfluo sarebbe ripercorrere le varie ¢ pit moderne interpreta- zioni, nonché le relative, tenaci pregiudiziali ideologiche. Il sottile, ambiguo proemio del Valla ha contribuito a perpetuare la difficolta. L'intento sarebbe infatti, egli afferma, di trattare la causa del vero e falso bene per combattere i filosofi pagani ed i loro moderni seguaci, ‘dum est» ecc, Cfr. anche Epistole, n, 5, p. 147: «Non enim visum est in hac _ma- feria poetice logui, sed ut nonnulli doctissimi sanctissimique fecerunt >. Sulle rappre- “entadioni apocalittiche, qui adattate dal Valla, e inoltre sulla raffigurazione della beatitudine celeste, cfr. Gison, S¢. Thomas... cit., pp. 61-64; La Gerusalemme cele. ve. Catalogo della mostra «La dimora di Dio tra gli uomini» (Ap. 21-23). Immagini della Gerusalemme celeste dal III al XIV secolo, a cura di M. L. Gatti Perer, Milano 1983 (con saggi di autori vari e ampia bibliografia). SS Cfr, al riguardo M. Fors, I! pensiero cristiano di L. Valla nel_quadro_ storico- culturale del suo ambiente, Roma 1969, pp. 636-639; M. Dz Pantzza Loree, in Dob, pp. XV, 148. sg Ip., Introd. a On Pleasure... city p. 27 sg; Fusinr, Note... cit. Pp. 23, 33. sg. Linflusso del Valla sull’epicureismo « libertino » ‘meglio si coglie dalle dondanne che, almeno allo stato della ricerca, da richiami positivi. Resta il fatto che Pedizione del’ Bade (cfr. pit oltre, n. 70) ebbe sucesso, si che Vinventario di fondi umanistici diuna libreria parigina nel 1529 elencava, fra altri testi del Valla, ben ingue esemplati del De voluptate; cf. H. Busson, Le rationalisme dans la littéra- ture francaise de la Renaissance, Paris 19712, p. 157; ¢ inoltre sull’argomento, M. GAUNA, Les épicuriens bibliques de la Renaissance, in ASSOCIATION GUILLAUME Buné, ‘Actes du VILI¢ Congrés, Paris 1969, pp. 685-695, ¢ pp. 626, 698; J. WieTH, ibertins’ et ‘Epicuriens’: aspectes de Virréligion au XVIé siécle, in « Bibliotheque @Humanisme et Renaissance», XXXIX (1977), pp. 601-627. yo, oat ihe ; gt ’ pe 208 RICCARDO FUBINI che presumono di prescindere dal Cristianesimo, senza cui non pud essete operato « nulla di virtuoso né di retto ». Egli si affianca in cid all’apologetica di Lattanzio e di Agostino, ma con la differenza che, lasciando da parte la causa della religione, avrebbe combattuto i filosofi con le loro stesse ragioni filosofiche, trafiggendoli con la loro propria spada.* Lo spunto @ stato preso alla lettera dallo studioso gesuita M. Fois, autote di una ponderosa monografia su I! pensiero cristiano di Lo- renzo Vala, secondo cui la polemica sarebbe tivolta contro la secola- tizzazione dell’etica operata dal Bruni e dai circoli umanistici, nonché contro i filosofi averroisti.” Recentemente altri studiosi hanno invece Posto attenzione all’aspetto metodologico e disciplinare dell’opera. L’americano J. E. Seigel e la tedesca H. B. Gerl hanno ravvisato nel- Pintento anti-filosofico la volonta di affermare la superiorita dell’argo- mentazione retorica, secondo V'intento poi pit compiutamente svolto dal Valla nelle Dialecticae Disputationes.* Pit ampiamente la Gerl, da un punto di vista storico-filosofico, ha tentato di ticonoscere nel dialogo valliano la fondazione di una « nuova » filosofia del « senso comune », basata sulle fonti classiche di Cicerone e Quintiliano, e intesa a contrapporsi ad ogni astratto « razionalismo », che prescinda dall’unita di « res » e « verbum ». II tischio di una mera empiria uti- litaristica sarebbe superato coll’intervento dell’oratore cristiano, in realta metafora poetica intesa a designare l’obiettivita del teale, « das notwendige Sosein ».® Non mi soffermo sull’artificiosita evidente di tale proposta; merita piuttosto notare come l’idea di un’obiettivitd taggiunta attraverso P’ap- % Dob, praef., p. 1-3 (RaDErtT, pp. 3-7): «(§ 4) .. non nostris, ‘sed ‘ipsorum philosophorum rationibus nik; nihil recte fecisse ». 5 Fors, op. cit, p. 128 sg. J. E, Seice,, Rhetoric and, Philosophy in Renaissance Humanism, Princeton 1968 pp. 144.160; H. B. Gent, Rhetorit als Philosophie: Lorenzo Valle, Manton 1974, pp. 88191. Vale ricordare che Didlecticae Disputationes fa title weet Cinguecentesco (cfr, Zipeet, Introd. a Repastinatio, p. xxxvii), mente al Wane te Spnsiderd come « opus dialectice et philosophie » (cfs. Epistole, n. 1, p. 172), Cance derare il Valla soltanto in tapporto a una tradizione retotice, © disleticorctonen Ss GMO: © (cid ha costituito uno dei maggiori equivoci interpretativi, particelarmente cvidente nei contributi in questione. AI riguardo mi permetto di 'tinvine ate contributo: Umanesimo ed enciclopedismo. A proposito di contributi recenti su Gis ge Vala, in «Il pensiero politico», XVI (1983), pp. 251.269; ¢ inoltre B. Mack Vaions ‘ejecta in the North. A Commentary of Peter of Spain by Gerardus Lista ‘a < Vivarium», XXI (1983), pp, 98-72; una panoramica della questions e “Lik felativa in 'M. C. Lever, Boethius’ “De diferentiis topics’, Book TV. in hh » cit, pp. 3-24, © Gert, op. cit, p. 181; ¢ in genere der Entwurf der Philosophie’ des Gemeinsin .¢g0 © contra planum faciam il cum virtute gentilitatem, ia ieval Il: Die Kritik am Rationalismus und De voluptate, pp. 97 sgg. 209 LORENZO_VALLA profondimento del senso comune a ae 7 i i ite dalla studio: » AL cee Essa anche sulla scora di opere recent sulla tradizione dello Pe a aes Rinaseients (Pople) ha intelligente- = ie notato il debito metodico del Valla verso le Divinae oe ae dove Lattanzio sfruttava il metodo oe as ee tatio in utramque partem » per invalidare la « falsa sapi a oe i pagani, « ut ipsi philosophi suis armis potissimum ... opp! ae ie obis », appunto secondo Ja metafora poi ripresa dal Val la Si pete ecce aici di gal iinovain a Chiisuat oratorical scepticism », ae secondo il metodo dellironia socratica, di cui 7 ae dell’autore sarebbe pervaso il discorso dell ‘epicureo, Valla, in aaa i avrebbe mirato a una riforma dell’etica attraverso una riforme delleloquenza; novello Camneade, denuncerebbe la falsa sintesi di Cri stianesimo et etica stoica; novello Socrate, fingercbbe git ee ignoranti di Lattanzio, eee critture, i le a conferire significato a ae a Peat abhio che il riconoscimento dei Sapa ae sia essenziale all’interpretazione; ma mi pare altrettanto evi ente che Vunilaterale insistenza sulla fonte di Lattanzio e sul meto fo scettico finisca per assegnare al Valla una colotitura, direi ques, soemtioens smiana, quale, si sara gia inteso, poco gli si anit Beli é aoe ae scettico da avvisare in | che cc tuttl i ibe cee ee i ingere e sbaragliare la nazione si >, ea a eee : : oe ’s ‘De vero falsoque bono’, Lactantius and oratoric rics, S east ot the Warbure “nd “CoftoulsTostivacs 9, XLT” (998) pp. scepticism, aa is of Skepticism from Erasmus i, p. 86; oft, inoltre R. H. Popkin, The History o , nus Destuiee, Nha Site i964 (Berkeley. 1980"), Cx, B, Scxaatrr, Cicero, Scepricys. 0 Pads isthe Influence of the Academica in the Renaissance, ague 1972, Se Ate eit por tutta Ia’ prtma parte del "400 non’ si_veriicherebbe bn outbreak ae aan °. 48), € Valla, almeno in tal senso, eae eae ae Scettico del sistemi flosofici che, nel contraddirsi, si indebolisco in ses eee bee Se“ op tl pi rei Be Panes Lorcm, Introd. a. On' Pleasure .« cit, Be AD: metre, ne con fronti di Lattanzio, egli si mostra tuttaltro che congeniale ( itech Ae, Intro. ae ee eye aul oltre). Of sieonal tole M. Rl, La“ Disptatio in diranique parte’ dans le Lucullus et se fondementspiosphiaes in «Reve aes é ines », T (1969), pp. 310-315 («elle | constr ve She eee ns lonintion, mais le Bien, selon Vaspiration supréme platonisme »).. : Soe esa i ellendam et profigandam .2 (Rapermt, p. 6): «licet ad ref : Santee ei pertinent, tamen primus voluptatem solum bonum, 4 210 RICCARDO FUBINI non @ quindi che apparente, essendo V’esito scontato fin da principio, Il problema consistera piuttosto nel precisare che cosa si intenda per « stoicismo », tacciato come « falso bene » fin dalle parole di esordio, La questione & pertanto, inseparabilmente, di natura metodologica ed ideologica; mentre, come si @ voluto fare osservare, interpretazioni che puntino esclusivamente sul punto di vista metodologico (0, si direbbe meglio, pedagogico e protrettico), facendo tispettivamente leva sulle due Institutiones senza dubbio al Valla ben presenti — quella oratoria di Quintiliano e quelle divinae di Lattanzio (il quale, per inciso, re. spingeva come inutile la « professio oratoria ») -, finiscono, non senza preventiva malizia del Valla medesimo, per elidersi a vicenda. Giovera pertanto ritornare sul proemio del Valla, e pit precisa. mente su quelle tighe poi sopptesse nella riedizione pavese, che spie. gavano il titolo, parimenti abbandonato, di De voluptate: «Si quis forte ex amicis ... hunc admiratus titulum ... a me Postulet quenam mihi libido incesserit scribendi de voluptate, ... sic accipiat, me ... hosce ... libros maluisse De voluptate inscribere ... quam De vero bono, quod Poteram, siquidem de vero bono, quam candem voluptatem esse placet, in hoc opere disputamus ». Secondo tale presentazione, Vopera assu- meva la fisionomia di un deliberato paradosso, tanto pid provocatorio in quanto la « voluptas » — il disvalore per autonomasia alla luce di una plurisecolare tradizione filosofica e teligiosa — veniva elevata al livello della pitt alta finalit’ umana, non soltanto in senso filosofico ma anche religioso, vale a dire di quel « vero bene » atto a instaurare un rapporto fra Tumano e il divino: «quod verum, quod solum, quod voluptatem esse dicimus », appunto nella sua duplice accezione, « alte- secundus philosophorum honestatem ne bonum quidem esse ostendit, tertius de vero falsoque bono explicat ». Sulla connessione in Quintiliano di etica e retorica, variamente trasmessa alla scuola medievale, cfr. Ph. DetHave, L'enseignement morale au XIle siddle, in « Medue, val ‘Studies », XI (1949), pp. 77.99; e inoltre, per orientamenti general, A.D. Los. wan, The Variety of Classical Rhetoric, in «Rhetoric Revalued > cit., pp. 41-46; B. Vickers, Territorial Disputes: Philosophy versus Rhetoric, ivi, ‘pp. 247.266" Lattanzio, © la sua tendenziale trasposizione cristiana dei valori antich, specie cicene niani — non certamente nel senso specioso, antifilosofico voluto dal =, eft. sinteticamente V. Lot, I valori etici e politic della Romanita negli scritti di Lailansio, in «Salesianum» XXXVII (1965), pp. 65-132; A. L. Fister, Lactantins’ Idea Ra Sie Christian Truth and Christian Society, in «Journal of the History of ideas, XLII (1982), pp. 355-377. Resta, nel Valla, Ia contrapposizione tra un a vero» ¢ og gfatso bene», ‘che 8 una combinazione tra ia «alsa» e.« vera sapienza » dell'apcloge, tica lattanziana (Dio. Inst, libri ILIV), del ade veritate ac falsitate > dele Con tazioni dialettiche (cfr. Cic., Acad. post., XXVIII, 91: «Dialecticam inventam ecco dicitis veri et falsi quasi disceptatticem et iudicem), ed infine del «vero bene» Ga Quanto distinto dal’ teleologico «sommo bene») dell'etica aristotelica, su cui cfr sopra n. 11. 2u LORENZO VALLA in hac vita, alterum in futura »;® e su tale distinzione si apre la Teduzione tiveduta, cozzedata del titolo, qui presentato come alterna- tivo, di De vero bono. Appare di qui la ricercata ambigoita di coprire, ana nei termini esterni della presentazione, quello che : in il concetto direttivo degli svolgimenti seguenti, ein vale _ . non diciamo tanto del concetto quanto del « nomen » della « lup oe ja pur nella distinzione, come viene ripetutamente asserito, di grado, ar to alla vita presente e a quella futura, all’azione utilitaristica ea meritoria, mossa dalla confidenza nella remunerazione celeste ispi all’amore di Dio. ' . omae conclusioni & giunto un articolo di M. De aah Lorch, edi. trice del dialogo, secondo cui appunto ’affermazione iniale,soppresa poi dal Valla, rimane « the key idea of the work », ela e ind “ mi esime dall’insistere nella dimostrazione: Aggiungerd saan che in un solo luogo il Valla pare derogare al conceto, : ioe, a ; Defensio alle accuse del processo inquisitoriale 1444, eal cia 0 discolpa la propria presunta affermazione: « Voluptas dup! ee quidem recta, altera vero prava »; affermazione che, oo osse as tore del testo, G. Zippel, non trova in realta riscontro nella pit ae formulazione del passo corrispondente di tutte le redazioni a oe del dialogo, e che possiamo supporre che risalisse a un ae : comodo, forse quello del libro II, da hui precedentemente in ae ia credenziale a papa Eugenio IV." Per queste ragioni ac eae con la De Panizza Lorch, che si sforza di negare oF la a pressione del titolo primitivo fosse avvenuta per tagioni di . tattica, tanto pi: avendo conferma dalle reazioni negative, one tradizione continua che unisce autori contemporanei € ee i ora L’umanista Carlo Marsuppini, uno fra i primi destinatari a asseriva, pet lettera all’autore, di approvarla, ma solo oe . salvaguardata la distinzione platonica delle due = ea Pandemon », in base a cui « et duae voluntates tenendae sunt : Note... city, pps 24-4. © Dub, p. 151; ft. anche Fusint, : Le Loncn, ‘Voluptas, molle quodam et non invidiosum ni L Valet Bena ar" solupias’ in the Preface to bis “De valet Phlosoby and Humanism. Repasance Essays in Honor of P. O. Keateller», ed) E, P. Mahoney Va peo aio Fe ini 8 indBbolte dala’ mancatariognzione deltorigine el fa : i Pespressione (eft, pitt oltre, n. 75). weg Cle. Defensio. p. 82, § 1. Sullinvio a Papa Engen 1V, di un esemplare del libro d si 7 is . 141 sg. Cfr. anct a. 47, IIT libro del Dub nel 1434, cfr. Epistole, p. che qui soe, ms 47 logia documentata della vita di L. Valla, Firenze 1891, P. 6 ae jane ee ieeaes Epistole, pp. 125, 135 sg. Suile pari riserve Ed RICCARDO FUBINI Pik tardi, negli anni ’70, l'umanista senese Agostino Dati, nel suo Sermo de voluptate (che fra Valtro si basa sui medesimi autori a cui fa tiferimento il Valla: Agostino e Lattanzio, Aristotele e Cicerone), ne biasima in modo trasparente V’impostazione: « neque enim arbitraris Par esse ut res tam longe inter se diversas eodem omnis vocabulo [sc. voluptas] complectamur, ut si bonum et malum virtutem quispiam ap- pellare velit, cum tamen aliud bonum sit, aliud malum ».” Infine, V’edi- tore a cui dobbiamo la preservazione dell’edizione primitiva, Josse Bade d’Assch (Badio Ascensio), nell’epistola introduttiva al teologo Guillaume Petit, grande inquisitore di Francia, rimarcava la discrepanza del terzo libro dall’empieti peggio che epicurea dei precedenti, e apponeva per questo il titolo arbitrario De voluptate ac de vero bono, come se cio& si fosse trattato di concetti antitetici e distinti; titolo che, per inciso, sarebbe poi trapassato nelle edizioni vulgate di Basilea.” Lunicita della « voluptas », in quanto riferita sia ai sensi che al- Panimo, @ comprovata dal Valla in base a un luogo di Cicerone, De fin., II, 4, 13: « nullum verbum inveniri potest quod magis idem declarer latine quod graece Sov quam voluptas. Huic verbo omnes qui ubique sunt ... duas res subiiciunt: laeticiam in animo commotione suavi, iocunditatem in corpore ».” Non @ tuttavia a ditsi che la Ppreoccupa- zione del futuro autore delle Elegantiae sia di stretto ordine filologico, inteso a sistabilite il ‘ vero ” senso otiginatio dell’espressione latina. Egli @ in realtd ben consapevole di alterare, estrapolando, il contesto di Cicerone, per il quale poteva si darsi, starei per dire, facoltativamente («si vis», § 14), Pestensione del concetto di « voluptas » alla « laetitia » dell’animo, malgrado lopinione contraria degli stoici; ma non cosi per l’inverso, ché nessuno avrebbe potuto applicare ai sensi i termini di « laetitia » 0 « gaudium » («non dicitur laetitia nec gau- dium in corpore »); e mediante questo passaggio giungeva a confutare la dottrina del piacere catastematico (« in stabilitate ») degli Epicurei. In un passo successivo, in polemica espressa con Platone ed Aristotele, Valla accentua ulteriormente la differenziazione: « At ipse non intelligo, cum unum atque idem nomen sit, quo pacto Possimus rem facere diver- = pur dal Valla spacciate come elogi dimenti.. cit, p. 577. © Cfr. Fusint, ibid, 3, Bibs pp. XV se. 00x sg On Pleasure .. cit, p. 27 sg; Fusint, Note... cit, P. 23. Sul Petit, oft. A. Renavber, Préréforme et Humanisme 2 Paris pendait ler Premidres guerres d'ltalie, Patis 19532, p. 618. L'edizione & del 1512 ™ Dob, I, xv, 1, p. 21. ~ del Bruni e del Traversari, cft. Fupint, Inten- LORENZO VALLA 213 sam. Atque eo quidem magis, quod omnis voluptas non tam eee i jam animo, qui corpus moderatur, quod, ut opinor, sensi baa Appare di qui Ja posizione ambivalente del Valla rispetto Scan che gli offre, particolarmente con De fin. Te I, i ae delle argomentazioni pro e contro Epicuro’ Se da un ie eg! oe fino a un certo punto, la preoccupazione, come é stato ¢ ae fo bilire tra i sistemi Punita del linguaggio una certa en i. oe tos sulle nozioni comuni accessibili a tutti gli uomini, a Ty ae si tismo di Cicerone, « ae sectam ae ei jall’altro sim Pani it ancora che emulativo, antago 7 ; : ; Jae una volta di pit, fin dalle parole di esordio. Mi sono riservato di menzionare a questo punto la curiosa ages ne riservata alla « voluptas »: « molle quodam et non aa ane gtadevole nome, che non suscita invidia. Si trata in realtd dello stu = rovesciamento di epiteti deprecatori usati nella polemica ae e di Cicerone: « voluptuatia, delicata, mollis disciplina »; « neon nomen, infame, suspectum ».* La serie dei rovesciamenti potrebbe seguire, addentrandoci negli svolgimenti del dialogo; per esempio, : seguito al luogo citato, Cicerone soggiungeva: « Quid enim necesse est, 2 |, XXVIII, 5, p. 76; cf. sopra n. 30. ne : B ae ae cxpotorecritio, dlteicrcsnay in Eph i mana. ai ‘cucla Romena , X (1945), pp. 157+ Fett aco oy etalte P. Gtuais Liptcuriame romain, in Actos. 3. Bunt, derek city pp. 146 sep; A. Mutt, L'epicurisme et la dalectigue de Cictron, ivi Actes 5 SI, Be tipico ene. il Valla.atitibuisca capziosamente le distinzioni semantiche G Cicerone’ all"imperizia degli scolastici (cfr. qui sopra, n. 11). fo : 4 Dvb, I, x, 3, p. 14: «Et M. Tullius quecumque in Philosophia es coe 7 ‘bi permisit libere’logui in nulla sectam obstrictus idque, preclare » (cfr. Ion De _ Sor, T 5, 10:_«Non enim tam auctoritatis in disputando juam ee a ua nat weg sont»), Cis, incline A. Mica, La philosophie en race et 2 am ae $0 2 250, in «Histoire de la Philosophie, I...» Paris 1969 (« cyclone Plc»), 'p. B19; Id4 Cictron et les sectes Bhlosopiquer. sens ot alear, de Pele dmique, in «3 ii societatis 0 >, Jr adr gue. I Snltres To, Eelectisme polocopbique et Hews communis 2 propos dea dharribe romaine, in «Hlosamages & Jean Bayet», ed. M. Renaro ¢ R. ‘ . 485-494. a ae tac Frits 375 Tl, 4, 125 ¢ anche, Arad. post, XLV, 138: -igidionum yolaptatis’». Questultimo’ passo ® particolarmente importante, ache, dlstan Handosi dalle Carneadia divisio’ (che aveva influenzato lo schema complesso’del_ De Zetec). Cleeone ne inrodue in tele sede uno semplifiato, axtebuito « Crisppo; « teste eee. Chayspps tres soles esse Sententias quae defendi possent ie finibas boner, Greameidit er amputat ‘multitudinem — aut enim honestatem esse, finem aut volupte fem aut utrumque’.; ita tris relinguit sententias _quas putet probal liter posse def ci (clr. Micuen, L’épicurisme ... cit., p. 401 58). St pu oe 7 he i Nae ‘oun ee ss Secema tperos Gol ‘concorso, come. vedremo, dell'mpostazione cristiana di S. Agostino (cfr. pit oltre, nn. 91, 96). (a oa) pee 214 RICCARDO FUBINI tamquam meretricem in matronarum coetu, sic voluptatem in virtutum concilium adducere? »; al che, cost Valla fa. eco: « Habetis veram brevemque de virtutibus diffinitionem. Inter quas non ita erit voluptas, ut contumeliosissimum hominum genus garriunt, tanquam meretrix inter bonas matronas, sed tanquam domina inter ancillas ».* Si sara tuttavia gid osservato come il Valla eviti di tiferirsi all’epi- cureismo nei termini propti, della disciplina « grave continente severa » difesa da Torquato in De fiz. I. La rivalutazione di Epicuro nei ter- mini di una filosofia contemplativa, liberatrice dai mali dell’animo, quali andava affermandosi all’epoca, dal Petrarca allo Zabarella al Fi. lelfo, gli rimane estranea.” Piuttosto che di un suo « epicureismo », sarebbe il caso di parlare, se & lecito il bisticcio, di un anti-antiepicurei- smo, volgendo cio a segno positivo le accuse mosse, da Cicerone in poi, a Epicuro e ai suoi maestri Cirenaici. L’inappagabilita del piacere dei sensi, Ja « voluptas in motu» opposta da Cicerone al miraggio del piacere catastematico epicureo, viene pertanto tradotta nella concezione dinamica della « voluptas », come motivazione a cui possano essere ticonducibili tutti gli atti umani, malamente classificati nel tradizio- nale sistema delle virti. Per tale via 8 Cicerone stesso a suggerire Pesten. sione della nozione di « voluptas » a quella di « utilitas »; © come sug- gello posto a conclusione vuoi del primo come del secondo libro del dialogo, & riconoscibile una trasparente invalidazione della filosofia del De officiis: « argumento sunt tortuosissime et perplexissime de officiis questiones philosophorum diversa sentientium »;™ e quindi, a % Dub, I, xxxtv, 1, p. 34 sg; De fin., II, 4, 12, 7 Cf. Funint, Note... cit p. 34 sg.5 ¢, pid in genere, G. Ravertt, L'epicureismo nel Pensiero umanistico del Quattrocento, in «Grande ‘antologia fiosofia IV's, Milano 1964, pp. 839-961; sullo Zabarella, rappresentante tipico del. « ciceronianesimno e Postpetrarchesco, ¢ di, una retorica che 'si completa negli studi giuridico-canonistie, str F. Gara, L. Valla. Filologia e storia nellUmanesimo italiano, Napoli 1935, p, 29 sg A. Sormt, La questione ciceroniana in una lettera di F. Zabarella, in «Qu: deni per la storia dell'Universitd di Padova», VI (1979), pp. 25-57; che si titroving delle sto! i S eae in un contesto trascendente ie antica, i oe : iorizzazi lizzazione degli astratti conc interiorizzazione e personal Aco aaa ae dunque gia tende a trapassare nella forma ee . CS re i i i e ,. i i stessi del dialogo valliano. L'ipotesi cl si vede, gli stessi del ; . ee a i one dell’opera appare : rto spunto per l’impostazi ; r ae inpprobebile ed 8 comungue occssione pretiosa per wn, ulsine : ' i alliano con i n esteriore, del contesto v: > riscontro, certamente not del con a) agostiniane, gia largamente, on sie Sree ae oo i i la serie degli 7 a Rispetto ad Agostino, nel des erventi, aan nel Valla appare fondamentale: nell’ nave di dignit Je = pe i ico si invertite, si che quest’u! : 0 Pepicureo e dello stoico si sono , ie eo juogo, un po’ al modo del Torquato epicureo nel a albus ai cesione! viene a rappresentare l’oggetto cae con . ae dei successivi interlocutori. Cid non rappresenta soitanto one ae jtivo. Come si & veduto, Ja confutazione agostiniana a ek me : ian i i>. ra, vice- = si fondava sulla dottrina della grazia, « donum ae Neer ee a, non & altro che V’eco implicita di tale dottrina ad isp! versa, 9% Dyb, IIL, vit, 1, p. 106; Act. XVII, 18-20; Per il gusto del Valla di ricolle- garsi alle dispute antiche degli’ Avi, cfr. sopra, n. 45. istituzi 1 passo, cfr. Guison, Lo spi- % Sermones, CL, 7, § 8; sul valore istituzic a Passo, ooeen Gree Michele Pellegrino», Torino 1975, pp. 896-914 Le St ito .. cit., p. 393; € anche M, SPANNEUT, favor. Stodi in onore del. cardinale (in specie p. 900). 2 RICCARDO FuBIN, pessimistici dell’interlocutore stoico, bene in contrasto con il raziona. lismo ottimistico dell’antica dottrina: « sed tamen eius [sc. virtutis] cuta atque amor perquam raris beneficio ac peculiari dono nature con- cessus est; plurimis autem eiusdem nature malignitate non aliter dene. gatus, quam quod monstruosos, debiles, vitiatos corpore videmus. Exce- cavit mentes hominum que illuminare debebat, ne lucem sapientie con- templentur ».” Per la verita, nemmeno a questo luogo manca, non poco malizio- samente, un punto di riferimento nella filosofia antica. Esso & costituito, giusta la tecnica prediletta dal Valla dei rovesciamenti ideologici e degli assunti dottrinali simulati, dalle obiezioni che lo scettico Cotta muove alla concezione provvidenzialistica delineata, nel De natura deorum ciceroniano, dallo stoico Balbo.* Se infatti, questi ossetva con parole a tratti parafrasate alla lettera dell’interlocutore “stoico’ del Valla, «la mente e volonta divina ha provveduto agli uomini dotandoli della ra- gione », di fatto ha giovato soltanto a ben pochi: « iis solis consuluit quos bona ratione donavit, quos videmus, si modo ulli sunt, esse per. paucos »; né vale l’obiezione degli stoici, « quod multi eorum beneficio perverse uterentur », giacché il male proveniva dagli déi medesimi: «... sic istam calliditatem hominibus di ne dedissent! Qua perpauci bene utuntur, qui tamen ipsi saepe a male utentibus opprimuntur, in- numerabiles autem improbe utuntur, ut donum hoc di: et consilii ad fraudem hominibus, non ad bonitatem videatur »” Le perentorie affermazioni dell’interlocutore dunque abbastanza da vicino le obiezioni scettiche provvidenzialismo razionalistico dello stoicismo antico. Tuttavia alcune sostanziali varianti — il « dono e beneficio » non gia della « ragione » ma dell’« amore », Vantitesi excecar -illuminare — rimandano inequivo- cabilmente a concezioni scritturali cristiane. Vi si pud infatti rico- noscere Ia giustapposizione di Iuoghi diversi paolini, all’origine della dottrina dell’elezione ¢ dell’illuminazione, come il fondamentale Rom. XI (6-7), fra le allegazioni principali nella polemica anti-pelagiana di ivinum rationis impertitum esse ‘stoic’ riecheggiano ed epicuree mosse al ” Dob, I, v, 7-8, p. 10. % De nat. deor, II, 27-28; su cui cfr. J. Beauyeu, Les constantes religieuses du scepticisme, in. « Hommages a’ Marcel Renard >, ed. J. Bibauw, TI, Bruxelles 1969, PP. 61-73. Nel dialogo ciceroniano, Vepicureo Velleio si. dichiata’ consensiente con fe atgomentazioni scettiche: « ita discessimus, ut Velleio Cottae disputatio verior, mihi Balbi ‘ad veritatis similitudinem videretur ‘esse propensior » (IL, 40, 95). ® De nat. deor., III, 27, 70; 28, 70; 30, 75. 221 LORENZO _VALLA ‘Agostino: «Si autem gratia, iam non ex operibus; alioqui an ee gratia. Quid ergo? Quod quaerebat Israel, hoc non et oo = 3 i cati sunt ». E, i uta est; ceteri vero excae utus; electio autem consect | est; ceter : ecati | as Spa dell’illuminazione, fra i temi ae fs at altri oe an i i i veda Ephes. I, 17-18: « Ut Deus ... ttrina pelagiana, si ve Sphes. i-1 Ca on aaa sapientiae et revelationis in agnitione eius: —— oc i i iati: i es vocationis eius ».' is vestri, ut sciatis quae sit sp a era: fra i richiami a cui. allusivamente fan capo le espressioni 7 li oe “stoico’ del Valla, un altro testo si tivela presente, * rea non poco noto e diffuso. Si tratta dell’istituzionale = itis et virtutibus di Guglielmo Peraldo (sec. xii), e aa es della rappresentazione, di qui divenuta rere del be oe ea i io biblico del gran si ata allegoricamente nel personaggio | 1 ie 3, 23), i cui occhi oscurati dall’eta non videro Ja nae ve oo : antequam extingueretur », non ee oe : 7 ivina di 10 giovane ministro; al pari , s mata divina di Samuele, suo ee invidiosi si precludono la visione delle buone ae ara a i i praebentes »: donde la definizione andelae lucem boni exempli_prae , 1 viaio, «quod ... infelicissimum vitium est, quia excaecatur, unde illu- ss a 101 inare debuit ». 7 ' Cs : =. «natura » malevola della visione sedicente ‘stoica’, che al 7 a anaes ea a dell’invidia tra gli uomini acceca 1a dove doveva ae ae oe teriormente chiarirsi per contrasto il carattere « on ae a an i ia Lorzé ibui i oluptas » —, denota in Valla, ne! tribuito nel proemio alla « v : A See i i dicale rovesciamento della prosp Ih sua carica allusiva, un rac ; 1 ‘i : in un antropologica: la prospettiva medesima ce nel oe ae i itrio, ispirerd l'accusa di Sesto Tarquinio a Giov 0 De libero arbitrio, ispirer' a di ee ae i i Dio-volonta, distinto da Apollo, Dio- é la figurazione di Dio-vol » dist da Ag it : a eet antropologica la psicologia divina non a essere aa altrimenti da quella umana, nelle due distinte facoltd in cui ri cf 112 sg; P. Brown, Agostino 1 Cis, Mannou, S. Agosting cit» pp. 98 sap Z Torino 1971, pp. 328-372. i : oT tee k, TO ‘Notes on the Virtues and Vices, Part Lyin, « Joural of the Warburg and Courtauld Institutes », XVII (1968), Be 47, Sind. he inteoree zone, ‘ipresa nella Glossa ordinaria, ja -ccncas Hell in modo pik wernt alle gie_paol 1 tem Judeorum », Si B Fctlocton lg del Vall, Gal gaan. mimeo. det i rioptto alle vit, clorato caer dotting della «medictes > axstotelica, mira in reat alle tata clastic, on te dotretiGeatp secondo schemi aristtclc le dotttine etiche di undone agost- at ie ic co rok al ay moleplic spaces» fe Aen ne a Pee Miwnte, The Seven Deadly Sink Some: Probie fone jin «Speculum », XLITI (1968), pp. 3-22 (in specie pp. 12 sg., 222 RICCARDO FUBINI spettivamente si traducono la predestinazione e la Ptescienza). Accusa in cui, a detta di Leibniz, che riprese ¢ rielabord V’apologo, il Valla sembra « condamner la Providence sous le nom de Jupiter, qu’il fair presque auteur du péché »." E se in quest’ultima sede il Valla trae la conclusione di un assoluto agnosticismo filosofico, che si appoggia, di- latandole, su Proposizioni fideistiche paoline (a tanto, per inciso, sj limita il preteso paolinismo del Valla, non privo di elementi di ritor- sione verso le enunciazioni teologiche),"" nel De voluptate i due suc. cessivi interventi varranno, nelle rispettive sedi (nominalmente almeno) filosofica e religiosa, a schivare il dilemma, mediante la comune elimina. zione dell’aspetto dottrinario, la « honestas » dei filosofi e la « ftuitio » dei teologi, per quel che essa presupponeva dellontologia dualistica agostiniana, Il metodo preannunciato dal Valla, del « proprio mucrone confodere », viene cosi applicato, sotto specie di disputa filosofica, in un contesto, nonché patristico, addirittura scritturale, tenendo comun- que come punto di riferimento costante, ancorché semi-dissimulato, le dottrine basilari di Agostino. Possiamo infine, al riguardo, segnalare la discussione su di un altro Su sea Athi Dialogue sur Ie librearbitre, ed. J. Chomarat, Paris 1983, p. 10. Sul problema nella tarda scolastica @ tuttora essentiale: P. ViGNAUx, Justshesting Gf predestination au XIVE sitele. Duns Scot, Pierre d’Auriole, Guillaume d'Occon Grégoire de Rimini, Patis 1934. Per la chiatificazione della posizione valliana a em. fora: a) Vessenzialita in tutta Ia disputa della nozione, classicamente formulata’ nelic Sententiae di Pietro Lombardo, di «habitus » infuso, come condizione della capecita di amare Dio; 4) Ja cotrosione in Oecam di tale concetto, ¢ la sua critica alle post zioni intellettualistico-platoniche: «nullus habitus reddit aliquem ex natura’ habe delectabilem, nisi quia causatur ab actu acceptabili » (p. 106); ¢) listigidirs’ in’ Gre gotio da Rimini, anche in reszione ad assunti siffatti tacciati’ di pelapianesimo, delle dottrine paolino-agostiniane, e in pati tempo Vintento di tistabilite la tradiaone oh una teologia, positiva, indebolita dal raziocinio nominalistico; cfr. anche D. Thar”, fiugustinian Theology of the XIVtb Century... in « Augustiniana », VI. (1956), pp, nagatds GW. OMartex, A Note on Gregory of Rimint: Church, Scripture, Trak tion, in « Augustinianum », V (1965), pp. 365-378. La concezione Gccamista, , nega tuttavia la distinzione tra proposito ¢ scelta f ene, 2 traduce: « Satis est ut hominis voluntas sua sponte ad bonum a . sit ». Non si attribuira pertanto a vizio se i fanciulli « corporis faa quod intelligunt, id petunt », e si provvedera piuttosto a una educazione.* Resta ora da interrogarsi sul significato di una critica cos} a ad autorita fondamentali della tradizione cristiana. Poteva oe = ciliarsi col conclamato assunto apologetico, ° dovremo ae enfasi come mistificatoria, a copertura di propositi ae Hee Giova a questo punto aprire una parentesi. Si ia del anime antagonistico con cui Valla affronta la tradizione del eS ae differenziandosi dalle tendenze coeve volte a restituire oo losofc a Epicuro, ¢ quindi a conciliarlo con le dottrine della filosot —o Su questo punto egli non era tuttavia ee fear infatti un trattatello epistolare dell’umanista cremonese one oe che secondo T’intitolazione sintetica di un manoscritto a Dej ensio Epicuri contra Stoicos, Achademicos et Peripateticos. La tivendic ; 21; Cit, rgpttvamente Deb, I, vs y p85 WL, v4, p. 1035 Aue, Cort, X, 215 € tino... cit. p. 81. . sane i, S Buone Dt Zao, Un niaristagpiarea dele: XV 5 i rrovamento istolari i 1978, pp. 57-66; del testo, pul . D Fe ttt re ha Rovere ua versione diversa adespota (cf. E, Gann, La cl dal flosofica del Rinascimento italiano, Firenze 1961, pp. 8792), che rec ee Hintetico qui siportato, nella quale il Floro di Zenzo ha\riconosciuto us prima re dione, modificata poi con vari titocchi stiistici, E compares ora ‘un, tego, sem Sane eitole, p. 63 sez e W. lareNcavr e i. KREKLER, Dig Hiss. der Wirt Bersischen Landesbibliothek Stuttgart, Wiesbaden 1981, I, 2, 'p.. SO, poe. et phil 4°, 29, cc, 90096r. II testo appare rginaraments dnepiazto,xendov, anno Be GLE iste Tappetenenza’ al Raumonel fu ivf annotsta modernamente da L. rel ‘ia eo Catal | (Si! oa ipo oa — RICCARDO FUBINI zione di Epicuro e del principio della « voluptas » & quindi diretta contro le dottrine che Cicerone nel De finibus, ma anche, pit modetna- mente, Leonardo Bruni nell’Isagogicon moralis disciplinae ( privilegiato V’aristotelismo) avevano sostenuto. Si & osservato che « una rivendicazione dell’edonismo e di Epicuro come quella del Raimondi si trova nell’Umanesimo quattrocentesco soltanto nell’opera ben altrimenti importante di L. Valla »; tre «non c’é dubbio che la soluzione del Raimondi e an parte della sua tematica & quella del De vero bono »." Le analogie sono infatti patenti: la rivendicazione del Piacere come auto-conservazione, a celebrazione dei sensi, la condanna della vita ascetica. Si tratta di concidenze che vanno oltre il semplice aspetto tematico. Nella polemica con la virti stoica, in riferimento diretto a De fin. II, 20, 65, il Rai- mondi adduce lexemplum di Attilio Regolo, « quem suis omnibus libris tantopere extollunt et celebrant », e che invece assurdamente poté esser detto beato e non gia misetrimo, mentre veniva sottoposto a supplizio.* Ma il riferimento pud essere implicitamente esteso ad Ago- stino, che in De civ. Dei I, 15, pure adduce il « nobilissimo esempio » di Regolo, a testimonianza del valore del sacrificio, a cui la vera virth dove era e che inol- che buona Bertalot. Il codice, contenente principalmente epistole di Poggio e Guarino, fu raccolto a Ferrara sulla fine del XV secolo, e posseduto da Dietrich von Plieningen; menue ta ctigine veronese & il Laur. Ashb. 267, da cui il Garin ha tratto Vesemplare predetto, accompagnato, 2 interessante notare, dalPTsagogicon del Bruni, da scriti di Gans ¢.da versi del Panormita, Si potrebbe di qui formulare la. seguente ipotes: ) che Tepistola dapprima circold, forse. anonima, nelPambiente di ptovenienea lombatts, gssendo raccolta per cura di Guarino (e trasmessa dungue per le vie di Veron og, Fetrara); il quale Guarino anche in tal caso dovette esercitare Ja caratterce fut zione mediatrice patrocinatrice gid segnalata, fra gli altri, a Proposito del Valla medesi- mo; 6) che Vautore ne trasse poi un esemplate piti elaborato pet una personale sacciea delle opere, della quale resta il frammento. contenente, con I'epistola predetta qui soltanto dotata del nome dell’autore e del destinatario («Cosmae Raimundi Cremonensis ad Ambrosium Tignosium quod recte Epicurus summum bonum in voluptate consticue’s leque de ca re Academici, Stoici Peripateticique senserint »), un trattatello epi- stolare sull’imitazione retorica, ancora indirizzato al Tignosi, ed esso pure in esem- plate unico (ora Berl. lat. 604). ‘Cf. qui sopra, nn. 11 ¢ 7; e in genere A. Mrcuer, A propos du souverain bien: Cicéron et le dialogue des écoles hilosophiques, in « Hommages a R. Renard » ... cit, 1, pp. 610-621. Si noti che, mentre tra le varie ‘scuole esaminate Cicerone esclade preliminarmente la soluzione epicurea, Bruni la rivaluta, escludendo a sua volta il Platonismo accademico al quale era informata Vindagine ciceroniana: «Nam valgus Philosophorum, qui, absurda dicebant, iam pridem auditores scolaeque ipste’ respue: runt. Hae restant disciplinae [se. peripatetici, stoici_ed epicurei] quae aliquid dicere videantur » (cfr, Fusini, Note... cit., P. 26 sg.). Raimondi radicalizza a sua volta, rovesciando a favore di’ Epicuro Vimpostazione ciceroniana, je Cf, Ravernt, L'epicureismo... cit., p. 854; Fors, Il pensiero cristiano .. cit, P. 125; il mio Note... cit, pp. 33-46. '™ Fuoxo Dr Zenzo, op. cit. p. 59; GARIN, op. cit, p. 89. 225 LORENZO VALLA cristiana avrebbe garantito la beatitudine. La ree rae . Regolo e le relative autorita (« ut quidam ee ea jcorre ampiamente anche in Valla."” Ma forse l'aspetto pit sigi ae wala uscolo del Raimondi é il rovesciamento in senso ‘ epicureo’ (¢ eres naturalistico) della dottrina stoica della ae Senvialta della natura e dell'uomo nella sua conformazione fisica e nel oa privilegio razionale, cosi come & svolta nel De natura deorum = Cicerone e di qui ripresa in senso pit spiccatamente, antropoce _ trico € ctiptocristiano nel De opificio Dei di Lattanzi. Coa ecve infatti il Raimondi, con espressioni che costituiscono un vero as sien jntarsio di riferimenti impliciti alle due trattazioni classic ie, a aaa indicandone insieme il ribaltamento dell’impostazione: « A jaec vero probanda unde potius ordiar quam ab illa una gmninn serum pon cipe et institutrice natura, cuius in quaque re a = pee at dum est iudicium? Haec igitur cum hominem fal soar rae que adhibito quasi artificio expolivit, ut aliam nullam ob rem fa say yideatur, nisi ut omni voluptate potiri et a posset » a ritorsione naturalistico-epicurea del provvidenzial rae he ureo di Lattanzio, il Raimondi si appoggia su quella parte del De nai pa ae Jasciata cadere nella minuziosa_descrizione del ae aa fan opificio, che @ la celebrazione dei cinque sensi: « Sensus ei plnzes dedi quam varios, quam distinctos, quam necessatios, Ce : tum genera essent plura, nullum nen a ae ae eh an 12 Limpostazione, come si vede, é ' Serre che monte conics la ctasione del'De opificio (x Quemadmodom , i Atti cfr. in genere P. Monat, . 51, Sull'exemplum di Attilio Regolo, : ed iin Tapitutions divines, ‘lore V, Paris 1975 (a Sources. chrétiennes », Oe ce cape fe de Diew eréateur, Introd., i al riguardo: Lactance, Louvrage de 2 text, fe aia ‘par M. Perrin, Paris 1974 («Sources chiens», ae 24. nan Wt Fy . cit, p. 61; Garin, op. cit, p. 90. Cf. Cic., me D2 ttt ie a ait in ht seer imulta possum, © quibys intllegatur “quentae zes. homin pus 0 di _guamaue tximige tributae sint >; Lacr., De opif, 1, 11: «homo ipse . non, a Prometheo fctm, ot oe eur, ed amin rm condor, ee De a Se ny Wee De Ue Dedit enim homin, afer ie oster apres Beus sensum etque rationem, ut ex eo appareret nos ab €0 ese generates, ti stm. : . i see Fiona Di Zeno, ibid. oft. De nat, deor, 1, 57, 142: «Quis xr, opiee pes a nihil potest esse callidius, tantam solletiam persequi potulsset En sensibus? ny segue la descrisone dep organi sensoriali e del foro preso; vist _ . 7 imo ordine & seguito andi, eae oe asa sensibus iudicandum est quibus tamquam umentis i i ipit ». Snetrumentis voluptatem animus et sensit et percipit 15 ae cat ven al auntie (gil! “3H ad oa ea RICCARDO FUBINI Lactantius ... manifestissime ostendit in eo libro quem ‘De opificio * inscripsit »), volgendo appunto in senso epicureo, e cio naturalistico, il provvidenzialismo cristiano di Lattanzio, e ritorcendone la polemica anti-epicurea contro il pessimismo cosiddetto stoico.!? Difficilmente tali analogie, di metodo contenuto e fonti, possono essere ritenute casuali. I] Raimondi operava in Lombardia, dove col- tivava legami, anche per attinenze familiari, con gli ambienti di corte. La data dell’opuscolo pud essere circoscrivibile tra il 1426 (per via della citazione implicita di un’epistola di Poggio di tale data) ¢ il 1429, quando Vautore esuld ad Avignone (Vepistola, diretta a un Ambrogio Tignosi di seguito a una precedente polemica sull’epicureismo presup- pone l’ambiente locale). Ed @ stata del resto documentata ora, da due lettere del Raimondi al Vegio del 1429, la sua conoscenza del Panor- mita, 0 quanto meno la sua ricerca di favori presso di lui, divenuto po- tente a corte,!* Occorreri pertanto riconsiderare l’accusa, formulata nellinvettiva contro Valla di B. Facio (che era imbeccato dal Panormita), di avere rifuso nel De voluptate un’opera che, sicuramente con intenti pretestuosi, & attribuita allo zio Melchiorre Scrivani: « tanquam fucus labores apum devorans in alvearia tua mutatis quibusdam verbis furtim coniecisti »."8 43 Dob, I, x, 1, p. 114; si veda, molto amplificata, la celebrazione dei sensi nelfordine ormai_noto: vista (e quindi bellezza, attrazione sessuale, ecc), udito te piaceri della musica e dell’eloquenza), gusto, ed’ infine lolfatto, quale «ultimo dei sensi» («de ultimo sensu, I, xxvt, 1, p. 32). Il particolare ® importante: Cleerone aveva scritto II, 58, 145: '«Narium item’ et gustandi et quadam ex parte tangendi magna iudicia sunt»; il Raimondi aveva omesso con una preterizione gli ultim due sensi («de odotatu reliquisque sensibus »: qui sopra n. 112). Cid pud costituize segno tangibile che il Valla era risalito al De natura deorum ticondottov’ dal Raimond: ™ Cft, lettera da Milano, 15 gennaio 1429, in Froro Dr Zenz0, op. cit, p. 46: a Tu velim et me ames et cettiorem de redditis acceptisque litteris pro tua. diligentia facias Panormitam quoque »; ¢ inoltre in replica alla risposta del Vegio: « Satis mit erat, si unius tui ipsius praedicatione niterer... Cum vero alterius quoque poctae commendatio accesserit, summam prope ingenii consecutus _floriam videos, qui vestrum duorum, quorum maxima in scribendo est auctoritas, laude perfruar. Nec mehercule, miror Panormitam, plurimis ipsum abundantem ornamentis, liberaliter aliquid in me conferre, pracsertim in quem prolixa et lauta mea fuerit liberalitas » (p. 47). NS Cfr. B. Facto, Invective in L. Vallam, ed. E. I. Rao, Napoli 1978, p. 92 sg ¢ L. Vatts, Antid. in Faciumt .. cit, IV, 10, 4, p. 371 sg. Merita trascrivere Vintere asso: «Librum de summo bono te scripsisse glosiaris, qui quidem a patruo tuo, docto homine, ut accepi, conditus fuit; quem tanquam fucus labores apum devorans in alves. ria tua, mutatis quibusdam verbis, furtim coniecisti, quamquam in furto deprehensus ¢s, cum forte Antoni Lusci, qui in eo opere 2 patruo tuo inducebatur, nomen delere forte oblitus esses». Presa alla Jettera V'accusa appare assurda: lo Scrivani, come fe cilmente obietta il Valla, non fu mai scrittore; il rifetimento al Loschi,’ che nella ambientazione romana del dialogo @ detto assente per malattia («ut Pogius nuntia: yerat, p. 144), quanto meno sconcettante; mentre non senza contraddizione appare il fatto che il libro, «a patruo tuo... conditus», sarebbe stato poi non gid frmato 227 LORENZO_VALLA Si dovra quindi ritenere che la parte del dialogo ae attri- buita al personaggio Panormita non fosse altro che una Crepe della Defensio Epicuri del Raimondi; e forse, andando oltre, che fosse stato il Panormita stesso, incline nel costume ¢ negli scritti a un’ aa tazione di edonismo « epicureo », a fornire Popuscolo al Monae 7 ne avrebbe tratto spunto per l’elaborazione di un’opera che approfondisse i a . : ‘| een tra Valla e Raimondi una differenza essenziale. Questi, allievo di Gasparino Barzizza, studioso di Cicerone € suggeritore ad Antonio da Rho di un’opera sulle eleganze della lingua latina, che per via indiretta avrebbe dato spunto a Valla stesso," si professava in pari tempo filosofo e astrologo, seguace ciot di quegli orientamenti < “ stotelismo naturalistico radicale, affermati per tradizione nella facolta medica di Pavia. Punti fermi di tale dottrina, illustrata nell’insegnamento del celebre Biagio Pelacani (che all’epoca era continuato tra gli altzi dal figlio Francesco) erano l’eternita del mondo, Ja spiegazione a logica delle religioni positive, la mortalita dell’anima individuale! ; Pelacani era stato costretto alla ritrattazione dal vescovo di Pavia ne 1396, ma non pet questo gli indirizzi da lui sostenuti avevano acqui- stato minore diffusione. Tale almeno é la testimonianza delle Origines di Catone Sacco, che con troppa approssimazione si sogliono accomunare alla polemica anti-aristotelica del Vala. Liintento del Sacco @ ben zi limitato: suo proposito @ di confutare l’opinione dell eternita del mondo, col risalire, sulla scorta dell’opera omonima di Isidoro di Siviglia, attra- verso Vorigine di tutte le cose a quelle del mondo stesso; € cos! pre- mette: « Iam pauca dicamus de ridicula illa voce et auctoritate que in jo, ma rifuso i i ». Deve petaltro oprio, ma rifuso in altro contesto, « in alvearia tua : Ga awa af conelallusvi, wolutamente deformati, non gid a un solo, ma a une ste EPnta (Pavvio maoco, ssa, sponds a costime antio). Lorenzo) aveva mirto ip. vano alla cooptsione fra i segietati pontifci, e qui gli si rinfaccia lo scacco, notando M20, Maso a dello zio, non suo. parassitariamente; il riferimento al Loschi rimand fdeniemente 2 tn” Ben’ piu. celebre intervento di questo stesto ‘come personaggio ietteratio, quel el De grat oman, dt quale setang, vnie, n © i nel i 9); rimane quin Juppi nel De voluptate (cfr. qui sopra, n. 9); = ane ee in alvearia tua mutatis quibusdam verbis », che non p walt a in ge uramente nota, al Panormita, ispiratore dell'Invectiva del oa mundi exhortatoria ad_fratrem 6 ad Antonio da Rho, «Cosmae Raimundi exhortator Antonius Regionsens ut librum cudat 7 ene ee i Dr Zenz0, op. cit., pp. 41-43, Essa & conservata le Tite dene Oe alent; ete Lonmanbi, introd. ad Awrowto DA. RHO, Apologia. cit » 30 8. A i . Yani " , a ‘Cte. G. Feveric1 Vescovint, Astrologia e scienza. La eri ee sul cadere del Trecento e Biagio Pelacani da Parma, Firenze 1979, pp. BS. atin ce il pall Pan ox 28 RICCARDO _FUBINI cunctis gymnasiis celebratur: Philosophus, inquiunt, mundum esse eternum dixit, quia sine ratione apud aristotelicos eius valet auctoritas, ut de Pythagora legitur » ecc.""* Anche il Raimondi non fa mistero della sua opposizione alle credenze della religione cristiana. In un’epistola sui fatti recenti di Giovanna d’Arco, egli lascia intendere di saper ri- trovare una « physica ... ratio», vale a dire spiegazione astrologica al miracolo; in un’elegia diretta a Niccold Arcimboldi poco prima di mo- tire suicida nel 1436, mostra di dubitare della sopravvivenza dell’anima: « Sed mihi non certum mea post sit clade peracta / Vita ne venturos intuitura dies ». La difesa di Epicuro, a sua stessa ammissione, non rap- ptesentava che una divagazione o corollario dei pitt ardui studi astrolo- gico-filosofici. L’epicureismo, pur celebrato nei termini della filosofa morale antica, finiva per assimilarsi, secondo la tradizione medievale, coi presupposti del naturalismo materialistico.!? E precisamente su questo punto che il Valla prende le distanze. Il motivo di divergenza tra l’interlocutore epicureo e quello cristiano non sta gid nel comune e parallelo assunto edonistico-utilitaristico, bensi nella negazione che esso implicasse necessariamente le conclusioni ma- terialistiche e mortalistiche dell’epicureismo classico, nonché della sua accezione patristica e medievale. Ma in pati tempo il Valla andava oltre Raimondi — forse da questo stesso stimolato — nella critica all’interno delle tradizioni teologiche, fin dalle origini patristiche. In questo senso si pud accordare qualche credito all’assunto di presentarsi come difen- sore della repubblica cristiana. La fede poteva essere difesa dalla mi- scredenza filosofica a patto che rinunciasse essa stessa ad essere filosofia, vale a dire dottrinarismo teologico. L’assoluto ontologismo, in quanto M8 Cfr. F. Aporno (a cura di), Catonis Sacci Originum liber primus in Aristote- lem... in «Rinascimento », II (1962), pp. 157-201 (in specie p. 166). L’Adorno ha ti- scontrato elementi affini nei proemi delle Origines ¢ della Repastinatio valliana (mode- stia di Pitagora contrapposta alla boria scolastica dell’« ipse dixit», ecc.). Pur nella virtuale contemporaneitt dell’elaborazione, cid costituisce @ mio avviso un indizis’ dt priorita del Sacco, a cui il Valla si sarebbe poi tifetito, ma con svolgimento del tutto diverso. E tra Valtro in diretta antitesi al concetto direttivo delle Origines il pesso soppresso del De voluptate, dove & affermato che, dell’esistenza da sempre degli uomini, «nulla fides, nullum argumentum est » (cfr. sopra n. 31): dove cio’, pur nel comune anti-aristotelismo, invalidata la fede nell’argomento « ab ethymologia ». U9 Cfr. G. Mercatt, Opere minori..., Citta del Vaticano 1937, p. 106; nella Defensio il Raimondi si’ definisce come’ tomo <« gravioribus multoque’ diffclioribus studiis ‘occupato (nam, quod profiteri me non pudet, astrologicis disciplinis assidue operam impertior)»; ¢ nel contempo antico seguace di Epicuro: «cum Epicuri, viri omnium sapientissimi, auctoritatem et sententiam maxime semper assecutus sim >. Vi 2 un’efiettiva somiglianza tra tali assunti e quelli affermati poi, un secolo e oltre pid tardi, nel libertinismo francese; cfr. Gauna, Les épicuriens bibliques ... cit; F. Jou- Kovsky, L’épicurisme poétique au XVIe sidcle, ivi, pp. 639-675. 229 LORENZO VALLA sto al di fuori della portata della comprensione umana, nee ee contrario alla fede, concepita in termini Sas af gazione assoluta. Vano era interrogarsi sulla ek a AF natura del male e la definizione del bene, a scanso di perve ee formulazione di dottrine, come quella della predestinazione Gree dei pochi eletti, evidentemente repugnanti al senso ae ee Le pratiche once ne rivelavano ae stesse la los 7 é il vano orgoglio da cui erano mosse. : as parlando, il Valla poteva far proprio i eee !" epicureismo’ alla Raimondi spostando i term sae a a «sommo bene » al « vero bene », e cioé dal piano pan ee we = del’argomentazione, per poi proseguirlo nella sede idonea eae is stinatio dialectice et philosophie. Qui Yopposizione pit o a «honestas » ¢ «voluptas » si risolveva in quella, ey ee oe «habitus » € « affectus », 14 dove le coordinate categoriali di cetreme semplificazione dell’« actio» e della « qualitas > ee a forma di inquadramento dinamico del reale, nell ae de a ie (ae dazioni fra Je polarita estreme, nel discorso etico, del cr el e di quella del bruto, della « fortitudo » € della « imbecil oe » i Preclusa l’elaborazione dottrinale, a fortiori quella 2 oe ee fede era lasciato margine ae semplice atto, « un acte de con! : traduce benissimo il Chomarat. : : ac potra discutere sulla genuinita del fideismo valliano, ee dell’enfasi spesso capziosa di certe professioni (cost ee Bee data l’enfasi opposta, nella divisione di parti del dialogo, ell’ott ae naturalistico: Valla in effetti non pud essere detto pit ottimis| es che pessimista, ¢ al di la della ricchezza degli svolgimenti retoticcont #0 prattutto, giova ripetere, il rigore argomentativo, a é la Teen dell’autore, questa si altissima, che & principalmente di ae Gee tuale). Ma non & questa Ja questione. Si afferma, a roposito noe mento pit tardo, a partie soprattutto da Marsilio Ficino, ¢ ‘Pe Ie prima volta si unificano filosofia e teologia, rgorosamente mantenute distinte nella tradizione medievale e scolastica (donde anche a lo oe della ‘ doppia veriti’, dietro alla quale non aveva mancate di copes il Raimondi) 2** Ora questa unificazione si compie gid in Valla, ai i Librearbitre... cit., p. 10. 1 Cfr. CHomarat, Introd. a Dialogue sur le : ; i rows Cle Frono ot Zeno, op. cit» p58 a5: «Ne guise, guibus temporibus c isputem i e existumet, hac tota dispute ; Se eerie able veraque philosophia, quam theologicam appellamas, nunc. non fgere, sed de hominis humano bono quaerere et de opinionibus ipsorum inte ilbeecigt el sunt femitit (at sail > a er 230 RICCARDO FUBINI se di segno diametralmente opposto, come unificazione negativa. E come poi in Ficino, partito anch’egli da esperienza epicurea (in senso, per inciso, ben pit genuino che non in Valla), si tratta di operazione eviden- temente non indolore. Nell’uno come nell’altro autore, nell’anti-plato- nismo del primo come nel neo-platonismo del secondo, un presupposto ovvio e, a ben vedere, dichiarato, & dato dall’esaurirsi della confidenza nel- le testimonianze della tradizione positiva. Per non menzionare altro, un asso saliente delle Elegantiae dichiara la « persuasio » come miglior de- finizione della « christiana teligio » che non Ia « fides »: « ‘Fides ? enim Proprie latine dicitur ‘ probatio’ ... Religio autem christiana non proba- tione nititur sed persuasione, quae praestantior est quam probatio ... Qui persuasus est plane acquiescit, nec ulteriorem probationem desi- derat »” Parra di qui, per inciso, meno paradossale che poi Lutero opponesse Valla ad Erasmo nella questione del libero arbitrio.” La concezione rigorosamente teocentrica dell’uno e la visuale non meno rigorosamente antropologica dell’altro avevano infatti come punto in comune Vesclusione della mediazione dei santi, vale a dire delle conferme della tradizione po- sitiva. Il rapporto polemico, talora addirittura antagonistico con la tradi. zione fu in effetti il vero motivo che fece Poi scattare nei confronti del Valla la denuncia dell’ Inquisizione (in seguito alla disputa col predicatore francescano Antonio da Bitonto sulle presunte origini apostoliche del Credo, il Valla aveva preteso che il collegio dei giureconsulti di Napoli sanzionasse autonomamente Ja correzione da lui proposta al luogo di- scusso dei Decreti, invitando addirittura i collegi dottorali d'Italia a pronunciarsi sui luoghi dubbi della tradizione canonistica: sullo sfondo stava naturalmente Ja formulazione di tale programma nel recente opu- scolo sulla Donazione di Costantino). E fu allora che furono obiet- re dissentientium philosophorum »; cfr. anche Garin, La cultura... cit. p. 88. Tale era sestanzialmente anche Ja posizione di L. Bruni, che, alla visione del’ dialogo, rimpro- vero Valla per aver sconfinato in campo teologico, giacché, aristotelicaments, egli in. tendeva che ci si limitasse alla considerazione dell'uomo in questa vita: «nar Post mortem non est homo amplius » (Saspapint, Cronologia ... cit, p. 65; cfr. anche so- pra, n. 68), Bi Flesantiae, V, 30; mi permetto di simandare al mio studio: Gli storici nei nascenti stati regionali it ftaliani, in AANV., Il ruolo della storia e degli storici nelle civiltd, Messina 1982, pp. 217-273 (in specie p. 255 sg). 12 M. Lureno, Discorsi a tavola, ed. L. Perini, Torino 1969, p. 53: « ...Disputa bene sul libero arbitrio. Ha trovato la purezza nella’ pietd e insieme’ nella, celtare, Bee smo I'ha trovata solo nella cultura, ma si fa beffe della pieta». Si intende tata he in jValla il dilemma non si_pone net termini di Scrittura e tradiziones per l’autore delle Annotationes in Novum Testamentum la Scrittura & gid tradizione: 1 Ctr. Antid. II in Pogium, in Opera, p. 361 5g; secondo Valla re Alfonso 231 LORENZO_VALLA i i i di imputa- te al Valla le proposizioni del De voluptate, che tra i capi di imp cae tengono un posto assolutamente pelea a a i i i i un’intimic ttato piuttosto di probabile che si fosse tra i : della ale volonta di pervenire all’atto Ene di una i i i i ecu i 1 che l’aspetto, atdito ed insieme p condanna. E vero altresi che d : Dae dell’argomentazione valliana, e soprattutto a ae aa . : toni ‘atti, allora : i conclusioni non erano Fl jalmente negativo delle sue cc | i nd Si es trovare continuatori diretti, si che il ricercatore ee = 30 ° B tunosamente e come per inciso ravvisare indizi della sua diffusi : influenza 5 Ma non sari per questo da Sear eae cae t 1 i istituzi i i ¢ le tesi: la i i tituzionale, di neutralizzarn s bile a un livello quasi ist ae aa oe i stampa, del De vitae feli F fortuna, manoscritta e a ee " i mpagna anti-valliana N osto nell’economia della car t ie in cui il Panormita era chiamato a sostenere un ruolo ee oe a quello un tempo rivestito nel De voluptate; ¢ ancora, = . A i pit tardi, la circostanza in cui Bartolomeo Platina, imprigionato a : anni > p , a stel Sent’ Angelo nel 1468-9, scrisse come per ammenda un’opera c ic fone: « ire i facendo trasparente allusione alla Donazione: «se sci auiebbe arresite i Fhanc em indoxerat.dinieque. palam de alio pers meg. Pre sicbat quid se “Senn, Lorenzo Vallas Schrift gegen die Konstantinsc Seeman, singe o 7 Won ‘cui ‘mi permetto di rinviare alla mia recensione in « Studl medic pee 1-228; e si veda ora un pertinente cenno in R. M. a eae oot Hlistary of the Interpretation of the Bible, London ant with D. TRACY, ». 100 sg. ' : : : : ae i Pret, Liautodifesa .. cts, sui 26 capi daccusa a cui a Vall sisponde, i primi 10 riguardano direttamente il dialogo, i seguenti varie altre opt ith . 88 seg). i mwas sum accusatus, PP. _ : : ore, Cio golo due exempi di autor coetane, pattecipi della medesing fase, dic piadcats €inguleta,.¢ dalle propensint in, vario “mod utitarstiche. 1- Baibars nel De_iare (L497), cost come. i Vala daltia, tende ‘ad etclodere, Ip ee dalla sfera del dito, in quanto, subordina fla, necesish(« necessitat vel coniunet ,€ relativizza le antic ssf S ae oe aie iat ei ie Me cee medians respretarione, utlitaristica dell'exemplum di Attilio Regolo, ¢ i distbe eee jal Vall : «Hoc enim Regulum sensisse possumus beeen Pie Ann valuit diuturne atque sempiteme nfamie vitatio quem pmucorum. dierim itati ys0n, I «De iure» di Leo ; ued aoe Seren: Per Alessandro Perosa », Roma 1985,. 1p 7 feats eee pp. 181, 185), Enea Silvio. Piccolomini, le cui relaziont personall ¢ Jetiratie Pel Vala sono attestate (ctr. Epistole, p. 235,38.) embrasure dal (De fem i suggerimento per la commedia Chrysis (1444). eae case quelle eno ae letteratio, non sola te, donne: ust, ma anche quelle impudi ipsas etiam Thaidas, Chrisidas, a vce aude iore "Tignitate ». (Dub, U, 2a i f. 3). In fet, ie considera ni epi i th dei ( > . Ce on ica di an een ed gloria vanus / sepulchrall?), sono una ciaione di ir WV. 3: s id Dob, Il, 1x, 1, p. 54: «Sed remittamus Curtium ad sepulchrum suum... Nam_quic ad defunctum pertinet id cuius sensum non habet? » (cfr. anche apparato, p. 175). is oa) ee =a ao RICCARDO FUBINI spondente nel titolo, De vero et falso bono, e, una volta ancora, dalle tesi opposte a quelle valliane, Ia dicono lunga al proposito,™ e trovano ora una diretta conferma da parte del Valla stesso, che, al culmine della sua carriera sotto il pontificato di Niccold V, ebbe percezione del rinchiudersi degli spazi di diffusione della propria opera, cost, con parole per lui del tutto inconsuete, scriveva a Niccold Perotti, se- gtetario del suo ultimo Protettore, il cardinale Bessarione: « Quem enim habeo inter omnes homines te cariorem? quod te meorum operum defensorem cum vita defunctus fuero aut solum aut primum destino Nam ceteri fere aut non possunt aut nolunt ».”” Al tempo della composizione del De voluptate, a Pavia sul princi- pio degli anni °30, Vesito di un intervento ecclesiastico e di preclu- sioni censorie doveva apparire come remoto. Non si sottolineer’ a sufficienza l’importanza che ebbe per V’affermarsi di una letteratura e di comportamenti intellettuali. sicuramente on ortodossi Io stato di conflittualita dell’epoca, fra principi e Chiesa, fra papa e Con Lombardia sotto Filippo Maria Visconti, come poi nel Napoletano s Alfonso Valla si senti sotto la diretta tutela del principe 0 comu della corte; né @ un caso che la prima reazione ecclesiastica esplicita avvenisse dopo la pacificazione di Alfonso con Eugenio IV (14 giugno 1443), 0, come si & visto, che Valla si sentisse precludere il terreno sotto Niccold V, essendo ormai composto il ventennale conflitto aperto dal concilio di Basilea, e nell’imminente regolamentazione dei rapporti politici d'Italia, Inoltre, fosse parte della politica ecclesiastica pit generale, o di pid specifici orientamenti nella conduzione dello Studio, per disposizione ducale del 1430 le tradizionali 2-3 cattedre della facoltA teologica pa- vese (in quanto divise fra gli ordini mendicanti e gli agostiniani) erano . In sotto inque oe ol De vitae felicitate (1445-1446) ¢ sugli intenti delVautore (« semper asper- pandos et fugiendos existimavi qui hanc voluptatem vel summum in Gin, Deane felictatem homini conferre videntur ), cfr. Antid. in Facium Cit. pp sane LXV; Sul De wero et falso bono di B. Platina (« Veritati tamen stoic! apirppinacne magis visi sunt, qui in virtute, quae ad felicitatem via est, solum besa ‘arunt »), cfr. Pastor, Storia dei papi... Roma 19612, II, p. 332; C. Det Bravo, Clones BL lini Yn relazione al Valla, in « Annali della Scuola Normale Supers’ of See », ser. 3°, XIIT (1983), p. 695. Si veda anche qui sopra, n. 69, uf Jegttera del novembre 1453 in M. C. Davies, N. Perotti and L. Valla: Four New Letters, in « Rinascimento », XXIV (1984), p, 143. 233 LORENZO VALLA ire istituzi nte una diminu- te ridotte a una sola, come a sancire istituzionalme! ee a di credito, che, a livello di opinione, attestano satire v: zione di 3 , Che, uae ia Regissol di M. Vegio. . : eae Waltra parte con soddisfazione ee a) i i i sOpho! alorado le istigazioni degli avversari (« qui besten. ilosophon = me appellarant »), egli era stato difeso dal « rectore philosop! otium 2, me pala facolta di arti e medicina, che ne ane os : cia da lui lesa. La difesa non fu gia tichiesta dal 7 oe =e led bensi di altra ben pit: potente corporazione, qu oo gi i . ae testimonianze recentemente apparse hanno mostrato it : icity iva drammaticita. : ’ : 7 oer i & avuto occasione di menzionare l’attacco anti: Lane Valla, condotto in forma di satira epistolare he De ae ra iti a che nella redazione an 2 indirizzata a Catone Sacco, ms I a a ae il nome di Pier Candido Decembrio (forse perché il fe oe a jsta preminente dello Studio, aveva rifiutato di aval pl giurist fe i i i uscita a os i accostare la polemica del Valla a hare hae aa brevissima distanza, del proemio di M. Vegio ampia compilzione del De verborum significatione, ed in sae le ae ae i et al A i i terpretes, Bartholum ic ti contro i « posteros int t »_sppaione, fon ci sorprende, derivate dal Valla."* Ma lo — ee re i Jato di « una sostanziale c eroni, dopo avere parlato di : i ie el aie », riscontrata la compilazione effettiva del oe Tl ee Sion! giuridiche delle Elegantiae, deve poi ammttere che « il metodo & i i nto, mentre Puno i amente diverso », in quanto, | rt no « accett re ae », Paltro « sottopone a critica gli stessi antichi | neers ti, cwendicando Pautonomia della scienza filologica da ogni autorita ». rive i che, a Non @ tuttavia questo il nostro punto. Nota ancora lo Speroni it ; Note... cit., pp- ice diplomatco .. et p, 283; Connstuins, Note cits pp. wei Me ene in. magistros thealogos)s € inoltre,Z; Vor th, ba jecott stone nel primordi dello Studio generale di Pavia, {earirdo', ser. 35, X (1898), ee Oe Me Sem re ata a Pa 1. Tillas contro Bartle, in Queen a ibliotheken », 1979), PP. 4 Focungen "aur ftelienichen Archiven und Bibliotheken », LIX ( un iseric A . 41 ses ec ee cas D. Maree, Gi nist delfUmanesino giridico, Milano 1936, , 41,565 ¢ “ampinente M, Seexont, Il primo voeabolriosiurdice semana: De wer bore ignificatione’ di io, in « Studi Ser » LXXXV: \ bora Siempre ¢ aefee (oes il proemio del’ Vegio @ datato 15 marzo. 18 Ivi, pp. 8, 21. wit wed ea noha canal wl Ce 234 RICCARDO FUBINI differenza del mero attacco valliano all’autorita di Bartolo, Voggetto polemico del Vegio & Triboniano, il compilatore del Corpus iuris respon. sabile della mutilazione dell’antica giurisprudenza, provocando di qui Je « contrarietates » che resero necessario lintervento degli interpreti Triboniano & in realtd bersaglio specioso, mirandosi chiaramente al Tautore dell’ordine di intervenire nel corpo dell’antica giurisprudenza, e cio Giustiniano; 0, altrimenti detto, sostituendo come a copertura il nome del funzionario a quello del principe, che evidentemente non si poteva in via diretta imputare. EB questa la ragione per cui studiosi quali il Maffei e lo Speroni hanno avvertito negli accenti del Vegio un presentimento della scuola francese dei Culti, nonché, potremmo ag- giungere, delle loro istanze anti-assolutistiche, a difesa delle consue- tudini contro Vintervento sovrano esemplificato nella codificazione giu- stinianea. Non @ questo evidentemente il caso del Valla, che nel rapporto col Vegio sembra anticipare im nuce la posizione ambivalente, di ispiratore ma anche differenziata e vista con sospetto, che egli rivestira poi, su scala ben maggiore, di fronte alla giutisprudenza umanistica cinquecen- tesca.™ I] fatto poi che nel celebre proemio al libro III delle Elegantiae egli non si periti di fare il nome di Giustiniano (« utinam integri forent, aut certe isti non forent, qui in locum illorum, etiam Iustiniano ve- tante, successerunt ») @ gid di per sé indicativo. Ad essere colpito era il principio della sistematica giuridica, e Giustiniano, piuttosto che essere indicato all’origine del processo che rese necessatia Vinterpreta. zione tispetto alle pit lineari normative preesistenti, ne era considerato un argine insufficiente. In tempi passati P. Vaccari suggeri che la reazione del Valla fosse motivata dall’istanza « scientifica » di risalire alle fonti del diritto, in Teazione agli inditizzi pratici dominanti nella scuola pavese succeduta all'insegnamento di Baldo. La tesi & chiaramente ispirata al positi- is Ii, p. 15 sg: «Maffeo Vegio pud essere considerato Viniziatore dell’anti- ttibonianesimo in senso stretto»; si veda in MAFFEL, op. cits p. 40s «Quod non gliunde evenisse arbitror quam ‘Tribuniani causa, a quo’ absumptis Tureconsultorum libris, necesse fuit oriri tot indiffciles quot in Ture sunt conteariemics x Msp, Be, Keueer, Foundations of Modern Historical Scholarship: Language, oie fd History in French Renaissance, New YorkeLondon 1970 (a pp. 19.50 cong ir i - Prano Monrant, Potere’ regio e cone Quaderni fiorentini per la. storia del pensiero giuridico moderno», I (1972), pp. 131-175, BSP. Vacant, L. Valla e la scienza giuridica del suo tempo, in « Archivio stor co per le provincie parmensi», ser. IV, 1X (1957), pp. 253-266; Ip. Storia dell’Uni- versita di Pavia, Pavia 19572 'p. 72 sg. 235 LORENZO_VALLA igmo giuridico, e Valla in cid rappresenta poco pit: che un enblems. en resa per altro verso, essa setba un aspetto di verita che aa sree approfondito, Il principio baldiano di una « ratio naturals» . ‘a alla legge permise di legittimare Yopera di revisione € ae one statutaria promossa dai Visconti, e insieme di mediare ni mel “elicit delle legislazioni contrastanti. Ino, Tidenifctsone de is i iti i io ins! = Pequita con la « naturalis iustitia He = a ee eel rh ec ee ae *Siflatta sintesi di empiria e Sere ; ae ee foe iva etico-giuridica & ravvisabile nel diffuso manual Be cach tee ees uel aloe oo le critiche formulate, dal acy eres nce dole’ cailadoaes © e dallabuso del ri wma diritto comune, che compendia in principi essenziali; si ti hiama al valore degli « exempla », ¢ cioe delle stumoni concrete, € i y incipesco. Ma ins fconasce con Baldo Vessoluteza del potere prinipesto, M aa altrettanto forte e, diremmo, contestuale. la preoccupa: eeu joni i icitum » (mirando particolarmente ai rescritti du Eo ane ee a « opinioni » della dottrina; e pit in te ae a rimedio dell’iniquita diffusa, l'autre invoce ae ale di Cicerone e Seneca, dei quali raccomanda lo tales fom Tutto cid aiuta a meglio comprendere ~ una vol an Pi ae i contre ee esa copemao 0 tlre D0 i, pure rivendicazioni ‘ filologiche', € soprat wg fe plein ronan De Liinvalidazione metodica de nico on pps tava per Tui che un corollrio delle proposision! am ee Hage en eae ee (che altzo era infatti la eae a pene «quam de utili et inutili transigere, on de honesto? ») 7 tale, e non un’astratta idea di giustizia, era il nihil >»); ™ tale, is ¢ la Pract is’, in «Contributi alla . de! Ferraris ¢ la ‘Practice Papienis’, in « Contibut lla wy ty rl be 1-324; si veda inoltre M. SpriccoLt, ni Saran PP ude ella juntione dei giuristi nella comunale, Milano 1969, pp. an oe ee Il, xxm, 1, p. 69. Si tratta di uno studiato Aiden ey ee ie Pees uitiam ‘amgve colimus et boni et aequi notitiam Profitemur Bono: Ta soluch "met" poenamim, verum, etiam raemiorum quogue, exhortations afcere cup i 1 Hgoardo’ Repastinaiio, 14, S$ 13-14, ee cupienes >. Si veda apcors al Euan, Est enim “ius” scientia rece agendi et suum t rfl vomit a “3 i aul 236 RICCARDO FUBINI freno effettivo al potere del regnante. In una patola, all’empirismo della giurisprudenza coeva veniva Opposto, come in un rapporto con- correnziale, lo schietto riconoscimento dell’utile, che per sua natura esclude un principio di legittimazione. Nulla rappresenta meglio tale assunto che Vinterpretazione data dal Valla alla celebre disputa di Carneade, pro e contro la giustizia: que- stione che, originariamente discussa nel De republica di Cicerone, era poi stata ripresa da Quintiliano e, pitt ampiamente, da Lattanzio, Quest’ultimo aveva sostenuto che Pequazione ciceroniana « iustitia ci. vilis — iustitia naturalis » poteva essere inverata solo facendo appello alla giustizia superiore di Dio e alla pid alta virth cristiana della miseri- cordia.™ Al che, indirettamente, Valla Oppone, coerentemente al suo schema, il carattere istintuale ed affettivo della misericordia, in con- trasto con le virti discendenti dall’innaturale «honestas » (« quod miserationem nobis natura communem cum ceteris animalibus dedit sicut iram, spem, odium, dolorem, gaudium, cum virtutes non de- derit »)” Cosi viceversa aveva soggiunto al riguardo Quintiliano, fedele al- Vassunto della bonta, per definizione, dell’oratore: « Verum et virtus quid sit adversa ei malitia detegit, et aequitas fit ex iniqui contempla- tione manifestior »." L’obiezione del Valla & stavolta diretta: se Carneade, non vincolato ai dettami della disputa scettica, « utrum ve- tius esset asserere potuisset, haud dubito partem utilitatis fuisse pro- baturum »." Guique ttibuendi, et, ut jurisconsulti quidam aiunt, ‘ars equi et bonis ‘iusticia’ vero non scientia neque ars, sed actio bona, recta et equa... Porro ius, id eat scionte sive ars sive prudentia’ precedit, iusticia’ sequitur. (§ 14) Neque ab’ ‘istics’ ‘ius’, quemadmodum aliqui volunt, sed ab ‘iure? ‘iusticia’, seu rei rationem quam demon- stravi_ seu nominis etymologiam intuendam putes, dicitur ». Hire Tg yhOTANCE,, Institutions divines, Livre V... cit., pp. 59 seg; ¢ E. Heck, jf lustitia civilis - iustitia naturalis »: & propos du jugement de Lance concernant les discours sur la justice dans le «De te publica» de Clegron, in «Lactane xc son temps. Recherches actuclles. Actes du IV Colloque d'Etudes Historiques ‘et Pars, ues » (Chantilly, 21-23 septembre 1976), Paris s. d. (« Théologie Historique» 48), pp. 171-184 1 Dub, I, xx, 4, p, 665 sulla questione si cft. H. Péreé, ‘ Misericordia’. Histoire du mot et de Vidée, in «Revue des études latines », XII (1934), pp. 316389. 1 Inst, XII, 1, 35. Sulla «aequitas» come « élément fondamental de la tractatio ges controverses, qui s‘oppose aux conclusions du droit strict », eft. J, Cousin, Dame lien et la notion a aequum’, in «Hommages 1M. Renatd >”. cit, i, pp. 26036" CL Dv, Wy so0ar, 10, p. 89: «Nec multum abfuit ab opinione mea academicus ille Carneades, ‘qui impune nec stoicos nee peripateticos ‘reformidans ‘peo iedele us Sprite lusticiam disserebat » ecc.; si cfr. anche Marsu, The Quattrocento Dialogue cit, p. 68 sg. 237 LORENZO VALLA 5 Sea é -eca Una cosi sowversiva sostituzione di « ae » ad « aoe > ae i: iazione é enze fondamentali: I) la dissoci: a e con sé due consegu I eae iui anto « ars i risprudenza, appunto in qu: et ae Rye i era fi iferi al contesto quintilianeo: i to riferimento al cont q : jomento stesso in cui era fal 0 s a aes medesimo, vale aggiungere, con cui la retorica Cre giunta dall’etica, in riferimento al contesto ea ) principio ; : ell'idea di un i & come coperto presupposto, ‘ scimento, che ne é co! » presupposto, devi ee ae fe come. i i discenda la « iustitia civilis »: 2 da « anes ch fonte Cicerone ¢ il Digesto, iri e, avendo a fonte Cict jone del diritto naturale, che, > one ¢ pees ao informato la giurisprudenza medievale, fino ad ares ane tamente con i principi di equita, cos come nella spectlaio oe siva di un Baldo, tanto rigida nell’enunciazione quanto dotata na sua interna fragilita. . | ve Gn capitolo fondamentale delle Elegantiae compendia ed é questi motivi. NelIintento di distinguere gli « See id Punitd ideale del corpus giustinianeo, eee ipartizione del diritto, in naturale, delle izionale tripartizione del diritto, 7 le cede col negare la tradizion: e zo, in penal, delle ie civile, i it turale dicere, quod nat ie civile, in quanto « ius nat le dicere a ie docuit, ridiculum est ». Naturalita @ istinto, « se ee _ " i. : a eee er i illiori animali, liandi, occidendi, quis ius esse it J ine ene vale < llezione dei suoi svariati ius civil tro non era che collezione «ius civile », a sua volta, al coll oe elementi costitutivi, « tam leges quam plebiscite, tener inci dentum ». Ne risultava reta principum, responsa pruc ; 7 aes che presenta la legge al Learn aren a Lehane i i illius scriba ». Stabilita i z che la interpreta, « quasi il > ae aa aes i i che possiede vigore di lege: n | tra una legge in genere e cit 8 Se eee iene invali il criterio esegetico dei moderni viene invalidato il criterio | i fa fondandosi su singoli paragrafi della oa « ee ae Be ae i i unam legem, st ti ellant, non ab aliquo legislatore un a, sed ab it interpre bee legum infinitas leges esse iudicantes »." T singoli panei aoe ongono cosi in una coerente enunciazione utilitaristica, relativ = ockgiuenatatalistica, che, a differenza della predominante, ae Be iti i idistinto orientamenti simi litica che avrebbe poi contrad ae chiavelli o un Guicciardini, aveva per fondamento aes aes sione nei princip? primi dell’etica, e che — a ulteriore cor perm i ito ai miei _contributi: i 5 mi tto di sinviare al proposito ai miei contributi Antonio’ Ke de Sartanel un teortatore del dedlino dell ‘atoromie conunal, Egemoni ina ed_ je locali. nella Toscana nord _ De ee deere eas Gli storici... cit., p. 231 sg. ut yt i " nu wetciaat re verti Gyeul ea malt inde 238 RICCARDO FUBINI mente capace di guardare lontano — non si sarebbe ripresentata nella complessita dei suoi motivi che ai tempi di un Tommaso Hobbes, per poi variamente confluire nelle correnti utilitaristiche moderne, Ci siamo con cid nuovamente allontanati da Pavia; ma qui vorrei ritornare prima di concludere, per ricapitolare ¢ ricongiungermi all ini. zio di questo discorso. Misuratosi polemicamente, fin dagli inizi della sua carriera, con il ciceronianesimo di un Gaspatino Barzizza, il Valla era giunto a Pavia in un momento di crisi e trasformazione della sua scuola, non meno di Jui sensibile all'influenza che proveniva dall’umanesimo fiorentino e dalla figura allora preminente di Leonardo Bruni. In tale quadro di una tra- dizione di scuola in rapido rinnovamento, egli poteva cosi subentrare « Progetti gia avviati: le Elegantiae, non dimentichiamo, nacquero da una proposta di Cosma Raimondi — figura sicuramente da ticonsiderare anche se dalla vicenda biografica appartata —, e pure il De voluptate, se fondamentalmente collegato colle traduzioni aristoteliche del Bruni e con la saggistica morale di Poggio e del Bruni stesso, ebbe con ogni verisimi- glianza dal Raimondi il suo suggerimento pili diretto, nonché lo stimolo a radicalizzare, La cultura lombarda, milanese e pavese, timaneva tut. tavia saldamente impiantata intorno alle istituzioni scolastiche e al- Tuniversita, e un personaggio come il Panormita, che si appoggid es- senzialmente alla corte, fu Peccezione stridente che, come subito poi si vide, impose la ricostituzione della tegola. Cultura di scuola che, come tale, rimaneva fedele agli schemi collaudati del commento gram- maticale e retorico, delle raccolte Jessicografiche, etimologiche, enciclo- pediche, nell’istanza di carattere anche istituzionale di una trasforma- zione nella continuita. Fu qui che il Valla esercitd tutto il suo poten- ziale di rottura: il De voluptate non fu solo, come in Raimondi, il segno di una dissidenza ideologica (se vogliamo, di una anticipazione libertina), ma il nucleo germinale di un pitt globale ribaltamento di metodi. Eve la distruzione del basilate ¢ pluri-disciplinare insegnamento delPetica, non meno di quanto le Elegantiae segnarono poi la distruzione della tradi- zionale grammatica e lessicografia, o di quanto la Repastinatio invalidd in sede teoretica i presupposti unitari dell’enciclopedia, o infine di quanto la polemica anti-bartolista, sorta ptobabilmente in margine alla lessicografia umanistico-giuridica del Vegio, aggredi nei suoi fondamenti — LORENZO VALLA . : iatecigiel il commentario giuridico. Il rapporto emulativo ¢ di analogia 2010 ae rente con le isidoriane Origines di Catone ce e pi ancora Prsiva astiosa polemica con Antonio da Rho (destinata a i mica con Antonio P = Sees i i i del Vegio e del Tortelli stesso), i i ti importanti del Vegio riamente, con interventi imp ‘ ary walsero a denunciare Yequivocita del rapporto, e ci care ae : tromissione violenta del Valla dallo Studio pavese non fosse i Dl coi giuristi. ta ad uno scontro occasionale | : A a cattedra abbandonata dal Valla, dopo il breve ees discepolo Antonio Astesano, a partire dal 1435 fo couch st ee co crescente salario da Baldassarre Rasini, « iuris civ a jai : egium atque oratorem celeberrimum », raccomandato il me a ith di Pavia; ed infine, particolare significativo, a cat aN 1439 il suo insegnamento retorico fu incorporato nella fa sere i isti. Cs ee as era il Rasini segnalato per quel tipo ‘ ear ee i -gotica —, che cos} il Valla, verisi pen amo, scolastica o tardo-gotica —, _e sim weer eo al sermone ecclesiastico, aveva schernito: « tale é in essi I a ae sugli argomenti proposti, tale la nee desi a ee ipetit tale il giro iscorso che si aggre ripetizione delle stesse cose, tale “ che ai sggnipps : a cid che capita come le viti, che non si sa se sia pit im is Pe Cod, mentre il Vala, presto seguito dal suo amiconenico Panor ita, si dia per la prossima comu - eee ea eee cee a fer la provocazione dell’altro contribuirono, per dir cosh, al fe eee acl ranghi scolastici dello Studio pavese, approfondendo ae it Vimpronta sempre pit umanistica della corte oe al di eloquenza milanese, che soltanto in tarda eta sf zesca si sarebbe tentato di sanare. 1 O. Besomt, Un nuovo autografo di Giovanni Tortelli, in gee k oe XIII (1970), pp. 95-137; Epistole, pp. aaa S88 | Tea eects, Buncut, La lettura darte oratoria... cit, pp. 157 S883 juntiva in Epistole, p. 39. G 45 Dub, II, praef., § 2, p. 43; RavETTI, p. 80.