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Settembre - Ottobre 2008

Sacerdos

fede e ragione

Il Caso
Galileo
n

Alcune considerazioni
n

P. Rafael Pascual, L.C.


Decano della facolt di Filosofia.
Professore di Filosofia della Scienza e Filosofia della Natura;
Direttore del Master in Scienza e Fede (APRA).

l 10 novembre 1979, in un discorso alla


Pontificia Accademia delle Scienze tenuto
in occasione del centenario della nascita di
Albert Einstein, Giovanni Paolo II fece un
importante riferimento al Caso Galileo, riconoscendo che Galileo Galilei ebbe molto a
soffrire non possiamo nasconderlo da
parte di uomini ed organismi della Chiesa.
Nella stessa occasione, il Papa espresse il
desiderio che fosse compiuto uno studio approfondito del Caso Galileo da parte di un
gruppo di teologi, scienziati e storici, perch
nel leale riconoscimento dei torti, da qualunque parte provengano, rimuovano le diffidenze che quel caso tuttora frappone, nella mente
di molti, alla fruttuosa concordia tra scienza e
fede, tra Chiesa e mondo1. Questa considerazione era stata in precedenza formulata anche
dal Concilio Vaticano II, nella Costituzione
Pastorale Gaudium et Spes, n. 36:
Ci sia concesso di deplorare certi
atteggiamenti mentali, che talvolta
non mancano nemmeno tra cristiani, derivati dal non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza, e che, suscitando
contese e controversie, trascinarono
molti spiriti a tal punto da ritenere
che scienza e fede si oppongano tra
loro.

Il riferimento era implicito, ma rafforzato dalla


nota a pi di pagina in cui si citava il libro di
Mons. Pio Paschini, Vita e opere di Galileo
Galilei (2 voll.), Pontificia Accademia delle
Scienze, Citt del Vaticano, 1964.
In risposta al desiderio del Papa, si costitu due anni dopo una commissione, diretta
dal Card. Poupard e organizzata in quattro
gruppi di lavoro (esegetico-culturale, scientifico-epistemologico, storico e giuridico).
Tale commissione present le sue conclusio-

La rilevanza del Caso Galileo


La vicenda di Galileo paradigmatica dellapparente conflitto tra scienza e fede tanto per
gli elementi che entrarono in gioco, quanto
per la risonanza che il caso ebbe nella storia
successiva.
A partire dal secolo dei lumi fino ai
nostri giorni, il caso Galileo ha costituito una sorta di mito, nel quale limma-

gine degli avvenimenti che ci si era


costruita era abbastanza lontana dalla
realt. In tale prospettiva, il caso
Galileo era il simbolo del preteso rifiuto, da parte della Chiesa, del progresso scientifico, oppure delloscurantismo dogmatico opposto alla libera
ricerca della verit. Questo mito ha
giocato un ruolo culturale considerevole; esso ha contribuito ad ancorare
parecchi uomini di scienza in buona
fede allidea che ci fosse incompatibilit tra lo spirito della scienza e la sua
etica di ricerca, da un lato, e la fede cristiana, dallaltro. Una tragica reciproca incomprensione stata interpretata come il riflesso di una opposizione
costitutiva tra scienza e fede2.

Cronologia dei fatti


1543:
1564:
1574:
1581:
1589:
1592:
1597:
1609:
1610:

1611:
1613:

Viene pubblicato, postumo, il libro De revolutionibus orbium coelestium di Niccol Copernico.


Galileo Galilei nasce a Pisa.
Galileo si trasferisce a Firenze.
Galileo inizia a Pisa gli studi di Medicina, secondo il desiderio del padre; nel 1585 per interrompe gli studi e, tornato a Firenze, si dedica alla Matematica.
A Galileo viene assegnata la cattedra di Matematica a Pisa.
Galileo ottiene la cattedra di Matematica a Padova.
In una lettera a Kepler, Galileo dichiara di essere da tempo copernicano.
Galileo costruisce il telescopio e compie le prime scoperte.
Continuano le osservazioni astronomiche: vengono scoperti i satelliti di Giove e i rilievi della Luna.
Nello stesso anno Galileo pubblica il Sidereus Nuncius col quale rende noti i risultati delle sue ricerche, suscitando ammirazione e interesse ed assicurandosi la celebrit. Tornato a Firenze, nominato Matematico e Filosofo primario di Cosimo II de Medici, granduca di Toscana. Nel giro di
qualche tempo scopre anche le macchie solari, le diverse configurazioni degli anelli di Saturno e le
fasi di Venere.
Galileo a Roma per presentare le sue scoperte. Federico Cesi lo nomina membro
dellAccademia dei Lincei, da lui fondata.
Lettera di Galileo a B. Castelli, benedettino, sullinterpretazione della Bibbia e i rapporti fra scienza e Sacra Scrittura.

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ni dopo undici anni di lavoro, il 31 ottobre


1992, in occasione di una nuova riunione
plenaria della Pontificia Accademia delle
Scienze, tenutasi nel 350 anniversario della
morte di Galileo. Ancora una volta, il Papa
colse loccasione per pronunciare un importante discorso sul caso Galileo, tracciandone
un bilancio.

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1615: Deposizione contro Galileo da parte del domenicano Caccini. Lettera del carmelitano Paolo
Antonio Foscarini in difesa della teoria copernicana e della sua compatibilit con la Bibbia. Lettera
del Card. Bellarmino al P. Foscarini, con la proposta di parlare ex suppositione fino a quando
non avr prove dimostrative concludenti. Il domenicano Nicola Lorini denuncia Galileo al
SantUffizio. Galileo va a Roma per cercare di evitare una condanna del copernicanesimo. Lettera
di Galileo a Cristina di Lorena, a proposito dello stesso argomento della lettera a P. Castelli.
1616: Si proibiscono gli scritti di Copernico donec corrigantur. Il Cardinal Bellarmino chiede a Galileo
di rifiutare la teoria copernicana. Galileo non cede; il commissario dellInquisizione gli d precetto formale di non sostenere, insegnare o difendere lopinione condannata, pena il processo.
1621: Muore il Cardinal Bellarmino.
1623: Maffeo Barberini eletto Papa e prende il nome di Urbano VIII.
1624: Urbano VIII riceve Galileo in pi occasioni, ma lastronomo non riesce nel suo intento di far revocare la sentenza del 1616 contro leliocentrismo. Galileo comincia a scrivere il Dialogo sopra
i due massimi sistemi del mondo.
1630: Galileo finisce il Dialogo e intraprende i passi per ottenere limprimatur.
1631: Galileo ottiene limprimatur a Firenze. Lopera data alle stampe agli inizi del 1632, ma appena giunta a Roma viene messa sotto sequestro.
1632: Galileo viene richiamato dal SantUffizio.
1633: Si apre il processo a Galileo. Al tribunale dellInquisizione lastronomo nega di aver difeso il sistema copernicano. Viene dichiarato in sospetto di eresia. Il 22 giugno il processo si conclude:
Galileo deve fare abiura solenne delleliocentrismo e gli viene proibito di difendere la dottrina
copernicana, pena la recidivit. Il suo libro viene messo allIndice; viene condannato al carcere
e a pregare settimanalmente, per tre anni, i sette salmi penitenziali. Galileo legge la formula di
abiura, da lui sottoscritta. La pena carceraria viene commutata in arresti domiciliari, prima nellambasciata del Granduca di Toscana, poi nella residenza dellarcivescovo Ascanio Piccolomini,
a Siena; infine, nella sua villa di Arcetri, presso Firenze.
1642: Galileo Galilei muore ad Arcetri allet di 77 anni.
1687: Isaac Newton pubblica i Philosophiae naturalis principia matematica; secondo la legge della gravitazione universale risulterebbe impossibile che sia il sole a girare intorno alla terra.
1725: Bradley dimostra il movimento di traslazione della terra in base al fenomeno astronomico dellaberrazione della luce stellare ( la prima prova sperimentale, astronomica, della rivoluzione
terrestre).
1755: Il divieto di insegnare la realt del movimento terrestre abolito.
1820: Si concede limprimatur allopera del canonico Settele, nella quale si sostiene il sistema copernicano.
1835: Il libro di Copernico viene ritirato dallIndice dei libri proibiti.
1837: Bessel offre unaltra prova astronomica della rivoluzione terrestre attraverso la misura della parallasse stellare.
1851: L. Foucault offre la prima prova meccanica della rotazione terrestre con il famoso esperimento
del pendolo nel Pantheon di Parigi.

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Come ricordava il Papa nel suo discorso del 31


ottobre 1992, anche il Cardinal Bellarmino era
daccordo con questo principio, quando affermava che davanti ad eventuali prove scientifiche
dellorbita della terra intorno al sole, si dovesse
andar con molta considerazione in esplicare le
Scritture che paiono contrarie alla mobilit della
terra e pi tosto dire che non lintendiamo, che
dire che sia falso quello che si dimostra6.
Come anche ricordato dal Papa, in quella
stessa occasione, gi molti secoli prima si era
espresso in questo senso anche santAgostino:
Se ad una ragione evidentissima e sicura si
cercasse di contrapporre lautorit delle Sacre
Scritture, chi fa questo non comprende e oppone alla verit non il senso genuino delle
Scritture, che non riuscito a penetrare, ma
il proprio pensiero, vale a dire non ci che ha
trovato nelle Scritture, ma ci che ha trovato
in se stesso, come se fosse in esse7.

Come affermava Leone XIII nellenciclica


Providentissimus Deus al n. 42(1893):
Nessun vero contrasto potr interporsi
tra il teologo e il fisico, finch entrambi
si manterranno nei loro confini, evitando (in ossequio al monito di S. Agostino)
di fare affermazioni a vanvera e di dare
per certo lincerto. Se poi dissentiranno,
lo stesso Agostino detta in sintesi la regola di comportamento per il teologo:
Tutto ci che i fisici potranno dimostrare con documenti certi, dovremo provare che non contrario alle nostre
Lettere; qualunque cosa, poi, presentassero nei loro scritti contrario alle nostre
Lettere, cio alla fede cattolica, o noi dimostriamo con qualche argomento che
esso falso, oppure senza alcuna esitazione lo dichiariamo falsissimo.
Per questo, dopo il Caso Galileo, la Chiesa ha cercato di essere molto prudente, per evitare di ripetere gli errori allora commessi, a danno della
sua credibilit. In questo senso, sia santAgostino,
sia san Tommaso dAquino mettevano in guardia di fronte al pericolo di giudizi precipitosi di
fronte a certe teorie scientifiche, che potrebbero
esporre la Chiesa alla derisione degli increduli.
Che il mondo ha avuto inizio cosa da
credersi, ma non oggetto di dimostrazione o di scienza. E questa una cosa che
bisogna tener presente, perch qualcuno, presumendo di dimostrare ci che

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In conseguenza, quando sembra che esista un conflitto tra quanto dice la scienza e
quanto dice la fede, bisogna fare attenzione
per discernere:
se si tratti di unautentica verit
scientifica o di una semplice ipotesi;
se la verit rivelata stata interpretata
giustamente.

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Valutazione critica del Caso Galileo


A titolo di premessa, bisogna dire che non pu
esserci una vera contraddizione tra la scienza e
la fede, giacch la verit non pu contraddire
la verit3, perch le realt profane e le realt
della fede hanno origine dal medesimo Dio4.
Lo stesso Galilei si richiama a questo principio:
Procedendo di pari dal Verbo divino la
Scrittura Sacra e la natura, quella come
dettatura dello Spirito Santo, e questa
come osservantissima esecutrice de gli
ordini di Dio (...) pare che quello de gli
effetti naturali che o la sensata esperienza ci pone innanzi a gli occhi o le
necessarie dimostrazioni ci concludono, non debba in conto alcuno esser revocato in dubbio per luoghi della
Scrittura chavesser nelle parole diverso sembiante, poi che non ogni detto
della Scrittura legato a obblighi cos
severi comogni effetto di natura5.

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soltanto di fede, non abbia da portare argomenti che non provano, e offrire cos materia di derisione a coloro che
non credono, facendo loro supporre che
da noi si credano le cose di fede per argomenti di questo genere8.
Molti di questi articoli non appartengono alla
dottrina della fede, ma piuttosto ai dogmi dei filosofi. Laffermare o negare qualcosa che non appartiene alla dottrina della fede come se appartenesse alla Sacra Dottrina provoca un grande
danno. Dice santAgostino nel quinto libro delle
Confessioni, c. V: quando sento da qualche cristiano queste cose (cio, quello che dissero i filosofi sul cielo e le stelle, o sui movimenti del
sole e della luna), essendo ignorante, o confondendo una cosa con laltra, vedo con pazienza
questuomo opinante; non vedo che le possa
nuocere ignorare la posizione e la disposizione
delle creature corporali, mentre non creda qualcosa indegna di te, Signore, Creatore di tutti noi;
gli nocerebbe invece pensare che tali cose appartengano alla dottrina della fede, e si ardisca
di sostenere con una maggiore ostinazione quello che ignora. Perch questo sia dannoso lo
spiega Agostino nel primo libro del Super
Genesim ad litteram, cap. 19: estremamente imprudente e pericoloso, e bisogna evitare il
pi possibile, che qualche infedele senta un cristiano sbandare in queste cose come se parlasse delle dottrine cristiane, in modo che, come
si suol dire, vedendolo cos tanto sbagliato, sembri che a malapena sia possibile trattenersi dal
ridere. E non cos tanto dannoso vedere che
un uomo si sbagli, ma piuttosto credere da parte
di quelli che sono fuori che i nostri dottori pensino cose simili, e siano cos rimproverati e rifiutati come indotti, con gran danno di quelli della
cui salvezza dei quali ci curiamo. Mi sembra una
condotta pi sicura, circa le opinioni comuni dei
filosofi non contrastanti con la nostra fede, non

asseverarle come dogma di fede, sebbene talvolta siano proposte sotto il nome dei filosofi ma
neppure negarle come contrarie alla fede, per
non offrire ai sapienti di questo mondo loccasione di disprezzare la dottrina della fede9. San
Tommaso aveva peraltro gi affermato il carattere meramente ipotetico del sistema tolemaico, lasciando aperta la possibilit di spiegare i fenomeni (le apparenze) in altro modo:
In astronomia si offre la spiegazione
delle orbite eccentriche e degli epicicli
perch, da questa presupposizione, si
possano salvare le apparenze sensibili
sui movimenti celesti; ma questa spiegazione non sufficientemente dimostrativa, giacch, forse partendo da
unaltra presupposizione, si possono
anche salvare i fenomeni10.
Cos, dunque, nel Caso Galileo, lerrore non
si trovava nelle Scritture, ma nellinterpretazione erronea di queste da parte di alcuni teologi di quellepoca. In questo senso, aveva ragione Galileo nel sostenere che: se bene la
Scrittura non pu errare, potrebbe nondimeno talvolta errare alcuno de suoi interpreti ed
espositori, in varii modi11.
Daltra parte, Galileo aveva anche ragione
nel difendere una legittima autonomia delle
scienze naturali, della quale si parla sia nella
Gaudium et Spes n. 36, sia nellenciclica Fides
et Ratio. Al riguardo, significativo il riferimento di Galilei (peraltro citato anche da Giovanni
Paolo II nel suo discorso), di quella sentenza attribuita al Cardinal Baronio: Spiritui Sancto mentem fuisse nos docere quomodo ad coelum
eatur, non quomodo coelum gradiatur. Il Papa
commenta cos il testo:
In realt, la Scrittura non si occupa dei
dettagli del mondo fisico, la cui conoscenza affidata allesperienza e ai ragionamenti umani. Esistono due campi

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Sotto questo aspetto, nel suo discorso alla


Pontificia Accademia delle Scienze, il Santo
Padre non esita a parlare dellerrore in cui incorsero i teologi nellaffare Galileo:
Lerrore dei teologi del tempo, nel sostenere la centralit della terra, fu quel-

Bisogna, per, anche riconoscere gli errori e i limiti dello scienziato Galilei: egli stesso non fu,
in certo modo, fedele al metodo sperimentale
che con tanto successo aveva teorizzato e adoperato. Infatti:
Galileo non segu il consiglio del Cardinal
Bellarmino di presentare la dottrina copernicana
come unipotesi fino a quando non avesse ottenuto una dimostrazione sperimentale definitiva;
gli indizi offerti da Galileo in questo senso
(la presenza di satelliti intorno a Giove, le fasi di
Venere e soprattutto le maree) non erano del
tutto concludenti o addirittura erano sbagliati;
a Galileo mancava lapertura di vedute
che pretendeva di avere dai suoi oppositori,
dal momento che non prendeva in considerazione ipotesi diverse dalle sue, come quella delle orbite ellittiche proposta da Kepler,
oppure il sistema geo-eliocentrico proposto da
Tycho Brahe (che permetteva anche di spiegare i fenomeni osservati);
in alcuni dibattiti da lui sostenuti, Galileo
prese la parte sbagliata, come nel caso della discussione sulle comete (che Galileo riteneva erroneamente essere fenomeni atmosferici).
A causa del suo carattere forte e polemico si acquist non pochi nemici, il che senza dubbio
ebbe un peso nei processi ai quali fu sottoposto. Tutto questo non toglie nulla ai meriti e al
valore di colui che a buon diritto considerato
il fondatore della scienza moderna.
Il processo a Galileo
Perch Galileo fu processato e condannato?
Bisogna aver presente che ci furono, come abbiamo visto, due fasi ben distinte:

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Galileo Galilei si esprimeva in modo simile nella


sua Lettera al P. Benedetto Castelli:
Io crederei che lautorit delle Sacre
Lettere avesse avuto solamente la mira
a persuader a gli uomini quegli articoli
e proposizioni, che, sendo necessarie
per la salute loro e superando ogni
umano discorso, non potevano per altra
scienza n per altro mezzo farcisi credibili, che per la bocca dellistesso Spirito
Santo. Ma che quel medesimo Dio che
ci ha dotati di sensi, di discorso e dintelletto, abbia voluto, posponendo luso
di questi, darci con altro mezzo le notizie che per quelli possiamo conseguire,
non penso che sia necessario il crederlo, e massime in quelle scienze delle
quali una minima particella e in conclusioni divise se ne legge nella Scrittura;
qual appunto lastronomia, di cui ve
n cos piccola parte, che non vi si trovano n pur nominati i pianeti12.

lo di pensare che la nostra conoscenza


della struttura del mondo fisico fosse, in
certo qual modo, imposta dal senso letterale della S. Scrittura13.

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del sapere, quello che ha la sua fonte


nella Rivelazione e quello che la ragione pu scoprire con le sole sue forze. A
questultimo appartengono le scienze
sperimentali e la filosofia. La distinzione
tra i due campi del sapere non deve essere intesa come una opposizione. I due
settori non sono del tutto estranei luno
allaltro, ma hanno punti di incontro. Le
metodologie proprie di ciascuno permettono di mettere in evidenza aspetti
diversi della realt.

nel 1616 Galileo non fu condannato;


nemmeno furono proibiti i suoi libri. Solo gli si
ordin di non sostenere, insegnare o difendere la teoria copernicana. Galileo ottenne dal
Cardinal Bellarmino un documento nel quale
si assicurava che Galileo in quel processo non
dovette abiurare n fare penitenza alcuna;
la situazione del 1633 fu abbastanza diversa. Galileo riusc a ottenere limprimatur del
Dialogo a Firenze (non a Roma) e in un modo
non troppo regolare. Non rispett, se non solo
in apparenza, le condizioni imposte per quella
pubblicazione (cio di presentare entrambe le
teorie, geocentrismo ed eliocentrismo, in modo
imparziale): era evidente che si sosteneva la
posizione copernicana, ridicolizzando quella tolemaica.

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Se il problema fosse stato solo quello verificatosi nel 1633, sarebbe stato sufficiente chiedere a Galileo di correggere le parti nelle quali presentava il copernicanesimo non come semplice
ipotesi, ma come fatto dimostrato: ma la proibizione formale gi imposta a Galileo nel 1616
complic seriamente le cose.
Questo spiega la severit con cui Galileo fu
trattato, sebbene gli venissero usati molti riguardi. Essendo stato ribelle, Galileo doveva
essere processato con rigore. Gli si impose labiura della dottrina condannata dal SantUffizio,
dal momento che, contro ogni evidenza, negava di averla sostenuta nel suo libro. La pena carceraria gli venne commutata in arresti domiciliari, gli vennero fatte molte concessioni e gli fu
permesso di tenere abituali frequentazioni coi
suoi amici.
Tuttavia, la severit usatagli nel 1633 ha
portato alcuni studiosi a cercare qualche altra
ragione, di tipo personale da parte dei nemici
di Galileo, o di tipo dottrinale.
Secondo Ludovico Pastor, celebre storico
della Chiesa, Galileo fu trattato con durezza e

condannato perch diede limpressione di voler


difendere unopinione dopo che questa era
stata dichiarata contraria alla Scrittura dallautorit preposta14.
Pi di recente, uno storico italiano, Enrico
Berti, ha proposto unaltra interpretazione, secondo la quale la concezione galileiana della
scienza portava ad un determinismo e meccanicismo fisico. Da questi si sarebbe giunti allimmanentismo e al panteismo. Berti adduce alcuni documenti che sembrerebbero
appoggiare questa lettura15.
Altre interpretazioni, come quelle avanzate da Pietro Redondi nel suo libro Galileo
Eretico16 e rilanciate da diversi autori in un numero della rivista Acta Philosophica17 (2001)
sulla base di alcuni documenti scoperti negli
Archivi del SantUffizio, mi sembrano difficilmente sostenibili. Bisogna, infatti, tener presente che la causa scatenante del processo a
Galileo, nel 1633, fu senza dubbio la pubblicazione del Dialogo e che, senza di essa, semplicemente non vi sarebbero stati n il processo a Galileo, n tantomeno il caso da questo
suscitato. q
n

1. GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai membri della Pontificia Accademia


delle Scienze, 10 novembre 1979; cfr. Insegnamenti, vol. 2/2,
1979, pp. 1107-1120.
2. GIOVANNI PAOLO II, Discorso del 31 ottobre 1992, cfr. GIOVANNI
PAOLO II, Insegnamenti, vol. 15/2, 1992, pp. 456-465.
3. Concilio Vaticano I, Dei Filius; DS 3017.
4. Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes 36; cfr. anche Catechismo
della Chiesa Cattolica, n. 159.
5. GALILEO GALILEI, Lettera al P. Benedetto Castelli.
6. ROBERTO BELLARMINO, Lettera al P. Foscarini.
7. AGOSTINO DIPPONA, Epistula 143, n.7.
8. TOMMASO DAQUINO, Summa Theol. I, q.46 a.2.
9. TOMMASO DAQUINO, Resp. ad lect. Vercell. de art. 42, prol.
10. TOMMASO DAQUINO, Summa Theol. I, q. 32 a.1 ad 2.
11. GALILEO GALILEI, Lettera al P. Benedetto Castelli.
12. Ibid.
13. Giovanni Paolo II, Discorso del 31 ottobre 1992.
14. Cfr. L. PASTOR, Storia dei Papi vol. XIII, p. 639.
15. Cfr. E. BERTI, Implicazioni Filosofiche della Condanna di Galilei,
in Giornale di Metafisica 5 (1983), pp. 239-261.
16. Cfr. P. REDONDI, Galileo Eretico, Einaudi, Torino 1983.
17. Cfr. Acta Philosophica, 10 (2001).

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