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Giovedì 20 agosto 2015

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Giovedì 20 agosto 2015

FILM, LIBRI E ARTE Nella foto grande, Al Pacino nel film «The Merchant of Venice»
FILM, LIBRI E ARTE
Nella foto grande, Al Pacino nel
film «The Merchant of Venice»
(2004) diretto da Michael Radford.
Qui.
sopra, un testo dell’«Otello»

CULTURA&SPETTACOLI

sopra, un testo dell’«Otello» CULTURA & SPETTACOLI OLTRE IL PROCESSO SHAKESPEAREINLAW: LEGGI EPAGINE I RACCONTI

OLTRE IL PROCESSO

SHAKESPEAREINLAW: LEGGI EPAGINE

SPETTACOLI OLTRE IL PROCESSO SHAKESPEAREINLAW: LEGGI EPAGINE I RACCONTI DELLE TOGHE COME IL BARDO AFFRONTÒ IL

I RACCONTI DELLE TOGHE COME IL BARDO AFFRONTÒ IL TEMA, TRA EQUITÀ E VOGLIA DI STUPIRE: TRAME CHE NON SI POSSONO DIMENTICARE

«Imputato Shylock, si alzi» La giustizia del Mercante

L’antica Venezia e quella famosa libbra di carne da asportare

Diritto e letteratura Uno «storytelling» reale

.

Diritto e letteratura Uno «storytelling» reale . Nato negli Stati Uniti nella prima me- tà del

Nato negli Stati Uniti nella prima me-

del secolo scorso, il movimento di stu-

di

«Law and Literature» ha trovato segui-

to

anche in Europa e in Italia e si propone

di

studiare gli spunti giuridici presenti in

opere let terarie per evidenziarne i profili

etici ed emotivi e, quindi, comprendere meglio la com ponente umana del diritto («Law in Literature»), o di ana lizzare le strutture linguistiche del diritto per inter- pretarle («Law as Literature»).

Ai rapporti tra giustizia e letteratura, in

una prospettiva interdisciplinare, si dedi-

ca da qualche anno il Gruppo di Ricerca

del Centro Studi «Federico Stella» sulla Giustizia penale e la Politica criminale, con una serie di incontri che hanno origi- nato due volumi curati da Gabrio Forti, Claudia Mazzuccato e Arianna Visconti,

editi da «Vita e Pensiero», rispettivamen-

te nel 2012 («Giustizia e letteratura I») e

nel 2014 («Giustizia e Letteratura II»). Lo storytelling, termine à la page del les- sico contemporaneo, può essere definito come l’arte di raccontare storie, provan- do a interessare e a emozionare il fruito- re. Si tratta di un’esigenza antica dell’uo- mo, risalente alla tradizione orale che ha elaborato e trasmesso i miti, come antica è l’idea di giustizia, presente in ogni or- ganizzazione sociale dalla notte dei tem- pi.

[s. l. ]

di SERGIO LORUSSO

N arrazioni della giustizia: uno storytelling

che può aiutarci a comprendere l’uma- nità, il modo in cui affronta temi uni- versali quali la vendetta, il perdono, la

colpa, il castigo. Cominciamo un breve viaggio da alcune opere teatrali del più noto e grande dram- maturgo del mondo occidentale, William Shakespea- re (1564-1616) e cioè il Mercante di Venezia e l’Otello, nelle quali è presente la descrizione di un processo. Sono entrambe ambientate a Venezia, all’epoca una delle più importanti città europee. Una città che poneva al centro della propria leg- genda – e della propria potenza – la giustizia, im- mortalata sulla sommità del Palazzo Ducale nella classica iconografia della dea bendata con la spada e la bilancia tra le mani. E che sempre a Palazzo Ducale, luogo simbolo della città, conserva un’iscri- zione sulla porta dell’Avogaria che così recita: «Pri- ma di ogni cosa indagate sempre scrupolosamente, per stabilire la verità con giustizia e chiarezza. Non condannate nessuno, se non dopo un giudizio sincero e giusto. Non giudicate nessuno in base a sospetti, ma ricercate le prove e, alla fine, pronunciate una sen- tenza pietosa». Un monito per tutti, un invito pres- sante al due process ante litteram. L’esigenza di un «giusto processo», di un «processo equo», dunque, è già presente nella Venezia rinascimentale, una città multietnica aperta agli influssi dell’Oriente grazie all’estensione dei propri domini, ma non per questo aliena da pregiudizi. È questo il contesto in cui si sviluppa la prima vicenda, che vede protagonisti Shylock, un ricco usuraio ebreo, ed Antonio, un mercante autoctono

che chiede al primo un prestito di tremila ducati per aiutare l’amico Bassanio, innamorato della nobile Porzia, offrendo come garanzia la sua flottiglia di navi. Shylock glielo concede, ponendo però una con- dizione sui generis: in caso di inadempimento, la penale consisterà in una libbra della carne di An- tonio, che l’ebreo potrà asportare dalla parte che più gli aggrada. Quando giunge la notizia (poi rivelatasi infondata) del naufragio delle navi di Antonio, Shylock – che nel frattempo ha perso la figlia, fuggita per amore con parte dei suoi averi ed i gioielli di famiglia – conduce in giudizio Antonio per veder rispettato il patto. Il processo, tuttavia, si dimostrerà tutt’altro che «giusto»: è evidente l’«animosità» di tutti i veneziani, Doge compreso, nei confronti dell’ebreo, tacciato di essere «una disumana canaglia, che non conosce pietà […] privo anche solo di un grammo di mi- sericordia». Un odio ricambiato da Shylock, che non si è mai veramente integrato nella società veneziana. E la sua, infatti, è essenzialmente una vendetta nei confronti di una comunità dalla quale non è stato mai accettato, della quale percepisce la «diversità»: una vendetta esasperata dalla disperazione di vedersi privato della persona e delle cose a lui più care. Egli arriva in aula portando una bilancia – che è stru- mento per esigere la penale, ma anche simbolo di giustizia –ed un coltello, convinto di poter facilmente eseguire una sentenza a lui favorevole. Ma le cose andranno diversamente. Il coup de théâtre del falso giudice – Porzia che entra in scena nei panni del giudice Bellario, un dotto padovano chiamato a risolvere la difficile contro- versia – fa prendere alla vicenda una piega im- prevista: Shylock ha appena rifiutato sdegnosamen-

te

ignorando l’invito alla misericordia del Doge, quan- do arriva Bellario che, dopo un vano ulteriore ten- tativo di muovere a compassione il creditore, si vede costretto ad applicare la legge chiedendo a Shylock se vuole accettare il triplo della somma prestata. Ot- tiene però, ancora una volta, una risposta negativa. Il

debito pertanto dovrà essere estinto rispettando l’ob- bligazione e la relativa penale, ma alla lettera: l’ebreo dovrà asportare esattamente una libbra di carne, senza versare neanche una goccia di sangue, perché

di sangue non si parla nel documento originario.

Shylock rimane spiazzato. Si chiede se questa sia la legge e riceve da Bellario una secca risposta: «Visto che esigevi giustizia, sta’ sicuro che avrai giustizia, e più di quanta ne de- sideri!». Cerca allora di ritornare sui suoi passi, accettando l’offerta prima rifiutata, ma è troppo tardi. Dovrà tagliare la carne, e se sbaglierà sarà condannato a morte e tutti suoi beni confiscati, sta- tuisce Bellario. Anche di fronte alla richiesta di restituzione del solo capitale il giudice è irremo- vibile. Shylock allora decide di rinunciare alla causa, ma neanche questo serve a salvarlo dalla beffa finale. Da straniero, ha attentato alla vita di un cittadino e gli statuti veneziani prevedono in questi casi che metà deibenidell’offensorevadanoall’offesoel’altrametà nelle casse della Repubblica (sarà poi destinata alla

figlia); la sua vita, inoltre, è affidata alla misericordia del Doge: quella stessa misericordia che l’ebreo non

ha mostrato nei confronti di Antonio.

Da attore del processo, Shylock è diventato im- putato, da creditore condannato: una nemesi che trasforma l’aspirante carnefice in vittima, il giu-

l’offerta di seimila ducati fattagli da Antonio,

IL LIBRO DAI «CANTI ORFICI» ALLA FANTASIA DI UN GENIO: LA SFIDA DI UNA SCRITTRICE

Evvivai viaggi (seimmaginati)

Laura Pariani rilegge Dino Campana

di ENRICA SIMONETTI

La scrittrice supera la prova: Pariani si traveste da abile psichiatra e psicologa, storica, medico e ne assume linguaggi, idiomi, pensieri applicandoli al suo «per- sonaggio» come se fosse un vestito fatto su misura. Mirabile la sfida-confessione compen- diata su «una presunta condizione ner- vosa minata dalla malattia… ché se io sono qui precluso ciò non è avvenuto a causa dei nervi, ma a causa della mia logica superiore». Senza alcun giudizio espresso, vediamo

e immaginiamo quanta e quale influenza

possano avere avuto, su quella mente do- tata, il veder bruciare i fogli ai quali aveva affidato i propri primi versi, il sen-

tirsi «necessitato

di tutela», le se-

quele degli elet- troshock subiti, il vedersi escluso («… nel mondo esterno dove tutti

mi rinnegano…

dove mai potrei andare? Mi sento

rettangolo scolo-

come quelli

lasciati dai qua- dri sui muri»). E

le sentenze

materne («… dove

vuoi scappa-

Dino, tanto sei

matto»). E Campana, il «Rimbaud della

montagna», tele- fona a «Herr» Freud, lo chiama in causa, si confida, si distende sul divano con «bella

vista sul giardino» e conclude «Le rose esistono, dottor Freud… ESISTONO, PERSISTONO NON CASCANO» (le maiu- scole erano essenziali per Campana). Tra l’altro molte storie di Campana so- no state descritte in famiglia e seguite episodicamente dal vivo, da un procugino del poeta (omonimo), farmacista che eser- citava a Bari, scomparso da anni. Par- ticolari tutti coincidenti con quello che scrive la Pariani. Una testimonianza «dall’interno della famiglia» che sembra trasferita nelle pagine di questo curioso libro di viaggio.

Già, e quale viaggio? L’espatrio in Ar- gentina? Una fantasia del poeta, forse. Ma, comunque, l’«escursione» è ben resa, nei particolari, tanto da accreditarne l’effet- tiva realtà. «L’immaginazione è ciò che mi fa sentire libero», diceva Campana. E non

è questo il miglior viaggio esistente?

È tempo di viaggi e di racconti di

viaggio. La scrittrice Laura Pa-

riani ha scelto l’arduo compito

di tradurre i pensieri maschili

partoriti dalla mente genialmente distur- bata di un poeta unico come Dino Cam- pana. Quello che nei suoi Canti Orfici ci

conduce sul sentiero della follia e dell’im- maginazione, quello che a detta del suo medico psichiatra «vuol sempre distin- guersi». Ed ecco che nel libro Questo viaggio chiamavamo amore (Einaudi, pagg. 196 euro 19). Laura Pariani racconta dei viag- gi del poeta in Ar- gentina e poi di quel- lo probabile in Ame- rica del 1907, proba- bile perché non si hanno fonti attendi- bili e c'è chi come Ungaretti sosteneva che quel viaggio non c’è mai stato. Ma in queste pagine non ci sono itinerari reali, sarebbe impossibile per Campana, il poe- ta dei due, tre, venti mondi, l’uomo che descrive situazioni proprie del manico- mio (il «regio di Ca- stel Pulci») dalle quali la Pariani in- tesse racconti,

creando immagini e visioni del primo

‘900.

Squarci di vita reale, ipotizzata, che so- no sognati, subiti. Le crisi di panico (75% delle volte per «tasche vuote») o le finte impressioni («Mi può trovare nella ru- brica dei degenerati: tanti e tanti più uno e

. quell’uno sono io»): entriamo pagina dopo

pagina nei mondi di Campana, estrapolati dal «manicomio universale», dal «gioco» tra malato-pensatore-scrittore-poeta ed il suo medico (che si chiama dottor Pariani, omonimo dell’autrice e ovviamente non può essere una coincidenza). Un intreccio che può riprodurre sol- tanto chi – come Laura Pariani – ha svi- scerato il personaggio complesso e mul- tiforme, fuori dal comune, per il quale «l’abisso è dentro di me, proprio qui in mezzo alla mia mente… il cui riposo l’ho incontrato raramente» e si intreccia con le voci che gli ronzano attorno, moltiplican- do dentro tante altre, da raffigurarsi come «il telefonino del mondo intero».

da raffigurarsi come «il telefonino del mondo intero». stiziere in reietto, al termine di una storia

stiziere in reietto, al termine di una storia che di- mostra come la legge possa essere interpretata ad arte e come la verità processuale possa essere una verità relativa, quando non arbitraria. Anche a Venezia, nel Palazzo del Doge, se a chieder giustizia è uno straniero. Alla mercy (misericordia) si contrappone la justice (giustizia), e la commedia shakespeariana ci mostra come «in ogni epoca, quando un processo nasce da una base di pregiudizi, tende a presentare argomenti emotivamente forti ma poco o per nulla legali, e neppure documentati, nel senso di provati» (Arturo Cattaneo, Shakespeare alla sbarra. Giustizia e pro- cessi nel «Mercante di Venezia» e in «Otello», in Giu- stizia e letteratura I, 2012, pag. 17). La dark comedy del Bardo ci restituisce l’imma- gine di una società che discrimina per ragioni raz- ziali, qual è quella inglese elisabettiana, definita dagli studiosi «giudeofobica» – ma le cose non an- davano poi diversamente nella stessa Venezia, dove gli ebrei avevano l’obbligo di portare un cappello rosso per essere identificabili e vivevano «reclusi» nelghetto,guardatiavistadallesentinellecristiane– in cui vige l’equazione «ebreo = avido usuraio», ma è tremendamente moderna, se pensiamo alla dram- matiche vicende dell’antisemitismo del ventesimo secolo, alla xenofobia tuttora imperante nella vec- chia Europa o al razzismo sempre vivo negli Stati Uniti. È una storia senza tempo, che ci insegna come la giustizia possa essere a volte ingiusta, la vendetta ritorcersi contro chi la desidera e il processo tra- sformarsi in una burla.

1. Continua

SHAKESPEARE E LA BILANCIA DELLA GIUSTIZIA Qui sopra, il dipinto «Otello e Desdemona a Venezia» di Théodore Chassériau e a sinistra William Shakespeare

di Théodore Chassériau e a sinistra William Shakespeare CANTI ORFICI La scrittrice Laura Pariani rito poi

CANTI ORFICI La scrittrice Laura Pariani

rito

poi

mai

re,

di ALESSANDRA BALDINI

S otto attacco negli Usa un celebre sito per adulteri. Pirati informa- tici hanno messo le mani un me- se fa sui dati personali di milioni

di clienti del portale «Ashley Madison» e

in queste ore li hanno postati sul web usando un indirizzo accessibile solo dal browser Tor, un sistema di comunicazio-

ne anonima. I documenti, un tesoretto di

circa 10 gigabyte, contengono particolari del conto e dei «log-in» di circa 32 milioni

di «infedeli» o aspiranti tali alla ricerca di

un partner per un incontro illecito. Tra questi, secondo la rivista Wired online, anche un sedicente «Tony Blair» che avrebbe contattato il sito usando l’in- dirizzo di lavoro dell’ex premier britan- nico. Secondo Wired, sette anni di transa-

Il sito degli adulteri sotto assedio

Caos sul web negli Usa: i «pirati» hanno riversato i dati sulla rete. Paura per milioni di clienti

zioni con carte di credito e altri metodi di pagamento farebbero parte del «tesoret- to» che comprende anche indirizzi stra- dali e di posta elettronica, le cifre pagate dagli utenti ma non l’intero numero della carta usata. Con 40 milioni di utenti dichiarati,

Ashley Madison si autodefinisce il più famoso sito di incontri per adulteri e aspi- ranti tali: «Migliaia di mogli e mariti infedeli si iscrivono ogni giorno. Noi ga- rantiamo di trovare il partner perfetto per una relazione illecita», si legge sul sito web. Secondo gli esperti, l’operazione di pirateria ha puntato i riflettori sulla

fragilità di Internet e l’urgenza di raf- forzare la protezione della privacy nel mondo online. Data la necessità di ga- rantire la riservatezza dei suoi iscritti, Ashley Madison usava algoritmi appa- rentemente a prova di hacker. Non è bastato. L’attacco risale ad un

mese fa: gli hacker di un gruppo che si fa

chiamare«ImpactTeam»avevanominac-

ciato «Avid Life Media», la società a cui fa capo il sito per adulteri, di mettere online quanto «rapinato» se non fossero stati chiusi sia «Ashley Madison» che «Esta- blishedMen.com», un’altra «piazza» onli- ne dove donne giovani e belle vengono

messe in contatto con clienti ricchi e an- ziani. Poichè questo non è successo, nelle ul- time ore gli hacker hanno scaricato la loro mole di dati, quasi 10 gigabyte sul web. E' partita quindi la caccia a identificare i clienti che includono, secondo quanto riporta Wired, anche 15 mila indirizzi con l’estensione «.gov» o «mil» riservata a membri dell’amministrazione o delle for- ze armate. L’adulterio, in base alle regole militari, è reato punibile con un anno di reclusione e il congedo senza onore che comporta tra l’altro la perdita della pen- sione.

IL PORTALE DEGLI INCONTRI L’icona del sito «Ashley Madison» dove traditori o aspiranti tali cercano meeting illeciti

.

dove traditori o aspiranti tali cercano meeting illeciti . MODA LA TOP BRITANNICA DELEVINGNE SBATTE LA

MODA LA TOP BRITANNICA DELEVINGNE SBATTE LA PORTA

«Mi sentovecchia» e la modella se ne va

l Il suo è un pò un «grido d’accusa» al mondo della moda. Cara Delevingne, la modella britannica superpagata e voluta da tutti gli stilisti, a soli 23 anni e nel pieno della sua carriera non può più sopportare lo stress delle sfilate e ha deciso di lasciarle. In un’intervista al magazine del «Times» ha spiegato che le passerelle le hanno fatto dimenticare quanto fosse giovane e, anzi,l’hannofattasentirepiùvecchia.Eraarrivataaddirittura a «odiare» il suo corpo" e lo stress le ha scatenato una forte forma di psoriasi. Cara si è così «liberata» di quello che per lei stava diventando un peso insopportabile. Per poter sfilare ogni volta veniva ricoperta di fondotinta. Una vera e propria tortura per chi deve avere il proprio corpo sempre in perfetta forma. Questo e la vita caotica della modella, continuamente in viag- gio, l’hanno spinta a cercare successo nel cinema.

Ve t r i n a

PRESENTAZIONE DI «UN MARE DI PLASTICA»

Il librodi Carnimeooggi a Leuca

n Nell’ambito della rassegna «Un mare di libri» a Torre Vado (Marina di Morciano di Leuca) oggi alle 21 nellaSala po- livalente sul lungomare, presentazione del libro di Nicolò Carnimeo «Com’è profondo il mare. La plastica il mercu- riio, il tritolo, il pesce che mangiamo», edito da Chiare- lettere. A presentare Il libro inchiesta che ha già raggiunto quattro edizioni ranno Luigi Russo e Michela Santoro

FU FIRMATO NEL 1961 AD AMBURGO PER 80 DOLLARI

Va all’asta il primo contratto dei Beatles

n Il primo contratto discografico firmato dai Beatles nel 1961 ad Amburgo, in Germania, sarà battuto all’asta a New York il 19 settembre da Heritage Auctions. Il documento di sei pagine, oggetto principale di una collezione di cimeli messi in vendita dallo storico del gruppo, Uwe Blaschke, è stimato 150 mila dollari. All’epoca invece, il contratto era stato siglato per soli 80 dollari.

invece, il contratto era stato siglato per soli 80 dollari. ASSASSINATO SOTTO LA DITTATURA GarciaLorca arrivaora

ASSASSINATO SOTTO LA DITTATURA

GarciaLorca arrivaora ladenuncia per lamorte

U na denuncia sulla morte

del grande poeta spagnolo

Federico Garcia Lorca, as-

sassinato nel 1936 dai fran-

chisti vicino a Granada, sarà presen-

tata a breve alla giustizia argentina che indaga su alcuni omicidi durante

la dittatura del generale Francisco

Franco. Lo ha annunciato il presi-

dente dell’Associazione per il recu- pero della memoria storica (Armh)

di

Madrid Emilio Silva. La denuncia, che sarà consegnata

al

magistrato argentino Maria Ser-

vini, si basa anche su un documento finora non reso pubblico conservato negli archivi del ministero degli in- terni di Madrid. Si tratta di un rap- porto sulla morte di Garcia Lorca re-

datto nel 1965 dalla polizia dopo che a Parigi la scrittrice Marcelle Auclair aveva chiesto all’ambasciata spagno-

la

chiarimenti sulla morte del poeta.

Il

documento afferma che Garcia

Lorca, accusato di «pratiche omoses-

suali», era «socialista» e «massone» e sostiene che il poeta prima di essere condannato a morte e ucciso avrebbe «confessato». Senza precisare che co- sa. Secondo Silva questo è «il primo documento nel quale il franchismo ammette di avere assassinato Lorca». Secondo il presidente della Armh lo stato spagnolo ancora «nasconde questo tipo di documenti» sul fran- chismo. Federico del Sagrado Corazón de Jesús García Lorca, pronuncia, nato neò 1898, è stato un poeta e dram- maturgo spagnolo appartenente alla cosiddetta generazione del '27, un gruppo di scrittori che affrontò le Avanguardie europee con risultati eccellenti, tanto che la prima metà del Novecento viene definita la «Edad

de Plata» della letteratura spagnola.

Apertamente a favore delle forze re- pubblicane, scoppiata la Guerra ci- vile spagnola venne per questo uc- ciso da ignoti, quasi sicuramente le- gati al nazionalismo fascista. Tra le tante idee del poeta, quella teatrale. Con l'aiuto di Fernando de los Ríos, che nel frattempo è diven- tato Ministro della Pubblica istruzio- ne, García Lorca, con attori e inter-

preti selezionati dall'Istituto Escuela

di Madrid con il suo progetto di «Mu-

seo Pedagocico», realizzò il progetto

di un teatro popolare ambulante,

chiamato «La Barraca» che, girando

per i villaggi, rappresenta il reper- torio classico spagnolo. Conobbe in questi anni Rafael Rodríguez Rapún, segretario de La Barraca e studente d'ingegneria a Madrid, che sarà l'a- more profondo dei suoi drammi e del-

le sue poesie e al quale dedicherà,

benché non esplicitamente, i Sonetti dell'amor oscuro, pubblicati postumi.