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2009

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The Getty Research

Institute

http://www.archive.org/details/iquattrolibridelOOpall

.FllOEBilO AI LETTORI*
inclinazione guidato, mi diedi
miei primi anni
^^"^^n"^ A naturale
'^''^^'^^"^'^^
perch Tempre
d'opinione che
Antichi Romani
k
r^ kt come
cole,
fabbricar
<fc*3
bene
abbiano
gran lunga
^
ne'

*^^"

avanzato

{^-9

foinma diligenza ciafcuna parte loro:


fapenJo tonofcer cola che

quale

mente da quelle,
quanto queito comune

luce

difcgni di quegli edificj

brevemente ci che

ponete
quelle

da

ialciar

Ed

quefti tempi elfere

degna eJ

onorata

fpero che

il

fcono e che

fola

mincia a ve

ler

di

n'

fia

Ci

e per

degno

olTervo;

fatte

nei

detti

che dopo
molta

degna di

parfo

cofa

anco degli altri,

affinch coloro,

ci

leggeranno

quali

dare in

il

ed oltre

fo-

ho raccolti, e

pericoli

confiderazione

di

vergendo

praticate con

e con tanti miei

pi

par.'o

ve ne faranno) io aver mancato: onde cos a poco a poco

ftrani

abuil

di

quefla

barbare

le

invenzioni,

varie e cuntinove

rovine,

univerlale

utilit

fi

fonimamente defiderato, e
conciofiach non

folo in

quale

in

fia

mairimamente

dottrina

in

aitai

Citt non

abbondante,

mando

ftadiofifmi

non fono indegni di

efler

in

fa

libri

onde

raro;

a quel ter-

par

d'Italia

buone

arti fiorifi

co-

Giacomo Sanfovino Scultore


maniera, come

bella

dagli Antichi in qua

utilit

flati

le

Ci

veggo a

io

e torto,

Venezia, ove tutte

nova,

nella Procuratia

Vicenza,

e di ricchezze

che ora a comune

e molti Gentilumini vi fono

eccellente

ftato fatto

quanto che

quefta parte

fabbriche

Pittore ed Architetto

far conofcere la

molto altre Aie belle opere)

che forf

molte

in

fpefe,

grandezza e magnificenza de Romani,

della

nome celebre cominci primo

edilzio

che

abbia a ridurre,
al

fuperflue

le

molti dei quali ne' fuoi

di

fabbriche che hanno del buono, dapoi che MelTer

di

volentieri mi fon melTo,

piofefTone ftudiofi

come efempio rimala

praticare quello

fabbriche,

tempo

mi

utilit

MelTer Giorgio Vafari Aretino

piena di nobiliilmi intelletti,


fione di

ni'

fabbricare con

minor nome,

luoghi di

ell

ma ad

nato

tanto

a Ichivare le

memoria

lafciare a dietro

ricco e ornato

in

mia;

dell'opera

ferviti
elTer

quella imprela tanto pi

che molto avvicinato

eJ Architetto

gli

tutte le arti

in

che

forle

alfaifllmi

modo

mine, che

parte

importa)

(quello che pi
feno vedute.

in

(come che molte

s'impari a

fono

deve

intiera-

poifano fervirfi di quel tanto di buono che vi far, ed in quelle cofe fupplire

libri

nelle quali

fi

ftelfo

Laonde

me

vi

che poi non

per poter

ridurlo.

ftate

non

eccellenti Scrittori

nuovo da me fono

di

fatta

fuori

offervazioni da

Alberti ed in altri

Battifta

fabbricare ho olTervate ed

regole che nel

queli miei

(per

le

difegno

in

minutilllmamente con

fffe

d' Italia e

lontano dalle

fia

anco che

che

quelli

quale non llo a

il

Leon

in

e da quelle

laudo di

disfazione e

uomo,

flati

comprendere ed

tutto

il

ufo di fabbricare

Vitruvio

e lette in

Vitruvio Ibno

folfe

trasferito in diverte parti

maggiore olferva-

Ibllecito inveftigatore

proporzione non

mi mifi

malgrado del

le quali

cominciai a mifarare

delle quali tanto divenni

maeftro e

queft'arte:

e.lificj,

e ritrovandole di melto

con ragione e con bella

pi e pi volte mi fon

mi propoli per

antico Scrittore di

ne fono rimafe;

zionc degne che io non mi aveva prima penlato,

cdilic),

(iati

all'invedigazione delle reliquie degli antichi

della crudelt u' Barbari

una ma

di

dopo loro fono

quale folo

il

ftud'io

gli

nel

cos

quelli che

tutti

^^^^^ Vitruvio,

'^^I/^-'&nJ^J*
?i v^ v^ e) ^
tempo Q

mole' altre

in

i*"*

allo

fui

quale

la

ma anco

molto

fi

in

vede
il

molti

pi
altri

grande di circuito

ma

ed ove prima ho avuto occa-

luce.

veggono anaifilme

Ci

di queft' arte

annoverati

tra

belle

quali e per nobilt

pii

illuftri>

come
Signor

il

'Sigaor fiiovas Giorgio Triflno

ed Adriano

Thieni

fratelli de'

quali paiTati a miglior

aa memoria,

criftallo,

ora

che

figliuolo

le* Belli

in

vi

vita

ed

il

ed ornate fabbriche loro hanno

nelle belle

Monza

del Signor Valerio celebre per

fa

Signor Antonio Francefco Oliviera

il

cofe

una fua fabbrica

in

re molti

altri

per ritornare

al propofito

nezza infno a qui ho

ragione

ch

degli antichi edifici

ho penfato

che pervenuto

cafe

compagnia

la

facefiero

fi

degli

ai

altri

Borghi, e di

anco, perch

nomini,

lafcia-

Ma

n che pia

fpeTo

mia giova-

mia

a notizia

pubblici

e con quefta

lo poffono

uomini

vedendo aver

render felice

molti Borghi poi

quelle

in

tutte le

fia

praticata di quella.

dunque

Io

niuna

dell'Architettura,

tra

parti

ed

Citt,

le

alcuna

defiderafTe ed amaiTe;

naturalmente

molto

meftieri dell' ajuto degli


felicit

per-

efiendo

mi

che

diftintamente

fomminiftraflero

ragioni

edificj le

che ho

diligenza

molto convenevole cominciare dalle cafe de' Particolari

efier

uonini a confeguir quelle cofe che

pubblici;

il

quella

ordinatamente e

pi

dell'Architettura

trattare

deve credere che quelle

quaggi)

(per

Signor Valerio

dare in luce quelle fatiche che dalla

io

verifimile cha innanzi l'uomo da per f abitaffe, e dopo


ftltri

numero porre)

quello

in

nell'inveftigare e nel mifurar con tutta

fatte

brevit

fotto

pofllbile,
fi

potrebbero

C\

dovendo

noftro,

potuto maggiore quel tanto

fofTe

verfo eroi-

in

diligenti'lmo ofTervatore di tutto quello che a quefla profenione s'appartiene.

Barbarano,

occafione

poema

Bofchi di Nanto, luogo del Vicentino; e finalmente

a'

con

quali

fcolpire

cognizione di molte fcienze

la

Architetto e Poeta eccellente, come ha dimoftrato nella fua Alemana

co, ed

Signor Elio

il

an' eter-

de' Carnei e della

l'artifizio

quale oltre

il

ed oltre a quefti,
lafciato di

afTaidime

intelligente di

Marc' Antonio

Conti

Signori

Signor A'itenore Pagello Cavaiier;

Signor Fabio

il

deVeiipI noftrl, ed

fplendore

ritrova

fi

onde

molte

di

luoghi e eli

edifici

pi

necelTaria

agli

tratter prima

delle cafe

pri-

Tate, e verr poi a public! edifici; e brevemente tratter delle Strade, '^i Ponti, delle Piazee, de'.le Prigioni, delle Bafliche cio luoghi del giudizio, dei Xifli e delle Paleftre che era-

no luoghi ove
Archi,

delle

Ed

Torti.

uoTiini h

gli

Terne,

in tutti

quelli

quelle avvertenze

far

con tutto

cuore

dalle

efperienze

facile

ei efpedita

cognizione,

fi

relan

flra la

Ci

condo tratter

della

molo

del

lunghezza

Ci

open

di

deono

efiere compartite.

pollimo

precetti di

tal'

arte

lamenta

Sar

in tutti

quella

in quella

pi notabili fono, nel

ci infegna

hanno aperta pia

(merc loro) abbiamo

prima parte

e preparata,

coperto:

edifici cos

(jli

che

bont fua

la

due

ove faranno quei

pubblici

a diverfi gradi

in

come ed

come

d'uomini

fi

privati

parte noi abbiamo pochifTmi

piante e

jt!'

impiedi di molte

difegni delle cafe degli

Antichi,

Vitravio, che cos

e/li

libri

in

che

precetti
.

Nel

fe-

convengono, e

opportuni e comodi per quelle di Villa,

fiti

diverfi Gentilomini ordinate, ed

fino al

perciocch

e di molte

preparazione della materia,


Fot

ne rinjrazler

oneMi che dalle loro belle invenzioni e

avventura nafcofle

io porr le

modo che

darS

artefici

prometter altro che una lunga

non poffo

delTo

oWt^jo

molto

e noi dei

gli

ho polo per intendere e praticare qu^into prometto,

dalle

E p-rch

fervire

femnlicemente

di quei nomi che

io

delle fabbriche,

della Citt,

e dei

me

deono oTervare

qualit

desrli

fortificar le Citt,

parole,

delle

'\nfiteitri,

debili

di

lanciato

tratter della

prima

quelle

la

invedgazione di cofe nuove,

alla

mette'-e in

che univerfali (bm e

quali ce ne

lo appreffo

che ne firebSono p?r

debba

e finalmente

dei Teatri e

ch'io non m'abbia affaticato indarno,

ne hanno

f^tte

Nel primo

divifa.

amore, che

piaciuto a Dio,
il

Tempi,

che mi parranno pi nece'Tarie, e mi fervir

fatica e gran diligenza ed


$ egli

dei

fuggir

io

libri

comunemente ufano, E perch

oggid

forma

efercitavano

Acquedotti,

degli

efempi

fabbriche

e quelle parti

come

antichi de'

da

che

me pes
in lore

facevano.

IL

PRIMO LIBRO

IL

BEI.L'

ASCHITETTUSA

ANDREA PALLADIO

DI

CAPITOLO
Qua/

eoj

I.

debbono coujiderarfi e prepararj avanti che al fabbricar


fi

E ESI

pervenga

cominci, diligentemente confidcrare ciafcuna parte della pianta ed


impiedi della fabbrica che fi ha da fare. Tre cofe
in ciafcuna fabbrica, (come dice Vitruvio) debbono
confiderarfi
fenza le quali niuno edificio meriter
eder Iodato; e quelle fono l'utile o comodit, la
perpetuit, e la bellezza: perciocch non (\ potrebbe chiamare perfetta quell'opera che utile folle,
ma per poco tempo ovvero che per molto non
fofle comoda
ovvero che avendo ambedue quefie
niuna grazia pei in fc
conteneilc
La comodit fi avr quando a ciafcun membro far dato lurr^o
atro, fito accomodato, non minore che la dignit fi richiegga , ne roacgicre
che l'ufo
ricerchi; e far porto in luogo proprio, cio quando le Logge, le
3alc, le Stanze, Je Cantine, e i Granari faranno porti a' luoghi loro conveche a fabbricar

avanti

fi

'\

nevoli.

nevoli. Alla perpctnitj ( avr riguardo, quanJo tutti i muri Qranno diritti a
picinbo, pi grotn nella parte di fotto che in quella di fopra , ed avranno buone e futicienti le fondamenta; ed oltre a ci, le colonne di ("opra faranno al
dritto di quelle di fotto, e tutti

fori,

come

ufcj e feneftfe,

fiiranno

uno

fo-

pra l'altro: onde il pieno venga fopra il pieno, ed il voto fopra il voto. Li
bellezza rifulter dalla bella forma e dalla corrifpondenza del tutto alle parti,
delle parti fra loro, e di quelle al tutto: conciolach gli edihcj abbiano da pa-

un membro all'altro convenga,


e tutte le membra (ano necelfarie a quello che l vuol fare.
Conliderate quelle cole nel difegno e nel modello, (i dee fare diligentemente il conto di tutta la fpefa che vi pu andare, e fare a tempo provvillone del denaro, ed apparecchiar la materia che parer far di meftieri, acciocch
edificando noa manchi alcuna cofa che impedifca il compimento dell'opera;
elicndo che non piccola lode ila dell'edificatore, e non mediocre utilit a tutta
muri ad egual
la fabbrica, f con la debita p^edezza ven fornita, e che tutti
fegno tirati egualmente calino: onde non facciano quelle fedurcjche fi fogliono vedere nelle fabbriche in diverfi tempi ed inegualmente condotte a fine.
E per eletti pi periti artefici che fi pollano avere, acciocch ottimamente
l'opera fia dirizzata fecondo il loro configlio, fi provveder di Ugnami, di pietre, d'arena, di calce, e di metalli: circa le quali provvifioni avranno alcune avverrenze, come che per fare le travamenta de' folari delle fcale'e delle
flanze, di tante travi i] provveda, che ponendole tutte in opera relfi fra l'una
e l'altra lo fpazio di uni grolfezza e mezza di trave: medefimamente circa le
pietre, i\ avvertir, che per fare le erte delle porte e delle finellre, non fi ricercano pietre pi grolfe della quinta parte della larghezza della luce, n meno della fefta. E f nella fabbrica andranno adornamenti di colonne o di pilapotranno far le Bafi, i Capitelli, e gli Architravi di pietra, e le altre
l
flri
che l deoparti di pietra cotta. Circa i muri ancora l\ avr confiderazione
no diminuire fecondo che Ci inalzano: le quali avvertenze gioveranno a fare il
conto giudo, e fcemeranno gran parte della fpefa. E perch di tutte quelle
parti Ci dir minutamente a' luoghi loro, baller per ora aver dato quella univerfale cognizione, e fatto come un abbozzamento di tutta la fabbrica. Ma
perch oltre la quantit, C\ dee anco aver confiderazione alla qualit e bont
della materia, ad eleggere la migliore ci giover molto l'efperienza pigliata dalrere

un

intiero e ben finito corpo, nel quale

1'

fabbriche fatte dagli altri perch da quelle avvifati, potremo facilmente determinare ci che a'bifogni nollri fia acconcio ed efpediente. E bench Vitruvio, Leon Battilla Alberti, ed altri eccellenti Scrittori abbiano dato quegli avle

vertimenti che Ci debbono avere nel!' eleggere elTa materia, io nondimeno acciocch niente in quefti miei Libri paja mancare, ne dir alcuni, rtllringendoroi ai pi necefiarj.

CA-

e A

T O L O

1 1.

Dei Legnami.

Legnami (conia dice Vitruvio


tunno

e per tutto

cap. IX. del

al

z. lib. )

deono

tagliare l'au-

verno; perciocch allora gli alberi ricuperano dalle radici quel vigore e fodezza, che nella primivera e nell'ertate per le frondi
e per i frutti era fpirfo; e l taglieranno mancando la luna, perch quell'umore che a corrompere i legni attilli no, a qusjl tempo conlumaco: onde non
vengono poi da tignole, o da tarli ortel Si deono tagliare lolamente lino al
mezzo della midolla, e cos lafciarli finch ( lecchino; perciocch ftiliando ufcir fuori quell'umore che far atto alla putrefazione, fagliati, l riporranno in
luogo, ove non vengano caldilFnni Soli, n impstuoli venti, n piogge: e quelli
niallnumente deono eil'ere tenuti al coperto, che da f Ited nafcono; e acciocch non l fendano e egualmente l fecchino, i ungeranno di llerco di bue.
Non ( deono tirare per la rugiada, ma dopo il mezzo d: n l d.ono lavorare elTendo di rugiada bagnati, o molto fecchi; perciocch quelli facilmente (i
corrompono, e quelli fanno bruttilmo lavoro: n avanti tre anni taranno btri
fecchi per ufo de* palchi, delle porte, e delle tineflre. Bifogna che
padroni,
che vogliono fabbricare, s'informino bene dai periti della natura dei legnami,
e qual legno a qual cofa buono, e quale no. Vitruvio al detto luogo ne d
buona inrtruzione, ed altri dotti uomini, che ne hanno fcritto copiofamente.
i!

CAPITOLO

III.

Delle Pietre.
Pietre altre abbiamo dalla natura, altre fono fatte dall' induftria deuomini:
le naturali ( cavano dalle perraje, e fono o per far la caljj
ce, o per fare i muri; di quelle, che l tolgono per far la calce, l
dir piij di fotto. Quelle, delle quali l fanno
muri, o fono marmi e pietre
dure che l dicono anco pietre vive, ovvero fono pietre molli e tenere.
marle
vive
pietre
lavoreranno (ubito cavate; perch far pi facile il lami e
l
vorarle allora, che f per alcun tempo fodero late all'aere, ellendo che tutte
le pietre quanto pi danno cavate, tanto pi divengono dure; e l potranno
mettere fubito in opera. Ma le pietre molli e tenere, maUimamente f la natura e foflcienza loro ci far incognita, come quando l cavadero in luogo ove
per addietro non ne folfero (late cavate, fi deono cavare Teliate e tenere allo
fcoperro, n l porranno anzi due anni in opera: fi cavano Teliate, acciocch
non clfcndo elle avvezze a' venti alle piogge ed al ghiaccio, a poco a poco
s'indurifcano e divengano atte a relflcre a limili ingiurie de' tempi. E tanto
tempo li lafciano, acciocch fcelte quelle che faranno itate otlele
licno porte
nelle fondamenta, e l'altre non guade, co!e approvate, l pongano f(3pra la
terra nelle fabbriche, perch lungamente fi manterranno.
Le pietre, che \\ fanno dagli uomini, volgarmente per la loro forma Cx
chiamano quadrelli; quelle deono farfi di terra cretofa bianchiccia e donMbi'e;

E\E!le
gli

lafcer del tutto la terra ghiarofa e

tunno, e (\ macerer nel verno,


la primavera. Ma f la neceflc

fi

fabbioniccia

formeranno poi

flrignefie a formargli

A2

caver

Si

la

quadrelli

il

verno o

terra

nell'au-

comodamente
la

ertatc,

copri-

4
copriranno i! verno di fecca arsna, e l'elhte di paglia. Formati, debbonfi feccare per molto tempo; ed meglio feccarg'.i all'ombra, acciocch non foia.mente nella fuperficie, ma anco nclls parti di mezzo iano egualmente fecchi:
Si tanno e maggiori e minori fecondo
il che non fi fa in meno di due anni
onla qualit degli editicj da Farli, e fecondo che di loro ci vogliamo fervire
maggiori
molto
fecero
i
grandi
Antichi
mattoni
pubblici
eJifc)
dei
e
de gli
dei piccoli e privati. Quelli che alquanto grolTi ( fanno, li deono forare in
pi luoghi, acciocch meglio l fecchino, e cuccano.
.

CAPITOLO

IV.

DeWArer.a.
ovvero arena

cava, di fiume, e di
mare. Quella di cava di tutte migliore, ed o nera, o bianca, o rolfa
"^
o carboncino, che una forte di terra arfa dal fuoco rinchiufo ne' monti
e l cava in Tofcana
Si cava anco in Terra di Lavoro nel territorio di Baja
e di Cuma una polvere detta da Vitruvio Pozzolana, la quale nelle acque fi
prertilfuno prefa, e rende gli eJificj fortilfimi. Per lunga efperienza s' virto,
che la bianca tra le arene di cava la peggiore , e che fra le arene di fiume
la migliore quella di torrente, che ( trova forto la balza onde l'acqua fcende, perch pi purgata. L'areni di mare di tutte 1' altre men buona; e
dee negreggiare ed elfere come vetro lucida: ma quella migliore, che pi
vicina al lido ed pi grolla. L'arena di cava, perch grafia, pi tenace, ma fi fende facilmente; e per fi ufa nei muri, e nei volti continovati.
Quella di fiume buonifima per le intonicature, o vogliam dire per la fmaltatura di fuori. Quella di mare, perch tofio l fecca e prefi;o (\ bagna e fi disfa
per il fallo, meno atta a follenere i peli. Sar ogni fabbia nella fua fpecie
ottima, f con mani premuta e manegtriata, firider, e che porta fopra candida verte, non la macchier n vi lafcer terra. Cattiva far quella che nell'acqua
raefcolata
la far torbida
e fmgofa, e che lungo tempo far ftata all'aria,
al fole, alla luna, ed alla pruina; p-rciocch avr aliai di terreno e di marcio
umore atto a produrre arbofcelli e fichi felvatici, che fono di grandifilmo danI

ritrova

fabbia,

di tre forti, cio di

no

fabbriche.

alle

CAPITOLO
Della Calce ^ e modo

LE

V.

' mpaflaylii

pietre per far

la calce o fi cavano dai monti, o ^\ pigliano dai fiumi.


monti buona, che fia fecca, di umori purgata, e frale, e che non abbia in f altra materia che confumata dal fuoco lafci la
pietra niinore; onde fai migliore quella, che far fatta di pietra durillma foda e bianca, e che cotta rimarr il terzo pi leggiera della fua pietra. Sono
anco certe forti di pietre fpugnofe, la calce delle quali far molto buona ali*
intonicature de' muri. Si cavano nei monti di Padova alcune pietre fcagliofe,
la calce delle quali eccellente nelle opere che (\ fanno allo fcoperto e nella
acque; perciocch prerto fa prefa e l mantiene lungamente. O^ni pietra cavata a far la calce migliore della raccolta, e di ombrofa ed umida cava pinrrollo che di fecca, e di bianca meglio fi adopra che di bruna.
Le pietre, che

Ogni

pietra de'

'\

piglia-

o cuocoli, fanno calce buonilfina, che fa molto bianco e polito lavoro: onde per lo piij fi ufa nelle inronicature de'nmri. Ogni pietra s de' monti come de' fiumi fi cuoce pi e meno
pigliano dai

cio

fiumi e torrenti,

ciottoli

ma regolarmente cuocefi in ore


fecondo il fuoco che le vien dato
fcdanta. Corta il dee bagnare e non infondere in una volta tutta l'acqua, ma
in pi fiate, continuatamente per acciocch non fi abbruci, finch ella fia
bene ftempcrara. Dipoi i\ riponga in luogo umido e nell'ombra, fenza mefcolarvi cofa alcuna, folamente di leggiera (abbia coprendola; e quanto far pi
macerata, tanto far pi tenace e migliore, eccetto quella che di pietra Icagliofa far fatta, come la Padovana, perch fubito bagnata bifogna metterla ia
opera, altrimenti fi confuma ed abbrucia: onde non fa prefa e diviene del tutto
inutile. Per far la malta Ci dee in quefio modo con la fabbia mefcolare, che
pigliandofi arena di cava , fi pongano tre parti di efia e una di calce i f di
iiumc o di mare, due parti di arena e una di calce.
prefto

CAPITOLO

VI.
"

Dei Metalli

Metalli, che nelle fabbriche fi adoperano, fono il ferro, il piombo, ed il


rame. Il ferr ferve per fare i chiodi, i cardini, i catenacci co'quali
chiudono le porte; per fare le porte fiefie, le ferrate, e fimili lavori. In
niun luogo egli (x ritrova e cava puro, ma cavato fi purga col fuoco; conciofia che egli Cx liquefacela in modo, che fi pu fondere, e cos avanti che
fi raffreddi, gli fi
levano le fecce: ma dapoi ch' purgato e raffreddato, fi ac-

cende bene, diventa molle, e

Cx

lafcia dal

martello maneggiare e fiendere.

Ma

per
non di nuovo meffo in fornaci
qnefto effetto; e fc infocato ed accefo non fi lavora e riftrigne a colpi di martello, fi corrompe e confuma. Sar fegno della bont del ferro, f ridotto in
malfa, fi vedranno le fue vene continuate, dritte, e non interrotte, e f le tefie

non pu

fatte

gi facilmente fonderli, f

nette e fenza fecce: perch le dette vene dimoftreranno


che il ferro fia fenza groppi e fenza sfoglie, e per le tefle (x conofcer quale
egli fia nel mezzo. Ma f far ridotto in lamine quadre o d'altra figura, f i
lati faranno diritti, diremo ch'egli fia ugualmente buono, avendo potuto ugualdella

mafia

faranno

mente refiftere ai colpi de' martelli


Di piombo fi coprono i palazzi magnifici,
.

fizj

fi

pubblici:

fi

fanno

fermano col

le

piombo

fiftule
i

tempj, le torri, ed
o canaletti che diciamo da condurre

cardini

nelle erte

e le ferrate

delle

altri
le

edi-

acque;

porte e delle

finefire. Si ritrova di tre forti, cio bianco, negro, e di color mezzano tra
cos li chiama, non
11 negro
qucfli due, onde da alcuni detto cineraccio
perch fia veramente negro, ma perch bianco, con alquanto di negrezza;
onde a rifpetto del bianco con ragione gli Antichi gli diedero tal rome. Il
tiene tra quelli
il cineraccio
bianco pi perfetto e pi pregiato del negro
due un luogo di mezzo. Si cava il piombo o in malie grandi le quali fi ritrovano da per f fenz' altro: o fi cavano di lui malfe piccole che lucono coti
certa negrezza; o fi trovano le fue fottilifime sfoglie attaccate nei fa (Ti, nei
coli'
rr.irm, e nelle pietre. Ogni forra di piombo facilmente fi fonde, perch
ardore del fuoco {\ liquefa prima che fi accenda; ma poflo in fornaci ardenmuta ni
tiflme, non conferva la fua fpecie e non dura, perch una parte fi
.

litar-

DI qjsfli forti di plornbT il negro e


ui' altra in molidJena
molle, e per qiefta li lafcia facilmente maneggiare dal nurtello e dilatarli
molto, ed pefante e grave: il bianco pi duro, ed leggiero; il cineraccio molto pia dar del biaico , e quanto al pefo tiene il luogo
litargirio

di

m^zzo.
Di ram-

coprono talvolti gli edili.',) pubblici; e ne fecero gli Antichi


i chiodi, che doroiii volgarmente li chiamino, i quali nella pietra di lotto ed
in q iella di fopra fi ili , vietano che le pietre non vengano fpinte d'ordine:
ne fecero anche gli arpefi, che li pongono per tenere unite e congiunte inlem: due pietre a paro. Di quedi chiodi ed arpeli ci ferviamo, acciocch tutto
l'editizio, il quile per necelfit non fi pu fare f non di molti pezzi di pietra, eTenio quelli in tal modo congiunti e legati in(ieme, venga ad ellere come d'un pezzo folo, e cos molto pi forte e durabile. Si fanno anche chiodi
ed arpefi di ferro; ma efii li fecero per lo piij di rame, perch meno dal tempo pu elTere confumito, ell'endo ch'egli non arrugginifca Ne fL-cero ancora
le lettere per le infcrizioni, che li pongono nel fregio degli edilizj; e li legge
che di quello metallo erano le cento celebri porte di Babilonia, e ncH'ilola
di Gade due colonne d'Ercole alte otto cubiti. Si tiene per eccellcntiflimo e
per il migliore quello, che cotto e cavato per via del fuoco dalle minerali,
l

di color rollo tendente al giallo, ed ben

ch quedo fegno ch'egli lia


cende come il ferro, e l liquefa, onde

fiorito,

cio pieno di buchi

purgato e libero da ogni feccia.

me

fornaci,

bench

(ia

non

diro,

tollera la forza delle

fi

lafcia

pu fondere: mi poflo
fiamme, ma (\ confumi
^\

nondimeno maneggiare

in

per-

rame

Il

fi

ac-

ardentill-

affatto.

Egli

dal ferro, e dilatarfi ancora in

ottimamente nella pece liquida; e tutto che non i


nondimeno ancor egli U fua ruggine, che chiamiamo verderame, miflimimente f tocca cofe acri e liquide. Di qjefto metallo mefcolato con ftagno, o piombo, o ottone che a-icor elio rame ma
colorito con la terra cadmia, (\ fa un mifio, detto volgarmente Bronzo, del

fottili

sfoglie. Si conferva

arrugginifca

quale

come

fpellillime

il

ferro, fa

volte gli Architetti

(\

fervono,

perciocch

ne fa-ino

bafi

colonne, capitelli, llatue, ed altre cofe fimili. Si veggono in Pv.)ma in S. Giovanni Literano 'quattro colonne di bronzo delle quali una fola ha il capitello,
e le fece fare Augufto del metallo ch'era negli fperoni delle navi da ell^o acquiftate nell'Egitto contro M. Antonio. Ne fono anco reflate in Roma fin ad
oggi quattro antiche porte, cio quella della Rotonda che fa gi il Pantheon,
quella di Sant'Adriano che fu il tempio di Saturno, quella de' SS. Cofmo e
Damiano che fu il tempio di Cadore e Polluce, ovvero di Pv.omolo e Remo, e
quella che fi vede in Sant' Agnefe fuori della porta Viminale, oggi detta di
Sant'Agncfe, fu la via Namentana. W\ la pi bella di tutte certamente quella
di Santa Maria Ritonda, nella quale vollero qiegli Antichi imitare coli' arte
quella fpecie di metallo Corintio, in cui prevalfe pi la natura gialla dell'oro:
perciocch noi leggiamo che quando fu didrutto ed arfo Corinto, che ora ^\
chiama Coranto, (x liq icfecero ed unirono in una malfa l'oro, l'argento, ed il

rame;

e la fortuna tempr e fece la raidura di tre fpecie di rame, che fu poi


detto Corintio. In uni di quelle preyalt'e l'argento, onde redo bianca e {\ accod molto col fuo fplendore a quello: in un'altra prevalfe l'oro, e per redo
gialla e di color d'oro: la terzi fu quella, dove fu eguale il temperamento di

quede fpecie fono dite poi diverfamente imitare dagli


qui efpodo quanto mi parfo necedario di quelle cofe che

turri qiefli tre

metalli; e

uomini. Io ho

fin

fi

deo-

confiderare ed apprettare avanti che a fabbricar fi cominci;


fi deono
che alcuna cofa diciamo de' fondamenti, da' quali Ja preparata materid
cia a mettere

fi

7
ora

comin-

in opera

CAPITOLO

VII.

Delle Qualit del terreno ove fi hanno da porre


TS"

rcfta

Fondamenti propriamente

fi

dicono

la

fondamenti

bafe della fabbrica, cio quella parte


edilzio che (opra terra

vede.
tra tutti gli errori, ne' quali fabbricando fi pu incorrere, fono dannofidmi quelli che nei fondamenti l commettono, perch apportano feco la
rovina di tutta l'opera, n (i pollono ftnza grandiffima difficolt emendare:
onde l'Architetto deve porvi ogni fua diligenza; perciocch in alcun luogo fi
fondamenti dalla natura, ed altrove bifogna ufaivi l'arte. Dalla natura
hanno
abbiamo i fondamenti, quando fi ha da fabbricare fopra il fallo, tufo, e fcaranto quale una forte di terreno che tiene in parte della pietra; perciocch
quefti fenza bifogno di cavamente o d'altro ajuto dell'arte fono da f ftelTi
buonilTimo fondamento ed attiffimo a foficnere ogni grande edilizio cesi in terfondamenti, far di
ra, come nei fiumi. Ala f la natura non fomminiRrcr
in terreno fodo,
coli'
arte;
ed
allora
cercarli
avr
da
fabbricare
o
fi
mcftieri
ovvero in luogo ove fia ghiara, o arena, o terren moflo, o molle e paludofo.
Se il terreno far fodo e fermo, tanto in quello fi caver fotto, quanto fcmbrer al giudiziofo Architetto che richieda la qualit della fabbrica, e la fodezza di elio terreno; la quale cavazione per lo pi far la fcfta patte dell'altezza
conofcer
dell' edifzio, non volendovi far cantine o altri luogi fotterranci
e
quella fodezza giover l'ofTervazione delie cavazioni de' pozzi , delle cifterne
d'altri luoghi limili; fi conofcer anco dalle erbe che vi nafceranno, f efle
faranno folite nafcere folamcnte in fermi e fodi terreni: oltre a ci, far fegno
di fodo, fc elio per qualche grave pefo gettato in terra non rifuoner o noti
tremer; il che fi potr conofcere dalle carte de' tamburi meffi per terra, f a
quella percolTa leggiermente movendofi non riluoneranno, e dall'acqua porta in
un vafo, f non fi muover. I luoghi circonvicini ancora daranno ad intendere
la fodezza e fermezza del terreno. Ma f il luogo far arenofo o ghiarofo, fi
dovr avvertire f fia in terra, o nei fiumi: perciocch f far in terra, fi olTerE f fi fabbricher
ver quel tanto che di fopra fiato detto de' fodi terreni
ne' fiumi, l'arena e la ghiara faranno del tutto inutili; perciocch l'acqua col
continuo fuo corfo e colle piene varia continuamente il fuo letto: per C\ caver finch fi trovi il fondo fodo e fermo, ovvero f ci folTe difficile, fi caver alquanto nell'arena e ghiara, e poi fi faranno le palificare, che arrivino
colle punte de' pali di rovere nel buono e fodo terreno, e fopra quelle li fabbricher. Ma f fi ha da fabbricare in terreno mollo e non fodo, allora fi dee
cavare finch fi ritrovi il fodo terreno, e tanto anco in quello, quanto richiederanno la grofi"ezza de' muri e la grandezza della fabbrica. Qutfio lodo terreno
perciocch (come ben dice l'Aled atto a fofienere gli edifizj di varie forri
berti) altrove cos duro, che quafi il ferro non lo pu tagliare, altrove pii
fodo, altrove negreggia, altrove biancheggia (e quefio reputato il pi debole),
altrove come creta, altrove di tufo. Di tutti quelli quello migliore che
a fatica Ci taglia, e quello che bagnato non fi dillolve in fango. Non fi dee
fondare
4

che
-^ Per
I

lotto terra, la quale foftenta tutto

l'

fi

8
f prima non fi fapr come ella fia fufnciente a foflcncquanto profondi. A'Ia f ii terreno far molle e prolondcr

fondare fopra rovina,


re

l'edifizio,

come nelle paludi, allora ( faranno le palificare, i pali delie quali ialunghi
per l'ottava parte dell'altezza del muro, e crofl per la duoderanno
cima parte della loro lunghezza. Si deono ficcare pali s Ipefl, che ira quelli
non ve ne pollano entrare degli altri; e debbono ciier battuti con colpi piuctodo fpeffi che gravi, acciocch meglio ve.iga a confolidarii il ferreuo e fermarli. Si faranno le palificate non folo focto i muri di fuori polli fopra i cajnolro,

ma

ancora fotto quelli che fono fra terra e dividono le fabbriche: perch
f fi faranno i fondamenti a' mari di mezzo diverfi da quelli di fuori, mettendo delle travi una accanto all'altra per lungo, ed altre fopra per traverfo,
fpefle volte avverr che i muri di mezzo caleranno a bafTo, e quelli di fuori
per elfer fopra i pali, non (i muoveranno; onde tutti i muri verranno ad
aprirli, il che rende rovinofa la fabbrica, ed bruttiflmo da vederli. Perci
f^hiver quefto pericolo, facendoli maffiiiamente minore fpefa nelle palificaii
te; perch fecondo la proporzione de' muti, cos dette palificate di mezzo anderanno pi fottili di quelle di fuori .
nali,

CAPITOLO

vin.

Dei Fondamenti.

EXEono

doppio piij grofl del muro che ha da eflervi


poito fopra; ed in quello li dovr aver riguardo alia qualit del terreJJ
no ed alla grandezza dell'edilizio, facendogli anco pi larghi ne' terreni rnoin e meo fodi, e dove aveller da follenere un giandtlTmo carico. Il
piano della folfa dee elftre eguale, acciocch il pefo preuia egualmente, e non
aprii-o. Per qi erti
venendo a calare in una parte pi che nell'altra,
muri
cagione lallricavano gli Antichi il detto piano di traverrino; e noi lidmo f. liti
a porvi delle tavole, ovvero delle travi, e fopra di quelle poi fabbricare. Si
fanno
fondamenti a fcarpa, cio che tanto pi decrcfcano, quanto pi s'innalzano; in modo per, che tanto da u;ia parte fia hifciaro, q, anro d.iH' altra,
onde il mezzo di quel di fopra cada a piombo al mezzo di qucl di fotto. Ci
i;
olfer^are ancora nelle diminuzioni de' muri fopra te
p-rciocch in
ii dee
iggiore
fnrre/z;>,
avere
molto
modo
fabbrica
m
quello
la
che facendoli
viene ad
le diminuzioni altrimenti. Si fanno alcuna volta ( malTmimcnte nei terreni pafondamenti non conludoli dove intervengano colonne) per minorare la (pela
tinuati, ma con alcuni volti, e fopra quelli poi (i fabbrica. Sono alfji lodevoli
elTere

fondamenti

il

li

nelle fabbriche grandi alcuni fpiragij per

la

grolTezza del

muro

dai

londanier.ri

perciocch danno elito a' venti che meno diano noja alla fabbrica, fcemano la fpefa, e fono di non piccola comodit, f in quelli fi faranno fcalc a lumaca , le quali portino dal fondamento fino alia fommit
lino

al

tetto;

dell' edifizio.

CA-

e A

T O L O

IX.

Delle Maniere de' Muri.

fondamenti, refta che trattiamo de! muro


apprcllo gli Antichi furono le maniere de' muri

Atti

diritto fopra terra.

Sei

una detta reticolata:


pietre
la terza di cementi, cio di
l'altra di terra cotti o quadrello
rozze di montagna o di fiume: la quarta di pietre incerte: la quinta di fallo
quadrato; e la fcfta la riempiuta. Della reticolata a' noftri tempi non f ne
Icrve alcuno; ma perch Vitruvio dice, che a' fuoi tempi comunemente fi ufava, ho voluto porre il difegno ancora di quella. Facevano gli angoli, ovvero
cantoni della fabbrica di pietra cotta , ed ogni due piedi e ntzzo tiravano tre
corfi di quadrello, i quali legavano tutta la grollezza del muro.
1'

Figura

I.

Cantonate

fatte di quadrello

Corfi di quadrello che legano tutto

C
D

Opera

reticolata

il

muro.

Corfi dei quadrelli per la grodezza del muro


Parte di mezzo del muro fatta di cementi.

o in altri molto grandi


in quella di fuori fieno
ed
dentro
cdifizj fi debbono
,
di quadrello, e nel mezzo pieni di cementi inlieme col coppo pefio, e che
ogni tre piedi di altezza vi fieno tre corfi di quadrelli maggiori degli altri,
che piglino tutta la larghezza del muro, li prino corfo fia in chiave, cio
che ii vegga il lato minore del quadrello: il fecondo per lungo, cio col lato
maggiore di fuori; ed ii terzo in chiave. Di quefia maniera fono in Iloma i
muri della Rotonda, delle Terme di Diocleziano, e di tutti gli edifizj antichi
che vi fono
muri

di pietra cotta

Figurali.

E
F

nelle muraglie

che nella

fare

Corfi di quadrelli che legano tutto il muro.


Parte di mezzo del muro fatta di cementi fra V un corfo e
l'altro

muri

delle citt

parte di

ed

quadrelli efteriori

faranno, che ogni due piedi almeno vi fieno tre corfi


di pietra cotta, e fieno le pietre cotte ordinate nel modo detto di fopra. Cos
in Piemonte fono le mura di Torino, le quali fono fatte di ciottoli di fiume
tutti (pezzati nel mezzo , e fono detti ciottoli porti colla parte fpezzata in
fuori; onde fanno dirittifilmo e pulitilTmo lavoro. 1 muri dell'Arena di Verona fono anch' efll di cementi, ed ogni tre piedi vi fono tre corfi di quadrelli;
e cos fono fatti anco altri antichi edifizj, come fi potr vedere ne' miei Libri
I

di

cementi

fi

dell'Antichit.

Figura IIL

Cementi, o

ciottoli di fiume.
Corfi di quadrelli che legano tutto

il

muro.

IO

dicevano quei muri, ch'erano fatti di pietre difugiiali


muri ufavano una fquaJra di piombo, la quale
di angoli e lati; ed a
piegata fecondo il luogo dove doveva eller porta la pietra, ferviva loro nello
fquidrarla: e ci facevano, acciocch le pietre comnictte(lcro bene inlleme e
per non av.'re da provare piij e pii volte f la pietra flava bene ai luogo,
ov'elfi avevano difegnato di porla. Di quella maniera l veggono muri a Prenefte, e le ftrade antiche fono in tal modo laltricate.

Di pietre incerte

fi

far quefti

Figura IV.

Si

Pietre incerte

vedono muri di pietre quadrate in Roma, ov'era !a piazza ed


Augufto; in quclH ferravano le pittre minori con alcuni corfi

pio di
tre maggiori.

Figira V.

il

tem-

di pie-

Corfi di pietre minori


Corli di pietre maggiori.

Facevano gli Antichi la maniera riempiuta, che fi dice ancora a caiTa,


quanto volevano che folle
pigliando con tavole polle in coltello tanto fpazio
di
di
pietre
qualunque forte mcfcolate
empiendolo
malta
e
di
n)uro,
il
grolo
infieme, e cos andavano facendo di corfo in corfo Si veggono muri di quella
forte a Sirmione fopra il lago di Garda.
,

Figura VI.

N
O

Tavole porte

in coltello.

Parte di dentro del

Faccia dei

muro

muro

tolte via le tavole.

ancora dire le mura di Napoli


cio le auriche
le quali hanno due muri di fallo quadrato grolT quattro piedi, e drtanti
Sono legati inheme quefti muri da altri muri per traverfo e
tra f piedi fei
le carte, che rimangono tra detti travcrfi e muri efteriori
fono fei piedi per
di
farti
empiute
e
terra
,
di
quadro , e fono

Di

querta maniera

^\

pofTono

Figura VII. P

Muri
Muri

Carte piene di pietre e di terra.

fomma

di

pietre efteriori

di

pietre porti per traverfo.

rervrmo rii Antichi,


ed ora fi veggono i vertigj dalle quali fi comprende che nei n)uri di qualunque forte fi fieno, debbono farfi alcuni corfi,
quali icno erme rei vi, che
tengano infieme legate l'altre parti; il che maftlmamente l orttrver, quando
faranno
fi
muri di pietre cotte, acciocch per la vecchiezza venendo a calare in parte la ftruttura di mezzo, non diventino
nuri rovinol, come
accaduto e vede ia molte mura da quella parte fpecialmente, eh' rivolta
a tramontana.
Qoertie in

fono

le

maniere, delle quali

fi

CA-

e A
Del modo che tenevano

*^

T O L O

gli Antichi nel

X.

far

gli edifiz-j di pietra

PErchc
di
fto

alcuna volta occorre che la fabbrica turca, o buona parte 11 faccia


di pezzi grandi d'altra pietra, mi pare convenevole in queluogo dire come in tal cafo facevano gli Antichi: perch li vede nel-

marmo o

opero loro eilcre liata ufaca tanta diligenza nel congiungere i.uieme le pietre, che in molti luoghi appena li difccrnono le commellare; al che dee molto avvcrrire chi oltre la bell-^zza deiLlera la fermezza e perpetuit della fabbrica. E per quanto ho potuto comprendere, elfi prima fquadravano e lavoravano delle pietre folamente quelle facce che andavano una fopra l'altra, lafciando le altre parti rozze; e cos lavorate, le mettevano in opera: onde perch
tutti gli orli delle pietre venivano ad ellere lopra Iquadra
cio grolli e fodi
potevano meglio maneggiarle e muoverle pi volte, hnch commettellero bens
fenza pericoij di romperli, che f tutte le facce foller itate lavorate; perch
allora farebbero Itati gli orli o a fquadra o fotto fquadra
e cos molto deboli
e facili a gualcarli. In quello modo tacevano ell rutti gli editizj rozzi, o vogliani
dire rullici ;eJ eireado poi queili l.iiti, andavano lavorando e pulendo delle pietre (come ho detto) gi meile in opera quelle facce che andavano vedute. E' ben
'tagli della corvero, che, come ie rofe eh- andavano tra i modiglioni ed altri
nice che comodamente non potevano fjti, ellcndo le pietre in opera, facevano
mentre che quelle erano ancora in terra. Di ci ottimo indizio fono diverl ediizj antichi, ne' quali li veggono molte pietre che non furono finite di lavorare e pulire-. L'Arco appreilo Callel vecchio in Verona, e tutti quegli altri archi
ed edihzj che vi fono, turono tatti nel detto modo; il che molto bene ccnofcer
le

avvertir

chi

a'colpi dei martelli, cio

come

le

lavorate.

pietre vi lano

La

colonna Trajana in Roma e l'Antonina limilmenre furono latte: n altrimenti li


avrebbono potuto congiungere cos diiige.item-nte le pietre, che cos bene s'in-

commelfure, le quali vanno a traverfo le telle ed altre parti delle


fic^ure; e il medelimo dico di quegli archi, che vi l veggono. E f era qualche
edilzio molto grande, come i'Ar-na di Verona, l'Antiteatro di Fola, e limili,
per fuggir la fpefa e tempo che vi farebbe andato, lavoravano folamente le impone de* volti, i capitelli, e le cornici, e il redo lafciavano ruftico tenendo fo^
larnente conto della bella forma dell'edilzio; ma ne'Tempj, e negli altri edifizj che richiedevano delicatezza, non rifparmiavano fatica nel lavorarli tutti,
e nel fregare e lifciare lino canali delle colonne e pulirli diligentemente. Per
n meno le napper mio giudizio non l faranno muri di pietra cotta rullici
quali
Cammini,
perciocch
oltre l' abudeono
fatte
delicatillme
le
elFer
pe de'
fo, ne feguira che l nger fpezzato e divifo in pi parti quello che naturalmente dee elfere intiero: ma fecondo la grandezza e qualit della fabbrica, d
far o ruflica o pulita, e non quello che gli Antichi fecero, necclfitati dalla
grandezza delle opere e giudiziofanientc, faremo noi in una fabbrica alla qua-

contralTero

le

le

fi

ricerchi al tutto la politezza.

CA-

e A

T O L O

Delle d'untiinzoni de'

Muri

XI.

e delle

parti loro

dee oiTervare, che quanto pi i muri afcendono e s'innalzano tanto pi


diminuifcono: per quelli che nafcono l'opra terra, faranno pi fc tcili
fi
dei fondamenti la met, e quelli del fecondo folaro pi fottili di quelli
del primo mezzo quadrello, e cos iuccefTivamente Imo al lommo della fabbrica, ma con difcrezione, acciocch non lano troppo lottili di (opra. 11 nuzzo
de' muri di fopra dee cafcare a piombo al me?zo di quelli di lotto; onde tutto
voltile far una (uperficie o facil muro pigli forma piramidale. Pur quando fi
cia del muro di fopra al diritto d'una di quello di fotto, dovr ci farli ddlla
parte di dentro, perch le travature de' pavimenti , i volti, e gli altri foftegni
della fabbrica non lafccranno, che il muro calchi o li muova, ti reiarcio,che
far di fuori, fi coprir con un procinto o falcia, e cornice^ che circondi rutto l'edilizio; il che far adornamento, e far come leganie di tutta la fabbrica. Gli angoli, perch partecipano di due lati e fono per tenerli diritti e congiunti inleme , debbono ellere fermiUmi, e con lunghe e dure pietre come
braccia tenuti. Per fi deono le feneftre e l'aprirure allontanare da quelli pi
che l pu, o aliiieno lafciar tanto di fpazio dall'apertura all'angolo, quanto
la larghezza di quella. 0:a che abbiamo parlato de' muri (empiici, convenevole, che palliamo agli ornamenti, de' quali ninno maggiore riceve la fabbrica
di quello che le danno le colonne, quando fono fituate ne' luoghi convenevoli
e eoa bella proporzione a tutto 1' edilzio.
I

C A

T O L O

De' cinque Ordini

.^

XII.

che itfarono gli Antichi.

fono
Ordini de' quali gli Antichi
Cinque
Dorico, Jonico, Corintio, e Compofito.
gli

briche difporre, che


molto pi atto a foflcnere

il
il

pi fodo
carico, e

(a

la

(]

fervirono, cio

Quelli

nella parte

deono

pi

il

Tofcano,

cos nelle fab-

balla, perch far

fabbrica verr ad avere bafamento pi

fermo; onde fempre il Dorico fi porr fotto il Jonico, il Jonico forto il Corintio, ed il Corintio fotto il Compofito. Il 'Folcano, come rozzo, U ufa rare volte fopra terra, fuorch nelle fabbriche di un'ordine ("olo, come coperti
di villa; ovvero nelle macchine grandifime, come Anfiteatri e fimili, le quali
avendo pi ordini, quello ( porr in luogo del Dorico forto il Jonico. E f
vorr tralafciare uno di qucfii ordini, come farebbe porre il Corintio immefi
diatamente fopra il Dorico, ci (i potr fare, purch fempre il pi fodo fia
nella parte pi balla per le ragioni gi dette. Io porr partitamente le mifure
di ciafcuno di quelli, non tanto fecondo che ne infegna Virruvio, quanto fecondo che ho avvertito negli edifizj antichi; ma prima dir quelle cofe che in
univerfale a tutti fi convengono.

CA-

CAPITOLO

15

XIII.

Della gonfiezza e diminuzione delle Colonne


e de Pilafir.

degli Intcrcolunnj

'C

colonne di ciafcun Ordine (1 deono formare io modo,


che 1.1 parte di fopra ia pi foctile di quella di lotto,
^ e nel mezzo abbiano alquanto di gonfiezza. Nelle diminuzioni l olferva, che quanto le colonne fono piij lunghe, tanto meno diminuifcono, ellcndo che l'altezza da le faccia T effetto del diminuire per la diltanza per f la colonna far alta lino
a quindici piedi l divider la grolfezza da ballo in fei parti e
mezza, e di cinque e mezza l far la groUezza di fopra f da
:

quindici a venti,
fei e

mezzo

li

divider

la

grolfezza di letto in parti fette, e


Similmente di quelle, che

far la grclfezza di l'opra.

faranno da venti lino

a trenta,

divider

la

grolfezza di fotto in

pani otto, e fette di quelle far la groflezza di fopra; e cos


quelle colonne, che faranno pi alte, ti diminuiranno fecondo il
detto modo per la rata parte, come e' infegna Vitruvio al cap. II.
del III. lib. Ala conie debba farli la gonfiezza nel mezzo, non abbiamo da lui altro che una fcmplice promelfa; e perci diverl
hanno di ci diverlamente detto, lo fono folito far la Sacoma eli
detta gonfiezza in quello modo. Partifco il fullo della colonna ini
tre parti eguali e laicio la terza parte da ballo diritta a piombo, accanto l'ellremit della quale pongo in taglio una riga
fottile alquanto, lunga come la colonna o poco pi, e muovo
quella parte che avanza dal terzo in su
e la Itorco linch il
capo fuo giunga al punto della diminuzione di fopra della colonna fotto il collarino, e fecondo quella curvatura legno; e cos
mi viene la colonna alquanto gonfia nel mezzo, e li raftrema
molto garbatamente. E bench io non mi abbia potuto immaginare altro modo pi breve ed efpedito di queflo e che riefca meglio, mi fon nondimeno maggiormente confermato in quella
mia invenzione; poich tanto piaciuta a meller Pietro Cattaneo avendogliela io detta che 1' ha polla in una fua opera di Architettura, con la quale ha non poco illuflrata quella profelfione.
,

ill:l|l!.

W\

La

terza parte della colonna

che

fi

lafcia

diritta a

piombo.

II

due terzi che l vanno diminuendo.


punto della diminuzione fotto il collarino.

G' Intercolunnj, cio fpazj fra le colonne, fi polTono fare


di un diametro e mezzo di colonna, (e fi toglie il diametro nella parte pi baifa della colonna) di due diametri, di due e un
quarto, di tre e anco maggiori. Ala non gli ufarono gli Antichi
maggiori di tre diametri di colonna, fuorch nell'Ordine Tofcano, nel quale ufandofi l'Architrave di legno, facevano g' Intercolunnj molto larghi, n minori di un diametro e

mezzo;
di

i6
di quefto fpazio ( fcrvirono allora mn (Ti inamente quando facevano le colonne
molto grandi. Ma quegli Intercolunnj pi degli altri approvarono, che tollero
di due diametri di colonna ed un quarto; e quella dimandarono bella ed elegante maniera d' Intercolunnj E li dee avvertire che tra g' Intercolunnj ovve.

perciocch le
le colonne dee ellere proporzione e corrlfpondcnza
parte deli*
li
lottili,
lever
grandiilma
maggiori
porranno
colonne
l
negli fpazj
afpetto, ell'endo che per la molta aere che far tra i vani, l fcemcr molto
della loro grolfezza; e f per lo contrario negli fpazj (Iretti l faranno le colonne grolfe, per la ftrettezza ed anguilla degli Ipazj faranno un' afpetto gonfio e
fenza grazia. E per f gli fpazj eccederanno tre diametri, l faranno le colonro fpazj, e

ne grolle per

la

fettima parte della

loro

altezza,

come ho

olfervato di fotto

nell'Ordine Tofcano . Ala le gli fpazj faranno tre dianjetri, le colonne faranno
lunghe fette tefle e mezza, ovvero otto, come ntll' Ondine Dorico: f di due
ed un quarto, le colonne faranno lunghe nove tefte, come nell'Jonico: le di
due, l faranno le colonne lunghe nove tefte e mezza, come nel Corintio; e
finalmente f faranno di un diametro e mezzo, l f-ranno le colonne lunghe
dieci tede, come nel Compolto. Nc'quali Ordini ho avuto quello riguardo,
acciocch lano come un efempio di tutte quelle maniere d' Intercolunnj, le
quali ci fono infcgnate da Vitruvio al cap. fopraddetto. Dcono ellere nelle
fronti degli edifizj le colonne pari, acciocch nel mezzo venga un Intercolunacciocch nneglio l vegganio, il quale l far alquanto maggiore degli altri
no le porte e le entrate che l fogliono mettere nel mezzo; e quello quanto ai
colonnati femplici. Ma f l faranno le logge coi pilaflri , cos li dovranno difporre che i pilaftri non fieno meno grolTi del terzo del vano che far tra pilaftro e pilaftro; e quelli che faranno nei cantoni, andranno grofi per la met
del vano, come fono quelli del Teatro di Vicenza, e dell'Anfiteatro di Cadue terzi, come quelli del Teatro di Marcello in Roma, e
pua: ovvero per
del Teatro di Gubbio, il qu^le ora del Sig. Lodovico de' Gabrielli gentiluomo di quella Citt. Gli fecero gli Antichi alcuna volta anco tanto grolfi quanto era tutto il vano, come nel Teatro di Verona in quella parte che non l'opra
il monte. Ma nelle fabbriche private non fi faranno n
meno grolfi de! terzo
del vano, n pi di due terzi, e dovrebbono efier quadri: ma per ilcemare la fpefa e per fare il luogo da paifeggiare pi largo, i\ faranno meno grolU per fianco
di quello che fieno in fronte; e per adornare la facciata, porranno nel mezzo
delle fronti loro mezze colonne ovvero altri pilafiri, che fofiengano la Cornice
che far fopra gli Archi della lostria, e faranno della groilezza che richiederanno
le loro altezze fecondo ciafcun' Ordine, come nei f.gucnti Capitoli e [)ifcgni fi
vedr: ad intelligenza de' quali (acci che io non abbia a replicare il medefimo pi
volte) da faperfi , che io nel partire e nel mifurare detti Ordini, non ho voluto
prendere certa e determinata mifura, cio particolare ad alcuna citt, come braccio, piede, o palmo; (apendo che le n^ifure fono diverfe, come fono diverfe le
citt, e le regioni. Ma imitando Vitruvio, il quale partifce e divide l'Ordine Dorico con una mifura cavata dalla grolfezza delle colonne la quale comune a tutti
e da lui chiamata Modulo, mi fervir ancor io di tal mifura in tutti gli Ordini; e
far il modulo il diametro della colonna da balTo divifo in minuti fefianta, fuorch
nel Dorico, nel quale il niodulo far per il mezzo diametro della colonna, e divifo
in trenta minuti; perch cos riefce pi comodo nei compartimenti di detto Ordine. Onde potr ciafcuno, facendo il modulo maggiore e minore fecondo la qualit
della fabbrica, fervirfi delle proporzioni e delle Sacome difegnate a ciafcun' Ordine convenienti
C A,

CAPITOLO

XIV.

Deir Ordine Tofcano

L'Ordine

Tofcano (per quanto ne dice Virruvio

fi

vede

in effetto) il

pi fchietto e femplice di tutti gli Ordini dell'Architettura; perciocch


ritiene in f di quella primiera antichit, e manca di tutti quegli ornamenti, che rendono gli altri riguardevoli e belli. Quefto ebbe origine in Tofcana, nobiliflma parte dell'Italia; onde ancora ne ferba il nome. Le colonne
con bafe e capitello deono efl"er lunghe fette moduli, e fi raftreniano di fopra
la quarta parte della loro groflezza
Se fi faranno di queft' Ordine colonnati
femplici , (i potranno fare gli fpazj molto grandi , perch gli Architravi fi fanno d leg'o; e per riefce molto comodo per l'ufo di villa a cagione dt' carri
ma f fi faranno porte o
e d'altri iftrumenti ruflici , ed di piccola fpefa
logge con gli archi, fi ofTerveranno le mifure porte nel difegno, nel quale fi
vedono difpofte ed incatenate le pietre, come pare a me che fi dovrebbe ope.

che ho avvertito ancora nei difegni degli


alni quattro O/dini
e quefto difporre e legare infieme le pietre ho prefo da
moki Archi aitichi, ed in querto ha ufata grandifima diligenza.

rare

quando

faccffero di pietra

il

Architrave di legno.
Travi che fanno la gronda

faranno Cotto le colonne di quefi' Ordine faranno alti


L'altezza della bafe per la met della
^.. ..oluio, e l faranno femplici.
un
groiVez7.i della colonn. Quell'altezza C\ divide in due parti eguali: una fi d
all'Orlo, il quale fi fa a feda: l'alrra fi divide in quattro parti, una fi d al
Lincilo (chiaaiato altrim;nri Cimbia, il quale fi pu fare ancora un poco
minore ed in quell'Ordine folo parte della Bafe, perch in tutti gli altri
parte della colonna); e le altre tre al Toro, ovvero Baftone. Ha quefta Bafe
Pediftalli

che

fi

di

fporro

egli

per

eiTuali

fella

la
la

met

una

{\

parte del diam tro della colonna

Capitello alto

Il

ancor

colonna da bado, e dividefi in tre parti


quale per la fua forma volgarmente fi dice

della groffezza della

d all' Abaco
all'Ovolo; e

il

divide in fette parti. D'una fi fa il


Liflello fotto l'Ovolo, e le altre fei reftano al Collarino. L'Aftragalo alto il
doppio del Liftello fotto l'Ovolo; ed il fuo centro fi fa fuUa linea, che cada a

Dado:

l'altra

la

terza

fi

detto Lidello, e fopra la flelfa cade lo fporro della Cimbia, la quale


eroda quanto il Lidello. Lo fporto di quedo Capitello rifponde fui vivo della
colonna da bado. Il fuo Architrave fi fa di legno tanto alto quanto largo, e
Le travi che fanno la
la larghezza non eccede il vivo della colonna di fopra
gronda, hanno d prof?,^errura, o vogliam dire di fporto, il quale della lunghezza delle colonne. Quefte fono le mifure dell'Ondine Tofcano, come c'in-

piombo da

fogna Vitruvio.

A
B

Abaco.
Ovolo.

Collarino.

Adragalo.

Vivo

della colonna

della colonna da

F Vivo

H
di fopra.

bado.

Cimbia.
Badone.

Orlo.

Piedidallo.

Le

1t

Le facome

polle accanto alla pianta della Bafe e del Capitello fono delle

impofte degli Archi.


Ala Te fi faranno gli Architravi di pietra , fervir quanto ftato detto di
fopra degrintercoliinnj. Si veggono alcuni edifizj antichi, i quali l polTooo
dire efiTer fjtci di qued'O'dine; perch tengono in parte le medelme mifure,
come l'Arena di Verona, l'Arena e Teatro di PoU, e molti altri: dai quali
ho prcfe le facome cos della Bafe, del Capitello, dell'Architrave, del Fregio,
e djlle cornici polle nell'ultima tavola di quello capitolo, come ancora quelle
dell'impone de' volti, e di tutti quelli edifizj potr i difegni ne' miei libri
delle Antichit.

A
B

Gola diritta.
Corona.

Gocciolatolo, e Gola diritta.

Cavetto

Fregio
Architrave.

Cimafa.

Abaco.
Gola diritta.

H
K
L

M
N
O
P

Q
Al

Collarino.
Allragalo.

Vivo
Vivo

)
)

del Capitello.

colonna fotto il capitello


della colonna da ballo.
Cimbia della colonna.
Ballone, e Gola. ) , .,
r
^^^'^ ^^^^
Orlo.
)
della

dell'Architrave
fatto pi delicatameate
diritto

fegnato

vi

la

facoma d*un Architrave

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CAPITOLO

XV.

'Ordine Dorico ebbe principio e nome

dai

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--

Dell'Ordine Dorica.

Dori, popoli Greci. che, abi-

tarono in Alia. Le colonne, f fi faranno (empiici fenza pikftri , deo-;


no eirere lunghe Ictre tefte e mezza, 'ovvero otto; G' Intercoliin'nj fonof'
poco meno di tre diametri di colonna; e quefta maniera di colonnati da VitriHvio detta Diaftilos. Ali f l appoggeranno ai pilaftri, .fi faranno con Bafe e
Capitello lunghe diciadette moduli ed un terzo; ed da avvertire, che (come;
ho detto al Gap. X!II.) il modulo in quefi' Ordine folo- -mezzo il diametro
della colonna divifo in minuti trenta, ed in tutti gli altn rdini e il dia|iietro
intiero divifo in minuti fefianta

'^^^^

Negli Antichi non fi vede Piediftallo a queft'0:dine, ma bens noi modere da lui u piglier
ni: per volendovelo porre, fi far che il Dado fia quadro,
in quattro parti uguali; e la
la mifura degli ornamenti fuoi, perch fi divider
Bafe col fuo Zoccolo far per due di quelle, e per una la Cimafa, alla q^ale
dee e(Tere attaccato l'orlo della Bafe della colonna Di quella forta di Piediihlli
Corintio, come in Verona nell'Arco che fi elice
fi veao-ono anche nell'ordine
de'Lfoni. Io ho porto pi maniere di Sacome che li pollono accomodare al Piediliillo di queft' Ordine, le quali tutte fono belle e cavate dagli Antichi , e fono ftate mifurate diligentiirimamente Non ha quell'Ordine Baie propria; onde
in molti edilzi Ci veggono le colonne fenza Bafe, come in Roma, nel Tcsrro di
Marcello, nel Tempio della Piet vicino a detto Teatro, nel Teatro di Vicenza, ed in diverfi altri luoghi. Ala alcuna volta vi i] pone la Baie Attica , la quale accrefce molto di bellezza, e la fua mifura quella. L'altezza per la mtt
del diametro d.Ila colonna, e fi divide in tre parti uguali: una Ci d al Plinto
o Zoccolo: le altre due Ci dividono in quattro parti, e d' una ( fa il Battone
di fopra: le altre che relhno fi partifcono in due, ed una fi d al Baftone di
fotto, l'altra al Cavetto co' fuoi Liil-lli perciocch Ci divider in fei parti: d'una
.

Lidello di fopr.i , d' un'altra quello di fotto, e quattro refteranno al


fi far il
Cavetto. Lo fporro la fefla parte del diametro della colonna. La Cinbia fi fa
per la met del Baftone di fopra facendofi divifa dalla Bafe; il fso fporto la
Terza parte di tutto lo fporto della Bafe. Ala f la Bafe, e parte della colonna
faranno d'un pezzo, fi far la Cimbia fottile, come fi vede nel terzo difegno
di quell'Ordine,

ove fono ancora due maniere

Vivo

d'irripofte degli

Archi.

della colonna.

Cimbia.

Baftone di fopra.

Cavetto co'Liftelli.

Baftone di fotto.

Plinto, ovvero Zoccolo.

Cimafa.

Dado.

Bafe,

Impoile degli Archi

piediftallo.

li

Ca-

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J.

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Capitello dee eHere alto la met dei diametro della colonna, e fi divide
in tre parti: quella di fopra l d all'Abaco e Cimafa
la Cimala due parti
delle cinque di quella; e l divide in tre parti, d'una l fa il Liftcllo, e delie
II

Gola. La feconda parte principale l divide in tre parti eguali; una


fi d agli Anelli o Gradetti, i quali fono tre eguali; le altre
due reftauo ail*
O/olo, il quale ha di fporto
due terzi della iua altezza. La terza parte poi
l
d al Collarino. Tutto lo fporco per la quinta parte del diametro della colonna. L' Adragalo o Tondino e alto quanto fono tutti tre gli Anelli, e fporge
in fuori al vivo della colonna ballo. La Cimhia e alta per la met dei Tondue

altre

la

fuo fporto a piombo del centro di elio Tondino. Sopra il Capitello


l fa l'Architrave, il quale dee eller alto la met della grolfezza della colonna,
cio un modulo. Si divide in fette parti: d'una l fa la Tenia ovvero Benda,
e tanto le le d di fporto: l torna poi a dividere il tutto in parti (ci; ed una
d alle Gocce le quali deono eller fei , ed al Libello che fotto la Tenia,
l
che per il terzo di dette Gocce. Dalla Tenia in gi fi divide il relo in fette parti; tre l danno alla prima Fafcia , e quattro alla feconda. Il Fregio va

dino;

il

mezzo: il Triglifo largo un modulo; il fuo Capitello per


la fella parte del modulo. Si divide il Triglifo in fci parti: due l danno a' due
Canali di mezzo: una a' due mezzi Canali nelle parti di fuori; e le altre tre
fanno gli fpazj che fono tra detti Canali. La Metopa cio fpazio fra Triglifo
e Triglifo, dee ellere tanto lar^a quanto alta. La Cornice dee ellere alta un
modulo ed un fcfto, e l divide in parti cinque e mezza: due fi danno al Cavetto, ed Ovolo (il Cavetto minor dell'Ovolo quanto il fuo Lilello); le
altre tre e mezza l danno alla Corona o Cornice che volgarmente l dice Gocciolatojo, ed alla Gola rovefcia e diritta. La Corona dee avere di (porto quattro
parti delle fei del modulo; e nel fuo piano che guarda in gii e fporge in fuori
alto

un modulo

per il lungo fopra i Triglifi, ha fei Gocce, e per il largo tre co' fuoi Lilielli,
e fopra le Metope alcune Rofc Le Gocce vanno rotonde, e corrifpondono al

le

Gocce

fotto la

Tenia,

quali

le

vanno

in

forma

di

campana. La Gola

far

pi erolfa della Corona l'ottava parte; fi divide in parti otto, due fi danno
all'Orlo, e fei reflano alla Gola, la quale ha di fporto le fette parti e mezza:
onde l'Architrave, il Fregio, e la Cornice vengono ad elfere alti la quarta parre dell'altezza della colonna
E quelle fono le mjfure della Cornice fecondo
Vitruvio, dalla quale mi fono alquanto partito, alterandola ne' membri, e fa.

cendola un poco maggiore.

A
Le part

dsl Capitello

Cimafa.
Abaco.
Ovolo.
Gradetti.
Collarino.
Affragalo.

Cimbia.

Vivo

della

colonna.

Pianta del Capitello, ed il Modulo divifo in trenta minuti*

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T O L o: XVI.

Dell* rdie Jonco.

L'Ordine

Jonco ebbe origine nella Jonia provincia dell' Afia; e di queft'


Ordine fi legge, che fu edificato ir Efefo il Tempio di Diana. Le colonne con Capitello e Bafe fono lunghe nove tefic,cio nove moduli;
perch per tefta s'intende il diametro della colonna da ballo. L'Architrave, il
Fregio, e la Cornice fono per la quinta parte dell'altezza della colonna. Nel
difegno de'colonnati femplici fono g' Inrercolunnj di due diametri ed un quarto; e quefta la pi bella e comoda maniera d* Intrcolunnj , e da Vitruvio
detta Euftilos. In quello degli Archi i pihftri fono per la terza parte del vano, e gli Archi fono alti in Juce due quadri.
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porr Pledifallo come nel difegri degli ArcBi,


della larghezza della luce dell' Ai;co,-4
egli
divider in parti lette e mezza
di due l far la Bafe, d'una la Cimafa
e
quattro e mezza remeranno a! Dado, cio piano di mezzo. La Bafe deli'Ordine Jonico grolla mezzo modulo, e (i divide in tre parti: una li d allo Zoccolo, il fuo fporto la quarta e ottava parte del modulo; le altre due l dividono in fette: di tre l fa il Baftone, le altre quattro di nuovo l dividono
e l'altra a quello di fotto, il quale
in due, ed una l d al Cavetto di fopra
dovr avere pi fporto dell'altro. Gli Aflragali deono ellere l'ottava parte del
Cavetto: la Cimbia della colonna per la terza parte del Balione della Bafe;
ma f medcHmanrente l far la Bafe congiunta con parte della colonna, fi far
la Cimbia pi foctHe, come ho detto anche nel Dorico. Ha di fporto la Cimbia la met dello fporto gi detto. Quelle fono le mifure della Bafe Jonica
fecondo Vitruvio. Ma perch in molti edifizj antichi l veggono a quefl' Ordine Bali Attiche, le quali a me pi piacciono della Bafe Jonica, fopra il Piediilallo ho difegnato l'Attica con quel Baftoncino fotto la Cimbia, non refcando per di fare il difegno di quella che e' infegna Vitruvio, I dilegni L fono
due Scoine differenti per far 1' Impofle degli Archi; e di ciafcuna vi fono notate le mifure per numeri, i quali lignificano i minuti del modulo, come
fatto in tutti gli altri difcgni. Sono quelle Impofle alte la met di pi di quel
che grolla il pilaflro, che fofliene l'Arco.

Se

?-.-

(i

alle

colonne Jonichc
quanto far

far alco,

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la

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t
l.

A
B

Vivo della colonna.


Tondino colla Cimbia,

Baftone fupcriore

Cavetto.

e fono

Baftone inferiore.

Orlo attaccato alla Cimbia del


Cimafa a due modi. )

Dado.
j

T?

f
Bile

Orlo

della Bafe.

Impofte

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1

A'
due modi.

degli.

della colonna.

membri

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Piediflallo

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Archi.

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piede della colonna in diciottc pam, e
diciamove di q-JcHc parti la larghezza e lunghezza dell'Abaco, e la nera
l'altezza d-l Capitello colle volute; onde viene ad cller alto nove parti e mezza. Una parte e mezza fi d all'Abaco colla Tua Ciniafa: le altre otto rellano
alla Voluta, la quale li fa in queflo modo. Dall' efrcmit della Cimafa al di
dentro li poie una parte delle diciannove, e dal punto tatto fi lafcia cadere

Per fare

Capitello

il

'w'e

il

Voluta per mezzo, e fi domanda Catheto; e dove in quella linea il punto, che fepara le quattro parti e mezza
fuperiori, e le tre e mezza inferiori, Ci fa il centro dell'occhio della Voluta,
e dal detto punto fi tira una
del quale una delle otto parti
il diametro
viene a dividere la
linea, la quale, incrociata ad angoli retti colla Catheto
Voluta in quattro parti. Nell'occhio poi fi forma un quadrato, la cui granuna

piombo,

linea a

la

quale divide

la

dezza il femiJiametro di detto occhio; e tirate le lince diagonali, in quelle


fanno i punti, ove dee eder niello nel far la voluta il piede immobile del
fi
compailo; e fono, computatovi il centro dell'occhio, tredici centri e di quefti
l'ordine che fi dee tenere, appare per i numeri polli nel difegno. L'Aitragalo
della colo ina al diritto dell'occhio della Voluta. Le Volute vanno tanto
groife nel mezzo, quanto lo fporto dell'Ovolo, il quale avanza oltre l'Abaco
tanto quanto l'occhio della Voluta. Il canale della Voluta va al pari del
vivo della colonna. L'Artrai^alo della colonna gira per fotto la Voluta, e fempre vede, come annare nella pianta; ed narurale che una cofa tenera, co;

luogo ad una dura, come l'Afiragalo; e (


difcolh la Voluta da quello femore ugualmente. Si fogliono fare negli angoli
de' colonnati o portici di ordine Jonico i capitelli, che abbiano le Volute noti
folo nella fronte, ma ancora in quella parte che facendofi il Capitello come fi
fuol fare, farebbe il fianco: onde vengono ad avere la fronte da due bande,
e Ci dimandano Capitelli angolari, i quali come fi facciano, dimcftrer nel mio

me

finta

libro dwi

eller

la

Voluta,

dia

Tempi

Abaco.

Canale, ovvero incavo della Voluta.

C
D

Ovolo.
Tondino

fotto

l'Ovolo.

Cimbia.

Vivo

Linea detta Catheto

della colonna.

Ne//a pianta del Capitello fono

L'occhio

della

Vivo

Cimbia

M
N
O

della

membri
in

contrajfegjiati con Pijejfe lettere,

forma grande.

B afe fecondo

Vitruvio.

della colonna.
.

Battone
Cavetrr primo.

Tondini.
Cavetto fecondo.
Orlo.

Il

Sporto.

detti

Voluta

Membri

L'Ar-

44
L'Architrave,

il

Fregio, e

la

Cornice fono (come ho detto) per

la

quin-

L'Arta parte dell'altezza della colonna; e ii divide il tutto in parti dodici


chitrave parti quattro, il Fregio tre, e la Cornice cinque. L'Architrave l
divide in parti cinque, e di una l fa la fua Cimafa, e il refto ii divide in do.

danno

prima Fafcia e

fuo Aftragalo, quattro alla feconda ed


all' Ailragalo, e cinque alla terza. La Cornice l divide in parti fette e tre quarti: due l danno al Cavetto ed Ovolo, due al Modiglione, e tre e tre quarti
alla Corona e Gola; e fporge tanto in fuori, quanto groffa. Io ho difegnato
la fronte il fianco e la pianta del Capitello, e l'Architrave, il Fregio, e la Cordici; tre

alla

nice con gl'intagli che gli

fi

al

convengono.

Il

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CAPITOLO

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XVII.

Deir Ordine Corntio.


Corinto, nobilidma Citt del Peloponnefo, fu prima ritrovato l'Ordine
che (i dimanda Corintio, il quale pi adorno e fvelro dei fopraddetti.
Le colonne fono fimili alle Joniche; e aggiuntavi la Bafe e il Capitello,
fono lunghe moduli nove e mezzo. Se fi faranno incanalare, dovranno avere
ventiquattro Canali, i quali profondino per la met della loro larghezza. 1 Pianuzzi, ovvero fpazj tra un Canale e l'altro, faranno per il terzo della larghezza di detti Canali. L'Architrave, il Fregio, e la Cornice fono per il quinto
dell'altezza delle colonne. Nel difegno del colonnato femplice g' Intercolunnj
fono d due diametri, come il Portico di Santa Maria Rotonda in Roma; e
Ed in quello degli
quefta maniera di colonnati da Vitruvio e detta Siftilos
della
delle
cinque
luce dell'Arco; e
Archi
pilaftri fono per le due parti
i
l'Arco in luce per altezza due quadri e mezzo, comprefa la groH'ezza di

IN

elfo

Arco.

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Sotto le colonne Corintie fi far il Piedfallo alto il quarto de)l* altezza
della colonna, e il divider in otto parti: una fi dar alla Cimafa, due alia Tua
Bafe, e cinque refl:eranno al Dado. La Bafe fi divider in tre parti :-due i] daranno allo Zoccolo, e una alla Cornice. La Bafe delle colonne l'Artica; ma
in quello diverfa da quella che fi pone all'Ordine Dorico, che lo (porto
la quinta parte del diametro della colonna. Si pu anche in qualche altra parte variare, come fi vede nel difegno, ove fegnata anche l' Importa degli Archi,
il

la

quale alta

la

che foftiene

pilaftro

met di pi
l'Arco.

di quello

Vvo

Cimbia, o Tondino

C
D

Baffone fuperiore

Cavetto con

Aftragali

E
F

Baffone inferiore.
Orlo della Bafe attaccato

Cimafa.

1^
I

n^^""'
Cornice della

Orlo

della

che grolo

il

niembretto, cio

colonna.

gli

della

colonna.

alla

Cimafa del

Piediftallo

Au

R
r
Baie.

della Bafe.

iel

Piedifta^lo.

L' Importa degli Archi accanto

alla

colonna.

Il

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Capitello Corintio dee effere alto quanto grofTa la colonna da baifo,


e di pi la fcfta parte, la quale li d all'Abaco: il rcfto fi divide in tre parti
uguali. La prima li d alla prima Foglia, la feconda alla feconda, e la terza
di nuovo fi divide in due, e della parte profima all'Abaco fanno i Caulicoli con le Foglie che par che li foliengano, dalle quali effi nafcono ; e per
II

d'onde efcono ( tara gro(ro,ed elfi nei loro avvolgimenti fi andranno


a poco a poco alTottigliando: e piglieremo in ci l' efempio dalle piante, le
quali fono pi grolfe dove nafcono, che dove finifcono. La Campana, cio il
il

furto

vivo del

Capitello fotto

le

Foglie, dee andare

al

diritto del

fondo de* Canali

l'Abaco ch'abbia conveniente fporto, fi forma un quadrato, ciafcun lato del quale fia un modulo e mezzo: e ] tirano in quello le
linee diagonali, e dove s'interfccano, che far nel mezzo, fi pone il piede immobile del compafTo, e verfo ciafeun angolo del quadrato ( fegna un modulo; e dove faranno i punti, (\ tirano le linee che s'interfcchino ad angoli retti

delle colonne.

far

che tocchino i lati del quadrato e quefle faranno il


termine dello fporto, e quanto faranno lunghe, tanto far la larghezza delle
corna dell'Abaco. La curvatura, ovvero fcemit, i] far allungando un filo
dall' un corno all'altro, e pigliando il punto onde viene a formarli un triangolo, la cui Bafe la fcemit. Si tira poi una linea dall' eflremit delle dette
corna all'eftremit dell' Aftragalo ovvero Tondino della colonna, e fa che
le lingue delle Foglie la tocchino, ovvero avanzino alquanto pi in fuora
e
quello il loro fporto. La Pvofa dee elfer larga la quarta parte del diametro
della colonna da piedi. L'Architrave, il Fregio, e la Cornice (come ho detto)
fono il quinto dell'altezza della colonna, e Ci divide il tutto in parti dodici,
come nel Jonico; ma in quelio vi differenza, che la Cornice C\ divide in otto parti e mezza; d'una li fa l'Intavolato, dell'altra il Dentello, della terza
l'Ovolo, della quarta e quinta il Modiglione, e delle altre tre e mezza la Corona e la Gola, Ha la Cornice tanto di fporto, quanto alta. Le calfe delle Rofe, che vanno tra i Modiglioni, vogliono efler quadre, ed
Modiglioni
grolTi per la met del campo di dette R.ofe. I membri di queft' Ordine non fono Oati contraflegnati con lettere come nei palTati, perch da quelli Ci poll'ono
quelli facilmente conofcerc.

colle dette diagonali

D3

CA-

4-

5^

CAPITOLO

XVllI.

Deir Ordine Compofito


Ordine Compofito, il quale vien anco detto Latino, perch fu invenzione degli Antichi Romani, cos chiamato, perch partecipa di due
J de' fopraddetti Ordini; ed il pi regolato e pi bello quello che
.1 -^
comporto di Jonico e di Corintio. Si fa pi fvelto del Corintio, e fi pu fare fimile a quello in tutte le parti, fuori che nel Capitello. Le colonne deono efier lunghe dieci moduli. Nel difegno del colonnato femplice gl'lntercolunnj fono d'un diametro e mezzo; e quefta maniera dimandata da Vitruvio
Picnollilos. Ed in quello degli Archi i pilaftri fono per la met della luce
dell'Arco, e gli Archi fono alti lin fotto il volto due quadri e mezzo.

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6o

(come ho detto)

dee fare quefl' Ordine pi fvelto del Corintio, il fuo Piediftallo per il terzo dell'altezza della colonna, e fi divide in
parti otto e mezza. D'una parte fi fa la Cimafa, di due la Bafe , e cinque e
mezza reftano al Dado. La Bafe del Piediflallo fi divide in tre parti, due fi
danno allo Zoccolo, e una a'fuoi Baftoni colla fua Gola.
La Bafe della colonna (x pu far Attica come nel Corintio, e fi pu fare anco comporta dell'Attica e della Jonica, come (\ vede nel difegno.
La Sacoma dell' lmpofi:a degli Archi accanto ai piano del Piediftallo, e
la fua altezza quanto grollo il Membretto.
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Il Capite!
Conipof.ro ha quelle iflefre niifure che ha
d.vcrfo da quello per la Voluta, Ovolo, e
Fufarolo

Corintio;
fono membri
il

ma

che
attribuiti a ionico; e il modo di farlo
e quefto
Dall'Abaco in gi l divide il
Capitello in tre part. come nel Corintio. La
prima parte li d alla prima Foglia, e la feconda alla feconda, e la terza
alla Voluta, la quale li fa in queU'
ilteflo modo e con quei medelimi
punti, coi quali l detto che li fa la Tonica: ed occupa tanto dell'Abaco, che paja,
ch'ella nafca fuori dell'Ovolo appredo II tiore, che li pone nel mezzo della curvatura
di detto Abaco- ed
grolla ,n fronte, quanto lo fmullo che li fa
fulle corna di quello, o poco
pi. L Ovolo e grolTo delle cinque parti dell'Abaco
le tre: la parte fua inferiore comincia al diritto della parte inferiore
dell'occhio della Voluta
ha di
,

(porto delle quattro parti della fua altezza le tre;


e viene col fuo fporto al
diritto della curvatura dell'Abaco, o poco pi
in fuori. Il Fufarolo per la
terza parte dell'altezza dell'Ovolo, ed ha di
fporto alquanto pi della met
della lua grolTezza, e gira intorno il Capitello
fotto la Voluta, e fempre fi vede 11 Gradetto, che va fotto il Fufarolo e fa l'orlo
della campana del Capitello, e per la met del fufarolo. Il vivo della
campana rifponde al diritto del
tondo dei canali della colonna. Di quefta forte ne ho
veduto uno in Roma,
da! quale ho cavate le dette mifure, perch mi
parfo molto bello e bcnilfi-

mo

intefo. Si veggono anco


mare Compodti, de' quali li

Antichit. L'Architrave,

il

Capitelli
dir e

Imi

in altro

modo, che

poneranno le figure
Fregio, e la Cornice fono per
fi

polfono chiane' miei libri delle


la quinta parte dell'
fi

altezza della colonna; e per quello, eh' flato


detto di fopra negli altri Ordini e per i numeri pofti nel difegno, fi
conofce beniffimo il loro compartimento.

CA-

^J
il

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'%imi^T^.tii^^^^^mu^j:xw^i^mj^i^izu^-i^^^^

CAPITOLO

^7

XIX.

Dei Pedijhin

ho detto quanto m' parfo bifognevole de' muri femplici e dei loro
ornamenti, e toccato in particolare dei Piediilalli che a ciafcun' Ordine il
^ polfono attribuire. Ala perch pare, che gli Antichi non abbiano avuta
quefta avvertenza di fare un Piediftallo d'una grandezza pi ad un'Ordine, che
ad un altro, e nondimeno quello membro accrefce molto di bellezza e d'ornamento, quando egli fatto con ragione e con proporzione alle altre parti;
acciocch fc ne abbia perfetta cognizione, e f ne poda l'Architetto fervire
fecondo le occafioni, da faperi, che efT li fecero alcuna volta quadri, cio
tanto lunghi quanto larghi, come nell'Arco de' Leoni in Verona; e quefti io
ho dati all'Ordine Dorico, perch f gli richiede la fodezza. Alcuna volta li
fecero, pigliando la mifura dalia luce dei vani, come nell'Arco di Tito a Santa
Maria Nova in Roma, ed in quello di Trajino fui porto d'Ancona, dove il
In qui

Piediftallo

alto per

la

met

della luce dell'Arco; e di tal

forra Piediftalli

ho

Ed alcuna volta pigliarono la mifura dall'altezza


med'o nell'Ordine Jonico
colonna,
della
come (\ vede a Sufa, citt porta alle radici de' monti che dividono l'Italia dalla Francia, in un Arco fatto in onore di Augufto Cefare ; e
ntll'Arco di Pola nella Dalmazia, e nell'Anfiteatro di Roma, nell'Ordine Jonico e Corintio, ne'quali edifizj il Fiediftillo per la quarta parte dell'altezza
delle colonne, come io ho fatto nell'Ordine Corintio. In Verona nell'Arco di
Calkl Vecchio, il quale bellifTimo, il Piedilhllo per il terzo dell'altezza
delle colonne, come ho meffo nell'Ordine Comporto. E querte fono bellilTme
forme di Piediftalli, e che hanno bella proporzione alle altre parti E quando
Vitruvio nel ferto libro, ragionando dei Teatri, fa menzione del Poggio, da
.

che il Poggio il medefim.o che il Piedirtallo, il quale per il terzo


della lunghezza delle colonne porte per ornamento della fcena. Ala de'Piedirtalli, che eccedono il terzo della colonna, f ne vede in Roma nell'Arco di
Coftantino, ove i Piedirtalli fono per le due parti e mezza dell'altezza delle
colonne. E quafi in tutti i Piedirtalli antichi fi vede eflere rtato ollervato di
far la bafe due volte pi grorta che la Cimafa, come fi vedr nel mio Libro

faperi

degli Archi.

CAPITOLO
Degl'i

XX.

Ab ufi.

ornamenti dell'Architettura, cio i cinque Ordini,


ed infegnato come fi debbano fare, e merte le Sacome di ciafcuna parte
loro, come ho trovato che gli Antichi olTervarono, non mi pare fuori
di propoliro far qui avvertito i! Lettore di molti abui, che introdotti da' Barbari
ancora fi oifervano; acciocch gli rtudioil di queft'artc nell'opere loro f
ne portano guardare e nelle altrui conofcerli. Dico adunque, che ertendo l'Architettura (come anco fono tutte le altre arti) imitatrice della natura, ninna
cofa patifce che aliena e lontana ila da quello che ert'a natura comporta; onde
noi veggiamo, che quegli antichi Architetti, i quali gli edifizj, che di legno
fi
facevano, cominciarono a fare di pietre, inrtituirono che le colonne nella
cima loro foller manco grolfe che da piedi, pigliando l'efempio dagli alberi,
quali tutti fono pi fottili nella cima che nel tronco ed apprerto le radici.
Alcdefimamcnte, perch molto convenevole che quelle cofc, fopra le quali
qualche
E 2
,

Vendo

io porto

gli

le colonne le Bah, le
qualche gran carico porto, fi khhzho, pofero fotto
pelo ichiiizadi
iopr<ippoUo
per il
quali con quei loro Bdloni e Cavetti pajono
Denteili, i
A.oui-lioni, e
i
cos anco nelle cornici introdudero i Triglifi,
per
loi'.cntaaenco
palchi, e
quali rapprelentallcro le tede di quelle tiavi the nei
conoiccr, le vi li poparte
li
altra
coperti l pongono. L' ideilo in ciafcun'
:

dei

conlderazione ; il che cos ellendo, non fi pu le non bialimare quella


delle cole
maniera di fabbricare, la quale, partendoli da quello che la nan.ra
creare li Icorge, quali
ci infegna, e da quella fen.plicit che nelle eofe da lei
modo di tabbricare.
bui
buono,
e
un'altra natura facendofi , fi parte dal vero,

ner

qual cofa non fi dovr in vece di colonne o di pilaltri, che abbiano a


che fooo certi
foftener qualche pefo, poner cartelle, le quali ti dicono carrocci,
involgimenti i quali agli intelligemi tanno brutiiiruna villa, ed a quelli che non
piacere, n aler effetto
f ne inrendono apportano piuttoio confulione che

Per

la

producono,

(e

non che accreCcono

Ipela agli edificatori.

Medefimaniente non

fi

perciocch ellendo di

far nalcer fuori dalle cornici alcuni di qucfii cartocci:


bifogno, che tutte le parti della cornice a qualche effetto fiano tatte e fiano
come dimoftratrici di quello che fi vedrebbe quando l'opera foffe di legname;

un carico i richiegga una


ed oltre a ci, ellendo convenevole che
cofa dura ed atta a refilkre al pefo, non dribblo che qucdi tali cartocci non
perch impoffibile che trave o legno alcuno faccia T effetto
ianb fuperflai
che effi rapprefenran )i e fingendoli teneri e molli, non lo con qual ragione (1
poffano metter lotto ad una cola dura e grave. Ma quello, che a mio parere
a

l'ollenrare

importa molto, l'abufodi fare i frontefpizj delle porre, delle fineftre, e delle
logge fpezzati nel mezzo: conciofia^h ellendo cffi fatti per di moftrare ed accupiovere delle fibbriche, il quale cts colmo nei mjzzo fecero i primi edificatori ammaeftrati dalla necelfir illeffa, non lo che cofa pi contraria alla ragion naturale li polla fare, che fpezzar quella parte, che finta difendere gli
abitanti, e quelli che entrano in cafa dalle piogge, dalle nevi, e dalla grandine.

fare

il

nuove

debbano piacere, non

dee per
far ci contro i precetti dell'arte, e contro quello che la ragione ci dimnftra:
onde l] vede che anco gli Antichi variarono; n per Ci partirono mai da alcune regole univerfali e necellarie nell'arre, come fi vedr ne' mei Libri dell*
Antichit. Circa le progetture ancora delle cornici ed altri ornamenti, non
piccolo abufo il farli che porgano molto in fuori: perciocch quando eccedono
quello che ragionevolmente loro conviene, olrra che f fono in luogo chiufov lo fanno ftretto e fgarbito, mettono {"pavento a quelli che vi danno lotto,
N meno l dee fuggire il fare le corperch fempre minacciano di cafcare
proporzione:
non
abbiano
cffendoch f fop^a colonne
colonne
alle
che
nici,
piccole G porranno cornici grandi, o l'opra colonne grandi cornici piccole, chi

bench

il

variare, e le cole

tutti

dubita che da tale edifizio non debba caufarl bruttilmo afpetto.? Oltre a ci il
fingere le colonne fpezzare col far loro intorno alcuni anelli e ghirlande, che
pajano tenerle unite e laide, i\ dee (per quanto pu) fchivare, perch quan-

to pi intiere e forti li dimofi:rano le colonne, tanto meglio paiono far l'effetto, al quale elle fono pode, che di rendere l'opera di fopra ficura e flabile.
Molti altri limili abufi potrei raccontare, come d'alcuni membri che nelle cof
nici fi fanno lenza proporzione agli altri, i quali, per quello che ho dimoftrato di fopra e per i gi detti, fi lafceranno facilmente conofcere. Redi ora
che fi ven^a alla difpofizione de' luoghi p.irticolari e principali delle fabbriche.

CA-

CAPITOLO
Delle Logge

delle

Entrate^ delle Scale

e della

fogliono

Loggie per

far le

XXI.

forma

Io pi

delle

Stanze,

loro,

nella faccia

davanti ed in

quella di

fanno nel mezzo facendone una loia, o calle bande


l
facendone due. Servono quefte Logge a molti concedi, come a palleggiare, a mangiare, ed ad altri diporti; e li fanno e maggiori e minori, come
ma per il pi non fi fanno
ricerca la grandezza ed il comodo della fabbrica
meno larghe di dieci piedi, n pi di venti. Hanno oltia di ci tutte le cafe
bene ordinate nel mezzo e nella pi bella parte loro alcuni luoghi, re' quali
rilpondono e rielcono tutti gli altri. Quefti nella parte di fotto li chiamano
volgarmente Entrate, ed in quella di fopra Sale. Sono come luoghi pibblici ,
e l'Entrate fervono per luogo, ove diano quelli che afpettano che il padrone
cfca di cafa per falutarlo e per negoziar feco; e lono la prima parte (oitra le
Logge) che l offerilce a chi entra nella cala. Le Sale fervono a fefle a conviti, ad apparati per recitar commedie, nozze, e fimili foUzzi
e per dcono
quefti luoghi ellcr molto maggiori degli altri, ed aver quella forma che capacillma la , acviocch molta gente comodamente vi polla Ilare e vedere quello
che vi fi faccia. Io fon folito non eccedere nella lunghtzza delle Sale due
quadri,
quali fi facciano dalla larghezza; ma quanto pi fi approlTimeranno
al quadrato, tanto pi faranno lodevoli e comode.
Le ftanze deono ellere compartite dall'una e l'altra parte dell'Entrata e
della Sala; e fi dee avvertire che quelle dalla parte delira rfpondino e liano
uguali a quelle dalla finiftra, acciocch la fabbrica la cos in una parte come
nell'altra, ed
muri fentano il carico del coperto ugualmente. Perciocch, f
da una parte fi faranno le danze grandi e dall'altra piccole, qui.lla far pi
atta a refillere al pefo per la fpedezza dei muri, e quella pi debole; onde ne
nafceranno col tempo grandiffimi inconvenienti a rovina di tutta l'opera. Le
pi belle e proporzionate maniere di danze, e che ricfcono meglio, fono fette:
perciocch o fi faranno rotonde (e quede di rado), o quadre, o la lunghe/za
loro far per la linea diagonale del quadrato della larghezza, o d'un qacro
dietro della cala; e

ed un terzo,
quadri

o d'un quadro

mezzo, o d'un quadro

CAPITOLO
De' Pavimenti^

due terzi, o

di

due

XXII.

e de' Soffittati.

veduto
forme delle Logge, delle
Avendo
venevoi cofa che
dica de' Pavimenti

Sale, e delle Stanze, cone de' Sollttati loro. 1 Pavimenti

le

fi

fogliono fare o di terrazzo come fi ufa in Venezia , o di pietre cotte , ovvero di pietre vive. Qaei terrazzi fono eccellenti, che fi fanno di coppo
pedo, e di ghiara minuta, e di calcina di cuocoli di fiume, ovvero Padovana,
e fono ben b.itruti ; e debbonfi fare nella Primavera o nell' Edate, acciocch d
fi

pietre cotte, perch le pietre l pcllcno


riult iranfare di diverfc forme e di diverfi colori per la diverfit delle crete,
no molto belli e vaghi all'occhio per la variet de' colori . Quelli di pietre vive

pedano ben

rarilfime

feccare

volte

fi

fanno

Pavimenti

nelle

di

danze

perch

nel
3

Verno rendono grandid^mo


freddo

ma

freddo;

nelle

Logge,

e ne* luoghi pubblici

danno molto bene.

S avvertir

che le ftanze, che faranno una dic;rro Falera, tutte abbiano il fuolo o il pavimento uguale, di modo che n anco i fottolimitari delie porte liano pi alti
e f q'iaiche camerino non giunger colia
del reftante del piano delle ftanze
fua altezza a quel fegno, fopra vi fi dovr fare un mezzato ovvero folaro p;

ancor elu diveifamenre fi fanno: perciocch molti fi dilettano d'averli di travi belle e ben lavorate; ove bifogna avvertire che qucfte
travi deono elfere diftanri una dall'altra una grollezza e mezza di trave, perfliccio.

Soffittati

all'occhio, e vi refta tanto di muro fra le tefte


delle travi, che atto a loltenere quello di fopra: ma f fi faranno pi diftanti
non renderanno bella villa, e f li faranno meno lar quali un dividere il
muro di fopra da q lello di locro; onde marcendoli o abbruciandoli le travi,

ch

il

cos riefcono

maro

belli

lolari

di fopra far

sforzato a ruinare.

Altri vi

compartimenti di
cos fecondo le di-

vogliono

legname, ne' quali li mettano delle pitture, e


verfe invenzioni s'adornano; e per non pu dare in ci certa
itucchi o di

nata resola

CAPITOLO

detcrmi-

XXIII.

Dell' altezza delle Stanze.

LE

Stanze

fi

pavimento

fanno o
alla

in

volto, o in folaro.

travatura

far

quanto

la

Se

loro

in

l'altezza

folaro,

larghezza;

le

del

ftanze di

Se involfopra faranno per la Iella parte meno alte di quelle di fotto


ordine,
primo
pi
perch
riefcono
cos
del
to (come ( fogliono fare quelle
belle e fono mtno efpofle agl'incend)) l'altcz/a de' volti nelle ftanze quadre li
ma nelle pi lunfaranno, asgiunra la terza parte, alla larghezza della flanza
.

ghe che larghe far di bilogno dalla lunghezza e larghezza ritrovare l'altezza,
che inleme abbiano proporzione. Quell'altezza fi ritrover, ponendo la larghezza apprello la lunghezza, e dividendo il tutto in due pam uguali; perciocch una di quelle mv:t far l'altezza del
6
CI
J^
lia b, e, il luogo da *volto, come in ef mpio
,

involrarfi: aggiungali la largh zza a, e, ad

lunghezza, e
divida in due

facciafi

parti

la

a,b,

linea e, b, la quale

uguali

nel

punto

f,

fi

dire-

mo f, b, elfer l'altezza, che cerchiando; ovvero


fia la danza da involtarfi lunga piedi xii. e larga VI. congiunto il vi. al xii. ne procede xvui.
adunque il volto dola met del quale nove
:

vr

efler alto

nove piedi.

Un' al-

7i

U' altra

trover, che avr proporzione alla Uinghez/..! e


larghezza delia danza in quefto modo. PoRo il luogo da involrarl e, b, aggiungeremo la larghezza alla lunghezza, e faremo la linea b, f: dipoi h divialtezza ancora

fi

deremo

in due parti uguali nel punto e: il qual fatto centro, f iremo il mezzo
cerchio b, g, f, ed allungheremo a, e, finch rocchi la circonferenza nel punto g; ed a, g, far l'altezza del Volto di e, b. Nei numeri l ritrover in t]ucfto modo. Conofciuro quanti piedi fia larga la Ilanza e quanti lunga, troveremo
un numero che abbia quella proporzione alla
t2Jarghezza, che la lunghezza avr a lui, e lo
ritroveremo moltiplicando il minore ertremo
col maggiore, perch la radice quadrata di
quello che proceder da detta moltiplicazio-

ne far l'altezza che cerchiamo; come per


cfempio: f il luogo che vogliamo involtare J^
lungo IX. piedi, e largo u\i. , l'altezza del
volto far VI piedi, e quella proporzione,
che ha ix. a vi., ha anco vi a un. cio la
Ma da avvcrrire , che non
fefquiltera
far fempre poflbile ritrovar quell'altezza
coi numeri.
,

pu anco

Si

che

far

minore,

ritrovare un'altra altezza,

ma nondimeno

proporzio-

nata alla (bnza in quefto niodo. Tirare le


linee a, b: a, e: e, d: e b, d: che dima-

grano
fi
<^

larghezza e lunghezza della danza,


ritrover l'altezza come nel primo
'do,
la

che

far

la

a, e: e poi

e, e;
(

far

la

la

quale

linea e,

aggiunger alla
d, f, e fi al-

lungher a,b, finch tocchi la e,d,f, nel


f.
L'altezza del Volro far la b, f.
Ma co' numeri (i ritrover in tal maniera.
Rirrovat<i dalla lunghezza e larghezza della
danza l'altezza ftcondo il prim.o mo^o, la
quale, tenendo l'efempio foprappoflo, il 9.,
larghezza e l'altezza, come nella figura: dipoi

punto

y
ti

collocheranno

la

lunghezza

la

e col 6., e qaello che proceder dal 12. fi ponga


fotto il li,, e quello che dal 6. forro ilo.; e pofcia (i moltiplica il 6. col 12.,
e quel che ne proceder G ponga fotro il 9., e quedo far il 72., e rifi

:4

moltiplica

il

9.

col

12.

6
quale moltiplicato col 9. giunga alla fom9
\'8..,
diremo 8. piedi eder 108 72 5^
ma del 72., che nel cafo noftro farebbe
8
l'alrezzi del Volro Stanno quede altezze tra loro in quedo modo,
che la prima migliore delta feconda, e queda maggiore della
terza: per ci ferviremo di ciafcuna di quede altezze, fecondo che torner
bene per far che pili danze di divcrfe grandezze abbiano i Vaiti egualmente
alti, e nondimeno detti Volti fiano proporzionati a quelle; dal che ne rifulter
e bellezza all'occhio, e comodit per il fuolo o pavimento che ander loro
fopi^a, perch verr al eder tutto uguale. Sono ancora altre altezza di Volti,
trovato un numero,

il

]e q'nii

non cafoano

fecondo

il

fotto resola,

fuo giudizio, e fecondo

e di
la

quede

fi

avr da fervire

l'Architetto

nscedlr,

E4

ex-

71

CAPITOLO

XXIV.

Delle maniere dei Folti.


Ei fonie maniere <?e' Volti cio a crociera, afafcia, a remenato (che cos
chiamano i Volti che fono di porzione di cerchio e non arriv^ano al feciicircolo), rotondi, a lunette, ed a conca, i quali hanno di frezza il
cerzo la larghezza della ftanza
Le due ultime maniere fono (ate ritrovate da'
fi
prime
fervirono anco gli Antichi. 1 Vuoiti to^idi l
Aloderni ; delle quattro
fanno nelle ftanze in quadro, ed il modo di farli tale. Si lafciano negli an-

che foftengono il mezzo tondo del Volto, il


quale nel mezzo viene ad edere a renienato; e quanto pii s'approfTma agli
angoli, tanto piii diventa rotondo. Di qnefta forta n* uno in Roma nelle
Terme di Tito, e quando io lo vidi era in parte rovinato. Ho porte qui di
lotto le figure di tutte qutfte maniere applicate alle forme delle ftanze.

goli della ftanza

alcuni fniufl,

^=

CAPITOLO

XXV.

Delle viilnre delle Porte e delle Fuefti'e

NOii

fi

pu dare

delle porte

certa e determinata

regola

principali delle fabbriche,

{ianze. Perciocch a far

le

circa le a\tezZ2

e circa le porte e

porte principali

fi

e.

larghezze

hneftre

dee l'Afchiietto

delie

accomo-

dare alla grandezza della falbiica, alla qualit del padrone, ed alle tofe che
per qviclle deono ellcre condotte e poetato. A me pare, che torni bene divider
lo fpazio dal piano o fuolo alla fupcrficie della travatura in tre parti e mezza
(come dice Vitruviq nel IV. Lib. al VI. Gap.), e di due farne la luce in altezza, e di una in larghezza manco la duodecima parte dell' altezza. Solcano
gli Antichi iar le loro porte meno larghe di Ibpra che da ballo, come (i vede
ix\ un Tempio a Tivoli, e Vitruvio ce lo infegna, forf per maggior tortezza.
Si dee eleggere il luogo per le porte principali, ove facilmente da lutea la cafa
fi poira andare.
Le porte delle danze non fi diranno piii larghe di tre piedi,
e alte fci e niczzo; n meno di due piedi in larghezza, e cinque in altezza-

che n pi ne meno di lu-e piglino, n


fano pi rare o fpeile di quello che il bifoeno ricerchi. Per fi avt molto
rifguardo alla grandezza delle ftanze che da quelle d'abbono ricevere il lume:
perciocch cola man'Kfta che di molto pi luce ha di bifogno una danza
grande, acciocch la lu.cida e chiara, che una piccola: e f l faranno le line{tre pi piccole e rare di qneHo che fi convenga, renier.iQno i luoghi ofcuri;
e f eccederanno in troppo grandezza, li faranno qviafi inabitabili, p'.Tche edendovi portato il freddo ed il caldo dell'aria, faranno q '.ei luoghi fecondo le
{Ragioni dell'anno caldidmi e freddidmi, cafo che la regione del Cielo alla
Per la qnal
quale ed faranno volri non gli apporti alquanto di giovamento
cofa non ( faranno lntdre pi larghe della quarta parte delia larghezza delle
Oanze, n pi ftrette della quinta; e fi faranno alte due quadri, e di pi la
feda parte della larghezza loro. E perch nelle cafe fi fanno danze graudi,
Si dee avvertire

nel

far

le

fineftre,

niezzane, e piccole, e nondimeno le finedre deono edere tutte. uguali nel loro
ordine o folaro, a x\vi piacciono molto per pigliar la miiura delle dette tndlre
quelle danze, la lunghezza delle quili due terzi pi della larghezza, cio f
la larghezza xvui. piedi, che la lunghezza da xxx., e partifco la larghezza in
quattro parti e mezza. Di una fo le finc;dre larghe in luce, e di due alte aggiuntavi la feda parte della larghezza; e fecondo la grandezza di quede io
tutte quelle delle altre da-^ze. Le finedre di fopra, cio quelle dtl feconHo
ordine, debbono effere la feda parte minori della lunghezza della luce di quelle
faranno, fi mil mente per la feda
di fotto, e f altre finedre pi di fopra
Debbono le finedre da man dtdra corrifpondere a
parte fi deono diminuire
quelle da man finidra, e quelle di fopra edere al diritto di quelle di fotto;
e le porte fimilmente tutte edere al diritto una fopra l'altra: acciocch lopra
{'\

neciocvano fia il vano, e fopra il pieno fia il pieno:. e anco rincontrarfi


apporche
il
ch dando in una parte della cafa, fi poda vedere fin dall'altra,
ta vaghezza, e frefco 1' Edate, ed altri comodi. Si fuolc per maggior fortezza,
aggravati
acciocch
fopracigli o fopralimirari delle porte e finedre non (iano
q';a!i fono
dal pefo, fare alcuni archi che volaarmonte (\ chiamano rcmenati,
allontanarli
di molta utilit alla perpetuit della fabbrica. D bbono le finedre
dagli angoli o cantoni della fabbrica, come di fopra e dato detto; perciocch
,

il

non

eJ indebolita quella parte, la qnale ha da tenere diritta


ed intieme tutto il relhnre dell'Edilzio. Le Pilaftrare ovvero Erre delle porte
parte della
e delle fi^eit-e non vogliono edere n meno grolle della fcfta
larghezza dwlld luce, n pi della quinta. R-ita che noi vedumo dei lor

non dee

cn*ere ap-rta

oinanunti.

CAPITOLO
VegH

XXVL

ornameit dtlle Porte e delle Fnejlre,

ornamenti delle porte principali delle fabbricbe,


fare
COincpu debbino
cap.
ficilmenre conofcere da quello che c'infegr.a Virruvio
gli

fi

al

li

vi.

aggiungendovi quel tanto che in quel luogo ne dice e


nioftra in diicuno il Rc^ eicndiffimo Barbaro, e da quello che io ho detto
difegnato di fopra in tutti i cidque Oiuini: per lafciando quefti da parre,
porr loamente alcune facon)e degli ornamenti delle porte e delle finelre delle
llaiZe, fecondo che diverl'anen'^e li pollor-o fare; e dimoftrer a fegnare ciafeun
Gli ornaparticolarmente che abbia grazia ed il fuo debito fporro
III. iiibro
l'Architrave,
il
Fregio,
lneftre,
fono
e
li
danno
e la
che
porte
menti,
alle
Cornice. L'Architrave gira intorno la porr, e dee ell'er grolTo quanto fono
le Erie,^ ovvero le Piiaftrate, le quali ho detto non doverli fir m.no della fella
parte della larghezza della luce, ne pi della qiinta; e da lui pigliano la loro
groiiczzj il Eregio e la Cornice. Delle die invenzioni che feguono, la prima,
dtl IV.

libro

cio quella di l'opra, ha quelle mifure. Si parrifce l'Architrave in quattro parti, e p r tre di quelle li fa T alce/za del Fregio, e p.r cinque quella della
dividere l'Architrave in dieci parti, tre vanno alla prima
Falcia, quat'.Tv) alla feconda, e le tre che reftano l dividono in cinque; due
lUgolo ovv(-roOrloi e le tre che reftano, alla Gola rovefcia, ch
fi danno al

Cornice.

Si

altrimenti
in fuori

fi

toma

dice Intavolato,

manco

della

met

ti

Tuo fporto quanto

della fui groilezza.

modo:

la

l'Orlo fporgc
fegna in quello
termiii di quello

altezza:

L'Intavolato

l
tira una linea diritta, la quale vada a finire nei
l'Orlo e fopra la feconda Falcia, e l divide per mezzo, e l fa che
ciafcvina di quelle met la la bafe di un triangolo di due lati ugiali, e nell*
angolo oppnilo alla bafe fi mette il piede immobile del compiilo, e ( tirano
le linee curve, le quali fanno detto Intavolato. U Fregio p^r le tre parti
delle quattro dell'Architrave, e ( fegna di porzione di cerchio minore del
iitezzo circolo, e colla fua gonfiezza viene al diritto della Cimafa deli' Archi
trave. Le cinque parti, che li danno alla Cornice, in quefto modo ai fuoi membri l attribuilcono: una l d al Civetto col fuo Lillello, il quale per la
quinta parte del Cavetto: ha il Cavetto di fporto delle tre parti le die della
Tua altezza; per fegnirlo fi forma un triangolo di due Iati uguali, e nell'anirol C fi fa il centro; onde il Civetto viene ad efier la bfe del triangolo. Un*
altra delie dette cinque parti fi d all'O/olo. Eia di fporto delle tre parr della
fua altezza le due, e fegna facendoli un triangolo di due lari uguali, e (1
fa centro del punto H. Le altre tre d dividono in parti diciafferte: orto li
danno alla Corona, ovvero Gocciolatojo, coi fuoi Li'lelli, de' quali quello d
fopra per una di dette ot'o parri
e quel'o che di f)rto e fa l'incavo del
Cocciolatojo, per una delle fei parti dell' O/olo. Le altre nove (\ danno alla
Gola diritta ed al fuo Orlo, il quale per una delle tre pitti W ella Gola.
Per formarla che dia bene ed abbia grazia, Ci tira la linea diritta A, B, e (j

fotto

divide

75
divide in due parti uguali nel punto C: una di quefle m^t fi d'Vi^e ii (cete
parti, e ( pigliano le lei nel punto D, e li formano p )i das triangoli A, E, C
e C,B,F; e ne* punti E ed F li pone il pieie iin nobile dd coTjpiiIj, e li
tirano le porzioni di cerchio A, C, e C, B, le qaali fjrnim la
jU .
L'Architrave iniilmente nella feconda invenzione fi divide in quattro parti ; e di tre fi fa T alte/za del Fregia, e di cinqie quella dilla Cornice. Si di,

vide poi l'Architrave in tre parti; e due di quelle li diviJoT) in fette, e tre
danno alla prima Fafcia, e quattro alla feconda: e la terza parte l divide ia
nove, di due fi fa il Tondino; le altre fette li dividono in cinque, tre fanno
l'Intavolato, e due l'Orlo. L'altezza della Cornice fi divide in pitti cinque e
tre quarti: una di quelle fi divide in fei parti, di cinque fi fa l'Intavolato fopra
Ha di fporto l'Intavolato quanto la fua altezza;
il Fregio, d'una il Liilello
e cos anco il Liilello. Un'altra li d all'Ovolo, il quale ha di fporto delle
quattro parti della fua altezza le tre. Il Gradetto fopra l' Ovolo per la fefta
parte dell'Ovolo, e tanto ha di fporto. Le altre tre parti li dividono in diciad'ette; e otto di quelle fi danno al Gocciolatojo, il quale ha di fporto dJle
tre parti della fua altezza le quattro: le altre nove l dividono in quattro, tre
I
tre quarti, che redano, ( dividono ia
il danno alla Gola, e una all'O/lo.
li

cinque parti e mezza: d'una li fa il Gradetto, e delle quattro e mezzj il fuo


Intavolato (opra il Gocciolatojo. Sporge quella Cornice, tanto in fuori, quan*
to grolla.

Membri
I

della Cornice della

prima invenzione.

'

'

27
~RT"

I^

Di quefte due altre invenzioni l'Architrave della prima, eh'


to F, fi divide rmiilmcnte in quattro parti; di tre ed un quarto l fa
del Fregio, e di cinque quella della Cornice.

il

fegaa-

l'altezza

Si divide

l'Architrave in parti
cinque vanno ai Piano, e tre alla Cimafa la quale va ancor ella divifa
in parti otto; tre fi danno all'Intavolato, tre al Cavetto, e due all'Orlo.
L'altezza della Cornice l partifce in fei parti: di due li fa la Gola diritta col
fuo Orlo, e d'una l'Intavolato. Si divide poi detta Gola in nove parti, e di
otto di quelle fi fa il Gocciolatolo e Gradetto. L'Allragalo o Tondino fopra
il Fregio per il terzo d'una delle dette fei parti;
e quello, che retta tra il
Gocciolatojo ed il Tondino, li lafcia al Cavetto.
fi
divide in quattro parti,
Nell'altra invenzione l'Architrave fegnato
fa
l'altezza
mezza
fi
del
Fregio,
di
cinque
di
tre
e
l'altezza della Core
e
nice. Si divide l'Architrave in parti orto: cinque vanno al Piano, e tre alla
Cimafa. La Cimafa fi divide in parti lette: d'una fi ta l'Aftragaio, ed il rello
otto:

divide di nuovo in otto parti: tre i danno alla Gola rovclcia, tre al Cavetto, e due all'Orlo. L'altezza della Cornice fi divide in parti fei e tre
quarti. Di tre parti i fa l'Intavolato, il Dentello, e l'Ovolo. L'Intavolato
ha di fporro quanto grofio , il Dentello delle tre parti della fua altezza le
due, e l'Ovolo delle quattro parti le tre: dei tre quarti fi fa l'Intavolato tra
fi

]a

Gola ed il Gocciolatojo; e le altre tre parti fi dividono in diciallette: nove


la Gola e l'Orlo, e otto il Gocciolatojo. Viene quella Cornice a4 avere

fanno

di fporto

quanto

la fua grolfezza,

come anco

le

fopraddette.

CA-

83

CAPITOLO

XXVII.

De' Cammini

Usarono

Antichi di fcaldare le loro ftanze in quefto modo. Facevano


nel mezzo con colonne o modiglioni che foftenevano gli
Architravi, (opra
quali era la Piramide del Cammino, d'onde ufciva
il fumo, come fc ne vedeva uno a Baja appreflo la Pifcina di Nerone, ed
uno
non molto lontano da Civita Vecchia. E quando non vi volevano C^ammini,
facevano nej'la gro'Jezza del muro alcune canne o trombe, per le quali il calore del fuoco, che era fotto quelle llanze
faliva ed ufciva fuori per certi
fpiragl} o bocche fitte nella fommir di quelle canne. Q.iafi nell'iftefiTo modo
i
Trenti, Genti!uon\ini Vicentini, a Coftoza lor Villa rinfrelcano rpftate le
ftanzc: perciocch elfendo nei monti di detta Villa alcune cave grandiffme che
gli abitatori di quei luoghi chiamano Covali, ed erano anticamente Petra je,
delle quali crc-io che intenda Vitruvio, quando nel fecondo Libro ove tratta
delle pietre, dice che nella Marca Trivigiana fi cava una forra di pietra, che
l
taglia colia fega come il legno, nelle quali nafcono alcuni venti trefchiiTmi.
Quelli Gentiluomini per certi volti fottcrranei ch'efT dimandano Venridotti
li conduco.io alle loro cafe, e con canne limili alle fopraddette conducono poi
quel vento fresco per tutte le ftanze, otturandole ed aprendole a lor piacere
per pigliare pi e manco frefco fecondo le ibgioni E bench per quella grandifTima comodit (in quefto luogo maravigliofo, nondimeno molto pi degno
di effer goduto e vifio lo rende il carcere de' venti
che una ftanza fottorerra fatta dall' Eccellcnridlmo Signor Francefco Trento e da lui chiamata EOLIA,
ove molti di detti Ventidotti sboccano, nella quale, per fare che fia ornata e
bella e conforme al nome, egli non ha fparagnato n a diligenza, n a fpefa
alcuna. Ala ritornando ai Cammini, noi li facciamo nella grolTezza dei muri,
ed alziamo le loro canne fin fuori del tetto , acciocch portino il fumo nell*
aria. Dove fi dee avvertire, che le canne non fi facciano n troppo larghe, n
troppo ftrette: perch f fi faranno larghe, vagando per quelle l'aria, caccer
il fumo
air ingi, e non lo lafcer afccndere ed ufcir fuori l'beram.ente
e
nelle troppo ftrette il fumo non avendo libera 1' ufcita s* ingorghcr e torner
indietro: per nei Cammini per le ftanze non fi faranno le canne n meno
larghe di mezzo piede, n pi di nove once, e lunghe due piedi e mezzo; e
la bocca della piramide dove l congiunge colla canna, C\ far alquanto pi
Oretta, acciocch ritornando il fumo ingi, riprovi quell'impedimento e non
poila venir nella ftjnza. Fanno alcuni le canne torte, acciocch per quella tortuodr e per il fuoco che lo fpinge in su , non pofia il fumo tornare indietro
I fumatoli, cio
buchi per dove ha da ufcire il fumo, deono elfer larghi e
lontani da ogni marciia atra ad abbruciarli. Le nappe, fopra le quali d fa la
piramide del Cammino, debbono elfer lavorate delicatilTmamente , ed in tutto
lontane dal Pvuftico; perciocch l'opera ruftica non fi conviene f non a molto
grandi edinzj per le ragioni gi dette.
i

gli

Cammini

CA-

CAPITOLO

XXVIII.

Delle Scale e varie maniere di quelle^ e del nume?'

grandezza

dc'iiyiidi.

dee molto

avvertire nel poner delle Scale, perch non piccola


colt a ritrovare (ito che a quelle li convenga, e non impediica
{taote della

fabbrica.

Per

(i

aliegner

loro un luogo proprio

diffi-

re-

il

principal-

acciocch non irnpedilcano gii altri luoghi, n nano da quelli impedite. Tre aperture nelle beale l ricercano. La prima la porta per dove alla
fcala 11 monta, la quale quanto meno nalcolU a quelli ch'entrano nella caia,
tanto pi da edere lodata; e molto mi piacer ic lar in luogo ove avanti
che fi pt-rvenga, (1 vegga la pi bella parte Ui-lla cafa, perch ancorch piccola caia folle, parr molto grande, ma ciie per lia maniferta e tacile da trovarli. La feconda apertura le inclhe che a dar luce ai gradi fono bifognevoli, e debbono edere nel me^^o ed alte, accioccne ugualmente il lume pec
tutto li fpanda. La terza l'apertura, per la quale li entra nel pavimento di
iopra Quella dee condurci in luoghi anipj, beili, ed ornati Saranno lodevoli
le Scale, f faranno lucide, ynpie , e comode al falire; onde quali invirino le
perfone ad alcendere. Saranno lucide, f avranno il lume vivo, e f, com^ ho
detto, il lume ugualmente per tutto fi l^^arger. Saranno aliai ampie, f alla
grandezza e qualit della fabbrica non parranno ftrette ed angufte; ma non il
faranno giamaiai meno larghe di quattro piedi, acciocch f due peribne per
quelle s'incontradero, pollano comodamente darli luogo. Saranno comode quanto a tutta la fabbrica, f gli archi lotto quelle potranno fervire a riporre alcune cole neceliaric; e quanto agli uomini, le non avranno Tafcela loro difficile ed erra. Per li far la lunghezza loro il doppio pi dell'altezza. I gradi
non li deo'io fare pi alti di lei orice di un piede; e f l faranr.o pi baffi,
ni-iffimamente nelle leale continovate e lunghe, le renderanno pi faeii, perch nell'alzarfi meno li ftancher il piede; mi non li faranno mai meno alti
di quattro once. La larghezza de'gr^di non dcx fi .Mi meno di un piede, n
pi d'un piede e mezzo. Oilervarono tili Amichi di fare i gradi difpari, affinch cominciandoli a falire col dedro piede, col medelimo fi iinille, il che pigliavano a buono augurio ed a miggior religione, quai\do entravano nei Tempj.
Pero non li pader il numero di undici o tredici al pi: e giunti a quello legno, dovendoli falire pi alto, fi far un pir.no, che Requie li chiama, acciocch i deboli e danchi ritrovino ove pofarii ; ed iorcrvenendo che alcuna cofa
d alto cafchi, abbia dove fermard. Le Scale o fi faranno diritte, o a lumaca.
Le diritte o li fanno didefe in due rami, o quadrate, le quali voltano in quattro rami. Per far qucfte, fi divide tutto il luogo in quattro parti: due i danno
a' gradi, e due al vacuo di mezzo, dal quale, f i\ lafcialTe difcoperro, ede Scale
avrebbero il nrm. Si podono fare col muro di dentro, ed allora nelle due parti
ri>-''ite,

che

danno

a'

gradi,

za. Quedi due

modi

(i

fi

di

rin^'hiude

Scale

Luigi Cornaro, Gentiluomo

di

anco

ritrov

muro; e G podono fare anche fenfelice memoria del magnifico Sicnor

elfo
la

eccellente giudizio,

come

C\

J.ffima loggia e dalle ornatiffime ftanze, fabbricate da lui per

conolce

doll.i

bel-

fua abitazione

in
chiocciola anco
dicono, {] fnno airrove
rotonde, ed altrove ovate: alcuna volta colla colonna nel mezzo, ed alcuna
^olts vacue; nei luoghi llreti maffimamente fi ufano, perch occupano

Padova. Le Scale

lumaca, che

l'i

mmco

lucgo

luogo che

no

le

diritte,

queile che

nel

ma

fono alquanto

pii

difllcili

da falirc. BenifTImo ricfco-

mezzo fono vacue: perciocch pollone avere

lume

il

dal di

quelli che fono al fommo della Scala veggono tutti quelli che falilcono o cominciano a falire, e (niilmentc fono da qutfti veduti. Ouelle che hanno la colonna nel HCzzo, l fanno in quello modo, clic divifo il diametro in

fopra

due liano laleiate


fegno A; ovvero li divider

tre parti,

lonna di mezzo, e quattro


della Colonna Prajana; e

ai

gradi, ed una

diametro

il

ai

in

li

dia alla colonna,


fette:

parti

gradi; ed in quefto

tre

daranno

modo appunto
come

come

nel dialla

co-

fatta la Scala

difcgno B,
da vedere, e riulcirebbero pi lunghi the f l facellero
diritti. Mi nelle vacue l divide il diametro in quattro parti: due l dan o ai
gradi, e due relfano al luogo di mezzo. Oltre le ufate maniere di Scale, n'
(lata ritrovata una pu"c a luniaca dal chiarillmo Signor Marc' Antonio Barbaro,
farebbero molto

facellero

gradi

torti,

nel

bv^lli

Gentiluoino Veneziano

di belliHmo ingegno, la quale nei luoghi molto ftretti


ha colonna in mezzo: ed i gradi, per eller torti, riefi-ono molto lunghi; e va divifa come la fopraddetta. Le ovate ancor elle vanno
divife al medelmo modo cfie le rotonde. Sono molto graziofe e belle da vedere, perch tutte le tneilre e porte vengono per teda dell'ovato ed in mezzo, e fono aliai corno le. io ne ho fitta una vacua nel mezzo nel Monaftcrio
della Carit in Venezia, la quale riefce mirabilmente.

ferve benilTimo.

Non

Scala

Scala

C
D

Sca^a
Scala

Scala

Scala
Scala diritta col

lumaca colla colonna nel mezzo.


a lumaca colla colonna, e co' gradi torti.
a lumaca vacua nel mezzo.
a lumaca vacua nel mezzo, e co' gradi torti.
ovata colla colonna nel mezzo.
ovata fenza colonna.
a

muro di dentro.
muro.

Scala diritta fenza

Un'

L^

--^i,

-^

'

---

va

:ri

Jr

_._-

'

V-s.,.1

^^.v

Un'altra bella maniera di Scale a lumaca fece gi fare a SciamburG:, luogo della Francia, il Magnanimo Re Francefco in un palazzo da lui fabbricato
in un bofco, ed in quello modo. Sono quattro Scale, le quali hanno quattro
entrate, cio ciafcuna

cendoli nel

mezzo

la

fua, e afcendono una fopra

della fabbrica,

ponno

l'altra, di

modo che

fa-

fervire a quattro appartamenti, fenza

uno abitano vadano per la fcala dell'altro: e per eller vacua


nel mezzo, tutti ( veggono i'un l'altro falire e fcendere, fcnza che fi diano
un minimo impedimento; e perch bellKma invenzione e nuova, io l'ho
porta e con lettere contrallegnate le Scale nella pianta e nel!' alzato, acciocch
veda ove cominciano, e come afcendono. Erano anco nei Portici di Pomfi
tre Scale a lumaca
peo,
quali fono in lloma per andare in piazza Giudea
di molto laudabile invenzione: perciocch ellendo elle polle nel mezzo onde
non potevano aver lume le non di fopra, erano fatte fulle colonne, acciocch
il
lume Ci fpargelTe ugualmente per tutto. Ad efempio di quefte Bramante,
a' fuoi tempi lngoliriirimo Architetto, ne fece una in Belvedere, e la fece fenquattro Ordini di colonne, cio il Dorico, Jonico, Coza gradi, e vi volfe
rintio, e Compolto. A far tali Scale fi divide tutto lo fpazio in quattro parti: due Ci danno al vacuo di mezzo, e una per banda a' gradi e colonne. Molte altre maniere di Scale fi veggono negli antichi edifizj, come de' triangolari,
che quelli che

in

lloma le Scale che portano fopra la cupola di Santa


Maria Rotonda: e fo;io vacue nel mezzo, e ricevono il lume di' fopra. Frano
anco molto magnifiche quelle che lono a Santo Apollolo nella detta Cirr, e
falgono fui monte Cavallo. Erano quelle Scale doppie, onde molti hanno prefo poi r efempio, e conducevano ad un Tempio pollo in cima del monte,
come dimoftro nel mio Libro dei Tempj; e di quella forte di Scale l'ulti-

e di quella forte fono in

mo

difegno.

CA-

CAPITOLO

^'

XXIX.

Dei Coperti.
muri

fommii loro, e

mefTe le tr.iva"^
menta dei folari, accoaiodare le fcale, e tucte quelle cole delle quali
abbiamo parlato di fopra, fa di bilogao f^re il coperto, il quale abbracciaiido ciafcuna parte della fabbrica e premendo col pcfo Uio ut; :ia! mente
fopra i muri, come un legame di tutta ' opera; coltre il difonJcre gli abitanti dalle piogge, dalle nevi, dagli ardenti Soli, e dall'umidit della nottw',
fa non piccolo giovamento alla fabbrica, (cacciando lonrano dai muri l'acque
che piovono, le quali bench pajano poco nuocere, nondimeno in progrtll
di tempo fono cagione di grandilTlmi danni. I primi uomini, come fi legge in
Vitruvio, fecero i coperti delle abir.zioni loro piani: ma accorgendofi che non
erano ditefi dalle piogge, coilrctci dalla necelfit, cominciarono a farli fartigi'.ti
cio colmi nel mezzo. Quelli colmi Ci dtono fare e pi e meno alti fecondo
le regioni ove fi fabbrica: onde in Germania per la grandifllma quantit delle
nevi che vi vengono, fi fanno i coperti molto acuti, e i] coprono di Beandole
che fono alcune tavolette piccole di legno, ovvero di tegole fottililTime; che
f altrimenti fi facelTero, farcbbono dalla gravezza delle nevi ruinati: ma noi
che in regione temperata viviamo, dobbiamo eleggere quelT altezza, che renda
il coperto
garbato e con bella forma, e piova ficilmente. Poro (i partir h
larghezza del luogo da coprirfi in nove parti, e di due fi far l'altezza del
colmo: perch s'ella fi far per il quarto della larghezza, la coperta far troppo ratta: onde le tegole, ovvero coppi vi fi fermeranno con diJicolt; e Te fi
far per il quinto, far troppo pianta, onde i coppi, le tavole, e le nevi quando vengono, aggraveranno molto. Ufafi di fare le gorne intorno le cafe , nelle
quali dai coppi piovono le acque, e per cannoni fono gettate fuora lontano
dai muri. Quelle debbono avere fopra di f un piede e mezzo di muro, il quale,
oltre il tenerle falde, difender il legname del coperto dall'acqua, f elfe in
qualche parte faceiero danno. Varie fono le maniere di difporre il legname
del coperto: ma quando i muri di mezzo vanno a foftenere le travi, facilmente fi accomodano; e mi piace molto, perch i muri di fuori non fentono
molto carico, e perch marcendofi una tefta di qualche legno, non per la
coperta in pericolo.
T^Sfendol]

tirati

alla

fitti

volti,

IL

FINE DEL PRIMO LIBRO,

(Sfr^wanni Si/vcjrtnr frrx

SECONDO LIBRO

IL

DELL'

ARCHITETTURA
DI

ANDREA. PALLADIO
CAPITOLO
Del Decoro

T.

Conveneuza che fi deve


Private.

ojjervare

nelle Fabbriche

efpofto nel pafTato Libro tutte quelle cofe che mi fono par''*^'^*^?^]) ^^ P''^ degne di conlderazionc per la fabbrica degli edilizj
V 1_T / 3) pubblici e delle cafc private, onde l'opera riefca bella, gra1 A \]) ziofa, e perpetua; e ho detto ancora, quanto alle cafe priva-

^*<^-

"^tj^O

C^f

^^/

te, alcune cofe pertinenti alla comodit, alla quale far prinperch comoda (1
@ -^Ii(3 cipalmente queft'akro Libro indirizzato.
^l:^
^(fr^:;^^-^'^^ jjovr dire quella cafa, la quale far conveniente alla qualit

S >-S\>>.>Cf ^

corrifponderanno al tutto e fra f


avvertire, che (come dice Vitruvio
nel primo e fefto Libro ) ai Gentiluomini grandi , e mafGmamente di Repubblica , (i richiederanno cafe con logge e fale fpaziofe ed ornate, acciocch in tali luoghi li pollano trattenere con piacere quelli che afpetteranno il
padrone per falutarlo, o pregarlo di qualche ajuto e favore; ed ai Gentiluodi chi

1'

avr

ad

abitare, e

le

fue

parti

ftelfe; per dovr l'Architetto foprattutto

mini minori fi converranno ancora fabbriche minori, di minore fpefa, e di manco adornamenti: ai Caufidici ed Avvocati fi dovr medefimamente fabbricare, che nelle loro cafe vi (ano luoghi belli da palleggiare e adorni, acciocch
Clienti vi dimorino fenza loro noja: le cafe dei Mercanti avranno i luoghi,
i
ove fi ripongano le mercanzie, rivolti a fettentrione ed in maniera difpofti, che
i padroni
non abbiano a temere dei ladri. Si fcrber anche il decoro quanto

air ope-

s
all'opera, fc le parti rirponderanno al tatfo, onde negli edifizj grandi vi fiano
membri grandi, nei piccoli, pccoli, e nei mediocri, mediocri; che brutta cofa
certo farebbe e difconvcnevole , che in una fabbrica molto grande fodero fa-

contrario in una piccola foflcro due o tre danze che occupadero il tutto. Si dovr dunque, (come ho detto) per quanto Ci
pod"a, aver rifguardo ed a quelli che vogliono fabbricare, e non tanto a quello che edl pollano, quanto alla qualit di fabbrica che loro dia bene; e dopo
che fi avr eletto, fi difporranno in modo le parti, che fi convengano al tutto e fra f ftede, e vi fi applicheranno quegli adornamenti che parranno convenirfi. Ma fpeffe volte fa bifogno all'Architetto accomodarfi pi alla volont
Ic

ftanze piccole, e per

il

di coloro che fpendoao, che a quello che

fi

dovrebbe ofiervare.

CAPITOLO
De/ Compartimento

Acciocch

le cafe

fiano

delle

comode

II.

ftanze ed altri luoghi

all'ufo della famiglia

fenza

qual

la

co-

modit farebbero degne di grandidmo biafimo tanto farebbe lontano


che folfero da edere lodate; fi dovr aver molta cura non fole circa
le parti principali, come fono le logge, (ale, cortili, danze magnifiche, e leale
ampie lucide e facili a falire , ma ancora che le pi piccole e brutte parti
Perciocfiano in luoghi accomodati per fervizio delle maggiori e pi degne
ed
alcune piutch ficcome nel corpo umano fono iilcune parti nobili e belle,
todo ignobili e brutte che altrimenti, e vediamo nondimeno che quelle hanno di qutde grandidmo bifogno, n fenza loro potrebbero dare, cos ancora
nelle fabbriche devono edere alcune parti riguardevoli e onorate, ed alcune mero eleganti, fenza le quali per le fuddette non potrebbero redar libere, e cosi
Ma ficcome Iddio Beneperderebbero in parte della loro dignit e bellezza
detto ha ordinati quefti membri nodri , che i pi belli fiano in luoghi pi efpodi ad eder veduti, ed i meno onefti in luoghi nafcodi cos ancor noi nel
fabbricare collocheremo le parti principali e riguardevoli in luoghi fcoperri, e
le men belle in luoghi pi afcofi agli occhj nodri che fia podibile, perch in
quelle fi riporranno tutte le bruttezze della cafa
e tutte quelle cofc che poteffero dare impaccio ed in parte render brutte le parti pi belle. Per lodo,
che nella parte pi bada della fabbrica, la quale io faccio alquanto forterra,
fiano difpode le cantine, i magazzini da legne, le difpenfe , le cucine, i tinelli,
i luoghi da lifcia o bucata, i forni,
e gli altri fimili che all'ufo quotidiano
fono ncccdarj; dal che fi cavano due comodit, l'una, che la parte di fopra
feda tutta libera, e l'altra, che non meno importa, , che detto ordine di fopra divien fano per abitarvi emendo il fuo pavimento lontano dall'umido della
terra, oltre che alzandofi ha pi bella grazia ad eder veduto e al veder fuori.
Si avvertir poi nel redo della fabbrica che vi fiano danze grandi, mediocri,
e piccole, e tutte l'una accanto all'altra, onde podano fcambievolmente fervirfi. Le piccole fi ammezzeranno per cavarne camerini, ove fi ripongano gli
ftudioli o le librerie, gli arnefi da cavalcare, e altri invogli de* quali ogni
giorno abbiamo di bifogno, e non da bene che diano nelle camere dove fi dorme, mangiafi, e fi ricevono i foredieri Appartiene ancora alla comodit, che
,

le

danze per

l'

edate fiano ampie e fpaziofe

rivolte a fettentrione

e quelle

per

inverno a meriggio e ponente, e fiano piutrofto piccole che altriperciocch nell'eftate noi cerchiamo l'ombre e i venti, nell'inverno i
^oli, e le piccole ftanze ( fcaldcranno pi facilnicnre che le grandi. Ali quelle, delle quali vorremo fervirci la primavera e l'autunno, faranno volte all'
oriente, e riguarderanno fopra giardini e verdure.
quefla niedefima parte
larani>o anche gli llaii o librerie, perch la mattina, pi che d'altro ttujpo,
li adoprano.
Ma le danze grandi con le mediocri, e quefle con le piccole devono ellerc in maniera compartite, che ( come ho detto altrove) una parte della fabbrica corrifponda all'altra, e cos tutto il corpo dell' edifzio abbia in f
una certa convenienza di membri, che lo renda tutto belio e graziofo. Ma
perche nelle citt quali fempre , o i muri dei vicini, o le ilrade e le piazze
pubbliche alTegnano certi termini, oltre ai quali non (i pu l'Architetto elendcre, fa d bifogno accomodarli fecondo 1' occalone de' liti, al che daranno eraa
le

1'

ni^Mici;

lume (f non m'inganno)

gli
le piante e
alzati che feguono ,
tanno per tfcmpio delle cofc dette ancora nel paflato Libro. '^

CAPITOLO
bei D'ifegm

quali

fervi-

III.

delie Cafe della Citt.

mi rendo ficnro, che appreffo coloro che vedranno le fortopofte Fabbrie conofcono quanto (ia difficil coh l' introdurre un' ufanza nuova, maf-

IOche,

lmancnce di fabbricare, della qual profefHone ciafcuno li pcrfrade faperne


la parte fua
io far tenuto molto avventurato, avendo ritrovato Gcntiluonin
di cos nobile e generofo animo, ed eccellente giudizio
che abbiano creduto
alle mie ragioni, e li fiano partiti da quella invecchiata ufanza di fabbricare fenza grazia e fenza bellezza alcuna; e in vero io non polfo f non fommamen,

te ringraziare Iddio

(come

in

tutte le noire

azioni

fi

dee fare) che mi abbia

prellato tanto del fuo favore, che io abbia potuto praticare molte di quelle cole, le quali con mie grandidime fatiche per i lunghi viaggi che ho tatto, e

con molto mio ftudio ho aporefe. E perch febbene alcune delle fabbriche difegnate non fono del tutto finite, fi pu nondimeno da quello che fatto comprendere qual debba efTere l'opera finita che ella fia Ho pollo a ciafcheduna
il nome dell'Edificatore, ed il luo^o dove fono, affinch ciafcuno, volendo, pof.

fa vedere in eflctto
tore, che nel porre

come
i

detti

effe riefcano.

difegni, io

Ed

in qucfia parte far avvertito

non ho avuto

il

let-

rifpetto n ai gradi, r

Gentiluomini che fi nonineranno, ma gli ho polH nel luomi venuto meglio, bench tutti fiano onoratiffimi
Ala veniamo ormai alle Fabbriche delle quali la fottopoila in Udine

alle dignit dei

go

che

fondamenti dal Sig. Floriano Antonini gentiluomo di quella citt. Il primo ordine della facciata di opera
ruflica, le colonne della facciata dell'entrata e della loggia di dietro fono di ordine Ionico. Le prime ftanzc fono in volto; le maggiori hanno l'altezza dei
volti fecondo il primo modo pofta di fopra dell'altezza dei volti nei luoghi pi
lunghi che larghi. Le danze di fopra fono in folaro, e tanto maggiori di quelle di focto, quanto importano le contratture o diminuzioni dei muri, e hanfolari alti quanto fono larghe. Sopra quelle vi fono altre danze, le quali
no
poifono fcrvire per granajo. La fala arriva con la fua altezza fotto il tetto.
metropoli del Friuli, ed

fiata

edificata dai

Al

La

La cucina

furi della cfa,

ma

per comodiflma.

fono accanto

ceffi

alle

non rendono per alcun cattivo


fcalc, e bench fiano nel corpo
odore, perch fono porti in luogo lontano dal Sole, ed hanno alcuni fpiraglj
dal fondo della folla per la groll'ezza del muro , che sboccaDO nella fommic
della Fabbrica

della cafa.

H^HH

:1C

)IC

'

0!(

)K

Quefla Linea la met del Piede Vicentino, col quale


rate le feguenti Fabbriche

Tutto

il

piede

fi

parte in oncie dodici

>

i-^f

\-^YrH--\

fono

fiate

e ciafcun* oncia in quattro

mifu-

minnn.

In Vi-

A
Gio. Stlvc/lrtnt de Le ine

In Vicenza fopra la piazza, che volgarmente

fi

dice l'Ifola, ha fabbricato

fecondo l'invenzione che feguc, il Conce Valerio Chiericato Cavaliere e Gentiluomo onorato di quella Citt. Ha quella Fabbrica nella parte di fotto una
loggia davanti, che piglia tutta la facciata. 11 pavimento del prim' ordine li alza da terra cinque piedi; il che flato fatto s per porvi fotto le cantine,
ed altri luoghi appartenenti al comodo della cafa, i quali non fariano riufciti
f folfero flati fatti del tutto fotterra (perciocch il fiume non molto difcoilo), s ancora acciocch gli ordini di ("opra meglio godeflero del bel (ito dinanzi. Le flanze maggiori hanno i volti loro alti fecondo il primo modo delle altezze dei volti, le mediocri fono involtate a lunette, ed hanno i volti tanto
alti quanto fono quelli delle maggiori, i camerini fono ancor elfi in volto, e
fono ammezzati. Sono tutti quefti volti ornati di compartimenti di ftucco eccellcnriflmi di mano di Mefl^er Barcolommco Ridolfi Scultor Veronefe, e di pitture di mano di Mefler Domenico Rizzo e di Alefler Battifta Veneziano, uomiLa fala di fopra nel mezzo della facciata , ed
ni fingolari in quefte profelToni
occupa la parte di mezzo della loggia di fotto: la fua altezza fin fotto il
tetto, e perch efce alquanto in fuori, ha fotto gli angoli le colonne doppie;
dall'una e l'altra parte di quefla fala vi fono due logge, cio una per banda,
le quali hanno i foffirti loro ovvero lacunari ornati di bellilfuni quadri di pittura, e fanno belliflma vifta. Il primo ordine della facciata Dorico, ed il fecondo Jonico.
.

A4

IDi-

te ine

G-to.K.rcl. eie

G IC: Jiiv e sIrini Ine

Il

Difcgni che feguono, fono della cafa del Conte Ifeppo de* Porti famiglia
nobilidma della detta Citt. Guarda quefa cala fopra due (Irade pubbliche, e
per ha due entrate le quali hanno quattro colonne per ciafcuna , the foftengono il volto e rendono il luogo di fopra ficuro. Le ftanze prime Tono in volto; l'altezza di quelle che fono accanto alle dette entrate, e fecondo l'ultimo
modo dell'altezza de' volti; le ftanze feconde, cio del fecondo ordine, fono iti
folaro: e cos le prime come le feconde di quella parte di Fabbrica che e ftatt
fatta, fono ornate di pitture e di ftucchi bellilfimi di mano dei fopraddetti valenti
uomini, e di MelTer Paolo Veronefe Pittore ecccllentiflmo. 11 cortile circondato da portici, al quale ( va da dette entrate per un andito, avr le colonne alte trentafei piedi e mezzo, cio quanto e alto il primo e fecond' ordine. Dietro a quefte colonne vi fono pilaftri larghi un piede e tre quarti, e grolfi un
piede e due oncie, che fcfterranno il pavimento della loggia di fopra. Qucfto
cortile divide tutta la cafa in due parti, davanti fcrvir ad ufo dtl padrone e
delle fue donne, e quella di dietro far da mettervi i foreflieri, onde quei di
foreftieri rcfteranno liberi da ogni rifpetto, al che gli antichi e maflmacafa ed
mente i Greci ebbero grandiflmo riguardo. Oltre di ci fervir ancora qutfta
partizione in cafo che i difcend^^nri del fuddctto Gentiluomo voledero avere i loro appartamenti feparati. Ho voluto porre le fcale principali fotto il portico, cho
rifpondano a mezzo del cortile, acciocch quelli che vogliono falire di fopra
fiano come aftrctti a vedere le parti piij belle della Fabbrica, ed anco acciocch eHendo nel mezzo pollano fervire all'uni e all'altra parte. Le cantine,
ed i luoghi fmili fono (otterr Le dalle iono fuori del quadro della cafa , ed
I

banno

l'entrata per fotto la fcala.

T>et

disegni in forma grandettipnmo

paite ddk Facciata, il secondo parte

Cortile.

Gto

J^iluc&rtnt

del. e tnc.

del

Gi'o.

J7/.

elei,

e ine

del. e

ine

2.

La Fabbrica

tiOa della Torre,

che fcgue

non l'ha potuta finire


ove fono
cafa dai fianchi
te

Gentiluomo
,

in Verona , e fu cominciata- dal Conte Gio: Batdi quella Citt, il quale lopravvcnuto dalla mor-

ma

ne

gli anditi

fatta una buona parte, bi entra in qutfta


larghi dieci piedi, dai quali il perviene nei

di lunghezza ciafcuno di cinquanta piedi, e da quefti in una fala aperquale


ha quattro colonne per maggior Scurezza della fala di fopra
,
Da
quefta fala l entra nelle leale, le quali Tono ovate, e vacue nel mezzo. 1 detti
cortili hanno i corritori, o poggiuoli intorno al pari del piano delle feconde
flanze. Le altre fcale fervono per maggior comodit di 'tutta la cafa. Quello
cortili

ta

la

compartimento riefce benidmo in quefto lito, il quale lungo


la Arada maedra da una delle facciate minori.

B3

e ftretto, ed ha

Di

2&
Difcgni, che fcguono, fono di una Fabbrica in Vicenza del Conte Ottavio de Thieni, fu del Conte Marc' Antonio, il quale le diede principio. E' quevicino alla piazza, e per mi parfo nellla cafa fituata nel mezzo della citt
alcune botteghe; perciocch dela parte, che verfo detta piazza, difponervi
potendoli fare comofabbricatore,
all'utile
del
ve l'Architetto avvertire anco
damente dove refta fito grande a furficienza. Ciafcuna bottega ha fopra di f
un mezzato per ufo dei botteghieri, e fopra vi fono le ftanze per il padrone.
Qiieft cafa in ifola, cio circondata da quattro rtrade. L'entrata principale,
o vogliamo dire porta maeftra, ha una loggia davanti, ed fopra la ftrada pi
frequentata della citt. Di fopra vi far la fala maggiore, la quale ufcir in
fuori al pari della loggia. Due altre entrate vi fono nei fianchi, le quali hanno
le colonne nel mezzo, che vi fono porte non tanto per ornamento, quanto pec
rendere il luogo di fopra ficuro e proporzionare la larghezza all'altezza. Da
quefte entrate li entra nel cortile circondato intorno da logge di pilaftri nel
primo ordine ruftici, e nel fecondo di ordine compolto. Negli angoli vi fono le ftanze ottangole, che riefcono bene s per la forma loro, come per diverfi ufi ai quali clfe fi poflbno accomodare. Le ftanze di quefta Fabbrica che
ora fono finite, fono ftate ornate di bellilTimi ftucchi da Mefter Aleftandro Vittoria e da Mefter Bartolommeo Ridolfi, e di pitture da Mefter Anfelmo Canera e
M^lfer Bernardino India Vcronefi , non fecondi ad alcuno dei noftri tempi.
Le cantine e luoghi fi mili fono fotto terra , perch quefta Fabbrica nella
pi. alta parte della citt, ove non pericolo che l'acqua dia impaccio.
I

Han<

11

Det disegni che sec/uofio in orma martore^il pruno e parte della Facciata,
U secondo, parte del Cortile della joprapojtafabbrica

B
Gto SilvcjVtnt dettane

13

i'.^'iiii-i'U.'.^^h.iii.A,

Gto. Slvc/him del^ e tnc.

ii;;,ni;ii;i;,;;::;;,,,,Mni

l.i,,,iIH;;;iiii;

hj

Gw

Sitve/ifvu dcl^ e ine

27
ancora nella fo'
praddetta Citt i Conti Valinarana, Gentiluomini onoratiffimi , per proprio onore e
comodo, ed ornamento del-

Hanno

la

loro patria fabbricato fe-

condo
difegni che feguono; nella qual fabbrica elli
non mancano di tutti quegli
i

ornamenti che

no, come
E' queda

Gtardtno.

Lunghezza del Gtardtno e

arca, ptzdij^fmo.e dt

larahezza

le

ricerca-

ftucchi e pitture.

due
parti dalla corte d mezzo,
intorno la quale un corridore o poggiuolo che porcafa divifa in

ta dalla parte dinanzi a quella

di dietro.

Le prime

ftan-

2C fono in volto le feconde in folaro, e fono quefte


tanto alte quanto fono larghe. Il giardino, che fi trova avanti che fi entri nelle
fi:allc, e molto maggiore di
quello eh' egli- fegnato;.
ma fi fatto cos piccolo,
perch altrimenti il foglio
non farla flato capace di effe
,

ftalle, e cos di tutte le

par-

aver detE
to di quella Fabbrica, elTendoch come ancora nelle altre, ho porto nei difegni le
tanto

t.

bafti

milure della grandezza di


fchcduna parte.

ca-

Difegno in forma grande, che fegue, di mezza la


Il

facciata

Fra

Gto.iSil

%^

Gio. Silvc/irtni del.etnc

Fra molti onorati Gentiluomini Vicentini fi ritrova Monfignor Paolo Almerico, uomo di Chiefa, che fu Referendario di due Sommi Pontefici Pio IV.
e V., e che per il fuo valore merit di elTer fatto Cittadino Romano con tutta
cafa fua. Quefto Gentiluomo dopo l'aver vagato molti anni per defiderio di onore, finalmente morti tutti i fuoi, venne a ripatriare; e per luo diporto fi riduce ad un fuo fuburbano in monte, lungi dalla citt meno di un quarto di
miglio, ove ha fabbricato fecondo l'invenzione che fegue
la quale non mi
parfo mettere tra le fabbriche di Villa per la vicinanza che ella ha con la citt, onde fi pu dire che fia nella citt ftefia
Il fito degli
ameni e dilettevoli che Ci pofiano ritrovare, perch fopra un monticello di afcefa facilifima, ed da una parte bagnato dal Bacchiglione fiume navigabile, e dall'altra circondato da altri ameniflmi colli, che rendono l'afpetto di un Teatro
molto grande, e fono tutti coltivati ed abbondanti di frutti eccellentifi"mi e
di buonilTime viti: onde perch gode da ogni parte di bellifilme ville delle quali
alcune fono terminate, alcune pi lontane, ed altre che terminano con 1' orizonte, vi fono fiate fatte le logge in tutte quattro le faccie, fotto il piano
delle quali e delia fala fono le ftanze per la comodit ed ufo della famiglia.
La fala nel mezzo, ed rotonda e piglia il lume di fopra. 1 camerini fono
ammezzati. Sopra le fianze grandi, le quali hanno
volti alti fecondo il primo modo; intorno la fala vi un luogo da paOtggiare di larghezza di quindici piedi e mezzo. Nell'efiremit dei piedifialli che f^nno appoggio alle leale
delle logge, vi fono fiatue di mano di Mefier Lorenzo Vicentmo fcultore mol,

to eccellente.

Anco-

Ancora il Sig. Giulio Capra, degniamo Cavaliere e Gentiluomo Vicentino, per ornamento della fua Patria piuttofto che per proprio bilogno, ha premateria per fabbricare, e cominciata una Cafa fecondo i difegni che
feguono, in un belliflTimo ito fopra la ftrada principale della Citt. Avr quefta
Cafa cortile, logge, fale, e ftanze, delle quali alcune faranno grandi, alcune mediocri, ed alcune piccole. La forma far bella e varia; e certo quefto Gentiluomo avr cafa molto onorata e magnifica, come merita il fuo nobile animo.
parata

la

cio

C
D

Corte difcoperta.
Corte fimilmente difcoperta.

Cortile

Sala, che nella parte di fotte ha le colonne, e di fopra libera,

fenza colonne.

Feci

ELj.-^;.

'

'

'

^"
I^

Gio.Sil

del. e

me

39
Feci al Conte Montano Barbarano per un fuo (ito in Vicenza la
prefente invenzione, nella quale per
cagion del (ito non fervai l'ordine

una parte anco

di

nel!' altra

Ora

quefto Gentiluomo ha comprato il


fito vicino, onde fi ferva riftefTo ordine in tutte due le parti ; e ecco-

me da una parte vi fono le Ihlle e


luoghi per i fervitori (come fi vede
nel difegno), cos dall'altra vi vanno

ftanze,

na

luoghi da donne

comodit

ha

Si

fabbricare

do

che ferviranno per cuci-

fi

fa

gi
la

e per

altre

cominciato a
facciata fecon-

difegno , che fcgue in forma


grande
Non ho porto ancora il dilegno della pianta, fecondo ch' ftato ultimamente conclufo e fecondo
che fono (late omai gettate le fonil

damenta, per non aver potuto farlo


intagliare a tempo , che fi poteffe
flampare. L'entrata di quefta invenzione ha alcune colonne, che foflengono il volto per le cagioni gi dct^
te. Dalla deftra e dalla finiftra parte vi fono due danze lunghe un quadro e mezzo, ed appreflo due altre
quadre, ed oltrp a quelle due camerini. Incontro all'entrata vi un andito dal quale i entra in una loggia
fopra la corte. Ila queft' andito un
camerino per banda, e fopra mezzati
quali

ai

ferve

la

fcala

principale della cafa


luoghi i volti fono

uno

mezzo.

Di
alti

maggiore e
tutti quefii

piedi

vent'

fopra, e
altre rtanze fono in folaro; i

tutte le

camerini
dei

La

foli

folari

hanno

delle

fala

di

volti alti al pari

danze. Le colonne

hanno fotto
piediftalli
e foftcngono un poggiuolo nel
quale fi entra per la fofltta non fi fa
la facciata a quefto modo (come ho
della facciata

detto)

gue
^to JV. d.e

in

ma

fecondo il difegno che


forma grande

f-

me
Dell'Atrio

Gic.KftlvcJh'tni

del e

e A

T O L O

IV.

Dell'Atrio Tofcaio.

DAppoich
le

ho porte alcune di quelle Fabbriche, che io ho ordinate nelmolto convenevole, che per fervarc quanto ho proniello,

citt,

ponga i Difegni di alcuni luoghi principali delle cafe degli Antichi; e


perche di quelle l'Atrio era una parte notabilifiima , dir prima degli Atrj,ed
in confeguenza dei luoghi a lui aggiunti: poi verr alle Sale. Dice Vitruvio
nel fcfto libro, che cinque forti d'Atrj erano appredo gli Antichi, cio Tofcano di quattro colonne. Corintio, Teftugginato, e Difcoperto, del quale non intendo parlare. Dell'Atrio Tofcano fono i feguenti difegni. La larghezza di queft'
Atrio delle tre parti della lunghezza le due. 11 Tablino largo due quinti della larghezza dell'Atrio, e raedelmamentc lungo. Da quefto fi palla nel PerifUlio, cio nel cortile con portici intorno, il quale un terzo pi lungo che
largo. I portici fono larghi quanto fono lunghe le colonne. Dai fianchi dell*
Atrio vi fi potrebbono far falotti , che guardalfero fopra giardini e f cos fi faceirero, couc fi vede nel difegno, le loro colonne larebbono di ordine Jonico
lunghe venti piedi, ed il portico farebbe largo quanto gli intercolunnj: di fopra
vi f.ircbbono altre colonne corintie, la quarta parte minori di quelle di fotto,
tra le quali vi farebbono fineftre per pigliare il lume. Sopra gli anditi non vi
farebbe coperta alcuna, ma intorno avrebbono i poggi, e fecondo il fito fi potrebbono fare pi e meno luoghi di quello che ho dilegnato , e fecondo che
facede di bifogno all'ufo e comodit di chi vi avefi'e ad abitare.
;

CA-

iJ

Ei

nrn

mi

JLm

mJ

*
P. J,J

Se^tie ti disegno dt

meJt' Atrio m Jorma

maoatore

BMnc.
D, 'Errgio, ovvero trave limitare
Qr,forta delTablino.
F, Tailinc.
I,

Pernice del Pert/td).

K.Lcooia avanti rAtrio^chc potremo chiamare

Gtc jSlvc/2nni

cfcl^

e ine

Vejiu/c-

-4-7

^^^fc
b-ic.

ii'tlvc/tnru

dele tnc

CAPITOLO

V.

Dell' Atrio di quattro Coloine

Difegno che fegue, ha l'Atrio di quattro colonne, il quale largo delle


parti della lunghezza le tre. Le ale fono per la quarta parte della
lunghezza. Le colonne lono Corintie: il loro diametro per la met del-

ILcinque

difcoperto la terza parte della larghezza dell' Atrio.


met della larghezza dell'Atrio, e medefimamente lungo. Dall'Atrio per il Tablino ii palla nel Perililio , il quale lungo un quadro e mezzo. Le colonne del primo ordine iono Doriche, ed i portici fono
tanto larghi, quanto fono dette colonne lunghe; quelle di fopra , cio del fecondo ordine, fono Joniche, la quarta parte pi fottili di quelle del primo, ed
hanno fotto di f il poggio, o piediftallo alto piedi due e tre quarti.

la

larghezza delle ale.

Il

Tablino largo per

A
B

D
E
F

H
1

K
L

11

la

Atrio.
Tablino.
Porta del Tablino.
Portico del Perifiilio.
Stanza appreflo l'Atrio.
Loggia per la quale fi entra all'Atrio.
Parte fcoperta dell'Atrio co'Poggiuoli intorno.

Ale dell'Atrio.
Fregio della Cornice dell'Atrio.
pieno, che fopra
Mifura di dieci piedi.
11

le

colonne.

CA-

G-

IO

StlvejTrtni

dei e tnc

CAPITOLO

VI.

Dell* Atrio Corntio

LA

feguente Fabbrica del Convento della Carit, dove fono Canonici


Regolari in Venezia. Ho cercato di sdomigliar quefta Cala a quelle degli
Antichi, e per vi ho fatto l'Atrio Corintio, il quale lungo per la linea diagonale del quadrato della larghezza. Le ale fono una delie tre parti e
mezza della lunghezza. Le colonne fono di ordine Compolto groHe tre piedi e
mezzo, e lunghe trentacinque. Lo fcoperto nel mezzo e la terza parte della larghezza dell'Atrio. Sopra le colonne vi un terrazzato fcoperto al pari del pian'O
del terz' ordine dell' Inclaullro ove fono le celle dei Frati ApprcHo l'Atrio da una
parte ia Sagrefta circondata da una cornice Dorica , che (oftiene il volto: le
colonne, che vi ( veggono, foflengono quella parte del muro dell' Inclauftro, che
nella parte di fopra divide le camere, ovvero celle, dalle logge. Serve qucfta Sagrefta per Tablino (cos chiamavano il luogo ove ponevano le immagini dei
Maggiori) ancora che per accomodarmi io l'abbia polla da un fianco dell'Atrio.
Dall'altro fianco il luogo per il Capitolo, il quale rifponde alla Sagrcfia. Nella parte apprcffo la Chiefa vj {; ,ina fcala ovata vacua nel mezzo, la quale ricfcp
molto comoda e vaga. Dall'Atrio i\ entra nell' Inclauftro , il quale ha tre ordini
di colonne uno fopra l'altro. Il primo Dorico, le colonne efcono. fuori dei
pilaliri pi che la met: il fecondo Jonico, le colonne fono per la quinta parte minori di quelle del primo; il terzo Corintio, ed ha le colonne la quinta par.

minori di quelle del fecondo. In quell'ordine in luogo dei pilallri vi ,il muro continuo, ed al dritto degli archi degli ordini inferiori vi fono fincllre, che
danno lume all'entrar delle celle, i volti delle quali fono fatti di canne, scciocchc non aggravino i muri. Incontro all'Atrio ed Inclaullro oltre la calle fi trova
del terz'ordinc dell' Inclauil Refettorio lungo due quadri, ed alto fino al piano
fro: ha una loggia per banda, e fotro una cantina fatta nella nanicra, che fi fogliono far le ciierne, acciocch l'acqua non vi polla entrare. Da nn capo ha la
cucina, forni, corte da galline, luogo da Icgne, da lavare i panni, ed nn giardino affai bello e dall'altro altri luoghi. Sono in quefia Fabbrica tra Foreflere
ed altri luoghi, che fervono a diverli effetti, quarantaquattro fianze e quarantate

fci

celle.

D3

"

CA-

/'

Dei

disegni chesequcnc, ilpimo e di parte di e^iestc Atrio inferma


maciaicre, ed seeondo di parte dett Inelau/tro

GiO-Silve/ti'ifii

det,e ine

4-

GiOiStl del Cine

kTI.

de ine

e A P
Beir Atrio Tejlugghiato,

T O L O

e della Cafa

^''

VII.

Privata degli Antichi Bomani

>Lrre

le fopraddctte maniere d'Atrj


un'altra apprcdo gli Antichi fu molto
in ufo, e da loro detta Teftugginata
1
e perch quella parte difficiliflima per 1 ofcunr di \ itruvio e degna di
molta avvertenza, io ne dir
quei che ne credo, aggiungendovi
ancora la difpofizione
;

i:^ancellerie,lme!i. Lagni, ed

degli Oeci

modo, che

luoghi in

altri

o Salotti,

nel feguente difegno


fuoi fecondo Vitru-

avranno tutte le parti della cafa privata porte


ne' luoghi
vio. L Atrio e lungo per la diagonale
del quadrato delfa
11

larghezza, ed e alto
trave limitare, quanto egli largo. Le ftanze,
che gli fono accanto, lono manco alte fei piedi, e fopra
i
muri, che le dividono dall'Atrio, vi
lono alcuni pilaftri, che foficngono la teftudine
o coperta dell'Atrio, e per le
diftanze, che fono fra quelli, egli riceve il
lume; e le fanze poi hanno fopra
un terrazzato fcoperto. Incontro all'entrata
il
TabUno, il quale per una
delle due parti e mezza della larghezza
dell'Atrio; e fervivano quelli luoghi
come altrove ho detto, a ripor le immagini e ftatue
dei Maggiori. Pi avanti
Il trova
li
Feriftiho, il quale ha i portici intorno larghi
quanto fono

^no

(otto

li

lunghe le
colonne. Le ftanzc fono della medefima larghezza,
e fono alte fino all'importa
dei volti quanto larghe, ed i volti hanno
di frezza il terzo della larghezza Pi
'''\*.
^^"o
deferirti da Vitruvio, (erano quefl fale, ovvero''
?-'^'
^;
falotti nei
q^jali fi facevano i conviti
e le ferte, e rtavano le donne a lavorare) cio
i
Ictraltili, COSI detti perch vi erano
quattro colonne: i Corintj, i quali avevano intorno mezze colonne; gli Egizj,
quali fopra le prime colonne erano
chiufi da un muro con mezze colonne
al dritto delle prime, e la quarta
parte
mmori: negli mtcrcolunnj erano le iinertre dalle quali riceveva
lume il luogo
di mezzo. L altezza delle logge,
che erano d'intorno, non partava le prime coJonne, e fopra vi era difcoperto, ed un
corritore o pocciuolo interro. Di
cialcuno di querti faranno porti i difegni da
per f. Gli Oeci qiadrati erano
^^ ^^^^"^^ l'ertate, e guardavano fcpra giardini e altre
verdure
^7^-"re
Vi fi tacevano ancora altri Oeci, che chiamavano
C7ceri
i
quali fervivano ancor erti ai comodi fopraddetti Le Cancellere
e Librere erano in luoghi convenevoli verfo l'oriente; ed i Ticlini
quali erano luoghi dove mangiavano. Vi erano anche i bagni per gli uomini
e per Je donne,
,

ho

quali io eli

difegnati nell'ultima parte della cafa.

CA-

'JJ

A,Atrto
BJablino
C^PcnJtilio.
D^ Sa ietti Corinti.
11,0 edotti di quaW'O colonne

T.BasilKci

GXuoghi per la EJtatc


H, Stanze.
KJLibrenc.

3^ 1

li disc ano che

1^

seme e di

me/to

i/tejsc Atrio in

Jenna

maacjicre.

B,Atno.
E. Fine/tre elle danno lume altArio.
Favor:a del Fahlino.
Qj.Tablino.

H,Pcitico del CoHilc.


l,Loggia avanti aH'Atrio.

K^Certile.
L, Stanze intorno ali Atrio.
M.^0CQ10.
NpTrave limitare, cwerofreaio dellAtrio.
C, Parte delle Sale Corinnc
P,Luo^o discoperto sopra il quale viene diurne nellAtne

G^to J'tl dcl.etnc.

(rio.

Stl

"del e

tnc

JE

'L

CAPITOLO

^^

Vili.

Delle Sale di quattro Colonne.


feguente Difegno e delle Sale, che fi dicevano Tetraftili, perciocch avevano quattro colonne. Quelle l tacevano quadre, e vi l tacevano le colonne per proporzionare la larghezza all'altezza, e per rendere il luogo di
fopra ficuro; il che ho fatto ancor' io in molte Fabbriche, come fi e veduto
nei difegni porti di fopra, e fi vedr in quelli che i'eguiranno.

IL

CA^

5. .Si ".! !

CrtO.Jtl

e me

?fA-^^

CAPITOLO

IX.

Delle Sale Corutle.

LE

Sale Corintie

facevano in due modi


cio o con le colonne che
nafccvano da terra, come li vede nel difegno primo, ovvero con le colonne fopra i piediftalli, come nel difegno fecondo. Ma cos nell'uno,
come nell'altro li facevano le colonne appreflo il muro; e gli architravi, i fregi, e le Cornici fi lavoravano di ftucco, ovvero fi facevano di legno, e vi era
un'ordine folo di colonne. Il volto {\ faceva, o di mezzo cerchio, ovvero a fchiffo, cio che aveva tanto di fre/.za
quanto era il terzo della larghezza della
fala, e (\ doveva adornare con compartimenti di fiucchi e di pitture. La lunghezza di quefie Sale farebbe molto bella di un quadro e due terzi della larghezza.
fi

CA-

73

Glc. J'dve/rtni del^e

tnc

\jio

Stivcjlrini del/ ine

CAPITOLO
Delle Sale

77

X.

Enze

Difegno, che fegue

delle Sale Egizie, le quali erano molto fimili alle


,
cio luoghi ove fi rendeva ragione, delle quali < dir, quando
(i
tratter delle piazze ; perciocch in quefte Sale vi l faceva un portico
facendoli le colonne di dentro lontane dal muro, come nelle Bafiliche, e fopra

JLBalliche,

colonne vi erano gli architravi, i fregi, e le cornici. Lo fpazio fra le coJonne ed il muro, era coperto da un pavimento, e qneHo pavimento era fcoperto, e faceva corritore o pogginolo intorno. Sopra le dette colonne era muro
continuato con mezze colonne di dentro, la quarta parte minori delle gi dette, e fra gli intercolunnj vi erano le hneflre, che davano lume alla (ala, e per
le quali da detto pavimento fcoperto fi poteva vedere in quella. Dovevano aver
quefte Sale una grandezza mirabile, s per l'ornamento delle colonne, s ancora per la fua altezza; perciocch il (oifitto andava fopra la cornice del fecondo
ordine, e dovevano riufcir molto comode, quando vi fi facevano h9iQ^ o conviti.
le

CA.-

-^^

Gio. nTtle/trni

a.'l.

e ine

F%

CAPITOLO

8i

XI.

Delle Cafe Private de' Greci.

Greci tennero diverfo modo di fabbricare dai Latini; perciocch (come dice Vitruvio) lafciate le Logge e gli Atrj fecero l'entrata della cala anguila

e ftrctt.i, e dall'una parte pofero le ftalle dei cavalli, e dall'altra le ftanze


per i Portinari Da quello primo andito l entrava nel cortile, il quale aveva
da tre parti i portici e dalla parte volta a mezzogiorno vi facevano due Anti, cio pilaflri che reggevano le travi dei folari pi- addentro; perciocch lafciato alquanto di fpazio dall'una e l'altra parte, erano luoghi molto grandi deputati alle madri di famiglia, ove ftelfero coi loro fervi e
ed al pari di
ferve
dette Anti erano alcune Itanze , le quali noi podamo chiamare Anticamera, Camera, e Pollcamera, per edere una dietro l'altra. Intorno i portici etano i luoghi da mangiare, da dormire, e da altre s fatte cofe necedarie alla famiglia.
quello edifcio ve ne aggiungevano un'altro di maggior grandezza ed ornamento con pi ampi cortili, ne' quali ovvero l facevano quattro portici di
uguale altezza , ovvero uno di maggiore, cio quello che era volto al merig'
gio ed il cortile, che aveva quedo portico pi alto, l chiamava Rodiaco, forAvevano quelli corrili le logge daf per cd'er venuta 1' invenzione da Rodi
vanti mignifche e le porte proprie, e vi abitavano folamente gli uomini. Appredb queda Fabbrica dalla dedra e dalla lnidra facevano altre cafe le quali
avevano le porte proprie particolari, e tutte le comodit appartenenti all'abitarvi, ed in quelle alloggiavano i foredieri ; perch era queda ufanza predo
quei popoli, che venuto un forediero, il primo giorno lo menavano a nangiar
feco, e poi gli alTegnavano un'alloggiamento in dette cafe, e gli mandavano
tutte le cofe necelTarie al vivere: onde venivano i foredieri ad clfer liberi da
ogni rifpetto, ed elfere come in cafa fua propria. E tanto badi aver detto del.

le cafe dei

Greci, e delle cafe della Citt.

Le

parti della

Cafa dei Greci.


quale

Andito.

dal

Stalle.

to Rodiaco.

C
D
E

Luoghi per
Portinari
Cortile primo.
Luogo per dove fi entrava

Luoghi ove (lavano

Luogo

nelle

a la-

Triclini

le

donne

Camera prima grande, che direm-

mo

Anticamera.
Camera mediocre.

Camerino.

M
N

mangiarvi dentro.
Sranze.
Cortile fecondo maggiore del pri-

Salotti da

mo
Portico

per il quale Ci padava dal


Cortile minore nel maggiore.
tre Portici, che hanno le colon-

maggiore degli

Ciziceni,

Cancellere,

ovvero luoghi da dipingere.

votare.

Cortile e chiama-

ne piccole

ftanze

il

altri

tre

Pv.

Sala.

Librera

Sale quadrate

Le Cafe per

Stradelle, che dividevano le dette


cafe da quelle del Padrone.

Corticelle difcopertc.

Strada principale.

dove mangiavano.
i

Foredieri

Gre

SiJC/Trtne. Jd., e tnc.

'^

CAPITOLO
Bd

Sito

da

eleggerjt

per

XII.

Fabbriche di Villa

le

Cafe della Citt fono veramente al Gentiluomo di molto fplendorc


e comodit, avendo in elle ad abitare tutto quel tempo che gli bifoJ gner per l'amminirtrazione della Repubblica e governo delle cofc proprie; ma non minore utilit e confolazioiie caver forf dalle Cafe di Villa,
dove il refto del tempo fi palFer in vedere ed ornare le fue poflelloni , e
con induftria ed arte dell'Agricoltura accrefcere le facolt, dove anco per
l'efercizio, che nella Villa fi fuol fare a piedi ed a cavallo, il corpo pi age-

volmente conferver

fua

fanit e robuflezza

dove

finalmente 1' animo


della Citt prender molto riftoro e confolazione , e
quietamente potr attendere agli ftudj delle lettere ed alla contemplazione;
come per quello gli antichi Savi iolevano fpeife volte ufare di ritirarfi in fimili luoghi, ove viitati da virtuof amici e parenti loro, avendo cafe, giardini, fontane, e (mili luoghi follazzevoli , e foprattutto la lor virt, potevano facilmente confeguir quella beata vita che quaggi fi pu ottenere. Pertanto avendo con 1* ajuto del Signore Iddio efpedito di trattare delle Cafe di
Citt, giufta cofa che palliamo a quelle di Villa, nelle quali principalmente
confifte il negozio famigliare e privato. Ma avanti che ai dilegni di quefte (1
venga , parmi molto a propofito ragionare del fito o luogo da elegeerfi per
clfe Fabbriche, e del compartimento di quelle; perciocch non elkndo noi
(come nelle Citt fuole avvenire) dai muri pubblici o dei vicini fra certi e
la

ftanco dalle agitazioni

determinati confini rinchiufi officio di faggio Architetto con ogni follecitudine ed opera inveftigare e ricercare luogo comodo e (ano fiandofi in Villa per lo pi nel tempo dell'elite, nel quale ancora nei luoghi molto fani
indcbolifcono ed ammalano. Prin-^ieramente aduni corpi noftri per il caldo (
,

luogo quanto fia pollibile comodo alle podtffioni e nel mezzo


di quelle, acciocch il padrone fenza molta fatica polfa fcoprire e megliorafurti di quelli pollano acconciamente alla care i fuoi luoghi d'intorno, e
Se l\ potr fabbricare fopra il fiufa dominicale eflere dal lavoratore portati
comoda
molto
bella;
far
cofa
e
perciocch
me,
e le entrate con poca fpefa
in ogni tempo fi potranno nella citt condurre con le barche, e fervir agli ufi
della cafa e degli animali, oltre che apporter molto frefco 1' eftate, e far
bclliffima vifta, e con grandiflma utilit ed ornamento fi potranno adacquare
Bruoli , che fono l'anima ed il diporto della
le poirefioni, i Giardini, ed
Villa. Ma non fi potendo avere fiumi navigabili, fi cercher di fabbricare
appreffo altre acque correnti
allontanandofi foprattutto dalle acque morte e
che non corrono, perch generano aere cattiviffimo il che facilmente fchiveremo, fc fabbricheremo in luoghi elevati ed allegri, cio dove l'aere fia dal
continuo fpirare dei venti molTo , e la terra per la fcaduta fia dagli umidi e
cattivi vapori purgata; onde gli abitatori fani ed allegri e con buon colore
( mantengano, e non fi fenta la mole^ia delle Zenzale e di altri animaletti,
che nafcono dalla putrefazione delle acque morte e paludofe. E perch le
acque fono necelTariffime al vivere umano e fecondo le varie qualit loro
varj efftti in noi producono, onde alcune generano milza, alcune gozzi, alcune il mal di pietra, ed alcune altre altri mali; fi ufer grandiHma dtligcn*
za

que

eleggeraffi

or
quali non abbiano alcuno ftrano faza! ch3 vicino a quelle fi fabbrichi, le
fiano limpide chiare e lottili, e che
po\c ^ di niun colore partecipino, ma
macchino, perch qieiH iaran^o fegni
{parie Copra un drappo bianco non lo
fperimenrare f le acque iono buone ci fodella bont loro. Molti modi da
quell'acqua e tenuta perfetta, che
imperocch
no infcgnati da Vitruvio;
legumi prefto fi cuocono, e quella the bollita
i
fa buon pane e nella quale
Sar ottimo indizio della bont
del vafo
nel
fondo
non lafcia feccia alcuna
dell'acqua, f dove ella palFer non (i vedr il mufco, n vi nafcer il giunco ma far il luogo netto e bello con labbia o ghiara in fondo, e non fporco o fangofo. Gli animali ancora in quclk foliti beverc daranno indizio delfaranno gagliardi forti robufli e grafl , e
la bont e falubrit dell'acqua, f
.

e deboli. iMa quanto alla falubrit dell'aere oltre le fopraddette cofe daranno indizio gli edifi j antichi, f non faranno corrofj e guafli: fc
gli alberi faranno ben nodriti, belli, non piegati in alcuna parte dai venti,

non macilenti

nafcono

luoghi paludofi ; e fc i fafT o le pietre


non appariranno putrefatte; ed anco
in quei luoghi
Te il color degli uomini far naturale, e dimoftrer buona temperatura. Non
dee fabbricare nelle valli chiufe fra i monti; perciocch gli cdificj tra le
fi
valli nafcoli, oltre che fono del vedere da lontano privati e dell' ellere veduti, e fenza dignit e maefl alcuna, fono del tutto contrarj alla fanit, per-

non faranno

quelli che

di

in

nate nella parte di l'opra

pioggie che vi concorrono fatta pregna la terra , manda fuori vapori peftifcri agli ingegni ed ai corpi , eflcndo da quelli gli fpiriti indeboliti,
e macerare le cont^iunturc ed i nervi, e ci che ne granari (1 riporr per lo
troppo umido corro m pe ra fl Oltre di ci, f vi entrer il Sole, per la re fi f-

ch

dalle

faranno cccefTivi caldi, e fc non v' entrer, per 1' onibra


lione dei raggi
venti
continua diventeranno le perfone come flupide e di cattivo colore
troppo
canali
rirtretti
come
per
furore
ancora f in dette valli entreranno,
apporteranno, e f non vi foflcranno, l'aere ivi ammdllato diverr denlo e
vi

monte,

un (ito, eh a
temperata regione del Cielo fia rivolto, e che ne da monti maggiori abbia
n per lo percuoter del Sole in qualche rupe vicina quafi
continua ombra

mal fano. Facendo

di

melticri fabbricare

nel

eleggali

di due Soli lenta l'ardore, perche

tarvi

finalmente

nel!'

eleggere

ncll'
il

uno

fito

e nell'altro cafo far pclTmo l'abi-

per

la

fabbrica di Villa

tutte quelle

debbono avere, che fi hanno nell' eleggere il firo per le Citt; conciodach la Citt non fa altro che una certa Cafa grande, e per lo
contrario la Cafa una Citt piccola
confiderazioni

fi

CAPITOLO
Del Compartimefito

XIII.

delle Cafe d Villa

ameno, comodo,

attender all'elegante
e comoda compartizione iua
Due forti di fabbriche fi richiedono nel1'
abitazione del Padrone e della fua famiglia,
la Villa, r una per
l'altra per governare e cuftodire l'entrate e gli animali della Villa. Per C\
dovr compartire il fito in modo, che n quella a qutfla, ne quefia a quella

Itrovato

il

fito

lieto,

e fano,

fi

fia

di

impedimento. L'abitazione del Padrone dee

(iier fatta

avendo riguar*
do

do

fua famiglia e condizione, e fi fa come fi


ufa nelle Citt, e ne abbiadi fopra trattato, l coperti per le cole
di Villa fi faranno avendo tnpctto ali entrate ed agi, animali , ed in modo
congiunti alla cafa del Padrone
alla

mo

che

.n

ogm

luogo

(i

poHa andare

rdenti Sol, dell' eftue


Il

che

far

anco

d,

al

coperto, acciocch n

le

(.cno di noja nell'andare a vedere


granduli. na utilit per riporre
g.

piogge, n

i^e^zj

gli

fuoi'

coperto legnami ed in^


guaftercbbero per le piogge e
per il Sole
al

fimte altre cofe della V>!la,che

(,

oltre che qucft. port-c, apportano molto


ornamento. Si rilguarder ad allopare comodamente e fenza rettezza alcuna gli
uomini all'ufo della Villa aoDlicat,
g, an.mal., le entrate, e gli iftrumenti
Le ftanze del Fattore, del Caftaldo, e de. lavoratori deono elFere in luogo
accomodato e H^.^^^^.
pronto Ile por^
porte ed alla cuaod.a d. t"tte le a,,,^
^^ ^^^^
^|.
ro, come buo. e cavali,
debbono eller difcoft. dall'abitazione
del Padrone
acc.ocche da quella heno lontani . litami, e fi
porranno in luoghi molto caldi
I
.

e chian.
luoghi per g, amma
ehc fruttano, come fono^orci,
peco e
colomb,, pollam,, e lim.li, fi collocheranno
fecondo le qualit e natura oro
Cd ,n quefto fi dovr avvertire quello che in diverfi
paefi coftuma
Le e ni

t,ne h

dcono

more

e fetore, e

fare

fotro terra, rinchiufc

lontane da ogni lr.pire da o ni


lume da levante, o'wcro da fettenrrione'
parte ove il Sole po^-a fcaldare,
vini

debbono avere

il

perciocch avendolo da altra


che vj
fi
r.porranno, dal calore rifcaldat, diverranno
deboli, e i^ guaderanno Si fi
ranno alquanto pendenti al mezzo, e che abbiano
il
fuolo di terrazzo,' owero fieno laflncarem modo, che fpandendofi
il
vino polfa edere raccolto
tinacc. dove bolle ,1 vmo I. riporranno
I
fotro
coperti che i] faranno ani
i

buco fupenore dela botte acciocch


agevolmente per maniche d" coro, o canal, d. legno (, polTa il vino di
detti tinacci mandar nelle
btti
I granar, debbono
avere ,1 lume vcrfo tramontana,
perch a quefio modo i
te del

mcnte

conferveranno, e non vi nafceranno


q-jegli animaletti che vi fanno
grandifimo nocumento. 11 fuolo, o parin.ento
lom dee eficre di terrazza o
potendof. avere, o almeno di tavole,
perch per il toccar della calce Tltra
no fi guafb Le altre falvarobbe ancora per
le dette cagioni al a n
edefima
parte del Celo deono riguardare. Le
teggie per
fieni guarderanno al n^^zzog.orno /yr; a ponente, perch dal
calore del Sole'feccat non fra
pencolo che fi fobbollifcano ed accendano.
Gli irtrumenti che bifognano a^
agncolton heno in luoghi accomodati fotto
il
coperto a mezzod
L'Ara
dove fi tribbia .1 grano dee elTere efpofta al
Sole, fpaziofa ed ampi
bntuta
ed alquanto colma nel mezzo, ed intorno
o almeno da una parte debbe
fi

""'

yconerVo''.'non^r
a
coperto, e non far
tanto lontana

'^^^"^"^ P'"^^^ ^
troppo vicma alla cafa

che non polTa

verfale dell elezione de.

firi

P^-"
del

'

av e
^rani' condurre prefio

Padrone per

la polvere
n
tanto b3fti aver detto ninie del compartimento loro.
Refta, eh f crn^e io

elTere

veduta.

CA'

88

CAPITOLO
Del Difegm

delle

XIV.

Caj di Villa di alcuni Nobili Veneziani.

LA

Fabbrica che fegue in Bagnolo, luogo due miglia lontano da Lonigo cartello del Vicentino, ed de' Magnifici Signori Conti Vittore,
Marco, e Diaiele fratelli de* dilani. Dall'una e l'altra parte del corvi
tile
fono le dalle, le cantine, i granari, e limili altri luoghi per l'ufo della Villa. Le colonne dei portici fono di ordine Dorico. La parte di mezzo
per l'abitazione del Padrone;

di quefta fabbrica

il

pavimento

delle

prime

fotto vi fono le cucine ed altri fimili luoftanze e alto da terra fette piedi
La fala in volto alta quanto larga e la met pi ; a
ghi per la famiglia
quefta altezza giunge anco il volto delle logge. Le ftanze fono in folaro alte
:

le altre un
quanto larghe: le maggiori fono lunghe un quadro e due terzi
quadro e mezzo. Ed da avvertirfi che non ( ha avuto molta confiderazione nel metter le fcale minori in luogo che abbiano lume vivo ( cone abbiamo ricordato nel primo libro), perch non avendo elle a fervire f non
di fopra
i
quali fervono per granari ovvero
ai luoghi di fotto ed a quelli
rifguardo
principalmente
ad accomodar bene l'ordine di
mezzati fi ha avuto
mezzo, il quale per l'abitazione del Padrone e de Foreftieri e le fcale,
che a quell'ordine portano, fono polle in luogo artilUmo, come fi vede nei
difegni. E ci far detto anco per avvertenza del prudente Lettore per tutte
perciocch in quelle che ne hanle altre fabbriche fcguenti di un'ordine folo
no due belli ed ornati, ho procurato, che le fcale fieno lucide e polle in
luoghi comodi; e dico due, perch quello che va fotto terra per le cantine
e fimili ufi, e quello che va nella parte di fopra e ferve per granari e mez,

zati

non chiamo ordine principale, per non

darfi

all'abitazione

dei

Ccnti-

luomini.

La

9
fabbrica del Magnifico Signor Francefco Badoero nel Poluogo detto la Frata , in un fito alquanto rilevato, e bagnata

La fegaenfe
lefinc ad

un

da un ramo dell'Adige, ove


Erte cognato di Ezzelino da

era

anticamente un cartello

Romano. Fa

bafe a tutta

la

di Salingucrra

fabbrica

un

da

piedi-

cinque piedi; a qaelh altezza il pavimento delle rtanze, le quali


tutte fono in folaro, e fono ilate ornate di Grottefche di bellifTima invenzione dal Giallo Fiorentino. Di Copra hanno il granato, e di fotro la cucina,
le cantine, ed altri luoghi alla comodit pertinenti . Le colonne delle logge
della cafa del Padrone fono Joniche. La cornice come corona circonda tutta
la cafa. Il frontefpizio fopra le logge fa una bcllillma vifta, perch rende la
parte di mezzo pi eminente dei fianchi. Difcendendo poi al piano li trovano luoghi da Fattore, Cartaldo, rtalie, ed altri alla Villa convenevoli.
{lallo alto

Il

Ma-

91

Qcz.

joj.^.

^^^MA'J^bi

KAv.

beai

"a'S---]

9^
Magnifico Signor Marco Zeno ha fabbricato fecondo 1* invenzione clie
Sopra
fegue in Ccfalto luogo propinquo alla Motta, camello del Trivigiano
l\

un bafaniento,
ze,

le

il

quale circonda tutta

quali tutte fono fatte

fecondo

il

modo fecondo

volti a falcia, e cos

la

in volto;

anco

la

fneftre;

fala;

il

il

pavimento
delle

l'altezza dei volti

delle altezze dei volti

te negli angoli al diritto delle


i

fabbrica,

delle flan-

maggiori

Le quadre hanno

le

lunet-

camerini apprelfo la loggia hanno


volto della loggia alto quanto queli

lo della fala, e fuperano tutti due l'altezza delle ftanze.

Giardini, Cortile, Colombara, e tutto quello che

fa

Ha

bifogno

quefta fabbrica

all'

ufo di Villa.

Non

94-

Brenta e la feguente Fabbrifabbrica alzaca dclli Magnifici Signori Niccol e Luigi de'Fofcari. Quella
tinelli , e limili luoghi,
ta da terra quattordici piedi, e fotto vi fono cucine,
ftanze maggiori hanno
fotto
Le
di
.
ed fatta in volto cos di fopra , come
delle altezze dei volti. Le quadre hanno
i volti alti fecondo il pri,io modo
volti a cupola: fopra i camerini vi fono mezzati ; il volto della fala a
i
crociera di mezzo cerchio; la fua importa tanto alta da piano, quanto
larga la fala, la quale ftata ornata di ecccllcntiUmc pitture da Meller Battifta Veneziano. MelFec Battifta Franco grandilTimo difegnatore a' noftri tempi
aveva ancor' elfo dato principio a dipingere una delle ftanze grandi, ma foprav venuto dalla morte ha lafciata 1' opera imperfetta. La loggia di ordine Jonico. La cornice gira intorno a tutta la cafa, e fa frontefpizio fopra
la lo^oia e nella parte oppofta. Sotto la gronda vi un'altra cornice, che camina ibpra i frontefpizj. Le camere di fopra fono come mezzati per la loro
balfezza , perch fono alte folo otto piedi

Non

molto lungi

dalle

Gambarare fopra

la

La

Gca Jlvc/trinideTT^T^

9'^

fabbrica cTie fegne a Mifera, Villa vicina ad Afolo caftello del Tri
viziano, di Monfignor Rev'erendilTiino Eletto d'Aquileja,e del Magnifico Sicnor Marc' Antonio fratelli de'Birbari. Quella parte della fabbrica, che efce

La

alquanto in fuori, ha due ordini di ftanze; il piano di quelle di fopra al pari


dei piano del cortile di dietro, ove figliata nel monte incontro alla cafa una
fontana con infiniti ornamenti di ftucco e di pittura. Fa quefta fonte un laghetto, che ferve per pcfchiera-' da qucfto luogo partirafi l'acqua fcorre nella
giardini che fono dalla deftra e liniera parte della
cucina , e dipoi irrigati
piano
aTcendendo conduce alla fabbrica, fa due pcfthierc
flrada, la quale pian
coi loro beveratoi fopra la ftrada comune, d'onde partitali adacqua il Bruolo,
il quale grandiilmo e pieno di frutti eccellentidmi, e di divcrfe felvaticine.
La ficciata della cafa del Padrone ha quattro colonne d'ordine Jonico; il capitello di qu' Ile degli angoli fa fronte da due parti, i quali capitelli come (i fac*
ciano porr nel libro dei Tempj Dall'una e l'altra parte vi fono logge, le
quali nell'eflremir hanno due colombare, e fotto quelle vi fono luoghi da fare i vini, e le dalie, e gli altri luoghi per Tufo di Villa.
i

^1..

La

Gti^.SiSvSf^nni d:'l.{ tns

9
la porta di Montagnana Cadcllo del PaMagnifico Signor Franccfco Pifani , il quale paffaco a miglior vita non la ha potata finir. Le ftanze maggiori fono lunghe
un quadro e tre quarti, i volti fono a fchiffci, alti fecondo il fecondo modo
cadell'altezze dei volti: le mediocri fono quadre ed involtate a catino:
due
loro
fono
alti
larghezza,
i
volti
di
uguale
lono
qual'andito
merini, e
dri. L'entrata ha quattro colonne, il quinto pi fottili di quelle di fuori, le
quali foftengono il pavimento della fala , e fanno l'altezza del volto bella e
quattro tem(icara. Nei quattro nicchi che vi fi veggono fono ftati fcolpiti

La fcguente Fabbrica

dovano, e fu

apprelTo

edificata dal

pi dell'anno da Melfcre Alcflandro Vittoria Scultore eccellente. Il primo orLe ftanze di fopra fono ia
dine delle colonie Dorico, il fecondo Jonico
folaro; l'altezza della fala giugnc fin fotto il tetto. Ha quella fabbrica due
(Iradc dai fianchi , dove fono due porte , fopra le quali vi fono anditi che
conducono in cucina, e luoghi per fervitori.
.

loo
fegue del Alagniico Signor Giorgio Cornaro in Piombino, luogo di Cartel Franco. 11 primo ordine delle logge Jonico. La fcaJa e porta nella parte piii addentro della cafa, acciocch (a lontana dal caldo e dal freddo: le ale dove ( vedono i nicchi fono larghe la terza parte

La Fabbrica

clie

lunghezza; le colonne rifpondono al dritto delle penultime delle


tanto dittanti tra f, quanto alte. Le ftanze maggiori fono lunfono
logge, e
ghe un quadro e tre quarti, i volti fono alti fecondo il primo modo delle
altezze dei volti; le mediocri fono quadre il terzo piij alte che larghe, i volti
fono a lunette. Sopra i camerini vi fono mezzati. Le logge di fopra fono di
ordine Corintio, le colonne fono la quinta parte pi fottili di quelle di fotto. Le rtanze fono in folaro ed hanno fopra alcuni mezzati. Da una parte
vi la cucina e luoghi per malfare, e dall'altra i luoghi per fervitori.
della

fua

La

JOl

die! Clariflma Cavaticre il Signor Leonardo Moche fi ritrova andando da Venezia a Tre-:
Marocco,
Villa
detta
una
cenigo ad
vigi. Le cantine fono in terreno, e fopra hanno da una parte i granari, e
dall'altra le comodit per la famiglia: e fopra quefti luoghi vi fono le (lanze del padrone divife in qiattro appartamenti: le maggiori hanno i volti alti
piedi vent* uno, e fono fatti di canne, acciocch fiano leggieri; le mediocri
volti alti quanto le maggiori; le minori, cio i camerini hanno i loro
hanno
e fono fatti a crociera
La loggia di fotto di
volti alti piedi dicialTette
ordine Jonico. Nella fala terrena fono quattro colonne, acciocch Ila pr-;
porzionata l'altezza alla larghezza. La loggia di fopra di ordine Corintio/
ed ha il poggio alto due piedi e tre quarti. Le fcale fono pofte nel mezzo,
e dividono la fala dalla loggia, e camminano una al contrario dell'altra; onde e dalla deftra e dalla finiftra fi pu afcendere e difcendere , e riefcono molto comode e belle, e fono lucide a fufficienza. Ha quefta fabbrica dai fianchi
i luoghi da fare i vini,
le flalle, i portici, ed altre comodit all'ufo della

La"regi*nfe^abbrica

Villa appartenenti

A
.

....-i>S=f*4^'''*'-*^

Fan'

I04

Fanzolo, Villa del Triviglano difcofla da Cartel Franco tre miglia,


la Fabbrica che fegue del MagniJco Signor Leonardo Emo. Le cantine, i granari, le dalle, e gli altri luoglii di Villa fono dall'una e dall'altra parte della cafa dominicale, e nell'ertremit loro vi fono due colombare che apportano utile al padrone ed ornamento al luogo, e per tutto fi pu andare al coperto; il che una delle principali cole, che fi ricercano ad una cafa di VilDietro a quella fabbrica un giardino
la, come flato avvertito di fopra
quadro di ottanta campi Trivigiani, per mezzo il quale corre un fiumicello
che rende il fito molto bello e dileccevole. E' (lata ornata di pitture da Mefler
Battifta Veneziano.
.

CA-

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AD

delle

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XV.

Cafe di Villa di alcuni Gentiluomini di Terra

Ferma

Vicentino detto

il Finale
la feguente Fabbrica del
piano delle ftanze s'alza da terra cinque
piedi; le (Vinze maggiori fono lunghe un quadro e cinque ottavi, ed
alte quanto larghe, e foao in l'olaro. Continua quefta altezza anco nella fala:
i camerini apprelFo la loggia fono in volto , l' altezza dei volti al pari di quelle delle ftanze: di fono v\ lono le cantine, e di fopra il granaro, il quale occupa tutto il corpo della cafa. Le cucine fono fuori di quella, ma per congiunte in modo, che riefcono comode. Dall'una e l'altra parte vi fono i luo-

un luogo

del

Signor Biagio Sarraceno,

Il

ghi all'ufo di Villa necellarj.

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io-

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Cto Stl deli

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To8
Difcgni che feguono, fono della Fabbrica del Signor Girolamo RagoTua Villa. Ha quella
na, Gentiluomo Vicentino, fatta da lui alle Ghizzole
Fabbrica la comodit ricordata di fopra , cio che per tutto fi pu andare al
coperto. Il pavimento delle ftanze per ufo del Padrone alto da terra docomodit per la famiglia, e di fodici piedi: fotto qaefte ftanze vi fono le
pra altre ftanze, che polTono fervire per granari ed anco per luoghi da abitarvi, venendo Toccanone. Le fcale principali fono nella facciata davanti
I

della cafa, e

hfpondono

fotco

portici del cortile.

la
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G-i

Sc/v. dd. j tnc.


Xii,-'

IO

In Pogliana Villa del Vicentino la feguente Fabbrica del Cavalier Po


oliana. Le lue rtanze fono fiate ornate di pitture e ftucchi belliflmi. da Mellcr
e da Meller
Bernardino India e Meller Anfelmo Canera pittori Veroneli
Bartolommeo Rodolfi Iciiltore Veronefe. Le llanzc grandi fono lunghe un
quadro e due terzi, e fono in volto: le quadre hanno le lunette negli anL'altezza della fala la met piii
camerini vi fono mezzati
goli; fopra
,

viene ad ellere al pari dell'altezza della loggia: la fala


involtata a falcia, e la loggia a crociera: fopra tutti quefti luoghi il granato, e fotio le cantine e la cucina; perciocch il piano delle ftanze ( alza
cir.que piedi da terra. Da un lato ha il cortile ed altri luoghi per le cofe
della larghezza, e

un giardino che corrilponde a detto cortile , e nella


Bruoio, e una Pefchiera di modo che quello Genriluorno,
come quello che magnifico e di nobilifimo animo, non ha mancato di
fare rutti quegli ornamcnn e rutte quelle comodit , che fono poflibili per
rendere qutlto fuo luogo bello, dilettevole, e comodo.
di

Villa,

dall'altro

parte di dietro

il

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12

Liflera, luogo

propinquo

Vicenza, la feguente Fabbrica edificata


Gio: Francefco Valmarana
Le logge fono
d'ordine Joaico, le colonne hanno fotto una baie quadra che
gira intorno
a tutta la cafa; a quella altezza il piano delle logge e delle ftanze,
le quali
tutte lono in folaro. Negli angoli della cafa vi fono quattro
torri, le quali
fono in volto: la (ala ancora involtata a fafcia
Ha quella Fabbrica due
cortili uno davanti per ufo del Padrone
e 1' altro di dietro dove li tribbia
,
il grano^ ed ha coperti, ne'quaii
fono accomodati tutti i luoghi pertinenti
^

gi dalli tehce

memoru dd

Si^.

La

113

tr.-i?

Silvefh-tni Jc/..'

irtL-

114

La feguente Fabbrica

fu cominciata

dal

Conte Francefco

Conte Lo-

Meledo Villa del Vicentino. Il (ito bellilfmio;


un colle, il quale bagnato da un piacevole fiuniiceilo,
ed ne! mezzo di una molto fpaziofa pianura, ed accanto ha una aliai frequente ftrada. Nella fommit del colle ha da elTervi la (ala rotonda circondata dalle ftanze, e per tanto alta, che pigli il lume fopra di quelle. Sono
nella fala alcune mezze colonne che foftengono un poggiuolo, nel quale li

dovico

fratelli

de' Tnlfini a

perciocch fopra

entra per le ft.inze di fopra,

vono
nelli,

le

quali, perch fono alte folo fette piedi, fer-

per mezzati. Sotto il piano delle prime ftanze vi fono le cucine,! tied altri luoghi. E perch ciafcuna faccia ha bellifme vift; , vi vanno

quattro logge di ordine Corintio, fopra i fronrelpizj delle quali forge la cupola delli fala. Le logge, che tendono alla circonferenza, fanno un gratidmo
afpetto. Pi predo al piano fono i fienili, le cantine, le dalle, i granari, i
luoghi da Caftaldo, ed altre danze per ufo di Villa. Le colonne di quedi
portici fono di ordine Tofcano j fopra il fiume negli angoli del cortile vi

fono due colombare.

La

+4

ej*

Bcceeeee* B

&t'S.St*vefhvni

aci^inc/

i\6
luogo del Vicentino, ed del
Signor Mario Repeta, il q'Jile ha efeguito in quella Fabbrica l'animo dtlla
felice memoria del Signor Francefco fuo padre. Le colonne de' portici fono
di ordine Dorico: g' intercolunj fono quattro diametri di colonna. Negli
eftremi angoli del coperto, ove l veggono le logge fuori di tutto il corpo
della cafa, vi vanno due colombare, e le logge. Nel fianco incontro alle ftalaltre alla
Je vi fono danze, delle quali altre fono dedicare alla Continenza
Giullizia, ed altre ad altre virt, con gli elogj e pitture che ci dimoftrano, parte delle quali opera di Meller Batrifla Maganza Vicentino, pittore

La Fabbrica che fegue,

in

Campiglia

il
che ftato fatto, affinch quefto Gentiluomo, il quale
e poeta ( igolare
riceve molto volentieri tutti quelli che vanno a ritrovarlo, polla alloggiare
nella camera di quella virt, alla quale effi gli pai fuoi forcftieri ed amici
:

reranno avere pi inclinato l'animo. Ha quefta Fabbrica la comodit di potere


andare per tutto al coperto; e perch la parte per l'abitazione del Padrone
quanto quella perde di
e quella per ufo di Villa fono di un iftelTo ordine
grandezza per non efiere pi eminente di quefta , tanto quefta di Villa ac,

crefce

il

fuo d bito

drone con bellezza

ornamento

e dignit,

faceiidofi

eguale a quella del Pa-

di tutta l'opera.

Li

JlA

iiiriLiitv).iii.iii tlr^ttJII:

T^^fr^^niT^irri

ii8

La feguente Fabbrica del Conte Odo^rdo, e Conte Teodoro fratelli


dc'Thieni in Cigogna loro Villa, la qua! Fabbrica fu cominciata dal Conte
Francefco loro padre. La l'ala nel mezzo della cafa ed ha intorno alcune
,

piano delle llanze di fopra. U volto di quella (ala giunge fin fotro il tetto. Le (hnzc grandi
hanno i volti a fchiffo, e le quadrare a mezzo cadino, e ( alzano in modo,
camerini hanno (oche fanno quattro torricelle negli angoli della fabbrica.
quali
rifpondono al mezzo delle fcale. Sono
pra i loro mezzati , le porte dei
le fcale fenza muro nel mezzo, e perch la fala per ricevere il lume di fopra luminolllma, elle ancora hanno lume abbaftanza , e tanto pi, che
eflendo vacue nel mezzo ricevono il lume anco di fopra. In uno dei coperei, che fono per fianco del cortile vi fono le cantine e i granari, e
nell'altro le ftalle, e i luoghi per la Villa. Quelle due logge, che come braccia efcono fuori della Fabbrica, fono fatte per unire la cafa del Padrone con
quella di Villa. Sono anpreiTo quefta Fabbrica due Cortili di fabbrica vecchia
con portici, uno per tribbiare il grano, e l'altro perla famiglia pii minuta.

colonne Jonchc

fopra

le

quali un poggiuolo

al

pari del

La

na

Gic Slluc^'trini del. e iru

1.2.

I20

La

Tegnente FiHhrJca del


nella fua Villa di A igaranj nel
cantine, granari, luoghi da fare

Confe Giacomo Angarano da lui fabbricata


Vicentino, Nei fianchi del cortile vi Cono
i

vini, luoghi da Caftalcio, ftalle

colomba-

ra, e pi oltre da uni parte il corrile per le cofe di Villa, e dall'altra un


giardino. La cafa del Padrone porta nel mezzo nella parte di fotto in volto, e in quella di fopra in foiaro. l camerini s di fotto, come di fopra fo-

no

iTizzt.

Corre apprelfo

buonifl ni pefci

no 3 pcc

li

a quella

E' quelto luogo

frac(i

che

vi

Fabbrica

celebre per

vengano

la

vini

Brenta fiume copiofo di


preziol che vi (i fan-

molto pi per

la cortesa del

Padrone.

Di-

12,1

122
Dlfegni che fegnono, fono della Fabbrica del Conte Ottavio Thine a
Ouinto Tua Villa. Fu cominciata dalla felice memoria del Conte Marc' An'
conio fuo padre, e dal Conte Adriano fuo zio. U fito molto bello per
avefe da una parte la Telina, e dall'altra un ramo di detto fiume adai grande. Ha quello Palagio una loggia davanti la porta di ordine Dorico. Per queha nei fianfta fi paHa in un'akra loggia, e da quella in un cortile, il quale
l

chi due lo-ige. Dall'una, e l'altra teda di quefte logge fono gli appartamenti
Giodelle Itanze, delle quali alcune fono Hate ornate di pitture da MelTer
vanni Indemio Vicentino, uomo di bei iffimo ingegno. Incontro all'entrata fi

trova una loggia fjniilc a quella dell'entrata, dalla quale l entra in un'Atrio
di quattro colonne, e da quello nel cortile, il quale ha i portici d'ordine
Dorico e ferve per l'ufo di Villa. Non vi alcuna fcala principale corrifpondente a tutta h Fabbrica, perciocch la parte di fopra non ha da fervire f non per [alvarobi, e per luoghi da fervitori.

In

l'j.3

I 4

124
feguente Fabbrica del Signor Girobelliflma vilt, ed accanto un fiume,
Per
rendere
quefto
(ito comodo per l'ufo di Villa
pefchiera.
per
ferve
che
La Lbvi fono ftati fatti cortili, e ftrade fopra volti con non piccola fpela

Lone^o, luogo del Vicentino,


lamo de' Godi porta (opra un colle di
in

la

brica di

mezzo

per l'abitazione del

Padrone,

Famiglia. Le llanze
piedi , e fono in lolaio:

e della

del Padrone hanno il piano loro alto da terra tredici


fopra quefte vi fono i granari, e nella parte di fotro, cio
tredici piedi, vi fono difpolle le cantine,

nell' altezza

dei

luoghi da fare i vini, la cucina


la
(ala
giunge
con
fimili.
(u altezza fin fotto il tetto, ed
luoghi
La
ed
ha due ordini di (anelare. Dall'uno, e dall'altro lato di quefto corpo di fabbrica ci fono i cortili, ed i coperti per le cofe di Villa. E' (tata quella Fabbrica ornata di pitture di belhllma invenzione da Meder Gualtiero Padovano, da Melfer Battifta del Moro V^eronele, e da Meler Bartilla Veneziano,
perch quefto Gentiluomo, il quale giudiziofdmo, per ridurla a quella
eccellenza e perfezione, che (a podlbile non ha guardato a Ipefa alcuna, ed
i

altri

ha

fcclto

pi (ingoiar! ed eccellenti pittori dei noltii tempi.

Saa*

Jl.-r

100

'*^ -*' "

Qio St! del :

trtc.

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^.j^

16

Santa Sofi?, liwgo vicino a Verona cinque miglia, la fegucnte Fsbbricn del Signor Conte Alare' Antonio Sarego, polU io uo belliflmo (ito, cio
fopra un colle di afcefa faciliirima , che dilcnopre parte ddla Citt, ed tra
due vallette. Tutti i colli intorno fono ameniflimi. e copio/ \ bbonillinie
acque; onde quella Fabbrica ornata di giardini, e di fontane roaravigliolc
Fu qucfto luogo per la fua amenit le deiicie dei Signori della Scala, e per
alcuni vefligj, che li veggono, li
ni fu tenuto da quegli Antichi in

comprende, che anco al tempo dei Romanon picciola rtima. La parte di quella Fab-

bdca, che ferve all'ufo del Padrone, e della Famiglia ha un cortile, intorno
al quale fono i portici. Le colonne fono di ordme Ionico fatte di pietre noti
convengono le cole
pulire, come pare che ricerchi la Villa, alla quale
delicate.
qiitfte
Vanno
colonne a foiltntre
che
femplici,
piuttollo fchictte e
i'eftrema cornice, che U gorna ove piovono le acque del copirto, td hanno nella parte di dietro, cio lotto i portici alcuni pilaftri, che leggono il
In qucflo Itcondo
pavimento delle logge di fopra, cio del fecondo folaro
all'altra,
la
grande7/.a
rincontro
delle quali
fale,
una
folaro vi fono due
moftrata nel difegno della pianta con le linee, che li interlecano, e lono tirate dagli eftremi muri della fabbrica alle colonne. Accanto a quefto cortile
vi quello per le cofe di Villa, dall'una, e l'altra parte del quale vi iono
per quelle comodit, che nelle Ville li ricercano.^
i coperei
li

La

il7

Gic.

>y/f.-/^.-Ti:i del-

i:i^'

128
_

La Fabbrica che fegue,

del Signor

Miga

Conte Annibale Sarego ad un

luo-

Fa bafamento a tutta la Fabbrica un piedidi


querto
all'altezza
il" pavimento delle prime ftanze,
piediftallo
ila Ilo, ed
fotto le quali vi fono le cantine, le cucine, ed altre danze pertinenti ad allogar la famiglia: le dette prime danze fono in volto, e le feconde in folaro;
apprelTo quella Fabbrica vi il cortile per le cofe di Villa, con tutti quei
luoghi, che a tal' ufo fi convengono.

go del Coiognefe detto

la

CA-

(t

tu J'i/vi/tnni del. e tnc.

^^^

CAPITOLO
Dilla Cafa di Villa degli

HO

XVI.
AiitcJj.

molte Fabbriche di Villa da me ordinate; reit, che io ponga anco i! difegno delia cafa di V^illa, che fecondo quello che ne dice Vitruvio, folevano tare gli Antichi: perciocch in effo l vedranno tutti i luoghi appartenenti all' abitazione ed all'
ufo di Villa collocati alle regioni del Ciclo, che a loro fi convengono; n
mi eftender in rtferirc quello, che ne dice Plinio, perch ora il mio principsle oggetto folamente'di moftrare come ti debba intendere Vitruvio in
quefta parte. La faccia principale volta a Mezzogiorno, ed ha una loggia,
dalla quale per un'andito fi entra nella cucina, la quale riceve il lume fopra
i

fin

luoghi a

no

ie

ftalle

lei

qui polio

vicini, ed

de buoi,

le

difegni

ha

il

di

camino

nel

mezzo. Dalla

parte finiftra vi fo-

cui mangiatoje fono rivolte al fuoco, ed all'Oriente;

medefima parte fono anco

le ftanze, che tlTi ricercano, li allontanano dalla cucina al pari della loggia. Dalla parte delira vi
il torchio, ed altri luoghi per l'oglio corritpondenTi ai luoghi dei bagni, e
vengono ad avere l'Oriente, Mezzogiorno, e Ponente. Di dietro vi fono le
cantine, le quali vengono a pigliare if lume da Settentrione, ed efler lungi
dallo ftrepito e dal calor del Sole. Sopra le cantine vi fono i granari, i quali
anch'eli! hanno il lume dalla medelma regione del Ciclo. Dalla delira e
finiftra parte del cortile vi fono le Halle per cavalli pecore ed altri animali,
ed i fienili ed i luoghi per i pagliari , ed i piOrini , tutti i quali deono
efTere lontani dal fuoco. Di dietro vi fi vede l'abitazione del padrone, la faccia principale della quale oppofta alla facciata delia cafa di Villa; onde in
queite cafe fatte fuori della citt venivano ad edere gli Atrii nella parte di
dietro, lo ella \\ odervano tutte quelle conliderazioni , delle quali fi detto
di fopra, quando (i pole il difegno della cafa privata degli Antichi; e per ora
abbiamo folamente confiderato la parte della Villa, lo ho fatto in tutte le fabbriche di Villa, ed anco in alcune della Citt il Frontefpizio nella facciata davanti, nella quale fono le porte principali ; perciocch quefti tali Frontt'pizj
accufano l'entrata della cafa, e fervono molto alla grandezza e magnificenza dell'opera, facendoli in quello modo la parte davanti pii eminente delle
altre parti: oltre di che riefcono comodiiTimi per l'infegne, ovvero armi
degli Edificatori, le quali (^ fogliono collocare Del mezzo delle facciate. Gli
tifarono anche gli Antichi nelle loro fabbriche, come fi vede nelle reliquie
quali, per quello, che ho detto nel
dei Tempi, e di altri pubblici Edifizj,
proemio del primo libro, molto verifimile, che pigliaflero l'invenzione, e
le ragioni dagli edifizj privati, cio delle cafe. Vitruvio nei fuo terzo libro
al cap. ultimo c'infegna come fi debbono fare.

dalia

bagni,

quali per

CA-

131

Ji

la!jbrini

'"'

CAPITOLO

XVII.

Di alcune hivenzoni fecondo

lA

intenzione era parlar

folo di quelle

diverji Siti

fabbriche,

le

quali

cominciate e ridorce a termine

ovvero
che pre-

compiute, ovvero
ma conofcendo il pi
ne porclfe fperare il compimt.nto
ai
fiti, perch non femdelie volte avvenire, che iia di bifogno accomodarli
pre fi fabbrica in luoghi aperti, mi fono poi perfualo non dovere eflcre fuori
del propodto noftro, lo aggiungere ai diicgni porti di fopra alcune poche invenzioni fatte da me a requifizionc di diverfi Gentiluomini, le quali cffi non
hanno pni efeguito per quei ril'petci che fogliono avvenire. Perciocch i
difficili fiti loro, ed il modo che ho tenuto nelT accomodar in quelli le flanzc ed altri luoghi, che avelfero tra f corrifpondenza e proporzione, faranno (come io credo) di non piccola xitiit.
II (ito di qucfta prima invenzione piramidale. La bafe della piramide
viene ad c'iere la facciata principale della cafa, la quale ha tre ordini di colonne, cio il Dorico, l'Ionico, ed il Corintio. L'entrata quadra, ed ha
quattro colonne, le quali foikngono il volto, e proporzionano l'altezza alla
larghezza. Dall'una e l'altra parte vi fono due ftanze lunghe un quadro e
due terzi, alte fecondo il primo modo dell'altezza dei volti; appreilb ciafcuIn capo dell'entrata io
na vi un camerino, e fcala da falir nei mezzati
vi facea due danze lunghe un quadro e mezzo, ed apprello due camerini
della medefima proporzione con le fcale che portafTero nei mezzati, e p'
o^tre la fala lunga un quadro e due terzi con colonne eguali a quelle dell'
entrata. Apprcifo vi farebbe ftata una loggia, nei cui fianchi farebbero ftate
le fcale di forma ovale, e pi avanti la corte, accanto la quale iarebbcro dare
le- cucine. Le feconde danze, cio quelle del fecondo ordine avercbbono avufortcfo

do

to di altezza piedi venti, e quelle del terzo diciotto: ma l'altezza dell'una,


e dell'altra fala farebbe (lata fino fotto il coperto; e quede fale averebbono
avuto al pari del piano delle danze fuperiori alcuni poggiuoli , che avereb-

bono

fervito

fimili

follazzi.

ad

allogar

perfone

di

rifpetto al

tempo

di fede, banchetti, e

F-

^fil ue/ifuii

tkl .'in

Feci per un fico in Venezia la


fottopofla invenzione: la faccia prin-

colonne, il
primo Jonico, il fecondo Corintio,
ed il terzo Compolco. L'encraca efce
ha quattro colonalquanto in fuori
mili
a quelle JdU tacuguali,
e
ne
Le ftanze , che fono dai fianciata
chi, hanno i volti alti fecondo il pruno

cipale

ha tre ordini

di

modo

dell'altezza dei

voici:

oltre a

quefle vi fono altre danze ajinoii,e


camerini , e le leale che (ervo.io ai mczzati. Incontro all'entrata vi e un'andito, per il quale (i entra in uo'alira
fala minore , la quale da una ^arte ha
una coriicella dalla quale prende lu-

nje, e dall'altra

la

Icaia mu^ji^'ore, e

forma ovata, e vacua


nel mezzo con le colonne intorno,
che foltengono i graJi, Pi oltre per
un'altro andito ( entra in una loggia, le cui colonne lono di ordine
Jonico uguali a quelle dell'entrata.
Ha quefta loggia, un'appartamento
per banda com-j quelli dell'entrata,
ma quello, che nella parte finiilra
principale

di

vien alquanto diminuito per cagione del


(ito. Apprelfo vi una corte con colonne intorno che fanno corridore , il
quale ferve alle camere di dietro ove
fiarebbono le donne, e vi farebbono
le cucine. La parte di fopra (linia quella di fotto, eccetto che la

che fopra l' entnta non ha


colonna, e giunge con la Tua altezza
fin fotto il tetto, ed ha un corridore, o pogginolo al piano delle terze
ftanze, che fervirebb<: anco ail. (\l^Q^'
([ve di fopra, perch in q-iefa fala ve
ne farebbero due ordini. La fdla minore sverebbe la travatura al pari dei
volti delle feconde ftanze, e farebbefcaja,

ro querti volti

alti

ventitre piedi, le

ilanze del terz' ordine farebbero in fo-

laro di altezza di diciotro piedi

Tut-

te le porte, e fineftre s'incontrereb-

bero, e farebbero una fopra l'altra,


e tutti i muri averebbero la loro parte di carico. Le cantine,
luoghi da
lavare i drappi
e gli altri magazzini
farebbero Aati accomodaci fotto terra
i

138
Feci gi richiedo dal Conte Francefco, e Conte Lodovico fratelli de*
TrKTmi per uo loro fico in Vicenza la feguente invenzione: fecondo la quale avercbbe avuto la cala un'entrata quadra, divifa in tre fpazj da colonne
di ordine Corintio, accioccn il volto Tuo avelie avuto fortezza, e propor

xione

Dai rianchi

uno, computandovi

no accanto

ai

vi

larebbooo

tre

luezzati

due appartamenti di
quali averebbono lervito

danze per
che to-

Itati

Ittte

a'

le leale,

camerini.

L'altezza delle llanze maggiori farebbe ftata piedi ventifette, e delle mediocri e mmvoti dtciorto. Pi a dentro li farebbe ritrovata la corte circondata da logge d'ordine Jonico. Le colonne del prinn ordine della facciata larebbono (tate Jomche, ed uguali a quelle della corte; e quelle del lecondo
Coinrie. La la'a farebbe Itata rutta libera, della graruiezza dell'entrata, ed
alta iin lotto il tetto; al pari dil piano della fofltra avtfebbe avuto un corridore . Le danze maggiori farcbbono {{ire in lolaro; le mediocri, e piccole
in vho. Accanto la corte vi farebbono ftare flanze per le donne , cucina,

td

altri

luoghi

[otterr poi le

canune>

luo^^hi

da iegne, ed

altee

comodit.

Vlnr

^itve,^rni dei e ine

L'Invenzione qui porta fa


fatra al Conte Giacomo Angarana per un fuo fico pur nella detta Citt
Le colonne della fac.

ciata fono d'ordine

Compofito.

Le flanza accanto V entrata fono lunghe un quadro e due terapprelFo vi un camerino,


e fopra quello un mezzato
Si
pafla poi in una corte circondazi

ta da portici ; le colonne fono


lunghe piedi trentafci , ed hanno dietro alcuni pilaftri da Virruvio detti Paraftatice, che foflcngono il pavimento della feconda loggia, fopra la quale ve ne

un'altra difcoperta al pari del


piano dell'ultimo folaro della cafa, ed

ha

Pi oltre

fi

poggiuoli intorno.
ritrova un'altra cor-

te circondata finiilmente da portici;

il

primo ordine

delle

co-

lonne Dorico, il fecondo Jo


nico, ed in qaelU fi ritrovano
le fcale . Nella parte opporta alle fcale vi fono le iUlle, e vi
fi potrebbono fare le cucine, ed
i

luoghi per

fervitori.

alla parte di fopra

la

Quanto

fala fareb-

be fenza colonne, ed il fuo foJaro giungerebbe fin fotto il tetto Le ftanzc farebbono tanto alte quanto larghe, e vi farebbono i camerini , e mezzati come
nella parte di fotto. Sopra le
colonne della facciata fi potrebbe fare un pog^iuolo, il quale
in molte occafioni cornerebbe
coinodidnio.
.

3 3

J'clvefirini del e ine

142
portoni detti volgarmente della Br, (ito notablidmo , il
Conte Gi: Battiih dalla Torre difegn gi di fare la feguentc Fabbrica, la
quale averebbe avuto e giardino, e tutte quelle parti, che fi ricercano a
luogo comodo e dilettevole. Le prime ftanze (arcbbono ftate in volto, e foIn

Verona

ai

piccole vi farebbono ftati niezzati, a* quali averebbono fervito le


lale piccole. Le tcconde ftanze , cio quelle di fopra fartbbono ftate in folaro. L'altezza della fala farebbe aggiunta fin fotto il tetto, ed al pari del piano della foffitta vi farebbe ftato un corridore, o poggi uolo, e dalla loggia,

pra tutte

le

e dalle Jneftre

mede

nei iianchi averebbe prefo

il

lume.

Fc-

^43
c^,z

>-^-^

a"-^-H
-pi'sr

;>'
G-tStlvc^ritii del. cinz.

ji

zo

~y'cr

4,0

H4

Cavaliere Gio: Battifla Garzadors Gentiluomo Vicentino


la feguente invenzione, nella quale fono due logge una davanti, ed una di
dietro di ordine Corintio. Quclte logge hanno i fotftti, e cos anco la fala
terrena, la quale nella parte pi a dencro della cala, acciocch fia frefca
ncir edace, ed ha due ordini di iiiieftfe. Le quattro colonne, che fi veggo*
no foitengono il foffitro, e rendono forte e ficuro il pavimento d;lla fala
di fopra, la quale quadra e fenza colonne, e tanto alta quanto larga, e
di pi quanto la grolPezza della cornice. L'altezza dei volti delle ftanzc
maggiori fecondo il terzo modo dell' altezza dei volti i volti dei camerini fono alti piedi fedici. Le ftanze di fopra fono in folaro: le colonne delle
fecondo logge fono di ordine Compofito, la quinta parte minori di quelle di
fotco. Hanno quefte logge i frontefpizj, i quali (come ho detto di fopra)
danno non mediocre grandezza alla fabbrica facendola piij elevata nd mez'
20, che nei fianchi, e fervono a collocare le infegne.
Feci ancora

al

Fc'

-?4^

4.

S'itv cjriti: del e ine

JO

14^
Feci a rcqui/Irione del Clarini mo Cavaliere il Signor Leonardo Moccnico l'invenzione che fcguc per un fuo filo fopra la Brenta. Quattro logge, le quali come braccia tendono alla circonferenza pajono raccoglier quelli,
che alla cafa li approflmano: accanto a qucfte logge vi fono le ftalle dalla
parte dinanzi che guarda fopra il fiume, e dalla parte di dietro le cucine,
ed i luoghi per il Fattore, e per il Caftaldo. La loggia, che nel mezzo
della facciata, di fpclTc colonne, le quali perch fono alte quaranta piedi
hanno di dietro alcuni pilaftri larghi due piedi, e grofl un piede ed un quarto, che foftengono il piano della feconda loggia, e piij addentro fi trova il
larghi quanto
I portici fono
di
diametro
colonna.
Dell' ifielfa larmeno
un
colonne,
la lunghezza delle
ghezza fono ancora le logge e le ftanze, che guardano fopra i giardini, acciocch i\ muro, che divide un membro dall'altro, fia porto in mezzo per
Le prime ftanze farebbero molto comode a
foftonere il colnno del copetto
mangiare, quando vi intervcnifle gran quantit di perfone, e fono di proporzione doppia. Quelle degli angoli fono quadre, ed hanno i volti a fchifix),
alti all'importa quanto larga la ftanza, ed hanno di freccia il terzo della
larghezza. La fala lunga due quadri e mezzo. Le colonne vi fono port:e
per proporzione la lunghezza, e la larghezza all'altezza, e farebbono querte
colonne folo nella fala terrena, perch quella di fopra farebbe tutta libera.
Le colonne delle logge di fopra del cortile fono la quinta parte pii piccole
di quelle di fotto, e fono di ordine Corintio. Le ftanze di fopra fono tanto
alte, quanto larghe. Le fcalc fono io capo del cortile, ed afcendono una al
cortile circondato da logge d'ordine Jonico.

contrario dell'altra.
E con quefta invenzione, fia a laude di Dio, ho porto fine a qucrti due
Libri, ne' quali con quella brevit, che fi potuto maggiore, mi fono ingegnato di porre infieme ed infegnare facilmente con parole e con figure tutte quelle cofe, che mi fono parfc pi necefTarie e pi importanti per fabbricar bene, e fpecialmente per edificare le cafe private, che in f contenga-

no

bellezza, e fiano di

nome,

e di

comodit

agli edificatori.

JUve/b-mt. ll^ me.

FINE

DEL

.SECONDO LIBRO

^
'

,i

'

ctn^uc ordini,edigueltavvertimcrUi
che sono pi ncccssarj nelfabricarc;l^

51 TRATTADELLE
.,

G;r^'unrt S.-/vc/frtni Ine

CASE PRIVA TE,2

'^dcUcVic,de(Ponti,dcUcPtazzedeiXiftt.cde,

)ti

H #1

___

^^.____

g '-g-a i

^JjJ^cSlgg*?^

....

'
1

PROEBIIO AI L.ETT011I
1^ y^^,++Y^ .^

flX /%

Vendo

1-

# M-^. -s-*-*
^tCft<-^L3

al

nofcere

do

^^

P'jfto

dentro

fjori delle Citt

3';

gd a

a.agnidche fabbriche,

pi.^

di magifior graniiezia

fanno, con pi

ciaftuno, hanno

ufo

comodo

la

grandezza dell'animo loro, e

di

che da me lono

ernamenti che

privati,

caaipo di far co-

ampio

molto

a pia

pubblici;

Architetti bellillma occalone di dimo-

gli

maravigliofe

nelle belle

Principi

mio

parlar

il

ora agli Edihcj

palli

rari

ordinate

ftace

VitruvioJ faceva-

e di quelle, che ("come ha

mondo

ed oltre a ci aven-

Q,olto convenevole, che indirizzando

yY^jjj.|^i.

g^.j.g^;^jj

dchbon avere

(i

multe di qaeiiti caie

diCegni di

^^|.

quanto eHi vagliono

ftrar

pieno degli Edifici privati, e ricordato tutti quelli pia

"eceiVarj avvertimenti, cUe in loro

ne'quali, perch
e fervono

io trattato a

inveniioni

Per

qual coia in quello

la

d principio alle mie Antichit e RCgli aitii, che ( piacendo Iddio ; leguiranno, defiJero, che tanto maggior ftu.Ho lia porto nel conliderar quel poco che h dir e
che fi porranno, quanto con maggior fatica, e con pi lunghe vigilie io ho rii difegni
Libro

ne! quale io

dotto quei fragmenti

che ne fono rimafti .degli antichi ediic}, a forma tale, che

(come

vatori dell'Antichit ne iano

(pero) per pigliar diletto, e

gli oler-

ftudiol dell'Architet-

gli

dai buoni elempi


con
il
veder lopra una piccola carta gii editjcj intieri e t-cte
in poco tempo col mifiiiarli, e
le parti loro, che in lungo tempo dalle parole, per le quali folo con la mente, e con qualche difficolt pu il lettore venire in ferma e certa notizia di quello ch'egli legge, e eoa
molta fatica poi praticarlo- Ed a cial'cuno, che non (a del tutto privo di giudizio, pu clfer molto manifefto quanto il modo, che tenevano gli Antichi nel fabbricar folle buono: quan-

tura poflano riceverne

utilit

do che dopo tanto fpazio


rimarti in Italia

fuori

tempo

di
i

grandrTma

eiiemlo cuc molto pi s'impari

dopo tante

ruine

veftigj di tanti lor luperbi dificj

virt

creduta. Io dunque

quelo Terzo Libro nel porre

fi

delia

giandez<:a

mutazioni
per

Romana, che

certa cognizione della


in

Ti

>incie, e ferve

alla

Imperj

che

dei Ponti,

quale appartiene

la

veniamo

in

non larebba

torte

edihc)

dilegui di quegli

ne nano

noi

quali

altrimenti

contengono, ferber quell'ordine. Porr prima quelli delle Strade e

quella parte dell'Architettura,

d'

lui

come

dj

all'ornamento delle Citt


univerlale di tutti gli uomini. Perciocch ficcome ndl' altre

comodit

delle k'ro-

fabbriche, ch fecero

gli Antichi, fi fcorge , che elfi non ebbero rigurdo ne a fpefa, n a


opera alcuna per ridurle a quel termine di eccellenza, che dailu noftra impcrtezionc ci
conceffo: cos nell' ordinar le Vie pofero grandiilima cura che folfero fatt in modo, cheanCora in quelle fi conofcelle la grandezza e la magnificenza dell'animo loro* Onde per larle
,

'

che fodero comode e brevi, dorarono i monti, feccarono le paludi, e Cor.giunfero con ponti,
e cos refero facili e piane quelle, ch'erano o dalle valli, o da' torreoti abbalfate Dipoi
tratter delle Piazze ( fecondo che Vitruvio ci infegna che le facevano
Greci e i Lanni )
e di quei luoghi, che intorno le piazze Ci deono fare: e perch tra quelli di molta cobi

fiderazionc degno
fi

il

luogo, dove

porr di lai particolarmente

Giudici rendono ragione, chiamato dagli Antichi Bafilica

difegni

Ma

perch non bada

che

le

fiano benifimo compartite, e eoa fanti/Tme leggi ordinate, e abbiano

leggi eecutori tengano a freno

dottrine, e forti
f

medefimi

che

gli

Cittadini,

non C fanno anco

gagliardi con l'efercizio del corpo, per

e gli altri, e a

abitatori di alcuna

difperfi in
*

molte e
a

Regioni

le

t-itt

Migliorati, che uelle

uomiai prudenti con

le

poter ertr poi atti a jfovernar

difenderfi da chi voleffe opprimerli.-

Regione effendo

gli

i]

che potifilma cagione,

piccole parti

>

fi

unifcano in-

fieme

feme, e facciano le Chtadi

Vitruvio) alcuni

edifici

difpatar delle fcienzc


vi

fi

radunava

il

onde fecero gli antichi Greci nelle lor Citt (come racconta
che chiamarono Paleftre e Xifti, ne' qaali riducevano
Filofofi a

Giovani ogni giorno

popolo a veder combatter

appartenenti alla Religion>

H-

*.

.|

'

'l

- "

l'

Quefta Linea
fati

quale impoflbile

la

"\

Atleti;

porranno anco

fi

"

)\(-^

che

) !(

-!

met del Piede Vicentino

la

dilegni di quefti

mancenga alcuaa Civilt.

fi

quale feguir quello de'Tempj

al

1
1

)!(

-1

col quale fono

flati

H-*
mifu-

fcgucnti Edificj.

Tuteo
fiuti.

fenza

gli

efercitavano, e in alcuni tempi determinati

fi

Terzo Libro, dietro

edific;: e cos far porto fine a quefto

^(

il

piede

Ci

parte in once

dodici, e

ciafcun' oncia in qt?attro mi*

?S>:;>.%>.*.X.X.*

|]

IL

DELL'

*X>-;*X*

>S"l'Si*'<6,^%i*

iS*'^'W'te^*i'

>::>.*

TERZO LIBRO

ARCHITETTURA
D

ANDREA

FAI.L.ABIO

CAPITOLO

I.

Delle Ve.

^ J*x>txx^^^^

le

Vie

elTer corte,

'^XX+

^^X+
*^

T^
1

(icnre, dilet^''vo1t

tircrannu dionde i carri, e i gi'imenti


"'^'K-itxX'^ incontrandoli non s'impcdilctno 1' un l'altro; e per fa
^^uX apprello gli Antichi ptr legge ftatuifo, che le vie noa

'*'X + *^^^'^'^'*^*^OX'^ e belle: l faranno corte e


ritte, e f l faranno ampie,

XxX^

comode,
comode,

X*\x>ixxxx'#X ^

'I^'^'aIa;^!.!^^*^^

fc

meno
nemmeno di

foller

ranno oltre

, ove andavano diritte;


piegate e torte :iaandavano
dove

larghe di otto piedi


fede ci,
di

ci

comode

faranno tutte uguali;


pofla facilmtnte andar

cio che non vi fiano alcuni luoghi, ne' quali non l


con gH elerciti, e fc non faranno impedite da acque, ovvero da' fium. onde fi legge, che Trajano Impcradore, avendo rilpetto a quelle due qualit,
che neccllariamente l ricercano nelle vie, quando nftaur la celcbratilfima
via Appia, la quale era fiata in molte parti guada dal tempo, afciu^ i luo:

ghi paludol , abbafs i monti, pareggi le vjII, e f-iccndo dove bilognava


ponti, ridalle l'andar per ella molto facile ed tlptdito. Saranno ficure, f (i
campi, fecondo il coflufaranno per i colli, ovvero fc dovendoli far per
jane antico, fi far un argine, fop-a il quale l cammini, e f non tvcranno appreso luoghi, ne' quali conv'odamcntc i ladri, e g' inimici l pollano nafconderc; perciocch i peregrini, e gli eferciti in tali Arade poHono guardarfi da torno, e facilmente difcoprire fc folle loro tefa alcuna infidia. Quel'
!e vie che hanno le tre gi dette qualit, fono anco ncccflariamente belle,
o dilettevoli ai viandanti. Perciocch fuori della Citt per la drittezza loro,
per la comodit che appoitano,e per il pocafi ia quelle guardar da lungi,
**
e difco3
i

molro paefe, ( alleggerirci gran partse della fatica, e trova l'ani*


noflro (avendo noi avanti gli occhi Tempre nuovo alpno di paefe ) mol-

e dilcoprire

mo

e diletto. E nelle Citt rende btlliflma villa un ftrada didall'una e l'altra parte della quale hano nagnitche
polita,
ampia
e
ritta,
fabbriche, fisttc con quegli ornamenn, che lono ftati ricordati nc'pallati libri.
E iiccome nelle Citt fi aggiugne bellezza alle vie con le belle tabbnche,
quali tliendo
cos di fuori Ci accrefce ornamento a quelle con gli arbori
gli aninji
loro,
allegrano
parte
con
la
verdura
dall'altra
piantati dall'una e
noflri, e con l'ombra ne fanno coniodo grandidn o. Di quella lorte di vie
iuori della Citt ne fono molte fui Vicentino, e tra l'altre lono celebri quel-'
le, che fono a Cigogna Villa del Signor Conte Odoardo Thiene; e a (Juiato Villa del Signor Conte Ottavio dell' iltelia famiglia, le quali oidinate da
ine, fono fiate poi abbellite e ornate dalla oiligcnza e indurtria tt' detti
Gentiluomini. Qucite tosi fatte vie apportano grandilTimo utile, perciocch
per la loro drittezza, e per etere alquanto eminenti dal rimanente de'tam
pi, parlando di quelle che iono tuon della Ctt, a tempo di guerra li poffono, come ho detto, fc<iprire g' inimici molto da lungi, e cos pigliare
quella riloluzione che al Capitano parr migliore ; oltre di che in altri tempi, per
negozi, the lon loiiti occorrere agli uomini, per la loio brevit e
comodit potranno fare infiniti beneficj. Ma perch le lrade o fono den
tro della Citt o fuori, dir priuia particolarmente le qualit, che debbono
tvere quelle delle Citt, e poi come li deono far quelle di fuori, h conciolisch ditre Hano, che li chian^ano njilitari, le quali padano per mezzo
le Citt, e conducono da una Citt ad un'altra, e lervono ad univerlaJe ulo
ta

fodisfazione

de* via

ianri

e fono quelle,

per

le

quali

v.tnno

gli

elerciti

li

cord jcono

non niilitiri, le quali dalle militari partendoli, ovvero


i carriaggi; e altre
coniucoao ai un'altra via naiitare , ovvero lono fatte per ulo e comodo
parricore di cju^iche Villa, tiirer ne' (eguenti tapitoli delle militari folamente, laiciLindo a parcc le non militari: perch quelle li debbono regolare

fecondo queiis, e quanto


mendabi!!.

faranno

loro pi limili, tanto laranno

pi

coai-

CAPITOLOI!.

De/ compartimento

NFL

fi

delle rie dentro delle Citt,

dentro delle Citt ( dee aver rgaardo alla trm>


alta regione del Cielo, fotto la quale faranno
Perciocch in quelle di Aria frigida, o temperata,
(ruate le Cirr
dovranno far le llrade ampie e larghe , concioliach dalla loro larghezza
compai-tir

le vie

OTe dell'Aere,

ed

re la per riufcire la C^itt pia fana , pi comoda, e p' bella: elfendo che
quanro meno forrile, e quanto pi aperto vien l'Aere, tanto meno offende
la teda; per il che quanto pi far la Citt in luogo frigido, e di aria fotfile, e fi faranno in quella gli edificj molto airi, tanto pi li dovranno faf
!e

ftraHp

larghe, acciocch

Quanto

pollano

elfere

viltate dal Sole

in cialcuna

loro

comodit non dubbio, che potendoli nelle larghe molcarri,


ftrette darfi luogo gli uomini, i giumenti, e
ron (^no quelle molto pi comode di quelle; ed eziandio manifefto, che
per abbondar nelle larghe maggior lumC} e per clicre ancora l'uaa banda Hall'
alua
parte

alla

to meglio che nelle

Tm

sHra

mnnco occipafa

onnol^fa

9
,

fi

pu

nelle larghe confi(J<far la vaghez-

dc'c.-n)!, e de' palazzi: onde fc ne riceve maggior contento, e la Crti


ne diviene d' ornata. \\a ellendo la Citt in regione calda, ( debbono far
le Twc vie lUcTfc, e
calamcnfi alti: acci che con l'ombra loro, e con la
ftrerrezza delle vie ( contempcri la calidir del (ito, pf la qual cofa ne fc'
guir piij fanit: il che ii conofce con l'efempio di Roma, la quale (co'
Hic l legge appredo Cornelio Tacito) divenne pi calda e men fana, poich
za

Nerone

per farla bella, allarg

gior

ornamento

dalle

principali

arti

comodo

le

della

Nondimeno

ftrade fue.

Citt

dee

far

la

cafo per magpi frequentata

in tal

(Irada

ornata di magnifiche
e luperbe fabbriche; concioliachc i foreftieri, che per quJIa palleranno, fi daranno f:?cilmenre a credere, che alla larghezza e bellexza fua corrilpondano
ancor le altre ftrade della Citt. Le vie principali , che militari abbiamo nominare, ( Jeono nelle Citt compartire, che cam ninino diritte, e vadano dalle porte della Citt per retta line a riferire alla piazza maggiore e principile, ed alcnna volta ancora (ellcndone ci dal (ito concclTo) conducano
cos diritte (ino alti porta oppoiita: e fecondo la granierza della Citt (i fa-

ranno per

e da' pallaggicri

medclima

la

linea

di

tali

foreftieri

larga, e

(Irade, tra la derta pi-azza

principale ed

alcuna quaJfivo<ilia delle porte, un3,o pi piazze alquanto minori della detOla principale. L'altre (\ride ancor elle li deono far riferire le pi nobili
ron folo a!!a nrincipal piazza, ma ancora ai pi degni tempj, palazzi, portici, e altre pnbh'iche tbbriche. Ma in quefto compartimento delle vie (I
dee con (r^rt^'^^ Hiligenzi avvertire, che (come c'infegna Vitruvio al cap. vi,
ta

primo Lib ) non nguardino per linea retta ad alcun vento: acciocch pcT
q"ie"e non ( 'entano
venti furioll e violenti; ma con pi fanir degli
al)irarori vengano rorri
foavi, purgati, e fianchi; n s' incorra nell'inconvedtl

qual- anti<amenre incorfero quelli che ncli'ifola di L sbo compartirono 'e ftrade di Metelino, 'a!'a Qual Citt ora tutta I' llola ha prcfo

nit-nre, nel

il

noiic. Si

deono

le

vie

nella Citt

falicarce

fi

Kgue che

nel confelaro di

Ccnfori cominciarono a faMcarc in Roma, ove f ne veggoMelllr h milio


no ancora alcune, le quali fono rurrc esusli, e fono lalricare con pietre incerte, il qual moio di Ijliricare come ( facede H dir pi iifotro. Ma fc li
vorr dividere il luogo per il camminar degli uomini da quello che ferve per
l'ufo de'carri e delle beflie, mi piacer che le flrade fano cos divife,che
dall'una e dall'altra parte vi (ano tatti i portici , oer i quali al coperto p<jffano
cittadini andare a far i loro negozj fenza elfere ofFei dal Sole , dalle
pioggi'", e Hal'e nevi, nel qual modo fono quafi tutte le (trade di Padova
Citt anrichiilma e celebre per lo Studio. Ovvero non facendofi i portici,
(nel qual cafo le flrade riefcono pi ampie e pi allegre) (i faranno dall'
una e dall'altra parte alcuni margini falicati di mattoni, che fono pietre
co'te pi eroffe e pi (Irctre de'qudrelli perch nel camminare non offeni

dono punto

il

piede: e

la

parte di

mezzo

la'^cer

per

carri

dura. Doono edere

per

giu-

menti, e li falicher di felice, o di alrra pietra


a!quanro concive nel mezzo e pendenti; acciocch l'acque, che dalle cafe
piovono, corrino tutto in uno, e abbiano libero ed efoediro il loro corfo,
on ^e lafcino la flradi netta, ne (lano cagione di cattivo aere, come fon
quando fi fermano ia alcun luogo, e vi ( putrefanno.
*

le

(\radc

GA'

CAPITOLO

ni.

Delle Ve fuori della Citta

LE

vie fuori

della

Citt

fi

deono

far

ampie, comode,

con

a'beri

viandanti l'eftate (iano difcfi dall' ardof


d'ambedue
del Sole, e prendaao gli occhi loro qualche ricreazione per la verdura. Molto ftudio pofero in elle gli Antichi: onde , acciocch ftcHero fcniprc
acconcie crearono i provedicori, e curatori di quelle; e molte da loro ne fu-

rono

le parti; da' quali

fatte, delle

quali per la

conudit

per

la

bellezza

fua,

bench fla'o

ne ferba ancora memoria. Ma tra tutte le tanio


ifTimc fono la Flaminia e l'Appia: la prima fatta da Flaminio mentre tra
Confolo, dopo la vittoria ch'euli ebbe de' Genovefi cominciava qucfta via
alla porta Flumentana, oggi detta del Popolo, e paliando per la lokana e
per l'Umbria conduceva a Rimini; dalla qual Citt fu poi da M. Lepido f,o
e l!cga rrenata lino Bologna, ed apprcllo le radici dell'Alpe p<.r giro allargandola d'intorno alle paludi condotta in Aquikja. L'Appia prel'e il uiy
me da Appio Claudio , dal quale tu con molta Ipela ed arre tdhbritara,
o de per la Tua magnificenza e mirabile artificio tu da' P(;eti chiamata Ke
g'na delle vie. Aveva qirelta llrada il tuo principio dal Coileo , e per !
tu da Appio cofdorta folanurrc
porta (apena li diftendcva lino a Brindili
(i
ha certezza chi ne fole aut<>rc , td
is-iO a Capua ; da qucMo in gii non
percOcch
alcuni
folle
Celare;
legge apprello Fiutar' o^
(i
che
opinione di
che clfendo data la cura di quella via a Cefare, egli vi fpcte gran nun>cro
di denari; ella fu poi ultimamente rirtaurata d-i 1 rajano Imperadore, il qi^aluoghi paludol, abballando
mo'ti,
le (come ho detto di fopra ) afciugando
ponti
tjdulle
l'andar
dove bitognava,
per eiia
partggiando le valli, facendo i
fpedito e piacevul fTnio. L' anco celtbiatilTima la via Aurclia, chiamata tusl
da Aurelio Citradino Romano, che la fece; aveva il fuo principio dalla porta Aore'ia, oggi detta di San Pancrazio, e diftendendofi per i luoghi marirriftare

guade

dal

tempo,

\w'\

di

Toscana conduceva

fino

Pila.

Furono

di

non minor nome

!a

via

'^i-

rrenrana, la Prentftina, e la Labicana: la prima cominciava dalla porta Vin.ina'e, oggi detta di Santa Agnefe, e l diftende*a fino alla citt di Numcnro:
la ""econda aveva principio dalla porta Efquilina , e ora l dice di San Lorenzo: e l terza dalla porta Nevia, ci'^ da porta Adaggiore ; e conducevano
0"e(le dne vie alla citt di Prendte, oggi detta PJlelrino, e alla famofa erta <^i Labicana'. Vi furono ancora molte altre vie nominate e celbrate d.'i-!i
5>crittori, cio U Salara, la Collatina, la Latini, e altre, le quali tutte o dt
coloro che le ordir*atono , o dalla porta dalla quale avevano principio, o

nome; ma

doveva elitr di
fomnii bellezza e commodir la via Portuenfe, la qual da Hom> cooduceva a Olia; perciocch (come dice l'Alberti di avere ollervato) era duifa
tra l'una e l'altra delle quali et un corlo di pietre un piein dne ftrade
de P' a'to del rimanente, e fcrvva per divifione; per ima di quelle vie (1
andava, e per l'altra fi tornava, fchivando l'offefa dcll'inconrrarfi invenzi'na
molto comoda al grandiifimo concorfo di perfone, che a q-ic' tempi erj a
lRr>ma da n rto il mondo. Fecero gli Anrithi qvieflc loro vie militari in liue
modi, cio o lailricanUole di pieue, ovvero coprendole tutte di ghiara, e j
dal

luoCTo

dove conducevano, prefero

il

tra

tutte

.-

fiib-

fabbia. Le vie de]h prima maniera (per quanto da alcuni vertig) s* potuto
congetturare) erano di vile in tre Ipazj: per quel di mezzo, il quale era pivi
airo degli altri due, e il quale era alquanto colmo nel mezzo, acci l'acque

non

fermailero, andavano i pedoni, ed era lalicato di pietre incerte, cio di lati e d' angoli difeguali: nel qual modo di
falicare, come rt-uo detto altrove, ufavano una fquadra di piombo, la qualati e
le aprivano, ferravano, come andavano
gli angoli delle pietre, onbenillmo
i'ilcme,
co^imcttevano
ci
de le
Ficevano con preftezza gli al*
e
porclFero

fccrrcre

vi

li

due fpazj, ch'erano dalle bande, li facevano alquanto pi bafT e fi cuoprivano di fabbia e di ghiara minuta, e per quelli andavano i cavalli. Era
ciafcuno di quelli margini largo per la met della larghezza dello fpazio di
mezzo, dal quale erano divUi con laOre di pietra porte in coltello, e ogni tanto fpazio vi erano po!^e alcune pi tre in piedi pi alte dei rimanente della
frada fopra le quali falivano, quando volevano montare a cavallo , concioiiach gii Antichi non ufavano lUffe. Oltre di quelle pietre polle per l'ufo
dttto, vi er-ino altre pietre molto pi alte, nelle quali li trovava Icritto di
tri

mmo

viaggio, e furono da Gneo Gracco mifu-ate qacfte vie, e conficcate le dette pietre. Le vie militari delia feconda
maniera, cio tatte di fabbia e di ghiara, facevano gli Antichi alquanto colme nel mezzo, per la qual cofa, non potendovi reltar l'acqua, ed eliendo elle
di materia atta ad a'ciugarli predo, erano d'ogni tempo polite, cio fcnra
fango e fcnza polvere. Di qucfta forte f ne vede una nel Friuli, la quale
detta dagli abitatori di quei luoghi la Polhuma, e conduce in Ungheria:
ed un'altra ve n' fu quel di Padova, la quale cominciando dalla detta Citin

m;jno

le

miglia di tutto

il

l dice 1' Argerc


palla per mezzo Gigogna Villa del Conte
Conte Teodoro farcl'i de*Thient,e conduce all'Alpi, che
dividono l'Italia dalla Germania. Della prima maniera di vie il dilceno, che
fegue, dal quale fi pu conofcerc come doveva cller fatta la via Oflienfe.
Della feconda maniera non mi parfo nccellano il farne difegno alcuno, per-

ta

nel Itiogo,

OJoardo

che

del

ch cofa facililTima, n vi bifogno


colme nel mezzo, onde l'acqua non vi

A
B

E' lo fpazio di

Sono
Sono

le
i

di
li

alcuna in luftna purch


pola fermare.

mezzo, per dove anir^vano

facciano

pedoni.
cavillo.
i

pietre, che fervivano a falirc a


margini coperti di arena, e di ghiara, per

no

li

quali andava-

cavalli.

CA-

ifsir:

^Tj'-J"/-"-

'

"- -',^i-'-'''^y'

i'^-i^^H^V

'

'."-jirfW

ittwl
:::

'

','5.';.'.,

1. '..-"..'

jTT'dT

iafiM

CAPITOLO
D

quello che nel fabbricare

Ponti

ft

IV.
ice ojfervare

(be fi dee eleggere

COnciofiach

t del Jito

loro larghezza, altezza, e velocir noti


(i
puirano psiFare a guazzo, fu prima pcnfaco all^ comoJi tic' ponti :
onde ii pu dire, che elfi iano parte principale della via, e che altro

non

fiano

che una

molti fiumi per

la

ftrada fatta fopra deli'acqj*. Qijcrti

abbiamo detto

debbono avere quelle

che
faoo comodi , belli
e durabili per lungo tempo. Saranno comodi, quando non li alzeranno dal rimanente della via e dizandol averanno la lalita
loro facile, e qaando fi elegger quel luogo per fabbricarli, che far comodilTmo a tutta la provincia, ovvero a tutta la citt, lecondo che li fabbricheranno o fuori, o dentro delle mura: e per (i tara ciccione di quel luo'*
go, al quale da tutte le parti facilmente li pofla andare, cio che tia nel
mezzo della provincia, ovvero nel mezzo della citt, con^e fece Nitocre Regina di Babilonia nel ponte, ch'ella ordin (opra riiuffatc*ie non in u
angolo, ove polfa fervire folameace a ufo de' pochi. Saranno belli, e per durare lungamente, fc li taranno in quei modi, e con quelle mifure che d Jit
particolarmente pi di lotto. Ma ncll' eleggere il fito per fabbricarli, li dee
avvertire di eleggerlo tale, che ii polla (perare
che debba cHer perpetuo il
ponte che vi fi fabbricher , ed ove li polla far con quella minore fpefa
che fia pofT.bile: onde l elegger quel luogo, nel quale il fiume far meno
profondo, ed arer il fuo letto, o fondo uguale e perpetuo, cio o di fallo,
o di tufo, perch (come dilT nel primo Libro quando parlai de' luoghi da
jjonere le fondamenta) il fallo, ed il tufo fono fondamento buonidmo nelle acque: oltre di ci li deono fcbifarc gorghi, e le voragini, e quelli parte dell*
alveo, o letto del fiume, che far ghiarofa, o fabbiofa Perciocch la fabbia, e la ghiara per cllere dalle piene delle acque continuamente molla, varia
cavate lotto le fondamenta, l caufcrebbe di
il letto del fiume; ed cllendo
Oelfe qualit, che

richiederii

tutte le fabbriche, cio

in

rKcelTit
ra

la

ruina dell'opera.

e di fibbia,

fi

faranno

le

Ma quando

tutto

il

fondamenta come

letto del fiume


fi

dir di lotto

folle di ghia-

quando

trat

pietra. Si aver eziandio riguardo di eleggere quel hto, nel


ter de* ponti
qvia'e il fiume abbia il fuo corto diritto, Conciolach le piegature, e tortuo{t delle ripe fiano efpoile ad eller menate via dall'acqua ; onde in tal cafo
verrebbe il ponte a reftar fen/:^ fpalle, in ifola; ed anco perch al tempo
delle inondazioni traono le acque in dette tortuofit la materia, che dalle
ripe e dai canapi levano; la quale non potendo andare giij al diritto, ma
fermandoli pi, altre cofe ritarda, ed avvolgendoli ai pilaftri rinchiude le aperture degli archi, onde l'opera ne patifce in modo, che dal pefo dell'acqua
viene col tempo tirata a ruina. Si elegger dunque il luogo per edificarvi
ponti, il quale fia nel mc7zo della regione, ovvero della citt, e cos
i
comodo a tutti gli abitatori ; e ove il fiume abbia il corfo diritto ed il
letto meno profondo, uguale, e perpetuo. Ma conciofiach i ponti fi facciano o di legno, o di pietra , io dir particolarmente dell'una e dell'altra
nianiera, e oc porr aii^uanu difcgni cosi 4' Antichi i come di Moderni.
di

CA-

**

CAPITOLO

V.

neW idficarli

Dei Ponti di legnose di quelli avvertimenti che


Ji dt'To avere.

fanno Ponti di legno, ovvero per una occallcne fola, come quelli,
che fi fanno per tutti quelli accidenti, che nelle guerre ioghono avvenire, della qua! forte cclcbratiirmio queilo che ordin Giulio Ccfare
(opra il [<coo: ovrtro acciocch continuamente abbiano a fervirc a comodo di ci-ifcuno. Di qociU maniera (i legge, che fu edificato da Ercole il primo ponte, che folle giammai fatto fopra il Tevere nel luogo, dove tu poi edi'

SI

fcara

Poma, quando avendo

uccilo Getionc
Ponte baer: ed

egli

iTcnto per l'Italia, e fu detto

del Tevere, dove poi

fu

era lmilmente tutto di

menava

tuo ar*
lituato in quella parte

tra

vittoriolo

il

Ponte btblitio dal Re Anco Marzio, il qua!


il
legnatile, e le lue travi erano con tanto artificio confano

potevano levare porre kconoo il bilogno, n vi era terr,


o chiodo alcuno; come egli fofie fatto, non b sa, le non che gli Scrittori
dicono ch'era fatto lopra Itgni grt)lT,<.he fclKnevano gli altri , da' qqali egli
prefc il nome di Sublicio, perch tai legni in lingua Volfca l chiamavano
fuhlices Qucrto fu quel Ponte, che con tanto beneficio, della lua patria s
gloria di f ftello, fu difefo da Orazio Coclite. Era quefto Ponte vicino a Ripa, ove l vedono alcuni vcftigj in mezzo del fiume, perch fu poi tatto di
pietra da Emilio Lepido Pretore, e riliaurato da 1 ibtrio Imperado'e
e da
Antonino Pio. Si debbono fare quelli tai ponti, che fiano ben fermi e incarenati con foni e grolle travi, di modo che non (a pericolo che fi rompano, n per la frequenza delle perlone e degli animali, n per il pefo oc'
carriaggi, e dell'artiglierie, che paller loro lopra; n pofino ellere rovinati
dalle inondazioni, e dailc piene dell'acque. E per quelli, che fi fanno a''e
porte delle Citt, i quali chiamiamo ponti levatoti, ptrch fi pofiono alzare e calare fecondo il volere di quelli di dei tre, fi logliono laltricare di
verghe e lame di ferro, acciocch dalle ruote de'carri e da' piedi delle bcfiano rotti e euafti
fte non
Deono eficr le travi, cos quelle che vanno
conficcate nell'acqua, come qielle che fanno la larghezza e lunghezza del
ponte, lunghe e grolle fecondo che ricercher la profondit, la larghezza,
parncolari fono infiniti, non fi pu ciaC
e la velocit del fiume; ma perch
di loro certa e determinata regola. Onde io porr alcuni difegni e dir le
Joro mifnre, da' quali potr ciafcuno facilmente, fecondo che f gli offtnr
l'orcpfione, efercitando l'acutezza del fiio ingegno, pigliar partito, e far opera degna di ellcr lodata.
giunte,

chi;

li

C A

T O L O

VI.

Del Pente ordinato da Cefare fopra

il

Reno

Vendo Giulio Cefare (come

egli dice nel quarto Libro de'fuoi Commentar)) deliberato di pafiare il Reno, acci che la pofTanza Romana folle fcntira anco dalla Germania e giudicando che non fofTc cofa molto ficura, n degna di lui, n del Popolo Romano, il pafiarlo con
;

bar-

barche, ordin un Ponte, opera mirabile e molto difficile per la larghezza,


alrfzza, e velocit del liumci ma come quello Ponte folfe ord uro ( bcich egli Io (criv-i) nondimeno per non fapcrli la torza di alcune parole ulare da lui nel dcfcriverlo, itaco variamente porto xn dileg'io fecondo dvcrle
invenzioni: onde perch ancor io vi ho penfato alquanto fopra, non ho voluto lallar quefta occalone dJ porre quel modo, che nella mia giovenri, quando prima IclT i detti Commentar}, m'imaginai, perche per niio creder molto
i conf colle parole
di Celarci e perch riefce mirabUmentc, come l veduin
un
to l'effetto
ponte ordinato d me fubito fuori di Vicenza fopra il Bacthjglione. N mia intenzione di volere fn ci confutare le altrui opinioni,
concioliachc tutte fiano di dottiffimi uomini, e degni di fomme lodi per averne lafciato ne' loro fcritti , come effi 1' intcfi.ro, e in quelo modo con l'ingegno e fatiche loro molto agevolato 1' intcndin;ento a noi , ma avanti che
venga ai dilegni porr le parole di Ccfare , le quali fono qucftc.
l
Tlitioneni tgitttr Pontis hans nftituit
Tigna hiua fcfquipedalta , panlitluM
ah imo pr^acuta diineijja ad altitiidmem fiumints intervallo pedum dticrum
Hxc cttm macbniationibus dtm'tjja in flutninc defixerat ^ jjitt,iiiter Je juii^ebiit
non
adcgerat
Jublide modo directa ad perptndculum y fcd prona ^ ^'- /^"
cijqne
.

.,

jigiata^ ut Jeciindum natttram fitmwis procumberent: bis ttem contraria duo


ad euudcm modum juuda intervallo pedum quadragaium ab injcriorc parte

h;c utraque hipc


cantra vm atqiie impctum flnmmis convcrja fatntbat
alibus trabibiis imniilfs^ quantum eorum tignor um jundura dijfabat^ binis
ntrinque fihulis ab extrewa parte dijinebantur Qiiibus dildujis^ atque in contrariam partem revncHs , tanta n ut operis firriiitndo , atque ea rerum natura ,
.

quo major vis aque f incitaviJJ'et hoc arctius


reiia materia inji'Ba contexebantur ac longnriis
///

illgata

tenenntur Hc

cratibuiq

di-

conflernebantur

Ac nibilo fecius fulic.e ad inferiorem partem fluwtvis oblique aditingebantur,


qu pr Ariet fubiechc {^ cum omni opere coniuna^ vin Jluwints exciperent
Et alii item fnpra pontem mediocri /patio ut Ji arborum trunci Jive naves
dejiciendi operis cauja ejj'ent Burbaris mrjjte, bis defenjoribus earuni rerum
,

vis minueretur ^ neu Ponti nocerent

fenfo delie quali parole , che egli ordin un Ponte in quefta maniera. Giugneva infieme due travi, grolle un piede e mezzo l' una, diftacti
due piedi tra f, acute alquanto nella parte di fotto, e lunghe fecondo chs
Il

richiedeva l'altezza del fiume: ed avendo con machine affermate queftc travi
nel fondo del fiume, le ficcava in quello col battipalo non diritre a piombo, ma inchinate di modo che fteficro pendenti a feconda dell'acqua. Ali*
incontro di querte, nella parte di forto del fiume per fpazio di quaranta piedi, ne piantava due altre giunte infieme nell'ifteffa maniera, piegate contro
la forza e l'impeto del fiume. Quefte due travi , trameffevi altre travi groffe due piedi, cio quanto elle erano diftanti tra f, erano neli' eftremit loro tenute dall'una e dall'altra parte da due fibule, le quali aperte e legate al contrario, tanto grande era la fermezza dell'opera, e tale era la natura di tai cofe, che quanto maggiore foffe ftata la forza dell'acqua, tanto piiji
ftrettamenre legate infieme fi teneffero. Quefie travi erano teffute con altre
travi, e coperte di pertiche, e di gradici Oltre di ci nella parte di (otto del
fiume \\ aggiugnevano pali piegati, i quali fottopofti in luogo di Ariete, e
.

congiunti con tutta l'opera

refiftcflero alla forza dei

fiume.

medefimaments

t6
te ne ags^uftgevano altri nella parte di fopra <JeJ Ponte lafciafov mediocre
fpazio acciocch f tronchi d'alberi, ovvero vaCcelli tollero da' Barbari nian:

dati gi per

il

fiume per rovinar l'opera, con quefti

ripari

fccii.Je la lo-

ro violenza, di modo che non nuocedero al Ponte. Cosi defcrive Celare li


Ponte ordinato da lui fopra il Reno, alla qua! defcrizione parmi moiio con-

forme l'invenzione che fegue

tutte le cui parci fono

caacraiis-nate

con

lettere.

Sono
di

due travi

le

in profilo, grofTe

feconda dell'acqua, e diilaati tra


colle lettere

non dritte, mi piegate a


due piedi , efpreile in elevazione

le

Sono le altre due travi poflc nella psrte di fotto de! fij-n:, che fi oppongono alla corrente dell'acqua, collocate alla daViaza di q-jara ita
piedi e piegate contro

un pieie e mezzo, alquanto acuce

fotto per introdvjric nef ietto del fiane,

il

corfo dell'acqua.

la forma da per fc di una delle detc travi, ove fi diniortrano le intaccature, o incaftri per le travet ic o leghe
Sono le fibule, le quali aperte, cio aivife l'una dall'altra e legate al
contrario, cio una nella parte di J ntro, e l'altri aella parte di fuori,
una fopra e l'aler fotco delle favi groiTe due piedi, che iac:vaiio
la larghezza del ponte, rendevano tanto granvie la fermezza dell'opera , che quanto era maggiore la violenza dell'acqua, e quanto pi era

E*

ponte, tanto
E' una delle fibule.
carico

E
F.

Sono le
vano

il

travi, che

Ci

pm

ella

ponevano per

fi

la

univa, e

fi

fermava.

lunghezza del ponte, e

Ci

caopri-

pertiche e di gradici, le quii erano collocate ad uguali


danze fra di loro, tanto nel pieno, che nel voto.

Sono

Palizzate triangolari di fronte

di*

di

pali

pofli

nella

parte di fotto del fiume,

quali

piegati e con

giunti con tutta l'opera refiftevano alla violenza del fiume.


ai
paloni, (ituate contro la corrente

del

fiume, per impedire che i tron>^hi d'alberi, o altra cola potelc nuocere coli* urto ai paloni del ponte.

N D

Sono le travi grolle per ogni verfo due piedi , che facevano la larghezza del ponte, la quale era quaranta piedi.
E' una delle travi grolle del ponte clprclfa in profilo colle refpet
,

tive intaccature.

'

la tcfta della trave

L M,

che faceva

la

larghezza del ponte.

CA-

CAPITOLO

iS

Del Ponte del

VII.

Ci[mone

Cifmone un fiume, il quale fcendcndo dai monti che dividono rifae perch
lla dalla Germania, entra nella Brenta alquanto lopia Ballano
gi
grandillima
quanmandano
montanari
egli velocilTmo, e per lui li

IL

prefe rifoluzionc di farvi un ponte, lenza porre altinucnti


pali nell'acqua. Perciocch le travi, che vi (i ticcavano, erano dalu velocit del corfo del fiume, e dalle percolle dei falli e degli alberi, che da queltit

legnami,

di

li

continuamente fono portati all'ingii, molle e cavate; onde Uct-va bilogno al Conte Giacomo Angarano, il quale padrone del ponte, rinnovarlo ogn'anno. L'invenzione di quello ponte a mio giudizio molto degna
nelle quali li
di avvertimento, perch potr fervire in tutte le occalioni
aveller le dette difficolt: perche i ponti cos fatti vengono ad e(kr forti,
belli, e comodi; forti, perch tutte le loro parti fcambicvolmente li loftentano; belli, perch la telhtura de' legnami graziofa; e comodi, perche lono
Il fiume
nel luogo
piani, e fotto una llelU linea col rimanente della Itrada
ove l ordin quello ponte, largo cento piedi. Si divife qucftai larghezza in
ed ov' il termine di ciaicuna parte (lucri che nelle ripe, le
fci parti eguali
juali fi tortificarono don due pilaftri di pietra) fi pofero le travi, che tanno il letto e la larghezza del ponte; fopra le quali, lafciatovi un poco di
fpazio nell'efiremit loro, li polero altre travi per il lungo, le quali hanno
fopra quefte al diritto delle prime fi difpofero dall'una e l'alle fpondt
tra parte i colonnelli (cos chiamiamo volgarmente quelle travi, che in fimili
cpere fi pongono diritte in piedi.) Qucft colonnelli fi incatenano con le travi, le quali ho detto che fanno la larghezza del ponte, con ferri che nominiamo Arpici fatti palTare per un buco tatto a quefto efletto nelle ttfte
delle dette travi, in quella parte che avanza oltra le travi, che fanno le
detti cofponde. Quelli Arpici, perch fono nella parte di (opra a lungo
lo

lonnelli diritti

piani, e forati in pi luoghi, e nella parte di fotto vicino

con un

foro aliai grande , furono inchiodati nei


colonnello, e ferrati poi di fotto con flanghette di ferro fatte a quello efiecto, onde rendano in modo unita tutta l'opera, che le travi che fanno la
larghezza, e quelle delle fponde fono con\t di un pezzo con i colonnelli, e
alle dette travi

grrfi, e

modo vengono

fol

colonnelli a foflentar le travi, che tanno la larghezza del ponte; e fono poi efll foflentati dalle braccia, che vanno da un colonnello all'altro; onde tutte le parti i'una per l'altra (\ loftenrano, e tale

in tal

viene a efiere la loro natura, che quanto maggior carico fopra il ponte,
tanto pi fi flringono infieme, e fanno maggior la fermezza dell'opera . Tutte le dette braccia, e l'altre travi che fanno la telatura del ponte non fono
larghe pi di un piede, n grolle pi di tre quarti. Ma quelle travi che fanno
il letto del ponte, cio che fono poAe per il lungo, fono molto pi
fottili.

E*

Le

Le

Le

il

fianco del ponte.

pilaftri,

flando

che fono nelle ripe.


che fanno

tefte delle travi


la

larghezza

travi

che fanno

le

E*

Sono

Sono

fponde.

con

le ftan

ghette di ferro.

So'io le braccia

le

quali centra*

all'altra

foftengono

tutta l'opera.

colonnelli
tefte degli arpefi

Tona

pianta del ponte.

la

, che fanno la larghezed


avanzano
za,
oltre le fponde,
prello alle quali {\ fanno i buchi
per gli arpeli.

iel

le travi

travicelli,

ponte

che fanno

la via

e A
D

T O L O

vili.

tre altre mvenzcni fecondo le quali Ji fomio fare


porre altrmejiti pali nel fiume

pnnno

ponti d legno fenza

ponti di legno senza porre pali nell'acqua, come fatto


il
Ponte del Cilnione, in tre altre maniere, delle qua'i, ptr^hc l'ono di
bcllillma invenzione, non ho voluto lasciar di porre i difegni; tanto
pi che tacilnicnre laranno intefe da ciafcuno, che avr apprelo i termiai
ulari liti detto Fonrc del Cismone
perch ancora quelli conliAono di travi
,
polle per la larghezza, di colonnelli, di braccia, di arpefi, e di travi po-

SI

per

ite

fare

lungo

ponti adunque fecondo

la prima
invenzione (i faranno in quefto modo. Fortificate le ripe con pilaflri fecon
do che ricercher il bifogno, l porr alquanto difcodo da quelle una delle
travi che fanno la larghezza del ponte
e poi li difporranno fopra di lei
le travi che fanno le fponde, le quali con un capo loro aggiungeranno fopra la ripa, ed a quella fi-fcrmerannp; dipoi fopra di quelle, al dritto della trave pofta per la larghezza, fi porranno
colonnelli,
quali fi incateneranno alle dette travi con arpcii di ferro e faranno foftenuti dalle braccia
fermate molto bene nei capi del ponte, cio nelle travi, che fanno le fponde lopra la ripa: dipoi, lafciatovi tanto fpazio, quanto far flato lafciato
il

che fanno

sponde,

le

dalla

trivc

di-tta

della

'Za, e luedefim^mcnte

larghezza

alla

ripa,

con

fi

porr

l'altra

tra

e della larghez-

che fopra quelle fi porraned i colonnelli faranno foftenuti dalle loro braccia, e cos fi ander facendo di ordine in ordine quanto far di mtllieri, oflervando ftmpre in quefli tali ponti, che nel mezzo
della larghezza del fiume venga un colonnello, nel quale le braccia di mezzo s'incontrino; e {\ porranno nella parte di fopra dei colonnelli altre tra-

no per

s'

incatcni.r

lungo del ponte, e con

il

le

travi

colonnelli,

vi, le quali giungendo da un colonnello all'altro,

terranno

inficme unidi cerchio


ninore del mezzo circolo. Ed in quello modo facendo, ogni braccio fofiiene il fuo co'*)nneIlo, ed ogni colonnello foftiene la trave della larghezza, e
quelle che fanno le fponde, onde ogni parte fenre il fuo carico. Vengono
qui (li cos farti ponti ad cller larghi ne' capi loro, e (\ vanno rillringendo
verfo il mezzo della loro lunghezza
Di quella maniera non ve n' alcuno in Jralia, ma ragionandone io con Meier Alellandro Picheroni Mirandoti,

faranno con

le

braccia

porte nei capi

li

del ponte porzione

lefe, egli

mi

dilFe

di

averne veduto uno in Germania.


1.

A
B

C
D
E
no

E' l'alzato del fianco del Ponte.


Sono le tcflc delle travi , che fanno la larghezza.
Sono le travi polle per la lunghezza.

Sono
Sono

colonnelli

le

braccia, che fermate nelle travi della lunghezza foftcngo-

le

travi, che legano

colonnelli.

Sono

un colonnello eoo

l'altro,

e fanno

porzione di cerchio.

91

E'
E'

fondo

il

del

fiame.

pianta del ponte.

ia

prime travi, le quali da un capo fono foftenutc dalla ridali' altro dalla prima trave della larghezza.
K Sono le seconde travi, le quali sono foftenute dalla prima, e
1

Sono

feconda

L
terza

le

larghezza.

trave della

Sono

le

trave

terze travi,

della

quali fono

le

colonnelli

ai

dalla

feconda, e

larghezza.

larghezza (come ho detto) fortequali fono incatenate, e i colonnelli dalle braccia.

)ono poi qucfte travi, che fanno


dai

follenute

la

II.

L'Invenzione del ponte che fegue, ha la parte di fopra , la quale


1, che folliene tutto il carico, tatta di porzione di cerchio minore del
3 circolo, ed ha le braccia, che vanno da un colonnello all' altro, cocolonnelli, i incroiinate, che nel mezzo degli fpazj, che fono tra
Le travi, che fanno il fuolo del ponte, fono incatenate ai coloncon arpel, come nelle invenzioni di fopra. Per maggior fortezza fi p-ero aggiungere due travi per ogni cpo de! ponte, le quali fermate nei
primi colonnelli, perri con
un capo, con l'altro arrivaOero fotto
h aiuterebbero molto a fortcnere il carico del ponte
i

A
B

D
E
F
:e

il

E'

il

Sono
Sono
Sono
Sono
Sono

dritto del ponte per fianco.

le
i

le

le

fpoadc del ponte.


fanno la larghezza.
delle travi, che

travi, che fanno

le

tcftc

colonnelli

braccia,

le

cio

gli

armamenti

travi, che polle fotto

il

ponte

del ponte.

nei

capi ajutano a fo-

carico.

E'

E'

il

il

fuolo del ponte.


fondo del fiume.
HI.

t'ultima invenzione fi potr fare con pi e con manco arco di quell' dife^nato, fecondo che ricercher la qualit de' liti, e la grandezza
ami. L' altezza del ponte, nella quale fono gli armamenti, o vogliani
; braccia,
che vanno da un colonnello all'altro, fi far per la undccicoarte della larghezza del fiume. Tutti i cunei, che fono tatti da
ed i colonlili, rifponderanno al centro, il che far l' opera fortiffima
i

foderranno le travi porte per la larghezza e per la lunghezza del


queftc quattro maniere fi potranno
1 ponti di
;, come nc'fopradetti
jnghi qaanto richieder il bifogno, tacendo maggiori tutte le parti lo.

prjpjrzione.

22

E'

Sono
Sono
Sono
Sono

C
D
E
F

,'

il

il

dritto del ponte per fianco.


le
i

le
le

travi, che tanno le iponde del ponte.

colonnelli.

braccia, che armano


e foftengono i colonnelli.
tede delle travi, che fanno la larghezza del ponte.

fondo del liume.

CA-

C A

Z4

T O L O

Del Ponte

di

IX.

Bacano,
dell'Alpi che

feparano l' Italia


dalla Magna, ho ordinato il Ponrc di legname, che ftguc, fopra la
Bfcnta fiume vclociflmo , che mette capo in mare vicino a Venezia
e fu dagli Antichi detto Meduaco, al quale (come racconta Livio nella fua
prima Deca) Cleonimo impaccano venne con l'armata avanti la guerra 1 rojana. Il fiume, nel luogo dove flato tatto il ponte , largo cento e ottanta piedi. Quefta larghezza li divilc in cinque parti eguali; perciocch tortificate molto bene tutte due le ripe, cio i campi del ponte con travi di Ro'
vere e di Larice, H fecero nel tiumc quattro ordini di pali, dilbnti l'uno
dall'altro trenta quattro piedi e nczzo. Cialcuno di quelli ordini di otto travi lunghe trenta piedi, grolle per ogni verlo un piede e mezzo, e didanti l'una dall'altra due piedi; onde tutta la lunghezza del ponte venne a
cler divifa in cinque fpaz), e la larghezza (u di ventifci piedi. Sopra i detti
ordini l pofero alcune travi lunghe lecondo la detta larghezza (quella forte
di travi, cos porte, volgarmente li chiamano Correnti) le quali inchiodate
alle travi fitte nel fiume le tengono tutte inileme congiunte e unite. Sopra;
travi fi dilpofero otto altre travi,, le;
qucfti correnti al diritto delie dette
e
giungono da un'ordine all'altro: e
quali fanno la lunghezza del ponte,
a BafTano, terra porta alle radici

j|Renb

1-^

perch

la

dirtanza tra detti ordini

molto grande

onde con diflicolt le


carico, che loro toile

tra^

vi porte per il lungo avrebbono potuto regi^ere il


rtato porto fopra quando folle rtato molto , l pofero tra quelle e i correnri
alcune travi, che fervono per modiglioni, e fortentano parte del carico: oltre acci C\ ordinarono altre travi, ie quali aflermate in quelle, ch'erano fitte nel fiume, e piegate l'una verlo dell'altra, andaliero a unirfi con un'altra trave porta ne! mezzo della detta dirtanza fotto ciafcuna delle travi della lunghezza. Qucrtc travi cos ordinate rendono l'afpetto di un'arco, il
quale habbia di fcczza la quarta parte del (uo diametro, e in tal modo l'opera riefce bella per la forma, e forte, per venir le travi, che fanno la lun-

doppie nel mezzo. Sopra querte fono porte alUe


fanno il piano o luolo del ponte, e fpuntano
modicon le loro tertc alquanto fuori del rimanente dell'opera, e pajono
glioni di una cornice. Nell'una e l'aria Iponda del ponte tono ordinate le
colonne, che fortcngono la coperta, e fervono per loggia, e fanno tutta T opeghezza del ponte, a

elTcr

travi per traverfo, le quali

ra

>i*

comodi ni ma
E'

la

e bella.

linea

della

fupcrficie dell*

E'

Sono

Sono
Sono

il

de' pali,

diritto del
gli

fianco del ponte.

ordini delle travi ftte nel

tcrte de* correnti.

vengono a eller le travi doppie.


Sono le colonne, che fortentano la
coperta

fiume

le

le travi, che f^nno


ghezza del ponte, fopra

fi

vedono

fanno

Sono

ch'etra gli ordini


onde nel detto luogo

la diftanza,

acqua.

il

le terte

la

lun-

che

fuolo.
che pendenti una ver-

le tra vi,

fo l'altra,

vanno

altre travi polle nel

unirfi

con

mezzo

del-

il

la

uno de' capi

ponte.
pianta degli ordini de' pah eoa

diritto di

gli fperoni

le quali

di quelle

E'
E'

quali

del

non lafciano,

che detti pali fiano percofl dai


legnami, che vengono gi per il
fiume.
E' la fcala di quaranta piedi, colla
quale oiilurata tutta T opera

i!

4.
li

CAPITO LO
Dei Ponti

di pietra

X.

e di quello che ieW edificarli fi dee ojjervare

uomini ponti di legno, come quelli, che alla loro prefente neccdit attendevano lolamcnte; ma poi che cominciarono ad
aver riguardo all'immortalit de' loro nomi, e che le ricchc;^ze ditdcl'o loro animo e comodit a cole
maggiori, cominciarono a m\\ di pietra,
i quali fono piii durabili, di maggiore (pela, e di piij gloria agii ccihcatcri.
In quefti, quattro parti i debbono confiderare, cio,
capi, che n^lic ripe (i
fiume
fanno: i pilallri, che nel
fi
fondano: gli archi, che (ono ioiientari da
detti pilaftri: ed il pavimento, il quale ( fa fopra gli archi,
capi de' ponti
deono farli fermiiTimi e fodi conciofia che m n lo!o fervano a (oHenere il
carico degli archi come gli altri pilaftri, ma di pi tengano i.niio tutto il
ponte, e non lafcino che gli archi ( aprano: e jer fi hnamo ove le ripe
iano di pietra, ovvero almeno di terreo fodo; e non potendof avere cos
fatte ripe per loro natura lermidme, fi faranno ferme e forti coli' arte facendovi altri pilaftri, ed altri archi, onde f le ripe fodero dall'acqua rovirate, non rimanelle la via al ponte interrotta.
pilaftri, che li tanno per la
JsTghezza del fiume, debbono eliere di numero pari; s perche veggiamo che
la natura ha prodotto di quefto numero tutte quelle cole, che ellendo pi di
una hanno da lolenefc qualche carico, ficcouie le gambe degli uomini e di
tutti cH altri animali ne fanno fede; come anco perch quello tal compartimento pi vago da vedere, e rende l'opera pi ferma: perciocch il corfo
d(
fiume nel mezzo, nel qual luogo naturalmente egli pi veloce per elfer
pi lontano Halle ripe, libero, e non fa danno a' pilaftri col continuo percuoterli
pilaftri cos eller compartiti , che vengano a cadere
Debbono
ia
quella parte dei fiume, ove il corfo dell'acque fia meno veloce. Il maggior
corfo dell'acque dove fi adunano quelle cofe, che foprannotano, il che nel
crefcer de' fiumi (\ conofce facilillniamente
Le loro fondamenta fi faranno
in qnel tempo dell'anno, che l'acque fono pi fecche, cio nell'Autunno: e
f il fondo del fiume far di fafto, o di tufo, ovvero di fcaranto, il quale
(come ho detto nel primo Libro) una forte di terreno che tiene in parte
della pietra, fi avranno le fondamenta lenza altra fatica di cavamento; perch
qnefte tai forti di fondi fono buonilimo fondamento per le fclfi ; ma le il lono del fiume far ghiara, ovvero fabbia fi caler tanto in quello, che fi trovi
il fodo terreno, e quando ci folfe difficile, ( caver alquanto nell'arena ovveEcero prima

gli

ro nella ghiara, e poi vi fi faranno le palificate di pali di rovere, i quali colle punte di ferro, che a loro fi faranno, giungano nel fondo fodo e fermo.
pilaftri fi dee chiudere una parte del fiume folamente, ed in
Per fondare
quella fabbricare, acciocch per l'altra parte lafciata aperta, l'impeto dell'acqua ?bbia il cor^'o; e cos andar facendo di parte in parte. Non debbono effcre i pilaftri pi fottili della Icfta parte della larghezza dell'arco, n ordinariamente pi groftl della quarta. Si faranno con pietre grandi, le quali {\ congiugneranno inficmc con arpcfi e con chiodi di ferro, ovvero di metallo,
grcio^'cb con tali incatenamenti vengano a elferc come tutti di un pezzo. Le
fronti de' pilaftri fi fogliono fare angolari , cio che abbiano nell'eftremit loro l'angolo retto, e fi fanno anco alcuna volta a mezzo cerchio: acciocch
fendine l'acqua, e facciano che quelle cofe, le quali fono dal fiume con impeto
i

27
peto portate

ingi, percuotendo in loro fi allontanino da' pilaftr , e palTino per mezzo dell'arco. Gli archi debbono far ben fermi e torti, e con
pietre grandi, le quali fiano beniifuno coninielle iniieme: acciocch pollano
refiilerc al continuo pallar de' cani, e reggere al pelo, che per qualche accidente far condotto loro fopra
Quegli archi foao forrilfimi che li tanno
di mezzo cerchio, perch potano (opra i pilallri
e non li urtano l'un l'altro: ma f per la qualit del llto , e per la dilpolizionc dc'pilaltri, il niezzo
cerchio intiero per la troppo altezza olIcndcHc , tacendo la lalita del ponte
difficile, ci ferviremo del diminuito, tacendo gli archi che abbiano di titzza
il terzo del loro diametro, e li faranno in tal cafo le fomlanienta nelle ripe
fortidine. II pavimento de' ponti ti dee laltricare in quel!' ideilo modo che
fi laftricano le vie, delle quali (hto detto ili lopra: onde elltndoli
veduto
quanto fi dee avvertire neil'edincarc i ponti di pietra, e tempo, che p^fiuall'

mo

a' di legni

Di

CAPITOLO

XF.

a/cani Ponti ceiebri edificati dagli Antichi ^ e de' difegtn


del ponte di Rimino.

Molti

ponti furono edificati dagli Antichi in diverfi luoghi; ma in Italia, e fpecialmence fopra il Tevere aliai ne edihcarono, de' quali
alcuni fi vedono intieri, e d'alcuni a tri fono rimati i veli gj an icl i
folamente. Quelli, che li vedono ancora tutti intieri fopra il levcrc, lono
quel di Cartel Sant'Angelo, gi chiamato Hclio dal nome di Hclio Adriano
Imperadore, il quale ediric quivi la fua fepoltura. U Fabricio , editicato da

Fabricio,oggi detto ponte Qiattro Capi dalle quattro tefte di Giano, ovvero di
Termine, le quali fono polle a man (inillra entrando in elio poore: per quello ponte Tifala del Tevere li congiugne alla citt. Il Ceibo oggi detto di
San Bartolomeo, il quale dall'altra banda dell' itola palla io liallevere. Il
ponte detto Senatorio da' Senatori , e Palatino dal monce che gli vicino,
fatto di opera ruHica, che ora li chiansa di Santa Maria; ma quei ponti, de*
velligj anticiii folamente, fono, il Sublicio, detto
quali ( vedono nel Tevere
Lepido,
il quale lo tece di pietra eilenJo pi ima di legno,
Emilio
anco Lepido da
ed era vicino a Ripa: il Trionfale, i cui pilaitri l veggono rincontro alla Chiefa di Santo Spirito: il Janiculcnle, cos chiamato per eller vicino al monre
Janiculo, il quale, perch Itaio iiltautato da Papa Sifto IV., .ra li dimanda
Ponte Sifto; ed il Alilvio oggi detto Ponte Molle, pollo nella via Flaminia
lontano da Roma poco meno di due miglia, il quale non ritiene altro di antico che i fondamenti, e dicono che fu edificato al tempo di Siila da M.
Scauro Cenfore. Si vedono anco le ruine di un ponte edihcato da Augufto
Cefare di opera ruftica fopra la Nera, fiume vclociirimo apprtllo Narni e
fopra il Metauro nelT Umbria a Cagli f ne vede un'altro di opera ruftica
fmilmenre con alcuni contraforti nelle ripe, che fofientano la flrada e lo
fanno tortiffimo; ma tra tutti i ponti celebri, per cofa maravigliofa ricordato quello, che fece tar Caligola da Pozzolo a Baja in mezzo del mare di
lunghezza poco meno di tre miglia, nel quale dicono ch'egli fptie tutti i
denari dell'Imperio. Grandifiimo anco e degno di meraviglia tu quello, che
per foggiogare i Barbari edific Trajano fopra il Danubio rincontro alla Tranfilvania, nel quale fi Icegevano quefle parole.
i

PRO^

28

PROFIDENTU AVGVSTI VERE PONTIflCIS


VJETVS ROMAICA QFID NON DOMATA
SVB IV GO ECCE RAPIDVS, ET DANVBIVS.
Quefto ponte fu poi rovinato da Adriano, acciocch i Barbari non potcflcro pafiare a' danni delle Provincie Romane, e i (uoi pilaftri 11 vedono ancora in mezzo del fiume. Ma conciofiach di quanti ponti io abbia veduto,
m'\ pare il pi btllo ed il pi degno di confiderazione s per ia fortezza,
come per il fuo compartimento, quello, che a Rimino, citt della Flaminia, fatto edificare, per quel ch'io credo, da Augufto Ce fare ; ho porto i di
lui difcgni, i quali forio quelli, che feguono. Egli divifo in cinque archi,
eguali, di larghezza di venticinque piedi; e i due ac
i tre di mezzo fono
cante le ripe fono minori , cio larghi folo venti piedi fono tutti quefti archi di mezzo circolo, ed il loro modano per la decima parte della luce
de' maggiori, e per l'ottava parte della luce de' minori. 1 pilafiri fono grofl
poco meno della met della luce degli archi maggiori. L'angolo de'fperoni,
che tagliano l'acqua, retro: il che ho ofiervato che fecero gli Antichi in
tutti i ponti; e perch egli molto pi forte dell'acuto, per meno efpoflo a elTere rovinato dagli alberi, ovvero da altra materia, che venifi portata all'mgi dal fiume. Ai diritto de'pilaftri nei lati del ponte fono alcuni
fcpra quefli tabertabernacoli, ne' quali anticamente dovevano eirere ftatue
nacoli per la lunghezza del ponte v' una cornice , la quale ancora che fia
fchietta, fa per ud belliflmo ornamento a tutta l'opera.
:

E*
ponte.
del

E'
E'

!a

detta cornice, eh' fopra

la

fuperficie dell'acqua.

fondo del fiume.


Sono piedi quaranta, con

tabernacoli

per

la

lunghezza

il

quali mifurato quello ponte.

CA'

^^

e A P
De/ Ponte

T O L O

XII.

di Vicenza eh' fopra il BacchigUone

per Vicenza due fiumi, l'uno de'quali detto il BacchigUone,


e l'altro il Rerone. Il Rerone ncli' ufcir della Citt entra nel Bacchigliene, e perde lubito nome. Sopra querti hwmx Inno due ponti anti-

PAHano

chi; di quello, eh' fopra il Bacchiglionc, li vedono i pilaftri, e un'arco ancora intiero apprcllo la Chicfa di S Maria degli Angioli i il rimanente rutto opera moderna. E' quefto ponte divifo in tre archi, quel di mezzo di
larghezza di trenta piedi ; gli altri due fono larghi folo piedi ventidue e mezzo; il che fu fatto acci che il fiume avcdc nel mezzo piia libero il fuo coi-

fono grolT per la quinta parte della luce de' volti minori, e pei'
la feda del maggiore. Gli archi hanno di frezza la terza parte del loro diainetro; il loro modeno grorto per la nona parte dei volti piccioli; e per
la duodecima di quel di mezzo, e fono lavorati a foggia di architrave. Neil*
cftreme parti della lunghezza de'pilaftci, fotto l'impofte degli archi, fportano in fuori alcune pietre, le quali nel fabbricare il ponte fervivano per foicnerc le travi, fopra le quali fi faceva l'armamento de' volti; ed in quefto
modo fi fuggiva il pericolo, che crcfcendo il fiume non portaft'c via i pali
con ruina dell'opera, i quali, facendoli altrimenti, farebbe flato bifogno ficfo:

pilaftri

car nel fiume, per fare

A
C
D
fervono

E'
E*

la
il

Sono
a

far

Sono

il

detto acaiaHiento,

fponda del ponte.

modeno
le

degli archi.

pietre, che efcono

l'armamento
i

fuori

del

rimanente de'

pilaftri,

de' volsi

capi del ponte.

CA-

J't.t-jJh-irT.

^^

e A

Di nn Tonte

T O L O

di pietra di

XIII.

ma

in ve 11x1071 e,

mio giudizio l'invenzione (^d Ponte che fegue, e n^oito


me^zo di
accomodata al luogo, ove fi doveva edificare, che era nel

I^ElUnima
'%

r.cbili d Italia, ed
una Citt, la quale delle maggiori, e delle \m
graudilmi traftichi, quali
Merropoli di molte altre Citt, e vi fi fanno
ed il ponte veniva ad
di tutte le parti del mondo. Il fiume largliffmo,
n.trcsrti a triittare 1 loro neeficre nel luogo appunto, ove fi riducono i
Citta ,, e per
gozj. Per per lervare la grande??a e la mnxl della detta

del pente per la laraccrefcerle ancora grofifi'ima'' rendita, io faceva {( pra


altre due che
ghezza fua tre firade quella di mezzo ampia e Itila, e le
altra P^rte di queerano una per banda, alquanto minori. Dell' ura e ddi'
ne farebbero Itati
vi ordinava delle botteghe, ci modo che ve
;

fe

ftrade io

cio fopra 1 arco


ordini. Oltre a ci nei capi del ponte, e nel mezzo ,
a
"egO'
magaiore vi taceva le logge, ove fi farebbero ricictti i mercanti
grandiflma.
ed sverebbero apportato ce n cdii e bcllez2a
Ziare'' infieme,
ed al
gradi,
alquanti
Alle logge, che fono nei espi, fi faretbe (alito per

fei

tutto il rimanente
piano di quelle farebbe fiato il fuolo, o pavimento di
ponti fi facciano dcN
del ponte. Non dee parere cofa nuova, che fopra
del quale fi detto a luo luo
le log^e, pcrcicccl-. il Porte Ilio in Roma,
di bron
go, cr\ anticamente ancor elio coperto tutto di logge qon colonne
in quelb occaIio>
zo, con flatue, e con altri mirabili ornamenti; oltre che
Nelle profarle.
ne, per le cagioni dette di fcpra, era qiafi necefiario il
ordine, e quelporzioni dei pilailri, e degli archi fi cflervsto quell' ifieFS
pofii di fopra, e cialcuno
le ifiefic regole, che fi fono clervate nei ponti
i

da per

potr facilmente ritrovarle.

Part della Pianta.

E'

la

ftrada bella

ed ampia

fatta nel

della larghezza del

mezzo

ponte.

D
E
F
Le
z* altra

minori
le botteghe.
le logge nei capi del ponte.
le fcae , che portano fopra le dette logge.
maggiore del ponte.
le logge di mezzo fatte fopra l'arco
le

flrade

parti dell'Alzato

dichiarazione

C
fiume, e
fc

Sono
Sono
Sono
Sono
Sono

E'

il

fi

corrifpondono

quelle

pianta,

e per fen-

lafciano facilmente intendere.

diritto delle botteghe nella

nell'altra

della

parte di fuori,

tavola, che all'incontro, appare

il

cio fopra

il

diritto dell iftel-

botteghe fopra le firade.


E' la linea della fuperficie dell'acqua.

CA-

CAPITOLO
Di un
Icercato da

alcuni

mia invenzione

altro Ponte di

Gcntiruomini

XIV.

del parer

mio

circa ad

un Ponte che

dilegnavano fare di pietra, feci loro la sottopolh invenzione. Il


tiumc nel luogo, ove fi doveva fare il ponte, largo cento e ottanta piedi, lo divideva tutta quelta larghezza in tre vani, e faceva quel
di mezzo largo fellanta piedi, e gli altri due quarant'otto l'uno. 1 pilaftri,
che reggono i volti, venivano di grollezza di dodici piedi, e cos erano
groTi la quinta parte del vano di mezzo, e per la quarta dei vani minori:
io alterava in loro alquanto le mifure ordinarie facendoli molto grofl
e che
ufcilfero fuori del vivo della larghezza del ponte
perch meglio potelTero
relltere all'impeto del fiume, il quale velocilfimo, ed alle pietre, ed ai
l
legnami che da quello fono portati all' ingm
volti farebbero llati in
porzione di cerchio minore del mezzo circolo, acciocch la falita del ponte folle ilata facile e piana
lo faceva il modano degli archi per la decimafettima parte della luce dell'arco di mezzo, e per la quartadecima della
luce degli altri due
Si averebbe quefto ponte potuto ornare con nicchi al
e vi farebbe ftata bene a lungo i fuoi lati
dritto dei pilaftri
e con fratue
una cornice; il che fi vede, che fecero alcuna volta ancora gli Antichi,
come nel ponte di Rimini ordinato da Augufto Cefare, i cui difegni fono
efT

flati

poAi

di fopra.

E'

E'

C
D

la

fuperficie dell'acqua.

fondo del fiume.


Sono le pietre, che fportano in fuori per l'ufo fopradetto,
' la fcala disedanta piedi con la quale mifurata tutta l'opera.
il

CA-

CAPITOLO
Del Ponte

d Fice?!z/i

XV.

che fop'a

il

Eerofie

Ponte antico, che come ho detto fopra il Rerone in Vicenchiama volgarmente il ponte delle Bcccarie , perch teli apprelFo il macello maggiore della Citt. E' quefto ponte tutto intiero, ed poco dill'erente da quello, ch' fopra il Bacchigliene; perciocch
ancor' egli dtvifo in tre archi, ed ha l'arco di mezzo maggiore degli al''
tri due. Sono tutti quefti archi di
porzione di cerchio minore del mezzo^"
circolo, e non hanno lavoro alcuno. I piccoli hanno di frezza il terzo della.
loro larghezza; quello di mezzo un poco meno. I pilartri fono grolli peC:
Ja quinta parte del di:imetro degli archi minori, ed hanno nell'eftremit loro fotto l'importa degli archi le pietre, che fporgono infuori per le cagioni

'altro

za,

fopradette.

fi

Sono l'uno,

e l'altro

di quelli

ponti

fatti

di pietra

da

Coftoza

con la fega , come fi fa'iliegno. Dell'


Vicenza ve ne fono quattro in Padova , tre dei quali hanno tre archi folamente; e fono il Ponte Altin quello di S. Lorenzo, e quello che detto Ponte Corvo; ed uno ne ha cinque, ed
quel ch' detto Ponte Molino. In tutti quefti ponti fi vede eflere ftata ufata
una fomma diligenza nel commettere infitme le pietre, il che {come altre
la

quale pietra tenera, e taglia

iilefle

proporzioni di quefti due

di

volte ho avvertito)

fi

ricerca

fommamente

in tutte le fabbriche.

}>'

'W '^

'.""
,

CA-

2,jf

rv7???^^v'^?T^!?^^^

Jcala di Piedi

4,0.

:fe

li

41 />

CAPITOLOXVI.
Delle Piazze

s degli

che intorno a quelle fi

Edifizj

fanno

,Ltre le ftradc, delle quali rtato detto di fopra , fa di meftieri , che


nelle Citt fecondo la loro grandezza fano compartite pi e meno
piazze, nelle quali fi radunino le genti a contrattare delle cofe necefTarie ed utili ai bifogni loro; e (ccome a diverli ufi li attribuifcono, cos

ciafcuna dare proprio luogo e conveniente. Quelb tai luoghi anapj, che per le Citt l lalciano, oltra la detta comodit di radiinarvili le
genti a paircggiare, a rrattenervifi, ed a contrattare, rendono ancora molto

deefi

ornamento, ritrovandofi

capo

di

una (Irada un luogo bello, fpaziofo, dal

veda rafpetto di qualche bella fabbrica, e maflmamtnte di quall


che Tempio. Ma (ccome torna bene, che lano molte piazze fparfe per la
Citt, cos molto pi ncccllario, ed ha del grande e dell'onorevole che
ve ne (a una principaiilfima, e che veramente li polla chiamar pubblica.
Quefte piazze principali debbono farfi della grandezza, che richieder la moltitudine dei Cittadini, acciocch non (ano piccole al comodo ed all'ufo
loro, ovvero perii poco numero delie perfone non pajano difabit.?te. Nelle
Citt marittime Ci faranno apprello il porto, e nelle Citt che lo no fra terra, li faranno in mezzo delle medelme, acciocch lano itmcde a tutte le
quale

ordineranno, come fecero gli Antichi, intorno alle piazzi


ze
portici larghi quanto far la lunghezza
delle loro colonne, l'ufo dei?
quali per fuggire le piogge, le nevi, ed ogni noja della gravezza dell'aria
e del Sole; ma tutti gli edilzi, che intorno alla piazza l fanno, non deono clfere (fecondo l'Alberti) pi alti della terza parte della larghezza
della pi.i/.za, n meno deUa fefta, ed ai portici l falir per gr;idi
quali:
i
l
faranno alti per la quinta parte della lunghezza delle colonne. Grandill-i
ino ornamento danno alle piazze gli archi, che fi fanno in capo delle flra-'l
de, cio nell'entrare in piazza,
quali come fi debbono fare, e perch an-i
ticamente facelfero, e d'onde fi chiamallero trionfali, (i d t diffulamente!
nel mio Libro degli archi , e Ci porranno i difegni di moiri; onde fi dar:
grandillmo lume a quelli, che voldlero ai noflri tempi, e per l'avvenire'
rizzare gli archi ai Principi, ai R, ed agl'Imperatori. Ala ritornando a!-|
le piazze principali debbono elTere congiunti a quelle il palazzo del Principe,;
ovvero della Signoria fecondo che far o Principato, o Repubblica; la Zec-'
ra, e l'erario pubblico, dove i] ripone il Teforo e il denaro pubblico, e
le prigioni
Quefte anticamente fi tacevano di tre forti
che^
una per quelli
erano fviari ed immodeli, che ivi fi tenevano acci foller ammaeflrati-,i
la quale ora fi d ai pazzi: l'altra era per
debitori, e quefla fi ufa ancora^
tra noi: la terza dove flanno i perfidi e rei uomini, o gi condannati,,
o per elfer condannati; le quali tre forti badano, conciofiach
falli degli'
nomini nafcono o da immodeflia, o vero da contumacia, o da pervtrlit.
Deono eflere le prigioni, e la Zecca collocate in luoghi ficurilTimi e
pron; filmi
circondare d' alte mura, e guardate dalle forze, e dalle inlidie
parti della

citt. Si

.-

Cittadini. Debbono Farfi le prigioni fan e comode, perch,


fono ftare ritrovate per cuftodia , e non per fupplizio e pena degli fcelle-i
dei fediziofi
rati

o- d' altre forte d'

uomini; j)ec

fi

faranno

le

loro

m^ura nel

mezzo
pie-

dij

43
pietre vive grandiflme incatenate

inneme con

arpef,

e con

chiodi

di

fer-

metallo, e s' intonicheranno poi dall'una e dall'altra parte di


pietra cotta, perch cos facendo l'umidit della pietra viva non le render malfanc , n perderanno della loro (curezza
Si deono fare gli anditi loro intorno, e le danze dei cuflodi .ipprefTo, acciocch li
polfa fa-

ro

di

cilmente fentire f i prigioni macchineranno alcuna cofa. Olfe l'erario,


e le prigioni dee congiungerfi alla piazza la Curia, la quale il luogo,
dove fi raduna il Senato a confultare delle cofe dello Staro. Qjefta dee
fard di quella grandezza, che parr richiedere la dignit e moltitudine de*
cittadini; e f ella far quadrata, quanto avr di larghezza, aggiungendo^

met,

Ala le la fua forma far pi lunga che larlunghezza e la larghezza, e di tutta la fomma (i
piglier la met, e fi dar all' altezza fino fotto la travatura. Al mezzo dell*
altezza ( debbono fare cornicioni intorno ai muri, i quali fportino in fuori, acciocch la voce di quelli, che difputeranno, non fi dilati nell'altezza
della Curia, ma ributtata indietro meglio pervenga alle orecchie degli udiN.-lla piTe volta alla pi calda regione del Cielo a canto alla piaztori
za, Ci far la Bifilica, cio il luogo dove i rende giuftizia , e dove co'icorvi

ga,

la

fi

far

porr infieme

l'altezza.
la

ed uomini di facccinde, della q lale tritter particolarmente, d po che a vero detto, come
Greci, ed i Latini facevano le lociafcuna
di
elle
di
avr
piazze
pofto
e
ro
i difegni
,
re gran

pKte

lei

po-)-)Io,

CA'

CAPITOLO

44

XVII.

Delle Piazze dei Greci.

Greci (come ba Vitruvio nel primo Gap. del V. Lib. ) ordinavano nelle loro Citt le piazze di forma quadrata, e facevano loro interro i portici ampi, e doppj, e di fpele colonne, cio difanti l'una dall'altra un
diametro e mezzo di colonna, e al pi due diametri. Erano qucft portici
larghi, quanto era la lurghtzza delle coloi ne
onde, perch erano doppj,
il luogo da palleggiare veniva
ad efler largo, quanto erano due lunghezze
di colonna, e cos molto comodo ed ampio. Sopra le prime colonne, le
quali (avendo riguardo al luogo ove efle erano) per mio giudizio dovevano edere di ordine Corintio, v'erano altre colonne, la quarta parte minori delle prime: qucfie avevano (otto di f il poggio dell'altezza, che ricerca la comodit; perch anco quefti portici di (opra (i facevano per potervi
paffeggiare, e trattenerli, ed ove potellero ftare comodamente le perfone a
vedere gli Spettacoli, che nella piazza, o per divozione, o per diletto (
faceflero. Dovevano elkrc tutti quelli portici ornati di nicchie con statue:
perciocch
Greci molto di tali ornamenti l dilettarono. Vicino a queordinavano,
fe piazze, bench Vitruvio, quando ne infegna come
elle (i
ron faccia menzione di quefti lucehi, vi doveva ellere la Bafilica, la Curia, le prigioni, e tutti eli altri liophi de' quali fi detto di fopra , che (
congiungono alle piazze. Oltre di ti, perch (come egli dice al Gap. VII,
de! primo Libro) ufarono gli Antichi di fare appreflo le piazze i Tempj
confacrati a Mercurio, ed Wide, con-.e a Dei prefidenti ai negozj ed alle
mercanzie, ed in Pola citt dell' lAria f ne veggono due fopra la piazza
io gli ho
l'uno fimile all'altro di forma, di grandezza, e di orn?nienti
figurati ne! difegno di quelle piazze accanto alla Bafilica, le piante, e gli
alzjn' dei quali con tutti
loro membri particolari pi diftintamente fi vedranno nel mio libro dei Tempj.

Piazza

Portici doppj.

Bafilica

ove

Giudici avevano

loro tribunali.

Ten>pio

Tempio

Curia.
Portico, e Corticella avanti la Zecca.
Portico, e Corticella avanti le prigioni.
Porta dell'Atrio, dal quale fi entra nella Curia.
Anditi intorno la Curia, per i quali fi viene ai Portici della

H
I

d' Ifide.

di

Mercurio.

Piazza

M
N
P

11
11

voltare dei Portici della piazza.


voltare dei Portici di dentro.

Pianta

dei

muri

Anditi intorno

L'Alzato che

dei

alla

Cortili

Zecca

dei
le

Tempj.
prigioni.

dietro la Pianta, di una parte della Piazza.

CA-

^lEEE
pittrEpxii_ ^tx:

CAPITOLO
Delle Piazze dei

XVIII.
Lattii

(come

dice Vitruvio al luogo foprad.''etto) pardaTufo dti Circci, tacevano le loro piazze pi lunghe-, che lar-

Romani,
rendoii

g' Italiani

lunghezza in tre parti, di due fi'cevano la


perciocch dandofi in quelle i dori ai gladiatori, qi;tila forma
Iarshe?za
riufciva loro pi comoda della quacrata; e per qutfla caufa ancora facevano
de portici, che ttoro intcrto alla piazza di due diaii,erri
g' intercolunj
acciocch la vifta del
ed un qvarro , ovvero di tre diainetri
di colonna
popolo non fede iOipcdita dalla fptflezza delle colonne, trono i portici
larghi, quanto erano Itrghe le colonne, ed avevano fotto le botteghe dei
banchieri. Le colonne di fopra fi facevano la quarta parte meno di quelle
di fotto, perch le cofe inferiori rifpetto al pefo che portano, debbono efche quelle di lopra , come flato detto nel primo Libro.
fer pi ferme
Ciclo lituavaro la BaOlica , la
alla pi calda regione del
volta
Nella parte
quale io ho figurata nel difegno di quelle piazze di lunghezza di due quaportici inrorno, larghi per il terzo
fono
dri, e nella parte di dentro vi
dello spazio di m.ezzo. Le colonne loro fono lunghe, qvianto -^fl fono larghi, e potriano farfi di che ordine pi piacelfe. Nella parte volta a Settentrione io ho porta la Curia di lunghezza di un quadro e mezzo;, la fua
e lunghezza unite infieme
era qucaltezza per la met della larghezza
fo il luogo, come ho detto di fopra, ove fi radunava il Senato a confuha-

modo che

ghe; in

partita la

re le cofe dello Stato

Scala a lumaca vacua nel mezzo, che porta nei luoghi


Andito per i! quale fi entra nei portici della piazza

Portici, e Corticella a canto alla Baiilica.

di fopra.

Luoghi per i banchi, e per le pi onorare arti della Citt.


Luoghi per i Segretarj ove (\ riponelTero le dtliberazioni del

F
Senato

Le

H
l

K
Tutte
l'irtede

Prigioni.
E' il voltare dei Portici della piazza.
Entrata nella Bafilica per fianco.
II

le

voltare dei Portici, che fono delle corticelleacanto

dette parti fono fatte in forma maggiore, e contrafl'egnate

con

Lettere.

L'Alzato, che fegue


la

la Bafilica.

in

forma grande,

di

ima

parte dei Portici del-

piazza.

CA-

^':.f.-

'.'.'r:.'

c^:.e

>>7

d elK

C A M T O

5*

O Xr^.

Delle BajlUube Antiche.


I

Ballliche anticamente quei luoghi

chiamavano

nei

q'"<a!i

(lavano

Giu-

coperto, ed ove alcuna volta fi trattava di


Tribuni della
grandi e d'importanti negozj; onde leggiamo, che
plebe fecero levare dalla Bafiiica Porzia, che tra in Roma prello al tempio
di Romolo e Remo, che ora la Chiefa di S. Colmo e Damiano nella,'
quale rendevano giuftizia , una colonna, che impediva loro le ledie. Di rut-e tenuta fra le cofe mara^ igliofe
te le Bafiliche antiche fu molto celebre
era fra il Tempio di Saturno, e
che
Emilio,
della Citt, quella di Paolo
quello di Fauftina nella quale egli fpefe mille e cinquecento talenti donatigli da Cefare, che fono, per quanto fi fa conto, circa a novecento mila feudi
Deono farfi congiunte alla piazza, come fu ollervato nelle fopraddette,
che erano tutte e due nel Foro Romano, e rivolte alla pij calda regione del
Cielo acciocch i negoziatori e litiganti al tempo del verno fenza mo^
leftia
de' cattivi tempi pollano a quelle trasferirsi e dimorarvi ceniodamen*te. Si deono fare larghe non meno della terza parte, n piij della met della
loro lunghezza, f la natura del luogo non lo impedir, ovvero non sforzer a
mutar mifura di compartimento. Di quelli tali edifizj non vi rimafio alcun
veftigio antico: onde io, fecondo quello che ci infegna Vitruvio nel luogo
ricordato di fopra, ho fatto i difegni, che feguono; nei quali la Bafiiica nello
fpazio di mezzo, cio dentro alle colonne, lunga due quadri. 1 portici , che
fono dai lati, e nella parte ove l'entrata, fono larghi per la terza parte dello
fpszio di mezzo. Le loro colonne fono tanto lunghe, quanto effi fono la''ghi
e fi poflono fare di che ordine {\ vuole, lo non ho fatto portico nella parte rincontro all'entrata, perch parmi , che vi ftia molto bene una nicchia grande
fatta di porzione minore del mezzo circolo, nel quale fia il tribunale del Pretore, ovvero dei Giudici f faranno moki, e vi (\ alcenda per gradi, acci abbia
ma gior maell e grandezza. Non nego per, che [\ polfano fare ancora portici tutti intorno, come ho fatto nelle Balliche figurate nei difegni delle piazze.
Per
portici fi entra nelle fcale , che fono dai lati della detta nicchia, le quali
portano rei portici fupcriori. Hanno quefti portici fuperiori le colonne la quarta parte minori di quelle di fotto. 11 poggio, ovvero piediftalloche tra le colonne inferiori e le difopra, (\ dee fare alto la quarta parte meno della lunghezza delle colonne di fopra, acciocch quelli, che camminano nei portici fuCon altri
periori, non fiano veduti da quelli che negoziano nella Bifilica
compartimenti fu ordinata da elio Vitruvio una Bafiiica in Fano, la quale per
le mifurc, che al detto luogo egli ne d, fi comprende, che doveva edere un
difegni, f dal
edifizio di bellezza e di dignit grandifima. lo ne porrei qui
Reverendiss. Barbaro nel fuo Vitruvio non folfero rtati fatti con fomma diligenza.
dell'Alzato.
II i>rinio difegno,
11 fecondo
che fegue della Pianta
Parti dell' Alzato.
Parti della Paita.
Profilo
del luogo fatto per porre il
L'Entrata della Bafiiica.
F
Tribunale rincontro all' entrata
B Luogo per il Tiibunale rincontro
dici

a render ragione

al

all'entrata.

C
D
E

Portici all'intorno.

Scale, che portano di fopra.


Luoghi dell'Immondizie.

Colonne dei
Poggio alto

portici
la

di

fotto

quarta parte

meno

delia lunghezza delle col. de' portici

di fopra

Colonne

dei detti portici fuperiori*

^J

^hijc/trLTzi dei

i'-.^

CT^

CAPI
Delle

Bfljlichc dei uojri

Iccome

gli

citate

1'

Antichi

gli

T O L O

Tewp^

fecero

le

e dei

loro

X.

dfcgni d quella di Vicenza


Bgfiliche,

ucmini avcfiero ove radunarli

accie
trattar

cth

verro

il

comodamente

le

loro caule ed i loro negczj, cos ai tempi ncftri cialcuna citt d'Italia e fuori f) fanno, alcune Sale ptlbliche, le quali l pollono cliamare meritamente Bafiliche: perciocch prelio loro l'abitazione di..l Magiftrato fupremo, onde vengoro ad ellere parte di quella; e propiiancnte quefto nome Bailica (gnifca cafa regale, ed ancora perch vi Hanno Giudici a render ragione al popolo. Qaefte Bafiliche dei nollri tempi (ono in quedo dalle antiche dit:crenti
che l'antiche erano in terreno, o vogliamo dire a pie
i

piano: qutOe rcflre foro fcpra


volti, nei quali poi l ordinano le botteghe per divtrfe arti e mercanzie della Citt, e vi l fanno ancora le prigioni
ed altri lurghi pertinenti ai bifogni pubblici. Olrreaei, quelle avevano
portici nella parte di dentro, come l veduto nei difegni di (opr
e quefte per lo contrar-o, o non hanno portici, o gli hanno dalla parte di
fuori lopra la piazza
Di qnerte Sale moderne una norabiiilim.! n' in Padova, Citt iilurtre per l'antichit fua e per lo Stadio celebre in "tutto il
mondo, nella quale ogni giorno fi radunano
gentiluomini
e ferve loro
per una piazza coperta. Un'altra per grandezza e per ornamenti mirabile
ne ha fatta nuovamente la Citt di Brefcia, magnifica in tutre bacioni fue.
Ed un'altra ve n'c in Vicenza, della quale folamente ho pofto
difegni,
perch
portici, che ella ha d'intorno, fono di mia invenzione; e perch
non 'flubito, che qutfi;i f.bbrica nrn polla elTere comparata agli F.iifizj antichi,
ed annoverata fra le maggiori
lano
e le piij belle fabbriche, che
irate fatte dagli Antichi
in qua, s per la grandezza
e per gli ornamenti
suoi, come ancora per la materia, ch' tutta di pietra viva durilfuia, e soi

no

le pietre commelTe
diligenza.
e legate infieme con fomma
r*on occorre, che io ponga le mifure di ciafcuna fua parte, perch nei difegni fono tutte notate ai'fuoi luoghi.

fiate

tutte

NeHa prima Tavola

difegnata la Pianta .
Nella feconda l'Alzato.
Nella terza una parte dell'Alzato in forma maggiore, colla Pianta
di parte de'pilaflri.

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CAPITOLO
De//e

Palejre

dei

65

XXI.

Xijli dei Greci

Poich

C\
trattato delle vie, dei ponti, e delle piazze, refla che (^ dica di quegli edirizj , che lecero gli antichi Greci , nei quali gli uo-

mini andavano ad efcrcitarli


ed cofa molto veriliiiiile > che al tempo che le Citt della Grecia fi reggevano a Repubblica, per ogni Citt ne
folle uno di qjjlli tali edifzj
ove
giovinetti , oltre l'imparjre delle fcien:

ze , efercitando il loro corpo nelle cole pertinenti alla milizia, come a conofcere gli ordini, a lanciare il palo, a giocare alU- braccia, a maneggiare
l'arme, a notare cori p.;l fopra le fpalie, divenillero atti alle fatiche ed
agli accidenti d>;lla guerra ; onde poterono poi col loro valore
e dilciplina
militare, elTendo efl pochi, vincere eferciti numerotiinmi
Ad efempio loro ebbero i Rommi il Campo Marzio, nel qaale pubblicamente la gioventij ( efercitava nelle dette
militari azioni, dal che nafcevan i mirabili ef.

fetti, e

fendo
gione

le

vittorie delle giornate. Scrive Cefare ne Tuoi

all'improvilb

egli

battere,

comand che

ef-

Nervi, e vedendo, che la lettima lemaniera riflretre, che non potevano com-

allalito di'

duodecimi erano

la

Commentar), che

di

allargalTero,

fi

fi

mertelfero

l'aia

ai

fianchi dell*

la comodit di adoperare l'arme, e non pntefiero


edere dai nemici circondate: il che con preltezza fatto dai foldati, diede a
lui la vittoria, ed a loro fama
e nome immortale di valorofi e di bene
difciplinati
conciolach nell'ardore della battaglia, quando le cofe erano
in pericolo e piene di tumulto, facellero quello che a molti ai tempi noftri pare dilTciiifimo
a farli, quando ancora i nemici fono lontani, e fi ha
comodit di tempo e di luogo Di quefti tali gloriofi fatti ne fono piene
quali tutte le Greche e le Latine Iftorie, e non dubbio, che di loro ne

altra, acciocch aveller

cagione il continuo cfcrcitarfi de' giovani. Da quello efercizio di detluoghi, che (come racconta Vicruvio al Cap. XI del V Lib. ) fabbricavano i Greci, furono da loro chiamati PaUitre, e Xilfi ; e la loro difpofizione era tale. Prima difegnavaio la piazza quadrata di giro di due ftadj,
cio di dugento e cinquanta palTi j ed in tre lati di effa facevano i portici
fcmpli:i, e fotto quefti alcune fale ampie, nelle quali fiivano gli uomini
Nel quarto lato
letterati, come filofofi e fimili, a difputare, e difcorrere
dopp^,
acciocch le
portici
facevano
i
poi, il quale era volto al Meriggio,
piogge fpinre dai venti non entrailcro nella parte pi addentro nel verno,
e il 'Sole neli'efiite folFe pi lontano. Nel mezzo di quefto portico era una

folle
ti

fala

molto grande lunga un

quadro

adolefcenti. Dalla deflra di quefta era

e
il

mezzo, ove (\ ammaeftravano gli


luogo, ove fi ammaeftravano le gar-

luogo, ove s'impolveravano gli Atleti; e piii olzone;


tre la danza per la fredda lavzione, che ora chiameremmo bagni di acqua
fredda, la quale viene ad edere nel voltare del portico. Dalla finiftra del
luogo degli adolefcenti era il luogo, ove \\ ungevano i corpi per edere
pi forti, ed appredo la danza fredda ove fi spogliavano, e pi oltre la
tepida, per dove (\ faceva fuoco, dalla quale fi entrava nella calda. Aveva queda danzi da una parte il laconico ( era quedo il luogo ove fudavano) e dall'altra la ftanza per la calda lavzione. Perciocch vollero quei pru'
e dietro a quello

il

denti

denti uamni, imitando la naura la qnrJe da un' edrcrao fredao ad u


diremo caldo con i suoi mezzi ci conduce, che non fubito dalla ftaoza iVcd-

ca

{)

ma

entrafle nella calda,

uno

col mez'.'.o della repida

Di

fuori dai dttti luo-

dove era l'entrata, che fi farebbe verovvero


verso Ponente; gli altri due erano uno dlia citftra, e
so Levante,
l'altro dalla finiftra
porti uno a Settentrione, l'altro a Mezzogiorno
Quelguardava
Io, che
a Settentrione, era doppio, e di larghezza quanto erano
lunghe le colonne. L'altro rivolto a iMezzogiorno era semplice, ma molto
pili largo di ciafcuno
de' sopraddetti
ed era diviso in quello modo, che
Jasciati dalla parte delle colonne e dalla parte del muro dieci piedi, il quale fpazio da Vitruvo detto Margine, per due gradi larghi Tei piedi li difcendeva in un piano non meno largo di dodici piedi, nel quale nt tempo
del verno gli Atleti potevano cscfcitarfi dando al coperto, lenza tliere im
ghi erano tre

portici;

dal

laro,

pediri da

che erano fotto il portico a vedere, i quali ancora per !a


detta badezza ove erano gli Atleti, vedevano meglio. Quello portico propriamente fi chiamava Xifto
Xifti fi facevano, che tra due portici vi
I
fodero felve e pianrazioni e le drade tra gli alberi, ladri-ate di Mufaieo.
Appredb il Xido, ed il portico doppio fi difegi avaro i luoghi fcoptrti da
camminare, detti da loro Peridromide, nei quali il verno, quando era fersno il Cielo, gli Atleti fi potevano erercitare. Lo Stadio era a canto a queflo edifizio, ed era luogo, dove la mo'iitudine poteva dare ccmodameftea
veder combattere gli Atleti. Da queda forte di cdidz) prefero l'tftmpio gli
Imperatori Romani
che ordinarono le Terme per dilettare e comp'acere
si popolo, per eder Iroghi ove gli uomini andavano a diportarfi
ed a !avarfi; delle quali nei libri, che seguiranno, piacendo al big. Iddio, ne ragioner.
quelli

A
B

C
D
E
F

H
l

Luogo
Luogo
Luogo
Bagno
Luogo

ove s' ammaedravano


Garzoni.
ove s'ammiiedravano le Garzone
dove ^'impolveravano gli Atleti.
i

freddo.

dove s'ungevano

Bagno caldo.

Portico
Portico
Portico

citavano

O
P

gli

Le

di

fuori davanti l'entrata.


fuori

fuori verso

Atleti detto

Luoghi
Sradio

verso Settentrione

di
di

Selve tra

tere gli Atleti


>i*

Atleti.

Lnconico.

M
N

gli

Stanza fredda.
Stanza tepida per la quale C) va al luogo della fornace
Stanza calda detta sudazione con Camerata.

Odro, ove

al

tempo

del

Gli

altri

fcoperti da

dove dava

camminare
la

detti Peridromide.
moltitudine delle genti a veder combat-

Ponente.
Trs montana.
fatti

efer-

Xidos

Levante.

luoghi

fi

due portici.

Odro.

P
1

verno

nel difcgno fono esedre e fcuole.

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IL

DEL

FINE

TERZO

LIBRO

DELL'ARCHITETTURA
D

ANDREA PALLADIO