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PRIMA LEZIONE

1. Il nostro alfabeto è composto da 21 lettere

2. Le vocali sono 5: l’accento fonico (acuto e grave) le fa diventare 7

[Dizione delle 7 vocali] aèéióòu

Le consonanti sono 16: la diversa pronuncia le fa diventare 21

[Dizione delle consonanti] b c (e-i) ch d f g (e-i) gh gl gn (h) l m n p (q) r ʃ s sc t v ʒ z

L'alfabeto, quindi, sarà composto da 28 lettere

3. Le vocali e la lateralità

[Dizione delle 7 vocali in lateralità]

4. Le zone d’articolazione dei suoni consonantici: Labiali (P, B, F, M)


Dentali (T, L, R)
Palatali (C, G, GN, GL)
Gutturali (C,CH, Q, G, GH)

5. I difetti più comuni sono: S dolce


S aspra
Z dolce
Z aspra
R
GL (la lingua batte al centro del palato e con forza cammina in
avanti)

6. I dittonghi delle vocali iè e uò


[Dizione del dittongo iè]:

Diètro – Piède – Cièco – Piètra – Sièro – Bandièra – Ièri – Mièle – Mièi

[Dizione del dittongo uò]:

Buòno – Luògo – Frastuòno – Suòno – Uòvo – Nuòce – Uòmo – Cuòre – Tuòi

7. Le terminazioni delle parole (avverbi in ménte)

[Dizione della terminazione ménte]

Certaménte – Naturalménte – Precipitosaménte – Freddaménte – Ovviaménte – Brutalménte

8. Le terminazioni dei verbi (condizionale in èbbe ed èbbero – òbbe ed òbbero)

[Dizione della terminazione èbbe ed èbbero]

Avrèbbe – Avrèbbero – Partirèbbe – Patirèbbero – Sarèbbe – Sarèbbero

[Dizione della terminazione òbbe ed òbbero]

Conòbbe – Conòbbero

9. Esercizio aperto-chiuso

Tremèndo – Méntre – Ammènda


Méno – Immènso – Lampéggio
Veeménza – Appèna – Semènza

10. Esercizio con le 7 vocali precedute da una o più consonanti

Ba – Bè – Bé – Bi – Bó – Bò – Bu
Tra – Trè – Trè – Tri - Tr ó – Trò –Tru
Sa – Sè – Sé – Si – Só – Sò – Su

Da Marcel Proust

Un breve colpo al vetro, come se qualcosa l’urtasse, seguito da un’ampia cascatella


leggera come di grani di sabbia lasciati cadere da una finestra più alta, poi la
cascatella s’estendeva, diveniva regolare, prendendo ritmo, facendosi fluida, sonora,
musicale, innumerevole, universale: era la pioggia.

Da Anton Cechov

Fuori la tempesta rumoreggiava. Qualche cosa di rabbioso e cattivo, ma nello stesso


tempo di profondamente triste, frustava la locanda con la furia di una belva, e cercava
d’irrompere nell’interno. Facendo sbattere le porte, picchiando alle finestre e sul
tetto, graffiando i muri, ora minacciava, ora implorava, ora si calmava per un
momento e poi di nuovo irrompeva nel tubo della stufa con un urlo allegro e
traditore; ma allora i ceppi avvampavano e il fuoco, come un cane alla catena, si
protendeva furiosamente incontro al nemico; la lotta s’impegnava e dopo di essa
singhiozzi, sibili, muggiti rabbiosi.

Da Anatole France

Irascibile, collerico, Maurizio era uomo d’onore e coltivava con cura questo
sentimento. Non era affatto ambizioso e neppure vanitoso. Come la maggior parte dei
francesi, non amava spendere: nulla avrebbe mai dato alle donne se esse non lo
avessero saputo costringere. Credendo di disprezzarle, le adorava, ed era di natura
troppo sensuale per accorgersene. Forse si sarebbe potuto immaginare, dall’umida
luce che talvolta scintillava nei suoi occhi di un marrone chiaro, che egli era di cuore
e capace di amicizia, ma non lo si sapeva e anche lui lo ignorava profondamente. Per
il resto, nei rapporti usuali della vita, valeva poco.

Da Patrick McGrath

L’acqua scrosciava dai rubinetti. Stella si spogliò ed entrò nella vasca, sentendo a
poco a poco la febbre placarsi. Ci rimase un’ora, con gli occhi chiusi e la mente
vuota, anche se non del tutto, perché sotto la superficie si agitava la consapevolezza
di ciò che aveva appena fatto. Rivedere quella scena, o anche solo ammettere di
averla vissuta, le era intollerabile; ma ci sono forme di esperienza mentale che
sfuggono al meccanismo della rimozione, e in quelle oscure regioni della sua psiche
Stella non poteva non chiedersi se, avendolo fatto una volta, l’avrebbe fatto di nuovo;
e benché in realtà non si ponesse il problema in questi termini (li avrebbe respinti con
sdegno se si fossero affacciati alla sua coscienza), sapeva con certezza, la certezza
che accompagna ogni pensiero intollerabile, che la risposta era sì.
Da Achille Campanile

Non c’è alcun rapporto tra gli asparagi e l’immortalità dell’anima. Quelli sono un
legume appartenente alla famiglia delle asparagine, credo, ottimo lessato e condito
con olio, aceto, sale e pepe. Alcuni preferiscono il limone all’aceto; anche eccellente
è l’asparago cotto col burro e condito con formaggio parmigiano. Alcuni ci mettono
un uovo frittellato sopra, e ci sta benissimo. L’immortalità dell’anima, invece, è una
questione; questione, occorre aggiungere, che da secoli affatica le menti dei filosofi.
Inoltre gli asparagi si mangiano, mentre l’immortalità dell’anima no. Questa,
insomma, appartiene al mondo delle idee. Naturalmente, nel caso in esame, all’idea
corrisponde un fatto. Da questo punto di vista si può dire che l’immortalità
dell’anima è una qualità dell’anima, una proprietà peculiare dell’anima, un concetto
insomma, il quale indica il fatto che le anime sono immortali. Siamo sempre ben
lontani dagli asparagi.

Da Peppe Lanzetta

Tirava vento. Il cielo era pulito. Sulla piazza di San Vincenzo il carro funebre si
fermò nerissimo contro tutto quell’azzurro. La folla si aprì per lasciar passare la bara.
Fra i portatori Don Alfonso riconobbe Edoardo Laganà, l’uomo di fiducia del barone
Condrò. Non poteva che essere lì. Edoardo, tutto zigomi e magro magro dentro il
vestito scuro di circostanza, era stato per anni al servizio del barone prendendosi cura
di lui e della villa di Stromboli con scrupolo e dedizione filiali.

Da Tomasi Di Lampedusa

Il giardino, costretto e macerato fra quelle barriere, esalava profumi untuosi, carnali e
lievemente putridi. I garofanini sovrapponevano il loro odore pepato a quello
protocollare delle rose ed a quello oleoso delle magnolie che si appesantivano negli
angoli; e sotto sotto si avvertiva anche il profumo della menta mista a quello infantile
della gaggia ed a quello confetturiero della mortella; e da oltre il muro l’agrumeto
faceva straripare il sentore delle prime zagare.