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SLC - CGIL Sindacato Lavoratori Comunicazione

FISTel - CISL Federazione Informazione Spettacolo e Telecomunicazioni


UILCOM - UIL Unione Italiana Lavoratori della Comunicazione

Roma, 23 febbraio 2010

DOCUMENTO DELLE SEGRETERIE NAZIONALI


DI SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL
SUL FUTURO DI TELECOM ITALIA

Premessa

Telecom Italia rappresenta un’azienda strategica per il Paese. E’ la più importante


azienda di telecomunicazioni (con oltre 50 mila dipendenti), dotata di una rete
infrastrutturale difficilmente replicabile e di una capacità di innovazione fondamentale
per garantire una maggiore integrazione dei servizi ICT ai cittadini, alle imprese, alle
Pubbliche amministrazioni.
Una realtà ricca di professionalità tanto in ambito tecnico, informatico che di assistenza
al cliente che ne aumentano il valore, personalizzando servizi, gestione, contatti.

Non da oggi denunciamo che i principali problemi di Telecom Italia sono da ricercarsi in:
• un debito eccessivamente alto, che riduce la capacità di investimenti e rende
l’azienda fragile da un punto di vista finanziario;
• un assetto proprietario che nel tempo non solo non si è consolidato (assenza di
un nucleo forte a vocazione industriale) ma non si è evoluto neanche verso
quella “public company” da noi più volte sollecitata;
• un’incapacità di definire in ambito nazionale un piano industriale di medio
periodo volto ad aumentare le capacità trasmissive della rete fissa e mobile
(NGN), offrire nuovi servizi ad alto valore tecnologico, favorire un’evoluzione dei
servizi di assistenza alla clientela consumer e business verso la
personalizzazione del contatto, sviluppare una reale strategia verso la
convergenza dei diversi terminali fino alla diffusione di modelli di casa ed
impresa digitale;
• una strategia (perseguita anche dall’attuale management) di remunerare gli
azionisti anche a fronte di queste difficoltà, sottraendo così risorse agli
investimenti infrastrutturali, per nuovi mercati e servizi;
• il sistematico ritirarsi dal mercato internazionale (da ultimo con la vendita delle
attività in Centro America e in Germania), con una presenza sempre più limitata
all’Argentina e al Brasile (mercati su cui opera come concorrente la stessa
Telefonica).

Tutti nodi che chiamano in causa non solo le parti sociali, ma il Governo, l’AGCOM e le
stesse forze politiche, troppo distratte rispetto all’importanza del settore (e di Telecom)
o esclusivamente interessate a discutere di TLC in un’ottica a dire poco riduttiva.

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La posizione del Sindacato

Siamo ovviamente in attesa del nuovo Piano Industriale che sarà presto comunicato al
mercato e alle parti sociali, dopo le tante voci e smentite che in questi giorni si sono
inseguite, a partire da un maggiore peso di Telefonica negli assetti proprietari. E
rimandiamo al documento di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL già inviato nel
2009 ad AGCOM (che qui richiamiamo integralmente) per sottolineare analisi più
generali di scenario (quale remunerazione degli investimenti per la NGN? Quali
politiche industriali per favorire la nascita di una domanda di servizi digitali? Quali
politiche e risorse pubbliche per contrastare il digital divide, ecc.).

Come SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL ribadiamo però alcuni punti fermi:

• i piani industriali vengono prima degli assetti proprietari e finanziari. Per troppo
tempo Telecom ha subito la sistematica spoliazione da parte di chi ha cercato
più di speculare e drenare risorse finanziarie/immobiliari che non di rilanciare
una grande azienda di TLC quale Telecom è e può continuare ad essere;

• Telecom deve uscire dallo stallo in cui è: la situazione attuale non è più
sostenibile. Occorre affrontare il tema del debito e di una ricapitalizzazione
dell’azienda. L’unica strada, facilitata anche da una credibile proposta di
remunerazione delle nuove reti, passa o attraverso una ricapitalizzazione da
parte degli attuali soci o attraverso la ricerca sul mercato (possibile, vista la
liquidità e il valore degli assett) di risorse specificatamente rivolte a mettere
l’azienda nelle condizioni, per i prossimi anni, di raddoppiare gli investimenti sul
mercato domestico ed internazionale. Occorre infatti che Telecom Italia abbia
“maggiore libertà di iniziativa” per i prossimi anni e non minore, tanto sul
mercato domestico quanto e soprattutto (in funzione di ricavi da reinvestire in
Italia) nelle aree a forte vocazione di crescita.

• il futuro di Telecom passa per il mantenimento di una forte integrazione delle


diverse divisioni e funzioni (rete, IT, customer, servizi di staff e vendita). Siamo
contrari ad ogni scenario (sia esso di derivazione industriale o conseguenza di
scelte proprietarie/finanziarie) in cui Telecom venga spezzettata, magari
secondo un modello già noto, in una “good company” (la rete) e una “bad
company” (o una serie di bad company; customer, assistenza, commerciale,
informatica, amministrazione e staff, ecc.). Il modello Open Access, come
recentemente dichiarato da AGCOM (10 febbraio 2010) sta funzionando, sta
garantendo trasparenza e funzionalità. Il potenziamento/costruzione di una rete
di nuova generazione non può essere l’alibi per spezzettare l’azienda.
Ribadiamo la proposta di una partecipazione congiunta di tutti i soggetti
interessati anche attraverso la messa a bando di risorse pubbliche nelle aree
meno attrattive di mercato o come volano per accelerare la transizione verso la
fibra, con Telecom che vi può contribuire tramite la divisione funzionale Open
Access.

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In termini industriali semmai più che una plurisocietarizzazione dell’attuale perimetro


Telecom si pone oggi il problema inverso: riequilibrare i volumi di attività date in
outsourcing (siano esse attività di rete, informatiche o di customer), prendere atto del
fallimento di una politica di esternalizzazioni e valorizzare le competenze presenti in
azienda, sviluppare maggiori sinergie con i produttori di piattaforme comunicative e di
produzione di contenuti.

Per queste ragioni siamo molto preoccupati dalle recenti scelte aziendali di precostituire
“scatole” per le attività di staff oggi (HRS), informatiche o di customer care domani. Così
come siamo critici sull’incapacità dell’azienda (a livello di relazioni nazionali e territoriali)
di dare garanzie certe e visibilità sui livelli dei volumi di attività e quindi dei livelli
occupazionali (si veda per tutti il caso del 119; senza dimenticare che a marzo si avrà la
prima verifica sulle condizioni degli oltre mille lavoratori delle Directory Assistance oggi
in contratto di solidarietà). Mantenendo nell’incertezza migliaia di lavoratori e l’azienda
senza una reale strategia di medio termine.

Il tutto dentro uno scenario in costante evoluzione e che rischia di cambiare da un


giorno all’altro (in relazione agli assetti proprietari, al futuro della rete, ecc.): è compito
dell’azienda fornire al sindacato un quadro di certezze entro cui sviluppare relazioni
industriali corrette e trasparenti.

Per noi rimane fondamentale il rilancio industriale dell’azienda che non scarichi,
attraverso la solita politica del contenimento dei costi, esclusivamente sul costo del
lavoro le contraddizioni dell’attuale management e dell’attuale proprietà ed è prioritaria
la definizione di un piano credibile di investimenti nel medio periodo, all’interno di una
chiara politica industriale per il settore (oggi del tutto assente).

Non è più rinviabile, infine, un tavolo tra Governo, CGIL, CISL, UIL, SLC-CGIL, FISTEL-
CISL, UILCOM e le principali imprese del settore per mettere tra le priorità dell’agenda
politica del Paese lo sviluppo delle nuove infrastrutture di TLC, alimentando così una
domanda ed un’offerta di servizi innovativi, volano per una crescita di qualità dell’intero
sistema.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

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