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EDITORIALE

Noi speriamo che questo numero della rivista, tutto in italiano, spinga le persone interessate a collaborare per aprire una nuova fase della ricerca altemativa in Italia.

Nessuno deve isolarsi sperando di fare I’invenzione del secolo, perché in realta il processo del progresso è lento

e richiede partecipazione.

La redazione provvisoria della rivista è presso il seguente indirizzo:

Franco Malgarini, via di Boccea 302, 00167, Roma; email: malgariniaz@iol.it

I sommari dei numeri precedenti si possono trovare sul sito internet:

http://utenti.tripod.it/altraenergia

SOMMARIO

- Mirko Kulig: I’energia cosmica vitale

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- Bernardo Zanini: l’energia orgonica e il cloudbuster

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- Carlo Splendore: l’orgonometro, il bioradiometro

21

- Geminello Alvi: Keely l’inventore dell’energia libera

28

- Matteo Tenan: il mare dell’energia

30

- I1 generatore di Ecklin

37

- I1 motore australiano a energia libera

38

- Il generatore"Hummingbird/Sundance"

41

- Il convertitore di Kromrey

42

- Curt Hallberg: mulino a vento a vortice di Schauberger

43

- Gli esperimenti e le idee di un autodidatta (I parte)

46

- L’elettrete

51

- Franco Malgarini: esperimento sulla carica elettrica dell’aria

56

- Costruiamo una cella di dissalazione

58

- Reattore a fusione fredda da 1 KW

60

- Stefano, Castelluccio: Warp Drive: più veloce della luce

66

- Velocità superluminali a Princeton

76

- La tecnologia degli UFO

77

- Nembo Buldrini: il dispositivo di Todeschini

82

- Nembo Buldrini: test sperimentali per lo studio dell’effetto Biefeld-Brown

86

- Velivoli a forza gravifuga

90

- Peter Bettels: il principio del tornado

96

- Adam Cavallin: la mia macchina del tempo

98

- Ipotesi di lavoro per lo sviluppo della ricerca alternativa in Italia

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- Questionario

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L’Energia Cosmica Vitale

di Mirko Kulig

Introduzione

Quanto segue è il risultato di una ricerca svolta durante l’ultimo anno e mezzo nel tentativo di comprendere tutto quanto ci circonda da un altro punto di vista e, soprattutto, di comprendere cosa sia veramente il fenomeno della Vita.

Dopo aver studiato la biologia e la geografia, mi era chiaro che, per quanto queste materie analizzino in modo approfondito i processi che si svolgono nell’ambito delle funzioni vitali, dimenticano cosa sia il problema primario, e cioè in che modo ha origine il tutto. Se così non fosse, se l’attuale scienza avesse scoperto in che modo nascano i processi della vita, non sarebbe in grado di ripeterli e quindi creare la vita?

Ma il problema era di dimensioni troppo grandi e così, queste scienze hanno evitato il problema

in modo radicale definendosi “Scienze descrittive”. In questo modo il problema stesso usciva dall’ambito di ricerca di queste scienze.

L’altro grosso problema era la grande importanza che in tutte le scienze viene attribuita al caso:

noi ci siamo sviluppati da molecole libere di sostanze organiche prima in protozoi, poi in forme

leggermente organizzate, poi attraverso un processo di differenziazione in metazoi fino a

divenire umani, il tutto per caso! E tutto questo quando la fisica insegna che qualunque sistema organizzato di atomi che non abbia un afflusso costante di energia tende al caos, quindi alla dissoluzione! Certo, qualcuno potrebbe obbiettare che l’energia viene dal cibo, ma il fabbisogno giornaliero di energia per un uomo adulto proveniente dal cibo è sufficiente a farci pensare, muovere, sostenere e ad eseguire tutte quelle attività che un uomo normale svolge? Saremmo noi in grado di fare un dispositivo che esegua tutte queste attività con 3500 kCal al giorno (fab. giornaliero di una persona adulta) di cui almeno la metà, secondo la fisica, non sarebbe utilizzabile (2° legge della termodinamica)?

Mi appariva chiaro quindi come la spiegazione che un essere vivente sia unicamente un

insieme di reazioni chimiche e fisiche fosse assolutamente insoddisfacente. Doveva esserci necessariamente qualcosa di più, qualcosa che rendeva possibile il fenomeno della Vita e che la scienza non aveva ancora scoperto perché non in grado di riprodurla. Dopo varie ricerche e corsi, ho scoperto che quel Qualcosa di più esiste, è stato studiato da molti individui sotto aspetti diversi ma con riscontri assolutamente scientificamente misurabili e comparabili. Segue un riassunto preliminare di questa ricerca.

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L’energia cosmica vitale

Da quando l’uomo ha cominciato a riflettere in maniera scientifico-filosofica sull’origine della vita, è stato presente il concetto di un medium onnipresente, che alimenta gli esseri viventi ed il pianeta (che pure è un essere vivente). Questa idea si è sviluppata come Etere nell’Antica Grecia, Prana presso gli Antichi Indiani e come Chi presso gli Antichi Cinesi. Per millenni questo concetto è rimasto presente nelle menti degli scienziati come dato di fatto e tutte le ricerche sono state fatte assumendone l’esistenza. Verso la fine del 800, Morley e Martin fecero un esperimento che, a detta di loro, dimostrava inconfutabilmente l’inesistenza di un etere con le caratteristiche che gli erano state attribuite fino a quel punto. Con Einstein ed il suo Universo Vuoto questa idea è stata definitivamente scartata dalla concezione dell’universo della comunità scientifica internazionale.

Malgrado ciò, vari scienziati in luoghi diversi ed in tempi diversi hanno fatto esperimenti che uscivano dalle normali concezioni vigenti in quel periodo e dai quali appariva chiara l’esistenza di un qualcosa di impalpabile ma esistente ed estremamente significativo per tutte le funzioni di Vita sul pianeta. Quello che segue è un riassunto delle ricerche dei principali scienziati summenzionati a me conosciuti.

Wilhelm Reich

Scienziato di origine Austroungarica vissuto nella prima metà del 20° secolo che, dopo aver studiato psicologia, ha lavorato con Freud diventandone un allievo ed assistente. Si è poi allontanato dall’idea di Freud sviluppando una sua teoria che vedeva le cause di molte malattie psicologiche in uno squilibrio di flussi energetici all’interno del corpo e della pulsazione della vita in collegamento anche all’energia sessuale (vedi “La funzione dell’orgasmo”). Da ciò (dopo essere stato ridicolizzato dalla società psicologica Internazionale)

ha continuato i suoi studi istituendo una ricerca sull’origine della vita scoprendo ben presto che, a differenza di

quanto veniva ufficialmente dichiarato dalla scienza, e cioè che la vita nasce con il famoso germe atmosferico che si ferma in un ambiente favorevole a germina creando i primi protozoi, in realtà esistevano delle piccole

bollicine blu (che chiamò bioni) che si formavano da un vegetale in macerazione e che poi si organizzavano in gruppi fino a creare un vero e proprio protozoo. Esperimenti simili furono fatti anche da altri scienziati all’insaputa di Reich, ottenendo risultati sorprendentemente simili.

Da questi esperimenti ne nacquero altri fino a portare Reich alla conclusione che i bioni erano pieni di una energia (che chiamò Energia Orgonica) e che questa energia era presente ovunque nell’atmosfera. Cercò allora

di isolarla per studiarla meglio, e ideò una sorta di Gabbia di Faraday modificata dove questa energia poteva

venire accumulata. Misurò una differenza di temperatura all’interno di questi accumulatori e vide che questa

energia poteva venire osservata stando per un certo periodo al buio dentro un accumulatore. La descrive come “nube” blu-viola con piccoli brillamenti. Provò allora a mettere delle cavie malate negli accumulatori constatando che c’era una buona percentuale di guarigione. Lo stesso si verificava sull’uomo, dove riuscì a guarire anche alcuni casi di cancro allo stadio di metastasi. In generale, questa energia sembrava essere in grado di guarire una infinita quantità di malattie (vedi “La biopatia del cancro”).

Dopo di ciò fece un esperimento che ebbe risvolti tremendi: mise in un accumulatore una certa quantità di materiale radioattivo convinto che l’energia OR fosse in grado di neutralizzare le radiazioni radioattive, ottenendo come risultato lo sviluppo di un energia che più tardi chiamò DOR (Deadly Orgone Radiation) che fece ammalare molti suoi assistenti (e lui stesso). Viene descritta come una energia nera, statica, con miasmi pestilenziali, esattamente il contrario di ciò che era l’energia OR che viene descritta come blu, in costante movimento, pulsante, portatrice di vita. Tutti gli accumulatori dovettero essere smantellati, anche quelli che non avevano avuto a che fare con l’esperimento, perché la reazione non si interruppe togliendo il materiale radioattivo dall’accumulatore e si espanse in tutta l’atmosfera circostante creando nuvole nere stantie sopra il laboratorio. Ogni accumulatore sembrava essere stato “infettato” da questa radiazione. Gli animali selvaggi

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erano silenti, le piante cupe, al punto che il laboratorio venne evacuato per un certo periodo, senza però che le nuvole di DOR se ne andassero.

Dopo un certo lasso di tempo, Reich ideò quello che viene chiamato Cloudbuster (nubifugatore o cannone orgonico) con l’intento di eliminare questa energia di morte dall’atmosfera. Effettivamente vi riuscì ed aprì così l’ultima fase di sperimentazioni della sua vita: aveva inventato un apparecchio in grado di modificare le condizioni climatiche. E questo fu esattamente ciò che fece, riuscendo ad interrompere varie siccità nell’area del Nord-Est degli USA. Andò anche in una missione di sperimentazioni in Arizona, nel deserto, riuscendo entro pochi mesi a farvi ricrescere l’erba e portando l’umidità relativa dell’aria da 5% a 85%. Da questi esperimenti definì come l’energia orgonica sia profondamente collegata all’elemento Acqua e ne determini l’accumulo in nuvole.

Reich tenne sempre informate le autorità americane dei suoi esperimenti, e questa fu probabilmente la causa delle persecuzioni che subì e che terminarono con la sua messa in carcere, la distruzione di tutti i suoi accumulatori e il rogo di molte sue pubblicazioni e opere. Morì nel 1957 in carcere sotto circostanze misteriose.

Si sa che dietro a queste persecuzioni c’erano i grandi ospedali psichiatrici americani e la FDA, l’organo statale americano che si occupa della salute.

Una particolarità importante di questa energia è quella di essere ANTIENTROPICA, cioè un sistema orgonicamente forte tende ad attrarre l’energia diffusa circostante. Questo é la scoperta fondamentale che dimostra come questa energia sia profondamente collegata alla vita, che, secondo ciò che ci insegna la scienza ufficiale, non potrebbe logicamente esistere perché un corpo vivente, senza il continuo afflusso di una energia esterna, tenderebbe al caos quindi alla dissoluzione. Bene, l’energia orgonica é proprio quell’energia che affluendo al corpo umano gli permette di rimanere organizzato.

Al giorno d’oggi l’Orgonomia esiste ancora ed in America vi sono varie istituzioni che insegnano e portano avanti le ricerche nello studio di questa energia con la visione che Reich ha dato (vedi ACO, OBRL). Il direttore dell’OBRL, James DeMeo, ha fatto pure una tesi di laurea sull’utilizzo di cannoni orgonici. Viene statisticamente dimostrato come la probabilità che si verifichino dei cambiamenti climatici durante l’utilizzo di uno di questi strumenti sia 30 volte maggiore al normale.

Inoltre, negli ultimi dieci anni, è stato sviluppato in Australia un alimentatore per automobile che funziona ad energia orgonica (Joe Cell). Esiste una vera e propria documentazione su ciò con progetti disponibili.

Radionica

La radionica è una scienza che esiste in due filoni separati di ricerca: uno è quello più recente da cui ne deriva anche il nome e che si è sviluppato nei paesi anglosassoni (USA, Inghilterra), l’altro è il filone centro-europeo che ha origini molto antiche. La differenza fondamentale tra le due scuole è che mentre la prima usa strumenti con cavi, magneti, ed una vera e propria struttura tridimensionale, la seconda utilizza unicamente grafici e disegni geometrici. Per praticare entrambe le discipline è necessaria una sensibilità radioestesica, il che significa che bisogna essere in grado, con l’ausilio di pendoli, biotensor, bastone da rabdomante, di “misurare” le energie.

Il principio funzionale di quest’arte di guarigione, è quello di assumere che ogni materiale, parte del corpo, tessuto, ecc. abbia una certa frequenza di vibrazione e risonanza e che la malattia sia quindi un’alterazione della frequenza di salute di quel dato organo. Determinata la frequenza disturbatrice, con gli strumenti radionici ed i circuiti viene quindi “proiettata” quella stessa frequenza all’organo malato annullandone l’influenza e permettendo quindi al corpo di ristabilire la giusta frequenza di salute (principio simile a quello

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dell’omeopatia). I circuiti e gli strumenti radionici hanno quindi due zone specifiche: una è quella del cosiddetto testimone (goccia di sangue, capello, fotografia della persona da guarire) e l’altra è quella per il

rimedio da proiettare (con i circuiti) o, nel caso degli strumenti, si tratta di manopole regolabili che proiettano

un numero che è stato prima “misurato” radioestesicamente come corrispondente a quella malattia (esistono

tavole con le frequenze di tutte le parti del corpo, di tutte le piante, malattie, ecc.). La forza di questa arte è che attraverso il testimone si possono proiettare frequenze a qualunque distanza perché questa non ha più alcuna importanza (quindi anche qui viene assunto un Medium onnipresente). Il testimone crea un diretto collegamento con il proprietario di questo.

I principali esponenti furono Albert Abrahms, Ruth Drown in USA nella prima metà del secolo, Malcolm Rae, David Tansley in Inghilterra dove tutt’ora esistono alcune scuole ed una vera e propria laurea riconosciuta dallo stato.

Per quanto riguarda Albert Abrahms e Ruth Drown, la fine della loro vita assomiglia molto a quella di Reich, con persecuzioni, incarcerazione e morte in carcere. Per questo motivo i radionici americani si sono poi concentrati sull’uso della Radionica nell’agricoltura piuttosto che nella medicina (dove vengono messi a rischio interessi meno potenti) riuscendo ad ottenere risultati stupefacenti, come l’immunità di intere colture da certi parassiti unicamente proiettando all’intero campo tramite una fotografia-testimone la frequenza corrispondente a quel parassita, come pure un aumento di produzione senza aggiunta di concimi chimici.

Comunque, viene spesso ribadito che l’energia che effettivamente agisce per guarire non è quella proiettata attraverso il numero o il rimedio, ma piuttosto è l’energia mentale dell’operatore che permette alla frequenza guaritrice di agire sul paziente.

Su questo punto vi è un interessante esempio: Ruth Drown, che introdusse per prima strumenti senza alcuna

fonte di energia esterna (corrente elettrica), fu in grado di sviluppare un apparecchio fotografico che, attraverso l’immissione della frequenza di un organo di una data persona (determinata dal testimone) era in grado di fare una fotografia interna dell’organo di quella persona anche a decine di chilometri di distanza. La particolarità è che questa apparecchiatura funzionava soltanto con certe persone, e soprattutto non funzionava se vi era presente una persona che apportava energie disturbatrici (negatività).

Durante la seconda metà del 20° secolo la radionica ha sempre di più cominciato a lavorare anche sui corpi

così le conoscenze che ci vengono dalle culture

sottili superiori e sui chakra (David Tansley), incorporando asiatiche.

Sergej Lakhowky

Di origine russa, lavorò per molti anni in Francia fino a trasferirsi negli USA durante la II guerra mondiale.

La cosa interessante di lui è che sviluppò un apparecchio (Oscillatore di onde multiple) che fu concepito secondo la seguente idea: se ogni cosa ha la sua frequenza, proiettando il maggior numero di frequenze diverse verso un essere vivente vi sarà di sicuro anche quella corrispondente ad un’area malata di cui il corpo si servirà per guarirsi. Seguendo questa idea, l’apparecchio da lui sviluppato è composto da due antenne collegate ad un circuito elettrico che hanno forma di cerchi metallici concentrici in cui ogni cerchio è intonato secondo un semitono della scala cromatica musicale (quindi 12 o 13 cerchi). Si dice pure che i cerchi siano di diversi metalli. Il lavoro di Lakhowsky è importante a mio avviso perché unisce il concetto di Reich (energia cosmica che tutto guarisce) con il concetto della Radionica in cui ad ogni disturbo corrisponde una frequenza. Il risultato è un apparecchio che irradia tutte le frequenze fondamentali e quindi anche tutte le armoniche che da queste si sviluppano in una gamma incredibilmente ampia di frequenze. Tra queste si dovrebbero quindi trovare anche quelle corrispondenti ad una data malattia. Anche lui ebbe incredibili risultati con malattie come

il cancro, sperimentando pure su piante, e anche il suo lavoro è caduto nell’oblio dopo la sua morte. Un’altra caratteristica di questa energia che viene alla luce tra il suo lavoro e quello di Reich è quella della presenza di

un moto a spirale che Reich descrive durante l’osservazione dei “Quanti di energia orgonica” e Lakhowky dimostra con l’uso di spirali e antenne circolari (nella radionica si hanno bobine!).

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Baron von Reichenbach

Vissuto durante l’800, si dedicò anche lui all’osservazione di molti oggetti al buio, servendosi di individui che lui definisce Persone Sensibili.

Se una di queste persone resta al buio per un certo lasso di tempo e poi osserva per esempio un cristallo, noterà che questo irradia un “energia” blu dall’apice ed un “energia” giallo-rossa dalla base. Lo stesso avviene per una grande quantità di altri oggetti ed esseri viventi, come magneti, motori elettrici, bobine, piante, animali e uomo. Queste due energie vengono “sentite” da queste persone sensibili come piacevole-fresco per l’energia blu, irritante-caldo per l’energia gialla. Reichenbach le definì “Energia Odica Negativa” quella blu, “Energia Odica Positiva” quella gialla.

Scoprì che i poli magnetici della terra sono collegati a questa energia, che gli esseri umani hanno sempre un alternanza di queste energia tra sinistra destra, sopra e sotto, davanti e dietro. In pratica tutto ciò che è vivente vive sull’armonica alternanza di queste due energie.

Il suo lavoro è importante perché introduce i concetti di polarità e dualità, cosmicamente presenti in tutta la creazione della Vita. Spesso questa energia si manifesta in collegamento ad una attività magnetica o elettrica, ma non si tratta assolutamente di una forma di una di queste due energie, altrimenti non sarebbe osservata su di un cristallo o un essere vivente. È piuttosto l’energia Odica che determina la manifestazione di queste energie.

Rudolf Steiner

Su di lui si potrebbe scrivere per anni, data l’immensa mole di lavoro realizzata. In questa sede mi limiterò a prendere quelli aspetti del suo lavoro che sono importanti per la comprensione dell’argomento in discussione.

Steiner era una persone chiaroveggente, quindi la maggior parte di ciò che descrive viene direttamente dalla sua esperienza nelle dimensioni superiori.

Racconta di 4 principali corpi sottili superiori (energetici) a loro volta divisi in altri corpi qualitativamente differenziati (ma non entreremo in questo tema perché troppo vasto). I corpi principali sono:

-fisico

-eterico (determinante l’organizzazione logistica degli organi e apparati del corpo fisico)

-astrale (collegato alle emozioni umane)

-mentale o Io (collegato al razionale ed alla coscienza dell’Io) *

In alcuni suoi scritti e in quelli di alcuni suoi assistenti e collaboratori viene descritta l’organizzazione delle energie eteriche (quindi più direttamente determinanti il fisico) sul nostro pianeta. Ne risulta che esistono 4 eteri (di calore, di luce, chimico e di vita) che lavorando in armonia tra loro portano a realizzazione il progetto della Fonte Universale della Vita (o coscienza universale, o DIO). Uno di questi eteri in particolare, quello chimico, viene descritto come blu, affine all’acqua e determinante l’accumulo dell’umidità atmosferica in nubi. Non è forse la descrizione che diede Reich all’energia orgonica? Viene pure detto che l’etere chimico assieme all’etere di luce (collegato ai gas) viene costantemente inspirato dagli esseri viventi “nutrendoli” energeticamente.

* Una descrizione simile dei corpi sottili viene data anche nelle culture asiatiche Cinesi e Indiane.

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Trevor Constable

Studioso di Reich, Steiner e di Radionica (ebbe la fortuna di conoscere Ruth Drown) si occupò di ricerche su manifestazioni energetiche naturali (entità viventi nell’atmosfera) facendo anche delle foto. Intorno agli anni 70 costruì cannoni orgonici sul modello di Reich modificandoli poi secondo principi della Radionica, quindi “intonandoli” facendo canne di lunghezza diversa. Più tardi sviluppò degli apparecchi basandosi sui principi di Steiner, quindi sui flussi eterici planetari cercando di creare vortici eterici. I suoi apparecchi sono quindi rotatori, con relazioni e proporzioni auree ed utilizzanti forme geometriche cosmiche (coni) ed in Sezione Aurea (rapporti della vita). I vantaggi dei suoi apparecchi rispetto a quelli originali di Reich, sono le dimensioni (molto più ridotte) come pure il fatto che non sia più necessario avere una grande fonte di acqua vicino allo strumento. Sperimentò per molti anni su di una nave, riuscendo a causare pioggia con condizioni barometriche che assolutamente non indicavano pioggia. In un’altra occasione, venne chiamato da una provincia della Malesia con gravi problemi di siccità. Nel mese e mezzo di sperimentazione con i suoi apparecchi, Constable riuscì a far piovere pressoché tutti i giorni.

All’inizio degli anni novanta fece un esperimento a Los Angeles per diminuire l’inquinamento atmosferico. Le statistiche dimostrano chiaramente che quell’anno ci furono il 30% di giorni di allerta in meno della media. Malgrado ciò, l’ufficio dell’ambiente della California gli disse che avrebbe preferito avere trent’anni di siccità

piuttosto che utilizzare i suoi metodi (tra l’altro molto economici). In altre occasioni descrive come sia riuscito

a deviare dei cicloni tropicali vicino alle isole Hawaii.

Trevor Constable vive tutt’ora ma si è ritirato dalla sperimentazione in questo campo.

Pier Luigi Ighina

Fu assistente di Marconi, col quale fece esperimenti segreti non condivisi da nessun’altro. Marconi era convinto della possibilità di separare i due poli di una calamita, ma fu Ighina dopo la sua morte a realizzare quest’impresa. Sviluppò un microscopio in grado di ingrandire fino a 1.6 miliardi di volte col quale riuscì a vedere gli atomi. Osservò che l’atomo magnetico era molto più piccolo degli altri atomi e, associandosi ad essi, ne determinava il movimento. Quindi tutta la vita dipendeva da questi atomi magnetici. Sviluppò un apparecchio in grado di creare atomi magnetici positivi e negativi coi quali realizzò cose assolutamente incredibili. Egli descrive come la Vita sia possibile fondamentalmente grazie a due energie: l’energia proveniente dal sole, con spin orario e colore giallo (atomo magnetico positivo), e l’energia riflessa dalla terra, con spin antiorario e colore blu (atomo magnetico negativo). L’unione di queste due radiazioni energetiche è assolutamente indispensabile per la Vita sul pianeta. Appare ovvia l’analogia con ciò che fu osservato cento anni prima da Reichenbach (per es. cristallo con un estremità blu e l’altra gialla).

Vive tutt’ora e continua le sperimentazioni in un piccolo laboratorio autofinanziato ad Imola. Anche lui ha solo subito derisione e persecuzione dal mondo scientifico accademico. Tra le cose realizzabili con la sua scienza,

menzioniamo:

-eliminazione di tutte le radiazioni nucleari nell’atmosfera e ogni forma di inquinamento

-bloccare la siccità

-possibilità di fare oggetti antigravitazionali

-scudi magnetici planetari per difesa contro meteoriti

E molte altre cose che non è possibile trattare in questa sede.

Barbara Ann Brennan

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Ritengo molto importante menzionare questa autrice e guaritrice per dare un’immagine di come potrà essere la medicina del futuro.

Dopo un iter di vita che la portò dopo l’università prima alla Nasa, poi ad aprire uno studio di psicologia,

cominciò a sviluppare le sue capacità sovrasensibili e riprese a vedere l’aura delle persone (si ricordava che già

da

piccola vedeva e sentiva questi campi energetici). Raffinando sempre di più le sue capacità divenne in grado

di

“sentire” i consigli del suo spirito guida, e il numero di auree che vedeva nei suoi pazienti aumentò fino a

che ora dice di vedere 9 auree. Ad ogni aura si collega una certa componente della vita umana ed una schiera di spiriti che lavorano a quel livello. I problemi dei suoi pazienti li “vede” nelle auree riuscendo a definire esattamente a quale livello corrisponde un dato problema, ricevendo poi dal suo spirito guida consigli sul come aiutare il malato (sia fisico, sia psicologico). Lavora con le mani mandando energia e risistemando i centri energetici del corpo (Chakra). Per le guarigioni più complesse riceve l’aiuto di spiriti dimoranti in quella sfera collegata ad un particolare problema. I suoi libri sono estremamente razionali, senza note di misticismo, chiaramente scritti da una persona che ha fortemente sviluppato anche il cervello razionale. Le analogie con gli altri autori citati sono ovvie: il primo corpo aurico (chiamato eterico) viene descritto blu (guarda caso come Reich descrive l’energia orgonica). Anche le relazioni con le immagini di Steiner sulle sfere superiori a quella fisica e sugli spiriti ivi dimoranti sono evidenti. Quindi anche i collegamenti con le discipline Indiane e Cinesi. Vive e lavora tutt’ora negli Stati Uniti.

Conclusione

Da quanto sopra esposto, appare chiaro come sotto un aspetto o l’altro tutti questi scienziati abbiano studiato una cosa in comune: L’ENERGIA COSMICA VITALE ETERICA. Riassumendo tutte le varie osservazioni e studi, appaiono chiare le seguenti caratteristiche:

-è presente ovunque

-viene dal cosmo (sole, luna, pianeti, stelle, galassie)

-è indispensabile per la Vita

-ha 2 polarità

-è pulsante

-esiste prima delle energie normalmente conosciute (elettricità, magnetismo)

-determina dei flussi a livello planetario e del corpo umano (prima aura)

dinamica

-il

suo colore principale è blu/giallo (a dipendenza della polarità)

la somma di molte frequenze vibrazionali

La prima domanda che ci si pone dopo quanto detto è: come mai non se ne è mai sentito parlare, malgrado la quantità di personaggi che l’hanno studiata?

La risposta a questa domanda sarebbe un intero argomento di studio e si potrebbero scrivere molti libri, ma fondamentalmente il problema è da ricercarsi nella attuale organizzazione culturale della società. L’uomo ha dimenticato le sue origini. Gli unici valori che vengono insegnati sono quelli di benessere fisico, quindi di carattere economico. Da ciò si sviluppa l’idea che si nasce soli su questo pianeta e che la vita sia unicamente una continua lotta per la sopravvivenza, quindi un essere umano deve solo pensare a se stesso sviluppando un Ego molto forte e raggiunge lo scopo della sua vita quando ha tutti quei beni materiali che una persona “rispettabile” deve avere. A tutto ciò si sommano le false idee divulgate dal mondo scientifico che, a causa della sua ottusità e del suo atteggiamento non scientifico, non si prende cura di verificare quanto viene sostenuto da questi scienziati d’avanguardia perché da un canto c’è la paura di dover ammettere che esiste

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qualcosa di più oltre al fisico, d’altro canto ammettere l’esistenza di questa energia significherebbe dover riorganizzare tutto l’attuale sistema scientifico, economico, sociale e culturale. In più, date le peculiarità di questa energia (esiste ovunque, non costa, non si consuma) il suo utilizzo è decisamente antieconomico e quindi i potenti interessi economici del mondo non avranno mai alcun guadagno nel divulgare queste conoscenze. Il problema è che l’uomo non è stato creato per gli scopi che al giorno d’oggi sono riconosciuti come Senso di Vita, e quindi l’uomo non starà mai bene e sarà felice completamente fino a che questo sistema va avanti. Basta guardare le facce delle persone che si incontrano in qualunque città del cosiddetto Primo

Mondo. Hanno forse un espressione felice malgrado possiedano tutti i beni materiali? Che senso ha lavorare tutta la vita 8-10 ore al giorno per guadagnare tanti soldi senza essere mai felici? I soldi si perdono quando si muore, quindi nulla di tutto quanto accumuliamo materialmente sulla Terra durante la Vita verrà con noi dopo

la nostra morte. Solo ciò che si accumula come esperienza di vita e ciò che si impara da questa esperienza

rimarrà per sempre come un arricchimento della nostra anima.

Ma le forze Nere lavorano così come lavorano quelle Bianche e, non appena un individuo si trova nel dubbio, esse hanno presa su di lui fino a controllarlo completamente. Si è così sviluppata una società nel arco degli ultimi millenni basata sul potere e sul controllo rispetto agli altri esseri viventi (umani e non). Le persone vengono ormai educate da innumerevoli generazioni secondo principi di sottomissione alla vita e allo stato, creando tanti piccoli automi che lavorano per i piaceri dei potenti senza sapere perché sono qui e quale senso abbia tutta l’esistenza e la Vita. Guai a sviluppare una propria coscienza individuale, un IO che non sia in consonanza con le leggi del potere e controllo sugli altri, guai a realizzare che cosa sia la Vita realmente. Chi ha fatto ciò è sempre stato perseguitato, talvolta incarcerato e ucciso. Al momento che un essere umano

realizza di essere il pieno padrone della sua esistenza e che qualunque cosa desideri la può realizzare, il sistema

di potere ha perso il controllo su questo individuo, per il semplice fatto che non è più corruttibile in nessuna

maniera.

Bisogna rendersi conto che il senso profondo di tutto ciò che ci troviamo attorno è il Progetto Della Vita, ideato, pensato, realizzato da un entità superiore a noi (Dio, Coscienza Universale, Mente Universale) e che quindi noi siamo qui per dare il nostro contributo a questo progetto. Solo nel fare ciò si trova la vera felicità, perché in tal modo siamo in piena consonanza con Dio, la natura, il nostro corpo, la Vita. Se si parte da questi presupposti non esiste più egoismo, malvagità, distruzione perché tutto diventa un unica sinfonia musicale divina in cui l’individuo è un musicista. L’unico sentimento che assume senso a questo punto è l’amore per tutto quanto ci circonda, e riuscendo ad amare ci si rende conto della potenza di questa energia, perché amando portiamo avanti il Progetto di Vita e quindi l’energia che utilizziamo ci viene direttamente dalla Fonte di Tutto.

Ma per fare ciò si deve prendere in mano le redini della propria esistenza, abbandonare quell’apparente sicurezza che si ha se si segue quanto ci viene detto dagli altri e assumersi le responsabilità delle proprie azioni, risvegliare l’IO; al momento che si abbandona la via indicata dalla società si diventa gli unici responsabili della propria vita perché, in caso si commetta un errore, non si può più andare dagli altri e dire “Mi hai detto tu di fare così”. Ma è proprio in questa libertà che l’essere umano si può sviluppare al massimo delle sue potenzialità, che sono assolutamente inimmaginabili. Bisogna ricordarsi che siamo fatti “Ad immagine e somiglianza di Dio”, e quindi se si raggiunge la capacità di comprendere la Vita e la realtà nella maniera giusta, come veramente è, si acquistano delle forze al di la delle possibilità di concezione del mondo fisico.

Se noi esistiamo è grazie è questa forza-entità superfisica che ha voluto così. Lo stesso vale per tutto quanto ci circonda: la natura, gli animali, il pianeta ed il cosmo. Ciò significa che in ogni nostra cellula, in ogni atomo del creato è presente questa Coscienza Universale che ha voluto il tutto organizzato nel modo in cui noi lo vediamo. Da ciò deriva la conclusione che noi siamo Una Unica Unità con il mondo circostante, la natura ed il Creatore perché siamo compenetrati da questa Coscienza-energia che ci determina come siamo. E come noi questa Coscienza compenetra tutte le cose create. Per fare un esempio, quando una persona costruisce una sedia, la vera energia che ha creato quella sedia è l’idea stessa nella mente della persona, senza la quale non sarebbe mai stato possibile realizzarla. Ogni molecola della sedia si trova in una data posizione perché il pensiero creatore di quella persona ha voluto così. Ne deriva che ogni molecola della sedia è sottilmente compenetrata da quel pensiero creatore, senza il quale quella molecola si troverebbe ancora in uno stato amorfo

di disorganizzazione. Lo stesso vale per il cosmo nei confronti della Coscienza creatrice di base. Appare quindi

ovvio che ogni sentimento negativo per qualunque cosa ci circondi (uomini, natura) sarà, come risultato finale,

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un energia negativa rivolta a noi stessi, perché siamo profondamente compenetrati da ciò che compenetra tutto

e quindi andiamo a odiare la stessa cosa che ci determina e quindi, direttamente noi stessi. Facendo un

esempio, quando si prova un sentimento di odio verso qualcuno, si può apparentemente anche pensare che sia un sentimento giustificato e quindi sia giusto provarlo. Ma in realtà non si può dire che si è felici e rilassati, perché visto da un punto di vista molto sottile, si sta provando odio per se stessi, per la propria essenza, per la stessa Coscienza creatrice che ha originato noi.

Lo stesso, chiaramente, vale per un sentimento opposto, quindi di amore incondizionato. Amando gli altri e ciò che ci circonda, amiamo direttamente noi, Dio, la Vita e quindi ci sentiamo bene, siamo felici.

L’attuale società è organizzata in una maniera del tutto impersonale, nessuno è responsabile di nulla, solo un sistema di individui tutti allo stesso tempo responsabili, perché è la mente umana che ha creato la società così come è ora e ogni individuo diventa necessariamente parte di questo sistema (quindi lo sostiene), e non responsabili, perché si viene educati in una maniera che non ci permette di renderci conto di come stanno le cose nella vera Realtà. Chiaramente è apparentemente più facile vivere così, perché non ci si assume le proprie responsabilità (che sono quindi del sistema) e questo sistema ha il controllo su di tutti, ma in questa realtà fittizia e falsa che ci siamo creati non risiede la vera felicità, perché ci si dimentica quale sia lo scopo dell’esistenza.

Bisogna immaginare il creato come un insieme di innumerevoli schiere di spiriti, ogn’una delle quali lavora per

il procedere dell’evoluzione generale e delle altre schiere, e facendo così determina anche l’evoluzione del

proprio gruppo di spiriti.

La vita è movimento, cambiamento, evoluzione. Quando questi elementi vengono a mancare (come in molte vite umane dove non esiste più una meta da raggiungere ma solo attesa della fine) non c’è più vita, solo morte.

Un futuro migliore, alla luce delle scoperte sovra esposte, diventa ora ipotizzabile. Ma ciò che deve cambiare è la fondamentale impostazione della vita di ogni uomo. E questo può soltanto accadere nel risveglio della coscienza che solo ogni individuo può fare in se stesso. Si deve quindi diventare un IO affermato e completamente cosciente di se, libero da ogni controllo che il sistema impersonale possa avere su di lui. Quindi con proprie idee, propri interessi, proprio cammino di vita determinato soltanto da se stesso e non imposto da qualcun d’altro.

L’attuale economia è principalmente un economia di morte, dove è più redditizio che le persone siano malate, che l’ambiente sia inquinato, che miliardi di individui vivano al limite della sopravvivenza per permettere a qualche milione di avere più di quanto necessario, che non il vero benessere di tutti. Ci viene fatto credere che ciò sia necessario per potere avere i Comfort a cui ormai ci siamo abituati. Ma questa è la più grande menzogna che sia stata raccontata. Con le possibilità ipotizzabili in base a queste nuove conoscenze il mondo potrebbe essere molto migliore, senza carestie, siccità, povertà, miseria fisica e mentale, malattie. Ma questo cambiamento, come già detto, non verrà mai dal sistema economico o sociale, perché questo sistema è il principale nemico di tutto ciò essendo impersonale, inattaccabile e traendo profitti economici e di potere da questo sistema. Il cambiamento può perciò soltanto venire nel risveglio della coscienza di ogni singolo Individuo, nella realizzazione del proprio IO come individualità e allo stesso momento Unità con il tutto. Quando si realizza ciò, ogni disastro ecologico, umano, ambientale è come una piccola ferita sulla proprio entità di essere vivente. Se abbastanza individui cominceranno a vivere questi mali in codesto modo, c’è speranza che qualcosa potrà cambiare.

Siamo gli unici responsabili della nostra vita: guidiamola come ci è più consono nella ricerca della verità e della felicità!

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L’ENERGIA ORGONICA E IL CLOUDBUSTER

La prima volta che vidi un accumulatore orgonico portatile fu all’incirca 15 anni fa, grazie ad un mio amico medico, R.P. di Crema, molto aperto a tematiche di ricerca al di fuori dei canoni tradizionali. L’accumulatore orgonico che mi fece vedere era costituito da un box cubico dal quale da un lato usciva un tubetto di gomma flessibile, terminante con un portafiltri Cokin del tipo usato per le macchine fotografiche,

realizzato dai fratelli Pez di San Giovanni al Natisone in provincia di Udine. L’amico medico mi fece sedere comodamente in poltrona e mi applicò il portafiltri (la torcia) con un filtro blu

al piede destro. La sensazione che sentii era paragonabile ad un leggero vento fresco che dal piede saliva piano

fino ad inondare tutto il mio corpo. La seduta durò circa un’ora mentre R.P. controllava i livelli d’energia

orgonica nel mio organismo tramite una specie di bacchetta oscillante, a me all’epoca ancora sconosciuta, chiamata “Biotensor”. Negli anni precedenti avevo seguito l’amico R.P. nelle sue ricerche sull’ipnosi regressiva e sullo yoga con

l’aiuto di strumentazioni elettroniche per oggettivare gli studi, ma questa energia orgonica a me sconosciuta mi lasciò perplesso: riuscivo ad avvertirla a contatto con il mio organismo ma non tutte le persone che venivano sottoposte a trattamenti terapeutici sentivano l’effetto e apparentemente non c’erano strumentazioni oggettive

in grado di misurarla.

Per fortuna nelle librerie si potevano trovare ancora i libri di Wilhelm Reich editi dalla casa editrice Sugarco; riuscii, infatti, a procurarmeli quasi tutti e dopo averli letti di un fiato decisi di indagare più a fondo. Il primo accumulatore lo feci realizzare da mio zio lattoniere: era un cubo di lamiera di circa 70 centimetri, su un lato del quale feci applicare un ugello di ferro in cui inserii un tubetto di gomma trasparente terminante con

una torcia atta a portare dei filtri Cokin. Il cubo lo rivestii internamente con strati di foglia d’alluminio e fogli

di lana di vetro, mentre il rivestimento esterno era costituito da una scatola di legno compensato

precedentemente allestita; un lato del cubo rimaneva scoperto per dar modo alla luce di attivarlo.

Sperimentando l’accumulatore con amici e conoscenti riscontrai che la maggior parte delle persone non sentivano per niente l’energia orgonica ed inoltre nutrivano tutti dei seri dubbi verso quello che stavo facendo. Decisi perciò di andare trovare Doz Carmelodi, un tecnico della Lanier che conoscevo, un autentico genio che aveva costruito nel suo laboratorio molte strumentazioni che impiegava per il proprio lavoro: con lui iniziò una collaborazione che dura ancora oggi.

Le cards energetiche orgoniche

R.P. ci fece entrare in un mondo di cui ignoravamo totalmente l’esistenza, fatto di ricercatori che durante i convegni presentavano le loro ultime scoperte sui possibili usi dell’energia orgonica, sotto forma d’accumulatori portatili o di placchette d’alluminio di 3x10 centimetri chiamate “ Duorgen” da: Du = Ducati,

or = orgonici, gen = generatori.

L’alluminio insieme al silicio è uno dei pochi materiali che consentono di trattenere e memorizzare una frequenza per poi rilasciarla ai corpi circostanti. R.P. aveva scoperto come miscelare l’energia orgonica con le sostanze più svariate, generando così alcune miscele chiamate: “Energy Card, Everyoung, Anti-Elettro-Stress”. L’Energy Card è una piastrina d’alluminio dove l’energia orgonica è miscelata ad una sostanza “x” e che serve per la ricarica cellulare dell’organismo. Si usa come un pacchetto d’energia di riserva, portandola sotto il piede destro per l’uomo ed il sinistro per la donna. I tempi di ricarica variano da persona a persona. L’azione è vitalizzante, purificante, attivante, antitossica. L’energia emessa dal metallo orgonizzato è di natura pranica, analoga alla forza pranoterapeutica. L’Energy Card sfrutta la proprietà dell’alluminio di assimilare, memorizzare ed emettere frequenze ed onde vitali (energia vitale) d’intensità tali da interferire con il bioplasma degli esseri viventi, potenziandolo ed energizzandolo, aumentando in pochi minuti il potenziale elettrochimico muscolare, la “resistenza” e la forza fisica dell’organismo. Quest’affermazione può essere verificata sottoponendo sé stessi ad esercizi di sforzo o di sollevamento pesi prima e dopo l’uso dell’Energy Card.

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Analogo, ma non simile, è l’effetto dato dall’Everyoung, una card che ringiovanisce non solo l’organismo umano ma anche tutti i materiali con i quali viene a contatto. Si è notato che l’uso continuo della card, specie negli individui che praticano sport, induce una riduzione sostanziale nella formazione dell’acido lattico, una maggiore resistenza agli sforzi, permettendo altresì il

recupero della forza fisica in minor tempo; inoltre stimola positivamente le zone plantari, migliorando il senso di benessere generale. Un altro effetto interessante, dato dall’uso continuo dell’Everyoung, è la capacità di poter ringiovanire un organismo. Se si esegue il test americano del mineralogramma, si porta la card per un periodo che varia da due

a tre mesi sotto il piede destro per l’uomo e il sinistro per la donna (che possiede un biocircuito differente) e

quindi si ripete il mineralogramma, con sorpresa ci si accorge che l’età biologica è regredita di circa 10 anni, con valori naturalmente variabili da individuo ad individuo. I capelli da grigi ritornano pian piano del colore naturale e l’individuo si sente più euforico; inoltre sono migliorate le capacità mnemoniche e analitiche, effetto dovuto all’attivazione cerebrale per l’uso continuo. L’A.E.S. o Anti-Elettro-Stress è una card nata da una ricerca volta al fine di proteggere o schermare dalle interferenze negative dei campi statici ed elettromagnetici dovute ai video terminali, tramite una messa a terra energetica degli elementi perturbatori. Purtroppo questi dati di ricerca sulle card si fermano alla metà degli anni 90. R.P., vista l’impossibilità di poter misurare con strumentazioni elettroniche alfine di poter commercializzare un prodotto sicuro e valido ha cessato gli studi sulle card energetiche.

Accumulatori orgonici

I primi accumulatori orgonici da noi prodotti dopo una paziente ricerca erano di forma rotonda: usavamo un

pentolino d’acciaio inox riempito di polistirolo e barrette di ferro inserito in una scatola del tipo usata come portacassette musicali, il tutto colato con della paraffina riscaldata che una volta raffreddata costituiva una solida base. Dalla pentola usciva un bullone di ferro cavo, dove s’inseriva un tubetto di plastica trasparente che terminava con una torcia di legno in cui s’inserivano dei filtri colorati. Ci accorgemmo subito che l’energia orgonica non si riesce a misurare con degli strumenti elettronici, quindi era inutile costruire accumulatori per una vendita futura, salvo alcuni apparecchi che abbiamo realizzato per medici e operatori del settore di medicina alternativa. Abbiamo anche costatato che lavorando in un laboratorio di circa 15 metri quadrati il nostro organismo si era talmente caricato d’energia orgonica da avere dei continui disturbi quali nausea, cefalea, insonnia e nervosismo, tali da dover ricorrere alle cure di un mio amico medico omeopata che tramite un Vega test elettronico era in grado di quantificare la quantità d’energia presente nei singoli organi e di consigliarci dei rimedi adeguati. Un consiglio: non tenete mai apparecchi orgonici di qualsiasi tipo nell’appartamento dove

abitate, semmai riponeteli all’esterno, ad esempio su un balcone, altrimenti potete rischiare la vostra salute. Il colore nero sembra che schermi per un certo tempo l’orgone ma poi l’ambiente si satura in modo deleterio. L’accumulatore orgonico non è altro che un condensatore perciò, ad un certo punto, trovammo il modo per costruire accumulatori in box di plastica, di misure ridotte ma con una potenza maggiore, utilizzando due spirali, una positiva ed una negativa, collegate ad una manopola (potenziometro) in uno spazio vuoto, filtrando

il tutto con dei piccoli vetrini dello spettro dei colori.

Per misurare l’energia orgonica emessa da un accumulatore abbiamo adottato un metodo soggettivo: inserendo

nell’ugello o nella torcia (shooter) l’estremità di un cavo dotato di due jack mentre l’altra parte è collegata all’impugnatura di un biotensor, per battimento su una scala centimetrica o una scala di Angstrom si determina

il valore e la potenza di un accumulatore.

Per vedere invece l’energia orgonica, R.P. aveva trovato una soluzione grazie alle sue ricerche. S’immette in alcune provette d’acqua l’energia orgonica, oppure si carica con energia orgonica una card d’alluminio di 4x6 cm, quindi si caricano per contatto delle provette di vetro contenenti acqua del rubinetto, lasciandone alcune di controllo con l’acqua non caricata; successivamente si aggiunge a tutte le provette una goccia di colloidi chimici di rame, oro e bismuto. L’acqua caricata con l’energia orgonica assume un colore scuro rispetto a quella contenuta nelle provette d’acqua normale. Un altro sistema possibile è quello della fotografia all’infrarosso, come sostenuto e provato da un’home page

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inglese sull’energia orgonica. Abbiamo anche costruito e provato degli accumulatori orgonici da installare in serre e orti per irradiare le colture vegetali, riscontrando una crescita più veloce delle culture controllate, effetto osservabile anche tramite un’irradiazione preventiva delle sementi ed anche con l’impiego dell’acqua orgonica. Il problema però è nato quando abbiamo cercato di vendere questi prodotti a produttori di culture ortaggifere e floreali riscontrando, nonostante la documentazione rilasciata da laboratori di ricerca italiani accreditati, un totale diniego: infatti la maggior parte delle serre preferisce utilizzare concimi chimici o a volte anche biologici.

Il Cloudbuster.

L’avventura con il Cloudbuster è cominciata nel 1998, anche se negli anni precedenti avevamo fatto dei tentativi con un apparato similare dotato di una pentola orgonica cui erano attaccate una serie di tubi di plastica costruite in maniera armonica: in ogni tubo vi era un piccolo amplificatore e la sua lunghezza era determinata da una nota musicale. L’aspetto finale era quello di un’apparecchiatura che somigliava lontanamente ad una piccola mitragliatrice di 1 metro di lunghezza e 50 cm di altezza. Quando la posizionavo nel mio giardino, specialmente nelle giornate invernali nebbiose, si formava un varco nella nebbia attorno al piccolo cloudbuster. La documentazione italiana su Wilhelm Reich e sull’uso del cloudbuster è molto carente ma questo strumento era ed è conosciuto da gruppi di ricerca sugli U.F.O. grazie agli studi pubblicati da Constable negli anni 70 ed anche tramite numerosi articoli apparsi su riviste mensili che trattano argomenti di carattere misterioso ed esoterico. È doveroso affermare che un cloudbuster non è un giocattolo ed il suo uso in maniera sconsiderata, oltre ad arrecare danni alle condizioni meteorologiche, provoca degli effetti irreversibili all’operatore che lo manovra ed alle persone che sono nelle immediate vicinanze, perciò l’uso di quest’apparecchiatura richiede un grande senso di responsabilità, la conoscenza della scienza meteorologica, la totale padronanza dello strumento e delle tecniche di macrobusting atte a cambiare le condizioni del tempo. In realtà, un cloudbuster sembrerebbe a prima vista una macchina innocua; è composta da una serie di tubi di acciaio di circa 5 metri di lunghezza collegati a delle canne di acciaio flessibile analoghe a quelle della doccia del bagno di casa, montate su una struttura di legno o di ferro orientabile in orizzontale ed in verticale. I tubi di acciaio flessibili vanno posti nell’acqua corrente di un fiume, in mancanza del quale si può utilizzare una tinozza con almeno 30 litri di acqua. La potenza di un cloudbuster è data dal diametro dei tubi che lo compongono: maggiore è il diametro dei tubi maggiore sarà l’impatto sull’atmosfera.

Il nostro cloudbuster è stato costruito in fretta e con costi limitati per verificare alcune affermazioni di Wilhelm Reich e di James DeMeo. Eravamo soprattutto curiosi di vedere quello che sarebbe successo, quindi nel giro di una settimana abbiamo costruito una struttura di legno sulla quale abbiamo montato cinque canne di acciaio, disposte a rastrello, di 1.5 metri di lunghezza e di 3 cm di diametro, allungabili a 3 metri tramite prolunghe con inserti di ferro. Per controbilanciare le canne abbiamo utilizzato 2 bottiglie riempite di acqua da 1 litro e mezzo. All’estremità inferiore delle canne d’acciaio abbiamo collegato cinque tubi di gomma trasparente lunghi 10 metri, immergendone la parte libera in un bidone con circa 40 litri di acqua (foto n° 6). Per dare energia all’acqua è stata usata una pompa del tipo impiegato per ossigenare l’acqua degli acquari. In un sabato pomeriggio di fine settembre alle ore 14.00 abbiamo deciso di cominciare i test atmosferici.

TEST ATMOSFERICI DI MACROBUSTING

La giornata che avevamo scelto si prestava molto allo scopo per il cielo completamente nuvoloso con nubi bianche e nere, per la scarsa luminosità e per la probabile presenza nell’aria della Dor: infatti nessun uccellino cantava e gli alberi avevano i rami che pendevano tristemente. (foto n° 7) Abbiamo acceso la pompa e diretto le canne del cloudbuster contro le nubi davanti a noi. Incredibilmente nel giro di un’ora siamo riusciti ad aprire un varco nelle nubi e abbiamo potuto vedere di nuovo il cielo blu (foto n° 1-2-3-4-5). Anche la natura si era risvegliata come per incanto: i merli e i passeri del mio giardino avevano

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ripreso a volare e a cinguettare e gli alberi avevano risollevato i rami. Quasi subito però avevamo avvertito un malessere generale ed un senso di pesantezza alla testa nonché un sapore metallico in bocca ed un grande desiderio di bere: era chiaro che i test ci stavano inquinando. Scoprimmo anche il modo di misurare, con un metodo approssimativo, l’energia attorno e dentro di noi per mezzo di un tester a lancetta impostato per una lettura a fondoscala di 50 micro-ampere al quale si collega una manopola lunga circa 30 centimetri, isolata al centro, sulla quale sono avvolte delle bobine di rame e zinco. Basta impugnarla per aver un riscontro immediato. Prima dei test la lancetta si muoveva appena, ma durante l’esperimento abbiamo dovuto cambiare scala, chiaro segno che l’energia dentro di noi era aumentata. La conferma ce la diede un omeopata qualche giorno dopo:

visitandoci con l’Espert, un Vega test evoluto, nei nostri organi invece del valore base 60 riscontrò misurazioni

da 120 a 180. Per riportare l’energia ad un valore normale abbiamo usato un prodotto tedesco chiamato P27

della ditta omeopatica Phonix, assumendone 20 gocce tre volte al giorno.

La cosa più sorprendente cominciò qualche giorno più tardi: lavorando attorno agli accumulatori orgonici

eravamo diventati ipersensibili tanto da poter sentire anche le fotocellule dei cancelli o dei grandi magazzini.

Una sera, a letto, dopo aver spento la luce vidi chiaramente il contorno azzurro (aura) delle mie mani e la cosa

mi sorprese molto. Qualche giorno più tardi ebbi modo di osservare che le nubi che transitavano nel luogo dove

era avvenuta la macrobusting si dissolvevano fino a scomparire e questo fenomeno durò per una ventina di giorni. Avvertivo anche un senso di malessere generale fino a circa 20 chilometri dal luogo dei test di macrobusting, mentre oltre questa distanza i malesseri diventavano più lievi fino a scomparire. Invano rilessi tutto il materiale che avevo a mia disposizione sui cloudbusters ed anche i libri di James DeMeo senza però riuscire a trovare una spiegazione soddisfacente. Credo comunque che entrambi avevamo sperimentato un’apertura del terzo occhio (sesto chakra) superiore alla norma. Anche durante gli esperimenti seguenti i fenomeni si ripeterono, perciò nacque la convinzione che durante e dopo le operazioni con un cloudbuster si forma e ristagna nell’atmosfera, per un certo periodo, una radiazione

orgonica da noi chiamata effetto C.B., probabilmente fotografabile con una pellicola sensibile agli infrarossi,

ma mi riservo di tornare sull’argomento dopo uno studio più approfondito.

Ho omesso volontariamente la spiegazione delle tecniche usate per la “Macrobusting”, in quanto un cloudbuster è una macchina che deve servire solamente per aiutare l’atmosfera ed il clima a riconvertirsi nel normale susseguirsi dei periodi di pioggia e di bel tempo, oltre che a poter intervenire positivamente contro l’inquinamento atmosferico dovuto ai gas di scarico degli automezzi ed ai fumi emessi dagli impianti di riscaldamento degli edifici. Nei mesi successivi abbiamo studiato un sistema di messa a terra delle canne del cloudbuster (foto n° 8-9-10) che tuttavia non ha dato risultati positivi. Inutilmente abbiamo sottoposto il quesito a laboratori di ricerca italiani e stranieri senza ottenere risposta. Attualmente stiamo lavorando con un nuovo prototipo di cloudbuster, funzionante non ad acqua ma per mezzo di una ventola collegata a una batteria della macchina. Stiamo anche progettando un altro modello di cloudbuster radiocomandato a distanza, onde evitare problemi di salute dovuti all’energia orgonica sollecitata. Siamo fin da ora grati a tutti i ricercatori che ci potranno proporre delle soluzioni alternative per una possibile schermatura dell’apparato cloudbuster, con il quale eseguiamo test di macrobusting con molto entusiasmo ma consci di una nostra grande inesperienza rispetto ai pionieri di questa scienza come Wilhelm Reich e James DeMeo.

Bernardo Zanini.

Per i ricercatori che volessero mettersi in contatto con noi, il nostro indirizzo e-mail è il seguente:

zbw@libero.it

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Bibliografia

1. James DeMeo: Preliminary Analysis Of Changes In Kansas Weather Coincidental To Experimental Operations With A Reich Cloudbuster, University of Kansas, Lawrence, Kansas, 1979.

2. James DeMeo: So You Want To Build A Cloudbuster, Orgone Biophysical Research Lab, Greensprings, Ashland, Oregon, 1989.

3. James DeMeo: The Orgone Accumulator Handbook

4. Clonix & co. Guida all’uso dell’Energy Card,Crema,1993

5. I.R.S.O., a Cura di Roberto Provana: Effetto Antistatico Del Prodotto “ A.E.S. “ Nei Confronti Dei Videoterminali, Milano 1992.

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Fonte:http://web.tiscali.it/carlosplendore/orgonometro.htm

L’ORGONOMETRO

L’Orgonometro

II Bioradiometro a quadrante mobile può essere opportunamente corredato in modo da

renderlo capace di accumulare l’energia ad esso somministrata e di restituirla poi, con moto spontaneo, in un tempo più o meno lungo. L’energia accumulata può essere quella trasmessa tramite le mani per contatto diretto, o per induzione, cioè a distanza (può essere sufficiente la sola mano destra, posta ad una distanza di 15-20 cm dal dorso della scatola che racchiude la girante).Inoltre, in

particolari condizioni climatiche e ambientali, quest’apparecchio così modificato è in grado di rivelare la presenza dell’energia orgonica che lo attraversa, sempre mediante la rotazione spontanea del rotore (girante), senza che sia avvenuto alcun contatto con esso da parte dell’operatore. In altri termini, pur senza essere stato caricato, l’apparecchio si mette in moto spontaneamente e la girante può continuare a ruotare, con moto continuo o intermittente

e con velocità costante o variabile, per alcune ore e, in condizioni particolarmente

favorevoli, anche per qualche giorno. L’attrezzatura di cui si e munito il Bioradiometro, che lo rende atto a rivelare l’energia orgonica presente nell’ambiente, consiste in una scatola cilindrica di cartone pressato, nella quale viene racchiusa la base dello strumento. Detta scatola è stata sezionata lungo due generatrici e n’è stata asportata metà. In questo modo la girante viene a trovarsi per metà circondata dalla parete della mezza scatola che si è conservata. La parete della mezza scatola che avvolge metà girante (ad una distanza dal bordo di questa di 1 -2 cm) è rivestita all’interno con uno strato di materiale d’origine organica (cotone, lana, ecc.) e da un semicilindro di lamiera di ferro verso l’esterno, in pratica verso il bordo della girante. Abbiamo cosi, a partire dall’esterno e verso la girante, i seguenti strati cartone >cotone>ferro. Una disposizione analoga è stata prevista per la base dell’apparecchio. Infatti, sul fondo della scatola è stato adagiato uno strato di cotone e, su questo, un disco di lamiera di ferro. Su quest’ultimo, poi, un disco di cartone funge da coperchio di chiusura. Anche qui, procedendo dall’esterno verso l’interno, incontriamo i seguenti materiali: masonite>cartone>cotone> >ferro>cartone rivestito di stagnola. Nel complesso possiamo dire di avere parzialmente rinchiuso la parte fissa del Bioradiometro (statore) in un

accumulatore orgonico, facendone sporgere metà del rotore. Quest’ultimo ruota col bordo a piccola distanza dal semicilindro di ferro. L’intero anello di carta del rotore, poi, si trova a 2-3 cm dal fondo sul qual è applicato

il disco di lamiera di ferro.

L’apparecchio ha un suo asse che coincide con la mezzeria dell’alidada ad una cui estremità è montata una bussola e all’altra uno specchio. La bussola è necessaria per l’orientamento dello strumento; lo specchio, montato su di una parete verticale incernierata sull’alidada, può essere inclinato in modo di poter osservare, in esso riflessa, la girante in movimento. La girante, infatti, viene occultata alla vista dello sperimentatore dal

bordo dello schermo di lamiera di ferro che la circonda per metà (vedi disegno). L’alidada non è altro che una barra d’ottone, solidale col disco di masonite (o di cartone pressato, o di compensato) per mezzo della quale possiamo fare ruotare tutto lo strumento attorno al suo perno. E’ così che possiamo orientare lo strumento, ferma restando la base sul suo appoggio.

Carica dell’orgonometro

restando la base sul suo appoggio. Carica dell’orgonometro Se carichiamo lo strumento applicando le mani anche

Se carichiamo lo strumento applicando le mani anche solo a pochi millimetri dalla parete del semicilindro di cartone e/o dal fondo, notiamo che il rotore assume presto il suo moto di rotazione. La velocità di rotazione

dipende dalla durata della carica e dall’intensità dell’energia trasmessa. In buone condizioni si sono toccati i 18-19 giri/min.

Il

senso di rotazione dipende dall’orientamento dello strumento rispetto ai punti cardinali.Si è costatato che se

la

direttrice E - W passa per il diametro lungo il quale la scatola è stata sezionata, in modo che la parte concava

della semiscatola è orientata a nord, il senso di rotazione è antiorario. In corrispondenza di perturbazioni atmosferiche tale senso di rotazione si può invertire.

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Se s’inverte l’orientamento dello strumento, con la parte concava della semiscatola a sud, il senso di rotazione della girante diventa orario. Questo farebbe pensare all’esistenza di una corrente energetica che investe lo strumento da W verso E, così come prevede la teoria della corrente orgonica cosmica. Le cariche agirebbero sulla metà girante, quella

"protetta" dal guscio dell’accumulatore orgonico, attivate dalle cariche indotte dalle mani e la metterebbero in rotazione.

Si può anche pensare ad un’azione simultanea dovuta al campo magnetico terrestre e al campo bioelettrico

generato dalle mani. Il vettore del campo bio-elettrico sarebbe diretto verso l’alto e, componendosi con quello magnetico, darebbe luogo ad un terzo vettore, quello del moto, normale al piano dei primi due, per analogia con la regola della mano sinistra (legge di Fleming per la forza magnetomotrice). C’è chi vede questo moto rotatorio spontaneo della girante in qualche modo correlato con la natura dinamica dell’energia orgonica che, come sappiamo, avrebbe la caratteristica di propagarsi per onde e a spirale. In

determinate condizioni si verrebbe a creare un vortice che trascinerebbe in rotazione per una sorta d’induzione elettrostatica, l’anello di carta (la girante) immerso in questo campo rotante. E’ un fatto che la somministrazione di cariche elettrostatiche al rivestimento esterno dello statore potenzia le prestazioni dell’orgonometro attraverso una brusca accelerazione del rotore (elettrizzazione per strofinio del rivestimento

di cellofan della scatola (cuffia) e/o impiego di uno ionizzatore quale mezzo ausiliario).

La carica dello strumento può essere effettuata anche per mezzo di una lampada ad incandescenza (60-80w) posta ad una distanza di 50-60 cm. Dopo circa un’ora di carica la girante assume il suo naturale moto di rotazione, che è antiorario se la bussola è orientata a N. E’ un movimento spontaneo, lento (2-3 giri/min.) e costante, che può durare anche molte ore, se non intervengono impedimenti. In generale, prima di fermarsi definitivamente, la girante assume un moto intermittente: si ferma, resta immobile per qualche secondo e poi riparte, riprende a girare per qualche minuto e si ferma di nuovo. L’arresto definitivo è preceduto da soste che si vanno facendo sempre più lunghe. Si è notato che in questo caso l’apparecchio continua a funzionare anche con pessime condizioni meteorologiche (cielo coperto e pioggia).Se però il maltempo dura da qualche giorno, poco dopo la carica la girante si arresta. Giova tenere presente, a questo proposito, che l’orgonometro è messo in azione, una volta caricato, dal flusso dell’onda orgonica che lo

attraversa, onda che è pulsante e convoglia un’energia che è funzione di vari parametri, tra cui, soprattutto, le condizioni meteorologiche.

Si è accennato agli impedimenti che possono essere causa di precoce arresto della girante.Tra questi dobbiamo

includere la presenza di colui che entra nella stanza dove è in atto l’esperimento. Sappiamo che, per il principio della sintropia (o entropia negativa), valido per tutti i sistemi viventi, un sistema a più alto potenziale orgonico sottrae energia a quello che trovasi ad un livello energetico più basso. In questo caso si avrebbe un travaso d’energia dallo strumento al soggetto che trovasi presso di esso. Se però lo strumento è del tutto scarico, si è notato che può avvenire il contrario. E’ quindi consigliabile di disporre le cose in modo da poter controllare il funzionamento dello strumento a distanza, onde evitare di pregiudicare l’esito della prova.

Durata della scarica

La durata della scarica dello strumento è funzione del potenziale orgonico dell’ambiente: quanto più è piccola

la differenza di detto potenziale tra strumento e ambiente, tanto più è lungo il tempo di scarica. Quando tuttavia

quest’ultimo si estende oltre le ventiquattro ore, non sembra che si possa parlare più di scarica dello strumento. In questo caso, infatti, viene fatto di pensare ad una sorta d’alimentazione dello strumento da parte della corrente orgonica locale. E’ un punto, questo, d’estremo interesse che meriterebbe di essere approfondito mediante un’appropriata sperimentazione.Quando si assiste ad una rotazione della girante che si protrae così a lungo, in modo autonomo, con moto continuo e regolare, di giorno e di notte, si può pensare ad una somministrazione d’energia orgonica da parte dell’ambiente.Quali sono i parametri che determinano questo fenomeno, peraltro non frequente, e quelli che lo ostacolano?

Il potenziale critico

Per potenziale critico dell’orgonometro (Pco) s’intende il più basso livello d’energia utile per vincere l’inerzia

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dell’equipaggio mobile e il modesto attrito del perno a spillo sul suo cuscinetto.Esso è una caratteristica costruttiva dell’apparecchio e rappresenta la soglia al di sopra della quale l’orgonometro entra in funzione. Se l’apparecchio trovasi in un ambiente il cui potenziale energetico non è tale da riuscire a mantenere in rotazione la girante con continuità, ma è ad un livello energetico al quale lo strumento è sul punto di entrare in funzione, se cioè il potenziale dell’ambiente nel quale operiamo coincide quasi col Pco, anche una modesta corrente orgonica può essere rivelata dallo strumento.Infatti, l’energia convogliata da detta corrente orgonica, pur trovandosi ad un potenziale inferiore a Pco, è accumulata nello statore che, come abbiamo visto, è dotato di un piccolo accumulatore orgonico. Dopo un certo tempo, l’accumulo di detta energia determina un aumento del suo potenziale (così come un accumulo di calore provoca un innalzamento della temperatura) fino a superare il Pco.A questo punto la girante si mette in moto e resta in rotazione per un tempo che dipende dalla quantità d’energia accumulata.Durante questa fase, che chiameremo fase attiva, l’apparecchio scarica, sotto forma d’energia cinetica, l’energia potenziale accumulata nella precedente fase di carica (fase passiva). Se lo strumento trovasi in un ambiente il cui potenziale è assai inferiore al Pco, se vogliamo che riveli la presenza della corrente orgonica dobbiamo in qualche modo fornire energia allo strumento (uso di una lampada, esposizione in ambiente solare, irradiazione con le mani, ecc.).In alternativa non resta che attendere che le condizioni climatiche e stagionali favoriscano le cose con la presenza di un flusso orgonico sufficientemente attivo.

L’onda orgonica

Si può anche pensare ad un’onda orgonica che investe lo strumento con le sue semi-onde positiva (cresta) e negativa (ventre).La cresta, con un potenziale maggiore di Pco, imprime il moto alla girante; la semi-onda negativa, di potenziale inferiore a Pro, non è in grado di mantenere in rotazione la girante. La presenza di un’onda orgonica è messa in evidenza dall’orgonometro anche quando, in condizioni favorevoli, lo strumento funziona con continuità. Infatti, il moto della girante non è quasi mai un moto rotatorio uniforme, cioè a velocità costante, ma varia e la girante è soggetta a continue accelerazioni e decelerazioni.E’ ciò che fa

pensare alla presenza dì un flusso d’energia variabile nel

attraversa, lo strumento, come abbiamo più volte avuto occasione di accennare, può funzionare da solo, senza apporto dì energia dall’esterno , purché il potenziale dell’ambiente lo aiuti. E’ un po’ quello che accade in una radio a galena.In questo caso, infatti, la sola energia convogliata dall’onda elettromagnetica è in grado di far vibrare la membrana dell’auricolare della cuffia. L’onda modulata viene raddrizzata dal cristallo e resa udibile, ma non viene amplificata.Se però vogliamo captare stazioni lontane e, quindi, rivelare onde che convogliano minore energia, dobbiamo ricorrere ad una fonte locale d’energia, che amplifica l’onda in arrivo e ci consente di alimentare l’altoparlante.In modo analogo si comporta l’orgonometro. Quando l’onda orgonica è particolarmente intensa e/o le condizioni ambientali lo consentono, lo strumento la rivela senza l’ausilio di un’energia aggiuntiva.Se l’onda è flebile e lo strumento lavora in condizioni sfavorevoli, è necessario "alimentarlo "mediante una somministrazione d’energia loca!e, che ne innesca il funzionamento.La funzione della lampada (o di qualunque altro mezzo ausiliario) si può paragonare a quella della corrente che alimenta un apparecchio radio.

.Immerso in un campo d’energia che lo

tempo.

L’orgonometro e la meteorologia

I mutamenti delle condizioni del tempo influiscono sulle prestazioni dello strumento.Questo fatto non ci deve meravigliare se pensiamo che ogni perturbazione è sempre accompagnata da variazioni più o meno imponenti dei parametri fisici dell’atmosfera (pressione, temperatura, umidità dell’aria) e, in particolare, da mutamenti anche repentini del potenziale elettrico e del suo tipo e grado di ionizzazione. Per esempio, si è potuto costatare che la condizione di bel tempo (sole che splende in un cielo sereno)

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24 corrispondono alla rotazione della girante sempre nello stesso senso, che è a sua volta in

corrispondono alla rotazione della girante sempre nello stesso senso, che è a sua volta in relazione con l’orientamento dello strumento. Cosi, se questo è orientato a

W e noi siamo seduti di fronte allo strumento con la fronte a N, il senso di

rotazione sarà sempre quello antiorario.Inoltre, il moto sarà regolare e la velocità

potrà essere moderata, ma senza interruzioni.La girante, sotto l’azione dell’onda orgonica, tende ad assumere il caratteristico andamento ondulato della velocità:

ruota in pratica con velocità che aumenta e diminuisce con regolarità, senza mai arrestarsi. Ma, se a W è in atto una perturbazione, sappiamo che la direzione della corrente

orgonica s’inverte e, anziché propagarsi da W ad E, sarà diretta da E a W. Questo lo rileviamo dapprima con un’incertezza da parte della girante circa il suo senso di rotazione che diventerà alternato, successivamente con l’inversione stabile del senso di rotazione.

In occasione di forti raffiche di vento, che di solito precedono il temporale

provocato dall’avanzamento di un fronte freddo, l’energia che si libera dall’incontro di masse d’aria a diverso potenziale elettrico è tale che la rotazione della girante si fa spontanea e vivace, come non era mai stata prima.Essa si mette a girare da sola, senza l’aiuto di nessun mezzo esterno, con velocità costante e con continuità, in senso orario, se lo strumento è orientato a W o a N. Quando poi ci veniamo a trovare tra due perturbazioni, anche lontane alcune centinaia di chilometri, una ad E e l’altra a W, la girante ci rivela questa condizione con la sua immobilità quasi assoluta.Non è in grado di rispondere ad alcuna sollecitazione esternale non dopo molto tempo e finisce con l’assumere una posizione di stallo. Un fenomeno analogo possiamo costatare se la zona in cui operiamo è interessata da una depressione, che si estende anche ad una vasta area limitrofa: la rotazione diventa lentissima, anche sotto l’azione della lampada (l - 2 giri/min) e il suo senso è ora a destra, ora a sinistra, con entrambi gli orientamenti (a N o a W).Sembra quasi

di assistere ad un arresto della propagazione dell’onda, la cui particelle di cui è costituita (globuli di vitalità) si

limiterebbero a pulsare e ad oscillare. Abbiamo visto che la velocità media di rotazione della girante è un elemento ricorrente e uno tra i più significativi poiché essa ci fornisce un’indicazione utile circa l’intensità dell’energia rivelata dallo strumento.Detta velocità può essere classificata così:

-bassissima (1 - 2 giri/min); -bassa (3 - 4 giri/min); -media (5-6 giri/min): -medio-alta (7-8 giri/min); -alta (9 - 12 giri/min); -altissima (13-14 giri/min); -ultra rapida (15-20 giri/min) che si può ottenere solo caricando lo strumento con le mani per un congruo lasso di tempo e in particolari condizioni ambientali favorevoli.Le velocità più alte si possono misurare agevolmente mediante un apposito dispositivo stroboscopico.

Si è potuto inoltre costatare che l’approssimarsi di una consistente variazione del tempo può essere annunciata

con qualche ora di anticipo e questo perché l’inversione del senso di propagazione dell’onda orgonica n’è un segnale precoce. E’ evidente che l’optimum delle prestazioni dell’orgonometro si ottiene in ambiente soleggiato, anche se lo strumento viene schermato in modo da sottrarlo ai raggi diretti del sole.In queste condizioni si sono registrati i più alti valori della velocità media di rotazione della girante(Vm = 13 - 14 giri/min) per un funzionamento spontaneo. La girante, attraverso il tipo di moto che la anima, ci comunica dei messaggi.E’ come se avesse un suo linguaggio, che dobbiamo imparare a decifrare, con un’attenta osservazione e con prove ripetute.Questo suo linguaggio si esprime con:

1) il senso di rotazione, che può essere orario e/o antiorario(oppure: destrorso e/o sinistrorso); 2) il tipo di moto, che può essere:

a) uniforme(velocità costante)

b) vario(accelerato o ritardato)

c) continuo, cioè senza soste (la velocità può diminuire, ma non si annulla)

d) pulsante, cioè con velocità che ritarda e aumenta con regolarità, ad andamento

ondulante;

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e) intermittente, con fasi di carica (soste) e scarica(moto) che si susseguono; J) alternato, moto oscillante in cui il senso di rotazione s’inverte con una certa periodicità. Ma la girante è azionata dal flusso dell’energia orgonica che l’investe quindi, il modo con cui essa si muove, è in funzione delle caratteristiche di propagazione dell’onda orgonica. Queste, a loro volta, sono in relazione con le condizioni climatiche locali e con quelle meteorologiche. A queste ultime si possono aggiungere eventi d’origine astronomica (fasi lunari, solstizi, equinozi, macchie solari, eclissi, ecc.) -

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Fonte://web.tiscali.it/carlosplendore/bioradiometro.htm

IL BIORADIOMETRO

Il Bioradiometro :che cosa rivela questo strumento.

Il Bioradiometro : che cosa rivela questo strumento. E’ un semplice dispositivo che consente di rivelare

E’ un semplice dispositivo che consente di rivelare l’esistenza di un campo di energia emessa dal corpo umano e, in particolare, dalle mani. Tutto fa ritenere che questo tipo di energia sia di natura orgonica. Infatti, come meglio vedremo in seguito, c’è una versione del Bioradiometro, opportunamente modificato, che mette in luce alcune proprietà dell’energia orgonica in modo così spiccato da meritare la denominazione di Orgonometro. Si può collocare lo strumento su di un tavolo e sedersi di fronte ad esso ad una distanza di circa 20 cm. dalla sua base. In queste condizioni si potrà costatare che, benché l’ago della bussola-pilota, una volta orientato lo strumento, rimanga fisso al nord, l’indice del Bioradiometro prende ad oscillare: col suo moto di va e vieni intorno allo zero, l’indice ci rivela la presenza di un’energia pulsante che investe l’apparecchio, ancor prima che ad esso siano applicate le mani Se disponiamo le mani ai lati dello strumento notiamo che l’intensità dell’energia da esso segnalata, varia al variare della distanza alla quale vengono poste le mani. Più precisamente, possiamo osservare che, mentre allontaniamo le mani dall’apparecchio (di fronte al quale siamo seduti), l’indice ci segnala un valore decrescente. Se riavviciniamo le mani, la deviazione dell’indice torna ad aumentare. Ne deduciamo che i due parametri, distanza tra le mani (e quindi dall’apparecchio) e intensità dell’energia, sono tra loro in proporzione inversa, come del resto era da prevedere (vedi grafico curve). Se vogliamo fare una ricerca sul campo vitale emesso dal corpo umano (aura), è preferibile operare con un modello semplificato, privo di disco superiore e d’indice, al quale togliamo anche l’ago calamitato. Lo strumento dovrebbe essere situato al centro della stanza, isolato e lontano da masse metalliche. Usciti dalla stanza e chiusa la porta alle nostre spalle, dopo un congruo lasso di tempo, necessario all’equipaggio mobile perché assuma il suo assetto stabile, apriremo molto lentamente la porta ed entreremo nella stanza molto lentamente, facendo bene attenzione a non creare spostamenti d’aria, sia nel richiudere la porta, sia nel muoverci. Giunti ad una distanza di 1,5-2 m dallo strumento, restiamo immobili dinanzi a lui per 1-2 minuti. Trascorso questo lasso di tempo, noteremo che le alette si scosteranno dalla loro posizione d’equilibrio stabile e tenderanno a disporsi nella nostra direzione ("di coltello"). Se ora, sempre molto lentamente, ci sposteremo lungo le pareti, cercando di mantenere la stessa distanza dall’apparecchio, vedremo che le alette ci seguiranno cioè ruoteranno seguendo i nostri spostamenti, come se fossero collegate al nostro corpo da fili invisibili (le correnti eteriche, variamente colorate, che percepisce il chiaroveggente?). Tutto avviene come se le alette si orientassero lungo linee di forza che s’irradiano dal nostro corpo. In tal modo esse si comportano come un detector, un rivelatore del campo vitale che circonda il corpo umano e da esso s’irradia.

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COME SI COSTRUISCE

I dati costruttivi, indispensabili per la sua realizzazione, i disegni e le fotografie sono riportate nel volumetto "II Bioradiometro", al quale si rimanda il lettore. Si tratta di una guida che fornisce tutti i suggerimenti per poterlo costruire in tutte le sue versioni, utilizzando i modesti mezzi di cui può disporre uno sperimentatore dilettante. E’, infatti, un apparecchio per la cui realizzazione occorrono materiali che è facile reperire sul mercato, anche facendo ricorso ad oggetti d’uso comune. Questo volumetto si rivolge, in particolare, ai cultori dell’arte del "fai da te ", sensibili al fascino dell’esplorazione del nuovo, giacché qui siamo in un campo in cui ci si muove ancora in una zona di confine tra il noto e l’ignoto

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Keely, l’inventore dell’energia libera

Di Geminello Alvi

(Dal Corriere della Sera del 20/5/2001)

Gabbiani col becco robusti, grandi più di quanto sia consueto immaginare, ruotavano sulle zampe rimirando il fiume calmi, neppure tentati da brevissimo volo. Almeno fino a quando il vecchio, che aveva le basette tutt’uno coi baffi e bianche ed elettriche si avvicinò troppo. Decollarono, e al vecchio quel sollevarsi in volo, vibrando l’aria, fece l’effetto di un libro che gli sfogliava miriadi di pagine nella testa che svaniva, o meglio diveniva confusione di ali e cielo. Testa scomparsa, dilatata in tutto, mentre il vibrare di ali e vento e mare gli suonavano nel cuore.

Un risuonare incomprensibile ai più. "Ma costoro non pensano col cuore, e mai percepiranno

l’etere"; avrebbe coi suoi occhi spiritati replicato quel vecchio buono, che due settimane dopo morì di polmonite a Filadelfia, dove era nato nel 1837. Si chiamava John E. Worrell Keely.

Presto orfano, studente fino a dodici anni e farmacista, tecnico delle locomotive, volontario nelle guerre indiane, e per tre anni nelle praterie con le guide. Ferito da una freccia, tornò a Filadelfia, città di potenti logge. Flautista, verniciatore di mobili, cristiano metodista, si votò a coltivare studi di musica e meccanica confondendole. S’era peraltro da ragazzo dedicato a studiare le più diverse risonanze, e le figure generate dal vibrare dei violini. Ma nel 1874 addirittura si persuase che il suono fosse la originaria forza formatrice della materia, sua intima vita. Pretese di darne dimostrazione in un laboratorio. I convenuti vi trovarono le macchine più strane: un cilindro di vetro con pesi che si muovevano in alto e in basso, per effetto del suono armonico riverberato attraverso una sfera. E anche una spirale di ferro a forma di conchiglia Nautilus, con raggiamenti, e alla fine legata a delle sfere da canne di rame. Eppure, sorpresi loro per primi, banchieri e ingegneri convennero poi che il Keely Globe Motor funzionava, anche se non capivano come. Keely diceva di aver scoperto una vibrazione consonante, che estraeva dall’acqua una energia sconosciuta, che lui chiamava vapore eterico. Dissertò di dominanti e colori del suono, di un centro neutro permanente, dal quale col suono apportava o levava energia a qualunque sostanza. Fu fondata la Keely Motor Company. Azionisti il banchiere Cisco, ex sottosegretario al Tesoro, e S.Dillon; C.G.Franklyn della Cunard Line e Haswell, un’autorità nella meccanica. Con un assegno di 10 mila dollari e un’opzione di 40 mila. Ma c’era un problema: il generatore funzionava solo quando c’era lui, e Keely era geloso del segreto che accordava la materia allo spirito. In un anno la società accumulò comunque un capitale sopra il milione. Ma scienziati e tecnici presero a dividersi, e nel 1878 la stampa gli divenne ostile, anche perché Keely non si pretendeva inventore ma scopritore di una forza sconosciuta. Inventò poi una macchina con le linguette metalliche, corrispondenti alle note. A distanza c’era un globo collegato da un filo di platino. Keely vibrava un diapason, le vibrazioni risuonavano sulle linguette e dopo qualche minuto un magnete rispondeva alle note e cominciava a girare. Ma

nel

1881 le azioni della compagnia iniziarono a cedere, malgrado a Keely fossero riusciti intanto

dei

pubblici esperimenti di levitazione e i maggiorenti di Filadelfia lo sostenessero. Nel 1884 a

Fort Lafayette davanti agli alti gradi militari sperimentò anche un cannone eterico che in un’esplosione di vapore bianco spedì una palla a 500 yarde. Ma i pareri restarono divisi. E nel 1888 Keely finì in prigione, denunciato da un tale che gli aveva prestato soldi per gli esperimenti già nel 1863. Uscì dopo poco, e diede esperimenti di antigravità, ma lasciando gli

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increduli incapaci di smentirlo; gli estimatori impossibilitati a difenderlo. E però capitalisti di Wall Street come Vanderbilt seguivano ancora il caso Keely. E Jacob Astor, 100 milioni di patrimonio, visitò pure lui Keely. Vide un globo al centro di un cerchio che reggeva sfere di grandezze diverse. Keely eccitò con una scala armonica la sfera più grande e quella si mise a girare. Cominciarono a orbitare pure le sferette con velocità proporzionale alla loro grandezza, mentre il globo levitava nell’aria, seguito dalle altre sfere. Keely gli spiegò che le sfere erano legate per taglia e frequenze ai pianeti e al sole. Nikola Tesla, l’inventore che risolse vari problemi dell’ingegneria elettrica del tempo, ammise che l’ingenuità e l’abilità tecnica di keely erano credibili. Ma il suo metodo non era scientifico. "Può egli aver scoperto qualcosa e essere incapace di esprimerla ?". In effetti ancora nel 1897 non esistevano suoi brevetti. E chi comprò le macchine di Keely, dopo la sua morte nel 1898, non riuscì ad usarle. I suoi scritti vennero donati ad un conte scozzese, e riposano dal 1912 a Stoccolma. Meglio così. (ma non per noi: ndr)

Per saperne di più:

il libro di Theo Paijmans, "Free Energy Pioneer: John Worrell keely", IllumiNet Press, Lilburn,

1998.

Internet http://www.multimania.com/quanthomme/MG_Keelyper egrinus1.htm

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IL MARE DELL’ENERGIA

NIKOLA TESLA, HENRY THOMAS MORAY E IL SISTEMA DEL PROFITTO (STORIA SEGRETA DELLA SCIENZA TERRESTRE)

Questo brano vuole essere un’introduzione agli argomenti specifici che affronteremo in seguito specificatamente e con il contributo di vari esperti dell’USAC. Siamo anche disponibili a confrontarci con le informazioni e le idee dei lettori che possono scriverci o telefonarci fin da ora, con un anticipo rispetto alla preparazione degli articoli monotematici. La bibliografia completa verrà pubblicata sull’ultima pagina, ma chiunque fosse interessato ad avere maggiori informazioni o dettagli su un particolare aspetto di questa trattazione può contattare l’USAC. Precisiamo inoltre, che queste informazioni, talvolta sono supportate da verifiche sperimentali, mentre altre volte sono solo supposizioni basate sulla logica ed il buon senso e sulle informazioni trapelate, ma non Vi possiamo garantire che siano la Verità distillata al 100%. Come saprete, su molti di questi argomenti vige un ferreo segreto militare.

NIKOLA TESLA fu un fisico serbo nato il 9 luglio 1856 a SMILIJAN, in provincia di LIKA, in CROAZIA (IMPERO AUSTRIACO). Nel 1882 si trasferì negli Stati Uniti dove lavorò inizialmente con EDISON, poi si mise in proprio. La prima grossa invenzione di TESLA fu il sistema di distribuzione della corrente alternata, che è tuttora in uso. THOMAS EDISON si era intestardito con la corrente continua e solo molto più tardi riconobbe la validità della corrente alternata. Il 16 maggio 1888 TESLA tenne una conferenza con esperimenti all’AMERICAN INSTITUTE OF ELECTRIC ENGINEERS di PITTSBURGH. Tra i presenti c’era l’inventore ed industriale GEORGE WESTINGHOUSE. WESTINGHOUSE, contattò TESLA e ne acquistò il brevetto per un milione di dollari più un dollaro per cavallo vapore di elettricità prodotto. Ben presto ci furono delle difficoltà economiche le grosse banche che finanziare uno WESTINGHOUSE chiusero i finanziamenti. WESTINGHOUSE si trovò costretto a rimangiarsi si la promessa di un dollaro per cavallo vapore. TESLA senza esitazione stracciò il contratto rimettendoci almeno 12 milioni di dollari. Il milione rimanente fu investito, negli anni, in attrezzature e materiale di laboratorio. Comunque TESLA fu contrario all’uso di frequenze di 50 e 60 HZ, avrebbe preferito frequenze molto più alte (Vedere NEXUS n. 1 SETTEMBRE 1995 PAG. 21-23). Nel 1891 TESLA sviluppò il trasformatore o rocchetto che porta il suo nome, da esso deriva per esempio la bobina che fa scattare la scintilla nei ciclomotori e nelle automobili a benzina. Inoltre sviluppò la radio trasmissione. Gli apparecchi di NIKOLA TESLA non trasmettevano solo rumori, ma anche voci ed impulsi di comando per servo meccanismi. TESLA diede dimostrazione di una barca telecomandata. La radio di TESLA era basata sulle onde elettromagnetiche scalari. E.T. WHITTAKER nel 1903 ha scritto dei trattati teorici le opere sulle onde elettromagnetiche scalari, poi ripresi nei nostri tempi in maniera più approfondita da TOM BEARDEN. Tra il 1899 ed il 1900 TESLA lavorò molto intensamente a COLORADO SPRING sulla risonanza del campo magnetico della terra ed altri esperimenti. Tra coloro che si recarono a COLORADO SPRING ci fu anche un genio italiano: Guglielmo Marconi. Tuttavia la radio che sviluppò Marconi era basata sulle onde trasversali e non scalari. La radio di Marconi era meno efficace e meno potente di quella di TESLA. Tuttavia fu quest’ultimo tipo di radio che i governanti occulti permisero di produrre industrialmente. Anche in questo campo con il passare del tempo si sono stati altri scienziati che hanno realizzato altri congegni. Nel 1915 fu intentata una causa contro TESLA per la paternità della radio. Il tribunale diede ragione a TESLA. Egli spiegò chiaramente la differenza fra i due tipi di onde: la radio di Nikola TESLA è come un coltello dalla parte in cui è affidato affiliato mentre la radio di Marconi è come un coltello dalla parte dove è spesso e quindi taglia solo alcuni materiali più teneri come il burro. Inoltre le onde tesliane possono viaggiare a velocità più alte o più basse o uguali a quella della luce nel vuoto. A alla

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luce di tutto ciò si capisce perché gli scettici hanno sempre promosso l’uso di radiotelescopi per trovare forme di vita extra terrestre. Le onde di hertziane non potranno mai superare anni luce per arrivare sulla terra. Se una certa civiltà extraterrestre volesse comunicarmi con noi userebbe onde adatte allo scopo. Non a caso sia TESLA che Marconi dichiararono di aver captato segnali MORSE provenienti dallo spazio esterno al nostro pianeta (presumibilmente MARTE), ma in seguito tutto fu messo a tacere. Nel 1943, quando era TESLA era già morto, la Corte Suprema degli Stati Uniti confermò la paternità di TESLA per l’invenzione della radio, avendo effettuato la prima trasmissione e ricezione nel 1893. Nel 1901 fu completata la costruzione della TORRE WARDENCLYFFE a SHOREHAM nell’isola di LONG ISLAND nello stato di NEW YORK. Verso il 1917 fu fatta demolire dai proprietari dell’HOTEL WALDORF ASTORIA. Nel 1902 LORD KELVIN, in visita a NEW YORK, dove tenne una serie di conferenze, ribadì la validità della radio ad onde scalari di TESLA e fece un comunicato congiunto insieme a TESLA. In questa dichiarazione TESLA e KELVIN misero in guardia contro il pericolo del crescente inquinamento dovuto alla combustione di quantitativi sempre crescenti di carbone e di idrocarburi. Effettivamente TESLA era di molto in avanti rispetto ai suoi tempi. 1903 Tesla patent #723,188 and #725,605 contain principles of logical AND circuit element. Verso il 1903 TESLA aveva concluso la fase sperimentale del SISTEMA DI TRASMISSIONE DELLA CORRENTE ELETTRICA ALTERNATA SENZA FILI. Va detto tuttavia che TESLA era anche un matematico teorico ed abile a fare i calcoli a mente. Questo sistema di distribuzione consisteva nella sua forma più elementare in un trasmettitore e in un ricevitore. Come approfondiremo in seguito, con questo sistema di propagazione, ogni persona poteva acquistare un apparecchio ricevente, dopo di che avrebbe potuto captare l’energia elettrica per un tempo indeterminato, in quanto il ricevitore non necessitava di manutenzione. Ciò significa energia elettrica a prezzi bassissimi. L’apparato, di semplice costruzione, non era sottoposto ad usura e, salvo particolari avversità meteorologiche, poteva funzionare per decenni senza manutenzione. Il banchiere JACK PIERPOINT MORGAN si oppose a questa innovazione e tagliò i finanziamenti agli eredi di WESTINGHOUSE e a NIKOLA TESLA. Le sue ragioni erano che non si poteva far pagare la bolletta agli utenti, e che avrebbe perso i profitti dello sfruttamento delle miniere di rame con cui si costruiscono i cavi. Inoltre MORGAN controllava le industrie del ferro e dell’acciaio, quindi ci teneva a costruire i tralicci. MORGAN fu considerato un personaggio debole, secondo i biografi, ma evidentemente con TESLA fu deciso ed irremovibile. Ci sono stati però recenti brevetti e tentativi riusciti e non di riprendere la trasmissione di energia elettrica di elevata potenza senza i fili. Un altro brevetto di TESLA fu il primo rudimentale circuito binario. Esso sarebbe stato poi ripreso da JOHN VON NEUMANN negli anni ’40 per lo sviluppo dei primi computer digitali: l’ENIAC, l’UNIVAC, etc. Il primo circuito logico bistabile fu realizzato da TESLA nel 1897, dando inizio a quella scienza che chiamò tele-automatica, da cui più tardi è si è sviluppata la robotica e l’informatica. Nel 1898 a CHICAGO TESLA diede ampia dimostrazione dell’applicazione del radiocomando alle apparecchiature teleautomatiche. Nel 1909 GUGLIELMO MARCONI e CARL BRAUN (tedesco) vinsero il NOBEL per la fisica per l’invenzione della Radiotelegrafia senza fili. Verso il 1914 TESLA fu completamente emarginato dal mondo della scienza e, nonostante che ogni anno al suo compleanno fossero invitati importanti personalità scientifiche, fu in pratica condannato alla morte civile. Le sue invenzioni furono private della produzione industriale in serie e il suo nome cominciò ad essere cancellato dai libri di storia e dai libri scientifici. Così come fu soppresso ogni riferimento al generatore omopolare di MICHAEL FARADAY le cui prime dimostrazioni di funzionamento risalgono al 1831. Nel 1917 TESLA avrebbe sviluppato un velivolo a forma di sfera molto simile ad alcuni UFOS dei nostri giorni. Questo apparecchio veniva alimentato via radio da una radio trasmittente di energia ad onde scalari. I russi furono molto interessati, in segreto, a questa invenzione. Verso la fine del secolo scorso, TESLA costruì una lampada che irradiava la luce solare e simulava perfettamente la luce del giorno: invenzione che non è stata finora ancora replicata.

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Nel 1936 a TESLA, fino a quel momento povero perché continuava a fare esperimenti, a sue spese,

fu assegnato un contributo vitalizio del governo jugoslavo di 7500 dollari annui, inoltre fu ingaggiato

dalla Marina degli Stati Uniti d’America per lo studio dell’invisibilità delle navi. Dapprima le prove

furono effettuate senza marinai a bordo. Nel 1943, dopo la morte di NIKOLA TESLA, ci fu una spinta

di accelerazione del progetto sotto l’iniziativa dei vertici militari. Il 12 agosto 1943 secondo PETER

MOON e JOHN NICHOLS o in Ottobre secondo WILLIAM MOORE fu effettuato l’ESPERIMENTO FILADELFIA, sotto la guida di JOHN VON NEUMANN, con la probabile partecipazione di VANNEVAR BUSH, futuro vicecapo del MAJESTIC 12. L’esperimento fu un disastro per gli uomini. La storia ufficiale narra che JOHN (JANOS) VON NEUMANN inventò le memorie dei moderni computers: non sappiamo se ciò è in relazione con il PROJECT RAINBOW, però un computer con memoria gli avrebbe fatto comodo prima dell’ESPERIMENTO fatale per registrare il riferimento di

tempo zero di tutti i marinai. Strettamente correlata a TESLA è la vicenda di HENRY THOMAS MORAY, mormone di SALT LAKE CITY. La principale fonte storica, oltre ai libri scritti da MORAY è il colonnello a riposo TOM BEARDEN. Nel 1900, quando aveva 8 anni, raccontò MORAY lesse in una rivista popolare non specialistica “CENTURY MAGAZINE” un’intervista a NIKOLA TESLA in cui l’inventore serbo affermò : “Una forma

di energia pervade l’universo e se questa energia si viene a trovare in moto può essere usata per

generare potenza elettrica”. Queste parole sarebbero diventate la sfida che MORAY riuscì a vincere nel corso della sua vita. MORAY divenne un ingegnere elettronico e realizzò il suo sogno: “estrarre energia dal cosmo mediante la stimolazione e l’amplificazione di oscillazioni che già esistono a livello virtuale nello spazio.” Anche MORAY, come TODESCHINI, partiva dal presupposto che tutto lo spazio cosmico

fosse riempito dall’etere.

Nel 1909 iniziò i primi esperimenti di estrazione di energia dal terreno.

1910 Moray able to extract enough power from the ground to operate a small electrical device. Moray enrolls

in a correspondence course in electrical engineering.

1911 Moray begins to realize the energy he has been working with is oscillatory in nature, and that the energy

was not coming from the Earth, but from some outside source to Earth. The oscilllations were further realized

as being more like "waves from the sea" in nature

1912 Alfred Moray explores artificial production of ionizing radiation while in Sweden. Tesla explored same

processes before 1900.

1912 Henry Moray goes to Sweden and attends the University of Upsalla to take courses by examination

1913 Moray discovers several kinds of material from a hillside in Sweden and brings them home for testing, to

see if a material suitable for a "valve" (transistor equivalent) existed. Discovered silver wire used on stone makes a rectifier.

1918 Henry Moray finds a post-war job as a fireman on a railroad, then obtained work as a civil engineer for

the Denver and Rio Grand Railroad, and as an electrical engineer for several companies in Salt Lake City. He became a certified member of the Amercian Assn of Engineers.

1920 Henry Moray injured on the job, which forces him back to examine radiant energy.

Nel 1925 MORAY terminò il suo primo dispositivo funzionante e lo offrì al governo degli Stati Uniti, ma i funzionari rifiutarono, perché avrebbe fatto concorrenza alle aziende dell’energia elettrica. MORAY contattò allora la GENERAL ELECTRIC COMPANY, la compagnia presieduta da EDISON,

la quale si dichiarò interessata ed inviò alcuni esperti a SALT LAKE CITY

Il 23 dicembre 1925, MORAY fece la prima dimostrazione pubblica, alla presenza delle autorità civili e militari e i tecnici della GENERAL ELECTRIC COMPANY ed il suo “DISPOSITIVO DI ENERGIA

RADIANTE” si bruciò dopo alcune ore. HENRY THOMAS MORAY non si diede per vinto e impiego circa un anno per costruire un nuovo dispositivo di maggiore efficienza e con sistemi anti-sovraccarico.

1926

Dan Magdiel, friend of T.Henry Moray, goes to the Soviet Union to see if they are interested in Morays

work.

Nel 1927 ci fu una seconda dimostrazione ed il nuovo dispositivo funzionò ininterrottamente per un

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giorno senza guasti ed alimentò alcune lampadine, uno scaldaletto ed un motore. Tuttavia già allora i maligni cominciarono a far circolare la voce che MORAY era un truffatore e che aveva delle batterie nascoste e le persecuzioni cominciarono. La GENERAL ELECTRIC COMPANY prese la documentazione, generosamente fornitagli da MORAY, ma non costruì pubblicamente la macchina per diffonderla in tutto il mondo, anche se forse lo fece di nascosto. Un giorno un ignoto intruso penetrò nel suo laboratorio e sparò un colpo, ferendo MORAY alla gamba, HENRY avrebbe potuto rispondere al fuoco ed ucciderlo, perché era un ottimo tiratore, ma era molto religioso e contrario alla violenza. 1927 Henry Moray files a sworn certificate on Nov 14, 1927, describing a germanium compound using the words "pure germanium." Secondo TOM BERDEAN ed il gruppo ufologico di VALDEMAR VALERIAN che pubblica la rivista mensile THE LEADING EDGE, fu MORAY ad inventare il transistor come generatore di free energy a stato solido circa 29 anni prima del CRASH di ROSWELL. MORAY nel 1928 mostrò la sua invenzione ad HARVEY FLETCHER e a CARL EYRING. HARVEY FLETCHER, guarda caso, lavorò presso i laboratori BELL dal 1916 al 1949 Nel 1939 costruì una unità da 50 WATT più perfezionata del suo “DISPOSITIVO DI ENERGIA RADIANTE”. In quegli anni fu sparato un colpo di pistola da un cecchino ignoto contro l’automobile blindata guidata dalla moglie di MORAY con i figli RICHARD e JOHN a bordo, nessuno fu ferito. Nel 1940 HENRY THOMAS MORAY, a SALT LAKE CITY aveva già costruito un generatore statico di FREE ENERGY della potenza di 30 MEGAWATT, composto da 60 unità fondamentali assemblate insieme. Non fu compensato col NOBEL, ma con una provvista di bastonate gentile omaggio di alcuni agenti sovietici, tra cui FELIX FRAZIER, assunto come assistente. Dopo aver tramortito MORAY, le spie rubarono tutti gli schemi che finirono a MOSCA e distrussero a martellate l’apparato da 30 MEGAWATT. Stranamente, in qual clima anticomunista, l’FBI non fece alcuna indagine su FELIX FRAZER. HENRY THOMAS MORAY, ripartì da capo, ma continuò caparbio i suoi studi. Nel 1942 MORAY, nel corso della ricostruzione, si occupò di materiali nucleari, reazioni radioattive e radioattività sintetica. Egli richiese il libro del fisico belga GUSTAVE LE BONS "The Evolution of Matter" sulle radiazioni sintetiche e la fisica nucleare dell’epoca, fu sottoposto a vari interrogatori dall’FBI per più di un anno, in quanto tale libro era stato ritirato dal commercio. Nel 1942 gli agenti dell’FBI confiscarono un gran numero di libri, nei negozi, nei magazzini, nelle biblioteche pubbliche in tutti gli Stati dell’Unione relativi alle tecnologie alternative e all’antigravità e quindi per la maggior parte di/su TESLA. Finalmente MORAY completò un nuovo tipo di generatore, ma i guai non erano finiti: la Società per cui lavorava come ingegnere e di cui era azionista, aveva chiuso i battenti con una bancarotta fraudolenta, rimettendoci il posto e parte del suo investimento. Nel 1945 MORAY pubblico un opuscolo “RADIANT ENERGY” presso la BORDERLAND SCIENCE RESEARCH ASSOCIATION di BAYSIDE, CALIFORNIA. Come aveva già fatto TESLA, MORAY continuava a mostrare a tutti la sua invenzione, incurante dei consigli dei suoi avvocati i quali temevano che il suo dispositivo fosse copiato, ma MORAY, ex missionario laico mormone e sostenitore della non-violenza, voleva dare al mondo una nuova fonte di energia pulita ed inesauribile. Le minacce di morte si succedevano numerose. Nel frattempo era finita la guerra, ma anche le autorità americane erano sempre molto attive nel mettergli il bastone fra le ruote, gli avvocati di WASHINGTON si videro rifiutare ben 7 tentativi di brevetto del dispositivo di Energia Radiante. L’ufficio brevetti accampò la scusa che, anche se il prototipo funzionava perfettamente, occorreva che MORAY ne spiegasse il funzionamento in base alle leggi fisiche conosciute. Purtroppo la fisica ufficiale non riconosceva l’esistenza dell’etere e quindi ciò era assolutamente impossibile. Secondo TOM BERDEAN ed il gruppo ufologico di VALDEMAR VALERIAN che pubblica la rivista mensile THE LEADING EDGE, fu MORAY ad inventare il transistor come generatore di free energy a stato solido circa 29 anni prima del CRASH di ROSWELL. MORAY nel 1928 mostrò la sua

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invenzione ad HARVEY FLETCHER, il quale guarda caso lavorò presso i laboratori BELL dal 1916 al

1949.

Nel 1956 MORAY scrisse il libro “THE SEA OF ENERGY” IL MARE DELL’ENERGIA (in cui la Terra fluttua) riprendendo una frase che spesso pronunciava “L’energia viene sulla terra in continui cavalloni come le onde del mare”.

Nel 1974 MORAY morì a 82 anni. I suoi figli JOHN e RICHARD hanno continuato semiclandestinamente le sue ricerche. Nel 1978 JOHN E. MORAY curò una nuova edizione del libro del padre “THE SEA OF ENERGY”, pubblicato presso il COSRAY RESEARCH INSTITUTE di SALT LAKE CITY. L’altro figlio, RICHARD, che vive in CANADA, IL 23-24 Ottobre 1981, ha tenuto una conferenza a TORONTO nel corso del PRIMO SIMPOSIO INTERNAZIONALE DELLE ENERGIE NON CONVENZIONALI intitolata “RADIANT ENERGY”.

Nel 1978 TOM BEARDEN suscitò scalpore negli U.S.A. con l’EXCALIBUR BRIEFING, in cui si narravano gli avanzamenti dei sovietici nello studio delle invenzioni di TESLA. Egli evidenziò come le scoperte, invenzioni e conferenze di TESLA siano una vera e propria miniera

di notizie e di idee per produrre dispositivi che superano anche l’immaginazione degli autori di

fantascienza. Secondo BEARDEN sono già stati realizzati: il teletrasporto, la macchina per captare ed amplificare il pensiero, la macchina per uccidere oppure provocare malattie oppure guarire oppure addormentare a distanza, lo scudo spaziale, la macchina per distruggere oggetti partendo da una speciale fotografia, il raggio della morte, la macchina capace di arrestare i motori a scoppio, impianti elettrici, radio e radar a distanza, l’esplosione non nucleare a caldo e a freddo, una ricevitore radio in grado di avvertire i terremoti alcune ore prima che raggiungano la superficie, generatori di free

energy, macchine volanti a levitazione in grado di arrivare alla velocità della luce per volo continuo nella nostra dimensione, ed anche oltre nell’iperspazio.

In ITALIA comparve un articolo su gli ARCANI di MARZO 1979, a firma di HELMUTH HOFFMANN,

che sintetizzava il rapporto di TOM BEARDEN. Tale articolo fu ignorato da tutti, eccetto che dal Professor SEBASTIANO DI GENNARO che me lo fece notare anni dopo. SEBASTIANO DI GENNARO, già a quei tempi cercò invano di sensibilizzare gli altri ufologi a riguardo di queste rivoluzionarie scoperte e invenzioni. Nel settembre 1978 nacque l’USAC per opera del Professor Sebastiano Di Gennaro, allo scopo di applicare lo studio della scienza sul fenomeno allo scopo di apportare una maggiore conoscenza non solo delle macchine volanti, ma anche delle civilizzazioni e culture aliene. Si propone di applicare alla tecnologia terrestri, gli aspetti positivi di quella extraterrestre, rifuggendo nel frattempo dalla creduloneria e dalle psicosi. Anche RILEY H. CRABB che fu tra i primi a prendere sul serio l’ESPERIMENTO FILADELFIA attraverso la BORDERLAND FOUNDATION SI OCCUPÒ DI QUESTE TEMATICHE. RILEY H. CRABB attualmente vive in NUOVA ZELANDA. CRABB si occupa di una vasta gamma di argomenti:

TESLA, channelling, parapsicologia, psicotronica, ufologia, civiltà aliene, biologia, zoologia ed altre scienze d’avanguardia.

Nel marzo 1953, il fisico HAROLD PEAKE del LABORATORIO di RICERCHE SCIENTIFICHE della MARINA degli STATI UNITI annunciò di aver provocato in un tubo a raggi catodici lo spostamento di una macchia luminosa alla velocità di 322 KM/secondo. Come ha documentato TOM BEARDEN, NIKOLA TESLA era giunto in passato a risultati simili.

I nostri siti in INTERNET sono http://www.ferrara.com/ufo

http://www.geocities.com/area51/rampart/9384/index.html

http://digilander.iol.it/1128

MATTEO TENAN, nato nel 1973, vive a PONTELAGOSCURO e si occupa di ufologia e di parapsicologia dal 1991 e dal 1994 è segretario dell’USAC. È interessato a scambiare idee con chiunque, sia sugli aspetti teorici che pratici di queste ricerche d’avanguardia.

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Chi lo volesse contattare può scrivere a:

USAC - VIA BACCANAZZA 13 - 45030 oppure E-MAIL: labor@global.it

S. MARIA MADDALENA RO

Nel caso in cui aveste domande, critiche, suggerimenti o consigli o ulteriore materiale sugli argomenti che stiamo affrontando, potete contattare lo staff dell’USAC presso:

USAC - VIA BACCANAZZA 13 - 45030

L’autore della presente trattazione è:

MATTEO TENAN - VIA VENEZIA 64 - 44038 PONTELAGOSCURO (FE) - TEL. 0532/461978

E-MAIL: labor@global.it

S. MARIA MADDALENA RO - TEL. 0347/0332625.

LIBRI DI/SU TESLA E SUI SUOI CONTINUATORI T1) ANDERSON LELAND NIKOLA TESLA ON HIS WORKS WITH ALTERNATING CURRENTS AND THEIR APPLICATIONS SUN PUBLISHING 1992 T2) COL. BEARDEN TOM SOLUTION TO TESLA’S SECRET AND THE SOVIET TESLA WEAPONS TESLA BOOKS 1981 T3) COLLINS JOHN PERPETUAL MOTION: AN ANCIENT MISTERY SOLVED? PERMO 1997 T4) COMMANDER X NIKOLA TESLA, FREE ENERGY AND THE WHITE DOVE INNER LIGHT T5) COMMANDER X UFOS, TESLA AND AREA 51 ABELARD 1997 T6) CONTI BIAGIO EXOTIC PATENTS CONTI ASSOCIATES 1994 T7) CHENEY MARGARET TESLA: MAN OUT OF TIME DELL PUBLISHING 1983 T8) CHILDRESS DAVID HATCHER ANTIGRAVITY AND THE UNIFIED FIELD ADVENTURES UNLIMITED 1992 T9) CHILDRESS DAVID HATCHER ANTIGRAVITY & THE WORLD GRID AUP 1992 T10) CHILDRESS DAVID HATCHER THE ANTIGRAVITY HANDBOOK ADVENTURES UNLIMITED T11) CHILDRESS DAVID HATCHER THE FREE ENERGY DEVICES HANDBOOK ADVENTURES UNLIMITED 1994 T12) GOODAVAGE JOSEPH DISASTRI DAL SOLE SIAD 1980 T13) HAMEL DAVID, MANNING JEANNE, SINCLAIRE PIERRE THE GRANITE MAN AND THE BUTTERFLY PROJECT MAGNET 1995 T14) LYNE WILLIAM R. OCCULT ETHER PHYSICS CREATOPIA 1997

T15) MICHAEL X TESLA MAN OF MISTERY INNER LIGHT 1992 T16) O’NEILL JOHN J. PRODIGAL GENIUS THE LIFE OF NIKOLA TESLA ANGRIFF PRESS T17) NICHELSON OLIVER TESLA FUELLESS GENERATOR AND WIRELESS METHOD IN PROPRIO 1993 T18) PAJIMANS THEO FREE ENERGY PIONEER: JOHN WORREL KEELY ILLUMINET 1998 T19) STEIGER BRAD PHILADELPHIA EXPERIMENT AND OTHER UFO CONSPIRACY INNER LIGHT T20) TESLA NIKOLA LECTURES, PATENTS, ARTICLES HEALTH RESEARCH 1973 T21) TODESCHINI MARCO PSICOBIOFISICA 1953 T22) VASSILATOS GERRY SECRETS OF COLD WAR TECHNOLOGY BORDERLAND S. R .A.

1996

T23) VASSILATOS GERRY LOST SCIENCE BORDERLAND SCIENCE RESEARCH ASSOCIATION 1997

T24) WHITE JOHN & COL. BEARDEN TOM I PADRONI DELLA MENTE (CAPITOLI) ARMENIA

1989

T25) ELETTRONICA PRATICA GIUGNO 1991 SCHEMA DEL TRASFORMATORE DI TESLA

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Il Generatore di Ecklin

Questo generatore veramente semplice potrebbe essere una risposta ai nostri problemi energetici. Tutto quello che è necessario per estrarre elettricità da una bobina di filo è di avere un campo magnetico che cambia. Normalmente ciò si ottiene muovendo le bobine dopo i magneti oppure i magneti dopo le bobine. Questo modo quasi sacro di produrre elettricità, in effetti. Non è efficiente. Il generatore ad armatura stazionaria di Ecklin ha sia i magneti che la bobina stazionari. Per cambiare il campo magnetico dei magneti 1 e 3 polarizzati in modo opposto, esso usa i deviatori 27 e 29 per invertire alternativamente il campo magnetico attraverso la bobina 6. Ecklin dice che, come la maggior parte delle cose in natura, i campi magnetici prendono e fanno la traiettoria più facile e preferiscono l’acciaio dolce in 27 e 29 rispetto all’aria in una proporzione di 7000/1. Egli dice anche che le perdite nel suo generatore sono minori del 2% perché c’è meno ferro in 27 e 29 che nei rotori dei generatori normali. Il rapporto di efficienza tra questo e quelli è di 50 volte. Poiché l’uscita del generatore di Ecklin è sei volte l’entrata, si può usare un sesto dell’uscita per un motore elettrico ordinario che guidi l’albero 31. Dando 2 KW a 3000 RPM, si ottengono 10 KW di potenza. Una presentazione realistica del concetto di Ecklin è la seguente. Essendo difficile trovare una bobina di 60 cm di diametro e 90 cm larga per un’uscita di 10 KW, si potrebbe tagliare un cilindro di acciaio per farvi le scalanature e accoppiarvici l’albero del motore, fabbricare le staffe e i pezzi associati. Si otterrebbe sì una potenza minore (2-3 KW) ma molto più facilmente, con un’uscita che per l’Europa dovrebbe essere di 220 V - 50 Hz.

una potenza minore (2-3 KW) ma molto più facilmente, con un’uscita che per l’Europa dovrebbe essere

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Il motore australiano a energia libera

Gli inventori australiani L.Brits e J.Christie hanno speso cinque anni per sviluppare un nuovo tipo di generatore elettrico, a basso costo, che non ha bisogno di essere alimentato o ricaricato, brevettato in quasi tutto il mondo. Non si tratta di un motore a moto perpetuo, bensì di un modo più efficiente di utilizzare ciò che è stato sempre disponibile. Il prototipo Lutec 1000 è stato sottoposto a verifiche qualificate dando risultati eccellenti (vedere la foto). Funzionando sull’attrazione e la repulsione dei magneti interni, il motore opera continuamente su una corrente a impulsi 24h su 24h, producendo 24 KW una volta avviato da una batteria. L’effcienza del motore è del 500%. I magneti hanno una vita di 1300 anni e la batteria di circa 5 anni, per cui la macchina non ha un limite di durata. Presto inizierà la commercializzazione del prodotto al prezzo di alcuni milioni di lire. Tecnicamente, il brevetto concerne un sistema per controllare un meccanismo ruotante che comprende un meccanismo di controllo e uno ruotante, che ha uno statore e un rotore, dove il controllo è connesso al meccanismo ruotante per controllarne la rotazione, e dove il controllo è adattato per alimentare almeno una bobina del meccanismo tale da creare un campo magnetico di una polarità che induce il rotore a ruotare in una singola direzione mentre il controllo è disconnesso per togliere energia alla bobina con l’energia, quando altre forze intervengono, forze diverse da quelle risultanti dall’energia accumulata, così che la bobina produce una forza risultante che induce la rotazione del rotore in una singola direzione (vedere disegno del brevetto).

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Il Generatore "Hummingbird/Sundance"

Sembra che in America sarà presto in produzione un Generatore a Energia Libera che funziona per mezzo di magneti permanenti e della gravità. Il Generatore, che produce 26 KW di elettricità sarà installato e mantenuto in esercizio dalla ITEC (The International Tesla Electric Company di Dennis Lee). Chi volesse maggiori informazioni consulti il sito www.freelectricity.com

Tesla Electric Company di Dennis Lee). Chi volesse maggiori informazioni consulti il sito www.freelectricity.com

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Il Convertitore di Kromrey

Si tratta di un generatore elettrico comprendente uno statore fisso e un rotore coassiale con detto statore, che comporta la rotazione di detto rotore sul suo asse, essendo lo statore provvisto di una coppia di barre magnetiche lunghe che si estendono parallelamente a detto asse sui lati opposti da questo e che terminano nelle estremità trasversali oppostamente alle estremità polari di detti magneti essendo di fronte l’uno con l’altro determinando il fatto che i magneti hanno due coppie di poli spaziate disposte in un piano assiale comune e formando una coppia di spazi che si estendono diametricamente per stabilire un flusso magnetico che include due campi magnetici paralleli spaziati assialmente attraverso detti spazi che attraversano detto asse sostanzialmente ad angoli retti, essendo il rotore provvisto di due elementi ferromagnetici lunghi e paralleli spaziati assialmente, leggermente più corti dello spazio delle estremità che sono di fronte ed estendentesi perpendicolarmente a detto asse nel punto coplanare alle coppie polari per l’allineamento periodico convergente di detti elementi coi campi negli spazi d’aria sotto la rotazione del rotore, e un circuito di uscita sul rotore che comprende una spirale intermedia su ciascuno di detti elementi e un collettore in serie con le spirali, ciascuna delle coppie polari e gli elemti corrispondenti hanno le superfici armate in contrasto centrate sull’asse, essendo la somma degli archi attraversati da dette superfici sostanzialmente uguali a 90° nel piano di rotazione.

essendo la somma degli archi attraversati da dette superfici sostanzialmente uguali a 90° nel piano di

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Fonte:http://www.xmx.it/fusionefredda01.htm

59 Fonte: http://www.xmx.it/fusionefredda01.htm ONE KILOWATT COLD FUSION REACTOR DEMONSTRATED * (December 5-7, 1995) by

ONE KILOWATT COLD FUSION REACTOR DEMONSTRATED *

(December 5-7, 1995) by Jed Rothwell, Contributing Editor, Infinite Energy Magazine [Included on the INE Web Site with formal permission.]

Cold Fusion at Power Gen ’95 in Anaheim

Last week, at the Power-Gen ’95 Americas power industry trade show in Anaheim, a 1-kilowatt cold fusion reactor was demonstrated by Clean Energy Technologies, Inc. (CETI) film light water electrolytic cold fusion reactor. The cathode is composed of thousands of 1 mm diameter co- polymer beads with a flash coat of copper and multiple layers of electrolytically deposited thin film nickel and palladium. The beads are covered by three U.S. patents, with additional patents pending.

During this demonstration, between 0.1 and 1.5 watts of electricity was input, and the cell output 450 to 1,300 watts of heat. CETI previously demonstrated smaller cold fusion cells. In April, at the Fifth International Conference on Cold Fusion(ICCF5) they demonstrated input of 0.14 watts and a peak excess of 2.5 watts, a ratio of 1:18. In October, at the 16th biannual Symposium on Fusion Engineering (SOFE ’95) they

demonstrated a cell with 0.06 watts input and 5 watts peak output, a ratio of 1:83. Ratios at Power-Gen ranged from 1:1000 to 1:4000.

The ICCF5 and Power-Gen calorimeters were designed and constructed by Dennis Cravens. The SOFE ’95 calorimeter was constructed by George Miley’s group at the University of Illinois. The Power-Gen cell and calorimeter are much larger than CETl’s previous cold fusion demonstration devices. The cell is 10 cm long, 2.5 cm in diameter, containing roughly 40 ml of beads. Previous cells had about 1 ml of beads. The cell itself is wrapped in opaque foam plastic because the cell geometry has been improved and the improvements are not yet covered by patent applications. Other components in the calorimeter are made of clear Lucite plastic. (Photographs of the device can be found on the World Wide Web; see address below.)

The flow calorimeter reservoir held 2.5 liters and the flow rate was set between 1.0 and 1.5 liters per minute. A control cell was mounted parallel to the hot cell. The flow to both cells is regulated with precision valves. The reservoir and pump consist of a Magnum 220 aquarium pump with micron filter attachment, plus an additional Lucite cylinder built on top to hold a cooling coil, gas trap, and a muffin fan.

Water is circulated by a magnetic impeller pump,

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driven by a 50 watt motor mounted underneath. Static in-line mixers ensure mixing. (These are plastic objects about an inch long with vanes to stir the flow.)

A few weeks before the conference, Cravens

decided to increase the flow rate in order to keep the temperature below 50 degrees C. The new flow rates exceed the capacity of his flow meters.

He was not able to procure a bigger flow meter in time for the conference, so no flow meter was installed.

Flow was measured by turning stopcocks to redirect fluid from the cmll outlet tube into a graduated cylinder for 15 seconds. This test was performed many times, and the flow rate was not observed to change measurably, except when it was deliberately adjusted between runs.

The water hose from pump is coiled in air cooled box on top of reservoir. Air is drawn through box by a 3.5 watt muffin fan. Total power consumption by all components in the calorimeter including the circulation pump, the cooling fan, the cell, control cell, and DC power supplies was 85 watts.

The Delta T temperatures and reservoir temperatures are measured with K-Type thermocouples, with Omega Model HH22 Microprocessor Thermometers. Power is measured with Metex M 3800 series multimeters. The pump, muffin fan and DC power supplies electrolysis all have one common AC cord, which is monitored by a Radio Shack analog AC voltmeter and a multimeter.

The first test was marred by a mysterious malfunction in the control cell. The control cell consisted of tin plated steel shot beads, arranged as an electrochemical cathode, in the same configuration as the smaller CETI thin beads. During tests at the lab, this produced no excess heat, as expected.

However, during the first test at one point it appeared to be producing a Delta T temperature

as high as 2.6 deg C. Assuming the flow rate and

input power were stable, this would indicate a 216

watt excess. When Dennis noticed it was getting hot, he said he thought was due to a short circuit or an obstruction in the flow, or both, since a an obstruction would likely cause both problems.

He turned off the control cell for safety, and repaired it later on. He reported to me the next day that it was shorted; the anode and cathode had come in contact because it was plugged up. I expect this explains the apparent excess, but I do not have any detailed data or additional information on this because I was no able to observe the equipment closely when this incident occurred.

I did not verify the thermocouple temperatures, and I do not have an opportunity to note the input power levels were, what the flow rate was, or when the apparent excess began. (The incident occurred soon after I arrived. I was sitting across the room listening to the exposition.) The control cell was replaced with a joule heater for the remainder of the conference, which raised the water temperature the normal, expected amount.

Later on, in subsequent tests, I was able to observe the machine closely, and to make direct measurements of its performance with my own tools. I tested the flow rate on cold fusion cell side many times. As noted above, I did not see any measurable changes except when the flow was deliberately changed from 1,300 ml to 1,000 ml per minute by closing the valves.

I checked the thermocouple readings in the

reservoir, inlet and outlet with two thermistors and

a thermometer, and all three agreed closely with

the thermocouple readings. The reservoir temperature can be taken by picking up the top and inserting the thermistor probe into the water directly.

Testing inlet and outlet temperature required a little more ingenuity. I confirmed the outlet thermocouple reading by taking a 250 ml sample of water from the outlet pipe during a flow test and immediately measuring the temperature before the sample cooled significantly.

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I confirmed the cold fusion inlet temperature by turning off the control side joule heater and taking a 250 ml sample from the control outlet pipe.

Several measurement results:

Test 1, December 4, two hours INPUT POWER Measured AC: 0.7 A * 120 V = 84 W Electrolysis: 0.18 A * 8 V = 1.4 W OUTPUT POWER Flow rate 1200 ml/minute (300 ml/15 seconds) Delta T Temperature 16 to 17 deg C 1200 ml * 16 deg C * 4.2 = 80,640 j/min = 1,344 W

Test 2, December 5, afternoon, 30 minutes. INPUT POWER Measured AC: 0.7 A * 140 V = 98 W Electrolysis: 0.02 A * 3.9 V = 0.1 W OUTPUT POWER Flow rate 1000 ml/min (250 ml/15 seconds) Delta T Temperature 6.7 deg C 1000 ml * 6.7 * 4.2 = 28,140 j/min = 469 W

Prototypes and consumer products CETI plans to follow up on this demonstration with demonstrations of prototype consumer products, including larger cells for space heating and heat engines. They are hard at work on these devices and they will demonstrate them as soon they can. They estimate that it will take six months to one year to make suitable prototypes.

CETI is now engaged in joint R&D projects with five corporate and university strategic partners, including the University of Illinois and the University of Missouri. All five have independently verified the excess heat.

The University of Illinois group has fabricated beads from scratch using a sputtering technique rather than electrolytic deposition. They have observed excess heat from their own beads as well as beads provided to them by CETI.

Akira Kawasaki and I took many photographs of the calorimeter. I scanned four of them, and John Logajan uploaded them in his home page:

www.skypoint.com/members/jlogajan

I will describe the Power-Gen demonstration in more detail in an upcoming issue of "Infinite Energy" magazine.

Jed Rothwell, Contributing Editor Eugene F. Mallove, Sc.D., Editor-in-Chief INFINITE ENERGY:

Cold Fusion and New Energy Technology P.O. Box 2816 Concord, NH 03302-2816

Fax: 001 (603) 224 5975 Phone: 001 (603) 228 4516

* Published in the Proceedings of: Neue Horizonte in Technik und Bewusstsein VortrŠge des Kongresses 1995 im Gwatt-Zentrum am Thunersee Adolf und Inge Schneider (Hrsg.) Bern: Jupiter-Verlag A.+l. Schneider, 1996 ISBN 3-906571-14-9

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PRESENTATO UN REATTORE A FUSIONE FREDDA DA UN KILOWATT *

(5-7 Dicembre 1995) di Jed Rothwell, Contributing Editor, Infinite Energy Magazine [Incluso sul sito Web INE con permesso formale.]

Fusione fredda al Power-Gen ’95 di Anaheim

La settimana scorsa, al Power-Gen ’ 95 (esposizione delle industrie energetiche) ad Anaheim, da Clean Energy Technologies, Inc. (CETI) è stato presentato un reattore a fusione fredda da 1 kilowatt, col reattore a fusione fredda su film elettrolitico in acqua leggera. Il catodo è composto di migliaia di sferette di 1 mm di diametro di co-polimero con un sottile rivestimento, depositato elettroliticamente, di strati multipli di rame, nichelio e palladio. Le sferette sono coperte da tre brevetti Americani, con brevetti supplementari in corso.

Durante questa dimostrazione, sono stati immessi fra 0.1 e 1.5 watt di elettricità, e la produzione in uscita della cella è stata da 450 a 1,300 watt in calore. Precedentemente CETI aveva mostrato celle a fusione fredda più piccole. Ad Aprile, alla Quinta Conferenza Internazionale sulla Fusione Fredda (ICCF5) dimostrarono un entrata di 0.14 watt e un’eccedenza con picco di 2.5 watt, con un rapporto di 1:18. Ad Ottobre, alla sedicesima biennale Symposium on Fusion Engineering (SOFE ’95) è stata dimostrata una cella con 0.06 watt in entrata e 5 watt di produzione, con un rapporto di 1:83. Il rapporto al Power-Gen è stato da 1:1000 a 1:4000.

I calorimetri al ICCF5 e al Power-Gen sono stati progettati e costruiti da Dennis Cravens. Il calorimetro del SOFE ’ 95 è stato costruito dal gruppo di George Miley all’Università di Illinois. La cella e il calorimetro Power-Gen sono molto più grandi delle precedenti apparecchiature di dimostrazione di fusione fredda del CETl. La cella è lunga 10 cm, con 2.5 cm di diametro, e contiene circa 40 ml di perline. Le celle precedenti avevano circa 1 ml di perline. La cella stessa è avvolta in schiuma opaca plastica perchè la geometria della cella è stata migliorata

e i miglioramenti non sono stati ancora brevettati.

Gli altri componenti nel calorimetro sono fatti di Lucite plastica trasparente. (Fotografie del dispositivo possono essere trovate su Internet; vedi indirizzo sotto.)

Il serbatoio del calorimetro di flusso è di 2.5 litri, e il flusso è regolato tra 1.0 e 1.5 litri per minuto. Una cella di controllo è stata montata in parallelo alla cella calda. Il flusso di entrambe le celle è regolato con valvole di precisione. Il serbatoio e la pompa consistono in una pompa da acquario Magnum 220, con annesso microfiltro, più, in cima, un contenitore cilindrico supplementare di Lucite con uno scambiatore di calore, una trappola per il gas, e una ventola.

L’acqua è fatta circolare da una pompa magnetica, azionata da un motore da 50 watt montato sotto. Miscelatori lineari statici assicurano la miscelazione. (Questi sono oggetti plastici lunghi circa un pollice con alette per rimescolare il flusso.).

Qualche settimana prima della conferenza, Cravens ha deciso di aumentare il flusso per mantenere la temperatura sotto i 50 gradi C, ma il nuovo flusso eccedeva la capacità del suo strumento. Egli non è stato in grado di procurare un flussometro più grande in tempo per la conferenza, così nessun flussometro è stato installato.

Il flusso è stato misurato girando i rubinetti d’arresto per deviare il fluido dall’uscita della cella in un cilindro graduato per 15 secondi. Questa prova è stata eseguita molte volte, e il flusso non è stato visto cambiare misurabilmente, tranne quando è stato regolato intenzionalmente.

Il tubo dell’acqua proveniente dalla pompa è

avvolto in una scatola raffreddata ad aria, sul serbatoio. L’aria è spinta attraverso la scatola da un ventilatore da 3.5 watt. Il consumo totale di tutti i componenti nel calorimetro, incluso la pompa di circolazione, il ventilatore di raffreddamento, la cella, la cella di controllo, e l’alimentatore in corrente continua, era di 85 watt.

La temperatura Delta T e le temperature del serbatoio sono state misurate con termocoppie K- Type, con termometri a microprocessore Omega Model HH22. La potenza è stata misurata con multimetri della serie Metex M 3800. La pompa, la ventola e l’alimentatore DC che alimenta l’elettrolisi, tutti hanno una alimentazione AC in comune, monitorata da un voltmetro AC

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analogico Radio Shack e da un multimetro.

Il primo test è stato rovinato da un misterioso

malfunzionamento nella cella di controllo. La cella

di controllo consisteva di una scatola di lamiera di

acciaio con le perline usate come un catodo elettrochimico, nella stessa configurazione rada di perline del CETI. Durante i test al laboratorio, questo non ha prodotto l’eccesso di calore atteso.

Tuttavia, durante il primo test, ad un certo punto,

è

apparsa una produzione di temperatura Delta di

T

di 2.6 gradi C. Assumendo che il flusso e la

potenza in entrata fossero stabili, questo indicherebbe una eccedenza di 216 watt. Quando Dennis notò che stava ottenendo calore, pensò che fosse dovuto a un corto circuito o un’ostruzione nel flusso, o ambedue, poichè una ostruzione avrebbe causato probabilmente entrambi i problemi.

Spense la cella di controllo per sicurezza, ed

eseguì la riparazione più tardi. Il giorno dopo mi disse che l’anodo e il catodo erano entrati in contatto. Io credo che questo possa spiegare l’apparente eccedenza, ma non ho dati dettagliati

o altre informazioni su questo perchè non ho

potuto osservare l’equipaggiamento da vicino

quando l’incidente è accaduto.

Non ho verificato le temperature della termocoppia, e non ho avuto modo di fare

attenzione ai livelli di potenza in entrata, quale fosse il flusso, o quando l’apparente eccedenza fosse cominciata. (L’incidente accadde subito dopo il mio arrivo, stavo attraversando la stanza

e

ascoltando l’esposizione.) La cella del controllo

fu

sostituita per il resto della conferenza con un

riscaldatore joule, il quale elevò la temperatura di

acqua al valore atteso.

Più tardi, nelle prove seguenti, ho potuto osservare la macchina da vicino, e fare misurazioni dirette delle sue prestazioni coi miei

strumenti. Ho misurato il flusso su lato della cella

a fusione fredda molte volte. Come ho detto

prima, non ho visto alcun cambiamento misurabile tranne quando il flusso è stato

cambiato intenzionalmente da 1,300 ml a 1,000

ml per minuto, chiudendo le valvole.

Ho controllato le letture della termocoppia nel serbatoio, in ingresso e in uscita con due termistori e un termometro, e tutti e tre concordavano con le letture della termocoppia.

La temperatura del serbatoio può essere presa

aprendo il coperchio e inserendo direttamente la

sonda del termistore nell’acqua.

La misurazione della temperatura di ingresso e di uscita hanno richiesto un poco più di ingegnosità. Ho confermato la lettura della termocoppia in uscita prendendo un campione di 250 ml di acqua dal tubo di sbocco durante un test di flusso e misurando immediatamente la temperatura prima che il campione si raffreddasse significativamente.

Ho confermato la temperatura in entrata nella fusione fredda spegnendo il riscaldatore joule dal lato del controllo e prendendo un campione di 250 ml dal tubo di sbocco.

Le diverse misure risultano:

Test 1, 4 Dicembre, due ore POTENZA IN INGRESSO misura AC: 0.7 A * 120 V = 84 W Elettrolisi: 0.18 A * 8 V = 1.4 W POTENZA IN USCITA Flusso 1200 ml/minuto (300 ml/15 secondi) Temperatura Delta T da 16 a 17 gradi C 1200 ml * 16 gradi C * 4.2 = 80,640 j/min = 1,344 W

Test 2, 5 Dicembre, pomeriggio, 30 minuti. POTENZA IN INGRESSO Misura AC: 0.7 A * 140 V = 98 W Elettrolisi: 0.02 A * 3.9 V = 0.1 W POTENZA IN USCITA Flusso 1000 ml/min (250 ml/15 secondi) Temperatura Delta T 6.7 gradi C 1000 ml * 6.7 * 4.2 = 28,140 j/min = 469 W

Prototipi e prodotti di consumo:

CETI progetta di far seguire a questa dimostrazione altre dimostrazioni di prototipi di prodotti di consumo, includendo grandi celle per il riscaldamento dello spazio e motori a calore. Sono duramente al lavoro su queste apparecchiature e le dimostreranno appena possibile. Essi stimano da sei mesi a un anno il tempo necessario per realizzare i prototipi appropriati.

CETI ora è impegnato in progetti di R&D uniti con cinque società e università come partner strategici, incluso l’Università dell’Illinois e l’Università del Missouri. Tutti e cinque hanno verificato indipendentemente il calore in eccedenza.

Il gruppo dell’Università dell’Illinois ha fabbricato perline scolpite, usando una tecnica a spruzzamento piuttosto che a deposizione elettrolitica. Essi hanno osservato il calore in eccedenza dalle loro perline così come dalle perline fornite loro da CETI. Akira Kawasaki e io abbiamo fatto molte foto del calorimetro. Ne ho

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analizzate quattro, e John Logajan le ha pubblicate nella sua home page:

www.skypoint.com/members/jlogajan

Descriverò la dimostrazione del Power-Gen più in dettaglio in un imminente articolo sul periodico "Infinite Energy".

Jed Rothwell, Contributing Editor Eugene F. Mallove, Sc.D., Editore Capo di INFINITE ENERGY:

Cold Fusion and New Energy Technology

P.O. Box 2816 Concord, NH 03302-2816 Fax: 001 (603) 224 5975 Telefono: 001 (603) 228 4516

* Pubblicato nei Proceedings of: Neue Horizonte in Technik und Bewusstsein VortrŠge des Kongresses 1995 im Gwatt-Zentrum am Thunersee Adolf und Inge Schneider (Hrsg.) Bern: Jupiter-Verlag A.+l. Schneider, 1996 ISBN 3-906571-14-9

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Parte I

Il problema della distanza

Le distanze interstellari sono talmente enormi da risultare ai limiti delle nostre capacità di percezione e di comprensione, se non addirittura al di fuori di esse. L’esempio seguente può aiutare a farsi un’idea circa l’entità del problema con cui si ha a che fare: se il Sole avesse le dimensioni di una biglia del diametro di un centimetro, la distanza dalla Terra (detta Unità Astronomica, AU) sarebbe di poco più di un metro, il diametro della Terra sarebbe circa quello di un capello, mentre quello dell’orbita della Luna sarebbe circa di mezzo centimetro. Seguendo questa scala, la stella più vicina si troverebbe circa a 340 chilometri di distanza. Rimanendo in questa prospettiva, la luce impiegherebbe più di 8 minuti per percorrere quella "Unità Astronomica" di un metro che separa il nostro Sole-biglia dalla Terra-capello. Le onde elettromagnetiche sono l’entità più veloce tra quelle finora conosciute, ma, nonostante questo, un raggio di luce impiegherebbe ben 4,3 anni per superare quei 340 chilometri che, nella nostra scala ridotta, ci separano dalla stella più vicina.

Il problema della velocità

L’ostacolo principale da superare per la realizzazione di viaggi interstellari "possibili" è naturalmente la velocità. La stella più vicina, come abbiamo detto, dista 4,3 anni luce. Procedendo a velocità convenzionali, un eventuale viaggio verso questa stella sarebbe proibitivamente lungo. Per esempio, un veicolo che si spostasse con la velocità di una capsula Apollo impiegherebbe più di 900.000 anni. Anche correndo all’incredibile velocità di 60.000 chilometri all’ora, che è la velocità con cui la sonda Voyager ha lasciato il nostro Sistema Solare, il viaggio richiederebbe circa 80.000 anni. In conclusione, per poter raggiungere le altre stelle impiegando tempi ragionevoli, è necessario disporre di un metodo per superare la velocità della luce.

Il problema della massa

Un ostacolo meno ovvio di quello relativo alla velocità è quello che riguarda il propellente. Fino ad oggi l’unico sistema

di propulsione alla portata delle tecnologie umane, almeno quelle di dominio pubblico, utilizzato per i veicoli spaziali, è

quello basato sul principio di azione - reazione (la Terza Legge di Newton): un flusso di propellente (prodotti di combustione, gas compresso, ioni, plasma, particelle) viene spinto fuori dal veicolo lungo una direzione, ed il veicolo si muove per reazione nella direzione opposta. La spinta che si ottiene dipende dalla velocità di emissione del propellente

e dalla sua densità: in generale, più lontano o veloce si vuole viaggiare, più propellente occorre per poterlo fare. Per lunghi viaggi verso le stelle vicine, la quantità di propellente necessaria sarebbe enorme. Ad esempio, se si volesse mandare un oggetto delle dimensioni di un autobus verso la stella più vicina, e se si volesse compiere il viaggio in 900 anni, usando un motore chimico come quello dello Shuttle, allora non ci sarebbe abbastanza massa nell’universo per fornire la quantità di propellente necessaria. Usando un motore a fissione nucleare (mini bombe atomiche a fissione utilizzate per fornire la spinta) servirebbero circa un miliardo di serbatoi di propellente, ciascuno della dimensione di una superpetroliera, mentre sfruttando la fusione nucleare (mini bombe all’idrogeno) ne occorrerebbero circa un migliaio delle stesse dimensioni. Utilizzando sistemi di propulsione più avanzati, ma ancora in fase di studio, come i motori ionici o i propulsori ad antimateria, occorrerebbero circa una decina di serbatoi di propellente, ciascuno della dimensione di un vagone

ferroviario. Non impossibile da realizzare, ma ancora troppo: basterebbe, infatti, richiedere la possibilità di fermare il veicolo, una volta a destinazione, oppure di aumentare anche solo leggermente la velocità di crociera, per tornare alla situazione della "flotta di superpetroliere".

In conclusione, ciò che occorre per compiere viaggi interstellari è una forma di propulsione che non richieda propellente.

Questo implica la necessità di disporre di qualche tecnologia che permetta di alterare le forze gravitazionali o inerziali,

se non addirittura di modificare la struttura stessa dello spazio-tempo.

Il problema dell’energia

La terza sfida è quella dell’energia. Anche disponendo di un sistema di navigazione non a reazione, capace di convertire direttamente l’energia in movimento senza l’ausilio di un propellente, il consumo richiesto sarebbe comunque enorme. Ad esempio, volendo inviare un veicolo della taglia di uno Shuttle verso la stella più vicina, impiegando 50 anni (quindi viaggiando a velocità ancora sub-relativistiche, cioè inferiori a quella della luce), occorrerebbe una quantità di energia di oltre 70 miliardi di miliardi di Joule, che è circa pari alla quantità di energia consumata da un paese come l’Italia in 100.000 anni (al ritmo attuale di consumo). Per superare questa difficoltà, occorre un modo per poter utilizzare l’energia naturale presente nel vuoto dello spazio, oppure una qualche scoperta eccezionale nella fisica della produzione dell’energia, oppure un metodo per superare il vincolo imposto dalle leggi dell’energia cinetica.

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Gli ingredienti della Warp Drive

Ciò che emerge da quanto finora detto è l’impossibilità pratica di realizzare viaggi interstellari, almeno utilizzando le tecnologie ufficialmente disponibili. Ma non è abbastanza per considerare chiusa la questione. "Non realizzabile oggi" non necessariamente significa "impossibile", la storia del progresso scientifico è piena di esempi a riguardo. Inoltre, nuovi e recenti sviluppi della fisica, nuove e rivoluzionarie teorie, nuove osservazioni sperimentali stanno aprendo incredibili spiragli su di un Universo i cui segreti sono ben lungi dall’essere completamente rivelati, a dispetto delle affermazioni di alcuni presunti scienziati (troppi), cocciutamente chiusi e arroccati dentro alle loro fortezze adamantine di dogmi. Rifiutando il concetto di scienza come collezione di atti di fede, accettando ciò che essa in realtà è, cioè un insieme di modelli più o meno accurati della realtà, accettando la sua natura intrinsecamente caduca, dinamica ed in continua evoluzione, e tenendo sempre presente il famoso aforisma di Sherlock Holmes, ossia "Escludendo tutto ciò che è palesemente impossibile, quello che rimane, per quanto incredibile, deve essere la verità", di seguito affronteremo il problema della Warp Drive, dal punto di vista di ciò che abbiamo, di ciò che vorremmo avere, e di ciò che probabilmente avremo. Per la realizzazione di un sistema Warp Drive si possono individuare tre ingredienti fondamentali: un sistema di propulsione super-relativistico, che superi, cioè, i vincoli imposti dalla Teoria della Relatività di Einstein; un sistema di controllo dell’inerzia e della gravità; una sorgente di energia adeguata.

1. Propulsione super-relativistica

Il concetto di "propulsione super-relativistica", o "propulsione iperspaziale", o "propulsione a curvatura", è ormai uscito dal regno delle semplici congetture, e comincia ad essere oggetto di speculazioni ai confini con le teorie scientifiche più avanzate. In sintesi, sappiamo ciò che conosciamo e ciò che non conosciamo, ma non sappiamo con sicurezza se i viaggi a velocità superiori a quella della luce (super-relativistiche) siano o non siano possibili. L’ostacolo principale è rappresentato da un costrutto della Teoria Speciale della Relatività di Einstein, il quale afferma che, in condizioni normali, la velocità delle onde elettromagnetiche nel vuoto (che è di circa 300.000 chilometri al secondo) non può essere superata. Esiste una notevole mole di dati sperimentali a sostegno di questa legge. Nondimeno, esistono altre prospettive, alcune "situazioni anomale". Concetti come tachioni, wormhole, universo inflazionistico, curvatura spaziotemporale, paradossi quantici, sono abbastanza comuni nella letteratura scientifica "credibile", pur essendo però ancora troppo presto per stabilire l’effettiva percorribilità delle vie che sembrano suggerire. Un argomento correlato con il superamento della velocità della luce è quello dei paradossi temporali, cioè la violazione del principio di causalità ("Ogni causa precede i propri effetti") e il viaggio nel tempo. è possibile elaborare scenari complessi nei quali uno spostamento a velocità super-relativistiche induce spostamenti nel tempo.

Relatività Speciale. In sintesi, la Teoria Speciale della Relatività, o Relatività Speciale, è basata su due semplici assiomi:

1. La distanza percorsa (d) dipende dalla velocità (v) e dal tempo di percorrenza (t), in particolare d=vt. (Semplice)

2. Indipendentemente da quanto velocemente si muova, un osservatore vede sempre la luce viaggiare con la stessa velocità. (Questo lascia un po’ più sconcertati)

Le complicazioni nascono quando questi due concetti vengono combinati per studiare i moti relativi (di alcuni oggetti rispetto ad altri), con velocità prossime a quella della luce: appaiono allora fenomeni come il rallentamento del tempo o la contrazione dello spazio. Tali fenomeni nascono dal fatto che tutti gli eventi, comprese le nostre percezioni sensoriali, avvengono attraverso interazioni che al massimo possono manifestarsi alla velocità della luce. Se cominciamo ad avvicinarci alla velocità con la quale riceviamo le informazioni, le informazioni percepite risulteranno distorte.

Il limite della velocità della luce. Una conseguenza della Relatività Speciale è il limite rappresentato dalla velocità della luce. Il problema può essere affrontato anche da un altro punto di vista: per aumentare la velocità di un oggetto occorre fornirgli più energia. Se la velocità aumenta, anche la massa aumenta: l’energia necessaria per accelerare l’oggetto, quindi, cresce al crescere della velocità. Quando la velocità si avvicina a quella della luce, la massa dell’oggetto risulta così grande che per ottenere accelerazioni anche piccolissime occorrerebbero quantitativi enormi di energia. Nonostante il problema della propulsione super-relativistica appaia così ostico, esistono fondamenti teorici sufficienti a giustificare studi e ricerche attorno a tale argomento. Il cammino è ancora agli inizi, ma il lavoro di alcuni fisici come Matt Visser, Michael Morris, Miguel Alcubierre, per citarne alcuni, o quello di alcuni gruppi di ricerca come il prestigioso NASA Breakthrough Propulsion Physics Program, sono un forte incoraggiamento a proseguire per chiunque si occupi di questi argomenti.

2. Controllo dell’inerzia e della gravità

Per proteggere l’equipaggio e le strutture di un’ipotetica astronave dotata di Warp Drive dalle incredibili accelerazioni che tale sistema propulsivo produrrebbe, un sistema per creare un ambiente con gravità ed inerzia controllate risulta indispensabile. Inoltre, se si potessero manipolare la forza di gravità e le forze inerziali, avremmo anche la possibilità di ottenere un sistema propulsivo non a reazione, e una quantità di altre cose utili come ambienti a gravità sintetica nello spazio, ambienti a gravità zero sulla terra, veicoli terrestri senza ruote, e così via.

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Analogamente alla propulsione super-relativistica, anche questo argomento è al livello della speculazione confinante con la scienza. In questo caso però, a differenza del precedente, non c’è nulla nelle conoscenze scientifiche attuali che affermi l’impossibilità di manipolare la forza di gravità. Non solo. Siamo ormai relativamente sicuri che gravità ed elettromagnetismo sono fenomeni correlati. La nostra capacità

di controllo sui fenomeni elettromagnetici è considerevole, quindi è ragionevole presumere che tale correlazione

potrebbe un giorno portare ad utilizzare il controllo dell’elettromagnetismo come mezzo indiretto di controllo sulla

gravità. Le connessioni tra i due fenomeni sono ampiamente illustrate nella Teoria Generale della Relatività di Einstein,

o Relatività Generale. Teorie più recenti, provenienti dalla Meccanica Quantistica, sembrano collegare la gravità e

l’inerzia ad entità chiamate "fluttuazioni del vuoto". L’argomento è attualmente materia di studio nell’ambito del NASA

Breakthrough Propulsion Physics Program.

3. Sorgente di energia

Per alimentare i propulsori e i generatori di gravità della nostra ipotetica astronave, occorre una sorgente di energia estremamente efficiente e sufficientemente potente. I reattori a fusione nucleare, ancora in fase di sperimentazione, potrebbero essere buoni candidati. Ancora di più potrebbero esserlo ipotetici reattori materia – antimateria.

L’antimateria è qualcosa di assolutamente reale. Si tratta di materia con carica elettrica invertita (anti-elettroni o positroni con carica positiva, anti-protoni con carica negativa, e così via). Accade che, se una particella collide con la sua corrispondente antiparticella, avviene un fenomeno detto di annichilazione, in cui entrambe le particelle si tramutano in energia, seguendo la nota legge di equivalenza di Einstein, E=mc 2 , dove c è la velocità della luce, m è la massa ed E è l’energia. Per comprendere l’efficienza di tale processo di produzione di energia, basta considerare che, per generare i 70 miliardi di miliardi di Joule sopra menzionati basterebbe annichilire 389 chilogrammi di materia con 389 di antimateria. Positroni, anti-protoni e altre antiparticelle sono normalmente prodotte dagli acceleratori presso laboratori come il CERN,

e possono essere intrappolate ed immagazzinate per tempi relativamente lunghi. Nel 1997 è stato prodotto

artificialmente, per la prima volta, un atomo di anti-idrogeno. Sono attualmente in fase di studio applicazioni mediche e sistemi di propulsione basati sull’uso di antimateria, nonché contenitori portatili per il suo trasporto.

Il grosso problema sta nei costi e nell’efficienza degli odierni sistemi di produzione. Attualmente, il costo per la

produzione di un milligrammo di antimateria si aggira attorno ai 100 miliardi di dollari. Per poter prendere in considerazione eventuali applicazioni commerciali, questo costo dovrebbe almeno essere ridotto di un fattore 10.000. Non solo, ma attualmente il processo di generazione richiede più energia di quanta se ne possa ottenere dall’antimateria

prodotta. Le applicazioni pratiche come nuova sorgente di energia sono quindi ancora lontane.

Parte II

Alcune idee basate su ciò che conosciamo

Ci occuperemo ora di dare una breve descrizione di alcune idee, emerse nel corso della seconda metà di questo secolo, circa la possibilità di viaggi interstellari. Queste idee sono basate su conoscenze scientifiche già acquisite e consolidate.

1. Progetto ORION (anni ’50 e ‘60) – Uso di bombe nucleari come sistema di propulsione Circa 5 bombe nucleari al secondo verrebbero sganciate dalla poppa del veicolo e fatte esplodere per ottenere la propulsione. Un enorme scudo dovrebbe proteggere la nave ed assorbire la spinta. Esperimenti condotti con esplosivi convenzionali furono condotti per dimostrare la fattibilità di tale sistema. Sebbene questo propulsore fosse stato concepito per inviare una missione su Marte, fu anche preso in considerazione per l’invio di piccole sonde verso le stelle vicine. Il progetto fu terminato a causa del trattato sulla riduzione dei test nucleari stipulato negli anni ’60.

2. Progetto DÆDALUS (anni ’70) Sul finire degli anni ’70 la British Interplanetary Society recuperò il metodo propulsivo del progetto ORION, ridimensionandolo ad un livello più ragionevole, ed orientandolo esclusivamente verso applicazioni in spazio esterno. Il progetto DÆDALUS fu finalizzato all’invio di una sonda verso la Stella di Barnard (6 anni luce di distanza dalla Terra), con un viaggio della durata di 50 anni. Esso avrebbe dovuto impiegare micro – detonazioni nucleari a fusione, ottenute da un isotopo appropriato recuperabile dall’atmosfera del pianeta Giove, che la sonda avrebbe incrociato lungo la sua rotta di fuoriuscita dal Sistema Solare.

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4. Vela laser interstellare di Robert Forward (anni ’80) Le vele elettromagnetiche sono un’altra possibilità. La luce, teoricamente, può sostituire i propulsori a reazione:

quando la luce colpisce un oggetto, essa esercita sull’oggetto una spinta, anche se molto piccola (detta pressione di radiazione). Usando sorgenti luminose molto intense su superfici molto ampie, le forze diventano apprezzabili. Robert Forward ha proposto di utilizzare un laser da 10 milioni di miliardi di watt di potenza, con cui illuminare una vela di un migliaio di chilometri di diametro, passando attraverso una lente di Fresnel delle stesse dimensioni. Con questi numeri, è stata dichiarata la possibilità di inviare un veicolo di un centinaio di tonnellate dotato di equipaggio verso la stella più vicina, con un viaggio della durata di soli 10 anni. Il problema principale, ovviamente, consiste nella reperibilità di un laser da 10 milioni di gigawatt. Questo livello di potenza è, infatti, 10.000 volte più grande della potenza attualmente consumata su tutto il pianeta Terra. A causa di ciò, Forward ha ridimensionato il concetto verso livelli più ragionevoli. La potenza del laser è scesa a 10 gigawatt, e il veicolo si è ridotto ad una fragile ragnatela di fili del peso di 16 grammi e del diametro di un chilometro. Tutti i dispositivi ed i sensori del veicolo sono integrati all’interno della ragnatela. Esistono molte altre idee basate sull’uso di onde elettromagnetiche come mezzo propulsivo. Molto lavoro è però ancora necessario prima di poter raggiungere qualche risultato pratico apprezzabile.

5. Progetto ICAN-II di Gerald Smith (anni ’90) - Veicolo a propulsione catalizzata con antimateria Missioni ad alta velocità con equipaggio verso i pianeti del Sistema Solare, oppure missioni con sonde automatiche verso le stelle vicine, potrebbero essere compiute grazie al progetto Ion Compressed Antimatter Nuclear (ICAN-II) engine, sviluppato alla Pennsylvania State University. Questo propulsore dovrebbe utilizzare anti-protoni per fare implodere piccole capsule, contenenti combustibile per reazioni di fusione nucleare nel loro nucleo. La spinta dovrebbe essere prodotta dalla successione delle piccole detonazioni nucleari generate dalle capsule. Un massiccio scudo dovrebbe proteggere la nave e assorbire la spinta. Questo sistema non ci permetterà di spostarci ovunque con velocità prossime a quella della luce, almeno non prima di qualche decennio, ma potrebbe rendere i nostri viaggi all’interno del Sistema Solare molto più rapidi.

Alcune idee basate su ciò che vorremmo conoscere

Ci

occuperemo ora di dare una breve descrizione di alcune altre idee, anch’esse emerse nel corso della seconda metà

di

questo secolo, circa la possibilità di viaggi interstellari. Queste idee sono basate sia su conoscenze scientifiche già

acquisite, sia su alcune possibilità suggerite da conoscenze attuali e da nuove teorie ancora da verificare.

1. Viaggi attraverso i wormhole Sebbene la Relatività Speciale sembri proibire agli oggetti di muoversi nello spazio-tempo a velocità superiori a quella della luce, è noto che lo spazio-tempo stesso può essere curvato e distorto. Sono necessarie quantità enormi di materia e di energia per produrre tali distorsioni, le quali però, almeno teoricamente, sono possibili. Usando un’analogia: anche se esistesse un limite alla velocità con cui una matita può muoversi su di un foglio di carta, il movimento o il piegamento del foglio sarebbero comunque una questione diversa. Nel caso dei wormhole, (o stargate, nel linguaggio della fantascienza) si produce una scorciatoia curvando lo spazio (piegando la carta) per collegare due punti inizialmente separati. Queste teorie sono troppo nuove per poter essere sia confutate che dimostrate valide. Non solo, ma il concetto di wormhole fa emergere il problema del paradosso dei viaggi nel tempo.

1. Ecco un modo per costruire un wormhole: prima di tutto, occorre una certa quantità di materia super-densa, come quella di cui sono costituite le stelle di neutroni. Ne serve una quantità tale da poter realizzare due anelli delle dimensioni dell’orbita terrestre attorno al Sole, posti in corrispondenza di ciascuna delle due estremità del wormhole che si vuole realizzare. Infine, occorre portare i due anelli ad un potenziale elettrico elevatissimo e farli ruotare entrambi a velocità prossime a quella della luce. Naturalmente, anche se teoricamente possibile, questo metodo risulta del tutto impraticabile. In ogni caso, esistono altre idee, basate sul concetto di "energia negativa", secondo le quali esisterebbero possibilità molto più abbordabili per creare e mantenere aperto un wormhole.

2. La Warp Drive di Alcubierre Sebbene la Relatività Speciale sembri proibire agli oggetti di spostarsi nello spazio-tempo a velocità superiori a quella della luce, ancora non si sa quanto velocemente lo spazio-tempo stesso possa muoversi. Usando un’analogia, consideriamo un passeggero che si trovi su di un tapis-roulant all’interno di un aeroporto. La Warp Drive di Alcubierre sfrutta un principio simile a quel tapis-roulant: sebbene possa esistere un limite alla velocità alla quale il passeggero può camminare sul pavimento, cosa succede se il passeggero si trova su di una sezione mobile del pavimento (analoga ad una sezione mobile dello spazio-tempo) che si sposta più velocemente di quanto egli possa muoversi? Nel caso della Warp Drive di Alcubierre, la sezione mobile dello spazio-tempo dovrebbe essere creata espandendo lo spazio-tempo dietro alla nave, e contraendolo davanti ad essa. L’idea di espandere lo spazio-tempo non è nuova. Secondo la prospettiva adottata dal modello detto "Universo Inflazionistico", per esempio, si pensa che lo spazio-tempo si sia espanso con velocità maggiore di quella della luce, durante i primi istanti del Big Bang. Se questo fosse vero, allora lo spazio-tempo potrebbe espandersi altrettanto velocemente durante la nostra Warp Drive. Anche queste teorie, sfortunatamente, sono troppo nuove per poter essere sia confutate che dimostrate valide.

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Un sistema di propulsione di questo tipo dovrebbe essere realizzato in questo modo: per prima cosa, occorre un campo estremamente intenso di "energia negativa" avvolto a forma di anello attorno alla nave. La possibilità o meno di esistenza di questa "energia negativa" è tuttora argomento di dibattito tra i fisici: la fisica classica tende decisamente ad un "no", mentre la fisica quantistica è più incline ad un "forse sì". Secondo, è necessario un sistema per controllare il fenomeno, per poterlo attivare e disattivare a piacimento: questo è un punto piuttosto complesso, poiché l’effetto di distorsione dello spazio-tempo è separato dalla nave. Terzo, si deve presumere che l’intera distorsione si muova in effetti più velocemente della luce, e questo è finora del tutto ignoto. Quarto, anche questo concetto implica paradossi temporali analoghi a quelli legati al concetto di wormhole.

3. Propulsione tramite massa negativa

È stato dimostrato come sia teoricamente possibile creare un effetto propulsivo continuo tramite la

giustapposizione di massa negativa e positiva, e come questo schema non violi i principi di conservazione del momento e dell’energia. Un’ipotesi cruciale per il successo di questo concetto è che la massa negativa debba possedere inerzia negativa. L’interazione combinata fra la massa positiva e quella negativa determina un’accelerazione di entrambe le masse nella stessa direzione. Questo concetto risale almeno al 1957, quando emerse nell’ambito dell’analisi condotta da Bondi sulle proprietà di un’ipotetica massa negativa, ed è stato ripreso da Winterberg e Forward negli anni ’80, nel contesto di studi su possibili mezzi di propulsione. Relativamente alla fisica della massa negativa, non è noto questa possa esistere o meno, e non è nemmeno noto se essa sia anche solo teoricamente ammissibile. Tuttavia, sono stati suggeriti metodi per rilevare prove della sua eventuale esistenza, nell’ambito della ricerca di indizi astronomici sulla presenza di wormhole naturali.

.

4. Le ipotetiche "propulsioni spaziali" di Millis Una "propulsione spaziale" può essere definita come una forma idealizzata di propulsione, nella quale le proprietà fondamentali della materia e dello spazio-tempo vengono sfruttate per creare forze di spinta ovunque

occorrano, senza dover trasportare ed espellere massa (come si fa per le propulsioni a reazione). La possibilità

di realizzare ciò rivoluzionerebbe completamente il concetto di viaggio spaziale, poiché eliminerebbe la

necessità di propellente. Una varietà di ipotetiche propulsioni spaziali sono state concepite ed analizzate da Millis, allo scopo di identificare i problemi specifici che dovrebbero essere risolti per rendere plausibili tali modelli. Occorre sottolineare come questi concetti non siano altro che costrutti puramente ipotetici, finalizzati ad illustrare tutte le sfide che ci rimangono da affrontare. Prima che una qualunque delle ipotesi di Millis diventi realtà, occorre scoprire un metodo tramite il quale un veicolo possa creare e controllare un campo esterno

asimmetrico di forze, agenti sul veicolo stesso, senza dover espellere propellente. Tale metodo dovrebbe inoltre soddisfare le leggi di conservazione.

Vela Differenziale. Analoga al principio del radiometro ideale. Esiste una netta differenza nella pressione di radiazione tra il lato di una superficie che assorbe e quello che riflette. Si assume che lo spazio contenga una qualche forma di medium isotropo di fondo (tipo le "fluttuazioni nel vuoto" o la Radiazione Cosmica di Fondo) che costantemente interagisce con entrambi i lati della vela.

Vela a Diodo. Analoga al diodo o allo specchio a senso unico. La radiazione spaziale passa in una direzione e

si riflette dall’altra, creando una netta differenza nella pressione di radiazione.

Vela ad Induzione. Analoga alla creazione di un gradiente (variazione nello spazio) di pressione in un fluido. La densità di energia (energia per unità di volume) della radiazione spaziale viene aumentata dietro alla vela, e diminuita davanti, al fine di creare una differenza nella pressione di radiazione attraverso la vela.

Propulsione Diametrale. Questo concetto prende in considerazione la possibilità di creare localmente un gradiente su di una proprietà di base dello spazio (come ad esempio il potenziale gravitazionale), tramite la giustapposizione di sorgenti di campo diametralmente opposte attraverso il veicolo. Tale schema risulta direttamente analogo alla propulsione con massa negativa. La Propulsione Diametrale può anche essere considerata analoga alla creazione di una zona di pressione e una di depressione nel medium di fondo, così come viene suggerito tramite la Vela ad Induzione.

Propulsione a Gradiente. Questo concetto racchiude la possibilità di indurre attraverso il veicolo, in qualche modo, un gradiente su di un potenziale scalare, il quale genererebbe forze di spinta. Al contrario della Propulsione Diametrale, si ipotizza che tale gradiente risulti realizzabile senza l’ausilio di coppie di sorgenti di campo. Non è ancora noto se e come tale effetto possa essere creato.

Propulsione a Tensione. Questo concetto si basa sulla possibilità di alterare le proprietà dello spazio, come ad esempio la costante gravitazionale di Newton, per creare un gradiente propulsivo localizzato. Modificando la costante gravitazionale per ottenere una tensione asimmetrica localizzata, verrebbe prodotto un gradiente locale simile a quello del meccanismo della Propulsione a Gradiente.

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Propulsione a Disgiunzione. Questo concetto si basa sulla possibilità di separare la sorgente di un campo da

ciò che reagisce al campo stesso. Separando le due entità nello spazio, il reagente andrebbe a posizionarsi in

un punto dove il campo ha una variazione (gradiente), producendo quindi forze di reazione tra la sorgente ed il

reagente stesso. Sebbene i dati a nostra disposizione sembrino affermare l’inseparabilità delle tre entità sorgente, reagente e massa inerziale, eventuali future prove del contrario determinerebbero implicazioni rivoluzionarie nel campo dei mezzi di propulsione.

Parte III

Alcune nuove possibilità

Ci occuperemo ora di illustrare alcune nuove interessanti possibilità, emerse nel corso degli anni, che potrebbero in futuro costituire la base per lo sviluppo di nuove teorie scientifiche e, di conseguenza, di nuove tecnologie, tra le quali, forse, la nostra Warp Drive.

1. Alcune novità intriganti dalla fisica

La scienza e la tecnologia continuano ad evolvere. Solo negli ultimi anni si sono verificati nuovi ed intriganti

sviluppi, ampiamente illustrati dalla letteratura scientifica. Sebbene sia troppo presto per stabilire se qualcuna di queste novità possa portare ai progressi desiderati nel campo dei sistemi di propulsione, sicuramente esse costituiscono una importante collezione di indizi del tutto inesistente sino a pochi anni orsono. Ecco una fotografia di alcune di questi elementi innovativi, aggiunti al nostro bagaglio di conoscenze durante l’ultimo decennio:

1988; Morris e Thorne: Teorie e valutazioni sull’uso di wormhole per viaggi a velocità superiori a quella della luce.

1988; Herbert: Pubblicazione che mette in evidenza quegli spiragli nella fisica che suggeriscono la possibilità del superamento della velocità della luce.

1989; Puthoff: Teoria che estende il lavoro di Sakharov del 1968, per suggerire come la gravità possa essere un effetto conseguente alle fluttuazioni elettromagnetiche di punto zero nel vuoto.

1992; Podkletnov e Nieminen: Relazione su esperimenti con superconduttori, che evidenziano risultati anomali – Prova di un possibile effetto di schermatura della forza gravitazionale.

1994; Haisch, Rueda e Puthoff: Teoria che suggerisce come l’inerzia possa essere vista come effetto conseguente alle fluttuazioni elettromagnetiche di punto zero del vuoto.

1994; Alcubierre: Teoria relativa ad un modello di "warp drive" consistente con la Relatività Generale.

1996; Eberlein: Teoria che suggerisce come l’effetto di sonoluminescenza osservabile in laboratorio possa essere spiegato tramite l’estrazione di fotoni virtuali dalle fluttuazioni elettromagnetiche di punto zero.

2. Alcune ricerche preliminari nel campo della propulsione

Di seguito forniremo alcune brevi note circa alcune idee emergenti, correlate in qualche modo con l’obbiettivo

della realizzazione pratica di viaggi interstellari: esse riguardano il controllo delle forze gravitazionali o inerziali,

gli spostamenti a velocità superiori a quella della luce, e l’utilizzo dell’energia naturale presente nel vuoto.

Sebbene la fisica non sia progredita fino al punto in cui le "propulsioni spaziali" o le "propulsioni a curvatura" possano passare allo stadio di ingegnerizzazione, alcuni ricercatori, nell’ambito della comunità aerospaziale ma anche altrove, sembrano tenere costantemente in considerazione questi ed altri nuovi indizi emergenti. La maggior parte del lavoro svolto in questo campo è stato alimentato esclusivamente dall’entusiasmo, dal talento e

dall’immaginazione di questi ricercatori. Solo occasionalmente è stato fornito un supporto anche dalle organizzazioni alle quali essi appartengono.

Indagini e convegni

1972; Mead. Jr.: Identificazione ed accertamenti relativi a concetti avanzati di propulsione.

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1982; Garrison, et al.: Accertamenti relativi a propulsioni con prestazioni ultra elevate.

1986; Forward: Accertamenti sulla fattibilità tecnologica dei viaggi interstellari.

1990; Centro Ricerche NASA di Lewis: Simposio "Vision-21: Space Travel for the Next Millennium".

1990; British Aerospace Co.: Convegno per rivisitare la teoria e le implicazioni del controllo della gravità.

1990; Cravens: Accertamenti relativi a teorie alternative sull’elettromagnetismo e la gravità a scopi propulsivi.

1991; Forward: Accertamenti relativi a concetti avanzati di propulsione.

1994; Bennet, et al.: Convegno NASA sulla teoria e le implicazioni dei viaggi a velocità superiori a quella della luce.

1994; Belbruno: Conferenza "Practical Robotic Interstellar Flight: Are We Ready?".

1995; Hujsak & Hujsak: Fondazione della "Interstellar Propulsion Society".

Teorie

1984; Forward: Progetto concettuale di una "batteria a fluttuazioni del vuoto" per estrarre energia dalle fluttuazioni elettromagnetiche del vuoto, basata sull’effetto Casimir (predetto nel 1948 e dimostrato sperimentalmente da Sparnaay nel 1958).

1988; Forward: Ulteriori accertamenti sulla teoria formulata nel 1957 da Bondi riguardante l’ipotesi di massa negativa e le relative implicazioni a scopo propulsivo.

1989; Winterberg: Ulteriori accertamenti sulla teoria di Bondi sulla massa negativa.

1994; Cramer, et al.: Identificazione delle caratteristiche dei wormhole naturali con ingressi a massa negativa, che potrebbero essere rilevabili utilizzando gli attuali mezzi di osservazione astronomica.

1996; Millis: Identificazione dei restanti sviluppi teorici richiesti per rendere possibile le "propulsioni spaziali", e presentazione di sette diversi ipotetici concetti di "propulsione spaziale".

Esperimenti

1991; Talley: Test relativi all’effetto "Biefeld-Brown" - risultati negativi.

1995; Millis & Williamson: Test relativi al presunto effetto di accoppiamento gravità - elettromagnetismo dichiarato da Hooper - risultati negativi.

1995; Schlicher: Prove sperimentali relative ad una possibilità di spinta ottenuta dai "Campi Asimmetrici di Induzione Magnetica" - risultati non confermati.

1996; Forward: Proposte di esperimenti per la verifica delle teorie relative alle fluttuazioni del vuoto, e di altre teorie riguardanti la modificazione della massa.

3. Relatività Generale: le teorie della Grande Unificazione Le forze presenti nel nostro Universo, cioè quelle entità che producono trasformazioni, interazioni e mutamenti, rientrano tutte in quattro grandi categorie, quattro forze fondamentali: la forza di gravità, la forza elettromagnetica, la forza nucleare debole e la forza nucleare forte. Da molti anni, uno dei problemi principali di molti ricercatori consiste nella formulazione di un’unica Grande Teoria Unificata che assommi le quattro forze in un’unica entità fondamentale, all’interno di un unico modello che da solo descriva tutti i fenomeni dell’Universo. La Relatività Generale spiega come gravità ed elettromagnetismo siano connessi. Nel formalismo della teoria questo accoppiamento è descritto in termini di come la massa curva lo spazio-tempo, rispetto a quale campo elettromagnetico viene misurato. Per semplificare, la conseguenza di ciò è che la gravità appare deviare e spostare verso il rosso la luce, nonché rallentare il tempo. Tali osservazioni ed il formalismo relativistico che le descrive sono stati verificati sperimentalmente. Sebbene gli effetti della gravità sull’elettromagnetismo e sullo spazio-tempo siano stati dimostrati, la possibilità inversa, ossia l’uso dell’elettromagnetismo per influenzare la gravità, l’inerzia o lo spazio-tempo, è tuttora nel campo dell’ignoto. L’approccio più diffuso per ottenere una migliore comprensione delle connessioni tra le quattro forze

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fondamentali consiste nell’utilizzo di collisioni tra particelle altamente energetiche. Ad esempio, i ricercatori hanno messo in evidenza lo stretto legame fra la forza nucleare debole e quella elettromagnetica, utilizzando proprio collisioni tra particelle subatomiche, scoprendo in tal modo la cosiddetta forza elettrodebole. Aumentando l’energia delle collisioni, si è poi individuato il legame tra questa nuova forza e la forza nucleare forte. Così, di questo passo, aumentando ancora di più l’energia, forse potremo comprendere anche la forza di gravità. Sfortunatamente, l’energia di collisione richiesta in questo caso è attualmente al di fuori della nostra capacità tecnologica.

4. Fisica Quantistica: le Fluttuazioni del Vuoto e l’effetto Casimir Energia di Punto Zero (ZPE), o energia delle fluttuazioni del vuoto, sono termini usati per descrivere le oscillazioni elettromagnetiche casuali che rimangono nel vuoto, una volta rimosse tutte le altre forme di energia. Se si rimuove tutta l’energia da uno spazio, cioè tutta la materia, tutto il calore, tutta la luce, e così via, si ha che comunque, alla fine, sussiste ancora una certa energia residua, impossibile da eliminare. Un modo per spiegare questo fenomeno proviene dal Principio di Indeterminazione della fisica quantistica, che implica l’impossibilità di avere uno stato ad energia zero. Per le onde luminose nello spazio vale lo stesso principio. Per ogni possibile colore della luce (frequenza dell’onda elettromagnetica), incluse tutte quelle che non riusciamo a vedere (onde radio, microonde, infrarossi, ultravioletti, raggi X, raggi ), esiste una certo livello residuo di "non-zero". Sommando tutte le energie residue per tutte le possibili frequenze, ciò che si ottiene è una quantità totale gigantesca, nel campo tra 10 36 e 10 70 Joule per ogni metro cubo di spazio, cioè "un numero con 46 zeri" di volte il consumo energetico dell’Italia in un miliardo di anni, in un solo metro cubo! In termini semplicistici, è stato affermato che c’è abbastanza energia nel volume di una tazzina da caffè per evaporare tutti gli oceani della terra. Per un certo periodo molti fisici hanno ritenuto questo concetto troppo duro da digerire. Oggi, l’idea di energia di punto zero è largamente accettata. Esistono prove che dimostrano l’esistenza della ZPE. Prevista per la prima volta nel 1948, essa è stata connessa con numerose osservazioni sperimentali. Gli esempi includono l’effetto Casimir, le forze di Van Der Waal, lo spostamento di Lamb-Retherford, le spiegazioni dello spettro della radiazione di corpo nero di Planck, la stabilità dello stato finale dell’atomo di idrogeno dopo collassi radiativi, e l’effetto inibitorio o incrementale delle cavità nei confronti dell’emissione spontanea degli atomi eccitati. La cosa che può stupire è come una quantità così grande di energia sia così difficile da notare. Ciò dipende dal fatto che essa è essenzialmente il nostro punto di riferimento, il nostro "zero". Per fare un esempio, immaginiamo

di vivere su di un largo altipiano a 1000 metri di quota, così largo da impedire di renderci conto dell’altitudine alla

quale ci troviamo. Dal nostro punto di vista, il suolo sta ad altitudine zero. Finché non si raggiungono i confini di questo altipiano, non si corre il rischio di precipitare giù, e non si può capire che il nostro zero sta in realtà a 1000 metri.

L’Effetto Casimir. La prova più diretta dell’esistenza della ZPE è l’effetto Casimir. Prendendo due lamine metalliche e mettendole abbastanza vicine, nel vuoto, la ZPE le spingerebbe l’una contro l’altra. Ciò avviene perché tutte le onde elettromagnetiche con lunghezza d’onda troppo ampia per stare tra le due lamine vengono bloccate. Quindi, avendo più radiazione, quindi più pressione di radiazione, all’esterno delle lamine che non nello spazio fra le due, le due lamine saranno avvicinate dalla differenza di spinta. L’effetto è stato dimostrato sperimentalmente.

La ZPE può essere sfruttata? La cosa è molto dubbia, ed inoltre sono ignoti gli effetti secondari di un suo eventuale sfruttamento. Occorre ricordare che la ZPE è il nostro livello energetico più basso: per poterlo sfruttare, sarebbe presumibilmente necessario porsi ad un livello ancora più basso. Metodi teorici sono stati suggeriti per utilizzare l’effetto Casimir come fonte di energia (sfruttando la spinta sulle due superfici), poiché lo spazio all’interno della cavità di Casimir (tra le lamine) può essere interpretato come zona ad energia più bassa della ZPE. Tali concetti sono però ancora semplici esercizi teorici. Relativamente alle implicazioni della ZPE in campo propulsivo, ci sono teorie sviluppate da Haisch, Rueda e Puthoff secondo le quali la ZPE sarebbe la causa dell’inerzia e della gravità. Queste teorie della gravitazione sono tuttora in fase di discussione. Anche se fossero corrette, nella loro forma attuale non fornirebbero un mezzo per utilizzare le onde elettromagnetiche per indurre forze propulsive. Millis ha inoltre suggerito che qualunque interazione asimmetrica con la ZPE può produrre propulsione.

5. Il convegno del 1994 sui viaggi a velocità superiori a quella della luce

Nel maggio del 1994 Gary Bennett del NASA Headquarters (ora in pensione), riunì un convegno per esaminare

le nuove teorie emergenti della fisica, e tutti gli argomenti correlati con i viaggi a velocità superiore a quella della

luce. Il convegno fu eufemisticamente intitolato "Advanced Quantum/Relativity Theory Propulsion Workshop", ovvero "Convegno sulle teorie quanto-relativistiche avanzate della propulsione", e fu tenuto al prestigioso NASA Jet Propulsion Lab. Il convegno esaminò le teorie dei wormhole e dei tachioni, l’effetto Casimir, i paradossi quantici, e la fisica dell’universo multidimensionale. I partecipanti giunsero alla conclusione che esistono abbastanza vie inesplorate da suggerire e stimolare ricerche future, nonostante i viaggi a velocità superiori a quella della luce siano ancora oltre le possibilità della scienza, almeno di quella "ufficiale". Alcune di queste vie includono la ricerca di prove astronomiche dell’esistenza dei wormhole e dei wormhole con ingressi a massa

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negativa (ricerca attualmente in corso), verifiche sperimentali sull’eventualità che la velocità della luce possa essere superiore entro una cavità di Casimir, e verifiche sul fatto che dati recenti, i quali paiono mostrare come il neutrino abbia massa immaginaria, possano essere credibilmente interpretati come prova di proprietà tachioniche, dove con tachione si intende una categoria ipotetica di particelle con velocità superiori a quella della luce.

6. I tachioni Con il termine tachioni si indica una particolare classe di ipotetiche particelle con velocità superiori a quella della luce. Queste entità esistono per ora unicamente entro alcuni modelli teorici, peraltro ancora in discussione, e non ci sono a tutt’oggi significative evidenze sperimentali circa la loro effettiva esistenza. La Teoria della Relatività è un modello molto complesso che ci spiega perché l’universo ci appaia in un certo modo. Essa si pone in un’ottica, appunto, "relativa", cioè si mette dalla parte di un generico osservatore ed illustra le ragioni per le quali quest’ultimo esperisce determinati fenomeni (le dimensioni che appaiono rimpicciolirsi, la massa che appare aumentare, il tempo che appare rallentare, al crescere della velocità "relativa" dell’oggetto osservato). Una delle proprietà dell’universo che emergono da questo modello è, appunto, il limite costituito dalla velocità della luce: possiamo solo avvicinarla, ma mai raggiungerla. In realtà la teoria non mette nessun limite "oltre", cioè, apparentemente, non esiste alcun divieto circa l’esistenza di oggetti con velocità sì diverse da quella della luce, ma superiori ad essa. Tali entità sembrano poter essere ammissibili ma, a causa della loro velocità, superiore a quella massima per lo scambio di "informazioni" fra gli oggetti, non possono essere direttamente percepibili.

Parte IV

Warp Drive e UFO

Nei precedenti articoli abbiamo esplorato numerose opportunità offerte dalla fisica moderna, relative alla realizzabilità, anche solo teorica, della Warp Drive. La sintesi di tutto, in definitiva, può essere espressa dal seguente aforisma: poco, nelle attuali conoscenze scientifiche, sostiene la fattibilità delle propulsioni spaziali, ma nulla ne nega la possibilità

futura. Da quello che ci è noto, l’universo, per ora, sembra essere stato "progettato" senza alcun divieto sia per i viaggi a velocità superiori a quella della luce, sia per quelli nel tempo. Come rientra l’ufologia in tutto questo? Chiunque affronti l’argomento UFO in modo serio e rigoroso sa benissimo che un incontro ravvicinato (IR, in gergo), a priori, può avere numerose spiegazioni. Si può trattare di un fenomeno raro, di origine naturale od umana, o anche più comune, ma osservato nell’ambito di un contesto atipico oppure anomalo. Si può trattare di un fenomeno allucinatorio, o comunque spiegabile tramite disturbi e patologie della mente. Si può anche semplicemente trattare di un inganno, più o meno ben architettato, motivato dalle ragioni più disparate. Ma può anche trattarsi di un fenomeno provocato da tecnologie estremamente avanzate, di origine umana oppure aliena: in definitiva, progetti top secret, oppure manifestazioni di presenze extraterrestri. Il fenomeno UFO coinvolge tutto il pianeta, e le casistiche IR sono incredibilmente ricche e vaste. Una grossa fetta dei fenomeni segnalati è spiegabile in modo rassicurante, attraverso fenomeni umani, naturali o psicologici, oppure si tratta

di inganni o scherzi. Ma una parte, e non piccola, non riesce a trovare spiegazioni "tradizionali" che reggano.

Proviamo allora a fare congetture. Supponiamo che le ipotesi presentate nei precedenti articoli siano vere, in particolare supponiamo che:

1. La gravità sia unificabile alle altre forze, nell’ambito di un unico modello universale.

2. La gravità e l’inerzia siano manipolabili attraverso campi elettromagnetici.

3. Massa ed energia negative esistano, oppure siano una "interpretazione fisica" di qualche modello di teoria a noi ignoto, e soprattutto siano in qualche modo controllabili.

4. Il tessuto dello spazio-tempo possa essere alterato attraverso campi rotanti di energia negativa, in modo da permettere spostamenti a velocità super-relativistiche.

5. Esista una qualche fonte di energia estremamente abbondante e compatta.

Un aspetto interessante dei casi IR considerati "inspiegabili" è come essi siano caratterizzati da elementi ricorrenti, da dettagli comuni che si ripetono in modo pressoché identico. In particolare, gli oggetti segnalati sembrano tutti possedere

le seguenti caratteristiche:

1. Sono caratterizzati da emanazioni energetiche di natura non identificabile, che circondano o rivestono la struttura, o che sono localizzate in punti particolari della superficie esterna.

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3. Sono caratterizzati da intense emanazioni di campi elettromagnetici, soprattutto nella regione delle microonde, che provocano fenomeni di ionizzazione dell’atmosfera e di alterazione della flora e dei terreni.

4. Sono associati a fenomeni di alterazione della gravità e del tempo.

In sostanza, questi fenomeni IR risultano spiegabili ammettendo l’esistenza di una qualche tecnologia in grado di manipolare la gravità, l’inerzia, lo spazio ed il tempo. Come abbiamo visto, la possibilità del raggiungimento di una tale tecnologia è ben più che semplice fantascienza. Casistiche IR alla mano, prese tutte le precauzioni e tutta la cautela necessarie, sembra comunque che qualcuno ne sappia molto di più sull’universo, rispetto a quanto noi ne possiamo sapere attraverso la nostra scienza ufficiale. Se questo qualcuno provenga da questo mondo, o da altrove, è un’altra questione. Ma i tempi sembrano maturi per poter venire a conoscenza di ciò che finora è rimasto nascosto.

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VELOCITA’ SUPERLUMINALI A PRINCETON

(CNN, 20 Luglio 2000)

Generazioni di fisici hanno creduto che il limite della velocità della luce fosse intoccabile, ma ora un esperimento fatto a Princeton, nel New Jersey, ha dimostrato che un impulso di luce laser inviato attraverso dei vapori di cesio lascia la camera di prova persino prima di aver finito di entrarvi. L’impulso ha percorso una distanza 310 volte maggiore di quella che avrebbe coperta se la camera di prova fosse stata vuota. "Questo effetto non può essere usato per inviare informazioni indietro nel tempo", dice Lijun Wang, ricercatore dell’Istituto privato NEC, "Tuttavia il nostro esperimento mostra che è falsa l’affermazione che niente può viaggiare più velocemente della velocità della luce". La notizia dell’esperimento di Wang, Kuzmich e Dogariu, ha generato una certa eccitazione nella piccola comunità internazionale di fisici ottici e teorici. "Questo è un salto di qualità nel senso che la gente ha sempre pensato che fosse impossibile", dice R.Chiao, un fisico dell’Università di California a Berkeley, non coinvolto nel lavoro, che ha raggiunto risultati simili usando campi elettrici. Nell’ultimo esperimento i ricercatori del NEC hanno sviluppato un dispositivo che ha inviato un impulso laser in una camera di vetro riempita con un vapore di atomi di cesio. I ricercatori dicono che questo dispositivo è una sorte di amplificatore di luce che può spingere l’impulso in avanti. Precedentemente gli esperimenti erano stati fatti in modo tale che la luce sembrava raggiungere velocità superluminali, ma la luce era distorta, facendo dubitare i ricercatori sul risultato raggiunto. Invece nell’ultimo esperimento l’impulso laser esce dalla camera con la stessa forma, ma con minore intensità, perché nella camera viene creata un’onda opposta che cancella parte dell’impulso in entrata. L’impulso può sembrare un fascio dritto ma effettivamente si comporta come onde di particelle luminose. La luce può lasciare la camera prima di aver finito di entrarvi perché gli atomi di cesio cambiano le proprietà della luce stessa, costringendola a uscire prima che nel vuoto. L’orlo principale dell’impulso di luce ha tutta l’informazione necessaria a produrre l’impulso all’altra estremità della camera, così che l’impulso intero non ha necessità di raggiungere la camera per uscire dall’altro lato. Wang dice che l’esperimento produce un impulso di luce del tutto identico a quello che esiste nella camera e viaggia circa 18 metri prima che la parte principale dell’impulso laser finisca di entrare nella camera. L’effetto è possibile solo perché la luce non ha massa; la stessa cosa non può avvenire con oggetti fisici. Il lavoro può contribuire allo sviluppo di computer più veloci che trasportino l’informazione in particelle di luce.

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Da:

Nembo Buldrini <ncbuldrini@rimini.com>

A:

Malgarini Franco Modesto <malgariniaz@iol.it>

Data:

domenica 22 aprile 2001 11.09

Oggetto: Dispositivo di Todeschini

Carissimo Sig. Malgarini, finalmente sono riuscito a portare a termine il progetto del motore di Todeschini. Le invio alcune "foto" ritratte con la mia telecamera e la scheda di acquisizione video. Come avrà già avuto modo di apprezzare in una mia scorsa e-mail, esse sono di pessima qualità, ma purtroppo non possiedo una macchina fotografica digitale. Il mio amico che di solito me la presta in queste occasioni è attualmente in viaggio all’estero. Ad ogni modo dovrebbe tornare tra circa un mese. Per allora spero di aver pronto un articolo con anche la conclusione di tutte le prove effettuate con il dispositivo. Come può vedere la costruzione è piuttosto grezza, ma funzionale. Le due masse rotanti sono costituite da due cubetti di piombo riversiti di adesivo epossidico. L’ingranaggio fisso è assicurato al corpo motore tramite un anello di acciaio incollato ad entrambe le parti con adesivo polimerico per acciaio. Il collegamento a T fra l’albero del motore e l’alberino orizzontale che supporta le ruote mobili è effettuato con una vite e con abbondante adesivo polimerico per acciaio. La sostanza pastosa che si vede sugli ingranaggi è grasso lubrificante. Ho già compiuto le prove preliminari, sospendendo il dispositivo su di una rudimentale bilancia di torsione per apprezzare l’eventuale spinta generata, alimentando il dispositivo al 50-70% della potenza massima. Le spinte rilevabili da questa bilancia sono grossomodo dell’ordine del decimo di Newton, se non minori. Per darle un’idea della sensibilità, un tocco leggerissimo di un dito sul corpo motore del dispositivo da origine ad uno spostamento (rotazione del braccio della bilancia) inequivocabile. La potenza del dispositivo è regolata da un variatore di velocità per motori in CC, cosa di cui si è già discusso. Una volta attivato e data potenza, il dispositivo comincia a ruotare oscillando un poco. Aumentando il regime, le oscillazioni diventano molto minori. Le vibrazioni sono comunque minori del previsto, anche al 70% della potenza massima, ed il rumore generato è piuttosto "soffice", indice di un funzionamento piuttosto regolare. Purtroppo, comunque, il risultato è stato NEGATIVO. Nessuno spostamento della bilancia di torsione. Ripeto, NESSUNO spostamento della bilancia di torsione. In seguito proverò ad eseguire delle prove col 100% della potenza, prendendo le dovute precauzioni, vista la pericolosità del dispositivo. La terrò informato.

Cordialmente,

Nembo Buldrini

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Possibili Mondi Remoti

http://pmr.cjb.net

Some Journeys - New Age & Instrumental Music http://stage.vitaminic.it/some_journeys/

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Immagini allegate:

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Test sperimentali per lo studio dell’effetto Biefeld-Brown

Introduzione

N. Buldrini E-mail: nevok.geo@yahoo.com

Nello sviluppo di sistemi propulsivi per l’astronautica, particolare attenzione va posta nell’ottimizzazione dell’utilizzo del propellente che, con il suo peso, contribuisce non poco ad incrementare il costo della missione. Indice di questa ottimizzazione è l’impulso specifico, che si esprime in secondi ed indica per quanto tempo un chilogrammo di propellente può fornire la spinta di un chilogrammo. I propulsori a ioni permettono di raggiungere valori dell’impulso specifico di 5000 secondi: un tempo del tutto rispettabile, se confrontato con i 500 secondi tipici di un propulsore chimico. Nonostante ciò il propellente rimane in questi sistemi un componente indispensabile del processo propulsivo che deve essere trasportato insieme al carico utile. Molto interessante sarebbe lo sviluppo di sistemi propulsivi nei quali non sia necessario l’utilizzo di propellente trasportato. Attualmente esistono allo studio vele solari e sistemi di propulsione laser, sistemi che come “propellente” utilizzano, rispettivamente, il vento solare e un fascio di luce laser proiettato da una base remota. Questi metodi propulsivi sono molto interessanti, ma sono limitati dalla necessità di un “appoggio esterno” e non possono essere utilizzati in un ambiente interstellare lontano dal sole o da basi con l’installazione per la generazione del fascio laser.

L’effetto Biefeld-Brown

Nei primi anni 20, il Dr. Paul Biefeld e Thomas Townsend Brown scoprirono che caricando ad alta tensione due elettrodi disposti secondo una configurazione asimmettrica si aveva la produzione di una spinta che

tendeva a muovere il sistema di elettrodi rispetto al mezzo dielettrico ambientale. Nel 1965, Brown dichiarò che l’effetto persisteva anche effettuando gli esperimenti in una camera a vuoto (fino a 10 -6 Torr). Per questo venne ipotizzato che l’effetto riscontrato fosse dovuto ad una qualche interazione tra elettromagnetismo e gravitazione.

In ogni caso è noto che l’effetto corona produce una grande quantità di vento elettrico formato da ioni e neutri.

La configurazione asimmetrica degli elettrodi fa si che il vento elettrico venga espulso secondo una direzione preferenziale, generando una spinta nella direzione opposta. Se è vero che l’effetto Biefeld-Brown si produce anche nel vuoto, occorre eliminare in qualche modo il contributo dato dal vento elettrico, per poter evidenziare

l’eventuale più interessante componente non convenzionale.

Allestimento ed esecuzione dell’esperimento

Il semplice esperimento qui descritto si propone di indagare la spinta prodotta da un dispositivo costruito

secondo lo schema generale adottato da Brown, alloggiato in un involucro che eviti la fuoriuscita del vento elettrico prodotto.

Il dispositivo in questione è costituito da un foglio di alluminio avvolto su un supporto di polistirolo (elettrodo

grande), e da una strisciolina di 5 mm di altezza (elettrodo piccolo) fissata al primo elettrodo con due stecchini

di legno ad una distanza di 2 cm.

L’involucro è un cubo di 34 cm di lato, costituito da un’impalcatura di polistirolo rivestita da pellicola di plastica.

Sono state effettuate due sessioni sperimentali per valutare la spinta prodotta dal dispositivo:

a) in assenza dell’involucro

b) con l’involucro

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L’alimentazione (circa 25 kv CC) è garantita da due sottili fili di rame smaltato. Il dispositivo in configurazione a) viene sospeso su di un’asta bilanciata (fig. 2), capace di rilevare variazioni di peso dell’ordine del decimo di grammo (spinte dell’ordine del mN). Dando tensione si rileva un deciso spostamento dell’asta secondo la direzione che va dall’elettrodo grande all’elettrodo piccolo. Ponendo nei pressi del dispositivo in funzione una sorgente di fumo, si vede come questo sia forzato a compiere un moto che lo spinge nella direzione opposta a quella della spinta. E’ facile valutare la produzione di vento elettrico anche accostando una mano nella parte posteriore del dispositivo. Ripetendo l’esperimento con la configurazione b) (fig. 3 e 4), non si rileva alcuno spostamento dell’asta. Ponendo una sorgente di fumo all’interno del cubo si vede come questo segua un percorso circolare, formando vortici. Lungi dall’essere esaustivo, questo esperimento dimostra come la maggior componente della spinta prodotta da un dispositivo costruito secondo lo schema adottato da T. Brown sia data dall’azione del vento elettrico. Nel caso esista una componente non convenzionale, legata per esempio ad una interazione tra elettromagnetismo e gravitazione, essa risulta essere estremamente debole. Esperimenti più precisi (ref. 5) effettuati con una configurazione simile a b) 1 , nei quali si è fatto uso di apparecchiature di misurazione più sofisticate, hanno confermato che la spinta non dovuta al vento elettrico, nel caso ci fosse, dovrebbe essere inferiore a 0.01 mN ed almeno 5 ordini di grandezza inferiore a quella dovuta al vento elettrico.

References

1) Brown, T.T., “A Method of and an Apparatus or Machine for Producing Force or Motion”, British Patent Nr. 300.311, 1928

2) Brown, T.T., “Electrokinetic Apparatus”, US Patent Nr. 3.187.206, 1965

3) Cravens, D., “Electric Propulsion Study”, Final Report for Air Force Astronautics Laboratory, AD-A227- 121, 1990

4) Loeb, L.B., “Electric Coronas, their Basic Physical Mechanism”, University of California Press, 1965

5) Tajmar, M., "Experimental Investigation of 5-D Divergent Currents as a Gravity Electromagnetism Coupling Concept", in El-Genk, M.S., "Space Technology and Application International Forum-2000", American Institute of Physics, 2000

1 Dispositivo leggermente diverso, cubo in legno e dotato di gabbia di Faraday.

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Polistirolo 5 cm
Polistirolo
5 cm

5 mm

Elettrodo piccolo - Elettrodo grande + 7 cm 12 cm
Elettrodo piccolo -
Elettrodo grande +
7 cm
12 cm

25 kV Figura 1: Struttura del dispositivo

Peso: 2.5 g
Peso: 2.5 g

Figura 2: Il dispositivo sulla bilancia

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88 Peso involucro: 9g Peso complessivo: 11.5g Figura 3: Dispositivo + Involucro Figura 4: Fotografia dell’involucro
88 Peso involucro: 9g Peso complessivo: 11.5g Figura 3: Dispositivo + Involucro Figura 4: Fotografia dell’involucro

Peso involucro: 9g Peso complessivo: 11.5g

Figura 3: Dispositivo + Involucro

9g Peso complessivo: 11.5g Figura 3: Dispositivo + Involucro Figura 4: Fotografia dell’involucro con il dispositivo

Figura 4: Fotografia dell’involucro con il dispositivo

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Velivoli a Forza Gravifuga

Petar Bosnic Petrus, novello Tesla, filosofo e inventore, nato nel 1948 in Croazia, è autore di numerosi libri che trattano del sapere umano in modo anticonvenzionale. Ha scoperto la possibilità di creare particelle molto più veloci della luce, ha progettato il reattore nucleospinale e le astronavi superluminali. Noi c’interesseremo in questo articolo del suo brevetto del 1989 che riguarda i velivoli a forza "gravifuga" che concerne una sorta di forza centrifuga creata dalla rotazione in cui la gravità agisce come forza centripeta (gravipeta). La direzione della forza gravifuga è sempre opposta a quella della gravità. Il concetto di forza gravifuga è basato sulla comprensione di Newton della gravità come forza attrattiva, sulla legge di azione e reazione, e sulla legge d’inerzia, ed è stata dedotta per mezzo degli strumenti matematici forniti dalla teoria di Huygens della forza centrifuga. Tralasceremo qui la trattazione geometrica e matematica delle direzioni in cui una forza particolare agisce durante un processo di rotazione e considereremo il prodotto finale della teoria secondo la quale un velivolo gravifugo è un dispositivo in cui un anello di grande diametro ruota ad alta velocità finchè non levita nell’atmosfera. L’asse di rotazione deve sempre essere coassiale con la direzione di azione della forza gravitazionale.

Il velivolo dovrebbe sollevarsi e levitare per mezzo della forza risultante dalla rotazione dell’anello e dovrebbe essere attivo lungo l’asse di rotazione. Secondo le formule, un anello da 1 a 20 metri di diametro, alla velocità di 7900 m/s, leviterebbe, e a velocità superiori si solleverebbe. Un anello di sufficiente forza sarebbe capace di trasportare anche un carico utile.

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91 Un piccolo velivolo sperimentale (Fig.2); 1: anello; 1a: sezione che comprende il nucleo di ferro;

Un piccolo velivolo sperimentale (Fig.2); 1: anello; 1a: sezione che comprende il nucleo di ferro; 1b: massa di alluminio o

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rame; 1c: fibra di carbonio; 2: area dell’involucro; 3: lamelle di ferro che formano il nucleo; 4: costruzione in fibra di carbonio; 5: giroscopio stabilizzatore; 6: bobine.

Il diametro dell’anello è di 1.06 metri. La forza gravifuga massima teoricamente possibile è 760 N. L’anello non ha un

asse solido. Esso galleggia nel campo magnetico dell’involucro. Per via del campo magnetico dell’involucro, l’anello non può toccare le pareti dell’involucro. Il campo magnetico serve come un sistema magnetico senza attrito che si comporta

come un maglev. Le bobine sono alimentate da una corrente elettrica trifase. Esse sono montate in modo tale da permettere la creazione di un campo magnetico ruotante. Collegando le bobine al circuito elettrico, viene anche indotto un campo magnetico opposto nella massa dell’anello. Per effetto del campo magnetico l’anello si distacca dalle pareti dell’involucro su cui si riposava e incomincia a girare nella stessa direzione del campo magnetico dell’involucro. La velocità dell’anello dipende dalla velocità di rotazione del campo magnetico dell’involucro, mentre la velocità di rotazione del campo magnetico dipende dalla frequenza dell’alimentatore elettrico. Si consiglia una frequenza tra 50 Hz e 530 KHz. L’involucro dovrebbe essere provvisto di 156 lamelle, cioè 156 poli elettromagnetici. Se un velivolo con un anello di alluminio viene equipaggiato con una batteria da 50 Ah che potrebbe fornire energia elettrica al dispositivo per almeno 2.5

h

(9.000 sec) e se l’elettricità da un impianto domestico viene usata per accelerare l’anello fino al momento in cui è capace

di

accelerare verticalmente il velivolo di soli 0.1 m/sec 2

(per evitare la resistenza dell’aria negli strati bassi dell’atmosfera), e se il velivolo inizia a usare energia dalla sua propria batteria solo dopo il distacco dalla pista di lancio, si può ottenere un’accelerazione media di almeno 2.3 m/sec 2 , dopo 9.000 secondi. Secondo la formula:

l = a t 2 /2 = 2.3 x 9000 2 /2

il

velivolo raggiungerà la distanza di 93.150 Km. Secondo la formula per calcolare la velocità finale

v

= at = 2.3 x 9000, esso si allontanerà dalla Terra alla velocità di 20.700 m/s.

Usando un numero minimo di poli elettromagnetici, 9 per es., e volendo far levitare l’anello, bisogna fornire una

frequenza di 22.2 KHz in modo da farlo ruotare a 8000 m/sec. Diminuendo il peso dell’anello del 10%, occorre una frequenza di 7.9 KHz e in questo caso non è necessario un giroscopio ma solo un bilanciamento. L’anello diminuisce il suo peso solo quando la sua velocità eccede la velocità lineare della Terra alla latitudine geografica

in cui viene effettuato l’esperimento. Alla latitudine di 30°, è 400 m/sec., alla latitudine di 45° è 338 m/sec.

Volendo utilizzare dei magneti permanenti per l’anello, si avrebbero di fatto due anelli magnetici di acciaio posizionati in modo che i poli di fronte si respingano l’uno con l’altro. L’anello ruotante al fondo crea la forza gravifuga mentre la parte superiore, stazionaria, orienta l’anello ruotante.

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93 Fig. 3. 1: anello ruotante completo (rotore); 1a: magneti permanenti usati per decelerare l’anello; 1b:

Fig. 3. 1: anello ruotante completo (rotore); 1a: magneti permanenti usati per decelerare l’anello; 1b: strato di fibra di

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carbonio; 1c: elettromagneti che accelerano l’anello. Questi magneti non comprendono bobine, ma solo un involucro diamagnetico attorno a una massa ferromagnetica; 1d: magnete permanente (anello) che aziona il velivolo; 2: parete dell’involucro; 3: area dell’involucro evacuata; 4: anello magnetico stazionario; 5: elettromagneti che decelerano l’anello; 6: bobine degli elettromagneti; 7: struttura del velivolo con fibra di carbonio o alluminio; 8: batterie elettriche; 9: area utilizzabile.

Il vantaggio di tale velivolo è che non consuma energia quando rimane sospeso a una data altitudine, per via del magnetismo rimanente degli anelli ruotante e statico, cioè per la loro forza repulsiva. Dovendo ridurre l’altitudine, l’energia cinetica dell’anello ruotante si trasformerebbe in energia elettrica per mezzo dei magneti permanenti (1a) e delle bobine (6) e accumulata nelle batterie. L’energia elettrica sarebbe naturalmente anche utilizzata per l’accelerazione e la decelerazione orizzontali. Ma per il movimento orizzontale può essere usato anche un combustibile tradizionale.

Tenendo in mente che quando rimane sospeso a una data altitudine, questo velivolo non dovrebbe consumare energia, si potrebbe utilizzare come casa, hotel, ospedale, impianto industriale e osservatorio galleggianti. Piattaforme galleggianti di questo tipo potrebbero essere posizionate a una data altitudine sopra l’equatore o sopra i poli.

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IL PRINCIPIO DEL TORNADO

di Peter Bettels

Nel fenomeno del tornado, la legge di conservazione del momento angolare si applica ad una massa localizzata sul suo disco ruotante che è forzato da un’orbita esterna a una interna, essendo l’orbita più piccola caratterizzata da una velocità orbitante in aumento, anche se la sua velocità angolare rimane costante. La formula per calcolare l’energia cinetica di una certa massa su questo disco ruotante,

E = m/2 w 2 r 2 , mostra che l’energia aumenta esponenzialmente con la sua distanza dall’asse di rotazione, o

raggio r, e con la sua velocità di rotazione, o velocità angolare w. Ciò significa che la velocità di rotazione e la distanza del raggio sono inversamente proporzionali l’una con l’altra. Più grande è il raggio del tornado, più piccola è la velocità angolare necessaria ad arrivare allo stesso effetto, e viceversa.

Un tornado ha masse d’aria nelle sue orbite esterne, lontane dal centro di rotazione, che hanno un’energia cinetica corrispondente alla loro velocità orbitale e alla loro distanza dall’asse di rotazione. Queste masse di aria sono forzate in raggi di rotazione sempre più piccoli a causa della rotazione della forma a spirale del tornado.

A causa della minima resistenza di flusso nell’atmosfera, le masse d’aria sono spinte ad accelerare sempre più.

PPoichéesse descrivono orbite con raggi sempre più corti sulla loro traiettoria verso l’interno, esse hanno continuamente un’energia cinetica maggiore di quella che dovrebbe corrispondere ai raggi più piccoli, e questo eccesso di energia è convertito in velocità e pressione in aumento. Secondo la teoria della relatività, i cui principi si riflettono nella formula E = mc 2 , la massa m e la velocità c sono reciprocamente intercambiabili. Ciò significa che la massa è sempre definita dalla sua velocità. Non ci sono masse assolute. La massa sembra

assoluta solo sulla superficie della terra poiché qui essa ha la stessa velocità, la stessa direzione e lo stesso momento angolare. Se non ci sono masse assolute, ma la gravitazione si trova sempre relativa alla massa, ne segue che la gravitazione è relativa alla massa relativistica. Poiché le masse d’aria in un tornado sono accelerate esponenzialmente, esse aumentano in massa relativistica e quindi in gravità. Appena le correnti d’aria aumentano in velocità e il loro raggio di rotazione simultaneamente si accorcia, l’accelerazione e quindi l’incremento nella massa non avvengono linearmente, ma piuttosto avvengono esponenzialmente. Come risultato viene creata una parete gravitazionale nella "proboscide" del tornado, che respinge il campo gravitazionale della terra. A causa della ridotta gravitazione dentro la proboscide, avviene un sollevamento dentro il tornado che produce il risucchio che può far girare vorticosamente oggetti anche grandi attraverso l’aria a causa dell’assenza dell’attrazione terrestre. L’aria sul terreno che ruota nella scia della proboscide sostiene anche la rotazione del tornado complessivo; essa spinge

in questo senso. Un tornado ha bisogno di un’alimentazione di energia nel suo stadio di nascita, che trae dai

venti ascendenti e discendenti, come pure di una superficie terrestre senza attriti, affinchè si formi un tornado.

Se ha abbastanza energia e raggio ed ha creato abbastanza velocità angolare, agisce come un motore proprio. Il risultato è che un tornado non è più a lungo una reazione al suo ambiente quando è nella sua fase più distruttiva; esso è prodotto non più a lungo dai venti che lo circondano, ma piuttosto esso produce tempeste di accompagnamento. Il tornado ha il suo proprio impianto energetico, con un bilancio positivo di energia; esso agisce da sé. Ciò causa centri a un punto particolare, soprattutto quando abbastanza massa e rotazione formano un aumento esponenziale nella massa relativistica che genera il suo proprio campo gravitazionale nel centro. A questo punto, l’energia di guida è acquistata dal sollevamento entro la proboscide. Anche i buchi neri producono la loro massiccia gravitazione secondo questo principio; essi sono quindi tornadi cosmici. Viene misurata molta più gravitazione in essi di quella che dovrebbe essere proporzionalmente visibile. Questo perché la gravitazione si sviluppa proporzionalmente alla massa relativistica e non alla massa assoluta.

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Fonte:http://digilander.iol.it/adamsky/spazio-tempo/libro/la%20mia.htm

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Ipotesi di lavoro per lo sviluppo della ricerca alternativa in Italia

Dall’esperienza ricavata dalla produzione della rivista sperimentale "Altra Scienza", la quale ha avuto un notevole successo nonostante i pochi mezzi disponibili, è stata pubblicata questa monografia con lo scopo di raggiungere tutte le persone che in Italia sono interessate alle seguenti tematiche:

Energia libera e/o gratuita nuovi sistemi propulsivi protagonisti di ricerche e visioni del mondo alternative sistemi avanzati di energia alternativa energie sottili e/o eteriche terapie mediche alternative

Associazione Si pensa di fondare un’associazione i cui soci in cambio del pagamento della quota sociale annuale di £ 100.000, riceveranno 6 numeri bimestrali della rivista e parteciperanno alle attività dell’associazione i cui scopi saranno stabiliti da un proprio statuto. Occorrerà una sede e un segretario a tempo fisso.

Rivista Se la rivista aumenterà i suoi lettori si penserà in un secondo momento di pubblicarla in edicola con regolare registrazione al tribunale e direttore iscritto all’albo.

Laboratori di ricerca zonali Se in una determinata zona geografica o grande città ci saranno persone interessate alla ricerca sperimentale, e per questo qualificati, saranno messi in contatto e guidati nel lavoro di sperimentazione, coordinando le ricerche in modo da distribuire la grossa mole di lavoro da fare.

Comitato di Controllo scientificamente rappresentativo Se ci si troverà davanti a risultati interessanti della ricerca, si cercherà di formare un comitato valido che verifichi obiettivamente la veridicità dei risultati.

Finanziamento Occorrerà trovare dei canali di finanziamento, oltre alle quote sociali, per esempio producendo orologi astronomici, bobine di Tesla, altri dispositivi dimostrativi, progettare impianti energetici autosufficienti per case di campagna o condomini di città, ecc.

Brevetti L’associazione, nella persona di uno o più soci esperti in questo campo, si tutelerà coi brevetti dei dispositivi inventati o messi a punto.

Catalogazione del materiale Sarà necessaria un’approfondita ricerca bibliografica per catalogare il materiale e creare una banca dati a disposizione dei soci.

Convegno Più avanti sarà possibile organizzare un convegno su queste tematiche per dare pubblicità all’associazione e per verificare lo stato della ricerca in Italia.

Associazioni internazionali Sarà necessario mantenere i contatti con tutte le organizzazioni internazionali che si occupano delle stesse tematiche.

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Premio "Tesla" Concorso annuale a premi per ricercatori alternativi

Questionario Si prega di compilare il seguente questionario e rispedirlo al seguente indirizzo:

Franco Malgarini, Via di Boccea 302, 00167 Roma

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QUESTIONARIO

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COMPETENZE SPECIFICHE (elettromagnetismo, chimica, elettronica, computer, ecc.)

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COLLABORAZIONE ALLA RIVISTA (articoli, traduzioni, ecc.)

RICERCA SPERIMENTALE

QUALIFICA PER FAR PARTE DEL COMITATO DI CONTROLLO

COME FINANZIEREBBE LA RICERCA ?

COMPETENZE PER RICHIEDERE BREVETTI

RICERCHE BIBLIOGRAFICHE

PARTECIPEREBBE AL CONVEGNO ?

E’ ISCRITTO AD ASSOCIAZIONI NAZIONALI E INTERNAZIONALI ?

ORGANIZZAZIONE E SPONSORIZZAZIONE DEL PREMIO "TESLA"

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