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il tesoro di Misurata (liBia)

produzione e circolazione Monetaria


nellet di costantino il Grande
conVeGno internazionale di studi
roma, istituto nazionale di studi romani - onlus
19-20 aprile 2012
Organizzato da
istituto per le tecnologie applicate ai Beni culturali
consiglio nazionale delle ricerche - roma
sapienza-universit di roma
istituto nazionale di studi romani - onlus

atti
a cura di
salvatore Garrao e Mario Mazza

edizioni del prisMa

Comitato scientico del Convegno


andrew Burnett - Jean-pierre callu - Maria caccamo caltabiano
salvatore Garrao (Segretario) - Giovanni Gorini - Gian luca Gregori - angelo Guarino
elio lo cascio - pier andrea Mand - Mario Mazza (Presidente) - concetta Mol Ventura
paolo sommella - christopher Wickham

il tesoro di Misurata (libia): produzione e circolazione monetaria nellet di costantino il Grande : convegno
internazionale di studi, roma, istituto nazionale di studi romani 19-20 aprile 2012 : atti / a cura di
salvatore Garrao e Mario Mazza. catania : edizioni del prisma, 2015.
(testi e studi di storia antica ; 27)
isBn 978-88-86808-50-7
1. Monete romane - circolazione sec. 3.-4. atti di congressi.
i. Garrao, salvatore <1950->.
ii. Mazza, Mario <1936->.
332.493708 cdd-22
sBn pal0277758
cip - Biblioteca centrale della regione siciliana alberto Bombace

stampato con il contributo del cnr e dellinstM, udr di catania

copyright
Marzo 2015

edizioni del prisma s.r.l.


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isBn 978-88-86808-50-7
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testi e studi di storia antica / 27


collana diretta
da
G. Manganaro, M. Mazza, c. Mol Ventura

in copertina: elaborazione graca di Giovanni Fragal (iBaM-cnr).

In memoria di
Jean-Pierre Callu,
Maestro e Gentiluomo
di antico stampo.

indice

presentazione del convegno ed apertura dei lavori

p.

abbreviazioni bibliograche

15

antonino di Vita, Maria antonietta rizzo, Il tesoro di Misurata e la Tripolitania in et tardocostantiniana

33

salvatore Garraffo, Il Tesoro monetale di Suq el Kedim (Misurata, Libia)

41

Jean-pierre callu, Latypie de lensemble montaire de Misurata (294-333)

71

Mario Mazza, Tra Oriente e Occidente. Linee di tendenza delleconomia tardoantica

77

stefania santangelo, Ancora nummi inediti o rari del tesoro di Misurata

89

Vincent drost, Le monnayage de Maxence: circulation et thsaurisation

95

Guillaume Malingue, La circulation montaire en Afrique la n du troisime et au


dbut du quatrime sicle

105

ermanno arslan, Problemi di documentazione preliminare e nale dei ritrovamenti


monetari con grandi numeri. Due esperienze: il Ripostiglio di Biassono 1975 e il Deposito della Sinagoga di Cafarnao (Israele)

113

Giacomo Manganaro, La Sicilia dallera costantiniana ad Alarico

129

Bruno callegher, Un milione di denari sulla collina di entur

141

constantina Katsari, e owner of Misurata hoard

163

daniele castrizio, Aree di circolazione monetale nellEgitto tardoantico

175

daniele Foraboschi, I papiri e la circolazione monetaria tardoantica

183

Marco Ferretti, Giuseppe Guida, nicola laschera, alberta Manda, Larricchimento superciale nei nummi: studio degli originali e simulazioni sperimentali

191

Francesco paolo romano, salvatore Garraffo, Giuseppe pappalardo, lighea


pappalardo, Francesca rizzo, Determinazione non distruttiva del contenuto di
mercurio nei nummi del Tesoro di Misurata mediante lutilizzo del sistema portatile
BSCXRF del laboratorio LANDIS

199

Indice

lighea pappalardo, Francesco paolo romano, claudio cal, salvatore Garraffo, pietro litrico, Giuseppe pappalardo, Francesca rizzo, Analisi PIXEAlpha delle superci di nummi tardoromani

p. 207

enrico ciliberto, ezio Viscuso, Le propriet superciali dei nummi e le tecniche di


argentatura

215

angelo nicolosi, Moneta. Un esempio di database di numismatica antica

227

tavola rotonda: Chi era il proprietario del Tesoro di Misurata?


interventi di:
elio lo cascio
lellia cracco ruggini
Jean-pierre callu
Mario Mazza
salvatore Garraffo

233

indice dei nomi e delle cose notevoli (a cura di lara Mastrobattista)

253

indice degli autori moderni (a cura di lara Mastrobattista)

257

235
239
243
244
249

un Milione di denari sulla collina di entur


Bruno Callegher*

Abstract
Found in a place called entur between 1934 and 1962, one or more hoards were hidden along the edge of a
plateau (Mali entur) not far from Via Annia, a route from Aquileia to Istria. e story of the discovery has many
dark sides and inconsistencies, probably destined to remain unresolved for lack of contemporaneous documentation and
because the circumstances of the discovery were passed down mostly orally. After having outlined the history of the discovery, the paper aims to determine how many coins are now available and how many are irretrievably lost, to examine the relation between folles (ante and post), the role of coinage of Magnentius and the contribution of the various
mints, in primis Aquileia. e cause of the hide can be attributed more to a tax levy made probably in the coastal
towns of Trieste, Pola, Parenzo or in villages of Istria rather than an act of war for which there is no trace in the
sources and in the archaeological nds in situ.

la tesaurizzazione e la circolazione della moneta bronzea (il follis) in epoca tetrarchia, in particolare nel periodo di Massenzio e negli anni immediatamente successivi, costituiscono il tema di
alcune recenti indagini di cui si dato conto anche durante questo convegno1. in generale si osserva che loccultamento di cospicui gruzzoli di folles di pieno peso assieme ad altri di peso ridotto
deve essere ricondotto agli eventi militari che interessarono le varie regioni dellimpero e soprattutto al periodo di funzionamento delle zecche preposte al pagamento dello stipendium a soldati l
stanziati o in movimento verso i limites territoriali dei vari contendenti. infatti, alle turbolenze susseguitesi tra il 306 e il 312 nei territori controllati dallusurpatore Massenzio e in precedenza governati dal padre Massimiano (africa e italia), come pure nelle province transalpine, come in Gallia, possono essere a vario titolo collegati i gruzzoli, il cui terminus cronologico, ossia la data del
probabile nascondimento, sembra concentrarsi tra la ne del 309 e il 310/313, anni di massima
mobilit delle legioni e di forti contrasti sui conni. nella provincia africa, ad esempio, si segnalano oltre allenorme tesoro cui dedicato questo convengo (Misurata), gli occultamenti di cirta2,
Mangub3, Henchir ina4 e, anche se chiusi nella seconda met del secondo decennio del iV secolo, quelli di djouggar (tunisia)5, di Ghar-el-Melh (tunisia)6 e di la Guelta (Mauritania cesarina)7. Quasi certamente da connettere a eventi militari alcuni tesori della sicilia e della sardegna,
transito obbligato per i rifornimenti di grano e olio tra litalia e lafrica settentrionale: partinico8
e i mal noti casi del sulcis con teulada9 e di santa teresa di Gallura10, Francavilla Fontana in pu1

* universit di trieste.
cfr. in particolare lintervento di Vincent drost; si potr consultare altres drost 2013. colgo loccasione per ringraziare
il dr. Vincent drost per le indicazioni bibliograche riguardanti la tesaurizzazione di questepoca e per alcuni suggerimenti cronologici, conseguenti la lettura preliminare di questo mio intervento.
12 salama, callu 1990 (terminus 310/311).
13 salama 1982; di Vita, polosa, salama 2009 (terminus 310/311).
14 Fendri 1964 (terminus ca. 312).
15 drost 2012 (terminus ca. 318).
16 salama, callu 1990, pp. 99-100 (terminus ca. 317)
17 callu 1981 (terminus ca. 318).
18 da ultimo drost, Gautier 2011 (terminus ca. 308).
19 perantoni-satta 1954 (terminus incerto).
10 Guido 1996a, Guido 1996b (terminus 313, di poco posteriore alla scontta di Massenzio).
11

142

Bruno Callegher

glia11. spostandosi dallitalia verso il conne della Gallia si segnalano dapprima i gruzzoli di Moncalieri12, dellitalia senza ulteriori precisazioni13 e di Bellinzago14. in Gallia, tra i cospicui ripostigli
di epoca tetrarchica, connotati spesso da sopravvivenza e tesaurizzazione di antoniniani, si ricordano quelli di Gruissan15, di saint-colombier-en-sarzeau16, seltz (alsazia)17, Wettolsheim (Hautrhin)18, di saint-Vincent-de Mercuze (isre)19, di domqueur (somme)20, di Mont-saint-sulpice
(Yonne)21, di Margaux (Gironde)22, di Montbouy (loiret)23, senza tralasciare il piccolo deposito
funerario di Bordeaux 24. per la produzione e la circolazione del numerario tetrarchico nei primi
due decenni del iV secolo sono altres da ricordare almeno due compositi tesori della Gallia recuperati rispettivamente a Fresnoy-ls-roye 25, nel dipartimento cher 26 e pi in generale le puntualizzazioni soprattutto metrologiche proposte da lafaurie in un suo lavoro, sempre valido, sulla tesuarizzazione di epoca protocostantiniana in Francia tra 313-321, nel quale si registrano sopravvivenze o assenza di emissioni interessate da progressive e continue riduzioni ponderali 27. analoghe
tematiche sono discusse, con particolare riferimento alla Britannia, in un saggio di carson & Kent,
sia pur incentrato sullepoca costantiniana28. sul versante della Germania noto il tesoro di Kellmnz29, ma anche questo incerto e incompleto, tanto che questi caratteri sono spesso comuni a
non pochi dei ripostigli in precedenza citati. nella medesima epoca e nelle turbolenze derivanti dal
tentativo di Massenzio di aermare la sua autorit in italia, si situa il/i tesoro/i o ripostiglio/i
di entur, probabilmente uno dei pi cospicui e signicativi rinvenimenti di folles dellepoca tetrarchica in tutto limpero e senzaltro della diocesi italiciana e della pannonia30. se esso ben noto in bibliograa e corredato da vari saggi e articoli che ne illustrano singole parti, tuttavia permane
alquanto incerto nella composizione a causa delle complicate vicende del suo recupero tant che
diversi loni di ricerca, tutti ugualmente interessanti, andrebbero esperiti a iniziare dalla revisione
di una bibliograa certo cospicua, ma non sempre chiara nelle informazioni, con lobbiettivo di
trovare qualche risposta a molti interrogativi ancora irrisolti. il primo dei quali attiene allunitariet
dei rinvenimenti, ossia se furono scoperti un unico ripostiglio o pi ripostigli interrati nella stessa
localit o in localit nitime in una breve successione di pochi anni. infatti, la vicenda complessiva
di entur potrebbe con buone ragioni trovare una sua icastica denizione nella formula del tesoro
a puntate, a indicare il susseguirsi di notizie, cadenzate da una strana e un po misteriosa o inspiegabile sequenza temporale, iniziata nel 1935, quando la localit era territorio giuridicamente
italiano, e continuata poi per circa trentanni no al 1962, quando la stessa apparteneva alla Jugoslavia31. ad oggi, inoltre, come si cercher di illustrare di seguito, anche se si dispone di una massa
11

Bastien 1966 (terminus 313).


cattaneo 1947 (terminus ca. 310).
13 carson, Kent 1956 (terminus 310).
14 Martini 1993 (terminus 313?).
15 Bouscaras 1981 (terminus 313, di poco posteriore alla scontta di Massenzio).
16 Huvelin 1980 (terminus tra il 309-318).
17 da ultimo drost, amandry 2009 (terminus ne 307)
18 Bastien, Vasselle 1965, p. 9 nota 13 e p. 11, nota 14 (terminus ca. 313); cfr. Bastien 1966, p. 244.
19 Bastien 1966, p. 244, nota 1.
20 Bastien, Vasselle 1965, p. 9 nota 13 e p. 11, nota 14 (terminus ca. 313).
21 drost 2009 (terminus 310).
22 cabarrot, nony 1966 (terminus post 309-ca 313, di poco posteriore alla scontta di Massenzio).
23 Fabre, Mainjonet 1958 (terminus 310): condizioni e tempi di rinvenimento con numerose analogie con entur: contenitori di terracotta, distribuzione in pi parti e scoperta in pi fasi.
24 Genevive 2007/2008 (terminus 312/313).
25 Bastien 1981 (incipit 261 terminus 309).
26 Bastien, cothenet 1974: lignires (incipit 294- terminus 310), osmery (incipit 294- terminus 313).
27 lafaurie 1966.
28 carson, Kent 1956, con riferimenti ai tesori di llangarren, Bromley, preshaw park e Fyeld, p. 86.
29 Kellner 1954 (terminus ca. 308).
30 nessun ripostiglio segnalato nei FMRSl 1988-2010; FMRKr 2002 e duncan 1993.
31 dopo la prima notizia in Brusin 1937 seguirono pubblicazioni di segmenti dello stesso tesoro o di tesori autonomi, tutti
dalla stessa localit, a iniziare da Mirabella roberti 1952, picozzi 1964, Jelonik 1973 (cfr. anche recensione di Gorini
1976), Jelonik, Kos 1983, Matijai 1981-1982, Bruun 1991a, p. 183 in particolare nota al titolo; ricostruzioni sintetiche
dei ritrovamenti mediante bibliograa in Kos 1988a, 62/1-6 e in cerasoli 2005.
12

Un milione di denari sulla collina di entur

143

di indizi riferibili allincirca a un unico sito e a un possibile unico gruzzolo, manca la prova documentale tale da permettere conclusioni indiscutibili circa lunitariet del rinvenimento. la reticenza
delle fonti specialmente nel caso dei primi ritrovamenti e in parte la labilit delle successive, a distanza di circa cinquantanni dallultimo recupero, trovano plausibile spiegazione nelle contraddizioni insite in una legislazione di tutela che, imperniata in prevalenza su principi vincolistici o punitivi per gli scopritori come lo era in parte gi la legislazione vigente nel regno ditalia ante legge 1089/1939, legge questultima vincolistica per eccellenza e in vigore di fatto no al presente
sortisce linevitabile risultato di disperdere in modo irreparabile buona parte di quanto scoperto,
se non tutto, compromettendone uno studio ecace e le conseguenti deduzioni numismatiche,
economiche e pi in generale storiche 32. di l dalle varie posizioni formali o di principio, non pu
che essere certicata linecacia di questo tipo di tutela, per quanto attiene lambito numismatico,
e ci pu essere facilmente riscontrato mediante un confronto con la legislazione inglese e quanto
succede col, come nel caso del tesoro romano imperiale di Hoxne, gigantesco per quantit e cospicuo per valore venale, scoperto con metaldetector, recuperato nella sua integrit e ora esposto al
British Museum33. in altri termini: se il ripostiglio di entur conobbe la travagliata vicenda di cui
si dar conto per quanto possibile, questo dipese dapprima dal tipo di legislazione italiana vigente
in costanza del suo recupero e in seguito dalla normativa iugoslava sostanzialmente analoga. non
pu essere considerato elemento marginale o desultorio che la paura di qualche sanzione unita alla
speranza di chiss quale protto da lucrare sul mercato antiquario abbiano sortito lesito pi nefasto e irreversibile per un tesoro monetale: i detentori del maggior numero di folles preferirono trasformarli in solfato di rame per irrorare le viti34 o per evitare una denuncia o come conseguenza
della frustrazione delle aspettative di guadagno, quando furono resi consapevoli che limmissione
sul mercato, in uno stesso momento, di migliaia di monete dello stesso tipo, delle stesse zecche e
delle medesime autorit emittenti ne avrebbe svilito la quotazione no a renderle invendibili. ogni
altro studio su questo ritrovamento non potr dunque prescindere almeno da un tentativo di ricomposizione delle notizie, dei dati archeologici, della bibliograa, ma specialmente della revisione
di ciascun esemplare ancora raggiungibile, ricerca oggi realistica e possibile grazie alla strumentazione digitale largamente accessibile. Mi riferisco in particolare ai segmenti monetali di entur parzialmente editi ma anche a quelli inediti, recentemente individuati e resi disponibili allo studio.
per ledito ricordo quanto conservato nel Gabinetto numismatico del Museo nazionale di lubiana35, nel Museo di pola36 e, almeno per alcuni dati e fotograe, al contributo comparso in Numismatica del 196437. linedito, e questo anche un nuovo apporto dellintervento, si conserva a
trieste, presso una Fondazione di studi storici e almeno due collezionisti privati38. proporre, dopo
ca. trentanni dallultimo contributo, un quadro dinsieme di quanto noto per questo tesoro istriano, tra edito e inedito ma conservato e accessibile almeno in ambito tergestino, costituisce dunque
lobbiettivo primario del mio intervento.
32 tale approccio vincolistico non di fatto mutato da quegli anni e continua a ispirare la legislazione italiana. essa prevede
che qualsiasi bene archeologico, monete comprese, appartenga al patrimonio indisponibile dello stato. lungi dal proteggere e salvaguardare in particolare i beni numismatici, tale principio favorisce la sparizione immediata dei ritrovamenti e quindi la distruzione di ogni notizia storico-archeologica di contesto. nonostante un simile rischio sia ben noto agli operatori, cfr. in proposito
sorda 1995, poco si fatto per porvi rimedio: cfr. Bnumroma, supp. 34-35 (2000), 36 (2001), 38 (2002), 48-49 (2007).
norme giuridiche simili, molto probabilmente assunte anche nella legislazione allora jugoslava e ancor oggi vigenti in slovenia
(cfr. Mikec 2011), costituirono come si vedr una delle principali cause delle distruzione dei contesti, dei dati di rinvenimento e di parte del tesoro/i di entur. diverse e ben pi ecace, ai ni della tutela e della valorizzazione scientica, le legislazioni dellinghilterra (cfr. Burnett 2002) e della svezia (cfr. elfver 2009).
33 Johns, Bland 1994; pearson 1994; Hoxne 1994; Guest 2005.
34 in Jelonik 1973, p. 97 si legge che tale fu il destino riservato a una enorme quantit di questi folles: circa 80 kg.
35 Jelonik 1973; Jelonik, Kos 1983.
36 Matijai 1981-1982. per le vicende storiche e lattivit contemporanea del Museo: tavano 1987; zenzerovi 2012.
alla stessa istituzione fanno capo due storiche riviste archeologiche, che rendono noti dati e studi relativi allistria: Histria archaeologica e Histria antiqua.
37 picozzi 1964.
38 costoro, pur avendo reso disponibile laccesso alla documentazione monetale e archivistica in loro possesso, hanno preferito conservare lanonimato per le ragioni desumibili in notiziari ormai antichi, ma sempre vivi nellambito territoriale a cui si

144

Bruno Callegher

1. La prima notizia
in bibliograa la prima notizia della scoperta a Maresego di un ripostiglio di bronzi imperiali risale al 1937. Giovanni Brusin (1883-1976)39 annota che nel 1935 fu rinvenuto un complesso di 3.378 medi bronzi di egregia conservazione che vanno da diocleziano a Massenzio40 e
che era il primo ripostiglio del genere scoperto nellistria settentrionale. il testo, per, ha pi di
una oscurit: Maresego localit riferibile sia a un paese ben identicato sia a un territorio piuttosto vasto che comprende anche la localit di entur, non nominata in quella notizia a stampa. le
circostanze del ritrovamento non sono fornite, ma il gruzzolo fu senzaltro esaminato con qualche
attenzione, forse dallo stesso Brusin, anche se al presente non dato sapere con precisione, perch
nel breve testo si d conto sia pur non nel dettaglio della composizione per zecche: pi di due
terzi sono deniti coniazioni aquileiesi. la nota si chiude indicando come luogo di conservazione
il regio Museo di pola, diretto tra il 1935 e il 1947 dal prof. Mario Mirabella roberti (19092002)41. in realt la sorte di questo primo gruzzolo fu quanto mai complessa, nonostante alcuni
dati di partenza noti e quindi di per s sucienti, almeno in teoria, a garantirne lintegrit. di fatto, oggi, solo una parte conservata presso il Museo archeologico di pola, erede diretto del ricordato regio Museo dellistria42. come accennato, nella prima comunicazione non si fa esplicito riferimento a entur e alla precisa zona della scoperta, bens soltanto a Maresego. il posizionamento
a entur desunto, quindi, a posteriori dal confronto e dalla coerenza della composizione (autorit, zecche, tipi, cronologia) con le scoperte successive. inoltre, pur essendo questo il primo gruzzolo in ordine temporale di rinvenimento, fu lultimo a essere pubblicato. il tesoretto di 3.378 folles, impigliato nelle complesse vicende geopolitiche post seconda guerra mondiale, sub degli smembramenti. dapprima fu trasferito in italia non si sa bene se tutto o in parte; in seguito fu parzialmente riconsegnato allautorit allora iugoslava 2.195 folles quando listria e con questa larea
di Maresego/entur passarono denitivamente sotto il controllo iugoslavo43. almeno un gruppo
degli esemplari mancanti potrebbe essere quello conservato, come gi detto, presso una Fondazione
di studi storici con sede a trieste (Fig. 1).

Fig. 1: cassetto
con folles di
Massenzio per divus
constantius della
zecca di aquileia
(307-310) = RIC Vi,
p. 326, n. 127,
conservato presso
una Fondazione di
studi storici a
trieste.
riferiscono: Discorso allAssemblea in Trieste 3 giugno 1956, attiMemistria, 57, n.s. 5, 1957, p. 177; Verbale assemblea 3 maggio
1959, attiMemistria, 59-60, n.s. 7-8, 1960, pp. 427-433.
39 per lazione svolta da questo archeologo nella X Regio Venetia et Histria, in particolare ad aquileia cfr. Studi aquileiesi
1953; Fogolari 1977. postumo lo studio delle iscrizioni latine aquileiesi: Brusin 1991.
40 Brusin 1937.
41 Bibliograa dello studioso, a cura del centro delle antichit altoadriatiche, da lui stesso fondato, in http://www.aaada
quileia.it/mirabellabiblio.html. un bilancio sul suo ruolo nellarcheologia non solo istriana, dalmata e friulana in zaccaria, Bandelli 2000.
42 Matijai 1981-1982.
43 Matijai 1981-1982, p. 36; sintesi in Kos 1988a, 62/5.

145

Un milione di denari sulla collina di entur

per quanto no ad ora ricostruito, questa la sua attuale composizione superstite:


entur (Maresego) 1935=entur D 44
Brusin 1935-1936

3.378

Matijai 1981-1982
(Museo archeologico di pola)

2.195

inedito (Fondazione di studi storici - trieste)

ca. 562

consistenza attuale

ca. 2.757

i dati della tabella mostrano come manchino ca. 621 esemplari, la cui sorte resta da chiarire
nel senso che potrebbero essere andati perduti o dispersi nel corso dei vari passaggi patrimoniali
post seconda guerra mondiale oppure niti anche questi sul mercato antiquario e quindi irrimediabilmente perduti. la verica dellappartenenza dei 562 folles triestini, inediti, a entur d avvenuta su base documentale (involucri di carta, ciascuno recante lindicazione Maresego 1935) e
mediante il confronto per autorit e zecche con quanto edito e conservato al Museo di pola45. di
seguito i risultati del confronto:
entur (Maresego) 1935= entur D: autorit
Matijai 1981-1982
(Museo Pola)

Autorit

Fondazione di Studi storici


(Trieste)

0,18

diocleziano

8,3

47

539

24,5

Massimiano

35,9

202

0,26

Massimino

4,09

23

0,04

Flavio severo

0,3

14

0,6

costanzo

22,4

90+36 (divus constantius)

1244

56,6

Massenzio

8,7

49

387

17,6

costantino

20,1

113

2.195

562
entur (Maresego) 1935=entur D: zecche

Matijai 1981-1982
(Museo Pola)

Zecca

Fondazione di Studi storici


(Trieste)

2.065

94

aquileia

33,2

187

34

1,5

ticinum

16,7

94

49

2,2

roma

17,08

96

0,3

siscia

6,4%

36

21

0,9

cartagine

14,4

81

0,09

ostia

0,3

lugdunum

0,5

44

nella seriazione cronologica, accanto allanno e alla localit, indicata la sigla con cui le varie parti del gruzzolo sono
usualmente identicate in bibliograa.
45 la pubblicazione di questo segmento, a cura di chi scrive, prevista per la ne del 2015.

146

Bruno Callegher

Matijai 1981-1982
(Museo Pola)

Zecca

Fondazione di Studi storici


(Trieste)

treviri

1,6

0,18

serdica

1,7

10

0,13

tessalonca

0,8

antiochia

0,5

0,04

nicomedia

0,09

cizico

0,5

eraclea

0,8

alessandria

0,8

indeterminate

4,4

25

1
2.195

0,04

562

a una prima osservazione emergono, per, signicative diversit. tuttavia, poich si stabilita
su base documentaria lappartenenza dei due gruppi allo stesso gruzzolo, si pu supporre che al momento della prima divisione o delle divisioni successive sia intervenuta una selezione dettata dal desiderio di trattenere le emissioni degli imperatori meno rappresentati o ritenuti pi rari o pi signicativi in particolare per la zecca di aquileia, ossia i folles di Massimiano, costanzo (in particolare nel tipo divus constantius 46 ), trascurando invece quelle preponderanti di Massenzio e di costantino. analogo criterio fu forse seguito nella scelta di un campione rappresentativo delle zecche, ad
esclusione di aquileia. si potr osservare, inoltre, ai ni della ricostruzione generale, che la somma
dei dati di questi due spezzoni, come le relative percentuali sia per le autorit sia per le zecche siano
confrontabili e coerenti con quelle dei gruzzoli entur a, B, c. in ogni caso per entur d, pur in
assenza di una parte cospicua delle monete (ca. 621 folles, pari a ca. 18%), al momento la sua pertinenza allinsieme di entur resta nellambito di unipotesi, anche se molto bene documentata.
2. Il secondo ritrovamento
si tramanda che nella propriet della signora ana Babi, solo tre anni dopo la prima scoperta,
nel 1938, nella piana denominata Mali entur, fu rinvenuta unanfora con un numero non precisato di folles tetrarchici; il dato sembra essere suragato non tanto da un riscontro documentale
(indicazione precisa del luogo, conservazione del contenitore, altre testimonianze di contemporanei), ma dalle dichiarazioni di un altro componente della famiglia Babi 47, fornite per pi di venti
anni dopo la scoperta, nel 1962, in concomitanza della scoperta del tesoro denito entur a. il recupero della notizia e delle monete si deve a efrem Marcel pegan (1932 - )48, co-worker del Mu46

RIC Vi, pp. 307-308, 325.


Jelonik, Kos 1983, p. 29.
48 le notizie on line (cfr. www.sl.wikipedia.org/wiki/pegan) qualicano efrem Marcel pegan come archeologo. tuttavia
nellambito del collezionismo e della pubblicistica numismatica egli noto per essere stato negli anni cinquanta del novecento,
dapprima giovanissimo collaboratore esterno del Museo nazionale di lubiana e nel decennio successivo funzionario in organico
allo stesso museo durante la direzione aleksander Jelonik, assumendo il ruolo di conservatore del gabinetto numismatico nel
1964 e diplomandosi in archeologia nel 1965. dalle notizie biobiliograche (Krasnov 1985 e Mandi 1986 ove sono censiti i
suoi articoli, recensioni, segnalazioni e collaborazioni) si desume che non solo partecip attivamente alla ricerca/recupero del tesoro di entur ma anche che negli anni settanta collabor in prima persona al commercio numismatico sia italia sia in svizzera,
presso la casa daste Leu & Co. AG. infatti ancor oggi vari lo ricordano come fornitore di monete antiche, sia greche sia romane,
di gran pregio e rarit. successivamente, trasferitosi negli anni ottanta a Monaco di Baviera, vi apr una propria attivit di commercio numismatico in continuit con Mnchener Numismatisches Antiquariat, diessen, Germany (cfr. t.V. Buttrey, M. de
castro, Numismatic Sale Catalogues in the Fitzwilliam Museum, Cambridge, cambridge 1997, p. 85) con propri listini monetali:
47

147

Un milione di denari sulla collina di entur

seo nazionale di lubiana, un personaggio apparentemente delato, ma che nei primi anni sessanta
del secolo scorso svolse un ruolo fondamentale in tutta la vicenda di questo tesoro, sia per questa
parte sia per quella recuperata nel 196249, senza peraltro per quanto mi noto lasciare una
qualche traccia documentale della natura e del suo ruolo nellintera vicenda50. anche la sorte di
questa parte alquanto complicata. sembra che il tesoro fosse composto almeno dal doppio dei
2.276 a oggi conservati. dopo essere stato nascosto durante la seconda guerra mondiale e in seguito in parte disperso, solo nel 1962 la parte sopravvissuta, i 2.276 pezzi, fu acquistata dal Museo
nazionale di lubiana51. ledizione della stessa, in situla 23, curata da aleksander Jelonik e da peter Kos nel 1983, fornisce il seguente quadro riassuntivo.
entur (Maresego) 1938 (entur C)52
notizie bibliograche

ca. 5.000

Jelonik Kos 1983

2.276

dispersi

ca. 2.700

consistenza attuale

2.276

ai ni della ricostruzione complessiva del tesoro, questa parte risulta particolarmente coerente
con quella inedita e pertinente al ritrovamento del 1935 (ut supra).
entur C

inedito di entur D

zecca

1.259

55,3

aquileia

33,2

187

338

14,8

ticinum

16,7

94

181

7,9

roma

17,08

96

163

7,1

cartagine

14,4

81

Antike Mnzen: Auktion IV, Mnchen, Grand Hotels continental, Montag, 10. oktober 1988, auktionator dr. efrem M. pegan; Mnzen: Auktion VII, Mnchen, Mvenpick im Knsterlerhaus, Mittwoch, 24. Mai 1989, auktionator dr. ephrem M. pegan). il numero progressivo delle aste da me raggiunte lascia supporre che essere furono pi numerose di quelle qui riportate. particolarmente attiva fu la compravendita di libri di questo settore (Bibliotheca numismatica: Auktion III, Mnchen, Grand Hotels
continental, Freitag, 7. oktober 1988, auktionator dr. efrem M. pegan; Bibliotheca numismatica: Auktion VI, Mnchen, Mvenpick im Knstlerhaus, Mittwoch, 24. Mai 1989, auktionator dr. efrem M. pegan; Bibliotheca numismatica: Bcher ber Antike Kunst, Geschichte, Antiken Schmck, Geschnittene Steine; Mnzen der Antike, Ausgrabungen: auktion, Mnchen, austrotel,
donnerstag, 10. Mai 1990; Bibliotheca numismatica: Antike Mnzen: auktion, Mnchen, austrotel, samstag, 23. Februar 1991;
Bibliotheca numismatica: Spezialsammlung Sasanidischer Mnzen: auktion, Mnchen, austrotel, donnerstag, 5. september 1991;
Bibliotheca numismatica: Mnzen: Medaillen, Archologie, Geschnittene Steine: auktion, Mnchen, austrotel, Freitag, 14. Februar
1992). un controllo del materiale numismatico esitato attraverso i suoi listini potrebbe chiarire qualche eventuale relazione con
i folles del tesoro nord istriano, che qui si esamina. della sua competenza si avvalsero molte altre case dasta, non ultima Numismatica Varesi di pavia, per la quale cur il pregevolissimo catalogo Biblioteca Domenico Rossi. Cataloghi dasta e listini di numismatica, asta 45, pavia 2005. e.M. pegan citato alla p. 12 come curatore. di recente egli tornato attivo nellambito della numismatica in slovenia: pegan 2008a; pegan 2008b; pegan 2009; pegan 2013. intuitivo che una rivisitazione del dossier entur mediante un confronto diretto con questo personaggio sarebbe probabilmente risolutiva per molti interrogativi.
49 Jelonik 1973, preface: Finally, i wish to express my gratitude to the community of Koper [] and also to the national Museums co-worker of many years, Mr e. pegan, for his devoted initiative in retrieving the entur nd 1962.
50 informazioni concordi, assunte presso la casa daste numismatica Varesi di pavia (informazione del 24 settembre 2012)
e presso alcune case daste numismatiche a Monaco di Baviera (informazione del 19 settembre 2012), ritengono efrem Marcel
pegan ancora attivo nella citt bavarese. pur disponendo di un riferimento telefonico, non sono riuscito a stabilire un contatto
per porgli delle domande.
51 Jelonik, Kos 1983, p. 29.
52 il numero complessivo qui indicato sulla base dellaermazione di Jelonik, Kos 1983, p. 29: [] according to the
owner a good part of the hoard [mia sottolineatura] had been dispersed of before the beginning of the second World War. e
rescued part contains 2276 folles and it may be assumed that the original hoard contained at least twice an many coins. picozzi
1976, p. 269 fornisce quantit oscillanti tra i 3 o 4 mila.

148

Bruno Callegher

zecca

0,08

ostia

12

0,5

lugdunum

0,5

0,3

treviri

1,6

0,2

londinium

138

6,06

siscia

6,4

36

22

0,9

serdica

1,7

10

39

1,7

tessalonca

0,8

39

1,7

eraclea

0,8

0,08

nicomedia

50

2,19

cizico

0,5

10

0,5

antiochia

0,5

0,3

alessandria

0,8

indeterminate

4,4

25

se si considera che almeno la met del gruzzolo 1938 andata dispersa quasi certamente dopo
una selezione mirata di esemplari considerati collocabili sul mercato locale (specialmente se coniazioni delle zecche di aquileia e di roma), con buona attendibilit si pu ritenere che le percentuali
indichino una sostanziale coincidenza compositiva tra i due tesori, e che gli scostamenti rispetto
alla parte di entur d, edita nel 1981-198253, siano da imputare senzaltro alla dispersione o al frazionamento intercorso tra la data della scoperta e quella dellarrivo al Museo di lubiana. si pu
dunque supporre che questi primi due gruzzoli siano stati interrati quasi certamente nello stesso
periodo come pure che fossero parte di un unico ripostiglio nascosto in contenitori separati.
3. Il terzo ritrovamento
nellestate 1944, quindi nella fase pi acuta del conitto mondiale54, trdito che un certo
lazar Krmac rinvenne nei campi di peter Babi (ritorna il cognome Babi 55) ubicati sui declivi collinari a Mali entur56, allinterno di una sorta di pozzetto semicircolare, coperto da una lastra, un
enorme tesoro, anche in questo caso di folles tetrarchici. il destino di questo gruzzolo quanto mai
complicato e dicile da districare. sembra che lo scopritore non avesse informato il proprietario,
che avesse piuttosto interrato il tesoro per recuperarlo una volta terminata la guerra. lattendibilit
di questo comportamento per lo meno discutibile perch in una localit con poche decine di abi53

Matijai 1981-1982.
anche questarea dellistria settentrionale fu particolarmente coinvolta nella guerra partigiana.
55 il cognome ha un corrispettivo nella toponomastica locale. infatti, proprio salendo attraverso entur verso la sella di Bbici e scendendo verso la Val derniga attraverso la crocera di Montetoso, si incontrava limportante strada consolare romana che
univa trieste a pola.
56 nel mese di maggio 2012, accompagnato da Giulio Bernardi ed ella zulini, che ringrazio, ho riscontrato personalmente
la coerenza tra questi cognomi e la localit di entur. infatti una targa commemorativa posta al di sopra del lavatoio pubblico,
sulla sinistra per chi arriva nel minuscolo borgo dallattuale strada statale, ricorda nove partigiani/soldati caduti nel corso della seconda guerra mondiale. tra questi gurano ben cinque Krmac (alessandro, Bruno, rajmond, Franc, ivan) e tre Babi (albin,
angel, egipit). interrogati tre anziani della localit in tre diversi luoghi e momenti, quindi in modo indipendente, costoro hanno
confermato essere notizia ben nota e ancora di pubblico dominio che nei campi circostanti furono scoperte anfore contenenti monete romane. alla domanda sulle dimensioni dei contenitori, con gesto immediato e anche questo indipendente tra i tre, hanno
portato la mano allaltezza dei anchi, per cui si pu almeno ipotizzare che i contenitori furono pi duno e di medie dimensioni.
sembrano, inne, essere andati perduti i registri parrocchiali di quellarea in seguito agli eventi bellici, utili per controlli di natura
prosopograca, ma la notizia non stata riscontrata presso le istituzioni parrocchiali o archivistiche interessate.
54

Un milione di denari sulla collina di entur

149

tanti, dove tutte le persone si conoscevano e frequentavano, molto dicilmente sarebbe stato possibile nascondere una simile notizia o concordare comportamenti identici in relazione a quanto
scoperto: di solito succede che simili informazioni si diondano in brevissimo tempo. sta di fatto
che dopo il 1945 lazar Krmac vendette le sue 5.032 monete alle autorit comunali di Maresego,
che a loro volta, nel 1950 le consegnarono al Museo di lubiana. una parte, invece, fu conservata
dallo stesso scopritore, non si capisce e non detto se in modo lecito, che inizi a venderla a trieste, allora citt in amministrazione congiunta degli alleati e non ancora italiana, con grande permeabilit lungo il conne mediante il sistema dei permessi transfrontalieri. la vendita dovette continuare a lungo perch ancora negli anni sessanta alcuni testimoni di questo sono ancora vivi
era facile ottenere bellissimi folles della tetrarchia coniati ad aquileia, roma, ticinum, cartagine
e siscia, indicati come provenienti dallistria. tuttavia lo scopritore, dopo aver indennizzato con
una piccola somma peter Babi, proprietario del fondo, stim troppo modesto quanto riusciva ad
ottenere dalla vendita e in ogni caso non consono alle sue aspettative. non chiaro se in questa fase e per questa specica parte del tesoro sia esercitato qualche intervento da parte di efrem pegan.
sta di fatto che, forsanche per timore dellautorit di tutela, lazar Krmac o qualcuno a lui vicino
trasformarono la parte non consegnata e invenduta in solfato di rame per le viti, come testimoniato
da Bogomir Babi, maestro elementare del luogo e nipote di anna Babi 57. costui, inoltre, asser
che la massa monetaria sciolta pesasse ca. 80 kg; unaltra fonte un antiquario ottuagenario da me
personalmente interpellato di recente a portorose (slovenia) si spinge no a stimare pi di 200
kg, in questo suragato da due testimoni contemporanei, entrambi triestini, che a varie riprese ebbero contatti con il detentore del gruzzolo mentre questultimo cercava di collocare la sua parte sul
mercato numismatico via trieste, come gi ricordato allinizio degli anni cinquanta frequentata
da americani, inglesi, australiani. insomma: unautentica catastrofe numismatico/storica. Mediando tra le varie testimonianze, tra folles conservati, dispersi sul mercato e massa trasformata in verderame, con qualche attendibilit possiamo stabilire il loro numero in circa 20 mila58.
le 5.032 monete, ora al Museo nazionale di lubiana, denominate entur a, furono edite nel
1973 da aleksander Jelonik, il primo rigoroso studio di quanto rinvenuto a entur59. eccone la
sintesi dei dati quantitativi:
entur (Maresego) 1944 (entur A)
notizie bibliograche + cfr. supra

ca. 25.000

Jelonik 1973

5.032

sciolte in verderame (80-200 kg)

ca. 20.000

consistenza attuale

5.032

4. Il quarto rinvenimento
scarso rilievo bibliograco60, oppure espunta senza alcuna esplicita motivazione61, ebbe la notizia comparsa nel 1952: giunta notizia che nel luglio 1950 a Maresego nella stessa localit dove
nel 1935 era venuto alla luce un ripostiglio di 3.378 bronzi da diocleziano a Massenzio si sono
scoperti circa 3.000 bronzi romani che in grande maggioranza erano di Massenzio e di costantino.
57

la vicenda narrata in Jelonik 1973, pp. 97-98.


Jelonik 1973, p. 97, propone la somma di 12.000; la stessa confermata, come riferimento bibliograco, in Kos 1988a
72/2; Matijai 1981-1982, p. 52 si limita ad aermare, peraltro senza addurre alcuna prova, che anche parte del ripostiglio
denominato centora a e portato alla luce nel 1944 n in italia, in mano di collezionisti. nessun cenno al comprovato destino
delle decine di chilogrammi di folles niti in solfato di rame.
59 Jelonik 1973; cfr. recensione Gorini 1976.
60 Matijai 1981-1982, p. 52 ricorda soltanto che di un quarto rinvenimento ci informa M. Mirabella roberti, si trattava di circa 3000 bronzi [] che sono tutti niti allestero.
61 non ne fanno menzione picozzi 1976, pp. 268-269; Jelonik, Kos 1983 e Kos 1988a, 62/1-5.
58

150

Bruno Callegher

Ve ne erano anche di Galeria Valeria. Ho potuto vedere alcuni esemplari acquistati da un collezionista privato, di ottima conservazione, come quelli del ripostiglio del 1935. il tesoretto, sfuggito al
controllo della polizia jugoslava, stato venduto sul mercato antiquario di trieste e sembra che in
buona parte sia emigrato in australia62. Mirabella roberti, dunque, vide un gruzzolo diverso rispetto a quello scoperto nel 1944 (entur a), perch nel 1950 in parte era stato acquistato dalla
municipalit di Maresego per poi conuire al Museo di lubiana, in parte fu occultato e poi distrutto; nello stesso tempo non esiste alcun collegamento possibile con quanto disperso sul mercato
perch in quel caso Mirabella roberti, no a qualche anno prima direttore del Museo archeologico di pola, avrebbe distinto i dati e ne avrebbe dato senzaltro notizia congrua.
entur (Maresego) 1950
Mirabella roberti 1952

ca. 3.000

5. Il quinto rinvenimento
se possibile, il 1962 rappresenta lanno cruciale, per di pi con notizie quasi sempre contraddittorie. racconta Jelonik che a group of foreign illegal treasure-seekers discovered with detectors
in the same locality a large quantity of coins and deposited them (in three portions each exceeding
2,000 coins) in three places at Koper: quindi pi di 6.000 folles63. senza alcun dubbio per questo
recupero ebbe un ruolo fondamentale il collaboratore del Museo nazionale di lubiana, efrem pegan. costui, tramite la polizia, salv 2.042 esemplari mentre le altre due porzioni furono disperse
attraverso il mercato antiquario, rivoli collezionistici ben noti e frequentati dallo stesso pegan, come s documentato in precedenza. nonostante il ricorso a qualche cautela linguistica, certo che
i 695 folles editi nel 1964 da picozzi sono da ricondurre a questo segmento del tesoro: io stesso
ebbi occasione, anni or sono, di esaminare e pubblicare un gruppo di 695 folles apparsi in vendita
a trieste, i quali avevano quasi certamente questa provenienza64.
sempre alla ricerca di qualche indizio circa un possibile destino di questi folles, particolarmente criptiche ma certo curiose, sono due note di patrick Bruun in un saggio sulliconograa di licinio i a siscia65: nella prima ricorda la visita al sito di entur assieme a Jelonik, evento del resto
ben presente allo stesso editore del primo saggio tanto da fargli scrivere nella presentazione: With
equal gratitude i recall prof. dr p.M. Bruun, with whom i was able, during a joint visit to entur,
fruitfully to argue some problems from the period of licinus66. Gli che da questa sua visita si
pu arguire una connessione con altra nota dello stesso saggio, l dove si aerma che la base documentale per lanalisi iconograca dei ritratti di licinio, cos come furono incisi nei coni di siscia
tra il 308 e il 313, era stata ottenuta, inter alia, non solo da quanto presente nella cospicua bibliograa ivi citata, ma anche da a lot of about 200 tetrarchic nummi of Yugoslavia origin, wich has
ended up in the coin department of the Finnish national Museum in Helsinki67. Ma Yugoslavia
in generale una locuzione per dire che il materiale numismatico proviene da una localit di quel
62 Mirabella roberti 1952. nei primi anni cinquanta del novecento, la diusione delle monete di questo ripostiglio
nellarea nord istriana dovette davvero cospicua se solo si ricorda che una banca locale, la splona Banka di Koper, nel 1955 emise
un gettone dargento (925) cos descritto: d/ splona BankaKoper, al centro: 1955; r/ riproduzione del calco di una moneta della zecca di aquileia, cos descritta: Moneta a s. con bilancia e cornucopia; sacra moneta avgg et caess nostr, esergo:
aqG, nel campo, a d. iii. il gettone nel medagliere del dipartimento di studi umanistici-universit di trieste.
63 non si pu non segnalare la dubbia attendibilit di questa notizia, la quale presuppone che gli stranieri cercatori di tesori
fossero in grado di introdurre nella Jugoslavia di allora, in modo clandestino, dei metaldetector e soprattutto di raggiungere il luogo esatto sullaltopiano di entur sulla sola base delle poche notizie allora edite, per di pi solo in italiano e in riviste con limitatissima diusione. Quanto meno lecito supporre un coordinamento in loco, con personaggi dotati di perfetta conoscenza del
sito e forse anche ben connessi con il mercato antiquario della regione.
64 picozzi 1976, p. 269.
65 Bruun 1991a, p. 183.
66 Jelonik 1973, Preface.
67 Bruun 1991a, p. 183, nota n. 3. alcuni di questi folles furono illustrati in Bruun 1991b.

151

Un milione di denari sulla collina di entur

territorio sulla quale non si vogliono fornire pi precisi dati. sia come sia, appare quanto meno
possibile ritenere che i folles di Maresego-entur innervassero o continuassero a rifornire il collezionismo privato (come ho vericato di persona presso due collezionisti privati) e anche quello di
pubbliche istituzioni. la parte acquisita del Museo di lubiana (2.042 pezzi) fu edita come entur
B, insieme a entur a, nel numero 23 della collana archeologico-numismatica situla68.
entur (Maresego) 1962 (entur B + altri)
Varie fonti

+ 6.000

Jelonik 1973

2.042

picozzi 1964

695

Bruun 1991a (nota 3)

200?

collezioni private

ca. 500

dispersi

ca. 2.563

consistenza attuale

ca 2.737 + ca. 500 inediti + 200 Helsinki?

Variorum
nel 1975 un ripostiglio di monete doro e altri oggetti preziosi, dincerta provenienza, ma ipoteticamente localizzabile tra aquileia e entur, databile intorno al 310, fu disperso sul mercato antiquario69. tra le monete segnalato un aureo di licinio, coniato a siscia tra il 309/310, inedito
rispetto a Roman Imperial Coinage70 mentre tra gli oggetti preziosi una bula aurea con liscrizione
MaXenti Vincas roMVle ViVas, oggi conservata nella collezione del prhistorische
staatssammlung Monaco di Baviera71. altre fonti ritengono che linsieme sia stato rinvenuto, invece, nei dintorni di aquileia e che non vi siano prove accettabili per una collazione nellarea di
Maresego-entur. essa fu prescelta forse per anit cronologica con i folles e la documentazione
epigraca a motivo di una stele rinvenuta a parenzo in cui si fa menzione della Tribunicia Potestas
iii, attribuita a licinio nel 31072. tuttavia, nonostante la ricerca di riferimenti topograci sia pur
in modo indiretto, per questo ripostiglio manca un minimo di documentazione riscontrabile per
cui si ritiene di non poter, almeno in questo fase, andare al di l di una doverosa e perplessa segnalazione, qui proposta per completezza bibliograca.
ci premesso, in questa fase della ricerca i dati complessivi del gruzzolo/gruzzoli sono cos riassumibili:
Serie ritrovamenti

N. esemplari

Monete pervenute

Disperse

1935 = entur d

3.378

2.195 + 562 (inedite) = 2.757

621

1938 = entur c

ca. 5.000

2.276

ca. 2.500

1944 = entur a

ca. 25.000

5.032

ca. 20.000

68

Jelonik 1973.
Kos 1988a, 62/6.
70 Kos 1988a cos descrive la moneta: aureo di licinio (309/310) inedito, zecca di siscia, esergo: sis.
d/ iMp lic lici / niVs p F aVG, busto a d.; r/ Mars aVG / VstorVM, Marte con asta e scudo; peso g. 6,31. da
tali dati si desume che lo studioso pot esaminare direttamente lesemplare di cui non fornisce per la fotograa anche se leccezionalit del dato lavrebbe richiesto. lautore, inoltre, connota la presentazione della moneta stessa con un asterisco *, il cui signicato cos specicato in Idem, p. 11: die mit * gekennzeichneten Mnzen wurden vom Verfasser gesehen, verschollene
stcke sin durch literatur und alte inventare belegt und nach kritischer prfung aufgenommen. le due informazioni, per, sono
tra loro in contraddizione.
71 Kellner 1979; Jelonik, Kos 1983, p. 40, nota n. 28; Wamser, Flgel, ziegaus 2004, cat. n. 148; Beyeler 2011,
p. 252, n. 9 con bibliograa precedente; Mnchen, prhistorische staatssammlung. inv. nr. 1978,142. cfr. www.arachne.unikoeln.de/entity/2169324 per foto e dati connessi.
72 alfldy 1984, 81, nr. 19 e cfr. infra.
69

152

Bruno Callegher

Serie ritrovamenti

N. esemplari

1950 disperso

ca. 3.000

1962 = entur B + picozzi

+ 6.000

Monete pervenute

Disperse
ca. 3.000

2.042 + 695 = + ca. 500

ca. 2.673

(inedite) = 3. 327
Totale

ca. 42.378

13.302

ca. 29.346

se si accetta, inoltre, che tutti questi vari segmenti siano riconducibili ad un unico interramento, sia pur suddiviso in varie parti, considerazioni di carattere generale saranno attendibili solo dopo aver ricomposto lunit di quanto al momento accessibile. tale revisione analitica gi iniziata
con lidenticazione dellinedito conservato a trieste (ca. mille esemplari), per il quale previsto
un restauro conservativo perch numerosi sono ancora ricoperti da uno strato terroso oppure gi
intaccati dallossido di rame. si segnala, inoltre, essere stata avviata una campagna fotograca digitale di tutte le monete via via esaminate, corredata da una scheda di catalogo secondo le regole
previste dallistituto centrale del catalogo (scheda nu 73). nello stesso tempo lanalisi e il confronto delle terre prelevate con quelle dei campioni raccolti sulle colline di entur permetter di confermare la provenienza da quella localit. nel tempo saranno condotte anche analisi pi approfondite sulla lega, a partire dalle patine superciali dove sembra addensarsi ben visibile una patina argentata per poi proseguire con lintrinseco di due dierenti gruppi di folles aquileiesi, il primo databile tra il 296/307 il secondo tra il 307/31074.
la revisione e gli studi sono da considerarsi, quindi, prodromici, ma pur nellinattualit di una
presentazione dettagliata dellintero per buona parte lavoro ancora da farsi, n dora emergono alcune linee tematiche.
Folles pesanti
la prima riguarda la netta divisione quantitativa tra nummi (folles) di pieno peso (ca. 10/10,5
g) e di peso ridotto (6-6,5 g). il primo gruppo si conferma presente in percentuale di poco superiore al 5% sia nellinsieme sia nei singoli spezzoni non integri; tale dato ripropone i temi del ritiro
di questo circolante subito dopo la riduzione del 306 e della sua eettiva quotazione in rapporto
allomologo di peso ridotto, qualora fosse rimasto in circolazione. la modesta quantit tesaurizzata,
infatti, testimonia la quasi completa uscita dal mercato del nominale pesante soprattutto perch il
suo no dargento del 5% ca. si rivel vantaggioso rispetto al 1,5-2% ca. del nominale riformato
in seguito allintervento di Massenzio. lo studio disaggregato delle poche decine di folles della prima tetrarchia, inoltre, fa emergere una signicativa prevalenza di emissioni di ticinum e di roma,
mentre aquileia appare meno attestata75. tale diversit nelle ocine ripropone il dibattito relativo
alla data di apertura della zecca aquileiese (post 294)76. poich la produzione di numerario fu avviata probabilmente da maestranze trasferite da roma o da ticinum77, come suggeriscono le similitudini stilistiche nellesecuzione del ritratto della prima emissione (incisori di coni per diocleziano: Figg. 2-4 e per Massimiano: Figg. 5-6). nel conio del dritto osservabile unidentica impostazione del busto, analoghe proporzioni tra collo e testa, identica posizione della corona alloro che
73

scheda nu 2004.
le ricerche saranno eettuate in collaborazione con il dipartimento di analisi chimiche delluniversit di trieste e con
il sincrotrone mediante spettroscopia di emissione atomica al plasma induttivamente accoppiato (icp-aes), spettroscopia di
assorbimento; spettroscopia di emissione di Fluorescenza a raggi X (XrF).
75 Jelonik 1973, p. 101; Jelonik, Kos 1983, p. 41; Matijai 1981-1982, p. 49.
76 di riferimento lexcursus bibliograco e numismatico in Jelonik 1973, p. 101; pi in generale, per lapertura, lattivit,
la circolazione e liconograa della moneta aquileiese, con approfondimenti relativi al periodo tetrarchico; cfr. Gorini 1979; Gorini 1980, p. 707; Gorini 1984; Gorini 1985; Gorini 1987a; Gorini 1987b, pp. 269-270. divulgativo ponzellini 2009, come segnalato in Buora 2009.
77 Gorini 1984.
74

153

Un milione di denari sulla collina di entur

Fig. 2: Roma
(Jelonik 1973, tav. iX, 206).

Fig. 3: Ticinum
(Jelonik, Kos 1983, tav. Vi, 134).

Fig. 5: Ticinum
(Jelonik, Kos 1983, tav. Vi, 139).

Fig. 4: Aquileia
(Jelonik 1973, tav. i, 1).

Fig. 6: Aquileia
(Jelonik 1973, tav. i, 2).

nisce in corrispondenza di t nella legenda diocletianVs e tra Mi nella legenda MaXiMianVs, forte similitudine nella resa della barba e delle rughe sulla fronte. la provenienza degli
incisori dei coni dalle ocine italiche permette quindi di supporre che tra la riforma di diocleziano e lavvio delle coniazioni sarebbe intercorso almeno un anno se non pi, per cui i primi folles
aquileiesi daterebbero tra la ne del 295 se non allinizio del 296, anno in cui, nel mese di marzo,
le fonti attestano la presenza di Massimiano in citt78.
per aquileia, inoltre, per i vari tipi usati nei coni di rovescio, quello qui percentualmente pi
presente ragura Moneta a sinistra, con cornucopia e bilancia, legenda sacra Monet
aVGGG et caess nostr senza interruzioni, con evidenti analogie stilistiche tra le varie ocine nel rendere limpostazione formale della gura femminile e dei suoi attributi (Figg. 7-9).

Fig. 7: Aquileia
(Jelonik, Kos 1983, tav. i, 17).

Fig. 8: Aquileia
(Jelonik, Kos 1983, tav. i, 26).

Fig. 9: Aquileia
(Jelonik, Kos 1983, tav. i, 24).

nella zecca di roma, invece, accanto al precedente tipo di rovescio segnalato per le emissioni
aquileiesi, si riscontra ugualmente frequente il ricorso allimmagine del Genius a sinistra con cornucopia e patera, legenda Genio popVli roMani talora spezzata in corrispondenza delle lettere p-V, con allesergo vari segni di ocina (Figg. 10-14).
ladozione di medesimi pochi tipi al rovescio, ma soprattutto gli accentuati tratti comuni dei
ritratti dellautorit emittente al dritto fanno supporre lesistenza di una sorta di similitudo come
manifestazione della concordia o di un generale consenso tra gli imperatori. dicile dire se tale similitudo fosse pianicata anche con scopi propagandistici mediante la distribuzione di prototipi ai
quali gli incisori dei coni avrebbero dovuto attenersi79; losservazione analitica dei ritratti e anche
78
79

Fragm. Vat. 313.


Gli aspetti propagandistici della monetazione tetrarchica, Massenzio compreso, sono delucidati in carl 2010, pp. 68-81.

154

Bruno Callegher

Figg. 10-14: Roma (Jelonik, Kos 1983, tav. iX, 254, 257, 258, 260, 264).

dei rovesci sembra suggerire unelaborazione locale di un ritratto e di uniconograa di base approvate dallemittente; nelle zecche periferiche ciascun artigiano incisore, nel seguire dei prototipi,
avrebbe operato secondo uno stile o un modo di intervenire personali, apportando solo qualche
piccolo aggiustamento al modello codicato, non variandolo nellessenziale neppure nel caso di riduzione dei tondelli o di cambio nel tipo del rovescio80.
in questo primo gruppo ante 306, inne, sono percentualmente poco signicativi i folles battuti a cartagine tipo salVis aVVG et caess Fel Kart 81, lugdunum, treviri, siscia, serdica, tessalonca, eraclea, nicomedia, cizico, antiochia, alessandria: in tutte il tipo Genio
popVli roMani presente in netta maggioranza.
Folles post 306
la parte pi signicativa dei ritrovamenti di entur, che costituisce pi del 90% dellinsieme82
quindi il materiale pi cospicuo e di maggior signicato per lo studio delle emissioni, per quella
databile tra il 306 e la data di chiusura, che in questa fase si accetta essere posta tra il 310/311.
inoltre, e anche questa una specicit con notevoli implicazioni, tra questi folles ridotti quelli
battuti nelle tre ocine di aquileia raggiungono una percentuale superiore al 65%. signicativa,
sia pur con notevole minor consistenza, la presenza dei folles di roma, di ticinum, di cartagine
e di siscia. una cos ampia presenza della vicina zecca alto adriatica ancora tutta da indagare nel
dettaglio per individuarne i caratteri iconograci dei ritratti imperiali, per la determinazione del no dargento, per lo studio dei coni di d/ e r/ come pure dei loro possibili legami anche tra serie
diverse al ne di stimare almeno un ipotetico stock produttivo costituisce a oggi la documentazione pi signicativa per arontare una ricerca complessiva sul funzionamento della zecca di
aquileia tra la sua apertura e no al 310, forse pi signicativa della stessa raccolta numismatica
del locale Museo archeologico nazionale, dove non sempre nota con precisione la localit di rinvenimento di quanto conservato83.
ladozione del nuovo standard ponderale in aquileia avvenne, probabilmente, in modo graduale perch nella fase di transizione (estate-autunno 307) furono coniati folles di Massenzio di
pieno peso. di conseguenza il nuovo nominale di peso ridotto fu prodotto e entr in circolazione
a partire dagli ultimi mesi del 307 se non allinizio del 308, con una cronologia leggermente pi
tarda rispetto a ticinum e roma, forse per gli stessi motivi che hanno indotto a postdatare di circa
un anno lapertura della zecca, ossia il trasferimento di maestranze (incisori, fonditori etc.) da altre
ocine, anche se ad aquileia, in quel primo decennio della tetrarchia, quasi certo si fossero formati artigiani/lavoratori di zecca con esperienza, padronanza del processo produttivo, dalla preparazione dei tondelli in una lega di tenore pressato alla distribuzione di quanto coniato, in grado
quindi di fronteggiare la domanda di moneta soprattutto da parte dellelemento militare.
nellambito delle autorit emittenti assolutamente preponderante Massenzio, con ca. l85%
rispetto alle altre autorit coeve (Massimiano e costantino).
80

per i tipi conservator urbis suae, cfr. cullhed 1994.


i tipi monetali dei laureati grandi, coniati a cartagine e presenti nel tesoro qui in esame, sono stati esaminati in Kos
1988b, in part. pp. 102-105.
82 si accolgono le percentuali proposte in picozzi 1964; Jelonik 1973; Jelonik, Kos 1983; Matijai 1981-1982.
83 Bernardelli, Gorini, saccocci 1997.
81

Un milione di denari sulla collina di entur

155

essendo la parte pi cospicua del tesoro di produzione aquileiese, come gi ricordato, questa
fornir una base documentale per una ricerca dampia prospettiva proprio su questa zecca. si accenna qui solo ad alcuni possibili approfondimenti. nella fase post 306-inizio 307, quando vi fu
coniata moneta per i due augusti Massimiano e Massenzio e per il cesare costantino nellunico
tipo conserV(ator) VrB(is) sVae, i folles possono essere raggruppati nei ben noti tre tipi
proposti in RIC Vi:
primo gruppo (RIC Vi, 116): roma con globo e scettro seduta in tempio esastlo; sul frontone: corona dalloro (Fig. 15);

Fig. 15: Jelonik, Kos 1983, tav. iV, 99.

secondo gruppo (RIC Vi, 121): roma con globo e scettro seduta in tempio esastlo; sul
frontone: , x, +84 (Fig. 16);

Fig. 16: Jelonik, Kos 1983, tav. iV, 112, tav. V, 116, tav. V, 118.

terzo gruppo (RIC Vi, 113): roma in tempio tetrastilo porge globo allimperatore; ai piedi
un prigioniero; nel frontone lupa e gemelli (Fig. 17).

Fig. 17: Jelonik, Kos 1983, tav. V, 133.

per quanto riguarda una possibile determinazione dello stock monetario immesso sul mercato
(e quindi la possibilit di stabilire una qualche relazione tra domanda e oerta di moneta divisionale a cui avrebbe risposto la zecca aquileiese), una prima ricognizione, limitatamente a questi tre
tipi, ha permesso di ipotizzare una sostanziale uniformit produttiva tra le tre ocine operanti ad
aquileia (p/s/ G, essendo la terza contrassegnata dal numerale greco G e non t (tertia) come a ticinum). in termini quantitativi si altres osservato che la percentuale sincrementa ed anche
un dato con valore cronologico passando dal tipo RIC 116 al follis di terzo tipo (= RIC 113), che
conta qui pi di 2.500 esemplari. da un cos cospicuo numero folles del medesimo tipo, autorit
e zecca si potr partire per un calcolo dei coni usati e per la successiva verica dellesistenza di legami sia allinterno del tipo sia con gli altri tipi della stessa serie (specialmente per il dritto) in mo84 per una corretta interpretazione di questi simboli, in particolare la piccolo croce non riferibile alla presenza di un incisore
o a un esplicito messaggio cristiano, cfr. Gorini 2000.

156

Bruno Callegher

do da chiarire se le tre ocine operarono in autonomia oppure se si vericarono scambi di coni


durante il processo produttivo85.
analoga indagine da estendere alla zecca di ticinum, in particolare per il follis di Massenzio
con al rovescio roma seduta con globo e asta in tempio esastlo (RIC Vi, 91, 92) (Fig. 18);

Fig. 18: Jelonik, Kos 1983, tav. iX, 246.

come alla zecca di roma per Massenzio, stesso tipo del precedente (RIC Vi, 210) (Fig. 19);

Fig. 19: Jelonik, Kos 1983, tav. Xi, 302.

non meno che per ostia con tipo dioscuri di fronte, con scettro e cavallo (RIC Vi, 35) (Fig. 20).

Fig. 20: Jelonik 1973, tav. XiV, 292.

per la data di chiusura/interramento del/i tesoro/i, un elemento idoneo a ssare un orizzonte


cronologico emerge dal confronto delle monete che chiudono i vari segmenti, ossia i folles di Massenzio del tipo conserV(ator) VrB(is) sVae/roma in tempio che porge globo allimperatore, e dalla concomitante presenza di emissioni databili tra la ne del 309 e lestate del 310, prodotte in tre diverse zecche (aquileia, roma e siscia). infatti ad aquileia lultima serie di Massenzio,
quella del terzo gruppo (RIC 113) risale alla ne del suo secondo consolato (inizio 309) e si colloca
quindi tra i primi mesi del 309 e la met del 310. allo stesso periodo appartiene il follis ridotto di
roma, tipo RIC 210 (esergo: rBp/ ; rBp/-). ancor pi stringente la cronologia fornita dalla
presenza del circolante di siscia (allora controllata da licinio), dove furono coniate monete di Massimiano, licinio e costantino, tutti con titolo di iMp p F aVG, coincidenza questa databile solo a partire dallestate del 310 (Fig. 21).

Fig. 21: Jelonik 1973, tav. XViii, 361, 362; tav. XiX, 371.
85

ad una prima analisi sembra si possa riscontrare luso dello stesso conio di dritto con rovesci diversi, elemento che permetterebbe non solo di anare la cronologia ma anche di stabilire dei limiti quantitativi attendibili per la massa di moneta prodotta in aquileia controllata da Massenzio.

Un milione di denari sulla collina di entur

157

Cause delloccultamento
la tradizione degli studi ha privilegiato in una sorta di cortocircuito lassociazione tra tesoro-toponimo entur con signicato di centuria e qualche evento bellico accaduto sul limes tra i
territori controllati da Massenzio e da licinio, di cui non resta per traccia nelle fonti. per quanto
riguarda il toponimo, per, andrebbe vericato su eventuali catasti o anche documenti pi antichi
leettiva testimonianza dello stesso e la data della sua comparsa quanto meno per accertarsi che
non si tratti di una variazione linguistica di un lemma slavo o simili, dubbio che sorge se si pensa
alla perdita di riferimenti allantica funzione per molte localit riscoperte solo di recente in seguito
a indagini archeologiche accurate. un sopralluogo sulla collina di entur rende subito evidente che
gli insediamenti abitativi e duso agricolo non sono molto antichi e che il sito quasi certamente fu
disboscato non pi di qualche secolo fa, rendendo cos dubbia la continuit di un antico riferimento toponomastico cos preciso e puntuale. la debolezza del collegamento tra monete e ipotizzata
funzione militare del luogo, infatti, era ben presente ai primi studiosi sloveni. costoro, dopo aver
recuperato dai manoscritti di alberto puschi (1853-1922)86, accurato conoscitore dellarcheologia
di supercie dellistria, primo redattore di dettagliate ricognizioni di supercie, la notizia che in
questa contrada vi sono le rovine dun ampio accampamento romano (a sentore=centuria) del
quale si riconoscono tuttora le tracce del vallo e delle strade che lattraversano, e non lungi si scorgono gli avanzi di quattro cisterne87, avvertirono la necessit di unindagine volta a vericare la
notizia di puschi e a individuare reali testimonianze di epoca romana. al momento dellultima scoperta o ritenuta tale di una parte del ripostiglio, nella localit di entur furono condotti dei sondaggi archeologici ma che, per quanto mi noto, materiali ed eventuali interpretazioni funzionali
non sono mai stati pubblicati tant vero che, come accenna Jelonik qualche anno dopo nelledizione del segmento monetale scoperto nel 1944 the manuscript oers no interpretation e ricorda
che gli scavi furono condotti da un archeologo indicato come Mr. M. upani 88. il dr. Matej upani, archeologo e topografo dellistria settentrionale, forse da identicare con il citato personaggio, di recente interpellato, comunica che in passato altri limitati scavi furono eettuati dalluniversit di lubiana, ma che hanno portato al recupero di una cos limitata quantit di reperti, per
di pi di dicile interpretazione, da ritenere poco signicativa la loro pubblicazione89.
allambito delle ipotesi pertengono anche le ricostruzioni o i riferimenti a scontri o conitti
tra militari di Massenzio e licinio nella parte settentrionale dellistria, ossia nellarea di conne
nord orientale della diocesi italiciana. un possibile evento, in assenza di dati sicuri desumibili dalle
fonti storiche, generalmente dedotto soltanto da testimonianze epigrache 90 variamente riconducibili a una campagna di licinio contro Massenzio, iniziata nellestate del 31091. si ritiene egli
86 dellantonio 1998. dal 1884 al 1919 diresse il Museo civico dantichit di trieste. i suoi quaderni/appunti manoscritti si trovano al Museo civico di storia e arte di trieste, Fondo puschi. perplessit delle sue identicazioni tra resti di mura
a secco del carso e del nord dellistria con castellieri o insediamenti romani o medievali, in genere stimati come forticazioni, sono esposte in Marchesetti 2005, passim.
87 Benussi 1927-1928, p. 262.
88 Jelonik 1973, p. 163 e nota n. 350. per quanto a me noto, i reperti di quegli scavi dovrebbero essere ancora inediti o
forse conservati a lubiana presso il Museo o il dipartimento di archeologia di quelluniversit, ma questo resta nellambito delle
ipotesi. sembrano fare eccezione, invece, i reperti numismatici. infatti, possibile risalgano a uno di quegli ormai antichi sondaggi
i ritrovamenti monetali isolati editi in Kos 1988a, 62/1/1-21; questi, inoltre, sono indicati come provenienti da scavi condotti
nel 1962 (non si specica da chi), tanto che potrebbero anche essere monete perdute al momento del recupero dei vari gruzzoli
in quanto sono per la maggior parte emissioni di aquileia per Massenzio (RIC 113, RIC 116, RIC 125). si segnalano altres due
folles di siscia tra cui uno di Galerio datato al 309/310, anno delle ultime coniazioni del ripostiglio.
89 informazione personale del dr. Matej upani, che ringrazio.
90 delle trascrizioni epigrache e della bibliograa relativa alle iscrizioni istriane e sono debitore al collega claudio zaccaria,
che ringrazio. al di fuori del territorio istriano, si conoscono un miliare reimpiegato per licinio (312-316) attestato lungo la Via
aquileia-emona, presso Miren o Mirna? a oriente dellisonzo: edr007204 e ad aquileia, lungo la via annia (rinvenuto nel 1881
Boscatto di sotto, presso zellina): Vel id-nummer 15970 (Foto).
91 larea delle Alpes Iuliae, altrimenti nota anche come praetentura Italiae et Alpium, stata indagata dal punto di vista delle
connessioni tra la circolazione monetaria e la presenza militare in ael 1988. per eventi e conitti tetrarchici, con particolare al
periodo di Massenzio e larea orientale della diocesi italiciana cfr. Witschel 2002, pp. 348-353; leppin, ziemssen 2007; donciu 2012, in part. il capitolo 7.

158

Bruno Callegher

abbia conquistato la penisola istriana, in particolare pola92 e parenzo93, dove sono state trovate due
basi di statue con iscrizioni relative proprio a licinio e nel caso parentino con menzione alla sua
terza tribunicia potestas, ossia allanno 310. le scoperte numismatiche di questarea sono utilizzate
per raorzare il dato epigraco che a sua volta, in modo quasi autoreferenziale, posto in relazione
al tesoro qui in esame per spiegarne le cause del nascondimento e del mancato recupero94.
toponomastica, vicinanza della zecca di aquileia ed epigra avrebbero fornito, dunque, dati
sucienti perch questo ripostiglio fosse interpretato come una cassa militare, nascosto nello stesso
momento e nella medesima localit. tuttavia alcune ragioni di senso comune inducono a una
qualche cautela. infatti, sembra molto dicile occultare senza farsi scorgere uno o pi tesori cos
cospicui, distribuiti in vari contenitori, in unarea limitata, frequentata da molti soldati e persone
ad essi collegate senza che qualcuno se ne accorga. e nel caso del nascondimento di pi tesori,
credibile immaginare il loro interramento nello stesso sito, a distanza di molti mesi se non di qualche anno, proprio l dove in precedenza altri gruzzoli erano stati sepolti e non pi recuperati? risposte in parte denitive potranno essere trovate soltanto dopo lindividuazione del numero dei
coni e di eventuali legami tra i vari tipi almeno per la vicina zecca di aquileia, cos da poter stabilire, ad esempio, se i folles provenissero direttamente dalla zecca (elevata numerosit di legami di
coni in una serie o tra le serie) o se fossero invece stati raccolti nella zona, prelevandoli direttamente
dal circolante disponibile attraverso una levata scale (scarsa numerosit di legami di conio). lincertezza dei dati numismatici ad oggi disponibili, in particolare proprio per lo studio dei coni, non
meno che per il contesto archeologico inducono a proporre due altre possibili spiegazioni, oltre a
quella della cassa militare. la prima che sui versanti della collina di entur fosse stato tesaurizzato
un prelievo scale eettuato forse nelle citt costiere di trieste, pola, parenzo o in altri insediamenti dellistria; la seconda, che il tesoro fosse appartenuto a un qualche latifondista o ricco funzionario
dellarea, che lavrebbe nascosto in coincidenza di qualche razzia o di tensioni lungo il limes tra la
parte di Massenzio e quella di licinio. in eetti, la massa monetaria, raccolta in contenitori ceramici, cospicua per quantit, ma non in valore assoluto (ca. un milione in denari di conto) sarebbe
stata nascosta in un luogo appartato ma facilmente riconoscibile e raggiungibile sia dalla costa sia
dal vicino itinerario romano che univa trieste a pola.
Il tesoro e il suo valore
Forse pi che alle cause delloccultamento, almeno in questa fase, si pu cercare una risposta
alla domanda sul valore dellintero tesoro. noto che a partire dalla seconda met del iii secolo si
and aermando una separazione tra loro (anche in forma di moneta deve essere considerato merx
e non pretium) e gli altri divisionali, sottoposti a continue uttuazioni nei cambi95. la prima conseguenza di questo fu che i prezzi espressi in unit di conto (denari o nummi) continuavano a crescere, mentre quelli espressi in moneta aurea conservavano una pi sicura stabilit. il variare dei
cambi tra aureo e divisionali accentuava, quindi, la natura nominale e duciaria della moneta di
minor valore. in questo contesto che si collocano gli interventi sul nummo in epoca tetrarchica,
con una netta divaricazione tra quantitas=valore nominale e la substantia=intrinseco, divaricazione
che si esprime nel potere dellautorit emittente di diminuire lintrinseco o di alzarne la quotazione
nominale dando vita a quella che oggi deniremmo circolazione duciaria. simili decisioni permettevano di aumentare in termini nominali le entrate dello stato e quindi di eettuare i relativi
pagamenti senza aumentare la pressione scale. Molto probabilmente lintervento sul nummo del
92 Venetia et Histria, pola: Imp(eratori) C(a)esa(ri) [[Val(erio)]] / [[Liciniano Lici]]/[[nio]] Pio Felici / Invicto Aug(usto) / res
p(ublica) Pol(ensium) d(evota) n(umini) m(aiestatique) e(ius): alfldy 1984, p. 79, nr. 8; edr 093930 = Hd 032963.
93 Venetia et Histria, parentium: [[Imp(eratori) [Caes(ari) V]alerio]] / [[[Licini]ano]] / [[[Licinio]]] Pio F(elici) / Invicto
Aug(usto) p(ontici) / m(aximo) trib(unicia) p(otestate) III con(suli) / p(atri) p(atriae) proco(nsuli) r(es) p(ublica)Parentinor(um) /
d(e)v(ota) nu(mini) mai(estati)/q(ue) eius(!); alfldy 1984, 81, nr. 19; edr093939 = Hd032996.
94 Jelonik 1973, p. 80 e illustrazione; picozzi 1976.
95 lo cascio 2006; lo cascio 2008; carl 2008; carl 2009, pp. 33-45.

Un milione di denari sulla collina di entur

159

306 rientra in questa logica: diminuire la substantia a fronte di una invarianza nel valore nominale,
cosa che spiegherebbe, nel caso di entur, proprio la ridotta percentuale di folles/laureati grandi
(ca. 5%) in un tesoro in cui furono raccolte (se si escludono solo 3 antoniniani: 1 di aureliano e
due di probo96) in grande maggioranza monete coniate in un breve periodo (ca. 5 anni): i laureati
grandi, per il loro diverso e maggiore no (sia in argento che in rame) non potevano che essere stati
rapidamente ritirati e, se continuavano a circolare, non potevano essere ucialmente quotati a un
tasso diverso dalle monete meno pesanti. con il settembre 301, lintervento di diocleziano 97 aveva
sancito che un nummo/follis (laureato grande) valesse 25 denari, allora soltanto moneta di conto,
tra laltro molto usato nella determinazione dei prezzi delloro in particolare nei papiri, ma anche
nellepigraa98. Varie fonti attestano questo valore almeno no al 31899. la massa monetaria di
centur, prudenzialmente calcolabile in 40mila nummi/folles equivarrebbe, dunque, proprio a ca.
1milione di denari, somma che si ottiene moltiplicando il loro numero (40.000) per il valore facciale in denari di conto (25). tale somma riveste un certo rilievo perch ci permette di calcolare
quante libbre doro si sarebbero potute acquistare o onorare in caso di riscossione scale oppure a
quanto ammontava la ricchezza nascosta da un privato. ancora una volta, per, manchiamo di
fonti occidentali e i confronti possibili sono soprattutto con prezzi dellegitto o della siria/palestina. una fonte talmudica (un commento di Yerushalmi Maaser shemi quasi certamente dellanno 307, gi noto attraverso il lavoro di sperber su monete e prezzi in palestina tra iii e iV secolo100) indica in ambito palestinese un prezzo di ca. 120.000 denari per una libbra doro; solo tre
anni dopo (310), in egitto, i papiri tramandano una quotazione oscillante tra 108.000 e 150.000
denari101. nel silenzio delle fonti occidentali, possiamo assumere questultimo prezzo come indicativo anche per loccidente in quello stesso periodo e applicarlo al conteggio in unit di conto
(denari) del tesoro qui in esame per rispondere a quante libbre doro si potevano acquistare, riscuotere o tesaurizzare. il calcolo semplice: con la massa di folles nascosti sulla collina di entur si sarebbero ottenute ca. 6,6 libbre di metallo prezioso, una quantit doro convertibile o equivalente
(trattandosi di merx) a ca. 400 aurei tagliati a 1/60 di libbra102. non ci per noto attraverso le
fonti o altri dati documentali se i soldati venissero pagati direttamente in moneta aurea oppure in
divisionale corrispondente a un certo numero aurei di conto. eventuali conteggi tra 400 aurei/100
soldati a 4 aurei annui cos da ottenere una perfetta coincidenza tra centuria militare e toponimo
rientrano in equivalenze piuttosto teoriche perch il soldo poteva essere distribuito con diverse
modalit e quindi con moneta corrente composita: aurei, aurei e altro divisionale, soltanto divisionale di minor valore ma a un cambio prestabilito con loro.
linterramento di un unico tesoro in pi punti di uno stesso luogo, la data di chiusura desumibile da monete coniate a siscia e non nella vicina aquileia, lassenza di documentazione archeologica riconducibile con certezza a un accampamento militare, il completo silenzio delle fonti su
un evento militare cos violento e denitivo da eliminare tutti i milites o quanto meno tutti coloro
che conobbero lesatto posto del nascondimento di una ricchezza cos cospicua, inducono a proporre, come gi accennato, diverse motivazioni rispetto a quella tradizionale. Questa massa monetaria costitu probabilmente un prelievo scale nellarea istriana, in una moneta duciaria esito
dellampliamento della massa circolante senza che ne risultasse incrementata la pressione scale in
termini nominali, gruzzolo nascosto e non pi recuperato perch pochi erano ne erano a conoscenza. analogamente non vi sono elementi tali per escludere lipotesi di un risparmio appartenuto a
196

Jelonik 1973, tav. iX, nn. 202-204.


Monopoli 1997; per un inquadramento generale di qualche rilievo per i rapporti tra oro/argento/rame cfr. crawford
1975; Bhnke 1994, p. 481; dra 2004.
198 carl 2008 (epigrafe di Feltre).
199 carl 2009, pp. 59-60.
100 sperber 1974, p. 33.
101 carl 2009, pp. 46-51.
102 si accoglie lo standard ponderale proposto in RIC Vi, pp. 93-105, ove si indica una sostanziale continuit tra la moneta
aurea del periodo 294/305 Gold coins struck at a weight of 60 to the roman pound e il successivo 305/313: in general the
weight of the aureus remained steady around 1/60 of a pound of gold.
197

160

Bruno Callegher

qualche maggiorente istriano, per una somma non priva di attendibilit103 in una regione dotata
di porti vivaci per attivit e scambi, con impianti produttivi di vino, olio e granaglie se solo si presta fede a due lettere di cassiodoro (ca. 537/538)104 e alla ovvia constatazione della mancanza di
dati atti a escludere che la oridezza segnalata nel corso della prima met del Vi secolo connotasse
larea anche nei due secoli precedenti. Gli anni 310-312 sono altres caratterizzati dallintervento
monetario di costantino sulla moneta aurea, vale a dire lintroduzione del solido a 1/72 di libbra,
a partire dalla zecca di treviri dove comparve la prima volta nel 310, e la cui coniatura fu poi progressivamente estesa alle zecche dei territori che via via riconduceva in suo potere105. Fu una scelta
dettata in primis dalla necessit di garantirsi la fedelt delle legioni assicurando il mantenimento
nel tempo della paga militare, proprio per questo preferibilmente onorata in specie auree, prodotte
in grandi quantit. inoltre, la divisione in ambiti di inuenza tra i vari contendenti allimpero ebbe
notevoli conseguenze soprattutto proprio sul divisionale eneo. infatti, almeno nel primo decennio
del iV secolo, le necessit di provvedere alla distribuzioni in occasione di un adventus imperiale, di
sparsiones o congiaria richiesero una cospicua coniazione di monete in bronzo, il cui peso subiva
costanti modiche in modo da ottenere un sempre maggior numero di pezzi da una stessa quantit
di metallo. incremento progressivo del valore delloro e fallimento di tutte le riforme che prevedevano una riduzione ponderale di nominali in bronzo nirono per creare quella spirale inattiva per
cui ad ogni riforma corrispondeva laspettativa di successivi interventi, sempre volti a ridurre peso
e anche la qualit del no rispetto alla precedente emissione. allo stato attuale dellanalisi dellintero complesso di entur, sia nella sua composizione, sia nella campionatura del contenuto di rame ed eventualmente dargento nelle varie serie, non si pu stabilire se la tesaurizzazione fosse stata
motivata dallaver percepito le tensioni provocate dal modicarsi del rapporto tra moneta doro e
moneta in rame a seguito delle enormi emissioni di solidi per i donativi militari oppure dalla consapevolezza dellinevitabile inazione/svalutazione della moneta in rame, quasi agisse in quel momento e in questa parte dellimpero, sul limes tra la diocesi italiciana e la pannonia, qualcosa di simile alla c.d. legge di Gresham. supponendo trattarsi di un unico interramento, sembra signicativo osservare lassenza di una moneta tipicamente militare come fu largenteus di standard dioclezianeo, ad aquileia coniato no allestate del 307106 e a roma almeno no al 308107, la presenza di
tre antoniniani precedenti la riforma di diocleziano certo non residuali o fuori corso proprio perch tesaurizzati e quindi monete a cui si attribuiva un valore in rapporto al circolante di quel momento, una percentuale non irrilevante di laureati grandi della prima tetrarchia con no in argento
e peso in genere doppio rispetto agli analoghi pezzi successivi allintervento riformatore del 306.
probabile che chi raccolse quelle migliaia di pezzi avvertisse il progressivo deteriorarsi del valore del
divisionale in lega di rame a motivo della diminuzione del no in argento e delle riduzioni ponderali segnalate dal variare dei tipi nel corso di un solo decennio. il fallimento nel giro di brevi anni
degli interventi riformatori, a partire dalla riforma di aureliano nel 274, proseguiti con diocleziano nel 294 e nel 306, accompagnati dallinazione dei prezzi espressi in circolante eneo specialmente dopo lintervento del 301, non potevano che generare sducia nella moneta in rame e nella
capacit dellautorit di mantenerne stabile il valore. Queste osservazioni, una volta portato a termine un completo studio numismatico di questo gruzzolo nord istriano e averlo confrontato con
altri casi di tesori ben analizzati nelle loro varie componenti (sopravvivenze, assenza di determinati
103 un valore di ca. 400 aurei assolutamente in linea, ad esempio, con il tesoro di partinico: drost, Gautier 2011 e di
Beaurains (arras): Bastien, Metzger 1977. sul valore delloreceria, posseduta anche da privati e conteggiata in aurei o in denari
di conto o impiegata per donativi ai militari: carl 2009, pp. 74-77.
104 cass. Var., Xii, 22: Commeantium igitur attestatione didicimus Histriam provinciam a tribus egregiis fructibus sub laude
nominatam, divino munere gravidam vini, olei vel tritici, praesenti anno fecunditate gratulari [] Est enim proxima nobis regio supra
sinum maris Ionii constituta, olivis referta, segetibus ornata, vite copiosa, ubi quasi tribus uberibus egregia ubertate largatis omnis fructus
optabili fecunditate prouxit. quae non immerito dicitur Ravennae Campania, urbis regiae cella penaria, voluptuosa nimis et deliciosa
digressio.
105 per la riforma, cfr. da ultimi depeyrot 1992; depeyrot 2006.
106 RIC Vi, p. 307.
107 RIC Vi, p. 344.

Un milione di denari sulla collina di entur

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nominali, percentuali calcolate per interventi riformatori, analisi delle leghe), potrebbero rendere
meno rilevanti le motivazioni della raccolta (soldo per una vexillatio, cassa militare, raccolta scale,
beni di un singolo individuo)108 e ricondurre ad un ambito strettamente economico le cause delloccultamento, in questo riaermando che la moneta prima di tutto un documento destinato a
rispondere alle esigenze economiche, ossia alla domanda e alloerta di numerario in un determinato segmento temporale, in questo caso negli anni caratterizzati dalla strategia di Massenzio e degli altri attori con pretese egemoniche, in una regione vitale per i collegamenti tra le varie parti
dellimpero tra loro in conitto109.

108
109

per analoghe osservazioni relativamente al tesoro di Misurata, cfr. carl 2009, pp. 147-148.
King 1979; King 1993.