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Studenti Attivi

Lista elettorale degli studenti – Liceo statale “Marie Curie” di Meda – Consiglio d’istituto – Consulta provinciale degli studenti

“L’Onda”
Abbiamo cercato per voi alcune recensioni, alcune positive altre meno, del film che
abbiamo visto durante l’ultima assemblea d’istituto sperando che vi possano interessare 

Cineboom
I ragazzi protagonisti del film di Dennis Gansel assomigliano ai loro coetanei di dieci, venti, trent’anni fa.
Forse anche a quelli che vissero la nascita e l’ascesa del nazionalsocialismo in Germania. L’istantanea scattata
dal regista tedesco ci mostra dei giovani attenti,
capaci d’ironia, che soffrono per il rapporto coi
genitori – spesso assenti o troppo permissivi. Il
loro tallone d’Achille è la mancanza di vere
motivazioni, di obiettivi importanti, di quel
motore interno che fece correre altre generazioni.
Quando c’è penuria di ideali, quando si mitizza il
nulla, anche la disciplina può apparire qualcosa di
bello e giusto, diventando una specie di
aspirazione.
L’onda ripercorre un episodio realmente accaduto
negli Stati Uniti, riambientandolo nella Germania
dei giorni nostri. Un professore tentò un
esperimento in una classe di un liceo di Palo Alto,
volle vedere se i suoi studenti si sarebbero piegati
a quella forma di “obbedienza cieca” che fu alla
base dell’affermarsi del nazismo. Facendo leva su alcuni aspetti abbastanza elementari come la disciplina,
l’abolizione delle differenze, il senso di coesione, la difesa del gruppo dagli attacchi esterni, si venne a creare
un clima di aggressività e di perdita della capacità critica che finì per diventare una minaccia per l’intera
scuola. I ragazzi si erano in un certo senso spersonalizzati attraverso un’identificazione patologica con il
gruppo. Il professore, impaurito da ciò che aveva innescato, decise di sospendere l’esperimento, che rimase
però un punto di riferimento per gli studiosi di queste dinamiche. Ne nacque anche un romanzo Die Welle
(L’onda), ispirato a questo episodio e diventato un classico della letteratura per ragazzi, lettura obbligatoria
in molte scuole tedesche.
L’onda di Gansel si svolge una quarantina d’anni dopo l’esperimento americano ma l’attualizzazione della
vicenda è assolutamente credibile. All’inizio del
film i ragazzi esprimono pareri quasi annoiati sul
nazismo, dimostrando di considerarlo un capitolo
del tutto superato e irripetibile. Anche chi prende
le distanze con maggior consapevolezza tende a
pensare che i tedeschi (e il mondo intero) abbiano
imparato la lezione. A questo punto il loro
professore di storia, che soffre di un senso di
inferiorità verso i colleghi più titolati e verso la
sua stessa compagna, decide di affrontare il ciclo
di lezioni che ha davanti in modo decisamente
fuori dagli schemi provando ai suoi studenti che
instaurare un’autocrazia sarebbe ancora possibile.
E che anzi è più facile di quanto si immagini...

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Studenti Attivi – Liceo statale “Marie Curie” di Meda, provincia di Monza e Brianza
Lista elettorale per il consiglio d’istituto – Lista elettorale per la consulta provinciale – presentate il 9 ottobre 2009
studentiattivi@hotmail.it
Studenti Attivi
Lista elettorale degli studenti – Liceo statale “Marie Curie” di Meda – Consiglio d’istituto – Consulta provinciale degli studenti

Il piegarsi progressivo della classe alla sua volontà, l’entusiasmo crescente dei ragazzi per quella sorta di setta
che verrà battezzata “L’onda” (niente a che vedere con la protesta studentesca in Italia), l’annullamento
all’interno del gruppo delle individualità per far posto a una discilpina acritica, rendono bene l’idea di come
possa scattare quel meccanismo perverso che alla lunga può uccidere la democrazia e dar vita a un’deologia
terrificante come quella nazista. Naturalmente c’è anche chi resiste all’omologazione, in particolare due
ragazze che cominciano con l’opporsi al diktat della camicia bianca e poi combattono attivamente il dilagare
de L’Onda, stampando e diffondendo volantini che tentano di aprire gli occhi ai compagni. Ma si tratta di una
minoranza, la folla si lascia affascinare dall’obbedianza cieca.
Con la mente offuscata dall’euforia di vedere il suo esperimento realizzarsi, il professore non ascolta le
perplessità della sua compagna, delle studentesse più accorte, di uno dei ragazzi che a un certo punto si
“sveglia” e si rende conto di trovarsi dentro un mostruoso ingranaggio. La presa di coscienza del professore
arriverà troppo tardi, eviterà il disastro ma non la fine tragica del suo studente più fragile, più
suggestionabile.
L’onda è una pellicola ben costruita, la tensione sale e si percepisce in perfetto parallelo con l’esaltazione dei
ragazzi. La loro trasformazione in piccoli fanatici, inclini alla violenza, mette i brividi ma appare anche
estremamente plausibile, anzi diciamo che mette i brividi proprio perchè risulta plausibile. Vedere per
credere.

Critica Generale
Il film si presenta come una riflessione intorno alla possibilità di riaffermazione in Germania di un governo
autocratico.
In una classe di un liceo situato in un’imprecisata città di periferia,
gli studenti devono scegliere un corso da seguire durante la
settimana dedicata alle varie forme di concezione politica alternative
alla democrazia. Il professor Reiner, anarchico amante del rock, si
trova a dover tenere il corso sull’autocrazia invece di quello
sull’anarchia a lui più caro. Gli studenti, iscrittisi al corso più per
simpatia verso il professore che per interesse verso l’argomento
trattato, espongono subito le loro perplessità nei confronti dell’utilità
di affrontare lo studio del governo autocratico. Infatti come potrebbe
in una Germania democratica e conscia del passato generarsi
nuovamente un governo totalitario? Per rispondere a questa
domanda il professor Reiner istituisce una sorta di gioco di ruolo
facendo percorrere alla sua classe tutte le tappe che portano alla
genesi dei regimi totalitari. Gli studenti iniziano a vestirsi tutti con
camicie bianche e prendono il nome de “l’onda” formando a tutti gli
effetti un gruppo elitario rispetto alle altre classi. Lo stato di
superiorità provocato dall’appartenenza ad un gruppo esclusivo
porta i ragazzi a comportarsi in modo violento con coloro che non
fanno parte del loro gruppo e il progetto sfugge di mano al
professore.
Questo film, frutto di una Germania che riflette su sè stessa e sulla
possibilità di ripetere gli errori compiuti, coglie il suo obiettivo portando lo spettatore a compiere a sua volta
la stessa riflessione. Il pericolo del fascismo viene presentato come attuale, un pericolo generato dalla
strumentalizzazione della sicurezza fornita dall’uniformazione. Gli studenti de “l’onda” si sentono superiori
agli altri, ma non come individui bensì come gruppo rispondendo incondizionatamente agli ordini del
professor Reiner che assume il ruolo di führer.

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Il film riesce a comunicare a pieno come sia possibile la formazione di un regime totalitario evidenziando
che, se anche fosse presente il rifiuto incondizionato delle dittature del Novecento, questo non attesterebbe il
rifiuto della dittatura come concetto in sè e la possibilità di una sua riaffermazione.

Spaziofilm
Il potere attraverso la disciplina
Il corso di storia del professor Werner propone un singolare esperimento per spiegare la genesi di una
dittatura: la classe viene tenuta sotto stretta disciplina e indotta a forme di cameratismo. La scelta di
elementi identificativi del gruppo è il passo successivo: un logo, un’uniforme, un nome – l’Onda appunto –
come qualcosa di travolgente e incontrollabile…
“Potrebbe ancora accaderci una cosa
del genere…”
’… nella Germania di oggi, così
democratica e illuminata, in cui
dedichiamo tanto tempo a parlare di
Nazismo e Terzo Reich?”. Così il regista
Dennis Gansel esprime i dubbi e le
preoccupazioni che hanno dato vita al
progetto de L’onda.
In quest’ultimo film, presentato in
anteprima alla scorsa edizione del TFF –
Torino Film Festival, il regista conferma
una certa tendenza del cinema tedesco di
affondare le proprie trame narrative nel
sociologico (per non dire patologico). Gli
“esperimenti” sembrano occupare un
posto primario tra le tematiche di riferimento di questa cinematografia: il richiamo a The experiment, del
2001, in cui il regista Oliver Hirschbiegel proponeva gli effetti devastanti dell’abuso di potere in un gruppo di
persone diviso tra guardie e prigionieri senza contatti con l’esterno, è quantomeno doveroso.
Gansel affronta senza paura un tema scomodo, non citando mai apertamente termini quali nazismo,
neonazismo o minaccia sociale: prendendo spunto da un caso successo realmente negli Stati Uniti (ma il
gruppo si chiamava La terza onda) parla, infatti, di autocrazia e coinvolge lo spettatore, quasi fosse uno
studente da ammaliare all’inizio di un corso che non si sa bene se sia interessante o meno. L’onda, così come
il corso del professor Rainer Wenger (un coinvolto e misurato Jürgen Vogel, già visto in Goodbye Lenin!),
travolge letteralmente per ritmo e qualità registiche e attoriali, ma soprattutto per l’estrema fattezza di realtà
che tocca e spaventa chiunque: basterebbe davvero così poco a (ri)creare un movimento così forte e dagli
effetti così drammatici? Un andamento filmico graduale, che monta per aggiunte progressive (la scelta del
nome, la creazione di un logo, l’uniformità tramite i vestiti, il saluto identificativo), avanza inesorabile
attraverso la compattezza del gruppo e sembra un processo quasi irreversibile. Il regista cerca di far emergere
una riflessione proprio su questo, riuscendoci in pieno attraverso un potente climax fino all’inatteso e
scioccante finale.
Bravissimi i giovani attori scelti per la classe, tutti all’altezza di personaggi scritti con cura per cercare di
comprendere tutti i possibili casi umani post-adolescenziali, anche quelli più estremi: come per Tim,
interpretato dal bravissimo e convincente Frederick Lau, un emarginato che trova nell’Onda un senso di
appartenenza e una rete di (falsa) amicizia.

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Un film coraggioso, impegnato e impegnativo, costruito con situazioni realistiche che si può solo sperare non
trovino mai una dimensione reale. Consigliato.

FilmUP
Con L’Onda, diretto da Dennis Gansel, siamo di fronte a un’idea interessante. Uno spunto non
originalissimo, evidentemente, anche perché l’esperimento a cui questo film si rifà risale al 1967, però
comunque sufficientemente in grado di coinvolgere il pubblico per un paio di ore scarse e senza troppo
ambire.
Germania. In un istituto scolastico si tengono corsi monotematici su argomenti della politica contemporanea.
Uno di questi è il tema della “dittatura”. Il professor Rainer, alla domanda di uno studente sulla presunta
impossibilità di far rinascere una dittatura in Germania, decide di sottoporre i propri alunni a un
esperimento volto a simulare un sistema di governo “dittatoriale”. Bastano pochi giorni per generare il caos...
Viene detta “Obbedienza cieca” quella disposizione che hanno tutti gli esseri umani di sottostare agli ordini
impartiti da un diretto superiore, anche questi ordini vanno contro la propria coscienza. Il primo a studiare il
fenomeno fu Ron Jones, nel 1967, professore di storia di un liceo americano. Seguì nel 1971 il cosiddetto
“Stanford Prison Experiment”, cui si sono ispirati qualche anno fa per il film “The Experiment”. E si arriva
fino ad oggi, dove alcuni studiosi hanno tracciato dei parallelismi tra quegli esperimenti e le condizioni dei
prigionieri iracheni rinchiusi ad Abu Ghraib.
Tutto questo preambolo serve per avere un’idea del tema che, coraggiosamente, L’Onda tenta di affrontare
con esiti non esattamente convincenti.
La regia di Dennis Gansel è buona. Ha ritmo, riesce a trasmettere la giusta sensazione di ansia e malessere
insita in uno esperimento di questo tipo, e segue con dimestichezza le varie storie di alunni e professori che si
alternano sullo schermo. Purtroppo, però, è proprio la sceneggiatura a far mancare il bersaglio, malgrado
possa addirittura fregiarsi del Premio della scuola Holden al 26mo Torino FilmFestival. Infatti lo script, ad
opera dello stesso Dennis Gansel, risulta maldestro e non capace di descrivere con la giusta drammaticità gli
effetti collaterali cui i personaggi del film vanno incontro sottoponendosi al suddetto esperimento. Il film
finisce per perdersi, quindi, in una girandola di pruriti adolescenziali e tematiche “alte” che però non
vengono adeguatamente ispezionate.
Un’occasione mancata, insomma.

MoviePlayer
Il film di Gansel dimostra che la società odierna è ben lontana dall’aver rigettato i dogmi fondativi della
dittatura, ma che anzi è convinta a sottostarvi in modo facile e banale. E che negare la spinta dell’uomo verso
la volontà di sopraffare altri uomini è profondamente sbagliato e ancor di più pericoloso, perchè ci rende
incapaci di riconoscere il problema perfino se lo abbiamo sotto gli occhi.
Tutto nasce da un esperimento condotto del 1967 in un liceo californiano: gli studenti americani, non
capendo come abbiano potuto i tedeschi e gli italiani del primo dopoguerra farsi irretire dalle ideologie
nazista e fascista, interrogano il loro professore sui motivi dell’ormai incomprensibile gesto. A poco valgono
le spiegazioni del docente: cose come nazionalismo, manipolazione dei mezzi di informazione, bisogno di
sicurezze a livello economico e sociale non sono considerate abbastanza convincenti per il manipolo di
giovani, che si dicono assolutamente certi che nulla di vagamente riconducibile all’autocrazia potrebbe mai
ripresentarsi della civile società occidentale. Il professore, non altrettanto sicuro, propone ai ragazzi un
esperimento: lui stesso sarà il loro kaiser, e loro dovranno alzarsi in piedi per parlare e mantenere una

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posizione eretta e composta, tanto per cominciare. Tanto per cominciare, perchè le cose si spingeranno ben
più avanti di così.
Da questa vicenda reale, che nelle sue fasi successive si rivelerà a dir poco sconcertante, sono stati
successivamente tratti un libro e un film, presentato con successo al Festival di Torino, e stavolta ambientato
in Germania, nonché scritto, diretto e interpretato da tedeschi che ben più della controparte americana
dovrebbero aver presente le aberrazioni e gli abomini scatenati dalla dittatura. Invece gli studenti di Reiner
Wenger, all’idea di impersonare i giovani accoliti di un improvvisato despota, si dimostrano dapprima
divertiti ed eccitati dall’idea, in virtù soprattutto dell’originale metodo di insegnamento del volenteroso
insegnante, così diverso dalle noiose e pedanti lezioni dei suoi colleghi. Ma quello che era iniziato come un
esperimento dalla finalità educativa uscirà ben presto da questa logica virtuosa: chi si rifiuterà di mettersi la
“divisa” del gruppo, una camicia bianca, verrà additato come individualista, egoista, senza spirito di gruppo,
e con il passare dei giorni l’accesso all’istituto sarà permesso soltanto a chi palesa la propria appartenenza a
L’Onda tramite il gesto concordato. E nessuno sembrerà far caso a questi allarmanti segnali: d’altronde il
rendimento scolastico dei ragazzi ha raggiunto ottimi livelli, e persino la squadra di pallanuoto, da sempre
agli ultimi posti in classifica, grazie al nuovo spirito collaborativo sta gradualmente migliorando i propri
risultati. Anche lo stesso professor Wenger tarderà ad accorgersi della portata catastrofica dell’esperimento, e
ci vorrà che un alunno, più degli altri coinvolto dallo spirito dell’Onda, gli si proponga come guardia del
corpo per smuovere la sua visione delle cose.
Che L’onda di Dennis Gansel abbia ottenuto un così grande
risalto da parte della critica e della stampa tedesca era
prevedibile: non soltanto per l’aver dimostrato
inequivocabilmente che la società odierna è ben lontana
dall’aver rigettato i dogmi fondativi della dittatura, ma che
anzi è convinta a sottostarvi in modo facile e banale. Prova
ne è che, se ben pochi sono i ragazzi “dissidenti”, che
abbandoneranno l’esperimento, un numero di gran lunga
maggiore vorrà entrare a farne parte, riconoscendo in esso
la possibilità di appartenere ad un gruppo, acquisendo così
una nuova forza e la capacità di contare qualcosa, di far
sentire la propria voce, fosse anche soltanto grazie a un
pugno di adesivi e qualche bomboletta con cui riempire la
città del proprio simbolo. Certo, come aveva notato anche il professor Jones, originario ideatore
dell’esperimento, molti dei ragazzi che avevano dimostrato una vera e propria fede nel “movimento” creato
avevano alle spalle una situazione familiare difficile, o non riuscivano ad integrarsi con i coetanei, e in
generale soffrivano dell’assenza di forti punti di riferimento, ma forse la verità è che nessuno è immune dalla
distorta attrattiva del totalitarismo, con la sua pretesa di ordine, unità, disciplina in cui tutti insieme si
collabora ad un progetto più grande, che eleva al di sopra di chi non partecipa, di chi è diverso, di chi è
nemico. L’esperienza di Jones e il film di Gansel dimostrano quindi che negare questa ancestrale spinta
dell’uomo verso la volontà di sopraffare altri uomini, quantunque generata da intenti che si vogliono vendere
e vedere come positivi, sarà forse più rassicurante, ma è profondamente sbagliato e ancor di più pericoloso,
perchè ci rende incapaci di riconoscere il problema perfino se lo abbiamo sotto gli occhi.
“La nascita di una nuova dittatura è impossibile, perchè ne conosciamo le conseguenze”, recita uno dei
protagonisti del film con fare sicuro. Per poi contraddirsi nello spazio di poche scene, disprezzando chi non la
pensa come lui e arrivando a giustificare la violenza nei suoi confronti. Tra i motivi che, secondo i ragazzi,
concorrono all’affermazione di un regime dittatoriale, spiccano crisi economica e aumento della
disoccupazione, senso di insicurezza tanto nel presente quanto per il proprio futuro, diffidenza nei confronti
del diverso, straniero o di un’altra fede che sia, delusione nei confronti della classe politica. Non sembrano
problematiche da cui l’Italia è immune.

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