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Il viaggio Attraversammo un altro raggio di detenuti comuni. recitando i Salmi; mi sembrava che non finissero
Essi si sporgevano dai ballatoi e ci buttavano mai: erano i più fortunati. Le ore passavano,
- Gli ebrei italiani vivevano da perseguitati arance, mele, biscotti, ma, soprattutto, così le notti e i giorni, in un’abulia totale:
fin dal 1938 a causa delle leggi razziali ci urlavano parole di incoraggiamento, era difficile calcolare il tempo. Pochissimi

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fasciste; con l’occupazione tedesca, di solidarietà e di benedizione! avevano ancora un orologio e anche quei pochi
dopo l’8 settembre 1943, non ebbero più scampo: Furono straordinari; furono uomini che, vedendo privilegiati non lo guardavano più.
iniziò una vera e propria caccia all’uomo. altri uomini andare al macello solo per la colpa Ogni tanto vedevo qualcuno alzarsi a fatica per
Liliana Segre aveva allora 13 anni di essere nati da un grembo e non da un altro, cercare di capire dove fossimo, guardando dalle

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e suo padre, Alberto Segre, ne aveva 44. ne avevano pietà. Fu l’ultimo contatto con esseri grate, schermate con stracci per riparare dal

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9 Tentarono di espatriare, furono respinti
dagli svizzeri alla frontiera, vennero arrestati
da italiani, incarcerati prima e deportati poi
umani. Poi caricati violentemente su camion,
traversammo la città deserta e, all’incrocio
di Via Carducci, vidi la mia casa di corso
gelo quel carico umano. Si vedeva un paesaggio
immerso nella neve, si vedevano casette
civettuole, camini fumanti, campanili...

ma che
ad Auschwitz. Liliana sola è miracolosamente Magenta 55 sfuggire alla mia vista dall’angolo Prima che cominciasse la Foresta Nera, il treno
sopravvissuta. Da anni testimonia nelle scuole del telone: mai più. Mai più. si fermò e qualcuno potè scendere tra le SS
e nelle università perchè quelle tragiche Arrivati alla Stazione Centrale, armate fino ai denti, per prendere un po’ d’acqua
sottometto le vicende non siano dimenticate -. la fila dei camion infilò i sotterranei enormi
passando dal sottopassaggio di Via Ferrante
e vuotare il secchio immondo.
Anch’io e il mio Papà scendemmo e vedemmo per
mie opinioni Negli ultimi giorni di gennaio il quinto raggio
del carcere di San Vittore si era riempito
Aporti; fummo sbarcati proprio davanti ai binari
di manovra che sono ancora oggi nel ventre
la prima volta, scritto con il gesso sul vagone:
“Auschwitz bei Katowice”. Capimmo che quella era
al giudizio di ebrei che arrivavano da tutta Italia;
eravamo circa settecento. Nella nostra cella
dell’edificio. Il passaggio fu velocissimo.
SS e repubblichini non persero tempo: in fretta,
la nostra meta. Il trenò ripartì quasi subito
e la notizia della nostra destinazione gettò

dei più saggi entrarono timidamente due sposini di Torino,


Aldo e Bianca Levi, quasi a chiederci scusa della
a calci, pugni e bastonate, ci caricarono sui
vagoni bestiame. Non appena un vagone era pieno,
tutti in una muta disperazione. Fu silenzio
in quel vagone in quegli ultimi giorni.

e all’autorità forzata ospitalità. Si sistemarono sulla branda


dove dormiva Papà; lui si mise sul pagliericcio,
veniva sprangato e portato con un elevatore alla
banchina di partenza. Fino a quando le vetture
Nessuno più piangeva, né si lamentava. Ognuno
taceva con la dignità e la consapevolezza degli

della Chiesa per terra, vicino a me. Dormivamo pochissimo,


stavamo zitti per non disturbare gli altri.
furono agganciate, nessuno di noi si rese conto
della realtà. Tutto si era svolto nel buio
ultimi momenti. Eravamo alla vigilia della morte
per la maggior parte di noi. Non c’era più niente
Faceva freddo, dormivamo vestiti. del sotterraneo della stazione, illuminato da dire. Ci stringevamo ai nostri cari
Aspettavamo notizie. Nell’attesa fingevamo da fari potenti nei punti strategici; fra grida, e trasmettevamo il nostro amore come un ultimo
un distacco benevolo, quasi ottimista. In realtà latrati, fischi e violenze terrorizzanti. saluto. Era il silenzio essenziale dei momenti
non parlavamo che del nostro destino e un’ansia Nel vagone era buio, c’era un po’ di paglia decisivi della vita di ognuno.
devastante trasformava ogni nostra azione, per terra e un secchio per i nostri bisogni.
anche la più sciocca, in un caso irripetibile. Il treno si mosse e sembrò puntare verso sud. Poi, poi, all’arrivo
A un certo punto, credo nel pomeriggio, entrò Andava molto piano, fermandosi a volte per ore. fu Auschwitz e il rumore
nel raggio un tedesco che lesse i nomi di quelli Dalle grate vedevamo la campagna emiliana nelle assordante e osceno
n°9_17 febbraio
n°1_24
n°6_24 ottobre 2008
2009
2010
Hanno collaborato:
hanno che sarebbero partiti il giorno dopo per ignota brume dell’inverno e stazioni deserte dai nomi degli assassini intorno a noi.
destinazione. Erano circa 600 nomi, non finiva familiari. Gli adulti dimostravano un certo
Liliana Segre
Alessandro Franca più. Pochissimi furono i “non chiamati”, quasi sollievo visto che il treno non era diretto Liliana Segre
Carlo Maria
Andrea Zurlini
Cirino
Cecilia
Carlo M.Giampaoli/grafica/
Cirino
tutti coniugi o figli di matrimoni misti. al confine; alla sera però ci fu un’inversione
Rino Ravenna, sentito il suo nome, senza una di marcia e quella notte nessuno dormì.
parola, si allontanò dal gruppo dei condannati. Tutti piangevano, nessuno si rassegnava al fatto
Sul paletot nero, ormai impolverato e grigiastro, che stavamo andando al nord, verso l’Austria;
risaltava il collo di canapina dal quale i nostri era un coro di singhiozzi che copriva il rumore
207. non ha una redazione stabile
né un direttore editoriale. aguzzini avevano strappato la guarnizione delle ruote. Dai vagoni piombati saliva un coro
207. viene prodotto senza scopo di lucro; di astrakan. Poco dopo sentimmo un tonfo sordo. di urla, di richiami, di implorazioni: nessuno
la stampa si autofinanzia attraverso Si era buttato giù dal ballatoio dell’ultimo ascoltava. Il treno ripartì. Il vagone era fetido
le offerte raccolte. piano ed era morto sul colpo, là, sull’impianto e freddo, odore di urina, visi grigi, gambe
207. è composto da pensieri, articoli del raggio. Era sfuggito al viaggio. Noi tutti ci anchilosate; non avevamo spazio per muoverci.
ed immagini libere da censura. preparammo a partire; ci furono distribuiti dei I pianti si acquietavano in una disperazione
Ogni autore è responsabile dei testi cestini di carta con sette porzioni di gallette, assoluta. Io non avevo né fame, né sete. Mi prese
pubblicati a suo nome. sette di mortadella, sette di latte condensato. una specie di inedia allucinata come quando si
207. viene distribuito ogni tre settimane Perchè sette? Perchè sette? Come facevo ha la febbre alta; quando riuscivo a riflettere
circa, o comunque ogni qualvolta
a guardare mio Papà? Come facevo a chiedergli pensavo che forse, senza di me, Papà avrebbe
venga raccolto materiale sufficiente
a giustificarne l’impaginazione. la ragione di quello che ci stava accadendo? potuto scappare da San Vittore, saltare quel muro
Chiunque può prendere parte alla In quelle ultime ore a San Vittore tacevo; come aveva proposto un altro internato, Peppino
realizzazione
alla realizzazione
del giornale
del giornale
inviando i ma ogni tanto mi allontanavo da Lui, correvo Levi, o forse no. Mi stringevo a Lui,
inviando i propri
propri testi testi indirizzo e-mail:
al seguente come una pazza su su fino alle grandi celle comuni che era distrutto, pallido, gli occhi cerchiati
al seguente indirizzo e-mail: dell’ultimo piano per vedere tutta quella gente di rosso di chi non dorme da giorni. Mi esortava
207.liberastampa@libero.it sconosciuta che si preparava a partire, con gesti a mangiare qualcosa, aveva ancora per me
207.liberastampa@libero.it uguali. Era la deportazione annunciata, ne facevo una scaglia di cioccolato; la mettevo in bocca
parte anch’io, la principessa del mio Papà. per fargli piacere, ma non riuscivo a inghiottire
La mattina dopo, il 30 gennaio 1944, una lunga nulla. Nel centro del vagone si formò un gruppo
fila silenziosa e dolente uscì dal quinto di preghiera: alcuni uomini pii, tra i quali
Entrance to Auschwitz
raggio per arrivare al cortile del carcere. ricordo il signor Silvera, si dondolarono a lungo

Carlo M. Cirino e Cecilia M. Giampaoli 1/2


groviglio Via Petrucci 19, 61121 Pesaro
Oriente e occidente
Nell’universalità della razionalità occidentale
Il Sole sorge, noi lo vediamo.
Così come vediamo sorgere le persone
intorno a noi, e le piante e gli animali.
fa ritorno alla tana, non è forse per un certo
qual modo del tornare? E lo stesso può dirsi
del tuffatore, che conosce in quale punto

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c’è questa divisione che è l’Oriente: La realtà stessa è sorta, ha avuto origine; del divenire gettarsi. Si tratta di un moto
l’Oriente, pensato come l’origine, da sempre ce ne siamo occupati e preoccupati. non-temporale, dato che non si aggiunge in
sognato come il punto vertiginoso da cui nascono Ed è sorta ogni giorno, per noi, coda agli eventi contingenti (posto che ce ne
nostalgie e promesse di ritorno, l’Oriente dacché ne conserviamo memoria. siano); ed irreversibile per quanto riguarda la
offerto alla ragione colonizzatrice maschile E le cosmogonie, le congetture, le leggi possibilità di fornirne una descrizione reale,
dell’occidente, ma indefinitamente inaccessibile, della termodinamica, e in principio Dio creò che non renderà conto né di foglie, né di petali.
perché resta sempre il limite: il cielo e la terra, i primi tre minuti La metafora geografica, duale, categoriale,
la notte dell’inizio in cui si è fermato di Weinberg... non ha utilità in simili territori; sarà anzi
l’occidente ma nella quale ha tracciato causa di smarrimento, sfiducia, disinteresse.
una linea divisoria, Ma il ritorno ha su di noi un effetto diverso; Il territorio rifiuta la mappatura con
l’Oriente è per l’occidente per questo dico che il Sole domani non sorgerà. l’ostinazione di certa fisica nei confronti
tutto ciò che esso non è. dell’apparato di misurazione.

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Il ritorno è atteso, non conseguente: Ma è vero che durante la notte il Sole percorre
La ricerca scientifica è il problema. reversibilità che per compiersi conta passaggi che sono sottratti alla vista dell’uomo?
Perché la ricerca della verità? numerosi giri di ruota. Sulla via del ritorno Combattendo forze che a volte gli sbarrano
Perché in occidente si ha cura della verità le frasche si piegano e si accartocciano, la strada ed altre volte si avvicendano
più che di se stessi? Perché si ha cura di sé confondendosi come fantasmi ipnagogici. teneramente con Lui? E come trova la strada
soltanto attraverso la cura della verità? Aleggia una nebbiolina lungo quel remoto cammino: per il mattino? Grazie al tempo e allo spazio
Cosa ha indotto la cultura Occidentale una velatura che solletica l’attenzione dapprima forse? Oppure a causa di un qualche impulso?
a ruotare intorno a quest’obbligo di verità, inquietando, poi mescolandosi ai pensieri, Nella veglia, è l’uomo che dorme.
che ha assunto forme così diverse? Che spacca sciogliendone i rumori. In quei passaggi Tempo e spazio invece, si accapigliano
il cuore della terra, che lavora sull’atomo tutto si magnetizza, vibrando in sintonia come due fratellini. Ma nel sogno dell’uomo,
per sprigionare la sua potenza distruttiva? col suono raccolto del respiro ed invitando i due bimbi sono assopiti: su di loro è sceso,
irresistibilmente a discendere lungo una qualche sacro, il torpore. Ora è l’uomo ad essere desto,
Abbiamo bisogno dell’Oriente, vertigine diagonale. Il ritorno conduce a segreti e pronto ad affrontare, come il Sole, il cammino
di slegarci da questa necessità malata, condotti, viottoli, sentieri intricati; nell’ombra; con la rara cartografia che possiede
di addentrarci nei misteri della natura di rado s’incontra qualcuno o qualcosa lungo e che lo aiuta ogni mattino a fare ritorno:
per portare alla luce il suo meraviglioso gioco quei tratti, piste di bosco. E quando capita i due bimbetti lo aspettano già alzati.
di continua trasformazione che rimane per noi si tratta sempre di presagi importanti;
mistero inaccessibile. qualcosa che non deve essere lasciato andare, Per l’occidente, l’Oriente è il territorio
L’Occidente teme la libertà di “madre natura” sulla quale spargere il proprio soffio. come impossibilità della mappatura; è il ritorno,
di essere esattamente come vuole essere, la strada di casa percorsa in sogno da bambini.
senza compromessi. L’occidente sradica Il Sole non sorgerà. L’irreversibilità affatica
la magia della foresta perché non riesce l’intuizione, com’è evidente! E com’è chiara Carlo Maria Cirino

a tollerare l’idea che essa è naturalmente la confusione che sconvolge l’andare

tor-
incontrollabile. ed il fare ritorno. Conciliare l’esperienza
macroscopica, dominata dalla contingenza,
Abbiamo bisogno di accompagnare la nostra con le leggi ideali e reversibili della scienza
necessaria voglia di capire e comprendere tutto, classica: impossibile. Sarà perché continuiamo
con una pacificata sensazione che è già tutto a non accorgerci dei complicati ritorni,
perfetto così com’è e che non c’è nulla puntando lo sguardo in direzione di una freccia
da dominare. Che l’universo si può esplorare che, da tempo ormai, si è persa nel fitto intrico
ma non si può possedere. Abbiamo bisogno del bosco. Convinti come siamo che essa
di abbassare il volume dell’esigenza matematica ci preceda, facciamo di tutto per ritrovarla;

po-
calcolatrice nella nostra testa per dare spazio mentre smettiamo di riflettere su certe possibilità
a quel fluire irrazionale, insensato, intuitivo, della mente che nei primi anni di vita tenevamo
creativo che ci ricollega con l’essenzialità in allenamento costante. E sappiamo quanto poco
dell’Uno-tutto. poté esserci d’aiuto il teorema di ricorrenza
di Poincaré, garantendoci a suo modo un ritorno,
Andrea Zurlini una soluzione che potesse fiaccare la fuga
di quella maledetta freccia. Il bambino
teme che la madre non faccia ritorno:
l’unione energetica iniziale, il continuo sostare
Oriente e occidente II al piacere più perfetto deve essere rinnovato.

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E chissà quale sacro meccanismo regola
Domani il Sole non sorgerà. lo scorrere delle acque contemplate da Eraclito?
Hume si interrogava sull’astro e pensava che Rincasare non significa invertire la freccia
certo, probabilmente... Ma quale certezza? del tempo, è evidente; ma chi negherebbe
Già, chi può sapere quel che capiterà che si tratta ugualmente di un fare ritorno?
Maurits Cornelis Escher
al Sole sulla via del ritorno? Così, quando la madre rientra o la volpe

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