Sei sulla pagina 1di 181

CAMPOBASSO - DIRITTO COMMERCIALE VOLUME 2.

DIRITTO DELLE SOCIETA


PREMESSE
Dato che lo studio della materia diritto commerciale si divide, per scelta dello studente e concessione del
docente, in due parti, provvedo a ricordare a tutti gli studenti che adopereranno la mia dispensa alcuni
concetti chiave, inerenti le societ in generale, presenti nel volume 2 del testo dellautore Campobasso,
prima di accingermi a trattare le societ per azioni, argomento col quale inizia lo studio di diritto
commerciale 2.
La nozione di societ, o meglio di contratto di societ, la ritroviamo allinterno dellart.2247 c.c. quando il
legislatore specifica che Con il contratto di societ due o pi persone conferiscono beni o servizi per
l'esercizio in comune di una attivit economica allo scopo di dividerne gli utili.
Da una prima lettura possiamo evincere, anzitutto, che la societ si configura come un contratto (come
dice lo stesso Campobasso a pagina 5 del volume 2) e pertanto ad essa si applicano, salvo casi specifici
previsti dalla legge per i singoli tipi di societ, tutte le norme del codice in materia di contratti in generale.
E un contratto associativo o con comunione di scopo, potenzialmente plurilaterale ed aperto, i cui effetti
non si esauriscono con la stipulazione dello stesso: con il contratto di societ, in sostanza, le parti dettano
lorganizzazione di una futura attivit.
Fondamentali, per dar vita ad una qualsivoglia societ, sono i conferimenti dei soci: essi constano, secondo
il dettato codicistico, di beni e servizi utili, sarebbe meglio dire necessari, per lesercizio in comune di
unattivit economica. Pu trattarsi, in linea generale, di prestazioni di attivit lavorativa, di denaro, di beni
in natura, trasferiti in propriet o concessi in semplice godimento, anche se va presa, di volta in volta, in
considerazione la disciplina dei singoli tipi di societ (per esempio nelle societ per azioni i conferimenti
non possono essere costituiti da prestazioni dopera o di servizi). I conferimenti, dicevamo, sono necessari
per formare il capitale di rischio iniziale, utile alla societ per lo svolgimento dellattivit dimpresa, e
devono provenire da tutti i soci, anche se lammontare e loggetto del conferimento possono mutare da
socio a socio.
Ultimo elemento di primaria importanza, allinterno delle societ, sicuramente rappresentato dal fine,
dallo scopo di divisione degli utili tra i singoli soci: ecco cosa distingue le societ dagli altri fenomeni
associativi di cui al libro primo del codice civile, la presenza dello scopo di lucro.
Quindi tre elementi fondamentali dobbiamo ricordare: conferimenti, esercizio in comune di unattivit
economica e scopo di divisione degli utili.
Certo che i singoli soci, nelleseguire quella particolare prestazione che il conferimento, ossia
destinando stabilmente una parte della propria ricchezza, assumono il cosiddetto rischio dimpresa: essi
non sanno ancora se riceveranno realmente un utile grazie alloperato della societ, n tanto meno sanno
se la stessa subir delle perdite. Corrono, dunque, il rischio non solo di non guadagnarci alcunch ma
addirittura di perdere in tutto o in parte il valore del conferimento.
Importante, a questo punto, fissare due concetti chiave collegati ai conferimenti: quello di patrimonio
sociale e quello di capitale sociale.
1

Il patrimonio sociale il complesso di rapporti giuridici attivi e passivi che fanno capo alla societ. Si tratta,
almeno inizialmente, dei beni provenienti dai conferimenti dei soci ma necessario specificare che esso,
col tempo, varia in base alle vicende economiche della societ, generando attivit o passivit che si
possono evincere dal bilancio desercizio annuale. Per patrimonio netto si intende la differenza tra attivit
e passivit. Il patrimonio sociale, o meglio lattivo patrimoniale, costituisce garanzia generica principale od
esclusiva dei creditori della societ: garanzia esclusiva se vi autonomia patrimoniale perfetta, ossia per le
obbligazioni sociali risponde solo e solamente la societ con il proprio patrimonio; garanzia principale se la
societ non gode di autonomia patrimoniale perfetta e, pertanto, i soci rispondono anchessi, direttamente
con il proprio patrimonio, delle obbligazioni sociali.
Diversa, invece, la nozione di capitale sociale nominale: si tratta di unentit numerica, del valore in
denaro dei conferimenti quale risulta dalla valutazione, di carattere economico, presente nellatto
costitutivo della societ. A differenza del patrimonio sociale, il capitale sociale nominale non varia nel corso
della vita della societ se non nellipotesi in cui vi sia una modifica dellatto costitutivo che ne decida un
aumento, prevedendo nuovi conferimenti, o la riduzione, per perdite subite.
Il capitale sociale nominale ha una duplice funzione, una vincolistica ed una organizzativa. Ha una funzione
vincolistica in quanto, indicando lammontare dei conferimenti, determina il valore delle attivit che i soci
non possono distrarre dallattivit dimpresa e che non possono liberamente ripartirsi per tutta la durata
della societ. I soci possono provvedere alla sola ripartizione del patrimonio netto che SUPERA
lammontare del capitale sociale e questo anche nellipotesi in cui la societ non abbia alcun debito
(esempio: capitale sociale nominale di 100, determinato dal valore economico dei conferimentitutto ci
che va oltre il 100 pu essere ripartito, il resto NO). Quindi il capitale sociale rappresenta la quota
ideale/frazione del patrimonio netto assoggettata ad un vincolo di stabile destinazione allattivit sociale
(c.d. capitale reale): infatti, quasi a sottolinearne la funzione vincolistica, la cifra del capitale sociale
nominale viene iscritta, in bilancio, fra le passivit della societ, insieme ai debiti a carico della societ
stessa, proprio perch intoccabile e non divisibile.
Abbiamo detto, per, che il capitale sociale assolve anche ad una funzione organizzativa e lo fa, se
vogliamo essere precisi, sotto due punti di vista differenti, luno valevole per tutti i tipi di societ, laltro
solo per le societ di capitali.
Il capitale sociale nominale, infatti, serve da termine di riferimento per accertare, allinterno del bilancio
desercizio, tanto gli utili quanto le perdite: abbiamo detto che esso va iscritto tra le passivit e quindi va a
sommarsi ai debiti ed per tal motivo che gli utili, distribuibili tra i soci, saranno costituiti dallattivo
ECCEDENTE la somma tra debiti e capitale sociale (Esempio: capitale sociale di 100, debiti/passivit di 300,
bilancio delle attivit di 600a 600, che lattivo, va sottratto un valore di 400, ossia capitale + debiti600
400 = 200 questo lutile di bilancio divisibile tra i soci). Allo stesso modo potranno essere determinate
le perdite: bilancio delle attivit pari a 600, capitale sociale nominale pari a 100, valore delle passivit pari a
700600 (100 + 700) = - 200la societ in perdita di 200.
Sotto un diverso profilo, per, il capitale sociale nominale ha una funzione organizzativa differente,
valevole per le societ di capitali: serve come base di misurazione di alcune fondamentali situazioni
soggettive dei soci, tanto di carattere amministrativo (diritto di voto) quanto di carattere patrimoniale
(diritto agli utili ed alla quota di liquidazione), tutti diritti che spettano al socio proporzionalmente al
capitale sociale sottoscritto.
2

Come vedete ho provveduto a ricordare solo e solamente quelli che sono i caratteri essenziali delle societ,
senza addentrarmi in alcuna disciplina specifica. Questa introduzione utile in quanto ci ricorda, in un
certo, di cosa stiamo parlando: la societ per azioni, primo argomento di diritto commerciale 2, prima di
essere una societ di capitali , anzitutto, una SOCIETA. Era giusto, dunque, ricordarne la definizione.

CAPITOLO QUARTO LA SOCIETA PER AZIONI


Nozione e caratteri essenziali
Noi sappiamo che tra le societ di capitali rientrano la societ per azioni, la societ in accomandita per
azioni e la societ a responsabilit limitata.
La societ per azioni, dunque, una societ di capitali in cui per le obbligazioni sociali risponde soltanto la
societ con il suo patrimonio, in forza dellart.2325 comma 1 del codice civile, ed in cui la partecipazione
sociale rappresentata da azioni, in forza dellart.2346 comma 1 del codice civile. Dunque la societ per
azioni si distingue, tra le societ di capitali, sia dalla societ in accomandita per azioni dove, bench le
quote siano rappresentate da azioni, vi una particolare categoria di soci, accomandatari, responsabili
solidalmente ed illimitatamente con la societ per le obbligazioni della stessa, sia dalla societ a
responsabilit limitata, dove vi autonomia patrimoniale perfetta ma le quote dei soci non possono essere
rappresentate da azioni n possono costituire oggetto di offerta al pubblico.
La societ per azioni il tipo di societ di capitali maggiormente diffuso, in particolar modo tra le imprese
di medio-grandi dimensioni, a capitale sia privato sia pubblico e la disciplina della stessa ha subito notevoli
cambiamenti dal 1942 ad oggi. Analizziamone i caratteri essenziali.
Anzitutto la societ per azioni gode di personalit giuridica, essendo autonomo centro di imputazione,
soggetto di diritto formalmente distinto dalle persone dei soci e godendo di autonomia patrimoniale
perfetta: solo la societ pu essere qualificata come imprenditore ed sempre questultima ad essere
soggetta alla disciplina propria dellattivit dimpresa.
I soci, godendo la societ per azioni di autonomia patrimoniale perfetta, sono tenuti solo ad eseguire i
conferimenti promessi e sono essi, quindi, a decidere quale parte del proprio patrimonio personale
intendono esporre al rischio dimpresa (regola estesa, con la riforma del diritto societario del 2003, anche
alle ipotesi, salvo talune eccezioni, in cui tutte le azioni appartengano ad una sola persona). Lautonomia
patrimoniale perfetta, dunque, fa si che i creditori della societ possano rifarsi SOLO ed ESCLUSIVAMENTE
sul patrimonio della stessa, anche se il legislatore, quasi a fare da contraltare a questa previsione, ha
dettato una disciplina di tutela dei creditori inerente leffettivit e lintegrit del capitale sociale, oltre che
linformazione contabile periodica sulla situazione patrimoniale e sui risultati economici della societ.
A fare da contrappeso alla responsabilit limitata dei soci, inoltre, vi lorganizzazione di tipo corporativo
propria della societ per azioni, basata sulla compresenza di tre organi: lassemblea, lorgano di gestione e
lorgano di controllo. Il singolo socio non ha poteri di amministrazione e di controllo: egli si limita, col
proprio voto proporzionato alla quota di capitale sottoscritto ed al numero di azioni possedute, alla
designazione dei membri dellorgano amministrativo e di quello di controllo. Tali membri, dunque, sono
del tutto distinti dalle persone dei soci e rispondono, tanto in sede civile quanto in sede penale, dei danni
arrecati alla societ in seguito a violazione dei propri doveri. Lassemblea dei soci, inoltre, decide a
maggioranza: si tratta di una maggioranza per capitale, in quanto il peso del singolo socio determinato
3

dal numero di azioni possedute e dal capitale sociale sottoscritto. Sono coloro che detengono la
maggioranza di capitale e che, pertanto, rischiano maggiormente a prendere le decisioni di maggior rilievo.
Il disinteresse degli stessi, per, pu essere sanato dallintervento di soci che detengono anche una
frazione minima del capitale sociale, almeno per ci che riguarda il funzionamento essenziale della societ
(nomina e revoca degli amministratori e dei sindaci, approvazione del bilancio desercizio), in quanto
lassemblea ordinaria dei soci, in seconda convocazione, delibera qualunque sia la parte di capitale sociale
rappresentata dai soci partecipanti, come previsto dallart.2369, comma 3 del codice.
Lultimo carattere essenziale della societ per azioni sicuramente determinato dal fatto che le quote di
partecipazione dei soci sono rappresentate da partecipazioni-tipo omogenee e standardizzate, ossia
azioni di uguale valore e che conferiscono uguali diritti (art.2348 comma 1 c.c.). La divisione del capitale
sociale in parti/azioni segue un criterio astratto-matematico, in forza del quale NON si tiene conto del
numero dei soci, ma solo di ununit di misura liberamente predeterminata che rappresenta il valore delle
azioni (esempio: 1000 il capitale, diviso magari in 100 azioni del valore di 10). Ecco, quindi, unimportante
differenza tra societ per azioni e societ a responsabilit limitata, laddove in questultima la divisione del
capitale sociale operata in funzione del numero dei soci, i quali diventano titolari di una sola quota di
partecipazione, che varia in base al capitale sottoscritto (capitale sottoscritto per un valore di 100, unica
quota pari a 100).
La divisione del capitale secondo il criterio astratto matematico in partecipazioni-tipo standardizzate ed
omogenee, le azioni appunto, fa si che le stesse siano facilmente e liberamente trasferibili, in particolar
modo quando sono quotate su un mercato regolamentato come quello della borsa valori, in cui si forma un
prezzo ufficiale di ogni azione, reso possibile dallomogeneit e dalla fungibilit dei titoli.
Societ per azioni e tipologia della realt
Ora possiamo finalmente capire perch le grandi imprese si organizzano in societ per azioni: la
responsabilit limitata dei soci e la possibilit di una pronta mobilitazione dellinvestimento, grazie alla
suddivisione in azioni, favoriscono la raccolta di grandi capitali di rischio di cui necessita limpresa stessa. In
tal modo si vengono a creare due categorie di azionisti: coloro animati dallo spirito imprenditoriale e che,
pertanto, intendono partecipare attivamente alla vita della societ, gli azionisti imprenditori, e coloro che
intendono investire il proprio denaro per farlo fruttare, per ottenerne semplicemente un ritorno
economico dato linvestimento dei propri risparmi, gli azionisti risparmiatori. Inoltre, come abbiamo detto,
nel modello della societ per azioni i piccoli azionisti possono agire, e quindi avere un comportamento
attivo, per evitare che la variazione continua di interessi dei grandi investitori mortifichi la vita della
societ.
Tuttavia non sono solo le grandi imprese ad optare per la creazione di una societ per azioni. Molto
frequenti, nellintero sistema economico, sono le societ per azioni a ristretta base azionaria, composte
da un numero non elevato di soci e costituite per gestire imprese di modeste dimensioni, a volte
addirittura per gestire attivit a carattere familiare, senza la presenza di un appello al pubblico risparmio
per la raccolta di capitale. I problemi che si pongono in questi casi riguardano, per lo pi, la tutela dei soci
di minoranza e dei creditori: ovvio che chi si espone maggiormente al rischio, investendo di pi, abbia
anche pi potere di decisione, manifestato allinterno dellassemblea e nella scelta degli amministratori,
espressione degli azionisti di maggioranza. Questa situazione dovrebbe portare ad una gestione
maggiormente oculata della societ: proprio perch un soggetto ha investito di pi, e quindi rischia di pi,
4

dovrebbe avere maggior interesse affinch tutto vada per il verso giusto. Tuttavia il quadro cambia
radicalmente nel momento in cui la societ fa appello al pubblico risparmio: in questo caso, infatti, vi sono
una moltitudine di investitori con partecipazioni microscopiche, ma che costituiscono comunque la
maggioranza del capitale, ed il loro disinteresse (sono soggetti che investono al solo fine di ottenere un
guadagno e non per partecipare attivamente allattivit dimpresa) potrebbe favorire il dominio della
societ da parte di gruppi minoritari di controllo, detentori del dieci o del venti per cento del capitale
sociale, ma attivi nel prendere le decisioni di maggior impatto. Sono questi soci a nominare gli
amministratori ed i sindaci, rispettivamente per la gestione ed il controllo della/sulla societ, ed essi
potrebbero dar luogo ad operazioni truffaldine o a gestioni spericolate: notiamo, infatti, che chi si trova a
decidere chi, comunque, rischia meno e, decidendo direttamente o indirettamente delle sorti della
societ, potr sempre defilarsi in tempo, alienando le proprie azioni e lasciando i piccoli
risparmiatori/azionisti, cos come i creditori, in un mare di guai.
Il codice del 1942, per, non prevedeva una disciplina di tutela per questi casi: ci si affidava sempre al
principio maggioritario, non funzionante per il disinteresse dei piccoli investitori, al potere di
controllo/vigilanza dei sindaci, che non vigilavano in quanti legati ai gruppi di controllo ed allautotutela
degli azionisti, che non potevano o non sapevano tutelarsi. La situazione, oggi, cambiata, non solo perch
mutata la disciplina a riguardo, ma anche per la comparsa di una nuova figura di investitori, gli organismi
di investimento collettivo: si tratta di operatori specializzati, veri e propri investitori istituzionali, i quali
raccolgono risparmio fra il pubblico e lo investono in partecipazioni di minoranza in societ quotate
secondo il criterio della diversificazione del rischio (pensiamo ai fondi comuni di investimento o ai fondi
pensione). In tali casi, quindi, alla massa di azionisti investitori si affiancano soggetti dotati di specifiche
competenze, che sanno come agire sul mercato e sanno (o dovrebbero sapere???mah) tutelarsi svolgendo
un ruolo attivo nelle assemblee e nei confronti degli amministratori (in sostanza, il risparmiatore investe
nel fondo che si preoccupa di investire e di tutelare linvestimento, cosicch il piccolo non si trova mai ad
avere a che fare con un mondo che non conosce, in quanto sostituito in tutto e per tutto da operatori
competenti).
Un altro fenomeno che ci interessa analizzare quello dei gruppi di societ: sempre pi frequente che
una pluralit di societ per azioni, tutte formalmente autonome ed indipendenti come sottolinea lautore
Campobasso, facciano capo ad una societ capogruppo, di cui condividono il fine ultimo e che esercita sulle
singole un potere di controllo, esercitato molto spesso nellinteresse comune col sacrificio degli interessi
individuali. In tal caso occorre tutelare i soggetti che hanno investito nelle singole societ, i quali
potrebbero subire, insieme con i creditori, un vero e proprio danno determinato dallinfluenza della societ
madre sulle piccole che ad essa fanno capo. Il codice del 42, anche in questa ipotesi, rimaneva in silenzio
ma la modifica della disciplina nel corso degli anni ha reso possibili delle forme di tutela a riguardo.
Levoluzione della disciplina
Passiamo ad analizzare, sebbene per ora solo in linea generale per poi scendere nel dettaglio in seguito, le
modifiche intervenute, dal 42 ad oggi, in materia di societ per azioni. Anzitutto tali modifiche si sono rese
necessarie per due principali motivi: da un lato per sanare tutte le lacune del codice, dallaltro per attuare
tutte le normative in materia emanate dallUnione Europea per larmonizzazione delle singole legislazioni a
riguardo dei vari Paesi UE.

Anzitutto stata prevista una disciplina particolare per la costituzione di tali societ: se un tempo era
sufficiente, come capitale sociale minimo previsto dal codice, un milione di lire, somma resa ovviamente
ridicola ed irrisoria a causa dellinflazione monetaria, nel 1977 tale capitale venne innalzato a 200 milioni di
lire per poi passare, nel 2004, a 120.000 euro.
Il primo intervento incisivo si avuto con la L.216/1974, la riforma del mercato mobiliare, la quale ha preso
in considerazione il fatto che nelle societ con azioni quotate in mercati regolamentati il dominio
minoritario, ossia la presenza di investitori con partecipazioni microscopiche che unite costituiscono la
maggioranza, un fenomeno irreversibile ed ha introdotto strumenti di tutela della massa inerte e
disorganizzata degli azionisti risparmiatori (certificazione del bilancio da parte di una societ di revisione
autonoma ed indipendente, creazione della Consob come organo pubblico di controllo, possibilit di
emettere una particolare categoria di azioni, quelle di risparmio prive del diritto di voto e privilegiate
sotto il profilo patrimoniale) , trascurando per di stimolare la partecipazione attiva di tutti i soci.
Col passare del tempo, poi, sono stati introdotti nuovi intermediari (societ di intermediazione mobiliare) e
nuovi organismi di investimento collettivo, prevedendo anche specifiche regole di comportamento per
lofferta al pubblico di valori mobiliari.
Nel 98, grazie al d.lgs.58 del 24 febbraio, arrivato il Testo unico delle disposizioni in materia di
intermediazione finanziaria, al fine di fornire unorganica disciplina delle societ quotate, il quale ha
previsto una serie di interventi volti a stimolare lafflusso del risparmio gestito dagli investitori istituzionali
per ridurre lo strapotere dei gruppi minoritari di controllo. Sono stati rivisti tutti gli istituti propri delle
societ quotate ed stata rafforzata linformazione societaria, oltre che gli strumenti di tutela delle
minoranze gi previsti dal codice.
Nel 2003 si avuta, invece, la riforma organica della disciplina delle societ di capitali e societ cooperative
(d.lgs.6/2003), mentre nel 2005 arrivata la legge sulla tutela del risparmio (l.262/2005).
Societ per azioni e modelli societari
La riforma della disciplina delle societ introdotta con il D.lgs.6/2003 ha attuato una vera e propria
differenziazione tra vari modelli facenti tutti parte del tipo societ per azioni. Tale normativa prevede,
infatti, che vi siano:

Regole valide per TUTTE le societ per azioni;


Regole valide per le sole societ chiuse, ossia quelle che NON fanno ricorso al mercato del
capitale di rischio;
Disposizioni applicabili alle sole societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio,
categoria nella quale rientrano sia le societ NON quotate con azionariato diffuso tra il pubblico,
sia le societ quotate;
Norme applicabili alle SOLE societ quotate.

Il modello delle societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio stato introdotto al fine di
agevolare e rendere pi graduale, per le societ non quotate, il passaggio alla disciplina degli emittenti
quotati. Potremmo definirla, quindi, come una categoria intermedia: ad una societ, dapprima non
quotata, che decide di procedere verso lammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato vanno
applicate, talune volte, le norme dettate per le societ quotate, altrettanto spesso le regole delle societ
6

non quotate ed altre volte ancora si applica una disciplina autonomia a met strada. I requisiti fissati dalla
Consob per far parte delle societ non quotate con azioni diffuse tra il pubblico, tuttavia, hanno reso
vano lo sforzo legislativo: il numero delle stesse inferiore al centinaio, il che ci fa capire che lobiettivo di
rendere graduale il passaggio di cui parlavamo sopra non stato raggiunto.
Inoltre sono stati introdotti degli statuti speciali per alcuni modelli di societ, come quelle operanti in
settori di particolare interesse sociale ed economico (pensiamo alle banche o alle assicurazioni), a cui la
forma della societ per azioni imposta ma che, tuttavia, vanno incontro a normative speciali in deroga
alla disciplina generale.
Per meglio disciplinare, infine, i gruppi di societ si deciso di introdurre specifici obblighi per le societ
facenti parte del gruppo e la responsabilit per abuso del potere di direzione da parte della capogruppo,
sebbene sia stata mantenuta la distinzione formale tra le singole realt societarie.
A)LA COSTITUZIONE
Il procedimento
Per la costituzione della societ per azioni occorre:

La stipulazione dellatto costitutivo per atto pubblico;


Liscrizione dellatto costitutivo nel registro delle imprese, al fine di acquisire la personalit giuridica
secondo lart.2331 comma 1 del codice.

A partire dal 2000 (scelta poi confermata dalla riforma del 2003) stata eliminata la fase intermedia di
omologazione dellatto costitutivo da parte dellautorit giudiziaria, la quale si occupava di verificare
lesistenza dei requisiti di legge per provvedere alliscrizione nel registro delle imprese, compiti che oggi
sono affidati al notaio. Lomologazione pu essere, comunque, richiesta FACOLTATIVAMENTE per le
modifiche dellatto costitutivo.
La stipulazione dellatto costitutivo
La stipulazione dellatto costitutivo pu essere simultanea oppure avvenire per pubblica
sottoscrizione: questultimo un procedimento abbastanza macchinoso, utilizzato raramente a dire la
verit, mentre il primo quello pi adoperato.
Nella costituzione simultanea la stipulazione dellatto costitutivo da parte dei soci fondatori avviene
CONTEMPORANEAMENTE alla sottoscrizione del capitale sociale iniziale.
Nella costituzione per pubblica istituzione, invece, la stipulazione dellatto costitutivo avviene in un
momento successivo alla raccolta fra il pubblico del capitale iniziale, tanto che la stipulazione SOLO
eventuale, in quanto occorre prima la sottoscrizione del capitale sociale iniziale.
Tale procedimento si articola in 4 fasi: predisposizione del programma, adesione al programma tramite
sottoscrizione delle azioni, convocazione dellassemblea costituente e stipulazione dellatto costitutivo.
A predisporre il programma sono i soggetti che hanno assunto liniziativa inerente la formazione della
societ, definiti come promotori: essi predispongono il programma della societ, indicante loggetto della
stessa, il capitale necessario, le principali disposizioni dellatto costitutivo, la partecipazione agli utili degli
7

stessi promotori ed il termine entro il quale deve essere stipulato latto costitutivo. Dopo di ch il
programma viene depositato presso un notaio, prima di essere DIFFUSO tra il pubblico, seguendo tra laltro
le modalit previste per il collocamento di strumenti finanziari mediante offerte di pubblica sottoscrizione
(occorre, in sostanza, pubblicare un prospetto informativo redatto secondo certe modalit che vedremo
nel libro III).
Alla prima fase segue ladesione al programma e la sottoscrizione delle azioni (del capitale sociale), la quale
deve risultare da atto pubblico o scrittura privata autenticata, da parte dei cosiddetti sottoscrittori, i
quali, entro il termine di 30 giorni, devono versare il 25% dei conferimenti in denaro presso una banca
indicata dai promotori o dal programma: qualora non adempiano a tale obbligo, i promotori hanno la
facolt di agire giudizialmente o di liberarli definitivamente dallobbligo assunto, in tal caso provvedendo
alla collocazione delle azioni rimaste libere, non sottoscritte.
Una volta effettuato il versamento del 25% dei conferimenti, si passa alla terza fase, ossia alla
convocazione dellassemblea costituente, la quale chiamata a verificare lesistenza delle condizioni
richieste per la costituzione della societ, a deliberare sul contenuto di statuto e atto costitutivo,
integrando le disposizioni gi presenti nel programma, a deliberare sulla riserva di partecipazione agli utili
dei promotori, ed a nominare gli amministratori ed i sindaci della societ costituenda. Lassemblea
validamente costituita se vi prendono parte ALMENO LA META dei sottoscrittori, ai quali spetta un solo
voto, indipendentemente dal capitale sottoscritto. Le deliberazioni sono valide se vota favorevolmente la
MAGGIORANZA dei presenti, anche se per modificare le condizioni del programma occorre lunanimit,
non dei presenti, ma di TUTTI i sottoscrittori.
Lultima fase della costituzione per pubblica sottoscrizione prevede la stipulazione dellatto costitutivo, a
cui provvedono i sottoscrittori presenti in assemblea.
Con la stipula dellatto costitutivo si esauriscono i compiti dei promotori, ai quali assicurata uneventuale
partecipazione agli utili della societ, sebbene essa non possa eccedere il 10% degli utili netti risultanti dal
bilancio ed il periodo di 5 anni (stessa regola per i soci fondatori, tanto nel caso di costituzioni per pubblica
sottoscrizione, quanto nellipotesi di costituzione simultanea). I promotori, infatti, possono anche non
essere soci della societ a cui hanno dato vita tramite la propria iniziativa. Tuttavia, essi sono
SOLIDALMENTE RESPONSABILI verso terzi per le obbligazioni assunte per la costituzione della societ, che
potranno riversare sulla societ stessa SOLO qualora essa venga costituita e SOLO se tali obbligazioni sono
state realmente necessarie per la costituzione, oltre che approvate dallassemblea. Quindi sui promotori
che grava il rischio di INSUCCESSO delloperazione di formazione della societ.
I promotori, infine, sono responsabili verso la societ stessa e verso terzi:

Per lintegrale sottoscrizione del capitale sociale e per i versamenti richiesti per la costituzione della
societ;
Per lesistenza dei conferimenti in natura in conformit della relazione giurata di stima;
Per la veridicit delle comunicazioni da essi fatte al pubblico per la costituzione della societ.

Latto costitutivo: forma e contenuto


Per latto costitutivo sono previsti dei requisiti di forma e di contenuto. Per quanto concerne la forma
richiesto, sotto pena di nullit, che latto costitutivo sia redatto tramite atto pubblico: pu trattarsi di un
contratto o, a partire dalla riforma del 2003, di un atto unilaterale, data la possibilit di costituire una
societ per azioni da parte di un unico socio fondatore.
Per quanto concerne il contenuto dellatto costitutivo lart.2328 a prevederne i requisiti, ossia cosa deve
indicare:

Cognome e nome dei soci o denominazione, data e luogo di nascita e Stato di costituzione,
domicilio e cittadinanza dei soci e dei promotori, numero delle azioni assegnate a ciascun socio;
Denominazione e comune dove si trova la sede della societ, con indicazione di eventuali sedi
secondarie: la scelta della denominazione del tutto libera, bench debba prevedere lindicazione
societ per azioni e non possa essere simile o identica ad altra societ concorrente. La sede
sociale il luogo dove risiedono lorgano amministrativo e gli uffici direttivi: deve essere
individuato anche lufficio del registro delle imprese presso il quale effettuare liscrizione della
societ; sono sedi secondarie quelle che godono di un rappresentanza stabile;
Oggetto sociale: si tratta del tipo di attivit economica che la societ intende svolgere. Possono
essere indicate anche pi attivit, tra cui spicca una ritenuta come principale. Non si pu trattare, in
alcun modo, di unindicazione eccessivamente generica (esempio: qualsiasi attivit commerciale);
Ammontare del capitale sottoscritto e versato;
Numero e valore nominale delle azioni, modalit di emissione e circolazione delle stesse;
Valore attribuito a crediti e beni conferiti in natura, ammesso che esistano;
Norme inerenti la ripartizione degli utili, indicazione necessaria SOLO in caso di modifica della
disciplina prevista dalla legge;
Benefici eventualmente accordati a promotori e soci fondatori, nei limiti gi descritti;
Sistema di amministrazione adottato, numero degli amministratori e loro poteri, con lindicazione
di quali amministratori hanno potere di rappresentanza della societ;
Numero dei componenti del collegio sindacale;
Nomina dei primi amministratori e sindaci (oppure dei componenti del consiglio di sorveglianza),
cos come delleventuale soggetto che deve esercitare il controllo contabile;
Importo globale delle spese per la costituzione della societ;
Durata della societ, la quale pu essere anche a tempo indeterminato: nel caso in cui le azioni non
siano quotate presso mercati regolamentati permesso il recesso dei soci dopo un determinato
periodo di tempo, con preavviso di almeno 180 giorni, che pu essere portato sino ad un anno.

Il difetto di uno di questi elementi, laddove abbiamo specificato che siano essenziali, legittima il rifiuto del
notaio alla stipulazione dellatto costitutivo. Oltre ai requisiti previsti dalla legge, pu essere contemplato
anche un contenuto pi ampio ed articolato di quello minimo: per tale motivo che si preferisce optare
per la stesura di due documenti separati, latto costitutivo, nel quale viene manifestata la volont di dar
vita alla societ, e lo statuto, nel quale contenuta lintera disciplina legale e convenzionale, il quale deve
essere redatto sempre per atto pubblico a pena di nullit, dato che viene considerato come PARTE
INTEGRANTE dellatto costitutivo, come un tuttuno con lo stesso.
9

Le condizioni per la costituzione


Lart.2327 c.c. prevede che la societ per azioni debba avere un CAPITALE MINIMO di 120.000
(precedentemente dovevano essere 100.000), salvo il caso in cui leggi speciali non prevedano capitali
minimi diversi per determinate societ, come quelle bancarie e finanziarie o quelle di intermediazione
mobiliare. Non necessaria, invece, la congruit del capitale sociale rispetto al fine conseguito dalla
societ per azioni, sia perch manca una norma a riguardo, sia perch la dottrina maggioritaria concorde
nellaffermare che limpresa possa conseguire ottimi risultati anche in assenza di un capitale iniziale
consistente, data la possibilit di ricorrere a prestiti degli stessi socie o allappello al pubblico risparmio
mediante lemissione di obbligazioni, al fine di finanziare la propria attivit dimpresa (la dottrina
minoritaria, invece, prevede che sia necessario un capitale congruo al finelautore Campobasso fa parte
della dottrina maggioritaria). Il notaio, dunque, non pu compiere alcun controllo inerente la proporzione
tra capitale della societ ed oggetto sociale.
Lart.2329, poi, prevede che per procedere alla costituzione della societ per azioni occorra:

La sottoscrizione per intero del capitale sociale;


Il rispetto delle disposizioni inerenti i conferimenti, in particolar modo quella riguardante il
versamento di almeno il 25% dei conferimenti in denaro o, nel caso di atto unilaterale, dellintero
ammontare;
La sussistenza delle autorizzazioni governative e delle altre condizioni previste da leggi speciali per
societ che hanno un particolare oggetto sociale.

Tali requisiti devono esistere al momento della stipulazione dellatto costitutivo ed in mancanza degli stessi
il notaio non pu provvedere alla stessa, in quanto andrebbe incontro ad una violazione della legge
notarile. E lo stesso notaio, poi, che deve provvedere, ENTRO 20 giorni dalla stipulazione dellatto
costitutivo, a richiedere liscrizione nel registro delle imprese; tuttavia, qualora occorra, dopo la
stipulazione dellatto costitutivo, il rilascio di unautorizzazione per esercitare una determinata attivit,
come quella bancaria, i 20 giorni decorrono dal momento in cui il notaio ha ricevuto tale provvedimento
autorizzativo. Se liscrizione ha avuto luogo in mancanza dellautorizzazione, lautorit competente al
rilascio della stessa pu chiedere la cancellazione della societ dal registro delle imprese ed il tribunale,
sentita la societ, pu disporre la nullit della societ per azioni.
Gli effetti della stipulazione dellatto costitutivo
La stipulazione dellatto costitutivo, tuttavia, non idonea, da sola, a costituire la societ per azioni,
essendo necessaria liscrizione nel registro delle imprese, anche se da vita ad una serie di effetti immediati
e preliminari.
Anzitutto i contraenti sono vincolati a costituire la societ e non possono ritirare il proprio consenso, se
non nel caso in cui non si possa addivenire alla costituzione della societ per fatti a loro non imputabili. Le
somme date in conferimento rimangono vincolate alla costituzione della societ e vengono consegnate agli
amministratori SOLO qualora questi possano provare lavvenuta iscrizione nel registro delle imprese. I
sottoscrittori hanno diritto a ricevere indietro le somme in questione SOLO se la societ non viene iscritta
nel registro delle imprese dopo 90 giorni dalla stipulazione dellatto costitutivo o dal rilascio delle
autorizzazioni successive di cui abbiamo parlato prima. Infatti dopo 90 giorni che latto costitutivo perde
la propria efficacia.
10

Abbiamo gi accennato al fatto che il notaio, entro 20 giorni dalla stipulazione dellatto costitutivo, deve
provvedere a depositarlo presso lufficio del registro delle imprese competente territorialmente,
allegandovi tutti i documenti comprovanti losservanza dei requisiti di legge per dar luogo alliscrizione. Se
non provvede il notaio a tale deposito, se ne occupano gli amministratori, altrimenti pu provvedervi ogni
socio a spese della societ.
Il controllo notarile
In passato, dopo il deposito dellatto costitutivo, si apriva il giudizio di omologazione da parte del tribunale,
eliminato a partire dal 2000 e la cui eliminazione stata confermata dalla riforma del 2003, mantenendo il
solo giudizio di omologazione come facoltativo nei casi di modifica dellatto costitutivo.
Il tribunale era chiamato a svolgere un controllo di legalit sostanziale (quindi non solo di merito e non
solo formale), ossia un controllo inerente la conformit alla legge della societ costituenda.
Oggi tale compito spetta al notaio: egli, gi in base alla legge notarile, non pu ricevere atti contrari alla
legge o manifestamente contrari al buon costume e allordine pubblico, cos come non pu chiedere
liscrizione nel registro delle imprese di una societ quando difettino i requisiti previsti dalla legge.
Anche il notaio, dunque, svolge un controllo di legalit sostanziale inerente la conformit alla legge della
costituenda societ: il notaio non deve accertare se latto sia valido o meno, ma se la societ o meno
conforme alla legge, andando anche oltre la regolarit formale dellatto costitutivo.
Iscrizione nel registro delle imprese
Siamo arrivati, dunque, al punto in cui il notaio, verificate le condizioni di legge, provvede alla stesura
dellatto costitutivo e al deposito dello stesso e degli allegati presso lufficio del registro delle imprese, per
ottenere liscrizione della societ nel medesimo registro. Lufficio in questione, diversamente dal notaio,
esegue un mero CONTROLLO DI REGOLARITA FORMALE DELLA DOCUMENTAZIONE.
E con liscrizione nel registro delle imprese che la societ per azioni pu dirsi COSTITUITA, che essa prende
vita, acquistando la personalit giuridica.
Le operazioni compiute prima delliscrizione
Pu capitare che tra la stipulazione dellatto costitutivo e liscrizione nel registro delle imprese, cos come
precedentemente alla stipulazione dellatto costitutivo, vengano poste in essere delle operazione in nome
della societ costituenda, di una societ, dunque, che ANCORA NON ESISTE.
Lart.2331 comma 2 c.c. prevede, a tal proposito, che per le operazioni compiute in nome della societ
prima delliscrizione siano ILLIMITATAMENTE E SOLIDALMENTE responsabili verso terzi colo che hanno
agito, per esempio i promotori nel caso di costituzione per pubblica sottoscrizione. Sono, altres,
responsabili anche i soci fondatori, o il socio unico fondatore, che hanno autorizzato il compimento delle
operazioni.
Prima delliscrizione della societ nel registro delle imprese, inoltre, VIETATA lemissione delle azioni, cos
come lofferta al pubblico delle stesse, se non nel caso di costituzione per pubblica sottoscrizione, al fine di
evitare operazioni di speculazione nei confronti dei risparmiatori, che si potrebbe verificare emettendo e
facendo circolare titoli azionari senza che la societ esista.
11

Anche nel caso in cui la societ si costituisca senza problemi, occorre distinguere tra obbligazioni assunte
prima della costituzione e necessarie per la stessa, a cui la societ automaticamente vincolata, in
presenza di un atto costitutivo incline a tali previsioni, e obbligazioni non necessarie per la costituzione
compiute dai futuri amministratori, in quanto in questultimo caso lorgano competente della societ che
deve decidere se accollarsi o meno tali obbligazioni, il che, comunque, NON fa venir meno la responsabilit
solidale di chi ha agito.
Se il procedimento di costituzione non giunge a compimento, lart.2338 comma 3 prevede che i promotori
non abbiano alcuna rivalsa nei confronti dei sottoscrittori delle azioni per le spese sostenute per la
costituzione. Tale norma, tuttavia, ha solo carattere eccezionale: i promotori hanno azione di rivalsa verso i
sottoscrittori se hanno agito su specifico incarico di questi ultimi, cos come gli amministratori individuati
nellatto costitutivo, dovendo compiere gli atti necessari per la costituzione della societ e dovendo
sostenere le relative spese, possono rifarsi sui sottoscrittori.
La dottrina aveva ipotizzato che per gli atti compiuti prima delliscrizione nel registro delle imprese, in caso
di interruzione definitiva del procedimento costitutivo, dovesse rispondere una specie di societ irregolare
o di societ per azioni in formazione, solidalmente con chi aveva agito, cos come si era ipotizzata
lesistenza di una societ collettiva irregolare tra i soci stessi della futura societ per azioni: in realt,
entrambe le tesi, oltre a non essere sostenute da alcuna previsione legislativa, non trovano neanche
lappoggio della dottrina maggioritaria o di quella pi recente, in quanto gli atti precedenti alla costituzione
definitiva della societ per azioni sono da considerarsi come semplici atti degli agenti, tra cui al massimo
si instaura una societ di fatto perch questi hanno esercitato attivit dimpresa. Questidea confermata
dal fatto che la societ per azioni, una volta validamente costituita, deve accollarsi volontariamente
determinate spese, potendole lasciare, se ritenute non necessarie, alla sola responsabilit di chi ha agito.
La nullit della societ per azioni
Lintero procedimento costitutivo della societ, cos come lo stesso atto costitutivo, possono essere viziati
e presentare determinate anomalie: lordinamento, per, reagisce in due modi diversi a seconda che si
tratti di unanomalia antecedente o successiva alliscrizione nel registro delle imprese. Abbiamo detto,
infatti, che con liscrizione la societ prende vita, esiste e pu iniziare ad operare allinterno del traffico
giuridico, mentre prima delliscrizione siamo in presenza di un semplice contratto di societ, un atto di
autonomia vincolante SOLO tra le parti che lo hanno stipulato.
E per tal motivo che tutti i vizi precedenti alliscrizione nel registro delle imprese sono quelli riguardanti la
nullit generale dei contratti di cui allart.1418 del codice (mancanza di uno dei requisiti del contratto,
illiceit della causa ecc.).
La situazione cambia quando la societ stata del tutto costituita tramite liscrizione nel registro delle
imprese: non si tratta pi di ritenere nullo un semplice contratto, ma occorre intervenire su una societorganizzazione che si gi costituita e che, pertanto, entrata in contatto con terzi ponendo in essere la
propria attivit. Occorre, dunque, applicare una differente disciplina legislativa, inerente la nullitscioglimento della societ, definendo per lattivit gi svolta: di ci che si occupa lart.2332 in tema di
nullit della societ per azioni iscritta, articolo rivisto dal d.p.r.1127/1969 e dalla riforma del 2003, che
ha ridotto da otto a tre le cause di nullit.

12

La societ per azioni, a norma dellart.2332 c.c., pu essere dichiarata nulla solo nei casi tassativamente
elencati da tale articolo, ossia nelle ipotesi di:

Difetto della forma di atto pubblico nella stipulazione dellatto costitutivo;


Illiceit delloggetto sociale (attenzione, non limpossibilit delloggetto, che al massimo pu dar
luogo allo scioglimento);
Mancanza nellatto costitutivo e nello statuto della denominazione della societ, dellindicazione
dei conferimenti o dellammontare del capitale sociale o delloggetto sociale.

Prima della riforma del 2003 erano cause di nullit anche: la mancanza dellatto costitutivo; lincapacit di
tutti i soci fondatori; la mancanza di pi fondatori; il mancato versamento iniziale dei conferimenti in
denaro; la mancanza di omologazione del tribunale.
Per ci che concerne gli effetti della nullit dobbiamo chiarire che, mentre la nullit del contratto di
societ, antecedente alliscrizione nel registro delle imprese, ha effetto retroattivo e travolge tutti gli effetti
prodotti da tale contratto, la dichiarazione di nullit della societ per azioni non pregiudica gli effetti degli
atti compiuti in nome della societ dopo liscrizione nel registro: si tratta di tutti gli atti compiuti, sia verso
i soci, sia verso terzi, tanto in caso di buona fede degli uni e degli altri, quanto nellipotesi di conoscenza
della causa di nullit. I soci, poi, non sono liberati dallobbligo dei conferimenti, n possono ripetere i
conferimenti gi eseguiti, almeno fino a quando non siano soddisfatti i creditori della societ.
Quindi la dichiarazione di nullit della societ iscritta NON RIGUARDA lattivit eventualmente svolta,
operando come una causa di scioglimento della societ, quindi solo per il futuro, e si differenzia dallo
scioglimento di una societ valida SOLO per il fatto che i liquidatori vengono nominati dal tribunale nella
sentenza che dichiara la nullit, il cui dispositivo viene iscritto nel registro delle imprese. Infine, mentre la
nullit di un qualsivoglia contratto risulta insanabile, quella della societ sanabile ad opera dei soci,
addirittura in caso di illiceit delloggetto sociale: notiamo, quindi, come lobiettivo sia quello di preservare
lesistenza della societ stessa.
Lazione di nullit rimane, comunque, imprescrittibile e la nullit pu essere fatta valere da chiunque vi
abbia interesse, cos come pu essere rilevata dufficio dal giudice.
Diversa lipotesi della nullit della singola partecipazione del socio, che tra laltro non travolge lintera
societ, ma pu essere al massimo causa di scioglimento per limpossibilit di conseguimento delloggetto
sociale. Tra laltro la dichiarazione dinvalidit della singola partecipazione non ha effetto retroattivo e
quindi la causa di nullit si ritrova ad operare come una causa di recesso secondo la legge del socio.
B) LA SOCIETA PER AZIONI UNIPERSONALE. I PATRIMONI DESTINATI
La societ per azioni unipersonale
Il codice del 42 vietava da un lato la costituzione di societ per azioni da parte di un singolo soggetto e
dallaltro sanciva, tra le cause di nullit di cui allart.2332, la nullit della societ nellipotesi di mancanza di
una pluralit di soci fondatori. Identica disciplina era prevista per le societ a responsabilit limitata.
La dodicesima direttiva CEE di armonizzazione del diritto societario, attuata in Italia nel 1993, attribuiva ai
singoli Stati la possibilit di autorizzare la nascita di societ per azioni ed a responsabilit limitata
unipersonali, ma il nostro legislatore non si avvalse completamente di tale possibilit, disciplinando solo le
13

s.r.l. unipersonali. La riforma del 2003, invece, ha consentito la costituzione di societ per azioni con atto
unilaterale (quindi in assenza di un contratto tra pi parti) di un unico socio fondatore, prevedendo in tal
caso anche per le S.p.A. unipersonali lautonomia patrimoniale perfetta, ossia la regola secondo cui delle
obbligazioni sociali risponde solo la societ con il proprio patrimonio.
Si tratta, dunque, di imprese formalmente societarie, ma sostanzialmente individuali ed per tal motivo
che prevista una disciplina di maggior tutela per i terzi che entrano in contatto con queste realt
societarie: il socio unico fondatore risponde, per le SOLE obbligazioni antecedenti alliscrizione nel registro
delle imprese, SOLIDALMENTE ED ILLIMITATAMENTE con chi ha agito; il principio di limitazione della
responsabilit, dunque, opera solo dopo liscrizione nel registro. Inoltre, al momento della costituzione
della societ, cos come in caso di aumento del capitale sociale, il socio unico deve provvedere a versare
integralmente, quando vi la sottoscrizione, i conferimenti in denaro: viene meno, in sostanza, la necessit
di versare solo il 25% dei conferimenti; allo stesso modo, qualora originariamente vi fossero pi soci ma in
un secondo momento n rimasto solo uno, questo ha lobbligo di effettuare i versamenti ancora dovuti
entro 90 giorni.
Se tale disciplina non viene rispettata il socio continua a rispondere solidalmente con il patrimonio sociale
delle obbligazioni della societ, quindi anche con il proprio patrimonio personale.
La societ unipersonale, tra laltro, ha lobbligo di indicare, negli atti e nella corrispondenza (non nella
denominazione), lesistenza di un unico socio, al fine di informare i terzi di questa circostanza.
Gli amministratori devono depositare presso il registro delle imprese una dichiarazione indicante i dati
anagrafici del singolo socio, proprio per garantire, ulteriormente, la pubblicit verso terzi. Anche in questo
caso, se la dichiarazione non viene depositata (a farlo pu essere anche il socio stesso in caso di inerzia
degli amministratori) non pu operare il beneficio di responsabilit limitata.
Se vi sono contratti tra la societ ed il socio unico, esse sono opponibili ai creditori della societ SOLO nel
caso in cui risultino dal libro delle adunanze e dalle deliberazioni del consiglio di amministrazione, o
quantomeno da un atto scritto avente data certa anteriore al pignoramento, proprio perch nelle societ
unipersonali pi facile la confusione del patrimonio sociale con quello del socio.
Anche per le societ per azioni unipersonali vige la regola dellautonomia patrimoniale perfetta,
inizialmente assicurata alle sole s.r.l. unipersonali: per le obbligazioni sociali risponde la societ con il
proprio patrimonio ed il socio limitatamente ai conferimenti, salvo due eccezioni, in cui lo stesso
chiamato a rispondere ILLIMITATAMENTE:

Caso in cui non sia stata osservata la disciplina dellintegrale liberazione dei conferimenti
(versamento del 100% degli stessi);
Caso in cui non sia stata attuata la pubblicit inerente la presenza di un unico socio.

In entrambe le ipotesi, comunque, la responsabilit illimitata del socio ha carattere sussidiario, ossia pu
essere fatta valere dai creditori sociali SOLO in caso di insolvenza della societ stessa, quindi solo dopo la
totale escussione del patrimonio sociale. Tale responsabilit illimitata viene meno per le obbligazioni sociali
sorte dopo lesecuzione dei conferimenti o della pubblicit. La disciplina del 1993, modificata dalla riforma
del 2003, prevedeva altre due ipotesi di decadimento dal beneficio della responsabilit limitata, inerenti
14

lipotesi di socio unico che fosse persona giuridica e quella di socio unico persona fisica che fosse socio
unico di altre societ di capitali.
I patrimoni destinati
Al fine di evitare il moltiplicarsi di societ per azioni solo sotto il punto di vista formale, tutte gestite dai
medesimi soggetti e con oggetto sociale simile o addirittura identico, il legislatore permette ad una societ
per azioni di dar vita a diversi patrimoni separati: si tratta di una parte del patrimonio netto della
societ, destinato e vincolato ad uno scopo specifico, patrimonio che risponde solo delle obbligazioni
relative a determinate operazioni economiche poste in essere per il raggiungimento di quel fine e non
aggredibile da parte dei creditori della societ che sono divenuti tali per altre operazioni economiche
diverse, quelli preesistenti in sostanza. Pensiamo alle ipotesi in cui la societ intenda distribuire i propri
prodotti in un nuovo mercato o intenda aprire un nuovo ramo di azienda o voglia produrre una diversa
linea dello stesso prodotto gi commercializzato: in tutti questi casi la societ crea un patrimonio separato,
dedicato a quella apposita operazione.
Dobbiamo fare una distinzione tra patrimoni destinati operativi, destinati in via esclusiva ad uno
specifico affare, entro i limiti del 10% del proprio patrimonio netto e purch non si tratti di affari attinenti
ad attivit riservate in base a leggi speciali, e finanziamenti destinati, veri e propri contratti con terzi di
finanziamento di uno specifico affare, i cui proventi sono vincolati in tutto o in parte al rimborso del
finanziamento stesso.
Ovviamente in entrambe le circostanze occorre tutelare tanto i creditori sociali preesistenti quanto quelli
che possono contare solo sui patrimoni destinati.
Patrimoni destinati c.d. operativi
E lorgano amministrativo, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, a deliberare la costituzione di un
patrimonio separato, indicando nella stessa delibera costitutiva:

laffare al quale destinato il patrimonio, il quale pu consistere anche nellesercizio di unattivit


dimpresa;
i beni ed i rapporti giuridici compresi nel patrimonio separato, rispettando il limite del 10% del
patrimonio netto e garantendo un patrimonio separato congruo alla realizzazione dellaffare, il che
viene attestato tramite un piano economico finanziario da allegare alla delibera, contente le
modalit dimpiego del patrimonio destinato, nonch le garanzie concesse da terzi;
lincremento del patrimonio destinato tramite lapporto di terzi, apporto che pu essere
assicurato anche dallemissione di specifici strumenti finanziari di partecipazione allaffare, con
indicazione dei diritti garantiti a chi acquista tali strumenti (se si tratta di titoli offerti ad investitori
non professionali e diffusi tra il pubblico in maniera rilevante, va nominata, se non gi presente,
una societ di revisione contabile che si occupi del controllo sullandamento dellaffare);
le regole di rendicontazione dello specifico affare.

La delibera va verbalizzata da un notaio ed soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese: solo decorsi
60 giorni dalliscrizione la separazione patrimoniale diventa effettiva ed in questo periodo di tempo i
creditori sociali preesistenti possono fare opposizione al tribunale, che pu disporre che vengano prestate
15

idonee garanzie a tali creditori (garanzie inerenti, in sostanza, il fatto che la societ potr pagare i propri
debiti gi esistenti).
Decorso il termine di 60 giorni, i creditori sociali preesistenti non possono pi far valere alcun diritto sul
patrimonio destinato n sui frutti da esso derivanti, salvo che per la parte spettante alla societ. Da un
altro punto di vista dobbiamo specificare che la societ risponde con il solo patrimonio destinato delle
obbligazioni nascenti dallo specifico affare: i creditori, in tal caso, non si potranno rifare sul patrimonio
generale della societ.
Affinch operi la separazione patrimoniale, tuttavia, per ogni atto posto in essere va specificato il vincolo di
destinazione allaffare, altrimenti la societ risponde con il patrimonio generale.
Per ogni patrimonio separato vanno tenuti appositi libri e scritture contabili, cos come allinterno del
bilancio vanno indicati i beni ed i rapporti inerenti ciascun patrimonio, con separato rendiconto in allegato
al bilancio. Se la societ ha emesso strumenti finanziari di partecipazione allaffare, deve
obbligatoriamente tenere un libro indicante le caratteristiche di tali strumenti, i possessori ed i vincoli ad
essi relativi, cos come allo stesso tempo previsto che si formi unassemblea speciale con un
rappresentante comune, al fine di tutelare i possessori degli strumenti finanziari. E lassemblea speciale,
infatti, a deliberare le modificazioni dei diritti attribuiti dagli strumenti, nonch a decidere sulle
controversie con la societ ed a nominare il rappresentante comune, il quale controlla il regolare
andamento dellaffare e pu essere sottoposto, dalla stessa assemblea, ad azione di responsabilit. Azioni
individuali sono consentite anche ai singoli possessori degli strumenti finanziari, salvo che tali azioni non
siano incompatibili con le deliberazioni dellassemblea di categoria.
Una volta che laffare concluso o che sfumato in quanto impossibile, gli amministratori redigono un
rendiconto finale, da depositare presso lufficio del registro delle imprese: se risultano ancora esserci dei
creditori insoddisfatti, essi possono chiedere, mediante raccomandata da inviare entro 90 giorni dal
deposito, la liquidazione del patrimonio destinato, anche se non prevista alcuna procedura concorsuale
nel caso in cui lo stesso sia insolvente, in quanto la liquidazione avviene osservando le norme delle societ
di capitali inerenti la liquidazione volontaria, in cui non vi il rispetto della par condicio creditorum. Se
nessun creditore particolare, tra laltro, chiede la liquidazione del patrimonio separato, esso confluisce nel
patrimonio generale, fatta salva la possibilit per gli stessi creditori di rifarsi sullo stesso nel limite del
patrimonio separato.
I finanziamenti destinati
La seconda modalit di costituzione di un patrimonio separato quella di cui parla lart.2447-decies del
codice, inerente il contratto di finanziamento di uno specifico affare con previsione che al rimborso totale
o parziale del finanziamento siano destinati, in via esclusiva, tutti o parte dei proventi dell'affare stesso.
Il contratto deve precisare gli elementi essenziali delloperazione, ossia lo specifico oggetto, le modalit ed
i tempi di realizzazione, i costi ed i ricavi previsti, i beni strumentali necessari per la realizzazione ed il
relativo piano finanziario, indicando la parte coperta dal finanziamento e quella a carico della societ.
In questa ipotesi alla societ viene concesso un finanziamento, da rimborsare con i proventi dellaffare nel
tempo massimo stabilito dal contratto, decorso il quale nulla pi dovuto al finanziatore. La societ pu
16

anche garantire il rimborso, ma solo per una parte del finanziamento, mentre per la restante parte il
finanziatore rimane esposto al rischio dellaffare.
Dal contratto pu risultare anche il potere del finanziatore di esercitare dei controlli sullesecuzione
delloperazione, cos come raccomandabile, per il finanziatore stesso, che la societ presti delle garanzie
inerenti lesecuzione del contratto e la concreta, nonch tempestiva, realizzazione delloperazione.
Ma in questa operazione dov che si forma il patrimonio separato?
E semplice, il patrimonio separato formato dai PROVENTI dellaffare e dai relativi frutti. Copia del
contratto, tra laltro, va iscritta nel registro delle imprese ed i proventi dellaffare vanno tenuti distinti
rispetto al patrimonio generale, tramite un sistema di contabilizzazione ed incasso idoneo ad assicurare
questa distinzione.
A partire dalla pubblicit del finanziamento destinato, i beni oggetto di separazione patrimoniale, al pari di
quelli strumentali alloperazione, non sono pi aggredibili dai creditori preesistenti della societ, che
possono, per i secondi, esercitare solo azioni conservative. Allo stesso modo il finanziatore non pu agire
sul patrimonio generale della societ, salva lipotesi di garanzia di rimborso parziale da parte della societ,
altrimenti non avrebbe senso definire questa operazione come finanziamento separato, configurandosi
come un semplice finanziamento.
Se sopravviene il fallimento della societ, il finanziatore pu partecipare al fallimento per le somme non
riscosse, almeno che il curatore non opti per continuare nella realizzazione delloperazione, assumendone i
relativi oneri.
C) CONFERIMENTI
Conferimenti e capitale sociale
Sappiamo benissimo che i conferimenti non rappresentano altro che i contributi dei soci alla formazione
del patrimonio iniziale della societ, la cui funzione essenziale quella di assicurare alla stessa un capitale
di rischio iniziale per lo svolgimento dellattivit dimpresa (funzione produttiva dei conferimenti).
I conferimenti, dunque, formano il patrimonio iniziale della societ ed il loro valore esprime la cifra del
capitale sociale nominale, allinterno del quale viene individuato il capitale reale, ossia quello di cui i soci
non possono disporre durante la vita della societ (funzione vincolistica) e che funge da riferimento per i
diritti dei vari azionisti (funzione organizzativa).
Per quanto riguarda le societ per azioni prevista unapposita disciplina, assente nelle societ di persone,
per quanto riguarda i conferimenti, al fine di garantire che gli stessi, laddove promessi dai soci, vengano
effettivamente acquisiti dalla societ e con lo scopo di assicurare che il valore assegnato dai soci ai
conferimenti sia veritiero.
Di regola, quindi, a ciascun socio dovrebbe spettare un numero di azioni proporzionale alla quota di
capitale sociale sottoscritta, per un valore non superiore al suo conferimento: tuttavia, tale principio
derogabile, in quanto ci che interessa che il valore dei conferimenti rispecchi lammontare globale del
capitale sociale, essendo possibile una ripartizione delle azioni non proporzionale al conferimento di
ciascuno (anche se non possibile assegnare azioni a chi non ha effettuato conferimenti).
17

Comunque, gli scopi perseguiti dalla disciplina dei conferimenti rimangono, come gi anticipato, due:
effettiva acquisizione dei conferimenti stessi ed effettivit del loro valore. Ovviamente tali problemi si
pongono in maniera diversa per i conferimenti in denaro, laddove il problema delleffettivit del valore non
esiste, e per i conferimenti di altra natura: per tal motivo sono previste della apposite discipline.
I conferimenti in denaro
Nella societ per azioni, in forza del primo comma dellart.2342 c.c., i conferimenti devono essere
effettuati in denaro, se non diversamente previsto dallatto costitutivo. Tra laltro, per evitare che lattivo
patrimoniale della societ sia inizialmente composto da SOLI crediti verso i soci, gli stessi hanno lobbligo di
versare, in fase di costituzione della societ, il 25% dellammontare globale dei conferimenti presso una
banca (il 100% del conferimento se si tratta di societ unipersonale).
Una volta costituita la societ, gli amministratori hanno il diritto NON SOLO di prelevare quel 25% gi
versato, ma di chiedere, in qualsiasi momento, il residuo dei conferimenti ai vari soci, i versamenti ancora
dovuti. Solo in tal caso, infatti, le azioni possono considerarsi INTERAMENTE LIBERATE, in quanto stato
versato lintero ammontare dei conferimenti.
Tuttavia, anche le azioni non interamente liberate sono trasferibili, sebbene debbano essere nominative
ed il titolo azionario debba indicare i versamenti ancora dovuti: in caso di trasferimento delle azioni,
infatti, lobbligo di versamento dei conferimenti si trasferisce allacquirente, al socio attuale, anche se
lalienante rimane responsabile in solido con lavente causa, in via sussidiaria e limitatamente ad un
periodo di tempo di 3 anni dalliscrizione del trasferimento nel libro dei soci. Chi trasferisce azioni non
liberate, dunque, funge da garante a termine dellattuale azionista.
Se il socio non esegue il pagamento delle quote dovute, versando quindi in uno stato di mora, egli non pu
esercitare il diritto di voto e contro lo stesso, invece della semplice azione giudiziaria volta ad ottenere
ladempimento, pu essere promossa una pi celere vendita coattiva delle azioni appartenenti al socio
moroso. Decorsi 15 giorni dalla pubblicazione della diffida in Gazzetta Ufficiale, gli amministratori possono
offrire tali azioni agli altri soci ed in mancanza di offerte collocarle in vendita presso banche ed intermediari
abilitati. Se nessuno le acquista, gli stessi amministratori, ancora alternativamente alla normale azione
giudiziaria, possono dichiarare decaduto il socio, trattenendo i conferimenti gi versati, salvo poi chiedere
il risarcimento dei danni. Da questo momento, le azioni confluiscono nel patrimonio della societ, che pu
rimetterle in vendita entro lesercizio in cui stata pronunciata la decadenza, ma se non riesce a collocarle
deve procedere allannullamento delle stesse, riducendo per lammontare corrispondente il capitale
sociale, non essendo possibile creare una discrepanza tra lo stesso e le ripartizione in azioni (il tutto
contemplato nellart.2344 del codice civile).
I conferimenti diversi dal denaro, invece, devono essere liberati integralmente al momento della
sottoscrizione, anche se possono verificarsi ugualmente casi di mancata attuazione: si dibatte, in tal caso,
sulla possibilit di utilizzare la procedura accelerata di esclusione del socio inadempiente, di cui abbiamo
parlato.

18

I conferimenti diversi dal denaro


Abbiamo detto che due sono le esigenze principali in merito ai conferimenti: quella di garantirne leffettiva
acquisizione da parte della societ e quella di assicurarne leffettivit del valore. E queste due esigenze si
avvertono maggiormente per quanto riguarda i conferimenti diversi dal denaro.
Anzitutto, differentemente da ci che avviene per le societ di persone, nelle societ per azioni NON ogni
entit economica pu essere conferita alla societ: lart.2342 c.c. prevede, infatti, che non possano
formare oggetto di conferimento le prestazioni di opera o di servizi. Sarebbe difficile fornire una
valutazione oggettiva delle stesse e garantirne lapporto reale al capitale sociale; tali prestazioni, al
massimo, possono essere accessorie, distinte dai conferimenti, fungere da apporti non imputabili a
capitale e dar luogo allemissione di strumenti finanziari diversi dalle azioni.
Per quanto riguarda, invece, i beni in natura ed i crediti dei singoli soci, essi possono formare oggetto di
conferimenti SOLO se vengono integralmente liberati al momento della sottoscrizione: ci vuol dire che la
societ ne deve acquistare la titolarit e la piena disponibilit al momento della propria costituzione e non
in seguito. Ecco perch le cose generiche, future o altrui non possono essere conferite, in quanto il
consenso del conferente, che per esempio ne entrer in possesso solo in futuro, non sufficiente per far
acquisire il bene alla societ.
E ammissibile, diversamente, il conferimento di diritti di godimento, in quanto in tal caso la societ, col
consenso del conferente, acquista leffettiva disponibilit del bene ed in grado di trarne tutte le utilit e
ci sufficiente affinch le azioni vengano integralmente liberate al momento della sottoscrizione.
Anche le prestazioni di dare suscettibili di valutazione economica oggettiva ed immediata possono
considerarsi come conferimenti validi ed efficaci: se, per esempio, un socio ha un diritto di brevetto o per
un uninvenzione industriale pu benissimo decidere di girarlo alla societ a titolo di conferimento, in
quanto si tratta di valori immateriali, iscrivibili in bilancio ed imputabili a capitale. Allo stesso modo pu
essere conferita unazienda che abbia tali elementi.
La valutazione
Al fine di assicurare una valutazione oggettiva e veritiera ai conferimenti diversi dal denaro, in natura o di
credito, e per evitare che ad essi venga assegnato un valore nominale superiore a quello reale, previsto
un apposito procedimento di valutazione, diviso in pi fasi, allinterno dellart.2343, parzialmente
modificato dalla riforma del 2003, che vale tanto per i conferimenti effettuati in sede di costituzione della
societ, quanto per quelli fatti in sede di aumento del capitale sociale.
La prima fase di questo procedimento consiste nella presentazione, da parte di chi effettua il conferimento
in natura o di credito, di una relazione giurata di stima di un esperto designato dal tribunale del luogo in
cui ha sede la societ: allinterno di tale relazione lesperto deve attestare il valore del conferimento come
pari a quello attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale; la stessa relazione va allegata
allatto costitutivo e rimane depositata presso lufficio del registro delle imprese. Tuttavia, la mancanza
della stessa non comporta n la nullit della societ, non essendo motivo di nullit a norma dellart.2332
c.c., n la nullit del conferimento, anche se necessaria in tal caso il controllo successivo sul valore.

19

Il valore assegnato al conferimento allinterno della stima ha, per, SOLO carattere provvisorio, in quanto
entro 180 giorni gli amministratori (un tempo anche i sindaci) possono controllare il valore e procedere alla
revisione della stima. Nel frattempo le azioni rimangono depositate presso la sede della societ e sono
INALIENABILI.
La seconda fase, dunque, quella di revisione della stima: se il valore dei beni o dei crediti risulta inferiore
di oltre 1/5 rispetto a quello per cui avvenne il conferimento, la societ deve ridurre proporzionalmente il
capitale sociale e annullare le azioni scoperte. In realt, per, tale revisione va comunicata al socio, il quale
ha dinanzi a se diverse alternative:

Impugnare la revisione della stima, fatta dagli amministratori, dinanzi allautorit giudiziaria;
Versare la differenza in denaro, evitando in tal modo di veder ridotta la propria partecipazione
sociale e lasciando il numero delle proprie azioni inalterato;
Recedere dalla societ, ottenendo la liquidazione del valore attuale delle proprie azioni: si da luogo,
ove possibile, alla restituzione del bene conferito, oppure ad una parte dello stesso con eventuale
conguaglio in denaro;
Rimanere inerte dinanzi alla revisione di stima, in tal modo dando luogo alla deliberazione
dellassemblea straordinaria che riduce il capitale e annulla le azioni rimaste scoperte.

Latto costitutivo pu anche prevedere che le azioni residue siano ripartite tra i soci, che ovviamente
devono dar luogo alla copertura del conferimento corrispondente, in quanto ricordiamo che il valore
complessivo dei conferimenti non pu MAI essere inferiore allammontare del capitale sociale.
La rigidit del procedimento di valutazione attenuata dal fatto che la stima del perito nominato dal
tribunale non risulta necessaria:

Per titoli quotati nel mercato dei capitali (valori mobiliari, azioni ed obbligazioni) e per strumenti
quotati nel mercato monetario (titoli di debito pubblico, certificati di deposito ecc.), purch il valore
del conferimento, sovrapprezzo incluso, non superi il prezzo medio ponderato al quale tali
strumenti sono stati negoziati negli ultimi 6 mesi;
Per conferimenti in natura, quando il loro valore sia ricavabile dal bilancio di una societ soggetta a
revisione legale dei conti, se approvato da non oltre un anno e senza dubbi in merito al valore dei
beni;
Per beni e crediti, quando vi sia una valutazione di stima fatta da un professionista, indipendente e
dal conferente e dalla societ, ma non designato dal tribunale.

Tuttavia, gli amministratori possono richiedere una nuova valutazione se ritengono inattendibile il valore
dei conferimenti, nel caso di modificazione del valore degli strumenti finanziari alla data effettiva del
conferimento rispetto al prezzo medio di quotazione dei sei mesi precedenti, o nel caso di stima operata da
esperto non indipendente, o nellipotesi alterazione del valore equo di beni o crediti conferiti dopo la data
di riferimento del bilancio della societ soggetta a revisione legale dei conti.
Si tratta di accertamenti che gli amministratori devono effettuare entro 30 giorni dalliscrizione della
societ: nel caso in cui vi sia contestazione del valore del conferimento, si da luogo alla procedura in pi
fasi di cui abbiamo gi parlato, con conseguente valutazione da parte dellesperto nominato dal tribunale,
altrimenti nel medesimo termine si provvede alliscrizione nel registro delle imprese di una dichiarazione
20

nella quale i conferimenti vengono ritenuti esenti da procedimento di stima o stimati correttamente. Fino
alliscrizione di tale dichiarazione le azioni sono INALIENABILI e restano depositate presso la sede della
societ.
Gli acquisti potenzialmente pericolosi
In passato lobbligo di stima dei conferimenti in natura veniva aggirato tramite un semplice espediente: il
soggetto figurava, allinterno dellatto costitutivo, come un socio obbligato a conferire denaro ed una volta
costituita la societ egli alienava il bene alla societ stessa, estinguendo il proprio debito (quello inerente il
conferimento in denaro) tramite una compensazione. Ovviamente tale operazione di compensazione non
risultava di per s illecita, n tanto meno la compensazione poteva essere assoggettata a stima; tuttavia,
loperazione complessiva si configurava come illecita ma non punibile proprio per la difficolt di dimostrare
lintento fraudolento.
Lart.2343-bis c.c., introdotto dal d.p.r.30/1986, ha attenuato il ricorso a questa operazione, prevedendo
che lacquisto di beni o crediti dai promotori (anche se non soci), dai fondatori (anche se non pi soci), dai
soci attuali o dagli amministratori debba essere AUTORIZZATO dallassemblea ordinaria, nel caso in cui il
corrispettivo della vendita risulti pari o superiore al decimo del capitale sociale e per i SOLI primi due anni
di attivit della societ, a partire dal momento delliscrizione nel registro delle imprese.
Oltre alla delibera di autorizzazione allacquisto, la quale soggetta a pubblicit legale, occorre che
lalienante presenti allassemblea una relazione giurata di un esperto designato dal tribunale, contenente
la descrizione dei beni o crediti, il valore di ciascuno di essi e lattestazione che tale valore non inferiore al
corrispettivo, praticamente una relazione di stima. Nel caso di violazione di questa disciplina, lacquisto
resta valido, ma amministratori ed alienante sono solidalmente responsabili per danni causati alla societ,
ai soci ed a terzi.
Sono esentati da tale disciplina gli acquisti nei mercati regolamentati o sotto il controllo dellautorit
giudiziaria o di quelle amministrativa, data la certezza del prezzo dacquisto. Sono esentati anche gli
acquisti effettuati a CONDIZIONI NORMALI nellambito di operazioni CORRENTI della societ, quindi non
per operazioni straordinarie. Spetta agli amministratori decidere quali operazioni debbano ritenersi
correnti e quali straordinarie, quali condizioni siano normali e quali anormali, proprio al fine di attivare la
procedura di controllo di cui abbiamo parlato.
Le prestazioni accessorie
Latto costitutivo pu contemplare al suo interno degli obblighi per i soci inerenti una serie di prestazioni
accessorie, non consistenti nella dazione di denaro, determinandone anche contenuto, durata, modalit e
compenso: stiamo parlando di prestazioni lavorative o professionali o di obblighi inerenti la fornitura
periodica di servizi, materie prime o merci.
In questo caso notevole importanza riveste la persona del socio: la sua affidabilit e la sua diligenza sono
determinanti per le prestazioni, per tal motivo che le AZIONI CON PRESTAZIONI ACCESSORIE devono
essere nominative, oltre che trasferibili SOLO con lapprovazione degli amministratori, in quanto viene
trasferito anche il relativo obbligo, magari ad un soggetto non affidabile e non ritenuto idoneo da chi
amministra la societ.
21

Gli obblighi inerenti le prestazioni accessorie, tra laltro, possono essere modificati SOLO col consenso di
tutti i soci e le prestazioni in oggetto costituiscono adempimento di obbligazioni sociali e non, come molti
ritengono, di un rapporto contrattuale diverso e distinto da quello sociale: per tal motivo che la disciplina
dei contratti dopera o di lavoro subordinato, al pari della disciplina della somministrazione e dellappalto,
trovano applicazione SOLO laddove compatibili. In caso di inadempimento, ad esempio, verranno attivate
le sanzioni previste dallart.2344 c.c., inerenti la sospensione del voto e la vendita coattiva delle azioni, e
non le sanzioni di diritto comune dello specifico contratto.

CAPITOLO QUINTO LE AZIONI


Nozione e caratteri
Le azioni sono le quote di partecipazione dei soci nella societ per azioni: si tratta di quote di
partecipazione omogenee e standardizzate, liberamente trasferibili e, almeno di regola, rappresentate da
documenti, i titoli azionari, che circolano secondo la disciplina dei titoli di credito.
Il capitale sottoscritto nelle S.p.A. viene diviso, infatti, in un numero PREDETERMINATO di parti di identico
ammontare (criterio astratto-matematico), ciascuna delle quali costituisce unAZIONE ed attribuisce
IDENTICI DIRITTI nella societ e verso la societ. Lazione, dunque, rappresenta lunit minima di
partecipazione al capitale sociale e lunit di misura dei diritti sociali. E perci INDIVISIBILE, tanto che se
pi soggetti diventano titolari della medesima azioni, essi devono necessariamente nominare un
rappresentante comune per lesercizio dei diritti spettanti.
Tuttavia, in relazione allammontare del capitale sottoscritto, ciascun socio diventa titolare NON di
ununica quota di partecipazione, ma di tante quote per quante sono le azioni sottoscritte, distinte ed
autonome rispetto alle altre possedute dallo stesso soggetto.
I caratteri essenziali delle azioni, quindi, sono i seguenti:

Circolazione in forma cartolare;


Libert di trasferimento;
Uguaglianza di valore e di diritti;
Indivisibilit.

Possiamo considerare le azioni sotto tre profili diversi: sotto il profilo di parti del capitale sociale, sotto
quello del complesso unitario di diritti in cui si sintetizza la partecipazione sociale e come titoli
circolanti.
N.B. ho riprodotto, in gran parte, il testo dellautore Campobasso, in quanto le definizioni contenute in
questo paragrafo sono troppo importanti per essere sintetizzate.
A)AZIONI E CAPITALE SOCIALE
Il valore delle azioni
Lart.2348 comma 1 del codice recita: Le azioni devono essere di uguale valore e conferiscono ai loro
possessori uguali diritti, ossia devono rappresentare unidentica frazione del capitale sociale nominale.

22

Dobbiamo prendere in considerazione tre definizioni diverse di valore: valore nominale delle azioni,
valore reale (o anche detto valore di bilancio) e valore di mercato.
Si definisce valore NOMINALE delle azioni la parte del capitale sociale che ciascuna di esse rappresenta,
espressa in cifra monetaria: se il capitale sociale di 1 milione di euro, esso pu essere diviso in centomila
azioni da 10 euro.
Le azioni, in realt, possono essere emesse CON valore nominale o SENZA indicazione del valore nominale,
ma non possono essere emesse, contemporaneamente, azioni di entrambi i tipi.
Per le azioni con valore nominale lo statuto deve prevedere non solo il capitale sottoscritto, ma anche il
valore nominale di ciascuna azione ed il loro numero complessivo. Il valore nominale (come abbiamo visto
per il capitale sociale nominale) INSENSIBILE alle variazioni di patrimonio sociale, in quanto rimane
invariato nel tempo e pu essere modificato solo rivedendo latto costitutivo e prevedendo un maggior
frazionamento (se prima era 100.000 azioni adesso saranno, per fare un esempio, 200.000) o il
raggruppamento di pi azioni (da 100.000 a 50.000).
Nelle azioni SENZA valore nominale, invece, lo statuto deve prevedere solo il capitale sottoscritto ed il
numero di azioni emesse (esempio: capitale sociale di 1 milione di euro diviso in 100.000 azioni, senza
indicare il valore in cifra monetaria): in questa ipotesi il diritto di voto ed il diritto agli utili del socio, ossia la
sua partecipazione al capitale sociale, sono espressi in percentuale (esempio: il socio detiene il 2% del
capitale sociale); tuttavia, anche le azioni senza valore nominale esprimono la FRAZIONE di capitale
nominale da ciascuna rappresentato, in quanto sempre possibile dividere lammontare del capitale per il
numero di azioni, sebbene in tal caso non si parli di indicazioni in cifra monetaria. La legge, a tal proposito,
prevede che i titoli azionari debbano indicare il numero complessivo delle azioni emesse ed lammontare
del capitale (art.2354 comma 2), il che comporta la sostituzione di TUTTI i tioli in caso di aumento o
riduzione del capitale.
Se da un lato, sia per le azioni con valore nominale sia per quelle senza valore nominale, non MAI
possibile emettere un numero di azioni INFERIORE al loro valore nominale, in quanto esse rappresentano il
capitale sociale che a sua volta non pu essere inferiore al valore complessivo dei conferimenti, dallaltro
lato possibile lemissione in sovrapprezzo, ossia emettere azioni per somma superiore al valore nominale
( addirittura obbligatoria lemissione in sovrapprezzo quando si vuole escludere o limitare il diritto
dopzione degli azionisti sulle azioni di nuova emissione).
Si definisce valore DI BILANCIO o REALE delle azioni il valore che si ottiene dividendo il patrimonio netto
della societ per il numero di azioni: un valore, quindi, variabile a seconda delle varie vicende economicopatrimoniali, dato che quanto pi aumenta/diminuisce il patrimonio tanto pi sale/scende il valore reale
delle azioni (sono direttamente proporzionali). Il valore reale delle azioni pu essere accertato
contabilmente tramite il bilancio desercizio.
Si definisce valore DI MERCATO delle azioni quello risultante, giornalmente, dai listini ufficiali nel momento
in cui le azioni sono ammesse alla quotazione in un mercato regolamentato (borsa valori): il valore di
mercato indica il prezzo di scambio delle azioni in un determinato giorno e non coincide con il valore reale,
ossia quello riferito al patrimonio, in quanto il primo tiene conto delle prospettive economiche future e di
altre variabili, motivo per cui landamento delle quotazioni esprime il valore EFFETTIVO delle azioni. E di
23

questo valore, infatti, che il legislatore tiene conto in vari casi (emissione di azioni senza diritto di opzione e
recesso dellazionista).
Lindivisibilit delle azioni
Essendo le azioni, come abbiamo detto, lunit minima di partecipazione, esse sono INDIVISIBILI (art.2347
cod.civ.). E proprio per tal motivo che il legislatore prevede, in caso di compropriet indivisa tra pi
soggetti delle medesime azioni, che essi provvedano a nomina un rappresentante unico, non potendo
esercitare alcun diritto sociale singolarmente. Qualora non provvedano, le dichiarazioni fatte dalla societ
a uno dei comproprietari sono efficaci nei confronti di tutti, anche perch essi rispondono solidalmente
verso la societ delle obbligazioni proveniente dalle azioni, oltre che per il versamento dei conferimenti.
Frazionamento e raggruppamento di azioni
Tanto nellipotesi di azioni con valore nominale, quanto in quella di azioni senza valore nominale, una
delibera di modifica dellatto costitutivo pu decidere per il FRAZIONAMENTO o per il RAGGRUPPAMENTO
delle azioni esistenti.
Con il frazionamento delle azioni viene RIDOTTO loriginario valore nominale delle stesse: per un capitale
sociale di 1000 euro (esempio assurdo, giusto per farvi capire, ricordate che le S.p.A. non possono avere
capitali inferiori a 120.000 euro), se prima si avevano 100 azioni del valore nominale di 10 euro, adesso si
hanno 200 azioni del valore di 5 euro.
Con il raggruppamento delle azioni viene AUMENTATO loriginario valore nominale delle stesse: per un
capitale sociale di 1000 euro (esempio assurdo, giusto per farvi capire, ricordate che le S.p.A. non possono
avere capitali inferiori a 120.000 euro), se prima si avevano 100 azioni del valore nominale di 10 euro,
adesso si hanno 50 azioni del valore di 20 euro.
Lo stesso ragionamento vale per le azioni senza valore nominale, senza per lindicazione delle cifre
monetarie (degli euro dei nostri esempi per intenderci).
Il raggruppamento di azioni molto pi frequente rispetto al frazionamento, ma pu dar luogo a problemi
inerenti i singoli azionisti, in quanto potrebbe non consentire la piena conversione delle azioni possedute,
formando cos dei RESTI, o addirittura potrebbe non consentire di avere in cambio una nuova azione,
facendo perdere addirittura la qualit di socio.
Tuttavia la delibera da cui deriva una situazione del genere non SEMPRE invalida: lo nel momento in cui
mira proprio a pregiudicare la situazione di singoli azionisti, ossia in caso di abuso ai danni della minoranza,
ma non risulta invalida nel momento in cui si rende necessario il raggruppamento con resti per non
ostacolare una determinata operazione, come una fusione.
B) LA PARTECIPAZIONE AZIONARIA
Luguaglianza dei diritti
Ogni singola azione, rappresentando una partecipazione sociale minima, attribuisce al suo titolare un
complesso di diritti e poteri di natura amministrativa (esempio: diritto di voto nelle assemblee),
patrimoniale (esempio: diritto agli utili) e di natura amministrativo-patrimoniale (esempio: diritto di
recesso).
24

Lespressione del rapporto di partecipazione sociale tramite azioni comporta lUGUAGLIANZA DEI DIRITTI e
lAUTONOMIA DELLE AZIONI.
Abbiamo gi detto che lart.2348 comma 1 del codice prevede che le azioni debbano essere di uguale
valore e debbano conferire ai loro possessori uguali diritti. Luguaglianza dei diritti, per, solo RELATIVA e
OGGETTIVA, non assoluta e soggettiva: la possibilit di creare categorie di azioni fornite di diritti diversi,
infatti, testimonia la relativit delluguaglianza, che va rispettata nellambito di ciascuna categoria (infatti
esistono azioni ordinarie e azioni speciali, anche dette di categoria); uguali diritti, poi, sono assicurati al
titolare di ogni azione, ma occorre tener conto nel NUMERO di azioni possedute da ogni socio, il che da
luogo ad un maggior potere figlio dellesercizio di maggiori diritti, testimonianza del fatto che luguaglianza
sia oggettiva e non soggettiva.
Esistono, infatti, tre categorie di diritti esercitabili dal socio:

Diritti indipendenti dal numero di azioni possedute: chi possiede unazione, in tal caso, ha una
posizione identica a chi ne possiede 1000, in quanto diritto indipendente dal numero di azioni,
come avviene per il diritto di intervento in assemblea o di denuncia al collegio sindacale o di esame
dei libri sociali;
Diritti spettanti a chi possiede una determinata percentuale del capitale sociale: stiamo parlando
del diritto di chiedere la convocazione o il rinvio dellassemblea, del diritto di denuncia al tribunale
o di impugnazione delle deliberazioni assembleari invalide. Tutti diritti definiti come diritti della
MINORANZA, in quanto esercitabili da chi detiene anche solo una parte del capitale sociale, anche
solo, per esempio, il 10% dello stesso, CONTRO la maggioranza, contro chi detiene la maggior parte
delle azioni. Si tratta di diritti garantiti per permettere una maggiore partecipazione/vigilanza dei
soci minoritari alla vita della societ e nei confronti della maggioranza, motivo ispiratore della
riforma delle societ quotate del 98 (esempio: chi detiene una sola azione non pu ottenere la
convocazione dellassemblea; se la richiesta, invece, viene avanzata da tanti soci che detengono il
10% del capitale sociale, allora gli amministratori sono obbligati a convocare lassemblea);
Diritti spettanti ad ogni azionista in proporzione al numero di azioni possedute: stiamo parlando del
diritto di voto, del diritto agli utili ed alla quota di liquidazione, di quello alla liquidazione della
quota in caso di recesso, del diritto di opzione o di quello di assegnazione gratuita di azioni. Tutti
diritti spettanti anche ad un solo socio ma in forza del numero di azioni di cui egli titolare.

E proprio nellultima categoria di diritti che riscontriamo la DISUGUAGLIANZA SOGGETTIVA degli azionisti:
chiunque ha unazione pu esercitare il diritto di voto, dice lautore Campobasso, ma chi ha 1000 azioni
esercita 1000 voti ed ha maggior potere, giustamente e legittimamente perch ha investito, e quindi
rischiato, di pi rispetto agli altri ed ha il potere di imporre la propria volont, sempre allinterno di margini
legali (principio capitalistico).
Tuttavia, nelle ipotesi in cui entri in gioco un INTERESSE PUBBLICO di particolare rilevanza, possibile una
deroga al principio capitalistico secondo cui chi pi ha rischiato deve avere pi potere, in quanto vengono
riconosciuti allo Stato o ad altri enti pubblici dei poteri societari SVINCOLATI dal numero di azioni
possedute o dal fatto, addirittura, di possedere azioni in quella societ.
Lo stesso codice civile, per le societ che non fanno appello al mercato del capitale di rischio, prevede che
latto costitutivo riservi allo Stato o agli enti pubblici la nomina di un numero di amministratori e sindaci
25

proporzionale alla partecipazione al capitale da essi detenuta. Nelle societ che fanno appello al mercato,
addirittura, allo Stato e agli altri enti pubblici possono essere riconosciuti dei poteri speciali, rappresentati
da azioni speciali. Per non parlare delle societ di interesse nazionale, come la Rai, disciplinate in leggi
speciali in cui viene riconosciuto allo Stato un potere enorme in merito al diritto di voto, alla trasferibilit
delle azioni, alla nomina degli amministratori e dei dirigenti ecc.
Unit ed autonomia delle partecipazioni azionarie
Abbiamo gi accennato al fatto che le azioni debbano considerarsi come AUTONOME: lautonomia data
dal fatto che chi sottoscrive o acquista pi azioni NON titolare di una singola partecipazione MA di una
pluralit di partecipazioni azionarie. Questo vuol dire che il socio pu disporre in modo autonomo e
separato delle singole azioni, vendendone o concedendone in usufrutto o pegno solo una parte. Anche
allinterno della societ stessa, il titolare di pi azioni pu comportarsi in una maniera per alcune azioni ed
in un modo opposto per altre, in riferimento al diritto di voto: pu votare, per esempio, personalmente per
alcune e tramite un rappresentante per altre; allo stesso modo ammesso il cosiddetto voto divergente,
il quale comporta che il titolare possa opporsi ad una deliberazione dellassemblea per un certo numero di
azioni e votare a favore in riferimento ad altre azioni, il che pur sembrando un comportamento
contraddittorio, si giustifica nellipotesi di intestatario fiduciario di azioni per conto di pi soggetti che
vogliono manifestare un voto differente.
Un esercizio unitario del diritto di voto, invece, inevitabile nellipotesi di diritti che spettano allazionista
indipendentemente dal numero di azioni possedute o dalla percentuale del capitale sociale posseduto,
come il diritto di intervento nellassemblea, non esercitabile per una sola parte delle azioni.
Tuttavia, il legislatore, pur disponendo lautonomia delle singole azioni, molto spesso prende in
considerazione la totalit delle azioni possedute da un soggetto, la complessiva partecipazione, sia in
riferimento a determinati diritti (inerenti il numero di azioni di cui il titolare in possesso), sia
nellimposizione di obblighi e divieti (come lobbligo per lazionista unico di versare la totalit dei
conferimenti).
Infine, dobbiamo specificare che un pacchetto azionario, soprattutto se di maggioranza, ha sul mercato un
valore superiore alla somma dei valori delle singole azioni, appunto perch attribuisce maggiori poteri e
diritti, un maggior controllo sulla societ ed per tal motivo che va considerato nel suo complesso. Il
legislatore, poi, pone una serie di obblighi e responsabilit in capo a chi vende o acquista un pacchetto
azionario di controllo.
Le categorie speciali di azioni
Sono due le tipologie di azioni che possiamo prendere in considerazione: le azioni ORDINARIE, che
attribuiscono diritti previsti e disciplinati dalla legge, e le CATEGORIE SPECIALI di azioni, che attribuiscono
diritti diversi da quelli tipici. Le azioni speciali possono essere create allinterno dello statuto o tramite
una modifica successiva dello stesso.
La presenza di categorie speciali di azioni, ovviamente, da luogo alla contemporanea presenza di azionisti
con interessi parzialmente diversi: se esistono categorie diverse di azioni allinterno della stessa societ,
infatti, le deliberazioni dellassemblea GENERALE di tutti gli azionisti, laddove pregiudichino i diritti di una
determinata categoria, devono essere approvate anche dallassemblea speciale di quella determinata
26

categoria interessata. Questo significa che, da un lato lassemblea speciale di categoria ha competenza
SOLO nei casi in cui la deliberazione dellassemblea generale possa comportare un pregiudizio, che tra
laltro deve essere diretto e non solo di fatto, e dallaltro che lapprovazione dellassemblea di categoria
costituisce condizione legale di efficacia della deliberazione dellassemblea generale, che nel caso
contrario improduttiva di qualsiasi effetto.
Gli azionisti di categoria, dunque, sono tutelati nel loro complesso e non singolarmente: si tratta di un
diritto di gruppo, tutelato con decisioni prese a maggioranza dagli stessi titolari di azioni speciali. Se le
azioni speciali sono quotate si applica la disciplina dellorganizzazione degli azionisti di risparmio, che
prevede la nomina di un rappresentante di tutti gli azionisti speciali e quorum assembleari meno elevati;
se, invece, le azioni speciali NON sono quotare, si applica la disciplina delle assemblee straordinarie.
Segue: il contenuto della partecipazione azionaria
La societ, fatta eccezione per alcune categorie di azioni speciali previste dal legislatore, gode di ampia
autonomia nella determinazione della partecipazione azionaria, seppure con lesistenza di determinati
limiti imposti dalla legge.
Dopo la riforma del 2003, molto limiti sono venuti meno, sebbene sia rimasto il divieto di emettere azioni
a voto plurimo, ossia azioni che attribuiscano pi di un voto.
Oggi tutte le societ, per esempio, possono emettere azioni senza diritto di voto, mentre in passato ci era
consentito alle sole societ quotate, cos come tutte le societ possono creazione azioni, anche non
privilegiate, con diritto di voto limitato a particolari argomenti (ad esempio allapprovazione del bilancio),
azioni con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative
(esempio: azioni senza voto che diventano con voto se la societ non consegue utili per un certo periodo).
Sono sparite, invece, le azioni privilegiate a voto limitato alle sole assemblee straordinarie.
Tuttavia la stessa legge a prevedere che le azioni SENZA VOTO, quelle a VOTO LIMITATO e le azioni a
VOTO CONDIZIONATO non possano superare complessivamente la met del capitale sociale, onde evitare
la concentrazione di troppo potere nelle mani degli azionisti a voto PIENO.
Alle societ non quotate, che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, consentito prevedere
che, in base alle azioni possedute da uno stesso soggetto, il diritto di voto sia limitato ad una misura
massima (esempio: ad ogni azione corrisponde un voto fino al 10% del capitale posseduto dallo stesso
socio, oltre tale limite non spetta alcun voto), oppure lintroduzione del voto scalare(esempio: fino al
10% del capitale posseduto spetta un voto per ogni azione, dal 10 al 20% un voto ogni due azioni, dal 20%
al 30% un voto ogni tre azioni e cos via). Il voto, tra laltro, per le societ non quotate non pu pi essere
escluso o limitato SOLO se le relative azioni sono assistite da privilegi patrimoniali, mentre permane la
possibilit di emettere azioni privilegiate anche senza limitazione dei diritti amministrativi.
Ma cosa sono le azioni privilegiate?
Le azioni privilegiate sono azioni che attribuiscono ai titolari un diritto di preferenza nella distribuzione
degli utili o nel rimborso del capitale al momento dello scioglimento della societ: in sostanza, esse
attribuiscono dei privilegi, liberamente determinabili dalla societ stessa, con lunico limite del divieto di

27

patto leonino di cui allart.2265 c.c. (patto con il quale uno o pi soci sono esclusi dagli utili o dalle
perdite).
E consentita, infine, lemissione di azioni postergate nelle perdite, ossia azioni che consentono al
possessore di beneficiare degli utili distribuiti dallimpresa restando al contrario colpito da eventuali
perdite in sede di liquidazione solo in via subordinata, dopo tutti gli altri azionisti, e di azioni correlate,
ossia azioni il cui rendimento legato ai risultati ottenuti dallimpresa in un determinato settore ed in cui la
distribuzione di dividendi possibile solo nellipotesi in cui la societ sia, nel suo complesso, in utile (e non
in perdita).
Le azioni di risparmio
Allinterno dellampio panorama di azionisti di societ per azioni, vi sono alcuni di essi interessati al solo
aspetto patrimoniale e alla redditivit dei titoli azionari, senza alcun interesse per i diritti amministrativi:
questi soggetti possono raggiungere il loro scopo tramite la sottoscrizione di AZIONI DI RISPARMIO,
introdotte dalla L.216/1974, la cui disciplina stata modificata col passare del tempo.
Le azioni di risparmio, insieme alle azioni a voto limitato della disciplina previgente, appartengono alle
categorie speciali di azioni disciplinate dal legislatore e si tratta di titoli azionari in cui la differenza tra
azionisti imprenditori e azionisti risparmiatori del tutto evidente: queste azioni, infatti, sono PRIVE del
diritto di voto e devono essere NECESSARIAMENTE dotate di privilegi di natura patrimoniale, a differenza di
quelle senza voto. Inoltre le azioni di risparmio possono essere emesse AL PORTATORE, il che garantisce
lanonimato dei titolari, e SOLO da societ le cui azioni ordinarie sono quotate in mercati regolamentati
italiani o di altri Paesi UE.
Le azioni di risparmio, insieme con le altre categorie speciali di azioni a voto limitato, non possono superare
la met del capitale sociale complessivo.
Lazionista di risparmio, dunque, non avendo diritto di voto nelle assemblee ordinarie e straordinarie, non
viene computato per i relativi quorum deliberativi e costitutivi, n tanto meno possiede diritto di
intervento nelle assemblee o diritto di impugnazione delle delibere invalide, sebbene conservi la possibilit
di chiedere il risarcimento per danno causato da tali delibere, in quanto pur sempre un socio.
Dalla disciplina del 1974, rigida riguardo al contenuto ed alla misura minima dei privilegi riconosciuti alle
azioni di risparmio, si passati nel 1998 ad una disciplina molto pi flessibile, che, pur stabilendo che tali
azioni sono privilegiate sotto il profilo patrimoniale, pone comunque nelle mani dellatto costitutivo la
determinazione di contenuto, condizioni, limiti, modalit e termini del privilegio e del suo esercizio.
Resta salvo il diritto di opzione, ossia il diritto di ricevere per i possessori di azioni di risparmio, in caso di
aumento del capitale sociale a pagamento, altre azioni di risparmio della medesima categoria o,
comunque, azioni di risparmio di altra categoria, azioni privilegiate o azioni ordinarie.
A tutela del GRUPPO degli azionisti di risparmio sono previsti lassemblea speciale, la quale delibera solo
per la nomina del rappresentante comune, per lazione di responsabilit nei suoi confronti e
sullapprovazione delle delibere dellassemblea generale che pregiudicano i diritti della categoria, ed il
rappresentante comune, il quale pu anche impugnare, diversamente dai singoli azionisti di risparmio, le

28

delibere dellassemblea, in quanto chiamato a tutelare la categoria, oltre che avere accesso al libro dei soci
e a quello delle adunanze.
Le azioni a favore dei prestatori di lavoro
Le azioni a favore dei prestatori di lavoro sono particolari azioni che permettono ai dipendenti della
societ o di societ controllate, laddove lo statuto lo preveda ed in presenza dellapprovazione
dellassemblea ordinaria, lacquisto della qualit di soci tramite lASSEGNAZIONE GRATUITA di azioni o
lacquisto delle stesse a prezzo predeterminato, attraverso la limitazione o lesclusione del diritto di
opzione degli altri soci. Tutto ci possibile SOLO e SOLAMENTE in presenza di UTILI DISTRIBUIBILI
regolarmente accertati e di riserve disponibili risultanti dallultimo bilancio approvato.
Possono essere previsti, inoltre, degli strumenti finanziari partecipativi o, addirittura, dei piani di compensi
basati su strumenti finanziari, i quali prevedono che amministratori e dirigenti siano retribuiti, in tutto o in
parte, tramite delle azioni (stock grant) o tramite lattribuzione del diritto di acquisto di azioni di futura
emissione (stock options), con il rispetto, per, di alcuni obblighi di trasparenza a carico di societ quotate
o con strumenti finanziari diffusi tra il pubblico: occorre lapprovazione dellassemblea ordinaria ed i
contenuti del piano di compensi sono illustrati in una relazione messa a disposizione del pubblico almeno
15 giorni prima dellassemblea, contenente informazioni precisate dalla Consob.
Le azioni di godimento
Le azioni di godimento costituiscono una categoria di azioni speciali, rilasciate come RIMBORSO del solo
valore nominale delle azioni precedentemente detenute, a seguito di una riduzione reale del capitale
sociale. Dato che i possessori di azioni di godimento hanno gi recuperato in pare il valore delle azioni,
ossia il loro valore nominale, essi partecipano alla ripartizione degli utili SOLO DOPO che sia stato
corrisposto alle altre azioni un dividendo pari allinteresse legale del valore nominale.
Le azioni di godimento, salva diversa disposizione dello statuto, non attribuiscono diritto di voto, e di
conseguenza nemmeno diritto di intervento in assemblea e di impugnazione delle delibere invalide.
Azioni e strumenti finanziari partecipativi
A partire dalla riforma del 2003, al fine di consentire lacquisizione di apporti patrimoniali che non possono
formare oggetto di conferimento e che perci non sono imputabili al capitale sociale, come nel caso di
prestazioni di opera o di servizi o come alternativa alle azioni a favore dei prestatori di lavoro, possibile
per la societ emettere STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI, del tutto distinti rispetto alle azioni
ordinarie o alle categorie speciali di azioni.
Chi possiede tali strumenti finanziari partecipativi NON un azionista e possiede solo diritti patrimoniali o
anche amministrativi, con esclusione del diritto di voto nellassemblea generale, salva la possibilit di
votare su argomenti specifici. I titolari di tali strumenti possono nominare un componente indipendente
del consiglio di amministrazione o di quello di sorveglianza oppure un sindaco.
Data lapplicazione, agli strumenti finanziari partecipativi che riconoscono al titolare il diritto al rimborso
del capitale, delle medesime norme dettate per le obbligazioni, anche in questo caso vi devono essere
unassemblea dei titolari di tali strumenti ed un rappresentante comune. Viene lasciata ampia autonomia
29

allo statuto per quanto riguarda modalit e condizioni di emissione, diritti che gli strumenti conferiscono e
restante disciplina.
C) LA CIRCOLAZIONE DELLE AZIONI
I titoli azionari
I titoli azionari, anche detti certificati azionari, sono documenti che rappresentano le quote di
partecipazione nelle societ per azioni NON QUOTATE o comunque NON DIFFUSE TRA IL PUBBLICO IN
MANIERA RILEVANTE, trasferibili secondo la disciplina dei titoli di credito.
Lo statuto della societ non quotata pu prevedere la possibilit di NON emettere titoli azionari, rendendo
trasferibili le azioni tramite la SOLA cessione del contratto: in tal caso il trasferimento produce effetti dal
momento delliscrizione della cessione del libro dei soci.
I certificati azionari devono indicare:

Denominazione e sede della societ;


Data di stesura dellatto costitutivo e data della sua iscrizione nel registro delle imprese, il quale
devessere anchesso indicato;
Valore nominale del titolo o, in caso di azioni prive di valore nominale, il numero delle azioni e
lammontare del capitale sociale (lo abbiamo gi detto in precedenza);
Versamenti parziali dei conferimenti per le azioni non liberate integralmente;
Diritti ed obblighi del titolo;
Eventuali limitazioni alla circolazione.

I titoli vanno firmati da un amministratore, anche tramite riproduzione meccanica, sebbene autenticata.
I certificati azionari possono essere DEFINITIVI, con validit duratura nel tempo, o PROVVISORI, valevoli in
attesa del rilascio di quelli definitivi o per determinate operazioni.
Gli stessi titoli azionari possono essere SEMPLICI, nel momento in cui rappresentano unazione, o
MULTIPLI, se ne rappresentano pi di una: nel caso di quelli multipli pu essere chiesto il frazionamento,
mentre nel caso di quelli semplici possibile il raggruppamento di titoli di taglio minore in titoli multipli.
Ai titoli azionari collegato un foglio cedole: le CEDOLE sono dei tagliandi numerati progressivamente e
contrassegnati dal nome della societ e consentono di esercitare i diritti collegati al titolo senza lesibizione
dello stesso, semplicemente distaccando e consegnando alla societ il tagliando. Le cedole sono autonomi
titoli di credito, al portatore, che possono circolare autonomamente.
Azioni e titoli di credito
Le azioni, nonostante le opinioni non concordi in dottrina e giurisprudenza, sono da considerarsi dei veri e
propri TITOLI DI CREDITO CAUSALI, in quanto emessi in base ad un determinato rapporto causale e,
pertanto, soggetti alla disciplina generale dei titoli di credito.
I titoli azionari svolgono una duplice funzione: la FUNZIONE DI TRASFERIMENTO, in quanto chi acquista in
buona fede il possesso del certificato azionario non soggetto a rivendicazione, neanche qualora lo abbia
acquistato da altro soggetto che lo ha rubato al reale proprietario, e la FUNZIONE DI LEGITTIMAZIONE, in
30

forza della quale il possessore, nei rapporti interni con la societ, non tenuto a provare la propriet del
titolo e la qualit di socio, dato che possiede il certificato azionario.
I titoli azionari, per, non attribuiscono al possessore un diritto LETTERALE, ossia determinato SOLO sulla
base di quanto scritto nel documento, in quanto si pu benissimo far riferimento a fonti regolamentari
soggette a pubblicit legale e accessibili allacquirente del titolo, e non solo allatto costitutivo e alle
delibere assembleari per provare la titolarit del diritto: si parla, in tal caso, di LETTERALITA INCOMPLETA
O PER RELATIONEM.
Se, per, per i titoli di credito vale la regola dellASTRATTEZZA DEL DIRITTO CARTOLARE O AUTONOMIA IN
SEDE DI EMISSIONE, in forza della quale al terzo portatore del titolo NON sono opponibile le eccezioni
personali fondate sul rapporto causale che ha dato luogo allemissione, per i titoli azionari le cose vanno
diversamente, in quanto la tutela dellacquirente delle azioni CEDE dinanzi alla salvaguardia dellintegrit
del capitale sociale. In base a quanto abbiamo appena detto, possiamo capire come la societ possa
opporre erga omnes eventuali vizi del procedimento di creazione delle azioni e come possa opporre al
terzo acquirente lintervenuto annullamento del titolo azionario NON RISULTANTE DAL DOCUMENTO; la
societ, inoltre, pu chiedere al terzo acquirente di integrare i conferimenti ancora dovuti, anche se dal
titolo non risulta che si tratti di azioni non del tutto liberate, cos come pu opporre le limitazioni alla
circolazione del titolo non risultanti dallo stesso. Al possessore del certificato azionario, per, NON si
possono opporre eccezioni basate sui rapporti personali col dante causa (ossia colui che ha
venduto/ceduto il titolo), almeno che non entri in gioco lesigenza di tutelare lintegrit del capitale.
E per tutti questi motivi che le azioni sono ritenute titoli di credito causali.
Azioni nominative e azioni al portatore
Le azioni, in base allart.2354 comma 1 del codice, possono essere NOMINATIVE, ossia recare il nome del
titolare, o AL PORTATORE, mantenendo lanonimato, A SCELTA DELLAZIONISTA. Sebbene sia lo stesso
codice a prevedere tale disciplina, il r.d.1148/1941 pone tuttoggi lobbligo di nominativit dei titoli
azionari, venuto meno per le sole azioni di risparmio, a partire dal 1974, e per le SICAV (societ
dinvestimento a capitale variabile), nella sola ipotesi, per, in cui siano state interamente liberate.
Analizziamo, ora, la disciplina inerente la circolazione delle azioni.
La legge di circolazione delle azioni
Partiamo dalla circolazione delle azioni nominative, le quali devono indicare il nome del titolare, persona
fisica o giuridica, che deve risultare tanto dal titolo stesso quanto dal libro dei soci: si tratta della doppia
intestazione, il cui mutamento necessario in caso di trasferimento, pertanto rendendo imprescindibile la
cooperazione della societ emittente.
Il trasferimento delle azioni nominative avviene attraverso due procedure diverse: il TRANSFERT e la
GIRATA.
Il transfert prevede il contestuale cambiamento delle due intestazioni, tramite la doppia annotazione a
cura della societ: pu essere richiesto dallALIENANTE, ed in tal caso questultimo tenuto ad esibire il
titolo e a provare la propria identit, nonch la capacit dagire/di disporre attraverso una certificazione di
un notaio; oppure pu essere richiesto dallACQUIRENTE, il quale deve esibire il titolo e dimostrare il suo
31

diritto, mostrando latto con firma autenticata o latto pubblico di acquisto. Una volta svolte le suddette
verifiche, la societ provvede ad annotare il nome del nuovo azionista sul titolo e nel libro dei soci e da
quel momento il titolare legittimato allesercizio dei diritti sociali: la necessit di intervento e di
accertamento della societ ad ogni trasferimento rende tale procedura troppo complessa, ed per tal
motivo che maggiormente diffusa la circolazione tramite girata.
Il trasferimento per girata prevede che lannotazione sul titolo e nel libro dei soci avvengano in due
momenti diversi, ad opera di soggetti differenti: dellannotazione nel libro dei soci se ne occupa la societ,
mentre il proprietario del titolo (girante) ad effettuare la girata, sottoscrivendola e specificando la data
del trasferimento, il nome del giratario (ossia dellacquirente) e facendola firmare anche da questultimo
qualora si tratti di azione non liberata. La girata, poi, deve essere autenticata da un notaio, da un agente di
cambio, da una banca autorizzata o da una Sim, a garanzia dellidentit e della capacit di entrambi i
soggetti interessati.
La sola girata, per, non dovrebbe abilitare allesercizio dei diritti sociali, essendo necessaria lannotazione
nel registro dellemittente: in realt, la recente riforma del 2003 ha previsto che il giratario sia legittimato
ad esercitare tutti i diritti sociali, in quanto liscrizione nel libro dei soci non ha efficacia legittimante, ma
semplicemente informativa, potendo avvenire anche in un secondo momento solo per laggiornamento
del registro.
Ricordiamo che il trasferimento tramite girata era lUNICO modo possibile per la circolazione documentale
delle azioni QUOTATE, prima della loro dematerializzazione.
Diverse sono le AZIONI AL PORTATORE, le quali circolano mediante la semplice consegna, in quanto NON
intestate ad alcuna persona: si tratta di TITOLI A LEGITTIMAZIONE REALE, dato che sufficiente il semplice
possesso del titolo per poter esercitare tutti i diritti sociali.
Segue: le azioni dematerializzate
Abbiamo visto come la circolazione delle azioni si fondi, in definitiva, sul trasferimento dei titoli, per cui
prevista una diversa disciplina in caso di nominativit degli stessi o meno. Il rischio di smarrimento o furto
dello stesso, nonch le procedure complesse di duplice annotazione per i titoli nominativi, hanno spinto
alla semplificazione e alla maggior sicurezza del mercato tramite la previsione che le azioni debbano
circolare attraverso semplici REGISTRAZIONI CONTABILI, del tutto svincolate dal trasferimento materiale
del documento, il che avviene tramite la GESTIONE ACCENTRATA DI STRUMENTI FINANZIARI.
Tale sistema, voluto dagli operatori di borsa nel 1978 e poi disciplinato dal legislatore, gestito da apposite
societ per azioni a statuto speciale (societ di gestione accentrata), che operano sotto la vigilanza della
Consob e della Banca dItalia, anche se al momento lunico sistema operante nel nostro Paese quello
gestito dalla Monte Titoli S.p.A. (furono gli operatori di borsa a fondarla nel 78). Ad ammettere alla
gestione accentrata le categorie di soggetti e gli strumenti finanziari sono la Banca dItalia e la Consob
con proprio regolamento ed prevista una differenziazione del sistema a seconda che si tratti di titoli
DEMATERIALIZZATI o NON DEMATERIALIZZATI.
Anzitutto, in forza del D.lgs.213/1998, i titoli negoziati in mercati regolamentati e quelli NON negoziati,
ma diffusi fra il pubblico in misura rilevante sono soggetti a DEMATERIALIZZAZIONE OBBLIGATORIA,
32

mentre per titoli diversi la dematerializzazione pu essere contemplata nello statuto (dematerializzazione
volontaria).
Per le azioni ancora oggi rappresentate da titoli documentali, invece, sopravvive la disciplina degli artt.8589 Tuf, introdotta dalla legge 289/1986.
Quindi, in sostanza, abbiamo due sistemi di gestione accentrata: dematerializzata e non dematerializzata.
Il sistema di gestione accentrata non dematerializzata si basa sul deposito dei titoli azionari documentali
presso una societ di gestione (Monte S.p.A.), ma non direttamente, bens attraverso un contratto di
deposito di titoli in amministrazione, con il quale i titoli vengono depositati dallazionista presso un
intermediario, il quale a sua volta deve provvedere a sub-depositarli presso la societ di gestione: quindi
il tutto avviene tramite gli intermediari. Dal momento del deposito, la circolazione dei titoli depositati
avviene tramite semplici scritture contabili, di fatto equiparando il trasferimento materiale del titolo
allaccredito contabile. Lesercizio dei diritti sociali, ovviamente, compete sempre al titolare del titolo: nel
caso di diritti amministrativi, la legittimazione ad esercitarli attribuita in forza di apposite certificazioni,
rilasciate dagli intermediari e contenenti i diritti esercitabili; per la partecipazione allassemblea, invece,
sufficiente una comunicazione alla societ da parte dellintermediario. Quindi, per la gestione accentrata di
strumenti finanziari rappresentati da titoli si parla di dematerializzazione della circolazione, in quanto il
SOLO trasferimento ad avvenire tramite scritture contabili, mentre non si ha la dematerializzazione
totale, dato che i tioli documentali esistono e sono depositati presso la societ di gestione, a cui lazionista
pu chiedere, in qualsiasi momento, la restituzione.
A partire dal D.lgs.213/1998, invece, la dematerializzazione totale si avuta per le azioni negoziate nei
mercati regolamentati italiani o diffuse tra il pubblico in modo rilevante, le quali non possono essere pi
rappresentate da titoli (la dematerializzazione obbligatoria) , mentre per quelle non quotate e non
diffuse in modo rilevante lemittente ad optare o meno per la dematerializzazione (volontaria).
In questo caso la societ emittente a rivolgersi alla societ di gestione, comunicando lammontare totale
dellemissione, il frazionamento e gli intermediari ai quali accreditare le azioni emesse: la societ provvede
ad aprire un conto per ogni emittente, suddiviso in sottoconti per ciascuna emissione, ed un conto per ogni
intermediario. Lintermediario, a sua volta, registra in conti distinti per ogni titolare le azioni di pertinenza
degli stessi. I trasferimenti di azioni avvengono SOLO tramite gli intermediari abilitati, su richiesta dei
titolari delle azioni, con comunicazione alla societ di gestione che provvede alla registrazione del
movimento. Colui che ottiene la registrazione, in base a titolo idoneo e in buona fede, TITOLARE
dellazione e pu esercitare i diritti amministrativi sulla base di una certificazione rilasciata
dallintermediario, a cui pu tra laltro conferire mandato per lesercizio degli stessi. La partecipazione
allassemblea sempre assicurata tramite comunicazione dellintermediario alla societ e lesercizio dei
diritti patrimoniali spetta allintermediario stesso. Sulla base di comunicazioni e certificazioni, la societ
emittente provvede allaggiornamento del libro dei soci.
I vincoli sulle azioni
Le azioni possono formare oggetto di vincoli quali lusufrutto e il pegno, cos come di misure cautelari ed
esecutive quali il sequestro giudiziario, quello conservativo ed il pignoramento.

33

Per le azioni nominative, ovviamente, la costituzione in usufrutto o in pegno ha effetto verso terzi e verso
la societ SOLO con lannotazione del vincolo tanto sul titolo quanto nel libro dei soci. La costituzione in
pegno pu avvenire anche consegnando il titolo, tramite la girata in garanzia, anche se sempre
necessaria lannotazione nel libro dei soci per la produzione degli effetti. Anche per ci che concerne
pignoramenti e sequestri occorre lannotazione sul titolo.
Per le azioni gravate da vincoli immesse nel sistema di gestione accentrata e per i vincoli reali o giudiziari
sulle azioni gi immesse nel sistema, nonch per quelle dematerializzate dettata unapposita disciplina
sostitutiva dellannotazione sul titolo.
Per quanto riguarda i diritti sociali relativi ad azioni gravate da vincoli, la riforma del 2003 ha innanzitutto
previsto che il diritto di voto competa al creditore pignoratizio o allusufruttuario o al custode in caso di
sequestro di azioni: tale diritto devessere esercitato senza ledere gli interessi del socio, consultandolo in
caso di delibere di rilevante importanza, altrimenti si va incontro al risarcimento del danno. Gli altri diritti
amministrativi spettano disgiuntamente a socio e allusufruttuario/creditore pignoratizio, mentre in caso di
sequestro competono tutti al custode.
Il diritto di opzione, invece, spetta SOLO al socio, cos come le nuove azioni sottoscritte vengono
considerate LIBERE DA VINCOLI, appartenendo allo stesso e non direttamente allusufruttuario o al
creditore pignoratizio. Se il socio, per, non provvede entro 3 giorni dalla scadenza al versamento delle
somme necessarie per lesercizio di tale diritto, esso viene alienato agli altri soci o comunque tramite una
banca o altro intermediario ed il ricavato della vendita soggetto comunque allusufrutto o al pegno,
diversamente dalle nuove azioni sottoscritte a cui non si estendono tali vincoli.
Gli utili distribuiti dalla societ, infine, spettano al titolare del diritto frazionario ed alle azioni di nuova
emissione per aumento del capitale si estendono i vincoli di usufrutto, pegno e sequestro.
Nel caso in cui il socio debba ancora versare somme per azioni non liberate, qualora gravi un pegno sulle
stesse, il suddetto a dover provvedere al versamento o allalternativa alienazione delle azioni, sul cui
ricavato si trasferisce il pegno. Nellipotesi di usufrutto, invece, lusufruttuario a provvedere al
versamento, il quale ha diritto alla restituzione della somma al termine del suo diritto.
I limiti alla circolazione delle azioni
In tema di circolazione delle azioni vige la regola generale secondo cui le azioni sono liberamente
trasferibili. La libera trasferibilit, per, incontra limiti o esclusioni tanto LEGALI, ossia stabilite dal
legislatore, quanto CONVENZIONALI, laddove pattuite dai soci.
Tra i limiti legali ritroviamo:

Limpossibilit di alienare le azioni prima del controllo di valutazione nel caso di azioni liberate con
conferimenti diversi dal denaro;
Limpossibilit di alienare le azioni con prestazioni accessorie e le azioni di societ fiduciarie e di
revisione SENZA il consenso del consiglio di amministrazione;
Limiti riguardanti partecipazioni di controllo o rilevanti.

Tra i limiti convenzionali, invece, dobbiamo attuare una distinzione tra quelli stabiliti dallatto costitutivo,
definiti come LIMITI STATUTARI, e quelli non contenuti nello stesso atto, chiamati PATTI PARASOCIALI.
34

I limiti scaturenti da patti parasociali vengono definiti sindacati di blocco, in quanto evitano che un
soggetto non gradito ai soci entri a far parte della compagine sociale: in caso di violazione di tale patto,
avendo esso effetto solo tra i soci contraenti, la vendita di azioni del tutto valida, salvo il risarcimento
dovuto dal socio inottemperante.
Diversamente dai patti parasociali, i limiti statutari, ossia quelli contemplati nellatto costitutivo, godono di
efficacia reale, in quanto opponibili a terzi e validi per i futuri soci. Pu trattarsi di clausole statutarie che
ESCLUDONO del tutto la circolazione delle azioni, per un massimo di 5 anni, o di clausole che la limitano,
per cui lasciata ampia libert ai soci nella formulazione delle stesse allinterno dellatto costitutivo,
sebbene le pi importanti siano le clausole di prelazione, quelle di gradimento e quelle di riscatto.
La clausola di prelazione impone al socio, che intende alienare le proprie azioni, lobbligo di offrirle
preventivamente agli altri soci, preferendoli cos a terzi a parit di condizioni. Tale clausola pu addirittura
contemplare i criteri per determinare il prezzo di acquisto o la possibilit di rivolgersi ad un arbitratore in
caso di disaccordo (prelazione impropria). Lazionista che intende vendere le proprie azioni, di
conseguenza, deve formulare una proposta dacquisto indirizzata ai soci beneficiari ed in caso di
inottemperanza a tale obbligo, avendo le clausole statutarie efficacia reale, il trasferimento a terzi
inefficace, dando luogo al legittimo rifiuto della societ di iscrivere il terzo nel libro dei soci ed al diritto di
riscatto delle relative azioni.
Le clausole di gradimento possono essere di due tipi: clausole con le quali vengono richiesti, allacquirente
di azioni, determinati requisiti e clausole che subordinano il trasferimento al placet, ossia
allapprovazione, da parte di un organo sociale. Le clausole di godimento del secondo tipo, definite come di
mero godimento, sono state molto criticate in passato, sino a che il legislatore non ha deciso per la loro
inefficacia nel 1985 e per lassoggettamento a determinate condizioni nel 2003. Lattuale disciplina
legislativa, infatti, prevede che tali clausole possano essere contemplate nellatto costitutivo SOLO
nellipotesi in cui sia possibile, in caso di rifiuto del placet da parte dellorgano sociale, il recesso
dellalienante o lacquisto a carico della societ o degli altri soci.
Le clausole di riscatto, infine, permettono alla societ o agli altri soci, nel momento in cui si verificano
determinati eventi quali la morte dellazionista o la mancata esecuzione delle sue prestazioni accessorie, di
riscattare le azioni, pagando un valore di rimborso incline alle disposizioni in tema di recesso dellazionista.
Diversamente dal passato, quando era prevista lunanimit per lintroduzione o la rimozione delle clausole
limitative, oggi necessaria una delibera dellassemblea straordinaria, fatto salvo il diritto di recesso dei
soci non daccordo con tale scelta.
D) LE OPERAZIONI DELLA SOCIETA SULLE PROPRIE AZIONI
La sottoscrizione
Le operazioni delle societ sulle proprie azioni, ossia le operazioni di sottoscrizione, acquisto di azioni
proprie ed altre operazioni sulle stesse, possono comportare una serie di problemi e rischi inerenti la
consistenza del capitale reale rispetto a quello sociale, oltre ad essere pericolose per il mercato dei titoli,
potendo dar luogo ad operazioni speculative.

35

E per questi motivi che il legislatore ha sempre guardato con sfavore a tali operazioni, modificando la
disciplina pi volte, da ultimo con la riforma del 2003.
La societ, anzitutto, NON PUO sottoscrivere le proprie azioni, n in sede di costituzione, n tanto meno
nel caso di aumento del capitale sociale; non si pu dar luogo n ad una sottoscrizione diretta, compiuta in
nome della societ, n ad una sottoscrizione indiretta, compiuta da terzi in nome proprio ma per conto
della societ. In tutte queste ipotesi, infatti, la societ si ritroverebbe ad essere creditrice di se stessa,
creando un incremento del capitale sociale nominale senza un aumento del capitale reale, originando
incertezze sulla consistenza del patrimonio sociale.
Qualora unoperazione di auto-sottoscrizione venga ugualmente posta in essere, essa comunque valida:
le azioni si intendono sottoscritte da chi ha violato il divieto, quindi in caso di sottoscrizione diretta dai
promotori o dai soci fondatori, se avvenuta in sede di costituzione della societ, o dagli amministratori, se
avvenuta in sede di aumento del capitale sociale, salva la possibilit di dimostrare di essere esenti da colpa,
mentre in caso di sottoscrizione indiretta le azioni si considerano sottoscritte dal terzo che ha agito, senza
alcuna possibilit di rifarsi sulla societ. Tutti questi soggetti, quindi, sono tenuti a versare i conferimenti,
essendo titolari di azioni ancora non liberate. Tra laltro, nel caso di sottoscrizione da parte di terzi, i
promotori/soci fondatori o gli amministratori, pur non essendo titolari delle azioni, sono comunque,
qualora non dimostrino lesenzione da colpa, solidalmente responsabili con i terzi per il debito di
conferimento, in quanto ritenuti complici nella violazione del divieto.
La SOLA PARZIALE deroga alla regola generale dimpossibilit di sottoscrizione delle proprie azioni da parte
della societ si ha nel momento in cui viene esercitato il diritto di opzione sulle azioni proprie detenute
dalla societ.
Lacquisto di azioni proprie
Anche attraverso lacquisto di azioni proprie da parte della societ, come nel caso di sottoscrizione delle
stesse, si corrono dei pericoli inerenti, soprattutto, la riduzione del capitale reale con mancata variazione
del capitale sociale nominale, situazione che si determina nel momento in cui la societ utilizza somme
eccedenti gli utili.
Tuttavia, lacquisto di azioni proprie, qualora siano quotate in borsa, pu essere utile al fine di stabilizzare
le quotazioni ed evitare manovre speculative, cos come pu tornare utile come forma di investimento
delle eccedenze disponibili.
Lacquisto di azioni proprie, quindi, non vietato in modo assoluto, se non nel caso delle SICAV, ma
sottoposto a determinate condizioni fissate dallart.2357 c.c., modificato di recente nel 2008 e nel 2009.
Ecco le condizioni per tali acquisti:

Le azioni proprie devono essere acquistate con somme relative agli utili distribuibili e alle riserve
disponibili, cos come risultanti dal bilancio, in quanto in caso di somme eccedenti tali utili e riserve
si avrebbe riduzione del capitale reale, toccando il patrimonio netto corrispondente al capitale
sociale e violando il vincolo di indisponibilit dello stesso;
Le azioni acquistate devono essere interamente liberate, per evitare che la societ diventi creditrice
di se stessa per i conferimenti ancora dovuti;
36

Occorre, per lacquisto, lautorizzazione dellassemblea ordinaria, fatta salva la discrezionalit degli
amministratori. Lassemblea, tuttavia, chiamata a fissare:
o Numero di azioni acquistabili;
o Durata non superiore a 18 mesi;
o Corrispettivo minimo e massimo.
Le societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio non possono acquistare azioni con
valore nominale eccedente la quinta parte del capitale sociale, tenendo conto anche delle azioni
possedute da societ controllate;
Le sole societ con azioni quotate in borsa, infine, possono acquistare azioni proprie secondo le
modalit stabilite dalla Consob, al fine di trattare in maniera eguale gli azionisti.

Ma a quali sanzioni vanno incontro le societ che, nellacquisto di azioni proprie, non rispettano tali
condizioni?
Anzitutto, gli acquisti restano validi, sebbene gli amministratori vadano incontro a sanzioni penali. Tali
azioni, per, vanno alienate entro un anno dal loro acquisto, altrimenti devono essere annullate,
procedendo alla riduzione del capitale sociale, ad opera dellassemblea o dufficio da parte del tribunale,
dietro richiesta di amministratori e sindaci.
Alla medesima disciplina, poi, sono soggetti gli acquisti effettuati tramite societ fiduciarie o per interposta
persona: la societ, per eludere le condizioni citate, non deve avvalersi di terzi.
Sono previste, tuttavia, delle deroghe alle condizioni poste dalla legge per lacquisto di azioni proprie, dei
casi speciali (come li definisce lautore Campobasso): se lacquisto di azioni proprie avviene, dopo una
delibera assembleare, al fine di dar luogo alla riduzione del capitale sociale, ossia acquistandole e poi
annullandole, va rispettato la sola condizione inerente le modalit di acquisto per le societ quotate,
mentre le altre condizioni non valgono.
Se, altro caso speciale, le azioni speciali vengono acquistate per rimborsare un socio recedente, laddove sia
stato impossibile vendere le azioni ad altri soci o a terzi, va rispettata la sola condizione inerente limpiego
di utili e riserve disponibili.
In caso di azioni acquistate a titolo gratuito, comunque interamente liberate, cos come in caso di acquisto
di azioni proprie per effetto di fusione, scissione o successione universale, cos come nellipotesi di acquisto
per esecuzione forzata al fine di soddisfare un credito della societ, le condizioni di cui abbiamo parlato
NON si applicano, salvo quella inerente il limite della quinta parte del capitale sociale (che vale, per, per
tutte le S.p.A. e non solo per quelle quotate), ed il termine per lalienazione passa da un anno a 3 anni.
I diritti sociali derivanti da azioni proprie si ritengono sterilizzati: i diritti amministrativi sono sospesi,
sebbene tali azioni siano computate nel capitale ai fini del quorum costitutivo e deliberativo dellassemblea
(onde evitare che si rafforzi la posizione del gruppo di comando abbassando il quorum). Il diritto agli utili
spetta alle altre azioni proporzionalmente, al pari del diritto di opzione, sebbene la riforma del 2003 abbia
previsto la possibilit, dellassemblea, di autorizzare lesercizio di tale diritto per lacquisto di azioni
proprie, liberandole subito ed interamente ed impiegando utili e riserve disponibili.

37

Gli amministratori non possono disporre delle azioni se non autorizzati dallassemblea alla rivendita,
autorizzazione che pu essere contestuale a quella inerente lacquisto, dando luogo ad operazioni di
compera e vendita (trading di azioni proprie) da parte degli amministratori.
Altre operazioni
Tra le ALTRE operazioni sulle proprie azioni rientrano:

Lassistenza finanziaria per lacquisto o la sottoscrizione di azioni proprie: in tal caso, a finanziare
lacquisto di azioni della societ, tramite prestiti o altre forme di garanzia, da parte di terzi o di soci
la stessa societ ( la societ che mette i soldi o fa da garante per ottenere tale denaro), quindi
come se la societ stessa acquistando azioni proprie. SOLO lassemblea straordinaria pu
autorizzare una tale operazione, decidendo in base alla relazione presentata dagli amministratori,
inerente la necessit di porre in essere unoperazione del genere: il verbale dellassemblea, qualora
autorizzi tale movimento, va pubblicato entro 30 giorni nel registro delle imprese. Tuttavia, vanno
sempre utilizzati utili e riserve disponibili per tale operazione, senza toccare il capitale sociale. La
societ pu anche finanziare lacquisto di azioni proprie che gi possiede, fungendo da venditore e
finanziatore (garante), sempre vendendo ad un GIUSTO PREZZO, ricavato per le azioni non quotate
dai criteri di valutazione delle azioni in caso di recesso e per le azioni quotate dal prezzo medio
ponderato di quotazione nei 6 mesi precedenti.
Laccettazione di azioni proprie in garanzia: essa del tutto vietata, in maniera assoluta, in quanto
la societ si troverebbe ad erogare finanziamenti ai soci ricevendo, in caso di inadempimento degli
stessi, le proprie azioni.

In entrambi i casi, la violazione della disciplina legislativa comporta la nullit delle operazioni, salvo il caso
di mancanza della delibera assembleare, in quanto in tale ipotesi loperazione solo inefficace ma non
nulla, potendo intervenire la deliberazione in un secondo momento.
Tali divieti subiscono una deroga nel momento in cui lassistenza finanziaria e laccettazione di azioni in
garanzia sono effettuate per favorire lacquisto di azioni da parte di dipendenti della societ o di societ
controllate o controllanti, purch il tutto avvenga nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili.

CAPITOLO SESTO LE PARTECIPAZIONI RILEVANTI


Linformazione sulle partecipazioni rilevanti
Partiamo col dire che per partecipazioni rilevanti si intendono tutte quelle partecipazioni di azionisti in
grado, in forza delleffettiva consistenza del proprio pacchetto azionario, di cui dispongono direttamente o
indirettamente, di influenzare le scelte della societ di cui fanno parte. Occorre, per, individuare tali
azionisti, in quanto la semplice iscrizione nel libro dei soci, la quale avviene soltanto nellipotesi di esercizio
dei diritti sociali, cos come la nominativit dei titoli, non identificano il reale possessore delle azioni, ma il
loro intestatario formale.
E per questo motivo, proprio al fine di garantire una maggiore trasparenza, specie nelle societ quotate ed
in quelle che operano in settori di particolare rilievo economico e sociale, che a partire dalla L.216/1974 il
nostro legislatore ha introdotto una disciplina volta a far chiarezza sui possessi azionari RILEVANTI.

38

Lart.120 del Tuf prevede, anzitutto, che le persone fisiche/giuridiche e gli enti che partecipano, tanto
direttamente quanto indirettamente, in una societ con azioni quotate in mercati regolamentati italiani o
dellUE in misura superiore al 2% del capitale, cos come le societ quotate che partecipano in altre
societ NON quotate o a responsabilit limitata, in misura superiore al 10% del capitale hanno lobbligo di
darne COMUNICAZIONE alla societ partecipata ed alla Consob.
Anche le VARIAZIONI delle partecipazioni rilevanti devono essere comunicate, secondo la disciplina dettata
dalla Consob. Qualora si tratti di variazioni di partecipazioni IN societ quotate, si applica il sistema delle
SOGLIE FISSE: va data comunicazione alla Consob ed alla societ partecipata nel momento in cui si
partecipa ad una societ quotata in misura pari al 5% e per i successivi multipli di 5 fino al 50% e poi,
ancora, al raggiungimento del 66,6, 75, 90 e 95%, nonch quando la partecipazione scende sotto tali
percentuali o, addirittura, sotto il 2%. Lobbligo di comunicazione riguarda anche i titolari di strumenti
finanziari partecipativi emessi da societ quotate, qualora tali soggetti abbiano, da soli, il diritto di
nominare un componente dellorgano di amministrazione o controllo o quando la loro partecipazione
supera o scende al di sotto della soglia del 10, 25, 50 e 75 per cento degli strumenti di una determinata
categoria.
Nel momento in cui una societ quotata possiede delle partecipazioni in societ non quotate, le
comunicazioni alla Consob, di carattere periodico, devono riguardare solo e solamente le partecipazioni
superiori al 10% alla chiusura del primo semestre di esercizio o alla chiusura dellesercizio sociale, mentre
le comunicazioni alla societ partecipata devono riguardare solo lacquisto o la riduzione della
partecipazione al di sopra o al di sotto della soglia del 10%.
Ma qual lo scopo dellobbligo di comunicazione?
Lo abbiamo gi detto, lo scopo quello di rendere note le REALI posizioni di potere in assemblea ed infatti
si tiene conto, nel calcolo delle percentuali che abbiamo citato, solo del capitale rappresentato da quote o
azioni che, direttamente o indirettamente, attribuiscono il DIRITTO DI VOTO: non si tiene conto, dunque,
della azioni di risparmio, per esempio, cos come, al contrario, si prendono in considerazioni le azioni in
riferimento alle quali un soggetto, pur non essendone titolare, detiene il diritto di voto. Vanno computate
anche le partecipazioni potenziali, ossia quelle emesse e che possono formare oggetto di acquisto, per
esempio in base al diritto dopzione.
E la Consob, ovviamente, a stabilire termini, modalit e contenuto delle comunicazioni, in mancanza delle
quali, oltre ad andare incontro a delle sanzioni pecuniarie, comminate tanto in caso di partecipazioni in
societ quotate quanto nellipotesi di partecipazione in societ non quotate, il socio di una societ quotata
perde anche il diritto di voto, che rimane sospeso, ovviamente SOLO per le partecipazioni eccedenti il 2%
(quelle per cui prevista la comunicazione). La societ pu consentire ugualmente a questultimo di
votare, ma qualora il suo voto risulti determinante per raggiungere la maggioranza, la deliberazione
diventa impugnabile anche da parte della Consob, nel termine di 180 giorni dalla stessa o dalliscrizione nel
registro delle imprese, in forza del fatto che in casi del genere entra in gioco linteresse pubblico e generale
alla trasparenza dei possessi azionari rilevanti.
E esonerato dallobbligo di comunicazione il Ministero delleconomia per le partecipazioni detenute
tramite societ controllate, in quanto i relativi obblighi gravano sulle stesse; allo stesso modo lobbligo non
sussiste per operazioni in cui acquisto e cessione di partecipazioni rilevanti hanno solo fini speculativi,
39

finanziari o per il corretto funzionamento dei mercati regolamentati. Lesenzione pu essere concessa
anche dalla Consob, su richiesta di societ italiane con azioni quotate in mercati regolamentati di altri Paesi
UE, qualora si applichi gi la disciplina di tali Stati.
Una disciplina simile a quella inerente lobbligo di comunicazione dettata per le societ quotate vale anche
per le societ NON quotate che operano in settori di particolare interesse economico e sociale: le societ
bancarie, quelle dintermediazione mobiliare, le societ di gestione del risparmio e quelle di investimento a
capitale variabile, nonch per le societ di assicurazione. In questi casi la comunicazione, oltre che alle
societ partecipate, va inoltrata anche alla Banca dItalia, alla Consob e allIsvap (Istituto per la vigilanza
sulle assicurazioni private), tutti organi che possono impugnare le deliberazioni assembleari nei casi in cui il
voto dellobbligato sia stato determinante per il raggiungimento della maggioranza.
Per le societ NON quotate e che non operano nei settori di particolare interesse economico e sociale
previsto lobbligo di rendere pubblico annualmente, entro 30 giorni dallapprovazione del bilancio e
mediante iscrizione nel registro delle imprese, lelenco di tutti i soci e di coloro che, indirettamente,
possiedono delle partecipazioni, con il relativo numero di azioni possedute e le annotazioni nel libro dei
soci effettuate a partire dallapprovazione del bilancio precedente.
Lacquisto di partecipazioni rilevanti in societ quotate
Per lacquisto di partecipazioni di controllo in societ quotate vano rispettate determinate regole fissate a
partire dalla L.149/1992 ed oggi contenute negli articoli dal 101-bis al 112 del Tuf.
Precedentemente al 1992, invece, la situazione era totalmente diversa e cera una minor trasparenza per
operazioni di questo tipo: chi intendeva acquistare partecipazioni di controllo poteva benissimo accordarsi
col gruppo di comando di una societ, senza passare dalla borsa, pagando le azioni ad un prezzo maggiore
rispetto a quello di mercato; in caso di opposizione da parte del gruppo di comando, non disposto a cedere
le proprie azioni ma privo della maggioranza delle stesse, si potevano avere due ipotesi differenti:

La cosiddetta scalata ostile, tramite la quale linteressato acquistava in borsa un numero elevato
di azioni nel tempo, celandosi dietro allanonimato fino al raggiungimento dellobiettivo;
Unuscita immediata allo scoperto tramite lassalto della societ bersaglio: linteressato lanciava
unOPA (Offerta di Pubblico Acquisto) delle azioni di tutti i soci, il che poteva dar luogo ad unopa
concorrente da parte del gruppo di comando, allacquisto di azioni proprie sul mercato, allaumento
del capitale sociale, il tutto volto a scoraggiare il soggetto e a rimanere al comando. Si proseguiva,
in tal caso, in una vera e propria battaglia, il pi delle volte senza esclusione di colpi e pi o meno
vantaggiosa per gli azionisti investitori, ma comunque alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti.

La situazione cambiata del tutto con lemanazione della L.149/1992, la quale da un lato ha voluto porre in
essere una vera e propria TUTELA DELLA MINORANZA, garantendo la massima trasparenza nel passaggio
di propriet di partecipazioni di controllo in societ quotate e permettendo a tutti gli azionisti di
partecipare al premio di maggioranza che loperazione pu comportare, mentre da un altro punto di vista
ha dovuto assicurare la cosiddetta CONTENDIBILITA DEL CONTROLLO, ossia la possibilit di chi,
sentendosi capace di incrementare il valore di una societ in maggior misura rispetto allattuale gruppo di
comando, intenda prendere il controllo della societ stessa, senza incontrare ostacoli insormontabili, dato
che la migliore gestione delle societ per azioni quotate interesse di tutti, non solo dei soci, ma dellintera
40

economia, in quanto non permette ai gruppi gi al comando una gestione poco efficace con conseguente
deprezzamento delle azioni.
E per tal motivo che la legge 149 ha previsto che lUNICA procedura per lacquisto di partecipazioni di
controllo in societ quotate sia quella dellofferta pubblica di acquisto (OPA), resa in determinati casi
addirittura OBBLIGATORIA, la quale deve comunque svolgersi nel rispetto di determinate regole
inderogabili fissate dalla legge, a tutela tanto del mercato di borsa quanto dei destinatari dellofferta.
La disciplina dellopa, tuttavia, mutata svariate volte dal 1992 sino ad oggi (nel 1998, nel 2004, nel
2008/2009 in seguito alla crisi globale), talune volte assumendo un carattere liberistico, volto a garantire
una MINOR difesa dallattacco di possibili opa, altre volte assumendo un carattere pi protezionistico,
permettendo ai gruppi di comando delle societ bersaglio di difendersi pi adeguatamente, forse anche
troppo.
Partiamo, anzitutto, dai casi in cui lopa obbligatoria per legge: inizialmente erano cinque (tre preventivi e
due successivi), mentre dopo il 1998 diventarono solo due (opa successiva e opa residuale), per poi
rimanerne uno solo dopo lattuazione della XIII direttiva CE, ossia quello dellOPA SUCCESSIVA
TOTALITARIA di cui allart.106 Tuf.
Pu lanciare lopa successiva totalitaria chiunque detenga, grazie allacquisto di azioni, direttamente o
indirettamente, una partecipazione superiore al 30% dei titoli che attribuiscono diritto di voto nelle
assemblee ordinarie e straordinarie riguardanti la nomina o la revoca degli amministratori o del consiglio di
sorveglianza: in sostanza, si tratta di un numero di titoli (il 30%) il cui possesso permette di influenzare la
gestione della societ. Non contano, dunque, le azioni che non sono titoli, come quelle di risparmio,
prive di diritto di voto. Lofferta pubblica di acquisto va fatta entro 20 giorni dal superamento della soglia
del 30% e riguarda la totalit dei titoli quotati ancora disponibili in circolazione, quelli residui. Lofferente
deve pagare, tra laltro, un PREZZO MINIMO pari al prezzo pi elevato pagato nei dodici mesi anteriori
allopa per lacquisto di titoli della medesima categoria, mentre se non ha acquistato titoli del genere il
prezzo minimo quello medio ponderato di mercato degli ultimi 12 mesi. La Consob ha il potere di alzare o
abbassare il prezzo minimo in particolari circostanze previste dalla legge.
Il corrispettivo dellopa pu essere costituito, in tutto o in parte, anche da titoli (offerte pubbliche di
scambio o miste). Se lacquisto di azioni non supera il 30% dei titoli non obbligatoria alcuna offerta
pubblica di acquisto per i titoli rimanenti. Tuttavia, lobbligo sussiste anche nel caso in cui questo famoso
30% sia detenuto da soggetti che agiscono IN CONCERTO tra loro, per tali intendendosi quelli che
cooperano sulla base di un accordo, al fine di ottenere il controllo di una societ, o coloro legati da rapporti
individuati dalla legge, come nel caso di un patto parasociale (sindacati di voto, di blocco ecc.), o di
soggetti controllanti o controllati di altre societ, o nellipotesi di persone che controllano in comune una
societ o di soggetti amministratori, direttori generali e componenti del consiglio di gestione. Anche qui la
Consob pu prevedere dei casi in cui lazione concertata presunta o in cui del tutto esclusa. Tutti questi
soggetti sono comunque obbligati in solido a lanciare lopa totalitaria.
Vi sono delle ipotesi, poi, in cui la Consob a definire se lobbligo di lanciare lopa totalitaria sussiste o
meno, come nel caso di acquisto indiretto di una partecipazione superiore al 30% in una societ quotata,
indiretto perch stato acquisito il controllo di unaltra societ NON quotata, il cui patrimonio costituito
da titoli emessi da quella quotata; o come nel caso di opa da consolidamento, la quale si verifica nel
41

momento in cui un soggetto detiene gi pi del 30% dei titoli ma senza detenere la maggioranza dei voti
nellassemblea.
Se un soggetto non vuole sostenere il peso, comunque consistente, di unopa totalitaria, pu optare per
unOPA VOLONTARIA PREVENTIVA volta ad acquisire una partecipazione superiore al 30%, la quale pu
essere TOTALE o PARZIALE. Lopa preventiva totale riguarda tutti i titoli della societ bersaglio e non
incontra alcuna condizione, tant che lofferente pu liberamente fissare il prezzo di acquisto. Lunico
limite, semmai, costituito dal fatto che qualora lofferta preveda un corrispettivo in titoli, lofferente
tenuto a proporre in scambio titoli quotati o pagamento in contanti. Diversa lipotesi di opa preventiva
parziale, la quale deve avere ad oggetto almeno il 60% dei titoli di ciascuna categoria.
Lopa volontaria preventiva, tuttavia, deve essere autorizzata dagli azionisti di minoranza della societ
bersaglio, oltre che dalla Consob, tra laltro nella sola ipotesi in cui lofferente non abbia, nellanno
precedente, acquistato partecipazioni nella societ bersaglio superiori all1%. Lofferente comunque
tenuto a lanciare lopa successiva totalitaria se nellanno successivo alla chiusura dellopa preventiva
acquista altre partecipazioni in misura superiore all1% o se lassemblea delibera una fusione o una
scissione.
E esonerato dallobbligo di opa successiva totalitaria chiunque acquisti il 30% dei titoli in seguito ad unopa
di acquisto o di scambio rivolta a tutti i possessori di titoli per la totalit dei titoli in loro possesso. Le altre
esenzioni vengono disciplinate dalla Consob, la quale pu esonerare dallobbligo un soggetto, anche nel
caso di superamento del 30%, perch non ne ricorrono i presupposti o perch risultano neutri ai fini della
tutela degli azionisti di minoranza, ossia nelle ipotesi di acquisti a titolo gratuito, presenza di soci che
detengono il controllo di diritto della societ, anche congiuntamente, operazioni dirette al salvataggio di
imprese in crisi, trasferimento di partecipazioni tra societ dello stesso gruppo, cause indipendenti dalla
volont dellacquirente (ipotesi dellesercizio del diritto di opzione), operazioni di carattere temporaneo,
fusioni e scissioni per esigenze industriali.
Vi sono poi due casi di OBBLIGO DI ACQUISTO RESIDUALE (inerente lacquisto dei titoli ancora in
circolazione), per cui lopa non necessaria:

Lofferente, a seguito di opa successiva totalitaria, detiene almeno il 95% del capitale rappresentato
in titoli della societ bersaglio, ed in tal caso obbligato ad acquistare i restanti titoli da chiunque
ne faccia richiesta, cosicch i soci di minoranza possano cedere le proprie azioni data la
maggioranza schiacciante dellaltro socio;
Il soggetto detiene il 90% del capitale rappresentato in titoli quotati ed ha lobbligo di acquistare i
restanti titoli quotati, almeno che non ripristini, entro 90 giorni, un flottante (azioni diffuse tra il
pubblico) sufficiente ad assicurare il regolare andamento delle negoziazioni.

In questi due casi, in pratica, gli azionisti di minoranza detengono azioni che non hanno quasi alcun valore,
perch nessuno le acquisterebbe sapendo di doversi confrontare con un gruppo di controllo cos
schiacciante, anche perch manca un adeguato numero di azioni diffuse tra il pubblico, il cosiddetto
flottante. Il corrispettivo per lacquisto residuale viene indicato dalla Consob ed occorre precisare che
devono essere i soci di minoranza a decidere di vendere i propri titoli, o meglio, a far valere il diritto di
cederli, tranne che nel caso in cui, a seguito di opa totalitaria preventiva o successiva, lofferente abbia
acquisito il 95% del capitale rappresentato da titoli ed abbia dichiarato, nel documento di offerta, di volersi
42

avvalere dello squeeze-out, ossia del diritto di ACQUISTO COATTIVO delle azioni residue, da esercitare
entro tre mesi dalla scadenza del termine per laccettazione dellopa, magari non accettata dalla minoranza
per ostacolare il nuovo gruppo di comando.
Se lobbligo di opa successiva totalitaria o lobbligo di acquisto residuale non vengono rispettati, i soggetti
obbligati non possono esercitare il diritto di voto, o se lo fanno la delibera impugnabile, anche dalla
Consob; inoltre, i titoli eccedenti le percentuali che fanno scattare gli obblighi di cui sopra devono essere
alienati entro 12 mesi e sono previste, comunque, delle sanzioni pecuniarie.
Segue: le offerte pubbliche di acquisto e di scambio
Abbiamo gi anticipato che la legge detta la disciplina inerente anche lo svolgimento delle offerte
pubbliche di acquisto e di scambio, tanto volontarie quanto obbligatorie, riguardanti le azioni quotate ma
anche quelle non quotate, sebbene lopa sia esclusivamente utilizzata per le prime. Lobiettivo di tale
disciplina quello di garantire la massima trasparenza delle operazioni e la parit di trattamento dei
destinatari, fissando anzitutto i comportamenti consentiti e quelli vietati, sia dellofferente sia della societ
bersaglio.
Partiamo col dire che lofferta pubblica di acquisto, che prevede un corrispettivo in denaro, e quella di
scambio, che prevede un corrispettivo costituito da altri strumenti finanziari, si configurano come
PROPOSTE IRREVOCABILI rivolte a tutti i titolari di prodotti finanziari che ne formano oggetto, a parit di
condizioni verso tutti. Lofferta (dacquisto o di scambio) pu essere sottoposta a condizioni, purch non
dipendenti dalla volont dellofferente, e lofferta pu essere aumentata o modificata durante la pendenza
delloperazione, estendendosi laumento anche a coloro che hanno gi aderito, sebbene non possa MAI
essere ridotto il quantitativo richiesto.
Per quanto riguarda gli strumenti finanziari quotati la durata dellofferta viene concordata con la societ di
gestione del mercato, tra un minimo di 15 giorni ed un massimo di 25 giorni dallapertura del mercato.
La Consob controlla tutte le operazioni, potendo dichiarare decadute le offerte in caso di violazione della
legge o sospese qualora non sia possibile, in presenza di fatti nuovi, una valutazione adeguata delle offerte
da parte dei destinatari.
Lofferta pubblica si articola in tre fasi: nella prima di esse lofferente, tramite il documento di offerta,
informa la Consob delloperazione che intende attuare e la stessa Autorit pu richiedere, entro 15 giorni,
lintegrazione del documento o la prestazione di garanzie. Decorso il termine il documento si ritiene
approvato e pu essere res pubblico. Le offerte pubbliche volontarie vanno promosse entro 20 giorni dalla
comunicazione, altrimenti il documento irricevibile e lofferente non pu pi fare offerte per 12 mesi.
Anche la societ bersaglio obbligata a diffondere un comunicato contenente la valutazione dellofferta da
parte degli amministratori, trasmettendolo preventivamente alla Consob che pu chiederne lintegrazione.
Il comunicato pu essere allegato al documento di offerta in caso di opa amichevole.
La seconda fase riguarda le adesioni allofferta, le quali sono irrevocabili e vengono raccolte direttamente
dallofferente, o da un intermediario indicato nel documento di offerta o dai depositari dei titoli tramite la
sottoscrizione di unapposita scheda. Per quanto riguarda il comportamento dellofferente

43

semplicemente previsto che lo stesso, qualora acquisti altri titoli a prezzo superiore rispetto a quello
contemplato nel documento di offerta, ha lobbligo di adeguare a tale prezzo lofferta stessa.
Per quanto riguarda la societ bersaglio ed il suo gruppo di comando, invece, mutata nel tempo la
disciplina inerente le tecniche di difesa nei confronti di unopa ostile: si tratta di aumenti del capitale
sociale a pagamento o gratuiti, trasformazione della societ, fusione, scissione, acquisto di azioni proprie,
vendita di rami dazienda o dellintera azienda ecc., tutte azioni volte ad ostacolare liniziativa
dellofferente. Il legislatore tornato soventemente sulla possibilit, o meno, di porre in essere tali
tecniche difensive ed occorre descrivere la disciplina attuale: sino al 1luglio 2010 le societ possono porre
in essere tali azioni di contrasto, almeno che lo statuto non preveda diversamente, ossia non preveda la
clausola di opt-in, di ingresso nella societ. Dopo il 1luglio, invece, lattuazione di misure difensive pu
avvenire solo PREVIA AUTORIZZAZIONE DELLASSEMBLEA (PASSIVITY RULE), almeno che lo statuto non
preveda gi la clausola di opt-out, ossia di uscita, di contrasto nei confronti di unopa ostile. Nellipotesi di
passivity rule gli amministratori della societ bersaglio non possono attuare misure difensive dal
momento della comunicazione dellofferta alla Consob, almeno che non venga convocata unassemblea
ordinaria o straordinaria volta a permettere determinate operazioni; in caso contrario, qualora vengano
poste in essere senza unautorizzazione assembleare, permane la responsabilit di chi ha agito.
Una differenza importante quella tra le tecniche difensive SUCCESSIVE e quelle PREVENTIVE rispetto
allofferta: tra le prime spicca lOPA CONCORRENTE, lanciata cio da eventuali alleati della societ
bersaglio, che pu dar luogo legittimamente alla revoca delladesione allopa originaria, oltre che al rialzo
da parte dellofferente, creando cos una vera e propria lotta di offerte, a cui non pu essere posto alcun
limite nel numero. Per quanto concerne le azioni preventive, invece, la disciplina meno agevole, dato che
gli azionisti che intendono aderire ad unopa totalitaria o parziale possono liberamente recedere, senza
preavviso, da sindacati di voto e/o di blocco stipulati, MA POSSONO FARE SOLO QUESTO per favorire lopa,
dato che la REGOLA DI NEUTRALIZZAZIONE delle azioni difensive preventive, di cui allart.104-bis del Tuf,
vige SOLO se prevista dallo statuto, almeno a partire dal 2008. Tale regola prevede che, DURANTE lopa,
non abbiano effetto nei confronti dellofferente eventuali limitazioni statutarie al trasferimento dei titoli
(clausole di prelazione o gradimento) e che nelle assemblee chiamate a decidere sulle azioni di contrasto
allopa non operino limitazioni al diritto di voto contemplate nello statuto o da patti parasociali. La regola
di neutralizzazione, tuttavia, non si applica alle cooperative. DOPO lopa, tra laltro, la stessa regola di
neutralizzazione paralizza alcune clausole statutarie o patti parasociali volti ad impedire che lofferente
vittorioso possa dominare/controllare del tutto la societ: se egli, infatti, ha acquisito il 75% del capitale
con diritto di voto, le limitazioni al diritto di voto previste nello statuto o da patti parasociali, cos come
qualsiasi diritto speciale in materia di nomina o revoca degli amministratori o dei componenti del consiglio
di gestione o di sorveglianza previsto nello statuto, NON OPERANO in alcun modo nella prima assemblea
successiva allopa convocata per modificare lo statuto o per revocare gli amministratori precedenti (effetti
di neutralizzazione SUCCESSIVA). Alcuna tutela per lofferente vittorioso prevista al di sotto della soglia
del 75% e la neutralizzazione dei limiti al diritto di voto non opera per le azioni dotate di privilegi di natura
patrimoniale, come quelle di risparmio, oltre al fatto che restano validi i poteri dello Stato nelle societ
privatizzate.
La passivity rule, che prevede la necessit di autorizzazione di atti di difesa da parte dellassemblea, e la
regola di neutralizzazione sono soggette alla CLAUSOLA DI RECIPROCITA, ossia non operano quando lopa
promossa da chi a sua volta non soggetto a tali disposizioni: in tale ipotesi, quindi, occorre attuare
44

misure difensive preventive, tramite lapprovazione dellassemblea, nei 18 mesi anteriori alla
comunicazione dellofferta, proprio per scongiurare eventuali offerte pubbliche di acquisto lanciate in
condizioni di non reciprocit. Va da s che la delibera deve essere rinnovata periodicamente per produrre i
propri effetti, oltre al fatto che deve essere comunicata al mercato, per una corretta valutazione di un
potenziale offerente.
La terza fase dellofferta pubblica quella di CHIUSURA: ovviamente lofferente, allinterno del documento
di offerta, pu precisare il quantitativo minimo di adesioni da raggiungere affinch lofferta divenga
irrevocabile, salvo il caso dellopa totalitaria obbligatoria. Se si ha un numero di adesioni allofferta
superiore al quantitativo richiesto, sempre il documento di offerta a dover prevedere la riduzione
proporzionale o la facolt di acquisto di tutti i titoli.
Limiti allassunzione di partecipazioni rilevanti
In linea generale, sempre nel rispetto degli obblighi che abbiamo descritto pocanzi, lacquisto di
partecipazioni rilevanti IN societ per azioni o DA PARTE di societ per azioni del tutto LIBERO. Tuttavia,
anche qui incontriamo due tipi di limitazioni: quelle inerenti lassunzione di partecipazioni di controllo o
rilevanti, da chiunque detenute, in societ che operano in particolari settori e quelle riguardanti
lassunzione di partecipazioni da parte di societ di capitali, cos come le partecipazioni incrociate.
Per quanto riguarda le limitazioni del primo tipo, esse riguardano per lo pi societ bancarie e assicurative.
Lacquisizione di titoli o quote di banche deve essere autorizzata dalla Banca dItalia nel caso di
partecipazione superiore al 10% del capitale con diritto di voto o, comunque, nel caso di influenza notevole
o controllo della banca stessa. Anche i successivi incrementi di partecipazione devono essere autorizzati. E
venuto meno, tuttavia, il principio di separatezza fra banca ed industria che impediva, a chi svolgeva
attivit dimpresa in settori diversi da quello bancario e finanziario, di possedere partecipazioni di controllo
in banche. La violazione delle disposizioni inerenti lautorizzazione della Banca dItalia comporta sanzioni
penali, sospensione del diritto di voto relativamente alle azioni per cui manca lautorizzazione, la possibilit
di impugnare, anche da parte della Banca dItalia entro il termine di 180 giorni, le decisioni assembleari in
cui la partecipazione non autorizzata risultata determinante per il raggiungimento della maggioranza e,
infine, lalienazione delle quote/azioni entro un certo termine, la cui mancata osservanza provoca la
vendita tramite lintervento del tribunale.
Lacquisizione di azioni che comporti una partecipazione superiore al 5% del capitale con diritto di voto o,
comunque, il controllo della societ, nel caso delle assicurazioni, deve essere autorizzata dallISVAP, cos
come i successivi incrementi di partecipazione. Valgono le stesse sanzioni previste per le banche in caso di
violazione della disciplina legislativa.
Fra i limiti allassunzione di partecipazioni rilevanti rientrano anche le CLAUSOLE STATUTARIE, le quali
fissano limiti massimi ai possessi azionari dei singoli soci, per evitare che si formi un numero ristretto di
azionisti di controllo. Tale previsione espressamente prevista dal legislatore per le societ controllate
dallo Stato (limite del 5% del capitale), operanti nei settori dei servizi di pubblica utilit, bancario ed
assicurativo, destinate alla privatizzazione mediante diffusione dellintero pacchetto azionario fra il
pubblico degli investitori (public company), mentre negli altri casi la prassi societaria a contemplarla. Il
superamento dei limiti comporta il divieto di esercitare il diritto di voto. La clausola statutaria
45

immodificabile per un periodo di tre anni, ma viene meno in caso di opa totalitaria o avente ad oggetto
almeno il 60% delle azioni ordinarie.
Segue: Le partecipazioni modificative delloggetto sociale. Le partecipazioni a responsabilit illimitata
Allinizio del precedente paragrafo abbiamo detto che vi sono due tipi di limitazioni allacquisizione di
partecipazioni rilevanti, descrivendone il primo. La seconda tipologia di limitazioni riguarda, invece,
lassunzione di partecipazioni da parte di societ di capitali: lart.2361 comma 1 cod.civ. prevede, a tal
proposito, che lassunzione di queste partecipazioni in altre societ, bench possa essere consentita dallo
statuto, comunque VIETATA se per la misura e per l'oggetto della partecipazione ne risulta
sostanzialmente modificato l'oggetto sociale determinato dallo statuto. Ci significa che se dalle
partecipazioni acquisite scaturisce una modifica delloggetto sociale da parte degli amministratori,
lassunzione risulta invalida.
Si parla, in tal caso, di DIVIETO DI ASSUNZIONE DI PARTECIPAZIONI MODIFICATIVE DELLOGGETTO
SOCIALE, il quale, tuttavia, non risulta operante nei confronti delle societ HOLDINGS (o capogruppo),
ossia quelle la cui attivit consiste proprio nellassunzione di partecipazioni in altre imprese, in via esclusiva
o quantomeno principale. Si tratta di societ finanziarie che si prefiggono lo scopo di dirigere/controllare
lattivit delle societ partecipate: a questo proposito dobbiamo distinguere lholding PURA, che svolge
semplicemente attivit di controllo e direzione, dallholding MISTA, la quale svolge anche una propria
attivit produttiva. In ogni caso non si applica il divieto di cui allart.2361 c.c.
Il divieto, invece, grava sulle societ operative, quelle che svolgono unattivit propria in un determinato
settore produttivo, le quali possono comunque acquisire partecipazioni in altre imprese, tuttavia senza
modificare sostanzialmente loggetto delle stesse: in sostanza possono avere solo partecipazioni di
minoranza e NON di controllo in societ che operano nello stesso settore, trasformandosi in holding mista
(anche se la dottrina non del tutto convinta di tale impossibilit).
Lart.2361, per, NON limita i poteri dellassemblea straordinaria, la quale pu benissimo decidere di
autorizzare lassunzione di partecipazioni rilevanti, contestualmente deliberando la modifica delloggetto
sociale. Occorre, invece, una delibera dellassemblea ordinaria nellipotesi di cui al comma 2 del suddetto
articolo, ossia quando lassunzione di partecipazioni in altre imprese determina la responsabilit
ILLIMITATA per le obbligazioni della partecipata (esempio: sottoscrizione di quote di una s.n.c.).
La violazione dellarticolo 2361 del codice espone gli amministratori allazione di responsabilit, oltre a
risultare inefficace lassunzione non autorizzata.
Segue: Le partecipazioni reciproche
Un altro limite allassunzione di partecipazioni rilevanti da parte di societ in altre imprese costituito dalla
disciplina delle partecipazioni RECIPROCHE: le stesse si configurano nel momento in cui una societ A
sottoscrive il capitale di una societ B e viceversa, dando luogo ai medesimi rischi che abbiamo esaminato
nellipotesi di sottoscrizione di azioni proprie. Il capitale sociale nominale di entrambe le societ, infatti,
aumenta (data la sottoscrizione di partecipazione di entrambe), senza che i rispettivi capitali reali vengano
incrementati, attribuendo semplicemente, ad ognuna delle due societ, un pacchetto di voti da gestire
nellaltra.
46

A tal proposito lart.2360 c.c. dispone vietato alle societ di costituire o di aumentare il capitale
mediante sottoscrizione reciproca di azioni, anche per tramite di societ fiduciaria o per interposta
persona. Si tratta di un divieto assoluto, che non sopporta eccezioni, sebbene non vieti lassunzione di
partecipazioni tramite una societ controllata, che non pu essere parificata ad uninterposta persona o ad
una societ fiduciaria, cos come non preclude la sottoscrizione NON reciproca, la quale si attua nel
momento in cui la societ controllata sottoscrive le azioni della controllante, nel caso in cui il controllo si
basi su vincoli contrattuali e non su una partecipazione di controllo, in tal modo eludendo il divieto di
sottoscrizione di azioni proprie.
E proprio per colpire queste fattispecie escluse dallart.2360 che il D.lgs.315/1994 ha introdotto larticolo
2359-quinquies, il quale dispone: La societ controllata non pu sottoscrivere azioni o quote della societ
controllante, n direttamente, n tramite terzi. La violazione del divieto NON comporta la nullit della
sottoscrizione, bens limputazione ex lege delle azioni ai soggetti che hanno agito, amministratori non
esenti da colpa o terzi.
Un caso particolare quello dellacquisto reciproco di azioni, che da luogo ugualmente a delle
partecipazioni incrociate: in questa ipotesi, infatti, non si ha sottoscrizione reciproca, ma acquisto di azioni
gi in circolazione, il che da luogo NON ad un aumento del capitale sociale nominale senza aumento del
capitale reale, come avviene nel caso di sottoscrizione reciproca, BENSI rimangono inalterati i capitali
sociali nominali RIDUCENDO i capitali reali, fino a svuotare del tutto entrambi i patrimoni (fenomeno del
carta contro carta, ossia azioni vuote), specie se vengono utilizzati importi eccedenti gli utili distribuibili, il
che comporta un rimborso indiretto dei conferimenti degli azionisti delle due societ (la societ A
rimborsa i soci della societ B e viceversa), con effetti identici allacquisto di azioni proprie.
Quindi anche in questo caso dovrebbero essere contemplati limiti qualitativi (somme utilizzabili) e
quantitativi (ammontare massimo) come per lacquisto di azioni proprie, sebbene ci sia avvenuto, tra
laltro parzialmente, solo a partire dal 1994, dando attuazione ad una direttiva europea. Lattuale disciplina
prevede che:

Lacquisto reciproco di azioni possibile SENZA ALCUN LIMITE quando non vi rapporto di
controllo tra le due societ e nessuna delle due quotata in borsa;
Lacquisto reciproco incontra dei limiti quantitativi (ammontare massimo delle azioni acquistabili) e
qualitativi (somme utilizzabili per lacquisto), in base a quanto stabilito dagli articoli 2359-bis ss. e
del tutto identici a quelli stabiliti per lacquisto di azioni proprie, nel caso in cui lincrocio venga
realizzato tra controllante e controllate: lacquisto da parte di una societ controllata di azioni o
quote della controllante, anche tramite terzi, viene considerato ex lege come effettuato dalla
controllante stesso, risultando come acquisto di azioni proprie, il che da luogo ai limiti che abbiamo
gi descritto per questa fattispecie:
o impiego di somme NON eccedenti gli utili distribuibili e le riserve disponibili;
o acquisto SOLO di azioni liberate interamente;
o autorizzazione allacquisto da parte dellassemblea ordinaria della controllata;
o valore nominale delle azioni acquistate NON superiore al 10% del capitale della
controllante;
o divieto di esercizio del diritto di voto delle controllate nelle assemblee della controllante.

47

In violazione di tali limiti le azioni devono essere alienate entro un anno dallacquisto oppure si deve
procedere al loro annullamento da parte della controllante, riducendo il capitale sociale della stessa e
rimborsando alla controllata il valore delle azioni annullate. In caso di inerzia dellassemblea della
controllante a ci provvede dufficio il tribunale, su richiesta degli amministratori o dei sindaci. Anche in
questo caso, tuttavia, sono validi gli esoneri previsti per lacquisto di azioni proprie, rispettando comunque
il limite del 10% del capitale ed essendo impossibile lesonero in caso di acquisto per riduzione del capitale
sociale, non configurabile per le azioni di altra societ.

Lacquisto reciproco incontra dei limiti quantitativi (ma non qualitativi), in forza dellart.121 Tuf, nel
caso in cui, bench non esista un rapporto di controllo tra le societ interessate, una delle due
abbia azioni quotate: se sono quotate entrambe, lincrocio non pu superare il 2% del capitale con
diritto di voto (se la societ A ha pi del 2% delle azioni con diritto di voto nella societ B,
questultima non pu avere pi del 2% nella prima); se quotata una sola delle due societ, la
societ quotata non pu avere pi del 10% del capitale della societ non quotata, mentre
questultima non pu superare il tetto del 2%. I tetti del 2% possono essere elevati al 5% sulla base
di due deliberazioni assembleari ordinarie in tal senso (delle due societ). Se i limiti indicati
vengono oltrepassati da entrambe le societ, la societ che superato il limite SUCCESSIVAMENTE
non pu esercitare diritto di voto per le azioni in eccedenza rispetto alla percentuale consentita e
deve alienare leccedenza entro 12 mesi, altrimenti la sospensione del diritto di voto si estende
allintera partecipazione, ossia anche alla parte legittimamente posseduta. Le delibere adottate in
caso di inosservanza del divieto col voto determinante di tali azioni sono, come sempre,
impugnabili, anche dalla Consob.

La medesima disciplina si applica anche nellipotesi di incroci triangolari, ossia tra 3 societ, sebbene in
tal caso si abbia solo sospensione del diritto di voto e non obbligo di alienazione.

CAPITOLO SETTIMO I GRUPPI DI SOCIETA


Il fenomeno di gruppo. I problemi
Secondo quanto abbiamo appena detto, quindi, le societ per azioni sono LIBERE di sottoscrivere o
acquistare azioni o quote di altre societ di capitale, sebbene nel rispetto di determinati limiti. E questo lo
strumento di gran lunga pi importante con il quale si realizzano i gruppi di societ.
Per GRUPPO DI SOCIETA si intende unaggregazione di pi imprese formalmente autonome ed
indipendenti, ma assoggettate tutte alla direzione unitaria di una SOCIETA CAPOGRUPPO/MADRE, che
direttamente o indirettamente le controlla, esercitando sulle stesse uninfluenza dominante al fine di
perseguire uno scopo unitario, il cosiddetto INTERESSE DI GRUPPO. Siamo difronte ad ununica impresa
sotto il profilo economico cui corrispondono pi imprese sotto il profilo giuridico.
I gruppi di societ sono molto diffusi, in quanto tramite gli stessi che operano le imprese di grande e
grandissima dimensione, a carattere nazionale e multinazionale.
Si possono avere GRUPPI A CATENA, in cui ogni societ ne controlla unaltra (la societ A controlla la
societ B che controlla la societ C e cos via), e GRUPPI STELLARI/A RAGGIERA, in cui la societ madre
controlla contemporaneamente tutte le altre.
48

Il fenomeno dei gruppi di societ favorito dai vari legislatori nazionali, cos come dal diritto comunitario e
da quello internazionale, ma tanto a livello interno quanto esterno pu dar luogo ad una serie di problemi
che toccano non solo la disciplina delle societ, ma anche quella tributaria o quella inerente la
concorrenza, in quanto il perseguimento di un fine unitario tramite la cooperazione di diverse realt
giuridiche difficilmente controllabile ed accertabile, specie nelle ipotesi in cui abusi ed illeciti vengano
realizzati tramite societ di gruppo collocate in ordinamenti che non garantiscono la trasparenza societaria
(fenomeno delle societ off-shore).
Occorre, dunque, una disciplina legislativa volta ad evitare che i legami esistenti allinterno di un gruppo
alterino lintegrit patrimoniale delle singole societ ed il corretto funzionamento degli organi decisionali,
cos come necessario impedire che nel perseguimento dellinteresse di gruppo, la societ madre prenda
decisioni, vincolanti per le societ figlie, che abbiano conseguenze positive per laggregazione in generale,
ma negative per la singola societ e, di conseguenza, per i suoi soci e per i suoi creditori. Inoltre, i
collegamenti di gruppo devono avvenire alla luce del sole, per cui occorre unadeguata informazione sugli
stessi e sui rapporti commerciali e finanziari tra le varie societ, oltre che sui risultati economici del gruppo.
Ignorato totalmente dal codice del 42, il fenomeno di gruppo manca ancora oggi di una disciplina organica
ad esso dedicata, sebbene non manchino norme che disciplinano il controllo societario ed i singoli rapporti
fra societ controllanti e controllate, nonch norme relative allattivit di direzione e coordinamento di
societ (riforma del 2003).
Societ controllate e direzione unitaria
E arrivato (eh finalmente) il momento di fornire una definizione di societ controllata.
La nozione contenuta tanto allinterno dellart.2359 c.c., quanto nellart.93 Tuf, il quale si rif al primo.
Prima di prendere in considerazione larticolo del codice, per, forniamo una nostra definizione (utile in
sede di esame): per SOCIETA CONTROLLATA si intende una societ che, direttamente o indirettamente, si
trova sotto lINFLUENZA DOMINANTE di unaltra societ (detta CONTROLLANTE) in grado di indirizzarne
lattivit.
Lart.2359 c.c. prevede tre casi in cui si ha controllo di societ:

E controllata la societ in cui la controllante dispone della maggioranza dei voti esercitabili
nellassemblea ordinaria, ossia di pi della met delle azioni con diritto di voto in tali assemblee,
di fatto potendo esercitare uninfluenza dominante nominandone gli amministratori;
E societ controllata quella in cui la controllante dispone di voti sufficienti per esercitare
uninfluenza dominante nellassemblea ordinaria, sebbene si tratti di partecipazione al capitale
minoritaria, anche se in grado di determinare le deliberazioni;
E societ controllata quella che, in forza di PARTICOLARI VINCOLI CONTRATTUALI, risulta sotto
linfluenza dominante dellaltra parte contrattuale, della societ controllante. Esempio: la societ A
fornisce materie prime prodotte in esclusiva alla societ B, di fatto potendo assoggettare
questultima alle proprie decisioni.

E escluso, in quanto in contrasto con la disciplina del conflitto di interessi che vieta a soci ed
amministratori di agire contro gli interessi della propria societ, che possa essere stipulato un contratto
49

che attribuisce specificatamente ad una societ il controllo su unaltra (questa ipotesi diversa da quella
del terzo punto: l sono dei vincoli contrattuali a rendere, di fatto, la societ soggetta alle decisioni della
controllante; qui, invece, vi un apposito contratto che ha per oggetto il controllo). Tale contratto
ammesso solo quando consentito esplicitamente dalla legge.
Ai fini del controllo azionario (di diritto o di fatto) si computano anche i voti spettanti a societ
controllate, fiduciarie e a persona interposta, potendo verificarsi lipotesi di CONTROLLO INDIRETTO (la
societ A controlla la societ B che controlla la societ C: di fatto la societ A controlla la societ C). Anche
la somma di partecipazioni dirette ed indirette della controllante da luogo ad un controllo azionario: se la
societ A controlla 6 societ diverse, ognuna delle quali detiene il 10% dei voti della societ B, la somma di
tali voti esercitabili pu farci concludere che A controlla B.
Anche lesistenza di sindacati di voto pu dar luogo ad una situazione di controllo, anche se spettante al
singolo azionista con influenza dominante allinterno del sindacato.
Diverse dalle societ controllate sono le societ COLLEGATE, ossia quelle sulle quali unaltra societ
esercita unINFLUENZA NOTEVOLE MA NON DOMINANTE, presunta nel momento in cui pu essere
esercitato almeno 1/5 dei voti (o 1/10 se la societ collegata quotata) in sede di assemblea ordinaria.
La disciplina dei gruppi
Il solo rapporto di controllo societario, in realt, non sufficiente per affermare che si in presenza di un
gruppo di societ, ma da comunque luogo alla cosiddetta PRESUNZIONE DI DIREZIONE UNITARIA, ossia fa
presumere lESERCIZIO DELLATTIVITA DI DIREZIONE E DI COORDINAMENTO DI SOCIETA, assoggettando
le societ o gli enti che esercitano tale attivit alle norme introdotte dalla riforma del 2003. Si presume, ma
ammessa prova contraria, che la societ o lente tenuto alla redazione del bilancio consolidato svolga
unattivit di direzione e coordinamento di altre societ.
Al fenomeno di gruppo, dunque, si applicano tanto le norme che regolano i rapporti tra controllante e
controllate, anteriore al 2003, quanto le disposizioni inerenti societ o enti che esercitano attivit di
direzione e coordinamento, introdotte dalla riforma.
Anche chi esercita tale attivit sulla base di un contratto con le societ medesime o di clausole dei loro
statuti assoggettato alle nuove norme: ci avviene nei GRUPPI PARITETICI (anche detti orizzontali), ossia
nei gruppi in cui la direzione unitaria di pi imprese non si fonda su un rapporto di controllo, bens su un
accordo contrattuale (consorzio) con cui pi societ seguono una direzione unitaria stabilita da ciascuna di
esse su un piano di parit.
E previsto che in unapposita sezione del registro delle imprese vengano iscritte, con effetto di pubblicit
notizia, tutte le societ o enti che esercitano attivit di direzione e coordinamento, oltre che le societ
soggette a tali attivit: gli amministratori che non ottemperano a tale obbligo rispondono personalmente
dei danni a soci e terzi per la mancata conoscenza dei fatti.
Se vi situazione di controllo, inoltre, scattano dei divieti a carico delle societ controllate: previsto il
limite di sottoscrizione di azioni del 10% del capitale della controllante da parte delle controllate ed esse
non possono esercitare il diritto di voto nelle assemblee della suddetta. Sono previsti, inoltre, altri divieti:
anzitutto, nelle assemblee della societ controllante, i soci non possono essere rappresentati da societ
50

controllate, dai loro amministratori o dipendenti; inoltre, non possono essere eletti sindaci nella
controllante coloro legati alle societ controllate da un rapporto di lavoro dipendente o continuativo di
consulenza o di prestazione dopera, o da altri rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano
lindipendenza.
Specifici obblighi di informazione contabile sono previsti dalla legge per la societ controllante e per quelle
controllate, volti ad evidenziare i rapporti di partecipazione, i risultati economici e gli effetti della direzione
e del coordinamento. Copia integrale del bilancio delle controllate resta depositato presso la controllante,
insieme al suo bilancio, durante i 15 giorni precedenti alla convocazione dellassemblea per la relativa
approvazione. Importantissimo anche il cosiddetto BILANCIO CONSOLIDATO DI GRUPPO, dal quale si pu
evincere la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica del gruppo considerato unitariamente,
eliminando le operazioni intercorse tra le societ del gruppo.
Se la societ controllante una societ quotata prevista la revisione contabile obbligatoria: un organo
appositamente istituito ha il potere di controllare le operazioni della controllante quotata e gli effetti sulle
controllate, nonch di acquisire direttamente informazioni nei confronti degli organi delle societ
controllate (la disciplina della revisione contabile obbligatoria, quindi, si estende anche alle societ non
quotate ma controllate da una societ quotata).
Differentemente dalla disciplina dellinformazione contabile di gruppo appena esaminata, in relazione alla
quale sono stati fatti notevoli passi avanti, nulla stato fatto per quanto concerne i gruppi multinazionali
con ramificazioni in Stati che non garantiscono la trasparenza societaria. Di un discreto e sempre
crescente numero di gruppi di societ, infatti, fanno parte societ aventi sede legale in ordinamenti
giuridici che prevedono scarsi controlli e pochi adempimenti contabili (le cosiddette societ off-shore),
oltre ad un pi favorevole trattamento fiscale nei confronti delle imprese (si tratta di quelli che vengono
definiti come paradisi fiscali). Le societ off-shore, tra laltro, sono state responsabili, proprio in Italia, di
spericolate speculazioni, facendo forti investimenti in strumenti finanziari derivati, e di operazioni vietate
ed illecite (fondi occulti, evasione fiscale). Inoltre, la presenza di societ off-shore allinterno di un gruppo
rende vano lo sforzo, di cui abbiamo parlato, inerente ladeguata informazione contabile: se tale societ,
per esempio, controllata da unaltra societ italiana, a nulla serve la revisione dei bilanci della
controllante sulla base di dati relativi alla controllata che nessuno verifica.
La nuova disciplina, per combattere questo fenomeno, ha previsto dei controlli pi rigidi e degli obblighi
informativi ulteriori in sede di bilancio sulle societ italiane quotate o con strumenti finanziari diffusi tra il
pubblico che si rapportano alle societ off-shore in qualit di controllante, controllata o societ collegata,
aventi sedi in Paesi individuati dal Ministro della Giustizia, in concerto con quello dellEconomia, che non
garantiscono la trasparenza societaria.
Inoltre, alla Consob sono stati attribuiti maggiori poteri dindagine nei confronti delle societ italiane che
intrattengono tali rapporti e nei confronti delle societ estere, previo consenso delle autorit straniere.
Tutte queste innovazioni, per, sono rimaste solo sulla carta, data la mancata individuazione dei nostri
ministri di tali Stati, sede delle societ off-shore, e della mancata emanazione della disciplina secondaria da
parte della Consob, anche perch, sottolinea lautore Campobasso, molto probabilmente in tali liste
sarebbero finiti anche Stati Uniti dAmerica ed Italia (gli uni per aver abbandonato il sistema del capitale

51

sociale come tutela dei creditori, lItalia perch prevede un capitale sociale minimo per le S.p.A. troppo
basso).
Segue: La tutela dei soci e dei creditori delle societ controllate
Abbiamo gi accennato al fatto che il fenomeno di gruppo possa comportare degli svantaggi anche per gli
azionisti delle societ controllate e per i creditori delle stesse in tutte quelle ipotesi in cui vengono prese
decisioni positive per il gruppo unitariamente considerato, ma negative per una o pi societ
singolarmente.
Ecco perch resta fermo, nel nostro ordinamento, il principio della DISTINTA SOGGETTIVITA e quello
della FORMALE INDIPENDENZA GIURIDICA, secondo cui le controllate restano comunque autonomo
centro di imputazione ed autonomi soggetti di diritto, in quanto non si da vita, creando il gruppo, ad
unattivit dimpresa giuridicamente unitaria.
Questi principi, tuttavia, producono tanti vantaggi quanti svantaggi: se da un lato la capogruppo NON
risulta responsabile per le obbligazioni assunte dalle controllate nellattuazione della politica di gruppo,
anche quando la controllante unico socio delle controllate (SVANTAGGIO), dallaltro lato la societ madre
NON pu imporre alle societ figlie il compimento di atti in contrasto con gli interessi delle stesse
separatamente considerate (VANTAGGIO), in quanto valgono le norme sul conflitto di interessi dei soci e
degli amministratori e quelle che sanciscono la responsabilit diretta di questi ultimi per i danni arrecati al
patrimonio sociale, anche se tali norme non sono sempre azionabili dai soci di minoranza e dai creditori, ed
anche se ci espone gli amministratori, talune volte ingiustificatamente, al pericolo di sanzioni civili e
penali quando si deve deliberare su operazioni infragruppo.
E per tale motivo, ossia per contemperare gli interessi di soci e creditori delle societ controllate e quelli
dellintero gruppo, che la riforma del 2003 ha previsto degli strumenti volti ad evitare che lazione di
gruppo rechi danno alle singole societ. Anzitutto la riforma ha introdotto lobbligo di motivare
adeguatamente, che grava in capo agli amministratori o allassemblea delle societ controllate, le decisioni
inclini ad un interesse di gruppo. Sotto il profilo economico stato previsto che i finanziamenti concessi
alle societ controllate dalla capogruppo vengano postergati rispetto al soddisfacimento degli altri
creditori, cos come la societ madre tenuta ad indennizzare direttamente azionisti e creditori di societ
figlie per i danni subiti e derivanti dalle direttive imposte dalla stessa capogruppo alla societ di cui fanno
parte tali soggetti (quindi vi una responsabilit diretta della capogruppo). In solido con la capogruppo
rispondono anche coloro che hanno preso parte al fatto lesivo (amministratori e dirigenti), incluse le altre
societ del gruppo che ne hanno tratto beneficio, nei limiti del beneficio stesso. In caso di fallimento,
liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria, il curatore o il commissario possono
esperire direttamente lazione spettante ai creditori, ma non quella dei soci. Lazione di entrambi, soci e
creditori, funge da azione diretta e non surrogatoria rispetto alla societ controllata in questione, sebbene
solo nellipotesi in cui questultima non sia riuscita a soddisfare gli uni e gli altri. Il danno, comunque, va
valutato non in riferimento alla singola operazione, ma tenuto conto dellintera attivit di coordinamento e
direzione e dei vantaggi compensativi derivanti dallappartenenza al gruppo, oltre che dei vantaggi diretti
scaturenti da apposite operazioni volta ad eliminare il danno.

52

La riforma del 2003, infine, ha previsto il diritto di recesso dei soci delle societ controllate qualora eventi
riguardanti la capogruppo o mutamenti del suo scopo sociale o cambiamenti nelloggetto sociale
espongano gli stessi (soci) a rischi maggiori inerenti linvestimento nelle controllate.
Il gruppo insolvente
Ma che succede se una delle societ controllate, o addirittura lo stesso gruppo, diventa insolvente o se una
societ entra in crisi?
Ad oggi manca una disciplina legislativa in merito, sebbene si applichino le norme in materia di
amministrazione straordinaria delle grandi imprese insolventi e quelle inerenti la liquidazione coatta
amministrativa delle societ fiduciarie e di revisione.
Se unimpresa del gruppo viene dichiarata insolvente e sottoposta ad amministrazione straordinaria,
contemporaneamente alla medesima procedura vengono assoggettate tutte le imprese del gruppo in
stato di insolvenza, anche qualora non ricorrano i requisiti per lamministrazione straordinaria ed anche
qualora sia gi stato dichiarato il fallimento delle stesse, il quale viene convertito nella diversa procedura
(amministrazione straordinaria), sempre che non sia gi esaurita la liquidazione dellattivo. Si tratta, in
sostanza, del PRINCIPIO DI UNIFORMITA DELLE PROCEDURE, il quale abbraccia anche le societ fiduciarie
e di revisione, e persino i gruppi bancari, anche se in tal caso occorre che la capogruppo sia stata
sottoposta a liquidazione coatta o amministrazione straordinaria.
Luniformit delle procedure, tuttavia, non comporta un accertamento unitario dello stato di insolvenza,
che rimane distinto, prendendo in considerazione la situazione patrimoniale delle singole societ. Non vi ,
inoltre, confusione dei patrimoni e resta ferma lautonomia patrimoniale, rispondendo le singole societ
delle proprie obbligazioni, compresa la capogruppo che non risponde in solido delle obbligazioni delle
societ figlie.
Al fine di assicurare la reintegrazione del patrimonio delle societ figlie ed a consentire il ristoro dei danni
subiti dalle stesse per effetto della politica unitaria di gruppo sono stati previsti alcuni interventi legislativi:

Revocatoria fallimentare aggravata: si allungano i termini per lesercizio delle azioni revocatorie
fallimentari per gli atti posti in essere con altre imprese del gruppo, anche non insolventi. Il termine
di 1 anno anteriore alla dichiarazione di insolvenza diventa di 5 anni e quello di 6 mesi diventa di 3
anni;
Denunzia al tribunale: il commissario giudiziale, quello straordinario ed il curatore di unimpresa
dichiarata insolvente (tutti organi delle procedure concorsuali che vedremo nel libro terzo) possono
proporre la denunzia al tribunale per gravi irregolarit nei confronti di amministratori e sindaci di
altre societ del gruppo, diventando (i primi), in caso di accertamento delle irregolarit denunciate,
amministratore giudiziari della societ in questione;
Responsabilit di gruppo: in caso di direzione unitaria del gruppo, gli amministratori della
controllante che hanno abusato di tale direzione rispondono IN SOLIDO con gli amministratori delle
societ insolventi dei danni da questi causati alla societ stessa (regola dellamministrazione
straordinaria delle grandi imprese insolventi). Tale responsabilit va a sommarsi a quella della
controllante per abusi nellattivit di direzione e coordinamento, lesivi dei creditori e dei soci delle
controllate.
53

Le lettere di patronage
Se non viene accertato un abuso di attivit di direzione e coordinamento da parte della societ
controllante, essa non pu essere chiamata a rispondere dei debiti delle societ controllate, lasciando di
fatto i creditori delle stesse privi di tutela, almeno che la societ madre non abbia rilasciato loro delle
specifiche garanzie reali o personali.
Tra esse vanno ricomprese le LETTERE DI PATRONAGE, ossia quelle dichiarazioni della capogruppo, di
solito rilasciate a banche per favorire il finanziamento delle controllate, sostitutive delle tradizionali
garanzie personali (fideiussione e firme cambiarie).
Tali documenti si distinguono in lettere DEBOLI, quando contengono semplici dichiarazioni inerenti la
solvibilit della controllata o la partecipazione della controllante nella stessa, e lettere FORTI, quando
includono limpegno della societ madre a fornire alla controllata mezzi finanziari per onorare le proprie
obbligazioni. Le lettere forti, pur non costituendo delle vere e proprie obbligazioni fideiussorie, fungono da
fonte di responsabilit in caso di inadempimento, configurandosi come promesse del fatto del terzo o
garanzie personali atipiche.

CAPITOLO OTTAVO LASSEMBLEA


Gli organi della S.p.A.
Allinterno delle societ per azioni necessaria la presenza di tre distinti organi, a ciascuno dei quali la
legge attribuisce determinati poteri e competenze:

LASSEMBLEA DEI SOCI: organo con funzioni deliberative sulle decisioni di maggior rilievo, ma non
inerenti la gestione dellimpresa;
LORGANO AMMINISTRATIVO: si occupa della gestione dellimpresa sociale e gode di ampi poteri
decisionali, oltre ad avere la rappresentanza legale della societ ed il compito di attuare le
delibere assembleari;
LORGANO DI CONTROLLO INTERNO: vigila sullamministrazione della societ.

Il codice civile del 42 prevedeva un solo sistema per lamministrazione ed il controllo, composta da due
organi di nomina assembleare:

Lorgano amministrativo, composto da un amministratore unico o da un consiglio di


amministrazione;
Il collegio sindacale, con funzioni di controllo del rispetto della legge e dello statuto, ed
inizialmente anche di controllo contabile.

Con la riforma del 1998 inerente le societ quotate e lestensione di tale disciplina, nel 2003, a tutte le
societ per azioni, stato previsto laffidamento del controllo contabile ad un organo ESTERNO alla
societ: il REVISORE CONTABILE o SOCIETA DI REVISIONE.
Il cosiddetto SISTEMA TRADIZIONALE di amministrazione e di controllo, dunque, prevede due organi
interni, ossia gli amministratori ed il collegio sindacale ed un organo esterno, il revisore o societ di
revisione.
54

La riforma del 2003 ha introdotto, accanto a quello tradizionale, altri due sistemi:

Il sistema DUALISTICO, in cui amministrazione e controllo sono esercitati da un CONSIGLIO DI


SORVEGLIANZA, nominato dallassemblea e a cui spettano alcuni compiti che nel sistema
tradizionale sono affidati allassemblea stessa, e da un CONSIGLIO DI GESTIONE, nominato da
quello di sorveglianza;
Il sistema MONISTICO, in cui amministrazione e controllo sono esercitati rispettivamente dal
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, di nomina assembleare, e da un COMITATO PER IL CONTROLLO
SULLA GESTIONE, che sorge allinterno del consiglio di amministrazione: in tal caso, dunque,
abbiamo un organo dentro laltro (ecco perch il sistema viene definito monistico).

Anche per le societ che adottano questi due nuovi sistemi previsto, comunque, il controllo contabile
esterno.
I componenti degli organi di amministrazione e di controllo, in ogni caso, sono responsabili sia civilmente
che penalmente della legalit dellattivit sociale, nonch del rispetto delle norme di legge da parte
dellassemblea.
Tutti gli organi che abbiamo citato, in ognuno dei sistemi, sono necessari e le loro funzioni risultano in larga
parte inderogabili, non modificabili neanche dallautonomia statutaria o dallassemblea, sebbene sia
possibile attribuire alcuni compiti dellassemblea agli amministratori.
Per quanto riguarda la struttura dellorgano amministrativo riconosciuta ampio spazio allautonomia
privata: in tutti i sistemi, per fare un esempio, possibile che lorgano amministrativo deleghi gran parte
dei suoi compiti ad un comitato esecutivo o a degli amministratori delegati.
Analizziamo, in questo capitolo, uno degli organi necessari: lASSEMBLEA.
Nozione e distinzioni
Lassemblea lorgano collegiale composto da tutti i soci, la cui funzione quella di formare una volont
unica della societ nelle materie ad essa riservate dalla legge e dallo statuto. Decide secondo il principio
MAGGIORITARIO, secondo la volont espressa dai soci che rappresentano aliquote del capitale sociale
(maggioranza di capitale), e le decisioni assembleari valgono come decisioni della societ, sebbene
debbano essere rispettate le norme di legge che regolano il procedimento di deliberazione.
Lassemblea pu essere ORDINARIA o STRAORDINARIA: anzitutto chiariamo che non si tratta di due
assemblee diverse, ma della stessa assemblea riunita per deliberare su argomenti diversi. Dopo la riforma
del 2003 le competenze dellassemblea ordinaria variano in base al sistema di amministrazione e di
controllo.
Nelle societ che adottano il sistema tradizionale o quello monistico lassemblea in sede ordinaria:

Approva il bilancio;
Nomina e revoca amministratori, sindaci, presidente del collegio sindacale e soggetto al quale
demandato il controllo contabile;
Determina il compenso di amministratori e sindaci nel silenzio dello statuto;
55

Delibera sulla responsabilit di amministratori e sindaci, oltre che su altri oggetti di propria
competenza secondo la legge e sulle autorizzazioni, previste dallo statuto, per alcuni atti degli
amministratori;
Approva il regolamento dei lavori assembleari;
Delibera su tutte le materie che NON sono di competenza dellassemblea straordinaria.

Nelle societ che adottano il sistema dualistico lassemblea ordinaria:

Nomina e revoca i componenti del consiglio di sorveglianza, determinandone il compenso e


deliberando anche sullesercizio dellazione di responsabilit nei loro confronti;
Nomina il revisore;
Decide sulla distribuzione degli utili in base al bilancio.

Come possiamo notare lassemblea ordinaria, nel sistema dualistico, NON approva il bilancio, compito che
spetta al consiglio di sorveglianza, e perde la competenza per la nomina e la revoca degli amministratori,
creando di fatto un distacco tra azionisti ed organo gestorio della societ.
Lassemblea straordinaria, invece, competente a deliberare:

Sulle modifiche dello statuto;


Sulla nomina, sulla sostituzione e sui poteri dei liquidatori;
Su ogni altra materia espressamente attribuita dalla legge alla sua competenza;
Sulla fusione nei casi previsti dagli articoli 2505 e 2505-bis (societ interamente posseduta e societ
posseduta al 90%), sull'istituzione o soppressione di sedi secondarie, sullindicazione di quali tra gli
amministratori hanno la rappresentanza della societ, sulla riduzione del capitale in caso di recesso
del socio, sugli adeguamenti dello statuto a disposizioni normative, sul trasferimento della sede
sociale nel territorio nazionale, TUTTE MATERIE, per, la cui competenza pu essere attribuita,
dallo STATUTO, agli amministratori, al consiglio di sorveglianza o al consiglio di gestione (a seconda
dei sistemi).

Sono previsti, per lorgano assembleare, quorum costitutivi e deliberativi a seconda che si tratti di
assemblea ordinaria o straordinaria. Inoltre, sempre prevista una seconda convocazione con quorum
inferiori e lo statuto pu contemplarne anche una terza in caso di mancata partecipazione di tutti i soci alla
seconda.
Lassemblea UNICA e GENERALE se la societ ha emesso solo azioni ordinaria, mentre in presenza di
diverse categorie di azioni o di strumenti finanziaria che conferiscono diritti amministrativi, accanto a
quella generale troviamo le assemblee SPECIALI DI CATEGORIA, alle quali si applicano le norme per
lassemblea straordinaria, laddove le azioni speciali non siano quotate, e le norme dellassemblea degli
azionisti di risparmio, qualora le azioni speciali siano quotate.
Il procedimento assembleare
La convocazione dellassemblea, in linea generale, viene decisa dallorgano amministrativo o dal consiglio
di gestione, qualora lo ritengano opportuno ed obbligatoriamente in tutti i casi previsti dalla legge.

56

Lassemblea, poi, va convocata almeno una volta allanno per lapprovazione del bilancio, entro i termini
statutari o comunque entro 120 giorni dalla chiusura dellesercizio, 180 per le societ non quotate se
tenute alla redazione del bilancio consolidato o in caso di particolari esigenze. Lassemblea va convocata
senza ritardo, tra laltro, quando a richiedere la convocazione siano tanti soci rappresentanti almeno il 10%
del capitale sociale: se amministratori e sindaci, o gli altri organi nel caso di sistemi diversi da quello
tradizionale, non provvedono alla convocazione, a ci pu supplire un decreto del tribunale, sempre
sentendo gli organi suddetti e solo in caso di rifiuto ingiustificato, onde evitare abusi della minoranza.
Nelle sole societ quotate i soci rappresentanti almeno 1/40 del capitale possono chiedere lintegrazione
dellordine del giorno dellassemblea, entro 5 giorni dalla pubblicazione dellavviso di convocazione, esclusi
per gli argomenti sui quali lorgano assembleare chiamato a deliberare SOLO su proposta degli
amministratori o sulla base di una relazione degli stessi (come nel caso dellapprovazione del bilancio).
E il collegio sindacale a convocare lassemblea:

Nellipotesi di mancata convocazione da parte degli amministratori in caso di convocazione


obbligatoria;
Nel caso in cui vengano meno gli amministratori o lamministratore unico;
Nellipotesi in cui vengano ravvisati, dallo stesso collegio, fatti di rilevante gravit da risolvere
quanto prima (convocazione previa comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione).

Nelle societ quotate anche SOLO due membri del collegio sindacale possono provvedere alla
convocazione. Cos come pu essere prevista la convocazione da parte dellamministratore giudiziario o del
tribunale.
Lassemblea convocata nel comune dove ha sede la societ, salvo diversa previsione dello statuto.
LAVVISO DI CONVOCAZIONE, contenente giorno, ora, luogo, ordine del giorno (materie da trattare),
nonch integrazione dellordine del giorno per le sole societ quotate e data della seconda convocazione,
viene pubblicato allinterno della Gazzetta Ufficiale della Repubblica, almeno 15 giorni prima di quello
fissato per ladunanza (30 giorni prima per le societ quotate), oppure allinterno di un quotidiano se ci
previsto dallo statuto, il quale pu anche prevedere, per le sole societ non quotate, la comunicazione
mediante avviso comunicato ai soci almeno 8 giorni prima, tramite mezzi che garantiscano la prova
dellavvenuto ricevimento. Lordine del giorno fissa gli argomenti da trattare e su cui si pu deliberare
allinterno dellassemblea, fungendo da limite alla deliberazione su argomenti diversi. E normale, tuttavia,
che possano essere adottate anche delibere strettamente consequenziali ed accessorie rispetto a quelle
allordine del giorno (esempio: se allordine del giorno prevista la revoca degli amministratori,
ovviamente si pu deliberare anche sulla nomina dei nuovi).
Particolare il caso dellASSEMBLEA TOTALITARIA: in questa ipotesi non vi alcuna convocazione, ma
lassemblea si ritiene regolarmente costituita data la presenza di TUTTI i soci con diritto di intervento,
rappresentanti lintero capitale sociale, e la partecipazione della MAGGIORANZA dei componenti degli
organi amministrativi e di controllo, nonch del rappresentante comune degli azionisti di risparmio e degli
obbligazionisti (agli assenti va data tempestiva comunicazione delle deliberazioni assunte). Qualora un
singolo socio si opponga, allinterno dellassemblea totalitaria, alla discussione di un argomento del quale
non si ritiene adeguatamente informato, non si pu deliberare su quel punto.
57

Costituzione dellassemblea. Validit delle deliberazioni


Per QUORUM COSTITUTIVO si intende la parte del capitale sociale che deve essere necessariamente
rappresentata
nellassemblea
affinch
la
stessa
sia
validamente
costituita.
Per QUORUM DELIBERATIVO si intende la parte del capitale sociale che si deve esprimere a favore di una
determinata deliberazione/decisione affinch questa sia approvata.
Nel computo del quorum costitutivo non si tiene conto delle azioni PRIVE del diritto di voto (pensiamo alle
azioni di risparmio o a quelle a voto limitato), mentre vanno conteggiate quelle per cui il voto
OCCASIONALMENTE SOSPESO (in caso di conflitto di interessi, le azioni di societ controllate, quelle del
socio moroso ecc.), che per non vengono computate ai fini del quorum deliberativo (quindi la
maggioranza necessaria per lapprovazione si riduce).
Ovviamente sono previsti determinati quorum per lassemblea ordinaria ed altri per quella straordinaria.
L'assemblea ordinaria in prima convocazione regolarmente costituita con la presenza di almeno la met
del capitale sociale e delibera a maggioranza assoluta delle azioni che hanno preso parte alla votazione,
conteggiando anche gli astenuti come voto contrario. In seconda convocazione non previsto un quorum
costitutivo e l'assemblea delibera a maggioranza assoluta delle azioni dei votanti.
Riguardo allassemblea straordinaria, invece, occorre distinguere le societ quotate da quelle che NON
fanno ricorso al mercato del capitale di rischio.
Societ NON quotate: in prima convocazione non previsto esplicitamente un quorum costitutivo. Tuttavia
l'assemblea delibera con il voto favorevole di oltre la met del capitale sociale (non solo del capitale
intervenuto in assemblea) ed quindi necessario che gli azionisti intervenuti rappresentino almeno tale
quota (quorum costitutivo: met del capitale sociale). In seconda convocazione, l'assemblea
regolarmente costituita con la partecipazione di oltre 1/3 del capitale sociale e delibera con il voto
favorevole dei due terzi del capitale rappresentato in assemblea (in certe materie, come la modifica
delloggetto sociale e lemissione di azioni senza diritto di voto, il voto favorevole deve superare il terzo del
capitale sociale).
Societ quotate: in prima convocazione occorre la presenza di almeno la met del capitale sociale, mentre
in seconda convocazione occorre oltre 1/3 del capitale sociale (quorum costitutivi). L'assemblea
straordinaria, nelle societ quotate, delibera con maggioranza dei 2/3 del capitale rappresentato, sia in
prima che in seconda convocazione. Sono venute meno le maggioranze rafforzate previste, prima del 1998,
per le delibere di particolare importanza, con leccezione dellesclusione del diritto di opzione, per cui
occorre pi della met del capitale sociale in ogni convocazione.
Lautonomia statutaria pu prevedere SOLO maggioranze pi elevate per lassemblea ordinaria di prima
convocazione e per lassemblea straordinaria, mentre per lassemblea ordinaria di seconda convocazione
lo statuto pu prevedere delle maggioranze pi elevate MA non per le delibere essenziali inerenti
lapprovazione del bilancio e la nomina delle cariche sociali. Neanche lo statuto, per, pu prevedere il
consenso unanime dei soci o maggioranze troppo elevate, che rischierebbero di paralizzare la vita della
societ. Lo statuto, infine, pu prevedere ulteriori convocazioni oltre la seconda (terza, quarta ecc.), tanto
dellassemblea ordinaria quanto di quella straordinaria, alle quali si applicano le disposizioni previste per la
seconda convocazione. Per le convocazioni oltre la seconda dellassemblea straordinaria delle societ
quotate occorre un quorum costitutivo di almeno 1/5 del capitale sociale ed un quorum deliberativo di
58

almeno 2/3 del capitale rappresentato in assemblea. La legge pu prevedere deroghe alla disciplina
generale nellinteresse delle societ (per le SICAV, per esempio, sono stati eliminati i quorum costitutivi
dellassemblea ordinaria di prima convocazione e di quella straordinaria di seconda convocazione).
Riproduco, qui sotto, la tabella presente sul testo, MOLTO UTILE ai fini dellesame

QUORUM ASSEMBLEARI (artt.2368-2369)


STRAORDINARIA
ORDINARIA

PRIMA
Costitutivo: 50% del capitale
CONVOCAZIONE
Deliberativo: 50% + 1 del
capitale rappresentato in
assemblea. *
Innalzabile.
SECONDA
Costitutivo: /
CONVOCAZIONE
Deliberativo: 50% + 1 del
capitale rappresentato in
assemblea. *
Innalzabile, tranne che per
lapprovazione del bilancio e
per la nomina/revoca delle
cariche sociali.

CONVOCAZIONI Si applicano le regole della


SUCCESSIVE
seconda convocazione.
(FACOLTATIVE)

Societ chiuse

Societ che fanno appello


al mercato

Costitutivo: /

Cost.: 50% del capitale

Deliberativo: 50% + 1 del


capitale.

Deliberativo: 2/3 del


capitale rappresentato in
assemblea. *

Innalzabile

Innalzabile

Costitutivo: 1/3 + 1 del capitale.


Deliberativo: 2/3 del capitale rappresentato in
assemblea. *
Innalzabile
Quorum speciali:
- Oltre 1/3 del capitale (solo x societ chiuse): modifica
oggetto sociale, trasformazione, scioglimento
anticipato, proroga, revoca liquidazione, trasferimento
sede allestero, emissione di azioni a voto limitato;
- Oltre la met del capitale: esclusione del diritto di
opzione nei casi di cui allart.2441;
- 2/3 capitale: introduzione/soppressione clausola
compromissoria;
- Trasformazione eterogenea (2/3 aventi diritto +
consenso soci che acquistano responsabilit illimitata).
Si applicano le regole della Costitutivo: 20% del
seconda convocazione.
capitale.
Deliberativo: 2/3 del
capitale rappresentato in
assemblea. *
Innalzabile

* Non si tiene conto delle azioni a voto sospeso e dei soci astenuti per conflitto dinteressi.

59

Svolgimento dellassemblea. Verbalizzazione


Lassemblea, in forza della previsione statutaria o dellelezione con voto maggioritario per teste (e non in
base alle quote di capitale) dei presenti, presieduta da un determinato soggetto (il presidente), assistito
da un segretario designato nello stesso modo (il segretario non necessario quando il verbale redatto da
un notaio).
Il presidente dirige i lavori dellassemblea, verifica la legittimazione ad intervenire dei soci, oltre che il
raggiungimento del quorum costitutivo e di quello deliberativo, dichiara aperta e chiusa la seduta, pone in
discussione gli argomenti allordine del giorno, mette in votazione le proposte e proclama i risultati,
occupandosi anche di impedire la partecipazione alla riunione di soggetti non legittimati o di escludere
dalle votazioni chi non ha diritto di voto. Questi sono tutti POTERI PROPRI del presidente, attribuiti allo
stesso dalla legge o dallo statuto. Accanto ad essi, per, vi sono i cosiddetti POTERI DERIVATI, rimessi alla
discrezionalit dellassemblea: stiamo parlando delle scelte inerenti il sistema di votazione, lo scioglimento
della riunione ecc., tutte ipotesi in cui il presidente funge da interprete della volont assembleare.
Anche il dibattito in assemblea gestito dal presidente, che pu prevedere un tetto temporale massimo
per ogni intervento o togliere la parola ai soci che si dilungano eccessivamente, proprio al fine di garantire
il corretto svolgimento della riunione e la possibilit di addivenire ad una decisione.
Al presidente pu essere richiesto, e da egli deve essere concesso, il rinvio delladunanza di non oltre 5
giorni, da parte di tanti soci rappresentanti 1/3 del capitale sociale presente in assemblea, al fine di
consentire agli stessi di informarsi sugli argomenti posti in discussione. In realt, gli amministratori non
sono tenuti, neanche su richiesta dei soci, a fornire tutte le informazioni inerenti gli specifici affari, sebbene
nel tempo si siano moltiplicate le norme volte ad assicurare linformazione pre-assembleare, proprio al fine
di consentire ai soci lesercizio consapevole del voto in occasione di delibere di particolare rilievo
(pensiamo allapprovazione del bilancio): pertanto gli amministratori sono tenuti a redigere e a depositare
preventivamente, presso la sede sociale, determinati documenti informativi/relazioni illustrative. Nelle
societ quotate gli amministratori devono mettere a disposizione del pubblico, tanto presso la sede sociale
quanto presso la societ di gestione del mercato di quotazione, una relazione sulle proprie proposte
concernenti le materie allordine del giorno, almeno 15 giorni prima di quello fissato per lassemblea.
La scelta dei sistemi di votazione LIBERA, sebbene non sia concepibile il voto segreto, in quanto non
sarebbe possibile individuare i soci in conflitto di interessi e quelli dissenzienti ai fini dellimpugnazione
della delibera e del recesso.
La delibera deve essere accompagnata dal VERBALE, redatto dal segretario o dal notaio ( necessario che
sia redatto da questultimo per le assemblee straordinarie), il quale viene trascritto nel libro delle
adunanze e delle deliberazioni assembleari, tenuto dagli amministratori. Non c bisogno che il verbale
venga redatto contestualmente allassemblea, ma occorre comunque la stesura senza ritardo. Esso devo
indicare la data delladunanza, le materie affrontate, lidentificazione dei soci partecipanti ed il capitale
rappresentato, il risultato delle votazioni e lidentificazione di soci favorevoli, astenuti o dissenzienti.

60

Il diritto di intervento. Il diritto di voto


Diritto di intervento e diritto di voto sono tra loro collegati: in assemblea, infatti, possono intervenire,
insieme ai membri degli organi di amministrazione e controllo e ai rappresentanti degli azionisti di
risparmio, degli obbligazionisti e dei titolari di strumenti finanziari di partecipazione ad uno specifico
affare, tutti gli azionisti con diritto di voto, nonch i soggetti NON soci ma che godono di tale diritto, come
lusufruttuario ed il creditore pignoratizio. Gli azionisti senza diritto di voto, dunque, non hanno neanche
diritto di intervento, almeno che lo statuto non preveda diversamente.
Anche gli azionisti con diritto di voto sospeso (quelli morosi per esempio) hanno diritto di intervento, tant
che vengono computati per il raggiungimento del quorum costitutivo.
Sono stati eliminati, anche se lo statuto pu prevederli, il preventivo deposito delle azioni presso la sede
della societ o presso le banche indicate nellavviso di convocazione ed il divieto di ritiro dei titoli prima
che lassemblea abbia avuto luogo, entrambe formalit un tempo previste dalla legge. Il deposito, laddove
contemplato dallo statuto, per le societ quotate deve avvenire entro 2 giorni non festivi, mentre per le
azioni dematerializzate sufficiente una comunicazione dellintermediario depositario dei titoli.
Lo statuto pu prevedere lintervento in assemblea tramite mezzi di telecomunicazione, cos come il voto
per corrispondenza (il socio si considera intervenuto in assemblea), le cui modalit di esercizio sono
dettate per le societ non quotate dallo statuto stesso e dalla Consob per le societ quotate, anche se
permangono, in dottrina, delle perplessit inerenti questa modalit.
Segue: La rappresentanza in assemblea
Gli azionisti possono partecipare alle assemblee direttamente o tramite un rappresentante: a tal proposito
prevista una disciplina legislativa valida per tutte le societ per azioni ed una disciplina alternativa alla
prima per le sole societ quotate.
Partiamo col dire che gli azionisti possono farsi rappresentare nellassemblea, salvo che lo statuto non
limiti o escluda tale facolt, conferendo per iscritto una delega, NON in bianco, al soggetto rappresentante
e depositando i relativi documenti presso la sede della societ. Societ ed enti possono farsi rappresentare
solo da un dipendente o collaboratore. La delega sempre revocabile.
La riforma del 2003 ha previsto che per le societ quotate la delega possa riguardare SOLO la singola
assemblea, almeno che non si tratti di procura generale o conferita ad un dipendente da societ ed enti.
Il rappresentante, tuttavia, non pu essere una persona soggetta allinfluenza del gruppo di comando della
societ: non pu trattarsi, dunque, di un amministratore o di un dipende della societ o di una societ
controllata, mentre pu trattarsi di una banca (differentemente dal passato). Ogni persona, poi, pu
rappresentare, allinterno delle societ non quotate, un massimo di 20 soci, mentre nelle societ quotate
pu rappresentarne non pi di 50 se il capitale sociale inferiore a 5 milioni di euro, non pi di 100 se il
capitale sociale inferiore a 25 milioni di euro e non pi di 200 se il capitale supera i 25 milioni.
Tuttavia, tutti questi provvedimenti non hanno impedito il fenomeno del cosiddetto rastrellamento delle
deleghe: la rappresentanza, infatti, ha lo scopo di far partecipare anche i piccoli azionisti, non
appartenenti al gruppo di comando, allassemblea; molto spesso, per, il gruppo minoritario di comando,
61

con il suddetto rastrellamento, rafforza le proprie posizioni di potere, al fine di contrastare i piccoli azionisti
in occasione di assemblee combattute.
E per tal motivo che la riforma del 1998 delle sole societ quotate ha previsto gli istituti della
SOLLECITAZIONE e della RACCOLTA DELLE DELEGHE, istituti per i quali non operano i divieti soggettivi e
quantitativi di rappresentanza, oltre che le eventuali disposizioni statutarie inerenti il divieto di farsi
rappresentare.
La sollecitazione una richiesta di conferimento delle deleghe da parte di un socio, definito
COMMITTENTE ed avente almeno l1% delle azioni con diritto di voto nellassemblea, rivolta a tutti gli
azionisti per richiedere ladesione a specifiche proposte di voto. La sollecitazione, per, non viene svolta
direttamente dal committente (o dai committenti), bens da un intermediario abilitato (banche, imprese di
investimento, SICAV ecc.), il quale provvede ala diffusione di un prospetto e di un modulo di delega, il cui
contenuto regolamentato dalla Consob.
La raccolta delle deleghe, invece, una richiesta di conferimento delle deleghe di voto da parte di una
ASSOCIAZIONE DI AZIONISTI, fatta esclusivamente nei confronti dei propri associati. Le associazioni di
azionisti possono essere liberamente costituite, ma per non incontrare i limiti inerenti i divieti soggettivi e
quantitativi di cui abbiamo parlato prima, devono essere obbligatoriamente composte da almeno 50
persone fisiche, proprietarie di un quantitativo di azioni non superiore, singolarmente, allo 0,1% del
capitale sociale rappresentato da azioni con diritto di voto. Capiamo bene, dunque, che la raccolta delle
deleghe agevola lesercizio indiretto del voto da parte dei piccoli azionisti, contrariamente alla
sollecitazione che permette al gruppo minoritario di comando di raccogliere il consenso dei piccoli azionisti
o agli azionisti di minoranza di contrastare il gruppo di comando. Lassociazione esercita la raccolta tramite
la diffusione del solo modulo di delega, allinterno del quale lassociato specifica come debba essere
espresso il voto in assemblea, potendo scegliere anche di non conferire la delega o di votare
contrariamente a quanto prevede lassociazione stessa.
E la Consob a stabilire le regole di trasparenza e di correttezza, che i soggetti operativi nella sollecitazione
e nella raccolta di deleghe devono rispettare, al fine di consentire allazionista delegante, il quale deve
sottoscrivere la delega ed indicare il nome del delegato e la data, di assumere una decisione
consapevole. Le deleghe possono riguardare solo singole assemblee gi convocate e possono essere
revocate fino al giorno precedente a quello delladunanza; devono contenere le istruzioni di voto e
possono riguardare solo alcune proposte (delega parziale). Nella sollecitazione il voto per delega deve
essere esercitato dal committente o dallintermediario che le ha raccolte, mentre nella raccolta il voto deve
essere palesato dai legali dellassociazione, anche in maniera divergente per i singoli associati che si sono
espressi in maniere diverse.
La violazione della disciplina descritta comporta sanzioni pecuniarie per chi ha agito e pu riflettersi sulla
validit della delibera.
Limiti allesercizio del voto. Il conflitto di interessi
Esercitando il diritto di voto, il singolo socio non fa altro che concorrere alla formazione della volont
sociale proporzionalmente al numero di azioni possedute, ma sempre la maggioranza, al di l dei quorum
richiesti, a prendere le decisioni.
62

Ovviamente, per, il socio tenuto a votare nellinteresse della societ e le deliberazioni assembleari sono
annullabili SOLO nellipotesi in cui la maggioranza sia ispirata da interessi extra-sociali, con danno, anche
solo potenziale, per la societ stessa.
Linteresse sociale, dunque, funge da LIMITE alla libert despressione del voto, anche se la maggioranza
non tenuta a conformare le proprie decisioni ad un interesse sociale astrattamente predeterminato, sia
che si concepisca linteresse sociale come interesse comune dei soci allesercizio di unattivit economica a
scopo di lucro, come prevede la TEORIA CONTRATTUALE, sia che si concepisca linteresse sociale come
interesse dellimpresa come tale, superiore e diverso dallinteresse dei soci, come prevede la TEORIA
ISTITUZIONALE.
E ci riscontrabile nella disciplina del conflitto di interessi, di cui allart.2373 del codice: si ha CONFLITTO
DI INTERESSI nel momento in cui il socio, per conto proprio o di terzi, persegue un interesse personale
contrastante con quello della societ (esempio: la delibera riguarda lacquisto di unimmobile
appartenente al socio). Se in passato era prevista limpossibilit di votare, oggi il socio pu liberamente
decidere se esprimere il proprio voto oppure astenersi, in quanto la delibera risulta ANNULLABILE nella
sola ipotesi in cui il voto del soggetto sia stato determinante (prova di resistenza) e la delibera possa
recare un danno alla societ (danno potenziale); in tutti gli altri casi la delibera del tutto valida ed
inattaccabile, motivo per cui possiamo affermare che nulla impedisce al socio di perseguire con la delibera
un proprio interesse personale, purch non in contrasto con quello sociale.
Il comma 2 dellart.2373 c.c. prevede, poi, due ipotesi tipiche ma non esclusive di conflitto di interessi da
parte di amministratori e soci componenti del consiglio di gestione, ai quali fatto espresso divieto,
rispettivamente, di votare nelle deliberazioni inerenti le azioni di responsabilit nei propri confronti (x gli
amministratori) e di votare nelle deliberazioni inerenti la nomina, la revoca o la responsabilit dei
consiglieri di sorveglianza.
Possiamo riscontrare, per, delle ipotesi in cui una decisione viene presa dalla maggioranza dei soci non al
fine di trarne un beneficio arrecando un danno alla societ, ma arrecando un danno agli altri soci di
minoranza: la decisione, per esempio, prevede laumento del capitale sociale al solo fine di ridurre la quota
di partecipazione dei soci minoritari che non possono sottoscriverne laumento, oppure riguarda lo
scioglimento anticipato della societ per costituirne unaltra senza un determinato socio. Tutte azioni,
quindi, poste in essere per allontanare uno o pi soci in particolare. In tal caso, in alcun modo pu essere
invocato larticolo 2373, in quanto la societ al massimo pu ricevere un beneficio da determinate azioni
del genere (come nellesempio dellaumento di capitale), ma MAI un danno.
Giurisprudenza e dottrina, in tutti modi, hanno voluto tutelare i soci di minoranza, prevedendo che in tal
caso si configuri un ABUSO DEL DIRITTO DI VOTO A DANNO DEI SOCI MINORITARI, anche se necessario,
da parte di chi lha subito, dimostrare che la delibera abbia avuto il solo scopo di ledere, arbitrariamente e
fraudolentemente, i diritti dei soci diversi da quelli di maggioranza, il che non semplice.
In altri casi, infine, si pu avere anche un ABUSO DELLA MINORANZA, la quale pu fare ostruzionismo, per
esempio, nel dibattito assembleare o abusare del diritto di convocazione, paralizzando di fatto la vita della
societ: in tale ipotesi previsto il risarcimento dei danni da parte dei soci minoritari, sia nei confronti della
societ, sia nei confronti dei partecipanti agli organismi di investimento collettivo qualora si tratti di
azionisti investitori istituzionali, che devono agire nel solo interesse dei primi, oltre al fatto che vi pu
63

essere annullamento del voto contrario della minoranza nel caso in cui sia stato determinante per bloccare
la maggioranza.
I sindacati di voto
I SINDACATI DI VOTO sono patti parasociali, veri e propri accordi, in forza dei quali pi soggetti decidono di
concordare preventivamente il modo in cui votare allinterno dellassemblea.
Pu trattarsi di sindacati di voto OCCASIONALI o PERMANENTI, ed in questo secondo caso possono essere
A TEMPO DETERMINATO O INDETERMINATO, nonch TOTALI, qualora riguardino tutte le delibere
assembleari, o PARZIALI, nellipotesi in cui riguardino solo determinate votazioni (esempio: nomina degli
amministratori).
Il modo in cui votare pu essere stabilito allUNANIMITA o a MAGGIORANZA ed il sindacato di voto pu
configurarsi come una vera e propria associazione non riconosciuta, con un proprio apparato organizzativo.
Sono gli stessi soci sindacati o un loro comune rappresentante (direttore del sindacato), al quale hanno
rilasciato le proprie deleghe, ad esprimere i voti in assemblea, ovviamente preventivamente concordati.
Tali sindacati, per, hanno aspetti positivi, permettendo al gruppo di comando di dare stabilit alle scelte
inerenti la societ ed al gruppo minoritario di difendersi adeguatamente, ed aspetti negativi, potendo
causare la cristallizzazione del gruppo di controllo, il quale senza disporre della maggioranza del capitale,
pu comunque determinare la maggioranza richiesta, ai fini del voto, nelle assemblee, eludendo in un
certo senso il principio maggioritario, in quanto la decisione viene presa prima delle assemblee stesse, che
rimane solo formalmente rispettato.
Tuttavia, essendo un patto tra soci, il sindacato di voto ha effetto solo tra gli stessi, non essendo rilevante
per la societ che un socio si sia discostato dallindirizzo di voto concordato preventivamente. Al contrario
il sindacato di voto produce effetti negativi per la societ nel momento in cui vi conflitto di interessi tra
uno o pi soci e la societ: in tal caso dei voti sindacati occorre tener conto quando occorre valutare, a
norma dellart.2373 c.c., la prova di resistenza, ossia quanto il voto sindacato sia stato determinante
nella delibera comportante un danno potenziale alla societ.
Si discusso molto, tanto in dottrina quanto in giurisprudenza, sulla liceit e sulla validit dei sindacati di
voto: lautore Campobasso, in realt, sottolinea come la libert di votare in un determinato modo sia
propria del soggetto, il quale pu addirittura vendere un proprio voto in cambio di un beneficio
economico, in quanto ci non tocca in alcun modo il funzionamento delle maggioranze previste dalla legge
al fine di assumere le delibere. Ci che conta, continua lautore, la trasparenza delle situazioni di potere
che i sindacati concorrono a determinare ed proprio in questa prospettiva che il legislatore delle riforme
del 1998 e del 2003 si mosso, regolando la durata dei sindacati di voto e assicurandone la pubblicit.
I patti parasociali, anzitutto, non devono rispettare alcuna forma specifica. Qualora siano a tempo
determinato, per, non possono avere durata superiore a 5 anni (3 per le societ quotate), sebbene
rimangano rinnovabili alla scadenza (qualsiasi termine superiore, in ogni caso, viene riportato a 5 o a 3
anni). I patti a tempo indeterminato possono essere stipulati, ma previsto il recesso con un preavviso di
180 giorni. E contemplato anche il recesso senza preavviso, anche in caso di patti a tempo determinato,
sebbene SOLO nellipotesi in cui gli azionisti intendano aderire ad unopa totalitaria o ad unofferta
preventiva parziale (il recesso ha luogo solo se si perfeziona il trasferimento delle azioni). I limiti di durata
64

non si applicano ai patti strumentali ad accordi di collaborazione nella produzione e nello scambio di beni
o servizi e relativi a societ non quotate interamente possedute dai partecipanti allaccordo, proprio per
favorire accordi consortili di lunga durata.
Per quanto riguarda, invece, la pubblicit di tali accordi, occorre sottolineare che essa vale solo per le
societ con azionariato diffuso tra il pubblico, con una diversa disciplina a seconda che la societ sia
quotata o meno.
Se si tratta di societ NON quotate che fanno appello al mercato del capitale di rischio, i patti parasociali
devono essere comunicati alla societ e dichiarati in apertura di ogni assemblea, oltre che trascritti nel
verbale di assemblea, poi depositato presso lufficio del registro delle imprese. Lomessa dichiarazione
(occhio, non la comunicazione alla societ) rende impugnabile la delibera e sospende il diritto di voto per le
azioni a cui il patto si riferisce.
Se si tratta, invece, di societ quotate (o loro controllanti) i sindacati di voto e gli altri patti parasociali
devono essere comunicati, entro 5 giorni dalla stipulazione, alla Consob ed alla societ quotata, pubblicati
per estratto sulla stampa quotidiana e depositati presso il registro delle imprese del luogo dove ha sede la
societ, mentre non occorre la dichiarazione in apertura di assemblea: in caso di violazione di tali norme i
patti sono NULLI, si va incontro a sanzioni pecuniarie ed i soci aderenti sono liberi di votare come credono.
Per le sole societ quotate, escluse le controllanti non quotate, si ha anche sospensione del diritto di voto
relativo alle azioni sindacate e la delibera impugnabile, anche dalla Consob, se adottata con voto
determinante di tali azioni.
Non prevista alcuna forma di pubblicit per le societ chiuse, ossia quelle che non fanno appello al
mercato del capitale di rischio.
Le deliberazioni assembleari invalide
In forza del dettato legislativo del codice del 42 le delibere assembleari potevano essere NULLE o
ANNULLABILI: la nullit, per, veniva vista come sanzione eccezionale, da applicare nella sola ipotesi di
delibera avente oggetto impossibile o illecito; nel caso di vizi procedurali si aveva la semplice annullabilit
della delibera, da impugnare entro 3 mesi altrimenti non pi contestabile. Se questo era il detto del codice,
per, la giurisprudenza, al fine di tutelare la posizione dei soci di minoranza, il pi delle volte assenteisti e
disinteressati, aveva dato luogo ad una terza categoria di invalidit, quella delle delibere INESISTENTI, che
si configuravano nel caso in cui il vizio di procedimento fosse stato tanto grave da non poter parlare di
delibera invalida, ma di NON DELIBERA, ossia inesistente del tutto per mancanza dei requisiti minimi.
Tuttavia, ad un sistema di certezza del diritto si era sostituito un sistema giurisprudenziale di incertezza,
volto a valutare caso per caso se si trattasse di una delibera nulla, annullabile o inesistente.
La riforma del 2003 ha eliminato la terza categoria di cui abbiamo parlato, riconducendo le varie fattispecie
allinterno della nullit o dellannullabilit.
Partiamo dallannullabilit, che sempre la REGOLA in tema di deliberazioni non conformi alla legge o allo
statuto, mentre la nullit prevista in soli tre casi tassativi previsti dallart.2379 c.c.
Rientrano nella categoria delle delibere annullabili, un tempo considerate inesistenti, quelle in cui vi stata
partecipazione di persone non legittimate (azionisti senza voto), MA solo laddove tale partecipazione abbia
65

determinato lirregolarit della costituzione dellassemblea (prova di resistenza); quelle in cui siano stati
conteggiati erroneamente voti invalidi, determinanti per il raggiungimento della maggioranza; e le delibere
il cui verbale risulti incompleto o inesatto, quanto impediscono laccertamento di effetti e contenuto delle
delibere stesse.
Limpugnativa pu essere proposta SOLO da soggetti individuati dalla legge: soci assenti, dissenzienti o
astenuti, amministratori, consiglio di sorveglianza e collegio sindacale, rappresentante comune degli
azionisti di risparmio ed in alcuni casi anche la Consob, la Banca dItalia e lISVAP. Non compete, invece,
tale legittimazione ai soci che hanno votato a favore della delibera, a quelli titolari di azioni senza voto o ai
terzi creditori sociali. Non ogni socio con diritto di voto, tra laltro, ha diritto ad impugnare la delibera: per
le societ che fanno appello al mercato del capitale di rischio, possono impugnare la delibera SOLO gli
azionisti rappresentanti lUNO PER MILLE del capitale sociale, mentre nelle societ che non fanno appello
al mercato del capitale di rischio occorre la rappresentanza del 5% del capitale, sempre che lo statuto non
preveda riduzioni od esclusione di tale requisito.
Ai soci non legittimati allimpugnativa compete il risarcimento del danno per delibere non conformi alla
legge o allatto costitutivo, sebbene essi debbano provare lammontare del danno, oltre che il nesso di
causalit.
Limpugnativa o lazione di risarcimento vanno proposte entro 90 giorni dalla deliberazione o dalla sua
eventuale iscrizione nel registro delle imprese, termine allungato a 180 giorni per Consob, Banca dItalia e
ISVAP.
Lazione di annullamento va esperita dinanzi al tribunale del luogo in cui ha sede la societ e non pi
necessario, diversamente che in passato, il deposito di almeno unazione, mentre fondamentale che
limpugnante dimostri il possesso delle azioni al tempo dellimpugnazione e che lo mantenga durante il
processo, altrimenti pu aver luogo solo il risarcimento e non lannullamento. Per evitare azioni volte a
danneggiare la societ, il tribunale pu prevedere che limpugnante presti idonea garanzia per leventuale
risarcimento, cos come previsto che solo il tribunale possa prevedere la sospensione della delibera, non
sospesa dalla sola proposizione della domanda. Per evitare contrasti tra giudicati, le impugnative inerenti la
medesima delibera vanno istruite congiuntamente e decise con unica sentenza. Sono fatti salvi i diritti di
terzi acquistati in buona fede ed anche quelli acquistati in mala fede, qualora sia intervenuta una nuova
delibera volta a sanare i vizi della prima, la quale ha effetto sanante retroattivo, sicch il giudizio procede
solo inerentemente alle spese giudiziali.
Segue: Le deliberazioni nulle
Sempre al fine di esorcizzare la categoria delle delibere inesistenti, stata ampliata la categoria delle
delibere nulle ed stata ridisegnata la disciplina della nullit, alleggerendola e sempre privilegiando la
sopravvivenza delle delibere.
La nullit si ha nei soli tre casi contemplati dallart.2379 del codice:

Delibera con OGGETTO o CONTENUTO IMPOSSIBILE o ILLECITO, ossia contrario a norme


imperative, allordine pubblico ed al buon costume. Si ha nullit anche quando la delibera ha
oggetto lecito (per esempio approvazione del bilancio) ma contenuto illecito (esempio bilancio
falso). Inoltre si ha nullit solo se la delibera contraria a norme imperative che tutelano un
66

interesse generale o lo stesso rapporto esistente allinterno della societ, o il patrimonio della
stessa, mentre la nullit non si produce, nonostante la delibera sia illecita, qualora vengano violate
norme imperative dettate a tutela del singolo socio o di gruppi di soci;
MANCATA CONVOCAZIONE DELLASSEMBLEA: la convocazione, per, non mancante e non
produce nullit della delibera nellipotesi di irregolarit dellavviso che consente comunque di
conoscere la data ed il luogo dellassemblea; allo stesso tempo non pu esercitare lazione di nullit
che, anche in un secondo momento, ha dato il proprio assenso alla svolgimento dellassemblea
nonostante la mancata convocazione;
MANCANZA DEL VERBALE: il verbale non mancante se contiene la data e loggetto della
deliberazione, oltre alla sottoscrizione del presidente dellassemblea o del presidente del consiglio
di amministrazione o del consiglio di sorveglianza e del segretario/notaio incaricato della stesura. La
nullit, nel caso di mancanza del verbale, sanata con effetto retroattivo se viene steso un verbale
precedentemente alla successiva assemblea.

La nullit delle delibere pu essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse e pu essere rilevata
dufficio dal giudice. La delibera nulla inefficace se non successivamente sanata per sostituzione con altra
delibera o decorrenza del termine di impugnazione: la delibera nulla, infatti, impugnabile nel termine di 3
anni dalliscrizione nel registro delle imprese o dalliscrizione nel registro delle adunanze, differentemente
dallazione di nullit dei contratti che imprescrittibile, il che vale, in tema di delibere nulle, SOLO per
quelle che modificano loggetto sociale prevedendo attivit illecite o impossibili.
La nullit della delibera non pu essere dichiarata se essa viene sostituita da unaltra delibera conforme
alla legge; sono fatti, tra laltro, salvi i diritti di terzi acquistati in buona fede.
Per le delibere aventi ad oggetto laumento o la riduzione del capitale sociale, cos come per quelle inerenti
lemissione di obbligazioni, il termine di decadenza di 180 giorni (anche in caso di nullit per illiceit
delloggetto), mentre in caso di mancata convocazione di assemblee riguardanti il medesimo oggetto, il
termine di 90 giorni dallapprovazione del bilancio.
Per le societ che fanno appello al mercato del capitale di rischio, la delibera non pu essere impugnata e
dichiarata nulla se stata iscritta nel registro delle imprese lattestazione riguardante laumento del
capitale parzialmente eseguito. Lesecuzione parziale preclude la pronuncia di nullit anche delle
deliberazioni inerenti riduzione del capitale ed emissione di obbligazioni. Resta solo il diritto al
risarcimento del danno spettante a soci e terzi.

CAPITOLO NONO AMMINISTRAZIONE


I sistemi di amministrazione e controllo
Grazie alla riforma del 2003, oggi sono previsti 3 diversi sistemi di amministrazione e controllo:

Il sistema TRADIZIONALE, il quale prevede due organi di nomina assembleare, ossia lorgano
amministrativo (amministratore unico o consiglio di amministrazione) ed il collegio sindacale, con
funzioni di controllo del rispetto della legge e dello statuto da parte dellamministrazione, ed un
tempo anche di controllo contabile.
Il sistema DUALISTICO, in cui amministrazione e controllo sono esercitati da un CONSIGLIO DI
SORVEGLIANZA, nominato dallassemblea e a cui spettano alcuni compiti che nel sistema
67

tradizionale sono affidati allassemblea stessa (esempio: approvazione del bilancio), e da un


CONSIGLIO DI GESTIONE, nominato da quello di sorveglianza;
Il sistema MONISTICO, in cui amministrazione e controllo sono esercitati rispettivamente dal
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, di nomina assembleare, e da un COMITATO PER IL CONTROLLO
SULLA GESTIONE, che sorge allinterno del consiglio di amministrazione ed composto da soggetti
dotati di particolari requisiti di indipendenza e professionalit: in tal caso, dunque, abbiamo un
organo dentro laltro (ecco perch il sistema viene definito monistico).

In tutti e tre i sistemi previsto un organo ESTERNO di controllo contabile, il REVISORE o SOCIETA DI
REVISIONE. Il sistema tradizionale viene adottato nel silenzio dello statuto, mentre gli altri due devono
essere previsti al momento della costituzione della societ o con una modifica statutaria, avendo effetto, in
questultima ipotesi, dalla data in cui viene convocata lassemblea per lapprovazione del bilancio relativo
allesercizio successivo.
Struttura e funzione dellorgano amministrativo
Nel sistema tradizionale, la societ non quotata pu avere tanto un AMMINISTRATORE UNICO, quanto
essere gestita da una pluralit di amministratori, costituenti il CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, mentre
per le societ quotate necessaria, obbligatoriamente, la pluralit degli amministratori. Il numero dei
componenti del consiglio di amministrazione liberamente determinabile dallo statuto, il quale pu
prevedere anche le figure del COMITATO ESECUTIVO e degli AMMINISTRATORI DELEGATI.
Gli amministratori, in generale, sono coloro che si occupano IN VIA ESCLUSIVA della gestione della societ
e sono chiamati a compiere tutte le operazioni necessarie per lattuazione delloggetto sociale.
Gli amministratori hanno:

Il POTERE GESTORIO, in quanto deliberano su tutti gli argomenti inerenti la gestione della societ
che non siano riservati dalla legge allassemblea;
Il POTERE DI RAPPRESENTANZA, dato che sono chiamati a manifestare allesterno le decisioni prese
dalla societ, ponendo in essere gli atti idonei a rappresentare tale volont.

Essi, inoltre, si occupano:

Di convocare e fissare lordine del giorno dellassemblea, dando attuazione alle delibere della
stessa ed impugnando quelle contrarie alla legge e allatto costitutivo;
Della tenuta dei libri e delle scritture contabili, oltre che di redigere annualmente il progetto di
bilancio da sottoporre allapprovazione dellassemblea. Provvedono anche agli adempimenti
pubblicitari;
Di prevenire gli atti pregiudizievoli per la societ e di rimuoverne/attenuarne le conseguenze.

Gli amministratori godono, dunque, di ampi poteri, riconosciuti agli stessi da norme di legge, inderogabili
da parte dellassemblea o dello statuto. Godono di autonomia nei confronti degli altri organi, anche perch
sono chiamati a collaborare con essi, ma nello stesso tempo a vigilare sugli stessi. Sono civilmente e
penalmente responsabili per il loro operato, specialmente sotto il profilo civilistico nei confronti dei
creditori sociali, qualora vengano violate (da loro stessi o dalla societ in generale) norme inerenti la
salvaguardia dellintegrit del patrimonio sociale.
68

Il rapporto di amministrazione non pu essere configurato come un rapporto di mandato generale, data
lautonomia ed i poteri previsti, oltre al fatto che essi sono attribuiti da norme inderogabili; tuttavia, non
possibile neanche parificare gli amministratori agli imprenditori, perch essi gestiscono comunque
unimpresa altrui, oltre al fatto che vengono nominati e revocati dallassemblea.
Il rapporto assemblea-amministratori
Lart.2364 n.5 del codice prevede che lassemblea sia chiamata a decidere sulle autorizzazioni
eventualmente richieste dallo statuto per il compimento di atti degli amministratori, ferma in ogni caso la
responsabilit di questi per gli atti compiuti. Allo stesso tempo lart.2380-bis prevede che La gestione
dell'impresa spetta ESCLUSIVAMENTE agli amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per
l'attuazione dell'oggetto sociale.
Entrambe le norme, dunque, riconoscono a due organi diversi un potere gestorio: mentre nel caso
dellassemblea, per, si tratta di una competenza DELIMITATA e SPECIFICA, riguardante in poche parole i
soli atti previsti dalla legge (come lapprovazione del bilancio o la nomina/revoca degli amministratori), nel
caso degli amministratori si tratta di una competenza GENERALE, ossia inerente tutti gli atti necessari non
riservati allassemblea e utili per il conseguimento delloggetto sociale.
Il potere degli amministratori, di conseguenza, si configura come un potere PROPRIO e non derivato, tant
che essi non hanno bisogno in alcun modo di rivolgersi allassemblea per svolgere il proprio compito,
neanche in caso di operazioni pericolose, n tanto meno lassemblea pu essere chiamata a rispondere, a
differenza degli amministratori, civilmente o penalmente dei danni arrecati al patrimonio sociale.
La competenza degli amministratori incontra solo il limite di quella assembleare nei casi previsti dalla
legge, ossia per le operazioni comportanti una sostanziale modifica della societ stessa, del suo oggetto
sociale.
La disciplina inderogabile anche da parte dello statuto, il quale pu al massimo prevedere
lautorizzazione, da parte dellassemblea, degli atti di gestione degli amministratori, su proposta degli stessi
e senza a loro sostituirsi, in quanto lorgano assembleare non pu MAI avere competenza generale ed
esclusiva su tali atti. Tra laltro lautorizzazione non esonera gli amministratori dalle loro responsabilit, di
fatto essendo possibile per gli stessi non dare attuazione ad atti di gestione che li esporrebbero a tale
responsabilit.
Nomina. Cessazione della carica
I primi amministratori sono nominati allinterno dellatto costitutivo, mentre successivamente competente
alla nomina lassemblea ordinaria.
Un componente indipendente del consiglio di amministrazione pu essere nominato da coloro che
posseggono strumenti finanziari partecipativi. Allo stesso modo, nelle societ che non fanno ricorso al
mercato del capitale di rischio, lo statuto pu riservare ad enti pubblici o allo Stato la nomina di uno o pi
amministratori o sindaci, in forza della partecipazione nel capitale sociale. Nelle societ che fanno ricorso al
mercato del capitale di rischio, invece, allo Stato o agli enti pubblici pu essere addirittura riservata
lassegnazione di strumenti finanziari partecipativi, che comporta la nomina di un amministratore
indipendente e di un componente dellorgano di controllo. In queste due ipotesi gli amministratori sono
69

soggetti alla disciplina gi esposta, sebbene possano essere revocati solo dagli enti pubblici che li hanno
nominati.
Le clausole statutarie non possono MAI prevedere che la nomina degli amministratori sia sottratta alla
competenza assembleare, cos come non possono consentire un innalzamento dei quorum deliberativi
previsti per la nomina di tali cariche, mentre possono prevederne una riduzione.
Vi sono poi dei sistemi di votazione (voto di lista, voto scalare, voto limitato ecc.) ideati al fine di consentire
ai gruppi di minoranza una rappresentanza nel consiglio di amministrazione: nelle societ quotate
OBBLIGATORIO che la compagine minoritaria sia rappresentata da un proprio amministratore e a tal fine il
legislatore ha previsto ladozione del VOTO DI LISTA, il quale prevede che vengano presentate delle liste di
candidati e che ogni socio possa votare per una sola lista; in conseguenza a ci vengono nominati
amministratori (facenti parte del consiglio) coloro votati maggiormente in ciascuna lista. Per poter
presentare delle liste occorre una partecipazione minima al capitale sociale, la quale per non deve
superare il limite di UN QUARANTESIMO del capitale o la diversa misura fissata dalla Consob. Almeno un
componente del consiglio di amministrazione deve essere espressione della lista di minoranza che abbia
ottenuto il maggior numero di voti.
Il numero degli amministratori fissato dallo statuto, il quale si pu limitare a fissare numero massimo e
minimo, lasciando allassemblea lindicazione del numero preciso. Gli amministratori possono essere soci o
non soci, MA pur sempre persone fisiche, dotate dei requisiti di ONORABILITA fissati per i sindaci con
regolamento del Ministro per la giustizia. Almeno un componente del consiglio di amministrazione (due, se
il consiglio ha pi di 7 membri) deve essere un AMMINISTRATORE INDIPENDENTE, chiamato a vigilare
anche sugli amministratori delegati, il quale deve essere in possesso dei requisiti di INDIPENDENZA fissati
per i sindaci e di ulteriori requisiti previsti dallo statuto. Specifici requisiti sono previsti per gli
amministratori di societ assicurative e bancarie.
Sono cause di INELEGGIBILITA alla carica di amministratore:

Linterdizione;
Linabilitazione;
Il fallimento;
La condanna ad una pena che comporta linterdizione, seppur temporanea, dai pubblici uffici.

Tra le cause di INCOMPATIBILITA con la carica di amministratore troviamo, invece, lesercizio di unattivit
lavorativa come quella di impiegato civile dello Stato o di avvocato, cos come la titolarit di cariche di
Governo o di membro del Parlamento: in questi casi, per, la delibera di nomina non invalida, in quanto il
soggetto chiamato a scegliere.
La DURATA della loro carica non pu superare i 3 esercizi, sebbene sia rinnovabile.
Cessano dallufficio prima della scadenza del termine:

Gli amministratori il cui incarico stato REVOCATO dallassemblea, i quali hanno diritto al
risarcimento del danno se non vi giusta causa;
Gli amministratori che presentano le proprie dimissioni, i quali vengono meno quindi per
RINUNCIA;
70

Gli amministratori che decadono dallufficio (DECADENZA), se sopravviene una causa di


ineleggibilit o se si perdono i requisiti di indipendenza (nel caso di amministratori indipendenti di
societ quotate);
Gli amministratori deceduti (MORTE).

Il legislatore si preoccupa, poi, di evitare la paralisi dellattivit dellorgano amministrativo nel caso in cui si
verifichi una delle cause di cessazione dallufficio sopra esposte.
Anzitutto prevista la cosiddetta PROROGATIO: gli amministratori il cui ufficio cessa per scadenza del
termine vengono sostituiti SOLO DOPO laccettazione della nomina da parte dei nuovi amministratori.
In caso di rinuncia allufficio, lamministratore deve darne comunicazione al consiglio di amministrazione
ed al presidente del collegio sindacale: tale rinuncia ha effetto IMMEDIATO se rimangono in carica la
maggioranza degli amministratori, mentre si ha prorogatio nel caso contrario.
Nei casi in cui la cessazione dellufficio dipenda da morte dellamministratore e decadenza dallufficio
stesso, vanno prese in considerazione tre ipotesi:

Se rimane in carica la maggioranza degli amministratori di nomina assembleare, allora si da luogo


alla cosiddetta COOPTAZIONE, ossia sono i superstiti a nominare i sostituti, con delibera consiliare
approvata dal collegio sindacale, i quali restano in carica sino alla successiva assemblea;
Se viene a mancare pi della met degli amministratori di nomina assembleare, i superstiti devono
convocare lassemblea affinch provveda alla nomina di nuovi amministratori, in carica sino alla
scadenza del termine previsto per quelli gi nominati (i superstiti);
Se vengono meno TUTTI gli amministratori o lamministratore unico, il collegio sindacale convoca
con urgenza lassemblea per ricostituire lorgano amministrativo, svolgendo nel frattempo la
gestione ordinaria.

Tuttavia la disciplina derogabile da parte dello statuto, specie in merito alla regola di cooptazione, gi di
per s eccezione al principio di competenza assembleare alla nomina degli amministratori. Lo statuto pu
prevedere anche la clausola SIMUL STABUNT SIMUL CADENT (come insieme staranno insieme cadranno),
prevedendo la cessazione di tutti gli amministratori e la ricostituzione dellintero organo amministrativo
nellipotesi di cessazione anche di un solo amministratore.
Gli amministratori appena nominati provvedono alliscrizione della loro nomina nel registro delle imprese,
entro 30 giorni dalla nomina stessa. Il collegio sindacale, invece, si occupa di provvedere alliscrizione della
cessazione per qualsiasi causa nello stesso termine.
Compenso. Divieti
Gli amministratori, per lo svolgimento della propria attivit, hanno diritto ad un compenso (art.2389 c.c.),
determinato dallassemblea ordinaria o direttamente dallo statuto (nel sistema dualistico dal consiglio di
sorveglianza). Tale compenso pu consistere, in tutto o in parte, in una partecipazione agli utili della
societ o nel diritto di sottoscrivere azioni di futura emissione a prezzo predeterminato (stock options),
anche se in questa ipotesi necessario che lassemblea straordinaria abbia deliberato lesclusione del
diritto di opzione degli azionisti. Nelle societ quotate ed in quelle non quotate MA con strumenti

71

finanziari diffusi tra il pubblico va rispettata, inoltre, la disciplina inerente i piani di compensi basati su
strumenti finanziari, esposta a pagina 29 di questa dispensa.
Anche il compenso dei membri del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo stabilito
dallassemblea, allatto della nomina, o direttamente dallatto costitutivo. Per gli amministratori con
particolari cariche (come gli amministratori delegati), invece, il compenso stabilito dal consiglio di
amministrazione (NO dallassemblea), sentito il parere del collegio sindacale e si tratta di remunerazione
ulteriore rispetto a quella prevista perch il soggetto fa parte del consiglio di amministrazione.
Se il compenso non stato determinato, provvede lautorit giudiziaria su ricorso dellamministratore.
In capo agli amministratori, inoltre, gravano determinati divieti:

Non possono assumere la qualit di soci a responsabilit illimitata in societ concorrenti;


Non possono esercitare attivit concorrente per conto proprio o altrui;
Non possono essere amministratori o direttori generali in societ concorrenti, se non previsto
dallatto costitutivo o autorizzati dallassemblea.

In questi tre casi gli amministratori vanno incontro alla revoca dellufficio per giusta causa, dovendo anche
il risarcimento dei danni, laddove arrecati.
Le societ quotate devono indicare, nella relazione sulla gestione allegata al bilancio, le partecipazioni
detenute dagli amministratori, anche in societ controllate, nonch quelle detenute dai coniugi e dai figli
minori.
Gli amministratori, infine, non possono acquistare, vendere e compiere altre operazioni su strumenti
finanziari della societ, sfruttando informazioni tratte dalla propria posizione privilegiata, altrimenti vanno
incontro a sanzioni penali.
Il consiglio di amministrazione
La societ per azioni NON quotata pu avere, come abbiamo gi detto, un amministratore unico o una
pluralit di amministratori. Tale pluralit, invece, necessarie per le societ quotate.
Quando vi una pluralit di amministratori, essi costituiscono il CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, retto
da un presidente nominato dai suoi membri o dallassemblea.
In presenza di tale consiglio va sottolineato come vi siano funzioni che vanno esercitate COLLEGIALMENTE,
quali lattivit deliberativa inerente la gestione della societ, cos come altre attivit proprie degli
amministratori (convocazione assemblea, redazione bilancio ecc.); funzioni che vanno esercitate
INDIVIDUALMENTE dai singoli amministratori designati nellatto costitutivo o dallassemblea, come la
funzione di RAPPRESENTANZA, esercitata disgiuntamente o congiuntamente in presenza di pi
amministratori, ma non collegialmente. Individualmente va poi esercitata lazione di vigilanza, in quanto
ogni amministratore chiamato a rispondere personalmente dei danni derivanti dallomessa vigilanza: egli
pu controllare le scritture sociali, compiere atti di ispezione, chiedere notizie circa la gestione agli
amministratori delegati, sebbene nel caso in cui riscontri delle anomali deve chiedere la convocazione del
consiglio, in quanto ladozione di provvedimento competenza collegiale, in quanto attivit deliberativa.

72

Anzitutto a convocare ed organizzare i lavori del consiglio di amministrazione, oltre che ad informare gli
amministratori della convocazione, il presidente dello stesso. Pu considerarsi validamente costituito il
consiglio a cui prendono parte la MAGGIORANZA degli amministratori in carica e pu considerarsi
validamente approvata la deliberazione consiliare con voto favorevole della MAGGIORANZA ASSOLUTA DEI
PRESENTI (voto per teste). Lo statuto pu prevedere quorum diversi.
Il verbale consiliare viene inserito nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di
amministrazione, ma va redatto nella forma dellatto pubblico qualora si deliberi su materia di competenza
assembleare.
Gli amministratori assenti o dissenzienti ed il collegio sindacale possono, entro 90 giorni dalla data di una
determinata deliberazione, impugnare la stessa qualora contraria alla legge o allo statuto (art.2388 comma
4 c.c.): si tratta, in tal caso, di delibera ANNULLABILE, non essendo contemplati casi di nullit delle delibere
del consiglio di amministrazione. I soci non possono proporre impugnativa, se non viene DIRETTAMENTE
leso un proprio diritto soggettivo. Lannullamento di una delibera non pregiudica i diritti acquisiti in buona
fede da terzi.
Lart.2391 tratta il caso di conflitto di interessi degli amministratori. Se lamministratore ha, in una
determinata operazione, un INTERESSE, anche non confliggente con quello della societ, tenuto a
comunicarlo agli altri amministratori ed al collegio sindacale, precisandone natura, termini, origine e
portata; inoltre, qualora sia un amministratore delegato, bench possa votare nel consiglio, deve
comunque astenersi dalloperazione, di cui si occupano in tal caso il consiglio stesso o il comitato
esecutivo, ma comunque occorre sempre la motivazione delle ragioni e della convenienza di porre
ugualmente in essere loperazione, precisata da parte del consiglio di amministrazione. Se tale delibera del
consiglio possa comportare un danno potenziale alla societ, essa impugnabile, nel termine di 90
giorni, dal collegio sindacale, dagli amministratori dissenzienti e assenti e anche da quelli favorevoli in caso
di omissioni di informazioni da parte dellamministratore interessato, NON SOLO se il voto dello stesso
risultato determinante (prova di resistenza), MA ANCHE nelle ipotesi di violazione degli obblighi di
trasparenza, astensione e motivazione. Anche nel caso di amministratore unico, egli tenuto allobbligo di
informazione e di motivazione delle operazioni nei confronti del collegio sindacale e della prima assemblea
utile, in quanto i contratti conclusi in conflitto di interessi dallo stesso sono annullabili su richiesta della
societ.
Lamministratore risponde dei danni derivanti dalla sua azione o dallomissione delle proprie azioni: in
particolare risponde anche dei danni alla societ derivanti dallutilizzo, a vantaggio proprio o di terzi, di
dati, notizie ed opportunit di affari conosciuti proprio in forza del fatto che il soggetto si trova in una
posizione privilegiata.
Maggiori cautele sono previste nelle societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, in
relazione alle operazioni con PARTI CORRELATE, ossia con soggetti indicati dalla Consob, con cui c
maggior rischio di conflitto di interessi: necessario, in tal caso, che il consiglio adotti regole per una
maggiore trasparenza e correttezza delle decisioni, regole che vanno rese note nella relazione sulla
gestione e su cui deve vigilare lorgano di controllo, per poi riferire allassemblea.

73

Comitato esecutivo. Amministratori delegati


Il consiglio di amministrazione, sulla base dellatto costitutivo o di una decisione dellassemblea ordinaria,
pu decidere di dar luogo ad una propria articolazione interna, delegando le proprie attribuzioni ad un
comitato esecutivo o ad uno o pi amministratori delegati.
Il COMITATO ESECUTIVO un organo collegiale, alle cui riunioni prendono parte i sindaci e le cui delibere
sono contenute allinterno di un apposito registro delle adunanze e delle deliberazioni, tenuto dallo stesso
comitato.
Gli AMMINISTRATORI DELEGATI, invece, sono organi unipersonali che esercitano disgiuntamente o
congiuntamente le funzioni ad essi attribuite, assumendo il pi delle volte anche la rappresentanza della
societ.
Comitato esecutivo e amministratori delegati possono anche coesistere e la loro creazione, bench
contemplata statutariamente o dallassemblea, avviene ad opera del consiglio di amministrazione, che
stabilisce i compiti, i limiti e le modalit di esercizio della delega.
Ovviamente la presenza di tali organi non sottrae competenza al consiglio di amministrazione, che pu in
un qualsivoglia momento avocare a se operazioni rientranti nella delega, restando in posizione
sovraordinata rispetto agli stessi, imponendo direttive e potendo revocare la delega stessa.
Vi sono, per, dei compiti che il consiglio di amministrazione NON PUO delegare: redazione del bilancio,
facolt di aumento del capitale sociale e adempimenti in caso di riduzione dello stesso per perdite,
redazione del progetto di fusione o scissione.
Gli organi delegati, poi, hanno degli specifici DOVERI, oltre a quelli contemplabili dal consiglio in sede di
nomina: curare lassetto organizzativo, amministrativo e contabile della societ; riferire periodicamente,
almeno ogni 6 mesi, al consiglio ed al collegio sindacale landamento della gestione. Nel contempo, per,
gli altri amministratori possono vigilare su tali operazioni, richiedendo agli organi delegati di fornire
informazioni al consiglio relative alla gestione. Lo stesso consiglio di amministrazione (e quindi gli
amministratori senza delega), tra laltro, ha il compito di:

Valutare ladeguatezza dellassetto societario, frutto del lavoro degli organi delegati;
Esaminare piani strategici, industriali e finanziari elaborati;
Valutare in linea generale la gestione.

La rappresentanza della societ


Abbiamo gi detto che gli amministratori, oltre al potere di gestione della societ, possiedono il potere di
RAPPRESENTANZA.
Non tutti gli amministratori, in presenza di un consiglio di amministrazione, hanno tale potere, in quanto
devono essere lo statuto o la deliberazione di nomina a precisare quali soggetti possano rappresentare la
societ. Occorre poi la pubblicit legale della nomina, la quale, in presenza di pi amministratori con
rappresentanza, deve precisare se si tratti di ipotesi di FIRMA CONGIUNTA, laddove la rappresentanza
spetta congiuntamente agli amministratori individuati, o FIRMA DISGIUNTA, nel caso contrario.

74

Solitamente la rappresentanza spetta al presidente del consiglio di amministrazione e agli amministratori


delegati.
I soggetti scelti hanno un potere di rappresentanza GENERALE, non circoscritto ai soli atti rientranti
nelloggetto sociale, oltre ad avere rappresentanza processuale attiva e passiva della societ.
Facciamo, per, una precisazione importanza: potere di gestione e potere di rappresentanza sono due cose
completamente diverse, in quanto il primo riguarda lattivit INTERNA della societ, la fase decisoria delle
operazioni sociali, ed svolto collegialmente dal consiglio di amministrazione, mentre il secondo ha ad
oggetto lattivit ESTERNA, ossia lazione nei confronti dei terzi in nome della societ, svolto
disgiuntamente/congiuntamente da uno o pi amministratori: in caso di amministratore unico o di
amministratore delegato con rappresentanza, tale scissione tra i due poteri non sussiste.
La societ pu anche scegliere di avvalersi di rappresentanti negoziali diversi dagli amministratori, quali
direttori generali, che fanno pur sempre parte dellorganizzazione interna, o procuratori generali esterni,
nominati dagli amministratori stessi o dallassemblea.
In ogni caso, viene tutelato moltissimo laffidamento di terzi riguardo agli atti posti in essere da chi gode
del potere di rappresentanza: , infatti, INOPPONIBILE A TERZI di buona fede la mancanza di potere
rappresentativo dovuta ad invalidit dellatto di nomina. Se questultimo stato iscritto nel registro
delle imprese, le cause di nullit e annullabilit non possono riguardare i terzi, almeno che non si provi la
conoscenza da parte degli stessi delle cause in questione; allo stesso modo anche la VIOLAZIONE dei limiti
ai poteri di rappresentanza da parte degli amministratori inopponibile a terzi, anche se tali limiti sono
stati pubblicizzati, almeno che non si provi che lamministratore abbia agito per danneggiare la societ (ad
esempio in caso di accordo fraudolento tra lamministratore ed il terzo), mentre non sufficiente la
malafede del terzo.
Sebbene prevista dalla disciplina comunitaria, allinterno del nostro ordinamento non mai stata inserita la
disposizione inerente limpossibilit della societ di opporre a terzi di buona fede lestraneit alloggetto
sociale degli atti compiuti dagli amministratori in nome della societ, definiti come ATTI ULTRA VIRES: in
poche parole, se lamministratore compie un atto che non rientra nellattivit di impresa, la societ resta
comunque vincolata verso terzi, almeno che non riesca a provare che gli stessi abbiano agito volutamente
a danno della societ; si tratta, infatti, di LIMITI STATUTARI che non devono interessare a terzi.
Al contrario, invece, qualora vi siano dei LIMITI LEGALI del potere di rappresentanza, gli atti posti in essere
in violazione di tali limiti dagli amministratori sono opponibili a terzi (pensiamo agli atti stipulati
dallamministratore in conflitto di interessi): in questi casi latto annullabile su richiesta della societ,
sempre che si possa dimostrare almeno la riconoscibilit del conflitto, con lordinaria diligenza e perizia, da
parte del terzo. La medesima disciplina dellopponibilit vale nelle ipotesi in cui occorra una delibera
assembleare per autorizzare latto dellamministratore, mentre non vige nei casi in cui sia necessaria una
delibera del consiglio di amministrazione, in quanto latto compiuto in mancanza della stessa resta del
tutto valido, trattandosi ancora una volta di limite statutario e non legale.

75

La responsabilit degli amministratori verso la societ


Gli amministratori, per gli atti compiuti cos come per quelli omessi, sono CIVILMENTE responsabili:

Verso la societ;
Verso i creditori sociali;
Verso i singoli soci o terzi.

Partiamo dalla responsabilit verso la societ (artt.2392 e 2393 del codice).


Quella degli amministratori unOBBLIGAZIONE DI MEZZI (obbligazione che prevede condotte la cui
corretta e diligente esecuzione non detto produca il risultato desiderato) e non unobbligazione di
risultato. Per tale motivo gli amministratori sono RESPONSABILI solo nel momento in cui non adempiono i
doveri ad essi imposti dalla legge o dallo statuto con la DILIGENZA RICHIESTA DALLA NATURA
DELLINCARICO O DALLE LORO SPECIFICHE COMPETENZE, mentre non sono responsabili per i risultati
negativi della gestione non imputabili alla diligenza generale o professionale: in sede di accertamento della
responsabilit, infatti, il giudice non entra nel merito delle scelte dellamministratore inerenti lopportunit
e la convenienza di un affare, ma si limita a verificare losservanza di obblighi di condotta.
Ovviamente se ci sono pi amministratori essi rispondono SOLIDALMENTE dellintero danno, almeno che
non si tratti di funzioni specificamente attribuite ad uno o pi amministratori.
Anche in presenza di funzioni delegate, tuttavia, sebbene il codice non preveda pi il dovere generale di
vigilanza (lart.2381 comma 3 prevede per gli amministratori senza delega soltanto SPECIFICI OBBLIGHI
che abbiamo gi visto: valutare ladeguatezza dellassetto societario, frutto del lavoro degli organi delegati;
esaminare piani strategici, industriali e finanziari elaborati; valutare in linea generale la gestione),
comunque imposto a tutti gli amministratori di AGIRE IN MODO INFORMATO (comma 6 art.2381) e di
adempiere i propri obblighi con la diligenza del buon professionista (art.2392 comma 1), il che comporta
il dovere di sollecitare informazioni e chiarimenti da parte degli organi delegati e di verificare le
informazioni fornite. Ci significa che NON SEMPRE la presenza di funzioni delegate esonera gli altri
amministratori da responsabilit solidale. Essi, tra laltro, sono sicuramente responsabili nel momento in
cui erano a conoscenza di atti pregiudizievoli degli organi delegati e non hanno fatto nulla per impedirli. In
sostanza, tutti gli amministratori devono impedire o limitare, per quanto possibile, lattivit dannosa
degli organi delegati, altrimenti sono chiamati a rispondere di CULPA IN VIGILANDO, avendo per diritto di
regresso nei confronti dei primi.
Gli amministratori, tuttavia, sono ESONERATI da responsabilit nel momento in manca lelemento della
COLPA: se essi hanno dissentito da una determinata decisione, dissenso che risulta dal libro delle adunanze
e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione, o se del proprio dissenso hanno dato comunicazione
immediata per iscritto al presidente del collegio sindacale, essi non hanno alcuna colpa e non sono
responsabili.
SOLO lassemblea ordinaria ed il collegio sindacale a maggioranza dei 2/3 possono deliberare lesercizio
dellazione di responsabilit contro gli amministratori: in caso di delibera assembleare lufficio
dellamministratore cessa in quel momento se la decisione inerente lazione di responsabilit viene presa
da tanti soci rappresentanti almeno 1/5 del capitale, altrimenti occorre una nuova convocazione per la
revoca. Possiamo notare, per, come vi sia in tal caso una tutela minima dei soci minoritari: la maggioranza
76

in assemblea tenuta dal gruppo di comando, che ha nominato gli amministratori, al pari della
maggioranza nel collegio sindacale, di nomina assembleare e per tale motivo la decisione di agire in
giudizio contro gli amministratori pu essere presa solo se venuto meno il rapporto fiduciario tra gruppo
di comando e amministratori, mentre la minoranza rimane impotente a riguardo, anche nelle ipotesi di
societ quotate dove i sindaci devono essere eletti in parte anche dal gruppo di minoranza, in numero per
insufficiente a promuovere lazione.
Le cose cambiano soltanto in caso di fallimento, dissesto, liquidazione coatta amministrativa ed
amministrazione straordinaria (procedure concorsuali), in quanto in tal caso legittimati ad agire sono il
curatore fallimentare, il commissario liquidatore o quello straordinario.
Tuttavia una minima tutela per le minoranze esiste anche per le societ in bonis (in utile): se la societ
RINUNZIA allesercizio dellazione di responsabilit o giunge ad una TRANSAZIONE con gli amministratori,
occorre una delibera dellassemblea in cui NON ci deve essere il voto contrario di una minoranza
rappresentante 1/5 del capitale sociale (1/20 per le societ che fanno appello al mercato del capitale di
rischio), altrimenti rinunzia e transazione non hanno effetto.
Le riforme del 1998 (valida solo per le societ quotate) e del 2003 (che ha esteso tale disciplina a tutte le
S.p.A.) hanno previsto una pi energica tutela della minoranza: i soci che rappresentano almeno il 20% del
capitale sociale (1/40 per le societ che fanno appello al mercato del capitale di rischio) possono decidere
di esperire lazione di responsabilit nei confronti degli amministratori, tramite uno o pi rappresentanti
comuni, volta per NON al risarcimento del danno, ma al reintegro del patrimonio sociale: la societ,
tuttavia, viene comunque chiamata in giudizio e, se la domanda viene accolta, tenuta a rimborsare agli
attori le spese di giudizio non a carico degli amministratori.
Lazione sociale di responsabilit, in ogni caso, pu essere esercitata entro 5 anni dalla cessazione della
carica dellamministratore.
Ricordiamo che la responsabilit degli amministratori viene configurata come una responsabilit da
INADEMPIMENTO DI PREESISTENTI OBBLIGAZIONI (contrattuale) e non da illecito extra-contrattuale,
pertanto gravando sullattore (la societ) solo lonere della prova inerente lesistenza del danno imputabile
allinadempimento degli amministratori e NON la colpa degli stessi, mentre dimostrare linesistenza della
colpa o del nesso di causalit tra inadempimento e danno compete agli amministratori.
Segue: La responsabilit verso i creditori sociali
Gli amministratori, in forza dellart.2394 c.c., sono responsabili anche nei confronti dei creditori sociali
SOLO per linosservanza degli obblighi inerenti la conservazione dellintegrit del patrimonio sociale e
lazione pu essere esperita dai creditori SOLO nellipotesi in cui il patrimonio sia divenuto insufficiente al
soddisfacimento dei propri crediti (quindi pu capitare che gli amministratori siano responsabili verso la
societ ma non verso i creditori).
Legittimati ad agire sono i singoli creditori sociali, sebbene la legittimazione spetti SOLO al curatore
fallimentare, al commissario liquidatore o a quello straordinario in caso di fallimento, liquidazione coatta
amministrativa ed amministrazione straordinaria.

77

Anche in questo caso, come abbiamo visto prima, si tratta di inadempimento degli obblighi posti dalla
legge a carico degli amministratori (conservazione integrit patrimonio sociale) e pertanto NON possiamo
parlare di illecito extracontrattuale: dolo e colpa non devono essere dimostrati.
Tuttavia, il danno subito dai creditori riguarda anche un danno alla societ, motivo per cui i creditori
rimangono insoddisfatti nel momento in cui lazione risarcitoria sia gi stata esperita dalla societ, o vi sia
stata transazione, con consequenziale reintegro del patrimonio sociale, anche se la transazione pu
essere impugnata tramite azione revocatoria. In caso di rinunzia, invece, i creditori possono esperire la
propria azione, data che il patrimonio non stato reintegrato.
Lazione dei creditori si prescrive in 5 anni, i quali decorrono dal giorno in cui viene riscontrata
linsufficienza del patrimonio o dal giorno in cui i creditori potevano averne conoscenza tramite lordinaria
diligenza.
La domanda in dottrina, per, la seguente: quella dei creditori unazione DIRETTA ed AUTONOMA? o si
tratta di unazione SURROGATORIA a norma dellart.2900?
La risposta a questa domanda delinea due situazioni diverse: nel caso di azione diretta ed autonoma,
infatti, gli amministratori non possono opporre ai creditori le eccezioni opponibili alla societ ed i creditori
ricevono direttamente il risarcimento fino alla concorrenza del proprio credito; nel caso di azione
surrogatoria, invece, tutte le eccezioni opponibili alla societ possono essere opposte ai creditori ed il
risarcimento spetta alla societ, in quanto il patrimonio viene incrementato dando luogo ad un beneficio
solamente indiretto per i creditori.
La tesi maggiormente condivisa quella dellazione diretta ed autonoma e ne consegue che i creditori non
siano obbligati a citare in giudizio anche la societ, cos come la sospensione della prescrizione dellazione
sociale, finch gli amministratori restano in carica, non opera per lazione dei creditori sociali.
Segue: La responsabilit verso singoli soci o terzi
Gli amministratori, al di l delle fattispecie esaminate nei due precedenti paragrafi, sono responsabili
anche nei confronti dei soci o dei terzi (anche non creditori), in forza dellart.2395 c.c., per i danni causati
DIRETTAMENTE al patrimonio degli stessi tramite un atto illecito doloso o colposo.
Quindi, anzitutto vi deve essere il compimento di un atto illecito ed occorrono il dolo o quanto meno la
colpa; in secundis i danni al patrimonio del terzo o del socio devono essere diretti, ossia non causati di
riflesso dal danno subito dal patrimonio sociale, in quanto in tal caso esperibile la sola azione sociale di
responsabilit o quella dei creditori, di cui abbiamo gi parlato.
Nellipotesi dellart.2395, tra laltro, si tratta di responsabilit EXTRACONTRATTUALE, ed il socio o il terzo
che hanno subito il danno frutto della condotta illecita dellamministratore devono dimostrare non solo il
nesso di causalit tra illecito e danno subito, ma anche il dolo o la colpa dellamministratore.
Lazione pu essere promossa entro 5 anni dal compimento dellatto che ha pregiudicato il socio o il terzo.
I direttori generali
Gli amministratori, nella gestione della societ, possono avvalersi di una serie di soggetti inseriti nella
stessa organizzazione imprenditoriale, tra cui spicca la figura del DIRETTORE GENERALE.
78

Essi possono essere nominati dallassemblea o dal consiglio di amministrazione, sempre in previsione dello
statuto. Ai direttori generali si applicano le norme in materia di responsabilit degli amministratori, oltre a
numero norme in ambito penale e fallimentare.
Si tratta, in sostanza, di dirigenti di altissimo livello (top management), subordinati agli amministratori, al
vertice della gerarchia dei lavoratori subordinati dellimpresa, i quali sono chiamati a dare attuazione a
direttive generali provenienti dalla stessa amministrazione. Possono avere anche il potere di
rappresentanza della societ.
Sono, poi, previste delle FUNZIONI SPECIFICHE dei direttori generali: essi attestano, congiuntamente al
dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili, la veridicit e la correttezza dei documenti
contabili allegati al bilancio, allinterno delle societ aventi relazioni di gruppo o collegate a societ offshore.
Rispondono anchessi dei danni causati, nel loro operato, alla societ, ai creditori sociali ed ai soci o terzi,
motivo per cui possono astenersi dallosservanza di una direttiva ricevuta da parte degli amministratori e
contraria alla legge o allo statuto.
Intrattengono, doveroso ricordarlo, un rapporto di lavoro con la societ.
Gli amministratori di fatto
Gli AMMINISTRATORI DI FATTO sono soggetti che, in difetto di una nomina assembleare, provvedono
comunque alla gestione della societ, impartendo direttive agli amministratori ufficiali, facendo delle scelte
operative, trattando con terzi. Si tratta, ovviamente, dellazionista o degli azionisti di comando, in quanto
solo essi possono avere un cos ampio potere.
Essi sono equiparati, sotto il profilo penale, agli amministratori regolarmente nominati.
Sotto il profilo civilistico, invece, la situazione cambia e non del tutto chiara: nelle societ a responsabilit
limitata, quando amministratore di fatto un socio che pone in essere un comportamento doloso, lo
stesso chiamato rispondere solidalmente con gli amministratori ufficiali per i danni arrecati alla societ
(art.2476 comma 7 cod.civ.).
La gran parte della dottrina ritiene che tale previsione debba estendersi agli amministratori di fatto delle
societ per azioni, in quanto assimilati ai direttori generali come posizione o in forza dellapplicazione della
disciplina delle gestione di affari altrui, tutto ci al fine di evitare abusi da parte di questa tipologia di
amministratori.
Lautore Campobasso, invece, esclude che gli amministratori di fatto possano ritenersi civilmente
responsabili in assenza di uninvestitura formale dellassemblea, essendo sufficiente la disciplina
dellart.2497 c.c. inerente la responsabilit per abuso di attivit di direzione e coordinamento, estendibile
per gli abusi pi macroscopici anche ai soci di comando.

79

CAPITOLO DECIMO COLLEGIO SINDACALE. CONTROLLO CONTABILE


A)IL COLLEGIO SINDACALE
Premessa
Nel sistema tradizionale il COLLEGIO SINDACALE lorgano di controllo incaricato di vigilare
sullamministrazione della societ.
La disciplina originaria del codice civile era del tutto unitaria, in quanto valevole per tutte le societ per
azioni, ed attribuiva al collegio sindacale un numero ampio di poteri, tra cui quello di controllo contabile,
svuotando, per, gli stessi di significato, prevedendo un procedimento di nomina identico a quello degli
amministratori, scarsi requisiti di professionalit ed indipendenza, composizione semirigida dellorgano.
Le norme a riguardo, tuttavia, sono mutate col passare del tempo, rendendo lorgano maggiormente
indipendente, formato da soggetti portatori di una determinata professionalit, e sottraendo (prima solo
parzialmente, poi definitivamente) il potere di controllo contabile, affidato oggi (dapprima per le sole
societ quotate, poi per tutte le societ per azioni) ad un revisore o ad una societ di revisione.
La disciplina a riguardo, comunque, non pi unitaria, date le differenze normative per le societ quotate
e non quotate.
Composizione. Nomina. Cessazione
Per quanto riguarda la COMPOSIZIONE del collegio sindacale, partiamo col dire che nelle societ NON
quotate prevista una struttura semirigida di tale organo, in quanto esso pu essere formato da 3 o da 5
membri, soci o non soci, pi 2 supplenti, il che costituisce un primo limite allo svolgimento delle funzioni
del collegio. Tale ostacolo, invece, stato rimosso a partire dalla riforma del 1998 per le societ quotate: il
numero minimo rimane sempre di 3 sindaci e 2 supplenti, ma latto costitutivo pu determinare
liberamente il numero di sindaci, ottenendo in tal modo un maggior controllo.
I primi sindaci vengono comunque nominati nellatto costitutivo e successivamente dallassemblea
ordinaria. La nomina di alcuni sindaci spetta allo Stato o agli enti pubblici nel caso in cui essi posseggano
delle partecipazioni nella societ, cos come la nomina di un solo sindaco spetta ai possessori di strumenti
finanziari partecipativi.
Notiamo, dunque, un altro limite del collegio sindacale: a nominare i controllori, ossia i sindaci, sono gli
stessi soggetti (lassemblea) che hanno nominato i controllati (gli amministratori), ossia il gruppo di
comando in sede assembleare a decidere. La riforma del 1998, per, ha previsto un cambiamento per le
sole societ quotate, introducendo lobbligo di nomina di un sindaco da parte dei soci di minoranza,
attraverso il sistema del voto di lista, le cui modalit vengono dettate dalla Consob e non solo dallo statuto.
Tutti i sindaci, differentemente dal passato, devono essere in possesso di requisiti di professionalit e la
legge consente che, allinterno del collegio, le qualit professionali siano diverse tra loro (composizione
diversificata del collegio). Nelle societ NON quotate, dopo la riforma del 2003, almeno 1 sindaco effettivo
ed 1 supplente devono essere scelti fra gli iscritti al registro dei revisori contabili, istituito presso il
Ministero della Giustizia a partire dal 1995 ed oggi tenuto dal Consiglio nazionale dei dottori
commercialisti. In tale registro possono iscriversi sia PERSONE FISICHE in possesso di requisiti di
80

professionalit ed onorabilit, che abbiano superato apposito esame di ammissione, sia SOCIETA DI
PERSONE o DI CAPITALI, che abbiano come oggetto esclusivo la revisione o lorganizzazione contabile di
imprese. Gli altri sindaci, invece, devono essere professori universitari di ruolo in materie giuridiche o
economiche, o soggetti iscritti allalbo degli avvocati, dei commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali
o dei consulenti del lavoro.
La disciplina muta nelle societ quotate, in quanto i requisiti di professionalit sono indicati con
regolamento del Ministero della Giustizia, il quale prevede che 1 sindaco su 3 e 2 sindaci se il numero
totale superiore a 3 devono essere scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili (pi 1 sindaco
supplente) che abbiano esercitato, per un periodo di almeno 3 anni, attivit di controllo legale dei conti. Gli
altri sindaci possono essere scelti in base a requisiti di professionalit giuridico-aziendale e devono
possedere, obbligatoriamente ed a pena di decadenza, requisiti di onorabilit.
Sono cause di ineleggibilit dei sindaci:

Linterdizione;
Linabilitazione;
Il fallimento;
La condanna ad una pena che comporta linterdizione, seppur temporanea, dai pubblici uffici.

Sono incompatibili con lufficio di sindaci:

Il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado di amministratori della societ o di societ del
gruppo;
Coloro legati alla societ o a societ del gruppo da rapporti di lavoro dipendente o di consulenza
continuativa e coordinata o di prestazione dopera retribuita o da altri rapporti incidenti
sullindipendenza (per le societ quotate tali rapporti non devono intercorrere neanche con gli
amministratori della societ o di societ del gruppo e non necessario che i rapporti siano
continuativi).

Lo statuto pu prevedere altre cause di ineleggibilit o incompatibilit.


Allinterno di tutte le societ per azioni, al fine di assicurare che il sindaco abbia sufficiente tempo da
dedicare al proprio compito di controllo, devono essere previsti dei LIMITI AL CUMULO DI INCARICHI:
prima dellaccettazione dellincarico, il sindaco nominato deve comunicare allassemblea gli incarichi di
amministrazione o di controllo in altre societ. Per le societ quotate e con azioni diffuse tra il pubblico, tra
laltro, sono previsti dalla Consob dei limiti massimi di cumulo di incarichi per i sindaci, i quali devono
comunicare il numero esatto alla Consob stessa, la quale pu decidere per la decadenza del sindaco.
I sindaci restano in carica per 3 esercizi e sono rieleggibili e per quelli scaduti si ha prorogatio. Tutti i
sindaci devono percepire un compenso per il loro operato, che rimane invariato sino alla cessazione della
carica, stabilito dallo statuto o dallassemblea di nomina.
Sono cause di cessazione dallufficio di sindaco, prima della scadenza del termine:

La morte;
La decadenza dallufficio, la quale si concretizza in seguito al sopraggiungimento di cause di
ineleggibilit o di sospensione/cancellazione dal registro dei revisori e nel caso in cui il sindaco non
81

assista alla riunione del consiglio di amministrazione, del comitato esecutivo o del collegio sindacale
per due volte allinterno dello stesso esercizio;
La rinuncia;
La revoca, solo in presenza di giusta causa e la cui delibera deve essere approvata dal tribunale
(sino a quel momento rimane improduttiva).

In caso di morte, decadenza e rinuncia di un sindaco, subentrano i supplenti, almeno sino alla successiva
assemblea che nomina altri sindaci per integrare il collegio, in carica sino alla scadenza dei sindaci
superstiti.
Nomina e cessazione dallufficio dei sindaci vanno iscritte, dagli amministratori, entro 30 giorni nel registro
delle imprese.
Il controllo sullamministrazione
La funzione di CONTROLLO del collegio sindacale sicuramente la pi importante funzione svolta dallo
stesso, anche non esclusiva.
Il collegio sindacale chiamato a vigilare sullamministrazione della societ, su tutta lattivit sociale,
affinch essa venga svolta nel rispetto della legge e dello statuto, nonch dei principi di corretta
amministrazione. Lart.2403 comma 1 prevede che il collegio vigili sulladeguatezza dellassetto
organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla societ e sul suo concreto funzionamento.
Anzitutto il controllo del collegio sindacale riguarda gli amministratori, ossia coloro chiamati alla gestione
esclusiva della societ, ma riguarda anche lattivit dellassemblea. Quello dei sindaci si configura come un
POTERE-DOVERE, in quanto hanno il diritto, ma anche lobbligo di intervenire in molteplici casi.
Il collegio sindacale pu intervenire alle riunioni assembleari, a quelle del consiglio di amministrazione, cos
come del comitato esecutivo, impugnandone in ogni caso le delibere. Il collegio ha anche il potere di
convocare lassemblea, previa comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione, qualora
ravvisi, nella propria attivit di controllo, fatti censurabili di notevole gravit su cui occorre intervenire:
addirittura questo potere, nelle societ quotate, pu essere esercitato da 2 membri appena del collegio.
Un solo membro, poi, pu individualmente convocare il consiglio di amministrazione o il comitato
esecutivo, garantendo cos al sindaco eletto dalla minoranza un potere superiore.
In capo ai sindaci, inoltre, gravano dei poteri-doveri di iniziativa, in sostituzione dellassemblea e/o degli
amministratori, al fine di assicurare il rispetto della legalit dellattivit sociale: i sindaci devono convocare
lassemblea ed eseguire le pubblicazioni previste dalla legge in caso di omissione degli amministratori; oltre
a ci devono chiedere al tribunale la riduzione del capitale sociale, laddove gli altri due organi rimangano
inerti.
Il controllo dei sindaci sulloperato degli amministratori non pu in alcun modo inerire alla convenienza e
allopportunit delle scelte operative (compito degli amministratori), ma DEVE riguardare il rispetto
sostanziale dei principi di corretta amministrazione: pur essendo un controllo globale e sintetico, pu
trasformarsi alloccorrenza in un controllo analitico.
Gli amministratori, poi, sono tenuti a comunicare al collegio sindacale informazioni inerenti lattivit svolta
e le operazioni compiute di maggior rilievo economico, nonch quelle a rischio di conflitto di interessi
82

(nelle societ quotate lo devono fare trimestralmente). Il collegio sindacale pu scambiare informazioni
con i corrispondenti organi delle societ controllate, al fine di avere una visione globale dellattivit della
propria societ, cos come pu comunicare con le societ di revisione, che hanno il potere di controllo
contabile. Inoltre deve comunicare alla Consob, per le sole societ quotate, le irregolarit riscontrate nella
propria attivit di controllo. I sindaci possono anche provvedere ad atti di ispezione, nonch chiedere
documenti e notizie sullandamento delle operazioni sociali o di specifici affari.
Infine al collegio sindacale riconosciuto il potere di esperire lazione sociale di responsabilit contro gli
amministratori, nonch quello di sollecitare il controllo giudiziario sulla gestione nel caso di sospetto di
irregolarit da parte di chi amministra la societ.
E la Consob, invece, per quanto concerne le sole societ quotate ad attivare il controllo giudiziario nei
confronti del collegio sindacale, in caso di irregolarit nelladempimento dei doveri dei sindaci.
Segue: Il controllo contabile. Altre funzioni
Oggi il collegio sindacale non svolge pi, differentemente dal passato, il controllo contabile sulla societ,
affidato ad un revisore contabile o ad una societ di revisione.
In realt questo non sempre vero: nelle societ non quotate e che non fanno appello al mercato del
capitale di rischio, il controllo contabile pu essere svolto anche dal collegio sindacale, sebbene debba
essere composto completamente da revisori contabili iscritti nellapposito registro. Nelle societ NON
quotate, tra laltro, il collegio sindacale conserva il diritto di veto, dovendo fornire il proprio consenso, per
liscrizione allattivo di alcune voci di bilancio (costi di impianto e di ampliamento, costi di ricerca e di
sviluppo ecc.). Ha anche il potere di fare proposte allassemblea in ordine al bilancio ed alla sua
approvazione.
Nelle societ quotate, invece, esso si limita al controllo del sistema amministrativo.
Tra le altre funzioni del collegio rientra quella di consulenza, dovendo esprimere il proprio parere sulla
remunerazione degli amministratori con particolari cariche, in sede di consiglio di amministrazione, sulla
nomina e sulla revoca della societ di revisione contabile (nelle sole societ quotate) e sulla congruit dei
prezzi di emissione delle azioni in caso di esclusione o limitazione del diritto di opzione (nelle sole societ
NON quotate). Altra funzione quella di amministrazione attiva, esercitata dai sindaci nelle sole ipotesi
in cui vengano meno tutti gli amministratori, tra laltro solo per quanto concerne lordinaria
amministrazione e con lobbligo di convocare urgentemente lassemblea.
Il funzionamento del collegio sindacale
Il collegio sindacale ha un proprio presidente, nominato dallassemblea e scelto, ma questo solo nelle
societ quotate, tra i sindaci eletti dalla minoranza, sostituito in caso di morte, rinunzia e decadenza dal
sindaco pi anziano, sino alla successiva assemblea.
Il collegio si riunisce ogni 90 giorni, anche con collegamenti telematici qualora previsto dallo statuto. E
regolarmente costituito se vi prendono parte la maggioranza dei sindaci e delibera a maggioranza assoluta
dei presenti. Ogni riunione ha un proprio verbale, sottoscritto da tutti gli intervenuti, e trascritto nel libro
delle adunanze e delle deliberazioni del collegio. I motivi di dissenso di un sindaco possono essere iscritti a
verbale.
83

Si tratta, dunque, di un organo collegiale, sebbene non manchino poteri esercitabili individualmente, come
abbiamo visto.
I sindaci possono avvalersi di collaboratori, purch non rientrino nella categoria degli ineleggibili; la
societ pu rifiutare agli stessi ausiliari di aver accesso a informazioni riservate. Nelle societ quotate,
collegio sindacale e sindaci possono avvalersi anche dei dipendenti della societ come collaboratori.
I soci possono denunciare fatti censurabili al collegio, il quale pu anche non tenerne conto, limitandosi a
trattare largomento nella relazione annuale allassemblea, salvo nellipotesi in cui la denuncia provenga da
soci rappresentanti il 5% del capitale (il 2% nelle societ che fanno appello al mercato del capitale di
rischio), in quanto in questultima ipotesi il collegio deve indagare senza ritardo sui fatti denunziati
presentare conclusione e proposte allassemblea, convocandola urgentemente nei casi di rilevante
gravit.
La responsabilit dei sindaci
Anche ai sindaci richiesta losservanza dei doveri di diligenza e professionalit nello svolgimento delle
proprie funzioni. I sindaci sono responsabili, anche penalmente, della verit delle loro attestazioni e sono
tenuti al segreto sui fatti/documenti della societ.
Hanno responsabilit esclusiva, solidalmente tra loro, in caso di mancato o negligente adempimento dei
loro doveri, mentre hanno responsabilit concorrente, in solido con gli amministratori, per i fatti e le
omissioni di questi ultimi che il collegio sindacale avrebbe potuto evitare. I sindaci, per, rispondono della
sola culpa in vigilando. Rispondono, tra laltro, sia nei confronti della societ che dei creditori sociali.
B) IL CONTROLLO CONTABILE
Il sistema
Il controllo sullamministrazione e quello contabile veniva, un tempo, esercitati entrambi dal collegio
sindacale, quindi da un organo interno alla stessa societ. A partire dal 1974, per, venne introdotta la
revisione contabile obbligatoria per le SOLE societ quotate. A tale disciplina, con la riforma del 2003, si
affiancata quella del controllo contabile, applicabile a tutte le societ per azioni.
Quindi, da una parte abbiamo la REVISIONE CONTABILE e dallaltra il CONTROLLO CONTABILE.
Il controllo contabile viene esercitato sulle societ NON quotate:

Per le societ che NON fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, da un revisore dei conti
persona fisica oppure da una societ di revisione iscritta nel registro dei revisori contabili, secondo
le norme del codice civile. Tali societ, tuttavia, possono affidare al collegio sindacale (lo abbiamo
gi detto) il controllo contabile, sebbene lorgano debba essere formato completamente da revisori
contabili;
Per le societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio DIVERSE dalle societ quotate, da
una societ di revisione contabile iscritta nel registro dei revisori contabili (escluse le persone
fisiche), con assoggettamento, sebbene solo in parte, alla disciplina della revisione contabile delle
societ quotate ed alla vigilanza della Consob.

84

La revisione contabile, invece, disciplinata dal Tuf e viene esercitata sulle societ con azioni quotate, o
comunque su tutte le societ di un gruppo (controllate o controllanti) di cui faccia parte una societ
quotata, da parte di una societ di revisione iscritta nellalbo speciale tenuto dalla Consob (non in quello
tenuto dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti).
Il controllo contabile e la revisione contabile differiscono tra loro per il conferimento e la revoca
dellincarico: esaminiamole separatamente.
Il controllo contabile
Il soggetto che esercita il controllo contabile, nelle societ non quotate, viene nominato per la prima volta
nellatto costitutivo e successivamente dallassemblea, sentito il collegio sindacale e determinando il
corrispettivo spettante al revisore persona fisica o alla societ di revisione.
Incompatibile con lincarico di revisore, comportante decadenza in caso di conferimento dellincarico,
lufficio di sindaco della societ revisionata o di altra del gruppo. Non possono assumere tale incarico
coloro che si trovano nelle condizioni di ineleggibilit ed incompatibilit previste per i sindaci.
Lincarico ha durata di tre esercizi ed rinnovabile senza limiti.
Si ha revoca SOLO per giusta causa ed in forza di una delibera assembleare, adottata una volta sentito il
collegio sindacale, la quale deve essere approvata con decreto del tribunale.
La revisione contabile obbligatoria
SOLO le societ di revisione contabile iscritte nellalbo speciale tenuto dalla Consob possono svolgere
lattivit di revisione contabile obbligatoria: si tratta di societ di persone o di capitali il cui oggetto sociale
limitato allorganizzazione e revisione capitale di aziende (fanno solo quello in sostanza). Soci ed
amministratori di queste societ devono essere in possesso di requisiti di professionalit, nonch di
onorabilit per i soli amministratori.
Liscrizione nellalbo speciale avviene, dopo laccertamento dellidoneit tecnica e dei requisiti di legge, ad
opera della Consob, la quale provvede, almeno ogni tre anni, a dei controlli di qualit su tali societ di
revisione.
Se vengono accertate dalla Consob delle gravi irregolarit nello svolgimento dellattivit di revisione,
lAutorit pu irrogare sanzioni pecuniarie, vietare lassunzione di nuovi incarichi per un periodo massimo
di tre anni, intimare alla societ di non avvalersi del responsabile delle irregolarit, oppure, nei casi pi
gravi, provvedere alla cancellazione dallalbo speciale, di fatto rendendo impossibile per la societ di
revisione operare in futuro come tale.
Per garantire uninformazione di bilancio pi completa ed attendibile, dunque, la revisione contabile viene
affidata a societ specializzate, che possono fornire il massimo contributo sotto il profilo tecnico, oltre al
fatto che maggiore la vigilanza della Consob. Tutto ci, per, non ha impedito scandali finanziari di
notevole rilievo, che sarebbero stati impediti se le societ di revisione avessero fatto il loro dovere.
Per tal motivo la legge sulla tutela del risparmio, L.262/2005, ha rivisto la disciplina a riguardo, attribuendo
maggiori poteri alla Consob e prevedendo una maggiore indipendenza delle societ di revisione.
85

Anzitutto la societ obbligata alla revisione a scegliere la societ di revisione con delibera assembleare
ordinaria in occasione dellapprovazione del bilancio, su proposta dellorgano di controllo, trasmettendo la
deliberazione alla Consob e stabilendo il compenso spettante alla societ di revisione, il quale deve essere
indipendente dallesito della revisione e non dipendere da servizi aggiuntivi. In mancanza di tale delibera
la Consob a conferire, dufficio, lincarico, stabilendo anche il compenso.
Lincarico, inoltre, non pu essere conferito a societ di revisione in presenza di situazioni di
incompatibilit dettate con regolamento della Consob e fissate dal Tuf: nel caso in cui la causa di
incompatibilit (interessi finanziari, rapporti daffari con la societ che ha conferito lincarico ecc.)
sopraggiunga in un secondo momento, la societ di revisione deve attivarsi per rimuoverla e darne
comunicazione alla Consob.
Le societ di revisione fanno parte, il pi delle volte, di una rete di rapporti giuridici di varia natura
(relazione di gruppo, contratti di collaborazione ecc.) con altre societ, professionisti autonomi e studi
legali, che permettono loro di fornire SERVIZI AGGIUNTIVI diversi dallattivit di controllo contabile,
cosiddetti SERVIZI NON-AUDIT, circostanza che in passato ha pregiudicato il ruolo svolto dalle societ di
revisione, determinando la mancanza di indipendenza e di interesse nella revisione stessa. E per tal motivo
che la legge sulla tutela del risparmio proibisce alle societ di revisione, ai propri dipendenti, soci ed
amministratori di fornire la stragrande maggioranza di servizi non-audit, eliminando il problema alla radice.
Un altro problema che in passato ha impedito alle societ di revisione di svolgere la propria attivit
rispettando i requisiti di autonomia e professionalit quello inerente lECCESSIVA FAMILIARITA tra
controllante e controllata, frutto del passaggio di dipendenti dalluna allaltra societ o delleccessiva
durata dei rapporti.
A tal fine stato previsto che, se non sono trascorsi almeno tre anni dalla cessazione dei rapporti, chi ha
ricoperto incarichi o fatto parte della societ revisionata non possa ricoprire incarichi nella societ di
revisione e viceversa. Allo stesso modo lincarico di revisione pu avere durata massima di 9 esercizi e non
rinnovabile, almeno che non siano trascorsi tre anni dalla cessazione dellincarico precedente. Per quanto
riguarda le persone fisiche, facenti parte delle societ di revisione, esse possono occuparsi della revisione
della societ per un massimo di 6 esercizi, per poi riprendere solo dopo tre anni.
Prima della scadenza dellincarico, comunque, lassemblea ordinaria della societ revisionata pu revocare
lincarico, sostituendola con unaltra, per giusta causa, trasmettendo la revoca alla Consob, la quale pu
vietarne lesecuzione entro 20 giorni per difetto di giusta causa. Solo trascorsi i venti giorni la revoca
produce i propri effetti. Anche la Consob stessa pu decidere per la revoca dufficio dellincarico, in caso di
gravi irregolarit o di incompatibilit. Ad ogni modo, le delibere di conferimento e di revoca della societ di
revisione devono essere depositate presso il registro delle imprese.
Funzioni e responsabilit del revisore dei conti
Ma in cosa consiste lattivit di controllo?
Essa regolata dal codice civile e dal Tuf e prevede che funzione principale, ma non esclusiva, del revisore
sia quella di controllare la regolare tenuta della contabilit e di esprimere un giudizio sul bilancio di
esercizio e su quello consolidato.
86

Controllare la regolare tenuta della contabilit significa verificare, allinterno di un esercizio, che vi sia
traccia nelle scritture contabili di tutti i fatti di gestione e che il bilancio di esercizio e quello consolidato
siano inclini alle risultane delle scritture contabili, oltre che alle norme che li disciplinano.
Svolta lattivit di revisione, la societ incaricata chiamata ad esprimere un giudizio sul bilancio: pu
trattarsi di un giudizio SENZA RILIEVI, in caso di bilancio conforme alle norme che ne disciplinano la
redazione, di un giudizio CON RILIEVI, di un giudizio NEGATIVO o di una DICHIARAZIONE DI IMPOSSIBILITA
DI ESPRIMERE IL GIUDIZIO. I motivi della decisione sono espressi, dal revisore, allinterno della propria
relazione, almeno che non si tratti di giudizio senza rilievi. Nel caso di giudizio negativo o di impossibilit di
esprimere un giudizio, qualora si tratti di societ quotate o con strumenti diffusi tra il pubblico, prevista
limmediata comunicazione alla Consob.
Il giudizio espresso, tuttavia, non influisce sul potere assembleare di approvare o meno il bilancio, sebbene
nelle societ quotate il giudizio positivo, anche con rilievi, influisce sulla disciplina dellimpugnativa della
delibera di approvazione del bilancio.
Il soggetto incaricato del controllo contabile ha diritto di ottenere, ai fini della propria valutazione, tutte le
informazioni utili ed i documento da parte della societ revisionata, interagendo tra laltro con il collegio
sindacale. Pu provvedere a ispezioni e controlli presso le sedi sociali e, qualora si tratti della societ
incaricata della revisione di una capogruppo, essendo questultima responsabile del bilancio consolidato di
gruppo, essa pu chiedere informazioni e documenti anche alle societ di revisione che attuano il controllo
contabile nei confronti delle societ figlie. Qualsiasi irregolarit o fatto censurabile riscontrato per quanto
riguarda le societ quotate o che fanno appello al mercato del capitale di rischio, vanno comunicati alla
Consob. Lintera attivit, comunque, viene annotata in un apposito libro tenuto presso la sede della societ
di revisione o in altro luogo indicato dallo statuto.
Anche alla societ di revisione richiesta losservanza dei doveri di diligenza e professionalit nello
svolgimento delle proprie funzioni, dato che risulta responsabile, anche penalmente, della verit delle
proprie attestazioni ed tenuta al segreto sui fatti/documenti della societ stessa.
Trova applicazione la disciplina dellazione di responsabilit dettata per i sindaci e nel caso di societ di
revisione, solidalmente con la societ rispondono anche i soggetti incaricati del controllo ed il responsabile
della revisione, il quale sottoscrive le relazioni.

CAPITOLO UNDICESIMO SISTEMI ALTERNATIVI DI AMMINISTRAZIONE E CONTROLLO


Il sistema dualistico
Alternativamente al sistema tradizionale di amministrazione e di controllo, descritto nei capitoli precedenti
in ogni sua parte, le societ, tanto in sede di costituzione quanto con la modifica dello statuto, possono
oggi optare per il SISTEMA DUALISTICO di ispirazione tedesca, contemplabile nel nostro ordinamento a
partire dalla riforma del 2003.
Esso prevede, accanto allassemblea ed allorgano indispensabile di controllo esterno (revisore contabile o
societ di revisione) il CONSIGLIO DI GESTIONE ed il CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA.
Il consiglio di gestione possiamo dire che corrisponde allorgano amministrativo del sistema tradizionale, in
quanto si occupa, appunto, di gestire la societ.
87

Al consiglio di sorveglianza, invece, oltre alle funzioni di controllo proprie del collegio sindacale, sono
attribuite alcune funzioni di indirizzo spettanti, nel sistema tradizionale, allassemblea: il consiglio, infatti,
nomina e revoca i componenti del consiglio di gestione (gli amministratori) ed approva il bilancio
desercizio; oltre a ci lo statuto pu prevedere lattribuzione di ulteriori funzioni dellassemblea ordinaria
e straordinaria al consiglio di sorveglianza o allo stesso consiglio di gestione, quali lapprovazione delle
operazioni strategiche e dei piani industriali/finanziari predisposti dal consiglio di gestione, la soppressione
delle sedi secondarie ed il trasferimento di quella principale, la riduzione del capitale in caso di recesso ecc.
Allassemblea, dunque, rimane solo il compito di nominare e revocare i componenti del consiglio di
sorveglianza, determinandone il compenso, oltre che il compito di deliberare circa lesercizio dellazione di
responsabilit nei loro confronti, nonch di nominare il revisore e decidere sulla distribuzione degli utili.
Notiamo, quindi, come nel sistema dualistico venga realizzato un pi accentuato distacco tra azionisti ed
organo gestorio, con lattribuzione ad un organo professionale, il consiglio di sorveglianza, dei compiti che
spettano allassemblea nel sistema tradizionale, allontanando di fatto i soci dalla gestione.
Il consiglio di sorveglianza
I componenti del consiglio di sorveglianza possono essere soci o non soci ed il loro numero, non inferiore a
tre, fissato dallo statuto, almeno per ci che concerne il limite massimo.
E latto costitutivo a contenere la nomina dei primi componenti, poi nominati successivamente
dallassemblea che, nellambito delle previsioni statutario, ne determina anche il numero. Statuto e legge
possono riservare la nomina di uno o pi consiglieri allo Stato o ad enti pubblici con partecipazioni nel
capitale sociale, cos come previsto che un consigliere debba essere nominato dai possessori di strumenti
finanziari partecipativi. Almeno un componente, poi, deve essere eletto dalla minoranza col sistema delle
liste di voto, in base ai regolamenti Consob.
I consiglieri di sorveglianza devono essere in possesso di requisiti di indipendenza, professionalit ed
onorabilit, pi o meno rigoroso in base allapertura al mercato della specifica societ.
Nel caso di societ che non fanno appello al mercato del capitale di rischio almeno un componente del
consiglio di sorveglianza deve essere iscritto nel registro dei revisori contabili. Non possono essere eletti i
componenti del consiglio di gestione, nonch coloro legati alla societ o a societ controllanti/controllate
da un rapporto di lavoro subordinato o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione dopera
retribuita che ne compromettano lindipendenza. Per le cause di ineleggibilit e di decadenza va rispettato
lart.2382 del codice, riguardante gli amministratori e gi adattato ai sindaci nel sistema tradizionale.
Valgono, inoltre, per i consiglieri delle societ quotate e di quelle con strumenti finanziari diffusi tra il
pubblico i limiti di cumulo di incarichi dettati per i sindaci e che abbiamo gi esaminato (pagina 81 della
dispensa). I consiglieri delle societ quotate devono, a pena di decadenza, essere in possesso dei requisiti
di onorabilit e professionalit dettati con decreto del Ministro della Giustizia. Per le societ quotate vale
anche la regola di ineleggibilit del coniuge, dei parenti e degli affini entro il quarto grado degli
amministratori (membri del consiglio di gestione).

88

E lo statuto, o in mancanza lassemblea, a prevedere un compenso per i consiglieri, in variabile in corso di


carica. La durata dellincarico comunque di tre esercizi ed possibile la rielezione (si ha prorogatio della
carica).
A differenza dei sindaci ed al pari degli amministratori del sistema tradizionale, i consiglieri di sorveglianza
sono liberamente revocabili anche in assenza di giusta causa, salvo il risarcimento, sebbene sia necessaria
una delibera assembleare con il voto favorevole di almeno 1/5 del capitale sociale.
Lassemblea sostituisce i consiglieri che, per qualsivoglia ragione, vengano a mancare durante lesercizio
(non prevista cooptazione se non contemplata nello statuto).
Nomina e cessazione dallufficio vanno iscritte, a cura degli amministratori, nel registro delle imprese entro
30 giorni.
Segue: Competenze e funzionamento del consiglio di sorveglianza
Il consiglio di sorveglianza esercita il controllo sullamministrazione da parte del consiglio di gestione.
I medesimi diritti e poteri di informazione spettanti al collegio sindacale nel sistema tradizionale, spettano
anche al consiglio di sorveglianza nel sistema dualistico, nei confronti del consiglio di gestione, del revisore
esterno e degli organi delle societ controllate.
I membri del consiglio di sorveglianza, per, hanno lobbligo di assistere SOLO alle assemblee, mentre
possono ma non sono obbligati a prendere parte ai consigli di gestione (nelle societ quotate tale obbligo
esiste, deve esserci almeno un consigliere di sorveglianza).
Il consiglio di sorveglianza ha anche il potere di convocare lassemblea, previa comunicazione al
presidente del consiglio di gestione, qualora ravvisi, nella propria attivit di controllo, fatti censurabili di
notevole gravit su cui occorre intervenire. Il consiglio riferisce per iscritto almeno una volta all'anno
all'assemblea sull'attivit di vigilanza svolta, sulle omissioni e sui fatti censurabili rilevati. Lo stesso
consiglio, poi, deve convocare lassemblea ed eseguire le pubblicazioni previste dalla legge in caso di
omissione degli amministratori; oltre a ci deve chiedere al tribunale la riduzione del capitale sociale,
laddove gli altri due organi rimangano inerti. Inoltre deve comunicare alla Consob, per le sole societ
quotate, le irregolarit riscontrate nella propria attivit di controllo. Sempre per le societ quotate, inoltre,
il potere di convocare lorgano amministrativo e di avvalersi di dipendenti della societ come collaboratori,
che nel sistema tradizionale spetta a ciascun sindaco, e quello di convocare lassemblea, che spetta a due
sindaci, nel sistema dualistico spetta rispettivamente ad uno o a due consiglieri di sorveglianza.
I consiglieri, per, individualmente non possono provvedere ad atti di ispezione e controllo, potere che
spetta allintero consiglio di sorveglianza, differentemente dal sistema tradizionale dove spetta ad ogni
sindaco.
Lattivit svolta viene documentata in un apposito libro.
Al consiglio di sorveglianza, come abbiamo gi anticipato, competono alcuni compiti che nel sistema
tradizionale spettano allassemblea:

Nomina e revoca dei componenti del consiglio di gestione, con determinazione del compenso, salvo
che la relativa competenza sia attribuita dallo statuto all'assemblea;
89

Approvazione del bilancio di esercizio e, ove redatto, del bilancio consolidato, anche se la
distribuzione degli utili rimane di competenza assembleare (il bilancio pu essere approvato
dallassemblea se a farne richiesta sono 1/3 dei componenti del consiglio di gestione o dello stesso
consiglio di sorveglianza, oppure in mancanza di approvazione da parte dello stesso);
Esercizio dell'azione di responsabilit nei confronti dei componenti del consiglio di gestione.

Il presidente del consiglio di sorveglianza viene eletto dallassemblea ed ha poteri determinati dallo
statuto. Il consiglio si riunisce ogni 90 giorni oppure ogni volta che un componente ne faccia richiesta al
presidente.
Il consiglio validamente costituito se sono presenti la maggioranza dei consiglieri, i quali deliberano a
maggioranza assoluta. Nessuna decadenza prevista in caso di assenza alle adunanze, sebbene ci possa
essere giusta causa di revoca della nomina.
Anche ai consiglieri richiesto di svolgere il proprio incarico con diligenza, oltre al fatto che essi sono
solidalmente responsabili con gli amministratori nel caso di danni alla societ da parte di questi ultimi,
qualora gli stessi fossero evitabili dal consiglio di sorveglianza. E lassemblea a deliberare lazione di
responsabilit nei confronti dei consiglieri.
Il consiglio di gestione
Al consiglio di gestione si applicano le norme gi affrontate e previste per gli amministratori nel sistema
tradizionale. Ci limitiamo a trattare, dunque, le sole differenze.
Il consiglio di gestione formato da un minimo di 2 componenti, mentre il numero massimo stabilito
dallo statuto. La prima nomina avviene nellatto costitutivo, mentre le successive competono al consiglio di
sorveglianza, che ne determina anche il numero ed il compenso, almeno che questultimo non spetti
determinarlo allassemblea.
Nelle societ quotate, in presenza di pi di 4 componenti, almeno uno deve possedere i requisiti
dellamministratore indipendente.
I membri del consiglio di gestione non possono essere nominati come componenti del consiglio di
sorveglianza, il quale, tra laltro, pu revocarli liberamente.
I componenti del consiglio di gestione, poi, durano in carica per 3 esercizi, ma sono rieleggibili, ovviamente
ad opera del consiglio di sorveglianza e non trova applicazione il meccanismo della cooptazione, data la
semplicit di sostituzione ad opera dellorgano di controllo.
Le funzioni possono essere delegate ad uno o pi componenti, cos come ad un comitato esecutivo.
E il consiglio di sorveglianza a promuovere, nei confronti dei consiglieri di gestione, lazione di
responsabilit: la delibera comporta la revoca di ufficio se approvata a maggioranza dei 2/3, con
contestuale sostituzione e lo stesso consiglio pu rinunciare allazione di responsabilit o transigerla, ma
occorre la maggioranza dei componenti e la mancata opposizione della minoranza rappresentante 1/5 del
capitale sociale (1/20 per le societ che fanno appello al mercato del capitale di rischio), altrimenti rinunzia
e transazione rimangono inefficaci. In caso di rinunzia, tuttavia, i soci di minoranza ed i creditori sociali
possono comunque esperire lazione di responsabilit.
90

Il sistema monistico
Differentemente dal sistema dualistico, in cui il collegio sindacale sostituito dal consiglio di sorveglianza,
nel SISTEMA MONISTICO, di origine anglosassone, tale organo del tutto soppresso: il sistema, infatti,
prevede un unico organo, il CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, allinterno del quale viene costituito il
COMITATO DI CONTROLLO SULLA GESTIONE. Il controllo contabile, come sempre, spetta allorgano
esterno del revisore contabile o della societ di revisione.
Il consiglio di amministrazione, eletto dallassemblea, soggetto alla maggior parte delle norme dettate nel
sistema tradizionale per gli amministratori. Almeno 1/3 dei componenti di tale organo deve essere in
possesso di requisiti di indipendenza e nelle societ quotate deve essere nominato almeno un
amministratore indipendente dalla minoranza tramite il voto di lista. E lo stesso consiglio, poi, a nominare
tra i propri componenti i membri del comitato per il controllo della gestione, scegliendoli tra i soggetti con
requisiti non solo di indipendenza, ma anche di professionalit e onorabilit. Almeno uno di essi, tra laltro,
deve essere iscritto nel registro dei revisori contabili. I componenti del comitato di controllo sulla gestione
non possono far parte del comitato esecutivo, n svolgere funzioni gestorie in societ
controllanti/controllate, e devono rispettare, a pena di decadenza, i limiti al cumulo di incarichi fissati dalla
Consob con regolamento, qualora la societ sia quotata o abbia strumenti finanziari diffusi.
Sempre nelle societ quotate, poi, i componenti del comitato per il controllo sulla gestione devono
possedere i requisiti di professionalit e onorabilit fissati con decreto del Ministro della Giustizia; tra essi
deve esserci lamministratore indipendente nominato dalla minoranza ed sempre questultima a
nominare il presidente.
I componenti del comitato devono essere almeno tre nelle societ che fanno ricorso al mercato del
capitale di rischio, ma comunque il numero deciso dal consiglio di amministrazione, il quale ha anche il
potere di revocare i membri del comitato e di sostituirli in caso di morte, decadenza, rinuncia e revoca,
mentre della revoca dei consiglieri si occupa lassemblea (nel momento in cui viene meno la carica di
consigliere viene meno anche quella di componente del comitato).
Il comitato di controllo sulla gestione si occupa di vigilare sulladeguatezza della struttura organizzativa
della societ, del sistema di controllo interno e del sistema amministrativo e contabile. Riceve, inoltre, le
denunce dei soci inerenti fatti censurabili e pu presentare denuncia al tribunale in caso di gravi
irregolarit di gestione, denuncia che va inoltrata alla Consob nellipotesi di societ quotate.
I componenti del comitato hanno lobbligo di assistere alle adunanze del consiglio di amministrazione,
dellassemblea e del comitato esecutivo, anche se lassenteismo non punito con decadenza, sebbene
possa fungere da giusta causa per la revoca.
Nelle societ quotate il comitato di controllo sulla gestione ha i medesimi poteri dinformazione del
collegio sindacale nei confronti degli amministratori, dei revisori e degli organi delle controllate, oltre a
poter procedere con ispezioni e controlli. Ciascun membro pu avvalersi della collaborazione di dipendenti
della societ e pu convocare individualmente il consiglio di amministrazione o il comitato esecutivo, ma
non lassemblea. Lattivit del comitato documentata in apposito libro.

91

Il comitato elegge al suo interno il presidente, si riunisce ogni 90 giorni, validamente costituito in
presenza della maggioranza dei suoi componenti e delibera a maggioranza assoluta dei presenti. La
convocazione, nelle societ quotate, pu essere richiesta da ogni componente.

CAPITOLO DODICESIMO I CONTROLLI ESTERNI


Il sistema
Oltre al controllo interno, operato dai vari organi dei tre sistemi, e a quello esterno, operato dal revisore
contabile o dalla societ di revisione, tutte le societ per azioni, nellinteresse generale diverso da quello
dei soci, della minoranza e dei creditori sociali, sono soggette ad altri controlli esterni.
Pensiamo, anzitutto, al controllo sulla gestione esercitato dallAUTORITA GIUDIZIARIA, quando ricorrono
situazioni che alterano il corretto funzionamento della societ, che riguarda TUTTE le societ per azioni.
Poi possiamo guardare al controllo esercitato dalla Consob, al fine di garantire la tutela degli investitori e la
trasparenza del mercato e delle societ, su tutte le societ quotate in borsa e su quelle che operano sul
mercato mobiliare: la Consob unAutorit amministrativa indipendente con poteri non solo di controllo,
ma anche regolamentari, esercitati nellambito dellautonomia riconosciuta dalla legge.
Vi sono, inoltre, dei controlli pubblici esercitati nei confronti di societ che operano in particolari settori:
pensiamo al potere di vigilanza della Banca dItalia nei confronti delle societ bancarie, di quelle
dintermediazione mobiliare e delle societ di gestione del risparmio, oppure al controllo dellIsvap sulle
societ assicurative o ancora a quello del Coni sulle societ sportive.
Infine, un potere di controllo viene esercitato anche dalla Corte dei Conti nei confronti degli enti pubblici
economici trasformati in societ per azioni (Eni, Enel ecc.) e in cui lo Stato ha ancora una partecipazione
maggioritaria.
Il controllo giudiziario sulla gestione. Presupposti e iniziativa
Primo controllo esterno che prendiamo in considerazione quello esercitabile dallautorit giudiziaria a
norma dellart.2409 del codice: essa interviene SOLO e SOLAMENTE quando vi sospetto di gravi
irregolarit da parte degli amministratori nella gestione, potenzialmente dannose per la societ o per le
controllate. Quindi, danno potenziale e sospetto di irregolarit nella gestione sono i presupposti che danno
luogo allintervento giudiziario: si tratta, dunque, di un controllo di legalit, di regolarit della gestione, che
riguarda loperato degli amministratori, o degli stessi in concorso con altri organi e che non pu avere a
oggetto irregolarit imputabili alla sola assemblea, per esempio, o al solo collegio sindacale, n tanto meno
lautorit giudiziaria pu intervenire a sindacare lopportunit o la convenienza delle scelte degli
amministratori, dovendo limitarsi a reintegrare il corretto funzionamento della societ qualora gli stessi
siano venuti meno ai propri doveri (esempi: redazione di un bilancio falso, operazioni in conflitto di
interessi, irregolare tenuta della contabilit ecc.).
A denunziare le irregolarit possono essere:

I SOCI, con partecipazione al capitale sociale, anche cumulativa, di almeno 1/10 (1/5 nelle societ
che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio): la percentuale minima di partecipazione
prevista per evitare iniziative pretestuose da parte di piccolissimi azionisti;
92

Il COLLEGIO SINDACALE o gli organi corrispondenti degli altri sistemi (CONSIGLIO DI


SORVEGLIANZA e COMITATO PER IL CONTROLLO SULLA GESTIONE), in tutte le societ per azioni
(un tempo era possibile solo per le societ quotate);
Il PUBBLICO MINISTERO, per quanto riguarda le sole societ che fanno appello al mercato del
capitale di rischio, in quanto vi un interesse pubblico, ma anche privato, preminente rispetto alle
altre societ per azioni (sar vero? mah); il soggetto in questione non pu agire nel caso in cui
vengano lesi interessi diversi (esempio: quelli dei consumatori);
La CONSOB, per le sole societ quotate, quando lirregolarit riguarda gli organi interni di controllo;
Gli ORGANI DELLE PROCEDURE CONCORSUALI (commissario giudiziale o straordinario per
lamministrazione straordinaria, commissario liquidatore per la liquidazione coatta amministrativa)
se vi unirregolarit riguardante altre societ del gruppo.

Lonere della prova dei denunzianti riguarda il FONDATO SOSPETTO e non leffettiva irregolarit. Il
procedimento di controllo dellautorit giudiziaria non pu proseguire se le irregolarit non si presentano
come potenzialmente dannose o se sono state rimosse, mentre continua nel caso di cessazione dalla carica
degli amministratori che le hanno commesse o in caso di messa in liquidazione della societ.
Segue: Il procedimento
Il procedimento attivato con la denuncia dei soggetti legittimati si articola in due fasi.
La prima di esse ha carattere istruttorio ed volta ad accertare lesistenza delle gravi irregolarit e i
provvedimenti tramite i quali rimuoverle. Il tribunale, a pena di nullit del procedimento, deve procedere
allaudizione di amministratori e sindaci, dopo di ch pu far eseguire lISPEZIONE dellamministrazione
della societ da un consulente esterno: le spese dellispezione sono a carico dei soci o, in caso di denunzia
di altri soggetti, a carico della societ.
Lispezione, tuttavia, pu essere evitata dal gruppo di comando chiedendo al tribunale la sospensione del
procedimento e provvedendo, in assemblea, alla sostituzione degli amministratori e dei sindaci con
soggetti di adeguata professionalit, nominati allo scopo di accertare le violazioni e di eliminarle,
riferendo il tutto al tribunale.
Tuttavia, qualora ci risulti insufficiente, il tribunale pu scegliere, ed questa la seconda fase, se:

Disporre gli opportuni PROVVEDIMENTI CAUTELARI per evitare la reiterazione delle irregolarit e
convocare lassemblea per le deliberazioni conseguenti, che la stessa, per, pu rifiutarsi di
prendere;
Revocare gli amministratori e i sindaci, provvedendo a nominare un AMMINISTRATORE
GIUDIZIARIO, stabilendone poteri e durata, oltre che compenso, nel decreto di nomina.
Lamministratore giudiziario un pubblico ufficiale, revocabile solo dal tribunale e pu proporre
lazione di responsabilit contro gli amministratori, evitabile dallassemblea tramite rinuncia o
transazione. Oltre a ci ha pure la rappresentanza processuale della societ, deve rendere conto
della propria gestione alla fine dellufficio al tribunale e non pu compiere atti eccedenti lordinaria
amministrazione senza autorizzazione dellautorit giudiziaria. Alla scadenza dellincarico deve
convocare lassemblea per la nomina dei nuovi amministratori e sindaci o proporre la messa in

93

liquidazione o lassoggettamento a procedure concorsuali della societ, anche se lassemblea a


decidere.
La Consob
La Consob (Commissione nazionale per le societ e la borsa) un organo pubblico di vigilanza, unautorit
amministrativa indipendente istituita con la L.216/1974 che si configura come una persona giuridica di
diritto pubblico, con potere di controllo e regolamentare-normativo esercitabile nei limiti stabiliti dalla
legge. Ha sede a Roma e Milano. Le deliberazioni sono prese collegialmente, salvo casi eccezionali e
lorgano ha un proprio presidente, che sovrintende allattivit istruttoria e cura lesecuzione delle delibere.
La Commissione chiamata a collaborare con le altre autorit di vigilanza interne (Banca dItalia, Isvap
ecc.), tra cui non opponibile il segreto dufficio, e con quelle esterne dellUE e dei singoli Stati
comunitarie e non.
Nata come organo di vigilanza della borsa e delle societ quotate, la Consob ha visto i propri poteri
ampliarsi col passare del tempo, sino ad estendere il proprio controllo, al fine di garantire la tutela degli
investitori e la trasparenza del mercato e delle societ, sugli intermediari immobiliari (Sim, Sicav ecc.) e sui
mercati regolamentati di strumenti finanziari, vigilando sugli emittenti di strumenti diffusi tra il pubblico.
Ammissione delle azioni alle quotazioni di borsa
Partiamo col dire che la disciplina in materia di AMMISSIONE, SOSPENSIONE E REVOCA delle azioni alle
quotazioni di borsa profondamente mutata a partire dal 1997, anno in cui la borsa valore stata
privatizzata, con il conseguente passaggio di competenza dalla Consob alla societ di gestione del mercato
regolamentato (il principale di essi si chiama MTA, gestito da Borsa Italiana S.p.A.), sempre sotto la
vigilanza della Commissione.
E alla societ di gestione del mercato regolamentato che compete, dunque, stabilire le condizioni e le
modalit di ammissione, sospensione e revoca delle azioni e degli strumenti finanziari dalle negoziazioni,
stabilite allinterno di un apposito regolamento. La Consob, tuttavia, deve verificare che il regolamento in
questione sia idoneo ad assicurare la trasparenza del mercato, lordinato svolgimento delle negoziazioni e
la tutela degli investitori, provvedendo ad autorizzare lesercizio dei mercati regolamentati.
Lammissione di azioni e strumenti finanziari alla negoziazione, diversamente dal passato, avviene oggi
SOLO su richiesta della societ, previa deliberazione dellassemblea, mentre non pi prevista
lammissione dufficio ad opera della Consob o lammissione di diritto (come avveniva per le azioni di
risparmio). Entro due mesi dalla richiesta, la societ di gestione del mercato delibera a favore
dellammissione o meno, pubblicando la propria decisione e comunicandola, oltre che allemittente, alla
Consob, la quale ha il potere di vietarne lesecuzione, entro 5 giorni dalla comunicazione.
Linizio delle negoziazioni, per, non immediato, in quanto deve essere preceduto, salvo esenzione
prevista dalla Consob, dalla pubblicazione di un PROSPETTO DI QUOTAZIONE, nel quale vengono esposti i
rischi dellinvestimento e i diritti a esso connessi, tutte informazioni necessarie per gli investitori.
Con la prima ammissione delle azioni alla quotazione la societ viene assoggettata al controllo della
Consob e a tutte le norme dettate per le societ quotate.
94

E la stessa societ di gestione del mercato a disporre la sospensione delle azioni dalla quotazione, nel caso
in cui non sia temporaneamente garantita la regolarit del mercato o se lo richiede la tutela degli
investitori, o lesclusione dalla quotazione, nellipotesi di prolungata carenza delle negoziazioni o quando
non sia possibile mantenere un mercato normale e regolare. Anche in questi casi la Consob, entro 5 giorni
dal provvedimento, pu vietarne lesecuzione. La sospensione pu durare al massimo 18 mesi, al termine
dei quali la societ di gestione del mercato decidere se farla venire meno o deliberare lesclusione, qualora
i motivi della sospensione non siano venuti meno.
Lesclusione, che determina la fine del controllo della Consob e dellassoggettamento alle norme inerenti le
societ quotate, pu anche essere richiesta dalla societ stessa, previa delibera dellassemblea
straordinaria, se si ottiene lammissione in un diverso mercato regolamentato italiano o straniero in cui sia
garantita una tutela equivalente degli investitori oppure semplicemente perch la quotazione in borsa non
rientra pi nei piani della societ, ma in tal caso i soci che non hanno concorso alla deliberazione hanno
diritto di recesso.
Segue: Consob e informazione societaria
La Consob svolge un ruolo importantissimo di controllo al fine di assicurare unadeguata e veritiera
informazione de mercato mobiliare sugli eventi che riguardano le societ che fanno appello al pubblico
risparmio, in moda da consentire delle scelte pi consapevole agli stessi investitori.
Negli, a tal proposito, non solo sono stati accresciuti i poteri della Consob, ma sono aumentati anche gli
obblighi di informazione nei confronti del pubblico da parte dei soggetti emittenti.
Gli articoli dal 114 al 188 del Tuf prevedono che siano assoggettati agli obblighi informativi tutti gli
emittenti strumenti finanziari quotati (quindi anche diversi dalle azioni), gli emittenti strumenti finanziari
non quotati ma diffusi tra il pubblico in misura rilevante (stabilita dalla Consob) e gli emittenti strumenti
finanziari negoziati in un sistema multilaterale di negoziazione avente caratteristiche fissate dalla
Consob: quindi trasparenza e controllo della Commissione circa gli obblighi informativi riguardano tutte le
societ in questione, le quali sono tenute a comunicare al pubblico, senza indugio, le INFORMAZIONI
PRIVILEGIATE, ossia informazioni precise e non ancora rese la cui conoscenza pu influenzare il prezzo
degli strumenti finanziari, la cui comunicazione pu essere ritardata nei soli casi previsti dalla Consob
(quando ad esempio la diffusione di uninformazione pu far saltare una trattativa) e sempre che non
induca il pubblico in errore . Anche la Consob stessa pu richiedere che siano resi pubblici notizie e
documenti necessari per uninformazione pi completa, tanto agli emittenti quanto agli organi di
amministrazione e controllo, cos come ai titolari di partecipazioni rilevanti: linottemperanza alla richiesta
della Commissione comporta sanzioni pecuniarie e la Consob provvede direttamente e comunque a
informare il pubblico, a spese degli interessati.
Molto spesso gli emittenti strumenti finanziari, le banche, gli intermediari mobiliari e gli analisti finanziari
indipendenti tendono a comunicare al pubblico, o anche a singoli investitori, RACCOMANDAZIONI e
PROPOSTE inerenti strategie di investimento su strumenti quotati: il pi delle volte queste comunicazioni
non sono disinteressate, ma sono volte a un guadagno di cospicue dimensioni. E per tale motivo che deve
essere la Consob a stabilire le modalit di comunicazione al pubblico di raccomandazione e proposte ed
la legge a prevedere che tali informazioni siano diffuse in maniera oggettiva e palesando lesistenza di un
interesse relativo agli strumenti oggetto di informazione.
95

E sempre la Consob a prescrivere obblighi di informazione preventiva nei confronti del pubblico nel caso in
cui lemittente intenda porre in essere OPERAZIONI STRAORDINARIE (acquisizione e cessione di pacchetti
azionari, acquisto di azioni proprie, fusioni e scissioni, emissione di obbligazioni ecc.), con la
contemporanea trasmissione dei documenti inerenti tali operazioni alla stessa Commissione, al fine di
verificarne la veridicit.
I documenti contabili degli emittenti (quali bilancio di esercizio, relazioni trimestrali e semestrali degli
amministratori ecc.) sono soggetti, in forza delle previsioni della Commissione, ad INFORMAZIONE
PERIODICA, accompagnati da una dichiarazione scritta del dirigente preposto alla redazione di tali
documenti in cui si attesti la corrispondenza alle scritture contabili.
Le societ quotate, inoltre, per ogni esercizio devono redigere la RELAZIONE SUL GOVERNO SOCIETARIO E
GLI ASPETTI PROPRIETARI, documento nel quale vengono indicate informazioni rilevanti per comprendere
e valutare quanto sia CONTENDIBILE il controllo della societ in caso di una scalata ostile (ossia quanto sia
facile o difficile prendere il controllo della societ), oltre ad essere contemplate tutte le caratteristiche
organizzative della societ (poteri degli organi, presenza di comitati interni ecc.), tra cui spicca
lattestazione di adesione a un codice di comportamento in materia di governo societario promosso da
societ di gestione del mercato o da associazioni di categoria, oppure le ragioni della mancata adesione. A
verificare lelaborazione di tale relazione provvedere la societ di revisione.
Tutte le informazioni per cui prevista la pubblicazione vengono definite INFORMAZIONI
REGOLAMENTATE e devono essere depositate presso la Consob e presso la societ di gestione del
mercato, oltre ad essere pubblicate su quotidiani nazionali. La violazione di tali obblighi comporta la
possibilit per la Consob di rendere nota la violazione, oltre alleventuale sospensione preventiva dalla
quotazione per un periodo massimo di 10 giorni, in caso di sospetto di violazione, e alla proibizione di
negoziazione con revoca definitiva dalla quotazione se la violazione viene accertata.
La Consob, infine, svolge anche unindagine al fine di verificare la veridicit delle informazioni fornite
(CONTROLLO DELLINFORMAZIONE), chiedendo a emittenti quotati, soggetti che li controllano e societ
controllate notizie e documenti a riguardo. Pu provvedere anche allaudizione personale dei componenti
degli organi sociali e della societ di revisione, nonch dei soci di maggioranza o con partecipazioni rilevanti
o partecipanti a un patto parasociale. Pu anche eseguire ispezioni per lo stesso scopo.
La Consob pu anche richiedere notizie, documenti e dati e procedere allaudizione personale di
CHIUNQUE possa avere informazioni inerenti lABUSO DI INFORMAZIONI PRIVILEGIATE (INSIDER
TRADING) e la MANIPOLAZIONE DEL MERCATO, procedendo anche, previa autorizzazione del procuratore
della Repubblica, allacquisizione di intercettazioni telefoniche, di dati informatici, al sequestro di beni e a
ispezioni.

96

CAPITOLO TREDICESIMO I LIBRI SOCIALI. IL BILANCIO


I libri sociali obbligatori
Oltre ai libri e alle scritture contabili previste per tutti gli imprenditori commerciali, la societ per azioni
obbligata a tenere i libri sociali indicati nellart.2421 del codice, ossia:

Il libro dei soci: indica il numero di azioni emesse, nome e cognome dei titolari di azioni nominative,
trasferimenti e vincoli sulle azioni, versamenti eseguiti, annullamenti di titoli, eventuale
ammortamento e rilascio di duplicati. Il diritto di ispezione e di ottenere estratti a proprie spese
spetta ai soci e al rappresentante comune degli azionisti di risparmio, mentre agli stessi precluso
lesame degli altri libri. Tenuto a cura degli amministratori;
Il libro delle obbligazioni: indica le obbligazioni emesse e quelle estinte, nome e cognome dei
titolari di obbligazioni nominative, trasferimenti e vincoli sulle stesse. Il diritto di ispezione spetta al
rappresentante comune degli obbligazionisti. Tenuto a cura degli amministratori;
Il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, dove vengono trascritti i verbali
redatti per atto pubblico e iscritti direttamente i verbali redatti dal segretario. Tenuto a cura degli
amministratori;
Il libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione. Tenuto a cura degli
amministratori;
Il libro delle adunanze e delle deliberazioni dellorgano di controllo interno (collegio sindacale,
consiglio di sorveglianza o comitato per il controllo sulla gestione). Tenuto a cura dellorgano
stesso;
Il libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo, laddove sia stato istituito.
Tenuto a cura del comitato stesso;
Il libro delle adunanze e delle deliberazioni dellassemblea degli obbligazionisti. Il diritto di
ispezione spetta ai singoli obbligazionisti. Tenuto a cura del rappresentante comune degli
obbligazionisti;
Il libro degli strumenti finanziari di partecipazione a uno specifico affare. Il diritto di ispezione e di
ottenere estratti spetta al rappresentante comune e ai singoli possessori, relativamente solo
allultimo libro. Tenuto a cura degli amministratori.

Il diritto di ispezione consiste nella possibilit di esaminare i libri.


Il bilancio di esercizio
Come tutti gli imprenditori assoggettati allobbligo di tenuta delle scritture contabili, anche le societ per
azioni devono redigere annualmente il bilancio di esercizio (oltre a redigere bilanci straordinari infraannuali nel caso di particolari vicende della vita societaria).
Il BILANCIO DI ESERCIZIO il documento contabile che rappresenta, in modo chiaro, veritiero e corretto,
la situazione patrimoniale e finanziaria della societ al termine di un esercizio, nonch il risultato
economico dellesercizio stesso, ossia gli utili conseguiti o le perdite subite: dal bilancio, dunque, risultano
lASPETTO STATICO, ossia la situazione del patrimonio, e lASPETTO DINAMICO, ossia la redditivit della
societ.

97

Il bilancio di esercizio assolve a diverse funzioni: anzitutto il TERMINE DI RIFERIMENTO tanto per
lapplicazione delle norme poste a tutela dellintegrit del capitale sociale, quanto per le deliberazioni
assembleari che ruotano attorno allaccertamento periodico di utili e perdite (pensiamo alla costituzione di
riserve e distribuzione di utili ai soci, alla riduzione del capitale sociale per perdite, allacquisto di azioni
proprie e allemissione di obbligazioni ecc.).
Inoltre il bilancio di esercizio lo strumento di informazione contabile attraverso il quale i soci possono
conoscere landamento degli affari e i creditori la consistenza del patrimonio sociale, loro sola garanzia.
Il bilancio, poi, termine di riferimento anche per la tassazione periodica del reddito delle societ (Ires),
quindi per lapplicazione della normativa tributaria, anche se, differentemente da ci che avveniva in
passato, oggi non pi possibile effettuare rettifiche di valore (ad esempio ammortamenti) in applicazione
della normativa fiscale, mentre possibile iscrivere in bilancio le imposte pagate anticipatamente e quelle
differite.
Le modifiche per rendere pi chiaro, veritiero e corretto il bilancio di esercizio sono state molteplici, tanto
sotto il profilo interno, quanto da parte del diritto comunitario. Questultimo, per esempio, ha previsto, a
partire dal 2005, lobbligo per alcune societ e la facolt per altre di redigere i propri bilanci in base ai
PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI, in modo tale da poter confrontare i bilanci di imprese operanti in
Stati diversi. Tali principi vengono emanati dallInternational Accounting Standard Board (IASB) e
prendono il nome di International Accounting Standard (IAS) quelli approvati sino al 2001 e di
International Financial Reporting Standard (IFRS) quelli successivi. Importanti sono anche le
interpretazioni di questi principi fornite dallo IASB. I principi contabili internazionali, ad ogni modo,
diventano vincolanti in tutti gli Stati SOLO DOPO essere stati recepiti tramite regolamento comunitario.
Limpiego di questi principi nella redazione del bilancio di esercizio e di quello consolidato
OBBLIGATORIO per le societ con azioni o altri strumenti finanziari quotati (in Italia o in altro Stato
membro) o diffusi tra il pubblico in maniera rilevante. E altres obbligatorio per societ bancarie,
assicurative, di intermediazione mobiliare e finanziaria. Non invece consentita ladozione di tali principi
alle societ che possono redigere il bilancio in forma abbreviata. Per tutte le altre societ per azioni,
invece, ladozione di questi principi FACOLTATIVA. Se, per, tali principi vengono adottati, la scelta
IRREVOCABILE, salvo casi eccezionali in cui comunque la revoca produce effetti a partire dallesercizio
successivo a quello in cui viene deliberata.
Principi fondamentali della disciplina del bilancio
Tanto il sistema nazionale, quanto i principi contabili internazionali, sono comune dominati da clausole
generali comuni, che vanno ad integrare le relative normative di dettaglio: si tratta dei principi
fondamentali della CHIAREZZA e della rappresentazione VERITIERA e CORRETTA, il primo dei quali trova
applicazione nella disciplina della struttura e del contenuto del bilancio, mentre i secondi vengono
sviluppati nelle norme che fissano i criteri di valutazione dei diversi cespiti patrimoniali.
A proposito delle normative di dettaglio previsto lobbligo di fornire informazioni ulteriori se quelle
richieste da specifiche disposizioni di legge o da principi contabili internazionali risultano insufficienti per
dare una rappresentazione veritiera e corretta; gli stessi principi e disposizioni vanno, tra laltro,
disapplicati se IMPEDISCONO una rappresentazione veritiera e corretta , con motivazione delle deroghe
nella nota integrativa del bilancio.
98

Altri principi, oltre a quella della chiarezza, della veridicit e della correttezza, da osservare nella stesura
del bilancio sono:

Il principio della PRUDENZA, da osservare nella valutazione delle voci di bilancio e nella prospettiva
di continuazione dellattivit, al fine di evitare che dal bilancio risultino utili non effettivamente
realizzati alla chiusura dellesercizio;
Il principio di PREVALENZA DELLA SOSTANZA SULLA FORMA, secondo cui va presa in
considerazione la funzione economica dellattivo e del passivo, la quale deve prevalere sui criteri
formali di iscrizione in bilancio;
Il principio del BILANCIO DI COMPETENZA, in forza del quale occorre tener conto dei proventi e
degli oneri di competenza dellesercizio (la cui causa si verificata nellesercizio), senza badare alla
data dincasso o di pagamento, o ai rischi e alle perdite di competenza (si tratta, dice lautore, di un
bilancio di competenza e non di cassa);
Il principio di CONTINUITA, il quale impone di usare sempre gli stessi criteri di valutazione da un
esercizio allaltro e di motivare, in casi eccezionali, la modifica/deroga.

Infine, previsto che gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci del bilancio devono essere
valutati separatamente.
Passiamo ad analizzare prima la struttura del bilancio secondo la disciplina codicistica e poi secondo i
principi contabili internazionali.
La struttura del bilancio redatto secondo la disciplina del codice civile
In forza della disciplina del nostro codice civile il bilancio deve essere composto da tre parti: lo stato
patrimoniale, il conto economico e la nota integrativa. Ad esse si accompagnano la relazione sulla gestione
degli amministratori, quella del collegio sindacale e la relazione del revisore contabile, che figurano per
come ALLEGATI.
Gli artt.2424 e 2425 c.c., poi, indicano le voci obbligatorie dello stato patrimoniale e del conto economico,
mentre lart.2423-ter prescrive le regole da osservare nella stesura di tali documenti, il tutto in
applicazione del principio di chiarezza.
Ecco i CRITERI DI REDAZIONE da rispettare nello stato patrimoniale e nel conto economico (art.2423-ter):

ORDINE TASSATIVO di inserimento delle singole voci, fissato dalla legge e non modificabile dagli
amministratori;
Raggruppamento in CATEGORIE OMOGENEE, indicate da lettere maiuscole, articolate in
SOTTOCATEGORIE, contraddistinte da numeri romani, a loro volta suddivise in VOCI,
contrassegnate da numeri arabi ed in SOTTOVOCI, lettere minuscole (Esempio: voce B-III-1-c);
Indicazione dellimporto di ogni voce corrispondente dellesercizio precedente, al fine di attuare un
raffronto;
DIVIETO DEL COMPENSO DI PARTITE: costi e ricavi vanno iscritti distintamente e non sommati tra
loro;
Redazione del bilancio in unit di euro e senza cifre decimali.

99

Possono redigere il cosiddetto BILANCIO IN FORMA ABBREVIATA tutte quelle societ che, per attivo
patrimoniale, fatturato e numero di dipendenti NON superano determinate dimensioni fissate dalla legge,
le quali in taluni casi possono anche omettere la relazione sulla gestione, qualora la nota integrativa si
presenti particolarmente esaustiva.
STATO PATRIMONIALE
Lo STATO PATRIMONIALE indica sinteticamente le attivit e le passivit della societ, oltre alla sua
situazione finanziaria nel giorno di chiusura dellesercizio ed al patrimonio netto. Deve essere redatto, a
norma dellart.2424 c.c., nella forma a COLONNE CONTRAPPOSTE, indicando prima le attivit, poi il
patrimonio netto e poi le passivit.
Ecco le categorie (e le relative sottocategorie) dellATTIVO patrimoniale:
A) Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti, con indicazione di quanto stato gi dato;
B) Immobilizzazioni, per tali intendendosi quei beni economici che non esauriscono la loro utilit
allinterno di un solo esercizio ma manifestano i loro benefici in un arco temporale pi ampio. Le
immobilizzazioni sono a loro volta distinte in tre sottocategorie:
B-I) Immobilizzazioni immateriali, ossia quelle prive di tangibilit, articolate in 7 voci, quali i diritti di
brevetto industriale e lavviamento ecc.;
B-II) Immobilizzazioni materiali, articolate in 5 voci, come terreni e fabbricati, attrezzature
industriali e commerciali ecc.;
B-III) Immobilizzazioni finanziarie, che comprendono partecipazioni azionarie e non, articolate in
tre sottovoci, crediti, articolati in quattro sottovoci, altri titoli ed azioni proprie, se destinati
stabilmente a permanere nel patrimonio sociale, altrimenti indicati nellattivo circolante;
C) Attivo circolante, distinto in:
C-I) Rimanenze, articolate in 5 voci, quali le rimanenze di materie prime e di consumo, di prodotti
finiti e merci ecc.;
C-II) Crediti che non sono immobilizzazioni, articolati in 7 voci, come i crediti tributari e le imposte
anticipate;
C-III) Attivit finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni, tra cui vi sono le partecipazioni, le
azioni proprie e gli altri titoli di cui si prevede lalienazione (ecco perch non sono immobilizzazioni,
perch non rimangono per lungo tempo);
C-IV) Disponibilit liquide, articolate in tre voci, quali i depositi bancari e il denaro in cassa;
D) Ratei e risconti (attivi), con indicazione del DISAGGIO su prestiti: i ratei attivi sono quote di
proventi comuni a due o pi esercizi, di competenza dellesercizio solo in parte, in quanto esigibili
solo in esercizi successivi (esempio: la societ concede un immobile in locazione nel 2010 e per un
periodo di due anni, 2010 e 2011, pattuendo che il canone di locazione dovr essere pagato alla
fine del 2011. Met di tale somma, per, viene iscritta tra i ratei attivi proprio nel 2010, anche se
non stata ancora percepita, in quanto viene considerata credito del successivo esercizio); i risconti
attivi sono quote di costi comuni a due o pi esercizi, sostenuti nellesercizio ma di competenza
dellesercizio successivo (esempio: la societ prende in fitto dei locali per un periodo di 3 anni
pagando anticipatamente il fitto complessivo di 3000 euro; solo 1000 euro sono imputabili
allesercizio in corso, mentre gli altri 2000 riguardano i due esercizi successivi e pertanto questi
2000 vanno iscritti come risconto attivo, come credito verso gli esercizi futuri). Il disaggio di
100

emissione su prestiti obbligazionari la differenza tra la somma riscossa e la maggior somma


dovuta dalla societ alla scadenza, la quale deve essere imputata pro quota ad ogni esercizio per il
periodo di durata del prestito, in base al piano di ammortamento.
Passiamo alle 5 categorie del PASSIVO dello stato patrimoniale:
A) Patrimonio netto: dalla somma (degli importi) tra capitale sociale nominale, diversi tipi di riserve,
utili portati a nuovo (ossia quelli di esercizi precedenti non distribuiti) ed utili dellesercizio risultanti
dal conto economico vanno detratte le perdite portate a nuovo e quelle dellesercizio, avendo
come risultato il PATRIMONIO NETTO della societ. Tutte le voci citata vanno iscritte nella colonna
del passivo solo per ragioni contabili, ma non sono vere e proprie passivit (passivo ideale);
B) Fondi per rischi ed oneri: si tratta di accantonamenti destinati a coprire perdite o debiti certi o
quantomeno probabili di cui, per, alla chiusura dellesercizio non si conosce ancora lammontare o
la data di sopravvenienza;
C) TFR di lavoro subordinato: limporto del fondo va calcolato in base agli anni di servizio maturati;
D) Debiti, articolati in 14 voci, per capire bene a quanto ammonta lindebitamento della societ;
E) Ratei e risconti (passivi) con indicazione separata dellAGGIO sui prestiti: i ratei passivi sono quote
di costi comuni a due o pi esercizi, di competenza dellesercizio ma da sopportare negli esercizi
successivi; i risconti passivi sono quote di proventi comuni a due o pi esercizi, percepiti
nellesercizio ma di competenza di esercizi successivi.
Alla fine dello stato patrimoniale vanno indicati i CONTI DORDINE, che riguardano lesistenza di rischi ed
impegni futuri, che per non incidono al momento sulla consistenza del patrimonio. Vanno indicate, a tal
proposito, le garanzie dirette ed indirette prestate dalla societ.
CONTO ECONOMICO
Il CONTO ECONOMICO contiene lindicazione del risultato economico dellesercizio (c stato un utile o una
perdita?), rappresentando costi ed oneri sostenuti, nonch ricavi e proventi conseguiti in quellesercizio.
Va redatto in FORMA ESPOSITIVA SCALARE, indicando in sequenza componenti positivi e negativi del
reddito, con previsione dei totali parziali, i quali permettono di distinguere il risultato della specifica
attivit sociale, vedendo se dalla gestione ordinaria ci sono stati utili o perdite, dal risultato straordinario,
inerente oneri e proventi di diversa natura.
Il conto economico articolato in 5 sezioni scalari:
A) Valore della produzione: vanno dapprima sommati i ricavi dellattivit produttiva e le variazioni,
positive o negative, delle rimanenze di magazzino;
B) Costi della produzione: dal totale di cui sopra vanno sottratti i costi della produzione, ossia
ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti, ottenendo il RISULTATO LORDO DELLA GESTIONE
ORDINARIA della societ;
C) Proventi ed oneri finanziari, sommati algebricamente, quali i proventi derivanti da partecipazioni in
altre societ, interessi attivi e passivi, utili e perdite su cambi, con relativo totale;
D) Rettifiche di valore di attivit finanziarie, iscritte e sommate tra loro, riguardanti rivalutazioni e
svalutazioni delle attivit in questione, con indicazione del totale;
E) Proventi ed oneri straordinari, iscritti e sommati tra loro, con relativo totale.
101

Tutti i TOTALI PARZIALI vanno sommati, ottenendo il risultato globale di esercizio, indicato prima a lordo e
poi al netto delle imposte sul reddito: il risultato determina lutile o la perdita di esercizio da riportare nello
stato patrimoniale (Valore della produzione + Costi della produzione + Proventi ed oneri finanziari +
rettifiche di valore di attivit finanziarie + Proventi ed oneri straordinari = RISULTATO GLOBALE LORDO DI
ESERCIZIO. Risultato globale lordo Imposte sul reddito = RISULTATO GLOBALE NETTO DI ESERCIZIO).
NOTA INTEGRATIVA
Redatta ad opera degli amministratori, la NOTE INTEGRATIVA non fa altro che illustrare e specificare le
voci contenute nello stato patrimoniale e nel conto economico, fornendo informazioni integrative appunto
sulla situazione patrimoniale e finanziaria e sul risultato economico dellesercizio, nonch sul numero di
dipendenti, sui compensi di amministratori e sindaci, sulle azioni e sugli altri strumenti finanziari emessi
dalla societ, sui finanziamenti dei soci alla societ e sulle operazioni di locazione finanziaria. Vanno
elencate in tale NOTA, che parte integrante del bilancio, le partecipazioni in societ controllate e
collegate ed il valore che dovrebbe essere attribuito agli strumenti finanziari in applicazione del criterio del
FAIR VALUE (il fair value il corrispettivo al quale unattivit pu essere scambiata, o una passivit estinta,
tra parti consapevoli e disponibili, in una transazione tra terzi indipendenti).
RELAZIONE SULLA GESTIONE
Si tratta di un allegato ESTERNO rispetto al bilancio, redatto dagli amministratori, il quale funge da
resoconto sulla gestione della societ e sulle sue prospettive future. La relazione, in sostanza, fornisce una
panoramica della situazione in cui versa la societ, indicando nel complesso e nei vari settori in cui la stessa
ha operato la situazione generale e landamento della gestione, con particolare attenzione a costi, ricavi ed
investimenti. Indica anche i fatti avvenuti dopo la chiusura dellesercizio e levoluzione prevedibile della
gestione.
Segue: La struttura del bilancio redatto secondo i principi contabili internazionali
Il bilancio redatto secondo i principi contabili internazionali presenta una struttura pi articolata rispetto
quanto previsto dal nostro codice, anzitutto suddividendosi in 5 parti, anzich tre:

Stato patrimoniale;
Conto economico complessivo (equivalente al conto economico);
Note al bilancio (equivalenti alla nota integrativa);
Prospetto delle variazioni del patrimonio netto;
Rendiconto finanziario.

Le due novit, costituite dai documenti del prospetto delle variazioni del patrimonio netto e del rendiconto
finanziario, attribuiscono al bilancio una pi ampia funzione informativa, volta a rappresentare, oltre alla
situazione del patrimonio e alla redditivit ella societ, anche i FLUSSI DI CASSA, ossia la liquidit di cui ha
potuto disporre la societ nel corso dellesercizio, la maniera in cui se l procurata e come lha impiegata,
che descrivono la capacit dellimpresa di far fronte ai propri debiti in scadenza e di effettuare nuovi
investimenti, tutte informazioni non reperibili allinterno dello stato patrimoniale e del conto economico,
in quanto questi due, come abbiamo gi detto, vengono redatti per competenza e non per cassa (pagina
99 della dispensa).
102

Ovviamente, anche al bilancio redatto secondo i principi contabili internazionali occorre allegare le
relazioni degli amministratori, del collegio sindacale e del revisore contabile.
Differentemente dalla disciplina del bilancio contenuta nel codice, i principi contabili internazionali
richiedono degli SCHEMI DI BILANCIO meno rigidi, contenenti le informazioni MINIME inerenti eventi o
elementi patrimoniali omogenei; in mancanza di tale omogeneit le voci vanno indicate distintamente,
includendo anche limporto della voce corrispondente dellesercizio precedente (come nella disciplina del
codice). E vietato, anche qui, il compenso di partite.
Gli elementi minimi necessari dello stato patrimoniale sono i seguenti:

Immobili, impianti e macchinari;


Investimenti immobiliari;
Attivit immateriali;
Attivit finanziarie che non rientrano in altre voci specifiche;
Partecipazioni contabilizzate con il metodo del patrimonio netto;
Attivit biologiche;
Rimanenze;
Crediti commerciali e altri crediti;
Disponibilit liquide e mezzi equivalenti;
Attivit e complessi aziendali che la societ intende vendere o dismettere nel beve periodo,
secondo quanto previsto dallIFRS 5, con separata indicazione delle passivit incluse in tali
complessi patrimoniali;
Debiti commerciali ed altri debiti;
Accantonamenti;
Passivit finanziarie non rientranti in altre voci specifiche;
Crediti e debiti per imposte, distinguendo fra imposte correnti e differite;
Capitale nominale e riserve.

Lorganizzazione delle voci dello stato patrimoniale rimessa alla libert degli amministratori, i quali
devono provvedervi con la massima chiarezza e distinguendo le ATTIVITA e le PASSIVITA A BREVE
TERMINE (CORRENTI) da quelle a LUNGO TERMINE (NON CORRENTI): sono attivit a breve termine il
denaro, i beni posseduti a scopo di negoziazione e le attivit destinate ad essere utilizzate o vendute nel
normale ciclo operativo dellimpresa o comunque entro 12 mesi, mentre sono passivit a breve termine
quelle destinate ad essere estinte nel normale ciclo operativo dellimpresa o il cui pagamento deve essere
effettuato o preteso entro 12 mesi, oppure quelle assunte a scopo di negoziazione. Tutte le altre attivit e
passivit sono non correnti.
Nel bilancio redatto secondo i principi contabili internazionali MANCANO i conti dordine in calce allo stato
patrimoniale e garanzie, passivit solo eventuali ed impegni futuri vanno indicati nelle note al bilancio.
Il contenuto MINIMO del conto economico indicato nello IAS 1 e comprende:

Ricavi;
Oneri finanziari;
Oneri tributari;
103

Utili o perdite, plusvalenze o minusvalenze delle attivit operative cessate, al netto delle imposte;
Utile o perdita desercizio;
Altre voci di ricavo e di costo che, in base a quanto disposto dai singoli principi contabili
internazionali, non concorrono a determinare lutile o la perdita di esercizio (prospetto delle altre
voci del conto economico complessivo);
Totale del conto economico complessivo.

Noi sappiamo che il conto economico contiene tutti gli incrementi e le diminuzioni patrimoniali verificatisi
nellesercizio; al pari della disciplina del codice, tuttavia, anche i principi contabili internazionali prevedono
che alcune variazioni patrimoniali siano rilevate direttamente come variazioni delle poste del patrimonio
netto, senza risultare dal conto economico, come nel caso delle operazioni con i soci in quanto tali
(pensiamo allaumento del capitale sociale o alla riduzione dello stesso, laddove acquisizione o rimborso
dei conferimenti non possono essere equiparati a ricavi o costi, pertanto non potendo figurare nel conto
economico).
Il PROSPETTO DELLE VARIAZIONI DEL PATRIMONIO NETTO un ulteriore documento che fa parte del
bilancio, allinterno del quale vanno evidenziate le MODIFICAZIONI TOTALI POSITIVE E NEGATIVE del
patrimonio netto nellesercizio. Il prospetto, infatti, indica il totale del conto economico complessivo
dellesercizio e gli importi delle operazioni con i soci che agiscono in tale qualit (distribuzione di
dividendi, acquisto di azioni proprie ecc.).
Il RENDICONTO FINANZIARIO, invece, espone sinteticamente INCASSI e PAGAMENTI (FLUSSI DI CASSA o
cash flows) effettuati dalla societ durante lesercizio, descrivendo dunque le variazioni di disponibilit
liquide della societ, la loro origine ed il loro impiego.
I flussi di cassa vengono raggruppati in 3 CLASSI:

Flussi di cassa dellattivit operativa, inerenti lesercizio dellattivit produttiva principale


dellimpresa (esempio: incassi da vendita di beni e servizi);
Flussi di cassa derivanti dallattivit dinvestimento, relativi a smobilizzazione o realizzazione di
investimenti (esempio: incassi per la vendita di partecipazioni);
Flussi di cassa derivanti dallattivit finanziaria, ossia incassi delle operazioni con cui la societ si
procura nuovo capitale o nuovi finanziamenti, oppure i pagamenti dei dividendi o degli interessi.

Le NOTE AL BILANCIO, equivalenti alla nota integrativa prevista dal codice, non fanno altro che illustrare
ed integrare il contenuto degli altri documenti del bilancio: , dunque, obbligatorio fornire tutte le
informazioni aggiuntive necessarie per una rappresentazione veritiera e corretta dei fatti del bilancio
stesso.
I criteri di valutazione nel codice civile
La redazione del bilancio contempla al suo interno una molteplicit di cespiti patrimoniali per cui manca un
valore assoluto da iscrivere o comunque tale valore, pur esistendo, si presenta come soggetto a mutare
notevolmente nel tempo (basti pensare agli immobili o ai macchinari, la cui valutazione dipende dalla
destinazione duso per gli uni e dallusura del tempo per gli altri). In questi casi sono gli amministratori a
dover STIMARE il valore dei beni, sulla base della propria discrezionalit, potendo dar luogo,
volontariamente o involontariamente, ad una stima errata, con una sopravvalutazione delle attivit o una
104

sottovalutazione delle passivit comportanti un danno per la societ, oppure con una sopravvalutazione
delle passivit ed una sottovalutazione delle attivit, comportanti un ingiusto beneficio ( il caso delle
riserve occulte, utili conseguiti ma non risultanti dal bilancio).
Per evitare questi effetti distorsivi che falserebbero il risultato economico dellesercizio, tanto il codice
civile, quanto i principi contabili internazionali, seguono due strade diverse: da un lato fissano i principi
generali della prudenza e della continuit (pagina 99 della dispensa); dallaltro, invece, dettano i criteri
a cui gli amministratori devono attenersi nella valutazione dei diversi cespiti.
Partiamo dalla disciplina del codice, dettata dal nostro legislatore, che accoglie anzitutto il CRITERIO del
COSTO STORICO DI ACQUISTO O DI PRODUZIONE del bene contabilizzato.
Le immobilizzazioni, siano esse immateriali, materiali o finanziarie, vanno iscritte in bilancio al costo
storico (art.2426 comma 1 c.c.), computando anche i COSTI ACCESSORI (esempio: spese di trasporto o di
manutenzione).
Qualora lutilizzazione di immobilizzazioni materiali o immateriali sia limitata nel tempo (pensiamo ai
macchinari) necessario operare lAMMORTAMENTO del VALORE in ogni esercizio, tenendo conto della
residua possibilit di utilizzazione del bene, attraverso la diretta riduzione del valore iscritto nellattivo
patrimoniale: tenendo conto di diversi coefficienti (obsolescenza tecnica, logorio fisico ecc.), quindi, viene
ripartito tra i diversi esercizi di probabile durata del bene il costo inizialmente sopportato.
Se, poi, vi sono anche delle SVALUTAZIONI dei beni, il valore degli stessi va ridotto rispetto a quello storico,
almeno per lesercizio in cui il minor valore stato accertato.
Sono previste, inoltre, delle regole particolari per alcune immobilizzazioni: quelle finanziarie costituite da
partecipazioni in societ controllate o collegate, per esempio, possono essere valutate in base al
patrimonio netto, anzich al costo, ossia in base alla quota di patrimonio netto detenuta nella societ in
questione, risultante dallultimo bilancio (se vi sono plusvalenze negli esercizi successivi, esse vanno iscritte
in una riserva non distribuibile). I costi di impianto, di ricerca, di sviluppo e pubblicit, per altro verso,
possono essere iscritti nellattivo SOLO se hanno unUTILITA PLURIENNALE, potendo essere ammortizzati
in un periodo non superiore a 5 anni (fino a che lammortamento non completato non si possono
distribuire dividendi, almeno che non vi siano riserve sufficienti a coprire la parte non ancora
ammortizzata, e ci al fine di tutelare i creditori). Anche lavviamento, se acquistato A TITOLO ONEROSO,
pu essere iscritto nellattivo e ammortizzato in 5 anni. Per quanto riguarda i crediti, invece, essi vanno
iscritti in bilancio in base al VALORE di PRUDENTE REALIZZO, ossia se realmente possono essere realizzati,
altrimenti vanno iscritti per la minor somma conseguibile.
I beni dellattivo circolante diversi dai crediti e che non costituiscono immobilizzazioni (rimanenze, titoli e
partecipazioni) vanno iscritte in base al COSTO DI ACQUISTO O DI PRODUZIONE, oppure, qualora abbiano
in un determinato esercizio un valore minore, in base al VALORE DI REALIZZO.
Per quanto riguarda le operazioni IN VALUTA (attivit e passivit) i cui effetti non si sono ancora esauriti al
termine dellesercizio, esse vanno iscritte in bilancio diversamente a seconda che si tratti di
immobilizzazioni o meno: nel caso in cui le attivit e le passivit siano immobilizzazioni, occorre iscriverle al
TASSO DI CAMBIO STORICO, ossia quello relativo al momento del loro acquisto; nel caso di attivit e
passivit non costituenti immobilizzazioni, necessario iscriverle al tasso di cambio in vigore alla data di
105

chiusura dellesercizio, imputando al conto economico utili e perdite derivanti dalla differenza rispetto al
cambio del giorno di compimento delloperazione (in caso di somma positiva, lutile netto viene
accantonato e non distribuibile fino al realizzo).
Al fine di garantire una rappresentazione veritiera e corretta, il nostro legislatore permette agli
amministratori di avvalersi di DEROGHE ECCEZIONALI rispetto ai criteri fino ad ora esposti, attribuendo ai
beni un VALORE SUPERIORE a quello che risulterebbe dallapplicazione degli stessi, motivando le deroghe
allinterno della nota integrativa (se risultano utili, essi vanno iscritti in unapposita riserva non distribuibile
sino al realizzo). Trai casi eccezionali non rientrano gli incrementi di valore per svalutazione monetaria, in
quanto la rivalutazione possibile SOLO in caso di leggi speciali.
Nellambito della loro discrezionalit, per, gli amministratori non possono dar luogo a sopravvalutazioni o
sottovalutazioni non dovute a ragioni oggettive, in quanto la clausola generale della rappresentazione
veritiera e corretta risulta sovraordinata rispetto al principio di prudenza: rimangono illecite, pertanto, le
riserve occulte.
Segue: I criteri di valutazione dei principi contabili internazionali
I criteri di valutazione dettati dai principi contabili internazionali si discostano notevolmente da quelli del
codice civile, in quanto oltre ad impedire sopravvalutazioni del patrimonio non conformi al principio di
prudenza, evitano anche le sottovalutazioni dettate dalluso del criterio storico, affiancato e sostituito dalla
valutazione in base al fair value.
Il FAIR VALUE (VALORE EQUO) altro non che il valore di scambio o di mercato di un bene: il valore di
mercato esprime le variazioni di valore meglio del costo storico rettificato ed per tal motivo che il fair
value viene preferito. Tuttavia, gli utili conseguenti allimpiego del fair value vanno iscritti una RISERVA
NON DISTRIBUIBILE fino a che il maggior valore iscritto non sia stato realizzato.
Passiamo in rassegna i criteri di valutazione dei principi contabili internazionali:

Gli investimenti in immobili vanno iscritti nel bilancio, per la prima volta, al costo storico di
acquisto (comprensivo dei costi accessori), mentre nei bilanci successivi si pu optare per la
conservazione di tale valore, opportunamente rettificato in base ad ammortamenti (se il bene ha
vita utile di durata determinata) e svalutazioni (in caso di durevole perdita di valore del bene), o per
la contabilizzazione al fair value alla data di riferimento del bilancio;
Gli impianti, i macchinari e gli immobili posseduti per uso proprio sono, inizialmente, rilevati in
bilancio al costo storico di acquisto, comprensivo dei costi accessori, per poi essere, in un secondo
momento, rivalutati in base al fair value (le plusvalenze rispetto al valore storico vengono iscritte in
una riserva non distribuibile). Solo nel caso in cui non sia possibile determinare il fair value, viene
conservato il valore storico, rettificato in base ad ammortamenti e svalutazioni;
I beni immateriali vanno iscritti in bilancio in caso di probabili e futuri benefici economici,
valutandoli in base al valore di costo, ammortizzato negli esercizi successivi per la durata di vita
utile del bene. Nel caso in cui esista un mercato attivo dei beni, invece, negli esercizi successivi al
primo va utilizzato il valore di mercato, tanto per le immobilizzazioni immateriali (come il diritto di
brevetto), quanto per i costi di sviluppo. Non possibile liscrizione allattivo di costi di ricerca, di
impianto e di ampliamento, di pubblicit, in quanto costituenti spesa di aleatoria utilit futura;
106

Lavviamento va iscritto nellattivo SOLO se acquistato a titolo oneroso e nei limiti del costo
sostenuto e non possibile ammortizzarlo successivamente, ma solo svalutarlo in caso di perdita
durevole di valore;
Le attivit finanziarie (crediti, strumenti finanziari derivati ecc.) vanno iscritte in bilancio al fair
value alla data dello stesso, altrimenti siscrivono al costo. Uneccezione a tale criterio prevista per
le partecipazioni in societ controllate o collegate, per cui possibile la valutazione al costo o al
fair value, e per finanziamenti, crediti ed investimenti che limpresa intende possedere sino alla
loro scadenza, i quali vengono valutati al fair value solo nella prima iscrizione in bilancio,
mantenendo tale valore nei bilanci successivi;
Le rimanenze vanno iscritte al costo di acquisto o produzione oppure, se minore, al valore di
realizzo desumibile dallandamento del mercato;
I lavori in corso vanno iscritti sulla base di ricavi e costi stimati in base allo stato di avanzamento dei
lavori;
Attivit e passivit in valuta estera da contabilizzare al valore del costo storico vanno iscritte in
bilancio al tasso di cambio storico, mentre quelle contabilizzate al fair value vanno iscritte al tasso
di cambio in vigore alla data in cui stato determinato il fair value stesso (attivit e passivit in
denaro, invece, vanno iscritte al tasso di cambio alla data di riferimento del bilancio).

Anche in caso di applicazione dei criteri di valutazione dei principi contabili internazionali, possibile per gli
amministratori usufruire di deroghe eccezionali, sempre al fine di garantire una rappresentazione veritiera
e corretta, motivando le deroghe nelle note al bilancio.
Il procedimento di formazione del bilancio
Alla redazione del bilancio di esercizio, nel sistema tradizionale di amministrazione e controllo ed in quello
monistico, partecipano tutti gli organi sociali, nonch il soggetto incaricato del controllo contabile. Nel
sistema dualistico, invece, la stesura del bilancio compete al consiglio di gestione e lapprovazione al
consiglio di sorveglianza, o in mancanza allassemblea (anche su richiesta di 1/3 dei componenti di uno dei
due consigli).
Lassemblea, competente per lapprovazione del bilancio, viene convocata almeno una volta allanno nel
termine di 120 giorni dalla chiusura dellesercizio sociale, termine che diventa di 180 giorni nel caso di
societ non quotate e nellipotesi in cui vada redatto il bilancio consolidato o vi siano esigenze particolari.
Sono SEMPRE gli amministratori a provvedere alla stesura del PROGETTO DI BILANCIO e tale funzione non
derogabile al comitato esecutivo o agli amministratori delegati.
Nelle societ quotate gli amministratori si avvalgono di un DIRIGENTE PREPOSTO ALLA REDAZIONE DEI
DOCUMENTI CONTABILI, il quale non solo si occupa della stesura degli stessi, ma provvede anche ad
attestare che atti e comunicazioni diffusi al mercato siano conformi alle scritture contabili, assumendosi la
responsabilit, civile e penale, del proprio operato.
Qualora si tratti di societ capogruppo, al bilancio della stessa vanno allegate le copie integrali dei bilanci
delle societ controllate ed un PROSPETTO RIEPILOGATIVO dei dati dellultimo bilancio delle societ
collegate (anche per le societ controllate va allegato un semplice prospetto riepilogativo se viene redatto
il bilancio consolidato).
107

Nelle sole societ quotate va allegata, inoltre, una RELAZIONE SUL BILANCIO, sottoscritta da
amministratori e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili, nella quale si attesta che il
bilancio conforme alle risultanze delle scritture contabili ed ai principi contabili internazionali, che sono
state rispettate le procedure di formazione del bilancio e che pertanto questultimo offre una
rappresentazione veritiera e corretta.
Almeno 30 giorni prima di riunire lassemblea per lapprovazione del progetto di bilancio, questultimo
viene comunicato al collegio sindacale, il quale ha il compito di riferire allorgano assembleare le proprie
osservazioni e proposte a riguardo, oltre che quelle in merito allattivit svolta. Anche il revisore redige la
propria relazione di giudizio sul bilancio.
Progetto di bilancio, allegati, relazioni degli amministratori, dei sindaci e del soggetto incaricato del
controllo contabile vengono tutti depositati in copia presso la sede sociale nei 15 giorni che precedono
lassemblea, dando cos la possibilit ai soci di prenderne visione.
Lassemblea, poi, provvede ad approvare o respingere il bilancio, mentre si discute in dottrina della
possibilit di apportare modifiche. Entro 30 giorni dallapprovazione, una copia del bilancio, delle relazioni
e del verbale di approvazione vengono depositate dagli amministratori presso lufficio del registro delle
imprese o spedite a mezzo raccomandata.
Nelle societ con azioni quotate in borsa va redatta, a cura degli amministratori, una RELAZIONE
FINANZIARIA SEMESTRALE sullandamento della gestione, la quale va resa nota entro 60 giorni dalla
chiusura del primo semestre, nei modi stabiliti dalla Consob. Essa consiste in un bilancio in forma
abbreviata, contenente la relazione sulla gestione degli amministratori e lattestazione di conformit del
dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili.
Invalidit della delibera di approvazione
Delle deliberazioni assembleari annullabili e nulle abbiamo gi parlato in precedenza (pagine 65,66 e 67
della dispensa) ed facile intuire che anche il bilancio di esercizio possa presentare vizi ed irregolarit
inerenti il procedimento di formazione e comportanti annullabilit o nullit della delibera di approvazione.
Possono anche esserci, per, delle irregolarit riguardanti il contenuto del bilancio, redatto violando i
principi di chiarezza, verit e correttezza ed in tal caso si va incontro alla NULLITA della delibera
assembleare, anche se lazione giudiziaria pu essere proposta solo da chi ha un interesse CONCRETO ed
ATTUALE (ossia da chi vuole evitare un pregiudizio patrimoniale diretto o abbia interesse a conoscere la
reale situazione patrimoniale della societ). Occorre, inoltre, che i vizi di chiarezza siano tali da
compromettere EFFETTIVAMENTE la funzione informativa del bilancio, non potendo trattarsi di vizi
marginali, non comportanti nullit.
Le riforme del 1974 e del 2003 hanno anche introdotto dei LIMITI ALLIMPUGNAZIONE di delibere di
approvazione del bilancio annullabili o nulle:

Le azioni di annullabilit e di nullit non possono essere esercitate una volta approvato il bilancio
dellesercizio successivo;

108

Limpugnazione della delibera, qualora il soggetto incaricato della revisione non abbia formulato
rilievi (o anche in caso di giudizio positivo con rilievi nelle societ quotate), spetta soltanto a tanti
soci rappresentanti almeno il 5% del capitale sociale, onde evitare azioni pretestuose o ricattatorie;

Nel termine di 6 mesi dal deposito del bilancio presso lufficio del registro delle imprese, la Consob (lIsvap
per le societ assicurative) pu proporre in ogni caso limpugnativa per mancata conformit del bilancio
alle norme sui criteri di redazione, anche nellipotesi di giudizio senza rilievi da parte della societ di
revisione, ma NON nellipotesi di vizi del procedimento di formazione.
Resta ferma, in ogni caso, la legittimazione allimpugnativa di amministratori, sindaci e rappresentante
comune degli azionisti di risparmio. Ogni terzo interessato, inoltre, pu far valere la nullit della delibera
per vizi di contenuto (oltre alla percentuale di soci gi indicata).
Se viene accertata la nullit, gli amministratori devono redigere nuovamente non solo il bilancio di
esercizio impugnato, ma anche quelli degli esercizi intermedi viziati in egual modo.
Utili. Riserve. Dividendi
E lassemblea a deliberare sulla distribuzione degli utili ai soci: nel sistema tradizionale ed in quello
monistico in sede di approvazione del bilancio, nel sistema dualistico dopo lapprovazione dello stesso da
parte del consiglio di sorveglianza.
Esistono, per, dei VINCOLI DI DESTINAZIONE, tanto legali quanto statutari, per quanto concerne gli utili,
che impediscono agli stessi di essere distribuiti fra i soci sotto forma di dividendi.
Anzitutto, se negli esercizi precedenti vi stato PERDITA del capitale sociale, non si pu procedere a
distribuzione di utili se prima non si reintegrato o ridotto lo stesso.
La legge, inoltre, impone che venga operato un ACCANTONAMENTO CONTABILE di utili, a salvaguardia
dellintegrit del capitale sociale, pari al 5% degli stessi e fino a quando non si raggiunge il 20% del capitale
sociale: si tratta della cosiddetta RISERVA LEGALE, che consiste in una forma di AUTOFINANZIAMENTO
OBBLIGATORIO. Tale riserva, infatti, rimane nella societ per evitare che perdite future riducano
direttamente il capitale sociale.
Accanto a quella legale possiamo trovare la RISERVA STATUTARIA, ossia contemplata allinterno dello
statuto e SOLO aggiuntiva rispetto a quellimposta dal legislatore. Anche gli utili accantonati in forza di
questa riserva non sono distribuibili tra i soci dallassemblea ordinaria, ma se nel caso della riserva legale la
disciplina inderogabile, nellipotesi di riserva statutaria lassemblea straordinaria pu modificare lo
statuto e rendere distribuibili le somme corrispondenti.
Vi sono, poi, le RISERVE FACOLTATIVE, quelle disposte dallassemblea ordinaria di approvazione del
bilancio.
Un altro vincolo di destinazione si configura nellipotesi di partecipazioni agli utili di promotori, soci
fondatori e amministratori, computate sugli utili netti di esercizio, dedotta la quota di riserva legale.
Quindi, in sostanza, ai soci spettano gli utili distribuibili di esercizio e quelli accertati e non distribuiti in
esercizi precedenti (riserve disponibili e utili riportati a nuovo). Se nelle societ di persone (commerciale
1) abbiamo visto che la delibera assembleare di approvazione del bilancio dava luogo al DIRITTO degli
109

azionisti allimmediata assegnazione degli utili, nelle societ di capitali occorre unULTERIORE e DISTINTA
deliberazione assembleare di distribuzione.
E, dunque, il gruppo di comando in assemblea a decidere se optare per la distribuzione degli utili o
reinvestire gli stessi nella societ (AUTOFINANZIAMENTO), anche se la mancata distribuzione di utili per
pi esercizi al solo fine di indurre i soci di minoranza a disfarsi delle proprie azioni motivo di
ANNULLABILITA della delibera. Inoltre, lo statuto pu prevedere un DIVIDENDO MINIMO ANNUALE per
alcune categorie di azionisti, ammesso che vi siano utili.
Gli utili distribuibili, tra laltro, sono quelli REALMENTE CONSEGUITI e risultanti dal bilancio approvato e
non quelli FITTIZI, ossia quelli che pur esistendo devono essere destinati alla reintegrazione del capitale
sociale. La delibera assembleare di distribuzione di utili fittizi NULLA per illiceit delloggetto, con
responsabilit, anche penale, degli amministratori. Se gli azionisti che hanno ricevuto i dividendi per utili
non realmente esistenti sono in BUONA FEDE, se i dividendi sono stati distribuiti in base ad un bilancio
regolarmente approvato e se dal bilancio risultano utili netti corrispondenti, gli stessi azionisti non sono
esposti a ripetizione, ossia non devono restituire i dividendi riscossi.
Segue: Gli acconti dividendo
La chiusura dellesercizio e lapprovazione del bilancio sono, in linea generale, condizioni necessarie per dar
luogo alla distribuzione degli utili. Tra laltro solo con esse possibile sapere se tali utili esistono realmente.
Tuttavia, al fine di favorire la propensione del risparmio verso linvestimento azionario, nelle sole societ
che fanno appello al pubblico risparmio prevista la REMUNERAZIONE INFRA-ANNUALE del capitale
(esempio: titoli di Stato), anche se in passato si a lungo discusso sulla liceit di questultima, dato il rischio
di distribuire utili solo sperati.
Il d.p.r.30/1986 ha introdotto lart.2433-bis allinterno del codice, al fine di porre una serie di limitazioni e
cautele per quelli che sono stati definiti come ACCONTI SUI DIVIDENDI:
A. La distribuzione di acconti dividendo consentita solo a societ per azioni il cui bilancio soggetto,
obbligatoriamente, a controllo da parte di una societ di revisione iscritta nellalbo speciale
(pagine 84/85 della dispensa);
B. La distribuzione di acconti dividendo nelle suddette societ deve essere prevista dallo statuto;
C. La distribuzione di acconti dividendo viene deliberata dagli amministratori SOLO dopo il giudizio
positivo della societ di revisione sullesercizio precedente e dopo lapprovazione dello stesso;
D. La distribuzione di acconti dividendo VIETATA se dal bilancio risultano perdite;
E. Gli acconti dividendo non possono superare la MINOR SOMMA tra limporto degli utili conseguiti
dalla chiusura dellesercizio precedente (gi diminuiti delle quota da riservare alla riserva legale e a
quella statutaria) e quello delle riserve disponibili risultanti dallultimo bilancio approvato.
Come gi anticipato, la delibera di distribuzione di acconti dividendo di competenza del consiglio di
amministrazione, che la pu adottare sulla base di un PROSPETTO CONTABILE e di una RELAZIONE
(documenti per cui occorre il parere del soggetto incaricato del controllo contabile), dai quali risulti la
possibilit di procedere a tale distribuzione.

110

Gli acconti dividendo erogati non sono ripetibili neanche in caso di perdite assorbenti gli utili del periodo e
le riserve disponibili e lassemblea che successivamente approva il bilancio non pu decidere per la
restituzione.
Il bilancio consolidato di gruppo
Il BILANCIO CONSOLIDATO un bilancio redatto dalla societ capogruppo, in aggiunta al proprio e sulla
base dei bilanci delle singole societ del gruppo, che riproduce fedelmente la situazione patrimoniale,
finanziaria ed economica del GRUPPO CONSIDERATO NELLA SUA UNITA.
Lobbligo di redigere il bilancio consolidato grava sulla societ di capitali controllante altre imprese (anche
non societarie) e sulla cooperativa che controlla societ di capitali; esonerati dallobbligo sono i gruppi di
minore dimensione, purch al loro interno non figurino societ con azioni quotate.
Nei gruppi a catena (pagina 48 della dispensa) il bilancio consolidato va redatto solo dalla societ al vertice
del gruppo e non dalle sub-holding (controllate che a loro volta controllano altre societ), sempre che non
abbiano emesso titoli quotati in borsa e sempre che i soci rappresentanti il 5% del capitale sociale non ne
abbiano fatto richiesta.
A partire dal 2005 le societ emittenti azioni o altri strumenti finanziari quotati o diffusi tra il pubblico in
maniera rilevante sono obbligate a redigere i bilanci consolidati secondo i principi contabili internazionali
(IAS 27), al pari delle societ bancarie, assicurative, di intermediazione mobiliare o finanziarie di grandi
dimensioni. Sono obbligate a redigere il bilancio consolidato secondo la disciplina nazionale le societ che
possono redigere il bilancio in forma abbreviata. Tutte le altre possono scegliere se adottare i principi
contabili internazionali o la disciplina nazionale.
E proprio la disciplina da applicare a determinare lAREA DI CONSOLIDAMENTO, ossia quali societ
controllate debbano essere incluse nel bilancio consolidato: secondo i principi contabili internazionali
vanno incluse TUTTE le controllate, tranne quelle POSSEDUTE PER LA VENDITA, ossia le societ di cui la
controllante intenda alienare il controllo entro un anno; secondo la disciplina nazionale, invece,
lesclusione di una controllata facoltativa:

In caso di partecipazioni irrilevanti o possedute per la successiva alienazione;


In presenza di gravi e durature restrizioni allesercizio dei diritti della controllante;
In caso di impossibilit o eccessiva onerosit per lottenimento delle informazioni necessarie da
parte della controllata.

Se da un lato, per quanto riguarda larea di consolidamento, le due discipline presentano divergenze,
dallaltro vi sono un notevole numero di analogie che consentono una trattazione unitaria. Esaminiamole.
Il bilancio consolidato viene redatto dagli amministratori della controllante alla data di chiusura del
PROPRIO esercizio, pertanto se la chiusura dellesercizio delle controllate differisce necessario che le
stesse predispongano un bilancio annuale intermedio coincidente con la stesura del bilancio consolidato, in
cui hanno lobbligo di trasmettere tutte le informazioni richieste (non possono opporre il segreto
aziendale).
Il bilancio consolidato, tra laltro, presenta la medesima struttura del bilancio desercizio: se viene redatto
secondo la disciplina nazionale si articola in stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa; se, al
111

contrario, viene redatto secondo i principi contabili internazionali deve includere anche il prospetto delle
variazioni del patrimonio netto ed il rendiconto finanziario (pagine 99 e seguenti della dispensa). Dobbiamo
comunque tener conto che NON si tratta di una somma tra i diversi bilanci, ma di una rappresentazione
della situazione patrimoniale, finanziaria ed economica del gruppo, COME SE SI TRATTASSE DI UNUNICA
IMPRESA, ed per tal motivo che vanno eliminati i singoli rapporti interni, secondo dei PRINCIPI DI
CONSOLIDAMENTO fissati dalla nostra legge e dai principi contabili internazionali.
Vanno ripresi gli elementi dellattivo e del passivo, nonch i proventi e gli oneri delle imprese incluse nel
consolidamento, utilizzando criteri di valutazione UNIFORMI, di regola quelli utilizzati dalla societ che
redige il consolidato.
Non vanno iscritte nel bilancio consolidato:

Le partecipazioni della controllante in imprese incluse nel consolidamento e la corrispondente


frazione del patrimonio netto (capitale e riserve) di queste: tali valori vengono sostituiti, nel bilancio
consolidato, dalliscrizione diretta di attivit e passivit risultanti dal bilancio delle controllate. In tal
modo possibile che emergano delle differenze fra il valore unitario per cui la partecipazione era
iscritta nel bilancio della capogruppo e la somma dei valori degli elementi patrimoniali della
controllata, che sostituiscono il primo. Tali differenze prendono il nome di DIFFERENZE DI
CONSOLIDAMENTO;
I crediti ed i debiti fra le imprese incluse nel consolidamento;
I proventi e gli oneri relativi ad operazioni effettuate fra le stesse;
Gli utili e le perdite conseguenti.

Va precisato che il bilancio consolidato viene approvato dagli amministratori, nel sistema tradizionale ed in
quello monistico, e dal consiglio di sorveglianza nel sistema dualistico e non dallassemblea, come avviene
invece per il bilancio di esercizio: ci comporta lapplicazione della disciplina di invalidit delle delibere del
consiglio di amministrazione.
I soci rappresentanti almeno il 5% del capitale, se la societ soggetta a revisione contabile obbligatoria, o
la Consob in ogni caso possono richiedere al tribunale lACCERTAMENTO DI CONFORMITA del bilancio
consolidato alle norme che ne disciplinano i criteri di redazione, entro 6 mesi dal deposito del bilancio
stesso.

CAPITOLO QUATTORDICESIMO LE MODIFICAZIONI DELLO STATUTO


Nozione
Per MODIFICAZIONE DELLO STATUTO si intende qualsiasi mutamento del contenuto oggettivo del
contratto sociale, ossia dello statuto in senso stretto o dellatto costitutivo, consistente nellinserimento di
nuove clausole o nella modificazione/soppressione di quelle preesistenti.
Le modificazioni oggettive possono riguardare diversi aspetti del contenuto del contratto sociale,
incidendo in maniera diversa sulla struttura organizzativa della societ: vi sono modificazioni poco
interessanti da analizzare ed altre su cui, invece, importante soffermarsi, in quanto incidono
notevolmente sui soci e/o sui creditori (pensiamo alla modifica del capitale sociale o ad un procedimento
di fusione o trasformazione).
112

Le modificazioni soggettive, ossia della compagine sociale, NON vanno considerate come modificazioni
dello statuto, diversamente da ci che avviene nelle societ di persone e pertanto non sono soggette alla
deliberazione dellassemblea straordinaria, al controllo notarile e alliscrizione nel registro delle imprese.
La disciplina comune a tutte le modificazioni statutarie, data la diversit degli interventi sul contratto
sociale, riguarda soltanto la regolamentazione del relativo procedimento.
Il procedimento
E competenza dellassemblea STRAORDINARIA, in forza dellart.2365 c.c., deliberare le modificazioni dello
statuto. Questa regola, per, pu benissimo incontrare delle eccezioni, in quanto lo statuto stesso pu
prevedere, gi inizialmente, il potere di modifica da parte degli amministratori (o del consiglio di
sorveglianza nel sistema dualistico), fermo restando il CONTROLLO NOTARILE, per quanto riguarda:

Casi particolari di fusione;


Istituzione/soppressione di sedi secondarie;
Indicazione degli amministratori CON rappresentanza;
Riduzione del capitale sociale per recesso del socio;
Adeguamento dello statuto a disposizioni normative;
Trasferimento della sede sociale nel territorio italiano;
Aumento del capitale sociale a pagamento.

Ricordiamo, inoltre, che la riduzione del capitale sociale per perdite pu essere operata anche dal
tribunale.
In linea generale, comunque, lassemblea straordinaria che delibera tutte le modifiche, decidendo con le
maggioranze previste, salvo alcuni casi di rilievo, dove nelle societ NON quotate viene richiesta una
maggioranza pi elevata per prendere una decisione:

Cambiamento oggetto sociale;


Trasformazione;
Scioglimento anticipato;
Proroga della societ;
Revoca dello stato di liquidazione;
Trasferimento sede sociale allestero;
Emissione di azioni privilegiate;
Introduzione, modificazione o soppressione della clausola compromissoria (nelle sole societ che
non fanno appello al mercato del capitale di rischio);
Trasformazione eterogenea;
Esclusione o limitazione del diritto dopzione.

Negli ultimi due casi sono necessarie maggioranze rafforzate anche nelle societ quotate, in capo alle quali
gravano anche degli obblighi di informazione nei confronti del pubblico e della Consob (almeno 15 giorni
prima della delibera modificativa dello statuto, gli amministratori devono mettere a disposizione del
pubblico una relazione illustrativa delloperazione).

113

Venuto meno (lo abbiamo visto in precedenza) il controllo giudiziario obbligatorio sullo statuto, venuta a
mancare anche lomologazione delle delibere modificative da parte del tribunale, anche se oggi il notaio
ad accertare, dopo aver verbalizzato la delibera dellassemblea e chiuso il verbale, il rispetto delle
condizioni previste dalla legge, richiedendone liscrizione nel registro delle imprese, entro 30 giorni e
contestualmente al deposito. Lufficio del registro, invece, si limita ad un controllo di regolarit formale
della documentazione, provvedendo alliscrizione della delibera.
Il controllo del tribunale, bench non pi obbligatorio, rimane comunque FACOLTATIVO ed EVENTUALE: se
il notaio ritiene non osservate le condizioni di legge, gli amministratori devono convocare lassemblea
entro 30 giorni per prendere dei provvedimenti, oppure possono rivolgersi al giudice affinch questultimo
ordini liscrizione con proprio decreto, verificata losservanza dei requisiti di legge. Se gli amministratori
non sanano le lacune riscontrate dal notaio, la delibera inefficace, anche perch la stessa produce effetti
SOLO e SOLAMENTE a partire dalliscrizione nel registro delle imprese, salvo nei casi di efficacia
CONDIZIONATA (come per le delibere che pregiudicano i diritti speciali di determinate categorie di azioni,
per cui occorre lapprovazione dellassemblea di categoria) o DIFFERITA (come nellipotesi di delibere di
fusione).
La domanda di iscrizione nel registro delle imprese della delibera modificativa va accompagnata con il
deposito del TESTO AGGIORNATO dello statuto.
Diritto di recesso
La necessit della sola maggioranza in sede di assemblea straordinaria per deliberare sulle modificazioni
statutarie fa s che linteresse del gruppo di comando prevalga, con facilit, su quello del singolo socio o
della minoranza. E questo giusto, in quanto la societ per azioni , per sopravvivere, deve potersi
adeguare subito e facilmente alle esigenze della realt economica.
Tuttavia, tale potere della maggioranza incontra determinati LIMITI, sia perch occorre rispettare le norme
di legge, sia perch non bisogna violare i principi della CORRETTEZZA e della BUONA FEDE nellattuazione
del contratto sociale, nonch quello di PARITA DI TRATTAMENTO tra gli azionisti.
Quando la delibera modificativa, inoltre, incide notevolmente sulla struttura preesistente della societ, una
forma di tutela garantita dalla PREVISIONE DI MAGGIORANZE PIU ELEVATE e dal riconoscimento del
DIRITTO DI RECESSO dalla societ.
Sempre pi forte, negli anni, stata lattenzione del legislatore verso la tutela dei singoli soci,
inerentemente al diritto di recesso. Con la riforma del 2003, infatti, si passati dalle sole tre CAUSE di
recesso (cambiamento oggetto sociale, trasformazione, trasferimento della sede allestero) alla distinzione
tra CAUSE INDEROGABILI, CAUSE DEROGABILI DALLO STATUTO E CAUSE STATUTARIE.
Ovviamente il diritto di recesso spetta sempre ai soci DISSENZIENTI, ASSENTI o ASTENUTI allinterno delle
delibere modificative.
A norma dellart.2437 comma 1 c.c. sono cause INDEROGABILI di recesso, che non possono essere
aggirate/soppresse in alcun modo:

La modifica delloggetto sociale, quando comporta un cambiamento significativo dellattivit della


societ;
114

La trasformazione della societ;


Il trasferimento della sede sociale allestero;
La revoca dello stato di liquidazione;
Leliminazione di una o pi cause di recesso derogabili o statutarie;
La modifica dei criteri di valutazione delle azioni in caso di recesso;
Le modificazioni dello statuto concernenti il diritto di voto o partecipazione (i diritti patrimoniali).

Sono cause DEROGABILI di recesso, a norma dellart.2437 comma 2:

La proroga del termine di durata della societ;


Lintroduzione o la rimozione dei vincoli alla circolazione delle azioni.

Mentre nellipotesi di cause inderogabili permesso al socio recedere SOLO PER PARTE DELLE AZIONI,
nellipotesi delle cause derogabili ci non previsto.
Per le sole societ che non fanno appello al mercato del capitale di rischio, anche lo statuto pu prevedere
ulteriori cause di recesso (cause STATUTARIE).
La riforma del 2003 ha previsto, inoltre, che il socio di una societ A TEMPO INDETERMINATO e NON
QUOTATA possa recedere in qualsiasi caso, senza che ricorrano le cause di cui abbiamo parlato, con un
preavviso di 180 giorni, elevabile ad un anno dallo statuto: decorso tale periodo, il socio pu recedere,
mentre in presenza di una delle cause di cui sopra NON E NECESSARIO ALCUN PREAVVISO.
Il diritto di recesso va esercitato attraverso una lettera raccomandata alla societ, spedita entro 15 giorni
dalliscrizione della delibera legittimante nel registro delle imprese o entro 30 giorni dal fatto, diverso dalla
delibera, che attribuisce il diritto. Si tratta della cosiddetta DICHIARAZIONE DI RECESSO, la quale non fa
venir meno immediatamente la qualit di socio, effetto che si ottiene con il rimborso delle azioni. Le azioni
per le quali viene esercitato il recesso non possono essere cedute, ma vanno depositate presso la sede
sociale.
Se la societ, per, entro 90 giorni dal recesso, revoca la delibera legittimante o delibera lo scioglimento,
essa pu sottrarsi al rimborso delle azioni.
Ma come viene determinato il valore delle azioni da rimborsare?
Nelle societ NON quotate, anzitutto, stato abbandonato il criterio della determinazione in proporzione
al patrimonio sociale risultante dal bilancio dellultimo esercizio. Il valore delle azioni, oggi, viene
determinato dagli amministratori, sentito il collegio sindacale e il revisore contabile, in base alla
consistenza patrimoniale della societ, alle sue prospettive reddituali e tenuto conto del valore di mercato
delle azioni, almeno che lo statuto non preveda altri criteri.
Nelle societ quotate, invece, per determinare il valore di liquidazione delle azioni occorre fare riferimento
alla media aritmetica dei prezzi di chiusura nei sei mesi precedenti alla convocazione dellassemblea.
Nei 15 giorni precedenti la data fissata per lassemblea, i soci hanno diritto di conoscere il valore di
rimborso e se vi contestazione il valore di liquidazione viene determinato, entro 90 giorni dallesercizio
del recesso, da un esperto nominato dal tribunale con relazione giurata.
115

Le azioni del recedente vengono dapprima offerte in opposizione agli altri soci, in proporzione al numero
delle azioni possedute, altrimenti vengono collocate sul mercato. In caso di mancato acquisto da parte di
soci e di terzi, la societ stessa ad acquistare le azioni, sempre nel rispetto degli utili distribuibili e delle
riserve disponibili, rimborsa il recedente. Se non vi sono utili e riserve disponibili con cui acquistare tali
azioni, deve essere convocata lassemblea straordinaria per deliberare lo scioglimento della societ o la
riduzione del capitale sociale; alla riduzione, per, possono fare opposizione i creditori e nel caso in cui
venga accolta, la societ costretta a sciogliersi.
Le modificazioni del capitale sociale
Particolare disciplina dedicata alle modificazioni statutarie inerenti lAUMENTO o la DIMINUZIONE del
capitale sociale.
Laumento pu essere REALE (anche detto a pagamento), se insieme al capitale sociale aumenta anche il
patrimonio, per effetto di nuovi conferimenti, o NOMINALE (gratuito), se rimane invariato il patrimonio ed
aumenta solo il capitale nominale.
Laumento reale del capitale sociale
Laumento reale del capitale sociale consiste in un aumento del patrimonio della societ e del suo capitale
sociale nominale per effetto di NUOVI CONFERIMENTI: si procede, dunque, allemissione di nuove azioni,
sottoscritte dagli stessi soci, che godono per legge del diritto dopzione, o da terzi che in tal modo
divengono soci.
In linea generale, per dar luogo allaumento del capitale sociale occorre che le azioni gi esistenti siano
INTEREAMENTE LIBERATE, onde evitare che il capitale sia costituito quasi completamente da crediti verso i
soci. Tuttavia, la delibera di aumento non nulla se la disposizione viene violata, in quanto permane la
responsabilit degli amministratori per danni a soci e a terzi, oltre a restare salvi gli obblighi dei soci per la
sottoscrizione delle nuove azioni, oltre che di quelle gi esistenti.
Laumento del capitale sociale NON possibile in presenza di perdite per cui obbligatoria la riduzione del
capitale (occorre prima ridurre il capitale in base alla perdita).
Competente a deliberare laumento lassemblea in sede straordinaria. Qualora la delibera risulti nulla,
ricordiamo che il termine di impugnazione ridotto a 180 giorni (pagine 66 e 67 della dispensa). Lo statuto
o una delega assembleare, per, possono attribuire agli amministratori la possibilit di aumentare il
capitale sociale, sebbene esistano due limiti: deve essere predeterminato lAMMONTARE MASSIMO
dellaumento ed il periodo della delega non pu superare i 5 anni, sebbene sia rinnovabile.
Gli amministratori, in presenza della delega, possono decidere per lemissione anche di diverse categorie di
azioni e possono deliberare, qualora lo statuto glielo consenta, circa lesclusione del diritto dopzione.
Tuttavia, qualora si tratti di conferimento in natura ed in assenza della stima da parte di un perito
nominato dal tribunale, i soci rappresentanti il 5% del capitale sociale hanno diritto di chiedere una nuova
valutazione a norma dellart.2343 (Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione
giurata di un esperto designato dal tribunale); gli amministratori, in tal caso, provvedono alliscrizione
nel registro delle imprese della deliberazione di aumento del capitale e di una dichiarazione contenente

116

le informazioni per i conferimenti in natura con metodi alternativi. Se non decorrono almeno 30 giorni
dalliscrizione, il conferimento cos come la deliberazione di aumento non producono alcun effetto.
Nel caso dellaumento per delega spetta al consiglio di amministrazione deliberare laumento stesso e ad
un notaio provvedere alla stesura del verbale, con conseguente controllo di legalit, eventuale giudizio di
omologazione del tribunale, ed iscrizione nel registro delle imprese.
Tanto in caso di delibera assembleare, quanto nellipotesi di delibera consiliare, viene fissato un termine,
non inferiore a 30 giorni dalla pubblicazione dellofferta, entro il quale vanno raccolte le sottoscrizioni. Se
laumento di capitale non viene integralmente sottoscritto, si ha SOTTOSCRIZIONE PARZIALE ed il capitale
viene aumentato solo proporzionalmente ad essa, sempre che la deliberazione lo abbia previsto, altrimenti
n i soci, n la societ risultano vincolati.
Entro 30 giorni dalla sottoscrizione delle nuove azioni, gli amministratori devono depositare
unATTESTAZIONE ,dalla quale sia possibile evincere che laumento del capitale stato eseguito, presso il
registro delle imprese per liscrizione: solo da quel momento laumento di capitale pu essere menzionato
negli atti sociali. Nelle societ che fanno appello al mercato del capitale di rischio, dopo la pubblicazione
non pi possibile pronunciare linvalidit della delibera di aumento di capitale.
Ricordiamo, inoltre, che i conferimenti non possono essere inferiori allaumento del capitale sociale: il 25%
dei conferimenti in denaro va versato al momento della sottoscrizione, ma direttamente alla societ e non
presso una banca (come avviene in sede di costituzione della societ).
Pu capitare che i soci, in assenza di una deliberazione di aumento del capitale sociale, versino ugualmente
delle somme alla societ, denominate VERSAMENTI IN CONTO CAPITALE (o a copertura di perdite), al solo
scopo di costituire un apposito fondo destinato a ripianare eventuali perdite o a sopperire alle esigenze del
capitale di rischio: in questi casi NON si ha aumento del capitale sociale e i versamenti non possono
considerarsi dei veri e proprio conferimenti. Tra laltro, non possibile pretenderne la restituzione, almeno
che non fossero dei finanziamenti a titolo di mutuo. I versamenti in conto capitale vanno iscritti in
bilancio in appositi fondi (riserve), utilizzabili dalla societ per la copertura di perdite o per aumenti di
capitale sociale.
Segue: il diritto di opzione
Il DIRITTO DI OPZIONE il diritto dei soli soci, attribuito dalla legge, di essere preferiti a terzi nella
sottoscrizione dellaumento del capitale sociale a pagamento.
Tale diritto consente di mantenere INALTERATA la partecipazione di ciascun socio tanto alla formazione
della volont sociale (funzione amministrativa), quanto alla partecipazione alle riserve accumulate
(funzione patrimoniale). Il diritto di opzione, dunque, suscettibile di valutazione economica proprio
perch attribuisce determinati privilegi: per tal motivo che il socio pu decidere anche di alienarlo,
qualora non voglia o non possa concorrere allaumento del capitale. Ci nonostante, il diritto di opzione si
configura come un diritto dei soci del tutto SACRIFICABILE dinanzi allinteresse della societ.
Il diritto di opzione, di cui allart.2441 c.c., ha per OGGETTO le azioni di nuova emissione di qualsiasi
categoria e le obbligazioni convertibili in azioni emesse dalla societ. Quindi, tutti i possessori di tali
obbligazioni e gli azionisti di qualsivoglia categoria hanno il diritto di opzione, per lesercizio del quale la
117

societ concede ai soci 30 giorni dalliscrizione dellOFFERTA DI OPZIONE nel registro delle imprese (15
giorni per le societ quotate). I soci stessi, allunanimit, possono anche decidere di rinunciare a tale
termine.
Le azioni INOPTATE, ossia quelle per cui il diritto di opzione non stato esercitato, non possono essere
collocate dagli amministratori a loro piacimento: sulle azioni NON QUOTATE inoptate hanno diritto di
PRELAZIONE gli altri soci che hanno esercitato il diritto di opzione, purch ne facciano richiesta allatto di
esercizio dellopzione; nel caso di azioni QUOTATE, invece, i diritti di opzione RESIDUI vanno
collocati/offerti sul mercato regolamentato, per almeno cinque riunioni dello stesso, destinando il ricavato
della vendita al patrimonio sociale.
Le azioni di nuova emissione, dunque, vengono liberamente collocate solo se, nelle societ non quotate, gli
altri azionisti non acquistano le azioni inoptate, o se, nelle societ quotate, i diritti offerti non vengono
venduti.
Abbiamo gi anticipato, per, che il diritto di opzione pu essere sacrificato quando vi un interesse
concreto della societ:

Il diritto di opzione viene escluso per legge quando le azioni devono essere liberate mediante
conferimenti in natura: in tal caso la societ intende procurarsi un determinato bene appartenente
ad un terzo ed a tal fine che intende attuare laumento del capitale. Occorre, per, unapposita
relazione degli amministratori, inerente le ragioni del conferimento in natura, oltre alla relazione
giurata di stima dello stesso, depositata almeno 15 giorni prima dellassemblea presso la sede
sociale, per consentire ai soci di prenderne visione;
Il diritto di opzione pu essere escluso o limitato allinterno della delibera di aumento del capitale
sociale quando linteresse della societ lo esige: anche in tal caso occorre una relazione degli
amministratori in merito, allinterno della quale devono essere descritti i motivi concreti che
richiedono una cos importante esclusione e che rendono necessario o quanto meno conveniente
lingresso di nuovi soci. Occorre una deliberazione dellassemblea in cui si pronunci a favore della
limitazione/esclusione almeno la met del capitale sociale, anche nelle convocazioni successive
alla prima.

In entrambi i casi di esclusione del diritto di opzione fino ad ora esposti obbligatoria lemissione delle
nuove azioni CON SOVRAPPREZZO, ossia con un prezzo eccedente il valore nominale, in modo da
ridimensionare il pregiudizio patrimoniale degli azionisti attuali. E la delibera di aumento del capitale a
stabilire lammontare, in quanto il prezzo di emissione viene determinato in base al valore del patrimonio
netto, tenendo conto per le sole azioni quotate ANCHE dellandamento delle quotazioni nellultimo
semestre. Occorre sentire, relativamente al prezzo di emissione, anche il collegio sindacale nelle societ
non quotate, mentre in quelle quotate necessario il parere della societ di revisione.

Esclusione statutaria: lo statuto, in tal caso, ad escludere il diritto di opzione nel limite del 10% del
capitale preesistente, purch il prezzo di emissione corrisponda al valore di mercato delle azioni e vi
sia conferma di ci nella relazione della societ di revisione (la clausola statutaria pu essere
introdotta contestualmente alla delibera di aumento del capitale sociale);
Azionariato dei dipendenti: se le azioni devono essere offerte ai dipendenti della societ o a quelli
delle controllate o delle controllanti, lassemblea straordinaria pu escludere il diritto di opzione
118

con lapprovazione di tanti soci che rappresentino oltre la met del capitale sociale (il rispetto di
tale requisito della maggioranza assoluta necessario solo se il diritto viene escluso per pi di 1/4
delle nuove azioni). Nelle societ quotate si applicano le normali maggioranze dellassemblea
straordinaria se laumento non eccede luno per cento del capitale sociale.
Se le azioni di nuova emissione vengono sottoscritte da banche, societ finanziarie soggette al controllo
della Consob o da soggetti autorizzati al collocamento di strumenti finanziari (esempio: Sim), con
lOBBLIGO di offrirle successivamente agli azionisti, il diritto di opzione non pu considerarsi escluso o
limitato, in quanto si parla di OPZIONE INDIRETTA, una particolare forma di collocamento prevista dalla
delibera di aumento del capitale sociale, utile per dilazionare nel tempo le sottoscrizioni da parte degli
azionisti. E la societ a sostenere i costi delloperazione. Lintermediario titolare delle azioni SOLO per un
determinato periodo, nel quale NON PUO esercitare il diritto di voto.
Per dar luogo ad una dilazione nel tempo di un aumento di capitale la societ, oltre che allopzione
indiretta, pu ricorrere allemissione di appositi BUONI DI OPZIONI (WARRANT), le quali permettono al
titolare di sottoscrivere azioni di nuova emissione ad un prezzo gi fissato allacquisto del buono. I warrant
di sottoscrizione si configurano come dei titoli di credito al portatore, attribuibili solo ai soci se non stato
escluso il diritto di opzione: scaduto il termine per la richiesta di assegnazione dei warrant da parte degli
azionisti, la societ libera di collocarli subito sul mercato o di collocare quantomeno quelli rimasti
inoptati, in quanto si esaurito il diritto di opzione ex lege (quindi si ha un vantaggio della societ). Nel
caso dei warrant sottoscritti, invece, vi un vantaggio per il socio, il quale ha pi tempo per sottoscrivere le
azioni o per cedere a terzi il warrant.
Laumento nominale del capitale sociale
Laumento nominale (o gratuito) del capitale sociale avviene tramite una delibera dellassemblea
straordinaria in cui vengono imputati a capitale le riserve e gli altri fondi disponibili iscritti in bilancio
(art.2442 comma 1): si tratta di riserve facoltative o statutarie senza specifica destinazione, di riserve da
sovrapprezzo delle azioni, di fondi costituiti con utili o plusvalenze dellattivo patrimoniale, di fondi per
saldi attivi di rivalutazione monetaria in forza di leggi speciali, o anche della riserva legale, MA SOLO per la
parte che supera il 20% del capitale sociale.
Si tratta, dunque, di un aumento del capitale realizzato senza che vi sia un incremento del patrimonio
attraverso i conferimenti; ci si limita a spostare riserve e fondi disponibili, di fatto rendendo, da quel
momento in poi, INDISPONIBILI gli stessi, in quanto facenti parte del capitale sociale.
Laumento nominale del capitale sociale avviene o tramite lAUMENTO DEL VALORE NOMINALE DELLE
AZIONI GIA CIRCOLANTI oppure attraverso lEMISSIONE DI NUOVE AZIONI aventi le stesse caratteristiche
di quelle in circolazione: tali azioni vanno assegnate GRATUITAMENTE agli azionisti in proporzione di quelle
gi possedute.
La riduzione del capitale sociale. La riduzione reale
Accanto allaumento del capitale sociale, possiamo avere la RIDUZIONE dello stesso, la quale pu essere
REALE o NOMINALE: reale nel momento in cui vi un rimborso ai soci del valore dei conferimenti;
nominale quando il capitale viene ridotto per perdite.
119

Vi sono, poi, altri casi di RIDUZIONE OBBLIGATORIA del capitale, che abbiamo gi avuto modo di
esaminare e sul quale risulta inutile soffermarsi nuovamente:

Valore dei conferimenti diversi dal denaro inferiore di oltre 1/5 rispetto a quello per il quale il
conferimento avvenne;
Impossibilit di vendita delle azioni del socio moroso;
Mancata alienazione delle azioni proprie acquistate o possedute violando la legge;
Impossibilit di alienazione delle azioni del socio receduto ed impossibilit di acquisto da parte della
societ.

Ma torniamo alla riduzione reale del capitale. Anzitutto, diversamente da ci che avveniva in passato, non
pi necessaria lesuberanza del capitale rispetto al raggiungimento delloggetto sociale per dar luogo alla
riduzione (in passato si aveva riduzione reale solo se il capitale risultava eccessivo rispetto alle esigenze
sociali), in quanto questultima pu essere disposta anche per cause diverse.
La riduzione, per, si presenta come unoperazione pericolosa per i creditori sociali e per i soci di
minoranza: viene ridotto il capitale sociale, unica garanzia per i creditori, il che pu anche pregiudicare lo
svolgimento dellattivit di impresa, creando dei danni ai soci minoritari. E per tal motivo che lart.2445
c.c. parla di cautele sostanziali e procedimentali da osservare: sotto il profilo sostanziale, il capitale non
pu essere ridotto al di sotto del minimo legale di 120.000 euro e, se la societ ha emesso obbligazioni e
non ha rispettato il limite allemissione delle stesse, non si pu avere riduzione. Sotto il profilo
procedimentale, invece, lavviso di convocazione dellassemblea al fine di dar luogo alla riduzione deve
contente i MOTIVI e le RAGIONI di tale operazione, in maniera tale che i soci siano informati. Per la
delibera occorre la maggioranza prevista per le modificazioni dello statuto e la stessa delibera pu essere
eseguita solo dopo 90 giorni; soggetta ad impugnazione per nullit e, nelle sole societ che fanno appello
al mercato del capitale di rischio, non possibile avere una dichiarazione di nullit se la riduzione, anche
parziale, stata gi eseguita. Entro il termine di 90 giorni, comunque, i creditori sociali possono fare
opposizione alla delibera di riduzione, tanto giudiziale quanto stragiudiziale (se stragiudiziale, spetta alla
societ citare in giudizio il creditore opponente se intende procedere con la riduzione), sospendendo in tal
modo lesecuzione della stessa fino allesito del giudizio, anche se il tribunale, qualora ritenga infondato il
pericolo di pregiudizio per i creditori o qualora la societ presti garanzia, pu disporre ugualmente che la
delibera venga eseguita.
Ma come viene eseguita la riduzione reale del capitale?
Pu essere attuata mediante liberazione dei soci dallobbligo dei versamenti ancora dovuti, oppure
attraverso il rimborso del capitale, o tramite lacquisto di azioni proprie da parte della societ con
conseguente annullamento delle stesse (nelle societ quotate occorre seguire il regolamento Consob al
fine di garantire la parit di trattamento tra gli azionisti; nelle societ che fanno appello al mercato del
capitale di rischio le azioni proprie non devono, comunque, eccedere la quinta parte del capitale sociale).
In ogni caso occorre assicurare la parit di trattamento tra gli azionisti, riducendo proporzionalmente, per
esempio, il valore nominale di tutte le azioni o acquistando le azioni da annullare sul mercato, oppure
estraendo a sorte ed annullando un certo numero di azioni dietro rimborso del solo valore nominale
delle stesse (in tal caso gli azionisti rimborsati hanno diritto alle azioni di godimento, in quanto il valore
reale pu essere superiore a quello nominale).
120

La riduzione del capitale sociale per perdite


La riduzione per perdite del capitale sociale avviene nel momento in cui il patrimonio netto della societ (o
reale) sceso al di sotto del capitale sociale nominale, proprio per effetto di perdite. Si tratta, dunque, di
una riduzione solo e soltanto nominale, dato che il patrimonio non viene toccato, in quanto si gi
ridotto. La riduzione avviene SOLO e SOLAMENTE nellipotesi in cui siano state gi erose TUTTE le riserve.
La legge attua una distinzione tra perdite superiori o inferiori ad un terzo del capitale sociale nominale.
Nel caso in cui la riduzione sia INFERIORE ad un terzo, la riduzione FACOLTATIVA, ossia la societ a
scegliere: se essa, per, intende dar luogo alla distribuzione degli utili tra i soci, vietata in presenza di
perdite, deve obbligatoriamente operare la riduzione. Occorre, tra laltro, ridurre il valore nominale delle
azioni in circolazione. Se la societ, inoltre, ha emesso obbligazioni, la riduzione deve essere proporzionata
alle stesse gi rimborsate.
Si ha RIDUZIONE OBBLIGATORIA, invece, nel momento in cui si hanno perdite di OLTRE UN TERZO rispetto
al capitale sociale nominale ed occorre, anche qui, fare una distinzione a seconda che il capitale si sia o
meno ridotto al di sotto del minimo legale.
Se il minimo legale non stato intaccato, gli amministratori, o in mancanza il collegio sindacale, devono
convocare con urgenza lassemblea straordinaria, sottoponendo alla stessa una RELAZIONE sulla gestione
patrimoniale della societ, con le osservazioni del collegio sindacale, quindi un vero e proprio BILANCIO
STRAORDINARIO INFRA-ANNUALE, con indicazione anche degli utili di periodo. La situazione patrimoniale,
la relazione degli amministratori e le osservazioni restano depositate presso la sede sociale negli otto giorni
precedenti lassemblea, per consentire ai soci di prenderne visione. Lassemblea chiamata a prendere gli
opportuni provvedimenti e pu scegliere tre strade diverse: riduzione immediata del capitale sociale;
riduzione che copra solo parzialmente le perdite; RINVIO A NUOVO delle perdite. Se entro lesercizio
successivo, per, le perdite non sono state ridotte al di sotto di un terzo del capitale sociale nominale,
lassemblea ordinaria (e non pi straordinaria) obbligata a ridurre il capitale in relazione alle perdite,
altrimenti a ci provvede il tribunale dufficio. Se si tratta di azioni senza valore nominale, tra laltro, la
riduzione pu essere disposta anche dal consiglio di amministrazione.
Se il capitale sociale scende al di sotto del minimo legale, in forza delle perdite, allora la disciplina cambia:
lassemblea straordinaria, sempre convocata SENZA INDUGIO da amministratori o collegio sindacale, deve
OBBLIGATORIAMENTE deliberare o la riduzione del capitale sociale (anche a zero nel caso di PERDITA
INTEGRALE) ed il conseguente aumento ad una cifra non inferiore al minimo legale/reintegrazione del
capitale (praticamente va sottoscritto, dai soci, laumento) o la TRASFORMAZIONE della societ. Se ci non
avviene, automaticamente si ha lo scioglimento della societ, che entra in stato di liquidazione.

121

CAPITOLO QUINDICESIMO LE OBBLIGAZIONI


Nozione
La societ, al fine di raccogliere capitale di prestito, pu emettere dei titoli di credito di massa (valori
mobiliari) definiti come OBBLIGAZIONI.
Le obbligazioni, dunque, sono titoli di credito (nominativi o al portatore) che rappresentano frazioni di
uguale valore nominale e con uguali diritti di ununitaria operazione di finanziamento a titolo di mutuo. I
titoli obbligazionari documentano un CREDITO verso la societ, assoggettato alla disciplina legale del
mutuo.
E facile intuire la distinzione tra azioni ed obbligazioni: mentre le prime conferiscono la qualit di socio e
di compartecipe ai risultati positivi e negativi dellimpresa, le seconde attribuiscono la qualit di
CREDITORE della societ, il quale ha diritto ad una remunerazione fissa periodica (gli interessi),
indipendente dai risultati economici dellattivit dimpresa. Lobbligazionista, inoltre, ha diritto al rimborso
del valore nominale del capitale prestato alla scadenza pattuita, mentre lazionista ha diritto al rimborso
SOLO in sede di liquidazione e sempre che vi sia ancora un attivo netto, in quanto vanno soddisfatti prima i
creditori, obbligazionisti compresi.
Appare meno netta la distinzione tra obbligazioni e STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI, emessi
anchessi a fronte di un APPORTO NON IMPUTATO A CAPITALE. Le obbligazioni si configurano come TITOLI
DI MASSA, in quanto frazioni standardizzate di ununica operazione economica, e attribuiscono il diritto al
rimborso di una somma di denaro, il quale non pu dipendere dallandamento economico della societ; al
massimo potranno variare i tempi e lentit degli interessi in dipendenza di parametri relativi
allandamento economico sociale, ma NON il diritto al rimborso. Gli strumenti finanziari partecipativi,
invece, si configurano come una CATEGORIA RESIDUALE, comprendente strumenti emessi dalla societ ma
non qualificabili n come obbligazioni, n come azioni. Essi sono forniti di diritti patrimoniali o anche di
diritti amministrativi, escluso il voto nellassemblea generale degli azionisti , ed il loro rimborso pu essere
condizionato allandamento della gestione (anche se possono esservi strumenti finanziari partecipativi in
cui, come per le obbligazioni, si ha il diritto INCONDIZIONATO al rimborso del capitale alla scadenza, ma
necessaria una previsione statutaria in tal senso). Gli strumenti finanziari partecipativi, quindi, non
riguardano solo operazioni di finanziamento a titolo di mutuo, ma anche rapporti di natura diversa, come
lassociazione in partecipazione. Nonostante la differenza, comunque, molti rimangono i punti in comune
tra obbligazioni e strumenti finanziari partecipativi, motivo per cui la disciplina delle prime si applica,
laddove compatibile, ai secondi.
Tipi speciali di obbligazioni
La prassi societaria, al fine di incentivare la propensione dei risparmiatori verso tale forma di
finanziamento, ha dato vita a TIPI SPECIALI DI OBBLIGAZIONI:

Obbligazioni a premio: tempi ed entit degli interessi variano in dipendenza dellandamento


economico della societ;
Obbligazioni indicizzate: tasso di interesse e/o valore di rimborso dipendono da indici di varia
natura, spesso esterni alla societ (esempio: obbligazioni strutturate, indicizzate allandamento dei
122

prezzi di azioni o valute estere). Il rendimento, dunque, ancorato allandamento del mercato
finanziario, al fine di neutralizzare gli effetti della svalutazione monetaria;
Obbligazioni in valuta estera: stesso scopo di quelle indicizzate;
Obbligazioni convertibili in azioni: particolari titoli che permettono allobbligazionista di trasformare
il proprio credito in partecipazioni azionarie della societ debitrice (procedimento diretto) o di altra
societ collegata (procedimento indiretto);
Obbligazioni con warrant (o con diritto di opzione su azioni): attribuiscono allobbligazionista il
diritto di sottoscrivere o acquistare azioni della societ emittente o di altra societ, ferma restando
la posizione di creditore per le obbligazioni possedute;
Obbligazioni subordinate: rimborsabili solo dopo il soddisfacimento di tutti gli altri creditori, ma
sempre prima degli azionisti.

La disciplina di tutti questi tipi speciali di obbligazioni rimessa allautonomia negoziale, sebbene nei limiti
di quella generale dettata dal codice e fatta eccezioni per le obbligazioni convertibili.
I limiti allemissione di obbligazioni
I limiti allemissione di obbligazioni da parte delle societ per azioni sono mutati con la riforma del 2003.
Il codice del 42, infatti, prevedeva che le societ non potessero emettere obbligazioni per una somma
superiore al capitale gi versato (ai conferimenti gi versati). La riforma del 2003, invece, ha previsto che le
societ per azioni possano emettere obbligazioni per una somma NON eccedente il doppio del capitale
sociale sottoscritto, delle riserve legali e di quelle disponibili risultanti dallultimo bilancio approvato.
Esempio di limite prima del 2003: capitale sottoscritto = 200; capitale versato = 30; LIMITE = 30.
Esempio di limite dopo il 2003: capitale sottoscritto = 200; capitale versato: 100; riserva legale = 40; altre
riserve = 60; LIMITE = 600 (il doppio di 200+40+60).
Notiamo, inoltre, come si parli di somma che si possa evincere dallultimo bilancio e non dallultimo
bilancio di esercizio: ci vuol dire che pu essere redatto un bilancio infra-annuale apposito, proprio al fine
di emettere obbligazioni.
In passato, tuttavia, era comunque possibile eludere il limite del capitale versato: bastava far emettere
azioni da una controllata avente sede in Stati senza previsione di limiti allemissione, facendo prestare
garanzia dalla controllante italiana per il loro rimborso (come nel caso Cirio, anche se l la sottoscrizione
delle obbligazioni venne riservata agli investitori professionali, con lobbligo di rivenderle a privati
risparmiatori sulla base di una RICHIESTA degli stessi e di trattative personalizzate, esonerando emittente
ed intermediari dallobbligo di diffusione del prospetto informativo, descrivente lelevato rischio
delloperazionein tal modo 35.000 risparmiatori privati italiani si ritrovarono, SU LORO ESPLICITA
RICHIESTA, a possedere obbligazioni estere per oltre 1 miliardo di euro, proprio nel momento in cui la Cirio
dichiarava linsolvenzapraticamente si ritrovarono creditori di un debitore che non poteva pagare).

123

Le societ possono ugualmente, nonostante la disciplina appena esposta, emettere obbligazioni per
ammontare superiore al limite fissato quando:

Le obbligazioni in eccedenza devono essere sottoscritte da investitori istituzionali soggetti a


vigilanza prudenziale (banche, assicurazioni ecc.), i quali nel caso di trasferimento a terzi
rispondono della solvenza della societ nei confronti degli acquirenti privati;
Le obbligazioni sono garantite da ipoteca di primo grado su immobili della societ, nel limite di 2/3
del valore di questi;
La societ autorizzata da provvedimento governativo, per motivi che interessano leconomia
nazionale, ad emettere obbligazioni oltre il limite previsto.

Le societ con azioni negoziate in mercati regolamentati non sono soggette ad alcun limite.
La societ emittente le obbligazioni, in ogni caso, non pu ridurre volontariamente il capitale sociale o
distribuire riserve se variato il rapporto tra capitale (pi riserve) ed obbligazioni, ossia se il limite del
doppio del capitale, con in aggiunta le riserve, non pi rispettato per le obbligazioni in circolazione. E
consentita la sola riduzione per perdite obbligatoria, ma in tal caso non possono essere distribuite riserve
fino a che non viene ripristinato il rapporto tra obbligazioni e capitale pi riserve.
Il procedimento di emissione
Lemissione di obbligazioni , nella disciplina attuale, competenza degli amministratori (e non
dellassemblea straordinaria), fatta eccezione per le obbligazioni convertibili in azioni e almeno che lo
statuto o la legge non prevedano diversamente. La delibera di emissione deve risultare da verbale redatto
da un notaio, il quale esegue anche il controllo di legalit. E necessaria liscrizione nel registro delle
imprese, in quanto solo da quel momento la delibera produce effetti. Se sono previste garanzie reali a
favore dei sottoscrittori occorre che venga designato un notaio per il compimento delle formalit
necessarie.
Il collocamento sul mercato delle obbligazioni soggetto alla disciplina dellofferta al pubblico di prodotti
finanziari. Alla sottoscrizione delle obbligazioni, avvenuta secondo il bando di emissione, segue il rilascio
dei titoli, al portatore o nominativi, contenente le seguenti informazioni (art.2414 c.c.):

La denominazione, l'oggetto e la sede della societ, con l'indicazione dell'ufficio del registro
delle imprese presso il quale la societ iscritta;
Il capitale sociale e le riserve esistenti al momento dell'emissione;
La data della deliberazione di emissione e della sua iscrizione nel registro;
L'ammontare complessivo dell'emissione, il valore nominale di ciascun titolo, i diritti con essi
attribuiti, il rendimento o i criteri per la sua determinazione e il modo di pagamento e di
rimborso, l'eventuale subordinazione dei diritti degli obbligazionisti a quelli di altri creditori
della societ;
Le eventuali garanzie da cui sono assistiti.
La data di rimborso del prestito e gli estremi dell'eventuale prospetto informativo.

Anche per le obbligazioni va applicata la disciplina della dematerializzazione introdotta dal D.lgs.213/1998
(pagine 32 e 33 della dispensa). Si pu avere, inoltre, un prezzo di emissione inferiore al valore nominale
(fatta eccezione per le obbligazioni convertibili).
124

Lammontare delle obbligazioni emesse deve risultare dal LIBRO DELLE OBBLIGAZIONI, dove vanno
annotate anche quelle via via estinte, nonch nome e cognome dei titolari di obbligazioni nominative,
trasferimenti e vincoli relativi a queste ultime.
Le obbligazioni convertibili in azioni
Una disciplina specifica dettata dallart.2420-bis del codice per quanto riguarda il PROCEDIMENTO
DIRETTO di conversione di obbligazioni in azioni, ossia inerente obbligazioni convertibili in azioni emesse
dalla stessa societ debitrice.
Le OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI, dunque, attribuiscono al titolare il diritto di sottoscrivere azioni della
societ debitrice, utilizzando come conferimento le somme gi versate per lacquisto di titoli
obbligazionari: con questa operazione, quindi, lobbligazionista si trasforma in azionista.
Tali obbligazioni, per, devono essere offerte in opzione agli azionisti o ai titolari di obbligazioni
precedentemente emesse ed possibile la loro emissione SOLO se il capitale sociale stato integralmente
versato (quindi solo nellipotesi in cui tutte le azioni siano state interamente liberate). Le obbligazioni
convertibili, tra laltro, non possono essere emesse per somma complessivamente inferiore al loro valore
nominale.
Praticamente in sede di emissione delle obbligazioni convertibili va rispettata la disciplina prevista per
lemissione di nuove azioni. Anche per tale categoria va rispettato il limite di emissione di cui abbiamo
parlato prima.
Competente a deliberare lemissione lassemblea straordinaria, salvo che latto costitutivo o una modifica
dello stesso non prevedano che tale facolt spetti agli amministratori, fino ad un ammontare determinato
e nel limite di 5 anni.
Lassemblea, nella delibera di emissione, deve fissare il RAPPORTO DI CAMBIO, nonch il PERIODO e le
MODALITA DI CONVERSIONE e deliberare contestualmente laumento del capitale sociale, che verr
sottoscritto man mano che le obbligazioni saranno convertite (trattasi di sottoscrizione DIFFERITA e
PROGRESSIVA) ed anche in caso di mancato esercizio dei diritti di conversione.
In PENDENZA del periodo di conversione:

In caso di aumenti di capitale sociale a pagamento e di emissioni di nuove obbligazioni convertibili,


il diritto di opzione spetta, oltre che ai soci, anche ai possessori di obbligazioni convertibili
precedentemente emesse sulla base del rapporto di cambio, cos permettendo a questi ultimi di
mantenere inalterata la proporzione della loro futura partecipazione azionaria;
Se il capitale viene aumentato gratuitamente o ridotto per perdite (i due casi in cui non vi
variazione di patrimonio, variazioni solo nominali), il rapporto di cambio deve essere modificato in
proporzione alla misura dellaumento o della riduzione: in sostanza, se laumento gratuito avviene
mediante lemissione di nuovi titoli, occorre aumentare anche il numero delle azioni offerte in
conversione; se vi riduzione per perdite, necessario diminuire il valore nominale delle azioni o il
numero delle stesse offerte in conversione;
La societ non pu deliberare la riduzione reale del capitale sociale, la fusione, la scissione o la
modificazione delle regole dellatto costitutivo concernenti la ripartizione degli utili fino a quando
125

non scadono i termini per la conversione, almeno che non offra agli obbligazionisti la facolt di
CONVERSIONE ANTICIPATA. Il periodo concesso per la concessione anticipata sostituisce il periodo
di conversione originario e i diritti di conversione non esercitati entro tale termine si estinguono.
La dottrina, non essendo prevista una disciplina apposita, dibatte ancora oggi sulla possibilit di applicare
tutte queste norme dettate per il procedimento diretto di conversione anche al procedimento indiretto
(ipotesi in cui le obbligazioni sono convertibili in azioni di altra societ diversa dalla debitrice-emittente) e
alle obbligazioni con warrant o con diritto di opzione su azioni (le quali attribuiscono un diritto
CUMULATIVO e non alternativo al rimborso).
Lorganizzazione degli obbligazionisti
Organi rappresentanti il gruppo degli obbligazionisti sono lASSEMBLEA ed il RAPPRESENTANTE COMUNE.
Lorganizzazione necessaria da un lato per tutelare gli interessi comuni di questa particolare categoria,
dallaltro per prendere delle decisioni A MAGGIORANZA inerenti la modifica delle condizioni di prestito,
evitando in tal modo alla societ di ottenere il consenso dei singoli obbligazionisti.
Lassemblea degli obbligazionisti delibera:

Sulla nomina e sulla revoca del rappresentante comune;


Sulle modificazioni delle condizioni di prestito;
Sulle proposte di amministrazione controllata e di concordato preventivo e fallimentare;
Sulla costituzione di un fondo per le spese necessaria alla tutela dei comuni interessi e sul relativo
rendiconto;
Sugli altri oggetti di interesse comune.

Di rilievo la possibilit dellassemblea di modificare le condizioni di prestito, in presenza di una necessit


in tal senso della societ, nellinteresse stesso degli obbligazionisti: occorre che la delibera sia approvata
con il voto favorevole di tanti obbligazionisti che rappresentino la met delle obbligazioni emesse e non
estinte (anche in seconda convocazione); inoltre, sono modificabili le MODALITA DEL PRESTITO (pu
essere allungata la durata, sospeso il pagamento degli interessi, possono essere ridotti gli interessi stessi
ecc.), ma NON i CARATTERI STRUTTURALI dello stesso (soppressione del diritto al rimborso del capitale,
conversione coattiva delle obbligazioni, soppressione del diritto di conversione ecc.).
Per lassemblea degli obbligazionisti valgono le medesime norme dettate per lassemblea straordinaria dei
soci, salvo alcune regole specifiche.
A convocare lassemblea degli obbligazionisti provvedono gli amministratori o il rappresentante comune,
obbligatoriamente se a farne richiesta sono tanti obbligazionisti rappresentanti 1/20 dei titoli emessi e non
estinti. Le deliberazioni vanno iscritte nel registro delle imprese a cura del notaio che ha redatto il verbale,
oltre ad essere trascritte nel libro delle adunanze delle deliberazioni assembleari, tenuto a cura del
rappresentante comune, di cui gli obbligazionisti possono prendere visione ed ottenere estratti.
Valgono le norme dettate in materia di annullabilit e nullit delle deliberazioni dellassemblea dei soci.
Il rappresentante comune viene nominato dallassemblea degli obbligazionisti, che ne fissa anche il
compenso (a carico dellassemblea stessa e non della societ), o in mancanza dal tribunale su richiesta
anche di uno solo di essi o degli amministratori sociali. Pu essere egli stesso un obbligazionista oppure un
126

esterno, persona fisica o giuridica (autorizzata alla prestazione di servizi di investimento o societ
fiduciaria). La nomina va iscritta nel registro delle imprese.
La carica dura 3 anni ed il rappresentante rieleggibile. Pu essere revocato anche SENZA giusta causa,
sebbene in tal caso gli competa il risarcimento dei danni.
Il rappresentante comune tutela gli interessi di tutti gli obbligazionisti:

Eseguendo le delibere dellassemblea;


Assistendo alle operazioni per lestinzione a sorteggio delle obbligazioni (sono nulle senza la sua
presenza o quella di un notaio);
Assistendo alle assemblee dei soci;
Esaminando il libro delle obbligazioni, nonch quello delle adunanze e delle deliberazioni dei soci,
del quale pu ottenere estratti;
Rappresentando in giudizio gli obbligazionisti, anche nelle procedure concorsuali.

Anche il singolo obbligazionista pu agire a tutela dei propri diritti, sebbene MAI in contrasto con le
deliberazioni della propria assemblea, in quanto andrebbe contro la manifestazione dellinteresse comune.

CAPITOLO SEDICESIMO LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETA PER AZIONI


Le cause di scioglimento
Gli articoli dal 2484 al 2496 del codice civile disciplinano lo scioglimento delle societ di capitali (quindi non
solo delle S.p.A. ma anche delle S.a.p.a. e delle S.r.l.).
Sono CAUSE DI SCIOGLIMENTO della societ per azioni:

Il DECORSO DEL TERMINE DI DURATA fissato nellatto costitutivo: il termine tuttavia prorogabile
dallassemblea straordinaria, anche se nelle societ che NON fanno appello al mercato del capitale
di rischio occorre la maggioranza rafforzata di pi di 1/3 del capitale sociale (anche in seconda
convocazione) ed riconosciuto agli azionisti, per tutte le S.p.A., il diritto di recesso qualora non
abbiano approvato la delibera di proroga;
Il CONSEGUIMENTO DELLOGGETTO SOCIALE o lIMPOSSIBILITA DEFINITIVA DI CONSEGUIRLO,
almeno che lassemblea non intenda continuare lattivit sociale, modificando lo statuto;
LIMPOSSIBILITA DI FUNZIONAMENTO o la CONTINUATA INATTIVITA DELLASSEMBLEA:
lassenteismo continuato o i contrasti tra azionisti producono la paralisi dellorgano, anche per le
delibere necessarie alla vita sociale;
La RIDUZIONE DEL CAPITALE (PER PERDITE) AL DI SOTTO DEL MINIMO LEGALE, almeno che
lassemblea non deliberi la riduzione ed il conseguente aumento del capitale ad una cifra superiore
al minimo legale, oppure la trasformazione della societ;
La DELIBERA DI SCIOGLIMENTO DELLASSEMBLEA STRAORDINARIA IN SEGUITO A RECESSO di uno
o pi soci o allimpossibilit di provvedere al rimborso dei recedenti senza ridurre il capitale sociale
o allopposizione dei creditori alla riduzione;
La DELIBERA DI SCIOGLIMENTO ANTICIPATO dellassemblea straordinaria: occorre la maggioranza
rafforzata di pi di 1/3 del capitale sociale nelle societ che NON fanno appello al mercato del
127

capitale di rischio; la delibera inoltre soggetta al controllo notarile di legalit e ad iscrizione nel
registro delle imprese;
ALTRE CAUSE PREVISTE DALLO STATUTO.

La dichiarazione di fallimento, dopo la riforma del 2003, NON pi causa di scioglimento.


Spetta agli amministratori, o in mancanza al tribunale, lACCERTAMENTO della causa di scioglimento e la
conseguente iscrizione nel registro delle imprese della dichiarazione di accertamento del consiglio di
amministrazione o della delibera assembleare di scioglimento.
Alla denominazione sociale va aggiunta lindicazione che si tratta di societ in liquidazione.
Differentemente dalla disciplina previgente, la riforma del 2003 ha previsto che gli EFFETTI dello
scioglimento si producono dalla data di iscrizione nel registro delle imprese e non dal momento in cui si
verificata la causa dello scioglimento; gli amministratori, per, sono personalmente e solidalmente
responsabili per i danni subiti dalla societ e da terzi per effetto di un ritardo/omissione nellaccertamento
e nelliscrizione.
La societ in stato di liquidazione
Lestinzione della societ non si ha per il solo verificarsi di una causa di scioglimento, in quanto la societ
entra in STATO DI LIQUIDAZIONE ed occorre dar luogo al relativo procedimento (di liquidazione), ossia al
pagamento dei creditori sociali ed alla distribuzione del residuo attivo tra i soci. Tuttavia, lo stato di
liquidazione produce effetti nei confronti degli organi sociali.
Gli amministratori, che restano in carica sino alla nomina dei liquidatori e che devono conservare i beni
sino alla consegna agli stessi, devono convocare subito, al verificarsi della causa di scioglimento,
lassemblea per le deliberazioni relative alla liquidazione. I loro poteri, inoltre, sono limitati, potendo agire
SOLO ai fini della conservazione dellintegrit e del valore del patrimonio sociale. Se violano tale limite
sono responsabili personalmente e solidalmente per i danni arrecati alla societ e a terzi, sebbene i propri
atti vincolino ugualmente la societ nei confronti dei terzi stessi, almeno che questi ultimi non abbiano
agito intenzionalmente a danno della suddetta.
Durante la liquidazione anche lassemblea vede ridotti i propri poteri, non potendo adottare talune
delibere modificative dello statuto, anche se consentita la fusione con altra societ, almeno fino allinizio
della distribuzione dellattivo. Il collegio sindacale, invece, continua ad esercitare la propria attivit di
controllo, anche sui liquidatori.
Lo stato di liquidazione pu essere REVOCATO in qualsiasi momento dallassemblea straordinaria, previa
eliminazione della causa di scioglimento (anche contestualmente alla revoca). Nelle societ che NON fanno
appello al mercato del capitale di rischio occorre la maggioranza rafforzata di un terzo del capitale sociale
anche in seconda convocazione. Ai soci dissenzienti garantito il diritto di recesso e la revoca ha effetto
SOLO decorsi 60 giorni dalliscrizione della stessa nel registro delle imprese, permettendo in tal modo ai
creditori sociali di proporre opposizione. Non occorre rispettare tale termine se TUTTI i creditori sono stati
pagati o sono consenzienti alla revoca.

128

Il procedimento di liquidazione
Il PROCEDIMENTO DI LIQUIDAZIONE si apre con la nomina di uno o pi liquidatori tramite una delibera
dellassemblea straordinaria, che fissa anche il numero ed i poteri degli stessi. Nellinerzia assembleare, i
liquidatori vengono nominati dal tribunale su istanza dei soci, degli amministratori o dei sindaci, oppure
nella sentenza che dichiara la nullit della societ. Essi restano in carica per tutta la durata della
liquidazione, almeno che non sia fissato un termine o non vengano revocati dallassemblea o, in presenza
di una giusta causa, dallo stesso tribunale. Nomina e revoca vanno iscritte nel registro delle imprese.
Con la nomina dei liquidatori cessa la carica degli amministratori, i quali sono tenuti a consegnare i beni
sociali.
I liquidatori devono adempiere i loro doveri con la diligenza e la professionalit richieste dalla natura
dellincarico e soggiacciono alla medesima disciplina di responsabilit degli amministratori; da essi
prendono in consegna i beni ed i libri sociali, provvedendo a redigere con gli stessi linventario del
patrimonio sociale. Gli amministratori consegnano un bilancio dei conti alla data di scioglimento ed un
rendiconto sulla gestione relativo al periodo successivo allultimo bilancio, di cui viene redatto apposito
verbale. I liquidatori, poi, hanno pieni poteri, potendo esercitare tutti gli atti utili per la liquidazione della
societ; hanno piena rappresentanza e possono intraprendere nuove operazioni, senza responsabilit
personale per gli affari intrapresi (in passato non avevano tutti questi poteri).
Il primo dovere dei liquidatori quello di pagare i debiti sociali, ossia di soddisfare i creditori della societ
e prima di ci non possono in alcun modo ripartire i beni tra i singoli soci, almeno che, accantonate le
somme dovute ai creditori, non si provveda alla distribuzione di ACCONTI tra i soci stessi durante la
liquidazione, facendo prestare a questi ultimi idonee garanzie. In questa ipotesi, i liquidatori sono
responsabili personalmente e solidalmente degli eventuali danni arrecati ai terzi creditori.
Se i fondi societari risultano insufficienti, i liquidatori possono chiedere ai soci di versare la parte di
conferimenti ancora dovuta per le azioni NON interamente liberate.
Se la liquidazione, poi, si protrae oltre lanno, va redatto il BILANCIO ANNUALE DI LIQUIDAZIONE, che deve
essere approvato dallassemblea, per cui vale la disciplina del bilancio desercizio, ovviamente laddove
compatibile. Se il bilancio non viene depositato per oltre tre anni consecutivi si ha CANCELLAZIONE
DUFFICIO della societ dal registro delle imprese.
Anche una volta completata la liquidazione del patrimonio sociale, dopo la conversione in denaro
dellattivo, i liquidatori devono redigere il BILANCIO FINALE DI LIQUIDAZIONE, indicando il PIANO DI
RIPARTO, ossia quanto spetta a ciascun socio. Il bilancio finale deve essere approvato da CIASCUN socio (e
non dallassemblea), ma per evitare che i liquidatori corrano dietro ai singoli azionisti stato previsto il
sistema dellAPPROVAZIONE TACITA (art.2493 c.c.), il quale prevede che il bilancio, sottoscritto dai
liquidatori e accompagnato dalla relazione dei sindaci e del soggetto incaricato del controllo contabile,
venga depositato presso il registro delle imprese e si intende APPROVATO se, entro 90 giorni dal deposito,
nessun socio abbia proposto reclamo dinanzi al tribunale o se, indipendentemente dal termine, tutto il
residuo attivo sia stato distribuito tra i soci, ottenendo una quietanza senza riserva. Con lapprovazione del
bilancio finale i liquidatori sono liberi dinanzi ai soci, dovendo provvedere solo a distribuire lattivo: le
somme non riscosse entro 3 mesi dalliscrizione dellavvenuto deposito del bilancio, vengono depositate
presso una banca.
129

Infine, i libri sociali vengono depositati presso lufficio del registro.


Lestinzione della societ
Si ha cancellazione della societ dal registro delle imprese:

Su richiesta dei liquidatori, una volta approvato il bilancio finale di liquidazione;


Su richiesta del curatore fallimentare, quando il fallimento si chiude per insufficienza o integrale
ripartizione dellattivo;
Dufficio, quando per oltre tre anni consecutivi non viene depositato il bilancio annuale di
liquidazione.

Prima dellatto formale di cancellazione, per, la societ continua ad esistere e gli eventuali creditori
insoddisfatti devono rivolgersi alla societ, nella persona dei liquidatori, i quali possono anche rispondere
solidalmente e personalmente del danno arrecato a terzi, qualora non riescano a recuperare le somme
dovute ai creditori.
Dopo latto formale di cancellazione, invece, i creditori sociali insoddisfatti possono rivolgersi ai soci, nel
limite di quanto riscosso da questi in base al bilancio finale di liquidazione, o ai liquidatori, se il mancato
pagamento dipeso da colpa degli stessi.
E con la cancellazione dal registro delle imprese, quindi, che si ha lESTINZIONE della societ per azioni,
anche in presenza di creditori insoddisfatti.
Come anticipato nello studio della prima parte del diritto commerciale, i creditori possono chiedere il
FALLIMENTO entro un anno dalla cancellazione della societ dal registro delle imprese, in forza di quanto
stabilito prima dalla Corte costituzionale ed in seguito fissato allinterno dellart.10 della legge fallimentare,
contrariamente a quanto era previsto in precedenza dallorientamento giurisprudenziale, secondo cui il
fallimento poteva essere chiesto sino al pagamento dellultimo debito sociale.

CAPITOLO DICIASSETTESIMO LA SOCIETA IN ACCOMANDITA PER AZIONI


Caratteri distintivi
La SOCIETA IN ACCOMANDITA PER AZIONI (S.a.p.a.), la cui disciplina contenuta allinterno degli articoli
dal 2452 al 2461 del codice, una particolare societ di capitali che si contraddistingue per la presenza di
DUE CATEGORIE DI SOCI: gli ACCOMANDATARI, che rispondono solidalmente ed illimitatamente per le
obbligazioni sociali e sono per legge amministratori della societ, e gli ACCOMANDANTI, che sono obbligati
verso la societ nei limiti della quota di capitale sottoscritto.
Anche nella S.a.p.a. le quote di partecipazione di entrambe le categorie di soci sono rappresentate da
AZIONI.
Attenzione per, perch la societ in accomandita per azioni NON E AFFATTO una societ a met strada
tra la societ in accomandita semplice (societ di persone) e la societ per azioni (societ di capitali): a tal
proposito, lart.2454 c.c. prevede che alla S.a.p.a. si applichino, laddove compatibili, le norme dettate per
le S.p.A., il che ne fa una vera e propria societ di capitali. Mentre laccomandita semplice una societ di
persone, in particolar modo una societ in nome collettivo modificata dalla presenza di soci a
130

responsabilit limitata (gli accomandanti), lACCOMANDITA PER AZIONI una societ di capitali, in
particolare una societ per azioni modificata dalla presenza di soci a responsabilit ILLIMITATA (gli
accomandatari) che sono, come contropartita della pi gravosa responsabilit, anche AMMINISTRATORI DI
DIRITTO. La S.a.p.a., tuttavia, non molto diffusa, in quanto se da un lato attribuisce agli accomandatari la
possibilit di porre quasi un veto alla nomina di altri amministratori durante la vita della societ e di
risultare, in tal modo, SEMPRE al comando della stessa, dallaltro lato espone i soggetti in questione ad una
pesante responsabilit illimitata, scotto giudicato troppo gravoso da pagare, nonostante i benefici.
Lazionista accomandatario
LAZIONISTA ACCOMANDATARIO, come anticipato, risponde illimitatamente e solidalmente per le
obbligazioni sociali, oltre ad essere amministratore di diritto della societ.
La disciplina dettata per il socio accomandatario di una societ in accomandita per azioni, per, si presenta
nettamente diversa da quella prevista per la stessa categoria di soci nellaccomandita semplice.
Nella societ in accomandita semplice:

Gli accomandatari POSSONO ma NON necessariamente DEVONO essere amministratori;


Laccomandatario risponde delle obbligazioni sociali ANCHE se non amministratore;
Laccomandatario risponde delle obbligazioni sociali sorte anteriormente allacquisto della qualit
di socio e di quelle successive alleventuale cessazione dalla carica di amministratore.

Quindi, in sostanza nellaccomandita semplice laccomandatario risponde solidalmente ed illimitatamente


appunto perch accomandatario e non in quanto amministratore.
La disciplina cambia nellaccomandita per azioni, dove la qualit di socio accomandatario appare
INDISSOLUBILE rispetto allincarico di amministratori e dove il socio risponde illimitatamente e
solidalmente per le obbligazioni sociali SOLO dal momento in cui ha accettato la carica di amministratore,
perch SOLO da quel momento che egli figura come accomandatario. Laccomandatario, infatti, CESSA di
essere tale e rientra nella categoria degli accomandanti nel momento in cui CESSA dallufficio di
amministratore, cos come DIVENTA accomandatario solo accettando lufficio: ecco perch non pu in
alcun modo rispondere illimitatamente e solidalmente delle obbligazioni sociali preesistenti o di quelle
successive alla cessazione dalla carica.
Lunico dato che accomuna laccomandatario dellaccomandita per azioni a quello dellaccomandita
semplice la RESPONSABILITA SUSSIDIARIA, in quanto i creditori sociali possono rifarsi sugli stessi SOLO
nel momento in cui abbiano escusso infruttuosamente lintero patrimonio sociale.
Costituzione. Conferimenti. Azioni
Alle societ in accomandita per azioni si applica la medesima disciplina delle societ per azioni per quanto
riguarda la costituzione della societ, i conferimenti e le partecipazioni azionarie, salvo qualche piccola
differenza.
Anzitutto, nellatto costitutivo devono essere indicati i soci accomandatari, mentre non necessaria la
nomina degli amministratori (che sono gli accomandatari stessi). Inoltre, la denominazione sociale deve
contenere il nome di almeno uno dei soci accomandatari, con lindicazione S.a.p.a., mentre anche il
131

richiamo del nome di un accomandante non espone questultimo ad alcuna responsabilit illimitata e
solidale.
Va chiarito che le azioni appartenenti agli accomandatari NON costituiscono in alcun modo una categoria
speciale di azioni e non attribuiscono diritti diversi: in caso di alienazione, infatti, lacquirente non diventa
automaticamente amministratore ed per tal motivo che la vendita libera, non vincolata allaccettazione
degli altri accomandatari. Laccomandatario pu anche decidere di spogliarsi di alcune azioni e non di tutte,
conservando in tal modo lufficio di amministratore.
Amministratori, in sostanza, si diventa SOLO e SOLAMENTE per nomina IMPLICITA dellatto costitutivo (in
quanto contrassegnati come accomandatari) o PER NOMINA ASSEMBLEARE.
Anche le azioni delle S.a.p.a. possono essere ammesse alla quotazioni in borsa, sebbene debbano
comunque sottostare alla disciplina dettata per le S.p.A. quotate, inerentemente alla revisione contabile
obbligatoria, al controllo della Consob e alla possibilit di emettere azioni di risparmio.
Gli organi sociali
Allinterno della S.a.p.a. sono tre gli organi fondamentali: assemblea, collegio sindacale e amministratori.
Alcune regole particolari sono dettate per ladozione di talune delibere assembleari, mentre per tutto il
resto vale la disciplina gi vista per le S.p.A.:

Gli accomandatari non hanno diritto di voto nelle deliberazioni di nomina e revoca dei sindaci
(sarebbe futile far nominare i controllori dai controllati) ed in quelle inerenti lazione di
responsabilit nei loro confronti (sarebbe ancora pi stupido pretendere che gli amministratori si
auto-accusino);
Per la modificazione dellatto costitutivo occorre NON SOLO la delibera dellassemblea
straordinaria, ma anche lapprovazione di TUTTI gli accomandatari, che possono dunque PORRE IL
VETO su qualsiasi modifica, il che ne rafforza il potere di comando;
Lassemblea straordinaria competente a nominare e revocare gli amministratori, anche se per la
nomina di nuovi amministratori occorre ancora lapprovazione di TUTTI gli accomandatari (inutile
dire che per la revoca non serve tale approvazione, altrimenti un accordo tra gli amministratori
bloccherebbe qualsiasi revoca).

Per quanto concerne gli amministratori, abbiamo gi detto che essi diventano accomandatari con
laccettazione della nomina contenuta nellatto costitutivo. Il loro ufficio PERMANENTE, salvo diversa
previsione statutaria. Tuttavia, essi non inamovibili, in quanto lassemblea straordinaria, in qualsiasi
momento ed anche senza una giusta causa (sebbene in tal caso si tenuti al risarcimento dei danni), pu
revocarli; la revoca va iscritta nel registro delle imprese e da quel momento il socio da accomandatario si
trasforma in accomandante.
Se gli amministratori-accomandatari non possono far nulla per evitare di perdere la carica di
amministratori, possono comunque opporsi (si tratta di un vero e proprio veto) alla nomina di altri
amministratori: occorre, infatti, lunanimit degli accomandatari rimasti in carica per nominarne di nuovi.
Gli amministratori sono comunque soggetti agli stessi obblighi esaminati nella societ per azioni e,
pertanto, sono responsabili, oltre che illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni sociali, anche per i
132

danni arrecati alla societ, ai singoli soci, ai creditori o a terzi in caso di violazione degli obblighi posti a loro
carico dalla legge e dallo statuto.
Se vi pluralit di amministratori, si applicano le norme dettate in materia di consiglio di amministrazione
delle societ per azioni.
Gli amministratori, inoltre, non possono prendere parte delibera di nomina e revoca dei sindaci, di fatto
aumentando il potere di controllo e lautonomia del collegio sindacale. Se si tratta di societ quotata, il
divieto esteso anche alla nomina ed alla revoca dellincarico alla societ di revisione.
Lo scioglimento della societ
Causa particolare di scioglimento della societ in accomandita per azioni costituita dalla CESSAZIONE
DALLA CARICA DI TUTTI GLI AMMINISTRATORI, se nel termine di 6 mesi non si provvede alla loro
sostituzione ed i sostituti non accettano la carica. Per tale periodo agli atti di ordinaria gestione provvede
un AMMINISTRATORE PROVVISORIO nominato dal collegio sindacale, il quale per non un socio
accomandatario.
Non vale, invece, come causa di scioglimento per le S.a.p.a. il venir meno di tutti i soci accomandanti, come
avviene invece nellaccomandita semplice: la societ, infatti, continua la propria attivit, anche se costituita
solamente da accomandatari, sebbene sino a quando non si renda necessario un atto per cui occorre tale
categoria di soci (pensiamo alla nomina e alla revoca dei sindaci).
Per tutto il resto si applica la disciplina della societ per azioni, anche se, in caso di liquidazione della
societ, emerge ovviamente la responsabilit illimitata e solidale degli accomandatari, a cui i liquidatori
possono chiedere le somme necessarie, in proporzione della partecipazione di ciascuno nelle perdite ed a
cui possono rivolgersi i creditori sociali insoddisfatti, anche dopo la cancellazione della societ.

CAPITOLO DICIOTTESIMO LA SOCIETA A RESPONSABILITA LIMITATA


Caratteri distintivi
La SOCIETA A RESPONSABILITA LIMITATA (s.r.l.), di cui agli artt.2462-2483 c.c., una societ di capitali in
cui:

Per le obbligazioni sociali risponde solo la societ con il proprio patrimonio;


Le quote di partecipazione dei soci NON possono essere costituite da azioni e non possono
formare oggetto di offerta al pubblico.

Quindi la s.r.l. si distingue dalla societ in accomandita per azioni e si avvicina alla societ per azioni per il
solo fatto di garantire una responsabilit LIMITATA a tutti i propri soci, ai quali nessuna pretesa pu essere
avanzata dai creditori sociali. Tuttavia, diversamente da entrambi gli altri due tipi di societ di capitali, le
quote di partecipazione nella s.r.l. non possono essere rappresentate da azioni, il che pone un pesante
limite alla raccolta di capitali tra il pubblico dei risparmiatori.
Le societ a responsabilit limitata, tuttavia, possono oggi emettere titoli di credito di massa (valori
mobiliari) anche per la raccolta di capitali di credito, titoli di debito simili alle obbligazioni, ma per cui
vietata la collocazione diretta presso il pubblico dei risparmiatori.
133

Il capitale sociale minimo delle s.r.l. di 10.000 euro, quindi di gran lunga ridotto rispetto a quello delle
societ per azioni.
La recente riforma del 2003 ha voluto, differentemente dalla disciplina codicistica che assimilava le s.r.l.
alle societ per azioni, creare un forte distacco tra le stesse, permettendo alle societ a responsabilit
limitata di essere un modello particolarmente elastico, in grado di valorizzare i profili di carattere personale
presenti nelle imprese di modeste dimensioni.
La costituzione della societ. La s.r.l. unipersonale
La disciplina inerente la costituzione della s.r.l. ricalca, quasi perfettamente, quella dettata per le societ
per azioni (attenzione, stiamo parlando della disciplina inerente la costituzione, non dellintera disciplina).
Come nelle S.p.A., anche nelle s.r.l. la denominazione sociale pu essere liberamente formata, dovendo
comunque contenere la dicitura societ a responsabilit limitata. Allo stesso modo anche la s.r.l. pu
essere costituita a tempo indeterminato, sempre che sia permesso ad ogni socio di recedere con un
preavviso di 180 giorni, termine elevabile ad un anno da parte dello statuto.
Diversamente dalla societ per azioni, per, nelle s.r.l. il capitale sociale minimo pi basso, 10.000 euro, e
non ammessa la stipulazione dellatto costitutivo per pubblica sottoscrizione, pertanto non essendo
contemplabile la disciplina prevista per i promotori.
Anche il contenuto dellatto costitutivo deve essere identico a quello previsto per le societ per azioni,
sebbene al posto delle indicazioni relative alle azioni debbano esserci quelle inerenti le quote di
partecipazione di ciascun socio.
La s.r.l., tra laltro, stata la prima societ per cui, grazie al d.p.r.88/1993, venne prevista la possibilit di
configurarsi come societ di capitali UNIPERSONALE, con limitazione della responsabilit anche del singolo
socio. In seguito, la disciplina venne estesa anche alle societ per azioni e plasmata in base alle stesse. Si
rimanda, dunque, a quanto gi detto riguardo alle societ unipersonali (pagine 13 e 14 della dispensa).
I conferimenti. Le altre forme di finanziamento
Se per la disciplina inerente la costituzione della societ, la s.r.l. si avvicina alle societ per azioni, per
quanto concerne la normativa in materia di conferimenti vi un accostamento alla disciplina delle societ
di persone, almeno a partire dalla riforma del 2003.
Lart.2464 comma 2 c.c., infatti, prevede che possono essere conferiti tutti gli elementi dellattivo
suscettibili di valutazione economica: questo significa che oggetto del conferimento possono essere il
denaro, ma anche le prestazioni di opere e servizi (escluse nelle societ per azioni) e le prestazioni in
natura.
Per quanto riguarda i conferimenti in DENARO, anche nelle s.r.l. necessario versare il 25% del
conferimento, o lintero ammontare se si tratta di societ unipersonale, presso una banca, ma tale somma
pu essere benissimo sostituita dalla stipula di una POLIZZA DI ASSICURAZIONE o da una FIDEIUSSIONE
BANCARIA, salvo il diritto del socio di versare, in qualsiasi momento, il denaro richiesto ed eliminare
polizza o fideiussione. Tuttavia, tale norma NON al momento operativa, dato che il Governo italiano non

134

ha ancora provveduto ad individuare le caratteristiche che la polizza assicurativa o la fideiussione devono


avere.
Anche per i conferimenti di PRESTAZIONI DOPERE O SERVIZI lintero valore assegnato agli stessi deve
essere garantito da una polizza assicurativa o da una fideiussione bancaria, ma in tal caso non serve un
intervento del Governo, in quanto manca qualsivoglia rinvio ad un decreto attuativo per fissarne le
caratteristiche. Il socio, comunque, ha la facolt di sostituire la polizza o la fideiussione con un versamento
A TITOLO DI CAUZIONE alla societ del corrispondente importo in denaro, sempre che ci sia previsto
dallatto costitutivo.
I conferimenti IN NATURA, come avviene per le S.p.A., devono essere interamente liberati al momento
della sottoscrizione, ma non necessario che la stima degli stessi sia fatta da un esperto designato dal
tribunale, essendo sufficiente la valutazione di un esperto o di una societ di revisione iscritti nel registro
dei revisori contabili o di una societ di revisione iscritta nellapposito albo. Lo stesso vale per la stima
prevista per gli ACQUISTI PERICOLOSI della societ nei confronti di soci, amministratori e fondatori,
mentre per il resto si applica la disciplina delle societ per azioni, anche se latto costitutivo pu escludere
la previa autorizzazione degli acquisti da parte dei soci.
Il SOCIO MOROSO, ossia colui che non ha effettuato il conferimento nel termine prescritto o per cui sono
scadute la polizza assicurativa o la fideiussione bancaria a garanzia dei conferimenti stessi, viene
DIFFIDATO dagli amministratori ad eseguire la prestazione nel termine di 30 giorni, decorso il quale egli
non pu partecipare alle decisioni dei soci. La s.r.l., in tal caso, ha la facolt di vendere COATTIVAMENTE le
quote del socio moroso, alternativamente allazione giudiziaria, offrendola dapprima in opzione agli altri
soci o vendendola al pubblico incanto se gli stessi non sono interessati. Se, per, non vi sono neanche terzi
compratori, la societ costretta ad escludere il socio moroso (trattenendo le somme riscosse) e a ridurre
immediatamente il capitale sociale, in quanto la s.r.l. NON PUO in alcun modo possedere quote proprie.
Prima della riforma del 2003, elevato era il numero di s.r.l. che operavano come societ sottocapitalizzate,
ossia con finanziamenti a titolo di capitale di prestito da parte dei soci (in sostanza, operavano grazie a
soldi non loro, ma concessi in prestito, che poi ovviamente dovevano restituire). La riforma, rivedendo
lart.2467 c.c., ha posto un freno a questo fenomeno, prevedendo che il rimborso dei finanziamenti dei
soci sia POSTERGATO rispetto al soddisfacimento degli altri creditori (la postergazione opera come
condizione sospensiva dellesigibilit del credito): quindi la societ deve prima pagare i creditori sociali e
poi pu pagare i soci stessi o i terzi che hanno prestato denaro con garanzia dei soci (finanziamenti
indiretti). Quindi, se il rimborso dei finanziamenti rischia di mettere a repentaglio il soddisfacimento degli
altri creditori, gli amministratori non possono provvedervi, dovendo lasciare i soci insoddisfatti. Se la
somma, tra laltro, viene rimborsata, deve essere addirittura restituita alla societ se il rimborso
avvenuto nellanno precedente la dichiarazione di fallimento della societ. Questa disciplina tende a
dissuadere i soci dal prestare ingenti somme di denaro nei casi in cui vi un eccessivo squilibrio
dellindebitamento rispetto al patrimonio netto o in cui la societ si trova in una situazione finanziaria
per cui sarebbe stato preferibile un conferimento, anzich un finanziamento.

135

Segue: I titoli di debito


Con la riforma del 2003 venuto meno il divieto per le s.r.l. di emettere obbligazioni, o meglio, TITOLI DI
DEBITO (art.2483 c.c.), sottratti alla disciplina delle obbligazioni dettata per le S.p.a. (pagine 122 e seguenti
della dispensa) e soggetti a quella secondaria del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio.
Alla s.r.l., per, CONSENTITO emettere titoli di debito SOLO se previsto allinterno dellatto costitutivo, il
quale deve stabilire anche se la competenza allemissione spetti agli amministratori o ai soci,
determinando limiti, modalit e maggioranze necessarie.
Con la decisione di emissione vengono fissate le condizioni del prestito e le modalit di rimborso ed essa
viene iscritta nel registro delle imprese. Il taglio minimo dei titoli deve essere pari o superiore a 50.000
euro.
Dato che il titolo viene emesso a fronte di un apporto a TITOLO DI PRESTITO, il diritto al rimborso del
capitale, come avviene per le obbligazioni, non pu essere condizionato allandamento economico della
societ; solo la misura degli interessi pu esserlo.
Sempre e solo latto costitutivo pu prevedere anche che i titoli di debito siano emessi come TITOLI DI
MASSA (definizione titoli di massa: frazioni di uguale valore nominale e con uguali diritti di ununitaria
operazione di finanziamento), la cui circolazione segue la disciplina dei titoli di credito. Tuttavia, possibile
anche lemissione come TITOLI INDIVIDUALI (ciascun titolo rappresenta una distinta operazione
finanziaria), escludendone addirittura la destinazione alla circolazione. E concepibile, inoltre, che tali titoli
di debito siano convertibili in partecipazioni sociali.
Un limite importante, per, apposto dalla legge ai titoli di debito: essi NON POSSONO essere collocati
DIRETTAMENTE presso il pubblico dei risparmiatori, ma devono essere sottoscritti da INVESTITORI
PROFESSIONALI SOGGETTI A VIGILANZA PRUDENZIALE, ossia investitori che devono rispettare determinati
requisiti di solidit patrimoniale e su cui vigilano autorit competenti. Tali investitori, tra laltro, possono
anche collocare i titoli di debito presso terzi, ma rispondono SEMPRE della solvenza della societ nei
confronti degli stessi, almeno che non si tratti di terzi investitori professionali o soci dellemittente. Identit
del garante (ossia dellinvestitore che per primo ha sottoscritto il titolo) e dellammontare della garanzia
vanno indicati sul titolo di debito.
Le quote sociali
Lart.2468 comma 1 del codice stabilisce che nelle societ a responsabilit limitata Le partecipazioni dei
soci non possono essere rappresentate da azioni, il che differenzia notevolmente le s.r.l. dalle societ per
azioni, in cui il capitale sociale diviso in parti omogenee e standardizzate che prescindono dalle persona
dei soci e dal loro numero. Nelle s.r.l., infatti, avviene proprio il contrario, in quanto il capitale sociale viene
diviso secondo un CRITERIO PERSONALE (e non astratto-matematico), in base al NUMERO DEI SOCI:
ognuno di essi diventa titolare di unUNICA QUOTA DI PARTECIPAZIONI (esempi: 10 soci = 10 quote; 1000
soci = 1000 quote).
Mentre le azioni delle S.p.a. sono obbligatoriamente di ugual valore, le quote delle s.r.l. possono benissimo
essere di DIVERSO AMMONTARE: se latto costitutivo non prevede diversamente il valore delle quote
determinato PROPORZIONALMENTE al conferimento (il socio ha sottoscritto il capitale per 100 euro? avr
136

diritto ad ununica quota del valore di 100 euro; un altro socio ha sottoscritto il capitale per 1000 euro?
Avr diritto ad ununica quota di 1000 euro). Tuttavia, latto costitutivo pu determinare il valore delle
partecipazioni in misura NON PROPORZIONALE ai conferimenti, purch il valore complessivo degli stessi
non sia inferiore allammontare del capitale sociale e ferma restando la titolarit di unUNICA quota da
parte del titolare.
Quindi differentemente dalle azioni che attribuiscono uguali diritti, le quote possono prevedere
diversamente, in quanto i diritti sociali spettano ai soci in misura proporzionale alla partecipazione da
ciascuno posseduta (indipendentemente dal fatto che tale partecipazione sia o meno proporzionale al
conferimento). Anche questa, per, regola derogabile da parte dellatto costitutivo, in quanto ai singoli
soci possono essere concessi DIRITTI PARTICOLARI riguardanti lamministrazione o la distribuzione degli
utili, modificabili solo con il consenso di TUTTI i soci e attribuiti alla PERSONA del socio, il che comporta che
in caso di alienazione della quota essi non si trasferiscono allacquirente, almeno che anche questo punto
non sia precisato dallatto costitutivo. Allo stesso modo possono essere contemplate prestazioni accessorie
a carico di singoli soci.
La quota di partecipazione in una societ a responsabilit limitata, dunque, presenta alcune caratteristiche:

UNITA: la quota e resta unica, esprimendo in modo unitario la posizione di quel determinato
socio. Anche se questultimo acquista altre quote NON DIVENTA titolare di una pluralit delle
stesse, bens va semplicemente ad incrementare la quota originaria;
DIVISIBILITA: potrebbe sembrare una contraddizione, ma non lo affatto (parlo della quota
unitaria ma nello stesso tempo divisibile). Se vero, infatti, che non si possono avere pi quote,
altrettanto vero che una quota, almeno che ci non sia escluso dallatto costitutivo, pu essere
divisa tra pi soggetti. Se, per, la divisione vietata o impossibile, la quota diviene di PROPRIETA
COMUNE di pi persone e si applica la disciplina dellamministrazione dei beni in compropriet;
DOCUMENTAZIONE: le quote di partecipazione delle s.r.l. NON POSSONO essere rappresentate da
titoli di credito, n costituire oggetto di offerta al pubblico. Il certificato di quota rilasciato dalla
societ, infatti, serve solo come documento probatorio della qualit di socio e della misura della
partecipazione, ma non come strumento per la circolazione della stessa;
IMMATERIALITA: la quota, dunque, non si configura come un bene mobile materiale, ma
nonostante ci ha pur sempre un proprio valore patrimoniale, determinato dalla frazione del
patrimonio sociale rappresentata, il che spiega perch la legge la tratti come oggetto unitario di
diritti, assimilandola ai beni immateriali.

Segue: Le vicende e il trasferimento delle quote sociali


In linea generale, la legge italiana prevede che le quote delle s.r.l. siano LIBERAMENTE TRASFERIBILI per
atto tra vivi o mortis causa.
Anche qui, per, latto costitutivo pu ESCLUDERE il trasferimento delle quote o VINCOLARLO al
gradimento di organi sociali, di soci o di terzi, anche senza fissare delle condizioni per negare il
trasferimento, potendo subordinare lo stesso anche al MERO GRADIMENTO dei soggetti indicati. Tuttavia,
in tali casi il socio o i suoi eredi hanno diritto di recesso, il quale inderogabile, ossia non escludibile
dallatto costitutivo. Latto costitutivo, per, pu prevedere che il recesso non possa essere esercitato
137

prima di un certo termine (massimo 2 anni) dalla costituzione della societ o dalla sottoscrizione della
quota.
Al fine di prevenire operazioni di riciclaggio di denaro sporco e per assicurare la massima trasparenza nella
cessione delle quote e la conoscenza delleffettiva compagine societaria, la L.310/1993 ha previsto che i
trasferimenti di quote per atto tra vivi debbano risultare da una SOTTOSCRIZIONE AUTENTICATA da un
notaio o da un DOCUMENTO INFORMATICO sottoscritto dalle parti mediante firma digitale, depositati, dal
notaio stesso nel primo caso e dal ragioniere/commercialista nel secondo, entro 30 giorni per liscrizione
nel registro delle imprese. Il trasferimento ha effetto TRA LE PARTI in forza del semplice consenso, produce
effetti verso la societ solo con il deposito presso il registro. In caso di alienazione plurima, prevale chi per
primo, ed in buona fede, ha effettuato liscrizione. E stata eliminata nel 2008 lannotazione del
trasferimento nel libro dei soci, in quanto le s.r.l. non sono pi obbligate a tenero il libro stesso. Le
medesime regole valgono per i trasferimenti mortis causa e per la costituzione di vincoli sulle quote.
Nel caso, poi, di trasferimento di quota non interamente liberata (in pratica quando il socio non ha versato
lintero conferimento), lalienante risponde in solido con lacquirente per i versamenti ancora dovuti, nel
limite di 3 anni dal trasferimento stesso ed in via SUSSIDIARIA, in quanto occorre che la societ si rivolga
prima al socio attuale.
La quota pu essere oggetto di PEGNO, USUFRUTTO E SEQUESTRO, oltre che di ESPROPRIAZIONE da parte
dei creditori personali del socio, anche in caso di fallimento, con conseguente vendita forzata della stessa o
assegnazione al creditore procedente. Nei primi tre casi si ha il diritto frazionario sulla quota, mentre in
TUTTI I CASI sopra menzionati, qualora la partecipazione non sia liberamente trasferibile, la societ pu
presentare, entro 10 mesi, un altro soggetto che offre il medesimo prezzo della vendita o che colma il
debito del precedente titolare della quota (in tal modo si evita che soggetti sgraditi entrino nella
compagine societaria).
La societ a responsabilit limitata, come gi anticipato, NON PUO ACQUISTARE PROPRIE QUOTE in alcun
modo, n direttamente, n indirettamente fornendo garanzie per il loro acquisto o la loro sottoscrizione,
n tanto meno accettandole in garanzie. Nel caso in cui ci avvenga si producono le conseguenza previste,
nella disciplina delle S.p.a., per lacquisto di azioni proprie al di fuori dei casi consentiti.
Recesso ed esclusione
Per quanto riguarda la disciplina del RECESSO, nelle s.r.l. riconosciuta unampia libert allautonomia
statutaria, inerente i casi di recesso e le relative modalit, anche se nel silenzio dellatto costitutivo si
applica la medesima disciplina delle societ per azioni.
Vi sono, poi, una serie di casi in cui il recesso INDEROGABILMENTE riconosciuto dalla legge:

Ipotesi di societ a tempo indeterminato, in cui ogni socio pu recedere con preavviso di almeno
180 giorni, allungabile dallatto costitutivo ad un anno;
Ipotesi di societ a tempo determinato, in cui possono recedere i soci dissenzienti, assenti e
astenuti nelle delibere di:
o Cambiamento SIGNIFICATIVO delloggetto sociale o del tipo di societ;
o Fusione o scissione;
o Revoca dello stato di liquidazione;
138

o Trasferimento della sede sociale allestero;


o Eliminazione di cause di recesso contemplate nellatto costitutivo;
o Compimento di operazioni sostanzialmente modificative delloggetto sociale o dei diritti
particolari del singolo socio.
Anche nel caso di limitazioni statutarie alla trasferibilit delle quote (paragrafo precedente) o di socio
contrario allaumento del capitale sociale con esclusione del diritto di opzione, si pu esercitare il diritto di
recesso.
Il recesso, come nelle S.p.a., non esercitabile (e se gi esercitato non produce effetti) se viene meno la
delibera che lo legittima o se viene deliberato lo scioglimento della societ.
Entro 180 giorni dalla comunicazione del recesso alla societ, il socio ha diritto a ricevere il rimborso della
propria partecipazione in proporzione al patrimonio sociale, la cui determinazione avviene in base al valore
di mercato al momento del recesso stesso e, se vi disaccordo, viene fatta da un esperto nominato dal
tribunale. La quota del recedente viene dapprima offerta in opzione agli altri soci o ad un terzo
CONCORDEMENTE individuato dagli stessi; se nessuno interessato si provvede al rimborso tramite le
riserve disponibili o la riduzione reale del capitale. Se vi opposizione alla riduzione da parte dei creditori
sociali, la societ costretta a sciogliersi.
Il socio, infine, pu essere ESCLUSO dalla societ per giusta causa, contemplata nellatto costitutivo, in
seguito ovviamente ad una decisione degli altri soci, comunque impugnabile. Si da luogo al rimborso, come
per il recesso, della partecipazione, anche se non possibile la riduzione del capitale: se non vi sono
acquirenti e non si pu attingere alle riserve, lesclusione non produce effetti.
Gli organi sociali. Le decisioni dei soci
Lart.2479 comma 2 c.c. stabilisce che sono rimesse INDEROGABILMENTE alla decisione dei soci:

Lapprovazione del bilancio e la distribuzione degli utili;


La nomina degli amministratori, se prevista nellatto costitutivo;
La nomina dei sindaci, del presidente del collegio sindacale e del revisore;
La modificazione dellatto costitutivo;
La decisione di compiere operazioni sostanzialmente modificative delloggetto sociale o dei diritti
particolari dei soci;
Ulteriori materie riservate dallatto costitutivo.

I soci decidono anche su qualsiasi argomento sottoposto alla loro approvazione da parte degli
amministratori o di tanti soci rappresentanti almeno 1/3 del capitale sociale.
Su queste materia, dunque, si deve pronunciare lASSEMBLEA, ma latto costitutivo pu permettere la
consultazione scritta e lespressione del consenso per iscritto, ponendo ovviamente ciascun socio in
condizione di partecipare al procedimento decisionale. I soci, in tali documenti sottoscritti, devono
specificare largomento della decisione ed il consenso alla stessa. La decisione presa se si esprime a
favore della stessa una maggioranza rappresentante ALMENO LA META del capitale sociale.
Anche in presenza di tale previsione statutaria, comunque, i soci devono decidere IN ASSEMBLEA su alcuni
argomenti, quali le modificazioni dellatto costitutivo o il compimento di operazioni sostanzialmente
139

modificative delloggetto sociale o dei diritti particolari dei soci o la riduzione obbligatoria del capitale per
perdite o nel momento in cui ne facciano richiesta tanti soci rappresentanti almeno 1/3 del capitale o
anche solo un amministratore.
La disciplina dellassemblea, diversamente dalle S.p.a., rimessa in larga parte allatto costitutivo.
E latto costitutivo a fissare le modalit di convocazione, altrimenti alla stessa provvedono gli
amministratori con lettera raccomandata, spedita ai soci almeno 8 giorni prima delladunanza ed al
domicilio risultante dal registro delle imprese, senza la necessit di alcuna pubblicazione dellavviso in
Gazzetta Ufficiale. Lassemblea si riunisce presso la sede sociale, almeno che latto costitutivo non preveda
diversamente e ne regola lo svolgimento un presidente.
In assemblea possono intervenire tutti i soci, i quali possono essere anche rappresentanti da terzi, senza le
limitazioni dettate nella disciplina delle S.p.a., ai quali devono rilasciare delega per iscritto, conservata dalla
societ.
Il voto dei soci vale in misura PROPORZIONALE ALLA PARTECIPAZIONE.
Quorum costitutivo assemblea ordinaria: presenza di tanti soci rappresentanti ALMENO LA META di tutto
il capitale sociale e non solo di quello intervenuto.
Quorum deliberativo assemblea ordinaria: maggioranza assoluta del capitale intervenuto. Nelle ipotesi di
modificazioni dellatto costitutivo o di decisioni comportanti modifiche sostanziali delloggetto sociale o dei
diritti particolari dei soci, occorre il voto favorevole dei soci rappresentanti almeno la met del capitale
sociale.
Non sono previsti quorum diversi per la seconda convocazione, salvo previsione statutaria.
Particolare, nelle s.r.l., lASSEMBLEA TOTALITARIA, la quale deve ospitare obbligatoriamente TUTTI I
SOCI (deve essere presente lintero capitale) e tutti gli amministratori ed i sindaci (o quantomeno questi
ultimi, amministratori e sindaci, devono essere informati della riunione). Lassemblea totalitaria delibera
SOLO su argomenti alla cui trattazione non si oppone alcuno degli intervenuti.
Segue: Linvalidit delle decisioni dei soci
Sono tre i regimi di invalidit delle decisioni dei soci per quanto riguarda le s.r.l.:

Invalidit che pu essere fatta valere solo da alcuni soggetti, entro breve termine, e non opponibile
ai terzi in buona fede (annullabilit);
Invalidit derivante da gravi vizi sostanziali o procedimentali, che pu essere fatta valere da
chiunque abbia interesse entro tre anni (nullit);
Ununica causa di invalidit che pu essere fatta valere da chiunque senza limiti di tempo (nullit
imprescrittibile).

Partiamo dal primo regime dinvalidit, quello dellANNULLABILITA: le decisioni che violano la legge o
latto costitutivo o quelle prese col voto determinante di soci in conflitto di interessi sono impugnabili dai
soci dissenzienti, assenti o astenuti, nonch da ciascun amministratore o dal collegio sindacale nel termine
di 90 giorni dalla loro trascrizione nel libro delle decisioni dei soci (senza il rispetto di alcuna
rappresentanza di capitale sociale per limpugnazione). Vale la disciplina vista per il procedimento
140

dimpugnazione nelle societ per azioni. Non vengono pregiudicati i diritti acquistati in buona fede da terzi
in base alla decisione invalida.
Se vi CONVALIDA della decisione impugnata, ossia se la stessa viene sostituita da altra decisione priva di
vizi, lannullamento non pu aver luogo e la sostituzione sana RETROATTIVAMENTE la decisione invalida,
senza pregiudicare i diritti di terzi. Si ha convalida anche su richiesta della societ o di chi ha proposto
limpugnativa durante il giudizio di impugnazione, dove il giudice assegna un termine di 180 giorni per
ladozione di una nuova decisione.
Anche per le s.r.l. prevista la convalida per la mancata convocazione, che non pu essere fatta valere da
chi, anche successivamente, ha dato il proprio assenso allo svolgimento dellassemblea, e la convalida per
la mancanza di verbale, il quale pu essere redatto prima dellassemblea successiva.
Per quanto riguarda le cause di NULLITA delle decisioni dei soci, la legge stabilisce che chiunque vi abbia
interesse, nel termine tre anni, pu impugnare le decisioni aventi OGGETTO IMPOSSIBILE O ILLECITO e
quelle prese IN ASSENZA ASSOLUTA DI INFORMAZIONE, sempre che si tratti di decisioni aventi ad oggetto
laumento del capitale sociale, la riduzione reale dello stesso e limpugnazione del bilancio (riduzione
delloperativit delle cause di nullit, come visto per le societ per azioni). Va sottolineato che, in pendenza
del termine di impugnazione, la decisione inefficace e che lart.2479-ter, inerente linvalidit delle
decisioni dei soci, non indica MAI tali vizi come cause di nullit.
Ultimo regime di invalidit quello della NULLITA IMPRESCRITTIBILE: possono essere impugnate, SENZA
limiti di tempo, le deliberazioni modificative delloggetto sociale che prevedono ATTIVITA IMPOSSIBILI O
ILLECITE.
Amministrazione e controlli
Lattuale disciplina delle s.r.l. prevede che la ripartizione di competenze tra assemblea ed amministratori
sia rimessa, in gran parte, allatto costitutivo. Nel silenzio dello stesso, resta ferma la regola secondo cui
lamministrazione affidata ad UNO o PIU SOCI, nominati tramite decisione dei soci stessi, la cui carica a
TEMPO INDETERMINATO.
Nulla previsto riguardo alle cause di incompatibilit o ineleggibilit ed inerentemente alla cessazione
dellincarico o alla revoca dello stesso, sebbene si presume che rimangano comunque ineleggibili gli
incapaci e che il potere di revoca spetti ai soci. Gli amministratori, sebbene anche su questo punto la
disciplina legislativa non precisi alcunch, non possono agire in concorrenza con la societ, in quanto si
creerebbe un conflitto di interessi.
Se lamministrazione viene affidata a pi persone, esse costituiscono il consiglio di amministrazione, anche
se latto costitutivo pu prevedere che gli amministratori operino SENZA la struttura consiliare, bens
DISGIUNTAMENTE O CONGIUNTAMENTE, proprio come nelle societ di persone.
Se viene adottato il sistema dellamministrazione disgiunta, ciascun amministratore pu decidere ed agire
in solitudine, salvo per le decisioni inerenti la redazione del progetto di bilancio e dei progetti di
fusione/scissione e per laumento del capitale per delega, materie rispetto alle quali occorre la decisione di
TUTTI gli amministratori. Se un amministratore si oppone allatto disgiunto di un altro amministratore,
sono i soci a dover decidere a maggioranza (per quote di capitale).
141

Se, invece, viene adottato il sistema dellamministrazione congiunta, occorre lunanimit o la maggioranza
per teste degli amministratori per prendere una decisione, proprio come nelle societ di persone.
Gli amministratori, ovviamente, hanno anche il potere di rappresentanza della societ e ad essi sono
inopponibili i limiti statutari ai propri poteri (salvo lexceptio doli), cos come ai terzi in buona fede
rimangono inopponibili i vizi dellatto di nomina del rappresentante dopo la pubblicazione nel registro delle
imprese.
I contratti conclusi dagli amministratori con rappresentanza IN CONFLITTO DI INTERESSI sono annullabili su
richiesta della societ, se il terzo conosceva o poteva conoscere il conflitto; lazione si prescrive entro 5
anni dal contratto.
Anche le decisioni del consiglio di amministrazione prese con voto determinante dellamministratore in
conflitto di interessi possono essere impugnate, sempre che cagionino danni patrimoniali alla societ.
Limpugnazione va presentata entro 90 giorni dagli altri amministratori, dal collegio sindacale o dal
revisore, fatti sempre salvi i diritti acquistati da terzi in buona fede.
Diversamente dalle S.p.a., tuttavia, gli amministratori NON DEVONO comunicare preventivamente al
consiglio gli interessi in una determinata operazione, n tanto meno esistono altre cause di invalidit delle
delibere consiliari, non annullabili n nulle per altri vizi sostanziali o procedimentali.
Gli amministratori, poi, sono responsabili verso la societ dei danni derivanti dallinosservanza dei propri
doveri previsti dalla legge e dallatto costitutivo, almeno che non dimostrino di essere ESENTI DA COLPA e
che, qualora a conoscenza dellatto dannoso, abbiano fatto qualcosa per evitarne o diminuirne gli effetti.
La disciplina, quindi, minima rispetto a quella prevista per le S.p.a., le cui regole si applicano nel caso di
organo amministrativo ad organizzazione corporativa (in presenza del consiglio di amministrazione, degli
organi delegati ecc.). Anche i soci che hanno INTENZIONALMENTE deciso o autorizzato latto dannoso per
la societ, per i terzi o per i soci stessi, e quindi i soci che sono amministratori di fatto, sono responsabili
solidalmente con gli amministratori: occorre, per, il DOLO (intenzionalmente).
Nelle s.r.l. manca un controllo giudiziario sulla gestione, come previsto dallart.2409 c.c. per le S.p.a., in
quanto il SINGOLO SOCIO ha il diritto, e si tratta di diritto inderogabile, di promuovere lazione sociale di
responsabilit contro gli amministratori, nonch di chiedere la revoca cautelare degli stessi, oppure
addirittura di chiedere questultima SENZA agire per lazione di responsabilit. Il potere di nomina del
nuovo amministratore, nel caso di revoca del precedente, spetta alla societ e non al giudice. Se viene
accolta la domanda di risarcimento, il ricavato va a vantaggio della societ, mentre al socio che ha agito
vanno rimborsate SOLO le spese sostenute.
Seppur nel silenzio della legge, consentito anche alla societ di agire con lazione di responsabilit nei
confronti degli amministratori. La stessa societ pu, inoltre, dar luogo alla RINUNCIA o alla TRANSAZIONE
dellazione di responsabilit, anche laddove promossa dal singolo socio, ma occorre il consenso della
maggioranza dei 2/3 del capitale, SENZA lopposizione del 10% dello stesso (se si oppongono tanti soci, non
si pu dar luogo a rinuncia o transazione).
Gli amministratori, oltre che verso la societ, sono responsabili anche verso i soci e verso terzi
direttamente danneggiati, secondo la disciplina vista per le S.p.a. (pagina 78 della dispensa).
142

Niente dice la legge per la responsabilit degli amministratori verso i creditori sociali, i quali potranno
azionare i rimedi di diritto comune (azione surrogatoria, responsabilit extra-contrattuale).
E latto costitutivo a prevedere nomina e poteri del collegio sindacale e del revisore contabile, sempre che
i poteri del secondo non siano attribuiti al collegio. Nelle s.r.l. la nomina del collegio sindacale
OBBLIGATORIA SOLO SE il capitale sociale di almeno 120.000 euro (quanto quello minimo delle S.p.a.) o
se non possibile redigere il bilancio di esercizio in forma abbreviata. Si applica, laddove il collegio sia
presente, la disciplina delle S.p.a.
Ad esercitare il potere di controllo nelle s.r.l., per, vi sono anche i SOCI NON AMMINISTRATORI, i quali
possono chiedere notizie dello svolgimento degli affari sociali agli amministratori stessi, cos come possono
consultare i libri sociali ed i documenti dellamministrazione, comprese le scritture contabili, tutti diritti
regolabili dallatto costitutivo ma NON sopprimibili. I soci devono, tuttavia, rispettare il principio di
correttezza e buona fede, senza divulgare informazioni a terzi, pena la responsabilit propria.
Bilancio. Modificazioni dellatto costitutivo. Scioglimento
Il bilancio desercizio delle s.r.l. viene predisposto dagli amministratori, con deliberazione collegiale, ed
approvato dai soci, anche NON in assemblea se ci previsto dallatto costitutivo, e viene infine depositato
presso il registro delle imprese.
I soci chiamati a decidere sullapprovazione del bilancio, stabiliscono anche come gli utili vadano ripartiti.
Come nelle S.p.a., anche qui in caso di distribuzione di utili FITTIZI, i dividendi non sono ripetibili se
risultanti da bilancio regolarmente approvato e se riscossi in buona fede.
Le modificazione dellatto costitutivo sono di competenza assembleare, la quale decide con il voto
favorevole di almeno la met del capitale sociale. La modifica diviene efficace solo dopo iscrizione nel
registro delle imprese, richiesta dal notaio verbalizzante, il quale svolge anche un controllo di legalit,
potendo decidere di negare la richiesta di iscrizione e rendendo necessario il giudizio di omologazione del
tribunale, su richiesta degli amministratori.
Gli amministratori, la cui decisione deve risultare da verbale redatto dal notaio e deve essere iscritta nel
registro, possono decidere laumento del capitale sociale a pagamento. Occorre, per dar attuazione alla
decisione, che i conferimenti siano stati interamente eseguiti.
E latto costitutivo a prevedere lesclusione del diritto di opzione, non ammessa comunque nellipotesi di
aumento del capitale necessario per precedente riduzione dello stesso per perdite. I soci che non
partecipano alla decisione di escludere il diritto dopzione possono recedere dalla societ. E la delibera di
aumento del capitale sociale a stabilire entro quanto tempo e come vada esercitato il diritto di opzione (il
termine di sottoscrizione non pu essere inferiore ai 30 giorni dal momento della comunicazione ai soci),
se e con quali modalit permettere agli altri soci ed a terzi la sottoscrizione della parte di capitale non
optata; sempre la delibera di aumento del capitale sociale a determinare il sovrapprezzo e consentire un
aumento solo parziale, nel caso di sottoscrizione non integrale, in mancanza della quale il capitale
inscindibile. Lattestazione di esecuzione dellaumento del capitale sociale deve essere depositata, ad
opera degli amministratori, entro 30 giorni dallavvenuta sottoscrizione.

143

La stessa disciplina gi descritta per le societ per azioni vale anche per le s.r.l., in merito allaumento di
capitale gratuito (la quota di ognuno rimane invariata) ed alla riduzione reale o nominale del capitale
sociale (fermo restando il limite minimo di 10.000 euro).
La riduzione VOLONTARIA del capitale avviene tramite rimborso ai soci delle quote pagate o tramite
liberazione degli stessi dallobbligo dei versamenti ancora dovuti. Non necessaria alcuna motivazione per
la riduzione, ma possibile lopposizione dei creditori, pertanto la delibera di approvazione della riduzione
pu essere eseguita solo trascorsi 90 giorni dalliscrizione nel registro delle imprese senza alcuna
opposizione, oppure dopo il rigetto del tribunale dellopposizione per mancato pericolo di pregiudizio o
perch la societ ha prestato idonea garanzia.
Se la riduzione, invece, OBBLIGATORIA PER PERDITE di oltre 1/3 del capitale, gli amministratori
convocano senza indugio lassemblea, sottoponendo alla stessa una relazione sulla situazione
patrimoniale, con le osservazioni del collegio sindacale e del revisore, se nominati e con il conseguente
deposito di tali documenti presso la sede sociale per almeno 8 giorni prima dellassemblea, affinch i soci
possano prenderne visione. Lassemblea, a quel punto, pu decidere di dar luogo subito alla riduzione del
capitale oppure rinviare la decisione allesercizio successivo. Se entro tale esercizio le perdite non risultano
diminuite a meno di 1/3, lassemblea obbligata a dar luogo alla riduzione, altrimenti a ci supplisce il
tribunale su istanza degli amministratori, dei sindaci, del revisore o di qualsiasi interessato. Se il capitale,
invece, sceso al di sotto del capitale minimo, ossia di 10.000 euro, sempre in forza di perdite, o si opta
per la riduzione con contestuale aumento del capitale sociale al di sopra del minimo, oppure si sceglie la
trasformazione, altrimenti rimane lultima via percorribile dello scioglimento.
Per lo scioglimento della s.r.l. si vedano le pagine 123 e seguenti, data la disciplina unitaria valida per tutte
le societ di capitali.

CAPITOLO DICIANNOVESIMO LE SOCIETA COOPERATIVE


A) LE SOCIETA COOPERATIVE
Il sistema legislativo
Le SOCIETA COOPERATIVE sono particolari societ A CAPITALE VARIABILE, che perseguono uno SCOPO
MUTUALISTICO, anzich lucrativo (come avviene per le societ fin qui esaminate), il cui perseguimento
favorito addirittura dallart.45 comma 1 della nostra Costituzione, il quale prevede che la legge debba
promuovere e favorire lincremento della cooperazione a carattere di mutualit e senza fini di speculazione
privata, assicurandone carattere e finalit.
La disciplina delle societ cooperative stata contenuta, per lungo tempo, allinterno di diversi corpi
normativi: alla disciplina del codice, di cui al Capo I del Titolo VI del Libro V, si aggiunta la legge Basevi del
1947, pi volte modificata, pi un numero indefinito di leggi speciali, volte ad agevolare la nascita di
cooperative in determinati settori o di quelle con determinati fini. Tutto ci ha reso il sistema normativo
non solo complesso, ma anche disordinato, fino a che non intervenuta la riforma del 2003, la quale ha
lasciato inalterata la complessa legislazione speciale, incidendo per positivamente sulla disciplina
generale e delineando una bipartizione delle societ cooperative: societ cooperative A MUTUALITA
PREVALENTE da un lato e le ALTRE societ cooperative dallaltro.
144

Le societ con scopo mutualistico


Lart.2511 c.c. precisa che Le cooperative sono societcon scopo mutualistico e lart.2515 comma 2 c.c.
dispone che Lindicazione di cooperativa non pu essere usata da societ che non hanno scopo
mutualistico.
Possiamo capire con facilit che il tratto distintivo delle cooperative sicuramente lo SCOPO
MUTUALISTICO e non la diversa struttura organizzativa (come abbiamo per i tre tipi di societ fino ad ora
esaminati). E lo SCOPO ECONOMICO PERSEGUITO a fare la differenza. Attenzione: non lo SCOPO-MEZZO,
che appare identico alle societ lucrative, consistendo nellESERCIZIO IN COMUNE DI UNATTIVITA
DIMPRESA, bens lo SCOPO-FINE, che consiste appunto NON nella produzione di utili (lucro oggettivo) da
distribuire fra i soci (lucro soggettivo), bens nello SCOPO MUTUALISTICO.
Occorre, per, capire in cosa consiste lo scopo mutualistico, partendo anzitutto dalla Relazione numero
1025 al codice civile, secondo cui tale scopo consiste nel fornire beni o servizi od occasioni di lavoro
DIRETTAMENTE ai membri dellorganizzazione A CONDIZIONI PIU VANTAGGIOSE di quelle che
otterrebbero sul mercato. Lo scopo mutualistico, quindi, indica un particolare modo di svolgimento e di
organizzazione dellattivit dimpresa che si caratterizza per la GESTIONE DI SERVIZIO a favore dei soci, i
quali sono destinatari elettivi, anche se non esclusivi, dei beni o servizi prodotti dalla cooperativa, oppure
delle possibilit di lavoro e della domanda di materia prime dalla stessa cooperativa create, il che consente
ai soci di ottenere condizioni pi vantaggiose rispetto a quelle di mercato.
Nella cooperativa i soci sono imprenditori di se stessi, ossia eliminano lintermediazione, e pertanto il
relativo profitto, di altri imprenditori nei processi di produzione e/o distribuzione.
Quindi, anche nelle cooperative i soci perseguono un proprio vantaggio patrimoniale, un risultato
economico, che consiste per nel RISPARMIO DI SPESA per i beni o servizi acquistati (cooperative di
consumo) o nella maggiore retribuzione per i beni o servizi ceduti alla cooperativa (cooperative di
produzione e lavoro).
Il vantaggio mutualistico, tra laltro, non deriva direttamente dal rapporto di societ, ma da diversi e
distinti rapporti economici instaurati con la cooperativa, definiti come rapporti mutualistici. Si tratta di un
vantaggio proporzionato alla quantit di tali rapporti e svincolato dal conferimento in societ.
Linteresse dei soci delle cooperative, dunque, consiste nel soddisfare le proprie richieste di prestazioni
(prestazioni mutualistiche) attraverso lattivit di impresa. Ci nonostante, tale interesse non
configurabile come un diritto soggettivo a ricevere tali prestazioni da parte della cooperativa, in quanto in
capo alla societ non sorge alcun obbligo di instaurare rapporti di scambio con i soci, i quali possono solo e
solamente azionare i mezzi di tutela, previsti dal diritto societario, qualora le gestione dellimpresa non sia
oggettivamente improntata al rispetto dello scopo mutualistico e della parit di trattamento tra i soci.
Segue: scopo mutualistico e scopo lucrativo
Se, come abbiamo detto, lo scopo mutualistico a contraddistinguere le societ cooperative, non detto
che esso sia esclusivo allinterno delle stesse. Se latto costitutivo lo prevede, tali societ possono
benissimo svolgere attivit con terzi, fornendo ad essi le medesime prestazioni che formano oggetto della

145

gestione a favore dei soci; possono, dunque, svolgere unattivit finalizzata alla produzione di utili, attivit
lucrativa.
Lo scopo mutualistico (gestione di servizio a favore dei soci) pu, quindi, coesistere con unattivit con terzi
produttiva di utili, potendo la cooperativa costituire o essere socio, anche di controllo, di societ per azioni
o a responsabilit limitata e quindi produrre utili indirettamente.
La legge, per, se da un lato ammette nelle societ cooperative il LUCRO OGGETTIVO, ossia lo
svolgimento di attivit produttiva di utili, dallaltro pone un LIMITE al LUCRO SOGGETTIVO, ossia alla
ripartizione di utili tra i soci. Esclusa, dunque, lINTEGRALE ripartizione di utili, che possono essere
distribuiti solo in minima parte, mentre tutto il resto deve essere destinato a migliorare la cooperativa, la
gestione di servizio a favore dei soci, il soddisfacimento dei loro preesistenti interessi.
Le cooperative a mutualit prevalente
La riforma del 2003 ha introdotto la bipartizione tra societ cooperative a mutualit prevalente, le quali
godono di tutte le agevolazioni previste per le societ cooperative, e altre societ cooperative, che NON
godono delle agevolazioni tributarie, ma solo di tutte le altre (lavoristiche, finanziarie ecc.).
Sono due gli elementi che caratterizzano le COOPERATIVE A MUTUALITA PREVALENTE:
A. La presenza di clausole statutarie LIMITATIVE del lucro soggettivo tra i cooperatori;
B. La circostanza che lattivit della cooperativa deve essere svolta PREVALENTEMENTE a favore dei
soci (cooperative di consumo), ovvero deve utilizzare PREVALENTEMENTE prestazioni lavorative dei
soci (cooperative di lavoro) o beni e servizi apportati dai soci (cooperative di produzione e lavoro).
Sindaci ed amministratori sono tenuti, nella nota integrativa al bilancio, a documentare tale
PREVALENZA, sottolineando alcuni parametri, fissati dallart.2513 c.c., dai quali possibile evincere
che la prevalenza ricorre quando il valore di scambio dei rapporti mutualistici
complessivamente superiore a quello dei rapporti dello stesso genere intrattenuti con terzi
durante lesercizio. Pi precisamente:
a. Nelle cooperative di consumo, i ricavi delle vendite dei beni e delle prestazioni di servizi
VERSO i soci devono essere superiori al 50% del totale dei ricavi delle vendite e delle
prestazioni;
b. Nelle cooperative di lavoro, il costo del lavoro dei soci deve essere superiore al 50% del
totale del costo del lavoro;
c. Nelle cooperative di produzione e lavoro, il costo della produzione per servizi ricevuti DAI
soci o per beni conferiti DAI soci deve essere superiore al 50% del totale dei costi dei servizi
o del costo delle merci e delle materie prime acquistate o conferite.
Esiste un apposito ALBO DELLE SOCIETA COOPERATIVE, tenuto a cura del Ministero dello sviluppo
economico, allinterno del quale vengono iscritte dufficio le societ cooperative a mutualit prevalente, su
comunicazione dellufficio delle imprese, o dal quale le stesse vengono cancellate in seguito alla
cancellazione dal registro delle imprese o in seguito a trasformazione.
Allamministrazione che tiene lalbo, le cooperative a mutualit prevalente devono comunicare
annualmente le notizie di bilancio, proprio per dimostrare losservanza del requisito di PREVALENZA. Se ci
non avviene, la societ subisce la sospensione semestrale di ogni attivit, non potendo assumere nuove
146

obbligazioni, e qualora lo faccia ugualmente va incontro a sanzioni molto pesanti (non prevista nullit o
inefficacia degli atti compiuti).
Le ALTRE societ cooperative vanno iscritte in una sezione differente dello stesso albo.
Si ha PERDITA della qualifica di cooperativa a mutualit prevalente se le condizioni di prevalenza della
gestione mutualistica non vengono rispettate per 2 esercizi o se vengono soppresse (volontariamente)
dallatto costitutivo le clausole anti-lucrative previste dallart.2514 (non si procedimento di trasformazione
per rimuoverle, sufficiente una delibera dellassemblea straordinaria).
La cooperativa che cessa di essere a mutualit prevalente ha lobbligo di imputare a riserve INDIVISIBILI il
valore effettivo dellattivo patrimoniale, potendo dedurre solo il capitale ed i dividendi gi maturati: con
questa previsione stato reso impossibile per i soci lucrare il patrimonio accumulato dalla societ anche
grazie ad agevolazioni fiscali e destinato ai fondi mutualistici dopo lo scioglimento. Gli amministratori
devono, a tal fine, redigere un bilancio straordinario, il quale deve essere verificato SENZA RILIEVI da una
societ di revisione e notificato, entro 60 giorni, al Ministero per lo sviluppo economico.
La societ, inoltre, deve comunicare allamministrazione che tiene lalbo la perdita della qualifica di
cooperativa a mutualit prevalente, la quale sposta la societ allinterno dellaltra sezione. Ogni attivit
dellente viene sospesa SE vi omissione o ritardo della comunicazione.
I caratteri strutturali
La disciplina delle societ cooperati MEDIE e GRANDI modellata, ancora oggi, su quella delle societ per
azioni. Alle PICCOLE COOPERATIVE, ossia quelle con un numero di soci cooperatori inferiore a 20 o con un
attivo dello stato patrimoniale non superiore ad 1 milione di euro, concesso di optare per la disciplina
delle societ a responsabilit limitata. Tale disciplina, tra laltro, obbligatoria per quanto riguarda le
societ cooperative microscopiche, ossia quelle con MENO di 9 soci.
Tutta la legislazione riguardante le societ cooperative, a partire dal codice del 42, mira ad orientare
lattivit delle cooperative verso il perseguimento dello scopo mutualistico e ad impedire lindirizzamento
della stesso verso finalit prevalentemente lucrative e speculative.
Anzitutto previsto un NUMERO MINIMO DI SOCI per la costituzione di una cooperativa e per la
sopravvivenza della stessa, cos come necessario che i cooperatori siano in possesso di SPECIFICI
REQUISITI SOGGETTIVI, per fare in modo che la societ sia composta da soggetti che appartengono a
categorie sociali interessate realmente a fruire di beni, servizi ed occasioni lavorative.
Sono fissati, poi, dei LIMITI MASSIMI ALLA QUOTA DI PARTECIPAZIONE di ogni socio ed alla PERCENTUALE
DI UTILI agli stessi distribuibile, con condizioni diverse per le cooperative a mutualit permanente e per le
altre. In tal modo viene disincentivata la partecipazione per fini esclusivamente lucrativi.
Le variazioni dei soci e del loro numero, cos come le variazioni del capitale sociale, NON COMPORTANO
MODIFICAZIONE DELLATTO COSTITUTIVO, in quanto la cooperativa ha una struttura APERTA, che
consente una maggiore facilit dingresso e di recesso.
Ogni socio persona fisica, indipendentemente dalla proprio quota o dalle sua azioni, ha UN SOLO VOTO in
assemblea, in forza del principio una testa un voto.
147

Infine, le societ cooperative sono sottoposte a VIGILANZA GOVERNATIVA per laccertamento dei requisiti
mutualistici.
La costituzione della societ
Per COSTITUIRE una societ cooperativa previsto un numero MINIMO di 9 soci. Se, tuttavia, vi sono 3
soci persone fisiche (o anche societ semplici per le cooperative agricole) e la societ accetta di
assoggettarsi, obbligatoriamente e senza via di scampo, alla disciplina delle s.r.l., la cooperativa pu essere
ugualmente costituita. Un minimo pi elevato di soci previsto dalle leggi speciali per alcune categorie di
cooperative (esempio: le banche popolari e le banche di credito cooperativo devono avere, almeno, 200
soci).
Se il numero dei soci scende al di sotto della soglia minima prevista dalla legge e non viene reintegrato
entro un anno, la societ si scioglie e viene posta in liquidazione.
Per far parte di una cooperativa, inoltre, occorre essere in possesso di particolare REQUISITI SOGGETTIVI,
volti ad assicurare che il socio svolga unattivit COERENTE o quantomeno non in contrasto con quella della
cooperativa stessa. E ovvio che tale requisito andr valutato di volta in volta, in particolar modo dal notaio
nellambito del controllo sullatto costitutivo. Lunica regola generale che il socio non deve in alcun modo
svolgere attivit dimpresa in concorrenza con la cooperativa. Non sono richiesti, tuttavia, tali requisiti dai
soci SOVVENTORI (vedremo dopo chi sono).
Il procedimento di costituzione di una cooperativa ricalca quello previsto per le societ per azioni o per le
societ a responsabilit limitata, a seconda della disciplina applicabile.
Latto costitutivo, in ogni caso, deve essere redatto per ATTO PUBBLICO e allinterno dello stesso deve
esserci lindicazione delloggetto sociale, con particolare riferimento ai requisiti ed agli interessi dei soci;
allo stesso tempo occorre indicare i requisiti, le condizioni e la procedura per lammissione di nuovi soci,
secondo criteri comunque non discriminatori, fissando anche il modo ed il tempo in cui devono essere
eseguiti i conferimenti. Latto costitutivo deve, poi, indicare le condizioni per il recesso e lesclusione dei
soci e le regole per la ripartizione degli utili e dei ristorni.
La denominazione sociale libera, sebbene debba indicare che si tratti di societ cooperativa, oltre al
numero di iscrizione allalbo qualora si tratti di societ a mutualit prevalente.
Latto costitutivo soggetto al controllo di legalit del notaio rogante, il quale provvede, se tutto va bene,
alla richiesta di iscrizione nel registro delle imprese, con cui si ottiene la personalit giuridica. Solo in
seguito la cooperativa pu essere iscritta dufficio nellalbo delle societ cooperative (le cooperative
edilizie che vogliono ottenere contributi pubblici devono iscriversi nellalbo nazionale delle cooperative
edilizie di abitazione e dei loro consorzi).
Allinterno dellatto costitutivo possono rientrare anche i REGOLAMENTI, ossia documenti volti a
disciplinare lattivit mutualistica tra societ e soci (se non fanno parte dellatto costitutivo vanno
predisposti dagli amministratori ed approvati dallassemblea straordinaria).
Per quanto riguarda la NULLITA delle societ cooperative, si applica la disciplina dei contratti, come
avviene per le societ di persone, per quanto concerne le CAUSE DI NULLITA/INVALIDITA, mentre per ci
148

che riguarda gli EFFETTI DELLA NULLITA si applicano le norme in materia di societ per azioni (pagine 12 e
13 della dispensa).
I conferimenti. La responsabilit dei soci
La disciplina dei conferimenti e delle prestazioni accessorie delle societ cooperative identica a quella
prevista per le societ per aziono o a quelle dettata per le societ a responsabilit limitata, a seconda della
scelta statutaria (o imposta dalla legge per le cooperative con meno di 9 soci).
Non richiesto, nelle cooperative, il versamento iniziale del 25% del conferimento in denaro presso un
istituto di credito ed il socio non pu essere obbligato in alcun modo a fare nuovi conferimenti, una volta
effettuato quello iniziale.
La riforma del 2003 ha soppresso la distinzione tra cooperative con soci a responsabilit limitata e quelle
con soci a responsabilit illimitata: oggi in TUTTE le cooperative per le obbligazioni sociali risponde SOLO
la societ con il proprio patrimonio. E causa di ESCLUSIONE dalla societ il mancato versamento, in tutto
o in parte, dei conferimenti (ipotesi del socio moroso). Qualunque sia il motivo per cui il socio non fa pi
parte della societ (recesso, esclusione o cessione della quota), egli risponde verso la societ per il periodo
di un anno dal momento in cui si verificata la causa per cui ne uscito. E se in quellanno la societ
diventa insolvente, il socio uscente tenuto a restituire alla societ quanto ricevuto per la liquidazione
della quota o il rimborso delle azioni.
Il creditore personale del socio cooperatore NON pu agire esecutivamente sulla quota o sulle azioni dello
stesso, n fare opposizione in caso di proroga della societ.
Le quote. Le azioni
A seconda che la cooperativa sia regolata dalla disciplina delle S.p.a. o da quelle delle s.r.l., la
partecipazione sociale nelle cooperative pu essere rappresentata da azioni o da quote.
Abbiamo gi detto che le cooperative hanno una struttura aperta ed propri per garantire lallargamento
della compagine sociale che sono previsti dei LIMITI MASSIMI che la quota o il valore delle azioni non
possono superare. Nessun socio PERSONA FISICA, infatti, pu avere una quota o azioni aventi un valore
superiori a 100.000 euro.
Vi sono, per, alcune eccezioni:

Nelle cooperative con pi di 500 soci possibile, nellatto costitutivo, contemplare laumento del
limite sino al 2% del capitale sociale;
Lart.2425 comma 4 prevede una serie di casi in cui il limite non opera:
o Soci che conferiscono beni in natura o di crediti;
o Ipotesi di aumento gratuito del capitale con limpiego di riserve e ristorni;
o Soci diversi da persone fisiche;
o Sottoscrittori di strumenti finanziari dotati di diritti di amministrazione.
Limiti massimi diversi previsti per alcune categorie di cooperative (esempio: nelle cooperative di
produzione e lavoro, il limite per le persone fisiche di 70.000 euro).

149

Per le azioni di cooperativa si applica la disciplina prevista per le societ per azioni, salvo per il fatto che sul
titolo non va indicato lammontare del capitale sociale, n quello dei versamenti parziali per le azioni non
interamente liberate.
LACQUISTO (o il RIMBORSO) DI AZIONI O QUOTE PROPRIE da parte della cooperativa possibile solo se
ESPRESSAMENTE PREVISTO nellatto costitutivo, ma nel caso in cui sia contemplato non necessaria
lautorizzazione dellassemblea ordinaria agli amministratori, n la fissazione delle modalit di acquisto.
Lacquisto o il rimborso sono soggetti a due limiti di carattere patrimoniale: il rapporto tra patrimonio
netto e complessivo indebitamente deve essere superiore ad un quarto; lacquisto o il rimborso vanno fatti
nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili, cos come risultanti dallultimo bilancio approvato.
Le altre condizione dellart.2357 c.c. non vanno osservate ed allo stesso tempo non opera il divieto, di cui
allart.2358 c.c., di concedere prestiti e garanzie per la sottoscrizione o lacquisto di azioni proprie, n
quello di accettare azioni proprie in garanzia.
Per la CESSIONE di quote o azioni di societ cooperative, il socio deve ottenere lAUTORIZZAZIONE DEGLI
AMMINISTRATORI, che provvedono a comunicare la stessa entro 60 giorni dalla richiesta (il silenzio vale
assenso), la quale non valida se lacquirente difetta dei requisiti previsti dalla legge o dallatto costitutivo.
Il provvedimento che nega lautorizzazione deve essere motivato e contro lo stesso il socio pu proporre
opposizione nel termine di 60 giorni dal ricevimento.
Anche latto costitutivo pu contemplare il DIVIETO DI CESSIONE di azioni o quote, riconoscendo per il
diritto di recesso con preavviso di almeno 90 giorni, una volta trascorsi almeno due anni dallingresso in
societ.
Il cedente risponde in solido con lacquirente, per un anno dal giorno della cessione, se le quote o azioni
non sono interamente liberate.
Segue: Le nuove forme di finanziamento
Dato il notevole numero di limiti imposti alle societ cooperative (pensiamo alla distribuzione degli utili o
ai limiti massimi alla partecipazione di ogni socio), in passato era molto difficile per le stesse raccogliere
capitale di rischio tra il pubblico. Il nostro legislatore, al fine di agevolare tale raccolta, ha introdotto, con la
L.59/1992, la figura dei SOCI SOVVENTORI e quella delle AZIONI DI PARTECIPAZIONE COOPERATIVA.
I SOVVENTORI sono dei soci particolari, in passato presenti nelle sole mutue assicuratrici, sprovvisti dei
requisiti soggettivi richiesti per partecipare allattivit mutualistica, oggi ammessi in tutte le societ
cooperative, fatta eccezione per le cooperative di credito ed assicurative e per quelle del settore
delledilizia abitativa, purch lo statuto preveda la costituzione di fondi per lo sviluppo tecnologico o per la
ristrutturazione o il potenziamento aziendale.
Le partecipazioni dei soci sovventori sono rappresentate da azioni, o quote, NOMINATIVE LIBERAMENTE
TRASFERIBILI, sempre che latto costitutivo non preveda limiti alla circolazione. E lo stesso atto costitutivo,
poi, a poter agevolare lingresso nella cooperativa dei sovventori, garantendo particolari condizioni per la
ripartizione degli utili e la liquidazione di quote/azioni, potendo per maggiorare il tasso di remunerazione
nella misura massima del 2% rispetto a quello previsto per i soci cooperatori.

150

I sovventori possono essere anche amministratori della cooperativa e ad essi possono spettare pi voti, ma
per evitare che ne prendano il controllo previsto che i voti non possano essere pi di 5 per ogni
sovventore e che i voti di tutti i sovventori non possano superare 1/3 dei voti spettanti ai cooperatori. La
maggioranza degli amministratori deve, comunque, essere rappresentata da cooperatori.
Le cooperative che adottano procedure di programmazione pluriennale finalizzate allo sviluppo o
allammodernamento aziendale possono anche emettere AZIONI DI PARTECIPAZIONE COOPERATIVA,
una particolare categoria di azioni, affine a quelle di risparmio, PRIVE DEL DIRITTO DI VOTO e
PRIVILEGIATE nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale. Lammontare di tali azioni NON pu
superare il valore delle riserve indivisibili o del patrimonio netto risultante dallultimo bilancio approvato.
Le azioni di partecipazione cooperativa vanno offerte, inoltre, per ALMENO LA META ai soci ed ai
lavoratori dipendenti della cooperativa, essendo possibile per essi anche la sottoscrizione OLTRE i limiti
massimi di partecipazione al capitale.
Se interamente liberate, possono essere emesse AL PORTATORE, oltre ad essere liberamente trasferibili.
Assicurano, poi, dei diritti patrimoniali di notevole rilevanza:

Partecipazione agli utili maggiorata del 2% rispetto a quella di quote/azioni dei soci cooperatori;
Diritto di prelazione nel rimborso del capitale per lintero valore nominale, in sede di scioglimento;
Le perdite incidono su tali azioni SOLO per la parte che eccede il valore nominale complessivo delle
altre azioni o quote.

Al fine di tutelare gli interessi comuni, prevista unorganizzazione di gruppo dei possessori di azioni di
partecipazione cooperativa, che si estrinseca nella presenza di unASSEMBLEA DI CATEGORIA e di un
RAPPRESENTANTE COMUNE.
Le cooperative che soggiacciono alla disciplina delle societ per azioni, inoltre, hanno la possibilit di
emettere OBBLIGAZIONI per la raccolta di capitale di prestito: limiti e criteri di emissione sono fissati dal
Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio, oltre ad applicarsi la disciplina propria delle S.p.a.,
valendo in sostanza gli stessi limiti allemissione di obbligazione gi esaminati (pagine 123 e 124 della
dispensa).
Sempre e solo le societ cooperative per azioni, a partire dalla riforma del 2003, possono emettere anche
STRUMENTI FINANZIARI diversi dalle azioni e dalle obbligazioni, secondo la disciplina dettata per le S.p.a.:
ai possessori di tali strumenti non pu essere attribuito pi di 1/3 dei voti spettanti agli altri soci presenti o
rappresentati in assemblea. I possessori di strumenti finanziari SENZA voto, invece, vengono tutelati
dallassemblea SPECIALE e dal rappresentante comune. E latto costitutivo, ad ogni modo, a prevedere
limiti alla circolazione di tali strumenti, diritti amministrativi e diritti patrimoniali attribuiti ai possessori.
Anche le societ cooperative cui si applica la disciplina delle s.r.l. pu emettere strumenti finanziari, ma
solo PRIVI DI DIRITTI DI AMMINISTRAZIONE, i quali possono essere sottoscritti SOLO da investitori
qualificati professionali e soggetti a vigilanza prudenziale, i quali rispondono della solvenza della societ
qualora trasferiscano lo strumento a terzi.

151

Gli organi sociali. Lassemblea


Alle societ cooperative per azioni si applicano le medesime norme valevoli, in merito agli organi sociali,
per le S.p.a., sebbene con alcune differenze inerenti lASSEMBLEA.
Anzitutto, le persone fisiche che sono soci cooperatori hanno diritto ad UN SOLO voto data losservanza del
principio una testa un voto, indipendentemente dalla quota o dal numero di azioni possedute. Ai soci
persone giuridiche, invece, possono essere attribuiti pi voti, AL MASSIMO 5, in proporzione
allammontare della quota o delle azioni.
Anche ai soci sovventori possono spettare pi voti, sempre 5 al massimo ed in ogni caso i voti totali dei
sovventori NON devono superare 1/3 dei voti spettanti a tutti i soci.
Latto costitutivo, poi, pu attribuire anche ai possessori di strumenti finanziari il diritto di voto, ma essi
non possono esprimere pi di 1/3 dei voti spettanti allinsieme dei soci presenti o rappresentanti in
CIASCUNA assemblea. E sempre latto costitutivo, qualora tali strumenti siano stati sottoscritti dagli stessi
soci cooperatori, a contemplare il cumulo dei voti o il mantenimento del voto CAPITARIO (una testa un
voto).
Nelle COOPERATIVE CONSORTILI, ossia quelle in cui i soci realizzano lo scopo mutualistico attraverso
lintegrazione delle proprie imprese o di talune fasi di esse, il diritto di voto pu essere proporzionale alla
partecipazione alla scambio mutualistico, ma sempre con il limite che ogni socio non pu esprimere pi di
1/10 del totale dei voti, o pi di 1/3 dei voti spettanti ai soci presenti/rappresentati in ciascuna assemblea.
Valgono, poi, una serie di regole generali per tutte le societ cooperative:

Hanno diritto di voto SOLO coloro iscritti nel libro dei soci da almeno 90 giorni;
Il socio pu farsi rappresentare in assemblea SOLO da altro socio. Ogni socio, per, pu
rappresentare al massimo 10 soci e non si applica la disciplina sulla sollecitazione e sulla raccolta di
deleghe;
E ammesso il voto PER CORRISPONDENZA o mediante altri mezzi di telecomunicazione, sempre se
latto costitutivo li contempla: lavviso di convocazione, in tale ipotesi, deve contenere per esteso la
deliberazione proposta.

Anche il procedimento assembleare presenta qualche differenza rispetto alla disciplina delle S.p.a.
Innanzitutto possono essere contemplate forme di convocazione diverse da quelle delle societ per azioni
ed i quorum costitutivi e deliberativi, fissati dallatto costitutivo, vanno calcolati proporzionalmente ai voti
spettanti per testa e non in base allammontare della partecipazione al capitale.
Latto costitutivo pu prevedere che il procedimento assembleare si articoli in due fasi, quella delle
ASSEMBLEE SEPARATE e quella dellassemblea generale, al fine di agevolare la partecipazione dei soci
nelle cooperative con unampia compagine sociale o territorialmente articolare. Addirittura le assemblee
separate diventano OBBLIGATORIE se la cooperative ha pi di 3000 soci e svolge la propria attivit in pi
province, oppure se ha pi di 500 soci e si realizzano pi gestioni mutualistiche.
Le assemblee separate deliberano sulle medesime materie dellassemblea generale, eleggendo i SOCIDELEGATI che prendono parte a quella generale, la quale risulta, dunque, costituita dai delegati delle varie
152

assemblee separate e approva la delibera definitiva. Praticamente le assemblee separate hanno


semplicemente una FUNZIONE PREPARATORIA e di FORMAZIONE PROGRESSIVA della volont: le delibere
delle stesse non possono essere impugnate, mentre ad impugnazione soggetta la delibera assembleare
generale, anche per vizi inerenti le deliberazioni delle separate. La delibera dellassemblea generale pu
essere impugnata anche da soci assenti o dissenzienti nelle assemblee separate, se il voto dei delegati di
queste ultime, che si sono tenute irregolarmente, stato determinante per la decisione finale.
Se vi sono diverse categorie di soci cooperatori ovviamente applicabile la disciplina delle assemblee
speciali.
Segue: Amministrazione. Controlli. Collegio dei probiviri
Anche per quanto concerne lamministrazione ed il controllo, le societ cooperative si distaccano ben poco
dalla disciplina, gi esaminata, delle societ per azioni, potendo optare anchesse per il sistema dualistico o
per quello monistico, in alternativa al sistema tradizionale.
Nel sistema tradizionale i primi amministratori vengono nominati nellatto costitutivo ed in seguito
dallassemblea. Latto costitutivo stesso, per, pu derogare questa regola, purch la MAGGIORANZA degli
amministratori resti di nomina assembleare: pu, infatti, prevedere che uno o pi amministratori siano
nominato dallo Stato o da enti pubblici, oppure, nel limite di 1/3 di tutti gli amministratori, pu essere
prevista la nomina da parte dei possessori di strumenti finanziari. Uno o pi amministratori possono essere
scelti tra gli appartenenti a diverse categorie di soci.
E venuto meno, invece, lobbligo per gli amministratori di essere soci cooperatori, sebbene la maggioranza
degli amministratori debba essere scelta tra i soci cooperatori o fra le persone indicate dai cooperatori
persone giuridiche.
La nomina del collegio sindacale nelle societ cooperative obbligatoria negli stessi casi previsti per le s.r.l.
(se il capitale sociale di almeno 120.000 euro, quanto quello minimo delle S.p.a., o se non possibile
redigere il bilancio di esercizio in forma abbreviata) e nellipotesi di emissione di strumenti finanziari non
partecipativi. Latto costitutivo pu prevedere che la nomina dei membri del collegio sindacale avvenga
grazie al voto proporzionale alle quote/azioni possedute o in ragione della partecipazione allo scambio
mutualistico; i possessori di strumenti finanziaria con voto possono eleggere fino ad 1/3 dei componenti
del collegio.
Altro organo presente nelle societ cooperative il COLLEGIO DEI PROBIVIRI: si tratta di un organo a cui
viene affidata la risoluzione delle controversie tra soci e tra soci e societ, controversie il pi delle volte
scaturenti da decisioni degli altri organi (amministrazione e collegio sindacale), al fine di evitare il ricorso
allautorit giudiziaria. Tuttavia, almeno che non sia presente una CLAUSOLA COMPROMISSORIA nello
statuto che deferisca ad arbitri rituali la decisione delle controversie sociali, il provvedimento del collegio
dei probiviri NON ha il valore di un lodo arbitrale e NON preclude il ricorso al giudice. Questo vuol dire che
il collegio dei probiviri si limita a riesaminare le decisioni di altri organi, le quali divengono pertanto
DEFINITIVE ed IMPUGNABILI solo dopo la conferma di tale collegio, sempre al fine di prevenire una lite. Gli
amministratori, tuttavia, non possono delegare i propri poteri in materia di ammissione, recesso o
esclusione di soci e le decisioni incidenti sui rapporti mutualistici con i soci. Qualora, invece, sia presente la
clausola compromissoria di cui sopra, essa deve prevedere, a pena di nullit, la nomina dellintero collegio
ad opera di un soggetto estraneo alla societ.
153

La vigilanza governativa. Il controllo giudiziale


Al fine di accertare i requisiti mutualistici, il Ministero dello sviluppo economico sottopone le societ
cooperative al proprio controllo, che si estrinseca nellesercizio di REVISIONI con cadenza biennale
(annuale se la cooperativa controlla societ di capitali, o se si tratta di cooperativa edilizia di abitazione o di
cooperativa con fatturato superiore ai 15 milioni di euro) e di ISPEZIONI STRAORDINARIE se vi necessit.
Al controllo dellautorit governativa (il Ministero) si affianca, poi, per particolari categorie di cooperative il
controllo di altre autorit pubbliche, in merito allamministrazione ed alla gestione contabile di tali societ
(pensiamo al controllo della Banca dItalia sulle banche popolari o di credito cooperativo).
Per REVISIONE COOPERATIVA si intende ( doveroso chiarirlo) un accertamento volto a verificare il
perseguimento dello scopo mutualistico e la consistenza patrimoniale della cooperativa.
Il Ministero, nella propria attivit di vigilanza, pu avvalersi anche di associazioni nazionali di
rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo legalmente riconosciute, aventi scopi ideali
o politici.
I provvedimenti dellautorit di vigilanza possono comportare, in caso di irregolare funzionamento della
cooperativa, la revoca di amministratori e sindaci e la conseguente nomina di un COMMISSARIO
GOVERNATIVO, di cui vengono definiti poteri e durata della carica ed a cui possono essere attribuiti anche
alcuni compiti propri dellassemblea, sebbene occorra lapprovazione delle delibere da parte della stessa
autorit. Pu essere disposta anche la liquidazione coatta amministrativa in caso di insolvenza o lo
scioglimento della societ se la cooperativa non persegue lo scopo mutualistico o se per due anni
consecutivi non ha depositato il bilancio o compiuto atti di gestione. Se vi patrimonio da liquidare, la
stessa autorit a nominare i liquidatori.
I soci titolari di 1/10 del capitale, cos come 1/10 del numero complessivo dei soci (ridotto ad 1/20 per le
cooperative che hanno pi di 3000 soci), sono legittimati al ricorso dinanzi allautorit giudiziaria per il
controllo sulla gestione, gi descritto per le S.p.a. (pagine 92 e 93 della dispensa), ma il ricorso viene
dichiarato improcedibile dal tribunale se lautorit governativa ha gi nominato un ispettore o un
commissario per i medesimi fatti. Allautorit governativa, in ogni caso, va notificato il ricorso al tribunale.
Se invece stato il tribunale, per primo, a nominare un ispettore o un amministratore giudiziario, allora
lautorit governativa sospendere il proprio procedimento amministrativo.
Bilancio. Utili. Ristorni
Il bilancio di esercizio delle cooperative interamente assoggettato alla disciplina dettata per il bilancio
delle societ per azioni, sebbene allinterno della relazione al bilancio gli amministratori devono indicare i
criteri seguiti per il conseguimento dello scopo mutualistico e motivare le decisioni sullammissione di
nuovi soci.
Il bilancio delle cooperative di grandi dimensioni e di quelle che emettono obbligazioni soggetto a
revisione obbligatoria da parte di una societ di revisione.
La percentuale di utili netti da destinare alla RISERVA LEGALE delle cooperative, al fine di rafforzare la
consistenza del patrimonio, di sei volte superiore rispetto a quella prevista per le S.p.a.: il 30%, anzich il
5%, indipendentemente dallammontare.
154

Il 3% degli utili netti annuali, poi, va destinato ad appositi FONDI mutualistici per la promozione e lo
sviluppo della cooperazione, costituiti e gestiti da associazioni nazionali di rappresentanza del movimento
cooperativo: si tratta di una forma di auto-contribuzione obbligatoria, al fine di finanziare e promuovere le
nuove imprese, la cui inosservanza comporta la perdita di tutti i benefici fiscali o di altra natura.
La distribuzione di utili residui tra i soci segue, inoltre, delle regole specifiche.
Anzitutto, allinterno delle cooperative NON quotate possono essere distribuiti dividendi SOLO se il
rapporto tra il patrimonio netto ed il complessivo indebitamento della societ superiore ad 1/4, in
maniera tale che le cooperative indebitate possano auto-finanziarsi con gli utili, invece di distribuirli.
Vi una netta distinzione, in materia di utili distribuibili, tra cooperative a mutualit prevalente e altre
cooperative. Per le ALTRE societ cooperative sufficiente che latto costitutivo fissi la percentuale
massima dei dividendi ripartibili tra i soci, potendo anche autorizzare lassemblea ad assegnare le riserve
disponibili tramite lemissione di strumenti finanziari o tramite laumento gratuito del capitale sociale,
mentre non possono essere distribuite, neanche in caso di scioglimento, le riserve indivisibili, utilizzabili
solo per la copertura di perdite.
Per le cooperative a mutualit prevalente, invece, gli statuti devono prevedere:

Divieto di distribuzione di dividendi in misura superiore allinteresse massimo dei buoni fruttiferi
postali aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato (aumentato di
un altro 2% per soci sovventori e azioni di partecipazione cooperativa), anche se lassemblea pu
destinare un ulteriore quota di utili di esercizio ad un aumento gratuito del capitale sociale
sottoscritto e versato, contenendo laumento stesso nei limiti dellindice annuale di inflazione
accertato dallIstat;
Divieto di remunerazione degli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in
misura superiore al 2% rispetto al limite massimo;
Divieto di distribuire riserve tra i soci cooperatori;
Obbligo di devoluzione, in caso di scioglimento della societ, dellintero patrimonio sociale, dedotto
del capitale sociale e dei dividendi maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo
della cooperazione.

Una volta operate tali destinazioni, comunque lASSEMBLEA a decidere cosa fare degli utili residui, quindi
non detto che essi vengano distribuiti tra i soci (tra laltro qualora ci avvenga si perdono le agevolazioni
fiscali) , potendo essere destinati a fini mutualistici o ad altre riserve/fondi.
Una distinzione importante che dobbiamo fare quella tra gli UTILI, remunerazione del capitale, ed i
RISTORNI.
I RISTORNI sono strumenti tecnici per attribuire ai soci il vantaggio mutualistico (risparmio di spesa o
maggiore remunerazione) in modo differito.
In linea generale, infatti, il vantaggio mutualistico viene realizzato in maniera diretta ed immediata: la
societ non fa altro che cedere beni e servizi prodotti a prezzi pi bassi rispetto al mercato o a quelli
pratica a terzi (cooperative di consumo), oppure concede retribuzioni pi elevate ai propri soci rispetto a
quelle di mercato per i beni e servizi ceduti alla societ stessa (cooperative di produzione e lavoro).
155

Con la tecnica dei ristorni, invece, il vantaggio mutualistico viene attribuito dalle cooperative in modo
differito: la societ pratica ai soci le stesse condizioni del mercato, salvo poi, dopo lapprovazione del
bilancio, distribuire somme di denaro in proporzione dei rapporti di scambio di ciascun socio con la
cooperativa.
I ristorni sono, dunque, dei RIMBORSI ai soci di parte del prezzo pagato alla cooperativa per beni e servizi
(cooperative di consumo), oppure delle INTEGRAZIONI di retribuzione corrisposte per le prestazioni del
socio (cooperative di produzione e lavoro).
Se gli utili, quindi, vengono distribuiti in base al capitale conferito da ogni socio, i ristorni vengono
assegnati in base alle prestazioni mutualistiche intercorse. Anche i ristorni, cos come gli utili, sono
ALEATORI, essendo IMPOSSIBILE distribuirli se la gestione si chiusa con costi eccedenti i ricavi.
Le eccedenze derivanti da scambi con terzi NON sono ovviamente distribuibili a titolo di ristorni tra i soci,
perch non legate in alcun modo a prestazioni mutualistiche intercorse tra gli stessi e la societ. I ristorni,
tuttavia, non incontrano i limiti alla distribuzione che abbiamo visto per gli utili.
Per evitare confusione tra utili e ristorni, i dati relativi allattivit svolta con i soci vanno iscritti in bilancio
separatamente. E latto costitutivo, infine, ad indicare come i ristorni debbano essere ripartiti, potendo
prevedere anche lassegnazione di strumenti finanziari o laumento gratuito delle quote.
Variazioni dei soci e del capitale sociale
Le modificazioni dellatto costitutivo delle cooperative soggiacciono alle norme gi viste per le S.p.a. o per
le s.r.l., a seconda della disciplina alla quale sono soggette: sempre necessaria, dunque, la deliberazione
assembleare, il controllo notarile e liscrizione nel registro delle imprese.
Trattandosi di societ a capitale VARIABILE, ossia non determinato in un ammontare prestabilito, le
variazioni del capitale sociale per aumento o riduzione dei soci NON comportano variazioni dellatto
costitutivo, salvo che non si voglia ammettere nuovi soci tramite un aumento del capitale sociale a
pagamento.
LAMMISSIONE di nuovi soci cooperatori segue un procedimento semplicissimo allinterno delle
cooperative, proprio perch la struttura aperta delle stesse garantita dalla mancanza di una modifica
dellatto costitutivo: su domanda dellinteressato, sono gli amministratori a deliberare lammissione,
annotandola nel libro dei soci. Il nuovo socio deve versare lintero importo delle quote/azioni sottoscritte,
oltre al SOVRAPPREZZO eventualmente deliberato dallassemblea con lapprovazione del bilancio e su
proposta degli amministratori.
La domanda dellaspirante socio, tuttavia, una proposta contrattuale, che la societ, tramite gli
amministratori, pu accettare o meno: il soggetto non ha alcun diritto e non pu agire in giudizio in caso di
rifiuto.
La legge, per, prevede che il consiglio di amministrazione debba MOTIVARE entro 60 giorni la
deliberazione di rigetto della domanda di ammissione e comunicarla agli interessati, potendo addurre
motivazioni di ogni genere, ma non infondate o irragionevoli. Linteressato, entro altri 60 giorni, pu
chiedere la pronuncia assembleare sulla domanda di ammissione, la cui decisione pu vincolare gli
amministratori. Sulle procedure di ammissione vigila, comunque, lautorit governativa.
156

Nelle cooperative di produzione e lavoro, proprio per le particolari capacit professionali richieste, latto
costitutivo pu contemplare la categoria dei SOCI IN FORMAZIONE, ossia coloro che devono seguire, prima
di godere dei medesimi diritti spettanti agli altri cooperatori, un periodo di formazione, lungo al massimo 5
anni.
In forza degli articoli 2532, 2533 e 2534 del codice, sono CAUSE DI RIDUZIONE DEL NUMERO DEI SOCI E
DEL CAPITALE il recesso, lesclusione e la morte del socio.
Il RECESSO garantito al socio quando latto costitutivo vieta la cessione di quote/azioni o comunque in
tutti i casi previsti dalla disciplina delle societ per azioni o di quelle a responsabilit limitata, a seconda di
quale delle due vada applicata. E possibile che vi siano altre cause statutarie. Non ammesso recesso
parziale e la dichiarazione di recesso va comunicata tramite raccomandata alla societ, esaminata
tempestivamente dagli amministratori (entro 60 giorni), con eventuale comunicazione al socio
dellinesistenza dei presupposti per il recesso. E consentita lopposizione dinanzi al tribunale entro 60
giorni dalla comunicazione. Il recesso produce i suoi effetti nei confronti del rapporto sociale a partire dal
provvedimento di accoglimento della domanda, mentre per i rapporti mutualistici, esso produce i propri
effetti dalla chiusura dellesercizio sociale, se comunicato almeno tre mesi prima, oppure dalla chiusura
dellesercizio successivo.
LESCLUSIONE disposta dalla societ:

In caso di mancato pagamento delle quote o azioni;


Nei casi previsti per le societ di persone (fallimento del socio, ottenimento della liquidazione della
quota o delle azioni da parte del creditore personale del socio, interdizione/inabilitazione del socio,
condanna ad una pena comportante linterdizione temporanea dai pubblici uffici).
Per gravi inadempienze degli obblighi derivanti dal rapporto sociale o da quello mutualistico;
Per perdita dei requisiti previsti per la partecipazione alla cooperativa;
Per cause contemplate nello statuto.

Anche la deliberazione di esclusione, avvenuta ad opera degli amministratori o, se contemplato dallatto


costitutivo, ad opera dellassemblea, deve essere MOTIVATA e contro la stessa possibile fare opposizione
dinanzi allautorit giudiziaria entro 60 giorni dalla comunicazione.
Lesclusione immediatamente efficace anche sui rapporti mutualistici pendenti, che vengono sciolti.
Se il socio MUORE si ha scioglimento del rapporto sociale, almeno che latto costitutivo non contempli la
continuazione in capo agli eredi, sempre che essi posseggano i requisiti richiesti. Occorre, comunque, una
delibera del consiglio di amministrazione a riguardo e se gli eredi sono pi di uno, necessaria la nomina di
un rappresentante comune.
La liquidazione della quota, in ogni caso di scioglimento del rapporto sociale, deve avvenire entro 180
giorni dallapprovazione del bilancio di esercizio in cui il rapporto si sciolto. Al socio uscente spetta, oltre
al valore nominale delle azioni/quote, anche il sovrapprezzo eventualmente pagato al momento
dellingresso in societ. Se si tratta di quote/azioni non interamente liberate, il socio uscente (o i suoi eredi)
risponde verso la societ per quanto ancora dovuto, per un anno dal giorno in cui si verificato lo
scioglimento del rapporto. Se entro questo periodo di tempo la societ diviene insolvente, il socio uscente
(o i suoi eredi) deve restituire quanto ricevuto.
157

Lo scioglimento della societ


Alle societ cooperative si applicano, in merito allo scioglimento, le medesime regole dettate per le societ
di capitali, ma la variabilit del capitale fa si che solo la PERDITA TOTALE del capitale possa essere
realmente causa di scioglimento.
Accanto ad essa, poi, figurano altre CAUSE SPECIFICHE di scioglimento:

Riduzione dei soci al di sotto di 9 (al di sotto delle 3 persone fisiche se si tratta di societ soggetta
alla disciplina delle s.r.l.);
Provvedimento dellautorit governativa di liquidazione amministrativa coatta se la societ verte in
uno stato di insolvenza o di scioglimento in caso di assenza dello scopo mutualistico.

Lautorit di vigilanza, se allinterno del procedimento di liquidazione riscontra qualsivoglia irregolarit o un


eccessivo ritardo, pu sostituire i liquidatori o chiederne la sostituzione al tribunale, qualora fosse stato
questultimo a nominarli.
La stessa autorit dispone la cancellazione dufficio dal registro delle imprese delle cooperative in
liquidazione ordinaria, se le stesse non hanno depositato i bilanci relativi agli ultimi cinque anni e non vi
stata nomina di un liquidatore da parte dellautorit giudiziaria.
I consorzi di cooperative
I CONSORZI di cooperative sono forme di organizzazione collettiva cui le stesse societ cooperative
ricorrono per raggiungere una maggiore efficienza e competitivit sul mercato.
Vi sono TRE TIPI di consorzi: consorzi per lESERCIZIO IN COMUNE DI ATTIVITA ECONOMICA, consorzi
AMMISSIBILI AI PUBBLICI APPALTI e consorzi di societ cooperative PER IL COORDINAMENTO DELLA
PRODUZIONE E DEGLI SCAMBI. I primi due tipi soggiacciono allintera disciplina delle cooperative, in
quanto si configurano come COOPERATIVE DI SECONDO GRADO (anche dette cooperative di
cooperative). Il terzo tipo, invece, si configura come un consorzio FRA IMPRENDITORI, regolato dagli
artt.2602 e successivi del codice: se svolgono attivit esterna sono soggetti alla vigilanza governativa
prevista per le cooperative.
Il gruppo cooperativo paritetico
Anche le societ cooperative possono dar vita ad ORGANIZZAZIONI DI GRUPPO. Pur essendo possibile,
per, risulta molto difficile dar luogo ad un gruppo verticale, in cui una cooperativa controlla unaltra,
che risulta per tanto subordinata; la difficolt (quasi impossibilit) data dalla regola una testa per voto,
che evita la formazione di gruppi consolidati in grado di guidare pi societ.
Per tal motivo pi diffuso, nella prassi, il GRUPPO COOPERATIVO PARITETICO, il quale viene costituito
sulla base di un ACCORDO CONTRATTUALE, inquadrabile nello schema del consorzio tra imprenditori, con
cui pi societ cooperative si impegnano a conformarsi ad una direzione unitaria che CIASCUNA concorre
a determinare su un piano di PARITA rispetto alle altre.
Il fenomeno particolarmente diffuso nel settore bancario ed assicurativo e risulta disciplinato
dallart.2545-septies del codice.
158

Anzitutto il gruppo soggetto alle norme in tema di attivit di direzione e coordinamento, gi esposte nel
capitolo settimo, per cui le DIRETTIVE DI GRUPPO devono sempre ispirarsi ai principi di CORRETTA
GESTIONE SOCIETARIA ED IMPRENDITORIALE e non possono ledere linteresse di una partecipante al
gruppo. Infatti gli amministratori della cooperativa che attuano direttive pregiudizievoli per la propria
societ, senza che il danno sia compensato da vantaggi provenienti dalla partecipazione al gruppo, si
espongono a RESPONSABILITA PERSONALE e responsabile anche la cooperativa cui attribuita la
DIREZIONE CONCORDATA DEL GRUPPO, in quanto si resa colpevole di aver impartito direttive ABUSIVE.
Responsabile anche chi trae beneficio dal fatto lesivo.
Ovviamente le decisioni INFLUENZATE dallattivit di direzione e coordinamento devono essere motivate
allinterno di ogni cooperativa.
Il gi richiamato articolo 2545-septies fissa il contenuto minimo del contratto istitutivo del gruppo
paritetico (durata, cooperativa/e a cui affidata la direzione e relativi poteri, criteri di compensazione nella
distribuzione di vantaggi derivanti dallattivit comune ecc.).
E ammesso il RECESSO DAL GRUPPO senza oneri di alcun genere qualora vi sia un pregiudizio per i soci
della recedente, derivante dalle condizioni di scambio decise.
Lindicazione del legame di gruppo deve essere contenuta negli atti e nella corrispondenza delle
cooperative che ne fanno parte, cos come necessaria liscrizione nel registro delle imprese e il DEPOSITO
del contratto costitutivo in forma scritta presso lalbo delle societ cooperative.
B) LE MUTUE ASSICURATRICI
Caratteri distintivi. Disciplina
Le MUTUE ASSICURATRICI o SOCIETA DI MUTUA ASSICURAZIONE sono particolari societ cooperative, il
cui elemento distintivo lo stretto legame di interdipendenza tra la qualit di SOCIO e quella di
ASSICURATO: solo assicurandosi presso quella societ, il soggetto diviene socio e tale qualit si perde se si
estingue lassicurazione.
ATTENZIONE a non confondere le mutue assicuratrici con le cooperative di assicurazione, in quanto in
queste ultime il socio ha diritto a prestazioni assicurative SOLO se sottoscrive un apposito contratto,
distinto ed autonomo rispetto a quello sociale e le vicende del rapporto assicurativo NON INCIDONO IN
ALCUN MODO sul rapporto sociale. Lesatto contrario avviene nelle mutue assicuratrici, dove i due rapporti
di socio e di assicurato combaciano, sono strettamente collegati tra loro e producono effetti luno sullaltro
(una parte della dottrina parla addirittura di rapporto UNITARIO in luogo dei due rapporti esistenti e
collegati). Certo anche nelle mutue assicuratrici possono esserci dei soci SOVVENTORI non assicurati, la cui
presenza pu essere prevista dallatto costitutivo, ma ci non cambia in alcun modo la disciplina di tali
cooperative.
La mutua assicuratrice gode, poi, di autonomia patrimoniale perfetta, in quanto delle obbligazioni sociali,
ivi incluse quelle relative al pagamento delle indennit assicurative, risponde SOLO la societ con il proprio
patrimonio.
I CONTRIBUTI pagati PERIODICAMENTE dai soci fungono da PREMIO ASSICURATIVO e nel contempo da
CONFERIMENTO e sono essi a formare il patrimonio sociale, che per pu risultare insufficiente; per tal
159

motivo che latto costitutivo pu contemplare la costituzione di FONDI DI GARANZIA per il pagamento
delle indennit, mediante SPECIALI conferimenti da parte degli assicurati o di terzi, che divengono
pertanto soci. Ecco come vengono ad esistere i soci SOVVENTORI, accanto a quelli assicurati: si tratta di
soggetti che si limitano a conferire il capitale necessario per lattivit sociale, senza essere assicurati. Essi
hanno diritto a pi voti, ma non oltre cinque, in relazione allammontare del conferimento, ed in ogni caso
inferiori, globalmente, al numero dei voti spettanti agli assicurati (questo per evitare che il loro ruolo
divenga preponderante nella gestione della mutua assicuratrice, dato che non sono animati da scopo
mutualistico). I soci sovventori possono divenire anche amministratori, ma sono sempre in numero
inferiore rispetto agli amministratori scelti tra i soci assicurati. Per i sovventori non operano i limiti ai
conferimenti, n allassegnazione di utili.
Per tutto il resto si applica la disciplina delle imprese di assicurazione e delle societ cooperative.

CAPITOLO VENTESIMO TRASFORMAZIONE. FUSIONE E SCISSIONE


A) LA TRASFORMAZIONE
Nozione e limiti
Con la TRASFORMAZIONE si attua il cambiamento del TIPO di societ o il passaggio da una societ di
capitali ad altro tipo di ente giuridico o comunione dazienda, e viceversa.
Una peculiarit della trasformazione data dalla CONTINUITA DEI RAPPORTI GIURIDICI, in quanto lente
trasformato conserva diritti ed obblighi e prosegue tutti i rapporti dellente che ha effettuato la
trasformazione.
La disciplina in materia mutata notevolmente con la riforma del 2003, in quanto il codice del 42 regolava
semplicemente la trasformazione di una societ di persone (esclusa quella semplice) in societ di capitali,
escludendo NON SOLO il passaggio da societ cooperativa a societ lucrativa e quello inverso, MA anche la
trasformazione di un ente NON societario in una societ e viceversa. Ci comportava una mancanza di
continuit dei rapporti e la necessit di un doppio passaggio: lente doveva prima sciogliersi e solo dopo si
poteva costituire la societ (o viceversa), senza il mantenimento di diritti ed obblighi.
Lattuale disciplina, invece, attua una distinzione tra TRASFORMAZIONE OMOGENEA e TRASFORMAZIONE
ETEROGENEA.
La trasformazione OMOGENEA contempla il passaggio da una societ lucrativa ad unaltra societ
lucrativa, un cambiamento di TIPO allinterno delle sole societ lucrative. Questo permette alle societ di
EVITARE lestinzione e la nuova costituzione, ricorrendo invece ad una modifica dellatto costitutivo: la
medesima societ continua a vivere conservando diritti ed obblighi precedenti, ma sotto una veste
giuridica diversa.
Il codice disciplina solo la trasformazione omogenea da societ di persone in societ di capitali e viceversa.
Ovviamente possibile anche che una societ di persone si trasformi in unaltra societ di persone, e lo
stesso vale per le societ di capitali (quindi sono permessi tutti i cambiamenti tra societ lucrative).
Resta fermo, anche dopo la riforma del 2003, il DIVIETO di trasformazione di una societ cooperativa a
mutualit prevalente in una societ lucrativa, anche qualora vi sia stata una delibera allunanimit.
160

La trasformazione ETEROGENEA, invece, permette il passaggio dalle ALTRE societ cooperative in societ
lucrative o in consorzi, cos come ammessa la trasformazione di societ di capitali (non di persone) in un
ente societario o in una comunione dazienda, e viceversa.
Volendo specificare bene quali passaggi siano possibili tramite la trasformazione eterogenea, dobbiamo
dire che le societ di capitali possono trasformarsi in consorzi, societ consortili, societ cooperative,
comunioni dazienda, associazioni non riconosciute e fondazioni (art.2500-septies).
Allo stesso tempo possibile la trasformazione di consorzi, societ consortili, comunioni dazienda,
associazioni riconosciute e fondazioni IN societ di capitali.
Non sono possibili trasformazioni eterogenee diverse da quelle disciplinate.
Particolare attenzione merita il caso dellimpresa individuale che intenda passare ad una societ di capitali
unipersonale: loperazione possibile, ma non si attua la disciplina della trasformazione e pertanto
necessaria la costituzione ex novo della societ.
Le trasformazioni possono avvenire anche in pendenza di una procedura concorsuale, sempre che non vi
siano incompatibilit con le finalit e lo stato della stessa.
La trasformazione omogenea: il procedimento di trasformazione
La trasformazione omogenea, ripetiamolo, consente il passaggio da una societ lucrativa ad unaltra
societ lucrativa, un cambiamento di TIPO allinterno delle sole societ lucrative.
Per ottenere tale trasformazione, per, occorre una delibera assembleare secondo le modalit dettate,
allinterno della disciplina inerente la societ che intende trasformarsi, per le modificazioni dellatto
costitutivo.
Nelle societ di persone, per, per la modifica dellatto costitutivo occorre lunanimit. Lart.2500-ter del
codice, per favorire il passaggio di queste a societ di capitali, ha previsto che sia sufficiente il CONSENSO
DELLA MAGGIORANZA dei soci, determinata secondo la partecipazione di ciascuno agli utili, garantendo
sempre al socio dissenziente il diritto di recesso. Resta ferma la necessit di una delibera unanime
nellipotesi di trasformazione da societ di persone ad altra societ di persone.
Per le societ di capitali, invece, necessaria una delibera dellassemblea straordinaria:

Nelle societ per azioni NON quotate occorre la maggioranza rafforzata (vedi pagine 58 e 59);
Nelle societ quotate necessaria la normale maggioranza.

Occorre comunque il consenso dei soci che, con la trasformazione, assumono la responsabilit ILLIMITATA
ed a quelli dissenzienti va garantito sempre il diritto di recesso.
La DELIBERA DI TRASFORMAZIONE deve rispettare i requisiti di forma e di contenuto previsti per latto
costitutivo del tipo di societ prescelto, cos come devono essere osservate tutte le altre regole previste
per la costituzione di tale societ: se a trasformarsi una societ di capitali, gli amministratori devono
predisporre unapposita RELAZIONE, contenente motivazioni ed effetti della trasformazione e copia di
questa relazione deve essere deposita presso la sede sociale nei trenta giorni precedenti lassemblea.
161

Se a trasformarsi una societ di persone, invece, la delibera deve risultare da atto pubblico e deve
contenere tutte le indicazioni previste dalla legge per latto costitutivo della societ scelta. Sempre in
questo caso, alla delibera di trasformazione deve essere allegata una RELAZIONE GIURATA DI STIMA del
patrimonio sociale, redatta secondo le norme fissate per i conferimenti in natura nelle S.p.a. e nelle s.r.l. Se
la societ di persone opta per trasformarsi in una S.p.a. o in una S.a.p.a., la stima va sottoposta alla verifica
degli amministratori subito dopo la trasformazione. Il capitale sociale della societ risultante dalla
trasformazione, inoltre, non pu superare il patrimonio netto indicato nella relazione di stima e non pu
essere inferiore al capitale minimo richiesto per quella societ, altrimenti i soci sono tenuti ad effettuare
dei nuovi conferimenti, con lobbligo di versarne quantomeno il 25% presso una banca, se si tratta di
conferimenti in denaro.
La delibera di trasformazione IN societ di capitali, inoltre, deve essere sottoposta al controllo di legittimit
del notaio che ha redatto il verbale e ad iscrizione nel registro delle imprese, proprio come se si trattasse di
un atto costitutivo; proprio con liscrizione che il procedimento di trasformazione pu dirsi concluso e
solo a partire da questo momento si pu provvedere allassegnazione delle azioni o delle quote
proporzionalmente alla partecipazione.
Abbiamo anticipato che le ALTRE societ cooperative, ossia le cooperative diverse da quelle a mutualit
permanente, possono trasformarsi in societ lucrative o consorzi, ma occorre il voto favorevole, nella
delibera di trasformazione, di ALMENO LA META dei soci. Se essi sono meno di 50, occorre il consenso di
almeno i 2/3. Se si tratta, infine, di cooperativa con pi di 10.000 soci, sufficiente il voto favorevole dei
2/3 dei presenti, purch almeno il 20% dei soci sia presente.
La legge, per, in questo caso particolare di trasformazione prevede che la deliberazione di trasformazione
sia accompagnata da una relazione giurata di stima del patrimonio eseguita da un esperto nominato dal
tribunale, questo perch la cooperativa obbligata a DEVOLVERE ai fondi mutualistici per la promozione e
lo sviluppo della cooperazione il VALORE EFFETTIVO DEL PATRIMONIO esistente dalla data della
trasformazione, dedotti solo il capitale versato e rivalutato, i dividendi non ancora distribuiti e leventuale
importo necessario per rispettare lammontare minimo del capitale della nuova societ. Quindi la
cooperativa PAGA UN CARO PREZZO per la trasformazione.
Per quanto concerne linvalidit della trasformazione, valgono le medesime regole dettate per la fusione
(che vedremo a breve) e la trasformazione stessa non pu essere ritenuta invalida se sono stati adempiuti
gli obblighi pubblicitari, fatto salvo il risarcimento dei danni per soci o terzi danneggiati.
Segue: La responsabilit dei soci
La trasformazione, in alcuni casi, pu comportare un mutamento del REGIME DI RESPONSABILITA dei soci.
Se i soci, con la trasformazione, assumono responsabilit ILLIMITATA per le obbligazioni sociali, e ci vale
anche per le obbligazioni anteriori alla trasformazione, ovviamente richiesto il loro CONSENSO (pensiamo
allipotesi in cui una societ per azioni si trasformi in una societ in nome collettivo).
Se a seguito della trasformazione, invece, viene meno la responsabilit illimitata di tutti o di alcuni i soci
(pensiamo alla trasformazione di una societ in nome collettivo in una societ per azioni o in accomandita
per azioni), i soci NON SONO LIBERATI dalla responsabilit per le obbligazioni sociali anteriori alliscrizione
della delibera di trasformazione nel registro delle imprese, in quanto il cambiamento opera solo per il
162

futuro. Tuttavia, se vi il consenso dei creditori sociali preesistenti alla trasformazione o essi non si sono
opposti alla stesa entro 60 giorni dal momento in cui la delibera di trasformazione li stata comunicata, si
ha LIBERAZIONE DI TUTTI I SOCI A RESPONSABILITA ILLIMITATA. Se, invece, permane la responsabilit di
tali soci, ovviamente essi sono esposti al fallimento, in caso di insolvenza per debiti preesistenti alla
trasformazione, in quanto si vuole evitare che la trasformazione sia un mezzo per evitare il fallimento
personale. Ovviamente resta fermo il fatto che il fallimento sociale possa essere esteso ai soci SOLO se
dichiarato entro un anno dalla trasformazione.
La trasformazione eterogenea
La trasformazione eterogenea riguarda la trasformazione o DI una societ di capitali o che da vita AD una
societ di capitali. Non contemplato, n possibile dunque, la trasformazione di una societ di persone o
in una societ di persone.
Lart.2500-septies prevede che le societ di capitali possono trasformarsi in consorzi, societ consortili,
societ cooperative, comunioni dazienda, associazioni non riconosciute e fondazioni (sono ESCLUSE le
associazioni riconosciute).
E necessario, anche qui, che la delibera di trasformazione sia approvata con il voto favorevole dei 2/3
DEGLI AVENTI DIRITTO, cos come occorre il consenso dei soci che assumono responsabilit illimitata.
Nel caso in cui la societ di capitali si trasformi in una FONDAZIONE, la delibera di trasformazione produce i
medesimi effetti dellatto di fondazione o della volont del fondatore.
Se, invece, la societ di capitali si trasforma in una COMUNIONE DAZIENDA, ciascun socio diventa
COMPROPRIETARIO dei beni aziendali, assumendo responsabilit personale ed illimitata per i debiti, anche
anteriori alla trasformazione.
Possono trasformarsi IN societ di capitali i consorzi, le societ consortili, le comunioni dazienda, le
associazioni riconosciute, e le fondazioni (sono escluse, stavolta, le associazioni NON riconosciute).
Anche la trasformazione delle altre societ cooperative in societ di capitali viene considerata come
eterogenea, ma destinataria di una disciplina assestante, gi descritta nella precedente pagina.
Nei CONSORZI la trasformazione deve essere deliberata dalla maggioranza assoluta.
Nelle COMUNIONI DAZIENDA deve essere deliberata da tutti i partecipanti alla comunione (qui si
costituisce ex novo la societ, ma la legge consente lapplicazione del principio di continuit).
Nelle SOCIETA CONSORTILI e nelle ASSOCIAZIONI RICONOSCIUTE la delibera di trasformazione deve
essere approvata dalle maggioranze richieste per lo scioglimento anticipato (maggioranza dei consorziati e
3/4 degli associati). Va precisato che latto costitutivo dellassociazione pu escludere la trasformazione.
Nelle FONDAZIONI la trasformazione avviene in forza di un provvedimento dellautorit governativa, su
proposta dellorgano competente.
LATTO DI TRASFORMAZIONE in societ di capitali, in ogni caso, deve contenere tutte le indicazioni
richieste per latto costitutivo della societ prescelta, oltre allenunciazione dello scopo lucrativo, salvo che
la stessa possa configurarsi come impresa sociale.
163

Nel caso in cui sia unassociazione a trasformarsi in una societ di capitali, il capitale viene diviso in PARTI
UGUALI fra gli associati, salvo diverso accordo. Nel caso delle fondazioni, invece, le partecipazioni vengono
assegnate secondo quanto previsto dallatto di fondazione, o in mancanza dallautorit governativa. Le
azioni o quote, infine, vengono ripartite secondo le partecipazioni dapprima detenute nel consorzio, nella
societ consortile o nella comunione dazienda, se sono queste ultime a trasformarsi in una societ di
capitali.
Latto di trasformazione soggetto alla pubblicit richiesta TANTO per la cessazione del precedente ente
QUANTO per la costituzione del nuovo ente o del tipo societario scelto (esempio: nellipotesi di
trasformazione delle associazioni riconosciute in societ di capitali, occorre iscrivere la stessa nel registro
delle persone giuridiche e nel registro delle imprese).
Le trasformazioni eterogenee, tuttavia, hanno effetto SOLO decorsi 60 giorni dallultimo adempimento
pubblicitario richiesto (diversamente dalle trasformazioni omogenee), ma occorre il consenso dei creditori
preesistenti o il pagamento di quelli contrari. Lopposizione dei creditori alla trasformazione, entro il
termine appena indicato, da luogo agli effetti previsti dalla disciplina della riduzione reale del capitale.
B) LA FUSIONE
Nozione. Distinzioni
La FUSIONE quel particolare procedimento che permette lunificazione di due o pi societ in una sola. A
tal proposito possiamo distinguere la FUSIONE IN SENSO STRETTO, che avviene quando due o pi societ
ne costituiscono una nuova, dalla FUSIONE PER INCORPORAZIONE, che si ha nel momento in cui una
societ preesistente assorbe una o pi societ.
La disciplina codicistica della fusione (artt.2501-2505- quater) venne modificata nel 1991 (D.lgs.22), per poi
essere semplificata dalla riforma del 2003.
Possiamo avere una FUSIONE OMOGENEA, ossia fra societ dello stesso tipo, o una FUSIONE
ETEROGENEA, tra societ di tipo diverso o addirittura tra societ ed enti di tipo diverso, sempre nei limiti
della disciplina prevista per le trasformazioni eterogenee.
Ovviamente la fusione eterogenea comporta anche la trasformazione di una o pi societ che si fondono e
per tal motivo si applica la disciplina della trasformazione.
Le societ IN STATO DI LIQUIDAZIONE che hanno gi iniziato la distribuzione dellattivo, almeno che alla
fusione non prendano parte solo societ con capitale NON rappresentato da azioni, NON POSSSONO
partecipare ad alcuna fusione. Con la riforma del 2003, tuttavia, non esiste pi il divieto di fusione per le
societ sottoposte a procedure concorsuali.
Nella fusione la societ INCORPORANTE o la NUOVA societ non fanno altro che sostituire le societ
preesistenti: si ha una vera e propria concentrazione non solo ECONOMICA, ma anche GIURIDICA, dato che
vengono ridotti ad unit i patrimonio delle singole societ ed i soci confluiscono tutti nella nuova struttura
organizzativa, mentre le altre si estinguono.
Nonostante ci, al momento della fusione non vengono risolti definitivamente i rapporti con i terzi e fra i
soci, in quanto la societ incorporante o quella risultante dalla fusione assumo i diritti e gli obblighi delle
164

societ partecipanti alla fusione, proseguendo in tutto i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla
fusione, secondo quanto dispone il comma 1 dellart.2504-bis del codice.
Il punto centrale della fusione, dunque, non lestinzione delle societ che vi prendono parte, che si
configura solo come un effetto del procedimento, quasi come se si trattasse di una successione a causa di
morte tra persone fisiche, ma la CONTINUAZIONE DELLATTIVITA: la fusione opera come vicenda
modificativa dellatto costitutivo delle societ partecipanti, anche se leffetto successorio-estintivo NON va
in alcun modo negato, in quanto comunque le societ preesistenti NON continuano ad esistere.
In sostanza, vero che lEFFETTO ESTINTIVO non causa della fusione, ma altrettanto vero che
comunque tale effetto si produce e non si pu parlare di una mera modificazione dellassetto
organizzativo.
Il progetto di fusione
Il procedimento di fusione si articola in tre fasi: progetto di fusione, delibera di fusione e atto di fusione.
La fase centrale dellintero procedimento ed anche la pi trascurata prima dellintroduzione della nuova
disciplina nel 1991, sicuramente quella del PROGETTO DI FUSIONE.
Gli amministratori delle singole societ coinvolte nella fusione devono redigere un progetto di fusione,
dal quale devono risultare le condizioni e le modalit delloperazione, progetto che deve essere approvato
dallassemblea e conoscibile preventivamente dai soci e da terzi.
Il contenuto del progetto di fusione, inoltre, deve essere identico per tutte le societ e dallo stesso devono
risultare:

Tipo, denominazione e sede delle societ partecipanti;


Atto costitutivo della nuova societ o di quella incorporante, in questultimo caso con le dovute
modifiche rese necessarie dalla fusione;
Rapporto di cambio delle azioni o quote, ossia il rapporto in base al quale le partecipazioni alle
singole societ vengono convertite in azioni o quote dellincorporante o della nuova societ, con
indicazione delleventuale conguaglio in denaro spettante ai soci per compensare eventuali resti,
conguaglio che non pu superare il 10% del valore nominale delle azioni/quote assegnate nel caso
in cui alla fusione partecipino anche societ quotate;
Modalit di assegnazione delle azioni/quote della societ risultante dalla fusione;
Data dalla quale le azioni/quote partecipano agli utili, solitamente anticipata allinizio dellesercizio;
Data a decorrere dalla quale le operazioni delle singole societ partecipanti vanno imputate al
bilancio della societ nuova o di quella incorporante;
Trattamento riservato ai titolari di titoli diversi dalle azioni (come le obbligazioni) e aio titolari di
categorie particolari di azioni;
Eventuali vantaggi per gli amministratori delle singole societ.

Il progetto di fusione va poi iscritto nel registro delle imprese del luogo dove hanno sede le singole societ
partecipanti e devono trascorrere almeno 30 giorni (15 se non vi sono societ per azioni) prima della
delibera di fusione, salvo che il consenso unanime dei soci non rimuova tale termine.

165

Sono, poi, tre i documenti che accompagnano il progetto di fusione:


1. La SITUAZIONE PATRIMONIALE: si tratta di un vero e proprio bilancio infra-annuale di esercizio, che
per tal motivo deve seguire le regole dello stesso non solo per quanto concerne la struttura (stato
patrimoniale, conto economico e nota integrativa), ma anche per quanto riguardo i criteri
prudenziali di valutazione. Della stesura se ne occupano gli amministratori delle singole societ
partecipanti alla fusione e tale documento ha il compito di fornire ai creditori sociali informazioni
aggiornate, al fine di permettere un consapevole esercizio del diritto di opposizione alla fusione;
2. La RELAZIONE DEGLI AMMINISTRATORI: se la situazione patrimoniale permette una valutazione
dei creditori, la relazione degli amministratori si occupa di informare i soci circa i motivi che
giustificano la fusione e il rapporto di cambio adottato nel progetto di fusione. La relazione UNICA
per tutte le societ;
3. La RELAZIONE DEGLI ESPERTI: uno o pi esperti, scelti tra i revisori contabili o le societ di
revisione, hanno lobbligo di redigere una relazione sulla CONGRUITA del rapporto di cambio ed
esprimere un parere sullADEGUATEZZA del metodo seguito dagli amministratori per determinare il
rapporto stesso. Lesperto risponde dei danni causati non solo alle societ partecipanti, ma anche ai
soci e ai terzi. E il tribunale che designa lesperto nel caso in cui la societ incorporante o quella
nuova risultante dalla fusione siano una S.p.a. o una S.a.p.a. e se si tratta di societ quotate egli pu
essere scelto tra le societ di revisione iscritte nellalbo speciale tenuto dalla Consob. Allo stesso
esperto, poi, affidata la relazione di stima del patrimonio delle societ di persone, qualora societ
di questo tipo partecipino alla fusione con societ di capitali. Le societ partecipanti possono
chiedere al tribunale la nomina di uno o pi esperti comuni, ma permane lobbligo di redigere pi
relazioni, una per ogni societ. Se tutti i soci di tutte le societ partecipanti, allunanimit,
rinunciano alla relazione degli esperti, essa viene automaticamente esclusa.
Progetto di fusione, situazioni patrimoniali, relazioni degli amministratori e relazioni degli esperti di tutte le
societ partecipanti alla fusione, accompagnate dai BILANCI DEGLI ULTIMI TRE ESERCIZI delle stesse,
vanno depositati in copia nelle sedi delle varie societ durante i 30 giorni (15 se alla fusione non
partecipano societ azionarie) che precedono lassemblea e finch la fusione sia deliberata.
Per le societ quotate previsto ladempimento di ulteriori obblighi informativi nei confronti della Consob
e del pubblico.
Le fusioni semplificate
Quanto abbiamo appena detto riguarda la fase preparatoria della delibera di fusione.
Anzitutto abbiamo illustrato le varie semplificazioni previste per le fusioni a cui non partecipano societ
con capitale azionario, specialmente in merito ai termini pi corti.
Altre semplificazioni sono contemplate dalla legge nel caso in cui sia una societ debba incorporarne una
di cui, direttamente o indirettamente, possiede gi tutte le azioni o quote. Non potendo, in tal caso,
assegnare le azioni/quote a se stessa, in sostituzione di quelle possedute nellincorporata, la fusione
avviene senza emissione di nuove azioni/quote. Inoltre non sono necessarie le relazioni di amministratori
ed esperti, cos come nel progetto di fusione non vanno inserite informazioni riguardanti il rapporto di
cambio e le modalit di assegnazione delle partecipazioni. La delibera di fusione, in tal caso, pu avvenire
ad opera dei rispettivi organi amministrativi, rispettando la forma dellatto pubblico, sempre che non si
166

oppongano, entro 8 giorni dal deposito del progetto di fusione, i soci dellincorporante rappresentanti
almeno il 5% del capitale.
Ancora ulteriori semplificazioni sono previste nellipotesi in cui lincorporante possieda almeno il 90% del
capitale della societ da incorporare, caso in cui pu essere omessa la relazione degli esperti (che tra
laltro molto costosa) se viene concesso agli altri soci della societ incorporata il diritto di far acquistare le
loro azioni o quote dalla societ incorporante per un corrispettivo determinato alla stregua dei criteri
previsti per il recesso.
La fusione a seguito di acquisizione con indebitamento
Un caso particolare di fusione quello contemplato dallarticolo 2501-bis del codice civile, inerente le
FUSIONI A SEGUITO DI ACQUISIZIONE CON INDEBITAMENTO.
Si tratta di fusioni realizzate nellambito di una LEVERAGED BUY-OUT, particolare tecnica di acquisizione di
una societ: i soggetti interessati allacquisizione di una SOCIETA BERSAGLIO/OBIETTIVO (societ
TARGET), molto spesso gli amministratori della stessa, costituiscono una SOCIETA VEICOLO, detta
NEWCO, con un modesto capitale sociale, ottenendo un prestito, solitamente da una banca, per lacquisto
delle azioni della societ bersaglio. La newco una scatola vuota, priva di capacit di produrre reddito, con
il solo fine di acquisire azioni della societ bersaglio. Dopo aver acquistato tali azioni ed aver ottenuto il
controllo della societ bersaglio, viene deliberata la fusione per incorporazione della stessa nella societ
veicolo, rimborsando il finanziamento dapprima ottenuto tramite gli utili futuri.
Noi sappiamo, per, che lart.2358 c.c. vieta lASSISTENZA FINANZIARIA di una societ ad unaltra per
lacquisto di azioni proprie, cos come lart.2357 c.c. pone il divieto di sottoscrizione di azioni proprie per
interposta persona (in questa caso la societ veicolo o newco). Infatti, la societ veicolo, per ottenere il
prestito dalla banca con cui intende acquistare le azioni della societ bersaglio per prenderne il controllo,
deve fornire delle garanzie e garanzia principale proprio il patrimonio della societ bersaglio, sulla cui
acquisizione conta la banca. Quindi, in un certo senso, la stessa societ bersaglio, indirettamente, a
fornire delle garanzie per lacquisto delle proprie azioni. E per tali motivi che, prima della riforma del 2003,
tale operazione era vietata. La dottrina, per, ha compreso col tempo che lart.2358 c.c. si riferisce, nel
porre il divieto di assistenza finanziaria, alle sole garanzie concesse in senso tecnico. Nel leveraged buy-out,
invece, NON si pu in alcun modo affermare che ci avvenga, in quanto il coinvolgimento del patrimonio
della societ target solo una conseguenza della successiva fusione, per effetto della quale la stessa
societ bersaglio/target si estingue.
Tuttavia, necessario garantire, nelle operazioni di fusione a seguito di acquisizione con indebitamento, la
massima trasparenza delloperazione: creditori e soci di minoranza devono poter esercitare
CONSAPEVOLMENTE il diritto di voto e dimpugnazione gli uni e quello dopposizione gli altri. E proprio a
tal fine che lart.2501-bis prevede che il progetto di fusione debba indicare le risorse finanziarie previste
per il pagamento dei debiti derivanti dalloperazione; che la relazione degli esperti debba esprimersi su tale
previsione; che la relazione degli amministratori debba indicare le ragioni delloperazione ed un piano
economico con specificate le risorse finanziarie e gli obiettivi prefissati. Se la societ target o quella
acquirente sono soggette a revisione contabile obbligatoria, va allegata anche una relazione della societ di
revisione.

167

La delibera di fusione
La seconda fase del procedimento di fusione prevede la DELIBERA DI FUSIONE, mediante lapprovazione
del progetto di fusione. Provvedono a ci gli organi assembleari di tutte le societ, con le maggioranze
previste per le modifiche dellatto costitutivo: nelle societ di persone non necessaria, come gi
anticipato, lunanimit, ma la semplice maggioranza, purch venga garantito il recesso ai dissenzienti; nelle
societ di capitali occorre la normale maggioranza prevista per lassemblea straordinaria, competente a
deliberare la fusione, anche se nelle societ NON quotate, in caso di fusione eterogenea, vanno osservate
le maggioranze rafforzate previste per la trasformazione. Sempre in caso di fusione eterogenea, i soci
dissenzienti HANNO diritto di recesso, mentre nelle fusioni omogenee esso garantito solo per le s.r.l.
Le singole delibere di fusione, insieme ai documenti gi citati nei precedenti paragrafi, vanno iscritte nel
registro delle imprese e sono soggette, se la societ risultante dalla fusione una societ di capitali, al
controllo di legalit del notaio verbalizzante.
La tutela dei creditori sociali
La fusione, come abbiamo gi detto, comporta lunificazione dei patrimoni delle societ partecipanti, il che
potrebbe pregiudicare la posizione dei creditori delle singole societ.
E per tal motivo che agli stessi garantito, nel termine di 60 giorni (30 se alla fusione non prendono parte
societ azionarie) dalliscrizione nel registro delle imprese dellultima delibera di fusione delle societ
partecipanti, il DIRITTO DI OPPOSIZIONE alla fusione. Tale diritto, per, riconosciuto ai creditori
ANTERIORI alla pubblicazione del progetto di fusione e non a quelli che sono divenuti tali nellintervallo di
tempo tra la pubblicazione e liscrizione della delibera di fusione.
Il termine indicato viene meno se vi il consenso di tutti i creditori anteriori alla pubblicazione del progetto
di fusione, se vi il pagamento di quelli contrari o se vi il deposito delle somme corrispondenti presso un
istituto di credito. Se la relazione degli esperti redatta, per tutte le societ partecipanti, da ununica
societ di revisione e se la stessa asserisce, sotto la propria responsabilit, che la situazione patrimoniale e
finanziaria di tutte le societ non rende necessarie delle garanzie a tutela dei creditori, il termine viene
OMESSO.
Se vi opposizione, invece, la fusione sospesa sino al giudizio del tribunale, che pu comunque
autorizzarla chiedendo di prestare idonee garanzie a tutela dei creditori. Gli obbligazionisti perdono il
diritto allopposizione se la loro assemblea ha approvato la fusione. Se si tratta di possessori di obbligazioni
convertibili, ad essi vanno garantiti la conversione anticipata oppure, qualora decidano di non avvalersene,
il riconoscimento di eguali diritti nella societ risultante dalla fusione.
Se tutte queste norme vengono violate, latto di fusione valido ma improduttivo di effetti erga omnes,
oltre ad essere previste delle sanzioni penali a carico degli amministratori.
Se la fusione da come risultato una societ di capitali, i soci a responsabilit illimitata delle societ
partecipanti rimangono responsabili personalmente per le obbligazioni anteriori alla fusione, almeno che
non vi sia stata liberazione da parte dei creditori.

168

Latto di fusione
La terza fase del procedimento di fusione prevede la stipulazione dellATTO DI FUSIONE da parte dei legali
rappresentanti delle societ partecipanti, i quali danno attuazione alle singole delibere assembleari.
Latto di fusione deve osservare la forma dellATTO PUBBLICO e deve essere iscritto nel registro delle
imprese dei luoghi in cui hanno sede TUTTE le societ partecipanti, nonch quella nuova appena creata o
quella incorporante. Lultima iscrizione proprio quella della societ risultante dalla fusione (incorporante
o nuova societ), a cui va riconosciuta EFFICACIA COSTITUTIVA degli effetti delloperazione, in quanto tale
societ assume obblighi e diritti delle precedenti, che si sono di fatto estinte. Ai soci vanno attribuite, in
questo frangente, le azioni/quote della societ risultante dalla fusione. Nella sola fusione per
incorporazione PUO essere stabilita una data successiva dalla quale decorrono gli effetti
(POSTDATAZIONE), mentre la previsione che gli effetti retroagiscano rispetto alliscrizione dellatto di
fusione (RETRODATAZIONE) NON in alcun modo possibile per gli effetti a rilievo reale (unificazione delle
societ e dei patrimoni), ma ammessa sotto il profilo CONTABILE, imputando al bilancio della nuova
societ o societ incorporante le operazioni delle societ estinte compiute prima della fusione, ed
ammessa per quanto concerne la partecipazione agli utili delle azioni/quote ricevute dai soci delle societ
precedenti (attenzione: la decorrenza diversa degli effetti va indicata nel progetto di fusione).
Il primo BILANCIO POST-FUSIONE deve tener conto, inoltre, delle attivit e delle passivit risultanti dalle
scritture contabili delle societ estinte e non possibile discostarsi da tali valori, almeno che non vi sia un
DISAVANZO DI FUSIONE, presente quando:

La societ incorporante assegna ai soci dellincorporata partecipazioni per un valore


complessivamente superiore rispetto al patrimonio netto dellincorporata al momento della fusione
(DISAVANZA DA CONCAMBIO);
La societ incorporante ha acquistato ed iscritto in bilancio, prima della fusione, la partecipazione
nellincorporata per un importo superiore al patrimonio netto dellincorporata al momento della
fusione (DISAVANZO DA ANNULLAMENTO).

Tali disavanzi possono risultare, per esempio, se al momento di stabilire il rapporto di cambio si tenuto
conto dellavviamento delle incorporate, non iscritto nei singoli bilanci, determinando un valore superiore
rispetto al patrimonio netto.
La presenza del disavanzo permette, in sede di bilancio post-fusione, di rivalutare i cespiti delle societ
incorporate o partecipanti alla fusione in senso stretto, nella misura in cui esistano dei plusvalori non
rilevati dalle precedenti scritture contabili. Il disavanzo va imputato ai singoli elementi dellattivo
sottostimati o del passivo sovrastimati e, per la differenza, ad avviamento.
Vi pu essere, infine, anche un AVANZO DI FUSIONE, nellipotesi in cui lincorporante, prima della fusione,
abbia acquistato la partecipazione nellincorporata per un prezzo INFERIORE rispetto al valore del
patrimonio netto al momento della fusione. Tale avanzo va iscritto in un apposita voce del bilancio o in
quella dei fondi per rischi ed oneri.
Se il bilancio post-fusione viene redatto da una societ che fa appello al mercato del capitale di rischio, va
allegata una relazione degli esperti sul rapporto di cambio.
169

Linvalidit della fusione


Ora dobbiamo domandarci: che succede se una delle fasi del procedimento di fusione afflitta da vizi o
anomalie? Che succede, per esempio, se il progetto di fusione non stato pubblicato o se le delibere di
fusione risultano viziate in merito al procedimento di deliberazione assembleare? In sostanza, possibile
dichiarare invalida la fusione e tornare alla situazione preesistente, anche dopo che la fusione ha prodotto i
suoi effetti e si in presenza di una struttura organizzativa e di patrimoni unitari???
La risposta a tutti questi quesiti contenuta nellart.2504-quater del codice: Eseguite le iscrizioni dell'atto
di fusionel'invalidit dell'atto di fusione non pu essere pronunciata. Resta salvo il diritto al
risarcimento del danno eventualmente spettante ai soci o ai terzi danneggiati dalla fusione.
Ci significa che linvalidit della fusione pu essere chiesta giudizialmente dai soci tramite impugnativa
SOLO nellarco di tempo che intercorre tra la delibera di fusione e lultima iscrizione dellatto di fusione (o
la data dalla quale si producono gli effetti in caso di post-datazione), altrimenti la fusione risulta
INATTACABILE, anche nel caso in cui il giudizio sia cominciato ma non sia stata concessa la sospensiva (il
giudizio continua per il risarcimento dei danni).
C chi, in dottrina, ha parlato in certi casi di inesistenza dellatto di fusione, proprio come visto a
proposito delle delibere assembleari delle S.p.a., ma la tesi in questione non condivisa dallautore
Campobasso, in quanto lart.2504-quater esclude implicitamente il ricorso ai rimedi reali di diritto comune
(invalidit dellatto), prediligendo i rimedi di tipo obbligatorio (risarcimento dei danni).
Soci e terzi danneggiati dalla fusione viziata, tuttavia, possono agire in giudizio nei confronti degli
amministratori delle societ preesistenti o di quella della societ risultante dalla fusione.
Attenzione, per, perch lart.2504-quater sana i vizi dellatto e del procedimento di fusione, NON quelli
riguardanti gli atti della societ risultante dalla fusione stessa: questo significa che se la societ ha, per
esempio, oggetto illecito, possibile la DICHIARAZIONE DI NULLITA, con conseguente liquidazione ed
escludendo, anche sotto questo profilo, il ritorno al passato.
La fusione transfrontaliera
La disciplina fin qui esposta riguarda le fusioni NAZIONALI o INTERNE, ma la nostra legge permette anche
la fusione tra societ italiane e societ con sedi in altri Stati, ossia le cosiddette FUSIONI
TRANSFRONTALIERE, purch conformi alle leggi sia italiane, sia degli altri Paesi interessati dal
procedimento. Tuttavia, un vero e proprio limite insormontabile alle fusioni transfrontaliere costituito
dalla diversit delle legislazioni dei singoli Stati, problema risolto a livello comunitario con una direttiva del
2005, introdotta nel nostro ordinamento dal D.lgs.108/2008.
La disciplina delle fusioni transfrontaliere prevede che nelle fasi preliminari del procedimento ciascuna
societ partecipante si debba limitare ad osservare la disciplina nazionale, salvo alcune regole SPECIALI di
seguito descritte.
Il progetto di fusione, oltre ad osservare le norme del codice civile, deve indicare la legge regolatrice delle
societ partecipanti e di quella risultante, le modalit di valutazione dei beni e le probabili ripercussioni
sulloccupazione. Data lunicit del progetto, esso deve contenere non solo le informazioni prescritte dalla
170

legge italiana, ma anche quelle richieste dalle leggi straniere. Il progetto va pubblicato nel registro delle
imprese e anche nella Gazzetta Ufficiale, almeno 30 giorni prima della delibera di fusione.
Vanno predisposte, in ogni caso, anche le relazioni dellorgano amministrativo sulla fusione e degli esperti
indipendenti sulla congruit del rapporto di cambio.
In alcuni Stati europei, come la Germania, prevista anche la partecipazione dei lavoratori alla gestione
della societ (ad esempio, nelle S.p.a. contemplato il diritto di eleggere, raccomandare oppure opporsi
alla nomina di amministratori e sindaci) e per tal motivo la disciplina comunitaria ha previsto che anche la
societ risultante dalla fusione debba prevedere forme di partecipazione alla gestione, qualora una o pi
societ partecipanti alla fusione occupassero pi di 500 lavoratori.
Lapprovazione del progetto di fusione ed i procedimenti per le delibere assembleari seguono le regole gi
esaminate per le fusioni nazionali.
Una volta ultimata lapprovazione della fusione, ogni societ si fa rilasciare un certificato da parte
dellautorit competente (da noi il notaio), attestante il regolare adempimento degli atti e delle formalit
preliminari alloperazione, nonch linesistenza di circostanze ostative (esempio: lopposizione dei
creditori). Si tratta del CERTIFICATO PRELIMINARE ALLA FUSIONE che, insieme alla delibera di
approvazione del progetto di fusione, va trasmesso, entro 6 mesi dal rilascio, allautorit dello Stato della
societ risultante dalla fusione, che provvede al controllo di legittimit sullattuazione della fusione stessa,
verificando lesistenza di un identico progetto comune.
Alla stesura dellatto di fusione provvede, dunque, lautorit statale competente del luogo dove ha sede la
societ risultante dalla fusione. Latto viene depositato presso lufficio del registro di quello Stato e presso
gli uffici dei Paesi dove hanno sede le societ partecipanti, producendo effetti secondo la disciplina del
Paese dove ha sede la societ risultante dalla fusione. Solo dopo che la fusione divenuta efficace, lufficio
interessato lo comunica agli uffici del registro degli altri Stati, per la cancellazione delle societ oramai
estinte.
Anche la fusione transfrontaliera intracomunitaria NON PUO essere dichiarata invalida una volta prodotti
gli effetti.
C) LA SCISSIONE
Nozione. Forme
Tramite la SCISSIONE il patrimonio di una societ viene scomposto e trasferito, in tutto o in parte, ad altre
societ preesistenti o di nuova costituzione, assegnando ai soci della prima le azioni o quote delle societ
beneficiarie del trasferimento.
Loperazione di scissione assomiglia al conferimento in altre societ di unazienda, ma mentre nella
prima le azioni/quote delle societ beneficiarie del trasferimento vengono assegnate direttamente ai soci
della societ che si scinde, nella seconda vengono attribuite proprio dalle beneficiarie. E per tal motivo che
la scissione merita una disciplina assestante.
Nel codice del 1942 tale disciplina non esisteva ed stata introdotta solo con il gi citato D.lgs.22/1991,
per poi essere marginalmente ritoccata dalla riforma del 2003.
171

Quindi, sono due gli elementi che contraddistinguono la scissione:

Trasferimento patrimoniale da una societ ad altre;


Assegnazione diretta delle azioni di tali societ da parte della societ che si scinde.

La scissione pu essere TOTALE, se lINTERO PATRIMONIO di una societ, che si estingue senza
liquidazione, viene trasferito a PIU societ, che assumono obblighi e diritti della prima, o PARZIALE, se solo
parte del patrimonio di una societ, che rimane in vita e continua la propria attivit con un patrimonio pi
esiguo, viene trasferito ad una o pi societ, in cui entrano a far parte i soci della prima.
BENEFICIARIE della scissione possono essere societ di NUOVA COSTITUZIONE (SCISSIONE IN SENSO
STRETTO) oppure una o pi societ PREESISTENTI (SCISSIONE PER INCORPORAZIONE), in cui aumentano i
soci e i patrimoni.
Pu trattarsi anche di una SCISSIONE ETEROGENEA, se le societ beneficiarie sono di diverso tipo rispetto
a quella che si scinde: in tal caso operano gli stessi limiti previsti per la trasformazione e la fusione
eterogenea, essendo impossibile, per esempio, che una cooperativa a mutualit prevalente si scinda in
favore di una o pi societ lucrative. Trovano applicazione anche le norme riguardanti la liberazione dei
soci a responsabilit illimitata per le obbligazioni sociali anteriori alla scissione. Anche alla scissione, inoltre,
non possono prendere parte societ in liquidazione che abbiano iniziato la distribuzione dellattivo.
NON si applica la disciplina della scissione in caso di SCORPORO, ossia se le azioni/quote delle societ
beneficiarie del trasferimento patrimoniale vengono attribuite direttamente alla societ scissa e NON ai
suoi soci.
Il procedimento
Il PROCEDIMENTO DI SCISSIONE segue le medesime regole viste per quello di fusione, seppure con i dovuti
adattamenti, in quanto anche in questo caso occorre tutelare i soci di minoranza ed i creditori.
Amministratori della societ che si scinde e quelli delle societ beneficiarie, se preesistenti, provvedono a
redigere il PROGETTO DI SCISSIONE, il quale deve contenere, oltre a quanto previsto per quello di fusione,
anche lesatta descrizione degli elementi patrimoniali (attivit e passivit) da trasferire alle singole
beneficiarie, con eventuale conguaglio in denaro, e lindicazione dei criteri di distribuzione ai soci delle
azioni/quote delle societ beneficiarie.
Diversa la sorte degli elementi attivi e passivi non destinati con precisione nel progetto di scissione, a
seconda che si tratti di scissione totale o parziale.
Nel caso di scissione totale, le attivit di dubbia attribuzione vengono ripartite tra le societ beneficiarie in
base alla quota di patrimonio netto trasferita alle stesse, mentre delle passivit di incerta imputazione
rispondono le beneficiarie in solido.
Nellipotesi di scissione parziale, invece, le attivit di dubbia attribuzione restano in capo alla trasferente,
mentre delle passivit rispondono in solido la trasferente e le beneficiarie.
Noi sappiamo che ai soci della societ che si scinde le azioni/quote delle societ beneficiarie vengono
attribuite proporzionalmente a quella che era la propria partecipazione nella societ che si scinde; se tale
proporzionalit non viene rispettata, i soci che non approvano la scissione hanno il diritto di far acquistare
172

le proprie partecipazioni dai soggetti indicati nel progetto di scissione, facendo pagare un corrispettivo
determinato secondo le norme in tema di recesso.
Alla scissione si applica la disciplina gi vista per la fusione in merito alla situazione patrimoniale, alla
relazione degli amministratori e a quella degli esperti. Tuttavia, la relazione degli amministratori deve
indicare il VALORE EFFETTIVO del patrimonio netto da trasferire alle beneficiarie e di quello che resta alla
societ che si scinde, al fine di permettere una corretta valutazione ai creditori, oltre a dover indicare i
criteri di distribuzione di azioni o quote. Se lassegnazione di azioni o quote, poi, avviene secondo il criterio
proporzionale e la scissione avviene mediante la costituzione di nuove societ, la situazione dei soci rimane
identica e pertanto non necessaria la relazione degli esperti.
Il consenso unanime di soci e possessori di strumenti finanziari con diritto di voto pu esonerare gli
amministratori dalla stesura di tali documenti.
Le altre fasi del procedimento di scissione seguono esattamente la disciplina prevista per la fusione,
sempre che le attribuzioni di patrimonio vengano fatte a societ preesistenti (delibera di scissione,
pubblicit, opposizione dei creditori e stipula dellatto di scissione).
Se le attribuzioni vengono fatte a nuove societ, invece, latto di scissione, che deve rivestire la forma
dellatto pubblico, vale come atto costitutivo e deve, pertanto, indicare i soci delle nuove societ (che
coincidono con quelli della societ che si scinde) e le azioni o quote spettanti a ciascuno, anche se latto
(contratto) di scissione viene stipulato dagli amministratori della societ che si scinde, in esecuzione della
relativa delibera.
I diritti e gli obblighi della societ scissa vengono assunti dalle beneficiarie dal momento in cui la scissione
produce i propri effetti, ossia dallultima iscrizione dellatto di scissione nel registro delle imprese in cui
sono iscritte le societ beneficiarie.
Le societ beneficiarie, in forza dellart.2506-quater comma 3 del codice, rispondono solidalmente dei
debiti della societ scissa rimasti insoddisfatti, seppure nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto
ad esse assegnato.
Per linvalidit dellatto di scissione si applica la disciplina gi esaminata per la fusione.

CAPITOLO VENTUNESIMO LE SOCIETA EUROPEE


Dallarmonizzazione dei diritti societari al diritto societario sovranazionale
La creazione del mercato unico europeo (A differenza del Mercato comune europeo, il mercato unico,
detto anche mercato interno e diventato operativo il 1 gennaio 1993, comporta, oltre alle quattro libert
fondamentali di circolazione delle merci, dei servizi, delle persone e dei capitali, anche la coesione
economica e l'attuazione di politiche comuni volte all'armonizzazione delle normative nazionali. Per la sua
realizzazione e, in particolare, per garantire le condizioni necessarie alla piena attuazione delle quattro
libert fondamentali, stato necessario abolire le frontiere, abbattere le barriere tecniche derivanti dalle
diverse legislazioni nazionali in materia di caratteristiche tecniche dei prodotti, ed eliminare le barriere
fiscali, derivanti da normative talora molto differenti in materia di imposte indirette e soprattutto di Iva) ha
reso necessario un progressivo coordinamento degli ordinamenti nazionali ed un ravvicinamento delle
discipline degli Stati membri in materia societaria. Il tutto avvenuto a partire dal 1968, ad opera della
173

Commissione europea, mediante lemanazione di direttive volte ad armonizzare le varie discipline nazionali
inerenti le societ. Cos facendo sono entrate a far parte dei singoli ordinamenti delle regole comuni.
Un progetto pi ambizioso dellUnione europea quello di creare un DIRITTO SOCIETARIO
SOVRANAZIONALE, tramite lintroduzione di tipi societari disciplinati nella medesima maniera allinterno di
TUTTI gli Stati membri attraverso lo strumento dei REGOLAMENTI comunitari. Si tratta, dunque, di forme
giuridiche uniformemente regolate per quanto riguarda gli aspetti generali.
Lordinamento comunitario, a tal fine, ha introdotto:

La SOCIETA EUROPEA (SE), che una societ per azioni, oggi disciplinata dal Regolamento 2157 del
2001, dalla legge nazionale dei singoli Stati per integrare la normativa comunitaria inerentemente a
questo tipo di societ con sede in quel determinato Stato, dalle norme dei singoli Stati in tema di
S.p.a. e dallo statuto della societ;
La SOCIETA COOPERATIVA EUROPEA (SCE), che una societ cooperativa con scopo mutualistico,
disciplinata dal regolamento 1435 del 2003, dalla legge nazionale dei singoli Stati per integrare la
normativa comunitaria inerentemente a questo tipo di societ con sede in quel determinato Stato,
dalle norme dei singoli Stati in tema di cooperative e dallo statuto della societ.

In realt il legislatore italiano non ha ancora provveduto ad emanare la disciplina integrativa dei
regolamenti comunitari per quanto concerne le societ europee e le societ cooperative europee con sede
in Italia, ma si limitato a disciplinare il COINVOLGIMENTO DEI LAVORATORI in tali societ, attraverso il
D.lgs.188/2005 ed il D.lgs.48/2007, rispettivamente per le SE e le SCE.
Le SE e le SCE hanno lobbligo di situare la sede legale e quella reale allinterno dello stesso Stato
comunitario, al fine di evitare incertezze per lapplicazione della legge nazionale.
Attraverso la costituzione di SE e SCE possibile dar vita ad una fusione transfrontaliera e nel solo caso
delle SE anche ad un gruppo di societ in cui la stessa Societ Europea controllante (SE holding) o
affiliata. In tal modo possono nascere dei veri e propri colossi a livello europeo, capaci di fronteggiare quelli
orientali o statunitensi, sempre nel rispetto della disciplina antimonopolistica e dei limiti dalla stessa
fissate.
Carattere distintivo delle societ di tipo europeo la facilit di trasferimento della sede da uno Stato
allaltro dellUnione, senza la necessit di porre in liquidazione la societ stessa in un Paese per poi
ricostituirla nellaltro, in quanto sufficiente predisporre e rendere pubblico, ad opera degli
amministratori, un PROGETTO DI TRASFERIMENTO TRANSFRONTALIERO indicante la nuova sede, il nuovo
statuto e la nuova denominazione (solo eventuale), le implicazioni per i lavoratori ed il calendario di
trasferimento, accompagnato da una relazione degli amministratori stessi sugli aspetti giuridici ed
economici del trasferimento per gli azionisti, i creditori ed i lavoratori. Progetto e relazione vanno
depositati presso la sede sociale almeno 30 giorni prima della deliberazione assembleare. La decisione di
trasferimento, in ogni caso, pu essere adottata solo 2 mesi dopo la pubblicazione con le maggioranze
previste per la modifica dellatto costitutivo. Approvata la delibera, la societ deve procurarsi una
certificazione attestante losservanza di tutte le norme in materia di procedimento e tutela dei creditori,
utile per liscrizione nel registro delle imprese del Paese di destinazione, dopo la quale si pu avere la
cancellazione dal registro del Paese di origine.
174

In tal modo i soci possono scegliere lo Stato di destinazione in base alla disciplina integrativa nazionale
maggiormente conveniente, il che dovrebbe comportare una sfida al ribasso tra i singoli Stati, specie in
materia fiscale (Vabb, non sceglieranno MAI lItalia praticamente).
A) LA SOCIETA EUROPEA
La costituzione
La SOCIETA EUROPEA (SE) una societ per azioni dotata di personalit giuridica, con capitale minimo di
120.000 euro, in cui ciascun socio risponde delle obbligazioni sociali SOLO nel limite del capitale
sottoscritto (quindi ha responsabilit limitata).
La SE pu essere costituita in 5 casi tassativamente previsti dalla disciplina comunitaria:

COSTITUZIONE PER FUSIONE: si ha quando due o pi societ per azioni soggette alla legge di Stati
membri differenti decidono di fondersi. Si pu avere fusione per incorporazione, ed in tal caso
lincorporante assume la forma di SE, oppure costituendo una nuova societ europea. Nelle fasi
preliminari del procedimento di fusione ogni societ partecipante osserva la disciplina del proprio
Stato di riferimento, sebbene il regolamento europeo identifichi il contenuto del progetto di
fusione (identico a quello della legislazione italiana gi esaminato). Latto di fusione, invece, viene
stipulato osservando le norme del Paese in cui la societ europea avr sede. Come al solito, occorre
una certificazione di unautorit competente, attestante per ogni societ che partecipa alla fusione
losservanza di atti e formalit preliminari alla fusione. Lattestazione va comunicata da tutte le
partecipanti allautorit dello Stato della futura sede, che effettua il controllo di legittimit e da vita
alla societ europea;
Quando due o pi societ per azioni, o anche a responsabilit limitata, decidono di costituire una SE
HOLDING, ossia di sottoporsi ad una direzione unitaria, creando un vero e proprio gruppo di
societ. Occorre, in tal caso, che le societ promotrici abbiano un COLLEGAMENTO STABILE con
ordinamenti comunitaria diversi, il che avviene quando le stesse soggiacciono alla legge di Stati
membri diversi, o controllano da almeno due anni una societ soggetta alla legge di uno Stato
membro diverso (affiliata) o hanno da almeno due anni una succursale in uno Stato membro
diverso. Va redatto, da parte delle societ promotrici, un PROGRAMMA COMUNE, con cui viene
proposto ai soci di ogni societ di scambiare le proprie azioni/quote con azioni/quote della nuova
holding: occorre, per la costituzione della SE, ladesione di tanti soci rappresentanti pi della met
delle azioni o quote totali di tutte le societ promotrici;
SE AFFILIATA: si ha quando due o pi enti (anche non societ), che devono presentare sempre un
collegamento stabile con ordinamenti comunitari diversi, decidono di costituire una SE controllata
in comune;
SE AFFILIATA secondo caso: possibile costituire una societ europea affiliata anche tramite atto
unilaterale, per da parte di una societ europea preesistente;
TRASFORMAZIONE: una societ europea pu essere frutto anche di una trasformazione di una
societ per azioni costituita secondo la legge di uno Stato membro, ma necessario il controllo da
parte di questultima e da almeno due anni di unaltra societ soggetta alla legge di un diverso Stato
membro.

175

In tutte i casi descritti, la SE prende vita SOLO con liscrizione in un apposito registro, che per lItalia il
registro delle imprese. Solo con tale atto la societ acquista personalit giuridica, mentre per tutti gli atti
compiuti prima delliscrizione rispondono solidalmente ed illimitatamente i soggetti che li hanno compiuti.
Per quanto concerne i conferimenti, invece, si applica la disciplina degli ordinamenti nazionali in materia di
societ per azioni, ovviamente tenendo presente lo Stato membro dove la societ europea ha deciso di
costituirsi.
Lassemblea
Anche allinterno della societ europea figura, ovviamente, lorgano assembleare. La disciplina allinterno
del regolamento comunitario molto scarsa, in quanto sostanzialmente si applica la normativa nazionale
dello Stato di riferimento, dove ha sede la societ.
Il regolamento prevede soltanto che lassemblea venga convocata annualmente e che gli organi di
direzione e vigilanza possano disporre la convocazione della stessa. La convocazione, inoltre, pu essere
richiesta anche da tanti soci rappresentanti almeno il 10% del capitale. Le deliberazioni vengono prese a
maggioranza semplice dei voti, salvo che per le modificazioni dello statuto, per cui occorre la maggioranza
di almeno i 2/3 dei voti. Tali quorum, tra laltro, non vanno rispettati se la legge dello Stato in cui ha sede la
societ prevede quorum pi elevati.
La gestione
Partiamo col dire che per lamministrazione ed il controllo della societ europea possono essere adottati il
sistema DUALISTICO, allinterno del quale figurano lORGANO DI DIREZIONE, con funzioni gestorie, e
lORGANO DI VIGILANZA, con funzioni di controllo, ed il sistema MONISTICO, in cui vi il solo ORGANO DI
AMMINISTRAZIONE. Dipende dalla scelta statutaria.
Nel caso del sistema dualistico, i componenti dellorgano di vigilanza vengono nominati dallassemblea e,
se lo statuto lo prevede, anche dai lavoratori coinvolti nella gestione. Tale organo esercita il controllo sulla
gestione stessa, potendo effettuare verifiche nei confronti dellorgano di direzione, dal quale deve ricevere
trimestralmente informazioni sullandamento generale degli affari sociali e sugli avvenimenti di maggior
rilievo.
Lorgano di direzione, invece, si occupa, sotto la propria responsabilit, della gestione della societ; i propri
componenti vengono nominati e revocati dallorgano di vigilanza, il quale si pu trovare anche a dover
autorizzare determinate operazioni. Le cariche di membro dellorgano di vigilanza e membro dellorgano di
direzione non sono cumulabili, anche se in caso di vacanza dellorgano di direzione, un componente
dellorgano di controllo pu essere chiamato ad esercitarne momentaneamente le funzioni, con
sospensione dellincarico di controllo.
Nel sistema monistico figura un solo organo di amministrazione, i cui membri vengono nominati
dallassemblea ed anche dai lavoratori che partecipano alla gestione, qualora lo statuto lo preveda. Non
contemplata, nella disciplina comunitaria, la presenza OBBLIGATORIA di un comitato per il controllo sulla
gestione, ma se la societ ha sede in Italia tale organo di vigilanza deve essere presente.
I membri degli organi del sistema dualistico e di quello monistico restano in carica per un periodo di sei
anni e sono rieleggibili. Ad essi si applicano le norme inerenti le cause di ineleggibilit valevoli per lo Stato
176

in cui ha sede la SE. Operano, comunque, le norme che permettono alla minoranza degli azionisti o ad altre
autorit o persone di designare una parte dei componenti di tali organi. Il quorum costitutivo di tutti questi
organi, in ogni caso, raggiunto se sono presenti almeno la met dei loro componenti, i quali decidono a
maggioranza semplice, salvo diverse previsioni statutarie.
In materia di responsabilit dei componenti dei vari organi ed in tema di redazione, controllo e pubblicit
del bilancio desercizio e consolidato si applica la disciplina locale dello Stato in cui ha sede la societ
europea.
Il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione
La SE contraddistinta dalla necessaria presenza di forme di COINVOLGIMENTO DEI LAVORATORI nella
gestione della societ, disciplinata dalla Direttiva comunitaria 86/2001 ed attuata nel nostro ordinamento
dal D.lgs.188/2005.
Tale coinvolgimento del tutto elastico, nel senso che pu consistere nella mera consultazione di un
organo di rappresentanza dei lavoratori periodicamente o per alcune decisioni, oppure in forme di
partecipazione pi consistenti, sino ad arrivare al riconoscimento del potere di nomina da parte dei
lavoratori di alcuni membri degli organi sociali.
Al fine di stabilire le modalit di partecipazioni dei lavoratori alla gestione, gli organi di
gestione/amministrazione devono, quando viene stabilito il progetto di costituzione della societ, avviare
una PROCEDURA DI NEGOZIAZIONE con i rappresentanti dei lavoratori, lespletamento della quale
condizione per liscrizione della SE nel registro (delle imprese). Viene istituita, a tal proposito, una
DELEGAZIONE SPECIALE DI NEGOZIAZIONE, composta dai rappresentanti dei lavoratori di tutte le societ
partecipanti o di quelle affiliate, la quale pu scegliere che vadano applicate le norme sul coinvolgimento
dei lavoratori vigenti nello Stato in cui la SE avr sede oppure avviare dei veri e propri negoziati, che
possono durare al massimo sei mesi, prorogabili fino ad un anno.
Il D.lgs.188/2005 (cos come tutte le discipline di attuazione della direttiva europea nei vari Stati membri)
contiene le DISPOSIZIONI DI RIFERIMENTO a cui attenersi nel caso di mancato accordo, le quali devono
essere accettate dagli organi competenti di ciascuna societ, altrimenti risulta impossibile costituire la SE
tramite liscrizione. Tali disposizioni, applicabili ricordiamo solo in assenza di un accordo, prevedono la
costituzione di un ORGANO DI RAPPRESENTANZA DEI LAVORATORI, formato da componenti eletti o
designati dai dipendenti della societ europea, che deve essere informato e consultato almeno
annualmente dagli organi sociali, in merito allevoluzione dellattivit e a circostanze eccezionali che
possono incidere sugli interessi dei lavoratori, oltre a ricevere comunicazione degli ordini del giorno delle
riunioni degli organi di gestione e controllo, nonch copia di tutti i documenti presentati allassemblea
generale degli azionisti.
Particolare rilevanza ha il PRINCIPIO PRIMA/DOPO, in forza del quale se una o pi societ partecipanti alla
costituzione della SE prevedevano gi delle forme di coinvolgimento dei lavoratori nella gestione delle
societ, tali forme di partecipazione vanno conservate anche nella societ europea. Se vi erano, nelle varie
societ, forme di partecipazione diverse, allora la delegazione di negoziazione a decidere quale di esse
mantenere nella SE. Il principio prima/dopo si applica anche se solo ALCUNE societ presentavano tali
forme di partecipazione.
177

Se NESSUNA delle societ partecipanti alla costituzione della SE prevedeva forme di partecipazione dei
lavoratori, lobbligo di osservarle nella nuova societ viene meno.
Altri aspetti della disciplina
In materia di scioglimento, liquidazione, stato di insolvenza e procedure concorsuali si applicano, per la
societ europea, le norme dettate per le societ per azioni allinterno dello Stato in cui la SE ha sede.
La societ europea, trascorsi due anni dalla registrazione e dopo lapprovazione del secondo bilancio di
esercizio, pu optare per la trasformazione in societ per azioni disciplinata dalla legge del solo Stato
membro.
B) LA SOCIETA COOPERATIVA EUROPEA
Costituzione
La SOCIETA COOPERATIVA EUROPEA (SCE) una societ cooperativa con scopo mutualistico, dotata di
personalit giuridica, i cui soci hanno responsabilit limitata (nel silenzio dello statuto) o illimitata ed il cui
oggetto principale deve consistere nel soddisfacimento dei bisogni e/o nella promozione delle attivit
economiche e sociali dei propri soci, mediante linstaurazione di rapporti mutualistici. Lo statuto, per,
pu prevedere che la SCE operi anche con terzi.
E previsto un numero minimo di soci, almeno 5, ed i fondatori devono avere un LEGAME con almeno due
ordinamenti nazionali diversi, proprio per giustificare la costituzione di una SCE in luogo di una
cooperativa nazionale.
La SCE pu nascere dalla FUSIONE FRA COOPERATIVE di diversi Stati membri o dalla TRASFORMAZIONE DI
UNA COOPERATIVA con sede allinterno dellUnione e che ha una succursale o una controllata, da almeno
due anni, soggetta alla legge di un diverso Stato membro. Il procedimento seguito per la fusione e la
trasformazione identico a quello previsto per le societ europee.
I fondatori redigono latto costitutivo e lo statuto, rispettando le indicazioni richieste dal regolamento
comunitario ed indicando il capitale minimo sottoscritto, che di 30.000 euro (in Italia necessario latto
pubblico). Il procedimento termina con liscrizione nel registro delle imprese.
Alle SCE si applica la medesima disciplina dei conferimenti prevista per le societ per azioni: sono escluse,
dunque, le prestazioni di opere e servizi e le quote non possono essere emesse per importo inferiore al
valore nominale. Il 25% dei conferimenti in denaro va versato al momento della sottoscrizione e la restante
parte, nel silenzio dello statuto, entro cinque anni. I conferimenti in natura devono essere interamente
liberati al momento della sottoscrizione e sono soggetti a stima.
Le partecipazioni sociali
Le quote che rappresentano le partecipazioni nella SCE devono essere obbligatoriamente NOMINATIVE.
Possono essere create anche CATEGORIE SPECIALI di quote, dotate di diritti diversi, ma la disciplina
comunitaria prevede che, allinterno della medesima categoria, le quote debbano avere tutte lo stesso
valore nominale, con conseguente standardizzazione delle partecipazioni sociali. La modifica, pertanto, del
valore nominale delle quote pu avvenire solo tramite frazionamento o raggruppamento di tutte le quote
di categoria.
178

E possibile, anche nelle SCE, la presenza di soci SOVVENTORI non interessati agli scambi mutualistici, ai
quali possono essere attribuiti privilegi, la rappresentanza negli organi sociali nel limite di 1/4 dei
componenti totali e il diritto di voto sempre nel limite di 1/4 dei voti totali in assemblea.
LAMMISSIONE di nuovi soci avviene tramite trasferimento delle quote esistenti o sottoscrizione di quote
di nuova emissione, il che presuppone un aumento di capitale, che per non richiede la modifica dello
statuto, dato che la SCE comunque una cooperativa a capitale variabile. Lammissione di nuovi soci,
per, subordinata al rispetto di determinati requisiti e allapprovazione, per i soci cooperatori, da parte
degli amministratori, impugnabile dinanzi allassemblea, la quale invece si pronuncia direttamente
sullammissione di sovventori.
La qualit di socio si perde per morte, recesso, esclusione o alienazione di tutte le quote. Il RECESSO
spetta al socio dissenziente nei confronti di una modifica statutaria inerente limposizione di nuovi
conferimenti o altre prestazioni a favore della societ o il prolungamento del termine di preavviso di
recesso ad oltre cinque anni o il trasferimento della sede sociale in un altro Stato. Occorre esercitare il
recesso sempre entro due mesi dalla delibera contestata.
Si ha ESCLUSIONE, invece, per il socio fallito e gli enti sciolti (esclusione di diritto) oppure per grave
inadempienza ai propri obblighi o compimento di atti in contrasto con linteresse sociale, tramite una
delibera dellorgano amministrativo, impugnabile dinanzi allassemblea generale.
Al socio escluso, deceduto o recedente deve essere rimborsato il solo valore nominale della quota, al
netto di eventuali perdite, liquidato nel termine statutario (non prima di sei mesi dallapprovazione del
bilancio successivo allo scioglimento del rapporto e non oltre tre anni dallevento che lo ha determinato),
sempre che il capitale sociale non si riduca oltre il minimo legale o del maggiore importo fissato dalla
statuto, altrimenti il pagamento viene sospeso.
Le modifiche della compagine sociale vanno iscritte nel libro dei soci entro un mese dalluscita del socio e
solo da quel momento sono opponibili a terzi.
Anche la SCE pu emettere obbligazioni ed altri titoli che non attribuiscono la qualit di socio, al fine di
finanziarsi e nei limiti statutari, i possessori dei quali hanno diritto al rimborso del capitale nelle modalit
fissate dallo stesso statuto, oltre ad aver diritto ad alcuni privilegi concessi allatto di emissione, sebbene
non li spetti il diritto di voto. Possono riunirsi in una assemblea speciale per tutelare i propri diritti e
prendere decisioni da portare allattenzione dellassemblea generale.
Gli organi
Anche nelle SCE lorganizzazione dellamministrazione e del controllo pu seguire il sistema dualistico o
quello monistico, valendo la disciplina gi esaminata per le SE.
E la disciplina dellorgano assembleare a variare in pi punti rispetto a quella delle SE: anzitutto vale la
regola del VOTO CAPITARIO (un voto per testa indipendentemente dalla partecipazione), che pu essere
attenuata dallo statuto attribuendo un massimo di 5 voti ad ogni socio, in ragione della sua partecipazione
allo scambio mutualistico, oppure attribuendo pi voti ai soci persone giuridiche, nel limite del 25% del
totale, in relazione sempre alla quota o al numero dei soci. Anche ai sovventori possono essere attribuiti
pi voti, nel limite del 25% del totale.
179

Anche i lavoratori, o i loro rappresentanti, possono avere diritto di voto in assemblea.


Lorgano assembleare deve riunirsi almeno una volta allanno, entro sei mesi dalla chiusura dellesercizio,
per lapprovazione del bilancio e la distribuzione degli utili. Lassemblea pu essere convocata anche
dallorgano amministrativo per necessit o quando ne faccia richiesta lorgano di controllo o una
minoranza dei soci (5000 o il 10% di quelli con diritto di voto). La convocazione va effettuata almeno 30
giorni prima delladunanza (15 in caso di urgenza) mediante comunicazione scritta, trasmessa con qualsiasi
mezzo.
Sono ammessi, con previsione statutaria, tanto il voto per corrispondenza quanto la rappresentanza in
assemblea e nelle SCE con pi di 500 soci o con pi sedi o che esercitano diverse attivit possono esserci
ASSEMBLEE SETTORIALI O SEPARATE, i cui delegati vanno a formare lassemblea generale.
I quorum assembleari sono fissati dallo statuto, per le modifiche del quale in prima convocazione
necessaria la presenza di almeno la met dei soci e la maggioranza dei 2/3 dei voti, mentre in seconda
convocazione non richiesto il quorum costitutivo.
Destinazione degli utili. Scioglimento
Anche la SCE pu attribuire RISTORNI ai propri soci, in proporzione degli scambi mutualistici, cos come
pu essere limitata la distribuzione di utili. Se la SCE ha sede in Italia vanno rispettati i limiti imposti dalla
nostra legge: accantonamento del 30% degli utili a riserva legale e devoluzione di un ulteriore 3% ai fondi
mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione. E lassemblea, in fase di approvazione del
bilancio e nel rispetto dello statuto, a destinare gli utili residui e le riserve disponibili, anche attribuendoli
allaumento gratuito del capitale.
Per il bilancio, la revisione contabile, lo scioglimento e le procedure dinsolvenza vanno rispettate le norme
previste dalla legislazione dello Stato in cui ha sede la SCE. Il regolamento comunitario, infatti, si limita a
prevedere che la SCE debba essere posta in liquidazione se costituita in violazione dei casi consentiti o con
mancato rispetto del limite minimo del capitale oppure qualora sede legale e sede reale non si trovino nel
medesimo Stato. Lautorit dello Stato in cui ha sede la SCE provvede a tali controlli (nel nostro caso si
tratta del Ministero per lo sviluppo economico), su istanza dellinteressato o di un organo pubblico, almeno
che la SCE non regolarizzi la propria posizione.
Il residuo attivo di liquidazione va devoluto per finalit altruistiche, dedotto quanto serve per il rimborso
del capitale ai soci.
Trascorsi due anni dalla registrazione e dopo lapprovazione del secondo bilancio desercizio, la SCE pu
trasformarsi in una cooperativa nazionale.

FINE
N.B. per gli studenti: questopera rappresenta una rielaborazione PERSONALE dei temi trattati nel testo
previsto dal programma di studio. Aver scartato alcune parti e sottolineato limportanza di altre non fa di
me un docente, in quanto lelaborato frutto di valutazioni soggettive di uno STUDENTE. E doveroso, da
parte mia, precisare che ognuno di noi portatore di una singolarit che gli permette di recepire le
informazioni in maniera diversa, migliore o peggiore che sia. Dal canto mio posso solo assicurarvi di non
aver trascurato nulla di rilevante, ma anche tale valutazione figlia del mio punto di vista, che potrebbe
180

differire da quello degli assistenti e del docente. Vi invito, pertanto, ad integrare gli argomenti trattati con
lanalisi diretta del libro di testo, scritto da un docente e/o luminare in materia, cos come vi consiglio di
frequentare le utilissime lezioni degli insegnanti, necessarie per apprendere con maggiore facilit gli
argomenti trattati. Mi scuso in anticipo, inoltre, qualora doveste riscontrare errori grammaticali, dovuti alla
stanchezza ed al peso specifico della materia. Rielaborare non mai semplice, specialmente laddove
occorra attuare una selezione tra ci che utile e ci che, pur essendo altrettanto interessante, risulta
superfluo ai fini dellesame.
Spero davvero che questa mini-opera possa esservi daiuto.
Vi auguro di prendere un buon voto allesame!!!
Foxshark

181