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A.S.P.I.C.

ASSOCIAZIONE PER LO SVILUPPO PSICOLOGICO DELL’INDIVIDUO


E DELLA COMUNITA’

Scuola Superiore Europea di Counseling Professionale

MASTER IN COUNSELING PROFESSIONALE

TESI CONCLUSIVA

Il processo di recupero dell’autostima: verso una


maggiore accettazione di se stessi, del proprio
diritto di esistere, per migliorare il contatto con le
proprie emozioni.

Relatore: Allieva:
Antonio Iannazzo Marisa Corradetti

Anno 2007
INDICE

Introduzione: il mio approdo all’Aspic..................................... p. 4

1. Parte prima: riflessioni sul Processo formativo e sviluppo


del mio modello teorico-concettuale.................................... p.
10
1.1 Elementi conoscitivi della fenomenologia ..................p.
11
1.2 Il concetto di intenzionalità...........................................p. 11
1.3 I Filosofi dell’Alterità......................................................p. 13
- Franz Rosenzweig.........................................................p. 13
- Martin Buber..................................................................p. 14
- Emanuel Levinas...........................................................p. 15
- L’Esistenzialismo...........................................................p. 15
- Soren Kierkegaard.........................................................p. 15
- Friederick Nietzsche......................................................p. 16
- Martin Heidegger...........................................................p. 16
- Jean Paul Sartre............................................................p. 17
1.4 La psicologia Umanistica ..............................................p.
17
- Carl R. Rogers...............................................................p. 18
- Abram Maslow ..............................................................p. 21
- Principi base condivisi dalle Psicologie Umanistiche ....p. 23
1.5 La prospettiva Gestaltica ..............................................p. 23
- Fritz S. Perls ...............................................................p. 23
- La teoria del Sé .............................................................p. 28
- Il confine-contatto..........................................................p. 29
- Il ciclo del contatto e i meccanismi di interruzione .......p. 30

1.6 L’Analisi Transazionale ..............................................p. 36


- Storia e sviluppo ...........................................................p. 37
- Principi e concetti di base ............................................p. 38
1.7 La PNL: Programmazione Neuro Linguistica…........p. 41

2
1.8 Il modello cognitivo-comportamentale .....................p. 45
1.9 I modelli psicodinamici ..............................................p. 47
- La teoria del modello di attaccamento ..........................p. 47
- Il transfert ed il controtransfert ......................................p. 49
2. Parte seconda: impostazione e gestione del Lavoro di
Counseling .............................................................................p. 53
2.1 Applicazione del modello teorico-concettuale sviluppato
nella formazione ..............................................................p. 54
2.2 Il rapporto con il Cliente ...................................................p. 57
2.3 Strumenti teorici e tecnici utilizzati nell’analisi della
domanda e nella concettualizzazione progressiva del
caso ................................................................................p. 62
- Analisi della domanda ..................................................p. 62
- Stile interpersonale........................................................p. 64
- Raccolta di informazioni significative ............................p. 64
2.4 Piano di intervento ...........................................................p. 67
- Definizione dell’obiettivo ...............................................p. 67
- Strategie .......................................................................p. 68
- Contratto stabilito...........................................................p. 68
- Selezione degli interventi e delle tecniche ....................p. 69
2.5 Momenti di Counseling significativi ..................................p. 69
2.6 Verifica dell’intervento di Counseling ...............................p. 74
3. Parte terza: conclusioni .........................................................p. 79
3.1 Apprendimenti sviluppati attraverso la pratica del
Counseling .......................................................................p. 80
3.2 Crescita personale durante la realizzazione del progetto p. 81

Bibliografia ................................................................................p. 83

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INTRODUZIONE

Il mio "approdo" all’ASPIC


L'opportunità di frequentare il master di agevolatore nella
relazione di aiuto all'ASPIC si è concretata in un momento in cui una
serie di circostanze, dovute a cambiamenti sostanziali nella mia
sfera sociale, mi aveva portato a riconsiderare e ridisegnare il mio
approccio alla vita.
I miei adorati figli, volati oramai fuori del nido per costruire a loro
volta altri nidi, avevano lasciato nella mia casa, nella mia anima e
nelle mie mani un grande vuoto (ora posso affermare che si trattava
di un bellissimo "vuoto fertile"). Sentivo di aver oramai concluso un
ruolo che mi aveva pienamente compresa, appagata, entusiasmata,
a volte provata, ma mai piegata, in ogni caso mantenuta in una
specie di rotta da una luce che non si sarebbe mai spenta, donativa
di un equilibrio costante.
Avevo dato, ma avevo anche ricevuto molto in questo lungo
periodo durato circa 30 anni, il mio ruolo attivo di madre, così come
è comunemente e praticamente inteso nella società in cui vivo, si
era concluso. Sarò, è ovvio, una madre per tutta la vita, ma una
madre di figli maschi, una regina di cuori che deve necessariamente
abdicare in favore di splendide principesse, le quali diventeranno a
loro volta regine e madri di principi e principessine in un processo
antico di eterno rinnovamento, di cui io sono comunque parte.
In quel periodo della mia vita ho provato una grande sofferenza,
non capivo il perché di tanto dolore, da dove questo dolore arrivava.
È in mezzo a questa tempesta che ho faticosamente cercato un
porto dove approdare, ho cercato di riscoprire le mie passioni, di
riappropriarmi dei miei spazi, di ritrovare la voglia e la forza di
mettermi in discussione, ho cercato di prendere contatto con la
piccola Marisa, che sentivo e sento, essere presente dentro di me.

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"Cosa ti piacerebbe fare, piccola Marisa, che non ti ho concesso in altri tempi ?
In che modo posso accogliere ora i tuoi desideri?
In che modo, questa volta possiamo crescere insieme?
Io, con la mia esperienza, forte della saggezza che la vita ha saputo regalarmi,
e tu, con il tuo entusiasmo, la tua passione, la voglia, immutata nel tempo, di
conoscere, esplorare, sperimentare, donare e ricevere ?"

Sono sempre stata una donna dai mille interessi, anche se non
tutti agiti. Un mondo in particolare mi affascina da sempre: la
capacità di comprendere come gli esseri umani si relazionano gli uni
agli altri e come interagiscono con il mondo che abitano, con il
sistema che li accoglie; la capacità di capire cosa succede, quando
ad un essere umano viene a mancare l'equilibrio che lo fa stare
bene e soprattutto in che modo è possibile intervenire per cercare di
aiutare una persona in difficoltà.
Ho letto in passato, perché ne ero attratta e quindi per puro
piacere, diversi libri di psicologia e filosofia, in maniera però
disordinata e non produttiva o meglio senza scopo.
Ho imparato ora che nulla accade per caso. Parlando con una
carissima amica ho saputo dell’esistenza dell’ASPIC, dei suoi ideali
e dei suoi modelli operativi.
Ho pensato che l'ASPIC avrebbe potuto soddisfare gran parte
delle mie aspettative e ho quindi iniziato questo viaggio.
Frequentare l'ASPIC è stato un piccolo passo verso il
complicato mondo che si prefigge di riuscire a capire il
funzionamento del sistema uomo e del suo interagire con
l'ambiente.
Durante il percorso del master ho avuto molte occasioni di
soddisfare la mia esigenza interiore di contattare, trovare e capire

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alcuni aspetti della mia personalità. Ho trovato, esplorato e accolto
alcune parti di me di cui non avevo consapevolezza.
Alcuni lavori durante il percorso di esplorazione, specialmente
all'inizio quando il mio rapporto con la consapevolezza era del tutto
marginale, mi lasciavano sofferente e stremata.
Sentivo che qualcosa nella mia vita non era stato debitamente
compiuto.
Avevo, come in un viaggio a ritroso nel tempo, la possibilità di
tornare a vedere (e sentire) ciò che era stato.
Prendevo coscienza di come era stato.
Immaginavo come avrebbe potuto essere.
Tutto questo sommato alla consapevolezza di non poter tornare
indietro per cambiare le cose, è stato per me molto doloroso.
E' stato molto doloroso fino al momento in cui non ho imparato
che l'esplorazione del non debitamente compiuto, non è tanto
funzionale ad un inutile rimpianto, quanto lo è invece per operare
una differente lettura delle esperienze passate e/o, se necessario,
un tentativo di ridisegnare la realtà attuale utilizzando sì le emozioni
di ieri, ma con le risorse che sono quelle della persona di oggi.
Sono ancora nella fase di esplorazione del mio mondo interno,
delle mie dinamiche relazionali. Ci sono con la piena
consapevolezza che incontrerò in questo cammino quelle parti di me
che hanno sofferto, la bambina felice che sono stata, amata e
coccolata, ma anche sgridata e molto spaventata, terrorizzata a
volte da un papà eccessivamente rigido. La bambina che non si
aspetta di essere toccata, carezzata e coccolata perchè non riesce
a ricordare la sua mamma che lo faceva, la bambina che si sentiva
brutta e insignificante e che quindi doveva dimostrare di valere, che
ha combattuto, spesso perso e a volte vinto le sue battaglie da
bambina prima, da adolescente poi, e infine da donna, una donna
che ha deciso di essere riparativa rispetto a ciò che ha ricevuto, e
che non ha paura di donare, abbracciare, coccolare, toccare.

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Tutto questo sono stata e tutto questo mi ha permesso di essere
la persona che sono ora.

Una donna che si accetta anche quando incontra le sue


debolezze e le sue fragilità, una donna abituata ad ascoltarsi,
capace di stare in compagnia ma anche con se stessa, che non vuol
dire da sola.
Sono una persona sufficientemente socievole, con non rare
punte di isolazionismo, dovute ad uno stile di attaccamento
sull'evitante.
Nel CUS e nei gruppi in genere mi relaziono molto bene, anche
se ho la tendenza/necessità ad emergere. Qualora questo non sia
possibile mantengo un atteggiamento di apparente superiorità ma
con un’intima e sottile sofferenza, dovuta questa ad un senso di
abbandono e di esclusione, che so però riconoscere e gestire bene
restando in contatto con me stessa.
Quando mi sento "esclusa ed abbandonata" scatta in me un
meccanismo che mi consente di essere più concentrata, impegnata
e produttiva (devo dimostrare di valere affinché io possa essere poi
accettata e meritare di essere vista).
Non è stato facile, ma la mia relazione nel CUS è stata stabile.
Io e le mie due colleghe ci siamo scelte all'inizio del percorso e
siamo state capaci di mantenere la relazione per due interi anni.
Non è stato facile vivere in una relazione di tipo triangolare, per la
mia tendenza a sentirmi esclusa e per le dinamiche relazionali che
caratterizzavano ognuna di noi e che era fatale riportare nella
relazione.
Ho imparato molto, sto ancora imparando, non finirò mai di
imparare, grazie a Dio.
All’ASPIC ho imparato l’umiltà, ho imparato ad aspettare il mio
turno, ho imparato, accettando i miei limiti, che posso anche non
essere la prima; sto imparando a dire sì, quando voglio dire sì e a
dire no quando voglio dire no, assumendomi la responsabilità delle

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mie scelte; sto imparando a lasciar andare i miei figli; ho imparato
ad ascoltare; ho imparato il linguaggio del corpo e il linguaggio della
parola, il linguaggio del silenzio e dell’ascolto in una visione olistica
dell’atto comunicativo.
All’ASPIC ho imparato il potere dell’autenticità, applicata tanto
alla relazione d’aiuto quanto alle relazioni interpersonali della mia
sfera sociale.
I nostri incontri di CUS hanno avuto luogo in una grande aula
con almeno altre 4 o 5 triadi di CUS. Ebbene, quando sperimentavo
il mio ruolo di Counsellor ero molto concentrata nella relazione e ora
accade lo stesso quando incontro un mio cliente. Quando sono nella
relazione la mia mente e il mio corpo vivono il momento presente
con un’integrazione ed un’interezza che posso definire a più
dimensioni, nel senso che tutti i miei sensi sono coinvolti, i miei modi
di sentire, il mio corpo e la mia mente, quindi su varie dimensioni e
livelli.
Le citazioni che seguono mi hanno colpito perché le condivido e
perché meglio rappresentano ciò che voglio dire:
“Nel Counseling umanistico integrato il Counsellor utilizza se
stesso attivamente ed autenticamente nell’incontro con l’altro” (Di
Fabio A. Counseling).
“E’ più un modo di essere e di fare che non un insieme di
tecniche o una formula prescritta per il Counseling” (Clarkson, 1989)
Mi capita molto spesso di ricevere normali richieste di ascolto,
che posso definire "amicali" da parte di conoscenti e amici. Questo
succedeva anche prima che io frequentassi il master, probabilmente
per via di una certa naturale attitudine all’ascolto e all’attenzione per
gli altri. Ciò è per me una conferma ed un rinforzo a proseguire nella
formazione con lo scopo di migliorare le mie competenze.
So di aver intrapreso un percorso di formazione e di crescita
personale che non si concluderà mai. Mi considero all'inizio del
percorso, tuttavia l'attività di portare a compimento questa tesi
conclusiva dei tre anni del master, è un esercizio meravigliosamente

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impegnativo. E' necessario integrare quanto appreso nei tre anni
passati, analizzare e narrare i cambiamenti che questo percorso ha
operato su di me, narrare delle mie prime esperienze di Counseling
ed altro ancora, in un processo continuo di evoluzione e
cambiamento.
Simbolicamente tutto questo mi fa pensare ad una grande barca
che si muove in mezzo all'oceano e che si integra continuamente
con l'ambiente nel suo procedere. Procedere che in parte è dato dal
movimento del mare e in parte determinato in maniera autonoma.
La barca si muove in una realtà/ambiente sempre mutevole, a volte
nella serenità e nella bellezza di un mare calmo, a volte in mezzo
alla tempesta dove si incontrano la forza del vento e la forza
impetuosa delle onde. La barca naviga sostando talvolta in baie
accoglienti o approdando in porti sicuri, dove riposare e ritemprare
le forze, porti in cui si può approdare, ma da cui si può anche
ripartire.

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PRIMA PARTE:

RIFLESSIONI SUL PROCESSO FORMATIVO E SVILUPPO DEL


MIO MODELLO TEORICO-CONCETTUALE

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1.1 Elementi conoscitivi della Fenomenologia.
Come si intuisce nella presentazione del testo Fenomenologia e
integrazione Pluralistica di Giusti e Iannazzo, uno dei testi che
maggiormente hanno contribuito alla mia formazione durante il
percorso all’ASPIC, Edmund Husserl (n. 1859- m. 1938) aveva un
grande progetto: coniugare fenomenologia e psicologia, affidando
alla prima una funzione fondativa nei confronti della seconda.
Anche se il primo autore ad aver usato il termine fenomenologia
è stato probabilmente J.H. Lambert, quando nel trattato di
epistemologia Nuovo Organo (1764), descrive una nuova teoria
sugli aspetti illusori dell’esperienza umana, oggi il termine
fenomenologia si usa per riferirsi alla dottrina e al metodo inaugurati
da Edmund Husserl. In contrapposizione ai logicisti, i quali erano
interessati al solo significato reale dei concetti, Brentano (maestro di
Husserl) riportò alla luce il concetto di attività intenzionale della
mente umana, vale a dire che: è il modo in cui la coscienza
intenziona gli oggetti a determinare contemporaneamente il
carattere degli oggetti intenzionati. Da questa polemica presero
avvio le intuizioni sul metodo fenomenologico di Husserl, intuizioni
successivamente sviluppate da numerosi discepoli anche in
direzioni leggermente divergenti, sia nella dottrina sia nel metodo.

1.2 Il concetto di intenzionalità.


I fenomeni psichici, per la loro caratteristica fondamentale
esprimono sempre un interiore rapportarsi, un originario riferirsi ad
un dato contenuto, che può essere sia reale sia irreale, ideale o
fantastico senza che ciò abbia alcuna rilevanza, poiché ciò che è
decisivo non è tanto il contenuto, ma l’atto coscienziale cui si
riferisce e che fa della coscienza non una cosa ma un “in-tendere”.
Possiamo quindi affermare che nella presa di coscienza è
implicita una strettissima relazione tra il contenuto della propria
consapevolezza e la propria esperienza.

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Per Husserl ogni atto di intenzionalità è composto di due
elementi:
Noema – gli oggetti come atti intenzionati o intenzionali, oggetti
cui applicare una “unita di senso”, in altre parole cosa la coscienza
intenziona riferito a tale oggetto, oggi si direbbe “il contenuto” o il
“cosa”;
Noesi – gli atti soggettivi, il “come” ciò che è avvenuto è sentito
ed interpretato, il “processo”, l’atto che intenziona le oggettualità.
Husserl basa le sue speculazioni fenomenologiche su un
duplice concetto di intuizione: da una parte l’intuizione empirica,
esperienziale, quindi rivolta all’oggetto individuale; dall’altra
l’intuizione categoriale, o ideativa, la quale coglie invece aspetti
qualitativi, modalità d’essere e di esprimersi significativamente in
determinate condizioni psicopatologiche e di singole persone.
In generale le caratteristiche principali, i risultati più importanti
che sono stati elaborati dall’approccio fenomenologico grazie
all’opera di Husserl sono:
1. il primato della consapevolezza come regno privilegiato dell’essere;
2. la fenomenologia è una filosofia dell’intuizione, intendendo con
ciò la percezione, l’attenzione, la cognizione, la memoria,
l’immaginazione, la conoscenza etc…che sono appunto modalità di
intuizione (che come descritto al paragrafo precedente può essere
esperienziale o ideativa);
3. la fenomenologia mette in relazione il fenomeno della
consapevolezza con la semplice apparenza di un oggetto, senza
domandarsi nulla circa la sua reale esistenza o meno, la
consapevolezza, quindi, è legata alla presenza non all’essenza;
4. l'importanza del concetto di intenzionalità:
trascendente - cioè riferita a percezioni esterne, per la
quale l’oggetto “si dà” o si presenta alla coscienza;
immanente – per la percezione dell’oggetto interno, affetto,
emozione, ricordo, idea etc…(apparire ed essere

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coincidono perfettamente in questa percezione, mentre non
coincidono nella intuizione dell’oggetto esterno il quale non
si identifica mai con le sue apparizioni alla coscienza, ma
rimane al di là di esse).
L’approccio umanistico esistenziale deve molto al lavoro portato
avanti da Husserl, da cui ha mutuato l’impostazione fenomenologica
come metodo di lavoro, ma deve anche molto al contributo di alcuni
filosofi ebrei seppur poco conosciuti ad eccezione di Martin Buber.
L’importanza dell’elemento io-tu, oggi entrato nella “normalità”
della relazione di Counseling, è stato sviluppata da questi autori e
successivamente riproposta da filosofi, psicologi e psicoterapeuti.
Tali filosofi ebrei erano cosiddetti della relazione e dell’alterità.

1.3 I Filosofi dell'alterità


(Coloro che hanno influenzato maggiormente gli esistenzialisti e gli
psicologi della “Terza Forza”)

- Franz Rosenzweig (n. 1886- m. 1929)


Il suo sistema filosofico si sviluppa intorno al tema della
crucialità dell’esistenza e dell’azione nonché a quello del nulla e
della morte come segni di una trascendenza radicale. Nella sua
opera più famosa, Stella della redenzione, c’è il rifiuto
dell’idealismo assoluto a favore della concretezza dell’io e degli
aspetti finiti dell’esistenza.
Il suo “comunissimo privato individuo”, totalità non riducibile,
prende contatto e dialoga con tutti gli elementi della realtà (fisica,
psichica e sociale) che lo circondano.

- Martin Buber (n. 1878- m. 1965)

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Uno dei più raffinati teorici novecenteschi del dialogo e della
relazione. Il pensatore ebreo pur considerandosi uomo
d’Occidente per nascita e formazione culturale, propone
l’esperienza ebraica come un contributo dell’Oriente
(dall’esterno) per il superamento della crisi dell’uomo
occidentale.
La via autentica per il superamento di tale crisi è quella
della relazione ”tra uomo e uomo”, del rapporto interpersonale e
della comunità. Solo nella relazione con l’altro uomo l’individuo
ritroverà se stesso e, allo stesso tempo, supererà la solitudine e
l’isolamento.
Egli scrive: ”Non c’è alcun io in sè, ma solo l’io della parola
fondamentale Io-Tu... La parola fondamentale Io-Tu fonda il
mondo della relazione... Relazione è reciprocità... All’inizio è la
”relazione”.
Il principio dialogico è il senso fondamentale dell’esistenza
umana, vale a dire la capacità di stare in relazione totale con la
natura e con gli altri uomini.
Per Martin Buber il concetto base è il seguente: l’Io non
precede il Tu, il dato primordiale è la relazione Io-Tu.
La contrapposizione al mondo della relazione (Io-Tu) si
sostanzia nel mondo dell’esperienza (Io-Esso), in cui vale il
principio della causalità, dell’altro da sè inteso come soggetto
manipolabile.
”L’uomo diventa io a contatto con il tu”.
Il ”tra” è la trascendenza stessa (non un trascendente) che
costituisce il luogo della relazione tra l’”io” e il ”tu” e quindi
istituisce l’io e il tu come persone nella relazione.
Buber: Io non sperimento l’uomo cui dico tu (...) sono nella
relazione con lui.
Dalla filosofia della relazione di Buber è stato influenzato
Carl Rogers.

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- Emanuel Lèvinas (n. 1905)
Questo filosofo contesta la tradizione del pensiero filosofico
occidentale come ricerca di una teoria generale dell’essere,
poiché dominata dal principio della totalità è una negazione
dell’alterità e quindi fonte di egemonia, egoismo e violenza.
La filosofia di Lèvinas è impegnata a fare del rapporto con
l’Altro la struttura stessa della realtà e propone l’idea di un
umanesimo dell’altro uomo.

- L'Esistenzialismo
L’Esistenzialismo è una corrente filosofica che assume a proprio
tema l’esistenza come modo di essere caratteristico dell’uomo,
tutto ciò che la persona umana è, la sua realtà, la sua verità in
quanto modo d’essere nel mondo.

Anche l’intervento di Counseling di approccio esistenziale, che


prende spunto dal metodo fenomenologico, ha lo scopo, quindi
di chiarificare la vita, comprenderla, rifletterci su, e darle un
significato proprio.

Tutti i maggiori uomini di pensiero hanno prima o poi rivolto la


loro attenzione alle questioni che riguardano la vita e la morte,
tra i classici si ricordano:

- Soren Kierkegaard (n. 1813- m. 1855)


Kierkegaard concepiva la filosofia non come conoscenza
oggettiva fine a se stessa, ma come una riflessione
sull’esistenza effettuata dal singolo, non la ragione universale
fissata per dogma, non la dialettica delle cose, non il dispiegarsi
razionale della realtà e della storia, ma il “singolo" nella
irripetibile, irriducibile, individualità della sua esistenza.

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Per Kierkegaard la storia, l’umanità passa attraverso il
singolo, nella sua individualità assolutamente originale ed
irripetibile.
Le condizioni essenziali del “singolo” sono la “possibilità” e
la “liberta”, poiché esistere per il singolo significa scegliere.
L’individuo quindi non è quel che è ma quel che sceglie di
essere.
Egli elenca l’angoscia, la disperazione e la fede come
categorie fondamentali dell’esistenza umana, poiché l’angoscia
è timore del nulla, nel “possibile tutto è possibile” e proprio
l’infinità delle possibilità genera l’angoscia. Le nozioni di scelta
e possibilità sono i cardini della fenomenologia kirkegaardiana e
il sentimento dell’angoscia è costitutivo del singolo, in quanto
possibilità e libertà.

- Friederick Nietzsche (n. 1844- m. 1900)


Nietzsche, come Kierkegaard, riteneva che l’essere umano
funzionasse a vari livelli contradditori ed incomprensibili: esso è
un insieme di limiti e possibilità, bisogni di ordine e disciplina
come di spontaneità e abbandono.
Per Nietzsche: “ La liberta è libertà di superare le categorie
stabilite in cui la maggior parte di noi conduce passivamente la
vita” (Harre et al., 1986).

- Martin Heidegger (n. 1889- m. 1976)


Il pensiero di Heidegger presenta due poli importanti: da
una parte l’esserci, cioè essere gettati in un mondo che ci è dato
senza la possibilità di scegliere; dall’altra possiamo però
decidere il modo in cui reagire alla condizione impostaci.

- Jean Paul Sartre (n. 1905- m. 1980)

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Sartre rispetto a Heidegger attribuisce una maggiore
importanza alla libertà ed alla responsabilità dell’individuo verso
la propria esistenza. Gli uomini sono qualsiasi cosa diventano
con l’azione, in altre parole l’uomo può diventare ciò che sceglie
di essere: egli è completamente libero di scegliere (libertà
assoluta della coscienza; “l’uomo è condannato ad essere
libero) ed il suo carattere è costituito da tutte le scelte fatte in
passato. L’uomo ha anche la responsabilità di decidere la sua
morale. Per non sentire il peso oppressivo delle responsabilità,
le persone attribuiscono al proprio carattere le cause dei propri
limiti, invece di attribuirle a se stessi.

1.4 La Psicologia Umanistica


Il pensiero fenomenologico esistenziale, nato in Europa, è
recepito negli Stati Uniti dalla corrente della Psicologia Umanistica
detta anche “Terza Forza” rispetto alla Psicoanalisi e al
Behaviorismo (ritenute la prima e la seconda forza della psicologia).
Insieme a Rollo May, Abraham Maslow è tra gli psicologi che
hanno maggiormente contribuito a fondare e a diffondere la
Psicologia Umanistica.
Il movimento della Psicologia Umanistica prese forma nel 1954,
quando Abraham Maslow riuscì a mettere insieme un elenco di circa
trenta persone alle quali inviava a casa un sintetico bollettino.
L’obiettivo principale del gruppo era ricollocare l’uomo al centro
della psicologia, la quale era divenuta sempre più scientifica, fredda
e disumanizzata, restituendo all’essere umano la dignità ed il valore.
I Counsellors umanisti mettono l’accento sul carattere
soggettivo della condotta; sull’importanza del presente e del futuro;
sull’unicità dell’esperienza; sul concetto di volontà; sulla
responsabilità individuale; sul potenziale umano; sull’auto-
affermazione o tendenza attualizzante; sulle componenti sane della
persona.

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Allport G. W., 1955, scriveva come la motivazione umana fosse
orientata al futuro e consapevole, piuttosto che orientata al passato
e inconscia.
Inoltre tutta la teoria, ed anche la pratica, dell’approccio
umanistico si pongono come reazione compensatoria al riduttivismo
comportamentista ed esprimono un ulteriore e netto rifiuto di tutto
ciò che richiami la neutralità e il distacco del Counsellor nella
relazione d’aiuto.
Tutto il movimento pur teorizzando stili di conduzione diversi,
prevede il recupero dell’umanità, della spontaneità dell’espressione
– qui ed ora –, dei sentimenti, offrendo nuovi valori.
Si avvale delle sperimentazioni contemporanee applicate ai
gruppi, comprese quelle di Moreno e Perls.

- Carl R. Rogers (n. 1802 e m. 1987)


È uno dei teorici dominanti della Psicologia Umanistica.
Psicologo statunitense, sviluppò una forma di Counseling non
direttivo, definito anche “approccio centrato sulla persona”.
La scuola rogersiana si colloca come orientamento
generale in alternativa tanto alla psicoanalisi quanto alle
terapie comportamentali. La sua teoria si basa su una
concezione positiva dell’individuo, chiamato organismo, che
tende naturalmente all’autorealizzazione. Il presupposto
teorico di questa tecnica è il bisogno di autorealizzazione
come unica fonte di energia motivazionale del comportamento
umano.
Fondamentale è il ruolo assegnato al Sé, fortemente
influenzato dalle esperienze con gli altri.
Egli prende presto distanza dal pensiero freudiano:
considera, infatti, la salute mentale come la progressione
normale della vita e la malattia mentale (e altri problemi umani)
come distorsioni della “tendenza attualizzante”.

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Si tratta di una forza di vita che può essere definita come
la tendenza fondamentale dell’organismo, nella sua totalità, ad
attualizzare le proprie potenzialità; essa opera sia sul piano
ontogenetico sia su quello filogenetico e ha bisogno, per
funzionare, di un contesto di relazioni umane positive,
favorevoli alla conservazione e rivalutazione dell’Io.
Il soggetto sarà congruente e la persona potrà svilupparsi
in modo unitario, autonomo e soddisfacente solo se la nozione
dell’Io è realistica, ovvero se vi è corrispondenza tra gli attributi
che il soggetto crede di possedere e quelli che effettivamente
possiede.
In genere il cliente si trova in una situazione di
incongruenza tra l’esperienza reale dell’organismo e
l’immagine di sé che egli ha, quando, si rappresenta
l’esperienza (ma non solo).
Sul piano della relazione d’aiuto si propone quindi un
metodo non direttivo, che rispetti le tendenze vitali e
autoregolantisi dell’individuo. Non direttività significa rispetto
della libertà e dell’autodeterminazione del cliente e
contemporaneamente autoeducazione continua del
Counsellor, che è in continua crescita, seppure dolorosa.
La relazione d’aiuto ovvero il Counseling, è intesa come un
incontro tra due esseri umani in crescita. La lezione di umiltà
che arriva da Rogers è valida perché ci ricorda la necessità di
calarsi ogni volta nella relazione sapendo di uscirne
trasformati, avendo chiara la relatività delle nostre convinzioni.
Secondo il metodo di Rogers il Counsellor, nel promuovere
il processo di modificazione del comportamento del cliente si
affida, non a tecniche o ad interpretazioni, ma all’empatia,
concetto cardine questo dell’impianto rogersiano.

19
L’empatia è intesa come la comprensione dell’altro che si
realizza immergendosi nella sua soggettività, senza sconfinare
nell’identificazione.
Sono state individuate tre forme di empatia attraverso cui
si completa un’unica capacità empatica:
empatia emotiva – è la capacita di accogliere, accettare e
capire il mondo emotivo ed affettivo del cliente, e di contenere i
suoi sentimenti e le sue emozioni;
empatia cognitiva - è la capacità di accogliere il mondo
razionale del cliente, con i suoi pensieri, le sue credenze, le
sue valutazioni, i suoi valori;
empatia intuitiva - è la capacità di arrivare ad una verità,
ad una certezza, ad una consapevolezza senza tutti i passaggi
necessari al ragionamento e senza tutti i dati occorrenti al
processo.
Per la Clarkson, inoltre, l’empatia ha il compito di riparare
carenze di ascolto e comprensione infantili. Serve a supportare
il cliente e a costruire una buona alleanza, determinante per
l’efficacia dell’intervento di Counselling.
A questo punto è molto chiara la posizione di centralità del
processo empatico nell’approccio fenomenologico, pertanto
possiamo affermare che la comprensione è impossibile senza
una profonda risonanza interiore tra le due persone.
Il Counsellor è capace di considerazione o accettazione
positiva incondizionata verso il cliente, nel senso che accoglie
ogni aspetto dell’altro, ogni sentimento – espresso o non
espresso – sia quelli negativi, anormali, che quelli buoni.
I gruppi di incontro di Rogers, esperienze intensive che
partivano dalla chiara intuizione, ancora attuale, che la gente

20
sia consapevole della propria solitudine interiore, dovuta alle
maschere indossate per sopravvivere in una realtà complessa.
Il Gruppo d’incontro è un’ottima occasione per iniziare a
gettare le maschere e cercare momenti di autenticità,
riconoscendo l’essenza che tutti ci accomuna, la nostra
umanità.
E’ questo l’obiettivo cui mira l’essenziale e scarno metodo
rogersiano.
Rogers, come maggior teorico, è il più attento testimone
dell’accettazione e della non direttività, infatti, pur credendo in
se stesso non ha mai negato la validità degli altri metodi
terapeutici, così come non ha mai rifiutato un collega che
pensava in un modo diverso dal suo.

- Abram Maslow (n. 1908 e m. 1970)


Ha avuto un ruolo centrale nella nascita del movimento
della Psicologia Umanistica. Maslow critica la psicologia a lui
contemporanea perchè tutta impostata sul disagio.
Si interessò sempre più alla salute psicologica come
opposta alla patologia ed in una famosa affermazione
concluse:
“per semplificare al massimo possiamo dire che è come
se Freud ci avesse offerto la metà malata della psicologia e
ora dobbiamo completare la psicologia con la metà sana”.
Maslow rappresenta, anche più di Rogers, la corrente
caratterizzata da una grande fiducia nelle potenzialità di
ciascuno verso la propria realizzazione e la sua psicologia;
offre una visione “ottimistica” dell’uomo; si concentra sugli
aspetti positivi e sulla ricchezza dell’esperienza umana.
Tuttavia va sottolineato che questa visione ottimistica
rappresenta anche il limite degli studiosi americani poiché si

21
contrappone alla tradizione Esistenzialista europea la quale
presenta aspetti più pessimistici rispetto alla persona,
occupandosi quest’ultima di temi quali l’angoscia, la morte, il
nulla, etc.
Nella sua opera Motivazione e personalità (1970), si
teorizza l’esistenza di una gerarchia dei bisogni nella
motivazione umana.
La rappresentazione più consueta dei bisogni è a forma
piramidale, alla cui base sono situati i bisogni fisiologici, più
potenti, nella parte superiore stanno invece i bisogni
propriamente umani: ogni categoria di bisogni emerge alla
consapevolezza, quando, la categoria di livello inferiore, più
potente, è stata sufficientemente gratificata.

Nella rappresentazione piramidale, a partire dal basso


verso l’alto, troviamo i:
- Bisogni organico-biologici: respirazione, fame, sete,
sonno, urinare, potersi coprire e riparare dal freddo, sono i
bisogni fondamentali, connessi con la sopravvivenza;
- Bisogni di sicurezza o di protezione: devono garantire
all’individuo sicurezza e protezione sia materiale sia
psicologica;
- Bisogni di appartenenza ad un gruppo: consiste nella
necessità di sentirsi parte di un gruppo, di essere amato e di
amare e di cooperare con gli altri. E’ particolarmente sentito
nell’adolescenza;
- Bisogni di stima e riconoscimento sociale: competenza,
prestigio, riuscita, sentirsi competente e produttivo;
- Bisogni di realizzazione del sè e del proprio potenziale:
inteso come l’esigenza di realizzare la propria identità e di
portare a compimento le proprie aspettative, nonché di
occupare una posizione soddisfacente nel proprio gruppo.

22
Sul gradino più alto c’è il “desiderio di divenire tutto ciò
che si è capaci di diventare”.

- Principi base, condivisi dalle Psicologie Umanistiche:


con riferimento all’approccio fenomenologico
- il cliente è il vero esperto della propria esistenza personale;
- il significato personale dell’esperienza del Cliente è
nell’esperienza stessa.
con riferimento alla tendenza attualizzante
- ogni persona ha dentro di se la tendenza alla crescita ed alla
autoregolazione.
con riferimento alla capacità di autodeterminazione
- la scelta e la volontà sono aspetti centrali del funzionamento
umano.
con riferimento alla centralità della persona
- Il centro della relazione di aiuto è l’incontro IO-TU tra persona
e persona;
- la relazione di Counseling è il principale agente del
cambiamento.

1.5 La prospettiva Gestaltica nell’intervento di Counseling


- Fritz S. Perls (n. 1893 - m. 1970)
Ha sviluppato la Teoria della Gestalt, considerandola come una
sintesi di vari aspetti della psicoanalisi, della psicologia della
Gestalt e della tradizione esistenziale-umanista, tanto da poter
considerare a tutt’oggi, il modello gestaltico un approccio
integrato ed eclettico (Giusti et al.;1995).
In particolare egli scrive “ogni individuo, ogni pianta, ogni animale
ha solo uno scopo, realizzarsi per quel che è... Una rosa è una

23
rosa, è una rosa. La rosa non ha nessuna intenzione di
realizzarsi come canguro”.
Secondo Perls questo è un punto fondamentale. La costante
tensione verso la realizzazione della propria immagine, la ricerca
di un cambiamento intenzionale di noi stessi o degli altri
comportano “la frantumazione, i conflitti, la disperazione non
avvertita della gente di carta”.
La scuola Gestaltica si caratterizza come un approccio
esperienziale piuttosto che verbale o interpretativo.
Il materiale, i sintomi, i vissuti in una parola, i problemi che il
cliente presenta nella relazione, anche se possono essere
determinati da eventi, traumi, esperienze che appartengono al
passato e alle vicissitudini storiche del cliente, sono rilevanti solo
nella misura in cui interferiscono con la realtà attuale, limitano le
esperienze e le relazioni del cliente stesso.
E’ necessario quindi, secondo Perls, che gli interventi nella
relazione d’aiuto siano orientati in senso esperienziale,
esclusivamente sul presente, sul “qui ed ora”.
L’attenzione va diretta all’attualità, intesa nella sua dimensione
temporale, spaziale e sostanziale.
In altri termini si chiede al cliente ma anche al Counsellor, di
essere in questo posto, in questo momento e di rivolgere
l’attenzione a quanto succede: “Chiediamo al cliente di diventare
consapevole dei suoi gesti, della sua respirazione, delle sue
emozioni, della sua voce, delle sue espressioni facciali nonché
dei suoi pensieri pressanti”.
L’orientamento sul presente, sull’esperienza, su quanto il cliente
sperimenta di se stesso da un punto di vista corporeo, emotivo,
immaginativo, da una parte tende a limitare e minimizzare
l’influenza di razionalizzazioni, credenze, rappresentazioni di ruoli
stereotipati e dall’altra permette l’espressione attiva di qualsiasi
materiale presentato, sia esso un sintomo, un sogno, un ricordo.
Quanto emerge non va interpretato, modificato, ne vanno cercate

24
le cause sottostanti, semplicemente viene data voce, valore,
diritto di esistenza ad ogni aspetto esistenziale che il cliente porta
nell’incontro.
Se il cliente presenta un sintomo, il Counsellor può chiedergli di
provare ad identificarsi con il sintomo, dargli voce, intensificarlo,
permettergli di esprimere il suo messaggio ed aiutarlo a capire
che il messaggio è per se stesso.
E’ anche possibile, con la drammatizzazione, attivare le diverse
sottopersonalità, le diverse polarità.
Il cliente, nel corso della drammatizzazione, può dare voce alle
diverse parti di un sogno, o alle diverse parti di una situazione
conflittuale e nel dare voce alle diverse parti contrapposte
operare un recupero, un reintegro delle parti di sé
precedentemente scisse o alienate.
Tuttavia l’integrazione non è facile e non è indolore. Il cliente,
infatti, si scinde, aliena aspetti della sua personalità proprio per
evitare la sofferenza, la responsabilità, il prezzo di essere come
è.
Nella scissione si assumono ruoli fittizi: il bravo ragazzo, la
moglie perfetta, la brava figlia etc. al fine di essere amato, per
non incorrere nella disapprovazione, per evitare le aspettative
catastrofiche che immagina si potrebbero verificare a causa del
suo comportamento, se non adattato.
Il risultato di questa fuga da se stesso è la nevrosi, la psicosi, ma
anche la rigidità emotiva, l’adattamento passivo e conformista
alla società.
Secondo Perls diventa quindi comprensibile la difficoltà di
riconoscere, contattare i nostri sentimenti ed integrarli, le nostre
diverse anime, in quanto l’assunzione della responsabilità della
propria vita non rappresenta un’altra e migliore soluzione rispetto
alle difficoltà dell’esistenza, né garantisce necessariamente
felicità, soddisfazione o migliori relazioni con gli altri.

25
In questo senso la prospettiva della Gestalt, secondo il pensiero
di Perls, non si interessa di fornire conforto, consolazione,
sicurezze, risposte esistenziali, né tanto meno di aiutare il cliente
ad essere più efficiente o a fare la “cosa giusta”, quanto di
favorire una maggiore adesione e adattamento del cliente a se
stesso, con i suoi limiti e possibilità, promuovendo la capacita di
autosostenersi e di essere reale.
L’orientamento verso una maggiore adesione a se stessi non
viene inteso da Perls come una specie di negazione della
relazione con l’ambiente o con l’altro, ma piuttosto un prerequisito
fondamentale per poter contattare il mondo esterno sulla base di
bisogni e modalità che siano sentiti e riconosciuti come propri.
Questo processo, secondo Perls, è possibile nel momento in cui
il cliente è disposto a ricollocarsi al centro della propria esistenza,
recuperando il potere su se stesso e sui propri comportamenti,
compresi gli aspetti disarmonici e contraddittori.
Assumersi la responsabilità della propria vita significa dare a se
stessi la possibilità di perdonarsi per la propria imperfezione e,
perché no, di gioire, sorridere dei propri difetti ed errori.

Gli elementi cardine della Gestalt sono i seguenti:

• L’organismo in costante rapporto con l’ambiente;


• L’autoregolazione organismica, ciclo del contatto-ritiro;

• La patologia si sviluppa quando il normale ciclo del contatto


viene interrotto da vissuti conflittuali passati, sospesi o
incompiuti;

• Meccanismi di interruzione del ciclo del contatto;

• Attenzione costante al “qui ed ora” e non al “là ed allora”;

26
• Non importa il “perché” ma il “come”;

• Metodologia di tipo fenomenologico;

• Sviluppo della consapevolezza;

• Incontro dialogico Io-Tu dove il Counsellor è interno alla


relazione;

• Il cambiamento è concepito come “divenire ciò che già si è”, è


possibile crescere solo diventando ciò che si è;

• Il Sé non è una struttura psichica, ma un agente di contatto al


confine, un processo che si compone di tre aspetti funzione:
Es, Io, Personalità;

• Metodologie di intervento: Cosa è perturbato nel Sé? Quando


avviene l’interruzione nel ciclo del contatto? Come e con quale
meccanismo?

• Approccio dell’intervento di Counseling centrato sulla


presenza, globalmente nelle diverse dimensioni
dell’esperienza: mentale, emotivo, somatico.

Tecniche utilizzate:
o Centraggio;

o Continuum di consapevolezza;

o Rilevazioni delle incongruenze verbali e non verbali;

27
o Monodramma;

o Lavori sui sogni;

o Implosione dei vissuti penosi con abreazione catartica

liberatoria;

o Sedia bollente;

o Utilizzo della semantica affermativa in prima persona

singolare;

o Identificazione con le parti scisse;

o L’amplificazione dell’emozione;

o La messa in atto di situazioni vissute o mitizzate;

o Lavoro con le polarità;

o L’esperimento di modalità nuove o diverse da quelle

provate fino ad ora;

o La comunicazione diretta (evitare il pettegolezzo).

- La teoria del Sé
La teoria del Sé è il processo permanente di adattamento
creativo dell’uomo al proprio ambiente, interiore ed esteriore,
secondo Paul Godman (1911-1972) considerato il primo teorico
dalla nascita della Gestalt.

28
Il Sé non è, pertanto, una istanza psichica come l’Io o l’Ego,
bensì un processo specifico per ciascuna persona e che ne
caratterizza la maniera tipica di reagire, in un dato momento e in
una data circostanza, esprimendosi in funzione del proprio stile
personale.
Non è il suo “essere” ma il suo “essere-al-mondo”; ricettivo e
creativo al contempo.
Il Sé è l’agente di contatto nel “qui ed ora”.
Il Sé è la funzione di adattamento creativo, prende contatto
ed agisce secondo tre modalità: l’”Es”, L’”Io”, e la “personalità”.
La funzione “Es” (pre-contatto) concerne le pulsioni interne, i
bisogni vitali e precisamente la loro traduzione corporea: ho
fame, ho sete, soffoco, sono rilassato. Agisce in qualche modo a
mia insaputa negli atti automatici come respirare, camminare,
etc.;
La funzione “Io” (contatto-contatto pieno), invece, è una
funzione attiva, di scelta o di rifiuto deliberati, consapevoli. Si
tratta della responsabilità personale di limitare o aumentare il
contatto, di manipolare l’ambiente in base ad una presa di
coscienza dei propri bisogni o desideri;
La funzione “personalità” (post-contatto), è la
rappresentazione che il soggetto fa di se stesso, la sua immagine
di sé, ciò che gli consente di riconoscersi come responsabile di
ciò che egli sente o di ciò che egli fa. E’ la funzione “personalità”
che garantisce l’integrazione delle esperienze nel bagaglio della
persona, contribuendo così alla costruzione e allo sviluppo della
identità e della propria storia in divenire.

- Il confine-contatto
Le funzioni del Sé sono assimilabili ad una membrana, una
“pelle” più o meno permeabile che fa da confine tra l’organismo e
l’ambiente esterno.

29
Perls precisa:
“Lo studio della maniera in cui una persona funziona nel suo
ambiente è lo studio di ciò che accade al confine-contatto, fra
l’individuo e l’ambiente. Ed è qui, a questo confine-contatto, che
gli eventi psicologici si verificano. I nostri pensieri, le nostre
azioni, il nostro comportamento, le nostre emozioni, sono il
nostro modo di sperimentare e di incontrare questi eventi di
confine” (Perls F. The Gestalt approach, Palo alto, Science & behaviour
Books, 1973).
Perls, e molti dei suoi collaboratori, analizzano in dettaglio il
processo e lo svolgimento normale, ideale, del “ciclo di
gratificazione dei bisogni”, definito anche “ciclo della
autoregolazione organismica”, o “ciclo esperienziale” o più
semplicemente “ciclo della Gestalt”.

- Il ciclo del contatto e i meccanismi di interruzione


Il soggetto sano non fa alcuno sforzo ad identificare il
bisogno dominante del momento; sa operare delle scelte per
soddisfarlo e si trova quindi disponibile al momento in cui emerge
un nuovo bisogno dallo sfondo. L’individuo sano è dunque sotto
l’effetto di un flusso permanente di informazioni e successive
dissoluzioni di Gestalt (bisogni soddisfatti).
Ogni esperienza, dunque, segue un processo che nella
prospettiva Gestaltica è definito "il ciclo del contatto": ad una fase
iniziale di graduale avvicinamento all’ambiente interno o esterno
attivata da un bisogno, una necessità, un problema da risolvere
segue l’individuazione di opzioni di comportamento per passare,
quindi, alla mobilizzazione dell’energia, nella ricerca delle
possibilità di soddisfacimento del bisogno ed alla messa in atto
del comportamento appropriato alla soddisfazione dello stimolo
percepito. Ciò porta ad una conseguente sensazione di
compimento, soddisfazione ed integrazione dell’esperienza nella
storia personale, fino alla chiusura del contatto con quella parte
dell’ambiente interno o esterno che aveva innescato il processo.

30
Nella realtà, non sempre le cose si svolgono nella maniera
ideale sopra descritta. Sono numerose le Gestalt incompiute, i
cicli interrotti da un disturbo al confine-contatto, che sia esso di
origine esterna o interna rispetto al soggetto, ma tale da non
consentire un libero dispiegarsi del Sé.
L’interruzione del ciclo del contatto si realizza attraverso
meccanismi di difesa o di evitamento, che di per sé non sono
patologici e che anzi sono funzionali allo sviluppo sano
dell’individuo. L’essere patologici o sani dipende dalla loro
intensità, dalla loro flessibilità, dal momento in cui si attivano o in
termini più generali, dalla loro opportunità.
Accade, talvolta, che tali meccanismi si irrigidiscano e
cronicizzino, dando così origine a modalità disfunzionali di
rapporto con l’ambiente, tali da compromettere l’omeostasi
organismica.
Ciascun autore ha distinto il ciclo del contatto in diverse
tappe. Nella mia descrizione farò riferimento a Goodman alle sue
quattro fasi principali per il ciclo del contatto e ai quattro
meccanismi di interruzione, oltre ad ulteriori meccanismi aggiunti
da altri autori:
• il precontatto, il Sé funziona nella modalità dell’Es, il confine
è debole e permeabile. E’ in atto la percezione dei bisogni e
l’organismo, a livello emozionale, valuta il bisogno facendo
riferimento alle esperienze passate. È in questa fase che si
manifesta lo stile che la persona ha appreso per relazionarsi
col mondo.
Il meccanismo di interruzione che può verificarsi in questa
fase è l’Introiezione che:
o può essere sintetizzata con la frase “credo mio ciò
che è tuo”;
o nella fase adattiva/sana è un meccanismo molto
importante per consentire al bambino di assimilare il
mondo esterno, gli elementi sia interni, sia esterni ne

31
fanno parte, ma quando le cose immagazzinate
(norme, regole, principi, idee) non sono state
masticate e destrutturate, l’introiezione diventa
patologica.
Le tecniche utili per contrastare l’introiezione sono: il
Continuum di consapevolezza; l’uso della prima persona
singolare quando il cliente parla “Io…”.
• Avvio del contatto, il Sé funziona nella modalità dell’IO,
consentendo una scelta o un rifiuto delle diverse possibilità e
un’azione responsabile sull’ambiente. E’ questa una fase
attiva durante la quale l’organismo si prepara ad affrontare
l’ambiente. È in atto una presa di coscienza o
consapevolezza.
Durante questa fase il meccanismo di interruzione che
si può manifestare è la proiezione, che può essere
sintetizzata con la frase “credo tuo ciò che è mio”. Con
questo meccanismo l’individuo attribuisce gran parte di sé
all’esterno, invadendolo e proiettandovi ciò che invece vale
per se stesso. L’attribuzione agli altri dei sintomi e delle
emozioni avviene in quanto egli non è in grado di accettarli
come propri.
Non cronicizzato e stereotipato, tale meccanismo ha
valenza di crescita per l’individuo perché gli consente di
prevedere e anticipare i comportamenti degli altri, grazie
alla possibilità di mettersi nei loro panni, attuando un
processo empatico, una identificazione proiettiva o la
progettazione del futuro. Queste sono tutte manifestazioni
proiettive che includono la capacità di immaginare ciò che
al momento non c’è, di spostare nel futuro fantasie, bisogni,
desideri, etc.
Le tecniche usate per contrastare la proiezione sono:
lavoro di gruppo; la verifica nella realtà; il confronto con gli
altri.

32
• Il contatto o contatto pieno, il Sé funziona nella modalità
dell’IO, ma in modalità attivo-passiva. Si è stabilito un pieno
contatto fusionale, una sana confluenza fra i due corpi e il
confine è aperto, è in atto una mobilizzazione dell’energia.
Durante questa fase i meccanismi di interruzione che
possono emergere sono:
 La retroflessione: la frase che più lo
rappresenta è “faccio a me stesso quello che
vorrei fare a te o ciò che vorrei ricevere da te”.
In questo modo l’individuo riduce lo scambio
tra sé e l’ambiente rivolgendo verso se stesso
le sue energie.
Quando la retroflessione è sana consente di
sviluppare la maturità e il controllo di sé, consente di
darsi da solo ciò che si aspettava dagli altri, ma che
non gli hanno dato.
Questa modalità, quando si irrigidisce e diventa
incontrollabile, si esprime in un blocco delle emozioni
e delle pulsioni o una esagerata gratificazione
narcisistica.
Le tecniche utilizzate per contrastare la retroflessione
sono: il dialogo tra le parti; la sedia vuota; il sostegno
delle emozioni; la catarsi liberatoria; il chiedere agli
altri di soddisfare i propri bisogni; la mobilizzazione
dell’energia verso l’altro;

 La deflessione: colui che deflette evita il


confronto diretto. La deflessione è un
meccanismo di interruzione che consente di
privare di calore il contatto che è in corso, di
attuare una fuga, un evitamento e si manifesta
con il distogliere lo sguardo dalla persona che

33
parla, parlare troppo o per circonlocuzione,
ridere di ciò che si è detto etc.
La deflessione può essere considerata sana quando
occorre adottare un’efficace strategia di adattamento,
ma se si irrigidisce può diventare patologica lasciando
l’individuo in un clima tenue che impedisce ogni
esperienza forte e formativa di crescita.
Le tecniche utilizzate per contrastare la deflessione
sono il continuum di consapevolezza; il supporto per
stare nella presenza senza evitare emozioni (o
sentimenti) che sono percepite come pericolose;

 La confluenza: con questa modalità di


interruzione la persona confonde ciò che è suo
con ciò che è dell’altro. È uno stato in cui
manca il confine ed il Sé perde la sua identità.
C’è indifferenziazione tra il Sé e l’ambiente e
manca il contatto. Possono esserci momenti
sani di confluenza, anche molto desiderabili.
Per fare un esempio si può parlare di due
amanti che in alcuni momenti possono vivere
stati di fusione molto profondi.
Successivamente ai momenti di confluenza
dovrebbe esserci il ritiro, che consente di
masticare e assimilare l’esperienza fatta.
Possono esserci però situazioni in cui il ritiro è
difficile o non avviene affatto. L’individuo
confluente per evitare la separazione è
costretto a vivere in simbiosi e a non sapere
dove finisce lui e dove cominciano gli altri, è
una persona che segue la corrente.
Le tecniche per contrastare la confluenza sono legate
a lavori sulla differenziazione tra ciò che e mio e ciò

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che è tuo e sulla presa di responsabilità delle proprie
azioni.

• il post-contatto (o ritiro), il Sé funziona secondo la modalità


“personalità”. E’ una fase di assimilazione che favorisce la
crescita. In essa, io “digerisco” la mia esperienza. Il Sé perde
a poco a poco la sua acutezza; la coscienza diminuisce
progressivamente e il soggetto si ritrova disponibile per
un’altra azione; la Gestalt è chiusa, un ciclo è compiuto. “Ora
sto bene, ciao” e la persona si ritira per assimilare
l’esperienza fatta. Il bisogno è stato soddisfatto e ci si trova in
una situazione di Vuoto Fertile in cui nuovi bisogni possono
emergere.
Esistono altri due meccanismi di interruzione del contatto,
l’egotismo e la proflessione.
L’Egotismo, sintetizzato nella frase “esisto soltanto io
con i miei bisogni”, è sano quando consente
all’individuo di attuare delle chiusure temporanee per
alimentarsi, nutrirsi, per far crescere la propria
autostima ed assertività, per imparare a dire NO. Il
problema si presenta quando questo momento non è
superato (e quindi sostituito dalla dimensione di
interdipendenza) in cui il soggetto è sì autonomo, ma
incapace di scegliere per sé momenti di dipendenza e
confluenza con gli altri. L’egotismo, come rinforzo del
confine-contatto e potenziamento dell’Io viene
sviluppato volentieri da diversi approcci e in
particolare da quello Gestaltico.
Qualsiasi cliente, in una relazione d’aiuto e in effetti,
si interessa molto a se stesso e ai suoi problemi,
passando diverse ore ad osservarsi, a raccontarsi o a
mettersi in scena, a fare delle esperienze, a
sacrificare tempo e denaro per il proprio sviluppo e
per il proprio star meglio. Si tratta di un vero e proprio

35
periodo di egotismo o di egocentrismo. E’ altresì vero
che un intervento di Counseling può considerarsi
concluso quando questa provvisoria focalizzazione su
se stesso viene riposta.
In Gestalt accade ciò quando il cliente non si
compiace più di se stesso, in un atteggiamento di
eccessiva indipendenza dagli altri, ed è in grado di
passare ad una modalità relazionale di
interdipendenza.

Professione: è una combinazione di proiezione e


retroflessione sintetizzata dalla frase “fare ad altri ciò
che si vorrebbe che gli altri facessero a noi”.
Ad esempio lodo l’aspetto degli altri affinché gli altri
notino il mio.
In questo meccanismo si rileva un’eccessiva
permeabilità in uscita che è caratterizzata
dall’incapacità a trattenere gli impulsi e quindi a
dilazionare nel tempo il soddisfacimento dei propri
bisogni.

1.6 L’Analisi Transazionale


L’Analisi Transazionale è una teoria dello sviluppo della
persona, del suo funzionamento intrapsichico e dei suoi
comportamenti interpersonali.
E’ una teoria psicologica di facile comprensione ma
estremamente acuta, valida anche nel campo dell’educazione e
delle organizzazioni.
La filosofia globale dell’Analisi Transazionale inizia con il
presupposto che tutti sono OK. Ciò significa che ognuno di noi, a
prescindere dal nostro stile di comportamento, ha un nucleo di fondo

36
che è degno di essere amato e che ha la potenzialità e il desiderio di
crescita e di autorealizzazione.
La teoria dell’Analisi transazionale è basata su un modello
decisionale. Ciascuno di noi impara comportamenti specifici e
decide un piano di vita nell’infanzia. Benché le nostre decisioni
infantili siano fortemente influenzate dai genitori e da altre persone,
siamo noi stessi che prendiamo queste decisioni nel modo
caratteristico di ognuno. Dal momento che siamo noi ad aver deciso
il nostro piano di vita, abbiamo anche il potere di cambiarlo,
prendendo nuove decisioni in qualsiasi momento.
L’Analisi Transazionale è uno strumento molto elastico di
intervento nella relazione d’aiuto, in quanto a carattere contrattuale.
I contratti di Counseling sono quelli attraverso i quali viene
specificamente stabilita la meta dell’intervento.
Essi possono essere distinti in contratti di controllo sociale e
contratti di autonomia.
I contratti di controllo sociale hanno come obiettivo un
cambiamento comportamentale e il suo mantenimento nel tempo.
Per contratti di autonomia si intendono invece quei contratti in
cui la meta dell’intervento di Counseling non è solo un cambiamento
comportamentale ma un cambiamento del copione della persona.
L’Analisi Transazionale inoltre può essere utilizzata sia
nell’intervento individuale che in quello di gruppo.
I disturbi psichici con cui l’approccio A.T. è indicato sono:
• Le strutture nevrotiche, anche gravi, sia fobico – ossessive, che
isteriche e depressive;
• Le strutture borderline, poiché queste hanno bisogno di un
setting ben strutturato, chiaro, teso alla focalizzazione della
realtà;
• Le strutture psicosomatiche, per le quali è stato elaborato,
nell’ambito dell’A.T., un lavoro di tipo corporeo attraverso

37
l’integrazione di tecniche mutuate da altri approcci (es.
approccio gestaltico);
• Le strutture psicotiche, a condizione però che sia possibile il
lavoro in una struttura di tipo comunitario – residenziale.

- Storia e sviluppo
La storia e lo sviluppo dell’A.T. coincidono solo in parte con la
storia e la vita di Eric Berne (1910 – 1970) il suo fondatore.
Quest’ultimo pur essendo l’estensore principale di teorie e
tecniche, molte ancora oggi valide e rivoluzionarie, trova a sua
volta sostegno e fondamento nel movimento culturale che ha
caratterizzato l’America degli anni ’40, ’50 e ’60.
Successivamente alla morte di Eric Berne la storia dell’A.T.
coincide con la storia della sua progressiva espansione a livello
mondiale e della sua strutturazione in organizzazioni nazionali e
internazionali. L’ITAA (International Transactional Analysis
Association) garantisce rigorosi standard formativi e tutela il titolo
di Analista Transazionale la cui formazione è riconosciuta solo se
svolta con formatori riconosciuti dall’ITAA o dalle associazioni
continentali affiliate.

- Principi e concetti di base


Stati dell’Io
L’Analisi Transazionale individua tre differenti Stati dell’Io
nella struttura della personalità di ciascun individuo e sono:
Il Genitore: è l’insieme di pensieri, sentimenti e
comportamenti che incorporiamo durante la nostra infanzia ed
adolescenza dai nostri genitori reali (o chi ne fa le veci), dai
parenti, maestri, insegnanti, o da tutte quelle persone autorevoli
che incontriamo negli anni della nostra formazione;
L’Adulto: è un insieme di pensieri, sentimenti e
comportamenti coerenti con la situazione che stiamo vivendo

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(qui ed ora) e indica la nostra capacità di elaborare
continuamente nuovi dati;
Il Bambino: è l’insieme di pensieri, sentimenti e
comportamenti che risalgono alla nostra infanzia ed è la parte
che ci fornisce le motivazioni principali del nostro agire.
Ciascuno di noi possiede ed utilizza tutti e tre gli Stati
dell’Io. È possibile, in ogni caso, che ci sia la tendenza ad
utilizzare in modo privilegiato uno dei tre. Per esempio è facile
ipotizzare che una persona con tendenze iperprotettive, nel farsi
carico in modo eccessivo dei problemi degli altri oppure nel
criticare esageratamente o dettare norme e regole di
comportamento a chi gli sta vicino, utilizza in prevalenza lo stato
dell’Io Genitore.
Il Counsellor guida il cliente al riconoscimento e alla
consapevolezza dei propri Stati dell’Io affinché egli possa
utilizzarli tutti e tre positivamente, arricchendo così le proprie
opzioni e migliorando la qualità della propria vita e delle proprie
relazioni.
Transazioni
Dalle transazioni appunto prende il nome l’Analisi
Transazionale sviluppata da Eric Berne a metà degli anni ‘50.
Ogni volta che una persona è in relazione con un’altra
persona si avranno delle transazioni. Ogni transazione è
composta di uno stimolo e di una risposta. Inoltre le transazioni
possono essere scambiate a partire da qualunque Stato dell’Io.
Le transazioni sono classificate in Complementari,
Incrociate, Ulteriori e a ciascun tipo di esse corrispondono
diverse regole della comunicazione.
L’analisi delle transazioni costituisce il ponte tra livello
intrapsichico e livello sociale. Essa consente alle persone di
divenire maggiormente consapevoli di ciò che accade (sia
internamente che esternamente) quando comunicano con gli
altri e di migliorare così le proprie relazioni e l’efficacia del

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proprio modo di comunicare. Tale approccio costituisce una
delle peculiarità e strumenti di forza dell’Analisi Transazionale.
Giochi psicologici
Il gioco psicologico è una serie di transazioni ulteriori
ripetitive cui fa seguito un colpo di scena con uno scambio di
ruoli, un senso di confusione accompagnato da uno stato
d’animo spiacevole come tornaconto finale, in termini di rinforzo
di convinzioni negative su di sé, sugli altri, sul mondo. L’Analisi
Transazionale aiuta ad essere consapevole dei propri giochi, a
smettere di giocare o a giocare in modo meno “pericoloso”.

Copione
Un Copione è un piano di vita personale che un individuo
decide in giovane età, in relazione alla sua interpretazione degli
avvenimenti sia esterni sia interni, dei messaggi ricevuti dai
genitori e via via sostenuto da decisioni successive.
L’intervento di Counseling con l’Analisi Transazionale aiuta
le persone a divenire consapevoli del proprio copione di vita e a
modificarlo se questo è limitante per loro. La persona può
essere aiutata anche a ritornare a quelle prime esperienze che
hanno fatto sì che prendesse delle decisioni che allora erano
necessarie per la sua sopravvivenza fisica o psichica (es. “non
fidarsi degli altri”), ma che ora rappresentano un intralcio. Essa
può prendere ora la ridecisione di comportarsi in modo diverso
per vivere una vita più soddisfacente nel presente.
Tuttavia lavorare con il copione è molto delicato, implica una
ristrutturazione della personalità e pertanto richiede un
intervento specifico che va oltre le competenze e la sfera di
azione di un Counsellor.
Il Counsellor può in ogni modo lavorare sulle transazioni e
sugli stati dell’Io, operando sulla base del “contratto”,
sull’accordo specifico con il Cliente riguardo al risultato che
quest’ultimo intende raggiungere. L’obiettivo, attraverso l’analisi

40
delle transazioni, è quello di interrompere i giochi (transazioni
ulteriori), in cui si scambiano emozioni parassite che non
nascono nel qui-e-ora, ma si rifanno a vissuti e scenari passati.
L’A.T. è molto integrata con la Gestalt, è in particolare
utilizza la tecnica delle “5 sedie vuote” (G+, G-, B+, B-, A) che è
in ogni modo molto delicata ed è percorribile solo quando
l’alleanza fra il Counsellor e il Cliente è forte e collaudata.
La meta è l’Adulto integrato, in cui tutte le parti funzionano e
si esprimono adeguatamente secondo il contesto, ovvero
l’Adulto capace di autonomia attraverso il recupero di
consapevolezza, spontaneità, intimità.
Permesso, Protezione e Potenza
Il Permesso è una parte molto importante dell’A.T. ed è la
situazione in cui il Counsellor offre al Cliente l’opportunità di
“accogliersi” e accettarsi per ciò che è. Anche la Protezione
dalle paure, l’azione di sostegno, offerta alla persona è un
aspetto fondamentale del cambiamento per chi è pronto a uscire
dal proprio copione (“mi concedo il diritto di cambiare, andrà
tutto bene”). Il permesso e la protezione aumentano la Potenza
ri-decisionale (“se io sono, posso decidere e scegliere”).

1.7 La PNL – Programmazione Neuro Linguistica


La PNL o programmazione neuro linguistica è una disciplina
nata negli anni 70 dal genio creativo di Richard Bandler e John
Grinder, psicologo il primo e linguista il secondo, che ebbero
l’intuizione di studiare il comportamento effettivo di persone
eccellenti, più che ascoltare le loro idee.
Che cosa significa l’espressione Programmazione Neuro
Linguistica?
Secondo gli autori, tale espressione indica il procedimento
fondamentale usato dagli esseri umani per codificare, trasferire,
guidare e modificare il comportamento.

41
Qualsiasi tipo di comportamento è programmato con la
combinazione e la disposizione in sequenza delle rappresentazioni
del sistema neurale.
“Neuro” indica che ogni comportamento risulta da processi
neurologici;
“Linguistica” che tali processi sono rappresentati, ordinati e
disposti in sequenza in modelli e strategie attraverso il linguaggio e i
sistemi di comunicazione.
“Programmazione” si riferisce al processo attraverso il quale le
rappresentazioni sensoriali sono organizzate per il conseguimento di
specifici risultati.
Peraltro la parola Programmazione ci fa pensare a qualcosa di
codificabile e modificabile. Noi non operiamo direttamente sul
mondo, ma attraverso interpretazioni codificate dell’ambiente quale
lo sperimentiamo mediante la vista, il suono, l’odore, il sapore e la
sensazione. Noi non possiamo elaborare cognitivamente e
consapevolmente tutti gli stimoli che ci provengono dai diversi canali
sensoriali, ma filtriamo i dati che ci arrivano dalla realtà, così
otteniamo una mappa “mentale”. Ognuno di noi, quindi, momento
per momento, seleziona gli stimoli che gli appaiono più significativi e
si costruisce un suo modello di realtà.
Questi filtri, allora, ci aiutano a costruire i nostri schemi cognitivi
e ad orientarci nel mondo, poiché potremo muoverci solo utilizzando
la mappa che abbiamo costruito, ma la mappa non è il territorio.
Le informazioni, provenienti dall’esterno e anche quelle
riguardanti i nostri stati interni, sono ricevute, organizzate, unificate
e trasmesse tramite un sistema interno di vie neurali che hanno il
loro centro nel cervello, il “biocalcolatore centrale di elaborazione”.
Queste informazioni sono elaborate mediante strategie interne
apprese da ciascun individuo ed il risultato di tutta l’operazione è il
“comportamento”, pertanto, possiamo definire comportamento tutte
le rappresentazioni sensoriali sperimentate ed espresse sia

42
interiormente sia esteriormente, che siano evidenti al soggetto e/o
ad un osservatore esterno.
Le informazioni sul mondo raccolte attraverso i cinque sensi
(che sono pure limitate, infatti, ci sono suoni che non sentiamo o
cose troppo piccole che non possiamo vedere) costituiscono la
struttura profonda del soggetto, una specie di deposito cui si accede
per richiamare le informazioni che servono in un determinato
contesto. Tale struttura, non solo non corrisponde alla realtà, ma è
ulteriormente lacunosa e incompleta, perché poniamo attenzione ad
una cosa più che ad un’altra. Quando poi andiamo a ripescare
l’informazione che ci serve per riportarla a consapevolezza, nel
riportarla in superficie essa perde ancora dei pezzi, infatti, dobbiamo
fare i conti con la capacità e la volontà di ricordare. Così si
costruisce una struttura superficiale, che è immediatamente
disponibile, consapevole, chiara, ma in parte impoverita, incompleta.
Per rappresentare le nostre esperienze, ci serviamo dei sistemi del
linguaggio, perciò quando il Cliente parla opera una trasformazione
(grammatica trasformazionale) dalla struttura profonda (concetto) a
quella superficiale (la frase). Se la struttura superficiale è molto
povera il cliente non ha tutte le informazioni che gli servono, e vive
male.
Prestando molta attenzione al modo in cui egli si esprime,
capiamo quanto è carente la struttura superficiale della persona che
ci è di fronte e proviamo ad arricchirla, in modo che possa orientarsi
meglio.
Tre sono i difetti principali che si incontrano nelle espressioni
linguistiche, che rivelano mancanze nel modello del mondo di una
persona:
Generalizzazione: il procedimento con il quale una specifica
esperienza giunge a rappresentare l’intera categoria cui
appartiene. Appaiono nel discorso quantificatori universali come
tutto; tutti; nessuno; mai; sempre (es. “nessuno mi ama” senza
specificare chi non lo ama) oppure espressioni come “è bene
…”, “è vero…”, ma si omette di dire chi ha dato la regola;

43
Cancellazione: il procedimento mediante il quale si
selezionano determinate parti del mondo e le si escludono dalla
rappresentazione creata dal modellamento della frase.
Nell’ambito dei sistemi di linguaggio la cancellazione è un
procedimento trasformazionale in cui si rimuovono talune parti
della struttura profonda, che pertanto non compaiono nella
struttura superficiale. La cancellazione si manifesta come
cancellazione di sé nell’uso dell’impersonale (uso degli avverbi
terminanti in –mente); oggetti della frase presenti, ma non
specificati (“queste cose mi opprimono”); presenza nella frase di
operatori modali (verbi dovere, potere), di paragoni incompleti
(“lei è una donna superiore”. Superiore a chi?);
Deformazione: il procedimento con il quale i rapporti che
intercorrono tra le parti del modello sono rappresentati in modo
diverso dai rapporti che si presume debbano rappresentare.
Uno degli esempi più comuni di deformazione nel modellamento
è la rappresentazione di un processo in corso con un evento. E’
ciò che nell’ambito dei sistemi di linguaggio si chiama
nominalizzazione. In sostanza un processo in divenire è
trasformato in evento, per cui ci si preclude la possibilità di
intervenire su quel processo (ad es. “la separazione da mia
moglie è difficile” in cui l’uso del sostantivo “separazione” al
posto del verbo “separarmi” evita la focalizzazione sul processo
della separazione).

Un intervento di Counseling efficace induce nel cliente un


cambiamento nella consapevolezza dei meccanismi utilizzati per
impoverire la propria mappa, e quindi nella rappresentazione della
sua esperienza.
Con la PNL, le persone imparano ad osservare, interferire e
rispondere agli altri tramite modelli impliciti resi espliciti, perciò gli
operatori della relazione di aiuto si trasformano da maghi in maestri,
da cui è possibile apprendere.

44
I miei docenti, Edoardo Giusti e Claudia Montanari, hanno
esaminato le principali critiche mosse alla P.N.L. Per quanto
riguarda la sua consistenza interna, essi rilevano che “il sistema
della P.N.L. sullo sguardo, la postura, il tono di voce e il linguaggio
usato, considerato come un insieme di modelli rappresentativi, non
deriva da nessun lavoro scientifico conosciuto. Inoltre, non esiste
alcuna documentazione interna che supporti le teorie su questo
sistema”.
Secondo Giusti e Montanari, non c’è materiale a sufficienza per
rispondere in modo definitivo al quesito se essa funzioni o no. I suoi
aspetti potenzialmente positivi non sono né unici né riservati alla
P.N.L. e non sono legati alla supposta base teorica dello sviluppo
empirico di una serie di procedure. Il miglior contributo offerto ai vari
approcci della relazione d'aiuto, da parte di Bandler e Grinder, è di
tipo pragmatico.
Del resto Bandler e Grinder affermano che non sono interessati
a quello che la gente dice, ma a quello che fa veramente e sulla
base di quello che essi hanno osservato costruiscono dei modelli.

1.8 Il modello cognitivo - comportamentale


Il modello cognitivo - comportamentale si basa su principi e
procedure tratte dalla psicologia sperimentale, in particolare
dall’apprendimento sociale.
Secondo questa teoria, i comportamenti normali e la maggior
parte dei comportamenti dis - adattivi sono mantenuti e modificati da
eventi ambientali.
L'approccio cognitivo - comportamentale, nell’analisi e nello
sviluppo di metodi per il cambiamento del comportamento, enfatizza
la costante reciprocità tra azioni della persona e conseguenze
ambientali. L'intervento deve comprendere un dettagliato e continuo
processo di valutazione dei singoli problemi portati dal Cliente,
quindi, si focalizza prima di tutto nell’individuazione delle
determinanti attuali del comportamento.

45
I maggiori teorici del modello cognitivo - comportamentale sono:
- John Broadus Watson il quale fonda il movimento del
comportamentismo (behaviorismo) negli Stati Uniti nel 1913.
In contrapposizione alla psicologia dell’introspezione e degli
stati di coscienza propone il passaggio all’analisi dei comportamenti
oggettivi, empiricamente osservabili, e quindi elevare la psicologia a
scienza del comportamento e dell’interazione tra l’organismo e
l’ambiente. Secondo Watson l’uomo è totalmente il prodotto delle
sue esperienze e lo sviluppo dell’individuo può essere influenzato
controllando le esperienze cui esso viene esposto. Di conseguenza
assume importanza centrale lo studio dell’apprendimento.
- Burrhus Frederick Skinner, capofila degli psicologi neo-
comportmentisti ha condotto degli studi sul condizionamento
operante sugli animali, su basi rigorosamente sperimentali,
estendendo il metodo e i risultati del suo lavoro al campo del
linguaggio e del pensiero umano.
- Albert Bandura, i suoi interessi spaziano dalla psicologia
evolutiva alla psicologia sperimentale, dalla psicologia della
personalità alla psicologia sociale.
Nonostante la sua matrice scientifica sia riconducibile al
comportamentismo nel corso degli anni ha aderito sempre più al
cognitivismo elaborando la “teoria sociale cognitiva”, basata sulla
concezione della persona come agente attivo in grado di
rappresentarsi l’esperienza.
- David Meichenbaum, nel 1973 ha elaborato il primo modello
cognitivo con il suo “Training di autoistruzioni” introducendo il
concetto di comportamento operante mentale. Con il suo metodo si
propone di ristrutturare le cognizioni del Cliente attraverso il
cambiamento delle sue autoaffermazioni.
Per cambiare le cognizioni è necessario agire sulla struttura
cognitiva che organizza schemi e modelli; sul dialogo interno della
persona che influenza il modo di vedere le cose e di comportarsi.

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- Albert Ellis, ha sviluppato un particolare approccio d'intervento,
il modello emotivo–razionale, conosciuto anche come REBT
(Rational Emotive Behavior Therapy).
La REBT afferma che le persone possono diminuire i loro
sentimenti e comportamenti controproducenti e portatori di
malessere, identificando le proprie idee irrazionali, analizzandole,
confrontandole su un piano concreto e reale per modificare le
proprie emozioni e il proprio comportamento.
- Aaron T. Beck, l'approccio cognitivo di Beck si basa sul
concetto di “distorsioni cognitive”.
Le “distorsioni cognitive” si manifestano nel disinteresse per
alcuni aspetti importanti di una situazione, nella generalizzazione di
singoli eventi di fallimento e nel pensiero eccessivamente rigido e
semplificato (assoluto, moralista, irreversibile). Meta dell’intervento
nella relazione d’aiuto è la modificazione cognitiva dello schema da
cui ha origine la depressione e da cui deriva la visione negativa di
sé, delle esperienze in corso e del futuro e che si autoalimentano
attraverso pensieri automatici negativi.

1.9 I Modelli Psicodinamici


- La teoria del modello di attaccamento
Dobbiamo questa teoria a John Bowlby, psicoanalista ed
etologo inglese.
Profondamente colpito dai problemi psichiatrici dei bambini
separati dai genitori nel periodo della guerra, si occupò negli anni
50 dell’attaccamento: tendenza innata a stabilire dei legami con
individui della stessa specie.
La figura materna non è più considerata soltanto come
oggetto di investimento libidico e fonte di soddisfacimento dei
bisogni primari del figlio, ma soprattutto dispensatrice di cure e
vissuti emotivi ed affettivi. Bowlby introduce il termine di “care
giver” (agente di cure) per definire che non solo la madre è la

47
dispensatrice di tali cure, ma anche il padre, i nonni etc. possono
assumere di volta in volta tale ruolo. Una funzione di
accudimento è tanto più efficace quanto più è presente la
disponibilità, la responsabilità e la costanza dell’agente di cure. Di
conseguenza è facilmente comprensibile che separazioni
ripetute, prolungate generino sentimenti di angoscia che possono
minare la sicurezza interiore del bambino, sviluppando un'ansia
anticipatrice del distacco e dell'abbandono e una fragilità emotiva
determinata dall’instabilità della figura materna. L’aspetto
relazionale, quasi innato, sembra evidente nell’uomo fin dai primi
anni di vita.
La fase di pre-attaccamento comprende i primi quattro mesi
di vita circa.
Non è ancora presente, inizialmente, una vera interazione
sociale. Attraverso la reciproca sperimentazione dei segnali di
richiamo, accudimento, sollievo dal disagio, si creano le basi del
legame di attaccamento.
Una sensazione tattile, visiva, o sonora, non è percepita con
la stessa modalità e tonalità piacere-dispiacere da ogni bambino.
Una carezza potrebbe essere percepita come un soffio dall'uno e
sentita invece come un’abrasione, una scottatura dall'altro.
È attraverso l'osservazione attenta e amorevole che il
genitore può scoprire quale sia la sensorialità più gradita al figlio,
e, utilizzando stimolazioni attraverso quel canale, riuscire a far
tollerare anche quelle che recepisce più difficilmente.
Dopo i primi scambi con l’agente di cura e i primi apprendimenti il
bambino comincia inoltre a spostarsi da solo verso la persona
individuata come base sicura, di cui ricerca attivamente la
prossimità. Quindi, riconosce l’agente di cura come base sicura.
Nella fase successiva dello sviluppo del legame di
attaccamento, il bambino impara ad utilizzare in modo selettivo
gli adulti per lui significativi, non solo come base sicura, ma
anche come riferimento sociale.

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Di fronte ad una situazione nuova, o quando è in difficoltà, o
ha un piccolo incidente, prima di decidere cosa fare il bambino
controlla l’espressione del volto della figura di attaccamento per
decidere come regolare il proprio comportamento, cioè modella il
suo comportamento in base alla reazione dell’agente di cura
osservata.
In ultimo il bambino sviluppa la capacità di posticipare la
gratificazione derivante dal contatto con la madre ed è più
consapevole della disponibilità della figura di attaccamento, che
continua anche quando è momentaneamente assente.
Successivamente, in questo periodo, il bambino stabilisce legami
di attaccamento multipli: i nonni, la baby-sitter, il padre (se già
questi non aveva stabilito un legame privilegiato col bambino)
che rappresentano basi sicure alternative a quelle privilegiate.
Secondo questa teoria si possono evidenziare
principalmente tre stili di attaccamento:
• L'attaccamento "sicuro" è uno stile sviluppato in
bambini cresciuti con caregiver responsivi. Il
soggetto è caratterizzato da un sentimento di fiducia
nei confronti delle figure con cui viene in contatto,
non è preoccupato di essere abbandonato e
presenta una visione di sé "come una persona
degna di valore";
• L'attaccamento "evitante" si sviluppa invece in quei
soggetti in interazione con un caregiver distanziante
ed è caratterizzato da una inibizione "attiva" dei
bisogni di attaccamento, come risposta ai rifiuti
ricevuti alle richieste di relazione emesse verso la
figura di riferimento protettiva, durante la ricerca di
un'intimità emozionale;
• L'attaccamento "ansioso/ambivalente" è caratteriz-
zato da uno sviluppo riflettente un rapporto con
figure di riferimento producenti un tipo d'interazione
che va dall'inconsistente (incapacità a comprendere

49
i segnali emessi dal bambino), all'invadente
(propensione all'intromissione forzata all'interno dei
momenti d'intimità del bambino). In questo stile di
attaccamento il soggetto è caratterizzato dalla
preoccupazione che gli altri non condividono il suo
stesso desiderio d'intimità. La conseguenza che ne
deriva è lo sviluppo di un alto livello d'ansia durante
le interazioni relazionali.

- Il transfert e il controtransfert
Freud, nel XIX secolo parla del transfert, considerandolo sia
la manifestazione della malattia sia lo strumento di cura: “L’aria
sarà da ora i poi così piena di fantasmi che nessuno saprà come
evitarli” (Faust).
Il termine transfert per gli psicoanalisti designa e consiste nel
“processo per cui i desideri inconsci si attualizzano su determinati
oggetti nel quadro di un dato tipo di relazione stabilito con loro, e,
in particolare nel quadro della relazione analitica”. In questi casi
si tratta del reiterarsi di prototipi infantili che emergono con un
forte senso di attualità.
Classicamente il transfert è riconosciuto come il “terreno su
cui si mette in gioco l’intera problematica di una cura
psicoanalitica, che è caratterizzata dal suo instaurarsi, dalle sue
modalità, dalla sua interpretazione e risoluzione”.
Il termine Transfert deriva da “trasferire”:
- Portare in altro luogo;
- Riversare su altra persona;
- Passare da un soggetto ad un altro.
Nelle relazioni d’aiuto, in genere, il transfert è lo spostamento
che avviene in modo inconsapevole e automatico di un’energia di
tipo affettivo o libidica da un soggetto ad un altro. Il Transfert è un
fenomeno che si ripete con costanza e caratterizza la totalità

50
degli atteggiamenti emozionali, i quali derivano dalle figure del
nostro passato, da qualcosa che fa parte della nostra vita privata
riferita in particolare a relazioni con figure importanti quali ad
esempio quelle genitoriali o caregiver.
Il transfert può avere connotazione di tipo
- positivo quando è riferito a emozioni di: amore,
piacere, fiducia, accettazione, contentezza,
gratificazione;
- negativo quando è connotato da rifiuto, rabbia,
paura, timore, disgusto, tristezza.
Il transfert quindi è un meccanismo per il quale ogni individuo
tende a spostare schemi di sentimenti e pensieri, relativi a una
relazione significante, su una persona coinvolta in una relazione
interpersonale attuale.
Infatti, di fronte a un evento che ci suscita o interesse o
repulsione abbiamo modo di sperimentare lo stress e la nostra
risposta spesso è di tipo regressivo, influenzata appunto dal
nostro vissuto. In questo modo mettiamo inconsapevolmente in
opera dei comportamenti irrazionali e non funzionali in quel
momento, chiamati “coazione a ripetere”. Vale a dire
riproponiamo, durante un percorso di crescita, modalità
conflittuali “antiche” che spostiamo sul Counsellor. Allo stesso
modo è anche possibile recuperare ricordi frustranti, dolori
emotivamente forti e legati a persone che sono state per noi
importanti nel nostro passato. L’utilità del transfert è finalizzata a
risolvere, lavorare, quei vissuti pesanti, che sono rimasti irrisolti,
in sospeso dalla nostra infanzia e che hanno generato un blocco,
un arresto psico-emotivo, influenzando in modo distorto e
interferendo in modo non funzionale sulle nostre esperienze
attuali.
Nella relazione d’aiuto il transfert emerge nel portare alla luce
elementi problematici di desideri taciuti che, dunque, si
ripresentano in tale relazione. Possono, così, essere interpretati e
risolti riportando le reazioni del Cliente nel presente,

51
consentendogli di sperimentare l’esperienza con una persona del
presente e non come se questa appartenesse al passato,
evitando di distorcere in questo modo la realtà.
Nella pratica della relazione d’aiuto non è possibile
prescindere dal livello transferale e contro transferale della
stessa. Questi aspetti ne sono parte integrante, infatti, ogni
comunicazione verbale e/o non verbale è circolare.
Nel setting di Counseling è doverosa la coscienza dei
processi legati al transfert e controtransfert. Infatti, la
consapevolezza del materiale legato a tale esclusiva circolarità
deriva direttamente dall’esperienza approfondita di iter personali
del Counsellor. In particolare, il materiale di controtransfert
diviene oggetto di supervisione.
Nella relazione d’aiuto il Counsellor non elabora il transfert
del proprio cliente perché lavora a livello di salutogenesi.
Eventuali problematiche di questo tipo saranno chiarite ed
elaborate in fase di supervisione. E’ importante che il Counsellor
comprenda come si sente con il suo Cliente e se proprio sente di
non poterlo aiutare, lo invierà ad un professionista qualificato che
possa intervenire in quella specifica situazione.

52
PARTE SECONDA

IMPOSTAZIONE E GESTIONE DEL LAVORO DI COUNSELING

53
2.1 Applicazione del modello teorico concettuale sviluppato
nella formazione
L’applicazione del modello teorico concettuale che ho sviluppato
nella formazione è stato da me applicato ad un caso, di seguito
descritto nelle sue componenti.
a) Setting:
• Luogo degli incontri
Il setting inteso come luogo nel quale svolgo l’attività di
Agevolatore nella relazione d’aiuto, è una stanza della casa
dove vivo adibita a studio.
Lo studio è arredato con una scrivania, due divani rivestiti
con i toni del blu e del bianco, tende bianche alla porta finestra
e una libreria. Sulle pareti vari quadri con soggetti diversi.
L’ambiente è luminoso e rilassante e soprattutto protetto
e riservato.
Al fine di garantire l’elemento prevedibilità e attendibilità
del setting, ho avuto cura di non effettuare cambiamenti o
modifiche a quello che le mie Clienti hanno trovato sin dal
primo giorno di incontro. Mi è sembrato questo un elemento
rilevante di coerenza, al fine di offrire alle mie clienti la
certezza di ritrovare un ambiente prevedibile.
Adiacente al palazzo dove vivo si trova un grande
parcheggio, anche se a pagamento.
Inoltre va rilevato che in questa casa vivo da sola.

• Dimensione temporale
Gli incontri hanno luogo una volta la settimana alle ore
18:30, il mercoledì.
E’ stato stabilito che nel caso fosse necessario spostare,
rimandare o annullare questo deve essere comunicato almeno
il giorno precedente all’incontro.

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• Confidenzialità
La regola della confidenzialità rispetto alle cose portate
negli incontri è stata da me esplicitata alla mia cliente.
Ho informato la mia cliente che frammenti delle nostre
sedute avrebbero potuto essere oggetto di supervisione.
L’ho anche informata che i suoi dati personali non
sarebbero stati resi noti.
Nel complesso ho cercato di costruire un setting, in senso
ampio, che si configurasse come un contenitore ideale per un
lavoro di Counseling, che fosse il più possibile adatto a creare
fiducia, coinvolgimento e collaborazione e soprattutto ad
ospitare i vissuti emozionali, le difficoltà, le sperimentazioni di
nuove possibilità di vita, anche se solo immaginate delle mie
clienti.
Durante il primo colloquio ho anche voluto precisare la
differenza che c’è tra Counseling e Psicoterapia.

• Demistificazione del Counseling


Durante lo svolgimento dei primi incontri e
successivamente quando ne ravvisavo la necessità ho sempre
informato le mie clienti sul metodo utilizzato, sia esso l’ascolto
attivo, il senso della riformulazione, il monodramma, il
continuum di consapevolezza, l’esperimento, cenni sul nostro
funzionamento rispetto all’A.T. etc. usando termini appropriati
che consentissero alle mie clienti di comprendere il mezzo e
l’obiettivo che si cercava di raggiungere.

b) Problematiche affrontate:
• l’insicurezza;
• il senso di inferiorità quindi ….
 il recupero e lo sviluppo dell’autostima;

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 il miglioramento della relazione nella coppia;
 il recupero del calore nelle relazioni familiari;
 un migliore contatto con le proprie emozioni.

c) Prassi metodologica selezionata


Insieme al mio bagaglio di caratteristiche personali, nella pratica
ho utilizzato:
• Il metodo Rogersiano dell’ascolto attivo, cercando di
favorire l’autoesplorazione, l’alleanza nella relazione
d’aiuto e il processo di auto comprensione e auto
chiarificazione nella Cliente. Ho ricercato in me stessa la
“comprensione empatica” verso la mia Cliente, ho cercato
di percepire i suoi punti di vista, il suo quadro di
riferimento, le sue esperienze e i suoi sentimenti.
Attraverso il rispetto del materiale che la mia Cliente
portava nella relazione ho realizzato in me stessa una
vera, intima, accettazione incondizionata al fine di favorire
il suo cambiamento;
• Tecniche più direttive quando questo è stato necessario,
come quelle gestaltiche, con l’uso del monodramma o
della sedia bollente, piuttosto che l’attenzione al “qui ed
ora” con il continuum di consapevolezza etc.
• Ho anche utilizzato elementi del Counseling breve di
Littrel, come domande miracolose, focus sugli obbiettivi
invece che sui problemi, accentuazione le risorse del
cliente, compiti a casa etc.

d) Rete di supporto professionale


La Cliente mi è stata inviata da una collega Counsellor, alla
quale a mia volta ho inviato altri Clienti.

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e) Supervisione
Durante la fase di “Supervisione/discussione casi” all’ASPIC ho
potuto avere dei chiarimenti rispetto alle seguenti aree e
problematiche:
• L’uso di strumenti produttivi finalizzati (agenda, diario,
rubrica etc.);
• Promozione e visibilità;
• Gestione e lavoro sulla rabbia;
• Potere del Counsellor / potere del cliente;
• Il linguaggio;
• Gestione di un cliente logorroico;
• Rispetto dell’orario / confini;
• Gestione delle emozioni;
• L'uso delle fotografie e delle metafore;
• La confutazione in antitesi al sentire empatico.

2. 2 Il rapporto con il Cliente


a) Fonti iniziali di informazioni
Le iniziali informazioni raccolte provenivano dal Counsellor
inviante e successivamente dal colloquio con la Cliente che
indicherò con il nome di Patrizia.
Il Counsellor inviante mi aveva informata sul fatto che Patrizia
aveva lasciato il suo uomo e datore di lavoro, che aveva un bambino
di 4 anni e che aveva bisogno di sostegno.
Successivamente c’è stato un contatto telefonico fra me e
Patrizia, dove insieme abbiamo stabilito l’appuntamento del nostro
primo incontro.

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I dati identificativi della Cliente sono:
Età: 35 anni;
Sesso: F.;
Nazionalità: italiana;
Stato civile: Nubile.
La famiglia da cui proviene è di livello culturale modesto, costituita
dai genitori, entrambi viventi, un fratello che vive fuori casa ed una
sorella, ragazza madre. La mamma fa la casalinga con una
percezione da parte della Cliente di una donna “bambina” e tuttavia
accudente nei confronti della famiglia, con facilità nell’espressione
verbale, spesso venata di direttività. Il padre, ex operaio, è
attualmente in pensione ed è coinvolto dalla madre nei lavori di
casa.
Di seguito riporto tra virgolette quel che la Cliente ha direttamente
espresso, durante gli incontri.

b) Situazione di vita attuale


Ha da poco tempo chiuso una storia di 8 anni. Il suo uomo era
anche il suo datore di lavoro. La chiusura della relazione ha coinciso
con la sua decisione di lasciare anche il lavoro. Ha un figlio di 4
anni. Stava valutando offerte di lavoro nel campo degli operatori
turistici ed era molto fiduciosa e sicura di se a questo riguardo.
Un progetto che riguarda l’avviamento di un’attività, insieme a
due amiche socie, è in una fase abbastanza avanzata di
realizzazione.

b) Abbigliamento e stile generale


Curato, giovanile, senza esagerazione. Nel corso dei nostri
incontri ho notato l’introduzione graduale di maggiori elementi di
femminilità. Questo si notava nella maniera di vestire, gonne, abiti,
orecchini e borse colorate, piuttosto che pantaloni.

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c) Aspetto fisico generale
Aspetto gradevole, capelli lunghi, ramati, occhi e bocca sempre
pronti al sorriso. Spesso, tuttavia, abbassa gli occhi e il sorriso è
appena accennato. Nel complesso ha un’aria sbarazzina e un
leggero vezzoso strabismo.
Le spalle tendono a curvarsi e la postura è chiusa e raccolta sul
torace.
Voce impostata, eloquio fluente e deciso che denotano
sicurezza, ma la postura raccolta e una certa rigidità nei movimenti
mi fanno pensare ad una persona in posizione difensiva.
Leggermente sovrappeso, dieta in corso (trattasi di una ex
obesa).

d) Reazioni personali del Counsellor


Questo incontro ha avuto un prima, un durante e un dopo.
Prima dell’incontro con Patrizia, ho avuto cura di pulire e far
pulire la mia casa (peraltro già pulita) come se avessi dovuto
ricevere un’ospite di grande riguardo, e lo era: la mia prima cliente.
Ho avuto molta attenzione anche nella cura della mia persona, il
mio abbigliamento, rossetto sì o no, capelli su capelli giù etc.
Ho avuto cura di prendermi una decina di minuti di rilassamento
prima dell’ora stabilita, mi sono tranquillizzata e rincuorata pensando
con quale entusiasmo ho affrontato quasi tre anni di Aspic, e alle
tecniche e ai metodi di cui ero stata fornita… era finalmente arrivato
il momento mettere tutto in pratica.
Quando Patrizia è arrivata ero calma, presente e autentica
nell’accoglienza che le ho riservato.
Durante il colloquio mi è venuto del tutto naturale adottare
l’ascolto attivo, ero attenta e allo stesso tempo partecipe a e di
quello che diceva.

59
E’ proprio in questa circostanza che ho avuto modo di verificare
personalmente che il Counsellor non si fa, si è.
Siamo andate ben oltre i 60 minuti stabiliti, ma questo è un altro
discorso che affronterò successivamente.
Dopo aver lasciato Patrizia ero piacevolmente sorpresa di come
mi ero sentita durante l’incontro ed ero felice della sensazione di
alleanza che già percepivo fra me e Patrizia.
Ho provato sentimenti di affetto e simpatia per questa ragazza e
un forte desiderio di esserle utile.

e) Definizione del problema


Durante i nostri primi incontri, fase di pre-contatto della
relazione, ho utilizzato la tecnica non direttiva dell’ascolto attivo,
pertanto ho lasciato che fosse la mia cliente ad ipotizzare dove
andare e cosa voler esplorare.
Come dice Rogers il Cliente è il maggior conoscitore di se
stesso.
Ho così favorito in Patrizia il processo di autoesplorazione e
agevolato la creazione di una alleanza nella relazione d’aiuto.

f) Presentazione delle problematiche principali


Patrizia porta nel colloquio la sua vita recente: una rottura
definitiva della relazione con il suo compagno, che è anche il suo
datore di lavoro, relazione durata 8 anni. Insieme alla relazione
affettiva Patrizia ha anche chiuso il rapporto professionale. Di
questa relazione le resta un bambino di 4 anni.
Patrizia si sentiva molto sminuita dal suo uomo che
tendenzialmente “smontava” ogni sua iniziativa, oltre a ciò mi
racconta di una serie notevole di tradimenti che la ferivano molto.
Il suo compagno ha 50 anni, lei 35, quando la relazione è
iniziata lei aveva 27 anni e il suo compagno 43.

60
Patrizia dice di avere un problema: il problema della relazione
con gli uomini. Dice di aver perso ogni fiducia, oltre a non essere più
capace di attivare strategie di seduzione e di emozionarsi.
Si sta attivando per la ricerca di un nuovo posto di lavoro, è
molto fiduciosa riguardo a questo, si sente sicura e competente nel
suo lavoro.
Attualmente ha una relazione con un uomo, e la definisce
“senza impegno”.
Ha con rapporti freddi e formali con i genitori e la sorella, anche
se quotidiani.

g) Elementi ambientali di sostegno


Patrizia vive con la famiglia di origine, occupando un piccolo
appartamento indipendente dal resto della casa.
I suoi genitori, quando necessario, si occupano di suo figlio.
Economicamente autosufficiente (casa di sua proprietà, il
compagno sostiene economicamente il mantenimento del figlio,
risorse economiche provenienti da lavoro precedente, eventuale
supporto economico dalla sua famiglia).
Già dopo il terzo incontro Patrizia aveva intrapreso un nuovo
lavoro nell’area dei tour operator, occupando un ruolo di
responsabilità.

h) Aspettative ed intenzionalità manifestate dalla cliente


Dopo alcuni incontri, attraverso un processo di continue
riformulazioni, necessarie per analizzare le narrazioni di Patrizia al
fine di stabilire quale fosse la sua domanda, Patrizia ha manifestato
quelle che erano le sue aspettative rispetto al percorso di
Counseling.
In particolare racconta: “desidero lavorare sulle mie emozioni,
voglio capire come succede che le mie relazioni affettive non mi

61
trasmettano alcuna emozione, che il rapporto con i miei familiari,
con mia madre e mio padre sia così formale e assolutamente privo
di emozioni”.

2.3 Strumenti teorici e tecnici utilizzati nella analisi della


domanda e nella concettualizzazione progressiva
del caso
- Analisi della Domanda:
Per effettuare una buona analisi della domanda mi sono
servita delle seguenti domande/linee guida che hanno portato
alla luce il problema così come la mia Cliente lo percepisce, con il
suo desiderio di cambiare e con quelle che sono le sue
aspettative dal percorso di Counseling:
Che cosa fa’ di questa situazione un problema per Patrizia?

Patrizia sente come un vuoto, una mancanza fisica delle


emozioni. Lei vorrebbe emozionarsi, ma non ci riesce. Sente che
vorrebbe stabilire delle relazioni, ma di non sentirsi adeguata, di
non sentirsi in grado.
In quale contesto il problema si presenta?

Patrizia parla della sua attuale relazione, del suo ultimo


incontro. Inizialmente con entusiasmo fino a rendersi conto che
l’incontro che c’è stato, ottimo sul piano fisico, non era stato
sufficientemente intimo, tant’e che riporta il fatto che i loro sguardi
si sono continuamente sfuggiti.
Da quanto tempo si e’ manifestato?

Patrizia attribuisce questa sua mancanza di emozioni al


periodo di 8 anni passato con il suo compagno. In questo lungo
periodo non si è sentita sufficientemente valutata come donna e

62
come persona e pensa che questo abbia influito sulla sua
incapacità attuale di emozionarsi.
Quali tentate soluzioni sono state attuate?

Patrizia dice di non aver tentato alcuna soluzione se non


quella di cercare di vivere al meglio. Dice di sapere cosa vuole
cambiare, ma non ha alcuna idea di come farlo. È comunque una
persona che cerca in ogni modo di vivere al meglio: fa sedute di
pranoterapia, massaggio californiano, si interessa di
cromoterapia per lei e per il suo bambino.
Quali sono le spinte di cambiamento?

Forte desiderio di cambiare, spera con il cambiamento di


essere in grado di avere una vita che abbia maggiore significato.
E’ decisa e determinata a fare di tutto per ritrovare la “scintilla”,
tutto questo finalizzato a instaurare relazioni stabili (si rileva in
questo una incongruenza in quanto si vanta, in altri momenti, di
essere una fan dell’amore libero e senza problemi). Il
miglioramento delle relazioni in famiglia costituisce una forte
spinta al cambiamento.
Cosa si aspetta di ottenere in termini di comportamento e di
tempi?

Patrizia spera, attraverso l’esplorazione di individuare gli


ostacoli e le difficoltà che fino ad ora le hanno impedito una vita
di relazione soddisfacente. Le informazioni che maggiormente
delineano lo stile di personalità di Patrizia e della sua condizione
globale a livello cognitivo e comportamentale - affettivo -
relazionale sono state da me raccolte nel corso dei nostri incontri
e mi hanno permesso la concettualizzazione progressiva del
caso.

63
- Stile interpersonale
L’orientamento di Patrizia verso di se è rigido e in qualche
misura, privo di calore, è molto orientata sul “devo”, “devo fare da
sola” “le relazioni non devono essere invadenti”, “è importante
mantenersi liberi e indipendenti”.
Presenta a mio avviso le caratteristiche di un sistema
operativo interno insicuro, ”evitante-distanziante”.
Secondo la mia opinione Patrizia potrebbe aver sviluppato
un modello di attaccamento evitante che potrebbe essere
confermato/associato ad una bassa incidenza di esperienze
positive nella relazione.
Il suo comportamento riguardo alle relazioni è quello di non
coinvolgersi troppo. Attua di solito, meccanismi di ritiro, tipici
dello stile di attaccamento “evitante”.
I suoi sentimenti e comportamenti prevalenti sono ritiro,
anestesia emotiva, disconferma del sè.
L’interruzione del ciclo del contatto è la deflessione
finalizzata ad attenuare l’intensità relazionale e a consentirle
una fuga dalle emozioni.

- Raccolta di informazioni significative


Nella relazione Patrizia si presenta abbastanza compiacente,
come una bambina diligente, che vuole fare bella figura. Ad inizio
di seduta è sempre molto formale, dice di stare “benissimo”, le
sue cose vanno sempre molto bene, persino quando parla di
cose tristi tende a sorridere, a sminuire il peso di quello che sta
dicendo.
Via via che Patrizia si sente maggiormente a suo agio, che si
accoccola sul “suo divano”, che pian piano prende contatto con il
suo vero sé, la postura diventa più rilassata, permette alle sue
emozioni di affiorare, la narrazione di sé diventa più vera.

64
Ed è in questi momenti, in cui Patrizia si è sentita accettata
incondizionatamente, che sono apparse le note significative della
sua vita.
Patrizia dice di non ricordare nulla della sua infanzia, ma con
la tecnica dell’ascolto attivo sono emersi ricordi, immagini,
materiale della sua vita che neanche lei sapeva di avere.
Di seguito alcuni elementi significativi emersi durante i nostri
incontri, riportati in ordine cronologico, così come si sono
affacciati alla consapevolezza di Patrizia:
Patrizia racconta che il suo papà era un papà assente (per
motivi di lavoro), non c’era mai, non ha nessun ricordo di lui se
non l’assenza.
Ha parlato di quello che sa, di quello che è arrivato a lei
riguardo alla sua nascita: aveva 2 giri di cordone intorno al collo,
parto naturale, ma molto difficile, l’ostetrica che l’ha fatta nascere
ha fatto nascere anche sua madre. E’ stata allattata al seno per
pochissimo tempo. Sua madre aveva 21 anni, quando lei è nata e
a 25 anni aveva tre figli, quindi Patrizia ha avuto un fratellino a 2
anni e mezzo circa e a 5 è arrivato la sua sorellina. Quando è
arrivato il suo fratellino Patrizia è stata 3 giorni chiusa in una
stanza senza mangiare. Mi racconta che il suo papà era molto,
molto magro e che la sua mamma dopo il secondo figlio è
ingrassata 30 chili e che poi è andata sempre peggio. Patrizia è
stata una bambina anoressica fino all’età di sei anni, poi bulimica
fino alla fine della sua adolescenza e oltre. Mi racconta che
nell’età adolescenziale non si è mai occupata dell’acquisto dei
suoi abiti. Sua madre si occupava di questo.
Mentre racconta le viene alla mente un altro elemento
importante. La sua bisnonna, vissuta fino ai suoi undici anni,
diceva sempre che questa bambina sarebbe morta presto per via
del fatto che era troppo intelligente. Alla domanda “come è per te
ricordare quanto diceva la tua bisnonna?” mi dice che ha sempre
avuto il terrore della morte e aggiunge, “forse non volevo vivere

65
per non dover morire”, e aggiunge “ora sono molto felice di vivere
e voglio vivere bene la mia vita, fino in fondo”.
Di solito la postura di Patrizia nel colloquio e molto rilassata,
quasi sdraiata sul divano, quasi sempre con la testa appoggiata
allo schienale. Quando il nostro colloquio ci ha portato a parlare
della sua infanzia e adolescenza, la sua postura è cambiata, si è
seduta in posizione eretta, si è protesa verso di me, denotando
un interesse straordinario per questa parte della sua vita, come
se si fosse affacciata ad un invisibile balcone per guardare giù e
vedere cosa è stato.
Ho restituito a Patrizia questo cambiamento nella postura e
lei ha confermato di essere molto curiosa di sapere, di conoscere
di più della sua infanzia, che vede come un buco nero. Ha detto
anche di avere intenzione di fare delle sedute di ipnosi regressiva
per vedere “meglio”.
Patrizia dice di non aver mai abbracciato suo padre nè
ricorda di essere mai stata abbracciata da lui. Con suo padre non
c’è dialogo, inoltre lei non conosce miti né leggende della sua
famiglia, come se non avesse una storia. Parla, tuttavia, di suo
padre come di una persona mite, silenziosa e disponibile.
Quando Patrizia parla del padre di suo figlio, con il quale ha
vissuto 8 anni, ne parla sempre in modo negativo, elenca i difetti
del suo ex compagno e della sua relazione in generale.
In uno di nostri colloqui abbiamo affrontato i vari aspetti e i
possibili significati della sua relazione “senza impegno”.
Nella vita di Patrizia le figure maschili sono o negative o
sfuggenti a partire dalla figura paterna per arrivare fino all’uomo
dell’attuale relazione.
In uno dei successivi incontri, uno degli ultimi, Patrizia arriva
molto stanca, sul suo viso qualcosa di strano, immagino una
bambina che l’ha fatta grossa e non vede l’ora di raccontarlo.
Patrizia dice di essere appena tornata da Firenze, dove si è
recata per una seduta di ipnosi regressiva. Le chiedo come si

66
sente ora rispetto al lavoro fatto, mi dice di stare bene perché ora
sa, e quindi inizia a raccontare la sua esperienza: si trova in una
casa, la sua vecchia casa, attraversa la cucina dove tutto e
pronto ma non c’è nessuno, scende di sotto, si avvicina al
garage, apre una porta di colore rosso, è tutto buio, poi il buio si
apre e in fondo al garage ci sono sua madre e suo nonno, suo
nonno sta abusando di sua madre, "ma lei non si difende”. In
questa circostanza ho effettuato un attento e costante
monitoraggio emotivo della mia cliente, continuando con la
tecnica dell’ascolto attivo. Non volevo, infatti, in alcun modo
rischiare di essere invasiva in questo delicatissimo momento.
Questo, a mio avviso, ha consentito a Patrizia di sentirsi
accettata e accudita, poiché ritengo che questa è la sensazione
che l’ascolto attivo crea nella relazione. Patrizia si sente libera di
proseguire nel suo racconto e di esprimere liberamente le sue
impressioni riguardo a quello che le è accaduto.
Nel prosieguo del colloquio ho capito che si trattava del suo
nonno materno.
Patrizia mi dice di sentirsi sconvolta, ma in qualche misura
sollevata da quanto ha scoperto nella regressione, poiché un suo
incubo ricorrente è un uomo vestito di bianco vicino al suo letto di
bambina. Mi sta comunicando che nel suo intimo lei si è sempre
sentita una bambina "violata". Ora, Patrizia, immaginando che
questa vicenda ha radici antiche, si sta chiedendo chi è
veramente suo padre.
Manifesta l’intenzione di ripetere l’esperienza della
regressione, vuole sapere chi è suo padre.

2.4 Piano di intervento


- Definizione dell’obiettivo
L’obiettivo è orientato verso il processo di cambiamento,
ricercandolo attraverso la comprensione delle proprie difficoltà,
esplorando le dinamiche nella relazione, perseguendo una

67
maggiore consapevolezza che si concretizza in una maggiore
accettazione di sé che, sola, permette di perseguire il
cambiamento.

- Strategie
Le strategie da me individuate nella relazione di sostegno
con Patrizia sono:
• Monitorare continuamente le sue aspettative rispetto alla
relazione, instaurare una buona alleanza di lavoro;
• Continuare la raccolta di dati significativi;
• La definizione di un contratto chiaro, condiviso e verificabile.

- Contratto stabilito
Come contratto stabilito insieme con la mia cliente, si è posta
l’esplorazione e individuazione degli ostacoli/difficoltà che hanno
reso finora la sua vita relazionale familiare, con suo padre, sua
madre e sua sorella, non soddisfacente per lei.
Il contratto definito è centrato sul processo di cambiamento
del cambiamento stesso.
Il luogo dell’incontro e stato stabilito e concordato con la mia
cliente.
L’orario e stato stabilito e concordato con la mia cliente.
L’onorario è stato stabilito in forma simbolica di 5 euro a
seduta.
Il numero delle sedute concordato con la mia cliente è di 15
sedute.
Il contratto iniziale è rivedibile qualora, sulla base di eventi
che possono evolvere, io o la mia cliente lo richiedessimo.

68
- Selezione degli interventi e delle tecniche
Nella relazione di sostegno con Patrizia utilizzo seguenti tipi
di interventi e tecniche, derivati dal modello integrato:
• Ascolto attivo;
• Metodologie di tipo fenomenologico-gestaltica per sviluppare
la consapevolezza delle proprie sensazioni, quindi il
centraggio, continuum di consapevolezza, lavoro sui sogni,
l’amplificazione dell’emozione, l’esperimento;
• Stimolare la cliente a descrivere quello che avviene dentro di
sé, affinché possa, attraverso l’uso del verbale, diventare più
consapevole delle sue sensazioni;
• L’uso della prima persona nell’esprimere le sensazioni;
• Sedia vuota;
• Recitazione;
• Esperienze emotive, correttive, riparative, nella seduta e fuori;
• Compiti a casa ;
etc.

2.5 Momenti di Counseling significativi


Di seguito una elencazione sintetica, in ordine cronologico, degli
interventi di Counseling più significativi che hanno avuto luogo
durante la relazione, il virgolettato contiene parole e frasi cosi come
espresse dalla mia cliente, la divisione in paragrafi potrebbe essere
utile per eventuali richiami successivi:
a) Patrizia aveva portato in uno dei primi colloqui l’attenzione sullo
“sguardo”, occhi che si sfuggono. Abbiamo lavorato sul significato
dello sguardo, l’importanza di mantenere lo sguardo come
assunzione di responsabilità, prima di tutto con se stessi,
elemento di assertività con l’altro, un modo di dire “ci sono”, sono
io e sono autentica, io mi accetto per come sono e voglio che tu
mi accetti per come sono. Lo sguardo come attimi di vera intimità

69
con l’altro, accettazione e consapevolezza di essere qui-e-ora e
accettazione dell’altro nel nostro spazio interiore, stabilire un
contatto con l’altro, come ulteriore elemento nella "noità", un
importante elemento della relazione intesa come tra, non un io e
un tu ma un “TRA NOI”.
b) La mia cliente racconta di un padre assente, dell’assenza
percepita, di una figura di riferimento maschile, non ricorda di aver
mai avuto una relazione, una coccola, un contatto fisico con suo
padre.
La cliente raggiunge la consapevolezza che le emozioni sono
completamente assenti nei rapporti con la sua famiglia.
Porta a consapevolezza di non essere a conoscenza di miti e
leggende della sua famiglia intese come storie familiari.
Patrizia, dopo aver preso atto di tutto questo, di non avere,
soprattutto, storie familiari da trasmettere al suo bambino ha
lentamente maturato la decisione di operare un recupero del
rapporto con suo padre cercando si stabilire con lui, in maniera
graduale un dialogo che sia autentico, si prefigge di parlare e di
ascoltare ricercando dentro di se la sensazione di esserci (qui-e-
ora dell’esperienza) quando questo avverrà.
Gradualmente, dopo il dialogo Patrizia cercherà di ri-stabilire con
il suo papà un contatto fisico fino ad arrivare alle coccole che le
sono tanto mancate, ma per il momento il nostro piccolo obiettivo
nell’obiettivo è il dialogo.
Nello spazio protetto della nostra relazione Patrizia ha
sperimentato, con la tecnica della sedia vuota, come sarebbe
avere con suo padre un dialogo autentico. L’esperienza ha
confortato Patrizia e l’ha confermata nella sua ri-decisione.
Patrizia arriva all’appuntamento successivo puntualissima ed
elegante e seducente, sorride si siede sul “suo” divano (lo
definisce “il mio angolo di serenità”). Dopo una decina di minuti di
pre-contatto della relazione, dove mi aggiorna sui suoi progetti
che si stanno man mano consolidando, mi annuncia trionfante che

70
ha parlato con suo padre, ha scoperto che suo padre può parlare,
che suo padre può commuoversi, e che lei si è fatta commuovere
dai racconti del padre. Patrizia dice di aver scoperto solo ora
l’infanzia e la giovinezza di suo padre. Mi racconta anche di non
essere stata in grado di abbracciarlo, né di sfiorarlo con una
carezza, così come non è stata accarezzata da lui. Patrizia
continuerà con questo compito, i cui risultati, fino ad ora, l’hanno
così tanto entusiasmata.
Patrizia porta nella relazione una maggiore consapevolezza “di
ciò che mi accade”, dice di fare l’”esercizio dello sguardo” ogni
volta che può e di aver notato spesso che le persone con cui si
relaziona non riescono a “tenere lo sguardo”.
Torna il tema dello sguardo nella relazione, noto con gioia che
Patrizia porta all’esterno le sperimentazioni che sono state
effettuate all’interno della relazione.
c) Ad un incontro Patrizia arriva con 10 minuti di ritardo, il traffico, è
influenzata e mi informa di non aver progredito con il compito a
casa, ma mi parla in maniera entusiasta del suo nuovo lavoro,
delle sue competenze che sente adeguate e dell’impegno che
comunque deve mettere in campo. E’ molto rilassata e prende
possesso del “suo divano” come fa sempre, mi parla della vita che
vede come una bella e succosa mela rossa da mordere.
Il discorso torna alle relazioni e alle emozioni in famiglia mi
informa che ha preso la decisione di continuare sicuramente con il
rafforzamento del dialogo in famiglia e di voler scrivere una
biografia di suo padre e sua madre per farne dono a loro e a suo
figlio.
Sente il bisogno per la prossima volta di portare delle fotografie
della sua famiglia e io la incoraggio in questa iniziativa.
Subito dopo inizia a parlare dell’evento della sua nascita, infanzia
e adolescenza (gia riportati nella elencazione dei dati significativi
della cliente).

71
Elementi rilevanti di questo incontro sono l’entusiasmo di Patrizia
nei confronti della vita in generale, l’intenzione, a mio avviso
commovente di donare al padre e alla madre la loro vita, la loro
vita che Patrizia sta gradualmente ritrovando dentro di se. Inoltre,
Patrizia che si racconta, che racconta l’infanzia e l’adolescenza
che diceva di non ricordare affatto e che invece sente il bisogno di
portare a consapevolezza.
d) Abbiamo avuto colloqui in cui Patrizia ha portato la sua relazione
attuale, la relazione “senza impegno”. Con la tecnica dell’ascolto
attivo, in particolare la riformulazione e la delucidazione, Patrizia
ha portato a consapevolezza che la sua relazione “senza
impegno” è una relazione povera di significato, è una relazione in
cui manca totalmente l’aspetto progettuale e l’aspetto della
condivisione di qualcosa. Ha consapevolizzato il fatto che lei non
si dà il potere, il potere di volere, di scegliere, di decidere di
volere.
Ha consapevolizzato che questo rapporto non è autentico, in
quanto dopo l’incontro fisico non c’è dialogo e non c’è intimità,
neanche quella stabilita dallo “sguardo”, “gli sguardi si sfuggono”.
E’ stata in grado di comprendere in pieno il concetto di autenticità
nel rapporto, della condivisione, di valori, di progetti, anche piccoli
come un week-end insieme.
Ha portato a consapevolezza il fatto che lei si attribuisce poco
valore rispetto ai vari contesti della vita, specialmente nella
relazione affettiva. Durante uno dei colloqui è emerso che il suo
attuale “compagno” sta cercando casa, con un’altra donna. Lei è
sempre stata al corrente di questo, si rende conto che nella sua
vita ha sempre svolto il ruolo di seconda, fin dalla storia con il suo
primo ragazzo dove primeggiava la figura della suocera.
Racconta che: Nonostante la presenza dell’altra donna, la mia
cliente, desidera nell’ambito della sua “relazione”, trascorrere un
week-end con “il ragazzo di Saturnia” (e così che chiamiamo
quest’uomo nella relazione, Patrizia non vuole dargli un nome, un

72
ulteriore elemento di rifiuto della realtà sia da un punto di vista
cognitivo che emozionale).
Lo desidera moltissimo e lo sta progettando da tempo. Durante
una festa quest’uomo le chiede:
“quando partiamo ?”
Lei si allontana, sorride e non risponde. Durante il colloquio,
quando mi racconta di questo evento, Patrizia commenta:
“ma forse non lo ha detto con intenzione?”
E’ qui che si sono verificate interruzioni del ciclo del contatto con i
meccanismi della RETROFLESSIONE, finalizzata alla chiusura
dei suoi bisogni interpersonali; della DEFLESSIONE, finalizzata
ad attenuare l’intensità della relazione, a depotenziare di calore il
rapporto, evidentemente troppo forte per Patrizia.
Patrizia consapevolizza e comprende quanto accaduto, riconosce
che questo è un comportamento quasi costante nei suoi rapporti
affettivi e torna il concetto della considerazione di sé, del senso
del valore di sé, del potere di volere, della scarsa autostima che
non gli consente di essere intimamente protagonista nella
relazione, qualsiasi tipo di relazione.
Ancora una volta Patrizia resta profondamente colpita dalla
potenza del colloquio e di quante cose ha scoperto di stessa e
con molta forza afferma di voler continuare in questo processo di
auto conoscenza.
Dunque, Patrizia è stata in grado di consapevolizzare, in seguito
all’analisi di questo suo comportamento ricorrente, che è lei a non
consentirsi relazioni stabili e durature. Infatti, con il meccanismo
della deflessione priva di calore il contatto con l’altro e attua
strategie inconsapevoli di fuga.
Si è ipotizzato che dietro a questo tipo di resistenza allo stabilire
contatti caldi e coinvolgenti su diversi piani, emotivo, cognitivo,
sociale, ci sia una scarsa valutazione di sé, una bassa autostima e
uno scarso potere personale.

73
Patrizia ha maturato una forte volontà di continuare ad esplorare
le sue dinamiche relazionali.

2.6 La verifica dell’intervento di Counseling


Valutazione complessiva della relazione di aiuto
E’ mia opinione che Patrizia stia operando dei piccoli “grandi”
cambiamenti. Mi sento molto fiduciosa nel fatto che le piccole
sperimentazioni che operiamo nello spazio protetto della relazione le
siano di supporto quando, con i suoi tempi e i suoi ritmi, vorrà
riportare e sperimentare l’esperienza nella vita di tutti i giorni.
Patrizia ha già operato dei piccoli cambiamenti nel suo modo di
porsi nella relazione. Lo denuncia la sua postura che via via si è
fatta più aperta, le spalle sono meno chiuse su se stesse, il modo di
vestire è adeguato ad una ragazza della sua età, con uno stile più
femminile rispetto all’inizio della nostra relazione. Mi dice di
indossare abiti che non indossava da tempo perchè troppo scollati,
o troppo colorati, considerati troppo appariscenti, e lei non voleva
apparire.
Patrizia ha molta voglia di lavorare su di sé, ha assunto una
consapevolezza molto forte sul fatto che cambiare si può, che per
questo è necessario capire se stessi, ascoltare, fronteggiare e
reintegrare le proprie emozioni, così come si presentano, siano esse
emozioni di paura, rabbia, tristezza, gelosia, vergogna, o profonda
gioia, tenerezza e passione.
Da un punto di vista cognitivo mi sento complessivamente
soddisfatta della relazione d’aiuto che sto conducendo con la mia
cliente, ma sento di avere anche molte (infinite) aree in cui posso
migliorare, per non parlare poi di approcci, metodi, teorie, di cui non
sono affatto a conoscenza o di quelle che non ho avuto ancora
modo di approfondire, di cui ho solo una vaga cognizione.
Come auto valutazione, immaginando una relazione dialogica
con me stessa, di approccio squisitamente umanistico-esistenziale,
sento di potermi complessivamente apprezzare. Ho fatto del mio

74
meglio, sento di essere stata in grado di dimostrare empatia alla mia
cliente, percepisco il fatto che si è sentita compresa nei suoi
sentimenti e per questo è stata in grado di procedere nelle sue
elaborazioni. So di aver strutturato i miei colloqui selettivamente, in
termini di avvio, sviluppo, conclusione.
Sono certa di aver usato, quanto più possibile, le giuste tecniche
di cui avevo competenza, per facilitare l’espressione delle idee e dei
sentimenti della mia cliente.
Ho dato rinforzi positivi alla mia cliente, quando necessario e
opportuno, per favorire lo sviluppo della fiducia e dell’autostima.
Ho dimostrato sensibilità, quando sono stati portati nel colloquio
argomenti intimi.
D’altro canto mi sono resa conto nel riesaminare le sedute, una
volta concluse, che a volte non sono stata in grado di agganciarmi
ad una parola, un fatto, per favorire una maggiore consapevolezza
nella cliente. Mi sono resa conto che avrei potuto fare meglio, di
aver perso forse irrimediabilmente una occasione, a volte mi sono
percepita io stessa troppo direttiva nel voler portare la mia Cliente
su argomenti che io, e non lei, ritenevo essere più opportuni.
Mi sono resa conto che quando parlavamo della mancanza di
calore nella relazione con i suoi genitori, io ho avuto un transfert
rivivendo la mia identica situazione con i miei genitori.
Quando Patrizia parlava di suo figlio e della relazione con il
padre, ho suggerito che lei potrebbe essere l’artefice di una buona
relazione con la figura paterna per il bene di suo figlio, ma questa è
una mia convinzione e non ho aspettato che emergesse da Patrizia
spontaneamente, ma l’ho servita io già bella e pronta per lei sulla
base della mia bella esperienza personale.
Mi sono resa conto di non aver saputo, almeno negli incontri
iniziali, gestire i confini temporali stabiliti nel contratto. I nostri
colloqui hanno avuto la durata anche di circa due ore rispetto ad
un’ora concordata.

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Autorivelazioni, evoluzioni e progressi confermati dal cliente
La mia cliente, ogni volta che va via mi abbraccia, mi bacia e mi
ringrazia per il lavoro che abbiamo fatto.
Ogni volta che si avvia la chiusura, prima ancora che io glielo
chieda, sa cogliere l’elemento del colloquio che vuole portare via
con sé e quello che invece intende lasciare.
La gioia che ha manifestato, quando mi ha comunicato di aver
finalmente stabilito un canale di comunicazione con suo padre è
stato per me una grande emozione e una verifica dell’efficacia del
mio lavoro.
Mi ha comunicato, inoltre, che per portare avanti il suo progetto
ha dovuto incontrare il Sindaco del paesino dove avvierà la nuova
attività, un ragazzo. Era entusiasta perché era stata in grado di
“tenere lo sguardo”, si era sentita autentica e presente nell’incontro,
e lei è convinta che la conclusione dell’incontro sia stata molto
soddisfacente grazie al suo nuovo modo di percepirsi e di porsi. Mi
ha anche confermato che la modalità di “tenere lo sguardo” è una
nuova scoperta per lei e la fa stare bene, dice che è “confermante”.
Mi sento di affermare che gli assunti (affermazioni) di Patrizia si
collocano nella dimensione di selettività-reattività, nel senso che la
mia Cliente percepisce di avere il potere di incidere sul processo di
cambiamento nelle relazioni tra gli eventi e tra le persone operando
delle scelte opportune.
Patrizia sta gradualmente operando un cambiamento verso
l’autoefficacia intesa come equilibrio fra i sentimenti di autostima,
valutazione di sé, percezione del valore di sé.

Verifica della realizzazione dei termini del contratto


Durante la relazione di sostegno ho sempre focalizzato
l’attenzione sul contratto stabilito insieme alla mia cliente.
Ritengo che i risultati fino a qui raggiunti e i piccoli cambiamenti
che si stanno verificando, per come espresso dalla mia Cliente,

76
possono confermare che la relazione si sta svolgendo secondo i
termini del contratto riguardo ai suoi contenuti.
Infatti, Patrizia è attualmente in grado di portare all’esterno le
modalità operative di comportamento relazionale che abbiamo
sperimentato nella relazione.
Questo cambiamento ha una ricaduta sull’ambiente nella sua
modalità di affrontare le situazioni:
• E' in grado di stabilire una relazione più calda con suo
padre;
• E' in grado di avere un rapporto meno conflittuale con
sua sorella;
• Ha un rapporto civile con il suo ex compagno;
• Si sente più sicura nelle situazioni in cui prima si
sentiva inadeguata.
Inoltre Patrizia ha vari progetti nel cassetto:
• Scrivere la biografia della sua famiglia per farne dono al
padre, alla madre e al suo bambino;
• Ha maturato la decisione di approfondire la conoscenza
di se stessa manifestando l’intenzione di continuare la
relazione di sostegno;
• Avere più cura del suo corpo, maggiore aderenza alla
dieta.

Gli accordi sui tempi e il luogo sono sempre stati rispettati,


quando ciò non è stato possibile sono stata avvertita con il
necessario anticipo.
La mia cliente non ha mai mancato un appuntamento e per
quanto mi riguarda sono stata sempre disponibile.

77
Tempi, pianificazione e gestione della conclusione del Lavoro
Siamo al decimo incontro dei 15 concordati, la mia cliente ha
anticipato che forse continuerà la relazione ma forse con un diverso
obiettivo.

78
PARTE TERZA

CONCLUSIONI

79
3.1 Apprendimenti sviluppati attraverso la pratica del
Counseling
Ho messo in pratica quasi tutte le tecniche studiate nel corso di
questi tre anni.
Questo è stato il vero esame, un esame che mi ha messa di
fronte a me stessa, alla mia responsabilità di voler fare.
E’ stato una grande opportunità di valutazione delle mie
competenze.
Ho avuto modo di appurare che le tecniche Rogersiane, oltre
ad essere confacenti al mio modo di essere, sono in grado di creare
condizioni eccellenti per una relazione di grande qualità, anche sul
piano umano.
Infatti, l’applicazione dell’ascolto attivo, come prima tecnica nella
fase della accoglienza è stato per me determinante nella
instaurazione della relazione con la mia cliente.
Questa tecnica "non direttiva o centrata sul cliente" è stata
efficace per entrare in un rapporto intensamente personale e
soggettivo con il Cliente, una relazione da persona a persona.
Durante gli incontri ho cercato di restare in contatto con le mie
esperienze, con il mio vissuto, di essere trasparente, ho tentato di
comunicare quello che la Cliente suscitava in me, quando ritenevo
che questo fosse nell'interesse della cliente.
Ho saputo applicare l'accettazione incondizionata dei valori e
dei sentimenti della mia Cliente.
L'empatia mi ha consentito di portarmi nella relazione attraverso
la correlazione di più dimensioni, la dimensione emotiva, cognitiva e
comportamentale.
Ho sperimentato il mondo della mia cliente “come se” fosse il
mio senza mai perdere la capacità del “come se” (quasi mai).
Le Tecniche Gestaltiche, da me applicate dopo che si e’ creata
l’alleanza nella relazione di aiuto, miravano a rendere consapevole
il fluire dell’esperienza, il nostro essere nel mondo.

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Ho cercato di portare l’attenzione sul fatto che essere al mondo
è un fatto che diamo per scontato, che ci pone dunque nella
posizione di oggetti, di cose che subiscono impulsi, ricevendo stimoli
e reagendo ad essi senza saperlo, o sapendolo in una proporzione
molto limitata.
Utilizzando le quattro domande preconizzate da Perls
- Che cosa stai facendo in questo momento;
- Cosa senti in questo momento;
- Cosa vuoi;
- Che cosa ti aspetti da me.
ho cercato di sviluppare la consapevolezza attraverso la quale è
possibile centrarsi sulle proprie sensazioni fisiche e sui propri
sentimenti, consentendo alla mia cliente di avere coscienza della
successione di “figure “ che apparivano sullo sfondo.
Ho utilizzato tecniche di amplificazione facendo sperimentare
alla mia cliente l’ascolto del proprio corpo amplificando gesti da lei
compiuti in maniera inconsapevole, vivendo intensamente cosa
stava accadendo.
Ho avuto l’opportunità di utilizzare la sedia vuota nella
sperimentazione di una simulazione di colloquio riparativo fra
Patrizia e suo padre.

3.2 Crescita personale durante la realizzazione del


progetto
La mia crescita e sviluppo di consapevolezza è avvenuta
attraverso:

• Tre anni di master in Counseling professionale presso l’Aspic;

• Esperienziale su Sistemi intimi (cuore-pelvi);

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• Esperienziale su Assertività;

• Collusione di coppia;

• L’empasse nella relazione di Counseling;

• Videomodeling;

• La partecipazione ad un gruppo di evoluzione e crescita


personale Aspic con la Dr.ssa C. Montanari ed il Dr. E. Giusti.

Questo percorso è stato molto coinvolgente, a volte duro, in


ogni caso mi sono sempre sentita spinta a proseguire, non mi sono
mai scoraggiata, anche quando la mia fase di competenza
incosciente a lasciato il passo alla incompetenza cosciente.
Ho sempre trovato un motivo, cento, mille per continuare questo
percorso affascinante.
Mi è capitato più di una volta di lasciare pezzi della mia vita
nelle aule dove si attuavano gli esperienziali.
Ho avuto modo di contattare la vera Marisa, mi sono sentita a
volte forte, a volte inadeguata, ho dovuto fare i conti con i miei intimi
modi di essere, portati crudamente alla luce, mi sono sentita nuda
davanti a me stessa, mi sono sentita di non sapere cosa fare di
questa nuova consapevolezza, finché non ho capito che questo è un
passaggio doloroso, ma necessario. È iniziato, ma non è ancora
finito. Ho compreso, tuttavia, che quel che conta è il viaggio e sono
contenta e soddisfatta che le tappe finora superate mi abbiano
confermato nella fiducia in me stessa: un punto di arrivo per
ripartire.

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BIBILIOGRAFIA
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Astrolabio; Roma; 1981;
- Berne E. (1974), A che gioco giochiamo, Bompiani; Milano;
- Bozart J.D. (2001), La terapia centrata sulla persona. Un
paradigma rivoluzionario, Sovera, Roma;
- Clarkson P. (1992), Gestalt counseling per una relazione
proattiva nella relazione di aiuto, Sovera, Roma;
- Giusti E. (1995), Manuale di psicoterapia integrata, F. Angeli;
MI, ristampa (1998);
- Giusti E. (1997), Psicoterapie: denominatori comuni, F. Angeli,
MI;
- Giusti E., Di Nardo G. (2006), Silenzio e solitudine.
L’integrazione della quiete nel trattamento terapeutico, Sovera,
Roma;
- Giusti E., Iannazzo A. (1998), Fenomenologia e integrazione
pluralistica, EUR, Roma;
- Giusti E., Locatelli M. (2000), L’empatia integrata, Sovera,
Roma;
- Giusti E., Montanari C., Montanarella G. (1997), “Manuale di
Psicologia Integrata”; F. Angeli; Milano;
- Giusti E., Montanari C., Spalletta E. (2000), La supervisione
clinica integrata, Masson, MI;
- Giusti E., Rosa V. (2002), Psicoterapie della Gestalt, ASPIC,
Roma;
- Giusti E., Testi A. (2006), L’Autostima, Sovera; Roma;

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- Giusti E., Ticconi G. (1998), La comunicazione non verbale,
Scione, Roma;
- Littrel J.M., (2001), Il Counseling breve in Azione; (libro + 2
VHF) ASPIC; Roma;
- Murgatroyd E. (1995), Il counseling nella relazione di aiuto,
Sovera, Roma;
- Perls F. (1977), L’approccio della Gestalt, Astrolabio, Roma;
- Rogers C. (1970), La terapia centrata sul Cliente, Astrolabio,
Roma.

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