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2010 - Firera & Liuzzo Group


Via Sistina, 15 - 00187 Roma
www.fireraliuzzo.com

ISBN: 978-88-6538-027-7

Firera & Liuzzo Group un membro di

Nicola Malizia

CRIMINOLOGIA

ed elementi di criminalistica

presentazione di Francesco Bruno

InDICE

Presentazione

11

PARTE PRIMA CRIMINOLOGIA GENERALE


1- Lo studio della criminologia

15

1.1
1.2
1.3
1.4
1.5

Le scienze criminali
La criminologia come scienza
Lorizzonte della criminologia
Delitto e sua definizione
Diritto penale e criminologia: quale rapporto?

15
17
21
23
25

2 - La criminologia tra diritto ed evoluzione della societ

27

2.1
2.2
2.3
2.4
2.5
2.6
2.7
2.8
2.9

27
29
32
36
38
39
46
49
51

Le teorie illuministiche
La concezione liberale del diritto penale: Cesare Beccaria
La Scuola Classica
Il crimine: primi approcci statistici e sociologici
La Scuola Positiva
Cesare Lombroso e gli studi sulla personalit del delinquente
La Scuola Positiva e i diversi contributi
La Nuova Difesa Sociale
Il contributo marxista

3 - I metodi e le fonti delle conoscenze criminologiche

55

3.1
3.2
3.3
3.4
3.5

55
57
58
59
65

Metodi e fonti della ricerca criminologica


La ricerca di tipo quantitativo
La ricerca di tipo qualitativo
Altri strumenti applicati alla ricerca
Il numero oscuro

4 - I fenomeni inducenti al delitto

69

4.1
4.2
4.3
4.4
4.5

69
71
72
75
76

La delinquenza e let
Relazione tra razza, nazionalit e delitto
Immigrazione e criminalit
Pauperismo e criminalit
Sistemi di controllo sociale

5 - Limputabilit

79

5.1
5.2
5.3
5.4
5.5
5.6

79
83
86
89
96
101

I fondamenti dellimputabilit
Concetto di infermit
Stati emotivi e passionali
Imputabilit e abuso di alcool e stupefacenti
Imputabilit dei minorenni
La recidiva

6 - Forme di criminalit

103

6.1
6.2
6.3
6.4
6.5
6.6
6.7
6.8
6.9
6.10
6.11
6.12
6.13
6.14
6.15
6.16
6.17
6.18
6.19
6.20
6.21
6.22

103
106
111
115
119
121
125
127
128
130
131
132
133
133
135
141
142
144
146
148
149
150

Le sottoculture criminali
Famiglia e delittuosit
La criminalit economica
La criminalit informatica
La criminalit organizzata e le moderne tecnologie
La criminalit stradale
La criminalit bianca (o dei colletti bianchi)
La delinquenza ed il teppismo allo stadio
Il terrorismo internazionale
Usura ed estorsioni
Criminalit comune
Criminalit ecologica
Omicidi colposi per infortuni sul lavoro
Criminalit e paranormale
Stte e criminalit
La criminalit rurale
Famiglia, scuola, mass-media e criminalit
La criminalit clericale
La criminalit femminile
Gli omicidi in condominio
I minori e luso distorto delle tecnologie di comunicazione
Le risposte alle devianze minorili

7 - Aggressivit e anormalit personologica

159

7.1
7.2
7.3
7.4
7.5
7.6

159
160
162
164
166
170

Laggressivit
Criminali aggressivi
Delinquenti normali e anormali
I delitti sessuali tra violenza ed aggressivit
Asfissia autoerotica (o asphyxophilia)
Necrofilia e necrofagia

8 - Le teorie criminologiche

175

8.1
8.2
8.3
8.4
8.5
8.6
8.7
8.8
8.9
8.10
8.11
8.12
8.13
8.14
8.15

175
176
176
177
177
178
178
179
179
180
180
181
182
182
183

Teoria delle aree criminali


Teoria della patologia sociale
Teoria dei conflitti culturali
Teoria delle associazioni differenziali
Teoria dellidentificazione differenziata
Teorie sottoculturali
Teoria dellanomia secondo Merton e Durkheim
Teoria dellimmunit differenziale
Teoria del numero oscuro
Teoria delletichettamento
Teoria della disorganizzazione sociale
Teoria delle aree naturali della criminalit
Teoria delle tecniche di neutralizzazione
Teoria delle opportunit differenziali di Cloward e Ohlin
Teoria dello stimolo rafforzatore differenziato di Burgess e Akers

9 - Criminologia e psicologia

185

9.1
9.2
9.3
9.4
9.5
9.6

185
187
190
192
193
197

Il contributo della psicoanalisi


La teoria analitica di C.G. Jung
La psicologia del comportamento
Lintegrazione psico-ambientale
La teoria non direzionale dei Glueck
La teoria dei contenitori

10 - Il comportamento umano

201

10.1
10.2
10.3
10.4

201
202
204
205

Gli studi sul comportamento umano


La predisposizione al crimine
Il comportamento criminale violento
Il cannibalismo

10.5 Il ruolo della psichiatria forense


10.6 La macchina della verit (o poligrafo)

206
208

11 - Criminalit e disturbi mentali

213

11.1 Evoluzione storica del concetto di malattia mentale


11.2 Rilevanza dei disturbi mentali ai fini della responsabilit
11.3 Relazione tra disturbi mentali e pericolosit
11.4 Le nevrosi
11.5 Le psicopatie
11.6 Le psicosi
11.7 La schizofrenia
11.8 La paranoia
11.9 Lepilessia
11.10 Il border-line
11.11 Le perversioni sessuali
11.12 Le parafilie
11.13 La pedofilia
11.14 La depressione e leuforia

213
219
220
223
227
229
231
234
236
238
242
244
246
252

12 - Droga ed alcool nellagire delittuoso

255

12.1
12.2
12.3
12.4
12.5
12.6
12.7
12.8

255
260
263
273
276
277
278
279

La diffusione della droga e levoluzione legislativa


Consumatori, tossicodipendenza e tossicomania
Le sostanze stupefacenti
Relazione tra sostanze stupefacenti e delitto
Lalcolismo
Etilismo acuto e cronico
Relazione tra alcolismo e delitto
Tossicomania e adolescenza

13 - La criminologia clinica

283

13.1
13.2
13.3
13.4
13.5

283
284
288
290
293

Introduzione
Losservazione criminologica: il colloquio
La prognosi delinquenziale
La pericolosit sociale
La vittimologia

14 - La violenza sulle donne e i processi di vittimizzazione

299

14.1
14.2
14.3
14.4
14.5
14.6

299
303
308
312
314
316

Le donne come vittime


Le forme di violenza
Donne e violenza intrafamiliare
Luxoricidio
I centri anti-violenza
Trattamento delle donne vittime di violenza

PARTE SECONDA ELEMENTI DI CRIMINALISTICA


15 - La criminalistica

323

15.1
15.2
15.3
15.4

323
328
332
333

La criminalistica e le sue origini


La Polizia Scientifica
RACIS e RIS
UACV

16 - La medicina forense

337

16.1
16.2
16.3
16.4
16.5
16.6
16.7
16.8
16.9
16.10
16.11

337
338
342
343
345
351
352
354
356
360
365

Introduzione
Cause di morte
Il DNA
Altre tecniche applicate al DNA
Le nuove frontiere dellentomologia forense
Autopsia e interpretazione
La tossicologia forense
Le sostanze tossiche
Le forme pi frequenti di avvelenamento nelluomo
La perizia tossicologica
La prassi della perizia tossicologica

17 - Il criminal profiling

369

17.1 Il criminal profiling


17.2 Scopi del profiling
17.3 Il ritratto parlato

369
371
375

18 - La scena criminis

377

18.1
18.2
18.3

18.4

18.5
18.6
18.7

377
378

Introduzione
Il sopralluogo: aspetti giuridici
Scena criminis: organizzazione e procedure per
le operazioni di ricerca
Reperti della scena criminis: tecniche di raccolta e
di conservazione
Il luminol
La grafoscopica
La biometria

380
384
395
396
399

19 - Scena criminis e reperti organici

405

19.1
19.2
19.3
19.4

405
406
406
407

Macchie di sangue umido e secco


Campionamenti di sangue
Liquidi organici
Peli/capelli

Bibliografia

409

PRESENTAZIONE

con immenso piacere che prendo visione del lavoro compiuto da Nicola Malizia, che si compendia in un interessante e atteso volume che riassume, a scopo didattico, il variegato complesso delle conoscenze che, a vario titolo, costituiscono il corpus
della criminologia.
Si tratta di unopera intelligente che ha saputo fondere, nel presente volume, i
contributi multidisciplinari, in particolare del diritto, della psicologia, della sociologia,
della psichiatria, dellantropologia criminale e della medicina-forense.
Infine, lultima parte del volume contiene cinque capitoli dedicati alla criminalistica. Si tratta, in realt, di una visione scientifica che tiene conto della natura interdisciplinare e multidisciplinare della criminologia, cui si dedicano i primi quattordici
capitoli dellOpera.
Tuttavia, in unanalisi protesa al futuro, come quella compiuta dallAutore, non
si trascura la tendenza, ormai ampiamente realizzatasi nei Paesi di cultura anglosassone, di considerare le varie branche che compongono la criminologia, nellambito di un
pi generale albero da cui si diramano i rami delle scienze forensi. In realt, quella che
ancora chiamata criminalistica, rappresenta uno spaccato sintetico ed essenziale del
contributo delle scienze forensi allinvestigazione criminale.
Allinizio, lAutore, esamina i cardini fondanti della disciplina, per poi procedere a
una disamina delle metodologie e delle fonti delle conoscenze criminologiche.
Analizza, altres, le relazioni intercorrenti tra le fenomenologie delittuose e i fattori
sociali, economici, istituzionali, situazionali, al fine di identificare le fattispecie criminose pi comuni, sia tradizionali, sia di pi recente emersione, dedicando una parte
della trattazione alle teorie sociologiche, psicologiche e multifattoriali che concorrono
alle spiegazioni del delitto.
Lo studio delle implicazioni che seguono alla commissione dei crimini non pu
prescindere, secondo il Malizia, da un approccio incentrato anche sul ruolo della vittima, sempre pi ritenuta, oggi, soggetto interagente nella complessa dinamica relativa
alle origini, ai moventi e alle modalit dellazione criminosa.
superfluo dire che lAutore puntualizza in modo moderno e aggiornato alcune
delle metodiche scientifiche della investigazione criminale che, oggi, sono molto note
anche al pubblico dei non addetti ai lavori, come, ad esempio, lo psicologico profiling e
lanalisi del DNA.
Queste metodiche, peraltro, non sono avulse dal contenuto pi generale dellOpera, ma sono inserite in un contesto appropriato che parte dallanalisi scientifica della
scena del crimine per individuarne i reperti fondamentali e per costruire, su di essi, le fasi
11

Criminologia ed elementi di criminalistica

concatenate del procedimento investigativo. Il Volume diretto agli studenti ed anche


agli operatori del settore, e pu trovare una ulteriore fascia di lettori anche nel pubblico pi generale, perch scritto in modo chiaro, non d nulla per scontato, ed esprime
compiutamente il pensiero dellAutore, il quale, da anni ormai, insegna quotidianamente la criminologia in diversi corsi universitari e anche alla Forze dellOrdine.
Sono molto orgoglioso di concludere questa mia presentazione dicendo di conoscere personalmente il Malizia, del quale apprezzo le qualit umane e scientifiche. Mi ,
inoltre, gradito constatare che la grande domanda di conoscenza, che negli ultimi anni
si espressa in Italia nel campo delle scienze criminali, abbia finalmente cominciato a
produrre unofferta, moderna, aggiornata, adatta alla formazione, non pi costellata da
semplici conoscenze, ma da contenuti e metodi di professionalizzazione.
Sono convinto che anche in Italia, come negli altri Paesi, gi in atto una trasformazione sociale e tecnologica che porter, sempre pi, alla individuazione e valorizzazione delle competenze criminologiche in ambiti lavorativi diversi, crescenti e sempre
pi qualificati.

12

Prof. Francesco Bruno


Docente di Criminologia allUniversit
LA SAPIENZA di Roma

PARTE PRIMA

CRIMINOLOGIA GENERALE

CAPITOLO 1

Lo studio della criminologia

1.1 Le scienze criminali


Le scienze criminali rappresentano, in una moderna dimensione scientifica, linsieme delle conoscenze disciplinari focalizzate allo studio e allapprofondimento delle
fenomenologie delittuose che interessano la societ nel suo insieme.
Tra questa scienze vi rientrano, oltre alla criminologia, la vittimologia, la politica
penale (o criminale), il diritto penale, il diritto penitenziario, la psicologia giudiziaria e
giuridica, la criminalistica.
La vittimologia ha, da poco, guadagnato la dignit di scienza autonoma dalla criminologia, e ha per oggetto lo studio della vittima del crimine, della sua personalit, delle
sue caratteristiche psicologiche, morali, sociali e culturali, delle sue relazioni con il criminale, ovvero lindividuazione di quei fattori che determinano o facilitano la vittimizzazione di determinati soggetti o categorie di soggetti. Ma lo studio della vittima pu
contribuire, anche sotto il profilo delle tecniche di individuazione del reo, alla elaborazione del c.d profilo criminale dellautore di un reato.
Quanto alla politica penale, pur non potendola considerare come disciplina autonoma, doveroso sottolineare che essa pone gli obiettivi che saranno successivamente
perseguiti dal diritto penale: stimoli che sono frutto delle attuali sollecitazioni sociali
in materia di prevenzione della criminalit, pensiamo, ad esempio, la depenalizzazione
di alcune fattispecie superate di reati e la conseguente creazione di fattispecie delittuose nuove, come logica conseguenza del modificato sentire sociale. La politica penale, si
avvale, nel fine ultimo di studiare, elaborare e proporre gli strumenti e i mezzi per combattere la criminalit, di molteplici saperi e altrettante discipline: pensiamo allantropologia, al diritto penale e processual-penale, alla stessa criminologia, alla sociologia, alle
scienze economiche, a quelle morali e filosofiche. Se la politica criminale un aspetto
della politica sociale, e attribuisce al diritto penale il ruolo di estrema ratio, questultimo
, al tempo stesso, suo strumento e limite.
15

Criminologia ed elementi di criminalistica

Mentre lo scopo della prima (politica sociale), infatti, consiste nella prevenzione
della criminalit, il secondo (diritto penale), definendo di fatto i singoli crimini e le risposte che a essi vanno date, diventa il mezzo di attuazione di tale politica.
Il diritto penitenziario costituito dallinsieme delle disposizioni legislative che regolano la fase esecutiva del procedimento giudiziario penale. Recentemente, questa disciplina ha allargato il raggio di azione del proprio intervento, dalla semplice carcerazione alle varie forme di misure sostitutive o alternative alla pena detentiva.
Legittimit di scienze criminali hanno anche la psicologia giudiziaria, che approfondisce le interrelazioni psicologiche tra i vari protagonisti del procedimento giudiziario (dalla persona offesa al testimone, dallimputato al magistrato, sino alloperatore
amministrativo), e la psicologia giuridica, ramo della psicologia applicato al diritto.
Infatti, proprio lo studio e la comprensione dellatteggiamento psicologico assunto dai vari soggetti che, direttamente o indirettamente, vengono in contatto con il procedimento giudiziario, si f sempre pi importante, anche dal punto di vista pratico:
pensiamo al perito che deve analizzare limputato, al difensore nellambito della scelta
delle strategie difensive, allquipe di osservazione e trattamento in ambito penitenziario, e cos via.
Uno dei settori in cui, maggiormente, la ricerca stata approfondita quello della
psicologia della testimonianza; ma pensiamo, anche, alle tecniche di conduzione dellesame incrociato nel processo penale, ai rapporti tra le varie figure professionali che
vengono a contatto e talvolta collidono nelle aule di giustizia, o, addirittura, tra i
componenti laici e togati di un medesimo collegio giudicante.
La criminalistica, invece, utilizza una serie di conoscenze, per far fronte ai problemi
di indagine di investigazione criminale. Pu intendersi come linsieme delle molteplici
tecnologie e saperi che vengono utilizzati per linvestigazione criminale, come la balistica giudiziaria, la dattiloscopia, lanalisi di materiali biologici, dei gruppi sanguigni,
delle tracce ematiche, del DNA per lidentificazione del colpevole, la ricerca dei residui
di polveri da sparo, e inoltre, la medicina legale, la grafometria e la comparazione calligrafica, nonch, le indagini tossicologiche.
La medicina legale tratta dellapplicazione delle conoscenze mediche al diritto, contribuendo alla elaborazione, interpretazione e applicazione di precetti giuridici che riguardano la tutela della vita e dellintegrit psico-fisica. Se da un lato, mantiene ancora lindirizzo giuridico-forense e i tradizionali rapporti con lamministrazione della
giustizia occupandosi dello studio del cadavere e della medicina del delitto, dallaltro,
particolarmente in Italia, i suoi compiti investono, ormai, tutti i rapporti fra la persona
umana e lordinamento giuridico-sociale, trovando unampia collocazione nellambito
del S.S.N.; questa apertura sociale dipende dalla valorizzazione degli aspetti medicolegali della malattia, affinch il cittadino sia reintegrato, non solo nello stato di salute,
se possibile, ma anche nello stato economico, fruendo di ogni altro beneficio riconosciutogli in applicazione delle leggi sociali. Ogni fatto medico pu nascondere svariati
risvolti giuridici; il compito della medicina legale proprio quello di partire dalla situazione clinica per verificare lapplicabilit di una normativa lungo un iter che, passando
attraverso una semeiotica, talvolta peculiare, non ha il fine diagnostico-terapeutico, ma
quello di determinare leffettiva natura ed entit degli esiti di un particolare evento e di
accertare il nesso di causalit materiale fra tale evento e gli esiti stessi (giudizio medico16

Lo studio della criminologia

legale), con specifico riferimento allambito giuridico di competenza (penale, civile,


assicurativo, ecc.). La metodologia medico-legale si applica alla diagnosi, alla prognosi
e ai giudizi conclusivi che rappresentano il presupposto per la risposta a quesiti di interesse medico e giuridico.

1.2 La criminologia come scienza


Bandini, nei primi anni novanta, sosteneva che la criminologia appare incerta circa le proprie finalit ed il proprio oggetto di studio, risulta divisa in indirizzi talvolta
profondamente contrastanti, condizionata da una situazione di profonda crisi, che in
molti casi limita lo sviluppo, laffermazione e la diffusione della disciplina stessa. Oggi,
da parte di coloro che si approcciano allo studio della criminologia, si riscontra, per lo
pi, il desiderio di conoscenza delle metodologie che ineriscono, ad esempio, la criminologia clinica o applicata, oppure la criminalistica, tenuto conto, peraltro, anche della
continua influenza mediatica su tali argomentazioni; ci, a detrimento del necessario e
primario approccio alla criminalit che deve concretizzarsi, in primis, nella conoscenza
di quella che possiamo definire come la storia e levoluzione della criminologia.
Nellultimo decennio, si assistito ad un intenso dibattito sul ruolo di questultima. Da un lato, considerabile come scienza multidisciplinare, dove per multidisciplinare si intende quella singola branca del sapere che, per il suo autonomo sviluppo,
richiede necessariamente competenze molteplici. La criminologia, pertanto, avrebbe
questa caratteristica in quanto si occupa del fenomeno criminoso secondo plurime prospettive, e, in essa, andrebbero a confluire e ad integrarsi le conoscenze esistenti sul fenomeno delittuoso. Se si mantiene questo status, la criminologia, sembrerebbe orientata a rinunciare a una propria autonomia, in quanto si ripropone il problema di come
una disciplina possa costituirsi quale momento di sintesi e di integrazione di conoscenze provenienti da discipline tra loro eterogenee.
Per uscire da questa impasse, allora, necessario considerare la criminologia come scienza interdisciplinare; ci presuppone il dialogare con altre discipline autonome
con le quali ha in comune lo studio del comportamento antigiuridico o antisociale, allo scopo di conoscere le sue cause e di realizzare adeguati programmi di prevenzione e
di trattamento. La interdisciplinariet, per, viene dagli studiosi considerata come una
sorta di espediente epistemologico, tenuto conto che il criterio interdisciplinare non
pu riguardare una singola disciplina, e presuppone uninterazione fra distinte discipline, le quali possono interagire, se hanno gi acquisito unidentit (e forse una pseudoautonomia), e se sono nella condizione di apportare, attraverso propri schemi concettuali, un proprio modo di definire i problemi e di impostare la ricerca.
Linterdisciplinarit un momento di convergenza funzionale ed entra in gioco
successivamente al fatto che pi discipline abbiano affrontato uno o pi problemi in
comune, tenuto conto della propria specificit e delle proprie strategie interpretative.
Penati, ad esempio, sostiene che lintroduzione di un criterio interdisciplinare non
preceduto da uno studio preliminare e necessariamente distinto per discipline, livellerebbe genericamente il sapere al grado di mera esperienza effettuale e di confuso ten17

Criminologia ed elementi di criminalistica

tativo di una sua espressione globale non strutturata: impedirebbe, cio, quellarticolazione analitica e quel ripensamento critico originale e creativo che costituisce lessenza
dellassimilazione culturale della realt da parte delluomo.
Linterdisciplinarit accostamento e utilizzazione di teorie e modelli sviluppati
nellambito di determinati contesti e paradigmi dotati di linguaggi loro propri, e, come
tale, porta a una semplice sovrapposizione di fuochi giungendo, quindi, nel migliore
dei casi, a enunciare proposizioni tautologiche, e, nel peggiore, alla confusione.
Ponti, allinizio, aveva caratterizzato la criminologia come scienza multidisciplinare
e interdisciplinare, successivamente rivede la propria posizione rispetto allinterdisciplinarit, affermando che la criminologia scienza a carattere interdisciplinare, in quanto,
ha anche la necessit di coltivare rapporti interdisciplinari.
Limmagine della criminologia quale scienza sintetica si giustifica se essa concepita in termini di scienza empirica, caratterizzata dal metodo induttivo, e fondata sullosservazione tale che la scienza si riduce a un insieme di asserzioni che descrivono
osservazioni, e che aumenta e progredisce amplificando il volume delle asserzioni che
descrivono osservazioni.
Vassalli, afferma che la criminologia esprime, oramai, laspirazione a una visione
unitaria e sintetica del fenomeno individuale e sociale della delinquenza, nella quale
si compongono le diverse esperienze e le diverse conoscenze che, a tale visione, il pi
possibile compiuta, possono contribuire, ordinate in relazione a chiari punti di partenza comuni e secondo una comune finalit di verit obiettiva, le conoscenze intorno al
fenomeno delittuoso, ai suoi fattori, al suo modo di manifestarsi, ai suoi effetti individuali e sociali, alla sua valutazione e comprensione.
Collegato a questo approccio il metodo induttivo, secondo il quale la ricerca
scientifica parte dallosservazione, per poi, con cautela, passare alle leggi generali.
Il passaggio da asserzioni particolari ad asserzioni generali viene, quindi, giustificato sulla base di unaccumulazione di fatti-asserzioni.
La codificazione della criminologia come scienza sintetica deriva dallavere confuso la comprensibile aspirazione a un sapere, il pi articolato possibile, sulla questione
criminale con la codificazione della criminologia quale scienza interdisciplinare, multidisciplinare.
Secondo questa interpretazione, alla criminologia pu essere attribuito il compito
di comporre le diverse esperienze e conoscenze intorno al fenomeno delittuoso, alle sue
manifestazioni, ai suoi effetti, alla sua valutazione e comprensione, purch, si prenda
atto che la criminalit e il comportamento criminoso possono essere ricondotti ad unit,
unicamente se si abbandona lillusione di poter costruire ununit disciplinare sulla base di unintegrazione di conoscenze appartenenti a discipline e professioni diverse.
Allo stato attuale, tuttavia, i criminologi tradizionali non appaiono in grado di
risolvere le contraddizioni della loro codificazione di criminologia, soprattutto, perch non hanno posto attenzione sul fatto che, allorch discipline e professioni diverse
interagiscono, non si limitano a offrire un contributo autoreferenziale, ma producono
frammenti di conoscenza e di operativit che sfuggono ai rispettivi vincoli.
Per la criminologia diventa, allora, necessario immaginare che i saperi costitutivi
del diritto, della medicina, della pedagogia, della psichiatria, della psicologia, della sociologia, pur conservando autonomia e originalit, rappresentano frammenti conoscitivi
18

Lo studio della criminologia

e operativi che si producono durante il confronto disciplinare e professionale e che confluiscono in questo spazio; diventa, di conseguenza, necessario, prevedere un metodo che si
caratterizzi quale ricerca delle condizioni che consentano al confronto di non ridursi a mera
sommatoria di dati, ma che trasformi la connessione in risorsa di complementarit.
Calzante lesempio di Pisapia a proposito del dibattito sullautonomia della criminologia.
Si immagini un appartamento composto da pi locali. Ognuno di questi locali rappresenta una disciplina o una professione interessate a offrire un contributo alla
questione criminale: criminalistica, diritto, pedagogia, politica criminale, psichiatria,
psicologia, servizio sociale, sociologia, ecc.
Se si considera la criminologia (che per autodefinizione si pone quale scienza del
crimine) una delle discipline interessate alla questione criminale, essa andrebbe a occupare una delle stanze dellappartamento e non potrebbe essere delineata quale disciplina che sintetizza e integra, le conoscenze prodotte dalle altre discipline. Se identificassimo la criminologia con ledificio che contiene quellappartamento, essa, avrebbe
la presunzione di porsi come metascienza, e le altre discipline non sarebbero che sottodiscipline della criminologia.
Si pensi, invece, alla criminologia come al corridoio che attraversa i confini delle
diverse stanze, corridoio che le distingue luna dallaltra, ma che consente, a queste, di
comunicare. Allorch emerge una situazione che chiama in causa alcune delle discipline presenti, ognuna di queste supera la propria soglia e, sulla base della propria competenza, porta uno specifico contributo. La criminologia, rappresenta, in quanto spazio
comune e condivisibile, la condizione affinch questi contributi possano confrontarsi,
mantenendo, ciascuna, la propria identit; essa si pone come spazio al cui interno le
differenti discipline e professioni producono frammenti di conoscenza e di operativit
che sfuggono ai rispettivi vincoli.
Limmagine di criminologia che emerge quella di unarea di sapere che si caratterizza quale potenzialit progettuale di connessione e, quindi, a mano a mano che si
sviluppa il processo di interazione, quale competenza metodologica che si sostanzia nella
possibilit di trasformare i contributi delle diverse discipline e professioni in risorsa di
complementarit.
La criminologia, pertanto, non si pone come motore di rielaborazione delle conoscenze acquisite da altre discipline, n rappresenta, per tale motivo, una scienza di secondo livello, n una metascienza nel dare senso e significato alle altre scienze; al contrario, si presenta come dimensione di costruzione di nuove conoscenze.
La criminologia, pertanto, deve essere intesa quale metodo di regolazione disciplinare e professionale che attiene, non solo alla fase successiva allemergere del confronto,
ma che riguarda i processi, grazie ai quali, questa interazione si origina e si sviluppa.
Canepa, a tal proposito, sosteneva che la criminologia dovesse essere concepita come
ricerca criminologica.
Unintuizione, come lo stesso affermava, che stata troppo presto abbandonata;
si preferito attestarsi sullidea di criminologia quale scienza interdisciplinare del comportamento antisociale nelle sue varie forme: dal semplice disadattamento alle forme
di antisocialit pi definita in senso oppositivo, fino al comportamento delittuoso (antisocialit come delitto).
19

Criminologia ed elementi di criminalistica

Allinterno della ricerca criminologica, Canepa individua una ricerca fondamentale che studia le cause del comportamento antisociale prescindendo dallutilizzazione
pratica dei risultati, e, una ricerca applicata che si concreta nella programmazione di
interventi per la prevenzione del comportamento antisociale.
La criminologia, pi che una disciplina in senso tradizionale, , quindi, concepita
come ricerca delle condizioni che consentono di strutturare domande e offrire risposte
sui diversi aspetti che compongono la questione criminale: dalla produzione delle norme alle definizioni sociali di devianza e di criminalit; dallapplicazione delle norme,
allapplicazione effettiva delle definizioni sociali di criminalit e devianza a soggetti specifici; dalla condanna di coloro che sono ritenuti autori di reato allesecuzione della pena e delle misure di sicurezza, senza trascurare le vittime di reato.
Norme di condotta e regole di interazione accompagnano lindividuo nella maturazione della propria esperienza sociale nel corso della vita quotidiana, ed anche a
questo insieme di norme e di regole, denominato normativo-quotidiano, che il criminologo, ma non solo il criminologo, pu fare riferimento.
Il fatto che linteresse dei criminologi tradizionali sia stato quasi sempre il momento in cui le norme di condotta danno corpo a situazioni considerate socialmente
negative non pu fare dimenticare che una situazione problematica pu essere spiegata se si hanno gli strumenti analitici per delineare le condizioni che rendono possibile unesperienza di incontro con le norme di condotta, al fine di spiegare anche il momento di conflitto. in un secondo momento - sul piano logico e su quello dei tempi
di vita individuali - che ci si dovrebbe preoccupare di spiegare anche le articolazioni del
confronto normativo che assumono caratteristiche problematiche e che, comunque,
non necessariamente sfociano nel reato.
De Greef riteneva la criminologia scienza in s inesistente, sia per lincertezza, e la
contingenza, che per lipoteticit delle sue teorie.
Se una scienza deve rispondere ai criteri di sistematicit e controllabilit, si pu
certamente affermare, che, ai due criteri, risponde, perfettamente, la criminologia.
Per sistematicit, si intende la costruzione di un complesso di conoscenze acquisite
su un determinato oggetto, integrate, in un complesso armonico e strutturato.
Per controllabilit, la possibilit di sottoporre tali conoscenze al c.d. controllo di
validit, sotto il profilo empirico e logico-formale.
Accanto alla sistematicit ed alla controllabilit, si riscontrano: la capacit teoretica,
quella cumulativa, ed infine, quella predittiva.
La capacit teoretica di una scienza, si concretizza nel trasformare in proposizioni astratte unite da nesso logico proposizioni costituenti la c.d. teoria, finalizzate
a spiegare i rapporti causali, le correlazioni, nonch le variabili dei fatti, oggetto della
sua analisi, derivanti da molteplici osservazioni e dati. La capacit cumulativa consiste,
invece, nella caratteristica delle scienze di analizzare, correggere, amplificare o perfezionare, attraverso teorie pi recenti, quelle in precedenza formulate. La capacit predittiva
consiste nello sforzo di potere prevedere comportamenti dei singoli soggetti e dellintera collettivit, anche se dobbligo precisare che la predizione per tali dimensioni
presenta limiti obiettivi e fisiologici.

20

Lo studio della criminologia

1.3 Lorizzonte della criminologia


Il campo di indagine della criminologia identificabile nello studio dei fatti delittuosi, in quello degli autori di fatti antigiuridici (qualificati come reati), delle molteplici forme di reazione sociale alla criminalit diffusa, dello studio personologico della
persona offesa nel reato (vittima), nonch dei fenomeni di devianza.
Studi paralleli alle scienze criminali sono stati compiuti anche da altre discipline,
quali la psichiatria, lantropologia criminale, la sociologia, la statistica, la pedagogia,
discipline che hanno fornito, e continuano a fornire, spunti scientifici di applicazione
di indubbio valore e significato.
Nonostante le diverse sistemazioni teoriche che si sono avvicendate nel tempo, e
tenuto conto che la criminologia ha compiuto passi da gigante, fino ad oggi, sul piano
scientifico, e del posto importante che ha finito per occupare tra le attivit istituzionali, ancora oggi, le domande rimangono le stesse:


quanto sono vasti i confini della criminologia?


qual il suo campo di indagine e che cosa ricade sotto la sua osservazione?
che tipo di relazione dovrebbe sussistere tra la criminologia e le altre discipline che
si occupano dei medesimi oggetti?

Bruno osserva che sostenere che la criminologia una scienza multidisciplinare e


interdisciplinare non un'asserzione chiara e definitiva.
Se si vogliono utilizzare definite e utili categorie concettuali per identificare il nucleo duro della disciplina, e capire il ruolo della criminologia moderna, si deve andare
pi in profondit a spiegare il significato reale delle parole, adottando un approccio che
possa considerarsi effettivamente comprensivo e sistematico.
Selling afferma, ad esempio, che il termine criminologia dovrebbe essere usato per
designare il corpo di conoscenze scientifiche disponibili sul crimine.
Il problema, tuttavia, non risolto, n da questa, n da altre pi lunghe e complesse
definizioni. Infatti, nuove difficolt sorgono proprio dalla necessit di dare una definizione operativa e, quindi, utilizzabile della parola crimine. Il crimine pu essere definito
sia come un fenomeno sociale che come un tipo di comportamento umano, sia come
una violazione o infrazione della legge che come un atteggiamento morale mirato al male. La scelta delluno o dellaltro significato pu dipendere non solo dal punto di vista
che si preferisce, ma, anche, dallo scopo che si vuole raggiungere con lanalisi.
Se ne deve concludere che molte e differenti prospettive coesistono insieme con
molti e diversi aspetti dello stesso oggetto, nello stesso tempo e nello stesso spazio.
Lunico quadro di riferimento che fornisce significato stabile e continuit ad una
tale realt cos mutevole e dinamica rappresentato dallessere umano che pu essere
considerato come lelemento essenziale che partecipa, in quanto tale, sia al sistema osservante che a quello osservato.
Questa duplicit appare ineliminabile ed ancora pi complicata quando loggetto dellosservazione il comportamento delluomo che promana direttamente dal suo
cervello, che si trova, cos, ad essere contemporaneamente oggetto e soggetto di analisi
e di ricerca.
21

Criminologia ed elementi di criminalistica

Per questo motivo, non si pu continuare a fare ci che si fatto da sempre, cio
considerare luomo, di per s, avulso da ogni rapporto e da ogni condizionamento o,
allopposto, studiare i gruppi sociali come se fossero composti non da uomini, ma da
nuclei immutabili e scarsamente interagenti.
Al contrario, luomo non pu essere studiato se non allinterno del suo ambiente e
in rapporto con i diversi sistemi cui pu partecipare nellambito di un definito quadro
concettuale di realt. Ne consegue che se ci vero, vero anche il reciproco, quindi i
gruppi, gli insiemi e i sistemi non possono considerarsi se non nel rapporto essenziale
con luomo e nel significato e nella finalizzazione umani della loro esistenza.
Fino ad oggi avvenuto lesatto opposto, e gran parte delle nostre acquisizioni
scientifiche rappresentano, non limmagine della realt, ma quella di modelli estremamente semplificati e astratti che tendono a comprendere le strutture elementari dei
fenomeni, talch si possa passare, successivamente, dal particolare al generale, e intuire,
cos, le leggi che governano luniverso.
In altri termini, la scienza si sempre affannata a ricercare, a tutti i livelli, gli elementi significativi dellordine della natura, cercando di distinguerli da quelli che rappresentano i residui del caos primigenio.
Allinizio, tutto appariva semplice, tutto sembrava inquadrarsi in un grande e perfetto disegno, ma, poi, il progresso stesso della fisica ha finito per identificare delle
grandi contraddizioni che, tuttora, appaiono non risolte.
Lo stesso Einstein, che credeva di aver collocato ulteriori e rilevanti tessere alla ricostruzione del grande mosaico del sapere, mor, cercando, senza riuscirci, di elaborare
una teoria unificata delle forze che gli consentisse di dimostrare ci che riassunse felicemente nel celebre aforisma: Dio non gioca a dadi con luniverso.
Le scoperte della fisica sembrano, per, indurre a pensare il contrario: i principi
della termodinamica, lincremento dellentropia, il principio di non determinazione di
Heisemberg, la scienza dei quanti, ecc., dimostrano come la costruzione teorica non
possa essere mai considerata perfetta, e come nella natura e nelluomo non regni la
perfezione, ma, al contrario, predomini limperfezione.
Nella natura non si riscontrano mai quelle perfette forme geometriche che luomo riesce a concepire e ad elaborare, ma, al contrario, essa fatta di forme complesse
ed irregolari che solo la moderna scienza ci consente di conoscere meno approssimativamente.
In ogni caso, allo stato delle cose, oggi evidente che caos ed ordine non sono termini rigidamente contrapposti, e che ognuno dei due pu contenere laltro.
La scienza moderna non pu fare a meno di entrambi e, se da una parte prosegue nei suoi processi di astrazione per modelli, dallaltra cerca di capire i fenomeni
pi complessi, attraverso tecniche che consentano un pi diretto approccio alla realt,
come ad esempio, la teoria dei sistemi. importante che nelle scienze umane si adottino approcci e modelli che siano considerati, oggi, pi vicini alla realt e che, se non
ne consentono ancora una perfetta comprensione, per lo meno, non siano fuorvianti o
addirittura mistificanti.
In criminologia, infatti, come in tutte le cosiddette scienze umane, assai difficile
trovare le prove di quanto si sostiene, e ricerche, teoricamente e spesso anche metodologicamente sbagliate, non solo non consentono di verificare le ipotesi poste, ma for22

Lo studio della criminologia

niscono dati incontrollati ed incontrollabili che nascondono e mistificano la verit, al


posto di palesarla.
Per questo motivo, essenziale che lapproccio sia corretto e che il quadro di riferimento teorico del ricercatore, ma anche del professionista criminologo, sia improntato
a chiare nozioni operativamente definibili e scientificamente fondate.
A proposito del valore fondamentale della ricerca, il quadro di azione designato da
Bruno, sembra, oggi, essere il pi osservato:










la necessit della completezza e dell'aggiornamento della documentazione;


la necessit del contributo critico preliminare e successivo degli altri ricercatori;
l'indipendenza e la responsabilit del giudizio;
il rifiuto di ogni pregiudizio culturale, ideologico o religioso;
la libert del ricercatore;
la critica dei fanatismi;
l'accettazione della realt, comunque essa sia;
la conoscenza e l'accettazione delle diverse realt e specificit culturali;
il principio della collaborazione tra gli uomini di diversa razza e cultura;
la ricchezza del dubbio;
il coraggio di difendere e anche di cambiare le proprie opinioni.
L'approccio si basa su di una chiara definizione dei seguenti concetti fondamentali:

il concetto di realt;
il concetto di norma;
il concetto di sistema.

Da questi derivano, poi, ulteriori concettualizzazioni di base riguardanti l'operativit in campo criminologico: si tratta di tutte quelle definizioni di concetti che rendono possibile l'adozione di strategie e di strumenti mirati all'intervento e alla trasformazione della realt attraverso lo schema: formazione - operazione - valutazione.

1.4 Delitto e sua definizione


La condotta delittuosa, come gi precisato, rientra nellambito delloggetto di studio della criminologia. Il delitto, che trova una sua definizione nel diritto positivo, va
inteso come quel fatto che la legge penale considera tale per definizione sociale o per
convenzione. Il concetto di delitto naturale, sin dal secolo scorso, si contrappone a quello di delitto come fatto contingente di natura storico - sociologica, partendo dallidea di un
reato con caratteristiche non mutabili nel tempo e nello spazio, poich valori primari
come la salute, lintegrit fisica, la vita, lo sono parimenti.
Ne testimonianza il fatto che lomicidio, ad esempio, presente in tutte le epoche
e in tutte le civilt, sia stato sempre considerato come fatto totalmente illecito e universalmente infausto, tale da concludere che i valori umani derivino, non da princpi di
23

Criminologia ed elementi di criminalistica

carattere duraturo, bens, dai processi culturalizzanti e socializzanti. Mantovani (e altri


autori) ha creduto di individuare, oltre alle variabili storiche della criminalit, che fanno
mutare nel tempo lidentificazione delle singole ipotesi di delitto, anche delle costanti,
indipendenti, sia dalle valutazioni variabili del legislatori, sia dalle evoluzioni dei valori
esistenti nei sistemi sociali.
Le costanti sono rappresentate dai delitti naturali e da alcuni princpi basilari, come
le categorie razionali del pensiero penalistico, quali la condotta, la causalit, levento, la
capacit, il dolo, la colpa, il soggetto passivo, le conseguenze penali, e cos via.
Prendendo campo linaccettabilit dellidea di delitto naturale, si cerc, attraverso
il principio dellantisocialit o della pericolosit sociale, di strutturare una nuova teorizzazione per definire il delitto.
La Scuola Positiva, per esempio, incentrava la politica criminale proprio sulla pericolosit, definita quale tendenza innata a compiere delitti, anche non ponendo in essere
condotte legalmente proibite; pericolosit e antisocialit, rappresentavano, pertanto, solo giudizi in ragione di caratteristiche psico-somatiche o di status: tutto ci equivaleva,
quindi, a considerare antisociali anche coloro che non commettevano reati, ma che ne
venivano riconosciuti capaci. Il criterio dellantisocialit, ritenuto un puro giudizio di
valore, e strettamente connesso e variabile al mutare della cultura e dei suoi contenuti,
non poteva risultare un metodo valido.
Si tentato, a questo punto, di distinguere i delitti in base al criterio della maggiore o minore gravit. Alla base di tale tentativo, il primo problema da affrontare riguarda
lo stabilire a priori ci che pu risultare grave, da ci che tale non pu essere considerato. La criminologia, sulla base di questa distinzione, avrebbe il compito di occuparsi solo dei primi e di trascurare i secondi; tra questi ultimi, rientrerebbero fattispecie
criminose come la corruzione, lillecito finanziamento ai partiti, levasione fiscale ecc.,
che, per lungo tempo, sono stati qualificati come secondari, ma che nellultimo ventennio hanno impegnato, e non poco, la magistratura.
La gravit del reato, prevista allart. 133 del codice penale, rappresenta uno dei
parametri per lapplicazione discrezionale tra minimo e massimo della pena. Il criterio della maggiore o minore gravit del delitto, seppur criticato, riflette, per, limpegno della criminologia in ordine, ad esempio, alla penologia minorile, laddove, per i
c.d. reati bagatellari, cio di scarsa rilevanza sociale, a seguito della riforma della giustizia minorile, stato previsto, dal legislatore, listituto della rinunzia allazione penale.
La criminologia, comunque, non destinata a occuparsi solamente dei reati pi
gravi che scuotono la societ, ma di tutte le fattispecie di reato che possono tradursi in
possibile fonte di indagine, anche se necessario ricordare che la valutazione di maggiore o minore gravit spetta al Legislatore e al Giudice, nelle diverse sedi, e non alla
criminologia o al criminologo.
Inoltre, nemmeno la distinzione tra azioni che sono illecite per la loro stessa natura
(mala in se) e quelle che sono tali perch proibite (mala quia proibita) possono delimitare il campo della criminologia, poich da ritenersi convenzionale e mutevole con le
trasformazioni della societ.
La criminologia, secondo alcuni autori, non dovrebbe occuparsi dei c.d. delitti politici, o di terrorismo, o ancora, di delitti per motivi politici, poich, sostengono che gli
24

Lo studio della criminologia

attori di queste fattispecie si diversifichino da altri attori comuni o criminali comuni per
la qualit delle ragioni ideologiche, dato che non sono mossi da motivazioni aggressive, egoistiche, lucrative, appropriative, che invece qualificano altri reati. Il compito del
criminologo, in questo scenario, dovrebbe essere quello di qualificare un delitto come
politico, ricercando la spinta ideologica che lo ha generato.
Al fine di delimitare i confini del campo degli interessi della criminologia, opportuno sottolineare che le condotte illecite sono esclusivamente quelle definite dalla
legge e le indagini del criminologo devono avere origine da quelle definizioni.

1.5 Diritto penale e criminologia: quale rapporto?


Quello che si pu definire come contrasto dottrinale circa il primato del diritto
penale o della criminologia, da tempo, pu ritenersi concluso.
, infatti, superata limpostazione del Ferri il quale, negando qualsiasi autonomia
al diritto penale, lo riassorbiva, sostanzialmente, nella criminologia, ed , al medesimo
livello, caduta la pretesa di totale subordinazione rispetto al diritto positivo.
Nuvolone, rimarcava come i rapporti tra le due discipline fossero spesso connotati da resistenza e difficolt di comunicazione, di diffidenza, nonostante si trattasse di
un contrasto concettuale artificioso, e che esistesse pi di un terreno di incontro e di
dialogo.
Lasserzione del Nuvolone procedeva sulla base delle costanti e delle variabili in
ambito penale e criminologico.
Nessun primato da parte di una delle due discipline sullaltra, ma interdipendenza,
autonomia, complementariet, con il riconoscimento, sia di ambiti di competenza, sia di
divergenze, al fine di una reciproca integrazione nelle scelte di politica criminale.
Tra giustizia penale e criminologia pu esistere infatti un divario di mezzi.
La giustizia penale vigila perch siano rispettati i valori dominanti e le norme della
societ; opera, al fine di contenere la criminalit a livelli sostenibili; rimane ancorata al
contesto del diritto positivo; rappresenta il complesso delle norme giuridiche che prevedono i singoli fatti illeciti, per i quali sono comminate conseguenze penali; scienza
normativa, legata a una impostazione di valori.
La criminologia studia, invece, con orientamento multidisciplinare: levolvere della criminalit con il mutare dei costumi, la situazione socio-economica e lorientamento
politico-culturale dominante; le caratteristiche dei rei e il comportamento antisociale,
in quanto espressione della personalit globale del suo autore; si arricchisce dellapporto delle varie discipline afferenti; ha indirizzi di pensiero multipli; comprende, al
suo interno, la criminogenesi e la criminodinamica, la metodologia di indagine sulla
personalit, per giungere allaspetto importante della c.d. prognosi dellatto criminale, da
intendere come previsione del comportamento criminale, sino al giudizio psichiatricoforense; la classificazione, prevenzione e trattamento dei rei; la organizzazione dei servizi di profilassi diretta ed indiretta, e lassistenza, sia post-carceraria sia nel corso delle
misure alternative; utilizza una metodologia che esterna, se non estranea, ai compiti
della giustizia penale; studia il funzionamento dei diversi sistemi di giustizia e di con25

Criminologia ed elementi di criminalistica

trollo; contribuisce alladeguamento delle norme di diritto positivo, nonch, alle acquisizioni scientifiche settoriali attraverso unattivit riformista.
Se vero che la criminologia costituisce una specie di camera di compensazione
scientifica tra le varie discipline in lei convergenti, essa non pu trarre vantaggio dalla
semplice giustapposizione di queste, ma, soltanto, da una loro armonica sintesi.
Lunico indirizzo suscettibile di garantirne lo sviluppo e lefficacia operativa in
appoggio al diritto penale , pertanto, la integrazione, cio il superamento delle barriere di parte, mitigando, quindi, le asprezze di alcuni suoi indirizzi pi radicalizzati, cogliendo, nel singolo caso, le costanti e, nellinsieme, le differenze, legate allaspetto naturalistico, usando tutti i mezzi scientificamente adeguati per una valutazione clinica
individualizzata e per una corretta impostazione su base empiricamente documentata
dei problemi pi generali.
Dal ruolo originale di scienza ausiliaria, la criminologia, venuta cos acquisendo
il pi penetrante ruolo di metascienza del diritto penale e della politica criminale, con
funzione, non pi soltanto descrittiva ed esplicativa del dato (accettato senza approfondimenti) della criminalit, ma critica rispetto ai processi selettivi dei fatti criminosi,
della stessa definizione di criminalit e criminalizzazione, dei meccanismi e delle finalit dei controlli sociali. Il terreno sul quale diritto penale e criminologia pi costruttivamente si incontrano quello della politica criminale, in cui, autonomia di dati e di proposte, competenza in progettazione, elaborazione sistematica dellimpegno operativo,
tecnica di attuazione, rappresentano terreno di verifica e di feed-back reciproco.

26

CAPITOLO 2

La criminologia tra diritto ed evoluzione


della societ

2.1 Le teorie illuministiche


Nel Settecento, gli illuministi, nellobiettivo di contenere il dominio incontrastato
di uno Stato assoluto, tirannico e accentratore, suggerirono riforme decise, nelle quali
gli ideali dellumanit tratteggiavano il punto di forza, indirizzato a custodire la libert
dei cittadini contro un ordinamento giuridico alquanto arretrato, e contro lo stato di
completa anarchia in cui lamministrazione della giustizia versava.
Il complesso delle riforme proposte, puntava, pertanto, alla effettiva difesa della libert dellindividuo e alla ricerca di un punto di equilibrio, a quei tempi ancora precario, tra la difesa della societ contro le azioni delittuose e il rispetto dei diritti del cittadino; gli illuministi riformatori, spinti dallesigenza di annientare il vecchio sistema,
sentirono il bisogno di agire in maniera chiara e immediata, mediante un programma
di politica giudiziaria diretto a sconvolgere un sistema giuridico-sociale in cui dominava il dispotismo accentratore, che puntava, inesorabilmente, al completo abbattimento
dei diritti di ciascun individuo.
Sebbene, in quel periodo, fossero stati forniti utili ed eccellenti strumenti finalizzati a migliorare le condizioni in cui la pratica del diritto versava, gli illuministi riformatori non erano, tuttavia, in grado di portare a termine un progetto di rivisitazione
sistematico e organico di carattere normativo.
I propositi riformatori erano innegabilmente risoluti e arditi, di fronte allattuale
condizione di polverizzazione sociale e di depressione dellordinamento giuridico, ma
le soluzioni studiate e rese note avevano un carattere disorganico, rispetto al rigore tecnico-giuridico che avrebbe dovuto sostenerle. Secondo gli illuministi, lintimidazione e
la vendetta come risposta al diritto leso non potevano, certamente, pi bastare.
La giustizia ed i giudici, pertanto, esercitavano un potere che era frutto di autentico arbitrio, giacch stabilivano se considerare un fatto, come delitto, indicandone, al
contempo, quantit ed entit della pena.
27

Criminologia ed elementi di criminalistica

Tutto ci si poneva in antitesi con lo spirito illuminista che contrastava energicamente il potere assoluto delle classi fino ad allora dominanti, la corruzione, la superstizione, larbitrio, contrapponendo - a tali dimensioni - la ragione, quale unica soluzione
e come luce eterna ed universale, facendo riferimento al principio della libert delluomo e delluguaglianza di tutti gli uomini, principio che si era oscurato per effetto della disfunzione delle strutture sociali.
Cesare Beccaria e Pietro Verri, illustri esponenti dellilluminismo giuridico italiano, ritenevano che lobiettivo di riforma dellordinamento giudiziario potesse essere
raggiunto attraverso una rigida rottura con il passato e che, comunque, dovesse essere
improntato: a) alla semplificazione del sistema; b) alla formulazione di leggi chiare e
di pronta e facile comprensione; c) alla meccanica applicazione del dettato legislativo
da parte del giudice. Tutto ci fa, inequivocabilmente, pensare a un manifesto eticopolitico pensato quale risposta immediata ai bisogni, non pi rinviabili, della giustizia
penale.
Non possono essere sottesi i meriti che vanno riconosciuti alle riflessioni giuridicoilluministiche, che immaginarono un sistema giuridico, coerentemente e direttamente
ancorato ai principi cui si ispiravano le nuove ideologie, anche se, in quelle meditate
proposte di riforma, si notava lassenza di una sistematica ricostruzione tecnico-giuridica delle delicate argomentazioni in discussione.
La corrente di pensiero, ampiamente diffusa, che coincide, nella sostanza, con le
proposte di riforma avanzate dagli illuministi del tardo settecento, votati alla distruzione di un apparato inefficiente e sostanzialmente iniquo, ancor prima di porsi il problema di costruirne uno nuovo, lascia, comunque, nellombra, quei progetti, come quello
di Mario Pagano, che ide una riforma integrale del sistema penale che trovava le radici
nelle correnti di pensiero che, in quel periodo, puntavano a costruire solide basi di un
sostanziale progresso civile. Pagano era cosciente della inutilit di ogni qualsivoglia tentativo di correzione legislativa priva di unidonea valenza scientifica, e, quindi, si impegn nello studio di una riforma organica del sistema penale, con il fine di estirpare le
cause della crisi che imbrigliavano la giustizia penale.
Nella concezione paganiana erano fortemente avvertiti, in una perfetta sintesi, da
un lato, il rispetto dei diritti inalienabili delluomo, concepiti come diritti naturali e,
dallaltro, la ferma difesa dei diritti dello Stato.
Tenuto conto dellinsieme delle esigenze, particolarmente avvertite, della pratica
il Pagano predispose un sistema penale articolato e completo, tanto da comprendere
le parti tutte della ragion criminale: delitti, pene, prove, ordine di acquisire queste ed
imporre quelle.
Loggetto del diritto criminale viene, pertanto, suddiviso in tre settori, dal momento
che le leggi criminali o numerano i delitti e le proporzionate pene, e ci forma la prima
parte, ovvero fissano le prove richieste a dimostrare i delitti e questa la seconda parte;
o, finalmente, prescrivono lordine di giudizi criminali, vale a dire il processo, e questoggetto compreso nella terza parte.
Nella Considerazione sul processo criminale, tenta di delineare i caratteri fondamentali della riforma del processo penale e viene indicato il processo di tipo accusatorio,come
quello che, meglio degli altri, in grado di garantire la libert dei cittadini ed assicurare, nel contempo, la giusta punizione dei colpevoli; nella Teoria delle prove, contro ogni
28

La criminologia tra diritto ed evoluzione della societ

preconcetta imposizione di schemi di giudizio, viene rivendicato al giudice il compito


responsabile di valutare, in base al proprio libero convincimento, i fatti di causa, senza
essere imbrigliato nel sistema meccanico delle prove legali. Nei Principii del Codice Penale, nonostante gli eccessi delle dottrine utilitaristiche, in unepoca di relativismo dominante, viene ribadita lidea della giustizia collegata a principi di diritto naturale, in
vista della salvaguardia dei diritti di libert dellindividuo.
Le opere dello studioso Pagano rappresentano un unicum nel panorama riformistico illuministico, avendo dato un apporto costruttivo al progresso della scienza del
diritto penale.
Per la prima volta, infatti, con insolita nitidezza e cognizione delle difficili problematiche di fondo del diritto e della procedura penale, lintera materia penalistica veniva sistemata, in maniera organica e armonica, intorno a principi fondamentali moderni
e attuali, attraverso i quali veniva suggerita la riforma integrale del sistema penale, con
lobiettivo di dare alla giustizia un volto umano e coerente.
Il Pagano, reperendo nel campo della giurisprudenza criminale un insieme di teorie sparsamente toccate, n concatenate tra di loro, si proponeva di tracciare i principi fondamentali del diritto penale, conferendo dignit di scienza a questa branca del diritto,
onde offrire, alla fine, al legislatore, gli strumenti per la realizzazione di un corpo di
leggi unitario, organico e sistematico. Ecco il nostro oggetto, ecco il piano, che ci abbiam
proposto; ed ecco lo stato del Diritto Criminale, e di ci che in esso vien desiderato (Introduzione ai Principii).
Il Pagano, nei Principi del Codice Penale, proponeva la riforma integrale del sistema penale, con la profonda cognizione che lopera di rinnovamento sostanziale potesse
essere realizzata solo elevando a dignit di scienza questa branca del diritto.
indubbio che sulla formazione culturale dei riformatori illuministi aveva fatto
leva la lezione del Montesquieu, il quale aveva gettato le basi per il successivo dibattito
penalistico settecentesco, condizionandolo profondamente, nel segno di una concezione
garantista in cui la libert del cittadino assurgeva a valore assoluto, non assoggettabile
a mire utilitaristiche.
Il Montesquieu, saldo difensore della libert dellindividuo, ritenne quali punti
prioritari del suo pensiero: il principio della separazione dei poteri, quello della inflessibile subordinazione del giudice alla legge, la ferrea difesa del principio della certezza
del diritto, la enunciazione di leggi chiare e semplici, la coscienziosa osservanza delle
formalit processuali che nel campo penale , per i cittadini, garanzia di sicurezza.

2.2 La concezione liberale del diritto penale: Cesare


Beccaria
Le teorizzazioni di Cesare Beccaria furono, senza alcun dubbio, fondamentali per
vivificare il dibattito su aspetti fondamentali di politica criminale, tanto da esortare alcuni sovrani illuminati, come Caterina II imperatrice di Russia, Giuseppe II imperatore dAustria e Pietro Leopoldo granduca di Toscana, a imboccare la strada delle riforme legislative nella materia penale.
29

Criminologia ed elementi di criminalistica

Il contributo dato dal Beccaria al progresso del diritto penale con lopera Dei delitti e delle pene fu di indubbio valore, anche se non va sottovalutato che lazione rivoluzionaria dellautore, permeata da scopi prevalentemente umanitari, molto difficilmente avrebbe potuto consentire una costruzione tecnico-giuridica sistematica, poich,
i riformatori illuministi, nellottica di perseguire la meta di razionalizzare il sistema, per
prevenire i reati e combattere larbitrio giudiziario, si comportarono pi come politici
del diritto, e meno come giuristi in senso rigorosamente tecnico.
Quale espressione del pensiero francese, Dei delitti e delle pene, risente, secondo lo
stesso Beccaria, delle letture di DAlambert, di Diderot, di Elvezio e di altri enciclopedisti, incoraggiato, altres, dal dibattito sui temi della giustizia che si svolgeva allAccademia dei Pugni, alla quale, partecipava sotto la continua insistenza dei fratelli Verri.
LAccademia dei Pugni venne fondata nellinverno 1761-1762, e la sua attivit si
protrasse fino al 1764. Animatore di questultima era Pietro Verri il quale, fungeva, altres, da coordinatore delle attivit dei giovani che ne facevano parte. Nelle riunioni
della societ, cominciate fra pochi compagni a partire dallinverno del 61-62 e proseguite con grande successo di adesioni e di consensi nel 63 e nel 64, gli adepti discutevano, leggevano in comune, soprattutto le opere della letteratura inglese e francese
in voga.
Nessun programma od obiettivo preciso: latteggiamento complessivo dei soci era
quello suggerito da chi teneva le redini. Una sorta di irriverenza e scansonatezza verso gli stereotipi della tradizione, e ancora, attenzione ed entusiasmo verso quello della
nuova cultura e del nuovo mondo.
Beccaria, che proveniva da un periodo di profondo sconforto, scopre nuovi stimoli, dopo aver pubblicato, appena un anno prima, un saggio intitolato Del disordine e dei
rimedii delle monete, nel 1762, nello stato di Milano.
Il Beccaria, a seguito della lettura delle opere degli enciclopedisti francesi e su spinta dei fratelli Verri, che gli avevano fornito anche la tematica, si interess a tal punto
che, entusiasta, inizi a scrivere. Era, altres, motivato dal forte stimolo ricevuto da Pietro Verri e dallesperienza estremamente pratica del fratello Alessandro, il quale aveva
ricoperto lufficio di Protettore dei carcerati, e, quindi, conosceva la penosa esperienza
e le ancor tristi condizioni in cui versava un sistema penale che necessitava di essere
transitato verso uno assolutamente nuovo.
Cos nacque il libro, osserv acutamente il filosofo Ugo Spirito, e le idee propositive in questo contenute, pi che il risultato del pensiero dellautore, appaiono come la
sintesi di una intima collaborazione di tutti i componenti il gruppo del Caff.
Limportanza di questo intenso e appassionato dibattito, realizzatosi in un momento storico irripetibile, e grazie a una convergenza di forze animate da alti ideali,
concep un risultato importante, al quale presero parte e contribuirono tutti i partecipanti alle discussioni che avevano luogo nella c.d. Accademia dei Pugni.
Fu in questo clima che si svilupp Dei delitti e delle pene, definito, pi tardi, come linvocazione di un moralista che traccia le linee di una legislazione ideale, ispirata al
rispetto della libert.
E anche se pu essere condivisa lopinione che tende ad escludere il Beccaria dal
novero dei giuristi, questo, se mai fu un difetto, stato rilevato, fu causa della sua forza propulsiva e della sua capacit di imporre la riforma di leggi inumane e inique (Vas30

La criminologia tra diritto ed evoluzione della societ

salli, Cesare Beccaria nel bicentenario del Dei delitti e delle pene, in La Scuola Positiva,
1964, 586).
Dei delitti e delle pene era lopera di un filosofo e non di un giurista. Le caratteristiche di questopera, i suoi contenuti, lorigine dai testi degli enciclopedisti francesi,
procurano unutile chiave di lettura dei suoi contenuti. I filosofi che frequentavano Il
Caff, non ignoravano limportanza di discutere le problematiche del diritto penale e
ne facevano anche oggetto di saggi, che, alla fine, per, non si prestavano ad essere considerate opere, per mancanza di rigore sistematico.
Lopera di Beccaria pu essere, pertanto, considerata come linizio della moderna
storia del diritto penale. Unopera accreditata in tutto il continente europeo, e che ricevette il plauso da parte dei massimi pensatori dellepoca. Va sottolineato che il fine che
lautore si proponeva era quello di dare rilievo ai difetti delle legislazioni giudiziarie a
lui contemporanee, e, nello stesso tempo, di prospettare possibili soluzioni per porre
rimedio ai vuoti e alle ingiustizie dei numerosi sistemi penali.
Cesare Beccaria, pienamente convinto del valore e della genuinit delle teorie di
Jean Jacques Rousseau nel suo Contratto sociale, ed ammiratore del pensiero del filosofo
inglese Locke, muove dal concetto della convivenza comune: gli uomini, sostiene, hanno sacrificato una parte delle loro libert, accettando di vivere secondo le regole della
comunit, in cambio di una maggiore sicurezza e di una maggiore utilit. Lautorit
dello Stato e delle leggi , quindi, da considerarsi legittima, finch non oltrepassi certi
limiti accettati dai governati in nome del bene comune. Richiamando direttamente
Montesquieu, lautore sostiene come ogni punizione che non derivi dallassoluta necessit sia tirannica. Il sovrano ha il diritto di punire, ma tale diritto, fondato sullesigenza di tutelare la libert e il benessere pubblici dalle usurpazioni particolari: nessun
arbitrio deve essere perpetrato, poich nel decidere lentit della pena lunico criterio
da seguire lutile sociale.
Muovendo da tali significative premesse, le proposte avanzate dal filosofo possono, cos, essere riassunte: una decisa battaglia contro loscurit delle leggi (perch questa
conduce a una variet di interpretazioni, spesso arbitrarie, che favoriscono gli abusi); la
necessit di rendere pubblici i giudizi (per non dar adito a sospetti di ingiustizia e tirannide, e allo scopo di estirpare il sistema delle denuncie anonime, pratica che alimenta i
riprovevoli istinti della vendetta e del tradimento); lopposizione netta alla tortura e alla
pena di morte (in quanto la prima non garantisce lemergere della verit, oltre ad essere una pratica disumana, poich davanti al dolore fisico, chiunque sarebbe disposto a
confessare qualsiasi delitto); siccome il diritto di punire non deve andare oltre la necessit
di tutelare i cittadini dagli elementi pi pericolosi, non giusto accanirsi sugli accusati,
prima di aver provato la loro colpevolezza. Riguardo la pena di morte, questa deve essere abolita, in quanto viene meno allo spirito del contratto sociale (nessun uomo disposto a dare la propria vita in nome della convivenza comunitaria), e perch, inoltre,
non un deterrente efficace contro la criminalit: secondo Beccaria, indice di terrore
personale lidea di una lunga pena detentiva che non lidea di una pena durissima, ma
immediata.
Secondo Beccaria, inoltre, importante, anche, che la pena segua in tempi brevi il
reato commesso, affinch lindiziato non venga lasciato nellincertezza riguardo la sua
sorte e per imprimere nella mente dei cittadini il rapporto consequenziale colpa/pena.
31

Criminologia ed elementi di criminalistica

Di particolare importanza, inoltre, due principi fondamentali del trattato che sono:
lattribuzione di un carattere laico alla pena e limportanza della prevenzione dei delitti.
Beccaria opera una distinzione tra la nozione di peccato e quella di crimine, in quanto
ritiene che la punizione per non avere osservato la legge non ha niente a che fare con
lespiazione di un peccato nel senso cristiano: la pena irrogata dallautorit giudiziaria
solo uno strumento per impedire che avvengano o si ripetano determinate violazioni.
Ma particolarmente importante cercare di prevenire i crimini, educando alla legalit;
bisogna, altres, adoperarsi e fare in modo che le leggi siano chiare e facili da comprendere per tutti, che siano rispettate e temute.
Lo scopo ultimo della pena quello di evitare il ripetersi di un danno commesso
nei confronti della societ, scoraggiandone, al contempo, altri: la pena non pi, nella
visione di Beccaria, uno strumento per raddoppiare con altro male il male prodotto dal
delitto commesso, ma un mezzo per impedire che al male gi arrecato se ne aggiunga altro ad opera dello stesso criminale o a opera di altri che, dalla sua impunit, potrebbero
essere incoraggiati. La pena un mezzo di difesa, un mezzo di prevenzione sociale.
Nellopera di Beccaria emerge un convincimento molto chiaro in ordine alla utilit pratica dei provvedimenti presi o da prendere, e che lascia uno spazio ridotto a
considerazioni di ordine morale, cos come ben si evidenzia la posizione dellautore nei
confronti della pena di morte: questa va abolita perch non consegue gli scopi prefissi, soprattutto per tale motivo va eliminata: la sua crudelt, la sua irreparabilit sono marginali.
Beccaria, nel suo trattato, indica anche delle rare eccezioni nelle quali il ricorso alla pena capitale ammissibile. Questo tipo di atteggiamento ha innescato numerose critiche alla sua opera in tempi recenti, poich stato ritenuto che il calcolo utilitaristico
dei vantaggi e degli svantaggi delle pene non pu essere considerato la sola base dei sistemi penali, ma, in essi, deve trovar posto il rispetto della persona umana e di quei diritti inviolabili delluomo che ancora oggi molto fanno dibattere. Va sottolineato che,
se possibile individuare prese di posizione discutibili in alcune pagine de Dei delitti e
delle pene, in altre, Beccaria mette in risalto come limputato debba essere sempre considerato persona e non cosa e come non possa esistere libert laddove questo principio non venga
rispettato. Malgrado alcune affermazioni non consone, lopera di Cesare Beccaria pone
le basi per il corretto progresso dello sviluppo civile del mondo occidentale, tenuto conto del fatto che molte coscienze furono scosse in ordine ad argomenti basilari per la formazione di una societ giusta e democratica, sia per lutilit pratica che dimostr, visto
che molte delle misure auspicate nel trattato vennero effettivamente seguite ed applicate
in diversi Stati.

2.3 La Scuola Classica


La teoria pi antica e pi significativa, che per lungo tempo ha dominato e che ancora oggi conta numerosi sostenitori, quella della Scuola classica.
La Scuola Classica vede la luce in pieno Illuminismo, come autentica reazione alla
drammatica situazione politica, sociale e giuridica in cui si trovava lItalia, e nello scontro contro il sistema penale allora vigente, basato sulluso indiscriminato della tortura e
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La criminologia tra diritto ed evoluzione della societ

della ferocia delle pene. Questa dottrina, che fa propria una concezione metafisica del
diritto, pone a fondamento del diritto penale i seguenti principi:
a) il delinquente un uomo uguale a tutti gli altri;
b) la condizione e la misura della pena sono date dallesistenza e dal grado del libero arbitrio;
c) la pena ha una funzione etico-retributiva per il male commesso, perci deve essere assolutamente proporzionata al reato, afflittiva, personale, determinata e inderogabile.
La Scuola Classica fonda limputabilit sul libero arbitrio, cio sul potere di autodeterminarsi secondo una libera e totale scelta della propria volont. Secondo tale concezione, la pena, quale castigo per il male commesso, viene applicata se luomo ha volontariamente e consapevolmente scelto la violazione della norma, pur avendo, invece,
la possibilit di sceglierne losservanza. Il reato, pertanto, rappresenta la violazione cosciente e volontaria del comando penale; ma perch la volont sia colpevole, lautore
del reato, posto davanti allalternativa tra il bene e il male, deve avere la concreta capacit di intendere il valore etico-sociale delle proprie azioni e di determinarsi liberamente alle
medesime, sottraendosi allinflusso dei fattori interni ed esterni.
Da questa interpretazione deriva che gli individui affetti da anomalie di interesse psichico o comunque immaturi, non essendo liberi (perch privi di questa libert di
scelta fra il bene e il male), non possono essere biasimati per il male commesso e quindi non possono essere puniti; e inoltre, in caso di una libert non del tutto assente, ma
limitata, la pena dovr, in tali casi, essere diminuita.
La Scuola Classica annover tra i suoi maggiori esponenti Francesco Carrara, il
quale, in ordine al c.d. esame del reato e del suo autore, formul teorie ben precise: innanzitutto, il pensiero giuridico di Carrara si differenzia da quello Positivo per uno studio che porta a definire il reato non come unanomalia del commettere il male derivante
da fattori antropologici o sociali, che vanno in sintesi a paragonare il criminale ad un individuo atavico e non sviluppato ma, viceversa, lillecito penale un ente giuridico. Il delitto infatti non un ente di fatto, perch viene ad essere sintetizzato con una definizione generale, oltre ogni riferimento empirico, ossia come la violazione della legge della
ragione rivelata, per Carrara, direttamente da Dio.
, infatti, alla divinit, che viene fatta risalire la nascita del diritto naturale di cui
luomo deve servirsi, al fine di disciplinare la vita sociale, nata con linizio della civilt stessa.
Le teorizzazioni del Carrara condurrebbero al superamento degli orientamenti del
Lombroso e del Ferri, infatti, essendo il reato un ente giuridico, significa che esso non ha
bisogno di riferimenti ad altre definizioni appartenenti a scienze che vi confluiscono.
Quindi, se un soggetto, ad esempio, viene a commettere un reato, esso lesione dellordine esterno della societ, non necessita di ulteriori specificazioni come quella che
egli infranga la legge, perch mosso da fattori sociali estranei alla realt giuridica. Questa considerazione riporta il reato ad una visione che appartiene al diritto penale, che
lo rende per cos dire autosufficiente. E ha, come seconda conseguenza, che esso trova
nel diritto il proprio fondamento che connaturato alluomo e, dunque, viene allargato lorizzonte del campo dindagine della materia, che va oltre le riforme e i codici at33

Criminologia ed elementi di criminalistica

tualmente vigenti. In altri termini, il richiamo ad una sorta di jus naturale, a principi
fondanti della legge; la legislazione penale cos ricondotta a unanalisi che non una
pura e infruttuosa interpretazione del diritto positivo. Tutto ci non porta a negare la
visione particolare delle norme giuridiche, ma, si ammette lesistenza di un principio
che non accetta lesistenza di leggi contrarie alla natura delluomo stesso. Inoltre, va ricordato che per Carrara, il diritto deve studiare lordine che si origina dalla divinit ma
che pu essere letto solo dalla ragione; esso viene, in tal modo, a essere imposto prima
ancora della legislazione stessa; quella struttura che si pu sintetizzare come della libert; nel senso che il sistema penale viene definito come la libert di un individuo di
non sopraffare in alcun modo un altro.
Lulteriore conseguenza del delitto, come divieto di ledere lordine sociale esterno,
che, chi commette tali azioni deve essere punito, per definizione, solo se capace e libero; esclusivamente in questo caso si delinque, cio, quando si possiedono queste due
peculiarit: quella dautodeterminare le proprie azioni e quella dellintelligenza.
Ci contribuisce ad interpretare validamente la c.d. esimente valevole per la minore
et; infatti, se si vaglia la maturit intellettiva e la responsabilit penale come parametri
primi del delinquere, ci si trova a giustificare lesclusione della pena per chi non si trovi
in tale situazione. La questione pone un interrogativo: cos procedendo, non si vengono a trattare in modo uguale, situazioni differenti, in contraddizione con il principio
espresso nellarticolo 3 della Costituzione?
Inoltre, stabilendo che il delitto ente giuridico, lo si diversifica da quel diritto penale che lo porta a coincidere con la velleit dei codici e delle leggi, che sono transitorie.
Tale considerazione, non da interpretare in modo abnorme, in quanto porterebbe a definire il sistema penale come scollegato dalle leggi positive e, quindi, questultime sarebbero sempre poste a distanza dai principi della verit, rivelandosi, anzi,
un freno, degli elementi che impediscono la realizzazione della giustizia sulla terra,
giustizia amministrata solo da Dio. Secondo tale concezione, il reato si configurerebbe quale divieto posto ad unintelligenza libera di sovvertire lordine stabilito dalla legge,
che non quella regolamentata dallo jus positum, ma quella venuta al mondo con
luomo.
Il dibattito si sposterebbe, inevitabilmente, sul campo del diritto penale, poich,
questultimo, era considerato dipendente da altre discipline non giuridiche, mentre,
adesso, si getterebbero le basi per ammettere la possibilit che uno Stato formuli delle leggi contrarie a quello che il diritto naturale, superiore alle norme codificate. Altro passaggio importante riguarderebbe la funzione della pena come funzione di mantenere lequilibrio stabilito al di sopra delluomo, che diventa, pertanto, una tutela
giuridica, prima ancora di essere una tutela sociale. Se si definisce il delitto come ente
giuridico, lo si priva di ogni altro riferimento e, quindi, tale interpretazione porterebbe alla rilevante conseguenza che esso verrebbe ad essere definito un imperativo assoluto. Quando poi si vuole differenziare la quantit e la qualit del reato, il riferimento
al c.d. grado del delitto, anche se la sua obiettivit strettamente collegata al divieto. In
tale contesto, la pena verrebbe ad essere spiegata in funzione del divieto, quindi, il diritto penale non sarebbe tale se non esistesse la repressione per farlo rispettare. Se si pensa
al rapporto reato/soggetti minorenni, una pena come quelle che prevedono il perdono
giudiziale dei minori non sarebbe neanche ammissibile.
34

La criminologia tra diritto ed evoluzione della societ

Altra funzione basilare della pena quella della c.d. minaccia, poich, essa diviene
capace di incutere timore nel violare la legge. La quantit delle pene sono dunque ricavabili rispetto al grado del delitto, e la diretta conseguenza rappresentata dal divieto,
per il legislatore, di eccedere con pene che puntino a mortificare la personalit delluomo e siano maggiori della rilevanza dellazione illecita.
Se vero che siamo in presenza di una concezione moderna, sia del delitto che della pena, altrettanto vero, per, che tale impianto non ammetterebbe lesimente ( reati
commessi da minorenni), in quanto, sarebbe lo stesso sistema a non prevedere alcuna
esclusione o alcuna riduzione della misura sanzionatoria.
Significativa, inoltre, lanalisi del Carrara in ordine agli scopi ed alle funzione della procedura penale: in primo luogo, lidentificazione dei colpevoli, che non deve condurre, per allapplicazione di una pena superiore rispetto a quanto commesso dagli
stessi. Pertanto, il fatto, il giudizio, altro non sono che lapplicazione diretta e concreta del diritto; il Carrara, non prevede altra definizione del giudicato che non sia la seguente: o si colpevole o innocenti, o si ammette un grado di colpevolezza o lo si esclude; la
questione fondamentale non tanto quella di prevedere per il reo un inserimento nella collettivit, quanto, invece, salvaguardare lapplicazione corretta della legge, che, in
tal senso, significa porre in essere gli strumenti utili, affinch il sistema del diritto non
venga violato.
Un paragone efficace riguarda il rapporto tra diritto penale e procedura penale: la legislazione penale rimane, essenzialmente, estranea alla realt dei fatti, anche se incapace
di modificare, se non attraverso la repressione, quella realt di cui solo unastrazione. Il
diritto penale ha, quindi, la funzione di proteggere un ordine superiore alla realt giuridica degli ordinamenti, attraverso lo strumento del divieto, confermando il diritto della
pena, poich, mediante la repressione, la legge diventa efficace, ed il giudizio si trasforma in strumento per farla osservare.
Anche in questo caso, mancherebbe la c.d. esimente per escludere la pena, oppure di
un tipo di sanzione che abbia lo scopo di raddrizzare, ma non di punire. Secondo Carrara, per, una punizione che miri a modificare i comportamenti dei criminali sarebbe
priva del fondamentale requisito di una misura penale, consistente nel condurre il criminale ad avere timore della pena, intesa quale funzionale deterrente. Qual lorigine di
tale impostazione? Il punto di partenza , sia la cieca fede in unentit superiore custode
della giustizia, che la capacit delluomo di farsi garante con la ragione della legge.
Secondo Carrara, amministrare in modo pieno la giustizia compito di Dio, mentre,
per luomo, lunico itinerario percorribile difendere quella collettivit nata con lui. In
tale ottica, il diritto penale assurgerebbe a difensore delluomo e di quellordinamento
assoluto che ha il suo ultimo referente in una visione spirituale del diritto. Molteplici
sarebbero le implicazioni: a) la metodologia proposta non punta ad approfondire la
funzione della pena come processo migliorativo delluomo che custode di una verit;
b) rimane senza risposta la domanda in ordine a quale legge ideale possa essere superiore alluomo.
Lanalisi del Carrara, da molti considerata legata ad un pensiero giuridico ormai
datato per essere identificata come criterio di ricerca, ha lasciato, comunque, aperto un
fervido dibattito. In primo luogo, il reato viene definito, in modo chiaro, quale ente
giuridico, e, dunque, viene salvaguardata lautonomia della ricerca giuridica; da una
35

Criminologia ed elementi di criminalistica

cognizione certa del diritto, si procede alla deduzione di tutti gli altri corollari legali,
ed anche quella della minore et (esimente). In secondo luogo, si rappresenta la non
completa esaustivit delle leggi positive, e al contrario, prospettabile una legge superiore che non vada mai a ledere, ad esempio, con pene superiori alla gravit del reato, la
natura e la dignit delluomo. Ci ha come conseguenza che lo jus positum possa essere
oggetto di critica rispetto alla legge naturale, quando esso giunge a deprezzare luomo,
che, almeno in questo caso, torna ad essere baricentro. Per concludere, la Scuola Classica opera una scissione tra ci che la legge giuridica, come quella morale, disciplina, (ad
esempio, un individuo dotato di intelligenza e capacit di scelta), e ci che invece disciplinato dalle leggi fisiche e naturali. Queste due dimensioni non potranno mai divenire coincidenti, o almeno interferire tra di loro, perch il soggetto giuridico, pienamente imputabile, in grado di scegliere di infrangere, o meno, le norme giuridiche.

2.4 Il crimine: primi approcci statistici e sociologici


I primi studi statistici impiegati per lapproccio scientifico allo studio delle fenomenologie criminose iniziarono a mettere in crisi, intorno alla met del secolo XIX, la
concezione del reato quale astratta entit di diritto.
La natura di tali studi era di carattere sociologico, essi puntavano ad approfondire
la dimensione sociale nella quale luomo era inserito. Lo spazio sociale, pertanto, veniva considerato il luogo dellagire criminoso di quegli individui che ponevano in essere azioni devianti; queste ultime, per, non venivano pi considerate come il naturale prodotto, come si riteneva in passato, di sporadici comportamenti. Il belga Qutelet
(1796-1874) ed il francese Guerry (1803-1868), appellati, pi tardi, come statistici morali, fondarono la Scuola cartografica o geografica franco-belga, e, nel secolo XIX, condussero alcune ricerche sulla distribuzione della devianza, in relazione a fattori fisici e
geografici. Il sesso, le professioni, let, il grado di istruzione, il ceto, la razza, cos come le condizioni economiche, costituirono le variabili per studiare il crimine, anche in
termini di prevedibilit statistica.
Qutelet, ad esempio, sosteneva il principio secondo cui le leggi che governano la
societ sono fisse e immutabili, come quelle che governano i corpi celesti ed esistono fuori dal
capriccio degli uomini.
I risultati cui pervennero Qutelet e Guerry, di grande interesse sociologico e criminologico, mostrarono, nel tempo, una relativa omogeneit, sia in ordine alle diverse categorie dei c.d. fatti delittuosi, sia alla costanza della loro diversa distribuzione fra le varie classi della popolazione. Il crimine, pertanto, veniva studiato, adesso, in rapporto
alle condizioni sociali. Inoltre, la prevedibilit statistica dei reati, venne successivamente
dimostrato, pu essere ritenuta valida solo nellambito di spazi temporali e in condizioni
macrosociali stabili.
In questa fase, dove prevaleva linteresse delle scienze criminali classiche di matrice
antropologica, E. Durkheim (1858-1917) ripropose il problema del delitto, non considerandolo pi come espressione di una patologia da individuare e sulla quale intervenire, ma teorizzando nuovi modelli interpretativi.
36

La criminologia tra diritto ed evoluzione della societ

Nello scritto dal titolo Le regole del metodo sociologico, lautore approfondisce il delitto nel capitolo Le regole relative alla distinzione fra normale e patologico, in cui egli affronta la dimensione del delitto mediante i concetti biologici di disfunzione e patologia,
spiegando, altres, che il delitto debba essere considerato come fatto normale e, pertanto,
funzionale allesistenza stessa dellordine sociale. Queste ultime teorizzazioni si scontravano apertamente con le teorie dominanti in unepoca di positivismo imperante e di lettura dei conflitti che percorrevano la societ (di cui il crimine era unespressione).
Durkheim giunge ad affermare che il crimine non ha nulla di morboso, e la pena
non pu avere lo scopo di guarirlo, quindi la sua vera funzione deve (...) essere cercata altrove, indicando questa funzione nella sua capacit di produrre solidariet, essendo la pena stessa espressione dellesistenza di un ordine sociale.
Va sottolineato che per la prima volta dallo sviluppo del pensiero positivista e dalla formalizzazione delle scienze umane e sociali, vi sia stato chi, studiando e approfondendo il crimine, non lo affronti quale fenomeno patologico individuale, ma ne sottolinei i caratteri della normalit e della funzionalit per lordine sociale stesso: il crimine ed
il diritto penale che lo definisce altro non sono che lespressione delle demarcazioni morali di una data societ.
importante notare come tali teorie abbiano lo scopo di evidenziare nuovamente
la sostanza normativa e convenzionale del fattore crimine, persa sostanzialmente a causa del ricorso alle simbologie di cui le scienze umane e sociali si servivano ampiamente
nella fase del loro primo sviluppo. Attraverso Durkheim, pertanto, il problema del crimine ritorna ad essere un dilemma strettamente legato alla situazione storica delle societ del tempo, in cui il progressivo frazionamento (o divisione sociale) del lavoro rallenta i legami sociali, facendo perdere di vista, al singolo individuo, il continuum che
lo lega alla societ, aumentando, al contempo, i conflitti e gli antagonismi. Tutto ci
il risultato di anomia, (cio assenza di norme), disinteresse per lordine sociale e per le regole
di condotta che implica. Il diritto penale si configura, pertanto, quale unico ed efficace
strumento per punire gli scostamenti dallordine stabilito e rinvigorire la coscienza collettiva sociale, lesa dallinfrazione.
Non poche, nel merito, le critiche mosse a Durkheim: innanzitutto, nellimpianto teorico sulle funzioni del diritto penale, egli, pur individuando nellanomia il problema della deviazione individuale, ritiene gi esistente una coscienza collettiva su cui si
dovrebbe fondare lordine sociale, dimostrando, cos, uneccessiva fiducia nella capacit degli organismi intermedi (le corporazioni professionali) che, secondo il teorico,
avrebbero contribuito fattivamente a evitare fenomenologie anomiche, promuovendo
azioni socializzanti negli individui, in ordine ai valori espressi dalla coscienza comune,
nonch, porre in essere strumenti di mediazione nei conflitti. Il diritto penale, in tale
ottica, assurge a mezzo (seppur estremo) di socializzazione, al fine di reintegrare la coscienza oltraggiata dallinfrazione.
Quelli che Durkheim identificava come fattori accidentali della societ, (lanomia
e i conflitti) conferendo al diritto penale il compito di integrare la maggioranza sociale
non deviante, si rivelarono, successivamente, come fattori normali nello sviluppo delle societ industriali.
Tutta lopera di Durkheim orientata ad individuare quella coscienza collettiva sulla quale erigere lordine sociale, obiettivo che, nella societ in cui visse ed oper il socio37

Criminologia ed elementi di criminalistica

logo francese, difficilmente, sarebbe stato possibile raggiungere. La possibilit di realizzare una coscienza comune e di ritenere il diritto penale espressione di questa morale
condivisa furono oggetto di aspre critiche. Diversamente, sarebbe stato pi appropriato
parlare di moralit dominante o di ordine morale dominante, che non di coscienza collettiva, rivolgendo lo sguardo, in particolar modo, allelevato numero di conflitti che caratterizzavano le societ del tempo, e tenendo presente come lordine giuridico prevalente
altro non fosse che una palese manifestazione di quegli interessi.
Gabriel Tarde ( 1843-1904) fu uno dei maggiori critici di Durkheim e defin la
sua opera eccessivamente realista. Tarde, defin alquanto limitativo circoscrivere i fenomeni sociali a quelli che esercitano una costrizione, perch si sarebbero escluse tutte quelle
relazioni sociali fondate sulla cooperazione e sulla imitazione che non hanno nulla di costrittivo. Attraverso i suoi studi di archeologia criminale, Tarde mise laccento sullaumento dei crimini nel XIX secolo, determinato da un considerevole aumento della
prosperit collegata alle prime fasi del capitalismo e favorita dalla rivoluzione industriale, contraddicendo quei principi teorici che, invece, identificavano nel pauperismo la ragione fondamentale dellesistenza dei delitti. Lo stesso Tarde, rappresentava
che, in precedenza, il sistema sociale era stabile e iniquo, ed era impossibile, per gli
appartenenti alla societ, modificare il proprio status o proiettare s stessi verso forme
migliorative; ci era anche frutto di una mancata e generale sollecitazione al cambiamento, che, al contrario, li spingeva a una esasperante conservazione di valori e tradizioni varie.
Se da un lato lavvento della nuova prosperit aveva generato meccanismi di benessere sociale, contribuendo alla produttivit economica, dallaltro, per, era destinata,
inevitabilmente, a creare conflitti in nome delle aspirazioni e della instabilit sociale. In
tale contesto, la delinquenza iniziava a crescere esponenzialmente, poich, strettamente
correlata alla nascita di nuove e fiorenti attivit.

2.5 La Scuola Positiva


La nascita della c.d. Scuola Positiva, che si svilupp nel XIX secolo, essenzialmente legata ad alcuni fattori ritenuti costitutivi per lavvio di questo nuovo indirizzo teorico/criminologico.
Il primo fattore identificabile nellaffermarsi del metodo di indagine induttivosperimentale.
Il secondo da individuare nella necessit di reagire contro laffievolirsi della difesa sociale per ristabilire un equilibrio fra garanzie individuali e garanzie sociali nel campo
della giustizia penale.
La Scuola Classica, utile ricordarlo, lottava per rivendicare e proteggere i diritti
individuali contro i numerosi abusi e soprusi dellautorit nellamministrare la giustizia
penale. In questo panorama, la difesa sociale era stata particolarmente trascurata, tanto che il Frosali, cos commenta: per i soggetti moralmente non imputabili, abbandonati
dalla giustizia penale anche se commettevano fatti di reato, non esistevano, al di fuori di
essa, provvidenze sufficienti alla difesa della societ.
38

La criminologia tra diritto ed evoluzione della societ

Il terzo fattore che contribu a dare origine al nuovo indirizzo fu linefficacia dellallora vigente sistema penale per frenare lesponenziale aumento del crimine.
Per la Scuola Positiva, il principio base per il quale si devono spiegare tutti i fenomeni, fisici e psichici, individuali e sociali, quello di causalit. Sulla base di tale assunto, per i Positivisti, il delitto il risultato, non di una scelta libera e responsabile del
soggetto, ma di un triplice ordine di cause: a) antropologiche; b) fisiche; c) sociali. Mentre
la Scuola Classica, come noto, considerava il reato come ente giuridico astratto staccato dallagente, per la concezione Positivista, il reato un fenomeno naturale e sociale, un
fatto umano individuale, indice rivelatore di una personalit socialmente pericolosa. Lattenzione del diritto penale, pertanto, si sposta dal fatto criminoso in astratto, alla personalit del delinquente in concreto, dalla colpevolezza per il fatto, alla pericolosit sociale
dellautore, intesa come probabilit che il soggetto, per certe cause, sia spinto a commettere
fatti criminosi.
Ci equivale ad affermare che il principio di responsabilit individuale, adesso,
viene sostituito dal principio di responsabilit sociale.
Tale nuova teorizzazione rinforza il principio secondo cui non avrebbe pi alcun
senso castigare con la pena il reo, perch fatalmente spinto da forze che agiscono dentro e
fuori di lui e, obiettivo dei provvedimenti repressivi, deve essere la difesa sociale; per cui,
coloro che delinquono devono essere sottoposti a misure di sicurezza che hanno lo scopo di prevenire nuove manifestazioni criminose, mediante il loro allontanamento dalla
societ e, ove possibile, il loro reinserimento nella dimensione sociale.
Le misure individuate, al contempo, non devono essere proporzionate alla gravit
del fatto, ma alla pericolosit del reo e, nella loro applicazione, devono differenziare nella
forma, per adattarsi alle differenti tipologie psichiche del delinquente; devono, altres,
essere indeterminate nella durata, e derogabili con lesaurirsi della pericolosit. Tenuto
conto che anche i fattori psichici rispondono al principio di causalit (determinismo
psichico), il libero arbitrio (valutato quale illusione psicologica) non ha pi alcun valore. Sulla base di tale impianto teorico, la Scuola Positiva giunge fatalmente a negare la
stessa categoria dellimputabilit e della distinzione fra soggetti imputabili e non imputabili; e ci in funzione di quanto sostenuto in ordine alla funzione della sanzione penale,
che servirebbe solo come mezzo per impedire la commissione di crimini; tale asserzione
non motiverebbe lesclusione dalla sua applicazione degli autori di reato con problematiche di natura psichiatrica.

2.6 Cesare Lombroso e gli studi sulla personalit del


delinquente
La criminologia, dal punto di vista storico, come noto, vede i suoi albori nellaffermarsi della cultura illuminista del XVIII secolo, ed in particolare con lintellettuale
giurista italiano Cesare Beccaria; successivamente, nellOttocento, con lo sviluppo delle scienze empiriche, quali la sociologia, la psicologia e lantropologia, nasce la Scuola Positiva che si articola in due direzioni: lo studio delluomo che delinque, secondo
lapproccio medico-biologico dellantropologia criminale, e lo studio sociologico del39

Criminologia ed elementi di criminalistica

le condizioni che favoriscono la commissione differenziale di reati in funzione del ceto sociale di appartenenza. opportuno sottolineare che luomo, da sempre, ha cercato di scoprire o capire laltro o se stesso, mediante lo studio dei tratti somatici del volto;
allorigine tale disciplina era soprannominata fisiognomica, ovvero larte di interpretare
la personalit dellindividuo.
Antichissime sembrano essere le origini della fisiognomica, infatti, Platone e Aristotele affermavano che il corpo era concepito come riflesso dellanima e solo quegli studenti il cui aspetto fisico suggeriva determinate capacit di apprendimento, venivano ammessi
alla scuola pitagorica. La teoria della correlazione tra anomalia fisica e degenerazione morale, pu essere definita come limportante paradigma della concezione greca del cosmo
e del bello e buono. Solo nel 500, con Leonardo Da Vinci, inizia la fase della c.d. fisiognomica moderna, che vede il genio pittorico esprimersi muovendo dal presupposto secondo cui la fisiologia spiega le emozioni, mentre la fisiognomica i moti dellanimo.
Lapprofondimento e lo studio dei moti dellanimo partendo dai tratti del volto,
compiuto dal grande artista scienziato, anticipa, con inconsueta chiarezza critica, un
fondamentale percorso di idee e di teorizzazioni che accompagna, da un lato, lo sviluppo della scienza psicologica, fino alla fondazione della psicanalisi, e, dallaltro, il lavoro
dei pittori lungo il corso della storia occidentale.
NellOttocento, in pieno clima positivistico, la fisiognomica raggiunger lapice,
sia nella pittura, con i Folli di Gricault e con le devastazioni fisiognomiche di Van Gogh (perfettamente informato sulla materia), che nella trattatistica scientifica, con le importanti teorizzazioni dellantropologia di Darwin e con la criminologia di Lombroso.
Il fondersi, sia dellarte che della scienza, far in modo che le stesse saranno cos strettamente unite, da non poter pi seguire percorsi autonomi. Cartesio, nel 600, individuava i moti degli occhi e del volto come tra i pi importanti indizi delle passioni, come
anche gli svenimenti, il riso, le lacrime, i tremiti e i mutamenti di colore. indubitabile come allora ci si riferisse sempre alla lettura di sentimenti coscienti. solo la fine del
700, che i segnali esterni di un individuo vengono interpretati anche come espressione
dellinsieme spazio-temporale e sociale nel quale lindividuo stesso inserito.
Tutto ci diede limpulso a indirizzare le indagini scientifiche in direzione criminale. Gi alla fine del diciottesimo secolo, Johann Kaspar Lavater, di origine svizzera,
aveva tracciato una teoria fisiologica denominata larte della fisiognomica, mediante la
quale cercava di individuare come le caratteristiche del volto di ogni individuo conducessero a svelarne il carattere. In tale contesto, il Lavater, present il suo famoso Trattato di fisiognomica, cui fecero, immediatamente dopo seguito, le teorizzazioni di Josef
Gall, in ordine alla c.d. frenologia, che partiva dallanalisi della forma del cranio che, secondo lo studioso, avrebbe potuto svelare le inclinazioni della persona. La fisiognomica e la
frenologia, pertanto, venivano congiuntamente applicate nello studio dei volti dei criminali vivi o morti, nel tentativo di individuarne linclinazione al crimine, mediante
lanalisi scientifica delle caratteristiche somatiche ataviche. solo attraverso gli studi di
Cesare Lombroso che la fisiognomica raggiunger livelli scientifici altissimi. Nella sua
opera principale, LUomo Delinquente, Lombroso, oper la funzionale distinzione della tipologia dei c.d. criminali: 1) il delinquente nato, nel quale si concentrano le citate
anomalie regressive e, per il quale, la criminalit innata nella propria natura, tale, da
considerarlo quale soggetto non recuperabile, ma, al contrario, da sopprimere o da rin40

La criminologia tra diritto ed evoluzione della societ

chiudere, in nome del diritto della difesa della societ che, in questi casi, si sostituisce al
diritto di punizione. Il fulcro di questa teoria che una certa percentuale di criminali,
dal 35 al 40%, sono nati con disposizioni criminali, e che in essi si possono accertare,
scientificamente, caratteristiche anatomiche e fisiologiche particolari; 1) il criminale epilettico; 2) il delinquente per impeto passionale (forza irresistibile); 3) il delinquente pazzo
(criminale pazzo e debole di mente), inclusi gli individui di mentalit limitata (mattoidi); 4) il delinquente occasionale, proiettato al delitto da fattori causali diversi da quelli
del delinquente nato; su questa ultima tipologia di soggetti, il Lombroso ritiene debba
essere svolta unopera di rieducazione in istituti carcerari ben organizzati.
Importante sottolineare come i primi tre di questi gruppi, abbiano tutti in comune una caratteristica di natura psico-patologica. Lo stesso Lombroso definisce il criminale nato come pazzo morale, e di fatto, la sua classificazione pu essere ricondotta
alla principale distinzione tra criminali normali e anormali. Lombroso, inoltre, opera
una ulteriore suddivisione del gruppo dei delinquenti occasionali, in tre sottogruppi: a) gli pseudo-criminali, cio, individui che sono imputabili di un reato commesso
senza intenzione o sotto linfluenza di circostanze affatto eccezionali (autodifesa e simili); b) i criminaloidi, cio individui con una pi mite variante del criminale nato;
c) i delinquenti abituali di tipo non anormale, inclusi molti appartenenti alle bande
criminali.
Inoltre, la criminalit femminile, secondo Lombroso, trova la sua massima espressione nella mercificazione del corpo della donna.
Tra gli elementi che concorrono nellattuazione dellazione delittuosa, egli consider: i fattori meteorici, climatici e geologici, la razza, il tipo di alimentazione, lalcoolismo, le condizioni culturali ed economiche, la religione, let e il sesso.
Dalle teorie lombrosiane, la criminologia moderna ha guadagnato un insieme di
saperi altamente scientifici, e la genialit del pensiero del medico torinese ancora presente nelle pagine delle trattazioni del crimine. Lombroso ader totalmente alle teorie
fisiognomiche, tanto da sostenere che, una mattina, in un nuvoloso giorno di dicembre,
nel teschio di un brigante trov una lunga serie di anomalie ataviche analoghe a quelle che
si riscontrano negli invertebrati inferiori. Questo concetto, quindi, precorse, seppur parzialmente, levoluzionismo darwiniano.
Infatti, quasi nello stesso arco di tempo, una identica relazione tra fisiognomica e
antropologia, venne stabilita da Charles Darwin, il quale sostenne come alcuni tipi di
espressione, sia negli umani che nelle scimmie, fossero sempre e comunque determinati da finalit naturali, esprimendo, pertanto, un concetto che, opportunamente, operava una
scissione significativa tra mente e corpo.
Si deve ancora al genio lombrosiano lintuizione secondo cui lo sviluppo embrionale delluomo ripercorre la filogenesi, e in qualche modo, nel delinquente, questo sviluppo
pu essere disturbato o interrotto.
Il lavoro scientifico di Lombroso si orient, inoltre, a paragonare il criminale al
cosiddetto selvaggio, al primitivo, facendo discendere il crimine da un comportamento naturale. Questultima teoria etnologica, oggi improponibile, gi nel 1800, venne
aspramente criticata da un altro autore contemporaneo, J. J. Rousseau, il quale propose la teoria del buon selvaggio, giungendo ad affermare che solo il progresso e levoluzione,
potevano corrompere veramente linnocenza primitiva delluomo. Comunque, nel clima
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Criminologia ed elementi di criminalistica

del periodo ottocentesco, caratterizzato da un forte scientismo, dal bisogno nevrotico


di catalogare, di sistematizzare, di misurare, di schedare, lantropologo Lombroso, raccolse, al fine di comprovare le sue teorie, un elevatissimo numero di prove e materiale
fisiognomico, specialmente di natura fotografica, in gran parte proveniente da viaggiatori e studiosi, e avvalendosi anche delle attivit dei commissariati, specie per ci che
attiene le foto segnaletiche.
Quindi, il Lombroso, utilizz la fisiognomica, scienza antica che aveva costituito
la linfa per larte ed il mito, per esaltare la diversit di chi era gi stato dichiarato reo,
per registrare le stigmate della diversit colpevole, per documentare scientificamente le
differenze.
Nellultima edizione aggiornata della sua opera LUomo Delinquente viene allegata
una raccolta fotografica, al contrario, invece, per quanto riguarda i suoi reperti, oggi,
custoditi nel Museo di antropologia criminale della citt di Torino.
Il metodo fotografico - fisiognomico del Lombroso, costruito sul presupposto screzio
fisico - screzio morale, era finalizzato ad effettuare veri e propri ritratti per andare oltre il
solo aspetto fisico e mostrare, inoltre, lo spirito, lindole ed il carattere del suo modello.
Ed questo, sostanzialmente, lobiettivo che il Lombroso si proponeva di raggiungere nelle sue schedature fotografiche di soggetti considerati socialmente pericolosi,
nelle sue gallerie di ritratti che dovevano diventare, e cos avvenne, per decenni, esempi
di riferimento per gli studiosi del crimine e per gli operatori di giustizia.
Nellambito della fisiognomica di inizio secolo si pu, pertanto, parlare di veri e
propri ritratti lombrosiani; la fotografia segnaletica diventa, quindi, una sorta di impronta facciale, successivamente perfezionata dal Bertillon, che aggiunge i c.d. connotati, consistenti nella misurazione di segmenti ossei brevi: piede, mignolo, ecc, e il ritratto
parlato, caratterizzato dalla descrizione degli elementi facciali, al fine di risolvere il problema della identificazione dei criminali recidivi.
Umberto Ellero, forn lultimo impulso a tale nuovo approccio tecnico-scientifico
ideando la c.d. doppia foto, realizzata, sia di fronte che di profilo, attraverso la contemporanea esposizione del soggetto a due macchine fotografiche messe, tra loro, ad angolo
retto e chiamate, appunto, gemelle Ellero. Successivamente, lopera di Giovanni Morelli,
contribu significativamente al recupero di altri particolari fisionomici, prima trascurati,
includendo anche gli sguardi; anche lanamnesi medica entr a far parte della schedatura,
assumendo quella valenza indiziaria, prima nella letteratura di genere con Conan Doyle
e poi con le tecniche indiziarie di Sherlock Holmes, fino a giungere nei tribunali.
Lavvento della psicoanalisi, nel 900, contribu ulteriormente allapprofondimento della fisiognomica, tanto da affermare che quello che evidente copre, in effetti, quella
che la vera realt sottostante, ed esprimendo la necessit di indagare lintimo delluomo, per trovare la sua vera essenza.
Anche la criminalistica moderna risente, oggi, dellesperienza degli studi fisiognomici: si pensi al criminal profiling, cio alla costruzione del profilo psicologico del soggetto - reo che rappresenta una componente essenziale dellindagine investigativa. Vi
da rilevare che da parte di numerosi studiosi del crimine, la dottrina lombrosiana, oggi,
rappresenta solo un mito e viene considerata come un insieme di teorie senza alcuna
valenza che vengono riportate, nella loro essenzialit, nei volumi di criminologia, come
una parte della storia di questultima.
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La criminologia tra diritto ed evoluzione della societ

La teorizzazione lombrosiana ed il suo uomo delinquente, degenerato, naso schiacciato, barba rada, cranio deforme, sono state definitivamente abbandonate, cos come
la disciplina antropologia criminale, oggi, purtroppo, disattivata in quasi tutti gli Atenei italiani. Va, comunque, ricordato che la Scuola di criminologia che ebbe origine dalla dottrina del Lombroso, prese il nome di Scuola Positiva, per manifestare la propria
incondizionata adesione ai metodi sperimentale ed induttivo, quali quelli utilizzati nelle
scienze naturali e sociali, contro quelli del ragionamento giuridico e deduttivo.
Tra gli aderenti alla Scuola, vanno annoverati Enrico Ferri (1856-1929) e Raffaele Garofalo (1852-1934), che erano fermamente convinti della profonda influenza
che sul comportamento criminale doveva avere la formazione costituzionale del delinquente individuale e lambiente a lui circostante, tanto da non riuscire ad ammettere
la possibilit che tutti i criminali, a parte quelli chiaramente insani di mente, potessero
essere considerati pienamente responsabili.
I Positivisti, erano, al contempo, convinti che esistesse una ampia gamma di anomalie mentali e di inadeguatezze che, pur non conducendo alla pazzia, influenzavano il
c.d. libero arbitrio del delinquente.
Ci comportava che le sanzioni difensive della societ nei confronti del criminale dovevano scaturire, non in riferimento alla natura e alla gravit dellatto compiuto ma,
tenendo in considerazione il suo potenziale aggressivo individuale, riaffermando, quindi, limportanza della fisiognomica nella valutazione e nellaccertamento della capacit
delinquenziale.
Tale impostazione viene rafforzata dalle parola di Van Hamel che afferma: la Scuola Classica esorta gli uomini a studiare la giustizia; la Scuola Positiva esorta la giustizia
a studiare gli uomini. Per ci che attiene laspetto inerente il Diritto Penitenziario,
Lombroso, non richiese pene pi severe. La sua teoria sostiene la tesi che per questa
categoria di criminali non esista il libero arbitrio nel delinquere, ma, semplicemente ed
esclusivamente, motivi insiti nella formazione biologica, fisica e mentale. Pertanto opportuno insistere sul processo di rieducazione, con il fine ultimo di riabilitare il delinquente.
Da qui, lobiettivo di creare manicomi giudiziari che garantiscano al tempo stesso
la cura del delinquente e la difesa della societ, motivazione che sar alla base del sistema del doppio binario del Codice Rocco, nel momento della previsione delle c.d. misure
di sicurezza, abbinate alla pena classica.
Lombroso incentiv, comunque, nei casi meno gravi, le pene alternative al carcere. Nel progetto di organizzazione del manicomio criminale di Pesaro, scrisse, infatti,
nel 1872: bisogna creare ai ricoverati un ambiente allegro, fornito di tutte le attrattive che
possono consolare e rendere dolce la vita, concedendo loro teatri, libri, musica e pittura; eccitandone lattivit, dando libero sfogo alle loro tendenze artistiche e poetiche, con recite, con
esposizioni e soprattutto con un giornale manicomiale, per dare ai malati una tribuna ove
far conoscere i migliori loro squarci letterari. I recenti studi di biologia e psicologia criminale hanno, sotto diverso aspetto, fatto rivivere la teoria dei criminali predisposti e le
investigazioni statistico-antropologiche (E.A.Hooton), permettendo di sostenere lesistenza di accertate caratteristiche anatomiche in un grande numero di criminali messi
a confronto con gli individui normali che si attengono alla legge. Una importante rivisitazione degli studi investigativo-antropologici criminali stata compiuta mediante
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Criminologia ed elementi di criminalistica

una serie di misurazioni e analisi statistiche, dal prof. Ernest A. Hooton di Harvard, su
di una massa di americani.
La sua dottrina, neo-lombrosiana, sostiene che i criminali, in media, sono distintamente inferiori in peso (anche dopo la correzione per le differenze det); essi sono
pi piccoli di statura; la larghezza delle spalle, la larghezza e lo spessore del torace, come pure la circonferenza della testa sono, in essi, minori; la loro altezza facciale significativamente pi piccola come pure laltezza del naso; i loro orecchi sono pi corti, la
larghezza del naso maggiore, le orecchie sono pi larghe in confronto della lunghezza e
la faccia pi bassa in confronto della larghezza.
Per ci che attiene i peli, le investigazioni, dimostrano che il gruppo dei criminali
ha probabilmente meno barba, meno peli sul corpo e pi capelli. I capelli rosso/bruni,
sono pi frequenti nei criminali che non nei non-criminali, e cos pure il colore degli
occhi che sono, o molto chiari, o molto scuri.
La conclusione generale dellinvestigazione, la quale contiene anche un certo numero di caratteristiche sociologiche, che i criminali, considerati come insieme, sono
un gruppo di individui inferiori sociologicamente e biologicamente, e la loro inferiorit
fisica soprattutto di natura ereditaria.
Tutto ci premesso, probabilmente, condurrebbe ad un vero e proprio ritorno alla
fisiognomica lombrosiana che si basa sulla relazione esistente tra le differenti caratteristiche fisiche di un individuo e la sua personalit.
Anche se le teorizzazioni lombrosiane sono state spesso, oggetto di critica, comunque indiscutibile come ciascuno di noi, ogni qual volta si trovi di fronte ad un
nuovo interlocutore, tenti di intuire, istintivamente, se la persona che ha di fronte a
s cattiva o buona, sincera o antipatica, e cos via. Ed altres innegabile come le
emozioni suscitate dalle esperienze di vita, spesso tragiche, di una persona, segnino
in qualche modo il suo viso, modificando i lineamenti del volto in un modo piuttosto che in un altro.
Da qui, lintreccio della fisiognomica con la psicologia, laddove, entrambe, cercano
di intuire e dedurre, dal visibile, i moti pi intimi dellanimo umano.
La fisiognomica, nelle sue tre linee distintive, assume significati diversi, e ci in rapporto agli approcci volgare, mimico e scientifico utilizzato dagli studiosi della materia.
Lapproccio volgare caratterizzato dallutilizzo dellastrologia e della chiromanzia,
e laspetto simbolico-intuitivo viene espressamente enfatizzato e privilegiato. Nellapproccio mimico vengono messi in evidenza gli elementi della comunicazione non verbale (tratti somatici, espressione corporea e facciale, segni del volto, tono della voce),
che sono ritenuti elementi rivelatori del carattere di una persona. Lapproccio scientifico, infine, ha lobiettivo di seguire le teorie darwiniane e antropologiche.
Limpalcatura teorica di Lombroso verr sostenuta, pi tardi, dalla figlia Gina, dal
genero Ferrero, da Niceforo e Di Tullio, e anche dallo stesso Pende, malgrado la differente posizione ideologica. La figlia Gina negli anni 20, si occupa di opere giovanili,
tra cui risalta, in particolare, La donna delinquente, dove viene rappresentata la ormai
famosa corrispondenza tra prostituzione e criminalit. Si legge, infatti: lidentit, psicologica come lanatomica, tra il criminale e la prostituta-nata, non potrebbe essere pi compiuta: ambedue identici al pazzo morale, sono per assioma matematico eguali fra loro. Gina, comunque, non si occupa solo di riproporre i testi del celebre padre, ma rivolge la
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La criminologia tra diritto ed evoluzione della societ

sua attenzione alle difficolt della condizione femminile, e si impegna nel promuovere
lelevazione culturale e lemancipazione sociale della donna.
Alcuni scienziati, sulla base di ricerche nel campo psicologico e neurologico, sono
giunti alla conclusione che, nelle persone che formulano idee creative, risulta particolarmente attiva la zona frontale del cervello che emette onde alfa da parte di entrambi
gli emisferi. Secondo la fisiognomica, inoltre, concorre ad ottenere un quadro pi esauriente possibile dellindividuo, un complesso di informazioni sulle tre fasce del volto
che sono lintellettiva, la sensitiva e la materiale; lo sviluppo maggiore di una fascia del
volto rispetto ad unaltra, ne determina una maggiore influenza sul temperamento. La
fascia intellettiva costituita dalla fronte e indica ingegno, curiosit, fede negli ideali;
la fascia sensitiva costituita dalla base del naso, tra le ciglia e le narici, e si configura
come un indicatore dellemotivit e della sensibilit dellindividuo; infine, la fascia materiale, localizzabile tra la base del naso e la punta del mento, esprime listintivit e la
sensualit.
Per la fisiognomica, anche il colorito dellindividuo costituisce uno degli elementi chiave per lanalisi della personalit: un colorito pallido indicherebbe mancanza di
energia, malumore e pigrizia, mentre un colorito rosa acceso, esprimerebbe sensualit
ed estroversione; un colorito spento e grigiastro indica ipocondria, pessimismo e scarsa fiducia negli altri; infine un colorito che tende al giallastro un segnale di forte irascibilit, ma anche di ascolto verso laltro e di lealt. Ancora secondo la fisiognomica,
lanalisi delle singole parti del viso, fornisce preziose informazioni sulla personalit dellindividuo che si osserva: 1) una fronte molto alta indica la tendenza alla superficialit e
allimitazione degli altri, mentre, se molto bassa, indica scarso sviluppo intellettuale e
atteggiamento ipercritico; 2) una fronte proporzionata al resto del viso, esprime chiusura
mentale e forte senso di responsabilit, ma se alta, e presenta un rigonfiamento nella parte superiore, determiner, in chi la possiede, difficolt di concentrazione e stravaganza. Secondo la fisiognomica, lanalisi della personalit di un individuo sar tanto
pi attendibile quanto pi informazioni si avranno sulle varie parti del volto, non solo,
ma se vero che ogni parte rappresenta una caratteristica di personalit, altres vero
che solo dallinterpretazione armonica dei vari elementi si potr capire al meglio chi
la persona che abbiamo di fronte. Meritano particolare attenzione alcune caratteristiche del mento e del naso: un mento aguzzo, indica vivacit intellettuale con tendenza allanalisi e allapprofondimento; un mento tondo segnala creativit ed energia e capacit
di mettere a proprio agio gli altri; il doppio mento indica insicurezza, bisogno di protezione e instabilit emotiva, mentre, se un mento ben equilibrato con il resto del viso,
segnala grande tenacia.
Il naso importante perch conferisce carattere al volto: il naso camuso (schiacciato e largo alla radice), indica forte empatia e personalit affettuosa; il naso allins
indica instabilit emotiva e diffidenza; il naso greco (lungo e stretto) lascia intuire che
la persona sia molto sensuale, di animo buono e leale ma anche superficiale; il naso
aquilino indica forza interiore e grande carisma, energia e tendenza allira; il naso a
patata indicherebbe tendenza allidealismo ma, anche, una certa predisposizione alla
tristezza.
La fisiognomica, si basa, inoltre, sullanalisi degli occhi e della bocca: gli occhi grandi, denotano tendenza al misticismo, avversione al materialismo e insicurezza; occhi
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Criminologia ed elementi di criminalistica

piccoli indicano intuito, vitalit e furbizia; occhi rotondi segnalano creativit e bont
danimo, vivacit intellettuale; degli occhi allingi, esprimono un animo romantico,
sensibile con tendenza alla depressione; gli occhi allins, indicano timidezza, introversione e scarsa coerenza.
La bocca, si analizza attraverso le labbra: le labbra carnose indicano sensualit e
istintualit, nonch capacit di instaurare rapporti di coppia armoniosi; labbra sottili,
indicano introversione e tendenza al romanticismo, forte senso del dovere; un labbro
superiore sollevato con gengive in evidenza denoterebbe aggressivit e scarso autocontrollo, chiusura mentale; un labbro superiore ad emme, identifica un individuo con particolare senso dellironia e tendenza al buon umore, estroversione e avversione per la monotonia; le labbra a bocciolo, esprimono tendenza alla malinconia con instabilit emotiva
e poca sensibilit verso gli altri.
Altre importanti informazioni sul temperamento individuale si possono leggere,
secondo la fisiognomica, anche attraverso i segni della pelle, come i nei e le rughe di
espressione, segni, soprattutto questi ultimi che, derivando dalla mimica facciale, rendono unico ed espressivo un volto, raccontando molto sulla vita intima della persona.
Altri teorici della fisiognomica hanno sostenuto che il volto rivela qualsiasi cosa ed
possibile analizzare la personalit di un individuo attraverso losservazione del suo viso,
seguendo la tecnica dellanalisi facciale. possibile, altres, determinare attraverso i segni del viso, persino la forma e le dimensioni degli organi sessuali maschili e femminili.
Esistono anche delle caratteristiche nellanalisi facciale che sono comuni sia agli uomini
che alle donne: se, ad esempio, langolo esterno dellocchio presenta delle linee, queste
indicano forte inclinazione sessuale e disponibilit, caratteristiche che sono tanto pi
intense quanto pi sono profonde e numerose le linee.
Lesistenza di pieghe profonde ai lati della bocca, indica forte desiderio sessuale,
ed ancora, una persona con mento lungo, sar in possesso di una forte spinta sessuale. Inoltre, la quantit delle caratteristiche che si combinano tra di loro, nonch la loro
intensit, contribuiscono a determinare la forza dellinclinazione sessuale. In generale,
un volto ovale, sinonimo di perfezione estetica, indica un temperamento ipersensibile,
tendente alla dolcezza, creativit ma anche instabilit e timidezza; un volto quadrato,
indica grande forza interiore, un carattere energico e pratico, pazienza e determinazione; un volto triangolare, denota intelligenza brillante ma scarsa fantasia, mentre un viso
rettangolare o lungo, denota elasticit mentale, apertura alle novit, evoluzione intellettuale, senso estetico.

2.7 La Scuola Positiva e i diversi contributi


Limpianto teorico lombrosiano, oggetto, come gi evidenziato, di consensi e dissensi, inaugur una nuova Scuola di pensiero Positiva, finalizzata a studiare, in modo
pi approfondito, la criminalit in generale e il crimine e il criminale, pi in particolare.
Enrico Ferri (1856-1929) e Raffaele Garofalo (1852-1934), il primo giurista ed il
secondo magistrato, rappresentano le figure pi esclusive di questa nuova Scuola.
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La criminologia tra diritto ed evoluzione della societ

Garofalo, in particolare, appare pi attento alla dimensione psicologica che sottende la criminalit; Ferri, invece, volge lo sguardo alla dimensione sociale del delitto.
Garofalo, studioso di psicologia criminale, anche se sostanzialmente pi vicino alle posizioni teoriche lombrosiane, intitola, per, Criminologia, il suo saggio pi noto, svincolando la sua opera dai risultati pi espliciti della ricerca antropologico-criminale. Anche per Garofalo, comunque, il delitto non una mera convenzione definita dal codice
legale, come vuole fare intendere la Scuola Classica, ma , piuttosto, un fatto naturale, il
cui concetto ben presente nel buonsenso popolare. Scrive Garofalo: il delitto sociale o
naturale una lesione di quella parte del senso morale che consiste nei sentimenti altruistici
fondamentali (piet e probit) secondo la misura media in cui trovansi nelle razze umane
superiori, la quale misura necessaria per ladattamento dellindividuo nella societ. Il riferimento alle razze superiori viene ritenuto indispensabile per non creare confusione
con quanto si verifica nei selvaggi, dove mancano quegli istinti altruistici che sono invece considerati fondamentali nelle societ pi evolute.
In Garofalo, mentre natura e societ si accatastano e convergono, il concetto di
istinto assume coloriture etiche, e con chiari riferimenti alla frenologia che vanno ben
oltre la generica spinta biologica che lo caratterizza; la statistica non poi un semplice
strumento conoscitivo, ma si identifica piuttosto con la forma stessa del conoscere. Secondo Garofalo, i delinquenti possono essere distinti in due categorie: a) la prima, caratterizzata da assenza di senso morale; b) la seconda, delineata dalla presenza di istinti
morali deboli o latenti; pur prendendo atto, per, della mancanza dellistinto pietoso
e di probit, e della sostanziale perversit, non esiste alcun tipo di conclusione, in assenza di un vero e proprio delitto. Garofalo ritiene, inoltre, che la natura dellanomalia,
morbosa o meno, risulti indifferente in riferimento alle esigenze della societ. Ci che
opportuno conoscere se lanomalia sia permanente e linfermit incurabile o duratura
nella sua forma pericolosa nei confronti della societ, ovvero, se vi sia speranza di miglioramento e di cessazione degli impulsi criminosi.
Nel primo caso, non vi alcun motivo per non trattare il pazzo come il delinquente istintivo, cio, eliminarlo assolutamente; nel secondo caso, si avranno, da una parte,
delinquenti affetti da psico-nevrosi, curabili nei manicomi, e, dallaltra parte, delinquenti per occasione e per abitudine, che possono correggersi attraverso limposizione di un
nuovo genere di vita.
Tutto ci condurr al tema della pericolosit sociale che sostanzier la legge del
1904 sui manicomi e sugli alienati.
Il pessimismo radicale di Garofalo deriva dalla convinzione che tutti i delinquenti sono uomini psichicamente anormali, molti anche antropologicamente; e del resto se, in
condizioni analoghe, fra tanti uomini, uno solo delinque, si deve coerentemente dedurre che il fattore primo del delitto sempre individuale, e che senza di esso le spinte
occasionali rimangono inefficaci.
Il delitto, pertanto, viene fatto discendere da unanomalia individuale, e che le influenze familiari e sociali siano ritenute poco attendibili. Anche il disagio economico,
interviene con modesta incisivit, tanto che, il malessere individuale connesso, appare
scarsamente attribuito alla sproporzione fra desideri e mezzi per soddisfarli.
Il Garofalo, legato fortemente al sostanzialismo evoluzionista, sembra aver perso di
vista la complessit familiare, economica e sociale della vita. Il suo contributo pi origi47

Criminologia ed elementi di criminalistica

nale piuttosto da ricercare nella rappresentazione di quelle personalit delinquenziali,


avulse da ogni vibrazione affettiva, che, gi individuate nella letteratura del 500, ricorrono ripetutamente nelle pi recenti nosografie ottocentesche e novecentesche, dove si
discute, di sociopatici (soggetti che soffrono e fanno soffrire la societ), di personalit
psicopatiche, e di individui con disturbi di personalit.
Al contrario di Garofalo (esperto di psicologia criminale), Enrico Ferri invece ritenuto il sociologo della Scuola Positiva. Per Ferri, il pi ampio numero di delinquenti
, infatti, costituito da quelli occasionali particolarmente influenzati da motivazioni
sociali, tanto che egli elabora una sorta di piano regolatore per prevenire e reprimere la
criminalit, tenuto conto, in particolare, dei problemi dei soggetti minorenni, dei malati di mente, dei tossicomani, e cos via.
Grispigni, a proposito delle teorie del Ferri, chiarisce che la sociologia di questultimo non deve essere intesa come una disciplina avente lobiettivo di deresponsabilizzare lindividuo per trasferire le sue responsabilit nella societ, ma, piuttosto, come
momento legato allesigenza dello Stato di tutelare la propria integrit. Ferri ritiene che
per un completo e valido approccio alla criminalit, lo studio della psicologia collettiva
dovrebbe essere il risultato della connessione fra la psicologia individuale e la sociologia, che ha il compito di analizzare la societ nel suo insieme.
Il delitto, per Ferri, sempre un fenomeno biopsicologico, legato tanto allambiente, quanto allindividuo, e che gli artefici di atti anti-sociali presentano un particolare temperamento criminale caratterizzato da una singolare personalit biopsichica che,
non potendo subire le condizioni di esistenza sociale del presente, cede allimpulsivit
di un sistema nervoso degenerato, oppure squilibrato dal fanatismo.
Le teorizzazioni criminologiche del Ferri raccolsero ampi consensi: Nicola Pende,
uno dei rappresentanti pi significativi del costituzionalismo italiano, scrive, appunto: in Enrico Ferri, saluto il grande biologo e clinico delluomo delinquente, interprete, per
mezzo secolo, delle leggi dellio incosciente, determinanti, sotto la spinta provocatrice dellambiente, quella acutissima malattia della nostra personalit che chiamiamo delitto.
Il successo e lincisivit storica di Garofalo e di Ferri, fra i tanti teorici della Scuola
Positiva, sono anche il risultato ultimo dellimpegno profuso nellambito giuridico in
cui operano entrambi, con il conseguente allargamento di ambito, rispetto alloriginario scenario lombrosiano, essenzialmente limitato dalla dimensione e dalle metodologie della scienza medica.
Intorno allorbita della Scuola Positiva, maturano, comunque, approcci molto diversi che si riscontrano, da un lato, saldamente ancorati alla biologia, dallaltro, si proiettano verso la sociologia politica, oppure, tendono a rivedere lindirizzo ufficiale della
Scuola. Secondo Virgilio, ancorato su rigide posizioni lombrosiane, i pazzi ed i criminali, entrambi degenerati, sono associati da un fragile sistema nervoso e, in particolare,
del cervello. Se si rappresenta che il delitto ha unorigine morbosa, spetta alla medicina
il compito, sostanzialmente preventivo, di moralizzare la comunit civile; lattribuzione
alla medicina di tale competenze, rappresenta una novit in termini assoluti, specie, se
si tiene in conto che le stesse erano coordinate dai giuristi e dalla Chiesa.
Altri importanti contributi vengono forniti da Colajanni e Pistolese, per ci che
attiene il rapporto tra alcoolismo e delinquenza: pur tenendo conto dellappartenenza
degli stessi allarea socialista e positivista, essi, affrontano detto rapporto in termini
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La criminologia tra diritto ed evoluzione della societ

palesemente polemici, rispetto alle teorie lombrosiane, nella loro classica formulazione. Per Colajanni, in particolare, alcoolismo e criminalit hanno infatti una radice comune abbastanza semplice: la miseria con la carenza di educazione che la sostanzia. Per
estirpare questi mali poi indispensabile, secondo Pistolese, la caduta del capitalismo:
il capitalismo che ha fatto lalcool accessibile a tutti, perch a poco prezzo; esso che lo
offre sovente in mille guise falsificato per lingordigia di maggiori guadagni da parte degli
speculatori.
A Di Tullio, in particolare, si deve un noto trattato di antropologia criminale aggiornato con capitoli dedicati agli argomenti pi recenti come lendocrinologia. Linsieme delle teorie lombrosiane ancora presente nel pensiero di Di Tullio, anche se non
si parla pi di tipo delinquenziale, ma di personalit. Di Tullio, comunque, pur cosciente che lantropologia criminale solleva numerosi e vasti problemi come quello del bene
e del male e quelli della libert e della responsabilit umana, intende occuparsi solo di
delitto, inteso quale atto umano che va considerato e valutato in relazione al contesto
sociale dove viene consumato, prescindendo, in tal modo, da qualsiasi valutazione di
carattere filosofico. Di grande importanza, poi ritenuto il rapporto con la psicopatologia, tanto pi che ogni delitto sempre lespressione di un turbamento psichico.
Di Niceforo, si ricorda, invece, una imponente sintesi in merito ai contenuti e ai
dibattiti maturati attraverso il lungo itinerario della Scuola Positiva. Lopera di Niceforo, edita da Bocca in 6 volumi fra il 49 e il 54, si delinea come una sorta di riassunto
critico, dove vengono affrontati argomenti di carattere criminologico, da quelli biologici a quelli sociali e motivazionali.
Anche Pende, tomista in metafisica e costituzionalista in medicina, non certo
lontano dalle influenze di Lombroso, specie, quando, per risolvere il problema relativo
alla sollecitazione di alcune aree encefaliche che possono provocare improvvisi focolai
di aggressivit, propone interventi mirati di psicochirurgia per trasformare le turbe dellumore che guidano il comportamento di alcuni criminali; a fronte di quanto sostenuto, riferisce il caso di un poveretto che aveva da molti anni fatto il giro di tutte le carceri e che dopo adeguato intervento neurochirurgico pot essere trasformato in un pacifico
ed onesto lavoratore.
I contributi, sin qui descritti, testimoniano come lopera lombrosiana sia stata efficace, esercitando, nel tempo, vaste influenze nella cultura, indirizzando la pratica giudiziaria e psichiatrica, favorendo la ricerca, sia vincolandola a quanto oggettivamente
visibile, che incoraggiando la statistica, in parallelo con la metodologia utilizzata. Laver
promosso nuove tecnologie applicate allo studio del crimine, come la fotografia, che favorisce la documentazione realistica, sia in psichiatria che in criminologia, o aver fatto
comprendere il ruolo della statistica e della sociologia, sono solo alcune delle righe del
testamento culturale e scientifico di Lombroso.

2.8 La Nuova Difesa Sociale


Con la nascita della Nuova Difesa Sociale, si assiste al proliferare di una serie di
dottrine intermedie, che, se da una parte, mantengono alcuni dei vecchi principi, dal49

Criminologia ed elementi di criminalistica

laltra, accolgono posizioni proprie dei positivisti. Lo scontro dottrinale pi forte si


avverte con i rappresentanti della Scuola Classica.
Secondo Mantovani, il movimento che ha realizzato il maggior sforzo di sintesi
quello della Nuova Difesa Sociale, movimento di pensiero che non sopprime la nozione di responsabilit, non nega le libert delluomo n rifiuta la possibilit della punizione, ma fonda la politica criminale della difesa sociale sulla responsabilit individuale, la
cui realt esistenziale viene assunta come la molla ed il motore essenziale del processo di
risocializzazione e torna ad essere la giustificazione profonda della giustizia penale.
Tra queste correnti criminologiche va segnalata la Terza Scuola, il cui obiettivo era
quello di mediare le posizioni delle due Scuole (Classica e Positiva), infatti, da tale tentativo si origina il c.d. sistema del doppio binario, fondato sul dualismo della responsabilit individuale-pena retributiva e della responsabilit sociale-misura di sicurezza.
In ordine, invece, al fondamento del diritto di punire, tale nuovo indirizzo rigetta
il principio positivista della responsabilit sociale, e si accosta alla concezione classica,
incentrando il diritto penale sulla responsabilit del fatto commesso con volont colpevole e
sull imputabilit, ma fonda, questultima, non sul concetto del libero arbitrio, piuttosto
sui concetti di sanit mentale e di normalit (determinismo psicologico).
Per tale principio, luomo determina le sue azioni che derivano dal motivo conscio pi forte. Alimena, a tale proposito, sostiene che, se di fronte alla stessa offesa, uno
uccide ed altri no, ci avviene perch luno vuole uccidere e laltro non vuole: ci accomuna le tesi dei liberisti e dei deterministi. Il problema di fondo rimane, perch bisognerebbe chiedersi: perch vuole uno, e laltro non vuole, uccidere? Perch in quel momento, nelluno, lidea omicida costituisce il motivo maggiore, e nellaltro no, e forse
non si nemmeno presentata?
Evitando dispute filosofiche e psicologiche, molti studiosi di criminologia, hanno cercato di rappresentare il concetto di imputabilit su basi anche empiriche, dando
corso alla nascita di nuove teorie. In particolare, stato autorevolmente ritenuto che
la scienza del diritto penale sia in grado di spiegare il tema dellimputabilit non considerando quale sia la soluzione teorica da prestare al problema filosofico del libero arbitrio. Secondo Antolisei, le fondamentali teorie che hanno cercato di superare lantinomia tra libert e causalit sono quelle della normalit, dellidentit personale e della
intimidabilit.
Per la teoria della normalit, limputabilit rappresenta la normale facolt di determinarsi, per cui, imputabile sarebbe solo chi reagisce normalmente, cio luomo sano e
maturo; pertanto, se manca la normalit, mancante la ragione stessa del punire. Questa teoria stata sostenuta in particolar modo da Liszt e, recentemente da Nuvolone,
che opera una distinzione tra il concetto di normalit per il diritto penale, da quello proprio della psicologia e della psichiatria. Se, secondo un indirizzo prettamente psicologico, non esiste un discrimen esatto tra normalit e anormalit, e tale impianto si rinviene
nel nostro codice alla distinzione infermit/seminfermit, per il diritto indispensabile
assicurare un confine al di l del quale inizia la c.d. follia.
Ci non equivale a sostenere che i soggetti considerati capaci ai sensi del diritto
penale siano conseguentemente normali anche per le altre scienze. Pertanto, continua
Nuvolone, la normalit, per il diritto penale, la facolt di intendere gli oggetti della
percezione, con una mente non viziata da infermit, e a un livello di maturit corri50

La criminologia tra diritto ed evoluzione della societ

spondente alla media di sviluppo caratteristico dellet; la normalit , altres, la facolt


di adeguarsi a tale rappresentazione.
Questa teoria non comunque scevra da critiche, in quanto viene a questa contestato che il concetto stesso di normalit, su cui essa si basa, troppo relativo, soprattutto, se si considera, che la stessa psicologia moderna esclude che esso possa essere determinato con esattezza. Deve essere inoltre osservato che tale teoria taglierebbe fuori dalla
pena una serie di delinquenti, come quelli abituali e professionali, che, soventemente,
presentano delle anomalie psichiche.
Per la teoria dellidentit personale (Tarde, Sabatini), invece, limputabilit, sostanzialmente, consisterebbe nella appartenenza dellatto allautore, per cui lautore del fatto
sarebbe imputabile quando la condotta corrispondente alla sua personalit, mentre,
sarebbe non imputabile, quando viene meno, nel soggetto, il potere di manifestarsi secondo il proprio Io, come avviene in caso di certe anomalie psichiche. Tale teoria pone
il problema dellinfermo di mente, in quanto si ritiene opinabile considerare lazione di
questultimo non rispondente alla sua personalit.
Per la teoria dellintimidabilit (Alimena-Impallomeni-Vannini), limputabilit consiste nella capacit di essere intimiditi dalla minaccia della sanzione; per cui, chi non
compos sui (come gli infermi di mente) non pu essere sottoposto a pena, poich non
sarebbe in grado di sentirne e di subirne la coazione psicologica.Tale tesi si scontra inevitabilmente con la realt, tenuto conto che i malati di mente ed i bambini, entro certi limiti, possono sentire lefficacia intimidatrice dei castighi, mentre non si pu certo
dire che tutti gli uomini subiscono lintimidazione della pena.
Le tre teorie in questione, seppur dichiaratamente diverse tra loro, sembrano, comunque, aver in comune una identica caratteristica, infatti, ciascuna di esse, sembra
confondere il problema del fondamento dellimputabilit, con quello dei criteri per determinare, chi imputabile e chi non lo . Pertanto, pur non comprendendo di fondarsi
sul concetto di libert di volere, dimostrano, altres, di presupporlo, giacch le distinzioni operate fra soggetto imputabile (normale o suscettibile di intimidazione) e soggetto
non imputabile (anormale o non suscettibile di intimidazione) presuppongono che il
soggetto possa agire in maniera diversa da come ha agito.

2.9 Il contributo marxista


Nel XIX secolo, il marxismo, contribuendo allinterpretazione della criminalit, riusc ad aprire nuovi e importanti scenari. Omettendo, in questa sede, di riferirne
i contenuti pi strettamente ideologici e politici, appare importante indagare le teorizzazioni di Karl Marx (1818-1883) e Friedrick Engels (1820-1895) a proposito del delitto. Nei loro approfonditi studi politico-sociali, essi sostengono che il delitto una diretta conseguenza dellapparato capitalistico e delle ingiustizie, degli squilibri e della grandi
disfunzioni del capitalismo del XIX secolo.
Ancora prima di Marx ed Engels, il nesso tra sistema economico e criminalit era
stato oggetto di interesse e di studio da parte di Saint-Simon, di Proudhon, di Blanqui,
i quali, avevano individuato elementi criminogenetici, nella natura stessa della societ
51

Criminologia ed elementi di criminalistica

basata sulla propriet privata, e caratterizzata da violenza e oppressione. utile sottolineare che gli autori menzionati non erano di matrice marxista, infatti, sostenevano che
solo attraverso lassociazionismo solidaristico e la rivendicazione dei diritti per mezzo delle lotte sindacali, fuori da ogni logica rivoluzionario-proletaria, si potessero abbattere le
disuguaglianze della societ.
La criminologia di stampo marxista, invece, riteneva che i delinquenti non appartenessero al c.d. proletariato rivoluzionario che attuava la lotta di classe per sconfiggere
il capitalismo, bens ad una parte, definita di sottoproletariato, degradato moralmente e
misero, che non aveva acquisito coscienza di classe e che replicava alle ingiustizie sociali
mediante la ribellione, concretizzatasi nel crimine.
Di contro, unutilizzazione complessa del marxismo emerge allinizio del novecento con A.W. Bonger.
Questultimo, superando la denuncia delle responsabilit del capitalismo e della
ingiustizia sociale, mette in risalto come un sistema di produzione, basato sulla propriet privata e sul profitto, sia avverso allo sviluppo dei legami di reciprocit.
Ci equivale a dire che il capitalismo, trasformando gli uomini in individui ancora
pi egoisti, li predispone alle azioni delittuose. Il delitto, pertanto, secondo Bonger,
non intimamente legato a nessun particolare sistema economico, ed nato addirittura prima del capitalismo, resistendo oggi, in sistemi socio-economici, totalmente
differenti.
La condotta criminale, identificabile in un tratto costante di tutte le societ: la
disuguaglianza. Lanalisi porta a concludere che tutte le societ hanno concepito criminalit perch erano e sono societ di dominanti che impongono, e di dominati che,
consapevolmente o meno, rifiutano tale imposizione; perch erano e sono sistemi sociali che basavano e basano i rapporti interumani sullo sfruttamento; perch sono societ composte in maniera gerarchica e autoritaria che pronunciano leggi che tratteggiano gli interessi del vertice e ne difendono i privilegi.
In tale dimensione, si pu confermare che la condotta antigiuridica non prerogativa esclusiva dei gruppi sociali che, rispetto al vertice, meno possono far valere i propri
interessi, e ci con riferimento alle masse degli sfruttati, collocati nei gradini pi bassi
della scala sociale. Linfrazione delle norme di legge diventa un atteggiamento non evitabile, legato alla mobilit sociale anche di gruppi pi vicini al vertice del sistema o al
vertice stesso, seppur in misura e con modalit differenti rispetto alla delinquenza degli
strati inferiori. In tutti i gruppi sociali, il crimine presente come strumento normale
di mobilit allinterno del sistema. Il volto comune del criminale, abilmente costruito
dalla cultura dominante accettata dalla societ, quello di un sottoproletario, privo di
istruzione, e incapace di affermarsi socialmente, anche ai gradini pi bassi del sistema.
Limmagine di questo tipo di delinquente quella cui la cultura indirizza il disprezzo
comunitario, lo sdegno emotivo verso il criminale, la cui condotta antigiuridica viene
colta come antisociale.
La criminologia, comunque, nella prima met del novecento, permeata anche da
un approccio sociologico di impronta liberale: Shaw e McKai, appartenenti alla Scuola
di Chicago, analizzano la dimensione della criminalit quale espressione della disorganizzazione sociale, derivante dal rapido seguirsi di regole di condotta in comunit prive
di identit culturali, e, come concausa del progresso industriale, gli autori sostengono
52

La criminologia tra diritto ed evoluzione della societ

che la delinquenza, in aree laddove leconomia e la socialit sono quasi assenti, trasferita agli appartenenti delle stesse aree o ai gruppi che in esse transitano, e ci a causa
delle cosiddette sottoculture criminali.
Non meno calzanti risultano le teorie di Merton, che obiettiva i suoi studi sociologici sul concetto di anomia, inteso quale squilibrio tra le mete poste dalla cultura alla
societ e i mezzi, di fatto, forniti dalla stessa per conseguirle.
Cloward e Ohlin puntano, invece, la loro attenzione sul ruolo esercitato, nel divenire criminali, dallappartenenza alluno o allaltro gruppo sociale.
Anche se di impronta liberale, questi indirizzi sociologici fanno risaltare, al contempo, gli sbilanciamenti presenti nella societ capitalistica, ne affermano lindiscutibilit tale da definire come deviante colui che si allontana dalle regole, ponendosi come obiettivo la reintegrazione di tali individui nellambito sociale; per tale motivo, la
criminologia viene definita criminologia del consenso.
Alla criminologia del consenso, si contrappose la criminologia del conflitto che, riprendendo le teorizzazioni sociali e politiche marxiste, ripropose, in chiave rivoluzionaria, la soluzione delle problematiche relative ai conflitti di classe. La nuova corrente
di pensiero, che contava al proprio interno marxisti di tutta Europa facenti capo alla
National Conference (Inghilterra 1968), ed un gruppo italiano che faceva riferimento
alla rivista La Questione Criminale, prese il nome di criminologia critica. Questa si proponeva di indagare, non sulle caratteristiche del criminale, bens sulle ragioni per cui,
una data societ, qualifica come devianti certe condotte. La devianza, secondo la criminologia critica, non pi espressione di inosservanza delle norme, ma viene intesa quale conseguenza delloppressione della societ capitalistica, che si limita a perseguire, in
particolar modo, le condotte delle classi subalterne, definendole illegittime.

53

CAPITOLO 3

I metodi e le fonti delle conoscenze


criminologiche

3.1 Metodi e fonti della ricerca criminologica


Kaplan (1964) sosteneva che la ricerca scientifica pu essere definita come un processo di osservazione deliberata e controllata.
I criminologi adoperano un vasto ventaglio di metodi e tecniche per valutare quantitativamente specie e dimensione della criminalit. I dati relativi possono essere raccolti,
sia svolgendo ricerche empiriche con strumenti di osservazione, o con lo studio dei casi,
sia studiando le statistiche ufficiali gi costruite da altre fonti. In primis, occorre precisare
che non vi un metodo scientifico, bens vi sono diversi metodi scientifici, il cui scopo consiste nellottenere conoscenze attraverso osservazioni obiettive. Lesigenza che le osservazioni siano oggettive chiarisce limportanza che gli scienziati attribuiscono alla validit dei
metodi di ricerca. Essi tentano di esprimere, accuratamente, le condizioni esatte in cui
sono state effettuate le osservazioni, in modo tale che altri scienziati le possano ripetere.
Quindi, il criterio di produzione di conoscenza scientifica caratterizzato da una
serie di scelte ragionate che il ricercatore deve, di volta in volta, compiere. Non pu certamente essere negato il fattore di soggettivit, che non pu essere cancellato, ma, che
pu e deve essere reso esplicito. Loggettivit , quindi, la caratteristica che contraddistingue ci che scienza, da ci che non lo , ed ci che fa della scienza lunico mezzo
universale per acquisire conoscenze, perch, sin dallinizio, rifiuta di considerare ogni
fenomeno che non sia accessibile a tutti. La diversit dei metodi scientifici costituisce,
pertanto, il percorso pi idoneo per il raggiungimento di verit probabilistiche e disponibili a possibili modifiche.
La formulazione dellipotesi rappresenta lattivit primordiale che va a definire il
campo di indagine, senza chiaramente assicurarne in anticipo i risultati, ed basata su
problemi empiricamente verificabili. Lipotesi, inoltre, non dovrebbe essere condizionata da credenze, pregiudizi e ideologie del ricercatore, mentre lo , in ogni caso, dal
suo background culturale e formativo; ha sempre carattere di provvisoriet.
55

Criminologia ed elementi di criminalistica

Una volta formulata lipotesi da dimostrare, le fasi successive si possono semplificare nei seguenti punti:
a) analisi della letteratura sullargomento di ricerca e commento critico dei risultati
conseguiti dalle altre indagini;
b) scelta del metodo da utilizzare, tuttavia influenzata, quasi sempre, dalla formazione del ricercatore (psicologo, sociologo, medico, giurista, ecc.), e dagli strumenti
(questionari, interviste, statistiche gi rilevate, ecc.);
c) in relazione al metodo, lapproccio si identifica in due tipologie: quantitativo e/o
qualitativo. Il primo (quantitativo) tende a quantificare il fenomeno indagato e a
porlo in rapporto ad altri indicatori sociali; pu essere esplicativo, mirando cio a
spiegare perch si verifica il fenomeno studiato e perch si correla con gli altri fattori presi in esame, oppure descrittivo, cio descrivere come esso si manifesta in un
determinato periodo storico distinguendone i molteplici collegamenti;
d) il secondo (qualitativo) si pone lobiettivo di studiare le caratteristiche, le similarit
e le connessioni logiche e funzionali fra i fenomeni osservati. Si applica sia a fatti
complicati considerati nella loro unicit, sia a pochi casi, come in campo clinico
(per es.: studio dei casi) o sociologico (per es.: storie di vita);
e) comunque, sempre, preferibile svolgere preliminarmente uno studio pilota, utilizzando lo strumento di rilevazione prescelto su di un numero limitato di casi per
controllarne la funzionalit e graduarlo sul campo, ci al fine di evitare, nel futuro,
un eccessivo dispendio economico e di energie; il caso di una ricerca quantitativa
con lo strumento del questionario: la distribuzione di esso a un numero limitato di
soggetti consentir di accertarne la chiarezza e di modificarne le domande, se incomprensibili o inadeguate, prima di stamparne unelevata quantit di copie (con
i relativi costi) e ottenere risultati di scarsissimo interesse o inutilizzabili;
f ) la raccolta dei dati, attraverso lo strumento adottato: questionari, interviste, colloqui
clinici, se fonte informativa sono le persone; schede di rilevazione, se si opera su
materiale cartaceo (per es. fascicoli giudiziari o penitenziari, materiale peritale);
statistiche gi rilevate, se si studiano dati ufficiali. Comunque, va sottolineato che,
soprattutto nella ricerca criminologica, laccesso ai dati presenta non poche difficolt legate, ad esempio, alla diffidenza dei soggetti, alla riservatezza delle informazioni, nonch alla non omogeneit del materiale;
g) lelaborazione dei dati segue dopo la codifica e la computerizzazione degli stessi.
Nel caso lindagine si svolga su una casistica limitata, lelaborazione pu avvenire
manualmente. Questa fase comporta lutilizzo di tecniche statistiche per misurare
il fenomeno in esame e quelli correlati: rapporti di coesistenza, composizione e
derivazione, numeri indici, valori medi, variabilit e analisi della varianza, interpolazioni e cos via;
h) i dati elaborati, vengono poi condensati attraverso rappresentazioni di natura cartografica con tabelle, ortogrammi, istogrammi, grafici secondo il metodo cartesiano, diagrammi in scala logaritmica, cartogrammi, torte, ecc.. La rappresentazione
grafica dei fenomeni ha lo scopo di rendere il contenuto dei dati pi visibile;
i) la fase finale della ricerca, rappresentata dallinterpretazione dei dati, che deve
essere eseguita in maniera obiettiva e senza forzare le risultanze ottenute.
56

I metodi e le fonti delle conoscenze criminologiche

La spiegazione dei nessi causali tra il fenomeno osservato (devianza o criminalit)


e gli altri fattori sociali o individuali deve realizzarsi attraverso la generalizzazione empirica, cio secondo proposizioni che mostrano come in un certo tempo e in un certo
luogo alcuni fenomeni si verifichino. Attraverso la serendipity si vuole indicare la utilizzazione del dato nuovo, non previsto nellipotesi di ricerca, che introduce un rapporto
non direttamente osservabile e supera laspetto constatativo della generalizzazione, per
raggiungere un livello pi alto di tipo teorico, riferibile a entit ipotetiche, a costruzioni
logico-deduttive. Lindagine criminologica, permette, pertanto, di passare dal momento constatativo al momento teorico-scientifico, che stabilisce leggi generali e teorie valide in ogni tempo e in ogni luogo.
Lindagine successiva, risulta assolutamente necessaria per verificare i risultati di una
ricerca che dovrebbero tradursi in ipotesi di partenza di un nuovo studio. Va sottolineato che i risultati della ricerca devono restare integri e non devono subre manipolazioni
decretate da preconcetti e ideologie del ricercatore, o dovute a difformit rispetto allipotesi e allimpostazione teorica preliminare. In altre parole, la validit di una ricerca
empirica strettamente legata allonest intellettuale del ricercatore.

3.2 La ricerca di tipo quantitativo


Gli anni settanta ed ottanta si sono contraddistinti per quel generale potenziamento nel campo metodologico della ricerca, specie per ci che riguarda lapplicazione
del metodo statistico.
Lapplicazione quantitativa richiede che, una volta formulate le ipotesi da sottoporre a verifica, venga effettuata una serie di operazioni allo scopo di rendere quantificabili le osservazioni stesse, anche in previsione dellelaborazione statistica. Il primo step
utile riguarda il c.d. campionamento, che consiste nelloperare una selezione di persone o situazioni oggetto dindagine. Le indagini campionarie permettono, pertanto, di
rintracciare alcune caratteristiche su un gruppo ristretto; questultimo deve, per, rappresentare la totalit di una popolazione e deve essere rappresentativo.
La rappresentativit offerta dal metodo probabilistico di campionamento in cui tutte le unit che compongono la popolazione hanno uguale probabilit di essere selezionate. Questa metodologia , comunque, applicabile solo in presenza di un universo, per
il quale sia possibile valutare lammontare, e per il quale possa essere predisposto un
elenco numerabile. La statistica insegna che in presenza di universi ampi opportuno
ricorrere ad un campionamento a grappolo o a un campionamento stratificato, metodi,
che si basano su tecniche di suddivisione della popolazione in sottopopolazioni, da cui
vengono estratti diversi sub-campioni rilevati in base ad alcune variabili, ritenute rilevanti per la specifica indagine.
Nel caso in cui, per svariati motivi, i metodi sopra descritti non fossero applicabili, il ricercatore potr avvalersi del campionamento definito non probabilistico, che
prevede la selezione di un campione sulla base della conoscenza diretta della popolazione, ovvero potranno essere inseriti coloro che si dichiarano disponibili o segnalati
da esperti del settore.
57

Criminologia ed elementi di criminalistica

3.3 La ricerca di tipo qualitativo


Le metodologie di tipo qualitativo sono state ampiamente utilizzate nellambito
della ricerca criminologica, si pensi allapplicazione nel campo clinico o in quello sociologico.
La stragrande maggioranza di coloro che si dedicano alle ricerche orientata nellutilizzo del metodo qualitativo, considerato pi adatto a rappresentare il crimine e la
relativa complessit, basandosi sulla ricerca di connessioni logico-funzionali e di similitudini, in ordine ai fenomeni oggetto di studio.
Una prima distinzione con le metodiche di ricerca gi evidenziate consiste nel fatto
che lapplicazione del metodo qualitativo implica la produzione di dati, non sotto forma di numeri, bens di parole; ci equivale a dire, che i dati qualitativi sono ridotti a
categorie o temi valutati in modo soggettivo. La dimensione della soggettivit nellambito della ricerca e le problematiche connesse non rappresentano, di certo, una novit, poich altamente probabile che linfluenza soggettiva del ricercatore possa alterare
losservazione.
La metodologia qualitativa parte da tre assunti fondamentali: a) una visione olistica, attraverso la quale si cerca di comprendere, nella loro interezza e complessit, i fenomeni; b) un approccio induttivo, che fa s che la ricerca parta da osservazioni specifiche
per poi spostarsi verso schemi generali, derivanti dai casi studiati; c) lindagine naturalistica, che consiste nel comprendere, naturalmente, la fenomenologia generale.
Si annoverano i seguenti approcci: fenomenologico, ermeneutico, etnografico.
Le ricerche fenomenologiche hanno lobiettivo di chiarire e descrivere i significati
dellesperienza umana; gli strumenti utilizzati nellambito di tali ricerche supportata,
solitamente, da interviste o conversazioni, durante le quali, andando oltre le descrizioni
offerte dagli individui circa il vissuto, si punta a giungere alle strutture che sottendono
la coscienza. Particolarmente importante risulta essere il rapporto con il soggetto da un
punto di vista empatico.
Lapproccio ermeneutico, proprio per la sua complessit, risulta scarsamente applicato nel campo della ricerca sociale. Si basa sul presupposto che una specifica attivit
pu essere compresa solo se si comprende il contesto nel quale si sviluppa; metodologicamente, i dati vengono forniti, prima, al ricercatore, il quale, in uno studio di natura
fenomenologica, provveder a creare il racconto trascritto che, solitamente, stato ottenuto intervistando i partecipanti soggetti.
Lapproccio etnografico comprende descrizioni di natura antropologica e ricerche
naturalistiche. Lattivit di ricerca si sostanzia nella comprensione, ad esempio, di particolari aspetti di un gruppo, al fine di ottenerne, successivamente, informazioni pi
dettagliate. Il ricercatore, penetrando sempre pi nella dimensione delloggetto di studio, dovr, per, mantenere un adeguato distacco. I dati ottenuti vengono annotati su
un diario di ricerca.
Occorre innanzitutto precisare che, in campo criminologico, si ricorre a svariati
metodi dindagine; la scelta di una specifica metodologia influenzata innanzitutto
dagli scopi che il ricercatore si prefigge. Il processo della ricerca non lineare, bens si
configura come un ciclo di passi ripetuti nel tempo. Il punto di entrata pi comune
rappresentato da una qualche forma di osservazione empirica. Il ricercatore sceglie un
58

I metodi e le fonti delle conoscenze criminologiche

argomento da un infinito insieme di argomenti, in seguito, attraverso un procedimento induttivo, formula una proposta di ricerca. Il passo successivo, consister nello sviluppare in modo compiuto la proposta, enunciandola sotto forma di affermazione che
stabilisce una relazione tra due fenomeni. Dato che lasserzione valida solo nellambito di una specifica struttura teorica, spetter al ricercatore il compito di spiegare tale
proposizione, alla luce di un pi vasto sistema teorico.

3.4 Altri strumenti applicati alla ricerca


a) le statistiche di massa
Le statistiche di massa esprimono, in numeri, losservazione di fatti; privilegiano lo
studio di fattori macrosociali di generale influenzamento, e non consentono lidentificazione di fattori causali e levidenziazione di condizioni microsociali o personali significative. Tale metodo risulta essere indispensabile per la conoscenza dellestensione
del fenomeno criminale e per lespressione delle sue caratteristiche pi generali, quali
diffusione, frequenza, modificazioni quantitative e qualitative, distribuzione qualitativa in ordine al tipo di reati, qualit e gravit delle sanzioni, e cos via.
La statistica di massa si limita, in genere, a una descrizione fenomenologica della
condotta criminale. Pu usufruire di dati, pervenuti dagli organi della magistratura o
da quelli della polizia, che possono essere considerati in funzione di numerose variabili (sesso, et, tipo di reato, occupazione, stato civile, razza, religione, ecc.). La statistica criminale pu contenere numerose cause di errore, sia riguardo la validit dei dati,
dovute allimprecisione o non attendibilit delle fonti, sia per ci che concerne linterpretazione dei dati in genere, se la tecnica statistica non viene correttamente applicata.
La principale causa di errore insita nella statistica di massa legata al fatto che i dati
ufficiali (reati denunciati alla magistratura, denuncie formulate dagli organi di polizia,
provvedimenti penali istruiti contro gli autori, statistiche sulle popolazioni nelle carceri, ecc.) non possono, ovviamente, tener conto della statistica occulta, rappresentata dai
reati effettivamente commessi, ma non scoperti. Il numero oscuro (dark number) indica, quindi, la differenza tra la criminalit effettivamente presente in un certo contesto
sociale, e quella che invece risulta dichiarata e perseguita dagli strumenti costituzionali.
Esso invalida, in modo pi o meno rilevante, le statistiche sulla criminalit. Lindice di
occultamento (rapporto fra reati noti e quelli commessi) influenzato da innumerevoli fattori, tra i quali:
- caratteristiche del reato: alcuni crimini pi difficile che passino inosservati (omicidi), rispetto ad altri di cui spesso non se ne ha neppure notizia (truffe);
- atteggiamento della vittima: una delle fonti dalla quale emerge la conoscenza dei
delitti commessi la denuncia della parte offesa, ma non tutte le vittime (o testimoni) rendono di dominio pubblico il danno subito;
- atteggiamento degli organi istituzionali: le iniziative di questi ultimi rappresentano
unulteriore fonte per levidenziazione dei fatti delittuosi. Spesso, per, queste in59

Criminologia ed elementi di criminalistica

dagini finiscono, per motivi contingenti o di scelta, col privilegiare un settore o un


gruppo sociale piuttosto che un altro. Significativo, a tal proposito, il riferimento
alla delittuosit dei colletti bianchi, caratterizzata da un alto indice di occultamento,
incrementato, in parte, dal mancato controllo da parte delle forze istituzionali;
- qualit dellautore del reato: fattori quali ceto sociale, razza, stato civile, nonch
livello di professionalit del criminale, influenzerebbero la scoperta o la denuncia
del crimine. In ogni caso, queste considerazioni dovrebbero far desistere dallattribuire significato di causalit alle indagini statistiche, nonch dallarbitraria generalizzazione dei risultati.
In conclusione, il campo della delittuosit reale molto pi ampio di quello che
convenzionalmente si ritiene, coinvolgendo larga parte della popolazione, e interessando gran parte dei gruppi sociali.
Per crimine si intende qualunque fatto previsto dalla legge come reato che si manifesta, peraltro, con modalit differenti in funzione della posizione sociale e dei vari
status. Mentre i delitti che costituiscono la delittuosit convenzionale sono, statisticamente parlando, appannaggio dei gruppi sociali pi squalificati, gli altri gruppi sociali commettono reati di diversa natura, che sono in genere quelli meno perseguiti. Cos, ad esempio, un giovane immigrato manifester la sua indifferenza verso le norme,
rubando o rapinando in modo convenzionale, mentre il borghese disonesto, esplicher
la propria antinormativit in settori suoi propri, nelle frodi del commercio, nella corruzione, e cos via. Questi delitti non convenzionali avranno, per, la caratteristica di
comparire nelle statistiche redatte, sulla scorta dei soli delitti perseguiti e giudicati, in
modo poco rilevante rispetto alla loro entit, ingenerandosi, perci, la erronea convinzione che i veri delitti sono quelli convenzionali, e che questi ultimi siano molto pi
diffusi degli altri.
b) il metodo sperimentale
Come nel campo delle scienze cosidette esatte, anche in criminologia, si usa il metodo rigoroso della sperimentazione controllata. Esso consiste nel mantenere costanti
o controllati tutti i fattori e le condizioni che si ritiene influenzino i risultati dellesperimento, a eccezione della variabile o fattore ipotizzato come responsabile di determinati comportamenti del soggetto sotto osservazione. Per esempio, alcune ricerche
criminologiche hanno focalizzato lattenzione sullo sviluppo di diverse forme di terapia farmacologica per ridurre laggressivit e il comportamento delinquenziale dei minori. Lapplicazione del metodo sperimentale in tale campo implica luso di due gruppi di soggetti.
Luno, sperimentale o campione, laltro di controllo. Entrambi, devono essere simili
per et, quoziente intellettivo, sesso, classe sociale e ogni altra caratteristica associabile
allaggressivit e al comportamento deviante. Al gruppo testato viene somministrato il
farmaco, mentre, al gruppo di controllo viene somministrata, senza che lo sappia, una
sostanza innocua, cio un placebo.
Successivamente, vengono confrontati i differenti comportamenti aggressivi tra i
due gruppi. Vengono, infatti, svolte determinate misurazioni del comportamento ag60

I metodi e le fonti delle conoscenze criminologiche

gressivo dopo lassunzione del farmaco e confrontate con quelle fatte prima del trattamento per entrambi i gruppi. La riduzione delle spinte aggressive e delinquenziali nel
gruppo sperimentale o in una sua parte, confrontate con quelle del gruppo di controllo, potr considerarsi perci come leffetto della terapia farmacologica studiata. Nelle
ricerche sperimentali, inoltre, la criminologia, prova varie ipotesi su come due o pi
variabili siano correlate ad altre. Anche in questo caso, si mantengono costanti o controllati tutti i fattori considerati significativi per il risultato dellesperimento (variabili
dipendenti), tranne la variabile indipendente, ipotizzata come determinante il cambiamento del soggetto o il comportamento allo studio. Quindi, la ricerca sperimentale, deve utilizzare metodi molto pi complessi di altre, poich i risultati ottenuti potrebbero essere dovuti anche a fattori completamente ignorati nella sperimentazione
che potrebbero influenzare, contemporaneamente, i cambiamenti rilevati. Sebbene tale modello metodologico sia considerato come ideale ed estremamente rigoroso, il suo
utilizzo in criminologia abbastanza limitato, in quanto, pu risultare particolarmente costoso in termini di tempo e di economia, soprattutto se il campione e il gruppo di
controllo sono molto numerosi.
c) le metodologie dinchiesta
Nel metodo dellinchiesta rientrano le tecniche dellintervista o del questionario.
Esso permette di rilevare opinioni, atteggiamenti, valori, ecc., dei soggetti che fanno
parte del gruppo campione della ricerca.
d) la tecnica dellintervista
I dati di ricerca si possono ottenere anche con il metodo dellintervista.
Lintervista si basa sullincontro di un soggetto, come un deviante, un detenuto o
una vittima di reato, con lintervistatore, e pu essere condotta faccia a faccia o per telefono.
una tecnica completamente diversa da quella del questionario, in quanto, questultimo, compilato in maniera autonoma dalle persone partecipanti, mentre lintervista svolta direttamente da un intervistatore addestrato che pone le domande
preparate appositamente su una scheda dal ricercatore.
chiaro che, in tal modo, aumentano considerevolmente i costi e i tempi della ricerca, ma ci compensato dai seguenti vantaggi: 1) si elimina quasi completamente il
problema della non restituzione o del rifiuto; 2) si possono porre domande pi personali; 3) lintervistatore, pu riformulare o spiegare in modo pi chiaro alcune domande
evitando il rischio di fraintendimenti.
Entrambi gli strumenti, comunque, sono utilizzati sia per le ricerche sulla vittimizzazione, che traggono informazioni dalle vittime del reato, sia per le indagini di autodenuncia o inchieste confidenziali, in cui si chiede ai partecipanti di descrivere le loro
attivit criminali attuali e trascorse.
In ogni caso, e qualsivoglia strumento si utilizzi, per ottenere informazioni su una
larga fascia di persone definita come popolazione, necessario selezionare un campione,
essendo impossibile indagare su ogni singolo soggetto.
61

Criminologia ed elementi di criminalistica

Il campione , pertanto, un sottogruppo del contesto pi ampio e deve essere rappresentativo di esso, il che significa che deve averne le stesse caratteristiche socio-demografiche (per es., in una ricerca sulle opinioni della popolazione di Palermo nei confronti
della tossicodipendenza, se il 25% di essa costituita da soggetti di et superiore ai 49
anni anche il campione dovr contenere la stessa percentuale di soggetti ultraquarantanovenni).
Va, infine, sottolineato che esistono due tipi di intervista: strutturata e semistrutturata.
La prima (strutturata) si basa, in effetti, sulluso di un questionario che consente
di raccogliere sistematicamente un certo numero di informazioni di prima mano dalle
persone scelte per lindagine. Il documento di base deve essere predisposto in modo tale da soddisfare due esigenze fondamentali: trasformare in domande precise e specifiche
gli obiettivi della ricerca e prevedere lelaborazione dei dati in rapporto a essi; coadiuvare
lintervistatore nel preparare lintervistato a collaborare.
Lintervista semistrutturata, invece, prende le mosse da uno schema di massima
con lindicazione di aree tematiche obbligatorie. informale in quanto allinterno di
tali aree, il colloquio si sviluppa in base anche alle risposte dellintervistato, ed utile,
soprattutto, per individuare fatti, credenze, sentimenti, criteri di azione, atteggiamenti
e comportamenti passati e attuali.
, in effetti, dal punto di vista metodologico, molto simile al colloquio in profondit, dove prevale la tecnica della non-direttivit, definita anche del colpo di sonda (probing). Con essa, si provoca una reazione con una domanda-stimolo, posta con grande
apertura e calore comunicativo da parte dellintervistatore, che consente al soggetto di
esprimere sentimenti e opinioni per i quali assume un atteggiamento difensivo.
e) la somministrazione del questionario
Il questionario un piano strutturato di domande che consente di verificare le ipotesi di ricerca; esso viene compilato direttamente dallintervistato e, di frequente, viene
spedito a un campione specifico di persone considerate rappresentative (cio aventi
determinate qualit o caratteristiche in proporzioni simili) rispetto a una popolazione
pi ampia.
In criminologia si preferisce, spesso, utilizzare questionari, poich meno costosi, in
confronto ad altre forme di raccolta di dati, e si possono ottenere informazioni da un
numero pi elevato di soggetti (per es. cittadini, criminali condannati, vittime, ecc.),
in un tempo relativamente breve, con un minimo sforzo da parte sia del ricercatore sia
dellintervistato.
Comunque, luso dei questionari presenta alcuni problemi; prima di tutto, il rifiuto di rispondere di una parte dei soggetti; chi ha commesso un reato o stato vittima di
esso pu non voler fornire informazioni personali, per diverse ragioni. ovvio che tale situazione produce serie conseguenze sui risultati della ricerca, che possono portare a
interpretazioni incomplete o distorte del fenomeno osservato. Un secondo problema
costituito dal fatto che, a volte, un numero significativo di persone potrebbe fraintendere o non capire alcune domande che presentino difficolt, sia per la loro formulazione, sia per la loro interpretazione. Molte altre questioni si pongono allattenzione del
62

I metodi e le fonti delle conoscenze criminologiche

ricercatore nellutilizzo dei questionari. Per esempio, molti soggetti preferiscono dare
risposte compiacenti, oppure, rispondono in modo differente alla stessa domanda posta in momenti diversi (domanda di controllo sullattendibilit); o, ancora, i pregiudizi inconsci dello studioso potrebbero colorare le domande, in modo tale da giungere a
conclusioni predeterminate, senza valore scientifico.
f ) la ricerca longitudinale o catamnestica
Il metodo dello studio del caso consiste nellanalisi intensiva e approfondita di un
singolo individuo, di un gruppo, comunit o istituzione. Lo studio pu essere sviluppato in un preciso momento storico o per un periodo di tempo (studio longitudinale).
Questultima ipotesi permette di cogliere levoluzione di un fenomeno. Se svolto in
retrospettiva (studio anamnestico), molto utile per spiegare lo svolgimento delle carriere criminali; se svolto in prospettiva (studio catamnestico), risulta particolarmente
significativo nellanalisi dellefficacia delle misure di trattamento e recupero sociale dei
condannati.
I fattori considerati e gli strumenti utilizzati con questo metodo sono molteplici:
anamnesi familiare per conoscere i precedenti morbosi e le caratteristiche personologiche e comportamentali dei componenti familiari (ascendenti e collaterali); anamnesi
personale di tipo medico; analisi costituzionale per confrontare soma e psiche; indagine
biografica per conoscere le modificazioni comportamentali e degli atteggiamenti; esame psicologico, anche con luso di reattivi mentali; esame psicopatologico per individuare
eventuali patologie mentali; indagine sociale e familiare; osservazione comportamentale
nella fase di ricerca. Per esempio, la perizia psichiatrica, ordinata durante un procedimento penale ai fini dellaccertamento dellimputabilit e della pericolosit sociale del
soggetto, potrebbe essere considerata, a tutti gli effetti, uno studio del caso; tant che,
anche se lo scopo ultimo non quello di ricerca, una o pi perizie psichiatriche possono costituire un materiale fondamentale per lo studio di casi criminali (per es. serial
killer, pedofilo: Ponti, Fornari, 1997).
Tra le opere pi famose in questo campo, si possono citare le numerose ricerche
svolte dai coniugi Glueck (1950, 1968) per individuare i fattori familiari-situazionali e
individuali pi frequenti nei giovani delinquenti. Lanalisi inizia con la comparazione - a
tappeto - di coorti di minori delinquenti (campione) e non delinquenti (gruppo di controllo), nati nella stessa citt e nello stesso anno, e frequentanti la stessa scuola, per poi
passare al raffronto di multicoorti dello stesso genere, ma nate in anni diversi, per distinguere i fattori dovuti agli effetti della crescita da quelli derivanti dal periodo storico.
Un altro esempio classico di ricerca, fatta secondo lo studio del caso, quello descritto da Sutherland (1937) in The Professional Thief. Lautore intervist un ladro professionale e ottenne informazioni in profondit che sarebbe stato difficile avere con
altri metodi; studi che cosa significasse essere un ladro professionale piuttosto che occasionale, come esso si era organizzato, e come i soggetti di questo tipo comunicavano
e si collegavano fra loro. Certo le conclusioni cui era pervenuto Sutherland non possono essere generalizzate.
Infatti, una delle critiche mosse al metodo dello studio casistico che le informazioni ottenute possono essere non corrette o errate, contenere opinioni personali o molto
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Criminologia ed elementi di criminalistica

limitate. Nonostante ci, diversi criminologi hanno continuato a utilizzare tale tecnica
anche per esaminare lo stile di vita di un singolo delinquente (Geis, 1968; Klockars,
1976; Steffensmeier, 1986).
Nel settore pi strettamente sociologico, lo studio del caso si definisce anche storia
di vita, in quanto, descrive un tipo particolare ed emblematico di criminale o di carriera criminale, senza pervenire a interpretazioni o spiegazioni specifiche. In Italia, per
esempio, analisi di questo tipo sono state fatte su mafiosi, banditi, terroristi (Ghirotti,
1968; Vergani, 1968; Licausi, 1971; Marrazzo,1984).
g) la ricerca trasversale o cross-sezionale
Linchiesta cross-sezionale quella pi diffusamente usata. Fornisce dati circa lepidemiologia del delitto, ed entro certi limiti, sulleziologia di un comportamento criminale. Essa comprende un campionamento di un insieme di individui o di gruppi, in
modo da poter generalizzare i risultati ad una pi ampia popolazione (detenuti dimessi
dal carcere, studenti di scuola superiore, ecc.). Il campione preso in un dato momento, i soggetti vengono intervistati o sottoposti a questionario e i dati vengono analizzati.
Numerose critiche sono state rivolte a questa tecnica: in particolare, risulta difficoltoso
isolare gli effetti del trattamento o dei programmi di prevenzione del comportamento
criminale. I gruppi selezionati potrebbero differire tra loro gi in precedenza, minando,
in tal modo, la validit interna della ricerca.
h) le indagini individuali
I metodi individuali di indagine criminologia consistono nello studio di singoli
criminali o di piccoli gruppi; mutuati dalla ricerca psicologica e medica, presuppongono che un ricercatore possa pervenire a una migliore conoscenza di un fenomeno
mediante unintensa esplorazione. Essi si diffondono per reazione allo studio di cause
singole e, per contro, si avvalgono di un approccio olistico. Il metodo clinico, possibile approccio allo studio dei casi, viene utilizzato nella diagnosi di un problema personale rilevante o anormale e nella messa a punto di un programma di trattamento
adeguato. Coniuga due aspetti importanti: ricerca e trattamento, e si sofferma sui fattori costituzionali, psicologici e sociali che caratterizzano ciascun delinquente. Le correlazioni fra numerose indagini individuali consentono di ricavare tendenze e caratteristiche comuni. Inoltre, tali investigazioni hanno permesso di chiarire fattori assai
rilevanti della condotta deviante: fattori disturbanti familiari, caratteristiche di personalit, condizioni frustranti, tutti elementi interessanti se inseriti in un ottica di causalit circolare.
Clinici provenienti da vari ambiti vengono spesso interpellati per formulare valutazioni circa il possibile futuro comportamento o la eventuale pericolosit sociale di un individuo, valutazioni che possono essere usate per incarcerare un reo o limitare in altro modo la libert. Gli studi dei giudizi clinici predittivi di un comportamento futuro hanno
evidenziato che esiste un notevole numero di falsi positivi, cio predizioni errate. Ci
solleva la spinosa questione dellequilibrio tra sicurezza pubblica e libert individuale.
La critica pi aspra rivolta al metodo clinico che gli individui o i gruppi selezionati per
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I metodi e le fonti delle conoscenze criminologiche

lo studio potrebbero non essere rappresentativi della intera popolazione di quegli individui o di quei gruppi. Oltre al suo impiego clinico in criminologia, lapproccio dello
studio dei casi stato anche usato nella forma di storie di vita, osservazione e osservazione partecipante. Il metodo della storia di vita comprende lanalisi di diari, biografie,
autobiografie, come pure interviste, al fine di ottenere una conoscenza profonda di singoli individui o gruppi rappresentativi. Particolare attenzione viene riservata alla storia
individuale come raccontata dal soggetto, allinterpretazione che egli ne fornisce, nonch alle sue esperienze e al suo ambiente. Losservazione e losservazione partecipante arricchiscono ulteriormente lo studio della vita sociale e della condotta deviante, attraverso
esperienze dirette con il reato e i criminali. Di solito, ci implica il compilare un diario
dettagliato, magari comprendente anche un certo numero di interviste molto approfondite. Altri ricercatori si avvalgono di registrazioni, fotografie, e cos via.
Un inconveniente del metodo dellosservazione e delle storie di vita rappresentato dallestremo coinvolgimento personale richiesto al ricercatore, spesso causa di sgradevoli e dannose conseguenze. Contro tutte queste obiezioni, si potrebbe ribattere con
la considerazione che lo studio dei casi e losservazione partecipante potrebbero essere
utilizzati nella fase preliminare di ogni ricerca, al fine di arricchire una teoria e giungere alla formulazione di ipotesi pi efficaci e alla costruzione di strumenti pi appropriati.
i) il metodo storico
Il metodo storico, in criminologia, ha molti obiettivi: studiare il cambiamento nella natura e nella diffusione del reato nel tempo o in condizioni sociali differenti; rintracciare le fonti sociali del cambiamento delle leggi che definiscono la natura del reato; analizzare un evento o un periodo storico per il suo interesse intrinseco; isolare una
particolare forma di reato o devianza e studiare le reazioni ad essa durante uno specifico
periodo storico. Tale approccio, seppure molto utile, risulta spesso di non facile applicazione a causa di limitazioni legate alla parziale o totale indisponibilit dei dati presenti negli archivi. Inoltre, un altro inconveniente comune allo studio dei casi, scaturisce
dalla difficolt della scelta di un caso rappresentativo.

3.5 Il numero oscuro


Le statistiche giudiziarie rappresentano il fondamentale strumento per intraprendere uno studio sulle dimensioni della criminalit; esse registrano le denunce, i giudizi e le condanne in un periodo considerato; la criminalit registrata dagli organi di
controllo sociale ritrae solo una parte della criminalit reale, che rappresentata dal
numero effettivo dei reati commessi. un dato di fatto ignoto, considerando che, per
diversi motivi, non possibile conoscere il numero esatto di tutti i reati commessi.
comunque possibile avvicinarci alla conoscenza della criminalit reale impiegando
particolari tecniche di misurazione, quali le ricerche di vittimizzazione e di auto-denuncia.
65

Criminologia ed elementi di criminalistica

Questi rilevamenti utilizzano metodologie che tutelano lanonimato di chi risponde e raccolgono dati sui reati subti o commessi dalle persone del campione considerato.
La criminalit percepita rappresenta, invece, un dato soggettivo, che varia per ciascuno di noi, e indica la quantit di reati che ogni persona ritiene vengano commessi
in una data realt. Si tratta di un dato largamente influenzato dalle sensibilit personali e dalle caratteristiche oggettive dellambiente di vita. La criminalit percepita
quella che, maggiormente, interferisce sulla definizione individuale e collettiva dellinsicurezza e sullintensit dellallarme sociale. Questo allarme determina, talora, una
percezione deformata della gravit dei reati e delle conseguenti azioni di polizia. La
criminalit ufficiale quella che si riferisce ai dati ufficiali, ricavabili dalle denunce
dei cittadini e dalle attivit autonome delle forze dellordine e della magistratura. La
criminalit ufficiale risente dei limiti del cosiddetto numero oscuro (dark number) dei
reati, cio dellinsieme di delitti che, per diversi motivi, non arrivano a conoscenza
degli uffici deputati alla raccolta delle segnalazioni. Il numero oscuro pu variare a seconda della gravit dei reati e, nel tempo, in base al diverso atteggiamento dei cittadini e alla loro propensione a denunciare gli episodi delittuosi di cui sono stati vittime.
Il rapporto tra reati registrati e reati commessi detto indice di occultamento e varia
da reato a reato, in relazione alla gravit del crimine. Tale indice sempre negativo.
Se si prendono in considerazione talune fattispecie di reato quali le rapine in banche, il furto di automobili, lomicidio, il numero oscuro molto limitato, con rapporto
di occultamento vicino allunit, mentre per altri, ad esempio, i delitti sessuali, la criminalit economica, il numero oscuro elevatissimo.
La spiegazione di tali differenze riscontrabile nella impossibilit oggettiva che,
ad esempio, un omicidio non giunga a conoscenza dellautorit giudiziaria; lo stesso vale per una rapina in banca caratterizzata, soventemente, da clamore, soprattutto per le
modalit di esecuzione; analoghe considerazioni vanno fatte per ci che attiene la sottrazione di automobili, e ci in virt delle responsabilit a carico del proprietario che
non ne dovesse denunciare il furto.
Al contrario, il numero oscuro tende a salire, soventemente, per tre fattori fondamentali: a) atteggiamento della vittima; b) atteggiamento degli organi istituzionali; c)
qualit dellautore del reato.
a) atteggiamento della vittima: deve rilevarsi che, in genere, non tutti i delitti vengono denunciati dalle vittime o dai testimoni; ci comporta, da parte dellautorit giudiziaria un non venirne a conoscenza; si pensi alle sottrazioni di oggetti di scarso valore,
laddove la vittima non denuncia il fatto perch ritiene che trattasi di inutile perdita di
tempo e che molto difficilmente lautore del furto verr acciuffato; anche i furti nei
grandi magazzini, in numero elevatissimo, subiscono la stessa sorte: anche se lautore
viene colto in flagranza di reato, spessissimo non si procede a denuncia per evitare
lungaggini di vario di tipo e la merce viene fatta riconsegnare, seduta stante, dagli addetti alla vigilanza. Ancora, per ci che inerisce latteggiamento della vittima, si pensi
ai delitti sessuali, laddove la parte offesa, per evitare pubblicit e clamore giornalistico,
preferisce desistere; e ancora, le vittime di estorsioni da parte della malavita organizzata
che, per paura di ritorsioni e danneggiamenti, non denunciano gli aguzzini; altri esem66

I metodi e le fonti delle conoscenze criminologiche

pi potrebbero riguardare i tossicomani che si guarderebbero bene dal denunciare i pusher, senza i quali, non potrebbero placare la loro bramosia patologica;
b) atteggiamento degli organi istituzionali: sia la magistratura che gli organi di polizia hanno il precipuo compito di identificare gli autori di reato, ma non solo, poich,
altra funzione demandata quella di prendere liniziativa di ricercare fatti delittuosi
non ancora noti. Pu accadere, comunque, che filoni di indagini urgenti e contingenti
per particolari tipologie di delitti (come quelli ad opera di immigrati, di organizzazioni
criminali, e cos via) in periodi pi o meno lunghi impegnino in tale direzione le forze
dellordine, disimpegnandoli da altre dimensioni criminose, quali ad esempio gli illeciti
internazionali, o i delitti ad opera dei colletti bianchi, fattispecie di reati che, per lungo
tempo, non sono stati perseguiti poich vi stata assenza di iniziative di indagine, ma
che nel contesto attuale, considerata la pericolosit e linsidia, sono al centro, oggi, di
interesse giudiziario;
c) la qualit dellautore di reato: particolare importanza viene data a tale condizione, poich non infrequente che la posizione di un pubblico ufficiale, di un uomo ricco, influente, potente, o appartenente a classi direttive o politiche, influisca o si traduca
in una relativa minore esposizione al rischio di identificazione. Altra categoria beneficiata costituita dai minorenni, per i quali, si sa, la legge, soventemente, lascia correre,
sempre tenendo conto, comunque, della qualit del reato; a questi ultimi, si aggiungono i soggetti con particolari infermit psichiche o gli anziani; cos non sembra, invece,
per altre categorie di soggetti, quali i tossicomani o gli sbandati, per i quali le possibilit di immunit sarebbero, oggettivamente, minori; analoga situazione si riscontrerebbe
nei confronti di soggetti emarginati e che hanno minor peso sociale.

67

CAPITOLO 4

I fenomeni inducenti al delitto

4.1 La delinquenza e let


Le statistiche criminali offrono, oggi, la possibilit di coniugare lo studio delle fenomenologie criminali con le fattispecie di reati legate allet degli autori di crimini.
Un dato certo: la delinquenza in percentuale superiore tra le classi di et pi
giovani rispetto alle classi pi vecchie.
Tra i 12 (se non in alcuni casi, prima) e i 19 anni, la natura dei fenomeni criminali legata ad atti di teppismo, di bullismo, di reati contro il patrimonio, e, solo in
casi rari, si registrano omicidi; tra i 20 e i 30 anni, la criminalit raggiunge il proprio
culmine; tra i 30 e i 40, si assiste ad un lento declino, che aumenta, sempre di pi, tra
i 40 e i 60 anni, per cessare, quasi completamente, con la vecchiaia. Le statistiche di
rilevamento sui reati compiuti dagli infraquattordicenni, tuttavia, non rappresentano,
almeno fedelmente, il fenomeno, poich bisogna tenere in considerazione alcuni fattori, tra cui il numero di reati compiuti e non registrati dallautorit giudiziaria, la particolare legislazione in ordine ai reati commessi dai minorenni, e il relativo trattamento in sede giudiziaria.
Altri reati attribuiti ai minori riguarderebbero le rapine, le aggressioni, i furti dauto, atti osceni con donne, e violenze carnali.
Agli adulti, invece, vengono attribuiti reati di natura pi complessa, quali truffe,
appropriazioni indebite, e cos via; reati, invece, come gli atti di libidine su minori o
lesibizionismo, vengono attribuiti agli ultraquarantenni.
Ritornando alla delinquenza minorile, se ne possono distinguere: una forma generalizzata di delinquenza minorile, a sua volta divisa in due forme: il delinquente vero
e proprio, e il teppista, proprio delle grandi metropoli industriali con la formazione di
bande di giovani teppisti, senza appoggio adulto (teddy-boys). Per il primo, furto e rapina e altre attivit criminali sono mezzi per raggiungere la ricchezza e la soddisfazione
dei propri desideri. cauto, attento, calcola lutilit e i rischi che gli possono venire da
ogni azione. Se raggiunge una posizione economica che considera soddisfacente, abbandona lattivit criminale: questo il suo progetto e la direzione che ha dato alla sua
69

Criminologia ed elementi di criminalistica

vita. Il secondo tipo, il teppista, non si prefigge alcun fine pratico, o almeno, esso non
prevalente. Il crimine, per lui, non un mezzo per raggiungere qualcosa di tangibile,
ma fine a se stesso. Spesso, infatti, tale tipo di delinquente, appartiene a famiglia abbiente che gli soddisferebbe ogni esigenza.
Possiamo, quindi, cosi, sintetizzare le differenze: il primo compie un crimine per
lutilit che ne pu ricavare, mentre il secondo lo compie per se stesso, senza prefiggersi
una vera utilit, e, in genere, poco curante delle conseguenze. Le azioni dei teppisti,
spesso, appaiono quindi illogiche e stupide. Il primo tipo, infatti, non ha origine nella psicologia propria dellinfanzia, ma semplicemente il risultato della delinquenza
adulta. Infatti, in questi casi, il minore aggregato quasi come un apprendista a una
banda criminale, spesso incoraggiato dagli stessi genitori. Lattivit criminale non deriva da problemi psicologici giovanili, ma dallambiente degli adulti in cui vive. Il teppista
minorile, invece, ha la sua origine proprio nellanimo dei ragazzi e sorge come rivolta
allordine costituito dei genitori, della societ.
Il teddy-boy non ha appoggi nel mondo degli adulti, che lo deridono. La banda
dei delinquenti minorili pu essere definita un gruppo che assume valori etici opposti
a quelli della societ. I componenti odiano ferocemente tutto quello che per bene.
Caratteristico il vandalismo. Cercano di distruggere tutto quello che non appartiene loro, senza nessuno scopo. La banda cerca, poi, di essere autonoma assolutamente
da interferenze esterne. Tale fine ha la chiusura ermetica agli estranei, il segreto che la
circonda. Ma se lautonomia della banda assoluta allesterno, lautonomia dei singoli membri allinterno scarsissima. importante da notare che, spesso, tali bande scatenano deliberatamente lira di persone e di gruppi di persone per liberarsi dei legami
affettivi che ad essi li legano.
Come si pu constatare, i caratteri delle gang sono molto simili a quelli delle manifestazioni pi deleterie del gruppo infantile scolastico.
Naturalmente, nella delinquenza minorile, quei caratteri acquistano ben altra consistenza e gravit, anche se si ritiene che la radice dei due fenomeni sia sostanzialmente
la stessa: lo sbandamento, lincapacit a inserirsi armonicamente nella societ, sia per i difetti di essa, sia per le insufficienze personali, combinati variamente caso per caso. Come il fanciullo, anche ladolescente, esplode in rivolta contro la societ che lo respinge.
Il delinquente minorile non riesce a inserirsi nella societ per le pi varie ragioni: allora,
per affermare la sua personalit, non gli rimane che aggregarsi a un banda che mostra di
combattere quellordine che lo ha respinto e, nella quale, i titoli che gli hanno impedito
di affermarsi rovesciano il loro valore e diventano ambiti titoli di merito.
Per ci che attiene la delinquenza degli adulti, necessario evidenziare che il quadro
dei reati in ogni Paese sottoposto a continui mutamenti: dalle indagini, ma anche da
determinati servizi per la sicurezza pubblica (contrasto del traffico della droga e dello
sfruttamento di esseri umani ridotti in schiavit, ad esempio), emergono, continuamente, delle nuove specificit dei territori, quale riscontro della straordinaria capacit
di adattamento della delinquenza alle occasioni. Si pensi al fenomeno cosiddetto delle
bande in trasferta. Il nomadismo della delinquenza va, inoltre, a rinforzare le tendenze attivistiche della delinquenza locale.
In agglomerati urbani di ridotta ampiezza, la delinquenza altrettanto presente in
minore intensit, segno che il controllo sociale spontaneo e la capillarit della presen70

I fenomeni inducenti al delitto

za istituzionale posseggono, ancora, una certa efficacia, tanto da scoraggiare lattivit


della delinquenza autoctona (che, per, in parte, compensa il surplus di sorveglianza,
spostandosi altrove). Nei piccoli centri, dove attivo un maggior controllo sociale, si
pu dedurre che chi delinque tende a farlo altrove; reciprocamente, anche le persone
vittime di reato e nate nella piccola provincia, subiscono prevalentemente il crimine in
altre localit.

4.2 Relazione tra razza, nazionalit e delitto


La criminologia si spesso interrogata sul rapporto tra criminalit e diversit razziali. Lo stesso concetto di razza, di per s ambiguo, pu intendersi in una prospettiva
di carattere biologico, come un aggregato di caratteristiche su base genetica. Le origini
della parola razza sono state discusse, a lungo, dai linguisti, ma, ormai, prevalsa lopinione che fa derivare il vocabolo da un termine francese medioevale, haraz haras che
significa allevamento di cavalli, in particolare, stalloni selezionati.
Anzi, sempre secondo luso originario, con razza, si indicato anche il risultato del
processo di selezione, attraverso le varie generazioni, che ha portato a migliorare gli elementi genetici, considerati preferibili da vari punti di vista, di una particolare specie.
Assai presto, tuttavia, si passati ad usare il termine con un valore pi ampio, quello di discendenza, stirpe, non solo di animali, ma anche di uomini, e, quindi, razza ha
potuto indicare anche una famiglia nel senso di successione di generazioni.
Con il diffondersi di una concezione del mondo di tipo positivistico, nellOttocento, la divisione in razze stata estesa allintera umanit, basandosi, per, su elementi
come laspetto esteriore o altre caratteristiche secondarie che la scienza attuale ha messo fortemente in discussione, soprattutto in rapporto alleffettivo patrimonio genetico
dei gruppi umani.
Comunque, a partire dalla fine del secolo scorso si cominciato a distinguere i vari
popoli della terra a seconda delle presunte razze di appartenenza.
E quel che peggio, si sono collegati i concetti di razza e cultura, sostenendo una
ipotetica superiorit di popoli di cultura occidentale, in quanto razze superiori rispetto
alle altre considerate inferiori perch di tradizioni pi o meno primitive.
Neppure il libro di Charles Darwin Lorigine della specie (1859) che document come lo sviluppo fosse prodotto dalla selezione naturale e che rivoluzion in campo
scientifico le teorie sulle differenze fra gli esseri umani, pot impedire un uso distorto
del termine razza. Ispir anzi una nuova forma di razzismo, il cosiddetto razzismo scientifico, basato sullidea che il pregiudizio razziale svolga, addirittura, una funzione evolutiva. Le teorie biologiche sulla razza subirono profondi mutamenti negli anni trenta,
quando, con laffermarsi della genetica che document come non la specie, ma il gene
fosse lunit di selezione, si pot argomentare che esistevano potenzialmente tante razze quanti erano i geni.
Nel 1939 Julian Huxley e Alfred Cort Haddon, nel libro, Noi europei, sostennero
che i gruppi solitamente considerati razze, non erano fenomeni biologici ma invenzioni
politiche, e che sarebbe stato pi corretto denominarli gruppi etnici.
71

Criminologia ed elementi di criminalistica

Ritornando allinteresse della criminologia per il rapporto tra razza e criminalit,


si pu affermare che non risultano indagini che abbiano fornito elementi significativi
per spiegare tale presunto rapporto; pertanto, il termine razza dovrebbe essere sostituito con quello di nazionalit. Numerosi autori concordano, comunque, sul fatto che,
sebbene si operasse la sostituzione del termine nazionalit con quello di razza, sarebbe
impossibile, altres, stabilire se un popolo sia pi o meno criminale di un altro. Solo
uno studio delle differenze fenomenologiche delittuose tra una nazione e unaltra offrirebbe una visione pi funzionale. Mentre negli Stati Uniti, ad esempio, la delinquenza
delle persone di colore, rispetto alla popolazione totale, di gran lunga superiore per
motivazioni economiche, sociali, di scolarizzazione, e la tipologia di reati riconducibile per lo piu ad azioni delittuose di appropriazione, in Svizzera, il tasso di criminalit
percentualmente ridotto in termini quantitativi per una dimensione di benessere diffusa che spinge al delitto solo in particolari casi. La tipologia dei delitti sicuramente
diversa, poich di gran lunga pi diffusa la criminalit bianca.

4.3 Immigrazione e criminalit


Il rapporto tra immigrazione e criminalit sicuramente un problema complesso,
e ancora pi complesso risulta provare che limmigrazione determini sempre laumento dei reati nel Paese di destinazione. In Italia, ad esempio, un esponenziale aumento della criminalit stato accostato a un aumento della presenza di immigrati. Tale
aumento ha avuto luogo gi dalla prima met degli anni 70, quando, cio, i processi
migratori erano in fase iniziale. Purtroppo, risulta incontestabile che, specie nellultimo decennio, la quota degli stranieri implicati in fatti delittuosi cresciuta. Questo
incremento, tuttavia, nonostante si sia verificato per la gran parte dei reati e le diverse forme in cui sono stati commessi (lievi o gravi, commessi da singoli o da gruppi,
espressivi o strumentali), non si avuto per tutte le tipologie, n per tutti i livelli a cui
vengono svolte le attivit illecite. Si tratta di quei reati per la cui commissione richiesta una posizione qualificata allinterno del sistema di stratificazione sociale e che,
pertanto, escludono gli immigrati che si trovano ancora ai gradini pi bassi. Questa
situazione, per, non deve far pensare che nel sistema criminale gli stranieri occupino
solo le posizioni pi basse, dequalificanti e meno remunerative. Se vero, che vi sono reati che continuano ad essere appannaggio della criminalit italiana, anche vero
che esistono delle zone di comunicazione, settori illeciti in cui si assiste a un progressivo inserimento degli immigrati anche ai livelli superiori e, addirittura, settori esclusivi
della criminalit straniera.
Daltra parte, anche quando vi stato un aumento del numero dei reati commessi
dagli immigrati, questo, per, non ha seguito un percorso parallelo allintensificarsi del
fenomeno immigratorio. Infatti, alcuni reati hanno avuto andamenti ciclici, con fasi di
forte espansione nei primi anni di immigrazione e successive contrazioni e riprese negli
anni pi recenti. Inoltre, vi sono intere classi di reato che hanno fatto registrare aumenti
notevoli anche tra gli stessi italiani, e che, pertanto, non si presentano come un problema specificamente straniero. Occorre, poi, tener presente che la popolazione immigra72

I fenomeni inducenti al delitto

ta ha una composizione per sesso ed et diversa da quella italiana, nel senso che pi
giovane ed ha una quota di maschi pi elevata. Questo elemento strutturale di fondamentale importanza nellanalisi dei fenomeni criminali, in quanto, il genere e let assumono un peso determinante nella propensione al crimine. Seguendo questo metodo,
si potr verificare, ad esempio, se, a parit di sesso ed et, gli immigrati commettono,
pi (o meno) spesso, alcuni reati rispetto agli italiani. Lidea di un rapporto diretto tra il
numero di immigrati presenti e reati commessi ulteriormente indebolita dal fatto che
non tutte le nazionalit sono egualmente coinvolte in queste attivit criminali.
Infatti, vi sono gruppi etnici numerosi che presentano indici di criminosit inferiori rispetto a quelli italiani; ovvero, comunit di immigrati che, pur non essendo tra
le pi numerose, presentano indici di criminosit molto elevati; e infine, vi sono comunit etniche di particolare consistenza che esprimono una criminalit preoccupante. Il
peso di ciascun gruppo, per di pi, varia a seconda del reato e della posizione occupata
nel sistema di stratificazione delle attivit illecite: i furti e le rapine vengono compiute
soprattutto dagli ex jugoslavi di entrambi i sessi (spesso minori nomadi), oltre che da
marocchini, algerini e tunisini; lo spaccio di eroina, da marocchini e tunisini (e solo di
recente anche dagli albanesi); il traffico di marijuana da albanesi, quello di cocaina da
sud-americani; lo sfruttamento della prostituzione da albanesi e nigeriani.
Questo aspetto si salda con la necessit di unanalisi di tipo culturale. Non si tratta di compilare pagelle o di distinguere tra buoni e cattivi, n di sostituire lo stereotipo
dellimmigrato criminale con quello di una specifica nazionalit criminale. Si vuole
solo aprire un discorso sul confronto culturale. La tesi che la criminalit sia un fenomeno derivato anche da questo processo di confronto, che si verifica quando esso non
sufficientemente gestito dalle istituzioni, in termini di politiche di promozione e
sostegno nella direzione dellaccoglienza e dellintegrazione. Il confronto pu essere,
di fatto, pi difficile per gli immigrati che provengono da alcune aree geografiche, in
quanto pi complesso il processo di interazione tra la nostra cultura e quella di questi
gruppi. chiaro che quando si parla di cultura, si fa riferimento a qualcosa di dinamico, che si sviluppa: limmigrato, porta con s non solo usi religiosi, familiari, alimentari
che perdurano nel tempo, ma, anche, atteggiamenti e opinioni che maturano nella situazione storica del Paese di origine.
In questo senso, isolare le nazionalit pi produttive dal punto di vista criminale
non vuol dire proporre discriminazioni e chiusure selettive, bens, indicare quelle componenti a maggior rischio criminale, in quanto, una situazione di protratta illegalit
nel Paese di origine pu essere alla base di una maggiore propensione a comportamenti
aggressivi o violenti.
I dati disponibili, inoltre, dimostrano che la criminalit appannaggio principalmente di chi si trova nel nostro Paese in una situazione di irregolarit: ad esempio, sul
totale dei cittadini extracomunitari denunciati per vari delitti, quelli senza permesso di
soggiorno sono oltre il 70%, per le lesioni volontarie, il 75% per gli omicidi, l85% per
i furti e le rapine. Non v dubbio che la condizione di irregolarit crei le condizioni favorevoli al verificarsi di eventi criminosi; in primo luogo, perch costituisce un limite
allinserimento nel circuito socio-economico legale; in secondo luogo perch lirregolarit porta con s la produzione di alcuni reati quali la falsit, la resistenza allarresto, le
false generalit ecc. Inoltre, se si considera che una parte degli irregolari composta dai
73

Criminologia ed elementi di criminalistica

clandestini, sar facile immaginare che limmigrato irregolare, gi allingresso, o al momento dello scadere del permesso di soggiorno o del visto, entri in contatto con realt
criminali che gli forniscono servizi di vario genere. Questo aspetto particolarmente
importante perch spiega i rapporti di soggezione che legano gli immigrati ai gruppi
malavitosi organizzati che si occupano del traffico di migranti, della successiva gestione
degli stessi e, soprattutto, del loro conseguente inserimento nei circuiti della devianza
a tutti i livelli. Non vi dubbio, infatti, che in questo traffico siano ravvisabili consistenti interessi di gruppi criminali internazionali che gestiscono lorganizzazione dellimmigrazione in tutte le sue fasi: dal reclutamento nel Paese di origine al transito nei
diversi Paesi lungo il viaggio; dal reperimento di passaporti e documenti falsi al trasferimento e alla sistemazione iniziale nelle aree di destinazione. Ma, come avviene con
la droga, gli immigrati, al loro arrivo, trovano unorganizzata rete criminale pronta ad
accoglierli, destinarli, e inserirli in circuiti illeciti paralleli.
Dunque, se molti elementi possono suffragare lipotesi che esiste un rapporto diretto tra aumento dellimmigrazione ed aumento della criminalit, altri inducono a dubitare della sufficienza delle basi scientifiche di tale tesi.
Finch si continuer ad affermare che la delinquenza straniera aumenta in rapporto diretto con lintensificarsi dellimmigrazione, e che gli stranieri delinquono pi
dei nostri connazionali, si enunceranno delle verit generiche che non aiutano a capire, veramente, quali dinamiche sociali siano in atto, e che certamente non aiutano ad
individuare strategie per la risoluzione del problema. Oggi, infatti, i fattori di spinta allimmigrazione e lorientamento dei flussi si presentano fortemente condizionati
dagli interessi criminali che hanno sfruttato i momenti di crisi della societ civile ed
hanno modificato, di fatto, i rapporti tra immigrazione e criminalit. Normalmente,
coloro che sostengono che gli immigrati provocano un aumento delle forme di devianza forniscono tre prove che considerano inconfutabili: a) gli immigrati sono coinvolti nelle attivit illecite del traffico e dello spaccio della droga; b) immigrate sono
le donne che esercitano la prostituzione sulle strade; c) gli immigrati sono fortemente rappresentati nelle statistiche giudiziarie. Se le prime due affermazioni sono sicuramente efficaci, in quanto fanno riferimento a realt di immediata percettibilit da
parte dellopinione pubblica, il terzo argomento, invece, necessita di alcune considerazioni. La valutazione quantitativa della criminalit straniera si fonda su dati relativi a situazioni differenti, quali il numero degli stranieri entrati nelle carceri, degli
arrestati, dei denunciati, dei condannati e dei detenuti. Le diverse rilevazioni, che dovrebbero costituire il termine di confronto con la criminalit degli italiani e misurare
il grado di incidenza sulla criminalit complessiva nel nostro Paese, in realt, evidenziano numerose lacune e forniscono un quadro parziale e distorto del rapporto immigrazione-criminalit. Vi sono, infatti, molte buone ragioni per ritenere questi dati
come i meno affidabili tra gli indicatori dei reati commessi dagli stranieri. Tra i fattori
distorsivi, basti ricordare la proliferazione dei dati quantitativi in riferimento allo stesso individuo e la difficile attribuzione temporale dei fatti delittuosi. Per quanto riguarda il primo punto, vi da dire che, per il censimento dei dati provenienti dalle diverse
istituzioni (Ministero dellInterno, Ministero di Grazia e Giustizia, ecc.), non previsto, ad oggi, un sistema per eliminare linconveniente di segnalare un episodio di recidiva come fatto riferito ad un soggetto diverso. Lomessa rilevazione dei fatti commessi
74

I fenomeni inducenti al delitto

dalla stessa persona produrr, dunque, leffetto di gonfiare i dati quantitativi delle diverse rilevazioni.
Quanto al secondo punto, occorre precisare che non tutti i dati riescono a stabilire una connessione temporale tra levento criminoso e il momento repressivo: ad esempio,
mentre i dati sui denunciati si riferiscono, di norma, ai soggetti segnalati per fatti avvenuti nellanno di riferimento, quelli relativi alle condanne, viceversa, si riferiscono a
manifestazioni criminose verificatesi anche negli anni precedenti. La conseguenza che
solo attraverso alcuni dati possibile rilevare la fenomenologia criminale nellanno preso in considerazione. Pi in generale, limprecisione della rilevazione della criminalit
degli immigrati non dipende solo da fattori di distorsione, ma anche dalleterogeneit
dei dati, dalla mancanza di razionalit e di selezione qualitativa degli stessi, dalla mancanza di indici-standard di rilevazione. Spesso, si in presenza di indagini campionarie,
poi proiettate a livello nazionale. Manca un confronto tra le rilevazioni effettuate dalle diverse istituzioni; manca un censimento della titolarit o meno di un permesso di
soggiorno in capo al soggetto della rilevazione; manca un censimento del numero degli
stranieri come persone offese dal reato. Tutte carenze, queste, che inficiano la corretta
comprensione della realt che si va a studiare.

4.4 Pauperismo e criminalit


Mannheim sostiene che sia la povert sia la ricchezza possono portare al delitto;
le differenze motivazionali della criminalit (esistono forme di criminalit che hanno
molto a che fare o niente con la povert o la ricchezza) non debbono indurre ad accuse
di scarsa coerenza teorica, perch, altrimenti, si dovrebbe accusare di confusione concettuale un cardiologo, quando sostiene che le malattie del cuore possono avere origine sia da eccessivi sforzi fisici che da inattivit; un economista, quando afferma che lo
stesso effetto economico cio laccumulazione di un certo capitale pu essere realizzato sia guadagnando di pi che spendendo di meno. Cause diverse, o persino opposte, possono avere lo stesso effetto, sebbene, naturalmente, il meccanismo causale avr
seguito una strada diversa.
Le devianze criminali vengono affrontate, in un contesto moderno, sotto due ottiche fondamentali: la prima, che ritiene le devianze come esclusive conseguenze del
sistema economico capitalista e, quindi, tende ad avere un atteggiamento di tipo giustificazionista; laltra, secondo cui le politiche repressive vanno applicate solo nei confronti dellanello pi debole della catena criminale. Queste tesi, ovviamente, non sono
sufficienti a interpretare e leggere le crescenti preoccupazioni tra gli abitanti delle citt
e i fattori che determinano la costruzione delle paure sociali pi diffuse.
Le condizioni di vita nelle grandi citt sono ormai critiche, la diffusione del sentimento di insicurezza si esplicita in relazione a due aspetti distinti ma in qualche modo
complementari: a) esiste la paura ed il timore di rimanere vittime della criminalit di strada (furti, rapine, scippi, violenze) e di altre forme di illegalit diffuse; b) il degrado urbano e il disordine sociale sempre pi esteso per laumento della povert, dellemarginazione e dellesclusione sociale, causano un forte senso di impotenza e di abbandono.
75

Criminologia ed elementi di criminalistica

Sul primo elemento, si ritiene che, pur in presenza di un tasso di criminalit in lieve ma costante aumento, negli ultimi anni, questo non appare sufficiente a giustificare laumento dellinsicurezza generale e lo spropositato allarme sociale che crea. I dati
statistici rivelano, anche, un altro aspetto interessante: in Italia, la medio-alta borghesia, la fascia sociale che risulta pi a rischio di rimanere vittima dei reati, per contro, linsicurezza e la paura di rimanere vittima di reati pi diffusa negli strati sociali
poveri, nonostante le statistiche indichino, in questa categoria, una minore diffusione
dei fenomeni criminali, mentre, ad esempio, negli Stati Uniti, la situazione completamente rovesciata, in quanto, le statistiche sulla criminalit indicano una maggiore diffusione nella popolazione pi povera ed emarginata.
Il crescente divario tra le diverse aree del Paese, la disoccupazione strutturale di
massa, lemergere di aree sempre pi consistenti di povert ed emarginazione, lincremento dei flussi migratori, la riduzione dei sentimenti di solidariet, la crescita dellesclusione sociale, la criminalit indotta e laumento della microcriminalit definiscono un contesto in cui facile prevedere sia laumento di fenomeni di criminalit,
che lintreccio sempre pi stretto tra questione criminale e questione sociale.
Lo sviluppo urbanistico, in questi anni, ha fortemente risentito dellaumento di
questi fenomeni. Gli stessi spazi urbani stanno assumendo una fisionomia nuova; da
una parte, assistiamo alla configurazione di spazi in cui prevale la tendenza alla costruzione di quartieri-fortezza, ove i nuovi ricchi vivono protetti da sistemi di allarme
sofisticati e da polizie private. Dallaltro, crescono, sempre pi, aree di citt blindate,
abitate da nuovi poveri, zone che tendono a diventare dei moderni ghetti.
Una citt blindata alimenta il sentimento dinsicurezza che si esplicita, non solo
nella paura di rimanere vittima di azioni delittuose (furti, scippi, borseggi ecc.), ma,
anche, delle diverse forme in cui si diffonde il disagio urbano.
La sociologia moderna ha messo in luce il nuovo concetto di povert, non pi intesa
come la mancanza di beni primari di consumo, ma come assenza di strumenti, ad esempi tecnologici, che interagiscono con la vita quotidiana.

4.5 Sistemi di controllo sociale


Il controllo sociale pu certamente essere definito come il concetto classico delle
scienze sociali, ed identificabile con tutti i fenomeni e i processi che contribuiscono a
regolare il comportamento umano e ad organizzarlo.
In questaccezione, il controllo sociale sidentifica con la morale, la religione, il diritto, i costumi, leducazione, le rappresentazioni collettive, i valori, gli ideali, i modelli
di cultura, lopinione pubblica, le forme di suggestione e convinzione, e cos via.
Linsieme di questi meccanismi strettamente connesso con il problema dellordine, e con quello di dare coerenza ai comportamenti di una moltitudine, e alle loro
interazioni.
Secondo tale modello, pertanto, ogni organizzazione di uomini che pretenda di
definirsi tale, necessita di un meccanismo di controllo sociale teso ad assicurarne il
mantenimento. Il diritto, quale meccanismo di regolazione praticato dallo Stato, rap76

I fenomeni inducenti al delitto

presenta uno degli strumenti attraverso cui viene svolto il controllo sociale, anche se
non lunico. Il diritto viene considerato come potere, ed esercitato per mezzo dello
strumento dellinterdizione, cio limposizione di un divieto o un obbligo (il precetto)
e la reazione alla trasgressione (la sanzione); tenuto conto che il diritto interviene nei
settori pi importanti della vita associata, questo non implica, in linea di principio,
che sia effettivamente il precetto, con la relativa sanzione, posto per legge, ad assicurare la conformit alla norma nei soggetti cui questa si rivolge. Si pone, per, un doppio
problema: da un lato, il diritto non lunico agente del controllo sociale, cui, al contrario, sembrano funzionali anche meccanismi persuasivi oltre che coercitivi; dallaltro
lato, il diritto stesso, la sua nascita ed il suo funzionamento concreto, sono immersi nel
contesto socio-culturale, in cui un precetto assume vigore, cosicch, possibile arrivare a distinguere tra la sfera della validit di una norma giuridica e la sfera della sua effettivit.
Il tema dellefficacia delle norme giuridiche e del loro funzionamento effettivo
rappresenta un impegno classico della sociologia giuridica; essa, studierebbe la societ
nel diritto, cio la realt concreta del fenomeno normativo, quella sorta di diritto libero
che il comportamento umano, pi o meno difforme rispetto alle norme giuridiche,
sempre pronto, nella prassi di tutti i giorni, a ricodificarle.
Pi precisamente, la sociologia giuridica, cos intesa, andr ad occuparsi di tutto
quellinsieme di comportamenti che:
- hanno per effetto norme giuridiche;
- sono considerati come effetto di norme giuridiche;
- sono considerati in relazione funzionale con comportamenti che hanno come effetto
norme giuridiche o che sono effetto di norme giuridiche.
Attraverso la sociologia giuridica, si riesce, quindi, a porre maggiormente in luce
come il diritto, quale strumento di controllo sociale, interagisca con tutti gli aspetti
che riguardano una data collettivit, i quali, a loro volta, non vanno visti come fattori
secondari nel funzionamento dei meccanismi di potere, ma come la base sociale in cui
nasce e funziona, in concreto, il diritto.
Collegando il diritto alla funzione imperatrice dello Stato opportuno fare qualche passo indietro: Machiavelli, nella sua opera pi celebre, parla dello stato del principe indicando, al contempo, una sua condizione personale e la somma dei suoi poteri.
Il Principe di Machiavelli tratteggiato come un sovrano che riesce ad accentrare nelle
sue mani quel potere che in Italia restava ancora parcellizzato fra istanze diverse. Tale visione sintetizza il potere nella capacit di imporre la propria volont da parte del
sovrano: esso la capacit di dettar legge e di usare la forza per farla rispettare. M. Foucault, invece, poneva il problema relativo al concetto di sovranit e del modo corretto
di esercitarla da parte del Principe, che ne titolare.
La svolta fondamentale dovuta al pensiero illuminista, cio una nuova, democratica, legittimazione del potere, non sembrerebbe avere indotto grossi cambiamenti nel
modo di rappresentarsi, da parte della teoria politica, il funzionamento dei meccanismi
di controllo sociale. La sovranit ha, ancora, il mero obbiettivo di esercitarsi mediante
limposizione di obblighi o divieti e la pretesa del rispetto degli stessi.
77

Criminologia ed elementi di criminalistica

Lobiettivo fondamentale, nel tempo, fu quello di individuare quale, fra le diverse


modalit di governo si sarebbe potuta applicare allo stato interamente inteso. Si poteva distinguere:
-
-
-
-
-

il governo di se stessi (cui si ricollega la morale);


larte di governare una famiglia (cui si ricollega leconomia);
la scienza di ben governare lo Stato (cui si ricollega la politica);
colui che vuole governare lo Stato deve prima saper governare se stesso, poi, ad
un altro livello, la sua famiglia, i suoi beni, il suo patrimonio, e alla fine riuscir a
governare lo stato;
viceversa, in uno Stato ben governato, anche i padri di famiglia ed i singoli come
tali sapranno governare se stessi ed il piccolo universo sociale che li circonda.

Da ci si comprende come il potere necessiti di diventare potere creativo e non repressivo, coinvolgendo gli uomini nel meccanismo del potere stesso; ci non equivale
a dire che il potere debba essere democraticamente diviso in forma piramidale arrivando sino alla base, ma, al contrario, connaturato da relazioni che, interamente
sommate, costituiscono un enorme processo dinterazione, attraverso il quale le nostre
societ (in maniera pi o meno conflittuale, con maggiori o minori resistenze) costruiscono dei significati condivisi in grado di orientarne lazione sociale. Lo stesso Gramsci
sottolineva la necessit di comprendere i meccanismi dei poteri moderni, a partire da
una riconsiderazione del concetto di diritto. Pi in generale, il concetto stesso di Stato
che Gramsci formula composto da un misto di forza e consenso, coercizione autorit e capacit di creare consensi mobilitando le forze sociali egemonia. Secondo la
visione gramsciana, lo Stato, esplica inoltre, un compito educativo che ha sempre il fine
di creare nuovi e pi alti tipi di civilt, di adeguare la civilt e la moralit delle pi vaste
masse popolari alla necessit del continuo sviluppo dellapparato economico di produzione, quindi di elaborare anche fisicamente dei nuovi tipi di umanit.

78

CAPITOLO 5

Limputabilit

5.1 I fondamenti dellimputabilit


La categoria della imputabilit, in quanto fondata sulla capacit delluomo di autodeterminarsi, rappresenta lo spartiacque fra soggetti da considerare penalmente responsabili e soggetti nei confronti dei quali un tale giudizio rimane escluso. La dottrina penalistica ritiene, infatti, che esista una stretta connessione fra il problema della libert
del volere ed il problema della responsabilit penale, e la maggioranza di essa sembra essere daccordo su un punto fondamentale, ossia sullirrinunciabilit, per il sistema penale, dellimmagine delluomo come essere capace di operare delle scelte consapevoli e
libere. Limputabilit penale trova allora il suo primo fondamento nella capacit di autodeterminazione delluomo. Tale capacit o libert di autodeterminazione non va intesa in senso assoluto e incondizionato. Antolisei ha affermato che la volont umana pu
definirsi libera nella misura in cui il soggetto non soccomba passivamente agli impulsi psicologici che lo spingono ad agire in un determinato modo, ma riesca ad esercitare
poteri di inibizione e controllo idonei a consentirgli scelte consapevoli tra motivi antagonistici. Una tale concezione della libert quella che, secondo lautore, pi corrisponde al senso comune e allo stesso diritto penale moderno, che assume la volont del
volere non come un dato ontologico, ma come necessario presupposto della vita pratica, non come un dato scientificamente dimostrabile, ma come contenuto di una aspettativa giuridico-sociale.
Limputabilit costituisce la prima condizione per esprimere la disapprovazione
soggettiva del fatto tipico ed antigiuridico commesso dallagente, e solo riguardo ad un
soggetto dotato di capacit di autodeterminazione pu parlarsi di riprovevolezza o disapprovazione, in quanto, disapprovazione e rimprovero non avrebbero senso, se rivolti
a soggetti del tutto privi della possibilit di agire altrimenti. Il fondamento penalistico
della imputabilit rinvenibile anche sul terreno delle funzioni della pena.
Se la minaccia della sanzione punitiva deve esercitare unefficacia general-preventiva distogliendo i singoli soggetti dal commettere reati, chiaro che un necessario
presupposto di ci che i destinatari del precetto giuridico siano psicologicamente in
79

Criminologia ed elementi di criminalistica

grado di lasciarsi motivare dalla minaccia stessa. Allo stesso modo, se lesecuzione in
concreto della pena deve tendere alla rieducazione del reo, necessario che il condannato sia in grado di cogliere il significato del trattamento punitivo.
Tale motivabilit normativa non presente allo stesso modo in tutti gli individui.
La categoria della imputabilit trova in ultima analisi il suo fondamento nel principio
della libert delluomo. Il contenuto di tale libert stato interpretato da diverse concezioni paradigmatiche. Il principio della libert del volere un postulato necessario
al diritto penale, in particolare per giustificare la pena in senso retributivo, per cui la
pena trova la sua giustificazione solo attraverso il riconoscimento della libert delluomo. Senza tale libert di scelta, nel senso di libert psicologica del soggetto di agire in
un senso piuttosto che in un altro, la nozione di colpevolezza, quale rimproverabilit,
diventa priva di significato, poich non logicamente possibile rimproverare a qualcuno di aver commesso un dato fatto se era necessitato a farlo. Il giudizio di rimprovero
suppone la libert di agire.
La giurisprudenza, ha, in parte, condiviso tali affermazioni, ritenendo moralmente
e penalmente imputabile ogni uomo la cui autodeterminazione, risultante dallintelletto e
dalla volont, non sia impedita o turbata dallorganismo corporeo e psichico dellagente; per
cui, il delitto penalmente perseguibile ogni qualvolta sia dovuto non a malattia del
corpo o della mente, bens a deviazioni del sentimento e al male dello spirito.
Analogo trattamento viene riservato ai soggetti psicopatici, i quali, a parere della
Cassazione, sono anormali nel carattere e come tali pienamente imputabili, e ci in quanto sono in possesso di quelle condizioni psico-biologiche richieste dalla legislazione vigente
affinch lazione del soggetto venga ritenuta come causa eticamente e psicologicamente voluta dal soggetto.
Attualmente, il paradigma pi osservato, non solo in Italia, quello che stato
definito di relativo indeterminismo. Questo modello stato in prevalenza assunto anche dalla giurisprudenza pi recente, che ha affermato che la capacit di volere indica
lattitudine del soggetto ad autodeterminarsi in relazione ai normali impulsi che motivano
lazione.
Secondo tale orientamento, ci che rileva sono i processi psicologici di motivazione alla condotta, indipendentemente da un giudizio di responsabilit eticamente
fondata sulla capacit di distinguere il bene dal male. Limputabilit penale deve essere intesa come attitudine del soggetto a valutare il significato e gli effetti della propria condotta, ad autodeterminarsi nella selezione dei molteplici motivi. questo lorientamento
suggerito dallo stesso codice Rocco per il quale, perch sussista la imputabilit morale,
occorre la facolt di scelta.
In tal senso, il libero arbitrio, inteso quale capacit di discernere, di selezionare i
motivi e di inibirsi, acquista un significato pi vivo.
Lart. 85 c.p. dopo aver sancito che nessuno pu essere punito per un fatto preveduto
dalla legge come reato, se al momento in cui lo ha commesso non era imputabile, stabilisce
che imputabile chi ha la capacit di intendere e di volere.
Lo stesso articolo regola la generica capacit di agire nel campo penale, senza riferimento ad un determinato fatto concreto, ossia, nella imputabilit, la volont considerata al momento della possibilit, mentre, nella effettiva responsabilit penale, la
volont considerata nel momento della sua attuazione.
80

Limputabilit

Limputabilit rappresenta, quindi, la generica capacit di essere soggetto di diritto penale. Lart. 85 c.p. fornisce, infatti, la nozione di personalit di diritto penale, definendo la nozione di persona normale, alla quale la legge penale pu essere applicata,
mentre la concreta volont d luogo alla responsabilit, cio a quel rapporto per cui la
legge mette in conto di un determinato soggetto imputabile le conseguenze della sua
azione od omissione.
Presupposto della responsabilit giuridica la possibilit, normativamente prevista,
di realizzare lattivit richiesta ossia: tu devi perch puoi. Per individuare la fondamentale differenza che intercorre tra imputabilit e responsabilit, occorre fare perno sul
concetto di sanzione: la responsabilit, , appunto, la sanzione conseguente allillecito
commesso, e la sua funzione quella di risarcire il danno o di riparare comunque il torto recato ad altri.
Si preferisce, infatti, mantenere le norme che definiscono il concetto di imputabilit nel campo autonomo dedicato alle cause che escludono e diminuiscono limputabilit stessa, al fine di distinguere lart. 85 c.p. dallart. 42 c.p. Questultimo dispone
che nessuno pu essere punito per unazione od omissione preveduta dalla legge come reato,
se non lha commessa con coscienza e volont, ossia, considera la volont effettiva, concreta del fatto, necessaria affinch lindividuo, genericamente capace, quindi imputabile,
possa essere chiamato a rispondere penalmente di un fatto determinato. Risulta chiaro
che limputabilit sia il presupposto logico e giuridico della responsabilit penale, e che
lespressione capacit di intendere e di volere rappresenti il fondamento, sotto il profilo
psicologico, della responsabilit penale.
Il principio di colpevolezza uno dei principi base del nostro sistema penale. Esso
rappresenta il terzo elemento costitutivo fondamentale del reato insieme alla antigiuridicit ed alla tipicit. Il suo ruolo centrale risulta confermato dalla sua rilevanza costituzionale, desumibile dallart. 27 della Costituzione.
Infatti, il principio della personalit della responsabilit penale in esso fissato va
inteso non solo nel suo significato di divieto di responsabilit per fatto altrui, ma, anche, nel senso di responsabilit per fatto proprio colpevole. Ovvero, il legislatore costituzionale, nellaffermare che la responsabilit penale personale, ha inteso affermare
il principio secondo cui lapplicazione della pena presuppone lattribuibilit psicologica
del singolo fatto di reato alla volont antidoverosa del soggetto.
Limputazione penale si arresta l dove il soggetto non sia in grado di governare
il verificarsi degli eventi: ci vuol dire che il rimprovero di colpevolezza implica che si
presupponga, come esistente, una possibilit di agire altrimenti da parte del soggetto
cui il fatto viene attribuito. Perch un soggetto possa essere colpito con la sanzione della pena non basta che abbia commesso con dolo o colpa un fatto lesivo di un interesse
protetto (fatto tipico), n che la sua azione risulti non giustificata da alcuna esimente (antigiuridicit), ma necessario che tutto il comportamento significhi un tumulto
contro la forza imperativa della norma.
Il momento di disobbedienza si ricollega alla personalit del soggetto, e la colpevolezza, in quanto disobbedienza, sar sempre diversa, come diversa la personalit di
colui che agisce.
Il raggiungimento di una adeguata maturit psichica (imputabilit) la condizione iniziale perch il soggetto comprenda il significato dannoso della sua azione nel
81

Criminologia ed elementi di criminalistica

giudizio di valore (espresso dalla norma) che impone linflizione di un castigo. Per cui,
la rivolta contro lordine giuridico si compie nella specifica dimensione individuale in
cui viene sentita limportanza dei valori tutelati e della pretesa normativa.
I fondamenti del diritto penale consentono di giungere ad una conclusione di totale e reciproca indipendenza concettuale. Il giudizio di imputabilit, infatti, riguarda
la irrogabilit della pena, mentre la colpevolezza si riassume in due passaggi fondamentali, lattribuibilit del fatto-reato e la riprovazione che ne deriva, la quale legittima la
soggezione a pena. Infatti, fra quelle azioni che, in quanto coscienti e volontarie, sono
attribuibili allagente, potranno essergli imputate solo quelle commesse in uno stato di
capacit di intendere e di volere. Lanima originaria della colpevolezza resta, quindi, la
paternit del fatto quale responsabilit in senso meccanicistico, restando impregiudicate la punibilit del soggetto sano e maturo, e la non punibilit del soggetto insano e
non maturo, e come tale non rimproverabile. Come tale, quindi, la colpevolezza riportabile a tutte le persone fisiche. Infatti, anche prescindendo dalle ipotesi specifiche
indicate agli artt. 222 e 224 c.p., accertato che meccanismi psichici di rappresentazione e di volizione agiscono, comunque, nella mente del non-imputabile, anche se trattasi di meccanismi abnormi e distorti. Ed il compiuto giudizio di incapacit, presuppone
che tali meccanismi siano stati individuati anche in relazione al fatto.
La capacit di intendere e di volere
Ai sensi dellart. 85 c.p., perch un soggetto sia imputabile e quindi punibile, occorre che abbia la capacit di intendere e di volere al momento della commissione del fatto.
La giurisprudenza di legittimit ha ribadito che delle tre facolt psichiche, cio, sentimento, intelligenza e volont, che caratterizzano lazione nel suo lato subiettivo, il codice penale, ai fini della imputabilit, e quindi anche della infermit di mente, prende in
considerazione soltanto le ultime due, e non la prima: pertanto, le anomalie del carattere e linsufficienza di sentimenti etico-sociali non possono essere di per se stesse considerate indicative di infermit di mente, ove ad esse non siano associati disturbi nella
sfera intellettiva o volitiva di indubbia natura patologica.
La capacit di intendere stata definita, in dottrina, come la idoneit del soggetto
a conoscere, comprendere e discernere i motivi della propria condotta e, quindi, a valutare
questa, sia nelle sue relazioni col mondo esterno, nonch nella sua portata e nelle sue
conseguenze; in breve, a rendersi conto del valore sociale delle proprie azioni. Ci non
ha nulla a che vedere con la coscienza della illiceit penale del fatto. La capacit di volere lattitudine della persona a determinarsi in modo autonomo, con la possibilit di optare per la condotta adatta al motivo che appare pi ragionevole e, quindi, di resistere
agli stimoli degli avvenimenti esterni: pi brevemente, la facolt di volere ci che si giudica doversi fare. Il concetto di capacit di intendere esprime, dunque, lattitudine alla
comprensione corretta della realt, la quale, il risultato di funzioni variabili per quantit e qualit, da individuo a individuo, o anche nella stessa persona, a seconda degli stadi e stati di vita. Lapprezzamento e la graduazione della capacit di intendere implicano una valutazione dellintelligenza e, quindi, unanalisi dei suoi vari fattori: il grado di
comprensione, lastrazione, lideazione, il giudizio, il pensiero logico, la capacit critica, la
rappresentazione simbolica, lassociazione di idee, limmaginazione.
82

Limputabilit

Le cause che escludono e diminuiscono limputabilit


Nel nostro sistema penale, le cause che escludono o diminuiscono limputabilit
appartengono a due specie: a) le alterazioni patologiche, dovute ad infermit di mente o
allazione dellalcool o a quella di sostanze stupefacenti; b) limmaturit fisiologica o parafisiologica, dipendenti rispettivamente dalla minore et e dal sordomutismo.
In sostanza esse sono rappresentate da: 1) minore et; 2) sordomutismo; 3) vizio di
mente; 4) azione dellalcool; 5) azione degli stupefacenti. Lart. 88 c.p. disciplina il vizio
totale di mente, statuendo che non imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il
fatto, era, per infermit, in tale stato di mente da escludere la capacit di intendere e di volere.
Nel sistema predisposto dal codice, ai fini della esclusione della imputabilit, lo
stato di mente, comprensivo sia del vizio transitorio, dovuto per lo pi ad infermit fisiche, sia di quello permanente, provocato solitamente da infermit propriamente psichiche, deve dunque derivare da infermit non necessariamente localizzata nella mente e
quale che ne sia la gravit, essendo sufficiente che, da un lato, essa abbia generato uno
stato di mente tale da escludere o almeno da scemare grandemente la capacit di intendere e di volere e, dallaltro, che ne sia stata accertata lesistenza al momento in cui il soggetto ha commesso il reato: senza che sia necessaria la sussistenza di un preciso rapporto eziologico tra la causa del vizio di mente ed il fatto commesso.
Il legislatore, allart. 89 c.p., attribuisce rilevanza anche al vizio parziale di mente,
che si ha quando il soggetto, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermit, in
tale stato di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacit di intendere e di
volere; in tal caso, lagente risponde del fatto commesso, ma la pena diminuita. Il vizio parziale di mente, non escludendo limputabilit, importa soltanto una diminuzione di pena, in aggiunta alla quale si applica, di norma (cio in caso di soggetto ritenuto
pericoloso), la misura di sicurezza dellassegnazione a una casa di cura e custodia (art.
219 c.p.). Si ha, quindi, il cumulo della pena con la misura di sicurezza, con precedenza nella esecuzione della pena restrittiva della libert personale, fatta salva la facolt del
giudice di disporre che il ricovero in una casa di cura e custodia venga eseguito prima
che sia iniziata o abbia termine lesecuzione della pena.

5.2 Concetto di infermit


Il legislatore del 1930, con il termine infermit, intese limitare la rilevanza dellincapacit alle sole situazioni patologiche clinicamente accertabili. Senonch, la maggioranza della dottrina concorde nel ritenere che linfermit non pu pi essere circoscritta ai soli quadri nosograficamente definiti, e che essa esprima, quindi, un concetto
pi ampio di quello di malattia mentale, il cui contenuto va determinato in base alla
ratio delle norme sullimputabilit.
Il fatto che la disciplina legale dellinfermo di mente richiami determinate situazioni naturalistiche d ragione dellutilit teorica e pratica del ricorso ai sussidi della scienza
psichiatrica per la corretta applicazione delle norme e delle categorie giuridiche.
83

Criminologia ed elementi di criminalistica

Lutilizzazione di tali contributi in sede giuridica non pu tuttavia essere meccanica. Innanzitutto, diverse sono le finalit del diritto penale rispetto a quelle della psichiatria. Nel diritto penale, la ricostruzione di determinate condizioni soggettive in
prevalente funzione dellassoggettabilit a pena e del tipo di trattamento sanzionatorio
che deve applicarsi.
In psichiatria, invece, laccertamento delle medesime condizioni preminentemente in funzione della terapia. ovvio, quindi, che le medesime situazioni naturalistiche possano avere rilevanza diversa, a seconda che vengano prese in considerazione nellambito giuridico o in quello psichiatrico. Nella prospettiva psichiatrica, tutte
le alterazioni mentali classificabili secondo gli schemi della nosografia ufficiale, sono
considerate e trattate come malattie mentali.
Il giudice penale, sulla base di una valutazione diversamente orientata, potrebbe
invece disconoscere a quei disturbi psichici rilevanza giuridica di infermit di mente.
infatti possibile che alterazioni mentali, classificabili come malattie in senso psichiatrico, siano giuridicamente irrilevanti come infermit, per non aver influito sulla capacit
di intendere e di volere. Infatti, ai fini del giudizio di non imputabilit, non basta laccertamento della infermit, ma, occorre che vi sia una connessione tra questa e lincapacit di intendere e di volere al momento del reato.
Nella normativa attuale, loggetto del giudizio di imputabilit passa attraverso due
fasi:
a) accertamento della infermit;
b) graduazione del pregiudizio che tale infermit ha provocato sulla capacit di intendere
e di volere.
La giurisprudenza, ai fini del giudizio di cui agli artt. 88 e 89 c.p., deve, quindi,
richiamarsi al concetto di infermit elaborato dalle scienze psicopatologiche. Ma queste
scienze sono caratterizzate dalla presenza di differenti paradigmi, ciascuno dei quali definisce in maniera diversa il concetto di malattia mentale. Ci individua una delle ragioni
della situazione di disagio e di incertezza in cui venuta a trovarsi la giurisprudenza.
possibile, quindi, rintracciare orientamenti giurisprudenziali contrastanti, a seconda del paradigma psicopatologico, di volta in volta, assunto, quale parametro valutativo del disturbo psichico.
I tre paradigmi fondamentali di definizione della malattia mentale sono:
a) quello medico;
b) quello psicologico;
c) quello sociologico.
Al paradigma medico sono da ricondurre quelle sentenze che negano la qualifica
di infermit mentale alle semplici anomalie della personalit, del carattere e del sentimento, in quanto non derivanti da tare patologiche, e ai disturbi del sistema nervoso,
in quanto privi di substrato organico.
questo lindirizzo che, seguendo una interpretazione restrittiva del concetto di
infermit, delimita i casi di vizio totale di mente alle sole ipotesi nelle quali il disturbo
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Limputabilit

psichico trovi riscontro in una deficienza organica. Allo stesso paradigma vanno ascritte quelle decisioni che, pur non facendo riferimento alla causa organica della malattia
mentale, affermano la necessit che lalterazione biologica sia almeno riconducibile alle
classificazioni nosografiche elaborate dalla psichiatria. In tale ottica, la giurisprudenza
ha ritenuto di escludere dalla nozione di infermit: i difetti del temperamento; i vizi del
sentimento, morali o sociali, che non siano conseguenti a una malattia clinicamente accertata e catalogata dalla nosologia psichiatrica.
Tuttavia, non tutti i disturbi psichiatricamente catalogati possono essere considerati infermit rilevanti ex art. 88 c.p. Infatti, le nevrosi e le psicopatie non escluderebbero la capacit di intendere e di volere. In tali casi, la ragione della non rilevanza
ai fini della incapacit affonda le proprie radici in considerazioni politico-criminali di
natura general-preventiva. Seguendo tali criteri, la giurisprudenza ha eletto la psicosi a
tipologia esponenziale del vizio di mente, ritenendo che la nozione giuridica di infermit, rilevante per lesclusione o la diminuzione della capacit di intendere e di volere,
compiutamente integrata nellipotesi di accertata malattia di mente in senso medicolegale, con tale espressione facendosi riferimento a quelle alterazioni psichiche che la
scienza psichiatrica definisce psicosi e che prendono vita da processi morbosi somatici,
siano essi noti, come nelle cosiddette psicosi organiche, ovvero ignoti ma comunque
postulati, come nelle cosiddette psicosi endogene (schizofrenia e psicosi maniaco-depressiva), alle prime assimilate in relazione al quadro psicopatologico e alle caratteristiche
nosografiche che presentano.
Non mancano, tuttavia, sentenze che, pur ancora riconducibili al paradigma medico, ritengono sufficiente, per riconoscere il vizio totale o parziale di mente, lesistenza
di uno stato o processo morboso, indipendentemente dallaccertamento di un suo substrato organico o da una sua classificazione nella nosologia psichiatrica.
Tale prospettiva pu essere definita psicopatologica, ed in tale ottica, la Cassazione ha precisato: linfermit mentale rilevante ai fini dellimputabilit deve sempre
dipendere da una causa patologica e, quindi, esulano dalla nozione di essa quelle anomalie caratteriali e altre anomalie del comportamento che, pur influendo sul processo
di determinazione o inibizione, non siano conseguenti ad uno stato patologico suscettibile di alterare la capacit di intendere e di volere, intesa quale attitudine del soggetto
a valutare il significato, gli effetti della propria condotta e autodeterminarsi nella selezione dei molteplici motivi.
Alla prospettiva psicopatologica riconducibile anche lorientamento che vede nel
criterio del valore di malattia il parametro di riferimento per riconoscere efficacia scusante ai disturbi psichici abnormi, non inquadrabili nelle psicosi e ai limiti della salute
mentale.
Allorientamento della giurisprudenza fondato sul paradigma medico, si contrappone quello fondato sul paradigma cosiddetto psicologico. In esso, si possono far rientrare
quelle sentenze che affermano la necessit di una concreta valutazione del disturbo psichico, e che rifiutano riferimenti e classificazioni scientifiche enunciate in astratto. Si
sostiene infatti che, per la sussistenza del vizio di mente, non sufficiente che il giudice
riconduca lazione dellimputato sotto un modello di infermit apoditticamente affermato, ma necessario che lo stesso indichi i dati anamnestici, clinici, comportamentali
o sorgenti dalle stesse modalit del fatto, rilevatori dellasserito quadro morboso.
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Criminologia ed elementi di criminalistica

Il concetto di infermit diventa, cos, un concetto di contenuto pi ampio rispetto


a quello di malattia mentale, e ci consente di ricomprendere nel concetto di infermit
rilevante penalmente anche i disturbi mentali atipici. In alcune sentenze della Suprema
Corte si legge: a determinare il vizio parziale di mente possono essere sufficienti anche alterazioni psichiche atipiche, quante volte esse per la loro impotenza si risolvano
in fattori perturbativi, in accentuata misura, della capacit di intendere e di volere, in
quanto qualunque condizione morbosa, anche se difficilmente caratterizzabile sul piano clinico, pu integrare il vizio di mente, sempre che siano presenti connotazioni tali
da escludere o diminuire le normali capacit intellettive e volitive.
Laffermarsi in psichiatria di un altro paradigma, quello sociologico, non trova, oggi,
alcun riscontro nella prassi penalistica in tema di imputabilit.
La spiegazione del mancato riconoscimento da parte della giurisprudenza della
partecipazione sociale alla genesi della malattia mentale costituita dal timore di un
allargamento incontrollato delle maglie della disciplina relativa alle cause di esclusione
della imputabilit, quale deriverebbe dal riconoscimento della qualifica di infermit
mentale anche ad un generico disturbo psichico di origine sociale.
Lorientamento pi recente della psichiatria si caratterizza per il riconoscimento di
spazi sempre pi ampi di responsabilit del malato mentale, in quanto si ammette che
anche di fronte ad una diagnosi di malattia, il paziente possa essere in grado di compiere
responsabilmente delle scelte e di autodeterminarsi.
Su questa linea si mossa la legislazione italiana, ad esempio con la legge n 180
del 1978, con la quale si prevista, non solo leliminazione dei manicomi, ma anche
la necessit di ottenere il consenso al trattamento da parte del malato di mente. Ben
diversa si presenta la posizione con riferimento al diritto penale, dove parte della giurisprudenza, richiamandosi ancora alle concezioni tipiche del paradigma medico-nosografico, sembra far propria la concezione che vede unassoluta incompatibilit tra malattia mentale e idoneit ad agire responsabilmente.

5.3 Stati emotivi e passionali


Il primum movens dellagire umano costituito dalle emozioni e dalle passioni
umane.
Lessere umano, dotato di ragione, di creativit, e che esercita dominio sulla terra, sugli animali, ed ha perfetta padronanza di se stesso, racchiude due parti, una intellettiva, laltra animale. Questultima la meno razionale, ma pur sempre umana, parte
animale del nostro essere, dalla quale scaturiscono le emozioni e le passioni, attributi
atavici, ancestrali delluomo, con i quali, insieme a sentimenti positivi, come laffettivit, lamore, lentusiasmo, riaffiora in determinate situazioni; una istintualit che genera gesti, talvolta apparentemente immotivati, ma comunque sempre sproporzionati
rispetto alla causa, che, riuscendo a superare la sfera della coscienza, possono indurre
alla commissione di delitti.
Aristotele, sosteneva lesistenza di due motori dellazione umana, la ragione e lemozione, affermando che se essi possono, nella gran parte dei casi, procedere di pari pas86

Limputabilit

so, divenendo cos lemozione spinta positiva che concretizza lazione ragionata, altre
volte, invece si scindono, potendo lemozione causare unazione non voluta o, addirittura, non condivisa dalla ragione. Affermava, pertanto, che unazione umana nasce da
un desiderio emozionale, oppure dalla consapevolezza di ci che bene, ma se larmonia tra desiderio e consapevolezza viene meno, sar inevitabilmente la passione a prendere il sopravvento. Listintualit dellessere umano rappresentata dalle emozioni che
non rientrano nella sfera della ragione; ci viene confermato anche dal fatto che due
diversi soggetti, di fronte a unidentica situazione che sia di una certa valenza affettiva,
potranno reagire con modalit completamente diverse, a seconda dellimpianto caratteriale; ci equivale a dire che lemozione va studiata nelle sue modalit di integrazione
nella struttura della personalit.
Ferracuti definisce lemozione quale intenso turbamento affettivo di breve durata
e in genere di inizio improvviso, provocato come reazione a determinati avvenimenti,
e che finisce col predominare sulle altre attivit psichiche (ira, gioia, paura, spavento,
afflizione, sorpresa, vergogna, piacere erotico, ecc).
La passione uno stato affettivo violento e pi duraturo, che tende a predominare
sullattivit psichica in modo pi o meno invadente o esclusivo, s da comportare, talora, alterazioni della condotta, che pu divenire del tutto irrazionale per difetto di controllo. Ad essa sono riconducibili certe forme di amore sessuale, di odio, di gelosia, di
cupidigia, di entusiasmo, di ideologizzazione politica.
In termini giuridici, lart. 90 c.p. recita che gli stati emotivi e passionali non escludono n diminuiscono limputabilit. Come appare evidente da tale dettato, ai fini dellimputabilit, le alterazioni dellaffettivit sono ritenute irrilevanti, a meno che, non
sottendano una comprovata infermit o seminfermit di mente, nel senso che una manifestazione dellanimo, per quanto violenta possa essere, non diminuisce la responsabilit dellindividuo, fino a quando espressione di una psiche normale, ovvero perfettamente in grado di controllare i propri impulsi, in quanto soltanto la malattia
veramente idonea a conferire la certezza o quanto meno consentire un motivato giudizio di inimputabilit al momento del fatto.
Nozione e fondamento dellimputabilit lart. 85 del codice penale, esso costituisce sicuramente uno dei cardini del diritto penale italiano. Nellarticolo in questione, si
fa, quindi, riferimento alluomo nel suo complesso, dotato della facolt di saper valutare le possibili conseguenze del proprio agire e daltra parte, di porre la propria volont
quale inizio e causa dellazione stessa. In altre parole, la capacit di intendere e di volere
pu essere considerata come capacit di decidersi secondo ragione, libert di autodeterminarsi razionalmente.
Il presupposto dellimputabilit , quindi, la libert che va intesa non come libert di poter delinquere impunemente, bens come libert responsabile, ossia come assunzione di responsabilit rispetto alle proprie azioni liberamente deliberate. Potremmo dire che la responsabilit di ogni singolo uomo, soggetto ed oggetto di diritto,
risiede nel comprendere il valore dei propri atti, essendo tale responsabilit effettiva solo in caso di maturit psichica e sanit mentale, consistendo limputabilit, in un modo
dessere dellindividuo, uno status della persona, e deve sussistere nel momento in cui il
soggetto ha commesso il reato. Ci impone, pertanto, una discriminazione, intesa in
senso psichico, tra soggetti normali ed anormali, ossia consapevoli o inconsapevoli al
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Criminologia ed elementi di criminalistica

momento del reato. Linsorgenza di uno stato emotivo o passionale, in un soggetto autore di reato non inficia limputabilit dello stesso, in quanto, in tal caso, manca il presupposto dellanormalit psichica.
Afferma il Beltrani: dallinfermit di mente, vanno distinti gli stati emotivi (turbamenti improvvisi e passeggeri della psiche del soggetto) e passionali (odio, amore, gelosia, ecc.), che non escludono n diminuiscono limputabilit (art. 90 c.p.), ma possono, al pi integrare gli estremi delle attenuanti di cui ai commi 2 (laver agito in stato
dira determinato da un fatto ingiusto altrui) e 3 (lavere agito per suggestione di una
folla in tumulto) dellart. 62 c.p..
opportuno sottolineare che, perch si possa riconoscere la circostanza attenuante di cui al comma 2, il citato stato dira, determinato da un fatto ingiusto altrui, deve essere uno stato danimo strettamente correlato e direttamente dipendente dal fatto
che lo ha causato e deve, soprattutto, possedere il carattere dellimmediatezza; ci significa che non deve essere confuso con lodio, la stizza o il risentimento, che subentrano
col passare del tempo alloriginaria emozione e fanno maturare in un animo divenuto
pacato il desiderio della vendetta. Per quanto attiene al comma terzo, la circostanza di
avere agito per suggestione di una folla in tumulto va valutata con una particolare analisi; non per applicabile se si tratti di riunioni o assembramenti vietati dalla legge o
dallAutorit, e se il colpevole delinquente abituale o professionale.
Discorso a parte merita la gelosia, che si configura come stato emotivo originante
dallamore tradito, realmente o solo fantasticamente, che nella storia della nostra legislatura ha per decenni consentito la riduzione della pena del colpevole sotto il nome
di delitto per causa donore, in virt dellormai abrogato art. 587 del c.p. che stabiliva:
chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nellatto in cui ne
scopre la illegittima relazione carnale e nello stato dira determinato dalloffesa recata
allonor suo o della famiglia, punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in
illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella. Lart. 90 c.p.,
ponendosi in evidente contrasto con quanto affermato dallart. 587 c.p., eliminava la
causa donore dalle attenuanti previste per il delitto di omicidio, in quanto stati emotivi come lira e stati passionali come lamore, lodio o la gelosia non diminuiscono limputabilit. Questo, per, sempre a patto che si tratti di stati danimo che rispecchiano
unaffettivit normale, in quanto altrimenti si sconfina nel vizio di mente.
Anche qui necessario operare una distinzione tra gelosia normale e gelosia patologica ai fini dellerogazione o meno della pena, anche se spesso, distinguere tra una forma
e laltra si dimostra una mera speculazione, risultando molto arduo stabilire in qual momento dalla gelosia cosidetta normale si travalichi in quella certamente patologica, e quali
segni possano rilevare in questultima linsorgere di elementi di pericolosit.
Con lart. 90 del codice penale, il legislatore, negando ogni qualsivoglia significato di tutto ci che possa essere attitudine o habitus comportamentale, vuole cos affermare linconsistenza della sfera affettiva e caratteriale ai fini dellalterazione della capacit di intendere e di volere e, quindi, della negazione dellimputabilit. Nasce cos
lesigenza di unindagine psichica del reo, esperita di concerto dal medico-legale e dallo
psichiatra, in sede giudiziaria, per appurare se lazione compiuta possa considerarsi consona rispetto alla personalit dellautore, oppure rivelatrice di una frattura della stessa,
88

Limputabilit

al fine di poter stabilire se si sia trattato di delitto impulsivo, ma frutto, comunque, di


unattivit mentale sana, o, al contrario, di uno stato solo apparentemente emotivo o passionale, ma che, in realt, configura una vera e propria infermit di mente (es.: uno stato
delirante ad impronta paranoica, ossessiva, allucinatoria; condotta emotiva di un demente; acting out di uno schizofrenico). Ci significa che un reato compiuto nellambito di un sovvertimento psichico dovuto a subitanea forte emozione oppure ad intensa
passione, ed in quanto tale, da tempo sofferta, non configura gli estremi di cui agli artt.
88 e 89 c.p., in quanto tali stati, di per s soli considerati, rappresentano condizioni psicologiche e non gi psicopatologiche dellessere umano. Risulta, cos, evidente la giustezza
di quanto sostenuto dallart. 90 c.p., in quanto, laver agito sotto la spinta dallimpeto
delle passioni o in un evidente stato emotivo, non implicando alcuna compromissione
della volont, non pu compromettere limputabilit e, di conseguenza, la punibilit
del reo, sempre, ed bene ribadirlo ancora una volta, finch non sia configurabile alcun vizio, seppur parziale, di mente.

5.4 Imputabilit e abuso di alcool e stupefacenti


Alcolismo ed uso di stupefacenti sono fenomeni che hanno sempre interessato le
scienze criminali, sia come fattori pregiudizievoli per la salute individuale e collettiva,
sia come fattori criminogeni; difatti, assumendo tali sostanze, viene favorita la genesi
di determinate condotte criminali che comportano la squalificazione sociale, lallontanamento dal lavoro, il depauperamento, il decadimento morale, lo stato di bisogno
dovuto alla tossicodipendenza, il craving (aumento).
La prevenzione rappresenta una delle azioni di contrasto nella lotta contro tali
fenomeni. La prevenzione finalizzata, da un lato, a colpire le attivit che favoriscono
le autointossicazioni voluttuarie (produzione, commercio, distribuzione di dette sostanze), dallaltro, a promuovere, in favore degli intossicati, interventi terapeutico-riabilitativi.
La repressione, ad esempio, incrimina lubriachezza manifesta in luogo pubblico o
aperto al pubblico (art. 688 c.p.) e la guida in stato di ebbrezza (art. 132 c.s.). Il nuovo
codice della strada sanziona anche la guida sotto linfluenza di sostanze stupefacenti.
La norma prevede che in caso di incidente o quando si abbia ragionevole dubbio che
il conducente sia sotto leffetto conseguente alluso di sostanze stupefacenti o psicotrope, gli agenti di Polizia Stradale hanno facolt di procedere, attraverso letilometro, a
misurare la quantit di alcool presente nel sangue, o ad accompagnarlo presso strutture pubbliche per il prelievo di campioni di liquidi biologici (nel caso di sospetto uso di
sostanze stupefacenti).
Da un punto di vista medico legale, si dovrebbe concludere che chi commette
un reato sotto lazione dellalcool o di stupefacenti deve considerarsi inimputabile o
semimputabile, se la sua capacit di intendere o di volere esclusa o grandemente scemata. Tale impostazione non stata tuttavia recepita dal legislatore del 30, il quale, in
materia, si ispirato a criteri di notevole severit, per evidenti ragioni di politica criminale. Ai sensi degli artt. 91 e 93 c.p., lintossicazione accidentale, ovvero incolpevole,
89

Criminologia ed elementi di criminalistica

da sostanze alcoliche o stupefacenti pu escludere o diminuire la capacit di intendere


e di volere. Lart. 91 c.p. dispone: non imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva la capacit di intendere o di volere a cagione di piena ubriachezza derivata da caso fortuito o forza maggiore. Se lubriachezza non era piena, ma
era tale da scemare grandemente, senza escluderla, la capacit di intendere e di volere,
la pena diminuita.
Perch possa configurarsi tale ipotesi, lubriachezza deve essere involontaria nella
causa. In questa nozione rientra pertanto lubriachezza non intenzionale, ma non quella
accidentale, ad esempio quella che dipende da negligenza o imprudenza, poich, in tal
caso, involontario leffetto, ma non la causa. Per tale motivo, lubriachezza accidentale
da escludersi non solo nel caso in cui il soggetto volle bere eccessivamente, pur senza
lintenzione di ubriacarsi, ma anche quando la contratta ubriachezza dipese da errore
colposo dello stesso.
Dottrina e giurisprudenza spiegano che lubriachezza deriva da caso fortuito o forza maggiore quando determinata da un fatto imprevedibile o incalcolabile che interferisce di sorpresa nel comportamento del soggetto, in modo da provocare un evento
che non si possa, con le ordinarie cautele, evitare (caso fortuito, ad esempio, quando si
scambi per un errore scusabile, dellalcool puro per una bevanda innocua), ovvero da
una energia esterna, naturale o umana, inevitabile ed irresistibile, che soggioga la volont e la resistenza del soggetto (forza maggiore, come nellipotesi delloperaio addetto
ad una distilleria che si ubriacato per aver lavorato in un ambiente saturo di vapori
alcolici in seguito ad un guasto dellimpianto, o del soggetto ubriacatosi per coazione
o inganno altrui).
La circostanza di essere stato ubriacato da altri, senza costringimento o inganno,
non , quindi, sufficiente a rendere accidentale lubriachezza.
Analoga disciplina prevista dallart. 93 c.p. (che espressamente rinvia allart. 91)
per il caso che il fatto sia commesso sotto lazione, non ascrivibile a colpa dellagente, di
sostanze stupefacenti. Lubriachezza accidentale piena, cio quella che toglie la capacit
di intendere e di volere, porta al proscioglimento dellimputato perch non imputabile. Trattandosi di uno stato transitorio, che scompare quando lazione dellalcool svanisce, non possono applicarsi le misure di sicurezza destinate ai casi di proscioglimento
per cronica intossicazione.
, tuttavia, possibile che lo stato di incapacit sopraggiunga ad un soggetto gi affetto da vizio di mente: per cui, se lagente affetto da vizio totale di mente, lintossicazione
accidentale nulla toglie e nulla aggiunge ad uno stato mentale gi di per s ricompreso
nella sfera di operativit dellart. 88 c.p.; in tal caso, si applicher solo questultimo. Se
lagente invece affetto da vizio parziale di mente, la situazione muta: lart. 91 sar applicabile se ubriachezza ed intossicazione da stupefacenti siano piene, cio produttive di
una totale incapacit di intendere e di volere.
Se lintossicazione accidentale scemi grandemente, senza escluderla, la capacit di
intendere o di volere, il soggetto, fruisce di una diminuzione di pena, poich, in tal caso, la ingestione di sostanze alcoliche o stupefacenti nulla ha innovato rispetto allo stato mentale nel quale il soggetto gi si trovava, cos che lagente potr fruire di ununica
riduzione di pena, e precisamente quella contemplata dallart. 89 c.p. cui dovr ovviamente essere aggiunta la misura di sicurezza, altrimenti inapplicabile alla stregua del90

Limputabilit

lart. 91 c.p.; salvo ammettere che il giudice possa ugualmente farvi ricorso, qualora dovesse ritenere lagente pericoloso sulla scorta di un accertamento condotto ai sensi degli
artt. 202 e 203 c.p. Non fa scemare, n esclude limputabilit, lubriachezza volontaria
o colposa, ovvero lebbrezza contratta con il proposito di ubriacarsi, o colposa, cio volontaria nella causa anche se involontaria nelleffetto.
Lart. 92 primo comma c.p. statuisce che lubriachezza non derivata da caso fortuito
o forza maggiore non esclude n diminuisce limputabilit; lart. 93 c.p. estende poi tale
disciplina anche al soggetto che agisca sotto lazione di sostanze stupefacenti volontariamente o colposamente assunte.
Tale disciplina si posta in aperto contrasto con quanto invece era previsto dal codice Zanardelli che, allart. 48, stabiliva forti diminuzioni di pena per il delitto commesso in stato di ubriachezza volontaria, e una circostanza attenuante per il reato commesso
in stato di ubriachezza abituale. Le dispute sorte in dottrina riguardano anzitutto il titolo della responsabilit per il reato commesso. Le soluzioni prospettate sono state varie:
dalla responsabilit oggettiva alla responsabilit a titolo di colpa, dalla responsabilit a titolo di dolo o colpa in base allatteggiamento psichico del soggetto nel momento in cui
si ubriacato, alla responsabilit, sempre a titolo di dolo o colpa, ma sulla base dellelemento psicologico che ha sorretto il fatto commesso nello stato di ubriachezza.
Una parte della dottrina meno recente, riproponendo lo schema dellactio libera
in causa, sosteneva che per accertare lelemento psicologico del reato commesso dallubriaco, occorresse risalire al momento nel quale egli si pone in stato di ebriet: per
cui, se egli si ubriacato intenzionalmente, risponder a titolo di dolo; se si ubriacato
per imprudenza o negligenza, risponder a titolo di colpa. Ad esempio, se Caio partecipando ad una allegra cena con alcuni amici non riesce a controllarsi nel bere e finisce,
suo malgrado, col perdere lautocontrollo, ove provochi pi tardi la morte di una persona, risponder, comunque, di omicidio colposo.
Ci si verifica sia che levento letale consegua a un involontario incidente stradale
dovuto ad eccesso di velocit, sia che esso derivi da una decisione volontaria influenzata proprio dallo stato di ubriachezza (Caio, in preda allalcool, non riesce a controllare
lo scatto dira che lo spinge ad uccidere il commensale che lo prende in giro per scherzo). Per spiegare la ratio essendi della responsabilit nelle suddette ipotesi, si fatto riferimento alla categoria non dogmatica della actio libera in causa, elaborata dalla teologia
morale, per inquadrare le ipotesi in cui, pur mancando la libera volont nel momento
dellatto esteriore, il peccato sussiste ugualmente, in quanto pu essere riportato ad un
precedente libero atto del volere.
Si obiettato che, in tal modo, si confonde lo stato psicologico che provoca la condizione di ubriachezza con quello che accompagna e provoca la successiva commissione
dello specifico reato. Una tale impostazione, inoltre, rischia di punire come colposi delitti commessi volontariamente (come nellesempio prima riportato di Caio che uccide il
commensale) e, viceversa, di punire come dolosi delitti involontari che seguono ad uno
stato di ubriachezza volontaria (ad esempio Caio, ubriacatosi volontariamente, provoca successivamente la morte di un terzo a causa di un incidente automobilistico dovuto
ad imprudenza). Antolisei sostiene che una tale teoria non considera che, per la responsabilit dolosa necessario che il risultato sia voluto, il che non pu dirsi per il solo fatto che lagente si ubriacato volontariamente. Per questo si ritiene che tale tesi non sia
91

Criminologia ed elementi di criminalistica

conciliabile con il diritto positivo. Dottrina e giurisprudenza dominante ritengono che


dolo e colpa vadano accertati con riferimento al momento in cui il reato viene commesso. Il giudice, pertanto, dovr accertare lelemento soggettivo che, concretamente, ha
illuminato il fatto secondo i normali principi dettati dallart. 43 codice penale; per cui
lintossicazione da sostanze alcoliche o stupefacenti sar dolosa quando il reo, oltre ad
aver voluto la condotta (assunzione delle sostanze alcoliche o stupefacenti), se ne rappresenta le conseguenze (il risultante stato di intossicazione). Essa sar colposa quando il soggetto ha assunto le sostanze alcoliche o stupefacenti, senza rappresentarsi, pur
potendolo, la conseguente intossicazione.
Allo scopo di rendere lart. 92 primo comma pi compatibile con i principi costituzionali della responsabilit penale che richiede sia la imputabilit che la colpevolezza,
parte della dottrina pi recente, muove dal rilievo che la disposizione normativa in
esame si limita ad affermare che la ubriachezza lascia sussistere la piena imputabilit,
ma non dice che tale imputabilit implichi anche lautomatica colpevolezza per il fatto commesso.
Per riportare anche la disciplina di cui allart. 92 c.p. al principio della responsabilit penale personale occorre fare riferimento al momento in cui il soggetto si ubriaca, affermando che, in caso di ubriachezza piena, lagente risponde: 1) a titolo di dolo,
se si ubriacato nonostante la previsione della commissione del reato ed accettandone il rischio; 2) a titolo di colpa, se il reato, al momento in cui si ubriac fu da lui previsto ma non accettato o, comunque, era prevedibile ed evitabile come conseguenza
dellubriachezza, sempre che si tratti di reato previsto dalla legge anche come colposo.
Si poi discusso se lart. 92 c.p., primo comma, sia applicabile quando lagente,
che, volontariamente o colposamente, si posto in stato di ubriachezza o di ebbrezza
da stupefacenti, sia gi, allatto di acquisire lebriet, incapace di intendere o di volere
per vizio totale di mente o parziale: in entrambi queste ipotesi, sia che si ritenga che
lart. 92 c.p. dia luogo ad una finzione di imputabilit considerandosi pienamente
capace un soggetto che naturalisticamente non lo , sia che in detta norma si ravvisi pi semplicemente laffermazione del principio in base al quale una certa causa di
incapacit naturalistica non rilevante per lordinamento penale, le conclusioni non
mutano. Nel senso che, presupponendo lart. 92 in ogni caso un soggetto pienamente capace di intendere e di volere al momento di porsi in stato di ebriet, ed una volta accertato che il soggetto al momento della commissione del reato era affetto da vizio totale o parziale di mente, si applicheranno rispettivamente gli artt. 88 e 89 c.p.,
fatta naturalmente salva, al giudice, la facolt nel determinare, in concreto, la specie
e lentit della sanzione, e di tener conto delle particolari condizioni psichiche dellagente.
Una menzione particolare merita, infine, il secondo comma dellart. 92 c.p., il
quale dispone: se lubriachezza era preordinata al fine di commettere il reato o di prepararsi una scusa, la pena aumentata. Tale disposizione viene richiamata anche per il
fatto commesso sotto lazione di sostanze stupefacenti. Secondo lorientamento prevalente, il comma in esame sarebbe direttamente collegabile allart. 87 c.p., il quale recita che la disposizione della prima parte dellart. 85 non si applica a chi si messo in stato
dincapacit di intendere e di volere al fine di commettere il reato o di prepararsi una scusa.
92

Limputabilit

Lunica peculiarit dellart. 92 comma 2, data dal fatto che, in tal caso, a differenza
dellart. 87 c.p., al reato commesso si applica un aumento di pena.
Entrambe le disposizioni sarebbero poi riconducibili, secondo parte della dottrina,
alla categoria dellactio libera in causa.
Fiandaca e Musco sostengono che secondo tale principio lincapacit preordinata
deroga alla regola della coincidenza temporale tra imputabilit e commissione del fatto
criminoso, senza disattendere il principio di colpevolezza. Infatti, nellipotesi prevista
al primo comma dellart. 92 c.p., il soggetto, in un primo momento, si ubriaca (per il
piacere di farlo o per causa involontaria), e, successivamente, commette il reato (non
programmato in anticipo al momento di porsi in stato di ubriachezza).
Nel caso dellubriachezza preordinata, il soggetto si ubriaca allo scopo di commettere un reato: ci, perch, lo stato di ubriachezza, esercitando unazione disinibente sul
soggetto, facilita la commissione del proposito criminoso.
Con la locuzione al fine di prepararsi una scusa, il legislatore f riferimento non al
semplice porsi in stato di incapacit, ma alla prospettazione di uno stato di incapacit
tale da escludere il ricorso alla sanzione. Continuando lesame delle disposizioni normative, lart. 94 primo comma c.p. dispone: se il reato commesso in stato di ubriachezza (non accidentale) e questa abituale, la pena aumentata. Agli effetti della legge penale, considerato ubriaco abituale chi dedito alluso di bevande alcoliche e in stato
di frequente ubriachezza.
Il secondo comma dellarticolo prosegue: laggravamento di pena previsto nella prima parte di questo articolo si applica anche quando il reato commesso sotto lazione di
sostanze stupefacenti da chi dedito alluso di tali sostanze. Ai fini dellaggravamento di
pena occorre quindi: a) uno stato di intossicazione alcolica (o da sostanze stupefacenti) acuta volontaria o colposa; b) la commissione in tali condizioni di un reato; c) labitualit.
Perch possa configurarsi la figura giuridica dellabitualit, devono concorrere due
requisiti: la dedizione alluso di alcolici e il frequente stato di ubriachezza. La dedizione
alluso indica un vizio continuativo, una consuetudine viziosa di vita. I singoli episodi di
intossicazione, infatti, devono essere tali da dar luogo a ubriachezza, e inoltre, devono
essere frequenti, e cio, tali da confermare la dedizione alluso (e non la semplice proclivit).
In sostanza, occorre che lo stato di ebbrezza nel quale viene commesso il reato costituisca un episodio del sistema di vita dellindividuo. Fatti saltuari, o anche periodici
di ubriachezza, non bastano a stabilire in concreto lubriachezza abituale. Per accertare labitualit non necessario che la prova di essa risulti da precedenti condanne per
reati commessi in stato di ubriachezza, o per il reato di manifesta ubriachezza ex art.
688 c.p.
noto che si pu essere dediti abitualmente allubriachezza, anche senza aver mai
subito tali condanne. Lubriachezza abituale non esclude che quella crisi alcolica acuta
che si riconnette al reato attuale sia stata procurata per facilitare il reato o per procurarsi una scusa. In tal caso, laggravante per lubriachezza abituale concorrer con laggravante per lubriachezza preordinata (art. 92 c.p.).
Lart. 94 c.p. non specifica quale aggravamento importi lubriachezza abituale. In
tal caso si applica lart. 64 c.p., il quale dispone che quando ricorre una circostanza
93

Criminologia ed elementi di criminalistica

aggravante, e laumento di pena non determinato dalla legge, aumentata fino ad un


terzo la pena che dovrebbe essere inflitta per il reato commesso.
Tali regole valgono anche per lebbrezza da stupefacenti. Si tenga conto per che
ai sensi dellultimo comma dellart 94 c.p., perch si abbia abitualit non richiesto il
frequente stato di ebbrezza da stupefacenti, ma sufficiente che il soggetto sia dedito
alluso di stupefacenti.
Vincenzo Manzini sostiene che nel concetto di dedito alluso insito quello dello
stato frequente di alterazione psichica (richiesto esplicitamente per lubriachezza abituale), perch non si pu essere dediti alluso delle dette sostanze senza subirne frequentemente lazione intossicatrice acuta. La specificazione contenuta nel codice si spiega
proprio perch si pu essere benissimo dediti alluso di bevande alcoliche senza entrare
mai, o entrando raramente in stato di ubriachezza. Lubriachezza abituale, con conseguente aggravamento di pena, come ipotesi autonoma contrapposta alla intossicazione
cronica da alcool (o da sostanze stupefacenti) stata criticata fin dalla sua introduzione.
Valga ad esempio di ci quanto scrive Mantovani secondo il quale lipotesi autonoma
di ubriachezza abituale ritenuta discutibile in teoria e di non facile accertamento pratico, poich mal si concepisce un ubriaco abituale che non versi in situazione patologica di intossicazione perdurante e, inoltre, perch negli etilisti abituali si ha un graduale
cedimento dei freni inibitori con una sempre minore capacit di resistenza al bisogno
cogente di alcool. La labilit della distinzione sarebbe inoltre dimostrata dal fatto che il
codice, con evidente contraddizione, prevede allart. 221 c.p., la casa di cura e custodia
anche per gli abituali. Tuttavia, alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, si ritiene
che tale distinzione sia fondata. la stessa giurisprudenza a sostenere che lubriachezza,
anche se abituale, sempre una intossicazione acuta, uno stato transeunte che d luogo ad una manifestazione episodica di perturbamento delle facolt psichiche, ma che
una volta cessata, lascia il soggetto in condizioni normali. Viceversa, lalcolismo cronico (al pari della stupefazione cronica) unintossicazione stabile, unaffezione cerebrale
che ingenera vere e proprie psicopatie che permangono anche indipendentemente dal
rinnovarsi delle crisi alcoliche.
Ai sensi dellart. 95 c.p., per i fatti commessi in stato di cronica intossicazione prodotta da alcool ovvero da sostanze stupefacenti, si applicano le disposizioni contenute
negli artt. 88 e 89 del codice penale. Tali disposizioni sono quelle relative al vizio totale e parziale di mente. Rinviando a quanto gi detto in tema di vizio di mente, chiaro
che lintossicazione cronica deve aver ingenerato uno stato di mente tale da escludere la
capacit di intendere o di volere, o da grandemente scemarla; in tal caso, lintossicato,
non punibile o punibile con pena ridotta, e sottost alle misure di sicurezza previste
per i suddetti vizi di mente (artt. 219, 222 c.p.).
La definizione della situazione descritta nellart. 95 c.p. come cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti , tuttora, oggetto di controversia. Dalla relazione
del ministro Rocco al codice penale risulta che il legislatore del 1930 aveva ben presente lincertezza di confini riscontrabile tra intossicazione cronica e dedizione alluso
di stupefacenti che, dal punto di vista del sistema sanzionatorio, veniva equiparata alla
figura dellebbrezza abituale. Ma credette di poter cogliere la distinzione nel carattere pur sempre acuto, anche se abitualmente ripetentesi, dellebbrezza abituale, e nel
carattere cronico della situazione di cui allart. 95, sino al punto di descrivere la croni94

Limputabilit

ca intossicazione come un processo patologico permanente, unaffezione cerebrale, tale da


produrre un progrediente e caratteristico abbrutimento del carattere e da dare origine
a vere e proprie psicopatie.
Talvolta, la Cassazione ha aggiunto il requisito della irreversibilit o ineliminabilit, cio dellimpossibilit di guarigione. In una sentenza della Suprema Corte possibile leggere: lintossicazione che, a norma dellart. 95 c.p. in relazione agli artt. 88 e
89 dello stesso codice, influisce sulla capacit di intendere e di volere solo quella che,
per il suo carattere ineliminabile e per la impossibilit di guarigione, provoca alterazioni patologiche permanenti, tali da far apparire indiscutibile che ci si trovi di fronte ad
una vera e propria malattia psichica. Invece, lintossicazione temporanea, pur se altera
la capacit di intendere e di volere, non influisce, tranne che derivi da caso fortuito o
forza maggiore, sullimputabilit, e non giuridicamente rilevante, anche se si innesti
in uno stato patologico preesistente che di per s diminuisca, senza escluderla, la capacit intellettiva e volitiva del soggetto.
In unaltra sentenza della Corte di Cassazione si negato che a sostegno del comportamento criminoso del tossicodipendente possa ricorrere la scriminante dello stato
di necessit ex art. 54 c.p., dato listinto irrefrenabile che, in modo compulsivo, spinge il
soggetto ad una continua ricerca della sostanza.
Il fenomeno della compulsione, che caratterizza lo stato di tossicodipendenza, non
pu essere indice dellesistenza del vizio di mente, in quanto, lart. 54 c.p. presuppone
che lo stato di necessit non sia stato volontariamente determinato dallagente, mentre
luso e labuso di sostanze stupefacenti o alcoliche con conseguente bisogno di assumerne in quantit sempre maggiori, imputabile allo stesso soggetto.
Circa la configurabilit dello stato di necessit nel comportamento del tossicodipendente in crisi di astinenza esiste una pronuncia per la quale lapplicabilit di tale scriminante al tossicodipendente autore di reato non esclusa dalla considerazione che trattasi di comportamento volontariamente assunto, in quanto, ci che rileva, la sindrome
di astinenza che pu essere conseguenza o di apprezzabili tentativi di disintossicazione
o delle difficolt, non volontariamente causate, di reperire la droga.
In tal senso, degna di particolare menzione una sentenza del 1983 in materia
di eroinomania, dove testualmente si legge: leroina esercita una devastante azione distruttrice sui sentimenti e sulla volont di chi ne abusa, s da distogliere, deviare ed
alterare i primi, subordinati allesclusivo interesse di comunque assicurarsi la droga, e
da esaltare il dinamismo della volont nella prevalente direzione di quellinteresse da
incondizionatamente soddisfare, determinando, sotto il profilo giuridico, una condizione di inferiorit psichica.
Il precario apparente ed innaturale equilibrio scandito dalle periodiche assunzioni di droga, il ritmo delle quali proporzionale al grado di assuefazione, si labializza,
col fatale esaurirsi degli effetti della dose di sostegno, sino a risolversi nella cosiddetta
crisi di astinenza, che condizione propriamente patologica, configurante un autentico vizio di mente.
Altra questione controversa la parificazione attuata dalla disciplina codicistica
dellazione dellalcool a quella degli stupefacenti, la quale risponde, secondo molti, a una
visione non corretta o incompleta dei due fenomeni e delle loro differenze. Lequiparazione tra lassunzione di alcool e di sostanze stupefacenti nasce, dunque, non tanto da
95

Criminologia ed elementi di criminalistica

valutazioni biologiche e tossicologiche, quanto da un giudizio di valore che accomuna


le due situazioni, nel senso che il ricorso allalcool o agli stupefacenti, ed il loro abuso,
rispondano sempre e comunque ad una scelta ovvero, secondo la cultura, corrente allepoca in cui fu approvato il codice, ad un vizio
In realt, alcolismo e dipendenza da stupefacenti si presentano quali fenomeni differenziati, non solo sul piano delle motivazioni, ma anche e soprattutto, su quello degli
effetti e delle conseguenze dellintossicazione. Inoltre, mentre per lalcolismo le conoscenze cliniche e biologiche consentono di discriminare sul piano diagnostico lintossicazione cronica dagli altri gradi di intossicazione, ci non pu dirsi per le intossicazioni
da sostanze stupefacenti. In particolare, manca in queste ultime, una patologia somatica o neurologica specifica e soprattutto, va sottolineata la diversit delle risposte individuali alle sostanze stupefacenti, in relazione a caratteristiche e disturbi di personalit,
a modalit, a momento psichico e di assunzione.
In merito alla assunzione protratta, la sintomatologia clinica poco significativa,
fatta eccezione per la crisi di astinenza, la cui tipologia varia in rapporto a fattori individuali, oltre che in rapporto ai diversi tipi di sostanza. Lo stesso parametro delle sindromi di astinenza aleatorio e risulta scarsamente utilizzabile in psichiatria forense,
dato che la valutazione medico-legale si svolge a distanza di tempo dal momento della
commissione del fatto in stato di supposta intossicazione cronica.
Solo in rapporto alla intossicazione da alcool possibile configurare una patologia di rilievo somatico, neurologico e psichiatrico che abbia caratteristiche di permanenza e che sia costantemente osservabile oltre la cessazione dellabuso, dando luogo a parametri di rilievo nosografico. Lo stesso non pu dirsi per lintossicazione da
sostanze stupefacenti, la cui disciplina penalistica non trova validi supporti sul piano
biologico.

5.5 Imputabilit dei minorenni


Partendo dallassunto che il minore non ha ancora raggiunto un grado di sviluppo
fisico e psichico tale da poter comprendere il valore etico-sociale delle proprie azioni,
tale da distinguere ci che giusto da ci che ingiusto, anche il nostro codice considera la minore et tra le cause di esclusione dellimputabilit.
Ma qual il limite di et a partire dal quale si pu ritenere il soggetto capace di intendere e di volere? Se ci limitassimo semplicemente a seguire lorientamento proprio
delle scienze psicologiche, dato che let della maturazione psichica non uguale per
tutti, ma varia da persona a persona, si procederebbe ad un accertamento caso per caso.
Ci sono per esigenze giuridiche di certezza, uguaglianza e praticit dellaccertamento
che impongono ladozione di un criterio cronologico, il quale, sulla base dei dati offerti
dallesperienza, deve essere altamente presuntivo della raggiunta maturit.
Una prima acquisizione fatta riguarda la non necessaria coincidenza tra la maturit fisica e quella psichica. Se infatti abbiamo assistito ad unanticipazione di 2-3 anni
dello sviluppo puberale e intellettuale, questa, non stata accompagnata da una maturazione affettiva, per cui let evolutiva si protrae nel periodo post-adolescenziale, con96

Limputabilit

cludendosi con la raggiunta maturit tra i 18 e i 25 anni, a seconda della costituzione,


della razza, della religione, e cos via.
Per quanto riguarda la situazione italiana preunitaria, il codice penale sardo del
59 considerava imputabili i quattordicenni e prevedeva, nei confronti dei minori di tale et, un accertamento individuale per verificarne in concreto la capacit o meno di discernimento; i codici parmense ed estense, invece, fissavano il limite della minore et
a dieci anni. Il Codice Zanardelli, come abbiamo detto, considerava non imputabili i
minori di nove anni e poi prevedeva delle fasce di et (9-14, 14-18, 18-21) per le quali
limputabilit era o subordinata alla prova del discernimento o diminuita. Gi molte legislazioni straniere della prima met del 900 avevano elevato la soglia dellimputabilit
allet di 13, 14 o 15 anni. Ma altre, ancora pi di recente, hanno elevato ulteriormente linizio dellimputabilit, facendola cominciare a 16 anni, come per il codice russo
del 1960, a 17 anni, come prevede il codice polacco del 1970, oppure, addirittura, a
18 anni, secondo il codice brasiliano. Accanto a questi esempi, possiamo trovare uneccezione, rappresentata dal codice di San Marino del 1975 che, in considerazione della
precocit dei giovani doggi, ha abbassato allet di dodici anni limputabilit assoluta.
Il Codice Rocco ha innanzitutto elevato, rispetto al suo predecessore, il limite della
non imputabilit assoluta a 14 anni, elevamento giustificato dalla necessit di fondare
limputabilit sulla certezza che lagente abbia la capacit di intendere e di volere, e tale
certezza, secondo i pi recenti studi, devesi senzaltro escludere fino agli anni quattordici per tutti i minori.
In secondo luogo, ha fissato il termine della minore et e linizio della piena imputabilit a diciotto anni compiuti. La maggiore et penale corrisponde quindi, oggi, a
quella stabilita per la completa maturit dal diritto pubblico e dal diritto privato, evitando cos il divario presente, invece, sotto il Codice Zanardelli, che fissava la maggiore
et, ai fini non penali, a 21 anni.
Infine, i minorenni sono divisi in due categorie: i minori di quattordici anni e i
minori fra i quattordici e i diciotto anni. Mentre i primi sono considerati assolutamente
incapaci di intendere e di volere, i secondi sono soggetti ad un accertamento della loro
imputabilit o non imputabilit da parte del giudice.
Limputabilit del minore risulta quindi subordinata ad un criterio cronologico:
- fino a quattordici anni il minore non mai imputabile, perch nei suoi confronti
prevista una presunzione assoluta di incapacit, senza cio prova contraria. Lart.
97 stabilisce, infatti, che non imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il
fatto, non aveva compiuto i quattordici anni;
- fra i quattordici e i diciotto anni il minore imputabile solo se il giudice ha accertato che al momento del fatto aveva la capacit di intendere e di volere. Lart. 98
rinuncia, infatti, a qualsiasi presunzione e subordina leventuale affermazione della
responsabilit penale al concreto accertamento della capacit naturale: imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto quattordici anni, ma
non ancora diciotto, se aveva la capacit di intendere e di volere.
Lart. 97 pone una presunzione assoluta di non imputabilit che prescinde dalleffettivo riscontro della capacit di intendere e di volere e che quindi non pu essere
97

Criminologia ed elementi di criminalistica

superata neanche se il minore infraquattordicenne si presenta, di fatto, perfettamente capace. Siamo di fronte ad una presunzione iuris et de iure di incapacit, in quanto il
giudice, quando abbia costatato la minore et dellimputato, non pu sostituire alla
volont del legislatore un proprio convincimento positivo in merito alla presenza dellimputabilit.
Si potrebbe dire che questa lunica causa di esclusione dellimputabilit apparentemente costruita, non in relazione al concetto di capacit di intendere e di volere, bens sulla base di un dato puramente formale quale let anagrafica. Per evidente che il
legislatore ha escluso limputabilit del minore di quattordici anni proprio perch, sulla base dellid quod plerumque accidit, ragionevole pensare che questi, in ragione della
sua giovanissima et, sia sfornito di detta capacit. Bettiol sostiene che tale limite di et
piuttosto elevato, esso per in linea con le risultanze della dottrina italiana e straniera. Qui, in realt, si considera esclusa, non tanto la capacit di intendere, che solitamente
viene acquisita molto prima di compiere quattordici anni, quanto piuttosto quella di
volere, dalla quale, infatti, si fa dipendere la formazione del carattere e della personalit.
E, dal momento che la personalit del minore di quattordici anni ancora in fieri,
si cerca di non impedirne il regolare sviluppo prevedendo, appunto, la non applicazione della sanzione penale. Senza dubbio, pu capitare che, in certi casi, la presunzione
di non imputabilit prevista dallart. 97 risulti gravosa, perch in contrasto con la realt
naturalistica, ma, giuridicamente, non vi nulla da fare: tanto pi elevato il limite di
et al quale si vuole riferire lincapacit, tanto pi gravosa la presunzione.
La presunzione di non colpevolezza dellart. 97 insuperabile nei confronti di chi
non abbia ancora quattordici anni, quindi, non possono essere adottate nei suoi confronti misure penali che implichino un addebito di responsabilit; se, per ipotesi, ci
accadesse e venisse pronunciata una condanna a carico del minore, la sentenza dovrebbe considerarsi inesistente, e tale inesistenza, secondo la giurisprudenza prevalente,
pu essere rilevata anche dal giudice dellesecuzione. Diverso il caso in cui la condanna sia stata emessa non per omessa considerazione dellet inferiore ai quattordici anni
dellautore del reato, ma sulla base di un erronea indicazione della data di nascita. In
questo caso, bisogna distinguere due ipotesi: se si trattato di un errore materiale di indicazione negli atti processuali, ma il procedimento si comunque svolto nella consapevolezza del fatto che si trattava di un infraquattordicenne, lo stesso giudice che emette la sentenza a procedere alla correzione dellerrore; se, invece, il rinvenimento dellatto
di nascita successivo o successiva la scoperta della falsit dellatto stesso, la soluzione
pi corretta sembrerebbe quella della revisione del processo, dal momento che occorre
una nuova valutazione degli atti alla luce delle nuove circostanze.
Ai sensi dellart. 26 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 448 del 22 settembre 1988, il giudice, in ogni stato e grado del procedimento, quando accerta che
limputato minore degli anni quattordici, pronuncia, anche dufficio, sentenza di non
luogo a procedere, trattandosi di persona non imputabile. Nonostante la sua apparente
chiarezza, lart. 26 ha sollevato alcuni dubbi. In particolare il problema se questa norma imponga sempre e comunque, laddove il fatto sia addebitato al minore infraquattordicenne, di dichiarare la non imputabilit mediante sentenza, o se si possa utilizzare anche il decreto di archiviazione, il quale, tra laltro, evita liscrizione nel casellario
giudiziale.
98

Limputabilit

Se, infatti, la individuazione della natura del provvedimento (sentenza) non d adito ad incertezze quando a provvedere il giudice delludienza preliminare o del dibattimento, il problema nasce quando il Pubblico Ministero si sia accorto, nel corso delle
indagini, della non imputabilit dellindagato e abbia richiesto al giudice per le indagini preliminari, organo monocratico, espressa declaratoria di non imputabilit. Mentre la
giurisprudenza, infatti, sembra prevalentemente orientata verso unapplicazione letterale della norma e quindi, conseguentemente, verso ladozione di sentenze di non luogo a
procedere per difetto di imputabilit, indipendentemente dallo stato e grado del procedimento, la dottrina, invece, pare orientata in senso opposto: il giudice per le indagini preliminari, in presenza di un minore di quattordici anni, anche se il Pubblico Ministero
erroneamente richiede sentenza di non luogo a procedere per non imputabilit, dovrebbe adottare decreto di archiviazione per infondatezza dellaccusa, potendo emettere sentenza di non luogo a procedere solo nei casi in cui la declaratoria di non imputabilit sia
successiva alleffettivo esercizio dellazione penale. Affinch venga pronunciato il proscioglimento per inimputabilit dellagente, occorre, peraltro, che il fatto realizzato sia
conforme al tipo legale e dunque, bench non colpevole, comunque antigiuridico.
Tutto questo, non vuol dire che il minore di quattordici anni, prosciolto per difetto di imputabilit, debba incondizionatamente essere lasciato libero, anche se pericoloso: al minore non imputabile che viene contestualmente riconosciuto pericoloso pu
essere applicata, infatti, una misura di sicurezza. Perch possa essere stabilita una tale
misura occorre, per, che la pericolosit sociale del minore sia stata concretamente accertata. Le presunzioni di pericolosit sociale sono state infatti abolite, dapprima in sede di
giurisprudenza costituzionale, poi, anche, in sede legislativa con la legge n. 663 del 10
ottobre 1986. Per quanto riguarda la nozione stessa di pericolosit del minore, bisogna
fare riferimento allart. 37, comma 2, del D.P.R. n. 448/1988, che stabilisce requisiti
pi specifici rispetto a quelli che integrano la nozione comune di pericolosit sociale
ricavabile dallart. 203 del codice penale.
Gli infraquattordicenni
Per quanto concerne, invece, il minore che ha pi di quattordici anni, ma non ha
ancora compiuto diciotto anni, il codice prevede che questi imputabile solo se, al momento in cui ha commesso il fatto, aveva la capacit di intendere e di volere. Qual il
significato di tale asserzione? Vuol dire che nei suoi confronti non opera nessuna presunzione, n di incapacit n di capacit, dovendo il giudice accertare, volta per volta,
se il soggetto era imputabile o meno.
Il non aver previsto una presunzione di imputabilit, ma laver previsto laccertamento caso per caso delleffettiva acquisizione della capacit di intendere e di volere,
una specifica scelta del nostro legislatore. Alla base di questa scelta, vi la consapevolezza che fra i quattordici e i diciotto anni vi pu essere la capacit di intendere e di volere
necessaria per essere considerati penalmente responsabili delle proprie azioni, come vi
pu non essere - indipendentemente da patologie giuridicamente rilevanti - dato che si
tratta di una fascia di et in cui i soggetti raggiungono la maturit richiesta ai fini penali in momenti diversi, a causa delle multiformi variet ambientali in cui si svolge tale
processo di maturazione.
99

Criminologia ed elementi di criminalistica

La capacit di intendere e di volere del minore fra i quattordici e i diciotto anni


viene solitamente individuata nel concetto di maturit: questultima viene intesa quale armonico sviluppo della personalit, sviluppo intellettivo adeguato allet, capacit
di valutare adeguatamente i motivi degli stimoli a delinquere, comprensione del valore
morale della propria condotta, capacit di soppesare le conseguenze dannose del proprio operato per s e per gli altri, forza del carattere, comprensione dellimportanza di
certi valori etici, dominio acquisito su se stessi, attitudine a distinguere il bene dal male, lonesto dal disonesto, il lecito dallillecito, unit funzionale delle facolt psichiche,
loro normale sviluppo rispetto allet, capacit di elaborare i comportamenti umani a
livello della coscienza, capacit di percepire criticamente il contenuto etico di un atto e
di correlarlo al contesto dei rapporti e interessi socialmente protetti, capacit di volere i
propri atti come risultato di una scelta consapevole, attitudine a far entrare nel proprio
patrimonio di cognizioni e di esperienze il concetto della violazione, assimilazione delle regole morali e sociali in base ad unautentica convinzione e non per un processo di
imitazione formale, e cos via.
Assolutamente funzionale risulta la distinzione tra concetto di maturit e vizio di
mente: il minore pu essere immaturo ma perfettamente sano di mente. Fino a non
molto tempo fa, lunico parametro che veniva accettato per valutare la capacit di intendere e di volere era quello medico: la facolt intellettiva viene distinta da quella volitiva, ed entrambe, vengono esaminate per valutare una loro possibile compromissione
a causa di una malattia di ordine fisiologico o psichiatrico, arrivando cos ad avere un
quadro clinico del soggetto. Questi orientamenti restrittivi hanno tentato, cio, di ancorare il giudizio di immaturit a criteri biologici ed organici, come le carenze o i ritardi
dello sviluppo intellettivo, limmaturit psicomotoria ed altri, per cui il ragazzo incapace se, dalla perizia psichiatrica e da esami clinici diversi, come lelettroencefalogramma, risulta essere mitomane isterico, epilettoide, cerebropatico, paranoide, schizoide,
e cos via, con attenzione, quindi, esclusivamente alle sue condizioni mentali, senza
alcuna considerazione per la sua storia e per le modalit del suo reato. Un paradigma
di questo tipo offre indiscutibilmente il vantaggio che la scienza medica e psichiatrica
possono accertare eventuali alterazioni della funzione conoscitiva e intellettiva del soggetto con una certa sicurezza. Ma lart. 98 c.p. fa riferimento alla situazione di un ragazzo clinicamente normale perch una deficienza clinica della personalit rientra nella
diversa ipotesi di vizio di mente. E sulla base di questa considerazione, col tempo, sono
stati sempre pi utilizzati i contributi della psicologia dellet evolutiva e le dinamiche
adolescenziali. Il ricorso a paradigmi psicologici ha permesso di prendere in considerazione situazioni pi sfumate, caratteristiche peculiari dellindividuo in via di sviluppo,
come limmaturit emotiva, le caratteropatie, le insufficienze o conflittualit di origine
affettiva, che portano ad una devianza legata allet particolare del soggetto e comune
a chi si trova nelle stesse condizioni.
Lutilizzo di questi nuovi parametri permette, in questo modo, di escludere limputabilit del ragazzo colpevole della cosiddetta ragazzata, come pu essere il furto di
merce.
La realt pi recente ha mostrato, per, linsufficienza anche del paradigma psicologico a coprire tutte le ipotesi in cui un adolescente non pu considerarsi imputabile. Ci sono infatti delle situazioni in cui il ragazzo, bench non sia rilevabile il mi100

Limputabilit

nimo danno organico n alcuna disfunzionalit della personalit, non ha raggiunto


quel grado di coscienza morale che lo possa far ritenere imputabile. il caso del ragazzo cresciuto in un ambiente difficile, per esempio a causa di una situazione familiare gravemente disgregata o di una precoce istituzionalizzazione. Si affermato, cos,
luso di paradigmi sociologici in grado di estendere la ricerca delle cause della devianza anche alle strutture socio-ambientali in cui il minore cresciuto e la sua personalit si sviluppata.

5.6 La recidiva
La recidiva, consistendo nella ricaduta nel reato, si presenta come un istituto
dogmaticamente complesso e non esente da contraddizioni. La recidiva disciplinata
dallart. 99 c.p., in forza del quale (1 co.) pu essere considerato recidivo chi, dopo essere stato condannato per un reato, ne commette un altro.
Presupposto per la dichiarazione di recidiva , pertanto, una sentenza di condanna (art. 533 c.p.), ovvero un decreto penale (art. 459 ss c.p.), divenuti irrevocabili ex
art. 468 c.p.
Il 1 co. dellart. 99 c.p. prevede la recidiva cosiddetta semplice: chi, dopo essere
stato condannato per un reato ne commette un altro, pu essere sottoposto ad un aumento sino ad un sesto della pena da infliggere per il nuovo reato.
Il capoverso della stessa disposizione dispone che la pena pu essere aumentata fino ad un terzo nelle seguenti ipotesi di recidiva aggravata: 1) se il nuovo reato della
stessa indole (recidiva specifica); 2) se il nuovo reato stato commesso nei cinque anni dalla condanna precedente (recidiva infraquinquennale); 3) se il nuovo reato stato commesso durante o dopo lesecuzione della pena (recidiva vera), ovvero durante il
tempo in cui il condannato si sottrae volontariamente allesecuzione della pena (recidiva finta). Le tre ipotesi sono previste separatamente, nel senso che basta una sola di
esse per dar vita al previsto aumento di pena. Se, invece, esse concorrono tra di loro
(recidiva plurima), il 3 co. dellart. 99, dispone che laumento della pena pu elevarsi
sino alla met.
Lultima ipotesi quella del 4 co. dellart. 99: la recidiva reiterata, che si verifica
allorquando, il nuovo reato commesso dal gi recidivo. Infine, lultimo comma dellart. 99, dispone che, in nessun caso, laumento di pena per effetto della recidiva pu
superare il cumulo delle pene risultante dalle condanne precedenti alla commissione
del nuovo reato.
Devono, inoltre, definirsi reati della stessa indole (per ci che attiene la recidiva specifica), non soltanto quelli che violano una stessa disposizione di legge, ma anche quelli
che, pur se preveduti da disposizioni diverse del codice penale ovvero da leggi diverse,
nondimeno, per la natura dei fatti che li costituiscono o dei motivi che li determinarono, presentano, nei casi concerti, caratteri fondamentali comuni.
Parlando di recidiva in termini sociologici e giuridici, la precedente sentenza di
condanna acquista rilievo, perch il soggetto, nonostante lesperienza del processo, nonostante il monito a non violare pi la legge, nonostante la finalit rieducativa connes101

Criminologia ed elementi di criminalistica

sa allesecuzione della pena, ha violato nuovamente la legge, dimostrando insensibilit


etica sia verso lordinamento giuridico, che nei confronti del giudice e della societ.
La concretizzazione di tale ulteriore violazione si riscontra in un rimprovero maggiore che viene mosso nei confronti del recidivo, e che viene ad influire sulla gravit del
reato commesso, con il conseguente aumento di pena.
Se la condanna e la fase successiva dellesecuzione avrebbero dovuto offrirgli stimoli a non delinquere, pur sempre necessario verificare, per la recidiva, ad esempio,
se il reato pu essere scaturito da altre contingenze o motivazioni, o, ancora, se siano state offerte opportunit di reinserimento sociale: in tale dimensione, la figura del
Giudice e la relativa discrezionalit, giocano un ruolo fondamentale nel capire il contesto degli altri elementi e leventuale legame successivo fra la sentenza di condanna ed
il nuovo reato.
Si presentano, pertanto tre possibilit: a) non ritenere la recidiva; b) ritenerla ed irrogare il conseguente aumento di pena; c) ritenerla, ma, a seguito del giudizio di bilanciamento risoltosi nel senso dellequivalenza, non operare alcun mutamento di pena.

102

CAPITOLO 6

Forme di criminalit

6.1 Le sottoculture criminali


La definizione di sottocultura criminale strettamente connessa al sistema di regole
e simboli che caratterizza il punto di vista di un gruppo che appartiene a una certa societ, ma che contrasta con ci che la cultura generale considera legale.
La sottocultura criminale, come tutte le sottoculture pi articolate, ha proprie tradizioni, proprio linguaggio, propri costumi, regole, codici morali, usanze, rituali: laspetto che la qualifica per quello di considerare lecite e non squalificanti certe condotte
antigiuridiche che gli altri gruppi sociali reputano, invece, come illegittime, anche se
la sottocultura pu poi condividere con la cultura generale altri sistemi normativi (ad
esempio i valori familiari, lamicizia, ecc.). In sostanza, quindi, una sottocultura non pu
essere totalmente diversa dalla cultura di cui fa parte (Ponti, 1990).
La psico-sociologia americana ha dato un contributo fondamentale alla teoria delle
sottoculture criminali, in modo particolare A. K. Cohen (1955) che ha utilizzato un modello simile per spiegare la formazione delle bande criminali giovanili. Secondo Cohen,
la nascita di fenomeni sociali come le bande strettamente connessa con le ineguaglianze sociali caratterizzanti la vita di alcuni giovani, appartenenti a classi sociali meno
agiate e poste in posizioni pi difficili nella ricerca dei mezzi per raggiungere efficacemente mete sociali desiderate.
La stimolo alla criminalit, nei giovani appartenenti a classi sociali basse, dovuta
fondamentalmente al conflitto con la classe media, che custodisce i valori dominanti
e dai quali si sentono esclusi ed estraniati. Da un punto di vista strettamente sociale,
la loro carriera scolastica pi difficile, sono forzatamente spinti a frequentare scuole
pubbliche che non forniscono i mezzi idonei per accedere a livelli di formazione culturali idonei, e a prepararli, pertanto, a quella competizione per tentare di risalire la gerarchia sociale.
Tali giovani, inoltre, sono tendenzialmente pi esposti agli insuccessi, alle frustrazioni, alle umiliazioni. Di fronte al modello accreditato di adattamento sociale, tipico
della classe media, si trovano del tutto sprovveduti e segnati nel loro destino. Il sentirsi
103

Criminologia ed elementi di criminalistica

esclusi dalle regole sociali, li spinge a trovare il modo di condividere la loro dissonanza
culturale, cercando di organizzare nuovi rapporti interpersonali, modificando le regole
del gruppo e introducendo propri criteri di status.
Per superare le paure che derivano da uno stile di vita, in parte o del tutto contrario a quello del sistema normativo, mettono in atto un processo difensivo di tipo collettivo (la formazione reattiva, che si vedr meglio nel modulo sulla psicologia del ciclo di
vita), che ribalta totalmente la definizione positiva delle norme, con le sue mete e i suoi
ideali condivisi a livello generale. Il sistema dominante viene metabolizzato in maniera
diversa, con disgusto, e percepito come ingiusto, sbagliato e pregiudizievole; pertanto,
viene rifiutato e disprezzato. I comportamenti criminosi che si innescano a causa del
rifiuto totale del sistema sociale di cui si sentono vittime, sono privi, comunque, di una
sostanziale carica di tipo critico; non hanno nulla a che vedere con le azioni di protesta
organizzata, tipiche di chi ha assunto la tipologia adattativa del ribelle di Merton. In
quel caso, le condotte emergenti sono prive di una effettiva finalit, si presentano come atti vandalici e non offrono vantaggi diretti sul piano economico. evidente, tuttavia, che esistano delle mete secondarie che motivano la scelta antigiuridica di questi
soggetti, che Cohen identifica nel maggior prestigio che essi acquistano, tramite i loro
comportamenti, allinterno dei gruppi sociali di appartenenza.
Lanalisi di Cohen non giunge, tuttavia, a proporre una vera e propria spiegazione
di questi fatti; egli si limita a descrivere il fenomeno, riconducendolo alle trasformazioni sociali in atto negli Stati Uniti fra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta. Interessante, da questo punto di vista, pu essere il pensiero di E. Erickson sulla formazione delle
disarmonie dellidentit personale. Questultimo ritiene, infatti, lidentit come lorganizzazione di una immagine coerente, omogenea, continua e stabile dellessenza della
propria personalit. La sua formazione dipende sia dai meccanismi di identificazione
coi vari modelli che si succedono nel corso dellet evolutiva, sia nei confronti dei ruoli
che vengono proposti e assunti nellambito delle relazioni interpersonali.
Questi processi, raggiungono un punto nodale proprio durante ladolescenza, e
cio nel momento in cui vengono rimessi in discussione i modi del radicamento sociale
e dellappartenenza culturale.
Durante ladolescenza, e anche oltre, il soggetto fortemente influenzato dallatteggiamento degli altri, specie di coloro che vivono allesterno del contenitore familiare. Se
questa cattiva organizzazione dellidentit d luogo a qualche iniziale comportamento
problematico o deviante, si risvegliano nel prossimo aspettative negative nei confronti di tali soggetti (es. da te non posso aspettarmi niente di buono); ci, talvolta, finisce con lalterare lidentit del proprio Io (io non posso fare niente di buono): sicch,
lattore realizza, mediante la condotta deviante, il giudizio negativo anticipato nei suoi
confronti (Ponti, 1990). Si struttura, pertanto, nel soggetto, la realizzazione di una sorta di identit negativa, che conduce a unimmagine del s svalorizzata e degradata, che
la societ affronta, mediante gli strumenti di esclusione dal gruppo, ossia la reclusione,
la condanna, la stigmatizzazione.
Alla genesi dellidentit negativa corrisponde anche la formazione di un etichettamento sociale, e cio, lattribuzione di un significato negativo alla condotta di un
soggetto (spesso un giovane), orientando il soggetto verso lavvio di una carriera deviante.
104

Forme di criminalit

Il problema fondamentale riguarda la c.d. interiorizzazione dei messaggi negativi


che circondano il soggetto, i quali, tracciando una cornice, finiscono con lattribuire un
senso profondo alla condotta e a confermare nel soggetto la convinzione di essere ci
che appare agli altri, cio un criminale. Secondo Erickson, in questo modo, si possono
formare i tratti di personalit di tipo criminale. Negli anni Sessanta, le ipotesi di Cohen
sono state riprese e ampliate da R. A. Cloward e L. Ohlin, a proposito della famosa teoria delle bande delinquenziali. Secondo questi autori, le possibilit di autoaffermazione
e di promozione socio-culturale non sono equamente distribuite allinterno delle varie
classi sociali; chi vive in zone economicamente meno sviluppate ha molti pi problemi
nel raggiungere le mete delle proprie ambizioni, a differenza di coloro che invece risiedono in zone pi ricche di risorse e di strumenti adatti. Secondo Cloward e Ohlin, questi fattori, rappresentano una limitazione delle opportunit obiettive di riuscita sociale,
dove la razza, il ceto, la classe sociale costituiscono i principali elementi di tale impedimento. Le bande criminali nascerebbero, allora, come risposta ai bisogni di aggregazione
e di riconoscimento reciproco di questi giovani devianti, costretti al margine dalla societ.
In base allabuso di sostanze stupefacenti, al ricorso alla violenza e alle modalit di esercitare la loro delinquenza, i due autori distinguono tre diversi modelli di banda:
a) le bande criminali sono formate da soggetti dediti alle abituali attivit appropriative illecite, quali il furto, la rapina, il racket. Questi giovani diventano, in tal modo,
criminali, realizzando una pi facile acquisizione degli status symbol proposti dalla
cultura della classe media;
b) le bande conflittuali sono invece dedite alla violenza e al vandalismo sistematico,
senza finalit primariamente appropriative, ma mirando a distruggere i simboli irraggiungibili e a esprimere, cos, irrazionalmente, con la violenza gratuita, appunto, la protesta di essere esclusi. Si effettua, in tal modo, unaggressione violenta nei
confronti del sistema: con lassociazione in tali bande, infatti, i giovani esprimono
una ribellione e unopportunit che combatte, mediante modalit del tutto irrazionali, gli emblemi e le mete che la societ propone;
c) le bande astensionistiche, infine, sono composte da quei giovani nei quali la frustrazione ha provocato una fuga che esprime il rifiuto globale della cultura stessa, dalla
quale cercano di evadere mediante la tossicomania o lalcolismo.
evidente come queste teorie siano il prodotto della cultura statunitense degli anni Cinquanta e Sessanta, mentre, oggi, presentano numerosi punti deboli.
In primo luogo, la teoria che la condotta deviante debba essere una caratteristica
delle classi meno agiate ha perso qualunque tipo di validit, soprattutto se si considerano i c.d crimini dei colletti bianchi, caratterizzati da ampi fenomeni di corruzione, traffico di denaro sporco, ed ancora, crimini finanziari e dellimprenditoria.
Gli studi di Sutherland, infatti, hanno mostrato, fin dagli anni Quaranta, che la
criminalit non era solo una caratteristica delle classi sociali meno abbienti, ma poteva estendersi anche al mondo delle classi agiate (da qui il termine colletti bianchi).
Questo comportava, di fatto, una forte critica a tutte quelle ipotesi teoriche che vedevano le cause della criminalit nelle deviazioni di una classe, quella pi umile, obiettivata a trovare i mezzi leciti per conquistare le mete sociali quasi irragiungibili, pro105

Criminologia ed elementi di criminalistica

poste dal sogno americano. Il fenomeno della delinquenza appariva, per la prima volta,
nella sua complessit ed estensione; interessava tutti i gruppi sociali, compresi quelli
pi alti, bench, le sue forme, apparissero differenti e variegate. Ma ci che particolarmente occorre segnalare la tendenza, spesso implicita, nelle considerazioni sociologiche sulla devianza e la delinquenza, a valutare le condotte criminose come effetti di
fenomeni sociali (come, appunto, lappartenenza a classi svantaggiate), che si presentano col carattere del determinismo, quasi a giustificare ogni condotta, svincolando
lazione antigiuridica da aspetti di responsabilit. In realt, oggi, sappiamo che la questione criminale comprende una grande quantit di fattori e, comunque, non pu prescindere dalla valutazione in termini di scelta, rispetto allazione di chi commette un
crimine. Scelta che poi d avvio al procedimento legale di sanzionamento, compresa
la comminazione graduata della pena. Solo in questo modo possibile sfuggire al pericolo insito nelle ipotesi di tipo deterministico e causalistico che finiscono con lassumere posizioni assolutamente assolutorie, considerando la delinquenza come un fatto
subto dal criminale, prima che agito dallo stesso, in prima persona. Su questo piano
si incontrano sia le posizioni dei sostanzialisti di provenienza positivistica, sia quelle
del sociologismo pi acritico.

6.2 Famiglia e delittuosit


In questi ultimi anni, anche se in modo maggiore che nel passato, la cronaca nera italiana stata fortemente caratterizzata da omicidi avvenuti in ambienti familiari.
I mass-media si sono occupati con un interesse particolare soltanto di alcuni di loro,
perch pi crudi o efferati o perch cruenti o sadicamente violenti. Per mesi abbiamo
sentito parlare dei delitti di Novi Ligure, cos come di quello di Cogne. Due tragedie
umane che purtroppo, e non per i protagonisti, bene si sono sposate con il voyeurismo
del pubblico. Ma gli omicidi in famiglia si consumano con una frequenza preoccupante
ed hanno ben poco a che vedere con la spettacolarit mediatica: essi sono la manifestazione ultima, finale, del lato orribile, deviato e disturbato dei rapporti familiari e dei
legami di sangue. Relazioni affettive turbate, compromesse, spesso compresse dal peso
della vita quotidiana e dalla delusione delle sconfitte, soprattutto date dallincapacit,
personale e/o sociale, a realizzare un progetto di vita individuale soddisfacente. Questi
eventi nefasti, per molto tempo, sono stati analizzati solo nella prospettiva psicologica,
ma, oggi, che sembrano essere pi frequenti, vengono chiamati in causa pi elementi.
Si scopre, cos, che c una complessit di fondo molto radicata, che a stento emerge e
che deve essere letta e analizzata alla luce di una complementariet motivazionale che
non per mai esaustiva. A proposito della famiglia, lart. 29 della Costituzione italiana recita: la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come societ naturale fondata
sul matrimonio. Una micro-societ naturale, quindi, ma dai rapporti e funzioni estremamente complessi: attraverso di essa, infatti, si apprende la propria cultura, i valori da
condividere, le regole di vita ma, nello stesso tempo, si acquisiscono ruoli e si assumono funzioni che, a seconda della vita sociale, al di fuori del proprio nucleo, si declinano
in modi e maniere differenti.
106

Forme di criminalit

Nel momento in cui sorgono ostacoli individualmente considerati insormontabili,


scatta laggressivit che, sempre pi spesso, veicolata verso i componenti del proprio
nucleo di origine, considerati causa primaria delle frustrazioni; (come testimoniano
sempre pi spesso gli operatori dei Servizi Sociali), ma latto estremo, lomicidio, come spesso si crede, non sempre estemporaneo, non sempre dettato da un impulso
immediato e incontrollato. il frutto, il pi delle volte, di una lenta elaborazione, di
una conflittualit interiore che affonda le sue radici lontano e che strettamente connessa al cambiamento, nel tempo, dei ruoli familiari e sociali dei membri del nucleo di
appartenenza. Le vittime degli omicidi in ambiente domestico sono prevalentemente
donne, il 58,7% a fronte del 41,3% degli uomini (Eures), sono soprattutto i motivi
passionali che portano agli assassinii, ma elevate sono anche le motivazioni legate ad
interessi economici. In questi ultimi tempi, andato ad aumentare il numero degli
infanticidi, anche se, in realt, sarebbe pi esatto dire che se ne parla di pi e i casi diventano statistici, perch di infanticidi e di omicidi di minori, la storia piena. Inoltre, le cifre sugli infanticidi che riportano le statistiche ufficiali sono relative, perch
non contemplano le morti avvenute in modo accidentale, ma, pur sempre, in presenza di almeno uno dei genitori; e poi perch quando si parla di infanticidio si intende
un omicidio nei confronti di bambini appena nati; se volessimo estendere la morte
ai bambini di qualsiasi et dovremmo parlare di figlicidio, e allora, i numeri sarebbero molto pi alti. Il figlicidio, come reato, non contemplato dal Codice Penale, che
riconosce solo linfanticidio e lomicidio. Nel primo caso avremo la punizione, cos,
come da art. 578 del c.p.: la madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto, quando il fatto determinato
da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto, punita con la reclusione da quattro a dodici anni. A coloro che concorrono nel fatto di cui al primo
comma, si applica la reclusione non inferiore ad anni ventuno. Tuttavia, se essi hanno agito al solo scopo di favorire la madre, la pena pu essere diminuita da un terzo a
due terzi. Nel secondo caso, lart. 575 del c.p.: chiunque cagiona la morte di un uomo punito con la reclusione non inferiore ai ventuno anni. Non si vuole entrare nel
merito di un campo giuridico-dottrinale delicato come questo, quello che interessa
mettere in evidenza che, ad esempio, anche la morte di un bambino di cinque anni
omicidio, attenendosi letteralmente al codice penale. Comunque lo si voglia chiamare, la morte di un minore sempre la negazione di una vita breve, un atto di violenza
finale sempre pi spesso agito dalle madri.
Per la cultura italiana, questo veramente insopportabile, psicologicamente impossibile, umanamente incredibile.
La figura e il ruolo della donna/madre/mamma sacra. La donna che non solo
vede modificare il proprio corpo per contenere e proteggere un bambino, che sopporta il travaglio fisico per portare alla vita un altro essere umano, la mamma, che culturalmente deve prendersi cura del neonato, che naturalmente deve sacrificare il suo
tempo, il suo spazio, le sue relazioni, il suo lavoro, la sua carriera, i suoi affetti. Tutto
questo, rientra nella normalit, nella ovviet, nella gratuit dellamore. La donna accetta tutto questo perch nel suo codice culturale genetico, perch sempre stato
cos nel passato, perch appartiene alla storia naturale e culturale della vita delluomo.
Allora abbiamo donne che, per difendere i propri figli, hanno lottato, si sono umi107

Criminologia ed elementi di criminalistica

liate, hanno combattuto, si sono prostituite, sono fuggite, sono morte di stenti, tutto
per proteggere i loro figli e/o per garantire loro la sopravvivenza e una vita decorosa. E
se questo ha significato il loro annientamento, la loro mortificazione, il loro sangue,
andato bene lo stesso, perch una donna prima di essere un individuo come tutti
una madre. Il concetto di madre rimanda a quello della Madonna, simbolo di tutte le
madri, Vergine, con la sua fede sacrificale e con il suo amore, ambedue materni e incondizionati, con la sua virt di piet e di devozione tipicamente femminili. Proprio
per questo, il valore della maternit non ha pi una funzione sociale, ma un compito
trascendente, allinsegna di un forte spirito di sacrificio che avvicina la donna a Dio.
Per tutto questo, linfanticidio e lomicidio di un bambino per mano materna oltre
ad essere umanamente inaccettabile, anche culturalmente destabilizzante; ecco che
allora, nel momento in cui vengono compiuti atti tanto efferati e apparentemente incomprensibili, viene chiamato in causa un deus ex machina, una presenza divina, superiore, che impone il proprio arbitrio alle donne, guidandole nel pi abominevole
dei delitti. Il deus ex machina la pazzia. come se uno spirito maligno entrasse nel
corpo della donna, che diventa solo involucro, carne, senza pi volont o capacit di
comprendere e la portasse a compiere lassassinio: infatti, spesso, durante i processi, si
invoca da parte della difesa lincapacit di intendere, intesa, al contrario, quale assenza della normale capacit di valutazione dei propri atti e lincapacit di volere, come
mancanza di determinazione libera e volontaria del proprio comportamento. I due
requisiti definiscono la responsabilit giuridica di un soggetto. In caso di omicidio o
infanticidio, dovranno essere tenuti in considerazione quei due requisiti per una giusta valutazione di ci che stato commesso. E il tecnico chiamato a fare le perizie lo
psichiatra, sar lui a dover dare giudizi di normalit o infermit mentale. Da questo
dipender anche il tipo di detenzione a cui lomicida sar sottoposta. Se le imputate
saranno dichiarate sane di mente saranno recluse in un carcere comune, se invece verranno considerate incapaci, e nello stesso tempo pericolose socialmente, due pesanti
stigma, entreranno nellOspedale Psichiatrico Giudiziario (dalla forte caratterizzazione carceraria). Tuttavia, la discriminante gi a monte: di fronte ad un fatto di sangue
si cerca, come afferma P. Barbetta, di affermare lo stato di ragione della criminale. La
trasformazione cio della trasgressione morale in trasgressione giuridica. La difficolt
di trovare un movente, o anche solo un interesse a commettere il gesto, crea uno spazio perch la difesa possa far riconoscere la malattia mentale. Sempre pi spesso infatti, le Medee usufruiscono delle attenuanti. Linfanticidio un tipo di reato particolare,
tale che gli ordinamenti penali di quasi tutti i paesi del mondo limitano la pena per la
madre, considerandolo meno grave rispetto al figlicidio. Linfanticidio, in Italia, tale
se avvenuto immediatamente dopo il parto (per altri paesi i tempi sono pi lunghi come ad esempio il codice penale canadese che lo considera fino a 12 mesi dopo il parto), in una condizione fisica e psichica alterata da parte della donna, in cui viene dato
particolare risalto alla situazione psicopatologica temporanea delle funzioni mentali
relativa appunto alla fase post-parto. Non vi , per, nella letteratura specializzata una
chiara definizione psicologica o psicopatologica della personalit dellinfanticida, proprio perch, non sono solo questi gli elementi da prendere in considerazione. Infatti,
un altro motivo legato alla ridotta severit della pena, alle volte, ricercato nelle particolari condizioni culturali, sociali ed economiche in cui la donna viene a trovarsi, con
108

Forme di criminalit

tutto ci che ne consegue rispetto allillegittimit dellatto, in un contesto di massicce


pressioni, consce ed inconsce, e forti condizionamenti sociali. Ma, spesso, la sorpresa
data dal fatto che questi omicidi maturano in ambienti che potremmo definire socialmente sani, con donne dallapparente vita regolare, religiosa, con un percorso autobiografico fatto, anche, di molte soddisfazioni personali, questo perch il mostruoso,
labominevole, non esclusivo appannaggio dellinsanit mentale o della deprivazione
economica. importantissimo sottolineare che solo una piccola parte di donne che
si macchiano di questi orrendi delitti sono affette, potremmo dire, da patologie mentali, che vanno dalla serie depressiva a quella paranoidea; per la maggior parte di loro
si tratta, ovviamente, di disturbi della personalit causati da tutta una serie di motivi:
economici, sociali, di ruolo, psicologici, e cos via.
Le donne non sono portate a commettere omicidi perch biologicamente inferiori
(come teorizzato dalla Scuola Positiva), ma forse perch vivono una vita inferiore, ossia, al di sotto delle loro aspettative e dei loro desideri. Basta analizzare le motivazioni
banali di alcune donne che uccidono i propri figli in quanto colpevoli di aver rovinato
i loro corpi attraverso il parto, a quelle pi complesse, di donne, che ripropongono ai
piccoli le violenze che loro stesse hanno subto, a quelle che dissimulano la gravidanza
e fecalizzano il neonato ( il caso dei bambini abbandonati nelle discariche o nei cassonetti dei rifiuti). Un altro aspetto inquietante dei figlicidi la modalit, latto materiale con cui viene portata a termine la vita. Ci sono moltissimi casi di morti accidentali,
ma che poi, tali non sono: cadute da balconi, soffocamento nei letti, lo scivolare in una
scarpata, o nei laghi o nei fiumi, il semplice cadere dalle braccia di un genitore, la cadute dalle scale, le forme di denutrizione volontaria, il collocarli allinterno delle lavatrici
di casa. Molti degli incidenti domestici, come stato dimostrato da molti psichiatri,
sono causati con totale volont di uccidere. Altre volte, si consumano dei veri e propri
martri, i bambini vengono uccisi con oggetti contundenti che fanno schizzare il sangue ovunque. Che significato pu avere in un contesto cos doloroso e drammatico lo
spargimento di sangue? Il sangue possiede una potente carica metaforica coagulante,
simboli ora terrifici, ora salvifici, connessi allimmagine nera della dissoluzione e della
morte o a quella positiva della rigenerazione della vita. Il versamento di tanto sangue,
sangue innocente di un bambino, ha il significato di una espiazione, il mezzo attraverso il quale affrancarsi dalle proprie colpe, rinunciando, per propria mano, a ci che
si ha di pi prezioso, alla carne della propria carne, alla propria progenie, per tornare a
nuova vita, per potere avere un futuro privo di passato, come se latto di sangue fosse
il rito di purificazione attraverso cui passare per giungere in un altro posto, in una vita
serena, nuova, pulita.
La soglia attraversata, e dal sangue versato scaturisce la rigenerazione e la propria vita. In questo senso, potremmo anche spiegarci il motivo per cui anche di fronte
allevidenza, si ha la negazione dellatto o comunque molte donne assumono, subito
dopo lomicidio, un comportamento assolutamente normale. Daltro canto, in molte religioni e civilt del passato ci sono esempi di sacrifici umani di adolescenti e bambini,
immolati per qualche divinit e per la Madre Terra, dai Maya agli Etruschi, dai Greci
ai Romani, perch il sangue innocente versato era garanzia di prosperit e di vita. Il
figlicidio e le sue declinazioni simboliche rappresentate da mutilazioni fisiche parziali
di natura rituale, circoncisioni, clitoridectomie, infibulazioni, si rintracciano in tutte
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Criminologia ed elementi di criminalistica

le culture, e a queste, poi, si vanno ad aggiungere gli atteggiamenti violenti, le lesioni fisiche indotte da percosse, la negligenza, labbandono a cui i bambini sono stati
sottoposti nel corso della storia. Oggi, chiaramente, si vive nel rispetto dellinfanzia,
ma la cultura del bambino riesce ad affermarsi con non poche difficolt. Giuridicamente parlando, qualcosa viene fatto attraverso le norme per tutelare linfanzia, ma
nonostante tutto, viviamo continuamente episodi cruenti di violenza e di morte. Nel
nostro Codice Penale, gli artt. 575 e 578 sono solo un piccolo passo avanti ma, comunque, estremamente significativo rispetto al passato. Il primo c.p. del 1889 attenuava la colpa di infanticidio, considerandolo meno grave dellomicidio, commesso
per salvare il proprio onore o per evitare sovrastanti sevizie. Linfanticida per eccellenza
era, infatti, la madre, o meglio la madre cosiddetta illegittima (nubili e adultere come
da codici ottocenteschi). Con il Codice Rocco, invece, lattenuante non era solo per
le madri ma per chiunque, per motivi di onore, uccidesse un neonato. La situazione si
andata modificando con larticolo n.1 della legge 442 del 5 agosto1981, quando la
causa donore stata abolita da tutti i reati che la contemplavano, per cui, si tornati
ad identificare nella madre la principale agente dellinfanticidio, senza pi attribuzioni di maternit illegittima, oltre alla considerazione del gesto, in condizioni di abbandono materiale e morale.
I delitti citati, come gi affermato, non sempre maturano in ambienti socialmente
compromessi o economicamente difficili. I mass-media, purtroppo, hanno una particolare predilezione per gli avvenimenti che scaturiscono in situazioni di normalit; parlare infatti di delitti in ambienti gi fortemente problematici non fa pi, quasi, notizia,
anzi, per tutta una serie di pregiudizi culturali, il fatto che un bambino possa essere
ucciso in una famiglia in cui ci sono problemi economici, psicologici e sociali abbastanza normale. Ma, se un infanticidio avviene nel contesto di una famiglia non problematica, diviene clamoroso. Anche le eventuali testimonianze dei vicini e conoscenti
saranno diverse: tutti, sono pronti a giurare sulla sanit mentale della madre, sulla devozione verso la famiglia, sulle cure amorose verso il bambino, sul carattere affettuoso e
premuroso. Vengono, infatti, messi in moto i sentimenti comuni, la solidariet sociale,
la coscienza collettiva, la capacit culturale di lavorare ed elaborare il delitto, e si viene,
quindi, a creare una empatia di sentimenti.
Ma sulla scena, ci sono anche altri attori: i c.d. familiari dellomicida. Non esiste
legge e non esiste supporto psicologico che li possa tutelare e la situazione si complica
nel momento in cui le donne ritornano in seno alla famiglia. Dopo un primo atteggiamento di protezione e collaborazione incondizionata, spesso, comincia a serpeggiare la
diffidenza e la paura che la madre possa essere recidiva. Il reinserimento sociale infatti estremamente difficile e lo stigma che caratterizza una donna sar tale fino alla sua
morte. Quando avvengono fatti delittuosi come la morte di un bambino, si spezzano
i legami familiari, si frantuma il concetto stesso di famiglia come ricovero, protezione,
si sradica il senso comune del vivere quotidiano che viene dalla famiglia e si annulla il
significato culturale della socializzazione primaria. Semplicemente, essa perde il ruolo
fondamentale di guida e di contenitore umorale e appare in tutta la sua fragilit, nella
sua incapacit di svolgere un compito che quello di lenire le ferite provocate da una
vita non al passo con i ritmi sempre pi vorticosi di una societ che muta continuamente pelle.
110

Forme di criminalit

6.3 La criminalit economica


Gli storici di professione, fino a qualche decennio fa, lasciavano, volentieri, il tema della criminalit economica, a sociologi e antropologi, i quali, considerando il rilievo mondiale del dibattito sulla mafia siciliana, soventemente, cadevano nella trappola
interpretativa delleccezionalismo isolano.
Fenomeni importanti di criminalit organizzata si registrano in parti consistenti
del Mezzogiorno dItalia. Il tema della faida rimanda, nel tempo, a quello degli ordinamenti primitivi e arcaici di giustizia privata o meglio comunitaria e, nello spazio, a
contesti mediterranei o balcanici. Lesistenza di una mafia italo-americana porta il nostro tema su un altro continente, in un contesto plurietnico del tutto diverso da quello originario. Il periodo pi recente ci induce a ragionare di organizzazioni, traffici e
interessi di scala mondiale. Infine, il discorso sulla criminalit organizzata introduce i
grandi temi dellillegalismo del potere politico e sociale, i problemi di un gap di statualit che viene rappresentato come specifico della vicenda siciliana, ma che va, invece,
inquadrato in contesti ben pi ampi e generali.
Per spiegare questa capacit della mafia di riprodursi in nuovi contesti economico-sociali, occorre interpretarla, piuttosto, come un fenomeno tipico di ibridazione sociale, cio di stretta compenetrazione tra antico e moderno, di adattamento continuo
al mutamento. Non a caso, gli studi pi recenti hanno ormai abbandonato la classica
distinzione tra vecchia e nuova mafia: la prima, espressione di relazioni sociali arcaiche,
circoscritta alle campagne e al piccolo tessuto della societ locale, poco incline allaccumulazione economica ed arroccata al codice donore; la seconda, sviluppatasi in ambienti metropolitani nel secondo dopoguerra, compenetrata strettamente alla classe politica per controllare i flussi di spesa pubblica dellintervento straordinario e con legami
finanziari internazionali nel settore illegale della droga.
I comportamenti di criminalit economica non sono codificati come criminali, in
maniera omogenea, tra i sistemi giudiziari, che, spesso, delegano la loro sanzione al diritto civile o amministrativo (come ad es. per labuso di posizione dominante, o luso
ingannevole della pubblicit). Inoltre, nel caso in cui le condotte siano sanzionate penalmente, si registra una scollatura tra la previsione di illiceit del codice e una diffusa
accettazione dei comportamenti illeciti in ampi strati del contesto sociale.
Le condotte di criminalit economica (come ad es. le truffe) devono spesso assumere, per avere successo, lapparenza di transazioni e di comportamenti legittimi (Nelken
1994). In molti casi, quindi, per i crimini economici, viene a mancare, del tutto, la
consapevolezza che abbia avuto luogo il reato.
Vittime e rei, nei contesti di criminalit economica, risultano generalmente pi invisibili che sulle scene di altri delitti (Ruggiero 1996). Le modalit dei crimini economici
(come per molte truffe) tendono a creare una separazione di tempi e di luoghi tra chi
compie il crimine e chi ne subisce il danno. Danno che, spesso, si materializza, senza
alcun esplicito collegamento, allazione del criminale per effetto dellambiguit delloggetto e della sua marginalit.
Nella divisione del lavoro tra le scienze sociali, non esiste una definizione generalmente accettata di criminalit economica, n un distinto segmento di letteratura teorica
e pratica sulla criminalit economica (Kitch 1983). Ci significa, in altri termini, che le
111

Criminologia ed elementi di criminalistica

definizioni disponibili concentrano lattenzione su specifici aspetti dei fenomeni considerati. A tre differenti aspetti, i criminali, le loro finalit, le modalit di esecuzione del
crimine, possono essere ricondotte le tre principali tipologie di definizione, elaborate in
letteratura. La prima concettualizzazione dellidea di criminalit economica, attribuita al
criminologo americano E.H. Sutherland, fa esplicito riferimento ai soggetti che commettono crimini economici. Nella sintesi del pensiero di Sutherland, diffusasi in letteratura, il
crimine economico viene visto come delinquenza delle classi superiori o dei colletti bianchi,
cio di professionisti rispettabili, o almeno rispettati (Sutherland 1940). Il crimine economico o crimine imprenditoriale, tra i differenti illeciti messi in atto dai colletti bianchi,
si qualifica, quindi, in questa accezione, come un comportamento illecito adottato da
soggetti che operano internamente a una organizzazione legittima, tipicamente unimpresa, in congruit con gli obbiettivi di questa (Schrager, Short 1977).
Una seconda tipologia di definizioni a cui spesso fanno riferimento, esplicitamente o implicitamente, i manuali di criminologia di scuola americana, include, sotto letichetta, di crimine economico, qualunque reato compiuto con finalit di natura economica, spostando il baricentro dellanalisi dagli attori criminali alle loro funzioni.
Ne risulta un allargamento del contenuto della definizione potenzialmente a qualunque tipologia di crimine. Ma, al contempo, si delinea un rimando, per quanto implicito, allidea di criminale razionale (Becker 1968), che alloca le sue risorse tra attivit
lecite ed illecite, massimizzando il profitto derivante dalle une e dalle altre, dati i costi
e i rischi dovuti allattivit delle agenzie anti-crimine.
Unulteriore tipologia di definizioni rimanda, infine, alle modalit di esecuzione
dei crimini economici: comportamenti illeciti che presentano significative analogie gestionali con attivit economiche normali e del tutto lecite (Kitch 1983). Questa definizione si articola tipicamente in tre differenti categorie di illeciti:
1) quelli commessi come attivit ancillari ai business legali, sfruttando le opportunit
illegali che si aprono nel mondo degli affari;
2) quelli associati alla gestione con strumenti illeciti dellofferta di beni e servizi leciti;
3) quelli, infine, tipici della gestione (ovviamente illecita) di beni e servizi, essi stessi
illeciti.
Tutte le definizioni, riconducibili alle precedenti tipologie, per quanto possano
essere utili per specifici obiettivi, lasciano insoddisfatti se considerate singolarmente,
ma contribuiscono, nel loro insieme, ad evidenziare gli elementi da combinare per la
costruzione di un concetto soddisfacente di criminalit economica: la rispettabilit dei
rei, la loro tipica finalit di arricchimento, la modalit imprenditoriale dellazione criminale.
Resta vero, tuttavia, che una semplice giustapposizione dei tre elementi lascerebbe insoddisfatti ad un attenta analisi. La rispettabilit non sempre ex-ante una caratteristica del reo, ma pu divenirlo a seguito del successo ottenuto nella professione di
criminale economico. La finalit di arricchimento pu combinarsi ad obiettivi di acquisizione di potere o di rispettabilit, e manifestarsi, non rispetto ad un singolo comportamento criminale, ma ad un insieme concatenato di reati. La modalit imprendito112

Forme di criminalit

riale, pu, a volte, concretizzarsi nellutilizzo di unimpresa formalmente legittima per


la commissione del reato, come, invece, pu manifestarsi nella stabile organizzazione
razionale del lavoro di un gruppo di individui per la conduzione di unattivit criminale, senza per questo assumere la natura formale di impresa. Ancora, un reato pu essere
commesso usufruendo di strumenti resi disponibili dal ruolo che il criminale ricopre
allinterno di unimpresa legittima, oppure, organizzando, parallelamente, una forma
di divisione del lavoro tra individui, che, seppure di natura imprenditoriale, nulla ha a
che fare con limpresa in cui il criminale (eventualmente assieme ai suoi soci) opera.
Il problema centrale per la costruzione di una definizione di criminalit economica , quindi, quello di trovare una strada per articolare la complessit delle numerose
possibili combinazioni delle diverse qualificazioni relative alle tre componenti: rispettabilit degli autori dei reati, ruolo della finalit economica dei crimini, significato della modalit di attuazione del crimine.
Per districarsi in questa fitta rete di possibilit, pu essere utile utilizzare il concetto
di tecnologia, preso in prestito dalla teoria economica, nel suo significato pi generale e
astratto di capacit di combinare fattori produttivi (lavoro, capitale, conoscenza, etc.)
al fine di realizzare un determinato obiettivo.
Distinguendo tra tecnologie legali e tecnologie illegali, sulla base della ammissibilit
o meno negli ordinamenti delle modalit con cui vengono combinati i fattori produttivi, la criminalit economica pu essere individuata come linsieme di attivit economiche che vengono gestite utilizzando tecnologie illecite.
Tale definizione, pur astraendo direttamente dai tre elementi individuati nelle definizioni tradizionali, consente di recuperarli, in seconda battuta, in un quadro pi articolato di relazioni tra essi; ci, in quanto il successo nellattivit economica , nelle
societ moderne, associato ai percorsi di promozione sociale; allora, la rispettabilit del
criminale economico sar un corollario della sua capacit di utilizzare la tecnologia illegale per gestire la sua attivit economica. La finalit del profitto non attribuibile direttamente ad ogni singolo atto criminale, ma connessa alla gestione con tecnologia
illegale dellattivit economica nel suo complesso. Lassonanza concettuale tra crimini
economici e gestione delle attivit economiche fondata sulla considerazione del crimine come tecnologia di assemblaggio dei fattori di produzione. In tal senso, la forma
imprenditoriale, nel suo connotato legale, pu essere, ma non lo necessariamente,
uno strumento di gestione.
Il riferimento alla criminalit come tecnologia non utile unicamente per ricomporre i pezzi del puzzle delle definizioni tradizionali di criminalit economica. Essa, infatti, offre al contempo lopportunit di riportare ad unico denominatore una serie di
elementi emersi dalla ricerca e dallattivit investigativa nel corso degli ultimi ventanni,
e altri che, invece, sono nellagenda dellanalisi della criminalit per gli anni a venire.
La gestione criminale del fattore lavoro ha assunto unimportanza sempre pi determinante sia per gli equilibri dei mercati illegali, come quello della prostituzione o
del traffico di stupefacenti, che per levoluzione di segmenti di mercato legale, totalmente o parzialmente sommersi. La gestione criminale della manodopera ha superato,
negli ultimi anni, la dimensione strettamente locale e nazionale, per assumere una scala
transnazionale, sviluppando legami sempre pi stretti con il traffico internazionale di
migranti (Savona, Lasco, Di Nicola, Zoffi 1997).
113

Criminologia ed elementi di criminalistica

Nel management del fattore capitale, la rilevanza delle tecnologie illegali di gestione cresciuta di pari passo con lo sviluppo dei processi di globalizzazione e con il
diffondersi del loro impatto a livello locale. Levoluzione del riciclaggio internazionale
evidenzia, sempre pi, come tale fenomeno non risponda unicamente alla logica di copertura dellorigine illecita dei flussi finanziari, ma risulti governato dalla dinamica dei
rendimenti e della rischiosit dei diversi impieghi. Come le tecnologie lecite di gestione, anche quelle illecite, determinano cambiamenti e mutamenti dei flussi internazionali in risposta alle variazioni delle politiche di repressione e controllo, che ne alterano
le convenienze relative (Savona, De Feo 1997).
Anche sul piano delle strategie competitive, le tecnologie illegali si caratterizzano
come unalternativa al management con strumenti leciti della concorrenza di mercato. Luso della violenza criminale costituisce lo strumento concorrenziale estremo, per
la possibilit che offre, a chi ne fa uso, di competere con i concorrenti sulla definizione stessa dei diritti di propriet sulle risorse e sui prodotti oggetto dellattivit economica (Lasco 1997). Ma anche frodi (Levi 1981), contraffazione di marchi, corruzione
(Van Duyne 1997), costituiscono elementi di uno strumentario competitivo criminale, la cui funzionalit pu emergere nello svolgimento di attivit economiche sia illecite che invece perfettamente legali, almeno sotto il profilo formale. Le frodi possono
assumere un ruolo importante anche nella gestione dei rapporti con fornitori e clienti,
costituendo un elemento rilevante del meccanismo di regolazione dei legami verticali
tra i settori industriali. Analizzare i crimini economici come attivit economiche, gestite utilizzando tecnologie illecite, mette, inoltre, a disposizione dellanalista, un equipaggiamento concettuale indispensabile per far luce su due fenomeni emergenti sullo
scenario della criminalit economica: la progressiva sovrapposizione tra criminalit organizzata e criminalit economica (Savona, Lasco, Di Nicola, Zoffi 1997), da un lato, e lo sviluppo di crescenti interdipendenze tra i principali reati economici (Savona
1997), dallaltro.
Le organizzazioni criminali convenzionali, tradizionalmente dedite allo sfruttamento criminale del territorio in cui sono localizzate, tramite lestorsione generalizzata, il
controllo degli appalti pubblici e dei mercati illegali locali, il traffico di stupefacenti, si
muovono verso nuovi business tipici della criminalit economica (frodi, contraffazione, ecc.), tanto pi che le tecnologie illegali, su cui costituita la loro attivit tradizionale (violenza e corruzione), divengono strumenti utili a ridurre i costi di gestione di
tali nuovi business e per competere con gli altri concorrenti illegali.
Specularmente, le nuove opportunit per i criminali economici tradizionali, caratterizzate da una pi ampia dimensione geografica delle attivit (si pensi alle frodi internazionali o a quelle contro gli interessi della Comunit Europea) e da una maggiore complessit delle procedure necessarie, rendono indispensabile, per un loro efficace
sfruttamento, che si possa contare su strutture criminali organizzate in grado di operare
su scala transnazionale.
Similmente, laccresciuta complessit delle opportunit di affari per la criminalit
economica rende necessario gestire concatenazioni anche complesse di differenti condotte illecite, nelle quali, la frode, la corruzione, il riciclaggio e la violenza costituiscono
tasselli indispensabili per il successo dellintera attivit. La combinazione di tali condotte illegali interdipendenti pu assumere la forma di transazioni tra differenti sog114

Forme di criminalit

getti criminali, generando veri e propri mercati di servizi illegali, oppure pu materializzarsi in accordi di cooperazione tra differenti soggetti criminali pi o meno stabili ed
efficaci, ovvero, ancora, pu portare alla creazione di strutture organizzate in grado di
governare al proprio interno le differenti fasi dellattivit illecita.
Considerare la criminalit economica utilizzando il concetto di tecnologia illegale
per la gestione delle attivit economiche, sollecita, rispetto allanalisi dei due trend descritti sopra, due quesiti strettamente connessi tra loro.
In quali condizioni la tecnologia illegale richiede organizzazione per essere attivata
efficientemente, ovvero in quali condizioni richiede una divisione del lavoro criminale?
Quali legami esistono tra differenti tecnologie illegali (la frode, la corruzione, la violenza, etc.) e a quali condizioni tali legami si manifestano allinterno di una stessa struttura
organizzata, ovvero assumono la forma di transazioni tra strutture differenti?
La teoria economica dellorganizzazione industriale ha costruito strumenti analitici
per rispondere a domande simili in relazione a tecnologie lecite, ma tali strumenti, se
opportunamente riconsiderati (Fiorentini, Peltzman 1995), possono fornire elementi
di riflessione utili per analizzare le tecnologie illegali.
La nuova agenda per la ricerca in tema di criminalit economica ancora tutta da
scrivere e richiede che gli economisti si abituino a considerare gli affari anche dal punto
di vista della rilevanza penale, e che i sociologi e i criminologi prendano sempre pi in
considerazione la criminalit propria del mondo economico.

6.4 La criminalit informatica


In criminologia, quando si analizza il problema della criminalit informatica, si
utilizza un concetto dai contorni non ben definiti potendo questo riferirsi a una molteplicit di condotte criminose lesive dei pi diversi beni giuridici: reati contro il patrimonio, contro la riservatezza e la libert individuale, contro la propriet intellettuale e
via discorrendo. Probabilmente, questo avviene perch la tecnologia innanzitutto un
mezzo, uno strumento e, in quanto tale, pu essere orientato tanto allo sviluppo quanto alloffesa. La Polizia di Stato, attraverso il Nucleo Postale e delle Telecomunicazioni, in
ordine ai pericoli che presenta la rete ai nuovi sistemi di comunicazione ha, necessariamente, dovuto adeguare le proprie strutture investigative, strutturando, nel corso degli
anni, unit sempre pi specializzate nel contrasto ai fenomeni criminali legati allutilizzo di tecnologie di avanguardia.
La Polizia Postale e delle Telecomunicazioni, nata nel 1981 con la legge di riforma
della Polizia di Stato e originariamente deputata alla tutela del servizio postale e dei
servizi di telecomunicazione, sta vivendo un momento di profonda trasformazione,
orientando il proprio campo di azione nei settori delle comunicazioni radio, televisive,
telefoniche e telematiche, cos, connotandosi, sempre pi, come Polizia delle Comunicazioni. In realt, la Polizia di Stato, gi nei primi anni 90, aveva compreso appieno
le potenzialit che gli strumenti di alta tecnologia potevano offrire alle organizzazioni
criminali, tanto che, presso la Direzione centrale della Polizia Criminale, fu creato, allepoca, un team di specialisti con compiti di studio ed analisi dei fenomeni criminali
115

Criminologia ed elementi di criminalistica

legati al settore delle comunicazioni, con particolare riguardo alle attivit illecite svolte
in seno alle grandi associazioni di stampo mafioso.
Nel 1996, lattivit di questa quipe di esperti stata ricondotta al settore pi ampio delle attivit di contrasto ai crimini commessi nel settore delle telecomunicazioni,
dando vita al Nucleo Operativo di Polizia delle Telecomunicazioni. La creazione di questo
ufficio stato il preludio di una vasta riorganizzazione di tutta la specialit: con decreto
del Ministro dellInterno del 31 marzo 1998, stato creato il Servizio Polizia Postale e
delle Comunicazioni allinterno del quale sono confluite le risorse del N.O.P.T. e della Divisione Polizia Postale. Larticolazione attuale prevede una struttura centrale, costituita appunto dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, incardinato allinterno della Direzione Centrale (in Roma). Mentre la Direzione Centrale sovrintende
ai servizi delle singole Specialit della Polizia di Stato (Stradale, Ferroviaria, Postale, di
Frontiera e dellImmigrazione), il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni presiede al supporto e al coordinamento dellattivit operativa di 19 Compartimenti regionali (localizzati nelle principali citt italiane) e 76 Sezioni provinciali, contando su un
organico di circa 2000 agenti.
Lindagine informatica non prerogativa esclusiva della Polizia di Stato, ma attivit
cui si dedicano anche altre forze dellordine, come Carabinieri e Guardia di Finanza.
In particolare, presso questultima, stato istituito, nel luglio 2000, il Gruppo Anticrimine Tecnologico (GAT). Il Gruppo ha un campo dazione particolarmente ampio
investendo tutti i settori in cui viene impiegata la tecnologia per commettere reati: da
internet al telefonino, fino ad arrivare ai sistemi di pay TV.
Il coordinamento delle attivit della Polizia delle Comunicazioni col GAT avviene
sempre tramite la Direzione Centrale di Roma.
La minaccia criminale nel mondo virtuale si distingue da quella tradizionale perch caratterizzata dal superamento delle classiche categorie di tempo e di spazio.
La condotta delittuosa pu concretizzarsi in pi azioni svolte in tempi diversi o contemporaneamente, da pi soggetti o da uno solo, in luoghi diversi o in uno spazio virtuale; la condotta innesca pi processi elaborativi e di trasferimento di informazioni che
passano, in tempi lunghi o in tempo reale, attraverso spazi indeterminati; possono essere
colpiti immediatamente, o a distanza di tempo, una o pi vittime, in uno o pi luoghi.
La velocit con la quale la tecnologia permette di trasferire, alterare o distruggere
grandi quantit di dati e informazioni e, pi in generale, di portare a termine un crimine, nonch la aterritorialit del fenomeno che pu assumere una connotazione transnazionale svincolandosi dai confini dei singoli Stati, rappresentano i limiti pi gravi
alla persecuzione di tali forme di offesa.
La diffusione a livello mondiale della rete e la scomparsa del luogo del delitto hanno
creato gravi problemi di competenza territoriale, di giurisdizione, nonch, di norme
applicabili, laddove vengano coinvolti pi paesi e, conseguentemente, pi magistrature
e diverse forze dellordine.
Tuttavia, se un crimine commesso tramite un server situato allestero, viene data comunicazione della notizia di reato allInterpol (Roma), che prosegue le indagini, e
alla Procura, competente per territorio (nel nostro caso quella di Firenze). Questultima, verifica dove risiede il server, e inoltra (entro 24 ore) la comunicazione allautorit
giudiziaria estera.
116

Forme di criminalit

Se il sito risiede sul server di un dato paese, ma registrato presso un altro Stato,
la comunicazione della Procura deve essere effettuata ad entrambe le autorit giudiziarie. Esistono, inoltre, dei paradisi internet, come le Isole Samoa, la cui legislazione non
permette alcuna forma di intervento. Internet infinitamente vasta e i crimini che possono essere compiuti, per suo tramite, sono numerosi e articolati. Se, da un lato, buona parte degli interventi della Polizia delle Comunicazioni promossa da specifiche
richieste di singoli utenti (aziende o privati cittadini), dallaltro, emerge un dato piuttosto significativo: una notevole discrepanza tra gli attacchi ai sistemi informatici statisticamente rilevati (di numero relativamente esiguo) e quelli effettivamente portati a
termine. Alla base di questo fenomeno vi sono diverse ragioni. Innanzitutto, pu accadere che il soggetto colpito non sappia di essere tale, non si accorga, cio, di essere stato
vittima di unaggressione informatica. Chi commette lillecito pu essere un esperto del
settore e, trattandosi, come spesso avviene, di un soggetto interno allazienda, pu essere a conoscenza di informazioni preziose, di tipo tecnico o organizzativo, che lo pongono in una situazione tale da impedire qualsiasi rilevamento.
In tal senso, gioca ovviamente il suo ruolo una inadeguata politica di sicurezza interna: responsabilit di security manager impreparati, che devono, tra laltro, aggiornarsi
continuamente, data la rapidit con la quale vengono scoperte nuove debolezze e falle
di sistemi e protocolli di comunicazione, ma anche responsabilit del personale dipendente che pu mettere in crisi, per ignoranza, anche la pi sofisticata predisposizione di
misure di garanzia (basti pensare ai famosi post-it presenti su monitor o scrivanie che
riportano login e password di accesso). In altri casi, invece, stata riscontrata nei sistemisti, sia di enti pubblici che di aziende private, una forma di ritrosia nel considerare
lattacco subto come un fatto di reato, quando lillecita intrusione non provoca danni.
Con questi termini, ci si riferisce a quel particolare tipo di attacco, prodromico
alla realizzazione di ulteriori reati, tecnicamente denominato hacking, ovvero, accesso
abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615 ter c.p.). A questo proposito,
non bisogna, per, sottovalutare il fatto che unillecita intrusione in un dato sistema
che non ha causato alcun danno, pu essere utilizzata dallautore come ponte per entrare in altri sistemi, reali bersaglio e oggetto di operazioni di cancellazione di dati o di
altre condotte criminose.
Inoltre, se lipotesi delineata, ex art. 615 ter, primo comma, perseguibile a querela della persona offesa, pur vero che, quasi sempre, questo fatto connesso con lillecita acquisizione del file delle password, condotta che integra il reato di cui allart. 615
quater procedibile dufficio.
Ci impone lobbligo (almeno per i sistemisti di enti pubblici) di denuncia ai sensi dellart. 331 c.p., obbligo sanzionato penalmente ai sensi degli artt. 361 e 362 c.p.
in caso di omissione. Ancora, si deve tener presente che, a volte, le aziende colpite preferiscono non ricorrere alla denuncia perch il fatto di aver subto un attacco indice
di vulnerabilit, anche di fronte a clienti attuali e potenziali. Il prezzo da pagare per la
pubblicit del fatto criminoso subto, pu essere troppo alto, specie nel campo della reputazione e della credibilit.
Questo fenomeno interessa, soprattutto, certi tipi di aziende come banche, istituti
finanziari, compagnie assicurative, societ quotate in borsa, imprese specializzate in sicurezza informatica, in altri termini, tutti quei soggetti per i quali lofferta di sicurezza
117

Criminologia ed elementi di criminalistica

costituisce una componente essenziale dellattivit esercitata. un dato acquisito, inoltre, che, per la maggior parte di tali aziende, il ricorso alla magistratura non rappresenta
una soluzione neanche a fronte di ricatti o estorsioni, posti in essere da vere e proprie
organizzazioni malavitose. Accanto al cosiddetto danno di immagine, un altro elemento
pu trattenere le aziende dalla denuncia: il timore di una responsabilit penale, nonch
civile, per eventuali danni cagionati a terzi. Deve essere chiarito, per, che in caso di
attacco ad un sistema informatico, tali responsabilit sono solo quelle disciplinate dalla
normativa sul trattamento dei dati personali. La legge sulla privacy (n. 675/96) prevede, infatti, lobbligo giuridico per il responsabile del trattamento di adottare le misure
necessarie alla sicurezza dei dati, lomissione delle quali (sia dolosa, sia semplicemente
colposa) sanzionata penalmente (art. 36.)
In base, poi, allart. 18 della legge citata, chiunque cagiona un danno ad altri per
effetto del trattamento di dati personali tenuto al risarcimento ai sensi dellarticolo 2050
del codice civile. Il trattamento di dati personali , quindi, attivit considerata pericolosa, e comporta uninversione dellonere della prova ( il gestore a dover provare di aver
adottato tutte le misure idonee a evitare il danno, art. 2050 c.c.). Va sottolineato, daltra
parte, come sia in pratica facile sottrarsi alle suddette responsabilit: la legge richiede,
infatti, la predisposizione di misure di sicurezza minime (per non dire ovvie e in alcuni
casi anche ingenue).
A norma dellart. 15 (della 675/96), terzo comma, dette misure, individuate dal
regolamento introdotto con D.P.R. del 28 luglio 1999, n. 318 (in vigore dal 1.1.2000),
consistono, fondamentalmente, in un sistema di codici identificativi (password) per laccesso al sistema e nellimpiego di idonei programmi antivirus, la cui efficacia e aggiornamento sono verificati con cadenza almeno semestrale (art. 4 del regolamento). La
disciplina prevista dalla legge 675/96, trova applicazione, ex d. lgs. n. 171 del 1998,
anche ai fornitori di un servizio di telecomunicazioni accessibile al pubblico (in particolare, quindi, agli Internet Service Provider e alle compagnie telefoniche).
Un altro elemento che non pu essere trascurato che, nel cosiddetto ciberspazio,
anonimit e omologazione sono attributi che qualificano gli utenti virtuali e facilitano
loccultamento di prove reali e personali. Per questa ragione, nellattivit repressiva dei
computer crimes, la collaborazione dei gestori dei servizi di telecomunicazione, dei servizi internet (Internet Service Provider), dei fornitori di connettivit e degli altri operatori,
un elemento imprescindibile se si vogliono ottenere risultati concreti. La professionalit del personale impegnato nelle indagini deve essere supportata, soprattutto nella fase
di acquisizione delle fonti prova, dalla collaborazione spontanea di tali soggetti, nonch
delle stesse vittime. Diversamente, la volatilit degli elementi probatori e la mancanza di
una normativa che obblighi gli amministratori di sistema a conservare i cosiddetti file di
log determinano situazioni la cui complessit, difficilmente, potrebbe trovare soluzione.
In particolare, lidentificazione di un soggetto, di un luogo o di eventuali tracce di reato,
che costituiscono atti tipici di polizia giudiziaria, sono, in questo settore, essenzialmente
riconducibili al cosiddetto ip address, dal quale si pu risalire, attraverso particolari accertamenti tecnici, a soggetti fisici. Una collaborazione spontanea, si diceva, perch tutto
sembra ruotare intorno allip address, elemento fondamentale per tracciare e individuare il criminale informatico, ma contenuto in quei famosi file di log, la cui conservazione
(per un certo periodo) non prevista come obbligo di legge a carico degli ISP.
118

Forme di criminalit

Per risalire allautore dellillecito, dunque, determinante acquisire i file di log.


Occorre, in proposito, chiarire che esistono diversi file di log, ciascuno deputato alla registrazione di particolari attivit svolte dallutente sulla o tramite la macchina alla
quale ha ottenuto laccesso. I file di log che qui interessano sono quelli (memorizzati
sul server dellISP) che contengono i dati relativi allinizio e alla fine di una sessione
di navigazione di uno specifico utente (collegatosi con un certo username e una certa
password), nonch, soprattutto, lindirizzo ip del computer (indirizzo assegnato dal server stesso), che ha richiesto laccesso alla Rete. Una volta acquisiti, tali files, vengono
confrontati con i tabulati telefonici e permettono, cos, di risalire allintestatario della
linea chiamante. su questultimo che, in primo luogo, ricadr la responsabilit per
luso illecito del computer.

6.5 La criminalit organizzata e le moderne tecnologie


Le molteplici occasioni che la rete riesce ad offrire hanno inciso, specie in questi
ultimi anni, in parecchie attivit economiche, facilitando qualsiasi tipo di transazione
e abbassando, al tempo stesso, i relativi costi. Naturalmente, anche la criminalit organizzata ha scoperto che internet pu fornire nuovi benefici per i propri affari illeciti. Il
lato oscuro della rete telematica riguarda: la frode, il furto, la pornografia, la pedofilia,
il traffico di droga, di armi, di organi umani e quantaltro interessa e coinvolge direttamente le organizzazioni criminali mondiali.
Nel mondo virtuale, come in quello reale, la maggior parte delle attivit criminali
compiuta da singoli individui o da piccoli gruppi e pu essere perfezionata ed utilizzata su larga scala dalle grandi organizzazioni. Si hanno, infatti, numerose prove che la
criminalit organizzata stia gi sfruttando a pieno regime le nuove opportunit offerte
da Internet.
Certamente, si continuer ad operare nel mondo reale, piuttosto che nel c.d. Cyberspazio, e la maggior parte dei crimini informatici sar compiuta dagli individui, piuttosto che dalle organizzazioni; tuttavia, il grado di sovrapposizione fra i due fenomeni
aumenter considerevolmente durante i prossimi anni. Prova di ci che non appena
le Forze dellOrdine attuano uno screening delle imprese sospette di attivit penalmente
rilevanti, si scopre come alcune di esse siano coinvolte, allo scopo di aumentare i loro
profitti illeciti, nel settore dei crimini informatici.
Le organizzazioni criminali non sono gli unici beneficiari dei c.d. mercati telematici illeciti, ma, senza dubbio, sono i pi importanti a causa della competitivit, frutto del
loro modus operandi, costituito, essenzialmente, da minacce, violenze e intimidazioni
di ogni genere. Le organizzazioni criminali, inoltre, tendono a essere particolarmente
attente a individuare tutte le occasioni per incrementare le proprie attivit illegali. In
questo contesto, internet, e lo sviluppo continuo del commercio elettronico, offrono
nuove prospettive di espansione dei mercati. Negli ultimi anni, c stato un aumento
rilevante della specializzazione dei gruppi organizzati nel traffico di droga e di armi. I
narcotrafficanti colombiani, per esempio, hanno seguito nuove strategie per differenziare il loro prodotto, sfruttando nuovi mercati in Europa occidentale e nei paesi del119

Criminologia ed elementi di criminalistica

lex Unione sovietica. Le organizzazioni criminali hanno esperti finanziari sempre pi


specializzati a condurre transazioni economiche a livello internazionale. Il crimine organizzato non ha bisogno di sviluppare la perizia tecnica necessaria per navigare su internet: pu impiegare i migliori esperti informatici mondiali, utilizzando (secondo i casi)
ricompense o minacce pur di raggiungere i propri obiettivi. La criminalit organizzata
continuamente alla ricerca di luoghi privi di controllo, in cui condurre, con tranquillit, i propri affari illeciti. Internet rappresenta, senza dubbio, una zona franca, perch
in grado di fornire sufficienti garanzie di sicurezza e anonimia offrendo, al contempo,
adeguata tutela nei confronti delle varie normative internazionali.
Nel mondo virtuale non ci sono confini, e questo costituisce una caratteristica
molto attraente per quasi tutte le attivit criminali. Quando le autorit tentano di sorvegliare questo mondo virtuale, incontrano non poche difficolt. Internet offre le occasioni per la commissione di varie tipologie di reato. Offre nuovi strumenti per commettere
reati quali la truffa e lestorsione (crimine, questultimo, che stato sempre una delle peculiarit delle organizzazioni di mafia). Lanonimato fornisce uno strumento ideale per
molte attivit proprie della criminalit organizzata. La segretezza , solitamente, una
chiave strategica e internet offre opportunit eccellenti per la realizzazione di reati, in
maniera quasi completamente anonima. Il crimine organizzato si spesso infiltrato nel
sistema economico del proprio paese. Nel passato, ad esempio, la mafia, aveva propri
interessi in vari settori delleconomia del paese di appartenenza. Oggi non vi sono pi
confini cosi ben delineati, infatti, la stessa mafia italiana, ad esempio, ha interessi economici nel sistema delle industrie chimiche di vari paesi dellEuropa, cosi come in industrie dei paesi dellex blocco sovietico e dellAmerica. Internet e il crescente sviluppo del
c.d. e-commerce, presentano un nuovo terreno fertile per le infiltrazioni criminali. Tutto
ci, dovrebbe suggerire alle varie componenti del sistema economico finanziario (connesse con internet) di prestare attenzione ai futuri soci e sostenitori finanziari. In buona
sostanza, il sinergismo fra crimine organizzato e internet , non soltanto molto naturale,
ma anche destinato a fiorire e a svilupparsi ancora in avvenire. Internet fornisce nuove
frontiere e permette guadagni considerevoli con un livello molto basso di rischi.
La multiformit delle varie forme del crimine informatico collegata, strettamente, a una seconda tendenza, distinguibile, soprattutto, nel settore economico finanziario, individuabile nel contesto penalistico, nellarea dei c.d. crimini dei colletti bianchi.
Durante la fine gli anni 90, numerosi sono stati i casi di organizzazioni criminali che
hanno sfruttato internet, soprattutto nel settore del c.d. e-commerce. Tutto questo stato fatto con coercizione e attraverso il controllo totale degli istituti di mediazione economico-bancaria. Internet, inoltre, stato usato per distribuire informazioni che hanno
determinato artificialmente il prezzo dei mercati borsistici. Negli Stati Uniti, i clan mafiosi coinvolti in questo genere di affari erano membri delle famiglie Bonnano, Genovese e Colombo, come pure membri immigrati appartenenti alla mafia russa. La relativa
compiacenza ad usare la forza e lintimidazione si adatta molto bene allo sviluppo della
cyber-estorsione. Nei confronti dellindustria di internet, ad esempio, lestorsione si concretizza, spesso, nella minaccia di interrompere le informazioni e i sistemi di comunicazione e di distruggere dati importantissimi. Lo sviluppo dellestorsione telematica una nuova
tendenza significativa della criminalit moderna. Gli schemi di unestorsione nel mondo
reale, a volte, sono individuabili; al contrario, in rete, possono essere realizzati, anoni120

Forme di criminalit

mamente, subendo rischi modesti e realizzando alti profitti. Questa potrebbe essere una
forma di reato notevolmente sottostimata. Il crimine organizzato si sta spostando dalla
dimensione reale a quella virtuale, spinto dalle numerose vulnerabilit che derivano dai
sistemi informatici. I cybercrimes, quando sono collegati al crimine organizzato, presentano molteplici problematiche che coinvolgono sia i meccanismi di indagine, sia quelli
giurisdizionali. Un esempio delle problematiche suddette proviene proprio dal virus insetto dellamore, che si diffuso in molti Stati ed costato migliaia di milioni di dollari.
Quando gli agenti del FBI sono riusciti a identificare il colpevole, uno studente
filippino, hanno scoperto che nella sua Nazione non cerano leggi in virt delle quali lo stesso poteva essere incriminato. Le Filippine, successivamente, hanno adottato
una legislazione sui cybercrimes e molti altri paesi di quellarea hanno fatto lo stesso.
Nonostante ci, i vuoti legislativi e giurisdizionali rimangono, consentendo, ai criminali e agli hackers, limpunit. Effettivamente, possibile che alcuni Stati cerchino di
sfruttare sempre di pi un atteggiamento permissivo per attrarre il commercio illecito
e garantire zone franche in cui sicurezza ed impunit sono caratteristiche essenziali.
sempre pi probabile che internet sia usato per le attivit di riciclaggio di denaro sporco,
trasformandosi, cos, nel mezzo con cui si sta sviluppando il commercio internazionale. Le aste in linea, ad esempio, offrono opportunit di spostare denaro attraverso gli
acquisti apparentemente legittimi, pagando molto di pi del valore reale delle merci.
Con questi ed altri meccanismi, possibile spostare soldi verso i centri finanziari dei
c.d. paradisi fiscali (es. Caraibi). Inoltre, poich le operazioni bancarie elettroniche diventano sempre pi diffuse, le occasioni per celare il movimento dei proventi del crimine e delle transazioni illegali si sta perfezionando di giorno in giorno. Lo svilupparsi
dei collegamenti tra hackers e crimine organizzato sempre pi preoccupante. Nel mese
di settembre del 2002, per esempio, due membri di un gruppo conosciuto in America
con il nome di Phonemasters sono stati condannati per la violazione dei sistemi di elaborazione dati di numerose aziende di telecomunicazioni. I due cibercriminali avevano
rubato vari sistemi cifrati di crittografia che hanno venduto ad alcuni gruppi appartenenti alla criminalit organizzata americana ed italiana.
La nuova criminalit organizzata utilizza internet per le comunicazioni cifrate e
per tutti gli altri scopi, di conseguenza, un sistema cifrato di crittografia pu essere molto
vantaggioso (es. ordinare un omicidio via internet o reclutare donne per lo sfruttamento
della prostituzione o vendere armi e organi umani). Perci, il crimine organizzato, si sta
dimostrando flessibile allutilizzo di tutte le opportunit offerte dalla telematica. Le implicazioni sono di grande portata e naturalmente richiedono una risposta forte dei vari
governi a pi livelli (nazionale ed internazionale). La risposta alla sovrapposizione crescente fra crimine organizzato e cybercrime richiede una strategia completa.

6.6 La criminalit stradale


Il problema merita unattenta analisi nelle sue articolazioni logiche: preliminarmente, non pu dubitarsi in alcun modo, della rilevanza criminologica delle condotte
di chi si pone alla guida di unautovettura (come se impugnasse unarma) e con atteg121

Criminologia ed elementi di criminalistica

giamento colposo, spesso cosciente, cio consapevole delle gravit delle possibili conseguenze, pone a grave rischio lincolumit altrui. Peraltro, si correttamente osservato
che, nellordinamento giuridico italiano, il legislatore orientato nel senso tradizionale
di considerare il delitto colposo come meno grave e, perci, sanzionabile pi lievemente di quello doloso. Si tratta di un punto di vista classico, incentrato, soprattutto, sulla
colpevolezza, ma che tiene poco conto della pericolosit, oggettiva e soggettiva, della
delinquenza colposa della societ moderna. In effetti, la tendenza alla deresponsabilizzazione della criminalit colposa, propugnata dalla volont del legislatore e dallo stesso
orientamento, assolutamente prevalente della giurisprudenza, non pu assolutamente
essere supinamente condivisibile, in ragione della gravit e della frequenza del fenomeno, fortemente legato al progresso tecnologico, allautomazione dei procedimenti industriali, allenorme diffusione della motorizzazione e ai mille riflessi della trasformazione
scientifica e tecnica della societ contemporanea.
Vi , infatti, una considerazione fondamentale da svolgere, gravida di conseguenze sotto il profilo delleffettivit delle sanzioni e perfettamente coerente con i principi generali regolanti il nostro codice penale: se, in astratto, pu essere condivisa una
minore colpevolezza del criminale colposo rispetto a quello doloso, tuttavia, non certo minore la pericolosit sociale dellautore del reato, che anzi, sovente, manifesta peculiarit di particolare valenza criminogena, al punto che si ritenuto di equiparare, per esempio, il delinquente stradale ad una specie di bomba innescata, pronta ad
esplodere contro chiunque. Sotto un profilo vittimologico, inoltre, il pirata della strada presenta connotati di elevata pericolosit, poich agisce contro vittime fungibili,
cio, non pone in essere la propria illecita condotta nei confronti di un soggetto ben
individuato, ma pronto a rivolgerla verso unamplissima generalit di consociati,
che si traduce in veri e propri bollettini di guerra che quantificano quotidianamente i caduti per causa della circolazione stradale, con picchi particolarmente elevati a
ogni fine settimana.
Si proposto di classificare i rapporti tra il criminale e la sua vittima nella circolazione stradale, di non semplice delineazione dogmatica, in alcune situazioni fondamentali: a) reati stradali in cui si pu rilevare la presenza di particolari rapporti comuni
tra criminale e vittima; b) reati stradali senza vittime, tipica la guida in stato debbrezza
allorquando il criminale sia fermato prima di provocare incidenti; c) reati stradali con
vittime ma senza trasgressori, perch gli stessi si danno alla fuga e restano ignoti; d) reati stradali in cui il trasgressore anche vittima, tipici gli incidenti in cui il conducente riporta lesioni per un incidente dovuto ad eccesso di velocit.
Tali situazioni si aggiungono a quella della c.d. vittima innocente, che non influisce in alcun modo sulla genesi del reato e subisce solo gli effetti della condotta del reo,
situazione che contraddistingue la maggior parte degli eventi infortunistici.
Il bene primario da tutelare in tale contesto, la sicurezza della circolazione, costituito dallinterazione di tre elementi, e cio, anzitutto, la strada, con le sue caratteristiche fisiche e strutturali su cui possono influire sensibilmente le condizioni metereologiche; in secondo luogo il veicolo, con i suoi dispositivi di sicurezza, ed infine luomo,
che riveste una priorit centrale essendo la causa largamente principale degli infortuni
sulla strada.
Un approccio corretto del fenomeno, quindi, non pu prescindere da una preci122

Forme di criminalit

sa tipologia di fattori, che hanno natura tecnica, natura medico-legale e psicotecnica, e


infine natura giuridica e giudiziaria:
1) sotto il primo profilo, devono essere attentamente valutati gli standard qualitativi nella costruzione di autoveicoli e dispositivi di sicurezza in genere, dallaltro, la
realizzazione di strutture stradali sicure ed idonee a sostenere il peso del traffico
stradale attuale, nelle pi diverse condizioni climatiche. Il bilancio pu considerarsi sufficientemente positivo sotto il primo aspetto, giacch, significativi miglioramenti, sia nella struttura degli autoveicoli( difesa dellabitacolo mediante scocca
assorbente lurto) sia nei sistemi di sicurezza attiva (ABS, sistemi di navigazione
antisinistro ecc.) e passiva (cinture di sicurezza, poggiatesta anatomici a sella, airbags ), si sono indubbiamente avuti grazie agli investimenti di ricerca delle case
automobilistiche;
2) il fattore uomo assolutamente centrale nellottica della sicurezza stradale, giacch
ricerche attendibili hanno dimostrato come ad esso vada ricondotta una percentuale elevatissima dei sinistri, non inferiore al 80/90% degli eventi dannosi.
Ci investe problematiche di natura medico-legale e psicotecnica, inerenti leffettiva idoneit e attitudine alla guida e ai sistemi di accertamento delle stesse ai fini del
rilascio e del mantenimento dei documenti abilitanti, nonch problematiche di tipo
criminologico, ove si tenga conto che molti sinistri non conseguono a eventi accidentali, bens, costituiscono il riflesso di una vera e propria scelta sottoculturale del conducente, che imita modelli di condotta che si ispirano alla violazione delle norme che
disciplinano la circolazione stradale. Si tratta di un fenomeno di particolare interesse,
dal momento che costituisce la causa principale dellinfortunistica stradale, che deve
essere oggetto di attenta valutazione al fine di determinare un trattamento sanzionatorio caratterizzato da effettivit.
In effetti, la criminalit stradale costituisce una forma di devianza criminale vera e
propria, che si alimenta in forza dello scarso disvalore sociale attribuito agli eventi infortunistici stradali e, parallelamente, dalla limitata effettivit del regime sanzionatorio.
Sotto il profilo del sesso, pur esistendo una maggiore incidenza di sinistri causati
da maschi, vi una progressiva tendenza alla piena assimilazione tra uomini e donne
in relazione alle trasgressioni stradali, pur con peculiarit specifiche (per esempio, la
donna ha molta pi difficolt delluomo a guidare al buio, e in tali condizioni aumenta
molto la sua sinistrosit): infatti, il rischio medio, cio la frequenza media dei sinistri in
rapporto alle auto circolanti, valutata in centesimi, si attesta nel 12% per le femmine e
nel 13, 5% per i maschi.
La maggiore sinistrosit dei maschi, peraltro relativa, trova corollario nella valutazione degli effetti degli incidenti che, se provocati da maschi, sono molto pi gravi: si
potuto constatare che i maschi provocano 1 morto ogni 4 feriti, le femmine 1 morto
ogni 7 feriti.
Le problematiche inerenti alle condizioni fisiche e psicologiche del trasgressore
introducono la necessit di valutazioni medico-legali e psichiatriche: quanto alle prime,
simpone un accertamento specifico e approfondito sullidoneit alla guida, in relazione ad eventuali handicaps motori, visivi, uditivi e fisici in genere, e una indagine su de123

Criminologia ed elementi di criminalistica

terminati connotati fisiologici, quali la resistenza alla stanchezza e al sonno, che svolga
un ruolo educativo sul conducente in relazione alla sua condotta futura.
Quanto poi alle condizioni psichiatriche, fondamentale individuare tutte le psicosi incompatibili con la sicurezza della circolazione che potrebbero risolversi in fattori criminogeni particolarmente gravi: si , per esempio, potuta riscontrare unelevata
correlazione tra il c.d. disturbo antisociale della personalit e la sinistrosit stradale; come
pure si sono individuate alterazioni quantitative di caratteri psicologici normali (psicopatie legate a caratteri aggressivi, esibizionisti, stressati), tra le quale la c.d. risk taking
behaviour (propensione a comportamenti a rischio), che costituiscono fattori predisponenti alla violazione di regole di sicurezza stradale, assimilabili allassunzione di bevande alcoliche o sostanze stupefacenti. La guida in stato di ebbrezza e sotto linfluenza di
stupefacenti un fenomeno di drammatica gravit in relazione ai fatti criminosi da circolazione stradale, al punto che, su questo versante della sicurezza, necessario estendere significativamente la prevenzione e la vigilanza, individuate dalla dottrina anglosassone come law enforcement, giacch, gran parte delle contravvenzioni per guida in stato
di ebbrezza vengono rilevate solo in occasione dei sinistri, circostanza che ben illustra
la carenza di controlli preventivi.
Si sono potute individuare alcune caratteristiche personali strettamente correlate
a fatti infortunistici. Si tratta, anzitutto, di connotati psicosomatici, costituiti da alterazioni, insufficienze o disfunzioni tali da implicare difficolt nella realizzazione di
manovre di media ed alta complessit, che si risolvono in vere e proprie predisposizioni
agli incidenti (accident prones).
Tali fattori possono avere non solo natura fisiologica o psicomotoria, ma anche psicologica, con particolare riferimento alla c.d. recidiva sinistrosa e alla conseguente paura di rivivere lesperienza del sinistro, che paralizza il conducente e lo predispone a subre altri incidenti (fenomeno particolarmente diffuso per il sesso femminile), oppure,
infine, sociale: infatti, la frequentazione di discoteche, con la conseguente prolungata
esposizione a giochi violenti di luci e a rumori costanti superiori a 40 decibel, costituisce, a prescindere dallassunzione di sostanze alcoliche o stupefacenti, un rilevante
fattore predisponente al sinistro; analogamente, luso ormai frequentissimo di telefoni
cellulari in assenza di dispositivi viva-voce determina una rilevante menomazione della
condotta dellautovettura (specie se priva di cambio automatico) e nel livello di concentrazione alla guida, senza che a tale comportamento consegua un trattamento sanzionatorio adeguato. Non si pu sottacere, in una siffatta analisi del fenomeno, lincidenza
rilevante del fattore inerente la nazionalit: dato di fatto, inequivoco ed evidente, che
i cittadini extracomunitari si rendono responsabili al volante di autoveicoli di condotte criminali di elevatissima pericolosit, e altrettanto alta incidenza statistica, per una
molteplicit di fattori spesso interattivi: nella normalit dei casi, gli extracomunitari
hanno conseguito la patente di guida nei loro paesi dorigine, ove le condizioni di traffico sono imparagonabili a quelle della nostra realt sociale, per intensit e strutture
viarie; ci fa s che gli stessi siano gravemente inabili e pericolosi nel coinvolgimento in
condizioni di traffico denso e complesso, e di fatto, determinano con elevata frequenza
sinistri anche gravi; in talune situazioni patologiche ad elevatissima frequenza, gli extracomunitari, approfittando delle difficolt di accertamento e controllo, si pongono
alla guida privi di adeguati corsi di apprendimento e con patenti false, apparentemente
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Forme di criminalit

rilasciate dai paesi di origine; in casi assai frequenti, le condizioni di disagio personale
e sociale, dovute alle difficolt di inserimento nel nostro Paese, determinano labuso di
sostanze alcoliche se non stupefacenti, i cui riflessi sullidoneit alla guida sono tristemente e tragicamente noti: ci ha portato a numerose recenti stragi, poste in essere, irresponsabilmente, da extracomunitari.
La necessit di verificare lidoneit psicotecnica, sotto ogni profilo, alla guida di veicoli a motore di ogni tipo da parte di tali soggetti, , pertanto, un dovere ineludibile da
parte delle autorit preposte nel nostro ordinamento giuridico.
In una prospettiva generale, lautorevole dottrina penalistica (Mantovani) riconduce la predisposizione a violare norme sulla circolazione stradale a: 1) cause psicosomatiche, tra le quali la carenza di intelligenza e la conseguente limitata capacit di prevedere ed evitare il sinistro; 2) fattori caratteriali quali laggressivit, lasocialit e la tendenza
a commettere comportamenti devianti; 3) trasmissione subculturale dei comportamenti illeciti stradali. Lo stesso autore, in unottica criminologica, distingue i delinquenti
stradali in: a) conducenti accident prones per cause psicosomatiche o psicotecniche, per
i quali, la prevenzione si esplica mediante interventi restrittivi o limitativi della patente
di guida (divieto di guidare di notte o in strade a scorrimento veloce ecc.); b) conducenti che sono criminali della strada cos come sono criminali comuni, per i quali, la attivit
preventiva si deve ispirare alle strategie generali per la prevenzione dei comportamenti devianti; c) conducenti normali che trasgrediscono le norme stradali per assimilazione a
modelli sottoculturali appresi per imitazione, che sono la tipologia pi numerosa e in
relazione ai quali lattivit preventiva, di tipo culturale ed educativo, potrebbe determinare i risultati pi significativi.
necessario intervenire con urgenza sul trattamento giudiziario e sulla politica criminale cui si ispira il legislatore, che non pu prescindere dagli apporti empirici delle
scienze criminologiche.

6.7 La criminalit bianca (o dei colletti bianchi)


Negli Stati Uniti, nel 1939, lespressione criminalit dei colletti bianchi divent celebre grazie a Sutherland. Il capo della General Motors aveva scritto unautobiografia
con il titolo Autobiografia di un colletto bianco, dove riprendeva la distinzione americana
tra colletti bianchi e colletti blu, dando ad intendere di essere un operaio, ma col colletto
bianco. Sutherland riprende la dicotomia, rovesciando limmagine, fino ad allora prevalente, e secondo la quale la criminalit era un problema dei ceti popolari. Rovesciando
questo impianto concettuale, Sutherland scrive un classico della letteratura scientifica
per il quale, si dice spesso, avrebbe ricevuto immediatamente un Nobel della criminologia se fosse esistito un tale tipo di premio. In brevissimo tempo, le analisi di Sutherland
diventano famosissime e danno vita a una vera e propria Scuola. Il termine criminalit
dei colletti bianchi riferito, prevalentemente, alle impunit delle alte figure delleconomia, accusati di compiere crimini che sfuggono facilmente ai rigori della legge: nellesercizio di molte attivit tipiche dei colletti bianchi, parecchi comportamenti sarebbero
oggetto di valutazioni erroneamente clementi, comprensive, innocentiste. Reati tipici
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Criminologia ed elementi di criminalistica

della criminalit dei colletti bianchi sono la frode fiscale, la frode commerciale, e cos via.
La mancanza, a volte, di un rapporto diretto dellautore del reato con la vittima e la difficolt, a volte, di individuare una vittima specifica, sono fattori importanti nella valutazione sociale del reato. Un aspetto rivelatore del basso livello di reazione sociale e di
censura sociale luso frequente dellaggettivo disonesto, invece che criminale, nei confronti degli autori di questi reati: essi, spesso, non vengono stigmatizzati come delinquenti dalla collettivit, e non si considerano delinquenti. Tre aspetti, soprattutto, sono
messi in rilievo da Sutherland e dagli studiosi che hanno sviluppato queste tematiche:
1) la criminalit dei colletti bianchi assassina, sia nel senso che, spesso, le conseguenze dei reati sono devastanti non meno di quanto avviene con la violenza personale. Basti pensare al campo delle sofisticazioni alimentari o al traffico di rifiuti tossici:
questo tipo di criminalit ha indubbiamente conseguenze assassine e per numeri
elevati di persone. In particolare, nota Sutherland, questo tipo di criminalit uccide il senso di responsabilit e di civismo: mentre una violenza personale riunisce i
cittadini nel deprecare quanto avvenuto e li induce a riaffermare i principi fondamentali della convivenza, la criminalit dei colletti bianchi mina la fiducia nelle
leggi e nello Stato, distrugge la certezza del diritto e le motivazioni dellagire morale. assassina sia delle nostre vite sia della possibilit di stare insieme decentemente e umanamente;
2) la criminalit dei colletti bianchi tende naturalmente a nascondersi, a mimetizzarsi, a
camuffarsi. Poich la criminalit dei colletti bianchi propria delle alte sfere della
societ (anche se poi si allarga socialmente e coinvolge un ampio numero di persone), questi reati vengono occultati in unampia gamma di modi. Chi detiene il
potere ha i mezzi per tentare efficacemente di nascondere la propria criminosit,
oppure di presentarla sotto una falsa luce, o ancora di dare informazioni erronee,
oppure di minimizzare il senso di informazioni vere, o di sopprimere la possibilit
di diffusione e di circolazione di alcune informazioni. In conclusione, la criminalit dei colletti bianchi misconosciuta;
3) la criminalit dei colletti bianchi impunita, anche perch misconosciuta, spesso
assassina. I motivi sono molteplici e anche facilmente intuibili. Innanzitutto, la possibilit di scoprire e provare questo tipo di crimine in larga misura possibile soltanto ai poteri pubblici, che, teoricamente, hanno i mezzi per scalfire il muro di omert, di connivenza, di protezione che circonda questo tipo di crimini. Gli stessi poteri
pubblici sono, per, in larga misura, connessi con le stesse persone che dovrebbero
perseguire. La connessione contempla un grande numero di possibilit, che vanno
dalle parentele vere e proprie alle parentele pi efficaci in questo ambito: affari in
comune, favori reciproci, divisioni di un bottino che spesso proviene dallaffarismo
della politica e dellintervento pubblico. La fonte primaria per la criminalit dei colletti bianchi la collusione con i poteri pubblici, dunque, come pu meravigliare
che il potere pubblico nelle sue molte facce (di vigilanza e di controllo, di investigazione e di repressione) lasci spesso impunita questo tipo di criminalit? Questi
aspetti della criminalit dei colletti bianchi, sottolineati da Sutherland e da tutti gli
studiosi interessati al tema, hanno enorme rilevanza per quanto riguarda lingiustizia
amministrativa che vorrebbe spesso risultare assassina, misconosciuta, impunita.
126

Forme di criminalit

6.8 La delinquenza e il teppismo allo stadio


Tifo, divertimento, entusiasmo, ma anche violenza, incivilt e tafferugli. Sono ormai questi gli elementi che caratterizzano il calcio, non solo italiano, e le partite allo
stadio.
Le cronache di atti di violenza in Italia sono ormai numerosissime, mentre allestero sono note le ostili rivalit tra i tifosi dei club inglesi (i cosiddetti hooligans) e quelli
spagnoli, che, pur avendo pessima reputazione in argomento di civilt, evitano tutti i
problemi, perch giocano allinterno di impianti sportivi che, grazie allassenza di ringhiere offrono uno stretto contatto tra pubblico e giocatori, ma senza rischi. Da non
trascurare sono gli scontri tra opposti schieramenti durante il pre-partita, quando si
accendono rivalit che crescono a tal punto da provocare numerosi arresti, feriti e, nel
pi tragico dei casi, morti.
Tutto questo sicuramente favorito dallincivilt, ma anche dagli schieramenti di
polizia, inadeguati, talvolta, a fronteggiare migliaia di inferociti ultras. Oltre alle violenze fisiche ci sono anche quelle psicologiche, fatte di cori razzisti e striscioni che scagliano improperi contro popolazioni africane e contro ebrei. Tutto questo , di solito
rivolto ai tifosi e ai giocatori avversari, ma, spesso, anche la propria squadra oggetto
di contestazione per cattiva gestione o scadenti risultati: cos, si innervosiscono anche
gli stessi giocatori che in campo si lasciano coinvolgere in zuffe che eccitano ancor pi
i tifosi e inducono sugli spalti ad atti di delinquenza, violenza e incivilt.
In questi casi, sarebbe meglio che i campioni presi come modelli dagli ultras dessero il buon esempio con atti di fair play nei confronti degli avversari. Fortunatamente, ci sono anche gruppi di calciatori che invitano alla pace e non alla violenza: contro
la guerra, addirittura, scendono in campo con delle magliette che indicano le loro idee
ed invitano i tifosi, prima delle partite, a non lasciarsi andare ad atti di teppismo che
rovinerebbero quella che, indipendentemente dal risultato finale, sarebbe una festa e
unoccasione di divertimento. Le recenti disposizioni in tema di presenza negli stadi e
i comportamenti allesterno degli stessi, stanno cerando, comunque, di contenere tale
delittuosit. In qualche caso, le partite vengono giocate senza la presenza di spettatori.
La criminologia, gi da tempo, oltre a occuparsi dello studio della violenza negli
stadi, si occupa anche di costruire la personalit e il profilo psicologico del tifoso, anche se
ci, pu contribuire, solo in parte, a dare risposta alle fenomenologie di violenza calcistica.
Per i fanatici del calcio, il non tifoso un soggetto con il quale, nello spazio sociale
quotidiano, spesso, non si ha assolutamente nulla in comune, e con il quale persino
difficile comunicare, mentre il tifoso di unaltra squadra percepito come un vero e proprio nemico. Lappartenenza ad un gruppo di tifosi diventato uno dei principali strumenti di identificazione collettiva nella societ moderna, e una delle principali fonti di
significato nella vita di molte persone. Il tifoso un soggetto che dirige il proprio comportamento in vista di un fine e secondo le aspettative del gruppo; per gli adolescenti,
in particolare, tale aggregazione, contribuisce alla costruzione dellidentit. Chi entra
nel ruolo di tifoso ultra trova, in particolare, unidentit gi predisposta, con il suo corredo di norme, valori, sanzioni, credenze, ragioni e modelli dazione. Per tali motivi,
bisogna considerare la cultura di un gruppo di ultras come una cultura forte, capace di
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Criminologia ed elementi di criminalistica

trasformare la curva in un territorio in cui, al di l della provenienza sociale, delle motivazioni e degli stimoli soggettivi, dei differenti stili di vita, valgono per tutti i giovani tifosi le medesime regole e norme. Le cose cambiano quando questa cultura, che si
esprime attraverso esibizioni e spettacoli allinterno degli stadi, risulta incapace di gestire luso della violenza, e qualche unit, soprannominata cellula autonoma, pur agendo
nella curva degli ultras, non si identifica nelle regole, spesso ferree, del gruppo. anche
possibile che la cellula autonoma non abbia alcun tipo di connessione con il gruppo
degli ultras, ma si mescoli ad essi per confondere.
La nuova generazione degli ultras (denominati cani sciolti) ha unet media compresa tra i 13 e i 35 anni, ma non organizzata, gestita, guidata; la ingente mobilitazione e presenza delle Forze dellOrdine in servizio, spesso, rappresenta, per questi
nuovi gruppi, un motivo di ulteriore compiacimento per vedersi cos osservati e sorvegliati, ma anche un avversario (dentro e fuori dallo stadio) con il quale misurarsi,
sfogarsi gratuitamente, esibirsi, sfidare, perch, noto che alle provocazioni e alla violenza, in qualche modo, sono tenuti a rispondere; ci verificabile nel caso di attacchi immotivati alle Forze dellOrdine, anche quando i tifosi avversari sono gi andati
via. La violenza fuori dagli stadi , spesso, un meccanismo complesso, alla cui base,
non sempre esiste una motivazione coerente, seppur psicologica; al contrario, quello
che sembrerebbe un atto intimidatorio, quale pu essere il caso dellaggressione dei
supporter avversari, o aggressione indiscriminata (verso cose o soggetti diversi) pu
nascondere ben altro, altri progetti, o segnali anche di vendetta, spesso metabolizzata.
Gli atti di violenza riescono ad aggregare, in pochissimo tempo, decine, centinaia di
persone, condizione favorevole, poich la folla violenta quella che consente di mimetizzarsi, di scappare, di confondersi.
Lassenza di motivazione si traduce in distruttivit gratuita di cose o di esistenza umana, chiunque esso sia, ed associata, soventemente, alla devastazione di luoghi
pubblici, quali gli stessi stadi o vie adiacenti, gli autogrill, i treni, le autostrade di collegamento, i veicoli di altri cittadini.
La violenza dellultra, intesa sia in unottica collettiva (ultras organizzati) che in
unottica individuale (cani sciolti), non pu essere indubbiamente osservata a prescindere dal resto della societ, da cui assimila e accoglie tensioni e conflitti, che, in un secondo tempo, vengono agiti nella circostanza dellincontro sportivo.

6.9 Il terrorismo internazionale


Le associazioni terroristiche transnazionali presentano caratteristiche ben diverse
dai gruppi criminali tradizionali, in particolare quelli di tipo mafioso: caratteristiche
che costituiscono la loro vera forza, perch le rendono pi sfuggenti alla conoscenza e,
quindi, meno permeabili dalle indagini.
Mentre le associazioni mafiose sono caratterizzate da forte strutturazione e radicamento territoriale, le cellule islamiche non sono strutturate rigidamente in ununica
organizzazione gerarchica, ma confederate tra loro, peraltro del tutto informalmente;
ruotano intorno a strutture di servizio (finanziario e logistico) come Al Qaida; operano
128

Forme di criminalit

con estrema mobilit nellambito di una rete transnazionale del terrore, nel cui ambito
vengono progressivamente superate anche le identit etnico-nazionali.
Anche gli obiettivi di ciascun gruppo possono essere distinti, pur essendo tutti accomunati da un denominatore comune: la guerra santa contro gli apostati e i miscredenti.
Il complesso delle cellule disseminate in Italia, in Europa e in Medio Oriente, ricostituitesi a partire quantomeno dalla prima met del 2002, in continua interazione tra
loro e portate alla luce dalle indagini, costituisce una realt stabile e consolidata, uno
strumento pronto ad entrare in azione nella catena dei singoli segmenti operativi (dallo
spostamento di un militante allo studio di un obiettivo, da un messaggio telefonico in
codice alla collocazione finale di un ordigno), che destinata a concludersi con lattentato terroristico vero e proprio.
Se, o forse si pu dire quando, dove e in danno di quale obiettivo, ci avverr
(contro uno Stato estero in territorio estero, contro una rappresentanza straniera o un
organismo internazionale sedente in Italia, contro un obiettivo italiano allestero o, in
ipotesi, contro un obiettivo italiano in Italia), dipender dalle contingenze politiche del
momento o dalle concrete occasioni e dagli ordini ricevuti, ma, certo, anche in ragione dei propositi politico-religiosi di guerra a tutto lOccidente, resi manifesti ed espliciti quasi quotidianamente, che il momento della decisione trover le singole cellule gi
pronte a portare a termine la loro parte di compito.
Sotto questo profilo appare evidente che, non solo la materiale detenzione di esplosivi, ma gli spostamenti di militanti, di somme di danaro, di cellulari, le comunicazioni criptate secondo concordati codici numerici, lo scambio di materiale di propaganda
finalizzato al reclutamento, la disponibilit di alloggi e soprattutto la produzione costante di documenti falsi costituiscono, anche nei momenti di attesa e anche per molto
tempo, le condizioni senza le quali la catena che porta allattentato terroristico non potrebbe mettersi in moto, sono strettamente funzionali al buon esito di unazione.
Soprattutto la produzione di documenti falsi e sicuri, in cui le cellule italiane sembrano le pi abili, costituisce uno strumento essenziale per lorganizzazione, in quanto,
tramite essi, i suoi membri possono muoversi abbastanza tranquillamente per i Paesi
europei e del Medio oriente, mantenendo i rapporti con gli associati (ben pi essenziali
e intensi tra paese e paese di quelli che avevano caratterizzato le organizzazioni terroristiche tradizionali), e, portandosi, al momento necessario, sugli obiettivi.
Le indagini dirette allaccertamento di tali condotte richiedono un rilevantissimo
impegno di mezzi umani, materiali e finanziari, spesso protratto per anni.
Ebbene, se non dubbio che le valutazioni di tali aspetti debbano fare esclusivamente carico allorgano inquirente, mentre il giudice deve restarvi indifferente nel momento decisionale, evidente che nella valutazione del P.M. in ordine alla impostazione delle indagini, le decisioni dellorgano giudicante assumono un peso determinante.
Da qui, lesigenza non solo di P.M. specializzati, ma anche di giudici specializzati, i quali nella loro funzione di controllo e garanzia sappiano cogliere, fin dal primo momento degli atti di indagine, la valenza indiziaria degli elementi acquisiti, e poi
controllare per tutto il corso delle indagini lo sviluppo coerente del quadro indiziario
dalla sufficienza alla eventuale gravit necessaria per lemissione del provvedimento custodiale. Dalla valutazione differenziata di materiali processuali, sostanzialmente identici e, in definitiva, dal diverso approccio giurisprudenziale al fenomeno del terrorismo
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Criminologia ed elementi di criminalistica

internazionale, discende il rischio di dislocazione delle indagini da parte degli organi


centralizzati di polizia giudiziaria, nelle sedi, in cui la giurisprudenza appare pi favorevole allaccusa, con la conseguenza davvero devastante sul piano del contrasto che
le cellule terroristiche vadano specularmente a insediarsi dove minore la pressione investigativa e/o pi debole il contrasto giudiziario.
In Italia, secondo vari organi di polizia, si sta anche assistendo a forme nuove di
dislocazione territoriale dei jiadhisti, che, molto spesso, si spostano dalle metropoli e
dalle grandi citt verso cittadine minori, ove sono obiettivamente pi difficili investigazioni efficaci.
Pi in generale, si stanno registrando segnali di trasferimento di tali soggetti, in
ambito europeo, verso i paesi nordici, i cui apparati di polizia non sembrano ancora
adeguati alle esigenze di contrasto a questo tipo di criminalit organizzata.

6.10 Usura ed estorsioni


Altra fonte di cospicui, illeciti guadagni per le organizzazioni criminali rappresentata dallattivit usuraria e da quella estorsiva che, spesso, diretta conseguenza della prima, perch, sempre pi frequentemente, imprenditori in stato di disagio economico, a causa dellassoggettamento al pagamento delle pesanti tangenti imposte dai
clan, sono costretti a ricorrere a crediti usurari offerti loro dalle stesse organizzazioni
criminali.
Lazione di contrasto a questi particolari crimini, stata, da alcuni anni, posta in
essere dalla D.D.A., anche perch, il pesante velo dellomert che impedisce di annientare questa vera piaga sociale comincia a spezzarsi, e molte indagini sono state concluse
positivamente con tempestivit, grazie alla collaborazione delle persone offese. Se questa inversione di tendenza, ancora nella fase iniziale, trover sempre maggior sviluppo,
potr essere detta una parola decisiva nel contrasto ai clan che praticano in maniera ancora massiccia tali forme di reato.
Per quanto concerne le estorsioni, va rilevato che gli autori, raramente, vengono
puniti, perch rimasti ignoti, innanzitutto, per radicata omert e anche per la scarsa
collaborazione delle vittime per timore di rappresaglie. Per combattere tale grave fenomeno, che tanto turbamento genera nella societ e che rappresenta una piaga che
affligge, sono sorte varie iniziative da parte di associazioni antiracket per squarciare il
muro di omert e per convincere gli operatori commerciali a denunziare ricatti e minacce subte, rendendoli edotti sulla possibilit di ottenere i contributi economici previsti dalla legge.
Tra i fatti pi diffusi, vanno ricordate le estorsioni commesse dai datori di lavoro
ai danni dei propri dipendenti, costringendo gli stessi a sottoscrivere buste-paga o quietanze di pagamento di liquidazioni, di gratifica natalizia o di altre spettanze recanti
importi, in realt mai corrisposti (o elargiti in misura inferiore) ai lavoratori, costretti a firmare sotto minaccia di licenziamenti. Tale fenomeno apparso difficilmente
accertabile a causa del timore dei lavoratori di perdere il posto, se ancora dipendenti,
oppure di crearsi una fama di soggetti problematici, con scarse possibilit di trovare un
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Forme di criminalit

altro impiego nella zona dove risiedono, se gi licenziati. Persistono, sempre, le condotte estorsive poste in essere, anche da stranieri, con la tecnica del cosiddetto cavallo
di ritorno.

6.11 Criminalit comune


La criminalit comune, con riferimento ai reati di omicidio, consumati o tentati,
rapine, estorsioni e furti, con strappo o in appartamenti, pare aver confermato, nellultimo anno, una tendenza ad assumere caratteri di pervasivit.
Non esiste, si pu dire, una zona franca rispetto alla presenza di soggetti isolati o
piccoli gruppi di malviventi che aggrediscono la vita o il patrimonio dei soggetti pi
deboli ed esposti.
La dimostrazione di questo dato proviene dallesame dei crimini compiuti in questo campo, analizzata in un lavoro di quotidiano aggiornamento portato avanti in particolare da tutti gli organi di Polizia.
Emerge in particolare che, rinforzata la presenza di pattuglie di polizia nelle strade
di maggiore frequenza criminale, il numero dei reati, ivi perpetrati, decresce significativamente, rigonfiandosi per in zone limitrofe.
In particolare, allorch gli interventi nella flagranza dei reati (che sono, in realt,
gli unici risultati conseguibili, per limpalpabilit degli indizi che tali tipologie di reati
lasciano sul posto o nel ricordo delle vittime) consentono la scoperta dei loro autori, si ha
modo di verificare che purtroppo se ne abbassata, ed anche significativamente, let
media. A tale dato si accompagna una sostanziale indipendenza, ormai evidente, tra
tossicodipendenza e reati contro il patrimonio, elementi invece, in passato, fortemente
interconnessi (interconnessione da cui spesso derivavano esiti drammatici di furti e rapine, senza peraltro alcun rapporto proporzionale fra rischio e profitto).
Da tale constatazione, si pu ricavare una spinta criminogena, non pi indotta da
pressioni esterne, ma, invece, da modelli comportamentali, da crisi economica, assenza
di incremento occupazionale, depressione dei valori, emarginazione e degrado urbano,
elementi tutti interagenti con devastanti effetti sulla determinazione delle condotte di
reato.
In aumento, appare il fenomeno degli scippi, e, in particolare, di orologi di alcune,
pi prestigiose, marche; fenomeno particolarmente nocivo allimmagine della citt, in
quanto, rivolto prevalentemente contro i turisti della fascia sociale pi elevata (i cittadini napoletani hanno ormai, per lo pi, imparato a evitare lostentazione di simili beni
di lusso). Si anche potuto accertare, che gli orologi provenienti da tali reati raggiungono gli Stati Uniti (Miami, per lo pi), dove viene assicurato uno smercio pi facile
e redditizio.
Altrettanto in aumento il fenomeno delle rapine, specie nelle strade di pi fitta comunicazione, in cui vengono sperimentati metodi con cui fermare e ingannare inizialmente la vittima, sempre diversi e sempre pi fantasiosi.
anche vero che i dati presentano una significativa riduzione dei furti in appartamento e (sia pure in maniera meno marcata) delle rapine in banca, ma si ritiene di poter
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Criminologia ed elementi di criminalistica

affermare che ci dipenda dai mezzi di difesa passiva, ormai assai sofisticati e sempre
pi diffusi.
In forte aumento anche i furti di automezzi, e ormai improcrastinabile che si proceda a investigazione sulle vere e proprie centrali che dirigono questo traffico, sia per
quanto concerne il prelievo delle vetture, sia per quanto riguarda la loro destinazione, una
volta, in qualche, modo camuffate e (apparentemente) regolarizzate.
La riposta alla criminalit comune non pu che consistere in un dispiegamento di
forze, organizzate in pattuglie operanti a presidio di aree che, solitamente, non vedevano
la presenza di pattuglie di polizia, e che hanno sicuramente ottenuto, grazie alla loro visibilit, risultati non indifferenti dal punto di vista della prevenzione e della deterrenza,
Una categoria di reato contro il patrimonio particolarmente dilagante quella delle truffe alle assicurazioni, che ha visto lo sviluppo di diverse indagini tese alla repressione di veri e propri sodalizi organizzati per frodare le compagnie. Al di l della peculiarit dei singoli gruppi (taluni dediti alla falsificazione della documentazione per la
emissione delle polizze, di prestiti da ottenere dalle finanziarie, altri allalterazione delle
polizze stesse, ovvero alle denunzie di falsi sinistri stradali), ci che colpisce lestrema
invasivit del fenomeno, causata dal fatto che i soggetti che si rivolgono ai truffatori per
ottenere significativi risparmi sul premio non percepiscono, a pieno, la valenza illecita
della propria e dellaltrui condotta, giustificandosi con lenorme diffusione della prassi
di ottenere un enorme sconto rispetto a premi avvertiti come particolarmente esosi.

6.12 Criminalit ecologica


Non sembra possano farsi considerazioni ottimistiche in ordine alle caratteristiche
della criminalit con riguardo ai reati in materia di tutela dellambiente e del territorio.
Permane, come negli anni scorsi, un elevato grado di aggressivit al territorio sia dal
punto di vista urbanistico/paesaggistico, che ambientale. In molti Comuni, specie dove
esistono zone non ancora completamente urbanizzate, la regola continua a essere quella
della edificazione in assenza di titolo abitativo, edificazione portata a termine con reiterate violazioni di sigilli, nella convinzione che gli inconvenienti derivanti dalla risposta
del sistema giudiziario siano di gran lunga inferiori al vantaggio derivante dalla edificazione abusiva. E ci anche nei Comuni sottoposti a vincoli di carattere paesaggistico.
In molte citt, a fronte di un numero percentualmente minore di nuove edificazioni, che pure continuano in zone periferiche, sembra assistersi ad un sempre pi intensivo
sfruttamento del patrimonio abitativo esistente, in assenza di titoli abilitativi, e al di fuori
di ogni forma di programmazione. Non sono, inoltre, rare, le comunicazioni di notizie
di reato a carico di ignoti per violazione dellart. 51, comma 3, D. L. vo n. 22/97 con
conseguenti sequestri di aree adibite illecitamente a discariche di rifiuti pericolosi e non.
Solo di rado, le indagini hanno permesso di accertare la provenienza di tali rifiuti, spesso provenienti da lavorazioni edili.
Anche nel campo dello smaltimento dei rifiuti appare del tutto carente lazione delle pubbliche amministrazioni per leliminazione delle conseguenze dannose del reato.
Ci si vuol riferire allutilizzo dei provvedimenti previsti dagli artt. 14 e 17 del D. L. vo
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Forme di criminalit

n. 22/97 che, rarissimamente, vengono eseguiti in danno dei responsabili e/o soggetti
obbligati.
Ancora vaste dimensioni, assumono i reati commessi in violazione delle norme di
tutela del territorio e dellambiente. Nellambito di tale quadro, vengono spesso rilevati
traffici riguardanti rifiuti tossici nocivi provenienti dal nord Italia che, attraverso sofisticati meccanismi di falsificazione di documenti di viaggio, vengono depositate presso
discariche illegali.

6.13 Omicidi colposi per infortuni sul lavoro


In ordine agli omicidi colposi, commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, appare tuttora rilevante lincidenza delle violazioni alla
normativa prevenzionistica nella causazione di infortuni sul lavoro.
Particolarmente critico appare il settore delledilizia, laddove, si registra il pi consistente numero di infortuni gravi e di decessi. Tale situazione imporrebbe un impiego
di maggiori risorse nellattivit di vigilanza da parte delle autorit preposte, le quali operano, invece, con personale e mezzi in numero sicuramente non adeguato allentit del
fenomeno, e che sono spesso chiamate a verificare losservanza della complessa normativa in materia di sicurezza sul lavoro che, in tempi recenti, stata oggetto di profonde
innovazioni, che, non di rado, hanno dato origine a contrasti interpretativi e a difficolt
anche per gli stessi operatori del settore. Inoltre, il permanere di un alto numero di infortuni gravi o mortali nel settore edile da ricollegare anche al fenomeno dellabusivismo edilizio. Invero, laddove la realizzazione di opere connotata dalla necessit di ultimare in fretta i lavori e dalla superficialit dei committenti e degli esecutori, immediato
il riscontro della violazione della normativa posta a tutela dei lavoratori.
Ancora da sottolineare laumento degli infortuni sul lavoro nellambito delle c.d.
lavorazioni pericolose, ovvero quelle in cui vengono utilizzate sostanze chimiche e in
particolare esplodenti che, per lestrema pericolosit di tale materiale, comporta, spesso, una lesivit diffusa, suscettibile di colpire una molteplicit di lavoratori, nonch di
generare problemi di pubblica incolumit o di inquinamento ambientale.
In relazione proprio a questultimo settore, si sono registrati molteplici infortuni
mortali avvenuti in fabbriche aventi ad oggetto la produzione di materie esplodenti.
Invariato appare, poi, il numero degli infortuni mortali collegati alluso di attrezzature e macchinari vetusti o, comunque, non conformi ai parametri tecnici stabiliti
dalla normativa posta a tutela dellintegrit fisica e della salute dei lavoratori.

6.14 Criminalit e paranormale


Le cronache in questi ultimi tempi, spesso si occupano di casi, a volte inquietanti,
di persone che sono rimaste vittime di sedicenti maghi, veggenti, guaritori, cartomanti, subendo, spesso, gravi danni al loro patrimonio se non, addirittura, alla salute.
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Criminologia ed elementi di criminalistica

Da pi parti si invoca un intervento del legislatore che ponga freno a questo genere di attivit. Anche se la legge gi se ne occupa, sicuramente non sufficiente, e una
rapida sintesi, anche se non esauriente, ma indicativa, sui reati di maghi, veggenti, guaritori, cartomanti, potr, al momento, risultare uno stimolo a denunciare e segnalare
alle autorit giudiziarie. Lo svolgimento dellattivit di astrologo, grafologo, chiromante, veggente, occultista non , di per s, vietato. Tale svolgimento diventa proibito, e
quindi il relativo contratto diviene nullo, per illiceit della causa, se contrario a norme
imperative, allordine pubblico, al buon costume o quando sia addirittura sanzionato
da norme penali.
Ci premesso, va precisato che, seppur le predette attivit non siano vietate, coloro che le svolgono integrano, nella maggior parte dei casi, gli estremi del reato di cui
allart. 661 del codice penale (abuso della credulit popolare: arresto fino a tre mesi o
ammenda fino a lire 2 milioni vecchia valuta) e lillecito di ciarlataneria (ora depenalizzato ex art. 33 legge 689 del 1981, con riferimento allart. 121 t.u.p.s). il caso, ad
esempio, dei maghi che pubblicizzano e magnificano le proprie capacit attraverso le
inserzioni pubblicitarie. In tal senso, merita segnalare le decine e decine di pubblicit
ingannevoli sospese dallIAP e dallAntitrust, perch contrarie alle norme che disciplinano la pubblicit (per citarne alcuni: Mago Otelma, Mago Benedetto dal Papa, Mago
don Cesare, Cartomanzia Servizio sociale, Talismani). Coloro che si professano guaritori, integrano, oltre a quelli sopra evidenziati, il reato di cui allart. 348 del codice penale (abusivo esercizio di una professione reclusione fino a tre mesi o multa da lire
duecentomila a un milione vecchia valuta e procedibilit dufficio). Il reato di truffa
(che spesso ricorre) pi difficile da dimostrare ed procedibile solo a querela di parte
(art. 640 cod. pen.: reclusione da sei mesi a tre anni e multa da lire centomila vecchia
valuta). In tutti questi casi, il locale ove viene svolta lattivit illecita pu essere sequestrato e devono essere apposti i sigilli. Inoltre, le somme corrisposte dalle vittime-clienti
devono essere sequestrate e restituite.
Se venisse avviato un procedimento penale e tale procedimento dovesse dar luogo ad una assoluzione, i maghi potrebbero immediatamente essere contravvenzionati
ai sensi dellart. 1 comma ultimo, legge 516 del 1982: omessa tenuta delle scritture contabili e denunciati per lomesso versamento dellIVA e dellIRPEF sui redditi degli ultimi cinque anni, compresa una sanzione del 100% sulle somme non versate allerario.
Tutta la giurisprudenza esistente, fino ad oggi, a favore dei maghi (tutti assolti) a eccezione di quelli che si fregiavano del titolo di dottore, o, eventualmente, per quelli che
hanno commesso il reato di truffa, magari affiancato dal reato di abuso sessuale, ed altro.
Ma va precisato che la giurisprudenza esistente non fa testo, in considerazione del bassissimo numero di denunce presentate negli ultimi anni. Il reato di abuso della credulit
popolare facilmente dimostrabile. Molti antropologi si sono occupati del fenomeno
dei maghi e delloccultismo nelle televisioni private; e hanno rilevato che se molti di questi maghi sono di una evidente banalit e volgarit, molti altri, al contrario, sono di una
tale spregiudicata furberia e anche intelligenza e cultura, da poter facilmente imporsi
a gente fiduciosa e sprovveduta. Capire limbroglio, per persone evolute, fin troppo
facile: ci che colpisce la modernissima organizzazione aziendale del tutto: la strega,
la cartomante, lindovina, che una volta avevano la loro clientela nel quartiere, oggi, si
sono dilatate nelletere. quasi avvilente che oggi, a tre secoli dalla nascita di Voltaire,
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Forme di criminalit

si debba assistere a questi fenomeni. Ma daltra parte, lo stesso Voltaire, nel suo Dizionario filosofico, scriveva: dicono che il mondo vada affinandosi, sia pure lentamente. Ma
in realt esso, dopo essersi ripulito per un p, ricade nel fango; a secoli di civilt seguono secoli di barbarie, come lalternarsi del giorno e della notte. La protezione degli sprovveduti, dei creduli ovviamente la ratio della norma, la quale, peraltro, di una chiarezza assoluta, tanto da rendere superflua qualunque attivit interpretativa: in claris non
fit interpretatio. anche ovvio, peraltro, che una certa attivit possa essere vietata, cio
costituire illecito amministrativo, pur senza costituire illecito penale. Approfittare della credulit popolare non consentito; la legge lo vieta per tutelare le masse ingenue e
ignoranti: purtroppo, questo ritorno in massa, dal pi buio Medioevo dei sortilegi, dei
filtri, degli amuleti, delle cartomanzie, si collega, direttamente, al diffondersi nel mondo di superstizioni, di fanatismi, di integralismi pi o meno camuffati di pretesa religiosit, di violenze con pretesti ideologici.

6.15 Stte e criminalit


Un particolare fenomeno della modernit il rinnovato interesse per le stte religiose e la preoccupazione per la loro esponenziale crescita e diffusione collegata al tema del
lavaggio del cervello, come metodo di proselitismo e di condizionamento.
Nei paesi occidentalizzati, caratterizzati, cio, da un certo tipo di cultura ed economia, si sono diffusi da tempo, accanto alle religioni tradizionali, nuovi culti religiosi
che propongono, ispirandosi a dottrine mutuate dallOriente, o creandone di proprie,
una nuova dimensione umana.
I vari gruppi sttari si formano solitamente attorno a un leader carismatico che
propone o rielabora una dottrina, la quale, alla fine di un percorso spirituale, si promette capace di liberare luomo moderno dalle angosce e ansiet della societ industriale, ma che in certi casi, tragicamente famosi, ha avuto un diverso epilogo.
Tutti questi fattori vengono indicati da studiosi come Cecilia Gatto Trocchi, Michele Del Re, o Jean Vernette, come fattori responsabili del proliferare delle stte.
I nuovi movimenti religiosi propongono una propria soluzione a queste contraddizioni, attraverso una liberazione, un percorso di salvezza o un accrescimento delle innate potenzialit umane per mezzo delle quali luomo potrebbe sollevarsi dalla propria
condizione per divenire dominatore delle energie vitali, spirituali e magiche delluniverso.
La caratteristica comune allinterno dellinfinita tipologia delle stte che ognuna
di esse si dichiara portatrice di una verit,capace di cambiare il mondo. Ciascuna partendo da una critica dello stato attuale delle cose, propone una liberazione delluomo
dalle strutture del presente.
Le stte, o nuovi movimenti religiosi, si presentano di diversi tipi.
stata riscontrata la presenza di almeno 600 gruppi nel nostro Paese. Questi, alcuni di maggiore rilevanza per numero di adepti, altri di una certa marginalit, vengono divisi secondo due tipologie: quella dei gruppi esoterico-occultisti (per es. sono
compresi i Rosacroce, il Gruppo Raelliano, la Societ Teosofica, il Centro Italiano
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Criminologia ed elementi di criminalistica

Firewalking, Damanhur, Ufologia, magia satanica), e quella delle religioni alternative


(come gli Hare Krishna, i Testimoni di Geova, La Chiesa dellUnificazione, i Bambini di Dio).
Vengono anche definiti dei valori assoluti di distribuzione dei vari gruppi, stte e
religioni operanti in Italia, a seconda delle regioni. Il primato spetta alla Lombardia,
con 75 gruppi esoterici, 9 gruppi di parapsicologia, 35 nuovi movimenti religiosi, 52
gruppi ufologici; a seguire, il Lazio, con 6 gruppi di parapsicologia, 40 movimenti esoterici, 31 religioni, 35 culti ufologici; e il Piemonte, con 1 gruppo parapsicologico, 38
gruppi esoterici, 11 religioni e 40 culti ufologici.
Secondo una definizione del direttore del CESNUR (Centre for Studies on New
Religions), Massimo Introvigne, il satanismo pu essere definito come ladorazione o
la venerazione, da parte di gruppi organizzati in forma di movimento, tramite pratiche
ripetute di tipo culturale o liturgico, del personaggio chiamato Satana o Diavolo nella
Bibbia. Il teologo pu adottare una definizione molto pi ampia di satanismo, ritenendo che siano satanisti anche quando non adorano esplicitamente il Diavolo, o perfino negano la sua esistenza tutti quei gruppi che manifestano avversione o odio nei
confronti di Dio e propongono nello stesso tempo alluomo di diventare come Dio, servendosi di pratiche magiche e occulte (tanto pi quando queste pratiche come spesso
avviene comportano elementi di immoralit e di violenza). Lo storico e il sociologo
hanno bisogno, invece, di delimitare lambito del satanismo in modo pi circoscritto,
per poterne identificare gli elementi distintivi allinterno del mondo molto pi vasto
delloccultismo e della magia cerimoniale.
Al di l delle definizioni, sebbene le stte sataniche e il satanismo in generale, per
tipologia e modalit operative, si presentino molteplici, due elementi sono pressoch
costanti: lutilizzo della magia (messe nere, evocazioni, magia sessuale, ecc.) e la figura
di Satana. Compito delle criminologia moderna quello di indagare il fenomeno del
satanismo, anche se questultimo termine, nella comune sensibilit, di per s intriso di
negativit e illiceit; gravoso, per la mancanza di un particolare crimine satanista fra le
fattispecie penali previste dal nostro ordinamento.
Lattenzione posta al satanismo e il grande seguito che ne scaturito a livello mediatico hanno portato studiosi di sociologia, psicologi, giuristi e antropologi a studiarne le caratteristiche cercando di definire e classificare tale fenomeno. Dai pi recenti
studi sul satanismo, si possono operare diverse catalogazioni che tengono conto di alcuni possibili differenti aspetti; la pi famosa di queste schematizzazioni, tanto da essere richiamata nel Rapporto Italiano sulle Stte del 1998, entro cui vengono ricondotte
ideologie e tendenze sataniste, quella che distingue tra correnti razionaliste, occultiste e
del satanismo acido. Tale suddivisione, nata negli ambienti della sociologia scettica americana degli anni Ottanta, richiamata da importanti esperti di nuovi movimenti religiosi come Massimo Introvigne e Michele Del Re.
La prima forma di satanismo, il cosiddetto Satanismo razionalista, parte da una visione del mondo anticristiana, che considera Satana simbolo della ragione, della morale
personale, in luogo delle costrizioni sociali, della ricerca del piacere in se stesso. Il satanismo in questo caso , pi che una religione del Diavolo, una prospettiva atea, scevra
da qualsiasi riferimento religioso. Il gruppo pi famoso in questa sezione la Chiesa
di Satana, fondata nel 1966 a San Francisco da Anton LaVey. Nel Satanismo occultista
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Forme di criminalit

possono essere raggruppati movimenti che aderiscono alla visione teologica della Chiesa Cattolica, ma anzich rivolgersi a Dio, professano la loro fede nel Satana biblico. Negli Stati Uniti, questo genere di satanismo il risultato di scismi nella Chiesa di Satana;
in Europa, si rif di pi alloccultismo della fine del secolo scorso. Il tempio di Set, una
stta fondata nel 1975 a San Francisco da Michael A. Aquino, in seguito allapparizione personale di Satana, da cui riceve il comando di venerarlo, non pi con il vecchio
nome, ma con quello di Set, appartiene a questo gruppo.
Il Satanismo acido, invece, comprende gruppi a sfondo sadico, orgiastico o drogastico, dove il satanismo, secondo alcuni studiosi, il pretesto per atti di violenza, orge e
droga-parties. Si tratta, in effetti, di piccolissimi gruppi non strutturati, che si formano
e si disfano solo per compiere qualche gesto particolare. Sono quindi gruppi effimeri e
disorganizzati, specializzati in crimini rituali e orge, anche se, non tutti i presunti crimini rituali e le orge, hanno sempre a che fare con il satanismo. I satanisti acidi formano
piccoli gruppi di circa dieci-quindici persone, sono spesso giovanissimi, si ritrovano per
consumare droga, leggere libri satanici e ascoltare il rock cosiddetto satanico. Qualche
volta si spingono fino alla profanazione di cimiteri e chiese, o alla messa in scena di rituali nei boschi attorno alle citt o ai piccoli paesi.
La maggior parte delle notizie e degli allarmismi sul satanismo si riferisce proprio
a questi piccoli movimenti, i cui esponenti, o semplici partecipanti, vengono alla ribalta delle cronache, in occasione di omicidi in nome di Satana, commessi da zelanti
giovani servitori del demonio, plagiati e guidati dalla stta, come spesso informano i
giornali, oppure spinti da problemi psicologici molto pi profondi, che, a volte, trovano origine nella situazione familiare, prima che in quella sttaria, che spesso si rivela inesistente.
Lultima corrente in cui viene classificato il satanismo quella del Luciferismo, un
satanismo di orientamento manicheo o gnostico, che traduce in miti e riti, teologie in
cui Satana o Lucifero oggetto di venerazione allinterno di cosmogonie che ne fanno
un aspetto buono o, comunque, necessario del sacro e della divinit. In questa corrente, il movimento organizzato pi noto quello nato a Londra nel 1961 e scioltosi nel
1974, denominato The Process.
Accanto a questa distinzione di gruppi dediti al culto di Satana, si pu tracciare
una mappa dei soggetti che si muovono entro queste aree:
- isolati tradizionali: streghe e maghi che rivestono in societ labito dello sciamano;
sono dotati di speciali legami con lanti-dio, da consultare per ottenere fatture a
morte, imprecazioni, e cos via;
- isolati dediti a droghe, che godono di visioni sabbatiche e infernali nel trip drogastico;
- isolati psicotici, sofferenti di follia religiosa a contenuto satanista. Tra gli associati,
sarebbero satanisti in senso proprio, puri, cio legati al Satana biblico;
- i gruppi satanisti tradizionali, che celebrano messe nere e hanno una fede opposta,
ma parallela ai dettami cristiani;
- i gruppi dediti a droghe;
- gruppi di trasgressori sessuali, con tendenze sadomasochistiche e/o tendenze orgiastico-naturalistiche.
137

Criminologia ed elementi di criminalistica

Sarebbero impropriamente satanisti, invece:

- i seguaci di Baphomet (dio della sfera del divenire, contrapposto a Jav, dio dellessere, della sfera celeste);
- i carismatici, che credono nella rivelazione e nella venuta in terra di Satana, demiurgo buono, capace di riparare la Creazione;
- i razionalisti, che identificano il demonio con le forze compresse e represse della
nostra civilt, forze che devono essere rivalutate e portate alla coscienza (influenza
junghiana).
Allinterno dei satanismi, in senso ufficiale, si possono distinguere vari settori: un
primo settore quello dei gruppi - bande che si riuniscono attorno a un leader carismatico satanico che si propone come capo, guida del mondo dellocculto, atteggiandosi a
sacerdote o a servo di Satana, per il semplice fatto di essersi documentato sui vari testi di
LaVey o aver imparato a memoria qualche rituale di Crowley.
Questi gruppi non possono rientrare nella definizione di movimenti satanisti, o
magici, in quanto, mancano di una struttura definita e stabile; lorganizzazione spesso ruota attorno solo a pochi contatti, spesso, semplicemente via internet, con altri
gruppi pi importanti e famosi, quando non manchino del tutto anche questi. Non
hanno un sistema dottrinale e non vi proselitismo, n volont di comunicazione con
il pubblico, ma rilevano per il fatto che la loro attivit, spesso, si traduce in eventi criminogeni, come profanazioni di cimiteri, furti e danneggiamenti ai danni delle chiese
locali, e vari altri episodi di teppismo, e rientrano, praticamente, nella definizione di
satanismo acido.
Allestremo opposto, si collocano i gruppi troppo organizzati, nati sulla base di filosofie complesse e, per questo, poco adatte ad essere comprese e seguite dalla totalit
del gruppo, costretto ad una esistenza precaria. Un esempio del genere ci dato da The
Process, una stta che, rielaborando linterpretazione di Carl Gustav Jung sulla Trinit e
sulla auspicabilit della riemersione del quarto elemento quello oscuro ha ideato una
liturgia luciferiana basata sulle coppie Geova-Lucifero e Cristo-Satana, studiata anche
con osservazione partecipativa del sociologo William Sims Bainbridge, fino alla fine
del movimento stesso.
Fra questi due estremi, si collocano i nuovi movimenti religiosi satanisti: veri e propri movimenti religiosi, con un sistema dottrinale e teologico che ha al suo centro il
Diavolo.
I principali sono:
- Chiesa di Satana (California): fondata da Anton Szandor La Vey, che ha pubblicato alcuni libri diventati famosi in tutto il mondo: La Bibbia di Satana; Il Libro
completo della strega; I Rituali satanici. Anton LaVey si fa chiamare il gran sacerdote
di Satana e la sua chiesa si d dei veri e propri sacramenti satanici: battesimo, matrimonio, funerale. La Marina Militare degli Stati Uniti indicher la Chiesa di Satana come uno dei gruppi religiosi pi diffusi tra i suoi uomini, inserendola in un
manuale per i cappellani dove si espongono in dettaglio tutte le necessit spirituali
dei marinai. Nel manuale, la Chiesa di Satana viene definita del potenziale umano,
138

Forme di criminalit

dove Satana non un essere antropomorfico, ma rappresenta le forze della natura.


Di fatto la filosofia della Bibbia di Satana questa: la vita la grande indulgenza,
la morte la grande astinenza. Per questo godetevi il meglio della vita qui e ora. La
Chiesa ha grande successo tra i divi di Hollywood, mentre in Europa il pi alto
numero di lettori delle opere di LaVey in Italia.
La Chiesa di Satana organizzata in gruppi chiamati grotte, ed esercita la sua attivit prevalentemente per posta o via internet, mezzi tramite i quali, si pu richiedere laffiliazione secondo una scala di livelli che parte dal novizio, pagando le cifre
stabilite per ogni grado. il movimento satanista pi noto, a cui aderiscono personaggi famosi del mondo musicale come King Daimond e Marylin Manson. Il razionalismo e ateismo vogliono essere le uniche due componenti del credo istituito
da LaVey, quando anche la messa nera, una parodia blasfema e ricca di contenuti
sessuali della messa cattolica, che ne riprende il cerimoniale in una visione opposta, rappresenta uno psicodramma che deve liberare i cristiani dalle loro superstizioni e non ha nulla di effettivamente magico.
Dopo lo scisma intercorso nel 1975 la Chiesa di Satana si ridotta a operare principalmente per corrispondenza, e dopo un periodo in cui sembra per tramontare,
negli anni 1989-1990, grazie alle figlie di LaVey, Karla e Zeena, e a Blanche Barton, nuova compagna del Papa Nero, listituzione ha riguadagnato terreno e il suo
nuovo bollettino, The Black Flame, ripropone ai giovani adepti la legge del taglione.
Oggi, a causa della morte, nel 1997, di Anton LaVey, la Chiesa di Satana unorganizzazione di vendita per corrispondenza, di tessere, diplomi di membro, e altro
materiale; lorganizzazione rimasta nelle mani di Blanche Barton e di uno dei pi
affezionati discepoli di Anton Szandor, Peter Gilmore, che hanno spostato la sede
a New York. Per quanto riguarda le figlie di LaVey, Zeena ha ripudiato il padre e
ora sacerdotessa del Tempio di Set, mentre Karla, dopo un litigio con la Barton
per questioni di eredit, ha fondato, nel 1999, unorganizzazione satanica a San
Francisco, chiamata First Satanic Church.
- Tempio di Set: Micheal Aquino, tenente del controspionaggio dellEsercito americano, nel 1969 conosce LaVey e, in pochi anni, diventa il suo braccio destro, lautore di vari rituali e il direttore del periodico della Chiesa di Satana The Cloven
Hoof. Nel 1975, Aquino si allontana da LaVey, apparentemente per problemi organizzativi, ma, in realt, per il classico conflitto fra il satanismo razionalista di LaVey e idee decisamente pi occultiste e convinte della realt di Satana come essere
personale.
Aquino professa una grande magia nera, legata a un mito gnostico, secondo cui,
il creatore del mondo avrebbe voluto negare agli uomini lintelligenza e questi
lavrebbero ricevuta dal Principe delle Tenebre, dalla cui parte sono chiamati a
schierarsi, sfidando le presunte leggi morali del mondo, che derivano dal Dio creatore limitato e ostile alluomo. Oggi la maggiore organizzazione satanista su scala
mondiale.
- Chiesa della liberazione satanica: nel 1986 un professore di inglese, Paul Douglas
Valentine, fonda nel Connecticut la Chiesa della Liberazione Satanica, che appartiene alla stessa corrente del satanismo occultista di Aquino e si ispira anche ai modelli ottocenteschi descritti in romanzi come L-bas di Huysmans.
139

Criminologia ed elementi di criminalistica

- Ordine del lupo mannaro: un autore di scritti sul satanismo, Nikolas Schreck, fonda, nel 1984, lOrdine del Lupo Mannaro (Werewolf Order). Schreck si ispira a LaVey, ma laggressivit nei confronti del Cristianesimo particolarmente violenta. I
riferimenti al nazional-socialismo hanno suscitato simpatie in ambienti particolarmente legati al neo-nazismo.
- Chiesa della guerra: la Chiesa della Guerra (COWAN) accetta molti degli insegnamenti di LaVey: si dichiara pagana e atea, ma, allo stesso tempo, vuole mantenere
gli aspetti validi delle religione, cio il rituale e i simboli. La Church of War, celebra
la vita come guerra di tutti contro tutti, dove non c misericordia e contano solo
la forza e il coraggio. Satana il simbolo della guerra, e le guerre come grandi rituali satanici pubblici non devono essere evitate, ma favorite.
Non solo lAmerica protagonista del fenomeno satanico, in quanto anche lItalia
ha la sua collezione di Chiese Sataniche Ufficiali, gruppi dediti a un satanismo dichiarato, e sono:
- Chiese di Satana: a Torino sono presenti due differenti movimenti che si denominano Chiesa di Satana; un gruppo nasce negli anni Sessanta e segue limpostazione filosofica della Chiesa di Satana di San Francisco, basandosi sulla Messa Nera
secondo la versione interna degli adepti di LaVey;
- Chiesa della liberazione satanica: trae la sua origine dai contatti con un occultista
francese degli inizi del 1970, Claude Seignolle, autore di una serie di opere sulle
presenza del Diavolo nella tradizione popolare francese, conquistando una fama
insolita. Questa seconda Chiesa di Satana meno razionalista della precedente, e
tenta, con i suoi rituali dal sapore forte, di evocare un Diavolo reale.
- O.T.O (Ordo templi orientis): Roberto Negrini, dopo essersi interessato di dischi
volanti e avere avuto contatti con diverse branche straniere dellO.T.O, ne fonda
una indipendente, che si denomina luciferiano.
Negrini, tuttavia, mantiene ferma lideologia originaria di Crowley, per cui solo
luomo lunico dio, anche se una certa dose di ambiguit nei manuali e riti del
movimento ha permesso a stampa e televisione italiane di vedere in Negrini un
prototipo di satanista italiano.
- Confraternita di Efrem del Gatto: Sergio Gatti, vero nome di Efrem del Gatto, fonda
nel 1980 a Roma la sua confraternita che ritiene Lucifero superiore a Satana e crede
che sia un personaggio realmente esistente. Gatti celebrava i riti luciferiani una volta al mese nel suo Tempio sito nella zona del Monte Sacro, ed esercitava unattivit
di mago a pagamento. deceduto il dicembre del 1998 allet di 54 anni.
- Bambini di satana: le origini del gruppo dei Bambini di Satana Luciferiani di Bologna risalgono ai primi anni Ottanta, e ruotano attorno alla figura del suo fondatore, Marco Dimitri (o Bestia 666, come si definisce lui stesso), ex guardia giurata e
ora sacerdote di satana a tempo pieno. Il gruppo celebrava i suoi rituali in casolari
diroccati o boschi, oggi ha un tempio a Bologna. I riti comprendono messe nere e
messe rosse in cui, secondo Dimitri, tutti hanno rapporti sessuali con tutti, anche di
tipo omosessuale, e si ricorre, se del caso, a pratiche sado-masochistiche per scatenare certe energie. Gli adepti possono usufruire di una serie di servizi, che vanno
dai matrimoni fra uomo e donna a quelli fra uomo e uomo o donna e donna, o,
ancora fra donna uomo e donna, e cos via.
140

Forme di criminalit

La loro filosofia satanica riassunta in sei punti: lesaltazione del vizio; larte; la
guerra; la scienza; lo spirito, che orgogliosa confidenza in se stessi; la ricchezza.
Nel Vangelo Infernale, Dimitri proclama: io, Marco Dimitri, dopo la morte di
Crowley, la caduta di LaVey e di Manson, data lidiozia dellidea dellesistenza di
una Chiesa di Satana, ridicolo controsenso, mi propongo quale riferimento mondiale del culto demoniaco. Il mio fine essere la giovane guida di tutti i demoni
della terra.
Tra il 1989 e il 1992 infiltrati dei carabinieri hanno provocato noie per Dimitri e
perfino unirruzione nel 1992 nel Savignano sul Rubicone, nel Riminese, mentre
una sacerdotessa giaceva nuda sullaltare. Le conseguenze penali sono state nulle,
ma in quelloccasione che Dimitri ha perso il suo incarico di guardia giurata.

Sicuramente meno famose e ancora per la maggior parte coperte da un velato mistero sono altre sette sataniche individuate: in Piemonte, i Figli di Satana; a Pescara,
Le Ierudole di Ishtar (gruppo satanista tutto al femminile); in Liguria, il Sacro Cerchio
dellAlba Dorata.

6.16 La criminalit rurale


La criminologia, nellottica di diversificare i propri interessi, ha spostato anche
la propria attenzione verso quei fenomeni illegali riconducibili alla criminalit rurale.
Alcune indagini di settore hanno rilevato che le tipologie dei reati pi diffusi, che incidono sulla percezione della sicurezza e, quindi, sui livelli di produttivit delle zone
rurali, vanno dal danneggiamento dei casolari al semplice furto dei prodotti della terra, sino ad arrivare, specie in talune realt del Mezzogiorno, ai furti di attrezzature e
macchine agricole, a volte compiuti per attuare il cosiddetto cavallo di ritorno. Si tratta,
in questultimo caso, di una vera e propria estorsione, praticata, con sempre maggiore
frequenza, da individui senza scrupoli che, dopo aver contattato la vittima del furto,
esercitano su di essa una forte pressione chiedendo una somma di denaro, un ricatto,
contro la promessa di farla rientrare in possesso della refurtiva.
Un altro fenomeno di particolare rilevanza riguarda il c.d. caporalato, vale a dire
quella degradante forma di sfruttamento del lavoro subordinato, consistente nella raccolta e nel successivo trasporto nei campi di manodopera generica, sovente composta
da extracomunitari, da parte di organizzazioni, non di rado vicine alla criminalit organizzata. I caporali considerano tale bacino molto economico ed efficiente, soprattutto
per soddisfare esigenze di lavoro giornaliero. Il lavoratore immigrato, specie se privo di
permesso di soggiorno, in cambio delle sue prestazioni, si accontenta infatti di ricevere vitto, alloggio (non sempre adeguato) e unesigua retribuzione in nero, senza avanzare
pretese riguardo alla prevista tutela previdenziale e assicurativa.
Lattivit di contrasto posta in essere da Magistratura e Forze dellOrdine ha portato allindividuazione di altre e, per certi versi, pi allarmanti forme di criminalit rurale, che influiscono direttamente sullhabitat e, di conseguenza, sulla sicurezza del ciclo alimentare. Ci si riferisce, in particolare, allo smaltimento e sversamento, entrambi
141

Criminologia ed elementi di criminalistica

illeciti, di rifiuti e sostanze inquinanti, nonch alle attivit della cupola del bestiame che,
dal furto di singoli capi, passata ai trasferimenti occulti di intere mandrie o greggi per
frodare lUnione Europea, sino ad arrivare alla macellazione clandestina e alla vendita
di carni infette.
Spesso, le organizzazioni criminali, avvalendosi della compiacenza di alcuni allevatori, reperiscono animali privi di garanzie sanitarie o gravemente malati, che vengono
immediatamente macellati in luoghi clandestini. Le carni, previa compilazione di falsi
documenti identificativi, vengono immesse sul mercato attraverso una rete di grossisti, collegata al pi ampio circuito criminale. Il quadro delineato dimostra che le aree
rurali sono particolarmente esposte a forme diversificate di aggressione da parte di una
criminalit specializzata, con gravi rischi per limprenditoria agricola. Del resto, la natura stessa dellimpresa agricola, assai articolata e sovente frazionata sul territorio, non
sempre agevola lacquisizione di dati utili per attuare interventi mirati.

6.17 Famiglia, scuola, mass-media e criminalit


a) la famiglia
Quanto al primo punto, va subito precisato che molto spesso, soprattutto nelle zone ad alto rischio di criminalit organizzata, la famiglia svolge un ruolo fondamentale
per verificare lincidenza delle riforme sociali, politiche, economiche e culturali dello
Stato. Tenuto conto che il livello di benessere economico nelle famiglie migliorato rispetto agli anni passati, deve precisarsi che la disoccupazione e il livello di povert del
c.d. proletariato sono aumentati.
Il tutto non favorisce certamente la famiglia e gli aspetti che allinterno della stessa
possono rappresentare fattori di sviluppo della criminalit. Se a ci si aggiunge lassenza
o la scarsa cultura di base, e leventuale stato di disoccupazione, si assiste allannientamento dellistituzione famiglia.
Le famiglie numerose, disagiate, multiproblematiche, luso di metodi educativi
errati, la disgregazione familiare e altri fattori contribuiranno, in alta percentuale, ad
agevolare lingresso dei soggetti pi vulnerabili nel vortice del crimine. Nessuno pu
negare che qualsiasi bambino, per crescere sano, ha bisogno di essere guidato, ha bisogno di essere compreso, necessita di affetti e cure che, soprattutto una famiglia normalmente strutturata, pu garantirgli. Il fatto di avere genitori che vivono una vita
complicata, che forse sono gi entrati nel circuito del crimine organizzato o che vivono in zone dove lillegalit norma di vita, significa, per i componenti della famiglia,
assenza di punti di riferimento, e alta probabilit di percorrere la stessa strada del genitore o dei genitori.
A fronte di ci, occorre che lo Stato, nellestrinsecazione della sua politica di prevenzione criminale, intraprenda percorsi che limitino la possibilit che la famiglia si
presenti come fattore criminogenetico. Infine, se si pensa che i figli dei mafiosi sono,
spessissimo, obbligati ad intraprendere la carriera criminale dei loro genitori si comprende quanto sia importante agire sulle famiglie, non propriamente inserite nel circolo
142

Forme di criminalit

mafioso. A tali problematiche, dunque, si pu porre rimedio solo mediante unazione sinergica che promani dallo Stato e si rafforzi con il contributo di tutta la societ civile.
Gli studi sociali attuali e del passato, pur nella diversit degli approcci utilizzati,
hanno sempre cercato di ricondurre la famiglia a dei modelli: pattern. Questi ultimi,
purtroppo, non sono esaustivi per definire un ambito in continuo divenire e in repentino modificarsi. Il momento storico-culturale attuale, sempre pi improntato e pervaso da concetti quali globalizzazione e per molti aspetti, omogeneizzazione, vede, nello
stesso tempo, un concetto e una forma di famiglia sempre pi differenziato e profondamente caratterizzato dalla individualit. opportuno, allora, cercare di capire perch
la famiglia, cellula base della societ, sempre pi spesso, diviene ambito in cui maturano
fatti di violenza che degenerano poi in tragedia. Le trasformazioni della societ attuale
dovute a motivi politici, economici, allo sviluppo tecnologico, alladozione di modelli culturali distanti, hanno alterato drammaticamente gli equilibri allinterno della famiglia, mettendo fortemente in discussione i ruoli da sempre stabiliti e deludendo, al
contempo, le aspettative reciproche dei membri della famiglia. LItalia fortemente caratterizza e contraddistinta dal concetto di famiglia, rispetto ad altre nazioni europee,
travolta dal cambiamento, ha visto cedere uno dei pilastri della propria cultura. Lorganizzazione, se vogliamo definirla primaria, il contenitore degli umori individuali, il
piccolo clan capace di decidere in maniera del tutto autoritaria del destino dei suoi singoli membri, ora svuotata del proprio significato. La difficolt esistenziale nella gestione quotidiana porta gli individui a una continua tensione, tensione dovuta anche
alla fortissima competitivit su cui si basano molti rapporti sociali e lavorativi; i modelli
culturali che si impongono, poi, si basano sul successo ad ogni costo e senza scrupoli,
per cui, alla fine, lindividuo si ritrova stretto tra una realt macrosociale difficile da affrontare e da superare, e una famiglia che non pi capace di dare certezze e stabilit.
In questo modo, la via pi semplice quella di scaricare le frustrazioni sui congiunti e
tra questi, quelli pi deboli come donne e bambini. Non infatti da sottovalutare linfluenza che i modelli culturali attuali esercitano sullindividuo.
b) la scuola
Se la scuola il luogo istituzionale pi vissuto dalladolescente ed assurge al ruolo di
pre-mestiere, spesso, rigidamente orientata alla didattica senza permettere una piena
espressione della propria identit e creativit; dinanzi a tali, non rari, fenomeni, spesso,
la famiglia delega alla scuola la responsabilit di educare i ragazzi al vivere sociale.
La scuola, oltre a essere considerata terreno fertile di cultura, di associazione, di
espressione delle diverse personalit, funge, per, anche da specchio: ad esempio, a seconda del clima educativo che si crea in famiglia, il bambino assumer determinati tratti
di personalit, che possono agevolare o compromettere la sua futura socializzazione allinterno di una classe o di una scuola; secondo gli psicologi, genitori iperprotettivi possono limitare fortemente lautonomia e la creativit del ragazzo rendendolo dipendente;
genitori ostili e autoritari possono rafforzare laggressivit; Secondo Schaefer, il clima
educativo pu essere di 4 tipi: a) affetto (iperprotezione) + controllo = sottomissione;
b) affetto + autonomia = buona fiducia in se stessi; c) ostilit (disapprovazione, norme
143

Criminologia ed elementi di criminalistica

troppo rigide) + controllo = eccessiva timidezza, timore, ansia; d) ostilit + autonomia


= disadattamento sociale.
Uno stato generalizzato di affetto comporter: sottomissione, dipendenza, buone
maniere, obbedienza, scarsa creativit, conformismo, attivit, buon andamento sociale, indipendenza, abilit sociale.
Uno stato generalizzato di ostilit comporter: problemi nevrotici o sintomi psicosomatici, disadattamento sociale, timidezza, incapacit ad assumere un ruolo autonomo, immaturit, aggressivit.
c) i mass-media
In questo senso, anche i mezzi di comunicazione di massa hanno la loro parte di
responsabilit, soprattutto nel momento in cui propongono realt virtuali, che vengono metabolizzate dallio; un misto di apparenza, di ruoli, di dimensioni esistenziali, di
estasi, che si traducono in pura illusione/allucinazione. Ci provoca limmersione del
soggetto in una realt che invita e, nello stesso tempo, suggerisce, cose impossibili da
esperire, irreali, che non appartengono a nessuno, se non, come in questo caso, alla televisione. Dal punto di vista strettamente criminologico e criminogenetico, numerose
sono state le teorie che hanno messo in luce la pericolosit reale del mezzo televisivo,
soprattutto per gli adolescenti, unitamente al rischio di emulazione di attivit e gesta.
Analoghe considerazioni riguardano rivista di moda: giovani corpi bellissimi, sinuosi,
apparentemente felici, indifferenti alle fatiche del vivere quotidiano. Anche questo
pervasivo e destabilizzante; basti pensare, ad esempio, che in alcuni casi di infanticidio,
alcune madri hanno ammesso di aver ucciso il proprio figlio perch ritenuto responsabile di aver sformato il loro corpo a causa della gravidanza; tipici casi in cui gli equilibri sono stati fortemente compromessi e sui quali si vanno ad innestare proiezioni irrealizzabili, che formeranno una miscela esplosiva da far detonare sempre pi spesso
in famiglia.

6.18 La criminalit clericale


Anche il rapporto tra criminalit e religione ha costituito fondamento di ricerca per
la criminologia; ad oggi, questa connessione risulta indimostrabile. la storia a fornire alcuni esempi che, in un primo momento farebbero pensare ad attivit delittuose da
parte del potere religioso, ma che, a una ragionata analisi, si traducono in avvenimenti
legati al contingente periodo politico-sociale.
Si ha notizia che il primo massacro etnico-religioso avvenne a Costantinopoli il
12 luglio del 400, allorquando settemila goti ariani furono sterminati su iniziativa del
vescovo Crisostomo. Poco conosciuto il massacro di circa ventimila samaritani, avvenuto in Palestina nel 529, a seguito di una loro ribellione, dovuta alle continue persecuzioni cui erano sottoposti dai cattolici.
Pi note le stragi reciproche fra goti ariani e romani cattolici avvenute in Africa
settentrionale e in Italia: in tal caso, si pu parlare di vera e propria crociata auspicata
144

Forme di criminalit

dal papato, che, quindi, da considerare mandante e responsabile di tutti gli inenarrabili orrori che trasformarono lItalia di quellepoca in un deserto di fame e rovine.
Le stragi non si limitavano agli eretici, ma coinvolgevano anche gli ebrei che ad
Alessandria dEgitto subirono lo sterminio parziale e la deportazione totale di questa
loro popolatissima comunit, la pi numerosa della diaspora.
Per la repressione del paganesimo, limperatore Teodosio II var unampia codificazione che prevedeva pene draconiane contro chiunque si ostinasse nei vecchi riti idolatrici: larte classica fu gravemente colpita da numerose devastazioni di insigni templi
e la cultura lo fu dallincendio dei libri, accusati di essere strumento del culto pagano
(esempio famoso il rogo dei libri sibillini). Tutti i centri filosofici furono chiusi, i maestri esiliati o uccisi, come la famosa Ipazia di Alessandria, assassinata con la co-responsabilit del patriarca Cirillo; anche le Olimpiadi furono vietate, i teatri chiusi, trasformati in cave di pietra.
In questepoca, iniziano le prime stragi fra cattolici determinate dalle ambizioni
contrastanti dei diversi gruppi di potere clericali, sia a Roma sia in molte ricche sedi
diocesiane. Il 26 ottobre 366, ben 137 fedeli dellantipapa Ursino, furono massacrati
allinterno della basilica di S. Maria Maggiore dai fautori di papa Damaso, tutti mercenari assoldati fra la manovalanza della criminalit dellepoca.
Abbiamo anche i primi casi di papi morti improvvisamente in circostanze da far
sospettare un avvelenamento, ma il peggio in questo campo avverr nei secoli seguenti. La complicit fra alto clero e potere politico imperiale sono state ben evidenziate: la
situazione di sistematica intromissione aveva investito perfino la teologia dogmatica,
poich tutti i concili ecumenici erano convocati dagli imperatori bizantini che, spesso vi imponevano la loro volont autocratica. In tali assemblee, il potere dei papi non
era affatto preminente, come invece indicano i testi storici filo-cattolici. La pretesa
dei papi di avere un primato su tutta la cristianit, proprio perch a Roma sarebbe
morto lapostolo Pietro, polemicamente contestata dallautore su basi scritturali e
storiche.
Ai nostri giorni, la situazione risulta ben diversa: la Chiesa non fomenta guerre,
non opera stermini, non diffonde lodio: al contrario, promotrice di pace. Solo alcune cellule del suo apparato hanno destato sgomento, apprensione, coinvolgendo, al
contempo, lopinione pubblica sui drammatici episodi di pedofilia, antichi o recenti, in
cui sono stati purtroppo coinvolti sacerdoti o religiosi cattolici. Alcuni casi statunitensi e canadesi hanno avuto grande risonanza, e hanno indotto singole diocesi e le conferenze episcopali nordamericane ad avviare inchieste e a proporre misure preventive.
Stabilire quanti sono i preti e i religiosi cattolici pedofili non irrilevante. Le tragedie
individuali sono difficilmente descritte dalle statistiche, ma il quadro statistico pu
aiutare a capire se si tratta di casi isolati o di epidemie, o se vi qualche cosa nello stile
di vita del clero cattolico che rende questi episodi pi facili a verificarsi, di quanto non
avvenga, per esempio, fra i pastori protestanti o fra i maestri di scuola laici. La Chiesa
cattolica, almeno in Nord America, ospita una percentuale di pedofili elevata e unica
rispetto a tutti i gruppi religiosi dotati di un clero o di religiosi. Le statistiche parlano
di migliaia di casi.
In tema di abusi sessuali, Shupe, sostiene che questi sono pi diffusi fra il clero
cattolico che altrove, anche se le cifre correnti sono certamente esagerate. Il sociologo
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Criminologia ed elementi di criminalistica

dellIndiana, peraltro, non convinto che il celibato o la tolleranza dellomosessualit


spieghino il fenomeno: infatti, alcune denominazioni al cui clero non viene richiesto il
celibato (episcopaliani, avventisti), o che attaccano in modo militante le campagne per
i diritti degli omosessuali (mormoni), avrebbero percentuali di rischio simili alla Chiesa cattolica. Il problema, ritiene Shupe, che la Chiesa cattolica, come la Chiesa mormone o quella episcopaliana, una struttura piramidale, gerarchica, con un sistema che
tende, naturalmente, a prescindere dalle buone intenzioni individuali, a proteggere una
figura religiosa quando attaccata dallesterno. Questa dinamica, se ha portato in altri
settori vantaggi alle Chiese organizzate in modo pi gerarchico, avrebbe anche permesso ai pedofili di sentirsi, in qualche modo, protetti e tutelati. Shupe pensa che i casi di
pedofilia clericale cattolica nellultimo trentennio, negli Stati Uniti dAmerica e in Canada, siano un paio di migliaia, e coinvolgano intorno alluno per cento dei sacerdoti
e dei religiosi. Ma ammette che le statistiche sono difficili perch, a partire da poche
centinaia di condanne, occorre estrapolare e speculare sulla base di sondaggi, quanti casi non sono denunciati. Shupe, sostiene, inoltre, da anni, che la criminalit dei colletti
bianchi oggi affiancata, per una serie complessa di ragioni, da una criminalit clericale, diffusa presso ministri di tutte le confessioni che comprende anche, se non soprattutto, reati economici e finanziari.

6.19 La criminalit femminile


In Italia, si verificata una vera e propria rivoluzione culturale e giuridica che
ha inciso profondamente e a vari livelli: dalla procreazione controllata alla liceit dellaborto, dal divorzio allabrogazione del reato di adulterio femminile e di omicidio
e lesione personale a causa donore, dalla legge n. 903, che sancisce formalmente la
completa parit di trattamento in materia di lavoro tra uomini e donne, a quella che
promuove azioni positive per la realizzazione della parit uomo-donna nel lavoro. Se
vero, comunque, che la donna ha assunto un quadro di dignit indiscutibile e di
parit, altrettanto vero che si registra, altres, un aumento del tasso di criminalit
preoccupante; alcuni studiosi collegano tali attivit a un concreto processo di emancipazione. Le cronache riferiscono di ingressi delle donne in ambito di criminalit organizzata, nelle quali assumono, talvolta, posizioni di leadership, comportandosi, in
maniera spietata e senza scrupoli. Molti nomi di donna, inoltre, compaiono tra coloro
che hanno attivamente partecipato a fenomeni terroristici. Nei vari gruppi terroristici,
il ruolo ricoperto dalle donne non differiva in modo marcato da quello dei maschi.
Troviamo, infatti, donne terroriste che hanno partecipato alla fase ideativa e a quella
decisionale, a quella strategica e alla realizzazione del fatto criminoso. In molti attentati, stata segnalata la presenza costante di donne nei commando che attuavano gli
agguati, e questa peculiarit presente sia nelle organizzazioni terroristiche di estrema
sinistra, che in quelle di estrema destra. Questo esempio, come ovvio, non probante, perch sconta la situazione contingente ed anomala di un fenomeno dalle caratteristiche di eccezionalit, e che era esteso anche ad altre nazioni europee. Inoltre,
racchiude un numero esiguo di casi rispetto al totale della criminalit, e, comunque,
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Forme di criminalit

registra una superiorit numerica maschile. Nella mafia, oggi, la donna sostituisce,
spesso integralmente, le funzioni delladepto-uomo, discostandosi dalle precedenti,
perch ha scelto limpegno e il ruolo della donna di mafia, pretendendo e ottenendo
di agire allinterno dellorganizzazione. Questo ha portato alcune di loro, perfino, a
rinnegare mariti e figli perch pentiti, quasi che far propri i valori mafiosi fosse sinonimo di quel protagonismo negato che ha contrassegnato, e in parte ancora contrassegna, il ruolo femminile allinterno di queste organizzazioni. Il pi delle volte, per, si
parlato delle donne di mafia che si sono schierate dalla parte della legalit. Una sorta
di evoluzione, quindi, sembra avere interessato anche le donne di questi ambienti cos particolari. Specialmente le pi giovani, infatti, non vedono pi nella lealt e nella
sottomissione ai loro uomini un univoco referente. I casi sono numericamente poco
rilevanti, ma forniscono una sia pur parziale smentita empirica del nesso tra emancipazione femminile e aumento della partecipazione alla criminalit. Daltronde, in
questo caso particolare, le donne risentono del peso di un processo di liberazione molto lento, faticoso e sofferto. Per chi, non per scelta, ma per forza maggiore, si trovato
a vivere in tali organizzazioni, liberarsi dalla cultura mafiosa con le sue ferree regole di
sempre, unimpresa difficile.
Per valutare se, e in che modo, la criminalit femminile cambiata, opportuno
fare riferimento alle statistiche criminali. Da un punto di vista strettamente quantitativo, linferiorit numerica dei reati commessi da donne, rispetto a quelli dellaltro sesso,
netta e costante. Negli ultimi dieci anni, i rapporti tra i sessi, in media, sono: per le
persone denunciate, 18 donne ogni cento uomini; per i condannati di 15,5; per gli entrati in carcere dallo stato di libert si riduce a 8,2 donne ogni cento uomini. Valori che
non hanno subto oscillazioni di rilievo nel periodo considerato. Si pu ricordare che la
componente femminile poco presente anche in altri comportamenti devianti. Ricerche
sui giovani confermano che tra le ragazze non compaiono ancora manifestazioni caratteristiche delle sottoculture e delle bande delinquenti. Per quanto concerne la situazione italiana, si denota, nellambito dei reati, un aumento numerico delle fattispecie:
furto nei grandi magazzini, falsa testimonianza, infanticidio, e cos via. Merita un particolare cenno la c.d. attivit di sfruttamento della prostituzione, laddove, unaltissima percentuale di donne sono effettive tenutarie delle case di appuntamento; accanto a questa
realt ce ne sono altre, le cui protagoniste sono sempre donne, ma sfruttate, seviziate,
allontanate dalle famiglie, in situazione di subalternit, per puro business. Particolare
preoccupazione, desta laumento della criminalit femminile in ambito intra-familiare:
omicidi del coniuge, maltrattamento della prole, figlicidi, violenza generalizzata. Anche le
dinamiche delittuose sono mutate nel tempo: oggi, le donne, le mamme uccidono di
pi (si pensi ai casi di incuria nei confronti di bambini che muoiono per denutrizione, a quelli in cui i bambini sono stati uccisi perch introdotti dentro una lavatrice, ad
altri che vedono bambini massacrati durante il sonno o in situazioni di veglia, oppure
affidati o venduti per placare il desiderio di qualche pedofilo). Anche per la criminalit femminile opportuno tenere in debito conto la c.d. cifra oscura, e ci in ragione
di unelevata quantit di reati che vengono consumati, ma di cui lautorit giudiziaria
non ne viene a conoscenza.

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Criminologia ed elementi di criminalistica

6.20 Gli omicidi in condominio


La criminologia moderna ha iniziato a muovere concretamente i propri passi nella
direzione, assolutamente nuova, di forme di criminalit, che, nel passato, non rientravano nel proprio campo dindagine. Ci si riferisce alle forme delittuose che maturano
in condominio, ad opera degli inquilini degli stabili. La cronaca giornalistica, pur occupandosi di alcuni casi, pu semplicemente limitarsi ad esporre, o meglio a raccontare, i fatti, le dinamiche, ma compito del criminologo indagare sul perch, e, in maniera approfondita, sul come.
La rivalit condominiale costellata da una serie di eventi che, solitamente, si esauriscono in attacchi verbali (soprattutto durante le riunioni di condominio), anche se,
nel passato, non sono mancati i c.d. passaggi allatto delittuoso, quali derivazioni dirette di antichi dissapori, o di vendette per torti subti. In qualche caso, la rivalit, metabolizzata nel tempo, ha portato a vere e proprie stragi, spesso, pianificate nei dettagli e perpetrate con intenzioni precise. In questo caso, la razionalit era semplicemente
obiettivata al male, perch, in tali soggetti, mancavano o risultavano traviate proprio
quelle regole introiettate di giustizia e ingiustizia.
Per comprendere sino in fondo lorigine di un atto di violenza o di omicidio in
condominio, opportuno costruire analiticamente il profilo personologico dellautore o degli autori. Se ci confrontassimo con questi assassini, non ci sorprenderemmo di
ascoltare le motivazioni, del tutto razionali, ai loro gesti. Solitamente, latto delittuoso
la risultante di eventi ripetutisi, come rumori molesti dei vicini, di neonati che piangono, di contenziosi in denaro, di problematiche inerenti costruzioni aggiuntive o abusive, e cos via. Tutti elementi che, nella psiche di particolari individui, possono trasformarsi in fattori criminogenetici. Spesso, tra i condmini, risulta mancante la capacit
empatica, consistente nel mettersi nei panni altrui, di perdonarne gli aspetti sgraditi, di
comprendere le motivazioni di alcuni gesti.
Quando questa capacit empatica presente, la convivenza serena ed i sentimenti di odio vengono ridimensionati; questi ultimi, non si producono a un tale livello di
intensit da condurre allatto aggressivo.
Gli omicidi non sono, in unalta percentuale di casi, generati da sentimenti di odio
cieco e senza controllo, frutto di un minus empatico, quanto piuttosto da una totale
assenza di emotivit, unanaffettivit completa e pervasiva, che la vera essenza della
psicopatia.
In tali soggetti, non c amore, ma non c neppure odio, c il silenzio dellemozione, il vuoto sentimentale, una voragine di intelletto traviato senza il supporto di un
sufficiente coinvolgimento empatico.
Ci anche il risultato della freddezza con cui, tali soggetti, riescono a costruirsi,
al momento, un alibi, senza manifestare, successivamente, alcun segno di pentimento
o ravvedimento.

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Forme di criminalit

6.21 I minori e luso distorto delle tecnologie di


comunicazione
Lavvento di nuove e sempre pi sofisticate tecnologie ha migliorato e qualificato, in modo particolare, la comunicazione, contribuendo, da un lato, ad accorciare le
distanze e, dallaltro a rendere pi agevole lassolvimento di una serie di funzioni prima impensabili. altrettanto vero, per, che la tecnologia, spesso, pu diventare anche
unarma da rivolgere contro un individuo ed i suoi diritti, tale che, in ambito europeo,
in particolar modo, il tema dei minori e delluso delle nuove tecnologie viene affrontato
nella dimensione del presente e del futuro. Il cellulare (o telefonino), ad esempio, rappresenta uno strumento che ormai sempre pi spesso vediamo usato con perizia (quasi
da invidia) da giovani e giovanissimi. Il cellulare, sempre pi tecnologico e convergente, richiede unattenzione specifica per evitare che possa essere mezzo di danno, specie, per i pi piccoli. Ci che era nato per accorciare le distanze, dando la possibilit di
comunicare continuativamente, sta ottenendo, anche, linteresse della criminologia moderna e, parimenti, la mobilitazione da parte di organizzazioni per la tutela dei minori,
associazioni di genitori, organizzazioni di consumatori, operatori di reti mobili, fornitori di servizi, fabbricanti di telefoni e di reti internet. Se, da un lato, la comunicazione
mobile rappresenta una grande opportunit per lo sviluppo delle economie e delle societ europee, dallaltro, necessario, altres, riflettere sui fenomeni nuovi, di carattere
criminogeno, che stanno interessando le tecnologie della comunicazione.
Lanalisi riguarda i problemi legati ai contenuti e ai comportamenti, quali laccesso
a materiale illegale o nocivo, il bullismo, o linvio, tra bambini o adolescenti, di messaggi e foto a carattere offensivo o compromettente; a ci si aggiunge il preoccupante
fenomeno della seduzione di minori, consistente, attraverso la messaggistica telefonica,
in tentativi da parte di uno sconosciuto di diventare amico di un bambino al fine di incontarlo; e ancora, in generale, i rischi per la tutela della vita privata dei minori.
Negli ultimi anni, il numero di bambini o di giovani che utilizzano i telefoni cellulari aumentato vertiginosamente; allo stesso tempo cresciuto in modo altrettanto
esponenziale il numero di funzionalit di cui sono dotati i telefoni cellulari. Secondo
un sondaggio del maggio 2006, in Europa, il 70% dei giovani tra i 12 e i 13 anni e il
23% dei bambini det compresa tra gli 8 e i 9 anni possiede un telefono cellulare. Oggi, i telefoni cellulari permettono di inviare e ricevere messaggi video, di utilizzare servizi dintrattenimento (ad esempio scaricare suonerie, giochi, brani musicali e filmati),
di accedere a internet, e di utilizzare servizi basati sulla localizzazione degli utenti.
Le videocamere e le tecnologie fotografiche di cui sono dotati, oramai il 70% dei
telefoni cellulari, (specie quelli di ultima generazione), innescano, con particolare riferimento agli adolescenti, da un lato, meccanismi legati alla sperimentazione delle funzioni stesse del telefono, dallaltro, lutilizzo di tale strumento che, in particolari occasioni, funge da elemento criminogeno e ricattatorio.
A tal proposito, ci si riferisce ai recenti casi in cui, certe forme di violenza, di sopraffazione, di negazione dei diritti e della libert, viaggiano da un cellulare ad un altro, o, attraverso la rete internet. Violenze perpetrate allinterno delle scuole, nelle aule,
nei luoghi di ritrovo degli adolescenti, oppure, in abitazioni private, tutte consumate
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Criminologia ed elementi di criminalistica

con estrema leggerezza, filmate attraverso le videocamere e diffuse, come fosse solo un
gioco.
Adolescenti con problemi di disabilit che vengono scherniti, minacciati, percossi,
ma, al contempo, ripresi da un occhio tecnologico, sempre pi sofisticato. La spettacolarit di tale tipologie di violenza ha il solo compito di sbalordire gli altri, farli ridere
e divertirli. Accanto a questi nuovi e contemporanei tragici eventi, anche la sessualit
gioca la sua parte.
Dietro le violenze, gli stupri, i rapporti sessuali tra minorenni, le attivit sessuali
generalizzate, queste ultime vissute precocemente, e, spesso consensualmente da parte
delle adolescenti, vi , oggi, uno strumento, il telefonino, che pu essere utilizzato come unarma: quella del ricatto. Tutti questi eventi sono il prodotto di una societ che
diventata incapace di gestire le nuove generazioni. Luso distorto delle tecnologie deve trovare soluzioni, anche drastiche. Occorrerebbero segnali, in particolar modo provenienti dalla giustizia minorile, dinanzi a tali casi di indirizzo penalistico. Le famiglie
degli adolescenti non sono contrari alluso del telefono cellulare da parte dei loro figli, anche perch, tale strumento consente il controllo, in ordine alla loro ubicazione,
quando sono fuori di casa; sarebbe opportuno, allora, che le memorie dei cellulari venissero, periodicamente, controllati dagli stessi genitori, per indagarne il contenuto, in
ordine a numeri, messaggi, foto e video.
Se tali fenomenologie delittuose, a opera di minori, dovessero moltiplicarsi, sar
opportuno, in un immediato futuro, affidarne il controllo contenutistico ai fornitori dei servizi di telefonia ed internet, e ci a scopo di tutela e di promozione dei diritti
umani.

6.22 Le riposte alle devianze minorili


Il nuovo processo minorile ha operato un cambiamento non indifferente dal punto di vista di operatori, servizi e comunit. Oggi, infatti, il recupero del soggetto che
impatta con il sistema penale richiede una programmazione estremamente personalizzata dinterventi che vede impegnati ed interagenti vari soggetti: il minore, la famiglia,
lambiente in cui vive (scuola, lavoro...), i servizi sociali ministeriali e quelli del territorio e, naturalmente, la Magistratura. Anche la ricerca pedagogica e psicologica sul
trattamento educativo dei minori disadattati e devianti consente di compiere alcune
osservazioni interessanti. In primo luogo, oggi si assiste ad un progressivo abbandono
del modello di trattamento comportamentista, centrato in pratica sulla richiesta di una
modificazione del comportamento sulla base di una contrattazione che tendeva a risolversi in un sistema di rinforzi positivi e negativi. In altri termini, lidea che un minore
agisce, in modo pi o meno deviante, sulla base degli schemi di significato che possiede. Prima di pretendere che un minore smetta di giocare il solo ruolo che sa giocare,
bisogna che gli sia data lopportunit di utilizzare, e far propri, schemi, alternativi di
pensiero e azione. Il cambiamento del comportamento segue, non precede, il processo
di costruzione e ricostruzione identitaria che lintervento educativo dovrebbe favorire.
Appare ovvio che questindicazione in linea con la pi ampia questione riguardante
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Forme di criminalit

la costruzione del progetto educativo. Questultimo consente di sviluppare alcune riflessioni fondamentali:
a) La relazione con leducatore il principale motore del cambiamento. Una prima
componente necessaria rappresentata dallinvestimento affettivo e dalla gestione
pedagogica del transfert. I processi didentificazione, daffiliazione, dattaccamento, di dipendenza, incidono nella storia evolutiva del minore. Perch si trasformino in momenti educativi funzionali, essi devono essere presi in considerazione e
trattati in modo congruente con le specifiche esigenze evolutive del minore.
La disponibilit, i segni dellaccoglimento affettivo, le funzioni di sostegno, strutturazione e contenimento svolte dalleducatore, costituiscono il fondo del terreno
relazionale su cui articolare norme, regole e autorevolezza. Perch tale relazione sia
costruita come strutturante e rassicurante, la quotidianit del rapporto appare fondamentale. Il che rileva la debolezza dei modelli educativi, quando questi si risolvono in incontri saltuari con leducatore. Inoltre, la dimensione della progettualit
connessa alla comunicazione al minore di una positiva scommessa sulle sue capacit, abilit, competenze. Lipotesi di fondo che lorientamento al futuro, la dimensione progettuale siano fattori costitutivi dellidentit: scopi da raggiungere, progetti cui partecipare diventano dei dispositivi per cominciare a sperimentare lefficacia
e la praticabilit di nuovi e differenti modi di pensare e di agire. In altri termini, la
presa di distanza dal passato il prodotto di un differente modo di agire nel presente
e di pensarsi nel futuro. La comunicazione tra minore ed educatore deve rispondere a un modello circolare, cio dare al minore la possibilit di partecipare alla contrattazione del proprio percorso, negoziare regole e norme, passare da un comportamento di ruolo centrato sullautorit ad un modello di autorevolezza, accogliere,
contenere e restituire in forma pi organizzata emozioni e comportamenti disordinati. Ci al fine di sostenere il versante rassicurante, contenitivo e strutturante della
relazione e di trasformare il minore, seguendo uno schema simbolico-interazionista,
in un interlocutore attivo di un processo di cui dovrebbe essere protagonista.
La competenza, la disponibilit e soprattutto lattendibilit delleducatore e la stabilit della relazione, sostengono la probabilit che egli diventi per i ragazzi e le
ragazze un riferimento autorevole di realt. Il suo punto di vista, tradotto anche
in norme e regole, diventa quadro di riferimento, orienta, sostiene e contiene reazioni e comportamenti. La costruzione delle esperienze orientate al cambiamento
e dellidentit si collocano oltre la prima formazione. Questo processo di cambiamento destinato a soggetti che hanno gi vissuto esperienze e sedimentato vissuti. Nel corso della propria storia, il minore ha avuto modo di consolidare alcuni
schemi di significato che egli sente propri e, spesso, per nulla disadattivi, introiettati e difesi come propri, essi possono avere maggiore o minore grado di stabilit
e strutturazione in base alle esperienze vissute e alla loro stereotipia. Lintervento
rieducativo costruisce contesti ed esperienze nuovi o differenti da quelli che hanno
caratterizzato lambiente del ragazzo o che sono stati propri della sua formazione.
Entro questi contesti e attraverso essi, il minore ha lopportunit di sperimentare
differenti figure e differenti modalit di essere percepito e trattato dagli adulti di
riferimento, differenti aspettative e reazioni al suo comportamento, nuovi stimoli
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Criminologia ed elementi di criminalistica

e opportunit dazione, nuove forme di comunicazione interpersonale. Leducatore sostiene il minore e lo accompagna in queste esperienze, fornendo supporti ma
senza sostituirsi a lui. La condivisione di spazi, tempi, attivit e momenti della vita
quotidiana ha un duplice scopo: in primo luogo, consente alleducatore di conoscere a poco a poco le categorie attraverso cui il minore interpreta e fa fronte alla
sua realt quotidiana, osservando come il minore interagisce e fa fronte ai compiti
e alle situazioni quotidiane e, interagendo con lui, leducatore pu comprendere la
chiave interpretativa del suo mondo in modo pi preciso che attraverso colloqui
istituzionalizzati; in secondo luogo, se leducatore riesce a inserirsi o a costruire un
micro-ordine della vita sociale, egli ha maggiori ambiti dintervento, condividendo
ritmi, attivit, luoghi della vita quotidiana che leducatore pu trasformare in ambienti pi protetti e controllati, entro cui il minore pu sperimentare nuovi modi
di conferire ordine e dotare di senso la realt. Naturalmente, la condivisione della
vita quotidiana assume forme differenti se lintervento educativo si svolge in strutture diverse (carcere, comunit residenziali) o se esso si articola in forme di educazione di strada o di progetti. Nella progressiva ridefinizione dellidentit personale, lesperienza del gruppo rappresenta il contesto di costruzione o rielaborazione
delle competenze sociali.
Alcuni dispositivi che caratterizzano la vita di gruppo (il senso dappartenenza, la
complementariet dei ruoli, la competitivit, la cooperazione, istituzione di norme
e sanzioni) possono tradursi in altrettante risorse formative.
Leducatore pu inserirsi allinterno di gruppi naturali o aggregazioni spontanee
contribuendo a ridefinirne dinamiche interpersonali e valori, facendo anche in modo che il gruppo contenga, risolva e riassorba i suoi membri devianti perch non si
creino le condizioni per la riedizione di meccanismi di espulsione che molti ragazzi potrebbero aver gi subito in altri luoghi e in altri momenti. I tempi dellintervento educativo, inteso come processo di costruzione identitaria, come unopportunit di crescita che punta al cambiamento, si collocano sul medio-lungo termine.
Alcuni fattori hanno quindi contribuito a orientare verso la territorializzazione dei
servizi educativi: le conseguenze devastanti dellistituzionalizzazione, la necessit di
rispondere in termini di servizi alle misure alternative alla detenzione previste dal
nuovo codice di procedura penale minorile, la necessit di prendere in carico i minori a rischio. Da questo punto di vista, hanno acquistato sempre maggiore rilevanza sociale e interesse scientifico due luoghi/modi dellintervento preventivo/educativo: la comunit e la strada.

b) Le comunit di tipo familiare


Linserimento in comunit previsto sia per i soggetti a rischio psico-sociale, sia
per i soggetti che sono gi entrati nel circuito penale. Lallontanamento dai contesti abituali stabilito sulla base del principio della protezione del minore e non dal
minore. In tal senso, la residenzialit consente di lavorare sulla funzione strutturante delle routine quotidiane e su quella contenitiva della relazione con gli educatori. I principi pedagogici di base che regolano la comunit sono essenzialmente:
la vita quotidiana come contesto educativo, lequilibrio tra rapporto individualizzato e dinamiche relazionali di gruppo. La vita residenziale non vista come puro
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Forme di criminalit

contenitore o appoggio al ragazzo, ma come la reale chiave di volta dellintervento educativo, infatti, accoglimento, sostegno, contenimento, mediazione con ambienti non protetti (la scuola, i familiari), condivisione di esperienze attuali, progetti futuri, nuove opportunit di relazione, dovrebbero caratterizzare la vita del
ragazzo in comunit. Attualmente, sembra che la formula pi indicata per interventi di tipo preventivo/rieducativo sia la comunit, con un numero di ospiti non
superiore alle dieci unit. Le dimensioni contenute del gruppo di residenti, consentono, infatti, linstaurarsi di significative relazioni faccia a faccia e la costruzione di una nuova storia condivisa e significativa fatta di rituali della vita quotidiana,
ma anche di eventi salienti, tutte precondizioni per linstaurarsi di nuovi modi di
agire e di pensare.
c) Leducazione di strada
In Italia, la figura professionale delleducatore di strada acquista sempre maggior
rilevanza sia sul piano della riflessione pedagogica che su quello della progettazione di interventi. In alcune citt (Palermo, Torino, Milano, Bologna, Napoli), sono
in atto modelli di intervento formulati intorno a questidea. Lidea di fondo linversione di direzione: non il minore che va o condotto al servizio sociale, il
servizio che va verso il minore e lo incontra o lo aggancia l dove si trova, ci consente di raggiungere utenti che forse non avrebbero mai incontrato i servizi e che
spesso sono quelli che ne hanno maggiore bisogno.
I presupposti sono quelli della pedagogia territoriale, particolarmente indicati ad
orientare lintervento educativo in ambiti, in cui la devianza ha, o rischia di avere,
carattere strutturale e non occasionale, in quanto sostenuta e legittimata dal tessuto sociale e dalla cultura locale.
I caratteri distintivi di questo servizio sono: conoscenza delle categorie locali, regole, norme e modelli di comportamento attraverso cui adulti e minori interpretano
e ordinano la loro realt, stabiliscono significati, stringono alleanze, contrattano
modalit e margini di accesso al loro mondo, accordano fiducia o diffidenza.
La conoscenza di questo ordine di fattori decisiva: un minore che ha abbandonato la scuola a Napoli e ha contatti con la criminalit, pu aver trovato, in questo,
non solo una gratificazione economica personale, ma anche il modo di contribuire
responsabilmente al bilancio familiare.
Leducatore si trover di fronte a una scelta che trova legittimazione sul senso del
dovere o sullattaccamento familiare. Ancora, stato accennato che la devianza
pu funzionare come un vero e proprio percorso formativo, costellato da prove
diniziazione alla vita adulta in cui il coraggio, lintraprendenza e la spregiudicatezza sono fondamentali. In questo senso, qualunque opportunit alternativa rischia
di non fare alcuna presa sul minore se non si inscrive sulle categorie locali, se non
risponde alle esigenze del tessuto sociale. Laccesso delleducatore, la sua accettazione da parte del quartiere, della strada, dei gruppi naturali, dipende largamente,
nelle prime fasi, dalla sua capacit di trovare dei margini di compatibilit tra il suo
ruolo, le sue funzioni e il campo in cui si trova.
La ricerca di una sinergia e di una reciproca legittimazione con la gente del luogo sono fondamentali. Il quartiere, la strada sono una rete di relazioni fortemente
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Criminologia ed elementi di criminalistica

strutturate, nei cui confronti, leducatore , in prima istanza, lestraneo; in questa


rete, altri sono gli adulti di riferimento, quelli che hanno ascendente sul ragazzo,
quelli a cui questi accorda fiducia e rispetto, alla cui fiducia e rispetto sono interessati. Per acquistare credibilit agli occhi del ragazzo, leducatore deve, in primo luogo, acquistarli agli occhi degli altri, deve farsi legittimare dagli adulti di riferimento.
Il lavoro delleducatore di strada, comincia, dunque, con la costruzione di un certo
grado di consenso sociale, egli deve ottenere legittimazione e autorevolezza prima
di tutto agli occhi di chi diventato un modello di riferimento per il ragazzo.
Due sono i nodi centrali contro cui si scontra leducazione di strada:

-
-

il primo ha a che fare con il confronto perdente con i guadagni che provengono da uneconomia illegale;
il secondo concerne lo scontro con i modelli che i minori hanno assimilato.

Il primo nodo di difficile soluzione pedagogica, perch leconomia illegale terribilmente competitiva rispetto alle proposte di qualsiasi educatore, anche se dipender tutto dalla misura in cui il tessuto relazionale legittima, tollera, incoraggia, ignora i traffici illegali del minore.
Il secondo nodo invece al cuore di questo intervento educativo. Uno dei compiti delleducatore di strada quello di diventare un modello alternativo rispetto a
quello o a quelli che la famiglia, il quartiere e la strada propongono.
Perch il modello identitario proposto riesca ad affiancarsi prima e sostituirsi poi
ai modelli rilevanti per il soggetto, leducatore deve diventare oggetto di investimento affettivo.
Ci comporta unattenzione alla costruzione della relazione con il minore, un lavoro di mediazione con gli adulti del quartiere pi vicini ai ragazzi, linserimento
delleducatore nei gruppi naturali e conseguente coinvolgimento di una base pi
allargata di destinatari del progetto educativo.

Il processo di cambiamento del quadro normativo, avviato dal nuovo codice di


procedura penale per i minorenni, ha comportato una ridefinizione dellassetto organizzativo e gestionale dei servizi dellamministrazione della giustizia minorile. Il sistema dei servizi della giustizia minorile rappresenta, infatti, larea di supporto allimplementazione delle linee, delle strategie politiche e, pi specificatamente, delle decisioni
prese dallautorit giudiziaria nellambito della competenza penale. Ai preesistenti servizi (come lufficio di servizio sociale e lIstituto Penale), si affiancano nuovi servizi,
come il Centro di Prima Accoglienza, la Comunit Educativa, i Centri Diurni Polifunzionali, titolari della nuova filosofia dellazione penale e di tutte le misure penali in area
esterna, che, come si detto, rappresentano lattuale tendenza di politica preventiva in
Italia. Lufficio di servizio sociale costituisce il servizio che accompagna il ragazzo nel
suo percorso penale, dallinizio alla fine. Opera sulla base di un mandato istituzionale
che ne prevede limmediata attivazione dal momento in cui, a seguito di denuncia, un
minore entra nel circuito penale. Il nuovo codice prescrive lattivazione del suo intervento nei confronti del minore, entro 96 ore dallinizio del suo stato darresto e di fermo. Lufficio, cura, inoltre, il progetto educativo del minore in misura cautelare non
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Forme di criminalit

detentiva, gestisce la misura della sospensione del processo e della messa alla prova e
segue complessivamente tutte le misure alternative e sostitutive.
Svolge, altres, compiti di assistenza in ogni stato e grado del procedimento e predispone la raccolta di informazioni utili per laccertamento della personalit del minore su richiesta del P.M. LIstituto Penale, spazio originariamente preposto allesecuzione
della misura cautelare detentiva e della pena, vede una sua ridefinizione organizzativa
pi funzionale a unazione educativa sempre pi integrata con i servizi della giustizia
minorile e del territorio. Il Centro di Prima Accoglienza (CPA) una struttura filtro
che ospita i minori arrestati e fermati per un massimo di 96 ore in attesa delludienza
di convalida; si tratta di un servizio finalizzato a evitare limpatto con il carcere e che si
connota strutturalmente come una casa, dove gli operatori minorili accolgono, informano, sostengono il minore e avviano una prima prefigurazione del progetto educativo, se il minore rester nellarea penale. Le altre nuove tipologie organizzative, comunit e centri diurni polifunzionali, rappresentano servizi di supporto allintervento in
area penale esterna e vedono attualmente prevalere la formula del convenzionamento o
della cogestione con le forze del privato sociale.
Il recente Progetto 98, elaborato dallUfficio Centrale per la Giustizia Minorile,
costituisce una sintesi delle esperienze maturate in quella fascia dintervento nota come
area penale esterna (misure cautelari non detentive, messa alla prova, riconciliazione),
il cui aspetto caratterizzante dato da una relazione operativa che si dispiega, oggi ed in
prospettiva, al di fuori degli ambienti istituzionali in un rapporto, sia pure non semplice, di stretta interdipendenza con i servizi locali e con i contesti socializzativi di appartenenza del minore. La concretizzazione di tali presupposti prende avvio da una modifica strutturale che, nelle future tendenze di politica preventiva, si realizza nel Centro
Polifunzionale di Servizi, una struttura situata nei territori di competenza dei diversi
Centri per la Giustizia Minorile. Il Centro Polifunzionale si compone di diversi servizi: Servizio di prima accoglienza, Servizio sociale, Servizio diurno polifunzionale, Servizio
comunit, Servizio controllo rafforzato.
Appare ipotizzabile, per il prossimo futuro, che i primi due servizi evolveranno
coerentemente con gli sviluppi dellinnovazione in corso. Il servizio diurno rappresenta,
invece, lespressione pi immediata dellobiettivo di garantire continuit con lesterno.
Tale struttura, infatti, non riservata esclusivamente agli autori del reato, ma si rivolge
ad unutenza mista che accede alle attivit proposte tramite invio nel territorio (scuole,
parrocchie, servizi sociali territoriali ecc.).
Gli ultimi due servizi, costituiscono quelli pi direttamente organizzati in forma
istituzionale secondo modalit contenitive, diversamente articolate sulla base delle caratteristiche del ragazzo, della sua posizione giudiziaria o di problematicit presentate. Il
servizio di controllo rafforzato sostituisce lIstituto Penale ma, sostanzialmente, ne ripropone la logica per tutti quei casi che non possono accedere ad ipotesi meno strutturate.
I servizi comunit si differenziano, al loro interno, fra comunit filtro, con funzioni di accoglienza, inserimenti comunitari a medio e lungo termine e comunit protette, rivolte a quei ragazzi per i quali risulta inadeguato o prematuro il collocamento
presso strutture territoriali.
Questa nuova articolazione dei servizi e la complessit della proposta organizzativa, sempre pi orientate ad unapertura al territorio di appartenenza del minore a
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Criminologia ed elementi di criminalistica

rischio e/o che delinque, richiede la valorizzazione della multidisciplinariet e la specializzazione delle figure che si occupano del ragazzo, linterazione con i servizi e le professionalit del territorio, ma, soprattutto, la fluidit sia di circolazione interno-esterno, sia di passaggio del minore fra strutture e servizi.
Nel quadro della promozione di diritti e di opportunit dellinfanzia e delladolescenza, il diritto allo studio assume un ruolo centrale, soprattutto se inteso come diritto alla qualit e alla promozione del successo formativo; in questo modo, il fenomeno
della dispersione scolastica e dellinsuccesso educativo assume sempre pi il significato
di chiave di lettura non solo del servizio scolastico, ma dellintero sistema formativo; ,
infatti, un fenomeno complesso, sia per la sua fenomenologia (mancati ingressi, evasione dallobbligo, abbandoni, ripetenze, bocciature, frequenze irregolari), che per la pluralit di cause, interne ed esterne alla scuola, che lo determinano. La dispersione scolastica , pertanto, il sintomo di una situazione complessiva di disagio e disadattamento
che, laddove linsuccesso scolastico si correla, a seconda dei contesti territoriali, ad altre
cause di natura socio-economica-culturale, pu condurre, come nel caso Napoli, a fenomeni di rischio, marginalit e devianza. Non essendo riducibile a un modello lineare
di causa-effetto, va analizzato attraverso un approccio globale che superi la frammentazione degli interventi. Conseguentemente, per coniugare diritto allo studio e qualit dellistruzione e della formazione, necessaria unazione integrata, interistituzionale
che assuma come centrale la realt dellalunno allinterno di un sistema di relazioni e sia
funzionale allorganizzazione e realizzazione di un servizio integrato alla persona.
In linea con questo quadro teorico-metodologico, il Ministero della Pubblica Istruzione ha promosso in tutte le province piani organici di intervento che hanno due presupposti: larea territoriale come unit dintervento e linteristituzionalit.
Lorganizzazione dei suddetti piani ha previsto la costituzione di Osservatori, a
livello provinciale e di area: essi, hanno consentito lindividuazione di compiti rispetto allanalisi del territorio, alla ricognizione dei bisogni, alla progettazione integrata, al
coordinamento e alla gestione delle risorse, al fine di evitare la frammentazione e la sovrapposizione degli interventi, secondo una logica di rinforzare sul territorio il sistema
formativo integrato. Il modello dintervento ha visto la scuola e il territorio gestire le
problematiche legate al disagio e alla devianza, integrando competenze e compiti dei
diversi attori del processo. La metodologia di rete si confermata come lunica risposta possibile che il territorio pu dare alla complessit tipica del nostro sistema sociale,
allo scopo di evitare le forti autoreferenzialit dei diversi enti e istituzioni pubbliche, lo
spreco di risorse professionali ed economiche. Per consolidare le relazioni interne agli
osservatori, garantire la progettualit e lintervento, sono stati adottati protocolli dintesa, accordi di programma, protocolli operativi a sostegno dei progetti.
Per ci che attiene la prevenzione nei confronti dei minori, si deve sottolineare che
particolari esperienze di prevenzione della devianza minorile sono state compiute nel
nostro paese in contesti sociali e scolastici.
Un primo modello colloca lattivit di prevenzione in base alla fase di sviluppo del
comportamento criminale. questo il modello medico di G. Caplan (1964), che presenta tre tipi di prevenzione: la prevenzione primaria, che svolge la sua funzione allo
scopo di rimuovere o diminuire quei fattori criminogeni presenti nellambiente fisico
e sociale attraverso interventi educativi, di politica sociale e urbanistica; la prevenzione
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Forme di criminalit

secondaria, tesa allindividuazione precoce di potenziali delinquenti, soprattutto giovani, per i quali sono promossi interventi in grado di ridurre il rischio di comportamenti
antisociali; la prevenzione terziaria entra in gioco in seguito alla commissione di un crimine e per tale motivo finalizzata ad evitare la recidiva.
Una prevenzione situazionale, rivolta ad ostacolare fisicamente il compimento dei
reati, rappresentando una forma di prevenzione meccanica. Infine, abbiamo gli interventi di prevenzione individuale, che possono essere realizzati facendo o meno ricorso
a ricerche di tipo predittivo. Nel primo caso, i soggetti bersaglio di questi interventi
sono quelli in et infantile e preadolescenziale, i quali sono stati individuati come a
rischio delinquenziale; nellaltro caso, gli interventi, pur essendo diretti a bambini e
preadolescenti problematici, sono soprattutto indirizzati alla promozione e al benessere degli stessi soggetti e delle loro famiglie, pi che alla preoccupazione per gli atti
delinquenziali.
Un ambito di ricerca che negli ultimi anni in fermento quello del bullismo e
delle prepotenze nelle istituzioni scolastiche; lo scopo di queste ricerche mirato alla
progettazione e alla realizzazione di strategie rivolte al contenimento e alla riduzione
del fenomeno, attraverso la collaborazione e laiuto di insegnanti, genitori e gruppo dei
pari. In Italia, le esperienze effettuate come prevenzione della devianza minorile risentono, naturalmente, della diversit dei contesti di applicazione, delle diverse metodologie adottate, degli obiettivi e delle risorse utilizzate per la loro applicazione.

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CAPITOLO 7

Aggressivit ed anormalit personologica

7.1 Laggressivit
Il termine aggressivit indica sia il comportamento finalizzato alladattamento delluomo, in modo attivo, creativo e disponibile, al mondo che lo circonda, sia il comportamento violento, inteso come aggressivit fisica verso un essere umano con lintenzione
di fare del male.
La definizione di aggressivit non chiara: nella revisione della letteratura, infatti,
vari Autori, esponenti di impostazioni teoriche diverse, hanno affrontato il problema
privilegiando, maggiormente, lo studio delle origini e delle cause della condotta aggressiva,
piuttosto che il suo spessore clinico. Storicamente possiamo riconoscere tre posizioni
teoriche divergenti: 1) aggressivit come fenomeno teso alla distruzione; 2) aggressivit intesa come istinto innato di controllo e comando; 3) aggressivit come risultato di due istinti
umani fondamentali: quello della morte e della distruzione combinato a quello dellamore e
della vita. In tutti i casi, laggressivit si esprime con manifestazioni cognitive, emotive
e comportamentali (Rohrlich, 1998).
Il DSM-IV non prevede specificamente un disturbo aggressivo, ma il termine aggressivit compare nei criteri di diversi quadri clinici per cui la stessa si configura pi
come una dimensione transnosografica che non come un elemento psicopatologico
nucleare e strutturante. Nel disturbo del controllo degli impulsi non classificati altrove
(NAS), esiste il disturbo esplosivo intermittente, i cui criteri diagnostici includono la presenza di episodi ricorrenti, isolati, di incapacit di resistere agli impulsi aggressivi, che
causano gravi atti aggressivi o distruzione della propriet.
Anche in altri disturbi mentali classificati nel DSM IV, limpulsivit, la rabbia e
laggressivit fanno parte del quadro psicopatologico; nella schizofrenia, nellepisodio
maniacale, nella demenza, nellabuso di sostanze, nellalcolismo, nei disturbi di personalit (e in quelli borderline e antisociali in particolare), i comportamenti aggressivi sono
ben descritti. In altri disturbi, laggressivit pu essere presente in forma diversa, come
nel caso delle valenze suicidarie del depresso, degli attacchi di rabbia durante lattacco
di panico, dellintolleranza dellossessivo. La valutazione standardizzata, gi comples159

Criminologia ed elementi di criminalistica

sa nelle forme di aggressivit manifesta, pone problemi ancora maggiori quando laggressivit mascherata o indiretta, sia per i pochi strumenti proposti, sia per la difficolt
della raccolta dei dati mediante losservazione del comportamento, quando le condotte
aggressive sono meno obiettivabili
La valutazione dellaggressivit risulta particolarmente aleatoria quando si basa su
quanto il soggetto riferisce, come si verifica con gli strumenti di autovalutazione o con
le scale compilate dallosservatore sulla base dei dati ricavati dal colloquio. Pi attendibile dovrebbe essere la valutazione del comportamento da parte di un osservatore
esterno anche se, in realt, anche losservazione pone alcuni problemi, primo fra tutti,
quello pi strettamente legato alla natura stessa dellaggressivit che, generalmente,
un comportamento episodico, piuttosto che una condizione stabile o un comportamento abituale o frequente. Di solito, nel caso dei comportamenti episodici, la valutazione pu essere effettuata sulla base dellosservazione di un frammento del comportamento in questione, in quanto, esso sar, con buona probabilit, rappresentativo
della condizione abituale del soggetto. Nel caso dellaggressivit, tuttavia, la normale
osservazione clinica offre difficilmente lopportunit di coglierne direttamente anche
solo dei frammenti; spesso, solo unosservazione del soggetto nel suo setting naturale
e per un periodo sufficientemente protratto pu consentire di cogliere eventuali manifestazioni aggressive, anche se sporadiche. Si potrebbe pensare, in alternativa, a una
valutazione dellaggressivit in un setting sperimentale in cui, controllando e modificando la situazione e gli stimoli, il comportamento aggressivo possa essere in qualche
modo provocato e quindi misurato. Esperienze, in questo senso, sono state fatte, ma
restano limitate al campo della ricerca e avrebbe poco senso (n sarebbe comunque
agevole) trasferirle a quello clinico. Nonostante queste difficolt e questi limiti, laggressivit pu essere indagata e valutata con risultati soddisfacenti, non soltanto mediante i classici questionari di personalit, ma anche attraverso questionari specifici;
inoltre, utilizzando le tecniche proiettive, laggressivit pu essere studiata anche quando non espressa, quando investe i livelli pi profondi. Poich i soggetti con deficit
intellettivi o disfunzioni organiche cerebrali possono manifestare, con buona frequenza, comportamenti aggressivi, nella valutazione dellaggressivit di questi soggetti pu
essere indicato luso di test di efficienza, come la Wechsler Adult Intelligence Scale WAIS (Wechsler, 1974) o il Bender Visual Motor Gestalt Test (Bender, 1938), anche
se, naturalmente, i risultati migliori si ottengono impiegando i test, i questionari, le
RS che indagano in maniera pi mirata laggressivit, sia essa espressa in maniera diretta o indiretta.

7.2 Criminali aggressivi


Le condotte aggressive sono dirette a provocare danno, fisico o psicologico, ad altri
individui. Ma da cosa dipendono? Si sicuri che non dipendano da eredit genetica?
Cesare Lombroso, antropologo e psichiatra, come gi accennato in precedenza,
si sforz di evidenziare, nei criminali, note morfologiche particolari, considerandole
espressioni di unanomalia di formazione.
160

Aggressivit ed anormalit personologica

Distinse, come noto, due tipi di delinquenti: il delinquente nato, per il quale la
criminalit insita nella propria natura; il delinquente occasionale, portato al delitto da
fattori causali diversi. Il delinquente nato era considerato un soggetto non recuperabile,
da sopprimere o da rinchiudere, mentre per i delinquenti occasionali si poteva prevedere la rieducazione in carcere. Nel suo lavoro principale, Luomo delinquente, del 1876,
Lombroso sosteneva che i criminali non compiono azioni aggressive per un atto di volont malvagio libero e cosciente, ma piuttosto perch hanno tendenze malvagie, originate da unorganizzazione fisica e psichica diversa dalluomo normale. Lombroso studi a lungo i crani, le facce, i piedi, le abitudini di vita di famosi criminali, allo scopo di
dimostrare scientificamente che luomo delinquente possedeva tratti subumani che lo
differenziavano dal resto della popolazione ed erano responsabili delle sue tendenze aggressive. Questi studi non hanno prodotto risultati scientificamente dimostrabili e oggi
questa teoria stata definitivamente abbandonata.
Nella ricerca moderna sulle strutture neuroanatomiche, parso chiaro che i sistemi neuronali coinvolti con il comportamento aggressivo sono localizzati soprattutto nel
sistema limbico e nel tronco dellencefalo. Diversi studi hanno dimostrato, ad esempio, che lievi stimolazioni elettriche del sistema limbico nei ratti, sollecitano violenti
attacchi nei confronti degli animali vicini. Ricerche sullinfluenza del sistema neuroendocrino hanno individuato nel testosterone, ormone sessuale maschile, un importante
modulatore dei comportamenti aggressivi, che spiegherebbe anche la maggiore aggressivit delluomo rispetto alla donna. Anche nelle donne particolarmente aggressive sono stati trovati alti tassi di testosterone. Quello che non ancora chiaro se sia laggressivit che porta ad avere alti livelli di testosterone o se sia il testosterone che determina
i comportamenti aggressivi.
Come sempre, fra psicologia e biologia, la teorizzazione tende ad intrecciarsi. I dati
della ricerca pi recente tendono, comunque, a lasciare aperta la possibilit che fattori
genetici influenzino laggressivit, ma solo in modo indiretto, determinando problemi
nello sviluppo cognitivo (es. deficit dellattenzione, basso Q.I, ecc.) che, a loro volta,
possono sfociare in condotte anti-sociali.
Naturalmente, oltre alla natura, stata indagata anche la cultura, attraverso ricerche condotte su gemelli e bambini adottati, per vedere quale aspetto avesse la prevalenza nel determinare la condotta aggressiva. Questi studi hanno prodotto tuttavia risultati non sono sempre chiari e coerenti. stato indagato lambiente sociale e non si
potuto certo negare che la povert, il sovraffollamento delle periferie metropolitane,
lassenza di spazi per qualsiasi forma di attivit ricreativa e la carenza di igiene, generano sempre una sensazione di abbandono e di disperazione, che pu condurre a comportamenti aggressivi come strumento di evasione e rivalsa sociale. Oltre a questo, le
crisi economiche, le guerre, la fame, le malattie, possono produrre fenomeni ancor pi
evidenti di criminalit.
Anche la psicoanalisi si occupata di trovare unorigine alle condotte aggressive, e
lo stesso Freud individu, in un primo momento, laggressivit come una reazione alla
frustrazione sperimentata da una persona durante la ricerca del piacere (ad esempio, il
neonato cerca il suo piacere nel cibo, che per non sempre gli viene dato al momento in cui lui ne sente il bisogno; da qui la frustrazione e laggressivit, che rappresenta
una strategia comportamentale per allentare lo stato di tensione generato dal mancato
161

Criminologia ed elementi di criminalistica

soddisfacimento immediato del suo bisogno). In una fase successiva, Freud formul,
invece, la teoria della pulsione di morte, Thanatos, antagonista dellistinto di vita, Eros.
Obiettivo dellistinto di morte era quello di far tornare lindividuo allo stato inorganico
di partenza e, a questo, si opponeva lamore, o Eros, con la sua forza vitale. Il comportamento aggressivo, secondo questo modello, avrebbe dunque il duplice scopo di portare allesterno questa forza, altrimenti auto-distruttiva, e di ridurre lo stato di tensione
pulsionale. In entrambi i casi, per, Freud non mise in discussione il concetto per cui
laggressivit era sostanzialmente una caratteristica innata dellesistenza umana. E la sua
visione della vita era, non a caso, molto pessimista.
Le tesi di Freud sono state anche confermate dai c.d. etologi. Konrad Lorenz in testa, che si chiede: cosa fanno gli animali a cui non permesso lottare per il cibo, per
laccoppiamento, per la difesa del territorio, per il rispetto della loro posizione gerarchica allinterno del gruppo? Esprimono aggressivit, si cimentano in estenuanti lotte.
Da un punto di vista etologico dunque, laggressivit un istinto primario, trasmesso ereditariamente per favorire ladattamento della specie, anche umana. Gli esemplari
maggiormente aggressivi infatti hanno sempre maggiori possibilit di successo nella sfida per la sopravvivenza e possono riprodursi trasmettendo le proprie caratteristiche.

7.3 Delinquenti normali e anormali


Fin dallinizio dellOttocento, parallelamente allaffermazione del concetto di pericolosit sociale, si assiste a un sempre maggiore intervento degli psichiatri nello studio
e nellinterpretazione di alcuni clamorosi delitti, dando inizio ad un progressivo sviluppo della psichiatria forense con elaborazione di nuove categorie nosografiche, basata,
soprattutto, sulla patologia degli istinti e degli affetti. Ma, solo con la fine dellOttocento, in tale settore di studio, si verific una radicale evoluzione, con laffermarsi della
concezione deterministica. in questo periodo che sorse e si svilupp la Scuola Italiana di
Antropologia Criminale, che introdusse gli strumenti clinici finalizzati alla valutazione
della pericolosit sociale: la scienza medica, estese, cos, il proprio interesse da alcuni ed
eccezionali casi di delinquenza allintera gamma dei soggetti che commettevano reati.
La letteratura del tempo testimonia che i freniatri si preoccupavano, da un lato, di sottrarre il malato di mente alla carcerazione, dallaltro, di collaborare al controllo sociale,
attraverso la struttura manicomiale. Tuttavia, linternamento in manicomio criminale
del prosciolto per vizio totale di mente, non era prassi univoca e ineludibile, dedicandosi unattenzione differenziata ai soggetti riconosciuti affetti al momento della commissione del reato da una malattia mentale che si era poi risolta. Tale prassi, tramont
definitivamente con lentrata in vigore del codice Rocco e occorrer attendere le sentenze della Corte Costituzionale del 1982-83 perch si affermi la possibilit di lasciare
esente da conseguenze penali il prosciolto per vizio totale di mente.
noto come, in Italia, il codice Rocco abbia dato vita ad un sistema ibrido fondato su un compromesso in tema di pericolosit sociale psichiatrica, concetto che si configura come connotato contemporaneamente da parametri medici e parametri giuridici,
il cui carattere pi giuridico che scientifico era dimostrato anche dal fatto che la peri162

Aggressivit ed anormalit personologica

colosit sociale era spesso oggetto di presunzione legale, senza bisogno di un accertamento da parte del perito psichiatra. Si visto, anche, come il concetto di pericolosit,
mentre continua ad avere notevole rilievo in campo giuridico penale, stato nettamente superato nelle normative riguardanti i servizi psichiatrici, cosicch, mentre la scienza psichiatrica si rinnovata in modo radicale, la psichiatria forense ha ignorato ogni
sostanziale mutamento, spesso arroccandosi su posizioni e richieste, basate su concezioni risalenti allinizio del secolo, ormai del tutto superate. forse in considerazione
della difficolt di una prognosi criminale, oltre che per la consapevolezza delle conseguenze stigmatizzanti ed emarginanti che tale giudizio comporta, che il perito tende a
centrare tutto il suo elaborato sulla diagnosi psicopatologica, e trascura, o considera in
modo marginale, la valutazione relativa alla pericolosit sociale, che, in genere, limitata a poche righe della relazione conclusiva. Occorre, preliminarmente, notare come
lattuale normativa in materia di misure di sicurezza manicomiali sia il frutto di riserve
e perplessit, anche per effetto di uno sviluppo della psichiatria che andava via via ponendo in dubbio la validit scientifica delle nozioni di imputabilit e pericolosit sociale, sottoponendo, inoltre, a revisione critica, le tradizionali nosografie e il concetto
stesso di malattia mentale.
Il criterio classificatorio nosografico classico distingue i disturbi psichici in anomalie psichiche (distinte a loro volta in deficienze intellettive, reazioni psicogene abnormi e personalit abnormi) e malattie psichiche o psicosi (distinte a loro volta in
psicosi organiche e psicosi endogene). 1) Le deficienze intellettive sono caratterizzate
da uno sviluppo dellintelligenza inferiore alla media, attribuibile a carenze congenite
o culturali ovvero, specie per le forme pi gravi, a un processo morboso anteriore allet della maturit intellettiva che non viene mai raggiunta (idiozia, imbecillit, insufficienza mentale); 2) Le reazioni psicogene abnormi indicano anomalie episodiche, non
abituali, consistenti in una risposta psichica inadeguata per quantit, qualit o durata
a eventi esterni emotigeni o psicotraumatizzanti e chiaramente causata da tali eventi;
3) Le personalit abnormi indicano, invece, quelle anomalie praticamente costanti nel
soggetto, tali da potersi considerare attributi stabili della personalit. Le reazioni psicogene e le personalit abnormi si distinguono ulteriormente, a seconda che presentino tendenze nevrotiche (nevrosi dansia, isteriche, depressive, ossessive, compulsive,
postraumatiche, da indennizzo, neurastenie, ecc.), caratterizzate da stati dansia in misura eccedente e pi duratura rispetto a quella presente in ogni persona, espressione
di una conflittualit non risolta, generata da conflitti interiori o interpersonali o con
lambiente sociale, ovvero, tendenze psicopatologiche (reazioni esplosive, a corto circuito, primitive, negativistiche; personalit istrioniche, esplosivi, impulsivi, disaffettivi,
fanatici sessuali, instabili, insicuri, ipomaniacali, ecc.), caratterizzate da anomalie del
carattere che favoriscono comportamenti di disturbo e di sofferenza per gli altri, mentre, di regola, mancano conflitti interiori. Dal punto di vista della pericolosit sociale,
si deve tener presente che le persone affette da disturbi nevrotici tendono a introiettare gli effetti dei propri conflitti e, quindi, di regola, non pongono problemi di notevole disadattamento sociale e, da un punto di vista statistico, sono di scarso significato
criminologico, pur comportando sofferenze personali e familiari (salvo i casi di passaggio allatto o acting out nevrotico, cleptomania a base ossessiva, e altri casi particolari);
le persone affette da psicopatie, invece, pongono pi frequentemente problemi di disa163

Criminologia ed elementi di criminalistica

dattamento sociale, vivendo una maggiore conflittualit con il mondo esterno, e sono
statisticamente molto frequenti nellambito della delinquenza abituale e professionale,
violenta ed aggressiva.

7.4 I delitti sessuali, tra violenza e aggressivit


Com noto, lordinamento penale non prevede le specifiche configurazioni dellomicidio sessuale e tanto meno degli omicidi sessuali multipli, attribuibili a un unico autore in rapporto ad analogie inerenti a circostanze di tempo, di luogo e di modus
operandi. Si tratta di reati che assumono, tuttavia, particolare rilievo nel campo della psichiatria forense: posto che, una volta identificato, lautore di delitti siffatti viene
pressoch sistematicamente sottoposto a perizia psichiatrica. Perizia che, pi che dai riferimenti anamnestici a pregressa patologia mentale o a pregressi comportamenti abnormi dellautore dei reati, il pi delle volte motivata dai fatti-reati, di per se stessi
considerati, con particolare riguardo alla tipologia delle vittime e alle circostanze in cui
i delitti sono stati realizzati. Il problema della qualificazione aprioristica di determinati
omicidi come sessuali e del presunto autore degli stessi come delinquente sessuale rinvia ai
complessi rapporti tra sessualit e cultura da un lato, e tra sessualit e diritto, dallaltro.
Rapporti che riflettono il modo di porsi della collettivit nei riguardi della sessualit, e, di riflesso, il modo di porsi del legislatore (per quanto concerne la produzione
legislativa) e dei magistrati (per quanto attiene allattivit giurisdizionale) nei settori
che, direttamente o indirettamente, chiamano in causa la sessualit. Si pensi, ad esempio, alle travagliate vicende legislative e alle altrettanto travagliate vicende giurisdizionali in ordine ai problemi del controllo e della soppressione della fertilit, del danno
alla funzione sessuale e alla capacit di procreare, del transessualismo e della rettifica di
sesso anagrafico, alle norme contro la violenza sessuale di cui alla legge n. 66/96, e cos via. Senza alcuna pretesa di approfondire in questa sede lampio e variegato tema dei
rapporti tra sessualit e cultura da un lato, e fra sessualit e diritto, dallaltro, ci si limita
unicamente a rilevare che in questi ultimi anni si realizzato, nel campo della divulgazione criminologica, quanto si era verificato in passato in altri settori (letteratura, attivit artistiche, ecc.), ovvero una proposizione e una lettura, per c.d. aperta, della nozione di sessualit, la quale, per quanto concerne i delitti a ipotetica matrice sessuale, per
effetto della suggestione operata dai mass-media, si progressivamente caratterizzata
come nozione alla quale sarebbero sottese rilevanti quote di morbosit e di violenza. In
questo contesto, hanno assunto particolare pregnanza emozionale per lopinione pubblica i delitti che vengono attribuiti ai cc.dd. serial killers, e, pi recentemente, anche i
delitti che rinviano alla pedofilia.
Particolare attenzione deve essere rivolta alle tecniche di accertamento medico-legali nel caso di delitti sessuali connotati da violenza e aggressivit. Le indagini giudiziarie in tema di violenza carnale si svolgono normalmente in tre direzioni: a) sul luogo nel
quale avvenuto il fatto, che pu essere una localit aperta o un ambiente chiuso; b)
sulla vittima che si dichiara aggredita e violentata; c) sul presunto colpevole. Durante il
sopralluogo giudiziario si dovranno ricercare macchie di sperma, sangue o peli su bian164

Aggressivit ed anormalit personologica

cheria, altri oggetti o sulla vittima; rilevare le impronte digitali nellambiente; reperire
sostanze ad azione afrodisiaca, stupefacente, narcotica o antifecondativa; individuare i
segni lasciati dalla colluttazione e dalla reazione difensiva della vittima; raccogliere resti
di indumenti stracciati, bavagli, lacci od oggetti di specifico significato sessuologico.
In caso di morte della vittima, occorre cercare sul suo corpo, oltre ai segni delle lesioni
mortali, quelle del delitto sessuale, le tracce di secreto spermatico, peli sulla cute e in
tutte le cavit. Per ci che attiene la diagnostica dei delitti sessuali sulla vittima, essa si
divide in: 1) anamnesi, che serve soprattutto a mettere a suo agio lesaminando. Linterrogatorio su come si sono svolti i fatti consente di verificare concordanze o discordanze con i risultati dellistruttoria e mette in luce particolari utili per dedurre le modalit
della violenza e le sue conseguenze. Lo studio del comportamento dellesaminando in questa fase, ne permette di inquadrarne il carattere, la moralit, lemotivit, la ritrosia o la
sfrontatezza, permette di giudicare lo sviluppo mentale ed eventualmente la necessit
di un esame psichico approfondito per diagnosticare lesistenza di una malattia mentale
che condizionasse uninferiorit psichica, oppure, se residuano turbe psichiche importanti. Pu aiutare, inoltre, a mettere in luce una simulazione di violenza, condotta fino
al punto da procurarsi ecchimosi e graffiature. Se possibile, lesame delle vesti della
vittima, permette di riconoscere strappi di allacciature, asportazione di bottoni, lacerazioni indicative di una lotta. Potranno portare tracce organiche del colpevole o della
vittima quali sangue, sperma, peli, capelli, saliva e altre secrezioni. 2) Esame obiettivo,
che deve verificare se lo sviluppo somatico sia tale da consentire unefficace resistenza
allaggressore, quindi, si ricercano le lesioni somatiche accertando se sono riferibili allepoca in cui il reato fu consumato. E inoltre: a) lesioni da costrizione: possono essere
ecchimosi e graffi al viso, al collo, agli arti superiori, al torace, dovute a manovre di immobilizzazione, sulla faccia interna delle cosce da divaricazione delle stesse, ma anche
pi gravi, da corpi contundenti, nel tentativo di stordire la vittima o vincerne la resistenza; b) lesioni da eccitazione sessuale, quali ecchimosi da suzione, ecchimosi digitali
da palpamento, ferite da morso; c) lesioni da perversione sessuale, quali percosse o flagellazioni; d) lesioni da tortura, come tagli, pizzicotti, ustioni da sigaretta, ecc.; e) lesioni da
congiunzione carnale: 1. deflorazione, consistente nella rottura dellimene durante il primo coito completo. Limene presenta spesso delle incisure congenite che ne interessano
il bordo senza arrivare alla base dimpianto; le rotture da deflorazione sono profonde,
e distribuite solo nella met posteriore, si mettono bene in evidenza stirandolo anteriormente con adeguato strumentario o premendo anteriormente durante esplorazione
rettale. Le lesioni recenti comportano tumefazione, arrossamento, ecchimosi e modesto sanguinamento, ma gi dalla terza giornata cominciano a ripararsi, completandosi il processo in 8-10 giorni. Sono possibili deflorazioni senza coito e, viceversa, coiti
senza deflorazioni per particolare elasticit della membrana; 2. lesioni da coito violento:
nella donna adulta si producono ecchimosi ed escoriazioni sulla mucosa del vestibolo o
sulle grandi e piccole labbra. Se il coito, anzich violento, abusivo, la normale lubrificazione evita lesioni dei genitali. Se il fatto molto recente, si possono repertare tracce
di sperma in vagina, peli vulvari; sempre opportuno prelevare campioni di secrezione
vulvo-vaginale per esami di laboratorio. Nella bambina stuprata, le lesioni sono molto
profonde e gravi, possono interessare la vulva, la vagina, il perineo, il retto, la vescica o
i fornici vaginali; frequenti le complicanze emorragiche o infettive, anche mortali. Al165

Criminologia ed elementi di criminalistica

tre volte, latto sessuale di un adulto con bambine si limita al coito vestibolare, in questo caso i residui di sperma si possono trovare intorno ai genitali o sulle vesti. Luso di
falli artificiali o di altri corpi estranei pu portare a lacerazioni della mucosa vulvo vaginale o rettale anche in donne adulte (atti di libidine violenta); 3. lesioni da coito anale: lo sfintere anale contratto offre notevole resistenza alla penetrazione, per cui, sono
frequenti ecchimosi escoriate della mucosa rettale, rottura di vasi emorroidari o addirittura lacerazioni dello sfintere. Le lesioni pi superficiali riparano in pochi giorni. Lo
sperma viene eliminato alla prima evacuazione spontanea dellampolla rettale; 4. Lesioni da coito orale: la vittima in genere ridotta allimpotenza psichica, per cui, asseconda laggressore; questo ha il duplice effetto di evitare lesioni orali alla vittima e genitali
allaggressore. Lo sperma pu essere deglutito o sputato, nonostante la pulizia orale
possibile rinvenire spermatozoi nella saliva se il prelievo effettuato entro alcune ore
dalla violenza; 5. Lesioni da rapporti carnali ripetuti: nella violenza carnale continuata si
potranno riscontrare lesioni ecchimotiche o ferite in stadi evolutivi diversi, soprattutto
per manovre sadiche da parte dellaggressore, poich in genere, dopo la prima violenza, subentra uno stato di apatia e di passivit che non permette ulteriori tentativi di resistenza. Per ci che attiene lautore della violenza, lesame del presunto colpevole ha lo
scopo di accertarne le tendenze sessuali, le condizioni mentali e fisiche, la forza muscolare, lidoneit al coito. Talvolta si rilevano lesioni lasciate sul suo corpo dalla reazione
della vittima. Un tempo la violenza carnale era un delitto compiuto da una sola persona; oggi invece assume sempre pi le caratteristiche di un crimine di gruppo.

7.5 Asfissia autoerotica (o asphyxophilia)


In ambito criminologico, lasphyxophilia viene definita come un particolare tipo di
parafilia, e considerata una pratica estrema e pericolosa. Solitamente, viene impiegata
nellauto-erotismo e si basa sul soffocamento/strangolamento, anche se, tale tecnica pu
essere utilizzata nel sesso di coppia.
La pericolosit dellasphyxophilia si concentra nel momento in cui lazione non viene arrestata in tempo, dando luogo, per la vittima, a stati di incoscienza (per mancata
ossigenazione del cervello) e impedendo alla stessa di smettere tale gioco, che porta, in
numerosissimi casi, al c.d. decesso per asfissia.
Nel sesso di coppia, ha inizio con una fase definita soft, e con il tempo si arriva a
situazioni di cui si perde il totale controllo. Secondo recenti dati dellOMS, ogni giorno, in tutto il mondo, 10 persone muoiono a causa di tali tecniche erotiche.
Ricompressa tra le parafilie, lasphyxophilia consiste, pertanto, nel gratificarsi sessualmente tramite auto-strangolamento o asfissia: uno studio compiuto dallFBI ha
stimato che la morte per asfissia autoerotica costituisce il 31% dei moventi nelle impiccagioni di tutti i giovani adolescenti. Lo strangolamento o limpiccagione (anche
incompleta) durante la masturbazione sembra che dia delle forti sensazioni erotiche.
Generalmente viene praticata stringendo il collo o infilandosi un sacchetto di plastica in testa, o stringendo il collo in legacci da strangolamento, o, ancora, attraverso
linduzione di corrente elettrica, areosol o propellenti vari di natura chimica.
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Aggressivit ed anormalit personologica

Le pratiche di asfissia autoerotica sono state documentate fin dal 1600, principalmente in Oriente e successivamente in Sud America: esse venivano anche utilizzate come trattamento per disfunzioni sessuali e impotenza. Generalmente, nei casi di asfissia
autoerotica una caratteristica costante della vittima la sua nudit: sono molto rari, infatti, i casi in cui i soggetti erano vestiti; qualora ci si trovasse di fronte a casi di questo
genere, pi probabile che si tratti di un vero e proprio suicidio e non di un incidente
di percorso.
Molto spesso, vengono ritrovati sulla scena del crimine materiale pornografico o
abiti femminili, che, probabilmente, il soggetto indossa giocando il doppio ruolo del
sadico, che immagina di essere lassassino, e di una personalit masochista, femminile,
in cui una donna viene torturata. Purtroppo, su queste scene, si notano, spesso, tracce
di tentativi o meccanismi di autosalvataggio, evidentemente falliti.
Tecnicamente, la sindrome dellasfissia autoerotica viene descritta dagli esperti come impiccagione eroticizzata e ripetitiva, meglio conosciuta, appunto, come asphyxophilia.
Viene praticata sia da uomini che da donne; pu essere la causa di una morte per
apparente impiccagione o per asfissia, senza prove evidenti di un omicidio e senza indizi per avvalorare la tesi del suicidio.
Anche i serial killer si sono spesso interessati particolarmente a questa modalit
erotica, primo fra tutti, lagente di polizia Gerard Schaefer, in forza nella comunit rurale di Brevard, in Florida. Schaefer rapiva giovani autostoppiste che poi conduceva nel
bosco, immobilizzandole o legandole strettamente fino al sopraggiungere della morte,
associando le torture allimpiccagione; alcune delle vittime, abbandonate nel bosco, furono rinvenute in avanzato stato di decomposizione mentre altre, invece, erano miracolosamente sopravvissute.
Anche i Serial Killer John Gacy, Joseph Berdella e Gianfranco Stevanin erano dediti a questo tipo di pratiche utilizzate per la soppressione delle loro vittime, strangolandole, soffocandole e, addirittura, in alcuni casi, anche fotografandole, per perpetuare
lestrema eccitazione dellattimo fatale precedente alla morte.
Un maschio, bianco, et intorno ai 25 anni, venne trovato morto nella sua stanza
dalbergo. Il cadavere era completamente nudo e in posizione supina, il capo era alzato
da terra, poich una cordicella di cuoio era stretta intorno al collo e legata ad una maniglia; intorno a lui vi erano delle riviste pornografiche. Unattenta indagine medico
legale chiar che non si trattava n di suicidio, n di omicidio.
Come possibile che un medico legale o un investigatore si trovi davanti a una
morte, avvenuta apparentemente per impiccagione, o tecnicamente per asfissia, senza
prove evidenti di un omicidio e in privazione totale di indizi atti ad avvalorare la tesi
del suicidio? La spiegazione, per quanto drammatica e sconvolgente, , in realt, terribilmente semplice: la vittima stava cercando solo una gratificazione sessuale attraverso
lutilizzo di una pratica erotica piuttosto desueta, ma in netta crescita, e terribilmente
pericolosa, anche se esaltante.
Si pensi che il fenomeno ha registrato, solo negli Stati Uniti, 320 casi nel 2002, saliti drammaticamente a quasi 1.000 casi nel 2004.
Naturalmente, per ovvi motivi, non sempre possibile determinare con certezza le
reali cause della morte o identificare il numero esatto dei decessi riconducibili a questa
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Criminologia ed elementi di criminalistica

categoria, il che spiega lestrema flessibilit delle statistiche, ma appare evidente che la
tendenza in costante aumento.
Non si conosce dunque il numero esatto delle persone decedute nel corso dellespletamento di tali pratiche erotiche, n il numero di soggetti che ne fanno regolarmente uso, ma si sa per certo che il fenomeno interessa comunemente maschi compresi nellet adolescenziale tra i 12 e i 25 anni, per almeno il 71% dei casi accertati. Gli
aspetti medico legali che possono indurre gli investigatori a sospettare eventuali casi di
morte per autoasfissia erotica sono generalmente: strangolamento, impiccagione, legacci da strangolamento, soffocamento e compressione del petto, e, pi genericamente:
decessi sospetti avvenuti per infarto, colpo apoplettico o assideramento, che potrebbero
parimenti essere riconducibili alle pi comuni pratiche autoerotiche.
Ultimamente, le modalit di esecuzione di queste particolari attivit di autogratificazione sessuale vengono parificate anche a una serie di fenomeni minori, tutti estremamente pericolosi e in grado, se applicati in mancanza di condizioni di sicurezza, di
condurre alla morte del soggetto per: compressione del collo o del torace, esclusione
dellossigeno, chiusura delle vie aeree, elettrocuzione e inalazione di gas, assunzione di
veleni, eccitanti, sedativi o dopanti, miscugli di sostanze tossiche o non tossiche ma pericolose se mischiate assieme, somministrazione incontrollata di anestetici, bondage o
giochi erotici estremi di ruolo e di coppia.
Per quanto macabro possa sembrare, la diffusione massima di questa pratica si ebbe quando, allepoca delle impiccagioni, vennero notate nei cadaveri degli impiccati tracce di erezione, e in alcuni casi anche di eiaculazione, sopravvenuta al momento
contestuale della morte.
Poi spiegato scientificamente, il fenomeno venne originariamente collegato alla
carenza di ossigeno e allo stato di asfissia che legato allimpiccagione, anche se tutti i
patologi sanno che cosa piuttosto comune riscontrare nei cadaveri, anche in assenza
di morti asfittiche, alcune gocce di sperma sullorifizio uretrale, dovute semplicemente
alla paresi e al rilassamento post-mortem degli sfinteri.
Questo genere di pratiche, comunque, ebbe originaria diffusione in Oriente e in
Sud America; in India, ancora oggi, sono frequenti i giochi erotici tra bambini messi
in atto tramite soffocamento o impiccagione, e anche la letteratura non ha mancato di
dare il suo contributo, con opere quali Justine del Marchese de Sade, Billy Budd di Melville, e Godot di Beckett. Risale al 1856, invece, la prima pubblicazione scientifica sullargomento a firma dello psichiatra francese De Boismont, che riscontrava come circa
il 30% dei casi sospetti di adolescenti o adulti maschili deceduti per impiccagione era
legato a manifestazioni evidenti di erezione o eiaculazione.
In seguito, nel 1928, unenciclopedia austriaca pubblic la voce penis strangulation,
come pratica di asfissia autoerotica.
Successivamente, fu Bloch a descrivere le pratiche di soffocamento delle donne
durante i rapporti sessuali, e fu Ellis a narrare dellimpulso di strangolare loggetto di desiderio sessuale.
Gonzales, Vance e Helpburn furono i primi a introdurre largomento in ambito
forense.
Nel 1953, Stearn pubblic uno studio effettuato su una casistica di 97 suicidi avvenuti nel Massachusets tra il 1941 e il 1950, provando che 25 persone di quelle 97
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Aggressivit ed anormalit personologica

non avevano avuto alcuna intenzione di suicidarsi, ma erano piuttosto decedute nel
corso dellespletamento di pratiche di asfissia autoerotica.
Successivamente, negli anni settanta, lFBI commission unapposita ricerca, eseguita dallagente speciale Roy Hazelwood e dallo psichiatra Dr. Park Dietz, in collaborazione con la dottoressa Ann Burgess, i cui risultati vennero pubblicati nel libro Autoerotic Fatalities, al momento, il trattato pi completo ed esaustivo sullargomento.
Originariamente, si pensava che questa pratica interessasse solo le fasce adolescenziali, successivamente venne invece provato che, se pur con minore incidenza, il fenomeno riguardava anche maschi in et adulta.
Uno dei casi pi esemplificativi al riguardo concerne il caso di un maschio, adulto,
di 47 anni, divorziato, di professione dentista, rinvenuto cadavere nel suo studio con
una maschera da anestesia sul volto.
Anche le donne, che in un primo tempo si riteneva non fossero interessate dal fenomeno, possono a volte essere dedite a questo tipo di pratica, che, per definizione, si
riterrebbe erroneamente maschile.
Caso esemplificativo quello di una donna di 35 anni, ritrovata impiccata nellarmadio del bagno di casa sua: il cadavere, rinvenuto nudo in uno spazio angusto nei
pressi dellanta dellarmadio, aveva i piedi appoggiati contro il muro ed era in posizione
prona, un vibratore ancora funzionante a contatto con la vagina della donna indirizz
gli investigatori inizialmente verso altre piste, fino a quando la figlia, di soli nove anni,
della vittima testimoni che erano sole in casa al momento del fatto.
In ogni caso, oggi, gli investigatori sanno che una nudit, completa o parziale, nei
casi di asfissia, strangolamento o impiccagione, pu far propendere decisamente le indagini verso la pista dellasfissia autoerotica.
Confondono invece le statistiche: i casi in cui i parenti pi prossimi, rinvenendo
il cadavere nudo, si affrettano a rivestirlo, inquinando le prove e modificando la scena
del crimine.
A volte, poi, la maggior parte delle morti autoerotiche sono caratterizzate da travestitismo o masochismo; in questi casi, le vittime, eterosessuali e di sesso maschile, indossano capi di abbigliamento femminile.
Si ipotizzano, allora, giochi di ruolo in cui il soggetto, indossando panni femminili, simuli di immedesimarsi in una donna allo scopo di sdoppiarsi per creare una doppia
personalit, in cui, il lato maschile, di tipo sadico, possa infliggere punizioni erotiche allaltra personalit, femminile, caratterizzata da un evidente masochismo, di modo che,
idealmente, una donna ed essere torturata e seviziata.
Tracce di questa pratica, che non mai stata riscontrata allinverso, ossia casi di
donne travestite da uomini, si ritrovano nel film-cult, il Silenzio degli Innocenti.
Risale al 1994 un caso esemplificativo in questo senso: un ingegnere di 46 anni
viene trovato morto nella sua abitazione, appeso a un gancio e travestito da donna con
minigonna nera, collant e tacchi a spillo; nel video registratore, una cassetta hard che
riproduce la medesima simulazione, nellesecuzione della quale, per, il malcapitato,
avrebbe avuto difficolt a collegare il complicato marchingegno di cappi e nodi scorsoi,
inducendosi inconsapevolmente la morte.
Nel 1981, lagente speciale dellFBI, Roy Hazelwood, deline le caratteristiche tipiche della scena classica di morte per asfissia autoerotica, che sono: prove di asfissia prodotte
169

Criminologia ed elementi di criminalistica

da strangolamento o impiccamento, posizione del corpo favorevole a causare la morte per


asfissia, indizi che la morte sia causata da un incidente o da un mancato funzionamento dei mezzi di salvataggio, elementi sulla scena del crimine che provino un meccanismo
di autosalvataggio fallito, prove di attivit sessuale solitaria, in mancanza dei quali si pu
ipotizzare un omicidio, un suicidio assistito o un incidente occorso durante un rapporto
sessuale a due persone, prove di aiuti alla fantasia sessuali, pornografia o altro materiale
presenti sulla scena della morte, precedenti indizi di dedizione alla pratica autoerotica,
nessuna intenzione o motivazione apparente che possa giustificare il suicidio.
In questo senso, risulta particolarmente eclatante il caso di un cadavere rinvenuto
in un canale, di una donna morta per asfissia e annegamento. Il fidanzato della vittima,
arrestato, di soli 26 anni, dichiar che la donna era morta per strangolamento durante un gioco erotico di coppia, ma fu arrestato per omicidio perch la ragazza, in realt,
aveva solo perso i sensi, trovando poi la morte per annegamento solo al momento in cui
lindiziato tentava di occultarne il presunto cadavere gettandolo in un corso dacqua.

7.6 Necrofilia e necrofagia


La necrofilia consiste essenzialmente nel realizzare la soddisfazione sessuale attraverso contesti di morte, che siano scene macabre o rituali ad essi legati o addirittura
contesti rappresentati proprio da un atto sessuale con il cadavere: a proposito di questultima possibilit, in linea di principio, il necrofilo non responsabile della morte
del partner.
Di fronte al cadavere, il soggetto affetto da tale parafilia, pu masturbarsi o esigere, per il soddisfacimento della propria carica sessuale, una penetrazione giungendo cos allamplesso. Lelemento pi che centrale in questa perversione la deumanizzazione
del partner/vittima, elemento peraltro molto importante gi per quanto riguarda il feticismo; tale deumanizzazione non altro che il tentativo complesso e contorto, da parte
del soggetto, di soddisfare la carica a riguardo di desideri impossibili. Relazionandosi
col cadavere, il soggetto annulla completamente il rischio di minacce o prepotenti sensi di colpa: cos facendo, ossia raggiungendo lamplesso con un partner deumanizzato,
pu trasformare vecchie sconfitte infantili in momenti di trionfo e soddisfazione.
Certo che la necrofilia pu essere espressa a pi livelli: attraverso la capacit immaginativa, e dunque rimanere fantastica, magari pagando una prostituta che si finga
morta; pu essere vissuta attraverso un amplesso con oggetti inanimati tipo le bambole gonfiabili. Lestremo rappresentato dal realizzare, in pieno, tale forza sessuale, ossia procurandosi in qualche modo un cadavere oppure generandol, ossia uccidendo
qualcuno a tal fine.
La gravit in chiave morale di questo disturbo, pi che esplicarsi nellimmagine fisica stessa di un atto sessuale consumato con un cadavere, pu essere ben chiara, facendo alcune considerazioni: di solito, si parla di normalit delle condotte sessuali quando il comportamento si svolge tra soggetti realmente consenzienti e non reca disagio,
sofferenza o problemi legali (nella cultura di riferimento) a nessuno dei partecipanti
allattivit, quando non rappresenta una condotta esclusiva svolta come una compul170

Aggressivit ed anormalit personologica

sione e non interferisce con lo svolgimento di attivit lavorative e/o sociali; allo stesso
modo, si definisce patologico, quando causa, anche ad uno soltanto dei partecipanti allattivit, disagio, sofferenza, interferenze con le attivit lavorative e/o sociali, quando
si compie come una compulsione, quando reca danni, quando causa problemi legali.
Vedendo cos la questione, pu sicuramente risaltare la macabra deumanizzazione del
partner che rende una tale scelta di condotta sessuale piena e colma di psicoticismo e
negazione del senso di realt.
Freud suddivide le perversioni a seconda che sia mutato loggetto o la meta; nella
prima categoria che egli include la necrofilia per la quale gli individui che pur pretendendo lintero oggetto avanzano su di esso richieste ben determinate, strane o mostruose, persino quella che debba essere un cadavere indifeso, e che tale rendono con criminale violenza per poterne godere. Freud sostiene, ancora, che proprio nel campo della
vita sessuale si incontrano difficolt se si vuole tracciare un confine netto fra la mera
variazione allinterno dellambito fisiologico e i sintomi patologici. Tuttavia, certe perversioni dal punto di vista del contenuto, si allontanano talmente dalla normalit che
non possiamo fare a meno di dichiararle morbose, in special modo quelle nelle quali la
pulsione sessuale giunge nel superare le resistenze (pudore, disgusto, orrore, sofferenza)
ad atti stupefacenti (coprofilia, necrofilia).
Sembra quindi possibile dedurre, dalle parole di Freud, che le sole vere perversioni siano queste, e ci farebbe supporre che, proprio perch estreme, esse siano quantomeno rare. Al contrario, anche queste vivono sempre presenti, anche se in parte mascherate, in ognuno di noi. Questa affermazione tende ad essere provocatoria, ma ci
non toglie che istinti necrofili, coprofili e cannibalici sono parte integrante della psiche umana.
Il mito, come sappiamo, la rappresentazione di qualcosa che appartiene allumanit intera e la necrofagia scritta nel mito: Zeus, figlio di Crono e di Rea, sarebbe stato divorato come i fratelli, se la madre non lo avesse nascosto sul monte Ida. Se il mito
ci pare troppo lontano, basta cercare in epoche ben pi recenti per ritrovare decine di
casi descritti e documentati anche in anni recentissimi.
Negli anni venti, Karl Denice, il cannibale della Slesia massacr e divor almeno
31 persone. In Germania, negli anni trenta, Peter Kuerten, il famoso mostro di Dusseldorf, assassin nove bambine, delle quali bevve il sangue. In Russia, tra il 1978 e il
1990, Andrei Romanovich Chikatilo, soprannominato il mostro di Rostov, violent,
uccise e in parte mangi, 21 bambini, 14 bambine e 18 giovani donne. A Milwaukee,
alla fine degli anni ottanta, Jeffrey Dahmer, si cib di almeno tre delle sue 17 vittime.
Nel 1995, i due fratelli Novinov, Anatolij di 23 anni e Andrij di 18, furono condannati per aver ucciso e poi mangiato un vagabondo. Non tutto dichiararono al processo - soltanto le parti pi gustose.
Le perversioni possono essere definite come comportamenti psico-sessuali che si
esprimono in forme atipiche rispetto alla norma. Lestensione di questo concetto
dunque strettamente dipendente dal tipo di norma che si assume come criterio di riferimento. Freud parla di completo sviluppo della libido che, dopo aver percorso la fase
orale, anale e fallica, si esprime in quella genitale come relazione eterosessule; definisce perversa ogni condotta che si discosta dalla norma, o in ordine alloggetto sessuale,
come nel caso dellomosessualit, della pedofilia, della zooerastia, o in ordine alla zona
171

Criminologia ed elementi di criminalistica

corporea, quando il piacere sessuale raggiunto con parti del corpo di per s non deputate allesercizio della sessualit, o in ordine alla meta sessuale che pu essere raggiunta
solo in presenza di condizioni di per s estrinseche, come nel caso del feticismo, del travestitismo, della scopofilia, dellesibizionismo, del sadomasochismo e simili.
Da questo repertorio, risulta che Freud limita il concetto di perversione alla sfera
sessuale ma solo perch ritiene che queste deviazioni, come nel caso dei disturbi dellalimentazione, dipendano dalle ripercussioni della sessualit sulle funzioni nutritive.
Assunta come norma lorganizzazione genitale, tutte le forme di regressione o di
fissazione a stadi precedenti, in cui la sessualit si esprime attraverso pulsioni parziali
strettamente legate alle diverse zone erogene, sono considerate perverse.
Naturalmente, se si considera la sessualit originariamente perversa in quanto non
si stacca mai completamente dalla sua origine, quando il piacere non era cercato in
unattivit specifica, ma annesso ad attivit dipendenti da altre funzioni come lalimentazione, la defecazione, ecc., allora, perversa ogni attivit sessuale che non si sia definitivamente staccata dalla polimorfia che caratterizza la sessualit infantile.
Freud definisce la perversione come il negativo della nevrosi, nel duplice senso che
il perverso mette in atto impulsi che il nevrotico rimuove, e che di fronte allangoscia, il
perverso, si difende regredendo a forme di sessualit infantile, mentre il nevrotico adotta altre forme di difesa successive o sostitutive della regressione.
Il termine necrofilia fu coniato dal belga Guislain verso la met del diciannovesimo secolo per definire una categoria di alienati distruttivi e che in seguito fu applicato
a ogni tendenza manifesta a compiere atti sessuali con un cadavere.
Galimberti definisce la necrofilia come un investimento erotico di scene macabre
che approda a rituali con significati funerei ricercati, contemplati, e talvolta eseguiti,
fino a giungere, in casi pi rari, a rapporti sessuali con cadaveri.
Per E. Fromm, la necrofilia va letta come la forma pi radicale dellaggressivit
umana che si oppone alla biofilia o amore per la vita. Associata a pulsioni sadiche, la necrofilia non esente da un tratto feticistico nellaccezione del feticismo del cadavere.
Rientrano in questo quadro la necrofagia che induce a cibarsi dei cadaveri e il necrosadismo che sembra pi prossimo alla necrofilia che al sadismo, dato che la vittima,
per ragioni evidenti, non prova dolore, e consiste nella mutilazione e nello scempio di
cadaveri, con i quali si sono generalmente avuti in precedenza rapporti sessuali. A volte, il necrosadismo sostituisce interamente lamplesso; altre volte, invece, come nel caso
di Jack lo Squartatore, il necrosadismo si manifesta come fase conclusiva dellassassinio
sadico.
Il termine necrofagia (o cannibalismo) si riferisce invece alla pratica reale o rituale
di mangiare la carne dei propri simili; nel mondo animale noto nella mantide religiosa e in alcune specie di ragni.
Il termine cannibalico, in particolare, stato adottato dalla psicoanalisi in riferimento alla fase orale dello sviluppo libidico, e, pi specificamente, alla componente sadica presente in tale fase dove si assiste al desiderio di incorporazione delloggetto amato
che sar sostituito, nel corso dellevoluzione psicosessuale, dallidentificazione. Lincorporazione, o introiezione, rappresenta una forma di identificazione primaria analoga
a quella che caratterizza il cannibalismo dei primitivi, motivato, secondo Freud, dalla
credenza che assimilando in s, mediante ingestione, parti del corpo di qualcuno, ci
172

Aggressivit ed anormalit personologica

si impadronisce anche delle qualit che a costui erano proprie. Lo stesso significato di
appropriazione attribuito da Freud al pasto totemico, compiuto agli albori della storia
delluomo, quando i figli si allearono tra loro e, dopo aver ucciso il padre che interdiceva loro luso delle donne del clan, lo divorarono.
Il senso di colpa che ne segu segn la fine dellorda primitiva e linizio dellorganizzazione sociale, della morale e della religione.
K. Abraham suddivide la fase orale in due sottofasi: di suzione, caratterizzata dalla
fusione di libido e aggressivit, e di morsicamento e attribuisce laggettivo cannibalico
soltanto alla seconda, dove distingue un cannibalismo parziale da un cannibalismo totale. Questultimo senza alcuna limitazione, possibile solo sulla base di un narcisismo
illimitato. In questo stadio tenuto in considerazione soltanto il desiderio di piacere
del soggetto. Linteresse delloggetto non trova assolutamente considerazione; loggetto
viene distrutto senza alcuno scrupolo. Lo stadio del cannibalismo parziale porta ancora in s i chiari segni della sua origine dal cannibalismo totale, ma ne differisce anche
in modo radicale. Il primo inizio di considerazione delloggetto fa qui la sua comparsa.
Questo parziale riguardo da considerare come primo inizio dellamore oggettuale in
senso stretto, poich significa linizio di un superamento del narcisismo. Aggiungiamo
subito che lindividuo, a questo stadio evolutivo, ancora ben lontano dal riconoscere un altro individuo come tale accanto a s, e dallamarlo fisicamente o psichicamente nella sua totalit. Il desiderio ancora quello di prendere una parte delloggetto allo
scopo di incorporarlo; questo significa, nello stesso tempo, per, una rinuncia alla meta
puramente narcisistica del cannibalismo totale.
Anche Abraham afferma che gli stati pi gravi di rifiuto dellalimentazione del
melanconico rappresentano unautopunizione per gli impulsi cannibaleschi, ma il suo
interesse per la rappresentazione cannibalica delloggetto perduto rivolto al lavoro del
lutto in analogia alla concezione che il lutto, nella sua forma arcaica, si esprime nel divoramento dellucciso. Tuttavia, mentre con Abraham il gesto cannibalico viene esplorato soprattutto nel suo versante finalistico, con M. Klein, questo concetto impiegato
soprattutto nellarea della patologia depressiva, dove la pulsione cannibalica, se eccessiva, causa della melanconia: il processo fondamentale della melanconia, secondo
Freud ed Abraham, quello della perdita delloggetto amato. La perdita reale di un oggetto reale, o un evento analogo che abbia lo stesso significato, ha come risultato che
loggetto viene collocato nellIo. A causa, tuttavia, di un eccesso di pulsioni cannibalesche nel soggetto, questa introiezione abortisce e ne consegue la malattia.
La fase cannibalesca , quindi, la prima organizzazione della libido in cui lattivit
sessuale e il cibo non sono ancora differenziati e la meta sessuale consiste nellincorporazione delloggetto.
Lidentificazione la fase preliminare della scelta oggettuale: lIo vorrebbe incorporare in s tale oggetto e, data la fase cannibalesca, vorrebbe incorporarlo divorandolo.
Laggressivit mescolata alla pulsione sessuale un residuo di appetiti cannibaleschi a cui partecipa lapparato di impossessamento che serve a soddisfare laltro grande
bisogno (lassunzione del cibo) ontogeneticamente pi antico.
Freud sostiene che dei tre pi antichi desideri pulsionali, cannibalismo, incesto e
omicidio, la nostra civilt ha vietato a tutti solo il primo. Nel 1921, parlando dellidentificazione e del fatto che essa si comporta come un derivato della prima fase orale del173

Criminologia ed elementi di criminalistica

lorganizzazione lipidica, ricorda che il cannibale rimane fermo a tale stadio; egli ama i
nemici che mangia e non mangia se non quelli che in qualche modo pu amare. Sartre
affermava che il pi alto atto damore era divorare lamato per portarlo in se per sempre.

174

CAPITOLO 8

Le teorie criminologICHE

8.1 Teoria delle aree criminali


Secondo questa teoria, lambiente lelemento fondamentale per la genesi di un
comportamento criminale; ed da questa dimensione che risulta funzionale partire, iniziando, in termini operativi, dallindagine di determinate zone, nelle quali la percentuale di criminalit superiore ed evidente, ma, nonostante lavvicendamento degli
abitanti, rimane persistente: questi ambiti vengono denominati aree criminali. Queste
sono rappresentate, in massima parte, da quartieri degradati, dove alta risulta essere
la domanda di assistenza economica e sociale, e dove le dimore sono eccezionalmente
gremite, a detrimento, evidentemente, delle condizioni generali di salubrit, nonch di
igiene. Nelle aree in questione, , inoltre, maggiore la presenza di minoranze etniche e
di soggetti emarginati dalla societ. Chi abita queste aree ha poche possibilit e facolt di scelta, poich lunico modo di andare avanti quello di adattarsi. Questi soggetti
rappresentano per la societ un fattore degradante, ed per tale motivo che vengono
respinti dal mondo evoluto; la societ li ghettizza, negando qualsiasi forma di riscatto o
risocializzazione; ed ecco, allora, che lunica forma di sostentamento, diventa lattivit
criminale generalizzata, con il compimento di fatti previsti dalla legge come reato, con
particolare riferimento ai furti, o alle rapine.
Laddove risulti maggiore il processo di industrializzazione, e quindi il controllo
istituzionale, minore sar la densit criminale.
Al contrario, in Paesi dove regna loppressione e le condizioni socio-economiche
sono instabili, le aree criminali assumono proporzioni smisurate e diventano ingovernabili; quando a tali fattori si sommano odi razziali, scontento economico e mancato
riconoscimento dellautorit di governo, prendono il sopravvento associazioni o bande
criminali che dettano le loro leggi, spingendo, in taluni casi, la popolazione ad azioni
di guerriglia o a vere e proprie guerre.

175

Criminologia ed elementi di criminalistica

8.2 Teoria della patologia sociale


Secondo questa teoria, la societ risulta essere un insieme di parti tra loro integrate e in equilibrio.
Talcot Parsons, teorico di origine americana e appartenente al c.d. Strutturalismo a porre le basi di uno studio pi incisivo della societ, rappresentando, inoltre, che
la socializzazione strettamente legata al meccanismo di ruoli e di apprendimento.
Il ruolo viene inteso come un insieme di aspettative e di comportamento, legate a
posizioni sociali occupate da figure come i genitori, gli operatori amministrativi, e cos via.
Parsons, vede la societ, quindi, come un aggregato di ruoli, conferendone, poi,
alle istituzioni la metabolizzazione e lapprendimento. I comportamenti devianti, secondo la visione del teorico americano, altro non esprimerebbero se non una patologia
di carattere sociale dovuta a una deficienza di apprendimento dei ruoli. Se la devianza
viene considerata come patologia individuale, secondo Parsons, si in presenza di patologie mentali, che tendono a distorcere la percezione della realt sociale, retta da un
equilibrio. I critici hanno ritenuto questa teoria apparentemente conservatrice, poich
mancante di unanalisi efficace, nonch permeata di contraddizioni e conflitti. La teoria da ritenersi, comunque, interessante poich, sotto lottica dei ruoli e delle conseguenti aspettative, in grado di offrire singolari spunti di riflessione per ci che attiene
la dimensione della strutturazione sociale.

8.3 Teoria dei conflitti culturali


Il punto di partenza di questa teoria rintracciabile in quella che viene definita come perdita di potere dei comuni sistemi di controllo sociale: quando un individuo si trova al centro di sistemi culturali disuguali, possibile che questi creino una sorta di instabilit del singolo, spingendolo a una condotta deviante. Il problema riguarderebbe,
pertanto, quella generale mancata integrazione, da parte degli individui, causata dalla
necessit di dover vivere in uno spazio sociale connotato da valori e dinamiche ambientali estremamente differenti e, soventemente, in contrasto con i propri; pertanto, questi soggetti percepiscono una crisi di valori etici che, un tempo, dava loro la possibilit
di potere mettere a punto, e regolare, la propria condotta. Il vivere secondo due sistemi
culturali diversi si tradurrebbe, per il soggetto, in una situazione di incertezza, di disagio, di insicurezza, esponendolo a un serio rischio di disadattamento che pu portarlo
a comportamenti criminali, che avranno la duplice funzione di estinguere entrambi i
sistemi di valori, rimpiazzandoli con la propria cultura di carattere deviante. Quando
sar la societ a rigettare e discriminare lospite estraneo, unitamente alla sua originaria
cultura, allora, i conflitti culturali, denominati secondari, diverranno particolarmente
difficili.

176

Le teorie criminologiche

8.4 Teoria delle associazioni differenziali


Secondo questa teoria, attraverso linterazione con altri individui, e quindi, mediante il processo comunicativo, verbale e non, possibile, per Sutherland, apprendere
il comportamento criminale. Il meccanismo di apprendimento del crimine si attiva, in
particolar modo, allinterno di un micro-gruppo, connotato da relazioni interpersonali. Nelle associazioni differenziali, i normali mezzi di comunicazione (mass-media), che
non hanno la peculiarit di essere mezzi di relazioni interpersonali, ma impersonali,
sembrano, a tal fine, meno efficienti. Secondo questa teoria, lapprendimento del crimine comporta, altres, lapprendimento di tutte le tecniche connesse alla commissione
del crimine, incluse quelle relative ai comportamenti dellautore.
Il soggetto, successivamente, orienter la sua condotta in base alle interpretazioni
apprese, favorevoli o sfavorevoli, ed inerenti la codicistica legale. Quando allinterno
del gruppo dove vive, le caratterizzazioni favorevoli alla violazione della legge sono in
eccesso rispetto a quelle sfavorevoli, secondo Sutherland, un soggetto diviene criminale. Un individuo, pertanto, diviene un criminale, non solo perch stato in contatto
con modelli criminali, ma anche a causa di un isolamento dai modelli che criminali
non sono. Dovranno, altres, essere tenuti in considerazione ulteriori elementi quali
lintensit, la frequenza, la durata.

8.5 Teoria dellidentificazione differenziata


La teoria delle associazioni differenziali venne rielaborata nel 1960 da Glaser,
il quale, sulla base della teoria dei ruoli, convert la teoria dellassociazione differenziale
in quella denominata dellidentificazione differenziata. Glaser, nella sua rielaborazione,
sosteneva che ai fini dellapprendimento della criminalit risulta fondamentale lidentificazione con modelli criminali, pi che lassociazione con tali modelli.
Lelemento fondamentale per la criminogenesi , quindi, il meccanismo di identificazione, quale processo psichico; attraverso questultimo, si tende, in maniera inconscia, a somigliare a certi modelli, selezionati come ideale del proprio Io.
Durante tale processo, lindividuo fa, conseguentemente, come propri, anche i valori normativi ed etici associati a tale schema ideale introiettato. Lidentificazione non
richiede un contatto interpersonale, poich pu avvenire anche verso modelli immaginari o reali, con i quali non si stati in relazione diretta. Lidentificazione con soggetti
criminali pu avvenire in diversi modi: a) a seguito di partecipazioni dirette ad associazioni di delinquenti; b) mediante una stima positiva dei ruoli delinquenziali rappresentati dai mass media; c) a seguito di una reazione negativa a energie che si oppongono
alla criminalit. In ultima analisi, la teoria di Glaser consente, in tal modo, di fare chiarezza sulle c.d. azioni criminali commesse da parte di soggetti che sono comunemente
inseriti in insiemi sociali non criminali.

177

Criminologia ed elementi di criminalistica

8.6 Teorie sottoculturali


Intorno al 1955, Choen enunci la teoria delle sottoculture devianti, derivante dagli aspri conflitti tra classi superiori e classi inferiori della societ. Il fulcro della teoria
identificabile nellaspirazione, da parte degli individui appartenenti alla classe proletaria, di raggiungere le medesime mete culturali degli individui della classe sociale superiore. La base di partenza dei primi sicuramente quella di uno svantaggio. Choen era
convinto che tale aspirazione si traducesse in una reazione negativistica, in direzione di
quei valori che non possono raggiungere; pertanto, il negativismo innescherebbe meccanismi di reazione, connotati da atti criminali, quali il teppismo, gli atti vandalici, o
il generale distruttivismo. Choen ritiene trattasi di una specie di formazione reattiva, e
non un conflitto reale verso la cultura che domina.

8.7 Teoria dellanomia secondo Merton e Durkheim


Lanalisi del comportamento di soggetti che si trovano in differenti posizioni rispetto
alla pressione culturale indifferenziata, rappresenta per Merton, che appartiene al c.d.
movimento Strutturalista, un fondamentale punto di partenza per la spiegazione del
crimine.
Il meccanismo di adattamento a tali pressioni sarebbe produttivo, o meno, di comportamenti devianti.
Alla base dellattivit criminale, pertanto, rintracciabile una disuguaglianza tra
mete culturali accettate e mezzi per guadagnarle; ci porterebbe lindividuo ad una
condizione di anomia. Il concetto di anomia mertoniano quindi differente da quello
di Durkheim.
Il soggetto che sottoposto alla pressione culturale per il raggiungimento delle
mete, quali il denaro, il successo, il potere, e cos via, in mancanza di mezzi per raggiungerle, pu, secondo Merton, porre in essere i seguenti comportamenti: 1. conformismo,
consistente nellutilizzo di mezzi leciti che non danno, comunque, la possibilit di raggiungere le aspirate mete; 2. linnovazione, che si connota, invece, per luso indiscriminato di mezzi, totalmente illegali per raggiungere le mete; 3. il ritualismo, secondo il
quale, si assiste a una concentrazione nel seguire in modo rituale i mezzi, senza aver cura degli obiettivi; 4. la rinunzia, che si attua attraverso una sorta di rifugio psicologico
nelle sostanze stupefacenti o nellalcol; 5. la ribellione, costituita da una vera e propria
condanna ideologica dei mezzi e delle mete.
Secondo la visione del sociologo francese Durkheim, il crimine, invece, un fattore sociale la cui interpretazione da riferirsi alla societ, e, pertanto, dimora al di fuori
dalla coscienza dei soggetti.
Lemigrazione persistente di un gran numero di persone dalle campagne alle aree
urbane, a seguito dei vistosi processi di industrializzazione, ha portato gli individui a
transitare verso un nuovo sistema culturale, non pi come quello rurale, basato su un
sistema collettivo, redistributivo, tradizionalista, bens, verso quello fondato su una solidariet urbana, razionale, individualista, nonch industriale. Secondo Durkheim, ta178

Le teorie criminologiche

le transito porta i soggetti, soventemente, alla mancanza di norme, allinadeguatezza o


allincertezza delle stesse (anomia). Il meccanismo anomico, subito dai soggetti che si
trovano nel nucleo caratterizzato da spinte sociali e culturali contrastanti, favorirebbe,
in tali contingenze, il crimine. Lattualit di questa teoria palese, poich spiegherebbe
il transito dalla solidariet organica a quella tipicamente meccanica, ancora presente in
alcuni spazi geografici.

8.8 Teoria dellimmunit differenziale


Nel saggio Lo stereotipo del criminale, Chapman rappresenta che la criminalit
nota non collegata alleffettiva commissione dei reati. Secondo lautore, esisterebbe una
discriminazione dei soggetti in base allappartenenza alla classe sociale, al potere, alla
visibilit sociale.
Il soggetto appartenente a una fascia debole della societ, deculturalizzata, povera,
godrebbe, pertanto, di una generalizzata e inferiore immunit ai meccanismi di selezione della rappresentazione sociale e del controllo istituzionale. Lo strumento per eccellenza rilevatore, di tale differenza, la statistica giudiziaria, che mostrerebbe una maggiore inclinazione al crimine da parte di classi certamente svantaggiate.

8.9 Teoria del numero oscuro


Di particolare attualit la teoria del numero oscuro, formulata da Sutherland, a
cavallo tra gli anni 40 e 50. importante sottolineare che le indagini criminologiche
compiute in quel periodo monitoravano i crimini commessi da classi svantaggiate o
povere, eludendo, al contrario, quelli perpetrati dai colletti bianchi, cio da coloro che
occupavano, nella societ, posizioni di rilievo. bene notare che lattenzione dei ricercatori e dellopinione pubblica statunitense nel dopoguerra fosse unicamente orientata allapprofondimento dello street crime (crimine da strada).
Gli studi di Sutherland mostrarono, nel tempo, che la teoria del numero oscuro
e dellindice di occultamento relativo al rapporto tra reati conosciuti e reati commessi,
dovesse abbracciare, non una parte della societ deviante, ma la maggioranza totale; da
ci lopportunit di indirizzare, in altro modo, gli studi sul crimine, introducendo, altres, nuovissimi parametri. Procedendo con la vecchia impostazione, le azioni criminali
immesse nelle statistiche ufficiali, secondo Sutherland, sarebbero solamente quelle effettivamente scoperte e denunciate allAutorit Giudiziaria, ma che fornirebbero, per,
una quantificazione non completa e non rispondente al dato reale; le statistiche ufficiali
non contemplerebbero, pertanto, i crimini commessi dai colletti bianchi, poich, non
sarebbero denunciati alla giustizia e non passerebbero al vaglio dellopinione pubblica.
Particolare impulso, nellambito della teoria del numero oscuro, venne data allatteggiamento della vittima, al suo ruolo, alla sua propensione alla denuncia, e ci con particolare riferimento alla stessa natura dei crimini subti.
179

Criminologia ed elementi di criminalistica

8.10 Teoria delletichettamento


La teoria delletichettamento valuta il crimine come meccanismo di etichettamento
sociale. Tale meccanismo, che pu pervenire, come ultimo stadio, alla costruzione del s
deviante, determinato da un intervento selettivo della societ sullo stesso deviante.
Il percorso della devianza del soggetto frutto di una progressiva costruzione in
base allazione della societ.
Lemert, ad esempio, opera una distinzione in due fasi: a) devianza primaria, che
rappresenta la fase vera e propria della commissione del crimine; b) devianza secondaria, corrispondente alla fase di identificazione sociale. Lo status di criminale , quindi,
il risultato finale di un processo di interazione tra laspetto psico-sociale dellazione deviante e del suo attore, e leffetto socio-psicologico della reazione sociale. Il deviante,
secondo Becker, un individuo, cui questa etichetta stata attribuita con esito positivo. Il suo indirizzo primario di ricerca costituito dalle carriere devianti, quali arresti ed etichettamenti sociali e pubblici, come elementi che spingono verso una nuova
identit. Limportanza del processo di etichettamento ha anche lobiettivo di analizzare
le possibilit di reversibilit di una carriera deviante. Per gli studiosi delletichettamento, il crimine frutto di un sviluppo unidirezionale, come costruzionismo del crimine.
Secondo tale visione, luomo, apparirebbe scosso da ragioni esterne multifattoriali, evidenziandosi, cos, una riduzione dellimportanza della capacit di selezione e pianificazione volontaria della mente incidente, in ultima analisi, sul comportamento sociale.
Lindividuo, secondo gli studiosi delletichettamento, penetrerebbe, pertanto, nei meccanismi di selezione sociale, solamente come mero oggetto di selezione.

8.11 Teoria della disorganizzazione sociale


La disorganizzazione sociale, secondo i sociologi polacchi Thomas e Znaniecki,
rappresenta il punto di partenza di attivit criminose. La loro teoria prende spunto
dai fenomeni socio-culturali connessi allimmigrazione dei contadini polacchi negli
Stati Uniti. Lentrata in nuovo Paese, secondo i due studiosi, innescherebbe inevitabili fratture e conflitti culturali, nonch disorientamento generalizzato. Il rapporto disarmonico tra culture differenti e i disagi che vengono a crearsi hanno la peculiarit di
produrre, pertanto, disagi e tensioni, responsabili, in ultima analisi, di fenomeni e/o
comportamenti criminali, in particolar modo se una delle due culture appartiene ad
uno strato socio-economico di minore rilevanza. Questa teoria fonda i propri postulati sulle trasformazioni sociali derivanti dalla rivoluzione industriale nel tessuto della
dimensione sociale.
Il processo di industrializzazione, e in particolar modo le fenomenologie sociali
strettamente collegate, quali lemigrazione, la conseguente urbanizzazione, la caduta
della antecedente struttura a carattere agricolo, condurrebbero a pesanti fenomenologie di cambiamento e instabilit, elementi, questi, che determinerebbero un mancato
equilibrio di componenti, sui quali si fondava la precedente strutturazione dei sistemi
di controllo sociale.
180

Le teorie criminologiche

A ci, va aggiunta la trasformazione economica, quella degli status, la repentina


miscellanea di popoli, valori, culture, costumi, abitudini, che conducono a una significativa perdita di azione delle istituzioni indirizzate al controllo sociale.
In ogni tempo, comunque, qualsiasi mutazione dellassetto sociale ha innescato
un gran numero di conflitti a causa dellinstabilit sociale e della perdita di riferimento a un aggregato di norme, tendente a regolare numerosi aspetti della vita sociale; sistema inadeguato, oggi, tenuto conto delle trasformate condizioni sociali, e dei nuovi
rapporti formatisi.
Secondo la teoria della disorganizzazione sociale, lesponenziale aumento di criminalit appare strettamente collegato e dipendente dal processo di industrializzazione,
dalla neo-organizzazione sociale e dal rapido succedersi di conflitti e da trasformate regole di condotta: una dimensione di drammaticit e instabilit rintracciabile in Paesi
degradati, laddove, pallidi sono i tentativi di industrializzazione, e a cui sono legati lotte e rivolte sociali e/o politiche.
Da non trascurare limpatto del singolo individuo in una societ connotata da disorganizzazione, da instabilit, da trasformazioni immediate: il soggetto perde la possibilit di autogoverno, di regolazione rispetto a norme di comportamento precedenti;
non riconosce pi quei valori e quegli ideali costituenti limpalcatura della sua vita e
della sua condotta, spingendosi verso un sistema disorganizzato ed incidente sulla sua
condotta.
Altro problema affrontato dagli studiosi riguarda lesistenza, nella societ, di contraddizioni normative: una societ disorganizzata poich non educa i propri adepti agli
aggregati normativi fondamentali, spingendoli, senza rendersene conto, a comportamenti devianti, e ci poich sono le norme stesse a risultare contrastanti. Questo stato
di cose condurrebbe, sia i soggetti singoli, che le associazioni di individui, a tenere in
maggiore considerazione le influenze provenienti dai loro ambienti ed i loro interessi,
invece di perseguire il benessere generale.

8.12 Teoria delle aree naturali della criminalit


Secondo questa teoria, la criminalit sarebbe maggiormente presente in particolari
aree, laddove alta limmigrazione e dove maggiore la disorganizzazione sociale.
Tali fenomenologie vennero osservate da numerosi sociologi, tra cui Burgess,
Park, Shaw, McKenzie. Secondo tale impostazione, pertanto, lambiente delle citt
che presenterebbe tali caratteristiche si presterebbe a divenire motore criminogenetico. La teoria, nel tempo, sub forti critiche, poich gli studi successivi mostrarono,
con evidenza, che tutte le aree urbane, al loro interno, erano connotate, in misura, pi
o meno eguale, da fattori che potevano innescare comportamenti criminali. Inoltre,
in aree a bassa incidenza migratoria, la qualit dei reati compiuti era assolutamente
differente, sia sulla base delle caratteristiche degli autori, che su quella delle modalit
operative.

181

Criminologia ed elementi di criminalistica

8.13 Teoria delle tecniche di neutralizzazione


La valorizzazione delluomo come costruttore del proprio ambiente e del proprio
mondo, e come unico responsabile della propria devianza, fu il fondamento della teorizzazione di David Matza (1969).
Secondo questultimo, non pu eludersi, comunque, in tale contesto, linfluenza della societ che, attraverso i meccanismi sanzionatori ed etichettanti, punta a razionalizzare la devianza del soggetto. A questo, per, secondo il teorico, demandata la
funzione di reazione o rinnegamento del marchio di deviante impresso dalla societ;
pertanto, il soggetto potr operare la scelta di aderire alletichetta o rimodulare, in maniera totale, la propria identit, offrendo ai consociati unimmagine totalmente diversa di s.
Matza ritenne, comunque, che anche i peggiori criminali subissero linfluenza delle regole sociali e riuscissero a porre in essere i comportamenti criminali, grazie alla
loro capacit di neutralizzare la morale e le regole sociali, nonch il senso di colpa. Ci avverrebbe tramite lapplicazione, ante delictum, di specifiche tecniche, quali il disconoscimento della propria responsabilit, il definire minimo il danno provocato, la negazione della parte offesa, la condanna di soggetti che condannano, il rifarsi a ideali pi
eminenti.

8.14 Teoria delle opportunit differenziali di Cloward e



Ohlin
La teoria delle opportunit differenziali risulta particolarmente influenzata dalla
teorizzazione del Sutherland. Cloward e Ohlin, nellesplicazione di tale teoria, accostarono sia la teoria dellanomia di Merton che la teoria delle associazioni differenziali
dello stesso Sutherland. Fulcro fondamentale della teoria sarebbe la posizione che nello
spazio sociale occupa ciascun individuo, con particolare riferimento alle opportunit
legittime e a quelle illegittime.
I due teorici concordano nel ritenere che esista ununica meta (o obiettivo) identificata nel successo economico e non un insieme di mete da raggiungere. Tale obiettivo
pu essere raggiunto sia mediante le opportunit legittime che quelle illegittime.
Bisogna tenere conto, per, che gli individui si trovano a operare in sistemi di opportunit differenziali, che condizionano le loro preferenze ed i loro comportamenti;
pertanto, condizioni economico-sociali sfavorevoli si traducono in una restrizione delle
opportunit di affermazione e di promozione sociale. La diversa presenza di opportunit illegittime in una definita area urbana determinerebbe la formazione di tre tipologie differenti di sottoculture denominate rispettivamente come: 1. criminale (giovani
inclini a furti e rapine); 2. conflittuale (giovani inclini a danneggiamenti e vandalismo);
3. astensionistica (caratterizzata da alcolismo, tossicomania, partecipazione a gruppi di
tendenza eversiva).

182

Le teorie criminologiche

8.15 Teoria dello stimolo rafforzatore differenziato di


Burgess e Akers
Sulla fine degli anni 60, Burgess e Akers, riformulando la teoria di Sutherland, introdussero come elemento fondamentale il c.d. stimolo rafforzatore. Secondo gli autori,
il comportamento criminale acquisito secondo i principi del comportamento operante
e lapprendimento si verifica sia in situazioni non-sociali, che sono rafforzanti o discriminative, sia nellinterazione sociale in cui il comportamento di altre persone rafforzatore o discriminativo nei confronti di quello criminale.
La teoria dello stimolo rafforzatore differenziato sostiene che un contesto non-sociale pu rinsaldare una determinata scelta, e, dunque, pu sviluppare la nozione, secondo la quale il crimine acquisito solo attraverso linterazione sociale. In accordo con
Glaser, Burgess e Akers individuano limportanza nel meccanismo di apprendimento,
anche dei gruppi di riferimento che non sono direttamente in contatto con il soggetto,
ma filtrati dai normali mezzi di comunicazione, oltre a quelli primari e agli altri con i
quali si intrinsecamente associati.

183

CAPITOLO 9

Criminologia e psicologia

9.1 Il contributo della psicoanalisi


La psicoanalisi pu considerarsi, certamente, una delle prime scienze che si posta lobbiettivo di fornire un paradigma interpretativo del crimine legato alla struttura
psicologica e ai meccanismi dinamici agenti nelluomo. Lessere umano, secondo Freud,
sarebbe, per sua natura, antisociale, e si adeguerebbe ai dettami sociali solo per paura o per convenienza. Lantisocialit (e con essa i comportamenti criminali) sarebbe,
pertanto, la condizione originaria comune, pronta a manifestarsi in situazioni in cui
le inibizioni perdono la loro efficacia. Quando le pulsioni libidiche o aggressive dellEs
riescono a sopraffare le opposte spinte della conformit sociale, messe in atto dal Super-io, si innescano i comportamenti, da parte dellindividuo, contrari alla societ e di
natura criminale.
In tale dimensione, assume un ruolo centrale il processo di identificazione con le
figure parentali, fondamentale, nellottica psicodinamica, per la realizzazione di una
struttura superegoica funzionale.
Secondo la prospettiva di Alexander e Staub (1929), il crimine interpretabile secondo una riduzione dellefficacia del controllo da parte del Super-Io. Tale circostanza
darebbe vita a varie forme di criminalit in base al livello di efficacia residuale del Super-io. Nella delinquenza fantasmatica, ad esempio, ancora possibile, nel soggetto, arginare le pulsioni antisociali dislocandole su azioni fantastiche (es. identificandosi con
il personaggio cattivo di un film). La delinquenza colposa, manifestata attraverso una
condotta imprudente che provoca disgrazie, pu rappresentare una forma di dislocazione pi complessa che provoca ugualmente il danno desiderato dallEs, senza dover
rispondere alle controspinte del superego. Nella delinquenza nevrotica, il crimine rappresenta, viceversa, un sintomo della presenza di una situazione conflittuale profonda,
che vuole essere risolta dal soggetto, come nel caso della delinquenza da senso di colpa.
In tali forme di azione criminale, come sottolineato da Reik, il soggetto sentirebbe una
profonda angoscia dovuta al senso di colpa che scaturisce dai tab del parricidio e dellincesto, per cui il comportamento criminale e spesso la correlata ricerca di punizione
185

Criminologia ed elementi di criminalistica

possono evidenziare il bisogno di attenuare quel senso di colpa attraverso un crimine,


anche se, questa volta, concretamente commesso.
La delinquenza occasionale si verificherebbe in circostanze particolari (es. in caso
di delitti passionali), quando si delineano situazioni favorevoli allo svincolo dal controllo del superego. Nella delinquenza normale, il Super-io perde completamente la sua
capacit di controllare le spinte pulsionali, e il comportamento criminale pu emergere con facilit. Linterpretazione psicoanalitica del crimine prende in considerazione
anche la maturazione e lefficacia dellIo, attribuendogli responsabilit nel comportamento criminale, quando diminuisce la sua capacit di dilazionare le pulsioni. Anche
lEs pu rappresentare un elemento significativo nella criminogenesi, nella misura in
cui le pulsioni istintuali da esso prodotte risultano particolarmente virulente ed incontenibili.
Secondo le teorie comportamentistiche di stimolo-risposta, diversi stimoli e condizionamenti ambientali, attraverso il meccanismo del rinforzo, radicano nellindividuo
quegli elementi direttamente correlati con il comportamento antisociale e criminale.
Nel 1939, Dollard, ad esempio, sosteneva che ogni forma di aggressione da parte
delluomo legata a una precedente frustrazione di un bisogno importante. Nellimpossibilit di raggiungere il successo sociale, lindividuo pu porre in essere forme di
aggressivit verso la societ (persone, beni individuali ecc.). Il ripetersi delle frustrazioni
costituirebbe, poi, un rinforzo per le risposte aggressive. (Ponti, 1990). Le teorie sulla
deprivazione relativa Lea e Young nel 1984, sviluppano il concetto di deprivazione relativa, attorno al quale costruiscono un interessante quadro teorico. Gli autori riconsiderano i fattori eziologici (patologia, povert, razza) che, per, non generano direttamente negli individui una condizione di deprivazione e, quindi, non possono essere
associati direttamente al crimine. Tali circostanze possono, per, generare un generico
malcontento dovuto a un aumento delle aspettative, a fronte di insufficienti possibilit
di raggiungimento delle mete. La situazione di malcontento pu generare, in seguito,
delle rappresentazioni individuali o sub-culturali di deprivazione relativa, ma tale processo frutto della costruzione e della significazione da parte dellindividuo. La deprivazione relativa rappresenta, quindi, non una mancanza materiale, ma la significazione
della mancanza con caratteri negativi (presenza di un processo di significazione) che
genera il malcontento. (De Leo, Patrizi, 1999). I primi studi moderni sulle correlazioni tra personalit e crimine sono ad opera dello studioso belga Etienne De Greeff. La
personalit costituisce, per De Greeff, una disposizione prefissata a reagire in un certo
modo a uno stimolo, e deriva dallinsieme delle esperienze passate. De Greeff (1947),
studiando la criminogenesi, ha individuato dei tratti tipici della personalit criminale,
fra cui merita attenzione il c.d. silenzio affettivo di alcuni delinquenti che, secondo lautore, deriva dal loro sentimento di essere stati sottoposti a uningiustizia. De Greeff,
per spiegare il comportamento criminale (la criminodinamica) introduce il concetto di
stato pericoloso, che costituito da una fase di equilibrio psichico instabile nel soggetto
che precede lesecuzione di un crimine. Lautore formula anche il concetto di passaggio
allatto, fase in cui la situazione precipita e avviene lesecuzione del delitto.
Analizzando la criminodinamica degli omicidi, De Greeff nota, ad esempio, tre fasi identificabili che precedono lideazione del crimine. La prima fase, definita del consenso mitigato, la fase dellassenso formulato, e la fase del periodo di crisi.
186

Criminologia e psicologia

Nella fase del consenso mitigato possono emergere dei segnali che anticipano levento criminale; nella fase dellassenso formulato, si riscontrano, talvolta, comportamenti
offensivi, di tipo legale, di tipo verbale, od omissioni; nella fase del periodo di crisi, il
soggetto coscientizza la necessit di passare allatto ed entra nello stato pericoloso che
condurr al crimine.
Un altro interessante contributo allo studio personologico dei delinquenti stato fornito da Pinatel (1968), che individua un nucleo centrale della personalit di taluni criminali, costituito da quattro tratti fondamentali: legocentrismo (che consente
di ignorare i giudizi); la labilit emotiva (che consente di non tener conto delle conseguenze del crimine); laggressivit (che consente di effettuare talune azioni criminali
e superare gli ostacoli) e lindifferenza affettiva (che consente di ignorare le sofferenze
della vittima). Tra i contributi pi recenti, riportiamo quello di Frechette e Le Blanc
(1987) che delineano una sindrome della personalit criminale, rappresentata da una
specifica struttura psicologica, che, in alcuni individui, si sovrappone ad altre strutture di personalit, favorendo lacting out. La sindrome, comprende tre tratti: liperattivit delittuosa, la dissocialit e un notevole egocentrismo. Le Blanc e Frechette affermano
che, nei delinquenti di spessore elevato, i fattori sociali ed ambientali ingeriscono con
il comportamento, ma sempre mediati dai tratti della sindrome della personalit criminale. Yochelson e Samenow (1976) sostengono che i tratti di personalit del delinquente sono in realt presenti in forma attenuata in tutti gli uomini. la presenza intensa
di tali tratti che determina una specifica personalit criminale. I due autori statunitensi affermano che la mente del delinquente possiede generalmente una grande energia,
e presenta della caratteristiche ricorrenti: facilit di eccitamento, fantasie di dominio, di
potere e di trionfo, paura diffusa e persistente, sospettosit. Unaltra condizione tipica del
pensiero criminale costituita, per Yochelson e Samenow, dallo stato zero, durante il
quale, nel soggetto, si rilevano una scarsa autostima e una sensazione di disperazione,
unite a sentimenti di superbia e ricerca spasmodica del potere. Lunione di questi fattori sarebbe in grado di spingere alcuni criminali verso la ricerca del dominio e dellillegalit. Le ricerche di Pinatel sono state sottoposte a verifica da Canepa (1974), che
ha condotto uno studio su un campione di delinquenti recidivi mediante colloqui e
strumenti psicodiagnostici, cercando di localizzare i tipici tratti di personalit. La ricerca ha fornito poche conferme allipotesi di Pinatel. Altre indagini (Favard 1985) non
sono riuscite a determinare se i tratti di personalit tipici rappresentino una particolare
intensit di tratti diffusi in tutti gli individui e, soprattutto, se tali tratti siano la causa
o semplicemente leffetto di una vita da delinquente.

9.2 La teoria analitica di C.G. Jung


Il pansessualismo freudiano, caratterizzato dalla concezione per cui, al centro del
comportamento psichico degli esseri viventi, vi listinto sessuale, venne sostanzialmente
rifiutato da Jung. Nella concezione junghiana delluomo, invece, il tratto caratteristico pi importante la combinazione della casualit con la teleologia. Il comportamento
delluomo non condizionato, soltanto, dalla sua storia individuale e di membro della
187

Criminologia ed elementi di criminalistica

razza umana (casualit), ma anche dai suoi obiettivi e dalle sue aspirazioni (teleologia).
Sia il passato come realt, sia il futuro come potenzialit, governano il nostro comportamento presente.
Jung sostiene che entrambi le posizioni sono necessarie in psicologia per giungere a capire perfettamente la personalit. Il presente, infatti, determinato non solo dal
passato (casualit), ma anche dal futuro (teleologia). Un atteggiamento puramente casuale conduce luomo alla disperazione, perch lo rende prigioniero del passato. Latteggiamento finalistico, invece, d alluomo un senso di speranza e uno scopo per cui
vivere. La concezione junghiana della personalit considera la direzione futura dellindividuo e, nello stesso tempo, retrospettiva, nel senso che si rif al passato. Jung, vede
nella personalit dellindividuo il prodotto e la sintesi della sua storia ancestrale. Egli
pone laccento sulle origini razziali delluomo. Luomo nasce gi con molte predisposizioni trasmesse dai suoi antenati e queste lo guidano nella sua condotta. Quindi, esiste
una personalit collettiva e razzialmente preformata che modificata ed elaborata dalle
esperienze che egli riceve.
La personalit consta di un certo numero di istanze e sistemi separati ma interagenti. I principali sono: lIo, linconscio personale e i suoi complessi, linconscio collettivo
e i suoi archetipi, la persona, lanimus e lanima, lombra: 1) lIo la mente cosciente; 2)
linconscio personale formato dalle esperienze che sono state rimosse, represse, dimenticate o ignorate, e da quelle troppo deboli per lasciare una traccia cosciente nella persona; complessi: il complesso indica un contesto psichico attivo i cui elementi molteplici
(sentimenti, pensieri, percezioni, ricordi) sono unificati dalla comune tonalit affettiva. Un esempio il complesso materno; 3) linconscio collettivo appare come il deposito
di tracce latenti provenienti dal passato ancestrale delluomo. Esso il residuo psichico dello sviluppo evolutivo delluomo, accumulatosi in seguito alle ripetute esperienze
di innumerevoli generazioni. Cos, dal momento che gli esseri umani hanno sempre
avuto una madre, ogni bambino nasce con la predisposizione a percepirla e a reagire
ad essa. Tutto ci che si impara dallesperienza personale sostanzialmente influenzato
dallinconscio collettivo che esercita unazione diretta sul comportamento dellindividuo sin dallinizio della vita; 4) larchetipo una forma universale del pensiero dotato
di contenuto affettivo. Tale forma di pensiero crea immagini o visioni che corrispondono, nel normale stato di veglia, ad alcuni aspetti della vita cosciente. Il bambino
eredita una concezione preformata di una madre generica, che, in parte, determina la
percezione che egli avr dalla propria madre. In tal modo, lesperienza del bambino la
risultante di una predisposizione interna a percepire il mondo in un determinato modo e delleffettiva natura di tale realt. Vi , di regola, corrispondenza tra le due determinanti, poich larchetipo stesso un prodotto delle esperienze del mondo compiute
dalla razza umana, e tali esperienze sono in gran parte simili a quelle di ogni individuo;
5) la persona una maschera che lindividuo porta per rispondere alle esigenze delle
convenzioni sociali. la funzione assegnatagli dalla societ, cio il compito che essa attende da lui. Questa maschera, spesso, nasconde la vera natura dellindividuo. La persona la personalit pubblica, quegli aspetti che si palesano al mondo o che lopinione pubblica attribuisce allindividuo, in opposizione alla personalit privata che esiste
dietro la facciata sociale; 6) lanima e lanimus: larchetipo femminile nelluomo detto
anima, quello maschile nella donna animus; 7) lombra, costituita dagli istinti animali
188

Criminologia e psicologia

ereditati dalluomo nella sua evoluzione. Di conseguenza, lombra, simboleggia il lato


animale della natura umana.
Nella teoria della personalit di Jung, occupa un posto centrale il S, che il punto centrale della personalit, intorno a cui si raggruppano tutti gli altri sistemi; esso li
mantiene uniti e conferisce alla personalit lequilibrio, la stabilit e lunit.
Il S lo scopo della vita, un fine per cui luomo lotta costantemente, ma che di rado riesce a raggiungere. Jung concepiva la personalit o psiche come un sistema dotato
di energia e parzialmente chiuso, perch a esso si deve aggiungere lenergia proveniente
da fonti esterne, per esempio dal mangiare. Per spiegare la dinamica della personalit,
Jung ricorre, come Freud, al concetto della libido, ma, mentre per Freud la libido un
concetto collettivo delle tendenze sessuali delluomo, per Jung, il termine libido sinonimo di energia psichica e a seconda che la libido sia diretta preminentemente verso
linterno o verso lesterno. Jung opera, inoltre, una interessante distinzione tra introversione ed estroversione. Latteggiamento introverso tende ad orientare la sua energia psichica verso il mondo interiore (pensieri ed emozioni), mentre latteggiamento estroverso
orienta la sua energia verso il mondo esteriore (fatti e persone). Ambedue questi opposti atteggiamenti sono presenti nella personalit, ma, di regola, uno di essi dominante
e cosciente, mentre laltro subordinato e inconscio. Vi sono quattro funzioni psicologicamente fondamentali: il pensiero, il sentimento, la sensazione e lintuizione. Ciascuna
di queste funzioni ci consente di adattarci al mondo e alla vita. Il pensiero utilizza dei
processi logici; il sentimento utilizza dei giudizi di valore; la sensazione percepisce i fatti e lintuizione percepisce le possibilit presenti dietro i fatti; il pensiero intellettivo,
con esso, luomo cerca di comprendere la natura del mondo e se stesso; il sentimento
il valore delle cose in rapporto al soggetto; la sensazione ha la funzione percettiva, apporta fatti o rappresentazioni concrete del mondo. Lintuizione la percezione attraverso processi dellinconscio; luomo intuitivo va al di l dei fatti e costruisce elaborati
modelli della realt.
Il pensiero e il sentimento sono denominati funzioni razionali, poich fanno uso del
ragionamento. La sensazione e lintuizione sono funzioni irrazionali, perch basate sulla
percezione del concreto e del particolare.
Nellindividuo, sono presenti tutte e quattro le funzioni ma, di regola, una delle
quattro altamente differenziata e svolge un compito preminente nella coscienza venendo, cos, denominata funzione superiore. La meno differenziata delle quattro detta funzione inferiore, ed rimossa e inconscia; essa si esprime nei sogni e nelle fantasie.
Jung fond le sue concezioni psicodinamiche su due principi fondamentali: il principio
di equivalenza e quello di entropia. Il primo asserisce che se un valore diviene pi debole o scompare, la quantit di energia a esso legata non andr perduta per la psiche, ma
riapparir in un nuovo valore. Lindebolimento di un valore si accompagna inevitabilmente al sorgerne di un altro (la fine di un hobby sar in genere compensata dal sorgere di un altro).
Il principio di entropia afferma che la distribuzione di energia nella psiche tende a
un equilibrio o armonia. Fra due valori di diversa forza, lenergia tender a passare dal
pi forte al pi debole fino a raggiungere uno stato di equilibrio. Tutta lenergia psichica di cui la personalit dispone viene utilizzata per due fini generali. Una parte spesa nellesecuzione del lavoro necessario al mantenimento della vita e alla propagazione
189

Criminologia ed elementi di criminalistica

della specie: queste sono funzioni istintive. Lenergia eccedente quella utilizzata dagli
istinti pu essere impiegata in attivit culturali e spirituali. Per Jung, lo sviluppo pu
svolgersi in senso progressivo o regressivo. Per progressione, Jung intende un soddisfacente adattamento dellio alle richieste dellambiente esterno e ai bisogni dellinconscio.
Se un evento frustrante interrompe il movimento progressivo, la libido non potr pi
essere investita in valori orientati verso il mondo o estroversi, di conseguenza, regredir verso linconscio, legandosi a valori introversi. Tuttavia, Jung ritiene che uno spostamento in senso regressivo non debba avere necessariamente effetti negativi permanenti:
esso infatti pu aiutare lIo a trovare il modo di aggirare lostacolo e riprendere il suo
cammino.
Il fine ultimo dello sviluppo rappresentato dallautorealizzazione. Per raggiungere
tale scopo necessario che le diverse istanze della personalit si differenzino ed evolvano completamente. Una personalit sana ed integra si otterr solo consentendo a ogni
istanza di raggiungere il pi alto grado di differenziazione e di sviluppo. Il processo attraverso il quale si raggiunge tale stato detto processo di individuazione. La funzione
trascendente in grado di conciliare gli indirizzi opposti dei diversi sistemi e di operare
per il raggiungimento del fine ideale della totalit perfetta. Lenergia psichica pu essere spostata, cio trasferita da un processo di un dato sistema ad un altro processo dello
stesso o di un sistema diverso. La sublimazione lo spostamento dellenergia dai processi primitivi, istintivi e meno differenziati, a processi altamente spirituali, culturali e
maggiormente differenziati.

9.3 La psicologia del comportamento


Nato negli Stati Uniti negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, il behaviorismo, come nuovo indirizzo, venne fondato da J. B. Watson, con il suo
manifesto del 1913, Psychology as a Behaviorist Views It La psicologia esaminata da un
behaviorista.
In realt, allalba dellopera di Watson, le concezioni behavioristiche avevano iniziato a fare la loro comparsa nella psicologia americana attraverso lopera di alcuni studiosi di psicologia animale comparata come E. L. Thorndike e R. M. Yerkes.
Questultimo, inoltre, divulgando agli americani, nel 1909, il lavoro di Pavlov sui
riflessi condizionati, aveva contribuito, in modo determinante, al volgersi del pensiero
americano in tale prospettiva. Spetta per a Watson il merito di aver sintetizzato e reso
esplicito quello che era lorientamento di molti. Il behaviorismo di Watson pu essere
sintetizzato in pochi punti: a) lo psicologo deve prendere in esame il comportamento, e
cio le risposte esplicite che lorganismo d a determinati stimoli ambientali; b) tutti gli
eventi interni possono essere ignorati senza alcuna perdita per la scienza; c) lintrospezione
(che, particolarmente nella psicologia europea, era stata sino ad allora il principale strumento dindagine) deve essere abbandonata, risultando mancante del fondamentale requisito dellosservabilit e della controllabilit interpersonale. Per comportamento, Watson
intendeva ogni movimento muscolare, o secrezione ghiandolare, o attivit bioelettrica
del sistema nervoso, che fosse comunque osservabile. La psicologia doveva allora diven190

Criminologia e psicologia

tare la scienza delle connessioni tra stimoli ambientali e risposte, connessioni, che i primi behaviorismi concepivano soprattutto in termini di riflessi condizionati. Linfluenza
dellopera di Watson fu enorme, specialmente negli Stati Uniti (in Europa leco fu minore e vi furono serrate polemiche contro il behaviorismo soprattutto da parte degli psicologi della Gestalt). Lestremo radicalismo della posizione di Watson non era per accettabile e, dopo questa prima fase di behaviorismo, cosiddetto ingenuo, negli anni 20 e 30,
le concezioni behavioristiche ricevettero una nuova sistemazione a opera di altri autori.
Tra questi, particolare importanza si attribuisce a B. F. Skinner, che evidenzi la
necessit di distinguere il comportamento rispondente da quello operante: il primo, quale
frutto di riflessi innati o condizionati con un meccanismo pavloviano ed evocato dagli
stimoli appropriati (elicitato) indipendentemente dalla volont del soggetto; il secondo, frutto di condizionamento operante, in cui, a differenza del pavloviano, lapprendimento si crea per associazione tra stimolo e risposta, e non tra due stimoli. Un notevole
apporto teorico fu fornito da C. Hull, che formul una serie di postulati (la cui dimostrazione deve stare alla base dello studio del comportamento), e dai suoi collaboratori
della Scuola di Yale, in particolare da K.W. Spence, che pose laccento sulla necessit di
studiare le variabili intervenienti, poste tra stimolo e risposta, nascoste nel sistema nervoso dellorganismo, come costrutti ipotetici che possiamo dedurre dal comportamento in presenza di determinati stimoli.
E ancora, seppure in una posizione distaccata rispetto agli altri behavioristi, da cui
fu spesso accusato di mentalismo, E. C. Tolman, secondo il quale, il comportamento intenzionale (purposive behavior), in quanto, lorganismo (anche quello animale) apprende che un certo complesso di stimoli (segno) legato a un altro complesso (significato),
determinandosi, cos, una mappa cognitiva di situazioni ricorrenti. Questa fase, detta
del neo-b, pur non essendosi ancora esaurita (vitali sono ancora le scuole di Skinner e di
Spence), stata seguita dopo la II guerra mondiale da una nuova fase, denominata da
Berlyne, del cenobehaviorismo. Tale fase stata, comunque, contrassegnata da una serie
di apporti di diversa natura, ma anche di interpretazioni diverse, da autore ad autore,
tanto da render difficile darne un quadro riassuntivo globale. Questi apporti possono
essere comunque cos sintetizzati: 1) la considerazione delle nuove scoperte che venivano realizzate in campo neurofisiologico, e in particolare quelle sullattivit del sistema
reticolare e sullarousal; 2) la scoperta delle opere di Jean Piaget, sino allora, per motivi prevalentemente linguistici, pressoch sconosciuto agli studiosi nordamericani, e
la conseguente rivalutazione della considerazione evolutiva nello studio del comportamento; 3) la conoscenza del lavoro compiuto tra le due guerre dagli studiosi russi, che,
pur senza contatti con il mondo occidentale, si erano mossi in una direzione, sotto certi
aspetti, analoga a quella dei seguaci del behaviorismo.
A tali apporti, va aggiunta la profonda influenza che hanno avuto sulla psicologia,
soprattutto nordamericana, la cibernetica, la teoria dellinformazione, la teoria statistica della decisione e, pi di recente, la linguistica, in particolare, lopera di N. Chomsky
(pur essendo il pensiero di questo studioso criticato spesso dai behavioristi per il suo
innatismo).
Il panorama teorico si venuto cos articolando maggiormente, e si fatto pi
complesso e, se la collocazione di alcuni autori in questa corrente di pensiero relativamente agevole, per altri, soprattutto per quelli che hanno reagito al b. di tipo watsonia191

Criminologia ed elementi di criminalistica

no e al neo-b. di tipo hulliano o skinneriano, rivalutando limportanza dei processi cognitivi, il problema pi delicato. Cos, da un lato, vi lopera di autori come il citato
Berlyne e lo psicologo canadese D. O. Hebb, su cui ha avuto uninfluenza predominante la neurofisiologia, vista per, non in senso riduzionistico ma funzionale. Dallaltro,
vi sono stati contributi di varia natura; particolarmente significativa a questo proposito
lopera di Miller, studioso, soprattutto, del linguaggio e della teoria dellinformazione,
che, in collaborazione con uno psicologo matematico, E. Galanter, e uno psiconeurologo, K. H. Pribram, ha dato vita con Plans and the Structure of Behavior (Metodi e struttura del comportamento) ad una delle pi importanti opere teoriche della psicologia
contemporanea, in cui, nellambito dello studio del comportamento, si rivalutano i processi cognitivi e si rifiuta una concezione delluomo semplicistica in puri termini stimolorisposta. E ancora, significativa nella stessa prospettiva, lopera di Broadbent, che con i
suoi studi sullattenzione, ha dimostrato i limiti che ha lorganismo umano nellelaborare
le informazioni che gli provengono dallambiente. La scuola behaviorista, sino agli anni
Sessanta, aveva esercitato un dominio, pressoch assoluto, sulla psicologia sperimentale,
perdendo, in seguito, la propria centralit; in generale, la maggior parte dei ricercatori
aderisce oggi ad altre correnti di pensiero, prima tra tutte, il cognitivismo. La polemica
tra questa impostazione e il behaviorismo particolarmente vivace, e verte, soprattutto, sulla liceit di studiare i processi mentali, negata dai behavioristi, che ritengono che
lo studio dello psicologo debba limitarsi al comportamento, e che parlare di mente sia
fare della metafisica e non della scienza. Va per detto che molti cognitivisti sostengono lesistenza di una continuit fra le proprie posizioni e quelle del behaviorismo, e ritengono che la loro psicologia sia un rinnovamento del behaviorismo stesso. La crisi del
behaviorismo ha comunque avuto come effetto una sostanziale modificazione del campo di ricerca della psicologia. Tipico esempio ne la profonda modificazione degli studi sullapprendimento che costituivano gran parte della ricerca behaviorista, e che oggi
sono affrontati in modo abbastanza diverso, con un certo abbandono delle tematiche
del condizionamento. A fianco a questa crisi si assiste, per, alla rinascita di alcune applicazioni derivate dal b., e, in particolare, della cosiddetta behavior therapy (terapia del
comportamento). Tale sviluppo si ha anche in Italia, dove opera un gruppo abbastanza
numeroso di psicologi behavioristi (E. Caracciolo, P. Meazzini, e cos via).

9.4 Lintegrazione psico-ambientale


La criminogenesi stata individuata, dalle varie teorie criminologiche, sia nelle caratteristiche dei singoli individui, che nei fattori sociali. Negli anni 50 e60 si tent di
considerare, congiuntamente, lindividuo ed il suo contesto sociale: questo tentativo caratterizzava la dimensione dellintegrazione individuo/ambiente. Se lambiente veniva
ritenuto quale fattore criminogeno, lobiettivo era quello di giungere alla spiegazione
del perch non tutti gli individui reagivano allo stesso modo ai fattori criminogeni legati al loro ambiente e alle loro condizioni socio-economiche; analogamente, altro quesito riguardava la circostanza per la quale soggetti con uguali caratteristiche abnormi di
personalit non divenissero tutti delinquenti.
192

Criminologia e psicologia

Il problema fondamentale, pertanto, era quello di capire tale difformit di comportamento. Le riposte giungevano dalle varie discipline, e ognuna di esse elaborava
teorie, cercando, al contempo, di individuare elementi psicologici, sociologici, psichiatrici, che giustificassero tali difformit di condotta. Rimaneva, comunque, il quesito in
ordine alla condotta normale, posta in essere da soggetti multiproblematici.
Importante, inoltre, era comprendere quanto il fattore individuale e quanto quello
sociale potessero incidere nella condotta criminosa.

9.5 La teoria non direzionale dei Glueck


La ricerca effettuata dai coniugi Glueck, nel 1950, rappresenta una fase decisiva
per la criminologia, anche se, successivamente, stata criticata e replicata con metodi
diversi; si ricorda quella effettuata a Portorico, nel 1975, da parte di Ferracuti, Dnitz, e De Brenes (Bandini, Gatti, Marugo, Verde 1991). I coniugi Glueck effettuarono
il loro studio su un campione di 500 giovani delinquenti e 500 non delinquenti, tutti per simili per et, gruppo etnico, estrazione sociale e culturale, e aspetto economico, toccando tutti i punti delle loro vite, e, dunque, gli aspetti biologici, sociologici e
psicologici. Non essendo possibile, in questa sede, riportare interamente i risultati della loro ricerca, ci si soffermer su quelli che pi da vicino interessano, e cio i risultati
che riguardano i rapporti parentali, e quelli che riguardano la personalit dei giovani
intervistati. La prima parte della ricerca, che riguarda i rapporti e linserimento dei giovani, delinquenti e gruppo campione, allinterno della famiglia, si apre con i risultati
che riguardano la struttura familiare e la sua genesi, per verificare le conseguenze dellinfluenza dellambiente familiare sul futuro comportamento e sulla futura personalit
dei soggetti analizzati. Preme sottolineare che le famiglie dorigine dei due gruppi non
erano diverse: stesso numero di componenti, stessa estrazione socio-culturale, e, soprattutto,
i soggetti provenivano tutti da ambienti poveri e degradati. In primo luogo, fu rilevato che in un quarto delle famiglie paterne dei delinquenti, contro meno di un quinto
dei non delinquenti, erano presenti gravi turbamenti emotivi o disturbi della personalit: psicosi, psiconevrosi, epilessia, omosessualit; i dati si eguagliavano (o quasi) per le
famiglie di provenienza dei padri, mentre, per le madri, risultava che le met di quelle
dei delinquenti, contro un terzo di quelle dei non delinquenti, proveniva da famiglie
con casi di alcoolismo. Per quanto riguarda il fattore criminalit, esso risultava presente
nelle famiglie di provenienza dei delinquenti, da uno a tre membri, contro un numero
molto esiguo per le famiglie di provenienza dei genitori dei non delinquenti. Per quanto
riguarda listruzione, entrambi i gruppi, provenivano da famiglie con un basso grado di
istruzione. Anche nella genesi delle famiglie di appartenenza vi erano delle eguaglianze; le madri dei soggetti appartenenti ad entrambi i gruppi risultavano essersi sposate
prima dei 21 anni, anche se, qualche differenza affiorava: 4 matrimoni su 10, contro 3
su 10 dei non delinquenti, risultavano forzati; inoltre, le madri dei delinquenti, in misura molto maggiore rispetto a quelle dei non delinquenti, avevano sofferto di malanni
fisici, sviluppo mentale ritardato, alcolismo, e avevano commesso reati sin dal periodo
adolescenziale. Gli stessi problemi e le stesse differenze erano affiorate dal raffronto tra
193

Criminologia ed elementi di criminalistica

i padri dei ragazzi. Si detto che lestrazione socio-economica delle famiglie era, in entrambi i casi, bassa, nonostante ci, nel gruppo dei delinquenti, i padri, in rapporto di 5
a 1, risultavano essere dei cattivi lavoratori, cio soggetti pigri, svogliati, poco interessati al lavoro, ed inclini a cambiarlo spesso. Inoltre, 4 famiglie su 5, contro 1 su 5 dei
non delinquenti, erano costrette a chiedere un aiuto esterno per risolvere i problemi
economici. Risulta evidente che, seppur i soggetti dei due gruppi fossero stati scelti in
un contesto di base simile, alcune differenze affioravano nella formazione e nella genesi
delle famiglie dei delinquenti, rispetto a quelle dei non delinquenti.
Famiglia: in questa parte della ricerca, vennero valutati aspetti che riguardavano
pi da vicino la vita allinterno della famiglia dei due gruppi. In primo luogo, risult che
le famiglie dei delinquenti tendevano molto di pi a vivere alla giornata, contraendo continui prestiti e spendendo molto pi di quello che guadagnavano; mancava, dunque,
unoculata gestione familiare. Inoltre, guardando al decoro familiare, e cio allambizione delle famiglie, la volont di migliorarsi, la presenza del senso della responsabilit, e
la difesa del buon nome della famiglia, risultarono presenti solo in 1 su 10 delle famiglie
dei delinquenti, contro le 4 su 10 dei non delinquenti. Per quel che riguarda il rapporto
tra i genitori, risult che esso era buono solo in un terzo delle famiglie dei delinquenti,
contro due terzi di quelle dei non delinquenti, ed inoltre, in 1 su 3 delle famiglie dei delinquenti, contro 1 su 7 di quelle dei non delinquenti, la crisi familiare era sfociata in un
abbandono del tetto coniugale da parte di uno dei due genitori, quasi sempre il padre.
In entrambe le famiglie, le madri si occupavano direttamente della gestione del focolare
domestico, ma in maniera molto diversa; ragazzi privi di appoggio domestico risultavano molto pi numerosi tra i delinquenti, solo meno di 1 madre su 10 risult schiava dei
divertimenti collettivi; regolari abitudini di questo tipo esistevano solo in 11 delle 500
famiglie di provenienza dei non delinquenti, contro le 50 dellaltro gruppo.
Ed ancora, solo in 2 famiglie su 10 dei delinquenti gli amici dei figli erano ben accetti in casa, contro un terzo di quelle dei non delinquenti; inoltre, nelle case delle famiglie dei delinquenti erano assenti i mezzi di svago per i ragazzi, come giocattoli o libri, ed
in generale, fu rilevato che solo in 20 delle 500 famiglie dei delinquenti era presente un
qualunque mezzo di svago, contro il 69% delle famiglie dei non delinquenti. Infine, per
quel che riguarda il senso di solidariet familiare, esso era presente in meno di 2 famiglie
su 10, contro le 6 su 10 per i non delinquenti. Prima di soffermarsi sulla vita dei ragazzi
allinterno della famiglia, i Glueck, aprirono questa parte della loro ricerca con dei dati
di statistica anagrafica. Da ci, si dedusse che 2 delinquenti su 10, contro 1 su 10 per i
non delinquenti, erano stati concepiti fuori dal matrimonio, e inoltre 6 ragazzi su 10, in
entrambi i gruppi, avevano un genitore nato allestero. Le famiglie dei delinquenti erano
solo di poco pi numerose rispetto a quelle dei non delinquenti, 7 membri in media contro 6, ma, nelle prime, era pi frequente il caso di seconde nozze di uno dei genitori, e
quindi della presenza di fratellastri e sorellastre. Negli alloggi dei delinquenti, si notava,
per, maggiore affollamento, con soggetti che vivevano, dormivano e mangiavano nella
stessa stanza, dunque, con una maggiore presenza di competizione emotiva per attirare
lattenzione dei genitori, e una situazione di promiscuit sessuale pi diffusa.
Per quel che riguarda lordine di nascita dei soggetti delinquenti, non furono rilevate differenze statistiche interessanti, e, dunque, i delinquenti non erano, come buona
parte della dottrina sosteneva, pi numerosi tra i primogeniti o gli ultimogeniti.
194

Criminologia e psicologia

La stabilit della famiglia un altro parametro particolarmente importante per una


normale crescita psicologica. Dalla ricerca risult che la maggior parte dei ragazzi delinquenti aveva avuto esperienze di vita disorganizzata, circa il 50% contro il 10% dei
non delinquenti; inoltre, 6 famiglie su 10 dei delinquenti, contro le 3 su 10 dellaltro
gruppo, furono sciolte da separazione, divorzio, abbandono improvviso di uno dei coniugi o morte di uno di essi. La rottura del nucleo familiare venne valutato con attenzione, poich era gi noto che sarebbe potuto risultare particolarmente traumatizzante per
il ragazzo vivere la scissione parentale; dai dati si evinceva che solo meno della met dei
ragazzi delinquenti aveva potuto sperimentare la vita in una famiglia stabile, mentre per
la maggior parte di loro la vita fu trascorsa in una famiglia spezzata, se non addirittura
inesistente. Infine, furono valutati, per quel che riguarda i rapporti tra genitori e figli,
i legami affettivi allinterno della famiglia e linteressamento dei genitori per i figli. In
primo luogo, si accert che solo 4 su 10 padri dei delinquenti, contro 8 su 10 dellaltro
gruppo, erano affettuosi e comprensivi con i propri figli, e cos anche le madri, 7 su 10
per i delinquenti, contro il 95% per i non delinquenti. Al contrario, fu notato, per,
che 4 madri su 7 per i delinquenti, contro 1 su 7 per i non delinquenti, erano eccessivamente protettive verso i figli, innescando un particolare processo di dipendenza, insicurezza e deresponsabilizzazione. Per quel che riguarda laffetto dei figli nei confronti dei
genitori, come era prevedibile, i delinquenti, in numero molto maggiore, dichiararono
di non sentire un particolare legame affettivo nei confronti dei genitori. Infine, nelle famiglie dei delinquenti, fu anche riscontrata la mancanza di un modello educativo stabile, costante ed univoco; nella maggior parte dei casi, i ragazzi erano solo puniti, spesso
in maniera violenta, per le loro malefatte, senza che poi gli fosse spiegato quello che era
giusto fare e quello che era ingiusto o illecito.
Intelligenza e criminalit: il test utilizzato per misurare il Q.I. (quoziente intellettivo) dei ragazzi fu il Wechsler-Bellevue, che misura il quoziente globale, ma divide
anche lintelligenza in due campi, quello pratico e quello verbale, permettendo unanalisi pi approfondita dei soggetti. Per quanto riguarda i risultati generali, non furono
riscontrate differenze tra i due gruppi: in entrambi i casi furono rilevati dai 140 ai 150
ragazzi che avevano un Q.I. da 90 a 100, e dai 346 a 359 ragazzi che avevano un Q.I.
da 60 a 90. Maggiori differenze furono riscontrate nel rapporto tra gli usi che i due
gruppi facevano dellintelligenza verbale e di quella esecutiva o pratica. Laspetto verbale del processo intellettivo riguarda luso dellintelligenza astratta, e cio la capacit
di ragionare, riflettere, ricordare, essere logici. In questo campo, i delinquenti mostrarono maggiori carenze, che non potevano essere spiegate solo con una minore propensione agli studi. In ogni caso, le differenze rilevate furono comunque minime, tanto
da non poter definire i delinquenti meno intelligenti dei non delinquenti, ma forse utili per poter affermare che i ragazzi delinquenti erano portati a prediligere e sviluppare
unintelligenza diversa da quella verbale. Infatti, nei test che riguardavano lintelligenza
nellesecuzione, e cio laspetto pratico dellintelligenza, i due gruppi si eguagliavano,
ed anzi, in alcune prove, i delinquenti risultarono pi veloci e pronti dei non delinquenti. Questi risultati furono comunque lulteriore conferma che non esiste correlazione tra deficit mentale e delinquenza.
Dinamiche emotive: in questo campo, risult che solo il 15% dei delinquenti, contro il 31% degli altri, si sentiva adeguato nel comportarsi e nellesprimersi, al contrario
195

Criminologia ed elementi di criminalistica

fu riscontrato nei delinquenti una percentuale maggiore, 28% contro 14%, di soggetti tendenti allattivit e al dinamismo. I sintomi del comportamento aggressivo erano
presenti in numero molto maggiore tra i delinquenti, mentre lestroversione, intesa
come acting out, era presente nel 59% dei delinquenti, contro il 29% dei non delinquenti; la stabilit emotiva era riscontrata nel 18% dei delinquenti contro il 50% dei
non delinquenti.
Tendenze estetico-appetitive: pi numerosi risultarono i delinquenti con spiccata
tendenza alla sessualit precoce e promiscua, 20% contro 6%, ed anche quelli tendenti allavidit, 21% contro 14%.
Orientamento della personalit: i dati ci dicono che solo il 25% dei delinquenti,
contro il 49% del gruppo di controllo, risultava essere convenzionale in tutti gli aspetti della propria vita, e che solo il 9% dei delinquenti, contro il 54% dei non delinquenti, risult essere coscienzioso. Molto scarsi tra i delinquenti anche i soggetti realistici, 8% contro 29%, e i soggetti pratici, 19% contro 35%. Inoltre, fu riscontrata nei
delinquenti una quasi totale mancanza di autocritica, accompagnata da uno spiccato
egocentrismo.
Conflitti emotivi: traumi, paure, angosce, sensi di colpa e frustrazioni erano presenti nel 75% dei delinquenti contro il 38% dei non delinquenti. Il piano emotivo dal
quale sorgevano, in massima parte, tali conflitti era il rapporto con il padre, 23% contro 5%, e dallincapacit dei ragazzi delinquenti di costruirsi una sana identificazione
sessuale, 30% contro 12%. Risultavano, al confronto, quasi assenti i conflitti esterni
alla famiglia, anche se il 33% dei delinquenti, contro il 18% dei non delinquenti, era
afflitto da un conflitto dinferiorit fisico e psichico.
Metodologia di risoluzione dei conflitti: fu appurato che il 68% dei delinquenti,
contro il 31%, era solito risolvere i propri problemi riversandoli allesterno, inoltre,
come gruppo, i delinquenti risultarono quasi immuni al senso di responsabilit, e tendenti allacting out immediato, quando la pressione e lansia iniziavano a salire. Il meccanismo preferito per i non delinquenti risult invece essere quello opposto, e cio lintroversione, 42% contro il 5% dei delinquenti.
Carattere e delinquenza: la prima parte della perizia psicologica e psichiatrica della ricerca stata integrata da una seconda parte che riguardava il carattere ed il temperamento dei soggetti analizzati. Il metodo dindagine utilizzato fu la somministrazione
del test di Rorschach, utilizzato, anche oggi, nelle perizie psichiatriche e psicologiche.
I risultati furono divisi in varie categorie. In questo quadro furono valutati i seguenti
parametri: a) lautoaffermazione, cio la facolt di affermare la propria personalit, le
proprie esigenze e la propria opinione in modo diretto ma senza aggressivit esagerata.
Questo tratto fu riconosciuto in meno di un decimo dei delinquenti, e solo in un piccolo numero dei non delinquenti; b) laffermazione sociale, cio la volont di affermarsi
nellambiente sociale. Questo tratto fu riscontrato nel 45% dei delinquenti e nel 27%
dei non delinquenti; c) la sfida, cio un meccanismo reattivo, una forma di affermazione aggressiva dellIo in risposta ad un senso profondo di debolezza e insicurezza; d)
la remissivit, cio la rinuncia allaffermazione a tutti i costi del proprio s, nel tentativo di raggiungere la sicurezza sottomettendosi allaltrui autorit; questo tratto fu
riscontrato nel 27% dei delinquenti e nel 80% dei non delinquenti; e) il senso di insicurezza, cio quella vaga impressione di non aver fatto presa sulla vita, fu riscontrato
196

Criminologia e psicologia

in maniera uguale, o quasi, in entrambi i gruppi, 89% dei delinquenti contro 96%
dei non delinquenti; f ) il senso di non essere amati e desiderati. Questo sentimento, anche se solitamente represso o inconscio, pu condurre ad un eccessivo bisogno di attenzione e dunque ad un forte desiderio di successo e riconoscimento. Anche questo
fattore fu riscontrato in percentuali molto elevate e pressoch identiche in entrambi i
gruppi, 92% dei delinquenti contro il 97% dei non delinquenti; g) il senso della propria nullit, cio la sensazione per cui i nostri pensieri, sentimenti ed idee non sono
riconosciuti come validi o interessanti, fu riscontrato nel 59% dei delinquenti contro
il 64% dei non delinquenti, anche il senso di non essere apprezzati, molto simile come concetto al precedente, risult essere presente nel 36.1% dei delinquenti, contro il
24.5% dei non delinquenti; h) sentimenti che indicano una resa o una sconfitta. Questi
elementi si riscontrarono in percentuale molto maggiore tra i non delinquenti, e infatti il senso di impotenza si riscontr nel 42% dei delinquenti contro il 54% dei non
delinquenti, mentre il senso di insuccesso e di sconfitta fu riscontrato nel 44% dei
delinquenti contro il 63% dei non delinquenti; i) tendenze narcisistiche furono riscontrate nel 23% dei delinquenti contro il 14% dei non delinquenti; tendenze masochistiche, si ritrovarono nel 15% dei delinquenti contro il 37% dei non delinquenti; l)
tendenze sadiche, si riscontrarono nel 49% dei delinquenti contro il 16% dei non delinquenti; m) la tendenza allacting out fu riscontrata nel 44% dei delinquenti contro
il 19% dei non delinquenti; n) il potere di autocontrollo fu riscontrato nel 39% dei delinquenti contro il 66% dei non delinquenti. Le vere e proprie psicopatologie come:
psicosi, nevrosi, monomanie e forme schizofreniche furono riscontrate solo in pochissimi
soggetti che appartenevano al gruppo dei delinquenti, ma il dato statistico risulta irrilevante. Con questi ultimi dati sulla presenza di vere e proprie patologie mentali si
chiude il dato psicologico della ricerca Glueck. Tale studio resta documento fondamentale nella ricerca criminologica, anche se, successivamente, non mancarono critiche sui metodi scelti per eseguirlo, e soprattutto chiarisce che, sotto laspetto strettamente psicologico, non esistevano differenze enormi tra i due gruppi analizzati. Le
differenze che infatti i ricercatori rilevarono non furono tali da poter affermare che il
crimine una prerogativa di psicopatici e menti patologiche, n che i delinquenti siano
cos diversi dai soggetti che non delinquono, e n che esistono dei tratti di personalit specifici del crimine, sottolineando, dunque, che la psicologia di un criminale resta
dato fondamentale per comprendere i suoi atti, ma da integrare in una multidisciplinariet auspicabile anche negli studi moderni.

9.6 La teoria dei contenitori


La teoria del controllo sociale, o teoria dei contenitori, di W. C. Reckless (1961)
rappresenta un tentativo di integrazione dei fattori individuali e ambientali della devianza. Essa considera in modo specifico lazione dei controlli interni ed esterni, capaci congiuntamente e vicendevolmente, di regolare la condotta umana.
I contenitori interni, quelli, cio, legati alla struttura dellindividuo, sono responsabili delladeguamento del comportamento agli stimoli socio-ambientali e sono rappre197

Criminologia ed elementi di criminalistica

sentati da un buon autocontrollo, da un buon concetto di se stessi, dallalta tolleranza


alle frustrazioni, dalla capacit di socializzazione, dal senso di responsabilit, dallabilit
a trovare soddisfazioni sostitutive, dalle razionalizzazioni idonee a ridurre la tensione.
I contenitori esterni, di tipo normativo-culturale, costituiscono il freno che agisce
nellimmediato contesto sociale del soggetto, e che gli permettono di non oltrepassare
il limite normativo. Essi sono rappresentati dalle aspettative sociali, dalla sorveglianza
ed efficacia dei sistemi di controllo sociale, dalle opportunit di sfoghi alternativi, dalle
opportunit di consensi nel proprio ambiente, dallidentit e dal senso di appartenenza a un gruppo. A questi, si aggiungono la famiglia e gli altri gruppi di rinforzo (istituzioni, apparati di prevenzione e repressione, ecc.), normalmente preposti al controllo e
al contenimento dellindividuo. La carenza di contenitori interni o esterni costituisce, per
il soggetto, un elemento di vulnerabilit che rende conto, nel singolo caso, delle ragioni della condotta deviante. Per le evidenti correlazioni esistenti tra essi, la mancanza di
contenitori interni pu essere compensata da un valido sistema di contenitori esterni e
viceversa. In ragione di questi freni, alcune ricerche hanno spiegato il livello particolarmente basso di criminalit di alcuni gruppi di immigrati degli anni 60 nei Paesi europei importatori di manodopera.
In una ricerca condotta sugli immigrati pakistani e indiani di Bradford, ad esempio, si pervenne alla conclusione che le ragioni del loro basso livello delinquenziale erano
da ricercare nellesistenza di comunit solidali e coese nelle quali essi vivevano. Limportanza del consenso, dellintegrazione e dellesistenza di persone significative di riferimento, fu riscontrata anche in una ricerca sugli immigrati italiani di Liegi. Secondo un altro studio, condotto a Ginevra nella prima met degli anni 60, le possibilit
che un italiano commettesse un reato, variavano a seconda del grado di integrazione
sociale raggiunto. Gli immigrati italiani, infatti, potevano essere distinti in tre categorie: una prima, della quale facevano parte i cosiddetti stagionali, coloro, cio, che ogni
anno ritornavano in Italia per uno o due mesi; una seconda, nella quale rientravano
coloro che avevano un permesso di soggiorno, legati per un anno ad un lavoro fisso;
una terza, nella quale rientravano le persone con un permesso dtablissement, coloro,
cio, di lunga permanenza (oltre dieci anni) che godevano di tutti i diritti dei cittadini
di quel Paese a esclusione dei diritti politici. Fu riscontrato che gli italiani appartenenti alla prima e alla terza categoria commettevano reati meno frequentemente di quelli
della seconda.
Questo fu correlato al diverso grado di integrazione raggiunto: infatti, lessere stagionale garantiva loro un buon inserimento, quantomeno nella comunit dei loro connazionali; viceversa, quando ottenevano un permesso di soggiorno, questi si trovavano nella fase pi delicata dellimmigrazione in quanto si distaccavano, sempre pi, dal
gruppo di origine, senza essersi ancora sufficientemente integrati nella societ di accoglienza. Infine, dopo dieci anni, avevano ormai raggiunto un buon livello di integrazione nella nuova comunit. In altre parole, se gli immigrati italiani che violavano la
legge aumentavano, passando dagli stagionali a quelli con un permesso di soggiorno
valido un anno, per diminuire nuovamente fra i residenti ultradecennali, era anche perch gli appartenenti alla prima e alla terza categoria godevano di pi solidi legami con
la comunit (locale o di connazionali) circostante. La teoria del controllo sociale stata
utilizzata anche per dare ragione del maggior tasso di criminalit degli immigrati della
198

Criminologia e psicologia

seconda generazione rispetto a quelli della prima. Anche in questo caso, la differenza
fu attribuita allindebolimento dei fattori di contenimento della condotta deviante e,
in particolare, dei legami tra figli e genitori. La prima grande ricerca in merito fu condotta nei primi decenni del secolo sui contadini polacchi immigrati negli Stati Uniti.
Si legge in questo studio che, quando questi vivevano nel loro Paese, erano organizzati
in famiglie forti e solidali e svolgevano la funzione educativa in modo molto pi ricco
e meglio ordinato che in America. I figli venivano iniziati ben presto a tutte le attivit
dei genitori e, in questo modo, assimilavano e imitavano in maniera irriflessa la loro
organizzazione di vita. Ma la situazione cambiava una volta giunti in America. I giovani, sottoposti agli stimoli di una societ pi progredita, riducevano le partecipazioni alle attivit dei genitori, apprendevano gli usi e i costumi della nuova societ dalla vita di
strada e, spesso, erano essi stessi a fungere da mediatori tra la societ circostante e i genitori. Cos, veniva ad essere irrimediabilmente intaccata ogni autorit e controllo sui
figli che, anzi, quando entravano in contatto con la nuova realt, si lasciavano sedurre
dai piaceri e dai desideri indotti da uno stile di vita completamente differente. In queste
condizioni, era naturale che, per ottenere ci che soddisfacesse quei desideri e quei piaceri, commettessero furti o rapine. Agli stessi risultati si giunse, qualche anno pi tardi,
attraverso una ricerca effettuata sulle bande giovanili di Chicago.
Gran parte dei giovani che facevano parte delle centinaia di bande di quella citt provenivano da famiglie italiane, polacche, irlandesi, slave. Si sostenne che ci era
dovuto alla progressiva perdita di controllo sui figli da parte degli immigrati, come del
resto era normale che accadesse in un ambiente sociale cos diverso da quello originario. Lassimilazione troppo rapida e superficiale del modello americano aveva, di fatto,
accelerato la disintegrazione del controllo della famiglia sui figli e indebolito, di conseguenza, un importante contenitore della devianza. Non sono mancate, poi, ricerche
che hanno dimostrato il contrario e, cio, che gli immigrati della seconda generazione
commettono meno reati di quelli della prima, anche se pi frequentemente degli autoctoni. In questo caso, stato dimostrato che le ragioni del minore tasso di criminalit da rapportare allintegrazione favorita dalle strutture istituzionali, quali ad esempio, la scuola, che crea le condizioni favorevoli per ridurre gli svantaggi sociali iniziali
e rafforza i legami con figure significative di riferimento. Se, generalmente, la teoria del
controllo sociale arriva oltre il limite della teoria del conflitto culturale, anche per questa, tuttavia, vi sono importanti obiezioni, in parte analoghe a quelle mosse per laltra.
In primo luogo, la teoria del controllo sociale non riesce a dar conto delle trasformazioni che nel corso del tempo hanno avuto i comportamenti devianti degli immigrati, n
tantomeno della differenza tra la devianza espressa dagli immigrati del Nord e quelli
del Sud del nostro Paese.
In secondo luogo, per comprendere gli effetti dellindebolimento del controllo
sociale, sarebbe opportuno integrare detta teoria con i concetti di anomia, di stimolorisposta allaggressione-frustrazione, di associazione differenziale, di identificazione differenziale, secondo gli insegnamenti della sociocriminologia e nella prospettiva di una
devianza multifattoriale.

199

CAPITOLO 10

Il comportamento umano

10.1 Gli studi sul comportamento umano


La psicologia cognitiva, divenuta successivamente un movimento soprannominato
cognitivismo, una branca della psicologia sperimentale che studia il comportamento e
la vita mentale. Il cognitivismo fonda la sua teoria a partire da un modello della mente
umana come elaboratore di informazioni provenienti dagli organi sensoriali. Il fine della psicologia cognitiva quello di coniugare lo studio del comportamento e delle capacit
cognitive umane con la riproduzione di questi mediante sistemi artificiali. Per ottenere questo risultato, la psicologia cognitiva sostanzialmente interdisciplinare, poich si
avvale dei metodi, degli apparati teorici e dei dati empirici di numerose discipline diverse tra le quali la psicologia, la linguistica, le neuroscienze, le scienze sociali, la biologia, lintelligenza artificiale e linformatica, la matematica, la filosofia e la fisica. La
psicologia cognitiva nasce verso la fine degli anni 50, fondamentalmente come reazione
polemica nei confronti della scuola che da anni, soprattutto in America, dominava il
panorama culturale; ecco che, allora, il comportamentismo fu il vero e proprio punto di
partenza per lo sviluppo delle scienze cognitive, in quanto gett le basi per una psicologia fondata empiricamente. Entrambe le discipline, infatti, si basano su una scientificit di tipo naturalistico, nel comune tentativo di assimilare lo studio della mente umana
alle scienze fisiche. Dal punto di vista dellepistemologia, la psicologia cognitiva assume
la posizione ontologica del realismo critico, secondo la quale viene accettata lesistenza
di una realt esterna strutturata, ma, allo stesso tempo, viene rifiutata la possibilit di
conoscerla completamente. proprio da questa premessa teorica che si genera la diatriba con il movimento comportamentista: loggetto di studio non pi (soltanto) il
comportamento umano, bens gli stati o processi mentali fino ad allora considerati una
dimensione insondabile e non conoscibile scientificamente. Tale presa di posizione nei
confronti dello studio dellattivit psichica si traduce, praticamente, nellaccettazione
dellanalisi introspettiva come metodo conoscitivo, e nellaffermarsi della concezione
di comportamento umano come risultato di un processo articolato e variamente strutturato di elaborazione delle informazioni. In questo senso, il cognitivismo fa proprie
201

Criminologia ed elementi di criminalistica

le scoperte derivate dalla cibernetica e dagli studi sullintelligenza artificiale, al fine di


comprendere gli algoritmi che sostanziano lattivit mentale.
Nel corso del tempo, si sono evidenziati diversi approcci allo studio del crimine
che hanno ipotizzato le origini del comportamento criminale localizzate nella psiche
dellindividuo, nel suo patrimonio genetico, nellambiente sociale, nelle psicopatologie
o, ancora, nelle diverse modalit di attribuzione di significato alla realt o nella capacit
di adattamento alle norme. Talune scuole criminologiche si sono attestate su posizioni
critiche, ponendo in discussione il rapporto stesso tra individuo e un sistema normativo che culturalmente e socialmente determinato e, come tale, non necessariamente
accettabile da tutti. Evidentemente, la scelta teorica del criminologo risulta fortemente
influenzata dal suo stesso rapporto ideologico con il sistema sociale. Posizioni consensuali e integrate degli studiosi saranno maggiormente legate a una visione del crimine
in termini di disfunzionalit e anomalia (ricercata in aree psicologiche, psicopatologiche e sociologiche). Posizioni maggiormente conflittuali, invece, orienteranno probabilmente lo studioso su valutazioni attinenti ai rapporti di potere tra gruppi sociali,
ricercando la spiegazione del crimine nelle dinamiche di reazione sociale, di etichettamento, di esclusione, di stigmatizzazione.
In realt, soventemente, le teorizzazioni mostrano semplificazioni ed esasperazioni
concettuali che non corrispondono alla realt. Il concetto stesso di causa, applicato al
comportamento umano, necessita di estrema cautela, proprio in ragione degli infiniti
fattori che influenzano lagire delluomo, posti su piani genetici, biologici, psicologici,
sociali e talvolta fortuiti, mediati e organizzati, tra laltro, dalla variabile primaria indotta dalla razionalit e dalla libert di scelta. La ricerca di una causa specifica dovr, quindi, essere intesa come maggiore o minore peso di una variabile allinterno di una dinamica complessa o, meglio ancora, come un fattore di possibile ingerenza. Un ulteriore
elemento da considerare quello relativo alla grande diversit che intercorre spesso tra i
vari crimini. Taluni comportamenti criminali sembrano, infatti, essere maggiormente
influenzati dalle variabili biologiche e psicologiche (es. i crimini violenti), mentre altri
appaiono maggiormente correlati a dinamiche sociali.

10.2 La predisposizione al crimine


La teoria della predisposizione al crimine, gi allinizio del 900, aveva iniziato il suo
complesso percorso di validazione scientifica, e la genetica, che si present come disciplina in grado, non solo di spiegare lorigine delle differenze individuali, ma anche di
predirne la perpetuazione nel corso delle generazioni, apparve, in quel periodo, come
la scienza pi idonea per raggiungere tale obiettivo. Era, comunque, logico che le leggi
della genetica esercitassero particolare fascino per chi tentava di leggere, in termini biologici, la complessa struttura della societ.
Gi allinizio degli anni 20, dopo lidentificazione della natura genetica di alcune
gravi malattie, come lemofilia e la distrofia muscolare, e del riconoscimento dellereditariet di alcune caratteristiche biologiche minori, si inizi a ipotizzare la possibile ereditariet di malattie mentali e di anomalie comportamentali.
202

Il comportamento umano

Le prime osservazioni di concentrazioni familiari di casi di criminalit fecero dedurre, tanto rapidamente quanto erroneamente, che le predisposizioni alla delinquenza,
allalcolismo, al furto, alla prostituzione e, persino, alla tendenza a vivere in povert,
fossero genericamente determinate.
Linquadramento del problema della devianza sociale in un contesto generico rafforzava il convincimento che, non solo le disuguaglianze sociali fossero attribuibili
esclusivamente a differenze di merito e di capacit individuali, ma che esse dipendessero da caratteristiche biologiche ereditabili.
Lipotesi genetica spiegava, inoltre, la concentrazione in gruppi relativamente ristretti, sia dei comportamenti socialmente desiderabili, che di quelli delittuosi e lo
stabilirsi di gerarchie e stratificazioni sociali destinate a perpetuarsi nelle generazioni,
appunto, per ragioni genetiche. Conoscenze elementari dei principi della genetica, mescolate a pochi concetti di eugenica e al solido quanto errato convincimento della ereditariet biologica della criminalit portarono, nel 1907, alla emanazione della prima legge
sulla sterilizzazione coatta di persone con caratteristiche comportamentali indesiderabili. Successivamente, analoghi provvedimenti vennero adottati estesamente in Germania, in contrasto con le leggi vigenti, ben prima dellascesa di Hitler al potere.
Per oltre ventanni, vennero effettuati interventi di sterilizzazione coatta su minorati psichici e persone asociali, fino a quando, nel 1933, venne approvata la legge per la
prevenzione di nuove generazioni affette da malattie ereditarie, alla cui stesura collaborarono i genetisti con Verschuer, Fisher e Lenz.
Seguirono, oltre 300.000 interventi di sterilizzazione di persone giudicate indegne
di riprodursi, da speciali Tribunali per la Sanit ereditaria.
Successivamente, si pass alla somministrazione di quella che Hitler definiva una
morte misericordiosa a oltre 70.000 disabili. Risulta da unindagine governativa che, tra
il 1935 e il 1975, vennero sterilizzate in Svezia circa 63.000 persone, soltanto met delle quali consenziente. La genetica del dopoguerra si rivolse a due importanti obiettivi:
da un lato, la ricerca delle cause materiali dellereditariet biologica, dallaltro lo studio
della genetica di popolazione per comprendere i meccanismi dellevoluzione. I risultati
di queste indagini costituiscono ormai capitoli fondamentali della storia delle scienze
biologiche. Una volta dimostrato che il DNA la base materiale delleredit biologica,
averne compreso la struttura, il codice genetico e le caratteristiche funzionali, e aver
trovato il modo per manipolarlo in laboratorio, allinizio degli anni 80, si apr la fase
che ha portato allattuale conoscenza dellintera successione dei nucleotidi nel DNA di
diversi organismi, incluso luomo.
La disponibilit di nuovi metodi, basati sullanalisi del DNA, risvegli, altres,
linteresse per lo studio dellereditariet dei comportamenti.
Molto pi serie e numerose furono le indagini per scoprire le basi genetiche di alcune patologie psichiatriche che potevano attivare meccanismi criminogenetici. Dopo
oltre un ventennio di ricerche, i risultati sono abbastanza diversi da quelli attesi: non
sono stati identificati geni per la schizofrenia o per la depressione, n sono state trovate
mutazioni associate in modo inequivocabile e causale a tali patologie, per cui si ritiene
che, in tali malattie, venga ereditata una predisposizione, i cui effetti possono manifestarsi con diversa intensit fino al livello clinico, verosimilmente a seconda dellesperienza di vita individuale e forse del contributo di altri geni minori.
203

Criminologia ed elementi di criminalistica

10.3 Il comportamento criminale violento


Lapproccio psichiatrico/psicologico al comportamento criminale assunse, nel passato, due forme, spesso collegate tra loro. Lo psicologo tent di stabilire dei programmi riabilitativi; mentre lo psichiatra conduceva esperimenti con una sempre pi vasta
gamma di droghe psicotrope, infatti, un gran numero di prigionieri fu in effetti utilizzato come cavia inconsapevole della psichiatria, per testare quelle droghe; i detenuti
negli anni 30 e 40, invece, furono usati quali cavie inconsapevoli dellelettroshock e
degli esperimenti per la psicochirurgia. Comunque, nel 1974, dopo uno studio altamente controverso condotto del tutto erroneamente, come si scopr in seguito, venne
determinato che nessun grande programma poteva fornire le prove della propria efficacia nella riabilitazione del criminale. Di conseguenza, lo psicologo si allontan pi o
meno furtivamente dalle celle per mancanza di sovvenzioni, mentre lo psichiatra inizi
a diminuire limpiego droghe, in modo sempre pi crescente. Oggi, malgrado le ricerche psichiatriche per lindividuazione delle fonti genetiche e neurologiche del comportamento criminale (approdate a nulla), la riabilitazione di un criminale viene, tuttora,
comunemente considerata unutopia.
Essere violenti significa far uso della forza (fisica, verbale, psicologica) per esprimere i propri sentimenti e per raggiungere i propri obiettivi attraverso la sopraffazione temporanea o permanente dellinterlocutore. Spesso si riscontra, nellautore di una
azione violenta, un substrato di aggressivit. Non esiste, per, una correlazione lineare
tra aggressivit e comportamento violento. Laggressivit, entro certi limiti, una normale reazione dellorganismo, che si trasmette in parte geneticamente e in parte viene
indotta dallambiente, attraverso meccanismi di apprendimento psicologico e sociale.
Laggressivit ha, soprattutto, una funzione di conservazione della specie in quasi tutti gli esseri viventi, compreso luomo. I principali fattori responsabili della maggiore o
minore pulsione aggressiva negli esseri umani possono essere: a) alcuni specifici tratti di
personalit (il temperamento); b) una bassa tolleranza alle frustrazioni; c) psicopatologie
(come depressioni, psicosi, disturbi di personalit); d) aspetti neurofisiologici ed endocrini; e) luso di droghe e farmaci psicoattivi (specie alcool e cocaina); aspetti socioambientali
(es. deprivazione); f ) aspetti culturali (quali appartenenza a subculture devianti, cultura
violenta nella famiglia, gruppi di riferimento violenti, ecc.).
Il processo di socializzazione umano ha, per, progressivamente introdotto dei
meccanismi di canalizzazione delle spinte aggressive in modalit condivise e accettate,
e, generalmente, non-violente, regolate da leggi codificate e consuetudinarie.
Gli individui riescono a contrastare la propria aggressivit attraverso un processo
di pensiero (pi o meno complesso) che si basa sullanticipazione mentale degli effetti del proprio comportamento, e sulla significazione della propria azione. In tale fase,
vengono valutate le conseguenze negative e i vantaggi collegati a una possibile azione
violenta. Quando lesito di tale percorso pone nella mente del potenziale autore di un
crimine una serie di significati favorevoli al cosiddetto passaggio allatto, il comportamento criminale viene, allora, progettato e, se le circostanze contestuali sono favorevoli,
eseguito.
Se lesito del percorso di significazione conduce, viceversa, lindividuo a una valutazione negativa (rispetto allesecuzione del crimine), possono manifestarsi forme di
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Il comportamento umano

canalizzazione e scarico della pulsione aggressiva attraverso modalit legali (il classico
pugno sul muro o pi frequentemente il semplice alzare la voce).
In realt, la produzione di idee criminali, talora molto violente, avviene, di frequente, anche nella mente di individui che non hanno commesso, e non commetteranno,
mai, alcun crimine. In queste persone, le regole morali, la compassione della vittima,
la paura della sanzione penale e sociale impediscono lesecuzione dei crimini (ma non
sempre limmaginazione).
Nei cosiddetti criminali, invece, per vari motivi, tale forma di ostacolo diviene
inefficace, e le pulsioni aggressive si materializzano attraverso unazione violenta. La differenza tra un uomo violento e uno non-violento cos dovuta solo in parte allindole
(pi o meno aggressiva), ed invece fortemente connessa allefficacia dei sistemi mentali di inibizione e canalizzazione dellaggressivit.
Anche il crimine violento, quindi, non un irrefrenabile impulso animalesco, ma
unazione, in parte razionale, diretta a uno scopo, condotta da un individuo ai danni di
altri individui (o dellambiente).
La logica che conduce lindividuo alla violenza pu essere, ovviamente, fortemente viziata dalla presenza di una dimensione psicopatologica, ma essa da considerarsi,
comunque, una produzione del pensiero umano.
In tale ottica, il comportamento criminale pu essere spiegato utilizzando le normali regole che valgono per il comportamento umano (normale e patologico). Luomo,
orienta, infatti, le proprie azioni (comprese quelle criminali), attraverso un processo di
significazione della realt esterna, attribuendo significato alle sue percezioni e fornendo
quelle risposte comportamentali che ritiene adatte alle sue esigenze personali.
Questo processo di significazione inizializzato e influenzato da aspetti pulsionali
e motivazionali preesistenti (siano essi neurofisiologici, farmacologici, psicologici, psicologico-sociali, sociologici, e psicopatologici), ma ci non basta a provocare direttamente il crimine.

10.4 Il cannibalismo
Il pi famoso cannibale sicuramente Hannibal Lecter, lo psichiatra antropofago,
personaggio sconvolgente nato dalla penna di Thomas Harris, autore del Silenzio degli innocenti. E poi, c la strega cattiva della fiaba di Andersen Hansel e Gretel, la quale
attira i due bambini nella casa di marzapane allo scopo di mangiarli. Ma, al di l delle
pratiche cannibalistiche di gruppi etnici documentate dallantropologia, non necessario cercare tra favole e film per trovare personaggi reali che, spinti da desideri ingovernabili, hanno ucciso, sezionato e mangiato gli sventurati capitati tra le loro mani.
Uno dei primi serial killer cannibale documentato dalla storia Gilles De Rais, compagno darmi di Giovanna DArco, che tra una battaglia e laltra dava sfogo allimpulso
di rapire, uccidere, sezionare, e poi mangiare bambini. E poi c la Contessa Bthory,
una sorta di Dracula al femminile, che uccideva giovani donne per poi berne il sangue,
convinta che questa pratica regalasse benessere al corpo e ringiovanisse la pelle. Pi recentemente, Nikolai Dzhurmongaliev, un omicida seriale che dopo aver massacrato le
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Criminologia ed elementi di criminalistica

sue vittime, si sbizzarriva nel preparare gustosi piatti etnici che offriva ai suoi sfortunati commensali.
Jeff Dahmer, passato alla storia come il mostro di Milwaukee, uno dei pi violenti serial killer della storia. Uccise, sevizi e tagli a pezzi almeno undici persone e,
durante il processo, ammise che mangiare i cadaveri gli procurava un senso di totale
controllo e aumentava leccitazione sessuale. Dopo aver accuratamente depezzato il cadavere della vittima, Dahmer prelevava le parti pi succulente, cuore, fegato e bicipiti,
e li cucinava in padella, oppure alla brace, gustandoli con salse per insaporirli, proprio
come se fossero bistecche di carne animale.
Ma cosa spinge un serial killer a diventare cannibale? Gi allinizio del secolo scorso, Sigmund Freud scriveva in Totem e Tab, che la pratica di mangiare carne umana di
vittime corrispondeva a un impulso di interiorizzazione e di appropriazione dellaltro.
In realt, spiega il padre della psicanalisi, la crescita del bambino nei primi anni di vita
scandita da una serie di fasi: la prima la fase orale. In questo periodo, il bambino si
nutre dal seno della madre e quindi la suzione diventa fonte di vita. Nel comportamento cannibalico, lappagamento di questo desiderio rimasto latente esasperato, e diventa lunica modalit per instaurare un rapporto con laltro. Bruno sostiene che nei serial
killer cannibali, gli impulsi normalmente presenti in tutti noi si ingigantiscono, fino a
diventare patologici. In molti serial killer, questo tipo di comportamento patologico
irrefrenabile e ha la stessa radice di un qualsiasi comportamento affettivo che, mentre
nella persona normale si esaurisce in un bacio o in morsetti affettuosi, in un individuo
con disordini psicologici diventa un fatto da vivere fino in fondo. Infatti, secondo Fava,
impulsi e fantasie cannibaliche fanno parte della struttura profonda della psiche umana. Si pensi alla madre che dice al bimbo ti mangerei o a certi comportamenti sessuali
o affettivi connessi con il mordere.
Secondo il Dipartimento di Studi Psicologici dellFbi, la differenza tra i serial killer
e i serial killer cannibali che, mentre i primi, in genere, progettano lomicidio e uccidono con rapidit, i secondi sono pi violenti ed efferati, adescano la vittima in maniera
casuale e dopo averla brutalmente massacrata, si accaniscono sul corpo sventrandolo.
Secondo Joel Norris, studioso americano dei serial killer, alla base del cannibalismo ci possono essere delle disfunzioni dellipotalamo, una regione del cervello che regola lattivit sessuale, dellumore e di altre funzioni primarie delluomo, come mangiare
e bere. Il cannibalismo sarebbe, dunque, causato da uno squilibrio ormonale che determina lincapacit del cervello di misurare le proprie emozioni.

10.5 Il ruolo della psichiatria forense


La psichiatria forense una disciplina che collega il diritto alla medicina. Il suo
ruolo varia non solo in virt degli ordinamenti di ciascun paese, ma anche in relazione
al tempo e alle spinte etico-sociali.
In particolare, appare interessante il diverso ruolo che assume lo psichiatra forense nellordinamento giudiziario italiano e in quello statunitense. Nel nostro Paese, egli
opera, sia nel processo che nella fase della esecuzione della pena, anche con funzioni
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Il comportamento umano

diagnostiche incidenti sul giudizio di colpevolezza; negli USA, invece, fornisce solo
consulenze in merito alla presunta malattia mentale, senza alcuna possibilit di influenzare le scelte del giudice.
La psichiatria forense stata definita come lapplicazione della psicopatologia, della
semiologia e della diagnostica psichiatrica ai problemi via via suscitati dai protagonisti
del processo penale, civile e canonico, in riferimento a norme e disposizioni contenute
nei rispettivi codici e in leggi complementari.
Da questa definizione si pu agevolmente comprendere che questa disciplina esalta e specifica il rapporto che intercorre fra la medicina e il diritto, rapporto alcune volte
misconosciuto, ed altre volte esasperato, che varia da Stato a Stato e di tempo in tempo. In particolare, appare quanto mai interessante procedere a un confronto fra la disciplina come concepita in Italia e come intesa nel pi importante stato di common law,
ossia gli Stati Uniti.
Storicamente, negli stati di civil law e almeno fino al secolo XVII, la medicina
non si occup delle malattie mentali che, per ragioni di opportunismo o di voluta ignoranza e di paura, venivano eziologicamente spiegate in termini di possessione diabolica, eretismo, peccato. Dunque, il pazzo che commetteva un reato non era considerato
malato, bens indemoniato.
Solo nel 1800, grazie alla Scuola francese, nelle persone di Esquirol, Georet, Marc,
Leuret, si introdusse nella pratica forense la nozione di monomania come causa che
escludeva la punibilit e si afferm, pi in generale, un nuovo concetto di follia intesa
come malattia dellanima, curabile con la terapia morale, purch istituzionalizzata.
Di contro, in Italia, la psichiatria, conformandosi alla pi rigida impostazione oraganicista, propose una diversa interpretazione del problema riconducendolo nellalveo
della biologia, della neurologia, dellanatomia e finendo per definire le malattie mentali
come affezioni del cervello, acquisite o congenite, primitive o secondarie.
Con laffermarsi della psichiatria scientifica, il rapporto fra questultima e il diritto
appare mutare in maniera sostanziale.
In particolare, la psichiatria forense, con lemanazione del codice Rocco e con la
fine delle grandi discussioni teoretiche sullimputabilit, assunse un ruolo sempre pi
evidente di strumento tecnico di garanzia della corretta applicazione delle previsioni
codicistiche in materia di capacit di intendere e di volere.
Ma la vera esaltazione del ruolo delloperatore psichiatrico, e dunque della stessa
psichiatria forense, avviene con le previsioni del nuovo codice di procedura penale, in
cui egli calca la scena, tanto nella fase dibattimentale del processo, con lintervento peritale, quanto, in seguito, nella fase della esecuzione della pena, con finalit terapeutiche e rieducative.
Ma, se nella fase di trattamento del reo, lobiettivo quello di recuperarlo attraverso modificazioni oggettive delle condizioni di vita, che favoriscano una nuova capacit
di socializzazione ed evitino la ricaduta nei delitti, nella fase processuale, il fine quello
di diagnosticare la capacit di intendere e di volere dellagente e, dunque, di formulare
un giudizio circa la sua imputabilit.
Inoltre, in virt del combinato disposto degli artt. 88 e 222 c.p., il soggetto riconosciuto non imputabile, dopo essere stato prosciolto, non viene abbandonato al proprio destino, ma viene ricoverato in un ospedale psichiatrico o presso case di cura e
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Criminologia ed elementi di criminalistica

custodia, ovvero in istituti o sezioni per infermi di mente, dove sar approntata una terapia adeguata diretta al recupero e alla risocializzazione dello stesso.
In tale contesto, appare opportuno distinguere alcune cause che, secondo il dettato
codicistico e la letteratura in argomento, escludono o diminuiscono limputabilit: 1)
cause fisiologiche: let (minore di anni 14 e minore degli anni 18 se nel momento che
ha commesso il fatto non aveva la capacit di intendere e di volere); 2) cause morbose: a)
infermit; b) sordomutismo; c) cronica intossicazione da alcool e/o stupefacenti.
Particolare rilievo rivestono ai fini della psichiatria forense le infermit che possono essere definite come diagnosi di stato o sindromica pi estesa di quella di malattia.
Esse possono essere: 1) malattie mentali o psicosi dovute a motivi organici, a malattie
somatiche, a processi psicopatologici su base non funzionale (schizofrenia, psicosi maniaco-depressiva) con alterazioni psichiche di tipo quantitativo; 2) malattie psichiche
non somatiche e prive di base organica comportanti disturbi della personalit. In questo
contesto, solo le reazioni abnormi, intese come interruzione di continuit con il precedente stile di vita del soggetto (che devono presentarsi, cio, come atti di sproporzione
evidente del rapporto causa-effetto riferito allevento), possono associarsi a una possibile compromissione dello stato di coscienza e a una possibile presenza di disturbi dispercettivi o idee di riferimento che, oltre ad essere di durata relativamente breve, hanno
valore di malattia e potrebbero configurare un vizio parziale o totale di mente.

10.6 La macchina della verit (o poligrafo)


Nella nostra lingua si chiama macchina della verit, in inglese e americano, lie detector; unaltra definizione comune ad entrambe le lingue, pi utilizzata dai tecnici e
dagli specialisti, poligrafo (in inglese/americano polygraph).
Sostanzialmente, un dispositivo elettrico, molto simile a quello dellelettrocardiogramma o dellelettroencefalogramma, che, mediante un circuito piuttosto semplice, rileva le variazioni di certi parametri psicofisiologici, come la pressione del sangue,
la respirazione (toracica e addominale), la conduttanza cutanea (ovvero la sudorazione
del palmo delle mani) e produce, per ciascuno di essi, un tracciato.
Per lo pi, viene utilizzata nellambito giudiziario, soprattutto in America, molto
pi che in Italia e in Europa.
Una legislazione molto precisa (e differenziata Stato per Stato) indica campi e regole di applicazione di questo tipo di interrogatorio come strumento di indagine di un
crimine. Il dibattito tra detrattori e sostenitori dello strumento e delle sue procedure,
molto vivace.
stato anche formalizzato un protocollo di utilizzo della macchina che comprende
processi tecnici, ma, soprattutto, fasi precise, secondo cui lesaminatore deve procedere;
fasi la cui mancata applicazione implica il venir meno delle garanzie di una corretta rilevazione (detection) della verit (o della menzogna). Le fasi, sinteticamente, sono:
- pretest, cio unintervista informale che lesaminatore destina allesaminato; essa si
basa su una serie di domande neutre preliminari, al fine di calibrare la macchina
208

Il comportamento umano

sui parametri psicofisici dellesaminato. Questa fase pu durare, a discrezione dellesaminatore, circa 1 ora;
- design questions, dove lesaminatore, alla luce della fase di pretest, definisce le domande rilevanti per lindagine;
- in-test, che segna linizio dellesame; lesaminatore pone circa dieci domande delle
quali solo 3 o 4 sono rilevanti per lindagine; le altre domande sono domande di
controllo, molto generali, per verificare lo stato di normalit dellesaminato, quello
che, in linea di principio, dovrebbe corrispondere alla verit;
- post-test, durante il quale lesaminatore analizza i dati delle risposte fisiologiche e
determina se la persona ha detto la verit oppure ha mentito.
Cos come per il tracciato cardiaco, si costituisce un tracciato come normale. Le differenze rilevate dallo stato definito come normale devono essere spiegate, analogamente
a quanto, nelle patologie cardiache, certi tipi di alterazione del tracciato vengono considerate segno di precise alterazioni patologiche.
Il poligrafo rileva, quindi, alcuni parametri fisiologici: respirazione toracica, respirazione addominale, conduttanza cutanea, pressione sanguigna.
Questi stessi parametri, vengono alterati da varie situazioni: guidare nel traffico,
ad esempio, causa di un aumento dellaccelerazione cardiaca e respiratoria (e questo
spiega i nostri comportamenti patologici quando siamo alla guida).
Nel caso della macchina della verit, vengono poste due ulteriori relazioni: quella
tra normalit e verit, e quella fra scostamento dalla normalit e menzogna; lo scostamento dalla normalit, secondo questi quattro parametri, considerato un valido indicatore della presenza di una menzogna.
Secondo le ricerche di Daniel Langleben, docente dellUniversit della Pennsylvania, dire bugie, per il cervello, una gran fatica. Infatti, ci sono una gran quantit di aree
cerebrali diverse che si mettono allopera quando i soggetti dellesperimento si trovano a dire
una bugia, rispetto alle aree cerebrali implicate in una risposta veritiera.
Ecco, in sintesi, il protocollo dellesperimento: un gruppo di 18 volontari stato
sottoposto al seguente test: stata loro fornita una serie di oggetti da nascondere in tasca; poi sono state loro mostrate immagini, alcune delle quali riproducevano gli oggetti
in loro possesso; infine, stato chiesto loro di mentire alle domande dellintervistatore
circa il possesso, o meno, di quelloggetto. Per eseguire linterrogatorio, ogni volontario
stato fatto accomodare allinterno dellapparecchiatura per la risonanza magnetica,
uno strumento che ha permesso di osservare cosa accadeva nel suo cervello. Le immagini prodotte dalla risonanza hanno mostrato unintensificazione dellattivit cerebrale,
nel momento in cui il soggetto ha iniziato a mentire, ma, solo in zone ben localizzate
del cervello: il giro del cingolo e il giro frontale. Il primo, coinvolto nellinibizione della
risposta e nel monitoraggio degli errori, il secondo che pare rivestire un ruolo critico
nellattenzione.
Da questo, gli sperimentatori che riportano lesperimento, deducono che: il nostro
cervello sempre pronto per dire la verit, mentre, per mentire, deve organizzarsi, attivarsi ed agire, in una sorta di lavoro extra non previsto.
Attorno a queste ipotesi, si possono fare molte considerazioni, ma, badando a non
tirare in campo tutte le questioni filosofiche sulla verit e la menzogna, n le differenze
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Criminologia ed elementi di criminalistica

tra verit soggettiva e verit condivisa, passando per il sottile confine tra fantasia e menzogna, opportuno individuare due elementi:
a) il fondamento ideologico di questa relazione tra normalit psico-fisiologica (e quindi,
per estensione, psichica) e verit, costituito da unattribuzione di valore che proviene da una tradizione etica e religiosa molto precisa (da San Paolo a SantAgostino al rito della confessione);
b) la promozione scientifica di tale valore, passa, nel caso della macchina della verit,
attraverso la costituzione di unaltra relazione: quella che viene posta tra listinto
(inteso come lo stato pi puro, biologico) delluomo e il suo essere sincero e veritiero,
anzitutto, con se stesso (e pensiamo anche allatteggiamento psicoanalitico), prima
che con gli altri.
Sembra, invece, che il valore positivo che viene attribuito alla verit abbia un significato non tanto psichico o individuale, quanto sociale o socio-evoluzionistico, e che,
quindi, appartenga e debba restare di pertinenza delletica, pi che della neurologia o
della psicofisiologia.
In una societ, importante che ciascuno si possa fidare dellaltro e la societ si
evolve solo se ciascuno pu contare su questo. Pertanto, la verit una condizione del
vivere sociale e, come tale, va garantita e sancita, senza coperture ideologiche o pseudoscientifiche, ma in tutta la sua pragmatica utilit.
Al di l delle motivazioni ideologiche sul fondamento scientifico di questo tipo di
studi sperimentali e allobiettivo di rilevare in modo inequivocabile la presenza di una
bugia analizzando il processo mentale che la bugia richiede, troveremo probabilmente due differenti operazioni, laddove la risposta vera e sincera ne prevede una sola: se
a un soggetto viene chiesto, ad esempio, il nome, e lo stesso deve per qualche motivo
mentire, potrebbe avere un leggero ritardo nella risposta, dovuto al fatto che abituato a rispondere, ad esempio, Marco; il soggetto, pertanto, recupera loperazione pi facilmente disponibile (Marco, appunto), ma interviene un processo di controllo superiore
che gli impedisce di dirlo, per una serie di altre considerazioni; deve recuperare nella
memoria un altro nome disponibile da fornire come risposta allinterlocutore e dirlo:
il processo pi elaborato e dovrebbe richiedere, quindi, pi tempo, una frazione di
secondo, un istante, ma sufficiente ad un orecchio allenato (o ad una macchina molto
sensibile) a dare perlomeno un allarme (se non unindubitabile rilevazione). Se si pensa,
per, agli attori, e a come sanno essere pi convincenti delle persone reali, stanno essi
mentendo? No, assolutamente. Dicono la verit utilizzando una tecnica che pare ancora pi complessa, ma probabilmente non lo : credono alla storia che si sono costruiti o
che qualcuno ha costruito per loro, ci credono in ogni pi piccolo dettaglio, e con tutto il loro essere. E agiscono, parlano e pensano secondo questa narrazione, forse come i
bambini, quando ci raccontano delle loro storie, e di loro stessi dentro le loro storie.
Raccontarsi una storia, convincente o meno, non importa, lelemento fondamentale crederci; scriverla e riscriverla nella nostra mente: questa complessa configurazione tenuta insieme dalla narrazione (dalle sue implicazioni, dalle contestualizzazioni
di cui capace) ci che va naturalmente a costruire la nostra verit; e se il narratore
abile (e se la racconta ad arte) non c macchina della verit che tenga.
210

Il comportamento umano

Quando una persona dice una bugia, utilizza parti del cervello diverse da quando dice la verit, e questi cambiamenti cerebrali possono essere misurati con la tecnica
della risonanza magnetica funzionale (FMRI). Lo sostiene uno studio presentato dalla Radiological Society of North America. I risultati suggeriscono che, un giorno, la
FMRI potrebbe essere usata come macchina della verit, con risultati pi precisi del
poligrafo.
Misurando con la FMRI lattivit delle aree cerebrali associate alle bugie, sostiene
Scott H. Faro della Temple University, si potr determinare se il soggetto sta dicendo
la verit.
A tal fine, stato compiuto un esperimento con undici volontari. A sei di essi
stato chiesto di sparare con una pistola giocattolo, mentre agli altri cinque, no. Tutti,
per, dovevano affermare di non aver sparato. I ricercatori hanno esaminato i singoli individui con la FMRI, e, contemporaneamente, con il normale poligrafo che viene usato come macchina della verit. Il poligrafo misura tre risposte fisiologiche: il respiro, la
pressione del sangue e la capacit della pelle di condurre elettricit, che aumenta con la sudorazione. In tutti i casi, sia il poligrafo sia la FMRI sono riusciti a distinguere le risposte veritiere da quelle false. Durante le bugie, la FMRI ha mostrato lattivazione di diverse
aree cerebrali nel lobo frontale (mediale inferiore e pre-centrale), temporale (ippocampo e temporale medio) e limbico (cingolato anteriore e posteriore). Nel caso delle risposte vere, la FMRI ha invece mostrato attivazione nel lobo frontale (inferiore e mediale),
temporale (inferiore) e nel giro cingolato. Nel complesso, quando un soggetto diceva una
bugia, si attivavano pi aree cerebrali, rispetto a quando diceva la verit.
Poich le risposte fisiologiche possono variare da individuo a individuo e, in alcuni casi, essere regolate, il poligrafo non viene considerato uno strumento del tutto affidabile per individuare una bugia. Secondo Faro, tuttavia, ancora troppo presto per
affermare se la FMRI possa essere ingannata nello stesso modo.

211

CAPITOLO 11

Criminalit e disturbi mentali

11.1 Evoluzione storica del concetto di malattia mentale


La riforma sanitaria relativa allassistenza psichiatrica venne approvata il 13 maggio 1978, dopo un lungo dibattito alla Camera e al Senato; si tratta della legge 180,
successivamente integrata dalla legge 833, dello stesso anno, riguardante la costituzione
del Piano Sanitario Nazionale. Con tale normativa, si abbandonava un sistema coercitivo, di contenzione, basato su terapie meramente mediche e di correzione proprie degli
ambienti manicomiali, per giungere a un nuovo sistema, improntato al riconoscimento
della dignit della malattia e, quindi, della dignit dellindividuo malato; il tutto chiaramente sorretto da un cambiamento di intervento terapeutico basato su una nuova rete di strutture e di servizi a carattere dipartimentale.
Il discorso sulla salute mentale, in Italia, particolarmente problematico, poich il
suo carattere non solo di natura medico-clinica ma anche sociale, assistenziale e politico. , infatti, un tema scottante che rientra nelle problematiche affrontate dal Welfare State, e anche per questo, soggetto a continue discussioni. Come affermano M.
Tansella e G. De Girolamo: i disturbi mentali costituiscono un importante problema di
sanit pubblica per vari motivi: essi presentano unelevata frequenza nella popolazione
generale, in tutte le classi di et: sono associati a significativi livelli di menomazione del
funzionamento psicosociale (cio di difficolt nella attivit della vita quotidiana, nel
lavoro, nei rapporti interpersonali e familiari, ecc..); sono allorigine di elevati costi sia
sociali che economici. Il malato di mente, in tempi non lontani, era soggetto allisolamento e alla discriminazione. La patologia era uno stigma, aveva quindi un significato
meramente spregiativo che si poneva in antitesi con gli stereotipi relativi alla cosiddetta
normalit, considerata tale dalla cultura di riferimento. Con la nuova legge, nonostante
inadempienze e ritardi amministrativi e a volte carenze strutturali, si riusciti, comunque, a dare voce allindividuo, alla sua dignit, intesa come valore intrinseco della persona, valore che non si traduce come mera funzionalit, come atti, ma come essere.
In ritardo di circa 70 anni rispetto alla Francia che gi nel 1838 aveva varato la legge sugli alienati lItalia data la sua prima normativa sulla salute mentale solo nel 1904.
213

Criminologia ed elementi di criminalistica

la legge n. 36 del 14 febbraio, che consta di soli undici articoli che prevedono le norme
di ammissione e di dimissione dallistituto manicomiale, regolamentano il lavoro dei direttori e impartiscono le regole amministrative da seguire. Lart. 1, comma primo di tale
legge definisce i malati di mente come persone affette per qualunque causa da alienazione
mentale, quando siano pericolose a s o a gli altri o riescano di pubblico scandalo o non
siano e non possano essere convenientemente custodite e curate fuorch nei manicomi.
Lazione pi importante era finalizzata, non alla cura basata sulla ricerca delle motivazioni dei disagi provati e al successivo intervento terapeutico, quanto, piuttosto, allisolamento dellindividuo dalla societ: rinchiudere uomini e donne che non agivano quotidianamente secondo le regole dominanti nella cultura e nella societ di riferimento era
fattore essenziale affinch la societ stessa mantenesse il proprio equilibrio.
Ma isolare in strutture carcerarie, perch tali erano gli istituti manicomiali, non
equivaleva a risolvere il problema, anzi, dal momento che la tranquillit sociale era
considerata lelemento pi importante (cos come importante era vivere in una societ
sana, di buoni principi e profondamente religiosa), nei manicomi, molto spesso, venivano rinchiusi anche quegli individui che, semplicemente, non vivevano secondo le regole culturali dominanti di quella data societ. Ovviamente, il malato non guariva ma,
piuttosto, sprofondava, sempre pi, nei deliri della sua mente. Di particolare importanza, lart.10 riguardante la gestione dei cadaveri degli alienati, che prevedeva luso dei
corpi e anche dei malati da parte degli uomini di scienza. In particolare, larticolo recita: nelle citt che sono sedi di facolt medico-chirurgiche, gli ospedali sono tenuti a fornire
il locale e a lasciare a disposizione i malati e i cadaveri occorrenti per i diversi insegnamenti. Tale articolo riguardava, anche, i manicomi pubblici e privati.
Nel secondo dopoguerra, la necessit di una normativa si ripresenta in maniera
pressante. Come scriveva il deputato Ceravolo nella sua proposta di legge alla Camera
dei Deputati il 17 novembre del 1953: bisognava appellarsi a criteri di umanit e giustizia perch sostituisce il concetto della custodia di chi colpito da un male guaribile, il
concetto di cura, e redime linfermo dalla ingiusta qualifica di delinquente potenziale.
Dopo diverse proposte di legge, il 18 marzo 1968 fu varata la legge n. 431. probabilmente il primo vero tentativo di restituire dignit e dimensione umana allindividuo.
Ci che fino a questo momento era considerato aberrante, mostruoso e disumano, ci
che aveva alimentato a dismisura le paure della comunit, ci che aveva portato ad azioni e comportamenti deliranti perch basati sulla non conoscenza, adesso conquista una
categoria di riferimento e una definizione ben precisa: malattia mentale.
Questo restituisce, apparentemente, allindividuo, la sua vita. Il malato deve essere
considerato come tale, non pi come un criminale, e la sua patologia va curata e prevenuta. Di importanza fondamentale, testimone di una reale volont di cambiamento,
lart. 11 che, di fatto, abroga lart. 604 n. 2 della legge 36/104, che prevedeva lobbligo
della registrazione del malato nel casellario giudiziario. Liscrizione in questo casellario
era come la marchiatura a fuoco, in Francia, dove secondo il Codice Penale del 1810,
si applicava sulla spalla la lettera P a coloro i quali erano condannati ai lavori forzati a
tempo, cos come nel 1893, in Inghilterra, si tatuavano i delinquenti tra le gambe o nello
spazio interdigitale dei piedi. In questo modo, gli individui, anche una volta tornati in
libert, o comunque reintegrati, avrebbero avuto per sempre, indelebilmente, il segno
dellinfamia. Ancora, con la legge n. 431 non si affronta il tema dei manicomi. La leg214

Criminalit e distrurbi mentali

ge 180 da poco preceduta da un referendum abrogativo della legge 36 del 1904. Con
questa normativa, si apre una nuova era per la psichiatria, perch uno dei punti cardini
il trattamento sanitario volontario.
La concezione dellindividuo malato totalmente altra rispetto alle precedenti: lintervento terapeutico non finalizzato a diminuire la sua pericolosit sociale ma a curarlo, a migliorare la convivenza con se stesso e, quindi, con gli altri. Anche la definizione
stessa della patologia cambia: da pazzia a disagio mentale. Si restituisce dignit anche
attraverso le definizioni, le parole. Se linsanit mentale era legata a concetti di possessione o di devianza, il disagio mentale esprime la difficolt di vivere da parte di un essere
umano, ed necessario, quindi, riequilibrare la sua salute.
E questo un punto focale: il concetto di salute. In psichiatria, la salute la condizione di assenza della malattia, malattia che si rivela negando la salute. Ma come si definisce la malattia? E soprattutto come si stabilisce il confine tra normale e patologico?
Come afferma M. Aug, la malattia un paradosso, in quanto si presenta come fattore
meramente individuale, poich si sperimenta sulla propria persona e, nello stesso tempo, il pi sociale degli eventi, perch le categorie per definirla sono sociali, appartengono a quegli schemi di riferimento, a quelle norme che ogni data societ umana si d
e nelle quali si riconosce. Ogni anormalit costituisce il segno di qualcosa che gi avvenuto o che sta per accadere: qualcosa che non tocca soltanto il soggetto individuale
ma, direttamente o indirettamente, coinvolge rapporti dinteresse comunitario (V. Lanternari, 1994).
In antropologia, il concetto di salute non si costituisce a partire dalla sua contrapposizione con la malattia, ma strettamente legato allambito culturale di riferimento.
Come afferma U. Fabietti: lanalisi di tale dominio (concetto di salute) rivela le numerose connessioni e la densit di significati sociali e culturali che investono il corpo umano, sia laddove esso venga interpretato in una dimensione strettamente biologica, sia
laddove gli eventi che lo riguardano diventino il fulcro per unelaborata riflessione sulla
costituzione della persona e sulle relazioni che la legano allordine sociale (2001). Anche la malattia mentale, come il concetto pi generale di malattia, va inteso in rapporto
alla propria cultura, quindi, solo individuando le coordinate culturali di riferimento, e
identificando il posto e il ruolo che ciascun individuo ricopre e svolge in una determinata societ si pu comprendere la malattia.
Essa, quindi, deve essere interpretata, determinata di significato e questo pu essere sia di natura eziologica che sociale o anche entrambe. Comunque sia, una manifestazione del s che si esprime attraverso un suo proprio linguaggio e suoi propri rituali
che, ovviamente cambiano, a seconda del tipo di societ: vi sono quelle in cui lindividuo pensato come un insieme di elementi caldi e freddi in equilibrio e armonia e, quindi,
la malattia si insinua negli interstizi di questi elementi, nel punto esatto in cui si avvicinano e corrono paralleli, e concorre a destabilizzare questa armonia, per cui, la cura
finalizzata al ripristino delle proporzioni degli elementi; vi sono altre societ in cui
lindividuo considerato come agito da un principio spirituale (anima) e, quindi, la malattia pu essere il furto o la compromissione di tale essenza vitale; o, ancora, societ in
cui lindividuo rappresentato come articolazione di una res extensa e di una (separata)
res cogitans, e quindi la malattia sar affezione di ciascuno di questi domini, malattia del
corpo o della psiche (F. Vacchiano).
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Criminologia ed elementi di criminalistica

chiaro che ogni cultura, nel momento in cui si d delle norme di riferimento
concepisce e sviluppa anche le devianze da tali norme. Ad esempio, presso i Wolof del
Senegal, la malattia mentale risulta essere una punizione per non aver rispettato alcuni aspetti di un determinato rituale, mettendo, quindi, in evidenza tutta quella serie di
obblighi morali e pragmatici nei confronti dei defunti; presso i Wirrrika del Messico, linsanit mentale pu essere frutto di un anatema scagliato da uno sciamano verso
il quale magari non si portato rispetto; ancora, presso le culture animiste, la pazzia
frutto di una contaminazione di uno spirito maligno che abita luoghi proibiti come foreste, paludi, e cos via. Per cui, le azioni insane dellindividuo saranno determinate da
questa possessione, cos come accadeva durante il Medioevo quando lInquisizione accomunava gli eretici ai pazzi: non tutte le persone accusate di stregoneria erano inferme di
mente, ma, quasi tutti gli infermi di mente erano considerati streghe, maghi, posseduti
da incantesimi (G. Zilboorg, H. Henry).
Ippocrate, nel V secolo a.c., considerava la follia una malattia del cervello, mentre
per il Cristianesimo era espressione della possessione da parte del demonio e pertanto
punibile con le pi crudeli torture.
Nel Medioevo, invece, linsano di mente era largamente accettato dalla comunit, ne era parte integrante e costituente; la follia era il lato oscuro della quotidianit,
era il male nel bene e lesistenza tragica degli individui, che oscillava tra la vita e la
morte, conviveva con questa immagine inquietante e familiare. In un momento storico cos fortemente impregnato di religione, il folle rappresentava la vacuit dellesistenza umana, la caducit delle speranze, il confine sottile tra la luce e le tenebre, e
proprio per questo, linsano di mente era custode segreto di un sapere oscuro, altro, di
una dimensione parallela a quella della realt quotidiana, che aveva in seno le verit.
a partire dallet moderna, che la pazzia comincia ad essere considerata una malattia, ma una malattia morale piuttosto che mentale: la considerazione della follia come
crimine e non come malattia, determina la prevalenza della concezione etica su quella
giuridica e condanna al silenzio e alla vergogna tutte quelle forme di alterit che, nel
Medioevo e nel Rinascimento, avevano trovato la loro rappresentazione nel mondo
fantastico e miracoloso.
Il malato di mente comincia ad essere relegato in ambienti ben definiti, gli ex lebbrosari: emblema di queste nuove locazioni lHpital General di Parigi, fondato nel
1656, che Foucault definisce il terzo stato della repressione. Questa struttura del tutto
autonoma ed ha diritto di vita o di morte sullesistenza dei suoi ospiti. Da qui, comincia la storia dellinternamento, del maltrattamento, della deprivazione totale. ovvio
pensare che in queste strutture era presente unumanit molto varia: da veri malati a
criminali a dissidenti politici; ma anche individui dalla sessualit incerta o dediti a costumi sessuali licenziosi. La follia, in questo periodo, veniva a rappresentare la diversit, la devianza, ci che era contro natura, e si potrebbe affermare, contro cultura; era
associata al mostruoso, allaberrante, al corrotto e al marcio. Nel tardo XVIII sec., si
comincia ad operare una distinzione, si libera la follia dalla collusione con altre forme
di devianza, ma viene ulteriormente isolata. Sul finire del XIX sec., diventa vera e propria malattia. Chiaramente, nel corso del tempo, anche gli interventi terapeutici sono
cambiati e sono proprio questi che ci danno la misura delle umiliazioni e le torture subte dai degenti. Possiamo parlare, ad esempio, della terapia dellacqua, tanto usata in
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Criminalit e distrurbi mentali

Francia nei primi anni del 800. Esquirol, medico e responsabile del manicomio Charenton, dal 1826 al 1833, prescriveva vari tipi di bagni a seconda della gravit delle
patologie: potevano essere bagni tiepidi, bagni di immersione freddi o ancora bagni a
sorpresa, per cui, ad esempio, si prendeva un malato e lo si gettava di forza nelle acque
di un fiume anche in pieno inverno. Ma cerano anche docce praticate inserendo il
tubo nel retto a diverse profondit. La terapia dellacqua era legittimata dalla credenza che a seconda della temperatura, lacqua potesse cambiare la circolazione del sangue e, quindi, il modo in cui questo affluisce alla testa, da cui dipendono le patologie.
Oltre a questi interventi, molto usato era il salasso (in realt se facciamo un discorso
pi ampio, il salasso, a quei tempi, era considerato la panacea per tutti i mali, perch,
per qualsiasi tipo di malattia, si interveniva prima in questo modo), praticato anche
attraverso luso di sanguisughe poste sugli organi genitali. Veniva praticata, anche la
flebotomia, consistente nellimmersione dei piedi in acqua bollente con laggiunta di
acido muriatico, purganti ecc.
Ci, in quanto sopravviveva la concezione arcaica della malattia come punizione
di una cattiva condotta, come forma esplicita di una quotidianit vissuta non seguendo le regole della comunit; quindi, era necessario il rito purificatore attraverso la fuoriuscita di quei liquidi del corpo che avevano corrotto lanima (e la testa). Usata era,
anche, lelettricit galvanica o magnetica, per lo pi posta, sempre, sulla zona anale o
testicolare, ma come afferma V. Andreoli, illustre psichiatra contemporaneo: la forma
pi spettacolare ed efficace per, era quella del ferro rovente applicato sulla nuca o sulloccipite (1991). Cerano fustigazioni con fasci di ortica o fruste di pelle. Ancor pi drammatica, se possibile, la sorte a cui erano destinate le donne, trattandosi di vere e proprie sevizie: si va dalla clitoridectomia alla cauterizzazione, ma venivano praticate anche
lovariectomia e la dilatazione cruenta del collo dellutero. Charcot, psicanalista, per curare listeria, utilizzava una cintura che, per mezzo di una vite a pressione, comprimeva
la regione ovarica di sinistra. Questi interventi non sono dissimili dalle sevizie che le
donne tuttoggi subiscono in vari paesi del mondo.
Nella prima met del 900 fa la sua comparsa lelettroshock. singolare la situazione da cui ha poi origine questa idea. il 1937, il dott. U. Cerletti, allora direttore della
Clinica di Neuropatologia e Psichiatria di Roma, assiste, visitando il mattatoio di Roma, allapplicazione di corrente elettrica sulla testa dei maiali. Con questa tecnica applicata agli uomini, il paziente giunge al coma e allarresto delle funzioni vitali: il cuore
e il respiro si fermano almeno per un p di tempo; la rinascita condotta con tecniche
di rianimazione e, nel giro di alcuni minuti, il folle cammina, rinato, nella sua stanza
(V. Andreoli, 1991). Non dimentichiamo, inoltre, gli interventi invasivi quali la lobotomia che riduceva nellindividuo, da un lato, la patologia, ma, con essa, anche la sue
capacit critiche e relazionali.
Alla luce di tutto questo, ci rendiamo conto come con la legge 180 ci sia stata una
vera svolta epocale. Lart 1, comma 1, afferma: gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari. E il comma 2: nei casi di cui per legge, e in quelli espressamente
previsti da leggi dello Stato, possono essere, invece, disposti dallautorit sanitaria nel
rispetto della dignit della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, compreso per quanto possibile, il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura.
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Criminologia ed elementi di criminalistica

Gi da questo primo articolo si evince la restituita dignit al malato come individuo e la restituzione del rispetto dei suoi diritti fondamentali quali, ad esempio, la libert di scelta.
Lart. 34 comma 4 della legge 833 del 1978, articolo che riguarda i casi in cui invece si possa ricorrere al trattamento sanitario obbligatorio, afferma che: questo pu
svolgersi in condizioni di degenza ospedaliera, solo se esistano alterazioni psichiche tali
da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengano accertati dallinfermo, e se non vi siano le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee
misure sanitarie extraospedaliere.
Secondo la normativa attuale, la degenza in ospedale ha una durata massima di una
settimana rinnovabile, e ha inizio con la proposta del medico curante, rivolta al sindaco
che, nella sua qualit di autorit sanitaria, ne dispone il provvedimento. Da notare che
il sindaco come si affretta a specificare anche lart. 33, comma 3 della legge 833/78
interviene in virt della sua autorit sanitaria e non anche di pubblica sicurezza come
invece era previsto per la legge 36 del 1904 e dallart.1 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza. La proposta del medico, prima di giungere al Sindaco, deve essere convalidata
da un medico dellunit sanitaria locale che deve motivare tale convalida, in relazione
allart. 34, comma 4 della legge 833/78.
La nuova normativa sulle patologie psichiche ha una visione completamente diversa: abolendo le strutture manicomiali, come nuovo territorio della psichiatria, utilizza
tutta una serie di istituzioni che possano essere alternative e interdipendenti tra di loro.
In questo modo, si intende realizzare una fitta rete di servizi, il cui scopo non sia quello di internare ma ricercare, continuamente, soluzioni riabilitative per quegli individui
che soffrono di disagio mentale. Di fondamentale importanza anche il confronto con
chi soffre: concentrarsi sulle storie di vita, sullambiente in cui si vissuto, sugli stimoli ricevuti e sulle esperienze avute, aiuta a comprendere. Dellimportanza della terapia
della parola gi ne parlavano S. Freud e J. Breuer: unimmagine che sia stata sfogata
a parole non si rivede pi; solo con lultima parola dellanalisi scompare lintero quadro morboso (J. Breuer, S. Freud, 1976). Ed ancora, in tempi pi recenti: la parola
la rappresentazione di un sintomo, dunque, un segno che lo individua e lo maschera.
Gli rimane lidea di una parola che, liberatasi nella ritualit della relazione terapeutica,
genera la soluzione dun conflitto come se il conflitto fosse in quella parola, ora detta
(V. Andreoli, 1991).
Se vero che con la legge 180 c stata una reale svolta epocale nella considerazione
del disagio mentale, pur tuttavia, questa normativa non esente da critiche. La gestione del problema psichiatrico da parte delle singole regioni non sempre ha dato risposte
soddisfacenti, e ci per tutta una serie di motivazioni, non ultima proprio dal punto di
vista operativo, il passaggio da una normativa a unaltra. In realt, i punti su cui si dibatte da tempo, sono sia di natura tecnica che socio-sanitaria. Non sempre gli ex-manicomi, ad esempio, sono stati smantellati; pi spesso, c stata una riconversione poich
stato impossibile creare strutture alternative e, parallelamente, vi stata la proliferazione di case di cura private che, molto spesso, salgono agli onori delle cronache (nere)
perch veri e propri lager; per quanto riguarda i Dipartimenti di Salute mentale, da pi
parti, si lamenta la poca specializzazione del personale che dovrebbe essere sottoposto a
continua formazione; inoltre, c la gestione della malattia a livello sociale: la famiglia e
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Criminalit e distrurbi mentali

i cittadini. Molto spesso, le associazione dei familiari dei malati lamentano il loro stato
di abbandono da parte delle strutture psichiatriche e delle istituzioni; ci sono casi molto gravi, in cui il trattamento sanitario obbligatorio, per il periodo di tempo sancito dalla
legge, risulta insufficiente; di contro, le strutture intermedie predisposte allassistenza
psichiatrica risultano insufficienti per soddisfare tutte le richieste. Quindi, sarebbe necessario creare una rete di strutture con compiti differenziati che siano per interagenti
tra loro, al fine di affrontare la malattia in tutte le sue forme e le sue gravit. Ci sono,
poi, difficolt di convivenza a livello sociale con i malati psichici. In moltissimi casi, la
situazione di stigma della malattia permane, per cui, difficile trovare una locazione
indipendente per il disagiato che non viene accettato, ad esempio, dai vicini di casa.
Paradossalmente, mentre in passato la realt manicomiale garantiva la sistemazione a
lungo termine dei malati, oggi, c un reale abbandono di chi soffre, e le famiglie, per la
maggior parte composte da persone anziane, non riescono a gestire le varie situazioni.
Molto spesso, poi, i casi pi gravi di malattia mentale si riscontrano presso famiglie che
gi vivono situazioni di indigenza o che comunque hanno problemi. La legge prevede
dei protocolli dintesa con le varie ASL ed i Comuni, per trovare delle soluzioni e delle
locazioni ma, dopo un impegno formale iniziale, le aspettative vengono subito disattese per tutta quelle serie di problemi su indicati.

11.2 Rilevanza dei disturbi mentali ai fini della


responsabilit
Si pone, quindi, il problema di valutare il rapporto fra lo stato psicopatologico ed il
comportamento criminale, cui corrisponde un criterio o metodo di accertamento della
responsabilit. Schreiber ha individuato tre diversi metodi di valutazione della responsabilit penale:
1) il metodo psicologico normativo, che consiste nel valutare lesistenza di malattie o disturbi psichici e valutarne lincidenza sulla capacit di intendere e di volere. Circa
i fattori psicopatologici, non sempre la legge li definisce, mentre si limita a far riferimento a concetti molto generali, che poi sono interpretati estensivamente. Per
quanto attiene la capacit di intendere e volere, nella maggior parte dei sistemi penali, che seguono tale metodo valutativo (e sono quello danese, francese, olandese,
austriaco, irlandese portoghese, svizzero, tedesco, greco e il nostro), sufficiente
che manchi anche solo una di esse perch il soggetto non sia considerato punibile. Come rileva Pulitan, il primo metodo, quello misto, fatto proprio dal nostro
codice penale. In base a tale metodo, quindi, non occorre solo individuare lo stato
patologico, ma, anche, la verifica normativo-giurisprudenziale della rispondenza di
tale stato a una condizione di infermit tale da escludere o scemare grandemente
la capacit di intendere o di volere o entrambe;
2) il metodo puramente psicopatologico considera non punibili i soggetti affetti da determinate malattie mentali, senza valutarne la loro incidenza sulla capacit di intendere e di volere (Norvegia e Svezia seguono questo metodo). Ne consegue, ed
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Criminologia ed elementi di criminalistica

lesempio svedese, che il malato mentale venuto a contatto con la giustizia penale
non pu essere sottoposto a sanzioni penali punitive, ma deve essere sottoposto a
misure di trattamento psichiatrico;
3) il metodo puramente normativo non considera i problemi psicopatologici, ma valuta solo se, al momento del fatto, sussisteva la capacit di intendere e di volere. Tale
metodo non seguito in nessuno dei paesi europei (almeno di quelli membri dellU.E.) e fa capolino solo in quelli in cui lelemento psicopatologico, interpretato in
modo estensivo, conduce a effetti distortivi e ad abusi contrari al senso di giustizia.
Occorre, anche, chiarire che esiste un legame tra il criterio utilizzato per definire
il disturbo psichico e il criterio per rilevare il rapporto tra disturbo e imputabilit:
quanto pi allargato il criterio diagnostico, pi vincolante il rapporto tra malattia mentale e comportamento.
Nonostante il maggior sforzo critico dei magistrati, ancora oggi, il legame tra disturbo psichico e comportamento criminoso, soprattutto per quanto attiene i reati di
violenza, resta in piedi. Anche se non esiste pi il meccanicismo per il quale il malato di
mente solo per questo prosciolto, si cerca il legame di causalit tra lo stato patologico e
latto criminoso, come se questo fosse sintomo della malattia, del disturbo.
In realt non sembra che si possa affermare che il reato sia sintomo della malattia,
e ci anche nei casi pi gravi ed efferati.
La valutazione dei problemi connessi con limputabilit e la responsabilit penale a livello dei casi individuali, nel campo delle scienze di tipo clinico, come sono la
psicologia e la psichiatria, hanno evidenziato come i periti non sono scientificamente qualificati per fornitore pareri, se non veri e propri giudizi, in merito a questioni
morali e filosofiche, come la responsabilit o limputabilit penale. Giustamente, Canepa, f notare che il parere del perito trasformato, dal magistrato, in un giudizio
morale sulla responsabilit, e, quindi, sulla libert del soggetto che deve essere giudicato; ma il perito non ha la competenza per esprimersi sulla responsabilit e sullimputabilit; da qui, la richiesta di revisione di tali concetti in seno al codice penale.
Per Canepa, il perito dovrebbe limitarsi alla comprensione clinico-fenomenologica
dellatto criminoso ed elaborare un programma di trattamento finalizzato alla risocializzazione.

11.3 Relazione tra disturbi mentali e pericolosit


Nella versione originale del codice Rocco, nei confronti dei prosciolti per vizio di
mente, vigeva la presunzione di pericolosit, e, di conseguenza, lobbligo di assegnazione
allO.P.G. (Ospedale Psichiatrico Giudiziario), per un tempo predefinito nel minimo,
ma non nel massimo, in funzione della gravit del reato e non della malattia.
L avvenuta guarigione prima dello scadere del termine della misura, cos come la
concreta e reale non pericolosit del soggetto, non avevano alcuna rilevanza. Analogo
regime vigeva per i seminfermi, con lulteriore incongruenza che la misura si aggiungeva alla pena diminuita. Ci sulla base di una duplice presunzione: accertata infat220

Criminalit e distrurbi mentali

ti la incapacit di intendere e di volere del soggetto conseguente ad una sua infermit


psichica, viene presunta dal legislatore la di lui pericolosit sociale; a sua volta, per, la
norma, presume, pure, che linfermit cui collegata la pericolosit, individuata rispetto al momento della commissione del fatto, perduri fino a quando si procede allapplicazione della misura di sicurezza.
La conseguenza, inaccettabile sul piano costituzionale, che pu subre la misura
di sicurezza un soggetto che, nel lasso di tempo intercorso tra i due momenti predetti,
sia guarito dallo stato di alterazione mentale, senza che per ci valga a differenziarlo,
sul piano giuridico, da chi ancora infermo.
Solo la legge 663/1986, abrogando ogni fattispecie di pericolosit presunta, ha risolto definitivamente il problema del binomio pericolosit sociale-infermit mentale, consentendo, cos, di considerare questultima, non pi come una causa speciale di pericolosit, ma come un qualsiasi fattore che, interagendo con gli altri, pu esercitare
unefficacia criminogena; si pu, quindi, escludere lapplicazione della misura, non solo quando linfermit venuta meno o migliorata, ma, anche quando, pur essendo
questa immutata rispetto allepoca della commissione dei fatti, risulti comunque improbabile che il soggetto ponga nuovamente in essere comportamenti lesivi degli interessi della collettivit: in altri termini, si pu affermare, che anche la pericolosit sociale dellinfermo di mente deve accertarsi, non soltanto sulla base di emergenze di natura
medico-psichiatrica, ma sulla base di tutti quei criteri di valutazione di cui all art. 133
c.p.; quindi, il giudice legittimato a prendere in esame qualsiasi elemento utile a detto
accertamento, compreso lambiente in cui il soggetto liberato verrebbe a vivere e operare, e la presenza ed efficienza o meno di presidi territoriali socio-sanitari ai fini della
continuit nellassistenza psichiatrica; da ci, consegue che detto accertamento compito esclusivo del giudice, che non pu abdicarvi a favore di altri soggetti, quali il perito, n rinunciarvi, pur dovendo tener conto dei dati relativi alle condizioni mentali e comportamentali in cui si trova il soggetto interessato, eventualmente indicati dal
perito.
La conseguenza dellattuale disciplina che, nei confronti dellautore di reato, anche gravissimo, che sia stato prosciolto per vizio totale e che non venga riconosciuto
pericoloso, non previsto nessun provvedimento ed egli sfugge a qualsiasi terapia o cura appropriata.
La mancanza di alternative intermedie tra linternamento in istituto e la rimessione in libert, senza possibilit di imporre alcuna forma di controllo o di aiuto agli infermi di mente, investe di una grossa responsabilit il giudice e lo psichiatra forense,
chiamato a esprimere un giudizio di pericolosit, che si traduce, o in una profonda limitazione della libert personale, o in una totale rinuncia alla difesa sociale. Unica soluzione intermedia che pu aprirsi per il malato di mente giudicato socialmente pericoloso
la possibilit che, in sede di accertamento della pericolosit prima dellesecuzione in
concreto della misura o successivamente in sede di riesame della pericolosit, il magistrato di sorveglianza dichiari non venuta meno, ma attenuata, la sua pericolosit sociale e disponga la conversione della misura manicomiale in quella della libert vigilata,
meno lesiva della libert personale. Inoltre, persiste la difficolt di conciliare il dubbio
e lo scetticismo sulle capacit predittive della psichiatria, che come tutte le scienze che
hanno per loro oggetto luomo, non una scienza esatta, con la necessit, da parte del
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Criminologia ed elementi di criminalistica

diritto, di risposte certe. Lampliamento del ruolo e della responsabilit del perito psichiatra, porta, questultimo, ad esprimersi sulla pericolosit sociale, fino ad essere chiamato, tenuto conto dellampia delega operata abitualmente dai magistrati in favore dei
tecnici chiamati a esprimere il loro parere, a operare un giudizio che, secondo lopinione dominante, non da considerarsi di competenza medica e ad assumersi una responsabilit che non gli compete, tra i due opposti rischi di sconfinare in una sovrastima
della pericolosit sociale o di agevolare i simulatori che, se giudicati inimputabili, e non
pericolosi, non subiranno alcuna sanzione. Meglio sarebbe, secondo tali autori, che allo
psichiatra fossero riservate considerazioni tecniche su elementi quali le caratteristiche
individuali della malattia, leventuale miglioramento o guarigione della stessa, le indicazioni terapeutiche, la prognosi legata al tipo di interventi; elementi che poi il giudice utilizzer per effettuare (egli stesso) il giudizio di pericolosit, non delegabile ad altri,
avvalendosi anche di tutti quei dati per la cui valutazione non necessaria una competenza di tipo medico, quali la gravit del reato, lallarme sociale, i fattori situazionali, i
precedenti penali, e cos via.
Altri autori, poi, ammettono la competenza predittiva del perito psichiatra, ma,
solo se congiunta alla formulazione di un programma terapeutico. Il binomio prognositerapia, dimostratosi valido in ogni settore della medicina, conserverebbe la sua validit
anche in psichiatria forense, coinvolgendo nei progetti terapeutici i servizi psichiatrici
civili territoriali, che sono, oggi, abilitati ad occuparsi anche dei malati di mente in detenzione, siano essi imputati o condannati. Naturalmente, ci che i critici della capacit predittiva della psichiatria contestano non la necessit di formulare predizioni nella
quotidianit del vivere, bens, il fatto di gabellare per scientifiche, prognosi che non sarebbero pi sicure di quelle basate sul senso comune. Resta per il fatto che, se si deve
ammettere che, al folle residua, pur sempre, uno spazio di libert, sappiamo anche che
ogni disturbo mentale comporta una riduzione di questa area. Inoltre, le dinamiche
dei disturbi mentali sono note alla psichiatria, e le reazioni dei soggetti che ne sono affetti sono pi rigide di quelle delle persone sane, pi frequentemente stereotipate e pi
agevoli ad essere previste. Nonostante ci, non sono possibili certezze, perch il malato
non guidato, nella propria condotta, soltanto dalle dinamiche psicopatologiche, che,
seppur rilevanti, non eliminano la sua libert di scelta.
Le predizioni psichiatriche sono, pertanto, possibili, ma contengono un margine
ineliminabile di errore, che impedisce di farle assurgere a dignit di certezze scientifiche. Posto per che il diritto penale vigente deve poter disporre, per il suo corretto
funzionamento, cos come dei giudizi di colpevolezza, anche di quelli di pericolosit
sociale del reo malato di mente, la psichiatria pu fornire al giudice ulteriori elementi
di valutazione, ma la responsabilit ultima del giudizio di pericolosit pur sempre del
giudice, nella veste di peritus peritorum, non potendo attribuirsi al perito la funzione di
arbitro del conflitto fra la sicurezza sociale e la libert individuale. In conclusione, ai fini dellaccertamento della pericolosit sociale del soggetto affetto da malattia di mente,
occorre tener presente che nulla consente di affermare con certezza che in determinate circostanze di tempo e di luogo, o sotto determinate spinte emotive o psicologiche,
il malato di mente possa, o meno, porre in essere azioni delittuose che non sarebbero
compiute, nelle stesse condizioni, da una persona sana; ma, anche che in materia di
prognosi comportamentale, non pu negarsi che lesistenza di una malattia mentale o
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Criminalit e distrurbi mentali

di disturbi alla sfera neuro-psichica, costituisce un elemento tale da pesare in modo rilevante. Sotto tale profilo, il giudice dovr attendersi, dallindagine tecnica, specifiche
indicazioni circa lattualit della malattia, il livello di intensit con cui essa si presenta,
la possibilit di attuare, in ambiente diverso dallo stato di libert, adeguate terapie con
ragionevole previsione di efficacia, la compatibilit della condizione morbosa del soggetto con linserimento in un ambiente (sociale e familiare) di cui siano state preventivamente valutate la natura e le caratteristiche di recettivit, gli elementi di danno che
possono derivare al malato dalla privazione della libert, nonch gli elementi che possono determinare il soggetto alla perpetrazione di nuovi reati. Acquisiti tali elementi
di valutazione tecnica, il giudice dovr esprimere, sulla base di questi, ed utilizzando i
criteri di cui agli artt. 203 e 133 c.p., il giudizio circa lesistenza, la permanenza, lattenuazione o il venir meno della pericolosit, pur tenendo presente che, in tali casi, linfermit psichica, in quanto condizionante lattuazione stessa della prognosi di pericolosit, lelemento di maggior peso ai fini di questultima.

11.4 Le nevrosi
Il termine nevrosi (letteralmente impoverimento di ordine nervoso) fu preso in
prestito dalla met del 800: questo comprendeva la neurastenia (o nevrastenia), che significa mancanza di energia, e lesaurimento nervoso (accezione di tipo popolare). Si
pensava che ogni malattia psichica fosse correlata a una patologia di unarea specifica
del cervello. Il quadro era molto vago, e solo verso la fine del 800, Freud cominci ad
organizzare una comprensione eziopatogenetica delle nevrosi; il primo studio fu sullisteria, malattia gi nota da tempo.
I primi psicopatologi che si occuparono delle nevrosi furono Janet e Charcot. Fu
questultimo che diede una descrizione e un significato preciso al termine isteria che,
seppur introdotto da Ippocrate, era assai ampio. una malattia dovuta a cause psicogene che produce uno stato di sofferenza importante (es. diminuzione delle capacit lavorative), con perdita delle capacit operative sia nel soggetto che ne affetto, che nelle
persone che gli stanno attorno: una malattia che produce una grossa quantit di sofferenza familiare. Il modello freudiano parte da unipotesi della psiche, che risulta centrata su una funzione principale che lIo, ed unaltra area importante che linconscio,
del quale non siamo consapevoli. In un corretto funzionamento, queste due aree sono
in continuo scambio (omeostasi della coscienza dellio): uno scambio qualificato, preciso e selettivo (ad esempio, la citt contenuta dalla muraglia che seleziona il passaggio).
Questo scambio il luogo dove si verificano le alterazioni che originano le nevrosi.
I meccanismi di difesa dellIo: i meccanismi di difesa dellio sono dei meccanismi
presenti in tutti noi, sono una funzione psicologica, (sono le guardie della citt) che sono in parte coscienti e in parte incoscienti. Ogni meccanismo di difesa tipico di una
categoria di nevrosi: lo spostamento relativo alla nevrosi fobica, la formazione reattiva tipica della nevrosi ossessiva, la conversione invece relativa allisteria. Le nevrosi
dansia, invece, comprendono la nevrastenia e la nevrosi ipocondriaca.
Meccanismo di difesa della rimozione: ogni cosa alla quale non siamo attenti ri223

Criminologia ed elementi di criminalistica

mossa, questo avviene come un meccanismo fisiologico necessario per lasciare posto ad
una nuova informazione; un meccanismo costante e continuo, la cui funzione avviene in modo selettivo e automatico dove alcuni contenuti hanno un carattere conscio,
mentre altri rimangono sempre inconsci. I contenuti psichici hanno una loro valenza
energetica; secondo questa valenza, sar pi o meno possibile rimuoverli. La rimozione
un fenomeno per cui i contenuti della coscienza vengono gettati fuori dalla coscienza
stessa ma possono, in un soggetto sano, essere recuperati e riutilizzati.
Un contenuto psichico viene rimosso quando non ci serve pi, o quando non
coerente con lorientamento che lIo possiede; i nostri contenuti psichici scompaiono
da un lato, ma possono ricomparire da unaltra parte.
Linconscio confonde, contamina, mette tutto insieme; la coscienza distingue, separa, ha una funzione di discernimento, di distinzione. I nostri contenuti psichici quando
vengono allontanati, si mischiano in un unico contenitore, peraltro contaminato. Lattivit specifica della coscienza quella di distinguere i contenuti psichici.
Psicopatologia della rimozione: ogni qualvolta un contenuto psichico con un certo
valore energetico viene eliminato, insieme a quelli che non hanno un valore energetico, si realizza una rimozione psicopatologica. Ogni cosa che non compatibile con la
struttura primaria della coscienza, viene rimossa (pregiudizi sentimentali come lomosessualit, il desiderio di uccidere, e cos via). Per comprendere sostanzialmente qual
la nostra area rimossa, bisogna pensare a tutto quello che ci fa vergognare, viceversa,
per larea ideale, sar tutto quello del quale siamo orgogliosi. Il nevrotico colui che rimuove i contenuti psichici con una carica energetica importante perch non li ritiene
compatibili con la propria coscienza.
La differenza fondamentale che un soggetto sano, prima o poi, si accorge dei
contenuti che ha eliminato e va a recuperarli, il nevrotico questo non lo far mai. Se
si rimuove un contenuto con un elevato valore energetico (quantit di libido), questo
produce unattivazione inconscia; linconscio attivato per mantenere rimosso il contenuto ha bisogno di una grande quantit di energia. Il soggetto si trover a spendere
unenorme quantit di energia per evitare che il contenuto non torni a galla. Lo psicotico rimuove i contenuti psichici e non pu pi reintegrarli, dal momento che avesse
questa capacit non sarebbe psicotico ma verrebbe considerato nevrotico: la sua struttura dellIo, come contenitore, troppo fragile.
Il rito nevrotico diverso da un rito sano, il nevrotico evita il contatto con quella cosa da esorcizzare (esorcismo significa in greco: giuro che no), ponendo un muro.
un rito fallimentare che ha come obiettivo la difesa del soggetto da questo evento
che crea paura, ma che, allo stesso tempo, molto attraente. un sistema di distanziarsi dalloggetto che necessita di riti sempre pi potenti per mantenere questa distanza.
Nello psicotico, questi si presentano sotto forma di stereotipie e manierismi. Esistono anche dei segni sintomatici di nevrosi infantili nei soggetti adulti:
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balbuzie: aumentano nelle situazioni di disagio e ansia;


onicofagia: impulso a mangiarsi le unghie; frequente nei bambini ma riscontrabile
anche nelladulto; lonicofagia una via per scaricare dellansia con sotteso simbolismo aggressivo o autodistruttivo, non disgiunto da un aspetto rituale che, paradossalmente, svolge una funzione rassicurante;

Criminalit e distrurbi mentali

pavor nocturnus: angoscia che insorge durante la notte, frequente nei bambini che
si risvegliano a occhi spalancati in preda al panico; solitamente, dopo una breve
rassicurazione, c una ripresa del sonno tranquillo e al risveglio, una totale amnesia dellaccaduto; inoltre, non un sintomo isolato, ma si accompagna ad altri
disturbi quali lenuresi, irrequietezza motoria, reazioni ansiose, solitamente dovute a conflitti con lambiente familiare, e la conseguente incapacit di affrontare la
situazione;
enuresi: perdita involontaria e incontrollata di urine dopo il quarto anno, et soglia, per lautoregolazione dello sfintere urinario. Escluse le cause organiche, le ragioni vanno ricercate nellambito psicogeno negativo dellambiente circostante,
che induce il soggetto ad atteggiamenti di protesta e di negativismo.

Per ci che attiene la dimensione personologica, il nevrotico in continuo stato


dallarme. Vi una diffidenza basale tra la coscienza e la natura stessa dellindividuo.
Paura dellignoto e del nuovo dove il soggetto deve rassicurarsi in continuazione. Latteggiamento del soggetto affetto da nevrosi dansia una difficolt ad accettare tutto quello che non conosce. Chi non ansioso, non ha difficolt ad accettare le nuove
esperienze. Chi soffre di nevrosi dansia, , di solito, una persona conservatrice; ha una
tendenza a leggere negativamente tutto ci che lo circonda e in questa lettura negativa si rileva anche una grossa aggressivit. Questo tipo di individuo autolimita la propria esistenza in modo molto marcato. Arriva il momento che si verifica una crisi acuta
dangoscia (ad esempio presentimento di morte improvvisa), dove il soggetto si sente
bloccare il fiato, vi una oppressione retrosternale, la persona si sente morire, vi possono essere svenimenti, e cos via. Le nevrosi pi diffuse sono:
1) nevrosi dansia ipocondriaca (che si riscontra, soprattutto, in alcune aree della popolazione, ricorrente negli anziani, secondo il modello culturale, ed in quelle persone che hanno una scarsa dimestichezza con il proprio lato psichico, emotivo,
sentimentale, e che esprimono i disagi piuttosto sul lato somatico; nel soggetto con
ansia ipocondriaca, c una sensazione che il corpo si rompa, come nella sintomatologia dellangoscia dove vi la paura di avere dei problemi fisici (cardiopatie, tumori, ecc.). La nevrosi dansia ipocondriaca una lettura della cenestesia in modo
ansioso, dove vi unangoscia davere una malattia corporea;
2) nevrosi fobica: lansia viene canalizzata mediante il meccanismo di difesa dello spostamento; il soggetto vive costantemente sulla difensiva, ha paura di tutto, soprattutto di ci che non conosce (nessuna nuova, buona nuova), non tollera il confronto, desidera tanto che ci fosse qualcun altro al suo posto; quando d la mano,
contemporaneamente la ritira. Teme tutto e organizza la sua vita su questo atteggiamento. sempre in condizione di allarme e la fuga un elemento ricorrente:
lantiesplorativo per eccellenza. Le fobie pi diffuse sono:
- paura degli spazi aperti (agorafobia): lansia che insorge quando si tratta di
uscire di casa da soli pu essere lieve o giungere a vere e proprie crisi di panico
che possono portare a svenimenti, sensazioni di vertigine e talvolta anche ad
una perdita del controllo sfinterico;
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Criminologia ed elementi di criminalistica

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paura degli spazi chiusi (claustrofobia): paura dei luoghi chiusi o troppo affollati, come ascensori, gallerie, scompartimenti dei treni, cabine telefoniche e simili, dove, in alcuni casi, prevale la sensazione di soffocamento e oppressione,
in altri quella di essere rinchiusi o imprigionati. La claustrofobia e le reazioni
a essa associate rimandano filogeneticamente alle risposte di terrore degli animali posti in una situazione in cui non hanno la possibilit di fuga;
paura dellautostrada: un percorso dove non si pu ritornare in dietro (il tempo passa), quello che si fatto fatto, ed irreversibile; chi pu tornare indietro ladolescente, capace di fantasticare;
paura delle gallerie: la galleria pu rappresentare il canale del parto, dunque
vi una paura della nascita, anche questa irreversibile; sul piano simbolico
indica la difficolt di cambiamento, di passaggio. un cambiamento da una
situazione a unaltra. La nostra coscienza in grado di percepire la realt in
base alle misure spazio/tempo. C unevoluzione della coscienza umana in
base al bisogno; man mano che aumenta la rappresentazione di sviluppo che
si ha di s, si cerca pi spazio (scoperta dellAmerica, viaggi spaziali, ecc.);
paura degli animali con tante zampe (ad esempio, ragno - aracnofobia): reazione fobica di repulsione nei confronti dei ragni, pi diffusa tra le donne perch,
secondo la psicanalisi, questa fobia legata alla paura della distruttivit materna che la donna pu inconsciamente avvertire dentro di s e trasporre nella
realt esterna, indirizzandola ad un oggetto sostitutivo che nella fattispecie il
ragno;
paura dei topi: sono delle organizzazioni di specie che, da sempre, si sono associate alle organizzazioni umane; queste si nascondono nei sottofondi, nelle
fogne, penetrano ovunque, sono dei portatori di malattie, stanno tra quello
che noi rimuoviamo, e noi rimuoviamo gli istinti (sesso, morte, ecc.);
paura dei serpenti: il serpente un animale che non si pu addomesticare; simbolicamente rappresenta listinto puro dove a uno stimolo c una risposta;
paura dello sporco (rupofobia): fobia per lo sporco, che innesca un meccanismo
ossessivo che costringe il soggetto ad affaccendarsi in continue pulizie. Secondo la psicoanalisi, la rupofobia pu nascondere un inconfessato rifiuto della
sessualit, dello sperma, delle mestruazioni, della gravidanza, che il soggetto
vive in modo conflittuale.

3) Nevrosi isterica: viene detta anche isteria di conversione, una grande malattia con
una storia molto antica ed molto complessa. Ha una connotazione etica negativa, soffre di una serie dimputazioni mediche, dove oggi c ancora chi la considera come qualcosa di poco morale. Questo tipo di personalit nasce in un soggetto
che si sviluppa aderendo a una immagine ideale dellIo e che non rispetta un reale
sentimento dellIo. Questo capita se il soggetto cresce in un ambiente dove, per essere amato, deve corrispondere a un certo modello, che finisce per adottarlo, non
essendo pi quello che si sente di essere. Il soggetto isterico rifiuta la natura, rinvia
costantemente delle immagini di amabilit, per ottenere un consenso. Quando una
persona si trova in un ambiente di questo tipo, finisce per identificarsi con il modello che gli viene imposto per riuscire ad essere amata; si instaura quindi un mec226

Criminalit e distrurbi mentali

canismo di falsificazione delle proprie emozioni, sino alla legittimazione di un comportamento in modo automatico. Esistono, nel soggetto, dei germi basali per questa
doppia personalit. Nel soggetto, si inizia a costruire unidentit di s falsificata, c
uno sviluppo di un falso s, unidentit falsa che inganna il soggetto stesso.
4) Nevrosi ossessive: la personalit ossessiva definita da una parola greca: anancastica,
che significa necessit obbligata; normalmente, esiste un rapporto di interscambio
funzionale con larea istintiva, ma nella personalit anancastica, ci avviene attraverso un filtro di regole di comportamenti precostituiti. Sono persone assenti, o
vissute come tali, che burocratizzano la propria esistenza e quella altrui: sul piano
affettivo-emotivo, sono fredde e regolamentano ogni loro azione e scambio emozionale. Sono una grande sventura, molto simili alla struttura paranoide. Vi sar
unaltra parte dellordine trasgressivo che si manifester come ad esempio in episodi cleptomania (il giudice preciso e regolamentato che ruber al supermarket), o di
esibizionismo.

11.5 Le psicopatie
Le psicopatie, che includono anche le c.d. caratteropatie, rappresentano degli stati
e non delle malattie; esse non fanno parte del campo degli interventi psichiatrici; tuttavia, da sempre, sono considerati dalla psichiatria, a seguito delle problematiche forensi indotte. Le psicopatie implicano una serie di comportamenti trasgressivi delle regole sociali. Raramente gli interessati vengono ricoverati in ospedale psichiatrico se non
si innesta una psicopatologia secondaria (alcolismo, tossicomania, ecc.). Sulla genesi e
la problematica originaria, si discusso per lungo tempo, dato che veniva considerata
frutto di una patologia cerebrale di derivazione epilettica, dovuta alle frequenti alterazioni dellEEG, motivo per il quale, sempre stata trattata con una terapia anticonvulsiva, anche in assenza di crisi.
Uno dei collegamenti principali riguardava la caratteristica epilettica che si manifestava anche nelle psicopatie, termine attualmente non pi in uso. Oggi, noto che il
nucleo fondamentale risiede in un disturbo affettivo. La provenienza del soggetto a livello di nucleo familiare fondamentale: si riscontra unassenza di rete affettiva, manca un
referente affettivo che abbia una certa stabilit; la madre pu essere prostituta, il padre
etilista, il fratello tossicodipendente o delinquente, e cos via.
In realt, non indispensabile la presenza di una famiglia come quella su indicata;
sufficiente, ad esempio, una situazione di separazione o di delega (perch si tratta di
una famiglia in carriera), da parte dei genitori, a cose come i giochi o a persone non
continuamente presenti, che acquisiscono il significato di sostituto affettivo, per indurre condizioni psicopatiche nel bambino. Limportanza di un oggetto amabile stabile,
nel senso di elemento proiettivo, fondamentale, perch permette di introiettare queste caratteristiche: la stabilit affettiva porta a uninerzia che consente di assorbire il
mondo pulsionale e, quindi, la trasformazione in scelte comportamentali organizzate. Quello che accade tragicamente a una struttura psicopatica la povert di capacit
trasformativa; la mancanza di trasformare un livello istintuale-pulsionale a un livello
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Criminologia ed elementi di criminalistica

affettivo, per cui, la risposta conseguentemente un agito (acting out). Lo sviluppo affettivo si realizza grazie alla capacit di sopportare le frustrazioni. Lo psicopatico un
soggetto che non sa che cos una vita affettiva godibile: le emozioni in lui non esistono, sono pulsioni, quindi agiti. Dal punto di vista clinico, gli elementi caratteristici si
notano molto precocemente in un soggetto psicopatico: gi a livello di infanzia. La famiglia di provenienza dello psicopatico, se cos la si pu definire, ha una struttura psicopatica: piuttosto unaggregazione sociale che altro. Analoga cosa avviene anche nei
bambini istituzionalizzati precocemente. Si tratta quindi di un bambino che non ha
limiti a livello di aggressivit, non ha una distinzione tra oggetti propri e quelli altrui,
non ha una stasi spaziale, irrequieto: nessun gioco o azione possono tranquillizzarlo.
Si osserva una precocit sessuale (e non solo), tipica di unet pi avanzata. Essendo
alterata la funzione affettiva, il soggetto psicopatico ha una difficolt di apprendimento
sin dalla tenera et, in quanto, presuppone una capacit di sopportare le frustrazioni.
ricorrente che diventi, in una scolaresca, il capro espiatorio, in quanto, la precocit in
vari ambiti, porta a uno sconvolgimento dellambiente scolastico stesso: piccola delinquenza, tossicodipendenza, precocit sessuale, e cos via. Giunto alla maturit, lo psicopatico si inventa il quotidiano: pu diventare il gregario di una delinquenza organizzata,
diventare una prostituta, oggi non infrequente anche a livello maschile. Si innestano
patologie secondarie come la tossicodipendenza, alcolmanie che contribuiscono ad amplificare lo stato psicopatico; un evento molto frequente che si producono degli accidenti dellordine suicidale: morte per overdose, morte per AIDS, ecc.
Vi una capacit di percezione in questi soggetti su quello che accade a loro comprendono per un tempo troppo breve, per poi ripartire per il loro percorso patologico.
In casi meno estremi, paradossalmente opposti, in una famiglia in carriera, ad esempio,
vi possono essere i presupposti per una struttura psicopatica. Lambiente tipico per uno
psicopatico quello delluniforme, o dellambiente uniformato, dove vi uno statuto
di organizzazione dellaggressivit: infermieri, psichiatri, forze dellordine.
Vi sono individui che, in seguito a patologie di ordine psichico, solitamente nellambito nevrotico, si trovano in una posizione di vantaggio secondario, dove, ad esempio, listituzionalizzazione crea una situazione di beneficio come poter mangiare, dormire, non lavorare. Si trovano a mimare una patologia di ordine nevrotico: sanno tutto
sulla loro malattia, conoscono tutti i tipi di psicanalisi e sono stati in molti ospedali; si
tratta, in tali casi, di psicopatici pseudo-nevrotici.
Vi sono, invece, patologie a livello di turba della personalit dellordine psicopatico, che virano in un ambito psicotico.
La psicopatia non una malattia bens uno stato; da adulti, le cose non si modificano pi. Con i bambini si pu lavorare invece in modo efficace: famiglie affidatarie,
adozioni, e cos via, rappresentano ambienti che hanno un certo spessore affettivo. Si
tratta, in realt, di unazione preventiva. Non esistono terapie, si possono proporre
dei contenitori, pi che dare una certa stabilit; unorganizzazione comportamentale
una valida soluzione che impedisce comunque di far acquisire al soggetto psicopatico
unesperienza.

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Criminalit e distrurbi mentali

11.6 Le psicosi
Il termine psicosi, in uso nella letteratura psichiatrica a partire dal XIX secolo, veniva utilizzato per indicare le malattie mentali in generale.
Successivamente, emersa, sul piano concettuale, la necessit di suddividere alcune di queste malattie con la denominazione nevrosi. Da allora, levoluzione dei due termini, si espressa su piani diversi, ma entrambi validi. Il gruppo delle nevrosi si lentamente delineato, sino a comprendere le affezioni nelle quali, in mancanza di lesioni
organiche, si imputava il disturbo a un cattivo funzionamento dellapparato psichico
(malattie funzionali).
Questo concetto si basava principalmente sul criterio di disturbo di una sola funzione, sulla sua reversibilit e su alcune caratteristiche intrinseche del disturbo stesso,
che seguiva leggi differenti dalle malattie a carattere organico. A loro volta, queste ultime, erano contraddistinte con il termine di psicosi. Successivamente, questo criterio
stato mitigato, e molte classificazioni moderne usano il termine psicosi anche per alcune
affezioni senza reperto anatomico (psicosi funzionali) che rientrano, per, pi specificamente, nella competenza della psichiatria, poich si traducono in una sintomatologia essenzialmente psicopatologica per caratteristiche di gravit, di molteplicit dei fenomeni morbosi e di irreversibilit dei disturbi. Attualmente, nella psichiatria clinica,
il concetto di psicosi estremamente ampio e comprende tutta una gamma di malattie
mentali, sia manifestamente organiche, sia con eziologia ancora discussa e non sufficientemente chiarita. Il raggruppamento di queste malattie, sotto il termine di psicosi,
si basa su criteri psicopatologici e sociali. Dal punto di vista psicopatologico, il concetto
di psicosi rimane definibile in modo presuntivo, sia per la gravit dei disturbi psichici sia per il decorso progressivo e per lo pi irreversibile, con modificazione, non solo
quantitativa, ma anche qualitativa, nei confronti della normalit. Sotto un profilo sociale, la psicosi definibile in base al contegno spesso imprevedibile e genericamente
alienato dello psicotico, con scarsa partecipazione alla psicologia normale. Per queste
ragioni spesso compaiono nelle definizioni correnti delle psicosi criteri diversi, come
lincapacit di adattamento sociale, la maggiore o minore gravit dei sintomi, la perturbazione delle facolt di comunicazione, la mancanza di consapevolezza della malattia,
la perdita del contatto con la realt, il carattere non comprensibile dei disturbi, le alterazioni pi o meno profonde e irreversibili dellIo. Il contributo sperimentale al chiarimento del concetto di psicosi non sempre ha potuto basarsi su dati obiettivi di anatomia clinica e di psicofisiologia, poich la psicosi strettamente legata a un profondo
disturbo della personalit in genere e non riducibile a elementi semplici. Pertanto, i dati
sperimentali che si sono potuti utilizzare a questo riguardo hanno un significato vago e
di valore molto particolare. Le osservazioni principali si riferiscono allazione di alcune
sostanze tossiche (psicodislettici) capaci di produrre disturbi psicotici inquadrabili nelle psicosi modello. Questi disturbi, tuttavia, si sono rivelati per lo pi transitori e non
hanno sufficientemente chiarito i presupposti anatomo-clinici sopra enunciati. Anche
il contributo dato dalle varie correnti psichiatriche e psicologiche alla definizione del
concetto di psicosi si espresso in termini variabili a seconda dellindirizzo seguito e
non ha permesso di ricavare una definizione unitaria, per cui, opportuno esaminare
i vari punti di vista, per meglio chiarire il problema nei suoi termini generali. Gli indi229

Criminologia ed elementi di criminalistica

rizzi organo-genetici si mantengono su un piano biologico, anche riguardo alle forme


in cui la lesione organica non dimostrata; ammettono, dunque, che pure in questi
casi, lanatomia e la fisiologia del cervello possono essere alterate da un agente morboso
occasionale o da un fattore costituzionale. Gli indirizzi a impostazione psicologica non
ammettono, invece, lintervento organico in questi ultimi casi: lalterazione psichica sarebbe legata a cause psicologiche che evolvono in senso psicopatologico. In questa dimensione, stimoli psichici, con particolari modalit di azione e di elaborazione, potrebbero portare a disturbi mentali, non solo transitori, ma anche stabili e progressivi.
Tra gli indirizzi psicologici, la psicoanalisi ha individuato, fondamentalmente, il
denominatore comune delle psicosi in una perturbazione primaria delle capacit di investimento affettivo della realt, e considera la maggior parte dei sintomi psicotici come tentativi secondari di ripristinare questo legame oggettuale con la realt.
Alcune dottrine eclettiche, dal canto loro, hanno individuato la causa della psicosi
in fattori psicobiologici; secondo queste correnti, esisterebbero psicosi in senso biologico
e in senso psicogenetico. Questi aspetti, per lo pi, coesisterebbero in ogni esperienza
psicotica, anche se in proporzioni molto variabili da individuo a individuo, e definirebbero in senso fenomenologico ed eziopatogenetico i vari tipi di psicosi. Le cause delle
psicosi si possono considerare di tre ordini: organiche, costituzionali e psichiche.
Limportanza delle cause organiche ormai nota in molti esempi di psicosi. Infatti, non c alcun dubbio che una psicosi acuta confusionale dipenda da una condizione
tossica o tossinfettiva, e che la paralisi progressiva sia dovuta allinfezione luetica. Limportanza della costituzione appare anchessa sufficientemente manifesta nellaccertata
eredit di talune psicosi, per esempio, della psicosi maniaco-depressiva, o nel ripetersi di
episodi psicotici nel corso della vita di uno stesso individuo. Molti fattori psichici possono essere causa di psicosi, attraverso meccanismi diversi: nella psicosi maniaco-depressiva, ad esempio, episodi melanconici insorgono, talvolta, dopo una causa emotiva pi o
meno grave; analogamente, una psicosi delirante pu insorgere in seguito a un insuccesso
professionale, a una delusione sentimentale o a un qualsiasi trauma psichico.
II meccanismo patogenetico di queste affezioni consisterebbe in una particolare
azione di difesa della personalit di fronte allangoscia prodotta da determinate situazioni psicologiche che lindividuo non riesce ad affrontare e a superare. Quasi sempre,
comunque, la psicosi, con tutto il suo corteo sintomatologico, il risultato di fattori
organici, psicologici e costituzionali e sarebbe un errore non cercare di rintracciare, nellevoluzione e nella prognosi della malattia, ciascuno di questi fattori che potrebbero
apparire di non chiara osservazione a un esame piuttosto superficiale.
Una classificazione razionale delle psicosi appare difficile per la mancanza di un
criterio unico al quale uniformarsi. Alcune psicosi sono dovute a cause determinate
o hanno una base anatomo-patologica conosciuta: si possono citare, ad esempio, la
paralisi generale, le psicosi acute e quelle che accompagnano le malattie infettive, le
malattie endocrine e dismetaboliche, alcune intossicazioni croniche (alcoolismo, tossicomania), le psicosi puerperali, le psicosi che si manifestano in corso di malattie organiche cerebrali (traumi, encefaliti e tumori) e le psicosi dellet involutiva. Altre psicosi
sono ancora troppo poco conosciute dal punto di vista eziologico e anatomo-patologico per poterle inquadrare e delimitare in modo altrettanto preciso, secondo un criterio biologico. Tuttavia, alcune di queste forme hanno acquistato unindividualit
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Criminalit e distrurbi mentali

nosologica incontestata, come la psicosi maniaco-depressiva e la schizofrenia. Una trattazione a parte stata riservata dagli esperti alle psicosi deliranti caratterizzate da un
delirio cronico sistematizzato non schizofrenico, quali la paranoia, le reazioni paranoidi e la parafrenia.

11.7 La schizofrenia
Per molto tempo, la malattia mentale, e la schizofrenia in particolare, stata studiata da due punti di vista spesso tra loro contrapposti. Il primo approccio considera ogni
prodotto comportamentale della persona quale esito di normalit o anormalit della
struttura e del funzionamento del cervello (approccio biologico); il secondo, si interessa
invece ai comportamenti quale esito di modalit di relazione e di integrazione sociale
pi o meno funzionali o disfunzionali (approccio psicologico e sociale).
I due approcci tendono, oggi, a integrarsi in una visione che considera struttura
(cervello) e funzione (mente) quali elementi indivisibili e mutuamente interconnessi alla base di ogni comportamento umano. Nelle malattie che coinvolgono il cervello o la
mente, il peso del danno strutturale pu variare da situazioni, in cui ravvisabile una
netta e pesante compromissione di quelle in cui pi forte la valenza psicologico-relazionale (come nelle cosiddette nevrosi).
In ogni caso, pur con ruoli e importanza differenti, sempre la struttura che determina la funzione e, questultima incide sulle modalit di esplicazione della struttura. Allo stato delle conoscenze attuali, se nella schizofrenia non possibile parlare di
malattia cerebrale alla stregua dellAlzheimer, il ruolo dei fattori biologici comunque
centrale nel creare gli aspetti di vulnerabilit che, da un lato, favoriscono uno sviluppo
della personalit problematica e, dallaltro, costituiscono il terreno su cui si innestano i
fattori scatenanti, dati dagli eventi stressanti della vita o da stili disfunzionali di comunicazione o relazione allinterno della famiglia.
Il progressivo affinarsi delle tecniche di indagine sul cervello e gli sviluppi della
genetica hanno consentito di individuare quattro principali fattori biologici che aumentano la probabilit di sviluppare una malattia schizofrenica: 1) fattori genetici; 2)
anomalie strutturali del cervello; 3) anomalie nel funzionamento del cervello; 4) problemi
nello sviluppo neurologico.
In particolare, le anomalie strutturali (per lo pi a carico dellemisfero sinistro o
dei lobi frontali) e del neurosviluppo (dovuto a mancanza di ossigeno alla nascita o a
malattie della madre in gestazione) sembrano correlati con i sintomi negativi della malattia; le anomalie di funzionamento (essenzialmente alterazioni nella circolazione dei
neurotrasmettitori cerebrali, specie la dopamina e la serotonina) sembrano invece pi
legate alla produzione di sintomi positivi.
Un aspetto importante connesso ai fattori biologici dato dal concetto di vulnerabilit: spesso, il danno cerebrale o le alterazioni del neurosviluppo rimangono silenti
fino a quando la maturazione di particolari sistemi neuronali in epoca adolescenziale
non mette a nudo, di fronte al moltiplicarsi degli stimoli esterni e alle maggiori richieste di adattamento agli eventi stressanti, il deficit acquisito, esponendo la persona al231

Criminologia ed elementi di criminalistica

le falle, nellintegrazione tra ambiente esterno e capacit di risposta dellindividuo. La


schizofrenia non una malattia ereditaria, ossia, non dovuta sempre e necessariamente
a un gene dominante o recessivo che transita dai genitori ai figli. Del resto, la maggior
parte dei genitori delle persone con schizofrenia non ha questa malattia, e, viceversa, i
figli schizofrenici hanno, per lo pi, genitori sani. Numerose ricerche hanno, tuttavia
dimostrato, che esiste una tendenza alla familiarit, per cui, tanto pi stretto il legame di parentela con un soggetto schizofrenico, tanto pi aumentano le probabilit di
sviluppare la malattia. In particolare, il rischio di ammalarsi, per un parente di primo
grado, del 10 per cento. Tale probabilit aumenta per i figli, se entrambi i genitori
hanno questa malattia: il rischio sale infatti al 40 per cento. La relazione tra struttura
genetica e rischio di sviluppare la malattia, inoltre, stata illustrata con maggior forza
negli studi sui gemelli. Se, infatti, nei gemelli eterozigoti (ossia con patrimonio genetico
differente), il rischio che entrambi i fratelli sviluppino la malattia del 10 per cento, in
quelli omozigoti (ossia identici), il rischio sale al 40-50 per cento. Il ruolo della familiarit genetica, quale ulteriore tassello nel puzzle dei fattori che incrementano il rischio,
stato, infine, provato negli studi effettuati sulle adozioni: in questo caso, la probabilit
di rischio per i figli di genitori schizofrenici si avvicina a quella della popolazione generale. Da ultimo, un cenno al ruolo del clima emotivo della famiglia e delle modalit di
relazione e comunicazione al suo interno: spesso, come vedremo pi avanti con la teoria del doppio legame, non la familiarit genetica a favorire la malattia, quanto una
familiarit con modelli di comunicazione e interazione schizofrenogenici.
I farmaci usati per la cura della schizofrenia (antipsicotici) agiscono a livello chimico sul funzionamento del cervello. In particolare, la loro finalit il riequilibrio di
particolari disfunzioni nel meccanismo che regola lattivit dei neurotrasmettitori cerebrali, disfunzioni riscontrate con frequenza nelle persone con schizofrenia. Tra queste,
uno dei meccanismi maggiormente compromessi sembra essere quello legato alla dopamina, una sostanza che regola la capacit di gestire gli stimoli esterni (e leventuale loro
sovrabbondanza) e il comportamento motorio.
Nei soggetti schizofrenici stata spesso rilevata una quantit in eccesso di dopamina,
situazione che determina una eccessiva permeabilit agli stimoli e una compromissione nella capacit di filtrare e organizzare le informazioni che provengono dallambiente
esterno e interno allindividuo. per questo che molti antipsicotici hanno una spiccata azione antidopaminergica, in modo da riequilibrare i livelli di dopamina nel cervello
e garantire una maggiore efficienza nella gestione degli stimoli. Oltre alla dopamina,
anche lattivit di altri neurotrasmettitori pu risultare compromessa: tra questi la serotonina, che ha un meccanismo dazione simile a quello di alcune droghe allucinogene
(LSD 25) e il cui eccesso stato postulato alla base di alcuni fenomeni allucinatori, tipici di molti soggetti schizofrenici. La schizofrenia una patologia determinata da una
serie di cause, alcune ancora sconosciute che, rinforzandosi luna con laltra, creano le
condizioni favorevoli allo sviluppo della malattia.
Dei fattori biologici si gi parlato: questi agiscono da impronta strutturale e chimica del cervello di un individuo, creando una o pi condizioni di vulnerabilit (genetica, morfologica, biochimica) che, in presenza di particolari condizioni temporali (per
esempio, ladolescenza), e di particolari eventi di vita (per esempio, la fine della scuola
e lingresso nel mondo lavorativo), possono innescare lavvio del processo patologico.
232

Criminalit e distrurbi mentali

Proprio il modo in cui lindividuo si costruito, nel suo contesto sociale e familiare e intorno ai propri elementi di vulnerabilit biologica, determina il modo in cui
risponder allambiente. In questa ottica, le cause psicologiche e sociali sono date da
tutti quei fattori interni alla persona (peculiarit nello sviluppo della personalit, nellorganizzazione delle funzioni cognitive, nello sviluppo emotivo e affettivo), ed esterni
(eventi particolarmente stressanti, per esempio un lutto, i momenti di passaggio quali
il matrimonio, il servizio militare, lingresso nel mondo del lavoro, o anche particolari
situazioni di emarginazione sociale ed economica) che, interagendo tra loro e sulla base
delle indicazioni fornite dal substrato biologico, scatenano la malattia.
La schizofrenia una psicosi grave. Kraepelin laveva denominata dementia praecox.
Bisogna premettere che la schizofrenia stata usata come etichetta per una tale quantit
di patologie e di sintomi che molti studiosi ne rifiutano la validit.
In realt, se si presta attenzione al primo elemento che si presenta, emerge un dato
di fondo difficilmente contestabile: lo schizofrenico non pi pienamente responsabile
di se stesso. In secondo luogo, presenta una manifesta incapacit di organizzare coerentemente, o dialetticamente, le idee. Le conclusioni delle argomentazioni sono connesse
alle premesse solo lontanamente, o non lo sono affatto.
Talvolta, le associazioni di termini avvengono solo per assonanza, non per significato o inerenza, ed allora si hanno catene verbali del tipo: abbondanza, eleganza, mattanza, ignoranza, stanza, panza, riluttanza, oltranza. Lincidenza della schizofrenia a livello mondiale pare sia dell1% sullinsieme della popolazione. Stranamente, vi sono
aree geografiche nella quale lincidenza pi alta come lIrlanda occidentale. Pi facile
comprendere come i grandi agglomerati urbani presentino percentuali pi alte.
Di solito, si manifesta tra i 15 ed i 25 anni di et, e in media, cinque anni pi tardi
tra le donne rispetto agli uomini.
Tra le cause, spesso stato dimostrato che lereditariet svolge un certo ruolo. I parenti di primo grado di individui affetti da schizofrenia hanno una probabilit del 10%
di venire a loro volta interessati da questa psicosi. Secondo alcuni studi a indirizzo biologico, alla base vi potrebbero essere dei danni cerebrali. Le tecniche di visualizzazione
cerebrale, soprattutto la T.C (tomografia computerizzata) e la scintografia a emissione
positronica, hanno evidenziato la presenza di anomalie strutturali e funzionali nel cervello degli individui affetti da schizofrenia.
Inoltre, stato dimostrato che lassunzione di farmaci a contenuto anfetaminico
possano provocare un malessere di tipo schizofrenico.
Secondo alcuni studiosi, la schizofrenia pu manifestarsi insidiosamente, a poco a
poco.
Lindividuo diviene sempre pi solitario e introverso, perde vitalit e motivazioni,
cessa di avere interessi culturali, arriva a dichiarare, come il filosofo Comte, che non ha
pi alcun bisogno di tenersi informato e di leggere, perch ha capito tutto.
Questo lento deterioramento pu passare inosservato per mesi o persino per anni.
Solo ad un certo punto diviene chiaro che lindividuo soffre di fissazioni (le idee fisse
trovate da Pierre Janet) e/o di allucinazioni. Ma non raro che la malattia si manifesti
improvvisamente, in seguito a forti eventi traumatici. Vi una letteratura sterminata
riguardante le psicosi di guerra e sui reduci dalla guerra nel Vietnam. Le fissazioni possono assumere contenuti ideali svariati: come il credere di essere un personaggio famo233

Criminologia ed elementi di criminalistica

so o Ges Cristo, o qualche altro rilevante personaggio storico, oppure nellidentificarsi in una funzione come quella dellunto del Signore, salvatore della patria, difensore
della fede, e cos via.
Nella schizofrenia paranoide, la malattia comporta manie di grandezza che sono direttamente proporzionali alla pochezza culturale e morale dellindividuo. Tuttavia, stato osservato che il paranoico si differenzia notevolmente dagli altri sofferenti per un maggiore stato di vigilanza e per la superiore coerenza nel pensiero e nellargomentazione.
Gli schizofrenici catatonici stanno generalmente immobili per periodi lunghissimi
e sono refrattari a svolgere qualsiasi tipo di compito o a qualsiasi tentativo di farli muovere. Solo occasionalmente, hanno esplosioni di tipo motorio che li costringono a vagare senza alcuna meta.

11.8 La paranoia
Il termine paranoia vuol dire pensare di traverso e, spesso, viene indicata ora come lespressione di una malattia mentale, ora di unanomalia costituzionale, ora di un
complesso di disturbi ideativo-comportamentali con integrit delle funzioni affettive
e intellettive. Il disturbo primario consiste nella comparsa di un giudizio non correggibile n con la critica, n con lesperienza, n con la persuasione, e che innesca il delirio.
Il delirio una condizione psicopatologica che possibile trovare in diverse sindromi
psichiatriche. La terapia del delirio presuppone una valutazione diagnostica, quindi, al
fine di valutare lefficienza di questo trattamento, utile fare una approfondita analisi
semiologica di questa sindrome. Il delirio definito come una falsa certezza soggettiva
non modificabile n con la logica, n con levidenza. Tuttora, tale definizione si basa
sui tre criteri fondamentali formulati da Jaspers. Egli delimit, psicopatologicamente, il delirio con le seguenti caratteristiche: 1) la certezza soggettiva, cio la convinzione
straordinaria attraverso la quale viene mantenuta quella determinata idea; 2) lincorreggibilit, cio, limpossibilit di essere influenzati dallesperienza concreta o da confutazioni; 3) limpossibilit del contenuto, cio un alterato giudizio di realt. Altra caratteristica fondamentale che spesso si accompagna al delirio la sua struttura autocentrica,
cio il paziente sempre e comunque elemento centrale allinterno della sua esperienza
delirante, rivestendo il ruolo di protagonista del suo mondo trasformato o in via di trasformazione. La psicologia classica propone, inoltre, una serie di distinzioni puramente
descrittive di altre caratteristiche del delirio. La percezione delirante , secondo Schneider, lattribuzione di un significato abnorme a una percezione corretta.
Lintuizione delirante , invece, una nuova e inspiegabile certezza non basata su una
percezione. La rappresentazione delirante, infine, secondo Jaspers, un ricordo o una rappresentazione mentale basata sul ricordo con lattribuzione di un significato delirante.
La psicopatologia europea suddivide il delirio in primario e secondario, a seconda
che questo compaia rispettivamente, nellesistenza dellindividuo come fatto puramente nuovo non derivabile dalle esperienze di vita pregresse, oppure, abbia un carattere di
derivabilit comprensibile da una serie di eventi esperiti dal paziente o sia logica conseguenza di precedenti disturbi psicopatologici.
234

Criminalit e distrurbi mentali

Il delirio pu presentarsi con un livello di organizzazione formale variabile. La sua


struttura dipende dalla complessit dei temi deliranti, dalla coerenza con i quali essi si
intrecciano, e dalla chiarezza e precisione con le quali essi vengono esposti dal soggetto.
Ne deriva che vi sono vari livelli di strutturazione del delirio, spesso collegati al tipo di
patologia o al diverso stadio di questa. Il grado di organizzazione formale, insieme con
il contenuto del delirio, sembra condizionare il comportamento del paziente, il quale,
ovviamente, sar pi influenzato a seconda di quante aree della sua vita psichica siano
coinvolte. Ad esempio, il delirio di rovina e di colpa pu portare il paziente a mettere
in atto un comportamento suicidario, mentre quelli di persecuzione e gelosia possono
determinare comportamenti aggressivi. Lanalisi dei temi e dei relativi contenuti del
delirio deve essere effettuata dal medico come aiuto allindagine diagnostica, considerato come alcune tematiche si presentino pi spesso in alcune patologie psichiatriche
piuttosto che in altre, pur tuttavia, senza che vengano considerate come segni patognomonici. Quattro tematiche fondamentali caratterizzano il delirio: la prima, riguarda il
senso di minaccia e pericolo per la propria incolumit con contenuti di riferimento, di
persecuzione, di influenzamento e ipocondriaci; la seconda area tematica considera la
dominanza e il controllo alle quali sottendono contenuti di grandezza, erotomanici, e
di onnipotenza; il terzo tema raggruppa sotto i temi di rinuncia e passivit, i deliri di
colpa, indegnit, rovina; lultima area include nelle tematiche della sessualit e della riproduzione contenuti di gelosia ed erotomanici.
La modalit emozionale con la quale il paziente vive lesperienza delirante , anchessa, di estrema importanza.
Riguardo alla relazione che legherebbe la risonanza emotiva al delirio, si possono
delineare due posizioni: la prima, considera il delirio come conseguente a una alterazione del tono dellumore (depressione, mania), in questo caso si parla di delirio secondario; la seconda posizione, invece, considera il delirio come indipendente dal tono
dellumore (schizofrenia, paranoia, parafrenia) e viene incluso nella categoria dei deliri
primari. Nei deliri secondari, i temi piu frequenti correlati con la depressione riguardano contenuti di colpa e rovina, mentre, nella mania, sono pi spesso di grandezza e
onnipotenza.
Secondo il DSM IV, quando i contenuti sono in accordo con i tipici temi della patologia di base si parla di delirio congruo allumore; quando invece i contenuti deliranti
non appaiono in accordo, si parla di delirio incongruo. Un altro aspetto da considerare
dal punto di vista semiologico, come il paziente delirante viva la propria esperienza
di delirio.
Nella schizofrenia, ad esempio, la risonanza emotiva del paziente al proprio vissuto delirante pu essere estremamente variabile. In acuto, e durante le bouffs deliranti,
infatti, risulta pi frequente unintensa risposta emotiva; al contrario, quando la patologia si cronicizza, si pu assistere a una sorta di indifferenza emotiva, da parte del soggetto. Spesso, si pu notare una certa discordanza tra temi deliranti e le espressioni sia
mimiche che verbali del paziente. Al contrario, nella paranoia, il vissuto emotivo del
paziente sempre di notevole entit. Esistono, infine, una serie di condizioni intermedie (parafrenie), nelle quali la risonanza emotiva si muove allinterno di una vasta scala. Il delirio, infatti, pu esser considerato il sintomo di patologie psichiatriche a volte
molto complesse, ed per questo motivo che, al fine di valutare lefficacia del tratta235

Criminologia ed elementi di criminalistica

mento sulla condizione delirante, utile fare unanalisi semiologica approfondita di


questa patologia, che permetta di comprendere come e perch il farmaco agisca maggiormente su alcuni aspetti, piuttosto che su altri.

11.9 Lepilessia
Lepilessia una malattia o, meglio ancora, una sindrome patologica. Questo il
primo dato importante da sottolineare. Infatti, per moltissimo tempo, si associava la
crisi epilettica a qualcosa di demoniaco, di inspiegabile e, soprattutto, era considerata un fenomeno da nascondere. Si dice soffrissero di tale patologia grandi personaggi,
come Alessandro Magno, Giulio Cesare, Giovanna DArco o Napoleone; certamente,
ne soffrivano Dostoevskij, Flaubert, Paganini, Van Gogh, una prova, comunque, che
lepilessia non lede le capacit intellettive, n il rendimento nella vita pratica. Nelle forme abituali, non porta nessuna menomazione nellambito della vita quotidiana e del
successo professionale.
Lepilessia caratterizzata dalla ripetizione di crisi epilettiche, dovute a una iperattivit delle cellule nervose cerebrali (i cosiddetti neuroni). Si verifica, infatti, paradossalmente, un eccesso di funzione del sistema nervoso: alcune cellule del cervello incominciano a lavorare a un ritmo molto superiore al normale, producendo la cosiddetta
scarica epilettica (che si registra con lelettroencefalogramma) e la crisi epilettica (che si
riconosce dal resoconto o con losservazione del paziente).
Esistono due tipi di epilessia. Nel primo (epilessie primarie o idiopatiche), la tendenza
a provocare le crisi costituzionale; questi pazienti non presentano alcuna lesione cerebrale e sono, dal punto di vista neurologico, del tutto normali, a parte questa singolare
caratteristica. Nel secondo (epilessie secondarie o sintomatiche), che comprende la maggioranza dei pazienti, lepilessia si sviluppa in seguito ad una lesione cerebrale. Si va da
disturbi dellossigenazione cerebrale al momento della nascita (evento molto frequente), a malformazioni della corteccia cerebrale, fino a tutte le patologie acquisite del cervello, come infezioni, traumi, tumori, disturbi circolatori. Ogni evento morboso che
lede la corteccia cerebrale, pu, infatti, dare origine, nel corso degli anni, a un focolaio
responsabile dellepilessia. Questi pazienti presentano, talora, altri segni neurologici
quali disturbi motori, ritardi di sviluppo, deficit attentivi.
In un buon numero di casi, non si riesce a trovare la causa, e lepilessia viene definita criptogenetica.
Le crisi si rivelano con un breve e improvviso disturbo delle funzioni nervose.
Hanno in genere durata breve (meno di un minuto) e si possono manifestare con sintomi diversi da caso a caso, a seconda della funzione dei neuroni cerebrali coinvolti. Le
crisi possono essere rare, ma, nella maggior parte dei casi, si ripetono frequentemente,
anche molte volte nella giornata. Fra una crisi e laltra non presente, solitamente, alcun disturbo.
La manifestazione pi importante la sospensione improvvisa della coscienza, con
caduta a terra e comparsa di movimenti di tipo convulsivo (tremori e scosse muscolari).
In altri casi, la perdita di coscienza si accompagna ad azioni compiute in modo automa236

Criminalit e distrurbi mentali

tico (masticare, inghiottire, parlare, toccare o spostare gli oggetti), oppure a un blocco
motorio. A volte, la coscienza conservata, e il malato pu avvertire sensazioni particolari quali lampi di luce, rumori, formicolii a una parte del corpo, gusti o odori strani,
improvvise sensazioni di angoscia o euforia, la sensazione di essere in sogno, immagini
di ricordi del passato. I caratteri comuni delle crisi sono: la loro imprevedibilit, limpossibilit di controllare in quel momento le funzioni nervose e il proprio comportamento, la breve durata (le crisi durano pochi secondi o pochi minuti, raramente pi di
10 minuti), linizio e la fine improvvisi.
In generale, le crisi si dividono: in crisi generalizzate e crisi parziali. Le crisi generalizzate, tipiche dellepilessia primaria o idiopatica, consistono in mioclonie (improvvise
scosse muscolari degli arti o del tronco, che, raramente, provocano cadute a terra ma
spesso fanno cadere gli oggetti di mano); assenze (improvvise sospensioni della coscienza della durata di 5-30 secondi, talora accompagnate da qualche scossa dei muscoli palpebrali; sono facilitate dalla respirazione forzata); crisi convulsive generalizzate, (o grande male, caratterizzate da perdita di coscienza, irrigidimento tonico e scosse cloniche
di tutta la muscolatura, con caduta a terra, morsicatura della lingua e talora perdita di
urine; la manifestazione epilettica pi importante e impegnativa, per i rischi di trauma, ma anche per limpegno respiratorio e cardiovascolare prodotti dalle contrazioni
massive della muscolatura).
Le crisi parziali sono tipiche dellepilessia secondaria sintomatica o criptogenetica.
Si dividono in due grandi categorie, le crisi parziali semplici e le crisi parziali complesse.
Le crisi parziali semplici, sono caratterizzate da segni di attivit parossistica di una zona
del cervello con funzioni specifiche: scosse muscolari a un arto (crisi motorie), sensazioni abnormi in un territorio cutaneo (crisi somatosensoriali), sensazioni visive (crisi visive), sensazioni acustiche (crisi uditive), sensazioni fastidiose allo stomaco e alla gola, con
palpitazione e rossore del volto (crisi vegetative, la cosiddetta aura epigastrica), impressione di gi visto o gi vissuto (crisi dismnesiche), pensiero forzato, cio una improvvisa idea che domina la mente (crisi cognitive), stati di animo di paura improvvisa (crisi
affettive). In tutte le crisi parziali semplici, la coscienza conservata. Nelle crisi parziali
complesse, invece, la coscienza compromessa, e il paziente appare confuso (crisi confusionali); talora, mostra movimenti automatici del volto e del tronco (crisi psicomotorie). Sono tipiche dei focolai della corteccia dei lobi temporali o frontali. Tutte le crisi
parziali, semplici o complesse, possono diffondere allintero cervello e concludersi con
una crisi convulsiva di grande male.
Il male principale proprio il rischio di essere soggetti, in maniera imprevedibile
e incontrollabile, a momenti, seppure brevi, nei quali non si pi in grado di governare il proprio comportamento. In queste occasioni, si resta esposti a tutti i rischi ambientali, ad esempio, se il disturbo della coscienza compare improvvisamente, mentre
il paziente sta utilizzando una macchina utensile o mentre sta guidando lauto, oppure, mentre in casa, e la perdita di coscienza avviene di fronte a un fornello acceso e
allacqua che bolle. Inoltre, il frequente ripetersi degli episodi, specialmente in alcune
forme di epilessia del bambino, pu comportare un ritardo dello sviluppo intellettivo.
Infine, le implicazioni sociali dellessere epilettico possono costituire un problema grave per lintegrazione nella scuola, nel lavoro e nella realizzazione della propria vita affettiva e dei diritti civili.
237

Criminologia ed elementi di criminalistica

11.10 Il border-line
La psicopatologia borderline, per molti anni, ha trovato difficile collocazione nosografica, al limite fra larea delle nevrosi e quella delle psicosi, venendo, quindi, variamente identificata come sindrome pseudonevrotica, stato limite, sindrome marginale.
Kraepelin ha descritto forme attenuate di demenza precoce gi nel 1887.
Bleuler ha introdotto il concetto di schizofrenia latente, per indicare condizioni
cliniche particolari, in cui, questa latenza psicotica, sembra svolgere un ruolo rilevante in quadri clinici, solo apparentemente nevrotici o caratteriali. Ey ha definito questi quadri clinici schizonevrosi, considerandoli espressione dellevoluzione dalle nevrosi
alle psicosi. Altri autori hanno considerato gli stati border-line come disturbi mentali
propriamente detti, dotati di stabilit e coerenza interna, dandogli dignit diagnostica autonoma. Nelle nosografie psichiatriche classiche, tali condizioni psicopatologiche
di confine erano descritte come quadri sindromici complessi e vari, che includevano:
1) sintomi dansia intensa, prolungata e pervasiva; 2) sintomi nevrotici (ossessioni, fobie, manifestazioni isteriche, neurastenia, ecc.); 3) sintomi psicotici (idee di riferimento, ideazione paranoidea, ecc.); 4) disturbi cognitivi transitori con episodi confusionali
occasionali; 5) comportamenti impulsivi ed aggressivi, tipici delle personalit psicopatiche.
Recentemente, alcuni autori hanno dato specifico rilievo, in questi soggetti, alla presenza di uninadeguata modulazione dellimpulsivit, sottolineando la rilevanza clinica dei comportamenti aggressivi auto ed eterodiretti, dei gesti autolesivi, dei
sentimenti di rabbia, eccessiva e non proporzionata alle situazioni in cui si esprime,
nonch dellincapacit di questi pazienti a dilazionare la gratificazione e a tollerare le
frustrazioni.
Contrariamente ai disturbi psicotici propriamente detti, il decorso di queste condizioni patologiche viene descritto, classicamente, come cronico, con scarsa tendenza
al deterioramento, con ricorrenti crisi dinstabilit affettiva e frequenti comportamenti
disadattivi di natura impulsiva. Solo con la pubblicazione del Diagnostic and Statistical
Manual of Mental Disorders (DSM), III edizione e successive, la psicopatologia borderline stata inquadrata tra i disturbi di personalit.
Il DSM-IV definisce il Disturbo border-line di Personalit (DBP) come una modalit pervasiva dinstabilit delle relazioni interpersonali, dellimmagine di s e dellumore con una marcata impulsivit, comparse nel corso della prima et adulta e presenti in vari contesti, come indicato da cinque o pi dei seguenti elementi: a) sforzi
disperati di evitare un reale o immaginario abbandono; b) un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate dallalternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione; c) alterazione dellidentit: immagine di s e percezione di s
marcatamente e persistentemente instabili; d) impulsivit in almeno due aree che sono
potenzialmente dannose per il soggetto, quali spendere, sesso, abuso di sostanze, guida
spericolata, abbuffate; e) ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari o comportamento automutilante; f ) instabilit affettiva dovuta a marcata reattivit dellumore
(es. episodica intensa disforia, irritabilit o ansia che di solito durano poche ore e soltanto raramente pi di pochi giorni); g) sentimenti cronici di vuoto; h) rabbia immotivata e intensa o difficolt a controllare la rabbia (es. accessi di ira, rabbia costante,
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Criminalit e distrurbi mentali

ricorrenti scontri fisici, ecc,); i) ideazione paranoide o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress.
Nelle societ occidentali, secondo recenti studi epidemiologici, il Disturbo borderline di Personalit (DBP) presenta tassi di prevalenza, morbilit e mortalit in rapido
aumento. Alcuni studi hanno evidenziato che la prevalenza del DBP, nella popolazione
generale, raggiunge l1,8%, superando la prevalenza della stessa schizofrenia. I pazienti con DBP rappresentano unelevata percentuale dei soggetti per i quali sono richieste
ed effettuate consulenze psichiatriche. Secondo alcuni studi osservazionali, essi rappresentano l11% dei pazienti ambulatoriali e, in alcune strutture psichiatriche, il 23%
dei pazienti ricoverati. In uno studio su pazienti con DBP, circa la met del campione
aveva fatto ricorso a un servizio ambulatoriale di salute mentale, nei sei mesi precedenti lindagine, e il 19,5% era stato ricoverato, in una struttura psichiatrica, nellanno precedente. La sintomatologia psicopatologica manifestata dai soggetti con DBP, in
genere, appare significativamente invalidante. In un campione di pazienti con DBP,
ricoverati consecutivamente presso lUniversit di Pittsburgh, il 62,2% aveva avuto, in
passato, condotte suicidarie e circa il 50% aveva avuto altri comportamenti autolesivi. Il
numero di pazienti con DBP che si era ucciso variava tra il 3% e il 9,5% della popolazione di pazienti trattati, una percentuale simile a quella evidenziata nei soggetti affetti
da disturbi depressivi o da disturbi psicotici.
La definizione nosografica attuale del DBP prevede una sintomatologia clinica
meno ampia di quella attribuita, nelle descrizioni tradizionali, alle cosiddette sindromi
marginali. Il sistema diagnostico DSM permette un perfetto inquadramento nosografico del singolo caso clinico, ricorrendo allutilizzo dei diversi Assi diagnostici, ma introduce, inevitabilmente e implicitamente, unartificiosa sovrastima della comorbidit
psichiatrica. Diverse ricerche hanno evidenziato, infatti, unalta comorbidit fra DBP
e altri disturbi psichici dAsse I. Lo studio di comorbidit della psicopatologia borderline si presenta, oggigiorno, alla stregua di unanalisi di correlazione tra DBP ad altre
condizioni cliniche dAsse I.
Recenti osservazioni hanno confermato un elevato tasso di comorbidit e sostanziali affinit eziopatogenetiche fra disturbo borderline e disturbi dellumore, al punto
che il disturbo depressivo maggiore sembrerebbe correttamente diagnosticabile, in circa la met dei pazienti border-line.
In particolare, risulta che: a) i pazienti con DBP hanno una depressione pi grave
dei soggetti con altri disturbi di personalit; b) i pazienti con DBP e con depressione
maggiore, in comorbidit, hanno una storia clinica con pi numerosi e gravi tentativi
di suicidio, rispetto ai soggetti affetti da depressione maggiore; c) i pazienti con DBP,
depressione maggiore ed elevati livelli di impulsivit/aggressivit, presentano una pi
alta incidenza di dipendenza da sostanze dabuso.
Il rapporto intercorrente tra impulsivit e condotte suicidarie stato oggetto di
numerose indagini cliniche e neurobiologiche. Limpulsivit sembra essere significativamente associata a comportamenti autolesivi, tra i pazienti psichiatrici. Nei soggetti
con DBP, limpulsivit, il tratto di personalit pi fortemente correlato ai comportamenti suicidari. Alcuni indici clinici e biologici dimpulsivit risultano pi elevati
nei soggetti con comportamenti dautomutilazione. Un basso livello del tono serotoninergico centrale si correla significativamente tanto ai comportamenti impulsivo-ag239

Criminologia ed elementi di criminalistica

gressivi, quanto alle condotte suicidarie. Alcuni di questi studi, sembrano suggerire la
presenza di un comune substrato psicopatologico e/o neurobiologico tra impulsivit
e suicidio.
In apparente contraddizione, numerose altre osservazioni cliniche sostengono che
i traumi infantili si associano significativamente a comportamenti autolesivi e suicidari,
espressi in et giovanile o adulta. Inoltre, unalta frequenza di traumi infantili sembra
essere presente negli adulti depressi con alti livelli daggressivit, impulsivit e comportamenti suicidari. Esperienze di abuso nellinfanzia si correlano a unet pi precoce
della condotta suicidaria, che pu presentarsi gi in et infantile o adolescenziale.
Limpulsivit potrebbe essere considerata, in una prospettiva pi ampia, un tratto
ereditario, aggravato da esperienze dabuso e da traumi infantili, che si correla significativamente allaggressivit e alle condotte suicidarie. Secondo alcune osservazioni, per
esempio, il livello dimpulsivit e daggressivit di tratto, non la gravit obiettivabile di
depressione, direttamente correlato al numero e alla frequenza dei tentativi di suicidio. Nei parenti di primo grado di adolescenti suicidi, sono stati evidenziati alti livelli
daggressivit e una forte familiarit per il suicidio. In uno studio, inoltre, la gravit della depressione, valutata in modo obiettivo dal clinico, non ha permesso di distinguere
i pazienti con recente tentativo di suicidio dai pazienti depressi di controllo. Al contrario, i livelli daggressivit e dimpulsivit sono risultati significativamente pi elevati nei
soggetti con tentato suicidio.
Notevole rilevanza psicopatologica assume la comorbidit tra DBP e disturbo bipolare dellumore. Sulla base degli elevati tassi di comorbidit familiare, evidenziata gi
negli anni 90, numerosi ricercatori hanno suggerito una relazione tra DBP e disturbi
dello spettro bipolare, fino a ipotizzare di includere le manifestazioni del disturbo border-line fra quelle proprie dello spettro bipolare. Altri autori sostengono che sia impossibile soddisfare i criteri del DSM-IV per un episodio maniacale in assenza di condotte
impulsive. Altri, ancora, riferiscono livelli dimpulsivit, misurata con scale specifiche
di valutazione psichiatrica, costantemente presente negli episodi maniacali. Unelevata
impulsivit evidenziabile nei pazienti bipolari, anche nelle fasi eutimiche. Ci potrebbe indicare che limpulsivit si esprime, nei disturbi bipolari e in quelli correlati, sia nelle componenti psicopatologiche di stato, sia in quelle di tratto. Da quanto premesso,
possibile ipotizzare un modello interpretativo dellimpulsivit nel soggetto border-line,
nel framework stress/vulnerabilit, in cui tratti biologici e di personalit possono predisporre a un abbassamento della soglia individuale di passaggio allatto, mentre, condizioni di intenso stress ambientale, possono precipitare la condizione clinica.
Esiste una frequente comorbidit, ben nota in clinica, tra DBP e abuso dalcol e droghe. Secondo alcune ricerche, circa il 75% dei pazienti con DBP presenta una condizione dabuso/dipendenza da sostanze, mentre circa il 20% dei soggetti, con abuso di
sostanze, presenta un DBP. Labuso e la dipendenza da sostanze voluttuarie un comportamento complesso, che non pu essere considerato semplicisticamente e, sempre,
di natura impulsiva. Ci nonostante, un soggetto con abuso/dipendenza da sostanze, in
condizioni di stress soggettivo, pu assumere impulsivamente le droghe dabuso, a volte in modo repentino, imprevisto ed eccessivo. Limpulsivit, sembra svolgere un ruolo patogenetico nellesordio e nel prosieguo della dipendenza da sostanze. Labuso pu
essere pi frequente, pi intenso e meno controllato, quindi, potenzialmente pi peri240

Criminalit e distrurbi mentali

coloso, in soggetti impulsivi. Tassi pi elevati di abuso e dipendenza da sostanze sono


presenti, in alcune osservazioni, tra aggressori impulsivi e soggetti con disturbo esplosivo intermittente. Diversi studi hanno evidenziato livelli pi elevati dimpulsivit tra i
soggetti tossicodipendenti, rispetto ai controlli sani. Alcuni ricercatori hanno riscontrato, tra i pazienti con DBP e dipendenza da sostanze, lutilizzo di un maggior numero
di differenti droghe e maggiore impulsivit, rispetto ai soggetti non border-line. Altro
importante aspetto quello dellimpulsivit: nel XIX secolo, Pinel ed Esquirol hanno
introdotto in psichiatria il concetto di impulso istintivo coniando il termine di monomania istintiva. In origine, tra queste monomanie, erano incluse: lalcolismo, la piromania
e lomicidio. In realt, la definizione stessa dellimpulsivit controversa e non univoca, in ambito psichiatrico. Alcuni autori definiscono il comportamento impulsivo come
la tendenza a reagire immediatamente agli stimoli ambientali emotivamente rilevanti,
senza controllare a sufficienza lintensit della risposta, altri considerano limpulsivit
una predisposizione, ossia un comportamento biologicamente determinato, caratterizzato dalla tendenza ad agire rapidamente, senza pianificare la propria azione, in assenza
di una valutazione razionale e/o consapevole di tutte le conseguenze dellatto.
Le caratteristiche essenziali dei disturbi del controllo degli impulsi sono: 1) lincapacit a resistere allimpulso, alla spinta o alla tentazione di eseguire un atto pericoloso per s o per gli altri; 2) il crescente senso di tensione o attivazione prima di commettere latto; 3) un senso di piacere e/o gratificazione al momento di commettere latto con
successivo ed immediato rilassamento. Anche a una osservazione superficiale, non pu
sfuggire laffinit esistente tra i disturbi del controllo degli impulsi e la disregolazione
omeostatica edonica (disedonia). La stessa impulsivit potrebbe essere interpretata come espressione disadattiva del controllo motivazionale, esercitato da circuitazioni neurobiologiche, filogeneticamente arcaiche, che includono i nuclei della base, la corteccia
prefrontale, laccumbens e lamigdala. Lattivit di tali strutture risulta orientata, infatti, da un lato, a facilitare lapproccio agli stimoli ambientali gratificanti (ricerca del piacere) e, dallaltro, al distanziamento attivo degli stimoli ambientali avversivi o potenzialmente pericolosi (aggressione/fuga).
Il DSM-I (1952) ed il DSM-II (1968) dellAmerican Psychiatric Association,
(APA) non includevano tra i disturbi mentali: il gioco dazzardo patologico, la piromania e la cleptomania che, solo nel 1980, hanno avuto un inquadramento diagnostico
nel DSM-III. Questultimo, accanto a questi disturbi del controllo degli impulsi, ha
riconosciuto una dignit diagnostica anche al disturbo esplosivo intermittente e al disturbo esplosivo isolato. Solo sette anni dopo, nel DSM-III-R (APA, 1987) veniva eliminato il disturbo esplosivo isolato, per lelevato rischio derrore diagnostico correlato
ad un singolo episodio di comportamento aggressivo. Il disturbo esplosivo intermittente stato mantenuto, nonostante fossero emersi seri dubbi sulla sua validit ed
stato riconosciuto valore diagnostico alla tricotillomania. La categoria diagnostica del
DSM-IV (APA, 1994) definita come disturbo del controllo degli impulsi, non altrove classificati, considerata una categoria diagnostica residua, anche se, nel DSM-IV,
non esiste unaltra aggregazione categoriale di disturbi dellimpulsivit. In questo gruppo diagnostico venivano inclusi: il gioco dazzardo patologico, la piromania, la cleptomania, il disturbo esplosivo intermittente, la tricotillomania ed il disturbo del controllo degli
impulsi non altrimenti specificato (NAS). Fatte queste considerazioni, sembra evidente
241

Criminologia ed elementi di criminalistica

una insufficiente attenzione diagnostica ai disturbi dellimpulsivit, non solo nellambito della moderna interpretazione spettrale dei disturbi mentali, ma, persino, nel pi
tradizionale ambito nosografico categoriale.
I sintomi caratteristici del disturbo border-line di personalit, secondo alcuni ricercatori, sono riconducibili a tre fattori fondamentali:
1. il disturbo interpersonale-relazionale;
2. la disregolazione comportamentale impulsivo-aggressiva;
3. la disregolazione affettiva con instabilit emotiva.
In questottica, il disturbo relazionale includerebbe linstabilit nelle relazioni interpersonali, il disturbo didentit, il sentimento cronico di vuoto.
La disregolazione comportamentale comprenderebbe limpulsivit e il comportamento auto ed eteroaggressivo. La disregolazione affettiva esprimerebbe lincapacit
di affrontare condizioni di stress ed includerebbe linstabilit dellumore, la reazione
di rabbia improvvisa, eccessiva e ingiustificata, nonch levitamento di un abbandono
immaginario o reale.
I soggetti border-line presentano brusche oscillazioni affettive, con unintensa e disadattiva reattivit allambiente, soprattutto nelle relazioni interpersonali. stato ipotizzato che la stessa instabilit emotiva possa essere interpretata come un fenomeno
impulsivo. I rapidi cambiamenti relazionali, in risposta a stimoli spesso modesti, sembrano essere affini al comportamento impulsivo, definito come la tendenza a reagire
immediatamente senza controllare a sufficienza lintensit della risposta.

11.1 Le perversioni sessuali


Il concetto di perversione sessuale, che si riallaccia al canone di normalit dominante in una certa societ, in una certa epoca, ha subto, nel DSM, una notevole
evoluzione nel corso degli anni. Nelledizione DSM-III-R del 1987, i disturbi sessuali
sono classificati nella categoria principale delle disfunzioni sessuali, che riguardano disturbi inerenti lattivit sessuale normale (ad es. impotenza, eiaculazione precoce, frigidit, ecc.). Il termine, una volta in uso, di perversione sessuale, stato sostituito col
termine parafilia dal greco fila (attrazione) e para (deviazione) e cio attrazione per la
deviazione. La parafilia presenta come caratteristica lattrazione sessuale per: 1) oggetti
non umani; 2) sofferenza o umiliazione propria o del proprio partner (non solo simulata); 3) attrazione verso bambini o persone non consenzienti. La psicanalista americana
Louise J. Kaplan aggiunge ulteriori elementi alla descrizione della perversione sessuale, definendola come attrazione irresistibile verso un comportamento sessuale anomalo o
bizzarro, con la caratteristica di essere un gesto coatto, imperativo, ripetitivo, stereotipato e che implichi almeno uno dei seguenti comportamenti: a) attivit sessuali che
usino un oggetto sessuale inanimato al fine di raggiungere leccitamento sessuale; b)
attivit sessuali con esseri umani che comportino sofferenze e/o umiliazioni reali o simulate; c) attivit sessuale con partner non consenziente. Lo psichiatra italiano Gio242

Criminalit e distrurbi mentali

vanni Jervis, nella sua definizione di perversione sessuale, evidenzia ulteriori aspetti di
questi comportamenti, mettendo in evidenza che: a) il soggetto ha da sempre difficolt
a trattenersi dal soddisfare i propri impulsi; b) ha costanti difficolt a valutare la discrepanza dei propri atti rispetto alle norme dominanti e, insieme, ha difficolt a valutare
le conseguenze di questi atti; c) procura, con questi atti, imprevisti seri danni (anche
psicologici) a se stesso e/o significative sofferenze ad altre persone; d) di intelligenza normale e non presenta chiari disturbi nevrotici, n reali disturbi psicotici; e) tende
a reiterare, stabilmente, forme di comportamento disapprovate dalla mentalit dominante, spesso, ma non sempre, a contenuto sadico. La prassi clinica evidenzia quadri
patologici non sempre cos definiti, esistono anche altre forme di perversione, alcune
forme di perversione sconfinano in altre; spesso, il soggetto perverso mette in atto, nello stesso tempo, diversi tipi di perversione, o sostituisce una perversione con unaltra
meno pericolosa o pi adatta alla situazione. Nella descrizione della psicanalista americana Louise J. Kaplan, si definisce, come gi evidenziato, la perversione come gesto
coatto, imperativo, ripetitivo, stereotipato, mettendo cos in evidenza uno degli elementi base della perversione e cio il suo carattere di fissit, di ripetizione di una serie
di gesti e rituali sempre uguali. Questa caratteristica distingue la perversione dai comportamenti sessuali anomali o bizzarri, ma liberamente scelti e variati; comportamenti
cio che due partner sessuali decidono di assumere se lo desiderano; partner che normalmente vivono il sesso in maniere diverse, decidendo di volta in volta se farsi coinvolgere o meno in giochi di particolare tipo, con la libert di proporli e accettarli o
meno, e variando nel tempo i propri comportamenti e giochi sessuali. In altre parole,
a differenza di chi ha una sessualit libera e variata, chi mette in atto la performance
perversa, non ha scelte; la sua eccitazione passa solo attraverso quel comportamento e
non altri; attraverso la messa in atto della perversione, la persona cerca di combattere
uno stato di forte ansia, o di profonda depressione, o di disturbi psicologici cos forti
ed invalidanti che possono sconfinare dal quadro delle nevrosi a quello delle psicosi.
E ancora, la perversione una strategia psicologica che richiede, per essere soddisfatta, una messa in atto, una cosiddetta performance, in genere di carattere sessuale. La
messa in atto della perversione placa le ansie e la disperazione del vivere, e d alla persona limpressione di poter sopravvivere, superando i traumi subti durante linfanzia.
Il che significa che, quasi sempre, il perverso una persona che, da bambino, ha subto traumi, spesso di carattere sessuale, che hanno lasciato dei danni nella struttura
della personalit. Questi danni non sono mai stati affrontati in maniera conscia; restano presenti nellinconscio della persona come nuclei che non hanno seguito la maturazione della sua personalit; colui che porta in s questi danni , quindi, spesso, un
portatore inconsapevole. Ma questi danni agiscono anche nel presente della persona,
divenuta adulta, e producono fortissimi malesseri, sullorigine dei quali, lindividuo
non ha coscienza. Attraverso la perversione, che possiamo vedere come drammatizzazione di questi eventi infantili, il perverso cerca di dominare ricordi di situazioni che
nellinfanzia erano troppo eccitanti, paurose o umilianti per essere dominate. La perversione rappresenta, quindi, per la maggior parte dei casi, il tentativo che un adulto
mette in essere, per cercare di esorcizzare i propri traumi infantili. Questo avviene, sia
attraverso la semplice replica del trauma (semplificando: se io da bambino venivo picchiato sadicamente da un genitore, posso chiedere al partner sessuale di picchiarmi,
243

Criminologia ed elementi di criminalistica

ripetendo cos la situazione infantile); sia attraverso una messa in scena a ruoli alterati
(nellesempio di prima divengo io colui che picchia e assumo quindi il ruolo del genitore che sottometteva attraverso la violenza). Il bambino non amato o amato inadeguatamente si convince di essere lui stesso la causa della mancanza di amore da parte
dei genitori, e pu cercare di compensare questa perdita da grande mettendo in atto
un rapporto di dominazione, nel quale ha lillusione (attraverso il dominio esercitato su un altro essere) di riacquistare i suoi poteri perduti nellinfanzia. Un rapporto
di dominazione pu essere scelto, adottando la parte dello schiavo, anche per tenere
nascoste le proprie capacit, nella paura che vengano sottratte come una volta fecero i
genitori. Una tecnica simile, quella cio di assumere il profilo pi basso possibile, viene adottata in campo non sessuale, per dare agli altri la sensazione di debolezza e provocarne lallentamento del controllo.
Altra caratteristica della perversione che essa, finch dura (anni o tutta la vita),
diventa linteresse centrale nella vita della persona. La perversione ha carattere di fissit,
cio di comportamento coatto, ossessivo, ripetitivo. Si diversifica dai comportamenti
ossessivo-compulsivi (come ad es., il lavarsi continuamente le mani, il mettere sempre
in ordine la casa, i rituali rassicuranti del controllare se la porta chiusa, se la manetta del gas o dellacqua sono sulla posizione spento, se linterruttore generale della luce chiuso, ecc.), perch questi rituali vengono vissuti, da chi li mette in essere, come
rassicuranti, curativi e buoni. Il perverso, invece, sa benissimo che sta facendo qualcosa
di cattivo, moralmente sbagliato, socialmente condannabile, ma parte del sollievo che
prova dalla perversione proviene anche dalla sfida e superamento dei codici morali comuni. Il perverso, inoltre, ha la necessit di tenere sempre in evidenza idee di peccato e
di colpa, anche se accompagnate dalla somministrazione a s o agli altri di sofferenze;
concentrandosi su queste sofferenze che il perverso riesce in qualche modo e per un p
di tempo a dominare i terrori, le umiliazioni e le ferite morali e fisiche che hanno costituito il nucleo dei suoi traumi dinfanzia. In molti casi, la perversione serve a mascherare tendenze che leducazione morbosa subta dalla persona fa ritenere inaccettabili.
Luomo che stato allevato in un clima rigido e maschilista, nel quale ogni genere di
tenerezza viene proibita e condannata, da adulto, pu assumere attraverso la perversione un comportamento di esagerata mascolinit, virilit, dominio, per nascondere, cos,
la normale componente femminile del suo animo. La perversione trova alimento negli
stereotipi sociali di uomo e donna, nei ruoli e nellidentit di genere, cio in tutti quei
comportamenti che la societ ha codificato come da uomo e da donna. Le perversioni,
in altri casi, giocando sulle identit sociali, permettono alluomo di identificarsi con il
ruolo della donna, senza per perdere la faccia della mascolinit.

11.12 Le parafilie
Parafilia lattuale termine scientifico per definire linsieme di quelle condotte
sessuali pi note con i nomi di perversioni o deviazioni sessuali.
Affrontare un discorso generale sulle parafilie senza suscitare anche un seppur minimo imbarazzo o prese di posizione nette sullargomento compito senza dubbio ar244

Criminalit e distrurbi mentali

duo se non impossibile. Questo perch, nonostante le numerose rivoluzioni sessuali,


la sessualit rimane uno dei pi importanti modellatori della personalit, dellidentit
e della vita sociale di ogni individuo. Se al tempo di Sigmund Freud, in un contesto
sociale in cui la sessualit non risultava essere argomento di discussione, poteva avere un senso parlare di perversioni definendole come quelle attivit sessuali finalizzate
su regioni del corpo non genitali, oggi, in seguito a quei cambiamenti sociali messi in
moto proprio dal movimento psicoanalitico, in seguito alla nascita della sessuologia
clinica e quindi alle ricerche sulla sessualit, una simile diagnosi rischierebbe di valutare, come patologiche, le condotte sessuali della quasi totalit della popolazione
mondiale.
Tutti gli individui cosiddetti normali hanno delle fantasie e mettono in atto delle
pratiche sessuali che potrebbero apparentemente sembrare perverse, ovvero, ognuno di
noi conserva un nucleo che possiamo anche definire perverso, che si integra in un processo di personalit e di comportamento che risulta comunque normale.
La linea tra normalit e patologia, nella sessualit, sempre legata ad aspetti quali
la non esclusivit, la non compulsione del comportamento e, ricordiamo, soprattutto
al consenso reale dei partner sessuali.
Parliamo, infatti, di normalit delle condotte sessuali quando tale comportamento
si svolge, innanzitutto, tra soggetti realmente consenzienti e non reca disagio, sofferenza o problemi legali (nella cultura di riferimento) a nessuno dei partecipanti allattivit,
e non rappresenta una condotta esclusiva svolta come una compulsione, e non interferisce con lo svolgimento delle attivit lavorativa e/o sociale.
Allo stesso modo, si definisce il comportamento sessuale patologico, quando causa
anche a uno soltanto dei partecipanti allattivit, disagio, sofferenza, interferenze con
le attivit lavorative e/o sociali, quando si compie come una compulsione, quando reca
danni, quando causa problemi legali. Attualmente, le parafilie sono previste nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV, 1994).
Quando ad esempio, il pedofilo cerca di giustificare la propria condotta parafiliaca portando, come esempio, altre culture o societ antiche, dimentica che egli vive in
un contesto diverso da quelli che porta come prova che la sua condotta sia da definire
normale. La negazione di vivere allinterno di un contesto socio-culturale che non sia
in grado di giustificare un certo tipo di comportamento, tanto da definirlo patologico, probabilmente rappresenta un processo difensivo che va utilizzato nella valutazione
diagnostica di tali pazienti.
Le parafilie classificate dal DSM-IV (1994) sono le seguenti:
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esibizionismo: esposizione dei propri genitali a un estraneo che non se laspetta;


feticismo: uso di oggetti inanimati che non siano limitati a strumenti, come il vibratore, progettati per la stimolazione tattile dei genitali;
frotteurismo: toccare e strofinarsi contro una persona non consenziente;
pedofilia: attivit sessuale con uno o pi bambini prepuberi (generalmente di 13
anni o pi piccoli). Il soggetto pedofilo deve avere almeno 16 anni ed essere di almeno 5 anni maggiore del bambino o dei bambini con cui ha attivit sessuali. Non
viene incluso il soggetto tardo-adolescente coinvolto in una relazione sessuale perdurante con un soggetto di 12-13 anni;
245

Criminologia ed elementi di criminalistica

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masochismo sessuale: atto (reale, non simulato) di essere umiliati, picchiati, legati o
fatti soffrire in qualche altro modo;
sadismo sessuale: azioni (reali, non simulate) in cui la sofferenza psicologica o fisica
(inclusa lumiliazione) della vittima sessualmente eccitante per il soggetto;
feticismo da travestitismo: il travestimento di un maschio eterosessuale;
voyeurismo: atto di osservare un soggetto che non se lo aspetta mentre nudo, si
spoglia, o impegnato in attivit sessuali;
parafilia non altrimenti specificata (NAS): questa categoria diagnostica viene inclusa per codificare quelle parafilie che non soddisfano i criteri per nessuna delle precedenti. Gli esempi includono, ma non si limitano, a:
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scatologia telefonica (telefonate oscene);


necrofilia (attrazione sessuale per i cadaveri);
parzialismo (attenzione esclusiva per una parte del corpo);
zoofilia (attrazione sessuale per gli animali);
coprofilia (uso delle feci per leccitazione sessuale);
urofilia (uso delle urine per leccitazione sessuale);
clismafilia (uso dei clisteri per leccitazione sessuale).

Va ricordato che ogni parafilia deve durare per almeno sei mesi e devono essere
presenti fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti
sessualmente che comportino le azioni di cui sopra. Ogni condotta sessuale, per essere
definita parafiliaca, ha necessit di causare disagio clinicamente significativo o compromissione dellarea sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.
Il trattamento delle parafilie piuttosto complesso, soprattutto quando il paziente
ha gi messo in atto processi difensivi in grado di far negare che il comportamento sia
patologico. Occorre, sempre, unattenta valutazione diagnostico-differenziale, soprattutto, per escludere altre forme psicopatologiche, come ritardo mentale, disturbi gravi
di personalit (in particolare il disturbo border-line) e altre patologie. Una volta valutato il funzionamento globale del paziente, sar possibile orientare verso la forma di intervento, quasi sempre piuttosto lunga e tortuosa, adatta per ogni specifico caso.

11.13 La pedofilia
La pedofilia rientra, infatti, nella grande classificazione delle parafilie e leziologia
delle parafilie rimane in gran parte intrisa di mistero. Nel corso degli anni, sono state
elaborate diverse ipotesi interpretative riguardo allorigine del comportamento pedofilo. Le teorie sessuologiche di vecchio stampo, che hanno dominato la psicologia e la
psichiatria fino ai primi del novecento, consideravano le perversioni sessuali semplicemente come delle sindromi psicopatologiche caratterizzate da alterazioni qualitative
dellistinto sessuale. Con lo sviluppo della scienza psicologica e psichiatrica sono state
prodotte varie teorie sullorigine della pedofilia, alcune in evidente contrapposizione
con altre.
246

Criminalit e distrurbi mentali

Latto pedofilo legato, secondo la psicoanalisi classica, a fissazioni e regressioni


verso forme di sessualit infantile, consistente nellarresto dello sviluppo psicosessuale, dovuto a un trauma precoce o allaver vissuto la propria sessualit in ambiente restrittivo.
Oppure, la pedofilia, sarebbe il risultato di conflitti sessuali raggiunti senza il contributo della fantasia, probabilmente per un insuccesso o per una formazione distorta della
coscienza causata da una patologia. La pedofilia si fonderebbe sullangoscia di castrazione, che ostacola il perverso nel raggiungimento di una sessualit adulta e lo fa regredire a una pulsione parziale (anale, orale, e cos via).
La paura di affrontare una donna adulta, lo fa ripiegare verso un soggetto meno
potente e quindi, meno ansiogeno, con il quale pu evitare la penetrazione o, se laffronta, ci avviene da una posizione di forza.
Altri autori hanno distinto un comportamento o fantasia pedofiliaca di natura occasionale e il vero pervertito pedofilo ossessivo, che deve avere unattivit sessuale con un
bambino, per non soffrire di una intollerabile e angosciosa ansia. Il pedofilo occasionale,
secondo alcuni studiosi, certamente la tipologia pi diffusa, mentre relativamente
pi raro il pervertito ossessivo. In tale ottica, si possono quindi distinguere due tipi di
pedofili, secondo lo stadio di sviluppo cui si sono fissati i conflitti psicologici profondi. Le basi su cui fonda questa teoria sono comunque esclusivamente derivate da osservazioni cliniche e, in ogni caso, spiegano molto poco del perch viene scelta da alcuni
individui la pedofilia come meccanismo di difesa, piuttosto che qualsiasi altro possibile
meccanismo difensivo.
Socarides afferma, in tal senso, che il meccanismo pi importante nella pedofilia
omosessuale lincorporazione del bambino maschio al fine di rinforzare il senso di
mascolinit, sconfiggere lansia della morte, rimanere giovani per sempre e poter ritornare al seno materno.
Il parafilico, secondo la moderna psicoanalisi, quindi una persona che non riuscita a completare il normale processo di sviluppo verso ladattamento eterosessuale,
fissazione o regressione a forme di sessualit infantile che persistono nella vita adulta.
In questottica, ci che distingue una parafilia dallaltra il metodo scelto dalla persona
per far fronte allansia, causata dalla minaccia di castrazione da parte del padre e di separazione dalla madre. La mancata risoluzione della crisi edipica tramite lidentificazione con il padre-aggressore (per i ragazzi) o la madre-aggressore (per le ragazze), provoca
unimpropria identificazione con il genitore del sesso opposto o una scelta impropria
delloggetto per le catarsi libidica. I parafilici, per placare le loro angosce di castrazione, sono costretti ad esaminare costantemente i propri o altrui genitali; in pi, il fattore
decisivo che impedisce il raggiungimento dellorgasmo attraverso il rapporto genitale
convenzionale langoscia di castrazione. Le perversioni assolvono, pertanto, la funzione di negare la castrazione. Ricercatori psicoanalisti pi recenti hanno, per, concluso,
che la sola teoria pulsionale insufficiente a spiegare molte delle fantasie e dei comportamenti perversi che vengono visti clinicamente, e che ad una lettura comprensiva, gli
aspetti relazionali delle perversioni sono cruciali. Secondo Stoller (1975), lessenza della
perversione la conversione di un trauma infantile in un trionfo adulto. I pazienti sono spinti dalle loro fantasie a vendicare umilianti traumi infantili, loro inflitti dai genitori. Il metodo di vendetta quello di disumanizzare e umiliare il loro partner durante
la fantasia o latto perverso. Lattivit perversa pu anche essere una fuga dalla relazio247

Criminologia ed elementi di criminalistica

nalit oggettuale (Mitchell, 1988). Molte persone che soffrono di parafilie si sono separate e individuate in maniera incompleta dalle loro rappresentazioni intrapsichiche
della madre. Il risultato che sentono che la loro identit come persone separate viene
costantemente minacciata da una fusione o da un inglobamento da parte di oggetti interni o esterni. Lespressione sessuale pu essere lunica area nella quale riescono ad affermare la loro indipendenza.
Un altro aspetto del sollievo esperito dai pazienti parafilici dopo che hanno messo
in atto i loro desideri sessuali il loro sentimento di trionfo sulla madre che controlla
dallinterno (Gabbard, 1995). In particolar modo, i pedofili hanno bisogno di dominare e controllare le loro vittime, come se supplissero ai loro sentimenti di impotenza
durante la crisi edipica.
Alcuni teorici, credono che la scelta di un bambino come oggetto damore da parte dei pedofili sia una scelta narcisistica. Secondo la visione classica, la pedofilia rappresenta una scelta oggettuale narcisistica; in quanto, il pedofilo vede il bambino come
unimmagine a specchio di se stesso bambino. Il narcisismo risulta dalla fissazione edipica, dove il pedofilo si identifica con sua madre e vede s stesso nel bambino.
Kaplan (1993) ritiene che i pedofili siano considerati degli individui deboli e impotenti; scelgono bambini come oggetto sessuale in quanto questi pongono meno resistenza o creano minore ansia dei partner adulti, permettendo cosi ai pedofili di evitare
langoscia di castrazione. Si , inoltre, appurato che molti pedofili soffrano di una patologia narcisistica del carattere, ivi comprese delle varianti psicopatiche del disturbo
narcisistico di personalit; lattivit sessuale con bambini prepuberi pu puntellare la
fragile stima di s del pedofilo. In maniera simile, molti individui con questa perversione scelgono delle professioni nelle quali possono interagire con bambini perch le
risposte idealizzanti dei bambini li aiutano a mantenere la loro immagine positiva di
se stessi. Daltra parte, il pedofilo spesso idealizza questi bambini; lattivit sessuale con
loro comporta, pertanto, la fantasia inconscia di fusione con un oggetto ideale o di ristrutturazione di un s giovane, idealizzato. Lansia riguardo allinvecchiamento e alla
morte pu essere tenuta a distanza attraverso lattivit sessuale con bambini. Quando
lattivit associata a un disturbo narcisistico di personalit con gravi tratti antisociali,
come parte di unevidente struttura caratteriale psicopatica, le determinanti inconsce
del comportamento possono essere strettamente collegate alle dinamiche del sadismo. I
pedofili sono frequentemente essi stessi delle vittime di abusi sessuali infantili e la conquista sessuale del bambino lo strumento di vendetta, un senso di trionfo e di potere
pu accompagnare la loro trasformazione di un trauma passivo in una vittimizzazione
perpetrata attivamente (Gabbard, 1995).
Kraemer (1976), ritiene che le origini delle tendenze pedofile vadano ricercate nelle
primissime interazioni madre-bambino, in quanto, i bisogni narcisistici di auto-amore
della madre potrebbero essere trasmessi al figlio in maniera eccessiva a causa del bisogno della madre di essere idealizzata dal figlio; ci avrebbe come effetto la sostanziale
dilazione del processo di separazione-individuazione del bambino.
Alcuni psicoterapisti che trattano i colpevoli di abusi sessuali contro i bambini sembrano aderire alla teoria che la pedofilia causata dal fatto che i colpevoli sessuali siano
stati loro stessi abusati durante linfanzia (Groth, 1979). Garland e Dougher (1990)
coniano per questa nozione lespressione: teoria dellabusato abusatore.
248

Criminalit e distrurbi mentali

I reati dellaggressore adulto possono essere, in parte, una ripetizione e un riflesso


di unaggressione sessuale che egli ha subto da bambino, un tentativo distorto di dare
uno sbocco a traumi sessuali precoci irrisolti. Possiamo osservare, infatti, come alcune
aggressioni sembrano, talvolta, ripetere gli aspetti della vittimizzazione da loro subta;
e cio let della vittima, i tipi di atti compiuti e cos via. La teoria dellabusato/abusatore pone anche in risalto come, statisticamente, tra i pedofili, vi sia un elevato numero di vittime di abuso sessuale infantile. Questa teoria si fondava originariamente su
una doppia spiegazione teorica di impronta psicodinamica: il soggetto adulto replica
la vittimizzazione subta da bambino, secondo le medesime modalit patite allora; una
volta adulto ottiene il trionfo proprio in ci in cui da bambino era stato vittima: latto
perverso odio erotizzato, un atto di vendetta mediante cui il passato cancellato e trasformato in piacere e vittoria. Le vittime di abuso sessuale infantile, dunque, agirebbero sessualmente e aggressivamente per ridurre gli affetti dolorosi e le sensazioni provati
pi volte in occasione del trauma precedente, oltre che per superare il senso di impotenza, limmagine di s negativa, la perdita di fiducia negli altri e il timore di pericolo
incombente, che costituiscono gli altri aspetti post-traumatici legati allabuso sessuale.
Groth afferma che la motivazione di base che spinge labusatore ad agire non di natura
sessuale, ma comporta lespressione di bisogni non sessuali e di aspetti esistenziali non
risolti; labuso quindi un atto pseudosessuale al servizio di bisogni non sessuali. Questo
autore ha anche diviso i molestatori di minori in due categorie:
- regrediti, coloro che hanno sviluppato un orientamento sessuale ed interpersonale adeguato alla loro et, ma che, in talune circostanze, possono regredire ad un
orientamento sessuale rivolto ai bambini;
- fissati, in cui linteresse sessuale primario non si mai sviluppato oltre il livello di
interesse verso i minori.
Unaltra parte di ricerche sulle origini della pedofilia sostiene che gli aggressori sessuali sono, con molta probabilit, cresciuti in famiglie devianti. Tali studi affermano
che, statisticamente, i criminali sessuali appartengono con molta probabilit a famiglie
disfunzionali. In uno studio volto a ricercare il grado di identificazione genitoriale risult, ad esempio, che soggetti definiti pedofili avevano un grado di identificazione
bassa verso i loro genitori, rispetto a un gruppo di controllo rappresentato da studenti di un college o rispetto a un gruppo di soggetti definiti criminali in genere. Queste
scoperte supportano la nozione che i criminali sessuali sono differenti da altri criminali
nella loro percezione di identificazione genitoriale.
La mancata identificazione pu evidentemente giocare un ruolo importante nello
sviluppo di un disordine psicosessuale. Esiste, anche, una pedofilia femminile, sebbene
il giudizio clinico tradizionale ha sostenuto che le perversioni sono rare nelle donne.
Questo punto di vista cambiato negli ultimi anni, come risultato della ricerca empirica e dellosservazione clinica che hanno dimostrato come le fantasie perverse siano di
fatto comuni nelle donne. In uno studio esauriente sulle perversioni nelle donne, Kaplan (1991) sottolinea che i clinici non sono stati in grado di identificare le perversioni nelle donne, poich implicano delle dinamiche pi sottili rispetto alla sessualit pi
prevedibili delle perversioni maschili. Delle attivit sessuali che derivano dalle parafilie
249

Criminologia ed elementi di criminalistica

femminili, fanno parte le tematiche della separazione, dellabbandono e della perdita. Ad


esempio, alcune donne che hanno subto da bambine delle violenze sessuali, adottano
un modello di sessualit femminile esasperato, nel tentativo di vendicarsi sugli uomini
e di rassicurarsi sulla propria femminilit (Gabbard 1995).
Il modello di comportamento abusante si pu spiegare in base alla compresenza di
quattro fattori: il primo, per cui, labusatore ritiene i bambini sessualmente attraenti:
labuso sessuale soddisfa alcune rilevanti esigenze emozionali dellabusatore; il secondo,
che evidenzia la ricerca di una sensazione di dominio dopo essere stato vittimizzato,
oppure il fatto che lui stesso infantile. Il bambino una fonte di attivazione sessuale e di gratificazione e, dunque, presente una preferenza sessuale per partner sessuali di et infantile; il terzo, relativo a un risultato di condizionamento o di essere stato,
a propria volta, vittima di abuso sessuale infantile. Fonti alternative di gratificazione
sessuale sono bloccate o inibite per varie ragioni e, quindi, si tratta di fattori che impediscono allabusatore di soddisfare le sue esigenze con soggetti adulti; il quarto, che
identifica in tale soggetto le seguenti caratteristiche: fobie, scarse abilit sociali, mancanza di autostima.
La psicodiagnostica psichiatrica ipotizza lesistenza di:
- una pedofilia primaria che comporta, in una certa misura, unintegrazione dellio
pedofilo e una conseguente stabilit della sua personalit;
- una pedofilia secondaria, conseguente ad altre gravi psicopatologie come la schizofrenia, alcune psicosi organiche ed altre condizioni in cui la personalit si disintegra, provocando una serie di comportamenti perversi.
Secondo Glasser (1989), la pedofilia un comportamento che fa parte di un gruppo di perversioni che condividono un nucleo composto da due aspetti: 1) aggressivit,
che ha come scopo limposizione della sofferenza ed finalizzata a neutralizzare le minacce alla sopravvivenza mentale e fisica dellindividuo pervertito; 2) annientamento,
le relazioni intime con gli altri, viste generalmente come normali, vengono viste come
pericolose o distruttive dai pervertiti, poich, in tali situazioni, si sentono completamente sotto il controllo dellaltro. Il focus emotivo della relazione del pedofilo con gli
altri su se stesso.
Il modello cognitivo sostiene che i pedofili cerchino qualsiasi mezzo per giustificare le loro azioni e utilizzino per esempio la pornografia come fonte di rassicurazione. In
essa, i pedofili, vedono altri adulti che fanno le cose che loro stessi fanno o vorrebbero
fare, e ci crea unaurea di normalit intorno allabuso, che pu allentare le loro inibizioni e costituire il primo passo di unescalation che pu arrivare fino agli atti pi turpi.
In tale ottica, viene rifiutata decisamente lidea che la pornografia serva come valvola di
sfogo, utile a dirottare lenergia sessuale lontano dal compimento materiale dellabuso.
La pedofilia viene considerata dai cognitivisti alla stregua di un comportamento additivo, come avviene per lassunzione di alcool e di droga, ed essa, perci, non pu essere
contenuta e combattuta offrendole materiale che invece la alimenta. Tra le caratteristiche dello stile cognitivo dei pedofili vi la minimizzazione dellabuso; infatti, nei loro
racconti, labuso, viene definito come qualcosa di consensuale e, in un certo senso, desiderato dal bambino stesso. I pedofili, spesso, si difendono adducendo come scusa per il
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Criminalit e distrurbi mentali

loro comportamento, la disoccupazione o un fallimento familiare. Queste non sono altro


che razionalizzazioni difensive, che fungono da fragili giustificazioni. Quando i pedofili
sono sinceri (se mai lo sono), essi, ammettono che sono sessualmente attratti dai bambini e che le loro fantasie masturbatorie sono quelle tipicamente ossessive di pedofili che
hanno avuto e che continuano ad avere rapporti sessuali con bambini.
Le giustificazioni fornite da questi soggetti arrivano, talvolta, ad accusare il bambino, descrivendo laccaduto come un incidente di cui il bambino o la bambina sono
stati la causa. In questo senso, i pedofili, ritenuti da Wyre uomini di intelligenza superiore alla norma, sono molto abili nel manipolare chi sta loro intorno e coinvolgere cos
anche gli eventuali psicologi ed assistenti sociali in questo pericoloso circolo di eteroattribuzione della causa dellabuso.
La tendenza, ad esempio, di molti operatori a considerare il pedofilo, primariamente ed essenzialmente, come parte di un sistema relazionale, rinforza involontariamente questo circolo e permette al pedofilo stesso di avere buon gioco nel gettare su
un sistema familiare o sociale disfunzionale la colpa del suo comportamento perverso.
Alcuni autori hanno ipotizzato la presenza di distorsioni cognitive (Pithers, 1989; Marshall, 1997). Si tratta di unipotesi abbastanza controversa, dal momento che non tutti
gli autori definiscono tali distorsioni allo stesso modo. Alcuni, infatti, includono, nel
concetto la negazione e la minimizzazione degli effetti dellabuso, altri si limitano alla percezione distorta degli atti del bambino e altri ancora vi inseriscono atteggiamenti pi generali verso la sessualit. Anche in questo caso, per, la presenza di distorsioni
cognitive non pu essere considerata fattore eziologico specifico, in quanto gli abusatori distorcono le percezioni in termini vantaggiosi per loro e, solo secondariamente.
riferiscono il loro desiderio deviante di fare sesso con il minore: questo il precursore
indicativo, non la percezione distorta. Di conseguenza, le interpretazioni distorte del
comportamento dei bambini possono portare a convinzioni non appropriate, mentre
pi difficile che siano le convinzioni a produrre le percezioni stesse.
Secondo Howells (1981), dal momento in cui i bambini sono coinvolti abbastanza frequentemente in varie forme di attivit sessuale con i loro coetanei, lassociazione
tra eccitamento sessuale e caratteristiche corporee ancora immature degli altri bambini
potrebbe condizionare una risposta sessuale a lungo termine (quando diventano adulti) nei confronti dei corpi immaturi. Decisivo, in questo processo, sarebbe la potenza
dellimpulso sessuale adolescenziale che potrebbe facilitare tale distorto processo dapprendimento. Se questa teoria spiega facilmente come cominci lattrazione sessuale per
i bambini, non spiega, per, perch la maggior parte degli individui passi attraverso
ladolescenza avendo avuto esperienze sessuali, senza per diventare un adulto pedofilo. Lautore suggerisce che la repulsione da parte dei coetanei e lostilit genitoriale potrebbero agire come rinforzi negativi e produrre cos unavversione per il rapporto sessuale adulto-bambino, favorendo, cos, lo sviluppo di una sessualit adulta. Viceversa,
se ladolescente si sentir ansioso circa la possibilit di avere contatti con un individuo
sessualmente maturo, ancor pi cercher il contatto con i bambini. Problematiche di
relazione con gli adulti in generale, potrebbero, anche, svilupparsi proprio per la difficolt di crescere uscendo dalla pedofilia. Come la maggior parte delle teorie fin qui
considerate, anche questa, lascia irrisolte alcune importanti questioni, quali, ad esempio, come il pedofilo giunga a compiere il suo primo abuso.
251

Criminologia ed elementi di criminalistica

Esiste unaltra grave e preoccupante forma di manifestazione pedofila, e riguarda


la c.d. pedopornografia on-line (o pedofilia via internet). La Polizia Postale e delle Comunicazioni ha a disposizione, da poco tempo, unimportante e innovativa tecnologia
messa a disposizione (gratuitamente) da Microsoft, per combattere il fenomeno della
pedopornografia online.
Il nuovissimo sistema denominato Child Exploitation Tracking System (CETS),
Sistema di Tracciamento Contro la Pedopornografia, consentir alla Polizia Postale,
che in Italia il principale organo di polizia preposto a contrastare i reati sulla Rete, di
tracciare eventuali tentativi di pedopornografia online e di indagare con maggior efficacia
gli individui e i siti internet sospetti. Un sistema che permetter ai pi giovani, pertanto, di navigare nella Rete con maggiore sicurezza.
Il nuovo sistema CETS stato sviluppato da Microsoft in collaborazione con la
Polizia Canadese e numerose Polizie internazionali, dopo che un detective della Polizia di Toronto si era rivolto direttamente a Bill Gates nel 2003 per avere un aiuto tecnologico che consentisse di affrontare il fenomeno, fortemente in espansione. Gi nel
suo primo anno, CETS ha dato brillanti risultati nellambito di investigazioni nazionali ed internazionali: gli arresti totali effettuati dalla Polizia canadese sono stati oltre
140. Il Child Exploitation Tracking System permette alla Polizia Postale di dialogare fra
le proprie 76 sedi territoriali, abbattendo, considerevolmente, i tempi di indagine, e
consente, a livello internazionale, di relazionarsi con i Paesi che hanno adottato o adotteranno progressivamente la piattaforma CETS, scambiando unenorme mole di dati
e informazioni in tempo reale, ponendo, pertanto, il Sistema di Tracciamento contro
i Pedopornografi on line come la prima piattaforma veramente internazionale per la
caccia alla pedopornografia. Lalto grado di automazione del sistema rende possibile tenere sotto controllo e confrontare, allistante, unimponente massa di dati, documenti,
profili personali e domini web, rendendo molto pi agevole la caccia alle illegalit e allo sfruttamento dei minori sia sul territorio italiano, sia nelle indagini che coinvolgono
pi Paesi, essendo la pedopornografia on line senza confini.

11.14 La depressione e leuforia


Esistono forme di depressione che producono una perdita totale del sentimento della vita; queste forme si chiamano comunemente melanconia e consistono in un
umore depresso, accompagnato da un grave svilimento del senso del proprio valore. La
persona costantemente attraversata da unangoscia senza limiti, indefinibile quanto
alle sue cause e ai suoi effetti, aggravata da autoaccuse il cui contenuto palesemente
esagerato.
Unaltra forma molto grave la malattia denominata disturbo bipolare, o psicosi
maniaco-depressiva. Questa malattia caratterizzata dallalternarsi da due fasi di umore
contrapposto: una fase di umore depressivo si alterna con una di umore esageratamente euforico.
Sia la melanconia che la forma maniaco-depressiva sono condizioni particolarmente gravi, che richiedono un intervento molto specifico e tempestivo. Sono condizioni
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Criminalit e distrurbi mentali

particolarmente debilitanti, paragonabili a forme di malattia organica, e richiedono la


massima attenzione e, in primo luogo, un intervento inteso a modificare il tono dellumore. Esse non vanno, cio, confuse con gli altri stati depressivi, caratterizzati da
uno stato di tristezza e di tedio, poich, in questi ultimi, la capacit di lavorare e di svolgere le normali attivit non compromessa, anche se pu essere resa difficoltosa dalla
sofferenza provata; in queste forme meno gravi, domina, inoltre, un senso di insoddisfazione che non ha nulla a che fare con la perdita del sentimento della vita o con lesagerato, irrequieto e angoscioso iperattivismo della condizione maniacale. Le autoaccuse
sono prodotte da un senso di responsabilit eccessivo ed immaginario che per schiaccia la vita morale della persona come un reale misfatto. Il melanconico ha innanzitutto
un atteggiamento caratterizzato dalla grandezza e dellimmensit; quando si ritiene responsabile di qualcosa, egli, in realt, pensa di essere colpevole e arriva a considerarsi
un criminale.
Nonostante non abbia nulla da rimproverarsi, o addirittura nonostante una vita
morale irreprensibile e rigorosa, la persona melanconica riterr, in egual modo, di avere compiuto dei misfatti di cui potr essere accusata e per i quali pu considerarsi un
grande criminale. Lepisodio a cui si riferisce il melanconico, nelle sue autoaccuse, pu
essere anche reale, anche se non lo sempre; ma in ogni caso, il melanconico, assume
su di s una responsabilit del tutto sproporzionata a ci che accaduto. Levento in
cui si trovato coinvolto sempre caratterizzato da una perdita o da una separazione
da qualcuno o da qualcosa; questo episodio pu essere, ad esempio, il ricovero di un
proprio genitore in un ospedale per anziani, di cui la persona si sente colpevole; oppure
una malattia di un genitore o di un partner, che fa precipitare la persona in una angoscia che si trasforma presto in autoaccusa melanconica.
La depressione pu alternarsi ad uno stato di esagerata euforia, detta condizione maniacale. Nella forma maniaco-depressiva, troviamo due condizioni emotivamente
molto diverse, ma che hanno entrambe sullo sfondo langoscia. Nella fase depressiva,
infatti, lumore cos negativo e cos profondamente triste da coincidere con uno stato
angoscioso vero e proprio: una angoscia pervasa dal senso del nulla e della morte; la
persona vede in modo cupo se stessa e il mondo circostante e si sente senza via di scampo in una condizione di disperazione.
Nella fase detta maniacale, si instaura, invece, uneuforia associata con la necessit
imprescindibile di agire e di fare: ogni attivit che gi appartiene alla sfera di interessi
della persona diviene importantissima, fondamentale, ma per breve tempo. Leuforia
diviene, con il tempo, talmente inquieta ed esagitata da essere paragonabile allangoscia
vera e propria. Via via che la condizione di euforia aumenta, la persona fa sempre pi
fatica a portare a termine le attivit iniziate; cresce linquietudine; ogni attivit occupa,
ora, un tempo brevissimo e questo tempo diviene sempre pi breve: la persona passa da
una cosa allaltra nel giro di pochissimo tempo e leuforia, a poco a poco, diventata
vera e propria disperazione. In questa fase, la persona , in genere, potentemente reattiva, espansiva, ironica, si lascia trascinare nelle discussioni e si appassiona. Ripensando
a questa condizione, la persona pu avere un certo rimpianto, come se si trattasse di un
periodo di vita intensamente vissuta.
Perch una condizione venga definita maniaco-depressiva, non basta per questa
alternanza dellumore; necessario, anche, che nella condizione maniacale, la perso253

Criminologia ed elementi di criminalistica

na compia atti palesemente caratterizzati dallimpossibilit di mettere freni alla propria


volont: spese folli e acquisti esagerati, accompagnati da sentimento di una propria
grandezza e della grandezza di ci a cui ci si appassiona. Non basta, cio, per parlare
di fase maniacale, il fatto che la persona manifesti forme anche accese di reattivit e di
aggressivit.

254

CAPITOLO 12

Droga e alcool nellagire delittuoso

12.1 La diffusione della droga e levoluzione legislativa


La legislazione italiana ha costantemente considerato reato la produzione e il traffico illecito di stupefacenti, adottando, al riguardo, misure repressive e sanzionatorie
sempre pi incisive, anche in ossequio agli impegni assunti, con ladesione ad alcune
importanti convenzioni internazionali. Nei confronti del consumatore di droghe, lordinamento giuridico ha, invece, previsto, nel corso degli anni, provvedimenti anche
molto differenti luno dallaltro. La prima legge sulla droga, la n. 396 del 18 febbraio
del 1923, espressione di un orientamento politico-sociale che, a differenza di quello attuale, considerava il consumo di droga un vizio, prevedeva la punibilit del consumatore solo qualora la sua condotta potesse rappresentare un pericolo per lordine pubblico;
tale rigidit di giudizio si accentu con la legge n. 1041 del 1954 che arrivava a considerare il consumatore di stupefacenti pienamente equiparato al produttore e allo spacciatore, applicando, sia pure in ritardo, le disposizioni della Convenzione di Ginevra
del 1936 tendenti a ribadire la necessit di incriminazione a cascata, per evitare possibili impunit per coloro che entrassero anche occasionalmente nel mondo della droga.
Nel corso degli anni Settanta, si determin, nella giurisprudenza italiana, la necessit di
distinguere i consumatori di droga dagli spacciatori e dai trafficanti.
Lapproccio in questo senso si concretizz nella legge n. 685 del 1975 che applicava
le direttive impartite dalle Convenzioni di New York del 1961 e di Vienna del 1971.
La premessa fondamentale di questa svolta nella legislazione italiana fu la crescente
consapevolezza della natura di malattia sociale dellabuso di droghe e la visione dellassuntore di sostanze stupefacenti quale persona bisognosa di un supporto medico, psicologico e sociale. Pur ribadendo lilliceit della detenzione di droga, la legge contemplava unipotesi di non punibilit, caratterizzata da due elementi essenziali: uno, soggettivo,
legato alla finalit di uso personale non terapeutico della droga, laltro oggettivo, costituito
dalla modica quantit di sostanza detenuta.
La causa di non punibilit poteva essere accertata solo mediante procedimento penale, la persona che deteneva una modica quantit di droga non era passibile di pena
255

Criminologia ed elementi di criminalistica

ma, qualora si fosse rifiutata di sottoporsi volontariamente al trattamento disintossicante, poteva essere obbligata a curarsi con provvedimento giurisdizionale.
Dopo alcuni anni di applicazione, si manifestarono in Italia numerose critiche a
tale approccio normativo. In particolare, secondo lopinione prevalente, si ritenne che
il concetto di modica quantit poteva determinare una certa impunit degli spacciatori,
e non contrastare sufficientemente lattivit del consumatore-spacciatore.
La legge n. 162 del 26 giugno 1990 (racchiusa nel T.U. delle leggi in materia di
stupefacenti e sostanze psicotrope, approvato con D.P.R. 309 del 9 ottobre 1990) ha
segnato una svolta nellevoluzione legislativa italiana in materia, in quanto, insieme al
divieto delluso personale di sostanze stupefacenti e a un rifiuto di qualsiasi tesi antiproibizionistica, ha potenziato sia gli strumenti destinati allattivit di prevenzione e
recupero, attraverso il finanziamento di innumerevoli attivit informative e socio-sanitarie, sia la risposta sanzionatoria e i poteri investigativi nei confronti delle attivit illecite.
Tale normativa ha introdotto lassoggettamento a sanzioni amministrative, come
il ritiro del porto darmi, del passaporto e della patente di guida, per tutti coloro che,
per uso personale, illecitamente importino, acquistino o comunque detengano sostanze
stupefacenti (art. 75). Prima del referendum popolare dellaprile del 1993, luso personale, inoltre, era rigidamente legato al quantitativo della sostanza usata, che non doveva
comunque, superare la dose media giornaliera.
Il ricorso allAutorit Giudiziaria ed alle sanzioni penali, avveniva soltanto se la
condotta illecita era pi volte reiterata (art. 76). Inoltre, il consumatore di stupefacenti
poteva evitare lapplicazione delle sanzioni (sia amministrative che penali), sottoponendosi ad un programma terapeutico, linosservanza del quale, faceva irrogare nuovamente altre sanzioni. Tali previsioni, cos come lintero articolo 76, sono state tutte abrogate
dal referendum del 1993. La portata innovativa della legge non stata per intaccata
dal referendum, anzi, ne risultata invigorita. Essa consiste nellattivit di recupero del
tossicodipendente, ricercata costantemente dal Prefetto durante lapplicazione del procedimento amministrativo di cui allart. 75.
Accanto alle norme inerenti il consumo, vi sono poi quelle che sanzionano la produzione ed il traffico illecito di stupefacenti e che non si differenziano in modo sostanziale dalla disciplina precedente alla riforma del 1990. Il sistema costituito da due
gruppi di reati, che si distinguono in base al carattere individuale o associativo.
In ciascuno dei sottogruppi, le sanzioni si differenziano e si basano sulla natura della sostanza stupefacente, a seconda che si tratti di droghe pesanti (indicate nelle Tabelle
I- III del D P R 309/90) o leggere (Tabelle II- IV). Le condotte prese in considerazione
dallart. 73 del D.P.R. 309/90 coprono tutte le possibili ipotesi in cui la produzione e il
traffico di stupefacenti pu concretamente manifestarsi. punita anche la illecita detenzione, ovviamente fuori dalle ipotesi di utilizzazione di droga per uso personale.
Sono previste alcune circostanze che comportano un consistente aumento della
pena, in relazione a condotte di produzione o traffico riferite ad ingenti quantitativi di
stupefacenti o ad uso di armi. Queste circostanze, aggravanti, trovano sovente applicazione nei casi di traffico internazionale di stupefacenti.
Laltro sottogruppo di reati rappresentato dal delitto di associazione finalizzata al
narcotraffico che, rispetto alla originaria norma incriminatrice prevista dalla vecchia leg256

Droga e alcool nellagire delittuoso

ge, si differenzia per un sensibile inasprimento delle pene detentive e per una migliore
precisazione delle condotte criminose (art. 74). Tali norme si sono rivelate particolarmente efficaci nella repressione della produzione e del traffico della droga, soprattutto
nei confronti delle grandi organizzazioni criminali che operano a livello internazionale.
Nellambito del sistema repressivo penale delle condotte finalizzate alla produzione e al traffico di stupefacenti, lordinamento riserva un trattamento particolare al tossicodipendente, privilegiando, nella fase detentiva, laspetto del recupero e assecondando le scelte trattamentali e curative. In particolare, tra le misure cautelari alternative alla
custodia in carcere, il giudice pu ritenere opportuno adottare nei confronti del tossicodipendente, gli arresti domiciliari nella comunit terapeutica o di riabilitazione presso cui il tossicodipendente ha in corso un programma terapeutico di recupero, qualora
linterruzione dello stesso possa pregiudicare la sua disintossicazione.
Lart. 89 del D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (provvedimenti restrittivi nei confronti di tossicodipendenti) vieta, addirittura, che il giudice possa disporre la custodia in
carcere, salvo per esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, del tossicodipendente che
abbia in corso un programma terapeutico di recupero nellambito di una struttura autorizzata, nel caso in cui una forzata interruzione possa pregiudicare la disintossicazione dellimputato.
Gli artt. 90 93 prevedono che, nei confronti di persona condannata a pena detentiva non superiore a 3 anni per reati commessi in relazione al proprio stato di tossicodipendenza, il Tribunale di Sorveglianza possa sospendere lesecuzione della pena per
una durata di 5 anni, qualora accerti che la persona si sia sottoposta o abbia in corso un
programma terapeutico. Lart. 94 prevede listituto dellaffidamento in prova al servizio
sociale, nel caso di pena detentiva inflitta nel limite di 3 anni.
Presupposti di questo istituto cos come di quello contemplato dallart. 90 sono il riconoscimento dello stato di tossicodipendenza e un programma terapeutico gi
iniziato o concordato.
Il D.L. 14 maggio 1993 n. 139, convertito nella legge 14 luglio 1993, n. 222, contenente disposizioni urgenti relative al trattamento di persone detenute affette da infezioni da HIV e di tossicodipendenti, ha introdotto alcune importanti modifiche nel
regime della detenzione per il tossicodipendente. Ha, infatti, modificato parzialmente
lart. 89, introducendo la possibilit di revocare la custodia cautelare gi in fase di esecuzione, qualora il soggetto manifesti lintenzione di sottoporsi a un programma di recupero, anche se non ancora iniziato.
Lart. 286-bis c.p. prevede il divieto di mantenere la custodia cautelare in carcere
nei confronti di chi sia affetto da infezione da HIV in stato avanzato, qualora si verifichi una situazione di incompatibilit con lo stato di detenzione; inoltre, stato modificato lart. 146 c.p., mediante la sospensione temporanea dellesecuzione della pena
detentiva nei confronti di persona affetta dalla medesima infezione.
Il D.P.R. 309/1990, pur rappresentando il cardine della normativa sulla tossicodipendenza in Italia, stato oggetto di aspre critiche che hanno condotto al referendum
dellaprile del 1993, i cui esiti sono stati recepiti dal D.P.R. 5 giugno 1993, n.171. Lintervento referendario ha abrogato alcune norme della legge del 1990, modificando in
parte lapproccio normativo, soprattutto per quanto riguarda il consumatore di droga.
In sintesi, il sistema legislativo italiano in materia di tossicodipendenza, dopo gli effetti
257

Criminologia ed elementi di criminalistica

abrogativi del referendum del 1993, vieta penalmente solo le attivit destinate alla produzione, vendita, spaccio e traffico di sostanze stupefacenti. venuto meno in base
allabrogazione del comma 1 dellart. 72 il divieto delluso personale non terapeutico,
senza, tuttavia, optare per la liberalizzazione delle sostanze stupefacenti e mantenendo
lilliceit delluso personale.
Altra conseguenza del referendum stata labolizione della dose media giornaliera, che non presenta pi il discrimine per distinguere tra consumo personale e spaccio.
Luso personale pu essere, quindi, desunto da qualsiasi circostanza e non pi legato
a un prefissato parametro normativo.
Bisogna precisare che lesclusione di ogni rilievo penale riguardo il semplice uso
personale non si tradotto, per, in un atteggiamento di indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno del consumo di droga.
Al contrario, in base alla normativa vigente (art. 75), il Prefetto convoca dinanzi a
s o ad un suo delegato, la persona segnalata per uso personale di sostanze stupefacenti
al fine di accertare, a seguito di colloquio, le ragioni della violazione nonch individuare gli accorgimenti utili per prevenire ulteriori violazioni.
Il Prefetto, ove linteressato volontariamente richieda di sottoporsi a un programma terapeutico socio-riabilitativo, sospende il procedimento amministrativo avviato
dalla segnalazione e, decide linvio del segnalato al Servizio per le Tossicodipendenze,
che predispone il programma terapeutico di disassuefazione e concorda il luogo pi
idoneo dove svolgerlo.
Il programma deve essere, in ogni caso, formulato nel rispetto della dignit della
persona ed in considerazione anche delle esigenze di lavoro, nonch delle condizioni
familiari e sociali del tossicodipendente. Al termine del programma, il Servizio Sanitario pubblico locale, redige una relazione sul comportamento del soggetto, che dovr
essere sottoposta al Prefetto per valutare in merito alla eventuale archiviazione del procedimento sanzionatorio.
Il mancato rispetto di tale programma prevede lapplicazione di sanzioni amministrative.
Prima del referendum abrogativo del 93, i tossicodipendenti che persistevano nel
consumo di droga o non ottemperavano al programma terapeutico, erano passibili di
sanzioni penali mentre ora, il Prefetto dopo aver invitato anche ripetutamente il
tossicodipendente segnalato al rispetto del programma terapeutico, deve applicare le
sanzioni amministrative previste per legge.
Il T.U. 309/1990, oltre a regolare in termini giurisdizionali il consumo e il possesso di sostanze stupefacenti ha provveduto in maniera organica e globale a regolamentare tutti i profili relativi alla politica contro la droga. Infatti, ha individuato gli
organismi preposti alle attivit di coordinamento degli interventi, sia a livello centrale
(Governo, Ministeri) che periferico (Regioni, Province e Comuni).
Nel suddetto T.U., recentemente modificato per effetto dellentrata in vigore della
legge 18 febbraio 1999, n. 45 (cosiddetta legge Lumia), sono state definite anche le risorse finanziarie per lattuazione degli interventi (Fondo Nazionale di Intervento per la
lotta alla Droga, Fondo Sanitario Nazionale), nonch gli strumenti legislativi per lorganizzazione della lotta al traffico e gli ostacoli allesplicazione delle attivit delle grandi organizzazioni criminali.
258

Droga e alcool nellagire delittuoso

La nuova legge ha definito in maniera organica gli strumenti di rilevazione epidemiologica del fenomeno nonch di monitoraggio degli interventi. Il governo deve
presentare al Parlamento, ogni anno, una relazione sullandamento del fenomeno, onde
consentire alle forze politiche di promuovere iniziative legislative adeguate alle nuove
esigenze; inoltre, deve convocare ogni 3 anni una Conferenza Nazionale a cui partecipano tutte le istituzioni pubbliche e private che operano nel settore. (La prima Conferenza Antidroga si tenuta a Palermo dal 24 al 26 giugno 1993. La seconda Conferenza dal 13 al 15 marzo 1997 a Napoli).
La normativa vigente (art. 13 D.P.R. n. 309/90) stabilisce che le sostanze stupefacenti o psicotrope sottoposte alla vigilanza e al controllo del Ministero della Sanit
sono raggruppate, in conformit ai criteri di cui allarticolo 14 del citato D.P.R., in sei
tabelle, approvate con decreto del Ministro della Sanit. Le predette tabelle contengono lelenco di tutte le sostanze e i preparati indicati nelle convenzioni e negli accordi
internazionali e sono sottoposte a continuo aggiornamento.
Larticolo 14, nello stabilire i criteri per la formazione delle tabelle, distingue le sostanze dalle preparazioni.
Con il termine sostanze (stupefacenti o psicotrope) si indicano, generalmente, le
droghe aventi origine naturale o di sintesi, mentre il termine preparazione si riferisce alle
soluzioni o ai miscugli che, indipendentemente dal loro stato fisico, contengono una
o pi sostanze psicotrope:
- nelle tabelle I e III sono ricomprese le c.d. droghe pesanti quali loppio e suoi derivati, le foglie di coca e gli alcaloidi ad azione eccitante da queste estraibili, le sostanze di tipo amfetaminico ad azione eccitante, le sostanze di tipo barbiturico ad
effetto ipnotico e sedativo, nonch ogni altra sostanza che produca effetti sul sistema nervoso centrale ed abbia capacit di determinare dipendenza fisica o psichica nellassuntore. Vi rientrano, altres, le preparazioni che contengono le sostanze
elencate nelle tabelle I e III;
- le tabelle II e IV contengono le c.d. droghe leggere (es. cannabis indica e i prodotti
da essa ottenuti i.e. marijuana, olio di hashish) e le preparazioni che contengono
le sostanze in esse indicate.
Nella tabella IV sono comprese le sostanze di corrente impiego terapeutico, per le
quali sono stati accertati concreti pericoli di induzione di dipendenza fisica e psichica di intensit e gravit minori rispetto a quelle delle tabelle I e III;
- nella tabella V sono elencate le preparazioni contenenti le sostanze indicate nelle tabelle I, II, III e IV quando, per la loro composizione qualitativa e quantitativa e per
le modalit del loro uso, non presentano rischi di abuso e, pertanto, non devono
essere assoggettate alla disciplina (penale) delle sostanze con cui vengono prodotte;
- nella tabella VI sono indicati i prodotti ad azione ansiolitica, antidepressiva o psicostimolante che possono dar lu